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Central banks and gold

Deep Politics Monitor - Gio, 02/03/2017 - 21:18
via GOLDMONEY INSIGHTS MARCH 02, 2017 BY ALASDAIR MACLEOD The very near future is likely to see a sea-change in central bankers’ attitude to the gold allocation in their reserves. The failure of G20 monetary policy since the financial crisis is causing a general rethink, which may eventually lead to a new policy direction. For now, that is undecided, beyond a growing acceptance that today’s

Mercantilism: A Lesson for Our Times?

Deep Politics Monitor - Gio, 02/03/2017 - 16:56
By Murray N. Rothbard Mercantilism has had a "good press" in recent decades, in con­trast to nineteenth century opin­ion. In the days of Adam Smith and the classical economists, mer­cantilism was properly regarded as a blend of economic fallacy and state creation of special privilege. But in our century, the general view of mercantilism has changed drastically: Keynesians hail mer­cantilists as

Virtue-Signaling the Decline of the Empire

Deep Politics Monitor - Mar, 28/02/2017 - 13:24
by Charles Hugh-Smith  Virtue-signaling doesn’t signal virtue–it signals decline and collapse. There are many reasons why Imperial Rome declined, but two primary causes that get relatively little attention are moral decay and soaring wealth inequality. The two are of course intimately connected: once the morals of the ruling Elites degrade, the status quo seeks to mask its self-serving rot

Privatizzare il servizio di polizia

Von Mises Italia - Lun, 13/02/2017 - 08:20

Naturalmente, l’abolizione del settore pubblico comporterebbe che tutti gli appezzamenti di terreno, tutte le aree, tra cui le vie e le strade, diventino di proprietà privata, dei singoli individui, delle aziende, delle cooperative o di qualsiasi altro raggruppamento di persone e di capitali. Il fatto è che tutte le strade ed i terreni divenendo privati, di per sé, risolverebbero molti dei problemi apparentemente insolubili. Quello che dobbiamo fare è orientare il nostro pensiero nel considerare un mondo in cui tutte le zone della terra siano di proprietà privata.

Ad esempio: prendiamo la protezione della polizia. Come sarebbe la protezione della polizia se fosse fornita in un’economia totalmente privata?

Parte della risposta diventa evidente se consideriamo un mondo di terreni e di strade totalmente di proprietà privata. Consideriamo la zona di Times Square di New York City, una zona notoriamente oppressa dal crimine, dove esiste poca protezione e le autorità cittadine forniscono pochi poliziotti. Ogni nuovo Yorker (abitante di New York) sa, infatti, che vivendo e camminando per le strade, non solo a Times Square, si trova praticamente in uno stato di “anarchia” ed il tutto dipende unicamente dalla normale tranquillità e dalla buona volontà dei suoi concittadini. La protezione della polizia di New York è minima, un fatto è stato svelato drammaticamente, eccolo: in un recente sciopero per una settimana, della polizia, il crimine non è aumentato in nessun modo rispetto a quando la polizia è normalmente sul posto di lavoro!

In ogni caso, si supponga che la zona di Times Square, strade comprese, sia gestita privatamente, per dire, dalla “Associazione dei commercianti di Times Square”. Naturalmente, i commercianti sanno benissimo che se la criminalità dilaga nella loro area e se gli scippi e le rapine abbondano, i loro clienti svaniscono e andranno verso quartieri e aree concorrenti. Quindi, è nell’interesse economico dell’Associazione degli esercenti fornire una protezione di polizia efficiente e numericamente abbondante, affinché i clienti siano attratti anziché respinti dal loro quartiere. Dopo tutto le imprese private, cercano sempre di attrarre e mantenere i propri clienti.

Ma a cosa sarebbero serviti le seducenti vetrine dei negozi, i bei pacchetti, le borse, l’illuminazione piacevole e un servizio cordiale, se i clienti possono essere derubati o aggrediti mentre cammino nella zona?

L’Associazione dei commercianti, inoltre, sarebbe disposta, per spingere i guadagni ed evitare le perdite, di fornire non solo la protezione della polizia, ma una sufficiente protezione (come numero di poliziotti ndt) che sia cortese e piacevole. La Polizia Governativa non solo non ha alcun incentivo ad essere dinamica o a preoccuparsi dei bisogni dei loro”clienti”; ma vive con la sempre presente tentazione di esercitare il proprio potere e la propria forza in modo brutale e coercitivo.

“La brutalità della polizia” è una caratteristica ben nota nell’apparato di polizia ed è tenuta sotto controllo solo dalle sporadiche lamentele di cittadini seccati. Ma se la polizia degli esercenti privati cede alla tentazione di brutalizzare i clienti degli esercenti, quei clienti spariranno rapidamente ed andranno altrove. Quindi, l’Associazione dei commercianti farà in modo che la sua polizia sia cortese ed in buon numero. Tale protezione di polizia, efficiente e di alta qualità, prevarrebbe in tutto il paese, in tutte le strade private e nei quartieri del territorio.

Le fabbriche verrebbero protette nelle loro strade ed aree, così ai commercianti e alle loro strade ed alle aziende adiacenti alla strada verrebbe fornita la protezione della polizia in modo sicuro ed efficiente anche sulle loro strade a pagamento e le altre strade di proprietà privata. Lo stesso vale per i quartieri residenziali.

Possiamo immaginare due tipi possibili di proprietà privata stradale in tali quartieri. In un tipo, tutti i proprietari di un certo isolato potrebbero diventare comproprietari dello stesso, come la “85° S. Block Company”. Questa società dovrebbe poi fornire la protezione della polizia, i costi pagati sia dai proprietari di casa direttamente o su affitto, per gli inquilini, se la strada comprende anche appartamenti in affitto. Pure in questo caso, naturalmente, i proprietari hanno un interesse diretto nel vedere che il loro “isolato” è sicuro, mentre i proprietari cercheranno di attirare inquilini fornendo strade sicure, oltre ai servizi più usuali come il riscaldamento, l’acqua ed il servizio di pulizie.

Chiedere il motivo per cui i proprietari dovrebbero fornire strade sicure nella società liberale, interamente private, è stupido come chiedere perché dovrebbero fornire ai loro inquilini il riscaldamento o l’acqua calda. La forza della concorrenza e della domanda dei consumatori li renderebbe fruitori di tali servizi. Inoltre, consideriamo che i proprietari di abitazione o di alloggi in locazione, in entrambi i casi, potranno avere un aumento del valore del proprio capitale, del terreno e della casa se questa sarà in un funzione della sicurezza della strada; così come per le altre ben note caratteristiche della casa e del quartiere.

Strade sicure e ben sorvegliate, alzano il valore dei terreni e delle case dei proprietari terrieri alla stessa maniera delle case ben curate; la criminalità di strada abbasserà il valore del terreno e delle case come accade per le abitazioni fatiscenti. Dal momento che i proprietari terrieri preferiscono sempre un aumento dei prezzi di mercato e non che abbassino il valore delle loro proprietà, vi è un incentivo per fornire strade efficienti, asfaltate e sicure.

L’impresa privata esiste e così la maggior parte delle persone può facilmente immaginare un libero mercato nella maggior parte dei beni e servizi. Probabilmente l’area singola più difficile da controllare è l’abolizione delle operazioni di governo nel servizio di protezione: di polizia, dei tribunali, ecc. e l’area che comprende la difesa della persona e della proprietà contro un attacco o un’invasione.

Eventualmente, come potrebbe l’impresa privata ed il libero mercato fornire tale servizio? Come potrebbe essere provvista: la polizia, i sistemi giuridici, i servizi giudiziari, le forze dell’ordine, le carceri in un libero mercato?

Abbiamo già visto come una grande quantità di protezione della polizia, per lo meno, potrebbe essere fornita dai vari proprietari di strade e di aree. Ma ora dobbiamo esaminare l’intera zona in modo sistematico. In primo luogo, vi è un errore comune, tenuto anche dalla maggior parte dei sostenitori del laissez-faire, che il governo deve fornire: “la protezione della polizia”, come se la protezione della polizia fosse una unica entità assoluta, una quantità fissa di qualcosa che il governo deve fornire a tutti. Ma, in realtà, non vi è alcun bene assoluto chiamato “la protezione della polizia” non più di quanto vi è un prodotto unico assoluto chiamato “cibo” o “rifugio”.

E’ vero che tutti pagano le tasse per un quantitativo apparentemente fisso di protezione, ma questo è un mito. In realtà, ci sono quasi infiniti gradi di protezione di tutti i tipi. Per qualsiasi persona o azienda, la polizia può fornire tutto da un poliziotto di strada che pattuglia di notte, a due poliziotti che pattugliano costantemente su ogni palazzo e auto che pattugliano gli incroci, ad una o anche più guardie del corpo personali per tutto il giorno.

Inoltre, ci sono molte altre decisioni che la polizia deve prendere e la cui complessità diventa evidente non appena si guarda sotto il velo del mito della “protezione” assoluta. Come potrà la polizia destinare i loro fondi, che sono, ovviamente, sempre limitati come lo sono i fondi di tutti gli altri individui, organizzazioni e agenzie? Quanto deve investire la polizia in apparecchiature elettroniche, attrezzature per le impronte digitali, investigatori per il controllo della polizia in divisa? Per le auto di pattuglia, come per la polizia a piedi, ecc?

Il punto è che il governo non ha un modo razionale per fare queste assegnazioni. Il governo sa solo che ha un budget limitato. Quindi, la sua distribuzione di fondi è soggetta al completo gioco della politica a vantaggio dell’inefficienza burocratica, senza alcuna indicazione, a tutti, su come il dipartimento di polizia è al servizio dei consumatori, in maniera sensibile ai loro desideri o se lo si sta facendo in modo efficiente. La situazione sarebbe diversa se i servizi di polizia fossero forniti da un mercato libero e competitivo. In tal caso, i consumatori pagherebbero per qualsiasi grado di protezione che desiderano acquistare.

I consumatori che vogliono solo vedere un poliziotto di tanto in tanto pagherebbero meno di quelli che vogliono un pattugliamento continuo e di gran lunga un importo inferiore a quelli che chiedono un servizio di guardia del corpo ventiquattro ore su ventiquattro. Sul libero mercato, la protezione verrebbe fornita in proporzione ed in qualunque modo i consumatori desiderano pagare questo servizio. Con questa azione l’efficienza sarebbe assicurata, in quanto è sempre il mercato, costretto a fare profitti ed evitare perdite e, quindi, mantenere bassi i costi e servire le richieste più esigenti dei consumatori. Qualsiasi impresa di polizia che soffre di grossolana efficienza potrà presto fallire e scomparire.

Il grosso problema di una forza di polizia governativa e che deve sempre affrontare è: quali leggi bisogna davvero far rispettare? I dipartimenti di polizia sono teoricamente tenuti a “far rispettare tutte le leggi”, ma in pratica un budget limitato li costringe a destinare il proprio personale e le attrezzature ai crimini più urgenti. Ma il proverbio di procedere comunque li insegue e lavora contro una distribuzione razionale delle risorse. Sul libero mercato, ciò che verrebbe applicato è tutto quello che i clienti sono disposti a pagare.

Supponiamo, per esempio, che il signor Jones abbia una gemma preziosa e crede che presto potrebbe essere derubato. Egli può chiedere di lavorare con l’azienda di polizia, e pagare, la protezione per tutto il giorno e con il potenziale che può desiderare. Egli avendo anche una strada privata sulla sua proprietà potrebbe, d’altra parte, non volere che passino molte persone, ma potrebbe anche importargli che non ci siano troppi trasgressori su quella strada. In tal caso, egli non dedicherà tutte le risorse di polizia per proteggere la strada. Mentre sul mercato in generale, è andare incontro al consumatore e dal momento che siamo tutti consumatori questo significa che ogni persona decide individualmente quanto e quale tipo di protezione vuole ed è disposto a comprare. Tutto quello che abbiamo detto a proposito dei proprietari vale per la polizia governativa e per la polizia privata in generale.

Il libero mercato della polizia potrebbe non solo essere efficiente, ma (i poliziotti) avrebbero un forte incentivo a essere cortesi ed astenersi da brutalità contro i loro clienti o amici dei loro clienti o avventori. Un Central Park privato sarebbe custodito in modo efficace al fine di massimizzare le entrate del parco, piuttosto che avere un coprifuoco imposto ai fruitori. Un libero mercato della polizia sarebbero premiante la protezione, l’efficienza e cortesia nei confronti dei clienti e sarebbe sanzionato qualsiasi abbassamento da questo livello standard. Non ci sarebbe più la separazione attuale fra il servizio ed il pagamento, inerente a tutte le operazioni del governo, ma una separazione che per la polizia significa, come tutte le altre agenzie governative, acquisire il proprio reddito, non volontariamente ed in modo competitivo da parte dei consumatori, ma obbligando i contribuenti. In realtà, la polizia governativa è diventata sempre più inefficiente ed i consumatori sono costretti a rivolgersi sempre più a forme private di protezione. Abbiamo già menzionato la protezione dell’isolato o del quartiere.

Ci sono anche guardie private, compagnie assicurative, investigatori privati e attrezzature sempre più sofisticate come: cassette di sicurezza, serrature, TV a circuito chiuso e allarmi antifurto. La Commissione del Presidente sull’applicazione della legge e dell’amministrazione della giustizia ha stimato nel 1969 che la polizia governativa costava al contribuente americano 2,8 miliardi di dollari l’anno, mentre si spendevano 1,35 miliardi di dollari per il servizio di protezione privata ed altri 200 milioni di dollari in attrezzature, quindi la somma totale per le spese di protezione privata ammontava ad oltre la metà della spesa sulla polizia di Stato. Queste cifre dovrebbero far riflettere le persone credulone. I creduloni ritengono che la protezione della polizia sia in qualche modo un diritto o un puro potere, necessario e da sempre una peculiarità della sovranità statale.

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Communism a Facade for Plundering the Goyim

Deep Politics Monitor - Ven, 10/02/2017 - 21:06
via HenryMakow, February 9, 2017 (Lenin riding in Rolls Royce stolen from Tsar)  Yesterday's article, NWO, Communism & the Kahal  argues that  embezzling the goyim was institutionalized in the secret Jewish governing body, the Kahal, and the Bolshevik Revolution simply extended this policy. Below find three excerpts. The first confirms Germany  (i.e. German Jewish bankers) financed

Le conseguenze del denaro a pioggia

Von Mises Italia - Ven, 10/02/2017 - 08:14

Il Federal Open Market Committee, FOMC, della Federal Reserve, ha votato il 14 dicembre per alzare i tassi di interesse dello 0,25%, come ci aspettavamo. Il voto è stato unanime tra cui le colombe come la Governatrice della Fed Lael Brainard.

Mentre il rialzo dei tassi è stato completamente previsto dai mercati, ciò che non ci si aspettava era che la Fed avesse una posizione aggressiva sui futuri aumenti dei tassi. Prima della riunione di dicembre del F.O.M.C., la previsione era per due rialzi dei tassi prima della fine del 2017. Il 14 dicembre, la Fed ha comunicato l’intenzione di aumentare i tassi di interesse tre volte nel 2017.

La Fed basa questo suo punto di vista, più aggressivo, sul fatto che le condizioni del mercato del lavoro continuano a migliorare, lentamente, ma in costante progresso realizzando in modo soddisfacente gli obiettivi di inflazione della Fed. Fino a quando le condizioni di lavoro lo consentiranno e l’inflazione non sarà troppo alta, la Fed alzerà i tassi prima dell’1% l’anno, più o meno, fino ad ottenere un “equilibrato” 3,25% quale fondo di riserva.

La Fed è impegnata a limitarsi in questo ciclo, non perché l’economia stia correndo “forte” (non è così), perché sono angosciati nel non poter alzare abbastanza i tassi e per poi tagliarli nuovamente in una futura recessione. La Fed è dietro l’angolo in questo processo. La Fed avrebbe dovuto alzare i tassi a circa il 3,25% nel corso del quinquennio 2009 -2013, ma ha perso questo ciclo intero impegnandosi in esperimenti infruttuosi di Quantitative Easing o Q. E. (aumento della quantità della massa monetaria ndt).

Purtroppo, la Fed ha ripiegato su un percorso al rialzo dei tassi nel momento peggiore possibile. I recenti dati sulle vendite al dettaglio e la produzione industriale sono entrambi deboli. Il dollaro super-forte è deflazionistico in un momento in cui la Fed non riesce ancora a raggiungere i suoi obiettivi di inflazione. La Fed potrebbe finire per causare la recessione che sta cercando di evitare. Questo enigma politico è il risultato di otto anni di manipolazione politica.

Negli ultimi decenni, la Fed si è impegnata in una serie di interventi di manipolazione politica del mercato che paradossalmente non ha più lasciato la possibilità a tali interventi, seminando una scia di crash, crolli e calamità.

I nodi di questa contraddizione, tra la onnipotente Fed e la Fed incompetente, stanno venendo al pettine. La nuova amministrazione Trump affronterà la Fed e insisterà sulla responsabilità ed il processo decisionale basato sulle regole. Il confronto presenterà enormi rischi e opportunità per gli investitori.

Le conseguenze del denaro a pioggia (Helicopter Money)

L’immagine del denaro stampato della Fed ed la ricaduta a pioggia sui consumatori in attesa di raccoglierli per iniziare a fare la spesa è un modo di dire popolare, ma non molto informativo, per descrivere il denaro così distribuito. In realtà, il denaro a pioggia è il coordinamento tra la politica fiscale e politica monetaria progettato in modo da fornire da stimolo ad un’economia debole e per combattere la deflazione.

L’intervento del denaro a pioggia, inizia con uno dei più grandi deficit causati dalla spesa pubblica sempre più elevata. Questa spesa, è stimato, abbia un effetto moltiplicatore cioè per ogni dollaro di spesa, forse 1,50 dollari diviene un supplemento al PIL in quanto i destinatari, della spesa pubblica, dovrebbero muoversi spendendo quegli stessi soldi in beni e servizi aggiuntivi. Il Tesoro degli Stati Uniti finanzia questi deficit, più grandi, prendendo in prestito i soldi dal mercato dei titoli di Stato.

Normalmente questa aggiunta al prestito potrebbe alzare i tassi di interesse. La resistenza economica da tassi più elevati potrebbe annullare lo stimolo della spesa più elevata e rendere inutile l’intero programma.

Così è come intende intervenire la Fed. La Fed può acquistare il debito aggiuntivo, dal Tesoro, con denaro fresco di stampa. La Fed promette anche di tenere questi buoni del Tesoro, appena acquistati, nel proprio bilancio fino alla scadenza.

Stampando moneta si può neutralizzare l’impatto di ulteriori prestiti, l’economia ottiene il vantaggio di una maggiore spesa, senza le turbolenze dell’innalzamento dei tassi di interesse. In primo luogo, il risultato è leggermente inflazionistico compensato dalla temuta deflazione che attiverebbe la richiesta di altro denaro a pioggia.

E’ una teoria pulita, ma è piena di buchi.

Il primo problema è che non può esserci molto più di un moltiplicatore, in questa fase dell’espansione statunitense. L’espansione attuale dura da 90 mesi; piuttosto lunga rispetto agli standard storici. È stata un’espansione debole, ma comunque un’espansione. L’effetto moltiplicatore della spesa pubblica è più forte all’inizio e cioè quando l’economia ha più capacità di riserva nel lavoro e nel capitale.

A questo punto, il moltiplicatore potrebbe essere effettivamente meno di uno. Per ogni dollaro di spesa pubblica l’economia potrebbe ottenere solo $ 0,95 del PIL in aggiunta. Non è il miglior risultato per il denaro preso in prestito.

Il secondo problema, con il denaro a pioggia, è che non vi ‘è alcuna garanzia che i cittadini spendano effettivamente i soldi del governo per spingere l’economia. Ci sono le stesse probabilità in cui una persona può pagare un debito o risparmiare considerandolo reddito supplementare. Questa è la classica “trappola della liquidità”. Questa propensione al risparmio, piuttosto che alla spesa, è un problema comportamentale non facilmente influenzabile dalla politica monetaria o fiscale.

Infine, vi è un invisibile, ma reale limite alla fiducia sul bilancio della Fed. Dopo la stampa di 4 miliardi di dollari in risposta alla ultima crisi finanziaria, quanto è ancora possibile per la Fed stampare danaro senza rischiare la fiducia nel dollaro? I teorici monetari moderni e i neo-keynesiani sostengono che non c’è limite alla stampa della Fed, ma la storia ci dice il contrario.

È importante sottolineare che, con così tanto debito pubblico degli Stati Uniti in mani straniere, la semplice decisione da parte dei paesi stranieri di diventare venditori netti di titoli del Tesoro U.S.A. è sufficiente a causare un rialzo dei tassi di interesse rallentando così la crescita economica, oltre al contemporaneo aumento del deficit statunitense. Se tale vendita accelera, potrebbe tradursi in una spirale mortale del debito/deficit e terminare in una crisi americana, del debito sovrano, come quello che ha colpito la Grecia e la periferia della euro-zona negli ultimi anni.

In breve, il denaro a pioggia sia Trump sia la Fed possono desiderarlo, ma potrebbe avere molta meno potenza e, alla lunga lunga, maggiori conseguenze negative che entrambi non si aspettano.

Saluti.

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The Forged Origins Of The New Testament

Deep Politics Monitor - Mer, 08/02/2017 - 15:05
From Bibliotecapleyades: by Tony Bushby Spanish version March 2007 Extracted from Nexus Magazine Volume 14, Number 4 (June - July 2007) from NexusMagazine Website In the fourth century, the Roman Emperor Constantine united all religious factions under one composite deity, and ordered the compilation of new and old writings into a uniform collection that became the New Testament. .

Mises e Hayek: un’unica critica al socialismo

Von Mises Italia - Mer, 08/02/2017 - 08:08

Un ordine sociale prevalentemente spontaneo, ossia fondato sull’esercizio sostanziale dell’autonomia individuale, è il sistema più adatto per soddisfare, in maniera persistente nel tempo, il criterio di maggiore utilità per tutti.

Per sostenere un ordine del genere è necessario non solo riconoscere l’ignoranza e la fallibilità umana ma anche una pluralità di proprietà private di risorse ed un sistema giuridico ad essa corrispondente.

Di conseguenza, sostenere un ordine prevalentemente spontaneo significa sostenere un’economia di mercato.

Senza l’esistenza di una pluralità di proprietà private di risorse non è possibile esercitare una vera e propria libertà decisionale.

Senza l’esistenza di una pluralità di proprietà private di risorse non è possibile accendere quell’estesissimo processo che ci consente di scoprire quali beni siano scarsi o quali cose siano dei beni, quanto questi beni siano scarsi o che valore sia appropriato imputare agli stessi.

Tra la centralizzazione della proprietà in un unico agente che possiede e dirige tutte le risorse e l’impossibilità di centralizzare tutte le circostanze di tempo e di luogo dei singoli individui vi è pertanto un rapporto di “codeterminazione ricorsiva”.

Tale rapporto è la causa non tanto dell’impossibilità quanto dell’inadeguatezza di ciò che è diametralmente opposto all’economia di mercato, vale a dire un’economia pianificata centralmente, ossia il socialismo.

Inadeguatezza nel soddisfare, in maniera persistente nel tempo, il criterio di maggiore utilità per tutti.

Solo attraverso una pluralità privata di risorse, infatti, può avvenire lo scambio di proprietà.

Lo scambio di proprietà private consente successivamente di attivare quel processo di scoperta e quella calcolabilità che ci porta all’uso di maggiori capacità e conoscenze rispetto a qualsiasi altra procedura.

Di conseguenza, in assenza di una pluralità di proprietà private delle risorse non è possibile avere né uno scambio di diritti di proprietà privata né prezzi di mercato (ma soltanto tariffe fissate d’autorità) e dunque non si dispone di alcuna base per calcolare adeguatamente il valore.

Pensare poi che attraverso lo sviluppo della programmazione matematica e di computer sempre più potenti un’economia pianificata centralmente possa imitare i meccanismi e raggiungere gli stessi risultati di un’economia di mercato è e resterà sempre un’utopia.

Dimostrare, infatti, che alcune equazioni astratte hanno alcune soluzioni altrettanto astratte non significa automaticamente che queste possano essere in seguito di una qualche utilità pratica, in assenza di una pluralità di proprietà private di risorse e di scambio di diritti di proprietà privata.

In un’ottica di pianificazione centrale pertanto si possono descrivere i processi di un’economia di mercato, ma in ogni caso non si è capaci di prevederli, giacché unicamente per mezzo di una pluralità di proprietà private di risorse è possibile conoscere fatti che altrimenti nessuno conoscerebbe e/o che nessuno utilizzerebbe.

In un’economia di mercato gli arbitraggi che esprimono i prezzi assumono un significato razionale sistematicamente e sufficientemente in linea con la realtà oggettiva proprio perché ciascun soggetto può disporre della sua proprietà come vuole ma con il limite di rispettare la proprietà altrui.

Ciò non significa che in un’economia di mercato non si possano verificare episodi di cattive allocazioni delle risorse.

Ciò significa, invece, che in un’economia di mercato le cattive allocazioni delle risorse non avranno mai carattere di sottoproduzioni o sovrapproduzioni sistematiche.

Un’economia di mercato è dunque necessariamente più efficiente di un’economia pianificata centralmente ed è tanto più sana e sostenibile quanto più tutti al suo interno sono liberi di scegliere in piena autonomia decisionale i propri piani, le proprie preferenze e le proprie azioni.

Allo stesso tempo, un’economia di mercato assicura attraverso l’eliminazione dell’uso della forza e della coercizione come modalità a priori di interazione una tendenza al coordinamento dei piani individuali e quindi una tendenza all’equilibrio del mercato preso nel suo complesso.

Gli ostacoli al mercato costituiscono conseguentemente un freno all’aumento della produttività e del benessere diffuso, poiché rappresentano un’opacizzazione del sistema di trasmissione di quell’informazione che emerge da scambi effettuati secondo regole che tutelano in modo sostanziale la proprietà di ciascuno.

Da tutto ciò, non può che discendere, infine, la considerazione che il controllo politico dell’economia, qualsiasi forma esso assuma, rappresenta per definizione un errore epistemologico.

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Germany: Nonwhite in One Generation

Deep Politics Monitor - Mar, 07/02/2017 - 21:11
via NewObserverOnline, JANUARY 4, 2016 The ongoing Third World invasion of Germany will create a nonwhite majority in the 20- to 30-year-old age group within just four years, and a nonwhite majority within one generation, a new statistical analysis based on official German census figures has shown. The analysis, carried out by Professor Adorján F. Kovács from the Goethe-Universität at

Expropriation and Impoverishment: “Capitalist” Greece and “Socialist” Venezuela

Deep Politics Monitor - Mar, 07/02/2017 - 18:25
by Charles Hugh Smith via maxkeiser.com Yesterday I noted that not all assets will make it through the inevitable financial re-set. ( Which Assets Are Most Likely to Survive the Inevitable “System Re-Set”?) Those that are easy to expropriate will be expropriated, and those assets vulnerable to soaring taxes, inflation and currency devaluation will also be hollowed out. There are two

When The Money Supply Dries Up

Deep Politics Monitor - Mar, 07/02/2017 - 12:04
From Zerohedge, by Jeff Thomas via InternationalMan.com, In 1944, the US had been the primary supplier for arms for the allies during World War II and, as such, exited the war with more wealth than any of the other nations that had entered the war earlier, draining their treasuries of money. Since payment was largely demanded in gold, the US held three-quarters of the world’s gold and

How Mice Saved Ancient Judaism from Disappearing Off the Face of the Earth

Deep Politics Monitor - Mar, 07/02/2017 - 10:32
  via TheBurningPlatform INTRODUCTION In 702 B.C. the most powerful empire in the Middle East was camped outside the gates of Jerusalem. The Assyrian Army awaited the order from King Sennacherib to attack. But, the order never came. Had the order come, Israel would have disappeared off the face of the earth, forever.  Ponder that for a moment.  Because, without the continuation of Judaism,

La soluzione individuale

Von Mises Italia - Lun, 06/02/2017 - 08:09

Tutto il casino che riusciamo a vedere, cosa ci insegna?

Che oggigiorno il denaro a corso legale è quanto di più precario e fragile si possa possedere. Non rappresenta un bene reale da scambiare, ma solo il potere. Ed il potere è transeunte, sic transit gloria mundi. Il potere è una grande illusione contro il tempo e la morte. Il potere è una malattia dello spirito, un segno della fragilità e della imperfezione umana. E più se ne cerca e più si palesa la propria inconsistenza. Sentirsi ricchi perché si possiede un sacco di questo denaro significa illudersi. Significa credere nella continuità del potere che ci impone questo strumento.

Che fare? Convertire questa carta in qualcosa di reale, di utile soggettivamente, ma ricordando che qualsiasi scambio si fonda sulla reciproca accettazione e non ha bisogno di altro, e che pertanto sarà bene disporre sempre di qualcosa che sia il più largamente possibile riconosciuto come idoneo a portare a termine uno scambio profittevole reciprocamente.

Procuratevi asset concreti e cercate di trarne il massimo profitto possibile nella situazione data.

E poi non dimenticate mai la dimensione immateriale della nostra esistenza. Su quella difficilmente qualsiasi potere potrà mai alcunché.

Le cose andranno come devono andare. Fate che il bust si limiti alla loro cartaccia ed alle loro illusioni e non coinvolga i vostri sogni consapevoli. Restate superflessibili. Surfate come potete gli eventi. Non perdete la speranza di farcela. Sfruttate al massimo la precarietà della vita e cercate chi la vede come voi.

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Mises e Hayek: un unico paradigma dei fenomeni sociali

Von Mises Italia - Ven, 03/02/2017 - 08:02

Certamente, per gli scopi della scienza sociale noi dobbiamo partire dall’azione individuo perché essa è la sola cosa di cui possiamo avere conoscenza diretta.

Qualsiasi forma di società è, infatti, operativa nelle azioni degli individui che mirano a fini cercati.

Tuttavia, se i fenomeni sociali non manifestassero altro ordine all’infuori di quello conferito loro da un’intenzionalità programmata, non ci sarebbe posto per alcuna approfondita ricerca teorica riguardante loro.

E’ solo nella misura in cui un certo tipo di fenomeno sociale emerge come risultato dell’azione dei singoli, ma senza essere stato da alcuni di essi pianificato, che si pone davvero il problema di una spiegazione teorica dei fenomeni sociali.

Di conseguenza, non risulta essere contraddittorio affermare che sono gli esseri umani a far funzionare la società, ma la società è un qualcosa che tende a sfuggire agli esseri umani perché (infinitamente) più complessa di loro.

Si può avere così un approccio metodologico nello studio dei fenomeni sociali che nello stesso tempo non sia olista, ma nemmeno rivolto verso un riduzionismo superficiale.

Si respinge la nozione di rappresentazione collettiva e l’idea ad essa collegata di una totalità sociale anteriore ai suoi elementi costitutivi, poiché la conoscenza che mobilita il sistema è inevitabilmente dispersa sull’insieme dei suoi elementi costitutivi e non potrebbe mai venir descritta come una conoscenza del sistema riguardo a sé stesso.

Si accetta però il fatto che può sussistere un salto di complessità dal locale al globale, in quanto data una rete di elementi le cui interazioni sono definite localmente, ne può derivare un ordine sociale globale che osservando le interazioni locali non si era in grado assolutamente di prevedere.

I fenomeni sociali (il denaro, il diritto, il linguaggio, la morale, il mercato, lo Stato, etc.), di norma, non nascono come l’esito di una volontà comune diretta alla loro costituzione.

Questa volontà comune tende più che altro a manifestarsi soltanto negli stadi progrediti dell’evoluzione della vita collettiva e provoca non già la nascita, bensì solo il perfezionamento dei fenomeni sociali sorti e sviluppatisi almeno nelle prime fasi attraverso un’interazione sociale non programmata.

Quel che, di norma, succede è semplicemente che ciascuno cercando di soddisfare un proprio bisogno senza far uso di coercizione su altri individui, finisce anche per favorire il perseguimento dei fini altrui.

Le azioni allora si intersecano e tendono a co-adattarsi il che nel tempo da origine ad un fenomeno sociale spontaneo, cioè non vincolante; spontaneo perché non rientrava nei singoli piani individuali, spontaneo perché nessuno lo aveva previamente programmato.

Non può sussistere un fenomeno sociale spontaneo senza un sistema di regole astratte.

Non possono sussistere regole astratte senza un fenomeno sociale spontaneo.

Un sistema di regole astratte pertanto non può che emergere spontaneamente.

In realtà, i fenomeni sociali spontanei si mobilitano su due livelli e tra questi livelli sussiste un rapporto di “codeterminazione ricorsiva”.

Da una parte il fenomeno concreto: date certe regole astratte, le azioni individuali si organizzano in modo coerente mediante una certa ripartizione dei diritti e delle obbligazioni ed una certa allocazione delle risorse.

Dall’altra il fenomeno astratto: le regole astratte si adattano continuamente alle circostanze ed ai fatti nuovi che scaturiscono dal fenomeno concreto.

Se il fenomeno astratto rappresenta una cornice che detta il passo al fenomeno concreto, nel lungo periodo però il fenomeno concreto finisce per retroagire sul fenomeno astratto.

Questa è la “teoria dell’evoluzione culturale”.

Tuttavia, non è affatto detto che attraverso il processo dell’evoluzione culturale vengano selezionati sempre quei comportamenti che, all’interno del fenomeno sociale spontaneo, vadano maggiormente nella direzione di soddisfare, in maniera persistente nel tempo, il criterio di maggiore utilità per tutti.

La viralità di un comportamento, infatti, può dipendere anche da altri fattori cruciali, quali il tempo che viene impiegato a trasmetterlo, gli strumenti con cui viene divulgato, le aspettative che mediante esso si riescono a suscitare.

La suddetta selezione rappresenta quindi solo un orientamento e non anche una legge immutabile della storia ed in quanto tale può in taluni momenti arrestarsi o addirittura subire un’inversione.

Al fine di sostenere quei mutamenti sociali che vadano maggiormente nella direzione di soddisfare, in maniera persistente nel tempo, il criterio di maggiore utilità per tutti, fare affidamento esclusivo sulle conseguenze spontanee può non essere sufficiente.

E’ auspicabile e talvolta necessario allora che queste conseguenze spontanee vengano accompagnate da una conoscenza cosciente da parte degli individui sui nessi di causa ed effetto che queste stesse sono in grado di generare nel tempo in modo circolare.

Impiegando la ragione, intesa come conoscenza cosciente, in maniera critica è possibile pertanto convincere gli individui e conseguentemente convogliare le loro azioni verso quella che è la dimensione più oggettiva della realtà.

In conclusione, si può affermare che:

i fenomeni sociali, di norma, sono il frutto di un’interazione sociale non programmata, poiché la ricerca di un interesse individuale ha finito col produrre anche un meccanismo di interazione collettiva che nessuno aveva previamente programmato;

se poi vogliamo che a prevalere sistematicamente, all’interno dei fenomeni sociali spontanei, siano quei comportamenti che vadano maggiormente nella direzione di soddisfare, in maniera persistente nel tempo, il criterio di maggiore utilità per tutti, dobbiamo saper comunicare e convincere gli altri della “superiore lungimiranza” di certi comportamenti piuttosto che di altri.

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Crisi e l’aridità dei numeri

Von Mises Italia - Mer, 01/02/2017 - 08:04

Le Crisi dal XIV secolo ad oggi. Il coinvolgimento delle banche.

1340 RE EDOARDO III D’INGHILTERRA non è in grado di ripagare i banchieri fiorentini che gli avevano presto i soldi per le campagne di guerra. Nel 1345 i banchi dei Peruzzi e dei Bardi falliscono: l’importo è di un milione e mezzo di fiorini (600.000 i Peruzzi, 900.000 i Bardi). Il sistema bancario fiorentino non è più in grado di sopportare un “buco” così ampio e le conseguenze sono catastrofiche. Ovviamente vi è l’effetto domino che trascina con sé gli Antellesi, gli Acciaioli e vari altri banchi, oltre ad un nutrito numero di cittadini fiorentini falliti (350 ad onor di cronaca). Non c’è più liquidità.

1637 LA BOLLA DEI TULIPANI

I primi futures. La bolla dei tulipani ha dato inizio alla prima grande crisi finanziaria tramite l’utilizzo di strumenti finanziari con finalità speculative e coinvolse tutto il sistema economico europeo di quei tempi.

La bolla dei tulipani culminò nella famosa asta di Alkmaar del 5 febbraio 1637, in cui centinaia di lotti di bulbi furono venduti per un ammontare monetario di 90.000 fiorini (l’equivalente di circa 5 milioni di euro), ossia ciascun bulbo fu venduto, al prezzo medio, pari al reddito di oltre un anno e mezzo di un muratore dell’epoca. Poi il crollo. La lobby dei fioristi, gravemente colpita, in questo periodo indusse la giustizia delle Provincie unite olandesi a decretare la trasformazione dei contratti a termine (i futures) in contratti di opzione. In questo modo il detentore del contratto (il fiorista o il commerciante) fu autorizzato a non onorare l’impegno (nei confronti dei contadini o coltivatori) pagando solo una penalità pari al 3,5% del prezzo pattuito, anziché essere obbligato a comprare a prezzi elevatissimi un bulbo che in quel momento aveva un valore di mercato largamente inferiore a quanto previsto nel contratto originario.

1711 LA COMPAGNIA DEI MARI DEL SUD – LA “SOUTH SEA BUBBLE” La Compagnia dei Mari del Sud è una delle tante imprese nate all’inizio del XVIII secolo (e sono delle vere e proprie società per azioni) con gli scopi più disparati. In Francia, in Inghilterra e subito dopo la guerra di successione spagnola, si accumularono forti debiti pubblici, a Parigi ed anche a Londra decisero di riscattare le sorti finanziarie dei paesi affidandosi ad una compagnia commerciale: la “Compagnia dei Mari del Sud”, fondata nel 1711 da Robert Harley, conte di Oxford, e da John Blunt anche con partecipazione pubblica. Il valore delle azioni aumentò fino al 1720 anno in cui fallì per mancanza di prospettiva realistica del commercio. Furono in seguito emanate regole.

1717 LA COMPAGNIA DEL MISSISSIPPI Detta anche Compagnia dell’Occidente fu creata dall’economista John Law. La finalità era quella di commerciare con le colonie francesi del nord America, spacciandola come lo “Eldorado” agli azionisti che, in breve nel 1719, portarono alla triplicazione del valore delle azioni. Poi, come in tutte le bolle si sgretolò la fiducia e un giorno di luglio, nel 1720 il valore dei titoli crollò portando la Compagnia al fallimento. Il panico si diffuse e davanti alla Banque Royale e quindici persone persero la vita nella calca.

1800 LA BOLLA DELLE FERROVIE INGLESI Il motore trainante dell’economia europea fu la rivoluzione industriale del’800. Con queste premesse il commercio triplicò nel giro di pochi anni. Nel contesto l’invenzione del treno dette una spinta all’innovazione che entrò nel mirino degli investitori. Il primo treno fu brevettato nel 1802 da George Stephenson (anche se il primo modello di veicolo a vapore era stato ideato nel 1797 da Richard Trevithick), ed entrò in funzione nel 1804. Il 27 settembre del 1825 fu inaugurata la prima tratta ferroviaria tra Darlington e Stockton. Nel periodo 1850-1870 la rete ferroviaria inglese triplicò in dimensione ed il fenomeno si estese a tutta l’Europa alla fine del XIX secolo creando la nuova era industriale. Tra il 1844 ed il 1847 vi fu una grande corsa ai titoli delle ferrovie e, come sempre accade, subito dopo il crollo mandando in miseria molti speculatori tra i quali George Hudson detto il “Re delle ferrovie”.

 

1819 LE SPECULAZIONI IMMOBILIARI

la prima crisi immobiliare è del 1819 la successiva del 1837. E’ interessante valutare come nell’arco di circa venti di anni: l’economia, i paesi e le persone siano in grado di rimuovere completamente dalla memoria l’esperienza passata.

1873 LA CRISI ECONOMICA PIÙ LUNGA CHE SI RICORDI È QUELLA DURATA DAL 1873 AL 1895; 22 (VENTIDUE) ANNI.

1907 U.S.A LA BOLLA DEL CAFFÈ

Il 1907 viene ricordato come l’iniziò della bolla del caffè ed è conosciuto anche come il Panico dei banchieri del 1907, allorché vi fu un repentino il calo di quasi il 50% dei valori del mercato. La motivazione:

  1. credito facile,

  2. manipolazioni dell’alta finanza,

  3. eccessiva speculazione nel settore immobiliare.

La crisi derivante dalla speculazione nel settore del Rame, che vide coinvolti la H.J. Heinze Company che con la United Cooper e la Guggenheim, innescò il crollo. La perdita di fiducia dei correntisti fece scattare corsa agli sportelli (bank run). Non fallirono solo le banche, ma anche le Società Fiduciarie. Un banchiere si distinse fra tutti JP Morgan apportando parecchia liquidità, anche grazie ad un prestito del governo. Forse, potremmo consideralo come l’ideatore dell’attuale “QUANTITATIVE EASING”; riportando così la calma sui mercati.

1929 MARTEDÌ 29 OTTOBRE

La grave crisi economico-finanziaria del 1929, iniziata negli Stati Uniti d’America, ha sconvolto l’economia mondiale dalla fine degli anni venti fino a buona parte del decennio successivo. Devastanti furono le ripercussioni sociali e politiche. John Kenneth Galbraith ha riassunto i fattori di crisi in alcuni punti:

  1. cattiva distribuzione del reddito,

  2. cattiva gestione e struttura delle aziende finanziarie,

  3. cattiva struttura del sistema bancario,

  4. eccessivi prestiti a carattere speculativo,

  5. eccessivo perseguimento del pareggio di bilancio e quindi assenza di intervento statale deleterio in assenza della domanda,

  6. infine, la stretta creditizia contribuì ad accrescere la crisi.

Dopo il periodo di stabilità garantito dagli accordi di Bretton Woods, è utile ricordare:

1970/1980: L’INFLAZIONE, SPAURACCHIO DELL’OCCIDENTE

La parola “inflazione” evoca in tutte le persone che hanno vissuto negli anni ’70 e ’80 un mostruoso accadimento di una gravità assoluta e chiunque avesse proposto un rimedio veniva considerato come un’ancora di salvezza. In realtà l’aumento generalizzato dei prezzi non è un male, né un bene in assoluto, ma come molti fenomeni ha effetti diversi a seconda ceto sociale e da chi lo osserva. Per i lavoratori dipendenti l’inflazione è negativa, ma la la cosiddetta “scala mobile” (in Italia) ha attenuato, con l’adeguamento automatico dei salari, il costo della vita. Per tutti gli altri soggetti è stato assolutamente indifferente. Per chi aveva debiti l’inflazione si è rivelata un aiuto perché nel momento della restituzione del prestito il valore era diminuito in termini reali, mentre per tutti quelli che avevano crediti l’inflazione si è rivelata un danno per le ragioni contrarie di cui sopra.

1973 LA PRIMA CRISI ENERGETICA Il “miracolo economico” degli anni ’60 ha prodotto una crescita impressionante del Prodotto Interno Lordo (PIL): per esempio in Giappone per circa un decennio il P.I.L. è aumentato in media di circa il 10% l’anno, in Italia del 5,4% l’anno. All’inizio degli anni ’70 c’era già un ridimensionamento della spinta del “miracolo economico” ed ecco subentrare prepotentemente l’aumento scioccante del costo dell’energia dando il colpo definitivo a tutte le speranze della continuità di crescita.

1979 BOLLA IMMOBILIARE USA

1979 LA SECONDA CRISI PETROLIFERA

1982 MESSICO INSOLVENTE

1985 BANCAROTTA BANCHE LOCALI USA

Le “Savings and Loans” Banks (Casse di risparmio e credito). Delle 3362 casse 450 Casse sono insolventi. La causa: edilizia e credito al consumo.

1987 LUNEDI’ 19 OTTOBRE CROLLO WALL STREET

L’indice Dow Jones Industrial perde in un solo giorno il 22,61%.

1989 NUOVA BOLLA IMMOBILIARE NEGLI STATI UNITI

1989 BOLLA IMMOBILIARE GIAPPONESE

E’ INTERESSANTE NOTARE CHE: TRA IL 1795 E IL 1998 IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE HA CONTATO 212 (duecentododici) CRISI.

1992 CRISI VALUTARIA E LA FINE DELLO S.M.E. (Sistema Monetario Europeo)

1994 CRISI DEL MESSICO

Nei primi anni ’90 venne introdotta la liberalizzazione delle transazioni finanziarie facendo affluire, in Messico, ingenti capitali. Per combattere l’elevata inflazione di quegli anni, la valuta messicana si ancorò al dollaro statunitense (peso/dollaro) fissando così i tassi a livelli più elevati per incentivare gli investitori a detenere pesos. L’ancoraggio al dollaro si trasformò in un boomerang, anche per la impossibilità di utilizzare lo strumento della svalutazione facendo così perdere competitività al Paese sui mercati internazionali, con un calo delle esportazioni ed un progressivo aumento del deficit della bilancia commerciale. Tra il settembre 1994 e l’aprile 1995, il peso si svalutò di quasi il 100 per cento (da una parità centrale di poco più di 3 pesos per dollaro a una parità di 6 nuovi pesos per 1-uno- dollaro americano).

1997 LA CRISI DEL SUD EST ASIATICO

La crisi valutaria. In questa crisi valutaria, è stata ben studiata a tavolino da speculatori molto aggressivi, la più colpita fu la Thailandia ancorata: bath/dollaro, trovandosi a dover fronteggiare un debito estero insostenibile. Il sistema bancario tailandese è risultato molto vulnerabile perché si era indebitato in dollari a breve termine ed aveva erogato credito in bath a lungo termine. Nel luglio 1997 la Banca centrale tailandese decise la svalutazione ed in seguito ad una serie di attacchi speculativi, da parte di fondi di investimento internazionali, il bath finì per deprezzarsi di circa il 60%. Per ripristinare la fiducia nel mercato, il F.M.I. concesse prestiti condizionati a “riforme strutturali” con:

  • tagli alla spesa pubblica,

  • aumento della pressione fiscale,

  • maggiore apertura e trasparenza del sistema finanziario,

  • oltre ad una riforma della legislazione su banche e istituti di credito.

1997 – 98 CRISI DELLA RUSSIA

Contagio a banche ed economia reale. La crisi valutaria innesca inevitabilmente una crisi del debito sovrano russo, che ha pesanti riflessi sul sistema bancario, con una rilevante esposizione verso il debito pubblico domestico accompagnato dalla chiusura del mercato interbancario. Il default degli istituti di credito venne evitato grazie a numerosi interventi a sostegno. Anche l’economia reale registra un calo del P.I.L. pari al 5% nel 1998. Il 2 settembre del 1998 venne definitivamente abbandonato l’ancoraggio rublo/dollaro. Il tasso di cambio passa in pochi giorni da 6 rubli per dollaro a 21 rubli per dollaro.

1997 – 2000 LO SCOPPIO DELLA BOLLA DELLE COSI’ DETTE “DOTCOM”

Una bolla speculativa generata e sviluppatasi attraverso la classica sequenza:

  1. estrema fiducia da parte degli investitori nelle potenzialità di un prodotto/azienda,
  2. crescita rapida del prezzo del prodotto,
  3. evento che fa vacillare le aspettative di importanti guadagni,
  4. elevati flussi di vendite,
  5. crollo finale del prezzo del prodotto.

La New Economy si contrappone alla Old Economy basata prevalentemente sul settore manifatturiero. In pochi anni si assiste al sorprendente sviluppo di aziende operanti nel settore Internet o nel settore informatico, chiamate appunto Dot-com companies (dal suffisso “.com” -punto com-), agevolate anche dal basso costo del capitale in un contesto di bassi tassi di interesse (tra il 1995 e il 1999 la Banca Centrale degli Stati Uniti riduce il tasso ufficiale dal 6% al 4,75%). IN ITALIA LE AZIONI DELLA TISCALI SUPERANO, PER CAPITALIZZAZIONE, LA FIAT.

1998 SALVATAGGIO DEL FONDO LONG TERM CAPITAL MANAGEMENT

Il fondo fu istituito nel 1994 da John Meriwether ed il suo team della Salomon Brothers basato sui modelli matematici creati dai premi Nobel Robert C. Merton e Myron Scholes. Lo hedge fund aveva in gestione un capitale di 4 miliardi di dollari e li utilizzarono per operazioni di arbitraggio economico, con le leve finanziarie, ed ebbero rendimenti di circa il 40 % annuo. Naturalmente tutte le cose “belle” finiscono e per salvare il fondo nel 1998 intervenne direttamente la Federal Reserve evitando così il peggio.

1998-99 Brasile

Verso la fine 1998 forti vendite di obbligazioni brasiliane, pubbliche e private, innescarono pressioni sul tasso di cambio, sopravvalutato rispetto ai fondamentali economici del Paese. Anche in questo caso il rapporto era real/dollaro che si rivela presto insostenibile. Nell’ottobre del 1998 il FMI vara un programma di aiuti finanziari, per un ammontare complessivo di oltre 41 miliardi di dollari, al fine di attenuare gli squilibri finanziari, richiedendo un piano di aggiustamento fiscale. Le risorse messe a disposizione del FMI consentirono di sostenere il real brasiliano solo temporaneamente: nel gennaio 1999 il Brasile abbandona il regime di cambi fissi con il dollaro e nei due mesi seguenti il real subisce un deprezzamento di circa il 40%.

2001 ARGENTINA

L’ingente debito accumulato nel corso delle lunghe dittature militari ed il rigido ancoraggio del peso/dollaro portano alla crisi. Nel 1999 il PIL argentino diminuisce del 4% ed il paese entra in recessione. Il governo decide di non abbandonare il cambio fisso con il dollaro e questo contribuisce a peggiorare la situazione. Nel 2001 l’incertezza per una svalutazione innesca una corsa agli sportelli bancari (bank run) da parte dei correntisti che ritirano pesos per convertirli in valuta pregiata. Le misure restrittive imposte dal governo per arginare i prelievi provocarono in poco tempo una vera e propria rivolta popolare. La diffusione in Italia dei bond argentini. L’appetibilità dei tassi delle obbligazioni argentine sono presenti nel portafoglio di circa 430.000 clienti retail italiani che ne detengono per complessivi 12,8 miliardi di euro.

2001 FALLIMENTO DELLA ENRON

Fallimento Enron: trucchi contabili, aiuti politici ed aiuti ai politici sono alla base della disastrosa gestione di Enron. Questo grande raggiro è costato molto anche ai fondi pensione statunitensi.

2002 FALLIMENTO WORLDCOM

Il colosso truccava i bilanci, dicendo che guadagnava ma non era vero. Questo fallimento molti lo ritengono l’ENRON al quadrato. Praticamente è un falso in bilancio galattico e ricorda molto la Compagnia dei Mari del Sud.

2007-2009 LA CRISI FINANZIARIA La crisi finanziaria dei mutui subprime ha avuto inizio negli Stati Uniti nel 2006. Le basi della crisi risalgono al 2003, quando si comincia ad aumentare in modo significativo l’erogazione di mutui ad alto rischio, ossia a clienti che in condizioni normali non avrebbero mai ottenuto credito, poiché non sarebbero stati in grado di fornire sufficienti garanzie. I fattori che hanno stimolato la crescita dei mutui subprime sono riconducibili anche alle dinamiche del mercato immobiliare statunitense e allo sviluppo delle cartolarizzazioni (cessione di attività e/o passività, beni e/o debiti di privati o di crediti di una società a titolo oneroso).

La bolla immobiliare. Dal 2000 e fino alla metà del 2006, negli Stati Uniti i prezzi delle abitazioni sono cresciuti in maniera costante e significativa, generando una vera e propria bolla immobiliare. La dinamica era favorita dalla politica monetaria accomodante della Federal Reserve (FED), che mantenne i tassi di interesse bassi fino al 2004, in risposta alla crisi della bolla Internet e all’attacco dell’11 settembre 2001.

La politica monetaria. Tassi di interesse bassi, uguale (=), basso costo del denaro per le famiglie, che richiedevano i mutui ipotecari, finendo con lo stimolare la domanda di abitazioni e alimentandone i prezzi. La bolla immobiliare, inoltre, rendeva conveniente la concessione di mutui da parte delle istituzioni finanziarie che, in caso di insolvenza del mutuatario, potevano comunque recuperare il denaro prestato attraverso il pignoramento e la rivendita dell’abitazione.

La cartolarizzazione immobiliare, i bassi tassi di interesse e la crescita dei mutui subprime sono stati lo sviluppo delle operazioni di cartolarizzazione, ossia la possibilità per gli istituti creditizi di trasferire i mutui, dopo averli “trasformati” in un titolo, a soggetti terzi (le cosiddette “società veicolo”) e recuperando buona parte del credito, immediatamente, che altrimenti avrebbero riscosso solo al termine dei mutui stessi (10, 20 o 30 anni dopo). La cartolarizzazione consente alle banche, di liberarsi del rischio di insolvenza dei mutuatari ed indebolendo l’incentivo e la corretta valutazione dell’affidabilità dei clienti. Le società veicolo, a loro volta, finanziavano l’acquisto dei mutui cartolarizzati mediante l’offerta agli investitori di titoli a breve termine. VERA E PURA SPECULAZIONE!

2008 BOLLA DEL RODIO Il rodio è un metallo appartenente a gruppo del platino. Altrettanto misteriosa fu la bolla del Rodio del 2008 con valutazioni incredibili.

LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO DEL 2010-2011 La crisi si è sviluppata nei paesi periferici dell’eurozona (Portogallo, Irlanda e Grecia) per poi estendersi nel corso del 2011 a Spagna e Italia.

La crisi e le misure di contrasto. A maggio 2010 i Paesi dell’eurozona ed il FMI hanno approvato un prestito di salvataggio per la Grecia di 110 miliardi di euro (30 da parte del FMI). Nel mese di novembre è emersa la crisi del sistema bancario irlandese: il Governatore della banca centrale irlandese ha comunicato che le perdite delle banche domestiche ammontavano a 85 miliardi di euro (pari al 55% del PIL) e le istituzioni europee con la partecipazione del FMI hanno approvato un piano di sostegno per un ammontare pari a 85 miliardi di euro. A maggio 2011, UE, BCE e FMI (la cosiddetta Troika) hanno concesso un prestito di 78 miliardi di euro anche al Governo portoghese.

 

2017 ULTIMISSIMI DATI

GIAPPONE: rapporto P.I.L./Debito 236%

CINA: rapporto P.I.L./Debito 250%

U.S.A.: rapporto P.I.L./Debito 101%

 

2016 ELENCAZIONE SPARSA DI DATI E’ da sottolineare che dal 1720 al 2010 si sono registrate circa 55 (cinquantacinque) grandi crisi finanziarie (Kindleberger, 2005; International Monetary Fund, 2010). Le grandi crisi finanziarie ricorrono mediamente ogni 6 anni.

Unimpresa: “Ricchezza famiglie calata di 120 miliardi in un anno”.

E’ crollata di quasi 120 miliardi di euro in un anno la ricchezza finanziaria degli italiani!

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Mises e Hayek: un’unica visione dell’azione umana e della conoscenza

Von Mises Italia - Lun, 30/01/2017 - 08:59

L’essere umano non è soltanto homo sapiens, ma anche homo agens.

Tuttavia, gli esseri umani che per difetti di nascita o acquisiti sono inevitabilmente inadatti all’azione nel senso stretto del termine, non possono essere considerati homo agens.

Anche il neonato non è un homo agens, perché non ha ancora percorso l’intera via della concezione al totale sviluppo delle sue qualità umane; solo alla fine della sua evoluzione diviene un uomo agente.

Scopo ultimo di ogni azione dell’uomo agente è sempre la soddisfazione di un suo desiderio e non sussiste misura di maggiore o minore soddisfazione all’infuori dei giudizi individuali di valore, differenti da persona a persona e da tempo a tempo per la stessa persona.

La prasseologia ci dice che qualunque azione dell’uomo agente è mossa dalla volontà di ottenere uno stato di cose più soddisfacente rispetto ad uno che lo è meno.

Tuttavia, la prasseologia non tratta dei moventi o dei fini ultimi ma si occupa dell’azione dell’uomo agente sotto l’ottica dei mezzi applicati all’ottenimento di un fine cercato.

In tal senso, l’azione dell’uomo agente, anche quella partorita da un impulso decisamente emotivo, non può che essere qualificata come sempre razionale, poiché i mezzi che l’uomo agente sceglie per la loro soddisfazione sono sempre determinati da una considerazione di spesa e risultato.

Ciò, ovviamente, non esclude che le azioni dell’uomo agente possano fallire nel raggiungere l’obiettivo prefissato e quando questo accade, è perché la percezione soggettiva della realtà non è sufficientemente in linea con la dimensione oggettiva della stessa.

Il contrario dell’azione dell’uomo agente non è allora l’azione irrazionale, bensì la reazione a stimoli degli organi e degli istinti corporali controllabili dalla volizione.

Asserito quanto, le regole che governano l’azione dell’uomo agente nel mondo fisico e sociale non sono pienamente esplicitabili attraverso una teoria.

Accanto ad una conoscenza cosciente, codificata ed esprimibile con flussi comunicativi strutturati, esiste quindi una cosiddetta conoscenza tacita, situata a livello inconscio, che è legata al contesto di riferimento, che è impossibile da formalizzare chiaramente e distintamente e che può essere acquisita solo mediante un apprendimento attraverso la pratica.

Tuttavia, la conoscenza cosciente è sempre il risultato di un’intuizione o di un atto di creazione, che altro non sono che manifestazioni di una conoscenza tacita.

Ciò significa che la conoscenza umana si sviluppa tramite un percorso che da tacito si estende progressivamente al cosciente.

In ogni caso però non tutta la conoscenza tacita riesce a divenire anche conoscenza cosciente.

In tal senso, non esiste comunque un’azione dell’uomo agente che possa definirsi irrazionale, ma ogni azione si fonda sempre su una dimensione della conoscenza tacita precedentemente interiorizzata nella mente individuale.

L’essere umano non ha iniziato ad azionare il mercato allorché è stato in grado di codificare e trasmettere con flussi comunicativi strutturati i vantaggi di questa attività.

L’essere umano ha invece iniziato ad azionare il mercato perché mosso da una conoscenza che era capace di applicare ma non in grado di spiegare sul come rimuovere quella tendenza al disequilibrio presente nella vita individuale.

Inoltre, imparare a fare mercato non è un qualcosa che possa essere trasmesso da uomo agente ad altro come un elenco di istruzioni, giacché imparare a fare qualcosa non equivale ad imparare qualcosa.

Il mercato è un fenomeno sociale sorto per via spontanea, ossia da un’interazione sociale non programmata e quello che vale per il mercato vale anche per tutti gli altri fenomeni sociali sorti alla stessa maniera.

I fenomeni sociali spontanei pertanto sono sempre il risultato di azioni umane razionali, ma queste azioni non hanno il loro punto di origine in una conoscenza cosciente, bensì in una conoscenza tacita.

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Bormann Ran Hitler for the Illuminati

Deep Politics Monitor - Sab, 28/01/2017 - 17:38
 By Henry Makow Ph.D. (Expanded from June 2007.) The second most powerful man in Nazi Germany, Martin Bormann, was a "Soviet" (i.e. Illuminati) agent who ensured the destruction of both Germany and European Jewry. Thus, he advanced two of the Illuminati's main goals: integrate Germany into a world government by annihilating its national, cultural and racial pretensions, and establish

HuffPo Censored and Deleted Anti-Pharma Vaccine Post From Their Website. Read It Here.

Deep Politics Monitor - Sab, 28/01/2017 - 15:35
By Tami Canal - January 25, 2017 Censorship is alive and well! In case you missed it, a contributing editor for The Huffington Post managed to slip a shockingly honest vaccine editorial by the Big Pharma watchdogs this morning. The article, titled “Vaccines Are Totally Safe Say The People Who Brought Us Vioxx, Bextra, Trovan, Phen-Fen, Xarelto, Raxar, and Seldane…”, remained published on

How To Defeat The Globalist System

Deep Politics Monitor - Ven, 27/01/2017 - 18:46
via Alt-market, Friday, 27 January 2017By Brandon Smith In my last two articles, 'How Globalists Predict Your Behavior' and 'How To Predict The Behavior Of Globalists', I explained the base fundamentals behind a concept with which most people are unfamiliar. They are so unfamiliar with it, in fact, that I didn’t bother to name it. In this article I hope to explain it, but I highly recommend

Concetti Economici : Le Istituzioni e l’Economia nel Medioevo, Parte 1

Von Mises Italia - Ven, 27/01/2017 - 08:00

Per comprendere le istituzioni e i concetti del periodo storico solitamente definito “Medioevo” si deve tener conto che questo copre un arco temporale che spesso è diviso in periodi più brevi, ciascuno dei quali ha dei tratti e delle caratteristiche unici e propri. Inoltre, ogni parte dell’Europa ebbe un proprio sviluppo in termini di tradizioni e usanze. Una sola istituzione abbracciò l’intero continente europeo per la maggior parte di questo periodo – la Chiesa Cattolica.

Solitamente l’inizio del Medioevo si fa coincidere con la caduta dell’Impero Romano nel 476 D.C., con le invasioni Barbariche. La fine del Medioevo si pone solitamente intorno all’anno 1500. Dopo questa data avvennero cambiamenti epocali nella storia dell’Europa e anche in tutto il mondo, che trasformarono l’aspetto della società Europea. Alle soglie del millecinquecento ci fu anche la Grande Riforma Religiosa nota come Protestantesimo. Questa segnò l’inizio della “scoperta” del “Nuovo Mondo” da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 e della circumnavigazione dell’Africa verso l’India nel 1498.

Subito dopo il 1500, s’iniziò a utilizzare la bussola, che modificò radicalmente la capacità di viaggiare per lunghe distanze senza dover più far affidamento ai cieli limpidi per poter “leggere” le stelle o alla navigazione a vista terra. S’introdusse anche l’utilizzo della polvere da sparo, che trasformò i conflitti. E iniziarono a manifestarsi quelle forze intellettuali che alla fine condussero all’Età della Ragione e all’Illuminismo nel diciottesimo secolo.

 

Vita Rurale e Auto-Sussistenza nel Sistema della Signoria Fondiaria

Oggi, negli Stati Uniti, meno del 3 percento della forza lavoro è occupata nel settore agricolo o in attività collegate all’agricoltura, inoltre questa piccola percentuale della forza lavoro Americana riesce a sfamare la maggior parte della popolazione del paese e molto di quello che avanza, è esportato per il sostentamento di altre zone del mondo. Tutto ciò contrasta fortemente con la vita nel Medioevo. E’ stato stimato che una quota compresa tra l’80 e il 90 percento della popolazione europea viveva nelle campagne e dedicava quasi tutto il proprio tempo alla produzione di cibo. La rimanente quota tra il 10 e il 20 percento della popolazione era impegnata in piccole e semplici attività artigianali e commerciali nelle città, altri fornivano servizi personali alla nobiltà o erano dei membri della Chiesa Cattolica e, quindi, provvedevano ai bisogni religiosi delle persone.

Nella maggior parte dell’Europa Medioevale l’agricoltura era basata sulla Signoria Fondiaria. Le unità sociali locali ruotavano intorno al “Maniero,” o residenza del “Signore” il quale era proprietario di tutta la terra e per mezzo dell’elevato grado di potere e legittimazione di cui godeva, governava tutto ciò che riguardava l’utilizzo delle terre e le persone che vi abitavano sopra. Il sociologo Tedesco, Franz Oppenheimer, nel suo libro, Lo Stato (1915) e l’economista Americano, Mancur Olson, nel suo Potere e Prosperità (2000), sostenevano entrambi che lo Stato moderno ebbe origine dalla conquista di un territorio da parte di bande di saccheggiatori nel momento in cui questi decisero di stabilirsi permanentemente e governare quei luoghi che avevano conquistato e depredato. Lo Stato divenne la struttura politico istituzionale che legittimò i conquistatori strutturando le loro regole non come delle continue estorsioni finalizzate solo al loro arricchimento, ma anche come un’opportunità per chi era stato sottomesso e saccheggiato grazie ai benefici che ne avrebbe tratto dalle leggi, dall’ordine e da alcune utili infrastrutture che i padroni conquistatori avrebbero fornito a tutti. Ogni maniero era un’entità economica per lo più autosufficiente dove si produceva quanto necessario ai membri locali. Nel maniero, oltre a produrre cibo, si allevava il bestiame, si macinava il grano per la produzione del pane, si filavano i vestiti, e si producevano e custodivano la maggior parte degli attrezzi agricoli e di produzione. Le caratteristiche principali dei manieri erano tre: riunivano le attività economiche e politiche in un’unica istituzione; ricorrevano ampiamente all’utilizzo del lavoro forzato per l’esecuzione di molti compiti e doveri; erano estremamente autosufficienti.

La Signoria Fondiaria era parte di un più ampio Sistema Feudale. Il Feudalesimo era un sistema nel quale gli occupanti e gli utilizzatori della terra, che vi lavoravano e vivevano sopra, non ne erano anche proprietari; erano degli “inquilini” del “sovrano” – il Signore del Maniero – la cui autorità era legittimata dalla sua disponibilità a fornire militarmente protezione agli occupanti. L’aspetto distintivo del Signore del Maniero si basava sul suo essere capo politico e datore di lavoro e i due ruoli non erano considerati separati. Come spiegava lo storico Francese Marc Bloch nel suo libro La Società Feudale (1939):

Il Signore, dai suoi contadini, non ricavava soltanto ingenti guadagni e un altrettanto valida forza lavoro. Non riceveva solo una rendita dalla terra e i benefici dei servizi resi; era anche un giudice, era spesso – se faceva il suo dovere – un protettore, e sempre un capo, al quale dovevano obbedire e fornire aiuto con un impegno generico ma molto concreto, oltre a chi aveva qualche legame più personale e più vincolante, anche coloro che “detenevano” o vivevano sopra la terra da lui ricevuta.

Pertanto, la Signoria non era semplicemente un’impresa economica che permetteva l’accumulo dei profitti nelle mani di un uomo forte. Rappresentava anche un’autorità centrale, nel senso più ampio della parola;

i poteri del capo non erano circoscritti, come avviene solitamente nelle imprese, al lavoro svolto nei “ locali aziendali”, ma influivano sulla vita intera di un uomo e agivano congiuntamente con il potere dello stato e della famiglia, spesso sostituendoli.

Come tutte le unità sociali organizzate più sviluppate, la Signoria, aveva un suo apparato giuridico, come una norma consuetudinaria, che regolava le relazioni tra i sottoposti e il Signore e definiva precisamente i limiti del piccolo gruppo per il quale queste regole tradizionali erano vincolanti.”

Il secondo elemento del Sistema Signorile era il lavoro forzato. I contadini o i servi che occupavano la terra, avevano il diritto di coltivare per loro stessi una parte della terra del Signore in cambio del loro lavoro per la coltivazione della restante parte della terra a beneficio del Feudatario. I contadini pagavano anche molti tributi sotto forma di denaro (ricavato dal grano coltivato sulla terra concessa in uso per i loro bisogni e venduto nelle città e nei villaggi locali), e sotto forma di altri servizi resi, come l’obbligo di costruzione e manutenzione delle strade in alcuni momenti dell’anno.

 

La Vita di Regime all’interno del Maniero

I contadini erano controllati, sorvegliati, redarguiti e obbligati a svolgere diversi compiti dalla mattina alla sera. Questi dovevano lavorare la terra del Signore; ogni giorno dovevano svolgere sui campi una determinata quantità di lavoro, compreso il prendersi cura del bestiame del Signore (mucche, cavalli, galline, maiali ecc.), assicurarsi che la terra di quest’ultimo fosse propriamente concimata, e riparare e curare la manutenzione dei suoi attrezzi e dei suoi strumenti. Potevano dedicarsi alla cura dei loro appezzamenti agricoli per ricavarne un sostentamento per la propria famiglia, solo dopo aver completato il lavoro sulla parte di terra del Feudatario. Erano controllati e sorvegliati con attenzione, poiché il loro fine principale era quello di completare il lavoro sulla terra del Signore il più presto possibile per poter così dedicarsi alla cura del proprio appezzamento e trarne un beneficio. Marc Bloch così spiegava:

Gli agricoltori dell’appezzamento, dovevano dedicare a questo Signore, così lo chiamavano, prima una parte più o meno importante del loro tempo; giorni di lavoro agricolo dedicati alla coltivazione dei campi, dei terreni, e dei vigneti della sua proprietà [fondiaria]; servigi di spostamento e trasporto su carro; e alcune volte servizi di edificazione e artigianato. Inoltre erano obbligati a versare al Signore una considerevole parte del proprio raccolto, alcune volte sotto forma di canoni, altre sotto forma di tasse in denaro, in questo caso il loro accordo si basava su un preliminare scambio di prodotti per denaro. Gli stessi campi coltivati non erano nella loro piena proprietà, neanche la loro comunità – almeno nella maggior parte dei casi – godeva della piena proprietà di queste terre sulle quali erano esercitati i diritti comuni.

Ma si usava dire che“erano”del Signore, intendendo con ciò che come possidente terriero quest’ultimo era titolare di un diritto superiore su di esse, attestato dalle quote che gli spettavano, e in grado, in alcune circostanze, di prevalere sui diritti concorrenti dei singoli coltivatori e della comunità.”

I contadini, o servi, nascevano su queste terre e vi trascorrevano tutta la propria vita. Tra questi, solo pochi si erano mai spostati per più di 30 miglia dal proprio luogo di nascita. Se una Feudatario decideva di vendere uno dei suoi manieri a un altro nobiluomo, nella vendita erano inclusi non solo la terra, il bestiame, e gli strumenti da lavoro, ma anche la servitù che vi abitava. L’unico modo per sottrarsi a questo regime di schiavitù del Maniero, era quello di scappare e nascondersi in una delle città Medievali per un anno e un giorno. Trascorso questo tempo, il contadino, o servo, era considerato un “uomo libero.” Infatti, nel Medioevo, si usava dire, “L’aria di città ti rende libero.”

 

Il Commercio e gli Scambi nelle Città

Mentre i manieri erano ampiamente in grado di sostenersi tramite un sistema di auto sussistenza piuttosto completo, le città e i suoi residenti acquisivano quanto necessario con il commercio. Si trattava quindi, di un’economia di mercato. Ma il commercio, il mercato e lo scambio di denaro richiedono un sistema giuridico relativo ai diritti di proprietà che disciplini la proprietà individuale e un sistema di leggi e norme che disciplini i contratti tra gli operatori economici.

Infatti è proprio nelle città Medievali che iniziarono a sorgere le istituzioni economiche, giuridiche e sociali che sono i prerequisiti essenziali per lo sviluppo di un’economia di mercato complessa ed estesa. Possiamo osservare i fondamenti del capitalismo moderno nelle aree urbane dell’Europa Medievale, con le sue tradizioni e le tutele giuridiche dei diritti individuali, la proprietà privata, e l’esigenza di un ordine economico all’interno del quale ognuno soddisfa i propri bisogni servendo gli altri con il commercio e la produzione – e un’interdipendenza che è la conseguenza naturale di un sistema di divisione del lavoro basato sullo scambio. Anche se durante questo periodo emergevano lentamente le istituzioni della proprietà e del contratto, sarebbe un grande errore credere o affermare che la vita delle città Medievali riflettesse un’impostazione di libero mercato. Anzi, era il contrario. La concorrenza come la conosciamo noi oggi non esisteva, e sarebbe stato considerato un modo di fare affari pericoloso e non auspicabile. I prezzi e i salari erano tutti controllati sulla base dei concetti di “equità” e “giustizia” così come si concepiva all’epoca.

Il patrimonio comune e la gestione della proprietà nelle città erano una pratica comune in molte aree. Per esempio, un pascolo comune sul quale gli abitanti delle città facevano pascolare il proprio bestiame; il mulino per il grano sotto il controllo della città, e la possibilità di utilizzare le infrastrutture comunali da parte di tutti i residenti della città; spesso i forni, i panifici e i luoghi di mercato erano di proprietà comune e gestiti in maniera simile.

 

Corporazioni Medievali ed Economia Regolamentata

Il vero meccanismo istituzionale che regolava l’economia nelle città Medievali erano la“corporazioni.” Le “corporazioni” erano delle associazioni di categoria che davano l’autorizzazione per il commercio nella città e stabilivano i termini e le regole in base alle quali i beni o i servizi potevano essere prodotti e offerti sul mercato. I mercanti stranieri erano autorizzati a commerciare in città solo in virtù di permessi speciali. I loro spostamenti erano monitorati, non gli era permesso vendere “sottocosto” rispetto al prezzo praticato in città, e potevano vendere solo i beni di un certo tipo o qualità. Le “corporazioni” stabilivano tra gli abitanti della città: Le regole per l’apprendistato – chi e quante persone potevano iniziare una professione o un’occupazione ogni anno sotto la guida di un “maestro” membro di una corporazione; i materiali e i processi che potevano essere utilizzati per la produzione dei beni; gli orari di apertura dei negozi; che i beni non potevano essere ritirati dagli scaffali fino a un certo orario della giornata, e che potevano essere venduti solo sui mercati controllati dalla corporazione; era stabilito un minimo e un massimo per tutti i prezzi dei beni e delle risorse e fuori questa fascia scattava la violazione delle regole di condotta della corporazione con i conseguenti procedimenti penali. Sir William Ashley, nel suo “Un’Introduzione alla Teoria e alla Storia Economica Inglese (1909) ”riporta alcuni episodi relativi a questi regolamenti e alla loro applicazione:

Nell’anno 1311, Thomas Lespicer da Portsmouth aveva portato a Londra sei vasi di lamprede di Nantes

[un animale acquatico simile all’anguilla con una bocca aspirante senza mascelle]. Anziché collocarsi per quattro giorni, dopo il suo arrivo sul mercato, sotto il muro della chiesa di Santa Margherita su Bridge Street con le sue lamprede [come prevedeva la legge], le portò a casa di Hugh Malfrey, un pescivendolo. Lì le insaccò, e qualche giorno dopo gliele vendette, senza portarle sul mercato. Furono portati davanti al sindaco e all’assessore, confessarono la loro colpa, e furono perdonati; Thomas giurò che in seguito avrebbe sempre venduto le lamprede solo nei luoghi adibiti a ciò, e Hugh giurò che avrebbe sempre indicato agli stranieri dove questi avrebbero dovuto portare le loro lamprede…

[Nell’anno 1364] John Atwood, un fornaio, fu incriminato davanti al sergente legale (antico giudice medievale) per il seguente reato: “Considerando che Robert de Cawode aveva due quarti di grano sul marciapiede da vendere sul mercato legale all’interno di Newgate, egli, tale John, abilmente e sussurrando parole segrete alle sue orecchie, allontanava Cawode dal mercato legale in maniera fraudolenta; poi si recarono insieme alla Chiesa dei Frati Minori e John comprò i due quarti [di grano]a 15,5 centesimi a bushel, mentre a quel tempo il prezzo legale di vendita sul mercato era di 2,5 centesimi a bushel, ingannando e danneggiando così la gente comune e rendendo più caro il prezzo del mais. Atwood respinse l’accusa… Allora, si costituì una giuria della sede di Newgate che emanò un verdetto secondo il quale Atwood non solo aveva comprato il mais [grano], ma era poi tornato sul mercato, vantandosi dei suoi misfatti; fece e disse questo al fine di incrementare il prezzo del mais. Di conseguenza, fu condannato alla gogna per tre ore, e uno dei giudici fu incaricato di seguire la proclamazione e l’esecuzione della pena inflitta in conseguenza dei reati commessi.”

La logica delle corporazioni, delle loro norme e delle normative sui prezzi, sulla produzione, e sull’accesso a mestieri e professioni era, secondo loro, quella di mantenere i prezzi a dei livelli ragionevoli per i consumatori e garantire una qualità minima dei beni offerti sul mercato. Infatti, le corporazioni servivano a monopolizzare legalmente il commercio all’interno dei mestieri e delle professioni. Il loro effetto era anche quello di ritardare qualunque miglioramento della qualità dei beni, o della varietà delle merci offerte sul mercato. E disincentivavano gli artigiani e i professionisti da qualunque tentativo volto a ridurre i loro costi di produzione per incrementare i loro ricavi offrendo i loro beni a prezzi ridotti e più attraenti. Tutte queste attività – miglioramento della qualità, aumento della varietà, diminuzione dei prezzi di vendita – erano dichiarate pratiche commerciali “ingiuste” e “inique” che avrebbero danneggiato tutti gli uomini “onesti” nelle diverse linee di produzione e commercio. Tale condotta di mercato, così si diceva, avrebbe destabilizzato, nel lungo termine, i mercati, alterato gli standard tradizionali di fare affari e danneggiato sia i produttori sia i consumatori. Era preferibile controllare e limitare l’offerta, i metodi di produzione, i prezzi e i salari entro confini ben definiti e abituali per assicurare una “stabilità” alla città e al commercio quotidiano.

 

Le “Fiere Libere” una Strada verso Mercati più Liberi

Sarebbe scorretto affermare che non c’erano opportunità o innovative modalità di commercio. Tra queste, la Fiera Medievale fu quella di maggior successo. Una fiera commerciale richiedeva di solito l’autorizzazione del re, ed era rilasciata più frequentemente a un signore locale o un’autorità della chiesa, i quali agivano come “sostenitori” dell’evento. Le fiere erano organizzate soprattutto agli incroci delle strade più famose e maggiormente battute dai viaggiatori, e spesso erano i luoghi dove prendevano vita i centri abitati che in seguito sarebbero diventati delle città famose. Le date erano scelte per coincidere con festività religiose o altre vacanze, che avrebbero così radunato molte persone. Potevano durare pochi giorni o anche fino a sei settimane. Le fiere più importanti e di maggior successo divennero istituzioni nazionali o internazionali in tutta Europa, e attraevano mercanti e commercianti da tutte le parti del continente. Oltre ad essere un luogo dove fare affari, le fiere, erano un’occasione di svago, intrattenimento sociale e festa, con attrazioni, animali selvatici, orsi danzanti, maghi, musicisti, e “fenomeni da baraccone.”

Il duca o il vescovo che ospitavano la fiera per promuoverla e garantire il suo successo, avrebbero esonerato dal pagamento delle consuete tasse, dai pedaggi e dai regolamenti commerciali, tutti i mercanti, i venditori, e commercianti che si fossero recati a visitarla, e per tutto il periodo di stazionamento presso la fiera. I nobili e i religiosi promuovevano le fiere per ottenere un guadagno personale – ricevevano, infatti, commissioni speciali e tasse da parte dei commercianti e negozianti che partecipavano all’evento. Il contesto di relativo libero commercio che gravitava intorno alle fiere era tale che queste erano chiamate “ fiere libere.” Questo sistema delle fiere commerciali aveva due importanti funzioni:

Primo, agivano come mezzo tramite il quale le differenti parti dell’Europa potevano avere regolari contatti, anche se non frequenti, le une con le altre, ed entrare in contatto con le diverse tipologie e qualità dei beni e i diversi metodi di produzione;

Secondo, introducevano i concetti di norme commerciali, di contratto, e di diritti di proprietà, in un contesto istituzionale all’interno del quale i guadagni derivanti dal commercio dimostravano che quando i pedaggi, i regolamenti e le tasse non ostacolavano rigidamente la libera circolazione dei beni e delle persone, si creavano allora potenziali opportunità per benefici e profitti reciproci. Le persone iniziavano a capire quali sono i vantaggi di un commercio più libero. In sintesi: la vita sociale, politica ed economica nel Medioevo ruotava intorno a due istituzioni:

La Signoria Fondiaria nelle campagne, dove la vita si basava su una relativa auto sussistenza e dove tutto ciò che era necessario per vivere, era coltivato, prodotto e lavorato, all’interno dei confini della rispettiva proprietà terriera dei Signori, e dove questi ultimi avevano virtualmente il controllo su tutta la vita politica ed economica.

Il sistema delle corporazioni nelle città, che erano la sede del commercio, della manifattura, dell’artigianato, e di altre specializzazioni, e dove si realizzava lo scambio dei viveri e dei beni agricoli tra le persone che abitavano i latifondi e gli abitanti della città. Persino con l’emergere della valorizzazione e del riconoscimento dei diritti di proprietà e dei rapporti contrattuali legali per il commercio e gli scambi nelle città, il sistema economico era comunque basato su una rigorosa regolamentazione dei prezzi, della produzione e dell’accesso alle corporazioni artigiane e professionali. La struttura del Sistema Signorile e delle Corporazioni implicava anche che il centro dell’economia, le appartenenze politiche, e le relazioni sociali, tendevano a essere limitate entro confini geografici molto stretti. Per la gran parte di questo lungo periodo della storia – oltre alle periodiche “Fiere Libere” – erano molto poche le occasioni d’interazione politica o economica che potevano unire le varie parti dell’Europa o comunque si attribuiva a queste un’importanza limitata.

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