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Francesco Simoncellihttp://www.blogger.com/profile/[email protected]
Aggiornato: 13 settimane 6 giorni fa

Una valuta di ultima istanza

Ven, 22/09/2023 - 10:11

 

 

di Alex Gladstein

I. LA FUGA DA KIEV

“Lo senti?”

Gleb Naumenko ha smesso di parlare e mi ha permesso di sentire le sirene antiaeree suonare nella notte ucraina, nel profondo ovest del Paese, vicino al confine con la Romania. “Dovrei andare in un rifugio”, mi ha detto, “ma sono troppo pigro”.

Abbiamo parlato per ore in videochat della sua fuga da Kiev e del suo lavoro umanitario in Ucraina alimentato da Bitcoin, quando lo stridore delle sirene ha squarciato il silenzio della notte.

“Proprio la settimana scorsa”, mi ha detto, “mi trovavo con alcuni amici nella campagna vicina. Un missile ipersonico russo ha fatto saltare in aria diversi edifici a pochi chilometri da dove dormivamo”.

Il 18 aprile 2022 altri missili russi sono esplosi nella città di Leopoli, non lontano da dove viveva Naumenko, causando diverse vittime. Oggi in Ucraina nessun posto è sicuro. Dal 24 febbraio le forze russe hanno lanciato più di 1.900 razzi sul Paese; il 28 aprile, durante una visita nella capitale ucraina da parte del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, l’esercito russo ha bombardato la città colpendo un edificio residenziale, ferendo 10 persone e uccidendone una. Leopoli e le aree circostanti sono state nuovamente scosse dal lancio di missili il 3 maggio.

Nelle 48 ore successive all'inizio della guerra, Naumenko, uno sviluppatore di Bitcoin con centinaia di contributi open source nell'ultimo anno, ha preso la decisione di rimanere in Ucraina, anche se molti dei suoi amici erano fuggiti dal Paese. Nelle prime settimane di guerra ha raccolto più di 4 BTC (~$150.000) per il sostegno umanitario.

Questi fondi sono stati ricevuti da donatori di tutto il mondo in un modo che invece sarebbe stato impossibile attraverso il sistema finanziario canonico. Con Bitcoin Naumenko ha finanziato migliaia di pasti per gli anziani nella sua città natale di Kharkiv; acquistato centinaia di materassi per gli sfollati a Kiev; e ha persino sponsorizzato la costruzione di un centro per rifugiati da 100 persone fuori Ivano-Frankivsk. Come molti ucraini, Naumenko ora lavora come operatore umanitario a tempo pieno e trascorre il resto della sua vita part-time.

Il mix di Bitcoin e umanitarismo fa parte di una tendenza nazionale più ampia. A marzo, quando il sistema bancario e dei pagamenti ucraino è crollato, il capo dell’importante gruppo di supporto “Come Back Alive” ha affermato che contanti e criptovalute erano le uniche opzioni per acquistare forniture critiche. Ma le criptovalute come Bitcoin, ha detto, sono “più convenienti e affidabili dei contanti”, poiché consentono agli operatori umanitari di ricevere donazioni istantaneamente da qualsiasi parte del mondo. Inoltre Bitcoin non può essere congelato, come lo era stata la piattaforma Patreon di Come Back Alive il giorno in cui è iniziato l’attacco russo.

“All’inizio non pensavo che ci sarebbe stata un’invasione”, mi ha detto Naumenko. I suoi amici negli Stati Uniti gli hanno mandato un messaggio, chiedendogli se stesse bene, riferendosi al rafforzamento militare nella regione del Donbas, nell'Ucraina orientale. Fortunatamente ha rassicurato le loro preoccupazioni.

Nei giorni prima dello scoppio della guerra di metà febbraio Naumenko era ottimista per il futuro. L'estate precedente era salito su un aereo per trasferirsi in Canada, solo per cambiare idea durante il volo; aveva la consapevolezza di voler aiutare a costruire comunità locali nella sua terra natale.

“Tutto stava migliorando in Ucraina”, mi ha detto. Dopo anni di guerra, nuove attività erano finalmente arrivate nelle grandi città e nuovi ristoranti continuavano ad aprire.

Naumenko si è trasferito da Kharkiv (che non aveva molti sviluppatori di criptovalute) a Kiev (che ne invece ne aveva molti) e ogni settimana incontrava nuovi bitcoiner che la pensavano allo stesso modo Coordinando tutto su Telegram, il social media preferito in Ucraina, ha incontrato molti sviluppatori open source che lavoravano a un nuovo tipo di futuro finanziario.

L’interesse di Naumenko per Bitcoin è stato inizialmente innescato in parte dallo sconcertante crollo della valuta ucraina, la grivna. Da quando Satoshi ha pubblicato online per la prima volta l'idea di Bitcoin alla fine del 2008, 100 grivna sono passati da valere $20 allora a $3 circa oggi.

Nel 2016 Naumenko ha iniziato a lavorare per Kuna, il popolare exchange di criptovalute ucraino, contribuendo a costruirne l'infrastruttura. Più imparava su Bitcoin, più gli piaceva. Ha contrapposto il lavoro sul progetto di Satoshi a una carriera in Microsoft o Google, in cui è necessario convincere i leader aziendali a fare un cambiamento. Con Bitcoin, mi ha detto durante la nostra prima intervista nell’estate del 2020, “tutto quello che bisogna fare è dimostrare che la tua idea funziona. Non devi convincere nessun capo”.

Tornato in Ucraina, Naumenko è stato ispirato da come Bitcoin avrebbe potuto migliorare le libertà civili. Questa nuova valuta, mi ha detto, avrebbe potuto aiutare i dissidenti e i politici dell’opposizione a raccogliere fondi nonostante il desiderio dello stato di escluderli dal sistema finanziario; avrebbe potuto consentire alle persone che soffrono di acquistare marijuana laddove lo stato lo vietava; e avrebbe potuto impedire alla polizia di spiare i conti bancari delle lavoratrici del sesso.

Nel 2018 Naumenko ha avuto la possibilità di lavorare con giganti di Bitcoin come, Greg Maxwell e Pieter Wuille, in veste di stagista presso Blockstream, scrivendo insieme a essi un articolo su un potenziale miglioramento di Bitcoin chiamato Erlay, il quale potrebbe rendere la rete più efficiente e resiliente. Nel 2021 e all’inizio del 2022 il lavoro di Naumenko sul protocollo Bitcoin ha raggiunto una nuova pietra miliare.

Pochi giorni prima dello scoppio della guerra, Naumenko ha rilasciato “CoinPool”, una nuova implementazione di Bitcoin che consente a molti utenti di condividere lo stesso “UTXO”. In qualità di complemento alla rete Lightning e qualcosa che avrebbe potuto aiutare Bitcoin a crescere meglio e ad aggiungere privacy, CoinPool è stato il risultato di anni di lavoro con il collega sviluppatore Antoine Riard. Il rilascio sarebbe stato un risultato impressionante in qualsiasi circostanza, ma è stata un’impresa sorprendente per un Paese sull’orlo della guerra.

Il 24 febbraio Naumenko venne scosso dai messaggi che riceva convusalmente dai suoi amici: la guerra era scoppiata. Nella sua mente aveva assegnato una piccola probabilità a questo evento, infatti solo 12 ore prima stava andando in un bar con il suo nuovo scooter elettrico per leggere un libro. Il tempo era grigio e deprimente, non c'era nessuno per le strade. Fu sopraffatto da una strana sensazione e solo quando si svegliò di soprassalto alle 5 del mattino si rese conto che la guerra era arrivata. Fece lo zaino e si affrettò verso una vicina fermata della metropolitana, dove scese in un rifugio antiaereo di epoca sovietica, costruito per resistere agli attacchi nucleari.

Avrebbe trascorso tre giorni e due notti nel bunker. All'inizio, quando entrò nella stazione della metropolitana, l'anziana al tornello gli chiese d'indossare una maschera anti-gas. La guardò, sconcertato: il Covid-19 era finito e la guerra era iniziata. Sempre più persone e famiglie con bambini si unirono a lui, portando cuscini e cibo, preparandosi a vivere lì. Lo shock iniziale della guerra spinse le folle alla clandestinità, ma dopo pochi giorni, per necessità, le persone iniziarono a tornare alla loro vita in superficie.

Quando Naumenko infine lasciò il rifugio, incontrò gli amici e decise di lasciare la città a bordo di una BMW rosa. L'auto era appariscente, ma era l'unica disponibile; temevano che il loro viaggio potesse attirare troppa attenzione, ma decisero comunque di partire per poi dividersi verso ovest. L’esercito russo era nei sobborghi fuori Kiev, uccideva civili e potevano sentire lo scontro a fuoco. Il tempo era tutto.

Gli amici di Naumenko si diressero verso la Romania, ma lui chiese di essere lasciato in una città ucraina subito prima di attraversare il confine. Voleva restare ed essere d'aiuto.


II. IL BILANCIO DELLA GUERRA

I titoli dei giornali provenienti dall’Ucraina oggi sembrano simili ai periodi più tragici della storia della nazione: più di dieci milioni di sfollati, città rase al suolo, milioni di rifugiati, sequestrati terreni e raccolti, produzione industriale distrutta.

Si dice che il piano militare iniziale russo fosse quello di una rapida decapitazione della leadership di Kiev, seguita poi dall’occupazione della maggior parte del Paese. Se questi erano davvero gli obiettivi iniziali, sono stati un fallimento. Forse a causa della mancanza di esperienza, di morale, di addestramento, di una risposta più forte del previsto da parte della difesa ucraina, di corruzione nella gestione militare, di vecchi equipaggiamenti dell’era sovietica o di una combinazione di questi fattori, i russi non sono stati capaci di prendere Kiev.

Secondo lo storico russo Kamil Galeev, il Cremlino “non aveva pianificato una guerra, aveva pianificato di ‘liberare’ l’Ucraina [...] ma si è scoperto che non tutti gli ucraini volevano essere liberati”. Galeev ha scritto che l’invasione russa è stata in realtà concepita e pianificata come un “dono o un’operazione umanitaria”, motivo per cui la feroce resistenza è stata scioccante per le truppe straniere. “L’ingratitudine e il rifiuto di una parte dell’Ucraina di diventare russa”, sostiene, spiega perché l’esercito russo è stato brutale.

Le forze russe avevano bloccato la loro spinta iniziale verso ovest entro la fine di marzo e avevano iniziato a ritirarsi verso est. Contro ogni previsione, le forze ucraine avevano vinto la battaglia di Kiev. L’esercito russo aveva subito perdite impressionanti nei primi due mesi della sua campagna: le morti andavano da numeri russi “ufficiali” compresi tra 1.000 e 2.000 a numeri russi trapelati ben al di sopra dei 20.000. Si tratterebbe, per contesto, di un numero di morti superiore a quello riscontrato dai sovietici in Afghanistan, e quasi tre volte superiore a quello sofferto dagli eserciti americani in 20 anni di combattimenti in Afghanistan e Iraq. La distruzione delle infrastrutture era altrettanto sconcertante. Gli investigatori open source avevano tracciato la perdita di oltre 3.200 pezzi di equipaggiamento militare russo, tra cui quasi 600 carri armati, 100 APC e 25 aerei. A metà aprile i missili ucraini avevano affondato la Moscova, l’ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero. Si è trattato della più grande nave affondata in combattimento sin dalla seconda guerra mondiale.

All'inizio di aprile l'esercito russo aveva iniziato a riorganizzarsi nell'Ucraina orientale e sudorientale. Aveva anche cambiato la sua strategia: dall’occupazione alla guerra d’assedio. Città come Mariupol e Kharkiv sono state bombardate e città come Chernihiv, incapaci di essere catturate, sono state isolate dal mondo esterno.

I resoconti di prima mano dall’interno dell’assedio di Chernihiv erano duri da leggere: niente acqua, niente elettricità, nessun segnale per cellulari, cibo e forniture mediche in diminuzione e continui bombardamenti da parte dei russi.

Al momento della pubblicazione di questo saggio, la guerra si è spostata nel Donbass. Da febbraio circa il 70% della popolazione delle zone intorno a Donetsk e Lugansk è fuggita. Nel frattempo l’esercito ucraino ha avviato una controffensiva e cerca di riconquistare il territorio di Kherson, Sumy e Kharkiv. Il nuovo obiettivo russo sembra essere il controllo del Donbass e dell’Ucraina meridionale, dove la Transnistria potrebbe essere utilizzata come base per un attacco per conquistare Odessa. Con il controllo dell’est e del sud dell’Ucraina, Putin controllerebbe gran parte della produzione mondiale di materiali essenziali come acciaio e neon.

Nelle prime settimane di guerra i mercati azionari e obbligazionari russi erano crollati, il rublo si era schiantato e più di $400 miliardi delle riserve non auree della banca centrale erano state congelati dalle nazioni del G7. A Putin e alla sua leadership era stato imposto un sistema di sanzioni mondiale, compresi i sequestri di beni in Occidente. Ma all’inizio di aprile la Russia si era parzialmente ripresa.

La Germania e l’Europa in generale non sono state in grado di smettere di acquistare gas da Putin, dandogli il denaro di cui aveva bisogno per sostenere la guerra. La Germania paga a Putin circa $200 milioni al giorno per l’energia  e al 30 aprile l’UE aveva pagato a Mosca la cifra sbalorditiva di €43 miliardi per i combustibili fossili dopo l’invasione. Nonostante l’esclusione della Russia dalla rete SWIFT, nonostante il G7 abbia congelato i suoi risparmi nazionali e nonostante molte delle principali aziende internazionali si siani rifiutate di fare affari in Russia, si stima che gli acquisti energetici europei saranno in grado di sostenere la guerra di Mosca per i prossimi due anni.

Gli Stati Uniti hanno inoltre consentito a Putin di effettuare pagamenti obbligazionari attraverso le proprie banche a New York, contribuendo a sostenere il debito sovrano russo. Putin ha iniziato a costringere gli stranieri ad acquistare le esportazioni russe in rubli – e ha costretto le imprese russe a vendere le loro valute estere in cambio di rubli – generando una domanda artificiale e riportando il rublo al suo valore prebellico entro la prima settimana di aprile.

Tuttavia le prospettive economiche rimangono fosche per la popolazione russa nel suo insieme. Il capo della banca centrale, Elvira Nabiullina, ha di recente parlato di come il blocco logistico “fa ancora più male delle sanzioni finanziarie [...] le catene di approvvigionamento sono interrotte, le scorte si esauriranno molto presto e l’inflazione salirà”. Il sindaco di Mosca ha affermato che solo a Mosca 200.000 persone rischiano di perdere il lavoro e l’inflazione dei prezzi ha superato il 20%. Il vice primo ministro russo ha affermato che lo stimolo economico per combattere la crisi senza causare ulteriore inflazione è limitato a ₽8.000 miliardi, ma che tale ammontare è già stato raggiunto a metà aprile.

Dall’altro lato l’Ucraina è stata devastata. L’industria della difesa del Paese è stata in gran parte distrutta, così come gran parte delle sue infrastrutture principali e mediche; il blocco russo dei porti ucraini sta strangolando l’economia del Paese. In città come Mariupol e Chernihiv, l’elettricità, l’acqua e Internet sono stati spazzati via. Anche i militari hanno subito perdite sconosciute ma pesanti, con migliaia di morti. I civili hanno pagato il prezzo più alto, con decine di migliaia di morti in prima linea.

A metà aprile c'erano più di 6,5 milioni di sfollati ucraini e 5,3 milioni di rifugiati che ora vivono in Polonia, Romania, Germania, Russia e altrove. In totale uno sconcertante 30% degli ucraini è fuggito dalle proprie case. La crisi dei rifugiati è paragonabile per portata a crisi simili in Siria, Somalia o Venezuela, ma si sta svolgendo nel giro di giorni e settimane, non di anni.

Le prospettive di valore della grivna nel dopoguerra sono deboli. Come ha sottolineato lo storico finanziario Adam Tooze, le banche europee non vogliono assumersi passività in grivna, pensando che potrebbe tendere a zero. Nelle prime sei settimane di guerra, i danni all’economia ucraina hanno superato i $500 miliardi.

Sebbene inizialmente riluttanti, l’UE e gli Stati Uniti hanno distribuito più di $10 miliardi in aiuti e armi ad alta tecnologia all’esercito ucraino. Kiev è stata anche in grado di acquistare droni armati Bayraktar TB2 dalla Turchia nonostante le lamentele russe. Missili javelin e droni hanno avuto successo nel distruggere i carri armati russi.

Con il protrarsi del conflitto, Bitcoin e altre criptovalute come Tether stanno svolgendo un ruolo predominante, fornendo un “Piano B” laddove il sistema finanziario canonico sta fallendo. Per gli ucraini fuggiti in Europa, Bitcoin potrebbe rappresentare una preziosa tecnologia per i rifugiati, permettendo loro di portarsi dietro la propria ricchezza o di ricevere valore direttamente da amici e familiari altrove. Per il governo ucraino, Bitcoin funge da utile ancora di salvezza, fornendo più di $100 milioni per giubbotti antiproiettile, occhiali per la visione notturna e forniture mediche. Per i russi tagliati fuori dal mondo esterno, o per le centinaia di migliaia di russi fuggiti dal proprio Paese, Bitcoin può essere un ponte verso affari e famiglie all’estero. Per quanto riguarda il governo russo, il suo utilizzo di Bitcoin rimane una questione opinabile; ma alla fine di marzo il capo del comitato energetico della Duma ha affermato che il Paese avrebbe preso in considerazione la possibilità di accettare pagamenti in bitcoin in cambio di petrolio.

Per la stesura di questo saggio ho potuto parlare con un educatore Bitcoin della Crimea che vive a Luhansk. È stato in grado di far luce sul ruolo unico che Bitcoin sta svolgendo, anche in uno dei luoghi più caotici della Terra.


III. BITCOIN IN PRIMA LINEA

Aleksey è della Crimea di nascita, ma all'inizio di aprile mi ha parlato tramite una chiamata Telegram da Lugansk, dove vive oggi a pochi minuti di auto dal confine russo. È lì che si prende cura dell’anziana madre di sua moglie e vive sotto il governo separatista della Repubblica popolare di Lugansk. È contrario alla guerra di Putin, ma non pensa che lui sia l’unico responsabile.

Aleksey è nato in URSS, ma aveva solo quattro anni quando è andata in pezzi. È nato in una comunità di lingua russa e nell’estate del 2008, sotto la presidenza di Viktor Yushchenko, mi ha detto che i cinema in Crimea avevano iniziato a proiettare film in lingua ucraina, quando tutto era in russo.

A Donetsk e Lugansk le autorità avevano iniziato a spostare le scuole pubbliche in scuole esclusivamente ucraine, senza opzioni per i russi. Potevi ancora mandare i tuoi figli in una scuola privata di lingua russa, ma in una scuola statale l’ucraino era l’unica opzione.

“Ero tipo, cosa diavolo stava succedendo qui?” mi ha detto. Parlava e capiva l'ucraino, ma questi cambiamenti gli sembravano strani. In quel periodo Aleksey decise d'intraprendere una carriera all’estero, lavorando su navi da crociera negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi Uniti, quindi non era in Crimea durante l’invasione del 2014. I suoi genitori – che provenivano da origini russe ortodosse – votarono a favore dell’adesione alla Russia nel controverso referendum.

Crescendo, Aleksey sentiva che c'era sempre tensione tra l'Ucraina orientale e quella occidentale. “Ad esempio, se andassi a Lviv, alcune persone non mi parlerebbero nemmeno se parlassi russo”. Questa tensione ha radici in centinaia di anni di conflitti e di storia.

Nonostante il suo passato, Aleksey considerava Viktor Yanukovich come il burattino di Putin. Il Donbas era ovviamente pro-Yanukovich, ma Aleksey non era sicuro da che parte fosse incline la Crimea. “Eravamo una repubblica autonoma e avevamo il nostro mini-leader. Vorremmo prendere le nostre decisioni”, mi ha detto.

“Ho sempre cercato di allontanarmi dalla politica, ma questo è impossibile da fare oggi, ma ho provato a farlo allora. Non ho mai avuto la sensazione che potessi scoprire la verità, quindi ho cercato di rimanere in silenzio”.

Aleksey aveva conoscenze su entrambi i lati delle barricate a Maidan durante le proteste del 2013-2014. Uno dei suoi buoni amici era un poliziotto inviato lì per far rispettare l'ordine e alcuni altri lo stavano fermando, gridando per la democrazia. Quelli dalla parte del regime, mi ha detto Aleksey, non volevano attaccare i loro connazionali, ma avevano degli ordini.

“Sono molto arrabbiato e sconvolto nei confronti delle persone che hanno dato inizio a questo conflitto”, mi ha detto. “Entrambi i governi sono colpevoli d'inquinare la vita delle persone”.

Nel 2016 è tornato in Crimea. Molte persone, mi ha detto, erano contente del nuovo governo russo soprattutto grazie al miglioramento delle infrastrutture. Putin ha speso somme ingenti per modernizzare le cose. Inoltre, mi ha detto Aleksey, quando la parte ucraina ha tagliato le forniture d’acqua alla Crimea, ciò ha permesso a Putin di creare l’immagine di uno che ha il popolo dalla sua parte.

Quando sono iniziati la pandemia e i lockdown, la moglie di Aleksey ha perso il lavoro ad Abu Dhabi. Si erano incontrati lì, lavorando all’estero, ma nell’estate del 2020 sono tornati a casa della madre anziana di lei a Luhansk per prendersene cura. Era impossibile prendere un volo per l’Ucraina, quindi volarono verso una città vicina in Russia, arrivarono al confine e lo attraversarono a piedi. Nell'ultimo anno e mezzo ha lavorato come freelance online.

“Sono qui a Lugansk”, mi ha detto quando abbiamo iniziato la nostra conversazione, “a 10 miglia dal confine russo”. Anche se è in prima linea, fino al 25 febbraio non sapeva che ci sarebbe stata una grande guerra. Era abituato ai bombardamenti e agli spari, che avvenivano soprattutto a sud di dove si trovava.

Mi ha raccontato com'era vivere sotto le autorità separatiste. La coscrizione era iniziata: molte persone erano state portate via per combattere nella parte occidentale del Paese. Lugansk e la sua ricca storia, come molte altre città della regione, sono vittime del conflitto. Prima, mi ha detto, la città era piena, vibrante di studenti, molti dei quali provenienti anche dall’India e dalla Nigeria. Ora non più. “La città sembra come se stesse scomparendo”.

Aleksey mi ha detto che chiunque abbia più di 45 anni segue solo i media russi e sono “unilaterali al 100%” nella loro visione del conflitto. I canali indipendenti, che mostravano una prospettiva più europeista, sono stati cacciati dai programmi televisivi non appena è scoppiata la guerra.

Aleksey e i suoi vicini credono che i nazisti abbiano il controllo del governo ucraino, tirando le fila dietro Zelensky. Se la Russia non avesse fatto nulla, questi nazisti avrebbero preso il controllo del Donbass e avrebbero poi attaccato la Russia, quindi Putin sta tutto sommato giocando un ruolo positivo dato che ha fermato un tale attacco.

Per comprendere meglio il mondo esterno, Aleksey cerca di bilanciare le sue fonti d'informazioni. Legge sia la versione russa che quella ucraina. Segue il partito libertario contro la guerra in Russia su Telegram, oltre a Bloomberg e la BBC. E la parte di Mosca? “Non è difficile da trovare”, mi ha detto ridendo.

Nonostante il suo background e lo scetticismo nei confronti di Kiev, le sue opinioni sono più vicine a quelle occidentali. Mi ha detto che questo lo rende una piccola minoranza: “In queste zone la gente sostiene il modello di Mosca”.

Nell'estate del 2017, mentre era a Dubai, Aleksey si imbattè accidentalmente in Bitcoin. Aveva conseguito un master in economia in Crimea (insegnamento keynesiano, non marxista, appunto su cui ci ha scerzato su) ma non era soddisfatto del contesto che forniva. Aleksey è un grande fan dei podcast di Stephan Livera, incentrati sull’economia Austriaca e sull’anarco-capitalismo. Tuttavia pensa che questi siano ideali utopici e impossibili da raggiungere. Sarebbe contento se ci fosse un qualche progresso in tale direzione, verso il minarchismo e un governo più piccolo.

Quando Aleksey scoprì Bitcoin, si rese conto che poteva essere una soluzione a molti problemi che le persone come lui dovevano affrontare. Ne rimase affascinato e per due anni trascorse tutto il suo tempo libero a leggere informazioni a riguardo. Un giorno condivise uno dei saggi di Parker Lewis con un amico in Crimea, ma quest'ultimo non riusciva a capirlo. “Studiamo inglese in Crimea”, mi ha detto Aleksey, “ma la maggior parte delle persone non lo parla fluentemente”. Così decise di tradurre in russo gli articoli su Bitcoin. Iniziò proprio con uno degli scritti di Parker.

Attribuisce a sua madre e a sua nonna il suo desiderio di istruire le persone. “Ce l’ho nel sangue: volevo condividere le informazioni per la gente. Ho visto così tante persone che non conoscevano Bitcoin, o quale valore ci fosse dietro, e volevo cambiare la situazione”. Oggi, il sito web di Aleksey, 21ideas.org, è la più estesa risorsa su Bitcoin in lingua russa su Internet, gestita in modo impressionante da uno dei luoghi più improbabili della Terra.

Aleksey sottolinea che sia la grivna che il rublo hanno perso enormi quantità di valore rispetto al dollaro negli ultimi dieci anni, cosa che secondo lui spingerà più persone verso Bitcoin. Prima di allora, mi ha detto, gli anni Novanta “erano stati un disastro per tutti noi. Il potere d’acquisto era stato risucchiato dalla nostra valuta: tutti eravamo milionari. ma non significava niente. Il denaro fiat, mi ha detto, ha perso metà del suo potere d’acquisto sin da agosto. E c’è anche l’inflazione specifica di Lugansk: qui il tè può costare ₽200, ma in Russia, a pochi minuti di distanza, può arrivare a ₽120”.

In questo momento, mi ha detto Aleksey, in Crimea e in Russia è davvero facile scambiare bitcoin con rubli attraverso una varietà di servizi. “Ma a Lugansk siamo bloccati”. L'altro giorno ha visto una donna di 80 anni, con un lenzuolo pieno di banconote di carta, aspettare in fila fuori da una banca, cercando di cambiarle in rubli. Le persone hanno avuto così tanta pietà di lei che nessuno ha tentato di derubarla. Mi ha detto che le persone a Lugansk sono “prepper” e risparmiano per i momenti difficili. “Bitcoin”, mi ha detto, “sarà una scelta naturale per loro”.

Se Aleksey vuole acquistare bitcoin, può utilizzare uno qualsiasi dei servizi presenti sul sito Bestchange.ru, che abbina acquirenti e venditori e che scambiano bonifici bancari e bitcoin. Ma se vuole spenderli, deve andare in Russia per scambiarli con contanti. Molti beni fondamentali – come medicine, prodotti femminili, cibo per animali domestici – sono scomparsi a Lugansk. Sua moglie, mi ha detto, era in macchina diretta in Russia per prendere alcune di queste cose mentre parlavamo.

Alla domanda sull’uso di Bitcoin da parte dei governi ucraino e russo, Aleksey mi ha detto di “non essere sorpreso” dal fatto che gli ucraini abbiano raccolto fondi tramite di esso, ma ha aggiunto che non pensa che corrisponda agli obiettivi di Putin. “Ci stiamo avvicinando al totalitarismo in Russia e Bitcoin non si adatta a questo quadro”.

Forse, mi ha detto Aleksey, Putin potrebbe costringere le persone a utilizzare un wallet statale, con la politica obbligatoria di “KYC” in cui gli utenti dovrebbero collegare la propria identità ai propri account, creando quindi una gigantesca macchina di sorveglianza. Ma non crede che un piano del genere funzionerebbe. Oggi, ad esempio, in Russia è vietato accettare bitcoin o qualsiasi altra criptovaluta in cambio di beni o servizi; solo il rublo ha corso legale. Ma ci sono ancora mercati grigi e persone che interagiscono in modo peer-to-peer. “La vita”, mi ha detto, “trova sempre un modo”.

“Bitcoin darà più libertà alle persone in Russia. Guardami, qui a Lugansk. Oggi ho più libertà grazie a Bitcoin. Non sto impazzendo per il mio conto bancario e so come proteggere i miei risparmi”.

Aleksey ha menzionato un vicino, il cui figlio lavora all'estero e ha cercato di mandare soldi a casa. Un bonifico bancario era impossibile e si sono arresi dopo aver cercato di trovare un “mulo” disposto a concludere l’affare. In un altro esempio, ha provato a inviare denaro all’amica di sua moglie a Kharkiv, ma non è riuscito a passare dal sistema bancario. Aggiunge inoltre che il Servizio di sicurezza federale della Federazione Russa (FSB) sta iniziando a monitorare e fermare quelle persone che inviano denaro dalla Russia all'Ucraina. “Bitcoin”, mi ha detto, “trascende tutto questo”.

“Non voglio farlo sembrare comunista”, mi ha detto, “ma Bitcoin è simile in quanto può unire molti tipi diversi di persone. Metti due bitcoiner nella stessa stanza, uno un neurochirurgo e l'altro un minatore d'oro, e comunque troveranno un terreno comune”.

Oggi migliaia di persone hanno appreso dell'emancipazione finanziaria attraverso 21ideas.org, che Aleksey continua ad aggiornare dal suo nascondiglio a Lugansk. Il sito web, in senso stretto, non esisterebbe senza Bitcoin. Il suo precedente servizio di hosting Ghost non accetta bitcoin e non accetta più carte di credito russe a causa delle sanzioni occidentali. Invece il servizio di hosting Njalla accetta bitcoin, quindi la sua risorsa sopravvive, aiutando le persone a capire come sfuggire alla repressione finanziaria.

“La casa di mia moglie è andata a fuoco nel 2014”, mi ha detto, quando abbiamo raggiunto la fine della nostra conversazione. “Non è stato un missile, ma un problema di elettricità dovuto a un aumento di potenza di origine militare. Abbiamo perso tutto”.

“Ma se dovessimo fuggire oggi”, mi ha detto, “anche se la nostra casa andasse a fuoco, staremmo bene. Ho la mia frase chiave in testa, ho memorizzato le 12 parole sacre e ho la chiave del nostro futuro”.


IV. NOI ANDREMO IN PARADISO, MENTRE LORO MORIRANNO E BASTA

Vale la pena notare che Gleb Naumenko non è l’unico sviluppatore Bitcoin coinvolto nell’attuale conflitto. Uno sviluppatore russo a Mosca di nome Anton – e che ha creato Lnurl-pay, un modo per spendere satoshi e pagare in rubli o grivna – è stato di recente arrestato per aver protestato contro la guerra e ha scritto un post feroce in cui la condanna. Il creatore di Simple Bitcoin Wallet, Anton Kumaigorodski, è uno sviluppatore ucraino che ha imbracciato le armi per difendere il suo Paese. Anche Hennadii Stepanov, uno sviluppatore supportato da Brink, un'organizzazione no-profit con sede a Londra, proviene dall'Ucraina.

I bitcoiner provenienti dalla Russia o dall’Ucraina – o anche coloro che hanno amici o familiari nella regione – tendono ad essere ardentemente contrari alla guerra. Invece alcuni bitcoiner in Occidente accettano la linea del Cremlino secondo cui la guerra è stata in qualche modo colpa della NATO.

Il giorno dopo l’invasione, Naumenko ha twittato un link per sostenere l’esercito ucraino con Bitcoin e ha ricevuto molte risposte, e più di alcune lo hanno definito un guerrafondaio.

Naumenko ha preoccupazioni più grandi delle scaramucce su Twitter. “Quando ero nel rifugio antiaereo, circondato da invasori stranieri, ho rimosso il mio nome dal mio account Twitter e l'ho reso protetto. Ho eliminato l'app Twitter dal mio telefono, non volevo che i soldati vedessero chi ero se fossi stato catturato. Sarebbe stata la mia fine se mi avessero arrestato e avessero visto il mio sostegno all’esercito ucraino”.

“Conosco molti libertari in Ucraina e Russia”, ha continuato Naumenko, “e TUTTI si oppongono all’invasione. Pensano che sostenere l’Ucraina sia positivo e i libertari russi sostengono addirittura la fornitura di armi all’Ucraina. Sanno cos’è Putin”. Si può essere un libertario dogmatico o un anarcocapitalista, mi ha detto, ma questo funziona solo se il proprio Paese non è a rischio. Per parafrasare Mike Tyson: “Tutti hanno un’ideologia finché non ricevono un pugno in bocca”.

Ai fini di questo saggio sarà utile una breve panoramica della storia dell’Ucraina. Qualche settimana fa uno dei più grandi produttori di libri di testo della Russia (chiamato Prosveshcheniye, o “istruzione”) ha ordinato l’eliminazione di tutti i riferimenti all’Ucraina dai libri scolastici di storia, letteratura e geografia. Perché il regime di Putin dovrebbe avere così paura della storia? Nel suo libro, Le porte dell’Europa, lo studioso e storico di Harvard Serhii Plokhy spiega il perché.

Il libro di Plokhy offre una panoramica dettagliata dell’Ucraina dai tempi degli antichi greci e romani fino ad oggi. Ritrae la storia dell’Ucraina, legata ma distinta da quella della Russia, senza dubbio la sua identità nazionale al nesso tra Europa e Asia. Traccia il viaggio della nazione ucraina mentre scorre e rifluisce attraverso quella che sembra una tragedia dopo la tragedia dell’ultimo millennio.

Tornando agli inizi della storia documentata, Plokhy parla della geografia del fiume Dnipro, simbolo della nazione, menzionato nell’inno nazionale dell’Ucraina. Il terreno fertile del Dnipro ne ha sempre fatto un granaio per il commercio e l’agricoltura. Plokhy descrive come le dinastie cimmere, scite e sarmate commerciarono e combatterono nella regione contro gli imperi del Mediterraneo, cedendo infine il passo al dominio vichingo. Kiev prosperò nell'alto Medioevo, come "Kyivan Rus", soprattutto sotto i leader di discendenza norrena come Yaroslav il Saggio, fino a quando fu brutalmente conquistata dai Mongoli nel 1240. Kiev non si riprese dall'attacco dei figli di Gengis Khan, economicamente e politicamente, per secoli.

Un tema centrale del libro di Plokhy è che dall’alto Medioevo Kiev continuò a cadere sotto varie influenze straniere. Ad esempio, gli imperi polacco e lituano hanno governato in Ucraina per secoli, lasciando il loro segno indelebile. Successivamente gli abitanti entrarono in conflitto con l’Impero Ottomano e la sua perniciosa tratta degli schiavi. Nel XVI e XVII secolo circa 3 milioni di ucraini e russi furono venduti come schiavi sulle coste del Mar Nero.

I cosacchi – che svolgono un ruolo significativo nella storia dell’identità nazionale ucraina – si ribellarono contro i turchi e i loro alleati tartari, alleandosi con i polacchi per cacciare gli ottomani. Alla fine i cosacchi si rivoltarono e cacciarono i polacchi, creando nel 1648 lo stato “Hetman”, il fondamento della moderna Ucraina. Ciò pose le basi per il mezzo secolo successivo, un periodo noto come “La Rovina”, pieno di continui combattimenti tra le forze orientali e occidentali su entrambi i lati del Dnipro. Verso la fine del conflitto nel 1710, il leader cosacco Pylyp Orlyk scrisse la prima costituzione dell’Ucraina, che stabilì la separazione dei poteri tra i rami esecutivo, legislativo e giudiziario più di mezzo secolo prima che tali eventi si verificassero in America.

Fu solo con Caterina la Grande, alla fine del XVIII secolo, che l’Impero russo conquistò finalmente gran parte dell’Ucraina. L’Ucraina divenne una parte economicamente critica dell’Impero russo, rappresentando fino al 75% di tutte le sue esportazioni entro la metà del XIX secolo. Mosca cercò di consolidare il proprio controllo sulla regione ucraina, ma rimase impantanata nel conflitto contro l’Impero austriaco.

Nelle regioni occidentali della Galizia e di Leopoli, Plokhy spiega che l’impero austriaco concesse spazio al pensiero, alla ricerca e alla cultura ucraina – non per empatia ma per rivalità geopolitica, volendo indebolire l’influenza russa nella regione. Il poeta ucraino Taras Shevchenko promosse una narrativa d'indipendenza concorrente alla narrativa culturale dominante del poeta russo Alexander Pushkin, che spingeva per la sottomissione.

La leadership russa vedeva l’Ucraina indipendente come una minaccia al proprio impero. Venne stabilita una divisione linguistica e religiosa tra i cattolici di lingua ucraina a ovest e gli ortodossi di lingua russa a est, cosa che rimane rilevante ancora oggi.

Con il protrarsi del conflitto austro-russo nel XIX secolo, l’industrializzazione divenne una forza significativa. Le fabbriche nell’Ucraina meridionale stimolarono un’enorme crescita economica e posti di lavoro. Le ferrovie da San Pietroburgo e Mosca si collegavano alla Crimea e a Odessa, rendendo il Mar Nero una destinazione popolare per le élite russe.

Nell'ottobre 1905 più di 2 milioni di russi e ucraini scioperarono contro lo zar, il quale concesse alcune libertà civili, creò un organo parlamentare e revocò le restrizioni sulla lingua ucraina. I liberali ucraini, con sede nell'area di Lviv, iniziarono a pubblicare i propri media.

La prima guerra mondiale, tuttavia, fermò ogni progresso positivo. Una volta crollate le forze austriache, l’Armata Rossa invase da est, i polacchi respinsero con le forze ucraine e l’Armata Bianca combatté nel sud. Nel frattempo un quarto esercito invisibile, il tifo, attaccò tutti.

L'Armata Rossa riuscì a spingersi fino all'attuale Polonia, ma fu fermata poco prima di Varsavia. L’Ucraina sperimentò un’indipendenza di breve durata come “Repubblica popolare ucraina” dal 1918 al 1921, prima che Mosca la trasformasse in una repubblica sovietica. Ucraini da tutto il mondo tornarono in patria per contribuire a costruire una nuova nazione ma, come scoprirono presto, le loro speranze per una vera indipendenza si sarebbero rivelate di breve durata.

Nel 1929 Joseph Stalin iniziò a eliminare migliaia di élite ucraine, oltre a promuovere una politica di collettivizzazione forzata – che nazionalizzò il 99% dei terreni agricoli ucraini – causando una massiccia carestia, dove ben 4 milioni di persone morirono mentre la produzione alimentare passava di mano dalle singole unità agricole a un apparato statalista malfunzionante. Come spiega Plokhy, un ucraino su otto morì in quell'episodio che passò alla storia come Holodomor, classificato da allora come un genocidio.

Nel 1937 e nel 1938 Stalin eliminò 270.000 intellettuali e dissidenti. La metà fu giustiziata. La combinazione di carestia e distruzione della leadership indebolì la sovranità ucraina per decenni. Tra il 1929 e il 1939 la popolazione dell’Ucraina scese da 29 a 26,5 milioni. La polizia segreta sovietica deportò altri 1,25 milioni di ucraini durante lo scoppio della seconda guerra mondiale.

L’Ucraina era il tragico fulcro della visione di Hitler del “lebensraum” – un luogo dove ospitare e nutrire il popolo tedesco. Quando i nazisti arrivarono in Ucraina, alcuni locali erano fiduciosi: Stalin era stato terribile. Ma i nazisti erano altrettanto cattivi, se non peggio. Sotto l’occupazione tedesca, l’Ucraina avrebbe perso 7 milioni di cittadini, 1 milione dei quali ebrei. Un ebreo su sei morto nell'Olocausto proveniva dall'Ucraina.

Un esempio della portata della violenza nazista fu il massacro di Babi Yar, appena fuori Kiev. Gli ebrei furono messi in fila il giorno prima dello Yom Kippur, pensando che sarebbero stati reinsediati, ma invece furono fucilati e gettati in fosse comuni. In soli due giorni furono assassinati 33.761 civili. I nazisti affamarono le città dell’Ucraina, costringendo le persone a dirigersi verso le zone agricole per coltivare e alimentare la loro macchina da guerra. 2,2 milioni di ucraini furono catturati e ridotti in schiavitù per lavorare in Germania, dove molti morirono.

I sovietici – che avevano ucciso milioni di ucraini negli anni ’30 – furono accolti come liberatori quando alla fine cacciarono i nazisti nel 1943 e nel 1944. Anche dopo la guerra il conflitto continuò a dilaniare l’Ucraina: più di 750.000 polacchi ed ebrei furono deportati nell’ovest del Paese. In Crimea, nel 1944, il Commissariato popolare per gli affari interni (NKVD) andò casa per casa espellendo 180.000 tartari e il 40% sarebbe morto entro i primi cinque anni di esilio.

Il bilancio della seconda guerra mondiale sull’Ucraina fu duro: Plokhy stima che il 15% della popolazione morì e 10 milioni persero la casa. Circa 700 città e 28.000 villaggi furono distrutti, insieme al 40% della ricchezza della nazione e all’80% delle sue infrastrutture industriali e agricole. La nazione schiacciata poteva produrre solo il 25% della sua produzione industriale prebellica. Le carestie colpirono nuovamente l’Ucraina nel 1946 e nel 1947, e quasi un milione di persone morirono, una tragedia aggravata dall’insistenza di Stalin affinché l’Ucraina esportasse il grano di cui aveva disperatamente bisogno per nutrire la popolazione locale.

L’era di Krusciov fu migliore per l’Ucraina: centinaia di migliaia di “terroristi” vennero riabilitati e Mosca acquistò più grano all’estero invece di espropriarlo all’Ucraina. Ciononostante l’inflazione dei prezzi persistette fino agli anni ’60 e i controlli sui diritti umani dell’era di Stalin tornarono con Leonid Brezhnev, insieme ai campi di lavoro per i liberi pensatori. Tra il 1966 e il 1985, il tasso di crescita industriale dell’Ucraina scese dall’8,4% al 3,5%, mentre la crescita agricola rallentò dal 3,2% allo 0,5%. Questi, ovviamente, erano i numeri ufficiali; la realtà era peggiore.

Durante l’era sovietica, Mosca divenne sempre più dipendente dalla valuta forte proveniente dall’estero e vendette il gas ucraino per ottenerla. I burocrati comunisti spesero le preziose risorse dell’Ucraina per finanziare i loro progetti imperiali, rubando la ricchezza delle generazioni future del Paese.

Nell’aprile del 1986, in Ucraina, a meno di 70 miglia a nord di Kiev, presso Chernobyl, si verificò il peggior disastro nucleare della storia. L’impianto era in gran parte gestito da burocrati russi, non da ingegneri ucraini. La loro negligenza portò a un tracollo. Secondo Plokhy, l’esplosione liberò 50 milioni di curie di radiazioni, l’equivalente di 500 bombe di Hiroshima. Un territorio più grande del Belgio venne contaminato e la città di Pripyat, che ospitava 50.000 lavoratori vicino alla centrale elettrica, divenne una moderna Pompei, congelata nel tempo.

Ai leader ucraini non fu permesso d'informare il pubblico dell’incidente. Il 1° maggio Mikhail Gorbaciov tenne una parata del Primo Maggio a Kiev, anche se la nube radioattiva soffiava attraverso la città. Vennero colpite più di 3 milioni di persone. Le foreste vicine, che storicamente erano state una risorsa ricca per il popolo ucraino, divennero radioattive.

L’unico lato positivo di Chernobyl, dice Plokhy, è che la rabbia pubblica per l’incidente scatenò un nuovo movimento indipendentista e i dissidenti degli anni ’60 e ’70, ora fuori dai gulag, ne approfittarono sulla scia dell’apertura politica di Gorbaciov, nota come glasnost. La Chiesa cattolica ucraina venne resa legale e venne ripresa la narrativa dello stato cosacco. Fu raccontata la verità sulla Grande Purga, sulla Grande Carestia e sui combattenti della resistenza che combatterono contro i sovietici negli anni Quaranta e Cinquanta. La Società della Lingua Ucraina raggiunse centinaia di migliaia di membri.

Nell’ottobre del 1990 uno sciopero della fame studentesco contro le restrizioni della protesta a Kiev sfociò in un movimento cittadino: la “Rivoluzione del Granito”. George H. W. Bush pronunciò il suo famoso discorso, “Chicken Kiev”, nel 1991, mettendo in guardia contro il “nazionalismo suicida”, ma non riuscì a fermare il corso della storia. Il 19 agosto 1991 il Parlamento ucraino votò sulla scia di una “tradizione millenaria di costruzione dello Stato” dopo un discorso del prigioniero più longevo nei gulag, Levko Lukianenko, ora deputato. Il voto fu sorprendente: 346 sì e solo 2 contrari.

I precedenti tentativi d'indipendenza erano falliti, ma ora l’Ucraina era finalmente un Paese. Il governo di Boris Eltsin all’epoca cercò di chiarire che la Crimea e la regione del Donbass erano “aree di contesa”, presagendo i conflitti di oggi. Il 1° dicembre 1991 il 90% degli ucraini sosteneva l’indipendenza, di cui il 99% nell’Ucraina occidentale, l’83% a Donetsk e addirittura il 54% in Crimea. Questa fu la fine dell’Unione Sovietica. Gorbaciov si dimise il 25 dicembre 1991; a Mosca fu ammainata la bandiera dell'URSS e issato il tricolore russo.

Nel 1994 l’Ucraina fu convinta a rinunciare al terzo arsenale nucleare più grande del mondo. La Russia, gli Stati Uniti e il Regno Unito fornirono garanzie di sicurezza e l’Ucraina divenne il terzo maggior destinatario degli aiuti statunitensi dopo Israele ed Egitto. Ma l’indipendenza non fu facile: l’Ucraina subì un catastrofico declino economico. A differenza della Russia, Kiev non disponeva di petrolio per contrastare lo shock della transizione e l’industria metallurgica dipendeva dal gas naturale russo, che divenne molto più costoso. Le società parastatali continuarono a essere sovvenzionate, divorando le riserve nazionali, e l’iperinflazione raggiunse il picco del 2.500% nel 1992.

Tra il 1991 e il 1997 la produzione industriale ucraina scese del 48% e il PIL del 60%. Ciò fu peggiore delle perdite economiche dell’America durante la Grande Depressione, quando la produzione industriale crollò del 45% e il PIL del 30%. Nel 1999, dice Plokhy, solo la metà degli ucraini aveva abbastanza soldi per mangiare; solo il 2-3% si sentiva a proprio agio. A causa dell’elevata mortalità e del basso tasso di natalità, il Paese perse quasi 3 milioni di persone tra il 1989 e il 2001.

Negli anni 2000 gli oligarchi guidati da Leonid Kuchma rilanciarono l’economia ucraina, facendo raddoppiare il PIL grazie alle esportazioni come l’acciaio (l’Ucraina ospita due delle più grandi acciaierie del mondo, inclusa l’Azovstal attualmente assediata). Ma la popolazione era stanca della corruzione. Come spiega Plokhy, il “Kuchmagate” smascherò un presidente che era sicuramente un ladro e forse un assassino. Nel 2004 Yushchenko sopravvisse all’avvelenamento da diossina e alle elezioni truccate e, con il sostegno di grandi proteste, divenne presidente durante la Rivoluzione arancione.

Ma Yushchenko non riuscì a risolvere i problemi di corruzione, i quali peggiorarono durante la presidenza del suo successore Yanukovich, che governò a immagine di Putin e si concentrò sulla costruzione di uno stato autoritario. Yanukovich riscrisse la costituzione, incarcerò il suo principale avversario e rubò circa $70 miliardi.

Nel novembre 2013 centinaia di migliaia di persone si riversarono a Kiev per chiedere la fine della corruzione e legami più stretti con l’UE. Le proteste scossero la capitale per tre mesi, culminando in scioccanti violenze a febbraio, quando i cecchini spararono sui manifestanti. I “Cento Celesti” furono martiri per un’Ucraina libera e segnarono la fine di 22 anni di politica ucraina non violenta.

Il 21 febbraio 2014 Yanukovich fuggì, lasciando dietro di sé una lunga traccia cartacea di corruzione. Il giorno successivo Putin decise di “restituire” la Crimea alla Russia. Quella primavera iniziò anche l’operazione Donbas: le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk dichiararono l’indipendenza con il sostegno di Mosca. Nel 2014 il PIL dell’Ucraina si contrasse del 6,6% e di un altro 10% nel 2015. La guerra nel Donbass causò la morte di oltre 14.000 persone prima del febbraio 2022.

È importante tenere a mente la lunga e tormentata storia dell’Ucraina. Ci sono legittime ragioni storiche che spingono gli ucraini russofoni, come Aleksey e la sua famiglia, a sentirsi più vicini a Mosca e a diffidare di Kiev. Queste ragioni hanno radici in centinaia di anni di storia. Malgrado ciò non ci sono scuse per la guerra di oggi, in quanto è la prima volta che una grande potenza europea attacca un vicino più debole sin dalla fine della seconda guerra mondiale.

E non è solo colpa di Putin: molte delle élite economiche, culturali e mediatiche russe sostengono questa guerra. Alla fine di aprile, alla televisione statale russa, gli ospiti di una trasmissione hanno apertamente riflettuto sull’idea di annientare l’Ucraina con le armi nucleari. “Andremo in paradiso”, ha detto uno di loro, “mentre loro moriranno e basta”, facendo eco a una frase coniata da Putin per disumanizzare i suoi avversari.

In questo ambiente terribile, l’amministrazione di Zelensky è diventata il primo governo al mondo a chiedere aiuto sotto forma di Bitcoin.


V. L'ADOZIONE DI BITCOIN DA PARTE DELL'UCRAINA

Nei giorni immediatamente successivi all’invasione, il governo di Zelensky si è alleato con l’imprenditore ucraino Michael Chobanian per raccogliere fondi in Bitcoin e altre criptovalute. L'iniziativa è stata pubblicata dall'indirizzo Twitter ufficiale del governo @Ukraine il 26 febbraio 2022 e ha finito per attirare decine di milioni di dollari in donazioni. Chobanian, descritto da Bloomberg come “uno che imbraccia Bitcoin piuttosto che le armi”, è il fondatore di Kuna, l'exchange che ha contribuito ad avviare la carriera di Gleb Naumenko.

Chobanian ha collaborato con il viceministro della trasformazione digitale Alex Bornyakov per raccogliere più di $110 milioni in criptovalute. I fondi hanno finanziato migliaia di giubbotti antiproiettile, caschi, occhiali per la visione notturna e grandi quantità di medicinali e altri aiuti. Quando ho parlato con Bornyakov all’inizio di aprile, mi ha detto che la solidarietà aveva iniziato ad arrivare tramite Bitcoin e altre criptovalute da parte di individui di tutto il mondo e più velocemente degli aiuti di qualsiasi governo. Mi ha detto che in meno di due giorni erano stati raccolti $20 milioni.

Nel business della guerra, Chobanian pensa che Bitcoin sia un serio miglioramento monetario. Come ha detto a Bloomberg: “Ci vogliono circa 10 minuti affinché venga creato un blocco sulla blockchain di Bitcoin. Ci vogliono circa tre giorni per fare la stessa cosa attraverso il sistema bancario, perché prima dobbiamo ricevere dollari americani su un conto bancario, e ci vuole almeno un giorno. Il secondo giorno la banca si accerta di aver ricevuto i soldi sul conto e poi ci vuole un altro giorno affinché il pagamento SWIFT arrivi effettivamente a chiunque sia il destinatario”.

“Quindi tre giorni contro 10 minuti”, ha concluso Chobanian. “Pertanto preferiamo le criptovalute. E potete capire che il tempo è denaro per il mio Paese in questo momento. Quindi se riusciamo a risparmiare anche un minuto, significa che possiamo salvare almeno la vita di qualcuno, di conseguenza cercheremo di accelerare il processo e le criptovalute ci stanno aiutando”.

Posso attestare personalmente questa utilità, poiché la Fondazione per i diritti umani (dove ricopro il ruolo di Chief Strategy Officer) ha condotto un’operazione umanitaria sul campo in Ucraina pochi giorni dopo l’invasione. In un caso, all’inizio di aprile, ricordo di aver contribuito a inviare denaro a un contatto in Polonia per acquistare telefoni satellitari. Era venerdì sera nell’Europa dell’Est e un bonifico bancario non avrebbe portato a termine il lavoro. Quindi abbiamo inviato Bitcoin e i telefoni sono stati acquistati e diretti in Ucraina entro la domenica mattina. Per ribadire: questo sarebbe stato impossibile da fare con il sistema bancario canonico.

Secondo una relazione del 2020, l'Ucraina è stato il Paese numero uno al mondo in termini di adozione di criptovalute pro capite. Secondo una relazione di settore del 2021, poi, pubblicata subito prima della guerra, era il quarto nel mondo. In una testimonianza virtuale davanti al Congresso degli Stati Uniti il 17 marzo, Chobanian è apparso con una maglietta che, secondo lui, era una delle poche cose che gli erano rimaste. Si era nascosto, come Naumenko, e orchestrava aiuti da una località segreta. Per settimane, ha detto, gli ucraini hanno aspettato giorni interi affinché arrivassero i bonifici bancari. “Le persone sono senza cibo, senza caschi, senza kit di pronto soccorso, senza lacci emostatici. Ma con Bitcoin l’aiuto arriva subito. Il tempo è vitale e le criptovalute sono la migliore alternativa”.

“I contanti e i dollari americani in Ucraina sono praticamente inutili. Nessuno li vuole [...] ora la forma di denaro più preziosa in Ucraina è Bitcoin. Tutti lo vogliono perché rappresenta il modo più veloce, flessibile, semplice e meno burocratico per conservare e spendere i propri soldi. Bitcoin è il nuovo re del denaro in Ucraina”. Come dice la landing page di Kuna: “Abbiamo fiducia nelle criptovalute, preghiamo per l’Ucraina”.

Bornyakov non si è spinto così lontano nella nostra conversazione, ma ha detto che pensa che la crescita dell'uso di Bitcoin in Ucraina rappresenti un barlume di un nuovo futuro mondiale.

“Il sistema finanziario tradizionale è conveniente per la maggior parte delle persone perché è facile da usare, ma 40 anni fa non era così”, mi ha detto. “Un sistema finanziario basato su Bitcoin non è ancora pronto, forse per l’uomo semplice o per i normali cittadini, ma è solo questione di tempo”.

Bornyakov ritiene che il cambiamento in Ucraina sia stato accelerato grazie ad alcuni fattori culturali. I cittadini sono già abituati a utilizzare “shake phone” o app, dove usano i telefoni per effettuare pagamenti invece delle carte. In altre parole, la popolazione locale è pronta per l’innovazione finanziaria.

Alcuni decenni fa, Bornyakov era uno sviluppatore che iniziò una carriera nella gestione dei prodotti. Divenne amministratore delegato di un'azienda IT, quindi creò la propria azienda nel settore del marketing digitale e della tecnologia pubblicitaria. Nel 2012 sentì parlare di Bitcoin ed era curioso. All’epoca il tasso di cambio era di soli $5 per BTC; la sua azienda iniziò a minare sui propri server, acquisendo migliaia di BTC.

“Capii che Bitcoin è un sistema geniale dal punto di vista tecnico”. Si interessò anche al mondo delle criptovalute, partecipando alle ICO nel 2017. Nel 2016 ebbe difficoltà a quotare in borsa la sua azienda, quindi per lui le criptovalute gli “hanno offerto una nuova versione di come possiamo costruire relazioni nel mondo degli investimenti”.

All’epoca si stava laureando alla Columbia University con un master in pubblica amministrazione. Sapeva già di voler servire il suo Paese. “Il lavoro nel settore privato”, mi ha detto, “non mi dava la stessa gioia di prima”.

Nel 2019 Zelensky vinse le elezioni e Bornyakov si stava diplomando. “Ho ricevuto una chiamata da un'agenzia di risorse umane, cercavano qualcuno che ricoprisse una posizione. Il nuovo ministro della Trasformazione digitale Mikhail Federov era alla ricerca di un viceministro”. Nel colloquio Federov chiese a Bornyakov di preparare una visione di cosa avrebbe fatto se avesse ottenuto il posto. “Parlai di Bitcoin fin dal primo giorno”.

“Per far crescere il PIL dell'Ucraina”, mi ha detto, “dobbiamo legalizzare e utilizzare Bitcoin, quindi abbiamo approvato una legge che consente alle aziende di essere incentivate a usarlo”. Mi ha detto che “milioni” di ucraini lo usano e al di là di un settore IT robusto, la ragione principale di questa tendenza in aumento è la “complessità del sistema bancario ucraino per quanto riguarda i trasferimenti internazionali”.

“Non avevamo PayPal o Revolut da molto tempo, quindi avevamo bisogno di un altro modo”. Bornyakov attribuisce all'"inefficienza del sistema bancario" il successo di Bitcoin in Ucraina.

Il secondo giorno di guerra Federov chiamò Bornyakov e gli disse che la situazione era peggiore del previsto, che il governo aveva bisogno di comprare molte cose e in fretta. “Avevamo capito che la Russia stava preparando un’operazione”, mi ha detto Bornyakov, “ma non su questa scala. Non sapevamo che avrebbe tentato di entrare da così tante angolazioni”. Sapeva anche che il sistema finanziario tradizionale non sarebbe stato sufficiente.

“Ho chiamato Chobanian e lui mi ha aiutato a creare la prima versione della pagina di raccolta fondi. Abbiamo pubblicato gli indirizzi e i fondi hanno cominciato ad affluire”. Al momento della nostra intervista, il governo aveva raccolto circa $71 milioni; oggi supera i $110 milioni. Bornyakov lo ha definito “oltre le nostre aspettative”. Ha affermato che il 40% dei fondi spesi sono stati effettuati direttamente in bitcoin, stablecoin, ethereum o altre criptovalute. Si stima che più di 100.000 ucraini abbiano lasciato il Paese con la criptovalute e riconosce quanto sia utile come tecnologia per i rifugiati.

Alla fine di aprile, tuttavia, il governo ucraino ha imposto nuove restrizioni all’uso di Bitcoin all’interno del Paese: ai cittadini sarebbe stato vietato di scambiare grandi quantità di grivna in bitcoin.

Sebbene in diretta contraddizione con l'etica di Bitcoin, Naumenko mi ha detto che secondo lui questa normativa non era significativa e mi ha spiegato che, nel peggiore dei casi, avrebbe reso l'acquisto di bitcoin un po' più difficile e meno conveniente. Ha aggiunto anche che tali mosse sono inevitabili nel momento in cui i sistemi monetari fiat stanno morendo, come la grivna, mentre i funzionari governativi se la vedono brutta quando i cittadini che cercano di convertire il denaro debole in denaro più forte.

“Spero che gli ucraini che soffrono per queste restrizioni si assicureranno di conservare i loro risparmi in Bitcoin dopo la guerra”, mi ha detto. “Spero che arrivino a rendersi conto anche di quanto sia negativo lo statalismo”.

Per quanto riguarda Putin, Bornyakov sostiene che il governo russo sta utilizzando le criptovalute per evitare sanzioni, ma non più di tanto alla fine.

“Come faranno i dittatori a controllare Bitcoin?” mi ha chiesto. Dopo una breve pausa, ha risposto alla sua stessa domanda: “Non lo faranno, ne avranno paura”.


VI. RUSSI CONTRO LA GUERRA

La maggior parte degli attivisti per i diritti umani non cresce con il desiderio di diventarlo. È qualcosa che accade, spesso per caso. Ciò è particolarmente vero nella storia di Anna Chekhovich.

Nella primavera del 2017 la Chekhovich aveva 24 anni e lavorava in un'azienda di scarpe in Russia, occupandosi di logistica. Non pensava molto alla politica. Era a conoscenza, ad esempio, della presa della Crimea da parte del Cremlino nel 2014 e anche allora si era personalmente opposta, come molti dei suoi amici. Ma non aveva analizzato a fondo questi eventi politici. “Quando non sai niente”, mi ha detto, “è difficile iniziare”.

Tutto cambiò a marzo di quell'anno, quando una delle sue amiche la invitò a partecipare a una grande protesta a Mosca. All'inizio non sapeva di cosa si trattasse, sentì che c'era “un politico di nome Navalny che aveva pubblicato un video su Dmitry Medvedev”, allora presidente della Russia.

Nel 2011 il politico dell’opposizione Alexei Navalny fondò la Fondazione anticorruzione (in breve FBK) per puntare i riflettori sulla corruzione in Russia. Da allora lui e la sua squadra hanno pubblicato centinaia di relazioni investigative sui rapporti corrotti tra il Cremlino e gli oligarchi. Un video, ad esempio, espone un palazzo da un miliardo di dollari di proprietà di Putin e ha ricevuto oltre 120 milioni di visualizzazioni. Le principali indagini della FBK suscitano regolarmente proteste in tutta la Russia.

Nell'agosto 2020 Navalny fu avvelenato con il gas nervino Novichok su un volo da Tomsk a Mosca. Entrò in coma dopo un atterraggio di emergenza e alla fine fu evacuato a Berlino. È sopravvissuto all'attacco, ma in seguito è stato arrestato dalla polizia russa e oggi sta scontando una pena detentiva di nove anni in una colonia penale per presunto furto di donazioni alle sue organizzazioni ora bandite.

Il video che la Chekhovich ha visto nel 2017 – “Don’t Call Him Dimon” – era stato prodotto dal team di Navalny e accusava Medvedev di aver incanalato tangenti attraverso la sua rete di amici. È diventato virale, raggiungendo anche persone apolitiche come la Chekhovich, diffondendosi nella società e innescando proteste in tutto il Paese.

Si stima che più di 10.000 persone si fossero radunate alla protesta a cui la Chekhovich partecipò per manifestare contro la corruzione del sistema. Mi ha detto che fu la più grande protesta che avesse mai visto. In mezzo alla folla la gente scandiva slogan: “No a Putin, no alla corruzione”. La Chekhovich ne fu profondamente scioccata, soprattutto vedere la polizia e le forze speciali trovare e portare via con la forza le persone, picchiarli con i manganelli, trattare i suoi pacifici connazionali come animali.

“In quel momento”, mi ha detto, “ho capito che la mia vita era cambiata”.

Riuscì ad andarsene con i suoi amici senza danni. Appena tornata nel suo appartamento, decise di imparare tutto sulla politica russa e sulla corruzione. “Il giorno successivo”, mi ha detto, “avevo deciso di lasciare il lavoro e dedicare la mia vita a criticare il regime di Putin”.

La Čechovich rimase colpita dalla forza del video su Medvedev e quel giorno decise d'inviare il suo curriculum alla FBK. Dopo due settimane ancora non aveva ricevuto risposta, solo perché il rappresentante delle risorse umane era stato arrestato durante la protesta e le e-mail si erano accumulate. Quando fu rilasciato, la Chekhovich ottenne il suo colloquio e poi il lavoro.

Per i suoi primi due anni alla FBK la Chekhovich ha vissuto e lavorato a Mosca, finendo per guidare il team finanziario e ora ricopre il ruolo di direttore finanziario dell'organizzazione. Nel 2019 lo stato russo avviò un procedimento penale contro la FBK, accusando Navalny e il suo team di riciclaggio di denaro e frode.

In quel periodo, mi ha detto Chekhovich, “degli estranei iniziarono a seguirmi a casa dopo il lavoro”. Iniziarono ad hackerare i suoi social network e persino compromettere l’account Telegram di sua madre. “Stavano cercando di dirmi qualcosa”, mi ha detto: sappiamo dove vivi.

Quindi la Chekhovich lasciò il Paese. Questo era praticamente l’obiettivo del regime e non voleva affrontare il caos legato a un arresto. Due mesi dopo la sua fuga, la polizia perquisì il suo appartamento. I suoi amici, che usavano quell'appartamento, le raccontarono tutto. Quando ho chiesto alla Čechovich se potesse tornare a casa in Russia, lei mi ha detto – con una certa incredulità nella sua voce – no, ovviamente no. “Non finché il regime non cambierà”.

Perché Putin e i suoi amici avevano così paura di lei?

Tanto per cominciare, mi ha risposto, la FBK ha intessuto una rete nazionale di uffici regionali e ogni ufficio ha condotto indagini indipendenti sulla corruzione locale. In quanto movimento di base, la FBK ha fatto “un’enorme differenza” nella percezione pubblica del governo russo. Di conseguenza le persone “hanno scoperto di avere diritti e di poter avere una vita migliore”. Mi ha anche parlato del successo della campagna presidenziale di Navalny, iniziata alla fine del 2016, che ha scosso il regime nel profondo.

Col passare del tempo, mi ha detto, il Cremlino si è reso conto che “distruggendo l’infrastruttura finanziaria della FBK, avrebbe potuto distruggere l’organizzazione”. La Chekhovich mi ha detto che ha preso molti appunti prima della nostra intervista, perché la FBK ha subito così tanti attacchi ai suoi conti bancari nel corso degli anni che aveva paura di perderne le tracce.

Nel 2016 la FBK decise di dividere il proprio lavoro in due entità da decentralizzare: un’entità legale per lavorare a Mosca sulle indagini sulla corruzione e l’altra per concentrarsi su progetti politici e sulla campagna presidenziale. Sembrava funzionare, almeno fino a gennaio 2018.

Ricorda vividamente la prima volta che il governo russo congelò il conto bancario della FBK: “Era una normale giornata lavorativa. Mi ero messa alla scrivania, effettuato l'accesso e controllato il nostro account: quello che vidi mi fece cadere dalla sedia. Si trattava di un saldo negativo di ₽1 miliardo”.

Chiamò la banca, ma nessuno rispondeva; quindi andò lei di persona, ma i dipendenti continuavano a non dire nulla. Alla fine le mostrarono un documento di ordine di congelamento, emesso senza alcuna decisione del tribunale. Lo stato russo aveva semplicemente deciso di liquidare la fondazione. Si rese conto che i loro fondi potevano essere congelati in qualsiasi momento. Le imprese, mi ha detto la Chekhovich, erano già scettiche riguardo alla collaborazione con qualcuno della squadra di Navalny, ma senza un conto bancario ufficiale, la cosa era fuori discussione.

Nel 2019 lo stato russo congelò nuovamente i fondi della FBK. Questa volta il nuovo saldo era di -₽75 milioni. Il governo russo iniziò a bloccare i conti bancari di diverse fondazioni, anche quelle legate solo in modo molto debole alla FBK. Agli occhi di Putin, tutte queste istituzioni appartenevano a Navalny, anche se lui non vi aveva mai lavorato né finanziato o ricevuto denaro da esse. Il regime si rese conto, mi ha detto la Chekhovich, che i casi penali inventati erano un modo semplice per giustificare il congelamento dei conti bancari. Anche Navalny e la sua famiglia si videro congelare i conti personali, sulla base di tali accuse, così come molte persone che lavoravano nella squadra della FBK.

Però, sempre nel 2019, uno straniero fece una donazione alla FBK. La Chekhovich provò personalmente a restituire i soldi, ma era troppo tardi. Il Cremlino etichettò immediatamente la FBK come agente straniero e ciò significava che erano sotto una lente d’ingrandimento ancora più grande. “Qualsiasi errore”, mi ha detto, “sarebbe stato sufficiente per liquidare i fondi sul conto della fondazione”.

Alla fine, nel 2021, l'FSB ricorse a quella che la Chekhovich ha definito la sua “arma definitiva”: designare la FBK come organizzazione estremista. Il gruppo fu costretto a interrompere tutte le attività finanziarie ufficiali. Non era più possibile effettuare alcuna transazione all'interno del sistema bancario.

Oggi la squadra ha conti esteri e non ha alcuna entità ufficiale in Russia. A causa delle sanzioni non è possibile utilizzare le carte di credito russe all’estero. “L’obiettivo del regime”, mi ha detto, “era quello di cacciarci, ma non capivano che questo non ci avrebbe fermato”.

Il collega della Chekovich, Leonid Volkov, ebbe un’idea, già nel 2015, per aiutare a superare la repressione finanziaria: utilizzare Bitcoin. Quando si unì alla FBK, essa accettava già donazioni in Bitcoin, principalmente da persone che non volevano trasferire fondi dai propri conti bancari personali e attirare domande da parte dello stato.

Bitcoin ha svolto un ruolo “molto importante” per gli attivisti, ha affermato la Chekhovich, “soprattutto per organizzazioni come la nostra fondazione”. Mi ha detto che la tecnologia non è buona o cattiva, ma neutrale: “È uno strumento per tutti”. In questo contesto è contenta che la FBK abbia iniziato ad usarlo sette anni fa.

Alla fine di aprile 2022, la FBK aveva ricevuto 658 BTC in totale e quantità minori di una varietà di altre criptovalute. In media queste donazioni hanno rappresentato circa il 10–15% di tutte le donazioni mensili alla FBK. Di recente il team di Navalny ha anche lanciato un “inflation tracker”, per mostrare come i prezzi dei beni siano saliti alle stelle in Russia negli ultimi mesi. Il programma è progettato per aumentare la consapevolezza del pubblico su ciò che sta accadendo (dove i prezzi dei beni alimentari di base sono aumentati fino al 60% negli ultimi due mesi) e potrebbe anche aumentare la consapevolezza dell’alternativa Bitcoin.

La Chekhovich mi ha detto che "non capisce" come Putin possa aggirare le sanzioni con Bitcoin, nonostante gli avvertimenti di leader occidentali come Hillary Clinton ed Elizabeth Warren. Invece pensa che Putin abbia paura di Bitcoin, proprio come ha paura di tutto ciò che non può controllare. C'è una nuova bozza di legge in Russia che mira a consentire l'uso di Bitcoin e criptovalute solo attraverso piattaforme che raccolgono le informazioni personali degli utenti. L’FSB ha esercitato pressioni sulla banca centrale affinché rallenti la diffusione di Bitcoin. “Hanno fatto così tanti sforzi per controllare i nostri flussi di denaro”, mi ha detto la Chekhovich, “che non possono lasciare che Bitcoin abbia successo”.

“Forse”, mi ha detto, “creeranno un Chivo e costringeranno le persone a usarlo”, riferendosi all'app Bitcoin gestita dallo stato salvadoregno, la quale richiede un documento d'identità se la si vuole usare e ha sollevato questioni riguardo alla sorveglianza e alla stampa di denaro.

“Non permetteranno mai al pubblico di utilizzare pienamente una valuta che lo stato non controlla”, ha affermato. “Si sono resi conto che Bitcoin è un'arma nelle mani di media e attivisti indipendenti e che può contribuire a rovinare i regimi”, ha aggiunto.

Centinaia di migliaia di russi sono fuggiti dal loro Paese dopo lo scoppio della guerra. I loro collegamenti con il sistema finanziario internazionale sono stati in gran parte interrotti. Sono fuggiti in posti come la Turchia, l’Armenia e la Georgia, dove ora si trova anche la Chechovich.

Come ha scritto la giornalista Masha Gessen sul New Yorker, suddetti Paesi spesso discriminano i russi, rendendo difficile l’apertura di nuovi conti bancari: “La Banca della Georgia ha iniziato a richiedere ai potenziali clienti russi di firmare una dichiarazione in cui affermano che la Russia è una potenza occupante aggressiva e si impegnano a non diffondere la propaganda russa. Venyavkin, lo storico di Stalin, è stato felice di firmare, ma la banca cui si è rivolto ha respinto comunque la sua richiesta”.

Quando la Chekhovich ha chiesto a un amico in Georgia quale fosse l’opzione migliore per ricevere entrate dalla Russia, la risposta è stata Bitcoin. Si è resa conto che molte persone restano in Russia, nonostante vogliano andarsene, perché non sanno come portare i loro soldi all’estero. L’educazione su Bitcoin potrebbe cambiare la situazione. “La conoscenza”, mi ha detto, “può essere potere”.

Molte donazioni in bitcoin e criptovalute al fondo di difesa ucraino, mi ha informato, provengono da russi e bielorussi, i quali si vergognano dei crimini del loro governo. Vogliono sostenere le vittime ucraine e non hanno altra scelta. Riferendosi ai critici di Bitcoin, mi ha detto: “Come possiamo dubitare della sua importanza soprattutto in questo momento storico?”

La Chekhovich ha lasciato la madre e la sorella in Russia. “Non posso aiutarle, non posso inviare soldi in Russia. Non ho un conto bancario russo. Sono considerata un'estremista”.

“Per persone come me”, mi ha detto, “Bitcoin è l'unico modo”.


VII. BRETTON WOODS III

Bitcoin viene utilizzato a livello micro sia dai russi che dagli ucraini. È inoltre probabile che svolga un ruolo importante nel sistema finanziario mondiale a livello macro, come risultato diretto dell’invasione di Putin.

Quando i Paesi del G7 hanno congelato quasi $400 miliardi delle riserve della banca centrale russa, l’ordine finanziario mondiale ha iniziato a cambiare. Questo ha rappresentato un campanello d’allarme per il mondo: il “denaro interno” (come i titoli del Tesoro statunitense che sono la passività di chi le emette in contrapposizione al denaro degli asset “esterni” come l’oro o Bitcoin) non era più buono.

Se un Paese risparmia in uno strumento finanziario che qualcun altro può congelare, allora non ha realmente dei risparmi, come ha imparato il governo afghano nel 2021. La volontà delle nazioni del G7 di utilizzare come armi il dollaro e l’euro segna l’inizio di una grande transizione: da un mondo in cui i titoli del Tesoro statunitensi operano come il principale e dominante asset di risparmio mondiale, garanzia finanziaria e numerario dell’energia a uno in cui ci si diverisificherà da essi.

Zoltan Pozsar, analista ed esperto del mercato monetario presso Credit Suisse, ha definito questa nuova era Bretton Woods III, contrapponendola a Bretton Woods I e II. La prima tra il 1944 e il 1971, quando il mondo risparmiava in dollari coperti dall’oro a un tasso rimborsabile di $35 l’oncia; la seconda dal 1971 al 2022, quando il mondo ha risparmiato quanto poteva in titoli del Tesoro statunitense, con una domanda insaziabile di strumenti finanziari americani stimolata dai sistemi del petrodollaro e dell’eurodollaro. La terza era, secondo Pozsar, sarà caratterizzata dall’abbandono della dipendenza dal dollaro da parte degli stati sia dal punto di vista delle azioni che dei flussi.

Dal punto di vista delle “azioni”, le banche centrali estere diversificheranno le loro riserve. Ciò fa parte di una tendenza già esistente: negli ultimi otto anni le banche centrali straniere hanno acquistato tre volte più oro dei titoli del Tesoro statunitensi (UST). Ora la domanda estera di UST continuerà a indebolirsi, costringendo il governo degli Stati Uniti a continuare a intervenire e ad agire come acquirente di ultima istanza. Ad esempio, alcune settimane fa Israele, uno dei principali alleati dell’America, ha venduto parte delle sue riserve in dollari in cambio del debito cinese. Probabilmente non perché il governo israeliano stia cercando un’alleanza con la Cina, ma semplicemente per prudenza finanziaria. Pozsar ritiene che le grandi potenze diversificheranno in oro, valute non appartenenti al G7, materie prime (come grano e petrolio) e – se sopravviverà, ha detto – forse Bitcoin.

Dal punto di vista dei “flussi”, Pozsar afferma che i prezzi dei mercati energetici inizieranno ad essere prezzati in altre valute. Cina e India hanno entrambe discusso dei prezzi delle vendite di energia in yuan e rupie, e le richieste della Russia di acquistare la sua energia in rubli, sebbene non del tutto efficaci, sono pur sempre significative. Come sostiene Pozsar, una volta che la transazione stessa viene prezzata in un’altra valuta, anche i relativi contratti, assicurazioni e derivati iniziano ad essere prezzati in altre valute. Ciò indebolirà l’effetto di rete mondiale del dollaro.

Il declino dell’egemonia del dollaro e l’aumento dei tassi sul debito americano porteranno probabilmente a un decennio di tassi d'interesse più elevati e di una maggiore inflazione dei prezzi. Nel corso del prossimo decennio gli strumenti in dollari perderanno un significativo potere d’acquisto (l’inflazione è già all’8,5% negli Stati Uniti) e le materie prime scarse come petrolio, carne e soprattutto Bitcoin diventeranno più costose in termini di dollari.

Come ha scritto di recente il fondatore di BitMEX, Arthur Hayes, una riduzione della domanda estera per il debito statunitense porterà quasi certamente al controllo della curva dei rendimenti (YCC), piano utilizzato l'ultima volta dal governo degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Il controllo della curva dei rendimenti viene messo in campo quando la banca centrale sopprime il tasso d'interesse sui titoli del Tesoro al di sotto di un certo livello acquistandone tutto il necessario per mantenere a galla la domanda percepita. Il risultato è la repressione finanziaria: un’inflazione molto più alta dei tassi d'interesse, che stiamo già vedendo negli Stati Uniti e nell’Unione Europea, e che distrugge il valore del contante e dei risparmi.

L’UE, come sottolinea Hayes, sarà costretta a utilizzare il controllo della curva dei rendimenti anche per ragioni energetiche. Negli ultimi dieci anni gli europei hanno potuto usufruire del gas russo a basso costo; ora le cose sono cambiate, il che rende molto più difficile la manipolazione del mercato dei titoli di stato senza l’inflazione dei prezzi al consumo. Nel suo ultimo saggio del 29 aprile, Pozsar ha sostenuto che le forze russe – avendo già catturato Mariupol e minacciando di prendere Odessa – potrebbero prendere il controllo di metà della produzione mondiale di neon, un elemento chiave per i semiconduttori. Ha usato questo esempio per dimostrare un punto sulla carenza di materiali e tecnologie chiave, che farà salire i prezzi e costringerà le banche centrali a continuare una politica monetaria accomodante.

Negli anni ’40, a seguito dell’Ordine Esecutivo 6102 di Franklin Delano Roosevelt, il possesso dell’oro era illegale per gli americani, quindi non potevano facilmente risparmiare per ottenere una moneta migliore. Ma oggi Bitcoin è di proprietà di decine di milioni di americani – un adulto americano su cinque, ovvero 50 milioni di persone, hanno posseduto o utilizzato criptovalute secondo un sondaggio della CNBC – ed è ampiamente disponibile su app popolari come Cash App. Se la repressione finanziaria continua a persistere, il valore continuerà a fluire nella direzione di Bitcoin. Ciò diventerà particolarmente pronunciato nei mercati emergenti e nei regimi autoritari, le cui valute sono molto più deboli e meno affidabili da parte dei mercati obbligazionari internazionali rispetto al dollaro.

Aver trasformato il dollaro in un’arma ha un costo inevitabile: gli Stati Uniti perdono gradualmente potere mentre altre nazioni scelgono di lavorare con altri sistemi. Pertanto, mentre i tecnologi ucraini, gli educatori della Crimea e gli attivisti russi si riversano sempre più su Bitcoin, potrebbero essere i primi e i principali beneficiari di un grande cambiamento mondiale a scapito dei poteri costituiti. In fin dei conti, la diffusione del Bitcoin in tutto il mondo rimette il potere nelle mani dei singoli individui e lo toglie a stati e grandi aziende.

Questa consapevolezza è ciò che mantiene Gleb Naumenko concentrato su Bitcoin, anche se il mondo intorno a lui sta crollando.


VIII. QUANDO TUTTO IL RESTO HA SMESSO DI FUNZIONARE, BITCOIN ERA ANCORA LÌ PER NOI

“Sono stato molto fortunato ad avere Bitcoin”, mi ha detto Naumenko, ricordando i primi minuti e le prime ore dopo aver saputo dell'attacco russo ed essersi nascosto.

“Non dovevo preoccuparmi di portare con me contanti o grivne. Ho un paio di migliaia di dollari in contanti e tutto il resto è in Bitcoin”, mi ha detto. “Non ho dovuto perdere il sonno per essere stato bloccato fuori dal mio conto bancario, o per il crollo della mia valuta a zero, o per un nuovo Paese che non accettava i miei soldi”.

Ha sottolineato che dal 2014 la grivna ha perso il 73% del suo valore rispetto al dollaro. Prima dell’annessione della Crimea, per ottenere un dollaro bisognava scambiare 8 grivnie; oggi ne servono 30. Il governo ucraino vende oro per cercare di mantenere a galla la valuta, ma non è sostenibile.

Naumenko ha dato alcuni consigli agli utenti Bitcoin di tutto il mondo che potrebbero leggere questo articolo: cosa succede se vi svegliate domani e all'improvviso dovete uscire di casa? Preparatevi di conseguenza, anche se lo scenario sembra inverosimile. “La mia impostazione per Bitcoin non era del tutto pronta per la guerra. Pensavo sempre a un hacker o a qualcuno che entrava in casa mia”, mi ha detto, “non a qualcuno che sarebbe entrato nel mio Paese”.

Il suo consiglio: conservare più chiavi multifirma all'estero. “Se avete due delle tre chiavi multisig in due appartamenti diversi, ma entrambe vengono distrutte dai razzi, allora perderete tutti i vostri bitcoin”.

Fortunatamente, questa volta, Naumenko è riuscito a portare con sé i suoi risparmi quando è fuggito di casa e quando i suoi conti bancari sono stati bloccati. Oggi in Ucraina, mi ha detto, è molto facile, anche nel mezzo di una zona di guerra, comprare e vendere bitcoin in grivna. “Ci vogliono 10 minuti”.

Mi ha mostrato un bot di Telegram chiamato Alice-Bob, un front-end per un mercato peer-to-peer. Per registrarsi basta utilizzare un'e-mail temporanea. Non esiste un processo KYC e semplifica lo scambio di bitcoin o Tether in grivne. Poi ci sono i mercati P2P. “Cinque volte al giorno”, mi ha detto, “vedo un messaggio in una delle mie chat di gruppo che dice: qualcuno può darmi $5.000 in contanti in cambio di Tether a Kiev?”

Negli ultimi mesi Naumenko ha intrapreso più attività umanitarie di quanto avesse mai pensato di fare in tutta la sua vita. “Questo è il mio problema”, mi ha detto, “sono sempre stato molto positivo. Stimo che raggiungere un obiettivo ambizioso sarà facile e veloce. E in questo modo lo faccio. Se mi dicessi che un progetto Bitcoin richiederebbe tre anni interi per essere completato, allora dovrei impegnarmi e potrei non procedere. A volte ho bisogno di spronarmi”.

In questo caso l’ottimismo di Naumenko è stato fruttuoso e ha ottenuto più risultati di quanto ritenesse possibile. “Abbiamo raccolto circa 4 BTC attraverso il mio account Twitter e un articolo su Bitcoin Magazine. Non riesco a immaginare come avrei fatto a riscuoterli tramite bonifici bancari, che già erano ostici prima dell’invasione figuriamoci adesso”.

Naumenko ha affermato di essere in grado di spenderne circa il 20% direttamente in bitcoin, senza convertirli in denaro fiat. Nei primi giorni di guerra, quando gli aiuti esteri non erano ancora arrivati, lui e il suo team acquistavano automobili in Polonia con bitcoin affinché i volontari trasportassero merci a Kiev. In quei giorni, mi ha detto, mancavano cibo e forniture mediche di base. Ora la situazione sta migliorando e le organizzazioni umanitarie occidentali si sono adattate, ma quando i tempi erano più bui, Bitcoin ha reso possibili gli aiuti. “Quando tutto il resto ha smesso di funzionare”, mi ha detto, “Bitcoin era ancora lì per noi”.

Naumenko ha di recente aiutato la CNBC a inviare una donazione di bitcoin da Miami a un rifugiato ucraino in Polonia in meno di tre minuti. Il processo è stato catturato in video e condiviso con il mondo per mostrare il potere degli aiuti peer-to-peer.

Naumenko pensa che questo tipo di azione umanitaria innovativa farà parte della sua vita per molto tempo. “Anche se de-occupiamo, la distruzione richiederà tempo per essere sanata”. Nella sua città natale di Kharkiv ha utilizzato le donazioni in bitcoin per finanziare migliaia di pasti attraverso un fast-food asiatico, che serve gli anziani che non sono riusciti a scappare.

Uno dei fratelli del suo amico era stato arruolato come medico, ma non aveva l’attrezzatura. “Così gli abbiamo comprato un laboratorio pieno di forniture mediche da $20.000”, mi ha detto, “affinché potesse eseguire interventi chirurgici sui feriti di guerra”.

Prima dell'invasione Naumenko era coinvolto in una serie di incontri su Bitcoin e startup a Kiev. Ognuno di essi aveva un gruppo Telegram e si è meravigliato di come quasi tutti in quei gruppi siano diventati operatori umanitari. “Nessuno viene pagato”, mi ha detto, “lo fanno e basta”. La Croce Rossa è inefficiente e corrotta, quindi è meglio, dice, sostenere le iniziative locali.

“Personalmente ho avuto la fortuna di avere dei risparmi e un lavoro da remoto. Essere pagato in bitcoin per me va bene”, mi ha detto. “Potrei sentirmi un po’ a disagio a stare nell’appartamento di qualcun altro, ma questa è la mia unica e più grande lamentela. La maggior parte degli ucraini ha problemi molto, molto più grandi”.

“Guarda i miei genitori”, mi ha detto, “hanno perso il lavoro, avevano carriere ben avviate a Kharkiv e ora sono sfollati in un villaggio nell’Ucraina occidentale, senza reddito. La stessa cosa vale per milioni di altre persone”.

“Bitcoin era il mio unico centro di gravità prima dell'invasione”, mi ha detto Naumenko, “ma ora devo fare spazio nel mio cuore agli estranei e ai vicini che mi circondano”.

Probabilmente significa che dedicherà un po’ meno tempo a Bitcoin, ma è impegnato a trovare modi per continuare a fare entrambe le cose. “Troverò un modo per combinare le due cose”, mi ha detto, “posso aiutare a ricostruire l’Ucraina e contribuire comunque al denaro aperto per il mondo”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Il quindicesimo anniversario del crollo della Lehman: presagio dell'ascesa di Bitcoin

Gio, 21/09/2023 - 10:09

Lo scambio di denaro è sostanzialmente “informazione”. È un modo per “tenere il punteggio nella vita”, come affermava T. Boone Pickens. Ci dice chi ha cosa e chi deve cosa a chi: se una persona possiede un milione di euro, il “denaro” in sé non ha senso. Ciò che vuole veramente è rivendicare un milione di euro su cose che non ha – cose che appartengono ad altre persone – i loro beni, i loro servizi, il loro tempo e il loro rispetto. Bitcoin è la soluzione ideale allo scopo. Non solo rende le informazioni più pure e senza intermediari, imbroglioni e truffatori a confondere le acque, ma è molto più efficiente di tutte le altre tecnologie monetarie viste finora: l'assoluta immutabilità della sua blockhain, unita alla sicurezza del possesso (finché si conservano correttamente le proprie chiavi private), rappresentano un'evoluzione critica nel passaggio di proprietà e nella diffusione genuina delle informazioni economiche in un mondo devastato dall'inefficienza, dell'annichilimento della proprietà e dai furti del denaro fiat. Bitcoin è lo sconvolgimento più importante dell’intera rivoluzione dell’informazione.

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da Bitcoin Magazine

In questo giorno, 15 anni fa, il crollo della Lehman Brothers segnò l’inizio di una catastrofe finanziaria che avrebbe rimodellato l’economia mondiale.

In quel fatidico giorno, la rinomata banca d’investimento dichiarò bancarotta, innescando una reazione a catena che portò alla Grande Crisi Finanziaria, a devastanti perdite di posti di lavoro e al conseguente rimpinguamento delle fila dei senzatetto. Nel mezzo di questo tumulto nacque Bitcoin.

Lehman Brothers, un'istituzione di Wall Street molto rispettata, aveva accumulato enormi quantità di debito legati a titoli garantiti da mutui ipotecari alquanto rischiosi. Quando il mercato immobiliare cominciò a sgretolarsi, dovette affrontare perdite insormontabili.

Il crollo della Lehman Brothers provocò un’onda d’urto nel sistema finanziario: la fiducia nelle banche si erose, causando un congelamento del credito che si diffuse poi a livello mondiale. I mercati azionari crollarono e numerose istituzioni finanziarie dovettero affrontare gravi problemi di liquidità.

Gli stati di tutto il mondo si affrettarono a salvare le banche in fallimento e le banche centrali adottarono misure senza precedenti per stabilizzare i mercati.

La Grande Crisi Finanziaria scatenò un’ondata di turbolenze economiche, con milioni di persone che persero il lavoro e la casa. I tassi di disoccupazione salirono vertiginosamente, portando a diffuse difficoltà finanziarie. Molte persone si ritrovarono senza casa mentre lottavano per riprendersi dalle ricadute della crisi. Il costo delle vite umane fu immenso, evidenziando l’urgente necessità di alternative al sistema finanziario tradizionale.

Ironia della sorte, però, l’innovazione era in arrivo.

Nell'ottobre dello stesso anno, Satoshi Nakamoto pubblicò un white paper intitolato “Bitcoin: un sistema peer-to-peer di denaro elettronico”. Questo documento rivoluzionario delineava una nuova forma di valuta digitale decentralizzata, Bitcoin, progettata per funzionare indipendentemente dalle valute tradizionali e dalle istituzioni finanziarie. Offriva il potenziale per l’inclusione finanziaria, la sicurezza e la trasparenza, caratteristiche gravemente carenti sulla scia della Grande Crisi Finanziaria.

La creazione di Bitcoin fu, in parte, una risposta ai fallimenti del sistema finanziario tradizionale. Mirava a fornire un mezzo alternativo per condurre transazioni finanziarie, immune dalle decisioni arbitrarie delle autorità centrali e isolato dai rischi sistemici che avevano causato la crisi.

Nel corso degli anni, Bitcoin si è evoluto da un’idea sperimentale in una fiorente risorsa digitale e una riserva di valore, con la sua natura decentralizzata che offre speranza di resilienza ed emancipazione finanziaria.

Nei 15 anni trascorsi dal crollo della Lehman Brothers, il mondo finanziario ha subito cambiamenti significativi. Mentre persistono ancora le cicatrici della Grande Crisi Finanziaria, l’emergere di Bitcoin rappresenta una risposta trasformativa a quei tempi turbolenti, offrendo la promessa di un futuro finanziario più equo e sicuro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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La crisi mondiale del credito bancario

Mer, 20/09/2023 - 10:07

 

 

di Alasdair Macleod

A livello mondiale sono ora improbabili ulteriori cali dell’inflazione dei prezzi al consumo e sono previsti ulteriori aumenti dei tassi d'interesse. I rendimenti obbligazionari sono già in aumento e si scatenerà una nuova fase della crisi bancaria.

Questo articolo esamina i fattori che si sono uniti per spingere i tassi d'interesse più in alto, destabilizzando l’intero sistema bancario mondiale. La contrazione del credito bancario è nelle sue fasi iniziali e questo da solo farà aumentare i costi degli interessi per i mutuatari. Abbiamo tra le mani una stretta creditizia vecchio stile.

Una nuova ondata d'inflazione dei prezzi, che più precisamente è un’accelerazione della diminuzione del potere d’acquisto delle valute fiat, porterà anche a tassi d'interesse più alti e ribassi nei valori finanziari e immobiliari.


I rischi bancari a livello mondiale sono in aumento

A poco a poco hanno cominciato a suonare i campanelli d’allarme sul credito. Gli economisti monetaristi e della Scuola Austriaca stanno insistendo sul punto puntando il dito verso le misure ampie dell'offerta di denaro, che quasi ovunque si stanno contraendo. Anche l'economia della Cina sta avendo problemi di credito, con un altro grande promotore immobiliare, Country Garden Holdings, che ha mancato i pagamenti delle obbligazioni.

Una flessione ciclica mondiale del credito bancario è attesa da tempo ed è ciò che stiamo affrontando attualmente. L’evidenza empirica dei cicli precedenti, in particolare nel periodo 1929-1932, è che la paura può diffondersi a macchia d’olio attraverso le banche quando vengono tagliate le linee di credito interbancarie, i prestiti vengono richimati e le garanzie collaterali liquidate. La domanda che ci dobbiamo porre oggi è se l’attuale recessione sia più acuta di quelle affrontate sin dagli anni ’70, o se le tempestive espansioni delle passività delle banche centrali possano nuovamente metterci una pezza.

Il problema con l’utilizzo della politica monetaria per evitare una crisi finanziaria è che arriverà il momento in cui alla fine fallirà, in particolare quando è guidata da burocrati il ​​cui punto di partenza è il presupposto che le banche siano adeguatamente capitalizzate per affrontare una recessione economica. Ciò ignora i debiti improduttivi dei cicli precedenti che si sono accumulati per formare un potenziale tsunami di bancarotte seriali. E con i rendimenti obbligazionari di nuovo in aumento, ci sono buone ragioni per credere che sia ormai alle porte un punto di svolta.

Il credito, che è sinonimo d'imponenti montagne di debito, è tutta una questione di fiducia: nella politica monetaria, nella valuta e nella capacità di una controparte di mantenere gli impegni presi. Prima di esaminare i rischi affrontati dalle valute fiat, vale la pena elencare alcuni dei fattori che possono portare al collasso di un sistema creditizio:

Contrazione del credito bancario. La contrazione del credito bancario è la conseguenza del fatto che i banchieri riconoscono che stanno aumentando i rischi di prestito. È grave quando la leva finanziaria dei bilanci bancari è alta, amplificandone la cancellazione del capitale degli azionisti a causa dei debiti inesigibili. Di conseguenza sia ai mutuatari normali che a quelli sovraindebitati, il cui flusso di cassa è stato colpito da tassi d'interesse più alti, vengono negati i prestiti, o almeno vengono razionati a un costo d'interesse più elevato. Pertanto le prime fasi di una flessione del credito vedono i tassi d'interesse salire ulteriormente portando al fallimento delle imprese. In sostanza, le banche centrali perdono il controllo sui tassi d'interesse.

Rischi di controparte interbancari. Esiste una lunga storia di banche che sospettano che una o più delle loro controparti sia sovraindebitata o mal gestita e costituisca quindi un rischio di controparte. Le banche hanno modelli analitici in comune per determinare questi rischi, quindi c’è il pericolo che la maggior parte delle banche condivida la stessa opinione su una particolare banca, portandola ad essere esclusa dai mercati all’ingrosso. Quando ciò accade, non può finanziare i deflussi di depositi, è costretta a rivolgersi alla banca centrale per ottenere supporto, oppure crolla improvvisamente. Di recente questo è stato il destino di Silicon Valley Bank. Un declassamento da parte di un’agenzia di credito, come S&P o Fitch, potrebbe innescare una crisi dei prestiti interbancari a livello locale o internazionale. E ora questi declassamenti sono iniziati.

Rendimenti obbligazionari in aumento. Le banche di solito accumulano debito pubblico, ridistribuendo i propri attivi quando sono caute nei prestiti al settore privato. Pertanto un aumento delle partecipazioni obbligazionarie tende ad essere anticiclico, con un’esposizione limitata a scadenze di solo uno o due anni. Questo schema è stato interrotto dalle banche centrali che hanno soppresso i tassi d'interesse fino o al di sotto dello zero in un momento di prolungata stagnazione economica. Ancora una volta Silicon Valley Bank serve da esempio di come tutto ciò possa andare terribilmente storto. È stata in grado di finanziare gli acquisti di obbligazioni statunitensi e delle agenzie governative a un tasso di finanziamento prossimo allo zero. Quando i tassi d'interesse sono stati rialzati, il conto profitti e perdite della banca ha subito un duro colpo e, allo stesso tempo, è sceso il valore di mercato dei suoi investimenti obbligazionari erodendone l'equity. La FED si è fatta carico di questo rischio creando il Bank Term Funding Program, in base al quale accetta titoli del Tesoro USA al loro valore di rimborso in cambio di contanti in uno swap di un anno. In sostanza, il problema negli Stati Uniti viene nascosto e si accumula invece nel bilancio della FED, anche se ciò non si riflette nelle pratiche contabili della banca centrale americana. Il ricorso a questa struttura ammonta attualmente a $107 miliardi ed è in aumento.

Stretta monetaria. Le principali banche centrali (FED, BCE, BoJ e PBOC) hanno ridotto i loro bilanci di circa $5.000 miliardi dall’inizio del 2022. Questa stretta monetaria è stata attuata non reinvestendo i proventi del debito pubblico in scadenza. Quasi tutta la riduzione dei bilanci delle banche centrali si riflette nelle riserve delle banche commerciali, ovvero saldi registrati nei loro conti come attivi. Di conseguenza il sistema bancario commerciale nel suo complesso si trova sotto pressione affinché le reinvesta in qualcos’altro, o riduca le sue passività combinate nei confronti di depositanti, obbligazionisti e azionisti. Inizialmente il sistema bancario commerciale può rispondere solo aumentando le disponibilità di buoni del Tesoro a tre e sei mesi, i quali rappresentano una base instabile per i finanziamenti pubblici.

Liquidazione delle garanzie. Tutti i grafici dei rendimenti obbligazionari nazionali ci gridano che stanno continuando a salire, invece di stabilizzarsi e infine scendere come sembra credere la maggior parte dei partecipanti al mercato. Inoltre, con i prezzi del petrolio e di altri prodotti energetici in forte aumento, la prospettiva di tassi d'interesse ancora più alti alimentati dalla contrazione del credito bancario (come spiegato sopra), insieme a una serie di altri fattori discussi in questo articolo, indicano rendimenti obbligazionari significativamente più alti e che innescheranno un mercato ribassista nelle attività finanziarie e nei valori immobiliari. Laddove le banche detengono garanzie collaterali a fronte dei prestiti, vi sarà una crescente pressione su di loro affinché svendano gli asset finanziari prima che il loro valore scenda ulteriormente.

Passività immobiliari. I prestiti bancari per immobili residenziali e commerciali dovranno assorbire sostanziali svalutazioni derivanti dalle conseguenze dei tassi d'interesse spinti al rialzo dall’inflazione dei prezzi e dalla contrazione del credito bancario. La crisi della Lehman riguardava i prestiti e la cartolarizzazione dei debiti ipotecari; questa volta tassi d'interesse più alti aggiungeranno gli immobili commerciali all’equazione.

Sistema bancario ombra. Le banche ombra sono definite come istituzioni che riciclano il credito anziché crearlo e per il quale è richiesta una licenza bancaria. Questo sistema comprende fondi pensione, compagnie assicurative, broker, società di gestione degli investimenti e qualsiasi altra entità finanziaria che presta e prende in prestito azioni o negozia derivati ​​e titoli. Tutte queste entità presentano rischi di controparte per le banche e le altre banche ombra. Alcuni rischi possono emergere da trimestri inaspettati, come dimostrato dal crollo dei fondi pensione nel Regno Unito a settembre dello scorso anno.

Derivati. Le passività in derivati provengono dai mercati regolamentati mondiali, che secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali avevano un open interest di circa $38.000 miliardi lo scorso marzo, oltre a un’ulteriore esposizione nozionale di $60.000 miliardi in opzioni. I mercati dei derivati ​​over-the-counter non regolamentati sono molto più ampi, con una stima di $625.000 miliardi alla fine del 2022, compresi contratti di cambio ($107.600 miliardi), contratti su tassi d'interesse ($491.000 miliardi), titoli azionari ($7.000 miliardi), materie prime ($2.300 miliardi) e credito compresi i default swap ($9.940 miliardi). Tutti i derivati ​​presentano catene di rischio di controparte. Abbiamo visto come una semplice posizione nei titoli del Tesoro statunitense abbia minato Silicon Valley Bank: un fallimento nei mercati dei derivati ​​avrebbe conseguenze molto più ampie, soprattutto perché le autorità di regolamentazione non sono consapevoli della reale posizione di rischio dei derivati OTC dato che non rientrano nel loro mandato normativo.

Mercati pronti contro termine. In tutti i sistemi bancari, alcuni più di altri, le banche dipendono dai contratti di riacquisto per garantire la propria liquidità. Tassi d'interesse bassi e disponibilità delle garanzie collaterali richieste caratterizzano questa forma di finanziamento. In particolare in Europa, secondo l’International Capital Markets Association, le quantità totali dei pronti contro termine in varie valute hanno superato i €10.400 miliardi. Essenzialmente questi importi rappresentano squilibri all’interno del sistema finanziario, che essendo garantiti sono diventati molto più ampi dei tradizionali squilibri overnight regolati nei mercati interbancari. Anche se i pronti contro termine sono garantiti, è probabile che le conseguenze del fallimento di una controparte siano molto più preoccupanti per la stabilità del settore bancario nel suo complesso. E con tassi d'interesse più alti, un mercato ribassista dei valori collaterali è a prosciugare questa riserva di liquidità.

Bilanci delle banche centrali. Le banche centrali che hanno implementato il QE lo hanno fatto in concomitanza con la soppressione dei tassi d'interesse. Il loro successivo aumento ha portato a sostanziali perdite sui mercati, spazzando via più volte il loro capitale. Le banche centrali sostengono che ciò non è rilevante perché intendono mantenere i propri investimenti fino alla scadenza. Tuttavia, in qualsiasi salvataggio delle banche commerciali, il loro fallimento tecnico potrebbe diventare un ostacolo, minando la fiducia nelle relative valute fiat.

Considerando tutte queste potenziali aree di fallimento sistemico, è notevole che il forte aumento dei tassi d'interesse finora non abbia innescato una crisi bancaria più ampia. I fallimenti di Credit Suisse e di alcune banche regionali negli Stati Uniti sono probabilmente solo un riscaldamento prima dell'evento principale, ma quando arriverà quel momento diventerà una questione aperta se le banche centrali e i ministeri del Tesoro perseguiranno le procedure di bail-in o se ricorreranno ai bail-out come richiesto dagli aspetti pratici. La mancanza di coordinamento su questo tema tra le nazioni del G20 potrebbe mettere a repentaglio tutti i tentativi di salvataggio.

Inoltre, mentre i tecnici delle banche centrali hanno una certa conoscenza del credito e degli aspetti pratici del settore bancario, lo stesso non si può pretendere dai regolatori bancari. È raro che abbiano esperienza pratica nel settore bancario commerciale. Elaborano stress test, il cui presupposto di partenza è che le banche da loro regolamentate sopravviveranno, altrimenti mancano ai loro doveri di regolatori. È evidente come le ipotesi economiche alla base delle potenziali tensioni bancarie siano quasi sempre irrealisticamente moderate.

Senza contare che quando il fango viene a galla, l’imperativo burocratico è quello di scaricare tutta la colpa del fallimento sulle stesse banche commerciali e non sulla stessa incompetenza.


I punti deboli del sistema bancario americano

Essendo la valuta di riserva per l’intero sistema monetario monriale, il dollaro e tutto il credito bancario basato su di esso sarà probabilmente l’epicentro di una crisi bancaria globale. Se altre valute si indeboliscono o falliscono, è probabile che si verifichi una fuga temporanea di capitali verso il dollaro prima che il contagio finanziario prenda il sopravvento. Ma se a crollare per primo è il dollaro, falliranno anche tutti gli altri.

La condizione del sistema bancario americano è quindi fondamentale per l’economia mondiale. Ora ci sono segnali che non solo il credito bancario statunitense non stia più crescendo, ma che si stia addirittura contraendo.

Il grafico qui sopra è la somma di tutti i depositi delle banche commerciali più gli accordi di riacquisto inverso presso la FED. Anche se tecnicamente questi ultimi non sono in circolazione pubblica, rappresentano una forma alternativa di depositi per i grandi fondi del mercato monetario che altrimenti si rifletterebbero nei depositi bancari. Di recentemente, dopo essere saliti dal nulla quando la FED aveva consentito ad alcuni soggetti non bancari di aprire conti pronti contro termine nel 2021, fino a un massimo di $2.334,3 miliardi, tali accordi sono successivamente diminuiti di $543 miliardi. Aggiungendo questa variazione ai dati sui depositi bancari, la reale contrazione del credito bancario ammonta a $1.203 miliardi, ovvero il 5,9% dal picco registrato all’inizio di quest’anno.

Se si considerano questi fattori, gli attivi totali non sono ancora significativamente al di sotto del loro picco, il che indica che finora le banche hanno riorganizzato le proprie attività solo con l’obiettivo di controllare il rischio. Pertanto la crisi creditizia è ancora nella sua fase iniziale e potrebbe aumentare in modo significativo.

Il grafico seguente indica perché in un contesto creditizio in peggioramento le banche sono sicure di contrarre i loro totali di bilancio.

Negli ultimi tre decenni il rapporto tra attività totali e capitale di rischio di livello 1 è cresciuto da poco meno di otto volte, valore storicamente considerato normale, a quattordici volte negli ultimi tempi. È questo rapporto di leva finanziaria che minaccia di spazzare via il capitale degli azionisti se il livello combinato di prestiti in sofferenza e svalutazioni mark-to-market sugli investimenti finanziari aumenta da qui in poi.

Un secondo punto debole è la dipendenza degli Stati Uniti dalle riserve estere a breve termine in dollari, compresi i depositi bancari, che secondo il Ministero del Tesoro americano lo scorso maggio ammontavano a $7.122 miliardi. Di questo totale, $2.367 miliardi sono depositi bancari, pari al 13% del totale del sistema bancario statunitense. Ma al totale delle partecipazioni a breve termine si devono aggiungere partecipazioni a lungo termine per $24.788 miliardi, per un totale complessivo di investimenti a breve e lungo termine di quasi $32.000 miliardi. Questa cifra è sostanzialmente superiore al PIL degli Stati Uniti e si è accumulata come risultato di due fattori correlati. Dall’accordo di Bretton Woods del 1944, il dollaro è stata la valuta di riserva mondiale e i prezzi delle materie prime a livello internazionale sono sempre stati quotati e negoziati in dollari.

A memoria d’uomo, già in passato l’accumulo di dollari in mani straniere era diventato eccessivo. Ciò portò alla conversione dei dollari in oro, riducendo le riserve auree statunitensi da 21.682 tonnellate nel 1948 a 9.070 tonnellate nel 1971, quando la corsa all’oro portò il presidente Nixon a sospendere l’accordo di Bretton Woods. Ad oggi il dollaro ha perso il 98% del suo potere d'acquisto misurato in denaro giuridico, ovvero l'oro. A causa del suo status di valuta di riserva e dei persistenti deficit commerciali degli Stati Uniti, la percentuale di proprietà straniera di dollari rispetto al PIL degli Stati Uniti ha continuato a crescere, ma i recenti eventi geopolitici minacciano d'invertire questa tendenza.

Mentre i rendimenti obbligazionari in dollari aumentano, minando il valore del capitale dei $32.000 miliardi di asset finanziari e depositi bancari di proprietà straniera, gli stranieri sono tenuti a vendere i loro asset in dollari per evitare perdite crescenti. E già vediamo che molte nazioni straniere che non sono alleate con l’America iniziano ad intraprendere azioni evasive. È chiaro, quindi, che il dollaro fiat ha quasi fatto il suo corso e il ritiro del credito dall’economia statunitense ne indebolirà la valuta, farà salire i tassi d'inflazione dei prezzi alla produzione e al consumo negli Stati Uniti, e quindi farà salire i rendimenti obbligazionari. Gli asset finanziari e i valori immobiliari che sono diventati dipendenti dalla finanza a basso costo subiranno un duro colpo, incoraggiando ulteriori vendite all’estero di asset non finanziari. Le perdite per le banche, non solo negli Stati Uniti, sono destinate ad aumentare rapidamente.

Indubbiamente queste ultime saranno sotto pressione per salvare il governo americano da un ulteriore deterioramento delle sue finanze in un momento in cui gli stranieri sono più interessati a vendere titoli del Tesoro statunitensi che ad acquistarli. In una certa misura sostituire i prestiti al settore privato con il debito pubblico è attraente per le banche, ma solo con scadenze a brevissimo termine. La conseguenza sarà che il finanziamento pubblico dei titoli del Tesoro in scadenza e delle nuove emissioni sarà facilitato dai bond del Tesoro a 3 e 6 mesi, che possono essere considerati alla stregua dei contanti. Le conseguenze inflazionistiche sono una cosa, ma l’impatto dell’aumento dei tassi d'interesse dovuto alla svendita del dollaro da parte di agenti stranieri intensificherà la trappola del debito aumentandone rapidamente i costi di finanziamento.

Come se ciò non bastasse, il crollo del credito bancario è destinato ad agire negativamente sui derivati. La tabella seguente è un'istantanea degli obblighi OTC per le dodici principali banche statunitensi.

Per il lettore che perde il conto di tutti gli zeri, va notato che per le primi nove la loro esposizione è in migliaia di miliardi. Mentre è vero che alcuni derivati ​​OTC, come i credit default swap, non costituiscono obbligazioni per il loro ammontare nozionale, altri, come i derivati ​​su cambi, materie prime e contratti legati ad azioni ($117.000 miliardi) vengono estinti per l’intero importo. Ma nei bilanci bancari essi vengono registrati solo come valori contrattuali insignificanti. 

Ad esempio, nelle stime della BRI riguardo i derivati ​​citate in precedenza in questo articolo, il valore nozionale dei contratti di cambio OTC lo scorso dicembre era di $107.576 miliardi con un valore di mercato lordo di $4.846 miliardi. È quest'ultima cifra che costituisce la base registrata nei bilanci bancari, ma anche questo viene ulteriormente ridotto essendo elencato come saldo netto di obbligazioni acquistate e vendute, riducendo l’esposizione apparente a una cifra ancora più piccola. In sostanza, vengono fatti scomparire oltre $107.000 miliardi in attivi e passivi.

Secondo l’indagine triennale sui derivati ​​OTC condotta dalla BRI nel 2022, il dollaro costituisce l’88,5% di questa posizione. Fatta eccezione per le negoziazioni offshore tra banche non statunitensi in eurodollari, che rappresentano una percentuale minore del totale, tutti i contratti in dollari hanno come controparti banche statunitensi. Ciò dà origine a due minacce sistemiche: la prima e più ovvia è il fallimento delle controparti con una banca estera o una banca ombra (ovviamente con l’aumento dei tassi d'interesse e il crollo del valore degli asset finanziari in garanzia aumenterà il rischio di fallimento delle controparti esterne al sistema bancario statunitense); la seconda è il fallimento della controparte tra due banche statunitensi o banche ombra.

Possiamo essere certi che i banchieri centrali sono pienamente consapevoli di questi rischi, rifiutandosi di attirare l’attenzione del pubblico su di essi. A conferma di ciò, abbiamo visto la FED salvare AIG nel settembre 2008 con un piano di salvataggio da $85 miliardi. All'epoca AIG era la più grande compagnia assicurativa del mondo e creatrice di credit default swap e altri derivati. C'erano altri fattori coinvolti, come il prestito di titoli, ma il suo salvataggio rispecchiava le preoccupazioni della FED riguardo l'effetto che avrebbe avuto sul mercato dei CDS un potenziale fallimento di AIG.


L'Eurosistema

In comune con le altre principali banche centrali, la BCE e la sua rete di banche centrali nazionali hanno accumulato titoli di stato e altri titoli governativi attraverso il quantitative easing. La misura in cui ha aumentato le dimensioni del bilancio dell'Eurosistema è mostrata nel grafico seguente.

Dopo aver toccato il picco di €8.828 miliardi quindici mesi fa, gli attivi complessivi della BCE e delle banche centrali nazionali sono scesi a €7.167 miliardi. Gran parte dell’aumento è avvenuto attraverso quelli che la BCE chiama programmi di acquisto di asset, altrimenti noti come allentamento quantitativo. Il calo degli attivi totali è stato ottenuto consentendo la maturazione delle scadenze a breve termine e il mancato reinvestimento dei fondi, con conseguente riduzione delle passività verso le banche commerciali.

Tuttavia, sui restanti titoli in portafoglio, che ammontano attualmente a €4.865 miliardi, si registrano perdite significative su base mark-to-market. Ipotizzando una scadenza media di cinque anni e un aumento medio del rendimento dai titoli di stato dell’Eurozona dallo 0% al 3,2%, nell’ultimo anno le perdite nell'Eurosistema ammontano a circa €700 miliardi, quasi sei volte il suo patrimonio netto combinato. Il problema della valutazione è nascosto dalla contabilità europea, la quale valuta le obbligazioni su una base lineare tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso finale.

Presumere che questo non sia un problema perché la BCE può sempre stampare euro è un'illusione. L’unica speranza per l’Eurosistema è che i rendimenti obbligazionari scendano, e quindi i valori salgano, ripristinando l’integrità del bilancio, ma per ora i rendimenti stanno aumentando e sta diventando chiaro che continueranno a salire. Ad un certo punto verrà abbandonata l’ipotesi che l’inflazione ritornerà al livello di obiettivo e che i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari diminuiranno, e si dovrà prendere in considerazione la ricapitalizzazione dell’intero Eurosistema.

Non sarà facile. Indubbiamente sarà necessaria una legge a livello nazionale in molteplici giurisdizioni. Una cosa è che la BCE porti avanti le sue linee di politica inflazionistiche nonostante le proteste dei politici in Germania e altrove, ma chiedere capitale azionario mette la BCE sulla difensiva. Negli ambienti politici sono destinate a sorgere domande pressanti sui fallimenti della politica monetaria e sul perché esistono gli squilibri TARGET2. L’intero processo di ricapitalizzazione potrebbe sfociare in una disputa pubblica, soprattutto perché anche le banche centrali nazionali potrebbero aver bisogno di iniezioni di capitale prima di poter ricapitalizzare la BCE in proporzione ai suoi azionisti.

Tuttavia gli europei fanno affidamento sull'Eurosistema per sostenere l’intera rete bancaria commerciale, le cui banche d'importanza sistemica globale (GSIB) sono ancora più indebitate rispetto alle banche americane. Inoltre è inevitabile che esistano degli equivalenti nascosti nell’Eurozona di Silicon Valley Bank, i cui bilanci sono stati minati fino all’insolvenza dall’inaspettato aumento dei tassi d'interesse e dal crollo del valore delle obbligazioni. Anche il mercato dei pronti contro termine da €10.000 miliardi si trova ad affrontare il collasso dei valori delle garanzie. Le GSIB dell’Eurozona sono fortemente esposte ai rischi di controparte dei derivati. L'Eurosistema stesso è in bancarotta, avendo strapagato per obbligazioni che stanno affondando più velocemente di un sole tropicale al crepuscolo.

È nella natura di una crisi bancaria che diversi fattori si uniscano in una tempesta perfetta inaspettata. Saremo tutti saggi dopo l'evento, ma per ora possiamo solo osservare i diversi filoni che probabilmente si uniranno e distruggeranno l'Eurosistema, le sue banche commerciali e forse l’euro stesso.


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L'incalzante collasso dello schema Ponzi mondiale

Mar, 19/09/2023 - 10:05

In un sistema monetario scoperto, il denaro funziona in modi strani, a volte sorprendenti e talvolta difficili da riconoscere. Il forte aumento dei tassi d'interesse nominali, che ha colpito maggiormente le scadenze obbligazionarie a breve termine, ha causato tensioni in aree specifiche e questo stress potrebbe trasformare l’inflazione dei prezzi degli asset in deflazione. Potrebbe addirittura verificarsi inizialmente senza alcuna evidente disinflazione monetaria. Come? Default creditizi in aree ad alto indebitamento, profitti e guadagni deludenti man mano che si accumulano investimenti improduttivi, danni cumulativi provocati dall’avanzata del capitalismo clientelare e cambiamenti nella propensione alla spesa al consumo causati dalle passività presenti e dalle opportunità future percepite. Gli effetti sui flussi di cassa di un forte aumento dei tassi nominali, anche se l’aumento è molto più contenuto in termini reali, possono innescare un processo del genere. Nelle aree ad alto indebitamento i mutuatari che hanno approfittato dell’inflazione per ridurre i propri debiti in termini reali, potrebbero essere più vulnerabili agli aumenti dei tassi e il loro grado di vulnerabilità dipende in parte dalla loro composizione patrimoniale. L’aumento quintuplicato o più della spesa per interessi (una volta applicati i nuovi tassi, oltre ai ritardi temporali) potrebbe paralizzare la capacità di un’azienda di onorare i propri debiti; in linea di principio l’azienda potrebbe estendere le proprie scadenze o sostituire il debito con azioni, ma tali opzioni potrebbero non essere disponibili in aree in cui le condizioni commerciali si sono indebolite. Il rialzo dei tassi nominali, anche se non accompagnato da una considerevole stretta monetaria, potrebbe scatenare problemi di credito che a loro volta innescherebbero il passaggio dall’inflazione dei prezzi degli asset alla deflazione. Tali catalizzatori potrebbero includere problemi nelle istituzioni bancarie o parabancarie che durante i vari giri di QE hanno ecceduto con la leva finanziaria e ora si ritrovano sommerse, come con le grandi scommesse sui carry trade tra i debiti a lunga scadenza e a quelli a breve scadenza, tra le valute in economie con alti tassi d'interesse e quelle in economie con bassi tassi d'interesse e tra credito rischioso e "sicuro". Questi tipi di carry trade sono ancora vivi e vegeti, soprattutto nello yen ancora a tasso zero, o negativo, e nello yuan a tasso quasi zero. L’enorme domanda di titoli ad alto rendimento e altri titoli speculativi da parte degli investitori che utilizzano yuan e yen spiega in parte perché l’inflazione dei prezzi degli asset si è finora sostenuta bene negli Stati Uniti e altrove. Ciononostante gli investitori istituzionali giapponesi affamati di rendimenti decenti, e che prendono in prestito dollari da investire in titoli di credito statunitensi ad alto rendimento, potrebbero finire in un fosso in termini di tolleranza al rischio dei loro stakeholder (siano essi gestori azionari o pensionistici). La contrazione del commercio mondiale, l’aumento del rischio geopolitico mentre s'intensifica la guerra per procura degli Stati Uniti alla Russia e lo spettro delle bancarotte sono i principali fattori di rischio che si aggiungono agli altri ora in gioco. In ogni caso, la domanda basata sullo yuan e sullo yen non può sostenere da sola l’inflazione mondiale dei prezzi degli asset. Per quanto palliativo efficace, la sua natura è sempre stata temporanea.

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di Geroge Ford Smith

Non passerà molto tempo prima che gli stati di tutto il mondo, compreso quello di Washington, si autodistruggano.

Parole forti, ma aspettarsi qualcosa di meno sarebbe ingenuo.

Come disse una volta l’economista Herbert Stein: “Se qualcosa non può più andare avanti, tende a fermarsi”. Caso in questione: sistemi politici basati sul denaro fiat. Le economie interventiste dell’Occidente sono in una spirale discendente, paragonabile a quella dell’Impero Romano nel II secolo, gravate da un debito insostenibile e dalle politiche antiprosperità dei vari stati, in particolare il Green New Deal.

Nello schema Ponzi mondiale, l’inganno sostituisce il denaro sano/onesto. Come ha scritto il manager di hedge fund, Mitch Feierstein, in Planet Ponzi: “Non si riforma uno schema Ponzi; lo si termina e basta”. Charles Ponzi e Bernie Madoff

hanno ridotto in povertà alcuni dei loro investitori, ma il risultato non è che il mondo sia crollato.

Per questo ‌—‌ per uno schema Ponzi che minaccia di mandare in bancarotta il capitalismo in tutto il mondo occidentale ‌—‌ c’è bisogno di persone molto più intelligenti di Ponzi o Madoff. C'è bisogno di tempo, energia e motivazione. In sintesi, c'è bisogno di Wall Street.

Ma Wall Street da sola non ha la forza per garantire un risultato catastrofico. Se la vostra ambizione è creare caos sulla più vasta scala possibile, c'è bisogno di accedere a un bilancio che ammonta a decine di di migliaia di miliardi. C'è bisogno di potere, prestigio, di una notevole volontà d'ingannare. In sintesi, c'è bisogno dello stato.

Come scrisse Gary North in una breve recensione del libro di Feierstein: “Le banche centrali hanno collaborato con gli stati per finanziare enormi aumenti del debito nazionale, oltre ciò che potrà mai essere ripagato. In altre parole, [Feierstein] ha descritto le promesse dello stato come parte di un gigantesco schema Ponzi internazionale”.

In una recente intervista Peter Schiff, che venne deriso quando predisse il tracollo economico del 2007-2009, ha detto che solo gli interessi sul debito federale “saranno pari a circa mille miliardi entro la fine di quest’anno. Entro la fine del prossimo anno [raggiungeranno] i duemila miliardi di dollari, e questo se i tassi d'interesse non saliranno [...]. Questa è un’enorme bomba del debito che sta per esplodere”.

Il debito societario e delle carte di credito, insieme all’insolvenza bancaria, sostiene la tesi riguardo un collasso imminente, l’esatto opposto del sogno economico di Biden.

Oltre a ciò, la Reuters rileva che lo spread tra i titoli del Tesoro a due e dieci anni è all’inversione più profonda sin dal 1981. Raramente una curva dei rendimenti invertita non ha segnalato una recessione.

Riusciranno Jerome Powell e i suoi consiglieri a portare l’economia verso un atterraggio morbido? Non questa volta. “L'unico atterraggio possibile è uno schianto, in cui tutti a bordo muoiono”, ha di recente twittato Schiff.

Ponzi e Madoff sono finiti in prigione per i loro piani, ma come si fa a perseguire gli stati per i loro piani? L’accusa implica far parte dello stato stesso. E con rare eccezioni come Ron Paul, coloro che fanno parte dello stato credono che l’oro sia una reliquia barbarica e che il sistema bancario centrale sia una cosa buona che necessita solo di un piccolo aggiustamento per funzionare bene. Pertanto i colpevoli rimarranno impuniti, a meno che l’indignazione pubblica non si trasformi erroneamente in violenza extragiudiziale. Gli altri saranno troppo impegnati a cercare di sopravvivere e proteggere coloro a cui tengono.


La guerra all'essere umano

Uno studio della storia, inclusa la storia monetaria degli Stati Uniti, chiarisce che lo stato non ha il compito di garantire la nostra libertà. Come hanno chiarito gli ultimi novecento giorni, qualsiasi difesa della “libertà” sarebbe considerata un discorso d'incitamento all’odio. Invece siamo inondati di parole presumibilmente positive come diversità, equità e inclusione insieme alle campagne guidate dalla paura sul cambiamento climatico e sul Covid-19. Provate a sfidare uno qualunque di questi temi e verrete ostracizzati, o peggio.

Ma lo stato non può fare nulla di significativo senza monopolizzare il denaro e le valute digitali orwelliane delle banche centrali (CBDC) saranno l’ultima soluzione per controllare il sistema monetario.


Il superpotere dell'ombra

Possiamo impedire che ciò accada. Due stati, la Florida e l'Indiana, hanno di fatto vietato le CBDC come moneta nelle loro giurisdizioni. Probabilmente altri seguiranno l'esempio. Prima o poi lo stato metterà fuori legge i contanti, ma coloro che li utilizzano ora votano contro le CBDC.

Molte persone si rivolgeranno al baratto, alcuni utilizzeranno i metalli, o si rivolgeranno all’economia sommersa. Se tutto ciò sembra guidato solo dalla disperazione, pensate a come nel 2011 il mercato nero fosse l’economia in più rapida crescita a livello mondiale. A volte indicato come Sistema D, presenta sia le consuete piccole transazioni dei mercatini delle pulci o dei lavoratori nei parcheggi dei negozi di bricolage, sia le più grandi attività internazionali. David Obi, nigeriano, contando sul suo cellulare e sulla propria iniziativa, ha contattato un’azienda cinese per farsi spedire piccoli generatori alimentati a diesel nel suo Paese d’origine, dove spesso l’energia elettrica scarseggia: “Come quasi tutte le transazioni tra commercianti nigeriani e produttori cinesi, era sub rosa: sotto il radar, fuori dalla vista o dal controllo dello stato, parte dell’universo economico alternativo nel Sistema D”.

Friedrich Schneider, ricercatore presso l’Università Johannes Kepler di Linz, in Austria, ed esperto di economie non governative e coautore di The Shadow Economy, ha scoperto che in molti Paesi il Sistema D sta crescendo più rapidamente del prodotto interno lordo ufficialmente riconosciuto. Se il Sistema D fosse una nazione indipendente, sarebbe la seconda economia più grande del mondo.


Conclusione

Il futuro è incerto, ma possiamo contribuire a determinare il risultato se ce ne assumiamo la responsabilità. Wikipedia definisce il Sistema D come “un modo di rispondere alle sfide che richiedono la capacità di pensare rapidamente, di adattarsi e di improvvisare quando si porta a termine un lavoro”. In questo senso il successo è sempre dipeso dal Sistema D, con o senza stato.

Il termine americano per riassumere tutto ciò è life hack: “Qualsiasi trucco, scorciatoia, abilità o metodo innovativo che aumenta la produttività e l’efficienza in tutti i ceti sociali”. Comunque lo si chiami, descrive uno spirito che tutta l’umanità deve adottare se vogliamo sopravvivere all’imminente collasso degli schemi Ponzi statali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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La spirale autodistruttiva in cui è entrata la Cina

Lun, 18/09/2023 - 10:02

Gli ennesimi guai di Evergrande non hanno rappresentato altro che un nuovo banco di prova da parte della Cina per testare la sua influenza finanziaria sul mondo. Non è andata tanto bene visto che ha dovuto ricorrere alla stampante della PBOC per calmare gli animi. Il momento attuale è più delicato che mai visto che, dopo l'approvazione del SOFR, il mercato degli eurodollari è in fase di prosciugamento da parte della FED e con esso l'accesso facile a dollari e asset denominati in dollari. In breve, se prima potevano essere acquisite con estrema facilità e vendute con altrettanta facilità per tirare per la giacchetta la FED e salvare dai loro casini interni quei Paesi che le vendevano, adesso questa opzione non è più praticabile e le nazioni in possesso di dollari e asset denominati in dollari si guarderanno bene dal venderli con facilità. La potenza finanziaria degli Stati Uniti non verrà scalzata nel futuro prossimo. Di conseguenza se la Cina vuole avere una possibilità di concorrere come hub finanziario alternativo a livello mondiale, deve tornare alla mentalità che l'ha portata alle stelle e abbandonare la mentalità keynesiana (es. capitalismo di stato) che la sta portando alle stalle. A tal proposito ci sono 6 campi principali di cui prendersi cura. 1) Eccessivo sfruttamento dei fattori di produzione. Nel 2013 la Cina usava 10 volte più fattori di produzione degli Stati Uniti per produrre lo stesso prodotto. È migliorata la situazione? È difficile dirlo, poiché è difficile trovare statistiche accurate che mettano sotto una luce negativa il PCC e Xi Jinping, in particolare. 2) Allocazione inefficiente delle risorse economiche. Il furto di aziende redditizie da parte del PCC e la loro trasformazione in imprese statali “zombi” e piene di debiti, distrugge valore ed efficienza; inoltre trasferisce ricchezza dalla classe media all’élite. 3) Soffocamento dell’innovazione nella classe media. La mancanza di libertà d'informazione e la punizione dei "trasgressori" soffocano l’innovazione e la creatività. Agli individui non è consentito risolvere i problemi da soli e le aziende private di successo, prima o poi, vengono confiscate dallo stato. Gli imprenditori di successo che denunciano gli abusi del PCC o scompaiono o vengono "rieducati". 4) Un'economia fasulla: la “crescita” basata sul debito è un cancro per l’economia. Lo “sviluppo” distorto guidato dall’opportunità politica non è sviluppo ma uno spreco di tempo, denaro e risorse. Il crollo dell’Evergrande è un ottimo esempio della distorsione economica. 5) L'inquinamento rende la Cina invivibile e causa disordini sociali. La Cina è uno dei peggiori inquinatori del mondo: fino al 70% dei corsi d’acqua cinesi non sono sicuri per il consumo umano. Inoltre l’80-90% delle acque sotterranee sono imbevibili. L’inquinamento atmosferico è noto per essere il peggiore al mondo, responsabile di milioni di morti premature. L’incapacità del PCC di affrontare la crisi dovuta all’inquinamento rivela i fallimenti del suo modello economico, aumentando i disordini sociali. 6) Depressione tra le giovani generazioni. Quando i giovani perdono fiducia nella loro nazione, perdono fiducia nel futuro e un risultato di questo pessimismo è la decisione di non avere figli. La Cina non è sola in questo fenomeno e, insieme a Corea del Sud e Giappone, rappresenta un grosso problema. Senza l’energia, la spinta, la creatività e la convinzione dei giovani, il calo della popolazione e i suoi effetti su consumi, tasse e altri fattori economici rendono cupo il futuro economico della Cina.

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di Peter St. Onge

La gerontocrazia autoritaria cinese ha scatenato una spirale autodistruttiva e adesso ben oltre la metà dell’economia cinese sta crollando.

Le esportazioni cinesi stanno crollando al ritmo più veloce dai tempi dei lockdown: sono calate del 14,5% su base annua, guidate da un calo del 21% delle esportazioni verso l’Europa e del 23% verso gli Stati Uniti.

Nel frattempo anche le importazioni stanno diminuendo – 12,4% su base annua – poiché la contrazione della produzione significa meno input e le famiglie acquistano meno.

In breve, gli stranieri non acquistano e nemmeno i cinesi spendono.

Tutto questo è un problema per le fabbriche cinesi perché sono oscenamente sovradimensionate a causa del denaro a buon mercato fornito dal sistema bancario centrale e dei sussidi statali. Per maggiore contesto, il FT ha riferito che le case automobilistiche cinesi possono produrre 40 milioni di auto all’anno, ma i cinesi ne acquistano solo dai 20 ai 25 milioni. La Cina ora sta limitando la produzione di nuove automobili, negando le licenze di produzione. Anche se gli Stati Uniti stanno investendo centinaia di miliardi nella produzione, questa sarà presto spazzata via dai veicoli elettrici cinesi a prezzo ridotto.

Il settore manifatturiero rappresenta oltre il 27% dell’economia cinese ed è in contrazione ormai da quattro mesi consecutivi, portando la crescita trimestrale del PIL a livello nazionale ad appena lo 0,8%. L’economia è entrata ufficialmente in deflazione per la prima volta sin dalla crisi del 2008.

Nel frattempo il settore immobiliare cinese, comicamente indebitato – che rappresenta circa un quarto della sua economia – sta mostrando nuove difficoltà, minacciando i risparmi di una vita di milioni di persone che potrebbero perdere tutto a causa di condomini sostanzialmente vuoti. Proprio la settimana scorsa il grande costruttore edile Country Garden, considerato dal governo cinese come l’emblema della prudenza e un modello per il resto del settore, ha mancato il pagamento di due obbligazioni sul suo debito totale da $200 miliardi, portando a un declassamento del suo debito da parte dell'onnipresente Moody's.

Considerando che tutto ciò avviene con un’occupazione giovanile ai livelli record – superiore al 20% – potrebbe essere foriero di problemi politici.


La Cina può invertire la tendenza?

Ciò che sta causando le difficoltà nel settore manifatturiero è in gran parte fuori dal controllo della Cina: gli occidentali non acquistano prodotti. Anche le esportazioni coreane sono diminuite del 17%, mentre 5 dei 7 Paesi asiatici hanno subito una contrazione il mese scorso. L’unico Paese acquirente è, per ironia della sorte, la Russia che però ha un mercato minuscolo: il Messico con le armi nucleari, come dice il proverbio.

La Cina non può fare molto per spingere americani ed europei a comprare: questo è il motivo della nostra recessione, la quale sta peggiorando sia negli Stati Uniti che in Europa. Ciò significa un ulteriore calo delle esportazioni e un calo dei prezzi in Cina. Alla fine i prezzi scenderanno al punto che le fabbriche chiuderanno, la sovraccapacità si dovrà esaurire e i prezzi da lì potranno riprendersi; naturalmente a scapito di milioni di posti di lavoro e di milioni di giovani disoccupati.

Per quanto riguarda il boom immobiliare è stato trainato dal denaro a basso costo: l’acquisto di un appartamento era una proposta da non perdere per milioni di cinesi che hanno investito i risparmi di una vita in città vuote e che, a quanto pare, non possono sfidare la gravità per sempre.

Ciò significa che la soluzione principale – e la soluzione a cui la Cina si rivolge ogni volta che l’economia rallenta – è quella di sfornare più denaro a basso costo tagliando i tassi d'interesse e distribuendo decine di miliardi in più ai costruttori di case.

Il problema è che la Cina ora nuota nel debito: ha $50.000 miliardi in debito non finanziario, addirittura superiore a quello degli Stati Uniti in percentuale del PIL. Ciò fa temere un deleveraging in stile giapponese, che potrebbe portare ad anni di crescita lenta. La deflazione, ovviamente, rende questi debiti ancora più grandi, limitando le opzioni della Cina.


Il tanto sbandierato successo della Cina

La conquista del mondo da parte della Cina è stata la storia del decennio.

In realtà il governo del presidente Xi è stato terribile per l’economia cinese, sostituendo il miracolo del libero mercato con una repressione normativa volta a ostacolare qualsiasi minaccia politica e incanalare il capitale verso le industrie dominate dallo stato. Il risultato è che la crescita durante la presidenza Xi è stata del 5-6% circa: ben lontano dai tempi dei miracoli e piuttosto standard per un Paese povero.

I lockdown imposti da Xi sono stati enormemente distruttivi, la sua ripresa post-Covid è svanita e ora la Cina sta precipitando dritta verso una recessione. Probabilmente Xi è troppo attento, ad esempio, a non invadere Taiwan per assorbire tutti quei giovani disoccupati, ma ho pensato la stessa cosa anche a proposito di Putin e mi sbagliavo.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti e l’Europa, i problemi manifatturieri della Cina ci inonderanno di beni a basso costo. È positivo per i consumatori e dovrebbe ridurre in parte l’inflazione nel breve termine, a scapito però di ciò che resta del settore manifatturiero americano ed europeo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

https://opentip.io/freedonia


Alla ricerca del denaro digitale

Ven, 25/08/2023 - 10:03

 

 

di Alex Gladstein

Un giorno d'estate dell'agosto 2008, Adam Back ricevette un'e-mail da Satoshi Nakamoto.

Era la prima volta che Nakamoto contattava qualcuno per un nuovo progetto che l'anonimo programmatore, o gruppo di programmatori, chiamava Bitcoin. L'e-mail descriveva un progetto per quello che un gruppo di sostenitori della privacy noto, come cypherpunk, considerava il Santo Graal: denaro digitale decentralizzato.

A metà degli anni 2000 i crittografi avevano cercato per decenni di creare una forma digitale di denaro con tutte le sue caratteristiche di bene al portatore e le garanzie di privacy. Con i progressi della crittografia a chiave pubblica negli anni '70 e le firme cieche negli anni '80, il cosiddetto "e-cash" era diventato meno un sogno di fantascienza letto in libri come Snowcrash o Cryptonomicon e più una possibile realtà.

La resistenza alla censura era un obiettivo chiave del denaro digitale e mirava a esserlo per andare oltre la portata di stati e società. Ma i primi progetti soffrivano di un difetto inevitabile: la centralizzazione. Non importava quanta matematica all'avanguardia venisse inserita in questi sistemi, alla fine facevano ancora affidamento su amministratori che potevano bloccare determinati pagamenti o gonfiarne l'offerta.

Alla fine degli anni '90 e all'inizio degli anni 2000 vennero fatti ulteriori progressi, ognuno dei quali rappresentava un passo in avanti fondamentale. Ma prima del 2008, un fastidioso enigma informatico impediva la creazione di un sistema monetario decentralizzato: il problema dei generali bizantini.

Immaginate di essere un comandante militare centinaia di anni fa durante l'Impero Ottomano che cerca d'invadere Bisanzio. Il vostro esercito ha una dozzina di generali, tutti distaccati in luoghi diversi. Come si coordina un attacco a sorpresa alla città in un determinato momento? E se delle spie sfondassero i vostri ranghi e dicessero ad alcuni dei vostri generali di attaccare prima o di resistere? L'intero piano potrebbe andare storto.

La metafora si traduce in informatica: come possono gli individui che non sono fisicamente tra loro raggiungere il consenso senza un coordinatore centrale?

Per decenni questo è stato un grosso ostacolo per una forma di denaro digitale decentralizzata. Se due parti non riuscivano a concordare con precisione lo stato di un libro mastro, gli utenti non potevano sapere quali transazioni erano valide e il sistema non poteva impedire la doppia spesa; di conseguenza tutti i prototipi di e-cash necessitavano di un amministratore.

La soluzione arrivò venerdì 31 ottobre 2008 sotto forma di un misterioso post su un'oscura mailing list, quando Nakamoto condivise un white paper, o concept note, in cui si parlava di Bitcoin. L'oggetto era Bitcoin P2P e-cash paper e l'autore scriveva: “Ho lavorato a un nuovo sistema di denaro digitale completamente peer-to-peer senza terze parti di fiducia”.

L'e-mail di Satoshi Nakamoto in cui annunciava Bitcoin (Fonte)

Per risolvere il problema dei generali bizantini ed emettere denaro digitale senza un coordinatore centrale, Nakamoto propose che il libro mastro venisse mantenuto nelle mani di migliaia d'individui in tutto il mondo. Ogni partecipante avrebbe conservato una copia indipendente, storica e in continuo aggiornamento di tutte le transazioni che Nakamoto originariamente chiamava timechain. Se un partecipante avesse tentato d'imbrogliare ed effettuare una "doppia spesa", tutti gli altri l'avrebbero saputo e rifiutato quella transazione.

Dopo aver sollevato stupore e obiezioni con il white paper, Nakamoto incorporò alcuni feedback finali e, pochi mesi dopo, il 9 gennaio 2009, lanciò la prima versione del software Bitcoin.

Oggi ogni Bitcoin vale più di $29.000 e vanta un totale di transazioni giornaliere superiore al PIL giornaliero della maggior parte dei Paesi del mondo e una capitalizzazione di mercato totale di oltre $1000 miliardi. La creazione di Nakamoto è utilizzata da oltre 100 milioni di persone in quasi tutti i Paesi del mondo ed è stata adottata da Wall Street, Silicon Valley, politici e persino stati-nazione.

Ma all'inizio Nakamoto aveva bisogno di aiuto e la prima persona a cui si rivolse per assistenza fu Adam Back.


I. LA NASCITA DEI CYPHERPUNK

Back era uno dei cypherpunk, studenti d'informatica e sistemi distribuiti negli anni '80 e '90 che volevano preservare i diritti umani come il diritto di associarsi e il diritto di comunicare privatamente nel regno digitale. Questi attivisti sapevano che tecnologie come Internet alla fine avrebbero dato un enorme potere agli stati e credevano che la crittografia potesse essere la migliore difesa per l'individuo.

I cypherpunk originali: Tim May, Eric Hughes e John Gilmore (Fonte)

All'inizio degli anni '90 gli stati si resero conto di essere seduti su un tesoro crescente di dati personali dei loro cittadini. Le informazioni venivano spesso raccolte per motivi innocui: ad esempio, il vostro provider di servizi Internet (ISP) potrebbe raccogliere un indirizzo postale e un numero di telefono per scopi di fatturazione, ma poi consegnare queste informazioni identificative insieme alla vostra attività web alle forze dell'ordine senza un mandato.

La raccolta e l'analisi di questo tipo di dati ha generato l'era della sorveglianza digitale e delle intercettazioni, che, due decenni dopo, ha portato all'intricata e incostituzionale guerra al terrorismo, trapelata al pubblico grazie all'informatore della NSA Edward Snowden .

Nel suo libro del 1983, The Rise Of The Computer State, il giornalista del New York Times David Burnham scrisse che l'automazione computerizzata avrebbe portato a un livello di sorveglianza senza precedenti. Scrisse anche che, in risposta, i cittadini avrebbero dovuto chiedere protezione legale. I cypherpunk, dall'altra parte, pensavano che la risposta non fosse fare pressioni sullo stato affinché approvasse una politica migliore, ma piuttosto inventare e utilizzare una tecnologia che lo stato non poteva fermare.

I cypherpunk hanno sfruttato la crittografia per innescare il cambiamento sociale. L'idea era semplice: i dissidenti politici di tutto il mondo potevano riunirsi online e lavorare insieme sotto pseudonimo per sfidare il potere statale. La loro chiamata alle armi era: "I cypherpunk scrivono codice informatico".

Un tempo dominio esclusivo delle forze armate e delle agenzie di spionaggio, la crittografia era stata introdotta nel mondo pubblico negli anni '70 grazie ad accademici come Ralph Merkle, Whitfield Diffie e Martin Hellman. Alla Stanford University, nel maggio 1975, questo trio ebbe un momento di eureka: capirono come due persone potessero scambiare messaggi privati online senza doversi fidare di una terza parte.

Un anno dopo Diffie e Hellman pubblicarono, New Directions In Cryptography, un'opera fondamentale che delineava questo sistema di messaggistica privato e che sarebbe diventato la chiave per sconfiggere la sorveglianza. Il documento descriveva come i cittadini potessero crittografare e inviare messaggi digitali senza timore di stati o aziende ficcanaso:

In un sistema crittografico a chiave pubblica, la cifratura e la decifrazione sono governate da chiavi distinte, E e D, in modo tale che il calcolo di D da E sia computazionalmente irrealizzabile (ad esempio, richiedendo 10100 istruzioni). La chiave di cifratura E può essere divulgata [in una directory] senza compromettere la chiave di decifrazione D. Ciò consente a qualsiasi utente del sistema d'inviare un messaggio cifrato a qualsiasi altro utente in modo tale che solo il destinatario previsto sia in grado di decifrarlo.

In termini semplici, Alice può avere una chiave pubblica che pubblica online. Se Bob desidera inviare un messaggio privato ad Alice, può cercare la sua chiave pubblica e utilizzarla per crittografare il messaggio. Solo lei può decifrare il messaggio e leggere il testo. Se una terza parte, Carol, non ha la chiave privata (es. password) del messaggio, non può leggerne il contenuto. Questa semplice innovazione ha cambiato l'intero equilibrio del potere informativo degli individui rispetto agli stati.

Quando il documento di Diffie e Hellman fu pubblicato, il governo degli Stati Uniti, attraverso la NSA, cercò d'impedirne la diffusione, avvertendoli della potenziale illegalità cui si stavano esponendo. Ma dopo che gli attivisti ne stamparono copie cartacee e le distribuirono in tutto il Paese, i federali fecero marcia indietro.

Nel 1977 Diffie, Hellman e Merkle avrebbero depositato il brevetto statunitense numero 4200770 per la "crittografia a chiave pubblica", un'invenzione che ha gettato le basi per strumenti di posta elettronica e messaggistica come Pretty Good Privacy (PGP) e l'odierna app mobile Signal.

Fu la fine del controllo dello stato sulla crittografia e l'inizio della rivoluzione cypherpunk.


II. “THE LIST”

La parola "cypherpunk" non è apparsa nell'Oxford English Dictionary fino al 2006, ma la comunità iniziò a riunirsi molto prima.

Nel 1992, un anno dopo il rilascio pubblico del world wide web, il primo dipendente di Sun Microsystems, John Gilmore, l'attivista per la privacy Eric Hughes e l'ex-ingegnere Intel, Timothy May, iniziarono a incontrarsi a San Francisco per discutere di come la crittografia potesse essere utilizzata per preservare la libertà. Nello stesso anno inaugurarono la Cypherpunks Mailing List (o "The List" in breve), dove sarebbero state sviluppate le idee alla base di Bitcoin e infine pubblicate da Nakamoto 16 anni dopo.

L'e-mail di Eric Hughes che annuncia The List (Fonte)

Su "The List" i cypherpunk come May scrivevano di come le monarchie nel tardo Medioevo furono sconvolte dall'invenzione della stampa, la quale democratizzò l'accesso alle informazioni. Discutevano di come la creazione di un Internet aperto e della crittografia potesse democratizzare la tecnologia della privacy e interrompere la tendenza apparentemente inevitabile verso uno stato di sorveglianza globale.

Come molti cypherpunk, l'istruzione universitaria di Back era in informatica, ma, casualmente, studiò prima economia tra i 16 e i 18 anni e successivamente aggiunse un dottorato di ricerca nei sistemi distribuiti. Se qualcuno è stato adeguatamente istruito per diventare un giorno uno scienziato di Bitcoin, quello è stato Back.

Mentre studiava informatica a Londra nei primi anni '90, apprese che uno dei suoi amici stava lavorando per velocizzare i computer in modo da eseguire tecniche di crittografia più veloci. Tramite il suo amico, Back venne a conoscenza della crittografia a chiave pubblica inventata 15 anni prima da Diffie e Hellman.

Back pensava che si trattasse di un cambiamento storico nel rapporto tra stati e individui: i cittadini avrebbero potuto comunicare elettronicamente in un modo che nessuno stato potesse decifrare i loro messaggi. Decise di saperne di più e la sua curiosità alla fine lo portò su "The List".

Durante la metà degli anni '90 Back era un assiduo partecipante a "The List", che al suo apice era popolato da dozzine di nuovi messaggi ogni giorno. Back a volte era il contributore più attivo, dipendente dalle conversazioni all'avanguardia dell'epoca.

Rimase colpito dal modo in cui i cypherpunk volevano cambiare la società utilizzando il codice informatico e quindi creare pacificamente sistemi che non potessero essere fermati. Nel 1993 Hughes scrisse il saggio breve del movimento: A Cypherpunk's Manifesto.

La privacy è necessaria per una società aperta nell'era elettronica. La privacy non è segretezza. Una questione privata è qualcosa che non si vuole che il mondo intero sappia, ma una questione segreta è qualcosa che non si vuole che nessuno sappia. La privacy è il potere di rivelarsi selettivamente al mondo [...].

[...] Non possiamo aspettarci che stati, corporazioni o altre grandi organizzazioni anonime ci garantiscano la privacy per loro beneficenza. Dobbiamo difendere la nostra privacy se ci aspettiamo di averne. Dobbiamo unirci e creare sistemi che consentano transazioni anonime. Le persone hanno difeso la propria privacy per secoli con sussurri, oscurità, buste chiuse, porte chiuse, strette di mano segrete e corrieri. Le tecnologie del passato non consentivano una forte privacy, ma le tecnologie elettroniche sì.

Noi Cypherpunk ci dedichiamo alla costruzione di sistemi anonimi. Difendiamo la nostra privacy con la crittografia, con i sistemi di inoltro anonimi, con le firme digitali e con la moneta elettronica.

I cypherpunk scrivono codice informatico. Sappiamo che qualcuno deve scrivere software per difendere la privacy e poiché non possiamo ottenerla a meno che non lo facciamo tutti, lo scriveremo [...]. Il nostro codice informatico è gratuito per tutti, in tutto il mondo. Non ci interessa molto se non approvate il software che scriviamo. Sappiamo che non può essere distrutto e che un sistema ampiamente distribuito non può essere chiuso.

Questo tipo di pensiero, pensava Back, era ciò che avrebbe cambiato nell'effettivo la società. Certo, si poteva ancora fare pressione politica o votare, ma in questo modo la società sarebbe cambiata lentamente, restando sempre un passo indietro rispetto alla linea di politica dello stato.

L'altro modo, la strategia preferita di Back, era un cambiamento audace e senza autorizzazioni attraverso l'invenzione di nuove tecnologie. Se si voleva un cambiamento, pensava, bisognava realizzarlo.


III. LE “CRYPTO WAR”

I nemici originali dei cypherpunk erano gli stati che cercavano d'impedire ai cittadini di utilizzare la crittografia. Back e i suoi amici pensavano che la privacy fosse un diritto umano; dall'altra parte gli stati-nazione erano pietrificati dal fatto che i cittadini potessero creare codice informatico con cui sfuggire alla supervisione e al controllo.

Le autorità raddoppiarrono gli sforzi sui vecchi standard militari, i quali classificavano la crittografia come munizioni insieme a jet da combattimento e portaerei, e cercarono di vietare l'esportazione di software crittografico per ucciderne l'uso a livello mondiale. L'obiettivo era spaventare le persone qualora avessero usato la tecnologia della privacy. Il conflitto divenne noto come "Crypto War" e Back era un soldato in prima linea.

Back sapeva che gli effetti generali di un tale divieto avrebbero portato molte persone negli Stati Uniti a trasferirsi all'estero e costringere grandi quantità d'informazioni sensibili a rimanere non crittografate. L'amministrazione Clinton non guardava avanti, ma solo a ciò che le stava di fronte e il suo più grande obiettivo era uno scienziato informatico di nome Phil Zimmerman, il quale nel 1991 aveva rilasciato il primo sistema di messaggistica segreto a livello di consumatore, chiamato Pretty Good Privacy, o "PGP" abbreviato.

Cypherpunk history - Wired Magazine issue #2 May 1993, Crypto Rebels.

Gilmore, May, Hughes, Zimmerman, Chaum's "anonymous digital money".

"Cypherpunks write code. Crypto Anarchy is inevitable. It's already happening"

READ: https://t.co/J5FnbfvSqw

Photos: an internet premier. pic.twitter.com/GcXbvn6fNe

— FRANCIS ☣️ BULLBITCOIN.COM (@francispouliot_) September 29, 2018

PGP era un modo semplice affinché due persone potessero comunicare privatamente utilizzando i PC e il nuovo world wide web. Prometteva di democratizzare la crittografia a milioni di persone e di porre fine al controllo decennale dello stato sulla messaggistica privata.

Come volto del progetto, Zimmerman fu attaccato da aziende e stati. Nel 1977 tre scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di nome Rivest, Shamir e Adelman, implementarono le idee di Diffie e Hellman in un algoritmo chiamato RSA. Il MIT successivamente rilasciò una licenza per il brevetto a un uomo d'affari di nome Jim Bidzos e alla sua azienda, RSA Data Security.

I cypherpunk erano a disagio con un toolkit talmente importante controllato da una singola entità, con un singolo punto di errore, ma per tutti gli anni '80, le licenze e la paura di essere citati in giudizio avevano impedito il rilascio di nuovi programmi basati sul codice informatico.

In un primo momento Zimmerman chiese a Bidzos una licenza gratuita per il software, ma gli venne negata. In segno di sfida Zimmerman rilasciò PGP come "guerilla freeware", diffondendolo attraverso floppy disk e bache virtuali su Internet. Un giovane cypherpunk di nome Hal Finney, che in seguito avrebbe svolto un ruolo importante nella storia di Bitcoin, si unì a Zimmerman, contribuendo a portare avanti il progetto. Un lungo articolo su WIRED del 1994 accolse la sfacciata uscita di PGP da parte di Zimmerman come un “attacco preventivo contro un futuro orwelliano”.

Bidzos definì Zimmerman un ladro e organizzò una campagna per fermare la diffusione di PGP. Zimmerman alla fine ottenne l'aiuto di Christopher Allen e del suo team di Consensus Development per pubblicare una nuova versione di PGP, la quale sfruttava il codice che Bidzos aveva rilasciato gratuitamente, disinnescando la minaccia aziendale.

Ma alla fine il governo federale decise di indagare su Zimmerman per aver esportato "munizioni" ai sensi dell'Arms Control Export Act. In sua difesa Zimmerman sostenne che stava semplicemente attuando i suoi diritti di libertà di parola del Primo Emendamento condividendo codice open source.

A quel tempo l'amministrazione Clinton sosteneva che gli americani non avessero il diritto di crittografare e spinse affinché la legislazione costringesse le aziende a installare backdoor ("chip clipper") nelle loro apparecchiature in modo che lo stato potesse avere una "porta sul retro sempre aperta" nei confronti di qualsiasi messaggio crittografato. Guidati da funzionari della Casa Bianca e membri del Congresso come Joe Biden, suddetta amministrazione sostenne che la crittografia avrebbe dato potere a criminali, pedofili e terroristi.

I cypherpunk si mobilitarono per sostenere Zimmerman, il quale divenne una cause célèbre. Sostenevano che le leggi anti-crittografia erano incompatibili con le tradizioni statunitensi di libertà di parola. Gli attivisti iniziarono a stampare il codice sorgente di PGP nei libri e a spedirli all'estero. Tramite la pubblicazione del codice in forma stampata, Zimmerman e altri teorizzarono di poter aggirare legalmente le restrizioni anti-munizioni. I destinatari avrebbero scannerizzato il codice e lo avrebbero eseguito, tutto per dimostrare il punto: non potete fermarci.

Back scrisse brevi parti di codice sorgente che qualsiasi programmatore avrebbe potuto trasformare in un toolkit per la privacy completamente funzionale. Alcuni attivisti si tatuarono frammenti di questo codice. Back iniziò a vendere magliette con il codice sul davanti e un pezzo della Carta dei diritti degli Stati Uniti con "VOID" stampato sul retro.

La maglietta "crypto" di Adam Back (Fonte)

Gli attivisti infine inviarono un libro contenente il controverso codice all'Office of Munitions Control del governo degli Stati Uniti, chiedendo se potesse condividerlo all'estero. Non ebbero mai risposta. I cypherpunk immaginavano che la Casa Bianca non avrebbe mai vietato i libri e, alla fine, avevano ragione.

Nel 1996 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ritirò le accuse contro Zimmerman. La pressione a costringere le aziende a utilizzare i "clipper chips" diminuì e i giudici federali sostennero che la crittografia era un diritto protetto dal Primo Emendamento. Gli standard anti-crittografia vennero ribaltati e la messaggistica crittografata divenne una parte fondamentale del Web aperto e dell'e-commerce. PGP divenne “il software di crittografia per posta elettronica più utilizzato al mondo”.

Oggi aziende e app che vanno da Amazon a WhatsApp e a Facebook si affidano alla crittografia per proteggere pagamenti e messaggi. Miliardi di persone ne beneficiano e il codice informatico ha cambiato il mondo.

Back è modesto e ha detto che è difficile dire se il suo attivismo in particolare abbia fatto la differenza, ma di certo la lotta che i cypherpunk hanno organizzato è stata una delle ragioni principali per cui il governo degli Stati Uniti ha perso le "Crypto War". Le autorità hanno cercato di fermare il codice informatico e non ci sono riuscite.

Questa realizzazione si sarebbe profilata nella mente di Back 15 anni dopo, nell'estate del 2008, mentre elaborava la prima e-mail di Nakamoto.


IV. DA DIGICASH A BIT GOLD

Come disse lo storico dell'informatica, Steven Levy, nel 1993: lo strumento crittografico definitivo sarebbe il "denaro digitale anonimo". Infatti dopo aver vinto la battaglia per le comunicazioni private, la sfida successiva per i cypherpunk è stata quella di creare una forma di denaro digitale.

Alcuni cypherpunk erano cripto-anarchici, profondamente scettici nei confronti dello stato. Altri credevano che fosse possibile riformare le democrazie per preservare i diritti individuali. Non importa da che parte si schierassero, molti consideravano il denaro digitale il Santo Graal del movimento cypherpunk.

Negli anni '80 e '90 vennero compiuti passi importanti nella giusta direzione, sia dal punto di vista culturale che tecnico. Da un punto di vista culturale, autori di fantascienza come Neal Stephenson catturarono l'immaginazione degli scienziati informatici di tutto il mondo con rappresentazioni di società future — dove il denaro era sparito — e diversi tipi di monete elettroniche digitali erano diventate la valuta quotidiana. In un momento in cui le carte di credito e i pagamenti digitali erano già in crescita, c'era una nostalgia per la privacy implicita nell'effettuare un pagamento in contanti, dove il commerciante non conosce, memorizza o vende alcuna informazione sul cliente.

Sul fronte tecnico uno studioso di crittografia dell'Università della California, Berkeley, di nome David Chaum, prese l'idea della crittografia a chiave pubblica e iniziò ad applicarla al denaro.

L'inventore di eCash David Chaum (Fonte)

All'inizio degli anni '80, Chaum inventò le cosiddette firme cieche, un'innovazione cruciale nell'evoluzione della capacità di provare la proprietà di un dato senza rivelarne la provenienza. Nel 1985 pubblicò Security Without Identification: Transaction Systems To Make Big Brother Obsolete, un documento preveggente che esplorava come la crescita dello stato di sorveglianza potesse essere rallentata attraverso pagamenti digitali privati.

Pochi anni dopo, nel 1989, Chaum e i suoi amici si trasferirono ad Amsterdam, applicarono la teoria alla pratica e lanciarono DigiCash. La società mirava a consentire agli utenti di convertire valute e dollari europei in token di denaro digitale. I crediti bancari potevano essere trasformati in "eCash" e inviati ad amici al di fuori del sistema bancario. Si poteva conservare la nuova valuta sul proprio PC, ad esempio, o incassarla in denaro fisico. La forte crittografia del software rese impossibile per le autorità tracciare il flusso di denaro.

In un articolo del 1994 su DigiCash al suo massimo splendore, Chaum affermò che l'obiettivo era quello di “catapultare il nostro sistema monetario nel XXI secolo [...], mandando in frantumi le previsioni orwelliane di una distopia da Grande Fratello e sostituendole con un mondo in cui la facilità delle transazioni elettroniche si combina con l'eleganza dell'anonimato del pagamento in contanti”.

Back ha detto che i cypherpunk come lui erano inizialmente entusiasti di eCash. Impediva agli osservatori esterni di sapere chi aveva inviato quanto a chi; e i token assomigliavano a denaro contante tanto quanto erano strumenti al portatore controllati dagli utenti.

La filosofia personale di Chaum risuonava anche con i cypherpunk. Nel 1992 scrisse che l'umanità era a un punto di svolta, dove “in una direzione si trova un esame e un controllo senza precedenti della vita delle persone; nell'altro garantire la parità tra individui e organizzazioni. La forma della società nel prossimo secolo può dipendere da quale approccio predominerà”.

DigiCash, tuttavia, non riuscì a ottenere il giusto finanziamento e più tardi in quel decennio andò in bancarotta. Per Back e altri questa rappresentò una grande lezione: il denaro digitale doveva essere decentralizzato, senza un singolo punto di errore.

Back aveva personalmente fatto di tutto per preservare la privacy nella società. Una volta gestiva un servizio di "mixmaster" per aiutare le persone a mantenere private le proprie comunicazioni. Accettava la posta in arrivo e la inoltrava in un modo non rintracciabile. Per rendere difficile capire che stava gestendo il servizio, Back noleggiò un server da un amico in Svizzera e per pagarlo, da Londra, avrebbe spedito contanti fisici. Alla fine la polizia federale svizzera si presentò nell'ufficio del suo amico e il giorno dopo Back spense il suo "mixer". Ma il sogno del denaro digitale continuava a ronzare nella sua testa.

La moneta digitale centralizzata era un fallimento a livello operativo: rientrare nell'ambito della normativa statale o andare in bancarotta, à la DigiCash. Ma la sua più grande vulnerabilità era l'emissione monetaria dettata da una terza parte di fiducia.

Il 28 marzo 1997, dopo anni di riflessione e sperimentazione, Back inventò e annunciò Hashcash, un concetto anti-spam successivamente citato nel white paper di Nakamoto e che si sarebbe rivelato fondamentale per il mining di Bitcoin. Hashcash alla fine avrebbe consentito la "Prova di lavoro" finanziaria: una valuta che necessitava del dispendio di energia affinché si potessero produrre nuove unità monetarie, rendendo così il denaro più solido ed equo.

Storicamente gli stati hanno spesso abusato dei loro monopoli sull'emissione di denaro. Esempi tragici includono l'antica Roma, la Germania di Weimar, l'Ungheria sovietica, i Balcani negli anni '90, lo Zimbabwe di Mugabe e gli 1,3 miliardi di persone che oggi vivono con un'inflazione a doppia, tripla o quadrupla cifra, dal Sudan al Venezuela.

In questo contesto il cypherpunk Robert Hettinga scrisse nel 1998 che denaro digitale adeguatamente decentralizzato avrebbe significato che l'economia non doveva più essere "l'ancella della politica"; non dovevano più essere emesse nuove quantità di nuovo denaro con il clic di un pulsante.

Una vulnerabilità di Hashcash era che se qualcuno cercava di progettare una valuta con il suo meccanismo anti-spam, gli utenti con computer più veloci potevano comunque causare iperinflazione. Un decennio dopo Nakamoto avrebbe risolto questo problema con un'innovazione chiave in Bitcoin chiamata "algoritmo di difficoltà", in cui la rete avrebbe reimpostato la difficoltà del conio delle coin ogni due settimane in base alla quantità totale di energia spesa dagli utenti sulla rete.

Nel 1998 l'ingegnere informatico Wei Dai pubblicò il suo concetto di b-money: era “un sistema di pagamento elettronico anonimo e distribuito” e proponeva uno “schema per un gruppo di pseudoanonimi digitali non rintracciabili affinché si possano a vicenda e per far rispettare i contratti tra di loro senza aiuto esterno”.

Dai venne ispirato dal lavoro di Back con Hashcash, incorporando la Prova di lavoro nei progetti di b-money. Sebbene il sistema fosse limitato, si rivelò anche poco pratico; Dai lasciò una serie di scritti che facevano eco a Hughes, Back e altri.

Nel febbraio 1995 Dai inviò un'e-mail a "The List", sostenendo la tecnologia, non la regolamentazione, come salvatrice dei diritti digitali individuali:

Non c'è mai stato uno stato che prima o poi non abbia cercato di ridurre la libertà dei suoi sudditi e di ottenere un maggiore controllo su di loro, e probabilmente non ce ne sarà mai uno. Pertanto, invece di cercare di convincere il nostro attuale stato a non provarci, svilupperemo la tecnologia [...] che renderà impossibile il successo dello stato.

Gli sforzi per influenzare lo stato (ad esempio, lobbismo e propaganda) sono importanti solo nella misura in cui ritardano il suo tentativo di repressione abbastanza a lungo da consentire alla tecnologia di maturare e diventare ampiamente utilizzata.

Ma anche se non credete che quanto sopra sia vero, pensatela in questo modo: se avete una certa quantità di tempo da spendere per promuovere la causa di una maggiore privacy personale (o libertà, o criptoanarchia, o qualsiasi altra cosa), potete farlo meglio usando il tempo per conoscere la crittografia e sviluppare gli strumenti per proteggere la privacy o convincendo lo stato a non invadere la vostra privacy?

Quello stesso anno, nel 1998, un crittografo americano di nome Nick Szabo propose bit gold. Basandosi sulle idee di altri cypherpunk, Szabo propose una struttura finanziaria parallela il cui i token avrebbero avuto una propria proposta di valore, separata dal dollaro o dall'euro. Avendo lavorato in DigiCash e avendo visto le vulnerabilità di una zecca centralizzata, pensava che l'oro fosse una risorsa utile da provare a replicare nello spazio digitale.

Bit gold è stato importante perché collegava le idee di riforma monetaria e denaro sano/onesto al movimento cypherpunk. Cercava di rendere digitale la caratteristica del "costo dimostrabile" dell'oro. Una collana d'oro, ad esempio, dimostra che il proprietario ha speso molto tempo, energia e risorse per estrarre quell'oro dal terreno e trasformarlo in gioielli, o ha pagato un sacco di soldi per acquistarla. Szabo voleva portare online il "costo dimostrabile". Bit gold non è mai stato implementato, ma ha continuato a ispirare i cypherpunk.

Gli anni successivi hanno visto l'ascesa dell'e-commerce, la bolla delle dot-com e poi l'emergere delle mega corporazioni di Internet odierne. Fu un periodo impegnativo ed esplosivo per l'online, ma per cinque anni non ci fu alcun progresso significativo nel campo del denaro digitale. Ciò indica il fatto che in primo luogo non c'erano molte persone che lavoravano a questa idea e, in secondo luogo, far funzionare tutto era straordinariamente impegnativo.

Nel 2004 l'ex-collaboratore di PGP Finney annunciò una Prova di lavoro riutilizzabile, o "RPOW": questa sarebbe stata la successiva grande innovazione nel percorso verso Bitcoin.

La RPOW prendeva l'idea di bit gold e aggiungeva una rete di server open source per verificare le transazioni. Si poteva allegare un po' d'oro a un'e-mail, ad esempio, e il destinatario avrebbe potuto acquistare un bene al portatore con un costo dimostrabile.

Sebbene Finney avesse lanciato la RPOW in modo centralizzato sul proprio server, aveva in programma di decentralizzarne l'architettura. Questi sono stati tutti passaggi chiave che hanno condotto alla nascita di Bitcoin, ma alcuni altri pezzi del puzzle dovevano ancora essere messi al loro posto.


V. “RUNNING BITCOIN”

Nel 1999 Back terminò il suo dottorato di ricerca sui sistemi distribuiti e iniziò a lavorare in Canada per una società chiamata Zero Knowledge Systems. Lì contribuì a costruire il Freedom Network, uno strumento che permetteva alle persone di navigare sul web in privato. Back e i suoi colleghi utilizzavano le cosiddette "prove a conoscenza zero" (basate sulle firme cieche di Chaum) per crittografare le comunicazioni su questa rete e vendevano l'accesso al servizio.

Back, a quanto pare, era anche in anticipo sui tempi su questa innovazione chiave. Nel 2002 gli informatici avevano migliorato il modello di Zero Knowledge System adottando un progetto di navigazione web privato del governo degli Stati Uniti chiamato "onion routing" open source. Lo chiamarono Tor Network e ispirò l'era delle reti private virtuali (VPN). Rimane oggi il gold standard per la navigazione web privata.

All'inizio e alla metà degli anni 2000 Back terminò il suo lavoro presso Zero Knowledge Systems e venne reclutato da Microsoft per un breve periodo come ricercatore sulla sicurezza informatica, quindi entrò a far parte di una nuova startup che produceva software di collaborazione crittografato peer-to-peer. Ciononostante Back continuava ancora a pensare all'idea del denaro digitale.

Quando l'e-mail di Nakamoto arrivò nell'agosto 2008, Back era incuriosito. La lesse attentamente e rispose suggerendo a Nakamoto di esaminare altri sistemi di denaro digitale, incluso b-money di Dai.

Il 31 ottobre 2008 Nakamoto pubblicò il white paper di Bitcoin su "The List". La prima frase prometteva il sogno che tanti avevano inseguito: “Una versione puramente peer-to-peer del contante elettronico consentirebbe d'inviare pagamenti online direttamente da una parte all'altra senza passare attraverso un istituto finanziario”. Hashcash di Back, b-money di Dai e precedenti ricerche sulla crittografia erano state tutte citate.

Come ha scritto lo storico del contante digitale Aaron van Wirdum: “Con Bitcoin, Hashcash ha preso due piccioni con una fava: ha risolto il problema della doppia spesa in modo decentralizzato, fornendo al contempo un trucco per mettere in circolazione nuove coin senza un emittente centralizzato”. Ha notato che Hashcash non è stato il primo sistema di ecash, ma un sistema did enaro digitale decentralizzato “sarebbe stato impossibile senza di esso”.

Il 9 gennaio 2009 Nakamoto inaugurò la prima versione del software Bitcoin. Finney fu uno dei primi a scaricare il programma e sperimentarlo, poiché era entusiasta che qualcuno avesse continuato il suo lavoro con la RPOW.

Il 10 gennaio Finney pubblicò il famoso tweet: “Running Bitcoin”. La rivoluzione pacifica era iniziata.

Running bitcoin

— halfin (@halfin) January 11, 2009


VI. IL “GENESIS BLOCK”

Nel febbraio 2009 Nakamoto riassunse le idee alla base di Bitcoin su un forum della comunità tecnologica peer-to-peer:

Prima della crittografia avanzata, gli utenti dovevano fare affidamento sulla protezione tramite password per mantenere private le proprie informazioni. La privacy poteva sempre essere ignorata dall'amministratore in base al suo giudizio soppesante il principio della privacy rispetto ad altre preoccupazioni, o per volere dei suoi superiori. Poi è arrivata la crittografia avanzata e la fiducia non era più richiesta. I dati potevano essere protetti in un modo fisicamente impossibile affinché altri potessero accedervi, non importava per quale motivo, non importava quanto fosse valida la scusa, non importava quale.

Era ora che avessimo la stessa cosa per il denaro. Con la valuta elettronica basata su prove crittografiche, senza la necessità di affidarsi a un intermediario di terze parti, il denaro può essere sicuro e le transazioni validate. Uno degli elementi costitutivi di un tale sistema sono le firme digitali. Una moneta digitale contiene la chiave pubblica del suo proprietario. Per trasferirla, il proprietario firma la moneta insieme alla chiave pubblica del proprietario successivo. Chiunque può controllare le firme per verificare la catena di proprietà. Funziona bene per garantire la proprietà, ma lascia irrisolto un grosso problema: la doppia spesa. Qualsiasi proprietario potrebbe provare a spendere nuovamente una moneta già spesa firmandola verso un altro proprietario. La solita soluzione è che un'azienda fidata con un database centrale vigili sulla doppia spesa, ma così torneremmo al solito modello di fiducia. Nella sua posizione centrale, l'azienda può scavalcare gli utenti [...].

La soluzione di Bitcoin è utilizzare una rete peer-to-peer per verificare la doppia spesa [...]. Il risultato è un sistema distribuito senza un singolo punto di errore. Gli utenti detengono le chiavi crittografiche del proprio denaro e effettuano transazioni tra di loro, con l'aiuto della rete P2P affinché vigili sulla doppia spesa.

Nakamoto aveva studiato Diffie, Chaum, Back, Dai, Szabo e Finney e aveva forgiato una forma di denaro digitale decentralizzato.

La chiave di volta, in retrospettiva, era combinare la capacità di effettuare transazioni private al di fuori del sistema bancario con la capacità di detenere un bene che non poteva essere svalutato tramite interferenze politiche.

Quest'ultima caratteristica non era al primo posto per i cypherpunk prima della fine degli anni '90. Szabo ci aveva sicuramente mirato con Bit gold e altri, ispirati da economisti Austriaci come Fredrich Hayek e Murray Rothbard, avevano discusso a lungo di togliere la creazione di denaro dalle mani dello stato. Tuttavia i cypherpunk avevano dato la priorità alla privacy rispetto alla politica monetaria nelle prime visioni riguardanti il denaro digitale.

L'ambivalenza nei confronti della politica monetaria mostrata dai sostenitori della privacy è ancora evidente oggi. Molti gruppi per le libertà civili di sinistra che hanno protetto i diritti digitali americani negli ultimi due decenni hanno ignorato o sono stati apertamente ostili nei confronti di Bitcoin. Il limite di 21 milioni di coin, la scarsità e le qualità del "denaro sano/onesto" si sono rivelate fondamentali per raggiungere la privacy attraverso il denaro digitale. Tuttavia la maggior parte dei gruppi di difesa dei diritti digitali non hanno riconosciuto né celebrato il ruolo che la Prova di lavoro e una politica monetaria immutabile possono svolgere nella protezione dei diritti umani.

Per sottolineare l'importanza primaria della scarsità e dell'emissione monetaria prevedibile nella creazione di denaro digitale, Nakamoto rilasciò Bitcoin non dopo l'ennesimo scandalo incentrato sulla sorveglianza statale, bensì sulla scia della crisi finanziaria mondiale e dei conseguenti esperimenti di folle stampa di denaro del 2007 e 2008.

Il primo input nella blockchain di Bitcoin è noto come Genesis Block ed è un grido di battaglia politico. Proprio nel suo codice c'è un messaggio su cui vale la pena riflettere: “The Times / 03 Jan / 2009 Chancellor on brink of second bailout for banks”.

Genesis Block di Bitcoin: Cancelliere dello scacchiere sull'orlo di un secondo salvataggio bancario (Fonte)

Il messaggio fa riferimento a un titolo del Times di Londra, che descrive come il governo britannico fosse in procinto di salvare un settore privato in fallimento aumentando entrambi i lati del suo bilancio. Ciò faceva parte di un movimento mondiale più ampio in cui le banche centrali creavano liquidità dal nulla per le banche commerciali e in cambio acquisivano asset, dai titoli garantiti da ipoteca al debito societario e sovrano. Nel Regno Unito la Banca d'Inghilterra stava stampando denaro per cercare di salvare l'economia.

La dichiarazione di Nakamoto nel Genesis Block era una sfida all'azzardo morale creato dalla Banca d'Inghilterra, la quale funge da prestatore di ultima istanza per le società britanniche che seguono linee di politica sconsiderate e rischiano la bancarotta.

Il londinese medio è quello che ne paga il prezzo durante una recessione, mentre l'élite di Canary Wharf trova modi per proteggere la propria ricchezza. Nessun banchiere britannico sarebbe finito in prigione durante la Grande Crisi Finanziaria, ma milioni di cittadini britannici nella classe medio-bassa ne hanno sofferto. Bitcoin era più di un semplice denaro digitale, era un'alternativa al sistema bancario centrale.

Nakamoto non aveva una grande opinione del modello in cui burocrati aumentavano il debito per salvare economie sempre più finanziarizzate:

Il problema principale con la valuta fiat è tutta la fiducia necessaria per farla funzionare. Ci si deve fidare della banca centrale affinché non svaluti la valuta, ma la storia delle valute fiat è piena di violazioni di quella fiducia. Ci si deve fidare delle banche affinché detengano il nostro denaro e lo trasferiscano elettronicamente, ma lo prestano generando ondate di bolle del credito con una minima frazione in riserva.

Nakamoto lanciò la rete Bitcoin come concorrente delle banche centrali, offrendo l'automazione della politica monetaria ed eliminando le fumose stanze sul retro in cui gruppi ristretti d'individui prendevano decisioni per tutti gli altri riguardo soprattutto il campo monetario.


VII. UNA MERAVIGLIA INGEGNERISTICA

Inizialmente Back rimase colpito da Bitcoin. Lesse un rapporto tecnico che Finney aveva pubblicato all'inizio del 2009 e si rese conto che Nakamoto aveva risolto molti dei problemi che in precedenza avevano impedito la creazione di un'effettiva forma di denaro digitale. Ciò che forse lo impressionò di più , e rese il progetto Bitcoin più forte di qualsiasi altro avesse mai visto, fu che all'inizio del 2011 Nakamoto scomparve per sempre.

Nel 2009 e nel 2010 Nakamoto pubblicò aggiornamenti, discusse di modifiche e miglioramenti a Bitcoin e condivise le proprie opinioni sul futuro della rete, principalmente su un forum online chiamato Bitcointalk. Poi, un giorno, è scomaprso e da allora non se ne è più saputo nulla.

A quel tempo Bitcoin era ancora un progetto in fasce e Nakamoto era ancora un punto centrale di fallimento. Alla fine del 2010 agiva ancora come un "dittatore benevolo", ma facendosi da parte — e rinunciando a una vita di fama, fortuna e premi — rese impossibile per gli stati di poter danneggiare la rete arrestandolo o manipolandolo.

Prima di sparire, Nakamoto scrisse:

Molte persone liquidano automaticamente il denaro digitale come una causa persa data la lunga scia di aziende che hanno fallito sin dagli anni '90. Spero sia ovvio che fosse solo la natura centralizzata di quei sistemi ad averli condannati al fallimento. Penso che questa sia la prima volta che proviamo un sistema decentralizzato e non basato sulla fiducia.

Back era d'accordo. Oltre ad essere colpito dal modo in cui Nakamoto rivelò Bitcoin e poi è scomparso, fu particolarmente incuriosito dalla politica monetaria di Bitcoin, programmata per emettere una quantità sempre minore di coin ogni anno fino al 2130, quando anche l'ultimo bitcoin sarebbe stato emesso. Il numero totale di coin è stato scolpito nella pietra a poco meno di 21 milioni.

Ogni quattro anni i nuovi bitcoin emessi come ricompensa per il mining di un nuovo blocco vengono dimezzati, in un evento ora celebrato come "halving".

L'emissione prevedibile di Bitcoin (Fonte)

Quando Nakamoto minava all'inizio del 2009, la ricompensa era di 50 bitcoin. Scese a 25 nel 2012, 12,5 nel 2016 e 6,25 nell'aprile 2020. Alla fine del 2021 erano stati minati quasi 19 milioni di bitcoin ed entro il 2035 il 99% di tutti i bitcoin sarà distribuito.

Il resto sarà distribuito nel secolo successivo, come incentivo duraturo per i miner che però nel tempo dovranno passare a trarre profitto dalle commissioni di transazione.

Già nel 2009 Nakamoto, Finney e altri ipotizzarono che la politica monetaria "hard-capped" di Bitcoin con un limite a 21 milioni l'avrebbe reso estremamente prezioso se un giorno fosse decollato.

Oltre all'innovativa politica monetaria, Back pensava che anche il cosiddetto "algoritmo di difficoltà" fosse un significativo passo avanti. Questo trucco risolse una preoccupazione che egli aveva inizialmente avuto per Hashcash, dove gli utenti con computer più veloci potevano sopraffare il sistema. In Bitcoin, Nakamoto impedì che ciò accadesse programmando la rete per ripristinare la difficoltà richiesta ogni due settimane, in base a quanto tempo aveva richiesto il mining nelle due settimane precedenti.

Se il mercato fosse crollato o si fosse verificato un evento catastrofico (ad esempio, quando il Partito Comunista Cinese cacciò metà dei miner di Bitcoin nel maggio 2021) e la quantità totale globale di energia spesa per minare Bitcoin ("hashrate") fosse diminuita, ci sarebbe voluto più tempo del normale per minare i blocchi.

Tuttavia, con l'algoritmo di difficoltà, la rete si sarebbe riequilibrata in breve tempo e avrebbe semplificato il mining. Al contrario se l'hashrate fosse aumentato, nel caso in cui fosse stato inventato un dispositivo più efficiente e i miner avessero minato i blocchi troppo velocemente, l'algoritmo di difficoltà avrebbe compensato presto la situazione. Questa caratteristica apparentemente semplice ha dato a Bitcoin la resilienza e lo ha aiutato a sopravvivere a massicce turbolenze stagionali nel mining, precipitosi crolli dei prezzi e minacce normative. Oggi l'infrastruttura di mining di Bitcoin è più decentralizzata che mai.

Queste innovazioni fecero pensare a Back che Bitcoin potesse avere successo laddove altri tentativi avevano fallito. Tuttavia rimaneva un problema evidente: Bitcoin non era molto privato.


VIII. IL PROBLEMA DELLA PRIVACY SU BITCOIN

Per i cypherpunk la privacy era un obiettivo chiave. Le precedenti iterazioni riguardo il denaro digitale, come DigiCash, avevano ceduto al compromesso per raggiungere la privacy sacrificando il decentramento. Potrebbe esserci un'immensa privacy in questi sistemi, ma gli utenti dovevano fidarsi di una Zecca ed erano a rischio di censura e svalutazione.

Nel creare un'alternativa, Nakamoto è stato costretto a fare affidamento su un sistema di registro aperto, in cui chiunque poteva visualizzare pubblicamente tutte le transazioni. Era l'unico modo per garantire la verificabilità, ma sacrificava la privacy. Back pensa ancora che questa sia stata la giusta decisione ingegneristica.

C'era stato molto lavoro nell'area delle valute digitali private da DigiCash in poi. Nel 1999 venne pubblicato un documento intitolato Auditable Anonymous Electronic Cash, la cui idea era utilizzare prove a conoscenza zero. Più di un decennio dopo il documento Zerocoin venne pubblicato come ottimizzazione di questo concetto, ma per cercare di ottenere una privacy perfetta anche questi sistemi hanno ceduto ai compromessi.

La matematica richiesta per queste transazioni anonime era così complicata che rendeva ogni transazione molto grande e ogni spesa richiedeva molto tempo. Uno dei motivi per cui Bitcoin funziona bene oggi è che la transazione media è di appena un paio di centinaia di byte. Chiunque può eseguire con poco un nodo completo a casa e tenere traccia della cronologia di Bitcoin e delle transazioni in entrata, mantenendo il potere sul sistema nelle mani degli utenti. Il sistema non si basa su pochi supercomputer; i normali computer possono archiviare la blockchain di Bitcoin e trasmettere i dati delle transazioni perché il loro utilizzo è ridotto al minimo.

Se Nakamoto avesse utilizzato un modello di tipo Zerocoin, ogni transazione sarebbe stata superiore a 100 kilobyte, il libro mastro sarebbe diventato enorme e solo una manciata di persone con attrezzature specializzate per datacenter avrebbe potuto eseguire un nodo completo, introducendo la possibilità di collusione, censura, o anche un piccolo gruppo di persone che decidono di aumentare l'offerta monetaria oltre i 21 milioni. Come afferma il mantra della comunità Bitcoin: "Non fidatevi e verificate".

Back ha detto che, in retrospettiva, è contento di non aver menzionato il documento del 1999 a Nakamoto nelle sue e-mail. La creazione di denaro digitale decentralizzato era la parte più cruciale: la privacy, pensava, poteva essere programmata in un secondo momento.

Nel 2013 Back decise che Bitcoin aveva dimostrato una stabilità sufficiente per essere la base per il denaro digitale. Si rese conto che poteva offrire la sua esperienza in crittografia applicata per contribuire a renderlo più privato. In quel periodo Back iniziò a passare 12 ore al giorno a leggere di Bitcoin. Ha detto che perse la cognizione del tempo, mangiava a malapena e dormiva a malapena; era ossessionato.

Quell'anno Back suggerì alcune idee chiave alla comunità degli sviluppatori Bitcoin su canali come IRC e Bitcointalk, tra cuicambiare il tipo di firma digitale che Bitcoin utilizzava da ECDSA a Schnorr. Nakamoto non utilizzò Schnorr nel design originale, nonostante offrisse maggiore flessibilità e privacy per gli utenti, perché esisteva brevetto su di essa. Ma quel brevetto è scaduto.

Oggi il suggerimento di Back è stato implementato poiché le firme Schnorr sono state aggiunte alla rete Bitcoin come parte dell'aggiornamento Taproot. Una volta attivato Taproot e utilizzato su larga scala, la maggior parte dei tipi di wallet e transazioni sembrerà uguale agli osservatori (inclusi gli stati), contribuendo a combattere la macchina della sorveglianza.


IX. TRANSAZIONI RISERVATE

La più grande visione di Back per Bitcoin era qualcosa chiamata Transazioni riservate. Attualmente un utente espone la quantità di bitcoin che invia a ogni transazione e ciò consente la verificabilità del sistema — chiunque esegua il software Bitcoin può garantire che ci sia solo un certo numero di coin — ma consente anche la sorveglianza sulla blockchain.

Se uno stato può associare un indirizzo Bitcoin a un'identità nel mondo reale, può seguirne i fondi. Le transazioni riservate nasconderebbero l'importo della transazione, rendendo la sorveglianza molto più difficile o forse addirittura impossibile se utilizzate insieme a tecniche come CoinJoin.

Nel 2013 Back parlò con una manciata di sviluppatori — i "Bitcoin Wizard", come li chiama lui — e si rese conto che sarebbe stato estremamente difficile implementare le transazioni riservate, poiché la comunità aveva comprensibilmente dato la priorità alla sicurezza e alla verificabilità rispetto alla privacy.

Back si rese anche conto che Bitcoin non era molto modulare, il che significa che non si poteva sperimentare con le transazioni private all'interno del sistema, quindi contribuì a elaborare l'idea di un nuovo tipo di banco di prova sperimentale per la tecnologia Bitcoin, in modo da poter testare nuove idee senza danneggiare la rete.

Back capì subito che questo avrebbe rappresentato un sacco di lavoro: avrebbe dovuto creare librerie software, integrare wallet, ottenere la compatibilità con gli exchange e creare un'interfaccia user-friendly. Back raccolse $21 milioni nella Silicon Valley per provare a costruire un'azienda e realizzare tutto questo.

Con il finanziamento iniziale, Back collaborò con il noto sviluppatore di Bitcoin Core, Greg Maxwell, e l'investitore Austin Hill per lanciare Blockstream, che oggi è una delle più grandi società di Bitcoin al mondo. Back è CEO e persegue progetti come Blockstream Satellite, il quale consente agli utenti Bitcoin di tutto il mondo di utilizzare la rete senza bisogno di accesso a Internet.

Nel 2015 Back e Maxwell rilasciarono una versione "testnet" di Bitcoin che avevano immaginato e l'hanno chiamata Elements. Poi procedettero ad abilitare le transazioni riservate su questa sidechain — ora chiamata Liquid — dove oggi centinaia di milioni di dollari sono saldati privatamente.

Gli utenti di Bitcoin hanno combattuto quella che è nota come la "Blocksize War" tra il 2015 e il 2017 per mantenere la dimensione dei blocchi ragionevolmente limitata (è aumentata fino a un nuovo massimo teorico di 4 megabyte) e mantenere il potere nelle mani degli individui, quindi qualsiasi piano per aumentarne significativamente le dimensioni in futuro potrebbe incontrare una forte resistenza.

Back pensa ancora che sia possibile ottimizzare il codice e ottenere transazioni riservate abbastanza piccole da poter essere implementate su Bitcoin. Mancano ancora diversi anni, nella migliore delle ipotesi, all'aggiunta, ma Back continua la sua ricerca.

Per ora gli utenti di Bitcoin possono migliorare la loro privacy attraverso tecniche come CoinJoin, CoinSwap e utilizzando tecnologie di secondo livello come Lightning Network, o sidechain come Mercury o Liquid.

In particolare Lightning, un'altra area in cui il team di Back investe molto attraverso il lavoro su c-lightning, aiuta gli utenti a spendere bitcoin in modo più economico, rapido e privato. Attraverso innovazioni come questa, Bitcoin funge da tecnologia di risparmio resistente alla censura e alla svalutazione per decine di milioni di persone in tutto il mondo e sta diventando più user- friendly per le transazioni quotidiane.

Nel futuro prossimo Bitcoin potrebbe benissimo realizzare la visione cypherpunk del denaro digitale, con tutti gli aspetti di privacy del contante e tutta la capacità di riserva di valore dell'oro. Questa potrebbe rivelarsi una delle missioni più importanti del prossimo secolo, poiché gli stati sperimentano e iniziano a introdurre le valute digitali delle banche centrali (CBDC).

Le CBDC mirano a sostituire la cartamoneta con crediti elettronici che possono essere facilmente sorvegliati, confiscati, tassati automaticamente e svalutati tramite tassi d'interesse negativi. Aprono la strada all'ingegneria sociale, incentivano la censura e il deplatforming e impongono una data di scadenza sul denaro.

Ma se la visione del denaro digitale incarnata da Bitcoin potrà essere pienamente realizzata, allora, usando le parole di Nakamoto, “possiamo vincere un'importante battaglia nella corsa agli armamenti e conquistare un nuovo territorio di libertà per diversi anni”.

Questo è il sogno cypherpunk e Adam Back è concentrato nel realizzarlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

https://opentip.io/freedonia


In che modo Starlink cambia il mining di Bitcoin e ne migliora il decentramento

Gio, 24/08/2023 - 10:05

 

 

da Bitcoin Magazine

COME SI PUÒ INCENTIVARE LA DECENTRALIZZAZIONE DEL MINING

Sono trascorsi più di due anni dall'inizio della grande migrazione del mining di Bitcoin, quando la rete ha registrato una riduzione dell'hashrate di oltre il 60% a causa dell'attacco del Partito Comunista Cinese. Le conseguenze del divieto di mining decretato dalla Cina hanno visto gli Stati Uniti assorbire una parte consistente dell'hashrate che si trovava nella Cina continentale. L'hashrate si è quindi ripreso e ha raggiunto nuovamente i massimi storici. Nessuna sorpresa riguardo la resilienza di Bitcoin, tuttavia ci si può chiedere come si possa favorire il decentramento della rete e del mining per limitare l'impatto di attacchi simili su Bitcoin.


LA MANCANZA DI ACCESSO A INTERNET È UNA CRITICITÀ IN LOCALITÀ REMOTE

Anche se il mining è un'attività diffusa in tutto il mondo, i miner si riversano in determinati luoghi spinti principalmente dai costi energetici. Come spiegato da Nic Carter, l'energia è un fenomeno locale. I siti di produzione di energia ad alta concentrazione sono tipicamente situati in aree remote: Quebec, Canada e Sichuan, Cina, sono ottimi esempi. Lì la capacità idroelettrica disponibile supera la domanda di elettricità e, poiché l'energia non è un bene facilmente trasportabile, i produttori con capacità in eccesso si ritrovano a desiderare acquirenti alternativi o a rassegnarsi a sprecarla. In sostanza, questo è il motivo per cui l'energia sprecata è l'amore platonico dei miner. Sotto forma di un offerente neutrale rispetto alla giurisdizione, i miner di bitcoin possono essere acquirenti di ultima istanza per monetizzare l'energia sprecata.

Per quanto possa sembrare facile a dirsi, in pratica cercare di attingere a siti a basso costo e ricchi di energia spesso implica dover eseguire operazioni di mining su larga scala e, quando si parla di località remote, la connettività Internet può essere un altro problema. Per una mining farm multimilionaria l'accesso a un servizio satellitare Internet aziendale non sarà un grosso problema, poiché l'entità dei loro ricavi farebbe apparire tali costi di connettività minimi nei conti economici. Al contrario, questo lascia fuori dall'equazione la probabilità che la persona media viva vicino a luoghi con energia sprecata.


IN CHE MODO STARLINK CONSENTIREBBE IL MINING REMOTO DI BITCOIN

La connessione individuale a Internet ha raggiunto il 60% della popolazione mondiale. Ciò implica che ora ci sono meno di 3 miliardi di persone "non connesse" a Internet, con la maggior parte di queste persone che si trova nell'Asia meridionale/orientale e in Africa.

Anche migliorare la qualità e l'affidamento della connettività delle persone è una questione irrisolta, ma qui entra in scena Starlink. Guidato da SpaceX, Starlink mira a fornire Internet a banda larga ad alta velocità e bassa latenza in località remote e rurali in tutto il mondo. Sfruttando l'esperienza di SpaceX nella costruzione di razzi e veicoli spaziali, la loro missione è quella d'implementare il sistema Internet a banda larga più avanzato al mondo.

I costi hardware per configurare un punto di accesso Starlink si aggirano intorno ai $600 oltre ai $100 al mese per il servizio. Anche se la spesa può essere considerata elevata per la persona media, immaginare come questo possa avere un impatto su Bitcoin fa emergere teorie interessanti.


IN CHE MODO IL MINING DI BITCOIN IN LOCALITÀ REMOTE POTREBBE ACCELERARE L'IPERBITCOINIZZAZIONE

Immaginare miner che sovvenzionano i costi di Starlink nelle aree rurali al fine di attingere all'energia sprecata potrebbe non essere così lontano dalla realtà, se pensiamo che esiste un miner che alimenta le serre nei Paesi Bassi. Se la generazione di calore disperso viene sovvenzionata per coltivare prodotti e far sbocciare fiori in un unico luogo, lo stesso potrebbe valere per l'abilitazione di servizi basati su Internet in aree non connesse in cambio di bitcoin minati.

È altrettanto interessante il modo in cui tutto ciò potrebbe ridurre la centralizzazione della rete da parte dei provider di servizi Internet (ISP). Come riportato nell'articolo del DARPA, Are Blockchains Decentralized?: “Per almeno gli ultimi cinque anni il 60% di tutto il traffico Bitcoin ha attraversato solo tre ISP”. Inoltre: “A luglio 2021 circa la metà di tutti i nodi Bitcoin pubblici operava da indirizzi IP in AS tedeschi, francesi e statunitensi; i primi quattro dei quali sono provider di hosting (Hetzner, OVH, Digital Ocean e Amazon AWS)”.

D'altra parte gli approcci basati sulla comunità sembrano proliferare all'interno dell'ecosistema Bitcoin affinché si possa ridurre la centralizzazione. Con progetti come Fedimint che cercano di accelerare il decentramento della custodia e le configurazioni di home mining che stanno riscuotendo interesse negli ultimi anni, ci si potrebbe chiedere: "Starlink è sulla buona strada per diventare uno dei fattori cruciali per l'adozione di Bitcoin e il decentramento della rete?"

Staremo a vedere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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La stagflazione persistente dell'America

Mer, 23/08/2023 - 10:10

Le conseguenze della ZIRP, ovvero la politica dei tassi a zero. Sebbene l'accoppiata Bernanke/Yellen fosse consapevole del danno che stavano arrecando alla nazione con i vari giri di QE e la deformazione della struttura del capitale negli USA tramite l'azzeramento dei tassi e la mal ponderazione del rischio, la pezza che sta cercando di metterci Powell deve pur sempre fare i conti con anni e anni di manipolazioni, distorsioni e devastazioni. E questo, inutile ricordarlo, è un caos alimentato dalla cricca di Davos. Ma al di là di ciò, il dolore economico che stanno affrontando, e dovranno affrontare, gli USA è equivalente al tempo in cui sono state mandate avanti le deformazioni di mercato attraverso l'interventismo delle banche centrali. È un labile equilibrio quello del cosiddetto "atterraggio morbido" che sta percorrendo Powell, perché si scontra non solo con l'economia americana ma anche con la cultura. Lo stile di vita americano, infatti, è ormai fondato sul credito, fui finanziamenti e rifinanziamenti. Non avere più accesso a questo tipo di rubinetto rappresenta uno shock culturale non indifferente per l'americano medio. Inutile dire che questa mentalità "credit-driven" rispetto a una "saving-driven" è stata alimentata dalla comparsa del denaro fiat. Il termometro di quanto sia esplosiva questa situazione è dato da due fattori: il costo raggiunto dai tassi/rate dei mutui e dal ritardo/default sulle rate da pagare. La stretta creditizia che si prospetta è di diversi ordini superiore a quella vista del 2008 e il turbinio di eventi che ci sta portando a essa sta risucchiando un numero maggiore di strati della società americana che in precedenza non erano stati toccati nella crisi della Lehman. Questa è la portata del dolore economico che si prospetta all'orizzonte affinché vengano riassociate l'economia di Wall Street con quella di Main Street. Ciononostante almeno gli USA hanno una speranza, una possibilità di salvarsi, l'UE e l'euro invece no.

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di David Stockman

Ecco una pistola fumante di grosso calibro. La serie BEA per il reddito personale reale meno i pagamenti dei trasferimenti sociali è un proxy piuttosto utile per stimare la produzione del mercato privato prima dell'impatto degli assegni sociali e delle distorsioni di Washington causate dallo stato sociale. Dopotutto il reddito da lavoro – salari, stipendi, premi, profitti, interessi e dividendi – è il pagamento ai fattori di produzione per ciò che creano.

La tendenza a lungo termine è decisamente inclinata verso il basso. Dal picco pre-lockdown nel febbraio 2020, infatti, il tasso di crescita è rallentato a solo il 17% rispetto alla media pre-2000.

Crescita annua del reddito personale reale meno pagamenti dei trasferimenti sociali:

• da febbraio 1960 a febbraio 2000: +3,62%;

• da febbraio 2000 a febbraio 2020: +2,08%;

• da febbraio 2020 a maggio 2023: +0,61%.

Non ci vuole un genio per spiegare questa triste tendenza: l'economia statunitense è gravata dal debito ed è anche a corto di manodopera, piena di speculazioni improduttive e ingegneria finanziaria e affamata di investimenti produttivi. Nel loro insieme, queste forze maligne sono state più che sufficienti a rallentare la crescita sottostante dell'economia statunitense.

A dire il vero, il governo federale riporta una crescita del PIL reale leggermente superiore rispetto alla tiepida cifra dello 0,61% mostrata sopra. Durante il periodo equivalente di 3,25 anni tra il quarto trimestre del 2019 e il primo trimestre del 2023, la crescita annua del PIL reale è stata dell'1,61%. Non è niente di entusiasmante, ma è considerevolmente migliore della miseria che i produttori privati ​​hanno prodotto e guadagnato dal picco pre-Covid.

La differenza, ovviamente, è dovuta alle meraviglie della contabilità del PIL: enormi pagamenti dei trasferimenti sociali dai produttori ai non produttori e massicce spese e prestiti federali monetizzati tramite la stampante monetaria della FED danno origine a PIL aggiuntivo in senso contabile.

Purtroppo tassare pesantemente i produttori oggi e minacciare tasse ancora maggiori per il servizio del debito pubblico non è una fonte di crescita sostenibile. Si rubano risorse economiche dal futuro.

A scanso di equivoci, si consideri il grafico qui sotto: mostra che tra il quarto trimestre del 2019 e il primo trimestre del 2023 il debito pubblico (linea blu) è aumentato di $8.260 miliardi, una cifra pari a 1,70 volte i $4.820 miliardi del PIL nominale (linea marrone).

Inutile dire che non avete bisogno di una calcolatrice, o persino di un pallottoliere, per proiettare dove ciò porterebbe: dopo soli 12 anni a questi ritmi di crescita, il debito pubblico sarà di $100.000 miliardi rispetto a soli $52.000 miliardi di PIL, anche se il servizio del debito continuasse a ritmo serrato.

Infatti non riusciamo a vedere come il costo medio ponderato del debito possa essere mantenuto anche solo al 6% in uno scenario in cui la stampante della FED rimane inattiva a causa dell'inflazione dei prezzi. Vale a dire, al ritmo di crescita del debito pubblico negli ultimi 3,25 anni, l'interesse sul debito pubblico raggiungerebbe probabilmente i $6.000 miliardi all'anno nel prossimo decennio o giù di lì, una cifra approssimativamente uguale al livello totale delle attuali spese federali.

In breve, molto prima che fossero trascorsi 12 anni, il sistema andrebbe in tilt. Anche la tiepida crescita del PIL reale registrata dal 4° trimestre del 2019 non può in alcun modo sostenere un debito federale che sta letteralmente esplodendo verso l'alto a un tasso composto.

Variazione del debito pubblico rispetto al PIL, dal quarto trimestre 2019 al primo trimestre 2023

Indubbiamente i soliti sospetti, o apologeti del disastro fiscale di Washington, consiglieranno di non preoccuparsi: la FED stamperà i soldi, se necessario.

Non così in fretta. La FED si è fatta strada in un angolo infernale: nello stesso periodo di 3,25 anni in cui il debito pubblico è esploso di $8.260 miliardi, il bilancio della FED è salito di $4.450 miliardi. Ciò significa che oltre il 55% di questi aumenti nel debito pubblico sono stati monetizzati dalla banca centrale.

Inutile dire che la FED è ora impegnata in una campagna di restringimento del proprio bilancio – $95 miliardi al mese – che ha ancora miglia e miglia da percorrere. Nonostante le disperate speranze di Wall Street, negli anni a venire non ci sarà un'inversione di marcia, anche se l'economia statunitense dovesse sprofondare in una prolungata stagflazione.

E questo significa, a sua volta, che i deficit annuali da $2-3.000 miliardi previsti fino alla fine di questo decennio dovranno necessariamente essere finanziati dai mercati obbligazionari, non dalla stampa di denaro. Di conseguenza il rendimento medio ponderato del debito federale sta salendo inesorabilmente, perché la legge della domanda e dell'offerta non è stata abrogata.

Bilancio della Federal Reserve, dal quarto trimestre del 2019 al primo trimestre del 2023

In mancanza di dubbi, ecco l'attuale tasso di una metrica quanto più reale dell'inflazione dei prezzi: l'IPC 16% trimmed mean. L'inflazione è ancora al 5%, il che significa che la FED non sarà in grado di riprendere la sua campagna di acquisto di obbligazioni in tempi brevi.

Variazione su base annua dell'IPC 16% trimmed mean, dal 2012 al 2023

Inoltre se i $25.000 miliardi di nuovi disavanzi pubblici stimati nel prossimo decennio non saranno finanziati dalla stampante monetaria, dovranno essere assorbiti dal risparmio privato.

Tanti auguri! I risparmi delle famiglie e delle imprese sono appassiti e gli enti governativi hanno già assorbito ciò che resta. L'unico modo per liberare i mercati, quindi, è attraverso l'aumento dei rendimenti e lo spiazzamento degli investimenti privati.

Risparmio nazionale netto in percentuale del reddito nazionale, dal 1948 al 2023

La politica economica del cosiddetto “Unipartito” è stata un fallimento abissale. È servita solamente a sistemare potenti collegi elettorali che hanno conquistato il controllo della politica: Wall Street per i Repubblicani, collegi elettorali per la spesa interna per i Democratici e il complesso militare/industriale/intelligence per entrambi.

La linea di fondo non mente: la crescita economica reale durante il regime unipartitico è stata in media del 2,0% annuo, nonostante un'ondata di stimoli monetari e fiscali che non era mai stata nemmeno immaginata prima. Tuttavia il ritmo della crescita economica dal 2016 è solo una frazione della media del 5,0% durante l'era Kennedy-Johnson e del 3,5% durante quella di Ronald Reagan.

E, sì, queste cifre sono confronti più che equi perché i risultati durante l'era Trump/Biden sono ancora molto sopravvalutati. Ciò è dovuto al fatto che c'è ancora una recessione da sperimentare.

Quindi nei sei trimestri imminenti prima della crescita negativa del PIL e/o della stagflazione, l'Unipartito avrà raggiunto otto anni di crescita economica più debole sin dalla seconda guerra mondiale. E di gran lunga inferiore rispetto alla crescita media del 3,2% per tutti i presidenti – buoni, cattivi e indifferenti – durante i sette decenni tra il 1947 e il 2016.

La causa del problema non è un misterio: l'Unipartito di Washington è diventato dipendente dai prestiti e dalla stampante monetaria. Insieme Trump e Biden hanno aumentato il debito nazionale di quasi $13.000 miliardi: il 40% di tutto il denaro che è stato preso in prestito da tutti i presidenti sin dai tempi di George Washington.

Allo stesso modo la storia della stampa di denaro della FED è in realtà peggiore e nessuno dei due presidenti sopraccitati ha pronunciato nemmeno una parola sullo tsunami del credito fiat fuoriuscito dall'Eccles Building. Di conseguenza durante gli ultimi sei anni e mezzo di governo unipartitico, il bilancio della FED si è gonfiato di $4.000 miliardi; il 48% di tutto il denaro che è mai stato stampato dalla FED da quando ha aperto i battenti nell'autunno del 1914.

Inutile dire che tutta questa bolgia di prestiti e stampa di denaro ha colpito la classe media americana proprio nel plesso solare economico. Da dicembre 2016 l'IPC 16% trimmed mean è aumentato del 24%. Ma dove fa davvero male a Main Street è al supermercato, con i prezzi in aumento del 27%, e alla pompa di benzina/utenze, con i prezzi dell'energia più alti del 37%.

In termini di budget familiare quotidiano, i prezzi di cibo ed energia sono aumentati di più negli ultimi 6 anni rispetto ai 12 anni precedenti. A causa di tutta questa inflazione cumulativa, le retribuzioni orarie medie reali sono aumentate appena del 3,5% da dicembre 2016.

Salario orario medio aggiustato all'inflazione, da dicembre 2016 a giugno 2023

Inutile dire che la stagnazione sopra descritta dei redditi dei lavoratori statunitensi non si applica alla ricchezza dello 0,1% più ricco delle famiglie americane. Durante lo stesso periodo di sei anni e mezzo, il patrimonio netto aggiustato all'inflazione delle 130.000 famiglie in cima alla scala economica ha guadagnato il 30%, o quasi dieci volte di più rispetto ai guadagni salariali reali medi.

Vale a dire, lo sfrenato baccanale di stimoli condotto dall'unipartito di Washington ha inondato i ricchi tramite l'inflazione dei prezzi degli asset, seppellito le generazioni future sotto debiti pubblici indicibili e ha lasciato la stragrande maggioranza dell'elettorato a lottare per mantenere il proprio tenore di vita di fronte all'inflazione dei prezzi più virulenta degli ultimi quarant'anni.

Patrimonio netto aggiustato all'inflazione dello 0,1% più ricco delle famiglie statunitensi, dal 2016 al 2022

Ovviamente il tempo di abbandonare l'economia inflazionistica e iniqua dell'Unipartito è passato da tempo. Eppure queste nefaste linee di politica sono radicate nel fatto che entrambe le parti sono state catturate da potenti gruppi d'interesse che non hanno intenzione di separarsi dalla spesa, dai prestiti e dagli stimoli fiscali che hanno favorito l'attuale caos economico.

Inutile dire che Robert F. Kennedy Jr. è probabilmente l'unico candidato del 2024 che ha sia la capacità di pensare in modo indipendente sia di agire con coraggio in opposizione al consenso unipartitico. Esiste una piattaforma economica che potrebbe plausibilmente abbracciare e che rappresenterebbe una rottura decisiva con lo status quo, ma che avrebbe anche una remota possibilità di essere abbracciata da uno storico democratico Kennedy, che deve rimanere un valido contendente nelle primarie democratiche — con tutti i vincoli politici che ciò implica — se la sua candidatura deve fare la differenza?

Beh, è ​​un compito arduo: un cambiamento radicale nella politica economica nazionale e un progetto pieno d'idealismo accademico.

Ecco, quindi, una serie di solide riforme su questioni economiche fondamentali e che hanno una risonanza politica con le verità storiche dei due partiti e col buon senso. I requisiti del programma politico del nostro candidato ideale sono riassunti di seguito.

Ripristino dello schema Carter Glass per le banche centrali:  la FED è prigioniera sia degli spendaccioni di Wall Street che di Washington perché tenta erroneamente di manipolare l'economia di Main Street attraverso tassi d'interesse artificialmente bassi e sostegno dei prezzi di borsa. La soluzione è far uscire la FED da Wall Street giorno per giorno, eliminando le cosiddette "operazioni di mercato aperto" e tornando allo schema del suo autore originale, il deputato Carter Glass, che in seguito fu il coautore del Glass-Steagall Act.

• Glass era un sostenitore dell'economia di Main Street e del denaro sano/onesto; non voleva che la FED accumulasse e monetizzasse il debito pubblico e insistette affinché la banca centrale operasse attraverso finestre di sconto basate sul mercato presso 12 banche regionali, operando il più lontano possibile dall'influenza di Wall Street.

• Lo scopo essenziale della banca centrale secondo Glass era quello di mantenere liquido il sistema bancario commerciale mediante l'attualizzazione (anticipo di contante) a fronte di prestiti bancari commerciali coperti da scorte finite e crediti. Fondamentalmente la FED non era autorizzata a impostare i tassi d'interesse a livelli arbitrari stabiliti da un piccolo politburo monetario, ma doveva addebitare tassi d'interesse basati sul mercato più di uno spread di penalità per il privilegio di utilizzare la finestra di sconto.

• Lo schema immaginato da Glass e dai suoi colleghi non poteva generare bolle finanziarie o inflazione per Main Street. Questo perché poteva emettere solo credito (cioè stampare denaro) basato su beni già prodotti, mantenendo così automaticamente l'equilibrio tra domanda e offerta, e il credito bancario che creava doveva essere convertibile in monete d'oro su richiesta.

Ripristino dei principi della politica fiscale del presidente Eisenhower. Ike credeva che i bilanci dovessero essere equilibrati nel lungo periodo e che le richieste del complesso militare-industriale dovessero essere drasticamente ridotte. Ridusse quindi la spesa per la difesa in termini reali di quasi il 40% durante i suoi primi anni in carica e insistette sul fatto che i tagli alle tasse proposti dai repubblicani dovessero essere coperti da un'azione legislativa per tagliare la spesa o sostituire in altro modo le entrate perse. I deficit erano in media solo dello 0,4% circa del PIL durante il suo mandato, il livello più basso per qualsiasi presidente nella storia moderna.

Adozione di un modello supply side per il XXI secolo. L'America sta soffrendo di "stagflazione", in parte a causa di una grave carenza di manodopera derivante dai dati demografici sottostanti. Di conseguenza la forza lavoro dei genitori nati in America si ridurrà per molti decenni a venire, il che significa che un programma "Guest Worker" su larga scala è essenziale per sostenere il 50% della crescita economica che è stata storicamente attribuibile all'aumento dell'offerta di lavoro.

• L'aumento dell'offerta di manodopera e dei beni/servizi prodotti aiuterà a liquidare definitivamente l'attuale ondata di inflazione, ma si potrebbe ottenere ulteriore aiuto eliminando i dazi sulle merci dalla Cina e altrove. Gran parte della tassa sulle importazioni da $75 miliardi all'anno su tali beni si trasforma in prezzi più alti nei mercati a causa dello stimolo della domanda e delle riserve di liquidità delle famiglie accumulate durante i lockdown.

Smantellare l'impero americano e riportare il bilancio della difesa allo standard Eisenhower del 1960. Quando nel suo discorso di addio del 1961 mise in guardia contro l'influenza ingiustificata del complesso militare-industriale, il presidente Eisenhower affermò anche che il budget per la difesa allora esistente era del tutto adeguato a salvaguardare la sicurezza della patria americana al culmine della potenza industriale e militare della vecchia Unione Sovietica. In dollari odierni lo “standard Eisenhower” per la difesa ammonterebbe a $500 miliardi, o appena il 55% dei $900 miliardi attualmente spesi.

• Non ci sono minacce lontanamente equivalenti all'Impero Sovietico degli anni '60 nel mondo di oggi, quindi il budget per la difesa potrebbe essere tranquillamente ridotto a $500 miliardi all'anno evitando le Guerre Infinite di Washington, portando a casa il vasto apparato militare sparso per il mondo e riparando in una difesa della patria come sostenuto sia da Joe Kennedy che da Robert Taft nei primi giorni della guerra fredda. Ridurre il budget della difesa allo "standard Eisenhower" farebbe risparmiare oltre $4.000 miliardi nel prossimo decennio.

Ripristinare l'equilibrio fiscale attraverso un "piano trimestrale" a lungo termine per il prossimo decennio. Se non si fa nulla per l'enorme deficit strutturale di Washington, il debito pubblico aggiunto secondo le ultime (ottimistiche) proiezioni del CBO ammonterà a $20.000 miliardi nel prossimo decennio (oltre ai $33.000 miliardi che già abbiamo). Ma questo torrente d'inchiostro rosso, che seppellirebbe le generazioni future in debiti impossibili da ripagare e farebbe salire i tassi d'interesse, potrebbe essere ridotto del 75% accoppiando i $4.000 miliardi di tagli alla difesa con $4.000 miliardi di riduzioni della spesa interna, maggiori entrate e interessi passivi ridotti. La spesa interna richiesta e gli aumenti delle entrate ammonterebbero ciascuno ad appena il 7% delle cifre di riferimento per ciascun componente e i $4.000 miliardi di risparmi per interessi fluirebbero automaticamente dai primi tre "trimestri".

• Inoltre il taglio della spesa interna del 7% verrebbe ottenuto attraverso la verifica dei mezzi di sussistenza e la devoluzione di alcune funzioni federali ai livelli di governo statali e locali.

Raggiungere la maggior parte dei $4.000 miliardi sopraccitati attraverso una modesta tassa sulla speculazione e sul trading di Wall Street. Il patrimonio netto dell'1% più ricco delle famiglie è stato gonfiato di oltre $30.000 miliardi sin dalla Grande Crisi Finanziaria, in gran parte a causa dell'inflazione dei prezzi degli asset finanziari alimentata dalla FED. Il recupero di appena un decimo di questi guadagni illeciti in un decennio non sarebbe né ingiusto né un deterrente per il rilancio degli investimenti americani, delle imprese e di una solida crescita economica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Stato e controllo dell'inquinamento: storia di un fallimento

Mar, 22/08/2023 - 10:10

 

 

di Timothy D. Terrell

In oltre venticinque anni di insegnamento agli studenti universitari, ho sentito innumerevoli volte lo stesso ritornello: il libero mercato ha molti problemi che tocca allo stato risolvere. Infatti gli studenti si aspettano che stato "intervenga" così spesso che i mercati occupano un ruolo periferico nel loro sistema economico idealizzato. Anche gli studenti con una predilezione ideologica verso il libero mercato saranno pronti a sostenere che alcuni problemi, come l'inquinamento, richiedono un'ampia regolamentazione statale e probabilmente un'abbondante spesa pubblica.

Ciò non sorprende affatto, dato che gli studenti universitari sono stati bombardati da racconti di soluzioni statali a problemi sociali da parte di mezzi d'informazione, insegnanti e genitori. Quando sentono parlare di "fallimento del mercato" nella loro prima lezione di economia, non ci vuole molto affinché si convincano che il libero mercato sia nel migliore dei casi impraticabile e nel peggiore una debole motivazione per lo sfruttamento capitalista. I libri di testo di economia più venduti a livello universitario fanno poco per contrastare queste percezioni e la maggior parte dei professori non si discosterà molto da tali testi.

La maggior parte dei libri di testo sui principi della microeconomia e della microeconomia intermedia dedica almeno un capitolo al fallimento del mercato, il quale include tipicamente il "potere di mercato" (si pensi al monopolio), la fornitura inadeguata di "beni pubblici" (beni che il settore privato presumibilmente non produrrà a sufficienza perché incapace di far pagare gli utenti) e le "esternalità" (gli effetti collaterali non intenzionali dell'attività umana sugli astanti, come l'inquinamento). Mentre i libri di testo di solito contengono qualche riconoscimento del fatto che gli stati non sono all'altezza dei modelli di efficienza idealizzati, è raro che venga dedicato spazio proporzionale al "fallimento dello stato" ed è facile per gli studenti concludere che l'intervento statale è la risposta alle carenze quasi onnipresenti dei mercati.


Gli apologeti della regolamentazione ambientale

I problemi con la teoria del monopolio e gli errori del pensiero mainstream sui beni pubblici sono stati affrontati altrove. Nella mia esperienza, le esternalità, in genere i problemi ambientali, si sono rivelate una delle sfide più difficili per gli studenti che cercano di comprendere i mercati e lo stato. I problemi di inquinamento non richiedono l'intervento dello stato?

Tipicamente la sezione sulle esternalità contiene alcuni diagrammi che mostrano la differenza tra costi (o benefici) privati ​​e costi (o benefici) sociali. Il diagramma delle esternalità negative di solito è simile al Grafico 1, con il costo privato marginale (MPC), il costo sociale marginale (MSC) e il beneficio privato marginale (MPB). Gli studenti sono quindi indirizzati ad osservare la differenza tra la quantità ottimale di output (Q*) del bene che si traduce nell'esternalità negativa e la quantità di output prodotta nel mercato (QM). Qualsiasi produzione eccedente Q* aggiunge più costi che benefici, creando una perdita netta denominata "perdita secca". La presenza di questa perdita secca è ritenuta una prova del fallimento del mercato e gli autori normalmente procedono a valutare vari modi in cui lo stato può spingere il mercato verso Q*.

Grafico 1: la differenza tra costi e benefici nella quantità di output risultante in esternalità negative

Walter Block ha sostenuto che ci sono problemi con il consueto trattamento delle esternalità come fallimento del mercato. Se il destinatario dell'inquinamento non è in grado d'essere indennizato dai danni o ottenere un'ingiunzione da un tribunale — il rimedio tipico prima della metà del diciannovesimo secolo circa — allora non si tratta di un fallimento del mercato, ma del fallimento dello stato nel difendere i diritti di proprietà. Una volta diligenti nella protezione dei diritti di proprietà, i tribunali iniziarono a indebolire queste protezioni a metà del 1800. Un esempio è il caso del 1866, Ryan v. New York Central Railroad Co. (35 NY 210), in cui una ferrovia non era ritenuta responsabile per la perdita di una casa che era stata incendiata dalle scintille della vicina legnaia della ferrovia, bruciata per negligenza della compagnia. La protezione del tribunale mostrò la sua forza solo molto tempo dopo. Come sottolineò Jonathan Adler riguardo un famoso caso del 1913 a New York, Whalen v. Union Bag and Paper Co. (208 NY 1): “La più alta corte dello stato ha confermato un'ingiunzione che chiudeva una cartiera da $1 milione che impiega diverse centinaia di lavoratori al fine di proteggere i diritti ripariali di un singolo agricoltore”.

Poiché la legge emanata dai tribunali per risolvere i conflitti su problemi come l'inquinamento è stata sempre considerata inadeguata per affrontare le esternalità, gli interventi dello stato hanno generalmente assunto tre forme:

  1. regolamentazione di comando e controllo;
  2. tasse sulle emissioni;
  3. sistemi cap-and-trade (permessi scambiabili).

La regolamentazione di comando e controllo è impopolare presso molti economisti a causa della sua tendenza a richiedere riduzioni delle emissioni in modi poco flessibili e quindi più costosi. È anche particolarmente suscettibile al "capitalismo clientelare", poiché i lobbisti del settore possono spingere le burocrazie normative a imporre tecnologie che tengano fuori i concorrenti. Molto più attraenti per gli economisti sono le tasse sulle emissioni e i permessi scambiabili.

Le tasse sulle emissioni (a volte chiamate tasse pigouviane dal nome dell'economista di Cambridge Arthur Cecil Pigou, uno studente di Alfred Marshall) hanno guadagnato nuova attenzione come parte della politica climatica. Negli ultimi anni sono apparse numerose proposte per una tassa federale sull'anidride carbonica, incluso il "Green New Deal", e anche alcuni che affermano di essere libertari le hanno spalleggiate. I sistemi di permessi scambiabili sono in uso negli Stati Uniti da decenni, in particolare con l'Acid Rain Program dell'Environmental Protection Agency che ha iniziato a mettere all'asta i permessi sull'anidride solforosa nel 1993. I sistemi di permessi scambiabili suscitano un certo fascino nei confronti degli economisti favorevoli al mercato perché, dopo tutto, vengono scambiati in un mercato. Peccato però che sia un finto mercato, dato che l'offerta dei permessi viene dettata dai regolatori.

La maggior parte degli economisti sembra favorire l'una o l'altra di queste linee di politica, tuttavia sia le tasse sulle emissioni che i sistemi di permessi scambiabili soffrono di problemi critici.


Il problema del calcolo dell'inquinamento

In primo luogo, lo stato non ha modo di determinare i costi causati dall'inquinamento, né ai fini dell'imposizione di una tassa né per la creazione di un limite alle emissioni. Facendo riferimento al diagramma nel Grafico 1, non c'è modo di trovare MSC, il che significa che lo stato non può sapere a quanto fissare la tassa e un sistema di permessi scambiabili non avrà informazioni utili su quanti permessi dovrebbero essere creati.

Questo problema di calcolo è stato a lungo trattato e James Buchanan lo spiegò in Cost and Choice:

Si consideri, in primo luogo, la determinazione dell'importo dell'imposta correttiva da imporre. Tale importo dovrebbe essere pari ai costi esterni che altri oltre al decisore devono sostenere in conseguenza della decisione. Questi costi sono sostenuti da persone che possono valutare le proprie perdite di utilità risultanti. [...] Per stimare l'entità dell'imposta correttiva, tuttavia, è necessario porre alcune misurazioni oggettive su questi costi esterni. Ma l'analista non ha punti di riferimento con cui poter proporre stime plausibili. Poiché le persone che sopportano questi “costi” – quelle che sono esternamente interessate – non partecipano alla scelta che genera i “costi”, non c'è modo di determinare, anche indirettamente, il valore che attribuiscono alla perdita di utilità che potrebbe essere evitato.

Come afferma succintamente Art Carden: “Le informazioni necessarie per sapere se una particolare normativa 'funziona' non esistono, e la differenza fondamentale tra aziende e stati è che le aziende [...] hanno test di mercato affinché possano prendere le loro decisioni. Gli stati no”.

Tuttavia economisti e policymaker continuano a fingere che le informazioni necessarie siano alla loro portata, o che tale criticità possa essere tranquillamente ignorata. William Baumol, scrivendo sulla prestigiosa American Economic Review nel 1972, ammise i problemi d'informazione nelle tasse pigouviane:

Nonostante la validità, in linea di principio, dell'approccio agevolativo della tradizione pigouviana, in pratica esso soffre di serie criticità. Dato che non sappiamo come stimare l'entità dei costi sociali, non abbiamo nemmeno i dati necessari per attuare le proposte pigouviane di agevolazioni fiscali. Ad esempio, una parte molto consistente del costo dell'inquinamento è psichico; e anche se sapessimo valutare il costo psichico di un individuo, abbiamo poche speranze di affrontare effetti così diffusi sulla popolazione.

In seguito osserò anche: “Non sappiamo come calcolare le tasse e i sussidi richiesti e non sappiamo come approssimarli per tentativi ed errori”.

Sfortunatamente Baumol ignorò questi problemi e propose di agire “sulla base di una serie di standard minimi di accettabilità”, in modo da trovare “un livello massimo di un dato inquinante che fosse considerato soddisfacente”. Ovviamente stava nascondendo il problema dell'informazione (quanto è "accettabile" o "soddisfacente"?) sotto il tappeto, cosa che ammise anche. “Ma”, sosteneva Baumol, “se ci lasciamo paralizzare dai consigli di perfezione, potremmo avere più motivi per rammaricarci”. In altre parole, è meglio fare qualcosa per ridurre l'inquinamento piuttosto che non imporre alcun limite. Baumol, e coloro che ancora oggi propugnano tasse sulle emissioni o permessi scambiabili, non riescono a vedere che anche all'interno del loro quadro analitico problematico, è facilmente possibile sovrastimare MSC e quindi "correggerlo eccessivamente" con tasse troppo alte o limiti di emissione troppo bassi, aumentando (invece di diminuire) la dimensione del triangolo di perdita secca (si veda il Grafico 2). Inoltre non riescono ad apprezzare l'efficacia della legge sulla responsabilità civile e sul fastidio nella prevenzione delle violazioni ambientali. Murray Rothbard ci ricordò il valore di questo approccio decentralizzato e basato sui tribunali (la common law) nel suo saggio del 1982: Law, Property Rights, and Air Pollution.

Grafico 2: Gli effetti sulla quantità di produzione di sovraimposte sulle esternalità negative


(In)giustizia ambientale

La seconda grande criticità è che né le tasse sulle emissioni né i permessi scambiabili hanno un modo chiaro per risarcire le vittime dell'inquinamento per le perdite che continuano a subire. Le multe, o i proventi delle aste sui permessi, vanno allo stato, non a chi sta subendo l'inquinamento. Infatti tutto l'apparato del diritto ambientale autoritario che si è sviluppato nel corso degli anni, che si tratti di comando e controllo o di qualche altro tipo di regolamentazione, non è riuscito a proteggere i diritti di proprietà dei vicini di chi inquina. Obbligare uno scrubber su una centrale elettrica a carbone, o tassare l'anidride solforosa, non fa nulla per compensare qualcuno che potrebbe ancora essere influenzato negativamente dalle emissioni rimanenti. Inoltre se i permessi di emissione nell'ambito di sistemi di permessi scambiabili vengono scambiati tra inquinatori in aree diverse, le emissioni si sposteranno dai vicini di un inquinatore a quelli di un altro senza alcuna compensazione per questi ultimi. La giustizia richiederebbe che l'impresa acquisisca i permessi per aumentare il risarcimento ai suoi vicini proporzionalmente all'aumento dell'inquinamento che emetterà, mentre l'impresa che li vende dovrebbe ridurlo ai suoi vicini. Quindi se i diritti di proprietà sono protetti, l'impresa che acquisisce i permessi verrebbe pagata dall'impresa che li vende, poiché l'acquirente accetta l'onere di risarcire i suoi vicini. Tuttavia i sistemi di permessi di emissione scambiabili producono l'opposto: l'impresa che acquisisce i permessi paga l'impresa che li vende. I guadagni per alcuni attori e le perdite per altri sono considerati irrilevanti.

Ciò presenta problemi etici significativi, sebbene la maggior parte degli economisti sembri disposta a ignorarli e perseguire il punto sfuggente della cosiddetta "efficienza sociale". Come scrisse Murray Rothbard in Law, Property Rights, and Air Pollution: “Anche se il concetto di efficienza sociale fosse significativo, non risponde alle domande sul perché l'efficienza dovrebbe essere la considerazione prevalente nello stabilire i principi giuridici, o perché le esternalità dovrebbe essere interiorizzate al di sopra di ogni altra considerazione”. Alla stessa conclusione sono giunti Robert McGee e Walter Block: i permessi di emissione scambiabili, nonostante alcuni vantaggi in termini di efficienza rispetto alla regolamentazione di comando e controllo, “comportano una violazione fondamentale e pervasiva dei diritti di proprietà” e questa forma di "socialismo di mercato" dovrebbe essere sostituita con la common law che invece li tutela rigorosamente.


A chi interessa l'efficienza?

Anche se mettiamo da parte il problema dell'informazione e il problema etico, non è chiaro perché dovremmo aspettarci che lo stato persegua il risultato più efficiente. I politici e le burocrazie hanno i propri obiettivi: in genere i politici vogliono essere eletti e i burocrati vogliono budget più ampi con cui giocare. Di fronte alla pressione implacabile dei gruppi di pressione che non si preoccupano particolarmente dell'efficienza economica complessiva, i politici ignoreranno volentieri qualsiasi cosa i professori di economia abbiano detto sul costo sociale marginale; le organizzazioni ambientaliste non saranno inclini a smettere di chiedere tagli alle emissioni anche quando Q* — anche se sapessimo di cosa si tratta — verrà raggiunto; i produttori di gas naturale vorranno tasse sull'anidride carbonica tanto alte da svantaggiare i loro concorrenti, ma non abbastanza alte da spingere i servizi elettrici verso l'energia nucleare. In un tale ambiente di gruppi d'interesse in competizione, il risultato Q* da manuale si manifesterebbe solo in rari casi.

Faremmo bene, quindi, a scartare le teorie "basate sull'efficienza" che impongono richieste d'informazioni impossibili e che si basano sull'altruismo da parte dei policymaker. Come hanno sottolineato Ed Stringham e Mark White, seguendo Murray Rothbard:

Le teorie utilitaristiche in generale soffrono di questi problemi di calcolo, ma le teorie deontologiche, come i sistemi etici basati sui diritti, no. In tali teorie le decisioni giuridiche verrebbero prese sulla base di nozioni di giustizia piuttosto che di efficienza, e i giudici non dovrebbero affrontare il non invidiabile compito di calcolare le conseguenze economiche, in tutti i possibili stati del mondo, in tutte le loro possibili azioni.

Ci sono altri problemi con le tasse sulle emissioni e gli schemi dei permessi scambiabili oltre ai molti che ho menzionato in questo articolo. Ad esempio, Bob Murphy ha dimostrato che anche una carbon tax “neutrale rispetto alle entrate” è “probabile [...] che imponga una perdita secca maggiore, compensando parte dei potenziali benefici ambientali”. Inoltre le proposte per una tale tassa — che nell'effettivo è una patrimoniale — sono piene di affermazioni fuorvianti e sarebbe distruttiva per la crescita economica. Inoltre dato che molte di queste proposte hanno lo scopo di prevenire danni che potrebbero teoricamente verificarsi in un lontano futuro, possiamo sapere ancora meno sulle capacità e sulle priorità dei nostri remoti discendenti, e i costi potrebbero ancora gravare sulle generazioni future prima che si possano materializzare i presunti benefici.

Lo stato non può realizzare un miglioramento, rispetto ai risultati del libero mercato, con le tasse sulle emissioni e i permessi scambiabili sulle emissioni, anzi potrebbe facilmente peggiorare le cose. Come abbiamo visto, lo stato non ha le informazioni di cui avrebbe bisogno per identificare quale livello d'inquinamento è efficiente per un'intera società, e comunque i funzionari statali non hanno gli incentivi per essere particolarmente interessati all'efficienza. Affrontare le ricadute ambientali sulla base dei diritti, piuttosto che di un'incoerente “efficienza sociale”, è una posizione più difendibile, sia sul piano pratico che etico. Un rinnovato apprezzamento per la libertà e la common law farebbero molto per recuperare le tutele dei diritti di proprietà e ridurre i problemi dell'inquinamento.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Se viviamo mentendo, sceglieremo politici menzogneri

Lun, 21/08/2023 - 10:02

 

 

di Barry Brownstein

Di recente il caporedattore dell'AIER, James Harrigan, mi ha posto una domanda retorica: “Quando è stata l'ultima volta che un politico di qualsiasi schieramento ha usato la frase 'sacro onore' con una faccia seria?” Jefferson, ha sottolineato Harrigan, non “tirò fuori dal cilindro la Dichiarazione”, ma la infusa di quella che era la “mentalità americana dell'epoca”. Nel suo saggio del 4 luglio, The Harmonizing Sentiments of the Day, Harrigan ha così concluso: “Quindi ci rimane una domanda importante da porci: quali sono quei sentimenti armonizzanti dei nostri tempi?”

Un tempo estranei alla "mentalità americana", il disonore e l'inganno sono essenziali per "armonizzare i sentimenti" nelle società totalitarie. In una società controllata dalla forza, mentire è uno stile di vita per il governo e i suoi cittadini, i quali si armonizzano intorno a queste due caratteristiche per sopravvivere.

Il giorno prima di essere esiliato dall'Unione Sovietica Aleksandr Solzhenitsyn pubblicò il suo famoso saggio, Live Not By Lies. La dottrina marxista, secondo cui lo stato può determinare il nostro essere, non sarà mai vera, spiegò Solzhenitsyn, ma la sua fallacia può essere mantenuta in vita dalle bugie dei cittadini. Viviamo di bugie, spiegò Solzhenitsyn, quando

abbiamo interiorizzato bene le lezioni inculcateci dallo stato; siamo sempre contenti e a nostro agio con la sua premessa: non possiamo sfuggire all'ambiente che ci circonda, alle condizioni sociali; esse ci modellano, "l'essere determina la coscienza". Cosa possiamo farci? Non possiamo farci nulla.

“Non possiamo farci nulla” è una bugia. La vera verità che Solzhenitsyn scrisse è: “Possiamo farci – eccome! – Anche se ci confortiamo e mentiamo a noi stessi che non è così. Non sono 'loro' i colpevoli di tutto, ma noi, solo noi!”

Quello che possiamo farci, sosteneva Solzhenitsyn, è: “Non sostenere mai consapevolmente le bugie!”. Espose la cura per superare il sentimento totalitario armonizzante dell'inganno:

Quando le persone rinunciano alle bugie, esse cessano di esistere. Come i parassiti, [le bugie] possono sopravvivere solo se attaccate a una persona.

Non siamo chiamati a scendere in piazza e gridare la verità, a dire ad alta voce ciò che pensiamo: questo fa paura, non siamo pronti. Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo!

Václav Havel era un dissidente, drammaturgo e il primo presidente della Cecoslovacchia dopo il comunismo. Havel fece eco a Solzhenitsyn quando scrisse:

La coscienza precede l'essere, e non viceversa, come invece affermano i marxisti. Per questo motivo la salvezza di questo mondo non risiede in nessun altro luogo se non nel cuore umano, nell'umana capacità di riflettere, nell'umana modestia e nell'umana responsabilità. Senza una rivoluzione nella sfera della coscienza umana, nulla cambierà in meglio.

“La coscienza precede l'essere” significa che otteniamo il governo che meritiamo; non possiamo più fingere di essere vittime del mondo che vediamo.

Quando scegliamo di vivere in un mondo interiore governato dal nostro autoinganno, otteniamo un governo che governa con l'inganno e soffoca i punti di vista alternativi. Nella mentalità americana di oggi, il sentimento di armonizzazione prevalente si avvicina pericolosamente alla normalizzazione dell'inganno totalitario?

Durante la crisi sanitaria, in particolare nei primi giorni della pandemia, la popolazione era spaventata. Molti hanno preferito aderire al programma ed evitare la responsabilità delle loro decisioni sanitarie, spesso difficili. Non volevano accettare che fosse una fantasia credere che esistesse sempre una via d'uscita facile. Eppure la vita è disordinata; ci sono poche risposte valide per tutti. Non volendo tollerare l'ambiguità insita nella vita, hanno rinunciato volontariamente alla loro libertà. Chiedevano un governo che mentisse e li ingannasse.

Flussi di propaganda orchestrata e odiosa sono stati diretti contro coloro che hanno fatto scelte sanitarie diverse. Questi attacchi implacabili erano progettati per fomentare una popolazione agitata, facilmente indotta a sostenere gli attacchi alle libertà costituzionalmente garantite. Il risultato era prevedibile. Come scrisse Aldous Huxley: “Il modo più sicuro per organizzare una crociata a favore di una buona causa è promettere alle persone che avranno la possibilità di maltrattare qualcuno. Essere in grado di distruggere con buona coscienza, essere in grado di comportarsi male e definire "indignazione retta e corretta" il proprio comportamento deprecabile: questo è il massimo del lusso psicologico, il più delizioso dei piaceri morali”. La cosiddetta indignazione retta e corretta è un altro sentimento prevalente nella mentalità americana dei nostri tempi.

Durante il COVID abbiamo visto che molti non volevano decidere da soli cosa fosse vero. La disinformazione è arrivata addirittura a inglobare quelle verità che però erano in disaccordo con l'ortodossia ufficiale. Solo il 30% degli americani concordava che la "disinformazione" sui vaccini COVID fosse un discorso protetto costituzionalmente. Perché il 70% delle menti americane non si preoccupava della violazione dei diritti costituzionali fondamentali? Erano vittime di un governo ingannevole, o il loro autoinganno ha creato un governo bugiardo e prepotente?

A luglio il giudice federale Terry Doughty ha emesso un'ingiunzione preliminare che vieta all'amministrazione Biden di costringere i social media a censurare i post o bannare le persone. Ha stabilito: “Ogni cittadino degli Stati Uniti ha il diritto di decidere da solo cosa è vero e cosa è falso. Il governo [...] non ha il diritto di determinare la verità”.

Ha poi aggiunto: “Uno degli scopi della libertà di parola è consentire la discussione su vari argomenti in modo che la popolazione possa prendere decisioni informate [...]. Senza un libero dibattito su questi temi [vaccini, mascherine, chiusure, ecc.], ogni persona non è in grado di prendere per sé stessa la giusta decisione in merito alla propria salute” (Si veda anche, How AIER Helped to Hobble Fauci's Ministry of Truth).

Il dottor Aaron Kheriaty è stato uno dei querelanti a cui il giudice Doughty ha dato ragione. Kheriaty ha detto: “La caratteristica comune a tutti i sistemi totalitari è il divieto di porsi domande: ogni regime totalitario prima monopolizza ciò che conta come razionalità e determina quali domande è permesso porre”.

Kheriaty ha ragione a metà: non ci era permesso porre domande perché molti non volevano sentire risposte inquietanti.

Convivere con le bugie non riguarda solo i vaccini. Non si devono porre domande nemmeno sul tema della transizione dei bambini, tramite interventi medici, verso un'altra identità di genere. In alcuni circoli le persone preferiscono avere la certezza che queste procedure mediche chirurgiche e ormonali possano inequivocabilmente salvare vite umane.

Nemmeno il tema dell'economia verde (sovvenzionata) può essere messa in discussione. Bisogna fare qualcosa per il clima è diventato un ritornello comune. Viene negata la verità che i problemi non possono essere risolti dai pianificatori centrali, bensì da individui liberi di cooperare con altri nel corso di un processo sociale spontaneo.

Di esempi come quelli già presentati ce ne sarebbero altri, ma come la neve che si deposita a terra quando smettete di scuotere un globo di neve, la sanità mentale ritorna in una mente che si impegna a ridurre la propria agitazione. Le persone ingannevoli chiedono un governo che susciti un'agitazione costante attraverso "emergenze" e "crisi", assicurandosi che le loro menti non si fermino mai per riflettere e venire a patti con il loro autoinganno.

Immaginate un mondo con una censura al 100%. In realtà non è necessario immaginarlo, basta solo studiare la storia. Nelle sue memorie il ministro degli armamenti di Hitler, Albert Speer, scrisse: “In circostanze normali le persone che voltano le spalle alla realtà sono presto messe a posto dalla derisione e dalle critiche di coloro che le circondano”. Nelle società totalitarie non esiste un dispositivo di correzione del genere. Invece, continuò Speer, “ogni autoinganno viene moltiplicato come in una sala di specchi deformanti, diventando un'immagine ripetutamente confermata di un fantastico mondo onirico che non ha più alcuna relazione con il cupo mondo esterno”.

Se abbiamo voltato le spalle alla realtà, nessuno e nessun evento viene a salvarci. Possiamo temporaneamente rinunciare alla nostra libertà con le nostre stesse bugie, ma come disse Solzhenitsyn: “Se vogliamo smettere di partecipare quotidianamente a un inganno, la prima cosa da fare è smettere di lamentarsi che qualcuno non ci lascia respirare — la colpa è nostra!”.

Nel 2024, quando ci ritroveremo dei bugiardi tra le nostre scelte politiche, è perché noi il popolo non abbiamo imparato che perdiamo la nostra libertà quando mentiamo e chiediamo bugie. La verità può metterci a disagio, ma è questa che preserva la libertà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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L'inflazione (dei prezzi) tornerà

Ven, 18/08/2023 - 10:03

 

 

di Alasdair Macleod

È un errore aspettarsi che l'inflazione continui a scendere: tutti i valori del mercato finanziario negli Stati Uniti e altrove si basano su questa speranza.

L'equivoco è presumere che la recessione ampiamente attesa porterà a ulteriori cali dell'inflazione dei prezzi al consumo e che quindi i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari scenderanno. Queste speranze si basano sul rifiuto della Legge di Say, la quale sottolinea che non esiste qualcosa come un eccesso generalizzato, a differenza di quello che disse Keynes, perché i disoccupati smettono semplicemente di produrre.

Un altro punto è che le banche sono sempre più spaventate dal rischio di prestito, il quale sta portando a una stretta creditizia. Ciò solleva la domanda: come possono i tassi d'interesse scendere quando c'è una crescente carenza di credito?

L'attuale configurazione economica per gli Stati Uniti, l'Eurozona e il Regno Unito è destinata a far aumentare il credito delle banche centrali in sostituzione di quello delle banche commerciali, cosa che indebolirà le valute fiat. Inoltre i requisiti di finanziamento degli stati aumenteranno in un momento in cui i flussi degli investimenti transfrontalieri sono minacciati da mercati finanziari al ribasso.

La tempistica di una nuova valuta BRICS coperta dall'oro e la determinazione della Cina a consolidare la sfera d'influenza dei BRICS e dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai hanno il potenziale per offrire alternative ai flussi di capitale in fuga dalle finanze al collasso dell'alleanza occidentale.

Stiamo soprattutto assistendo alla morte della valuta fiat, perché è sempre più difficile vedere come potrà sopravvivere l'attuale sistema monetario fiat.


Fallacie comuni

Le azioni e le obbligazioni sono prezzate nell'aspettativa che l'inflazione dei prezzi al consumo scenda e che i tassi d'interesse inizino a scendere in un futuro non troppo lontano. Questa è la ragione alla base di una curva dei rendimenti negativa, con i rendimenti dei decennali inferiori a quelli dei biennali. E il grafico qui sotto mostra che questa disparità è la più alta dagli anni '80.

Una curva dei rendimenti negativa è anche associata a una recessione e il grafico conferma che le curve dei rendimenti negative sono effettivamente seguite da recessioni, ma il tasso d'inflazione dei prezzi dovrà rimanere contenuto perché le aspettative di tassi bassi a lungo termine devono essere confermate dagli eventi. Infatti l'apparente successo della politica monetaria nel periodo coperto dal grafico, ovvero l'assenza di un'inflazione persistente, ha contribuito alla convinzione diffusa che le politiche monetarie ufficiali funzionino.

Ma è corretta la scommessa dei mercati finanziari secondo cui questo ciclo del credito si conformerà a quelli degli ultimi quarant'anni e che una curva dei rendimenti negativa ci dice che con il calo della domanda dei consumatori, l'inflazione dei prezzi si ridurrà e i tassi d'interesse a breve termine scenderanno? Questa è l'essenza della convinzione che i rendimenti obbligazionari lungo la curva dei rendimenti si normalizzeranno nella parte a sinistra e che il mercato rialzista nelle azioni rimarrà intatto.

Attenendoci al grafico, possiamo notare che a -1% il rendimento negativo sulla curva supera di gran lunga quello delle occasioni precedenti, il che deve far sorgere la preoccupazione che per una volta il passato non sia una guida per il futuro. Forse la recessione prevista sarà considerevolmente peggiore di qualsiasi cosa a memoria d'uomo; forse l'estremità lunga della curva dei rendimenti è mal valutata, essendo troppo bassa. In quest'ultimo caso, come sosterrà questo saggio, le prospettive per i valori degli asset finanziari sono estremamente scarse.

Illustrati di seguito ci sono i grafici dei rendimenti delle obbligazioni a 10 anni in tutto il mondo e danno poco conforto.

Qualsiasi analista descriverebbe questi grafici come forti mercati rialzisti, intenti a consolidarsi prima di salire di nuovo. Nei casi di Germania e Regno Unito, la forma del consolidamento è immensamente rialzista. Stiamo, ovviamente, discutendo dei rendimenti obbligazionari, il che significa che i prezzi delle obbligazioni sono destinati a ribassi sostanziali; e se i prezzi delle obbligazioni scendono, anche i valori delle azioni scenderanno. Sulla base dell'esperienza degli ultimi quarant'anni, questo è l'opposto di ciò che viene prezzato dai mercati finanziari.

Che ne seguirà una recessione è sicuro ed è il ciclo del credito bancario a renderla tale, con l'offerta di denaro che non cresce o addirittura si contrae in modo allarmante in alcune giurisdizioni. E i neo-keynesiani che costituiscono la maggior parte dell'establishment e delle comunità degli investitori credono che le recessioni siano causate da un calo della domanda che poi porta a un eccesso di prodotti invenduti. Pertanto credono anche che una recessione attenuerà sempre l'inflazione e, guardando al futuro, ci si può aspettare che i mercati scontino il calo dell'inflazione in previsione di una recessione.

I keynesiani furono confusi dagli eventi degli anni '70, quando la recessione fu accompagnata dall'inflazione. Avevano difficoltà a spiegare questo fenomeno, credendo che l'inflazione dei prezzi fosse solo il risultato della sovrastimolazione di un'economia. Avevano scartato la Legge di Say, la quale sottolineava che non poteva esserci qualcosa come un eccesso generalizzato perché la produzione diminuiva con l'occupazione. Hanno anche cancellato dalle loro menti le condizioni di ogni grande inflazione delle valute fiat, ignorando il fatto che se il PIL fosse stato inventata primo, il PIL nominale della Germania sarebbe salito fuori scala nel 1918-1923. E che il deflatore dell'inflazione avrebbe persino dimostrato che l'economia era notevolmente sana in termini reali durante l'intero episodio del crollo del marco tedesco, nonostante impoverì la stragrande maggioranza della popolazione.

Un ulteriore problema è nell'approccio dei monetaristi, i quali raramente, se non mai, hanno fatto disntinzione tra credito e denaro. Certo, i primi avvertimenti di una recessione nelle economie sono venuti dai monetaristi che hanno indicato il rallentamento della crescita monetaria nelle statistiche monetarie generali. Avevano ragione nell'assumere una correlazione tra il PIL e la crescita dell'offerta monetaria in senso lato, ma sono caduti nella trappola di credere che le autorità dovessero gestire la politica economica alla luce dei cambiamenti nella quantità di denaro. In altre parole, sono diventati loro stessi statalisti, voltando le spalle alla capacità del libero mercato di determinare la domanda di credito.

Senza dubbio i monetaristi di oggi affermerebbero di essere pragmatici nel contesto del sistema attuale, ma non possono avere due piedi in una staffa. In ogni caso, le loro affermazioni sulla relazione tra offerta di denaro e prezzi reggono solo in un contesto limitato, come illustra il seguente enigma. Supponiamo che la Nazione A abbia un'economia di una certa dimensione, misurata dai volumi di produzione invece che dai totali del credito rappresentati dal PIL. Supponiamo inoltre che la Nazione B, utilizzando le stesse unità monetarie e con la stessa quantità di risorse umane, abbia un'economia grande il doppio in termini di volumi prodotti. Quale sarà la differenza nel potere d'acquisto delle loro unità monetarie comuni?

La prima cosa da notare è che, a parità di altre condizioni, ci sarà una sostanziale espansione del credito per finanziare la produzione extra. In altre parole, a parità di popolazione, l'offerta di denaro potrebbe essere approssimativamente doppia nella Nazione B rispetto alla Nazione A, ma questo non significa che i prezzi saranno più alti nella Nazione B. È più probabile che saranno più bassi nella Nazione B rispetto a Nazione A a causa dei maggiori volumi di produzione che traggono beneficio dalle economie di scala, dagli investimenti in una produzione più efficiente e dalla maggiore concorrenza.

Da ciò possiamo dedurre una semplice regola che disciplina il rapporto monetario: fintanto che viene fornito credito per il miglioramento del commercio, non si tradurrà in inflazione dei prezzi. Se, nell'esempio precedente, le Nazioni A e B fossero la stessa nazione in condizioni diverse, raddoppiare la quantità di credito non comporterebbe aumenti simili dei prezzi. E il potere d'acquisto del circolante è determinato dai mercati, non dalla sua quantità.

C'è un'ulteriore distinzione da fare, in questo caso tra credito coperto da denaro sano/onesto e credito rappresentato dalla valuta fiat. Il denaro sano/onesto è quella forma di denaro universalmente accettata senza rischio di controparte: l'oro. In un saggio precedente ho mostrato che l'espansione del credito bancario (che costituisce oltre il 90% del circolante) può avere un effetto ciclico di breve termine, mentre la distruzione più permanente del suo potere d'acquisto deriva dallo stato che aumenta la quantità di banconote e depositi bancari commerciali nel bilancio della sua banca centrale. L'esempio in cui l'espansione del credito del sistema bancario centrale è strettamente controllata, mentre i depositi delle banche commerciali sono determinati da fattori di mercato, è illustrato nel seguente grafico della Gran Bretagna e del suo gold standard durato oltre nove decenni:

Possiamo vedere come l'emissione delle banconote era stabile, mentre il credito delle banche commerciali si espandeva. Le crisi del 1847, 1857 e 1866, che portarono a sospensioni temporanee del Bank Charter Act del 1844, si riflettono in particolare nelle fluttuazioni dei prezzi all'ingrosso, ma la natura autocorrettiva dei mercati a livello di prezzi generali ha praticamente assicurato un'assenza di variazioni nette nei due indici dei prezzi per più di sessant'anni.

Le perturbazioni nei prezzi dovute al ciclo del credito bancario diminuirono nel tempo. Indubbiamente gran parte di ciò fu dovuto ai miglioramenti nel sistema bancario, ma c'era un altro fattore in gioco: col tempo la fiducia della popolazione crebbe affinché il governo inglese mantenesse il gold standard, facendo quindi scendere le variazioni cicliche del potere d'acquisto della valuta. In altre parole, invece della teoria quantitativa della moneta che determina la relazione tra le variazioni della quantità di denaro e dei prezzi, sono i suoi utilizzatori ad avere l'ultima parola.

In un sistema di credito coperto dall'oro, il risparmio è una proposta più allettante. Mentre il credito bancario si ampliò nel corso di quel secolo, anche i risparmi crebbero: secondo la statistica della Bank of England, nel 1830 il risparmio rappresentava il 5,3% del PIL; nel 1844, al momento del Bank Charter Act, era salito al 14%; nel 1890 raggiunse un massimo del 22,5%. La proporzione tra consumi presenti e consumi posticipati ha un'influenza regolatrice sul livello generale dei prezzi.

In un sistema monetario fiat, vale oggi quello che valeva durante il gold standard britannico quando parliamo di risparmi. In Giappone e Cina c'è un'elevata propensione al risparmio e ciò significa che l'espansione del credito bancario alimenta solo in parte la domanda dei consumatori. E ciò che i consumatori risparmiano va a sostenere gli investimenti nella produzione, cosa che tende ad abbassare i prezzi, compensando così le pressioni al rialzo dei prezzi al consumo dovute alla maggiore spesa dei consumatori.

Il punto dietro le valute fiat, che ci hanno accompagnato durante gli ultimi 53 anni, è che offre agli stati una fonte di finanziamento in più gonfiandone la quantità. In questola valuta fiat è fondamentalmente diversa dal denaro sano/onesto che invece impone una rigida disciplina monetaria. E gli stati che hanno scoraggiato il risparmio, sia tassandolo sia incoraggiando la spesa dei consumatori, hanno fatto salire i prezzi al consumo e indebolito la valuta stessa.

La teoria del credito attribuisce quindi l'inflazione non ciclica/persistente all'espansione monetaria della banca centrale, ed entrambi sono associati a un'eccessiva spesa pubblica che porta a deficit di bilancio. Per la maggior parte economie avanzate, una crisi mondiale porta a minori entrate fiscali e maggiori costi per lo stato sociale. Di conseguenza i deficit di bilancio salgono, indebolendo le valute fiat. E una valuta fiat indebolita si riflette in prezzi al consumo più elevati. L'attuale calma nell'indice dei prezzi al consumo è solo temporanea.


La manipolazione dei tassi d'interesse da parte dello stato è fallimentare

I mercati sono schiavi delle politiche monetarie delle banche centrali, incentrate sulla manipolazione dei tassi d'interesse. E nonostante il recente fallimento di queste politiche, gli economisti e gli investitori credono ancora che il controllo dei banchieri centrali sia preferibile ai tassi fissati dal libero mercato. Ma non c'è un esempio più chiaro di fallimento di quello esposto dagli eventi attuali. La soppressione dei tassi d'interesse a zero e al di sotto ha contribuito in misura non trascurabile al pasticcio in cui si trovano oggi le banche centrali. Malgrado ciò i critici incolpano l'incompetenza delle singole banche centrali senza comprendere l'impossibilità di una gestione ufficiale dei tassi d'interesse affinché possa migliorare i risultati economici.

Il pensiero di gruppo che pervade i circoli delle banche centrali nega qualsiasi rivalutazione del rapporto tra tassi d'interesse e prezzi. L'idea che i primi riflettano la preferenza temporale, il rischio di controparte e una valutazione del cambiamento del potere d'acquisto di una valuta non è minimamente presa in considerazione, presumibilmente perché la comprensione di questi fattori escluderebbe le prospettive di un qualsiasi ruolo ufficiale nell'impostazione dei tassi. E per il mercato azionario quotato nella valuta di riserva del mondo, ignorare la relazione tra il potere d'acquisto del dollaro e i tassi d'interesse lo sta portando verso il disastro.

Gli stranieri, che al margine determinano il potere d'acquisto del dollaro, sono i primi a diventare venditori. Posseggono dollari e asset denominati in dollari per un ammontare di $32.000 miliardi, ben al di sopra del PIL degli Stati Uniti. Non solo ci sono i BRICS+ che vogliono ridurre la dipendenza dal dollaro, rendendone la proprietà meno rilevante per le nazioni coinvolte, ma se le aspettative di un calo dei tassi d'interesse si rivelassero errate, ci sarà sicuramente una sostanziale liquidazione estera degli asset finanziari statunitensi man mano che le perdite aumenteranno nei portafogli. Inoltre, con $6.000 miliardi dei suddetti $32.000 miliardi totali in depositi bancari, è probabile che un mercato ribassista guidato dalle prospettive evanescenti di un calo dei tassi d'interesse, e anche dalla prospettiva di una contrazione del credito delle banche commerciali, minerà il mercato dei cambi del dollaro.

Il primo problema che le autorità statunitensi dovranno affrontare sarà il calo della domanda estera di dollari e di debito denominato in dollari. Tra i principali detentori stranieri di debito del Tesoro statunitense, pari a $7.581 miliardi ad aprile, la più grande liquidazione negli ultimi anni è effettuata dalla Cina, come mostra il grafico qui sotto.

Ma in caso di necessità, riciclando dollari attraverso i centri finanziari come Isole Cayman, Lussemburgo, Londra e Dublino, i mancati acquisti da parte della Cina e dalla tribù BRICS sarà probabilmente compensato. La Cina e altri potrebbero persino trovarsi di fronte a un Tesoro degli Stati Uniti che rifiuta di accettare trasferimenti di proprietà delle obbligazioni, ma con il rischio che questa mossa gli si ritorcerebbe contro.

Il problema più grande è la liquidazione del dollaro stesso. Ad aprile gli stranieri possedevano titoli a breve termine, inclusi depositi bancari, conti di deposito e obbligazioni, per un totale di $7.198 miliardi e titoli a lungo termine per un totale di $24.865 miliardi: totale complessivo $32.063 miliardi. Stiamo parlando dell'intero PIL statunitense e tale cifra non include gli eurodollari, che sono crediti denominati in dollari creati tra banche estere e non riflessi nei saldi delle banche corrispondenti. Peggio ancora, i cittadini, le imprese e gli investitori residenti negli Stati Uniti detengono asset e depositi a breve termine in valute estere per l'equivalente di $689 miliardi (dati TIC del Tesoro degli Stati Uniti a marzo), essendo l'unica valuta estera disponibile per assorbire la liquidazione netta in dollari da parte di detentori stranieri di dollari. E praticamente tutti gli investimenti a lungo termine sono sotto forma di ADR, il che significa che la liquidazione di questi investimenti non aumenterà le transazioni in valuta estera (e quindi la domanda di dollari) a meno che non vengano acquistati da stranieri.

La fase di crisi del Dilemma di Triffin si sta rapidamente avvicinando e c'è una fonte di liquidità molto limitata non in dollari sulle borse estere per scongiurarla. Il dollaro ha già violato un'importante linea di supporto nel grafico qui sotto.

Come misura della fiducia estera nel dollaro, il TWI è improvvisamente peggiorato dopo la notizia che verrà discussa una nuova valuta coperta dall'oro al vertice BRICS. E se non è solo il deterioramento del sentimento nei confronti del dollaro, sarà l'aumento dei tassi d'interesse e un mercato ribassista dei titoli che ne accelererà la liquidazione.

È universalmente presupposto nei mercati finanziari mondiali che l'inflazione dei prezzi al consumo diminuirà e che le banche centrali saranno in grado di abbassare i tassi d'interesse. Ma solo questa settimana la Russia ha rifiutato di rinnovare il permesso per le spedizioni di grano da Odessa, dando ulteriore slancio all'inflazione mondiale dei prezzi alimentari. Il calo dell'inflazione è la condizione affinché gli asset finanziari conservino il loro valore e quindi affinché gli stranieri conservino in portafoglio asset denominati in dollari: ma l'aumento dei prezzi dei cereali e l'attuale rinnovato vigore dei prezzi del petrolio indicano che il drago dell'inflazione sta ancora sputando fuoco.

Un ulteriore errore nella speranza che i tassi d'interesse scendano presto è quello di non rendersi conto delle conseguenze delle banche commerciali che limitano l'espansione del credito. È una certezza che il costo degli interessi sul credito salirà: si chiama credit crunch. Questa contrazione del credito bancario, che sta iniziando a essere evidente nelle statistiche bancarie statunitensi, non solo minaccerà il fallimento di molte imprese, gettando così l'economia in una crisi, ma aumenterà i requisiti di finanziamento dello stato a causa di scarse entrate e un aumento delle spese sociali.

Nel frattempo, per la confusione delle aspettative neo-keynesiane, l'inflazione dei prezzi al consumo continuerà a rappresentare un problema, addirittura accelerando nuovamente dopo l'attuale pausa. L'errore qui deriva in parte dalla negazione della Legge di Say e dal non rendersi conto che non può verificarsi un eccesso generalizzato derivante dal calo dei consumi. Un ulteriore errore è quello di non capire che il dollaro fiat continuerà a perdere valore quando misurato in merci, proprio come fece la livrea di John Law dopo il maggio 1720 nonostante i tentativi di contrarne l'emissione. Come le macchie del morbillo, l'inflazione dei prezzi è il sintomo visibile di tutte le valute fiat morenti.

Il punto essenziale è che i mercati stanno assumendo il controllo dei tassi d'interesse, togliendolo dalle mani delle banche centrali. Questo è un ulteriore problema per le autorità statunitensi. Impareranno nel modo più duro che i tassi d'interesse non sono il prezzo del denaro, ma il compenso che gli stranieri richiedono affinché acquistino i loro titoli finanziari. E anche questo presuppone che con la corretta compensazione degli interessi, gli stranieri continueranno a essere detentori passivi piuttosto che utilizzare il credito per scopi migliori come sembrano destinati a fare.

Ora che sta emergendo un'alternativa solida al mantenimento dei saldi di riserva in dollari, se il biglietto verde non vuole subire una grave crisi, la FED dovrà assecondare i mercati e continuare a rialzare i tassi. Senza contare che se le autorità tenteranno di sostenere il dollaro attivando linee di swap, si contrarrà ulteriormente la quantità di credito in dollari in circolazione, peggiorando la stretta creditizia. Ma come scoprì John Law nei mesi successivi al maggio 1720, contrarre credito in una valuta fiat non è detto che la possa salvare. Anche le implicazioni per il deficit del governo degli Stati Uniti e i suoi costi di finanziamento sono terribili.

Il Congressional Budget Office prevede disavanzi di bilancio superiori ai $1.500 miliardi per questo e il prossimo anno fiscale, ciononostante prevede altresì una media di interessi apgati al 2,7%, il che è eccessivamente ottimista.

Gli ultimi due grafici parlano chiaro: trappola del debito e le finanze statunitensi si stanno deteriorando in modo incontrollabile. Inoltre gli Stati Uniti affrontano la prospettiva di una forte contrazione dell'attività economica a causa del rallentamento dei prestiti bancari e dei suoi effetti sui tassi d'interesse. Le entrate fiscali saranno inferiori alle attuali stime del Congressional Budget Office e gli impegni previdenziali obbligatori aumenteranno dal lato della spesa. Di conseguenza l'indebitamento del governo federale accelererà ulteriormente e anche il pagamento degli interessi.

Anche senza una crisi bancaria, la FED si troverà di fronte a una scelta: provare a salvare il dollaro o tentare di salvare le finanze pubbliche. Benvenuti nel Dilemma di John Law.


Il credito bancario è in contrazione

Il credito bancario negli Stati Uniti ha iniziato a contrarsi, come mostra il grafico qui sotto.

Tenendo presente che il costo degli interessi è aumentato per i mutuatari, si trovano ad affrontare crescenti problemi di liquidità, in particolare per coloro la cui crescita delle vendite è stagnante. Una combinazione di costi di input più elevati, problemi persistenti nelle catene di approvvigionamento e costi d'indebitamento più elevati sono destinati a peggiorare ulteriormente le prospettive di espansione del credito bancario, con i banchieri che diventano sempre più preoccupati per la loro esposizione al rischio.

La situazione nell'Eurozona è peggiore, come dimostra il prossimo grafico.

Nella sua indagine sui prestiti bancari, la BCE ha ammesso che “la stretta monetaria cumulata dall'inizio del 2022 è stata sostanziale e i risultati dell'indagine sui prestiti bancari hanno fornito prime indicazioni sul significativo indebolimento delle dinamiche dei prestiti osservate dallo scorso autunno”.

Tuttavia attribuire il calo dei prestiti bancari alla diminuzione della domanda è un errore d'interpretazione comune. In un momento di stagnazione economica, soprattutto se prendiamo in considerazione l'attuale situazione in Germania, le imprese non smettono d'indebitarsi; al contrario, la loro domanda di credito aumenta. L'interpretazione corretta è che le banche stiano ritirando la loro offerta di credito.

La situazione nel Regno Unito è altrettanto allarmante, come mostra il grafico qui sotto.

Negli Stati Uniti, nell'Eurozona e nel Regno Unito i livelli elevati d'indebitamento dei bilanci bancari e il deterioramento delle prospettive economiche e finanziarie sembrano garantire un'ulteriore contrazione del credito bancario. Ma queste sono anche le condizioni che portano ad una crescente domanda di credito per compensare le difficoltà di liquidità dei mutuatari. Inevitabilmente i tassi d'interesse saliranno e saranno accessibili solo a una minoranza d'imprese che saranno abbastanza convincenti da farsi estendere linee di credito. In caso contrario dovranno cercare finanziamenti da altre fonti, come società di private equity, vendita di beni, o ridimensionamento per ridurre i costi.

Durante il resto di quest'anno vedremo la maggior parte delle imprese messe con le spalle al muro. Inoltre le implicazioni per l'occupazione, le entrate fiscali e gli impegni dello stato sociale aumenteranno i disavanzi pubblici al di sopra delle aspettative attuali. E il finanziamento di questi richiederà un'espansione del credito da parte delle banche centrali, a compensazione della contrazione del credito delle banche commerciali.

Il credito delle banche commerciali, che conferisce valore sia ai prestiti che ai depositi, con un piccolo sconto teorico per il rischio di controparte, è saldamente legato al valore del credito delle banche centrali, evidenziato nelle banconote e nelle riserve delle banche commerciali presso le banche centrali stesse. La differenza tra queste due forme di credito bancario è che, a parte le variazioni cicliche, le variazioni del potere d'acquisto derivano interamente dal credito delle banche centrali. Se quest'ultime sono costrette ad espandere la quantità del loro credito per qualsiasi motivo, allora quasi certamente mineranno il potere d'acquisto delle loro valute.


Stime estere nei confronti delle valute

Nel mantenere il potere d'acquisto del dollaro, le autorità statunitensi affrontano un problema insormontabile: le prospettive sull'economia peggiorano a causa delle prospettive sul credito bancario. È probabile che il deficit di bilancio aumenti notevolmente al di sopra delle aspettative ufficiali e con l'incomprensione di cosa rappresentino effettivamente i tassi d'interesse, le implicazioni inflazionistiche del finanziamento del deficit pubblico negli Stati Uniti richiederanno ai detentori stranieri di non liquidare le loro esposizioni.

Per gli stranieri che vendono dollari, le alternative euro, yen o sterlina sono ugualmente poco attraenti, il loro unico aspetto positivo è che il dollaro è posseduto in eccesso dagli stranieri, mentre essi no. L'euro ha il problema aggiuntivo che la BCE e le banche centrali nazionali sono tecnicamente in bancarotta a causa di perdite nascoste sulle obbligazioni nei loro bilanci; e ricapitalizzare l'intero sistema in un momento di crisi del credito bancario, cosa che porta a tassi d'interesse più elevati, è praticamente impossibile. La sterlina può essere paragonata al dollaro di serie B e lo yen offre solo tassi d'interesse negativi, oltre a una banca centrale che necessita anch'essa di ricapitalizzazione.

Ci sono due destinazioni alternative per i flussi di capitali esteri che lasciano suddette valute. Quello ovvio è l'oro fisico, ma forse questa argomentazione avrà maggiore forza quando la nuova valuta di saldo commerciale dei BRICS sarà confermata nel prossimo vertice di Johannesburg. L'opzione meno ovvia è acquistare il renminbi cinese.

Il caso del renminbi è che la Cina abbia piani d'investimento sostanziali in Asia, Africa e America Latina. In collaborazione con la Russia, i due egemoni sono determinati a proteggere sé stessi e i propri interessi dalla perturbazione degli Stati Uniti. Questa è una battaglia che gli Stati Uniti potrebbero aver già perso. Ne sapremo di più dopo il vertice BRICS, ma con la priorità di neutralizzare il dollaro fiat come arma, è probabile che Cina e Russia consolidino la loro posizione di capobanda in un gruppo allargato di nazioni.

Stando così le cose, mentre le economie dell'alleanza occidentale che deve la sua fedeltà all'America stanno sprofondando nell'oblio, le prospettive per i BRICS+ e l'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai stanno migliorando. A differenza del momento in cui il presidente Trump riuscì a interrompere i flussi d'investimenti interni attraverso lo Shanghai-Hong Kong Connect, questa volta il presidente Biden può solo vietare ai fondi statunitensi d'investire in Cina. In previsione della domanda d'investimenti interni, la Cina ha ampliato lo schema nel dicembre dello scorso anno in modo da aumentare la gamma di azioni disponibili alla Borsa di Shanghai. Senza dubbio ci saranno ulteriori modifiche a questa struttura.


Le conseguenze per l'oro

Una ripresa dell'inflazione dei prezzi al consumo durante una recessione non si verificava da molto tempo. È durante le recessioni che i disavanzi pubblici aumentano e questa volta il punto di partenza del governo degli Stati Uniti è un deficit di oltre $1.500 miliardi. E come dimostrato in questo articolo, è l'espansione del credito del sistema bancario centrale, non del credito di quello commerciale, che mina i valori delle valute fiat.

Come minimo tornano in mente le condizioni della stagflazione degli anni '70, le quali portarono il prezzo dell'oro da $35 a $850 in meno di dieci anni, anche se il tasso di riferimento americano passò dal 5% a un picco del 19%. I problemi per il dollaro sono condivisi da altre divise fiat, in particolare la sterlina e l'euro. Ma il dollaro è anche posseduto in eccesso dagli stranieri e quasi certamente verrà scaricato, in alcuni casi in cambio di oro.

Potrebbe esserci un ulteriore problema per il dollaro: una nuova valuta di saldo commerciale coperta dall'oro, proposta per essere discussa al vertice BRICS della prossima settimana. È da notare che Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha dichiarato che la Russia ha accumulato miliardi d'inutili rupie indiane come pagamento per le vendite di petrolio, infatti la tolleranza di Russia, Arabia Saudita, Iran e altri esportatori nei confronti di valute minori illiquide è strettamente limitata, quindi l'accettazione di una valuta più sicura è praticamente una certezza.

Di conseguenza le riserve in dollari presso le banche centrali di oltre quaranta nazioni saranno scambiate con oro, una tendenza che è già stata evidente negli ultimi diciotto mesi. È quindi probabile che il prezzo dell'oro salga proprio a causa di fattori economici destinati a destabilizzare le economie dell'America e dei suoi alleati occidentali. E le influenze straniere sposteranno il capitale verso oro, materie prime e opportunità d'investimento offerte dai due egemoni asiatici.

Supponendo che la nuova valuta coperta dall'oro venga introdotta, è destinata ad accelerare uno spostamento di Russia e Cina verso un gold standard tutto loro. Altri seguiranno l'esempio. Solo allora potranno beneficiare appieno di una rivoluzione industriale per la maggior parte delle economie emergenti, mentre il sistema fiat basato sul dollaro verrà distrutto.


La distribuzione mondiale dell'oro

Le linee di politica della Cina riguardo l'oro sin dal 1983 hanno introdotto distorsioni nella distribuzione mondiale delle disponibilità di lingotti. Bloccandone quantità significative, la liquidità disponibile per le nazioni al di fuori dell'asse Cina-Russia è diventata seriamente limitata. Per illustrare il punto, la tabella seguente tenta d'identificare categorie di proprietà sulla base di un'estrapolazione delle scorte estratte, analisi effettuata nel 2012 da James Turk con l'economista Juan Casteñada utilizzando i numeri dell'US Geographical Survey. Un tale lavoro ha sottolineato in modo convincente che non vi era alcun supporto per le stime adottate dal World Gold Council, che rispetto a quelle dei due analisti sopraccitati sovrastimava le scorte estratte di circa 17.000 tonnellate. Di conseguenza credo che nel 2022 la cifra totale fosse di 191.584 tonnellate, non le 208.874 tonnellate ipotizzate dal WGC. Questa differenza è sostanziale.

I seguenti punti riguardanti tale tabella sono a titolo esplicativo:

• La stima di Turk-Casteñada, confrontata con quella del WGC, illustra l'impatto del calcolo finale che secondo questa tabella dovrebbe mostrare un saldo non contabilizzato di 68.535 tonnellate. Esso include le disponibilità statali di oro non dichiarato da parte di Russia e Cina, che potrebbero superare le 40.000 tonnellate, lasciando poco spazio agli investitori privati.

• I gioielli sono per lo più di proprietà di cinesi, indiani e altri cittadini asiatici, che tradizionalmente li usano come mezzo di risparmio tanto quanto ornamenti. Questo spiega la dimensione di tale categoria.

• Le riserve ufficiali delle banche centrali sono raccolte dal World Gold Council, così come le stime per gli ETF riguardanti l'oro. Possiamo presumere che queste cifre riportate siano accurate, ma includono un doppio conteggio.

• La doppia proprietà dell'oro attraverso leasing e prestiti è stata oggetto di una ricerca dettagliata da parte dell'analista Frank Veneroso e presentata a una conferenza a Lima nel 2002. Egli ha concluso che tra le 10.000 e le 15.000 tonnellate di oro delle banche centrali sono state affittate o date in prestito. Ho estrapolato la cifra più bassa, nonostante l'aumento sostanziale delle riserve auree da parte della banche centrali sin dal 2002.

L'ultimo punto in elenco necessita di ulteriori spiegazioni. Secondo le regole di contabilità riguardanti l'oro dettate dall'FMI:

L'oro monetario è oro detenuto da un'autorità monetaria principalmente come elemento delle sue riserve in valuta estera (a volte chiamate anche riserve internazionali). Per qualificarsi come oro monetario, esso deve soddisfare la definizione di oro monetario del Fondo monetario internazionale (FMI) e l'autorità monetaria deve designare l'oro come parte del suo portafoglio di riserve monetarie. L'oro monetario comprende i lingotti d'oro allocati e i conti in oro non allocati con non residenti che danno titolo a richiederne la consegna.

Un conto non allocato significa che una banca centrale consegna oro in leasing o mediante swap a una bullion bank o a un'istituzione come la Banca dei regolamenti internazionali in cambio di un credito di deposito. La bullion bank ascrive il lingotto nel proprio bilancio, quindi la banca centrale ne perde il possesso. Il fatto che l'FMI consenta a una banca centrale di registrare questo credito come oro monetario nonostante ne abbia ceduto il possesso significa che ci sono almeno due proprietari per una data quantità di lingotti. E ciò presuppone solo una ipoteca, quando inr ealtà non ci può essere alcun limite teorico all'uso del lingotto per una catena di transazioni in questo modo.

Sembra ragionevole presumere che l'oro monetario non allocato sia concentrato nelle banche centrali non allineate con gli egemoni asiatici e saldamente nel campo dell'alleanza occidentale. Il totale teorico dei possedimenti di questi ultimi è di circa 26.000 tonnellate, a seconda di quali nazioni sono incluse nella definizione, nel qual caso si può presumere che solo 16.000 tonnellate esistano in forma fisica. La conferma di questa situazione deriva dalla difficoltà con cui la Germania ha cercato di rimpatriare parte dei suoi lingotti detenuti (in custodia) presso la FED di New York.

I principali attori che organizzano questa giostra sono la FED di New York e la Bank of England, che insieme riportano attualmente oro fisico depositato a nome delle banche centrali estere per un totale di 10.874 tonnellate. Dai siti web dei principali detentori non asiatici (Germania, Francia, Italia e Svizzera) sappiamo che 5.066 tonnellate di suddetto totale sono detenute in queste nazioni, ad eccezione della Francia, che immagazzina quasi tutto il suo oro a Parigi. Complessivamente ci sono 5.271 tonnellate di oro nelle proprie giurisdizioni. Ciò lascia 5.808 tonnellate detenute presso la FED di New York e la BoE a nome di altre banche centrali alleate dell'Occidente, cifra che rappresenta la stragrande maggioranza delle loro partecipazioni registrate.

Dopo aver tenuto conto delle 5.271 tonnellate immagazzinate altrove, c'è ancora un divario di circa 10.000 tonnellate tra le 26.000 tonnellate calcolate sopra e le 10.874 tonnellate registrate a New York e Londra. Questo suggerisce che ci sono significanti livelli di oro non allocato coinvolti, calcolati come segue:

Mentre i calcoli nella tabella qui sopra sono lungi dall'essere completi, c'è un divario significativo tra le disponibilità totali di lingotti dichiarate e ciò che è immagazzinato nei due centri principali.

Nella prima tabella abbiamo notato che mancavano 46.898 tonnellate di oro estratto a livello mondiale. Ciò include le disponibilità di lingotti non dichiarati di Cina e Russia, che potrebbero ammontare a oltre 40.000 tonnellate. Questo squilibrio potrebbe essere causato anche da investimenti privati. L'unico modo in cui queste due grandi quantità possono essere sistemate nel saldo di 46.898 è dovuto al doppio conteggio e alle molteplici rehypothecation dell'oro.

Altrimenti i numeri non tornano.

Ciò lascia pochissima liquidità per le nazioni che cercano di sfuggire all'imminente collasso del sistema monetario fiat post-Bretton Woods. Mette anche in discussione la sopravvivenza dell'intero sistema delle bullion bank, a corto di lingotti consegnabili se il mercato tenta di cambiare le sue posizioni.


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Bitcoin è denaro, le CBDC no

Gio, 17/08/2023 - 10:05

 

 

da Bitcoin Magazine

Le valute digitali delle banche centrali (CBDC) saranno presto operative in vari Paesi ed è importante notare che sono una forma di denaro con programmabilità intrinseca. Le regole possono e saranno stabilite su come queste passività della banca centrale possono essere spese. Nel tempo le CBDC hanno come scopo l'eliminazione del contante e, quindi, dello scambio privato. Sono anche il più "pendio scivoloso" mai visto.

Nelle mani sbagliate, la capacità di programmare il denaro è terrificante e verrà utilizzata per scopi autoritari a vari livelli. Pensate alla Cina, un Paese leader nelle CBDC, che applica il suo sistema distopico di credito sociale direttamente allo yuan digitale: viene permessa la spesa solo per beni e servizi decretati dallo stato, tassi d'interesse che ostacolano coloro mal visti dal Partito Comunista Cinese (PCC) e denaro con date di scadenza che forza la spesa piuttosto che il risparmio.

In poche parole, non si tratta più di denaro; è una leva della banca centrale per influenzare l'ambiente economico e uno strumento di controllo sociale. È un mezzo di scambio di energia che fornisce all'utente pochissime opzioni, il che è altamente indesiderabile e, di fatto, qualcosa di antitetico al concetto stesso di denaro. E questo senza menzionare che le CBDC rappresenteranno semplicemente banconote fiat già in rapido deprezzamento che sottrarranno la forza vitale di chi le usa al fine di finanziare iniziative statali.

Mentre la popolazione mondiale inizia a confrontarsi con queste violazioni fondamentali sia della propria privacy che dei diritti di proprietà, per fortuna avrà la possibilità d'immagazzinare e negoziare la propria energia monetaria utilizzando una forma di denaro internazionale e incorruttibile governato da regole, non governanti: Bitcoin.

Si può progettare una valuta come la si preferisce, ma non si può costringere le persone a valutarla. Il libero mercato è stato storicamente quello che ha cercato e selezionato una valuta desiderabile quando le vecchie hanno fallito. Le persone gravitano istintivamente verso mezzi di scambio più robusti quando si manifestano con una certa insistenza le vulnerabilità o gli abusi di quelli attuali.

L'oro è stato storicamente l'asset monetario di base che le società hanno utilizzato nella maggior parte dei casi. È un metallo facilmente identificabile e durevole che può essere fuso, diviso e ricostituito con perdite praticamente nulle. L'oro è anche relativamente scarso, in quanto la sua estrazione e raffinazione richiede un'immensa prova di lavoro. La sua emissione non è arbitrariamente dettata da un governante o da una figura autoritaria.

Quindi l'oro ha molte caratteristiche che lo rendono una buona forma di denaro: è relativamente divisibile, sebbene abbia certamente i suoi limiti; è abbastanza resistente da trasmettere energia nel tempo; la sua scarsità garantisce che funzioni ragionevolmente bene come riserva di valore.

Tuttavia ha un problema di scalabilità: è difficile da trattare su larga scala e a livello granulare. Sia il trasporto che l'immagazzinamento dell'oro richiedono una notevole capacità di proiezione dell'energia, “in modo da evitare che il ROI [ritorno sull'investimento] riguardo la confisca si dimostri troppo attraente per essere ignorato dal vostro [barbaro] locale”, come ha detto Jason Lowery.

Trasportare monete d'oro in giro per comprare il latte è ingombrante e limita il rendimento dello scambio. Quest'ultimo è la base della civiltà, poiché consente la scalabilità della divisione del lavoro e la specializzazione professionale i quali alimentano una maggiore resa per unità di energia spesa. Questo è il motivo per cui le banconote, che dovrebbero essere convertibili con l'asset sottostante, sono state una tecnologia rivoluzionaria. Le banconote cartacee facilitano la scalabilità e la granularità nello scambio di energia tra esseri umani con un attrito minimo. Questo e il sistema di contabilità a partita doppia della famiglia Medici sono due fulgidi esempi di denaro come tecnologia in continua evoluzione.

È quando l'offerta di queste banconote, o voci contabili in libri mastri privati, ​​viene abusata e/o separata da un asset sottostante che l'offerta monetaria diventa tossica. Nel corso della storia ciò ha portato all'iperinflazione e al crollo della valuta.

Bitcoin è una rete monetaria che è più scarsa dell'oro, con un'offerta massima finita e inalterabile a 21 milioni. È altamente divisibile, immediatamente verificabile e durevole. Il suo programma di emissione per i prossimi 118 anni circa è noto con certezza, dopodiché non ne verranno mai più emessi. Bitcoin ha anche costi di trasporto bassi, o nulli, e non può essere confiscato, nemmeno con la violenza, se conservato correttamente.

È interessante notare che, essendo il primo oggetto digitale legato direttamente al mining e a una prova di lavoro, Bitcoin — la prima e, finora, unica commodity digitale — è in realtà l'oggetto reale più leggero che abbiamo mai scoperto, consentendo transazioni senza autorizzazione quasi alla velocità della luce e senza intermediari. Come ha detto Knut Svanholm, questa assenza di gravità rende tecnicamente bitcoin “l'elemento zero nella tavola periodica”. Lo rende anche l'asset monetario di base per l'era digitale e oltre.

Ancora una volta abbiamo aggiornato i nostri binari di scambio dell'energia umana, ma questa volta in un modo in cui l'interesse personale serve a incoraggiare i diritti di proprietà di tutti gli altri. Attaccando Bitcoin, si cristallizza la sua difesa e si aumenta l'energia potenziale di tutti i suoi utenti in termini reali. Michael Saylor ha detto che Bitcoin è “antifragile” e, in quanto tale, incentiva la cooperazione anziché la coercizione o il tentativo di sovversione. Questa meccanica è una rivelazione chiave che Bitcoin porta avanti, quella che Lowery ha definito “conservazione reciprocamente assicurata”.

Bitcoin rappresenta la speranza per un futuro umano più equo basato sulla nostra costante universale appena scoperta: 21 milioni.

Aggiustate le storture del denaro e aggiusterete il mondo.


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Confutare la fallacia dei monopoli naturali

Mer, 16/08/2023 - 10:08

 

 

di Michael Matulef

«La maggior parte dei cartelli e dei trust non sarebbero mai stati istituiti se gli stati non avessero creato le condizioni necessarie con misure protezionistiche. I monopoli manifatturieri e commerciali devono la loro origine non a una tendenza immanente nell'economia capitalista, ma alla politica interventista dello stato diretta contro il libero scambio e il laissez-faire

~ Ludwig von Mises, Socialism

Il concetto di monopoli naturali ha spesso incuriosito economisti e policymaker, fungendo da caposaldo per i sostenitori dello statalismo. Essi affermano, infatti, che alcune industrie portano naturalmente a un'impresa dominante, ostacolando la concorrenza e richiedendo l'intervento dello stato. Tuttavia un esame più attento rivela che questi "monopolio naturali" sono illusioni causate da dannose interferenze dello stato stesso.

Per comprendere l'errore, dobbiamo prima cogliere l'essenza di un vero mercato libero. In un'economia di mercato senza ostacoli, più aziende competono per il favore dei consumatori con prodotti innovativi e prezzi competitivi. Le forze di mercato, come le preferenze dei consumatori e l'efficienza aziendale, modellano la distribuzione delle risorse e garantiscono risultati ottimali. I monopoli contraddicono fondamentalmente questo ordine naturale.


Correggere gli errori

I critici sostengono che alcuni settori, in particolare quelli che si occupano di infrastrutture o servizi di rete, possiedono caratteristiche intrinseche che facilitano l'emergere di entità monopolistiche. Questi critici sostengono, inoltre, che gli elevati costi infrastrutturali o gli effetti di rete, in cui il valore di un servizio aumenta man mano che più utenti lo adottano, creano barriere insormontabili all'ingresso, consentendo a un singolo attore dominante di stabilire la propria supremazia. Tuttavia un esame più attento rivela che queste caratteristiche da sole non garantiscono la formazione del monopolio. È l'ingerenza dello stato che fa pendere la bilancia a favore del consolidamento e soffoca la concorrenza.


Il caso delle telecomunicazioni

Le telecomunicazioni, con le loro significative esigenze infrastrutturali, sono state spesso etichettate come un'industria soggetta a monopoli naturali. I fautori dell'intervento statale sostengono che i costi associati alla creazione e al mantenimento dell'infrastruttura necessaria rendono impraticabile per più aziende competere in modo efficace. Tuttavia questa affermazione non riesce a riconoscere la natura dinamica e innovativa dei mercati liberi. In assenza di barriere imposte dallo stato e requisiti di licenza, l'ingegnosità imprenditoriale fiorisce e trova modi per superare quelli che inizialmente sembrano ostacoli insormontabili.

I mercati liberi, e non ostacolati dall'interferenza dello stato, incentivano gli imprenditori e le imprese a cercare tecnologie alternative e soluzioni creative. Questa spinta imprenditoriale potrebbe portare all'emergere di sistemi di comunicazione wireless o satellitari, offrendo ai consumatori valide alternative ai tradizionali servizi dipendenti dall'infrastruttura. Introducendo concorrenza e approcci innovativi, queste tecnologie alternative possono interrompere la presunta inevitabilità di un'unica impresa dominante.

L'intuizione chiave sta nel comprendere che l'intervento stesso dello stato crea un ambiente favorevole al dominio monopolistico. Le barriere normative e l'eccessiva burocrazia ostacolano l'ingresso di nuovi concorrenti, soffocando l'innovazione e limitando la possibilità che emergano soluzioni alternative. Erigendo tali barriere, lo stato perpetua quelle condizioni necessarie affinché prevalga una struttura di mercato monopolistica.

Occorre porre l'accento sull'importanza di una concorrenza dinamica come motore del progresso economico. L'assenza dell'intervento dello stato consente uno svolgimento spontaneo di processi di ordine e di mercato, portando a un flusso costante di attività imprenditoriali e risposte innovative alle richieste del mercato. Nel regno delle telecomunicazioni, il potenziale per più aziende di sviluppare e implementare tecnologie alternative nasce proprio da questo processo di scoperta imprenditoriale.

Inoltre è fondamentale riconoscere che le considerazioni sui costi associate allo sviluppo delle infrastrutture non sono statiche. Gli imprenditori e le imprese sono incentivati ​​a cercare soluzioni più convenienti ed efficienti in un ambiente competitivo. Attraverso tentativi ed errori, suddetti imprenditori e aziende trovano modi per ridurre i costi dell'infrastruttura, ottimizzare l'allocazione delle risorse e migliorare l'erogazione dei servizi. Queste riduzioni dei costi alimentate dal mercato creano opportunità per nuovi concorrenti e aumentano la fattibilità della concorrenza nel settore delle telecomunicazioni.


La fallacia degli effetti di rete

L'affermazione secondo cui gli effetti di rete portano intrinsecamente a risultati monopolistici è fuorviante. Sebbene sia vero che gli effetti di rete possano contribuire al valore di un servizio man mano che più utenti lo adottano, ciò non preclude l'esistenza della concorrenza e di più imprese all'interno del mercato.

In un mercato veramente libero la concorrenza imprenditoriale prospera, spingendo le aziende a differenziarsi e a offrire esperienze utente uniche. Il caso dei social media come Facebook, Twitter e Instagram fornisce un esempio convincente. Nonostante operi all'interno dello stesso vasto settore dei social network, ogni piattaforma si è ritagliata con successo la propria nicchia e ha attratto basi di utenti distinte.

Queste piattaforme s'impegnano continuamente in una feroce concorrenza per catturare l'attenzione degli utenti e garantire entrate pubblicitarie. Lo fanno attraverso una costante innovazione e l'introduzione di caratteristiche uniche che differenziano i loro servizi. Questo panorama competitivo non solo consente la coesistenza di più aziende, ma garantisce anche che nessuna singola piattaforma detenga il monopolio sui social media.

Questo risultato non dovrebbe sorprendere nessuno. La natura dinamica del mercato, guidata dalle preferenze dei consumatori e dalla creatività imprenditoriale, assicura che la concorrenza persista e prevenga il dominio monopolistico. Le aziende devono continuamente adattarsi, innovare e fornire un valore superiore ai consumatori per prosperare in un tale ambiente.

Inoltre il ruolo della scelta del consumatore non può essere trascurato. In un mercato libero, i consumatori hanno il potere di selezionare le piattaforme che meglio si allineano con le loro preferenze, esigenze e desideri. Questa diversità di scelta funge da antidoto alle tendenze monopolistiche. Se una piattaforma non riesce a soddisfare le esigenze in evoluzione dei consumatori, questi sono liberi di passare a un concorrente che soddisfi meglio le loro esigenze.

In contrasto con la nozione di monopoli naturali c'è il processo di mercato, un ordine spontaneo guidato dalle decisioni decentralizzate di individui che perseguono i propri interessi. Questo processo favorisce la concorrenza, l'innovazione e la scoperta imprenditoriale. Gli effetti di rete, lungi dall'essere una barriera insormontabile all'ingresso, diventano un'opportunità per gli imprenditori: ideare nuovi modi di offrire valore e attrarre utenti.


Il ruolo dell'intervento dello stato

I monopoli, nella loro forma più vera, sono prodotti dell'intervento dello stato e del suo coinvolgimento nel mercato. Attraverso regolamenti, barriere all'ingresso e privilegi artificiali concessi dallo stato, sorgono inevitabilmente tendenze monopolistiche.

Le barriere normative imposte dallo stato, come i requisiti di licenza, la burocrazia e complessi standard di conformità, ostacolano il libero funzionamento dei mercati. I requisiti di licenza limitano nuovi ingressi delle industrie creando ostacoli per i nuovi arrivati. Il gravoso processo di concessione delle licenze scoraggia la concorrenza e consente alle imprese esistenti di mantenere la posizione dominante. L'eccessiva burocrazia e gli standard di conformità deviano risorse dalle attività produttive, ostacolando l'innovazione e la competitività. Queste barriere distorcono i segnali del mercato, scoraggiano gli imprenditori e limitano la scelta dei consumatori, soffocando così la concorrenza del mercato.

Le leggi sulla proprietà intellettuale, come brevetti, diritti d'autore e marchi, hanno lo scopo d'incoraggiare l'innovazione e premiare i creatori, tuttavia queste leggi possono involontariamente ostacolare la concorrenza e favorire tendenze monopolistiche. Le leggi sulla proprietà intellettuale concedono diritti esclusivi a inventori e creatori, ma creano anche barriere all'ingresso. Quando questi diritti esclusivi diventano eccessivamente ampi o estesi, consentono ai detentori di brevetti e diritti d'autore di mantenere il dominio per periodi più lunghi, soffocando potenziali concorrenti e limitando la concorrenza.

Il processo complesso e costoso per ottenere e far rispettare i diritti di proprietà intellettuale è un ulteriore svantaggio per i piccoli imprenditori e le start-up. Le grandi aziende con risorse e team legali possono utilizzare strategicamente queste leggi per scoraggiare la concorrenza, consolidando il potere nelle mani di una manciata di attori dominanti. È importante comprendere che l'innovazione prospera in un ambiente di concorrenza aperta, in cui le idee vengono condivise liberamente e le aziende sono motivate a migliorare e differenziare continuamente la propria offerta.

Gli interventi dello stato attraverso sussidi, agevolazioni fiscali e trattamenti preferenziali perturbano l'equilibrio del mercato favorendo determinati settori e creando condizioni di disparità. Ciò distorce i segnali per gli imprenditori e mina la concorrenza. I sussidi forniscono vantaggi sleali, consentendo alle imprese sovvenzionate di acquisire potere di mercato e portare a potenziali tendenze monopolistiche. Le agevolazioni fiscali e il trattamento preferenziale distorcono ulteriormente il panorama economico, ostacolando l'innovazione e l'allocazione delle risorse. Questi interventi perpetuano anche l'errata allocazione delle risorse economiche, ostacolano l'efficienza e scoraggiano nuovi concorrenti e soluzioni innovative. Inoltre promuovono comportamenti incentrati sulla ricerca di rendite, sottraendo risorse alle attività produttive e minando la crescita economica.


Conclusione

Riguardo ai monopoli, Ludwig von Mises scrisse quanto segue in Human Action:

Il grande problema del monopolio che l'umanità deve affrontare oggi non è una conseguenza del funzionamento dell'economia di mercato. È un prodotto di un'azione intenzionale da parte degli stati. Non è uno dei mali insiti nel capitalismo come strombazzano i demagoghi. È, al contrario, il frutto di linee di politica ostili al capitalismo e intente a sabotarne e distruggerne il funzionamento.

L'illusione dei monopoli naturali scompare dopo un attento esame, rivelando il ruolo dell'intervento dello stato e delle distorsioni del mercato. I mercati liberi, senza vincoli, favoriscono innovazione e concorrenza, prevenendo il dominio monopolistico. L'interferenza dello stato attraverso regolamenti e politiche protezionistiche perpetua il mito dei monopoli naturali.

In qualità di sostenitori della libertà economica, è nostro dovere smascherare gli errori, ripristinare i mercati liberi e promuovere la concorrenza per un futuro prospero che rafforzi l'imprenditorialità, tuteli i consumatori e alimenti la crescita. Rallegriamoci delle meraviglie della competizione e abbracciamo il suo sconfinato potenziale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Francia, Niger e perché cinque punti base stanno continuando a cambiare il mondo

Lun, 14/08/2023 - 10:00

 

 

di Tom Luongo

Lenin disse che ci sono anni in cui non accade nulla e settimane in cui accadono anni. La scorsa settimana è stata una di queste, specialmente in geopolitica. Iniziamo in piccolo con un articolo di Zerohedge che discute gli ultimi dati H.4.1 dal bilancio della FED.

I redattori di Zerohedge continuano a non capire il copione che viene recitato davanti ai loro occhi: la FED degli anni Greenspan/Bernanke/Yellen non è la stessa di quella di Powell. Hanno preso una piccola cosa sul bilancio della FED e l'hanno gonfiata per creare la storia. Sono titoli click-bait, ma questo è un altro discorso.

Sebbene Zerohedge sia naturalmente e prevedibilmente scettico su questo cambiamento, arriva un punto in cui bisogna gettare la spugna di fronte alle prove.


La fine della fine della storia

La missione di Zerohedge all'inizio della sua carriera era quella di spiegare i mercati in un modo in cui nessun altro lo faceva.

Hanno fatto (e continuano a fare) un lavoro fantastico evidenziando le idiozie dei pianificatori centrali. Zerohedge si è fatto le ossa durante gli anni della ZIRP, istruendo un'intera generazione sull'intersezione tra il pensiero critico in stile Austriaco, l'impianto idraulico dei mercati dei capitali e le banche centrali.

Il suo lavoro è stato davvero dirompente in modi che non potrebbero mai essere quantificabili completamente.

E su questo fronte nessuno avrebbe potuto immaginare una missione più nobile per un manipolo di esuli di Wall Street. Detto questo, nessuno è perfetto e nessuno è immune dal proprio successo.

Questo è un avvertimento tanto per me quanto per chiunque altro.

Bisogna essere sempre disposti, come diceva Ayn Rand, a “valutare le proprie premesse”. Ciò significa rivalutare costantemente gli incentivi di coloro che hanno il potere e la capacità di muovere i mercati dei capitali.

La politica e i mercati oggi sono indissolubilmente legati, in modi troppo complicati da mappare per chiunque. Martin Armstrong cerca di farlo affidando l'analisi cross-market al suo algoritmo di intelligenza artificiale, Socrates.

Ma anche lì il suo lavoro si basa su modelli matematici che cambiano costantemente con nuovi input di dati. Cerca sempre di colpire bersagli mobili e che gli dèi lo benedicano per averci provato.

Mi ricorda molto la Psicostoria di Hari Seldon dai libri della “Fondazione” di Issac Asimov .

I modelli di Quarta Svolta di Strauss e Howe tentano questa stessa macroanalisi predittiva da una prospettiva puramente storica. Entrambi hanno i loro limiti, perché una volta che gli esseri umani sanno di essere osservati in questo modo, alterano il loro comportamento per evitare a queste previsioni di avverarsi.

Ma, detto questo, c'è qualcosa di indiscutibilmente interessante in questi tentativi di comprendere il flusso della storia.

È difficile ignorarli, onestamente. Non perché siano puramente predittivi, ma perché ci spronano a pensare agli eventi in modo diverso man mano che essi si svolgono. Ci danno nuove strutture per guardare al futuro.


La svolta di Powell

I metodi di Armstrong e Strauss/Howe mi sono venuti in mente nel 2021, quando Jerome Powell ha abbandonato ogni indugio e ha iniziato quella che ho definito una "stretta monetaria furtiva" rialzando il asso dei pronti contro termine inversi di 5 punti base al di sopra del tasso di riferimento della FED.

Avevo una scelta in quel momento: attenermi alla mia opinione personale "anti-FED", o prendere in considerazione la natura discordante di ciò che Powell aveva appena fatto.

All'epoca si poteva sostenere che lo fece per evitare che il tasso nominale del titolo di stato a 30 giorni diventasse negativo. C'era così tanta richiesta di titoli statunitensi a breve termine che Powell dovette fare qualcosa per evitare che lo spettro dei rendimenti negativi compromettesse lo status del dollaro di valuta di riserva mondiale.

Ma avrebbe anche potuto capire che questa era l'unica leva che poteva tirare per iniziare a prosciugare il mondo dello spettacolo horror della Yellen e le devastazioni del mostro COVID.

Il risultato è stato un massiccio afflusso nei pronti contro termine inversi, prosciugando il mondo da oltre $1000 miliardi di base monetaria al netto delle spese del Tesoro USA. Questo è stato un evento a livello globale. Si può sostenere che sia stato fatto per disperazione, o che fosse strategico date le realtà politiche del momento.

Il risultato è stato lo stesso.

L'inflazione stava arrivando, lo sapevano tutti, ma i Democratici stavano cercando disperatamente di far passare il loro "Build Back Better" richiesto dalla cricca di Davos, in modo da "aiutarci a superare il COVID-19", una crisi sanitaria/economica che hanno creato per arrivare al risultato futuro immaginato da Schwab.

Powell ha dovuto affrontare una tempesta politica che nessun presidente della FED ha mai dovuto affrontare, nemmeno Paul Volcker. Questa era la FED che affrontava la sua ombra junghiana: affrontare il male che aveva fatto come organizzazione oppure allontanarsi e sparire nell'oblio.

Quindi, tornando all'articolo di Zerohedge sui movimenti dei capitali attraverso il sistema statunitense, come previsto il denaro sta uscendo dai pronti contro termine inversi e dai depositi bancari e sta entrando nei fondi del mercato monetario a rendimento più elevato grazie alla stretta storica della FED.

È aggressiva come sempre, riducendo il proprio bilancio e consentendo ai titoli sovrani statunitensi di maturare nei tempi previsti.

Il Bank Term Funding Program (BTFP) ha raggiunto un utilizzo record di $106 miliardi ed è qui che Zerohedge perde la trama. Come mi ha detto Danielle Dimartino Booth, il BTFP è denaro di emergenza. Al 5,5% d'interesse è davvero costoso. Non è un piano di salvataggio, ma un fondo di emergenza. E un saldo di $106 miliardi è un errore di arrotondamento a questo punto. Se si trattasse di un QE, o di un vero salvataggio bancario, il costo degli interessi sarebbe stato inferiore, diciamo tasso di riferimento della FED meno il 3% o qualcosa del genere.

Sta dicendo alle banche di mettere in ordine i propri conti e, se necessario, raccogliere del capitale.

Perché se Powell offrisse loro un accordo, il saldo sarebbe di $2.000 miliardi, non di $0,106 miliardi.

Questo non è un replay della mossa del 2021 nei mercati dei pronti contro termine inversi.

Non si può negare che ci stiamo dirigendo verso una brutta stretta creditizia qui negli Stati Uniti. È così.

Il fatto che il saldo del BTFP sia ancora in aumento sta a significare che le banche non possono ancora rialzare i tassi sui depositi per i risparmiatori. Questo è di per sé qualcosa di molto preoccupante, ma stanno offrendo condizioni migliori sui certificati di deposito per evitare che i soldi scorrano velocemente. E per la maggior parte delle persone con un paio di migliaia di dollari in banca dovrebbe essere sufficiente.

Userò una cooperativa di credito come esempio. Offre un certificato di deposito di 7 mesi al 4,9% per un minimo di $1000; posso ottenere tassi migliori da Wells-Fargo, ma vogliono un minimo di $5000. Un tale minimo vi dice che Wells non vuole il piccolo depositante e, francamente, se le cooperative di credito possono essere più flessibili, allora attrarranno più capitali.

Certo, il loro conto di risparmio di base paga ancora solo lo 0,15%, ma questi tassi sui certificati di deposito vi dicono che possono attrarre piccoli depositanti con rendimenti competitivi e zero complicazioni.

Questo è ciò che dovremmo aspettarci quando le cose cambieranno radicalmente come accaduto negli ultimi 18 mesi. La rotazione del capitale è una buona cosa e le banche gestite male che continuano a scommettere su un'inversione di marcia di Powell andranno in bancarotta.

Questo creerà un sacco di titoli roboanti sulla stampa finanziaria, ma dovrebbe essere qualcosa a cui reagire o qualcosa che dovremmo aspettarci?

La domanda più grande non è se o quando una stretta creditizia colpirà davvero, ma se abbiamo la capacità di bilancio all'interno del sistema bancario per resistervi. Nessuno lo sa davvero, ma Powell ha ancora molta liquidità su entrambi i lati del bilancio — titoli sovrani statunitensi e mercato dei pronti contro termine inversi — per fornire al mercato tutto ciò di cui ha bisogno.

E all'estero? Bene, questa è tutta un'altra storia ed è stata la mia opinione per oltre due anni.

Quindi la morale della favola è che a livello nazionale non vedo alcun panico nel sistema bancario, o un pericoloso calo della liquidità. I tassi a lungo termine aumenteranno  e la curva dei rendimenti si sta normalizzando rapidamente. Lo spread biennale/decennale oggi è sotto i -70 punti base.


Il declassamento di Fitch passa dal Niger

Ora che abbiamo impostato lo sfondo negli Stati Uniti, brutto ma non pessimo, possiamo dedicarci ai veri problemi... che sono altrove.

Colleghiamo insieme due grandi eventi recenti per fare un punto più importante: il declassamento di Fitch e il golpe in Niger.

Fitch ha declassato il debito sovrano degli Stati Uniti, la seconda delle tre grandi agenzie di rating a privare gli Stati Uniti del suo status di AAA. Per ricordarlo a tutti, S&P ha declassato gli Stati Uniti nel maggio del 2011.

Fitch ha sottoposto gli Stati Uniti al declassamento del credit watch e ha dovuto procedere entro 90 giorni.

Ma è interessante notare che una volta che Fitch lo ha fatto, questo articolo è stato pubblicato sul Telegraph mercoledì 2 agosto, dopo che il colpo di stato in Niger ha aperto la possibilità che la Francia debba pagare tassi di mercato per materie prime strategiche come l'uranio e l'oro.

Ma l'implicazione è più profonda ed era una minaccia rivolta all'Unione europea.

Il meccanismo europeo di stabilità (MES) è il suo strumento di "prestito di ultima istanza". A causa della struttura idiota della BCE (e che si estende ancora di più all'euro) non ha la stessa struttura che hanno la maggior parte delle altre banche centrali, la capacità di stampare allegramente denaro e creare riserve flessibili e temporanee.

Per questo motivo ha bisogno del MES per prestare denaro a quei Paesi che hanno problemi di bilancio. Questo è il motivo per cui l'UE è un parla da falco durante i colloqui sulla ristrutturazione del debito. Tale struttura ha servito bene gli eurocrati negli ultimi 15 anni perché ha dato loro (insieme ai tassi negativi) il martello da battere sulla testa di quei Paesi che hanno avuto problemi fiscali a causa di un euro troppo forte.

Potete ringraziare una FED compiacente sotto Ben Bernanke e Janet Yellen per questo.

L'effetto netto, ad esempio, è stato che l'Italia ha un consistente deficit commerciale con la Germania mentre le sue esportazioni verso il resto del mondo sono soffocate. È una forma di "mercantilismo interno" in cui il capitale scorre all'interno della zona Euro verso il Paese con la valuta sottovalutata e lontano da quello con la valuta sopravvalutata

Pensate alla California e al Mississippi negli Stati Uniti.

La Germania quindi acquista i BTP italiani con il suo surplus commerciale e li detiene come garanzia contro l'uscita dell'Italia dall'Eurozona attraverso il sistema TARGET2. Quando l'Italia va dall'UE per chiedere aiuto, la Germania affila la sua vecchia ascia contro l'Italia e dice: "Vi abbiamo già dato abbastanza, ora vogliamo XXX". E XXX è sempre un'infrastruttura fisica o una garanzia.  

Non è molto diverso da quando andate in banca dopo aver perso il lavoro e la banca vi rifiuta un rifinanziamento dicendo: "No, adesso ci prendiamo la casa". La banca vi vende la casa perché non la vuole. La Germania vuole i porti italiani perché sono beni produttivi da usare come garanzia per i prestiti.

La capacità di prestito del MES dipende completamente dal fatto che i suoi membri principali mantengano il loro rating AAA. Noterete, quindi, che la Germania ha un rating AAA, mentre la Francia uno AA. Fate clic qui per l'elenco completo dei rating del credito sovrano; noterete una preponderanza di Paesi controllati dalla cricca di Davos nell'elenco AAA.

Gli Stati Uniti sono stati declassati da S&P nel 2011, dando inizio all'era della "Politica monetaria coordinata tra le banche centrali". Il sistema monetario, noto come “Dollar Reserve Standard”, è terminato con questo declassamento da parte di S&P. Ha dato il via al boom dell'oro e ha permesso a tutte le principali banche centrali di riunirsi sotto un unico ombrello per mettere in comune il capitale, mantenersi reciprocamente liquide e coordinare la politica monetaria.

Quello che abbiamo avuto per dieci anni è stato un "QE urbi et orbi", con ogni banca centrale che a turno acquistava obbligazioni per mantenere il sistema solvibile. Ciò si è concluso nel giugno 2021 quando Powell ha rialzato di 5 punti base il tasso del mercato dei pronti contro termine inversi e, secondo la mia lettura, ha avviato i negoziati su come sarà il prossimo sistema monetario.

Fitch usa il punto di discussione "sbarazzarsi del tetto del debito" per giustificare il declassamento del debito statunitense. La minaccia è questa: dare alla Yellen una chiara rotta per inondare i mercati con titoli del Tesoro USA, spendere in deficit come se non ci fosse un domani e puoi riavere il rating AAA.

Sembra controintuitivo, contraddittorio... sembra un tradimento.

Questo declassamento coincide con il colpo di stato in Niger, che a sua volta è arrivato una settimana dopo che 30 leader africani sono andati a San Pietroburgo, in Russia, e si sono dichiarati nemici del vecchio sistema coloniale occidentale. Putin li ha incoraggiati.

Il Gruppo Wagner è la vera notizia in Nord Africa. E lo stesso Yevgeny Prigozhin ha rivelato la sceneggiatura in una recente dichiarazione video

Il leader del Gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, ha rilasciato commenti sulla situazione in Niger per l'edizione africana l'Afrique Libre. Ecco alcuni stralci della sua intervista:

▪️ L'economia è la ragione principale del colpo di stato e del sentimento antifrancese in Niger, poiché la popolazione è in povertà e la Francia ha sfruttato la loro abbondanza di risorse.

▪️ La Francia ha dato solo il 5% di tutti i profitti dalle risorse prese in Niger alla popolazione del Paese.

▪️ Il popolo del Niger, se controllasse le proprie risorse, sarebbe ricco e felice.

Il post su Telegram va ancora più in dettaglio su ciò che ha detto Prigozhin, ma questo sottolinea quanto sia importante tutta questa storia.

Putin, come ho sottolineato 100 volte, crede nell'aggressione parallela. Ciò significa che non passerà direttamente a un particolare atto di aggressione (ad esempio, far saltare in aria il ponte sullo stretto di Kerch una seconda volta o attacchi di droni a Mosca). No, metterà in moto le cose da qualche altra parte per colpire ancora più duramente alla radice del potere dei suoi nemici.

In questo caso, penso che sia il rating del credito della Francia.

Quindi, aiutare a sostenere un colpo di stato in Niger, atteso da tempo, e costringere la Francia ad affrontare il suo sistema di colonialismo redditizio. Il franco CFA assicura che i profitti vadano tutti alla Francia, mentre il popolo del Niger muore di fame. È brutale ed è esattamente quello che mi aspetto dalla progenie delle classi dominanti sfruttatrici d'Europa. Non me la prendo solo con i francesi, anche gli Stati Uniti sono altrettanto colpevoli in altri luoghi.


Cortocircuito elettrico

La Francia ottiene il bottino a pochi centesimi sul dollaro: produce un surplus di elettricità e poi lo esporta, specialmente durante i periodi di difficoltà in Europa, facendo apparire le sue riserve forex e la bilancia commerciale molto meglio di quanto sarebbero se pagasse qualcosa anche solo vicino al prezzo di mercato per l'uranio e altre merci dalle 14 nazioni col franco CFA.

Eppure l'elettricità in Francia costa in media €0,21 per chilowattora al consumatore. La Francia dovrebbe avere, di gran lunga, i costi dell'elettricità più bassi di qualsiasi nazione dell'UE e tuttavia si trova saldamente al centro del gruppo.

Il punto è che qualcuno sta guadagnando sulla produzione di energia nucleare in Francia e non è il popolo francese. Il governo francese sta facendo la cresta da entrambe le parti, ottenendo le materie prime a buon mercato e vendendo il prodotto a un prezzo più alto.

Quando la guardate sotto questo punto di vista, è difficile sostenere che il rating AA della Francia sia basato su questa versione moderna della schiavitù coloniale in Nord Africa, mentre i suoi cittadini in patria fanno salire i prezzi.

Non c'è da stupirsi se i francesi siano così insopportabilmente di sinistra. Non hanno idea di quanto dovrebbero effettivamente costare le cose grazie all'afflusso di merci a buon mercato.

Quindi, se io sono la Russia e la Cina e Macron sta facendo un gran baccano sulla fine della guerra in Ucraina, allora troverò un modo per farlo stare zitto.

Sappiamo perché la cricca di Davos sta cercando di porre fine alla guerra in Ucraina. Se perde la sua gallian dalle uova d'oro in Nord Africa, la Francia perde il suo rating AA.

La Germania dovrebbe essere già lì dato il bilancio della Bundesbank, indipendentemente dal suo Conto di rivalutazione dell'oro. La somma di denaro dovuta alla Bundesbank non può essere superata con l'oro a $1900 se i tassi continuano a salire... e continueranno a salire.

Come sottolinea l'articolo del Telegraph, se la Francia perde il rating AA, la capacità di finanziamento del MES scenderà precipitosamente.

Lyddon ha continuato: “Questa struttura è appesa a un filo. Standard & Poor's Global Ratings ha assegnato un "Outlook negativo" al rating AA della Francia il 2 giugno 2023. Se in qualsiasi momento il rating della Francia dovesse scendere a AA-, il tetto del MES crollerebbe”.

Il MES è ora “l'unico meccanismo di salvataggio significativo dell'Eurozona”, ha sottolineato Lyddon, fondatore di Lyddon Consulting, dato che il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) potrebbe essere in grado di prestare fino a £25 miliardi (€30 miliardi) e l'European Financial Stability Facility (EFSF) ha chiuso a ulteriori prestiti, con £164 miliardi (€191 miliardi) di prestiti in totale.

Lyddon ha dichiarato: “Il MES è l'alternativa dell'Eurozona all'avere una vera valuta digitale del sistema bancario centrale”.


Danni collaterali

Come mi ha insegnato Alex Krainer qualche anno fa, è tutta una questione di garanzie. L'Europa si è tagliata fuori dalla sua garanzia collaterale energetica. Attraverso l'accordo nucleare iraniano ha tentato di ottenere alcune garanzie investendo in Iran. Chi è stato il primo a colare a picco nel 2016 dopo la firma dell'accordo? La Total francese, con un affare da oltre $4 miliardi.

Trump ha stracciato quell'accordo quando ha strappato il JCPOA. Quel contratto della Total poi è volato in Cina.

L'invasione siriana consisteva nel portare energia a basso costo dal Medio Oriente all'UE, scavalcando la Russia. Quest'ultima l'ha invalidato e ora ha superato l'Europa in Nord Africa.

Mentre vedete l'amministrazione Biden agire rapidamente per isolare il colpo di stato in Niger, principalmente attraverso i dipartimenti dello Stato e del Tesoro controllati dalla cricca di Davos, abbiamo visto il Pentagono entrare in azione?

No. È lo stesso tipo di "inazione" di cui Zelensky si lamenta quotidianamente e questo è un altro indizio.

Il Niger potrebbe esporre ulteriormente la spaccatura al vertice della struttura di potere statunitense, specialmente mentre il cappio al collo di Joe Biden si sta stringendo. A Capitol Hill sono stati eretti diversi muri per proteggere Biden, ma uno a uno continuano a cadere e le loro bugie vengono smascherate. Quindi, adesso è tutto un casino.

Aspettatevi che la stampa nei prossimi sei-nove mesi alimenti la percezione mondiale secondo cui gli Stati Uniti stanno precipitando nell'anarchia.

S&P e Moody's alla fine faranno quello che gli viene detto di fare. S&P ha messo la Francia in "credit watch negative" a giugno, quindi entro settembre dovranno prendere una nuova decisione.

Fitch ha rivelato per chi lavora. Col senno di poi il declassamento di S&P nel 2011 è stata un'operazione della cricca di Davos per portare avanti la politica monetaria coordinata delle banche centrali e rimanere per sempre con tassi a zero.

Qualora questa linea di politica fosse fallita, si sarebbe passati alle CBDC ed espanso la strategia di colonizzazione.

Oops!

Allora l'UE e il Regno Unito erano, nominalmente, dalla stessa parte. Oggi direi di no, ma non sono disposto a speculare fino a che punto. S&P è un giocatore interessante: c'è anche la mano del Regno Unito dietro questa situazione?

Alla fine l'Europa ha scelto di tagliarsi fuori dall'energia russa, ha scommesso su una strategia ad alto rischio per distruggere la Russia attraverso l'isolamento economico e l'aggressione militare, collaborando con i neocon statunitensi e britannici che useranno chiunque per ottenere ciò che vogliono.

Ora sta fissando l'abisso mentre i tassi salgono, i bilanci crollano e la gente si ribella. Queste sono tutte ferite autoinflitte. Non c'è modo di domare sia i rendimenti obbligazionari che l'inflazione senza che la FED sia disposta a tornare allo zero.

Non c'è modo di andare in default sull'intero debito europeo ed emettere obbligazioni perpetue come sostiene Soros se non ci sono garanzie a lungo termine a sostegno delle obbligazioni stesse.

La Francia ora ha zero garanzie senza il Nord Africa. Era Macron a lamentarsi all'inizio dell'anno di come gli Stati Uniti "stavano dissaguando i propri partner" riguardo il GNL. Ora sappiamo perché.

Se la struttura dei costi energetici della Francia cambia drasticamente, cambierà anche il suo rating obbligazionario.

E se pensate che l'Italia non aiuterà la Francia a cadere tagliando i precedenti accordi, siete ingenui. È stata Giorgia Meloni a far esplodere la bomba sul franco CFA, denunciando la perfidia della Francia in Nord Africa.

I negoziati su come sarà il prossimo sistema monetario hanno preso una svolta la scorsa settimana. Gli anni sono passati in un paio di giorni: le premesse devono essere rivalutate insieme agli incentivi.

Quindi ora è il momento di andare. Se il colpo di stato in Niger regge e il resto della zona del franco CFA si ribella nel corso del prossimo anno, mentre gli Stati Uniti restano a guardare, allora avremo il nostro catalizzatore per la fine dell'UE insieme al Giappone che ha "modificato il controllo della curva dei rendimenti" due settimane fa.

L'Ungheria ha appena detto no alla NATO su Finlandia e Svezia. Il Dipartimento di Stato statunitense ha reagito immediatamente, ma non l'UE. I neocon sono molto arrabbiati perché vogliono ancora la guerra in Ucraina, ma l'Europa non può permetterselo.

Le spaccature nell'oligarchia vengono ora messe a nudo. Le garanzie collaterali stanno tornando sotto il controllo di chi le produce piuttosto che di chi le finanzia.

Ed è iniziato tutto con cinque piccoli punti base nel giugno 2021, cinque punti base che hanno cambiato il mondo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

https://opentip.io/freedonia


La campana a morto per il denaro fiat

Ven, 11/08/2023 - 10:05

Il dollaro è rimasto indiscutibilmente la valuta di riserva mondiale, fungendo da mezzo di scambio, unità di conto e strumento di saldo per la maggior parte del commercio internazionale. Nonostante i passi falsi e le distorsioni economiche, la FED ha ottenuto risultati migliori rispetto alla maggior parte delle altre banche centrali del mondo: nella terra dei ciechi, l'uomo con un occhio solo è il re. Ma la militarizzazione del dollaro, soprattutto nel 2022, ha messo in luce un fatto: la dipendenza da esso rappresenta una gigantesca vulnerabilità. Con l'esilio della maggior parte delle banche russe dal sistema Swift e nonostante i vantaggi del dollaro nel commercio mondiale, è stata superata una linea. Nonostante le petulanti insistenze contrarie degli economisti keynesiani è in corso un'ondata di dedollarizzazione. Niente di tutto ciò significa che il dollaro è "condannato" e certamente non è qualcosa di imminente; né che il dollaro è "morto". Detto ciò il suo utilizzo come strumento sanzionatorio rappresenta l'attraversamento di un rubicone per cui le nazioni che lo usano abitualmente devono avere pronte alternative. Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, pur citando la natura del dollaro nel commercio mondiale, ha ammesso che è in corso una "diversificazione" delle riserve monetarie mondiali. Ciò che conta è disporre di mezzi pronti per effettuare transazioni al di fuori di sistemi e istituzioni basati sul dollaro in circostanze urgenti: per mantenere la continuità del commercio e per proteggersi dagli errori politici dei banchieri centrali. Qual è il mezzo più commerciabile e meno manipolabile per allontanarsi dal dollaro (e possibilmente tornare ad esso, una volta che le tensioni si saranno attenuate) con i costi di passaggio più bassi? L'oro. In che modo gli Stati Uniti intendono attenuare questo fenomeno e, mentre mettono a posto i conti della nazione, affrontare questo periodo di transizione? Con Bitcoin. Nel frattempo l'Arabia Saudita, non una grande fan dell'attuale amministrazione, ha indicato che investirà miliardi di dollari nel suo settore aurifero per il resto di questo decennio. L'India ha di recente inaugurato uno scambio internazionale per i lingotti d'oro. Alla fine dello scorso anno le banche centrali stavano acquistando oro al ritmo più veloce sin dal 1967; a maggio di quest'anno il 70% delle banche centrali ha indicato che le proprie riserve auree sarebbero aumentate nel corso del prossimo anno. La sperimentazione con l'uso dell'oro insieme ai dollari e come moneta è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni, fino ad arrivare al momento attuale in cui alla fine di questo mese ci dovrebbe essere un annuncio importante alla cofnerenza BRICS di Johannesburg. La forma e la funzione dell'istitutuzione finanziaria BRICS+ è di secondaria importanza, ciò che conta è che il lento strisciare della de-dollarizzazione è, dall'altra parte, una spinta inesorabile verso la ri-monetizzazione dell'oro. E sia che ciò significhi denaro sano/onesto attraverso l'innovazione o pressioni sulle banche centrali affinché riformino le loro linee di politica, questi risultati sono a dir poco benvenuti.

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di Alasdair Macleod

L'importanza dell'annuncio della Russia che una nuova valuta coperta dall'oro è all'ordine del giorno alla riunione dei BRICS il 22-24 agosto a Johannesburg è passata completamente inosservata, con i media generalisti che non ne hanno nemmeno parlato.

Questo è un errore. Cina e Russia sanno che se vogliono riuscire a rimuovere il dollaro dalla loro sfera d'influenza, devono trovare un'alternativa migliore. Sanno anche che devono consolidare i loro partner commerciali in un blocco adamantino, quindi sono in corso piani per consolidare i BRICS, l'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e l'Unione economica eurasiatica insieme a quelle nazioni che desiderano aderirvi. Sarà un super gruppo che abbraccerà la maggior parte dell'Asia (compreso il Medio Oriente), l'Africa e l'America Latina.

Le basi per la nuova valuta sono state gettate da Sergei Glazyev ed è notevolmente più avanzata di quanto generalmente si creda.

Questo articolo spiega perché la Russia e la Cina sono ora pronte a sostenere pienamente il progetto di Glazyev. Per la Russia ora è anche imperativo destabilizzare il dollaro come escalation della guerra finanziaria contro l'America e la NATO. La priorità della Cina non è più proteggere il suo commercio orientato all'esportazione, ma garantire che i suoi fornitori africani e latinoamericani non siano destabilizzati da tassi d'interesse in dollari più alti.


Introduzione

«L'introduzione da parte dei BRICS di una valuta coperta dall'oro, sostenuta da 41 Paesi con economie grandi e influenti, indebolirà il dollaro e l'euro e andrà a beneficio di Paesi come l'Iran, mentre gli iraniani in possesso di oro sperimenteranno un aumento della ricchezza, lo ha detto Mousavi [capo del dipartimento dell'Asia meridionale presso il ministero degli Esteri iraniano]. Il governo russo ha confermato il giorno prima che Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica introdurranno una nuova valuta coperta dall'oro».

~ Agenzia stampa iraniana MEHR

L'estratto qui sopra racchiude il motivo per cui si desidera una nuova valuta coperta dall'oro: minerà le valute fiat che non sono state amiche dei produttori di petrolio e avvantaggerà le persone che possiedono l'oro rendendolo popolare tra la gente comune. Venerdì scorso RT, il servizio televisivo inglese finanziato dal governo russo, aveva confermato l'intenzione dei BRICS d'introdurre una nuova valuta coperta dall'oro. L'annuncio è stato completamente ignorato dai media generalisti, in parte perché RT e altre fonti di notizie russe sono censurate in molti Paesi europei, incluso il Regno Unito, e qualsiasi notizia proveniente dalla Russia non viene comunque creduta.

Le reazioni di coloro che c'hanno fatto caso, anche tra i cosiddetti gold bug, sono varie: chi dice che né la Cina né la Russia potrebbero mantenere una valuta copertadall'oro e chi dice che ci vorranno anni per pianificarla e implementarla, quindi è una notizia irrilevante per i mercati di oggi. Ma ci sono buone ragioni per credere che questa compiacenza si rivelerà sbagliata e che gli eventi probabilmente evolveranno molto più rapidamente del previsto.

Il problema per i mercati dei capitali è che sono dominati dai keynesiani, programmati automaticamente per credere che l'oro sia cattivo e il denaro fiat sia buono. Come agente di cambio a Londra, quando il presidente Nixon sospese l'accordo di Bretton Woods, ricordo che c'era un simile livello di confusione su tali implicazioni. E ora, 52 anni dopo aver instradato il mondo su un fiat standard, la maggior parte del mondo ne ha avuto abbastanza dell'egemonia del denaro fiat. Dopotutto è stata un'era effimera, destinata a morire giovane sin dalla sua nascita. La macroeconomia dovrà essere riscritta.

L'allontanamento dal denaro fiat è un qualcosa che si sta evolvendo da molto tempo e la de-dollarizzazione rappresenta l'obiettivo finale degli egemoni asiatici. Coloro che hanno seguito gli sviluppi nei mercati dei lingotti d'oro negli ultimi decenni hanno notato il loro spostamento da ovest a est e l'aumento della produzione delle miniere d'oro in Cina e, più di recente, in Russia. Le banche centrali, soprattutto in Asia, hanno accumulato riserve in lingotti e le hanno aggiunte ai fondi statali dichiarati e non dichiarati. In definitiva questa attività può consistere solo nell'usare l'oro per proteggere i valori di una valuta mentre il dollaro muore o viene scartato.

Un'improvvisa svolta degli eventi si è verificata quando l'alleanza occidentale ha imposto sanzioni contro la Russia in seguito al suo attacco all'Ucraina. Hanno innescato una serie di azioni che hanno unito l'Asia e molte delle sue nazioni fornitrici in una ribellione contro l'egemonia americana, alimentata da Putin e guidata dall'Arabia Saudita e dal Consiglio di cooperazione del Golfo. E da quando l'alleanza occidentale ha voltato le spalle ai combustibili fossili, i produttori petroliferi di tutta l'Asia si sono uniti rappresentando quasi la metà della produzione mondiale di petrolio e un terzo del gas naturale. In quanto cartello, l'OPEC è ora solo un'appendice dei mega produttori asiatici di energia.

Il nuovo cartello è dominato dal presidente Putin, laureato in economia energetica all'Università di Leningrado e ben qualificato per essere direttore del circo energetico. Non solo ha dimostrato di comprendere l'importanza del controllo nelle forniture energetiche mondiali, ma ha anche una chiara comprensione dell'importanza dell'oro a livello monetario.

Dopo le sanzioni dell'alleanza occidentale, i segnali provenienti da Mosca sono stati chiari: Sergei Glazyev, uomo di punta di Putin per la politica macroeconomica, da allora ha sventolato la bandiera d'oro in bella vista. In qualità di membro del consiglio della Commissione dell'Unione economica eurasiatica (EAEU) sin dal 2019, è stato incaricato da Putin di progettare una valuta di saldo commerciale per l'EAEU. La dichiarazione iniziale a marzo 2022 attraverso un'agenzia di stampa a Bishkek riportava che suddetta valuta doveva essere basata su un paniere di quelle degli stati membri e un paniere di merci indefinite. Secondo Glazyev, il suo compito era quello di creare un sistema monetario e finanziario eurasiatico che escludesse le valute estere, in particolare il dollaro e l'euro.

L'intenzione era anche quella di rimuovere i controlli sui cambi per i saldi transfrontalieri all'interno dei membri eurasiatici, sostituendo il dollaro come mezzo di saldo comunemente usato tra di loro. La nuova valuta, però, non avrebbe funzionato così come stava venendo fuori e l'unica soluzione logica era quella di eliminare il paniere di valute e utilizzare esclusivamente il supporto dell'oro a rappresentazione delle materie prime. In questo modo sarebbe stato facile per altre nazioni dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) aderire, il che era l'obiettivo finale fin dall'inizio.

Nel luglio 2022 Glazyev si è mosso per rafforzare la borsa dell'oro di Mosca, la linea ufficiale era che essendo stati sanzionati dal mercato londinese, i minatori russi avevano bisogno di un mercato locale più efficace. Ma lavorando in collaborazione con lo Shanghai Gold Exchange, questo ha rappresentato un segnale importante sul modo in cui si stava sviluppando il pensiero monetario di Galzyev. La conferma è arrivata il 27 dicembre dello scorso anno, quando ha scritto un articolo per Vedomosti, un giornale russo che parla di economia, in cui descriveva perché il rublo doveva tornare a un gold standard. Quell'articolo è stato co-scritto dal suo vice nel comitato EAEU, anch'esso coinvolto nella progettazione della nuova valuta e indicazione velata del punto di vista del comitato stesso.

Pertanto non è necessario essere particolarmente astuti per discernere la scia di indizi che ci sono stati presentati. L'oro doveva essere l'ancora di salvezza per questa nuova valuta fin dall'inizio, ma è stato necessario superare alcune cerchie politiche per convincere gli stati membri dell'EAEU che esso faceva parte della soluzione.

Era diventata chiara l'impraticabilità di basare una nuova valuta commerciale su qualcosa di diverso dall'oro. Ora si scopre che questo progetto è quasi certamente un cavallo di Troia per qualcosa di molto più grande. Era ovvio che altri membri dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai avrebbero potuto partecipare e ora si scopre che l'invito è stato esteso anche ai membri dei BRICS. Ma non è tutto: l'intera appartenenza alla SCO, i suoi interlocutori e i membri associati parteciperanno alla conferenza BRICS a Johannesburg dal 22 al 24 agosto. Presumo che l'elenco originale di 36 nazioni, che secondo i rapporti più recenti si è ampliato a 41, includa i membri dell'EAEU che non erano nell'elenco originale.

Stando così le cose, il progetto monetario dei BRICS non è qualcosa di vago e che potrebbe vedere la luce in un futuro lontano. Le basi sono già state gettate da Glazyev e la struttura può essere rapidamente assemblata una volta adottate le risoluzioni necessarie. È anche possibile che le istituzioni necessarie esistano già e siano in attesa di essere schierate.

Ci sarà anche un'altra proposta nell'agenda di Johannesburg: fondere SCO, EAEU e BRICS in un unico blocco commerciale. In termini sia di popolazione che di PIL a parità di potere d'acquisto, superano già la metà del mondo, facendo impallidire l'alleanza occidentale che si inchina all'America.

Il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti quasi certamente sapeva già delle proposte BRICS quando l'agenda è stata diffusa pubblicamente per la prima volta, il che probabilmente spiega perché con breve preavviso Janet Yellen è volata subito a Pechino. Dal punto di vista del suo dipartimento, se la nuova proposta monetaria dovesse essere adottata, il suo finanziamento del deficit di bilancio ne risentirebbe negativamente, per non parlare della minaccia all'egemonia del dollaro. L'asso nella manica era minacciare maggiori sanzioni contro le esportazioni della Cina, non solo verso l'America, ma anche verso i suoi alleati, ma non sappiamo se se ne sia parlato in questi termini.


Il punto di vista della Cina

Per troppo tempo e troppo spesso la Cina è stata minacciata dagli americani per quanto riguarda l'accesso ai mercati. Possiamo essere certi che, prima della proposta monetaria dei BRICS, i cinesi hanno preso contromisure contro questa possibile minaccia e hanno tratto le proprie conclusioni sulle sue conseguenze economiche. L'esperienza della Russia, che ha danneggiato i Paesi sanzionatori molto più di quelli sanzionati, sarà stata inserita in quei calcoli. Oltre a segnalare a cinesi e russi che c'è un crescente livello di allarme a Washington, la missione della Yellen avrà ottenuto ben poco. E un fattore importante per l'atteggiamento cinese è la loro esperienza nei confronti dei tentativi degli Stati Uniti di destabilizzare Hong Kong, che l'hanno portata direttamente sotto il controllo di Pechino. È quindi importante comprendere l'analisi della Cina sugli obiettivi e sui metodi dell'America per inquadrarne la posizione.

Nell'aprile 2015, Qiao Liang, il generale dell'Esercito popolare di liberazione e responsabile della strategia dell'intelligence cinese, tenne un discorso a un forum di studio del Comitato centrale del Partito comunista cinese. Qiao iniziò affermando l'ovvio: gli Stati Uniti usano il dollaro come valuta mondiale per preservare la propria egemonia sul mondo. E concluse che gli Stati Uniti avrebbero provato di tutto, inclusa la guerra, per mantenere il dominio del dollaro sul commercio mondiale. Un aspetto del suo discorso fu estremamente rilevante per la situazione attuale, soprattutto quando descrisse le azioni degli Stati Uniti rispetto ai debiti nazionali esteri.

Qiao affermò che sia la crisi latinoamericana nel 1978-1982, sia la crisi asiatica nel 1996-1998 furono progettate dall'America. Abbassando i tassi d'interesse del dollaro al di sotto del loro livello naturale, lo indebolirono e incoraggiarono un boom degli investimenti nelle giurisdizioni mirate, alimentato dal credito in dollari. Poi rialzarono i tassi d'interesse e rafforzarono il dollaro per creare una crisi finanziaria. Questi eventi sono accaduti, ma forse spinti dal ciclo del credito bancario, oltre che dalla politica estera.

La rilevanza dell'analisi di Qiao è che oggi le stesse condizioni sembrano aver preso di mira non tanto la Cina, che non prende in prestito dollari, ma le nazioni indebitate in dollari in tutto il mondo con cui la Cina commercia: i BRICS. Informata dall'analisi di Qiao, la Cina sa che la strategia dell'America è quella di continuare a rialzare i tassi d'interesse anche dopo che il drago dell'inflazione sarà stato ucciso, e mandandoli in bancarotta gli Stati Uniti tenteranno di riportare sotto il loro controllo le nazioni che cercano di unirsi ai BRICS.

Stando così le cose, la Cina avrà soppesato le conseguenze per il suo commercio di esportazione rispetto alle probabili sanzioni che l'America e i suoi alleati potrebbero minacciare, realizzando quindi che la vera minaccia è contro le economie emergenti in Africa, America Latina e altrove che hanno ricevuto ingenti investimenti cinesi. In termini finanziari, è quindi imperativo che questa minaccia venga affrontata con un attacco preventivo al dollaro, attacco che può andare a segno solo esponendo la debolezza del dollaro come valuta fiat. Sin dalla crisi della Lehman la Cina, e più di recente la Russia, hanno avuto il potere di farlo.

Inoltre la New Development Bank, con sede a Shanghai, sarà in grado di fornire credito sia in yuan che nella nuova valuta BRICS a tassi d'interesse inferiori per compensare le indubbie tensioni imposte ai membri BRICS a seguito del rialzo dei tassi d'interesse statunitensi. Pertanto la Cina è pienamente preparata a contrastare quella che il generale Qiao Liang descrisse come la strategia americana di "raccolta" di beni in Paesi stranieri.

È importante capire in cosa crede e motiva la Cina, non se Qiao ha ragione o torto. Ma dato che il suo punto di vista è stato inculcato nel governo cinese, la Cina è pronta con la Russia a lanciare un attacco alla valuta fiat americana tornando a un gold standard.


Il punto di vista della Russia

Dovrebbe essere chiaro che gli attuali piani per una nuova valuta commerciale hanno avuto origine in Russia e non in Cina. Infatti finora la Cina è stata riluttante a destabilizzare le valute dell'alleanza occidentale, a causa dei suoi interessi di esportazione. Ma non solo il rapporto con l'America si è deteriorato a causa di Taiwan, non solo è chiaro (dal punto di vista della Cina) che l'America intende mandare in bancarotta i membri del BRICS e tutti coloro che cercano di allontanarsi dall'egemonia del dollaro rialzando i tassi d'interesse, ora è è anche chiaro che né la Russia né l'America possono fare marcia indietro sull'Ucraina. Di conseguenza, a meno che la Cina e la Russia non prendano insieme l'iniziativa, a breve la Russia sarà direttamente in guerra con l'America e i suoi alleati della NATO, e la Cina sarà quasi certamente trascinata nel conflitto su Taiwan. La terza guerra mondiale dev'essere prevenuta.

È chiaro che la NATO, sotto il controllo dell'America, è determinata a sconfiggere la Russia, rimuovere Putin e ottenere il controllo delle sue enormi risorse naturali. La guerra per procura combattuta in Ucraina sta prendendo una piega diversa da quella immaginata dalle forze occidentali, con la controffensiva di Zelensky che si è fermata. E dopo la debacle della Wagner, la Russia è ora in una posizione forte per contrattaccare. Ciò ha portato il presidente Biden a voler inviare bombe a grappolo in Uncraina, aumentando l'urgenza di una controffensiva russa.

Inoltre, con il fallimento della controffensiva ucraina, il teatro della strategia operativa della NATO si sta spostando in Polonia e nei Paesi baltici, con la prima in particolare che sta diventando uno stato cliente dell'America attraverso la NATO. L'accumulo di personale militare e missilistico in Polonia diventerà sempre più evidente nelle prossime settimane ed è già stato anticipato da Mosca. Attendiamo la reazione di Putin, ma è improbabile che rimarrà seduto con le mani in mano e lasci che la NATO ammassi le sue forze in Polonia e nei Paesi Baltici.

Il compromesso è fuori discussione, perché è chiaro a Putin che l'America non può fare marcia indietro. Immaginate le conseguenze per Biden, il quale ha iniziato la sua presidenza con il ritiro dall'Afghanistan e se la conclude con un ritiro dall'Europa orientale. Inoltre i neoconservatori sono saldamente al comando della politica estera, determinati a sconfiggere Putin, aggiungere il territorio russo alla loro sfera d'influenza e isolare la Cina.

I termini di pace di Putin sarebbero inaccettabili per l'America, perché insiste nel proteggere i propri confini, il che significa che tutti i missili e le basi americane saranno rimossi dall'Europa orientale e centrale. Per Mosca ciò solleva la questione se la Russia debba garantire la sua posizione attuale o prendere l'Ucraina, rendendola uno stato cuscinetto. Un attacco russo è destinato a far salire i prezzi di energia, cereali e fertilizzanti, peggiorando l'inflazione dei prezzi nei Paesi dell'alleanza occidentale e provocando divisioni con America e Gran Bretagna, ma a vantaggio delle finanze russe che sono sotto pressione. Inoltre un attacco riuscito alla credibilità delle loro valute minerebbe la capacità militare dell'alleanza, quindi il dollaro dovrebbe essere attaccato anche finanziariamente.

Nessuno può essere sicuro che la distruzione del dollaro eviterebbe una guerra nucleare, ma non c'è dubbio che fintanto che l'America può finanziare la sua aggressione, gli eventi andranno in quella direzione. Dal punto di vista di Putin, indebolire il dollaro è ora una priorità, magari combinandola con la presa di Kiev ora che la spinta estiva di Zelensky è fallita.

Un vantaggio di una guerra finanziaria è che non ha bisogno di essere dichiarata, quindi non c'è un vincitore ufficiale e non c'è bisogno di una riconciliazione postbellica.


Progettare una valuta coperta dall'oro

Una nuova valuta di saldo commerciale ha il vantaggio di non essere stata mai utilizzata come mezzo per finanziare i disavanzi pubblici. E dato che il suo ruolo è limitato al saldo commerciale transfrontaliero e al commercio di merci fisiche, dev'essere istituzionalmente accettabile e non deve fare appello alla fiducia della popolazione. Gran parte del credito sarà autoestinguente. Si aggiunge alle valute nazionali, lasciando alle singole nazioni la gestione delle proprie linee di politica monetarie, motivo per cui una tale valuta può godere di un ampio sostegno. Non dev'essere utilizzata come mezzo per investimenti di capitale.

Poiché le basi sembrano essere già state gettate da Sergei Glazyev, potrebbe essere pronta per l'uso non appena sarà approvata a fine mese. Oltre a un insieme di regole rigorose e semplici, tutto ciò di cui ha bisogno sono due cose: l'istituzione di un'entità di emissione e l'oro fisico. La prima si può fare in un lampo, se non è già stata istituita, e l'oro sarà allocato dalle riserve delle banche centrali partecipanti. Questo è quasi certamente il motivo per cui le banche centrali di molti dei membri BRICS hanno aggiunto lingotti alle loro riserve. Devono essere estremamente grati all'establishment finanziario occidentale che commercia oro sintetico.

L'elenco puntato che segue è un breve schema di come una nuova valuta di saldo commerciale basata sull'oro possa essere rapidamente istituita per sostituire il dollaro fiat in tutte le transazioni tra le nazioni membri. Sarà interessante vedere come i vari elementi si confronteranno con la proposta di Glazyev.

È progettata per essere politicamente accettabile tra tutti i soggetti coinvolti, nonché una soluzione pratica a lungo termine per facilitare le ambizioni dell'asse russo-cinese per una rivoluzione industriale asiatica, che comprenda l'Africa e l'America Latina, libera dall'interferenza dell'America e dei suoi alleati. Gli elementi essenziali sono i seguenti:

• L'annuncio della creazione di una nuova banca centrale emittente (NICB, da non confondere con l'attuale New Central Bank di Shanghai, lo scopo è finanziare gli investimenti dei membri BRICS) e una nuova valuta basata sull'oro è il primo passo.

• La NICB viene istituita con la sola funzione di emettere una nuova valuta digitale coperta da oro fisico. Sarà progettata per essere un sostituto dell'oro completamente affidabile, indipendente dai valori delle valute già fiat esistenti.

• La nuova valuta sarà convertibile in oro solo tra la NICB e le banche centrali partecipanti. Saranno inoltre liberi di aumentare le loro riserve monetarie presso la NICB inviandole oro aggiuntivo in qualsiasi momento.

• I partecipanti idonei alla NICB saranno le banche centrali delle nazioni partecipanti, in linea di massima limitati a nazioni membri, associate e partner di dialogo di EAEU, SCO e BRICS. Inoltre anche a nazioni richiedenti l'adesione a una qualsiasi di queste organizzazioni in un elenco approvato.

• La valuta della NICB viene emessa alle banche centrali nazionali approvate a fronte della loro fornitura di un minimo del 40% di garanzia in oro. Ad esempio, una valuta che rappresenta un milione di grammi d'oro garantisce un'allocazione di 2.500.000 unità monetarie denominate in grammi d'oro. L'oro non deve essere consegnato a un deposito centrale, ma può essere prelevato dalle riserve auree di una banca centrale, a condizione che sia conservato in modo sicuro in caveau su un elenco approvato dalla NICB. È probabile che questo elenco escluda l'oro immagazzinato presso le banche centrali dell'alleanza occidentale e non dev'essere affittato o scambiato.

• Una banca centrale partecipante registra le nuove unità monetarie che le sono state assegnate come attivi sul suo bilancio, controbilanciate da un aumento delle sue passività come patrimonio netto. Il bilancio di una banca centrale partecipante viene quindi rafforzato.

• Una banca centrale partecipante può offrire credito e accettare depositi legati al valore della nuova valuta, da e verso le banche commerciali della sua rete nazionale. Si noti che la nuova valuta sarà disponibile esclusivamente per le banche centrali partecipanti, sulla quale possono basare i propri rapporti di credito con le banche commerciali.

• Le banche commerciali che operano nei Paesi membri e altrove saranno libere di creare e trattare crediti denominati nella nuova valuta della NICB. Non avranno alcun rapporto di credito con quest'ultima, ma la loro banca centrale di riferimento sì.

• Le banche commerciali la cui banca centrale non ha accesso alla valuta NICB possono compensare attraverso i mercati del credito all'ingrosso e saranno sempre libere di acquistare oro fisico sui mercati, se desiderano sostenere il credito creato nella nuova valuta con l'oro stesso.

• Tutte le tasse e le restrizioni sulla proprietà dell'oro devono essere completamente revocate dalle nazioni partecipanti, riconoscendo il suo status storico e giuridico come denaro.

• Sarà istituito un sistema di compensazione centrale efficiente per le banche commerciali che trattano crediti basati sulla nuova valuta.

• Le borse asitiche sulle materie prime nei BRICS+ valuteranno tutti i prodotti nella nuova valuta oltre che in dollari. Le importazioni e le esportazioni tra i BRICS avranno un prezzo simile. Ciò garantirà che i mercati fisici e i loro derivati siano isolati da un crollo delle valute fiat, una probabile conseguenza del ritorno dell'oro al suo vero status monetario.

Lo scopo della nuova valuta è quello di fornire una solida base monetaria per la finanza commerciale e altri accordi finanziari transfrontalieri. L'espansione del credito basata su di essi crescerà strettamente in linea con l'attività economica e quindi non sarà inflazionistica, minandone il potere d'acquisto. In un saggio precedente ho spiegato perché quando è legato in modo convincente all'oro, il credito delle banche commerciali cresce su base non inflazionistica. Questa è la chiave per capire perché una nuova valuta costruita su queste linee potrà resistere alla prova del tempo.

È anche probabile che le nazioni partecipanti pongano una maggiore enfasi sulla stabilità delle proprie valute, fornendo al contempo un rifugio sicuro dalle conseguenze per il dollaro dopo la sua introduzione. Una volta istituita la nuova valuta, sarà nell'interesse della Russia riportare il rublo a un proprio gold standard e la Cina potrebbe seguire l'esempio con il renminbi.

Tutte le prove empiriche ci informano che quando l'oro diventa il mezzo con cui viene valutato il credito, il valore di quest'ultimo si lega a quello dell'oro e non dipende più dalla stabilità della quantità di credito stesso. Operare come un sostituto dell'oro conferisce certezza dei prezzi al commercio e agli investimenti e porta a tassi d'interesse bassi e stabili, creando le condizioni necessarie per massimizzare lo sviluppo economico nelle economie emergenti.

Costruita sulle linee di cui sopra, dovrebbe essere semplice e veloce da istituire. Dev'essere libera dagli attacchi dei membri dell'alleanza occidentale che cercheranno di preservare i propri sistemi monetari fiat. E il 40% di copertura in oro fa rima con il requisito di base per uno standard monetario metallico stabilito da Sir Isaac Newton, quando era Maestro della Royal Mint.

Per le banche centrali partecipanti, la sostituzione dell'oro nelle loro riserve per le allocazioni della nuova valuta rappresenterebbe un aumento significativo del loro patrimonio di bilancio. Man mano che crescerà la fiducia in questo schema, solo le riserve auree minime saranno conservate dalle banche centrali partecipanti, con il saldo scambiato con la nuova valuta. Ad esempio, la Reserve Bank of India possiede ufficialmente 787,4 tonnellate di oro e convertite nella nuova moneta d'oro il loro valore aumenterebbe a 1.968,5 tonnellate equivalenti, aggiunte al capitale proprio.


L'impatto sull'oro

Nel corso della storia il denaro è stato l'oro e il resto credito. Quando si stacca il credito dall'oro, ci sono delle conseguenze: il prezzo di beni e servizi in credito differisce dal prezzo in oro. È davvero così semplice.

È opinione diffusa che le fluttuazioni dei prezzi non abbiano nulla a che fare con il mezzo di scambio e per le singole transazioni è certamente vero che sia l'acquirente che il venditore condividono questa opinione. Ma col passare del tempo, con le linee di politica ufficiali che mirano a una riduzione del 2% del potere d'acquisto del dollaro e delle altre principali valute fiat, non è vero che le fluttuazioni dei prezzi siano interamente dovute ai cambiamenti nell'equilibrio tra domanda e offerta di materie prime e altri input manifatturieri. Infatti, dalla fine di Bretton Woods, misurata in oro, la perdita di potere d'acquisto è stata notevolmente superiore all'obiettivo del 2% annuo. Il grafico qui sotto la colloca direttamente in un contesto oro contro fiat.

Dalla sospensione di Bretton Woods, il dollaro ha perso il 98% del suo valore rispetto all'oro. Le altre principali valute fiat hanno impoverito allo stesso modo i loro utenti e risparmiatori, e solo ora si profila l'atto finale della loro distruzione a causa dell'introduzione di una nuova valuta BRICS coperta dall'oro.

Attraverso l'oro le banche centrali partecipanti scambieranno i loro dollari con la nuova valuta. Questo rifiuto del dollaro da parte di un gran numero di banche centrali lo svaluterà ulteriormente, seguite da entità non governative straniere che cercheranno di ridurre la loro esposizione. Inizialmente sarà visto come una corsa verso l'oro, simile a quella che seguì la sospensione di Bretton Woods il 15 agosto 1971. Il mercato era altrettanto perplesso allora come oggi, con la correzione mattutina di Londra lunedì 17 agosto a $43, in leggero calo rispetto alla settimana precedente. Solo il 19 novembre la correzione superò per la prima volta i 43$. Ci vollero due mesi interi affinché le implicazioni si concretizzassero e il prezzo salì a $197,50 il 27 dicembre 1974.

La lezione in questo mondo keynesiano è che due mesi di prezzi statici dopo la sospensione di Bretton Woods sono la prova che l'oro era poco compreso nei mercati finanziari, e lo è ancora oggi. I mercati dei derivati, in particolare il mercato a termine di Londra e i futures Comex negli ultimi quarant'anni, hanno perso di vista l'oro come denaro giuridico e hanno pensato che fosse un contatore di trading che gioca su timori irrazionali di instabilità del sistema monetario moderno. Ma con il ritorno dell'oro come ancoraggio dei valori creditizi per gli egemoni asiatici e la loro sfera d'influenza, quei timori diventeranno improvvisamente razionali.


Le conseguenze più ampie di un gold standard BRICS

Possiamo presumere che le conseguenze degli accordi commerciali asiatici riguardanti l'oro saranno state attentamente prese in considerazione dalle superpotenze asiatiche, in particolare dai russi che hanno affrontato un dollaro militarizzato.

Oltre a portare stabilità ai valori dell'export, ci sono altri vantaggi nel reintrodurre l'oro nei sistemi monetari. La stabilità dei tassi d'interesse è un ovvio vantaggio. Attualmente il tasso d'interesse chiave della Banca di Russia è al 7,5% e l'inflazione dei prezzi è crollata al 2,3% (aprile). Il rendimento dell'obbligazione OFZ a 10 anni della Russia è ancora dell'11,3%. Se il rublo diventa un sostituto credibile dell'oro, ci si può aspettare che l'inflazione dei prezzi, i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari scendano e mantengano livelli che riflettono la stabilità a lungo termine dell'oro, in particolare in tempi più normali in cui il governo russo registra avanzi di bilancio decenti. E supponendo che l'espansione del credito da parte delle banche commerciali russe non sia ciclicamente eccessiva, ci si può aspettare una stabilità finanziaria per la valuta e l'economia russa a lungo termine. Insieme a tasse basse (l'imposta sul reddito della Russia è fissa al 13%), ci si può aspettare anche che questa stabilità favorisca un vero progresso economico e l'accumulo di ricchezza personale da parte del popolo russo. Sarebbe un risultato di gran lunga migliore rispetto alla situazione attuale.

Ci si può altresì aspettare che una mossa verso il sostegno dell'oro da parte degli egemoni asiatici indebolisca il potere d'acquisto delle valute fiat occidentali. Il capitale internazionale abbandonerà le effimere valute fiat a favore dei valori reali delle materie prime, con le nazioni che ricostituiranno scorte di energia, metalli e altre materie prime invece di accumulare carta. Verranno ricercati metalli preziosi, in particolare l'oro, e ci si può aspettare che il suo prezzo rifletta la fine delle valute fiat.

Le conseguenze per i prezzi all'ingrosso e al consumo nelle nazioni occidentali diventerebbero rapidamente evidenti, con le banche centrali costrette a rivedere le loro aspettative per un'inflazione dei prezzi nettamente superiore. Ci si può aspettare che i rendimenti obbligazionari aumentino ulteriormente, minando tutti i valori finanziari e immobiliari. Come chiarisce questa prospettiva negativa, le valute fiat misurate rispetto all'oro entreranno in una sostanziale fase di declino.

La dipendenza dagli investimenti esteri ha protetto il dollaro dai continui deficit commerciali e ha svolto un ruolo chiave nel finanziamento del debito del governo degli Stati Uniti sin dalla fine di Bretton Woods. Ha permesso allo zio Sam di avere deficit di bilancio più o meno continuamente; la fine dei cinquantadue anni di un regime fiat cambierà tutto questo. Il governo degli Stati Uniti dovrà affrontare notevoli ostacoli al proprio finanziamento, soprattutto con l'emergere di una liquidazione estera di titoli del Tesoro USA. I rendimenti obbligazionari e i costi di finanziamento per il governo sono destinati ad aumentare in modo significativo.

Le conseguenze per l'UE e la zona Euro sarebbero divisive, sia dal punto di vista politico che economico. Se non fosse per i vincoli politici, la Germania andrebbe naturalmente verso la cooperazione con i sistemi monetari più solidi che stanno emergendo a est, in particolare con il deterioramento delle finanze dei PIIGS. Con l'aumento dei rendimenti obbligazionari, l'intero sistema Euro composto dalla BCE e dalle sue banche centrali nazionali dovrebbe essere ricapitalizzato, essendo già profondamente in negativo. Le banche d'importanza sistemica mondiale (G-SIB) nell'Eurozona sono estremamente indebitate ed è improbabile che sopravvivano alla combinazione di valori degli asset in calo e crediti inesigibili in ascesa. Essendo stato creato per volere di una commissione politica e ora gestito da tecnocrati, l'euro rischia di perdere ogni credibilità sui mercati.

Anche le conseguenze per la sterlina saranno significative. In una trappola del debito simile a quella del governo degli Stati Uniti, i britannici hanno l'ulteriore svantaggio di un'economia che soffre per l'aumento delle tasse. Inoltre, essendo Londra il centro finanziario internazionale, il Regno Unito sarà l'epicentro di una crisi monetaria. Per le dimensioni della sua economia, il Regno Unito ha poche riserve auree, impedendo una qualsiasi futura fuga dalla trappola delle valute fiat.

I principali governi allineati sia economicamente che intellettualmente con il dollaro si ritroveranno in uno svantaggio comparativo davanti a una valuta dei BRICS coperta dall'oro, probabilmente seguita dall'adozione di standard aurei da parte di Russia e Cina. I tassi d'interesse, che stanno sfuggendo al controllo delle banche centrali, saliranno a causa di due fattori: la stretta creditizia e il deterioramento delle prospettive per i poteri d'acquisto delle valute fiat. È il peggiore dei due mondi per loro. Inoltre gli economisti mainstream sono riluttanti ad abbandonare le loro politiche economiche e monetarie e governi/banche centrali saranno lenti a reagire.

L'unica salvezza per i governi occidentali sarà quella di abbandonare completamente la macroeconomia keynesiana e tornare alle teorie economiche classiche. Dovranno essere ripudiati i falsi presupposti che si sono accumulati durante l'era delle valute fiat. Crisi di questo genere quasi sempre scaturiscono dai cambi, perché sono i detentori stranieri di valute i primi a riconoscerne la debolezza. Di solito si tratta di una valuta specifica, ma questa volta interesserà tutte le principali valute dell'alleanza occidentale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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La Grande Muraglia: perché i pianificatori centrali della Cina non possono tollerare Bitcoin

Gio, 10/08/2023 - 10:05

 

 

da Bitcoin Magazine

Proprio come le tragiche figure della mitologia greca, la Cina ha una lunga e leggendaria storia di quello che potremmo definire strappare la sconfitta dalle fauci della vittoria. La sua classe dirigente, in particolare, ha sempre avuto un insaziabile appetito per l'autoflagellazione. Il divieto dell'uso di Bitcoin è solo il capitolo finale di questa storia triste e distruttiva.

Benedetta da un'abbondanza di risorse naturali, una grande popolazione e il pieno accesso al Mar Cinese Meridionale e Orientale lungo le sue 9.000 miglia di costa, la Cina era perfettamente preparata per essere l'impero di tutte le epoche.

E per quasi 2000 anni ha dominato la regione.

Molto prima degli inglesi e degli spagnoli, la Cina costruì intere flotte di navi in grado di attraversare gli angoli più remoti della Terra, capaci persino di raggiungere il Nuovo Mondo, secoli prima che Colombo salpasse.

Se le cose fossero andate diversamente, l'America avrebbe potuto benissimo essere soggetta all'imperatore invece che al re, e il mandarino sarebbe la lingua predominante del mondo, non l'inglese.

Ma a ciò non fu permesso di accadere.

Spronata dalla gelosia, dalla paura e dal rancore nei confronti della propria classe mercantile, l'élite al potere, ovvero i pianificatori centrali, ordinò che tutte le navi venissero incendiate. Un atto di pura autoimmolazione a quanto pare.

Ciò bloccò il popolo cinese, incapace di esplorare il mondo esterno, lasciandoli isolati e vulnerabili di fronte agli orrori delle guerre dell'oppio che la Gran Bretagna coloniale portò sulle loro coste.

La successiva cabala di pianificatori centrali a provocare il caos e la distruzione furono i comunisti sotto lo stesso capo pianificatore, il presidente Mao. E ancora una volta, l'obiettivo della loro ira era una classe media emergente. A questo giro furono i contadini produttivi delle campagne cinesi a essere gli agnelli sacrificali da mandare al macello.

Le Guardie Rosse, il gruppo di fanatici sostenitori di Mao, marciarono in tutta la Cina, eliminando con zelo le cosiddette "Cinque Categorie Nere": agricoltori ricchi, proprietari terrieri, controrivoluzionari, persone di destra ed eretici di ogni tipo.

Essendo stata sovvertita la società, milioni di contadini furono poi collettivizzati e costretti nei campi di lavoro per produrre raccolti. Presto ne seguì la fame e milioni di persone morirono. Il possesso non autorizzato di un solo chicco di riso era una giustificazione sufficiente per l'esecuzione di intere famiglie.

Questo incubo non è mai stato completamente digerito.

Infatti, con l'alba di Internet, i pianificatori centrali c'hanno riprovato. Resi paranoici dalla paura che il loro potere potesse essere sfidato, è stato eretto un firewall digitale. Proprio come la Grande Muraglia cinese di secoli fa, questo muro ha lo scopo di mantenere la sua popolazione prigioniera, docile e al riparo da qualsiasi influenza esterna potenzialmente corruttrice. I discorsi indesiderati sono censurati e i crimini del passato non possono essere discussi.

In quale altro modo una società potrebbe prostrarsi di fronte all'altare di un maniaco genocida, lo sterminatore dei suoi antenati? Ancora oggi Mao è adorato come un dio. E così, il ricordo sbiadito di queste atrocità e anche i 50-100 milioni di morti stimati (il fatto che il numero di morti sia incerto riflette l'orrore di quei tempi) non sono stati sufficienti a porre fine al circolo vizioso.

No, i pianificatori centrali avevano appena cominciato.

Esatto, i macellai cinesi si stavano preparando per la loro prossima amputazione.

Forse la decisione più devastante, autolesionista e masochista di tutte è stata la politica del figlio unico. Ecco la ricetta disgustosa: ordinare alle donne di smettere di fare figli (per il bene comune, ovviamente) e decimare la popolazione per diverse centinaia di milioni. Entro il 2050 la popolazione cinese dovrebbe dimezzarsi.

Successivamente, per aggiungere umiliazione al danno, stampare denaro per deprimere artificialmente la valuta del Paese, rendendo la produzione più economica e schiavizzando la popolazione al fine di rilanciare l'attività economica e compensare il rallentamento demografico.

Il denaro in eccesso viene quindi (come sempre) mal allocato e si riversa in inutili progetti immobiliari. Spesso case, appartamenti ed edifici non vengono nemmeno acquistati per viverci. Vengono acquistati come depositi di valore e per cercare in qualche modo riparo dall'offerta di denaro in rapida espansione. È così che sono nate le "città fantasma" della Cina: monumenti fatiscenti e in decomposizione a milioni di nascituri e abortiti.

E così, tra il crollo della demografia, lo scoppio di una bolla immobiliare e una linea di politica zero-COVID (un'altra minaccia ai pianificatori centrali), la Cina si trova sull'orlo di una crisi finanziaria potenzialmente devastante.

Le stampanti di denaro devono quindi essere arroventate ancora di più, rubando quel poco che resta della produttività delle persone da sotto di loro e causando calamità sempre più devastanti attraverso bolle in tutta l'economia.

Quindi ogni errore diviene fatale lungo questo percorso contorto e tortuoso, una conseguenza della credenza nichilista e in definitiva mortale nella pianificazione centrale.

Ed è qui che conduce quel percorso: vietare Bitcoin, una pura conseguenza di Internet gratuito e il rifiuto del potere centralizzato, uno strumento essenziale per combattere la coercizione del mondo fiat.

I pianificatori centrali ovviamente lo negano. Quando è stato messo alle strette, il premier Li Keqiang ha parlato di un potenziale allentamento dei lockdown, ma si è espresso con veemenza contro gli stimoli monetari e l'inflazione: “Non ricorreremo a stimoli o all'emissione eccessiva di denaro per raggiungere un obiettivo di crescita elevato. Ciò graverà sul futuro altrimenti”.

Questa promessa non è solo vuota, è in realtà una bugia sfacciata ed evidente per i seguenti quattro motivi:

1. La stampa di denaro non è facoltativa in un sistema fiat

Negli ultimi 20 anni M2 è stata gonfiata in media del 14% all'anno. Ciò significa che l'offerta di denaro è raddoppiata ogni 5 anni! Con un rapporto debito totale/PIL superiore al 300% la capitalizzazione degli interessi richiede un ricorso costante alla stampante monetaria. Ecco come funziona un sistema fiat basato sul debito.

Il denaro viene fatto circolare nell'economia attraverso l'emissione di debito; il pagamento degli interessi su questo debito è possibile solo attraverso... avete indovinato: più stampa di denaro, cioè creazione di debito.

È un cane che si morde la coda.

E, strutturalmente, non c'è modo d'invertire o addirittura attenuare questa spirale. Il sistema è costruito su un binario a senso unico dove vige una sola regola: "Inflate or die". Non che i pianificatori centrali si preoccupino davvero della devastazione, tranne che...

2. …fermare la stampante provoca una rivoluzione

Questo rappresenta un doppio smacco per una struttura di potere centralizzata che fa affidamento sulla coercizione attraverso la stampa di denaro per piegare la popolazione alla sua volontà. Non è un caso che la moneta cartacea sia stata sviluppata per la prima volta dai pianificatori centrali cinesi.

La recente stretta di liquidità ha già portato a corse agli sportelli e persino manifestazioni, estremamente rare in Cina. Ma niente paura, i carri armati sono stati pronti a rispondere, pronti a reprimere qualsiasi segno d'insubordinazione facendo eco a piazza Tiananmen.

Ancora peggio per i pianificatori centrali, un numero record di acquirenti di case rifiuta i pagamenti del mutuo in oltre cento città. Il contagio è iniziato con Evergrande lo scorso anno, quando è diventata inadempiente su gran parte della sua montagna di debito da $300 miliardi. Il settore immobiliare, che rappresenta il 30% della produzione economica, è ora alle strette.

Quando le cose vanno male su questa scala, i disordini sociali sono sempre dietro l'angolo. Il PCC lo sa e ha incaricato le banche di salvare i promotori immobiliari in difficoltà, ovvero stampare più denaro.

3. L'economia cinese dipende dalle esportazioni

La stampa di denaro è notoriamente una corsa al ribasso: chi svaluta la valuta più velocemente ha un vantaggio competitivo rispetto agli altri. Questo perché i beni nazionali diventano relativamente più economici sui mercati internazionali. La Cina ha sfruttato questa situazione con grande efficacia, spingendo costantemente lo yuan verso il basso per aumentare le sue esportazioni.

Ma perché non passare semplicemente a un'economia basata sui consumi e lasciare che lo yuan si rafforzi? Come discusso, si prevede che la politica del figlio unico (abbandonata solo di recente) dimezzerà la popolazione entro i prossimi trent'anni. Non ci sarà abbastanza popolazione per sostenere questo tipo di transizione. Inoltre un'economia basata sul consumo significa lasciare che le persone scelgano effettivamente ciò che vogliono. Qualcosa che i pianificatori centrali non possono nemmeno lontanamente capire.

4. Hanno già vietato Bitcoin

E infine, se la stampa di denaro non è davvero un problema, perché chiudere le uscite di sicurezza? La Cina è uno dei pochi Paesi al mondo che mantiene un divieto totale di Bitcoin, inclusa la proprietà, e ha alcuni dei controlli valutari più severi per prevenire la fuga di capitali.

I pianificatori centrali della Cina stanno ovviamente raddoppiando sul renminbi digitale che dà loro un controllo quasi illimitato sulla popolazione e stringe ulteriormente il cappio.

Davvero la stampa di denaro non è il problema? (Domanda retorica)

I pianificatori centrali sono quindi, come sempre, impegnati a chiudere i cancelli, a chiudere i tornelli e a sigillare tutte le possibili vie di fuga.

Bitcoin, come strumento definitivo per l'autodeterminazione, non può essere tollerato.

Proprio come la Grande Muraglia, il firewall digitale o l'incendio delle navi, i pianificatori centrali devono isolare le loro vittime e tagliarle fuori da ogni speranza di salvezza.

Quindi possono fare a modo loro, indisturbati.

Il piano (centrale) è l'incenerimento attraverso l'inflazione. Anche perché quando le cose vanno male, basta stampare ancora un po', no?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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La BCE è intrappolata tra Giappone e Stati Uniti

Mer, 09/08/2023 - 10:02

 

 

di Tom Luongo

La BCE ha un problema di credibilità. NOn ce l'aveva l'anno scorso, mentre invece ce l'aveva la FED. Oggi è Christine Lagarde, non Jerome Powell, a dover giustificare la sua linea di politica.

Powell ha avuto bisogno di quasi un anno dopo aver iniziato a rialzare i tassi per convincere una parte significativa del mercato a credere che facesse sul serio. Oggi non gli credono più se per caso parla da "colomba".

Non biasimo il mercato per il suo precedente scetticismo, se lo meritava, ma come ho sottolineato molte volte, gli incentivi di Powell sono in linea con le sue intenzioni e questo si è tradotto direttamente nella linea di politica della FED.

La Lagarde ha fatto la stessa cosa, tranne per il fatto che ha dimenticato l'intera parte degli "incentivi". Ha chiaramente cercato di forzare le sue intenzioni sul mercato per attuare la linea di politica dei suoi padroni.

Poi ha cercato di aspettare Powell, sperando che la politica interna degli Stati Uniti gli avrebbe forzato la mano per fare inversione; ciò non è accaduto e non accadrà fino a quando qualcosa non si romperà.

Quel qualcosa, secondo me, è ancora la BCE e la gara è aperta se il deterioramento delle condizioni economiche negli Stati Uniti forzerà la mano di Powell piuttosto che quella della Lagarde. I fattori chiave sono i prezzi del petrolio e la Banca del Giappone.

Alla riunione di luglio dello scorso anno, Powell ha rialzato i tassi di altri 75 punti base e la Lagarde ha risposto annunciando il Transmission Protection Instrument (TPI), o Toilet Paper Initiative, come mi piace chiamarlo.

Il TPI è stato messo in atto per gestire gli spread di credito tedesco/italiano, perché la scorsa estate si stavano espandendo molto e minacciavano di far crollare l'intero mercato obbligazionario dell'Eurozona. Il rialzo dei tassi da parte di Powell, come mi ha confermato anche Danielle Dimartino Booth, è stata la causa.

L'annuncio del TPI è stato accompagnato da dichiarazioni sulla fine dei programmi di QE da parte della BCE, ciononostante il TPI è solo l'ennesimo QE sotto metite spoglie, soprattutto se accoppiato con la BCE e le giurisdizioni adiacenti all'Europa che stanno dispiegando riserve per gestire la curva dei rendimenti degli Stati Uniti.

Ma il TPI da solo chiaramente non è sufficiente. Alla fine lo spostamento di obbligazioni sommerse da una tasca all'altra per manipolare gli spread creditizi si scontra con il problema di base: Powell non ha smesso di rialzare i tassi.


Spazio di manovra in esaurimento

Come ho sottolineato in un recente articolo, i limiti delle linee di politica vengono raggiunti quando i tassi stessi sono il problema, non gli spread. Come promemoria, ecco il grafico settimanale del decennale tedesco e la difesa della Lagarde del limite a 2,5%.

Oh, e l'inflazione è stata "più appiccicosa" di quella che la Lagarde stava affrontando l'anno scorso. Continuava ancora a parlare di "transitorietà" e, per qualche ragione, i mercati le hanno creduto. O, più precisamente, desideravano ardentemente crederle.

Il mercato obbligazionario della zona Euro è un malato terminale. Ogni volta che c'è un evento importante, il marciume al suo interno si metastatizza di nuovo e deve essere inventato un nuovo mix alfabetico per salvarlo: OMT, TARGET2, ESPP, TPI, ZOMG.

A questo punt, non c'è soluzione interna, se non quella di far saltare in aria l'intera finzione delle singole banche centrali all'interno dell'UE. La Lagarde ha bisogno di aiuto dall'esterno per mantenere in vita questo paziente.  

Lo riceve regolarmente sia dall'amministrazione Biden, in generale, che dal segretario al Tesoro USA Janet Yellen, in particolare.

La Yellen è di recente volata in Cina per implorarla di smettere di vendere, e inece acquistare, titoli del Tesoro USA in modo da tenere sotto controllo i rendimenti del debito mondiale e le relative implicazioni geopolitiche. Zerohedge riferisce che la Yellen ha già emesso più di $500 miliardi in nuovo debito, ne venderà più di $1000 miliardi nel terzo trimestre e altri $722 miliardi nel quarto trimestre. Dalla relazione sulle stime dei prestiti del Tesoro USA:

Durante il trimestre luglio-settembre 2023 il Tesoro USA prevede di prendere in prestito $1.007 miliardi in debito netto di proprietà privata, ipotizzando un saldo di cassa a fine settembre di $650 miliardi. La stima del prestito è di $274 miliardi superiore a quella annunciata a maggio 2023, principalmente a causa del minor saldo di cassa d'inizio trimestre ($148 miliardi) e del maggiore saldo di cassa di fine trimestre ($50 miliardi), nonché delle proiezioni di minori entrate e spese più elevate ($83 miliardi).

Durante il trimestre ottobre-dicembre 2023 il Tesoro USA prevede di prendere in prestito $852 miliardi in debito netto di proprietà privata, ipotizzando un saldo di cassa a fine dicembre di $750 miliardi.

Con così tanti prestiti, mi aspetto che la Yellen sosterrà la Lagarde strutturando le vendite di titoli del Tesoro USA in modo da fornire debito a breve termine ad alto rendimento in eccesso e debito a lungo termine insufficiente. È una sottile forma di controllo della curva dei rendimenti progettata per mantenere alta l'inversione 2/10 e forte l'offerta lungo lo spettro di lungo termine della curva.

Chiaramente se si riesce a sostenere l'offerta d'acquisto dei rendimenti a lunga scadenza degli Stati Uniti, si aiuta la BCE a difendere la sopraccitata soglia sul debito tedesco. Ma sarà abbastanza?

Il problema per queste due marxiste keynesiane è che Powell le ha proprio lì dove le vuole. Nonostante tutte le lamentele, i dati economici degli Stati Uniti sono migliori di quelli dell'UE con un ampio margine e l'estate è quasi finita, il che significa un aumento dei prezzi del petrolio.

Powell ha rilanciato di 25 punti base come previsto e così ha fatto anche la BCE. Anche i commenti post-conferenza di Powell sono stati chiari: non crede che l'inflazione sia stata domata. Stava giustamente dicendo che l'inflazione delle materie prime vedrà una seconda ondata, confermando l'analisi mia e di Francis Hunt in un'intervista su Palisades Gold Radio.

Infatti Powell ha dichiarato esplicitamente di non vedere un'inflazione che scende all'obiettivo del 2% fino alla metà del 2025.

*POWELL: DON'T SEE INFLATION BACK AT 2% UNTIL ABOUT 2025

market did not like this

— zerohedge (@zerohedge) July 26, 2023

Ciò ha messo in crisi i mercati. La curva dei rendimenti degli Stati Uniti da allora è esplosa al rialzo e si sta normalizzando nell'area critica 1-3 anni della curva, creando una tendenza decisa su base settimanale, piuttosto che il tiro alla fune che era precedentemente in corso.

La normalizzazione sta avvenendo, è lenta e metodica, ma è una realtà.


Banca del Giappone: vivo o morto

Questo dopo che la Banca del Giappone ha smosso i mercati con l'annuncio che "avrebbe modificato" la sua linea di politica riguardo il controllo della curva dei rendimenti. Come la Lagarde lo scorso luglio ha rialzato i tassi d'interesse e annunciato la presunta fine del QE mentre annunciava il TPI (più QE), la BoJ ha praticamente fatto la stessa cosa.

È un po' come il controllo della curva dei rendimenti di Schrödinger a questo punto. Interverrà prendendo come riferimento lo 0,5% o l'1,0% nei confronti del decennale giapponese? Chi lo sa. Aprite la scatola e scopritelo. È intervenuta quasi subito sullo 0,6% riguardo il decennale.

La realtà è che la BoJ deve porre fine alla sua linea di politica, ma come tutte le istituzioni intrappolate, sta cercando di mantenere sia la credibilità che la flessibilità. Questo è esattamente ciò che la Lagarde ha cercato di fare nell'ultimo anno e ha fallito miseramente.

Anche Ueda della BoJ fallirà, a meno che non mantenga i mercati all'erta.

La Lagarde sta rialzando i tassi perché deve seguire Powell e attenersi alle richieste d'investimento di base, il mercato insegue il rendimento reale.

Se non segue Powell, il flusso di capitali fuori dall'Europa passerà da un piccolo ruscello nel cortile di casa a un'inondazione biblica mentre i mercati si faranno beffe della sua missione alla BCE. A quel punto non sarà in grado di difendere NÉ gli spread creditizi NÉ l'euro.

Quindi il comportamento della Lagarde è prevedibile a questo punto.

La Banca del Giappone, tuttavia, è in una posizione migliore per giocare a questo gioco, perché i fondamentali del Giappone sono leggermente più forti di quelli dell'Europa. Il loro tallone d'Achille sono i prezzi del petrolio, poiché entrambi sono enormi importatori netti di energia. Ma il Giappone, a differenza dell'Europa, non ha iniziato una guerra contro la Russia. Mentre il Giappone potrebbe ancora giocare diplomaticamente con i russi sulle Isole Curili, la Russia ne comprende i punti dolenti.

Non stupitevi se, ora, dopo il Vertice NATO, la Russia non si protende di nuovo per cercare di sistemare le cose. Potrebbe essere un grande segno che Washington sta finalmente facendo marcia indietro sulla terza guerra mondiale qualora permettesse al Giappone di parlare onestamente con la Russia (cosa mai più accaduta sin dalla fine della seconda guerra mondiale).

Tutti i macro temi riguardanti il Giappone hanno raggiunto una massa critica: il grosso problema del debito, l'invecchiamento della popolazione, la distruzione della domanda, ecc. Ma non s'è tagliato fuori dall'energia di cui ha bisogno. Il petrolio russo sta scorrendo verso est oggi più che mai e questa tendenza si espanderà.

La Russia vorrebbe farsi un altro amico al largo della sua costa orientale.

Lo yen dovrà rafforzarsi da qui per tenere sotto controllo l'inflazione se la BoJ è seriamente intenzionata a far salire i tassi. È nell'interesse della FED rimuovere la copertura dall'UE, quindi Powell non si opporrà.

Una volta che ciò accadrà, la Lagarde perderà l'ultima parte della sua copertura a causa delle scommesse unidirezionali dei carry trade.

Questo è probabilmente il motivo per cui Ueda ci ha dato incertezza sulla linea di politica riguardo il controllo della curva dei rendimenti. Una piccola incertezza significa che i trader devono iniziare a prestare attenzione invece che presumere che nulla sia cambiato.

La Lagarde è prevedibile; Powell ha già scioccato i mercati, ora ha la loro attenzione.

Tutti ora sono all-in sulla "credibilità" riguardo le banche centrali. L'era della politica monetaria coordinata è finita. Se c'è una banca centrale con un quoziente di credibilità inferiore a quella di Powell, quella è la BoJ.


L'inflazione dei prezzi non ha ancora finito di dire la sua

L'unica cosa che ha aiutato la Lagarde più di ogni altra cosa è stato il calo dei prezzi del petrolio. Biden ha prosciugato l'SPR statunitense, strappando per un po' il titolo di produttore del barile marginale alla Russia.

L'euro più forte, aiutato da questa situazione, ha ora perso questo supporto dato che il Brent è tornato indietro verso gli $85 al barile. Anche il Giappone, con uno yen più debole, ha coperto questo costo per la maggior parte dell'anno scorso. Ma ora anche questo trade dovrebbe invertirsi, perché i prezzi bassi del petrolio erano una bugia. E ora l'euro e lo yen hanno bisogno della stessa cosa: forza per tenere sotto controllo l'inflazione e impedire la fuga di capitali.

Oggi il petrolio è chiaramente in movimento verso l'alto. Secondo gli ultimi dati EIA, la produzione statunitense è completamente piatta, sotto i 12,4 milioni di bbl/giorno. Questo era previsto con il calo del conteggio Baker-Hughes Rig di quest'anno.

Il grande indizio è che le esportazioni statunitensi stanno calando rapidamente.

Anche le importazioni statunitensi sono in aumento. Tutto ciò indica che il consumo di petrolio negli Stati Uniti è in aumento nonostante la stretta creditizia all'orizzonte.

Ciò ha portato al restringimento dello spread Brent/WTI a ~$3,60/bbl, in calo rispetto ai $4,90/bbl solo poche settimane fa e al ritorno di $4,00/gallone qui in Florida. Quindi qualsiasi aiuto arrivato sul fronte dell'inflazione dagli Stati Uniti, che quest'anno hanno inondato il mercato di petrolio, è andato, seppellito e morto definitivamente.

Anche i prezzi della benzina sono saltati fuori dagli schemi tecnici l'altro giorno.

Questo è il motivo per cui Powell non vede l'inflazione scendere fino al 2025. I prezzi delle materie prime stanno salendo a causa di una perdita di fiducia negli stati. Garantire l'approvvigionamento di beni materiali per la produzione futura dominerà i mercati proprio come accaduto dopo i lockdown.

L'inflazione dell'indice dei prezzi al consumo è in ritardo rispetto alla benzina... da circa sei mesi.

L'inflazione tornerà alla grande il prossimo autunno; le liquidazioni di attività di credito sono appena iniziate. Importanti cambiamenti nelle linee di politica, come quella della BoJ, evidenzieranno prezzi errati nei fondamentali economici. I vecchi presupposti muoiono, nuove tesi prendono forma e una nuova tranche di giocatori si renderà conto di essere dalla parte sbagliata della storia.

Il capitale si sta preparando a un cambiamento sismico intorno al Labor Day negli Stati Uniti.

La Yellen si sta preparando a inondare i mercati di titoli obbligazionari statunitensi, la spesa per Capitol Hill non diminuirà tanto presto, il che significa che Powell avrà tutta la copertura di cui ha bisogno per fare quello che vuole.

Biden è nei guai e probabilmente sarà messo sotto accusa entro ottobre e l'Ungheria sta facendo rumori che cambieranno l'UE per sempre. Maggiori informazioni su questo argomento la prossima volta.

Scacco matto, Chrissy.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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L'eolico e il solare NON sono fonti di energia più economiche rispetto a carbone e petrolio

Mar, 08/08/2023 - 10:10

«Oggi trovare facilmente un tetto sopra la testa è stato possibile solo grazie al settore delle costruzioni che, come quello alimentare, impiega capitale strumentale alimentato a combustibili fossili e che svolgono incredibili quantità di lavoro in modo conveniente.

Tale capitale strumentale include:

• macchine da scavo che consentono a un essere umano di scavare e spostare enormi quantità di terra per fare spazio alle fondamenta di edifici robusti;

• macchine livellatrici che consentono a un essere umano di appiattire facilmente tratti di terreno irregolari per renderli adatti a strutture grandi e livellate;

• macchine di sollevamento, come le gru, che possono sollevare enormi quantità di peso che, qualora potessero essere sollevate prima, richiedevano anni di lavoro da parte di schiavi;

• macchine che chiamiamo utensili elettrici, i quali consentono agli esseri umani di combinare la loro destrezza con grandi quantità di energia e svolgere compiti di precisione come martellare, fissare e segare;

• macchine compattatrici che rendono solido il terreno sotto gli edifici;

• macchine da taglio che tagliano gli alberi per far posto alle abitazioni;

• macchine per la pavimentazione che costruiscono le meravigliose strade che collegano le case;

• macchine minerarie che estraggono tutte le materie prime coinvolte nei nostri straordinari edifici, dal ferro e dal carbone all'acciaio, all'alluminio, al rame, alla sabbia;

• macchine ad alto calore utilizzate per trasformare i materiali estratti in materiali utilizzabili vitali come cemento, acciaio e plastica.

Senza questo capitale strumentale alimentato a combustibili fossili che aumentano radicalmente la produttività degli esseri umani, avere un tetto sulla testa di alta qualità sarebbe fuori dalla portata della stragrande maggioranza delle persone in quello che è il mondo di oggi.

E questo solo per quanto riguarda la costruzione di un edificio.»

~ Alex Epstein, Fossil Future: Why Global Human Flourishing Requires More Oil, Coal, and Natural Gas—Not Less

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di Connor Mortell

In uno dei suoi discorsi più recenti il presidente Joe Biden ha affermato che “l'eolico e il solare sono già fonti di energia più economiche rispetto al carbone e al petrolio”. Questa tesi è completamente sballata. Ci sono molti argomenti che possono essere presentati a favore dell'affermazione di Biden, tuttavia non solo possono essere tutti confutati, ma sono già stati tutti confutati.

Alex Epstein, nel suo libro Fossil Future: Why Global Human Flourishing Requires More Oil, Coal, and Natural Gas — Not Less, spiega che due fatti vengono ignorati quando si finge che l'eolico e il solare siano più economici. Il primo è che

l'energia solare e quella eolica esistono in grandi quantità esclusivamente in luoghi in cui vengono concessi enormi sussidi statali. Quando guardate dove vengono utilizzati il solare e l'eolico, scoprirete invariabilmente sussidi, ovvero lo stato costringe i contribuenti a dare soldi alle società solari ed eoliche. Spesso impongono anche per legge una certa percentuale di energia solare ed eolica.

Queste fonti “significativamente più economiche” riescono a esserlo solo quando paghiamo indirettamente sussidi per renderle più economiche. Inoltre i prezzi dell'energia sono distorti attraverso varie leggi e incentivi. Il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti elenca 1.854 diverse leggi e incentivi attualmente in vigore e ci sono talmente tante interferenze statali sul mercato che quando ho tentato per la prima volta di scaricare il set di dati per esaminare le leggi attualmente in vigore, il mio computer si è bloccato. L'energia è uno dei mercati più altamente regolamentati di oggi, tutto per creare l'impressione che l'energia eolica e solare siano più economiche rispetto ai combustibili fossili.

Da qui Epstein risponde alla domanda: perché le energie alternative hanno bisogno di così tante sovvenzioni se sono molto più economiche? Ciò porta al secondo fatto che viene spesso ignorato in questo discorso: “Contrariamente alle affermazioni di costi inferiori, i luoghi che utilizzano più energia solare ed eolica sulla loro rete tendono ad avere i costi dell'elettricità più elevati”.

Anche se si dovesse ammettere che l'eolico e il solare sono più economici del carbone e del petrolio (cosa che non è) e se si dovesse ammettere che questo sta accadendo su un mercato libero (cosa che non è), staremmo lo stesso ignorando il quadro generale. Anche se l'eolico e il solare dovessero in qualche modo avere costi economici inferiori, compensano con il costo della loro diluizione e della loro intermittenza.

Epstein spiega i difetti nella diluizione del solare e dell'eolico mostrando quanto essi richiedano più terra per unità di energia rispetto ai combustibili fossili, più risorse ad alta intensità mineraria (dieci volte più materiali estratti necessari rispetto a quando si costruisce l'infrastruttura per la generazione di elettricità da combustibili fossili) e i costi delle infrastrutture di trasmissione a lunga distanza. La diluizione, afferma, rappresenta una grave minaccia per l'efficacia in termini di costi dell'eolico e del solare.

Ma, attenzione, perché i costi non si fermano qui: c'è anche quello ben peggiore dell'intermittenza. Uno degli elementi più importanti di qualsiasi fonte di energia è la capacità di controllarla, e il solare e l'eolico non offrono questa possibilità. Per affrontare questi due tipi di costi, Epstein spiega che ci sono tre possibili approcci:

  1. Affidarsi a qualche fonte di energia controllabile, come i combustibili fossili;
  2. Affidarsi a una rete diversificata, distante ed enorme di pannelli solari e turbine eoliche, in modo che ci sia sempre elettricità sufficiente da qualche parte;
  3. Affidarsi a un sistema di accumulo artificiale per immagazzinare energia intermittente sufficiente per essere sempre in grado di soddisfare la domanda.

L'attuale realtà del solare e dell'eolico è che nessuno degli approcci sopraccitati s'è dimostrato conveniente e solo il primo, basandosi su una fonte di energia controllabile, come i combustibili fossili, è stato implementato a tutti i costi.

Il presidente Biden e altri critici dei combustibili fossili cercheranno sempre di dirci che“l'eolico e il solare sono significativamente più economici del carbone e del petrolio”, ma la realtà è che non è vero. L'eolico e il solare non sono fonti di energia più economiche rispetto al carbone e al petrolio: richiedono enormi sovvenzioni anche solo per competere e, sulla scia di esse, sono ancora troppo diluite e richiedono il supporto dei combustibili fossili per rimanere affidabili.


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Perché il “Discorso sulla pace” (1963) di Kennedy vale in particolar modo oggi

Lun, 07/08/2023 - 10:11

 

 

di Barry Brownstein

Nel 1963 Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia, Regno Unito e Cina avevano condotto oltre 500 test nucleari nell'atmosfera. La ricaduta di questi test ha avvelenato la nostra aria, terra e corpi. Tuttavia l'opinione pubblica americana, convinta che una corsa agli armamenti fosse necessaria per la propria sicurezza, era ampiamente contraria a un divieto dei test nucleari atmosferici.

Nel giugno 1963, pochi mesi prima di essere assassinato, il presidente Kennedy diede il discorso di apertura all'American University, evento che divenne noto come il Discorso sulla pace. Kennedy si stava avvicinando al raggiungimento del suo obiettivo di lunga data: un trattato sul divieto dei test nucleari. Il suo discorso era un invito a cambiare la mentalità della nazione.

All'inizio Kennedy disse che la pace che gli americani dovevano cercare non era “una Pax Americana imposta al mondo con le armi americane. Non la pace della tomba o la sicurezza dello schiavo”. Invece disse:

Sto parlando di pace genuina, il tipo di pace che rende la vita sulla Terra degna di essere vissuta, il tipo che consente agli uomini e alle nazioni di crescere, sperare e costruire una vita migliore per i loro figli — non solo pace per gli americani ma pace per tutti gli uomini e le donne — non solo la pace nel nostro tempo, ma la pace per sempre.

Kennedy espresse comprensioni in anticipo sui tempi e, purtroppo, i nostri tempi. Nella nostra vita personale possiamo affermare d'aver subito un torto e chiediamo che gli altri cambino prima; lo stesso accade negli affari internazionali. Invece Kennedy sosteneva che coloro che cercano la pace devono farsi avanti per primi. Avere ragione: “Affibbiando la colpa o puntando il dito è una magra consolazione”. Kennedy ci chiedeva di smetterla di denigrare gli altri e di mettere in ordine i nostri atteggiamenti nei confronti di "libertà e pace": “Alcuni dicono che è inutile parlare di pace [...] fino a quando i leader dell'Unione Sovietica non adotteranno un atteggiamento più illuminato. Spero che lo facciano [...] Ma credo anche che dobbiamo riesaminare il nostro atteggiamento — come individui e come nazione — perché esso è essenziale quanto il loro”.

Continuare ad avere la mentalità di una vittima, secondo cui gli altri devono cambiare prima, è una fonte di tumulto nelle nostre vite. Come un Paese in guerra, la nostra mente in conflitto ostacola la nostra crescita.

Kennedy chiese agli americani di “esaminare il nostro atteggiamento nei confronti della pace stessa”. Rifiutava di accettare che la pace fosse “impossibile” o “irreale”. Traslate questa cosa a livello personale e pensate quando giudicate gli altri e vi lamentate che non cambieranno mai. Se capiamo che le idee che abbiamo sugli altri non lasciano mai la nostra mente, allora capiremo altresì che mentre li condanniamo stiamo condannando noi stessi dicendo che non cambieremo mai.

Il Discorso sulla pace di Kennedy non era qualcosa legato alla new age, visualizzatelo e il messaggio vi sarà chiaro. Parlava di un processo di “evoluzione graduale” e non “l'assoluto, infinito concetto di pace e buona volontà di cui sognano e fantasticano i fanatici”. Il pio desiderio invita solo allo “scoraggiamento e all'incredulità”; non esiste “una formula magica” per la pace. Invece “la vera pace deve essere [...] la somma di molti atti [...] Perché la pace è un processo, un modo per risolvere i problemi”. Iniziamo quel processo guardando oltre i nostri stereotipi.

Proprio come non dobbiamo amare il nostro prossimo per andare d'accordo, non dobbiamo fingere di amare i modi di altre nazioni. Il nostro impegno, esortò Kennedy, è quello di “vivere insieme nella tolleranza reciproca, sottoponendo [...] le controversie a una soluzione giusta e pacifica”. Le nostre simpatie e antipatie non sono fisse nella pietra e non dovremmo mai trasformare un potenziale amico in un nemico. Potrebbe non essere realistico che la paura si trasformi in amore, ma con un cambiamento di mentalità, la paura può diventare pace.

Kennedy parlò poi dell'assurda propaganda sovietica sull'America. La nostra risposta, disse, è “di non cadere nella stessa trappola dei sovietici, di non vedere solo una visione distorta e disperata dell'altra parte, di non vedere il conflitto come inevitabile, l'accomodamento come impossibile e la comunicazione come nient'altro che uno scambio di minacce”. Sessant'anni dopo le opinioni degli americani sono plasmate da visioni monocromatiche senza sfumature nei confronti della Russia. Il mondo sembra meno sicuro che mai dalla crisi dei missili cubani.

Nel messaggio forse più convincente del discorso, Kennedy esortò gli americani ad avere empatia per i sovietici e a capire che anche loro avevano legittime preoccupazioni per la sicurezza:

Nessuna nazione nella storia ha mai sofferto più dell'Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale. Almeno 20 milioni hanno perso la vita. Innumerevoli milioni di case e famiglie furono bruciate o saccheggiate. Un terzo del territorio della nazione, compresi quasi due terzi della sua base industriale, è stato trasformato in una terra desolata, una perdita equivalente alla distruzione di questo Paese a est di Chicago.

Conosco bene la distruzione che i nazisti inflissero all'Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale. Immaginare una terra desolata da Chicago alla costa orientale dà alla sofferenza sovietica un nuovo significato viscerale.

Kennedy non menzionò nessun filosofo che l'avesse aiutato a guidare la sua bussola morale. Tuttavia, mentre leggevo il suo appello agli americani a mettersi nei panni di un'altra persona, ho pensato al filosofo Martin Buber.

Nella sua opera più nota scritta nel 1923,  I and Thou, Buber scrisse che scegliamo sempre tra due modi di vedere il mondo che si escludono a vicenda: “Io-Tu” o “Io-Esso”. Per lo più vediamo attraverso l'obiettivo “Io-Esso”; gli altri sono visti come inferiori rispetto a noi, o come oggetti che ci aiutano o come ostacoli. Pensate per un momento a quanto velocemente vi irrita in una lunga fila al supermercato se il cassiere sembra muoversi lentamente. Non siamo il centro dell'universo; possiamo ignorare la soap opera narrata nelle nostre teste.

Al contrario, attraverso la lente di “Io-Tu” vediamo gli altri come individui, come persone tanto importanti quanto noi. Espiriamo e ci colleghiamo umanamente con la cassiera che ha problemi e difficoltà quanto i nostri. Vedere attraverso la lente “Io-Tu”, come cercare la pace, inizia con l'impegno in un processo per diventare più consapevoli dei nostri atteggiamenti e comportamenti invece che con il desiderio di cambiare qualcun altro. Proprio come con le persone, anche con le nazioni, “il sospetto da una parte genera sospetti anche dall'altra”.

In un monito per il nostro tempo, Kennedy disse: “Soprattutto, mentre difendono i nostri interessi, le potenze nucleari devono evitare quegli scontri che portano un avversario a scegliere tra una ritirata umiliante o una guerra nucleare”.

Oggi i politici americani sembrano determinati a ignorare l'avvertimento di Kennedy e a non dare a Putin una via d'uscita dalla sua disastrosa invasione. Invece sono determinati a infliggere a Putin una sconfitta umiliante. Un eminente esperto di politica estera sostiene addirittura di dotare l'Ucraina di armi nucleari.

Kennedy si concentrò sugli interessi comuni dell'umanità: “Abitiamo tutti questo piccolo pianeta. Respiriamo tutti la stessa aria. Tutti abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli. E siamo tutti mortali. Ancora più importante, tutti noi abbiamo menti che possono valutare la pace rispetto alle minacce e al dominio”.

Facendo eco agli avvertimenti di Eisenhower nel 1961, Kennedy ci ha ricordato che “la pace e la libertà camminano insieme”. Dopo Kennedy l'America è stata in guerra in Vietnam, Laos, Cambogia, Somalia, Iraq, Siria e Afghanistan. Ci sono state guerre contro la povertà, la droga, il cancro e il COVID. Come aveva predetto Kennedy, abbiamo perso la libertà. Una psicosi tribale noi contro loro sta facendo marcire l'America dall'interno. Kennedy direbbe che la cura non sta nello sconfiggere Putin o il COVID, ma nel cambiare i nostri cuori e le nostre menti.


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I fattori che determinano il valore di una valuta

Ven, 04/08/2023 - 10:04

 

 

di Alasdair Macleod

Ci sono due componenti nella storia dell'inflazione: il ciclo del credito bancario, che lasciato a sé stesso si autocorregge, e l'erosione a lungo termine dei valori monetari. Nell'esaminare le cause, questo articolo torna alle basi monetarie per spiegare cosa è necessario per rendere stabile il potere d'acquisto di una valuta.

Gli economisti generalmente sembrano inconsapevoli di fronte all'importanza del credito nell'economia. In un mondo di valute fiat, ritengono erroneamente denaro la valuta delle banche centrali e considerano all ostesso modo anche il credito bancario. In realtà entrambi sono credito, elemento motore di tutto, e non solo quello registrato a livello statistico ma anche nei nostri rapporti personali.

Da quando l'accordo di Bretton Woods è stato abbandonato nel 1971, la perdita dell'attaccamento del credito al denaro sano/onesto è stata rovinosa per il suo potere d'acquisto. Questi eventi sono ovviamente collegati, eppure l'aumento a lungo termine dell'offerta di denaro, o più correttamente del credito bancario, non è la ragione principale della perdita di potere d'acquisto.

In questo articolo spiego che anche in un gold standard la valuta è interamente credito e perché il segreto per stabilizzarne il valore è legare il credito all'oro, che resta pur sempre denaro giuridico.


Introduzione

Ho passato la maggior parte della mia vita lavorativa a condannare la negazione del libero mercato da parte del keynesismo e nel corso dei decenni sono passato dal non comprendere appieno perché l'intervento statalista nell'economia fosse così distruttivo all'essere in grado di denunciarlo a fondo su solide basi teoriche. Il mio viaggio ha preso ispirazione dalla Scuola Austriaca di economia e da Ludwig von Mises in particolare. Ma lo studente indagatore non dovrebbe mai dare per scontato tutto ciò che ha scritto il suo professore preferito, e poiché ho familiarizzato con la sua logica e analisi, mi trovo nella posizione d'indagare più a fondo.

Un economista imparziale che oggi respinge la macroeconomia keynesiana e il monetarismo a favore di argomenti che li confutano è pienamente consapevole che l'economia classica non ha spiegato tutto nel modo giusto. La necessità di esaminare continuamente le ipotesi venne affrontata dalla semplice accettazione del libero mercato e della divisione del lavoro, soprattutto dal motivo per cui rappresentano un vantaggio per la società. L'evidenza empirica confermò che le cose stavano così e che il socialismo nelle sue varie forme era destinato a fallire, come Mises ebbe modo di dimostrare.

Una notevole confusione deriva dal non capire come le statistiche e il ragionamento economico siano cambiati a causa del passaggio dal denaro sano/onesto alle valute fiat. Non si può mai essere sicuri che il valore di una valuta fiat in termini di merci sia stabile. Se il potere d'acquisto della valuta cambia nel tempo, allora lunghe serie di statistiche utilizzate da econometristi e macroeconomisti diventano completamente prive di significato, mentre in un sistema monetario sano/onesto possiamo essere certi che abbiano un qualche fondamento. Al centro di questo problema c'è il grado in cui una valuta diventa soggettiva nel suo valore, soprattutto quando si presume automaticamente che essa sia sempre oggettiva e che nelle transazioni la variazione di valore sia interamente da attribuire all'elemento che viene scambiato. Sulla base del fatto che il mezzo di scambio viene rapidamente speso in una singola transazione, potrebbe non avere importanza per quello scopo specifico; ciononostante è importante per il saldo non speso che le persone normalmente conservano.

Eppure gli economisti non sembrano capire questo punto e sono ipnotizzati dai loro grafici e modelli economici alimentati con informazioni superflue che non tengono e non possono tenere conto dei valori mutevoli di una valuta. I primi Austriaci formularono le loro teorie sulla base del denaro sano/onesto. E oggi molti dei loro simpatizzanti commettono abitualmente un errore simile a quello dei keynesiani, non capendo quanto siano diventati soggettivi i valori moentari e i dati distorti.

Se si afferma che il prezzo dell'oro è passato da $35 a $1900 oggi, si viene creduti; ma se si dice che nel 1970 il dollaro valeva 1/35 di oncia d'oro e che oggi vale 1/1900, e che quindi il dollaro vale solo 35/1900, ovvero l'1,8% del suo valore del 1970, si noterà una certa sorpresa sul viso del proprio interlocutore. Quando si fa notare che il dollaro ha perso quasi tutto il suo valore negli ultimi cinquant'anni, potreste incontrare esitazione ma non una comprensione delle implicazioni. E quando si spiega che l'oro è denaro giuridico oggi e lo è stato da quando la legge romana gli conferì tale status, e che il dollaro è solo credito ed è valutato come tale, si rischia di perdere completamente il proprio pubblico perché è stato sottoposto al lavaggio del cervello affinché pensasse che l'oro non sia denaro e che il dollaro lo ha sostituito. Ho anche conosciuto economisti Austriaci piegati a questa propaganda.

Pax scholae Austriacae! Non preoccupatevi, vi spiegherò tutto. Ma prima dobbiamo accettare alcune definizioni chiare ai fini di questo saggio.

• L'oro fisico, normalmente sotto forma di moneta, è denaro. Tecnicamente anche le monete d'argento e di rame sono adatte, ma per piccole transazioni. Infatti sono tutti credito nel senso che sono i proventi del proprio lavoro ancora da spendere, ma questi metalli non hanno alcun rischio di controparte e sono legalmente accettati a livello internazionale come moneta e sono quindi indipendenti da altre forme di credito nazionale. Ecco perché dobbiamo chiamare moneta d'oro per differenziarla da altre forme di credito che hanno un rischio di controparte, essendo promesse di pagamento a una data futura.

• Le banconote, che per molti hanno sostituito le monete d'oro, sono sempre credito. Anche le banconote scambiabili in monete d'oro a scelta del detentore rappresentano un credito sotto il comando dello stato, emesso dalla sua banca centrale. Il rischio di controparte può sembrare minimo, ma se non è ancorato al denaro giuridico, l'oro, il suo valore diventa totalmente dipendente dalla fiducia in chi le emette.

• Il credito bancario, sotto forma di depositi dei clienti, costituisce la maggior parte della cosiddetta massa monetaria (es. M2, M3 o M4). Il valore di tale credito è strettamente legato alle banconote in cui è denominato, con l'aggiunta del rischio di controparte per le singole banche.

• Valuta è il termine per il denaro e il credito in circolazione. Ma poiché le monete sono gettoni e nessuno spende la propria moneta d'oro se non come ultima risorsa, in questo saggio moneta farà riferimento alle due principali forme di credito: banconote e depositi bancari.

La domanda a cui si cerca una risposta è la seguente: cosa determina il potere d'acquisto della valuta?

È solo rispondendo a questa domanda che possiamo sapere come affrontare la perdita di potere d'acquisto, che nel caso del dollaro lo ha ridotto a meno del 2% del suo valore del 1970 rispetto al denaro giuridico.


Un dibattito infinito

Le vere cause della perdita di potere d'acquisto di una valuta sono state discusse da quando la scienza dell'economia è emersa come disciplina separata. E nell'Inghilterra della metà del diciannovesimo secolo il dibattito portò a due scuole di pensiero: la Scuola Valutaria favoriva un approccio basato su regole all'emissione di valuta, mentre la Scuola Bancaria cercava un approccio più flessibile. Una delle affermazioni della Scuola Valutaria era che la creazione di denaro doveva essere un monopolio di stato, il che contrastava con la filosofia del libero mercato della Scuola Austriaca. Infatti Mises criticò fortemente la Scuola storica tedesca e Georg Knapp (che scrisse la Teoria statale della moneta, pubblicato nel 1905) per aver adottato questa linea di pensiero.

A parte ciò, gran parte dell'approccio della Scuola Valutaria trovava il favore di Mises. Il dibattito tra la Scuola Valutaria e bancaria ebbe luogo al tempo del Bank Charter Act del 1844, il quale fissò successivamente i termini del modus operandi della Banca d'Inghilterra. In base a tale legge l'intero sistema bancario venne riformato, con l'emissione di banconote da parte di altre banche prima limitata e poi cessata, conferendo alla Banca d'Inghilterra il monopolio sull'emissione delle banconote. Questa fu una vittoria per la Scuola Valutaria e nella nostra ricerca per stabilire cosa porta alla svalutazione della valuta di oggi, questo rappresenta uno sviluppo importante, anche se poco compreso.

Alla radice dell'argomentazione della Scuola Valutaria c'era la consapevolezza che l'inflazione fosse causata dall'eccessiva emissione di banconote. Ciò portò i termini dell'emissione di banconote da parte della BoE ad essere interamente coperti con oro. Sebbene le circostanze storiche abbiano portato alla sospensione di questa disposizione in tre occasioni, ciò limitò l'espansione delle banconote in circolazione.[1]

Pertanto tra il 1844 e il 1900, l'emissione di banconote da parte della BoE aumentò solo da £37 milioni a £42 milioni.[2] Nel frattempo lo sviluppo del sistema bancario portò a un uso crescente di assegni in sostituzione delle banconote della Banca d'Inghilterra. Il credito bancario nell'offerta di denaro aumentò da £167 milioni a £824 milioni. Il grafico qui sotto mostra questa relazione fino alla dichiarazione di guerra nel 1914 e i livelli stimati dei prezzi al consumo e alla produzione.

L'emissione di banconote si espanse a malapena, mentre il credito bancario molto di più. L'affermazione della Scuola Valutaria, secondo cui un'espansione della valuta mina il suo potere d'acquisto, si applica all'emissione di banconote, ma non al credito bancario. E l'espansione a lungo termine del credito che non indebolisce il potere d'acquisto della valuta, sembra supportare le teorie della Scuola Bancaria.

Ma anche la Scuola Bancaria si oppose alle restrizioni sull'emissione di banconote. I suoi sostenitori sostenevano che sia le banconote che i depositi svolgessero la stessa funzione economica: “La quantità di banconote in circolazione era adeguatamente controllata dai processi ordinari della banca competitiva”. Le prove successive mostrate nel grafico sopra dimostrano che la Scuola Bancaria aveva torto.

Allo stesso tempo la Scuola Valutaria sosteneva che i depositi a vista non erano denaro (valuta) e quindi non avevano alcuna conseguenza per la politica bancaria e la prevenzione delle crisi finanziarie. È stata successivamente criticata per aver omesso di capire che i depositi bancari fungono da valuta.

È interessante notare che i decenni che seguirono la legge del 1844 mostrarono che la Scuola Valutaria aveva generalmente ragione a ignorare il credito bancario, se non altro però per ragioni sbagliate. Il credito bancario è sicuramente valuta circolante, ma il suo contributo al cambiamento del potere d'acquisto della valuta è limitato a un ciclo di autocorrezione del credito bancario che porta a boom e bust. A lungo termine, però, è la stabilità del valore della banconota legato all'oro e non il livello del credito bancario nell'economia che è importante.

Il dibattito teorico tra le due Scuole fu deviato dalla crisi del 1847, la quale portò la BoE a sospendere la convertibilità in oro su richiesta. Il governo inglese affrontò una crisi a causa dello scoppio di una bolla speculativa, con il fallimento di molte aziende. La situazione venne aggravata, o innescata, da uno scarso raccolto che a sua volta portò a un aumento delle importazioni di cibo. Il credito bancario nel 1846 era di £192 milioni, contraendosi a £167 milioni nel 1847, simile al problema che affrontiamo oggi. In altre parole, la causa fu la flessione del ciclo del credito, la quale espose i cattivi investimenti e l'eccessiva speculazione, non il gold coin standard.

Durante la crisi il bilancio della Banca d'Inghilterra rimase stabile, mostrando una stranezza contabile. Nel 1844 il suo totale di bilancio era di £82,9 milioni e nel 1847 era sceso a £59,9 milioni, discesa avvenuta per la maggiore nel 1845. A prima vista si trattava di una grave contrazione, ma nel suo bilancio la BoE aveva registrato le banconote detenute in banca sia come attivi che come passivi, le quali calarono di £24,5 milioni tra quelle date, approssimandosi al calo degli attivi totali di bilancio. Questa è una sciocchezza contabile, perché le banconote hanno valore solo quando sono in circolazione: quando sono in possesso di chi le emette, non sono altro che pezzetti di carta. Pertanto lo stato patrimoniale della BoE al netto di tale anomalia risultava di fatto ragionevolmente stabile.

Anche se la BoE agì anche come una banca normale, raccogliendo depositi, questi non erano in numero eccedente tale da sminuire la sua funzione di emissione di banconote. La corsa alle riserve auree della BoE portò a un calo di monete e lingotti da £13,7 milioni a un minimo di circa £9,9 milioni a metà aprile 1847.[3] Ciò avvenne a causa di un errore commesso dagli estensori della legge del 1844, la quale non comprendeva che la corsa alle riserve auree non proveniva da una fonte, ma da due. Avevano anticipato che solo le banconote potevano essere riscattate per monete d'oro, non rendendosi conto che gli assegni potevano essere usati anche per ritirare lingotti dalla BoE. Pertanto la legge fu erroneamente basata sull'aspettativa che una riduzione delle riserve auree sarebbe stata accompagnata da una riduzione delle banconote in circolazione.

Oltre a questo errore, l'idea che il declino delle riserve auree minacciasse il concetto della Scuola Valutaria riguardo l'emissione di banconote trascurava la realtà dei fatti: le banconote in circolazione si mantennero stabili a circa £20 milioni e, stando così le cose, la popolazione considerava le banconote della BoE coperte dall'oro come una sicurezza durante la crisi, che sicuramente era l'intenzione dei legislatori. Finché la popolazione aveva fiducia nella struttura di cambio in monete d'oro, non vedeva la necessità di detenere monete d'oro.

L'errore commesso dalla Banca d'Inghilterra, e che portò alla sospensione della Legge, fu quello di non rialzare il tasso di sconto e averlo fatto solo quando era troppo tardi. La crisi iniziò nel 1846 e così anche il drenaggio delle riserve auree della BoE, ma quest'ultima non rialzò il tasso di sconto fino al 16 gennaio dell'anno successivo, dal 3% al 3½%. La corsa alle sue riserve auree continuò e due settimane dopo il tasso di sconto venne portato al 4%. La corsa andò avanti fino a quando perse altri £3 milioni in oro e al 5% di tasso di sconto. Se la BoE l'avesse rialzato prima e in modo più aggressivo, la corsa alle sue riserve auree non sarebbe avvenuta.

La crisi del 1847, subito dopo il Bank Charter Act,fu presa dagli economisti del ventesimo secolo come prova che un gold standard rappresetasse una camicia di forza, la quale impediva una flessibilità economica, sostenendo quindi l'approccio della Scuola Bancaria. Ma abbiamo visto ciò che osserviamo esibito oggi dalle banche centrali: un'agenzia governativa che non adotta un approccio puramente commerciale alla propria attività.

Come sempre, la situazione è più complessa dei giudizi affrettati su questioni di principio. È necessaria una comprensione più profonda del ruolo del credito.


Il credito bancario è fondamentale per il nostro sistema monetario

Come affermato sopra, il credito si presenta in due forme riconoscibili. Ci sono le banconote, oggi emesse dalle banche centrali ma formalmente emesse anche dalle banche commerciali. Sono una passività di chi le emette e figurano nel bilancio di una banca centrale come tali. E poi c'è il credito bancario, passività delle banche commerciali sotto forma di depositi dei clienti, assegni o conti correnti. Ufficiosamente il credito esiste anche nel sistema bancario ombra e ulteriori crediti non vengono registrati tra individui.

Il credito tra gli individui è un fattore economico della massima importanza, eppure pochi economisti sembrano esserne consapevoli: un padre potrebbe dire a suo figlio o sua figlia che lo/a finanzierà durante gl ianni universitari e questo rappresenta il credito esteso da un genitore a un figlio; un negozio potrebbe offrire una linea di credito ai clienti stimati, consentendo loro di pagare settimanalmente o mensilmente; un muratore o un giardiniere offrirà credito ai clienti svolgendo il proprio lavoro in anticipo. È tutto credito.

I grossisti offrono ai rivenditori la possibilità di pagare le merci un mese dopo la consegna, o anche di più: questo è il credito. Quando un commerciante acquista titoli per il saldo il giorno successivo, questo è credito fino a quando non viene saldato. L'acquisto di un contratto futures a margine rappresenta un'obbligazione di credito per l'intero importo a meno che essa non venga venduta prima della scadenza. Gli esempi nella nostra vita quotidiana sono numerosi e questi accordi informali o non bancari sono vitali per il funzionamento della società, ungendo gli ingranaggi delle relazioni personali e di lavoro. Tutto questo non viene registrato nelle statistiche monetarie.

Data l'ubiquità del credito sarebbe giusto bandire del tutto le banche come commercianti di credito, dato che formalizzano accordi di credito a vantaggio del commercio e il cui credito è solo una piccola parte del totale? L'intera economia gira sul credito. Se non ci fosse, l'economia cesserebbe di esistere e se non ci fosse credito bancario, torneremmo alle condizioni feudali.

Secondo la Legge di Gresham, le persone accumulano monete d'oro invece di spendere banconote e depositi. Tutto è fatto a credito. La moneta d'oro non circola, anche in un gold standard, perché le persone si rendono conto che è denaro superiore rispetto alle banconote; funge da protezione per banconote e conti di deposito. E una popolazione fiduciosa di poter sempre scambiare banconote con monete d'oro ha poco o nessun bisogno di far circolare monete d'oro. Le banconote e i depositi bancari sono comunque molto più convenienti. Facciamo sempre riferimento alla stabilità dell'emissione di banconote della BoE durante la crisi del 1847 sopra menzionata.

Possiamo concordare che c'è poca controversia in quanto affermato finora. Quando approfondiamo l'argomento, però, ecco che sorgono i disaccordi. L'oro non dovrebbe più far parte di un sistema monetario moderno, sostengono i neo-keynesiani e la maggior parte dei monetaristi. L'espansione del credito è la fonte dell'inflazione, sostengono altri, in particolare i monetaristi e gli Austriaci.

La tradizione Austriaca è esemplificata dagli scritti di Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek. Mises osservò gli effetti dell'inflazione in Europa dopo la prima guerra mondiale, in particolare nella sua nativa Austria. Capì perché la corona crollò e ne conosceva il rimedio. Da allora scrisse molto sul ciclo economico, o ciclo commerciale, indubbiamente causato da un ciclo di espansione del credito bancario e successiva contrazione. Ma in tutti i suoi scritti, che complessivamente superano le 7.000 pagine, menziona poco il "credito bancario". In una ricerca per parola ho contato solo sedici riferimenti. Non è nemmeno elencato nel glossario dell'edizione di Human Action per insegnanti.

MOlto conosciuta è la conferenza di Mises del maggio 1933 alla Camera di Commercio di Vienna, quando affermò che: “La causa del deprezzamento del tasso di cambio va sempre ricercata nell'inflazione e l'unico rimedio per combatterla è una restrizione dei mezzi fiduciari e del credito bancario”. Quello era uno dei sedici riferimenti al credito bancario, ma da nessuna parte nei suoi commenti, per quanto ne sappia, raccomanda un divieto totale del credito bancario, ma solo un suo contenimento.

Hayek ideò un triangolo per illustrare ai suoi studenti della London School of Economics le conseguenze di un abbassamento artificiale dei tassi d'interesse e dell'espansione del credito. È allettante per i seguaci di questi grandi uomini concludere che il credito debba essere bandito se si vuole preservare il potere d'acquisto del denaro. Ma dobbiamo riconoscere che un collasso monetario attraverso una svalutazione continua e accelerata, come quella che colpì l'Austria nel 1922, è una questione completamente diversa da un ciclo del credito bancario.

Ma è una soluzione praticabile vietare il credito bancario? Il momento per sollevare la questione è propizio, dato che siamo sull'orlo dell'ennesima recessione, questa volta di tale potenziale gravità da minacciare il futuro dell'intera struttura bancaria, dalle banche centrali in giù. Ma se l'espansione del credito bancario ha un ruolo economico che può essere giustificato, la sua sostituzione potrebbe non essere tanto vantaggiosa, in particolare se lo stato prende l'iniziativa d'istituire un sistema bancario diverso. Se dovesse accadere, possiamo essere certi che sarebbe progettato per servire lo stato più che l'economia in generale.

Alcuni neo-Austriaci avanzano una semplice proposta: la fine del credito bancario con le banche che agiscono come custodi e con i depositi che rimangono di proprietà dei depositanti, fungendo da semplici arrangiatori di finanziamenti per distribuire risparmi alle imprese richiedenti. Il mondo dei mezzi circolanti si libererebbe dal credito bancario e da tutti i problemi che esso ha creato.

Dovremmo chiederci se questo è il vero obiettivo che dobbiamo perseguire. Cicli di espansione e contrazione del credito bancario esistono da quando disponiamo di dati statistici. Risalegono al diritto romano e all'invenzione della contabilità a partita doppia, eppure siamo ancora qui e abbiamo uno standard di vita migliore rispetto ai nostri antenati. Il credito è quello che ha alimentato la rivoluzione industriale. Sebbene con un certo ritardo, l'effetto sui prezzi delle variazioni nei livelli del credito bancario anche in un gold standard ha portato a fluttuazioni significative nel livello generale dei prezzi, conseguenza dell'espansione e della successiva contrazione del credito bancario: boom e bust. Il lasso di tempo durante il quale i banchieri sembrano dimenticare le conseguenze di un'eccessiva espansione del credito per le proprie operazioni è di circa otto-dieci anni, una periodicità che è rimasta in vigore fino alla crisi della Lehman.

Nel diciannovesimo secolo la politica economica degli stati era generalmente quella di farsi gli affari propri e di lasciare che gli eventi nell'economia facessero il loro corso. È interessante notare che le fluttuazioni del livello generale dei prezzi nel Regno Unito diminuirono nel corso di quel secolo, durante il quale la tendenza sottostante del credito bancario si ampliò notevolmente grazie alla ricchezza collettiva, al commercio e al progresso tecnologico. Chiaramente la crescente sofisticazione finanziaria dei mercati del credito stava avendo un effetto benefico, in particolare a seguito del Bank Charter Act del 1844 che nella sua formulazione omise di riconoscere il potenziale del credito bancario nel destabilizzare la valuta coperta dall'oro. Questo punto viene esaminato in dettaglio più avanti in questo saggio.

In virtù di ciò, possiamo sollevare la questione se le fluttuazioni del credito bancario siano davvero il male a cui credono alcuni neo-Austriaci. Potrebbe essere che il male maggiore sia l'intervento delle banche centrali, tentativi che si sono trasformati in sforzi per gestire la domanda di credito bancario attraverso le politiche dei tassi d'interesse nei decenni successivi alla prima guerra mondiale? In tal caso una soluzione in cui non viene creato alcun credito bancario non è il rimedio; l'abolizione dei tentativi delle banche centrali di manipolare i mercati del credito avrebbe invece più senso.


La falla nell'analisi di Mises sul credito bancario

Nel suo libro, The Theory of Money and Credit, Mises tentò di distinguere tra depositi che rappresentano risparmi prestati attraverso il sistema bancario alle imprese e ciò che definì credito esteso dalle banche sotto forma di depositi a vista. Sosteneva che era l'espansione del credito circolante in eccesso rispetto ai risparmi reali disponibili a generare boom artificiali, inflazione e successivi crolli.

Il suo ragionamento era da un punto di vista puramente teorico, trascurando la posizione giuridica per sottolineare che l'eccesso di credito portava sempre a una riduzione del suo potere d'acquisto. Ciò è certamente evidente nel ciclo del credito bancario, ma la divisione artificiale del credito originato dal risparmio e ciò che non lo è non può essere stabilita.

Alla ricerca della teoria dietro l'inflazione, la descrizione di Mises del processo di creazione del credito bancario è in disaccordo con i fatti. Nel capitolo 2 della parte 3 di The Theory of Money and Credit scrisse quanto segue:

I mezzi fiduciari possono essere emessi in due modi: dalle banche e in altro modo. I supporti fiduciari bancari sono caratterizzati dal fatto di essere trattati come costituenti un debito da parte di chi li emette.

Sono iscritti come passività e chi li emette non prende in considerazione la somma emessa come un aumento dei propri redditi o capitale, ma come un aumento in dare del proprio conto, il quale dev'essere compensato da un corrispondente aumento in avere se l'intera transazione non si vuole che figuri come una perdita.

Nella sua argomentazione sull'eccesso di credito, Mises dedusse che i prestiti bancari (attivi) si originavano attraverso la creazione di depositi (passivi), il che non è corretto.

Non è così che nascono i depositi bancari.

Da quando gli orafi londinesi inventarono il sistema bancario moderno nel diciassettesimo secolo, secondo il diritto bancario, e nella pratica, le banche sono commercianti di credito, non intermediari. I prestiti vengono creati con depositi corrispondenti. Dobbiamo accettare che Mises stesse argomentando un punto separato e valido, ma dalla citazione di cui sopra commise l'errore comune di credere che funzionasse al contrario. Quello che segue è un estratto da Money creation in the modern economy, pubblicato dalla Bank of England nel suo Quarterly Review for 2014 Q1:

Le banche commerciali creano denaro, sotto forma di depositi bancari, concedendo nuovi prestiti. Quando una banca fa un prestito, ad esempio a qualcuno che accende un mutuo per comprare una casa, in genere non lo fa dando loro migliaia di sterline in banconote. Invece accredita sul loro conto bancario un deposito bancario delle dimensioni del mutuo. In quel momento viene creato nuovo denaro. Per questo alcuni economisti hanno definito i depositi bancari come “moneta stilografica”, creata con un colpo di penna dei banchieri quando approvano i prestiti.

La descrizione da parte della Banca d'Inghilterra riguardo la creazione di prestiti con depositi corrispondenti venne delineata a suo tempo da Henry Dunning Macleod, un avvocato specializzato in diritto bancario nella seconda metà del diciannovesimo secolo.[4] Il capitale è fondamentale per la pratica bancaria.

Pertanto ogni deposito è frutto di un prestito; il prestito non è il risultato di un deposito. Non può esistere alcuna distinzione pratica tra depositi a risparmio e credito creato appositamente per finanziare il credito circolante. Tutto il credito bancario viene creato dai prestiti. Quando il prestito viene prelevato dal mutuatario per pagare terzi, avviene tramite assegno, o più comunemente oggi tramite bonifico elettronico. Il pagamento esce dal deposito che corrisponde al prestito nel bilancio della banca e viene incassato in banconote o più comunemente trasferito alla banca del destinatario. Tutte le banche subiscono continuamente questi trasferimenti e alcune finiranno con un eccesso di attivi di bilancio e altre con una carenza. Questi squilibri vengono continuamente rettificati attraverso i mercati monetari.


Le falsità di oggi sull'inflazione

Le banche centrali tentano di gestire il deprezzamento delle loro valute in modo che perdano ogni anno il 2% del loro valore. Ciò dovrebbe stimolare la domanda dei consumatori e fornire un margine di sicurezza rispetto alla temuta condizione di recessione dell'attività economica. I policymaker ritengono che, gestendo il livello dei tassi d'interesse, essi possano influenzare quanto le famiglie e le aziende possano prendere in prestito. Tentano di raggiungere questo obiettivo influenzando i tassi sui prestiti applicati dalle banche e, di conseguenza, gestendo la crescita del credito bancario per garantire un tasso d'inflazione basso e stabile. L'esperienza recente, però, ha dimostrato come questa linea di politica sia fallimentare. A causa di una propensione alla soppressione dei tassi d'interesse, o di errori nella politica macroeconomica, i tassi d'interesse hanno finito per essere soppressi artificialmente per un tempo considerevole e di conseguenza hanno dovuto essere rialzati bruscamente per correggere tale errore.

Questo perchè si crede comunemente che i tassi d'interesse rappresentino il prezzo del credito. Può sembrare che sia così per i mutuatari, ma come abbiamo visto sopra la creazione di prestiti crea depositi. Per i depositanti che conservano i loro depositi, o li destinano a obbligazioni, l'interesse rappresenta lo sconto tra il possesso futuro di una valuta e il suo possesso odierno. La preferenza temporale rappresenta la perdita di utilizzo, il rischio di controparte e i cambiamenti previsti nel potere d'acquisto di una valuta prima che venga restituita al creditore. Dal punto di vista del depositante, l'interesse è una compensazione per la posticipazione del suo consumo, non un prezzo.

Per un certo periodo i detentori nazionali di una valuta possono essere costretti dallo stato ad accettare un tasso d'interesse che non li compensa adeguatamente. Il problema con questa linea di politica emerge quasi sempre dapprima sui cambi, dove depositanti internazionali e detentori di obbligazioni venderanno quella valuta la cui compensazione degli interessi è giudicata da loro inadeguata.

Oltre a travisare il ruolo dei tassi d'interesse, le banche centrali sono fuorviate da altri errori macroeconomici. Un'agenzia governativa costruisce le statistiche su cui modella l'economia e nel tempo esse diventano inevitabilmente autocompiacenti. L'obiettivo della crescita non rappresenta un progresso economico, il quale non può essere misurato ma solo osservato. L'elenco degli errori è ampio e le supposizioni dietro di essi sono diventate risibili, se non fossero così gravi.

Ma l'errore più ovvio che quasi tutti ignorano è quello di prendere l'evidenza storica e statistica come base per prevedere un futuro dinamico che dipende dall'azione umana imprevedibile. È ciò che Mises chiamava il concetto di un'economia che ruota uniformemente: “Dove si immagina che tutto continui esattamente come prima, comprese tutte le idee e gli obiettivi umani”.[5]

Un altro errore è quello dei monetaristi che collegano meccanicamente i cambiamenti nella quantità di credito con i cambiamenti nel potere d'acquisto di una valuta. Le teorie monetariste erano alla base della posizione della Scuola Valutaria negli anni 1840, prima e dopo il Bank Charter Act del 1844. Oggi i monetaristi sostengono che i cambiamenti nella quantità di credito dovrebbero informare la politica monetaria, che non era lo stesso obiettivo della Scuola Valutaria nella definizione della legge del 1844. Ma la radice della loro comprensione è rimasta immutata, nonostante il passaggio dal credito ancorato al denaro giuridico al credito ancorato al nulla. Si basa sulla seguente equazione:

Offerta di moneta X velocità = prezzi di beni e servizi X la loro quantità

Mises sottolineò gli errori in questa linea di pensiero nel suo Human Action. È vero che un aumento della quantità di credito tende a far salire i prezzi, ma l'effetto è disomogeneo. Inoltre l'anticipazione dei prezzi futuri si basa sull'esperienza più recente e la popolazione adeguerà di conseguenza il rapporto tra beni e servizi acquistati e le loro risorse di credito. Se le persone iniziano collettivamente a credere che i prezzi aumenteranno a un ritmo più elevato, allora aggiusteranno di conseguenza il rapporto tra la spesa e le proprie risorse di liquidità accelerando i propri acquisti. E se le persone comprenderanno ulteriormente che è la valuta a scendere di valore piuttosto che i prezzi a salire, la scaricheranno completamente.

Si può vedere quindi che l'equazione di scambio che tenta di bilanciarsi con un valore mitologico di velocità ignora l'elemento umano. Se in una crisi bancaria la popolazione prevede una risposta inflazionistica da parte delle autorità, si sbarazzeranno della valuta finché potranno. Diventare senza valore è il destino di ogni valuta fiat nella storia e senza dubbio sarà quello delle principali valute di oggi, a meno che le autorità non riescano a stabilizzarne il potere d'acquisto riportando il denaro giuridico nell'equazione del credito.


I fattori determinanti della stabilità dei prezzi

I fallimenti della politica economica e monetaria sono evidenti e non necessitano di ulteriori indagini. Ma nella nostra ricerca della stabilità dei prezzi, ci sono due elementi specifici da considerare: il primo è l'instabilità dei prezzi dovuta al ciclo di espansione e contrazione del credito bancario e il secondo sono le prospettive a lungo termine del potere d'acquisto del credito.

Ricordiamoci delle prove fornite dalla Gran Bretagna nel diciannovesimo secolo.

Possiamo vedere dal grafico come in un gold standard l'emissione di banconote era stabile mentre il credito bancario si espandeva. Le crisi del 1847, 1857 e 1866, che portarono alla sospensione del Bank Charter Act del 1844, si rifletterono in particolare nelle fluttuazioni del livello generale dei prezzi, ma la natura autocorrettiva del ciclo ne attenuò le conseguenze. Ciò è evidente nel grafico successivo, che rappresenta l'inflazione dei prezzi al consumo.

L'effetto del ciclo del credito bancario sui prezzi è evidente e il tasso medio registrato in quei sessant'anni è stato dello 0,3% in quanto le oscillazioni si sono annullate. Tenendo conto dell'impraticabilità di misurare effettivamente il livello generale dei prezzi e degli errori nel calcolo statistico, suddetto numero è un'inezia. Con l'entrata in vigore della legge del 1844 le oscillazioni tra inflazione e disinflazione scesero, indubbiamente coadiuvato dai miglioramenti nel sistema di compensazione.

Prima del 1775 ogni banchiere doveva conservare banconote, o in alternativa prelevarle dalla Banca d'Inghilterra con cui regolare giornalmente divergenze con altre banche. Dopo il 1775 le banche londinesi si riunirono in una stanza di compensazione per regolare le reciproche pretese invece di inviare impiegati a visitare ogni singola banca di controparte.

Le banconote erano ancora parzialmente utilizzate. Nel 1810 46 banche furono registrate come compensazione di circa £4.700.000 al giorno, di cui £220.000 saldate in banconote. Oggi sarebbero rispettivamente l'equivalente di £1,88 miliardi e £88 milioni. Nel 1854 le banche per azioni furono ammesse alla stanza di compensazione e nel 1864 la Banca d'Inghilterra entrò a far parte del sistema. Nel 1860 fu istituita anche una stanza di compensazione per le banche contadine, la quale consentiva alla rete bancaria nazionale di operare unitariamente, utilizzando il credito bancario per saldare le differenze senza l'uso di banconote e monete. Nel 1875 oltre £6 miliardi (equivalenti a £2.400 miliardi di oggi) furono scambiati quell'anno tra le banche di compensazione.

Oltre ai miglioramenti nel sistema creditizio e ai continui miglioramenti nel sistema bancario, la crescente fiducia della popolazione nel gold standard e nel sistema bancario in generale hanno senza dubbio contribuito a diminuire la volatilità del livello generale dei prezzi.


Conclusioni

Nella nostra ricerca della stabilità dei prezzi, dobbiamo distinguere tra perturbazioni dovute a fattori ciclici e quelle di lungo termine. Il denaro di solito non circola: è il credito sotto forma di banconote e depositi bancari a circolare. Per lo più si tratta di credito a favore dei depositanti, originato dalla creazione di prestiti. Mentre possiamo spiegare le conseguenze per l'economia e il potere d'acquisto della valuta, i cicli si annullano da soli in un processo schumpeteriano di distruzione creativa.

È un errore pensare di poter fare a meno del credito, figuriamoci della sua espansione. Ma quanto meno volatile è la sua espansione e contrazione ciclica, tanto meno dirompente sarà il credito bancario.

Affrontando i fattori ciclici, ad esempio rimuovendo la responsabilità limitata dai banchieri per scoraggiarli da un indebitamento di bilancio eccessivo, ci ritroveremo con la quantità di credito bancario nell'economia determinata dalla domanda. Quest'ultima deve provenire dai mercati e non può essere gestita dalle banche centrali, come gli eventi hanno dimostrato. Dal fallimento della BoE nel rialzare i tassi d'interesse in modo tempestivo durante la crisi del 1847 ad oggi, le banche centrali hanno dimostrato la loro inettitudine commerciale ed economica.

Abbiamo visto che con un gold standard il credito bancario può espandersi in modo significativo nel tempo senza indebolire il potere d'acquisto della valuta. A conferma di questa scoperta, il nostro prossimo grafico mostra il prezzo del petrolio in dollari e in oro nei ventuno anni prima dell'abbandono dell'accordo di Bretton Woods nel 1971 e successivamente.

Anche durante la relazione appena tangenziale tra il dollaro e l'oro sotto Bretton Woods, possiamo vedere che prima che l'Accordo fosse abbandonato, il prezzo del petrolio sia in dollari che in oro era notevolmente stabile. E quando l'accordo è stato abbandonato, non solo il prezzo del petrolio in dollari è salito alle stelle, ma è diventato estremamente volatile. Indubbiamente anche la volatilità notevolmente inferiore misurata in grammi d'oro è aumentata al di sopra di quanto sarebbe stato altrimenti dall'influenza dirompente della valuta di riserva che ha cercato di sostituirla.

Un altro confronto riguarda i prezzi delle case a Londra.

Ancora una volta, possiamo vedere come i prezzi delle case siano aumentati vertiginosamente nella sterlina fiat, mentre sono rimasti notevolmente stabili in oro.

La chiave per la stabilità dei prezzi a lungo termine è garantire che le banconote siano saldamente legate all'oro. Implementando accorte misure per scoraggiare gli eccessi del ciclo del credito bancario, solo allora l'intero sistema del credito potrà rispondere alle richieste economiche e il suo valore potrà mantenersi stabile nel lungo periodo con fluttuazioni ridotte al minimo nel breve.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] Nel 1847 l'Inghilterra dovette far fronte a uno scarso raccolto di grano e patate, cosa che portò a un'impennata delle importazioni di cibo e a un deflusso di oro. Nel 1857, a seguito dell'aumento dei prezzi delle materie prime e delle spese di trasporto causati dalla guerra di Crimea, l'ammutinamento indiano e la crisi finanziaria in America portarono al fallimento delle banche collegate a Londra. E nel 1866 fallì Overend Gurney, una banca la cui importanza per il sistema finanziario britannico era tanto significativa quanto quella di JPMorgan Chase per il sistema finanziario americano di oggi.

[2] Bank of England's Quarterly Bullettin 1969: The Bank of England note: a short history. La Banca aveva il potere di emettere banconote fino a un massimo di £14 milioni, ogni eccesso doveva essere interamente coperto dall'oro.

[3] Si veda Elements of Banking (1876) di H.D. Macleod, pp. 212.

[4] Ibid.

[5] Human Action, glossario.

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