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blog di Pike Bishop

Genesis 1, or the Creation of Western World

Genesis 1, due to the multiplicity of themes and ideas, is the denser chapter in the Bible and it is also the most influential story in the history of human literature, having shaped the world view of our global modern society.

Genesis 1 introduces the novel and original idea of time as a linear sequence: differently from all other creation stories, with its first three words ‘In the Beginning’establishes a beginning point in time that is to be followed by a causal and linear succession of events.

Creation (or the “filling” of the world) has a narrative that develops trough a definite and limited time of six days. Differently for many other creation accounts, time is not circular but linear, as in a chronicle of subsequent events.

It introduces also the three most fundamental differences that constitute the peculiarity of the Judeo-Christian-Islamic worldview:

  1. God, the creator, is different, a separated individual entity, from the universe that he had created;
  2. the whole of creation is created singularly in different times and all creatures are therefore not only different from the creator but indeed also different from each other;
  3. good” is the concept inset at the very act of the creation and it is arguably different from its opposite (‘[...] and God saw that the light was good.’) 1.
  • 1. The Bible NRSV, Oxford University Press, Oxford, 1995, Genesis, 1.4

M5S: Paperinik a Sud di Paperino

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Nella Locandina: chi tira le fila del movimento co-co-dè.

Il recentissimo articolo di Dusty 1, con il fumetto del Grande Carl Barks, introduce e critica una parte importante della campagna propagandistica del M5S.

La Storia tradotta da Dusty è deliziosa nella sua chiarezza e semplicità.

Paperone è sempre stato un personaggio con un approccio assolutamente folle verso il denaro, approccio che è una allegoria ed una critica all'approccio che alcuni magnati che erano vivi e vegeti quando Carl Barks scriveva le sue fantastiche storie di paperi avevano verso la ricchezza.  Carl Barks, che era dotato di una grandissima cultura, sapeva bene però che la questione era più complessa e che se si voleva rendere le storie veramente pungenti e che rispecchiassero la realtà, bisognava che le macchiette della dirigenza plutocratica che allora erano al comando degli Stati Uniti avessero un minimo di spessore e non fossero stupide, perché, questi personaggi, nella loro pazzia, sapevano destreggiarsi benissimo, anche se sarebbero stati rimpiazzati da lì a brevissimo da un sistema molto più difficile da prendere ad ispirazione per qualsivoglia ironia.

PARTY POPPER!

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Nella notte tra il dieci e l'undici di novembre del 1619, durante la Guerra dei Trent'anni1, stazionava a  Neuburg sul Danubio, in Baviera, non lontano dalla citta' di Ulm, riposandosi dopo la battaglia di Praga, parte dell'esercito della Lega Cattolica2

Alcune delle truppe, provenienti da ogni parte d'Europa, erano state prestate dal Principe d'Orange al Duca Massimiliano di Baviera, il padrone di casa.  Tra questi vi era un giovane matematico francese che si era arruolato perche' riteneva che la maggior parte dei suoi coetanei che sceglievano la vita militare, essendo degli scansafatiche leggendari, lo facessero perche' la vita militare probabilmente lasciava un sacco di tempo libero, che era esattamente cio' di cui lui aveva bisogno per i suoi studi.

Roberto Quaglia ed il Babbo Natale del Male

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Vi  propongo il video di una conferenza di Roberto Quaglia 1, a quanto ne so il primo italiano che scrisse un libro sul Grande Disastro di New York del 20012 (nel 2003 uscì un suo saggio sull'argomento sulla ormai famosa raccolta Tutto Quello che Sai è Falso 3 e nel 2006 il libro completo  Il Mito dell'11 Settembre e l'Opzione Dottor Stranamore 4, tradotto anche in inglese e rumeno).  Il libro, nonostante le annose discussioni e polemiche sull'argomento è tuttora fruibilissimo:  la sua decisione di non occuparsi di minuzie tecniche che lo avrebbero portato a impegolarsi in eterne discussioni – le quali hanno in effetti frammentato l'attenzione del pubblico dal quadro d'insieme dei fatti - fu chiaramente profetica.

E' nel crowdsourcing il futuro dell'auto?

Non so voi, ma io mi sono rotto gli Zebedei. 

Non ne posso piu' di andare in giro con veicoli costruiti da cretini (per cretini e cretine col cervello costantemente collegato con lo zombie box anche mediante nuove merdate come smartphones che consentono il diuturno rapporto sulle loro attivita' giornaliere alla CIA tramite Faccialibro e Cinguettii diarrotici vari)  che poi si lamentano se non riescono a vendere piu' in un mercato saturo di rottami irriparabili e obsoleti, che sono un misto casuale di tecnologia dal 1936 ad oggi, male impiegata e male amalgamata, e diretta a scopi che esulano da quello di spostarsi nel modo piu' conveniente ed economico possibile. 

False Prospettive

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Ospito senz'altro nel nostro blog uno scritto del nostro Manfred che, ne sono sicuro, stimolera' pensieri e - per quanto possibile con la piccola ma qualitativamente eccellente manciata di lettori del nostro blog qui ospitato sul Portico - una discussione foriera di nuovi contributi.  Buona lettura.

Takeda Shingen

 

Jack Sparrow e le quinte colonne: pronti all'arrembaggio.

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Mi sto divertendo tantissimo.

Dopo l'altro articolo sui Pirati delle Isole Piovose 1, non avrei mai pensato che la loro manovra si facesse così veloce, ravvicinata e soprattutto palese. Ed è un bel divertimento, dovuto specialmente al fatto che io sono qui sulle Isole Piovose ed altri sono sotto l'effetto di uno tsunami (che in italiano si direbbe maremoto, ma ormai, l'italiano...) ed hanno una marina con ufficiali degni del famoso Schettino.

You plonker! Ovvero: piccole menti di provinciali nella grande Londra.

Qualche giorno fa ho avuto la (s)ventura di leggere un articolo che mi ha fatto alterare. Dovete sapere che ci sono due cose che fanno diventare un emigrato (o immigrato, dipende dal punto di vista, come diceva Pippo riguardo alle salite) italiano una bestia assetata di sangue ed in genere una di queste e' la mentalita' provinciale degli italiani in Italia, seguita solo da quella provinciale degli italiani fuori dall'Italia.

Ho una confessione da fare: soffro di una lieve forma di masochismo. Un masochismo a volte non leggero che mi porta anche a leggere articoli di giornalisti italiani.

David Cameron, anche noto come Jack Sparrow

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Nella locandina: MBE Lord Jo Cricket si rilassa su un prato inglese dopo le fatiche italiane.

La mattina del 23 di gennaio non ero di servizio. Mentre sorseggiavo una tazza di the ho acceso la radio (che non posseggo quale apparecchio radiofonico separato, era la TV, ma sintonizzata su BBC RADIO 4) e improvvisamente preso da catarsi audiofonica non mi sono accorto che il mio biscotto d'avena si era irreparabilmente sciolto nel mio the (che qui è sempre al latte).

A reti apparentemente unificate, al mattino presto, ascoltavo una trasmissione che non esiterei a definire epocale. Il Primo Ministro britannico, Rt Hon David Cameron era in una sala di convegni privata nel mezzo di un discorso del quale io non sapevo niente, ma che era aspettato dal giorno prima e che probabilmente cambierà il corso della Storia. Della storia della Gran Bretagna e, fatto più importante per i lettori italiani, probabilmente di quella dell'Italia, nel bene o nel male. 1

Con una astuzia a dir poco diabolica (di cui i commentatori europei e buona parte di quelli del resto del mondo naturalmente non hanno avuto sentore, se no che astuzia sarebbe?) il PM annunciava al mondo che fra un paio d'anni, se lui rivincerà le elezioni, sarà tenuto un referendum per la permanenza della Gran Bretagna nell'EU, dentro o fuori.

Dov'è l'astuzia?

LA DECIMA CROCIATA

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Ancora una volta i fatti di Gaza1 sono riusciti a guadagnare le prime pagine dei rotocalchi internazionali, anche se a nessuno in realtà interessa scoprire alcunché oltre alle posizioni predefinite e pregiudiziali assorbite dalle relative ideologie politiche di movimenti e partiti nei vari paesi occidentali.

E' un vero peccato che non si vada nel profondo della questione, cercando di capire l'origine storica del problema palestinese, oltre le posizioni ideologiche.

Siccome non ho mai visto da alcuna parte una seppure brevissima esamina della questione da un punto di vista che esuli ideologie e razzismi speculari, mi sento il dovere di intervenire personalmente al riguardo.

Infatti, per chi abbia familiarità con la storia della Palestina, ed al contempo conosca il pensiero Riformatore 2, la questione di Israele e del Sionismo non è da considerarsi un movimento e un programma ebraico quanto piuttosto un programma integralista cristiano di matrice protestante.

Come da più parti è stato fatto notare esistono infatti gli "Ebrei Contro Israele" poichè nessun ebreo osservante potrebbe in realtà essere Sionista, anche se al momento questo punto di vista non sembra certamente essere maggioritario nel mondo ebraico che è in pratica tenuto in ostaggio da militanti non certamente interessati alla religione quanto invece alla politica.
Lo Stato d'Israele è un abominio non solo per come si è formato (tramite intrighi diplomatici del colonialismo tra la fine del 19mo secolo e la Prima Guerra Mondiale), ma per l'idea che ne sta alla base, originariamente venuta alla luce in circoli protestanti evangelici Anglo-Americani.

In questo senso si può arguire che la creazione dello Stato d'Israele sia da considerarsi in tutto e per tutto la Decima Crociata, che di fatto iniziò sul campo durante l'attacco alla Palestina del Generale Allenby3 nel 1916-18.
 

L'Universo Drammatico

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Stimolato da un articolo appena letto su un sito che praticamente tutti qui conoscono benissimo, ho pensato di dare una replica che tiene in considerazione pensieri un pò più raffinati del solito pasticciaccio ufo-pseudo-oriental-newage-meccanicistico che ci tocca sorbirci di solito in questi tempi di democratizzazione verso il basso del pensiero filosofico e religioso.  Così come sempre mi sono rivisto i miei vecchi appunti da un'altra conferenza del mio solito amico mai conosciuto tenuta allinizio degli anni '70 - con il quale ho aperto questo Blog ormai più di un anno fa.  Takeda sta facendo la solita faccia da scimmia di montagna quando ritiene che spari cazzate e pensa che dovrei evitare di polemizzare con vecchi amici.  In più offre un paio di pinte di sakè a chi indovinerà il nome di questo famoso conferenziere che aveva una baita in montagna come quella della mia giovinezza e che aveva un atteggiamento più simile a quello di Takeda che a quello di Pike e per questo è riuscito sempre a farsi amare da tutti...

Buona lettura.

 

John Marco Allegro e la ricerca del Sacro Graal - Parte Terza

Segue dalla parte prima e seconda...

La Guerra dei Sei Giorni fu la fine delle speranze di John Marco Allegro. 

Fu anche la fine dell'Arab Bureau, che venne smantellato definitivamente per via della nuova tendenza della diplomazia e del servizio segreto britannico ad assecondare le politiche della CIA.  Non ci sono assolutamente prove che Allegro fosse stato reclutato dal Foreign Office o dalla loro controparte segreta, ma trovo oltremodo improbabile che non fosse stato almeno contattato e gli "spooks" hanno argomenti veramente convincenti.  Qualcuno con diretto accesso al sovrano della Giordania non poteva non essere in contatto con i settori dei servizi diplomatici e segreti che avevano simpatia per la causa araba (ed un tempo erano stati potenti ed influenti almeno come la loro controparte filosionista). Ma dopo la guerra probabilmente tutto questo cessò per sempre ed i sogni di John quale novello Lawrence d'Arabia (che fu prima di tutto un archeologo) furono messi per sempre nel cassetto.

John Marco Allegro e la ricerca del Sacro Graal - Parte Seconda

Segue dalla parte prima...

In poco tempo John era diventato totalmente assorbito nel lavoro sui rotoli e impegnato personalmente per cercare di procurare fondi.  Visto la tiepidezza dell'Università di Oxford per tutta la questione, e non volendo lasciare solamente in mano a francesi e americani (e al vaticano) i rotoli, che a suo modo di vedere appartenevano a tutti i cittadini comuni dell'umanità, cominciò a sondare il terreno in diverse direzioni.

Si mise in corrispondenza con amici archeologi e studiosi di storia del Medio Oriente, per informarsi su passi che erano stati dubbi nella traduzione Masoterica e continuavano ad essere dubbi nei rotoli ma che a suo parere erano probabilmente azzeccati nella traduzione dei Settanta (chiaramente, John, che non era stato incaricato di tradurre testi biblici, stava spiando i suoi colleghi del Team) e, senza chiedere il permesso a De Vaux, che agiva come un dittatore all'interno del Team, prese contatto con il Manchester Guardian per scrivere un breve articolo corredato da fotografie del testo e cominciare a far conoscere cosa si era scoperto nel Deserto di Giuda al pubblico inglese.  Nella stessa lettera in cui parla eccitatissimo di questo suo prossimo articolo alla moglie, prefigura che con il suo pagamento si potranno pagare una Ford Popular (l'automobile meno costosa venduta in quegli anni in UK) con cui poter fare scampagnate colla moglie ed il figlioletto che ancora non aveva potuto vedere.

John Marco Allegro e la ricerca del Sacro Graal - Parte Prima

Prima di tutto il nome.  Marco Allegro è un nome italiano ma chi lo portava (il filologo del quale si tratta in questo articoletto e suo padre, uno stampatore di Londra, nato a Parigi) non aveva probabilmente molto di italiano.

E' la solita storia che sembra uscita direttamente da "Howard's End" di Forster, storia di inganno sessuale travestito da passione rovente da parte di figli della nobiltà europea (in questo caso quello in servizio in oriente era un francese) la cui vittima, una espatriata proletaria inglese, muore all'estero di tubercolosi riuscendo a far rimpatriare il figlio del peccato che verrà cresciuto da parenti in Inghilterra.

Il padre del nostro John, John Marco Allegro Senior, si portò dietro questo cognome italiano come un augurio, anche se non è noto per essere stato particolarmente giulivo. Era un uomo serio e determinato nell'entrare nella piccolissima borghesia artigiana inglese, costasse quel che costasse: divenne ufficiale durante la prima guerra mondiale per meriti personali e non decadé mai, nei modi e nella cortesia, dal rango di gentiluomo, pur con i suoi limitatissimi mezzi economici.

Il nostro John crebbe in periferia, col padre che lavorava  da stampatore di manifesti pubblicitari in una baracca di legno nel giardino della sua casetta a schiera.  Era riuscito ad avere figli educati e intraprendenti che sembravano destinati ad una vita monotona nella sterminata selva di casette a schiera.  Il giovane John riuscì a coronare il sogno di suo padre trovando lavoro in una compagnia di assicurazioni (nessuna possibilità per lui di andare al college), un lavoro noioso e grigio nel quale, però, indossava un vestito completo ed una cravatta: ancora oggi quello è il tratto distintivo che divide la società inglese, e si è solo con quel pur minimo requisito dalla parte giusta dell'equazione, lontano dalla vita di matrimoni multipli con figli numerosi di padri diversi, termini in carcere, sbronze settimanali con rissa e ricorso a sussidi e casa popolare caratteristici della classe sociale che non indossa il vestito completo al lavoro.

La trasmigrazione di Bishop Pike

Alla fine di agosto del 1969 il cinquantaseienne James Pike, ex Vescovo della California della Chiesa Episcopale (la Chiesa d'Inghilterra in America) e personaggio notissimo per le sue apparizioni televisive e le sue prese di posizione decisamente liberali, si trovava con la trentunenne moglie Diane in Israele, per fare ricerche su un nuovo libro sui primi Cristiani che si prevedeva ancora più controverso del suo ultimo sui fenomeni stile Poltergeist che lo avevano interessato dopo la morte per suicidio del figlio.

Avrebbero dovuto rimanere in Israele per circa un mese. Il due di settembre affittarono un'auto a Betlemme e si diressero verso il Mar Morto dotati di una cartina comprata in un distributore e di un paio di bottiglie di Coca-Cola.

Fin qui niente di strano.

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