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Rothschilds Used Dreyfus Affair to Divide & Conquer

Deep Politics Monitor - Gio, 26/01/2017 - 16:41
via HenryMakow, January 24, 2017(left, Real spy Esterhazy of course, a non-Jew.) The Dreyfus Affair, which polarized & convulsed France for almost a dozen years (1894-1906), is a classic example of how the Rothschilds use anti Semitism to manipulate their fellow Jews and undermine nation states.  Edmund de Rothschild arranged for an innocent Jew, Captain Alfred Dreyfus, to be charged with

CONCEIVED IN LIBERTY: THE MEDIEVAL COMMUNES OF EUROPE

Deep Politics Monitor - Mer, 25/01/2017 - 21:44
A culture of constitutionalism aimed at the limitation of power via Mises.org - JANUARY 25, 2017 By Guglielmo Piombini The Omnipresent Law of Escalating Power: As True as the Law of Gravity From the dawn of the earliest civilizations to our present days political power has shown, everywhere, a centralizing tendency. Power, in fact, tends toward perpetual expansion defeating or

Dove le cose hanno un senso

Von Mises Italia - Mer, 25/01/2017 - 08:21

Io dico che queste mura sono strane: prima le odi, poi ci fai l’abitudine, e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato …

È la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta, almeno.” (Red)

È terribile vivere nella paura. Brooks Hatley lo sapeva. Lo sapeva anche troppo bene.

Io voglio solo tornare dove le cose hanno un senso … dove non devo avere paura tutto il tempo.” (Red)

Ricordi queste frasi?

Hai visto, almeno una volta (ma è davvero molto difficile che un film così bello si veda solo una volta nella vita), Le ali della libertà, tratto da un breve racconto di Stephen King, con Tim Robbins e Morgan Freeman?

Di sequenze e parole memorabili ce ne sono tantissime in quel film, ed ognuno ne ricorda e ne ha fatto proprie alcune.

Ma hai mai provato ad estrapolare il significato dell’intera narrazione?

Hai mai considerato che tutta la trama è una metafora economica “austriaca” e libertarian?

Ed in quest’ottica, quante persone, che conosci tu stesso, sono irrimediabilmente istituzionalizzate?

E, secondo te, quanto è importante instillare la paura come mezzo di manipolazione, di controllo, fino alla repressione, di qualsiasi istanza … scomoda?

C’è un peccato originale inventato (per errore, per superficialità, per presunzione?) e tu, vittima innocente, diventi un pericoloso criminale che deve essere fermato, punito, inibito, controllato, ridotto, ingabbiato per (forse) essere riabilitato, reinserito e … contribuire.

C’è un recinto invalicabile (parrebbe) ed all’interno coesistono indiscutibili (ma discrezionali) regole autoritarie e discutibilissimi rituali tollerati … dal Potere.

Il Potere, ipocrita e corrottissimo, è criminale non meno dei peggiori condannati. La realtà la decide lui e così tutte le cose hanno il senso che ha stabilito.

In mezzo ad intrallazzi, porcherie e tanta brutalità, ci sono risorse molto scarse per la sopravvivenza materiale e morale. Devi guadagnartele.

La legge implicita è soltanto una: devi abbandonare te stesso, puoi solo adattarti e lasciarti vivacchiare o lasciarti morire. E non c’è tanta differenza: devi finire istituzionalizzato. Devi perdere ogni speranza.

Perciò, è proprio la speranza (di tornare libero) l’unica cosa importante che dovresti risparmiare e proteggere con tutto te stesso. Ma in silenzio, intimamente, come individuo.

Sarà terribilmente frustrante conservarla. Potresti impazzirne. E condividerla è pericolosissimo. Potresti sprecarla. Per sempre.

Ma è in te e più forte di ciò che è fuori da te.

Per non soccombere, perciò, un po’ alla volta, diventi un alieno: impari a vedere la vera natura della realtà che ti circonda e dai all’impostore principale ciò che ti impone. Partecipi al gioco, perché l’hai compreso, ma vivi nella tua secessione individuale. Difendi quell’ultimo centimetro.

Lo fai solo per te stesso: resisti dissimulando e, alla fine, vinci.

Hai sofferto tanto, ma hai risparmiato il tuo valore, hai afferrato il tempo e l’hai usato bene e sei, di nuovo, libero. Sei tornato dove le cose hanno un senso.

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The World Against Trump…

Deep Politics Monitor - Lun, 23/01/2017 - 19:37
via bionic mosquito …or is it Trump against the world? For example: Time for an International Front Against Trump We need to prepare ourselves for the following: From now on, the most powerful person on the planet, along with his entourage made up primarily of billionaires like himself, will be regularly stomping on that which the international community has spent decades

The Sinister Agenda Behind the Washington War On Cash

Deep Politics Monitor - Lun, 23/01/2017 - 12:29
via NEO, 21.01.2017 By F. William Engdahl It’s kinda sneaking up on us like an East Texas copperhead pit viper. It began to get some wide attention in 2016, with prominent economists and financial media suddenly talking about the wonderful benefits of a “cashless society.” Then the government of Narenda Modi completely surprised his citizens by suddenly announcing withdrawal of larger

Trump e l’incombenza dell’elicottero monetario

Von Mises Italia - Lun, 23/01/2017 - 08:13

Uno dei grandi misteri degli ultimi otto anni è il motivo per cui non c’è stata una maggiore inflazione dei prezzi al consumo nonostante la Federal Reserve abbia stampato oltre $3,000 miliardi di nuovo denaro.
Molti economisti ipotizzano che tale stampa di denaro debba dimostrarsi inflazionistica, e molti consumatori hanno presunto la stessa cosa. La risposta è che la stampa di denaro di per sé non è inflazionistica — deve essere combinata con la velocità (quanto rapidamente viene utilizzato il denaro) al fine di produrre inflazione.
La maggior parte del denaro stampato dalla FED è finito nelle mani delle grandi banche commerciali, le quali l’hanno depositato presso la FED stessa sotto forma di riserve in eccesso. Tale denaro non è mai stato preso in prestito o speso. Pertanto non ha mai avuto il tipo di velocità necessaria per produrre aumenti di prezzo.
Un’altra risposta è che l’inflazione non s’è vista nei prezzi al consumo, ma nei prezzi degli asset e delle materie prime. Bolle in azioni, immobili e alcune commodity nel corso degli ultimi otto anni, rappresentano una sorta di “inflazione” tutta loro.
Ciononostante potremmo aver raggiunto un punto di svolta in cui l’inflazione dei prezzi al consumo è proprio dietro l’angolo.
Questa situazione è pericolosa perché si nutre di sé stessa. Una volta che appare l’inflazione, gli individui se ne aspettano di più. Cominciano a cambiare il loro comportamento prendendo in prestito e accelerando gli acquisti. Man mano che le aspettative si spostano dalla deflazione all’inflazione, è difficile tornare indietro.
Non siamo ancora in una fase d’inflazione galoppante come negli anni ’70, ma alcuni primi avvertimenti sono già nell’aria. Questa è una tendenza che monitorerò con attenzione.
Presto potremmo entrare in un nuovo periodo di dominazione fiscale da parte del Tesoro USA. La FED potrebbe subordinare la sua indipendenza politica allo stimolo fiscale coordinato dalla Casa Bianca e dal Tesoro USA.
Gli economisti mainstream tradizionalmente sono stati i più grandi campioni dell’indipendenza del Federal Reserve Board. Secondo loro se i politici fossero in carica, ci sarebbe una continua pressione per tassi d’interesse più bassi e una maggiore inflazione.
Si è ritenuto necessario garantire l’indipendenza alla FED in modo che i governatori (per lo più gli economisti con dottorati) potessero prendere decisioni difficili e aumentare i tassi se necessario. Ma ora un professore di Harvard, Larry Summers, ex-segretario del Tesoro USA, chiede meno indipendenza per la FED.
Vorrebbe che la FED collaborasse più strettamente con il Congresso e la Casa Bianca per attuare il cosiddetto “elicottero monetario”: il risultato di quando i governi hanno deficit più grandi e le banche centrali stampano denaro per coprirlo.
Le banche centrali hanno stampato denaro sin dal 2008. Il problema è che le banche non lo presteranno e la gente non lo spenderà. L’elicottero monetario taglia fuori gli intermediari. I governi prendono in prestito e spendono i soldi direttamente, bypassando il sistema bancario. Le banche centrali pagano il conto.
Ciò è in contrasto con le politiche della FED nel voler rialzare i tassi d’interesse al 3% nel corso dei prossimi tre anni, in modo da avere un po’ di polvere da sparo asciutta per la prossima recessione. È improbabile che Summers sia il solo nella professione economica a sponsorizzare questo approccio.
Guardate a quello che le élite stesse ci dicono.
Adair Turner è un membro dell’élite monetaria globale. Il suo titolo è Baron Turner di Ecchinswell, ed è l’ex-capo di Financial Services Authority. Oggi è il capo di un’organizzazione di facciata di George Soros, chiamata Institute for New Economic Thinking.
Turner ha scritto un articolo il 9 maggio 2016 intitolato “Helicopters on a Leash,” in cui si discuteva della monetizzazione del debito (che è il nome tecnico per l’elicottero monetario). Ecco un estratto:
Avanzare il caso tecnico per la finanza monetaria è indiscutibile. Si tratta di quella politica che stimola sempre la domanda nominale, anche quando altre politiche — come il deficit fiscale finanziato col debito o i tassi d’interesse negativi — risultano inefficaci […]. Una piccola quantità produce uno stimolo potenzialmente utile sia al livello della produzione sia a livello dei prezzi.
Anche se il piano di Summers non è stato adottato, la sua sola esistenza è stata progettata per spingere la FED verso una politica più accomodante.
L’economia statunitense è cresciuta circa il 2% l’anno sin dal 2009. Questo tasso è inferiore al potenziale di crescita dell’economia al 3%, e ben al di sotto del ritmo delle riprese economiche del passato.
A seguito delle recessioni del 1980 e 1981, l’economia americana è cresciuta a circa il 5% per diversi anni prima di stabilizzarsi di nuovo lungo il trend storico. L’economia statunitense ha avuto espansioni in tempo di pace record nel 1980 e 1990. Questo tipo di crescita è un lontano ricordo ora.
Per gli investitori di tutti i giorni, queste tendenze si riducono ad una cosa — una maggiore inflazione, prima o poi. È tempo di diversificare in hard asset, se non l’avete già fatto, prima che il piano di Summers diventi realtà.
Nessuno deve essere una vittima del piano di Summers. Basta solo riuscire a vedere ciò che sta arrivando. Potete preservare la vostra ricchezza abbandonando determinati sviluppi ed aumentarla entrando in altri sviluppi.
Come sempre, il tempismo è fondamentale. È importante rimanere concentrati ed essere agili.
Molti dei trend di breve periodo sono l’esatto contrario delle forze di lungo periodo. Le azioni possono performare bene nel breve periodo, mentre le banche centrali mantengono la loro posizione monetaria allentata. Una volta che l’inflazione decolla, ciò tende a creare un ambiente disastroso per le azioni perché l’inflazione danneggia la formazione di capitale ed i nuovi investimenti.
Il denaro contante è un altro buon asset a breve termine, perché combatte la deflazione, riduce la volatilità e vi permette di entrare in altre classi di asset quando la tempistica del piano delle élite diventerà più chiara. Eppure i contanti saranno una cattiva scelta a lungo termine, perché soffriranno di più per l’inflazione. In casi estremi, il denaro contante può diventare inutile.
Le obbligazioni sono solo una forma più volatile di denaro contante, solo con un rendimento più elevato. Anche in questo caso, le obbligazioni sono una buon scelta a breve termine (a causa dei timori per la deflazione) e una cattiva scommessa a lungo termine (perché l’inflazione è solo una questione di tempo).
Alcune delle migliori opportunità saranno nelle start-up di private equity e nel mondo della tecnologia. Questi investimenti devono essere selezionati con attenzione, perché il tasso di fallimento tra le start-up è elevato. Ma le buone idee possono prosperare in qualsiasi ambiente.
Abbiamo visto come Google, Amazon e Apple siano sopravvissute dopo il crash del 2000 e la crisi finanziaria del 2008. Trovare queste aziende è più facile a dirsi che a farsi, ma sono là fuori.
L’oro è buono per tutte le stagioni. L’oro performa bene con l’inflazione e la deflazione (perché il governo stesso farà offerte d’acquisto facendone salire il prezzo).
Il problema con l’oro è che potrebbe non essere disponibile quando se ne vorrà di più. Potrebbe essere dovuto alla semplice domanda e offerta, o i governi potrebbero cercare di regolamentare le vendite o comprare l’offerta fluttuante per le proprie posizioni di riserva.
Il tempo per acquistare oro fisico è ora.
Saluti,

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Trump, la FED ed il rischio sistemico

Von Mises Italia - Ven, 20/01/2017 - 08:06

Il fattore decisivo per l’attuazione del piano economico Trump è la reazione della Federal Reserve. Mentre un rialzo dei tassi della FED a dicembre era una certezza, il percorso dei tassi nel 2017 influirà sul successo o il fallimento dei piani di Trump.

 

Il ruolo della Federal Reserve

La FED può scegliere di essere altamente accomodante a fronte di deficit più grandi di Trump. Di conseguenza la FED non anticiperà l’inflazione, ma attenderà fino a quando non emergerà. L’inflazione effettiva è ancora ben al di sotto dell’obiettivo della FED al 2%. Dato questo suo obiettivo, potrebbe consentire all’inflazione di superare il 2% per un po’, visti i bassi livelli di oggi.

La FED ricerca anche tassi reali negativi come una sorta di misura di stimolo. I tassi reali negativi esistono quando il tasso d’inflazione è superiore al tasso d’interesse nominale. Questa condizione può esistere ad ogni livello dei tassi nominali. Ad esempio, l’inflazione al 3% con tassi nominali al 2.5%, produce un tasso reale negativo dello 0.5%.

Analogamente, un’inflazione al 4% con tassi nominali al 3.5%, produce lo stesso un tasso reale negativo dello 0.5%. Non c’è dubbio che la FED non voglia un’inflazione al 3.5%. Tuttavia possono raggiungere tassi reali negativi a qualsiasi livello utilizzando la repressione finanziaria per mettere un tetto ai tassi d’interesse nominali.

Ciò può essere fatto costringendo le banche a comprare buoni del Tesoro anche se il bilancio della FED è in restringimento. Una sorta di “QE ombra” utilizzando i bilanci delle banche commerciali in cui parcheggiare obbligazioni piuttosto che nel bilancio della FED.

Questo tipo di accomodamento nei confronti di deficit più elevati è anche definito “posizione fiscale dominante”, un’idea abbozzata dall’ex-governatore della FED, Rick Mishkin, e dai suoi colleghi nella gilda accademica. L’idea è che l’indipendenza della FED sia perlopiù un miraggio e la FED farà ciò che è necessario per facilitare i desideri fiscali del Congresso nonostante eventuali proteste.

In base a suddetta posizione fiscale dominante, è tollerata per un periodo di tempo prolungato una bassa inflazione. Eroderà gradualmente il valore reale del dollaro e del debito del Tesoro USA. È così che gli Stati Uniti hanno ridotto il loro rapporto debito/PIL dal 1946 al 1970.

Il problema con questo approccio è che l’inflazione non è puramente un fenomeno monetario, ma è anche un fenomeno comportamentale. La stampa monetaria da sola non produce inflazione. La stampa monetaria dev’essere combinata con la volontà degli individui di accendere prestiti, spendere ed investire.

Tale volontà è in gran parte psicologica. Tuttavia, una volta che le aspettative si spostano da scenari deflazionistici a scenari inflazionistici, sono difficili da spostare di nuovo. Ciò potrebbe portare ad una situazione in cui le aspettative d’inflazione si spostano dall’1% al 3%, ma poi si spostano velocemente al 5% o più su.

La FED prevede si ababssare le aspettative d’inflazione dal 3% al 2%. Ma ciò può essere un pio desiderio. Qualsiasi tentativo di aumentare i tassi per contrastare aspettative d’inflazione più elevate, può avere l’effetto opposto a quello desiderato, poiché i consumatori considererebbero i tassi più elevati come una convalida che l’inflazione sta andando fuori controllo.

Questo è esattamente quello che è successo nel 1974-1981. La FED si posizionò al di sotto la curva e vi rimase fino a quando il presidente della FED, Paul Volcker, non mise in atto misure estreme nel 1980-81.

In alternativa, la FED potrebbe decidere di di aumentare aggressivamente i tassi nel 2017. Questa linea di politica si baserebbe sulla lettura di Janet Yellen della curva di Phillips e sull’idea largamente accettata che la politica monetaria agisce con un certo ritardo.

Con una disoccupazione ai minimi post-recessione e la domanda per i sussidi di disoccupazione ai minimi storici, l’analisi della Yellen conclude che le pressioni inflazionistiche, provenienti da richieste di salari più alti, sono solo una questione di tempo. Dal momento che la politica monetaria ristretta funziona con un range di ritardo che va dai sei ai dodici mesi, è importante aumentare i tassi ora per stare al passo con l’inflazione.

Indipendentemente dallo stato del mercato del lavoro di oggi, la FED sta cercando disperatamente di alzare i tassi il più possibile. Ciò dovrebbe consentire di avere un po’ di polvere da sparo asciutta per tagli dei tassi durante la prossima recessione.

Per ammissione stessa della FED, l’euforia nel mercato azionario dopo l’elezione di Trump è contata come un allentamento delle condizioni finanziarie. Tale allentamento ha rappresentato la copertura perfetta per un restringimento monetario. La FED porterà avanti un delicato equilibrio tra allentamento (dalle azioni) e posizione monetaria ristretta (dai tassi) che gli permetterà di raggiungere il suo obiettivo di normalizzazione dei tassi senza trascinare l’economia in recessione.

L’ultima mina vagante in questo mix è il dollaro. Un ciclo di restringimento monetario da parte della FED rafforzerà il dollaro. Questo è un esito deflazionistico, perché gli Stati Uniti sono importatori netti e un dollaro più forte rende le merci importate più convenienti per i consumatori degli Stati Uniti.

La combinazione di un dollaro più forte, deflazione importata e tassi più alti in un’economia già debole, potrebbe far precipitare gli Stati Uniti in recessione.

E alcune parole bisogna spenderle per il peggior risultato economico possibile: la stagflazione. Questa è la combinazione infelice tra una maggiore inflazione ed una bassa crescita reale o di una recessione.

I grandi piani di spesa di Trump potrebbero produrre l’inflazione, mentre il rialzo dei tassi della Yellen producono una recessione. Una situazione del genere la ritroviamo negli Stati Uniti dal 1976 al 1981.

 

Rischio sistemico

Tra i rischi macroeconomici, il rischio sistemico è il più pericoloso. Potrebbe giocare un ruolo importante e inaspettato nei piani economici di Trump. Le banche troppo grandi per fallire sono più grandi che mai, hanno una percentuale maggiore di asset totali del sistema bancario e hanno molti più derivati nei loro bilanci.

Nei sistemi dinamici complessi, come i mercati dei capitali, il rischio è una funzione esponenziale della scala del sistema. Ciò significa che la dimensione più ampia del sistema implica una futura crisi di liquidità ed un panico globale di gran lunga più grande della Panico del 2008.

La capacità delle banche centrali di far fronte ad una nuova crisi di liquidità è fortemente limitata dai tassi d’interesse bassi e dai bilanci gonfiati, che non sono stati normalizzati dopo l’ultima crisi. Nel prossimo panico, che potrebbe arrivare in qualsiasi momento, le banche centrali dovranno rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale per fornire la liquidità necessaria.

Tale liquidità assumerà la forma d migliaia di miliardi di diritti speciali di prelievo, DSP (moneta mondiale). Queste emissioni d’emergenza di DSP saranno altamente inflazionistiche, e porranno fine al ruolo del dollaro come valuta di riserva globale.

Ci sono molti potenziali catalizzatori che potrebbero innescare una crisi del genere, tra cui Deutsche Bank, mancate consegne d’oro, crisi del debito denominato in dollari nei mercati emergenti, un disastro naturale, ecc. Il catalizzatore per un tale panico è irrilevante — ciò che conta è l’instabilità del sistema nel suo complesso.

Quando il catalizzatore viene innescato e s’avvia il panico, dinamiche impersonali assumono una vita propria. Queste dinamiche sono indifferenti all’ideologia politica o all’ordine del giorno dei politici.

L’amministrazione Trump potrebbe essere rapidamente travolta da una crisi di liquidità globale, come l’amministrazione Bush nel 2007-08. In tal caso, le élite globali che operano attraverso il FMI, la BRI ed il G20 detteranno le presunte soluzioni dal momento che controllano le leve delle liquidità, in particolare i DSP.

Trump potrebbe appoggiare la soluzione delle élite, cosa che comporterebbe la cooperazione con la Cina, o potrebbe combattere le élite, nel qual caso assisteremo ad una nuova Grande Depressione.

Prendendo in considerazione queste cose, l’inflazione potrebbe dominare rapidamente in caso di deficit statali e accomodamento della FED. Al contrario, la deflazione dominerebbe in caso di fattori fondamentali come un dollaro forte, una riduzione della leva finanziaria, la demografia e la tecnologia insieme ad una politica ristretta prematura della FED.

Dietro le quinte c’è una crisi sistemica, che potrebbe tradursi in inflazione (a causa della massiccia emissione di DSP) o deflazione (a causa della mancanza di una risposta globale coordinata).

Saluti,

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L’infelice destino di Donald Trump è quello di assistere ad una crisi finanziaria ben peggiore rispetto all’ultima

Von Mises Italia - Mer, 18/01/2017 - 08:53

Ad un terremoto non importa se sei progressista o populista. Distrugge la tua casa comunque. Allo stesso modo una crisi finanziaria è indifferente alla combinazione delle linee di condotta di un politico.

Le crisi sistemiche procedono secondo la propria dinamica basata sulla matrice di agenti di un sistema e la scala sistemica.

Il ritmo delle recenti crisi del 1994, 1998 e 2008 ci dice che un’altra crisi è probabilmente in arrivo. Un nuovo panico finanziario globale sarà una eredità dell’amministrazione Trump. Non sarà colpa di Trump, semplicemente la sua disgrazia.

I modelli di equilibrio e valore a rischio (VAR) utilizzati dalle banche non prevede il nuovo panico. Questi modelli sono pattume di scienza, si affidano, come fanno sempre, su nozioni di mercati efficienti, sul normale rischio distribuito, sulla liquidità continua e su un futuro che ricorda il passato. Nessuna di queste ipotesi corrisponde a realtà.

I progressi nella psicologia comportamentale hanno demolito l’idea di mercati efficienti. I dati mostrano che la distribuzione del grado di rischio è una curva esponenziale e non una normale curva a campana. La liquidità evapora quando ne hai più bisogno. I prezzi hanno un vuoto fra loro e non si muovono continuamente.

Ognuna delle crisi 1994, 1998 e 2008 è stata peggiore di quella precedente e richiedeva un più drastico intervento. Il futuro non assomiglia al passato e continua a peggiorare. I modelli standard sono logori.

I recenti miglioramenti del modello che tiene in considerazione il rischio del cosiddetto “colpo di coda” ancora non riesce a fare i conti con la scala sistemica. L’evento più catastrofico possibile, in un sistema complesso, è una funzione esponenziale di scala. In parole povere, se si raddoppia la dimensione del sistema, non si raddoppia il rischio; esso aumenta il fattore di cinque o più volte.

Dal 2008, le più grandi banche del mondo, sono più grandi in termini di patrimonio lordo, sia per la quota totale dei depositi sia per l’importanza nozionale dei derivati (nozionale: titolo sottostante dei derivati; i derivati sono contratti basati su una previsione, praticamente come una scommessa ndt). Tutto ciò che era troppo grande per fallire nel 2008, oggi è più grande ed esponenzialmente più pericoloso.

Il testamento biologico e l’ Autorità di Risoluzione del Dodd-Frank (riforma a tutela dei consumatori in risposta alla crisi finanziaria del 2008 ndt) sono entrate in un’area protetta con recinti. Sembrano imponenti, ma lo sono solo di facciata. Le riforme non potranno fare nulla per fermare una folla inferocita. I regolari aumenti di capitale non saranno sufficienti. Quando l’effetto leva di una istituzione finanziaria deve affrontare il panico della liquidità, nessuna quantità di capitale è sufficiente. Prendiamo ad esempio la riflessione fatta dalla leggenda del pugilato Mike Tyson: “nessuno schema sopravvive al primo pugno in faccia”.

Le banche dovrebbero prendere lezione da Mike Tyson.

Se i modelli esistenti non funzionano, cosa si fa? Una combinazione di: teoria della complessità, statistica bayesiana (da Thomas Bayes, il concetto di interpretazione delle probabilità ndt) e di psicologia comportamentale sono in grado di produrre modelli con un forte potere di previsione. Tali modelli sono stati sviluppati in pochi centri di eccellenza: come il Santa Fè Institute, la London School of Economics e l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo. Però, sono ben lontani dalla tradizionale corrente di pensiero e non saranno adottati in tempo per mitigare la crisi successiva.

Il panico finanziario è dinamicamente e matematicamente identico a una varietà di fenomeni naturali quali: i terremoti e le valanghe. Mentre la neve si accumula sul versante di una montagna, gli osservatori esperti possono avvistare il pericolo di valanghe. Presto un fiocco di neve si posa in modo tale da sconvolgere gli altri che iniziano a slittare, formando uno scivolo e creando lo slancio per far scivolare il manto nevoso. Il tempismo è incerto, ma la valanga è inevitabile.

Quale fiocco di neve potrebbe farci precipitare nel prossimo panico finanziario? La Deutsche Bank è un candidato naturale. Meno ovvia è una mancata consegna fisica di oro in lingotti da una banca di Londra. Ciò esporrebbe il mercato dello “oro di carta” (sostituto dell’oro fisico ndt) iper-sfruttato per quello che è. Una catastrofe in scala naturale come quella di Fukushima.

Quello che incombe su questi fattori catalizzanti è una carenza globale di dollari, come è stato descritto dagli economisti Claudio Borio e Hyun Song Shin della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Un dollaro forte potrebbe innescare un’ondata di default sui 9 trilioni di dollari (un milione alla terza ndt) di debito societario dei mercati emergenti. Quei valori del 1994, della Crisi Tequila (forte svalutazione del peso messicano sul dollaro, al quale era agganciato ndt), li farebbe sembrare un default addomesticato.

La crisi del 2008 è stata stroncata con decine di trilioni di dollari di swap su valute (derivati sui flussi di cassa ndt), stampa di denaro e taglio dei tassi coordinato dalle banche centrali di tutto il mondo. La prossima crisi sarà oltre la portata delle banche centrali e non potranno contenerla perché, dal 2008, non sono riuscite a normalizzare i tassi di interesse o i loro bilanci.

Le banche centrali saranno in grado di tirare fuori un altro coniglio dal cilindro? Ora di conigli ne hanno fuori molti.

Non sono falsi conigli.

Nella prossima crisi, la liquidità verrà dal Fondo Monetario Internazionale, che è il solo ad avere un bilancio pulito. Il FMI stamperà denaro per l’equivalente di 10 trilioni di dollari, in diritti speciali di prelievo per tutto il mondo (unità di conto, attività di riserva monetaria internazionale ndt). La Cina e la Russia acconsentiranno a questa iniezione di liquidità a condizione che si acceleri la scomparsa del dollaro come valuta di riferimento della riserva globale.

Trump può evitare questo destino? Forse. Le pattuglie sugli sci (servizio di soccorso), per ridurre il pericolo di valanghe utilizzano la dinamite per scrostare il manto nevoso. Allo stesso modo il sistema finanziario può essere reso più sicuro solo riducendone la portata. Le navi di grandi dimensioni utilizzano le paratie a tenuta stagna per ottenere lo stesso margine di sicurezza. Un buco nello scafo inonda quella parte, ma la nave non affonda.

Scrostare la finanza significa reintegrare il Glass-Steagall (legge bancaria del 1933 ndt) e pre-Big Bang: la separazione tra deposito e sottoscrizione titoli. Ciò significherebbe demolire le grandi banche. JP Morgan, Chase Manhattan e Chemical Bank devono riemergere dalla stretta di Jamie Dimon (Presidente e Amministratore delegato della JP Morgan Chase ndt). I derivati dovrebbero essere vietati ad eccezione dei futures quotati (contratti a termine standardizzati ndt) e legati a specifici beni utilizzati per la copertura commerciale. È il momento di chiudere il casinò.

Saprà Trump perseguire queste politiche? È improbabile. Tali proposte si perderanno in un mare di priorità concorrenti. I lobbisti bancari che gestiscono le leve di comando a Washington insabbieranno tutto e non cambierà un gran che.

Prima o poi ci sarà un nuovo Segretario del Tesoro e con la Presidente della Fed (Janet Yellen ndt) potranno ripercorrere le orme di Hank Paulson (già Segretario del Tesoro nella presidenza di George W. Bush ndt) e Ben Bernanke del 2008 e dire al Presidente Trump che il sistema sta avendo un attacco di cuore e non hanno alcun rimedio se non quello di suggerire: una telefonata a Madame Lagarde (FMI).

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Journalist, Banned from Facebook & Outspoken on Mainstream 'Fake News,' Dead of Heart Attack at 56

Deep Politics Monitor - Mar, 17/01/2017 - 23:52
‘On January 13, journalist and author Udo Ulfkotte, who spoke out about mainstream and fake news, reportedly died from a heart attack. Ulfkotte had been an editor at the Frankfurter Allgemeine Zeitung. Ulfkotte published a book explaining how the CIA had a hand on every significant journalist in Europe, which effectually gave Washington control over European opinion and reduced knowledge of

The confession of the criminal John Kerry

Deep Politics Monitor - Mar, 17/01/2017 - 23:39
by Thierry Meyssan The war against Syria is the first to have been waged, for more than six years, in the digital era. A wealth of documents which should have remained secret for many years have already been published. Although they have been released in different countries, so that international public opinion is unaware of them, they already enable us to piece together the events

L’elezione di Trump: miti e realtà

Von Mises Italia - Lun, 16/01/2017 - 08:49

Prima si proseguire facciamo chiarezza su Trump, è necessario spazzare via un mucchio di sciocchezze che sono state dette durante le elezioni.

E’ stata un campagna dura ed i candidati, di entrambi i partiti, si sono contesi sempre la verità gettano fango sull’opposizione. Non è una novità che la maggior parte dei giornalisti abbiano un forte orientamento liberale. Questo è stato veritiero per decenni.

Ma, c’è una differenza tra pregiudizio e malignità. Questa volta è stato davvero diverso. In questa elezione, i giornalisti hanno abbandonato ogni finzione di comportamento etico e hanno puntato tutto sulla Clinton.

Il Washington Post ha detto ai suoi più giovani giornalisti di lavorare giorno e notte per distruggere Trump con ogni mezzo possibile. Il New York Times è andato oltre. Ha chiesto ai suoi giornalisti di immaginare come vivevano in Germania, nel dicembre 1932, un mese prima della elezione che ha poi consegnato il governo al Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori, i nazisti, e ha eletto Adolf Hitler Cancelliere della Germania.

I reporter che cosa diranno, ai loro figli ed ai loro nipoti, di avere fatto per fermare l’ascesa di Hitler? Agli occhi del redattore, Trump era un nuovo Hitler ed giornalisti erano in dovere di fermarlo con ogni mezzo lecito o illecito.

L’economista, dell’Università di Harvard, Larry Summers ha apertamente paragonato Trump al dittatore italiano, il fascista Benito Mussolini. Le reti televisive, NBC, ABC, CBS e CNN non erano da meno. Dopo le e-mail trapelate sulla Clinton, il presidente della campagna per le presidenziali, John Podesta, ha chiesto ai giornalisti da CNBC e al Politico (quotidiano americano che si occupa principalmente di politica ndt) di presentare i loro articoli in anticipo, per l’approvazione, al fine di non offendere i Clinton.

Venendo al dunque. Questa non era una segnalazione di parte, questo è stato uno sforzo concertato per distruggere un uomo: Donald Trump. Nonostante ciò, Trump ha vinto le elezioni.

Perché soffermarsi sul passato? Perché non andare avanti? Il motivo è che le conseguenze di questa missione dei media per distruggere Trump permaneva nelle menti di tanti americani e di tante persone in tutto il mondo.

Per milioni di elettori impegnati, quello che è successo nelle elezioni non è solo la normale delusione che si prova per qualsiasi sconfitta elettorale, vi ‘è un senso di dissonanza cognitiva, di completa negazione e di incredulità.

In poche parole, tutti i giorni, i Democratici, alcuni Repubblicani, i media, le élite globali e molti cittadini in tutto il mondo ancora non sono in grado di digerire una presidenza Trump.

Trump è impulsivo e a volte il suo comportamento è volgare. E’ un uomo d’affari astuto, ma non particolarmente esperto nei dibattiti con politici di vecchia data e che assillano le élite di Washington. Lui è un CEO (Chief Executive Officer: Amministratore delegato ndt) di successo, non un guru economico.

Ma, non è un razzista, un misogino o un antisemita. Sono tutte sciocchezze, che fanno parte dell’operazione multimediale, stimolate per abbattere Trump. Coloro che non possono andare oltre le grezze etichette appuntate su Trump non saranno in grado di comprendere il vero Trump, al lavoro.

Quando Trump prevede un dazio del 45% sulle merci importate dai Cinesi, i geek (persone con interessi nel campo tecnologico-digitale ndt) di Washington analizzano sui loro fogli elettronici i modelli economici. Cominciano a calcolare la resistenza sulla crescita e l’impatto sui posti di lavoro derivante da un aumento dei dazi su una quantità delle importazioni statica. Quello che non capiscono è che: per Trump la tariffa del 45% è solo il punto di partenza per una trattativa.

È un invito ai cinesi a fare qualche concessione in settori quali: gli investimenti diretti all’estero delle imprese americane ed il furto della proprietà intellettuale. Una volta che alcune concessioni saranno disponibili, Trump può abbassare la tariffa proposta dal 45% al 25% e quindi chiedere più concessioni. Fa tutto parte di “art of the deal” (anche nome del libro scritto da Trump nel 1987: l’arte di fare affari, ndt).

Ironia della sorte, i cinesi sembrano capire questo meglio dei media americani. La Cina ha recentemente affermato che se Trump impone dazi, passeranno i loro ordinativi di aerei dalla Boeing agli Airbus dell’Europa e vieteranno la vendita di iPhone della Apple in Cina. Questa è l’arte della trattativa cinese.

Ora che le due parti hanno annunciato le loro offerte di apertura, che i negoziati abbia inizio! Ecco come ogni affare funziona nel mondo reale. Solo Washington e i media non hanno capito questo comportamento della negoziazione.

Analoghe idee sbagliate valgono per una serie di politiche di Trump, compresi i tagli fiscali ed i piani di spesa. Trump ha una visione grandiosa, ma si dimostra un abile manipolatore quando si tratta di raggiungere i precedenti critici come Paul Ryan e Mitt Romney (candidati il primo come presidente il secondo scelto come vice nel 2012 perdendo le elezioni. ndt) . Questa non è l’azione di un neofita della politica, ma di un operatore esperto che sa che la cooperazione batte sempre il confronto.

Gli oppositori di Trump hanno fatto un errore fondamentale. Essi credevano nella loro stessa propaganda. Quando si piegano le regole dell’etica e della comunicazione con l’obiettivo di raggiungere un certo risultato, questa è pura e semplice propaganda.

Ma, i grandi propagandisti, come i veri fascisti, i comunisti, i peronisti in Argentina, ed i Dittatori africani sono sempre attenti al non credere a quello che dice la loro stessa gente. I media degli Stati Uniti sono caduti nella trappola che loro stessi hanno creato: quella di credere nell’immagine distorta di Trump. Questo li ha lasciati totalmente impreparati al risultato delle elezioni e li lasciati incapaci di interpretare la situazione attuale.

Questo è importante da tenere a mente durante la lettura, per la copertura dei rischi, in merito alle politiche economiche di Trump. Vi sarà sempre l’analisi distorta su tutto, dal cosiddetto “libero commercio” per la politica fiscale, la politica fiscale, la politica di regolamentazione e molto altro ancora.

Realtà elettorali

Una volta messi da parte i miti di Trump, uno ha bisogno di interiorizzare la realtà. Questo non era una vittoria tipica; è stata una disfatta completa dei Democratici. La grandezza della vittoria repubblicana è un affondo, ma è così importante che è giusto dire: finalmente il cambiamento è arrivato a Washington.

Questo è un vantaggio, se vi piace la politica di Trump, ma è anche una sfida analitica. Molti dei vecchi modelli politici sono ad un punto morto e non si possono più applicare e/o comparare.

I Repubblicani non solo hanno appena conquistato la Casa Bianca, ma hanno anche mantenuto il controllo del Senato e della Camera dei Rappresentanti. I Repubblicani hanno avuto il controllo della Casa Bianca e le due camere del Congresso negli anni 2002 – 2006, ma quelli sono stati usati in risposta all’11 settembre, la Guerra Globale al terrore e la Guerra in Iraq.

La spesa per la guerra ha lasciato poco spazio alla spesa per le infrastrutture del genere che Trump intende proporre. Prima del 2002, l’ultima volta che i repubblicani hanno ottenuto la Casa Bianca ed entrambe le Camere del Congresso, contemporaneamente, è stato nel 1928.

Ci sono differenze significative tra il controllo repubblicano nel 2017 ed il controllo repubblicano del 2002. Il Senato opera sotto la regola dell’ostruzionismo (cloture) che richiede 60 voti alla fine dibattito, su qualsiasi misura.

Il dibattito prolungato, il cosiddetto “filibustiere”, è una tradizione del Senato e non della Costituzione, ma in genere onorato in base alle regole del Senato. Le piccole maggioranze detenute dai repubblicani nel 2002-2006, generalmente, non erano sufficienti per superare la regola dei 60 voti. I leaders della minoranza Tom Daschle e Harry Reid hanno usato questa regola per bloccare le iniziative politiche repubblicane.

Ma durante il periodo del controllo democratico del Senato dal 2006 al 2014, la leadership ha fatto importanti modifiche alle regole. L’Obamacare è passata nella sua forma finale come una “riconciliazione di bilancio” (consente l’esame accelerato su diversi capitoli ndt) che richiede solo 51 voti e non 60. Tale struttura, l’Obamacare, potrebbe essere validamente abrogata oggi modificando le disposizioni in materia di bilancio con lo stesso criterio dei 51 voti.

Ancora più importante, Harry Reid ha cambiato la regola (cloture) dell’ostruzionismo su incarichi giudiziari (ad eccezione della Corte suprema) e per i candidati del ramo esecutivo. Applicando la nuova regola, i repubblicani possono rimodellare le Corti Federali, in particolare l’importante Circuit Court di Washington, DC.

Possono, senza la resistenza Democratica, occuparsi anche del personale di alto rango del ramo esecutivo, tra cui i funzionari di gabinetto. In effetti, i Repubblicani possono aggiungere il futuro controllo della magistratura da parte del Congresso e della Casa Bianca nel loro triplice potere.

Ecco la ciliegina sulla torta. I Repubblicani controllano 32 Legislatori Statali su 50 e 33 Governatorati su 50. Il controllo a livello statale è importante quando si tratta di dirigere la spesa in infrastrutture, creare zone industriali e lavorare con il governo federale per attuare le politiche di Trump.

In breve, il potere repubblicano, nel corso del processo politico americano, è più forte ora di quanto non lo sia mai stato in qualsiasi momento, dall’Era della Ricostruzione (1866-1876) in seguito alla Guerra Civile.

Né i Repubblicani né i Democratici hanno ancora pienamente compreso la portata di questo cambiamento storico. Questo, in pratica, significa che se i repubblicani sono d’accordo sul mix di politiche, sono nella posizione più forte per applicarle concretamente da 150 anni a questa parte.

I Democratici erano in una posizione allo stesso modo potente dopo l’elezione catastrofica di Lyndon B. Johnson nel 1964. Hanno usato quel potere per passare dal Medicare (programma di assicurazione medica amministrata dal governo ndt) ad altri programmi di riforma come la Great Society (Grande Società). Ma l’ arroganza ha anche portato alla tragedia della guerra in Vietnam.

Il potere democratico è stato sconfitto appena quattro anni dopo, con l’elezione di Richard Nixon nel 1968.

Resta da vedere se Trump saprà consolidare il potere del partito unico, come è stato fatto da Abraham Lincoln e Franklin Delano Roosevelt, o saprà sprecarla come Lyndon B. Johnson.

Saluti.

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Secular Stagnation Theory: Challenge to DeLong, Summers, Bernanke, Krugman, Keen, Pettis, Edwards

Deep Politics Monitor - Ven, 13/01/2017 - 12:23
via Mish's Global Economic Trend Analysis, January 12, 2017 Some interesting charts came my way today regarding the income inequality debate. Let’s start with some charts, then explore the meme of the day that rising income inequality is behind “secular stagnation”. I challenge economists Brad DeLong, Larry Summers, Ben Bernanke, Paul Krugman, Steve Keen, Michael Pettis, Albert Edwards (and

MONSANTO’S JEWISH SUPREMACIST HISTORY

Deep Politics Monitor - Ven, 13/01/2017 - 11:53
by James Wilar UptonPHOTO CREDIT: MARCH-AGAINST-MONSANTO.COMMonsanto is a multinational corporation whose very name induces a range of negative reactions – from disgust, to concern, to outrage over its latest injustices. While people are highly aware of its most prominent scandals, few are aware of the considerable Jewish involvement in Monsanto, from its very inception. Let us start from the

Storia della riserva frazionaria: Perché le valutazioni del mercato azionario sono ampiamente influenzate dai tassi d’interesse? – Seconda Parte

Von Mises Italia - Ven, 13/01/2017 - 08:35
  • Le banche centrali oggi appaiono più potenti che in qualsiasi momento della storia – qualcosa è cambiato?
  • No davvero – a causa del loro ruolo nella gestione del debito governativo e nella gestione della riserva frazionaria, le banche centrali hanno sempre avuto lo stesso potere.

Nella prima parte di questo articolo ho investigato lo sviluppo delle banche centrali, con un’attenzione particolare alla Banca d’Inghilterra. Ho considerato l’impatto drammatico che la Banca ha avuto sul costo dei prestiti alla corona/governo, a partire da un tasso medio dell’11% nei novant’anni precedenti al 1694 fino al 5% nei quarantacinque anni successivi.

In questa sezione considererò l’impatto che costi di prestito artificialmente bassi hanno avuto sul valore delle azioni e dei corporate bond. Infine, considererò il livello odierno dei tassi d’interesse, concentrandomi sui mercati più liquidi per le azioni e per i bond statunitensi. Le mie conclusioni potrebbero contrariare qualcuno, tuttavia non dovrebbero in realtà sorprendere, data la parzialità del sistema di riserva frazionaria (1) rispetto ai governi che queste banche centrali servono.

 

Il potere conflittuale delle banche centrali

Riassumendo, le banche centrali hanno il potere di provvedere liquidità e di fissare i tassi d’interesse. Ad ogni modo, la loro esistenza origina dalla loro funzione di finanziatori e sottoscrittori del prestito dei governi. I conflitti d’interesse, che risultano evidenti se si considerano i più antichi registri della Banca d’Inghilterra descritti nella prima parte di questo articolo, potrebbero sembrare meno ovvi oggigiorno, ma esistono comunque. In tempi recenti si è data molto credito alla convinzione che le banche centrali siano indipendenti, ma esiste ancora un conflitto politico inerente al cuore della relazione fra le banche e governi per i quali esse agiscono – anche le loro azioni sembrano esserne indipendenti.

Nel 1693 il governo britannico prese in prestito 1 milione di sterline al 14%. Quando la Banca d’Inghilterra venne fondata nel luglio 1694, essa prestò al governo 1,2 milioni di sterline all’8%. Entro il 1697 il governo prendeva in prestito al 6,3%. Il grafico qui sotto mostra l’evoluzione del bank rate e del gilt yield a partire dal 1694:

Fonte: Bank of England

Le punte raggiunte intorno al 1719-1720 si riferiscono alla bolla della South Sea Company: una prima controprova dell’onnipotenza delle banche centrali. Se una simile bolla scoppiasse oggi, mi aspetterei che i bond yields si abbassassero e non alzassero, ma ci sono prove – come ho sostenuto in questo articolo:  Is the “flight to quality” effect breaking down? – del fatto che la durata dei portafogli di bond sia cresciuta così drammaticamente che i bond non sono più oggi l’investimento sicuro che erano una volta.

Con il rapporto deficit/PIL al 260% sembra straordinario che nel 1819 si fosse in grado di prendere in prestito al 5% o 6%. Durante un tale periodo di così grande debito (negli anni 1560) anche il brillante Sir Thomas Gresham riuscì solamente a portare il costo del prestito per Elisabetta I, dal 14% al 12% — anche se la sua manipolazione al rialzo della sterlina sui mercati esteri fu un grande successo e segnò l’unico declino nei livelli di prezzo durante la grande inflazione del sedicesimo secolo.

Forse il mio confronto con l’era elisabettiana non è del tutto equo. I prezzi salirono del 22% fra il 1600 e il 1690, anche se caddero del 4% fra il 1690 e il 1740, tuttavia il dimezzamento del costo di prestito del governo non può essere ascritto solamente alla timida deflazione e ad una riduzione delle frizioni finanziarie. L’articolo North and Weingast – The Evolution of Institutions Governing Public Choice in 17th Century England sostiene il contrario, notando che l’incremento dei prestiti della Child’s Bank è un esempio dell’aumento di profondità di capitale:

Fonte: North and Weingast

Come mostra la tabella qui sotto, che ho anche commentato nella prima parte di questo articolo, credo che sia la discutibile etica della riserva frazionaria bancaria – con I requisiti della riserva governata dalle banche centrali—che porta I tassi di prestito governativo al di sotto dei “tassi naturali” d’interesse

Year Borrower Rate Notes Loans Mortgages Rental yield Usury Maximum 1604-1605 James I 10% from the Fishmongers 7.74% 5% 6.07% 10%* 1611-1612 James I 10% Secured by duties 7.86% 5% 5.85% 10% 1617 James I 10% Secured by bond 7.86% 5% 5.85% 10% 1625 Charles I 8% Secured by Crown revenues 7% 5% 6.26% 8% 1640 Charles I 8% Usual Rate 6.74% 5% 5.78% 8% 1660-1670 Charles II 8% 5.47% 4% 5.40% 6% 1665 Charles II 8-10% Secured by taxes 4% 4% 5.40% 6% 1660-1685 Charles II 10-20% 5.55% 4% 5.38% 6% 1680 Charles II 6% Secured by revenue 5% 5% 5.30% 6% 1690 William III 10-12% Secured by revenue 5.26% 5% 5.00% 6% 1690 William III 25-30% Unsecured 5.26% 5% 5.00% 6% 1692 Government 10% First Issue 5.26% 5% 5.00% 6% 1693 Government 14% Second issue 5.26% 5% 5.00% 6% 1694 Government 8% BoE loan secured by duties 5.26% 5% 5.00% 6% 1697 Government 6.30% Secured by Excise duties 5.26% 5% 5.00% 6% 1698 Government 8% Secured by Excise duties 5.26% 5% 5.00% 6% 1707 Government 5% Secured by Crown revenues 5%  5% 4.94% 6% 1728 Government 4% Secured by Coal duty 4.86%  5% 4.39% 5% 1731 Government 3% Secured by Excise duties 4.67%  5% 4.07% 5% 1739 Government 3% Sinking Fund 4.67%  5% 4.07% 5%

 

*Enrico VIII introdusse il primo massimo nel 1545. La legge sull’usura venne infine abolita nel 1854
Fonte: A History of Interest Rates – Sidney Homer, Richard Eugene Syllaand, English Institutional Evolution – North and Weingart, The Agricultural Revolution and the Industrial Revolution:England, 1500-1912 – Gregory Clark, University of California, Crown revenue and the political culture of early Stuart England – Simon Mark Healy (Birkbeck).

Year Gov-Loan Gov-Rent Gov-Mort Loans Rental Mortgage 1604-1693 5.19% 5.75% 6.46% 6.05% 5.48% 5% 1694-1739 0.33% 0.31% 0.33% 4.95% 4.64% 5%

Fonte: A History of Interest Rates – Sidney Homer, Richard Eugene Syllaand, English Institutional Evolution – North and Weingart, The Agricultural Revolution and the Industrial Revolution:England, 1500-1912 – Gregory Clark, University of California, Crown revenue and the political culture of early Stuart England – Simon Mark Healy (Birkbeck)

Il grafico qui sotto mostra l’evoluzione del debito del governo britannico come percentuale del PIL a partire dal 1692.

Fonte: ukpublicspending.co.uk, jpgraph

Il prestito governativo è spesso chiamato tassazione differita – siccome per pagare i prestiti di oggi, le tasse dovranno essere aumentate domani. Per una prospettiva differente su quest’idea si veda l’articolo Ralph Musgrave – National debt is not deferred tax.

L’inflazione è, a questo riguardo, chiaramente amica di chi prende in prestito, tuttavia, se si diminuisce artificialmente il costo dei prestiti da parte del governo, attraverso il potere bancario di riserva frazionaria, il governo è anche in grado di divertire una maggiore porzione di debito relativamente al PIL – o, almeno, alle future riscossioni tributarie. Ciò che rimane nascosto, è che questo prendere in prestito tende a far uscire dal mercato altri che potrebbero potenzialmente prendere in prestito, sottraendo loro capacità d’investimento.

Nonostante gli argomenti sul fatto che i governi possano allocare efficientemente il capitale, il tasso di crescita economica risente del fatto che i prestiti governativi siano finalizzati alla spesa generale oppure all’investimento di capitale.

 

Come le valutazioni azionarie risentono dei tassi d’interesse

Quando ancora vigeva lo standard aureo, le banche centrali non erano completamente libere nel loro potere di ridurre i tassi d’interesse per il fatto di essere obbligate a scambiare su richiesta oro per banconote.
Una volta passati alla moneta fiat – non basata su alcuna misura di valore all’infuori della percezione di mercato – le banche centrali poterono mantenere bassi i tassi d’interesse per più tempo. Bassi tassi d’interesse possono essere positivi per l’economia, come una misura contro-ciclica che mitiga le vicissitudini di una recessione, tuttavia quando vengono mantenuti per troppo tempo, distorcono il prezzo del denaro e questo porta a cattivi investimenti.

Tutto questo potrebbe sembrare provocatorio, ma assumiamo che il tasso d’interesse a cui il governo britannico può prendere in prestito sia solo di 300bp al di sotto del tasso che avrebbe dovuto essere negli ultimi 322 anni – ossia circa al 4% invece che al 7%. Che cosa significa questo per l’industria finanziaria?
Ci sono qui due forze al lavoro: un tasso di rischio più basso di quello “naturale”, che dovrebbe rendere possibile all’industria di prendere in prestito a prezzo scontato; sarebbero dunque in grado di finanziare nuovi progetti che, a condizioni normali, non sarebbero forieri di profitto, prolungando artificialmente un boom economico. L’altro effetto è di permettere al governo di togliere spazio ai prestiti del settore privato, specialmente durante i periodi di declino economico, quando i prestiti del governo incrementano proporzionalmente al calo dei profitti privati. L’impatto di questi due effetti sugli interessi industriali in un certo senso nega sé stesso. Nel lungo periodo, un eccesso di prestiti governativi riduce permanentemente la capacità economica di un paese, nel grado in cui l’investimento governativo è meno economicamente produttivo dell’investimento privato. Le politiche possono differire, come mostra il grafico qui sotto, quando il governo eccede del 15% del PIL, il tasso di crescita potenziale dell’economia ne inizia a soffrire:

Fonte: The Heritage Foundation, Peter Brimelow

La realtà è che gli investitori hanno la memoria corta rispetto al rischio di default e il governo britannico è riuscito ad evitare il default – anche se ha ridotto il coupon sul prestito di guerra (vedi il poster sopra) al 3,5% nel 1932. Nello stesso anno in cui fece default, o forse dovrei dire le fu perdonato il suo prestito inter-alleato verso gli Stati Uniti alla Conferenza di Losanna.

L’effetto sui prezzi delle azioni è però drammatico. Se i tassi d’interesse sui prestiti, a partire dai fidi bancari fino all’emissione di obbligazioni, è artificialmente basso, mentre il costo dei prestiti governativi dovrebbe incrementare durante una recessione economica, oppure se i tassi d’interesse governativi incrementano, allora la politica delle banche centrali – in relazione sia ai tassi d’interesse di corto e lungo termine – diventa sostanzialmente più importante della valutazione di un’azione, rispetto a quanto sarebbe in un mercato senza queste restrizioni.

 

Confrontare azioni e obbligazioni statunitensi

Durante gran parte del periodo che si è aperto nel 1971, il ribasso artificiale dei tassi d’interesse è stato oscurato dall’inflazione. Quando il tasso d’inflazione incrementò, allora la tradizionale relazione fra i dividenti azionari e le obbligazioni governative si invertì. Il grafico qui sotto mostra i dividendi di S&P500 (in rosso) e i ricavi da obbligazioni del tesoro statunitense dal 1871 al 2011.

Durante la maggior parte di questo periodo le rendite dei dividenti furono più alte dei ricavi obbligazionari. Questo è coerente con il concetto che dovrebbe esserci un incentivo per il rischio d’investimento azionario rispetto a quello obbligazionario. Durante l’era della grande inflazione, la relazione s’invertì, perché le azioni portavano con sé uno scudo naturale per l’inflazione, a differenza delle obbligazioni:

Source: Global Financial Data Inc.

L’incentivo medio per il possesso di azioni fra il 1871 e il 1957 era dell’1,83%. Oggi è +0,41%. La tabella sotto mostra il dividendo medio (DY) rispetto al ricavo obbligazionario (BY) e lo spread fra l’era pre-inflazionaria e post-inflazionaria:

Period DY BY Spread 1871-1957 5.34 3.51 1.83 1958-2010 3.11 6.53 -3.42

Fonte: Multpl.com

Dopo molte generazioni in cui le azioni servirono come scudo contro l’inflazione – senza accennare agli incentivi degli share options per i manager – non sorprende che oggi i dividendi siano bassi. I ricavi da obbligazioni governative hanno raggiunto un minimo storico, mentre gli incentivi di rischio richiesti dagli investitori per passare ai corporate bonds sono caduti e questo potrebbe avere l’effetto deprimere i dividendi azionari. Un buono del tesoro statunitense rende l’1,65%, meno della metà della sua media nel lungo periodo. I corporate bond e le azioni sono, dunque, molto più sensibili ai cambiamenti nelle banche centrali e ai tassi delle obbligazioni governative oggi rispetto ad ogni altro momento degli ultimi 145 anni.

 

Conclusioni

Mentre le misure di valutazione azionaria come i dividend cover price e i price to earning per share, rimangono valide, il loro impatto è di molto ridotto per effetto dei tassi d’interesse. Fin dalla nascita delle banche centrali, i tassi d’interesse “privi di rischio” sono stati artificialmente bassi. Questo è stato particolarmente vero durante i periodi di emissione di valuta fiat, quando la convertibilità aurea della moneta è stata sospesa.

Una normalizzazione dei tassi d’interesse non appare imminente, e ciò è una buona cosa per le azioni, ma sarebbe saggio, partendo da una prospettiva difensiva, cercare azioni corporate con buoni fondamentali, che possono offrire dividendi più alti. Il tasso di crescita dell’economia globale sta rallentando, l’inflazione rimane generalmente sotto controllo mentre la cerca di ricavi non diminuisce. E comunque la correlazione fra azioni e obbligazione è al suo minimo storico su un periodo di 145 anni come mostra questo grafico:


Fonte: Robert Shiller – Yale University

Non ci si faccia ingannare dai dati di correlazione giornaliera – con il livello assoluto dei ricavi da obbligazioni a meno della metà della media sul lungo periodo, è il mercato delle obbligazioni che determinerà la direzione delle azioni. Come i ricavi obbligazionari risalgono, cosa che, negli Stati Uniti, è determinata dall’aspettativa di una stretta della Federal Reserve (Fed), il mercato delle azioni cadrà. Il declino nelle azioni allora alza l’aspettativa di un ritardo nella stretta della Fed. La correlazione giornaliera sul quinquennio fra azioni e obbligazione allora potrebbe essere ora ad un picco negativo ma la correlazione annuale potrebbe rimanere ancora fortemente positiva. I manager di portafogli azionari, chiaramente, magnificano le virtù di un portafoglio diversificato, ma, quando i ricavi obbligazionari sono all’1,65% e i dividendi al 2,06%, non sarà di grande conforto per gli investitori in fondi pensione.

Ad esempio Calpers ancora resta ancorato ad un obiettivo di ritorno annuale del 7,5% — l’anno scorso ha riportato il 2,4%. L’Analisi delle Security, come fu intitolato un libro di Graham e Dodd del 1934, ha ancora un posto e, nel “grande dipanamento” che probabilmente arriverà quando tutte le politiche fiscali e monetarie siano esaurite, sarà probabilmente il miglior strumento per navigare acque non tracciate. Per ora, comunque, le banche centrali e i governi delle nazioni sviluppate, hanno ancora moltissimi strumenti da impegnare a disposizione. Il prezzo artificialmente basso del denaro continuerà a dominare i mercati per le obbligazioni, le valute, gli immobili e anche le azioni per ancora qualche tempo a venire.

 

Note: (1) Il prestito di riserva frazionaria è un sistema in cui solamente una frazione dei depositi bancari sono veramente riscontrati dal quantitativo di denaro a portata di mano.

Fonti addizionali
Nicholas Mayhew – Sterling (1999) Allen Lane
Phelps, Brown and Hopkins – Economica Vol 22 No 93 (1956)
Rondo Cameron – A Concise Economic History of the World – 3rd Edition (1997) OUP

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Pope Francis Now International Monetary Guru

Deep Politics Monitor - Mer, 11/01/2017 - 13:46
via ActingMan, January 9, 2017 | Author Antonius Aquinas As the new year dawns, it seems the current occupant of St. Peter’s Chair will take on a new function which is outside the purview of the office that the Divine Founder of his institution had clearly mandated. Neo-Papist transmogrification. We highly recommend the economic thought of one of Francis’ storied predecessors, John Paul II,

Storia della riserva frazionaria: Perché le valutazioni del mercato azionario sono ampiamente influenzate dai tassi d’interesse? – Prima Parte

Von Mises Italia - Mer, 11/01/2017 - 08:54

La South Sea Company venne fondata nel 1711 e fu parte integrante dei trattati seguiti alla guerra di successione spagnola, che si concluse con l’assunzione, da parte della Società del debito sostenuto dall’Inghilterra durante la guerra. La South Sea Company fallì nel 1720.

  • Le banche centrali oggi appaiono più potenti che in qualsiasi momento della storia – qualcosa è cambiato?
  • No! Le banche centrali hanno sempre avuto lo stesso potere in virtù del loro ruolo nella gestione del debito governativo e della riserva frazionaria,.

A partire dagli anni ottanta del secolo scorso, i tassi di interesse hanno determinato i rendimenti del mercato azionario e così sarà anche nel prossimo futuro. Tale influenza è aumentata considerevolmente nei successivi trent’anni, ma le anomalie di prezzo nei tassi d’interesse sul mercato sono state un fattore di distorsione e instabilità per un tempo ancora maggiore: dall’invenzione delle banche centrali.

Nella prima parte di questo articolo analizzerò lo sviluppo del fenomeno delle banche centrali con particolare riferimento alla Banca d’Inghilterra. Nella seconda parte sosterrò che gli effetti a lungo termine dei prestiti governativi a interessi più bassi di quelli aziendali incrementa la prociclicalità, toglie spazio a investimenti privati economicamente più produttivi e, anche quando riduca i tassi d’interesse assoluti per qualunque tipo di prestito, conduce i tassi molto al di sotto del “tasso naturale” portando così a cattivi investimenti.

La prima parte, tuttavia, è soprattutto un tentativo di imparare dalla storia. Potreste notare un occasionale “déjà vu all’inverso” in quanto le politiche monetarie non convenzionali degli ultimi anni hanno precedenti ancora più eclatanti.

Breve storia delle banche centrali

Le banche medievali

Le Società fiorentine dei Bardi, dei Peruzzi e degli Acciaiuoli furono le prime vere banche dell’era moderna. La loro mission era quella di agire come corrispondenti per gli scambi commerciali fra differenti regioni geografiche a causa dell’ingente tempo, costo e rischio che comportava muovere oro e argento . I primi banchieri erano veramente “al servizio dell’industria”. Queste compagnie prosperarono all’inizio del dodicesimo secolo, ma dichiararono bancarotta nel 1345 dopo aver prestato troppo liberamente a sovrani insolventi, tra i quali, non ultimo, Edoardo III d’Inghilterra.

Edoardo I, il nonno di Edoardo III, aveva espulso gli Ebrei dall’Inghilterra solamente cinquant’anni prima (1290) e aveva portato alla bancarotta i Ricciardi di Lucca – una società mercantile italiana – da cui prendeva in prestito al tasso del 15%. I Ricciardi erano stati colti da una riduzione di liquidità nel 1294, quando scoppiò la guerra fra l’Inghilterra e la Francia – Edoardo I tentò di richiedere ancora più denaro ai Ricciardi che non ne avevano più. Forse i Bardi e i Peruzzi pensarono che un insieme diversificato di prestiti sub-prime avessero una migliore valutazione del credito rispetto a mutui contratti separatamente. Si stima che riuscissero a guadagnare fino al 40% d’interesse sul denaro prestato. Chiaramente Edoardo III era il re dei titoli spazzatura dei suoi tempi.

Altri piccoli istituti bancari crebbero in altre città italiane come Genova e Venezia. Queste prime banche funzionavano principalmente come depositi sicuri, benché fossero coinvolte anche in un limitato numero di prestiti a riserva frazionaria (1) nonostante questa pratica fosse assolutamente illegale. Lombard Street a Londra deve il nome dai banchieri italiani che operarono in questa parte della città fra il dodicesimo ed il tredicesimo secolo.

Dopo la peste bubbonica che fra gli anni 40 e 50 del quattordicesimo secolo ridusse del 30% la popolazione dell’Europa – secondo stime prudenziali morirono attorno ai 25 milioni di persone – gli scambi commerciali diminuirono, i prezzi si abbassarono e i salari medi aumentarono. Intorno al quindicesimo secolo la popolazione europea si era completamente ristabilita e la banca dei Medici (1397 – 1494) a Firenze – che aveva succursali a Roma, Milano, Venezia, Ginevra, Avignone, Lione, Londra e Bruges – e altre più piccole imprese, presero il posto delle banche precedenti. Il Monte dei Paschi di Siena (fondato nel 1472) è l’unica banca sopravvissuta fino ad oggi. Per evitare i rischi di bancarotta, queste nuove istituzioni furono fondate in una forma simile a quella delle moderne holding, con sussidiarie commerciali e responsabilità limitate.

La finanza europea si sviluppò lentamente a causa del divieto di usura posto dalla Chiesa Cattolica, iniziato, al Concilio di Nicea del 325, con una proibizione per il clero di prestare denaro. Più tardi, nel quarto secolo, il divieto venne esteso anche ai laici. Il divieto si rafforzò quando l’usura venne dichiarata illegale durante il regno di Carlo Magno (800-814), primo sacro romano imperatore, e raggiunse il suo apice nel 1311, quando Papa Clemente V rese assoluto il divieto di usura e dichiarò nulla ogni legislazione laica in suo favore. Siamo dunque in debito con le pratiche finanziarie del mondo arabo, architettate per aggirare le leggi coraniche sul pagamento di interessi, per l’invenzione della lettera di credito e della cambiale.

Nell’Europa settentrionale, la finanza mercantile crebbe con il successo di organizzazioni come la Lega Anseatica (1358) e la Compagnia dei Merchant Adventurers (1551), ma le lettere di credito e le cambiali conobbero una nuova importanza durante l’età delle scoperte geografiche. Compagnie come la Onorevole Compagnia delle Indie Orientali (1600) e la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (1602) aumentarono vertiginosamente la domanda di servizi bancari.

L’avvento delle banche centrali e il diciottesimo secolo

Anche se si potrebbe sostenere che la Banca di Venezia (1157) è sia stato un precedente notevole, è opinione generale è che la prima banca centrale del mondo fu la Sveriges Riksbank. In principio chiamata la Riksens Standers Bank – banca dei patrimoni del reame – venne fondata dal parlamento svedese nel 1668, dopo la bancarotta del Banco di Stoccolma del 1664.

Dopo la “gloriosa rivoluzione” inglese, quando Giacomo II venne deposto a favore di Guglielmo e Maria (1699-89) le finanze governative erano in dissesto. La Banca d’Inghilterra, costruita su modello della Amsterdam Wisselbank (fondata nel 1609) invece di quello della Riksbank, ricevette l’approvazione reale nel 1694. Quest’ultima fu la trentottesima proposta di banca centrale presentata al Parlamento fin dal 1600.

La tabella qui sotto mostra i tassi d’interesse sui prestiti della Corona o del Governo durante il diciassettesimo e nel primo diciottesimo secolo. Ho ignorato i “prestiti forzati” avvenuti durante il regno di Carlo I dato che questi erano in realtà una forma di tassazione. Per un confronto ho delineato il tasso prevalente per i prestiti aziendali, mutui ipotecari e, dal momento che i dati sono molto più numerosi, il rendimento derivante dalle locazioni:

Anno

Mutuatario

Tasso

Note

Prestito

Ipoteca

Rendimento

Max Usura*

1604-1605

Giacomo I

10%

Dai
Pescivendoli

7,74%

5%

6,07%

10%

1611-1612

Giacomo I

10%

Assicurato dai dazi

7,86%

5%

5,85%

10%

1617

Giacomo I

10%

Assicurato dalle obbligazioni

7,86%

5%

5,85%

10%

1625

Carlo I

8%

Assicurato dalla Corona

7%

5%

6,26%

8%

1640

Carlo I

8%

Tasso Usuale

6,74%

5%

5,78%

8%

1660-1670

Carlo II

8%

5,47%

4%

5,40%

6%

1665

Carlo II

8-10%

Assicurato dalle tasse

4%

4%

5,40%

6%

1680

Carlo II

6%

Assicurato dalle entrate

5%

5%

5,30%

6%

1690

Guglielmo III

10-12%

Assicurato dalle entrate

5,26%

5%

5,00%

6%

1690

Guglielmo III

25-30%

Non assicurato

5,26%

5%

5,00%

6%

1692

Governo

10%

Prima istanza

5,26%

5%

5,00%

6%

1693

Governo

14%

Seconda istanza

5,26%

5%

5,00%

6%

1694

Governo

8%

Assicurato dai dazi

5,26%

5%

5,00%

6%

1697

Governo

6,30%

Assicurato dalle accise

5,26%

5%

5,00%

1698

Governo

8%

Assicurato dalle accise

5,26%

5%

5,00%

1707

Governo

5%

Assicurato dalle entrate della corona

5%

5%

4,94%

6%

1728

Governo

4%

Assicurato dal dazio sul carbone

4,86%

5%

4,94%

5%

1731

Governo

3%

Assicurato dalle accise

4,67%

5%

4,07%

5%

1739

Governo

3%

Fondo Naufragi

4,67%

5%

4,07%

5%

*Enrico VIII introdusse il primo tasso massimo nel 1545. La legge sull’usura venne infine abolita nel 1854

Fonte: A History of Interest Rates – Sidney Homer, Richard Eugene Syllaand, English Institutional Evolution – North and Weingart, The Agricultural Revolution and the Industrial Revolution:England, 1500-1912 – Gregory Clark, University of California, Crown revenue and the political culture of early Stuart England – Simon Mark Healy (Birkbeck).

I tassi d’interesse medi per ogni periodo sono qui usati per calcolare la forbice mostrata nella tabella sottostante. Il più grande cambiamento (6,46%) è fra i tassi dei prestiti presi dalla Corona o dal governo e i tassi d’ipoteca. Ho anche illustrato l’impatto sul tasso di prestito, quello di affitto e di ipoteca durante il periodo precedente e quello successivo alla creazione della Banca d’Inghilterra.

Anno

Prestito Gov

Affitto Gov

Ipoteca Gov

Prestito

Affitto

Ipoteca

1604-1693

5.19%

5.75%

6.46%

6.05%

5.48%

5%

1694-1739

0.33%

0.31%

0.33%

4.95%

4.64%

5%

Fonte: A History of Interest Rates – Sidney Homer, Richard Eugene Syllaand, English Institutional Evolution – North and Weingart, The Agricultural Revolution and the Industrial Revolution:England, 1500-1912 – Gregory Clark, University of California, Crown revenue and the political culture of early Stuart England – Simon Mark Healy (Birkbeck)

Il costo del denaro prestato diminui drasticamente (6%), così come il costo dei prestiti privati e delle rendite fondiarie (rispettivamente 1,1% e 0,84%) mentre i tassi ipotecari rimasero invariati. Se il declino nel costo dei prestiti fosse stato solamente il risultato delle innovazioni finanziarie, le riduzioni dei tassi d’interesse avrebbero dovuto essere distribuite più equamente. Questo risultato sembra invece derivare da quello che sarebbe stato più tardi noto come l’effetto Cantillon:

Alla comparsa del denaro, esso viene incanalato nell’economia verso gli attori o le industrie scelte dall’autorità centrale, il nuovo denaro incrementa la capacità di spesa e potere d’acquisto di questi attori iniziali, incrementando il loro benessere e capacità di spesa senza avere inizialmente alcun incremento di prezzo.

Nel 1692 e 1693 furono concessi in Inghilterra i primi due prestiti governativi, di un milione di sterline ciascuno, assicurati dai dazi su birra, liquori e sale con tassi d’interesse rispettivamente del 10% e del 14%. Come indicato dalla tabella, questi tassi non furono diversi dai costi dei prestiti che la Corona inglese aveva stipulato nel corso del secolo precedente. Elisabetta I e di Enrico VIII prestarono denaro a tassi di interesse simili nel secolo sedicesimo.

…Deve esser stato fastidioso per Guglielmo III pensare che il governo olandese fosse invece autorizzato a prendere in prestito al tasso del 3%, pur essendo impegnato nella guerra dei nove anni con la vicina Francia (1688-1697). Le compagnie commerciali inglesi, al contrario, ebbero tassi migliori (fra il 4,5% e il 6%) di quelli concessi al governo. Persino le obbligazioni a scadenza più lunga dei “Merchant Adventurers” ebbero un tasso del 6%. Le obbligazioni governative non erano ancora considerate obbligazioni prive di rischio – il che non è sorprendente, vista l’incidenza disastrosa nei secoli precedenti dei default della Corona sull’interesse e sul capitale.

Quando, nel 1694, i privati che fondarono la Banca d’Inghilterra capitalizzarono tramite sottoscrizione 1.2 milioni di sterline e li prestarono al governo al tasso dell’8% in cambio di alcuni privilegi, la Corona ne fu certamente soddisfatta. Essenzialmente aveva preso denaro in prestito a 6 punti percentuali in meno rispetto al tasso dell’anno precedente. Il Governo si lasciò dunque affascinare dagli alchimisti della Banca d’Inghilterra. Il costo del denaro cadde ulteriormente al 5% nel 1707 e il debito “nazionale” aumentò vertiginosamente fino a toccare i 20 milioni di sterline nel 1708.

Nel 1710 venne quindi convocata una commissione governativa per capire come si sarebbe potuta finanziare un’altra guerra – invece di come ripagare il debito. Questa commissione propose una soluzione elegante del problema: un’altra lotteria. La prima, bandita sotto gli auspici della Banca d’Inghilterra, non era stata un successo. Ma questa volta, siccome i biglietti vennero venduti ai direttori della Hollow Sword Blade Company – in realtà una delle prime “banche collaterali” – fu un successo.

L’indagine della commissione rivelò che il debito in eccesso era solo di 9 milioni di sterline – una rappresentazione che aveva richiesto non poca contabilità creativa. Edward Harley, fratello di Robert Harley, al tempo Cancelliere dello Scacchiere, e John Blunt, uno dei direttori della Hollow Sword Blade Company, avanzò una stravagante proposta: che i detentori dei prestiti governativi fossero obbligati a cederli alla neocostituita South Sea Company in cambio di quote dello stesso valore.

L’idea di assegnare debito in cambio di capitale fu attribuita a William Patterson, uno dei fondatori della Banca d’Inghilterra. Egli possedeva credenziali molto dubbie, essendo stato uno dei promotori dello schema di Darrien – un disastro finanziario che aveva portato al collasso dell’economia scozzese e all’Act of Union del 1707. Nonostante la reputazione di Patterson, la proposta venne immediatamente accettata dal governo britannico.

Il governo avrebbe dovuto pagare annualmente il 6% di interessi più le spese alla South Sea Company, i cui ricavi avrebbero dovuto essere distribuiti come dividendo ai detentori delle quote. Alla Società avrebbe dovuto essere garantito inoltre il monopolio dei commerci con il Sud America – anche se la maggior parte di questa regione era controllata dalla Spagna, con cui la Gran Bretagna era in guerra. Stavano insomma prendendo in prestito senza assicurazione e senza alcuna obbligazione di ripagare il capitale – in pratica un prestito perpetuo.

Una crisi di sarebbe probabilmente verificata se prima non fosse finita la guerra di successione spagnola (1713). Quando le ostilità con la Spagna ripresero nel 1718, i beni sudamericani della South Sea Company vennero sequestrati. Nonostante ciò, James Craggs, uno dei direttori della compagnia ed influente membro del parlamento, propose un nuovo schema per convertire le annualità governative, emesse dopo la lotteria del 1710, in azioni della South Sea Company.

Dovendo ripagare quanto speso per reprimere la Jacobit Ribellion, il Governo britannico aveva bisogno di ridurre ancora il costo dei suoi prestiti. Con il nuovo schema di conversione, il Governo avrebbe pagato alla South Sea Company il 5% – circa la metà del tasso a cui stava pagando il debito esistente. Dei 2,5 milioni di sterline di annualità disponibili per la conversione, 1,6 milioni vennero assorbiti. Il pubblico venne sicuramente influenzato dalle notizie delle fortune che si stavano ammassando in Francia nelle mani del finanziere scozzese John law, della Banque Générale Privée e degli investitori nella Mississippi Company.

Alla fine del 1719 il debito governativo britannico raggiunse i 50 milioni di sterline. Di questi, 3,4 milioni erano detenuti dalla Banca d’Inghilterra, 3,2 milioni dalla East india Company e 11,7 milioni dalla South Sea Company. Solamente 16,5 milioni erano detenuti da privati, di cui 15 milioni avevano scadenza da 22 a 87 anni. Le finanze governative avrebbero dovuto migliorare, ma il costo delle ribellioni giacobite (1715-16 e 1719) unite alla moltitudine di guerre europee, portò il rapporto debito/PIL ad incrementare dal 55% del 1713 (29 milioni di sterline) all’88% del 1721 (50 milioni di sterline).

Ciò che accadde alla South Sea Company è tipico delle bolle finanziarie – ascesa, collasso e recriminazione. I grafici qui sotto mostrano l’ascesa e il declino del prezzo delle azioni della Mississippi Company, della French East india Company e della South Sea Company durante le bolle del 1719 e 1720:

Dopo lo scoppio della bolla South Sea, il rapporto debito/PIL della gran Bretagna calò fino a un minimo del 63% nel 1739 – grazie alla crescita economica, in quanto il livello del debito rimase invariato a 50 milioni. Il rapporto ricominciò a risalire con la guerra dell’orecchio di Jenkins (1739-1748), la guerra di successione austriaca (1740-1748), la guerra dei sette anni(1754-1763) la guerra russo-turca (1768–74) la guerra americana di rivoluzione (1775-83), la quarta guerra anglo-olandese (1780–1784) e infine con le guerre francesi di rivoluzione (1792-1802)

Le guerre del diciottesimo secolo misero così tanto in tensione le risorse inglesi che nel 1797 venne introdotto un “periodo di restrizione”, dopo il quale le banconote non poterono essere convertite con monete d’oro. Questo periodo di non-convertibilità durò fino al 1821. Alla fine delle guerre napoleoniche, nel 1815, il debito nazionale toccò gli 850 milioni di sterline, ossia il 227% del PIL.

L’ascesa del potere della banca centrale – i secoli diciannovesimo e ventesimo

Nel periodo post-napoleonico (1821-1844) le banconote della Banca d’Inghilterra ebbero sempre maggior corso, in concomitanza con il fallimento di molte altre istituzioni finanziarie. Questo periodo culminò con il Bank Charter Act del 1844 che garantì alla Banca d’Inghilterra il monopolio sull’emissione delle banconote per l’Inghilterra e il Galles.

Tuttavia questo non era un monopolio senza restrizioni: il Bank Charter Act (BCA) vietava alla Banca di emettere nuove banconote senza che vi fosse un pari incremento della riserva aurea. L’emissione fiduciaria – ossia la parte dell’emissione di banconote non coperta dall’oro – venne bloccata al livello che aveva nel 1844. Inoltre, alla Banca d’Inghilterra venne richiesto di pubblicare un rendiconto separato per ogni sua attività di emissione di valuta.

In forza del BCA la Banca fu obbligata a rinunciare a qualsiasi attività di banco commerciale. Era diventata de facto il guardiano della riserva aurea del paese.

Questa fu un’evoluzione naturale verso il ruolo di “prestatore d’ultima istanza”, come Sir Francis Baring l’aveva soprannominata già nel 1797.

Il diciannovesimo fu poi il secolo di una serie di crisi bancarie – come quella di Overend and Gurney nel 1866 – da cui la pubblicazione del libro Lombard Street di Walter Bagehot nel 1873. Ironicamente, la Società fondata da Barings dovette essere salvata da un consorzio guidato dalla banca d’Inghilterra durante la crisi del debito sovrano del 1890. Per la Gran Bretagna, l’era dello standard aureo finì nel 1914 con lo scoppio della grande guerra. Fra il 1925 e il 1931, fu istituito un nuovo standard di scambio aureo che durò finché un’altra depressione mondiale non accelerò la sua scomparsa. Nel 1945 un altro standard aureo venne introdotto con gli accordi di Bretton Woods e un anno più tardi la Banca d’Inghilterra venne nazionalizzata. Gli accordi di Bretton Woods vennero meno nel 1971, anno in cui le banche centrali assunsero il potere di stampare moneta creata dal nulla e di fissare i tassi d’interesse nazionali. Dato che queste istituzioni sono attualmente possedute dallo stato, si sarebbe tentati di affermare che queste rappresentano una forma di “potere al popolo”. Attenzione a ciò che si desidera!

Note:

  1. Il sistema bancario a riserva frazionaria è un sistema in cui solo una parte (frazione) dei depositi è realmente riscontrata dal denaro disponibile nella banca.

Fonti ulteriori a quelle citate:

Nicholas Mayhew – Sterling (1999) Allen Lane

Phelps, Brown and Hopkins – Economica Vol 22 No 93 (1956)

Rondo Cameron – A Concise Economic History of the World – 3rd Edition (1997) OUP

The post Storia della riserva frazionaria: Perché le valutazioni del mercato azionario sono ampiamente influenzate dai tassi d’interesse? – Prima Parte appeared first on Ludwig von Mises Italia.

Israeli UK Embassy Scandal: Officer Who Sought to Destroy Tory Leader Worked for Strategic Affairs Ministry

Deep Politics Monitor - Mar, 10/01/2017 - 16:56
Israeli minister Gil Erdan meets with Conservative Friends of Israel MPs during the London visit, when he also met with Shai Masot By Richard Silverstein | Tikun Olam | January 10, 2017 The Guardian has uncovered a major element of the Shai Masot scandal. I speculated in my last post about this story that Masot worked for an Israeli intelligence agency. No one I consulted found it likely

Il Presidente Trump potrebbe utilizzare il “libro dei desideri” di Reagan?

Von Mises Italia - Lun, 09/01/2017 - 08:15

Proviamo a guardare l’amministrazione di Ronald Reagan, come quadro di riferimento, per esaminarlo e confrontarlo con il presidente-eletto Trump. In questo modo possiamo vedere quali aspettative potrebbero esserci per l’economia più avanti.

Ronald Reagan si insediò nel 1980 e ha ottenuto lo stesso tipo di accoglienza che Trump ha avuto oggi. Era considerato un buffone e un dopato. Che cosa sapeva? Era un ragazzo di Hollywood, come poteva essere presidente? Molti hanno detto che era instabile. Quello che poteva fare era di schiacciare il bottone nucleare e iniziare la terza Guerra Mondiale. Un sacco di cose che avete sentito dire su Trump sono esattamente quelle che hanno detto di Reagan in quel momento.

Reagan si insediò con un team di consulenti e ha fatto molte cose giuste. Lui non era solo. Molto aiuto lo ebbe da Paul Volcker, che era presidente della Fed in quel momento. Reagan e la Fed hanno lavorato assieme, in sincronia, per trasformare l’economia americana e farla ripartire. Reagan si insediò, mentre gli Stati Uniti affondavano in una brutta recessione, una delle peggiori dalla seconda Guerra Mondiale.

Ho sempre pensato che fu il genio di Ronald Reagan ad ottenere la fine precoce della recessione. La maggior parte dei presidenti non hanno mai concluso il loro mandato senza una recessione. Anche un Presidente come Trump può recuperare il ritardo, ma solo se tira la cinghia e cerca di evitare la recessione o, almeno la può rimandare il più a lungo possibile.

Alcuni presidenti hanno finito per avere una recessione alla fine del loro mandato e nel momento peggiore possibile. E’ esattamente quello che è successo a George Bush. Sappiamo tutti quello che è successo nel 2007-2008. Il presidente George W. Bush ha avuto una bolla speculativa per sei anni che poi è letteralmente esplosa nel suo ultimo anno di amministrazione. Clinton ha avuto una recessione alla fine del suo mandato. George W. Bush, ha avuto una recessione nel 1990, al termine del suo mandato che gli è costata la rielezione nel 1992.

Reagan ebbe la recessione all’inizio. Era in recessione tra il 1981 e 1982. Una volta passata, l’economia è cresciuta per sette anni consecutivi. E’ stata una delle più lunghe espansioni in tempo di pace della storia americana.

Il presidente Reagan ha avuto una grande squadra. Per oltre tre anni, dal 1983 al 1986, la crescita negli Stati Uniti ha avuto un incremento del 16%. Questo è stato un vero e proprio sviluppo e non era una crescita nominale. Non c’era l’inflazione in quel numero, il 16%, oltre il 5% l’anno. Ora, bisogna ricordare che nel 2009 Obama ha giurato come presidente e negli ultimi otto anni circa, la crescita media negli Stati Uniti è stata di appena il 2% annuo.

Archiviato questo, oggi i repubblicani tornano alla Casa Bianca ed avranno anche il Senato e la Camera dei Rappresentanti (a maggioranza repubblicana ndt).

L’ultima volta che è accaduto è stato nel 1928. Un sacco di gente potrebbe dire: “Beh, anche con Reagan lo hanno avuto? No, Reagan nel 1980 aveva il Senato e la Casa Bianca, ma non la Camera dei rappresentanti. I repubblicani non ottennero la Camera dei rappresentanti fino al 1994.

Per una migliore ricostruzione è importante evidenziarne la differenza.

Attualmente, il mercato azionario è alto e raggiunge i massimi storici. Perché il mercato azionario sta salendo? Trump è un big spender (uno spendaccione). Lo ha detto lui.

I titoli farmaceutici stanno salendo perché Trump ha annunciato che vuole abrogare e sostituire l’Obamacare che è di ostacolo all’industria medica e farmaceutica.

I titoli bancari sono in aumento perché la nuova amministrazione ha parlato di abrogazione della Dodd-Frank (una riforma a tutela dei consumatori, approvata da Obama nel 2010, dopo la crisi del 2008 ndt).

I titoli azionari delle aziende come Caterpillar e John Deere sono in crescita, perché stanno anticipando le necessità di avere macchine per il movimento terra per costruire tutte queste nuove strade.

I titoli dei trasporti sono in aumento, per l’aspettativa del miglioramento dalle ferrovie, ai porti, agli aeroporti. Anche i titoli della difesa stanno salendo in previsione di costruire quattro importanti velivoli di classe A, oltre ai J-35 da combattimento, ecc.

Con tutto ciò, perché il mercato obbligazionario sta scendendo e perché è l’oro va su? Significa migliaia di miliardi di dollari in tagli di spesa e fiscali. Vuol dire un deficit più alto. Significa che il disavanzo sarà finanziato probabilmente, con l’emissione di titoli del Tesoro

Molta gente sarebbe disposta ad avere una inflazione e a venirne fuori da questa impasse. La ragione di ciò è piuttosto semplice. Quali sono le cause di inflazione? Bene, molta gente pensa che sia lo stampare moneta a determinare l’inflazione. Questo non è effettivamente vero, o almeno non è completamente vero. La stampa del denaro è solo la metà di quello che è necessario per ottenere l’inflazione. La Fed ha stampato 3.2 miliardi di dollari di nuova moneta, negli ultimi sette anni, mentre altre banche centrali, nel mondo, hanno stampato molto di più.

La Banca Popolare Cinese ha stampato ancora di più. Più di quanto emesso dalla Banca Centrale Europea, dalla Banca d’Inghilterra, dalla Banca del Giappone e se guardiamo a tutto il mondo stiamo parlando di 15 miliardi di dollari negli ultimi sette anni. Dove è l’inflazione? Ebbene, la risposta è: il denaro stampato da solo non produce inflazione se la gente non lo spende, non lo prende in prestito, non lo investe e non lo mette in produzione. Questa si chiama: velocità di circolazione del denaro o ricambio del denaro.

Di solito uso questo esempio. Se stasera esco e vado a cena in un ristorante e do la mancia al il cameriere ed il cameriere prende un taxi, per andare a casa, ed il tassista prende la mancia e mette il carburante nella sua auto, il denaro ha velocità tre. Il mio dollaro ha fornito una mancia per il ristorante, una mancia al tassista per l’acquisto di un gallone di carburante, una velocità di tre volte. Se rimango a casa e guardare la televisione perché non mi sento di uscire e lascio il mio denaro in banca, ho la velocità pari a zero.

Bene, $ 4 miliardi di volte zero è pari a zero, significa che se non si dispone di una velocità, non si ha una economia. L’economia è a zero. La velocità sta affondando come una pietra, non solo negli ultimi otto anni, da quando c’è la crisi, ma da quasi 20 anni a partire dal 1998. Quindi sono quasi 18 anni che la velocità è in calo. Tutto questa stampare denaro non ha prodotto inflazione perché non abbiamo ricircolo.

I calcoli ci dicono che siamo fuori della media, non c’è troppa inflazione anche se si stampano soldi. John Maynard Keynes aveva dato un nome a tutto questo, un nome per quello che ho appena descritto; i casi sono due: “Esco e sono un grande spendaccione”; o “Resto a casa e conservo il mio denaro”. L’ha chiamato “spirito degli animali” (complesso di emozioni istintive che guidano il comportamento umano ndt); lo spirito degli animali è l’entusiasmo. E’ l’ottimismo contro il pessimismo. Si tratta di un sentimento in cui ci sentiamo abbastanza sicuri di prendere in prestito, comprare, investire o utilizzare il credito e spendere soldi.

Se lo facciamo, forse qualcun altro ottiene un lavoro perché il denaro che spendiamo va in qualche altra attività e quel ragazzo assunto è una persona che sta meglio (finanziariamente ndt) e spende soldi. Mentre questo è un concetto un po’ amorfo, non si tratta di qualcosa che può essere messa in equazioni. Esso dovrebbe essere inteso come una branca della psicologia comportamentale, o degli spiriti animali. Non li abbiamo avuti per otto anni e quello è stato un un periodo veramente lungo.

Lo spirito animale è sufficiente per Trump, sufficiente per metterlo di nuovo in movimento? Potrebbe esserlo. Penso che dobbiamo riflettere su questo. Questa è una delle più grandi domande che ci facciamo. Non voglio saltare a questa conclusione, ma potrebbe esserlo. Ronald Reagan lo ha fatto certamente. Ho disegnando questa analogia fra la Trump e Reagan. Ronald Reagan ha assolutamente ottenuto che gli spiriti animali si muovessero ancora.

Ora, esaminiamo le salienti differenze che esistono tra un presidente Reagan e un presidente Trump.

Quando Ronald Reagan ha prestato giuramento, i tassi di interesse erano al 20%. Questo è stato il tasso overnight (danaro prestato fra banche per massimo 24 ore. Letteralmente “da un giorno all’altro” ndt). Questo non è il tasso a lungo termine. Il tasso sui fed funds (fondi di riserva che le banche sono obbligate a detenere ndt) è stato del 20%. I tassi di interesse avevano una sola tendenza: quella verso il basso e quindi i tassi non potevano andare al 30%. Il paese si sarebbe raggomitolato su se stesso ed avrebbe dichiarato fallimento. Certamente, erano più in alti di quello che dovevano essere. Potevano avere solo una tendenza, cioè verso il basso. Trump è in arrivo con tassi di interesse che sono vicini allo zero e possono solo tendere verso l’alto.

Reagan ha avuto un forte vento di poppa sotto forma di tassi di interesse potenzialmente più bassi. Trump sta per avere un forte vento contrario in termini di tassi di interesse più elevati, la stessa cosa con l’inflazione. Quando Reagan si insediò, l’inflazione era al 13%. Nel 1984, Volcker lo aveva ridotto al 4% circa. E’ stata una disinflazione massiccia.

Nel 1980, ricordo che gli Stati Uniti ha un mercato azionario Toro (positivo) e un commercio orso toro. Azioni e obbligazioni stavano entrambe salendo. Le azioni salivano perché c’era una crescita reale e le obbligazioni stavano crescendo perché i tassi d’interesse e l’inflazione scendevano. Trump potrebbe trovarsi nella situazione opposta. Trump potrebbe avere un collasso sul mercato obbligazionario e vedere le azioni volatilizzarsi.

L’altra grande differenza è che quando Reagan ha prestato giuramento il rapporto debito/PIL degli Stati Uniti era del 35%. Quello più basso si è avuto dopo la fine della seconda Guerra Mondiale. Alla fine della seconda guerra mondiale, il rapporto tra il debito ed il PIL è stato del 100%. Negli anni ’70 era sceso a circa il 30%. E’ salito un po’, al 39%, all’inizio dell’amministrazione Reagan, dopo era intorno al 34%, quando Reagan ha prestato giuramento.

Reagan aveva un enorme spazio fiscale. Ha avuto un gigantesco margine di ampiezza per aumentare il rapporto debito/PIL, senza minacciare la solvibilità finanziaria degli Stati Uniti. Quando Reagan ha lasciato l’incarico, il rapporto debito/PIL era del 50%. Egli ha aggiunto 15 punti percentuali nel rapporto debito/PIL, l’ha portato dal 35 al 50%.

Il problema è che oggi il rapporto debito/PIL è già del 100%. Siamo di nuovo al punto in cui avevamo già registrato questi livelli cioè alla fine della seconda Guerra Mondiale. Oggi, è circa di 20 trilioni di dollari. Trump che cosa ha intenzione di fare? Trump vuole essere uno spendaccione.

Non ha lo spazio fiscale (di Reagan). Gli Stati Uniti stanno avvicinandosi pericolosamente al punto in cui l’Italia, la Spagna, la Grecia, il Giappone ed alcuni di questi altri paesi sono potenzialmente in bancarotta.

Dovrà far salire i tassi di interesse. Non ha l’inflazione che scende e sta per avere l’inflazione in salita. Non ha un rapporto debito/PIL basso, ne ha uno elevato.

Se la Fed lo approva, acquisiamo l’inflazione, se non lo approva, andiamo a sbattere contro un muro e andiamo in recessione.

Ora abbiamo due conseguenze: la recessione o l’inflazione. Nessuna delle due è buona.

Può avere origini diverse, ma l’instabilità del sistema ed il potenziale per il crollo non è cambiato, perché questa è una valanga di neve. La neve sul fianco della montagna è ancora lì.

Magari con Trump, non nevica così forte, ma il versante instabile è ancora lì e ci vuole ancora un solo fiocco di neve.

Saluti.

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