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Francesco Simoncellihttp://www.blogger.com/profile/[email protected]
Aggiornato: 2 settimane 6 giorni fa

Cos'è la stagflazione e cosa la causa?

Mer, 27/07/2022 - 10:03

 

 

di Frank Shostak

La stagflazione è un fenomeno associato a una situazione di generale rafforzamento della dinamica dei prezzi mentre al contempo il ritmo dell'attività economica cala. Un famoso episodio di stagflazione si è verificato durante il periodo 1974-75, quando la produzione industriale su base annua scese di quasi il 13% nel marzo 1975 mentre il tasso di crescita annuale dell'indice dei prezzi al consumo (IPC) balzò a circa il 12%. Allo stesso modo, nel 1979 venne osservato un forte calo dell'attività economica e un'inflazione galoppante dei prezzi; nel dicembre dello stesso anno il tasso di crescita annuale della produzione industriale era vicino allo zero mentre il tasso di crescita annuale dell'IPC chiudeva oltre il 13%.

Secondo il pensiero popolare dell'epoca, la banca centrale influenza il ritmo dell'espansione economica attraverso le politiche monetarie. Questa influenza, tuttavia, ha un prezzo: l'inflazione dei prezzi. Molti economisti ritengono che se l'obiettivo è raggiungere un tasso di crescita economica più rapido e un tasso di disoccupazione più basso, i cittadini dovrebbero essere pronti a sperimentare tassi d'inflazione più elevati.

La convinzione era che ci fosse un compromesso tra inflazione e disoccupazione: più basso è il tasso di disoccupazione, maggiore è il tasso d'inflazione; divecersa maggiore è il tasso di disoccupazione, minore sarà il tasso d'inflazione. La stagflazione degli anni '70, quindi, fu una grande sorpresa per la maggior parte dei commentatori economici.

Alla fine degli anni '60 Edmund Phelps e Milton Friedman (PF) contestarono l'opinione popolare secondo cui può esserci un compromesso sostenibile tra inflazione e disoccupazione. Infatti, nel tempo, secondo i due economisti, le politiche flessibili delle banche centrali hanno creato le basi per una crescita economica inferiore e un tasso d'inflazione più elevato; cioè la stagflazione.


La spiegazione Phelps-Friedman della stagflazione

Partendo da una situazione di uguaglianza tra il tasso d'inflazione attuale e quello atteso, la banca centrale decide di stimolare il tasso di crescita economica aumentando il ritmo di crescita dell'offerta di denaro. Di conseguenza una maggiore offerta di denaro entra nell'economia e ogni individuo ha ora più denaro a sua disposizione. A causa di questo aumento, ogni individuo crede di essere diventato più ricco e ciò fa aumentare la domanda di beni e servizi, cosa che a sua volta mette in moto un aumento della produzione degli stessi.

Ciò aumenta la domanda di lavoratori da parte dei produttori e, di conseguenza, la disoccupazione scende al di sotto del tasso di equilibrio, che sia Phelps che Friedman etichettarono come tasso naturale. Una volta che il tasso di disoccupazione scende al di sotto del tasso di equilibrio, ciò esercita una pressione al rialzo sull'inflazione dei prezzi. Secondo Phelps-Friedman gli individui si rendono conto che c'è stato un generale allentamento dell'offerta di denaro, quindi sviluppano aspettative d'inflazione più elevate e si rendono conto che il loro precedente aumento del potere d'acquisto ora invece sta diminuendo.

Ciò indebolisce la domanda di beni e servizi che, a sua volta, indebolisce la domanda complessiva e quindi rallenta la produzione di beni e servizi, spingendo verso l'alto la disoccupazione. Si noti che ora siamo tornati al punto in cui eravamo prima della decisione della banca centrale di allentare la propria politica monetaria, ma ora però con un tasso d'inflazione molto più elevato.

Di conseguenza abbiamo un calo della produzione di beni e servizi e un aumento della disoccupazione, insieme a un aumento dell'inflazione dei prezzi: stagflazione. Da ciò Phelps-Friedman conclusero che fintanto che l'aumento del tasso di crescita dell'offerta di denaro è inaspettato, la banca centrale può progettare un aumento del tasso di crescita economica.

Tuttavia, una volta che le persone vengono a conoscenza dell'aumento dell'offerta di denaro e valutano le implicazioni di tale aumento, adeguano la loro condotta di conseguenza. Non sorprende che la temporanea spinta all'economia derivante dall'aumento dell'offerta di denaro alla fine scompaia. Per superare questo ostacolo e rafforzare il tasso di crescita economica, la banca centrale dovrebbe sorprendere gli individui con un ritmo molto più elevato di pompaggio monetario.

Tuttavia, dopo un certo lasso di tempo, le persone vengono a conoscenza di questo aumento e adeguano di conseguenza la loro condotta. Di conseguenza l'effetto del più alto ritmo di crescita dell'offerta di denaro svanirà di nuovo e un tasso d'inflazione molto più alto è tutto ciò che resterà. Da ciò Phelps-Friedman conclusero che politiche monetarie accomodanti possono generare crescita economica solo temporaneamente e, nel tempo, si tradurranno in un'inflazione dei prezzi più elevata. Pertanto, secondo Phelps-Friedman, non esiste un compromesso a lungo termine tra inflazione e disoccupazione.


L'aumento dell'offerta di denaro indebolisce sempre la crescita

In un'economia di libero mercato, un produttore scambia il suo prodotto con denaro e poi scambia quest'ultimo con altri prodotti. In alternativa, possiamo dire che lo scambio di qualcosa con qualcosa avviene per mezzo del denaro. Inoltre, affinché lo scambio tra produttori avvenga, essi devono aver prodotto beni e servizi utili.

Tuttavia le cose sono diverse una volta che il denaro viene creato "dal nulla" mediante le politiche del sistema bancario centrale e la riserva frazionaria. Una volta che il denaro "dal nulla" viene emesso, mette in moto uno scambio di nulla per qualcosa, il che equivale a una deviazione di ricchezza da chi la crea a chi la spreca.

L'aumento dell'offerta di denaro nel mondo moderno implica aumenti del denaro fiat e questo non è preceduto da una produzione di beni o servizi. Una volta che il denaro proveniente "dal nulla" viene scambiato con i prodotti di chi invece crea ricchezza reale, equivale a uno scambio di nulla per qualcosa.

Chi entra inizialmente in possesso di suddetto denaro, ottiene beni e servizi finali senza contribuire direttamente o indirettamente al bacino della ricchezza reale. Pertanto chi entra inizialmente in possesso del denaro creato ex novo consuma beni e servizi senza contribuire alla produzione di nuovi. Nel processo chi crea ricchezza reale viene lasciato con meno risorse a sua disposizione, il che a sua volta indebolisce la sua capacità di far crescere l'economia.

Si noti che uno scambio di nulla per qualcosa crea una deviazione di ricchezza reale e avverrà indipendentemente dal fatto che l'aumento dell'offerta di denaro sia previsto o imprevisto. Ciò significa che, sebbene si possa prevedere un'espansione monetaria, essa indebolirà comunque la crescita economica.


Allora quali sono le cause della stagflazione?

L'aumento dell'offerta di denaro mette in moto uno scambio del nulla per qualcosa e che, a sua volta, devia la ricchezza reale da chi la crea a chi la spreca. Ciò indebolisce il processo di creazione di ricchezza reale e di riflesso indebolisce la crescita economica.

Si noti che il prezzo di un bene è la quantità di denaro pagata per esso. Quando nuovo denaro entra nell'economia, significa che viene pagato più denaro per suddetto bene, il che ne aumenta il prezzo. Una volta che il bene è percepito come pienamente valorizzato, il denaro si espande ad altri mercati. Quindi il denaro si sposta da un mercato all'altro e, nel tempo, un aumento dell'offerta di denaro si manifesta attraverso l'aumento dei prezzi di beni e servizi.

Ciò crea una situazione in cui l'aumento dell'offerta di denaro compromette il processo di creazione della ricchezza reale, danneggiando la crescita economica. Allo stesso tempo abbiamo più denaro per merce, il che significa che i prezzi dei beni sono più alti rispetto a prima che si verificasse l'aumento dell'offerta di denaro. Quindi l'aumento dei prezzi delle merci, insieme a una crescita economica più debole, dà forma a quella che definiamo stagflazione.

La stagflazione è il risultato finale del pompaggio monetario, pertanto ogni volta che la banca centrale adotta una posizione monetaria accomodante, apre le porte anche alla stagflazione in futuro. Per Phelps-Friedman e la maggior parte degli economisti, il criterio per accettare una teoria è una correlazione statistica di supporto. È a causa della stagflazione visibile negli anni '70 che la teoria a riguardo di Phelps-Friedman ha ottenuto un ampio sostegno.

Il fatto che nel tempo un rafforzamento della crescita monetaria possa non manifestarsi sempre attraverso una stagflazione visibile, non confuta quanto concludiamo sulle conseguenze degli aumenti del pompaggio monetario in relazione alla crescita economica e sui prezzi. Una teoria che si basa solo sulle correlazioni osservate è semplicemente un esercizio di adattamento di una tesi alla realtà. Ciò che conta per un'economia non è la manifestazione della stagflazione, ma piuttosto l'aumento dell'offerta di denaro "dal nulla".

La gravità della stagflazione dipende dalle condizioni del bacino della ricchezza reale. Se è in calo, è probabile che ne consegua un calo visibile dell'attività economica. Inoltre, a causa del pompaggio monetario passato e del conseguente aumento dell'inflazione dei prezzi, vediamo una stagflazione visibile. Al contrario se il bacino della ricchezza reale è ancora in crescita, è probabile che l'attività economica non subisca variazioni negative. Data la dinamica crescente dei prezzi, vi sarà una correlazione positiva tra l'attività economica e l'inflazione dei prezzi.

Concludiamo che se non osserviamo i sintomi della stagflazione dopo che la banca centrale ha immesso nuovo denaro nell'economia, ciò significa che il bacino della ricchezza reale è ancora in crescita. Al contrario, se emerge la stagflazione, molto probabilmente il bacino della ricchezza reale sta diminuendo.


Conclusioni

L'aumento dell'offerta di denaro mette in moto uno scambio di nulla per qualcosa, trasferendo risorse da chi crea ricchezza reale a chi la spreca. Di conseguenza ciò indebolisce sia il processo di creazione di ricchezza reale che il ritmo dell'attività economica. Quando nuovo denaro entra nei mercati delle merci, significa che c'è più denaro per merce, il che ne fa aumentare i prezzi. Pertanto si osserva un aumento dei prezzi delle merci insieme a un indebolimento della crescita economica. Ecco cos'è la stagflazione.

Il pompaggio monetario nel tempo si traduce sempre in stagflazione, sebbene spesso non sia immediatamente visibile. Man mano che il bacino della ricchezza reale viene messo sotto pressione, il fenomeno della stagflazione prende sempre più corpo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Il Grande Reset: come far tornare indietro le lancette della civiltà

Mar, 26/07/2022 - 10:08

 

 

di Birsen Filip

La pandemia di Covid-19 ha mostrato una fusione senza precedenti tra gli interessi di grandi e potenti corporazioni con il potere dello stato. I politici in molti Paesi non sono riusciti a rappresentare gli interessi dei propri cittadini e a tener fede alle proprie costituzioni e carte dei diritti. In particolare, hanno sostenuto lockdown, obblighi di vaccinazione, la soppressione di una varietà di opzioni di trattamento precoce, la censura delle opinioni dissenzienti, la propaganda, l'interferenza nella sfera privata degli individui e la sospensione di varie forme di libertà. Tutte queste politiche e misure sono state progettate centralmente dagli ingegneri sociali.

I globalisti, ossessionati dal controllo sociale, hanno deciso di approfittare della pandemia per aumentare il loro potere autoritario. Tra questi spicca Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF). Nel giugno 2020 ha affermato che "la pandemia rappresenta una finestra di opportunità rara ma ristretta per riflettere, reimmaginare e resettare il nostro mondo". Secondo lui "ogni Paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare e ogni industria, da quella petrolifera e del gas a quella tecnologica, deve essere trasformata".

Non è un segreto che il WEF si sia concentrato sull'accelerazione dell'attuazione della pianificazione centrale per l'intera popolazione globale sin dai primi giorni della pandemia. Questo piano per stabilire un nuovo ordine mondiale, noto come il Grande Reset, è stato un tema chiave del recente incontro annuale del WEF, che si è tenuto dal 22 al 26 maggio a Davos, in Svizzera.

I drastici cambiamenti nell'ordine mondiale come il Grande Reset non avvengono spontaneamente, piuttosto sono progettati da policymaker senza volto, inclusi influenti miliardari, politici, celebrità, accademici, ricchi filantropi e burocrati in organizzazioni e istituzioni internazionali. Questi tipi di persone supportano l'ingegneria sociale, perché consentirà loro di acquisire il controllo sulla ricchezza e le risorse naturali del mondo e di rafforzare la loro capacità di plasmare la società come meglio credono.

Come i loro predecessori nel corso della storia, gli ingegneri sociali del WEF ritengono che "non ci deve essere un'attività spontanea e non pianificata, perché potrebbe produrre risultati che non si possono prevedere e tenere a bada. Potrebbe produrre qualcosa di nuovo, impensato nella filosofia dei progettisti".[1]

Sulla base dell'agenda del WEF, il completamento dell'attuale trasformazione industriale richiederà la riprogettazione e il controllo di ogni minuscolo aspetto della vita e del comportamento umano, comprese le sfere private degli individui, l'economia, la politica e le organizzazioni sociali; abbattere quindi la cooperazione spontanea tra individui basata sulla loro volontà, valori, pensieri e convinzioni. Siamo stati avvertiti quasi due secoli fa che nel momento in cui questo tipo di potere tirannico prende il sopravvento, sarà "impegnato in una moltitudine di piccoli compiti penetrando nella vita privata delle persone, governando le famiglie e dettando le azioni e i gusti degli individui".[2]

Infatti alcuni dei controlli più ridicoli proposti dal WEF includono la limitazione del lavaggio dei jeans a non "più di una volta al mese" e "il pigiama una volta alla settimana". Il WEF sostiene anche la trasformazione d'interi sistemi alimentari incoraggiando le persone a consumare insetti, sostenendo che "le proteine degli insetti hanno proprietà di alta qualità e possono essere utilizzate come fonte alternativa di proteine lungo tutta la catena alimentare, dal mangime per l'acquacoltura agli ingredienti per integratori alimentari per umani e animali domestici". La riforma del sistema alimentare comporterebbe anche il consumo di "carne coltivata in laboratorio", riferendosi a un "prodotto a base di carne creato coltivando cellule animali in un ambiente controllato".

Il WEF sostiene anche l'eliminazione della "proprietà dell'auto", poiché "pagare per un passaggio o la consegna a casa è facile come pigiare un'app" e "noleggiare un veicolo" significa che "prestiti auto e pagamenti assicurativi verranno ridotti o scompariranno del tutto". In definitiva il Great Reset mira a creare un mondo in cui "non avrete nulla e sarete felici" entro il 2030, poiché le persone non avranno alcuna proprietà privata e affitteranno tutto ciò di cui "hanno bisogno nella vita".

Tuttavia questa premessa ignora il fatto che la proprietà privata è associata al progresso delle civiltà, a stadi più elevati di sviluppo materiale e morale e allo sviluppo della moderna vita familiare. Lo scenario del WEF sminuisce anche il senso di sicurezza, rafforzato invece dal possesso di proprietà privata.

Una volta completato il Grande Reset, gli individui vedranno sostituito il loro pensiero e il processo decisionale "da quello di uomini molto simili a loro, che si rivolgono a loro o parlano a loro nome".[3] Un tale "desiderio d'imporre al popolo un credo che sia considerato salutare per tutti […] non è cosa nuova o peculiare del nostro tempo".[4] Tuttavia come hanno dimostrato vari regimi totalitari nel corso della storia, l'oppressiva pianificazione centralizzata degli ingegneri sociali porta le masse a perdere il senso di autonomia, libertà, dignità, creatività e forza. Si perde anche l'incentivo a migliorare la propria condizione e a contribuire al progresso della società.[5]

Se l'ingegneria sociale del WEF avrà successo, entro il 2030 non sarà possibile fare affidamento su sé stessi, sui familiari, sui parenti, sugli amici o sulla comunità. Questo perché i sostenitori di qualsiasi regime assolutista vogliono che le tradizioni e i costumi siano corrotti, "i ricordi cancellati, le abitudini distrutte, [...] la libertà soffocata dalle leggi".[6]

In altre parole, vogliono progettare un ordine sociale in cui la simpatia e l'assistenza reciproca siano rese obsolete e in cui ogni cittadino del mondo sia ugualmente impotente, povero e isolato, in modo che le persone non siano in grado di opporsi alla forza organizzata della governance globale e diventare totalmente dipendenti dai governi e dai loro alleati. Alla fine nulla proteggerà più i cittadini e questi ultimi non proteggeranno più sé stessi.

Gli ingegneri sociali del WEF stanno essenzialmente sostenendo la legge della giungla, dove i forti esercitano il loro potere soggiogando i deboli. Stanno fondamentalmente chiedendo al mondo di fare un passo indietro, lungo lo sviluppo della storia umana, verso un nuovo feudalesimo e schiavitù. È importante ricordare che la libertà economica, la libertà negativa, la libertà politica, la libertà di pensiero, la libertà di parola e la libertà di stampa non sono attributi dell'uomo primitivo o della servitù della gleba, piuttosto sono prodotti degli stadi più avanzati della società.

Per essere più precisi, questi tipi di libertà sono il risultato degli sforzi d'innumerevoli pensatori, movimenti sociali, rivoluzioni e guerre nel corso della storia umana. Tuttavia gli ingegneri sociali non sono interessati alla storia e alle lotte della nostra civiltà, poiché credono di possedere competenze in tutti i settori, la linea di pensiero al centro di tutti i regimi dittatoriali.[7] Non pensano che l'ingegneria sociale sia estranea alla natura dell'essere umano, anche se si basa sull'“esattezza meccanica” e non “scaturisce dalla libera scelta dell'essere umano”.[8] Inoltre i sostenitori dell'ingegneria sociale ignorano il fatto che "il progresso dell'umanità, nei poteri della mente e del cuore, nel benessere e nella tecnica, nel diritto e nella moralità, implica necessariamente la partecipazione delle classi inferiori".[9]

Chiunque creda che gli ingegneri sociali del WEF abbiano a cuore nobili intenzioni mentre progettano e implementano il Great Reset dovrebbe prestare attenzione all'avvertimento del presidente Franklin D. Roosevelt (1935), che (ironicamente) dichiarò:

La dottrina della regolamentazione e della legislazione da parte di "menti superiori" al cui giudizio e volontà tutte le persone possono tranquillamente e volentieri acconsentire, è stata troppo evidente a Washington durante questi ultimi 10 anni. Se fosse possibile trovare "menti superiori" così disinteressate, così disposte a decidere senza esitazione contro i propri interessi personali o pregiudizi privati, uomini quasi divini nella loro capacità di tenere la bilancia della giustizia con una mano equilibrata, un tale governo potrebbe essere all'interesse del Paese; ma non ce ne sono nel nostro orizzonte politico e non possiamo aspettarci un completo capovolgimento di tutti gli insegnamenti della storia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] F. A. Hayek, The Road to Serfdom (1944; repr., New York: Routledge, 2006), p. 166.

[2] Alexis de Tocqueville, Democracy in America: Historical-Critical Edition of "De la démocratie en Amérique", ed. Eduardo Nolla e trad. James T. Schleifer, ed. bilingue, 4 voll. (Indianapolis, IN: Liberty Fund, 2010), 1:223.

[3] John Stuart Mill, On Liberty (Kitchener, ON: Batoche Books, 2001), p. 261.

[4] Hayek, The Road to Serfdom, p. 168.

[5] Hayek, The Road to Serfdom.

[6] Tocqueville, Democracy in America, 2:156.

[7] Hayek, The Road to Serfdom.

[8] Wilhelm von Humboldt, The Limits of State Action. (1792; riproduzione, Cambridge: Cambridge University Press, 1969).

[9] Gustav Friedrich Schmoller, "Class Conflicts in General". (American Journal of Sociology, Vol. 20, No. 4, 1915), p. 519.

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Il rialzo dei tassi da parte della BCE è una mossa disperata per evitare che l'Europa sia rasa al suolo

Lun, 25/07/2022 - 10:04

 

 

di Tom Luongo

Qualunque cosa accada, fintanto che la cricca di Davos sentirà di avere il controllo sulla politica estera degli Stati Uniti, continuerà ad agire come se tutto fosse roseo per loro mentre distruggono l'economia mondiale.

Questo è il motivo per cui trovo interessante la miriade di attacchi contro un Joe Biden. C'è un cambiamento nella strategia della cricca di Davos o questo è l'ennesimo segnale che le forze sovraniste all'interno della struttura di potere degli Stati Uniti stanno prendendo il sopravvento?

Con questa domanda in mente, inseriamo un po' di contesto sui recenti eventi europei e su cosa dicono dei fatti che abbiamo di fronte.

La BCE ha finalmente lasciato salire i tassi per la prima volta sin dal 2011, portando il tasso di riferimento a -0,1%, perché immagino che sarebbe contro i "valori europei" che le banche debbano pagare per prendere in prestito denaro rubato ai risparmiatori.

Alcuni sono rimasti scioccati che la BCE abbia rialzato i tassi di 50 punti base (0,5%), ma visti i drammatici eventi verificatisi in Italia, non avrebbe potuto fare altrimenti senza sembrare fuori dal mondo... anche se in realtà lo è.

Hanno appena perso il loro uomo di punta in Italia e sembra che la Destra sia destinata a vincere le elezioni in un Paese centrale dell'UE senza che nessuna delle fetide leggi della cricca di Davos venga approvata.

Vi suona familiare? La stessa cosa è successa negli Stati Uniti l'anno scorso e ora stiamo in procinto di assistere a uno storico sterminio politico dei Democratici alle elezioni di medio termine.

Questa è una grave perdita per la cricca di Davos, come ho sottolineato nell'articolo della scorsa settimana sul primo tentativo di dimissioni di Draghi.

Ma nello stesso momento in cui la BCE ha lasciato salire i tassi d'interesse, ha anche annunciato un nuovo programma di QE "senza limiti" chiamato Transmission Protection Instrument, perché, come giustamente sottolinea Zerohedge, definirlo "un QE specifico per l'Italia suona un po' brutto". Aggiungo che è anche contro i valori fondamentali dell'Europa, come dire la verità.

La presidente della BCE, Christine Lagarde, aveva "tutto sotto controllo" quando ha descritto questo nuovo esperimento di politica monetaria, chiaramente ora più "arte che scienza".

"Abbiamo tutto sotto controllo", è stato il ritornello su tutti i titoli di giornale la scorsa settimana. Qualunque sia l'evento, anche piccole cose come il crollo del governo di Mario Draghi in Italia possono far deragliare il progetto europeo.

Va tutto bene, dobbiamo solo mantenere la rotta, essere "guidati dai dati" e non rinunciare ai valori fondamentali dell'Europa, che, a questo punto, equivalgono alla fiducia che gli incendiari gestiranno i reparti dei vigili del fuoco.

Per darvi un'idea di quanto sia profondamente radicata questa idea di controllo, sentiamo cosa ha detto all'inizio della scorsa settimana il "ministro degli esteri" dell'UE Josep Borrell. L'Europa, ha detto, deve continuare a far pressione sulla Russia. Non può "permettersi di allentare le sanzioni", deve continuare a fare pressione sull'economia russa a lungo termine. Dobbiamo continuare a bombardare il sistema finanziario russo, non importa quante di queste bombe cadano su Roma, Atene o Berlino piuttosto che su Mosca.

L'obiettivo non dichiarato di queste sanzioni è impedire che la tecnologia avanzata finisca nelle mani della Russia, affinché produca internamente le armi di cui avrà bisogno per combattere la NATO, non il prossimo mese, ma il prossimo anno o nel 2024.

Questo è un piano a lungo termine. In un episodio di Crosstalk su RT, che ho registrato all'inizio della settimana, il conduttore Peter Lavelle ha ricordato le citazioni dell'amministrazione Biden sul fatto che si tratta di una guerra di 20 anni contro la Russia e/o la Cina.

La stessa conclusione è stata il discorso di Pompeo: una generazione di americani dovrà combattere una guerra santa contro l'Est per il controllo dell'energia globale. Peccato che nessuno voglia arruolarsi per partecipare, Mike.

C'è solo questo piano e chi lo contrasta. Anche Biden segue lo stesso copione, ma se ne andrà presto perché non è più un messaggero credibile, sostituito da Kamala Harris per essere l'idiota in capo alla Casa Bianca.

Con questo in mente, guardate cos'altro l'UE ha pubblicato la scorsa settimana.

Quando è stata l'ultima volta che avete visto un insieme d'indicatori economici perfettamente in linea con le aspettative? Chi vogliono prendere in giro? Questa sarebbe la prima previsione di un'agenzia europea che abbia mai avuto ragione.

Inoltre, se le cose stanno davvero così, perché questi numeri dell'IPC hanno spinto la BCE ad aumentare i tassi di 50 punti base e non 25? Voglio dire, si aspettavano questi numeri, giusto? Quindi non avrebbero dovuto comunicare 50 punti base sin dall'inizio?

C'è la logica e poi c'è la BCE.

È solo una narrativa disperata per mantenere le apparenze che hanno tutto sotto controllo, che sono ancora sul pezzo riguardo la situazione economica e non c'è motivo di farsi prendere dal panico.

Perché il panico, o i cambiamenti "indesiderati e ingiustificati" (parole della Lagarde), nei differenziali di credito richiederanno l'uso del TPI per evitare che la banca centrale costruita dalla cricca di Davos vada in bancarotta.

Per l'UE, tuttavia, il tempo scorre veloce. Questa settimana tocca alla FED e con questo rialzo di 50 punti base, bisogna aspettarsi 100 punti base da parte di Powell.

Ricordate che gli eurocrati come Borrell e la Lagarde non hanno un Piano B (ma forse un Piano R, purtroppo).


La fortuna gira

Ho menzionato il dottor Stranamore per una ragione. Guardate di nuovo il film da un punto di vista strutturale e noterete la miriade di "rovesciamenti" in esso contenuti. È una meraviglia della sceneggiatura, vi mostra quanto siano intelligenti gli esseri umani quando sono determinati a superare gli ostacoli per completare un compito, operando come se il falso fosse vero.

Non c'è metafora migliore per lo stato attuale dei mercati dei capitali e della guerra politica.

Parlo continuamente d'inversioni nell'analisi tecnica dei mercati, ma è un'idea che è profondamente radicata nella narrazione. La prima chiave per scrivere una grande sceneggiatura è sapere che ogni scena deve avere un "capovolgimento di valore".

Può essere semplice come una persona infreddolita che trova un cappello, o una persona povera che trova una valigia piena di soldi.

La scena, non importa quanto piccola, ha un'idea di controllo e tale idea deve cambiare un valore in qualche modo o la scena non ha scopo.

I buoni editori le lasciano fuori, gli studi invece le reintegrano per vendere le edizioni "Director's Cuts" su Blu-Ray.

L'UE è tutta incentrata sulle "Director's Cuts" dell'inguardabile "cinema" francese.

Le inversioni sono importanti, creano e rilasciano la tensione. Una buona scrittura crea costantemente piccoli capovolgimenti per preparare il terreno a quelli più grandi (Archi) che hanno un impatto su quelli più grandi ancora (Atti) e così via.

Gli eurocrati e la cricca di Davos non credono ai capovolgimenti, credono invece nell'inevitabilità. E se riescono a "rimanere sul copione", indipendentemente dalla complicazione che ha annullato il loro piano, possono comunque arrivare al traguardo e vincere.

Questo è ciò che è successo alla riunione della BCE la scorsa settimana. Continuano a seguire il copione e l'obiettivo è un'inflazione dei prezzi al 2%. La Lagarde ha abbandonato tutte le previsioni e ha parlato d'inflazione "transitoria". Anche se le circostanze si sono ribaltate contro di loro e alla fine lo hanno ammesso pubblicamente, non rinunceranno alla narrativa generale secondo cui tutto va bene.

I valori dell'Europa possono essere espressi solo attraverso l'UE e quindi qualsiasi cosa salverà l'UE salverà a sua volta i valori europei.

Grazie al cielo, noi rozzi yankee ci siamo lasciati alle spalle quei valori europei, solo per vederceli riproporre a ogni occasione.

Per molti investitori la FED ha tenuto la sua riunione fondamentale il mese scorso quando ha rialzato i tassi di altri 75 punti base, ma l'inversione della politica della FED era solo nelle loro menti. Infatti, come ripeto da più di un anno, l'incontro cardine della FED non è stato quello dello scorso giugno, ma quello del giugno 2021, quando è iniziato il "tightening nascosto" attraverso i pagamenti sui pronti contro termine inversi.

Ciò è iniziato come una serie di complicazioni per la BCE e la cricca di Davos che poi si sono accumulate fino a diventare insopportabili. La BCE si rende finalmente conto che non c'è altro da fare ora se non accettare la rovina e affrontare la realtà.


Rimanere sull'obiettivo, rimanere sull'OBIETTIVO

Quello che abbiamo visto sui mercati la scorsa settimana, dopo che l'euro ha rotto brevemente la parità con il dollaro, è stato il prevedibile rimbalzo che arriva dopo il completamento di un importante arco di scena. L'euro ha raggiunto $1,03 e non oltre.

Ma è solo questo, un rimbalzo, un breve intermezzo comico per allentare la tensione.

La performance della Lagarde è stata la sua ammissione di un "divario di spread creditizio" che ora è incolmabile. Il debito italiano è diretto verso l'oblio e la BCE ha appena detto che spenderà ogni euro dei risparmi tedeschi per evitarlo il più a lungo possibile.

Quindi si ha questa idea che la BCE abbia tutto sotto controllo, ma che dire della guerra in Ucraina? E il futuro dell'UE?

Il prossimo titolo di giornale è altrettanto sbalorditivo, di fronte alla frattura dell'UE e alla perdita di potere di Mario Draghi sull'Italia: l'UE avvia i colloqui di adesione con Albania, Macedonia del Nord.

Traduzione: "Non preoccupatevi, l'UE è sana e tutti vogliono esserne membri. Diventeremo più forti, non più deboli. Assorbiremo tutta l'Europa, rivendicheremo la NATO dagli americani, li costringeremo a combattere la Cina mentre affameremo la Russia.Va tutto alla grande!"

Tutto questo fa parte del copione, ma chiaramente c'è di più di non detto.

Infatti questo è ciò che vogliono farci vedere in Occidente, ciò che possiamo trovare solo nelle ricerche su Internet. Nel frattempo i russi ci dicono cosa sta realmente facendo l'Europa, vale a dire revocare le sanzioni e cercare disperatamente di ottenere l'energia e il cibo di cui ha bisogno per evitare d'incontrare i boia fuori dai parlamenti in tutto il "mondo civile".

La verità è che, per la prima volta da molto tempo, la cricca di Davos non conduce le danze per l'intero Occidente. Il governo italiano se n'è andato perché ai populisti è stato detto che hanno il sostegno degli Stati Uniti per porre fine al regno del terrore di Draghi.

Dottorato di ricerca certificato in geografia, Liz Truss ha anche probabilità di diventare il prossimo Primo Ministro del Regno Unito e mantenere forte il controllo degli Stati Uniti sulla City di Londra e sullo stesso Regno Unito.

Il Canada ha rialzato i tassi dell'1% la scorsa settimana, suscitando commenti sul fatto che debba seguire, se non superare, la FED. Chiaramente le banche canadesi ne hanno abbastanza di Justin Trudeau e il suo quinto editorialista ucraino, la tizia al soldo della cricca di Davos, Chrystia Freeland.

E questa settimana la FED alzerà di nuovo la posta in gioco nei confronti della Lagarde, indipendentemente da ciò che ha detto la scorsa settimana. Il TPI è spazzatura inutilizzabile su cui i trader faranno front-runinng e manderanno al macero qualsiasi credibilità restante della BCE. Se vuole sapere come ci si sente, forse dovrebbe parlare con Kuroda della Bank of Japan piuttosto che con i suoi esperti a Bruxelles.

Il mio ultimo punto è quello che tante persone NON vogliono sentire, ma è meglio che lo prendano in considerazione con molta attenzione. I commentatori antiamericani non capiscono cosa sta succedendo.

Non concepiscono che ci siano forze all'interno della gerarchia degli Stati Uniti che vedono la Trappola Imperiale per quello che è e che se continua sarà la fine degli Stati Uniti. Che la FED sta affrontando una minaccia esistenziale alla sua sopravvivenza e che ha molto più margine di manovra di quanto si pensi.

Forse, solo forse, i giganti stanno combattendo e noi formiche abbiamo difficoltà a distinguere non solo chi sta vincendo, ma anche chi dovremmo evitare.

A un certo punto l'intera illusione crollerà: l'Europa è la vecchia baldracca che pensa ancora di essere una bella ventenne, mentre la FED è il ragazzo al bar che preferisce bere da solo.

Basta guardare l'immagine che la Lagarde e la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, proiettano al mondo per capire esattamente di cosa sto parlando. Grazie al cielo, la Merkel ha lasciato la scena.

Continueranno a seguire il copione mentre cavalcheranno la bomba pensando di avere compagni di ballo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Si sta addensando una tempesta perfetta sul settore bancario

Ven, 22/07/2022 - 10:04

 

 

di Alasdair Macleod

Ora che i tassi d'interesse stanno salendo e hanno ancora molta strada da fare, il sistema bancario globale deve affrontare una crisi di portata come nessun'altra nella storia finanziaria. Le banche centrali, cariche di titoli finanziari acquisiti attraverso il QE, affrontano perdite crescenti e le loro passività di bilancio sono ora significativamente maggiori rispetto ai loro attivi, una condizione che nel settore privato viene definita bancarotta. Dovranno essere ricapitalizzate urgentemente per conservare la credibilità.

Inoltre le autorità di regolamentazione bancaria hanno commesso un errore madornale nella supervisione del sistema bancario commerciale, concentrandosi quasi esclusivamente sulla liquidità dei bilanci bancari come principale determinante dell'esposizione al rischio. E nelle poche occasioni in passato in cui hanno chiesto alle banche di aumentare il capitale proprio (equity), è sempre stato attraverso la creazione di azioni privilegiate e pseudo-azioni per evitare di intaccare i veri azionisti. La conseguenza: il livello di leva finanziaria per gli azionisti di common equity nelle banche di importanza sistemica globale è salito a livelli senza precedenti.

Le autorità di regolamentazione possono sentirsi a proprio agio con il loro approccio nei confronti della liquidità, ma hanno ignorato la certezza periodica di una contrazione del credito bancario e le conseguenze per gli interessi azionari delle banche. Nel frattempo le G-SIB hanno rapporti tra asset e common equity che superano le cinquanta volte, addirittura alcune nella zona Euro oltre i settanta. Non sorprende che la maggior parte delle G-SIB siano valutate sui mercati azionari con sconti sostanziali rispetto al valore contabile.

Le G-SIB hanno accumulato un'esposizione eccessiva agli asset finanziari, sia in bilancio che come garanzia per prestiti. Con i feroci mercati ribassisti ora evidenti e ulteriori rialzi dei tassi d'interesse garantiti dal calo dei poteri d'acquisto delle valute fiat, l'unica cosa che le autorità di regolamentazione si sono battute affinché non accadesse sta invece accadendo: il credito bancario si sta contraendo in quella che potremmo definire una tempesta perfetta.

Il recente avvertimento di Jamie Dimon, secondo cui la sua banca (JPMorgan Chase) deve affrontare le condizioni di un uragano, conferma la mia tesi. Le banche centrali, in bancarotta in tutto tranne che nel nome, avranno il compito di salvare intere reti di banche commerciali, fallite a causa di un crollo del credito bancario.


Perché i mercati stanno crollando?

Sta diventando chiaro che gli asset finanziari si trovano in un mercato ribassista, trainati dai persistenti aumenti degli input alla produzione e dei prezzi al consumo, i quali a loro volta stanno spingendo al rialzo i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari. Finora gli investitori sono stati riluttanti a perdere la fiducia nelle banche centrali, le quali hanno svolto un ruolo fondamentale nel sostenere i mercati finanziari, ma tale fiducia sarà messa sotto esame man mano che si svilupperà una carenza di cibo a livello mondiale.

Abbiamo prove crescenti che il credito bancario si stia contraendo, o è sul punto di farlo. Questo è stato il messaggio forte e chiaro scaturito dalla recente dichiarazione di Jamie Dimon riguardo le condizioni economiche deteriorate e i suoi commenti su ciò che JPMorgan Chase sta facendo a tal proposito. Raramente riceviamo da personaggi di tale spicco un avviso così chiaro su un cambiamento nelle politiche di prestito, che sappiamo sarà condiviso da tutti i suoi concorrenti. E il fatto che l'economista senior di JPM abbia avuto il compito di replicare alla dichiarazione di Dimon indica che la FED, o forse i colleghi di Dimon, sanno che non avrebbe dovuto rendere pubbliche le loro più grandi paure.

Il credito bancario in contrazione finisce sempre per scatenare una crisi di qualche tipo. Con una media a lungo termine di dieci anni, questo ciclo del credito bancario è stato eccezionalmente lungo. Prima ancora di considerare i fattori specifici alla base di suddetta contrazione, possiamo supporre che quanto più lungo è il periodo di espansione del credito che lo precede, tanto maggiore sarà il crollo dell'attività economica che ne consegue.

Non solo questo è il picco di un'espansione ciclica del credito bancario, ma è anche una tendenza più ampia messa in moto a metà degli anni '80. Dopo l'inflazione degli anni Settanta, che si concluse con l'abbandono dell'accordo di Bretton Woods, fu necessario escogitare un modo per garantire la stabilizzazione delle valute fiat in un contesto di tassi d'interesse più bassi. Assicurando che la domanda di dollari fosse sempre sufficiente a conservarne il potere d'acquisto, tutte le altre valute fiat che sarebbero state ancorate in modo approssimativo al biglietto verde avrebbero ugualmente conservato il potere d'acquisto senza il sostegno di tassi d'interesse elevati.

Consciamente o inconsciamente, i pianificatori monetari centrali hanno implementato una variazione sul Dilemma di Triffin. Robert Triffin era un economista che negli anni '60 sottolineò che una valuta di riserva avrebbe dovuto garantire che esistesse un'offerta sufficiente per svolgere tale ruolo. Concluse che il fornitore della valuta di riserva avrebbe dovuto attuare politiche monetarie irresponsabili a breve termine per garantire che l'offerta fossesempre disponibile, a probabile deterioramento delle prospettive economiche e monetarie a lungo termine.

A metà degli anni Ottanta i pianificatori monetari centrali misero in atto il meccanismo descritto da Triffin. Il governo degli Stati Uniti avrebbe avuto un deficit pubblico crescente, come aveva spiegato Triffin, e il credito bancario in dollari sarebbe stato ampliato. La creazione di credito bancario al di fuori del sistema bancario statunitense sarebbe stato consentito attraverso il mercato degli eurodollari. Inutile dire che la crescita del sistema bancario ombra non avrebbe avuto freni.

Le principali banche sono state incoraggiate a ingaggiare broker, assorbendoli infine nelle loro operazioni quotidiane. Si trattava del big-bang di Londra, seguito dall'annullamento del Glass-Steagall Act per consentire alle banche americane di avviare attività d'intermediazione e investment banking nei loro mercati nazionali e offshore. Lo scopo della finanziarizzazione del dollaro era garantire che ci fosse sempre una domanda speculativa e di portafoglio per esso.

Tale linea di politica ha fondamentalmente ribaltato il modo in cui si comportano i mercati liberi, rendendoli sempre più guidati dalle politiche sui tassi d'interesse delle banche centrali anziché da fattori non finanziari. La preferenza temporale è diventata progressivamente meno importante rispetto alla linea di politica della FED. Ogni volta che il dollaro è stato svalutato, quando il tasso d'interesse è stato abbassato quando invece doveva salire, la FED ha incoraggiato l'acquisto di portafogli esteri. I tassi d'interesse più bassi hanno aumentato i flussi di valuta e credito negli asset finanziari invece di svalutare la valuta nell'economia non finanziaria.

Non era un sistema perfetto, perché i prezzi di beni e servizi aumentavano lo stesso a riflesso dell'espansione del denaro e del credito, ma a un ritmo più lento di quanto ci si potesse aspettare, data la maggiore quantità di circolante. Inoltre i metodi di calcolo applicati agli indici dei prezzi al consumo hanno avuto tutti l'effetto di ridurre, a livello nominale, il ritmo degli aumenti dei prezzi. Ed era nell'interesse di tutti accettare questo sistema perpetuo di creazione di ricchezza.

Pertanto la creazione di ulteriore credito bancario è stata indirizzata sempre più nella speculazione finanziaria in mercati obbligazionari e azionari. C'erano bolle, come le dotcom alla fine degli anni '90 e nel finanziamento dei mutui prima della crisi finanziaria del 2008/09. Nonostante queste parentesi recessive, le autorità statunitensi si sono assicurate che i flussi d'investimento globali sostenessero gli interessi finanziari statunitensi. Così è stato creato una sorta di effetto ricchezza in America e di conseguenza nelle giurisdizioni dei suoi principali alleati attraverso l'internazionalizzazione delle valutazioni. E nella misura in cui l'espansione del credito ha gonfiato i prezzi degli asset finanziari, suddetto effetto ricchezza è stato per lo più circoscritto all'interno dell'economia finanziaria e non è stato registrato negli indici ufficiali dei prezzi al consumo.

Ma questa era una ricchezza fasulla, e man mano che i mercati sono diventati sempre più saturi, i tassi d'interesse sono scesi al punto da scomparire del tutto. Ma come osservò Triffin, le politiche per garantire che una valuta sia disponibile come riserva mondiale sono economicamente distruttive nel lungo periodo e la tendenza messa in moto dal big bang di Londra in poi si è ora conclusa con la salita dei tassi d'interesse. Ciò equivale a un super ciclo di espansione del credito bancario che sicuramente si concluderà in modo più drammatico di un singolo ciclo, pertanto ci si può aspettare che questo mercato ribassista e i suoi problemi sistemici siano di un'entità maggiore rispetto a quelli delle dotcom e del fallimento Lehman.

Con i tassi d'interesse molto al di sotto del ritmo di aumento dei prezzi, che è principalmente la conseguenza della precedente svalutazione monetaria, le perdite si stanno ora accumulando per tutti coloro che hanno accettato la storia della finanziarizzazione e non sono riusciti a uscirne. In cima all'elenco di attività che falliranno ci sono le stesse banche centrali che hanno aumentato l'espansione monetaria con l'acquisizione di sostanziali portafogli obbligazionari attraverso il quantitative easing. Tali asset stanno ora crollando di valore, spazzando via il patrimonio netto delle banche centrali. Queste ultime dovranno essere ricapitalizzate prima di poter affrontare i problemi di un diffuso collasso sistemico nella rete delle banche commerciali.


Come ricapitalizzare una banca centrale

Una banca centrale, per definizione, ha il compito principale di emettere banconote per la pubblica circolazione. Una banconota è un'espressione dei passivi di una banca centrale che le emette; è una nota di credito al portatore.

Ai tempi del gold standard, la banca centrale era pronta a rimborsare le sue banconote in metallo prezioso su richiesta. Da qui le parole, ad esempio, sulle dieci sterline: "Prometto di ripagare al portatore su richiesta la somma di dieci sterline", firmata dal capo cassiere. Anche se con ogni nuova emissione di banconote, quella promessa diventava sempre meno realizzabile...

Supponendo che la banca centrale mantenesse riserve di monete sufficienti, stabilite da Sir Isaac Newton a non meno di un minimo del 40% dell'emissione di banconote, allora il rischio di fallimento era minimo e le banconote circolavano come sostituti credibili delle monete d'oro o d'argento, a seconda della norma pertinente.

Ma in seguito al Great Recoinage inglese del 1696, quando furono introdotti i bordi fresati per prevenire la tosatura delle monete, si sviluppò una carenza di monete d'argento, costringendo la Banca d'Inghilterra a sospendere i rimborsi in metallo delle sue banconote. La fiducia nel valore delle sterline scese e passarono di mano a prezzo scontato. La Banca d'Inghilterra dovette essere ricapitalizzata, azione autorizzata da atto del Parlamento: la BoE creò un prestito per il Tesoro inglese e poi venne riapplicato al bilancio della BoE come investimento in essa, con interessi all'8%. Pertanto la Banca d'Inghilterra disponeva di un attivo sotto forma di prestito dal Tesoro inglese e di una corrispondente passivo sotto forma di sottoscrizione di capitale da parte del Tesoro inglese.

Lo stesso metodo di ricapitalizzazione verrebbe applicato oggi, presumibilmente per un capitale aggiuntivo sotto forma di capitale proprio. La FED ha di recente ammesso che le perdite non realizzate sulle obbligazioni nel suo bilancio erano pari a $330 miliardi a fine marzo, cosa che ha spazzato via il suo patrimonio netto di bilancio di soli $50 miliardi. Da allora i rendimenti obbligazionari sono saliti di un ulteriore 1%, portando il deficit a quasi $500 miliardi. Ma nel caso della FED vanno notate due differenze rispetto alle altre banche centrali. In primo luogo, il profilo del debito del Tesoro statunitense è in media a scadenza più breve rispetto ad altre economie avanzate con livelli elevati di debito pubblico, confermato dall'intenzione della FED di trattenere il debito fino alla scadenza anziché venderlo. Ciò significa che la volatilità dei prezzi è ridotta. E in secondo luogo, parte del debito è di agenzie governative (es. Fanny Mae, Ginny Mae e Freddy Mac) che sui rimborsi anticipati dei mutui distribuiscono i pagamenti ai detentori di titoli garantiti da ipoteca. Infatti il profilo delle scadenze viene accorciato da questi rimborsi, aumentando il loro rendimento e riducendo la loro volatilità nozionale.

Altre banche centrali non hanno questi vantaggi, almeno non nella stessa misura. La Banca d'Inghilterra ha estorto una garanzia dal Tesoro del Regno Unito per coprire eventuali perdite derivanti dai suoi acquisti di Gilt (obbligazioni sovrane inglesi), che sono tutti detenuti in una società veicolo. Di conseguenza la BoE non è tenuta a registrare alcuna esposizione di bilancio all'aumento dei rendimenti obbligazionari inglesi. Invece la Bank of Japan e la BCE si trovano in una situazione completamente diversa e quindi la loro capacità di sottoscrivere le loro reti di banche commerciali è estremamente ridotta.


I bilanci delle G-SIB sono notevolmente peggiorati

Le banche d'importanza sistemica mondiale, le G-SIB, sono obbligate dai regolamenti di Basilea ad avere riserve di liquidità aggiuntive, a riflesso della loro esposizione transfrontaliera. Ci sono trenta di queste banche, una delle quali, Group BPCE, non è quotata in borsa, quindi è omessa dal nostro elenco. La tabella seguente mostra la condizione finanziaria delle restanti banche, elencate dall'attivo più alto all'attivo più basso rispetto al rapporto di common equity.

Si precisa che nella tabella non sono ammesse forme di capitale primario diverse dalle azioni ordinarie. Di conseguenza i rapporti price to book non tengono conto delle azioni privilegiate e di altre forme di capitale regolamentare, ove esistenti. Dal punto di vista di un regolatore, queste altre forme di capitale riducono sostanzialmente il livello di ingolfamento di bilancio (gearing). Di conseguenza, agli occhi dell'autorità di regolamentazione, Deutsche Bank sembra essere indebitata venti volte i suoi attivi, ma per quanto riguarda gli azionisti comuni, la nostra tabella ci dice che la cifra è più vicina a settanta. Stiamo prendendo in considerazione la posizione del sottostante, o solo degli azionisti comuni, su cui è o dovrebbe concentrarsi la gestione di una banca.

Inoltre, mentre la maggior parte dei bilanci è per dicembre 2021, alcune banche in diverse giurisdizioni hanno altre date e convenzioni contabili. E le cifre relative al numero di azioni e al totale degli attivi vengono prelevate da Internet (Yahoo Finance) e non dai conti certificati riportati dalle stesse banche.

Essendo stata ammessa la possibilità di errore, vedere banche con rapporti oltre venti volte tra patrimonio e capitale proprio per i loro azionisti ordinari, per non parlare delle due G-SIB francesi a più di settanta, è a dir poco sbalorditivo.

Questa situazione è principalmente la conseguenza della regolamentazione bancaria. Le riserve di liquidità aggiuntive richieste dal Comitato di Basilea per le G-SIB sono contenute all'interno del bilancio, sia nelle fonti di finanziamento che nella natura di asset detenuti. Inoltre queste G-SIB sono tenute a rispettare le normative di Basilea 3 in vigore, in particolare i rapporti di finanziamento stabili netti; nonostante ciò la metrica di rischio più semplice e importante di tutte, la relazione tra il patrimonio di una banca e il suo capitale azionario comune, è stata del tutto ignorata. Ma i mercati non vengono ingannati così facilmente e si può vedere che in termini generali maggiore è la leva finanziaria per gli azionisti comuni, maggiore è lo sconto sul valore contabile delle azioni.

Particolarmente preoccupante è l'accumulo di rischi, con la coorte G-SIB dell'Eurozona più vulnerabile agli shock, seguita da vicino dalle tre banche giapponesi. Il fatto che le banche in queste due giurisdizioni siano i gruppi con la maggiore leva finanziaria è in parte una conseguenza dei tassi d'interesse negativi. I margini di credito sono stati fortemente compressi e, fintanto che le normative bancarie sono rispettate, la direzione di queste banche è stata incoraggiata a mantenere la redditività aumentando la leva sul credito.

Inoltre, come discusso di seguito, la stessa Banca Centrale Europea e la stessa Banca del Giappone dovranno essere ricapitalizzate se vogliono sottoscrivere le perdite nel settore bancario commerciale che emergeranno sicuramente con l'aumento dei tassi diinteresse e la contrazione del credito bancario.

Sulla carta, le G-SIB statunitensi sono il gruppo meno indebitato, dopo le due G-SIB canadesi. Ma tenete a mente che la contrazione del credito bancario, che è stata segnalata da Jamie Dimon di recente, è progettata per riportare i coefficienti patrimoniali per gli azionisti comuni a ben meno di dieci volte.


La posizione impossibile della BCE

La realtà economica e le politiche monetarie della BCE solo occasionalmente hanno avuto una relazione tangenziale, la BCE infatti si è fatta strada prepotentemente sui mercati. La falsità della sua posizione viene ora smascherata.

Non solo vengono smascherati gli errori nelle sue politiche monetarie, ma anche il suo presupposto di base: ignorare la gente comune nelle economie reali degli stati membri, verità venuta a galla con la guerra in Ucraina. Le banche della zona Euro devono far fronte a costose cancellazioni delle loro esposizioni ucraine e russe, e questi sono problemi condivisi da entità non finanziarie di fronte a un rallentamento economico mondiale. Gli impatti economici e finanziari sull'Eurozona sono significativi.

Chiaramente i prestiti deteriorati stanno rapidamente diventando un problema. Inoltre l'energia, il cibo e l'aumento dei prezzi alla produzione peggioreranno notevolmente la situazione nei prossimi mesi. La capacità delle banche dell'Eurozona di sopravvivere a tutti questi venti contrari sarà sempre più messa in discussione. Le notizie qui sono estremamente cupe, con rapporti alle stelle tra patrimonio netto e attivi per le G-SIB dell'Eurozona. Le banche locali, sulle quali ricadrà la maggior parte dell'onere non finanziario delle inadempienze creditizie dell'Eurozona, non saranno così fortemente indebitate, essendo gestite principalmente da responsabili locali e regionali assennati, ma con le condizioni in via di deterioramento che l'Eurozona deve affrontare, anche rapporti tra attivi e capitale proprio di appena dieci volte potrebbero rivelarsi fatali per il futuro di una banca.

Per quanto riguarda i loro azionisti, le G-SIB dell'Eurozona sono la coorte bancaria con la maggiore leva finanziaria. Di fronte all'aumento dei tassi d'interesse e a una contrazione del credito bancario, è probabile che i primi fallimenti siano tra queste banche. La capacità della BCE e della sua rete di banche centrali nazionali di resistere a una tempesta del genere sarà messa alla prova e quasi sicuramente sarà debole.

A fine 2021 il bilancio della BCE mostrava un attivo di €8.466 miliardi e un capitale sociale di €109 miliardi. Questo è un rapporto tra attivi e capitale degli azionisti di 78 volte. Un rapporto elevato è tollerabile per una banca centrale fintanto che si attiene all'emissione di banconote, ma lo scorso dicembre la BCE aveva accumulato anche titoli di stato europei e di altro tipo per un totale di €4.886 miliardi.

Da fine anno a oggi, il valore di queste obbligazioni è fortemente diminuito, come mostrato nella seguente tabella.

Ovviamente la BCE avrà acquistato obbligazioni più di alcuni Paesi piuttosto che di altri. Inoltre l'utilizzo di queste informazioni per stimare approssimativamente l'effetto dell'aumento dei rendimenti obbligazionari sul bilancio della BCE ignora gli acquisti successivi, ma supponendo una perdita media del 25% sulle sue partecipazioni obbligazionarie a fine dicembre, c'è una perdita da questa sola fonte di €1.222 miliardi. Questa è una cancellazione della valutazione di oltre undici volte il conto capitale della BCE.

Inoltre, con l'inflazione dei prezzi nell'Eurozona che si è attestata all'8,1% e con lo sviluppo di una crisi energetica e alimentare, i rendimenti obbligazionari saliranno significativamente al di sopra dei livelli attuali. E questo prima che i mercati internazionali impongano premi di rischio su quella che è una situazione in continuo deterioramento. Una ricapitalizzazione della BCE è urgente, prima che sia chiamata, insieme alle banche centrali nazionali (BCN, che sono similmente insolventi), a intraprendere il salvataggio delle G-SIB dell'Eurozona. Possiamo vedere dal loro alto indebitamento che probabilmente saranno le prime vittime della contrazione del credito bancario.

Ma la BCE si trova nella sfortunata posizione di non avere un azionista di governo con cui ricapitalizzarsi secondo le linee suggerite in precedenza in questo articolo. Invece i suoi azionisti sono le banche centrali nazionali, che a loro volta hanno problemi di bilancio simili. E poiché il problema dell'insolvenza della BCE sta diventando di dominio pubblico, saranno le BCN che si rivolgeranno ai loro governi per iniezioni di capitale prima ancora che possano prendere in considerazione la sottoscrizione di azioni della BCE.

La maggior parte dei governi dell'Eurozona può probabilmente essere persuasa lungo questa linea d'azione, ma, in quanto maggiore azionista della BCE, la Bundesbank ha un ulteriore problema in quanto le spettano €1.135 miliardi netti dalle altre BCN e dalla stessa BCE attraverso il sistema TARGET2. A meno che questo problema non venga affrontato in modo deciso, è probabile che la legislazione delega subirà un ritardo nel Bundestag e potrebbero esserci anche sentenze ostruttive della Corte costituzionale federale con cui confrontarsi

Non ci sono opzioni facili. È possibile quindi concepire un fallimento sistemico a livello di sistema bancario centrale che va a minacciare l'esistenza stessa dell'euro. I mercati dei cambi saranno brutali a tal proposito.


La Banca del Giappone è in seria difficoltà

La Bank of Japan va avanti con i QE sin dal 2000 e ad oggi ha accumulato l'80% degli ETF del Paese per un ammontare di ¥52.000 miliardi ($420 miliardi), oltre a ¥538.000 miliardi ($3.700 miliardi) in acquisti di obbligazioni. Tali investimenti sono stati iscritti al costo nel bilancio della BoJ. Le perdite combinate ammontano a circa ¥14.000 miliardi ($104 miliardi) da fine anno rispetto a un capitale di bilancio composto da azioni e riserve di ¥4.700 miliardi ($35 miliardi ). Questo è un rapporto in rapido aumento tra passività nette e capitale di 3:1.

La Banca del Giappone sta cercando di salvarsi da ulteriori imbarazzi finanziari assicurando che i rendimenti obbligazionari non saliranno ulteriormente. Ha tracciato una linea nella sabbia per il rendimento del decennale giapponese allo 0,25% e ha ripulito il mercato a questa scadenza. Il prezzo è ora nel regno di Unto Dunto: quello che la BoJ dice che è il prezzo, è il prezzo.

Il costo è stato la debolezza dello yen, che ora sta accelerando. Il grafico seguente mostra lo yen quotato in dollari.

L'unica soluzione a questo problema è che la Banca del Giappone ammetta la follia della sua linea di politica, si ricapitalizzi usando lo stesso metodo della Banca d'Inghilterra nel 1697 e consenta al mercato d'impostare i rendimenti obbligazionari.

Tuttavia consentire un aumento dei tassi d'interesse comporterà ulteriori problemi per le banche commerciali giapponesi, che a livello di azionisti sono fortemente indebitate, come illustra la tabella seguente.

Il fatto che queste banche abbiano un'elevata leva finanziaria si riflette nel loro prezzo rispetto al valore contabile, che è soggetto a sconti sostanziali. E non c'è da stupirsi: queste cifre minacciano di cancellare il loro patrimonio prima che possano considerare le conseguenze del crollo dei valori delle garanzie sui prestiti.


Anche la Banca d'Inghilterra è in grossi guai

Le dichiarazioni dell'attuale Governatore riflettono le illusioni politiche dei suoi colleghi internazionali. Per essere onesti con Andrew Bailey, anche l'Office for National Statistics ha la testa sotto la sabbia per quanto riguarda l'economia interna e i consigli su cui si basa il Tesoro inglese. Questa citazione illustra il punto:

“[...] produciamo una previsione a medio termine. Al di là dei primi due anni della previsione, di solito presumiamo che l'inflazione torni all'obiettivo del 2%. Il percorso dell'inflazione per tornare a tale obiettivo, dopo le nostre previsioni a breve termine, è informato da modelli statistici per i singoli elementi dell'IPC che sono influenzati dalle nostre previsioni per il costo unitario del lavoro, i tassi di cambio e l'output gap.”

La profondità dell'analisi  dell'ONS non è altro che quella delle tre scimmiette e, cosa preoccupante, le sue previsioni sono come quelle in tutto il mondo occidentale fatte da altri governi e dalle loro agenzie monetarie.

La Banca d'Inghilterra ha anticipato il problema del crollo dei prezzi delle obbligazioni, che avrebbe indebolito il suo bilancio, quando ha ottenuto un accordo dal Tesoro inglese secondo cui in cambio della rimessa di tutti i dividendi dei Gilt, quest'ultimo si sarebbe sobbarcato tutti i profitti e le perdite sui Gilt acquisiti tramite la politica monetaria. Il bilancio della BoE li detiene legittimamente a nome di una società veicolo ed è quindi in una posizione migliore rispetto ad altre banche centrali esposte al rischio del prezzo delle obbligazioni.

Quando osserviamo i rendimenti dei Gilt, sono chiaramente fuori equilibrio con quelli dei Treasury statunitensi. Ad oggi il decennale statunitense rende il 3,42% e quello inglese il 2,52%. Nel nostro mondo fatto di valute fiat, si presume normalmente che ci dovrebbe essere un premio di rischio per i detentori di asset a tasso fisso rispetto a quelli denominati nella valuta di riserva mondiale. Il prezzo del debito pubblico del Regno Unito si riflette nelle valute estere, nel tasso di cambio GBP.

Poiché il mondo finanziario crolla sotto l'inesorabile salita dei tassi d'interesse, ci si può aspettare un aumento dei rendimenti dei Gilt maggiore rispetto ai Treasury statunitensi. Per ora il prezzo sta indebolendo il tasso di cambio, ma ci si può aspettare che i mercati valutino le politiche sui tassi d'interesse della BoE più indietro rispetto a quelle della FED.

Le tre G-SIB britanniche sono in una posizione scomoda per questi eventi, con gli azionisti Barclays e Standard Chartered fortemente indebitati.

La Banca d'Inghilterra è in una posizione migliore per sottoscrivere le insolvenze delle sue G-SIB rispetto ad altre banche centrali, perché non ha bisogno di ricapitalizzarsi per farlo. Ma dato che Londra è il centro finanziario globale con esposizione all'UE, un problema bancario sistemico è una certezza assoluta.


Come risponderà la FED ai problemi mondiali?

Fatta eccezione per Citi, i rapporti tra asset e common equity per le G-SIB statunitensi sono tra i più bassi. È quindi improbabile che una crisi bancaria sistemica abbia origine negli Stati Uniti, ma attraverso la valuta di riserva mondiale le G-SIB statunitensi sono interconnesse con tutti le altre. C'è un affidamento quasi totale sulla regolamentazione bancaria per ridurre al minimo tal rischio.

La misura in cui le banche centrali si affidano alle autorità di regolamentazione e ai loro stress test per assolverle dalle responsabilità è una questione importante. Poiché la regolamentazione bancaria era stata separata dalla Banca d'Inghilterra, prima che la Lehman andasse in bancarotta la BoE non era a conoscenza dei rischi che comportavano le cartolarizzazioni per il sistema finanziario. Questo errore è stato corretto, ma la regolamentazione bancaria è ancora compartimentata all'interno della BoE.

Si sospetta che questo sia vero anche in altre giurisdizioni, compresi gli Stati Uniti. Organismi di regolamentazione che effettuano prove di stress e la centralizzazione della regolamentazione globale secondo le regole del Comitato di Basilea offrono un certo conforto alla burocrazia della FED, la quale sta contenendo con successo i rischi sistemici.

Da nessuna parte in tutta l'attività di regolamentazione vediamo un'enfasi diretta sui rapporti tra asset e common equity. Vediamo invece restrizioni sulla capacità di bilancio, ma queste sono stabilite da misure di liquidità e rischio di prestito, non dalle dimensioni del capitale di una banca. Spiega perché, con margini compressi da politiche di tassi minimi e persino negativi, le banche commerciali sono state autorizzate, persino incoraggiate, ad espandere i propri bilanci senza ulteriore common equity degli azionisti. Il capitale di classe uno è rafforzato con altri mezzi. Spiega inoltre perché alcune G-SIB hanno persino riacquistato le proprie azioni, presumibilmente osservando lo sconto per contabilizzare i valori, senza che le autorità di regolamentazione dicessero una parola a riguardo.

Quindi dovremmo concludere che la struttura del sistema di regolamentazione potrebbe aver accecato la FED, la Banca dei Regolamenti Internazionali e le altre principali banche centrali occidentali di fronte alle conseguenze della contrazione del credito bancario. I tassi d'interesse sono stati lasciati salire tardivamente dalla FED, come abbiamo visto con l'aumento di ¾ di punto di ieri. Con un IPC pesantemente alterato, che mostra prezzi in aumento del 10% e oltre, un tasso di riferimento all'1,5%-1,75% è una bazzecola. È destinato a salire notevolmente, facendo crollare i valori delle obbligazioni e delle garanzie finanziarie. Porterà a una crisi dei mercati finanziari e dato che le banche commerciali nell'Eurozona e in Giappone possiedono una leva finanziaria estremamente elevata, ci si può aspettare che ciò accada molto presto.

A meno che la FED non sia disposta a lasciare che i mercati risolvano questo pasticcio, una linea di condotta che possiamo escludere a priori, l'unica risposta possibile sarà quella di inflazionare il dollaro per compensare la contrazione del credito bancario. Non ci saranno alternative, poiché la priorità della FED sarà quella di salvare il sistema finanziario e ridurre al minimo le conseguenze per l'economia americana in generale e in particolare per le finanze del governo federale. Le altre banche centrali menzionate in questo articolo dovranno seguire l'esempio, ove possibile. Aspettatevi che le linee di scambio tra di loro vengano espanse, aspettatevi che i mercati obbligazionari vengano chiusi, forse per più di un giorno o due. Come spettatori indifesi, guarderemo quanto è profondo questo abisso, temendo che non ci sia soluzione a una crisi incalzante.


Pianificare anticipatamente una fuga dal sistema monetario fiat

Con una tempesta perfetta che si sta addensando sui mercati finanziari e sulle banche, stiamo assistendo alla fine di un sistema economico globale che ha negato le realtà del libero mercato da quando il presidente Hoover credeva che il governo degli Stati Uniti potesse migliorare l'economia americana nel 1929. I suoi errori furono amplificati dall'eroe dei neo-keynesiani, Franklin Roosevelt, con il suo New Deal. Seguì una seconda guerra mondiale e una socializzazione del capitale nel dopoguerra con un gold standard ridotto ai minimi termini. Ogni fallimento è stato accolto con un nuovo raddoppio dell'interventismo.

E ogni fallimento ha accresciuto il potere dello stato sulla popolazione e diminuitone la libertà. L'allontanamento da un mondo di progresso, in cui le persone erano libere di scambiare i frutti del proprio lavoro con l'intermediazione del denaro sano e onesto, ha portato al crollo finale: un incombente collasso dell'intero sistema statalista.

Da quando è stato definitivamente abbandonato l'oro cinquantun anni fa, la fase finale del nostro declino è stata coperta dalla crescente finanziarizzazione delle economie occidentali, sostituendo la ricchezza sintetica a quella reale. La funzione del denaro fiat è stata quella di perpetuare questa illusione, la quale sta finalmente volgendo al termine.

Nella violenza finanziaria ed economica che stiamo affrontando, è difficile anticipare l'ordine di una serie di eventi all'interno della crisi generale. Il risultato potrebbe essere molto diverso, ma la logica suggerisce quanto segue: i tassi d'interesse saliranno fino a quando non si materializzeranno i fallimenti bancari. Nel frattempo il valore degli asset finanziari sarà sceso, probabilmente molto rapidamente. Quindi possiamo aspettarci un'espansione della politica monetaria per salvare le banche commerciali, sopprimere i rendimenti obbligazionari e finanziare l'aumento dei disavanzi pubblici.

Sarà una replica del tentativo di John Law di salvare la sua bolla Mississippi trecento anni fa, tranne che questa volta è su scala globale e comprende tutto. Nel 1720 la bolla Mississippi scoppiò per prima, seguita dalle livree fiat. Nei prossimi mesi forse le valute fiat sopravviveranno inizialmente alla crisi sistemica, per crollare poco dopo. A questo lato della crisi, che è solo nella sua fase iniziale, l'euro è destinato a essere la prima valuta a crollare del tutto, non solo perché è stata progettata a tavolino, ma a causa della profondità dei problemi strutturali della BCE e dei suoi azionisti.

In queste circostanze, le autorità diventeranno quasi certamente disperate. Credono che le colpe risiedano nei mercati e cercheranno nuovi modi per reprimerli ulteriormente. Insieme ai prezzi delle materie prime, dell'energia e dei generi alimentari, possiamo aspettarci un aumento dei prezzi dell'oro e dell'argento. Le autorità risponderanno sopprimendo i prezzi come fece Diocleziano a suo tempo, vietando anche la proprietà dell'oro? Sarebbero mosse stupide, ma estremamente probabili. I mercati dell'oro potrebbero essere semplicemente chiusi, negando l'accesso a coloro che fuggono tardivamente dal denaro fiat.

I neo-keynesiani pensano ancora che possedere depositi in dollari sia la massima sicurezza. I gestori di hedge fund, anticipando i flussi di valuta, vedono prospettive di forza nel dollaro, ma questo è solo sui cambi. Dal momento che trattano solo carta, sono facilmente persuasi a vendere futures e contratti forward sull'oro e acquistare dollari. Le bullion bank che gestiscono posizioni short sono felici di incoraggiare questa tendenza.

Rappresenta un'enorme opportunità per chiunque comprenda veramente cos'è il denaro e le ragioni per cui il mondo fiat sta andando al macero. Queste poche persone capiscono che il motivo per acquistare oro fisico significa sfuggire al mondo fiat e che deve essere acquistato finché ce n'è a disposizione e soprattutto è ancora consentito farlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


L'attacco dell'Europa contro Bitcoin è un problema di comprendonio e matematica

Gio, 21/07/2022 - 10:09

 

 

da Bitcoin Magazine

Un gruppo di analfabeti informatici nell'Unione Europea è riuscito a convincere il Consiglio europeo che Bitcoin è solo denaro, che i wallet Bitcoin sono veri e propri portafogli che detengono saldi di cassa reali e che dovrebbero essere regolamentati. Questo è ovviamente del tutto folle ed è un'idea nata da una profonda ignoranza.

Dal momento che non è possibile avere una discussione razionale con persone come queste, è necessario formulare e attuare un'altra strategia per affrontare questi imbecilli. Sono fissati con l'idea che Bitcoin sia solo denaro e, dal seme di questa idea sbagliata, è stato aperto un mostruoso vaso di Pandora.

Al fine di evitare gli attacchi immorali dei deliranti socialisti nell'UE, gli sviluppatori di software per wallet Bitcoin devono escogitare una strategia per rimanere fuori dal mirino dei burocrati decisi a danneggiare le attività orbitanti intorno a Bitcoin.

Ogni legge che tocca Bitcoin usa un linguaggio ingannevole come definizione e pretesto. Queste definizioni provengono da ignoranti e non da informatici o sviluppatori di software. Ricontestualizzando i wallet Bitcoin, sarà possibile sfuggire totalmente all'assalto pianificato dai legislatori dell'UE e degli Stati Uniti.

Ecco come.

Gli sviluppatori di wallet Bitcoin si sono concentrati sull'utilizzo delle convenzioni monetarie per tradurre ciò che sta accadendo in qualcosa che la gente comune può capire. Non ci sono informazioni di "gestione delle coin", o UTXO, visualizzate agli utenti nei wallet Bitcoin al consumatore: Melis, BlueWallet, Wallet of Satoshi, Samourai, Pine, Phoenix, Muun; tutto ciò è nascosto perché non è di alcuna utilità per i consumatori.

Invece un insieme di convenzioni familiari, facili da capire e semplici è stato preso in prestito dal mondo bancario per rendere il mondo Bitcoin più comprensibile alle persone normali.

Questo è il motivo per cui altri wallet Bitcoin hanno assunto l'aspetto, la nomenclatura e lo stile delle app bancarie come Halifax e Lloyds.

Di seguito è riportata un'immagine dell'app per telefono di Coinbase, che assomiglia esattamente a un'app bancaria.

Ora Airbitz:

Quando una persona normale, ignorante e analfabeta di computer nel governo dell'UE guarda qualsiasi app Bitcoin, la riconosce come uno strumento finanziario perché assomiglia esattamente alle app finanziarie con cui ha familiarità. Per quanto riguarda ciò che sta succedendo in classi molto diverse di strumenti, non ne hanno assolutamente idea. Vedono solo la superficie ed esprimono i loro giudizi basandosi solo su quella. Questo è il motivo per cui hanno una tremenda confusione riguardo Bitcoin e pensano che il saldo in un wallet Bitcoin sia analogo al saldo in un'app bancaria.

Il nocciolo della questione è uno: le due cose sono molto diverse. Le app Bitcoin vi mostrano il totale degli UTXO su cui avete il controllo in virtù del fatto che siete in possesso della loro chiave privata. È una somma di UTXO. Inoltre quel "denaro" non è sul dispositivo; quello che si trova sul dispositivo dell'utente è un'app che memorizza una chiave crittografica (una stringa di testo) che consente di firmare messaggi e trasferirli sulla rete Bitcoin. I wallet Bitcoin non contengono, né ricevono bitcoin. Vi dicono semplicemente cosa potete firmare con la vostra chiave privata sulla blockchain.

Detto questo, sto ovviamente semplificando il processo, ma tale semplificazione è più accurata del dire che un wallet Bitcoin "riceve e archivia bitcoin", cosa che non accade mai e non è mai accaduta. È anche sbagliato caratterizzare un wallet Bitcoin come "unhosted" se può firmare un messaggio su comando di un utente senza far riferimento a nessun altro. Non ci sono affatto "wallet", è solo l'ennesima analogia.

Bitcoin è un database. Non è una "rete di pagamento", né viene "inviato" alcun valore attraverso di essa. Non ci sono nemmeno "wallet". I messaggi firmati sono ciò che viene inviato alla rete affinché vengano inclusi nel database pubblico. È un database utilizzato per tenere traccia di chi controlla quali output. Non è, e non è mai stato, denaro in senso convenzionale. Solo perché le persone usano questo database come denaro non significa che Bitcoin sia denaro; solo perché le persone usano la parola "wallet" non significa che ci siano veri e propri "portafogli" che contengono bitcoin come un portafoglio di pelle che contiene contanti.

L'uso della parola "portafoglio" per il bene dell'esperienza utente è una convenzione per aiutare a rendere comprensibile la funzione principale degli strumenti. Tali convenzioni sono una scelta, non una regola e non sono nemmeno una verità universale. Ciò significa che chiunque può scegliere qualsiasi convenzione o analogia che desidera per confrontarla con ciò che accade nella propria app Bitcoin. È del tutto possibile che i commercianti di petrolio possano utilizzare la blockchain per denominare i barili di petrolio utilizzando i barili stessi come misura. Oggi un barile di petrolio vale 0,0048 bitcoin/barile. Nel wallet di un commerciante di petrolio questo sarebbe rappresentato come "100" se il commerciante avesse cento barili mostrati sul suo dispositivo e quindi assegnati alla sua chiave privata in un UTXO.

In questo scenario, che è del tutto plausibile, nessuno affermerebbe che "bitcoin è petrolio"... o forse sì? I burocrati sono completamente pazzi e il pensiero folle è quello che vi aspettereste da loro.

Melis, ad esempio, non fa altro che presentare all'utente convenzioni che possa comprendere. Non è un "wallet unhosted"; è un visualizzatore della blockchain e un dispositivo di firma. In nessun modo la forma o la forma di un wallet Bitcoin su telefono cellulare rappresenta uno "strumento finanziario". Se persone molto stupide dovessero classificare un dispositivo di firma come strumento finanziario, molti altri strumenti software verrebbero immediatamente inglobati da quella follia. Melis potrebbe orientarsi verso l'industria petrolifera domani e iniziare a chiamarsi "OilWallet". Il fatto che le persone utilizzino Bitcoin come denaro è irrilevante per la sua natura. Possono scambiarlo con altri beni e servizi, mentre "OilWallet" viene comunque utilizzato per gestire lo scambio di barili di petrolio. Comune a tutto questo è che Bitcoin è solo un database; ciò che gli viene attribuito dipende da voi e non ha nulla a che fare con la sua natura reale.

WhatsApp utilizza esattamente le stesse tecniche di crittografia di Bitcoin per autenticare gli utenti tra di loro. Avete una coppia di chiavi crittografiche che usate per crittografare, decrittografare e firmare i messaggi in modo che l'altra persona che li riceve sappia che provengono da voi e solo da voi. Agli utenti di WhatsApp non interessa come funziona tutto questo, allo stesso modo in cui agli utenti di wallet Bitcoin non viene mostrato il testo delle loro chiavi private. Il software si occupa di tutto ciò per l'utente e fornisce solo informazioni utili per lui. Nel caso di WhatsApp, le informazioni utili sono i messaggi di testo; in Bitcoin è la somma degli UTXO associati alla vostra chiave privata che vengono scritti nel database pubblico della blockchain.

"Allora qual è la risposta?" vi sento belare.

La risposta è definire i wallet Bitcoin "spettatori" e "firmatari".

Se i wallet dovessero rinominarsi come "spettatori di bitcoin", per riflettere meglio la loro funzione e prendere le distanze dal linguaggio del settore finanziario, nessuno potrebbe sostenere che sono "strumenti finanziari" o "wallet unhosted".

Questo è letteralmente ciò che fanno tutti i wallet Bitcoin: agiscono come visualizzatori o, per analogia, "finestre sulla blockchain", mostrandovi quali output sono controllabili da voi.

Quando "inviate" bitcoin a qualcuno (notate come metta "inviate" tra virgolette, perché i bitcoin non vengono mai inviati da nessuna parte; non è come il denaro canonico), non fate altro che prendere la vostra chiave pubblica (quello che viene chiamato "indirizzo bitcoin") e usare la vostra chiave privata per firmare un messaggio che garantisce il controllo di quei bitcoin all'indirizzo del destinatario. Se la convenzione del denaro canonico fosse stata portata alla conclusione logica, gli indirizzi Bitcoin avrebbero potuto essere chiamati "numeri di conto Bitcoin". Firmare un messaggio ha più in comune con i contratti che con la gestione del denaro e demolisce ulteriormente l'assurdo e immaginario "conto bancario svizzero in tasca". Inviare, ricevere, depositare, pagare, conto: tutte queste parole devono essere abolite dalle interfacce dei wallet Bitcoin, dal lessico Bitcoin e dalla nomenclatura generale, altrimenti continuerà la sconsiderata, pericolosa e molto dannosa fusione di Bitcoin con il denaro canonico.

Quando questi messaggi vengono trasmessi per essere aggiunti alla blockchain, o dal vostro nodo, che è una copia di tutti i messaggi incorporati nella blockchain, vengono incorporati una volta che la rete di amministratori del database decide che l'aggiunta è valida. "Amministratori del database" non "miner". State iniziando a capire? L'estrazione mineraria è l'attività di quelle aziende che estraggono metalli preziosi dalla terra, metalli preziosi come l'oro, che in realtà è fondamentalmente denaro, a differenza di Bitcoin. Tutte queste analogie e il linguaggio del mondo finanziario devono essere aboliti dal lessico Bitcoin.

Una volta che il messaggio viene validato dalla rete, il visualizzatore della blockchain sarà in grado di vedere che la firma che avete creato è stata aggiunta al database pubblico e la somma dei vostri UTXO sarà inferiore rispetto a prima dell'invio del messaggio. Nell'attuale convenzione dei wallet, questo è espresso come un unico numero, a volte giustapposto con una conversione in denaro fiat con il segno "approssimativamente uguale a" (≈). Tutto questo serve per aiutarvi a capire, ma non è un riflesso di ciò che sta realmente accadendo, né un prerequisito o una necessità assoluta.

Esistono già strumenti a tal proposito, come la modalità "transazione avanzata" di Melis. Inoltre con Melis è possibile inviare messaggi criptati attraverso le vostre chiavi private, oltre a poterne verificare l'integrità. Dal punto di vista della notarizzazione, ad esempio, è qualcosa di straordinario.

Secondo il pensiero bizzarro, irrazionale e stupido dell'UE, Melis è un'"applicazione di servizi finanziari unhosted" perché mostra un saldo in bitcoin come un unico numero. Se non è un'applicazione di servizi finanziari, perché non dovrebbe farlo? Dichiareranno che uno strumento che controlla un database sia un "wallet?" Nessuno si sta ponendo queste domande perché non capisce come funziona Bitcoin.

Alla fine ci sarà un caso alla Corte Suprema degli Stati Uniti per costringere i legislatori stupidi a obbedire ai loro giuramenti e smettere di interferire con la libertà di parola degli sviluppatori di software americani. Bitcoin non è principalmente denaro, è linguaggio, e nessun legislatore può interferire con la libertà di parola dei cittadini statunitensi. Di più su questo tema in "Why America Can't Regulate Bitcoin".

Una volta che questa diatriba sarà risolta dalla giurisprudenza, i vantaggi per gli Stati Uniti saranno enormi. Tutti gli sviluppatori di software che lavorano su Bitcoin li sceglieranno per basare le loro operazioni, molto probabilmente in Florida. Nessuno nell'UE oserà avviare un wallet Bitcoin perché i burocrati ignoranti non sono in grado di distinguere tra un'app di chat e un'app Bitcoin (suggerimento professionale: non c'è differenza).

Quando ciò accadrà, centinaia di miliardi di dollari da tutto il mondo affluiranno nelle società di wallet Bitcoin gestite dall'America ed esse pagheranno le tasse negli Stati Uniti. L'infrastruttura finanziaria e i relativi strumenti saranno nuovamente dettati dall'America e scorreranno attraverso l'America per lo Zio Sam. L'America risulterà ancora vincente.

Dopo aver letto questo, ci saranno molte persone stupide là fuori che si lamenteranno: "Questa è solo semantica!" Questa è gente che non usa wallet Bitcoin, non possiede bitcoin, non gestisce attività di Bitcoin di alcun tipo ed è ignorante come gli idioti dell'UE che vogliono paralizzare Bitcoin.

Quando tutta questa storia finirà alla Corte Suprema degli Stati Uniti, non saranno loro a pagare il conto legale, anche se raccoglieranno i vantaggi degli sviluppatori di software che lavorano con il database Bitcoin.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


In ogni mercato dell'energia le sanzioni hanno fallito e falliranno

Mer, 20/07/2022 - 10:04

Sebbene dovesse bastare la sola logica per capire a livello elementare che un tetto ai prezzi è un'idea a dir poco idiota e che chi la promuove dovrebbe essere additato come il somaro che è, non c'è stata alcuna sommossa intellettuale sulla scia di una tale proposta. La teoria economica è assolutamente chiara a riguardo e Gary North, nel suo libro L'Economia cristiana in una lezione tradotto dal sottoscritto a suo tempo, ha fatto un lavoro magistrale, sopratutto nel Capitolo 17, per spiegarlo in termini accessibili a tutti. Ma guardiamo la faccenda del tetto al prezzo del petrolio più dal lato pratico: esistono due motivi principalmente sul perché questa linea di politica è destinata a fallire. Il primo: capire esattamente come imporre un tetto al prezzo del petrolio, lo scenario assicurativo sembra quello più prevedibile ma finirebbe per punire gli assicuratori piuttosto che la Russia. Il secondo: il presupposto che la Russia stia semplicemente a guardare. Si tratta di un presupposto pericoloso e costoso, come sottolineato anche da JP Morgan, la quale ha stimato che se la Russia decidesse di tagliare le esportazioni in risposta al tetto del prezzo, il petrolio potrebbe salire a $380 al barile. Chiunque pensi che gli eurocrati siano in qualche modo "più furbi" rispetto al mercato perché viviamo nell'era moderna, non ha capito come funzionano le leggi economiche. Se non volete essere tanto sciocchi quanto i burocrati, e soprattutto non cadere preda delle loro ridicole prese di posizione, leggete L'Economia cristiana in una lezione di North per assorbire i fondamentali della materia e sviluppare gli anticorpi contro la virulenza del socialismo.

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di David Stockman

In passato eravamo forti sostenitori di un accumulo dello Strategic Petroleum Reserve (SPR). Questo perché alla fine degli anni '70 l'argomento che la faceva da padrone a Washington, tra i vari tipi d'interventi insidiosi di politica energetica – sussidi ai combustibili fossili, controllo dei prezzi di petrolio e gas e controlli sulla loro allocazione, standard obbligatori di efficienza energetica, obblighi alla rete elettrica di acquistare energia eolica/solare, ecc. – era che un una grave interruzione dell'approvvigionamento dal Golfo Persico avrebbe fatto vacillare l'economia statunitense e avrebbe minacciato seriamente la sicurezza nazionale.

Quindi tutti questi interventi erano essenzialmente mirati all'autarchia energetica, utilizzando prodotti ad alto costo fatti in casa tra cui etanolo dal mais, prodotti petroliferi distillati dal carbone, risparmio energetico e molto altro. Naturalmente tutti questi interventi scavalcavano la ricerca da parte del libero mercato di forniture a minor costo, compreso il petrolio importato, ma questa strada venne chiusa preventivamente in nome della “sicurezza energetica”.

Eravamo profondamente diversi. La nostra tesi era che l'approvvigionamento energetico efficiente e la sicurezza energetica fossero questioni completamente diverse e che quest'ultima non richiedesse il sacrificio della prosperità interna e dell'aumento del tenore di vita in nome invece dell'autarchia energetica (indipendenza).

Invece la strategia giusta era duplice:

• In primo luogo, lasciare che il libero mercato trovasse la soluzione meno costosa per il fabbisogno energetico della nazione, indipendentemente da dove provenissero tali forniture;

• In secondo luogo, trattare la "sicurezza energetica" come tutte le questioni di sicurezza nazionale, ovvero come un investimento fiscale. Ciò significava acquistare petrolio greggio da immagazzinare in vaste caverne di sale, dove sarebbe stato disponibile in caso di una grave interruzione della fornitura di petrolio greggio a livello mondiale.

Come accadde, la nostra argomentazione prevalse. Durante i primi anni dell'amministrazione Reagan smantellammo quasi tutto l'apparato di autarchia energetica di Jimmy Carter, inclusi la maggior parte dei sussidi per l'energia alternativa, i controlli sui prezzi e altre misure stravaganti come gli standard di efficienza energetica per i tostapane.

Allo stesso tempo rinforzammo lo SPR da meno di 200 milioni di barili nel 1980 a 600 milioni di barili entro la fine della presidenza Reagan, e da lì a un picco di circa 725 milioni di barili intorno al 2012.

A dire il vero, in quest'ultima data gli Stati Uniti avevano raggiunto qualcosa di vicino all'autosufficienza energetica su base netta. Ma quello era il lavoro di Mr. Market che perseguiva soluzioni a basso costo, non quello dei burocrati di Washington che sceglievano vincitori e vinti.

Di conseguenza, in un colpo solo in un periodo di 30 anni, la sicurezza energetica della nazione venne immensamente migliorata; la burocrazia, attraverso schemi di autarchia energetica, venne decisamente sconfitta e un'economia energetica in gran parte basata sul mercato fece emergere un prolungato periodo di prosperità.

Tuttavia c'era sempre un argomento residuo contro lo SPR: un giorno politici codardi a Capitol Hill, o alla Casa Bianca, l'avrebbero trasformato in un'arma politica, rilasciando forniture al solo scopo di abbassare i prezzi interni della benzina in vista delle elezioni, anche in assenza di una grave interruzione delle forniture mondiali.

Eravamo a conoscenza di questo rischio, ma il gioco valeva la candela visto che ci avrebbe consentito di smantellare gli schemi di autarchia energetica di Washington.

Eppure non avremmo mai pensato che un giorno la Casa Bianca sarebbe stata occupata da politici vili e mendaci come l'entourage di Joe Biden. Alla fine di marzo Sleepy Joe ha annunciato uno sbalorditivo  rilascio di 180 milioni di barili da organizzare a un ritmo di 1 milione di barili al giorno fino alle elezioni di novembre.

In prospettiva, questa strategia riguardo lo SPR è da 10 volte a 90 volte più grande di quanto fosse accaduto in periodi precedenti quando si è verificata una vera emergenza, come la prima guerra del Golfo e la chiusura temporanea della produzione all'indomani dell'uragano Katrina.

Ciò significa che entro il giorno delle elezioni il cuscino di 568 milioni di barili esistente il 31 marzo sarà sceso a soli 390 milioni di barili, la quantità più bassa sin dal 1986, quando il programma era nella sua modalità iniziale di accelerazione.

Se fossimo una testa calda partigiana, come Sean Hannity, saremmo tentati di dire che l'entourage di Biden ha convertito a tradimento una risorsa della sicurezza nazionale in un'arma della sua campagna elettorale. Ma in realtà possiamo accontentarci dell'epiteto "stupidità", perché questo stupido rilascio di riserve dallo SPR non farà scendere materialmente i prezzi alla pompa negli Stati Uniti.

I mercati del petrolio greggio sono tra i mercati più interconnessi e arbitrati del pianeta. In circostanze normali, una volta che ci si adegua ai gradi di qualità e alla distanza/costo di trasporto, lo stesso prezzo per BTU di petrolio prevale in tutto il mondo.

Inutile dire che 1 milione di barili è molto greggio, ma è anche solo l'1% dei 100 milioni di barili al giorno sul mercato globale. Ed è anche molto meno dei 2-3 milioni di barili al giorno di greggio russo che l'insensata Guerra delle Sanzioni di Washington ha ritirato dal sistema di approvvigionamento globale.

Quindi non sorprende che, anche con il recente svenimento delle materie prime, il prezzo alla pompa a $4,77 al gallone sia ancora in aumento del 15% rispetto a quando è stato annunciato il piano di rilascio di Biden alla fine di marzo. Vale a dire, il Team Biden ha tirato fuori un doppio smacco: lo sperpero di una risorsa di sicurezza nazionale e nessun vantaggio alla pompa di benzina.

In realtà, dovremmo dire un triplo smacco. Per gentile concessione della Reuters, ora sappiamo che più di 5 milioni di barili dello SPR sono stati esportati in Europa e in Asia solo il mese scorso.

Ad esempio, la Philips 66, la quarta più grande raffineria di petrolio degli Stati Uniti, ha spedito circa 470.000 barili di greggio dal sito di stoccaggio di Big Hill SPR in Texas a Trieste, in Italia, secondo i dati della dogana statunitense. Trieste è sede di un oleodotto che invia petrolio alle raffinerie dell'Europa centrale.

Allo stesso modo, l'Atlantic Trading and Marketing (ATMI), una filiale della principale compagnia petrolifera francese TotalEnergies, ha esportato 2 carichi da 560.000 barili ciascuno, carichi diretti nei Paesi Bassi e in una raffineria Reliance in India. E un terzo carico era diretto... sentite questa... in Cina!

Naturalmente non c'è davvero nulla di sorprendente in queste rivelazioni. Come abbiamo detto, i mercati petroliferi globali sono strettamente interconnessi e arbitrati, quindi non c'è nulla di particolarmente nefasto di per sé nel fatto che questi carichi SPR siano stati trascinati sul mercato mondiale.

Quello con cui abbiamo a che fare, invece, è la stupidità. Se questi carichi SPR esportati fossero stati legalmente vincolati all'uso nelle raffinerie nazionali, tale obbligo avrebbe semplicemente ritirato una quantità equivalente di greggio nazionale attualmente prodotto che poi sarebbe finito in Italia, Paesi Bassi, India, Cina, ecc. e non avrebbe fatto alcuna differenza alla pompa di benzina.

Inutile dire che questa è l'ABC dell'economia petrolifera di cui il Team Biden è all'oscuro, come ci viene ricordato quasi ogni giorno.

Persino Jeff Bezos si è sentito in dovere d'intervenire quando Sleepy Joe ha twittato che le decine di migliaia di imprenditori indipendenti che gestiscono le stazioni di servizio della nazione e che guadagnano margini maggiori sui bar rispetto alla benzina, dovrebbero tagliare i prezzi per aiutarlo a far rispettare il cosiddetto “ordine internazionale liberal” in Ucraina. Ma questo dimostra semplicemente quanto siano davvero fuori di testa i burattinai del nostro presidente burattino.

E questo ci porta al problema più grande: l'amministrazione Biden non ha solo politicizzato lo SPR, ma ha armato l'intero mercato energetico per perseguire il suo intervento sbagliato nella disputa tra la Russia e i suoi ex-territori.

Ovviamente le sanzioni energetiche si sono ritorte contro i sanzionanti, anche se hanno creato un mercato petrolifero mondiale a due livelli: un banco sconti per gli amici della Russia (come India, Brasile, Sud Africa e Cina) e prezzi premium per la Main Street d'America e per i pietosi alleati europei di Washington. Di conseguenza la Russia sta generando più entrate petrolifere che mai grazie ai prezzi molto più alti su volumi solo leggermente ridotti, mentre Washington e i suoi alleati pagano lo scotto.

Né il mercato petrolifero è la fine di tutta questa storia. A causa del vasto sottoinvestimento in combustibili fossili negli ultimi anni, alimentato da obblighi sull'energia verde e incentivi fuorvianti, un mondo affamato di energia sta tornando al carbone mentre la carenza di gas naturale e petrolio accelera.

Proprio così. Il carbone è stato dato per morto diversi anni fa, un'offerta sacrificale allo scellerato fanatismo anti-CO2 e pilastro della religione del cambiamento climatico. Ma i prezzi oggi sono ai massimi storici: i prezzi spot del carbone nel porto australiano di Newcastle, un fornitore chiave per l'Asia, hanno superato per la prima volta i $400 la tonnellata.

Come ha di recente riassunto il Wall Street Journal:

La spinta è guidata dall'Europa, la quale sta aumentando gli acquisti di carbone per fare in modo che possa mantenere il flusso di energia verso case e fabbriche dopo che la Russia avrà interrotto le forniture di gas al continente. La Germania, che ha promesso di eliminare il carbone come fonte di energia entro il 2030, è tra le nazioni che ora ne importano di più. Infatti il leader del Partito dei Verdi e ministro dell'Economia, Robert Habeck, ha definito amara ma necessaria la maggiore dipendenza dal carbone.

Oltre a Germania, Italia, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Austria hanno ora dichiarato che si stanno preparando a riavviare le centrali a carbone, ad aumentarne la produzione, o a mantenerle in funzione più a lungo del previsto.

Anche alcune parti degli Stati Uniti stanno aumentando l'uso dell'energia a carbone, poiché l'elevata domanda di elettricità a temperature insolitamente calde spinge le reti elettriche regionali sull'orlo del blackout.

Come risultato di queste grandi perturbazioni sui mercati del petrolio e del gas, causate dalle politiche per l'energia verde e dalla guerra delle sanzioni, la domanda di carbone sta raggiungendo livelli record. Ma nonostante tutte le pazzie dei fanatici del clima e gli sforzi in Occidente per bandire il carbone, i numeri parlano chiaro: tra il 2015 e il 2021 il mondo intero, ad eccezione degli Stati Uniti e dell'Europa, ha aumentato il consumo di carbone (nonostante l'Europa abbia ridotto drasticamente l'uso del carbone a favore del gas naturale e del solare e dell'eolico).

Consumo di carbone nel 2021/Variazione percentuale rispetto al 2015: 

• Cina: 4,13 miliardi di tonnellate, in crescita del 9%

• India: 1,06 miliardi di tonnellate, in crescita del 20%

• Resto del mondo: 1,78 miliardi di tonnellate, in crescita dell'8%

• USA: 508 milioni di tonnellate, in calo del 29%

• Europa: 435 milioni di tonnellate, in calo del 36%

• Totale mondiale: 7,9 miliardi di tonnellate, in crescita del 2,2%

Ma ora queste tendenze si stanno invertendo sia negli Stati Uniti che in Europa. Bloomberg ha di recente sottolineato che le importazioni di carbone si sono riversate nella regione di Anversa-Rotterdam-Amsterdam, un enorme snodo di trasporto per l'energia e le materie prime. Durante la prima metà di quest'anno le importazioni sono aumentate del 35%, a 26,9 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Inutile dire che, proprio come nel caso del petrolio e del gas naturale, Putin si sta rotolando per le scale dalle risate. La Russia, che è il quarto esportatore di carbone al mondo dopo Australia, Indonesia e Sud Africa, sin dal 24 febbraio scorso ha visto aumentare le sue esportazioni di carbone via mare.

C'è stato un cambio di acquirenti, ma la perdita di alcuni mercati in Europa e Giappone è stata più che compensata da un aumento degli acquisti, in particolare, da parte di India e Turchia.

La Russia ha esportato 16,45 milioni di tonnellate di carbone via mare a giugno e 16,56 milioni di tonnellate a maggio rispetto ai 13,43 milioni di tonnellate a dicembre, 12,28 milioni a gennaio e 13,08 milioni a febbraio.

In particolare la Cina ha acquistato 4,72 milioni di tonnellate di carbone dalla Russia a giugno e 4,57 milioni a maggio, secondo Kpler, rispetto ai 3,12 milioni a gennaio e ai 2,61 milioni a febbraio.

L'India, che ha aumentato le importazioni di carbone a causa di una carenza interna, ha notevolmente aumentato gli acquisti dalla Russia, con i dati Kpler che mostrano 1,16 milioni di tonnellate arrivate a giugno e 836.072 tonnellate a maggio, rispetto alle 678.051 tonnellate a gennaio e 501.115 a febbraio.

In breve, in ogni mercato dell'energia la Guerra delle Sanzioni è stata un fallimento per l'Occidente. Oltre ai 5 dollari per la benzina alla pompa, i consumatori statunitensi pagheranno bollette nettamente più alte poiché anche i prezzi del carbone saliranno a livelli senza precedenti.

Sì, dallo SPR al carbone, l'amministrazione Joe Biden è un disastro e non potrà far altro che peggiorare da qui in poi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Il grande risveglio continua

Mar, 19/07/2022 - 10:03

 

 

di Tom Luongo

Quando i camionisti canadesi hanno protestato pacificamente a Ottawa contro gli obblighi di vaccinazione di Justin Trudeau era ovvio a molti che qualcosa d'importante era cambiato. Non era una psy-op della cricca di Davos, come quella che ha messo a ferro e fuoco Minneapolis.

Era un risveglio genuino di un'opposizione contro il Grande Reset. Distruggere i mezzi di sussistenza delle persone che portano le merci nei nostri negozi è stato il classico passo più lungo della gamba. Anche la persona più idiota del mondo ha capito ciò che stava accadendo con i vaccini COVID.

Come siamo arrivati ​​a questo punto così in fretta?

L'agenda della cricca di Davos ha subito un'accelerazione negli ultimi mesi poiché i grandi eventi le hanno forzato la mano: dalla guerra di Jerome Powell ai mercati offshore del dollaro a Putin che ha scelto se impiccarsi o annegare, i pilastri della loro base di potere si stanno sgretolando sotto il peso delle loro ambizioni.

La maggior parte delle persone non riesce a concepire cosa significhino questi grandi cambiamenti e purtroppo fanno ancora affidamento sulla piccola quantità d'informazioni che ottengono dai loro padroni per dar forma alle loro opinioni. Ma tale informazione è diventata così ridicola, di così bassa qualità, che abbastanza persone adesso si stanno ponendo domande che non avrebbero mai contemplato in precedenza.

È un inizio. E una volta che le ultime vestigia di fiducia nei nostri media si scioglieranno, vedremo molto di più delle proteste che abbiamo visto fino a oggi.

Sì, le cose possono peggiorare.

Detto questo, il catalizzatore della rivolta degli agricoltori europei è stato il folle errore di calcolo dei tirapiedi della cricca di Davos. Bloccare i conti dei camionisti e calpestare i manifestanti pacifici con i cavalli ha risvegliato tante persone.

Quando si fanno arrabbiare le banche, si radicalizza la gente comune e si crea una corsa agli sportelli bancari a livello nazionale, significa impostare un conto alla rovescia sul proprio governo.

Per prima cosa hanno preso di mira i camionisti per imbastire una crisi dal lato dell'offerta. La gente li ha sostenuti a frotte e sono stati calpestati.

Ora hanno preso di mira i terreni agricoli olandesi per inasprire ulteriormente una crisi alimentare e gli agricoltori hanno preso il testimone dei camionisti canadesi.

This is wild.
The Dutch farmers that are fighting against the government didn’t erect a flag of the Netherlands in their square but a Canadian Flag. ????????
An unstoppable movement was started in Canada. pic.twitter.com/hUFpBAQ92T

— bu/ac (@buperac) July 8, 2022

Per settimane mi sono chiesto se l'ondata d'incendi negli impianti di lavorazione degli alimenti in tutto il Nord America fosse un sabotaggio o solo il naturale effetto a valle di persone oberate di lavoro e attrezzature sottoposte a manutenzione insufficiente.

È un punto giusto da considerare piuttosto che parlare solo a metà dei mali della cricca di Davos, perché, alla fine, non importa quale sia la verità (probabilmente un misto di entrambe), questi guasti sono comunque tutti colpa loro.

Grazie alla politica imbecille riguardo il COVID.

E che dire dei deragliamenti dei treni contenenti fertilizzanti?

O le mille mucche morte per prostrazione da calore?

Quando è iniziata la rivoluzione degli agricoltori nei Paesi Bassi, ho capito che si trattava di qualcosa di più profondo e ne ero felice. Il Grande Risveglio, iniziato a Ottawa e diffusosi in tutto il mondo, si è trasformato in un vero e proprio incubo politico per Klaus Schwab e la sua allegra banda d'idioti nichilisti.

Vogliono impossessarsi della terra degli agricoltori olandesi. I Paesi Bassi sono regolarmente elogiati dalla cricca di Davos come una sorta di Mecca dell'agricoltura sostenibile. Allora perché perseguitarli? Per non demonizzare ulteriormente gli agricoltori americani. Voglio dire, tutti sanno che gli americani sono sporchi maiali, giusto?

E poi mi sono imbattuto nei piani per Tristate City e tutto ha avuto un senso.

Mandare in bancarotta gli agricoltori attraverso un atto legislativo e sequestrare la loro terra per costruire la Davos Smart City of the Future, il perfetto "Capitolo della Corporatocrazia".

Provate a cercare su Google qualsiasi cosa su questa connessione e troverete molto poco. Fate una ricerca su Twitter per "Tristate City" e traete le vostre conclusioni.

Pensate al film Minority Report, ma con i tedeschi.


Rivoluzione periodica

La guerra della cricca di Davos contro la tavola periodica continua senza sosta. Ma notate come non siano interessati a elementi veramente velenosi come il Mercurio (Hg) o il Tallio (Tl) o persino l'Arsenico (As). A causa della loro chimica estrema, sono in realtà facili ed economici da reperire.

No, sono interessati agli elementi costitutivi della vita stessa: carbonio (C), idrogeno (H), ossigeno (O), azoto (N), fosforo (P) e zolfo (S).

L'obiettivo della "decarbonizzazione" è dichiarato in tutto il mondo.

Il fosforo e l'azoto sono stati attaccati incessantemente da decenni come conseguenze della guerra ai "fertilizzanti chimici", alle emissioni delle ciminiere, ecc.

L'intera industria dei trasporti è stata resa meno efficiente, aumentandone i costi attraverso norme inutili sull'olio combustibile e sul diesel a basso contenuto di zolfo.

Ora dovremmo fare il tifo per le navi di piccolo tonnellaggio alimentate a GPL come forma di progresso! Sì, una nave da $350 milioni per lo spostamento di merci da Jacksonville a Puerto Rico. Davvero un'idea brillante!

Usiamo il carburante più costoso che si possa immaginare (metano liquido) per le spedizioni, un'industria in cui i costi del carburante sono letteralmente tutto.

E io che pensavo che il fracking fosse il male!

Il tutto sotto la rubrica di aria pulita e parole d'ordine come "sostenibilità".

Ora sono tutti per un ambiente pulito e quindi bisogna affrontare il vero inquinamento che ostacola la vita umana e persino l'ecosistema/rete alimentare: le mucche che producono azoto... ignorando che fanno parte del ciclo naturale di questo elemento essenziale.

Quale sarà poi il passo successivo? Legiferare contro i vulcani?


Anti-transumanesimo

Verte tutto sul convincere tante persone a considerarsi un inquinante e a considerare l'attività umana come "innaturale". Pensate all'argomento inquadrato qui ed è molto semplice: l'umanità non fa parte del "mondo naturale", le nostre attività non sono una conseguenza del "puro design della natura".

Questo è letteralmente l'argomento principale sui cambiamenti climatici causati dall'uomo. Peccato che abbiano dovuto definire gli input energetici dell'uomo nell'ambiente nel modo più idiota (e impreciso) immaginabile, ignorando più del 90% dell'energia che il sole e l'Universo impartiscono al nostro pianeta.

Ora aggiungeteci la consapevolezza che tutti hanno una religione, anche gli atei (si limitano ad adorare qualcos'altro): dalle riunioni nelle chiese ai tribunali, dalle cattedrali alle aule scolastiche, dai templi alle case popolari.

La conclusione è questa: "Tutti credono in qualcosa, anche i nichilisti".

Ma questo anti-umanesimo è di gran lunga peggiore di qualsiasi dottrina del cristianesimo sul "peccato originale". Il messaggio di quest'ultima è che siamo imperfetti ma redimibili, perché portiamo dentro di noi la scintilla del divino. Il percorso verso l'illuminazione è la scoperta e il miglioramento di sé stessi.

La minaccia esistenziale è la propria eredità, niente di più; è un viaggio interiore.

La religione del clima si è fusa cinicamente con l'arroganza e il colonialismo della cricca di Davos per creare qualcosa di orribile e mortale. E poiché ora hanno il controllo sui testi sacri, sono diventati crociati che non verranno fermati da persone che si rifiutano di obbedire.

Sarete assimilati attraverso la falce e il martello che mascherano con la spada e lo scudo.

È per un bene superiore, dopo tutto.

Date retta ai meme, gente: siamo noi l'impronta di carbonio che vogliono ridurre. Noi siamo il bestiame che pensano di poter allevare. È stata dispiegata tutta la forza del loro programma per riportarci indietro a quando mangiavamo insetti per sopravvivere.

È questa l'eredità con cui volete lasciare questo mondo?

Se non li fermiamo adesso, non ci saranno molti posti in cui rifugiarsi. E se dubitate di me, andate a parlare con un agricoltore.

"Pensate a livello mondiale ma agite a livello locale" ha appena assunto un significato più profondo ed è tempo di agire.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


La cricca di Davos continua a perdere pezzi: le dimissioni di Draghi

Lun, 18/07/2022 - 10:00

 

 

di Tom Luongo

Il premier italiano Mario Draghi è fuori. Ha rassegnato le dimissioni al presidente Sergio Mattarella, che per il momento le ha rifiutate. Ci sarà un altro voto di fiducia, ma non dovrebbe importare.

Come sempre nella politica italiana, la storia è sempre molto più oscura dei titoli di giornale.

Infatti essi dicono che il leader del Movimento Cinque Stelle (M5S), Giuseppe Conte, non può più sostenere il governo Draghi perché non sta facendo nulla per affrontare l'aumento vertiginoso dei costi alimentari ed energetici in Italia. Senza il supporto del M5S sarà difficile, nella migliore delle ipotesi, per Draghi restare in carica.

I partiti che hanno "vinto" le ultime elezioni sono ora 3° e 4°. M5S ora è solo al 12% e la Lega appena al 15%.

A guidare le urne è Fratelli d'Italia di Georgia Meloni e siamo a nove mesi dalla data ufficiale delle elezioni.

Direi che nove settimane sono più probabili.

Quindi la mossa del M5S e di Conte non va a loro favore, ciò implica qualcosa di molto più profondo di quello che appare in superficie: un'urgenza di rimuovere Draghi che prevale sulla politica del potere, dove il futuro dell'Italia stessa potrebbe essere la posta in gioco.

E penso di sapere anche il perché.

L'Italia è tristemente impreparata per questo inverno, poiché lo stoccaggio del gas è ben al di sotto dei livelli necessari per superarlo. Il problema è che l'Italia e l'UE hanno mentito spudoratamente al riguardo. Secondo i dati dell'UE il sistema gas italiano è pieno per oltre il 65%, con oltre 126 TWh disponibili, in linea con altre grandi nazioni, come la Germania.

Ma guardando i numeri effettivi, per quest'anno, difficili da reperire nelle ultime settimane (mi chiedo perché), l'italiana Stogit, la principale società di stoccaggio del gas in Italia, è piena solo al 53% (link ai dati del 14/07/2022).

Confrontate la velocità di riempimento dello stoccaggio del gas (si veda il grafico qui sotto) tra i dati odierni con quelli del 17/06/2022 in cui lo stoccaggio si attestava a solo il 37% della capacità e vedrete esattamente cosa sta arrivando.

Allora cos'è successo che all'improvviso ha causato una variazione del ritmo di stoccaggio del gas per l'Italia? Il M5S ha iniziato la sua campagna contro la gestione dell'Ucraina da parte di Draghi e il 17 giugno è stato indetto uno sciopero generale tra i lavoratori nei trasporti.

Dopo che Draghi ha parlato pubblicamente della risoluzione del conflitto tra Ucraina e Russia, il ministro degli Esteri italiano Luigi DiMaio (ex-primo ministro e leader del M5S) ha apertamente criticato l'“immaturità” di Draghi nei confronti della Russia.

Ora è qui che le cose si fanno davvero oscure. Ricordiamo che è stato Conte a fare il portaborse di Angela Merkel quando era Presidente del Consiglio per far deragliare qualsiasi potenziale uscita dell'Italia dall'Unione Europea, o, almeno, dall'euro. Ricordiamo inoltre che è stato Matteo Salvini della Lega a chiedere apertamente all'Italia di abbandonare l'euro.

Salvini è stato poi messo sotto pressione da una causa legale farlocca, alimentata da Soros contro di lui, per la gestione di una barca carica di rifugiati quando era Ministro dell'Interno.

Conte ha inscenato un colpo di stato contro Di Maio mentre entrambi hanno gettato Salvini sotto il treno quando ha fatto la sua mossa nell'agosto 2019 per far cadere il governo e forzare nuove elezioni, che, all'epoca, la Lega avrebbe vinto alla grande, avendo più del 35 % di sostegno nazionale.

Da allora Salvini si è prostrato di fronte a quasi tutte le mosse sbagliate fatte dall'Italia, probabilmente perché non contava anche se si fosse opposto.

Alla fine queste manovre delle élite politiche italiane hanno neutralizzato i nuovi arrivati ​​M5S e Lega e alla fine hanno portato Draghi come una sorta di Primo Ministro ad interim politicamente neutrale per traghettare il Paese verso le prossime elezioni, previste per la prima parte del 2023.

La cricca di Davos aveva bisogno di Draghi in Italia per guidare la liquidazione del Paese, dove si inserisce anche la crisi dello stoccaggio del gas. La cricca di Davos si è mossa rapidamente per mettere tutta la sua gente in giro per l'Europa dopo aver nominato Joe Biden come presidente negli Stati Uniti. Il comando di Draghi in Italia significava che la cricca di Davos era responsabile di entrambe le parti del rapporto italo-americano.

E sono sicuro che si aspettavano di avere tutto ciò di cui avevano bisogno per "gestire il tavolo" dal punto di vista geopolitico. Draghi avrebbe implementato gli obblighi di vaccinazione, i Green Pass e avrebbe degradato ulteriormente la competitività dell'Italia.

L'euro sarebbe rimasto forte, i rendimenti delle obbligazioni sovrane europee sarebbero rimasti bassi, la reputazione della BCE sarebeb rimasta intatta e la FED sarebbe stata prigioniera dei piani di spesa folli dei Democratici. Questa era la situazione quando Draghi si è insediato nel marzo 2021.

Tutto ciò che serviva era che gli Stati Uniti stampassero/spendessero come se non ci fosse un domani con i Democratici al pieno potere negli Stati Uniti. La FED sarebbe stata costretta a monetizzare altri $6.000 miliardi che il mondo non voleva e gli Stati Uniti sarebbero crollati, consentendo ai capitali di fluire in Europa invece di fuggire da essa.

Sappiamo tutti com'è andata a finire invece.

La FED, guidata da Jerome Powell, ha costantemente minato l'agenda degli eurocrati con una rigida linea di politica per il dollaro, la quale ha dato il via alla corsa al rialzo del dollaro lo scorso giugno quando il tasso di pagamento sui Reverse Repo sono stati rialzati allo 0,05%.

Allo stesso tempo, Krysten Sinema (D-AZ) e Joe Manchin (D-WV) hanno bloccato l'agenda interna rifiutando sia il progetto di legge sulle infrastrutture che il "Build Back Better" al Senato. Pelosi e Schumer sono stati ostacolati ad ogni turno e non sono riusciti a superare quei due.

Come ho detto allora, quei due stanno in piedi solo perché dietro di loro ci sono persone potenti. Gente che nemmeno la cricca di Davos può ricattare.

Questa è una breve lista, per vostra informazione. Inizia con la FED e finisce con il capitale internazionale che non vuole sottostare al nuovo Comintern. Per un elenco completo, basta guardare coloro che non sono disposti a sanzionare la Russia per aver sferrato il primo pugno in Ucraina.

Una volta che l'agenda è crollata e il secondo mandato di Powell come presidente del FOMC è stato assicurato, ciò ha posto le basi per ciò che sta accadendo ora.

Le dimissioni di Draghi sollevano MOLTE domande. Perché Conte, ex-tirapiedi della Merkel, si sarebbe ritirato dalla coalizione se la cricca di Davos ha ancora il controllo della situazione in Italia? Cos'è cambiato che lo ha costretto?

Ho già delineato la menzogna sullo stoccaggio del gas e l'indecisione di Draghi sull'Ucraina, ma è abbastanza? La scorsa settimana la cricca di Davos ha ottenuto un paio di scalpi: Boris Johnson e Shinzo Abe. Entrambi erano allineati con gli Stati Uniti, non con l'Europa.

L'Europa vuole sostenere una guerra contro la Russia senza sembrare che appoggi una guerra contro la Russia. Tipico degli europei, vogliono che i loro desideri siano pagati dai soldi degli Stati Uniti.

Ora stanno perseguitando Olaf Scholz per mettere formalmente i Verdi al comando in Germania e tradire ciò che resta della classe media tedesca.

Sapete, credo che la FED stia lavorando per ristabilire il primato degli Stati Uniti sulla propria politica monetaria e fiscale, tesi avallata dal modo in cui Powell ha rialzato i tassi e causato attacchi di cuore all'interno del sistema Eurodollaro.

Inoltre, quando si guarda ai fallimenti a livello globale dell'amministrazione Biden per isolare la Russia, si vede un'agenda della cricca di Davos che sta fallendo su tutti i fronti.

Quindi i nuovi arrivati ​​​​nella palude politica italiana, come quelli del M5S, potrebbero aver finalmente avuto abbastanza garanzie che la situazione è cambiata. I numeri dell'IPC al 9,1% sono stati sufficienti a far crollare il castello di carte.

Le fazioni anti-Davos all'interno degli Stati Uniti sono ora abbastanza forti da potersi liberare del giogo della cricca di Davos, rappresentato da Draghi, Mattarella e dall'ex-premier Matteo Renzi, e iniziare la corsa all'indipendenza dell'Italia.

La FED risponde alla cricca di Davos che elimina Johnson eliminando Draghi e mettendo l'UE sulla strada verso la disintegrazione. L'euro ha rotto la parità con il dollaro su tale notizia. La BCE sta ancora solo pensando a tassi più alti, mentre la FED è chiaro che salirà di altri 75-100 punti base tra due settimane.

Cosa farà Lagarde? Lasciar salire i tassi? Se sì allora tanti saluti all'Italia e benvenuta crisi bancaria dell'Eurozona.

Dato quanto sia odiato Draghi in Italia, non c'è modo per lui di rimanere dato quello che sappiamo ora. Ogni ulteriore resistenza da parte di Mattarella farà sì che tutti vengano linciati pubblicamente.

L'umore in Italia è pessimo.

È probabile che Draghi stesse guardando dall'altra parte mentre la Germania succhiava il gas destinato all'Italia per assicurarsi che quest'ultima morisse di fame e si congelasse il prossimo inverno.

Allora, qual è la morale della favola?

L'UE è in guai seri. Con la caduta di Draghi, non c'è modo di fermare un crollo dei prezzi del debito italiano, poiché o la cricca di Davos si lancia in tutto per tutto e nazionalizza le riserve auree dell'Italia, o la Meloni sale al potere con l'appoggio delle banche statunitensi e del Dipartimento della Difesa e porta il Paese fuori dall'euro, se non dalla stessa UE.

Il tradimento è stato totale. Non c'è modo di riportare la fedeltà italiana all'UE dopo che si è rivelato come l'ennesimo tentativo tedesco di conquistare l'Europa.

Come ho descritto in articoli precedenti, con la Russia da una parte e la FED/Interessi bancari statunitensi dall'altra, la morsa sull'Eurozona e sulla Banca Centrale Europea non è mai stata così stretta.

La BCE non ha risposte, tutto quello che può fare è continuare a finanziare l'Italia fino alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, dove la cricca di Davos spera di poter salvare i Democratici da una completa distruzione.

Ora Conte e il M5S hanno fatto saltare anche questo di piano.

È in corso una vera lotta per il primato sul potere dell'Occidente: eurocrati comunisti contro anglo-fascisti corporativisti. Ricordate, non ci sono "bravi ragazzi" qui, sono tutti fatti della stessa terribile pasta.

La rimozione di Draghi, l'ultimo insider della cricca di Davos, è uno dei punti di svolta più importanti nel 2022, il che mi suggerisce che essa ha perso il controllo sul Paese più importante d'Europa.

Dato quanto siamo vicini ad una guerra santa mondiale per l'energia voluta dalla cricca di Davos, come sottolineato di recente dal discorso dell'ex-Segretario di Stato Mike Pompeo, direi che sono dalla parte che sta lavorando per evitarla.

Un fattore di protezione solare da 20 milioni non è stato ancora inventato, sono sicuro che l'avrei visto pubblicizzato su Wired. Già solo per questo motivo dovreste essere felici per l'ignominiosa fine della vita pubblica di Mario Draghi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Il prodotto civetta dell'interventismo: (presunta) stabilità economica, sociale e commerciale

Ven, 15/07/2022 - 10:07

 

 

di Francesco Simoncelli

È conoscenza popolare che il ruolo delle autorità centrali debba essere quello di rendere l'economia il più stabile possibile, ovvero, un'assenza di fluttuazioni eccessive. Secondo  questo modo di pensare, un ambiente economico stabile in termini d'inflazione dei prezzi stabile e crescita della produzione funge da cuscinetto contro vari shock, oltre a facilitare la vita delle aziende. Attraverso vari metodi quantitativi, i banchieri centrali hanno stabilito che bisogna mantenere l'inflazione dei prezzi al 2% e qualsiasi deviazione da tale cifra costituisce una deviazione dalla stabilità dei prezzi. Come ha ribadito anche il mese scorso la Lagarde, il ruolo attivo delle banche centrali nella ricerca della stabilità è imprescindibile. Ovviamente questa è una contraddizione in termini, poiché qualsiasi tentativo di manipolare il cosiddetto livello dei prezzi implica un'interferenza con i mercati e quindi porta a falsi segnali. La verità è che manipolare i tassi d'interesse, mediante il pompaggio monetario, non rafforza i fondamentali economici, ma al contrario, si peggiorano le cose.

Se immaginiamo, a parità di condizioni, che il cosiddetto livello dei prezzi inizia a deviare dall'obbiettivo ufficiale dichiarato, l'intervento della banca centrale è una risultante scontata e quindi inizia a stampare denaro che poi finisce nel sistema bancario. Anche se tale intervento porta infine a una stabilizzazione dei prezzi, il problema di base rimane: il pompaggio monetario mette in moto una deviazione di ricchezza reale da chi la crea a chi la spreca. Ciò che non si vede, perché è impossibile calcolarlo ex ante, è l'indebolimento del processo di creazione della ricchezza reale e il conseguente impoverimento economico. Le fluttuazioni nella crescita dell'offerta di denaro sono importanti, perché sono esattamente queste che mettono in moto il ciclo boom/bust, indipendentemente dal fatto che il livello dei prezzi sia stabile o meno.

Sebbene sia molto probabile che gonfiare l'offerta di denaro abbia come risultato aumenti generali dei prezzi, non sempre è così. I prezzi sono determinati da fattori reali oltre che monetari, di conseguenza può accadere che se i fattori reali spingono le cose in una direzione opposta ai fattori monetari, non potrebbe verificarsi alcuna variazione visibile dei prezzi. Chiaramente se dovessimo prestare attenzione al cosiddetto livello dei prezzi e ignorare i cambiamenti nell'offerta di denaro, giungeremmo a conclusioni fuorvianti sull'economia. Alla base delle politiche di stabilizzazione dei prezzi c'è l'idea che il denaro sia neutrale: le variazioni monetarie hanno solo un effetto sul livello generale dei prezzi, senza averne sui prezzi relativi di beni e servizi (se ad esempio il rapporto di prezzo tra mele e pere è 2:1, e questo a sua volta significa un tasso di cambio di €2 e €1, un aumento dell'offerta di denaro che ne va a dimezzare il potere d'acquisto avrebbe come effetto un raddoppio dei prezzi generali, ovvero €4 e €2, e non un cambiamento nel rapporto di prezzo relativo tra mele e pere).

Cosa non si vede? Quando l'offerta di denaro subisce variazioni artificiali, l'Effetto Cantillon risultante fa sì che ci siano sempre primi destinatari che ne beneficiano. Questi attori di mercato, con più soldi a loro disposizione, possono acquistare una quantità maggiore di beni mentre i prezzi sono ancora invariati; man mano che poi questo denaro circola, i prezzi di beni/servizi iniziano a salire. I destinatari ultimi delle iniezioni artificiali di denaro ne beneficiano in misura minore, o potrebbero persino scoprire che la maggior parte dei prezzi è aumentata così tanto che ora possono permettersi meno beni/servizi. In sostanza, l'aumento dell'offerta di denaro porta a una ridistribuzione della ricchezza. Questo spostamento va ad alterare la domanda di beni/servizi da parte dei singoli attori di mercati e, a sua volta, ne altera i prezzi relativi. I cambiamenti nell'offerta di denaro, quindi, non possono essere affatto neutrali. Come scrive Rothbard nel Capitolo 11 di Man, Economy, and State (p. 849):

Poiché il valore di scambio generale, o PPM (potere d'acquisto del denaro), del denaro non può essere definito quantitativamente e isolato in nessuna situazione storica, e le sue variazioni non possono essere definite o misurate, è ovvio che non può essere mantenuto stabile. Se non sappiamo cos'è una cosa, non possiamo agire per mantenerla costante.

Avendo concluso che i cambiamenti nell'offerta di denaro non sono neutri, ciò significa che gli interventi della banca centrale manomettono i prezzi relativi, cosa che porta a una allocazione inefficiente delle risorse scarse: sovrapproduzione di alcuni beni e sottoproduzione di altri. Inutile dire, quindi, che ciò che conta per la prosperità economica non è la stabilità dei prezzi, bensì le libere fluttuazioni dei prezzi relativi. Ciò a sua volta consentirà alle aziende di rispettare i desideri dei consumatori, ovvero consentirà un'allocazione efficiente delle risorse scarse.

In sintesi, le politiche monetarie che mirano a stabilizzare il livello dei prezzi in realtà indeboliscono il funzionamento stesso dell'economia di mercato. In tal senso l'ex-Unione Sovietica non ebbe inflazione in termini di prezzi di beni/servizi, perché il meccanismo era mantenuto stabile per decreto statale; gli effetti collaterali, se così vogliamo chiamarli, furono carenze persistenti e standard di vita molto bassi.


INSTABILITÀ GENERALE

La questione del fallimento dei piani dei pianificatori centrali è una realtà che si ripresenta ormai da tempo immemorabile: hanno detto che avrebbero soppresso un virus, ma tutti l'hanno preso; hanno detto che avrebbero stampato e speso denaro e saremmo usciti dalla crisi, ma ora abbiamo inflazione più recessione; hanno detto che avrebbero minimizzato la carneficina sociale ed economica, invece è dilagata. Gli imprenditori in un libero mercato accolgono il fallimento come un modo per imparare dai propri errori e migliorare; i pianificatori centrali accolgono il fallimento come un modo per perseverare negli errori. Uno degli esempi più recenti è la cosiddetta green energy: l'ennesimo piano nato dalla presunzione di conoscenza di questa gente è sull'orlo del completo fallimento, fino al punto di causare blackout in serie pur di portarlo avanti. L'energia verde sta diventando non energia, zero emissioni equivale a zero energia. Senza contare che tutti i problemi passati adesso si stanno unendo in un singolo e gigantesco punto di deflagrazione, gonfiato in modo abnorme da irresponsabilità fiscale/monetaria, elevata inflazione dei prezzi, caos nelle supply chain, protezionismo commerciale, de-globalizzazione (BRICS & Occidente), dazi, ecc.

Quanto è grave la situazione? Molto, soprattutto se si considera che i pianificatori centrali quando le cose vanno male sono i primi a non prendersene la responsabilità. Invece mentono... spudoratamente. Un nuovo sondaggio negli USA, ad esempio, mostra che gran parte degli americani ha un secondo e un terzo lavoro solo per stare al passo con l'inflazione dei prezzi; un sondaggio di JPMorgan tra gli imprenditori medio/piccoli mostra un livello di pessimismo senza precedenti nei confronti del futuro. Ma la gravità dei tempi attuali è inchiodata dal seguente grafico che mostra il reddito delle famiglie in calo e un servizio del debito in aumento, sottolineando l'entità dell'impoverimento in atto.

Il secondo grafico, invece, mostra il livello dei depositi bancari americani. Dopo un'impennata innaturale sulla scia dei lockdown del 2020, le persone che credevano di essere diventate "ricche" grazie allo stimolo fiscale e sono uscite dalla forza lavoro hanno progressivamente intaccato le riserve messe da parte in una spirale inflazionistica sempre più profonda. Come ho già avuto modo di scrivere, È a dir poco esilarante assistere ad accademici e professori universitari che si lanciano in improbabili difese del denaro flessibile (fiat) affermando che grazie alla possibilità di aumentare la liquidità all'interno delle tubature finanziarie la vasca da bagno kaynesiana del PIL straborderà piena occupazione e prosperità per tutti. Il mondo, sin dagli anni '90, è cambiato: non è più l'economia che guida gli asset finanziari, ma viceversa. Soprattutto da quando sono state gonfiate le riserve in eccesso dal 2009 in poi per salvare il comparto bancario commerciale e permettere a quest'ultimo di piramidare su di esse la Everything Bubble. Questa mossa ha fatto aumentare la ricchezza netta personale in percentuale del PIL, la quale è schizzata oltre il 600% negli Stati Uniti. Ora che le banche centrali, FED in testa, vogliono in qualche modo sgonfiare il loro bilancio non ci sarà Curva di Phillips che tenga: inflazione e disoccupazione saliranno a braccetto. Lo stesso vale per la BCE e i titoli obbligazionari IG che ha allegramente spazzolato negli ultimi anni. La liquidità a profusione del sistema bancario centrale è la causa principale del dissesto economico incalzante.

È fondamentale ricordare che la crescita economica o la recessione, nell'attuale ambiente economico, non sono altro che cambiamenti nel credito bancario. Parte di tal credito viene impiegato in elementi non inclusi nel conteggio del PIL, come la negoziazione di asset finanziari, ciononostante una recessione è semplicemente una contrazione del credito bancario ritirato da quelle attività inserite nel PIL (supponendo che la banca centrale non riduca la sua emissione di banconote). Che la crescita e la recessione, come comunemente intese, siano misure del progresso o della regressione economica, è solo un presupposto per inferire che il credito sia sempre utilizzato in modo produttivo, il che è ovviamente falso. L'economia statunitense è diventata sempre più finanziarizzata da quando il Glass-Steagall Act è stato eroso e poi abrogato nel 1999, quindi il calo del credito a margine per la speculazione finanziaria è un segnale anticipatore di recessione. Senza contare, poi, lo shadow banking, le posizioni finanziate a leva dagli hedge fund da cui dipendono pile e pile di derivati e gli stessi trading desk delle grandi banche commerciali.

E, dulcis in fundo, dato il balzo nel credito circolante dovuto ai lockdown, le banche dovranno vedersela anche con un aumento del rischio di prestiti deteriorati.

L'unica domanda è fino a che punto dobbiamo tornare indietro nel tempo per vedere dove sono iniziati i problemi. Come ho avuto modo di scrivere più volte è il 2008. Invece di lasciare che la correzione facesse il suo corso, il sistema bancario centrale ha acquistato crediti inesigibili e ha sostenuto artificialmente attività che sarebbero dovute andare in bancarotta e quindi rilasciare energie che sarebbero state messe a miglior uso da attività neonate. Sulla scia dei quantitative easing io e molti altri scrittori Austriaci prevedevano un terribile esito inflazionistico, non è successo principalmente a causa del "trucco" di Bernanke: ha pagato gli istituti finanziari beneficianti affinché conservassero il denaro creato ex novo presso il sistema bancario centrale piuttosto che prestarlo.

La sfortunata conseguenza di quel “successo” è stata portare un'intera generazione di economisti a credere che non vi fosse alcun collegamento tra l'offerta di denaro e il tasso d'inflazione. Sono arrivati a credere che, fintanto che la crescita economica fosse stata in linea con l'obiettivo del sistema bancario centrale, i mercati avrebbero potuto assorbire qualsiasi quantità di denaro. Una presunzione altamente pericolosa, fatale come direbbe Hayek, ma è tipico dei nostri tempi a quanto pare, in cui le menti di alto livello sono capaci di credere praticamente a qualsiasi baggianata solo perché viene diffusa dal mainstream. L'apparente successo del 2008 ha instillato un'incredibile arroganza nei "maestri" del denaro e nelle loro cheerleader, portandoli tutti a credere che le regole ferree e apodittiche dell'economia non fossero più vere. Inutile dire che tutti, tranne gli Austriaci ovviamente, sono rimasti sorpresi dal fatto che l'inflazione dei prezzi non era affatto "transitoria" e che ha ancora molta strada da fare.

Anche se il sistema bancario centrale nelle varie parti del mondo si fa coraggio e lascia salire pesantemente i tassi di riferimento, il danno è già stato fatto. Vivremo con questa inflazione per molto tempo. Stiamo pagando un prezzo devastante per aver messo l'economia e la società nelle mani di terze parti presumibilmente affidabili. In più, come ho spiegato in un precedente articolo, mancano circa tre mesi alla dichiarazione di una recessione.


INSTABILITÀ ALIMENTARE

Se ciò non bastasse, ci sono anche gli allarmi riguardanti un'imminente carenza di cibo a corredo di tante altre. Molti Paesi in tutto il mondo hanno un grande deficit di cereali, elemento essenziale per nutrire il bestiame, e il principale colpevole è l'aumento dell'intervento statale che ha fatto salire i costi anche in periodi in cui i prezzi dell'energia erano bassi. Detto in parole povere, un livello insostenibile di legacci burocratici ha reso impossibile per gli agricoltori continuare a produrre grano.

Nel 2020 l'Ucraina produceva il 4% della produzione mondiale di grano e la Russia il 10%. Insieme producevano tanto grano quasi quanto l'intera UE, ma il motivo è che quest'ultima ha reso impossibile produrre grano in modo economico. L'aumento dei costi di produzione è stato causato dall'aumento degli oneri amministrativi, dalle pressioni ambientali e dall'aumento delle tasse per gli agricoltori nel bel mezzo di periodi meteorologici difficili. In Europa gli agricoltori hanno assistito all'aumento dei salari minimi e all'aumento delle tasse dirette/indirette, oltre all'aumento dei costi energetici alimentato dal moltiplicarsi del costo delle emissioni di CO2. Ciò ha fatto sì che i produttori marginali reagissero meno rapidamente alle variazioni di prezzo, portando molte aziende agricole a tirare i remi in barca. Non è un caso, infatti, che gli agricoltori olandesi stiano manifestando con veemenza in questi giorni.

Se l'attuale strategia dei pianificatori centrali non fosse stata quella di attuare una demolizione controllata dell'attuale sistema, avremmo visto un alleggerimento degli oneri amministrativi e fiscali sull'agricoltura per consentire al mercato di fornire flessibilità in tempi di stress per l'offerta. Invece abbiamo visto più rigidità, tasse e restrizioni burocratiche che hanno limitato la possibilità di allentare i problemi sulle supply chain. Una delle pistole fumanti di come l'eccessiva regolamentazione e l'interventismo sui mercati siano implementati di proposito è la linea di politica dell'amministrazione Biden riguardo i biocarburanti, la quale richiede che almeno il 10% di tutta la benzina statunitense provenga dall'etanolo da mais... quando milioni di persone potrebbero dover affrontare carenze alimentari.

Né la guerra in Ucraina né i bruschi cambiamenti climatici causerebbero una carenza alimentare mondiale in un ambiente di libero mercato. Se c'è un rischio di carenza di cibo esso deriva da anni in cui si sono limitate le possibilità degli agricoltori e aumentato continuamente i loro costi di produzione con tasse dirette/indirette.


INSTABILITÀ FISCALE

L'esito è solo uno: l'interventismo messo in campo cresce di dimensioni fino a inghiottire l'intera società. Esso, infatti, sottrae ricchezza presente e futura all'economia attraverso la stampa di denaro, la tassazione, la spesa pubblica e il debito, ma ogni volta queste politiche portano a risultati nefasti richiedendo una loro maggiorazione nella vana speranza che funzioneranno. Non succede mai, in realtà ciò che si ottiene è solo un comando/controllo sempre più capillare. Lo stato prende dal cosiddetto 99% per dare finanziamenti svalutati al 45% della popolazione e nel processo gonfia una burocrazia asfissiante per amministrare il tutto. Ecco una regola generale: lo stato prende sempre 3 quando promettono 1. L'enorme accumulo di debito pubblico sarà pagato dal 99% tramite inflazione, tasse o entrambi.

Stati e banche centrali continueranno a imporre politiche dal lato della domanda con la scusa che è meglio per tutti, ma soprattutto perché ciò riuscirà a prevenire una recessione. L'incentivo è immenso, perché quando non funziona incolpano le imprese, la geopolitica, i ricchi o chiunque altro. Se i cittadini credono che lo stato possa creare ricchezza attraverso la stampa di denaro, esso si presenterà come la soluzione al problema che il suo interventismo ha creato. La maggior parte delle persone ha ricevuto, soprattutto negli ultimi due anni, una vagonata di elargizioni del welfare state come sollievo alla crisi sanitaria e ora lo sta pagando... con gli interessi anche! Le banche centrali e gli stati hanno esaurito tutte le politiche dal lato della domanda a spese della classe media, erodendo i salari reali e i risparmi della gente; l'interventismo ha rinforzato la spirale inflazionistica sulla scia di tutti i pacchetti di "sostegno pandemico" anche dopo le riaperture. I pianificatori centrali si aspettavano uno spettacolare aumento della domanda aggregata e l'hanno ottenuta; il risultato è una maggiore inflazione dei prezzi e una minore crescita economica (in particolar modo quando si considerano i sostituti d'imposta, la cui assenza è una delle dimostrazioni di contrazione economica più lampanti).

Ora i keynesiani vedono che c'è solo un modo per frenare l'inflazione dei prezzi: arginare la domanda aggregata. Ma gli stati non ridurranno né la spesa né le tasse, quindi la "riduzione della domanda aggregata" renderà tutti più poveri nel settore privato. L'inflazione dei prezzi è stata creata utilizzando i lockdown per aumentare in modo massiccio le dimensioni dell'interventismo di stati e banche centrali.

Detto in parole povere, la spesa pubblica e la stampa di denaro sono un processo di espropriazione. Lo stato espande le sue dimensioni a spese del resto della popolazione, in particolare di coloro che difendono i programmi di spesa pubblica. Le politiche dal lato della domanda espropriano la ricchezza in tre modi: disavanzi pubblici incontrollati, il che significa tasse più alte in futuro; tasse più alte per "ridurre il deficit"; inflazione dei prezzi. Il peso dell'interventismo nell'economia aumenta in tutte e tre le fasi, poi, quando fallisce, la giostra riparte.

Chi voleva più stato, è questo che significa avere più stato: meno crescita, prezzi fuori controllo e cittadini più poveri.


BITCOIN: LA VERA PROMESSA DI STABILITÀ

Il fiat standard è la causa principale dell'attuale instabilità economica. Ciò che conta non è tanto il ritmo di crescita dell'offerta di denaro in quanto tale, ma il suo potere d'acquisto. Con un'espansione della ricchezza, a parità di altre condizioni, il potere d'acquisto della moneta salirà e ogni detentore acquisirà più ricchezza. Come ha scritto Rothbard nel Capitolo 12 di Man, Economy, and State (p.990):

L'inflazione, in questo manoscritto, è definita per escludere l'aumento dello stock di metallo. Sebbene questi aumenti abbiano effetti simili all'aumento dei prezzi delle merci, differiscono nettamente per altri effetti: (a) i semplici aumenti nel metallo non costituiscono un intervento nel libero mercato, penalizzando un gruppo e sovvenzionandone un altro; (b) non innescano il ciclo economico.

Per spiegare meglio questo punto, immaginiamo una società che vive con un Bitcoin standard e un miner X qualunque mina 6 bitcoin (in base alla coinbase attuale). Il motivo è perché c'è un mercato spontaneo per la rete Bitcoin e quindi li scambia per vari beni/servizi, potenziandone il valore marginale rispetto al resto delle merci e quindi rinforzandone l'utilizzo come mezzo di scambio. È importante sottolineare che Bitcoin fa parte del bacino della ricchezza reale e promuove il benessere degli attori di mercato, questo a sua volta significa che ogni qual volta c'è uno scambio intermediato da Bitcoin le parti stanno trasferendo ricchezza reale per ricchezza reale (win-win, o reciprocamente vantaggiosi).

Il denaro fiat, invece, è completamente slegato da qualsiasi sottostante che abbia un riscontro nell'economia reale e la sua intermediazione negli scambi stimola un gioco a somma zero (win-lose), deviando sostanzialmente risorse economiche scarse da chi le crea a chi le spreca. Il grado di falsificazione del denaro fiat è molto alto, come già descritto all'inizio di questo saggio, e la ridistribuzione risultante alimenta un meccanismo di produzione artificioso la cui domanda è sostenuta dal processo stesso di creazione di denaro dal nulla. In assenza di denaro fiat, tale domanda non potrebbe esistere e quindi verrebbe spontaneamente direzionata altrove. Bastiat, nella sua famosa fallacia della finestra rotta, l'avrebbe etichetta come "domanda per i servigi del vetraio a scapito di quella per il calzolaio" ed è quella stessa domanda artificiale che Keynes difese a spada tratta nella General Theory con la sua donchisciottesca crociata contro la Legge di Say.

Il problema con questo modo di pensare è che esso ritiene omogeneo il capitale, mente invece l'eterogeneità della struttura di produzione impedisce a un singolo uomo (o gruppo ristretto di essi) di affermare la propria volontà su di essa e quindi direzionarla centralmente verso lidi di presunta prosperità. Emergono inevitabilmente mismatch progressivamente più grandi che richiedono un interventismo ancora più intensivo e capillare per impedire che degenerino, solo che tale "soluzione" rallenta solo l'inevitabile: crisi economica. La domanda artificiale per determinati beni è vero che innesca un boom, ma esso è insostenibile perché suddetta domanda non è supportata dal resto dell'ambiente di mercato. Il risultante bust non è altro che l'esplosione della domanda naturale verso quei beni che invece sono maggiormente richiesti dagli attori di mercato; più la soddisfazione di quest'ultima domanda viene rimandata, più cresce il desiderio d'immediatezza dei beni a essa legati. Questo a sua volta significa che emerge uno spostamento delle preferenze temporali nelle menti degli attori di mercato: da basse ad alte, portandosi dietro anche l'architettura dei tassi d'interesse di riferimento delle banche centrali i quali sono sottoposti a una pressione al rialzo che non può essere ignorata.

Mentre è probabile che aumenti nell'offerta di bitcoin (la cui inflazione nel lungo periodo sarà zero e ciò sarà un fattore di predictability straordinario per gli imprenditori) causino fluttuazioni nell'attività economica, queste ultime sono fisiologiche e non causano l'impoverimento di chi crea ricchezza reale.

Come ho avuto modo di scrivere già, il fatto che Powell stia volontariamente smembrando il mercato degli eurodollari e mandare in bancarotta l'UE (e a sua volta la cricca di Davos), non lo rende un alleato della gente comune. Vuole prendere due piccioni con una fava: impedire l'OPA ostile della cricca di Davos nei confronti degli USA e allo stesso tempo forzare una fase recessiva sull'economia statunitense per ripulirla quanto possibile dai malinvestment che si sono accumulati furiosamente negli ultimi 13 anni. Il dolore economico, quindi, viene completamente scaricato sulle spalle di Main Street con le scuse più ridicole, ma la realtà è che lo zio Sam deve disintossicarsi dalle politiche di denaro facile. Così si spiega meglio come mai i salari cinesi abbiano praticamente raggiunto quelli statunitensi. Mentre l'economia cinese ha continuato a evolversi verso una che guarda sempre più al proprio interno e alle nazioni su cui ha influenza (es. BRICS), l'economia statunitense ha invece percorso un sentiero diverso: un'involuzione pianificata a tavolino, una demolizione quanto più controllata possibile. Questo in attesa del prossimo salvatore di turno che permetta la nascita di una nuova "speranza", che permetta a questa ruota per criceti di continuare a girare.

La potenza di Bitcoin risiede proprio in questo singolo fatto: ha la capacità di rompere suddetto circolo vizioso, in cui le manette del denaro fiat tengono imprigionata la maggior parte delle persone in un ciclo punitivo e ripetitivo. Sono, in sostanza, coloro che permettono a un gruppo ristretto d'individui di vivere al massimo col minimo sforzo, un desiderio ancestrale del genere umano. Per quanto possa essere capillare il controllo adoperato per far confermare la maggior parte delle persone a tale visione del mondo, rimane sempre un gioco di specchi, un gioco basato sulle percezioni. I pianificatori centrali possono solo influenzarle, ecco perché tutta la confusione, le menzogne e le illazioni riguardo la crisi sanitaria, la crisi energetica e la crisi bellica. La trasparenza e l'immutabilità di Bitcoin contrastano apertamente tale visione del mondo; chi lo usa ha una e una sola percezione del mondo, impossibile da diluire attraverso una narrazione arbitraria. Nel mondo di Bitcoin 2+2 farà sempre 4, proprio perché la sua determinazione è scandita dalla matematica e l'inossidabilità delle sue leggi.

Ecco perché sono emerse tutta una serie di narrazioni incentrate sulla magnificenza della Defi, il "Prossimo Bitcoin" e le diatribe Pow-Pos: diluire suddetta percezione unica del mondo. Se si vuole speculare su queste idee si è liberi di farlo, ma siate consapevoli che sono mode passeggere, trucchi per gonzi. Chi anela al vero cambiamento di paradigma, a riscrivere infine la storia, allora non deve far altro che studiare e usare Bitcoin.


CONCLUSIONE

I cicli boom/bust sono il risultato delle politiche delle banche centrali volte a stabilizzare l'economia. In passato la presunta instabilità delle economie a causa del gold standard era dovuta all'emissione selvaggia di ricevute coperte a livello nominale ma scoperte a livello reale. La credibilità del gold standard è stata intaccata dalle azioni del sistema bancario centrale, fuorviando la percezione degli individui attraverso una narrativa fraudolenta che spacciava l'interventismo come risoluzione dell'instabilità del gold standard. La creazione di denaro pianificata a livello centrale non è mai neutrale: avvantaggia in modo sproporzionato i primi destinatari di suddetto denaro (lo stato e i suoi clientes), e ha un impatto negativo su stipendi fissi, pensioni e risparmiatori. Niente al mondo può cancellare il fatto che una massiccia spesa in deficit finanziata con denaro fiat distrugge i poveri e la classe media.

Dopo oltre un decennio di pacchetti di stimolo in serie e tassi artificialmente bassi, l'idea di una demolizione controllata o di un "atterraggio morbido" è impossibile, fondamentalmente per tre motivi: economia reale debole, indebitamento sistemico e spesa pubblica fuori controllo. L'idea di un "atterraggio morbido" è smentita anche dalla realtà delle banche europee: la forza del dollaro sta già creando enormi buchi finanziari negli attivi di un sistema finanziario che ha costruito il più grande carry trade degli ultimi decenni sul presupposto di un biglietto verde sempiternamente debole. È quasi impossibile calcolare le perdite nominali e reali dei fondi pensione e delle istituzioni finanziarie riguardo gli asset finanziari, gli investimenti "socialmente" responsabili e il private equity. I mercati hanno perso quasi $10.000 miliardi di capitalizzazione quest'anno a fronte di un rialzo dei tassi ancora modesto da parte della Federal Reserve, cosa che nel terzo trimestre porterà a una stretta creditizia se la FED continuerà su questa strada.

Non esiste una soluzione facile, non esiste un possibile percorso di normalizzazione indolore: dopo una sbornia monetaria senza precedenti, non può esistere un leggero dopo-sbornia. Gli enormi interventi monetari/fiscali post-2008 hanno creato il risultato peggiore: un'inflazione di massa insieme a un indebolimento della crescita economica. Ci sono solo due possibilità: affrontare veramente il problema e rischiare una crisi finanziaria peggiore di quelle finora vissute, o lasciar correre l'inflazione e accelerare la fine del denaro fiat. Chiunque pensasse che la creazione di denaro non fosse un problema, compresi i pianificatori centrali presumibilmente aventi una conoscenza "superiore" e in possesso delle lezioni passate della storia monetaria, non ha fatto i conti con l'accumulo di rischio, gli errori economici e le distorsioni/deformazioni che inevitabilmente erodono i piani interventisti. C'è effettivamente un grande reset in corso, ma non è quello che hanno in mente i pianificatori centrali.


La BRI consente alle banche membri di detenere in Bitcoin l'1% delle loro riserve

Gio, 14/07/2022 - 10:02

 

 

da Zerohedge

Potrebbe sembrare una mossa piuttosto strana da parte della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) dopo che Bitcoin ha perso circa il 60% del suo valore in soli sei mesi, ma l'istituzione globalista ora consente alle banche membri di detenere l'1% delle loro riserve proprio in Bitcoin (circa $1.800 miliardi in totale). Si tratta del riconoscimento di Bitcoin come meccanismo commerciale praticabile, o c'è altro in ballo?

La BRI è conosciuta come la “banca centrale delle banche centrali” per un motivo: ha una lunga e famigerata storia come una sorta di centro di controllo che trasmette ordini alle banche centrali nazionali, inclusa la Federal Reserve. Molte volte negli ultimi dieci anni abbiamo visto banche centrali in vari Paesi agire in tandem tra loro, anche quelle banche che sarebbero politicamente in disaccordo continuano a mettere in atto politiche fiscali e monetarie complementari. Se avete notato che molte banche centrali in tutto il mondo sembrano collaborare strettamente tra loro, è perché è così.

La BRI, un organismo estero non eletto, detta sostanzialmente le decisioni del sistema bancario centrale ben al di fuori della sfera di competenza dei singoli governi. Questa non è una teoria del complotto, è un fatto noto da decenni.

Sebbene molte istituzioni globaliste abbiano un passato torbido, la storia della BRI è particolarmente brutta. L'organizzazione bancaria è stata smascherata dopo la seconda guerra mondiale come società di riciclaggio di denaro per il regime nazista; ha anche fuso e nascosto l'oro rubato in collaborazione con il Terzo Reich. L'esposizione di questo scandalo non ha avuto grandi conseguenze, perché è stato nascosto sotto il tappeto. Poi è stato creato l'FMI al posto della BRI e ha assunto il ruolo di volto pubblico della centralizzazione economica globale, ma la BRI rimane un'istituzione potente ancora oggi.

L'interesse della BRI per Bitcoin è particolarmente affascinante, in quanto segue uno strano schema tra le banche globali il quale consiste nel criticarlo apertamente sui media generalisti, mentre invece si investono silenziosamente milioni o miliardi di dollari in tecnologie e infrastrutture legate alle criptovalute. Questo è stato vero per le grandi banche, da JP Morgan a Goldman Sachs, insieme a numerose banche centrali tra cui la Federal Reserve. Con il grande pubblico acclimatato all'idea delle criptovalute, sembra che molte banche centrali si stiano muovendo per capitalizzare la tendenza. Non tanto fornendo un forte supporto dietro singole coin o prodotti blockchain, ma investendo in infrastrutture e creando le proprie versioni di tale tecnologia.

Le CBDC (Central Bank Digital Currencies) sono ora sviluppate da una serie di banche centrali, nonché dall'FMI e dalla stessa BRI. Il loro silenzioso supporto alle criptovalute potrebbe essere un modo, in futuro, per aprire la strada verso le proprie criptovalute completamente centralizzate.

Sebbene la privacy della maggior parte dei prodotti blockchain sia altamente discutibile, potete stare certo che le CBDC saranno il mezzo di scambio meno privato mai concepito, con ogni singola transazione tracciata e catalogata. È anche probabile che le banche centrali manterranno il potere di congelare i conti digitali a piacimento, privando così i cittadini presi di mira dei loro fondi e della capacità di sopravvivere. Con la rimozione della cartamoneta, le ultime vestigia dell'anonimato nel commercio al consumo andranno perse (a eccezione del mercato nero).

Il rapido declino di Bitcoin e di altre criptovalute serve, in realtà, molto bene gli interessi della BRI, dell'FMI e delle banche centrali. L'argomento comune tra i globalisti è che il valore di mercato delle criptovalute è troppo instabile affinché la tecnologia agisca come una vera valuta e riserva di valore. Il denaro fiat non è certo molto meglio, ovviamente, ma sostengono che le valute delle banche centrali avranno il vantaggio delle "promesse dello stato". In altre parole, quando uno stato sostiene una valuta, questo dovrebbe creare fiducia tra la popolazione riguardo il valore commerciale di tale valuta.

Oggi molte valute fiat stanno iniziando a perdere la fiducia della popolazione a causa dell'inflazione e le banche centrali dovranno presentare una sorta di sistema alternativo nel breve termine per conservare la loro autorità economica. Da qui il passaggio sottile, ma in netta evoluzione, verso le CBDC e la tecnologia blockchain.

La "soluzione" che la BRI, l'FMI e altri gruppi offrono alla svalutazione della valuta è solitamente un sistema di panieri, un meccanismo che inserisce più valute in un unico quadro e ne omogeneizza i valori. L'FMI ha parlato per molti anni di ciò con le valute cartacee, utilizzando il paniere dei diritti speciali di prelievo (DSP). Non sorprenderebbe se annunciassero un piano simile anche per il gran numero di criptovalute sul mercato. Vale a dire, sosterranno che il modo migliore per stabilizzare il potere d'acquisto di criptovalute come Bitcoin sarà quello di raccogliere tutte le principali coin sotto un unico ombrello insieme alle CBDC, e i banchieri controlleranno senza dubbio quell'ombrello.

Questo potrebbe sembrare uno sviluppo lontano nel tempo, qualcosa che accadrà tra decenni, ma molti analisti stanno sottovalutando enormemente la velocità con cui vengono approvati enormi cambiamenti economici dietro le quinte quando c'è una crisi inflazionistica dietro l'angolo. La BRI che si impossessa di Bitcoin e ne consente la detenzione nelle riserve bancarie potrebbe sembrare una cosa da poco, ma ha implicazioni di vasta portata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


La Cina si mette in fila per prendere a sberle la cricca di Davos

Mer, 13/07/2022 - 10:05

 

 

di Tom Luongo

I titoli dei giornali sono pieni di terrore che la tanto decantata base industriale tedesca possa crollare, e con essa il settore bancario, se la Russia dovesse ritirare tutte le forniture di gas naturale.

Naturalmente questo è esattamente ciò che l'UE ha affermato di volere e la domanda ora è se lo otterrà, tanto per citare H.L. Mencken, "nel modo più duro possibile".

Quindi dopo aver distrutto la propria economia, i politici in Europa stanno pensando alla domanda giusta: "Ci siamo fatti noi tutto questo?"

Il crollo dell'euro sotto $1,03 è un sonoro: "Sì, sì, è proprio così". Sono sicuro che il consiglio di amministrazione di Uniper, che ora sta parlando di un salvataggio per oltre $9 miliardi dopo che il vicecancelliere Robert Haebeck e il resto dei suoi fanatici Green/Neocon hanno distrutto i loro investimenti nel gasdotto Nordstream 2, sarebbero d'accordo con il mercato.

Infatti i mercati stanno ora pronosticando una recessione globale basata su un'ondata di terribili notizie economiche, inclusa la Germania che ha registrato un deficit commerciale a maggio per la prima volta in 30 anni.

Tanti saluti alla tesi secondo cui l'Europa ha un rendiconto finanziario positivo e non può andare in bancarotta.

Ma per capire perché le cose stanno accelerando così rapidamente, al di là dell'atteggiamento della FED, penso che sia giunto il momento di guardare al ruolo della Cina.

Si è discusso molto sulla politica di lockdown della Cina dall'inizio della guerra in Ucraina.

Cosa significava? Sono seriamente paranoici o era il loro modo di sostenere gli sforzi della Russia in Ucraina intensificando il caos nelle supply chain creato in prima istanza dalla psy-op Covid della cricca di Davos? Ovviamente la seconda.

Quindi, dopo un vertice BRICS di successo che ha visto sia l'Iran che l'Argentina richiedere lo status di membro (e la Cina che ha invitato l'Arabia Saudita e lo SCO ad aderirvi), la Cina ha annunciato una settimana fa che sta allentando le restrizioni COVID sui viaggiatori stranieri nel Paese.

La Cina ha inaspettatamente ridotto i tempi di quarantena per i viaggiatori internazionali, il che suggerisce che Pechino sta allentando le politiche Zero COVID. L'allentamento delle restrizioni pandemiche a livello nazionale ha portato gli investitori ad acquistare azioni cinesi.

I viaggiatori in entrata saranno messi in quarantena solo per dieci giorni, rispetto a tre settimane, il che mostra che le autorità locali stanno allentando i limiti draconiani ai viaggi e all'attività economica poiché si preoccupano del crollo della crescita economica innescato dalle politiche restrittive Zero COVID all'inizio di quest'anno, le quali hanno bloccato Pechino e Shanghai per mesi (Shanghai ha finalmente revocato le sue misure di lockdown il 31 maggio).

Il risultato è, come ha sottolineato Zerohedge, il ritorno dell'afflusso di capitali nei mercati azionari cinesi, dopo la precedente fuga che ad aprile li aveva portati ad un minimo.

Detto questo, è un perfetto esempio di ciò di cui parlo continuamente riguardo ai potenziali cambiamenti nella situazione politica degli Stati Uniti. I mercati sono sempre alla ricerca di cambiamenti nelle intenzioni della classe politica.

Questi piccoli cambiamenti sono visti da trader e investitori come vantaggi di cui approfittare, sono scommesse basate su un calcolo di probabilità di un cambiamento nelle politiche pubbliche.

A tal fine Sleepy Joe alzerà i dazi sulle importazioni cinesi per acquistare voti e sperare che l'inflazione si attenui. Sta cercando di raddrizzare la nave, ma i dazi non sono mai la risposta, proprio come le sanzioni. Si noti inoltre che il caos commerciale non ha nulla a che fare con la politica monetaria, bensì con le interruzioni dell'offerta causate dai vari diktat statali.

Questo cambiamento da parte della Cina segnala l'intenzione del PCC di aprire nuovamente il Paese al turismo e allo sviluppo commerciale. Mi aspetto che la Cina faccia ulteriori altri piccoli passi come questo fino a fine estate e i mercati in Occidente si agitino.

Con tale cambiamento l'afflusso di capitali ridurrà la pressione sia sul dollaro di Hong Kong (HKD) che sull'Hang Seng, offrendo alla Cina maggiore copertura per allentare la politica monetaria senza necessariamente rialzare i tassi e creare un altro luogo per il flusso di capitali ora che la BCE ha capitolato.

Le recenti affermazioni di Christine Lagarde sul fatto che la lotta all'inflazione è "più arte che scienza" sta gridando forte e chiaro "allarma rosso". Ma è stato ciò che è emerso dalla riunione di emergenza della BCE di un paio di settimane fa che ha finalmente segnato la fine dell'euro nella mente degli investitori.

Non solo la base industriale tedesca verrà letteralmente distrutta dal suo governo, ma ora la BCE venderà il debito tedesco per acquistare debito italiano e spagnolo per evitare che affoghi. Questo è come svuotare l'acqua da un'estremità della barca per poi lanciarla all'altra estremità.

Unite queste cose al disastroso Vertice del G-7, in cui la più grande collezione di buffoni si è riunita per vietare la vendita dell'oro russo e contemplare un tetto mondiale al prezzo del petrolio.

...non ho parole per commentare questa demenza.

Onestamente, dopo questo G-7 la corsa all'Alleanza BRICS e all'Unione economica eurasiatica (EAEU) sarà inarrestabile. Quale investitore serio guarderà questo gruppo di pazzi e penserà: "Sì! Posso fidarmi a dare i miei soldi a Boris Johnson, Joe Biden e Ursula Von der Leyen!"?

Ovviamente nessuno.

Il fatto che sia stato addirittura invitato Justin Trudeau avrebbe dovuto essere il classico segnale di vendita.

Mentre i BRICS parlavano di una nuova valuta per il settlement commerciale e dell'aggiunta di membri, il G-7 parlava della terza guerra mondiale mentre veniva beccato a passare più tempo in operazioni fotografiche che in dialoghi sostanziali.

Persone poco serie con idee ancor meno serie e un senso antiquato della loro importanza mondiale (particolarmente vero per il Regno Unito e la Germania), non è una ricetta per l'afflusso di capitali a lungo termine.

Quando si guarda alla fragilità dell'UE, del Regno Unito e del Canada, ci si rende conto che l'unica cosa che sostiene i mercati mondiali a questo punto è la speranza che le elezioni di medio termine negli Stati Uniti siano un completo rifiuto dell'agenda della cricca di Davos.

Se ciò non accadrà, se in qualche modo Soros e la cricca di Davos ruberanno abbastanza seggi e rimetteranno un gruppo di repubblicani al Congresso e al Senato per congelare qualsiasi riforma a Washington DC, il crollo dell'Occidente accelererà molto rapidamente.

Ancora una volta, tornando a quanto ho detto all'inizio, i mercati sono alla ricerca di indicatori precoci, anticipatori, in modo da anticipare un grande cambiamento nella politica interna/estera di un Paese.

Se gli Stati Uniti avranno un'onesta rivoluzione politica a novembre, piena di agitazioni per riforme riguardo diritti e sanità mentale, mentre la FED continuerà a rialzare i tassi, allora quello sarà un enorme segnale di acquisto non solo per gli Stati Uniti ma anche per la Cina.

In caso contrario, gli Stati Uniti inizieranno il loro collasso e accadrà per molteplici ragioni.

Il primo punto è ovvio: i folli progressisti e i comunisti saranno incoraggiati a distruggere ciò che resta dello stato di diritto negli Stati Uniti, ovvero popolare la Corte Suprema di loro fedeli, vietare le armi, ecc.

Ciò farà fuggire i capitali in luoghi relativamente sicuri, come il Pakistan.

Il secondo punto è quasi altrettanto ovvio: per una massa critica di persone sarà la conferma che il governo degli USA è ben oltre la redenzione e sarà tempo di una nuova convenzione degli Stati, o di una secessione.

Quando tutti i mezzi pacifici di rivolta vengono sottratti alla gente, l'unica cosa che rimane è la violenza.

Mentre queste persone malvagie pensano di essere inattaccabili, la realtà è che non lo sono. Se dubitate di me, guardate i video della rivoluzione dei contadini olandesi per avere conferma di quanto siano veramente arrabbiate le persone.

Nessuno dei temi cari ai Democratici otterrà consensi.

Nessuna sparatoria introdurrà il controllo delle armi negli Stati Uniti.

Nessuna quantità di strilli riporterà indietro le lancette dell'orologio riguardo la sentenza Roe v. Wade.

Nessuna quantità di devianza sessuale nelle scuole pubbliche introdurrà la pedofilia legalizzata.

Queste sono le posizioni su cui i Democratici hanno scommesso il loro futuro come partito e la maggior parte dell'America ne è sinceramente stufa, mentre le loro attività vengono saccheggiate, i loro conti bancari vengono svuotati e i loro figli vengono aggrediti sessualmente a scuola da travestiti.

Questo è il motivo per cui mi aspetto che i costi delle frodi elettorali aumentino alle stelle questo novembre e che di conseguenza la strategia 2000(00) Mules fallisca. Patrioti e simili staranno volentieri vicino alle cassette di sicurezza alla ricerca di qualche idiota con una manciata di schede false da "interrogare".

Ciò significa che stamperanno i voti dal nulla, ma possono farlo solo in posti come la California.

La Cina che riapre gli affari è una buona notizia, la fine delle restrizioni COVID è necessaria per riportare il flusso di capitali dai materassi all'economia globale, ma non accadrà abbastanza velocemente senza una rivoluzione politica negli Stati Uniti per evitare un anno o due di attività disordinate mentre le supply chain vengono reindirizzate.

Se la Cina aprirà di più e le elezioni di medio termine saranno un exploit per le persone normali, c'è ampio spazio affinché la FED continui a rialzare i tassi. Un buon articolo su Wolf Street ci ricorda che solo il nuovo debito è soggetto ai tassi più elevati.

Abbiamo costi di servizio del debito storicamente bassi.

Il bilancio federale è ancora un pasticcio ed è per questo che la riforma dei diritti del welfare è la questione politica chiave per il futuro. Quindi se vincerà Soros questo autunno e la cricca di Davos rimarrà saldamente al controllo di Washington, allora non c'è speranza per il futuro dell'America come patto tra 50 stati. Raderanno al suolo il resto di questo Paese prima di cederne il controllo.

Anche se le elezioni di medio termine andranno bene, il periodo di transizione prima che si insedi il nuovo Congresso sarà orribile.

Tra ora e allora aspettatevi che ci spingano verso un casus belli della NATO in Ucraina per cercare di salvare il budget di Biden, i capelli terribili di Johnson e le tette cadenti di Scholz.

In questo modo contrasteranno il movimento della Cina per attirare capitali, iniziando un'altra guerra.

Il problema per tutti loro è che la Cina alla fine vincerà in ogni caso. Non faranno altro che ritardare l'inevitabile perché, come ho fatto notare l'altro giorno, oggi non c'è la capacità produttiva per combattere una guerra su due fronti: in Europa e nel Pacifico.

Se la NATO si muoverà sulla Russia, la Cina si muoverà su Taiwan. I russi stanno sbavando alla prospettiva che gli inglesi vengano a combatterli in Ucraina perchè poi sarà il turno di Stati Uniti contro Cina.

E l'Occidente perderà entrambe le guerre, nella remota possibilità che l'intera faccenda non diventi nucleare. Credo che spingere gli Stati Uniti verso la crisi politica sia l'ultima carta che la cricca di Davos ha da giocare. Il problema è che, dal momento che Putin si è spostato sull'Ucraina nel modo in cui ha fatto, non è possibile farcela senza disgregare l'Europa nel processo.

Quindi, per una volta, è la cricca di Davos a dover affrontare la Scelta di Hobson piuttosto che le loro vittime. Quel Vlad, che mattachione!

La Cina non vuole la guerra con gli Stati Uniti più di quanto non la voglia la Russia, quindi l'apertura dell'economia cinese e l'aumento dei dazi da parte di Biden sono le giuste mosse per attirare capitali e imporre ancora più instabilità all'Europa.

Se evitiamo la terza guerra mondiale, insieme alla FED che fa indossare al Congresso una camicia di forza fiscale, allora potremo realizzare un vero cambiamento politico negli Stati Uniti

Tutti vincono.

Credo che questo sia il punto più importante che ogni altro analista ha ignorato negli ultimi due anni. Lo scopo di battere la cricca di Davos è fermare la Terza Guerra Mondiale, fermare la disordinata dissoluzione degli Stati Uniti che sarebbe una catastrofe per tutti e porre fine al ciclo di violenza che è stato emanato per secoli dalle potenze coloniali europee.

Gli Stati Uniti possono sopravvivere a tutto questo, fiscalmente e politicamente. La Corte Suprema ha sbaragliato i comunisti nelle sue ultime sentenze e le persone stanno rifiutando la woke culture in film come Lightyear, oltre a tutta la paccottiglia simile che sfornano Netflix e Amazon.

Se poi guardiamo il Financial Times, anche Blackrock a quanto pare sta vedendo la luce.

Questo mi dice che il bilancio di Blackrock è in guai seri, mi dice che i loro AUM stanno diminuendo e la loro strategia ESG/DEI sta sventrando l'azienda dall'interno. Non dubiterei per un secondo che Larry Fink abbia scommesso che Obama/Schwab si sarebbero sbarazzati di Powell e ora stanno fissando negli occhi un crollo mentre Powell dice: "Adesso tocca a me".

Nonostante tutto il loro potere, questa è ancora una società con soli $36 miliardi di patrimonio netto. Apple vende un ammontare simile di iPhone in 2 mesi.

Mi piacerebbe proprio che Blackrock diventi la prossima Lehman e sono sicuro che anche alla maggior parte di Wall St. piacerebbe. C'è sangue nell'acqua, gente, e gli squali si stanno dirigendo verso l'Europa. Forse Jamie Dimon cambierà il suo secondo nome in Bruce solo per chiarire il punto a tutti.

Mi dispiace solo di non poter mangiare più i popcorn.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


I tassi d'interesse salgono, ma la FED continua a essere sconsiderata

Mar, 12/07/2022 - 10:02

Come ho avuto modo di documentare in diversi articoli ultimamente, la FED sta rialzando i tassi non per combattere l'inflazione interna, bensì per scrollarsi di dosso il peso morto del mercato degli Eurodollari il quale l'ha costretta nel corso del tempo a salvare l'UE e l'euro sin dalla crisi Lehman. La posizione più restrittiva riguardo la politica monetaria sta prosciugando le fonti di finanziamento indirette per l'Europa e la Cina (attraverso Hong Kong). Non è un caso che la BCE continui a essere incerta e la Cina abbia avviato un nuovo piano di stimolo interno. Nonostante l'amministrazione Biden cerchi di rallentare il percorso di Powell continuando a gonfiare la spesa pubblica statunitense attraverso i vari pacchetti di "aiuti" all'Ucraina, quella che abbiamo negli USA è una guerra civile in cui da un alto ci sono i vandali al soldo della cricca di Davos (il cui compito è erodere credibilità e prestigio agli USA) e dall'altro coloro che resistono a questa infiltrazione nelle leve del potere statunitense. In questa guerra, però, le leggi economiche non si fermano. Un rialzo dei tassi indebolisce le bolle gonfiate sulla scia della precedente politica di tassi artificialmente bassi, la quale a sua volta aveva alimentato credito delle banche non coperto dal risparmio. Ciò devia la ricchezza da chi la crea a chi la spreca. Un aumento rialzo dei tassi arresta tale deviazione di ricchezza e questo a sua volta mette in moto un bust. Maggiore è la percentuale di bolle su tutte le attività, maggiore sarà l'intensità della recessione. Questa è sostanzialmente una buona notizia, ma nel breve termine ci sarà dolore economico per ripulire l'economia dagli eccessi del passato. Ci sono già diversi indicatori che segnalano l'arrivo di una recessione negli USA, ma quello che secondo me è più importante adesso è la seguente dichiarazione di Powell. La FED può limitare i danni scaricando una parte del peso della correzione sull'Europa, ma non può evitare le conseguenze delle sue precedenti azioni sconsiderate (con Bernanke e la Yellen). Da questa crisi il sistema bancario centrale ne uscirà visceralmente ridimensionato, soprattutto perché rispetto al 2008 esistono alternative: Bitcoin.

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di Thorsten Polleit

Il problema dell'elevata inflazione causata dalle banche centrali non può più essere minimizzato e l'insofferenza pubblica per la crescente svalutazione della valuta ha ora costretto i policymaker ad agire.

La Federal Reserve ha lasciato salire il tasso d'interesse di riferimento a 1 punto percentuale. Anche molte altre banche centrali hanno reagito, come la Bank of England, la Central Bank of Australia e la Central Bank of Sweden; inoltre la Banca Centrale Europea (BCE) ora prevede di lasciar salire i tassi d'interesse all'inizio del terzo trimestre.

Tutto ciò significa che ci sarà un'inversione dei tassi?

La risposta inizia con uno sguardo al sistema monetario fiat: in esso i tassi d'interesse non sono impostati come in un libero mercato, ma sono determinati in un "mercato ostacolato". Non solo le banche centrali manipolano i tassi d'interesse a breve termine, ma ora hanno anche una presa salda su quelli a lungo termine attraverso l'acquisto di titoli di debito; in linea di principio, possono manipolare i tassi d'interesse al millesimo.

Il tasso d'interesse è estremamente importante per il sistema monetario fiat, perché le banche centrali creano denaro in stretta collaborazione con le banche commerciali, le quali lo prestano a consumatori, produttori e governi senza corrispondenti fondi di risparmio (rinuncia al consumo). Ciò equivale a creare denaro dal nulla.

Una tale offerta artificiale di credito abbassa il tasso d'interesse di mercato al di sotto di quello che sarebbe stato altrimenti; tale soppressione artificiale provoca inizialmente una ripresa economica, un boom.

Quest'ultimo si ripercuote sulla struttura economica della produzione e dell'occupazione: le risorse scarse vengono sempre più investite in progetti a lungo termine e dispendiosi in termini di tempo e meno nella produzione di beni di consumo. Il successo dell'investimento, e quindi la continuazione del boom, dipende dal fatto che i tassi d'interesse rimangano bassi o scendano a livelli ancora più bassi.

Finché il boom continua, tutto sembra funzionare bene. Per le aziende sembrano tempi ottimi: staccano profitti, accendere prestiti è possibile senza grossi problemi, i lavoratori possono sperare in salari più alti e più opportunità di lavoro, le entrate fiscali fluiscono e i prezzi di borsa salgono a nuovi massimi.

Ma cresce anche il debito in termini assoluti e in relazione alla produzione economica. La spesa per consumi è finanziata "a credito", il che significa essenzialmente consumo di capitale e nessuna accumulo di capitale, e lo stato, in particolare, che normalmente contribuisce poco o nulla alla crescita della produttività nell'economia, prende in prestito pesantemente per finanziare la sua spesa. I rendimenti di molti investimenti aziendali sono in ritardo rispetto all'aumento del debito, contribuendo all'aumento del debito complessivo.

Ciò che accade quando la banca centrale lascia salire i tassi d'interesse è ovvio: le persone riducono i loro consumi e risparmiano più del loro reddito. Le aziende improvvisamente notano che i profitti sono inferiori a quanto sperato e i nuovi investimenti non ripagano, contrariamente alle aspettative, e quindi falliscono. I nuovi progetti imprenditoriali vengono interrotti, le iniziative vengono liquidate e i posti di lavoro creati durante il boom vengono persi. In altre parole, il boom si trasforma in bust.

Ciò richiede una riallocazione e una rivalutazione dei fattori di produzione: strumenti, macchine, manodopera, ecc. Diventa chiaro che alcuni di questi fattori sono stati sprecati, cioè incanalati in metodi di produzione irrealizzabili con un utilizzo residuo estremamente basso (lasciandosi dietro solo macerie). Anche i lavoratori sono colpiti: le competenze e le capacità umane non sono più necessarie ai livelli precedenti e i lavoratori devono riqualificarsi o abbandonare il mercato del lavoro.

Dal momento che tutto questo richiede tempo, il riequilibrio economico che comporta un tale bust non arriva solitamente senza una recessione e disoccupazione. In un'economia fortemente indebitata, questo processo è particolarmente doloroso.

Le persone che perdono il loro reddito a causa della disoccupazione, ad esempio, hanno problemi a pagare il servizio del debito sulle loro case; le aziende sono sotto la stessa pressione per soddisfare i loro pagamenti d'interessi su prestiti e capitale; le banche sono investite da ritardi di pagamento e inadempienze. Se gli accantonamenti per i rischi non sono sufficienti a coprire le perdite, la scarsa dotazione di capitale proprio delle banche verrà esaurita e diventeranno riluttanti a concedere prestiti e il flusso di nuovo credito/denaro nell'economia diminuirà.

Questo, a sua volta, metterà sotto pressione ribassista i prezzi degli asset: azioni, obbligazioni, immobili e terreni. Il valore del prestito bancario sottostante alle garanzie diminuirà e le banche richiederanno garanzie aggiuntive ai mutuatari. Se questi ultimi non possono permetterselo, saranno minacciati di risoluzione del prestito e scivoleranno sull'orlo del fallimento.

In questo modo l'ambiente inflazionistico alla fine si trasforma in uno deflazionistico, in cui i prezzi delle merci scendono su tutta la linea e l'economia vacilla. Se non ci sono "forze opposte", un tale sviluppo farà addirittura crollare l'intero sistema monetario fiat; ma ci sono "forze opposte".

È importante sapere che la piramide del debito è stata costruita negli ultimi anni in un sistema di “repressione finanziaria”: le banche centrali hanno tagliato i tassi d'interesse così tanto che erano (e sono tuttora) negativi al netto dell'inflazione. I prestiti in scadenza sono stati così sostituiti da nuovi prestiti a tassi d'interesse reali negativi; e sono stati inoltre accesi ulteriori prestiti, anch'essi a tassi d'interesse reali negativi.

Pertanto è comprensibile che soprattutto gli stati altamente indebitati abbiano uno scarso interesse per una politica monetaria intenzionata a rialzare i tassi d'interesse e a ridurre l'inflazione, perché tassi d'interesse bassi, insieme a un'inflazione elevata, sono esattamente ciò di cui le finanze pubbliche hanno bisogno: riducono il debito pubblico a spese dei creditori e di chi usa il denaro.

Un'uscita da tale "repressione finanziaria" innescherà una grave crisi economica, finanziaria e persino politica, poiché il relativo rialzo dei tassi d'interesse reali provocherà un crollo. Quindi la domanda chiave è qual è il motivo e non è certamente quello di mantenere l'inflazione dei prezzi al consumo al 2%; in caso contrario, avrebbero alzato i tassi d'interesse molto tempo fa.

C'è da temere che le banche centrali vogliano una maggiore inflazione per disinnescare i problemi di debito delle loro economie nazionali. Come accennato in precedenza, ciò può essere ottenuto se i tassi d'interesse vengono mantenuti bassi e l'inflazione supera i tassi d'interesse in modo che i creditori e chi usa il denaro possano beneficiarne. Tuttavia c'è un problema: l'inflazione non deve salire troppo.

Se ciò accade, c'è il rischio che le persone "fuggano" letteralmente dal denaro e che quest'ultimo smetta del tutto di funzionare. Naturalmente gli stati non vogliono un tale esito e hanno bisogno del denaro fiat inflazionistico per condurre le loro politiche ridistributive.

Se le banche centrali vogliono perseguire una politica d'inflazione elevata e allo stesso tempo impedire che essa sfugga al controllo, devono bluffare la popolazione, dando l'impressione di essere determinate a "combatterla".

Anche se potrebbero essere necessari piccoli rialzi dei tassi d'interesse, la domanda è se il tasso d'interesse reale, negativo da circa quindici anni, tornerà in territorio positivo. I dubbi a riguardo abbondano...

L'elevato debito delle economie mondiali indica che i tassi d'interesse reali non possono più tornare a livelli “normali”. Tanto più che c'è un tacito consenso nel mondo occidentale sul fatto che le forze del libero mercato non debbano sfidare il "welfare state", finanziato con maggiori debiti e denaro fiat.

Questa mentalità è sostenuta anche da coloro che vogliono imporre il loro programma di "grande reset" e "grande trasformazione" agli altri. Il sistema monetario fiat è uno strumento particolarmente potente non solo per lo stato, ma anche per i gruppi con interessi speciali che cercano di utilizzarlo per manipolare gli sviluppi economici e sociali. Non si arrenderanno tanto facilmente.

Il forte incentivo politico a mantenere a galla il sistema monetario fiat suggerisce che le banche centrali su entrambe le sponde dell'Atlantico rialzeranno leggermente i tassi d'interesse, ma non abbandoneranno le loro politiche inflazionistiche e che se l'economia rallenterà troppo, risponderanno con un debito ancora maggiore, più soldi e un'inflazione ancora più alta.

Quindi anche se i tassi d'interesse saliranno, la repressione finanziaria continuerà. Molto probabilmente il potere d'acquisto delle valute fiat continuerà a essere fortemente svalutato. Questo è uno sviluppo che non solo erode sempre più la funzione di riserva di valore del dollaro, dell'euro e altri, ma minaccia anche la loro funzione di mezzo di scambio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


I grandi 7 starnazzano, ma hanno già perso la guerra contro la Russia

Lun, 11/07/2022 - 10:09

 

 

di Tom Luongo

I leader del G-7 sono d'accordo: più guerra contro la Russia. Senza dirlo apertamente, questo è stato il messaggio principale all'incontro dei leader più incapaci del mondo.

Hanno anche promesso $600 miliardi che non hanno per finanziare progetti infrastrutturali globali e "combattere la China's Belt and Road Initiative". Viene da chiedersi da dove verranno fuori tutti questi soldi e, nel caso dell'Europa, l'energia per finanziarli.

Ma la domanda che mi sono posto dall'inizio di questa guerra di logoramento che l'Occidente vuole imporre alla Russia è la seguente: abbiamo la resistenza, in termini di capacità di produzione reale, per sostenere questi assegni che i nostri leader firmano?

Un importante rapporto del Royal United Services Institute (RUSI), uno dei più antichi think tank militari del Regno Unito, afferma con enfasi di no. Alex Mercouris ha fatto un lavoro straordinario nel fare le pulci a ciò che il RUSI pensa sulla capacità della NATO di fare la guerra contro l'attuale ritmo militare della Russia, giorni prima che questa idea prendesse forma.

In breve, il divario tra la produzione annuale di munizioni della NATO e il consumo settimanale dell'UAF è incredibilmente vasto.

Vi ho detto all'inizio di questa guerra che la Russia sarebbe stata impegnata in una guerra di logoramento contro l'Occidente, sperando che la NATO avrebbe abboccato a una guerra di terra in Ucraina. Non avevo i numeri a sostegno di questo punto, solo l'inferenza di quello che avevo capito di Putin e delle sue precedenti manovre contro l'Occidente.

Ciò che è ovvio è che i neocon e i neoliberal che controllano l'Occidente pensano di poter trasformare l'Ucraina in un pantano per Putin, ma cosa succede se Putin pensa di poter trasformare l'Ucraina in un pantano per loro?

La Russia non è in grado di conquistare l'Europa, ma non ha bisogno di sconfiggerla ha solo bisogno di creare questa mappa.

Sapevo che Putin non avrebbe impegnato la Russia in questo conflitto se non avesse potuto sostenerlo. Sapevo anche che l'Occidente avrebbe MENTITO VERGOGNOSAMENTE sul livello di corruzione all'interno della società russa per giocare sui pregiudizi dei generali da poltrona americani poco informati.

Il sistema russo è perfetto? No. C'è corruzione? Sì. Ma è una totale assurdità pensare che sarebbe stato spogliato di tutti i rami secchi nel complesso militare/industriale russo durante la mossa militare iniziale. I cambiamenti fatti dalla Russia, strategicamente e in termini di personale, l'hanno preparata per il lungo termine, combattendo un tipo di guerra in cui sono molto bravi e contro la quale Stati Uniti e NATO hanno lasciato l'UAF per lo più indifesa.

Ora, con le sanzioni che svuotano ulteriormente le economie di USA ed Europa e la "leadership" dei buffoni che si sono appena incontrati in Germania, la Russia è al posto di comando per ottenere una vittoria in Ucraina e lasciare l'Occidente impoverito di armi se la situazione attuale va avanti senza una correzione di rotta.

Il punto sollevato dal RUSI è che potrebbe non essere possibile correggere la rotta in tempo (o mai) nel lasso di tempo necessario per influenzare l'esito in Ucraina, in assenza di un'escalation impensabile.

L'esaurimento che pensavamo di portare sulla Russia è l'ultima forma di "boomerang delle sanzioni". Ad ascoltare il RUSI, siamo noi che non abbiamo la capacità di combattere se il conflitto si allarga.

Eppure, ad ascoltare il segretario di Stato americano Antony Blinken o il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, pensereste che la Russia sia ancora sull'orlo del collasso.

Ora il G-7 pensa di avere il potere di fissare un tetto massimo di prezzo globale del petrolio greggio. Ve l'ho detto più e più volte che la cricca di Davos crede davvero di avere una sorta di potere di monopsonio sulle esportazioni russe. Credono ancora che la loro sete di energia, cibo, metalli industriali, fertilizzanti, ecc. dia loro potere su Putin.

Vi ricordo questa scena fondamentale in The Dark Knight Rises di Chris Nolan.

E Putin è il moderato nei circoli del potere russo. Ci sono un centinaio di Bane che aspettano dietro le quinte felici di spezzare il collo ai John Daggett a cui non hanno più bisogno di vendere petrolio e gas.

Ho osservato Putin per anni, l'ho visto fare pressioni sulla sua banca centrale e sui banchieri per riformare il settore finanziario, l'ho visto pubblicamente riformare i principali oligarchi industriali nella produzione di metalli. Più di sei anni di operazioni militari in Siria gli hanno fornito molti dati su come eseguire una strategia a lungo termine e trovare i punti di rottura della sua logistica e delle sue operazioni.

E sono sicuro che questa guerra in Ucraina sia tanto un esercizio di raccolta di dati per le capacità dell'Occidente quanto uno stress test sui suoi sistemi di produzione interni.

La Russia ha ora 4 mesi di dati da poter analizzare. Molte persone sono state licenziate, incarcerate, ecc. I non hacker sono spariti, altre operazioni vengono inaugurate.

Ora diamo un'occhiata all'Occidente.

Gli Stati Uniti di Biden stanno ora aumentando la spesa militare, presumibilmente per aumentare i livelli di produzione di munizioni. Come ha fatto giustamente notare Alex, keiretsu o produzione just-in-time è il modo in cui operiamo qui in Occidente. Tal sistema è sottoposto a un enorme stress a causa della rottura delle supply chain creata dalla cricca di Davos con l'isteria per il COVID-19.

Sebbene le sanzioni possano aver limitato la capacità della Russia di procurarsi o mantenere un ampio arsenale tra carri armati e/o aeroplani di più alta tecnologia, potrebbe non essere rilevante perché questa non è una guerra di tecnologia all'avanguardia.

È una guerra di artiglieria in stile prima guerra mondiale, che non siamo preparati a combattere. Scott Ritter mi ha fatto notare, quando ci siamo incontrati alla recente conferenza del Ron Paul Institute, che la NATO non si addestra più alla guerra di manovra. Mentre l'addestramento delle forze russe è limitato, come evidenziato nel suo attacco a Kiev a febbraio, il principale vantaggio degli Stati Uniti è stato gravemente ridotto dalla mancanza di addestramento e prontezza negli ultimi due decenni.

Quindi quello che abbiamo, nel complesso, è un quadro militare con catene di approvvigionamento deboli, capacità limitata di aumentare la produzione e un esercito che non si è addestrato per una guerra sostenuta su grande scala.

Ciò significa che l'espansione del budget del Dipartimento della Difesa a $813 miliardi quest'anno potrebbe non essere nemmeno ciò che pensiamo significhi. Invece di essere un accumulo per combattere una guerra più ampia, questo potrebbe seriamente essere solo l'ultimo calo prima che l'intero sistema crolli.

Ricorda che la cricca di Davos vuole che gli Stati Uniti vengano distrutti. Ha assiduamente svuotato la capacità manifatturiera vitale degli Stati Uniti, mettendola allo stesso tempo in una fragile posizione fiscale con una popolazione divisa e arrabbiata.

Il palcoscenico è pronto per un conflitto interno, di un tipo che non vediamo da oltre 150 anni. E dovremmo combattere una guerra contro la Russia, una potenza militare nucleare?

Questo inoltre ignora la realtà che se la NATO dichiara guerra aperta alla Russia, Blinken e gli anti-diplomatici spingeranno la Cina a essere ancor più paranoica sulle nostre intenzioni riguardo Taiwan.

Il vero stress test sta accadendo ora. L'Ucraina viene schiacciata sotto il peso della capacità della Russia di sostenere un livello disumano di bombardamenti di artiglieria. La relazione del RUSI non affronta in modo approfondito il potenziale della Russia di continuare la sua produzione di munizioni necessarie, ma si ha l'idea che siano economiche e interamente di provenienza nazionale.

Ciò ha portato allo scoperto la massiccia carenza di capacità industriale in Occidente, oltre a fratturare la leadership politica su ciò che alla fine si dovrebbe fare.

La metà di loro vuole continuare la guerra in perpetuo, l'altra metà vuole un cessate il fuoco. Nessuno di loro lo ammetterebbe alla riunione del G-7 per il bisogno di non sembrare debole, o ammettere che i russi li hanno smascherati.

Ci vuole una quantità sbalorditiva di energia per combattere una guerra prolungata e l'Occidente è alla mercé della Russia per tale energia.

La fase successiva di questa guerra è ora il completo divorzio dell'Europa dal complesso energetico russo a prezzi che non possono impedire all'Europa di sprofondare nella depressione... se non addirittura in una totale depravazione.

Per raggiungere questo obiettivo, questi folli narcisisti pensano di poter stabilire un limite a ciò che pagheranno per un barile di petrolio? Pensavo di aver sentito di tutto nella mia vita, ma questo è delirante quasi quanto il video medio su TikTok dopo la sentenza Roe v. Wade.

La guerra finanziaria di logoramento contro l'Occidente di cui ho discusso a lungo per mesi è la realtà. In definitiva, senza l'energia o il denaro per procurarsela o produrla, non esiste una vera guerra convenzionale. Il ritorno della guerra industriale, come presuppone la relazione del RUSI, ha già determinato l'esito in Ucraina.

Questo è solo uno dei motivi per cui Henry Kissinger ha esortato alla riunione di Davos di quest'anno ad aprire i colloqui e ad avviare i negoziati. Sembra che a questo punto i suoi ammonimenti siano caduti nel vuoto. Data l'età media degli idioti che prendono queste decisioni, non c'è affatto da sorprendersi.

La cricca di Davos ha preparato gli Stati Uniti per la completa umiliazione in Ucraina, sacrificato migliaia di ucraini, mandato in bancarotta milioni di europei e corrotto centinaia di milioni di persone sostenendo una vasta burocrazia incapace di rispondere alle crescenti esigenze di un sistema in crisi.

La parte triste è questa: pensano di #vincere, perché gran parte di ciò che accade sta andando secondo i piani. Si son persi la parte in cui stanno distruggendo gli Stati Uniti troppo velocemente nel processo, soprattutto quando si vuole che qualcuno combatta al posto tuo per coprire il tuo fallimento.

La Russia e la Cina taglieranno l'Europa fuori dal commercio globale se quest'ultima va in default per il proprio debito, cosa che Christine Lagarde ha appena detto al mondo che è pronta a fare.  L'atteggiamento aggressivo della FED sta già distruggendo i mercati dell'eurodollaro, la fonte del potere della cricca di Davos.

Le vestigia del federalismo statunitense funzionano ancora a un livello sufficientemente alto da vanificare tutti i loro piani (pensate alle decisioni della Corte Suprema in materia di ambiente e aborto e alle decisioni di Ron DeSantis come governatore della Florida).

Parlando di DeSantis, sta rapidamente emergendo come il favorito per la nomination repubblicana nel 2024.

Quindi, in conclusione, questo è quello che prevedo:

• La Russia non si fermerà con la vittoria nel Donbass;

• Prenderà Nikolaev, Kharkov e Odessa;

• La Russia non abboccherà a Kaliningrad, ma interromperà tutto il gas alla Germania;

• Il governo tedesco cadrà, ma non importa perché i Verdi, che stabiliscono la politica, controllano il Bundesrat;

• La Russia continuerà a non dare alla cricca di Davos la scusa per iniziare la terza guerra mondiale, anche con Finlandia e Svezia che entrano nell'alleanza;

• Continueranno ad aumentare la posta in gioco esponendo ulteriormente la vacuità delle loro minacce;

• L'amministratore Biden continuerà a fomentare una guerra su Taiwan;

• Alla fine la Cina li obbligherà, anche se non vogliono;

• Il crollo della Bulgaria è solo l'inizio della fine dell'UE nell'Europa orientale;

• La NATO o crollerà o voleranno le bombe nucleari... sto ancora scommettendo sul primo esito;

• Erdogan che cede sull'espansione della NATO significa che Putin si opporrà a lui in Siria;

• La FED continuerà a rialzare i tassi mentre la BCE farà di tutto per non farlo.

In preda alla disperazione mi aspetto una provocazione false flag per costringere i russi a una mossa o semplicemente giustificare la cricca di Davos a trascinarci nella sua prossima guerra, cioè un altro attacco bilogico o armi chimiche questa volta imputato a Putin.

L'obiettivo di questo progetto è un'Europa indipendente, Stati Uniti distrutti e vassallaggio per l'Asia.

Otterranno, nel migliore dei casi, una di queste tre cose: un'Europa indipendente, ma distrutta, sotto il vassallaggio di Russia e Cina e gli Stati Uniti che si ritirano a leccarsi le ferite. Questo è il futuro che prevedo, almeno se non inizieranno a volare le bombe nucleari.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Recessione, prezzi e il crack-up boom

Ven, 08/07/2022 - 10:05

 

 

di Alasdair Macleod

Avviato dai monetaristi, il dibattito tra prospettive d'inflazione e recessione si intensifica. Ora ci stiamo spostando dai timori per una stagflazione ai timori per le conseguenze della stretta monetaria e del rialzo del tasso d'interesse.

In comune con gli statistici di altre giurisdizioni, l'Office for Budget Responsibility britannico afferma ancora che l'inflazione dei prezzi è transitoria, sebbene la prospettiva di un ritorno verso l'obiettivo del 2% sia stata posticipata fino al 2024. Il cancelliere Sunak accetta queste cifre per giustificare un colpo una tantum sui produttori di petrolio, mentre invece dalla sua esperienza finanziaria deve sapere che la situazione attuale è molto diversa dalle previsioni dell'OBR.

Questo articolo chiarisce perché un esito completamente diverso è praticamente certo. Per spiegare il perché, vengono discussi i ragionamenti di monetaristi e neokeynesiani e vengono smascherati gli errori nella loro comprensione delle cause dell'inflazione.

Saremo in grado di vedere più chiaramente il rischio in evoluzione che porta a una crisi sistemica delle valute fiat, la quale coinvolgerà banche commerciali, banche centrali e le stesse valute fiat. Bisogna comprendere che l'inflazione non è un aumento dei prezzi, ma una diminuzione del potere d'acquisto della valuta e dei depositi bancari, e che i cambiamenti nella quantità di denaro e credito discussi dai monetaristi non sono la questione più importante.

In un mondo inondato da denaro e depositi bancari, la vera preoccupazione è il crescente desiderio degli attori economici di ridurre questi saldi a favore di beni fisici. Con l'evolversi della crisi, possiamo aspettarci che un numero crescente di cittadini tenterà di ridurre i propri depositi in contanti e bancari con conseguenze catastrofiche per il potere d'acquisto delle proprie valute.

Stando così le cose, siamo sulla strada verso un crack-up boom in base al quale la popolazione tenta di ridurre le proprie disponibilità in valuta e depositi bancari, come dimostrato dalle attività non finanziarie e dai prezzi di beni di consumo di base che iniziano a salire rapidamente.


Introduzione

Nei principali canali d'informazione finanziari, la narrativa per le prospettive economiche si sta evolvendo: ora siamo di fronte alla prospettiva di una recessione. Sebbene drammatici, gli attuali tassi d'inflazione sono visti come un fenomeno temporaneo e alimentato da fattori come le sanzioni alla Russia, i lockdown cinesi, la carenza di componenti e i problemi di personale. Pertanto, si dice, l'inflazione è transitoria, solo che ci vorrà un po' più di quanto inizialmente pensato da Jay Powell per tornare all'obiettivo del 2%.

Ce lo hanno ricordato anche in Gran Bretagna la scorsa settimana, in particolar modo il cancelliere Sunak sventolando le cifre dell'OBR il quale prevede un ritorno all'inflazione dei prezzi al 2%, ma è stato rinviato all'inizio del 2024 dopo un picco temporaneo del 9%. L'OBR ritiene che sia ancora transitorio e, per inciso, il record di previsione dell'OBR è stato ritenuto da osservatori indipendenti "davvero terribile".

Assoltosi da ogni responsabilità tramite le stime sull'inflazione dell'OBR, Sunak sta spendendo £15 miliardi in sussidi per i costi del carburante, sostenendo di recuperarli dai produttori di petrolio i quali stanno godendo di un inaspettato guadagno, per gentile concessione di Vladimir Putin.

Stando così le cose, non trattenete il respiro in attesa che Shell e BP presentino un conto a Sunak per aver dovuto cancellare i loro ingenti investimenti in Russia e attività di distribuzione a causa delle sanzioni del governo britannico contro la Russia. Ma non divaghiamo dal nostro argomento, che riguarda l'andamento futuro dei prezzi, più specificamente il livello generale dei prezzi non misurabile nel contesto delle prospettive economiche. E se le cifre dell'OBR, che sono come quelle di tutti gli altri statistici in altre giurisdizioni, si rivelassero terribilmente sbagliate?

Non c'è dubbio che loro e i media generalisti si stiano aggrappando a una canna mossa dal vento nota come "speranza", speranza che una recessione porti a una minore domanda dei consumatori e che tolga propellente all'aumento dei prezzi. Speranza che la guerra di Putin finisca rapidamente con la sua sconfitta, speranza che le sanzioni occidentali facciano crollare l'economia russa, speranza che le supply chain tornino rapidamente alla normalità. Ma anche se tutte queste aspettative si rivelassero vere, l'analisi economica suggerisce che i tassi d'interesse dovranno comunque salire significativamente, mandando in bancarotta aziende, governi e persino banche centrali.

L'establishment, i media generalisti e le agenzie governative si stanno adagiando sulle prospettive dei prezzi. La macroeconomia moderna, nella forma sia del monetarismo che del keynesismo, non è attrezzata per comprendere le relazioni economiche che determinano il potere d'acquisto futuro delle valute fiat. Prendendo spunto dalla stagflazione degli anni Settanta, quando il keynesismo fu screditato e Milton Friedman della scuola di Chicago divenne famoso, dobbiamo esaminare criticamente entrambi i credi. In questo articolo esamineremo ciò che dicono i monetaristi, poi l'approccio mainstream neo-keynesiano e infine l'esito a cui è probabile che conducano.

Poiché i monetaristi stanno ora avvertendo che un rallentamento nella creazione di credito sta allontanando i timori dall'inflazione verso la recessione, parliamo prima gli errori nell'approccio monetarista.


La teoria monetaria non si è ancora adattata al denaro fiat

Gli economisti monetaristi ora ci dicono che la crescita dell'offerta di denaro sta rallentando, puntando il dito a una recessione, ma questo è vero solo se tutte le auspicate variazioni dei prezzi provengono dal lato beni/servizi e non da quello monetario. Nessun monetarista sembra tenerne conto nella sua analisi delle prospettive dei prezzi, riducendo questa questione cruciale alla sola velocità di circolazione. Questo è il motivo per cui spesso premettono nelle loro analisi che non vi sia alcun cambiamento nella velocità di circolazione.

Sebbene abbiano voltato le spalle al principio di denaro sano/onesto, la loro analisi del rapporto tra valuta e prezzi non è stata adeguatamente rivista per tenere conto dei cambiamenti nel potere d'acquisto delle valute fiat. È di vitale importanza capire perché ciò è importante.

Un gold exchange standard trasforma una valuta in un sostituto dell'oro e la popolazione si accontenta quasi sempre di detenerla anche durante i cicli del credito. Sebbene ci siano sempre fattori che alterano il potere d'acquisto dell'oro e il rapporto con i suoi sostituti, il potere d'acquisto di una valuta adeguatamente coperta e i supporti associati sotto forma di banconote e depositi bancari varia relativamente poco rispetto alla nostra esperienza odierna, in particolare se i mercati liberi consentono l'arbitraggio tra valute diverse agendo come sostituti alternativi dell'oro.

Ciò è dimostrato nel Grafico 1 qui sotto: prezzo del petrolio misurato in grammi d'oro e valute ai sensi dell'accordo di Bretton Woods fino al 1971, e successivamente in grammi d'oro e valute fiat. La stabilità dei prezzi, mentre gli attori economici accettavano che il dollaro fosse legato all'oro e quindi un sostituto credibile, è evidente prima della sospensione dell'accordo di Bretton Woods. Tuttavia la quantità di valuta e depositi in dollari e sterline aumentò in modo significativo durante quel periodo, a maggior ragione per la sterlina che subì una svalutazione rispetto al dollaro nel 1967. Le cifre per l'euro, prima della sua creazione nel 2000, sono rapportate al marco tedesco, il quale era sottoposto a politiche monetarie più solide e ciò spiega perché il prezzo del petrolio in euro non aumentò tanto quanto in sterline e dollari.

La cronologia dei prezzi del petrolio ci dice che la volatilità è nelle valute fiat e non nel petrolio. In grammi d'oro c'è stata una variazione di prezzo notevolmente ridotta, pertanto la relazione di prezzo tra una valuta coperta dall'oro differisce sostanzialmente dal mondo fiat in cui viviamo oggi, e c'è stato un cambiamento molto piccolo nella teoria monetarista per riflettere questo fatto al di là dei semplici tecnicismi.

La lezione appresa è che in un gold standard un'espansione della valuta e dei depositi bancari è tollerata in misura maggiore rispetto a un sistema puramente fiat, ma un'espansione dei mezzi di scambio può essere tollerata solo entro certi limiti, motivo per cui prima il gold pool di Londra fallì alla fine degli anni '60 e poi il sistema di Bretton Woods fu abbandonato nel 1971.

In un gold standard un'espansione della quantità di credito bancario si rifletterà nel potere d'acquisto di una valuta man mano che i nuovi mezzi circoleranno, ma se le banche che emettono banconote mantengono la loro promessa di offrire la conversione oro/banconote, questo sarà il limite e gli attori economici lo sanno.

Questa è la base del monetarismo classico, il quale si collega all'intuizione di Cantillon su come entra in circolazione nuova moneta e come i prezzi salgono di conseguenza. Da John Stuart Mill a Irving Fisher, è stato espresso matematicamente e perfezionato nell'equazione dello scambio. Nei suoi primi scritti, anche Keynes comprese la teoria monetarista, fornendone un'adeguata descrizione nel suo Tract on Monetary Reform, scritto nel 1923 quando il marco tedesco stava crollando. Ma anche con un gold standard, la scuola monetarista non è riuscita a incorporare la realtà del fattore umano nella propria equazione di scambio, che da allora è diventata un'omissione lampante nei confronti dei sistemi a valuta fiat.

Acquirenti e venditori di beni e servizi non si preoccupano del livello generale dei prezzi e della velocità di circolazione, si preoccupano solo dei loro bisogni immediati. E sono certamente inconsapevoli dei cambiamenti nella quantità di valuta e credito e del valore totale delle passate transazioni nell'economia. I consumatori e le imprese non prestano attenzione a questi elementi dell'equazione monetarista.

In sostanza, questa è la disconnessione tra monetarismo e realtà catallattica: l'equazione dello scambio è sempre bilanciata dal concetto spurio di velocità di circolazione, un'immagine mentale del denaro che genera la propria utilità piuttosto che essere semplicemente un mezzo di scambio tra acquirenti e venditori di beni e servizi. E i matematici, che insistono sulla disciplina dell'equilibrio nelle loro equazioni, sono preparati nel campo dell'analisi monetaria a introdurre una variabile la cui funzione è solo quella di garantire che l'equazione sia sempre in equilibrio quando senza di essa non è così.

Oltre al fatto che il monetarismo non tiene conto delle azioni umane dei consumatori e degli imprenditori, nel tempo si sono verificati sostanziali cambiamenti nel modo in cui il denaro viene utilizzato per scopi non inclusi nelle transazioni dei consumatori, il fondamento degli indici dei prezzi al consumo e del prodotto interno lordo. La finanziarizzazione degli Stati Uniti e di altre grandi economie, insieme alla produzione di beni di consumo e intermedi delegati alle economie emergenti, hanno cambiato radicalmente i profili degli Stati Uniti e delle altre economie del G7. Affermare, come fanno i monetaristi, che la crescita dell'offerta di denaro possa essere applicata proporzionalmente all'attività di consumo è un ulteriore errore, perché gran parte dell'offerta di denaro non riguarda i prezzi di beni e servizi.

Inoltre quando contanti e depositi bancari sono trattenuti da consumatori e imprese, per loro rappresentano la vera funzione del denaro, che è quella di fungere da liquidità per gli acquisti futuri. Non si occupano delle transazioni passate, pertanto il rapporto tra contanti e liquidità istantanea rispetto al consumo previsto è ciò che conta davvero nella determinazione del potere d'acquisto e non può essere catturato dall'equazione dello scambio.

I monetaristi sono rimasti fedeli a un'equazione dello scambio i cui difetti non avevano tanta importanza in un gold standard. Oltre a ignorare l'elemento umano nel mercato, il loro errore è ora quello di persistere con l'equazione dello scambio in un ambiente fiat radicalmente diverso.


Il ruolo della liquidità e delle riserve di credito

Nella loro ignoranza riguardo l'importanza del rapporto tra liquidità e credito rispetto ai potenziali acquisti di beni e servizi, tutti i macroeconomisti commettono un grave errore: sostengono che un rallentamento economico innescato da una riduzione della crescita della valuta e del credito porterà automaticamente a un calo del ritmo di aumento del livello generale dei prezzi.

Un approccio più realistico consiste nel cercare di comprendere i fattori che possono influenzare le preferenze degli individui all'interno di una società. Per gli individui essere completamente statici nelle loro preferenze è ovviamente falso e risponderanno come una coorte al cambiamento dell'ambiente economico. Sono gli individui che impostano il potere d'acquisto del denaro nel contesto del loro bisogno di un mezzo di scambio, e nessun altro. Come affermò Ludwig von Mises nel suo Critique of Interventionism: “Poiché tutti desiderano avere una certa quantità di denaro, a volte di più e a volte di meno, c'è una certa domanda di denaro. Il denaro non esiste semplicemente nel sistema economico, nell'economia nazionale, non è mai semplicemente in circolazione. Tutto il denaro disponibile è sempre nelle disponibilità liquide di qualcuno. Ogni unità potrebbe un giorno, a volte più spesso e a volte meno spesso, passare dalla proprietà di un essere umano alla proprietà di un altro. In ogni momento è di proprietà di qualcuno e fa parte delle sue disponibilità liquide. Le decisioni degli individui in merito all'entità delle loro disponibilità liquide costituiscono il fattore ultimo nella formazione del potere d'acquisto”.

Per ulteriori chiarimenti, dovremmo aggiungere a questa citazione di Mises che contanti e depositi includono anche quelli detenuti da imprese e investitori, un fattore importante in questa era di finanziarizzazione. A parte le fluttuazioni del credito bancario, le unità di valuta non vengono mai distrutte. È la domanda marginale di contante che ne determina il valore, il potere d'acquisto. Ne consegue quindi che uno spostamento relativamente minore nel desiderio medio di detenere contanti e depositi bancari avrà un effetto sproporzionato sul potere d'acquisto della valuta.

L'istinto dei banchieri centrali cerca di sostenere i livelli di credito bancario, sostituendolo con la valuta quando necessario. Qualsiasi segnale di contrazione del credito bancario, che tenderebbe a sostenere il potere d'acquisto della valuta, incontra un abbassamento dei tassi d'interesse e/o aumenti nell'emissione di banconote (inoltre oggi ci sono anche gli incrementi dei depositi bancari sul bilancio della banca centrale stessa attraverso il QE). L'espansione dei bilanci delle banche centrali è stata continua dopo la crisi Lehman nel 2008 fino allo scorso marzo, da quando hanno iniziato a contrarsi leggermente in aggregato, da qui gli avvertimenti dei monetaristi di un imminente rallentamento del tasso d'inflazione dei prezzi.

Ma il rallentamento nella crescita dell'offerta di denaro è una quiquilia rispetto al problema totale. La quantità di banconote e depositi bancari è triplicata sin dalla crisi Lehman e il PIL è aumentato solo di due terzi. Il PIL non tiene conto di tutte le transazioni economiche: il commercio di asset finanziari è escluso dal suo calcolo, insieme a quello dei beni usati. Anche tenendo conto di questi fattori, la quantità di liquidità per gli attori economici è aumentata a livelli insoliti. Ciò è ulteriormente confermato dai saldi dei pronti contro termine inversi della FED, i quali assorbono la liquidità in eccesso di valuta e credito che attualmente ammonta a circa $2.000 miliardi, ovvero il 9% di M2.

In tutte le giurisdizioni occidentali, le popolazioni vedono i loro contanti e depositi bancari acquistare meno oggi rispetto al passato. Inoltre, con i prezzi in aumento al ritmo più veloce visto negli ultimi decenni, vedono una scarsa compensazione attraverso gli interessi sui loro saldi bancari. In queste circostanze e date le prospettive immediate dei prezzi, è più probabile che cerchino di ridurre i propri saldi di cassa e credito a favore dell'acquisizione di beni e servizi, anche quando non sono di uso immediato.

La soluzione convenzionale a questo problema è quella adottata da Paul Volcker nel 1980: lasciar salire i tassi d'interesse a sufficienza per contrastare il desiderio degli attori economici di spendere. L'inconveniente è che un rialzo del tasso di riferimento della FED, sufficiente a ripristinare la fiducia nella detenzione di depositi bancari, dovrebbe essere a un livello tale da generare bancarotte diffuse, indebolire le finanze pubbliche e persino minacciare la solvibilità delle banche centrali, anticipando così un crisi economica e bancaria come atto deliberato.


Gli errori eclatanti della coorte neokeynesiana

A differenza dei monetaristi, la maggior parte dei neokeynesiani ha completamente scartato il legame tra la quantità di denaro e credito e il loro potere d'acquisto. Ancora oggi sono i neokeynesiani a dominare il processo decisionale monetario ed economico, anche se forse il monetarismo sperimenterà una rinascita, ma per ora, per quanto riguarda l'inflazione, il denaro è raramente menzionato nei rapporti della commissione monetaria del sistema bancario centrale.

Gli errori che sono emersi dalla pseudo-scienza macroeconomica, divenuti poi convinzioni basate su sabbie mobili di presupposti, sono ora così numerosi che coloro che hanno il controllo non sanno più cosa stanno facendo. L'errore iniziale è stato l'abbandono da parte di Keynes della Legge di Say per inventare la macroeconomia. Da esso scaturisce la convinzione che lo stato sappia decidere meglio riguardo le questioni economiche e che tutte le colpe siano da attribuire ai mercati.

Ogni volta che la fede nella supremazia dello stato è stata minacciata, i keynesiani hanno cercato di sopprimere le prove offerte dai mercati. Il fallimento a livello nazionale è stato affrontato estendendo le linee di politica a livello internazionale, tanto che tutte le principali banche centrali ora lavorano insieme all'unisono per controllare i mercati. Abbiamo un coordinamento monetario globale presso la Banca dei regolamenti internazionali e al World Economic Forum ora vediamo propagandare il neomarxismo con il desiderio che tutta la proprietà e il comportamento personale siano ceduti allo stato. Come recita il suo slogan: "Non avrai nulla e sarai felice".

La conseguenza è che quando il neokeynesismo alla fine fallirà, sarà una crisi globale e non ci sarà scampo alle conseguenze nella propria giurisdizione.

L'attuale posizione ideologica è che i prezzi si formino dall'interazione tra domanda e offerta e poco altro. Commettono lo stesso errore dei monetaristi nel preumere che in ogni transazione il denaro sia una costante e che tutta la variazione dei prezzi derivi dal lato delle merci: il denaro è del tutto oggettivo e tutta la soggettività del prezzo è nei beni. Questo era vero quando il denaro era sano/onesto e si presume ancora con le valute fiat, ignorando il potere d'acquisto futuro di una valuta, che è ciò di cui dovrebbe occuparsi la scienza dell'economia.

L'errore porta a un presupposto "bianco e nero", ovvero che un'economia o è in crescita oppure in recessione, le cui definizioni, come quasi tutte le cose keynesiane, sono alquanto fluide e indistinte. I keynesiani sono guidati religiosamente da statistiche imperfette che non possono catturare l'azione umana e la cui costruzione è evoluta per supportare le politiche monetarie ed economiche del giorno. È un po' come Unto Dunto che diceva: "Significa quello che ho scelto di significare, né più né meno" I fan di Lewis Caroll sapranno che Alice rispondeva: "La domanda è se puoi far sì che le parole significhino tante cose diverse"; ma così chiosava Unto Dunto: "La domanda è chi è che decide, ecco tutto".

Finché i neokeynesiani saranno i Decisori della linea di politica, le loro imprecisioni di definizione garantiranno e amplificheranno un eventuale fallimento economico.


Si avvicina la crisi finale delle linee di politica

Che un macroeconomista sia un monetarista o un neokeynesiano, l'affidarsi alla statistica, alla matematica e alla credenza nella supremazia dello stato negli affari economici e monetari non fa altro che confonderlo quando si tratterà di affrontare un'imminente crisi sistemica. I monetaristi sostengono che il rallentamento della crescita monetaria equivalga ad un pericolo di recessione, non di inflazione; i neokeynesiani ritengono che qualsiasi minaccia alla crescita economica derivante dai fallimenti del libero mercato richieda ulteriori stimoli.

La misura che tutti usano è la crescita del prodotto interno lordo, la quale riflette solo la quantità di valuta e credito nelle transazioni incluse nella statistica. Non ci dice nulla sul motivo per cui vengono utilizzati valuta e credito. La crescita monetaria non è il progresso economico, che invece è ciò che aumenta la ricchezza di una nazione. Le statistiche coprono il trasferimento di ricchezza dai produttori allo stato improduttivo e ai suoi clientes attraverso una tassazione nascosta e la svalutazione della valuta, lasciando l'intera nazione, incluso lo stato stesso alla fine, in una situazione peggiore. Per questo motivo i tentativi di aumentare la crescita economica non fanno che peggiorare la situazione, al di là degli immediati benefici apparenti.

Arriverà il momento in cui la popolazione si sveglierà dall'illusione di una svalutazione monetaria. Fino a poco tempo fa, c'erano poche prove di questa consapevolezza, motivo per cui i monetaristi hanno avuto ampiamente ragione sugli effetti della rapida espansione della valuta e del credito negli ultimi anni. Ma come discusso in precedenza, l'espansione dei depositi bancari è stata sostanzialmente maggiore rispetto all'aumento del PIL e nonostante siano stati utilizzati per la speculazione finanziaria e altre attività al di fuori del PIL, hanno portato a un accumulo di oltre $2.000 miliardi di liquidità in eccesso che nessuno vuole (come dimostrano i pronti contro termine inversi presso la FED).

La crescita del livello della liquidità personale e del credito disponibile spiega perché l'aumento del livello generale dei prezzi è rimasto indietro rispetto alla crescita di valuta e depositi: a margine dalla crisi Lehman la popolazione, comprese le imprese e gli enti finanziari, ha accumulato liquidità aggiuntiva invece di acquistare beni. Questa tendenza ha accelerato durante i lockdown e poi ha rilasciato un'ondata di eccesso di domanda, alimentando un forte aumento del livello generale dei prezzi, non previsto dalle autorità monetarie che l'hanno immediatamente etichettato come transitorio. L'accumulo di liquidità e il suo successivo rilascio negli acquisti di beni si riflette nel tasso di risparmio negli Stati Uniti mostrato nella grafico di seguito.

Il tasso di risparmio personale non isola dal totale il livello di liquidità destinato alla spesa rispetto a quello destinato agli investimenti. Il livello sottostante di liquidità personale è stato accumulato nel tempo come parte del totale dei risparmi personali, in linea con la crescita dei depositi bancari dopo la crisi Lehman. Le restrizioni al comportamento di spesa durante i lockdown nel 2020 e nel 2021 hanno esacerbato la situazione, costringendo a una graduale riduzione della liquidità che a sua volta ha spinto il livello generale dei prezzi significativamente al rialzo.

Anche i profitti e le perdite derivanti dalla negoziazione di asset finanziari e criptovalute non sono inclusi nelle statistiche sul tasso di risparmio personale; ciò è importante nella misura in cui il credito bancario viene utilizzato per gli investimenti. Né è incluso l'accumulo di liquidità da parte delle società e degli enti finanziari, anch'essi altro fattore significativo. Ma qualunque sia il livello, non c'è dubbio che i livelli di liquidità detenuti dagli attori economici siano insolitamente alti.

L'accumulo di pronti contro termine inversi, che rappresentano liquidità indesiderata, ci informa che la popolazione, comprese le imprese, è talmente saturo di liquidità in eccesso che potrebbe già cercare di ridurla, in particolare se si aspettano ulteriori aumenti dei prezzi. In tal caso, quasi sicuramente anticiperanno futuri acquisti per alterare il rapporto tra liquidità personale e beni.

È una situazione che si sta avvicinando al crack-up boom, il quale si verifica quando la popolazione come coorte tenta di ridurre il livello complessivo di valuta e depositi in suo possesso a favore delle merci, arrivando fino al punto finale di rifiutare completamente la valuta. Finora la storia economica ha fatto registrare solo un evento del genere, ovvero quando, dopo un periodo di svalutazione accelerata di una valuta fiat, la popolazione ha acquisito la certezza che suddetta valuta era diventata priva di valore e ha abbandonato la speranza che potesse sopravvivere come mezzo di scambio. A questo effetto se ne può aggiungere un altro: le conseguenze di un crollo delle principali istituzioni monetarie mondiali all'unisono.


Come andrà a finire con l'eccesso di liquidità

Abbiamo stabilito oltre ogni ragionevole dubbio che l'economia statunitense è inondata di liquidità e se qualcuno cede la sua a un altro in una transazione, la valuta e il deposito bancario esistono ancora. La liquidità aggregata può essere ridotta dalla contrazione del credito bancario. Con il rialzo dei tassi d'interesse, esponendo così investimenti improduttivi, le banche si proteggeranno ritirando il credito. Come originariamente descritto da Irving Fisher, una contrazione del credito bancario rischia di innescare una liquidazione delle garanzie dei prestiti.

Inizialmente possiamo aspettarci che le banche centrali contrastino questa contrazione raddoppiando gli sforzi per sopprimere i rendimenti obbligazionari, ripristinare un QE più aggressivo e prepararsi a salvare le banche. Queste sono tutte misure contenute nel manuale di istruzioni del banchiere centrale, ma le condizioni che portano a un crack-up boom sono già in moto nonostante la crescente probabilità di una contrazione del credito bancario. È probabile che il deterioramento delle prospettive per il credito bancario e l'impatto sulle banche altamente indebitate, in particolare in Giappone e nell'Eurozona, accelerino la fuga dei depositi bancari verso... dove?

Le autorità di regolamentazione hanno deliberatamente ridotto l'accesso al contante, quindi un depositante bancario può disporre di somme importanti solo trasferendole a qualcun altro. Prima che un iniziale rialzo dei tassi d'interesse indebolisse i valori degli asset finanziari, il trasferimento di un deposito bancario a un venditore di un asset finanziario era una valida alternativa. Questa è ora un'opzione sempre meno attraente a causa del mutato contesto dei tassi d'interesse, di conseguenza la principale alternativa alla detenzione di depositi bancari è l'acquisizione di asset fisici e beni di consumo per usi futuri.

Ma anche questo presuppone una stabilità generale nella volontà collettiva della popolazione di detenere depositi bancari, cosa improbabile senza un aumento significativo dei tassi d'interesse. La riluttanza di un potenziale venditore ad aumentare i suoi depositi bancari si sta già riflettendo nei prezzi di grandi articoli, come automobili, immobili residenziali, quadri d'autore e una crescente selezione di beni di seconda mano.

Questo non è un ambiente che risponderà positivamente ad un'ulteriore svalutazione monetaria e alla soppressione dei tassi d'interesse, mentre le autorità monetarie lotteranno per mantenere il controllo sui mercati. La bolla finanziaria globale sta già iniziando a scoppiare e le banche centrali che hanno accumulato ampi bilanci attraverso il quantitative easing stanno scadendo in un equity negativo. Solo questa settimana la FED ha annunciato di aver perso $330 miliardi rispetto a un patrimonio netto di soli $50 miliardi. La FED può coprire questa discrepanza se è autorizzata dal Tesoro degli Stati Uniti a rivalutare il suo oro ai prezzi di mercato attuali, ma ulteriori aumenti dei rendimenti obbligazionari cancelleranno rapidamente anche questo espediente. Altre banche centrali non hanno questo margine di manovra e, nei casi della BCE e della Bank of Japan, sono investite in obbligazioni con scadenze medie notevolmente più lunghe, il che significa che all'aumentare dei tassi d'interesse le loro perdite non realizzate saranno nettamente più grandi.

Quindi le principali banche centrali sono insolventi, o quasi, e dovranno esse stesse essere ricapitalizzate. Allo stesso tempo saranno tenute a fermare una situazione economica in rapido deterioramento ed essendo gestite da dirigenti i cui consulenti economici non comprendono né l'economia né il denaro stesso, tutto punta a un crack-up boom mentre gli attori economici cercano di proteggersi.

Man mano che la situazione si evolve e gli attori economici diventano consapevoli delle vere inadeguatezze dei banchieri centrali, la discesa verso il crollo definitivo delle valute fiat potrebbe essere rapida. Ora è l'unico modo in cui tutta la liquidità in eccesso creata può essere cancellata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Bitcoin è autoconservazione

Gio, 07/07/2022 - 10:02

 

 

da Bitcoin Magazine

Tutti gli organismi viventi condividono un insieme di comportamenti universali chiamato autoconservazione, esso è l'insieme dei comportamenti che assicurano la sopravvivenza di un organismo. Bitcoin è autoconservazione finanziaria. Molti detengono Bitcoin per aumentare la longevità e l'apprezzamento della loro ricchezza e quindi della loro salute. L'acquisto di Bitcoin è scambio di tempo: ora per dopo. Il suo apprezzamento di prezzo e la conservazione del valore fanno riferimento ai bisogni di salute fisica e mentale.

Una funzione di Bitcoin è liberarci dalla tirannia del denaro fiat, il quale non ha integrità e viene svalutato a piacimento, indefinitamente. Questo è vero per tutti i sistemi monetari fiat. Attraverso la tassazione, l'inflazione e la confisca, lo stato può esercitare un controllo capillare, oltre a rubare la ricchezza dei suoi cittadini. La pianificazione centralizzata è stata così pervasivamente normalizzata che interi settori della società sono diventati dipendenti dalle elargizioni del mostro fiat.

La paura è parte integrante dei meccanismi di sopravvivenza di tutti gli organismi. Pensate a un cervo nel bosco che scappa via da voi. Il dolore è altrettanto importante, esso motiva a ritirarsi da situazioni pericolose e mortali. La maggior parte delle popolazioni del pianeta ha subito gli abusi dei sistemi fiat, i quali spesso vengono introdotti lentamente, acquisendo potere costantemente, fino a quando improvvisamente la popolazione e le loro proprietà vengono sottratte.

Bitcoin è stato inventato per minare e rendere obsoleta l'oppressione monetaria fiat da parte degli stati. Se il dolore ci ricorda di proteggere le nostre ferite finché non guariscono, le azioni irresponsabili e corrotte degli stati di tutto il mondo hanno insegnato ai detentori di Bitcoin e ai suoi sostenitori di non fidarsi mai di una terza parte affinché sia il guardiano della nostra salute, della nostra ricchezza o della nostra proprietà. La disastrosa allocazione errata delle risorse da parte degli stati ci incoraggia a evitare di esternalizzare la creazione di denaro, nonché la custodia e la gestione del proprio patrimonio.

Bitcoin garantirà a molti la prosperità di votare in un modo che conta: con il loro capitale non confiscabile e con i loro piedi. La risposta al superamento dello stato e al furto mediante il denaro fiat è abbandonare le valute fiat acquistando Bitcoin.

Quando la causa del dolore viene rimossa da un corpo e il corpo guarisce, nella maggior parte dei casi il dolore cessa. Ci vorrà un po' prima che il mondo guarisca dalla devastazione finanziaria operata dagli stati, dal loro denaro fiat e dalla loro pianificazione centrale, nonostante ogni anno l'adozione di Bitcoin cresca e ci avviciniamo all'hyperbitcoinization.

Molti sperimentano non solo la cessazione dell'eccesso di oneri finanziari quando si convertono a uno standard Bitcoin, ma si sentono euforici anche all'idea di lavorare, perché ora possono preservare il valore del loro lavoro e del loro tempo, e il valore della loro ricchezza si apprezza a lungo termine tramite Bitcoin. Stanno accumulando un asset di capitale digitale che può essere conservato o riallocato a loro piacimento, senza autorizzazione o timore di svalutazione o confisca.

Quando si tratta di dolore, finanziario od ordinario, in alcuni casi esso e la paura fantasma persistono nonostante la rimozione del problema e la guarigione del corpo. A volte il dolore si manifesta in assenza di stimoli rilevabili, lesioni o malattie. Nel caso della sicurezza finanziaria individuale e del comportamento umano in generale, il denaro fiat sarà sempre ricordato come il catalizzatore della lunga e faticosa transizione verso un sano Bitcoin standard globale.

In termini di autoconservazione, la paura può indurre un organismo a cercare sicurezza e persino a rilasciare adrenalina. L'adrenalina (o epinefrina) è un ormone che agisce come neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione di cose come la respirazione. Potete pensare a Bitcoin come adrenalina monetaria, energia digitale che può essere immagazzinata ovunque e che può essere spesa a piacimento. Bitcoin è una risposta al dolore attraverso il quale gli esseri umani si sono costruiti una via d'uscita dai problemi secolari che affliggono denaro ed energia.

L'adrenalina gioca un ruolo importante nelle risposte di sopravvivenza o fuga attraverso la dilatazione della pupilla, il livello di zuccheri nel sangue, il battito del cuore e l'aumento del flusso sanguigno verso i muscoli. L'adrenalina si trova anche in alcuni organismi unicellulari. Nel caso di Bitcoin, questa adrenalina monetaria può essere applicata a tutti gli aspetti della società, attraverso transazioni senza autorizzazione e partecipazioni pseudoanonime. Bitcoin è accessibile praticamente a chiunque e c'è abbastanza offerta immutabile affinché tutti sul pianeta possano permettersi di detenerlo e distribuire quindi la forma più solida al mondo di potere d'acquisto e adrenalina monetaria.

Oggi abbiamo la stessa capacità di conoscenza che avevano nell'antico Egitto. Una delle principali differenze è che oggi abbiamo progettato mezzi di autoconservazione molto più sofisticati e sviluppato mezzi migliori di acquisizione e difesa della nostra proprietà privata grazie a Bitcoin. Bitcoin è un promemoria digitale e duraturo della lezione biologica dell'autoconservazione.

Allontanandosi dal regno del denaro fiat, si può vedere che non solo tale sistema è contraddittorio a tutti i livelli, ma danneggia attivamente la popolazione. Attraverso Bitcoin si può attuare una concorrenza con un set di regole trasparente e immutabile.

A livello biologico, l'unica prova della vita è il cambiamento. Diffondere l'adozione di Bitcoin è la rivoluzione più dinamica, efficace e pacifica che possiamo avere in risposta all'ampia diffusione del denaro fiat e la conseguente oppressione della pianificazione centrale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Il trattato dell'OMS sulle pandemie: la fine della sovranità nazionale e della libertà

Mer, 06/07/2022 - 10:01

 

 

di Birsen Filip

Anche se gran parte del mondo continua a superare la pandemia Covid-19, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sta già guardando avanti e si sta preparando per l'emergere di "altre pandemie e altre importanti emergenze sanitarie". Per garantire che il mondo sia adeguatamente preparato per future pandemie, "l'Assemblea Mondiale della Sanità" ha tenuto una sessione speciale il 1° dicembre 2021, intitolata Il mondo insieme.

L'Assemblea mondiale della sanità è "l'organo decisionale dell'OMS" e "vi partecipano delegazioni di tutti gli Stati membri dell'OMS e si concentra su un'agenda sanitaria specifica preparata dal comitato esecutivo". In suddetta sessione speciale, che in realtà è stata solo "la seconda in assoluto sin dalla fondazione dell'OMS nel 1948", i partecipanti hanno concordato di "elaborare e negoziare una convenzione, un accordo o un altro strumento internazionale ai sensi della Costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie". Questo è diventato noto come il Trattato pandemico, che è stato al centro delle discussioni alla settantacinquesima Assemblea mondiale della sanità, tenutasi a Ginevra dal 22 al 28 maggio 2022.

Secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, il primo direttore generale dell'OMS e che in realtà non è un medico, suddetto trattato rappresenta "un'opportunità per rafforzare l'architettura sanitaria globale, per proteggere e promuovere il benessere di tutte le persone". Se approvato, il Trattato pandemico consentirà all'OMS di apportare cambiamenti radicali ai sistemi sanitari dei suoi Paesi membri a partire dal 2024.

In particolare tale accordo conferirà all'OMS il potere di dichiarare una pandemia sulla base di propri criteri, vagamente definiti, in uno qualsiasi dei suoi 194 Paesi membri e in qualsiasi momento nel futuro. Consentirà inoltre all'OMS di determinare unilateralmente quali misure saranno imposte in risposta a queste future pandemie, comprese le politiche di lockdown, il mascheramento obbligatorio, il distanziamento sociale e la forzatura della popolazione a sottoporsi a cure mediche e vaccinazioni.

Contrariamente all'opinione popolare, l'OMS non è un'organizzazione indipendente, imparziale ed etica che mira a raggiungere il bene comune. In realtà i suoi obiettivi e le sue agende sono stabiliti dai suoi donatori, inclusi alcuni dei Paesi più ricchi del mondo e filantropi più influenti. Per decenni "i filantropi e le loro fondazioni hanno [guadagnato] un'influenza crescente" quando s'è trattato di plasmare l'agenda sanitaria globale "collocando persone particolari nelle organizzazioni internazionali e ottenendo un accesso privilegiato alle élite scientifiche, economiche e politiche".

Ad esempio, come spiegano Jens Martens e Karolin Seitz in Philanthropic Power and Development: Who Shapes the Agenda?, la Fondazione Gates e prima la Fondazione Rockefeller hanno dato forma alle politiche sanitarie globali non solo attraverso la concessione di sovvenzioni dirette, ma anche attraverso la fornitura di fondi integrativi, il sostegno di programmi di ricerca selezionati, la creazione di partnership sanitarie globali con lo staff della Fondazione nei loro organi decisionali e tramite il patrocinio diretto al più alto livello politico. Infatti nel 2006 il Guardian ha riferito che "la fondazione Gates è ora il secondo più grande donatore dell'Organizzazione mondiale della sanità dopo gli Stati Uniti, nonché uno dei maggiori investitori al mondo in biotecnologie per l'agricoltura e prodotti farmaceutici". Sfortunatamente quando i filantropi e le loro fondazioni promuovono i propri interessi, lo fanno a spese degli interessi comuni della società. Non c'è motivo di credere che questa dinamica sarà diversa nel caso del Trattato pandemico.

Il Trattato pandemico ha il potenziale per essere estremamente dannoso per il futuro dell'umanità, perché consentirà ai più potenti contributori dell'OMS di definire misure universali per le pandemie invece di riconoscere l'importanza di sviluppare politiche e approcci specifici basati su aspetti sociali, economici e fisici di ogni singolo Paese. Il trattato eliminerà la volontà nazionale e la sovranità dei Paesi membri, poiché detterà le loro politiche sanitarie basate sull'astrazione invece di considerare le realtà che prevalgono in ogni luogo.

Anche se il Trattato pandemico mirasse veramente a raggiungere esiti umanitari puramente nobili, esso deve comunque essere criticato sulla base del pensiero liberale, il quale sostiene che solo l'individuo deve avere la responsabilità assoluta del proprio benessere, supponendo che sia in età adulta e sano di mente. Vale a dire, l'individuo è l'unico autorizzato a prendere decisioni che riguardano il suo corpo, la sua vita e il suo futuro, in assenza del potere coercitivo di qualsiasi autorità esterna.

Tuttavia il Trattato pandemico non consentirà agli individui di fare affidamento sulle proprie facoltà fisiche, spirituali e intellettuali per raggiungere il proprio benessere. Imporrà invece trattamenti e vaccinazioni agli individui contro la propria volontà, violando così la libertà del corpo su scala globale. La storia è una testimonianza del fatto che la violazione della libertà del corpo porta alla schiavitù e al regresso nella società.

Inoltre il Trattato pandemico darà all'OMS l'autorità di emanare dettami nella sfera privata degli individui e di esercitare il controllo sulla loro vita sociale e pubblica, sulle istituzioni della loro società e sui loro governi, il tutto in nome della salute pubblica. In tal modo sopprimerà le libertà civili, la libertà economica, la libertà positiva (libertà di) e la libertà negativa (libertà da). Tutte queste forme di libertà sono intese come forze costruttive nella società, le quali contribuiscono al raggiungimento del progresso sociale. Una volta soffocate queste libertà, svaniscono anche le basi del progresso.

Attraverso il Trattato pandemico, l'OMS imporrà il proprio giudizio di valore sulla popolazione mondiale, ignorando così il fatto che i valori differiscono in modo significativo tra persone, culture, tradizioni e nazioni. In altre parole, ignorerà la diversità delle persone quando si tratta di prendere decisioni sul proprio corpo in base alle proprie convinzioni religiose, impegni, punti di vista e valori culturali e tradizionali. Violerà anche l'inclusività, imponendo un unico giudizio di valore; vale a dire, l'approccio "One Health" significa che l'OMS non tratterà altri giudizi di valore, né pratiche culturali e tradizionali, in modo equo e uguale.

Il Trattato pandemico ignora il fatto che, come osservò Joseph Schumpeter, non esiste "un punto di vista univoco riguardo all'insieme sociale, al benessere generale e così via; né esisterebbe un tale punto di vista unitario se tutti gli individui e i gruppi volessero agire e valutare su questa base, poiché il bene generale e l'ideale sociale appaiono a ciascuno in modo diverso".[1]

Quando si tratta di medicina, continua Schumpeter, anche se le persone "riconoscono che cos'è una buona salute e generalmente cercano di raggiungere una tale condizione, non può essere dimostrato a nessuno che la salute debba essere valutata positivamente, poiché la salute non può essere definita inequivocabilmente".[2] In realtà le persone perseguono "la buona salute con livelli d'impegno molto diversi, valutando questo bene rispetto agli altri in modo molto diverso; né che i loro obiettivi siano tutti esattamente uguali: i sistemi sanitari seguiti dal pugile e dal cantante non sono chiaramente identici".[3] Anche i chirurghi formati nella stessa area non sarebbero necessariamente d'accordo sullo stesso trattamento e operazione.

Ad esempio, scrisse Schumpeter, "di fronte alla possibilità di rimuovere un'ulcera o evitare il danno associato all'intervento chirurgico, due medici possono discutere se l'uno o l'altro otterrebbe il miglior risultato possibile".[4] Inoltre, all'interno di un particolare stato-nazione, "tra persone dello stesso interesse politico, sociale, economico e culturale e con la stessa prospettiva sul mondo sociale possono sempre esserci differenze su ciò per cui vale la pena lottare".[5] Di conseguenza perché una persona o un'organizzazione che pretende di sostenere i valori democratici dovrebbe sostenere il Trattato pandemico?

Coloro che sostengono il Trattato pandemico ignorano i principi fondamentali del pensiero liberale e i principi di un governo democratico, poiché, come disse Ludwig von Mises, "non c'è alcun motivo per cui dovrebbero costringere con la forza altri a fare ciò che loro non sono disposti a fare di propria iniziativa". I sostenitori del trattato credono che sia accettabile impiegare una pianificazione centralizzata su larga scala per costringere le persone a fare “la cosa giusta” sulla base di giudizi di valore che non sono loro. A persone del genere non importa, continua Mises, che "l'apparato di costrizione fisica a cui si ricorre in tali sforzi è quello del potere di polizia dello stato o di una forza illegale la cui violenza il governo tollera [...]. Ciò che conta è sostituire la violenza all'azione volontaria".

I sostenitori del Trattato pandemico dovrebbero ricordare le parole di John Stuart Mill:

Né una persona, né un numero qualsiasi di persone, è giustificata a dire a un altro essere umano in età adulta che fare della sua vita. Ognuno di noi è l'essere più interessato al proprio benessere; l'interesse che qualsiasi altra persona, tranne in casi di forte attaccamento personale, può avere in noi è insignificante rispetto a quello che abbiamo noi stessi; l'interesse che la società ha per noi individualmente (tranne che per la condotta verso gli altri) è frazionario e del tutto indiretto: riguardo i propri sentimenti e le proprie circostanze, il singolo essere umano ha una conoscenza incommensurabilmente superiore di sé rispetto a quella che può avere qualcun altro.[6]

L'individuo è nella posizione migliore per essere il giudice finale delle sue azioni quando si tratta della sua autonomia corporea, della sua sfera privata e della sua libertà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] Joseph Schumpeter, Gustav von Schmoller and the Problems of Today (Berlin: Duncker und Humblot, 1926), p. 264.

[2] Schumpeter, Gustav von Schmoller and the Problems of Today, p. 264.

[3] Schumpeter, Gustav von Schmoller and the Problems of Today, p. 264-65.

[4] Schumpeter, Gustav von Schmoller and the Problems of Today, p. 265.

[5] Schumpeter, Gustav von Schmoller and the Problems of Today, p. 265.

[6] John Stuart Mill, On Liberty (Kitchener: Batoche Books, 2001), p. 70.

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Le sanzioni di Washington mettono a tappeto l'Occidente, non la Russia

Mar, 05/07/2022 - 10:03

 

 

di David Stockman

La codarda guerra per procura di Washington contro la Russia ha raggiunto un nuovo livello di assurdità.

I tirapugni del G-7 hanno dichiarato un embargo sulle importazioni di oro di provenienza russa e hanno costretto la Russia a un default tecnico sui suoi debiti esteri, vietando alle società statunitensi di riscuotere i pagamenti che i debitori russi avevano depositato nei loro conti presso banche russe non sanzionate.

In una parola, il commercio ordinario è diventato così armato da Washington che il denaro più antico del mondo non può più essere scambiato liberamente sui mercati internazionali. Allo stesso tempo, i pagamenti degli interessi, effettuati in buona fede dai mutuatari russi, sono stati sequestrati e congelati dal governo degli Stati Uniti.

Dove sono i repubblicani favorevoli alla libera impresa?

Risposta: così intossicati dalle febbri belliche istigate dai neocon, da essere disposti a subordinare i diritti fondamentali dei proprietari e dei trader ​​statunitensi al perseguimento di una guerra delle sanzioni contro la Russia – una "guerra" che non è stata dichiarata dal Congresso e che non ha nulla a che fare con la libertà e la sicurezza della patria americana.

Infatti il "default" forzato da Washington è così assurdo da suggerire che la burocrazia si sia completamente distaccata dalla realtà. Guarda caso, la scorsa settimana la Russia ha approvato i piani per pagare gli obbligazionisti in rubli con un decreto firmato dal presidente Putin.

In base ai termini, la Russia ha inviato pagamenti in rubli sui conti degli obbligazionisti stranieri presso banche russe non sanzionate. Gli investitori stranieri sono stati quindi autorizzati a convertire liberamente i rubli in dollari o altre valute estere, ricevendo così il 100% degli importi dovuti e nella forma prevista dagli accordi di prestito.

Infatti il ministero delle finanze russo ha affermato di aver effettuato circa $400 milioni in tali pagamenti agli obbligazionisti nell'ambito del nuovo meccanismo, quindi non c'è stato alcun "default" del mutuatario.

Eppure gli obbligazionisti statunitensi e di altri Paesi occidentali suderanno sette camicie per spostare il denaro fuori dalla Russia senza violare le sanzioni. Questo perché suddetti pagamenti devono passare attraverso il National Settlement Depository della Russia, il quale è stato sanzionato dall'Unione Europea, mentre gli Stati Uniti hanno impedito alle banche americane di elaborare i pagamenti russi sin dalla fine di maggio.

Quindi se questo non è un vero e proprio furto di proprietà, non sappiamo cos'altro sia. Il Tesoro degli Stati Uniti ha rubato $400 milioni di proprietà privata in modo che i guerrieri del fine settimana sulle rive del Potomac possano fingere di fare guerra alla Russia, mentre incoraggiano il governo di Kiev a inviare decine di migliaia di soldati e civili ucraini al macello.

Dovrebbe essere ormai evidente che l'Ucraina ha perso la guerra e che è solo questione di tempo prima che sia costretta a chiedere la pace e a rinunciare ai territori orientali e meridionali di quella che era storicamente nota come "Novorussiya", la quale si estende da Kharkiv a Odessa. Questi territori hanno fatto parte della Russia per più di 200 anni fino a quando il trio malvagio della storia sovietica – Lenin, Stalin e Krusciov – li hanno aggiunti a un'unità amministrativa totalitaria nota come Repubblica Socialista Sovietica dell'Ucraina tra il 1922 e il 1954.

La distruzione e la perdita di vite umane sin dal 24 febbraio avrebbe potuto essere evitata se la fantasia di Zelensky di entrare a far parte della NATO, se i suoi brutali attacchi ai separatisti del Donbas e se i suoi piani per riconquistare la Crimea fossero stati bloccati da Washington prima dell'invasione russa.

Cinque mesi dopo quell'omuncolo è diventato ancora più delirante e genocida, mentre i funzionari di Washington si limitano a rimanere pigramente a bordo campo. Come ha detto al G-7 durante lo scorso fine settimana:

Il leader ucraino ha detto ai leader del G-7 che non era il momento di negoziare con la Russia. "L'Ucraina negozierà quando sarà in grado, vale a dire quando avrà ristabilito una posizione forte", ha detto il presidente ucraino, secondo un funzionario francese.

(Come al solito) il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto ai leader del Gruppo dei Sette che ha bisogno di maggiore sostegno da parte degli alleati per spingere la Russia fuori dai territori conquistati prima che il freddo consenta agli invasori di consolidare le loro conquiste.

L'Ucraina ha bisogno di un maggiore sostegno militare, politico e finanziario da parte de Paesi del G-7 in modo da concludere la guerra prima della fine dell'anno e riportare la Russia sulla linea di separazione prima dell'invasione di febbraio, ha detto lunedì Zelensky, secondo questo e altri funzionari.

In verità, non c'è possibilità che ciò accada. Ciò che ci aspetta sono altri mesi del cinico tritacarne di Washington. Gran parte dell'Ucraina è stata trasformata in macerie, un luogo in cui le armi degli Stati Uniti e della NATO vengono praticamente testate sul campo, con tanto di rigranziamenti di Raytheon et. al.

Ma ciò che non emergerà da questa crudele follia è una posizione militare ucraina "più forte", né una vendetta contro la folle strategia di Washington di sacrificare arbitrariamente gli ucraini e le infrastrutture economiche nella sua inutile guerra per procura contro la Russia.

Nel frattempo la Guerra delle Sanzioni è stata un fallimento totale. Ad esempio, quest'anno l'India ha notevolmente aumentato i suoi acquisti di petrolio russo dopo essersi assicurata accordi con Mosca per ottenerlo a un forte sconto sui prezzi di mercato. E non intendiamo solo un normale aumento frazionario come il 10% o addirittura il 25%.

No, il Paese ha acquistato in media 1 milione di barili al giorno a giugno, rispetto ai 30.000 barili al giorno di febbraio, secondo i dati Kpler. Stiamo parlando di un balzo di 33 volte in quattro mesi!

Detto in modo diverso, ciò sposta gli acquisti dell'India da un errore di arrotondamento di pochi mesi fa all'equivalente di oltre un quarto degli acquisti dell'Europa, secondo i dati dell'Agenzia internazionale per l'energia.

Inutile dire che lo spostamento delle esportazioni russe di energia verso India, Cina e gli altri acquirenti tra i Paesi in via di sviluppo ha reso carne macinata la strategia di punizione economica di Washington. Infatti i ricavi della Russia dai combustibili fossili, di gran lunga la sua più grande esportazione, sono saliti nei primi 100 giorni della sua guerra contro l'Ucraina, trainati da una manna di vendite di petrolio a causa dell'aumento dei prezzi.

Durante tal periodo la Russia ha guadagnato un record di $97 miliardi dalle esportazioni di petrolio, gas e carbone, secondo i dati analizzati dal Center for Research on Energy and Clean Air con sede a Helsinki, in Finlandia. Circa due terzi di questi guadagni provenivano dal petrolio e la maggior parte dal gas naturale.

"L'attuale livello di entrate è senza precedenti, proprio perché i prezzi sono senza precedenti e i volumi delle esportazioni sono vicini ai livelli più alti mai registrati", ha affermato Lauri Myllyvirta, analista che ha guidato la ricerca del CRECA.

Non a caso, quando si parla del G7 e dell'embargo sull'oro, i maggiori acquirenti di oro negli ultimi anni non sono stati i Paesi del G7 (Stati Uniti, Francia, Canada, Germania, Giappone, Regno Unito e Italia). Essi hanno ingenuamente venduto molto, se non tutto, il loro oro nel recente passato e non hanno i fondi per rifornirsi.

Invece gli acquisti di oro sono stati principalmente da parte di banche centrali di Paesi in via di sviluppo come India, Turchia e Cina. Si sono preparati tranquillamente a fare ciò che la Russia ha fatto prima della guerra: de-dollarizzarsi posizionando il capitale in un asset senza rischi di controparte, ovvero, l'oro.

Come mostra il grafico qui sotto, gli sforzi congiunti di Cina e Russia non sono stati trascurabili. Le loro partecipazioni combinate di obbligazioni in dollari sono diminuite del 20% negli ultimi anni, mentre le loro disponibilità combinate di oro sono aumentate di oltre l'80%.

La banca centrale russa in particolare è stata un'aggressiva acquirente di oro, non un venditore. Di conseguenza, come ha osservato Zero Hedge: "[...] semmai la decisione di Biden farà in modo che il mercato dell'oro segua l'esempio di quello del petrolio: più economico per gli amici russi e molto più costoso per i nemici russi".

Quindi, sì, la Russia è diventata il secondo produttore di oro dietro la Cina, ma l'embargo sull'oro appena imposto difficilmente ridurrà il suo modo di agire. I minatori d'oro russi hanno comunque venduto il loro oro principalmente alle banche commerciali russe, gran parte del quale poi è finito nella banca centrale russa.

In questo contesto, la Russia è stata anche tra i principali acquirenti di oro negli ultimi dieci anni, spingendo le sue riserve auree da 883 tonnellate a fine 2011 fino a 2.302 tonnellate a fine 2021. Complessivamente il Paese ha aggiunto oltre 1.900 tonnellate di oro sin dal 2005, il che significa che le riserve auree della Russia ora costituiscono circa un quinto delle sue riserve totali e sono approssimativamente equivalenti a $140 miliardi.

Quindi è probabile che l'embargo sull'oro sposti semplicemente la direzione delle vendite di oro da parte dei minatori russi verso mercati non allineati e verso la propria banca centrale, ma il valore aggiunto sottostante alla sua economia, dal quasi raddoppio della produzione mineraria nell'ultimo decennio, non sarà affatto influenzato.

Produzione russa di oro, 2011-2021

Le sanzioni di Washington, che vanno dai funzionari pubblici e oligarchi russi alle principali banche russe, non hanno trasformato il rublo in macerie o nemmeno lontanamente schiacciato l'economia russa.

Al contrario, il rublo russo, che Biden ha deriso a febbraio, da allora è salito al massimo degli ultimi sette anni rispetto all'euro.

Per quanto riguarda la "punizione" della Russia, ecco un grafico del saldo delle partite correnti degli Stati Uniti contro quello della Russia: l'avanzo record appartiene a quest'ultima, mentre il disavanzo in caduta libera è stato realizzato da Washington.

Avanzo/Disavanzo delle partite correnti: Russia & Stati Uniti, 1999-2022

Alla fine della fiera, Washington ha messo in ginocchio le economie occidentali e soprattutto i consumatori americani. Al momento dell'invasione del 24 febbraio, l'indice totale delle materie prime si attestava a 203, esattamente al picco del luglio 2008.

Purtroppo l'indice ora si trova a 227, o quasi il 12% in più. Questo è sicuramente un dazio della guerra: un peso sulla prosperità tanto inutile e stupido quanto la stessa guerra per procura di Washington alla Russia.

Indice totale delle materie prime, 2003-2022

 

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


I mercati sono pacifici, è lo stato a non esserlo

Lun, 04/07/2022 - 10:02

 

 

di Thorsten Polleit

In questo articolo vorrei presentare alcune riflessioni economiche sulla guerra, poiché essa ha afflitto cronicamente la storia umana, in particolare la storia più recente. Nel 1919 l'economista Ludwig von Mises (1881–1973) pubblicò un libro intitolato Nation, State, and Economy, spiegando perché sarebbe potuta scoppiare la prima guerra mondiale.

La risposta di Mises oggi può sorprendere molte persone: la guerra scoppiò a causa dell'allontanamento dall'idea di libero mercato, libero scambio, libertà individuale e uguaglianza davanti alla legge. In breve, fu l'abbandono del liberalismo e l'ascesa dello stato come lo conosciamo oggi che portò alla prima guerra mondiale.

Lo stato moderno è aggressivo, sia internamente che esternamente, e ha anche un incentivo a fare guerre contro altri stati per affermare i propri interessi con la forza. Stato e guerra vanno di pari passo, per così dire, e per spiegarlo più in dettaglio vorrei avanzare alcune considerazioni economiche.

È una verità logica e innegabile che l'essere umano ha obiettivi che cerca di raggiungere impiegando mezzi. Inoltre l'essere umano preferisce più mezzi a meno mezzi e preferisce una soddisfazione immediata dei propri desideri rispetto a una soddisfazione successiva. Come essere razionale, prima o poi si rende conto che la divisione del lavoro è vantaggiosa per lui, poiché aumenta la produzione del suo lavoro. La divisione del lavoro significa che ognuno svolge il lavoro che può fare al costo relativamente più basso.

La divisione del lavoro richiede lo scambio, dopotutto se si organizzano in base alla divisione del lavoro, la maggior parte delle persone non produce più per i propri bisogni diretti, ma quasi tutti producono per i bisogni dei propri simili.

È la divisione del lavoro che unisce le persone, fa sì che comprendano di essere reciprocamente utili nell'affrontare le sfide della vita. Per dirla in modo semplice, l'acquirente di un prodotto è interessato a garantire che il suo produttore abbia successo, altrimenti non può acquistare il bene.

La divisione del lavoro è un fenomeno naturale in un sistema di libero mercato, dove i consumatori sono liberi di richiedere i beni che soddisfano meglio i loro bisogni e i produttori hanno la libertà di offrire volontariamente ai loro simili i beni che richiedono.

Un sistema di libero mercato consente alle persone di tutto il mondo di sviluppare una divisione del lavoro molto fitta e il risultato è una cooperazione permanentemente pacifica e produttiva tra le persone.

Poiché la guerra è del tutto estranea al sistema del libero mercato, le persone che conoscono e sperimentano l'effetto produttivo della divisione del lavoro su scala mondiale non hanno alcun incentivo a impegnarsi in qualcosa di simile, poiché sarebbe contro i loro interessi personali. Ma, sfortunatamente, non esiste un sistema di mercato che sia, o possa essere, veramente libero.

Per molti secoli, soprattutto dall'inizio dei tempi moderni, c'è stato lo stato. Inizialmente c'era uno stato sotto forma di signore feudale e re; poi c'è stato l'imperatore; nel passato più recente c'è stata la repubblica, la dittatura e lo stato democratico moderno.

Potremmo chiederci: cos'è esattamente lo stato? Eventuale risposta: “Lo Stato, siamo tutti noi” oppure “Non possiamo fare a meno dello Stato perché chi costruirebbe strade e scuole, sosterrebbe i bisognosi, assicurerebbe giustizia e sicurezza?”

La logica dell'azione umana porta alla luce un tipo di risposta piuttosto diverso. Da questo punto di vista è ovvio che lo stato (come lo conosciamo oggi) è un monopolio coercitivo del potere, dell'uso della forza. L'economista e filosofo americano, Murray N. Rothbard (1926-1995), definisce lo stato (come lo conosciamo oggi) come il monopolista territoriale e coercitivo con il potere decisionale ultimo su tutti i conflitti nel suo territorio e che si prende anche il diritto di riscuotere le tasse.

Questo tipo di stato non è un'istituzione naturale, non è stato creato volontariamente dalle persone, né potrebbe essere sorto in un sistema di libero mercato, perché in quest'ultimo c'è solo lo scambio volontario, non c'è azione forzata determinata dalla coercizione e dalla violenza.

Il sociologo ed economista tedesco, Franz Oppenheimer (che, per inciso, era il supervisore del dottorato di Ludwig Erhard, il padre dell'economia di mercato tedesca e il secondo cancelliere della Repubblica federale di Germania), disse inequivocabilmente che lo stato è in realtà basato su coercizione e violenza:

Nella sua genesi, ed essenzialmente durante le prime fasi della sua esistenza, è un'istituzione sociale, imposta da un gruppo di uomini vittoriosi su un gruppo sconfitto, con il solo scopo di regolare il dominio del gruppo vittorioso sui vinti e proteggersi dalla rivolta interna e dagli attacchi dall'estero. Teleologicamente, questo dominio non aveva altro scopo che lo sfruttamento economico dei vinti da parte dei vincitori.

Rothbard e Oppenheimer ci informano che lo stato è un'istituzione aggressiva e particolarmente invasiva verso l'interno. La classe dirigente, attraverso l'uso del potere statale, si sforza non solo di mantenere il suo potere sulla classe governata, ma anche di espanderlo attraverso divieti e imposizioni, regolamenti e leggi, tasse più elevate e molto altro.

La ragione di ciò è ovvia: se lo stato ha il monopolio territoriale del potere di decidere in ultima analisi tutti i conflitti nel suo territorio, e se ha anche il potere d'imporre tasse (compresa la tassa sull'inflazione), allora lo stato (le persone che esercitano il suo potere) ne farà un uso sempre maggiore.

La classe dirigente preferisce più mezzi a meno mezzi, e preferisce una soddisfazione immediata dei desideri rispetto a una successiva. In parole povere, lo stato (come lo conosciamo oggi) diventa più grande e più potente nel tempo, mentre cittadini e imprenditori sotto il suo comando sono sempre più vessati e le loro libertà limitate. Tuttavia lo stato non solo diventerà più grande e più potente "internamente", ma anche esternamente non appena avrà un'opportunità per farlo.

Gli stati che si sentono ideologicamente legati tra loro hanno un incentivo a formare un cartello, a eliminare la concorrenza tra di loro. Un esempio di tale cartello è l'Unione Europea, la quale consente agli stati membri di diventare più grandi e più potenti.

Ma se gli stati perseguono interessi diversi e seguono ideologie diverse, hanno un incentivo a costruire ed espandere il proprio potere in modo aggressivo e bellicoso. La storia del mondo è piena di guerre tra stati motivate secondo queste linee.

I grandi stati sono particolarmente aggressivi nei confronti del mondo esterno, perché possono ottenere facilmente i mezzi necessari per perseguire una politica estera aggressiva, come denaro, armi e soldati. Quando i grandi stati seguono ideologie diverse, il pericolo di una guerra tra di loro è molto grande. Un esempio di ciò sono i numerosi conflitti militari, soprattutto sotto forma di guerre per procura, tra gli Stati Uniti e l'ex-Unione Sovietica.

Si può vedere che lo stato moderno è aggressivo in senso economico, quindi i conflitti armati tra stati non sono una tragica coincidenza ma una logica conseguenza. Per inciso, questa è un'intuizione fondamentale che il generale prussiano Carl von Clausewitz formulò nel 1832, dichiarando: "La guerra è una mera continuazione della politica con altri mezzi".

Quindi, se vogliamo prevenire la guerra, come disse Mises, dobbiamo limitare lo stato e quindi porre limiti fermi alla politica e ai politici. Mises scrisse: “Chiunque voglia la pace tra le nazioni deve cercare di limitare lo stato e la sua influenza nel modo più rigoroso”. E dobbiamo anche abbracciare incondizionatamente il concetto di libero mercato, perché esso, e non lo stato, garantisce pace e prosperità alle persone su questo pianeta.

Ci sono solo due modi in cui avviene la cooperazione umana: attraverso mezzi volontari o attraverso la coercizione. Il libero mercato è sinonimo di cooperazione volontaria; la coercizione e la violenza sono i mezzi dello stato.

C'è un punto importante che dobbiamo sottolineare: la legge e la sicurezza sono indispensabili se le persone in una comunità vogliono andare d'accordo in modo pacifico e produttivo. Ma i beni della giustizia e della sicurezza possono, ovviamente, essere forniti anche nell'ambito di un sistema di libero mercato. Non serve un monopolista statale.

L'economia può fare molto per rendere il mondo più pacifico e quindi eticamente e moralmente migliore. Chiunque sa come funziona un sistema di libero mercato, cosa fa, non avrà motivo di chiedere uno stato. Questo ci aiuta a capire perché i piccoli stati e le piccole entità politiche sono più pacifici e prosperi rispetto ai grandi stati e alle grandi entità politiche. Non è un caso che le persone che fanno affidamento su un sistema di libero mercato e si organizzano in piccole unità, sono pacifiche e guadagnano anche il reddito pro capite più alto. Mi vengono in mente Svizzera, Lichtenstein, Monaco, Singapore e Hong Kong.

Chi pensa che la soluzione del conflitto Russia-Ucraina risieda nell'ulteriore riarmo degli stati, nelle sanzioni e nella fine della divisione transfrontaliera del lavoro e del commercio, commette un grave errore. Il problema della guerra non si risolve quando l'aggressore viene sconfitto, ma solo quando le ideologie che portano alla guerra vengono completamente screditate e non piacciono più al popolo.

Il filosofo di Königsberg, Immanuel Kant, scrisse: “La pace deve essere stabilita; non viene da sé”. Aggiungo che la pace arriva quando le persone cooperano volontariamente tra loro in un libero mercato. La pace non è stabilita dallo stato, piuttosto è vero il contrario.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Degrado monetario, degrado culturale e ciclo del credito

Ven, 01/07/2022 - 10:05

 

 

di Francesco Simoncelli

Tutte le società nascono povere, destinate a vivere inizialmente di sussistenza. La prosperità emerge attraverso l'accumulo di capitale, l'istituzione dell'azione umana che incarna la lungimiranza. Per accumularlo è necessario il differimento dei consumi: bisogna rinunciare a qualcosa oggi per realizzare strumenti che consentano un maggiore consumo domani. Ciò significa disciplina e un orientamento al futuro, ma soprattutto significa risparmio da investire. Solo attraverso questo sentiero le società possono arricchirsi e quindi prosperare. Una componente chiave il mezzo di scambio e non solo la sua stabilità: una valuta che aumenti di valore nel tempo incentiva il risparmio e quindi l'investimento a lungo termine. La fine del XIX secolo ne ha fornito un buon esempio: il gold standard faceva diventare il denaro più prezioso nel tempo, premiando così una preferenza temporale bassa e instillando una tale visione nella cultura in generale.

L'inflazione ha l'effetto opposto: punisce il risparmio, impone una sanzione a un comportamento economico orientato al futuro. Ciò significa anche scoraggiare gli investimenti in progetti a lungo termine, che sono la chiave per costruire una divisione del lavoro più specializzata e spingere sul pedale del benessere. Ogni briciolo d'inflazione riduce l'orientamento futuro; l'inflazione di massa lo distrugge completamente. Vivere alla giornata diventa un modo di fare comune e le preferenze temporali diventano alte: prendere ciò che si può ottenere oggi e spendere. Anche perché il denaro di deprezza nel tempo, quindi meglio vivere alla grande oggi, per quanto possibile, e dimenticarsi il futuro; indebitarsi se possibile.

Una volta che questo atteggiamento viene instillato in una società prospera, ciò che si definisce civiltà subisce un processo d'involuzione graduale e progressivo; se poi l'inflazione persiste, questo tipo di pensiero a breve termine rovina tutto. Questo è il motivo per cui l'inflazione non riguarda solo l'aumento dei prezzi, ma soprattutto una prosperità in declino e una cultura che gradualmente va in pezzi.

Un altro fattore che riduce le preferenze temporali è l'instabilità giuridica. Inutile dire che gli ultimi due anni hanno mostrato brutalmente alle persone che lo stato di diritto può essere revocato in base ai capricci dei burocrati e che non esiste uguaglianza di fronte alla legge... non esiste più la legge. Perché qualcuno dovrebbe avviare un'impresa se gli stati possono chiuderla per un capriccio? Perché pianificare il futuro quando quel futuro può essere distrutto con un tratto di penna? Molte persone hanno pensato che questo nuovo percorso sarebbe stato di breve durata; sicuramente i politici si sarebbero ravveduti e avrebbero fermato la follia. Come no! Invece è andata sempre peggio: la spesa e la stampa di denaro sono schizzate alle stelle, il diritto ha voltato lo sguardo ogni volta che c'è stata un'escalation d'ingiustizie e il degrado culturale/morale continua a imperversare.

Quando il denaro muore, la società muore con esso. Il denaro fiat è la quintessenza del controllo capillare da parte dei pianificatori centrali e allo stesso tempo la fonte della loro disfatta. Non sono stupidi, sono consapevoli delle conseguenze dovute alla stampa scriteriata di denaro. Non è un caso infatti che circa 15 mesi dopo il picco nella variazione annuale di M2 negli USA sia emersa prorompente l'inflazione dei prezzi; lo stesso dicasi per l'Europa. Come regola generale, e non scritta, il lasso di tempo della trasmissione della politica monetaria all'economia più ampia è circa 18 mesi, quindi ci aspettano altri 3 mesi di fuoco. Inutile dire che l'insostenibilità dell'attuale sistema economico/finanziario ha spinto suddetti pianificatori a operare una demolizione controllata dello stesso, in modo da riciclarsi in una nuova narrativa senza perdere le posizioni di privilegio che occupano. Questo significa a sua volta un dolore economico ingegnerizzato per cercare di correggere gli errori economici che sono stati accumulati nel tempo e non sono stati puliti nei passati cicli di recessione. Problema: gran parte della pulizia dovrebbe riguardare i clientes su cui poggia il consenso dei pianificatori centrali. Non solo, ma dovrebbe spazzare via anche il denaro fiat e chiudere tutte quelle vie che portano alla manipolazione dello stesso. Impossibile, quindi i prezzi continueranno a salire e il denaro continuerà a degradarsi.

Variazione dei prezzi alla produzione in Germania

L'ingegnerizzazione di questo processo di pulizia artificiale viene giustificato forzando un downshifting sul ceto medio e basso, abbellito dalla lotta al cambiamento climatico. Gente, non esiste alcuna emergenza climatica: nell'ultimo secolo le temperature sono salite solo di 1° e la storia del pianeta Terra è piena di cicli in cui il riscaldamento del globo è stato protagonista piuttosto che un'eccezione dei tempi moderni. Senza contare che la propaganda ambientalista recita anche che, in modo da ridurre la cosiddetta "impronta di anidride carbonica", bisogna eliminare gli allevamenti su larga scala e la produzione di carne. Sostituendoli con cosa? Per il momento vegetali, nonostante sia stato dimostrato che una dieta in cui sono presenti esclusivamente vegetali è malsana, ma un'altra categoria si sta facendo strada con una certe prepotenza: gli insetti. E la siccità? Ovviamente si colpevolizzano le persone, invitandole alla parsimonia, mentre invece si ignora l'elefante nella stanza: le infrastrutture colabrodo. Accodarsi alla narrativa dominante riguardo questi temi, fermandosi a "ciò che si vede", è sintomo di uno spirito critico assente, sostituito dalla fiducia cieca nelle autorità. Il degrado culturale, critico e intellettuale ha quindi radici economiche, per l'appunto monetarie, visto che il mezzo principale con cui gli essere umani "comunicano commercialmente" tra di loro è svilito e di conseguenza emerge un mismatch nelle preferenze temporali. Inutile dire che tale disallineamento, a cascata, si ripercuote nell'allocazione del capitale e nello sfilacciamento della struttura di produzione.

L'ignoranza economica da parte della maggior parte delle persone permette ai pianificatori centrali di godere di un free ride, garantendogli di guadagnare tempo nell'attuale ciclo del credito, ma non di spezzarlo.


PREFERENZE TEMPORALI E CICLO DEL CREDITO

Secondo Carl Menger il fenomeno del tasso d'interesse si spiega in questo modo: gli individui attribuiscono una maggiore importanza a beni nel presente rispetto a beni identici in futuro. La valutazione più alta non è il risultato di un comportamento arbitrario, ma del fatto che la vita nel futuro è impossibile se non la si sostiene prima nel presente. Finché i mezzi a disposizione di un individuo sono appena sufficienti per soddisfare i suoi bisogni immediati, molto probabilmente assegnerà meno importanza agli obiettivi futuri. Con l'espansione del bacino dei mezzi, l'individuo può finalmente destinarne una parte al raggiungimento di vari fini in futuro. Infatti pochissime persone intraprenderanno un'impresa commerciale che prometta un tasso di rendimento pari a zero.

Il bacino di suddetti mezzi, che comprende i beni di consumo finale, sostiene diversi soggetti che sono impegnati nella valorizzazione e nell'espansione dei beni strumentali (es. macchinari). Con un aumento dei beni strumentali, sarà possibile aumentare la produzione dei beni di consumo. La decisione degli individui di destinare una maggiore quantità di mezzi alla produzione di beni capitali è segnalata dall'abbassamento delle preferenze temporali degli individui, cioè dall'assegnazione di un'importanza relativamente maggiore ai beni futuri rispetto a quelli presenti. Quindi il tasso d'interesse è solo un indicatore, per così dire, che riflette le decisioni degli individui. In un libero mercato un calo del tasso d'interesse informa le imprese che gli individui hanno aumentato la loro preferenza per i beni di consumo futuri rispetto a quelli presenti e hanno aumentato i loro risparmi per sostenere l'espansione e il miglioramento della struttura produttiva. Le aziende che vogliono avere successo devono attenersi alle istruzioni dei consumatori e organizzare un'infrastruttura adeguata per poter soddisfare la domanda di beni di consumo futuri.

Un fattore importante per la discrepanza tra il tasso d'interesse di mercato e il tasso d'interesse che riflette le preferenze temporali dell'individuo sono le azioni della banca centrale. Ad esempio, una politica monetaria accomodante porta all'abbassamento del tasso d'interesse osservato e le imprese rispondono a questo abbassamento aumentando la produzione di beni strumentali. Inutile ricordarlo, un tale abbassamento non è in risposta al calo delle preferenze temporali dei consumatori, di conseguenza le imprese non si attengono alle istruzioni dei consumatori dato che questi ultimi non hanno aumentato i risparmi per sostenere l'aumento degli investimenti in beni capitali.

A causa della politica monetaria accomodante della banca centrale, le banche commerciali trovano interessante impegnarsi nell'espansione dei prestiti. Tale espansione mette in moto un aumento del credito "dal nulla", cioè prestiti non coperti da risparmi, e questo a sua volta dà luogo a un aumento del tasso di crescita dell'offerta di denaro. In questo modo quelle imprese che accedono più facilmente al credito "dal nulla" dirottano a proprio favore la ricchezza reale di quei soggetti che la creano, indebolendo questi ultimi nel processo. Facciamo una breve digressione per spiegare meglio il meccanismo del credito bancario commerciale.

La creazione di credito bancario è una semplice questione di partita doppia: quando una banca accetta di prestare a un mutuatario, il prestito appare nel bilancio della banca come attivo, mentre il credito segnato sul conto di deposito del mutuatario sarà il passivo. Per le banche è un'attività molto più redditizia rispetto al pagamento degli interessi sui depositi a termine (che poi la banca può prestare a terzi). Il rapporto tra il capitale proprio e l'importo del prestito è la sua considerazione principale: prestando credito in quantità multiple del proprio capitale, aumenta il rendimento del capitale proprio. Malgrado ciò si espone anche a un rischio maggiore d'insolvenza sui prestiti, ne consegue che quando ritiene buone le prospettive economiche, presterà più di quanto farebbe altrimenti. Ma i banchieri commerciali, nonostante le loro interazioni sociali e commerciali, tendono a condividere una visione comune delle prospettive economiche; inoltre hanno le proprie fonti d'intelligence economica, alcune delle quali sono condivise a livello di settore. Essendo commercianti di credito, e non economisti, probabilmente non riescono a cogliere il fatto che il miglioramento delle condizioni economiche (crescita nel gergo keynesiano) è poco più che un riflesso della loro espansione del credito. La svalutazione della valuta dovuta al credito extra provoca un aumento dei prezzi e dei tassi d'interesse, confondendo, come detto sopra, i calcoli e le ipotesi aziendali. Il risultato è sostanzialmente uno: iniziano le bancarotte, come sta accadendo adesso.

Un'ulteriore considerazione è la trasmissione del credito: se è concesso principalmente a produttori di beni di consumo e fornitori di servizi ai consumatori, o se è concesso principalmente a sostegno di attività finanziarie. Dopo il big-bang di Londra e l'abrogazione del Glass-Steagall Act, le principali banche hanno creato sempre più credito per attività puramente finanziarie, lasciando Main Street nelle mani delle banche più piccole. Poiché l'espansione del credito è stata mirata a supportare le attività finanziarie, essa ha gonfiato i valori degli asset finanziari. Quindi, mentre le banche centrali hanno soppresso i tassi d'interesse, le grandi banche hanno creato il credito affinché gli acquirenti di asset finanziari potessero gonfiare una delle bolle più grandi e durature della storia finanziaria. A tal proposito, il credito bancario rappresenta circa il 90% dei mezzi di circolazione, l'altro 10% sono le banconote. Oggi negli Stati Uniti le banconote in circolazione ammontano a circa $2,200 miliardi ed M3 si attesta a circa $ 22.000 miliardi, quindi le banconote rappresentano il 10,4% del totale. Il rapporto a dicembre 2008, a seguito della crisi Lehman, era del 10,7%, pertanto è l'equilibrio tra l'avidità di profitto e la paura delle perdite nelle menti collettive dei banchieri che stabilisce le prospettive di boom/bust, e non un aumento dell'emissione di banconote.

Torniamo ora alla progressione del ciclo del credito. Finché i creatori di ricchezza reale riescono a stare al passo, le attività in bolla prosperano e drenano quantità crescenti di tale ricchezza, esercitando al contempo una pressione al rialzo sulle preferenze temporali (una minore ricchezza a disposizione spinge gli individui ad aumentare le loro preferenze nei confronti dei beni presenti rispetto a quelli futuri). Ciò amplia ulteriormente il divario tra le preferenze temporali degli individui e il tasso d'interesse di mercato: le imprese hanno prodotto in eccesso beni capitali (che nessuno vuole più) rispetto ai beni di consumo (che tutti vogliono). A un certo punto, subendo perdite, le imprese scoprano che le decisioni passate in merito all'espansione dei beni capitali erano errate e cercano di correggerle. Mentre la sovrapproduzione di beni capitali si traduce in un boom, la sua liquidazione – la correzione – produce un bust.

Quanto più a lungo la banca centrale cerca di mantenere il tasso d'interesse a livelli molto bassi, tanto maggiore sarà il danno che infliggerà al processo di formazione della ricchezza reale e di conseguenza tanto più lungo sarà il periodo di stagnazione.


CRACK-UP BOOM: FASE 2

Infine si arriva a un bivio: continuare a sostenere un sistema morente, e quindi annientare la valuta, oppure tirare i remi in barca per preservare la valuta ma lasciare che la correzione spazzi via quell'architettura di clientelismo costruita nel tempo. A questo punto del ciclo, ciò che accadrà sarà determinato dalla risposta delle banche centrali. Se esse saranno determinate a evitare la recessione, si appoggeranno a una maggiore espansione monetaria, portando ad aumenti dei prezzi sempre più rapidi. L'inflazione di massa sarà una realtà., ma infine non si riuscirà a evitare una recessione. Tale esito minaccia l'integrità del denaro stesso, poiché sempre più persone fuggono dalla carta senza valore per accaparrare cose reali. Questa è una dinamica che si sta già sviluppando a livello industriale, con il prezzo dei fertilizzanti che continua a salire e che a cascata si ripercuoterà sulle persone comuni ampliando all'economia generale suddetto fenomeno economico. Infatti la domanda per liberarsi del denaro e acquistare quelle merci, o commodity, vitali a livello industriale, è palesemente dimostrato dall'utilizzo di qualsiasi forma di energia in barba alle narrative mainstream contraddittorie sull'ambiente. Tutta colpa della guerra? Non proprio, ma questo lo vedremo tra poco. E c'è anche il settore finanziario che ha capito la piega che sta prendendo questo storia, tuffandosi quindi anima e corpo nelle commodity e, in particolar modo, nelle azioni legate all'energia.

Questo processo porta all'evento più temuto nella storia economica del XX secolo: il crack-up boom, ovvero, un processo in 3 fasi in cui sostanzialmente c'è un crollo verticale dell'economia di un Paese a causa della svalutazione progressiva del denaro. La possibilità di una cosa del genere nelle economie del primo mondo era impensabile nel 2019, ma poi sono arrivati i lockdown e la spesa pubblica/stampa di denaro senza più alcun freno.

L'ultima volta che c'è stata un'enorme crisi, ovvero nel 2008, e le banche centrali occidentali hanno scatenato un'espansione monetaria senza precedenti storici, abbiamo osservato una tenue pressione al rialzo sui prezzi. Come mai? Le banche centrali hanno pagato le banche commerciali, e lo hanno fatto per molti anni, un rendimento più elevato per detenere asset nel loro sistema piuttosto che rilasciarle. Ciò ha tenuto i soldi lontani dalle strade. Perché hanno agito così? Lo scopo principale era ricapitalizzare il sistema bancario, salvare il sistema dal collasso, ed è stato fatto con denaro che non è mai arrivato nelle mani di produttori o consumatori. L'evento si è concluso con un gigantesco esercizio di window dressing finanziario; i mercati finanziari lo hanno adorato. Le espansioni del 2020 e del 2021 sono state completamente diverse. Gli stati hanno speso migliaia di miliardi che non avevano attraverso l'emissione di obbligazioni sovrane monetizzate poi dal sistema bancario centrale e commerciale. Il denaro è stato versato direttamente sui conti bancari di aziende e consumatori. Le scelte economiche hanno infine conseguenze, come ricordava anche Ludwig von Mises quando dimostrò che le distorsioni che vediamo con l'espansione del credito vanno ben oltre il costante aumento dei prezzi. Il denaro creato ex novo distorce tutti i segnali di mercato portando a un disallineamento tra produzione e consumo, le condizioni che poi portano a un crollo economico.

Il denaro è apparso come per magia nei conti bancari delle persone, gran parte della forza lavoro si è abituato a languire in casa fingendo di lavorare e gli studenti hanno smesso d'imparare quel poco che la scuola poteva ancora insegnare. Uno dei risultati è stato un enorme boom dei risparmi personali, anche se solo per un breve periodo. Parte di quel denaro è stato speso su Amazon, servizi di streaming e consegna di cibo a casa, ma la gran parte è riamasto parcheggiato nei conti bancari. Il risparmio personale negli Stati Uniti, ad esempio, è salito oltre il 30%. Sembrava che tutti fossero diventati "ricchi"! Una volta che poi l'economia è ripartita, e le persone erano pronte a uscire e spendere le loro nuove "ricchezze", si è palesata loro dinanzi una nuova e strana realtà: i soldi che avevano valevano molto meno. Inoltre c'erano strane carenze di beni che una volta davano per scontate. Le loro nuove "ricchezze" sono evaporate nel giro di pochi mesi, e ogni mese è stato peggiore del precedente. Di conseguenza le persone, una volta esauriti i propri risparmi, si sono rivolti ai prestiti solo per tenere il passo con il calo del potere d'acquisto, mentre il loro reddito in termini reali è praticamente sprofondato.

L'aspetto più frustrante di questa storia è come ancora ci sia difficoltà a connettere causa ed effetto, come ancora ci siano orde di "professori" universitari che incitano ad una maggiore liquidità per "risolvere" il problema creato da una liquidità crescente sin dal 2008. Il declino economico e sociale sono andati a braccetto sin da allora, precipitati come è precipitato il valore del potere d'acquisto del denaro fiat.

In sintesi, il ciclo del credito alimentato dagli eccessi del passato è arrivato a un punto di svolta e i pianificatori centrali cercano d'indirizzare secondo le loro linee la fase di correzione ormai inevitabile e, soprattutto, non più rimandabile nel futuro con una nuova fase di "quasi boom" di keynesiana memoria. Il futuro dei prezzi è fortemente influenzato dal comportamento dei consumatori e dei produttori: ecco perché la cricca di Davos continua a giocare con le percezioni delle persone riguardo le varie emergenze che ogni giorno si sentono sui canali d'informazione mainstream. È anche in questo modo che cerca d'instillare la predisposizione verso un controllo capillare, facendo il lavaggio del cervello a chi è tanto sciocco da prestare loro attenzione, da credere che sono in qualche modo desiderosi di fare il "bene della società" e da ascoltare le loro ricette. Che la loro influenza viene utilizzata per scopi tutt'altro che lenitivi i problemi della società nel suo complesso, è dimostrato dal continuo ostacolare la ripresa delle supply chain e in particolar modo dal riorientamento artificiale delle rotte petrolifere. Invece di fare un passo indietro e permettere una ripresa economica in accordo con la volontà di mercato e quindi sostenibile, la cricca di Davos e i painificatori centrali in generale fanno passi in avanti per esacerbare una situazione già critica. È comprensibile: continuare a esercitare un potere che dipende dall'illusione di prosperità del denaro fiat rende disperati e disposti a tutto.

C'è un ulteriore problema: la rottura delle relazioni commerciali tra l'Occidente e la Russia/Cina, senza contare che anche la Cina è avviata verso un periodo di lenta crescita. L'Europa, poi, affronta già un'inflazione senza fine. In questo senso il crack-up boom è mondiale, ma nessuno osa parlarne.


LA RUSSIA E I BRICS SI SMARCANO

Mentre le autorità monetarie occidentali e i loro governi hanno soppresso il collegamento tra l'aumento del denaro e del credito e le conseguenze sui prezzi, la Russia l'ha sottolineato. Dal momento che i russi comprendono chiaramente le ramificazioni destabilizzanti delle politiche monetarie occidentali, è diventata una loro priorità proteggersi dalle conseguenze. Non vogliono vedere il rublo affondare insieme alle valute occidentali. E la decisione di legare le esportazioni russe di energia al settlement in rubli separa questi ultimi dalla crisi finanziaria montante in Occidente. È un'ulteriore conferma che la descrizione di Zoltan Pozsar di una Bretton Woods 3 è corretta, in base alla quale le valute si stanno spostando da un mondo concentrato sugli asset finanziari verso uno concentrato sulle commodity. Non è solo una risposta russa nel contesto di una guerra finanziaria, ma ora è una mossa protezionista. La Russia gode della posizione di maggiore esportatore mondiale di energia/materie prime e per l'Occidente isolarsi dalla Russia può essere giustificabile nel ristretto contesto politico di una guerra per procura in Ucraina, ma è una follia secondo una prospettiva economica.

Infatti da qualsiasi angolazione la si voglia guardare, le sanzioni contro la Russia sono state un fallimento. L'Europa si è auto-costretta ad affidarsi a risorse energetiche più costose peggiorando le condizioni economiche della propria società e punendo le sue stesse popolazioni; senza contare che le sanzioni a petrolio e gas russi non solo sono aggirabili commerciando con il resto dei BRICS, ma attraverso di questi far arrivare le risorse energetiche della Russia anche in Occidente. Non è un caso infatti che i profitti petroliferi russi a giugno hanno visto un balzo di circa $6 miliardi e anche i profitti derivanti dal gas sono saliti. E questo non riguarda solo gli asset energetici, ma anche il cibo.

Tutte queste mosse sono risposte a una crisi provocata dalle sanzioni occidentali. Data la storia della stabilità dei prezzi dell'energia e della maggior parte delle altre materie prime misurate in oro, la decisione della Russia rappresenta un passaggio dal mondo del denaro fiat a un gold exchange standard, dove essa utilizza i mercati delle commodity per escludere gli strumenti fiat. Pur proteggendo il rublo dal crollo del sistema monetario e finanziario occidentale, dovrà evolversi in un sistema monetario più sicuro. Una possibilità potrebbe essere quella di estendere la nuova valuta basata sulle commodity a tutti i BRICS. Nella guerra finanziaria contro il dollaro, l'annuncio dei termini di questa nuova valuta rappresenterebbe una escalation, riducendo in un colpo solo l'egemonia del dollaro per oltre la metà della popolazione mondiale.

Solleverebbe anche un punto interrogativo sui $33.000 miliardi stimati di asset finanziari statunitensi e depositi bancari di proprietà di stranieri: per quanto l'estensione di una valuta coperta da commodity sarebbe protezionista piuttosto che aggressiva, è decisamente probabile che inneschi una sostanziale liquidazione di suddetti asset. Questo perché, sulla scia delle sanzioni occidentali nei confronti della Russia, i BRICS si sono polarizzati molto nei confronti di essa, soprattutto l'India, visto che vedono il grosso rischio di detenere le loro riserve monetarie estere in dollari nel caso in cui dovessero incappare nelle "antipatie" arbitrarie dell'Occidente. E non è un caso, infatti, che la platea dei BRICS stia crescendo, inglobando potenzialmente anche l'Argentina.

L'elefante nella stanza è l'oro in questo momento, ma anche Bitcoin dati i recenti sviluppi in Russia, nel settore energetico russo e nel resto dei BRICS. È ciò che Zoltan Pozsar di Credit Suisse definisce "denaro esterno", cioè denaro che non è fiat e che non è creato da banche centrali premendo i tasti su un computer o dall'espansione del credito bancario commerciale.

Quindi perché Russia e Cina non hanno introdotto sin da subito un sistema monetario sano e onesto a tutti gli effetti? Per tre ragioni: affidarsi completamente all'oro, o meglio ancora a Bitcoin, significherebbe cedere una fonte non indifferente di comando e controllo da parte degli stati; nel breve periodo le manipolazioni dell'oro sintetico sui mercati del COMEX potrebbero destabilizzare l'introduzione di un nuovo gold standard; sganciarsi istantaneamente dal dollaro e scegliere l'oro, che negli ultimi 50 anni gli USA hanno proceduto a delegittimare mentre lo hanno sequestrato da altri (Germania, Libia, Venezuela, Ucraina, ecc.), sarebbe l'equivalente economico/finanziario di una bomba atomica, quindi una decisione da prendere come ultima spiaggia.


CONCLUSIONE

La FED non sta rialzando i tassi per combattere l'inflazione dei prezzi, altrimenti avrebbe dovuto già rialzarli come minimo al 10%. No, sta rialzando i tassi per mandare in bancarotta l'UE. Prosciugando il mercato degli eurodollari i capitali si sposteranno con insistenza dall'UE agli USA, frantumando i sogni di potere della cricca di Davos. In un solo giorno di trading i futures CME sugli eurodollari hanno perso circa l'1%, una cosa incredibile per un mercato del genere.

Sta evolvendo un nuovo background economico e sociale, impossibile da immaginare in precedenza senza che prima il Giappone non delirasse con la MMT e la BCE non implementasse anni di tassi negativi. Questa gente credeva di poter godere di pasti gratis all'infinito, erodendo ricchezza reale in giro per il mondo attraverso l'Effetto Cantillon e quando i nodi sarebbero venuti al pettine attuare un socialismo asfissiante per continuare a conservare il potere. Sono vandali, intenzionati a decrostruire il mondo secondo le linee di una visione incentrata esclusivamente sul controllo totale. Il problema è che questa visione ha toccato anche il sistema bancario commerciale americano, il quale non ha nessuna intenzione di cedere la propria sacca di potere. Per questo "ha incaricato" Powell di stringere il cappio intorno al collo dell'UE, la madrepatria della cricca di Davos, e all'amministrazione Biden. Ed è per questo che la Lagarde potrà inventarsi tutti i programmi monetari di questo mondo incollando le varie lettere dell'alfabeto una dietro l'altra, non servirà a fermare la bancarotta di un sistema sopravvissuto ben oltre la sua data di scadenza. Infatti il mercato obbligazionario europeo continuerà a fratturarsi.

L'Europa, quindi, è finita. È il mercato a dirlo. La cricca di Davos può anche essere costituita dalle menti più brillanti di questo mondo, ma non saranno mai più brillanti di tutte quelle menti che costituiscono i mercati. Questo singolo punto rappresenta quello che Hayek definiva "fatal conceit" della pianificazione centrale. Infatti il mercato dei cambi, il mercato obbligazionario, il mercato dell'energia, le pressioni della Russia su gas e petrolio, i problemi politici in varie nazioni europee (Bulgaria, Estonia, Germania, ecc.), il caos nelle supply chain, il riorientamento delle rotte petrolifere, sono tutti input che puntano nella stessa direzione: un fallimento dell'euro e dell'UE. Di conseguenza assistiamo a un'accelerazione dei piani di demolizione controllata dell'Occidente affinché essi non vengano sorpassati dalla saggezza dei mercati. Come possono essere sorpassati? Prosciugamento del mercato degli eurodollari e di conseguenza prosciugamento della creazione di dollari offshore. I mercati del credito sono stati sottoposti a leva, attraverso il sistema bancario ombra, affinché si potessero creare derivati denominati in dollari sulla base di una minuscola porzione di oro, o per meglio dire oro sintetico. In questo modo i vari governi del mondo sono stati infiltrati, sono state promulgate politiche ESG, è stata ampliata la burocrazia, ecc. Nel momento in cui la FED si è sottratta a questo schema, con l'avvio dell'SOFR e il rialzo dei tassi, i dollari "reali" e la loro assenza hanno ridotto il potere dei mercati dei capitali europei mediante gli eurodollari. Ora, per quanto possa essere disastrato il mercato azionario statunitense, attirerà liquidità dall'estero, soprattutto dall'Europa, menomando le sfere d'influenza della cricca di Davos.

Allo stesso modo, suddetti dollari "reali" sono piramidati sull'offerta d'oro in possesso degli USA e sull'energia. E a tal proposito Russia e Cina potrebbero mettere fine già da domani all'egemonia del dollaro, smettendo di sottostimare a livello ufficiale la loro quantità d'oro. Chiunque creda che la Cina possegga solo 2000 tonnellate d'oro è un ingenuo; entrambi questi attori si stanno posizionando per arrivare al loro obiettivo senza agitare troppo le acque. La verità di fondo di queste dinamiche è semplicemente una: il cartello del denaro fiat ha raggiunto la sua data di scadenza e come accade spesso in situazioni del genere i membri si fanno la guerra a vicenda.

In questo contesto, le popolazioni dei vari schieramenti in lotta sono la garanzia collaterale. Almeno finché giocano con le loro regole, ovvero il denaro fiat. Senza tale garanzia questo circo non avrebbe senso d'esistere, ecco perché Bitcoin è fondamentale per la persona comune.

 

Gli aggiornamenti storici del leviatano, ovvero, della blockchain di Bitcoin

Gio, 30/06/2022 - 10:05

 

 

da Bitcoin Magazine

Il leviatano era una "bestia invincibile" e primordiale presente nel libro biblico di Giobbe. Sebbene considerato un mito, si diceva che quella bestia fosse alta più di 300 piedi e pesasse oltre 80.000 tonnellate. Come ci si poteva aspettare da una creatura così gigantesca, la sua andatura faceva tremare la terra sotto i suoi piedi mentre avanzava maestosamente – e lentamente. Saremmo tutti d'accordo sul fatto che sarebbe fisicamente impossibile per una tale bestia fare svolte improvvise o alterare improvvisamente la direzione del suo movimento, no?

Bene, la rete Bitcoin può essere paragonata a un leviatano. Qualcuno potrebbe dire che è ancora agli inizi visto che ha solo 13 anni rispetto ad altri sistemi monetari preesistenti. Bene, in tal caso, dirò che è un tredicenne, non tanto un neonato, con un gigantesco archivio di dati da 360 gigabyte, che alimenta un ecosistema da $1.100 miliardi, che ha circa 76 milioni di indirizzi univoci e poco più di 1 milione di indirizzi attivi al momento in cui scrivo questo pezzo. Considerando l'età della rete, se tali cifre non sono considerate colossali, allora non so cosa possa esserlo.

Essendo una rete peer-to-peer decentralizzata, open source, Bitcoin, a differenza della maggior parte delle altre reti gestite da protocolli centralizzati, non è gestita, né controllata, da nessuna singola entità ma dai suoi utenti sparsi in tutto il mondo. Poiché il buon funzionamento della rete dipende dal consenso tra tutti gli utenti della rete, non è possibile apportare modifiche o aggiornamenti al database in continua crescita senza l'approvazione generale di suddetti utenti. Di conseguenza le modifiche o aggiornamenti non si verificano molto spesso; potremmo dire che le modifiche o gli aggiornamenti possono essere implementati solo lentamente, maestosamente, come il movimento del leviatano.

L'ultimo significativo potenziamento della rete è stato effettuato nel 2017.


LA GUERRA SULLA GRANDEZZA DEI BLOCCHI

Nel 2015, l'era della guerra sulla grandezza dei blocchi, è stato un periodo interessante nella storia di Bitcoin. È un buon esempio di ciò che accade quando gli utenti all'interno della rete non raggiungono un consenso. Durante quel periodo il tasso di adozione di Bitcoin aveva raggiunto nuove vette. Con l'aumento del numero di utenti che trasferivano bitcoin all'interno della rete, i volumi di transazioni maggiori di quelli che la sua capacità poteva gestire portarono a una diminuzione generale del tempo di elaborazione delle transazioni. Diverse proposte vennero presentate da diverse scuole di pensiero all'interno della comunità Bitcoin: una di queste proposte suggeriva di aumentare le dimensioni dei singoli blocchi come soluzione al problema. Inutile dire che questa proposta trovò diverse opposizioni, cosa che inevitabilmente portò ad un hard fork e alla nascita di Bitcoin Cash.

E sì, c'è anche una variante "soft". Ok, per chiarezza contestuale, analizzerò rapidamente cosa significano entrambi. Innanzitutto un fork è un cambiamento nel protocollo sottostante di una blockchain. Un soft fork è una modifica o un aggiornamento nella rete compatibile con le versioni precedenti, in cui tutti gli utenti considerano tale aggiornamento valido. Nel caso di un hard fork, ricordate quando ho detto che tutti gli utenti devono concordare sui cambiamenti per poterli implementare? Ebbene, il mancato raggiungimento di un accordo da parte loro, con la parte proponente ferma sulla propria idea, si traduce in una scissione, "un bivio" se volete, dove viene creata una rete completamente nuova ed è gestita da un protocollo completamente nuovo o da una versione del vecchio che si adatta agli ideali dei suoi creatori.

Abbastanza semplice, no? Ora, torniamo alla storia.


IL MEDICO IN SOCCORSO

SegWit, o Segregated Witness, un soft fork della blockchain di Bitcoin, era una delle soluzioni proposte al problema che affliggeva la rete. SegWit funziona disaccoppiando i dati della firma dalle singole transazioni Bitcoin e riorganizzandoli in modo efficiente in ogni blocco. Il buon dottore, Pieter Wuille, uno sviluppatore principale di Bitcoin che ha proposto questo aggiornamento, suggerì che avrebbe aumentato significativamente la velocità delle transazioni sulla rete. Vedetela in questo modo: poiché è stato stabilito che le firme digitali rappresentano il 65% dei dati di una determinata transazione, "separare il testimone" (la firma digitale del mittente) dall'intero dato ne riduce il volume, riducendo così il tempo necessario a un miner per convalidarlo o verificarlo. Questa proposta aveva un senso, e dopo che gli utenti della rete ebbero raggiunto un consenso, venne approvata e iniziarono i lavori su di essa. Dopo diversi test e prove, l'aggiornamento SegWit sulla blockchain di Bitcoin venne attivato il 23 agosto 2017.


E POI ARRIVÒ LIGHTNING

L'aggiornamento di SegWit ha consentito la continua crescita della rete della sua base di utenti e, per estensione, del volume delle transazioni. Liberando spazio in ogni blocco, l'aggiornamento SegWit ha anche aperto la strada alla creazione di Lightning Network. Non è né un soft fork, né un hard fork; Lightning Network è un software progettato per essere sovrapposto sulla blockchain di Bitcoin che consente la creazione di canali di micropagamento bidirezionali off-chain, peer-to-peer, creati dagli utenti, che consentono loro di trasferire valore quasi istantaneamente e a costi eccezionalmente bassi.

Joseph Poon e Thaddeus Dryja, i due sviluppatori e ricercatori di Bitcoin che hanno co-scritto il documento intitolato "The Bitcoin Lightning Network" e in cui hanno descritto nel dettaglio il protocollo proposto e come risolverà i problemi di scalabilità di Bitcoin, lo hanno pubblicato il 14 gennaio 2016. E così iniziò la corsa allo sviluppo, che portò poi alla creazione dei “Lightning Labs”, una società con sede a San Francisco, in California e dedita allo sviluppo di Lightning Network. Poi, nel 2018, hanno lanciato la versione beta sulla blockchain di Bitcoin.

L'impatto di questa innovazione non può essere ignorato all'interno della comunità Bitcoin, perché la sua implementazione ha reso possibile l'adozione di Bitcoin come moneta a corso legale in El Salvador. Non è più una novità che ora si possano effettuare micropagamenti in bitcoin nel Paese. Acquistare una tazza di caffè o pagare un taglio di capelli ora è facile come scansionare un codice a barre.


TAPROOT ENTRA IN SCENA

Considerato l'aggiornamento più significativo sin dall'implementazione di Lightning Network, il soft fork Taproot è un miglioramento della blockchain di Bitcoin che è stato proposto nel gennaio 2018 da Gregory Maxwell, uno sviluppatore principale di Bitcoin ed ex-CTO di Blockstream. Avanti veloce fino a gennaio 2020, Pieter Wuille ha presentato una richiesta pull per questo aggiornamento e poi, poco più di un anno dopo, Michael Ford e Marco Falke, altri due sviluppatori di Bitcoin Core, hanno unito una richiesta pull complementare, che ha portato all'inizio del periodo di segnalazione. La proposta Taproot ha sorprendentemente raggiunto un consenso del 90% tra i miner e gli utenti della rete. Questo è considerato un evento un po' raro, dato il passato. Non appena tale consenso è stato raggiunto, sono subito iniziati i lavori per implementarlo.

La base di codice Taproot è stata integrata con Bitcoin attraverso tre diversi BIP (Bitcoin Improvement Proposals). Questi BIP includevano BIP 340 (firme Schnorr), BIP 341 (Taproot) e BIP 342 (Tapscript).


COS'È TAPROOT?

Ora, senza entrare eccessivamente nel tecnico e usando i termini più semplici possibili che riesco a trovare, capiamo come si combinano questi tre miglioramenti di Bitcoin.

BIP 340 (firme Schnorr). In origine, per generare chiavi pubbliche e verificare le transazioni, Bitcoin utilizzava l'algoritmo di firma digitale a curva ellittica (ECDSA). Con l'aggiornamento Taproot, la firma Schnorr, viene implementato un algoritmo più sicuro e più facile da usare. Con la firma Schnorr, invece di elaborare una singola transazione alla volta, più transazioni vengono raggruppate, elaborate e verificate in batch, aumentando così il tempo di elaborazione complessivo della rete, rendendolo ugualmente meno costoso.

BIP 341 (Taproot). Basandosi sull'aggiornamento di SegWit, Taproot utilizza Merklized Alternative Script Trees (MAST), un protocollo crittografico utilizzato per migliorare la privacy, l'efficienza e la flessibilità delle capacità di scripting di Bitcoin senza comprometterne la sicurezza.

BIP 342 (Tapscript). Il termine "Tapscript" è fondamentalmente una versione aggiornata del sistema operativo (script) di Bitcoin. Questa proposta di miglioramento integra le proposte Schnorr e Taproot menzionate in precedenza. Migliora l'hashing delle firme, consentendo la convalida degli script Taproot, oltre a consentire la flessibilità di aggiungere codici operativi (fondamentalmente comandi di script). Ciò migliora la capacità della rete di elaborare smart contract, che è una delle cose più importanti di questo soft fork.

L'aggiornamento di Taproot è stato pubblicato il 14 novembre 2021 al blocco 709.632.


PERCHÈ TAPROOT?

A questo punto, il "perché" non dovrebbe essere una gran domanda, no? Oltre al miglioramento della privacy e alla riduzione dei costi di elaborazione delle transazioni, il fatto che gli sviluppatori Bitcoin ora possano sviluppare smart contract sulla rete in modo molto più flessibile è una cosa di cui essere entusiasti. Il potenziale per la scalabilità della rete non può essere sottovalutato. Anche se potrebbero essere necessari alcuni anni prima che venga adottata completamente, il potenziale di scalabilità della rete Bitcoin non sarà trascurato. Dalla DeFi agli NFT, ora è possibile costruire un intero ecosistema sulla blockchain di Bitcoin.

“Taproot getterà le basi per la prossima fase di innovazione nel protocollo Bitcoin. Ci aspettiamo che questo aggiornamento scateni una nuova ondata di innovazione focalizzata principalmente sugli smart contract.” — Katherine Dowling (CCO Bitwise Asset Management)


I MIEI PENSIERI

Per quanto riguarda gli aggiornamenti, Taproot potrebbe essere o meno l'aggiornamento più importante che la blockchain di Bitcoin abbia visto sin dal suo inizio, ma è, secondo tutti gli standard, uno che annuncerà un'adozione più mainstream per la rete. Influirà sul valore della rete stessa? Penso di sì, anche se non subito, poiché potrebbe volerci ancora del tempo prima che i suoi effetti si facciano sentire. Se osserviamo cosa è successo pochi mesi dopo che l'aggiornamento di SegWit è stato approvato nel 2017, possiamo vedere che il valore di Bitcoin, che all'epoca era di circa $5.000, è salito del 300% portando al culmine del ciclo rialzista nel 2017.

Accadrà la stessa cosa anche ora? Nessuno può dirlo con assoluta certezza a meno che, ovviamente, qualcuno non abbia il privilegio di viaggiare nel tempo. Qualunque sia il risultato, siamo qui per questo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/