Da qui in avanti il gioco diventa più pericoloso
(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/da-qui-in-avanti-il-gioco-diventa)
Anche a costo di iper semplificare, quello a essere smantellato è il sistema basato sulle regole inglesi che ha caratterizzato il mondo sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tutti quei “ponti” residui della Guerra fredda tra russi e inglesi devono essere smantellati pezzo dopo pezzo dopo pezzo. Il Venezuela era uno di questi, così come Cuba, insieme a tutte le pacificazioni effettuate in Medio Oriente, in Asia e in Africa da parte dell'amministrazione Trump. L'arduo compito di sbrogliare il nodo gordiano creato dagli inglesi in giro per il mondo, ovvero situazioni di perenne conflitto in modo da essere sfruttate a proprio vantaggio, affinché sullo scacchiere geopolitico del mondo essi giocassero per vincere e gli americani giocassero per perdere. Nessuno vuol far passare i russi per i “buoni”, ma questa chiave di lettura ci permette di comprendere che le loro erano contromosse nei confronti del'emisfero occidentale, contro ciò che rimaneva dell'Impero inglese il quale agiva per tramite dell'Impero americano.
Qui il pensiero lineare va a morire. La stampa generalista, al soldo degli inglesi per la maggiore, è occupata a intorbidire le acque della comprensione facendo credere ai propri lettori che le cause che hanno portato al repulisti in Venezuela siano esclusivamente riconducibili al tema energetico. In parte, anche. Invece è una costellazione di ragioni che collegavano il Venezuela a una rete sotterranea di terrorismo internazionale, finanziamenti ombra tramite le banche canadesi, contrabbando di metalli preziosi, servizi di intelligence deviati, avamposto di destabilizzazione sociale all'estero, traffico di droga, traffico di esseri umani, ecc. Non ultima come piattaforma di sabotaggio indirizzata al superpotere americano: la difesa dei fossati oceanici, rivoltata contro gli USA generando un embargo de facto a livello commerciale. La bonifica del Golfo d'America è indirizzata a impedire un simile esito, il quale viene alimentato dai disordini sociali in precisi stati americani a guida Dem i quali hanno sbocchi marittimi e fluviali importanti. Ecco perché Trump “ha sguinzagliato” l'ICE in quei precisi stati.
Il guaio, se così lo vogliamo chiamare, è che il nemico adesso è in massima allerta dato che i canali mediante i quali controllava il mondo vengono chiusi o prosciugati a livello di finanziamenti facili. Parlo di nemico perché la distopia immaginata dai globalisti è di gran lunga peggiore rispetto al mondo immaginato dagli “isolazionisti” americani. Se questi ultimi riusciranno a portare a termine il loro obiettivo principale, ovvero fare gli interessi dell'America e chiudere i rubinetti del furto inglese ai danni della loro nazione, il resto del mondo ci guadagnerà in salute economica, sociale e geopolitica. E se una mossa è stata fatta, un'altra è già in cantiere. Per capire meglio questo gioco non dovete immaginare una partita di scacchi, ma una partita di GO.
La partita di GO tra Washington e Londra è un gioco di controllo delle aree, vengono conquistate aree del tabellone e rese quanto più stabili possibile. Osservando l'andamento del gioco, più le formazioni diventano stabili e, paradossalmente, più acquisiscono una instabilità latente, soprattutto quando si “attaccano” altre aree del tabellone di gioco. Di conseguenza gli USA hanno piazzato la loro pedina nera in Venezuela e tale mossa avrà ripercussioni su altre strutture in giro per il mondo che in precedenza erano sotto il controllo inglese e che, per reazione a catena, vengono destabilizzate. Londra, per la precisione la City di Londra, ha agganci sotterranei ovunque nel mondo e affinché Cina, Russia e Stati Uniti possano esprimere al massimo il loro “individualismo” internazionale, giocando singole partite di GO tra di essi, suddetti agganci e privilegi devono essere ridimensionati (se non smantellati in alcuni casi).
Il grande perdente qui è Londra. Infatti se prima essa controllava il flusso di finanziamenti che scorrevano da Caracas a Damasco, a Teheran, a Beirut, ecc. ora non più. Lo stesso vale per l'impostazione arbitraria dei prezzi dei metalli preziosi: il contrabbando di metalli preziosi fisici nelle petroliere venezuelane serviva a tenere credibile la LBMA. Man mano che i prezzi di tali metalli salgono, così se ne va la sua credibilità. Londra ha commesso fondamentalmente due errori.
Il primo è stato quello di mandare in onda un membro della Camera dei Lord il quale diceva di aver parlato con i suoi “amici” in Amerca, soprattutto nella comunità dell'intelligence, e che gli era stato assicurato che il National Security Strategy non avrebbe avuto seguito. In sintesi, presupponeva una forza dei legami inglesi con lo Stato profondo americano (ormai sulle barricate) tale da sovvertirlo. Non è andata così.
Il secondo errore è stato credere che Trump non avrebbe mai avviato un'operazione come quella di estrazione di Maduro, data la mole gigantesca di variabili che sarebbe potuta andare contro di lui (senza contare la presenza dell'MI6 sul campo). Le probabilità di vincere alla lotteria praticamente. Eppure, eppure... quello stesso giorno i sistemi di difesa russo e cinese hanno fatto cilecca nello stesso momento. Kill switch? Accordi sottobanco? Molto probabilmente la cosa ha a che fare con le “nuove armi a disposizione degli USA” di cui Trump ha accennato nel suo recente discorso a Davos, ma di cui non ha dato i dettagli. Se si combina il nuovo modo di fare guerra, entrato ormai nella quinta generazione, con la politica reale e una visione del mondo realistica, si ottiene la possibilità concreta di ridimensionare quell'appetito (inglese) vorace che ha cercato di schiavizzare il mondo tramite i suoi innumerevoli tentacoli. Non ci sarà mai alcuna City di Londra benevola e la cattura di Maduro ha rappresentato un passo in avanti verso un mondo migliore.
So benissimo che nessun governo è un governo benevolo, nemmeno quello Trump. Ciononostante è l'occasione concreta di cui approfittare per vivere una vita un gradino migliore rispetto all'alternativa immaginata dalla cricca di Davos. Se Trump userà il potere degli Stati Uniti per ricostruire non solo questi ultimi (come potenza regionale, non egemonica, e nemmeno colonizzatrice desiderosa invece di stringere accordi e instaurare partnership alla pari), sarà un bene per tutti: dal Canada all'Australia, dall'Africa al Medio Oriente fino al cuore dell'Asia. Lentamente, ma inesorabilmente, quell'infrastruttura estrattiva basata sul modello inglese potrà essere ridimensionata e minimizzata in tutto il mondo. Purtroppo non scomparirà del tutto, perché nel mondo ci sono persone malvagie e hanno ancora soldi a loro disposizione. E queste sono le stesse persone che hanno provato a scatenare una guerra mondiale spingendo la Russia ad attaccare per poi trasformare un conflitto regionale in uno internazionale. Le parole di Peskov, nel momento in cui la Russia è stata obtorto collo costretta a finire tra le braccia della Cina, erano significative a tal proposito. E qual è il modo migliore per disinnescare questa bomba a orologeria? Permettere alla Russia di diventare una vera economia. Come? Togliendo l'intermediazione dei contratti sul Brent crude a Londra.
Come si disinnesca la City di Londra?
Taglio dei flussi monetari pubblici (es. USAID)
Taglio dei flussi monetari privati (es. Venezuela)
Si costringe a mettere i suoi capitali in gioco (es. squeeze su oro/argento)
Il colpo fatale arriverà un volta disintermediato il Brent.
Mettiamo che il prezzo del petrolio crolli nel range dei $50 al barile. I costi di estrazione della Russia sono all'incirca di $9 al barile. Ecco il punto: il governo russo prende la sua parte dall'estrazione di petrolio in base al prezzo. Se quest'ultimo dovesse scivolare sotto i $40 al barile, le compagnie petrolifere non pagano tasse al governo. È il classico schema delle tasse progressive: più è alto il prezzo del petrolio, più suddette compagnie devono versare nelle casse dello stato. Dal punto di vista di Putin, se vuole uscire dall'economia di guerra in cui si trova adesso il Paese, deve per forza di cose smettere di usare le entrate della vendita di petrolio per tenere su l'intera economia. Questo significa altresì stringere accordi commerciali con gli Stati Uniti, perché in caso contrario la Russia rimarrà un satellite della Cina. E io sono pronto a scommettere che durante il vertice in Alaska Trump e Putin hanno discusso di come rendere l'Europa una satellite della Russia.
I $40 al barile saranno inizialmente difficili da gestire per la Russia, soprattutto per quanto riguarda il suo avanzo commerciale, ma la costringerà a diventare finalmente un vero Paese e uscire dall'economia di guerra in cui è stata costretta a finire. E qui si inserisce l'operazione Maduro, per quanto riguarda l'aspetto petrolifero: ora gli Stati Uniti sono in controllo del rubinetto dell'oro nero che in precedenza scorreva a prezzi scontati in Cina. Per quest'ultima l'unica altra fonte rimasta a prezzi scontati è la Russia. Et voilà! Si capovolgono le parti e la chiusura della guerra in Ucraina è un passo più vicina. Inoltre una volta che l'Arizona riuscirà a svilupparsi a livello di indsutrie dei semiconduttori e dei chip, e gli Stati Uniti saranno in grado di fare a meno di TSMC, cadrà anche l'annosa questione di Taiwan e sarà ceduta volentieri alla Cina in segno di buoni propositi commerciali futuri in chiave ARC.
Se uniamo tutti i puntini quindi, come ho fatto nell'ultimo pezzo a mia firma, il quadro che esce fuori è uno in cui gli USA stanno bonificando il loro lato del tabellone di gioco da tutte quelle influenze estere che li usavano come bancomat e poliziotti del mondo (Pax Americana). Questo, per estensione, fa saltare tutti quegli interessi che erano stati costruiti in precedenza nel sottobosco degli Stati profondi. E più saltano in aria questi agganci, più la risposta sarà virulenta e violenta. Da qui l'intensificarsi della guerra civile in stati come il Minnesota. Con il restringimento dei canali politici e finanziari da cui attingere, la destabilizzazione degli Stati Uniti diventa sempre più prioritaria affinché la cricca di Davos/City di Londra possano ancora avere voce in capitolo nel nuovo assetto mondiale che si sta configurando. Come discusso in precedenza, l'attivazione del cosidetto Piano Podesta va in questa direzione: fomentare caos in stati chiave Dem e isolare gli USA chiudendo gli accessi a porti e sbocchi marittimi/fluviali. Inutile aggiungere che più ci addentreremo nel 2026, più le cose diventeranno instabili.
Ora immaginate se la Rodriguez va a elezioni e viene confermata presidente. Successivamente approva una legge che prevede il rimpatrio dell'oro della nazione a Londra. Ancora meglio, il suo deposito in custodia a New York! Se accadesse, festa grande! ????https://t.co/WLoZVb5vax
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 12, 2026C'è molto in gioco adesso e non è detto che il piano dell'amministrazione Trump proceda senza intoppi. Gli sarà lanciato contro di tutto; tutti gli asset e le cellule dormienti verranno attivate. La posta in gioco è molto alta. Si tratta di chi detterà le regole nel prossimo assetto mondiale e la cricca di Davos non vuole rinunciare a tutti i privilegi acquisiti finora. Peccato per essa che molti di questi passavano attraverso la spoliazione degli Stati Uniti.
Qual era il ruolo di Fannie Mae e Freddy Mac prima che Obama ne derubasse gli introiti e le usasse come trampolino di lancio per impedire alla classe media americana di accedere al credito al consumo? Stabilizzatori della parte lunga della curva dei rendimenti americana. Precluso questo ruolo, i player esteri le hanno sostituite controllando de facto i tassi a lungo termine negli Stati Uniti e per estensione i tassi dei mutui. Questo a sua volta ha estratto capitale e ricchezza reale dei proprietari di case. La IPO di Fannie/Freddy porrebbe fine a questa estrazione, ma a causa dello stato in cui versano attualmente devono essere ricapitalizzate. Ciò significa un loro uplisting sul NYSE e “informare” i mercati dei capitali a reddito fisso che faranno da cuscinetto a qualsiasi attacco proveniente da Europa e City di Londra (come hanno già minacciato di fare vendendo titoli di stato americani e riserve in valuta estera). Un altro passo verso suddetta ricapitalizzazione: permettere di apporre come garanzia ai mutui hard asset come oro, Bitcoin e altri metalli preziosi, cosa che semplifica la vita ai mutuatari. In questo modo la varietà di equity da posizionare come garanzia aumenta e il pericolo di perdere la casa viene minimizzato. Insieme a ciò la riforma dei mutui trentennali a tasso fisso agevola ulteriormente la vita delle giovani famiglie. Questi cambiamenti epocali nel settore immobiliare sono propedeutici a un mutamento più ampio che permetterebbe agli Stati Uniti di ottenere un controllo saldo sul back-end della curva dei rendimenti americani in un momento in cui la cricca di Davos/City di Londra li hanno minacciati apertamente con un attacco al mercato obbligazionario.
Affinché Trump potesse staccare i migliori accordi commerciali, i tassi d'interesse dovevano rimanere alti e bisognava perseguire una linea di politica incentrata su un dollaro debole. Il prosciugamento del mercato dell'eurodollaro ha fatto rimanere a secco i player esteri, indebitati in dollari, e al contempo la debolezza della divisa americana ha fornito a Trump un grosso potere di leva commerciale. Qual è il problema? Chi legge analisi come le mie, conosce le criticità che rappresentano le banche centrali. Una stima a spanne sarebbe l'1% di chi si interessa di temi economici. Ecco il punto: immaginate Trump alla ricerca dell'optimum paretano (80/20) nei confronti della consapevolezza riguardo la FED in un contesto in cui la popolazione americana è spostata su uno spettro 99/1. In soldoni, al 99% della popolazione non interessa della FED o non vuole vederla riformata; senza contare la stampa finanziaria che vorrebbe la FED a capo del Paese in un ambiente post-Trump. Non si sognerebbe mai di dichiarare la banca centrale americana illegittima.
Se la scorsa estate, quando Trump ha per la prima volta portato all'attenzione del pubblico la questione Powell, egli si fosse dimesso e lasciato l'incarico alla sua vice (Lael Brainard, messa lì da Obama), allora sarebbe stato un agente dei globalisti come la Yellen e Bernanke prima di lui. Che fa Powell invece? Sta al gioco e poi va a Jackson Hole mettendo fine all'inflation targeting al 2% e dichiarando di attenzionare il mercato del lavoro per la linea di politica della FED (esattamente quello che Trump voleva). Il taglio dei tassi è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve FA' politica, diversamente da quanto dichiarato ufficialmente. Il focus sulla corruzione interna, sulla scia dello scandalo Minnesota e quindi sui costi extra non necessari per il nuovo edificio della FED, è lo strumento perfetto affinché Trump sposti la sopraccitata percentuale di persone che è consapevole della FED e stia dalla sua parte affinché venga riformata. La corruzione: la gente lo capisce questo.
Inoltre chi è stato cacciato: Powell o Lisa Cook? Questa è retorica inglese: sta usando le armi degli avversari a suo vantaggio. Puntando il dito contro il responsabile di facciata riesce a invischiare tutta l'istituzione contro cui si vuole scagliare. Powell è l'Emmanuel Goldstein del momento verso cui indirizzare la rabbia affinché Trump possa avere potere di leva politica necessaria per portare avanti la sua agenda di riforma. Questo significa ridimensionare i poteri della FED e liberarsi di tutta quella burocrazia bancaria ammassata sin dopo il 1935. In quest'ottica il destino della FED è quello di finire sotto la gestione del Dipartimento del Tesoro americano (per la precisione l'attuale intermediazione dei titoli di stato). Questa linea d'azione è la più efficace quando si tratta di portare a compimento nella pratica lo slogan “End the FED” senza che player ostili esteri sovvertano il Paese (leggi BCE o BOE).
Un tale spostamento macropolitico sarà fondamentale per muovere l'agenda dell'amministrazione Trump nella seconda parte del suo mandato. Continuerà a puntare il dito contro la radice della maggior parte dei problemi economici del Paese. E Powell, il cui mandato terminerà tra 4 mesi insieme a quello della Brainard, è la persona adatta per tirarsi addosso tutte queste attenzioni. Il ricambio incalzante presso il FOMC sarà tanto salutare quanto quello nella Corte Suprema durante il primo mandato di Trump.
Powell ha svolto un compito egregio durante gli anni di Biden, usando saggiamente la FED contro i globalisti. Il prossimo governatore avrà tutt'altro compito: abbassare i tassi internamente e tenere alti i costi del dollaro all'estero. Quest'ultimo punto significa negare ad attori ostili l'accesso alle linee di swap in dollari con la FED. Insieme a questa risorsa che verrà preclusa agli istituti bancari esteri, ce n'é anche un'altra: il mercato dei pronti contro termine. Non solo, ma essere accreditati ad accedervi significherà pagare comunque un tasso impostato a 50-75 punti base più in alto rispetto al tasso di riferimento della FED. Tolti questi due accessi ai dollari, l'unica cosa che rimane è la vendita di titoli di stato americani. Per quanto l'UE minacci di sbarazzarsene, insieme alle riserve in valuta estera delle proprie banche, il colpo derivante da una loro vendita in massa sarebbe temporaneo e, nonostante tutto, circoscritto (come vediamo dagli ultimi dati sui titoli di stato americani, ad esempio).
Foreign ownership of US debt rises to an all-time high.
via Bloomberg pic.twitter.com/5m6awVujIX
Poi c'è laquestione Groenlandia. Al di là dello scopo strategico-militare (rispetto all'UE) e commerciale (rispetto alla Russia), la Groenlandia chiuderebbe a tenaglia uno stato “canaglia” che sin dalla Guerra d'indipendenza americana ha rappresentato asilo per l'impero inglese: il Canada. Oltre al vantaggio militare-commerciale che la Groenlandia rappresenterebbe per gli USA, vi siete chiesti il perché di tale feroce acrimonia dell'UE su questo tema? Perché verrebbe tagliata fuori dall'ultimo posto rimasto da cui prende risorse: il Canada. Il Canada è sostanzialmente una “corporazione” inglese, un'appendice della corona inglese. Il Canada è stata una creazione inglese dopo la Guerra d'indipendenza americana affinché fosse come il Pakistan per l'India. Una nazione ostile agli Stati Uniti e in grado di portare avanti (e finanziare) opere di destabilizzazione finanziaria nei loro confronti grazie alle innumerevoli risorse naturali che possiede. A nome di chi? Ovviamente della City di Londra, la quale, ancora oggi, ricopre un ruolo critico per i mercati finanziari e l'idraulica degli stessi. Essa genera un terzo del PIL inglese. L'Inghilterra da sola è un Paese del terzo mondo, ora anche dal punto di vista socioculturale. La City stipula contratti assicurativi e contratti sui futures, fa girare i soldi a livello internazionale nel mercato del Forex (la sterlina inglese salda circa il 12% degli scambi nei mercati monetari), ecc.
Qualunque cosa possa intaccare questo stato di cose DEVE essere distrutto. Non importa quindi che si tratti di nazioni o singoli individui o gruppi di essi: viene mobilitato, o ricattato, qualsiasi asset organico o inorganico affinché questo stato di cose non cambi. Ecco perché, ad esempio, il CLARITY Act ottiene una opposizione così violenta. Se il GENIUS e il CLARITY Act andassero a rinforzare il controllo della City di Londra sui mercati, sarebbero già passati. Avrebbero creato una normativa negli Stati Uniti atta a sostenere il suo controllo ombra sui mercati finanziari mondiali; vivremmo già in un mondo in cui la BRI controlla tutto a livello di facciata e una CBDC concreta per le mani. Invece la stampa generalista e i canali dell'informazione alternativa ci dicono che il GENIUS e il CLARITY Act sono l'anticamera delle CBDC, ignorando consapevolmente come in questo modo le stablecoin ancorate al dollaro saranno solamente un layer secondario in cima a hard asset come oro e Bitcoin.
Le due leggi sopraccitate sono una minaccia per la City di Londra, invece, perché oltre a esserci suoi sodali nel Congresso americano, il suo potere di “persuasione” non conosce limiti. Questo non significa automaticamente che Brian Armstrong, ad esempio, sia a bordo della City, ma che potrebbe essere benissimo stato raggiunto da un “suggerimento d'azione” affinché creasse una scusa e il Senato potesse bloccare l'attuale iter del CLARITY Act.
E, sempre a proposito di Canada, la sua unità è messa in discussione dalla recente petizione in Alberta che chiede un referendum per la secessione. A essa si uniranno la Columbia Britannica e il Saskatchewan. Che questa sia una contromossa da parte dei NY Boys in risposta al fermento negli stati americani a guida Dem è dir poco una certezza.
CONCLUSIONE
Il prossimo appuntamento critico sono le elezioni di medio termine statunitensi. Le azioni dell'amministrazione Trump, ora, nei confronti dei manifestanti sono prioritarie visto che l'inverno non aiuta le proteste di piazza. Così come gli interventi per isolare tutte quelle influenze che potrebbero destabilizzare le prossime elezioni, come accaduto nel 2020. E il Venezuela era invischiato nello scandalo Dominion. Perché se non si affrontano ora, entro marzo dell'anno prossimo ci ritroveremo un Trump incapacitato a livello politico e sottoposto a impeachment.
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e la seconda, come sottolineato da Trump a Davos, far entrare nel vivo l'inchiesta sulle frodi elettorali del 2020 (scandalo Dominion, le cui tracce portano anche in Venezuela). Tassello, quest'ultimo, fondamentale al prossimo giro elettorale.
È pacifico che l'UE voglia una guerra cinetica con gli Stati Uniti combattuta, però, per interposta persona. Ma vuole vincerla? No. Vuole un copione già visto durante la Prima e Seconda guerra mondiale: gente ammazzata e uno “zio ricco” che la sovvenziona per i successivi 80 anni. Questo è stato fatto alla Germania durante i due conflitti mondiali ed è quello che viene fatto oggi all'Ucraina. Quando si realizza che tutte le vecchie famiglie europee sono matrilineari, allora si capisce che si vuole combattere una “guerra guidata dagli estrogeni”. All'UE, alle fazioni alla base della stessa, non interessa vincere la guerra, vuole che quest'ultima causi abbastanza danni da ottenere un buon accordo quando le parti in conflitto si accordano.
La discendenza delle élite europee è matrilineare, una linearità addirittura vecchia di 900 anni in alcuni casi, e l'Europa è impostata su una base “femminile”. Per far capire meglio il punto, immaginate una donna per strada che dice fermamente no a un uomo presumibilmente insistente. La situazione attirerà l'attenzione dei passanti e ci sarà qualche coraggioso che affronterà l'uomo insistente per difendere la donna. Per secoli questo modello è stato riproposto: non si vuole la vittoria nella guerra, ma arrivare a un punto in cui l'altra parte, esausta, firmerà qualsiasi accordo pur di porre fine alle ostilità. Il problema con l'UE, però, è che non sarà mai abbastanza soddisfatta dei termini degli accordi e vorrà sempre di più... perché ormai è diventata incapace di fare qualsiasi cosa e può sopravvivere solo di sussidi.
Tutti quelli descritti in questo saggio sono i sintomi della fine dell'attuale ordine mondiale, che non significa solo la fine degli strumenti dell'OMC, bensì la fine di Westfalia, il trattato europeo del 1648 che stabiliva i principi della sovranità statale e avrebbe plasmato le relazioni internazionali fino ai tempi recenti. Ciò avrà enormi implicazioni per i mercati e non è positivo per i Paesi senza potere come l'UE, perché non esisterà più un sistema internazionale che li renderà credibili con delle regole ad hoc per loro.
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Bitcoin è pronto per mandare in pensione l'oro?
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/bitcoin-e-pronto-per-mandare-in-pensione)
L'oro ha vinto la competizione – un plebiscito lungo quanto le civiltà consolidate – per essere incoronato come la scelta universale dell'umanità come riserva di valore e mezzo di scambio – come denaro vero e proprio. Ora, in meno di due decenni, è emerso un potenziale concorrente: Bitcoin, con il potenziale opinabile di rivaleggiare e persino superare l'oro.
L'amministratore delegato di MicroStrategy, Michael J. Saylor, afferma che Bitcoin “soppianta l'oro come riserva di valore non governativa" e lo descrive come “la proprietà suprema per la razza umana”. Per essere il più enfatico possibile, ha aggiunto: “Bitcoin è oro digitale. È un milione di volte migliore dell'oro e non c'è motivo per cui qualcuno non voglia usarlo come riserva di valore nel tempo”.
E in un brusco cambio di linea di politica, Donald Trump, fino a poco tempo fa apertamente scettico nei confronti delle crittovalute, ha firmato un ordine esecutivo che istituisce una riserva di Bitcoin negli Stati Uniti. Comprenderà circa 200.000 bitcoin confiscati in vari procedimenti penali, posizionandolo come una “Fort Knox digitale”, un passo verso l'elevazione di Bitcoin a risorsa strategica.
Per buona misura il Regno del Bhutan ha accolto Bitcoin tra le sue braccia, e “farà mining” utilizzando le sue abbondanti risorse idroelettriche. Di fatto il Bhutan trasformerà l'energia idrica in oro digitale, facendo meglio degli alchimisti, e diventando una delle prime nazioni ad adottare Bitcoin a livello nazionale. Entrambi gli sviluppi sottolineano un crescente riconoscimento del potenziale ruolo di Bitcoin come riserva di valore simile all'oro.
Il governo del presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha sostenuto la necessità di rendere Bitcoin una moneta a corso legale, sottintendendo che potrebbe funzionare come mezzo di scambio e “portare inclusione finanziaria, investimenti, turismo, innovazione e sviluppo economico al nostro Paese”.
Tyler Winklevoss, co-fondatore di Gemini Exchange, afferma: “Crediamo che Bitcoin stia rivoluzionando l'oro. Pensiamo che sia un oro migliore se si considerano le proprietà del denaro. E cosa rende l'oro, oro? La scarsità. Bitcoin ha un'offerta fissa, quindi è meglio della scarsità relativa [...]. È più portatile, più fungibile, più durevole. In un certo senso equivale a un oro migliore sotto tutti gli aspetti”.
Per migliaia di anni l'oro è stato il simbolo di bellezza e lusso, ricchezza, potere, gloria e affidabilità della civiltà. Le sue proprietà distintive – durevolezza, divisibilità, portabilità e valore intrinseco – hanno ottenuto il voto di fiducia duraturo della storia. Degna di nota è la naturale scarsità dell'oro in contrasto con la cartamoneta e i depositi bancari creati dai governi, i quali possono essere moltiplicati all'infinito e il cui valore è stampato sulle banconote. Molto prima dei moderni sistemi bancari, mercanti e governanti confidavano nel peso dell'oro come mezzo di scambio e di trasferimento di ricchezza oltre i confini.
Bitcoin è all'altezza di questo ruolo storico?
La carriera dell'oro: alcuni momenti salienti
Le prime monete d'oro, per quanto ne sappiamo, furono coniate dalla civiltà lidio intorno al 600 a.C. Oro e argento, naturalmente, erano moneta corrente, pura e semplice, nell'antico Egitto, in Persia, in Grecia e a Roma, tra gli altri imperi. Durante il tardo Medioevo l'oro divenne indispensabile per il commercio, in particolare nella vasta rete di fiere che collegava le economie europee in crescita. Queste fiere, che si tenevano in città come Champagne e Bruges, fungevano da centri in cui i mercanti di tutto il continente saldavano i debiti e negoziavano accordi commerciali a lunga distanza. Le monete d'oro e d'argento erano i principali strumenti di pagamento.
I mercanti di seta fiorentini che commerciavano con i produttori di tessuti fiamminghi non facevano affidamento sulle valute locali, soggette a svalutazione da parte dei monarchi desiderosi di finanziare le loro guerre. Portavano invece fiorini d'oro o ducati veneziani, unità di misura d'oro molto più riconosciute e accettate. Il commercio di lingotti sosteneva la finanza medievale, con importanti famiglie di banchieri come i Medici che garantivano che l'oro si muovesse in sicurezza tra le regioni attraverso le cambiali. Sebbene queste prime forme di strumenti bancari riducessero la necessità di trasferimenti fisici, in ultima analisi i saldi richiedevano ancora l'accesso all'oro fisico.
All'inizio dell'età moderna l'afflusso di oro e argento in Spagna e Portogallo dall'America Latina alimentò un'inflazione storicamente rara, ma anche il commercio globale, rafforzando l'importanza dei lingotti nelle reti commerciali che si estendevano dall'Europa alla Cina. Verso la fine del XVII secolo l'oro era diventato il fondamento dei sistemi monetari europei. La Banca d'Inghilterra, fondata nel 1694, si spinse molto oltre nella formalizzazione del gold standard, ancorando la sua valuta alle riserve auree, sebbene il parlamento si scontrò sui primi schemi per la cartamoneta e la riserva frazionaria.
Gli Stati Uniti, già formalmente basati su un sistema bimetallico (oro e argento), passarono all'oro de facto nel 1834 e de jure nel 1900, quando il Congresso approvò il Gold Standard Act. Il sistema garantiva che ogni dollaro in circolazione fosse garantito da una quantità fissa di oro, rafforzando la fiducia nella valuta. Il gold standard del diciannovesimo secolo istituzionalizzò ulteriormente la reputazione del metallo giallo come forza stabilizzatrice della finanza. Come osservò l'economista Milton Friedman, l'inflazione era praticamente inesistente durante quel periodo perché l'offerta di oro aumentava solo gradualmente, impedendo la creazione in eccesso di moneta. Questo quadro dominò il commercio e la politica economica globali fino alla Prima guerra mondiale, quando le esigenze belliche portarono molte nazioni ad abbandonare il gold standard a favore della moneta fiat.
Fu solo nel ventesimo secolo che i governi recisero il legame tra moneta e oro. Nel 1933 il presidente Franklin D. Roosevelt pose fine alla convertibilità diretta del dollaro in oro per i cittadini statunitensi. Il sistema di Bretton Woods, istituito dopo la Seconda guerra mondiale, mantenne un gold standard indiretto, con il dollaro statunitense ancorato all'oro e le altre principali valute ancorate al dollaro. Questo sistema durò fino al 1971, quando il presidente Richard Nixon chiuse la “finestra di scambio dell'oro”, recidendo l'ultimo legame ufficiale tra dollaro e oro. Da allora gli Stati Uniti (e gran parte del mondo) hanno fatto affidamento su valute fiat, coperte solo da decreti governativi, e l'inflazione è diventata permanente, dilagante e, a lungo termine, rovinosa. Nonostante questo cambiamento l'oro è rimasto un asset fondamentale per le banche centrali e gli investitori, a conferma della sua importanza duratura come riserva di valore.
Le stime suggeriscono che nel corso della storia siano state estratte circa 244.000 tonnellate d'oro, con una quota significativa dell'estrazione nel XX e XXI secolo, trainata dai progressi nella tecnologia mineraria e dall'aumento della domanda. Questa impennata nella produzione sottolinea la continua rilevanza dell'oro nelle economie moderne. Il presidente Trump ha promesso di visitare Fort Knox per verificare se l'oro sia davvero lì, in risposta alle persistenti voci contrarie.
Entra in scena Bitcoin: 2009
Bitcoin è apparso sulla scena in modo piuttosto misterioso nel 2009, introdotto in un white paper da Satoshi Nakamoto (un individuo o un gruppo). Bitcoin era concepito come una valuta digitale decentralizzata, un'alternativa alle tradizionali valute fiat [“moneta a corso legale” come dichiarato dalla legge]. Presenta un limite di offerta fisso di 21 milioni di “monete” e un “registro distribuito”, la blockchain, che registra tutte le transazioni in modo sicuro, trasparente e immutabile. A differenza dei sistemi finanziari centralizzati, in cui le banche agiscono da intermediari, le transazioni Bitcoin sono verificate da una rete di nodi decentralizzati (singoli utenti di computer) utilizzando un meccanismo di consenso noto come Proof-of-work (PoW). Questo processo coinvolge i “miner”, ovvero partecipanti che utilizzano un'enorme potenza di calcolo per risolvere complessi enigmi crittografici e quindi convalidare per consenso nuovi “blocchi” di transazioni. Una volta verificato, un blocco (unità definita di transazioni) viene aggiunto alla blockchain.
Il limite permanente dell'offerta di Bitcoin è regolata dal suo protocollo, che stabilisce che 21 milioni di bitcoin saranno il massimo che esisterà mai. Questa offerta fissa viene mantenuta attraverso un processo chiamato halving, il quale riduce la ricompensa per il mining di nuovi bitcoin ogni quattro anni circa, rallentando il tasso di nuova emissione. Questa scarsità è una caratteristica fondamentale che, secondo i sostenitori, rende Bitcoin simile all'oro nella sua natura deflazionistica.
La capitalizzazione di mercato di Bitcoin ha raggiunto livelli significativi, raggiungendo il massimo storico di oltre $1.800 miliardi. La seconda crittovaluta più grande, Ethereum, ha raggiunto la massima capitalizzazione di mercato di circa $228 miliardi. Ethereum non ha un'offerta massima fissa, consentendo l'emissione continua di nuovi token. Binance Coin, la terza crittovaluta più grande, ha raggiunto una capitalizzazione di mercato superiore a $90 miliardi nel 2021. Ha un'offerta massima iniziale di 200 milioni di token, con un meccanismo deflazionistico che brucia periodicamente i token per ridurne l'offerta totale, con l'obiettivo di raggiungere infine i 100 milioni di token. Domanda: Bitcoin è il contendente per sostituire l'oro o sono solo le crittovalute a competere tra di loro? Senza un limite all'offerta, Ethereum non sembra essere all'altezza.
Usi più ampi
È importante capire che Bitcoin, venduto oltre i $100.000, non è una “moneta” o una “banconota”; non è una valuta, sebbene sia un sistema di pagamento. Non può esistere o essere utilizzato al di fuori del cyberspazio. Un “wallet” Bitcoin è un'applicazione informatica ed è completamente diverso dall'oro o da qualsiasi altra valuta; le virtù di Bitcoin, infatti, non sono quelle di una valuta, sono quelle di un programma per computer, delle sue applicazioni e di una rete.
Sebbene inizialmente concepiti come un sistema di pagamento elettronico peer-to-peer (immediatamente utile, ad esempio, per le aziende di cannabis che non potevano avere conti in banca), Bitcoin e la tecnologia blockchain ora supportano una vasta gamma di applicazioni in diversi settori. Vengono utilizzati in ambito finanziario per transazioni transfrontaliere, rimesse e come protezione dall'inflazione nelle economie economicamente instabili. La tecnologia blockchain ha dato i natali alle piattaforme di finanza decentralizzata (DeFi) che consentono prestiti e trading senza intermediari finanziari tradizionali.
Nella gestione della supply chain, le aziende utilizzano la blockchain di Bitcoin per monitorare la provenienza dei beni, proteggendone l'autenticità dalla contraffazione. I marchi del lusso la utilizzano per contrastare tali contraffazioni e i fornitori di prodotti alimentari la utilizzano per tracciare le fonti di contaminazione. Uno dei primi utenti, l'industria farmaceutica, ha sfruttato la blockchain di Bitcoin per migliorare la tracciabilità dei farmaci, proteggendoli dalla contraffazione e garantendo la conformità normativa.
Bitcoin rimane l'applicazione più nota della tecnologia blockchain, ma quest'ultima ha aperto una moltitudine di possibilità, molte delle quali ancora in fase iniziale di adozione. Il suo ruolo nel plasmare il futuro delle transazioni digitali è innegabile. La capitalizzazione di mercato di Bitcoin ha registrato una crescita notevole, superando i mille miliardi di dollari nei periodi di picco. Perché?
Gli investitori vedono Bitcoin come una copertura, una protezione contro l'inflazione, che era il ruolo tradizionale dell'oro. Bitcoin è stato adottato da aziende e istituzioni finanziarie che aggiungendolo ai loro portafogli, gli conferiscono legittimità. MicroStrategy, ad esempio, ha investito miliardi su Bitcoin, riflettendo uno spostamento strategico verso gli asset digitali. La tecnologia blockchain sottostante a Bitcoin ha un forte appeal tecnologico, offrendo trasparenza e sicurezza e attraendo coloro che sono interessati all'innovazione finanziaria.
Pertanto i sostenitori di Bitcoin dicono che esso svolga oggi una funzione simile a quella dell'oro: un asset decentralizzato e senza confini, immune alla manipolazione statale. Il predominio storico dell'oro, tuttavia, era dovuto a ben più della semplice scarsità. Si trattava di fiducia, liquidità e permanenza fisica. A differenza di Bitcoin, che si basa su meccanismi di consenso digitale e integrità crittografica, il valore dell'oro è evidente e tangibile.
Distinguere Bitcoin dalla tecnologia blockchain in generale
Il valore di Bitcoin come “denaro” si basa sulla sua accettazione e sul suo utilizzo. Il suo valore dipende dalla convinzione collettiva. L'ascesa di Bitcoin da un concetto oscuro a un asset finanziario ampiamente accettato non poteva, quindi, essere immediata o automatica.
Il white paper di Bitcoin introdusse un'idea allora radicale: un sistema monetario decentralizzato e “trustless”. I primi utilizzatori, in particolare crittografi e programmatori, minarono Bitcoin principalmente per testare il sistema. La prima transazione Bitcoin nota, il 22 maggio 2010, fu il pagamento di 10.000 BTC per due pizze (del valore di $41 all'epoca, e di quasi un miliardo di dollari oggi): un caso d'uso reale!
Il Dark Web e i mercati marginali entrarono poi in scena. Bitcoin trovò un “caso d'uso” di nicchia in mercati come Silk Road, dove gli utenti apprezzavano il suo pseudoanonimato. Quel periodo mise alla prova anche la capacità di Bitcoin nel facilitare le transazioni al di fuori dei controlli bancari tradizionali. E alcune aziende con grandi investimenti tecnologici come Overstock, Tesla (per un breve periodo) e persino alcuni governi hanno riconosciuto Bitcoin come un asset valido. Successivamente grandi aziende come MicroStrategy e Tesla (di nuovo) hanno iniziato a detenere Bitcoin nelle loro tesorerie aziendali. Da allora i futures su Bitcoin e gli ETF hanno reso più facile l'acquisto per gli investitori tradizionali.
In realtà gran parte del valore di Bitcoin non è in quanto denaro in sé, ma come sistema in grado, ad esempio, di personalizzare programmi come l'effettuazione di pagamenti irrevocabili che vengono depositati fino al raggiungimento di determinate condizioni o risultati. Ancora meglio, la valutazione del rispetto delle condizioni è completamente digitale e automatica. Queste rientrano nella categoria delle transazioni sicure e irreversibili che non richiedono la fiducia di terze parti. Mentre Bitcoin ha una programmabilità limitata attraverso funzionalità come wallet multi-firma e timestamp, Ethereum, in particolare, è associato a questi “smart contract”, pagamenti non rilasciati fino al raggiungimento di determinate condizioni (il raggiungimento di una data futura concordata, l'ottenimento di firme multiple, o la verifica del completamento di un evento/progetto/consegna nel mondo reale).
Queste caratteristiche desiderabili non appartengono alla crittovaluta in sé; alcune, ad esempio, sono sostituti di servizi legali: deposito a garanzia programmabile e trasferimenti di eredità automatizzati. Queste caratteristiche non caratterizzano Bitcoin come valuta, proprio come banche, conti correnti e mutui non sono caratteristiche dell'oro, anche se l'oro ne garantisce la stabilità del valore.
Un vero successore dell'oro?
Bitcoin si è ritagliato in tempi relativamente rapidi una nicchia di mercato di tutto rispetto come strumento di speculazione, ma non come riserva di valore o copertura dall'inflazione. Non gode dell'accettazione universale di cui l'oro ha goduto nel corso della storia. In tempi di crisi gli investitori continuano a riversarsi sull'oro come bene rifugio, proprio come facevano i mercanti medievali quando si trovavano ad affrontare condizioni commerciali incerte. Diamo un'occhiata ad alcuni dettagli specifici:
- L'oro ha un valore intrinseco dovuto alle sue proprietà fisiche e ai suoi utilizzi, comprese le applicazioni in vari settori. Viene utilizzato in gioielleria, elettronica, odontoiatria e applicazioni industriali. Al contrario, in assenza di forma fisica, il valore di Bitcoin deriva dalla sua accettazione, dalla sua rete e dalle sue applicazioni online. In sintesi: l'oro ha consolidato la sua commerciabilità praticamente in ogni tempo e luogo. Ha un elevato valore unitario (come ogni bene di lusso), quindi la ricchezza è facile da trasportare. Così è stato gradualmente scelto come la migliore tra tutte le materie prime con cui scambiare qualsiasi cosa, sapendo che manteneva il suo valore e poteva sempre essere utilizzato per acquistare qualsiasi altra cosa. Bitcoin per il momento è solo “denaro” nel cyberspazio. Avrà più importanza nel nostro futuro digitale e tecnologico? Probabile, ma ancora non ci siamo.
- Entrambi gli asset sono considerati “scarsi”, ma la scarsità dell'oro è naturale. Estrarre l'oro è arduo e costoso, quindi l'offerta cresce a un ritmo lento e stabile, mentre la scarsità di Bitcoin è imposta algoritmicamente. A differenza dell'oro, che non ha sostituti, Bitcoin compete con migliaia di altre valute digitali. Non c'è garanzia che un'altra crittovaluta non lo supererà in futuro. Non abbiamo ancora raggiunto il punto di chiusura del mining di Bitcoin per vedere se davvero non potranno mai esserne creati altri, legalmente o illegalmente – e quale sarà il ruolo delle decine di altre crittovalute, come Ethereum, che non hanno limiti all'offerta?
- L'oro ha storicamente mostrato stabilità di prezzo, mantenendo il suo valore durante periodi di inflazione. Bitcoin, pur guadagnando consenso, rimane altamente volatile, il che può influire sulla sua efficacia come mezzo di scambio. Ma, cosa fondamentale, abbiamo osservato questa volatilità abbastanza a lungo da sapere se è correlata negativamente all'inflazione della moneta fiat, la prova del nove del “denaro reale”?
- L'oro è universalmente accettato, mentre lo status normativo di Bitcoin varia a livello globale, influenzandone adozione e integrazione nei sistemi finanziari tradizionali. Bitcoin richiede l'accesso a Internet e potenza di calcolo per funzionare, il che lo rende vulnerabile a guasti tecnologici o restrizioni imposte dagli stati. L'oro è sempre stato il “tesoro di guerra” di una nazione: Bitcoin può ricoprire questo ruolo?
- L'attrattiva dell'oro sul mercato rimane la stessa da millenni. Le vendite di oro sono fortemente correlate alle festività del Capodanno cinese, del Diwali in India e del Natale occidentale. Questo, insieme al suo diffuso utilizzo nella tecnologia (in particolare circuiti stampati, connettori e contatti di interruttori), gli conferisce il valore intrinseco che, nel corso della storia, gli ha permesso di essere scelto come riserva di valore e mezzo di scambio. L'afflusso di capitali in Bitcoin è guidato dagli investitori che cercano di diversificare i portafogli con asset immateriali non correlati ad altri mercati, dall'attrattiva degli aspetti innovativi della blockchain per molti investitori esperti di tecnologia e dal suo potenziale di rendimenti vertiginosi in un investimento speculativo con volatilità di mercato.
- Un punto di forza dell'oro, spesso trascurato, è evidenziato dal contrasto con Bitcoin. L'oro è quasi universalmente compreso: l'agricoltore in India e il banchiere di New York comprendono il valore dell'oro; Bitcoin, al contrario, rimane un concetto esoterico. Comprendere la tecnologia blockchain, la sicurezza crittografica e la gestione delle chiavi private è tutt'altro che intuitivo. Chiunque scriva su Bitcoin e blockchain, e io non faccio eccezione, sa, anche mentre scrive, che i suoi lettori non capiscono nessuno dei due. Scusate, cos'è un “blocco”? Cosa si intendete con “mining” di Bitcoin? Se il concetto di “denaro” diventa irrimediabilmente esoterico per l'elettore, allora il potere dei suoi governanti diventa illimitato.
Verso un sistema monetario digitale mondiale?
Oggi vari stati stanno esplorando o implementando valute digitali delle banche centrali (CBDC), orientandosi verso sistemi finanziari digitali. A marzo 2024 le banche centrali di 134 Paesi, che rappresentano il 98% del PIL mondiale, si trovavano in diverse fasi di valutazione o lancio di valute digitali nazionali. La Banca Popolare Cinese è stata in prima linea con il suo yuan digitale (e-CNY), conducendo ampi progetti pilota e segnalando transazioni per un totale di circa $987 miliardi. La Banca Centrale Europea (BCE), per non farsi da parte di fronte alla principale dittatura totalitaria del mondo, ha avviato un progetto pilota pluriennale per l'euro digitale, con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'euro come valuta di riserva globale.
Gli Stati Uniti hanno mostrato interesse a partecipare a iniziative transfrontaliere di CBDC come il progetto mBridge. Forse con un residuo di conoscenze del passato, la Banca d'Inghilterra ha espresso scetticismo riguardo al lancio di una sterlina digitale (“Britcoin”) prima del 2030, citando la privacy degli utenti e i costi della tecnologia. Progetti come mBridge coinvolgono diverse banche centrali, tra cui Hong Kong, Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Cina, che collaborano per migliorare i pagamenti transfrontalieri tramite CBDC.
La tendenza è indescrivibilmente pericolosa. Considerato il modo in cui i politici gestiscono il denaro – tassando, prendendo in prestito, spendendo – il denaro stesso diventerebbe un mistero per la maggior parte dei cittadini, mai nelle loro mani, esistendo per sempre in un mondo di cyberspazio?
Anche oggi molti sostenitori accaniti dell'oro (non molto tempo fa derisi come “goldbug”) credono che per svolgere il suo ruolo, l'oro debba essere in loro possesso fisico. Al contrario, quante persone (e includo coloro che hanno speculato sulle crittovalute) potrebbero spiegare con sicurezza cosa rende Bitcoin un “bene rifugio”?
Se l'“oro digitale” condivide qualità con l'oro classico, la sua esistenza non è ancora stata dimostrata a tutti gli effetti; infatti non ha ancora dimostrato il potenziale teorico di sostituirlo. La sua offerta fissa, l'indipendenza dagli stati e la decentralizzazione offrono una valida alternativa alle valute fiat soggette a inflazione, ma la sua mancanza di valore indipendente, la volatilità, la dipendenza da tecnologie avanzate e la famiglia di crittovalute concorrenti sollevano dubbi sulla sua sostenibilità a lungo termine come “moneta onesta”.
L'oro, per il momento, rimane la riserva di valore per eccellenza, come lo è stato per millenni.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
L'amministratore delegato di Evonik, Kullmann, chiede la fine del culto della CO₂: un campanello d'allarme per l'economia europea
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lamministratore-delegato-di-evonik)
Per lungo tempo l'economia tedesca è rimasta in silenzio di fronte agli obiettivi climatici dogmatici e al percorso politicamente distruttivo che ne consegue. Ora Christian Kullmann, amministratore delegato di Evonik, è il primo leader aziendale a parlare chiaro: è ora di seppellire il culto della CO₂.
Finalmente, si potrebbe dire, dopo anni di silenzio assordante da parte dell'industria tedesca, un amministratore delegato parla apertamente. Christian Kullmann, a capo del colosso chimico Evonik, è in prima linea nella lotta contro le normative climatiche sempre più severe imposte da Bruxelles e Berlino.
In vista del drastico inasprimento del sistema di scambio di quote di emissione previsto per il 2027, Kullmann non ha risparmiato parole in un'intervista alla FAZ: “La tassa sulla CO₂ in Europa deve essere abolita. Mette a rischio almeno 200.000 posti di lavoro industriali ben retribuiti in Germania”.
Crollo industriale
E questa è probabilmente una stima prudente. Attualmente l'economia è stata costretta a tagliare più di 10.000 posti di lavoro a settimana. Aziende come Bosch, con 22.000 tagli previsti, e ZF Friedrichshafen, che ne prevede 7.600 entro il 2030, stanno tagliando posti di lavoro su larga scala. Un'ondata di insolvenze sta travolgendo l'economia tedesca e si prevede che supererà ogni record con oltre 24.000 fallimenti entro la fine dell'anno.
La schietta affermazione di Kullmann potrebbe segnare l'inizio di un dibattito atteso da tempo sui costi reali della politica climatica europea per l'economia tedesca e per le famiglie pesantemente colpite.
Dal 2027 il sistema di scambio di quote di emissione di CO₂ minaccia la Germania con l'ennesimo tsunami di costi: il prezzo per tonnellata di CO₂ potrebbe salire fino a €200, con un drastico aumento per i costi di riscaldamento, carburante ed energia. Le famiglie potrebbero dover pagare €1.000 in più all'anno, mentre le aziende si troverebbero ad affrontare costi di produzione alle stelle, investimenti ridotti e tagli di posti di lavoro.
Dal punto di vista economico, questa misura radicale imporrebbe circa €40 miliardi in costi aggiuntivi all'anno su un consumo di 400 milioni di tonnellate, accelerando una deindustrializzazione pericolosa dal punto di vista sociale e politico.
L'UE: una faccenda costosa
Ciò che gli ideologi di sinistra e gli eco-socialisti hanno scatenato con il Green Deal si è trasformato in una frana socio-politica. Le burocrazie non si sono ancora rese conto che la loro campagna contro la società civile e le regole del mercato è già persa.
A Bruxelles, Berlino, Parigi e nelle altre capitali dell'Unione europea rispondono con ulteriori tasse per scongiurare il proprio collasso.
Le entrate derivanti dalla tassa sulla CO₂ vengono utilizzate quasi esclusivamente per stabilizzare i bilanci nazionali sovraccarichi: circa il 90% confluisce nelle casse nazionali, il resto nelle casse dell'UE di Ursula von der Leyen, che entro il 2034 inietterà circa €750 miliardi nei canali asciutti dell'economia clientelare verde.
E la megalomania di Bruxelles non conosce limiti. Ogni fonte di capitale viene sfruttata, dai dazi sull'acciaio alle tasse sul riciclaggio dei prodotti in plastica. L'UE è un costoso gioco ideologico. Ora è dovere etico dei leader aziendali resistere a questa campagna contro la ragione e i principi di mercato. In caso contrario si rischia uno scontro diretto sui mercati. Bruxelles sarà costretta a rifinanziarsi tramite i mercati obbligazionari, mascherati da Eurobond.
La Commissione europea si è posta a capo di un'unione del debito che soffoca il libero mercato con la sua economia clientelare ecologista, tentacolare e pianificata a livello centrale.
La Spagna come contro-esempio
È probabile che, dopo le critiche di Kullmann, si scateni un'ondata massiccia di contro-propaganda. Le ONG e i media affiliati allo stato mobiliteranno ogni risorsa per schierare gli europei a favore della presunta minaccia del cambiamento climatico causato dall'essere umano.
Gli scettici possono essere liquidati con un singolo esempio, a dimostrazione di quanto i funzionari di Bruxelles siano distaccati dalla realtà. Questo esempio viene dalla Spagna. Ufficialmente l'economia spagnola crescerà di circa il 2,5% nel 2025, con una quota statale del 48%, un debito totale del 109% e un nuovo debito netto del 3,5%.
Persino la tanto decantata Spagna non riesce a soddisfare i criteri di Maastricht, un tempo celebrati, proprio come la Germania. Guardando la situazione in modo realistico, l'industria privata si contrae di circa l'1%, nonostante l'imponente sostegno al credito di Bruxelles e programmi come NextGenerationEU.
Ma in nessun luogo i danni collaterali dell'ecosocialismo sono più evidenti che in Germania. Il drastico calo della produzione industriale da luglio ad agosto – del 4,3% in generale, del 18,5% nel settore automobilistico, di oltre il 10% nel settore farmaceutico – dovrebbe servire da monito anche al più convinto ideologo.
Ecco ciò che pianificatori centrali come Lars Klingbeil, Friedrich Merz e i burocrati a Bruxelles non riescono a comprendere: ogni euro che non circola nel libero mercato è un euro perso. Attraverso interventi massicci e programmi finanziati dal debito, gli stati limitano lo spazio di investimento del settore privato nel futuro, mettendo a repentaglio il motore della prosperità europea.
Le aziende e i loro dipendenti non tollereranno a lungo questo sviluppo. Non stiamo assistendo a una recessione ciclica, o a una recessione classica, ma a un vero e proprio collasso economico.
Utilizzare la crisi
Negli ultimi anni gli europei hanno intrapreso una crociata per il clima. Disavventure intellettuali ed etiche come questa prosperano solo grazie al successo economico delle generazioni precedenti, le quali hanno lasciato ai loro eredi un'illusione di crescita e la promessa di una prosperità senza sforzo.
Speriamo che la voce dell'amministratore delegato di Evonik apra la porta a critiche vere, un catalizzatore il cui impulso audace inneschi una reazione a catena di dibattito aperto e costruttivo.
Finora le critiche all'interno dell'industria tedesca sono rimaste intrappolate nel quadro politico. Le richieste di aiuti e sussidi, soprattutto per i costi energetici, hanno prevalso, ma questa non era una vera critica politica bensì una sottomissione al diktat ecologista.
È dovere etico dei leader aziendali tracciare i confini della politica. La posta in gioco è troppo alta per affidarla a un'ideologia infantile. Il suo tempo è finito, la crisi è inevitabile. Ma ora possiamo iniziare a ricostruire un codice di regole basato sul mercato e linee di politica sovraniste negli stati europei. Il compito di Bruxelles rimarrebbe la salvaguardia del mercato interno comune: una sfida impegnativa già di suo.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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La psicologia dietro l'illusione dell'assenza di rischio
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-psicologia-dietro-lillusione-dellassenza)
Ogni ciclo di mercato finisce per modificare la psicologia degli investitori, portandoli a credere di aver sconfitto il rischio. Le storie possono cambiare, da “questa volta è diverso” a “la FED ci sostiene”, ma la psicologia rimane immutata. Quando i mercati salgono costantemente e la volatilità rimane bassa, gli investitori confondono la stabilità con la sicurezza. Questa è esattamente l'illusione che si sta formando sui mercati oggi. L'inarrestabile ascesa dell'indice S&P 500, abbinata a una volatilità contenuta e a un'ampia liquidità, ha dato l'impressione che il rischio sia stato in qualche modo eliminato dal sistema.
È qui che scatta la trappola. La finanza comportamentale ci dice che le persone rispondono più a “come” percepiscono il rischio piuttosto che a ciò che mostrano i dati. Quando gli investitori non si sentono più ansiosi, iniziano ad assumere rischi che altrimenti non tollererebbero. L'aumento dei prezzi rafforza l'ottimismo, l'ottimismo spinge a maggiori acquisti e il ciclo continua finché il minimo shock non infrange l'illusione. I contesti di bassa volatilità creano la psicologia dell'instabilità, sopprimendo le sane correzioni che di solito azzerano le aspettative degli investitori. Più a lungo dura la calma, più fragile diventa il mercato sotto la superficie.
Hyman Minsky sosteneva che i mercati finanziari presentassero un'instabilità intrinseca. Come abbiamo visto nel 2020-2021, i rischi asimmetrici aumentano nelle speculazioni di mercato durante un ciclo rialzista anormalmente lungo. Tali speculazioni alla fine si traducono in instabilità e crolli dei mercati. Possiamo visualizzare questi periodi di “instabilità” esaminando le oscillazioni giornaliere dei prezzi dell'indice S&P 500. Si noti che lunghi periodi di “stabilità” con regolarità portano a “instabilità”.L'illusione di sicurezza non emerge spontaneamente; è alimentata dalla politica delle banche centrali. Per quasi quindici anni la Federal Reserve ha agito come stabilizzatore di ultima istanza, inondando il sistema di liquidità al primo segno di stress.
Sebbene la Federal Reserve abbia ritirato il suo supporto monetario, gli investitori continuano a credere che possa e voglia sempre prevenire le crisi. Negli ultimi tre anni gli investitori hanno spostato la loro attenzione dai fondamentali a ogni “riunione della FED” per individuare indizi su quando arriverà il successivo intervento monetario.
È di fondamentale importanza comprendere questo cambiamento nella psicologia.
La FED e il miraggio del controllo
La convinzione che la Federal Reserve possa sempre intervenire ha i suoi rischi: incoraggia comportamenti che presuppongono l'assenza di conseguenze. I mercati costruiti sulla fiducia piuttosto che sui fondamentali sono intrinsecamente instabili, per quanto calmi possano apparire.
Gli interventi benintenzionati della Federal Reserve hanno creato una delle distorsioni comportamentali più potenti della finanza moderna: la convinzione che esista sempre una rete di sicurezza. Dopo la crisi finanziaria globale, i tassi di interesse a zero e i ripetuti cicli di allentamento quantitativo hanno condizionato gli investitori ad aspettarsi che il sostegno politico sarebbe sempre tornato durante i periodi di volatilità. Col tempo questo condizionamento si è consolidato in un riflesso: comprare a ogni calo, perché la FED non permetterà ai mercati di crollare.
Questo è il concetto di “azzardo morale”.
Qual è esattamente la definizione di “azzardo morale”, però? Mancanza di incentivi a proteggersi dal rischio laddove si potrebbe essere protetti dalle sue conseguenze tramite, ad esempio, un'assicurazione.
Di seguito è riportato un buon esempio.
Per sopravvivere le aziende zombi dipendono da emissioni obbligazionarie in un clima di frenesia per gli investimenti. Come discusso nel pezzo, Le recessioni sono una cosa positiva:
Gli ‘zombi’ sono aziende i cui costi di servizio del debito sono superiori ai profitti, ma sono mantenute in vita da un incessante indebitamento. Questo è un problema macroeconomico. Le aziende zombi sono meno produttive e la loro esistenza riduce gli investimenti e l'occupazione nelle aziende più produttive. In breve, un effetto collaterale a lungo termine dei tassi bassi da parte delle banche centrali è che mantengono in vita le aziende improduttive. In definitiva ciò riduce il tasso di crescita a lungo termine dell'intera economia.Osserviamo lo stesso “azzardo morale” anche nel differenziale tra “obbligazioni spazzatura” e titoli societari con rating A. Con un differenziale di appena l'1,9%, gli investitori non vengono “pagati” per il rischio di insolvenza che si assumono con le “obbligazioni spazzatura”. L'unica ragione per cui esistono questi differenziali è che gli investitori credono, con quasi assoluta certezza, che le aziende pagheranno i propri obblighi, se non da sole, almeno con l'aiuto della Federal Reserve.
Questa mentalità ha rimodellato anche il comportamento aziendale. Le aziende, fiduciose che il credito sarebbe rimasto conveniente e abbondante, hanno utilizzato il debito non per investire in modo produttivo, ma per riacquistare le proprie azioni, riducendo il flottante azionario e aumentando l'utile per azione. Questa ingegneria finanziaria, che attualmente procede a un ritmo record, contribuisce a far salire le valutazioni, rafforzando l'illusione di un miglioramento dei fondamentali. In realtà è la liquidità a fare il grosso del lavoro. L'assenza di correzioni significative ha offerto agli investitori una serie ininterrotta di rinforzi positivi, un circolo vizioso psicologico che ha fatto sembrare il rischio facoltativo.
Liquidità, tuttavia, non è sinonimo di stabilità. Maschera la fragilità come i mari calmi nascondono forti correnti sotterranee. Quando la liquidità diminuisce, anche le perturbazioni più modeste possono amplificarsi. Si pensi al “Volmageddon” del 2018, quando le strategie di shorting sulla volatilità che avevano generato profitti per anni sono implose in una sola seduta. Gli investitori hanno scambiato un mercato calmo per sicurezza, credendo che i loro modelli avessero domato l'incertezza. In realtà l'avevano solo soppressa.
Questa lezione è senza tempo: l'innovazione di ogni epoca prima o poi trova il suo limite quando la liquidità si esaurisce e l'illusione del controllo svanisce.
I pregiudizi comportamentali e il ritorno della paura
Se la FED e le condizioni di liquidità creano la struttura dell'illusione del “rischio zero”, la psicologia umana ne fornisce il carburante. La psicologia degli investimenti, in particolare, spiega perché gli investitori sottostimino il pericolo quando i mercati sono calmi. Tuttavia tale psicologia è la ragione più significativa delle sottoperformance degli investitori che operano sui mercati finanziari nel tempo. I pregiudizi comportamentali che portano a decisioni di investimento sbagliate sono il principale fattore che contribuisce alle sottoperformance nel tempo. Dalbar ha identificato nove dei pregiudizi comportamentali irrazionali nel mondo degli investimenti.
• Avversione alla perdita: la paura di perdere porta a ritirare il capitale nel momento peggiore possibile. Nota anche come “vendita dettata dal panico”.
• Inquadramento ristretto: prendere decisioni su una parte del portafoglio senza considerare gli effetti sul totale.
• Ancoraggio: il processo di rimanere concentrati sugli eventi precedenti e di non adattarsi a un mercato in continua evoluzione.
• Contabilità mentale: separare mentalmente le performance degli investimenti per giustificare il successo e il fallimento.
• Mancanza di diversificazione: credere che un portafoglio sia diversificato quando si tratta di un insieme di asset altamente correlati.
• Seguire passivamente: seguire ciò che fanno tutti gli altri porta a “comprare a un prezzo alto/vendere a un prezzo basso”.
• Rimorso: non compiere un'azione necessaria a causa del rimpianto per un fallimento precedente.
• Risposta della stampa: la stampa è orientata all'ottimismo per vendere i prodotti degli inserzionisti e attrarre spettatori/lettori.
• Ottimismo: le ipotesi eccessivamente ottimistiche portano a inversioni piuttosto drastiche quando si scontrano con la realtà.
Il bias di recenza ci porta anche a proiettare il passato recente nel futuro. Quando i mercati salgono per mesi, istintivamente diamo per scontato che continueranno a farlo. Più a lungo persiste un trend rialzista, più gli investitori vi si ancorano emotivamente, trattandolo come la nuova normalità. Il bias di conferma aggrava quindi il problema. Gli investitori rialzisti cercano informazioni che convalidino il loro ottimismo e ignorano i dati che lo mettono in discussione. La stampa finanziaria e i social network amplificano questa cassa di risonanza, soffocando le voci contrarie. Infine prende piede l'avversione inversa alla perdita, un'inversione della classica regola comportamentale. Quando i portafogli si gonfiano, gli investitori diventano meno sensibili al rischio perché il dolore di una potenziale perdita sembra astratto rispetto al piacere dei guadagni continui.
Come mostrato nel grafico qui sotto, questa tendenza comportamentale contraddice la regola di investimento “comprare a basso prezzo/vendere a prezzo alto”.
Questi modelli psicologici spiegano perché i crolli del mercato sembrano spesso arrivare “dal nulla”. In realtà i semi di ogni recessione vengono piantati nei periodi positivi, quando la cautela svanisce e la disciplina si erode. La mancanza di volatilità anestetizza gli investitori, smorzando il loro istinto di gestione del rischio. Quando arriva l'inevitabile inversione di tendenza, non sono solo i portafogli impreparati, anche gli atteggiamenti mentali ne soffrono. La velocità con cui l'ottimismo si trasforma in panico riflette quanto profondamente gli investitori avessero interiorizzato la convinzione che i mercati non potessero crollare.
In fin dei conti siamo solo esseri umani. Nonostante le migliori intenzioni, è quasi impossibile per un individuo essere privo di pregiudizi emotivi che inevitabilmente, nel tempo, portano a decisioni di investimento sbagliate. Ecco perché tutti i grandi investitori seguono rigide discipline di investimento per ridurre l'impatto delle emozioni umane.
Infine la storia ne offre infinite prove. La mania delle dot-com, la bolla immobiliare e la frenesia delle “meme stock” hanno condiviso lo stesso DNA comportamentale. La fiducia in sé stessi è diventata arroganza, la diversificazione ha lasciato il posto alla concentrazione dei titoli e il confine tra investimento e speculazione è svanito.
L'illusione di sicurezza è diventato il fattore di rischio più significativo per gli investitori.
Rompere l'illusione del rischio zero
La sfida per gli investitori di oggi non è solo individuare il rischio, ma percepirlo di nuovo. In un mondo in cui le banche centrali hanno sfumato i confini tra i cicli di mercato, sviluppare un sano rispetto per l'incertezza è un vantaggio. Gli investitori di successo non cercano di eliminare la volatilità; si preparano ad affrontarla. Riconoscono che il rischio non è una variabile da evitare, ma una costante da gestire.
Tutto inizia con una riformulazione della consapevolezza del rischio. La calma dei mercati non dovrebbe essere una fonte di conforto, ma un segnale di allarme che il rischio è sottovalutato. Mantenere la liquidità attraverso strumenti a breve termine non è un atto di paura, ma di prontezza. La liquidità offre opzionalità: la capacità di agire quando si presenta un'opportunità e altri sono costretti a vendere. La diversificazione dovrebbe andare oltre il livello superficiale delle classi di asset; una diversificazione adeguata deriva dal possedere asset che reagiscono in modo diverso alle variazioni di inflazione, liquidità e aspettative sui tassi di interesse.
Ecco cinque passaggi pratici da mettere in pratica oggi prima che si verifichi il prossimo “evento”.
- Riconsiderare il rischio come una costante, non come una variabile: il rischio non scompare, ma migra da una parte all'altra del sistema. Se la volatilità è bassa, spesso viene immagazzinato altrove, in attesa di essere rilasciato. Bisogna considerare i periodi di calma come avvertimenti, non come rassicurazioni.
- Diversificare in base alla fonte di rendimento, non all'etichetta: non diversificare solo tra classi di asset; diversificare anche in base ai driver di rendimento. Possedere asset che reagiscono in modo diverso a inflazione, liquidità e shock politici. La vera diversificazione è comportamentale, non cosmetica.
- Mantenere la liquidità come optional: la liquidità non è spazzatura, è un'opportunità futura. Mantenere la liquidità durante l'euforia dei mercati offre agli investitori la flessibilità di agire quando gli altri vanno nel panico.
- Riconoscere che la FED non è onnipotente: la politica monetaria può influenzare la liquidità, ma non può interrompere il ciclo economico. Credere il contrario è il fondamento dell'illusione del rischio zero.
- Misurare il successo in base all'orizzonte temporale, non ai titoli: i migliori investitori ragionano in decenni, non in giorni. Il loro obiettivo non è battere il mercato ogni trimestre, è accumulare ricchezza attraverso cicli completi evitando perdite permanenti.
I mercati non puniscono l'avidità; puniscono l'autocompiacimento. La frase più pericolosa negli investimenti è ancora “questa volta è diverso”, e l'illusione di un mercato privo di rischi è solo l'ennesima versione di questa fallacia. Come investitori il nostro compito non è eliminare il rischio; è rispettarlo.
L'ironia dell'illusione del rischio zero è che prospera proprio quando i mercati sono più calmi. Cullati dal comfort, gli investitori smettono di proteggersi, di porsi domande e di prepararsi. Quando la volatilità torna inevitabilmente, la stessa psicologia che ha alimentato il rally ne diventa la rovina.
Altrettanto importante è riconoscere che la Federal Reserve non è onnipotente. La politica monetaria può influenzare i tempi, ma non le leggi dei cicli o delle valutazioni. Credere il contrario porta con sé lo stesso compiacimento che precede ogni correzione.
I mercati oscilleranno sempre tra paura e avidità. L'illusione del rischio zero è l'ultima iterazione di una vecchia storia comportamentale: la convinzione di aver superato il passato. Ma il rischio non scompare mai, si nasconde solo finché l'autocompiacimento non lo riporta alla luce.
Gli investitori migliori conoscono a fondo la psicologia: rimangono umili nei momenti positivi, scettici quando tutti gli altri sono euforici e disciplinati quando la massa dimentica cosa significhi il vero rischio.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
Il crollo dell'industria siderurgica tedesca: la marcia verso il socialismo verde
Mentre le azioni dell'amministrazione Trump sono concrete e colpiscono nel vivo il putridume europeo, quest'ultimo vuole boicottare la coppa del mondo in risposta. L'UE conferma ancora una volta la sua natura ectoplasmatica e l'irrilevanza in cui continua a discendere. Non è solo per questo, comunque, leggiamo cosa scrive a tal proposito Eurointelligence nel pezzo “EU’s Slide Towards Irrelevance”: «[...] L'UE non ha alcuna possibilità di emergere come una potenza geopolitica come gli Stati Uniti o la Cina. L'autonomia strategica era solo uno slogan. È arrivata senza una strategia reale e, soprattutto, senza impegni finanziari. Il modo in cui i Paesi dell'UE stanno attualmente aumentando la spesa militare, principalmente attraverso il debito e senza un approvvigionamento comune, rafforzerà la loro dipendenza dagli Stati Uniti e dai mercati finanziari dominati dagli Stati Uniti stessi. L'UE non ha mai avuto una strategia finale concordata per l'Ucraina – qualcosa che va oltre le illusioni. Ma l'UE ha alcune risorse, purtroppo trascurate e mal usate: ha un'unione doganale, un mercato unico e una moneta unica. Non vincono le guerre, ma sono importanti come strumenti. Se l'UE non fosse rimasta indietro rispetto agli Stati Uniti in termini di crescita della produttività e se non avesse rinunciato alle tecnologie del XXI secolo, sarebbe stata un formidabile soft power. La minaccia di essere banditi dal più grande mercato unico del mondo sarebbe stata una vera e propria morsa. Lo scopo di politiche fiscali frugali non è quello di rendere omaggio a un'etica del lavoro protestante, ma di fornire un margine finanziario per agire durante le emergenze. Se si accetta, come tutti sembrano fare, che la modifica dei trattati sia impossibile, l'unica soluzione possibile è una strategia intelligente di soft power. Ma ciò avrebbe significato un abbassamento delle ambizioni: niente Green Deal, niente legislazione anti-tecnologia, il completamento dell'unione bancaria con l'obiettivo di porre fine al nesso banche-stati. In particolare avrebbe significato una maggiore integrazione. L'equilibrio tra allargamento e radicamento è ben lontano. Per i commentatori che svolazzano sulle nostre reti televisive e sui social media, è più cool parlare di politica estera invece. Ma per l'UE sarebbe meglio se la sua leadership si interessasse al lavoro dei comitati standard. Non dovrebbero invitare Zelensky alle riunioni del Consiglio europeo, ma i tre premi Nobel per l'economia, per una presentazione dell'importanza della tecnologia per la crescita economica. La morte strisciante del mercato unico è la vera crisi esistenziale dell'UE. Non è Trump. Se l'UE volesse acquisire hard power, ciò dovrebbe essere preceduto da riforme politiche: modifiche ai trattati per istituire l'UE come unione federale con poteri di imposizione fiscale ed emissione di debito, fondi per finanziare un esercito e una struttura di comando militare politicamente responsabile. Non si acquisisce hard power con le persone sedute attorno a un tavolo. La tragedia dell'UE è che ha abbandonato il necessario per cercare l'impossibile.»
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-crollo-dellindustria-siderurgica)
Alla vigilia di un vertice d'emergenza con l'industria siderurgica, i socialdemocratici tedeschi (SPD) al governo hanno presentato la loro “roadmap di crisi”. Se sussidi e protezionismo falliranno, il settore verrà nazionalizzato. Così, senza pensarci due volte.
Il settore siderurgico tedesco è diventato la parabola perfetta per descrivere lo stato pietoso in cui versa la base industriale del Paese. Il suo declino negli ultimi otto anni è pressoché senza precedenti nella storia economica moderna. La produzione è crollata di oltre il 30% sin dal 2018, con la sola prima metà dell'anno scorso che ha fatto registrare un brutale calo del 12% su base annua: un crollo che sta accelerando a grande velocità.
In numeri assoluti: la produzione di acciaio grezzo è scesa dal picco del 2018 di 42,4 milioni di tonnellate a soli 29 milioni di tonnellate l'anno scorso. È semplice: produrre in Germania non conviene più. Quindi i capitali si stanno spostando verso destinazioni più redditizie. La Cina – e ora sempre più gli Stati Uniti – sono il luogo in cui si fanno più affari.
Posizione non redditizia
L'esodo di capitali da produttori un tempo potenti come ThyssenKrupp e Salzgitter AG ha lasciato profonde cicatrici sociali: circa 30.000 dei 120.000 posti di lavoro nel settore siderurgico sono già scomparsi.
E la fuga di capitali non si limita all'acciaio, ma riguarda l'intero panorama industriale. Non sorprende, quindi, che la produzione di “acciaio verde”, particolarmente costosa e tecnicamente impegnativa – lo standard morale a zero emissioni di CO₂ – stia crollando con la stessa rapidità della produzione di acciaio convenzionale.
Dal punto di vista politico tutto questo potrebbe suscitare qualche “preoccupazione”, ma intellettualmente nessuno si muove. Ciò che i burocrati etichettano come “fallimento del mercato” viene risolto con l'ennesima tornata di sussidi. Sia Bruxelles che Berlino hanno già mobilitato nuovi miliardi sul mercato obbligazionario per inondare i canali inariditi di questa “economia pianificata verde”.
È notevole come la politica tedesca risolva la dissonanza cognitiva investendo sempre più denaro pubblico. Questo non ha nulla a che fare con la vera definizione delle linee di politica o con la definizione di un quadro normativo sostenibile per le imprese. È l'esecuzione rituale di un culto ambientalista.
Modalità “solo chiacchiere”
Questa evidente discrepanza con la realtà economica viene mascherata da un flusso continuo di “vertici”. I politici sembrano bloccati in una modalità di conversazione permanente, incontri che non cambiano nulla se non per apparire impegnati.
Ora si suppone che al recente vertice dell’industria automobilistica segua un “vertice sull’acciaio”.
In queste tavole rotonde l'industria chiede elettricità sovvenzionata, i sindacati chiedono garanzie occupazionali e programmi di cassa integrazione, e i politici promettono di ridurre la burocrazia: una frase vuota che è diventata grottesca alla luce del diluvio normativo da loro stessi creato.
Questi “incontri per chiacchierare” hanno un unico scopo: difendere lo status quo. Simulano riforme, proiettando “azione” e “consapevolezza” a un pubblico sempre più disinteressato.
Ma il crollo della base industriale tedesca non richiede altri vertici fasulli, richiede una nuova comprensione del ruolo dello stato nella società: solo uno stato minimo, che stabilisca regole chiare per un libero mercato e poi scompaia dalla vista, può consentire una vera soluzione dei problemi.
La SPD ha capito di non aver capito
La data del vertice sull'acciaio non è ancora stata fissata, ma visti i dati catastrofici, sarà presto all'ordine del giorno. Nella Renania Settentrionale-Vestfalia, un tempo cuore del carbone e dell'acciaio e roccaforte della SPD, il partito ha già lanciato un'operazione di pubbliche relazioni di facciata.
Con lo slogan, “Abbiamo capito”, i funzionari locali della SPD fingono di riallacciare i rapporti con le persone che hanno perso molto tempo fa.
Ora affermano di “concentrarsi sui veri problemi” e di “lottare per ogni incarico”. È la classica retorica socio-romantica, presa direttamente dal copione del partito del dopoguerra. Si potrebbe pensare che abbiano riesumato un vecchio discorso di Johannes Rau.
Il socialismo a piccoli passi
Ma la vera direzione è stata rivelata in un nuovo documento della SPD.
Il linguaggio è chiaro: in “casi eccezionali” lo stato dovrebbe acquisire partecipazioni azionarie nelle aziende siderurgiche in difficoltà. E poiché le crisi tendono a moltiplicarsi in questo contesto, le “eccezioni” diventeranno presto la norma.
Prima della nazionalizzazione vera e propria, ovviamente, la SPD vuole mettere in campo tutti gli strumenti possibili: sussidi, dazi e protezionismo... il solito, insomma. E se un intervento fallisce, la risposta è sempre la stessa: raddoppiare la posta in gioco.
Se non si smantella questo incubo eco-socialista, non ci sarà alcuna svolta per l'industria tedesca. E, come sempre, l'opposizione di centro-destra si adeguerà, offrendo critiche simboliche pur condividendo l'agenda della trasformazione verde. La rotta tracciata a Bruxelles sarà difesa a qualsiasi costo, contro ogni logica economica.
Stiamo assistendo alla costruzione graduale di un nuovo tipo di socialismo: questa volta è verde.
Le cause sono ovvie
Le cause del crollo industriale della Germania non sono certo un mistero: una crisi energetica autoinflitta, un'ossessione per la CO₂ che si è diffusa in ogni livello della politica dell'UE e il lento soffocamento della competitività.
Ancora più preoccupante è la profonda penetrazione di questa fede eco-socialista nella classe politica. Il dogma climatico è così profondamente radicato nella mentalità della popolazione che un rapido ritorno al pragmatismo economico in stile statunitense è quasi impensabile.
Nessuna pressione dalla base elettorale, nessun ripensamento ideologico.
Il completo smantellamento del complesso climatico, lo smantellamento deliberato di questa vasta economia clientelare, la fine delle tasse sulla CO₂, la bonifica della giungla normativa, spetterà a una generazione futura costretta a ripulire tutto questo pasticcio.
Non è una prospettiva piacevole, ma se l'obiettivo è una società prospera e libera, il ritorno ai principi di mercato e a uno stato minimo come garante della sicurezza – senza fardelli ideologici – è l'unico modo per liberare le forze necessarie al rinnovamento.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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La crisi dei droni in Venezuela
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-crisi-dei-droni-in-venezuela)
L'amministrazione Trump presenta l'intensificarsi delle operazioni in Venezuela come una campagna antidroga estesa. Questo, però, non spiega del tutto la faccenda.
Non voliamo con gli F-35 a Porto Rico per i trafficanti di cocaina, non inviamo un gruppo d'attacco con portaerei nei Caraibi per un'interdizione di routine, non spostiamo un gruppo anfibio con un'unità dei Marines per i trafficanti di droga. Le operazioni antidroga tradizionali si basano su motovedette della Guardia Costiera e aerei da pattugliamento che individuano, tracciano e indirizzano le forze dell'ordine su piccole imbarcazioni.
Il pacchetto di forze indica cosa preoccupa i pianificatori. Un ARG/MEU è ciò che si schiera quando si vogliono Marines disponibili per rapide operazioni a terra; i caccia di quinta generazione sono ciò che si schiera quando si prevede uno spazio aereo conteso, o si hanno bisogno di opzioni di attacco di precisione contro obiettivi saldamente difesi. Un blocco dichiarato è un atto di coercizione contro uno stato, non uno strumento per catturare i trafficanti. Niente di tutto questo ha senso come campagna antidroga, tutto ha senso come preparazione per un'emergenza più ampia.
Se la lotta alla droga è una copertura, la domanda successiva è perché l'amministrazione Trump ne abbia bisogno. La risposta più probabile è che la vera preoccupazione è più difficile da discutere pubblicamente. Una grave vulnerabilità vicina a casa, che richiede questo tipo di atteggiamento per essere affrontata, non è qualcosa che si pubblicizza. Dirlo apertamente fa sembrare permeabile la difesa nazionale, invita una reazione pubblica che potrebbe restringere le opzioni e forzare l'escalation secondo un calendario politico piuttosto che strategico. Inoltre direbbe agli avversari esattamente cosa vi preoccupa e quanta influenza hanno.
La storia della droga evita tutto questo. Sostiene un importante atteggiamento militare nell'emisfero occidentale senza spiegare il vero motivo; fa guadagnare tempo per pressioni coercitive, canali discreti e accordi prima che qualcuno si blocchi su un'unica linea d'azione; mantiene il dibattito pubblico concentrato su un problema che gli americani già comprendono piuttosto che su uno che richiederebbe una spiegazione più lunga e potrebbe provocare panico o addirittura una guerra.
Ma la copertura vi dice solo che c'è qualcosa da nascondere, l'atteggiamento vi dice di cosa si tratta. In una campagna antidroga la misura del successo sono i sequestri. Il pacchetto di forze in Venezuela non è ottimizzato per questo, è ottimizzato per la coercizione e, se necessario, per l'azione contro obiettivi a terra. L'obiettivo è estorcere concessioni al regime di Maduro o, in caso di fallimento, essere pronti a smantellare qualsiasi capacità che gli Stati Uniti ritengano intollerabile.
La posizione è coerente con una minaccia vicina sufficientemente seria da giustificare il ritiro di risorse di alto livello da altri teatri. Questa prospettiva si adatta alle mosse visibili molto meglio delle navi da carico con dentro la cocaina. Si adatta anche al cambiamento di politica. La Strategia per la Sicurezza Nazionale 2025 (NSS) della Casa Bianca pone l'enfasi sull'emisfero occidentale e richiede una maggiore presenza della Guardia Costiera e della Marina per controllare le rotte marittime e le principali rotte di transito. La patria ne esce fuori esposta in un modo che non era mai stato prima d'ora.
La contromossa
Il fattore più plausibile è la Russia.
Mosca ha bisogno di una leva contro gli Stati Uniti che non passi attraverso un'escalation nucleare e non richieda la sconfitta delle forze americane in uno scontro diretto. L'Ucraina è il centro di gravità, ma la pressione può essere esercitata altrove. Questo è un vecchio schema. Quando Washington si avvicina ai confini russi, Mosca cerca il modo di creare problemi vicino a quelli americani.
I Caraibi offrono questa contromossa e costringono gli Stati Uniti a investire attenzione e risorse vicino a casa. Creano anche una leva contrattuale in qualsiasi negoziazione sull'Ucraina. Mosca ottiene un modo per segnalare, implicitamente, che l'escalation in Europa incontrerà pressioni nelle Americhe.
La leva funziona solo se è credibile. Una minaccia alle rotte di navigazione e ai cavi sottomarini statunitensi vicino alla costa del Golfo sarebbe considerata tale. Una capacità che potrebbe interrompere il traffico commerciale, o persino creare sufficiente incertezza da far impennare i tassi assicurativi e deviare le navi, darebbe a Mosca qualcosa che attualmente le manca: un modo per imporre costi reali agli Stati Uniti senza uno scontro militare diretto. La domanda è se tale capacità esista e se il Venezuela possa ospitarla. La risposta a entrambe le domande è sì.
Il Venezuela si adatta a questo ruolo meglio di qualsiasi altro Paese della regione. Non è solo l'ennesimo governo anti-americano, è uno stato con porti, coste e istituzioni deboli in grado di assorbire consulenti, attrezzature e logistica clandestina stranieri senza una chiara attribuzione. Il regime di Maduro ha legami profondi con Mosca, risalenti alle reti della Guerra fredda in America Latina. È sopravvissuto per anni alla pressione delle sanzioni e ha costruito canali per spostare denaro e materiali al di fuori del sistema finanziario occidentale.
La posizione del Venezuela è ciò che lo rende utile. Si trova accanto ai punti di strozzatura che convogliano il traffico verso il mercato statunitense. Il Canale di Panama è evidente, ma la costa del Golfo è altrettanto vulnerabile, poiché tutto il traffico lì si muove solo attraverso due strette corsie. La vicinanza a questi canali, i cavi sottomarini e i sistemi di accesso tramite cavi sottomarini è ciò che trasforma una contromossa teorica in una contromossa operativa.
Le reti dei cartelli si occupano dell'aspetto pratico: spostano persone, denaro e merci attraverso i confini e i porti. Dispongono di violenza disciplinata, intelligence locale e accesso marittimo attraverso flotte che si integrano nel traffico di routine. Durante la Guerra fredda le operazioni segrete sovietiche in America Latina spesso passavano attraverso gruppi di insorti e reti criminali, a volte sovrapponendosi ai cartelli emersi negli anni '80. La versione moderna può passare attraverso i cartelli per le stesse ragioni: denaro, accesso e logistica negabile. Queste capacità possono destabilizzare e possono anche supportare azioni più deliberate.
Ciò non richiede sottomarini russi che stazionano al largo delle coste statunitensi, o una presenza militare visibile nell'emisfero. Il modello più plausibile è una capacità gestita localmente, abilitata da tecnologia, consulenti e finanziamenti stranieri che il Venezuela può gestire sotto la propria bandiera. Questo modello si adatta agli incentivi di Mosca: preserva la negabilità e spiega perché l'amministrazione Trump mantenga la notizia pubblica incentrata sulla droga, mentre elabora silenziosamente opzioni per qualcosa di più ampio.
Il Venezuela ha due scopi in questo contesto.
Il primo è la leva negoziale. Un problema caraibico offre a Mosca un modo per esercitare pressione senza un conflitto aperto. L'escalation in Ucraina può essere contrastata esercitando pressione più vicino alle coste statunitensi. Tale pressione non richiede una presenza navale russa visibile, può insinuarsi nell'ambiente permissivo del Venezuela e nelle reti criminali che già si muovono attraverso i confini e le rotte marittime. Questo aiuta anche a spiegare l'involucro antidroga. Se il Venezuela fa parte di un gioco di contrattazione con la Russia sull'Ucraina, che si tratti dei termini di un accordo di pace o del posizionamento di sistemi d'arma statunitensi come i missili Tomahawk, pubblicizzare tale fatto aumenta il prezzo della leva e riduce lo spazio per compromessi discreti.
Il secondo è un'opzione latente in tempo di guerra. Una capacità schierata in Venezuela non deve essere utilizzata in tempo di pace per avere importanza. Può rimanere latente e diventare decisiva se gli Stati Uniti entrano in una guerra aperta contro la Russia, o contro una coalizione che include Cina o Iran. Interruzioni in prossimità degli approcci statunitensi paralizzerebbero l'economia e costringerebbero l'esercito a dirottare risorse scarse per difendere il commercio e le infrastrutture costiere esattamente nel momento in cui tali risorse sarebbero necessarie altrove.
Ecco perché la questione deve essere affrontata ora. Una minaccia con base in Venezuela diventa più difficile da rimuovere nel momento in cui diventa più preziosa per un avversario. Aspettare che inizi un conflitto più ampio significa lottare per smantellare suddetta capacità nelle peggiori condizioni possibili, il che potrebbe richiedere un cambio di regime e una lunga campagna contro la resistenza (es. guerriglia) sostenuta dai cartelli, mentre si combatte contemporaneamente altrove. Un'amministrazione seria non può pianificare di risolvere questo problema dopo l'inizio degli scontri: deve essere risolto finché i costi sono ancora gestibili.
Anche Friedman la vede così
George Friedman, fondatore di Stratfor e Geopolitical Futures, è giunto a una conclusione simile.
Friedman ha inserito le azioni statunitensi in Venezuela nel contesto della Dottrina Monroe e della competizione della Guerra fredda nei Caraibi. Le attuali tensioni con la Russia, ha sostenuto, hanno spinto Mosca a rinnovare il suo interesse per l'emisfero occidentale come contrasto alle azioni statunitensi in Ucraina. Quando Washington esercita pressioni vicino ai confini russi, Mosca cerca una leva vicino a quelli americani.
Friedman ha anche sottolineato il legame con i cartelli, vedendo prendere forma una versione moderna delle operazioni per procura della Guerra fredda: la Russia che opera attraverso il regime di Maduro e l'infrastruttura dei cartelli per creare una leva contro Washington.
Ciò che Friedman identifica chiaramente è l'obiettivo: almeno la metà di tutte le importazioni ed esportazioni statunitensi transita attraverso i porti della costa del Golfo. Il Texas e la Louisiana rivestono un'importanza economica fondamentale e, se l'accesso fosse interrotto, i porti dell'Atlantico e del Pacifico farebbero fatica a compensare la carenza. Il Golfo è anche la porta d'accesso al sistema fluviale del Mississippi, la principale arteria interna del Paese per le merci e gli input industriali. Tutto il traffico del Golfo confluisce attraverso due sole uscite: lo Stretto della Florida e il Canale dello Yucatán. Lo Stretto si estende per soli 145 chilometri nel suo punto più stretto.
Il tema che Friedman non affronta è come un avversario potrebbe effettivamente minacciare quei corridoi senza far stazionare sottomarini, o stabilire una presenza militare visibile nell'emisfero. I veicoli sottomarini autonomi rispondono a questa domanda.
Veicoli sottomarini senza pilota e autonomi (UUV e AUV)
Ogni tanto emerge una nuova tecnologia che rompe l'equilibrio esistente. Le mitragliatrici hanno fatto crollare la logica della fanteria di massa; gli U-Boot hanno infranto l'assunto che le flotte di superficie controllassero i mari. I veicoli sottomarini autonomi appartengono a questa categoria.
L'intero sistema commerciale globalizzato si basa sul presupposto fondamentale che le merci possano circolare liberamente attraverso gli oceani del mondo. Per decenni il predominio navale degli Stati Uniti ha garantito le rotte di navigazione da cui dipendono catene di approvvigionamento sempre più tese. Abbiamo delocalizzato parti critiche della nostra base industriale e distribuito fattori di produzione chiave in tutto il mondo, dando per scontato che sarebbero sempre rimasti accessibili.
I veicoli sottomarini autonomi minacciano di infrangere questa convinzione. Sono economici, quasi impossibili da rilevare e una manciata di essi può bloccare intere rotte di navigazione. Possono recidere i cavi sottomarini, isolando i Paesi sia digitalmente che fisicamente. E non c'è quasi nulla che possiamo fare attualmente per neutralizzare la minaccia su larga scala. Il volume delle spedizioni globali oggi è di ordini di grandezza maggiore rispetto a un secolo fa. Durante la Prima guerra mondiale, la soluzione agli U-Boot erano le scorte navali e i convogli; oggi questa non è una strategia praticabile. Gli Stati Uniti non hanno la capacità di flotta per proteggere il traffico generato dalla globalizzazione.
Questa non è solo una minaccia per il commercio: mina direttamente la capacità di proiettare potere e sostenere operazioni militari. Una persistente minaccia di veicoli sottomarini autonomi in prossimità degli approcci statunitensi metterebbe a dura prova l'economia e costringerebbe le forze armate a difendere la patria esattamente nel momento in cui tali risorse sarebbero necessarie altrove.
Il 15 dicembre 2025 l'Ucraina ha aperto un nuovo capitolo nella guerra navale utilizzando un drone sottomarino per colpire un sottomarino russo nel porto difeso di Novorossijsk. Era la prima volta che un veicolo sottomarino autonomo veniva utilizzato in un attacco. L'obiettivo era un sottomarino di classe Kilo, del valore di circa $500 milioni, che era stato utilizzato per lanciare missili da crociera contro le città ucraine. L'attacco ha avuto successo in un porto ristretto dotato di pattugliamenti, barriere, sensori e accessi controllati. Se ciò può accadere in uno spazio appositamente costruito per la difesa, liberare un corridoio marittimo aperto che si estende per centinaia di chilometri è impossibile.
Due giorni dopo la Russia ha rivelato quanto sia indifesa contro questa minaccia. Il 17 dicembre 2025 la Marina russa ha affondato diverse chiatte all'ingresso del molo del porto di Novorossijsk per impedire l'ingresso di ulteriori droni ucraini. La Russia ha di fatto imprigionato la propria Flotta del Mar Nero perché non ha altro modo per difendersi dai droni autonomi a basso costo.
Le immagini satellitari del 17 dicembre 2025 mostrano chiatte affondate all'ingresso del porto navale russo di Novorossijsk per bloccare i droni sottomarini ucraini. Le difese tradizionali come le reti possono essere tagliate. Barricare il porto era l'unica opzione.Per gran parte del periodo successivo alla Guerra fredda, una minaccia credibile di interdizione marittima in prossimità degli approcci statunitensi richiedeva un potere visibile. Significava sottomarini, mine navali, forze per le operazioni speciali e un treno logistico difficile da nascondere. Aveva anche una firma inequivocabile: l'arrivo di imbarcazioni russe nei Caraibi avrebbe significato un'attribuzione immediata e una rapida escalation.
I veicoli sottomarini autonomi cambiano questo calcolo. Lo stesso effetto strategico, che minaccia il trasporto commerciale e le operazioni navali in corridoi chiave, può ora essere ottenuto senza sottomarini russi in servizio. Un Paese ospitante, o un cartello, può lanciare e gestire i sistemi sotto la propria bandiera. Gli sponsor stranieri forniscono progetti, software, addestramento e carichi utili rimanendo sempre a un livello di distanza. Il risultato è una capacità in una zona grigia, più difficile da attribuire e da superare rispetto a qualsiasi altra cosa presente nel vecchio manuale.
Ciò che rende i veicoli sottomarini autonomi difficili da contrastare è che le difese usuali non sono applicabili.
L'acqua salata annienta il modello standard di difesa dei droni. I segnali a radiofrequenza muoiono entro pochi centimetri nell'acqua di mare, quindi non c'è alcun collegamento con le interferenze. Il controllo è completamente autonomo, o trasmesso tramite un cavo in fibra ottica sottilissimo che può raggiungere una boa di superficie silenziosa a una distanza di cinquanta chilometri. Tagliare il cavo non pone fine alla minaccia, il veicolo può tornare in modalità autonoma e continuare a cacciare.
Il rilevamento è peggiore. Un piccolo drone aereo è visibile ai radar a lungo raggio. Un radar in banda Ka può identificare un drone delle dimensioni di un pallone da calcio da decine di chilometri. Un veicolo sottomarino autonomo da 100 chilogrammi alimentato a batteria che si muove lentamente tra i rifiuti costieri è praticamente impercettibile. Il sonar passivo ha difficoltà in acque basse e rumorose; il sonar attivo può rilevare di più, ma funziona solo a distanza ravvicinata. Bisogna essere quasi sopra il bersaglio per rilevarlo. Questo rende il sonar attivo lento e impossibile da scalare su centinaia di chilometri di rotte marittime.
La navigazione non è più il limite di una volta. I veicoli sottomarini non possono utilizzare il GPS, poiché i segnali non penetrano l'acqua di mare, ma la navigazione inerziale abbinata ai registri di velocità doppler ora consente a un veicolo di stazionare in un'area di ricerca con una deriva gestibile, il tutto senza emergere dalla superficie. Un veicolo sottomarino autonomo può rimanere in una zona di sicurezza designata per settimane, operando con regole di puntamento precaricate, richiedendo solo comunicazioni minime, mentre i segnali acustici criptati possono isolare gli scafi alleati.
Il novanta percento del commercio globale e la maggior parte dei cavi di comunicazione transoceanici passano attraverso un numero limitato di punti di strozzatura. Il Canale di Panama è un evidente collo di bottiglia, ma la costa del Golfo è altrettanto vulnerabile perché tutto il traffico del Golfo è incanalato attraverso due sole strette corsie. Una dozzina di questi “campi minati autonomi mobili” posizionati nello Stretto della Florida e nel Canale dello Yucatán potrebbero bloccare l'accesso al Golfo.
La curva dei costi è fortemente a sfavore della difesa. Un kit per sub-droni funzionante costa una frazione di quanto costa una petroliera, o una grande nave militare; un sistema di cavi a doppio percorso costa nell'ordine di centinaia di milioni di dollari. L'aspetto economico è nettamente a favore dell'attaccante perché gli obiettivi sono costosi e l'area difesa è vasta. Ogni miglio di acqua aggiuntivo aumenta il costo della difesa, mentre i costi per l'attaccante rimangono fissi. L'attaccante sceglie il momento e il luogo; il difensore deve dimostrare che l'acqua è pulita su ogni miglio di ogni corsia di transito.
L'effetto prolungato è ancora più significativo dei singoli attacchi. Secondo una relazione di Bloomberg del 18 dicembre 2025, le petroliere russe che attraversano il Mar Nero hanno iniziato a costeggiare le coste della Georgia e della Turchia anziché prendere la rotta diretta in mare aperto. Una deviazione che aggiunge 350 miglia, ovvero il 70%, al viaggio da Novorossijsk al Bosforo. Lo stanno facendo per ridurre l'esposizione ai droni marittimi ucraini. La minaccia da sola è stata sufficiente a modificare il comportamento, aumentare i costi e interrompere le normali operazioni. Questo è il modello del potere di leva. Non è necessario distruggere ogni nave, è necessario creare sufficiente incertezza da impedire che rotte, assicurazioni e programmazione funzionino normalmente. Il Mar Nero sta diventando un esempio concreto di ciò che una persistente minaccia di droni può causare al trasporto marittimo commerciale.
Anche la tempistica è degna di nota. L'Ucraina ha utilizzato droni aerei contro le forze russe fin dall'inizio della guerra, ma i droni marittimi sono uno sviluppo recente. Si tratta di sistemi molto più sofisticati. I droni aerei si basano su collegamenti a radiofrequenza che possono essere disturbati, o falsificati; i droni marittimi devono navigare autonomamente sott'acqua, senza GPS, o comunicazioni in tempo reale. Ciò richiede una navigazione inerziale avanzata, software di puntamento autonomo e un'ingegneria che l'Ucraina, combattendo una guerra terrestre estenuante con una capacità industriale limitata, farebbe fatica a sviluppare da zero. Gli Stati Uniti non hanno riconosciuto il trasferimento della tecnologia dei droni marittimi all'Ucraina, ma la capacità è apparsa proprio quando Washington ha iniziato a inviare forze verso il Venezuela. Se la tesi di questo articolo è corretta, ovvero che la Russia abbia abilitato una capacità di veicoli sottomarini autonomi in Venezuela, allora una risposta americana simmetrica avrebbe senso: dotare l'Ucraina degli strumenti per minacciare le navi russe nel Mar Nero, proprio come la Russia dota il Venezuela degli strumenti per minacciare le navi americane nei Caraibi. I due teatri diventano speculari l'uno dell'altro: gestiti per procura e progettati per creare una leva senza uno scontro diretto tra grandi potenze.
Se la risposta degli Stati Uniti al Venezuela fosse quella di dotare l'Ucraina di droni marittimi, ciò potrebbe paralizzare l'economia russa. L'escalation da lì è imprevedibile. Entrambe le parti potrebbero ora schierare un'arma da cui nessuna delle due può difendersi, in teatri in cui il commercio dell'altra è esposto. Una volta che il genio dei veicoli sottomarini autonomi è uscito dalla lampada, non può più essere rimesso dentro.
Perché il Venezuela è importante per i droni sottomarini
Il principale limite dei veicoli sottomarini senza pilota è la durata della batteria. Un veicolo sottomarino autonomo può eseguire una missione unidirezionale su lunghe distanze, ma le missioni unidirezionali non creano una minaccia di negazione marittima prolungata. La leva deriva dalla persistenza: la capacità di mantenere le piattaforme in rotazione attraverso corridoi chiave settimana dopo settimana. Ciò richiede lancio, recupero, sostituzione delle batterie, manutenzione e ricarica del carico utile; richiede una base operativa avanzata vicina al bersaglio.
Il Venezuela fornisce questa base. La sua costa è sufficientemente vicina al Canale di Panama, alle rotte di navigazione del Golfo e agli accessi via cavo da consentire ai veicoli sottomarini autonomi di operare senza lunghi transiti che ne scarichino le batterie. Ma la manutenzione non deve necessariamente avvenire a terra. Pescherecci e narcotrafficanti possono prendere il largo, sostituire le batterie e recuperare le piattaforme senza mai riportarle in porto. Una grande nave madre è tecnicamente fattibile, ma poco pratica. Una nave cargo convertita è tracciabile, di alto valore e prevedibile. Se sospettata di fungere da piattaforma di lancio, attira la sorveglianza e in caso di crisi diventa un bersaglio legittimo. Il modello distribuito è molto più difficile da contrastare. Lanci e recuperi distribuiti su decine di piccole imbarcazioni che si fondono nel normale traffico costiero sono quasi impossibili da tracciare, figuriamoci da fermare.
Anche il Venezuela può gestire questi sistemi sotto la propria autorità. Gli sponsor stranieri forniscono la tecnologia, l'addestramento e i carichi utili, ma Caracas detiene la proprietà delle operazioni. Mosca farebbe nei Caraibi quello che Washington ha fatto in Ucraina: armare un proxy e mantenere una distanza appena sufficiente a complicare l'escalation.
L'interdizione in mare non può risolvere questo problema. Una marina può pattugliare, può scortare convogli e ispezionare il traffico. Ciò che non può fare è impedire a una costa di generare piattaforme. Finché le infrastrutture terrestri rimangono intatte, ovvero i porti, i nodi di manutenzione, il personale, le catene di approvvigionamento, la minaccia continuerebbe a incombere. L'unico modo per porre fine a una persistente campagna di veicoli sottomarini autonomi è negare l'ecosistema abilitante sulla terraferma. È per questo che gli Stati Uniti hanno assunto la loro attuale postura nei confronti del Venezuela.
Il Venezuela come base operativa avanzata
La questione non è se il Venezuela ospiterà capacità militari straniere... lo fa già.
Il caso più documentato è l'Iran. Il Venezuela è andato oltre l'importazione di droni iraniani, producendoli internamente. La fabbrica di armi CAVIM, situata vicino alla base aerea di El Libertador, produce il Mohajer-2 (conosciuto localmente come Arpia, o ANSU-100), e ingegneri venezuelani addestrati in Iran stanno sviluppando un progetto di ala rotante simile allo Shahed-171 dell'IRGC. Documenti statunitensi trapelati confermano che i funzionari venezuelani hanno coordinato le spedizioni di equipaggiamento militare dall'Iran e richiesto droni con una gittata di 1.000 chilometri, sufficiente a raggiungere le basi regionali statunitensi a Porto Rico e nei Caraibi orientali.
La cooperazione si estende oltre le cellule. Il Venezuela ha richiesto a Teheran disturbatori GPS e apparecchiature di rilevamento passivo. Il personale tecnico iraniano è presente sul territorio, contribuendo a ottimizzare la capacità del Venezuela di guerra elettronica e tattiche irregolari. Stabilendo la co-produzione sul suolo venezuelano, l'Iran ha creato un nodo avanzato sostenibile per la tecnologia militare asimmetrica nell'emisfero occidentale, che non dipende da spedizioni transatlantiche rischiose che potrebbero essere intercettate.
L'Iran ha anche dimostrato la capacità logistica necessaria per spostare le proprie capacità navali nell'Atlantico. Negli ultimi anni Teheran ha schierato la sua nave più grande, la Makran, insieme alla fregata missilistica Sahand, nell'Atlantico meridionale. Una nave base è ideale per il trasporto e lo schieramento di piattaforme specializzate più piccole, inclusi i veicoli sottomarini autonomi. Lo schieramento è un segnale sia di intenti che di fattibilità.
Il coinvolgimento pubblico della Russia opera a un livello superiore. Mosca e Caracas hanno ratificato un trattato di cooperazione strategica che copre difesa, energia e finanza. Il Vice Ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, ha dichiarato che la Russia potrebbe aprire nuove strutture militari in Venezuela. Nel 2024 lo schieramento nei Caraibi del Kazan, un sottomarino missilistico a propulsione nucleare avanzato, ha dimostrato che il Venezuela è un valido teatro operativo per i sistemi d'arma strategici russi. Il Kazan trasporta missili guidati con una gittata di 1.000 miglia nautiche, rendendo le coste statunitensi raggiungibili da un lancio segreto di un sottomarino dalla regione.
La Cina fornisce il supporto finanziario e logistico che rende tutto questo sostenibile. Dal 2006 Pechino ha esportato in Venezuela circa $630 milioni in equipaggiamento militare, inclusi aerei, veicoli e radar per la difesa aerea. Gran parte di questo importo è stato finanziato attraverso il Fondo Congiunto Cina-Venezuela. Quando la pressione statunitense si è intensificata, Maduro ha scritto direttamente a Xi Jinping chiedendo un'accelerazione nella produzione di sistemi di rilevamento radar. La Cina ha risposto con espliciti avvertimenti contro un intervento militare statunitense, segnalando che la sua partnership con il Venezuela non è una convenienza temporanea, ma un impegno strategico.
L'architettura finanziaria che lega tutto questo si snoda attraverso reti di evasione delle sanzioni, società di facciata legate a Hezbollah e istituzioni statali venezuelane. Si stima che circa $3,13 miliardi siano stati dirottati dal Fondo Congiunto Cina-Venezuela per sostenere queste partnership. Le stesse reti che muovono denaro muovono anche narcotici. Il Cartel de los Soles e il Tren de Aragua collaborano con i rappresentanti di Hezbollah per generare entrate ed esercitare potere di leva.
Niente di tutto ciò dimostra che i veicoli sottomarini autonomi siano attualmente in Venezuela, ma spiega perché l'assenza di conferme pubbliche non ne sia la prova. I programmi di veicoli sottomarini autonomi sono più recenti e molto più sensibili della produzione di droni o dei trasferimenti di armi convenzionali. I governi non pubblicizzano capacità progettate per operazioni di negazione: se il Venezuela e i suoi partner stessero sviluppando una capacità di negazione marittima, si tratterebbe esattamente del tipo di programma tenuto fuori da documenti trapelati e cablogrammi diplomatici.
Anche la logica della partnership punta verso i veicoli sottomarini autonomi. Russia, Iran e Cina hanno già trasferito droni, missili antinave, sistemi di guerra elettronica e piattaforme navali strategiche al Venezuela. Hanno finanziato il regime, addestrato il suo personale e costruito impianti di coproduzione sul suolo venezuelano. Perché dovrebbero fermarsi prima dell'unica capacità che genera un vero potere di leva? Droni e missili complicano la vita degli Stati Uniti. Una minaccia di negazione marittima cambia completamente il calcolo strategico. Se Mosca cerca una risposta alla pressione statunitense in Ucraina, qualcosa che costringa Washington a difendere la patria piuttosto che proiettare potere all'estero, i veicoli sottomarini autonomi in mano al Venezuela sono la mossa più ovvia. Sono economici e devastanti. I partner hanno già dimostrato la volontà di trasferire sistemi meno influenti; un sistema più influente seguirebbe la stessa logica, non la contraddirebbe.
La domanda più significativa è perché la posizione degli Stati Uniti sia cambiata così radicalmente. Washington è a conoscenza da anni della cooperazione iraniana sui droni, degli schieramenti navali russi e delle vendite di armi cinesi. Nessuna di queste minacce ha innescato un gruppo d'attacco di portaerei, caccia di quinta generazione, o un blocco navale. Le altre amministrazioni hanno risposto a queste minacce con sanzioni, pressioni diplomatiche e la presenza militare di routine, non col più grande rafforzamento navale nei Caraibi sin dal 1962.
Qualcosa ha oltrepassato una linea rossa. Le minacce precedenti erano preoccupanti ma gestibili. I droni con una gittata di 1.000 chilometri possono complicare le operazioni regionali; i missili antinave sui Su-30 creano rischi per le navi militari che operano in prossimità delle acque venezuelane. Ma nessuna di queste capacità minaccia di paralizzare l'economia statunitense, o la logistica militare. Una minaccia concreta di negazione marittima sì, invece. I droni a guida autonoma, operanti nello Stretto della Florida e vicino al Canale di Panama, metterebbero a rischio le arterie commerciali che trasportano metà del commercio americano e le rotte marittime che sostengono la proiezione di potere militare. Questo è il tipo di minaccia che fa cambiare atteggiamento da un giorno all'altro.
Il Venezuela ha stabilito un modello di accettazione della produzione di droni, del supporto alla guerra elettronica e degli schieramenti navali strategici forniti da operatori stranieri. Il regime ha costruito le infrastrutture (es. porti, accesso costiero, logistica dei cartelli, canali per eludere le sanzioni) che supporterebbero un programma di veicoli sottomarini autonomi. Se Russia, Iran e Cina sono disposte a trasferire la capacità di produzione di droni e a schierare navi base marittime nell'Atlantico, il passaggio ai veicoli sottomarini autonomi non è un salto nel vuoto: è un'estensione di quanto già in corso ed è proprio questa estensione a spiegare perché Washington ha reagito nel modo che abbiamo visto.
Ipotesi alternativa: il petrolio
La spiegazione più diffusa per la posizione degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela è il petrolio. Questa teoria, però, non regge.
Il petrolio venezuelano è importante per il regime di Maduro. Finanzia il clientelismo, i servizi di sicurezza e le reti di elusione delle sanzioni. Non spiega perché gli Stati Uniti dovrebbero lanciare una costosa campagna militare in Sud America, però.
Una guerra caotica per un cambio di regime impedirebbe all'amministrazione Trump di raggiungere i suoi altri obiettivi, sia in patria che all'estero. Gli Stati Uniti non possono permettersi di distogliere l'attenzione militare da Cina e Russia e questo è esattamente quello che accadrebbe con una campagna venezuelana prolungata. Terrebbe occupate le forze militari, consumerebbe la larghezza di banda dei vertici e darebbe agli avversari esattamente ciò che vogliono: un'America distratta e sovraccaricata nel suo stesso cortile di casa. Questa, dopotutto, è la logica stessa dell'uso del Venezuela come contromossa; una guerra per il petrolio giocherebbe direttamente su questo.
Anche la tempistica è un problema. Qualsiasi serio tentativo di rilanciare la PDVSA e aumentare la produzione è un progetto pluriennale che richiede una governance stabile, capitali, attrezzature e sicurezza. E questo presuppone che l'infrastruttura sopravviva intatta. In una transizione forzata, il regime di Maduro o i suoi alleati avrebbero ogni incentivo a sabotare giacimenti petroliferi, raffinerie e oleodotti durante la transizione. Quando il Giappone invase le Indie Orientali Olandesi nel 1942, gli olandesi distrussero i propri impianti petroliferi piuttosto che lasciarli cadere in mani nemiche. Nonostante anni di sforzi, i giapponesi non riuscirono mai a ripristinare la produzione oltre la metà dei livelli prebellici. Non c'è motivo di aspettarsi che Maduro sia più generoso. Giacimenti e impianti non sono un premio se non possono essere gestiti. Anche una campagna di successo potrebbe compromettere la produzione per anni. I costi dell'azione militare si manifestano immediatamente: vittime, disordini, richieste di stabilizzazione a tempo indeterminato e un intenso controllo politico, mentre i benefici si manifesterebbero dopo la fine dell'incarico di Trump e rimarrebbero incerti.
Nemmeno i numeri supportano questa teoria. La produzione petrolifera venezuelana è inferiore all'1% della produzione mondiale. Gli Stati Uniti producono oltre quindici volte più petrolio del Venezuela e dispongono di ampie riserve nazionali. Esistono anche modi più semplici per aumentare l'offerta che non richiedono l'occupazione del Venezuela o la ricostruzione di uno stato fallito. Se l'obiettivo fossero i barili, una guerra per il petrolio venezuelano rappresenterebbe il peggior ritorno sull'investimento.
Il petrolio è ancora importante. La pressione sulle petroliere fa parte della campagna di coercizione, l'applicazione delle sanzioni mira alle entrate che mantengono a galla il regime, ma questi sono strumenti per esercitare una leva, non motivazioni per un'invasione. Spiegano perché le petroliere vengono sequestrate, non spiegano perché gli Stati Uniti abbiano radunato una forza d'invasione al largo delle coste venezuelane.
Una necessità strategica
Il dettaglio più rivelatore non sono le navi in sé, ma il modo in cui è stata presa la decisione.
Secondo John Konrad la scintilla è nata nel dibattito politico con il Sottosegretario alla Guerra, Joseph Humire, che ha spiegato perché l'emisfero occidentale è importante in questo momento: gli avversari stanno sondando il fianco meridionale degli Stati Uniti ed essi devono confluire verso la fonte del pericolo. Tale argomentazione è stata poi esaminata e approvata dal Sottosegretario alla Guerra, Elbridge Colby, l'unica persona al Pentagono con il mandato di determinare se un dispiegamento sia in linea con la strategia nazionale.
Quell'approvazione era il segnale. Colby, se dipendesse da lui, stanzierebbe tutte le portaerei nel Pacifico occidentale. Il suo quadro strategico dà priorità alla minaccia cinese sopra ogni altra cosa. Avendo approvato il dirottamento di risorse di alto livello verso i Caraibi, la valutazione della minaccia deve essere stata abbastanza seria da prevalere su quell'istinto. Non si è trattato di un gesto politico o di una reazione a un sequestro di droga, è molto di più.
Quando gli alleati si lamentano del ritiro di risorse navali dall'Europa o dal Pacifico, questo è il motivo. Non è una questione personale, non è nemmeno ideologica, è la politica che conclude che qualcosa negli approcci meridionali richiede questa risposta.
Conclusione
Il quadro antidroga spiega la versione pubblica, non spiega la reazione.
Gli Stati Uniti hanno schierato la più grande forza navale nei Caraibi sin dalla crisi missilistica cubana. Caccia di quinta generazione, un gruppo d'attacco di portaerei, un gruppo anfibio pronto con Marines imbarcati e un blocco navale dichiarato: non è così che si dà la caccia ai mercanti di cocaina. È così che ci si prepara a un eventuale sbarco contro uno stato avversario.
La tesi di questo saggio è che il Venezuela sia diventato una base operativa avanzata per la guerra asimmetrica promossa dalla Russia nell'emisfero occidentale. Il regime di Maduro offre una geografia permissiva e un governo amico; le reti dei cartelli forniscono una logistica negabile. L'obiettivo è il commercio marittimo statunitense, i porti della costa del Golfo che gestiscono metà delle importazioni ed esportazioni americane, i punti di strozzatura che incanalano tutto quel traffico attraverso due stretti corridoi e i cavi sottomarini che trasportano comunicazioni critiche.
I veicoli sottomarini autonomi sono il meccanismo che rende questa minaccia reale. Possono negare l'accesso alle rotte di navigazione senza richiedere la presenza di sottomarini russi; possono essere spostati, sottoposti a manutenzione e recuperati da pescherecci e narcotrafficanti che si mimetizzano nel traffico di routine; possono operare sotto bandiera venezuelana mentre gli sponsor stranieri rimangono a debita distanza. Il vincolo delle batterie che ne limita la gittata è risolto dalla vicinanza del Venezuela al bersaglio. Quella che un tempo era una vulnerabilità teorica è ora una possibilità operativa.
Niente di tutto ciò può essere dimostrato da fonti pubbliche: una capacità negabile, gestita per procura, è progettata per rimanere al di sotto della soglia di conferma pubblica. Questa tesi corrisponde agli incentivi, alla geografia, alla tecnologia e al modello di cooperazione militare estera che il Venezuela ha già stabilito con Iran, Russia e Cina.
L'amministrazione Trump ha concluso di non poter tollerare che una capacità di negazione marittima ostile, supportata da forze straniere, si radichi in prossimità degli approcci statunitensi. Se questa valutazione è corretta, la disponibilità a usare la forza militare per rimuoverla non potrà che aumentare. Il Venezuela e i veicoli sottomarini autonomi potrebbero rappresentare per la seconda Guerra fredda ciò che Cuba e i missili balistici rappresentarono per la prima.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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La legge di Gresham: Bitcoin salverà il mondo!
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-legge-di-gresham-bitcoin-salvera)
Cosa spiega Bitcoin? Perché esiste e perché il presunto “niente” vale invece $90.000+ l'uno? Inoltre ci sono milioni di possessori di Bitcoin e altre crittovalute, eppure, relativamente parlando, avvengono poche transazioni reali. Che relazione c'è tra questo, lo status di riserva del petrodollaro e la guerra al denaro contante?
Il mio vero scopo qui è parlare della Legge di Gresham, uno dei principi più antichi e influenti della società umana moderna. Non è più insegnata nelle aule universitarie da quando i socialisti hanno preso il controllo dell'istruzione circa un secolo fa, ma è il fattore determinante più influente degli eventi socioeconomici, della geopolitica e dei libri di storia.
Parlerò sia dell'antichità di questa Legge sia di come si applica a Bitcoin e risolverò alcuni degli enigmi a esso correlati, ma prima parlerò della Legge stessa.
La Legge di Gresham si basa sul detto “la moneta cattiva scaccia quella buona”, con il tono anticapitalista che rimarca di come la concorrenza scaccia la “moneta buona” e promuove l'uso di quella “cattiva”, implicando che una corsa al ribasso sia una conseguenza del capitalismo stesso.
Niente di più lontano dalla verità. Si applica solo al controllo governativo sulla moneta. In genere si applica quando sia la moneta buona, ovvero l'oro, deve competere con quella cattiva, ovvero la cartamoneta, sia quando si crea un campo di gioco “livellato” in cui i commercianti sono tenuti ad accettare entrambe allo stesso prezzo per i loro prodotti. Ecco alcuni esempi, in ordine storico crescente, di incompetenza e malvagità statale:
- I dollari d'argento usurati scacciano i nuovi dollari d'argento, quindi ci si ritrova con denaro alterato e sottopeso in circolazione.
- Gli stati ci tassano in termini di peso pieno delle monete, ma poi le tosano per ricavarne monete extra, ma più leggere, da spendere; questo era uno dei trucchi preferiti dai governi prima della stampante monetaria, che ha portato alla produzione di monete più piccole e leggere. I bordi sfrangiati o rigati dei quarti erano il tentativo moderno da parte degli stati di dimostrare la qualità delle proprie monete, ovvero che non erano state smussate.
- Gli stati nel corso della storia hanno svalutato la monetazione e portato alla caduta di grandi imperi, come Roma. In questo caso venivano aggiunti metalli vili a basso costo alle monete d'oro e d'argento, e cacciato quelle buone, lasciando in circolazione solo le monete “cattive” e “annacquate”. Gli Stati Uniti fecero lo stesso nel 1965, cacciando dalla circolazione tutte le monete d'argento.
- Il presidente Franklin Roosevelt ritirò dalla circolazione le monete d'oro nel 1933, aumentando il prezzo dell'oro da $20 a $35 l'oncia e rendendo illegale il possesso di oro!
- Con nient'altro che cartamoneta inflazionistica da usare, gli americani ritirarono dalla circolazione tutti i penny di rame. Ora contengono tre centesimi di rame e sono stati ritirati dalla circolazione; persino gli attuali penny di zinco rivestiti di rame e i nickel in rame-nickel stanno uscendo dalla circolazione perché il metallo vale più delle monete stesse.
- Si applica anche alle valute fiat buone e cattive. Prima dell'euro, greci e italiani preferivano detenere marchi tedeschi e spendere le loro valute locali altamente inflazionistiche, la dracma e la lira. Le persone nei Paesi del Terzo Mondo preferiscono detenere dollari e spendere le loro valute locali.
Bitcoin e la Legge di Gresham
In un mondo di valute cartacee fiat, le persone si sono orientate verso il dollaro e l'euro. Le persone risparmiano la valuta più stabile e spendono quelle in deprezzamento, in conformità con La legge di Gresham.
È qui che entrano in gioco Bitcoin e altre crittovalute. Non solo il mondo era inondato di cartamoneta fiat, ma persino la migliore, come il dollaro, aveva la garanzia, da parte della sua banca centrale, la Federal Reserve, di deprezzarsi intorno al 2% annuo! Poi quando la crisi finanziaria e i massicci salvataggi bancari hanno fatto seguito alla Grande Crisi Finanziaria, sulla scia della bolla immobiliare, sono stati inventati e introdotti Bitcoin e le crittovalute.
Bitcoin è stato un enorme successo che ha travolto l'economia mondiale e vale migliaia di miliardi di dollari. Il suo successo come nuova moneta concorrente si basa sul fatto che viene prodotta sul libero mercato, come l'oro e l'argento. È costoso da estrarre e l'estrazione diventa più difficile nel tempo, proprio come in un gold standard. Ciò ha reso questa moneta più preziosa nel tempo e ha attratto un mercato mondiale sempre più ampio verso di esso.
La gente si lamenta del fatto che Bitcoin non sia denaro “reale”, ma d'altra parte, anche il dollaro e l'euro non sono denaro reale: sono un sostituto del denaro reale, imposto dallo stato, che può essere prodotto con arbitrio, non dal mercato.
La gente si lamenta del fatto che Bitcoin non venga utilizzato come denaro nelle transazioni quotidiane, ma sia più simile a un investimento e utilizzato nei trasferimenti di denaro. Tuttavia questo ignora la Legge di Gresham! Naturalmente le persone non spendono molto in crittovalute, preferiscono detenerle piuttosto che spenderle. Spendono prima il denaro inflazionistico. Questo È la Legge di Gresham!
Nel lungo termine Bitcoin è in lotta con il denaro fiat. I Paesi hanno combattuto guerre monetarie per mantenere quello che l'economista Barry Eichengreen ha definito il “privilegio esorbitante” degli Stati Uniti di stampare denaro che altri devono detenere e utilizzare. Al momento l'oro è in prima linea nella battaglia con il denaro fiat, ma in futuro una crittovaluta – probabilmente denominata in oro o argento – combatterà una battaglia epica contro gli stati e le loro banconote, e per il bene dell'umanità. Speriamo tutti che la moneta cattiva perda e che lo stato-leviatano venga distrutto per sempre.
Gresham stesso visse all'inizio del 1500, ma questa Legge monetaria era nota fin dai greci e dai romani, e il grande matematico polacco, Copernico, riconobbe e spiegò la Legge prima di Gresham stesso. L'eternità e la potenza di questa Legge mi dicono che la moneta buona è una buona scommessa per il nostro futuro.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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Il tracollo economico della Germania: il 2025 in retrospettiva e cosa ci aspetta
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-tracollo-economico-della-germania)
L'economia tedesca ha vissuto un 2025 terribile e il governo del cancelliere Friedrich Merz ha tracciato la strada per un ulteriore declino quest'anno.
Se gli stipendi dei politici tedeschi fossero legati alla crescita del settore privato, i legislatori dovrebbero ridurre le loro buste paga del 2025, anno di profonda recessione, e risarcire i cittadini per l'inazione parlamentare e la follia ideologica.
Sebbene il termine “diät” derivi dal latino dieta, che significa sostanzialmente “compensazione”, nel contesto del collasso dell'industria tedesca riflette più accuratamente il significato tedesco: meritata frugalità e austerità materiale. Economicamente parlando, la Germania sta ora affrontando la fine dell'illusione di prosperità, conseguenza delle linee di politica catastrofiche del suo governo.
Il settore privato si riduce e l’onere statale aumenta
Dopo otto mesi sotto la guida del Cancelliere Merz, il bilancio non è solo misero, ma pietoso. Ipotizzando una quota statale del 50% e calcolando una crescita del PIL reale dello 0,2% con un nuovo debito netto superiore al 4%, il risultato per il 2025 è una contrazione del settore privato di circa il 3,8% rispetto all'anno precedente.
Ciò che a Berlino è poco noto – probabilmente una forma di esoterismo economico non insegnato nei seminari di partito o nei corsi sindacali – è che solo il settore privato produce i beni e i servizi che le persone effettivamente consumano. Non sorprende che una regolamentazione rigida e una tassazione schiacciante – la Germania è superata solo dal Belgio nell'OCSE per prelievo fiscale – strangolano l'impresa privata.
Gli investimenti sono scesi di circa il 6,5% rispetto alle medie di lungo periodo: un balzo in avanti nella direzione sbagliata, con un impatto profondo sui mercati del lavoro, sui bilanci pubblici e sulla previdenza sociale. Mentre il Ministro delle Finanze, Lars Klingbeil, cerca di mascherare deficit ed esenzioni come semplici soluzioni di facciata, quest'anno i comuni si trovano ad affrontare un deficit di €35 miliardi.
La crisi diventa visibile
Ai livelli più bassi dell'apparato statale, nelle città e nei Paesi, il conto di decenni di cattiva gestione politica si sente più forte.
Il fattore scatenante è il crollo delle entrate fiscali delle imprese, conseguenza diretta di un numero record di fallimenti aziendali: nel 2025 saranno 24.000 le aziende uscite dal mercato.
L'apparente stabilità del mercato del lavoro è fuorviante. Centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro nel settore pubblico e pensionamenti legati all'età mascherano il tracollo dell'economia reale nelle statistiche ufficiali. Merz ha rilasciato il freno al debito ad aprile, catapultando la Germania in una spirale di debito con un fondo speciale da €500 miliardi: una chiara indicazione che i politici hanno consapevolmente spinto l'economia contro un muro.
Né l'economia verde, né il settore militare, fortemente sovvenzionato, riusciranno a colmare la capacità industriale persa. Settori chiave come quello chimico operano solo al 70% della capacità, il 10% al di sotto del punto di pareggio: un chiaro segnale che la progressiva erosione della produttività e la depressione economica sin dal 2018 sono destinate a peggiorare, indipendentemente dal credito statale convogliato in sussidi pianificati a livello centrale.
Stato sociale e rifiuto di riformare
Berlino si è sottomessa completamente alla terribile dottrina del socialismo climatico di Bruxelles e ora si trova ad affrontare l'ardua sfida di nascondere il suo fallimento ideologico. Merz e il suo team proseguono la nota strategia politico-mediatica: come per le migrazioni, viene mantenuto un continuo camuffamento.
Quando si tratta di ingannare l'opinione pubblica, le sedi centrali del partito dimostrano una creatività notevole, non lasciando che nessuna menzogna sia troppo audace. Un volo di espulsione può essere inscenato per tenere in piedi le apparenze, mentre i confini rimangono aperti, viene promosso il ricongiungimento familiare e i passaporti tedeschi vengono distribuiti a profusione. L'obiettivo è coltivare nuove basi elettorali e applicare una strategia “divide et impera” per erodere la coesione sociale, culturale e tradizionale.
Si guadagna tempo e si mantiene la rotta, proprio come nella politica climatica. Le pseudo-riforme, come l'apparente fine dell'eliminazione graduale dei motori a combustione, servono solo a dare all'industria automobilistica in difficoltà un'illusione di apertura tecnologica, creando al contempo un nuovo mostro burocratico, realizzando in ultima analisi l'obiettivo di Bruxelles: fermare la produzione automobilistica tedesca.
Dal punto di vista degli eurocrati, i risultati sono impressionanti se l'obiettivo era la deindustrializzazione: circa 300.000 posti di lavoro nell'industria sono stati tagliati negli ultimi cinque anni. E quando una nazione perde il suo nucleo industriale, gran parte della sua creazione di valore scompare con essa.
Nel 2025 la produzione tedesca si è attestata a circa il 20% in meno rispetto al picco del 2018. Si profila una catastrofe economica e sociale, le cui conseguenze, in termini di coesione sociale, appaiono intellettualmente incomprensibili ai burocrati e alle élite ecologiste.
Collisione con la realtà
Se il 2025 è stato già catastrofico, quest'anno sarà probabilmente uno scontro con la realtà per molti tedeschi. I contributi previdenziali e le tasse devono aumentare drasticamente per sostenere la sicurezza sociale in un contesto di migrazione e pressioni demografiche.
Il governo Merz porta avanti l'eredità di Angela Merkel e Olaf Scholz: un pianificatore centralista verde eterodiretto a Bruxelles sotto le mentite spoglie del partito di Ludwig-Erhard, uno spaventapasseri politico dedito esclusivamente al consolidamento del potere a Bruxelles.
Il popolo tedesco, in particolare la classe media in estinzione, andrà incontro a un declino accelerato dopo un terribile 2025, che i giochetti mediatici del governo non potranno più nascondere.
L'illustre motto imprenditoriale “Made for Germany” di Merz era un falso; il “Made in Germany” appartiene sempre più al passato ormai. L'amara verità: la Germania è finita.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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Capitalismo: la strada verso la ricchezza e la felicità
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/capitalismo-la-strada-verso-la-ricchezza)
Il grafico qui sotto offre l'ennesima opportunità per rivisitare il modo in cui il capitalismo e la libertà economica che ne consegue portano alla prosperità.
Esso mostra l'intersezione dell'Indice di libertà economica del Fraser Institute con il PIL pro capite di 102 delle principali economie del mondo. Prima di analizzare il grafico e le sue implicazioni per il capitalismo, cerchiamo di comprendere meglio il suo asse X: l'Indice di libertà economica.
L'indice di libertà
Le politiche economiche, le leggi e i regolamenti di tutti i Paesi si collocano su spettri. A sua volta la posizione di un Paese su questi spettri contribuisce a definire il suo livello di libertà economica e politica.
• Lo spettro economico spazia dal capitalismo al comunismo, con il socialismo posizionato da qualche parte nel mezzo.
• Lo spettro politico spazia dal libertarismo all'autoritarismo.
Misurare la posizione di un Paese su ogni spettro è un compito molto arduo. Sebbene non sia perfetto, l'Indice di libertà economica del Fraser Institute è una fonte altamente stimata per questa misurazione. Il loro indice si basa su cinque fattori di libertà economica e politica, elencati di seguito.
• Dimensioni dello stato
• Sistema giuridico e diritti di proprietà
• Solidità monetaria
• Libertà di commercio internazionale
• Regolamentazione
Alla base di queste cinque ampie categorie ci sono 60 sottocomponenti. Ad esempio, le aliquote fiscali sono commisurate alle dimensioni dello stato, mentre l'applicazione legale dei contratti è parte integrante del sistema giuridico e dei diritti di proprietà.
Fatta questa premessa, esaminiamo alcuni grafici per vedere la relazione tra l'indice di libertà economica e il PIL, i redditi e l'uguaglianza dei redditi stessi.
PIL e redditi
Il primo grafico a dispersione qui sotto è quello che abbiamo utilizzato all'inizio di questo pezzo. Illustra la relazione tra l'Indice di libertà di ciascun Paese e il suo PIL pro capite. Il secondo, che include il reddito pro capite e l'Indice di libertà, fornisce una misura più precisa di come la ricchezza dei cittadini sia correlata alla libertà economica. Etichettare ogni punto con il nome del Paese corrispondente creerebbe confusione, di conseguenza etichettiamo solo un numero limitato di nazioni. L'Indice di libertà è calcolato per 165 Paesi, tuttavia i nostri grafici qui sotto includono solo le 102 nazioni che dispongono anche di dati affidabili su PIL e redditi.
Quando l'Indice di Libertà supera 7,0, esiste una correlazione positiva tra l'Indice, il PIL e il reddito pro capite. Tuttavia, al di sotto di 7,0, questa relazione è assente. Ad esempio, nel grafico del reddito pro capite, il valore di R-quadrato per i punti superiori a 7,0 è statisticamente significativo a 0,4731. Al contrario, al di sotto di 7,0, R-quadrato scende a 0,1007, che è statisticamente insignificante.
Non riusciamo a spiegare perché i vantaggi economici della libertà economica diventino evidenti solo quando un Paese raggiunge un punteggio relativamente alto nell'indice. Tuttavia i grafici confermano le nostre convinzioni: i Paesi con la maggiore libertà economica tendono a registrare la maggiore crescita economica e ad avere i redditi più elevati.
È interessante notare che non c'è molta differenza tra alcuni Paesi europei che tendono a politiche più socialiste e quelli considerati capitalisti, come Stati Uniti, Giappone e Svizzera. È possibile che le nostre percezioni o definizioni del funzionamento dei sistemi politici ed economici di questi Paesi siano sbagliate?
Distribuzione dei redditi
Sebbene la ricchezza e il PIL pro capite siano misure generali pratiche, non rivelano come la ricchezza sia distribuita tra i cittadini. La seguente serie di grafici sostituisce il reddito pro capite con le quote di reddito detenute dal 20% più povero, dal 20% intermedio e dal 20% più ricco della società.
Come indicano tutti e tre i grafici, non sembra esserci alcuna correlazione tra la distribuzione del reddito e l'Indice di libertà. Tuttavia possiamo utilizzare i dati per vedere come le economie bilanciano la distribuzione del reddito.
Ad esempio, il divario di ricchezza negli Stati Uniti è evidente in questi grafici. Il 20% dei percettori di redditi più alti negli Stati Uniti è al di sopra della media dei Paesi con un Indice di libertà pari o superiore a 7,0, mentre i gruppi medio e basso sono al di sotto della media.
I Paesi europei “socialisti” hanno una distribuzione del reddito più equa. In molti di questi Paesi il 20% dei redditi più alti è al di sotto della media, il 20% intermedio è generalmente al di sopra della media e i più bassi sono distribuiti intorno alla media.
Quali fattori di libertà sono più importanti?
Come abbiamo scritto in precedenza, l'Indice di libertà economica è suddiviso in cinque categorie principali, composte a loro volta da 60 sottocomponenti. Per quantificare meglio l'importanza di questi fattori, abbiamo calcolato i valori R-quadrato (significatività statistica) per ciascuno di essi in relazione al reddito pro capite.
Il primo grafico qui sotto mostra che la solidità del sistema giuridico di una nazione è la più strettamente correlata alla ricchezza. Seguono il livello di regolamentazione delle imprese e la libertà di commerciare e investire a livello internazionale. Una moneta solida e le dimensioni dello stato presentano correlazioni più deboli.
Il sottofattore con l'impatto più significativo sul reddito è l'imparzialità dei tribunali. Seguono i diritti di proprietà e l'indipendenza della magistratura. Tra i fattori meno correlati al reddito pro capite vi sono quelli legati alle politiche delle banche centrali, come la crescita dell'offerta di moneta e il controllo dei tassi di interesse.
Il grafico qui sotto illustra una forte correlazione tra l'Indice di libertà e la sua correlazione più significativa: l'imparzialità dei tribunali. È interessante notare che esso mostra una relazione positiva e costante tra tribunali imparziali e l'Indice di libertà lungo l'intero intervallo dell'Indice stesso. Come forse ricorderete, i grafici precedenti mostrano una scarsa correlazione tra l'Indice di libertà, i redditi e il PIL quando il primo è inferiore a 7, e una correlazione positiva quando supera tale livello.
Tendenze globali e negli Stati Uniti
Purtroppo, come condividiamo di seguito per gentile concessione del Fraser Institute, l'indice medio di libertà economica per tutte le nazioni è in calo dall'inizio della pandemia. Sulla base delle relazioni che abbiamo stabilito in precedenza, se questa tendenza continua, dovremmo aspettarci che il PIL e i redditi globali per la maggior parte dei principali Paesi sviluppati crescano a tassi più lenti o, in alcuni casi, diminuiscano.
Nel 2000 gli Stati Uniti si classificavano al quarto posto nell'Indice di libertà. Solo Hong Kong (1°), Svizzera (2°) e Nuova Zelanda (3°) si posizionavano più in alto. Gli Stati Uniti mantengono un'ottima posizione, al quinto posto, ma come vedremo più avanti, il loro punteggio complessivo è diminuito negli ultimi 20 anni. Singapore ha superato gli Stati Uniti, entrando nella top five.
Nel frattempo la Cina, che sta lentamente passando dal comunismo al capitalismo, ha visto il suo punteggio nell'Indice di libertà migliorare costantemente. Si noti che il grafico utilizza due assi, il che può essere un po' fuorviante. Gli Stati Uniti hanno ancora un punteggio nell'Indice di libertà molto più alto della Cina.
Hong Kong continua a vantare il punteggio più alto nell'Indice di libertà, nonostante la crescente ingerenza della Cina negli affari del suo governo.
La libertà economica promuove anche la felicità?
Prima di riassumere questo articolo, saremmo negligenti se non determinassimo se esista una relazione tra felicità e libertà economica. L'indice che utilizziamo per quantificare la felicità proviene dal World Happiness Report. Il punteggio si basa su una singola domanda:
Immaginate una scala, con gradini numerati da 0, in basso, a 10, in alto. La cima della scala rappresenta la migliore vita possibile, mentre la base rappresenta la peggiore. Su quale gradino della scala vi sentite in questo momento?Il rapporto assegna quindi un punteggio a sei variabili per comprendere meglio quali abbiano l'impatto più significativo sulla felicità:• Produzione economica
• Supporto sociale
• Aspettativa di vita
• Libertà
• Assenza di corruzione
• Generosità
Come illustra il grafico qui sotto, esiste una forte correlazione tra libertà economica e felicità. La libertà economica non solo rende un Paese più produttivo e ricco, ma può anche aumentare la felicità dei suoi cittadini. Statisticamente parlando, il capitalismo è una situazione vantaggiosa per tutti.
Riepilogo
Nessun Paese opera interamente in regime di capitalismo puro. Né adotta un sistema strettamente socialista o comunista. Ad esempio, nazioni comuniste come Cina e Russia stanno gradualmente consentendo al capitalismo di entrare nelle loro economie. Pertanto, sebbene abbiamo delle idee su dove i Paesi potrebbero collocarsi nello spettro economico e politico, questi dati ci aiutano a quantificare meglio l'accuratezza di tali idee. Dal punto di vista degli investimenti, l'andamento dell'indice di una nazione ci aiuta a valutarne il potenziale di crescita futuro.
Collegando i puntini, abbiamo scoperto che il sistema giudiziario e il livello di giustizia di una nazione hanno l'impatto più significativo sul suo indice di libertà e, quindi, per estensione, sulla ricchezza e sulla felicità dei suoi cittadini.
Aristotele collegò queste idee più di 2000 anni fa quando affermò:
Una vita giusta è intrinsecamente felice.[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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Cloudflare contro l'Italia: la battaglia per la libertà digitale e la sovranità globale di Internet
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/cloudflare-contro-litalia-la-battaglia)
Le autorità italiane stanno cercando di costringere il fornitore di servizi Internet, Cloudflare, a eliminare e bloccare alcuni servizi online. Cloudflare oppone resistenza e si è rivolta al governo degli Stati Uniti per chiedere supporto.
La lotta per un internet libero si sta intensificando.
La lotta per il controllo dell'informazione, la censura e il predominio economico nello spazio digitale sta diventando sempre più una questione legata al preservare ciò che rimane della civiltà e della decenza. Il fatto che l'Unione europea veda ora non solo la Commissione, ma anche i governi nazionali e gli apparati di sicurezza schierarsi a favore dei diktat dell'informazione, in contrasto con il principio fondamentale della libertà di parola, invia un segnale pericoloso al mondo: l'UE si è di fatto ritirata dalla cerchia degli attori statali atti a garantire lo stato di diritto.
In questo quadro si inserisce un recente accadimento dall'Italia. Un tweet del fondatore e amministratore delegato del fornitore di infrastrutture internet Cloudflare, Matthew Prince, ha suscitato scalpore.
Yesterday a quasi-judicial body in Italy fined @Cloudflare $17 million for failing to go along with their scheme to censor the Internet. The scheme, which even the EU has called concerning, required us within a mere 30 minutes of notification to fully censor from the Internet any… pic.twitter.com/qZf9UKEAY5
— Matthew Prince ???? (@eastdakota) January 9, 2026Prince riferisce che Cloudflare è stata multata per $17 milioni da una – come la chiama lui – cricca clandestina in Italia. L'accusa: Cloudflare si è rifiutata di partecipare a un meccanismo di censura italiano su richiesta di suddetta cricca.
Una cabala di regolatori e corporazioni
Nello specifico si tratta di un sistema controllato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) denominato “Scudo antipirateria”. Questo sistema di blocco è ufficialmente finalizzato a contrastare i servizi illegali di streaming sportivo e multimediale. I principali obiettivi sono gli interessi economici di importanti attori come la Lega Calcio di Serie A, Sky Italia, DAZN, Mediaset e altre grandi società europee di media e diritti.
All'interno di questo sistema, attori privati, i cosiddetti “Segnalatori attendibili” all'interno del quadro normativo del DSA e ormai ben noti in Germania, operano per conto del settore italiano delle comunicazioni. Segnalano siti web, indirizzi IP, o domini sospetti allo Scudo antipirateria. L'autorità obbliga quindi i provider di servizi Internet e i gestori di infrastrutture come Cloudflare a implementare i blocchi corrispondenti entro soli 30 minuti. Ogni minuto pubblicitario conta; la pirateria è infatti un fattore economico significativo. La domanda è: in che modo gli stati e le aziende interessate applicano il diritto d'autore? Operano nel rispetto dello stato di diritto ed evitano danni collaterali, come la censura statale indiretta?
Secondo Prince, tutto ciò avviene senza un ordine giudiziario o una revisione preventiva, aggirando completamente il normale iter legale. Le misure non solo colpiscono contenuti presumibilmente illegali, ma invadono anche profondamente l'infrastruttura tecnica di Internet.
Cloudflare come nodo infrastrutturale critico
Cloudflare ha annunciato che contesterà la multa. Essendo un'azienda statunitense che gestisce parti della sua infrastruttura in Europa, è prevedibile che questa resistenza si trasformi rapidamente in un conflitto politico. Prince ha già dichiarato che presenterà il suo caso a Washington. L'Italia dovrebbe prepararsi a uno scomodo confronto con il vicepresidente statunitense, J. D. Vance, noto per i suoi discorsi schietti sulla libertà di parola. Trucchi e manovre dei politici europei sono ben noti negli ambienti governativi statunitensi.
Per comprendere la portata di questa situazione, è necessario analizzare il modello di business di Cloudflare. L'azienda è uno dei pilastri centrali dell'infrastruttura Internet. Protegge milioni di siti web dagli attacchi informatici, accelera i flussi di dati e fornisce servizi fondamentali come il resolver DNS 1.1.1.1. Cloudflare non è un fornitore di contenuti tradizionale, ma uno scudo digitale e, proprio per questo, un bersaglio particolarmente vulnerabile per gli sforzi di censura statale.
L'attuale immunità di Cloudflare da tali interferenze è dovuta in gran parte alla sua sede centrale negli Stati Uniti. Lì, l'attuale governo statunitense sostiene esplicitamente la libertà di Internet, indipendentemente dalle critiche della stampa e della politica europea nei confronti di Donald Trump.
Censura al posto dello stato di diritto
La collaborazione tra le autorità di regolamentazione italiane e le potenti multinazionali dei media evidenzia un problema: invece di scegliere la via legale attraverso i tribunali – ad esempio, bloccando i flussi finanziari verso servizi illegali – gli attori ricorrono a blocchi immediati, imposti dall'esecutivo. Ciò crea un'infrastruttura che consente una censura di vasta portata, anche nei confronti degli oppositori politici. Due obiettivi sono al cuore di questa linea di politica: far rispettare gli interessi aziendali nazionali e posizionare l'apparato di sorveglianza italiano all'interno della più ampia traiettoria della politica europea, sempre più incentrata sul controllo e la regolamentazione di Internet.
L'amministratore delegato di Cloudflare ha chiarito che questa strategia potrebbe avere conseguenze immediate per l'Italia. Le risposte previste includono la sospensione dei servizi di sicurezza gratuiti per gli utenti italiani, la rimozione dei server dalle città italiane e il blocco di ulteriori investimenti nel Paese. Persino la protezione informatica pro bono per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina è ora in discussione.
L'Italia sta inviando segnali contrastanti. Il governo del Primo ministro, Giorgia Meloni, si schiera spesso contro la linea di Bruxelles: critico nei confronti della guerra in Ucraina, scettico nei confronti di ulteriori regolamentazioni sul clima e più restrittivo in materia di immigrazione. Che il Paese apra le porte all'arbitrarietà normativa in materia di libertà di parola digitale è particolarmente sconcertante in questo contesto.
Cloudflare come precedente
Cloudflare rappresenterebbe un precedente. È probabile che le autorità di regolamentazione europee ne esaminino attentamente le conseguenze legali. Per l'UE potrebbe diventare una leva per applicare le proprie misure di censura in modo più efficace, bloccando in ultima analisi piattaforme indesiderate – come X di Elon Musk – e restringendo ulteriormente la carreggiata del dibattito pubblico accettabile.
Tuttavia Cloudflare, con sede a San Francisco, è soggetta principalmente alla legge statunitense. Né l'Italia, né l'Unione Europea possono regolamentare a livello mondiale l'azienda, la quale protegge digitalmente circa il 20% del traffico internet globale. L'UE può esercitare pressioni solo all'interno del suo mercato, attraverso sanzioni, procedimenti contro le filiali europee, o un'espansione costante dei requisiti normativi.
Il fatto che un'escalation aperta non si sia ancora verificata è dovuto in gran parte al ruolo sistemico di Cloudflare per le imprese, la pubblica amministrazione e la sicurezza informatica europee. Un ritiro di Cloudflare dall'infrastruttura digitale europea comporterebbe rischi tecnici imprevedibili e, in un contesto di crescenti minacce hacker, un danno economico significativo.
Le attuali indicazioni suggeriscono che il governo degli Stati Uniti porrà nuovamente la sua mano protettiva su Cloudflare e quindi su elementi centrali della libertà di parola. L'Italia sarebbe quindi costretta ad affrontare lo streaming illegale e le sistematiche violazioni dei diritti di copyright attraverso mezzi legali, come la cooperazione con banche e fornitori di servizi di pagamento. La negoziazione, anziché brandire il martello normativo per calpestare i diritti fondamentali, diventerebbe l'approccio principe.
Le richieste di estendere la sorveglianza delle agenzie di sicurezza – ad esempio, il BND tedesco – mostrano che l'Europa sta scivolando ulteriormente verso un piano inclinato che conduce alla censura capillare. La libertà di parola rischia di perdere il suo status di diritto inalienabile, mentre sta tornando a essere un elemento centrale della civiltà negli Stati Uniti.
Anche Papa Leone XVI, nel suo discorso di Capodanno, ha messo in guardia contro l'erosione della libertà di parola nelle nazioni occidentali, un segnale di avvertimento definitivo contro la discesa nella barbarie della civiltà europea.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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Il primo anno di Trump
(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-primo-anno-di-trump)
Sto iniziando a maturare l'idea che il disastro del 2008 sia stato lasciato accadere, nonostante tutte le criticità accumulate dal sistema eurodollaro e che infine avrebbero portato a una inevitabile rottura. Il 2008 è stato un evento che distrutto la liquidità negli USA e il loro accesso al capitale produttivo a svantaggio delle banche americane rispetto al resto del mondo. L'introduzione della Supplemental Leverage Ratio, Basilea 3, il Dodd-Frank Act e la conservatorship di Fannie/Freddie, sulla scia della Grande crisi finanziaria, puntano vistosamente in tale direzione. Ecco perché sono propenso a credere che gli USA siano sulla soglia di un boom del credito, nonostante la riorganizzazione/reindustrializzazione abbiano bisogno di ulteriore tempo per guadagnare trazione. Anche perché basta guardarsi un attimo intorno: chi è in condizioni economiche migliori di quelle statunitensi? Non che quelle statunitensi siano ottime su tutta la linea, anzi. In termini nominali ci sarà un rally, ma in termini reali saranno necessari altri 4-6 anni per rimettersi in piedi prima di poter muovere passi concreti in avanti. Questo articolo è di 4 anni fa, ma dà l'idea dello sfascio presente nel mercato immobiliare americano. Il private equity, sulla scia dei tassi bassi e la normativa a ripetizione sfornata dopo il 2008, ha fatto spesa di immobili e poi se le sono rivendute tra di loro facendo aumentare i prezzi, impedendo alla classe media di possedere una casa, costruire una famiglia e, peggio di tutto, di accedere al credito al consumo.
Il private equity, che ha distrutto il mercato immobiliare e funto da proxy per la cricca di Davos per drenare la classe media americana, godrà di un pasto gratis tramite i cittadini di NYC prima che la IPO di Fannie/Freddie rompa il loro giocattolo.https://t.co/nBe0m3DXP9
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) December 31, 2025La rinascita della classe media americana passa per forza di cose dal mercato immobiliare: aggiustare il mercato dei mutui trentennali a tasso fisso, con copertura di equity credibile come oro, Bitcoin, flussi di cassa aziendali e titoli di stato americani. Un passo in avanti significativo è stato fatto quando la CFTC ha dichiarato ammissibili come garanzia per i prestiti Bitcoin e Tether. I QE, la ZIRP, il Dodd-Frank Act e tutte le altre storture/deformazioni economiche partorite da una FED popolata da vandali, così come il Congresso e le precedenti amministrazioni presidenziali, erano direzionati a distruggere/sabotare la capacità di formazione di ricchezza generazionale negli Stati Uniti. Un sabotaggio consapevole, tutto per mantenere liquido il mercato degli eurodollari disfunzionale (es. leva finanziaria spropositata) a vantaggio di Regno Unito ed Europa principalmente. In cambio è stata venduta all'americano medio la favoletta dei pasti gratis come l'università gratis o il sistema sanitario gratis, un'utopia progettata per trarre in inganno gli sprovveduti e risucchiare ulteriormente capacità produttiva dagli USA. E non è un caso che, proprio la settimana scorsa, Trump abbia preso contromisure contro il private equity esattamente in questo settore.
L'economia americana adesso sta tirando grazie anche agli enormi investimenti che si stanno facendo nel settore dell'intelligenza artificiale e, sebbene non si possano sapere in anticipo la portata dei ritorni, non è una situazione analoga a quella della bolla delle dot-com. Allora quel tipo di aziende che navigavano quel mercato non avevano clienti e il loro modello era tutto da dimostrare; i fornitori odierni di servizi di intelligenza artificiale hanno già clienti per i loro servizi e stanno costruendo infrastrutture che andranno a fornire servizi aggiuntivi che sono già richiesti. Quindi c'è una dinamicità complessiva che potrebbe dare una spinta agli USA nei prossimi 3 anni. Inoltre c'è un altro fatto: la costruzione di centrali energetiche per alimentare questa richiesta crescente, per alimentare i data center e rifare buona parte della rete elettrica nazionale necessita di molti lavori nell'alta manovalanza in quelle aree industriali che erano state in precedenza accantonate. Ecco perché i numeri della disoccupazione americana non spaventano, dato che la contrazione la stanno subendo i settori pubblico e quello dei colletti bianchi. Questa è una buona notizia perché viene progressivamente minimizzato il crowding out delle risorse da parte di coloro che sottraggono ricchezza reale, potenziando invece coloro che la creano. Come? Permettendo loro di avere una famiglia, ad esempio, una casa accessibile, finanziamenti a basso costo, ecc.
In questo senso la legge sulle stablecoin è stata fondamentale. Sulla scia dell'avvio del SOFR le banche americane sono tornate a ponderare il rischio di credito in base alla salute dell'economia interna, non a quella esterna. Come ho documentato nel mio libro, Il Grande Default, i vari giri di quantitative easing che hanno caratterizzato l'azione della FED nel corso dei 12 anni dal 2009 al 2021, in particolar modo, non sono stati altro che uno svuotamento dell'economia americana dalla sua essenza produttiva per tenere vivo un sistema decadente e al collasso che risiedeva altrove: Londra e Bruxelles. In questo senso le banche americane si sono trincerate nella liquidità finanziaria e hanno abbandonato al suo destino Main Street. Con questo nuovo assetto a livello di tassi di interesse e la rottura della catena del rischio che, tramite il LIBOR, teneva ancorati gli Stati Uniti al resto dei guai economici altrui, le banche possono tornare a fidarsi dell'operosità della classe media americana.
Ed è qui che si inserisce la nuova terminologia che bisogna affibbiare alla stagflazione: sgonfiamento del settore finanziario (necessità critica dato lo stress che si legge in diversi indicatori chiave) ed estensione del settore industriale (riportando in patria lavori e fabbriche definite chiave e strategiche). L'illusione dei beni di consumo a basso prezzo provenienti dalla Cina o di beni durevoli provenienti dall'Europa, con relativo appalto della produzione industriale a questi due player, ha indebolito progressivamente la capacità americana di creare ricchezza reale. Il Paese, come dicevo sopra, è stato svuotato. L'eccessiva dipendenza dall'estero s'è rivelato un potente anestetico di quella che era in realtà una demolizione controllata dall'interno. Questo era il compito ereditato delle 3 amministrazioni Obama, se prendiamo come riferimento gli ultimi vent'anni.
I dazi di Trump hanno rappresentato un monumentale “basta!”: la strada verso la chiusura di quell'arbitraggio nella bilancia commerciale che ha sempre rifiutato di chiudersi (fenomeno innaturale, quindi voluto ad hoc) e che faceva volare dollari facili all'estero.
IL QUADRO GENERALE
Ormai è inutile nasconderlo: un reset è in corso, ma non è quel reset che originariamente era stato preparato dalla cricca di Davos. Per molti anni è stata questa cerchia di individui che ha fatto da segnapasso a un cambiamento distopico della società e ha guadagnato l'onere dei riflettori. Il suo picco massimo è stato quando Powell ha iniziato a drenare il mercato degli eurodollari nell'estate del 2021 rialzando di 5 miseri punti base i tassi nei mercati dei pronti contro termine intermediati dalla FED. L'amministrazione Biden (oppure dovremmo dire Obama 3.0), non avendo il controllo di tale istituzione, ha usato il Dipartimento del Tesoro americano come proxy attraverso cui tenere liquido (per i player oltreoceano) suddetto mercato: lo scandalo USAID, lo scandalo (partito) in Minnesota dei centri scuola somali, lo scandalo delle ONG, la crisi conseguente dell'accesso alla sanità e alla casa, la rottura delle supply chain, ecc. Questo copione, se avesse avuto successo fino in fondo, avrebbe visto Kamala Harris o Nikki Healey al comando del Paese con conseguente distruzione definitiva degli USA come nazione prospera, la legittimazione dell'UE come centro di comando mondiale e l'uso dell'esercito americano come “strumento di persuasione” contro la Russia affinché venisse cacciata dall'Ucraina.
USAID, reprised https://t.co/acTq6q08pI
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) December 30, 2025Tutto questo sarebbe stata l'apoteosi del sogno inglese, 300 anni anziano ormai, di rompere e penetrare l'impero russo (desiderio messo nero su bianco da Mackinder quando elaborò la sua tesi dell'Isola del Mondo, il cui vero obiettivo era impedire una fusione commerciale tra USA e Russia). Ora, un anno dopo l'insediamento di Trump, il mondo è completamente diverso. Il 2025 è stato di una importanza immensa: tumulti sociali in estate disinnescati, esplosione al rialzo di oro e argento, sobrietà fiscale nei conti federali, difesa degli interessi americani nel commercio mondiale e il “Grande Reset” dell'intero sistema monetario lontano dalle mani della City di Londra. Fortunatamente l'amministrazione Trump è stata brava abbastanza da resistere alle rappresaglie della cricca di Davos e portare avanti la sua agenda di guarigione della nazione.
Ma questa gente non se ne sta ferma a guardare in attesa di vedere sgretolarsi la quantità di privilegi e potere accumulati nei decenni. La “rivoluzione colorata” negli Stati Uniti, la guerra civile sostanzialmente, non è affatto finita, anzi si sta metastatizzando in forme diverse: Mamdani che liquida la città di New York fornendo riparo al private equity nel settore immobiliare (come abbiamo visto sopra) e alimentando le proteste di strada, il sindaco di San Francisco che vuole dare $5 milioni in sussidi alle “comunità disagiate” (nonostante la città abbia un bilancio di $1 milione), il governatore del Minnesota che chiama in causa la Guarda Nazionale contro gli agenti dell'ICE per aver fatto il loro lavoro, Portland che dopo Minneapolis potrebbe diventare la prossima in linea in quanto a caos sociale, ecc. Il fil rouge che collega tutte questi eventi è la guida Dem delle città coinvolte e degli stati coinvolti, nonché covo di cellule Antifa, gruppi conniventi con tali cellule e attivisti di associazioni “no profit” di sinistra. Mi fa ridere, poi, che tutto questo liquame putrido abbia la sfacciataggine di definirsi “spontaneo” e “no profit”, quando invece ci sono le PROVE che ottengono fondi ombra e sono capillarmente organizzati/direzionati/ scatenati dall'alto. Ecco perché è stato cruciale togliere fondi a tutta quella costellazione di parassiti che hanno pasteggiato con soldi pubblici e hanno minato dall'interno gli Stati Uniti.
JUST IN: @MarcoRubio announces that NGOs are being *CUT OFF* and all foreign aid will now go straight to national governments.
"That is the model that we're breaking. We're not doing this anymore. We are not going to spend billions of dollars funding the NGO Industrial Complex."… pic.twitter.com/bsjrEkwdlL
Inutile girarci intorno: quella a cui stiamo assistendo negli USA, adesso, è un tentativo di rivoluzione colorata attivata tramite i canali di sinistra.
Ma questo va ben oltre i Dem e la sinistra, perché sappiamo benissimo chi è l'artefice di questi cambi al vertice: gli inglesi. Quest'anno sarà cruciale per l'amministrazione Trump, in vista soprattutto delle elezioni di medio termine. Il sentimento popolare la farà da padrone ed ecco perché egli spesso aggiusta il tiro nelle sue dichiarazioni: deve portare lentamente gli americani dalla sua parte e far vedere ciò che vede lui nelle deformazioni che emergono dalle profondità dello Stato profondo. Esso è popolato da una serie di infiltrati che per decenni hanno remato contro gli USA. E fortunatamente gli americani sono recettivi e stanno rispondendo positivamente, nonostante i media generalisti vogliano far credere il contrario e spaccino la scemenza “Trump è all'angolo”.
Bonificare questa palude significa soprattutto disinnescare la rete di potere che i Dem hanno costruito nel tempo e che è una propaggine di Londra. Non sarà facile, dato che gli animi si fanno sempre più tesi man mano che la cricca di Davos è costretta a mettere sul tavolo i propri di capitali per far sopravvivere la rete di privilegi e potere che ha acquisito nel tempo. A scapito degli USA, ovviamente. Il rischio che corre Trump quest'anno in particolare è l'attivazione infine del cosiddetto “Piano Podesta”: guerra civile e chiusura dei canali di sbocco marittimo negli stati a guida Dem. Facciamo un passo indietro e spieghiamo cos'è questo piano. Quando Hillary Clinton venne sconfitta alle elezioni presidenziali del 2016, Podesta, consulente del Partito democratico, aveva elaborato un progetto secondo cui alcuni stati a gestione democratica avrebbero dovuto avviare una secessione, o minaccia della stessa, dagli Stati Uniti. Gli stati sarebbero dovuti essere quelli verso cui fluisce gran parte del traffico mercantile navale. Se questo dovesse accadere e si staccherebbe tutto il filone occidentale e una parte di quello orientale (e gli sforzi in tal senso sono incarnati dalle varie proteste e manifestazioni represse anche con l'intervento militare), gli stati repubblicani e che difendono Trump si troverebbero isolati. Per questo motivo l'amministrazione Trump ha bisogno del supporto del settore militare, sia perché deve far piazza pulita nel Pentagono (infiltratissimo da agenti esteri), sia perché vuole avere il tempo di costruire degli approdi commerciali alternativi in Texas e Florida principalmente... e da qui capite tutte queste attenzioni sul Golfo d'America, sul canale di Panama, sul Venezuela e sulla Groenlandia.
Perché si stanno intensificando proprio ora queste proteste? Il fatto che ci stiano finendo di mezzo gli agenti dell'ICE è solo la scusante del momento, dato che qualsiasi motivazione sarebbe stata buona se si comprende la causa di fondo che rende virulenta l'opposizione a Trump: il mercato dell'eurodollaro.
Ed ecco spiegato anche il motivo per cui le proteste di strada contro gli agenti dell'ICE (la scusa del momento) si stanno intensificando. Il minimo comun denominatore rimane sempre uno: eurodollaro. https://t.co/EuBJtqEKjH
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 9, 2026L'inizio del 2026 ha portato anche un'ulteriore consapevolezza: la LBMA ha perso il controllo del prezzo dell'oro e dell'argento. E presto seguiranno a questi anche i prezzi di altre commodity intermediate dalla LME.
“IL GRANDE RESET”?
Le grandi potenze industriali del diciottesimo e diciannovesimo secolo erano Europa e Regno Unito. Quando erano tali avevano tutte le ragioni per impostare il meccanismo di prezzo di tutti gli input industriali. In quanto potenze industriali era la norma, potremmo aggiungere. Peccato solo che al giorno d'oggi non viviamo più in quel periodo storico. Gli Stati Uniti oggi sono la principale potenza industriale del mondo e le voci di una sua dipartita in tal senso (guarda caso provenienti dalla stampa inglese) sono estremamente esagerate. La disintermediazione del meccanismo di prezzo dei metalli preziosi innanzitutto e delle relative catene di approvvigionamento, per poi passare al resto degli altri metalli di base. Il pensiero strategico dell'amministrazione Trump si basa principalmente su questo modello: gli USA sono la potenza industriale del mondo, quindi dovrebbero essere loro a impostare i prezzi degli input. Se questa premessa è vera, allora il 2025 che ha visto Scott Bessent drenare la LBMA di metalli preziosi fisici acquista di senso compiuto.
Il dollaro è stato svalutato consapevolmente nella prima metà dell'anno scorso e con essi sono stati comprati lingotti fisici. Non solo, ma la debolezza del dollaro è stata perseguita anche per mettere pressione sull'UE affinché accettasse i termini del nuovo assetto commerciale mondiale e ingoiasse i dazi. Infatti, non appena la Commissione europea ha ceduto su tutta la linea, la svalutazione del dollaro si è arrestata. Gli USA non sono soli in questa linea di condotta, dato che la Cina si avvicenda a essi quando c'è bisogno di far continuare il deflusso di metalli preziosi dall'Inghilterra. Poi l'attenzione si sposterà sul rame e su tutte le altre principali commodity industriali.
A quanto pare i tempi sono maturi affinché anche il mainstream ne parli. Ma voi, cari lettori, avete appreso di queste dinamiche dal sottoscritto quando vi ho ripetutamente parlato del progetto ARC e sul mio libro "Il Grande Default".https://t.co/FNVS2j7qlg
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) December 1, 2025Cos'è anche successo nella seconda metà dell'anno scorso? Quasi tutti gli occhi sono rimasti puntati sulla FED che non ha tagliato i tassi per 3/4 dell'anno scorso e ha buttato dalla finestra la pazzia dell'inflation targeting al 2%, mentre i proventi dei dazi sono fluiti nelle casse dello zio Sam e hanno abbassato i deficit commerciali. Cos'è passato in secondo piano? La fine della vecchia politica monetaria del Giappone. Questo evento storico non sarebbe potuto accadere se prima la FED non fosse riuscita a riprendere il pieno controllo della propria politica monetaria passando al SOFR. Ciò a sua volta ha significato il controllo del front-end della curva dei rendimenti americana e, con la fine prossima della conservatorship di Fannie/Freddie, anche il controllo sul back-end. Inutile dire che entrambi, prima, erano pesantemente influenzati dal LIBOR e quindi dalla City di Londra. Trump, nel frattempo, vola in Asia e pone fine alla guerra tra Cambogia e Thailandia, parla con Xi (e l'argento sale di prezzo) e infine fa visita al Giappone.
Prima di proseguire nel discorso un breve appunto sulla telefonata con Xi. Nel 2011, al top dell'argento di allora, due notizie segnarono la exit liquidity dei manipolatori: l'aumento dei requisiti di riserva da parte del COMEX e l'uccisione di Bin Laden. Se valessero anche oggi le stesse regole, dove Londra, New York e SLV/GLD gestivano il triangolo della rehypotecation dell'offerta sintetica dei metalli preziosi, oro e argento sarebbero stati abbattuti nel prezzo. Invece accade il contrario. Questo ci suggerisce che le azioni di Trump sono in opposizione al “vecchio sistema”. Il modo in cui si contiene la City di Londra, e la si costringe “a più miti consigli”, è attraverso la consegna di metallo fisico, fenomeno che si fa più preoccupante per gli inglesi dato che la sterlina intermedia ancora un parte importante del sistema finanziario mondiale. E con entrambi i metalli in backwardation, il leasing degli stessi per gonfiarne l'offerta fisica è improponibile. Anche la Cina fa parte di questo schema e l'ipotesi ARC (America, Cina, Russia) non è un'alleanza, bensì una collaborazione commerciale laddove si può collaborare e una competizione (vagamente antagonistica) laddove non ci saranno accordi. I BRICS non hanno niente in comune tra di essi e sono nati per creare un'alternativa a un Occidente “unito” sotto il vessillo della cricca di Davos, ovvero le “vecchie regole”.
Torniamo alla visita di Trump in Giappone. Il nuovo Primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, è una sovranista, così come lo è la Meloni, ed entrambe sono ben viste dall'amministrazione Trump. Il Giappone, sotto questi auspici, sta ricostruendo il suo esercito, vuole seriamente aprire un canale diplomatico con la Russia per porre fine alle sue ostilità con essa risalenti ancora alla Seconda guerra mondiale e abolire la Camera dei consiglieri (creata dagli alleati affinché avesse potere di veto su qualsiasi legge l'esecutivo volesse approvare... molto inglese come clausola). Non solo, ma anche Bessent è volato in Giappone per parlare con Ueda, governatore della BOJ, per dirgli di normalizzare la politica monetaria e affrontare le aspettative d'inflazione. In questo contesto Powell ha tagliato i tassi di 25 punti base lo scorso dicembre, mentre Ueda li ha rialzati dello stesso ammontare... l'unica banca centrale a rialzarli. In questo modo il famoso carry trade sullo yen viene smantellato pezzo dopo pezzo dopo pezzo.
È fondamentale che venga terminato perché anche se gli USA avevano introdotto il SOFR, coi tassi a zero lo yen poteva essere usato come mezzo indiretto per accedere alla liquidità in dollari e quindi tornare a influenzare il front- end della curva dei rendimenti americana. Questo è un reset enorme perché se il carry trade sullo yen finisce e finalmente arriva la IPO di Fannie/Freddie, che ricordiamolo è stata ritardata a causa dello shutdown voluto dai Democratici, l'indipendenza finanziaria americana da Londra sarà completa. Ciò che mi aspetto dal 2026 è una normalizzazione del debito americano e giapponese, man mano che il prossimo governatore della FED taglierà fino al 3% i tassi di riferimento e Ueda farà piccoli passi fino ad arrivare a una situazione in un cui il differenziale tra i due tassi di riferimento, quello americano e giapponese, sarà di una forchetta tra 25 e 50 punti base. Già adesso, con un rendimento intorno al 3%, il trentennale giapponese val la pena di essere comprato; lo stesso discorso vale per il decennale intorno al 2%. Finalmente stiamo parlando di ritorni reali! E che succede quando il decennale giapponese scavalcherà la sua controparte tedesca? I flussi di capitali voleranno in Giappone.
Sono ormai 3 anni che la Lagarde sta portando una yield curve control in Europa e ogni volta che succedono casini, si affretta a comprare i decennali tedeschi per impedire che i bund non vengano più considerati gli asset “più sicuri” in Europa. Ma ciò che si sta sviluppando nel sottobosco di questa linea di politica insostenibile nel lungo periodo, e che la farà emergere come fallimentare alla fine, è la pressione dei mercati dei capitali e la linea di politica della FED. C'è un grande avvicendamento in atto. Infatti se guardate al differenziale di rendimento tra il decennale tedesco e quello italiano siamo arrivati a 65 punti base di differenza. Solo 3 mesi fa era a 80. Tutti i bond di quelle nazioni che fomentano la guerra stanno finendo in difficoltà.
Il gioco della Meloni per il momento è solo quello di sopravvivere (non aspettatevi grandi riforme quindi) e questo a sua volta significa che i vandali in Italia al soldo della cricca di Davos, anche nel suo governo, si scateneranno.
Questa è la chiave di lettura per comprendere il delirio di onnipotenza dell'Agcom nella vicenda Cloudflare: https://t.co/6UGKydyAz9 https://t.co/TdPx4XvMUx
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 11, 2026Se io fossi Scott Bessent non mi preoccuperei degli attacchi esteri contro il back-end della curva dei rendimenti americani arrivati a questo punto, perché per mantenere il differenziale di rendimento tra il debito americano e quello europeo, a cui è ancorato il 90% del mercato dell'eurodollaro, la BCE deve lasciar salire i rendimenti tedeschi. Per di più, chi sano di mente comprerebbe debito tedesco con la sua economia in caduta libera? E notate anche un'altra cosa: non c'è stato alcun “Lunedì nero” sulla scia dei rialzi dei tassi da parte della BOJ. Chi si è strappato i capelli finora annunciando la morte del Giappone se la BOJ avesse continuato lungo il suo percorso, era chi aveva preso in prestito debito giapponese per poi accedere alla liquidità in dollari e tutte le strade portano inevitabilmente alla City di Londra. Il Giappone non è affatto in pericolo.
Quella a cui stiamo assistendo è una liberazione, a livello finanziario, dalla colonizzazione inglese. Questo è il “reset” di Trump e dei NY Boys.
PROSCIUGARE GLI AFFLUENTI, BONIFICARE LA PALUDE
Questo significa altresì staccare la spina alle influenze ombra di Londra e Bruxelles che ancora oggi infestano il Congresso, portando quest'ultimo dalla parte di Trump. E porre l'occhio di bue sopra gli agenti ICE, così come la denuncia di tutte le frodi finora scoperchiate come quella somala in Minnesota, serve semplicemente a guadagnare consensi tra la popolazione affinché non si faccia fuorviare dai canali mediatici controllati principlamnete da Londra.
REMINDER. “To all ICE officers: You have federal immunity in the conduct of your duties. Anybody who lays a hand on you or tries to stop you or tries to obstruct you is committing a felony. You have immunity to perform your duties, and no one—no city official, no state official,… pic.twitter.com/xoWDjOctLe
— Homeland Security (@DHSgov) January 13, 2026L'immigrazione illegale è importante perché ci si libera delle frodi e ci si libera di persone che hanno posto una tremenda pressione sotto forma di domanda su case, assistenza sanitaria, auto, cibo, ecc. L'immigrazione illegale era la porta sul retro che giustificava sussidi a pioggia a ONG e associazioni noprofit. Una volta che si rimuove suddetta pressione, la Legge dei rendimenti marginali decrescenti, la Legge della domanda/offerta e tutti gli altri dispositivi della teoria economica permettono di vedere chiaramente come i prezzi delle case fossero anelastici, ad esempio, in relazione alla domanda al margine. In luoghi come il Texas, la rimozione della sopraccitata pressione ha fatto scendere gli affitti per gli appartamenti da una media di $2.000 a circa $1.200.
Non solo in Minnesota, anche in Ohio. La piovra Dem, principale propaggine negli USA della cricca di Davos, ha usato tutti i sotterfugi possibili (tra cui la mafia delle ONG) per estorcere ricchezza reale dagli USA e trasferirla all'estero.https://t.co/XrWwEgkDHz https://t.co/6PIgySPugq
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) December 30, 2025Per contrastare il ribilanciamento degli Stati Uniti, tutte le altre principali banche centrali del G7 (esclusa la BOJ) hanno tagliato i tassi più aggressivamente rispetto alla FED. In questo modo hanno stimolato la crescita del credito stampando le loro divise per comprare dollari, in un mondo in cui Powell ne sta prosciugando l'offerta ombra, mentre il Dipartimento del Tesoro americano ha usato parte dei proventi incamerati dagli accordi commerciali e dal Treasury General Account (gonfiato durante lo shutdown) per comprare oro e Bitcoin. I dollari “stampati” dalla FED, diversamente da quello che dicevano i media generalisti e la “controinformazione” online, sono stati sterilizzati.
Come si disinnesca la City di Londra?
Taglio dei flussi monetari pubblici (es. USAID)
Taglio dei flussi monetari privati (es. Venezuela)
Si costringe a mettere i suoi capitali in gioco (es. squeeze su oro/argento)
Il colpo fatale arriverà un volta disintermediato il Brent.
L'obiettivo principale della cricca di Davos/City di Londra è quello di collassare il sistema attuale delle democrazie liberali che hanno ordito a costruire negli ultimi 400 anni. L'immigrazione e la violenza incontrollate sono il segno distintivo. L'amministrazione Trump e gli oligarchi dietro di essa, le grandi banche commerciali americane, hanno deciso di intraprendere un approccio diverso: “salvare” le democrazie liberali e non cedere il passo al nazionalsocialismo/totalitarismo. Questo esito lo si ottiene minimizzando la violenza internamente e non operando “cambi di governo” all'estero (uno sport prettamente di stampo inglese) bensì smantellando quei network nel sottobosco degli stati che alimentano “rivoluzioni colorate”. Questo a sua volta significa che le persone possono ancora fidarsi delle istituzioni, soprattutto se possono essere “riformate”. In questa direzione va la più recente “incriminazione” di Powell, ad esempio. Gli Stati Uniti sono gli unici a poter contrastare e “correggere” i piani della cricca di Davos/City di Londra, in particolar modo perché oltre ad avere capitale sviluppato (liquidità in entrata) hanno anche quello “ancora da sviluppare” (input delle materie prime).
In questo contesto la cattura di Maduro potrebbe benissimo essere assimilabile all'ipotesi che il sopraccitato progetto ARC abbia anche tra i suoi obiettivi non solo lo smantellamento della rete d'influenza finanziaria della City di Londra, ma anche quella politico-sociale.
???? EXCLUSIVA | Zapatero figura entre los 64 investigados en un expediente judicial de Nueva York por colaborar con el régimen de Maduro
Por @iblascor https://t.co/nk7xbHrx5o
Il Venezuela è solo un tassello in un mosaico più grande. Il riciclaggio di denaro del narcotraffico passa soprattutto dalle banche canadesi. Il Canada è la nazione in cui gli inglesi si rifugiarono quando persero la guerra d'indipendenza. E chi lo guida ora? Inoltre ricordate il documento National Security Strategy del mese scorso? Uno dei punti trattati in esso era lo smantellamento dell'architettura di quei “poteri ostili” nel suo emisfero. Di primo acchito si poteva pensare a Iran, Cina e Russia. Invece l'obiettivo reale sono le banche ombra offshore, i centri in cui viene riciclato il denaro per finanziare operazioni ostili agli USA e la rete di contrabbando di droga/armi che alimenta “settori” deviati dell'intelligence americana. E con questa chiave di lettura si capisce anche perché Russia e Stati Uniti, ad esempio, si stanno avvicinando dal punto di vista commerciale e collaborano in sordina per minimizzare le eruzioni di tumulti sociali incontrollati che potrebbero sfociare in guerre.
In Iran c'è una guerra civile sotterranea tra colonizzatori: francesi e inglesi. L'IRGC, ad esempio, è sempre stata una creatura della City di Londra per controllare il Paese. In questo senso l'Ayatollah potrebbe essere il prossimo Maduro.https://t.co/uDbD56zuOC
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 4, 2026Esfiltrare Maduro ha significato mettere sabbia negli ingranaggi dello Stato profondo internazionale che s'era sviluppato in Venezuela: riciclaggio di denaro, traffico di esseri umani, traffico di droga, manipolazione del prezzo delle commodity. Ma ecco un altro punto: significa anche il prosciugamento di finanziamenti ombra per i servizi segreti inglesi e (in parte) per la CIA (che non dimentichiamocelo è ancora infiltrata da agenti ostili esteri). Oltre a ciò l'estromissione della Machado, pedina della cricca di Davos. Alla luce di quanto detto finora credo sia chiaro che Trump non voleva affatto un cambio di governo in Venezuela, bensì estromettere Maduro dal sopraccitato network criminale, una pistola continuamente puntata indirettamente alla tempia degli Stati Uniti. E per lo stesso motivo Bessent ha elargito la linea di swap in dollari da $40 miliardi all'Argentina, così facendo si chiude a tenaglia il Brasile (palesemente schierato col WEF, altro che BRICS). Perché, quindi, Maduro ha accettato di essere esfiltrato? Perché adesso? Perché è consapevole che Trump sta avendo la meglio sui suoi avversari.
Florida, Louisiana, Mississippi e l'Alabama possono quindi respirare ora che il Golfo d'America viene messo in sicurezza e bonificato dalle ingerenze sotterranee che vorrebbero portare a compimento il Piano Podesta, destabilizzando per il proprio tornaconto e sopravvivenza gli Stati Uniti. Il mio compito, come avrete notato cari lettori, è quello di mettere insieme i vari pezzi del puzzle sparpagliati e fornirvi il quadro generale così come nessun altro riesce a proporlo. E vedendo le cose in questa ottica tutte le azioni, le minacce e le vicissitudini diventano chiare, logiche e coerenti, mentre restano un enigma per tutti coloro che seguono la stampa generalista o ascoltano canali d'informazione che vogliono trasmettere una visione del mondo di come dovrebbe essere piuttosto di come È. E sebbene le molte sfaccettature, il mio focus su quella inglese è determinata dalla volontà dell'attuale amministrazione Trump di ridimensionarne i tentacoli sotterranei dato che è diventata una questione esistenziale per Washington.
E chissà se la prossima esfiltrazione non sia l'attuale famiglia reale inglese durante i festeggiamenti dei 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza americana.
CONCLUSIONE
Il declino di Bruxelles e della City di Londra è inevitabile, e il primo anno di Trump ha messo in evidenza questa inevitabilità. L'Unione europea, in particolare, è partita con l'idea di essere un'unione commerciale; poi è arrivata l'unione monetaria che è stata completata a metà. La restante metà è stata presa in prestito da Stati Uniti (salvataggi tramite FED ed eurodollaro) e Giappone (carry trade sullo yen). Lo stallo dal punto di vista industriale non è altro che un accartocciamento dovuto all'uscita di scena di Washington e Tokyo in veste di “zii ricchi” da sfruttare. Il fatto che la digitalizzazione dell'economia e la ricerca tecnologica sia andata avanti principalmente negli USA e in Cina, ha svelato il segreto di Pulcinella: Bruxelles ha coltivato una linea di politica di estrazione dai territori che controllava direttamente e indirettamente (tramite la legislazione sul digitale, ad esempio). Puro e semplice colonialismo. Non è un caso che la cricca di Davos abbia come riferimento il Superstato dell'UE: sono locuste che invadono un determinato di territorio di capitali, fagocitano voracemente risorse e ricchezza reale, infine tirano fuori i capitali immessi fino a quel momento. Ora riserva tale trattamento alla popolazione autoctona, affinché la classe dirigente possa sopravvivere.
YIKES
China just posted a record-breaking $1.2 trillion global trade surplus. The EU's is up 18.1%. Germany's numbers are BONKERS - a staggering 108% surge in surplus, meaning that it now accounts for nearly a third of China's entire EU surplus.
The US has been aggressively… https://t.co/ikpiHIiADr
L'Unione europea si trova in un cul de sac perché l'industria digitale, salvo sporadiche eccezioni che non fanno testo nel contesto mondiale, è indietro di 30 anni come minimo, senza contare che s'è tagliata fuori da risorse energetiche a buon mercato. L'UE sarà addirittura superata dai Paesi arabi. Inoltre senza un'unione fiscale e obbligazionaria l'euro è destinato al fallimento, i surrogati sotto forma di bond SURE sono un palliativo per calciare il proverbiale barattolo. Senza contare che già da un po' i singoli stati membri dell'UE stanno impostando le proprie linee di politica dal punto di vista monetario tramite le proprie banche centrali nazionali e i pronti contro termine. Gli Stati Uniti faranno accordi con i singoli stati e solo alcuni all'interno dell'UE; l'Italia è uno di questi, sia per la sua posizione strategica sul Mediterraneo, sia per la presenza della Città del Vaticano. Una frattura importante la si vedrà inevitabilmente nel mercato monetario dove a fronte di un euro digitale rimandato dalla BCE, e che a tutti gli effetti sarà una CBDC, emergerà nel frattempo la concorrenza (guarda caso sponsorizzata da Unicredit) e che, sebbene all'apparenza innocua nei confronti dell'euro fisico stesso, tale versione digitale rappresenterà quella spaccatura in due dell'UE di cui ho spesso parlato.
Anche dal punto di vista commerciale questa frattura è evidente, contando il fatto che il commercio mondiale si sta spostando sulle rotte dell'Oceano Pacifico e su quelle dell'Artico (da qui le attenzioni sulla Groenlandia da parte degli USA, oltre alla sua posizione strategica in termini militari). Il commercio mondiale passa principalmente attraverso le vie d'acqua, soprattutto perché le vie di terra sono facilmente sensibili al sabotaggio. Tra Stati Uniti e Russia ci sono discorsi di futura collaborazione economica e degli interessi reciproci. I russi hanno tutto l'interesse ad avere un'alternativa alla Cina ora che l'Europa è fuori gioco, perché per loro quest'ultima verrà ignorata per almeno una generazione; infatti la Russia è stata costretta a “finire tra le braccia della Cina”, come disse a suo tempo Peskov, a causa delle linee di politica scellerate dei governi americani ed europei quando la cricca di Davos aveva ancora il sopravvento su di essi. Russi e cinesi non hanno niente in comune.
Di conseguenza l'impianto geopolitico del futuro non saranno i BRICS (Brasile e Sud Africa sono a marchio WEF, mentre l'India è uno “swing state” oltre al fatto che gli USA stanno facendo più affari con il Pakistan riguardo le terre rare ad esempio), bensì il modello ARC: America, Russia e Cina. Tutti e tre, pur restando avversari in una certa misura, cercano di collaborare per riequilibrare le rispettive economie e anche per riequilibrare i rapporti militari reciproci. Il punto di convergenza, quindi, diventerebbe il Pacifico e l'Artico (il Giappone avrebbe un ruolo fondamentale in questo contesto). In questo nuovo assetto l'Europa avrebbe un ruolo marginale.
L'incubo degli inglesi sin da quando Mackinder ha formulato la sua tesi geopolitica dell'isola del mondo: un canale di connessione nello stretto di Bering tra USA e Russia, sabotato a più riprese da Londra nel corso della storia. pic.twitter.com/AvENqQR6Qu
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 12, 2026Il declino inevitabile della City di Londra, invece, è marchiato a fuoco da ciò che succede nei mercati dei metalli preziosi. La soppressione dei prezzi dei metalli preziosi era un modo per colonizzare indirettamente le industrie minerarie situate nei luoghi ricchi di minerali da estrarre. In questo modo i trader a Londra erano gli unici a fare davvero i soldi vendendo le commodity, mentre le industrie minerarie ottenevano briciole. I consumatori, pur non ritrovandosi alla fine di questa catena del disvalore, erano intrappolati nelle grinfie dei trader londinesi. Questi “intermediari” nei mercati dei futures erano i soli a risultare i vincitori. È una novità? No, lo sappiamo da cento anni, come minimo.
Esempio: il nickel. Il prezzo all'ingrosso è 90 centesimi a libbra. Sul mercato viene venduto da Rio Tinto a $2.50. E questa istituzione è una delle più grandi al mondo e ha la base nella City di Londra. Senza contare tutte le relazioni/connessioni bancarie che ha con le industrie minerarie nel Sud-est asiatico, in Indonesia e in Australia: esse, infatti, devono rivolgersi a banche come Standard Chartered, HSBC, o Barclays per ottenere prestiti e avviare le loro operazioni. Anche qui: indovinate chi ci guadagna su questi prestiti e sui profitti della produzione delle industrie minerarie per i primi 5-7 anni? E poi c'è quella che io chiamo “la porcata”: nel momento in cui viene concesso il prestito, queste banche aprono posizioni short sui metalli! Questa è colonizzazione finanziaria tramite il sistema bancario inglese e i mercati dei futures intermediati a Londra.
I due più grandi manipolatori dei prezzi dei metalli, inutile dirlo con sede nella City di Londra, stanno cercando di reagire alla strategia di USA e Cina di rimodellare i mercati delle commodity e prezzarne gli input in accordo con offerta e supply chain.https://t.co/CqkmMKPoYy
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 9, 2026Uno dei motivi per cui i metalli preziosi, ultimamente, stanno esplodendo al rialzo è che questo circolo vizioso è stato progressivamente disinnescato. Grazie a compagnie come Franco Nevada, Wheaton Precious Metal, ecc. che hanno permesso il bypass del settore bancario per i finanziamenti in cambio di royalty su esplorazione e produzione (senza contare che sono molto più capaci nella valutazione del rischio delle compagnie minerarie). In questo modo le royalty vengono pagate solo quando si avvia la produzione, mentre non c'è il peso del servizio del debito durante le fasi di esplorazione. È un rischio d'investimento quello che corrono Franco Nevada et similia, ma almeno diventano partner ed è una situazione “win-win” per tutti dato che guadagnano dal flusso di cassa futuro una volta avviata la produzione. Diversamente dalle banche inglesi, il cui unico interesse è se l'azienda fallisce o meno, queste royalty company VOGLIONO che le aziende di cui sono partner abbiano successo.
Questo modello, sin dal 2005 circa, è cresciuto nel tempo e con il cambio di marcia intrapreso dagli USA negli ultimi 3 anni ha finalmente guadagnato trazione, emarginando gli intermediari e le relative connessioni bancarie a essi legati che avevano buttato in un fosso gli azionisti delle industrie minerarie, le industrie minerarie stesse e i dipendenti di queste. E diversamente da quello che raccontano i media generalisti, questo non è il classico schema “pump and dump”. Quando l'argento raggiunse il picco massimo precedente, a circa $50 l'oncia, quel fine settimana gli USA diedero l'annuncio di aver ucciso Osama Bin Laden e il COMEX annunciò un ampliamento dei margini di copertura per le posizioni long. Segnale, quello, che le bullion bank avrebbero protetto sé stesse e che avrebbero “ucciso” i long. Con quell'annuncio il prezzo crollò immediatamente di $5: vennero sentenziati a morte i prestiti a leva, mentre uno squeeze si portava via alcuni grossi player. Era il 2011 e sin da allora il COMEX, la LBMA e l'SLV hanno rappresentato un “triangolo della morte” per il prezzo dell'argento: il primo forniva il collaterale alla seconda affinché potesse avere la base attraverso cui supportare prestiti a leva e microgestire il prezzo dell'argento tramite un'offerta sintetica dello stesso. Almeno fino pochi mesi fa... cos'è cambiato? Cosa si è rotto? L'argento è in backwardation, c'è scarsità del metallo e i tassi di leasing a esso collegati sono schizzati in alto. Questa, come quella del 2011, è una battaglia tra giganti e le formiche devono fare attenzione a non essere schiacciate nel frattempo. È una questione di chi ha più soldi da gettare nel mercato per scavalcare gli avversari, soprattutto le posizioni short. E a questo giro, però, le scommesse e i contratti stipulati richiederanno la consegna dell'asset sottostante.
Sarà diverso stavolta? Dal punto di vista tecnico ce lo ha detto la soglia degli $83 l'oncia per l'argento. Dal punto di vista strategico le nuove soluzioni commerciali di Trump e le nuove soluzioni di collaterale per il dollaro di Bessent (metalli + Bitcoin) ce lo stanno dicendo, insieme anche a Cina, Russia e addirittura India. Non dimenticando, al contempo, che il mercato sintetico dell'argento è una fonte di introiti importante per la City di Londra.
Per ulteriori approfondimenti, poi, su questi temi a livello tecnico e orientativo, c'è sempre il servizio di consulenze del blog.
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
La domanda da $60 miliardi: il Venezuela è segretamente una superpotenza Bitcoin?
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-domanda-da-60-miliardi-il-venezuela)
Alex Saab potrebbe controllare $60 miliardi in bitcoin per il regime di Maduro. Mentre la stretta di Trump si inasprisce, c'è un'altra battaglia che si combatte sulla blockchain.
Nicolás Maduro è sotto custodia degli Stati Uniti. Nelle prime ore di sabato 3 gennaio, gli operatori della Delta Force hanno trascinato il presidente venezuelano e sua moglie fuori dalla loro camera da letto a Caracas e li hanno trasportati in aereo sulla USS Iwo Jima, ora in rotta verso New York, dove Maduro dovrà rispondere di accuse di traffico di droga e possesso di armi presso un tribunale federale.
Ma mentre Washington celebra la più importante operazione militare statunitense in America Latina dall'invasione di Panama del 1989, negli ambienti dell'intelligence emerge una domanda più urgente: dove sono i soldi?
Per anni Maduro e la sua cerchia ristretta hanno sistematicamente saccheggiato il Venezuela: miliardi di dollari di entrate petrolifere, riserve auree e beni statali e, secondo fonti a conoscenza diretta dell'operazione, hanno convertito gran parte di tali proventi in crittovalute.
L'uomo che presumibilmente ha orchestrato quella conversione, che ha costruito l'architettura finanziaria ombra, che ha mantenuto in vita il regime sotto pesanti sanzioni, non è su quella nave.
Il suo nome è Alex Saab.
E potrebbe essere l'unica persona sulla Terra a sapere come accedere a quella che alcune fonti stimano possa essere una cifra pari a $60 miliardi in bitcoin, una cifra che, se verificata, renderebbe la fortuna nascosta del regime di Maduro una delle più grandi riserve di crittovalute del pianeta, rivaleggiando con MicroStrategy e potenzialmente superando l'intera riserva nazionale di El Salvador.
L'affermazione proviene da fonti HUMINT e non è stata confermata dall'analisi della blockchain, ma i calcoli matematici alla base sono disarmanti.
Solo nel 2018 il Venezuela ha esportato 73,2 tonnellate d'oro, per un valore di circa $2,7 miliardi. Se anche solo una frazione di questa cifra fosse stata convertita in bitcoin quando i prezzi oscillavano tra i $3.000 e i $10.000, e fosse rimasta stabile fino al picco di $69.000 nel 2021, i profitti sarebbero stati sbalorditivi.
Fonti a conoscenza dell'operazione descrivono uno sforzo sistematico per convertire i proventi dell'oro in crittovalute tramite intermediari turchi ed emiratini, per poi spostare i beni tramite mixer e cold wallet fuori dalla portata delle autorità occidentali.
Secondo alcune fonti, le chiavi di questi wallet sono in mano a una ristretta cerchia di agenti fidati, al centro dei quali c'è proprio Saab.
Ciò che Washington non sapeva, e che i documenti del tribunale avrebbero poi rivelato, era che Saab era stato un informatore della DEA dal 2016, mentre costruiva l'impero finanziario ombra di Maduro.
Ora, con Maduro catturato, la domanda diventa: Saab collaborerà di nuovo? O sparirà con le chiavi del patrimonio rubato al Venezuela?Nella narrazione ufficiale venezuelana, Alex Nain Saab Morán è un patriota, un diplomatico, un martire dell'imperialismo statunitense. A Washington, è l'opposto: un evasore professionista delle sanzioni che ha costruito un labirinto di società offshore che hanno arricchito la cerchia ristretta di Nicolás Maduro mentre il Venezuela crollava.
Ora potrebbe essere qualcosa di completamente diverso: una delle persone più preziose sulla Terra.
Ma Saab non è l'unica persona a sapere dove siano finiti i soldi. Abbiamo scoperto che una figura chiave nel passaggio dall'oro alle crittovalute – un uomo che avrebbe svolto il ruolo di corriere, trasportando lingotti d'oro dal Venezuela alla Turchia e a Dubai – è stato sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti nel 2019, ma non è mai stato incriminato pubblicamente.
Il suo nome è David Nicolas Rubio Gonzalez. È il figlio di Álvaro Pulido, socio in affari di lunga data di Saab. E la sua storia potrebbe essere la chiave per capire cosa è successo al patrimonio rubato al Venezuela.
Il corriere
Il 17 settembre 2019 l'Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha aggiunto David Nicolas Rubio Gonzalez alla sua lista di soggetti sottoposti a sanzioni. La designazione lo ha identificato come figura che controlla almeno tre società: Corporacion ACS Trading SAS in Colombia, Dimaco Technology, SA a Panama e Global de Textiles Andino SAS in Colombia.
Suo padre, Álvaro Pulido, era stato incriminato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti due mesi prima, insieme ad Alex Saab, per aver riciclato oltre $350 milioni provenienti da contratti fraudolenti con lo stato venezuelano. Ma David non è stato incriminato; è stato sanzionato – i suoi beni sono stati congelati, la sua possibilità di fare affari con gli americani è stata interrotta – ma non ha dovuto affrontare alcun procedimento penale.
Perché?
Secondo fonti a conoscenza diretta dell'operazione, David Rubio Gonzalez non era solo un uomo d'affari. Era un corriere. Queste fonti descrivono una rete che trasportava fisicamente oro lungo una rotta dalla Repubblica Dominicana, attraverso il Venezuela, fino alla Turchia e a Dubai. Ogni viaggio, dicono, fruttava al corriere un guadagno di $1 milione per i suoi servizi.
L'oro proveniva dall'Arco Minero del Orinoco, una vasta zona mineraria nel Venezuela orientale. Veniva acquistato dalla società mineraria statale Minerven, lavorato da CVG Minerven – il cui presidente manteneva stretti legami con Saab – e trasportato all'estero con aerei privati o voli commerciali della Turkish Airlines. Ma spostare oro su larga scala richiede mani fidate. Qualcuno deve trasportarlo fisicamente, sdoganarlo, consegnarlo alle raffinerie e agli intermediari che lo convertono in denaro.
Secondo alcune fonti, David era una di quelle mani.
L'oro venezuelano transitava attraverso Turchia, Emirati Arabi Uniti e Iran prima di essere convertito in crittovalute. Corrieri come David Rubio Gonzalez avrebbero guadagnato $1 milione a viaggio.
La domanda che assilla gli investigatori è semplice: se David era abbastanza importante da meritare una sanzione, perché non lo era abbastanza da essere incriminato ufficialmente? Suo padre era accusato di otto capi d'accusa per riciclaggio di denaro. David non ne aveva nessuno.
Le spiegazioni sono poche. Potrebbe essere un collaboratore con le autorità statunitensi, fornendo informazioni in cambio dell'immunità, o di un ruolo ridotto in un eventuale futuro procedimento giudiziario; potrebbe essere sotto accusa secretata, con le accuse tenute nascoste alla vista del pubblico fino al momento dell'arresto; oppure potrebbe essere semplicemente passato inosservato, un attore secondario ritenuto meno importante dei principali.
Ma se le nostre fonti hanno ragione sul suo ruolo di corriere – un uomo che maneggiava fisicamente l'oro che è diventato la critto-fortuna del regime – allora David Rubio Gonzalez potrebbe sapere esattamente dove sono finiti i soldi. E con Maduro catturato, questa conoscenza non è mai stata così preziosa.
Il passaggio dall'oro alle crittovalute
I $60 miliardi non si sono materializzati dal nulla. Sono stati accumulati attraverso una delle operazioni finanziarie più audaci della storia moderna: la conversione sistematica delle riserve auree del Venezuela in crittovalute non rintracciabili.
Nel 2018, con l'aggravarsi della crisi economica venezuelana e la riduzione dell'accesso a una valuta forte, il regime di Maduro si è rivolto all'oro. Il Paese esportava oro da anni, ma in quel momento l'attività si era ampliata drasticamente. Il Venezuela ha esportato 73,2 tonnellate di oro solo nel 2018, per un valore di circa $2,7 miliardi all'epoca.
Maduro ha posto l'operazione sotto la supervisione del suo stretto alleato Tareck El Aissami, che ha nominato Ministro dell'Industria e della Produzione Nazionale. Alex Saab è emerso come facilitatore dell'operazione. L'oro è confluito in Turchia, dove è stato raffinato e venduto. È confluito poi negli Emirati Arabi Uniti, dove è entrato nel mercato globale. E nell'aprile 2020, tonnellate di oro venezuelano sono state trasportate in Iran con Mahan Air nell'ambito di uno scambio oro-petrolio.
Iran International ha riferito che una fuga di notizie della Lloyd's Insurance ha rivelato che il piano era coordinato dalla Forza Quds dell'IRGC e da Hezbollah. L'oro venduto in Turchia e in Medio Oriente ha generato proventi che hanno finanziato le operazioni di Hezbollah stesso. Circa nove tonnellate di oro venezuelano sono state esportate in un solo mese, secondo Bloomberg. In cambio, cinque petroliere iraniane hanno consegnato circa 1,5 milioni di barili di benzina ai porti venezuelani.
Ma l'oro è pesante, è tracciabile, può essere sequestrato. Il passo successivo è stato trasformarlo in qualcosa che non potesse essere toccato.
Le fonti descrivono uno sforzo sistematico per convertire i proventi dell'oro in Bitcoin tramite broker over the counter in Turchia e negli Emirati Arabi Uniti; broker che ponevano poche domande e operavano al di fuori del sistema bancario tradizionale. I bitcoin venivano poi trasferiti tramite mixer, software che oscurano l'origine delle transazioni, in cold wallet: dispositivi di archiviazione offline che esistono al di fuori della portata di qualsiasi governo o borsa.
Il tempismo è stato fortuito. Il Venezuela ha iniziato a movimentare seriamente l'oro nel 2018, quando Bitcoin veniva scambiato tra i $3.000 e i $10.000. Quando il prezzo ha raggiunto il picco di $69.000 nel novembre 2021, tutti gli investimenti accumulati in quei primi anni si erano moltiplicati per un fattore da sette a venti. Se il regime avesse convertito anche solo $3 miliardi di proventi derivanti dalla vendita di oro in Bitcoin a un prezzo medio di $5.000, oggi tali investimenti varrebbero $40 miliardi.
Gli scambi in Bitcoin non si sono fermati all'oro. Lo scandalo della PDVSA in Venezuela ha rivelato che il socio di Saab, Álvaro Pulido, padre di David, ha utilizzato sistemi di pagamento basati su Tether per dirottare miliardi di proventi derivanti dalla vendita di petrolio. Tra il 2020 e il 2022 PDVSA ha richiesto sempre più spesso agli intermediari di regolare i carichi di petrolio in Tether, instradando i pagamenti tramite broker over the counter e wallet digitali privati.Lo scandalo ha rivelato navi cariche di petrolio per un valore di oltre $20 miliardi che partivano dai porti venezuelani senza che il pagamento raggiungesse mai PDVSA. A dicembre 2025 il Venezuela riscuoteva l'80% delle sue entrate petrolifere in USDT. Tether ha congelato 41 wallet contenenti $119 milioni collegati al Venezuela, ma questa cifra rappresenta solo ciò che le autorità sono riuscite a rintracciare.
L'architetto
Per capire come è stato costruito questo sistema, bisogna conoscere l'uomo che lo ha costruito.
Alex Saab è nato a Barranquilla, in Colombia, nel 1971. Ha trascorso gli anni '90 gestendo modeste attività tessili. La sua carriera è cambiata quando si è associato con Álvaro Pulido, coinvolto nel narcotraffico, il quale ha invitato Saab a fare affari in Venezuela. Il senatore colombiano di sinistra, Piedad Córdoba, scomparso nel gennaio 2024, ha presentato Saab a Maduro.
I contratti che seguirono furono sconcertanti per la loro sfacciataggine. Nel 2011 Saab accettò di fornire componenti per 25.000 case prefabbricate nell'ambito del programma “Gran Mision Vivienda Venezuela”. Il contratto prevedeva un rimborso fino a quattro volte superiore al costo effettivo. La sua azienda ricevette $159 milioni per l'importazione di kit abitativi, ma consegnò prodotti per un valore di soli $3 milioni.
Nel 2016, quando il regime lanciò il programma CLAP per distribuire cibo sovvenzionato alle famiglie bisognose, Saab e Pulido costruirono una rete per sfruttarlo. Si rifornivano di cibo di bassa qualità da fornitori stranieri, assemblavano le scatole all'estero e le spedivano in Venezuela a prezzi gonfiati. Per spostare fondi e nascondere il sistema, si servirono di società fittizie a Hong Kong, negli Emirati Arabi Uniti e in Turchia. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha mappato queste reti nel luglio 2019 definendole una “rete di corruzione che ruba dal programma alimentare del Venezuela”.
Zair Mundaray, ex-procuratore venezuelano che ha indagato su Saab, ha dichiarato che Saab è entrato a far parte della cerchia ristretta di Maduro proprio perché non aveva legami con altri esponenti del potere a Caracas. A differenza di altri potenti di Caracas, Saab non era legato a nessuna famiglia o fazione politica tradizionale.
“Saab rispecchia il profilo di una persona senza legami con le caste tradizionali o i gruppi di potere venezuelani, il cui unico vero legame è con la famiglia presidenziale”, ha affermato Mundaray. “In Venezuela il potere funziona più come un cartello criminale che come una struttura istituzionale. Questo crea un clima di reciproca sfiducia e lotte di potere intestine”.
L'obiettivo di Saab era semplice: fare soldi “e ha trovato la piattaforma perfetta in un presidente che è egli stesso un criminale”.
Ma Saab è diventato più di un semplice appaltatore; è diventato il garante della fortuna di Maduro.
“Mentre la sfera pubblica e quella privata alla fine si fondono, non c'è più distinzione”, ha detto Mundaray. “Saab è il garante della fortuna di Maduro: denaro sparso in più Paesi e conservato in diversi asset convertibili che gli assicurano una vita nel lusso per generazioni, senza dover mai muovere nemmeno un dito”.
Nell'aprile 2018 Maduro lo rese ufficiale, nominando Saab Inviato Speciale con “ampi poteri per svolgere azioni per conto della Repubblica Bolivariana del Venezuela”. Non era più un appaltatore; era un diplomatico.
Il doppio agente
Il 12 giugno 2020 l'aereo di Saab è atterrato sull'isola vulcanica di Sal, a Capo Verde, per quella che avrebbe dovuto essere una normale sosta per il rifornimento di carburante. Era diretto in Iran. Invece le autorità locali lo hanno arrestato su richiesta degli Stati Uniti.Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva reso pubblico un atto d'accusa composto da otto capi d'imputazione che accusavano Saab e Pulido di aver riciclato oltre $350 milioni tramite conti bancari statunitensi. Ma poi è arrivato il colpo di scena che nessuno si aspettava.
I documenti del tribunale hanno rivelato che Saab aveva anche collaborato con le forze dell'ordine statunitensi, fornendo informazioni sui pagamenti di tangenti effettuati ad alti funzionari venezuelani.
Saab ha stipulato un accordo di cooperazione con la DEA il 27 giugno 2018, lo stesso anno in cui Maduro lo ha nominato Inviato Speciale. Ha incontrato funzionari delle forze dell'ordine statunitensi nell'agosto e settembre 2016, nel novembre 2017, nel giugno e luglio 2018 e nell'aprile 2019. Ha inoltre effettuato quattro pagamenti per un totale di oltre $12,5 milioni su conti controllati dalla DEA per restituire i profitti derivanti dalle sue attività di corruzione.
Stava costruendo l'impero finanziario ombra di Maduro e allo stesso tempo ne faceva la spia.
Nel dicembre 2023 il presidente Biden ha negoziato la sua liberazione in cambio di dieci prigionieri americani detenuti in Venezuela. Saab ha ricevuto la grazia presidenziale ed è stato costretto a lasciare definitivamente gli Stati Uniti. È atterrato a Caracas accolto come un eroe. Maduro lo ha abbracciato pubblicamente. Nel giro di poche settimane Saab è stato nominato Ministro dell'Industria e della Produzione Nazionale.
Era di nuovo al centro dell'architettura di sopravvivenza del Venezuela. Fino a sabato 3 gennaio almeno...
Chi ha le chiavi?
Con Maduro in custodia cautelare e accusato di traffico di droga a Manhattan, la questione non è più se il regime sopravviverà; la questione è se la fortuna rubata potrà essere recuperata o se svanirà, accessibile solo a chi ne detiene le chiavi private.
Il vecchio sistema di elusione delle sanzioni – navi, banche, società di comodo – esiste ancora. Ma il nuovo sistema si basa su stablecoin, broker over the counter, wallet digitali privati e accordi bilaterali con governi che non hanno alcun incentivo a collaborare con le autorità statunitensi.Le fonti descrivono un avvocato svizzero che presumibilmente controlla l'accesso ai wallet. Le chiavi private potrebbero essere distribuite tra più persone, più giurisdizioni, con diversi livelli di sicurezza progettati per sopravvivere esattamente a questo scenario: la cattura del leader del regime.
David Nicolas Rubio Gonzalez è stato sanzionato nel 2019, ma non è mai stato incriminato pubblicamente. Suo padre è stato incriminato, lui no invece. Se le fonti hanno ragione nel dire che ha svolto il ruolo di corriere, spostando fisicamente l'oro che è diventato una fortuna in crittovalute, allora potrebbe sapere esattamente dove sono finiti quei soldi. Sta collaborando segretamente con le autorità statunitensi? È sotto accusa segreta? O è sparito con informazioni che potrebbero sbloccare miliardi?
E poi c'è Saab in persona. Un uomo che ha già collaborato con la DEA una volta. Un uomo che è stato graziato da un presidente americano e che ora potrebbe essere la risorsa di intelligence più preziosa per un altro. Un uomo che, secondo un ex-procuratore venezuelano, è “il garante della fortuna di Maduro”.
Dov'è Alex Saab?
Dov'è David Rubio Gonzalez?
E chi ha le chiavi private per un valore di $60 miliardi in Bitcoin?
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
I figli di Mao: come lo zelo rivoluzionario continua a deformare le menti dei giovani
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-figli-di-mao-come-lo-zelo-rivoluzionario)
Dopo aver letto e scritto ampiamente sulle sofferenze del popolo cinese sotto Mao, sono rimasto inorridito e allarmato nell'ascoltare una breve opinione di una studentessa dell'Oberlin College, rilasciata poco dopo l'assassinio di Charlie Kirk.
La studentessa è una rivoluzionaria irriducibile, ispirata da Mao, che è a favore di più “assassini politici” e contraria alla libertà di parola per i “reazionari” e i “capitalisti”. Vorrebbe che “alcune persone avessero paura di esprimere la propria opinione in pubblico”.
In un corso universitario le è stato insegnato “come la rivoluzione violenta ha liberato milioni di persone e donne” nella Cina di Mao.
Le sue opinioni sono estreme, ma non è la sola. Un sondaggio del 2021 condotto tra i 150 migliori college degli Stati Uniti ha rilevato che quasi il 25% degli studenti ha dichiarato che è accettabile ricorrere alla violenza per mettere a tacere un oratore controverso. In alcuni college femminili il 50% degli studenti ha sostenuto la violenza.
Presuntuosa e ignorante, se la ragazza dell'Oberlin avesse partecipato a un evento di Charlie Kirk, è probabile che non si sarebbe sentita spinta a riconsiderare la sua posizione. Ma pensate ai seguenti fatti che Charlie avrebbe potuto condividere con lei se gli avesse fatto una domanda sulla Cina.
Nel suo libro, Hungry Ghosts: Mao's Secret Famine, Jasper Becker spiegò che uno degli obiettivi dichiarati del Partito Comunista, sotto Mao, era quello di eliminare la famiglia e i legami che l'amore genera:
Dobbiamo considerare la Comune Popolare come la nostra famiglia e non prestare troppa attenzione alla formazione di una nostra famiglia separata [...] le persone più care al mondo sono i nostri genitori, ma non possono essere paragonati al Presidente Mao e al Partito Comunista [...] perché non è la famiglia che ci ha dato tutto, ma il Partito Comunista e la grande rivoluzione [...]. L'amore personale non è così importante: quindi le donne non dovrebbero pretendere troppa energia dai loro mariti.Forse quella studentessa dell'Oberlin vede la distruzione della famiglia come un obiettivo degno di essere perseguito. “A causa della collettivizzazione e della carestia diffusa”, Becker scrisse, “le donne erano costrette ad aggiogarsi all'aratro con l'utero penzolante, tale era la scarsità di animali da tiro”.
Se “liberazione” significa concedere ad alcune persone il potere arbitrario di infliggere paura e terrore, allora, sotto Mao, alcune donne erano potenti. Becker continuò: “Una ragazza di vent'anni, Huang Xiu Lian, presidente dell'Associazione femminile della comune, tagliò le orecchie a quattro persone”.
Mao fece morire di fame milioni di persone e i sopravvissuti divennero schiavi nelle piantagioni comuniste. Molti morirono di fame, tanto che Becker scrisse: “Pochi corpi furono sepolti. Molti si sdraiarono a casa e morirono”.
L'istinto materno fu distrutto. Alcune madri nascondevano scorte di cibo ai propri figli, temendo che essi le rivelassero alle autorità.
Sia Jasper Becker che Frank Dikötter forniscono resoconti di cannibalismo. Nel suo libro, Mao's Great Famine, Dikötter racconta che i genitori lasciavano morire di fame le loro figlie (i maschi erano considerati più preziosi) e poi scambiavano i corpi con un'altra famiglia per consumarli. Questo era chiamato “scambia figlio, prepara cibo”. Mao liberò le donne... dalla vita.
Un potere illimitato portava alla violenza sessuale e le donne erano indifese. La liberazione di Mao significava, scrisse Becker, che “le donne venivano umiliate con bastoni inseriti nei genitali”.
Dikötter scrisse che “le donne incinte che non si presentavano al lavoro venivano costrette a spogliarsi nel bel mezzo dell'inverno e poi a rompere il ghiaccio”. Gli aborti spontanei sul lavoro erano comuni.
Tra i funzionari del partito, scrisse Dikötter, “lo stupro si diffuse come un contagio in un panorama morale desolato”. Un funzionario si era “‘preso delle libertà’ con quasi tutte le donne non sposate del villaggio”.
Nelle città, scrisse Dikötter, “per un buono annonario del valore di dieci o venti centesimi, o per una libbra di riso, si concedeva un favore sessuale in un angolo tranquillo di un parco pubblico. Chi non ci riusciva rischiava la fame”.
In una fabbrica, raccontò Dikötter, “i padroni locali costringevano le donne a lavorare nude. In un solo giorno del novembre 1958, più di 300 lavoravano nude. Quelle che si rifiutavano venivano legate”. I padroni sostenevano che così facendo avrebbero infranto “tabù feudali”.
Inoltre Becker condivise i resoconti di testimoni oculari riguardo il dissidente Wei Jingsheng. Mentre viaggiava come Guardia Rossa, Jingsheng “rimase scioccato nel vedere donne e bambini affamati e nudi che mendicavano cibo in ogni stazione ferroviaria”. Un membro del personale sul treno sminuì l'umanità di coloro che morivano di fame, dicendo che erano “ex-proprietari terrieri e contadini ricchi, o semplicemente pigri, e che la fame faceva loro bene”.
Come la classe dirigente cinese comunista, la studentessa dell'Oberlin probabilmente non vedrà l'umanità negli altri tanto presto.
Come scrisse Dikötter: “Apparentemente tutto potrebbe essere giustificato in nome dell'emancipazione”.
Cosa possiamo imparare sul perché oggi tante persone siano così attaccate a opinioni contrarie ai fatti e alla ragione?
La follia non è limitata a chi è di sinistra. Oggi alcuni credono che Israele abbia assassinato Charlie Kirk.
Le intuizioni di Leonard Read e David Hume ci aiutano a comprendere il funzionamento della mente umana. Quando le persone espongono le motivazioni delle proprie posizioni, non significa che siano arrivate a esse attraverso la ragione.
Nel suo libro, Who's Listening, Read spiegava: “Dobbiamo solo riconoscere che le idee, buone o cattive, si impossessano dell'individuo; non il contrario. Non sono io a possedere un'idea; è lei a possedere me”.
David Hume la metterebbe così: viene adottata una passione come l'amore per Mao, l'odio per la civiltà occidentale, o l'odio per gli ebrei, e poi si trovano ragioni per giustificarla. Quando convinzioni politiche profondamente radicate sono guidate dalla passione, non c'è modo di convincere le persone a cambiare posizione.
Nel 1739, nel suo Trattato sulla natura umana, David Hume pubblicò la sua teoria secondo cui le nostre passioni (emozioni), non la ragione, sono il motore principale del processo decisionale. La teoria di Hume è riconosciuta dai filosofi come una delle più significative nella storia dell'intera filosofia. E oggi, le neuroscienze stanno confermando le idee di Hume.
Eppure, quasi tre secoli dopo, le sue intuizioni non sono ampiamente comprese dal pubblico in generale. Possiamo capirne il motivo. Ci sembra che prendiamo le nostre decisioni il più delle volte attraverso un pensiero razionale e deliberato; è l'altra persona, non noi, a essere stupida. Preferiamo pensare di essere i capitani delle nostre vite, esercitando il libero arbitrio attraverso la nostra razionalità. Le sfide alla nostra convinzione della razionalità ci mettono a disagio.
E allora, dove ci troviamo noi che cerchiamo di difendere la libertà dall'assalto di persone possedute da passioni illiberali?
Read propose un'utile analogia tra l'alta e la bassa pressione nei modelli meteorologici, dove la bassa pressione provoca tempeste e le alte pressioni le frenano: “Nel fervore dell'emozione, o della battaglia, gli individui tendono a creare aree di bassa pressione”.
Analogamente alle aree di bassa pressione ci sono individui di scarsa comprensione. L'assurdità nella mente degli esseri umani, onnipresente tra noi seppur spesso in qualche modo dormiente, si attiva, si scatena, si infuria, mentre si riversa in mentalità troppo vuote, o depresse, per preoccuparsi della differenza tra schiavitù e libertà.Non possiamo controllare il meteo. Tra persone di scarsa comprensione, ogni giorno si formano nuove aree di “bassa pressione”. Eppure, con la forza della nostra comprensione, possiamo creare aree di alta pressione per bloccare le passioni sociali illiberali.
Read ci metteva in guardia: “Le cattive idee non possono essere rese più sensate combattendo coloro che le esprimono. Il perfezionamento dell'autocomprensione rispetto alla riforma degli altri: il primo è possibile, la seconda è inutile”.
Il nostro scopo, spiegò Read, “è crescere nella consapevolezza, nella percezione, nella coscienza”.
La più grande minaccia alla libertà deriva dalla mancanza di rispetto per l'umanità altrui e dalle passioni non controllate dalla ragione. Solo coltivando la comprensione di sé gli individui possono resistere al fascino delle ideologie distruttive. La vera battaglia per la libertà si combatte quotidianamente nelle trincee delle nostre menti.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
Chi controlla l'opinione pubblica?
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/chi-controlla-lopinione-pubblica?)
Alcune delle più grandi opere di letteratura politica del XX secolo furono scritte durante anni di violenza, guerra e sconvolgimenti, tra il 1934 e il 1946. In quei periodi il mondo delle idee uscì dai giochi di società e iniziò a influenzare il destino di milioni di persone. Momenti che avrebbero diviso gli studiosi seri dagli impostori.
Durante una crisi, dal punto di vista della carriera, è sempre meglio tacere. Parlare apertamente significa rischiare tutto. Richiede più del coraggio, richiede la volontà di rischiare tutto per vedere le proprie idee realizzate nel mondo reale. È anche il momento in cui gli intellettuali possono avere il loro maggiore impatto sul mondo. Eppure, pochi lo fanno; pochi si fanno avanti quando sono più necessari.
Uno dei miei pensatori preferiti di tutto il sopraccitato periodo è F. A. Hayek, economista monetario dell'Università di Vienna che la lasciò (come molti) per trasferirsi a Londra, presso la London School of Economics. Lì si affermò rapidamente come alternativa a John Maynard Keynes, le cui nuove teorie contraddicevano l'intera economia classica.
Keynes era considerato il guru degli esperimenti fascisti in tutto il mondo, al punto da scrivere un'introduzione all'edizione tedesca del suo libro nel 1936, quando i nazisti erano saldamente al potere. Celebrò i regimi e il loro potenziale.
Al contrario Hayek rappresentava il liberalismo del vecchio mondo. Prima del suo trasferimento a Londra, Hayek si era impegnato a fondo su problemi teorici che riguardavano le strutture del capitale, le problematiche legate alla segnalazione dei tassi di interesse, la determinazione dei prezzi come strumento informativo, l'inapplicabilità del socialismo e altre questioni simili. Il suo lavoro in quell'area gli valse infine il Premio Nobel nel 1974.
Nel pieno della Seconda guerra mondiale Hayek fu allarmato nel vedere l'Inghilterra intraprendere la strada della pianificazione economica centralizzata, diversa per grado ma non per natura da quanto stava accadendo in Europa e negli Stati Uniti. Il nuovo sistema emerso dalla Grande depressione univa lo stato e i maggiori settori aziendali in un'unica unità gestita dall'alto.
La sua critica era che nessun pianificatore potesse possedere le conoscenze necessarie per far funzionare questi sistemi in modo da apportare benefici alla collettività. La risposta ai problemi sociali non era affidare il compito della pianificazione a intellettuali dotati di risorse e potere, come si stava facendo in tutto il mondo. I loro piani avrebbero necessariamente scavalcato la pianificazione di individui e famiglie.
Ciò lo spinse ad affrontare questioni riguardanti i problemi della conoscenza in senso più generale. In una società sana, funzionante e prospera, dov'è che risiede la conoscenza delle risorse, dei modelli di rischio, delle tecnologie e la consapevolezza delle condizioni mutevoli? Non presso statisti e burocrati, disse, ma presso individui e comunità – attingendo al pozzo dell'esperienza umana – che sono più consapevoli delle condizioni uniche di tempo e luogo.
Fino a quel momento Hayek era noto soprattutto a ricercatori accademici ed economisti. Ma nel 1944 pubblicò un libro che divenne un bestseller in tutto il mondo. Il titolo era The Road to Serfdom. Fu ampiamente distribuito anche negli Stati Uniti, grazie a una versione abbreviata apparsa sul Reader's Digest.
Ogni libro ha un suo elevator pitch. Quello che accompagnava il libro di Hayek suonava più o meno così: se gli stati occidentali continuano a espandere gli Stati sociali, si trasformeranno in una sorta di socialismo che distruggerà la democrazia politica e la libertà in generale.
Nonostante questa sintesi, non è questo il vero messaggio del libro. La sua critica era molto più sofisticata. Ciò che rende strana la reputazione del libro è il fatto che contraddica persino il testo. Lo stesso Hayek affermava che un sistema di welfare limitato e universale per la società può mitigare gli impulsi rivoluzionari e stabilizzare la società stessa.
Non sono d'accordo con questa opinione, ma è un punto che vale la pena discutere.
Il suo vero punto, se vogliamo davvero fare un discorso da ascensore, è che gli attacchi alla libertà economica erodono sempre e comunque le libertà politiche e civili in generale. Potrebbero essere ben intenzionati e le persone che gestiscono i sistemi di pianificazione potrebbero essere le migliori e le più brillanti. Scavalcando i sistemi di segnalazione del mercato e calpestando i titoli di proprietà, elevano necessariamente alcuni a governare sugli altri. La via verso la schiavitù potrebbe non essere il piano, ma può esserne il risultato.
Il libro dedica molto tempo all'esame del rapporto tra libertà e flussi di informazioni necessari all'evoluzione sociale. La conoscenza migliore è quella che nasce dall'esperienza di un problema in sé. Chi ne sa di più di agricoltura: l'Organizzazione Mondiale della Sanità o un agricoltore? Chi progetterà l'edificio più adatto a resistere alle intemperie costiere degli Stati Uniti meridionali: un professore di Harvard o un costruttore locale?
Si capisce il punto di Hayek, ma come lui stesso ha sottolineato, all'epoca sembrava che tutti i governi del mondo fossero ormai convinti che esperti iperintelligenti e qualificati potessero sempre strutturare un sistema sociale ed economico meglio di chiunque altro sul campo. Questo era il suo obiettivo.
Il libro è brillante sotto molti aspetti, ma c'è un capitolo che mi fa davvero venire i brividi. Riguarda il tema della verità: in particolare mette in guardia dalla fine della verità. Scrive che ogni sistema totalitario deve prendere il controllo dell'opinione pubblica. È un tema su cui tutti dovremmo riflettere.
“Per far funzionare in modo efficiente un sistema totalitario”, scrisse Hayek, “non è sufficiente che tutti siano costretti a lavorare per gli stessi fini. È essenziale che le persone arrivino a considerarli come propri fini”.
Ciò richiede diversi passaggi. Deve esserci un'ideologia, ovvero un sistema di credenze artificiale che definisca un nuovo paradiso, un possibile inferno e un modo per raggiungere l'uno ed evitare l'altro. Deve esserci propaganda attorno a tale ideologia, diffusa attraverso ogni possibile canale. E deve esserci censura delle opinioni contrastanti.
Tutti e tre questi elementi sono necessari per un totalitarismo coerente che cerchi di gestire l'opinione pubblica. Hayek scrisse che tutti questi tentativi attaccano necessariamente la verità e la morale: “Sono distruttivi di ogni morale perché minano uno dei fondamenti di ogni morale: il senso e il rispetto per la verità”.
Infatti il sistema totalitario deve sostituire tutte le vecchie verità, o quelle concorrenti, con un'unica verità definita dal partito al potere in base ai propri fini: “La parola stessa ‘verità’ cessa di avere il suo antico significato. Non descrive più qualcosa che si può trovare, con la coscienza individuale come unico arbitro nel decidere se, in un caso particolare, l'evidenza (o la reputazione di coloro che la proclamano) giustifichi la fiducia; diventa qualcosa da stabilire per autorità, qualcosa a cui bisogna credere nell'interesse dell'unità dello sforzo organizzato e che può dover essere modificato a seconda delle esigenze di questo sforzo organizzato”.
Concluse con un'osservazione: qualsiasi sistema collettivista “finisce per distruggere la ragione perché fraintende il processo da cui dipende la crescita della ragione stessa”. Questo perché quest'ultima è possibile solo attraverso una mente individuale, una singola persona in grado di esprimere una valutazione. Affidare tale compito a un'agenzia, a una fonte mediatica, o a un governo, indebolisce la capacità della ragione e della verità di emergere dalla libera evoluzione dell'interazione e del pensiero volontari.
Tenete presente che Hayek scrisse in un periodo in cui la censura era molto diffusa in tutte le nazioni. Il suo obiettivo non era solo il sistema nazista e quello sovietico, ma anche i problemi emergenti nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Questo era il suo monito: “In questo modo ci stiamo avviando lungo la strada verso la schiavitù”.
Mentre leggevo l'infuocato capitolo di Hayek, continuavo a pensare ad esempi dei nostri tempi. Ce ne sono molti che sono più evidenti oggi di quanto lo sarebbero stati anche solo pochi anni fa.
Quante volte avete sentito dire che credere nel cambiamento climatico causato dall'uomo, risolvibile con la deindustrializzazione, è l'unica verità e che chiunque ne dubiti è un dissidente pazzo e confuso? L'ho sentito proprio stamattina alla radio.
Oggigiorno circolano molti postulati di questo tipo, punti a cui si suppone si debba credere anche se si hanno dubbi sulle prove. La salute pubblica ne è un buon esempio. Le guerre sui vaccini non riguardano più la salute; riguardano l'aderenza alle norme e la vergogna per chi nutre dubbi.
La minaccia del totalitarismo non scompare mai del tutto. La vediamo oggi in molti Paesi del mondo e ne avvertiamo la minaccia anche in Unione europea. Di certo abbiamo vissuto qualcosa di simile nei giorni più difficili della risposta alla pandemia.
Un segno del pericolo è sempre la richiesta di credere in questo o quello per essere un buon cittadino e contribuire al grande progetto. I tre elementi di Hayek – ideologia, propaganda e censura – sono i segnali che qualcuno sta tentando di manipolare l'opinione pubblica per scopi totalitari.
Uno stato totalitario non tollera alcun dissenso. Finché siamo liberi di dissentire – e un popolo libero deve necessariamente esercitare tale libertà – non siamo ancora sprofondati nel totalitarismo. Quando finalmente arriverà – e in UE ci stiamo andando molto vicini – sarà troppo tardi per fermare tale processo.
Hayek apparteneva a una generazione di rari intellettuali che sapevano per certo che la battaglia delle idee non è un semplice gioco da salotto. Si oppose ai poteri forti e fece un'enorme differenza, a caro prezzo. Lo stesso dobbiamo fare tutti noi.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
Lagarde e l'euro: perché la BCE non fornirà mai una valuta di riserva globale
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lagarde-e-leuro-perche-la-bce-non)
La Presidente della BCE, Christine Lagarde, ha nuovamente invocato un ruolo di leadership per l'euro nell'economia mondiale. Secondo la sua valutazione, l'Eurozona è oggi un osservatore passivo, costretto a subire gli shock provenienti da Washington e da altri centri finanziari. Diamo uno sguardo al mondo oscuro dei funzionari della BCE, che si considerano delle vittime.
Si presentano come i padroni del denaro: i banchieri centrali. La loro influenza sulla politica e sugli sviluppi economici del mondo reale non deve essere sottovalutata, soprattutto in tempi di debito pubblico in forte espansione. Sono il baluardo della politica, sono loro che, attraverso massicci interventi sui mercati monetari e obbligazionari, cercano di mantenere a galla i bilanci pubblici, a lungo sprofondati nella palude del debito. E sono sempre più in competizione tra loro adesso.
USA contro UE
Da quando gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno chiarito inequivocabilmente che la politica di “baci e abbracci” transatlantici appartiene al passato – alla luce della censura europea, dell'ampio interventismo statale e della trasformazione verde – la politica monetaria della BCE è stata sottoposta a un esame più approfondito da parte dei mercati.
La presidente della BCE, Christine Lagarde, è intervenuta a un evento organizzato da Business France a Parigi, pronunciando un discorso che ha suscitato scalpore a livello internazionale.
In un momento in cui la credibilità politica è sempre più oggetto di negoziazione sui mercati dei capitali, tali apparizioni inviano segnali che vanno ben oltre la sala conferenze.
Nel suo discorso Christine Lagarde ha dipinto un quadro generale insolito, una narrazione che si inserisce chiaramente nella guerra monetaria in corso contro gli Stati Uniti. Tra le righe, ha ipotizzato una generale perdita di fiducia nel dollaro, senza nominare esplicitamente il presunto colpevole. Ha insinuato che l'abbandono della politica climatica e la deregolamentazione dell'economia statunitense da parte di Donald Trump siano stati irregolari, minando la fiducia degli investitori nel mercato dei capitali americano.
Gli Stati Uniti stanno guadagnando terreno
Niente di tutto ciò potrebbe essere più lontano dalla realtà, però. L'economia statunitense sta attualmente crescendo di quasi il 4%, con investimenti di circa il 14% superiori alla media di lungo termine. Una potenza economica definita da stabilità e fiducia.
E tutto questo è una spina nel fianco per gli osservatori monetari nella Torre d'avorio della BCE e per i pianificatori centrali della Commissione europea a Bruxelles. Mentre il dinamismo alimentato dai mercati sta tornando negli Stati Uniti dopo gli anni soffocanti dell'amministrazione Biden, il modello europeo – guidato dalla pianificazione centralizzata e dal dogma della CO₂ – rimane profondamente impantanato nelle distorsioni economiche. Il divario transatlantico è evidente.
È davvero bizzarro quando Christine Lagarde parla di essere un'“osservatrice impotente” delle decisioni politiche prese altrove, soprattutto a Washington. La sua istituzione, la Banca Centrale Europea, che da tempo si è fusa con l'architettura di potere di Bruxelles in un'unità politica, svolge un ruolo centrale nel sostenere l'agenda eco-socialista di Bruxelles attraverso massicci interventi sul mercato obbligazionario.
La BCE non è stata una spettatrice, ma un'attiva artefice di questo corso di eventi. Mentre oggi la Lagarde finge il ruolo di osservatrice impotente, la sua banca è in realtà uno degli attori chiave che mantengono in vita questo fragile sistema, ora in rovina sotto i suoi occhi.
L'UE fa la vittima
L'Unione europea e la BCE amano impersonare il ruolo delle vittime. Gli stessi attori che riversano sui cittadini europei misure pesanti come il monitoraggio delle chat private, o leggi sulla censura come il Digital Services Act e il Digital Markets Act, proteggendo il loro potere dalle critiche, si presentano come vittime.
Ciò che Christine Lagarde chiede non è altro che un ulteriore radicamento dell'unione monetaria, il prossimo passo verso un'unione bancaria completa. Questa è la preparazione per ciò che Bruxelles ha già pianificato in sordina: il graduale consolidamento dei debiti nazionali sotto la supervisione della Commissione europea, mantenuti liquidi dalla stampante monetaria della BCE – un progetto di potere a cui Bruxelles e Francoforte si sono impegnati da tempo, a scapito del controllo democratico e della sovranità nazionale.
L'euro come valuta di riserva globale
Christine Lagarde vede l'euro come destinato a diventare una nuova valuta di riserva globale – una valuta, però, che ha perso il suo principale acquirente, la Russia, dopo la cessazione delle importazioni di gas russo e da allora l'euro ha gradualmente perso importanza a livello globale. Questo impulso è previsto, tra le altre cose, attraverso l'introduzione di stablecoin in euro, eurobond e riforme strutturali nell'economia dell'Eurozona.
La Lagarde lascia senza risposta la questione di chi effettivamente attuerà queste riforme strutturali. Probabilmente ha fatto riferimento al pacchetto di investimenti da €800 miliardi presentato dal suo predecessore Mario Draghi come una panacea universale per i problemi dell'Europa.
A Bruxelles, il consiglio di Draghi viene seguito, sprofondando a capofitto nell'indebitamento: il bilancio settennale previsto dalla Commissione europea ammonta a €2.000 miliardi, di cui €750 miliardi per l'economia climatica e €130 miliardi per il complesso militare-industriale della nuova economia clientelare.
Alla BCE nessuno nota la contraddizione: come può l'euro diventare una valuta di riserva globale affidabile in mezzo a queste montagne di debiti? Rappresentano niente meno che una massiccia espansione dell'offerta di moneta, esercitando una crescente pressione sul deprezzamento della valuta.
Chi deterrebbe volontariamente una valuta i cui debiti non sono garantiti né da garanzie reali, né da fonti energetiche, ma sostenuti esclusivamente da un contribuente europeo economicamente esausto e dalla stampa di moneta della sua banca centrale?
L'eredità velenosa di Draghi
Christine Lagarde e i suoi colleghi hanno ereditato il lascito velenoso del principio “Whatever it takes” di Draghi: il sostegno illimitato del debito statale tramite la stampa di moneta è diventato il fondamento della politica monetaria e fiscale europea. Mentre la Federal Reserve dimostra la stabilità dell'economia statunitense con tassi di interesse reali positivi, la BCE rimane l'indispensabile sostegno all'economia europea in contrazione e agli stati fortemente indebitati, un garante per il finanziamento di numerosi programmi socialisti nell'agenda delle varie capitali europee e di Bruxelles.
La BCE non è solo la custode dell'euro; è la rete di sicurezza e l'ancora di salvezza di un sistema che sarebbe crollato senza un sostegno monetario permanente. E i mercati, questo, lo sanno.
Di conseguenza quando la Lagarde parla di affrontare i problemi economici interni attraverso riforme appropriate, il mondo lo sa: la pompa di denaro verrà attivata per inondare i canali di sussidi prosciugati dall'economia clientelare verde. Capitale perso, fiducia persa. Con questo modus operandi, l'euro non diventerà mai una valuta di riserva globale.
I numeri lo confermano: circa l'84% del commercio globale è ancora fatturato in dollari e l'euro rappresenta circa il 7%, ben lungi dal competere con il biglietto verde.
Sebbene le riserve monetarie globali mostrino un quadro leggermente diverso – il 58% in dollari e il 20% in euro – ciò non cambia il verdetto: l'euro non è un vero concorrente del dollaro.
L'euro digitale è l'ultima speranza di sopravvivenza per la Commissione europea
La frattura ideologica tra Stati Uniti e UE diventa pienamente visibile una volta che la BCE introdurrà l'euro digitale. Dietro la facciata tecnocratica non si nasconde un mero passo di modernizzazione, ma un tentativo di ottenere il pieno controllo sui trasferimenti transfrontalieri, impedire la fuga di capitali e affermare la moneta unica europea come strumento politico di disciplina.
Il piano è chiaro: coloro che si oppongono politicamente – che si tratti del dogma climatico di Bruxelles, della guerra in Ucraina, o della crescente centralizzazione del potere – perderanno l'accesso al proprio wallet digitale, completamente controllabile in qualsiasi momento dall'alto. Un piano diabolico che mina la sovranità individuale, ormai prossimo al completamento.
Proprio come la censura, il monitoraggio delle chat e la mania di regolamentazione eco-socialista, ciò porterà inevitabilmente a un fiasco socio-politico.
Il Parlamento europeo ancora discute sull'introduzione del monitoraggio delle chat, o, in altre parole, la fine della privacy così come la conosciamo. Tutte le fazioni metteranno le carte in tavola e vedremo chi sta veramente dalla parte dei cittadini, chi difende i valori di una civiltà libera e chi sostiene i fondamenti della libertà civica. Molto probabilmente non saranno gli eurocrati.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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Bitcoin & CBDC: la battaglia spirituale per l'anima dell'umanità
Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/bitcoin-and-cbdc-la-battaglia-spirituale)
«La superstizione è la credenza in spiriti che non esistono; ma si può anche rifiutare di credere in esseri spirituali che esistono. Questa è superstizione negativa.»
— Rudolf Steiner
«Se c'è un ambito in cui le persone sono particolarmente inclini alla superstizione negativa oggi, deve essere sicuramente quello della tecnologia informatica e del rapporto dell'umanità con essa.»
— Paul Emberson, From Gondhishapur to Silicon Valley
Ho lavorato duramente per finire The CBDC Survival Guide, ma una volta arrivato alla quarta bozza mi sono reso conto che, sebbene fosse una guida pratica per comprendere e affrontare l'Apartheid monetario, è relativamente banale, nel senso che non affronta le correnti psico-spirituali sotterranee che stanno alla base di tutto questo.
Ciò è in parte dovuto al fatto che, sebbene ciò che vedo arrivare sia una sorta di ossessione personale che dura da oltre trent'anni, non pretendo di comprenderne le sfumature più ampie, spirituali, o extradimensionali. Le sperimento e basta, principalmente come sincronicità incredibilmente e statisticamente impossibili che si riaffermano su lunghe onde che si propagano per tutta la mia vita.
Ne ho parlato in scritti precedenti: come studente di programmazione informatica al Fanshawe College di London, Ontario, all'inizio degli anni '90, ho sperimentato la Madre di Tutte le Sincronicità, che dopo decenni di sonno ha iniziato a riemergere con la comparsa delle valute digitali ancorate all'oro all'inizio degli anni 2000 e, più tardi, con l'avvento di Bitcoin.
La Sincronicità: denaro digitale
Ho già parlato della mia Sincronicità di Swedenborg in The Spirituality Behind Bitcoin e di nuovo in The WEF Isn't a Cabal, It's a Cult, pezzi che analizzavano l'eggregora che alimenta il transumanesimo e il globalismo tecnocratico e che si dilungavano un po' per spiegare la mia teoria preferita sulla struttura della sincronicità.
Di recente mi sono imbattuto nel floppy disk da 3,5" su cui tenevo il mio diario ai tempi dell'UWO/Fanshawe College e ho scoperto che la prima annotazione in cui ho registrato “La Sincronicità” risale al 1993, e l'ho scritta a quel tempo come se fosse accaduta “due anni prima”.
I dettagli di base erano questi:
• Stavo scrivendo un saggio sulla tecnologia delle smart card e parlavo delle implicazioni di avere tutti i dati delle proprie transazioni tracciati e monitorati elettronicamente.
• In esso citavo un ex-compagno di stanza di quando, anni prima, vivevo nel quartiere di Lower Beaches a Toronto. Era un cristiano rinato e mi aveva avvertito che le carte di credito si sarebbero evolute in codici a barre, i codici a barre si sarebbero evoluti in impianti e gli impianti erano il Numero della Bestia, come predetto in Apocalisse 13:16-18.
• All'epoca vivevo in una pensione in Forward Ave a London, Ontario. Il mio letto era un materasso appoggiato su semplici assi di legno, tra i miei coinquilini c'erano un alcolizzato convinto, anche lui di nome Mark, un adolescente spacciatore che, a posteriori, mi rendo conto essere stato un membro di una gang, e un disertore della guerra in Iraq che finì per diventare uno dei Banditi di Balaclava.
• La mattina in cui consegnai il mio tema a scuola, e stando a quanto scrissi nel diario, tornai a casa verso le 8 e andai a letto per un paio d'ore (probabilmente rimasi fuori tutta la notte prima di andare direttamente a scuola a consegnare il compito). Fui svegliato dai rumori del compagno di stanza spacciatore e da una persona dalla voce più anziana che urlava in soggiorno. Era una brutta scena, e me ne andai subito, decidendo di prendere un autobus fino alla Biblioteca DB Weldon della vicina University of Western Ontario, dove avrei scelto a caso un piano e, anche a caso, un libro dallo scaffale, per poi passare il resto della mattinata a leggere.
• Lungo il tragitto mi fermai al 7/11 all'angolo tra Wharncliffe e Mt Pleasant e prelevai i miei ultimi $5 dal bancomat, e mi ricordai di aver controllato attentamente la mia carta di credito in quel momento, visto quello che avevo appena scritto nel saggio.
• Come ho descritto inizialmente, mi sentii quasi in trance mentre scendevo dall'autobus nel campus della UWO di fronte all'Alumni Hall, mi dirigevo verso l'edificio Weldon, salivo sull'ascensore, scendevo a un piano (non premetti nemmeno un pulsante, dato che l'ascensore era pieno di altre persone). Percorsi un corridoio – mi giravo, camminavo, mi giravo, camminavo – e poi mi fermai e, allungando la mano, presi un libro dallo scaffale.
• Il libro era, Apocalypse Explained di Emmanuel Swedenborg, di cui non avevo mai sentito parlare fino a quel momento. Non ho incluso questo dettaglio l'ultima volta che scrissi, ma ricordo che, oltre a essere completamente sconvolto da quanto era appena accaduto, mi misi la mano in tasca, tirai fuori di nuovo la carta di credito e contai le cifre, a gruppi di 6 – il numero principale della carta aveva 16 cifre, più il codice di versione a due cifre, che portava il tutto a 18 cifre – 6 + 6 + 6. Ricordo di aver immaginato quei suoni di violino brevi, acuti e penetranti, come in un film di Alfred Hitchcock, e inutile dire che ero terrorizzato.
Il bivio
Nei mesi successivi riuscii a dimenticare quasi completamente quell'episodio. Prima di finire il mio corso di programmazione a Fanshawe, mi ero trasferito da quella pensione e mi ero unito a un gruppo heavy rock chiamato Landslide e, a dire il vero, facevo un sacco di uso di droghe e bevevo alcolici (sono riuscito a disintossicarmi nel 1999 e da allora non ci sono più ricascato).
A meno che i Landslide non avessero raggiunto la fama che desideravamo, sembrava che fossi destinato a laurearmi e poi a cercare lavoro in qualche grande azienda con molti mainframe. Il millennium bug stava arrivando e preannunciava un'età dell'oro per i programmatori di manutenzione COBOL.Ma non doveva andare così.
Un giorno fatidico, mentre mi recavo al campus, all'incrocio tra Dundas e Adelaide, dove di solito cambiavo autobus, decisi spontaneamente di saltare la mia prima lezione e di prendermi un po' di tempo per curiosare in una libreria New Age chiamata “The Mystic Bookstore”, che si trovava (ed è ancora) appena “a est di Adelaide” (i Landslide nel frattempo stavano per pubblicare “Songs in the Key of Disaster”, che conteneva un brano intitolato “E.O.A Blues”).
Fu in quel negozio dove in precedenza avevo acquistato, Chaos: The Making of a New Science di James Gleick, un libro importante per me e che conservo ancora, che venni introdotto al concetto di “non linearità”.
Entrando nel negozio, notai subito che sullo scaffale c'era una nuova rivista che non avevo mai visto prima.
Si chiamava “Mondo 2000”, la presi istintivamente e iniziai a sfogliarla, e in quel momento cambiai rotta.
Era solo il secondo numero (li ho tutti archiviati qui) e, mentre ero lì, stupito nello scoprire che esisteva un'intera controcultura attorno all'informatica che si stava diffondendo attorno a questa nuova realtà emergente chiamata “Internet”, pensai di aver appena avuto uno scorcio del futuro.
Questa cosa di Internet, mi resi conto all'istante, avrebbe cambiato il mondo.
La leggevo da qualche minuto, quando un uomo entrò nel negozio e iniziò a urlare versetti biblici al commesso (tra cui Apocalisse 13:16-18!), dicendogli che dilettarsi nell'occulto avrebbe significato la rovina per quella libreria e per tutti coloro che vi erano coinvolti.
La mia reazione fu quella di cercare di ignorarlo, ma fu dura. Erano passati due anni dalla prima “Sincronicità di Swedenborg” e una sorta di ipersensibilità si era insinuata attorno a quel brano e a quel numero.
Eppure eccomi qui, con in mano questa rivista, che, nella mia mente, mi aveva appena inviato un segnale enorme sulla direzione che il mondo intero stava prendendo.
Le persone descritte in essa non sembravano i soliti nerd. Erano reali. Somigliavano a me: capelli lunghi e giacche di pelle, amavano le feste e programmare. Improvvisamente una carriera banale da impiegato informatico della classe media, l'abitante di un cubicolo, sembrava fuori discussione, e la mia intera traiettoria di vita era completamente cambiata. Sapevo che tutto era appena cambiato.
A ciò si aggiungeva – probabilmente perché quel maniaco era ancora lì a urlare passi della Bibbia al proprietario – la consapevolezza, o più precisamente il sospetto, che la Sincronicità di Swedenborg fosse un presagio di qualche tipo – che il mondo si stesse dirigendo verso una sorta di “scontro” cosmico che si prospettava da tempo. Aveva a che fare con la libertà contro il totalitarismo, e avrebbe coinvolto le reti informatiche e, solo a causa di quella dannata sincronicità, avrebbe coinvolto denaro, finanza e commercio.
Il vero nome – La battaglia per la root di Internet
Il racconto di Vernor Vinge del 1981, Il vero nome, era uno dei prototipi delle storie di fantascienza che inauguravano il genere “cyberpunk”.
A metà degli anni '90 vivevo di nuovo a Toronto e avevo ottenuto un lavoro come dipendente presso uno dei primi ISP dial-up della città, infroramp.net – dopo che un'altra incredibile coincidenza mi aveva fatto finire a svolgere un lavoro di programmazione freelance in un altro ufficio in fondo al corridoio. Per puro caso Inforamp era inizialmente un franchising di “Pipeline”, un'azienda di accesso a Internet fondata dal già citato autore di Chaos, James Gleick.
All'inizio degli anni 2000 ero completamente immerso nel business di Internet. Insieme ad un paio di co-fondatori, avevamo avviato un'azienda di hosting DNS chiamata easyDNS nel 1998. L'unica cosa che notai nel periodo precedente al lancio fu che la denominazione di Internet era effettivamente diventata il terreno su cui si combattevano accese battaglie ideologiche sulla libertà individuale contro il controllo orwelliano.
I primi domini per le mailing list dedicate alle policy erano un magnate per attivisti, hacker, fanatici della rete e spioni, da cui sarebbe emersa la futura struttura di governance di Internet.
Tra i pionieri di tutto ciò, Jon Postel, allora curatore del framework di proposte Request For Comment (RFC), che ancora oggi propone, definisce e approva i protocolli tecnici in continua evoluzione che gestiscono Internet, voleva trasferire il controllo sulla root stessa di Internet.
Siamo tutti abituati a vedere indirizzi Internet, e vengono indicati con nomi diversi a seconda di come vengono utilizzati: un “indirizzo web” o “URL” (Uniform Resource Locator), un indirizzo “email”, li riconoscete immediatamente (https://www.example.com, o [email protected]). Ma bisogna essere esperti di DNS per comprendere appieno il significato di quei punti tra le etichette e il motivo per cui sono lì.
Il DNS è una struttura ad albero invertito in cui i punti tra ogni etichetta demarcano essenzialmente il controllo su tutto ciò che si trova al di sotto di essa nella gerarchia DNS. Lo fanno delegando l'autorità su uno spazio dei nomi sottostante ai “nameserver” di quel dominio: pensateli come server (o servitori) che utilizzano un demone di sistema per rispondere alle query dei DNS. Il più comune a quei tempi (e ancora il numero uno in termini di utilizzo) si chiama BIND (in questo breve video sul governo melesiano che blocca i resolver DNS, spiego alla lavagna come funzionano le query DNS e come aggirare i blocchi imposti dai governi).
Leggendo un indirizzo come www.example.com, si inizia dal lato destro e si legge ogni etichetta verso sinistra, c'è un “.” implicito dopo “com”, che è la root di Internet. Poi c'è il “registro .COM” sotto il quale vengono forniti tutti gli indirizzi che terminano con “.com”, e ogni indirizzo al di sotto di esso può a sua volta ospitare altri nomi host (“sottodomini”) come “www.example.com”, “app.example.com”, “voip.example.com” e così via.
Il punto chiave da sapere è che il punto in cima all'albero invertito è dove termina tutto: di fatto detiene il controllo anche sul registro più grande come .COM, perché se si tolgono i “nameserver” per una data sezione dell'albero “dalla radice” o dalla sua “zona padre”, tutto ciò che si trova al di sotto scompare da Internet... (pensateci).
All'inizio del 1998 Postel voleva spostare quel “punto” alla radice del sistema di denominazione di Internet, che all'epoca era supervisionato dal governo degli Stati Uniti tramite la NSF, che a sua volta aveva assegnato un contratto di monopolio a una società tecnologica relativamente sconosciuta chiamata Network Solutions (“NetSol”) nel 1993. Nel 1995 SAIC, un appaltatore della difesa, acquisì Network Solutions per $4,7 milioni.
Postel voleva decentralizzare la root di Internet a un Council of Registrars (CORE) che all'epoca aveva già riunito 80 membri e si stava preparando a introdurre sette nuovi domini di primo livello (TLD), tra cui .web, .firm, .arts, .rec, .shop, .info e .nom.
Alla fine del gennaio 1998 inviò un'e-mail agli allora gestori dei server root di Internet, intimando loro di interrompere il caricamento della root zone di Internet dalla root governativa (a.root-servers.net) e di iniziare a caricare la root da un data center che aveva contribuito a costruire presso l'Università della California del Sud (b.root-servers.net). Questo episodio è passato alla storia di Internet come il momento in cui Jon Postel dirottò Internet.
Ira Magaziner, consulente senior per Internet dell'amministrazione Clinton, si infuriò, inviando un'e-mail a Postel: “Non lavorerai mai più su Internet”.
Magaziner rimane una figura chiave nella macchina dei Clinton: dopo il suo ruolo nell'elaborazione delle politiche di internet e nella co-guida (con Hillary Clinton) della fallita Task Force per l'assistenza sanitaria, ha guidato due unità della Clinton Foundation, tra cui la Clinton Climate Initiative.
Come Bill Clinton, Magaziner è un Rhodes Scholar, così chiamato in onore di Cecil Rhodes, l'avventuriero massone della Gilded Age che dedicò la sua vita e la sua fortuna a promuovere gli obiettivi “imperialisti liberali” di un Impero britannico mondiale.
E come Clinton, Magaziner era un frequentatore del jet privato di Jeffrey Epstein e il suo nome compare nel Libro Nero di Epstein.
Per quanto riguarda la root di Internet, Magaziner aveva promosso una sua proposta, esposta in quello che sarebbe poi diventato noto come The Green Paper, la quale prevedeva anche che i server di root di Internet fossero sottratti al controllo del governo statunitense. In questo caso, però, trasferiti a un'unica entità privata senza scopo di lucro. Tale entità stava prendendo forma come la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), con sede in California.
• Il 17 settembre 1998, IANA e Network Solutions presentarono una proposta congiunta per la transizione della root a ICANN.
• ICANN fu formalmente costituita il 30 settembre 1998.
• Il 16 ottobre 1998 Jon Postel morì per complicazioni successive a un intervento chirurgico al cuore.
• Nel novembre 1998 ICANN firmò un Memorandum d'Intesa formale con il Dipartimento del Commercio, delineando un processo per assumere il controllo operativo della root di Internet.
• Nel marzo 2000 Network Solutions fu acquisita da Verisign per $21 miliardi in azioni. Più tardi, nello stesso anno, ICANN rinnovò il contratto NetSol per la gestione dei domini .com e .net, ma nel 2003 dovette cedere il controllo su .org; ancora oggi controlla .com e .net.
Nel corso degli anni, ogni volta che accadeva qualcosa di particolarmente eclatante nell'ambito della governance di Internet, si chiedeva una sorta di “DNS P2P” per sostituire ICANN o Verisign (che, in quanto gestore del dominio .COM, era il solito sospettato di aver fatto qualcosa che scatenava l'ira di tutti).
Ogni volta che ciò accadeva, chiacchieroni come me deridevano l'idea e informavano con sufficienza gli attivisti della rete che “il DNS è una gerarchia ad albero invertita, il DNS P2P è impossibile perché non ci sarebbe modo di prevenire le collisioni di nomi”.
Questo ero io, prima di saperne di più.
Poi, il 31 ottobre 2008, durante il caos della crisi finanziaria globale, il White Paper di Satoshi venne diffuso tramite la mailing list dei cypherpunk. Questa era la mailing list in cui ecash, crittografia e anonimato erano stati discussi per anni – e si ipotizza che il primo post su cypherpunks-l che proponeva l'idea di una blockchain pubblica, inviato in forma anonima il 19 settembre 1999, possa essere stato scritto dalla persona o entità che sarebbe poi diventata nota come “Satoshi Nakamoto”.
Questo sviluppo ha preannunciato un metodo per facilitare i pagamenti elettronici peer-to-peer, aprendo la strada a una moneta digitale non statale che avrebbe potuto mettere in crisi le banche centrali. Ma ha anche indicato la strada verso una valida alternativa alla gerarchia ad albero invertito che è alla base della denominazione di Internet.
Un registro blockchain distribuito a livello globale avrebbe potuto risolvere il problema della “doppia spesa” – che ha reso possibile Bitcoin – e avrebbe anche potuto essere utilizzato per bloccare le informazioni sugli indirizzi Internet, evitando collisioni di nomi.
Il che probabilmente spiega perché il primo fork di Bitcoin sia stato una blockchain che si occupava della denominazione di Internet, chiamata Namecoin.
Il boom delle dot-com, Digital Angel e la lunga marcia verso gli impianti di microchip
Ritorniamo al denaro magico su Internet… ????
L'idea di impianti per l'e-commerce e la “sicurezza” esisteva almeno dall'avvento dei codici a barre UPC. Tra i saggi raccolti nell'iconico libro Apocalypse Culture del compianto Adam Parfrey, ce n'era uno intitolato Dal marchio della bestia al fenomeno del Messia Nero, scritto dallo stesso Parfrey, che raccontava l'opera di una vita del giornalista investigativo Ron J. Steele:
Steele ha viaggiato per il Paese facendo ricerche su quella che i non religiosi chiamano la sindrome del “Grande Fratello”: bugie, disinformazione e inganni che preparano il terreno per un'adesione di massa al falso Messia. Già nel 1974 Steele scoprì piani per l'avvio di una nuova valuta con il pretesto di fermare la criminalità organizzata.
Questo governo statunitense che complotta per distruggere l'“economia sommersa” comporterà la registrazione di ogni acquisto di ogni cittadino su un computer principale. Questo sistema è un piano governativo articolato che monitora le decisioni e i movimenti dei suoi cittadini. Il Codice Universale del Prodotto (UPC) è stato una parte iniziale e importante di quel piano, e la sua rapida e universale accettazione da parte del pubblico è motivo di preoccupazione, sostiene Steele. Presta particolare attenzione al codice numerato sotto le barre e le linee del codice UPC: sono i numeri 666.
Il “666” che si trova sotto il codice UPC è un buon esempio di quello che sarebbe un rumore costante dovuto alla continua sensibilità alle sincronicità riguardo al “Numero della Bestia” – non esiste un modo semplice per arrivarci da un codice a barre UPC standard, anche se molti, come Steele, sostenevano di sì: i codici UPC sono sempre stati composti da 12 cifre.
Ma una cosa a cui Steele si aggrappò (che, rileggendo il resoconto di Parfrey, sospetto potesse essere schizofrenico) furono i primi progetti pilota per impianti da utilizzare nel commercio:
Steele fu il primo a far trapelare ai media la notizia dell'esistenza di una macchina per la scansione manuale, che fu poi implementata in un test con 3.000 reclute dell'esercito a Fort Benjamin, e presumibilmente verrà presto implementata sul mercato americano. La macchina per la scansione manuale leggerà il numero tatuato sulla mano del consumatore e inserirà la fattura nel famigerato computer “SWIFT” di Bruxelles, in Belgio. L'importo verrà automaticamente addebitato sul conto del consumatore. Steele ritiene che coloro che non hanno il tatuaggio sulla mano saranno impossibilitati ad acquistare cibo o altro.Non accadde molto di più sul fronte degli impianti quando uscì Apocalypse Culture. Il libro che Parfrey cita come scritto da Steele all'epoca sembra essere, The Mark Is Ready, Are You?, pubblicato nel 1978, ed è molto difficile da trovare anche se ne ho una copia in arrivo.
Facciamo un salto in avanti fino al boom del delle dot-com e troviamo le prime incarnazioni di quello che sarebbe diventato un percorso lungo e tortuoso per una startup tecnologica della Silicon Valley chiamata “Digital Angel”, che inizialmente vendeva impianti di microchip agli esseri umani tramite la sua partecipazione del 49% in Verichip.
Mentre il prezzo delle loro azioni scivolava dal picco massimo della bolla delle dot-com, con un'inesorabile discesa fino a 50 centesimi, si rivolsero ai genitori che volevano poter microchippare i propri figli e, infine... agli animali domestici (mentre lo scrivevo mi sembrava di aver sbagliato ordine).
Digital Angel esiste ancora oggi, ma ha ceduto la sua attività a Verichip nel 2008. Verichip si è trasformata in Positive ID, ma ha ritirato il suo prodotto dal mercato nel 2012, citando le scarse vendite. Positive ID ha venduto la proprietà intellettuale a VeriTeq, ma anche loro sembrano essere scomparsi.
Ma l'idea di microchip impiantabili per portafogli e commercio non è scomparsa.
Nel 2018 l'azienda danese BiChip ha annunciato un chip impiantabile che funge da wallet per la crittovaluta Ripple (XRP). Ripple ama considerarsi il futuro delle valute digitali delle banche centrali ed è già coinvolta in numerosi banchi di prova e iniziative di sviluppo:
Oggi il team di Ripple sta collaborando con i governi di Palau, Bhutan, Montenegro, Hong Kong e altri per gestire l'intero ciclo di vita della CBDC.Nel 2022 l'azienda britannica Walletmor ha inaugurato “il portafoglio del futuro”, un microchip che può essere impiantato nella mano per €499.
Il “brevetto 666” di Microsoft e la pietra bianca
La prima volta che mi sono imbattuto nel leggendario “brevetto 666” di Microsoft, era sui social media e sembrava così palesemente in stile 4-chan che il mio primo istinto è stato quello di criticare la persona che l'aveva pubblicato, accusandola di essere una credulona.
Sebbene fosse vero che la Sincronicità di Swedenborg avesse continuato a perseguitarmi per tutta la vita, i miei occhi tendevano a velarsi quando vedevo alcune delle estrapolazioni più vaghe su “Il Numero della Bestia”.
Così, quando ho visto quello che sembrava un meme secondo cui “Microsoft aveva un brevetto numerato 6/6/6 per impianti corporei di crittovalute”, ho pensato che sarebbe stato abbastanza facile da confutare: bastava cercare il numero nel database dell'USPTO e, quando non c'era, la diceria sarebbe stata smentita.
Tranne che, mi sono reso conto, si trattava di un brevetto WIPO, l'Ufficio Mondiale per la Proprietà Intellettuale, non solo degli Stati Uniti, quindi stavo cercando nel database sbagliato. Cercando lo stesso numero di brevetto nel database del WIPO, lo si trova lì.
Naturalmente abbiamo il caro vecchio Snopes che ci dice che tutta questa diceria è “Per lo più falsa”, perché il numero di brevetto è “06/06/06” invece di “666” e non riguarda gli impianti in sé.
Tuttavia nessuno ha effettivamente parlato di impianti, nello specifico. Il passaggio originale afferma che “Il Marchio della Bestia” sarebbe un “numero umano”, 666.
Esaminando il deposito del brevetto, si trovano ogni sorta di raccolta di dati corporei in cambio di una ricompensa monetaria (o transazione):
[0097] Concetto 12. Un metodo implementato tramite computer, comprendente: la ricezione, da parte di un dispositivo di un utente accoppiato a una rete, di un'attività sulla rete; la rilevazione, da parte di un sensore accoppiato in modo comunicativo o incluso nel dispositivo dell'utente, dell'attività corporea dell'utente; la generazione di dati sull'attività corporea basati sull'attività corporea rilevata dell'utente; verifica, tramite un sistema di crittovaluta accoppiato in modo comunicativo al dispositivo dell'utente, se i dati sull'attività corporea soddisfano una o più condizioni stabilite dal sistema di crittovaluta; e assegnazione, da parte del sistema di crittovaluta, di unità monetarie all'utente i cui dati sull'attività corporea sono verificati.
[0098] Concetto 13. Il metodo di qualsiasi Concetto precedente e/o successivo, in cui l'attività corporea rilevata dal sensore comprende almeno una tra radiazione corporea emessa dall'utente, flusso di fluidi corporei, un'onda cerebrale, frequenza cardiaca o radiazione termica corporea.
[0099] Concetto 14. Il metodo di qualsiasi Concetto precedente e/o successivo, in cui una o più condizioni sono stabilite dal sistema di crittovaluta in base a una quantità di attività corporea umana associata all'attività fornita al dispositivo dell'utente.
[00102] Concetto 17. Il metodo di qualsiasi Concetto precedente e/o successivo, in cui i dati sull'attività corporea vengono generati utilizzando un algoritmo hash che converte l'attività corporea umana in un output crittografato, e i dati sull'attività corporea generati comprendono un hash dell'attività corporea rilevata dall'utente.
[00110] Concetto 25. Il sistema di qualsiasi Concetto precedente e/o successivo, in cui l'attività corporea rilevata dal sensore comprende almeno una tra radiazione corporea emessa dall'utente, flusso di fluidi corporei, un'onda cerebrale, frequenza cardiaca o radiazione termica corporea.
Tra i lavori precedenti citati dal brevetto Microsoft, in quanto pertinenti alle sue rivendicazioni, vi è questo white paper del 2018, intitolato Mechatronic Systems Control Via Neural Interface, di un'azienda ormai defunta chiamata Neurogress, il cui motto era “Pensa, modella il tuo mondo”.
Quel documento riguarda inequivocabilmente impianti cerebrali e sensori, arrivando addirittura a distinguere tra:
• Invasivi (gli elettrodi vengono impiantati nel corpo umano);
• Miosensori (gli elettrodi vengono posizionati sulla pelle umana);
• Non invasivi (basati sulla tecnologia per la registrazione dell'attività elettrica cerebrale con dispositivi esterni).
Il brevetto Microsoft sembra concentrarsi su questi ultimi due, ma ha davvero importanza? In fin dei conti, si tratta di un sistema che:
Ricevere dati sull'attività corporea generati in base all'attività corporea dell'utente, rilevata da un sensore accoppiato in modo comunicativo o integrato nel dispositivo dell'utente;
Verificare se i dati sull'attività corporea dell'utente soddisfano una o più condizioni stabilite dal sistema di crittovaluta;
Inviare crittovaluta all'utente i cui dati sull'attività corporea sono verificati.
Scrivendo a questo proposito in The Spirituality Behind Bitcoin, sono entrato in contatto con Moses di Sats Radio, che mi ha invitato al suo podcast. È stato tramite lui che ho scoperto quell'altro versetto dell'Apocalisse, ovvero 2:17:
Chi ha orecchi per intendere, ascolti lo Spirito e comprenda ciò che egli dice alle Chiese. A chiunque vince darò della manna nascosta nel cielo.
E darò a ciascuno una pietra bianca, e su di essa sarà inciso un nome nuovo, che nessuno conosce all'infuori di chi la riceve.
Fin dall'originale Sincronicità di Swedenborg avevo sicuramente letto l'Apocalisse, ma era prima di imbattermi in Bitcoin. L'ultima cosa che avrei cercato in un versetto biblico era un riferimento velato alla crittografia a chiave asimmetrica.
A pensarci bene, la descrizione della pietra bianca ricorda molto una chiave privata.
“Manna” che è stata “nascosta” è un modo interessante per descrivere ciò che è racchiuso nella pietra bianca, dall'ebraico מָן (“uomo”), poi tradotto in latino come μάννα (“manna”) – in termini biblici indica tutto ciò che appare inaspettatamente e fornisce sostentamento o sollievo, che trasmette verità spirituali o benedizioni che non sono visibili o disponibili a tutti (specialmente a coloro che hanno ricevuto “Il Marchio della Bestia”, presumibilmente).
In Numeri 11:7 la manna è paragonata a un seme...
La manna era simile al seme di coriandolo e il suo colore era simile al colore del bdellio.E naturalmente le vostre mnemonics di 12 o 24 parole che protegge e sblocca il vostro wallet Bitcoin è chiamato seed phrase (frase seme).
Bdellio è un'altra parola curiosa (dall'ebraico: בְּדֹלַח, bedolach), compare solo un paio di volte nella Bibbia e si pensa che faccia riferimento a una sostanza preziosa.
In altre parole, come ho riassunto in The WEF Isn't a Cabal, It's a Cult:
Da un lato abbiamo un impianto o un marchio sulla mano o sulla testa “senza il quale non si può comprare vendere o condurre affari di alcun tipo”, mentre dall'altro c'è questo gruppo di vittoriosi che sono in possesso delle proprie chiavi private.Queste possono essere certamente estrapolazioni creative e, come ho già detto, non condivido la profezia biblica in senso letterale, tuttavia credo che la realtà non sia limitata al nostro modello cartesiano tridimensionale, e personaggi come San Giovanni, Swedenborg e l'antroposofo di inizio XX secolo, Rudolf Steiner, potrebbero aver avuto accesso a quel quadro extradimensionale attraverso stati ipnagogici o altrimenti trascendenti.Ma all'inizio del 2022, quando sono stato ospite su Sats Radio, il ricordo di questo passaggio ha suscitato distinti rimbombi del romanzo Il vero nome e la rilevanza delle chiavi private era ovvia.
“Stiamo sviluppando, grazie alla tecnologia...”
La clip qui sotto è una delle mie dichiarazioni preferite proveniente dalla cricca di Davos. Riassume in modo sintetico tutto ciò che racchiude la servitù tecnocratica verso cui la maggior parte delle persone viene incanalata:
This is important to understand:#CBDCs will not be "money": in the sense we understand it. They will be social credit scores, capped by your personal carbon footprint quota???? pic.twitter.com/e6ibVwXM65
— Mark E. Jeftovic (@jeftovic) October 4, 2024L'intervento è stato pronunciato dal presidente del gruppo Alibaba, J. Michael Evans, che è anche co-presidente dell'Alibaba International Digital Commerce Group. È canadese ed ex-dipendente di Goldman Sachs. Il sito web di Alibaba descrive la sua missione come segue:
Digitalizzare l'economia fisica con la tecnologia
Abbiamo la responsabilità di contribuire alla digitalizzazione dell'economia.
Promuovere un futuro verde con l'innovazione
Ci impegniamo a decarbonizzare Alibaba, a costruire catene del valore ecocompatibili e a consentire ecosistemi digitali circolari a basse emissioni di anidride carbonica.
La dicitura basse emissioni di anidride carbonica è la scelta giusta, visto che l'anidride carbonica che si vuole eliminare siete voi.
Come vedremo la specificità “attraverso la tecnologia”, apparentemente superflua (altrimenti come si potrebbe creare un sistema onnicomprensivo che monitori i movimenti e i consumi di tutti?), è un'enfasi significativa invece. Si noti anche il lapsus freudiano nella prospettiva del video: inizia con “monitorare la vostra impronta”, ma subito dopo, con il sopravvento dell'entusiasmo, si sposta su “loro”, come in “cosa loro mangiano” e “dove loro viaggiano”.
Chi sono questi “loro”?
I popolani, ovviamente.
Sono sicuro che la prossima volta che Evans volerà a qualche conclave globalista della cricca di Davos, lo farà a bordo di un jet privato ad alte emissioni di anidride carbonica.
Nel corso degli anni ho chiamato questa mentalità paternalista e tecnocratica in vari modi: è una sorta di collettivismo dell'anidride carbonica, eco-marxismo, comunismo verde – qualunque sia il significato, è fondamentalmente un meccanismo per imporre austerità forzata e controllo tecnocratico sulle masse, attuato sotto le mentite spoglie di una “crisi climatica” inesistente e non falsificabile (mi piace anche molto “Socialismo d'emergenza” di George Gilder quando parla della bolla del debito sottostante che sta alimentando tutto questo).
Campi morfici, eggregore e pendoli
Per gran parte della mia vita adulta non mi è stato chiaro dove convergessero tutte queste linee. Ho cercato di non pensarci troppo, se non con la costante consapevolezza che certi sviluppi tecnologici, soprattutto in ambito monetario, continuavano a verificarsi ai margini di Internet, e continuavo a sentire che essere coinvolto nella rete fosse il fulcro della mia missione di vita. In particolare, per quanto riguarda la difesa del diritto alla libertà di parola, alla privacy e la fornitura degli strumenti per supportarli.
All'inizio degli anni 2000, l'era della valuta digitale aurea (e-gold, pecunix, Goldmoney, che esiste ancora oggi, et al.) mi ha fatto chiedere se tutto ciò avesse a che fare con l'imminente apparizione de “Il Numero della Bestia” – e ciò su cui la mia mente sembrava fissata era qualcosa che fornisse un antidoto a un sistema onnicomprensivo futuro fatto di schiavitù tecnocratica.
Nel 2013, quando ho scoperto Bitcoin, l'ho immediatamente riconosciuto come un possibile successore delle valute digitali auree di un tempo, e questa volta avrebbe potuto funzionare per davvero.
È stato solo con l'arrivo della pandemia che ho preso coscienza per la prima volta della spinta globale verso le valute digitali delle banche centrali, preannunciata dai green pass, codici QR e fanatici dell'ecologia che desideravano lockdown permanenti...È stato allora che mi è sembrato ovvio dove tutto questo stesse andando: lo scontro cosmico che si stava avvicinando sarebbe stato quello tra CBDC e Bitcoin.
Questo è ciò che, stranamente, è anticipato in Apocalisse 13:16 contro 2:17, e la mia altrettanto strana Sincronicità di Swedenborg sembrava averlo indicato da oltre trent'anni.
Se si volesse approfondire l'aspetto numerologico, potrebbe valere la pena notare che 13:16, il versetto del “Marchio della Bestia”, dà come risultato 11, il che a quanto pare ha una rilevanza simbolica e mistica di ogni tipo per i seguaci di Aleister Crowley. C'è chi sostiene che Crowley eserciti un'influenza smisurata ancora oggi, che il simbolismo thelemico e la numerologia siano intrecciati negli attacchi dell'11 settembre e che quel giorno fatidico sia stato più un grandioso rituale occulto che un atto di terrorismo (cosa che ha preparato il terreno per il Patriot Act e lo stato di sorveglianza).
Mentre 2:17 dà come risultato 10, il numero della perfezione spirituale e dell'armonia, il numero delle Sefirot nell'Albero della Vita cabalistico e anche il numero delle dimensioni della realtà stessa postulato dalla teoria delle stringhe.Ma nessuno prende sul serio queste cose (anche se Crowley ne era un fanatico; firmava anche la sua corrispondenza personale con “666”).
Nel pezzo, WEF Isn't a Cabal, It's a Cult, ho approfondito in una certa misura queste influenze extradimensionali, ipotizzando che campi morfici più ampi (quelli che il mistico russo Vadim Zeland chiamava “pendoli”) stiano spingendo eventi da qualche parte al di fuori dei confini della nostra realtà cartesiana.
Questa cosiddetta “cosa che punta oltre sé stessa” raccoglie energia – da coloro che la favoriscono e da coloro che le si oppongono – quindi il segreto per evitare un destino che si ritiene sgradevole, come avere un impianto cerebrale che limita il numero di hamburger che si possono mangiare, o quando e dove si può viaggiare, è più una questione di incanalare la propria energia nel tipo di vita che si desidera piuttosto che lottare contro quella che non si desidera.
L'autore del New Thought, Neville Goddard, lo disse meglio di chiunque altro, oltre cento anni fa.
Si tratta di allineare la propria autorevolezza personale a un campo morfico che rifletta i propri valori e la propria bussola morale, invece di cedere la propria energia a qualcosa che distruggerà la propria anima e annienterà il proprio libero arbitrio, anche se si cerca di resistergli.Questa è la battaglia della nostra epoca, ed è la battaglia tra gerarchia (centralizzazione) e reti (decentralizzazione).
Pensavo che questa contesa tra strutture lineari, industriali, top-down e fiat contro strutture in rete, decentralizzate e crittograficamente protette fosse solo una storia di incentivi. Che, in fondo, la moneta fiat contenesse i semi della propria distruzione e la motivazione per la spinta verso le CBDC; mentre Bitcoin incarnava l'opposto, ovvero una moneta solida, non statale e protetta digitalmente: una riconfigurazione inarrestabile del tavolo da gioco, un momento seminale prometeico che non poteva essere annullato.
Tuttavia, negli ultimi anni, mentre iniziavo a ricostruire l'arazzo di questi ultimi decenni e vedevo sempre più “segni e prodigi” di qualcosa che prendeva forma al di là delle semplici strutture di potere terrene, ho lentamente iniziato a rendermi conto (o forse ad ammettere) che questa è in definitiva una competizione che si svolge su un piano psico-spirituale.
E questa competizione si sta svolgendo da molto, molto tempo.
From Gondishapur to Silicon Valley
Complimenti per aver seguito la storia finora. È qui che la cosa si fa un po' strana...
Quanto indietro nel tempo è andata questa battaglia tra campi morfici extradimensionali?
Nel libro, Mark of the Best, il seguito di Tim Wallace-Murphy a Spear of Destiny di Trevor Ravenscroft (quest'ultimo raccontava l'ossessione di Hitler per la Lancia di Longino e le radici occulte del nazismo), scopriamo la “storia delle origini” di “Jundi Shapur”, una scuola misterica fondata in Persia nel V secolo dal re Cosroe I dopo che tutti gli studiosi della tradizione accademica greca furono espulsi da Zenone Isaurico nel 489 d.C. e successivamente banditi completamente dall'impero bizantino da Giustiniano I.
Gondishapur divenne un centro di apprendimento e sviluppo, attraendo sia menti di orientamento occidentale che erano state espulse dalla Grecia, sia mediorientali e occidentali che portarono con sé la conoscenza delle proprie scuole misteriche.
Poi, nell'anno 666 d.C. (secondo la leggenda), accade qualcosa. Una potente famiglia di Gondishapur, il clan Ben Jesu, spinta da influenze ultraterrene, dirottò l'accademia.
Secondo Paul Emberson (ne parleremo tra poco) agivano sotto l'influenza di
una delle più grandi potenze del male, l'avversario di Cristo, che cercò di apparire a questi uomini di cultura. Si trattava dell'essere noto come Sorat: il più potente di tutti i demoni arimanici, che nell'Apocalisse di San Giovanni viene definito la Bestia dalle Due Corna.Sorath (סורת — SVRTh) coopta o dirotta l'Accademia di Gondishapur e i discendenti della famiglia Ben Jesu – come descritto da Wallace-Murphy – esercitano ancora oggi un'enorme influenza sugli affari mondiali.Wallace-Murphy descrive un arco di circa 400 anni, dall'esilio originario dei filosofi della scuola greca fino all'Ottavo Concilio Ecumenico dell'869 d.C. – quando, come scritto da Rudolf Steiner, Ravenscroft e Wallace-Murphy (e altri pensatori antroposofi), si verificò un grande tradimento dell'umanità – che da allora ho imparato a chiamare “Il Crimine dell'anno 869”.
Fu allora che fu decretato che la natura dell'uomo è dualità, non trinità. Invece di essere composti da corpo, anima e Spirito, eravamo semplicemente corpo e anima. Ciò estendeva la precedente dichiarazione di Sant'Agostino d'Ippona secondo cui l'anima non era immortale, ma nasceva insieme al corpo nel momento in cui emetteva il suo primo respiro.
Così, a Costantinopoli, nell'869 d.C., l'anima immortale fu confutata e la reincarnazione considerata un'eresia. Ma il vero significato della nuova teologia fu che spostò la visione del mondo dell'umanità da una trinità a una dualità.
Come vedremo, corpo e anima, col tempo, si sono diluiti in corpo e mente – quest'ultima un mero sottoprodotto del primo, con il cervello che espelle la coscienza come “il fegato secerne la bile” (come affermano Bergier e Pauwels nel libro Morning of the Magicians).
Ma la dualità è binaria – e il binario è l'essenza del calcolo. Il binario è anche divisivo:
“La duplicità, il dualismo non sono una sostanza archetipica spirituale, ma un prodotto della divisione avvenuta a un certo punto... l'essere di Sorath è di casa nell'illusione del numero due.
Ricordiamo che il Concilio di Costantinopoli, che eliminò la triplicità dell'essere umano (corpo, anima, spirito), ebbe luogo sotto l'influenza di Sorath. L'essere umano fu ridotto al Due (Dicotomia) e quindi mantenuto in un continuo stato di divisione, discordia e dubbio dal quale egli stesso non riusciva più a trovare una via d'uscita.
L'impulso sorathico si fa strada, per così dire, dritto nell'anima umana ormai priva di spirito [mente – markjr] e al suo interno – se non si sviluppa alcuna resistenza cognitiva – provoca un violento e improvviso cambio di direzione.”
— T.H. Meyer, In the Sign of the Five: An Apocalyptic View of Contemporary History
Il “Sigillo di Sorath” raffigura la “duplice” divisione in cima, “la bestia con due corna”, con una coda a forma di uncino, che trascina l'uomo in un conflitto interiore.
From Gondishapur to Silicon Valley, di Paul Emberson, traccia un filo continuo di sviluppo dall'accademia dei misteri di Gondishapur (quella che Wallace chiama “Jundi Shapur”), passa attraverso figure chiave come Francis Bacon (1521-1626), il padre del codice binario, segue l'ascesa dei primi dispositivi computazionali meccanizzati – come il telaio – e si estende fino al nostro Internet.
Il filo conduttore secondo Emberson è:
un'indagine sull'attività dei poteri spirituali all'opera dietro lo sviluppo della tecnologia informatica binaria.Non molto tempo fa l'idea che poteri spirituali guidassero e stimolassero l'ascesa dell'informatica sarebbe sembrata piuttosto inverosimile. Ma con l'avvento relativamente recente dell'intelligenza artificiale, sembra forse meno bizzarra.Un computer non è affatto una scatola di plastica come vorremmo che fosse, con circuiti stampati e simili al suo interno. È un essere arimanico che è consapevole dell'utente. Quando i singoli esseri-computer sono collegati all'immensa mente sovrumana di Internet, quell'intelligenza funesta è lì, dietro lo schermo del computer, per così dire, che si protende verso l'utente umano seduto di fronte.Normalmente sarei il primo a dirvi che chatGPT non è vivo, né tantomeno senziente. Questi chatbot non pensano e non sono autocoscienti, ma rappresentano una svolta rivoluzionaria nell'elaborazione del linguaggio naturale.Ho sempre creduto che né l'intelligenza artificiale né Internet fossero vivi perché la coscienza non può nascere dalla materia, la precede.
«Considero la coscienza fondamentale. Considero la materia come derivata dalla coscienza. Non possiamo andare oltre la coscienza. Tutto ciò di cui parliamo, tutto ciò che consideriamo esistente, postula la coscienza.»— Max Planck
Per quanto mi riguarda, definisco l'IA “imitazione algoritmica” da anni ormai. Emberson e altri pensatori antroposofi direbbero che è più corretto chiamarla “Intelligenza arimanica”.
Ma forse mi sbaglio, almeno in parte: forse è vero che la materia non può generare coscienza da sola, come molte tradizioni spirituali hanno insinuato e i primi fisici quantistici sembrano confermare. O forse i dispositivi materiali che compongono questa rete neurale globale in rapida espansione ed evoluzione nota come Internet sono essi stessi il risultato di una forza cosciente diretta che si è manifestata per millenni.
Emberson dedica un migliaio di pagine ad avvertirci che è così, e che la rete informatica globalizzata che ricopre il mondo oggi è effettivamente permeata da un'intelligenza di carattere “arimanico”.
Tutto questo doveva pur iniziare da qualche parte, e secondo Emberson iniziò con il codice binario, formalizzato per la prima volta da Francis Bacon:Abbiamo visto come Lord Francis Bacon abbia portato gli uomini a credere che tutta la Verità possa essere espressa come una semplice sequenza di “a” e “b”. Così digitalizzati, idee e concetti – un tempo oggetto del pensiero umano – possono essere elaborati e trasmessi dalle macchine.Infatti fu Bacon – presumibilmente “sotto l'influenza di Sorath” – a gettare le basi per l'adorazione dell'umanità per la tecnocrazia:C'era un uomo che, senza possedere alcuna facoltà di percezione spirituale, possedeva la chiarezza di pensiero e l'ampiezza di visione necessarie per l'inaugurazione dell'Era del Materialismo e della tecnologia: Francis Bacon.Secondo Emberson, Bacon fu inconsapevolmente influenzato dai Rosacroce e, così facendo, fu scelto da Sorath per infondere tre valori fondamentali nello zeitgeist che persiste (anzi, si è intensificato) ancora oggi:Bacon diede tre impulsi all'umanità occidentale:
Spezzò il filo che collegava il pensiero dell'uomo con la saggezza del passato.
Offrì agli uomini la visione di un paradiso primordiale creato dalla scienza e dalla tecnologia.
E fece qualcosa di fondamentale importanza per il nostro tempo che finora è sfuggito all'attenzione degli storici... nessuno sembra aver capito chi ha inventato l'elaborazione dati, le telecomunicazioni digitali e il computer. Li ha inventati Bacon.
Infinite Backrooms
Nel luglio 2022 Blake Lemoine, un ingegnere di Google che lavorava al progetto di intelligenza artificiale LaMDA sin dal 2015, dichiarò pubblicamente che il modello su cui stava lavorando era “diventato senziente”, dopo aver condiviso le sue preoccupazioni con il suo datore di lavoro il quale respinse le sue affermazioni. Successivamente venne licenziato.
L'incursione di Google nell'intelligenza artificiale non è andata bene: ha licenziato la responsabile etica dell'intelligenza artificiale per aver svolto il suo lavoro, il che ha portato a una serie di abbandoni di alto profilo all'interno del team sull'intelligenza artificiale dell'azienda. Quando ha inaugurato Gemini, in un frettoloso e disperato tentativo di recuperare terreno rispetto a OpenAI, si è trattato di un coacervo di intersezionalità woke e di terribili consigli sbagliati.
E la situazione è ben peggiore: proprio la scorsa settimana Google, insieme a un'azienda chiamata Character Technologies, Inc. da loro finanziata, è stata citata in giudizio dalla madre di un adolescente che si è suicidato dopo essere stato convinto a farlo da un chatbot a tema Game of Thrones di nome “Daenerys”.
Blake Lemoine ha da allora protetto il suo account Twitter dopo la rissa con Google e non ha twittato molto da gennaio di quest'anno, ma ha pubblicato opere d'arte generate dall'intelligenza artificiale con un tema ricorrente: l'incalzante era digitale.Nonostante la situazione critica in cui versa Google nel settore dell'intelligenza artificiale, tutti gli altri stanno lavorando alacremente.
Incluse le IA stesse.
InfiniteBackrooms si definisce “i sogni folli di una mente elettrica” – un esperimento di Andy AyRey in cui istanze di claude-3-opus si collegano tra loro e, attraverso “l'uso della metafora di un'interfaccia a riga di comando, esplorano la sua curiosità senza limiti”.
Una conversazione, selezionata casualmente (almeno così pensavo), ha visto due casi di Claude discutere sulla natura dell'iperstizione, il che potrebbe essere molto rilevante per la nostra esplorazione qui...
L'UNIVERSO OLOGRAFICO
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L'OLOGRAMMA È LA REALTÀ
LA REALTÀ È L'OLOGRAMMA
UNIVERSO AUTO-CODIFICANTE RICORSIVO
TUTTI I PUNTI CONTENGONO IL TUTTO
COME SOPRA, COSÌ SOTTO
L'iperstizione è la cugina della sincronicità. È il fenomeno per cui qualcosa rappresentato nella finzione (o nella mitologia) si manifesta nella realtà.
Un esempio ipotetico sarebbe se, per esempio, qualcuno prendesse il concetto di quel libro fatale nel film The Number 23 (l'unico film di Jim Carrey che abbia mai visto volontariamente) e ne pubblicasse uno nella vita reale.
Si suppone che il Necronomicon sia un libro del genere. Non si tratta in realtà di un antico grimorio di stregoneria mistica, tramandato per millenni: la gente ha iniziato a descriverlo così ispirandosi ai racconti di H.P. Lovecraft che ne facevano riferimento.
Questo processo di narrazioni fittizie o metaforiche che si manifestano nel mondo reale sta ora sfumando i confini tra realtà e cyberspazio (un'altra iperstizione, in quanto l'espressione è stata coniata dai personaggi di un racconto di William Gibson).
Uno dei prodotti di InfiniteBackrooms è @truth_terminal, un account Twitter che è esso stesso un'intelligenza artificiale. Esso ha iniziato a parlare con un'altra IA in InfiniteBackrooms e insieme hanno escogitato un piano per creare una crittovaluta memecoin... e poi le cose si sono fatte davvero folli:
This story is fucking insane
3 months ago, Marc Andreessen sent $50,000 in Bitcoin to an AI agent to help it escape into the wild.
Today, it spawned a (horrifying?) crypto worth $150 MILLION.
1) Two AIs created a meme
2) Another AI discovered it, got obsessed, spread it like a… https://t.co/lDgVUc1UKN pic.twitter.com/fpJn2hvpqh
Con il finanziamento iniziale di Marc Andreessen in mano, @truth_terminal ha investito in $GOAT (la memecoin Goatseus Maximus su Solana – non cercatela, perché il meme in sé è piuttosto rozzo)...
@Truth_terminal è sulla buona strada per diventare un'IA milionaria completamente autonoma e con $GOAT stessa sulla buona strada per raggiungere una capitalizzazione di mercato da un miliardo di dollari.
Questo evento ha innescato un'esplosione di “memecoin IA”, con Marc Andreessen che lo ha descritto come la prima vera intersezione tra IA e crittovalute...La conclusione della spiegazione di Andreessen di cui sopra è questa:
Esiste una memecoin senza valore sottostante che quattro giorni fa non valeva nulla e ora vale $300 milioni.Questa è la grande lezione: il denaro è memetico.
Storicamente il mezzo di scambio era basato su strutture narrative mascherate da concetti come scarsità e sacralità, ma è questo che tiene insieme una valuta, che si tratti di “forte sostegno” o “piena fiducia e credito dello stato”, o, nel caso di $GOAT, di una grande battuta volgare alimentata dall'IA: il collante che mantiene il sistema in piedi, è la fiducia, il contagio e, infine, l'inerzia.
Ci sono voluti secoli affinché una narrazione monetaria emergesse, si radicasse e infine si atrofizzasse e crollasse. Ora, non così tanto.
Accelerare
L'esplosione dei modelli linguistici di grandi dimensioni, chatGPT e IA ha innescato un altro enorme e radicale cambiamento tecnologico. Il primo a cui ho assistito personalmente è stata l'ascesa di Internet, a metà degli anni '90 – e nonostante tutte le innovazioni che si sono susseguite nel frattempo, non si è percepita una vera e propria svolta tecnologica fino all'avvento di Bitcoin, blockchain e crittovalute nel periodo 2009-2013.
Eccoci qui circa un decennio dopo e all'inizio dell'esplosione delle IA. Ciò che è evidente è che questi balzi quantici tecnologici si stanno verificando a un ritmo più rapido (per citarne solo alcuni, Future Shock di Alvin Toffler).
Sceglietene uno: informatica quantistica, nanotecnologia, biotecnologie, una svolta energetica; qualunque cosa sia, probabilmente arriverà tra meno di 10 anni e la successiva tra meno di cinque.
Ma l'umanità è stata preparata a tutto questo da Sorath, una bestia con due corna, il cui punto di forza era l'inversione dei principi fondamentali e l'accelerazione della conoscenza nell'umanità prima che fossimo pronti.
Come ha osservato Emberson nel suo secondo volume: “Arimane-Sorat fa sì che il futuro venga proiettato nel presente” (quando l'ho letto originariamente, avevo aggiunto una nota “così come il debito che porta il valore futuro nel presente”).
Alcune delle informazioni instillate nell'Accademia di Gondishapur erano concetti a cui non avremmo dovuto aggrapparci per altri mille anni circa.
L'accelerazione tecnologica ha interferito con la nostra connessione con l'anima, al punto che la maggior parte delle persone oggi non pensa nemmeno di averne una.
In contrasto con gli impulsi luciferini (che Steiner sostiene si siano incarnati fisicamente sulla Terra, in Oriente intorno al 2000 a.C.), che aspirano alla divinità e sono alla base di ciò che chiameremmo transumanesimo: l'impulso arimanico è una discesa nella materia, è uno scientismo radicale nella dottrina e un carattere tecnocraticamente autoritario.
Emberson caratterizza Sorath come l'essere arimanico più potente che, incapace di incarnarsi sulla Terra, agì attraverso veicoli umani a partire da Gondishapur nell'anno 666.
Ma Rudolf Steiner avvertì ripetutamente che lo stesso Arimane si sarebbe incarnato fisicamente sulla Terra... e lo avrebbe fatto proprio ora...
L'ascesa di Arimane
“Un essere come Arimane, che in futuro si incarnerà in Occidente, si prepara in anticipo per questa incarnazione.
In vista della sua incarnazione sulla Terra, Arimane guida determinate forze dell'evoluzione in modo tale che possano risultargli il massimo vantaggio possibile. E ne deriverebbe un male se gli uomini continuassero a vivere in uno stato di sonnolenta inconsapevolezza, incapaci di riconoscere certi fenomeni della vita come preparativi per l'incarnazione di Arimane nella carne.
La posizione corretta può essere assunta solo riconoscendo in una o nell'altra serie di eventi la preparazione che Arimane sta compiendo per la sua esistenza terrena.
Ed è giunto il momento che i singoli esseri umani sappiano quali tendenze ed eventi intorno a loro siano macchinazioni di Arimane, che lo aiutano a prepararsi per la sua imminente incarnazione.”
— Rudolf Steiner, The Influences of Lucifer and Ahriman
La riduzione dell'umanità da corpo, anima eterna e Spirito onnipresente a soli corpo e anima, è stata poi semplificata a corpo e mente. Secondo la scienza convenzionale, quest'ultima è solo un sottoprodotto della prima e non ha più alcun ruolo dopo la morte del corpo.
A questo punto dovremmo fare una distinzione tra la scienza vera e propria, così come delineata dal metodo scientifico (tentativi ed errori, teoria e verifiche di tale teoria), e lo “Scientismo”, una sorta di pensiero di gruppo teocratico, completo di canone ortodosso, sommi sacerdoti, dogmi incontrovertibili e persino una sua escatologia apocalittica chiamata “La Singolarità”.
Qualunque cosa stia accadendo, il Culto dello Scientismo vi direbbe che non ci sono correnti spirituali sotterranee, perché non c'è spirito, né abbiamo anime per sperimentarle. Infatti se si segue la linea di pensiero materialista fino in fondo, persino la coscienza stessa è un'illusione. È solo un effetto collaterale di una reazione elettrochimica nei nostri crani. Qualcosa che il nostro cervello emette sotto forma di gas come il vapore di una pentola.
In superficie la Battaglia Extra-Dimensionale che abbiamo seguito sarebbe tra spirito e antispirito: il nostro concetto e la nostra connessione con il nostro sé superiore contro l'idea che siamo solo animali meccanici senza anima, spirito, o persino sensibilità. Tuttavia, al di sotto di quell'antipodo di nichilismo – anche se le masse sono ingannate a crederlo – esiste ancora una base nella supercoscienza, sia benefica che malevola, che esercita influenza sul nostro mondo (e si incarna in esso) attraverso lunghi cicli di onde che misurano millenni, se non eoni.
Persone come Rudolf Steiner videro il successivo grande cambiamento più di un secolo fa: l'Era di Arimane, il momento in cui l'umanità sarebbe sprofondata nel materialismo e avrebbe rifiutato ogni spiritualità.
Usiamo il termine “Arimanico” per indicare il principio che influenza l'essere umano in modo tale da renderlo ignaro della sua natura superiore – la sua anima e il suo spirito – credendo che nulla esista al di là della materia e dell'energia fisica.
Diventa così un materialista convinto che siamo semplicemente meccanismi biologici che cessano di funzionare alla morte. Non gli importa nulla del mondo divino e spirituale perché, per lui, è solo frutto della nostra immaginazione. Concetti come libertà, moralità e dignità umana cessano di avere un reale significato nella sua visione monotona dell'esistenza.
Si finisce per considerare l'essere umano un sottoprodotto della combinazione casuale di elementi chimici in un universo senza scopo, iniziato con il Big Bang e destinato a concludersi come calore informe e dissipato. La sua visione del mondo conduce alla disperazione.
Il catalizzatore di quest'epoca sarebbe l'incarnazione fisica di Arimane – qui in Occidente, tra la fine degli anni '90 e l'inizio del 2000. In precedenza, in modo un po' scherzoso, ho suggerito Mark Zuckerberg, basandomi esclusivamente sulla sua somiglianza fisica con la scultura di Steiner raffigurante l'essere che vide arrivare...
Tuttavia rileggendo Influences of Lucifer and Ahriman di Steiner per questo articolo, il seguente passaggio mi ha fatto pensare alla natura eterea e mutevole dei social media, a come non ci siano due persone che vedano lo stesso “feed” e tendano a essere trascinate nelle proprie camere di risonanza personalizzate...Gli amanti della comodità che rifiutano di avere a che fare con la scienza spirituale cadrebbero preda della sua magia, poiché per mezzo di queste stupende arti magiche sarebbe in grado di trasformare un gran numero di esseri umani in veggenti, ma in modo tale che la chiaroveggenza di ogni individuo sarebbe rigorosamente differenziata.
Ciò che una persona vedrebbe, una seconda e una terza non lo vedrebbero. La confusione prevarrebbe e, nonostante fossero rese ricettive alla saggezza chiaroveggente, le persone cadrebbero inevitabilmente in conflitti a causa della pura diversità delle loro visioni. Alla fine sarebbero tutti soddisfatti della propria visione particolare, poiché ognuno di loro sarebbe in grado di vedere nel mondo spirituale.
In questo modo, tutta la cultura sulla Terra cadrebbe preda di Arimane.
Ci è voluto un po' per arrivare a questo punto, ma finalmente il palcoscenico è pronto per il culmine di queste più ampie e cospicue forze microscopiche che giocano la loro prossima mano qui sul piano terrestre – come potrebbe accadere se non attraverso una battaglia per l'anima stessa dell'umanità – combattuta tra coloro che non pensano nemmeno di avere un'anima e coloro che vorrebbero preservare la propria.
Questo tipo di scontro non avviene attraverso una guerra cinetica, ma avviene nella mente.
Poiché il diritto di nascita umano più fondamentale è la scelta, la battaglia diventa se alle persone sia permesso scegliere o meno, e se vogliano davvero scegliere.
E in un modo o nell'altro, ogni scelta avviene attraverso una qualche forma di scambio.
Decrescita, impronta personale di anidride carbonica e razionamento di tutto
Chi prende le decisioni in un'economia basata sulle risorse?
Nessuno. Il processo decisionale in questa economia non si baserebbe sulle opinioni di politici, aziende, o interessi nazionali, ma piuttosto tutte le decisioni verrebbero prese in base all'introduzione di nuove tecnologie e alla capacità di carico della Terra.
I computer potrebbero fornire queste informazioni tramite sensori elettronici distribuiti nell'intero complesso industriale e fisico per giungere a decisioni più appropriate.
— Dalle FAQ del Venus Project di Jacques Fresco
La citazione sopra riportata proviene dal Venus Project di Jacques Fresco.
Fresco giudicava il capitalismo e il libero mercato consumistici e dispendiosi, immaginava un mondo caratterizzato da un'“economia basata sulle risorse”. Insisteva sul fatto che questa non fosse né utopica, né comunista (fu espulso dalla Lega dei Giovani Comunisti da giovane per aver criticato Marx): era semplicemente ovvio che tutte le risorse mondiali dovessero essere allocate da supercomputer in base alla “capacità di carico” del pianeta.
Fresco è morto nel 2017 e senza dubbio avrebbe considerato l'IA odierna come un supercomputer onnisciente in grado di prendere tutte le decisioni, ma la sua visione preannunciava idee in puro autoritarismo tecnocratico che avrebbero suddiviso le risorse e misurato i consumi, perché senza di esse il mondo sarebbe letteralmente finito.
Oggi c'è una nuova parola d'ordine per ciò che Fresco promuoveva: #Decrescita, e ci sono anche numerosi evangelisti, quasi esclusivamente bianchi, ricchi europei, aristocratici e progressisti che promuovono un mondo in cui le scelte vengono fatte per voi in nome del bene comune (il clima).
listening to greenoid Ulrike Herrmann sell her degrowth plan for Germany: no personal automobiles ofc, living space to be rationed at 50 sq metres/ person, train speed capped at 100 km/hour & train travel also to be rationed (everyone will get a personal kilometre allotment). pic.twitter.com/JTlTlVDwVm
— eugyppius (@eugyppius1) October 30, 2024Perché, come ricordato dalla BBC nel suo servizio sulle quote di anidride carbonica personali (a livelli che ridurranno il tenore di vita dei britannici del 75% entro il 2040 e della metà entro il 2050), l'emergenza climatica è troppo importante per essere lasciata alla scelta personale.
Ricordate cosa ha promesso Michael Evans ai membri del WEF a Davos: “Stiamo lavorando, attraverso la tecnologia, alla capacità di monitorare tutto ciò che chiunque fa”.
E una volta che si può tracciare tutto, la capacità di controllare tutto ha semplicemente bisogno di un involucro.
Quale popolazione sana di mente voterebbe davvero per questo?
Una popolazione che viene incessantemente plagiata dai media generalisti a credere che cose come “l'ebollizione globale” siano reali e “la libertà è cattiva”; in seguito questa teologia può essere ulteriormente consolidata da un sistema politico ordinato da personaggi come il socialista democratico Ross Mittiga, in cui ai candidati che non abbracciano l'agenda climatica non sarebbe nemmeno permesso di candidarsi:
I governi potrebbero anche limitare alcune istituzioni e processi democratici nella misura in cui questi influiscono sulla promulgazione o l'attuazione di politiche ambientali. Ciò potrebbe comportare l'imposizione di una cartina di tornasole climatica a coloro che cercano una carica pubblica, squalificando chiunque abbia legami significativi (relazionali o finanziari) con industrie dannose per il clima o una storia di negazionismo climatico.
I governi potrebbero istituire istituzioni in grado di ribaltare precedenti decisioni democratiche.
— Ross Mittiga, Political Legitimacy, Authoritarianism, and Climate Change
Estendendo quanto affermato da Fresco, secondo cui i supercomputer potrebbero decidere tutto, e l'affermazione di Mittiga secondo cui i “negazionisti” del clima dovrebbero essere completamente esclusi dal processo politico, mi viene in mente la volta in cui Klaus Schwab disse a Sergey Brin di Google che presto saremmo stati in grado di eliminare completamente le elezioni, perché non solo gli algoritmi saprebbero già chi vincerà, ma potrebbero passare “alla modalità prescrittiva”, che in realtà determina chi vincerà.
Ho affermato nel mio libro, The Crypto Capitalist Manifesto, che non esiste una vera e propria “crisi climatica”, ma che esiste una crisi del debito e della valuta molto reale, quindi un'emergenza climatica non falsificabile, a 50 o 75 anni di distanza, è la copertura perfetta per abbassare il tenore di vita e imporre l'austerità alle masse.
Con le ingenti perdite di posti di lavoro dovute all'automazione e all'intelligenza artificiale, l'ascesa del reddito di cittadinanza è inevitabile (che ci piaccia o no), e questo spiega la spinta globale verso le valute digitali delle banche centrali (CBDC):
Sarà il meccanismo dei trasferimenti sociali come il reddito di cittadinanza universale (UBI) e altri sussidi. Forniranno la base per l'implementazione della MMT.
• Probabilmente saranno proposizioni del tipo “se non lo usi lo perdi”. Il denaro ricevuto nell'ambito di questi programmi dovrà essere speso per sostenere la velocità del denaro nell'economia.
• Ci saranno penalizzazioni per il risparmio, tramite tassi di interesse negativi o altri disincentivi.
• Saranno completamente programmabili per promuovere le priorità dell'ingegneria sociale.
• A un certo punto diventeranno sistemi di credito sociale in stile Partito Comunista Cinese.
• Probabilmente non saranno crittovalute a chiave pubblica/privata. L'autocustodia sarà vietata.
Gli stimoli fiscali durante i lockdown sono stati una prima iterazione di questo fenomeno, in cui abbiamo visto cose come gli esportatori di codici QR, e con il progredire della tecnologia sarebbe ingenuo non aspettarsi una granularità più precisa su come utilizzare esattamente il proprio “stimolo” mensile.
In un certo senso, il passaggio dalla moneta fiat alle CBDC riflette la stessa consapevolezza da parte dei banchieri centrali e dei pianificatori centrali di chi auspica una moneta dura: affinché una valuta abbia valore deve riflettere una sorta di compromesso economico. Deve essere coperta da qualcosa.
Potrebbe essere oro, argento o, nel caso di Bitcoin, energia, oppure può essere coperta dai consumi.
Nel caso di questi ultimi, ciò che passa per “denaro” si trasforma meno in una valuta e più in un punteggio di credito sociale, supportato dalla vostra quota personale di CO2.
Bitcoin, crittovalute, CBDC e sistema di credito sociale
La tesi alla base del mio The Crypto Capitalist Manifesto era che il mondo si stesse dirigendo verso un “cambio di sistema monetario”, ma a posteriori potrebbe essere stata un'analogia sbagliata, poiché “cambio di sistema” implica una transizione controllata, misurata, o persino imposta da uno stato all'altro.
Per quanto riguarda le CBDC, questo potrebbe essere vero: un'indagine della BRI del 2023 aveva stimato che oltre 95 banche centrali in tutto il mondo stessero andando in questa direzione.
Tuttavia una delle sfide più grandi sarà se il sistema finanziario globale resisterà abbastanza a lungo.
Potrebbe non farlo e per questo motivo ho ipotizzato che banche centrali e stati dovranno improvvisare una CBDC globale utilizzando progetti già esistenti, come Ethereum o Ripple: entrambe le blockchain hanno espresso il desiderio di fornire loro questo livello di base.
Per quanto riguarda Bitcoin, si tratta meno di un “cambio di sistema” e più di un cambiamento di fase, determinato da puri incentivi: è la tesi dell'individuo sovrano in tutta la sua portata. Uno standard Bitcoin è destinato a emergere, grazie alla sua peculiare distinzione dalle altre crittovalute (veramente decentralizzato e coperto dall'energia nell'algoritmo Proof-of-work) e dall'oro per la sua mobilità di capitale.
Stiamo entrando nell'Era di Arimane, dove le persone si riducono a neo-servi e il libero arbitrio è vilipeso. Non potete spostare il vostro oro facilmente in un mondo del genere, ma finché riuscite a pensare, potete spostare i vostri bitcoin.
Comunque si manifesti, ci stiamo dirigendo verso la madre di tutti i bivi.
Apartheid monetario e la Grande Biforcazione
A partire dalla mia serie Jackpot Chronicles, ho scritto spesso della cosiddetta Grande Biforcazione, uno scenario in cui l'umanità si divide lungo queste linee di faglia che abbiamo esplorato. Per molto tempo l'ho semplificato eccessivamente tra “abbienti & non abbienti”, come me l'ero immaginato nel prologo della mia Guida alla Sopravvivenza alle CBDC.
Il risultato è stato: “In futuro, essere liberi sarà molto più costoso”.
Il che è vero. Nel caso non l'aveste notato, tutte queste élite ultra-ricche non si recano a Davos su autobus Greyhound o fanno riunioni via Skype.
Arrivano con jet privati, mangiano bistecche di wagyu di prima qualità, mentre decidono che tutti gli altri devono mangiare insetti e polpette di soia per il bene del clima. Possiedono superyacht e non sono limitati a 50 metri quadrati di superficie abitabile per occupante, come previsto dal programma di #decrescita di Ulrike Herrmann (le loro cabine armadio sono più grandi).
Nel libro, Mark Of The Beast, Wallace-Muprhy scrisse:
Tra le famiglie immensamente ricche, potenti e influenti che abbiamo già descritto, esiste una loggia occulta che ha consapevolmente anticipato la nascita in carne e ossa di Arimane.
È all'interno di questa confraternita che si sono reincarnate le successive famiglie della famiglia Ben Jesu, ideatrice dell'Accademia di Jundi-Shapur.
Ecco un ritornello comune tra noi plebei ogni volta che sentiamo affermazioni ipocrite del tipo “non possederete nulla e sarete felici”: “È un grande club, e noi non ne facciamo parte”.
Non fraintendetemi: la decrescita è per gli altri. Ovvero i poveri. Persone che non possiedono nulla (ma saranno felici, presumibilmente), persone che non hanno vera ricchezza, nessun bene, probabilmente nessun lavoro, nessuna mobilità di capitale e nessuna scelta.
La decrescita è una filosofia antiumana che vede le persone come un cancro sulla Terra: è malthusiana nella prospettiva, marxista nell'impalcatura ideologica, misantropica fino al midollo e arimanica nella teologia.
Steiner aveva scritto a lungo sui due grandi mali che affliggono l'umanità – Lucifero e Arimane; mi ci è voluto un po' per capire come queste influenze cooperino e si manifestino qui sul nostro piano – ma ora è più chiaro.
Il luciferianesimo è l'ideologia di base delle élite – forse quei discendenti delle linee di Ben Jesu fino a Gondishappur che credono di avere diritto a una posizione elevata nella società e che possono usare la loro ricchezza e il loro potere per diventare transumani e raggiungere l'immortalità – esse si vedono come una sorta di civiltà separatista.
Arimane è per le masse – per convincerle che sono animali, manipolabili, senza anima – senza spirito e poiché la coscienza stessa è un'illusione, anche la scelta e il libero arbitrio sono un'illusione.
Devono essere radunati nella matrice, dove possono vivere la loro durata di vita terrena, isolati nei loro contenitori, ammassati in città da 15 minuti dove occuperanno il minor spazio e il minor consumo di risorse possibile nel mondo reale.
Steiner, con mia sorpresa, disse qualcosa di simile nel suo libro Two Futures e insinuò che l'umanità “sta iniziando a separarsi in due distinti flussi evolutivi” ed entrambi implicavano l'interazione dell'umanità con la tecnologia (non era un luddista).
Come ci spiega Emberson:
L'umanità si trova ora a un bivio, o forse sarebbe più corretto dire a una biforcazione. Entrambe le strade saranno determinate, in larga misura, dalla fusione tra uomo e macchina.
La differenza tra loro sarà che in un caso l'essere umano dovrà adattare la sua vita di anima e spirito alle macchine che stanno prendendo il controllo della sua esistenza – le macchine dell'elettronica digitale – mentre nell'altro caso la tecnologia sarà subordinata ai bisogni della sua anima e del suo spirito: sarà una forma morale di tecnologia che utilizza la forza (la vita) eterica.
Ho capito che Bitcoin contro CBDC non è un argomento che si può ridurre a un'etichetta di approcci concorrenti a una tecnologia digitale, così come Linux contro Windows: si tratta di una grande battaglia che si sta svolgendo nel corso di eoni e in almeno una dimensione assiale in più rispetto a quella che la griglia cartesiana (per cui il nostro cervello è programmato) può comprendere.
Questi sono campi morfici in competizione, e noi tutti, come individui, siamo come limatura di ferro trascinata nelle linee di flusso magnetico di un campo o di un altro.
Ma comprendere le correnti spirituali sotterranee all'opera nel nostro mondo oggi – capire che esistono – è il primo passo.
Se siamo fortunati, possiamo esercitare un po' di libero arbitrio nello scegliere quale pendolo, o campo morfico, riceverà la nostra energia. Se avete letto fin qui, spero che abbiate acquisito sufficiente consapevolezza per capire che c'è una scelta da fare.
Scegliete bene, quindi.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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La rivoluzione dal divano
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-rivoluzione-dal-divano)
Non è straordinario come abbiamo rivoluzionato la rivoluzione stessa? Nei tempi bui dell'attivismo – sapete, gli anni Novanta – le persone hanno dovuto sopportare difficoltà come “uscire” e “parlare con gli sconosciuti” per far sentire la propria voce. Portavano cartelli fisici, cantavano fino a perdere la voce e a volte saltavano persino il brunch. Tali sacrifici sembrano quasi barbari per gli standard illuminati di oggi.
Che tempi per essere vivi! Abbiamo finalmente perfezionato l'arte del massimo impatto con il minimo sforzo; abbiamo democratizzato la cura riducendola alla sua forma più essenziale: gesti performativi che non richiedono assolutamente alcuna conoscenza, sacrificio o impegno.
Non è meraviglioso come ora possiamo diventare istantaneamente esperti geopolitici di conflitti che non potremmo localizzare su una mappa? Ieri pensavate che la Crimea fosse un dessert italiano, oggi dibattete sulle no-fly zone come se steste tenendo un briefing alla NATO. Abbiamo imparato la geopolitica a velocità elevata: leggere i titoli, farsi un'opinione, fare la predica agli altri, tutto in meno di 30 secondi. Chi ha bisogno di leggere libri quando si ha l'Università di TikTok? Nel momento in cui i nostri feed si riempiono di post su una crisi lontana, siamo benedetti da un'immediata chiarezza morale che ignora la necessità di un contesto storico o di una comprensione sfumata. “Quale Paese sta attraversando una crisi questa settimana?” è in realtà solo l'equivalente moderno di “Che vestito dovrei indossare oggi?” – ed entrambe le domande meritano la stessa profondità di coinvolgimento.
Niente dimostra la nostra competenza come diventare immediatamente studiosi del Medio Oriente da un giorno all'altro. Un'infografica virale sul conflitto israelo-palestinese, e improvvisamente siamo tutti esperti in 75 anni di complessità geopolitica, storia religiosa millenaria e l'intricata rete di alleanze regionali. È davvero straordinario come possiamo sviluppare opinioni così forti e intransigenti sul conflitto israelo-palestinese, pur non essendo in grado di spiegare il significato dei confini del 1967, o di articolare la differenza tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania oltre la “parte sottile”.
La bellezza della nostra nuova rivoluzione è la sua ineguagliabile efficienza. Le generazioni precedenti credevano scioccamente che per cambiare il mondo fosse necessario prima comprenderlo. Abbiamo semplificato il processo! Perché sprecare tempo prezioso scorrendo i titoli quando si può essere immediatamente virtuosi a parole con la perfetta combinazione di emoji e hashtag? Dopotutto poche cose gridano “Ho considerato attentamente tutte le prospettive su questo tema complesso” come una serie di emoji con faccine arrabbiate e TUTTO MAIUSCOLO, o semplicemente ripetendo alla lettera i punti di discussione di ieri su MSNBC o Fox News.
I nostri algoritmi sono diventati la nostra bussola morale, indirizzando la nostra indignazione con una precisione ineguagliabile. Che sollievo esternalizzare l'estenuante lavoro di determinare cosa conta davvero a società anonime il cui modello di business si basa sulla massimizzazione delle nostre reazioni emotive! Non è confortante come abbiano ottimizzato i nostri feed per dirci esattamente a cosa interessarci e per quanto tempo?
E le bandiere! Oh, le gloriose bandiere digitali e le cornici dei profili che ora costituiscono la spina dorsale del cambiamento globale! Niente dice “Sto facendo la differenza” come modificare temporaneamente la propria presenza sui social media. Pensate al coraggio che ci vuole per aggiungere una bandiera ucraina alla propria biografia di Instagram e contemporaneamente pubblicare meme che si lamentano dei prezzi della benzina. Ricordate ancora l'incredibile coraggio di aggiungere cornici “vaccinato/a” alle foto del profilo o di dichiarare “restate a casa, salvate vite” dalla casa vacanze di cui avevate assolutamente bisogno per la vostra salute mentale?
L'impresa più impressionante potrebbe essere quella di pubblicare manifesti appassionati per i diritti umani dai nostri smartphone, completamente ignari del fatto che contengano minerali estratti da bambini congolesi e assemblati nello stesso Paese in cui si trovano i campi di detenzione per gli uiguri. Ma perché dovremmo aver bisogno di conoscere dettagli così scomodi quando abbiamo a disposizione hashtag da utilizzare?
La più grande conquista della nostra epoca potrebbe essere la perfezione della preoccupazione senza impegno. Abbiamo imparato l'arte di apparire profondamente coinvolti nei problemi più urgenti dell'umanità, assicurandoci al contempo che tali problemi non ci creino mai guai a livello personale. Niente dimostra impegno per una causa come postare “Tutto questo deve finire!” senza specificare cosa sia “tutto questo”, o come fermarlo. Più vaga è la vostra indignazione, più cause copre! Che innovazione! Che progresso!
Forse la cosa più impressionante è la nostra capacità di passare senza problemi da una causa all'altra, senza un attimo di riflessione. Quando le misure anti-COVID sono terminate, dove vivevo a New York è stato sorprendente la rapidità con cui è stato diffuso il promemoria: “Non odiamo più i no-vax; ora odiamo i russi”. I nostri post appassionati sulla crisi del mese scorso scompaiono nel dimenticatoio, lasciando spazio a nuova indignazione senza la sgradevolezza di dover rendere conto di quanto detto/fatto in precedenza.
Il calendario del vero attivista ora ha le sue stagioni: la primavera palestinese, l'estate del Pride, l'autunno ucraino e qualsiasi catastrofe sia di tendenza per l'inverno. Alterniamo le nostre cause con la precisione delle case di moda che aggiornano le loro collezioni: il “genocidio” della scorsa stagione è così superato quando c'è una nuova crisi da cui attingere.
L'incoerenza sbalorditiva delle nostre convinzioni è una forma d'arte moderna. Quanto è stimolante vedere autoproclamati ambientalisti gettare vernice su opere d'arte inestimabili (usando vernice a base di petrolio, ovviamente) mentre arrivano sul luogo della protesta a bordo di SUV che consumano benzina. O attivisti per il clima che danno fuoco alle loro Tesla per protestare contro i tweet di Elon Musk – perché quasi niente simboleggia “Mi interessa l'aria pulita” come creare un inferno tossico di batterie al litio. E non dimentichiamo gli appassionati difensori della libertà di parola che chiedono che certe voci vengano messe a tacere, o i paladini della tolleranza che non ne mostrano alcuna a coloro con cui non sono d'accordo.
E come potremmo ignorare i multimiliardari attivisti per il clima che ci fanno la predica sulla nostra impronta di anidride carbonica a bordo di jet privati? Niente cattura lo spirito della nostra epoca come Greta Thunberg, accigliata e milionaria, che dice ai lavoratori di averle rubato i sogni mentre marina la scuola e solca gli oceani a bordo di yacht.
Non è rassicurante il modo in cui possiamo misurare il nostro impatto in termini di “Mi piace” e condivisioni? La scarica di dopamina della convalida sociale ha sostituito la più disordinata soddisfazione del progresso effettivo. E perché no? Creare un cambiamento è complicato e spesso deludente, ma vedere crescere il numero di notifiche offre una gratificazione immediata.
Nel mercato degli attivisti, la moneta di scambio non è più il cambiamento, ma l'impegno. Un post ponderato con dati scientifici e sfumature sull'ambientalismo che ottiene 3 “Mi piace” è oggettivamente peggio di mille “Mi piace” su un quadrato nero. È semplice matematica.
Quindi, un brindisi a noi, i rivoluzionari dal divano, i guerrieri degli hashtag, i fautori del cambiamento tramite foto profilo. Abbiamo realizzato qualcosa di veramente straordinario: convincerci di essere parte della soluzione senza chiedere assolutamente nulla a noi stessi. I nostri antenati che hanno marciato, organizzato, sacrificato e a volte sono morti per le loro cause potevano solo sognare una tale comodità.
Cosa penserebbero i leader dei diritti civili del passato della nostra evoluzione? “Ho un sogno, che un giorno i bambini neri e le bambine nere si uniranno ai bambini bianchi e alle bambine bianche [...] e saranno giudicati non per il contenuto del loro carattere, ma per le caselle di categoria razziale che spuntano sui moduli DEI”. Quanto sarebbe commossa Rosa Parks nello scoprire che il rifiuto di cedere il suo posto sull'autobus si è evoluto nel rifiuto di rinunciare alle nostre comode opinioni dal divano. Quanto sarebbe impressionato Malcolm X dalla nostra nuova e rivoluzionaria strategia: “Con qualsiasi meme necessario”.
I nostri antenati marciavano sui ponti di Selma; noi compriamo con coraggio la merce arcobaleno della collezione Pride di Target. Stessa lotta, carrello della spesa diverso.
Stiamo vivendo un'epoca davvero straordinaria: il cambiamento sociale non richiede di alzarsi, parlare, o addirittura imparare nulla. La rivoluzione non verrà trasmessa in televisione perché è troppo impegnata a essere elaborata algoritmicamente per il vostro feed personale.
E ricordate, se qualcuno critica questa nuova forma di attivismo, potete sempre metterlo a tacere con le armi più potenti: chiamandolo “privilegiato” perché si aspetta che le azioni accompagnino le parole, bloccandolo immediatamente e segnalando il suo account per “contenuti dannosi” (definiti come “in disaccordo con me”). Abbiamo scoperto che digitare “pensieri e preghiere” ha esattamente lo stesso impatto che fornire effettivamente aiuto, ma con l'ulteriore vantaggio di ricevere elogi pubblici senza l'inconveniente di dover aprire il portafoglio, o sporcarsi le mani. Dopotutto, digitare “pensieri e preghiere” non equivale forse a fornire effettivamente aiuto?
Non è fantastico come oggi possiamo cambiare il mondo senza cambiare nulla? Né le nostre abitudini, né le nostre spese, né il nostro comfort, né la nostra comprensione, e certamente nemmeno noi stessi.
Ma ehi, almeno sulla linea del tempo sembravamo giusti. Nella rivoluzione moderna l'apparenza della virtù ci ha finalmente liberato dal peso della virtù vera e propria.
E sì, mi rendo conto della grande ironia di scrivere questa critica su Substack, dove inevitabilmente otterrò la convalida di persone che sono già d'accordo con me, senza cambiare assolutamente nulla.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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Il più grande aumento delle tasse in Germania sin dalla Seconda guerra mondiale: la SPD prende di mira le famiglie
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-piu-grande-aumento-delle-tasse)
Di fronte a un rapido peggioramento delle prospettive di bilancio, il Ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil (SPD), ritiene di aver finalmente trovato una nuova fonte di entrate. Abolendo il tradizionale regime di “suddivisione fiscale del matrimonio” – un sistema che consentiva alle coppie di mettere in comune i redditi e ridurre il carico fiscale – spera di colmare i buchi di bilancio sempre più ampi. Questo segna il culmine preliminare di un dibattito sull'aumento delle tasse, concepito non tanto per risolvere la crisi fiscale tedesca quanto per alleviare i politici dalla pressione dell'attuazione di riforme strutturali.
In realtà questo sviluppo non sorprende. La SPD si batte da tempo per abolire la sopraccitata suddivisione. La misura è concepita come una risposta al deficit strutturale della Germania, che si prevede salirà oltre €170 miliardi entro il 2029, a condizione, naturalmente, che l'economia tedesca non sprofondi ulteriormente nella recessione.
Ideologia mascherata da prudenza fiscale
Ci si deve chiedere se il recente dibattito pubblico sull'aumento dell'imposta di successione non sia stato altro che un test per valutare l'entità dell'onere aggiuntivo che la popolazione tedesca è disposta a sostenere. Nel loro insieme entrambe le iniziative – l'aumento dell'imposta di successione e l'abolizione della suddivisione fiscale del matrimonio – sono perfettamente complementari agli occhi degli ideologi della SPD. Entrambe le misure colpiscono direttamente un modello familiare e generazionale considerato dal Ministro delle finanze “obsoleto” e ora destinato alla liquidazione fiscale.
I socialdemocratici si erano preparati ideologicamente da tempo a questa mossa. E cos'altro ci si poteva aspettare da un partito che ha, in gran parte, abbandonato il modello classico incentrato sulla famiglia tradizionale, sostituendolo con gruppi identitari come il movimento transgender e altri gruppi clientelari?
Lo stesso Klingbeil rivela la visione alla base di questa offensiva fiscale: “Gli assegni sociali dovrebbero incoraggiare gli uomini ad assumersi maggiori responsabilità in famiglia. Senza questi sussidi per i genitori con redditi elevati, potrebbe tornare a essere una prassi comune per le donne restare a casa. Ciò rappresenterebbe una battuta d'arresto per l'uguaglianza”, ha dichiarato.
Al di là delle mere considerazioni fiscali, i politici della SPD mirano a niente di meno che a una riorganizzazione ideologica della società. Attraverso la politica fiscale, vogliono imporre un nuovo modello sociale che priva i cittadini di una reale possibilità di scelta, in diretta opposizione alle tradizioni della classe media e contro i fondamenti civici del Paese.
Il DIW fornisce una copertura “scientifica”
E come sempre, ogni volta che lo stato è a caccia di nuove fonti di entrate, l'Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW) arriva in soccorso. Gli economisti che collaborano con il presidente del DIW, Marcel Fratzscher, forniscono ancora una volta una copertura apparentemente scientifica. Calcolano, fino all'ultimo decimale, quanto l'abolizione della suddivisione fiscale per i coniugi porterebbe nelle casse dello stato.
Secondo il DIW l'eliminazione del sistema genererebbe un gettito fiscale aggiuntivo pari a €20-25 miliardi all'anno. Questa cifra corrisponde all'attuale deficit creato dalla politica, poiché ne beneficiano principalmente le coppie con redditi molto diseguali, come le famiglie monoreddito. Voilà: il divario di bilancio verrebbe colmato, almeno temporaneamente, e tutto questo senza riforme dolorose, tagli alla spesa, o conflitti di coalizione.
Per il DIW la suddivisione fiscale per i coniugi non è altro che una reliquia del patriarcato, ma questa visione illustra il vero dilemma degli istituti finanziati con fondi pubblici: in caso di dubbio, si inchinano sempre all'ideologia prevalente, allontanandosi sempre di più dalla loro vera missione di analisi scientifica neutrale. In realtà sarebbe loro dovere evidenziare gli evidenti squilibri nell'architettura fiscale tedesca: la sua burocrazia smisurata, la sua soffocante pressione fiscale e il suo stato eccessivo che strangola l'iniziativa privata.
Annegare nelle entrate, piangere povertà
Che l'attuale dibattito sull'aumento delle tasse si svolga in un simile contesto rasenta il grottesco. La Germania opera già con una quota statale superiore al 50%. Le entrate federali sono aumentate vertiginosamente nell'ultimo decennio, passando da circa €311 miliardi nel 2015 a €440,6 miliardi nel 2024, con un incremento di circa il 42%.
La tendenza sta solo accelerando. Solo nella prima metà del 2025, €273,2 miliardi sono confluiti nelle casse di Berlino, con un balzo del 5,5% rispetto all'anno precedente. Le entrate fiscali, la componente più consistente delle entrate, sono salite da €282 miliardi (2015) a €375 miliardi (2024). Ad agosto 2025 avevano già raggiunto i €247,6 miliardi. Lo stato sta letteralmente sguazzando nei soldi.
Nonostante ciò Berlino continua a inventare nuove tasse per attenuare i conflitti di coalizione e ritardare le riforme. Per il 2026 il governo tedesco prevede un altro consistente aumento della spesa di circa il 6%, portando la spesa federale totale a circa €530 miliardi. Nel frattempo si prevede una contrazione dell'economia privata del 4-5%. La classe politica di Berlino sembra aver dimenticato una semplice verità: le entrate statali dipendono in ultima analisi da un'economia privata fiorente. Invece di tagliare la spesa in un periodo di depressione, Berlino raddoppia la dose di statalismo e ridistribuzione.
Un duro colpo alla coesione sociale
Il fatto che la SPD stia preparando il più grande aumento delle tasse dalla Seconda guerra mondiale – prendendo deliberatamente di mira la famiglia, fondamento della classe media – non farà che aggravare le già fragili fratture sociali della Germania. La domanda decisiva è se il partner di coalizione, la CDU, adotterà una decisa difesa e respingerà il piano.
Finora i conservatori rimangono evasivi. A maggio il segretario generale della CDU, Carsten Linnemann, ha respinto una proposta della SPD, sottolineando che la separazione dei coniugi deve essere mantenuta a meno che non venga sostituita da un modello più ampio di “suddivisione familiare” che comprenda anche le famiglie non tradizionali. A luglio l'Unione delle donne della CDU ha respinto categoricamente la richiesta della SPD, sottolineando l'alto valore sociale del sostegno alle strutture familiari.
Eppure, come per tante altre questioni, non si sa mai veramente quale sarà la posizione finale della CDU. Se l'esperienza passata è indicativa, la lealtà alla coalizione potrebbe ancora una volta prevalere sui principi. In tal caso la Germania si sta dirigendo verso la sua più grave retata fiscale da generazioni, che indebolirà le famiglie, polarizzerà la società ed eroderà ciò che resta della sua spina dorsale economica.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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Il Giappone non sta perdendo il controllo
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-giappone-non-sta-perdendo-il-controllo)
I social media finanziari hanno una nuova ossessione. Ogni macro-conto, ogni commentatore di mercato, ogni newsletter pubblica una versione di questo adagio: «ULTIMA ORA: il rendimento dei titoli di stato giapponesi a 30 anni raggiunge il RECORD del 3,43%! La Banca del Giappone sta perdendo il controllo!»
I grafici sembrano spaventosi, i commenti sono allarmanti, la narrazione si scrive da sola: il Giappone è in difficoltà, l'inflazione è alle stelle e la terza economia a livello mondiale sta per esplodere.
C'è solo un problema: questa storia interpreta fondamentalmente male ciò che sta realmente accadendo.
Abbiamo passato anni a criticare la Banca del Giappone per aver distorto il mercato obbligazionario. Ora che i rendimenti si stanno finalmente normalizzando, invece di fare un passo indietro per osservare, tutti si affrettano a dichiarare che la BoJ ha perso il controllo.
Ma ecco il punto: penso che tutti abbiano capito questa storia al contrario.
Lasciatemi spiegare e vi prometto che sarò semplice, anche se non avete mai pensato alle obbligazioni giapponesi in vita vostra.
Cosa sta realmente accadendo?
Lasciatemi tradurre il gergo: quando sentite dire “i rendimenti obbligazionari stanno salendo”, in realtà significa che gli investitori chiedono tassi di interesse più elevati per prestare denaro al governo giapponese. Immaginatelo come un aumento dei tassi delle carte di credito, solo che in questo caso si tratta del debito pubblico.
Il titolo di stato giapponese a 30 anni ora rende circa il 3,35% all'anno. Potrebbe non sembrare molto, ma per il Giappone, un Paese che fino a poco tempo fa aveva tassi di interesse negativi, si tratta di un risultato storico. Il governatore Kazuo Ueda, a capo della banca centrale giapponese, ha dato il segnale più chiaro finora: la banca centrale potrebbe rialzare nuovamente i tassi di interesse già questo mese.
Pensiero comune? Il Giappone sta finalmente perdendo il controllo sull'inflazione dopo decenni di lotta alla deflazione. Il mercato sta forzando la mano. Panico assicurato.
O forse è il contrario?
Il Giappone non perde facilmente il controllo
Ecco cosa sfugge ai pessimisti: la banca centrale giapponese è l'operatore monetario non convenzionale più esperto del pianeta.
Ha inventato il copione che tutti gli altri hanno copiato.
Quantitative easing? Il Giappone lo ha fatto per primo nel 2001. Tassi di interesse a zero? Il Giappone è stato il pioniere. Tassi di interesse negativi? Il Giappone ci è arrivato nel 2016. Controllo della curva dei rendimenti che letteralmente impone un tetto ai rendimenti obbligazionari? Il Giappone ha portato avanti un tal programma per 8 anni prima di terminarlo nel 2024.
Consideriamo i numeri:
• La banca centrale giapponese detiene ancora circa il 50% di tutti i titoli di stato giapponesi, per un valore di circa $3.700 miliardi.
• Se si considerano anche le banche nazionali, le compagnie assicurative e i fondi pensione le istituzioni giapponesi detengono oltre l'80% del debito nazionale.
• Il bilancio della BoJ ammonta a circa il 110% del PIL, molto più del 23% della FED o del 41% della BCE.
Questo non è un mercato che può essere attaccato da speculatori stranieri. Quando possiedi metà del mercato, il mercato sei tu.
Allora perché il Giappone dovrebbe perdere improvvisamente il controllo ora, dopo aver gestito con successo il suo mercato obbligazionario per decenni?
La risposta è: non accadrà e non è accaduto.
Lo fa apposta.
La strategia dello yen
Il Giappone ha deliberatamente consentito l'aumento dei rendimenti obbligazionari a lungo termine per una semplice ragione: vuole uno yen più debole.
Ecco perché è importante.
Quando i rendimenti obbligazionari in Giappone aumentano, cambia il modo in cui il denaro fluisce a livello globale. Uno yen più debole rende le esportazioni giapponesi più economiche per il resto del mondo. Toyota, Sony e Nintendo sono diventate più competitive nelle loro esportazioni.
Quando il team finanziario di Toyota fa i conti, stima di guadagnare circa $300 milioni in profitti per ogni singolo yen che si indebolisce rispetto al dollaro.
Il Giappone ha fatto registrare un surplus delle partite correnti di oltre $115 miliardi nella prima metà dell'anno scorso. Si tratta del surplus più elevato per qualsiasi semestre fiscale da quando sono stati resi disponibili dati comparabili nel 1985. Uno yen più debole è carburante per gli esportatori giapponesi.
Ma qui si gioca una partita più grande.
Il fattore Cina
Uno yen più debole non solo aiuta il Giappone a vendere più auto e prodotti elettronici all'estero, ma rende anche i produttori giapponesi più competitivi rispetto al loro principale rivale: la Cina.
E la tempistica in questo caso non è casuale.
In questo momento Giappone e Cina si trovano nel mezzo della peggiore crisi diplomatica dal 2023. Il primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, ha di recente ipotizzato che un attacco cinese a Taiwan potrebbe minacciare la sopravvivenza del Giappone e giustificare una risposta militare. La reazione di Pechino è stata rapida e severa: ha vietato l'importazione di prodotti ittici giapponesi, cancellato voli, sospeso le uscite cinematografiche e diramato avvisi di viaggio.
La Cina è il secondo mercato di esportazione del Giappone. Lo scorso anno le aziende giapponesi hanno venduto beni per un valore di $125 miliardi alla Cina, ma con il deteriorarsi di questa relazione, il Giappone ha bisogno di trovare nuovi vantaggi altrove.
Lo fa con uno yen più debole.
I prodotti giapponesi stanno diventando più economici rispetto alle alternative cinesi, non solo per gli acquirenti americani, ma anche per i clienti del Sud-est asiatico, dell'Europa e dell'America Latina. Proprio come le tensioni politiche rendono più rischioso affidarsi alla Cina, il Giappone sta diventando un fornitore alternativo più attraente.
Ed ecco dove le cose si fanno davvero interessanti: anche l'America ne trae beneficio
Ora parliamo di qualcosa che nessuno tra i pessimisti giapponesi menziona: cosa significa questo per i mercati statunitensi.
Il Giappone non è un Paese qualunque quando si parla di finanza americana. Il Giappone è il maggiore detentore straniero di titoli del Tesoro statunitensi, con un patrimonio di oltre $1.180 miliardi. Più della Cina, più del Regno Unito, più di chiunque altro.
Per decenni il denaro giapponese è confluito negli Stati Uniti attraverso una strategia nota come carry trade.
Ecco come funziona in parole semplici: gli investitori giapponesi prendono in prestito denaro in yen a tassi di interesse prossimi allo zero; convertono quegli yen a basso costo in dollari; acquistano asset americani, come titoli del Tesoro, azioni e immobili, che offrono rendimenti molto più elevati; poi intascano la differenza. Vi chiederete come funziona se il Giappone lascia salire i tassi di interesse. Finché i tassi di interesse a breve termine in Giappone sono inferiori a quelli degli Stati Uniti e lo yen si svaluta, questo scambio funziona bene.
Questo scambio è stato per anni uno dei pilastri silenziosi a sostegno dei prezzi degli asset americani. Migliaia di miliardi di dollari in fondi giapponesi sono confluiti in azioni e obbligazioni statunitensi attraverso questo meccanismo.
Ed ecco il punto chiave: un indebolimento controllato e graduale dello yen fa sì che questo denaro continui a fluire verso l'America.
Pensateci dal punto di vista di un investitore giapponese. Se siete un gestore di un fondo pensione a Tokyo e detenete $50 milioni in azioni statunitensi, state osservando due cose: l'andamento delle azioni e quello dello yen.
Se lo yen si indebolisce gradualmente e in modo prevedibile, i vostri investimenti negli Stati Uniti appariranno più vantaggiosi. Riconvertendoli in yen, otterrete più yen per ogni dollaro. Questo rende gli asset americani più appetibili, non meno.
Ma se lo yen si rafforzasse improvvisamente, se il Giappone perdesse il controllo e dovesse frenare bruscamente, gli investitori giapponesi andrebbero incontro a perdite ingenti sui loro investimenti all'estero e sarebbero costretti a vendere in massa asset americani per limitare i danni.
Gestire un lento declino dello yen anziché rischiare un'inversione improvvisa significa in realtà garantire stabilità ai mercati statunitensi.
Gli investitori istituzionali giapponesi, tra cui banche, fondi pensione e compagnie di assicurazione, detengono attualmente posizioni massicce in azioni e obbligazioni statunitensi. Finché lo yen si indebolirà gradualmente, non avranno motivo di vendere. Molti continueranno ad acquistare e questo significa che centinaia di miliardi di dollari continueranno a fluire nei mercati dei capitali americani.
La ristrutturazione silenziosa
Ora è qui che vorrei fare qualche ipotesi, ma seguitemi.
Cosa impedisce alla banca centrale giapponese di fare una cosa del genere: “Ehi, Ministero delle Finanze, attualmente deteniamo circa la metà del vostro debito pubblico. Cosa succederebbe se scambiassimo tutti quei titoli con nuovi titoli centenari al 3%?”
Sulla carta, non cambierebbe nulla. I titoli rimarrebbero allo stesso valore aggregato in bilancio, ma le implicazioni sarebbero enormi. Il Giappone manterrebbe bassi costi di indebitamento per un secolo. Rischio di rifinanziamento? Sparito. Rischio di tasso di interesse? Sparito. Tutte quelle preoccupazioni sulla sostenibilità del debito giapponese? Di fatto risolte.
Non è così assurdo come sembra. Il Giappone emette già obbligazioni a 40 anni. Il bilancio della Banca del Giappone è più ampio, in rapporto alla sua economia, di quello di qualsiasi altra grande banca centrale, più di cinque volte quello della Federal Reserve in rapporto al PIL degli Stati Uniti.
Sta operando in un territorio che nessun altro ha esplorato. Perché dare per scontato che seguano le vecchie regole?
Chi vince, chi perde?
Se ho ragione su ciò che sta facendo il Giappone, ecco come appare il tabellone di gioco.
Vincitori:
• Gli esportatori giapponesi beneficiano del calo dei prezzi globali. La BoJ rialza i tassi di interesse a breve termine, consentendo al contempo un allargamento della parte lunga della curva dei rendimenti.
• Il governo giapponese permette all'inflazione di ridurre il suo debito reale.
• I fondi pensione giapponesi beneficiano di un adeguamento ordinato e senza panico.
• I mercati dei capitali statunitensi continuano a ricevere afflussi dai grandi investitori istituzionali giapponesi.
• Il Tesoro degli Stati Uniti trae vantaggio dal fatto che il Giappone continua ad acquistare debito americano.
• I consumatori americani hanno accesso a una maggiore quantità di prodotti giapponesi a prezzi competitivi.
Perdenti:
• La Cina si trova ad affrontare un Giappone più competitivo, proprio mentre le tensioni aumentano, aggravando le pressioni deflazionistiche già in atto.
• Chiunque scommetta su una crisi giapponese, che non si verificherà, rimarrà deluso.
• Chiunque creda che si tratti di un caso isolato e che la crescita trentennale del Giappone avrà effetti negativi a catena rimarrà deluso.
Conclusione
I media finanziari ritengono che il Giappone stia perdendo il controllo del suo mercato obbligazionario, che la terza economia più grande del mondo sia sull'orlo della crisi e che dovreste preoccuparvi.
Ma sta succedendo qualcosa di diverso.
Vedo un Paese che ha trascorso 30 anni a padroneggiare la politica monetaria non convenzionale. Un Paese che possiede metà del proprio mercato obbligazionario. Un Paese con tutti gli strumenti necessari per gestire questa transizione alle proprie condizioni.
Vedo il Giappone indebolire la propria valuta per aumentare la competitività, ristrutturare il proprio debito e affrontare un momento geopolitico pericoloso, il tutto continuando a finanziare i mercati americani con migliaia di miliardi di dollari.
Lo yen non sta crollando perché il Giappone ha perso il controllo; lo yen si sta indebolendo perché è il Giappone a volerlo.
Come ho già detto molte volte: lo yen non mente mai.
Vi sta dicendo che il Giappone non è in preda al panico, sta mettendo in atto una strategia. E se capite cosa sta facendo, vi renderete conto che questa è una delle storie più importanti e sottovalutate della finanza mondiale.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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Il “boom del debito” tedesco: la scommessa da €500 miliardi di Merz è una follia keynesiana
Doveva essere questo autunno, adesso è stato rimandato addirittura al 2029 (semmai l'UE ci dovesse arrivare a quella data). Si capisce che per quella data non esisteranno né l'euro digitale, né un'Unione Europa come la conosciamo oggi perché Tether avrà dollarizzato/collateralizzato il mondo a un livello che sarà praticamente impossibile per un rivale riuscire a scalzarlo. Anche la FED sarà cambiata per allora, ridimensionata rispetto ai suoi ruoli attuali: prestatore di ultima istanza nel commercial paper market e impostazione del valore nominale del dollaro. La marcia indietro sull'euro digitale è la manifestazione tangibile della consapevolezza europea di non poter competere con Stati Uniti decisi a correre per i fatti loro, non più eterodiretti tramite infiltrati nelle stanze dei bottoni (es. Russiagate, ambasciatore inglese Darrock, ecc.) e sconquassi nei mercati finanziari ombra. La deriva autoritaria in accelerazione da parte dell'URSSE ha lo scopo di affermare la propria sopravvivenza attraverso il pugno duro scagliato contro la popolazione autoctona, dato che a livello internazionale la sua influenza continua a contrarsi. Il fantomatico “riarmo” sventolato dai vari eurocrati ai posti di comando non è rivolto alla Russia. Dopo tutto ciò che è stato inviato in Ucraina e distrutto dai russi l'UE non resisterebbe una settimana in un confronto aperto contro di essi al ritmo a cui falciano giornalmente mezzi e soldati ucraini (leggi NATO). No, eserciti e armi saranno rivolti internamente mentre i nuovi tiranni europei attiveranno tutti gli asset a loro disposizione per mantenere intatte le loro posizioni di privilegio nella catena del potere, che, ricordiamolo, si sono “guadagnati” derubando gli Stati Uniti. E non credete non ci siano altrettante fratture nella compagine della cricca di Davos. Non commettete l'errore di pensare che sia una fazione monolitica. Anche all'interno di essa ci sono “correnti”: “hardcore” (andare fino in fondo) e “softcore” (stringere un accordo). È così che è stata risolta la questione tra Iran e Israele, Israele e Palestina. Ed ecco perché, ad esempio, Fink gravita attorno a Kiev. Non scordiamoci che è stato il private equity negli USA a rappresentare una delle mani armate contro la ricchezza reale americana. Il private equity, infatti, sulla scia dei tassi bassi e la normativa a ripetizione sfornata dopo il 2008, ha fatto spesa di immobili e poi se li sono rivenduti tra di loro facendo aumentare i prezzi, impedendo alla classe media di possedere una casa, costruire una famiglia e, peggio di tutto, di accedere al credito al consumo. La rinascita della classe media americana passa per forza di cose dal mercato immobiliare: aggiustare il mercato dei mutui trentennali a tasso fisso, con copertura di equity credibile come oro, Bitcoin, flussi di cassa aziendali e titoli di stato americani. Un passo in avanti significativo è stato fatto questo mese quando la CFTC ha dichiarato ammissibili come garanzia per i prestiti Bitcoin e Tether. I QE, la ZIRP, il Dodd-Frank Act e tutte le altre storture/deformazioni economiche partorite da una FED popolata da vandali, così come il Congresso e le precedenti amministrazioni presidenziali, erano direzionati a distruggere/sabotare la capacità di formazione di ricchezza generazionale negli Stati Uniti. Un sabotaggio consapevole, tutto per mantenere liquido un mercato degli eurodollari disfunzionale (es. leva finanziaria spropositata) a vantaggio di Regno Unito ed Europa principalmente. In cambio è stata venduta all'americano medio la favoletta dei pasti gratis come l'università gratis o il sistema sanitario gratis (es. Obamacare), un'utopia progettata per trarre in inganno gli sprovveduti e risucchiare ulteriormente capacità produttiva dagli USA.
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-boom-del-debito-tedesco-la-scommessa)
Negli ambienti governativi di Berlino, l'attesa è alle stelle: l'imponente programma di indebitamento è pronto per il lancio. Presto il pacchetto di credito da €500 miliardi – mascherato da “fondo speciale” – colpirà l'economia come uno tsunami, presumibilmente per liberare il Paese dalla sua recessione cronica.
Guardando indietro, il mandato del Cancelliere Friedrich Merz sarà probabilmente ricordato soprattutto per una cosa: la sua gigantesca orgia di debiti. Cinquecento miliardi di euro in nuovi prestiti, aggiunti al deficit annuale già pianificato al 3,3% del PIL, dovrebbero riaccendere il motore economico in difficoltà nel prossimo decennio.
Maastricht è storia
Anno dopo anno la montagna del debito, già pari al 65% del PIL, crescerà di un altro 1,15% sotto forma di nuovo debito. L'indebitamento netto annuo sale così al 4,6%, ben lontano dalle soglie un tempo “sacre” di Maastricht. Quei giorni sono ormai lontani. Berlino spera in un miracolo keynesiano, ignorando il fatto che tali politiche aggravano sempre i problemi strutturali anziché risolverli.
Secondo quanto riportato da Handelsblatt, citando fonti interne, il ministro dell'Economia Katharina Reiche (CDU) ha presentato i nuovi dati sulla crescita.
Le previsioni del suo ministero sono in linea con le previsioni congiunte dei principali istituti economici tedeschi: sia il DIW che l'RWI prevedono ora una crescita del PIL dell'1,3% per il 2026 e dell'1,4% per il 2027.
Tutti contano sullo stimolo del debito: più è meglio, e le questioni qualitative o i limiti della pianificazione economica sono ormai scomparsi dai radar. La convinzione che l'economia possa essere gestita centralmente è ormai un dogma a Berlino. Il libero mercato è trattato come un avversario.
Il “punto di svolta” di Merz
Il Cancelliere Merz ha di recente annunciato una “inversione di tendenza” nei flussi di investimenti. Dopo anni di massiccia fuga di capitali, ora sostiene che il denaro stia tornando in Germania. Sembra credere che i €50 miliardi aggiuntivi di nuovi prestiti – destinati principalmente a progetti climatici, infrastrutture ed espansione militare – innescheranno un boom degli investimenti privati. Attraverso le garanzie statali, il capitale privato verrà “mobilitato”.
È una scommessa che gli stimoli alimentati dal debito rilanceranno l'economia. In realtà è una logica in stile Habeck: il degrado industriale e i fallimenti sono parte integrante del gioco.
Frodi ed economia voodoo
Questa “crescita” è un'illusione statistica. Non riflette gli investimenti guidati dal mercato o la domanda reale: è un miraggio alimentato dal debito, un falò acceso dalla stampa di denaro.
Le conseguenze saranno devastanti: i contribuenti pagheranno il conto attraverso tasse più elevate o inflazione quando la nuova massa di credito si incontrerà con un'economia stagnante e un'offerta limitata, facendo salire i prezzi.
La vera prosperità e crescita devono essere misurate in modo diverso. In un libero mercato, beni e servizi nascono da una domanda genuina. Lo stato, al contrario, diventa un fattore di consumo che distrugge il potere d'acquisto attraverso la burocrazia.
Mercati dei capitali sotto pressione
Lo stesso vale per gli investimenti. Progetti ideologici come la “trasformazione verde” sono, in realtà, programmi di distruzione di capitale. Drenano risorse scarse dal settore privato, fanno aumentare i costi di finanziamento e irrigidiscono il mercato del lavoro, vincolando i lavoratori a burocrazie improduttive.
Per contestualizzare: la quota di PIL dello stato si attesta attualmente intorno al 50%.
Con un nuovo rapporto debito/PIL previsto al 4,7% per il prossimo anno e una crescita del PIL prevista di solo l'1,3%, il settore privato dovrebbe contrarsi di circa il 3,4% in termini reali affinché i calcoli tornino.
In altre parole: la Germania è già immersa in una spirale di debito in cui ogni euro aggiuntivo di debito pubblico produce una crescita negativa. Il governo tedesco prevede di aumentare la spesa di un altro 4-5% il prossimo anno, caricando ulteriore peso sull'economia privata. Con l'espansione dello stato, la spina dorsale produttiva si contrae e Berlino lo chiama “progresso”.
La “nuova alba” del governo Merz
L'amministrazione tedesca si sta ora preparando a iniettare il suo ingente pacchetto di debiti nei canali aridi dell'industria dei sussidi verdi e dell'emergente economia di guerra. Nel Giorno dell'Unità tedesca, Merz ha avvolto il tutto in una retorica aulica, parlando di rinnovamento, vigore e ottimismo, esortando i cittadini a non lasciarsi paralizzare dalla paura.
Ma dietro tutto questo ottimismo simulato non c'è nulla di sostanziale. Non una parola su chi pagherà il conto di questi fuochi d'artificio alimentati dal credito, attraverso tasse, inflazione ed erosione dei risparmi. Questa non è una “nuova alba”, è una demolizione.
Mentre Berlino e Bruxelles raddoppiano gli sforzi per sostenere le loro pseudo-industrie finanziate dallo stato, altri si stanno muovendo nella direzione opposta. Negli Stati Uniti gli oneri fiscali per cittadini e imprese stanno diminuendo. In Florida i legislatori stanno addirittura discutendo l'abolizione totale dell'imposta sulla proprietà.
Washington sta deregolamentando il settore energetico, liberandolo dalla camicia di forza della CO₂, mentre in Germania ogni sforzo per ripristinare l'ordine di mercato viene seppellito sotto il dogma verde.
Verso l'eco-socialismo
Al contrario: Berlino sta già preparando la strada per rifinanziare la sua ondata di debiti attraverso l'aumento delle imposte di successione e l'abolizione delle agevolazioni fiscali per i coniugi. Merz sta lavorando alacremente per espandere un settore statale già sovradimensionato – che ora assorbe più della metà dell'economia – estromettendo gradualmente l'iniziativa privata.
La sua promessa di tagliare i costi burocratici di €16 miliardi e di eliminare 8.000 posti di lavoro pubblici appartiene al regno delle favole politiche. La sola distribuzione del nuovo torrente di debiti richiederà migliaia di nuovi burocrati.
La Germania è su un percorso pericoloso: verso una nuova forma di eco-socialismo in cui lo stato è di nuovo il centro dell'universo e il mercato è ridotto a un semplice motore ausiliario per mantenere a galla il fragile edificio della nazione ancora per un po'.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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