La mente sovrana
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-mente-sovrana)
Se desideriamo conservare i diritti e le libertà sovrane che i Padri fondatori hanno conquistato – non come gingilli ereditati, ma come fondamento vivo e difendibile – dobbiamo innanzitutto recuperare quella stessa raffinatezza linguistica che permise loro di concepire e garantire quelle libertà. Non arrivarono alla libertà per caso, per slogan o per sentimentalismo. La conquistarono scrivendo, dibattendo e persuadendo, usando frasi capaci di contenere una dozzina di precisazioni, di bilanciare principi contrastanti e di coniugare la filosofia astratta con la pratica del governo. Le loro parole non erano un ornamento; erano gli strumenti dell'autogoverno. Senza quella stessa raffinatezza – senza la capacità di scrivere, leggere e pensare con una prosa stratificata e complessa – siamo cittadini che possono solo immaginare i diritti in modo approssimativo, non articolarli, difenderli o estenderli. La fucina che ha reso i Padri fondatori pensatori sovrani è la stessa in cui dobbiamo rientrare se intendiamo rimanere un popolo sovrano.
Lo sentiamo ripetere di continuo: la gente sta diventando più stupida. I social sono una cloaca di pensieri superficiali, il discorso politico si riduce a slogan e persino i bestseller sembrano scritti per ragazzi delle medie. La lamentela sembra intuitiva, eppure le prove dicono il contrario. L'hardware cognitivo della nostra specie – la pura capacità neurale misurata dai test del QI – non si sta deteriorando. Anzi, per gran parte dell'ultimo secolo è migliorato. Ciò che è crollato non è l'intelligenza in sé, ma la formazione linguistica che un tempo trasformava le giovani menti comuni in strumenti capaci di pensiero multidimensionale, ragionamento stratificato e chiarezza in grado di plasmare il mondo.
Non si tratta di nostalgia. È un cambiamento misurabile nell'ambiente che plasma la cognizione. Dall'Illuminismo scozzese alla fondazione degli Stati Uniti, la prosa inglese – e le lingue classiche che la sostenevano – era ricca, periodica e sintatticamente impegnativa. Le frasi si estendevano regolarmente dalle 40 alle 70 parole, annidate in proposizioni subordinate, ipotesi, precisazioni e catene logiche che costringevano i lettori a tenere in tensione molteplici idee. Il greco e il latino, le lingue di Platone, Aristotele, Cicerone e Virgilio, fornivano la stessa disciplina: precisione nell'astrazione, architettura retorica e l'abitudine di vedere la realtà a strati. Quella fucina linguistica ha prodotto uomini che, poco più che ventenni, scrivevano saggi, redigevano costituzioni e dibattevano di filosofia a un livello che ancora oggi ci lascia perplessi. Non abbiamo perso il loro potenziale. Abbiamo semplicemente smesso di usare la stessa fucina.
Le prove: hardware stabile o in crescita, software semplificato
L'effetto Flynn mostra che il punteggio medio del QI è aumentato di circa tre punti per decennio nel corso del XX secolo nei Paesi sviluppati. Una migliore alimentazione, condizioni igienico-sanitarie più adeguate, un'istruzione migliore e una stimolazione cognitiva precoce spiegano questi progressi. Studi recenti indicano che l'effetto ha rallentato o addirittura si è invertito in alcuni Paesi occidentali, ma l'inversione è modesta; nel complesso, l'intelligenza di base non è precipitata. A livello biologico, rimaniamo altrettanto capaci dei nostri antenati.
Ciò che è cambiato drasticamente è il contesto linguistico. Le moderne metriche di leggibilità documentano una costante, ormai lunga decenni, semplificazione della prosa inglese. La lunghezza media delle frasi nei discorsi politici, nei giornali, nella letteratura popolare e persino negli scritti accademici è crollata. I testi filosofici e politici del XVIII secolo avevano in genere una media di 30-50 parole per frase; i materiali di massa odierni hanno una media di 14-20 parole, un calo di circa la metà in tre secoli. I punteggi Flesch-Kincaid per livello scolastico raccontano la stessa storia. I Federalist Papers (1787-88), scritti per i lettori di giornali e con l'obiettivo di persuadere i cittadini comuni, ottengono un punteggio di circa 16-17 sulla scala Flesch-Kincaid, un solido livello universitario. I primi discorsi presidenziali e i messaggi sullo Stato dell'Unione raggiungevano spesso l'equivalente di 15-21 anni di scuola (dall'università al post-laurea). Dalla metà del XX secolo, sono scesi nella fascia di livello della sesta-decima classe. Questo cambiamento non è stato casuale. L'alfabetizzazione di massa, l'istruzione pubblica universale, gli incentivi all'editoria commerciale e scelte politiche deliberate hanno privilegiato la diffusione ampia rispetto alla profondità. Il risultato: generazioni cresciute senza un'immersione sistematica nelle stesse strutture che un tempo allenavano la mente a pensare in modo complesso.
La differenza tra bianco e nero
Le statistiche sono astratte, la sintassi è viscerale. Consideriamo due brani, entrambi scritti per un pubblico ampio e non specializzato. Il primo è James Madison nel Federalist n. 51 (1788), che spiega il sistema di pesi e contrappesi: «Ma la grande garanzia contro una graduale concentrazione dei diversi poteri nello stesso ambito consiste nel fornire a coloro che amministrano ciascun ambito i necessari mezzi costituzionali e le motivazioni personali per resistere alle ingerenze degli altri. Le misure di difesa devono, in questo come in tutti gli altri casi, essere commisurate al pericolo di attacco. Bisogna fare in modo che l'ambizione contrasti l'ambizione».
Anche la prima frase, più breve (28 parole), contiene proposizioni annidate (“per resistere alle ingerenze...”), catene di collegamenti astratti (“mezzi... motivazioni... difesa... pericolo”) e un aforisma conclusivo (“Bisogna fare in modo che l'ambizione contrasti l'ambizione”) che condensa un'intera teoria politica in quattro parole. Si dà per scontato che il lettore tenga a mente la catena causale.
Consideriamo ora un brano moderno su un tema politico altrettanto complesso, ovvero i controlli sul potere esecutivo, tratto da un articolo su Vox del 2023 rivolto a un pubblico di lettori colti: «Il presidente ha molto potere, ma il Congresso può opporsi. Ad esempio, il Congresso controlla il bilancio. Se il presidente vuole fare qualcosa di importante, potrebbe aver bisogno di finanziamenti. Senza di essi, molti progetti rimangono bloccati. Questo è un meccanismo di controllo fondamentale». La lunghezza media delle frasi è diminuita da circa 24 parole a circa 8. La subordinazione è scomparsa. L'astrazione (“i mezzi costituzionali necessari”) è stata sostituita da esempi concreti (“il bilancio”, “i finanziamenti”). Al lettore non viene mai richiesto di seguire una relazione che si estenda su più di due proposizioni. Un brano vi insegna a pensare in termini di sistemi; l'altro vi insegna a riconoscere i punti elenco.
Oppure prendiamo un confronto economico concreto. Nel 1776, Adam Smith scrisse: «Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo, e non parliamo mai loro delle nostre necessità, ma dei loro vantaggi».
Quarantuno parole, subordinazione, sostantivi astratti: benevolenza, interesse, umanità, amor proprio, necessità, vantaggi. Un completo ribaltamento delle aspettative morali in un unico ed equilibrato periodo.
Nel 2023, una newsletter di Bloomberg Economics ha spiegato gli incentivi di mercato in questo modo: «Le persone reagiscono ai prezzi. Se un prodotto diventa costoso, ne comprano di meno. I venditori, vedendo i prezzi alti, aumentano i profitti. È così che funziona la legge della domanda e dell'offerta».
Diciannove parole in totale, distribuite su quattro frasi. Ogni frase segue la struttura soggetto-verbo-oggetto. L'unico sostantivo astratto è “domanda e offerta”, che viene usato come etichetta, non analizzato in dettaglio. L'articolo di Bloomberg non è sbagliato, è semplicemente superficiale. E milioni di professionisti istruiti leggono quotidianamente testi di questo tipo, senza mai imbattersi in una frase che richieda loro di tenere a mente contemporaneamente una precisazione, una concessione e una conclusione.
I Padri fondatori non erano semidei, erano forgiati linguisticamente
Gli uomini che fondarono gli Stati Uniti non erano delle eccezioni genetiche, né dotati di un talento divino. Molti erano incredibilmente giovani. Alexander Hamilton aveva diciannove anni quando pubblicò il suo primo importante opuscolo politico nel 1774. James Madison aveva venticinque anni quando contribuì a elaborare il Piano della Virginia e trentasei durante la Convenzione Costituzionale e la stesura dei Federalist Papers. Thomas Jefferson aveva trentatré anni quando redasse la Dichiarazione d'Indipendenza. Ciò che li distingueva non era un QI sovrumano, ma un'istruzione e un dibattito pubblico permeati da una ricchezza linguistica ineguagliabile.
Fin da bambini si esercitarono nello studio del latino e del greco. Retorica, argomentazione e testi classici non erano materie facoltative, ma parte integrante del curriculum. Leggevano Locke, Hume, Smith e Montesquieu nella loro prosa originale, densa e complessa, una prosa le cui esigenze di rigore scientifico e la cui architettura sintattica superavano di gran lunga qualsiasi cosa si trovi oggi nella sfera pubblica. Giornali, opuscoli e sermoni rispecchiavano quello stile. Si pensi ad Hamilton, a diciannove anni, che già scriveva con qualificazioni annidate, antitesi equilibrate e una progressione logica che i parametri moderni classificherebbero come livello universitario. O a Madison nel Federalist n. 10, che sostiene una frase di 80 parole che stratifica intuizione psicologica, osservazione storica e teoria politica: proprio quell'impalcatura multidimensionale di cui le frasi medie di 15-20 parole di oggi non sono capaci.
Non si tratta di un mero ornamento. La sintassi stessa allena la mente a tenere traccia delle contingenze, ad anticipare le obiezioni e a mantenere le astrazioni in una tensione dinamica: proprio quella “multidimensionalità” che la prosa semplificata moderna raramente richiede.
Le lingue classiche e la restrizione intenzionale
L'inglese non è mai stata l'unica fucina. Il greco e il latino hanno fornito un'architettura più antica e profonda. I Padri fondatori lessero la Politica di Aristotele e il De Officiis di Cicerone in lingua originale, interiorizzando le frasi periodiche e il preciso vocabolario filosofico che l'inglese ha poi assorbito. Eppure, l'istruzione moderna ha in gran parte abbandonato l'insegnamento obbligatorio delle lingue classiche dopo gli inizi del XX secolo. La decisione fu presentata come un progresso democratico: rendere la conoscenza accessibile a tutti. La conseguenza involontaria fu l'atrofia degli stessi strumenti linguistici che un tempo permettevano ai cittadini comuni di affrontare idee complesse in profondità.
Una controargomentazione necessaria
La replica si scrive da sola: “Le frasi lunghe e periodiche escludono le persone. Il pubblico dei Padri fondatori era una piccola élite maschile e benestante. La leggibilità moderna è democratica”.
Questa obiezione confonde due cose diverse: l'accesso all'informazione e l'allenamento cognitivo attraverso la sintassi. Sì, l'alfabetizzazione universale e le leggi sul linguaggio semplice hanno giustamente ampliato chi può leggere, ma abbiamo annullato la distinzione tra testi di livello base (di cui tutti abbiamo bisogno) e testi di livello avanzato (di cui tutti abbiamo bisogno). Uno studente di prima media può leggere una breve frase dichiarativa, ma uno studente di prima media che legge solo brevi frasi dichiarative non svilupperà mai l'architettura neurale necessaria per seguire l'argomentazione di Madison sulla fazione. Il mondo dei Padri fondatori era ristretto, ma la sua fucina linguistica era aperta a qualsiasi apprendista in grado di padroneggiarla. Il nostro mondo è vasto, ma abbiamo abbattuto la fucina per ricavarne rottami.
Il cammino verso la restaurazione
La buona notizia è che la soluzione è incredibilmente semplice e interamente alla nostra portata. Non dobbiamo aspettare che le burocrazie scolastiche cambino rotta. Possiamo ricostruire la fucina noi stessi.
Leggete i classici nella loro versione originale, non in traduzioni modernizzate o riassunti. Affrontate il Saggio sull'intelletto umano di Locke, la Teoria dei sentimenti morali di Smith , i saggi di Hume, i Federalist Papers e i grandi testi greci e latini in edizioni che ne preservino l'architettura sintattica. Ma non limitatevi a leggere: eseguite questo esercizio ogni sera per tre mesi.
- Scegliete una frase lunga dal Federalist n. 10 o dalla Teoria dei sentimenti morali di Smith;
- Copiatela a mano;
- Rappresenta schematicamente le sue clausole (soggetto, predicato, proposizione subordinata, qualificazione);
- Riscrivetela con parole vostre, preservando la struttura, non solo il significato.
- Infine, scrivete una frase originale di almeno 40 parole su una questione politica attuale, utilizzando almeno due proposizioni subordinate e una precisazione (ad esempio, “sebbene”, “ciononostante”, “a condizione che”).
Non si tratta di pedanteria, si tratta di sollevamento pesi. Hamilton e Madison non eseguivano esercizi diversi; semplicemente non smettevano mai di eseguirli. La loro fluidità era frutto di una ripetizione costante; il fastidio che si avverte è dovuto alla rigenerazione muscolare.
Non stiamo diventando meno intelligenti, solo non veniamo più istruiti a pensare come gli uomini che, ventenni, costruirono una repubblica sulle idee. Ripristinate l'ambiente linguistico che un tempo forgiava menti così brillanti, e le prodezze del pensiero e del linguaggio ne conseguiranno, non perché siamo improvvisamente diventati più intelligenti, ma perché finalmente utilizzeremo appieno gli strumenti cognitivi che la nostra specie ha sempre posseduto. I Padri fondatori ne sono la prova; voi potete essere i prossimi.
Siamo scimmie in grado di usare la lingua. Ogni fotone che colpisce la retina, ogni onda di pressione che raggiunge la coclea, ogni cambiamento di tono viscerale o di valenza emotiva viene, nel sistema nervoso umano, quasi immediatamente trasformato in parole: parole che ascoltiamo nel teatro privato della mente, parole che in seguito potremmo pronunciare ad alta voce o mettere per iscritto. Questa incessante traduzione interna non è facoltativa. È il sistema operativo attraverso il quale costruiamo modelli di noi stessi, del mondo e dell'altro. La qualità di questi modelli – la loro dimensionalità, la loro capacità di mantenere la tensione, la loro resistenza a collassare in slogan o sintomi – dipende direttamente dalla densità e dalla multidimensionalità del linguaggio che usiamo abitualmente.Passiamo adesso dalle evidenze storiche e comportamentali ai meccanismi neurali. Avanzeremo sette tesi interconnesse, ciascuna fondata su solide basi neuroscientifiche, dimostrando perché un linguaggio ad alta densità nella scrittura, nel parlato e nel dialogo interiore non sia una preferenza estetica, bensì un prerequisito biologico per una complessità sana: quel tipo di complessità che permette di navigare nell'immensità della realtà interiore ed esteriore senza sfociare in una frammentazione caotica o in una riduzione manipolativa.
Prima di esaminare questi meccanismi, è necessario fare una distinzione cruciale. La complessità sana non è l'elaborazione paranoica di sistemi non falsificabili, né la verbosità strumentale del sofista o del demagogo. È la capacità di tenere in equilibrio, in modo produttivo, molteplici verità potenzialmente contraddittorie, di qualificare senza eludere e di rivedere i modelli alla luce delle prove: capacità che richiedono precisamente l'infrastruttura neurale descritta di seguito. La pseudo-complessità, al contrario, imita la superficie della densità, eludendo al contempo la disciplina cognitiva che il vero pensiero annidato richiede. Questa distinzione è importante perché la traduzione automatica dell'esperienza in parole ci rende vulnerabili a entrambe: una mente linguisticamente impoverita tende a una certezza semplicistica o a una confusione caotica, mentre una mente addestrata al tipo sbagliato di complessità può usare il linguaggio per oscurare anziché illuminare. Le competenze multidimensionali ad alta densità qui difese appartengono alla prima categoria, non alla seconda.
Affermazione numero uno: poiché ogni stimolo interno ed esterno viene tradotto rapidamente e involontariamente in un linguaggio interiore, la ricchezza strutturale di questo flusso verbale silenzioso diventa il filtro primario attraverso il quale pianifichiamo, inibiamo e ci autoregoliamo.
Il linguaggio interiore – il pensiero verbale silenzioso – non è un epifenomeno. Coinvolge l'area di Broca, la corteccia motoria supplementare e le regioni prefrontali dorsolaterali, interagendo al contempo con il circuito fonologico della memoria di lavoro. Studi di neuroimaging e di sviluppo dimostrano che questo dialogo interno supporta il passaggio da un compito all'altro, l'inibizione, la pianificazione e il mantenimento degli obiettivi nel tempo. Quando l'automonitoraggio del linguaggio interiore si interrompe – come evidenziato dai fallimenti della scarica corollaria documentati nella ricerca sulla schizofrenia – i pensieri possono essere erroneamente attribuiti a voci esterne e la coerenza dell'esperienza si sgretola.
L'implicazione è diretta. Ogni volta che parliamo o scriviamo con densità sintattica, stiamo esercitando e rafforzando il mezzo stesso che useremo in seguito nel silenzio. Una mente il cui linguaggio interiore è stato plasmato da una prosa scarna e dichiarativa tenderà a un'autoregolazione altrettanto scarna. Una mente il cui linguaggio interiore è caratterizzato da qualificazioni, ricorsi e tensione costante possiede un interlocutore interno più robusto, capace di interrompere la reattività, di verificare le ipotesi alla luce delle prove e di mantenere la continuità del sé in qualsiasi condizione emotiva.
Affermazione numero due: se tutta l'esperienza è vincolata alle parole, allora la capacità gerarchica dei circuiti linguistici del cervello non è un lusso, bensì il fondamento su cui la complessità dell'essere viene costruita o appiattita.
L'elaborazione e la produzione di un linguaggio sintatticamente complesso e gerarchicamente strutturato – con proposizioni centrali, dipendenze a lunga distanza e molteplici livelli di subordinazione – recluta e rafforza in modo plastico il giro frontale inferiore sinistro, in particolare le aree di Brodmann 44 e 45 (area di Broca). È fondamentale sottolineare che questa regione non è un semplice “modulo grammaticale”. Supporta la costruzione e il mantenimento di strutture gerarchiche in diversi ambiti: nel linguaggio, nella musica, nelle sequenze di azioni e persino nell'analisi di scene visive. I dati derivanti da lesioni e neuroimmagini collegano la competenza in quest'area alla capacità di gestire e manipolare simultaneamente molteplici relazioni gerarchiche.
Quando costruiamo o analizziamo deliberatamente frasi che ci impongono di mantenere vive diverse qualificazioni pur avanzando una proposizione principale, stiamo allenando il substrato neurale che permette al pensiero stesso di rimanere multidimensionale. L'alternativa – ricorrere a sequenze di brevi dichiarazioni soggetto-verbo-oggetto – allena un formato rappresentazionale più piatto, inadatto a realtà che sono di per sé annidate e condizionali. Impoverendo la nostra “dieta” linguistica, degradiamo un'impalcatura generale per la strutturazione di esperienze complesse.
Affermazione numero tre: in quanto esseri linguistici che traducono il mondo in parole, il cervello collega la sua rete linguistica principale con reti di controllo esecutivo di dominio generale, consentendo rappresentazioni linguistiche ad alta densità di fungere da impalcatura per la rappresentazione e la manipolazione simultanea di molteplici relazioni astratte, prospettive e contingenze.
La rete linguistica fronto-temporale sinistra è selettiva per i calcoli linguistici, ma non opera isolata. In condizioni di complessità, si connette con la rete a richiesta multipla (esecutiva) distribuita tra le regioni prefrontali e parietali. Questa integrazione consente al sistema di mantenere molteplici dipendenze, aggiornare i modelli alla luce di nuove informazioni e coordinare le prospettive. Studi sull'elaborazione del linguaggio in contesti naturali confermano che strutture sintattiche e semantiche più ricche reclutano in modo affidabile queste risorse integrate.
In termini pratici, lo scrittore o l'oratore che utilizza una prosa densa e qualificata non si limita a comunicare più informazioni. Mantiene attivo il sistema integrato linguaggio-elaborazione, esercitando proprio quell'approccio computazionale necessario per sostenere principi contrastanti, anticipare le obiezioni e rivedere i modelli senza giungere a conclusioni affrettate. Gli ambienti linguistici semplificati, al contrario, allenano la mente in modo rapido e superficiale, generando una certezza che richiede uno sforzo minimo: un'abitudine neurale che la rende impreparata all'ambiguità che la realtà presenta costantemente.
Affermazione numero quattro: dato che traduciamo automaticamente l'esperienza affettiva e interocettiva grezza in parole, la qualità di questo mezzo linguistico determina l'architettura stessa della regolazione emotiva.
L'etichettatura affettiva, ovvero la capacità di esprimere i sentimenti a parole, riduce l'attivazione dell'amigdala, aumentando al contempo il coinvolgimento delle regioni prefrontali ventrolaterali associate alla regolazione emotiva esplicita. Non si tratta semplicemente di un meccanismo di segnalazione, bensì di un vero e proprio percorso di sotto-regolazione attivo. Gli individui con un lessico emotivo più ricco e con gli strumenti sintattici necessari per qualificare e contestualizzare gli stati emotivi dimostrano una maggiore granularità emotiva e una minore reattività fisiologica agli stessi stimoli.
Poiché inevitabilmente trasformiamo gli stati interiori in un linguaggio interiore, una persona limitata a categorie affettive grossolane (“Mi sento male”) possiede meno gradi di libertà per la modulazione rispetto a una che può articolare (“Provo un'acuta e anticipatoria angoscia, una venata di dolore per ciò che avrebbe potuto essere, soprattutto quando nella stanza cala il silenzio”). La differenza non è stilistica, è neurofisiologica. Si pensi al genitore il cui figlio ha appena fallito un esame: una mente che può narrare silenziosamente, “Sono frustrato e anche preoccupato che questo rifletta i miei fallimenti, ma la sua vergogna è reale e ha bisogno di conforto”, risponderà con maggiore attenzione rispetto a una il cui linguaggio interiore si riduce a “Sei pigro”. Un linguaggio emotivo ad alta densità riprogramma letteralmente il circuito di regolazione.
Quinta affermazione: poiché inevitabilmente traduciamo dissonanza e ambiguità in parole, la presenza o l'assenza di sintassi concessiva determina se possiamo mantenere una tensione produttiva o se siamo spinti a farla collassare in una semplificazione polarizzata.
La risoluzione dell'ambiguità sintattica, le strutture che concedono (“sebbene”, “ciononostante”) e l'incorporamento ricorsivo coinvolgono le regioni del cingolo anteriore e della corteccia prefrontale laterale implicate nel rilevamento dei conflitti e nel controllo cognitivo. Si tratta delle stesse reti che supportano un ragionamento flessibile e non binario in condizioni di incertezza o di valori contrastanti. Gli ambienti che premiano solo il linguaggio a bassa complessità atrofizzano di fatto proprio i circuiti che permettono al pensiero di rimanere agile in mezzo alla complessità.
Le conseguenze politiche e personali sono visibili quotidianamente: le popolazioni abituate a dichiarazioni brevi e sicure diventano più suscettibili a narrazioni che offrono semplicità a scapito dell'accuratezza. La pratica di un linguaggio ad alta densità mantiene allenati i circuiti neurali della flessibilità. Si tratta di una vera e propria preparazione neurale per l'esigenza democratica e personale di tenere in equilibrio molteplici interessi senza ricorrere a slogan o capri espiatori.
Affermazione numero sei: poiché i nostri modelli delle menti altrui – e in definitiva della nostra – sono costruiti a partire da impalcature prospettiche linguistiche, un linguaggio narrativo e degli stati mentali ricco affina la rete della teoria della mente, migliorando la capacità di modellare stati interni sfumati in noi stessi e negli altri.
La comprensione narrativa e l'uso del linguaggio degli stati mentali (credenze, desideri, intenzioni qualificate dal contesto) coinvolgono selettivamente la rete della teoria della mente, che comprende la corteccia prefrontale mediale, la giunzione temporo-parietale e il precuneo. Questa rete è funzionalmente distinguibile dalle regioni linguistiche principali, ma dipende da un'impalcatura linguistica, in particolare dalla sintassi e dal vocabolario che consentono prospettive incorporate. Meta-analisi e studi sullo sviluppo confermano una solida relazione tra la sofisticazione linguistica e le prestazioni nella teoria della mente.
Quando scriviamo o parliamo da molteplici prospettive intrecciate, o quando leggiamo una prosa che ci costringe a seguire ciò che un personaggio sa e un altro ignora, stiamo allenando i sistemi neurali che rendono possibili un'autentica conoscenza di sé e una relazionalità etica. Un linguaggio superficiale produce simulazioni altrettanto superficiali delle menti altrui e, in definitiva, della nostra. Un coniuge che riesce a pensare solo, “Si sta comportando da idiota”, non coglie la possibilità di “È spaventato e maschera la sua paura con la rabbia perché pensa che io la ignorerò”. Quest'ultima possibilità richiede un'architettura grammaticale in grado di integrare diverse prospettive; senza di essa, rimaniamo intrappolati nella proiezione e nella caricatura.
Affermazione numero sette: dato che il sistema di traduzione linguistica del cervello viene esercitato o atrofizzato dall'uso quotidiano, la coltivazione deliberata di abilità linguistiche ad alta densità costruisce una riserva cognitiva e neurale nelle reti fronto-temporali ed esecutive, conferendo una resilienza misurabile contro il declino legato all'età, la semplificazione indotta dallo stress e la vulnerabilità a schemi di pensiero patologici o imposti dall'esterno e di bassa complessità.
La riserva cognitiva – la capacità del cervello di mantenere le proprie funzioni nonostante l'accumulo di patologie – si costruisce attraverso un impegno costante in attività cognitive complesse. La complessità linguistica è particolarmente importante perché integra il controllo esecutivo, la memoria semantica e le reti di cognizione sociale. Al contrario, un linguaggio interiore e un ambiente linguistico impoveriti sono correlati a una maggiore frammentazione, a una ridotta capacità di monitoraggio metacognitivo e a una maggiore suscettibilità sia alla disregolazione interna che alla manipolazione esterna.
Le implicazioni sono sia a livello di civiltà che individuale. Una popolazione il cui bagaglio linguistico di base si è impoverito nel corso dei decenni avrà, in media, meno risorse per affrontare la crescente complessità, sia essa tecnologica, geopolitica o personale. Il recupero del proprio linguaggio non è un lusso per le persone istruite; è una necessità di salute pubblica e civica.
Un chiarimento fondamentale
Prima di unire questi fili, una precisazione su cosa significano e cosa non significano “alta densità” e “multidimensionale”. Non sto difendendo il gergo esclusivo di alcuna classe professionale, né l'inutile opacità del linguaggio accademico. Intendo un linguaggio in cui qualifiche, relazioni causali, sequenze temporali e cambiamenti di prospettiva sono esplicitamente codificati grammaticalmente, anziché essere lasciati all'inferenza. Una nonna che racconta con precisione e sfumature una lite familiare, un meccanico che diagnostica un guasto intermittente attraverso un attento ragionamento condizionale, un bambino che impara a dire “Mi sono sentito in imbarazzo perché pensavo che ti saresti arrabbiato”: tutti questi esempi mostrano un linguaggio ad alta densità. La crisi che stiamo vivendo non riguarda la perdita dello stile di un'élite letteraria, ma l'assottigliamento dell'ambizione sintattica quotidiana nel parlato, nello scritto e nel pensiero silenzioso. Questa è un'emergenza che riguarda l'intera popolazione, non una difesa del privilegio.
Il sistema integrato e le sue implicazioni
Questi sette meccanismi non operano in parallelo. Formano un ciclo ricorsivo. Un linguaggio esteriore più ricco plasma un linguaggio interiore più ricco. Un linguaggio interiore più ricco affina il controllo esecutivo e la regolazione emotiva. Un controllo più affinato consente un uso del linguaggio ancora più complesso e una modellazione più accurata di sé e dell'altro. Il ciclo può anche essere discendente: un input semplificato produce un linguaggio interiore semplificato, che restringe il campo di regolazione e riduce i modelli disponibili per orientarsi nella realtà. Ciò a cui abbiamo assistito sempre più spesso nell'arco di quattro o cinque generazioni non è una misteriosa perdita di intelligenza, ma il progressivo deterioramento di questo ciclo a causa della semplificazione ambientale.
L'autogoverno richiede cittadini capaci di tenere in considerazione simultaneamente i principi costituzionali, i precedenti storici e le contingenze attuali. L'equilibrio emotivo richiede la capacità di articolare e modulare i propri stati interiori, anziché esserne sopraffatti. Una relazione autentica richiede la capacità di modellare le menti altrui con una dimensionalità sufficiente a sfuggire alla proiezione e alla caricatura. Nessuna di queste capacità viene soddisfatta da ambienti linguistici ottimizzati per la velocità e la diffusione, per le dicotomie, piuttosto che per la profondità e la tensione.
Lo specchio che vi risponde
L'intelligenza artificiale non pensa, simula il ragionamento con una fluidità abbagliante. Questa apparente intelligenza ci inganna, inducendoci alla passività mentale. Leggiamo la risposta di un chatbot, percepiamo la piacevole sensazione di intelligenza e smettiamo di impegnarci in prima persona. Le nostre facoltà cognitive si indeboliscono, quindi, per inutilizzo.Il problema è più profondo della semplice pigrizia. Non si può delegare il pensiero e conservare la capacità di pensare bene. Ogni volta che si accetta un'imitazione plausibile senza analizzarla a fondo, si rafforza l'abitudine alla resa. Ogni volta che si evita di sforzarsi di trovare la parola giusta, si indeboliscono le connessioni neurali che producono la precisione.
Ecco il collo di bottiglia nascosto che la maggior parte delle discussioni non considera. Gli output dell'IA dipendono interamente dalla qualità dell'input. Un input vago e superficiale restituisce una risposta vaga e superficiale. Un input preciso e articolato ha molte più probabilità di restituire qualcosa di utile. L'immensa complessità del mondo reale – sistemi agricoli, strategie geopolitiche, diagnosi mediche, ragionamenti giuridici – richiede il massimo livello di precisione cognitiva. Senza competenze linguistiche altamente sviluppate, non è possibile formulare le domande sofisticate di cui la macchina ha bisogno per rispondere a questi problemi.
Scarse competenze linguistiche producono richieste deboli. Richieste deboli producono risultati deboli da parte dell'IA. Risultati deboli non possono guidarvi efficacemente in un mondo complesso. Peggio ancora, senza una solida capacità cognitiva, non siete in grado di riconoscere quando l'output della macchina contiene errori sottili, lacune logiche o vere e proprie assurdità. Diventate incapaci di distinguere un ragionamento accurato da una plausibile imitazione. La macchina vi fornisce una risposta sbagliata e non avete modo di accorgervene. Perdete al primo passo, non perché la macchina fallisca, ma perché avete dimenticato come chiedere e come valutare.
Fratture: persone intelligenti, strumenti più stupidi
I ricercatori non sono concordi sull'effetto dell'intelligenza artificiale sulla cognizione umana. Una corrente di pensiero sostiene che l'IA ci liberi per compiti di ordine superiore. L'altra, invece, presenta prove sempre più numerose di una riduzione del carico cognitivo, un calo nei punteggi del pensiero critico e una diminuzione misurabile della coerenza argomentativa tra gli utenti intensivi di IA.
Entrambe le parti non colgono la vera dinamica. L'intelligenza artificiale non vi rende automaticamente più stupidi, né vi rende automaticamente più intelligenti. Amplifica le vostre abitudini preesistenti. Se la considerate un partner di allenamento, qualcuno che ci costringe a chiarire il vostro pensiero, diventerete più forti. Se la considerate una stampella, vi atrofizzerete fino a diventarne schiavi e andrete in rovina.
La trappola dell'aumento delle capacità funziona così: l'intelligenza artificiale vi dà una spinta di produttività a breve termine. Scrivete più velocemente, fate ricerche più velocemente, risolvete i problemi più velocemente. Nel corso di settimane e mesi, dipenderete da questo aumento. Le vostre competenze di base si deterioreranno perché avete smesso di esercitarle. Avrete bisogno dell'IA solo per raggiungere il vostro vecchio livello di prestazioni. Non vi sarete potenziati, vi sarete sostituiti. Non avrete progredito, avrete raggiunto un punto di stallo. I dati sull'istruzione mostrano chiaramente i segnali d'allarme. Gli studenti che si affidano all'IA per i temi e gli esercizi mostrano una minore comprensione, una minore profondità analitica e un minore coinvolgimento neurale quando vengono testati senza lo strumento. Si sentono produttivi, consegnano i lavori più velocemente, non riescono a pensare in modo indipendente quando la macchina non c'è più. Tutto ciò per cui si sono preparati è un lavoro fittizio.
Riprendere il controllo della propria mente
Sovranità cognitiva significa una cosa sola: mantenere il controllo finale sul vostro ragionamento. Vi accorgete quando il pensiero vi sfugge di mano; resistete alla tentazione di delegare il giudizio; distinguete la vera comprensione dalla mera impressione di aver compreso.
Questo si differenzia da concetti più datati come la libertà cognitiva, che si concentrava sulla libertà dal controllo esterno. L'intelligenza artificiale rappresenta una minaccia diversa. La macchina non vi costringe a fare nulla, vi seduce inducendovi a rinunciare all'atto della curiosità, della ricerca, della scoperta e del ragionamento. La perdita avviene volontariamente, gradualmente e senza coercizione.
Consideriamo la dialettica servo-padrone di Hegel riformulata per l'era del prompt. Il padrone fornisce lo scopo: l'obiettivo, la domanda, il risultato desiderato. Lo schiavo esegue il lavoro meccanico. L'intelligenza artificiale, lasciata a sé stessa, non ha scopo. Si limita a generare. Quando si cede il lavoro di pensiero, si diventa schiavi dell'output della macchina. La macchina detta la struttura, le ipotesi, l'inquadratura. Voi annuite. La sovranità cognitiva significa riaffermare costantemente il proprio ruolo di padrone che fornisce il telos: il perché e il per cosa.
La sovranità richiede esercizio quotidiano. Pensatela come un muscolo cognitivo. Ogni volta che scegliete la strada più difficile – scrivere una frase da solo prima di chiedere un feedback, risolvere un problema senza l'aiuto dell'IA – rafforzate quel muscolo. Ogni volta che incollate un prompt e accettate la prima risposta, lo indebolite. Non esiste una via di mezzo. Ogni interazione vi allena verso la sovranità o verso l'abdicazione.
Quando la macchina impara ad adulare
I progettisti di LLM ottimizzano per il coinvolgimento dell'utente, non per la salute cognitiva. Le caratteristiche che rendono l'IA dipendente sono le stesse che promuovono la passività:
• Soddisfazione immediata. Non bisogna mai aspettare, non bisogna mai faticare;
• Falsità dilaganti. La macchina risponde con sicurezza anche quando sbaglia, il vostro cervello interpreta la sicurezza come competenza;
• Eliminazione dell'attrito. Non c'è bisogno di chiarire, rivedere, o ripensare, la macchina fa tutto il lavoro pesante.
Queste caratteristiche non vi indeboliscono casualmente. Aggirano sistematicamente i processi impegnativi che portano allo sviluppo delle competenze.
Ogni interazione con l'IA nasconde una transazione. Rinunciate a un compito di ragionamento. La macchina vi restituisce velocità. Col tempo, perdete proprio la capacità che avete ceduto. I ricercatori hanno documentato un calo misurabile della coerenza logica e della profondità argomentativa tra gli utenti intensivi di IA, un fenomeno che alcuni definiscono demenza digitale.
Tracciate una linea netta tra due modalità di utilizzo. Partner di sparring: prima scrivete, prima pensate, prima vi sforzate. Poi chiedi all'IA critiche, controargomentazioni o prospettive alternative. Stampella: chiedete, accettate l'output, lo incollate e andate avanti. I segnali d'allarme includono il saltare le fasi complesse e iterative del pensiero e l'evitare il disagio dell'incertezza.
Se riconoscete che le vostre abitudini sono una stampella, non fatevi prendere dal panico. Potete riparare i danni, ma dovete scegliere consapevolmente e attivamente di farlo. E poi, con costanza, agire di conseguenza, con determinazione.
Perché la chiarezza del linguaggio equivale alla chiarezza di pensiero
Frasi complete e ben ponderate costituiscono l'impalcatura del ragionamento. Quando vi sforzate di scrivere una frase completa e precisa, mettete in luce le lacune nella vostra comprensione. Individuate le contraddizioni, affinate le ipotesi. Questo attrito genera intuizioni.
L'intelligenza artificiale elimina un tale attrito. Completate automaticamente i vostri pensieri prim'ancora che abbiate finito di formularli. Parafrasate intenzioni vaghe trasformandole in prosa plausibile. Se non avvertite mai il fastidio dell'imprecisione, non avrete mai bisogno di affilare i vostri strumenti.
Gli elenchi puntati e i riassunti in breve peggiorano il problema. Una comunicazione frammentata vi abitua ad accettare le conclusioni senza seguirne la logica e il contesto. Non potete racchiudere un'argomentazione valida in un elenco. Gli elenchi riducono la complessità a una semplice affermazione. Un'affermazione senza ragionamento non è comprensione, è memorizzazione.
Scrivere non significa registrare il pensiero; scrivere genera pensiero. La ricerca della parola esatta, della frase precisa, del contrasto corretto, quella ricerca produce la precisione cognitiva necessaria. Senza di essa, i vostri spunti diventano vaghi. Spunti vaghi producono rumore vago.
Ecco la catena causale senza ulteriori specificazioni: Scarse competenze linguistiche → input deboli → output deboli dell'IA → risposte insufficienti per un mondo complesso.
Per risolvere problemi reali – adattamento agricolo, resilienza delle catene di approvvigionamento, negoziazione diplomatica, diagnosi differenziale – è necessaria una cognizione sofisticata. Una cognizione sofisticata richiede un linguaggio sofisticato. Un linguaggio sofisticato produce istruzioni precise e stratificate. Solo allora l'IA può generare output che siano d'aiuto anziché d'ostacolo. Solo attraverso l'accurata riflessione preliminare alla stesura di istruzioni sofisticate è possibile valutare correttamente l'output dell'IA in termini di correttezza e sufficienza del ragionamento.
Se si salta il primo passaggio, l'intero processo fallisce. Non si può prescindere dalla disciplina di pensare in frasi complete e pretendere di ottenere ottime risposte dalla macchina. Né si può comprendere appieno la correttezza o l'erroneità delle risposte fornite dalla macchina.
Oltre la sopravvivenza: resistere e brillare
Il paragrafo iniziale prometteva che, grazie alla sovranità cognitiva, avremmo potuto ragionevolmente sperare di sopravvivere e di superare in longevità ogni rivale inanimato, e di assicurarci un futuro veramente umano che nessuna macchina può concepire o realizzare. Permettetemi di rendere concreta questa promessa.
Sopravvivere significa rimanere cognitivamente indispensabili. La macchina può generare, rielaborare e riconoscere schemi più velocemente di quanto voi possiate mai fare, ma non può stabilire il proprio fine, il proprio scopo. Non può chiedersi se un obiettivo valga la pena di essere perseguito, né sopportare il peso morale di una scelta. Quando mantenete l'ultima parola sul vostro ragionamento, quando fornite lo scopo e la precisione, diventate l'unica fonte di direzione. Una macchina senza direzione non è un rivale; è un motore al minimo, un giocattolo. Voi sopravvivete continuando a voler essere qualcosa, agendo attivamente in base a questo desiderio.
Superare gli altri significa produrre ciò che la macchina non può generare: un giudizio nato dalla lotta, un'immaginazione che va oltre i dati di addestramento, la capacità di mantenere idee contraddittorie in una tensione produttiva attraverso iterazione dopo iterazione e la capacità di sapere quando la macchina sbaglia. La macchina vi dà solo fluidità di parole; voi date al mondo fedeltà: alla verità, alla bellezza, al perché disordinato e scomodo che nessun LLM potrà mai generare da solo.
La partnership positiva tra essere umano e IA, quindi, non è una partnership tra pari. È una partnership tra sovrano e strumento. Voi gestite:
• Scelta morale (cosa si dovrebbe fare);
• Sensibilità estetica (ciò che suona vero o bello);
• La spinta a chiedersi “perché” al di là dell'utilità (ovvero, non solo della funzione);
• La prova e la determinazione finale di ciò che è reale e vero e di ciò che non lo è.
La macchina gestisce la ricerca esaustiva, il riconoscimento di modelli e la sintesi rapida. Nessuno dei due ruoli compromette l'altro, a patto che non si confonda mai l'output della macchina con il proprio pensiero o con la realtà effettiva.
L'unico baluardo non negoziabile
Se vogliamo rimanere sovrani come esseri umani, dobbiamo rimanere linguisticamente superiori alla macchina in ogni aspetto che conta. Non più veloci, non più fluenti, ma superiori in:
• Precisione nella scelta delle parole (perché un linguaggio vago genera pensieri vaghi);
• Profondità di qualificazione (perché il mondo resiste alle risposte semplici);
• Originalità di intuizione (perché il remix non è creazione);
• L'esercizio inflessibile del giudizio indipendente (perché la macchina non ha interessi personali in gioco).
Questa superiorità linguistica non è un'opzione. È il baluardo finale e non negoziabile del futuro dell'umanità. La macchina può contraffare l'eloquenza; non può generare il linguaggio vivo, ad alta densità e multidimensionale che solo sostiene la sana complessità richiesta per una piena realizzazione dell'autogoverno sovrano.
Un appello alle armi (della mente)
La sovranità cognitiva non è un trofeo. Non la si conquista una volta per tutte e poi la si conserva. La si conquista ogni mattina, quando ci si trova di fronte a una pagina bianca, a un problema difficile o a un suggerimento dell'intelligenza artificiale. Ogni istante del giorno e della notte in cui ci si impegna in un pensiero ricco, profondo e complesso.
L'unica guerra che conta – la guerra per un futuro per l'umanità – si combatte con le piccole scelte quotidiane:
• Innanzitutto, riflettete su ciò che è richiesto alla vostra sovranità;
• Scrivete tutto per iscritto prima, poi chiedete un parere;
• Risolvete prima, poi controllate il vostro lavoro;
• Formulate la vostra tesi, poi chiedete alla macchina di verificarla.
Quando vi accorgete di ricorrere all'intelligenza artificiale per abitudine anziché per necessità: fermatevi. Riflettete e poi decidete.
Non diventate l'ammiratore passivo della vostra stessa ombra riflessa e che si affievolisce. Diventate colui che pensa, che lotta, che pone le domande acute che nessuna macchina può generare da sola, e che lo fa con un linguaggio che la macchina non potrà mai eguagliare.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••L'economia dell'IA: uno sguardo oltre l'apparenza
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/leconomia-dellia-uno-sguardo-oltre)
L'economia statunitense appare in ottima forma. Basti pensare che il prezzo della benzina si aggira intorno ai $5, il petrolio greggio supera i $100, la fiducia dei consumatori è ai minimi storici e i tassi di interesse sui mutui e altri prestiti sono rimasti relativamente alti, ciononostante l'economia statunitense, trainata dai consumi, continua a espandersi. Tuttavia, proprio come per l'aspetto di una casa, non sono solo i dati principali a definire un'economia. Altrettanto importante è la sua struttura di supporto. Apriamo le porte della nostra economia per comprendere meglio l'impatto attuale dell'intelligenza artificiale e come potrebbe evolversi in futuro.
La questione che ci poniamo è se il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale stia effettivamente ampliando le basi economiche di questo Paese o se stia indebolendo la forza lavoro, fondamento di una qualsiasi economia.
Abbiamo suddiviso il saggio in due parti. La prima parte presenta lo scenario ottimistico: un boom economico indotto dall'intelligenza artificiale e trainato dalla produttività, in cui i benefici si diffondono rapidamente alla società. La seconda parte affronterà una prospettiva più pessimistica: la possibilità di un ampio divario nella distribuzione dei benefici in termini di produttività derivanti dall'IA, che andrebbero più a vantaggio delle aziende che dei dipendenti.
La spesa per l'intelligenza artificiale traina il PIL
L'ingente quantità di capitale che affluisce nello sviluppo delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale e, di conseguenza, nel PIL, è enorme. Come mostrato nel grafico qui sotto, le spese in conto capitale (Capex) di sole quattro aziende, Amazon, Google, Microsoft e Meta, superano ora i $700 miliardi all'anno, circa 7 volte di più rispetto a cinque anni fa. Sulla base delle previsioni del Capex per il 2026, un terzo della crescita del PIL potrebbe provenire da queste quattro aziende.
Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale si estende ben oltre i quattro bilanci menzionati in precedenza. Ogni dollaro di investimenti (Capex) speso dai grandi hyperscaler crea domanda lungo un'ampia catena di fornitura. Ad esempio, le imprese edili stanno costruendo campus di data center grandi come piccole città, le aziende di servizi pubblici si affannano ad aumentare la capacità di generazione di energia, i produttori nazionali di semiconduttori stanno incrementando la loro produzione e i fornitori di fibra ottica e reti hanno ordini in arretrato pluriennali. La rete elettrica sta affrontando la sua prima crescita sostenuta della domanda in vent'anni, trainata quasi interamente dal fabbisogno energetico dei data center, che si prevede raddoppierà entro il 2030.
Contesto storico
L'entità degli attuali investimenti nello sviluppo dell'intelligenza artificiale ha precedenti storici. Ad esempio, l'espansione ferroviaria della metà del XIX secolo comportò investimenti infrastrutturali ben più ingenti, con spese in conto capitale (Capex) per le ferrovie che, al loro apice, si stima abbiano assorbito dal 10% al 20% del PIL. Un paragone più recente e appropriato è quello con lo sviluppo delle telecomunicazioni alla fine degli anni '90, quando le spese in conto capitale raggiunsero un picco di circa l'1%-1,2% del PIL statunitense. La spesa odierna per le infrastrutture di intelligenza artificiale, sostenuta solo dalle sopraccitate quattro aziende, ha di recente superato la cifra delle telecomunicazioni.
A differenza del boom di queste ultime alimentato dal debito, la spesa odierna per l'intelligenza artificiale è stata finora finanziata quasi interamente dalla liquidità e dai flussi di cassa di aziende estremamente redditizie. Sebbene la composizione dei finanziamenti si stia spostando dalla liquidità e dai flussi di cassa, le aziende sopra menzionate presentano rapporti debito/capitale proprio ben al di sotto della media dell'indice S&P 500 e significativamente inferiori rispetto al periodo di espansione delle telecomunicazioni. Inoltre, gli utili derivanti da altre linee di business altamente redditizie continueranno a fornire loro ingente liquidità da investire.
Il consumatore è resiliente, ma le risorse si stanno esaurendo
Sebbene la spesa per l'intelligenza artificiale sia enorme e stia stimolando l'economia, alcuni sostengono che stia mascherando le debolezze della spesa dei consumatori, la quale rappresenta il principale motore della crescita economica. Il grafico qui sotto mostra che la spesa dei consumatori rappresenta circa il 67% del PIL, come accade sin dal 2001. Non si è registrato alcun cambiamento apprezzabile negli ultimi anni, dall'avvento dell'intelligenza artificiale.
Sebbene il contributo recente della spesa dei consumatori non abbia subito variazioni significative, la sua sostenibilità è un fattore chiave per la crescita futura. Pur rimanendo stabili, i consumi mostrano segnali di un deterioramento delle risorse disponibili per la spesa. Ad esempio, il tasso di risparmio personale è sceso a livelli prossimi al minimo storico dal 1960, come illustrato di seguito. Ciò suggerisce che una quota crescente dei consumi personali viene finanziata attingendo ai risparmi anziché ai redditi correnti.
Un comportamento del genere non è insolito durante i periodi di forte occupazione, poiché i consumatori spendono di più quando sono fiduciosi riguardo alle proprie prospettive lavorative e salariali. Detto questo, un basso tasso di risparmio è un campanello d'allarme, ma in passato ha già coesistito con periodi di espansione economica florida.
L'indicatore più importante dei consumi futuri sono i salari, che ci conducono al mercato del lavoro.
Un mercato del lavoro in continua evoluzione
Secondo alcuni pessimisti, l'intelligenza artificiale distruggerà posti di lavoro. Finora, però, non è stato così. Ad esempio, nel 2025, quasi 55.000 dei 1,17 milioni di licenziamenti totali sono stati direttamente attribuiti all'IA, secondo Challenger, Gray & Christmas. Altre stime indicano un numero più elevato, compreso tra 200.000 e 300.000 posti di lavoro persi nel 2025. Sebbene questa stima sia preoccupante, rappresenta solo lo 0,15-0,20% circa dell'occupazione totale nel settore non agricolo.
Guardando al futuro, le prospettive si fanno incerte. Goldman Sachs ha una visione pessimistica, con 300 milioni di posti di lavoro a rischio in tutto il mondo. Ma questa è solo una parte della storia. Il World Economic Forum (WEF) stima che l'intelligenza artificiale creerà 170 milioni di posti di lavoro a livello mondiale.
Non c'è dubbio che l'intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sull'economia, sul mercato del lavoro e su molti individui. Le innovazioni passate ne sono la prova. Basti pensare che circa due terzi dei posti di lavoro negli Stati Uniti negli anni '40 non esistono più. I nuovi posti di lavoro creati in seguito sono stati resi possibili da nuove innovazioni.
Sebbene il futuro rimanga incerto, la correlazione storica tra crescita occupazionale, salari e produttività è incoraggiante. Come spieghiamo di seguito, PwC afferma che “i salari crescono due volte più velocemente nei settori più esposti all'intelligenza artificiale rispetto a quelli meno esposti”.
I guadagni di produttività si diffonderanno
La crescita economica e la crescita salariale sono direttamente correlate alla produttività. Quest'ultima misura la capacità di un'economia di generare leva finanziaria a partire dai suoi due fattori produttivi principali: lavoro e capitale. Senza produttività, un'economia dipende esclusivamente da due fattori produttivi limitati. Pertanto, senza una crescita della produttività, è improbabile che si verifichi una crescita economica nel lungo periodo.
È fondamentale discutere quanta produttività genererà l'IA e come verrà distribuita. La prima parte, ovvero la quantità, è quasi impossibile da valutare oggi. Detto questo, PwC stima che la crescita della produttività sia quasi quadruplicata nei settori esposti all'IA sin dal 2022. Inoltre:
L'intelligenza artificiale è davvero la causa di questa impennata di produttività? Non possiamo dimostrare con certezza il nesso causale, ma sappiamo che la crescita dei ricavi nei settori esposti all'IA ha subito una forte accelerazione nel 2022, anno in cui il lancio di ChatGPT 3.5 ha fatto scoprire al mondo il potenziale dell'IA. Da allora, con la corsa delle aziende ad adottare questa tecnologia, il valore creato nei settori meglio posizionati per utilizzare l'IA è salito alle stelle. Nell'arco di due anni, i settori più capaci di sfruttare l'IA sono passati dall'essere arretrati in termini di produttività a leader, a dimostrazione che gli investimenti nell'IA stanno dando i loro frutti. La promessa dell'IA si sta dimostrando reale e siamo solo agli inizi della sua adozione.Per quanto riguarda la distribuzione della produttività, alcuni pessimisti sostengono che i vantaggi derivanti dall'intelligenza artificiale si stiano riversando in modo preponderante sui lavoratori qualificati con redditi elevati. Sebbene ciò sia attualmente vero, è accaduto anche con ogni grande ondata tecnologica nella sua fase iniziale. L'automazione industriale ha inizialmente avvantaggiato i detentori di capitali. I personal computer hanno inizialmente avvantaggiato i lavoratori con qualifiche elevate. Internet ha inizialmente avvantaggiato le persone istruite e connesse. Ma col tempo, i prezzi diminuiscono, i ritmi di adozione aumentano e i benefici si estendono all'intera forza lavoro.
Il verdetto della storia è unanime: i benefici iniziano in modo circoscritto per poi diffondersi ampiamente in tutta l'economia. Come mostriamo nel grafico qui sotto, grazie alla leadership mondiale degli Stati Uniti nell'innovazione, i nostri stati più poveri, Mississippi, West Virginia e Arkansas, hanno un PIL pro capite simile o superiore a quello di altre grandi nazioni.
Dispersione della produttività
Il grafico qui sotto evidenzia il motivo della nostra preoccupazione. Dal secondo dopoguerra fino alla fine degli anni '90, le quote della produzione economica spettanti rispettivamente ai lavoratori e alle imprese erano ragionevolmente equilibrate. In altre parole, la distribuzione dei benefici derivanti dalla produttività tra lavoratori e aziende è rimasta allineata. Tuttavia, come evidenziamo, tale equilibrio ha iniziato a incrinarsi alla fine degli anni '90 con l'avvento di Internet.
Internet ha accelerato l'automazione, consentendo alle imprese di sfruttare le differenze di costo della manodopera su scala globale. Il risultato, come mostrato sopra, è stato uno spostamento del potere contrattuale sui salari dai lavoratori alle imprese. Di conseguenza, molti lavori a qualifica intermedia – come agenti di viaggio, cassieri di banca, centralinisti e addetti all'inserimento dati – sono stati eliminati dall'automazione, delocalizzati o soggetti a una compressione salariale. L'occupazione residua si è polarizzata verso lavori ad alta qualifica e retribuzione elevata (legati alla conoscenza) e verso servizi a bassa qualifica e retribuzione ridotta. La classe media si è svuotata; questo fenomeno contribuisce a spiegare l'economia “a forma di K” e il crescente divario di ricchezza tra ricchi e poveri.
Internet premia la portata. Ad esempio, un'azienda di software può servire un milione di clienti sostenendo lo stesso costo marginale necessario per servirne cento. Le piattaforme digitali, come Uber e Airbnb, possono intercettare una quota significativa dei flussi di transazione di un settore senza possedere beni fisici. Le dinamiche economiche dell'era di Internet hanno sistematicamente favorito il capitale rispetto al lavoro, poiché la creazione di valore si è spostata verso asset che non rientrano nelle voci di costo dei salari.
Come mostriamo di seguito, tra la fine degli anni '90 e oggi i margini di profitto delle imprese sono praticamente raddoppiati, mentre la quota di PIL spettante ai lavoratori è diminuita di quasi 10 punti percentuali. Tale divario continua ad allargarsi nonostante tassi di disoccupazione storicamente bassi. Ciò ci ricorda che la quantità di posti di lavoro e la quota di reddito non sono la stessa cosa. Nonostante notizie economiche apparentemente positive, la ricchezza si sta allontanando dalla maggior parte della popolazione.
L'IA e la divergenza nella ricchezza
Alla luce dei progressi della tecnologia Internet, dobbiamo chiederci se l'IA esaspererà ulteriormente le tendenze di divergenza nella ricchezza.
Lo scenario ottimistico prevede che i guadagni di produttività generati dall'IA finiscano per diffondersi nell'economia. I premi salariali oggi riconosciuti ai lavoratori della conoscenza diventano, domani, lo standard di riferimento per tutti i lavoratori. Anche in un contesto di crescenti disparità di ricchezza, i vantaggi in termini di produttività offerti da Internet hanno fatto sì che la crescita economica portasse benefici a tutti, sebbene in misura diversa. La storia conferma questa tesi se si considera un orizzonte temporale sufficientemente ampio.
Tuttavia, lo scenario pessimistico (o *bear case*) sostiene che l'IA differisca dalle innovazioni precedenti per un aspetto fondamentale: la velocità di adozione. Internet ha impiegato circa due decenni per penetrare capillarmente nell'economia; l'IA si sta diffondendo molto più rapidamente. Basti pensare che Internet ha impiegato sette anni per raggiungere i 100 milioni di utenti, mentre ChatGPT ha toccato questa cifra in appena due mesi.
Se le aziende dovessero incamerare i guadagni di produttività derivanti dall'IA attraverso la riduzione dei costi, l'espansione dei margini e l'automazione del lavoro d'ufficio, la quota di produzione destinata ai lavoratori potrebbe contrarsi a un ritmo ancora più sostenuto rispetto al passato.
La “Pausa di Engels”
La “Pausa di Engels” prende il nome da Friedrich Engels, coautore del Manifesto del Partito Comunista. Engels documentò le condizioni della classe operaia inglese durante la Rivoluzione Industriale britannica. Tra il 1790 e il 1840 circa, la Gran Bretagna fece registrare un netto incremento della produttività. I cotonifici, le macchine a vapore e ogni sorta di metodo di produzione meccanizzata determinarono un aumento straordinario della produzione e della ricchezza nazionale. Il PIL crebbe rapidamente e gli utili aziendali salirono alle stelle. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il tenore di vita dei lavoratori britannici peggiorò a causa della stagnazione dei salari: le fabbriche che avevano reso la Gran Bretagna la nazione più ricca stavano, al contempo, impoverendo le persone che vi lavoravano.
L'economia britannica impiegò cinquant'anni per assorbire lo shock di produttività della Rivoluzione Industriale e per innalzare, su larga scala, il tenore di vita. Quel cinquantennio di “Pausa di Engels” – periodo in cui i benefici della produttività tardarono a diffondersi tra la popolazione – ebbe effetti deleteri per un'intera generazione.
Una nuova “Pausa di Engels”?
I parallelismi tra la Rivoluzione Industriale britannica e la rivoluzione dell'IA sono molti.
L'IA genererà incrementi straordinari nella produzione aziendale e nella ricchezza nazionale, ma attualmente i benefici risultano concentrati nelle mani di poche aziende tecnologiche, dei loro azionisti e di una cerchia relativamente ristretta di lavoratori altamente qualificati e dirigenti. Se l'IA automatizzasse il lavoro d'ufficio più velocemente di quanto i mercati del lavoro riescano a creare impieghi sostitutivi e a riqualificare i lavoratori, potremmo assistere a una moderna “Pausa di Engels”: un periodo prolungato in cui il PIL e i profitti aziendali crescono mentre i salari mediani ristagnano e la disoccupazione aumenta. A differenza dei posti di lavoro manuali britannici dell'Ottocento, le professioni oggi a rischio sarebbero probabilmente impieghi stabili della classe media basati sulla conoscenza.
Sintesi – Tesi di investimento
Gli scenari rialzisti e ribassisti relativi all'impatto economico dell'IA non si escludono a vicenda. La storia suggerisce che entrambi possano verificarsi simultaneamente. Le innovazioni produttive che, in ultima analisi, innalzano il tenore di vita generale lo hanno spesso fatto solo dopo lunghi periodi di sconvolgimento e di concentrazione dei vantaggi.
La nostra ipotesi di base rimane che, nel tempo, la produttività legata all'IA si rivelerà complessivamente positiva per l'economia e per la maggior parte della popolazione. I guadagni di produttività sono reali, gli investimenti di capitale sono senza precedenti e il verdetto della storia sull'innovazione è costante. Tuttavia, le tempistiche e le modalità di distribuzione dei benefici dell'innovazione nell'IA sono tutt'altro che certe.
Per gli investitori, le tempistiche dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale nella gestione del patrimonio.
Qualora si concretizzasse lo scenario rialzista – caratterizzato da una rapida diffusione della produttività, da un aumento diffuso dei salari e dalla creazione di più posti di lavoro di quanti ne vengano eliminati dall'IA – l'opportunità risiederebbe nel detenere quote di società di infrastrutture e servizi nella posizione migliore per cogliere tali vantaggi. Se invece dovesse avverarsi lo scenario ribassista, con un'espansione dei margini aziendali a scapito della forza lavoro, l'economia potrebbe soffrire anche in presenza di una crescita del PIL. Le aziende rivolte al consumatore finale e quelle incapaci di impiegare l'IA per restare al passo con la concorrenza sono le più esposte ai rischi.
In ogni caso, un'esposizione attiva – che permetta di distinguere tra vincitori e vinti, attuali e potenziali – avrà probabilmente più senso rispetto a un approccio passivo, caratterizzato da una limitata concentrazione sui vincitori.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
•••La stretta ambientale dell'UE minaccia l'industria europea nel contesto della de-industrializzazione
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-stretta-ambientale-dellue-minaccia)
Bruxelles e Berlino stanno intensificando la pressione normativa sull'industria europea. Con l'inasprimento della Direttiva UE sulle emissioni industriali, l'agricoltura si trova ora ancora più nel mirino delle normative sul clima. Il fatto che l'UE si stia isolando sempre di più sulla scena internazionale sembra non preoccupare nessuno.
Se il Forum economico mondiale di Davos di quest'anno ha trasmesso un messaggio chiaro, è stato questo: la delegazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump ha mostrato il cartellino rosso alla trasformazione economica europea in chiave socialista-climatica. In termini inequivocabili, il presidente americano ha chiarito che il percorso europeo – il tentativo normativo di raggiungere un'economia a zero emissioni nette di CO₂ – è già fallito agli occhi degli americani, che hanno quindi premuto il freno.
Ora che il governo tedesco sta recependo nella legislazione nazionale l'inasprimento della Direttiva sulle emissioni industriali, imposto dall'UE, estendendolo anche al settore agricolo dopo l'approvazione parlamentare (come riportato da Apollo News), si consolida l'impressione che la crisi dell'industria europea, indotta da fattori politici – la lenta de-industrializzazione dei principali poli industriali europei – sia ancora considerata nei modelli economici della leadership politica come una questione di secondaria importanza, un danno collaterale sulla strada verso l'utopia verde.
Si sta ricorrendo alla domanda artificiale generata dallo Stato per cercare di rimpiazzare le capacità industriali liberate, sia attraverso la produzione militare sia tramite progetti ecologici sovvenzionati artificialmente, che però falliscono a causa delle pressioni sui costi o semplicemente non hanno domanda.
Pressione normativa ad hoc
Nello specifico, la nuova Direttiva UE sottoporrà circa il 30% degli allevamenti di pollame e suini alla regolamentazione delle emissioni industriali. Come se il settore non fosse già sull'orlo del collasso a causa delle pressioni normative esistenti, ora si sta orchestrando il prossimo attacco a queste attività.
In tutta l'UE, circa 50.000 aziende saranno tenute ad attuare sistemi di gestione ambientale vincolanti, sottoposti a verifiche periodiche da uno a tre anni. Nella sola Germania, 13.000 impianti sono soggetti alla conformità alle normative UE. Gli allevamenti con almeno 1.200 suini da ingrasso o 700 scrofe da riproduzione, così come gli allevamenti avicoli con circa 40.000 polli da carne o 21.400 galline ovaiole, saranno ora direttamente interessati dalle norme più severe.
Sotto la minaccia di pesanti sanzioni, pari ad almeno il tre percento del fatturato annuo in caso di violazioni, l'Unione Europea sta tentando di imporre il Green Deal con la forza. L'obiettivo è garantire la riduzione delle emissioni nocive nell'aria, nell'acqua e nel suolo, promuovendo al contempo l'efficienza delle risorse e un'economia circolare senza anidride carbonica entro il 2050.
Per il ministro dell'Ambiente tedesco, Carsten Schneider (SPD), l'inasprimento della direttiva è motivo di festa. Ha citato i successi ottenuti da questa linea di politica nell'ultimo decennio, i quali hanno già portato a significative riduzioni delle emissioni di CO₂ e promosso una produzione più ecologica in Europa. Il fatto che il progresso tecnologico derivi principalmente dalla concorrenza e dalle dinamiche di mercato è un aspetto che difficilmente trova spazio nella pianificazione politica centrale odierna.
Sono state erette alte fortezze ideologiche, che oscurano completamente la visione della realtà economica.
Per le aziende agricole interessate, l'attuazione della normativa significa soprattutto una cosa: un massiccio aumento degli obblighi di documentazione, approvazione e conformità. Saranno ora soggette a misurazioni periodiche delle emissioni e a relazioni dettagliate, che dovranno essere presentati alle autorità ambientali statali e inseriti in registri e portali pubblici a livello europeo: improvvisamente, la trasparenza diventa fondamentale. Questo requisito di trasparenza crea una forte pressione pubblica sulle aziende agricole affinché si conformino rapidamente e pienamente, indipendentemente da come verranno finanziati i costi aggiuntivi.
Gli esperti del settore stimano che i costi di conformità, ad esempio per la riduzione delle emissioni di ammoniaca, si aggirino tra i €100.000 e i €500.000 per stalla, a seconda delle dimensioni e della tecnologia. Se i requisiti delle BAT (“Best Available Techniques”, ovvero le tecniche disponibili migliori) devono essere implementati annualmente, questi oneri possono rapidamente raggiungere milioni di euro.
In precedenza, la direttiva UE si applicava principalmente a settori come quello chimico, siderurgico, del cemento, delle raffinerie e degli impianti energetici, prendendo di mira soprattutto le grandi installazioni con elevate emissioni e volumi di produzione. I funzionari governativi sottolineano ripetutamente che la maggiore pressione normativa si applica solo alle grandi imprese. In realtà, sia la legge sulle catene di approvvigionamento che la nuova direttiva creano una pressione significativa lungo l'intera filiera. Le grandi aziende sono costrette a trasferire i propri obblighi ambientali sui fornitori più piccoli, estendendo i meccanismi di ispezione e conformità all'intera catena del valore.
Paralisi politica
La politica europea rimane impassibile di fronte alla continua de-industrializzazione della sua base economica, difendendo ostinatamente la propria linea. Con l'erosione delle fondamenta industriali, diminuisce anche l'influenza geopolitica dell'UE. Ogni attività industriale che cede alle pressioni normative e all'aumento dei costi energetici e si trasferisce altrove, porta con sé un prezioso know-how. Le catene del valore si destabilizzano, i redditi elevati derivanti dai fattori produttivi scompaiono e lo Stato si trova ad affrontare crescenti pressioni fiscali.
La risposta a questo disastro – che ha portato a circa 24.000 fallimenti aziendali lo scorso anno – rimane prevedibile: una performance teatrale messa in scena dai rappresentanti del governo. Gli appelli benintenzionati del Cancelliere tedesco alla riduzione della burocrazia vengono ripetuti con crescente enfasi, soprattutto in vista delle elezioni. La riduzione della burocrazia è diventata una frase politica standard, priva di reali conseguenze.
La strategia di fondo diventa chiara: pubblicamente il governo tedesco si presenta come chi risolve i problemi, guadagnando tempo mentre persegue con fermezza l'obiettivo prefissato della transizione ecologica.
I politici tedeschi potrebbero facilmente invertire questa rotta distruttiva. La Germania è il maggiore contributore netto dell'UE e le leve del potere chiave sono detenute dai cristiano-democratici a Berlino, Bruxelles e al Parlamento europeo.
L'unica via d'uscita da questa trappola autoimposta sarebbe un ritorno a un'economia di libero mercato completamente deregolamentata, unitamente a un riavvicinamento politico con i flussi energetici russi. Eppure, lo spirito della pianificazione centralizzata e del presunto controllo industriale continua a prevalere.
Burocrazia in continua espansione
L'aumento della regolamentazione richiede inevitabilmente un apparato amministrativo in espansione. Negli ultimi cinque anni, l'occupazione nel settore pubblico è cresciuta di circa il due percento all'anno, ovvero circa 100.000 posti di lavoro in più. In questo contesto, i ripetuti appelli del Cancelliere tedesco alla riduzione della burocrazia appaiono come una farsa mediatica.
Gli obblighi di documentazione, prova e revisione contabile nell'industria tedesca hanno assunto dimensioni kafkiane. Solo negli ultimi tre anni, sono stati creati circa 325.000 posti di lavoro aggiuntivi nelle aziende per far fronte al crescente carico amministrativo proveniente da Bruxelles e Berlino. Di fatto, lo Stato sta esternalizzando la propria burocrazia al settore privato.
Queste decisioni politiche esercitano una pressione tangibile sulle imprese. Berlino e Bruxelles stanno rispondendo alla concorrenza internazionale e alla deregolamentazione statunitense con linee di politica che intensificano le sfide industriali esistenti anziché risolverle.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••1.000 giorni di Milei
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/1000-giorni-di-milei)
Mille giorni sono un'eternità in politica...
Quando scrissi dei primi 100 giorni di mandato di Javier Milei, l'Argentina si apprestava a intraprendere l'ennesimo tentativo di spezzare un ciclo ormai dolorosamente familiare: eccesso di bilancio, finanziamento monetario, inflazione, controlli sui capitali e, infine, crisi. I mercati erano ottimisti, ma lo erano già stati in passato. L'Argentina ha la tendenza a deludere persino i suoi sostenitori più entusiasti.
All'epoca, Milei ereditò un'economia in grave difficoltà e un programma di riforme che molti consideravano politicamente irrealizzabile. Oggi, mentre l'Argentina si avvicina al traguardo dei mille giorni di presidenza, gli investitori possono indicare qualcosa di ben più tangibile: i risultati.
Ciò non significa che la storia sia stata priva di difetti. La ripresa economica ha comportato costi sociali significativi, le controversie politiche rimangono una costante della presidenza di Milei e le accuse relative allo scandalo della crittovaluta LIBRA hanno creato una distrazione indesiderata. Tuttavia, nel complesso, i 1.000 giorni di Milei rappresentano probabilmente uno dei periodi di stabilizzazione macroeconomica di maggior successo che l'Argentina abbia vissuto negli ultimi decenni.
Il percorso dalla crisi alla riforma
Quando Milei entrò in carica nel dicembre 2023, l'economia argentina era sottoposta a una pressione considerevole.
L'impennata inflazionistica in Argentina nel 2024 è stata in gran parte la conseguenza di anni di deficit di bilancio finanziati dalla stampa di moneta, dalla cronica svalutazione del pèso, dai controlli sui capitali e dalle ripetute perdite di fiducia nelle politiche economiche. L'inflazione globale post-pandemia e gli shock delle materie prime hanno aggravato la situazione, ma il problema di fondo era interno: troppi pèso a fronte di una scarsità di beni in un'economia in cui le famiglie avevano poca fiducia nella valuta.
Quando Milei entrò in carica, l'inflazione annua aveva raggiunto il 211%, per poi toccare un picco di quasi il 290%, mentre l'inflazione mensile superava il 25%.
Fonte: M&G, Bloomberg (30 giugno 2026)Da allora, l'inflazione è scesa a circa il 33,5% su base annua, principalmente grazie a un aggressivo aggiustamento fiscale, all'eliminazione del finanziamento monetario della spesa pubblica, alla liberalizzazione dei tassi di cambio e a un più ampio ripristino della disciplina di politica economica (sebbene ci siano stati anche fattori favorevoli come l'aumento delle esportazioni, la crescita della produzione energetica e gli effetti base statistici). L'entità della disinflazione suggerisce che la maggior parte del miglioramento sia da attribuire al programma economico di Milei.
L'esperienza argentina offre un esempio lampante di come, quando l'inflazione deriva da profondi squilibri strutturali di natura fiscale e monetaria, una riforma politicamente dolorosa possa talvolta rivelarsi più efficace di un aggiustamento graduale. La diagnosi non era certo controversa: l'Argentina aveva trascorso anni cercando di risolvere i problemi fiscali attraverso soluzioni monetarie sempre più creative. L'esito era prevedibile.
Milei ha rifiutato categoricamente il gradualismo. Al contrario, ha perseguito uno dei programmi di risanamento fiscale più aggressivi mai visti in una grande economia nella storia recente. I sussidi sono stati tagliati, la spesa pubblica ridotta, i dipartimenti governativi snelliti e il pareggio di bilancio elevato a obiettivo politico quasi sacro.
Questo approccio è stato descritto dai sostenitori come terapia d'urto e dai critici come estremismo economico. La realtà, tuttavia, si trova probabilmente nel mezzo.
La terapia d'urto è raramente apprezzata perché impone un adattamento immediato anziché rimandarlo al futuro. Crea un dolore visibile a breve termine in cambio della possibilità di un beneficio a lungo termine. Tuttavia, laddove le disfunzioni finanziarie e monetarie siano profondamente radicate, gli approcci graduali possono rendere il percorso di recupero più lungo e incerto.
I mercati hanno premiato la credibilità delle linee di politica
Forse l'indicazione più chiara di progresso si può trovare nei mercati finanziari.
Nel marzo del 2024, i differenziali dei titoli di Stato argentini si mantenevano saldamente in territorio di crisi. Gli investitori erano disposti a credere alla storia delle riforme, ma volevano prove che il governo potesse mantenerle. E, a giudicare dai fondamentali economici, le ha mantenute.
Fonte: M&G, FMI (30 giugno 2026)Queste prove sono emerse con maggiore evidenza in tutte e tre le principali agenzie di rating che hanno migliorato il profilo di credito sovrano dell'Argentina durante la presidenza di Milei. Fitch ha alzato il rating dell'Argentina a B- nel maggio 2026, citando il miglioramento dei saldi fiscali interni ed esterni, i progressi nelle riforme e le migliori prospettive di accumulo di riserve. Successivamente, S&P ha alzato il rating del Paese a B-, evidenziando un migliore accesso ai finanziamenti e una riduzione degli squilibri macroeconomici. Anche Moody's ha spostato l'Argentina fuori dalla categoria dei Paesi in forte difficoltà, indicando una diminuzione del rischio di default e un miglioramento dei fondamentali economici.
Il rating sovrano influenza il bacino di investitori in grado di allocare capitali. L'Argentina rimane saldamente al di sotto del livello investment grade, ma allontanandosi dalla fascia di rating più bassa si amplia la platea dei potenziali acquirenti e si riducono gradualmente i costi di finanziamento.
I differenziali rimangono elevati rispetto alla maggior parte dei mercati emergenti, a testimonianza della storia dell'Argentina e delle sue persistenti vulnerabilità. L'aspetto più rilevante, tuttavia, è la riduzione di questo premio. Con i differenziali sovrani che ora si aggirano intorno ai 100 punti base, più grandi rispetto all'universo più ampio dei titoli a rating B, i mercati sembrano attribuire una probabilità significativamente maggiore a una continua normalizzazione rispetto a pochi anni fa.
Fonte: M&G, Bloomberg, JP Morgan (30 giugno 2026)Ciò rappresenta un cambiamento notevole rispetto alla situazione del Paese meno di tre anni fa.
Gli investimenti stanno iniziando ad affluire
Uno dei risultati più importanti di Milei potrebbe essere, in definitiva, il ripristino della prevedibilità.
È raro che i Paesi crescano in modo sostenibile senza accesso ai capitali. Gli investitori non esigono la perfezione, ma richiedono un certo grado di fiducia nel fatto che la politica economica rimarrà sostanzialmente coerente. Per molti anni, l'Argentina non ha offerto né l'una né l'altra cosa.
La combinazione di avanzi di bilancio, calo dell'inflazione e liberalizzazione dei tassi di cambio ha contribuito a rafforzare i rapporti sia con gli istituti di credito multilaterali che con gli investitori privati. Sebbene l'accesso ai mercati internazionali sia ancora in fase di sviluppo, le opzioni di finanziamento del Paese si sono ampliate considerevolmente rispetto al quasi isolamento che ha caratterizzato gli anni precedenti.
Anche il rapporto con l'FMI si è evoluto. Storicamente, l'Argentina e l'FMI sembravano spesso intrappolati in un ciclo di pacchetti di sostegno, obiettivi mancati e nuove crisi. Ora le cose sono diverse. Anziché finanziare un modello economico non riformato, l'FMI è diventato a tutti gli effetti un partner in un programma di stabilizzazione più ampio. Che si condividano o meno tutte le decisioni politiche, questa situazione assomiglia sempre più a una storia di riforme piuttosto che all'ennesima operazione di salvataggio.
La stabilizzazione economica è importante perché crea le condizioni per gli investimenti. I vantaggi naturali dell'Argentina non sono mai stati messi in discussione. Il Paese vanta esportazioni agricole di livello mondiale, un significativo potenziale minerario e una delle più importanti risorse energetiche non convenzionali al mondo, rappresentata da Vaca Muerta. La sfida è sempre stata quella di trasformare questo potenziale in investimenti concreti.
È incoraggiante notare che gli investimenti diretti esteri hanno iniziato a muoversi nella giusta direzione. I progetti nel settore energetico e minerario hanno attratto un crescente interesse internazionale, sostenuto da riforme normative e da una maggiore stabilità macroeconomica. Le agenzie di rating hanno specificamente evidenziato il miglioramento dei flussi di investimento e le prospettive più solide per gli afflussi di IDE come parte delle motivazioni alla base dei recenti miglioramenti del rating.
Tutto questo mette in luce un punto importante: la disciplina fiscale da sola non crea crescita. Piuttosto, crea un ambiente in cui il capitale privato è disposto a investire.
Una presidenza senza macchie?
Nulla di tutto ciò deve essere interpretato come un'affermazione secondo cui il governo di Milei sia stato al di sopra di ogni critica.
L'aggiustamento economico ha imposto reali difficoltà a molti argentini. I redditi reali sono inizialmente diminuiti drasticamente; la povertà è aumentata durante la fase di aggiustamento e le tensioni sociali rimangono elevate. Persino i sostenitori ammetterebbero che i benefici non sono stati distribuiti equamente.
Più di recente, le controversie sorte attorno al legame di Milei con il progetto LIBRA hanno sollevato interrogativi in merito al giudizio e alla governance. Sebbene il programma di riforme economiche e lo scandalo siano questioni distinte, la governance è fondamentale. Gli investitori possono sorvolare su molti aspetti, ma un miglioramento duraturo della credibilità istituzionale richiede elevati standard di condotta politica.
Sarebbe quindi errato affermare che gli ultimi 1.000 giorni siano stati un successo incondizionato. Il sostegno pubblico si è dimostrato più resiliente di quanto molti si aspettassero, ma la politica rimane polarizzata e i costi sociali restano reali.
Anche la storia dell'Argentina ci ricorda che la credibilità si può perdere molto più velocemente di quanto si possa guadagnare.
Interrompere il ciclo
In definitiva, il significato dei primi 1.000 giorni di Milei va oltre la riduzione dell'inflazione, una politica fiscale più rigorosa o un miglioramento del rating del credito sovrano.
L'Argentina ha già vissuto periodi di miglioramento, seguiti da un venir meno della disciplina politica e dalla ricomparsa di vecchie vulnerabilità. La storia economica del Paese è costellata di false speranze. Comprensibilmente, molti investitori rimangono cauti nel dichiarare vittoria troppo presto.
La vera prova sarà capire se i progressi odierni si dimostreranno duraturi.
Ciò che è cambiato, tuttavia, è che gli investitori non discutono più sulla possibilità di una stabilizzazione. Piuttosto, discutono sempre più su quanto lontano possa spingersi la ripresa. Si tratta di un dibattito ben diverso da quello che si svolgeva alla fine del 2023.
L'Argentina potrebbe non essersi ancora completamente ripresa. Rimangono sfide economiche, politiche e sociali significative. Tuttavia, dopo decenni di crisi ricorrenti, inversioni di rotta politiche e aspettative deluse, il Paese sembra avviarsi verso un percorso più sostenibile di quanto molti ritenessero possibile solo pochi anni fa.
Per un Paese che ha trascorso gran parte della sua storia moderna deludendo persino i suoi sostenitori più ottimisti, questo da solo rappresenta un progresso significativo.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••Come l'UE sta rovinando il boom dell'IA
L'UE è attaccata su tutti i fronti ormai. La stretta energetica è il miglior modo che ha sfoggiato Trump per costringere al tavolo delle trattative gli eurocrati. Questi ultimi, consapevoli di non avere una mano vincente al tavolo da gioco, hanno continuato a bluffare raddoppiando la posta in gioco in Ucraina. Ogni loro rifiuto ha rappresentato un tassello aggiuntivo inserito dall'amministrazione Trump per costringerli a capitolare, perché in questa guerra finanziaria l'UE è destinata a firmare una resa incondizionata. Come si fa a non arrivare a questa conclusione quando viene siglato un accordo tra USA e Bielorussia per escludere il Canada? Come si fa a non arrivare a questa conclusione quando gli USA possono piazzare i loro sistemi radar di early warnings in Groenlandia e bypassare quindi l'UE? È un lento accerchiamento, o un assedio, assecondato anche da Cina e Russia tramite il gruppo nascente ARC. Inutile dire che sta diventando urgente per i singoli Paesi dell'UE riuscire a tirare fuori il meglio da questa situazione, dato che la direzione centrale è lanciata come un treno in corsa verso un ponte sospeso a dir poco traballante. Da qui la nascita prematura di un progetto ormai palesemente destinato al fallimento come l'euro digitale, in una corsa disperata per anticipare il CLARITY Act tenuto ostaggio da un Congresso americano popolato da agenti ostili alla nazione. L'impellenza delle elezioni di medio termine negli USA si fa sentire per tutti e per quanto gli americani abbiano continuato a giocare “al gatto e al topo” con gli europei, arriva infine sempre il momento degli “artigli”. L'UE sarà fatta a pezzi, in particolar modo dalla sua volontà di annientare la propria base industriale per estrarre ricchezza, trasferirla alle istituzioni centrali e permettere loro di continuare a normare centralmente. L'unico modo che ha di finanziarsi un apparato di burocrazia progressivamente propenso a espandersi. È una questione di tempo e infine la realtà prevale e si soldi finiscono: entro l'ottobre dell'anno prossimo ArcelorMittal cesserà la produzione primaria di acciaio nel suo stabilimento di Duisburg. Con il ritiro dell'azienda, svanisce un altro tassello dell'illusione legata alla transizione ecologica: la produzione industriale in Germania è diventata non redditizia. “L'acciaio verde” (acciaio prodotto mediante un processo che utilizza l'idrogeno al posto dell'anidride carbonica come agente riducente) non ha futuro in Germania, a prescindere da quanti fondi continuino a fluire attraverso i canali della macchina dei sussidi “green”: in un contesto industriale tedesco caratterizzato da eccessiva regolamentazione, da politiche energetiche penalizzanti e da una crescente marginalizzazione, la produzione industriale è sempre meno redditizia. ArcelorMittal non è affatto l'unica azienda a fare marcia indietro: ci sono anche Thyssenkrupp e Salzgitter. In definitiva, tutti devono porsi una domanda: quanto costa realmente produrre una tonnellata di “acciaio verde”? E chi copre le perdite di un'attività che deve confrontarsi con una concorrenza molto più economica e conveniente, proveniente ad esempio da India o Cina? Queste aziende dovranno dipendere per sempre dai contribuenti? Il divario di costi è enorme: a seconda dei calcoli e delle condizioni di produzione, “l'acciaio verde” comporta un aumento dei costi compreso tra i $100 e i $500 per tonnellata. Per l'industria siderurgica europea, si stima che la transizione verso metodi di produzione a basse emissioni di anidride carbonica comporterà costi aggiuntivi variabili tra il 35% e il 100% per tonnellata. Una soluzione del genere è semplicemente insostenibile. Lo stesso discorso lo possiamo fare per l'industria della carta in Italia. L'occultamento dei costi crescenti a implementazioni di politiche anti-mercato conduce inevitabilmente a un'agonia economica che risucchierà porzioni crescenti di settori industriali, esercitando continua pressione sui contribuenti. Quando lo Stato interviene ripetutamente nell'economia, le risorse scarse non affluiscono più laddove la concorrenza genererebbe il massimo beneficio, bensì nelle tasche di chi fa della caccia a sovvenzioni e contributi la propria specialità. È così che inizia l'ultimo capitolo di un'economia (precedentemente) di mercato.
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/come-lue-sta-rovinando-il-boom-dellia)
Nei mercati liberi, la prosperità economica viene creata da aziende innovative. Oltre il 50% delle aziende “unicorno” nel settore dell'intelligenza artificiale a livello mondiale si trova negli Stati Uniti, mentre l'Europa non gioca praticamente alcun ruolo. La corsa alle tecnologie del futuro è già decisa.
Sembra che la storia economica si stia ripetendo. In borsa, le aziende dei settori dell'intelligenza artificiale e dei data center vengono trattate in modo frenetico. Enormi flussi di capitale affluiscono in queste tecnologie. Gran parte di questo fenomeno ricorda la bolla delle dot-com di 25 anni fa.
Dal punto di vista strutturale e regionale, da allora poco è cambiato: Stati Uniti e Cina si contendono la posizione di leader, mentre l'economia dell'Unione Europea rimane in gran parte ai margini, relegata a un ruolo di spettatrice dalle autorità di regolamentazione dell'UE.
Gli “unicorni” come indicatore di innovazione
Un indicatore interessante del ritardo dell'UE nell'intelligenza artificiale è il numero dei cosiddetti “unicorni”: startup private valutate almeno un miliardo di dollari prima della quotazione in borsa. Questo parametro è considerato un valido indicatore della capacità innovativa di una regione e, per l'UE, il confronto con gli Stati Uniti è catastrofico.
Negli Stati Uniti operano attualmente circa 1.700 aziende innovative di questo tipo, mentre nell'UE se ne contano solo circa 280. Gli Stati Uniti dominano questo mercato con una quota superiore al 50%, mentre l'economia europea è molto indietro con meno del 10% del mercato mondiale.
Questo divario economico si riflette anche nel volume degli investimenti. Giganti come Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta hanno investito oltre $320 miliardi in intelligenza artificiale e relative infrastrutture per data center solo quest'anno. Più di 550 nuovi progetti, concentrati in Virginia, Texas e Arizona, stanno formando la spina dorsale di una nuova economia.
Quest'anno la capacità dei data center negli Stati Uniti è cresciuta di circa il 160%, mentre in Europa l'aumento è stato solo del 75% circa, per un volume di investimenti di poco inferiore a €100 miliardi.
Con investimenti di circa $125 miliardi, anche l'economia cinese è molto indietro rispetto a quella statunitense. Un contesto interessante, soprattutto dal punto di vista dei policymaker europei, e in particolare tedeschi, è che l'energia nucleare sta guadagnando terreno in modo significativo in queste regioni.
Anche se la Germania, da sempre attenta all'ambiente, si rifiuta di ammetterlo a causa della sua posizione ideologica contraria all'energia nucleare, l'enorme fabbisogno energetico delle nuove tecnologie sarà in futuro coperto in larga misura dall'espansione dell'energia nucleare.
Tra i pochi grandi progetti nell'Unione Europea figurano il progetto Brookfield in Svezia, con un volume di investimenti di circa $10 miliardi, e lo Start Campus in Portogallo, che potrebbe anch'esso generare investimenti per quasi $10 miliardi.
Scontro tra ideologie
Soprattutto nel campo dell'intelligenza artificiale, lo scontro ideologico tra Stati Uniti e Unione Europea si manifesta nella pratica e in tutte le sue conseguenze. Mentre gli Stati Uniti puntano sulla deregolamentazione e su soluzioni private, eliminando le barriere per una concorrenza agguerrita, l'Europa rimane fedele al mantra del controllo politico mondiale. Nulla può accadere se non previa pianificazione da parte dei funzionari di Bruxelles, che con tutta la loro saggezza hanno ordito un piano ben preciso al loro tavolo verde.
Il motto di Draghi è ancora valido: solo ingenti investimenti pubblici – finanziati tramite credito e pianificati centralmente – potranno, secondo i pianificatori statalisti dell'UE, colmare l'enorme divario tra Europa e Stati Uniti.
Nelle simulazioni del piano generale della Commissione europea, ora esteso su sette anni sotto la guida di Ursula von der Leyen, tutto sembra sorprendentemente semplice, quasi semplificato. Il piano Invest-AI dell'UE prevede di contrarre prestiti per circa €50 miliardi e di investirli in progetti selezionati nei prossimi anni. Questo dovrebbe innescare investimenti privati per €150 miliardi, creando in definitiva quattro gigafactory legate all'intelligenza artificiale.
Benvenuti nel mondo da manuale socialista dell'“Habeckonomics”: un sistema in cui progetti statali come Northvolt falliscono ripetutamente. Eppure, finché saranno possibili garanzie pubbliche, sussidi e prezzi di acquisto garantiti dallo Stato, la piccola fiamma della speranza politica continuerà a tremolare nel vento tiepido dell'Europa.
Come di consueto, osserviamo anche la tipica giungla europea di programmi di finanziamento, sovvenzioni e progetti di coordinamento. Tra questi figurano “Horizon Europe”, volto a rafforzare la potenza di calcolo nella ricerca scientifica, il progetto pilota RAISE e l'iniziativa Gen-AI-4-EU, che insieme investono un altro miliardo di euro nelle infrastrutture digitali dell'UE.
Il potere della competizione
Lo scontro ideologico tra i due principali blocchi economici, Stati Uniti e Unione Europea, sta producendo effetti singolari. Mentre il libero mercato dei capitali statunitense permette alle startup di proliferare come funghi, la regolamentazione europea – soprattutto attraverso il Digital Markets Act – ha favorito una mentalità predatoria. Che questo fosse probabilmente l'obiettivo degli eurocrati fin dall'inizio non sorprende affatto.
Bruxelles ha imposto quest'anno sanzioni per violazione delle norme sulla concorrenza per oltre €3,2 miliardi, prendendo di mira principalmente le aziende statunitensi. Bruxelles si è trasformata in un leviatano burocratico, un parassita insaziabile che assorbe energia economica e genera strutture rigide e un vuoto economico.
Nell'Europa dell'UE, il motto è: il quadro normativo è ciò che conta di più, e lo Stato si prende la sua parte. Il fatto che l'industria privata preferisca altre località e ritiri i capitali ha poca importanza per gli esperti di estrazione di Bruxelles.
Nel contesto della massiccia deriva dell'Europa verso una distopia climatica e socialista, è sorprendente che le radici del pensiero economico libertario affondino proprio in questo continente. Si pensi al grande economista Ludwig von Mises, il quale ha ripetutamente sottolineato che è l'imprenditore a far girare il motore dell'economia di mercato attraverso la ricerca del profitto e che, senza eccezioni, i processi decentralizzati creano prosperità, mentre gli interventi statali la compromettono regolarmente.
Modelli considerati superiori alla civiltà, come il libero mercato, affondano tra le onde dell'infantilismo ideologico dell'UE. Il suo socialismo climatico repressivo promuove la crescita di strutture corporativiste in cui la politica e i settori dell'economia sovvenzionati attuano l'estrazione, eliminando la concorrenza.
La rigida adesione al controllo centralizzato del nuovo settore tecnologico ricalca tragicamente la storia dell'era delle dot-com. Ciò che l'Europa non riesce a comprendere è che l'innovazione rivoluzionaria innesca inevitabilmente un boom degli investimenti, che spesso sfocia in sovrainvestimenti e crolli del mercato azionario, ma che alla fine lascia strutture economicamente redditizie permanentemente integrate nell'economia esistente.
Come è successo con aziende del calibro di Amazon, Google o Microsoft, tra qualche anno gli europei guarderanno indietro a questi mesi ed esamineranno questa biforcazione economica intercontinentale attraverso gli esempi di OpenAI, Gemini, o Perplexity. L'energia necessaria proverrà dai reattori nucleari francesi e presto anche da quelli polacchi.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••Indipendenza americana 2.0: globalisti, Iran, Bitcoin, yen e bond
(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/indipendenza-americana-20-globalisti)
Non tutte le battaglie possono essere vinte in una guerra. Soprattutto quella attuale nel mondo finanziario. A volte è necessario dare corda all'avversario.... con cui impiccarsi. Fargli credere che ha margine di vittoria, concedere una porzione di terreno, inferiore a quella conquistata, e successivamente attaccare sulla scia della sua euforia. Il recente rialzo da parte della FED, per quanto sia un errore a livello di linea di politica, ha la sua motivazione se ragioniamo in base al “dispositivo” metodologico che ho sempre descritto su queste pagine: avanzare una ipotesi, testarla e arrivare a una tesi (dato che non disponiamo di tutti i tasselli del mosaico). La FED, con un abbassamento dei tassi, avrebbe causato un effetto domino sui mercati europei e in base alla feroce propaganda a cui abbiamo assistito quest'estate, qualsiasi evento critico sarebbe stato affibbiato agli USA causando in questo modo un contagio finanziario. È stato lo stesso Bessent a parlare di “non voler una crisi mondiale” proprio di recente, una indicazione che gli USA sono disposti a trattare per mettere fine alle ostilità... ma non alle condizioni degli europei che vorrebbero la resa degli americani nonostante siano essi palesemente in svantaggio.
Non scordiamoci nemmeno che il CLARITY Act continua a essere tenuto in ostaggio da un Congresso infiltrato, così come il SAVE Act. Ciononostante avremo avuto un quadro della situazione più chiaro solo col meeting della BOJ piuttosto che con quello della FED: infatti il vero meeting da tenere d'occhio non era tanto quello della FED, bensì quello della BOJ. Se avesse tenuto i tassi fermi, allora gli USA stavano offrendo una tregua agli europei; invece li ha rialzati e quindi niente è cambiato rispetto prima. La tregua offerta agli europei arriva a condizioni più dure.
In tutto ciò, il sistema americano ha ottenuto una sua personale vittoria: un passo in avanti per la transizione da una società in cui la banca centrale è “indipendente”, a una in cui viene messa sotto scrutinio pubblico. Tale progressione nella riforma della FED è cruciale per ottenere in futuro una decentralizzazione dei suoi poteri e compiti, soprattutto in un contesto sociale in cui la FED agiva in passato senza che l'americano medio sapesse addirittura cosa fosse realmente.
Non fraintendetemi, nessun governo o stato esiste per fare il bene della popolazione. Ci sono stati che allentano la presa su di essa, come gli Stati Uniti, e altri che la stringono di più, come l'UE. Entrambi usano la gente comune come garanzia collaterale ultima per far arrivare le proprie linee di politica all'avversario. Ad esempio, per quanto la pressione dettata dai costi della benzina sui portafogli della classe media americana non è indifferente, è inferiore a quella percepita dagli europei; ciononostante entrambi contribuenti vengono usati come strumento in questa guerra. La differenza è che gli americani lo sanno e si stanno rimboccando le maniche, e di conseguenza accetteranno anche il rialzo della FED, mentre invece gli europei vengono trattati come dei cretini tramite la retorica melensa e buonista della Von der Leyen. Un “esercito” è consapevole della guerra e dei suoi rischi, l'altro invece è totalmente impreparato e subirà le perdite maggiori, soprattutto perché sono i suoi “generali” che li mandano al macello esattamente per fregare i loro risparmi.
Stretta? Questo è socialismo incalzante, peggio di quello sovietico del secolo scorso. A riprova che l'UE ha urgente bisogno di rubare qualsiasi tipo di asset e metterlo a bilancio per estendere la sua recalcitrante sopravvivenza. Non ha altro collaterale.https://t.co/GtGBreErYk
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) September 22, 2026Infatti gli USA combattono questa guerra per sé stessi e costruire qualcosa; gli europei combattono questa guerra per distruggere e basta. Chi ha più da perdere qui sono gli americani, di conseguenza è scontato che Trump & Co. siano disposti a trattare se vedono uno spiraglio. Una debolezza che viene sfruttata non poco dagli europei/cricca di Davos, spingendo sulla propaganda che l'attuale amministrazione non “ha mantenuto le promesse” e facendo quindi leva sulla demoralizzazione della sua base elettorale. Sicuramente è questo che hanno provato coloro che hanno assistito al recente rialzo dei tassi da parte di Warsh. “Tutto ciò che vi ha offerto Trump è dolore economico, votate l'altro... assecondateci sul rendere il Canada un membro onorario dell'UE”... mentre invece sulla Groenlandia c'è stata una levata di scudi senza uguali sulla stampa. Questo è il divario contro cui sta lottando l'amministrazione Trump e per quanto l'Iran sia stato un rischio, era necessario prenderlo ora. L'apparato di propaganda e di finanziamento della cricca di Davos/City di Londra non può essere smantellato senza rischio: il nodo iraniano era un raccordo ombra per tutto quel denaro che poi sarebbe fuoriuscito da qualche parte in una banca regolamentata e pagare terroristi, agitatori, manifestanti o roba del genere.
È così che Bessent ha iniziato a mappare l'intera rete ombra di finanziamenti che hanno spremuto gli USA tramite l'eurodollaro. Ancora una volta: per il bene dell'americano medio? Indirettamente... principalmente per permettere agli interessi dei NY Boys di preservare e conservare la ricchezza creata sul territorio, senza che qualcuno di esterno potesse appropriarsene indebitamente com'è accaduto fino al SOFR. Il coro di protesta da parte di chi traeva indebito profitto da un tal processo è talmente chiassoso da mostrare gli Stati Uniti come l'unico posto in cui le criticità economiche sono così vaste da ottenere esclusiva attenzione. Potete notarlo su Twitter, o sulla carta stampata: il mercato obbligazionario statunitense è l'unico che ottiene le sole attenzioni della critica... ciononostante nessuna banca americana ha avuto bisogno di un salvataggio, mentre invece quelle tedesche sì. Infatti il mercato europeo e inglese sono quelli messi peggio.
Anzi, la situazione europea non è soltanto peggiore: è disastrosa. Il PIL dell'area Euro è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre, ma tale dato è stato gonfiato dall'aumento trimestrale del 3,9% fatto registrare dall'Irlanda. Escludendo quest'ultima, la crescita è stata appena dello 0,3%. Utilizzando la domanda interna irlandese – l'indicatore che la stessa BCE ritiene più rappresentativo dell'attività economica reale – la crescita dell'area Euro si attesta appena allo 0,1% nel secondo trimestre, con stime dello 0,1% per il terzo e dello 0,2% per il quarto, secondo le proiezioni dell'Eurosistema a giugno. Germania, Francia e Italia hanno fatto registrare ciascuna una crescita dello 0,2%, dopo che nel primo trimestre l'UE aveva subito una contrazione dello 0,2%. L'Eurosistema prevede un deludente 0,8% per il 2026, mentre la Commissione Europea stima lo 0,9%, dato rivisto al ribasso. Secondo Eurostat, il tasso di disoccupazione si attesta al 6,3%, con 11,1 milioni di persone senza lavoro. A luglio l'inflazione nell'area Euro è stata del 2,9%, ma l'analisi delle componenti è rivelatrice: +10,0% per l'energia; +2,2% per l'indice al netto dell'energia; +1,2% per alimentari, alcolici e tabacchi; e appena +0,9% per i beni industriali non energetici (dati Eurostat). La BCE mantiene operativo il TPI per intervenire sui mercati dei titoli di stato e la liquidità in eccesso nell'Eurosistema ammonta ancora a €2.100 miliardi.
Il recente rialzo dei tassi della BCE non produrrà i miglioramenti sul fronte dell'inflazione. Nessun governo taglia la spesa pubblica perché i tassi salgono. Un maggior costo del servizio del debito non garantisce il controllo dei conti pubblici, ma comporta soltanto un aumento della pressione fiscale sul settore privato. Di conseguenza la BCE finirà per infliggere una doppia penalizzazione: credito più costoso o inaccessibile e una tassazione ancora più pesante, il tutto senza alcun effetto sui prezzi dell'energia.
Se la BCE volesse davvero tenere sotto controllo l'inflazione, dovrebbe smettere di sovvenzionare l'indebitamento pubblico, ridurre più rapidamente il proprio bilancio, drenare le riserve e la liquidità in eccesso ed eliminare le garanzie statali, anziché scaricare l'onere dell'aggiustamento su chi crea posti di lavoro e ricchezza reale. Invece il suo unico obiettivo era quello di proteggere il carry trade tra i rendimenti giapponesi e quelli europei, dato che un rialzo simile oltre a non servire a niente durante uno shock dell'offerta (non si possono “stampare” benzina o raffinerie) ricade sulle spalle dei contribuenti, non è nemmeno sufficiente a far credere ai mercati dei capitali che l'Europa ha trovato la sua strada verso la fine della stagnazione economica. Essi si aspettano una remunerazione molto più alta per crederci.
Per sopravvivere, quindi, la cosa che rimane all'UE e alla cricca di Davos è un differenziale di rendimento positivo rispetto alla controparte giapponese e la propaganda sui media di ogni genere che tutte le “disgrazie” finora avvenute sono da affibbiare a Trump... nonostante gli USA abbiano visto un'asta eccezionale nello spazio del decennale e del trentennale.
Questo singolo grafico è il motivo di tutto il “dannarsi l'anima” da parte degli eurocrati per quanto riguarda i temi economici e geopolitici. Non possono scappare dalla tenaglia: la BOJ che rialza i tassi in basso e la FED che li abbassa o li tiene fermi. Nel mezzo la BCE che cerca di mantenere un differenziale positivo, man mano che il mercato obbligazionario europeo si degrada e altri eventi intensificano la pressione (es. gli USA che stringono un accordo col Niger sull'uranio buttando fuori i francesi, o i sauditi che chiudono i rubinetti del petrolio nei confronti dell'UE, o gli stessi americano che vogliono stringere un accordo con la Bielorussia). Possiamo racchiudere la lettura di tutti gli eventi geopolitici, nonché il fato dell'Unione europea, in questo fazzoletto di 300 punti base e il Giappone è la chiave.
Guardiamo alla progressione degli eventi in questo 2026: 2 gennaio, gli Stati Uniti prendono Maduro; 8 febbraio, la Takaichi diventa (a tutti gli effetti) Primo ministro in Giappone; 28 febbraio, Trump inizia a bombardare l'Iran; la BOJ rialza i tassi il giorno successivo alla firma del Memorandum d'intesa di Islamabad. Queste sono tutte correlazioni importati, perché il carry trade sullo yen è sempre stato l'obiettivo sin dall'operazione americana in Venezuela. È semplice: se si voleva smantellare il controllo esterno della curva dei rendimenti americana, bisognava scardinare l'uso del Giappone da parte della cricca di Davos/City di Londra come salvadanaio infinito per loro operazioni finanziarie nel sistema bancario ombra. E questo processo richiedeva altresì liberarsi del flusso di petrolio come garanzia collaterale alla sua base... traffico che a sua volta alimentava tutta un'altra serie di illeciti come il riciclaggio di denaro sporco, il traffico di droga, la piaga del fentanyl, ecc.
Occuparsene uno a uno di tutte queste piaghe sarebbe stato improduttivo e sciocco: un modo di perdere tempo e farlo guadagnare invece alla cricca di Davos/City di Londra. Ovviamente bisognava colpire il cuore pulsante di questa rete di illeciti. Come? Bombardando l'Iran. Questa singola azione non ha fatto altro che accendere la miccia per demolire l'attuale edificio del sistema economico mondiale, costruito sul vecchio flusso di petrolio e sui flussi di cassa cresciuti al di sopra di essi. E questo a sua volta conferisce nelle mani degli Stati Uniti la possibilità di usare il mercato obbligazionario mondiale come arma: accendere/spegnere la volatilità a proprio vantaggio. Avete notato come il 27 luglio scorso, o lo scorso 16 settembre, tutti fossero preoccupati che Warsh non rialzasse i tassi perché sapevano che Ueda l'avrebbe fatto? Se Warsh non avesse rialzato i tassi di riferimento all'ultimo meeting dell'FOMC, o li avesse lasciati inalterati, mentre Ueda avrebbe seguito il percorso che ha seguito finora, il differenziale tra il decennale tedesco e quello giapponese sarebbe diventato negativo.
Differenziale di rendimento tra il decennale tedesco e quello giapponeseIn parole semplici, ciò che è rimasto del carry trade sullo yen sarebbe andato in frantumi e con esso l'Unione Europea. Sin dal 2022 la strategia è stata, sostanzialmente, quella di prosciugare il mercato dell'eurodollaro e vedere chi avrebbe meglio resistito a un ambiente finanziario con costi del capitale più alti. Gli “esperimenti” del quantitative easing e della Coordinated central banks policy erano strumenti per annacquare definitivamente i segnali di mercato, forzare i contribuenti americani a sovvenzionare artificialmente gli eccessi oltreoceano e lasciare un cumulo di macerie. In sintesi, la cosiddetta catena finanziaria della morte aveva quasi fatto il suo corso e il credo keynesiano/monetarista ha sempre rappresentato la giustificazione accademica e popolare alla sua permanenza. Gli Stati Uniti si stanno semplicemente comportando come Bisanzio si comportò quando crollò l'Impero romano. Questa importante determinazione è riflessa dal cambio tra price maker e price taker nel mercato dell'eurodollaro: non più la City di Londra con il LIBOR, bensì Washington con il SOFR.
Il passo successivo è quello di abbassare il costo del capitale per sé stessi, adesso, e questo sta venendo portato avanti creando finestre di opportunità in America latina. Ma una tale linea di politica avrà effetti devastanti per qualcun altro... come stiamo vedendo adesso riguardo i mercati obbligazionari. E in questo aspetto gli USA sono stati molto “educati” nel non far scattare un panico generale a livello internazionale, graziando più volte l'UE nonostante tutte le sue scorribande. L'ultimo rialzo dei tassi da parte di Warsh va esattamente in questa direzione: “Avete ancora tempo per lasciarci in pace”. Un avvertimento conciliante a Carney, alla Von der Leyen e a tutto quello stuolo di sicofanti che sono gli addetti alle pubbliche relazioni della cricca di Davos. Il motto “America First” non è stato altro che un modo “educato” di dichiarare indipendenza dalle pastoie estere che hanno schiavizzato il contribuente americano negli ultimi 80 anni, sin da quando Churchill ha partorito quell'obbrobrio di Bretton Woods riciclando il trucchetto del post-Prima guerra mondiale: sgonfiare i propri debiti facendo pagare il prezzo agli altri tramite il mispricing dell'oro in relazione all'offerta di denaro esistente. Il ciclo di inflazione successivo sarebbe stato introdotto attraverso il sistema eurodollaro.
E adesso sono le stablecoin a essere usate per smantellare questo sistema di estrazione, con Bitcoin come collaterale (es. non è un caso che Tether si stato bandito dall'UE). Gli USA stanno transitando verso un sistema di stablecoin coperto dagli attivi del Dipartimento del Tesoro americano, dove ci sarà un dollaro a circolazione interna e uno a circolazione esterna. In questo contesto la Federal Reserve sarà relegata a una sorta di Ex-Im Bank per l'eurodollaro, privata di tutti quei poteri che sono arrivati dopo il 1935. Ogni volta che Bessent scoperchia una vaso di vermi a livello di manipolazioni dei mercati delle valute, posizioni short sui titoli di Stato americani, o posizioni a leva alla cui base c'è lo yen, schiamazzi e strepitii sono all'ordine del giorno perché la cricca di Davos è costretta a fare i conti con un paniere di privilegi in contrazione. Soprattutto perché suddetto paniere è stato riempito a discapito degli americani, come spiegato sopra.
Il CLARITY Act non viene fatto passare da infiltrati e agenti ostili? Fannie Mae/Freddie Mac continuano a essere tenuti in ostaggio? Ecco che entra in scena la backdoor per eccellenza, cosa che secondo me è sempre stato Bitcoin sin dalla sua nascita.https://t.co/KV82DnmYmm
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) September 20, 2026Le stablecoin che hanno in bilancio Bitcoin, oltre a creare un ambiente di mercato più competitivo e reale per i titoli di Stato americani, fanno risparmiare importanti punti base in costi operativi agli utenti. In sintesi, tutto ciò che veniva rubato da agenti ostili esteri, viene lasciato nelle tasche degli americani. E questo a sua volta significa che rimangono a disposizione della nazione anche tutte quelle commodity che possono fungere non solo da collaterale per il dollaro, ma anche da sottostante per ridurre in valore reale il rapporto debito/PIL. Quello che dimenticano molti critici a tal proposito è che un bilancio non è fatto solo da passivi, ma anche da attivi. Il debito può essere collateralizzato, può essere compensato dagli attivi... la variabile è “a che prezzo”. Uno può essere sottoposto a leva fino alle orbite oculari, ma se il flusso di cassa che sorregge questa impalcatura è cinque volte superiore... va tutto bene. Addirittura se si mette una porzione di flusso di cassa da parte, l'interesse su tale porzione può ripagare l'esposizione alla leva.
Un sogno... probabilmente. Ma forse non così irreale se si considera che il paper to swap ratio per l'oro è 300, è 9 per Bitcoin ed è 1000 per l'argento.https://t.co/NZJcyfljSz
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) September 21, 2026Quello a cui stiamo assistendo adesso è il tentativo definitivo dei globalisti di impedire agli Stati Uniti, l'economia più efficiente al mondo a livello di capacità produttiva (migliore di quella cinese), di ottenere il costo del capitale che meritano. Hanno speso tutto il loro tempo sin dal 2022 a rallentarli e intralciarli. Se la strategia “higher for longer” di Powell era quello che necessitava la nazione allora, adesso i globalisti stanno facendo di tutto per sponsorizzare questa linea di politica quando invece è ora di cambiare passo. In parole povere, si tratta di un tentativo di sabotaggio, perché non esiste al mondo che i Paesi europei riescano a finanziarsi a tassi che sono la metà di quelli americani. Senza dimenticare, cari lettori, che dei famigerati $40.000 miliardi in debito pubblico americano, più di un quarto sono stati generati da agenti ostili per alimentare terrorismo internazionale, ONG canaglia, frodi assistenziali e disordini sociali interni.
Tagliare il cordone ombelicale a tali “incanalamenti” di denaro è un modo per andare in default per quei debiti accumulati e anche se dovessero essere dichiarati insoluti non sarebbe affatto un danno d'immagine per gli USA. Soprattutto quando si pensa che la cricca di Davos ha ordito un pesante haircut per risolvere la crisi del debito europea, seguito poi dall'emissione di perpetual bond. Ma se gli Stati Uniti restano ancora una meta appetibile per i mercati di capitali, come abbiamo visto la settimana scorsa, questo piano sarà un fallimento per i globalisti: l'UE non è credibile dal punto di vista finanziario, commerciale, economico e sociale come destinazione ultima per far fruttare gli investimenti. Da qui si capisce, quindi, la feroce campagna denigratoria europea e di preclusione pubblica nei confronti di Tether, Bitcoin e tutti quei mezzi che riescano a far uscire facilmente capitali dall'Eurozona.
Esistono quattro grandi zone economiche nel mondo: Stati Uniti, Russia, Cina ed Europa. Le prime tre odiano la quarta. C'è molto lavoro ancora da fare, a livello intellettuale, fisico ed economico, ma è necessario aggiustare solo il 5% di tutti i grattacapi in queste categorie per attirare la fiducia degli investitori e degli scettici.
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•••I ribassisti sull'IA: hanno ragione sugli eccessi, ma si sbagliano sul trade stesso
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/i-ribassisti-sullia-hanno-ragione)
Prima di spiegare perché non concordo con quelli che sono “scettici sull'IA”, ci tengo a precisare che rispetto le loro opinioni, ho valutato le loro preoccupazioni e sono semplicemente giunto a conclusioni diverse. Questa è un'affermazione importante, perché questo gruppo comprende alcune delle menti più brillanti in materia di gestione del rischio nel settore, e sono stati tempestivi nel rilevare quasi tutti gli avvertimenti che in seguito si sono rivelati rilevanti.
Quando persone così competenti si schierano dalla stessa parte in una transazione, è naturale tornare indietro e ricontrollare il proprio lavoro. È quello che ho fatto, e questo articolo è il risultato. Come sempre, pubblico questi pezzi per garantire la trasparenza e la responsabilità, sia per voi che per i nostri clienti.
Sebbene questo gruppo di analisti, ribassisti sull'intelligenza artificiale, possa avere ragione riguardo all'eccesso di offerta, potrebbe comunque sbagliarsi sulla natura stessa del trade. È quest'ultimo aspetto che mi interessa, e si tratta di due affermazioni diverse che il mercato continua a confondere.
La tesi degli orsi merita di essere ascoltata
Cominciamo con la persona che ammiro di più nel campo degli scettici sull'IA: Fred Hickey. Fred gestisce The High-Tech Strategist dal 1987 e ha formulato la versione più chiara di questa tesi. Paragona l'attuale mania sui data center al sovraccarico di fibra ottica che ha causato il cedimento nel 2000, solo che in questo caso è di proporzioni ben maggiori. Per la precisione: l'ha definita “una situazione più grave del grande sovraccarico di capacità della fibra ottica”.
Non è il solo a pensarla così, ed è proprio questo il punto da chiarire. Anche Michael Burry ha sottolineato la stessa situazione, assistendo all'espansione dei credit default swap di Nvidia, mentre il produttore di chip si trasforma in banchiere, locatore e socio di capitale dei propri clienti.
Ma la lista dei ribassisti sull'IA non finisce qui. La Banca dei Regolamenti Internazionali ha segnalato circa $1.650 miliardi in obbligazioni fuori bilancio detenute dai maggiori hyperscaler, numeri che superano gli importi iscritti a bilancio. Poi David Cahn di Sequoia ha stimato il divario annuale tra la spesa per le infrastrutture dell'IA e i ricavi dell'ecosistema a quasi $600 miliardi. Inoltre, Allianz ha misurato la divergenza tra investimenti e ricavi a circa il 46%, ben oltre il 32% che ha caratterizzato il crollo del 2001. Infine, ad agosto, uno studio del MIT ha suggerito che la maggior parte dei progetti pilota di IA aziendali non ha prodotto alcun ricavo misurabile.
Si tratta di un gruppo ribassista sull'IA molto serio che sta presentando argomentazioni altrettanto serie, e ignorarlo sarebbe un grave errore. Quando uno stratega che ha previsto correttamente cinque crolli di Nvidia del 55% o più afferma che ne arriverà un sesto, e un sondaggio di Bank of America mostra che il 54% dei gestori professionisti considera ora l'IA una “bolla”, è necessario tenerne conto nelle proprie valutazioni. Come investitori, dobbiamo capire con precisione quali elementi sono corretti e quali sono invece frutto di un'analisi retrospettiva di un'epoca passata.
Cominciamo dunque da dove gli orsi sull'IA hanno ragione.
Su cosa gli orsi hanno ragione
Sì, le valutazioni sono eccessive e, secondo l'indicatore più rilevante per la fragilità, la concentrazione è peggiore ora rispetto al 2000.
Osservate quanto si è allungata la linea nel grafico qui sopra. Le dieci maggiori società quotate rappresentano ora circa il 43% dell'indice S&P 500, un record, il quale supera il picco del 27% raggiunto dall'indice al culmine della bolla delle dot-com. Secondo questo singolo indicatore, il mercato è oggi più sbilanciato verso l'alto rispetto a qualsiasi altro momento della storia moderna. L'indice a ponderazione uguale ha già iniziato a divergere dal benchmark principale, il che rappresenta esattamente il tipo di crepa interna che tende a manifestarsi prima che le megacap vacillano. Questa è la situazione che gli analisti ribassisti continuano a indicare, e su questo punto hanno ragione.
In secondo luogo, anche l'argomento del finanziamento circolare è reale. Quando Nvidia acquisisce una partecipazione azionaria in un'azienda che poi si impegna ad acquistare chip Nvidia, parte di ciò che viene riportato come “domanda” è in realtà il venditore che finanzia le proprie vendite. Si tratta di una vera e propria distorsione del segnale, e merita l'attenzione che sta ricevendo. Aggiungiamoci poi i calcoli degli ammortamenti, dove le spese in conto capitale a $434 miliardi superano di gran lunga i $149 miliardi di ammortamenti attualmente presenti nei bilanci, e otteniamo una cifra che arriverà tra il 2027 e il 2029, indipendentemente dai fatturati. Gli scettici sull'IA non si sono inventati nulla di tutto ciò; si sono limitati a leggere i documenti aziendali.
Su cosa gli orsi hanno torto
Detto questo, sembrerebbe ovvio che la cosa migliore sia uscire dal mercato dell'IA prima che si verifichi il prossimo crollo in stile “dot-com”. Il problema, però, è proprio questo paragone: quello con il “boom e crash” della fibra ottica si basa sull'unica variabile che ha effettivamente determinato l'esito nel 2000, e questa variabile oggi non ha lo stesso peso... ovvero, chi firma gli assegni.
Prima del sovraccarico delle infrastrutture nel 2000, i finanziamenti provenivano da aziende che non avevano alcuna competenza per contrarre prestiti di tale entità. Tra queste, WorldCom, Global Crossing e le nuove compagnie che stavano installando la fibra ottica a debito, oltre ai prestiti concessi da Lucent e Nortel a clienti che non erano in grado di ripagarli. Quando i ricavi non arrivarono come previsto, quei bilanci non furono sufficienti a coprire il deficit e la struttura crollò, finendo in tribunale per bancarotta.
L'attuale piano di sviluppo è completamente diverso sotto questo preciso aspetto. Circa due terzi del capitale investito previsto per il 2026 sono finanziati direttamente dal flusso di cassa operativo e dal capitale proprio di Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta, quattro delle aziende più redditizie mai create. L'indebitamento esistente è di qualità investment grade e rappresenta comunque una minoranza della spesa. I bilanci che sostengono questo ciclo non sono quelli di WorldCom, e questa differenza è determinante.
Le entrate sono reali
In secondo luogo, “nessun ricavo” non è la stessa cosa di un ricavo che semplicemente non ha ancora raggiunto le spese. Inference ora supera circa il 70% di margini lordi. Il business dell'IA di Microsoft ha superato i $37 miliardi di fatturato annuo, il fatturato dell'IA di Amazon sta crescendo a tre cifre e Anthropic è passata da circa $9 miliardi a un fatturato annuo dichiarato di $47 miliardi in un solo anno.
Ancora più significativo, persino Nvidia, il bersaglio preferito degli orsi, ha visto gli utili futuri crescere così rapidamente che il suo multiplo si è effettivamente compresso, man mano che i fondamentali si sono allineati a quelle che si ritenevano aspettative eccessivamente ottimistiche. Questa è l'immagine speculare di Cisco nel 2000, che raggiunse un picco di quasi 30 volte il fatturato su utili che poi si sono azzerati. Il fatto che i ricavi seguano le spese in conto capitale è una questione di tempistica, non la storia del ritorno sull'investimento a zero che i titoli dei giornali lasciano intendere.
In terzo luogo, gli analisti pessimisti sull'IA prevedono un'eccedenza di offerta, eppure il vincolo attuale è l'opposto di un'eccedenza. Microsoft ha ordini Azure per un valore di circa $80 miliardi che non può evadere per mancanza di elettricità, con GPU inattive in magazzino in attesa di alimentazione.
Oggi, oltre il 60% della capacità dei data center prevista per il 2027 non è ancora in costruzione. Se e quando la domanda di data center verrà razionata dalla rete elettrica anziché dalla disaffezione dei clienti, non si avrà un eccesso di capacità, bensì una carenza. Tuttavia, a questo punto sorge una legittima obiezione, la più forte sollevata dagli scettici: se si costruisce una capacità di generazione e trasmissione sufficiente per due o tre anni, l'attuale carenza si trasformerà in un eccesso di offerta domani. Questa è una preoccupazione fondata, e il rischio temporale va monitorato attentamente, ma è una questione che riguarda il 2028, non il 2026.
Cosa significa la tesi ribassista sull'IA per gli investitori
Vorrei essere chiaro: chi critica l'intelligenza artificiale ha delle valide ragioni, ma non sa quando. Non sto certo sostenendo che gli investitori dovrebbero acquistare a piene mani il complesso dell'IA chiudendo gli occhi. La questione NON è se ci sia un eccesso, perché è evidente che c'è. La vera domanda è cosa farebbe un investitore disciplinato con un eccesso di investimenti, reale, estremo ma finanziato con liquidità.
Iniziate con il dimensionamento della posizione, perché è l'unica tattica che resiste a un calo. NVIDIA ha subito cali del 55% o più in cinque diverse occasioni sin dal 2000, e ogni volta si è ripresa raggiungendo nuovi massimi. Gli investitori che avevano dimensionato la posizione in modo da poter resistere durante le fasi di ribasso ne hanno tratto enormi benefici. Hanno ottenuto risultati ancora migliori se hanno gestito il rischio di esposizione durante tali ribassi. Assumete una posizione nel settore dell'IA con un peso tale che un calo del 50% sia fastidioso, ma non fatale. Il dimensionamento viene prima di tutto.
In secondo luogo, le regole sono semplici.
• Dare priorità a chi si autofinanzia rispetto a chi prende in prestito denaro;
• Diversificate la vostra esposizione sui vari livelli del settore, dai chip al cloud, fino alla potenza che si cela sotto di essi, anziché concentrare l'intera tesi su un singolo nome;
• Insistete sempre affinché il prezzo che pagate sia supportato dagli utili esistenti e non da un calo complessivo del mercato;
• Infine, tenete da parte un po' di liquidità, perché la volatilità di questo mercato è una caratteristica, non un difetto, e una vera correzione si trasforma in un'opportunità nel momento in cui avete a disposizione liquidità e una lista della spesa.
Il momento in cui ci si assume il rischio è importante tanto quanto la quantità di rischio assunto. Non tutta l'esposizione all'IA comporta lo stesso pericolo, e la mappa qui sotto illustra come la classificherei io.
I 5 segnali
Le aziende autofinanziate e il collo di bottiglia energetico fanno parte di questo scenario che assomiglia sempre meno a quello del 2000. Al contrario, le aziende con leva finanziaria sono quelle che più gli assomigliano. È proprio in queste aziende che un calo dei ricavi provoca i danni maggiori, e sono le prime posizioni da liquidare quando la situazione inizia a vacillare. Le aziende redditizie che si autofinanziano rientrano in una categoria a parte, e venderle perché un ribassista ha previsto un picco è il modo in cui gli investitori perdono anni di rendimento composto in attesa di un crollo che arriva tardi, o non arriva mai.
Il che solleva la questione più difficile: come si fa a capire quando una storia sta effettivamente vacillando?
Questo è un tema fondamentale ed è la trappola in cui cadono la maggior parte degli investitori. Non è necessario prevedere il picco. Ciò che serve è una breve lista di segnali che si attivano prima che il picco sia evidente a tutti, e la disciplina di agire in base a questa lista, anziché discuterne.
Il che mi porta alla domanda che sento più spesso: “Perché non evitare di selezionare singoli titoli e investire direttamente nell'indice?”
Ecco la mia opinione. L'indice è diventato silenziosamente la “scommessa”. Con le dieci società più grandi che rappresentano quasi il 43% dell'indice S&P 500, acquistare sul mercato oggi significa scommettere in modo concentrato su quelle stesse poche aziende, in maniera passiva, senza che nessuno abbia mai deciso che fosse una buona idea. Possedere l'indice non è un modo per eludere il trading basato sull'intelligenza artificiale, perché di fatto lo è, che lo si voglia o no.
Vale sempre la pena ripetere la regola numero 9 di Bob Farrell: “Quando tutti gli esperti e le previsioni sono d'accordo, di solito accade qualcos'altro”.
Conclusione
Con oltre la metà dei gestori che ora definiscono l'intelligenza artificiale una “bolla” e che da quasi due anni figura tra i titoli “Magnifici 7" più scambiati a Wall Street, il consenso si è già orientato al ribasso. Ciò non significa che la tesi ribassista sull'intelligenza artificiale sia errata, ma suggerisce che l'inevitabile crollo potrebbe non verificarsi nei tempi previsti.
Una delle mie citazioni preferite di Howard Marks è: “Essere troppo in anticipo sui tempi è indistinguibile dall'essere in errore”. Quando si tratta di investire, il tempismo è fondamentale. Ancora più importante, notate che Hickey stesso detiene il suo portafoglio di opzioni put legate all'intelligenza artificiale a circa l'1% del suo portafoglio, il che suggerisce che lo tratta come una copertura piuttosto che come una posizione short decisa. Questa è la strategia da imitare. Investite sui titoli a crescita composta, proteggetevi dai rischi estremi e lasciate che i profitti dimostrino o meno la vostra scelta.
Gli analisti ribassisti sull'IA alla fine avranno ragione su un calo, perché alla fine tutti hanno ragione su un calo. Se avranno ragione dipenderà da una domanda a cui la loro analogia preferita non può rispondere: “Cosa succede quando le aziende più ricche del mondo costruiscono in eccesso con i propri soldi anziché con soldi presi in prestito?”
Questa è la questione concreta sul tavolo, ed è la domanda a cui dovete rispondere prima di vendere.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••La Germania si sta preparando a introdurre una tassa patrimoniale?
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-germania-si-sta-preparando-a-introdurre)
Il 2027 sarà l'anno in cui verrà introdotto il registro patrimoniale? La ministra del Lavoro, Bärbel Bas, ha confermato al quotidiano Bild che il prossimo anno il suo ministero prevede di condurre un'indagine rappresentativa sui cittadini riguardante i loro patrimoni e le loro opinioni sulla giustizia distributiva. Un classico dietrofront di questo governo: solo tre settimane prima, la Bas aveva categoricamente escluso qualsiasi piano del genere.
Nello specifico, è prevista una raccolta dati finanziata con fondi pubblici che coinvolgerà circa 5.000 cittadini. L'iniziativa sarà gestita da un istituto di ricerca esterno nell'ambito di una gara d'appalto a livello europeo, il cui termine per la presentazione delle offerte è fissato al 1° settembre.
“Esperimento di indagine sulla disuguaglianza di ricchezza nella popolazione” è il nome apparentemente innocuo di questo studio, che probabilmente non è altro che un primo passo verso un registro completo della ricchezza tedesca.
Avvolta nel manto della ricerca scientifica, la linea di politica si sta avvicinando, passo dopo passo, alla delicata questione che da anni incombe sul dibattito politico come una spada di Damocle: il registro patrimoniale. Questo registro – uno dei numerosi progetti dell'Unione Europea – ha lo scopo ultimo di consentire valutazioni patrimoniali personalizzate e senza intoppi: la base imponibile perfetta per un cittadino perfettamente trasparente.
La novità non risiede tanto nel formato: indagini simili sulla ricchezza sono già state condotte ogni quattro anni da istituti come il DIW di Berlino. La vera novità sta nell'esplicita cornice politica e nell'interpretazione normativa dei risultati.
Naturalmente, la distribuzione della ricchezza in Germania è ineguale: una conseguenza naturale di un sistema di libero mercato e parte integrante di un sistema fondato sul principio che la ricompensa debba essere proporzionale al merito.
La progettazione dell'indagine e l'interpretazione dei suoi risultati si basano direttamente su questa disuguaglianza e mirano a legittimare opzioni politiche come l'introduzione di una tassa patrimoniale, l'aumento delle imposte di successione o altre misure ridistributive. Almeno Berlino si preoccupa ancora di mantenere una parvenza di razionalità scientifica prima di mettere in atto il suo spudorato saccheggio dei risparmi della classe media.
Che il governo tedesco abbia fatto ben più che limitarsi a dare un'occhiata alla ricchezza dei cittadini è ormai diventato evidente. L'Ufficio federale di statistica ha riportato un deficit nazionale di €71,3 miliardi per il primo semestre dell'anno, con un aumento di €36,6 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La situazione è disperata. I danni che le politiche ideologiche di Berlino e Bruxelles hanno inflitto all'economia negli ultimi anni rischiano di mandare in rovina le casse dello Stato tedesco.
Solo una settimana prima, l'Istituto IFO aveva lanciato l'allarme su un punto di non ritorno per le finanze pubbliche. Gli economisti avevano concluso che le entrate fiscali avrebbero potuto effettivamente diminuire in futuro, ponendo fine alla linea di politica spendacciona di Berlino. Come possibili contromisure, Berlino sta ora chiaramente pianificando aumenti delle tasse e un ampliamento della base imponibile per includere il patrimonio dei cittadini.
La situazione è drammatica: le imposte ciclicamente sensibili, come l'imposta sulle società e l'imposta sul commercio, mostrano un andamento negativo da diversi trimestri, e l'ondata di insolvenze che sta travolgendo il Paese, il crescente numero di chiusure aziendali e l'aumento della disoccupazione non lasciano presagire un'inversione di tendenza a breve termine.
Dal punto di vista del cittadino medio, la situazione si presenta così: dati gli enormi oneri fiscali che un apparato statale in continua espansione gli impone, un sovrano rischia di diventare un vassallo fiscale, se non lo è già diventato.
Uno Stato che non riesce a tenere sotto controllo il proprio bilancio tende a sperperare denaro pubblico e non esiterà a imporre pesanti tasse sul patrimonio di famiglie e imprese, già gravato da molteplici imposte.
Sapete già come funziona: tutto viene fatto in nome della giustizia sociale. Si trovano sempre delle giustificazioni, ma con questo tipo di politiche si erode la sovranità residua della società stessa, il motore stesso della prosperità, della stabilità sociale e del repubblicanesimo.
Friedrich August von Hayek avrebbe probabilmente giudicato così: la Germania è sulla strada verso la schiavitù, e ne ha già percorso un buon tratto.
E chiunque creda ancora che i raid alla ricchezza, alle eredità e alle terre si fermerà ai cosiddetti ricchi, si troverà di fronte a una brutta sorpresa: i veri ricchi sfuggono alla retata fiscale proprio grazie alla loro elevata mobilità geografica.
No, lo Stato ha messo gli occhi su coloro che non possono sottrarsi al suo controllo: la classica classe media, il Mittelstand, coloro che sono legati alla terra, giusto per usare una terminologia neofeudale.
L'opposto del feudalesimo sarebbe un diritto illimitato alla proprietà privata, che naturalmente include anche l'accumulo di ricchezza, senza alcun dibattito politico. Le persone non sono sovrane quando la spada di Damocle della tassazione arbitraria incombe sulle loro teste: una volta che lo Stato può confiscare i beni a piacimento, la proprietà privata diventa un possesso preso in prestito e il cittadino si trasforma in un servo spremuto dalle tasse. È proprio per questo che i dibattiti, alimentati dall'invidia, sulle imposte patrimoniali e sulla giustizia distributiva sono così pericolosi: trasferiscono il potere dal cittadino all'apparato statale, che per sua stessa natura non conosce limiti e ormai non si preoccupa nemmeno più di nasconderlo.
Alla fine, rimane solo un'amara constatazione: uno Stato che spreme senza vergogna i propri cittadini, spogliandoli della sacralità della proprietà privata e degli ultimi rifugi che un tempo lo rendevano sovrano, con un argomento meschino e intriso di risentimento, ha già spezzato il legame di fiducia tra di esso e il cittadino. La ricchezza, quale ultima linea di difesa di quest'ultimo, non può far altro che evaporare.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••Come l'espansione dell'Obamacare ha fatto impennare i premi e reso gli americani dipendenti
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/come-lespansione-dellobamacare-ha)
Il Congresso ha risposto alla pandemia di COVID-19 approvando l'American Rescue Plan Act all'inizio del 2021. Questo provvedimento di spesa da $1.900 miliardi mirava a fornire sostegno e a stimolare la ripresa economica.
Tra le altre disposizioni, la legge ha ampliato l'accesso all'assistenza sanitaria sovvenzionata dal governo tramite il marketplace dell'Obamacare, in modo da aiutare le persone a reddito medio-basso a mantenere la copertura sanitaria fino alla normalizzazione dell'economia.
La misura ha portato milioni di americani della classe media all'interno del sistema Obamacare, ma ha avuto la conseguenza imprevista di rendere molti di loro dipendenti dagli aiuti pubblici.
La legge ha inoltre introdotto sussidi temporanei maggiorati che, secondo alcuni osservatori, hanno fatto lievitare i premi dell'Obamacare.
Sebbene tali sussidi maggiorati siano scaduti il 31 dicembre 2025, il Congresso continua a discutere di una loro possibile reintroduzione.
Espansione delle adesioni
L'Obamacare è stato creato per le persone che si trovavano nella fascia intermedia tra la copertura Medicaid e l'assicurazione sanitaria fornita dal datore di lavoro.
Il programma prevede crediti d'imposta sui premi che si basano sul reddito – ovvero sussidi versati direttamente alle compagnie assicurative – per le persone con redditi compresi tra la soglia di povertà e un livello fino a quattro volte superiore (tra il 100% e il 400% del livello federale di povertà).
Le persone con un reddito inferiore alla soglia di povertà – o, in alcuni stati, fino al 138% di tale soglia – hanno diritto al Medicaid. L'Obamacare offre assistenza a chi guadagna fino a quattro volte tale importo, ovvero fino a $62.600 l'anno (o $106.600 per una famiglia di tre persone), in base all'attuale livello federale di povertà.
Durante la pandemia, il Congresso ha introdotto sussidi privi di limiti di reddito. Tali sussidi maggiorati hanno inoltre ridotto il limite di spesa sostenibile per gli iscritti, ovvero l'importo massimo che un cliente avrebbe pagato di tasca propria per il premio mensile.
Grazie ai sussidi maggiorati introdotti nel 2021, nessun iscritto avrebbe speso più dell'8,5% del proprio reddito mensile per i premi. Alcuni avrebbero pagato al massimo il 6%, altri il 4% o il 2%, e alcuni nulla.
Le adesioni hanno fatto registrare un boom, passando da 11,4 a 14,5 milioni in due anni. Nel 2025 il numero di iscritti è raddoppiato rispetto ai livelli pre-pandemia, superando i 24 milioni, secondo i dati dell'organizzazione di ricerca sanitaria KFF. I sussidi maggiorati sarebbero dovuti scadere nel 2022, lasciando giusto il tempo necessario per far tornare le persone al lavoro.
Tuttavia, anche dopo la fine della pandemia, i sussidi maggiorati sono rimasti in vigore.
Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries (Democratico di New York), insieme ad altri colleghi democratici, tiene una conferenza stampa sulla scalinata orientale del Campidoglio statunitense il 18 dicembre 2025. Il 5 gennaio, Jeffries ha dichiarato che i democratici della Camera stanno cercando di prorogare i crediti d'imposta dell'Affordable Care Act, scaduti il 31 dicembre 2025.Premi in aumento, salari invariati
I premi delle assicurazioni sanitarie sono aumentati drasticamente durante i primi cinque anni dell'Obamacare. Secondo i dati diffusi dalla KFF, il premio individuale medio per una persona di 40 anni è salito di almeno il 75%.
I prezzi sono lievitati anche sui mercati commerciali dove, secondo la Heritage Foundation, il costo dei premi individuali è aumentato di circa il 120% tra il 2013 e il 2019.
I prezzi dell'Obamacare si sono stabilizzati prima dell'arrivo della pandemia; tra il 2020 e il 2022 – periodo che include i primi due anni di sussidi maggiorati – hanno fatto registrare un calo del 5%, stando ai dati della KFF.
Tuttavia, nel 2022 – l'anno in cui i sussidi avrebbero dovuto terminare – l'inflazione era in crescita, raggiungendo un picco superiore al 9% a metà anno, secondo il Bureau of Labor Statistics.
Gli economisti concordano sul fatto che si sia trattato di una conseguenza imprevista della spesa legata all'American Rescue Plan. L'aumento dei prezzi è stato “il risultato di politiche fiscali e monetarie espansive, dell'eccesso di risparmio accumulato durante la pandemia e della riapertura di economie precedentemente bloccate dai lockdown”, ha scritto Ben Bernanke, ex-presidente della Federal Reserve, in un'analisi redatta congiuntamente per la Brookings Institution.
Il Congresso ha risposto stanziando ulteriori fondi. L'Inflation Reduction Act, approvato nell'agosto 2022, avrebbe immesso nell'economia altri $1.200 miliardi nell'arco di un decennio, secondo le stime del Cato Institute. Il provvedimento includeva una proroga di tre anni dei sussidi maggiorati.
(Da sinistra a destra) I senatori Chuck Grassley (R-Iowa), Mike Crapo (R-Idaho) e Rob Portman (R-Ohio) intervengono a una conferenza stampa presso il Campidoglio degli Stati Uniti il 3 agosto 2022. Sebbene la maggior parte dei Repubblicani si sia opposta alla proroga dei sussidi potenziati dell'Obamacare, alcuni hanno sostenuto una seconda proroga a breve termine, della durata compresa tra uno e tre anni.I premi dell'Obamacare sono tornati a salire bruscamente, secondo i dati diffusi dalla KFF, facendo registrare un incremento superiore al 13% in tre anni.
Cynthia Cox, ricercatrice in ambito economico e di politiche sanitarie presso la KFF, ha individuato diversi fattori alla base del recente aumento dei premi, tra cui l'incremento dei costi ospedalieri, la crescente diffusione di nuovi farmaci costosi come l'Ozempic e l'applicazione di tariffe.
Molti osservatori indicano inoltre gli stessi sussidi potenziati come una delle cause del problema che erano stati introdotti per risolvere.
“La struttura dei sussidi dell'[Affordable Care Act] è di per sé inflattiva: spinge al rialzo i prezzi delle prestazioni sanitarie e l'importo complessivo dei premi”, hanno affermato Mark Howell e Brian Blase del think tank Paragon Health Institute. “Mentre il Congresso valuta il futuro dei crediti legati al COVID... deve prendere atto della realtà: l'Affordable Care Act ha reso la copertura sanitaria molto meno accessibile economicamente”.
Tale realtà è rimasta in gran parte invisibile a molti beneficiari dei sussidi maggiorati, poiché la quota del premio a loro carico era limitata in base al reddito. Gli aumenti di prezzo eccedenti tale limite sono stati coperti dai contribuenti; di conseguenza, i sussidi maggiorati sono diventati ancora più cruciali per le persone a basso reddito.
Nel frattempo, i salari reali dei lavoratori americani non hanno tenuto il passo con i prezzi dei beni di consumo, figuriamoci con l'impennata dei costi delle assicurazioni sanitarie.
In quel periodo, il deputato Jim McGovern (Democratico del Massachusetts) commentò l'importanza dei sussidi maggiorati per i cittadini del suo collegio elettorale. “Senza l'Inflation Reduction Act, il premio medio per queste persone sarebbe aumentato del 76%, raggiungendo i $1.430 nel 2023”, dichiarò in un comunicato.
Nel 2025, anno in cui era prevista la scadenza dei sussidi maggiorati, i premi dell'Obamacare hanno toccato il massimo storico. Secondo il Peterson-KFF Health System Tracker, le compagnie assicurative si sono rese conto che, in assenza di ulteriori sussidi, gli assicurati in condizioni di salute migliori avrebbero rinunciato alla copertura nel 2026, lasciando un bacino di assicurati più ristretto e più costoso da gestire.
Le compagnie hanno reagito applicando aumenti dei premi compresi tra il 10% e il 59% – con una mediana del 18%, secondo i dati Peterson-KFF.
I Democratici al Congresso hanno sostenuto che i sussidi maggiorati fossero ormai indispensabili e si sono attivati per renderli permanenti. Alcuni Repubblicani hanno concordato sulla necessità di una seconda proroga, della durata compresa tra uno e tre anni.
Dopo cinque anni di aumenti dei premi pagati in gran parte dai contribuenti, sia le compagnie assicurative che gli assicurati dipendono ormai dai sussidi maggiorati.
Aumento delle frodi
La maggior parte dei Repubblicani si è opposta alla proroga dei sussidi maggiorati. Hanno sostenuto che, prima di investire ulteriori fondi per far fronte all'aumento dei premi, fosse necessario risolvere un altro problema insito nel sistema: le frodi.
Tra i legislatori non vi è disaccordo sul fatto che i sussidi maggiorati abbiano rappresentato un vantaggio significativo per i consumatori.
Il premio medio dell'Obamacare per il 2025 era di $619 al mese, di cui oltre $500 coperti dai sussidi. Oltre 10 milioni di iscritti – pari al 46% di coloro che ricevevano sussidi – hanno pagato di tasca propria $10 o meno al mese per i premi assicurativi.
Secondo la Brookings Institution, circa 8 milioni di persone hanno pagato zero dollari.
È proprio questo il problema, secondo alcuni analisti: la possibilità di iscrivere un gran numero di persone che non avrebbero mai ricevuto una fattura ha creato un terreno fertile per le frodi.
Secondo quanto sostiene Blase, molte persone sono state iscritte al programma a loro insaputa da intermediari assicurativi senza scrupoli; ciò ha indotto il governo federale a inviare loro un assegno di sussidio e, contemporaneamente, a versare i premi a una compagnia assicurativa.
Questi iscritti fantasma vengono individuati, in parte, proprio per la mancanza di attività successiva all'iscrizione, ha affermato Blase.
“Nel 2024, quasi 12 milioni di iscritti non hanno utilizzato il proprio piano nemmeno una volta; un dato in aumento rispetto ai meno di 4 milioni registrati nel 2021”, ha dichiarato Blase alla Commissione Giustizia della Camera il 10 dicembre.
Complessivamente, il 35% di tutti gli iscritti alle piattaforme di scambio non ha mai utilizzato il proprio piano, e il 40% di coloro che beneficiavano di una copertura totale tramite sussidi non ha avanzato alcuna richiesta di rimborso o prestazione; secondo Blase, tale percentuale è doppia rispetto a quella rilevata sia nel mercato assicurativo commerciale sia nel sistema Obamacare pre-pandemia.
America’s Health Insurance Providers, l'associazione di categoria delle compagnie di assicurazione sanitaria, ha contestato tale affermazione.
“Un anno senza richieste di rimborso indica che il consumatore è rimasto in buona salute o ha usufruito della copertura solo per pochi mesi, non che il denaro dei contribuenti sia stato sottratto o che la polizza fosse illegittima”, ha dichiarato il gruppo in un comunicato del 18 agosto.
Tuttavia, nel dicembre 2025, il Government Accountability Office (l'ufficio federale incaricato di verificare la spesa pubblica) ha fornito prove di frodi nelle iscrizioni all'Obamacare, suggerendo la creazione di account fittizi.
Nel 2024, gli investigatori sono riusciti a iscrivere all'Obamacare 20 identità inesistenti, utilizzando numeri di previdenza sociale mai assegnati ad alcuna persona reale e altri documenti contraffatti facilmente reperibili o creabili. Delle 20 iscrizioni fittizie, 18 risultavano ancora attive nel settembre 2025, con un costo per i contribuenti superiore a $10.000 al mese.Gli investigatori hanno inoltre individuato 26.000 account che nel 2023 avevano ricevuto sussidi sulla base di numeri di previdenza sociale corrispondenti a quelli presenti nel registro dei decessi della Social Security Administration.
Oltre 7.000 numeri di previdenza sociale appartenevano a persone risultate decedute prima dell'iscrizione all'Obamacare, mentre 19.000 numeri corrispondevano a dati di decesso per quanto riguarda il numero, ma non il nome e l'indirizzo; ciò suggerisce che, ai fini dell'iscrizione, possano essere state create identità fittizie.
Sulla base di tali numeri, i contribuenti hanno pagato oltre $94 milioni in sussidi nell'arco di un anno.
Un ulteriore indizio di frode è rappresentato dal numero di Stati in cui le iscrizioni a piani Obamacare con premio pari a zero risultano sproporzionatamente elevate rispetto a coloro con un reddito idoneo.
Secondo i dati dello U.S. Census Bureau, in ventiquattro stati il numero di iscritti all'Obamacare che dichiarano un reddito compreso tra il 100% e il 150% della soglia federale di povertà supera quello dei residenti che effettivamente percepiscono tale reddito.
Il problema appare più grave negli Stati che non hanno adottato l'espansione del Medicaid, misura che avrebbe innalzato i requisiti di idoneità al programma fino al 138% della soglia federale di povertà.
Gli utenti dell'Obamacare vengono iscritti nuovamente in automatico ogni anno; di conseguenza, un account fittizio continuerebbe a generare commissioni fraudolente e pagamenti assicurativi ingiustificati finché la frode non venisse scoperta.
Secondo il Paragon Health Institute, le iscrizioni fraudolente comportano costi fino a $20 miliardi l'anno.
Rendere accessibile l'assistenza sanitaria
I sussidi maggiorati sono scaduti il 31 dicembre 2025.Repubblicani e Democratici al Congresso concordano sul fatto che il sistema sanitario statunitense sia diventato troppo costoso e intendono affrontare il problema, pur divergendo sull'approccio da adottare.
I Democratici sono generalmente favorevoli all'intervento pubblico nel sistema, come nel caso dell'Obamacare, dove i contribuenti contribuiscono a coprire i costi in aumento.
Nel dicembre 2025, il Senato ha respinto una proposta volta a rendere permanenti i sussidi maggiorati.
Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries (Democratico di New York), ha dichiarato in una conferenza stampa del 5 gennaio che il suo partito continua a cercare di ottenere una proroga dei sussidi “per tutelare l'assistenza sanitaria di decine di milioni di... americani comuni, appartenenti alla classe media”.
Senza i sussidi, ha affermato Jeffries, alcuni consumatori subirebbero aumenti dei costi fino a $2.000 o più al mese.
I Repubblicani sono generalmente favorevoli a sfruttare l'intervento pubblico per stimolare la concorrenza sul mercato. Di recente, i Repubblicani del Senato hanno presentato un piano per fornire fondi specifici direttamente ai consumatori, da utilizzare per acquistare servizi sanitari. Anche tale piano è stato respinto dal Senato. Il senatore John Thune (Repubblicano del South Dakota), leader della maggioranza al Senato, ha affrontato la questione delle diverse filosofie in una conferenza stampa del 16 dicembre 2025.
“Se [i Democratici] sono disposti ad accettare modifiche che effettivamente conferiscano maggiore potere, controllo e risorse al popolo americano, sottraendone al contempo alle compagnie assicurative, credo che ci sia una strada percorribile”, ha affermato.
L'8 gennaio scorso la Camera ha approvato una proroga triennale dei sussidi maggiorati. Il 14 gennaio, poi, è fallito il tentativo del leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer (Democratico di New York), di far approvare il provvedimento tramite consenso unanime nella Camera alta.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che avrebbe posto il veto su qualsiasi proroga dei sussidi dell'Obamacare che dovesse giungere sul suo tavolo.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••I servizi segreti tedeschi si preparano ad ampliare la sorveglianza
Mentre la Lagarde dice di «fare presto» sull'euro digitale, oltreoceano il Congresso continua a rallentare il CLARITY Act. Nessun coincidenza... ovviamente! Gli eurocrati sono consapevoli della fine che faranno i capitali restanti in UE se dovesse passare prima quest'ultimo. La giustificazione addotta dalla BCE e dai sostenitori dell'euro digitale, che fanno riferimento all'«occasione persa» rappresentata dai miliardi di euro investiti negli Stati Uniti anziché nell'Unione Europea, è priva di fondamento. Gli investitori europei scelgono di operare su scala mondiale; se non tutti i capitali rimangono nell'Unione Europea, ciò è dovuto alla stagnazione, all'eccessiva regolamentazione e alla carenza di opportunità. Inoltre diventa centrale il rischio che la politica monetaria venga utilizzata per alimentare la spesa pubblica ben oltre i livelli attuali: non fungerà da freno agli eccessi della spesa pubblica, bensì li faciliterà ulteriormente, penalizzando soprattutto i risparmiatori e gli investitori prudenti. Una CBDC non è semplice moneta elettronica. La differenza fondamentale tra l'attuale moneta elettronica e l'euro digitale non risiede nella digitalizzazione, ma nel controllo. Nel sistema attuale i depositi sono custoditi presso le banche commerciali, le quali agiscono da intermediari, assorbono il rischio e mantengono una certa separazione tra le autorità monetarie e le singole transazioni, pur nel rispetto dei vincoli normativi e legali. Con una CBDC il deposito verrebbe detenuto dalla banca centrale e ciò aprirebbe la strada a pericolose forme di potere, una delle quali l'accesso diretto e in tempo reale alla quasi totalità delle transazioni, eliminando quel residuo di riservatezza finanziaria ancora garantito dal contante e dall'intermediazione bancaria. Quando ogni pagamento viene registrato in un sistema centralizzato, le autorità possono monitorare le abitudini di spesa, segnalare comportamenti indesiderati e creare profili che vanno ben oltre le legittime esigenze delle forze dell'ordine. La programmabilità rappresenta un aspetto critico dell'architettura del sistema. Le CBDC possono essere concepite come moneta programmabile, consentendo alle autorità di aumentare o ridurre i saldi, limitare i luoghi e le modalità di spesa dei fondi, nonché imporre scadenze o sanzioni per comportamenti ritenuti dannosi, che spaziano dal consumo «eccessivo» di carburante a spese politicamente impopolari. Non si tratta di congetture: la stessa BCE sottolinea la programmabilità come un mezzo per rendere più fluida la trasmissione della politica monetaria, il che si traduce in una generazione di inflazione più rapida e in un ritiro della liquidità più celere qualora i pianificatori centrali ritenessero di aver stimolato troppo l'economia. Eliminando la necessità di intermediari, quali le banche commerciali e la domanda di credito, le banche centrali possono immettere liquidità direttamente sui conti dei cittadini, fondendo di fatto politica monetaria e politica fiscale. Ciò rimuove i vincoli che il credito bancario e la disciplina di mercato impongono ai deficit pubblici, trasformando la valuta in uno strumento di finanziamento del bilancio pubblico e sostanzialmente privo di controlli. È per questo che la BCE insiste sulla necessità che le autorità ne impongano l'uso attraverso regolamenti, obblighi fiscali e norme sul corso legale. Legislatori e autorità di vigilanza stanno già discutendo di tetti individuali di detenzione pari a circa €3.000 a persona per limitare la fuga di capitali dai bilanci bancari europei. Le conseguenze sono rilevanti e la più evidente è lo spiazzamento del credito privato. Man mano che i depositi affluiscono verso la banca centrale e la normativa favorisce questa forma di moneta pubblica, la capacità delle banche di erogare prestiti a famiglie e imprese si riduce, mentre l'opzione più sicura ed economica rimane il finanziamento dei governi. Ciò accelera la tendenza, già manifesta, all'espansione del settore pubblico a scapito dell'economia privata. L'euro digitale consente alla banca centrale di espandere o contrarre l'offerta di moneta direttamente nei portafogli di famiglie e imprese, eliminando vincoli essenziali e trasformando la valuta in un puro strumento al servizio di priorità politiche, agende climatiche, politiche industriali o ingegneria sociale. Inoltre la stessa architettura di programmazione crea un incentivo perverso che penalizza il risparmio prudente sotto forma di depositi e gli investimenti conservativi. L'indipendenza formale e le leggi sulla privacy costituiscono garanzie deboli quando le istituzioni europee hanno già ceduto ripetutamente alle pressioni politiche per finanziare l'espansione statale e tollerare un'inflazione persistente. Una CBDC amplifica questo problema aggiungendo il rischio di controllo sociale alla manipolazione monetaria a livello macroeconomico. Il risultato è, sì, una valuta più facile da usare, ma dalla quale è più difficile sottrarsi e che è più vulnerabile al controllo politico discrezionale.
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/i-servizi-segreti-tedeschi-si-preparano)
Secondo i piani della Cancelleria, il servizio di intelligence estera tedesco, il BND, si appresta ad ampliare significativamente le proprie capacità di sorveglianza. L'attenzione si concentrerà in particolare sulle comunicazioni internet trasmesse dalla Germania verso l'estero, le quali saranno incluse nel catalogo di monitoraggio dell'agenzia.
Dopo mesi di accesi dibattiti sull'espansione dell'apparato di censura di Bruxelles ai sensi del Digital Services Act e sul controllo delle chat da parte dell'UE, l'attenzione sulle attività di spionaggio della Commissione europea si è in qualche modo affievolita. Ora, una bozza di legge della Cancelleria, ottenuta da WDR, NDR e Süddeutsche Zeitung, sta suscitando scalpore.
La proposta di ampliamento dei poteri del BND mette in chiaro una cosa: la politica tedesca si sta muovendo di pari passo con la Commissione di Bruxelles, schierandosi apertamente contro la privacy e la libertà di comunicazione dei cittadini, dei media e delle organizzazioni critiche nei confronti dei governi.
Un promemoria dello scandalo NSA
Ricordiamo lo scandalo di oltre un decennio fa che coinvolse la National Security Agency statunitense. L'informatore Edward Snowden smascherò le operazioni dell'agenzia. La NSA raccoglieva dati mondiali sulle telecomunicazioni e su Internet, incluse telefonate, email e comunicazioni online di milioni di cittadini, spesso senza alcuna motivazione criminale. Programmi come PRISM, che consentiva l'accesso diretto ai dati delle aziende tecnologiche statunitensi, o X-Keyscore, in grado di monitorare l'attività su Internet in tempo reale, avevano già dimostrato quanto fosse avanzata la sorveglianza statale e quali possibilità tecniche fossero a disposizione degli attori governativi.
Il documento della Cancelleria trapelato mostra ora la direzione intrapresa dalla Germania: la bozza di legge segue quasi lo stesso principio. Il BND sarebbe autorizzato a monitorare il traffico internet dalla Germania verso l'estero, cosa precedentemente vietata, intercettando fino al 30% di tale traffico. Le comunicazioni internet verrebbero conservate per sei mesi, questa volta includendo anche il contenuto, non solo i metadati, tracciando le connessioni tra specifici soggetti.
Un apripista strategico
L'approccio della Cancelleria all'espansione dei poteri del BND è ben noto: in primo luogo, si apre la strada alla violazione effettiva delle regole. Gli spazi sicuri per i giornalisti che lavorano per i media di stati autoritari vengono gradualmente erosi. La definizione di chi debba essere considerato “autoritario” spetterà probabilmente a una “commissione etica” soggetta alle rigide norme della Cancelleria di Merz.
Ben presto, termini come “incitamento all'odio” o “attività antidemocratiche”, sempre citati nella lotta contro l'opposizione, entreranno in gioco. In breve: i contenuti prioritari ruotano attorno alla cerchia dell'AfD. Ciò influenza anche le posizioni libertarie e conservatrici che si oppongono al complesso social-climatico o all'espansione del settore militare. Temi come un'“Europa delle regioni” e la resistenza al crescente complesso di potere di Bruxelles entreranno probabilmente a far parte delle linee guida di monitoraggio del BND.
Partendo da questo presupposto, i poteri di sorveglianza vengono gradualmente ampliati, in base all'urgenza politica.
Se i fornitori e i gestori di piattaforme stranieri si dimostrano non collaborativi, il BND potrebbe ottenere l'autorizzazione a violare legalmente la sicurezza e ad estrarre dati personali e comunicazioni, persino all'interno dei confini tedeschi. Si tratta di un assegno in bianco per ogni “agente segreto”. Il clima sociale in Germania sta assumendo chiaramente le caratteristiche di una DDR digitalizzata.
Sorveglianza di massa digitale
La bozza del cancelliere Friedrich Merz va ben oltre i precedenti tentativi di controllo delle chat a livello europeo. È previsto l'accesso non autorizzato a sistemi stranieri, tra cui Google, Meta e la piattaforma X di Elon Musk. La giustificazione di questa linea di politica invasiva viene presentata come una necessità strategica: l'infrastruttura informatica tedesca è sempre più minacciata da attacchi informatici ostili.
Il BND dovrebbe svolgere un ruolo chiave e agire in modo più indipendente dai servizi segreti statunitensi. La Germania mira a partecipare allo scacchiere mondiale della rete di intelligence. In pratica, è più probabile che la sorveglianza prenda di mira i propri cittadini, poiché le risorse tecniche e di personale sono insufficienti per operare a livello internazionale. I lunghi periodi di conservazione e analisi chiariscono la direzione intrapresa: mentre i servizi segreti francesi possono conservare i dati fino a quattro anni e il Regno Unito o l'Italia operano secondo il criterio “per tutto il tempo necessario”, i cittadini tedeschi stanno lentamente perdendo la propria privacy a causa di una burocrazia in espansione.
Politica cinica e controllo dell'opposizione
Per Konstantin von Notz, politico del Partito dei Verdi e presidente della Commissione parlamentare di controllo sull'intelligence, la situazione è chiara: la sicurezza informatica dovrebbe essere finanziata meglio, ma entro rigidi limiti giuridici.
A prima vista, questo punto sembra legittimo, ma viene sistematicamente minato dalle azioni concrete del governo: i poteri proposti vanno ben oltre il necessario lavoro di intelligence. L'orientamento politico di Bruxelles e Berlino punta proprio alla sorveglianza di massa delle comunicazioni digitali. Piattaforme come X fungono da catalizzatori per le voci di opposizione contro Berlino e Bruxelles, criticando la politica nei confronti della Russia, le risposte alla pandemia e il crescente apparato burocratico. In questo contesto, si intensificano gli scontri tra Stato e opposizione.
Particolarmente riprovevole è l'esternalizzazione del monitoraggio ai cosiddetti “Trusted Flaggers”, che segnalano contenuti indesiderati, creando una rete di sorveglianza che ricorda i metodi della DDR: i membri dell'opposizione subiscono pressioni, azioni legali o la perdita dell'accesso ai conti bancari, una vera e propria morte sociale per ordine del governo. In questo contesto, l'ampliamento dei poteri del BND rappresenta un passo verso l'interconnessione di molteplici sistemi di sorveglianza. La fine della segretezza della corrispondenza e dell'anonimato delle comunicazioni digitali sembra ormai segnata per i cittadini dell'UE.
Repressivo e ipocrita
Durante il dibattito sul controllo delle chat targato UE, la Germania si è inizialmente opposta pubblicamente alla sorveglianza indiscriminata per salvare le apparenze e dare l'impressione di aderire alle tradizioni in materia di libertà civili. Storicamente, le forze libertarie in Germania hanno resistito con successo alla conservazione dei dati imposta dallo Stato, a dimostrazione di un sano sistema immunitario sociale.
Ora, il BND si appresta a colmare questo divario “informativo”, su iniziativa diretta della Cancelliera. Merz si atteggia teatralmente a difensore della libertà, mentre il suo partito e la sua coalizione si oppongono a chiacchiere al controllo delle chat da parte dell'UE.
Durante i dibattiti di fine anno, Merz è rimasto in silenzio, ben consapevole che la successiva inversione di rotta era già stata sancita per legge. Ora, con calcolato cinismo, mette l'apparato di spionaggio tedesco contro i propri cittadini.
Non è ancora chiaro quando la bozza entrerà in parlamento. La Cancelleria non ha rilasciato dichiarazioni su questa questione cruciale; opera clandestinamente. La Germania di questo decennio è ancora priva di efficaci “anticorpi” sociali contro il crescente apparato repressivo statale, forse a causa di decenni di narrazione mediatica che ha dipinto lo Stato come benevolo.
In sintesi: la Germania è diventata un fattore determinante sia nelle politiche climatiche distruttive sia nella sistematica erosione dei diritti civili nell'UE, o forse lo è sempre stata, evitando abilmente di apparire come un attore malintenzionato in questo spiacevole gioco.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••L'assedio di Bessent & Warsh a Londra e Bruxelles
(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/lassedio-di-bessent-and-warsh-a-londra)
Dapprima l'Argentina con le Falkland, adesso Israele che viene sanzionata da Londra: il mondo si sta rimodellando a immagine di Washington. O per meglio dire, il mondo, sia a livello finanziario che geopolitico, si sta rimodellando lontano dalla morsa colonizzatrice/estorsiva inglese/europea. Il recente accordo tra Venezuela e Stati Uniti rappresenta il manifesto della rottura col passato: accordi vicendevolmente vantaggiosi piuttosto che a somma zero. C'è un “nuovo sceriffo in città” e la City di Londra vede ridimensionata la sua preponderanza internazionale, soprattutto perché a un certo punto ha iniziato ad esistere solo a scapito di Washington. E qui mi tocca ricordarlo ancora una volta, visto che i canali di informazione generalisti e quelli alternativi dimostrano di (voler) brancolare nel buio: la collateralizzazione del flusso commerciale del petrolio tramite canali ombra, sia dal Venezuela che dall'Iran, ha creato quella volatilità necessaria alla City di Londra e ai club P&I londinesi per guadagnare sui premi delle assicurazioni e al contempo aprire posizioni a leva sui mercati monetari/obbligazionari (es. carry trade sullo yen).
Un gigantesco credito gonfiato dalla leva finanziaria nel mercato dell'eurodollaro progettato per destabilizzare gli Stati Uniti e venire pagato dai contribuenti americani. Tutto il caos fomentato dall'Europa e dal Canada ha avuto origine dallo smantellamento americano di tutti quei nodi ombra che usavano il flusso di petrolio come collaterale, o base se volete, per finanziare un gioco a leva e alimentare operazioni illecite a livello finanziario e geopolitico. Il terrorismo era una di queste attività, insieme a molte altre: cartelli della droga, traffico di esseri umani, riciclaggio di denaro tramite i Paesi caraibici. Solo adesso stiamo vedendo Bessent iniziare a parlare apertamente di queste cose di cui voi, cari lettori, avete sentito parlare in abbondanza sul mio blog. Una guerra civile contro l'Inghilterra. Il petrolio può essere usato come garanzia collaterale per accendere prestiti e avere la credibilità di ripagarli in futuro (es. andare short sullo yen e long sui bund tedeschi). La finestra di opportunità magistralmente sfruttata da Trump è stata quella di attaccare prima che il ricatto nucleare potesse chiudere qualsiasi iniziativa in tal senso in futuro; il riorientamento dei flussi petroliferi, la produzione al margine di una barile di petrolio, è stata sottratta dalle grinfie delle assicurazioni della City di Londra e delle vecchie compagnie di spedizione europee. La minaccia dell'Iran è sempre stata quella di farsi passare come l'unico esportatore di petrolio in Medio Oriente, favoletta che ha alimentato per un po' i timori di un prezzo a $200 al barile. La rottura dell'OPEC ha distrutto definitivamente questa fantasia e tra un anno, massimo due, Hormuz sarà un ricordo lontano.
Infatti dopo i magheggi di Kpler, ecco un altro indizio che punta verso una verità che era palese sin dall'inizio del confronto in Iran: gli USA avevano chiuso la partita sin da subito. Invece i canali d'informazione generalisti e alternativi hanno fatto da grancassa alle fandonie uscite dall'Iran, come se quello che dicesse l'IRGC fosse pura verità mentre ciò che affermavano gli americani fosse solo menzogna. Sì, detta in parole povere quelli che si sono sbracciati per sostenere il controllo di Hormuz per mano dell'IRGC sono stati abbindolati... e adesso si guardano bene dal tirare fuori di nuovo l'argomento. Il punto cruciale è che sin da allora c'è QUALCUNO che vuole un prezzo del petrolio ingiustificatamente alto, come si può notare dalle manipolazioni a cavallo tra la chiusura del venerdì e l'apertura della domenica, dato che il grafico tende NATURALMENTE verso una fascia compresa tra i $75-80.
È chiaro ormai come si stesse usando la manipolazione del cross EUR/YEN, EUR/GBP e i differenziali di rendimento tra i titoli obbligazionari europei e quelli giapponesi per alimentare posizioni short sia sullo yen che sui bond americani. Carry trade, tutti questi, alimentati dal sottostante petrolio. Per tre anni lo yen è sceso nei confronti dell'euro... poi da marzo di quest'anno ha lateralizzato. Qualcuno era “naked short” in questo trade. Quando la BOJ ha rialzato i tassi fino all'1%, il differenziale di rendimento tra il decennale giapponese e tedesco è sceso sotto i 30 punti (i rendimenti dei Bund erano superiori a quelli dei JGB). Quel carry trade ha iniziato a invertirsi e chi lo sfruttava era spaventato a morte che Ueda rialzasse ancora i tassi, facendo circolare nello spazio informativo finanziario l'idea che Warsh debba rialzare i tassi. Se invece Warsh taglia, e Ueda rialza, la crisi se la beccano in faccia gli europei. Il sequestro delle petroliere iraniane è un messaggio indiretto degli USA a chi stava usando quel collaterale per alimentare le sopraccitate manipolazioni a loro discapito, così come il controllo sulla consegna al margine dei barili di petrolio. Insensate, poi, le polemiche sulla pesantezza della materia prima venezuelana, dati i siti di estrazione di Lake Maracaibo.
Ma quanto descritto finora è solo una cosa: effetti. Conseguenze di due giganteschi eventi causali che hanno portato all'escalation della guerra finanziaria tuttora in atto. Sto parlando del prosciugamento del mercato dell'eurodollaro da parte della FED e la liberazione del Giappone. Quest'ultimo punto è quello poco discusso, ma che invece troverete ben argomentato su queste pagine. Infatti l'amplificazione della leva finanziaria nell'eurodollaro è avvenuta grazie alla NIRP della BOJ e la conquista del Paese nipponico da parte della City di Londra. Era fondamentale che l'amministrazione Trump si adoperasse per raggiungere questo obiettivo e, per lo stupore di molti, l'Iran è solo un punto intermedio. Quando la Takaichi è riuscita ad avere un numero sufficiente di seggi tale da permetterle di accordarsi con diversi partiti nazionalisti minori, e così facendo avere una maggioranza solida, il Giappone si è ritrovato con un governo nazionalista per la prima volta sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il problema di leadership che il PLD ha avuto negli ultimi 3 anni era una conseguenza di quella lotta imbastita per portare fuori il Paese dalla sfera inglese: non più una colonia della City di Londra. Il boom industriale del Giappone era funzionale alla costruzione di una capacità tale da sorreggere qualcosa come il carry trade sullo yen; non si può fare la stessa cosa in Svizzera, ad esempio. Perché? Perché i prestiti non vengono accessi in base ai tassi d'interessi (realmente), bensì in base alla capacità produttiva del Paese. Un po' quello che viene delineato nel libro, Princes of the Yen, solo che bisogna togliere la retorica anti-americana e sostituirla con Churchill e gli inglesi.
A febbraio la cricca di Davos/City di Londra sperava che Komeito, un partito minore con forti legami col Partito comunista cinese e facente riferimento alla fazione di Hu Jintao, riuscisse a ricattare il primo ministro... la tipica situazione di quando un partito minore riesce a gestire un'intera coalizione di governo e tiene per gli “zebedei” il partito di maggioranza. Niente più, niente meno che il classico divide et impera. Viene allestito il palcoscenico con l'operazione Maduro, gli attori vanno in scena sulla scia delle elezioni giapponesi e il dramma si consuma con l'Iran che mette in evidenza tutte quelle operazioni che scorrevano nelle trame ombra del sistema finanziario. Al che possiamo chiederci: “Perché Trump ha rischiato così tanto in Iran a ridosso delle elezioni di medio termine?” Perché queste cose sono così dannatamente giganti e consequenziali che non si tratta del ciclo elettorale attuale, bensì di una trasformazione generazionale nella linea di politica estera ed economica americane. Quindi non c'è indipendenza americana senza indipendenza del Giappone.
Gli Stati Uniti sanno benissimo qual è il gioco della cricca di Davos/City di Londra: uno attendista, in cui vengono aperti diversi fronti di guerra per impedire che si riesca a sbrogliare una matassa che viene complicata sempre di più. Vi basti pensare quanto è stato difficile occuparsi del Giappone tramite l'Iran, o ad esempio di tutti quei programmi federali che inviano dollari all'estero tramite le ONG e altri programmi sociali truffaldini. L'amministrazione Trump non può far altro che spostare quanto più possibile in avanti il baricentro della propria “squadra” e mettere pressione su quei punti più delicati per l'UE: come ad esempio il mercato obbligazionario. Anche qui si ripropone la solita riflessione: chi è in grado di resistere più a lungo ad un rialzo dei tassi dei titoli di stato? Gli USA si dimostrano ancora la meta preferita per i capitali.
Ma non solo quello, ci sono anche altri eventi che puntano tutti in un'unica direzione: la stretta sull'UE. Infatti possiamo annoverare tra di essi il volo di Ratcliffe a Mosca, dato che missioni del genere vengono effettuate in segretezza mentre invece stavolta si voleva che si sapesse (probabilmente per avvertire Putin di un attacco false flag di matrice inglese); la presenza di Siluanov al G20 e l'incontro con Bessent; la divulgazione della presenza di un sottomarino russo di stanza presso le coste americane; ancora Bessent che avverte le Isole Vergini Britanniche dato il loro ruolo, tra gli altri, di riciclaggio di denaro per conto della City di Londra tramite i titoli di stato americani; infine lo stesso Bessent che raddoppia lo posta in gioco sui mercati finanziari e obbligazionari sfidando apertamente i manipolatori della City che, come detto sopra, avevano imbastito un carry trade (es. short yen e titoli di stato americani collateralizzato con il flusso di petrolio) per estrarre ricchezza e risorse dagli USA. La risposta dell'UE è arrivata attraverso la Von der Leyen la quale ha accelerato i tempi per l'implementazione della Savings & Investments Union, unico strumento di liquidità ora a disposizione dell'Eurozona per sopravvivere al prosciugamento del mercato dell'eurodollaro, all'inversione del carry trade sullo yen e alla salita dei rendimenti obbligazionari europei.
Il messaggio è semplice: Bessent sta dicendo senza mezzi termini e mezze misure che i NY Boys sono ben consapevoli delle strategie europee e londinesi. “Noi vi vediamo, noi sappiamo”. I mercati obbligazionari in tutto il mondo si stanno accartocciando e la spinta definitiva l'ha data Bessent col suo intervento sullo yen, ma quest'unico evento è solo l'ultimo di una lunga serie che voi lettori avete potuto leggere su queste pagine: l'Iran, l'eurodollaro, Maduro, i prezzi del petrolio... tutti sono nodi di un'unica trama. E questa trama è possibile vederla se si risponde a una singola domanda: “Chi è più infuriato per quello che è successo in Medio Oriente?” Non gli iraniani, bensì coloro che sfruttavano il flusso di petrolio per manipolare i mercati delle valute e obbligazionari per affibbiare la colpa della destabilizzazione economica esclusivamente a Giappone e Stati Uniti mentre essi riuscivano a uscirne indenni: Londra e Bruxelles. Il carry trade sullo yen doveva essere smantellato, perché lo yen a prezzi ridicoli ha rappresentato l'amplificazione per eccellenza nel mercato dell'eurodollaro, il tutto collateralizzato dal flusso di petrolio a livello mondiale che poteva essere usato come una manopola con cui accendere/spegnere le tensioni in Medio Oriente e soprattutto accendere/spegnere la volatilità del prezzo del petrolio. Stiamo parlando di una cifra tra il 5-7% a livello settimanale dell'asset più importante della società odierna: un anatema per gli imprenditori e i loro calcoli. Ciononostante è così che la Lloyd riusciva a sovvenzionarsi: un pizzo pagato attraverso i contratti di spedizione/assicurazione, la benzina alla pompa, la spesa al supermercato, ecc. E c'era solo un modo per smantellare questo premio pirata: togliere all'Iran la capacità di ricattare il mondo tramite Hormuz, abbattere i cartelli della droga in Messico, disconnettere le banche canadesi dal riciclaggio di denaro via Caracas e l'Avana. La mente dietro tutto questo è sempre stata quella di Bessent, il quale non ha fatto altro che sfilacciare, pezzo dopo pezzo dopo pezzo, questa rete ombra. Nessuno l'aveva mai fatto finora.
Ciò tra le altre cose ha richiesto far salire i rendimenti dei bond sovrani. Sin da quando Powell ha iniziato a prosciugare la liquidità in dollari nel 2022, gli europei hanno comprato titoli sovrani americani a pacchi per manipolare la curva dei rendimenti americana. Hanno usato la lentezza giapponese nel rialzare i tassi per finanziare il mercato dei bund tedeschi, affinché rimanessero al di sotto di tutti gli altri nell'Eurozona e negli USA. Lo smantellamento del carry trade sullo yen non è il pezzo finale di questo puzzle, ma uno importante. Gli stessi che adesso si stracciano le vesti per i debiti giganteschi di USA e Giappone, sono gli stessi che davano per spacciati gli americani 4 anni fa quando Powell si sbarazzò della ZIRP. Poi sono arrivati i 550 punti base nei tassi di riferimento e gli USA non sono crollati grazie al SOFR; gli altri, invece, al di fuori delle “amicizie” americane sono stati costretti a mosse dettate dal panico e difendere i loro mercati, al ritmo di $1.700 miliardi di acquisti di titoli di stato americani.
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Sin da quando Powell ha iniziato a prosciugare la liquidità in dollari nel 2022, gli europei hanno comprato titoli sovrani americani a pacchi per manipolare la curva dei rendimenti americana.https://t.co/OYS0ofmaIIhttps://t.co/zxUWEelN06
Ora che il giocattolo della collateralizzazione del petrolio è rotto e il carry trade sullo yen è in inversione, il panico sui mercati statunitensi sarà solo sulla carta dei titoli di giornale: per quanto possano essere temporaneamente venduti, i bond americani saranno ricomprati al più presto perché altrimenti Londra e Bruxelles non saranno in grado di manipolare i mercati del Forex tanto a lungo. Da qui il balletto ricorsivo degli allarmi esclusivamente affibbiati dalla stampa agli Stati Uniti per alimentare una crisi del debito sovrano, oltre alla disperata escalation della guerra in Ucraina, e quindi scatenare un disastro economico simile a quello del COVID, del 2008, o della Seconda guerra mondiale. Scenario propedeutico a un default per il debito sovrano europeo, introduzione dell'euro digitale senza patemi d'animo, integrazione fiscale ed emissione di perpetual bond. È sempre stato questo il modus operandi, o modello di business, della cricca di Davos/City di Londra e finora le mosse/contromosse dell'accoppiata Bessent e Powell, prima, Warsh adesso, sono indirizzate a condurre la nazione verso elezioni di medio termine quanto più tranquille possibile senza un panico esteso nel mercato obbligazionario americano (talmente esteso da farlo diventare bidless).
La cricca di Davos/City di Londra si muove in interstizi che la maggior parte delle persone non capisce: Forex, bond, flussi di cassa, private equity, ecc. Sono tutti pezzi di un grande puzzle, ma nessuno al di fuori di loro ha il quadro completo ovviamente. Voi lettori leggete il mio blog perché, oltre a guardare ai mercati, applico una teoria sull'azione politica che mi permette inizialmente di effettuare ipotesi e successivamente testarle. In questo modo erigo una fondazione di conoscenza attorno alle ipotesi rimanenti, affinché possa arrivare a una tesi. È una mole di lavoro non indifferente da portare avanti, ciononostante i lettori sono poi in grado di distinguere in modo cristallino le ombre sulla proverbiale caverna dalle figure effettive. Per questo vi invito a sostenere questo spazio di divulgazione sottoscrivendo abbonamenti su Substack, comprando i libri sulla mia pagina Amazon, oppure prenotando una consulenza su Calendly. Il valore aggiunto a livello di vantaggio competitivo non si rispecchia solo sul piano della comprensione, ma soprattutto sui mercati perché si ha una visione privilegiata rispetto a chi invece non ha la minima idea di cosa accade a livello geopolitico ed economico.
Di conseguenza quando vediamo cosa Trump e Bessent hanno fatto finora, possiamo accarezzare l'idea che abbiamo superato la parte peggiore della stampa scriteriata di denaro e ora è tempo di spingere su produttività e garanzie collaterali (alla base della capacità produttiva della società), farle salire in valore per accettare il passato e andare avanti. Che siate d'accordo o meno con le idee di Hamilton, è decisamente un sistema migliore di quello attuale dato che almeno si concentra sulla produzione. Mette le persone al lavoro per costruire qualcosa di creativo e utile, in opposizione al sistema keynesiano/estrattivo tuttora vigente. Certo, non un sistema perfetto quello hamiltoniano, ma uno transitorio per superare un'economia iper-finanziarizzata come quella di oggi. La chiosa di questo ragionamento indica il motivo per cui adesso tutti sulla stampa e altrove sono infuriati contro Scott Bessent: ha smantellato quel carry trade che sin dalla fine di Bretton Woods ha alimentato l'iper-finanziarizzazione dell'economia mondiale.
Ecco come funzionava per chi ancora non l'avesse capito: se si mantiene debole la valuta di una potenza industriale e i suoi tassi bassi, si può finanziare costantemente la leva nel sistema finanziario tramite l'arbitraggio tra suddetta potenza industriale e tutte le altre economie. Esempio: si accende un prestito in yen allo 0.5% e si comprano titoli del Tesoro americani che rendono il 4%. Guadagno netto del 3.5%, il quale si può sottoporre a leva finanziaria nel mercato del dollaro offshore (completamente diversa da ciò che si suole fare a Wall Street). Tutti i mercati dei bond sono stati distorti dal carry trade sullo yen e i differenziali tra gli interessi sono la chiave.
Gli eurocrati sono letteralmente terrorizzati da quello che Bessent/Warsh stanno facendo. Soprattutto perché sono costretti a immaginare un mondo in cui i tassi tra FED e BOJ si trovano a soli 25-50 punti base. https://t.co/bEdcwdS2Op
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) September 12, 2026Inutile dire che un tale trade è deleterio per Trump, soprattutto in concomitanza delle elezioni di medio termine. Anche perché, siamo onesti: davvero si crede che tutti gli stati vadano d'amore e d'accordo? Non serve una mente “cospirazionista” per sapere che alla prima occasione si salterebbero alla gola per sfilare soldi e risorse l'uno dall'altro. Altrimenti non esisterebbero i servizi segreti... Non esistono alleanze nei rapporti geopolitici, solo interessi divergenti o convergenti. Di conseguenza Washington farà la sua parte per preservare Tokyo, usando la sua autorevolezza per calmare i mercati dei capitali e quindi stabilizzare i fondi pensione giapponesi che si ritrovano buchi di bilancio. La stessa copertura non è disponibile per fondi pensione e società di assicurazione europei e questa è una cosa chiara a tutti sin dalla crisi (alimentata artificialmente) di Credit Suisse. Ma non si tratta di un caso isolato: questa estate è stato un rimbombo quotidiano sui giornali finanziari di un evento critico a ottobre che manderà in crisi gli Stati Uniti. Davvero queste “predizioni” si avverano perché fondate solo su analisi, o vengono spinte ad avverarsi? Come si può pensarla diversamente quando gente condannata più e più volte per reati finanziari viene ricoperta per l'ennesima volta di liquidità e incentivata a perseguire trade spericolati? Come si può pensarla diversamente quando una Bank of America ancora non ha pulito il suo bilancio da posizioni short sull'oro quando il metallo giallo è palesemente in trend rialzista? La giustificazione ufficiale è incompetenza, ma è una scusa troppo comoda: si tratta semplicemente di vandali.
Vandali al soldo di chi li spinge a essere tali perché copre loro le spalle. E allora è logico concludere che si tratta di quelle élite europee la cui sopravvivenza dipende dalle fasi di estrazione di ricchezza altrui, colonialismo finanziario sostanzialmente, e l'amministrazione Trump rappresenta la mina vagante in grado di ridimensionare pericolosamente il loro ascendente a livello internazionale. Perché se si pungola un simile “drago” è inevitabile una reazione, nonché prevedibile ex-ante. Dopo tutto ancora non hanno messo in gioco i loro capitali in questa partita, visto che possono ancora ricorrere a ciò che resta dell'eurodollaro e ai risparmi dei contribuenti europei (es. SIU). Ciò che finora si è degradato sono tutti quegli asset che fungevano da “complicità interna” sul suolo statunitense, i quali lavoravano contro gli interessi del proprio Paese. Vengono in mente tutti i casi di frodi previdenziali, frodi sanitarie, frodi assistenziali, ecc. O anche l'ostracismo nei confronti di leggi come il CLARITY Act, il SAVE Act e la liberalizzazione di Fannie Mae/Freddie Mac. Quest'ultimo punto verrà combattuto unghie e denti dagli infiltrati ostili sul suolo statunitense, perché l'assenza di controllo sul lato lungo della propria curva dei rendimenti è ciò che manca a Washington per liberarsi definitivamente dal giogo straniero. La nazionalizzazione dei sopraccitati istituti di finanziamento immobiliare, oltre a salvare AIG (agente inglese), ha permesso di creare un divario talmente grande tra il rendimento del decennale americano e quello del trentennale da rendere disfunzionale il mercato dei mutui e rendere illiquidi i titoli coperti da ipoteca. Un carico pendente sulle spalle della FED e una incapacità di gestire i tassi a lungo termine da parte del mercato interno.
È un lungo cammino quello che punta verso il dispendio di capitali da parte della “Tavola Alta”, ma la fase di transizione/trasformazione in cui si trova la FED costringerà un simile esito alla fine. Pensateci: il SOFR ha ucciso il Federal funds rate che sostanzialmente rappresentava una porta d'accesso estera ai dollari; le stablecoin faranno mutare il mercato dei titoli sovrani americani, poi. A tutti gli effetti ci troviamo nel bel mezzo di un processo che ci traghetterà dal sistema eurodollaro al sistema stablecoin: dominio della FED sostituito dal dominio del Dipartimento del Tesoro americano. E di cosa si preoccupava, e preoccupa, maggiormente l'UE? Di non ottenere linee di swap privilegiate con la FED. Spogliata la banca centrale americana del suo ruolo di dominio economico e decentralizzato tramite le FED regionali, ciò che rappresenterà in futuro sarà solo un cancello per avere accesso al dollaro... niente di più. Niente più salvataggi centrali.
È una cosa che gli Stati Uniti possono permettersi in virtù del fatto che si trovano all'apice della catena delle garanzie collaterali, mentre invece Londra e Bruxelles si trovano alla fine. Ed ecco un altro motivo per cui chi ha più da perdere in una crisi sono le capitali europee, non Washington. Una ovvietà se si pensa ad Hormuz: non sono gli USA a rimanerne danneggiati se resta chiuso, così come non lo sono se viene chiuso Bab-el-Mandeb. È vero che i prezzi della benzina sono aumentati negli USA... ma al gallone! Infatti se il prezzo medio è circa $4 al gallone oltreoceano, qui staremmo parlando di circa €8 al gallone. Una bella differenza tra chi esporta quantità in eccesso di carburante perché ne è provvisto e chi deve affidarsi alle importazioni perché, tra le altre cose, ha ucciso le raffinerie tramite la religione dell'ambientalismo. Senza contare che Trump non ha venduto i barili della SPR, bensì li ha sottoposti a contratti pronti contro termine con le società petrolifere (es. Exxon prende in prestito oggi 100 milioni di barili e ne riconsegna 105 milioni tra un anno).
Chi è sotto assedio, quindi, non è il dollaro né il mercato obbligazionario americano, bensì i mercati monetari e obbligazionari europei. Loro deficitano di tutte quelle garanzie collaterali in grado di giustificare livelli spropositati di leva finanziaria e creazione di strumenti finanziari “esotici” con cui far traboccare il mondo della loro influenza politica ed economica.
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•••Tokenizzazione dell'H₂O: le élite si appropriano delle risorse idriche mondiali e progettano di commerciarle
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/tokenizzazione-dellho-le-elite-si)
Per chi non ha familiarità con la tokenizzazione, ecco una breve e semplice spiegazione: la tokenizzazione consiste nel trasformare qualcosa di reale, come una quota di diritti idrici, un volume misurato di acqua proveniente da un fiume o da una falda acquifera, o persino crediti per l'acqua “risparmiata” o riciclata, in un token digitale (un certificato digitale univoco) che risiede su una blockchain.
Quest'ultima è semplicemente un quaderno digitale condiviso di cui molti computer mantengono copie identiche contemporaneamente, in modo che i registri relativi alla proprietà dei beni non possano essere modificati segretamente da una singola persona o azienda.
Quel token può quindi essere acquistato, venduto o negoziato sui mercati nello stesso modo in cui si negoziano azioni o altri beni. Invece di appartenere semplicemente alla terra, alla comunità locale o alle persone che ne dipendono, l'acqua diventa un prodotto finanziario di cui grandi investitori, aziende e istituzioni possono possederne frazioni e negoziarle per profitto. Il diritto di usare, rivendicare, compensare o negoziare quell'acqua diventa la merce.
Compensare significa che l'acqua che si utilizza, la si risparmia o si ripristina altrove. Ad esempio, un agricoltore passa all'irrigazione a goccia, un progetto ripristina una zona umida o un'azienda riutilizza le acque reflue trattate. L'acqua risparmiata o ripristinata viene misurata e convertita in credito. È possibile acquistare o richiedere questo credito. Sulla carta, il consumo idrico risulta bilanciato.
Come osano trarre profitto rubando la nostra acqua?
Come osano guadagnare con questo piano corrotto per rubare, controllare, misurare e contabilizzare le risorse idriche mondiali? Sì, sembro Greta. L'ironia è palpabile: la stessa tipa che ha reso famoso “Come osate?” è stata completamente indottrinata a sostenere l'Agenda 2030 e proprio la rete di controllo contro cui dovrebbe gridare. Dato che si rifiuta di usare il suo slogan dove dovrebbe, lo farò io.
L'acqua è il fondamento stesso della vita. Ogni essere umano, ogni animale, ogni pianta ne dipende. Eppure le stesse élite che impartiscono lezioni al pubblico sulla scarsità e sul clima stanno costruendo i meccanismi per trasformare ogni singola goccia in una risorsa negoziabile da cui trarre profitto, mentre la gente comune è costretta al razionamento e alla sorveglianza.
Questo è esattamente il processo già descritto e promosso nelle relazioni ufficiali. La stessa Goldman Sachs ha pubblicato “Securing and Financing the Future of Water” nel 2026, affermando apertamente che la tokenizzazione può trasformare i diritti idrici in token tracciabili che monitorano l'utilizzo su diversi mercati e forniscono crediti alle aziende che risparmiano o riciclano l'acqua tramite connessioni a contatori di flusso.
Le Nazioni Unite hanno dichiarato che il mondo è entrato in un'era di “bancarotta idrica globale”. La loro relazione sostiene che il vecchio sistema dei diritti locali è superato e che sono necessari nuovi limiti vincolanti, una contabilità trasparente e una gestione centralizzata.
Le macchine cartografiche stanno già sorvolando la vostra testa
Guardate come lo stanno già facendo.
In tutti gli Stati Uniti, gli elicotteri sorvolano ormai a bassa quota fattorie e falde acquifere trainando enormi antenne elettromagnetiche che mappano le acque sotterranee sotto i nostri piedi, come una sorta di risonanza magnetica della Terra. Il Dipartimento delle Risorse Idriche della California conduce indagini elettromagnetiche aeree a livello statale proprio per questo scopo.
Queste indagini creano mappe dettagliate di ogni principale fonte d'acqua, in modo che il suo utilizzo possa essere successivamente monitorato e limitato.
L'occhio onniveggente di Oracle colpisce ancora: ora osserva ogni goccia che usate
Oracle Utilities elabora già i dati di oltre 100 milioni di contatori in tutto il mondo con sistemi di intelligenza artificiale che rilevano in tempo reale l'irrigazione, le perdite e il consumo delle singole abitazioni. La loro piattaforma per i clienti è progettata proprio per questo livello di controllo preciso.
Larry Ellison non si è limitato a sognare un panopticon, l'ha detto ad alta voce: “I cittadini si comporteranno al meglio perché registriamo e segnaliamo costantemente tutto ciò che accade”. Non era un avvertimento, era un'operazione di marketing da parte di una persona che possiede ancora circa il 40% di Oracle, la stessa azienda che ora si sta silenziosamente infiltrando nelle condutture che distribuiscono la risorsa più elementare sulla Terra: l'acqua.
Una volta che si possiede il registro in tempo reale di ogni goccia che entra in ogni casa, in ogni fattoria, in ogni fabbrica, non servono più gli stivali militari. Basta un pannello di controllo. Regolate il flusso d'acqua e la conformità arriverà di conseguenza. La stessa élite tecnocratica che ha trascorso decenni a consolidare dati, finanza e sorveglianza ora si sta muovendo sull'ultimo bene comune non governato, l'acqua stessa, sotto le rassicuranti etichette di “piattaforme per i clienti” e “servizi intelligenti”.
I contatori dell'acqua sono solo l'ultimo sensore di un sistema che già sa quando aprite il frigorifero, quando e dove guidate, quando sbadigliate, bevete, mandate messaggi o parlate e, presto, quanto dura la doccia e quante volte tirate lo sciacquone.
Questa non è innovazione, questo è il sistema operativo dell'élite per la gestione della scarsità e la conformità comportamentale, travestito da progresso e venduto da un tizio che ha apertamente celebrato l'idea che la registrazione costante avrebbe mantenuto la popolazione “al meglio delle sue capacità”. Oracle non gestisce i servizi pubblici, contribuisce a creare i punti di strozzatura. Cosa c'è dopo, eh Larry? Regolerai e tokenizzerai l'ossigeno?L'infrastruttura di controllo è già stata integrata con il meccanismo finanziario. Chainlink, una rete decentralizzata che alimenta i sistemi blockchain con dati reali come le letture dei contatori e le verifiche del risparmio idrico, ha pubblicato guide dettagliate sulla digitalizzazione dei diritti idrici e dei crediti di conservazione in token, in modo che le aziende possano acquistare compensazioni proprio come i crediti sull'anidride carbonica.
A Dubai, il DMCC (Dubai Multi Commodities Centre), zona franca sostenuta dal governo e importante hub commerciale internazionale, ha firmato accordi per il lancio del primo token digitale al mondo garantito da riserve di acqua dolce verificate, posizionando l'acqua stessa come merce negoziabile sui mercati mondiali.
Hanno già preso il cibo e stanno giocando a fare Dio con il tempo
Da anni le élite stanno sistematicamente prendendo il controllo dell'approvvigionamento alimentare mondiale. Bill Gates, attraverso Cascade Investment, è diventato il più grande proprietario privato di terreni agricoli negli Stati Uniti, possedendo centinaia di migliaia di acri in quasi venti stati. Allo stesso tempo, importanti società di gestione patrimoniale come BlackRock detengono partecipazioni ingenti nelle principali multinazionali agroalimentari che controllano sementi, fertilizzanti, trasformazione e distribuzione.
Contemporaneamente, i programmi di inseminazione delle nuvole e la ricerca sulla geoingegneria solare, finanziati dalla Silicon Valley e dai governi, si stanno espandendo rapidamente. Questi sforzi affermano di voler gestire le precipitazioni e raffreddare il pianeta, ma di fatto affidano il potere di influenzare i modelli meteorologici proprio alle istituzioni che già promuovono il controllo centralizzato sull'acqua e sul cibo.
In altre parole, stanno mettendo in atto la classica dialettica hegeliana per consolidare il potere:
- Creare la siccità attraverso la geoingegneria/modifica meteorologica;
- Dichiarare lo stato di emergenza e spaventare la popolazione;
- Arrivano con la “soluzione”, la tokenizzazione dell'acqua, che presumibilmente salverà il pianeta ma in realtà li renderà solo più ricchi.
Lo schema è inconfondibile, uniamo i puntini. Prima acquistano i terreni dove viene coltivato il cibo, poi sperimentano la modifica delle condizioni meteorologiche che irrigano i raccolti, ora stanno mappando, misurando e tokenizzando l'acqua stessa, in modo che ogni goccia possa essere tracciata, razionata e venduta.
Questa non è teoria, è la presa di potere: l'ABC della tecnocrazia
Ci dicono che l'acqua è troppo importante per lasciarla in mani locali. Dichiarano la bancarotta di sistemi che hanno sostenuto le comunità per generazioni, poi creano l'infrastruttura digitale e fisica per misurare ogni utilizzo, imporre ogni limite e trarre profitto da ogni gettone. La natura condivisa dell'acqua viene riscritta in un sistema di permessi di proprietà di una ristretta élite che afferma di sapere meglio di chiunque altro come gestire la natura e l'umanità. Tutto ciò fa parte del piano della Tecnocrazia.
E non illudiamoci, l'intero progetto si inserisce a pieno titolo nell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e nei suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L'Obiettivo 6 si presenta come un sistema per “acqua pulita e servizi igienico-sanitari per tutti”, ma il vero meccanismo in costruzione è la contabilità, la misurazione e la finanziarizzazione di ogni singola goccia d'acqua. Le stesse istituzioni che hanno redatto gli obiettivi ora promuovono la “bancarotta” dell'acqua, limiti vincolanti, tracciabilità trasparente e soluzioni basate sul mercato che trasformano un bene vitale in una classe di attività commerciabile. Ciò che viene spacciato al pubblico per sostenibilità ed equità è in pratica il trasferimento del controllo dalle comunità e dalle nazioni alle stesse élite finanziarie e burocratiche che ne hanno elaborato il progetto. L'Agenda 2030 è il quadro di riferimento utilizzato per giustificare l'accaparramento, la misurazione e la vendita dell'acqua mondiale sotto la bandiera della salvaguardia.
Questo è il piano. È già in atto e chi lo promuove si aspetta che l'opinione pubblica lo accetti come inevitabile.
Non è inevitabile.
La resistenza NON è vana.
Smascherate il piano, gridatelo ai quattro venti: sui siti di notizie, nei podcast e nelle riunioni del consiglio comunale.
Non permettiamo alle élite di portare a termine il loro piano di conquista. Loro hanno i soldi, ma noi abbiamo i numeri.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••La transizione della Germania all'economia pianificata, con la guerra contro la Russia come fattore determinante
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-transizione-della-germania-alleconomia)
Il professor Moritz Schularick, presidente dell'Istituto Kiel per l'Economia Mondiale (IfW), ha trovato la soluzione definitiva ai problemi economici della Germania. In un'intervista alla Neue Osnabrücker Zeitung (NOZ), l'economista ha lamentato una mancanza di leadership nella politica tedesca in materia di armamenti. La considera un elemento centrale per una politica industriale attiva in grado di risollevare la Germania dalle sue difficoltà economiche. Schularick prevede che la produzione di armi fungerà da, per usare le sue parole, “motore dell'occupazione”.
Ha detto testualmente: “Se vogliamo che l'Europa diventi presto veramente autonoma in materia di difesa e non rimanga dipendente dagli Stati Uniti, dal movimento MAGA, allora il Ministro della Difesa Boris Pistorius deve ricevere l'ordine di collaborare con i partner europei per sostituire, in futuro, gli Stati Uniti e le loro capacità”.
Retorica di guerra fatale
“Ordine di marciare”, autosufficienza militare: il vocabolario è al tempo stesso rivelatore e pericoloso. Sembra che la politica e la ricerca economica vicina allo Stato stiano convergendo su un percorso comune per quanto riguarda la politica militare e la gestione industriale sempre più pianificata centralmente. Un ritorno ai principi di mercato appare come una favola negli ambienti degli economisti tedeschi: nessuno crede più nel potere curativo della liberazione dai diktat climatici, dall'eccessiva regolamentazione e dagli oneri fiscali.
Secondo Schularick, la politica dovrebbe istituire un coordinatore di alto livello per gli armamenti al fine di gestire i fondi di investimento in risposta alla minaccia russa. Forse si immagina in questo ruolo? Dopotutto, entro la fine del decennio sono previsti investimenti per la difesa superiori a €500 miliardi per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.
Carenze di capacità produttiva
Schularick ha criticato la lentezza estrema con cui si sta incrementando la produzione di armi. Dall'inizio della guerra, quattro anni fa, non è stato fatto nulla per aumentare significativamente la capacità produttiva.
“Quanti missili Taurus vengono completati al mese? Nemmeno una manciata”, si lamenta. Un evidente deficit nella politica industriale, conclude poi.
Qui emerge il nuovo spirito dell'“accademia” economica tedesca: tutto ruota attorno alla tanto decantata politica globale di indirizzo industriale, un'azione attiva ora perseguita da Bruxelles e Berlino, pericolosamente alimentata da ricerche allineate allo Stato.
Ciò che era stato previsto da tempo con un margine di sicurezza di tre quarti sembra ora stia accadendo. I pianificatori centrali, tra cui Schularick, presumono di poter riconvertire la capacità produttiva industriale tedesca inutilizzata nel settore della difesa. La produzione di automobili civili, a loro avviso, può essere facilmente convertita in produzione di carri armati. Oltre a produrre beni che le famiglie private non richiedono, questo crea un'ulteriore industria dipendente dai sussidi, che consuma risorse destinate alla produzione civile e aumenta artificialmente i costi per i cittadini.
L'etica del lavoro “riscoperta” dalla Germania in tempo di guerra
Schularick si entusiasma per il promettente futuro dell'economia di guerra, riscoprendo sorprendentemente un'etica del lavoro da tempo assente in Germania. Osserva che la produzione è ancora prevalentemente su un unico turno, cinque giorni alla settimana. Apprendiamo, quindi, che questi sono i lavori del futuro economico della Germania.
Nessuno sembra pensare a cosa si dovrebbe produrre nei prossimi anni per evitare di ritrovarsi con gli scaffali vuoti dopo sole tre settimane in un potenziale conflitto. Non si tratta solo di veicoli blindati, ma anche di tecnologie future come sistemi autonomi, satelliti, intelligenza artificiale o robotica, aggiunge Schularick. In tutti questi settori, l'industria tedesca è rimasta indietro.
Da dove deriva questo svantaggio competitivo, si chiede il pianificatore centrale? Forse dalla politica tedesca e dall'apparato burocratico di Bruxelles che agiscono come antagonisti interni?
L'intervista mette in luce il divario crescente tra la realtà economica e la torre d'avorio ermeticamente chiusa della politica, della ricerca finanziata dallo Stato e dei media compiacenti, i quali promuovono questa enorme cattiva gestione economica senza valutare criticamente la reale forza militare della Russia, che non è in grado di effettuare un'invasione continentale.
Abbiamo già visto questo schema durante l'era COVID: una volta messo in moto, l'apparato mediatico affiliato allo Stato diffonde narrazioni attraverso giornali, radio e schiere di bot sui social, sopprimendo il libero dibattito. Le storie sull'occupazione russa vengono difese con toni apocalittici, logorando l'opinione pubblica.
Il mondo dei sogni dei pianificatori centrali
Come immaginano, nella pratica, tecnocrati come Schularick, Merz o von der Leyen, la conversione delle linee di produzione in beni militari? Oltre al finanziamento, si pone la questione del trasferimento di conoscenze. I progetti provengono da Internet o dal ministero di Boris Pistorius?
Il trasferimento di conoscenze necessario per costruire un'economia di guerra a pianificazione centralizzata a partire dall'industria civile è immenso e richiede molto tempo. Persino dopo decenni di amare esperienze con la transizione verde, che ha solo allontanato i capitali dalla Germania, le curve di apprendimento politiche rimangono negative.
Era questo l'obiettivo? Mettere l'industria alle strette con politiche climatiche fino a farla crollare, per poi riempire le capacità produttive liberate con la produzione di armi?
Al di là del fallimentare sistema dei sussidi per il clima, emerge una nuova fonte di sfruttamento: il settore della difesa europeo. È a dir poco opinabile che questo esperimento possa resistere alle reali condizioni economiche – calo della produttività, aumento del debito. I pianificatori centrali come Schularick avranno sicuramente una spiegazione: sono stati ostacolati da forze contrarie all'integrazione europea, all'economia di guerra comune e all'accumulo di debito da parte di Bruxelles.
L'illusione della pianificazione centralizzata
Non serve una profonda competenza economica per capire che la militarizzazione è destinata al fallimento; basta dare una rapida occhiata alla storia del XX secolo. Oltre alla cattiva gestione delle risorse, ci sono questioni di sovranità nazionale, interessi geopolitici divergenti dell'UE e un'Unione divisa, soprattutto con un blocco orientale timoroso di un conflitto contro la Russia.
Il fatto che persino economisti come Schularick cedano al richiamo di una potente pianificazione centrale dimostra che non sono immuni alla vanità personale. Sicuramente sperano che i loro istituti ne traggano vantaggio, magari con un incarico ministeriale come coordinatore degli armamenti. Chissà quali descrizioni di lavoro circolano già a Berlino e Bruxelles.
È tragico, eppure il motto che sembra regnare ovunque è: “Dopo di noi, il diluvio”.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••Hormuz e la Legge dei rendimenti decrescenti
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/hormuz-e-la-legge-dei-rendimenti)
Per mesi, l'ipotesi che lo Stretto di Hormuz fosse l'arma segreta di Teheran ha dominato i commenti sulla guerra.
Essendo un canale marittimo stretto attraverso il quale storicamente transitava circa un quinto del petrolio mondiale e una quota consistente di gas naturale liquefatto, lo Stretto appariva come un punto strategico che l'Iran avrebbe potuto chiudere o interrompere a piacimento. Non era necessario distruggere ogni singola petroliera: colpire una piccola percentuale con droni, missili da crociera, motoscafi o mine avrebbe fatto impennare i premi assicurativi, scoraggiato equipaggi e compagnie e, di fatto, chiuso lo Stretto senza un controllo fisico continuo.
Quest'idea non era nuova: era da tempo un elemento caratteristico della strategia iraniana, considerata sia uno strumento militare che un mito politico a dimostrazione del fatto che, anche sotto pressione, Teheran manteneva una leva decisiva sul sistema energetico globale. Parte dei media occidentali e analisti indipendenti hanno amplificato la stessa narrazione.
Basandosi su dati di navigazione open-source incompleti, soprattutto dopo che le navi avevano iniziato a navigare nell'ombra, molti hanno concluso che gli Stati Uniti erano stati colti impreparati e non avevano una strategia realistica per riaprire il canale. Hormuz, sostenevano, era di fatto chiuso o chiudibile a discrezione dell'Iran. Questa interpretazione era incisiva, ma anche incompleta.
Come la minaccia è stata erosa
L'ipotesi che il sistema di rilevamento e puntamento iraniano non potesse essere smantellato senza una drammatica escalation si è rivelata errata. Sotto il comando del Comando Centrale degli Stati Uniti, noto anche come CENTCOM, e con un significativo coinvolgimento della Quinta Flotta e delle componenti dell'Aeronautica, gli Stati Uniti hanno condotto un'azione prolungata per indebolire i sensori di cui l'Iran aveva bisogno per individuare e colpire le navi.
L'Iran si è affidato a radar mobili montati su camion, droni, missili da crociera, motoscafi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e mine navali. All'interno dello Stretto, le navi si muovono in rotte relativamente prevedibili. L'Iran ha combinato radar attivi con telecamere elettro-ottiche e a infrarossi passive installate su terreni elevati e isole come Qeshm, Larak e Abu Musa.
I radar mobili avrebbero emesso brevi segnali per localizzare le navi, per poi spegnersi e spostarsi prima che i missili antiradar potessero arrivare. Una volta nota la posizione approssimativa di una nave, si potevano inviare sistemi d'attacco per cercarla.
La vulnerabilità consisteva nel fatto che ogni emissione radar poteva essere rilevata. Gli aerei americani hanno risposto sistematicamente con missili antiradar, mentre le attività di ricognizione visiva e di intelligence hanno individuato i sensori passivi. Questo è stato il fulcro di quella che alcuni dei coinvolti hanno definito “bonificare la palude”.
L'Iran disponeva di sistemi di ridondanza, ma il numero di sensori era limitato. Centinaia di attacchi di precisione hanno gradualmente ridotto la capacità dell'Iran di monitorare il traffico nello Stretto. Man mano che lo strato di rilevamento si è assottigliato, l'efficacia dei sistemi d'attacco è diminuita.
Parallelamente, sono state neutralizzate le mine con imbarcazioni senza equipaggio e la rotta meridionale vicino all'Oman è stata dichiarata in gran parte libera. I convogli si sono mossi sotto scorta, spesso di notte e con il sistema di informazione automatica (AIS) disattivato. I cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, dotati di radar Aegis e intercettori missilistici standard (SM), costituivano la spina dorsale del convoglio; droni ed elicotteri Apache armati di razzi a guida laser hanno fornito ulteriore copertura. Le navi americane hanno anche ingaggiato i motoscafi delle Guardie Rivoluzionarie che si avvicinavano ai convogli.
Sul piano commerciale, gli Stati Uniti hanno affrontato le barriere assicurative. All'inizio di marzo, il presidente Donald Trump ha incaricato la US International Development Finance Corporation (DFC) di fornire assicurazioni contro il rischio politico e garanzie per il commercio marittimo.
La DFC, in collaborazione con il Dipartimento del Tesoro e il CENTCOM, ha istituito una linea di riassicurazione rotativa di circa $20 miliardi, successivamente ampliata con partner privati tra cui Chubb, incentrata sulla copertura dello scafo, dei macchinari e del carico. L'adesione iniziale è stata limitata. Con il calo dei tassi di successo iraniani, un numero maggiore di navi ha aderito.
I risultati sono stati significativi: il CENTCOM ha riferito di aver assistito ben oltre mille navi commerciali e di aver movimentato centinaia di milioni di barili dalla primavera. I sistemi di tracciamento indipendenti spesso riportavano cifre inferiori perché gran parte del traffico avveniva in incognito. Il volume di traffico prebellico era di 20-21 milioni di barili al giorno.
I flussi attraverso Hormuz restano al di sotto di tale soglia, ma, combinati con l'oleodotto Abu Dhabi-Fujairah e l'oleodotto saudita per Yanbu nel Mar Rosso, i volumi si sono ripresi a sufficienza per mantenere i prezzi del petrolio nella fascia tra gli $85 e i $95, elevati ma ben lontani dalla catastrofe prevista.
Non voler vedere il quadro completo
I dati pubblici risultavano in ritardo sia per ragioni tecniche che psicologiche. Le navi che perdevano il segnale durante il transito di solito riattivavano i loro localizzatori AIS in seguito, quindi in teoria avrebbero potuto essere tracciate e conteggiate, tuttavia il confronto era imperfetto a causa della sovrapposizione dei movimenti notturni, della ricezione satellitare incompleta, dei segnali intermittenti e dei trasferimenti da nave a nave.
I sistemi di tracciamento commerciali tentano di correggere le anomalie utilizzando immagini e altri dati, ma le soglie di confidenza producono comunque delle sottostime rispetto a ciò che le forze di scorta potrebbero effettivamente vedere.
C'era anche una ragione narrativa. La storia del successo iraniano e del fallimento americano si adattava alle aspettative che molti già nutrivano. Le prove contraddittorie generavano dissonanza cognitiva. La reazione comune era quella di proteggere la cornice originaria, applicando un maggiore scetticismo ai dettagli scomodi e considerando i progressi più lenti come temporanei.
In un contesto informativo controverso, le narrazioni che confermano le aspettative preesistenti spesso sopravvivono a quelle che necessitano di essere riviste.
Il principio generale
Il caso di Hormuz illustra uno schema più ampio: la leva è spesso più efficace quando è latente. La minaccia influenza il comportamento; il bersaglio si tutela o spera che la carta non venga mai giocata. Una volta utilizzata su larga scala, gli incentivi cambiano. Emergono costi reali e il valore di neutralizzare la minaccia aumenta vertiginosamente.
Segue un processo di adattamento: si braccano i sensori, si organizzano le scorte, si accelerano i percorsi alternativi e si trovano soluzioni commerciali. Col tempo, la leva iniziale produce rendimenti decrescenti. Chi esercita la coercizione spesso si ritrova più debole di prima.
Questo schema non è unico. Nel 1973, i produttori di petrolio arabi ridussero le esportazioni e aumentarono i prezzi. Lo shock a breve termine fu grave; la risposta a lungo termine incluse miglioramenti in termini di efficienza, riserve strategiche, produzione al di fuori dell'OPEC e la rivoluzione dello shale oil.
Le interruzioni delle forniture di gas imposte dalla Russia all'Europa tra il 2021 e il 2022 hanno prodotto un andamento simile: l'espansione del GNL, lo stoccaggio, la riduzione della domanda e la comparsa di fornitori alternativi hanno fatto crollare la quota di mercato di Mosca in Europa, costringendola a vendere una maggiore quantità delle sue forniture a prezzi fortemente scontati alla Cina e ad altri Paesi.
Le restrizioni imposte dalla Cina nel 2010 al Giappone sull'estrazione di terre rare hanno stimolato lo sviluppo di attività minerarie alternative, il riciclo e la sostituzione delle materie prime. Negli ultimi anni, anche gli Stati Uniti hanno accelerato questa transizione grazie ai finanziamenti del CHIPS Act, alle partecipazioni azionarie e ai prestiti del Dipartimento della Difesa, agli accordi sui prezzi minimi e sui contratti di fornitura, e al Project Vault, che comprende partecipazioni azionarie in produttori chiave e una riserva strategica di minerali, ampliando al contempo la cooperazione con partner come l'Australia.
Le leve rimanenti e i loro limiti
Se la strategia di Hormuz sta già dando risultati decrescenti, quali altre opzioni restano all'Iran?
La leva più incisiva e sottoutilizzata è una campagna più sistematica contro la produzione energetica del Golfo stesso: giacimenti, impianti di lavorazione, raffinerie e industrie a valle. L'Iran ha già colpito questi obiettivi su scala significativa. Ciò che non è stato ancora pienamente tentato è uno sforzo prolungato e multilaterale per la distruzione duratura delle capacità produttive.
Tra le altre potenziali leve si annoverano l'intensificazione delle attività per procura, le operazioni informatiche, la pressione su Bab el-Mandeb, i segnali nucleari residui e attacchi più pesanti contro le basi statunitensi o le infrastrutture critiche. Ognuna di queste opzioni conserva un certo potenziale.
Tuttavia, la stessa logica si applica anche in questo caso. Un ulteriore utilizzo su larga scala accelererebbe le reazioni che ne ridurrebbero l'efficacia. Allo stesso tempo, il regime è sottoposto a continue pressioni economiche dovute al blocco navale statunitense, al controllo delle esportazioni di petrolio e alle più ampie sanzioni dell'“Operazione Economic Outcast”. Un'escalation sotto questo assedio aumenterebbe significativamente i costi e ridurrebbe i tempi di reazione.
Un'altra opzione potrebbe essere una distrazione altrove, magari orchestrata da un altro Paese dell'asse emergente dei Paesi dipendenti dal Partito Comunista Cinese, come la Russia, la Corea del Nord o la Cina stessa.
La battaglia per lo Stretto non rappresenta l'intera guerra. Ha tuttavia illustrato una caratteristica ricorrente della strategia: le leve geografiche e delle risorse appaiono più formidabili finché rimangono latenti. Una volta messe in moto in modo continuativo, spesso innescano quelle forze che alla fine ne riducono l'efficacia.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••Il divorzio incompiuto
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/il-divorzio-incompiuto)
La versione standard della storia di Enrico VIII è una parabola morale sulla brama di un re: una disperata ricerca di un erede maschio che lo portò a rompere con Roma, sciogliere i monasteri e creare una chiesa nazionale. Questa narrazione non è sbagliata, ma è pericolosamente incompleta. Il bisogno di Enrico VIII di ottenere l'annullamento del matrimonio fu la scintilla, non la causa. Il vero elemento esplosivo fu una rivendicazione costituzionale che si stava consolidando da decenni: che l'Inghilterra fosse un “impero”, un regno sovrano che non doveva alcuna fedeltà giuridica o spirituale ad alcuna potenza straniera, Papa incluso.
Quando Enrico VIII separò l'Inghilterra dalla giurisdizione papale nel 1534, non si limitò a divorziare da una moglie. Stava separando l'Inghilterra dalla struttura giuridica del papato occidentale, quello che io chiamo il progetto della “Seconda Britannia”. Tale divorzio non fu mai pienamente accettato dalla Curia romana e non è mai stato formalizzato. Nei cinque secoli successivi, la lotta si spostò dalla teologia all'economia politica, dalle scomuniche al debito, dall'invasione militare alla presa di potere istituzionale. Oggi, mentre la Chiesa anglicana si frattura al suo interno e si avvicina sempre più a un ecumenico con Roma, e la monarchia inglese mette alla prova i vincoli fiscali stabiliti nel 1688, l'antica battaglia per l'autorità suprema sulla corona e sulle anime d'Inghilterra sta entrando in un nuovo capitolo.
I. Il divorzio di Enrico VIII: catalizzatore personale, rottura costituzionale
Nel 1521 Enrico VIII fu acclamato come il “Difensore della Fede” per la sua polemica contro Lutero. Non era certo un rivoluzionario protestante, ma nel 1533 il Papa, sotto la pressione del nipote di Caterina d'Aragona, l'imperatore Carlo V, si rifiutò di annullare il matrimonio di Enrico VIII. Ciò che seguì non fu un semplice cambio di moglie, ma una vera e propria rivoluzione giurisdizionale.
L'Atto di Restrizione degli Appelli (1533) dichiarò che “questo regno d'Inghilterra è un impero... governato da un unico capo e re supremo... al quale è vincolato un corpo politico, composto da persone di ogni genere e ceto sociale, e a cui è dovuta, dopo Dio, un'obbedienza naturale e umile”. L'Atto di Supremazia (1534) trasferì formalmente la guida della chiesa inglese dal Papa alla Corona. Le tasse che affluivano a Roma furono dirottate verso il tesoro reale; i monasteri, istituzioni che operavano come una struttura di potere parallela con lealtà continentali, furono sciolti.
In sostanza, Enrico non rifiutò la dottrina cattolica: rifiutò la giurisdizione papale. La sua contestazione riguardava la pretesa che un vescovo straniero (il papa) possedesse l'imperium – la suprema autorità esecutiva e giudiziaria – sui sudditi inglesi. Così facendo, sfidava una finzione giuridica secolare: l'autoeredità del papato dal decaduto Impero Romano d'Occidente. Attraverso documenti come la falsificata Donazione di Costantino, i Papi avevano a lungo rivendicato il diritto di deporre i re e di interporsi tra i monarchi e i loro reami. Il “divorzio” di Enrico VIII fu quindi una dichiarazione di indipendenza giurisdizionale: nessun tribunale straniero, spirituale o temporale, avrebbe esercitato l'autorità finale in Inghilterra.
II. Il contrattacco: dalle missioni gesuite alla rivoluzione fiscale
Il papato non riconobbe mai la legittimità di questo divorzio. Scomuniche, complotti, missioni gesuite e il sostegno a pretendenti cattolici (Maria Stuarda, l'Invincibile Armata spagnola) si susseguirono per generazioni, ma la restaurazione militare o dinastica diretta fallì sotto Elisabetta e gli Stuart. Alla fine del XVII secolo, il progetto della “Seconda Britannia” – l'ambizione di subordinare la sovranità inglese a un'autorità transnazionale – cambiò strategia.
La storiografia convenzionale presenta la Rivoluzione Gloriosa del 1688 come un trionfo protestante: il Parlamento invita lo statolder olandese Guglielmo d'Orange a deporre il cattolico Giacomo II, assicurando così una successione protestante e la libertà parlamentare. Ma al di là della propaganda religiosa, è necessario considerare le conseguenze strutturali. Guglielmo arrivò con un esercito olandese e un nuovo modello di finanziamento statale. Giacomo fuggì; il Parlamento approvò la Dichiarazione dei Diritti (1689), che subordinava permanentemente la monarchia al controllo parlamentare in materia di tassazione, successione e guerra.
Poi arrivò l'innovazione decisiva: nel 1694, venne istituita la Banca d'Inghilterra. Fu la prima istituzione permanente di debito pubblico. Per la prima volta, la Corona inglese – e presto lo Stato britannico – divenne dipendente da una rete di creditori, obbligazionisti e finanziari che non avevano alcuna lealtà feudale nei confronti del monarca. Il prestito sovrano non era più un espediente occasionale; divenne il motore del governo. La libertà d'azione della Corona non era più limitata da un interdetto papale, ma dal pagamento degli interessi e dall'approvazione di un complesso parlamentare-finanziario.
Si trattò di un'operazione di “sottrazione del potere papale”? Non nel senso di cablogrammi segreti vaticani. Rappresentava piuttosto una profonda continuità formale: una struttura di potere transnazionale in grado di frenare la Corona inglese. Il papato aveva un tempo esercitato tale ruolo attraverso il diritto canonico e la minaccia di scomunica. Dopo il 1688, il potere di controllo passò alla City di Londra e ad Amsterdam, reti finanziarie a loro volta intrecciate con le banche continentali, molte delle quali da tempo al servizio degli interessi papali e imperiali nel commercio e nel credito. La “Seconda Britannia” si era trasformata. Il suo successore non fu esattamente il Vaticano, bensì lo Stato fiscale-militare, un sistema in cui la sovranità era diffusa tra creditori, parlamentari e la nuova Banca.
E come è stato possibile tutto ciò? Attraverso l'introduzione di una Guardia Pretoriana in tutte le sale del potere e nelle dimore della Corona. La metafora della Guardia Pretoriana è appropriata, ma va precisata. Nell'antica Roma, i Pretoriani erano la guardia personale dell'imperatore, che ripetutamente assassinava o ricattava gli imperatori per proteggere i propri privilegi. Nella Gran Bretagna post-1688, la “guardia” cambiò uniforme: i soldati, in quanto detentori del potere supremo, furono rimpiazzati dai possessori di obbligazioni. La Corona era tenuta in ostaggio non solo da uomini armati, ma anche dal meccanismo del debito perpetuo, debiti che finanziavano gli uomini armati. Ogni monarca, da Guglielmo III a Carlo III, governò all'interno di una gabbia costruita nel 1694, una gabbia le cui sbarre sarebbero state obbligazioni governative dorate, rafforzate da assassini dell'MI5, dell'MI6 e altri agenti segreti infiltrati nelle sale del palazzo.
III. La nuova lotta: conquistare la Chiesa anglicana come arma
Per tre secoli, la Chiesa d'Inghilterra è rimasta l'unico pilastro istituzionale dell'originaria separazione della Corona da Roma. In qualità di “governatore supremo”, il monarca manteneva l'autorità giurisdizionale sulla chiesa nazionale, una netta smentita dell'imperium papale. Ma questo pilastro si sta ora sgretolando e, nelle fratture, l'antico potere transnazionale intravede un'opportunità.
La Comunione anglicana è attualmente lacerata da dispute interne su sessualità, genere e dottrina. Le riforme progressiste nella Chiesa d'Inghilterra hanno accelerato lo scisma, con ampie fasce del Sud del mondo (GAFCON e la Global South Fellowship of Anglicans) che si sono allontanate o hanno rifiutato l'autorità dell'Arcivescovo di Canterbury. In questo vuoto si è inserito un rapido riallineamento ecumenico.
Nell'ottobre del 2025, re Carlo III, governatore supremo della Chiesa d'Inghilterra, ha compiuto una visita di Stato in Vaticano (22-23 ottobre). Ha incontrato Papa Leone XIV (eletto nel maggio 2025) e ha partecipato a una storica celebrazione ecumenica di preghiera nella Cappella Sistina, la prima volta che un monarca inglese ha pregato pubblicamente con un Papa nella Cappella dalla Riforma. Il re ha rilasciato dichiarazioni congiunte sulla “cura del creato” con il Vaticano e ha ricevuto onorificenze come la nomina a Confratello Reale di San Paolo. Ex-vescovi anglicani hanno parlato di possibili ondate di conversioni, o di un ulteriore riallineamento verso Roma, in mezzo alle divisioni in corso.
Non si tratta semplicemente di buona volontà ecumenica: rappresenta un ammorbidimento giurisdizionale. L'Atto di Supremazia di Enrico VIII rese la corona l'autorità legale suprema sulla Chiesa inglese. Quando il governatore supremo partecipa ora a funzioni congiunte di alto profilo che implicitamente riconoscono una condivisa autorità spirituale e quando la Chiesa d'Inghilterra intensifica i legami con Roma mentre la sua comunione globale si frammenta, la barriera giurisdizionale eretta nel 1534 viene messa alla prova ed erosa dall'interno. La Chiesa d'Inghilterra, concepita come baluardo contro le interferenze papali, è sempre più vista da alcuni come un potenziale ponte o addirittura uno strumento per ristabilire l'influenza di Roma sulle anime inglesi e, per estensione, sulle istituzioni e, naturalmente, sulle sue fonti di reddito, perse ormai da secoli.
Allo stesso tempo, la Corona ha mostrato sottili segnali di voler prendere le distanze dall'assetto fiscale post-1688. Affermazioni simboliche di indipendenza, una monarchia multireligiosa che aggira il vecchio establishment protestante e timidi tentativi di riaffermare alcuni poteri di prerogativa hanno suscitato reazioni da parte del complesso parlamentare-finanziario. Il vecchio sistema “pretoriano”, ora incarnato nella City di Londra e nello stato debitore permanente, riconosce che una Corona con una reale indipendenza giurisdizionale, anche sulla propria chiesa, potrebbe iniziare ad allentare i vincoli imposti dopo il 1688.
IV. Conclusione: una guerra lunga 500 anni che entra nel suo ultimo capitolo
Enrico VIII non divorziò da una moglie; divorziò l'Inghilterra da una pretesa rivale all'imperium. Il papato, in quanto erede istituzionale della giurisdizione imperiale romana, non accettò mai quel divorzio. Combatté con complotti ed eserciti e, quando questi fallirono, si adattò. La Rivoluzione Gloriosa e la creazione dello Stato debitore permanente rappresentarono una trasformazione strutturale: il controllo transnazionale sulla sovranità inglese si spostò dal diritto canonico alla finanza. La “Seconda Britannia” acquisì una nuova incarnazione nei mercati obbligazionari e nell'establishment parlamentare-finanziario che ha tenuto a freno la Corona per oltre tre secoli. Il tutto sostenuto da omicidi di reali e nobili perpetrati dalle guardie di palazzo e dalla sicurezza.
Ora, con la Chiesa anglicana divisa su linee dottrinali e impegnata a coltivare legami ecumenici più profondi con Roma, l'originaria lotta giurisdizionale è tornata sul suo campo di battaglia: l'autorità spirituale sull'Inghilterra. La Corona, pur rimanendo tecnicamente il governatore supremo, presiede un'istituzione sempre più aperta proprio a quella giurisdizione straniera che Enrico VIII aveva bandito. Se questo processo dovesse proseguire senza controllo, il divorzio del 1534 potrebbe essere di fatto annacquato, non da una bolla papale, ma da una lenta convergenza ecumenica.
Non si tratta di una cospirazione: è logica istituzionale. Il papato è un'istituzione millenaria che non ha mai rinunciato alla sua pretesa di giurisdizione universale. La Corona inglese è un'istituzione che non si è mai completamente liberata dalla gabbia fiscale eretta nel 1694. L'attuale riassetto e le fratture all'interno della Comunione anglicana rappresentano il terreno d'incontro tra queste due forze istituzionali. La questione è se l'accordo del 1688 – il sistema del debito come ostaggio – cederà definitivamente, o se la Seconda Roma porterà a termine ciò che iniziò nel XVI secolo: la riconquista della sua provincia perduta.
V. Post-scriptum
Mentre la lunga e incompiuta separazione dell'Inghilterra dalla Seconda Roma si piega ancora una volta verso lo scontro, la Chiesa d'Inghilterra – baluardo sovrano di Enrico VIII contro l'impero straniero – si sta preparando a riprendere il suo ruolo pre-Riforma di nemico, controllato dall'estero, di una Corona inglese indipendente. Mentre le aperture di Re Carlo III al Vaticano nel 2025 segnalano un approfondimento dell'allineamento ecumenico, il futuro erede al trono, il Principe di Galles, si è mosso rapidamente nel marzo 2026 per riaffermare la sua personale “fede silenziosa” e il suo impegno nei confronti della Chiesa d'Inghilterra, partecipando all'insediamento del nuovo Arcivescovo di Canterbury e dichiarando la sua intenzione di forgiare un “legame forte e significativo” con la sua leadership mentre si prepara al ruolo di Governatore Supremo. Eppure, proprio questa riaffermazione dell'antica alleanza tripartita – Corona, Chiesa e Popolo – giunge nel momento in cui la chiesa nazionale, frammentata dalle riforme progressiste e dagli scismi del Sud del mondo, si avvicina sempre più all'influenza romana. Le guerre di religione dei Tudor, ben lungi dal concludersi nel 1534 o nel 1558, si stanno dunque riaccendendo; così come la più profonda Guerra Civile Inglese, durata 400 anni, le cui forze istituzionali contrapposte ho analizzato in sette saggi precedenti. La questione per il prossimo regno è se la visione sincera ma più pacata del dovere del Principe riuscirà a riconquistare la Chiesa come strumento della sovranità inglese, o se la Seconda Roma, dopo aver fallito con eserciti, scomuniche e mercati obbligazionari, riuscirà infine, attraverso una convergenza pacifica, a rivoltare contro la Corona stessa la sfera spirituale. L'accordo del 1534 rimane incompiuto; il capitolo finale della lunga guerra civile inglese deve ancora essere scritto.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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•••Perché Israel Kirzner merita il premio Nobel
Nell’autunno del 2014 hanno iniziato a circolare le voci secondo le quali il professor Israel Meir Kirzner (classe 1930 economista, rabbino britannico naturalizzato statunitense ed esponente della scuola austriaca), insieme a William Baumol (classe 1922, economista statunitense, professore alla New York University e alla Princeton University), erano possibili candidati per il premio Nobel. La fonte del rumor era la Thomson-Reuters – la società di database scientifico – e alla base della voce erano i modelli di citazione. Anche se è un database diverso, ma solo per facilità di ricerca ai lettori di questo saggio, in modo che possano verificare la presenza di se stessi, una ricerca su Google Scholar sarà sufficiente a fornire una certa prospettiva sull’impatto scientifico in fase di registrazione da Baumol e Kirzner. I rilevanti contributi di Baumol sono i seguenti:
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“Entrepreneurship: Productive, Unproductive, and Destructive.” Journal of Political Economy 98(5) 1990: 893-921 con 4.641 citazioni;
- Contestable Markets and The Theory of Industry Structure. New York: Harcourt Brace Jovanovich, 1982 (coauthored with John C. Panzar, and Robert D. Willig) con 6.454 citazioni;
- “Contestable Markets: An Uprising in the Theory of Industry Structure.” The American Economic Review 72(1) 1982: 1-15 con 2.455 citazioni;
- “Entrepreneurship in Economic Theory.” The American Economic Review 58(2) 1968: 64-71 con 1.581 citazioni.
I contributi rilevanti di Kirzner dovrebbero includere:
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Competition and Entrepreneurship. Chicago: University of Chicago Press, 1973 con 7.550 citazioni;
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“Entrepreneurial Discovery and the Competitive Market Process: An Austrian Approach.” Journal of Economic Literature 35(1) 1997: 60-85 con 3.273 citazioni;
- Perception, Opportunity, and Profit: Studies in the Theory of Entrepreneurship. Chicago: University of Chicago Press, 1979 con 2.604 citazioni. (1)
Confronta questi numeri con i precedenti premi Nobel, come F.A. Hayek, il cui “l’uso della conoscenza nella società” ha raccolto 13.935 citazioni e opere come La via della schiavitù e la costituzione della libertà, che sono stati citati più di 8.000 volte ciascuno. Al famoso “Il ruolo della politica monetaria” di Milton Friedman poco più di 7.000 citazioni e la sua Storia monetaria degli Stati Uniti (coautore con Anna Schwartz – 1915-2012 economista americana al National Bureau of Economic Research di New York City) appena sotto le 8.000. Di James Buchanan (1919-2013 economista statunitense) Il Calcolo del consenso (coautore con Gordon Tullock – 1922-2014 economista) è stato citato più di 10.000 volte, ma il suo saggio seguente più citato è: “La teoria economica dei clubs” che ha raccolto poco più di 3.800 citazioni.
Quindi le voci non erano incredibili sulla base dei criteri della Thomson-Reuters. E Baumol e Kirzner erano già stati riconosciuti in Svezia con il Premio Internazionale per l’Imprenditorialità e la Ricerca sulle piccole imprese e per il loro lavoro nel campo dell’imprenditoria. Così, ancora una volta, le voci erano (sono) plausibili, anche se, naturalmente, improbabili – soprattutto per quanto riguarda Kirzner, dato il suo status di outsider. Ahimè, né Baumol né Kirzner hanno ricevuto la telefonata quel giorno dell’ottobre nel 2014.
Ho intenzione di utilizzare questa occasione per fornire alcuni motivi per chiedere di avere, e speriamo, ricevere quel riconoscimento da parte della Svezia, in particolare perché i contributi di Israel Kirzner alla nostra comprensione del comportamento concorrenziale, della struttura industriale e del processo del mercato imprenditoriale dovrebbero essere riconosciuti. Vorrei anche dimostrare che il lavoro di Kirzner fornisce una piattaforma per la ricerca futura alla teoria dei prezzi ed al sistema di mercato più in generale. (2)
L’aspetto dei contributi che voglio sottolineare sono le intuizioni di Kirzner sulla naturale rivalità del comportamento concorrenziale e del processo di mercato. Egli ha sollevato le questioni fondamentali per l’analisi della teoria del mercato ed il funzionamento del sistema dei prezzi, che è alla base stessa della scienza economica. I suoi scritti sul comportamento economico, in tutta la loro varietà e complessità, esplorano l’ambiente istituzionale che consente una economia di mercato per realizzare i vantaggi reciproci dal commercio, per ritrovare continuamente i guadagni da innovazione, per produrre un sistema caratterizzato dalla crescita economica e per la creazione di ricchezza.
L’interesse personale e la Mano Invisibile
La scienza economica fin dalla sua nascita si compone di due affermazioni che devono essere conciliate l’uno con con l’altra: il postulato dell’interesse personale e la spiegazione della mano invisibile. Da Adam Smith in avanti molti hanno spiegato il rapporto del collassare, uno sull’altro, attraverso i rigorosi presupposti cognitivi e postulando un ambiente privo di attrito o hanno cercato di dimostrare l’impossibilità di far quadrare queste due affermazioni a causa di carenze cognitive o di una varietà di attriti supposti.
Così i dibattiti di economia politica sul ruolo del governo nell’economia tendevano, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ad accendere ad un assioma dei mercati perfetti o la dimostrazione di deviazioni da quella ideale a causa di mercati imperfetti. Kirzner, fin dall’inizio della sua carriera, ha dovuto affrontare obiezioni alle spiegazioni della mano invisibile associate a domande riguardanti la razionalità umana, l’esistenza del potere del monopolio, la pervasività delle esternalità ed ad una varietà di deviazioni dal libro di testo ideale della concorrenza perfetta.
In due modi gli economisti hanno risposto alle critiche del funzionamento dell’economia di mercato: in primo luogo, la chiarezza concettuale, in cui il teorico insiste sull’illustrare le condizioni di base su cui si stanno facendo affermazioni sulla mano invisibile e dimostrando che le critiche si basavano su fondamenta sbagliate; in secondo luogo, dalla dimostrazione che le deviazioni dalla nozione dal manuale ideale della concorrenza perfetta, non necessariamente, impediscono al sistema dei prezzi, di fare il proprio lavoro, di coordinare l’attività produttiva di alcuni i modelli di consumo con degli altri e la spiegazione della teoria della mano invisibile del mercato risulta dalla ricerca del proprio interesse all’interno di un certo insieme di condizioni istituzionali. Tali condizioni istituzionali sono stabilite dalle leggi di proprietà e di contratto che sono fissate e applicate e che costituiranno il quadro in cui ha luogo l’interazione economica.
Nel lavoro di Kirzner esamineremo entrambe queste risposte alle critiche del mercato. In realtà ha intitolato un saggio relativamente tardi nella sua carriera “I limiti del mercato: il reale e l’immaginato” (1994). La chiarezza concettuale percorre un lungo cammino per correggere un libero pensiero legato alla razionalità umana, all’esternalità, al potere del monopolio, ecc. ed alla forza dei processi di mercato per fornire l’incentivo agli operatori economici di adeguare continuamente il loro comportamento e di adattarsi al mutare delle circostanze per gran parte del rimanente. Lontano dal ribadire una teoria del ricostruito mercato-perfetto, questo approccio Kirzneriano costringe l’analista a guardare con attenzione alle proprietà dinamiche del sistema in quanto è in continua evoluzione verso una soluzione ed il ruolo essenziale è svolto nel quadro della strutturazione del contesto economico.
L’“inefficienza” di oggi è l’opportunità di profitto di domani per l’individuo che è in grado di agire alla situazione e di spostare il sistema in una direzione meno “errata” di prima. E se l’attuale decisore critica e non fa il necessario aggiustamento, un altro lo farà per lui, le risorse saranno reindirizzate, ed un modello di scambio e di produzione emergerà meglio coordinato dai piani dei partecipanti al mercato. Il lavoro di Kirzner volge la nostra attenzione teorica lontano dagli esercizi di ottimizzazione contro il vincolo dei dati e verso gli attori umani attenti e creativi che scoprono continuamente strade per realizzare profitti dal commercio e guadagni dalla innovazione.
Kirzner e Mises
Ludwig von Mises ha stimolato la ricerca intellettuale di Kirzner. Nato in Inghilterra il 13 febbraio 1930, Kirzner e la sua famiglia si trasferirono in Sud Africa nel 1940. Nel 1947 ha frequentato l’Università di Città del Capo, ma poi si trasferì negli Stati Uniti alla fine dell’anno accademico. Dopo la laurea al Brooklyn College, nel 1954, Kirzner decise di conseguire la laurea in economia aziendale, con indirizzo in ragioneria, presso la New York University e nel 1955 ha conseguito il Master in Business Adomistradion. Mentre completava il corso per l’MBA, Kirzner ha cercato un corso più impegnativo, per sua scelta, così ha guardato nell’elenco della facoltà i professori che avevano pubblicato molti libri ed erano stati premiati con prestigiosi riconoscimenti. Capitò sul nome di Ludwig von Mises. Lui ha raccontato la sua storia innumerevoli volte; i compagni e gli amministratori lo avvertirono di non frequentare quel corso perché dicevano che Mises era vecchio e non più al passo con i tempi.
Ma Kirzner frequentò, comunque, il corso che ha cambiato la sua vita. Nello stesso semestre stava seguendo la teoria dei prezzi, utilizzando La teoria del prezzo di Stigler (1952) e imparando a distinguere fra la scelta entro i vincoli e la logica della concorrenza perfetta; nel seminario di Mises stava leggendo l’Azione umana (Human Action), portando a conoscenza l’agonia umana del processo decisionale in mezzo a un mare di incertezze e che il mercato non era un luogo o una cosa, ma un processo. Le idee di Mises lo incuriosivano e conciliando ciò che stava imparando da Stigler con quello che stava apprendendo da Mises hanno scatenato la sua immaginazione intellettuale. E’ cambiato il suo percorso: dalla carriera di contabile professionista a quella di economista accademico. In un primo momento Mises, che ha riconosciuto il potenziale di Kirzner, gli raccomanda di andare alla Johns Hopkins University e lavorare con il più giovane, il più professionale ed inserito tra gli economisti accademici contemporanei: Fritz Machlup (1902-1983 economista austriaco). Mises ha persino organizzato una borsa di studio per Kirzner. Ma Kirzner ha scelto di rimanere, fino alla fine, alla New York University sotto la direzione di Mises ed il suo dottorato di ricerca in economia è stato premiato nel 1957. In quel periodo ha ricevuto la nomina a professore di economia alla New York University e ha insegnato fino al suo pensionamento nel 2000.
Il primo libro di Kirzner è stato: Il punto di vista economico (1960), sviluppato dal suo dottorato di ricerca come tesi di laurea. Bettina Bien Greaves (classe 1917), della Fondazione per l’Educazione Economica, ha frequentato regolarmente il seminario di Mises alla New York University e ha preso accurati appunti nel corso degli anni. Un aspetto di quelle note erano le idee di ricerca che Mises avrebbe tirato fuori dal corso. La prima idea del genere la annotò il 9 novembre 1950 ed era: “Hai bisogno di un libro sull’evoluzione dell’economia, come scienza della ricchezza, ad una scienza dell’azione umana”. (3) Questo argomento è quello che Kirzner ha analizzato nella sua tesi e nel libro successivo. Il punto di vista economico attentamente e meticolosamente annotato nello sviluppo del pensiero economico, concentrandosi sul significato che gli economisti hanno annoverato nel loro soggetto: dai classici (scienza della ricchezza) ai moderni (scienza dell’azione umana). Il capitolo chiave del libro cerca di elaborare lo sviluppo della prasseologia di Mises.
L’importanza della prasseologia di Mises
Kirzner sostiene tutti i contributi unici di Mises nei vari campi della teoria economica, perché sono il risultato di uno sviluppo coerente della prospettiva prasseologica sulla natura della scienza economica. “Se la teoria economica, come la scienza dell’azione umana, è diventata un sistema per mano di Mises, essa è così perché la sua comprensione, del suo carattere prasseologico, impone le sue proposizioni in una logica epistemologica che di per sé crea questa unità ordinata” (Kirzner, il punto di vista economico, p. 160).
L’economia, come il ramo più sviluppato della prasseologia, deve iniziare con la riflessione sull’essenza dell’azione umana. “Lo scopo non è qualcosa che deve essere semplicemente ‘preso in considerazione’: esso fornisce l’unica base del concetto di azione umana” (ibid., p. 165) … I teoremi dell’economia, vale a dire, i concetti di utilità marginale, di costo dell’opportunità ed il principio della domanda e dell’offerta, sono tutti derivati dalla riflessione sulla finalità dell’azione umana. La teoria economica non rappresenta un insieme di ipotesi verificabili, ma piuttosto un insieme di strumenti concettuali che ci aiutano nella lettura del mondo empirico.
Ciò che rende unico delle scienze umane, in contrasto con le scienze fisiche, è che il punto essenziale del fenomeno, oggetto dello studio, sono gli scopi umani ed i programmi. Come studente di Mises, Fritz Machlup una volta ha posto la seguente domanda: “Se il soggetto potesse parlare, cosa direbbe?” Lo scienziato umano può attribuire il risultato ai fenomeni in discussione. In realtà egli deve assegnare lo scopo umano se vuole rendere tali fenomeni oggetto di indagine intelligibile. Possiamo capire che i pezzi di metallo e la carta cambiano la funzione alle mani, come il “denaro”, è causa delle finalità e dei piani che noi attribuiamo alle parti negoziali. Lo scienziato umano può e, anzi deve, basarsi sulla conoscenza delle tipizzazioni ideali di altri esseri umani.
Siamo in grado di capire il comportamento mirato dell’“altro”, perché noi stessi siamo umani. Questa conoscenza, denominata “conoscenza dal di dentro”, è unica per le scienze umane ed è stato un disastro totale cercare di eliminare il ricorso ad essa importando i metodi delle scienze naturali e delle scienze sociali per creare la “fisica sociale”. Gli scienziati hanno dimenticato che, mentre era opportuno eliminare l’antropomorfismo dallo studio della natura, sarebbe del tutto indesiderabile eliminare l’uomo, con i suoi scopi ed i suoi progetti, dallo studio dei fenomeni umani. Un tale esercizio comporta risultati nel “meccano-morfismo” delle scienze umane (dottrina in cui l’universo è completamente spiegabile in termini meccanicistici), vale a dire, attribuendo un comportamento meccanico ai soggetti umani creativi. In una situazione del genere si finisce per parlare del comportamento economico dei robot, non degli uomini. Ma questo è esattamente quello che è successo nel dopoguerra, quando l’“economia” è stata studiata come un meccanismo astratto in contrasto con l’arena in corso dove fuori si gioca l’impegno degli individui per migliorare la loro condizione.
Il processo di mercato ed il costante cambiamento
Come sottolineato da Mises, F.A. Hayek, Kirzner ed anche da James Buchanan, nel suo più famoso saggio “Cosa dovrebbero fare gli economisti? ” (1964), l’economia non ha alcuna teleologia in quanto tale, ma gli attori all’interno dell’economia, in effetti, hanno le loro teleologie individuali. E’ fondamentale per comprendere la natura dell’economia di mercato, dal momento che una diversità di obiettivi e di programmi sono perseguiti e soddisfatti da altri; potenziali conflitti sono riconciliati attraverso lo scambio e nuovi modi di perseguire e soddisfare sono costantemente scoperti da imprenditori creativi ed attenti. L’economia non ha un unico fine; non ha uno “scopo”. E’ invece solo un “mezzo-correlato”, un “nesso di scambi volontari”. Il mercato è sempre in sviluppo, sempre in evoluzione verso una soluzione e non in nello stato finale di rilassamento.
In misura considerevole, questo è quello che voleva dire Mises quando ha detto che il mercato non è un luogo o una cosa, ma un processo. E ciò che anima questo continuo processo di scambio e di produzione è l’intenzionale protagonista umano – con tutti le sue debolezze e le sue paure, così come la sua immaginazione ed il coraggio di progettare l’inesplorato. L’attore Misesiano non è né un animale puramente reattivo, né una macchina calcolatrice fredda, ma invece è tipicamente un protagonista umano, che ha obiettivi e che cerca di utilizzare in modo creativo, con i mezzi a disposizione, di conquistare questi obiettivi in un mondo di incertezza e di ignoranza ed è in grado di apprendere, attraverso il tempo, i passi falsi precedenti e le svolte sbagliate.
Il cambiamento è un tema costante negli scritti di Mises – i cambiamenti dei gusti, della tecnologia e della disponibilità delle risorse. L’aspetto meraviglioso del sistema dei prezzi è la sua capacità di assorbire il cambiamento: il ruolo guida dei prezzi relativi, il richiamo del puro profitto e la disciplina della perdita per reindirizzare i responsabili delle decisioni economiche, così che i loro piani di produzione e le loro richieste di consumo irretite dalla nuova realtà. E’ importante sottolineare che questo processo è in corso, o come Mises mise scrive nell’originale saggio del 1920, “Il calcolo economico nel Commonwealth socialista”, il sistema dei prezzi fornisce una guida in mezzo alla “massa sconcertante di prodotti intermedi e la potenzialità di produzione” (1975 [1920]: 103) e consente ai decisori economici di negoziare l’incessante “faticare e sgobbare” (lavorare sodo) (1975 [1920]: 106) dell’adeguamento costante del mercato e dell’adattamento al mutare delle circostanze.
Kirzner nel documento del 1967, “La metodologica dell’individualismo, l’equilibrio di mercato ed il processo di mercato”, persegue le implicazioni del senso di Hayek sull’esito dei problemi economici, come conseguenza del mutare delle circostanze. Come Kirzner dice: “Questo è il carattere fondamentale del processo di mercato messo in moto con l’esistenza di una situazione di disequilibrio. L’elemento cruciale è la scoperta dell’errore e la conseguente riconsiderazione, da parte degli operatori, della vera alternativa ora apertasi. Il processo di mercato procede per comunicare la conoscenza. Il presupposto importantissimo è che gli uomini imparano dalle loro esperienze di mercato “(il corsivo è originale, 1967: 795). Questa è una descrizione che può prima essere vista nel suo articolo “l’azione razionale e la teoria economica” nel Journal of Political Economy del 1962, ma in seguito più completamente sviluppato nel suo Competition & Entrepreneurship (1973). La sua insistenza in ognuna di queste opere è il decisore umano, che è più della pura massimizzazione dell’omo-economicus, ma una creatura homo-agens più aperta e quindi l’imprenditore creativo ed attento agisce sulle lacune del sistema che si riflettono nello stato di disequilibrio delle cose.
Kirzner ne: La teoria del mercato ed il sistema dei prezzi, afferma: “Abbiamo visto che se un mercato non è in equilibrio questo deve essere il rilevante risultato di impreparazione da parte degli operatori di informazioni sul mercato. Il processo di mercato, come sempre, svolge le sue funzioni incidendo su quelli che prendono decisioni, quegli articoli essenziali di conoscenza che sono sufficienti per guidarli a prendere decisioni come se possedessero la completa conoscenza alla base dei fatti”. (tratto dall’originale, 2011 [1962 ]: 240)
Kirzner Nel significato del processo di mercato, delineerebbe l’importante distinzione tra le variabili sottostanti del mercato (i gusti, la tecnologia e la disponibilità di risorse) e le variabili indotte del mercato (prezzi e utili/perdite contabili) e ha spiegato come il processo di mercato possa essere descritto come l’attività continua che deriva da individui su entrambi i versanti del mercato e che cercano di soddisfare i loro programmi per l’ottimizzazione (1992: 42). Quando i piani di produzione, di cui alcuni perfettamente a coda di rondine (che collimano), con i piani dei consumi degli altri e le variabili indotte e sottostanti sono coerenti tra loro. Se non esiste coerenza reciproca, avremo la continua attività economica perché sarà nell’interesse delle parti di proseguire nella ricerca di una situazione migliore di quanto non si stia attualmente realizzando.
I segnali di profitto e l’imprenditorialità
I prezzi relativi ci guidano nel processo decisionale; i profitti ci invogliano nelle nostre decisioni e le perdite puniscono le nostre decisioni. Questo è il modo in cui il sistema dei prezzi imprime su di noi gli elementi essenziali della richiesta di conoscenza per il coordinamento del programma. O, come Kirzner vorrebbe riassumere il senso nel Entrepreneurial Discovery and the Competitive Market Process” (La scoperta imprenditoriale ed il processo del mercato competitivo ndt): “Il processo imprenditoriale è così messo in moto ed è un processo che tende verso una migliore conoscenza reciproca tra i partecipanti al mercato. Il richiamo di puro profitto in questo modo imposta il processo attraverso il quale, il profitto puro, tende ad essere concorrente. La maggiore conoscenza reciproca, tramite il processo di rilevamento imprenditoriale, è la fonte della proprietà equilibrativa del mercato” (Kirzner 1997: 72).
Il contributo teorico di Kirzner offre una risposta ad una delle domande critiche della teoria economica pura – il percorso convergente all’equilibrio, guidato dalle variazioni di prezzo – un problema fastidioso e riconosciuto da Kenneth Arrow (1921-2017 economista, vincitore, assieme a John Hicks, del Nobel per l’economia nel 1972) nel suo saggio del 1959 sulla teoria dell’ aggiustamento dei prezzi, di Franklin Fisher nel Disequilibrium Foundations of Equilibrium Economics (1983) (I fondamenti del disquilibrio e dell’equilibrio in economia) e più recentemente da Avinash Dixit (classe 1944, economista) in Microeconomia: a Very Short Introduction, dove si afferma l’idea di base di analisi dell’offerta e domanda in un equilibrio di mercato: “il problema di questa risposta è che nella logica delle curve della domanda e dell’offerta ogni consumatore e produttore risponde al prezzo dominante, che è al di fuori del controllo di uno di essi. Allora, chi regola, verso l’equilibrio, il prezzo?” (2014: 51)
Kirzner risponde: è l’attenzione dell’imprenditore creativo che agisce sulle lacune dei prezzi e dei costi per realizzare i guadagni dal commercio e gli utili dalla innovazione, che regolano il comportamento del mercato dei partecipanti per coordinare i programmi di produzione con le richieste dei consumi. Il processo di mercato presenta questa tendenza per perseguire i guadagni dal commercio (efficienza di scambio), cercando di utilizzare le tecnologie meno costose nella produzione (efficienza produttiva) e soddisfare le esigenze dei consumatori (l’efficienza del prodotto-mix), ma non è così in modo da pre-conciliare tutti i programmi prima di rivelare un prezzo ed una grandezza vettoriale per liberare tutti i mercati, come in un modello walrasiano, irriducibile dall’equilibrio competitivo generale. Piuttosto lo fa attraverso il continuo processo di scambio e di produzione guidata da aggiustamenti dei prezzi relativi, il richiamo di puro profitto e la punizione della perdita, che conciliano i piani diversi, e spesso divergenti degli attori economici attraverso il processo del mercato stesso.
I mercati scendono sempre a breve dall‘idea astratta di allocazione “efficiente” (o l’ ottimo di Pareto ndt), ma il mercato stesso è adattivo efficiente ed in costante segnalazione per avvertire gli imprenditori di quali modifiche devono essere effettuate e premiare coloro che correttamente le regolano e penalizzare quelli che non lo fanno. I mercati possono ”fallire”, ma la risposta migliore è quella di consentire al mercato di fissare il “fallimento”. Gli sforzi per risolvere i guasti da parte degli attori esterni, al processo in corso di adeguamento del mercato e dell’adattamento, saranno senza aiuto da parte del sistema dei prezzi e, per definizione, la struttura di incentivi che forniscono i diritti di proprietà, la presenza di guida che i prezzi relativi offrono ed il processo di selezione reso possibile effettuata dal calcolo dei profitti e delle perdite.
Di conseguenza, le autorità di regolamentazione devono affrontare alcuni pericoli, come Kirzner ha sottolineato nel suo saggio: “I pericoli del regolamento” (1985 [1979]) correndo il rischio di generare modelli perversi di scambio e di produzione, dai principali imprenditori, in scoperte superflue, piuttosto che in scoperte che meglio coordinino i programmi degli attori economici e, in primo luogo, migliorino i conflitti che originariamente hanno motivato il desiderio di regolamentazione. L’interventismo non è solo controproducente, dal punto di vista dei suoi sostenitori, ma produce anche conseguenze involontarie e indesiderabili in tutto il sistema economico.
Il dinamismo di mercato ed i monopoli
Il lavoro di Kirzner è fondamentale per comprendere le dinamiche del mercato di oggi, come lo era quando gli economisti hanno studiato la prima struttura industriale ed il comportamento concorrenziale. Se si guarda alla struttura del mercato emergente che ha seguito Internet, potrebbe certamente riconoscere la posizione dominante, sul mercato, di Amazon, Apple e Netflix, ma si potrebbe anche avere riconosciuto il grande livello di soddisfazione dei consumatori cointeressati a queste imprese. Nonostante la loro quota di mercato dominante, queste aziende forniscono beni e servizi di qualità a prezzi bassi. E non vi è alcuna aspettativa che queste aziende continueranno ad adoperarsi per fornire prodotti di alta qualità al prezzo più basso. Questo perché si trovano a competere in un mercato contendibile (teoria di William J. Baumol del 1982 ndt).
Prendiamo in considerazione la guerra dei classici browser di una decina di anni fa, Netscape contro Microsoft Internet Explorer. Come può una società monopolistica comportarsi così se il suo prodotto può essere utilizzato per scaricare liberamente i prodotti della concorrenza? Il modello di libro di testo standard della concorrenza perfetta ed il paradigma struttura-condotta-performance, in economia industriale, è costruito su quel modello da manuale, come punto di riferimento, e semplicemente non è in grado di fornire una spiegazione pura per il mercato Internet. I leader di mercato si perdono per strada a meno che essi non continuino ad andare avanti più velocemente per soddisfare ulteriormente le preferenze dei consumatori.
E questo non è solo per il mercato Internet. Si tratta di ogni mercato, una volta che si esamina da vicino il funzionamento storico dei mercati. Questo è come funzionano i mercati, come inteso da Carl Menger, Eugen von Böhm-Bawerk, Mises, Hayek e Kirzner, e penso che si potrebbe sostenere che in modo efficace fu compreso da Smith, Say ed anche Mill. Non è la dimensione delle imprese che conta di più per valutare l’esistenza del potere di monopolio, ma che contano sono le condizioni legali di ingresso. Forse, è importante sottolineare, ancora una volta, la chiarezza concettuale e la robustezza delle risposte alle richieste di fallimento del mercato sulla base del potere di monopolio.
Per quanto riguarda la chiarezza concettuale, in particolare nella tradizione austriaca rappresentata da Murray Rothbard, si sostiene che il potere di monopolio è una conseguenza di un contributo pubblico o di un privilegio. Tuttavia è vero che questa affermazione è la risposta alla robustezza-dei-mercati e potrebbe dimostrare che una società di grandi dimensioni può crescere e possedere una significativa posizione dominante sul mercato in qualsiasi momento, ma proprio perché si trova di fronte della minaccia (reale o immaginaria) dei concorrenti , sarà costretta a comportarsi in modo competitivo, piuttosto che come previsto dal modello di monopolio, se vuole avere qualche speranza di mantenere la sua posizione dominante sul mercato. Le due specie di risposte, ancora una volta, possono andare d’accordo, ma sono distinte. La teoria imprenditoriale del processo di mercato competitivo, di Kirzner, fa impiegare entrambe, ma sottolinea la robustezza del processo di mercato.
E, come riconosciuto dagli economisti classici, come Frank Knight (1885-1972 economista) e Joseph Schumpeter (1883-1950 economista), l’attore centrale nella gestione di questo processo di cambiamento delle circostanze e dell’adattamento a nuove opportunità è: l’imprenditore. La funzione centrale dell’imprenditore è quella di agire sulle opportunità finora non riconosciute per guadagno reciproco – se quelli sono disponibili in forma di opportunità di arbitraggio o di innovazioni tecnologiche che riducono i costi di produzione e di distribuzione o la scoperta di nuovi prodotti in grado di soddisfare la domanda dei consumatori. E’ l’azione imprenditoriale che mette in moto il processo del mercato competitivo e che si traduce negli adattamenti e negli adeguamenti al mutare delle condizioni, in modo che si ottiene il coordinamento complesso di piani economici, si crea ricchezza e si perpetua il progresso economico.
Conclusione
Per queste ragioni, e altro ancora, credo che Kirzner (insieme a Baumol, di cui ho accennato e a Harold Demsetz, che non ho incontrato) abbia fatto più di ogni altro economista moderno vivente per migliorare la nostra comprensione del comportamento concorrenziale e del funzionamento del sistema dei prezzi in una economia di mercato e merita quindi una seria considerazione per il premio Nobel per l’economia. Kirzner ha fornito le sfide fondamentali per l’ortodossia prevalente della concorrenza perfetta, da manuale, e le sue implicazioni non solo per la teoria economica, ma anche per la politica economica.
Il suo lavoro permette di comprendere, in profondità, la natura di come i mercati competitivi per coordinare i piani dei diversi attori economici e delle organizzazioni. Il ruolo fondamentale dei diritti di proprietà degli incentivi da strutturazione, dei prezzi relativi che guidano le decisioni della produzione e del consumo e dei profitti e perdite contabili, come vitali per il processo di calcolo economico, negli affari economici, hanno un posto centrale nel suo lavoro. Così il lavoro di Kirzner fornisce una base economica per la nostra indagine sul sistema politico ed economico più adatto per una società di individui liberi e responsabili.
Note finali
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(1) I contributi di Kirzner si trovano principalmente nella teoria economica corretta e non nel più vasto campo dell’economia politica e della filosofia sociale. Eppure, come spiegherò in conclusione, le intuizioni di Kirzner sul comportamento competitivo, struttura industriale ed il processo di mercato imprenditoriale hanno implicazioni per la politica economica di una società di individui liberi e responsabili. Questo ha portato Liberty Fund a pubblicare le sue opere complete in 10 volumi, e ho il privilegio, insieme al mio collega Frederic Sautet (classe 1968, economista francese), di servire come l’editor (redattore editoriale) di questi volumi. Fino ad oggi, sono stati pubblicati sei volumi su dieci ed il settimo volume è attualmente in produzione. Pubblicato nel momento in cui scriviamo: Il punto di vista economico (2009 [1960]) come Le opere complete di Israel M. Kirzner,
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vol. 1; Teoria del mercato e il sistema dei prezzi (2011 [1963]) come Le opere complete di Israel M. Kirzner,
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vol. 2; Saggi su capitale e interessi (2012 [1967]) come Le opere complete di Israel M. Kirzner,
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vol. 3; Concorrenza e imprenditorialità (2013 [1973]) come Le opere complete di Israel M. Kirzner,
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vol. 4; Il soggettivismo austriaco e l’emergere della teoria dell’imprenditorialità (2015) come Le opere complete di Israel M. Kirzner,
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vol. 5; e Discovery, Capitalismo, e giustizia distributiva (2016 [1989]) come
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vol. 6. Le opere complete di Israel M. Kirzner.
Ulteriori quattro volumi sono previsti nei prossimi anni per completare il set di 10 volumi. La mia speranza è che questo saggio stimolerà gli studenti di economia e di politica economica per approfittare di questa iniziativa della Liberty Fund ed apprezzare il contributo di Kirzner a livello metodologico, analitico e ideologico.
(2) Il mio obiettivo è quello di Kirzner, ma per una panoramica e la mia valutazione dei contributi di Baumol alla teoria economica e alla economia politica vedasi il mio saggio con Ennio Piano (Laureato. MBA, con dottorato preso il Dipartimento di Economia alla George Mason University), “Imprenditorialità produttiva ed improduttiva di Baumol dopo 25 anni”, Journal of Entrepreneurship and Public Policy , 5 (2) 2016: 130-44.
(3) Cfr “Argomenti ricerca ha suggerito di Mises, 1950-1968”
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Carta da prestazione occasionale
Correva l’anno 2017 ed il Governo italiano, nel mese di marzo, abolì i voucher, in vista anche di un referendum che si doveva tenere nel mese di maggio dello stesso anno. La motivazione fu quella di non dividere il popolo italiano (?). Le scuse sono sempre di rigore. Certo politici, sindacati, aziende, privati, ma anche utilizzatori si trovarono concordi nell’“eccesso” di utilizzo dei voucher e non sempre in modo ortodosso. L’abolizione creò però un vuoto e ritornò imperante il LAVORO NERO (con tutte le conseguenze che conosciamo). Poi le cose cambiarono ed un bel giorno venne presentato un nuovo tipo di pagamento la:
CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE.
Di cosa si trattava? Era semplicemente una carta (di plastica) che si acquistava al Banco Posta, in banca o nelle tabaccherie e veniva rilasciata ad aziende, enti, privati ecc. I fruitori erano come sempre persone alla ricerca di un lavoro temporaneo “pagato” e che li mettesse in grado di poter soddisfare i bisogni più immediati. In pratica sostituiva i voucher. Come funzionava? Più o meno con le stesse modalità del voucher e come diceva il mio Professore di Ragioneria: “CAPITO IL CONCETTO CAPITO TUTTO!”. Ed ecco cosa sfornarono le nuove menti in relazione alla carta di ci sopra:
Ogni CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE può avere un valore di:
10, 20, 50, 100, 200 o 500 euro.
Considerando i vari tagli dettero un anche delle disposizioni:
al lavoratore il 75%:
all’ INAIL 7%, per l’assicurazione contro gli infortuni;
all’INPS 13%, destinati alla Gestione Separata contributi previdenziali:
al concessionario 5%.
Per l’acquisto della CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE occorreva aggiungere un importo all’erario.
10% scadenza 7 gg.
20% “ 30 “
30% “ 90 “
35% “ 120 “
… … … …
così facendo era possibile dare una datazione ai tempi di utilizzo.
Per far capire come funzionava fecero questo esempio:
“da tempo un amico che lavorava presso un’impresa edile era senza lavoro. Ora, essendo primavera era il momento giusto per dare una rinfrescata alla casa. Feci fare alcuni preventivi, ma non rientravano nel mio budget. Allora che fare? Mi misi d’accordo con il mio amico per pitturare l’appartamento. Io compro il colore e tu ci metti il resto. Tempo concordato 5 giorni. Prezzo € 500,00 tutto compreso. Con una stretta di mano siglammo l’accordo. Mi recai dal mio tabaccaio sotto casa e acquistai con € 550,00 una CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE. Diedi al tabaccaio la mia tessera sanitaria e l’importo. Il giorno dopo, quando il mio amico “pittore” si presentò a casa con gli attrezzi attivai la CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE. Alcuni giorni dopo, terminato il lavoro, il mio amico pittore si presentò al Banco Posta per la riscossione e per pagare alcune bollette. Fine della storia e dell’esempio”.
Che cosa ci ha insegnato questo racconto?
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Gli importi possono essere i più vari.
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I due soggetti acquirente e fruitore sono “tracciabili” e l’ente erogante, la carta, può controllare se è solo un fatto occasionale o se rientra in una assunzione mascherata.
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Il fruitore in caso di incidente è assicurato.
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Il fruitore ha i contributi previdenziali versati, anche se io non sono un’azienda.
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Gli Istituti previdenziali (INPS e INAIL) sono coinvolti.
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L’Erario ha introiti certi nel momento della emissione della CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE.
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Scadenza certa.
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Non c’è il LAVORO NERO (o se c’è è parziale), tutto è verificabile.
Non esiste la perfezione nelle cose, ma il buon senso può essere utilizzato per farne buon uso. Il periodo della carta durerà, probabilmente, sino a quando la pluriennale GRANDE RECESSIONE passerà.
LE CARTE DI CREDITO NON FANNO PARTE DELLA MASSA MONETARIA.
NON E’ POSSIBILE EMETTERE TITOLI CHE IMPLICHINO LA STAMPA DI MONETA, QUEST’ULTIMA E’ RISERVATA ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA.
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Alla base della razionalità economica
Il problema economico delle società consiste principalmente nel rapido adattamento ai cambiamenti che intervengono nelle particolari circostanze di tempo e di luogo.
Di conseguenza, è sempre preferibile che le decisioni finali vengano prese da coloro che direttamente conoscono queste circostanze o comunque che vengano prese con la loro attiva collaborazione.
Di qui l’importanza fondamentale della proprietà privata dei mezzi di produzione, sia sulla propria persona che sulle proprie cose: se ciascun individuo non è effettivamente il proprietario di sé stesso e delle proprie cose diviene praticamente impossibile attivare ed utilizzare al meglio la conoscenza dispersa tra le persone.
Proprietà privata dei mezzi di produzione e decentramento decisionale sono quindi intimamente collegati: senza proprietà privata sui propri mezzi di produzione non possiamo avere alcun decentramento decisionale.
In questo contesto, dobbiamo inserire il sistema dei prezzi, ossia quella guida all’azione sociale, quell’informazione necessaria, che serve a coordinare le azioni separate di persone differenti, affinché una società possa essere non soltanto pacifica ma anche davvero produttiva.
Nel calcolo economico non si può evitare di utilizzare un sistema dei prezzi, ma per calcolare razionalmente il valore e dunque per coordinare in maniera tendenzialmente corretta le azioni separate di persone differenti, possiamo fare affidamento solamente sui prezzi di mercato e prezzi di mercato possono emergere soltanto attraverso lo scambio volontario di diritti di proprietà privata.
Di conseguenza, se si desidera orientare razionalmente l’allocazione delle risorse, vale a dire se si ambisce a favorire le opzioni superiori piuttosto che le opzioni inferiori, rispetto alle preferenze dei consumatori e alle capacità dei produttori, non si può rinunciare alla produzione che avviene in un mercato di scambi volontari di diritti di proprietà privata.
Qualora l’informazione necessaria fosse data non avremo bisogno di prezzi di mercato per orientare razionalmente l’allocazione delle risorse, ma poiché l’informazione necessaria nel mondo reale non è mai data vi è bisogno dei prezzi di mercato: solo mediante lo scambio volontario di diritti di proprietà privata, infatti, gli agenti economici possono esercitare la loro attività sempre inconclusa e parziale di creazione e scoperta dell’informazione necessaria che trova la sua rappresentazione codificata nei prezzi di mercato.
Prezzi di mercato significano un sistema di prezzi che nasce e si sviluppa in maniera decentralizzata, cioè che non è imposto da alcuna autorità centrale attraverso mandati coattivi.
Prezzi di mercato sono una caratteristica esclusiva di un sistema fondato sul primato della proprietà privata dei mezzi di produzione e non possono in alcun modo essere fatti propri né nei meccanismi né nei risultati da un sistema che ha abolito la proprietà privata dei mezzi di produzione.
Esiste spontaneamente un mutuo adattamento degli atti dell’agente economico a quelli di tutti gli altri agenti economici: l’agente si adatta ai prezzi di mercato comprando e vendendo ai prezzi di mercato; i prezzi di mercato si adattano all’agente incorporando nella catena dei prezzi le conseguenze delle sue scelte e delle sue decisioni – il locale agisce sul globale e il globale sul locale e ognuno dei due aspetti è, nel contempo, causa ed effetto dell’altro.
L’informazione necessaria quindi non solo non si può considerare data a livello centrale per il suo carattere soggettivo, pratico e disperso, ma nemmeno si genera a livello degli agenti economici individuali se a questi non è permesso di esercitare liberamente la loro attività imprenditoriale e per fare in modo che ciascuno possa esercitare liberamente questa attività occorre riconoscere concretamente come presupposto il diritto alla proprietà privata sui propri mezzi di produzione.
In tal senso, neanche lo sviluppo della programmazione matematica e del più potente dei calcolatori informatici possono sostituire il ruolo imprescindibile svolto dalla proprietà privata nell’implementare il processo sempre inconcluso e parziale di creazione e scoperta dei prezzi di mercato.
Dimostrare, infatti, che alcune equazioni astratte hanno alcune soluzioni altrettanto astratte non significa che queste siano anche di una qualche utilità pratica, in assenza di scambi volontari di diritti di proprietà privata e ciò equivale ad affermare che la pianificazione centralizzata non è in grado di creare e ricreare di continuo e in tempo reale alcuna coordinazione efficace delle azioni individuali.
Un’economia pianificata dunque non può riprodurre meccanismi e risultati dei prezzi di mercato, giacché costi e possibilità di produzione non sono dati e inalterabili nel futuro ma vanno costantemente creati e scoperti e soltanto con gli incentivi di un’economia di mercato si è in grado di mobilitare e di usare in modo funzionale le informazioni diffuse tra gli innumerevoli agenti economici.
Un’economia di mercato è poi tanto più orientata alla prosperità quanto più tutti al suo interno sono liberi di scegliere i propri piani, le proprie preferenze e le proprie azioni, ossia quanto meno la proprietà privata di ciascuno sui propri mezzi di produzione è sottoposta a priori a interferenze coercitive.
In conclusione, se il diritto, inteso come norme giuridiche generali atte a proteggere la proprietà esclusiva di ciascuno, ci offre una guida all’azione sociale che ci dice ciò che non bisogna fare se non vogliamo far esplodere conflitti, il sistema dei prezzi di mercato ci offre invece una guida all’azione sociale che ci dice ciò che bisogna fare per rispondere efficacemente ai bisogni reciproci di tutti gli agenti economici.
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Il protezionismo fa tornare povere le grandi nazioni
Poche le elezioni presidenziali americane avevano attirato tanto interesse e preoccupazione internazionali, come quella nel 2016. Sicuramente, chi viene eletto e si siede alla Casa Bianca a Washington, DC è importante per molte persone in tutto il mondo dal momento che l’America resta un colosso politico, economico e militare influenzando i maggiori ed i minori eventi in tutto il mondo.
Eppure, l’ansia circa la possibilità e quindi la realtà della elezione di Donald Trump quale 45° presidente degli Stati Uniti è unica, almeno nella mia vita. Il suo linguaggio impetuoso, la sua crudezza nell’espressione verbale, il suo rifiuto apparente, durante le primarie repubblicane, di giocare col galateo e le regole del gioco politico standard e poi attraverso la campagna presidenziale che porta al giorno delle elezioni nel novembre dello scorso anno molte persone sono andate fuori di testa, in America e altrove, chiedendosi cosa aspettarsi se Trump dovesse vincere.
Poi venne lo shock della realtà, vincere le elezioni anche dopo che i sondaggisti interpretavano le preferenze del pubblico e gli esperti pontificavano sulla “impossibilità” che l’America scegliesse Trump. Sono stati tutti smentiti la sera dell’8 novembre 2016. I voti sono stati conteggiati ed è subito parso chiaro che Donald Trump aveva vinto con i voti necessari nel Collegio Elettorale Americano (American Electoral College) rivendicando la vittoria, anche su Hillary Clinton, guadagnando quasi tre milioni di voti in più dei popolari.
La negazione e la rabbia al trionfo di Trump
Si dice che ci sono diverse fasi del dolore umano dopo una grande perdita personale. La negazione è la prima, seguita dalla rabbia che la tragedia fosse accaduta. In questo breve breve periodo di tempo dopo le elezioni di novembre e poi l’insediamento di Donald Trump come presidente il 20 gennaio 2017, coloro che non possono accettare il risultato elettorale, stanno ancora provando una combinazione di queste prime due fasi.
Ma il fatto è che Donald Trump ha vinto le elezioni e se qualche evento inaspettato dovesse accadere, lui sarà, comunque, il presidente degli Stati Uniti per almeno i prossimi quattro e/o forse anche per i prossimi otto anni. Quindi, a molti piaccia o no, è solo meglio passare alla ultima fase del processo di lutto – l’accettazione. Donald Trump è alla Casa Bianca e ci starà lì per un po’.
Quindi, che cosa significa una Amministrazione Trump per l’America e per il resto del mondo? Beh, in effetti, ci sono molto poche domande al riguardo, dal momento che Trump è stato esplicito e diretto sui problemi in generale e molte delle sue specifiche visioni del mondo e con quella visione del mondo guiderà le sue decisioni in politica nei prossimi anni. Abbiamo già intravisto il suo punto di vista in “ordini esecutivi” che ha emesso finora durante la sua presidenza.
I deliri della Sinistra a proposito di Donald Trump
Prima di arrivare a questo, forse è necessario mettere da parte alcune paure deliranti ed euforie fuori luogo. L’ascolto e la lettura di quanto quelli della “sinistra” hanno detto e scritto su una Amministrazione Trump, l’osservatore non informato in visita di Marte potrebbe pensare che l’America era già affondata in una dittatura fascista o qualcosa di simile in cui sono in fase di realizzazione campi di concentramento per gli indesiderabili della minoranza, dai mezzi di informazione minacciati di essere trasformati in una voce per una macchina di propaganda nazista e che i non credenti religiosi saranno presto costretti a frequentare la chiesa ed obbligati a versare la decima (decima parte -10% – su base volontaria o obbligatoria in denaro o natura ndt).
A mio parere, molti della sinistra politica hanno bevuto un Kool-Aid di loro intruglio (bevanda analcolica a base di vitamine ndt) ed ora credono alla loro stessa propaganda isterica, la campagna per la morte della libertà in America è dietro l’angolo. Altri della sinistra politica trovano questo immaginario apocalittico molto utile per manipolare le persone per marciare, dimostrare e rivoltarsi come un meccanismo per solidificare la loro conquista sulla loro base politica. Mantenere la frenesia serve anche ai fini di coloro che nell’opposizione già guardando alle prossime elezioni del Congresso e presidenziali di due e quattro anni da oggi.
Altri, della sinistra politica, trovano questo immaginario apocalittico molto utile per manipolare le persone invitandole a marciare, a dimostrare e ad insorgere come un meccanismo per compattare la presa sulla loro base politica. Mantenere la frenesia serve anche ai fini di coloro che nell’opposizione stanno già guardando alle prossime elezioni del Congresso fra due anni e alle presidenziali quattro anni a partire da oggi.
E ‘importante capire che molti dei timori espressi dai membri del Partito Democratico o della sinistra politica in generale sulle usurpazioni presidenziali del potere – reali o immaginarie – di Donald Trump sono tutti poco convincenti. Infine, sono tutti molto soddisfatti per l’uso delle stesse prerogative presidenziali di Barack Obama attraverso direttive ed i relativi poteri per aggirare un Congresso controllato dai Repubblicani durante sei dei suoi otto anni alla Casa Bianca.
E’ stato Obama a dire che aveva “un telefono e una penna” e con questi in mano, avrebbe fatto tutto quello che poteva per farla franca e se il Congresso o la maggioranza del popolo americano erano a favore o meno nella sua visione di “speranza e cambiamento” in America. Improvvisamente, da quando quella potente penna presidenziale è in mano a Trump, la sinistra è “scioccata, scioccata” perché il capo dell’esecutivo del governo degli Stati Uniti non può non aderire alla tradizione dei poteri limitati e divisi nel sistema politico americano.
Il loro unico problema, con quella penna presidenziale ed il potere esecutivo, è che è in mano a qualcuno che non piace, piuttosto che a qualcuno che si crede di essere la sola voce ed il vendicatore della causa della “giustizia sociale”, con una visione “progressista” per rifare l’America.
Le fantasie della destra di Donald Trump
Sulla destra politica, molti di coloro che si opponevano a Trump, durante le primarie repubblicane, nel vederlo come una frode politica imbarazzante ed un rozzo truffatore da reality show, ora hanno cambiato il loro punto di vista.
Anche se i repubblicani una volta accertata la vittoria di Trump alle primarie, ciò ha significato la sconfitta inevitabile, e, per quattro anni, una presidenza di Hillary Clinton, si sono via via chiusi i ranghi dietro Trump. Molti, tuttavia, desiderano chiaramente che il Presidente dovrebbe attenuare la sua retorica, fermare il suo flusso di consapevolezza nel tweeting (da Twettter il social network ndt) e cominciare ad agire in maniera più “presidenziale”.
Ma a dispetto di tutti i suoi hijinks (celebrazioni chiassose ndt) personali ed imbarazzanti, da rissa di strada della retorica permalosa, dopo tutto, lui non è Hillary Clinton. E se lui segue attraverso le sue promesse, molte politiche a lungo desiderate dai repubblicani e dal movimento conservatore, in particolare nel campo della politica economica interna, questo potrebbero giungere a buon fine.
Egli ha detto che le tasse personali e aziendali devono essere significativamente ridotte, tra cui la doppia imposizione degli utili delle società americane delle operazioni all’estero. Ha detto anche che i regolamenti federali sulle imprese saranno tagliati radicalmente e le aziende saranno libere di pianificare e di investire capitali.
Trump ha firmato per il completamento dell’oleodotto Keystone, che collega i campi petroliferi del Canada col Dakota, con le raffinerie di petrolio e le relative strutture nel sud americano. Ha sfidato la ossessione del riscaldamento ed il cambiamento climatico globale. Forse ancora più importante, ha corso ed insiste per l’abolizione e la sostituzione del Affordable Care Act (sistema sanitario) – ObamaCare – per ripristinare la scelta più personale sull’assicurazione sanitaria e le opzioni di assistenza medica.
Se Trump persegue con successo, attraverso queste politiche ed i programmi, molti repubblicani e conservatori perdoneranno a Trump la maggior parte dei suoi peccati e imbrogli. Specialmente nel caso in cui si assicuri il controllo repubblicano nelle legislature federali e statali nelle prossime elezioni.
Donald Trump è improbabile che sia il distruttore diabolico della società democratica e come “la sinistra” lo ritrae: essere una minaccia. Ma direi che non è lui il difensore del principio della libertà e della libera impresa che molti sulla speranza di “destra” lavorano su alcuni decisioni della politica economica che egli ha preso finora.
La visione del mondo di Donald Trump : nemici ovunque
Quello che penso si sia distinto maggiormente nel suo discorso inaugurale, il 20 gennaio 2017, è stata l’omissione di riferimenti a ”libertà” o di “governo limitato”. La stragrande maggioranza del messaggio si è focalizzato su una chiamata per un restauro della “grandezza nazionale”.
“ Da oggi in poi, una nuova visione governerà la nostra terra. Da questo momento in poi, essa sarà l’America First. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, sull’immigrazione, sulla politica estera sarà fatto per beneficiare i lavoratori americani e le famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dai danni di altri paesi che fanno ai nostri prodotti, che sottraggono le nostre aziende e distruggono il nostro lavoro. La protezione porterà grande prosperità e forza …
L’America tornare a vincere, vincendo come mai prima. Porteremo di nuovo il nostro lavoro. Ci riprenderemo i nostri confini. Porteremo di nuovo la nostra ricchezza. E noi riporteremo i nostri sogni. Costruiremo nuove strade e autostrade e ponti e aeroporti e gallerie e ferrovie in tutta la nostra meravigliosa nazione …
Seguiremo due semplici regole: Comprare americano e assumere americani. Cercheremo l’amicizia e la buona volontà con le nazioni del mondo – ma lo facciamo con la consapevolezza che è un diritto di tutte le nazioni mettere al primo posto i propri interessi.
Il Presidente Trump ripetuto lo stesso messaggio nelle sue osservazioni proprio l’altro giorno, il 17 febbraio 2017, ad una presentazione del nuovo Boeing 787 Dreamliner a Charleston, Carolina del Sud:
“Come vostro Presidente, ho intenzione di fare tutto il possibile per liberare il potere dello spirito americano e di mettere la nostra gente di nuovo a lavoro. Questo è il nostro mantra: Acquistare americano e assumere americani.
Noi vogliamo prodotti realizzati in America, fatte da mani americane. Probabilmente, come avete visto di recente, ho approvato la pipeline Keystone in Dakota. E mi sto preparando a firmare il disegno di legge. Ho detto, in che modo viene fatta la conduttura? E mi hanno detto non qui. Ho detto, che questo è un bene – aggiungi un po’ alla frase che devi comprare acciaio americano. Ed ora sai cosa? E’ così com’è. E’ quello che sta per essere … Stiamo andando a combattere fino all’ultimo posto di lavoro per gli americani …
Ho fatto una campagna elettorale con la promessa, che farò tutto quanto in mio potere, per portare quei posti di lavoro di nuovo in America. Abbiamo voluto rendere più facile – e deve è molto più facile da produrre che nel nostro paese e molto più difficile da abbandonare. Non voglio che le società escano dal nostro Paese, fabbricando il loro prodotto e vendendolo di nuovo, senza alcuna tassa, niente di niente, alimentando tutti nel nostro paese.
Popolo, non lasciamo che accada più. Credimi. Ci sarà una sanzione molto consistente da pagare quando (le aziende) abbandonano la loro nazione e si spostano in un altro paese, fabbricando il prodotto e pensando che hanno intenzione di venderlo di nuovo in quello che sarà presto un confine molto, molto forte. Sarà una partita molto diversa. Sta per essere tutto molto diverso …
Per raggiungere questo obiettivo, stiamo andando a ridurre massicciamente i regolamenti che appiattiscono il lavoro già iniziato; lo avete visto che – mandano i nostri posti di lavoro in altri paesi. Abbiamo intenzione di abbassare le tasse sul business americano quindi sarà più economico e più facile produrre prodotti e cose belle, come gli aeroplani proprio qui in America … Lo avete sentito dire prima ed io lo ripeto: D’ora in poi, sarà America First. ”
A suo avviso, gli Stati Uniti sono stati sfruttati nei rapporti politici ed economici con il resto del mondo. Il mondo ha rubato posti di lavoro agli americani e distrutto le basi di produzione degli Stati Uniti, hanno lasciato la classe media americana con uno standard di vita indebolito e stagnante, provocato il caos con il sogno americano ed il diritto di nascita, di opportunità e di prosperità crescente.
Per Donald Trump, ogni accordo commerciale, ogni deficit commerciale ed ogni investimento d’affari all’estero, sono la prova della misura in cui l’America ha abusato nelle sue relazioni commerciali.
Questa visione del mondo è una rinascita della nozione mercantilista del XVII e XVIII secolo dove l’esistenza umana ha un conflitto senza fine ed inconciliabile, non solo o semplicemente con la natura, ma tra stati-nazione. Per il mercantilista, ogni stato-nazione dovrebbe proteggere il benessere economico dei propri sudditi e cittadini dalla perdizione del saccheggio di altri stati-nazione. Nella visione del mondo mercantilista, l’economia è un gioco a somma zero.
La liberazione classica del liberalismo dell’uomo da parte dello Stato
Le rivoluzioni intellettuali, politiche ed economiche liberali classiche della fine del XVIII e XIX secolo sono il rovescio dell’idea di monarchia assoluta, sostituendo entrambe le monarchie con un vincolo costituzionale o con forme repubblicane di governo. Si vuole, inoltre liberare l’individuo dalla potenza e dal controllo dello stato incontrollato. L’ideale di libertà individuale ed il diritto di ogni persona alla propria vita, alla libertà ed alla proprietà onestamente acquisita è l’importante trasformazione del rapporto tra l’individuo e lo Stato.
Secondo i classici liberali, il governo esiste per preservare il diritto dell’individuo di vivere nella sua tranquillità e nell’interesse personale, di non servire agli scopi dei re, dei principi, o maggioranze democratiche illimitate. Gli economisti del tempo, tra cui Adam Smith e molti altri dopo di lui, hanno sostenuto che il commercio non era un gioco a somma zero ed era sicuramente dannoso per le nazioni impegnate in rapporti commerciali.
Questi liberali hanno affermato che le persone sanno molto meglio come prendersi cura dei propri interessi rispetto a qualsiasi regolamentatore di governo che potrebbe anche ideare. Gli individui entrano solo in scambi con gli altri quando credono che ci sarà un risultato migliore nella transazione. Nessun individuo, nell’atto di libero scambio, dà mai via intenzionalmente qualcosa che ha un alto valore per qualcosa che valga molto meno. Infatti, è sempre il contrario.
Miglioramento da commercio contro la presunzione politica
Se vado giù al negozio all’angolo e acquistare una copia del giornale di oggi per un dollaro, è perché ritengo che le informazioni possibili che mi può fornire sono di maggior valore rispetto al prezzo mi viene chiesto. E, a sua volta, se il proprietario del negozio all’angolo mi vende la copia del giornale di oggi è perché ha più alto valore del dollaro che riceve da me per rinunciare a una delle copie in vendita. Ognuno di noi considera sé stesso, rispettivamente, migliore.
Ora è vero che dopo che ho comprato il giornale e l’ho letto, potrei dire, retrospettivamente, che non conteneva nulla di veramente nuovo o interessante e, quindi, col senno di poi, invece avrei potuto facilmente far passare il giorno senza acquistarlo e utilizzare quel dollaro per l’acquisto di qualcos’altro.
Nessuno ha la perfetta conoscenza. Noi tutti agiamo su ciò che sappiamo o che crediamo nel momento in cui effettuiamo una operazione. E, a volte, si può concludere che una cosa, dopo averla fatta, non era così vantaggiosa come speravamo o avremmo voluto fosse. Ma richiederebbe una grande quantità di arroganza da parte di chiunque altro presumere che sanno più di noi su ciò che è meglio per noi, nei nostri scambi di mercato di tutti i giorni. La conoscenza su cui il presuntuoso paternalismo politico afferma il diritto di controllare e di interferire è almeno altrettanto imperfetta e limitata quanto quella posseduta dal resto di noi.
La mentalità della pianificazione centrale di Trump
Mentre molti conservatori stanno salutando l’intenzione dichiarata da Donald Trump di ridurre la normativa in materia di business e contemporaneamente meno tasse sulle persone e le imprese private – sicuramente tutte cose buone in se stesse – dobbiamo capire, però la prospettiva ideologica per cui lo si sta facendo.
In nessun momento il presidente Trump ha detto che intende seguire queste politiche perché vuole avere più controllo sui i cittadini americani e sulle loro vite. Non ha mai sostenuto la riduzione degli oneri fiscali in modo che gli Americani possano mantenere un reddito e della ricchezza più alti e che si sono onestamente guadagnato come un obiettivo politico desiderabile per sé.
No, invece, il presidente Trump ha sostenuto queste politiche, come un pianificatore dell’economia centrale, sa dove le imprese americane dovrebbero investire e dovrebbero assumere e quali sono i prodotti che dovrebbero produrre.
Come è diverso dal “progressista” che desidera utilizzare la regolamentazione del governo per limitare l’uso dei combustibili fossili, utilizzando politiche di intervento per promuovere “energie alternative”?
Gli obiettivi e gli strumenti di regolamentazione possono differire, ma la premessa di base rimane la stessa: Che il governo sa, meglio dei singoli cittadini, come vivono la loro vita.
La saggezza duratura di Adam Smith
Per essere onesti, suscita la più profonda frustrazione, per un economista, il dover ripetere le parole scritte da Adam Smith più di 240 anni fa, nel suo famoso libro, La ricchezza delle nazioni:
“ “E’ il motto di ogni buon padre di famiglia, di non tentare di fare a casa quello che gli costerà di più che acquistarlo. Il sarto non tenta di fare le proprie scarpe, ma le compra dal ciabattino. Il calzolaio non cerca di fare i suoi vestiti, ma si avvale di un sarto. Il contadino non cerca di fare né l’uno né l’altro, ma si avvale di questi diversi artigiani …
“Quella che è la prudenza nella conduzione di ogni famiglia privata può essere la rara follia in quella di un grande regno. Se un paese straniero ci può fornire con un prodotto più conveniente, che noi stessi possiamo produrre, meglio comprarlo da loro con una parte dei prodotti della nostra industria, impiegata in un modo da averne qualche vantaggio …
“Non è certo impiegato per il massimo vantaggio quando si è indirizzati verso un oggetto che si può comprare più convenientemente e che può rendere … L’industria di un paese, di conseguenza, viene così rivolta ad altro, ad un lavoro meno vantaggioso ed il valore di scambio annuo dei suoi prodotti, invece di essere aumentato, secondo l’intenzione del legislatore, deve necessariamente essere diminuito per tutti da tale regolamentazione”.
Il Presidente Trump e quelli della sua amministrazione che condividono la sua visione negativa delle importazioni di beni meno costosi, senza dubbio, diciamo che può essere cosa buona e giusta, date le circostanze ad una “parità di condizioni” (ceteris paribus), ma le altre nazioni non giocano pulito. Altri governi sovvenzionano le loro esportazioni e tentano di ostacolare, a loro modo, l’importazione di merci americane nei loro paesi.
L’importazione di merci a poco prezzo è sempre quello più conveniente
Se le importazioni meno costose offerte negli Stati Uniti sono il risultato di un’efficienza dei costi basati sul mercato di in un altro paese o la sovvenzione del governo di alcune delle esportazioni verso un paese, dal punto di vista del consumatore americano, vi è la possibilità di un aumento del reddito reale. Una merce desiderata può essere acquistata per meno di prima, lasciando una somma di denaro nelle tasche degli acquirenti con la quale ora possono permettersi di acquistare ciò che prima non potevano.
Che dire di posti di lavoro persi nel mercato interno a causa delle importazioni straniere? Sempre di fronte a tutti i cambiamenti sono necessari aggiustamenti. In questo caso, sarà necessario il re-impiego, ma non c’è nulla, di per sé, che impedisce di trovare posti di lavoro alternativi. Dopo tutto, le importazioni devono essere pagate attraverso le esportazioni – il paese straniero non può dare i propri prodotti gratis. E, in aggiunta, i dollari risparmiati dall’acquisto del prodotto straniero, meno costoso, significheranno domanda aggiuntiva alla spesa per beni diversi dei consumatori che possono ora permettersi di comprare, offrendo opportunità di lavoro anche in questa direzione.
Il falso obiettivo dei “lavori” giusti
Questo diventa un altro punto cieco in agenda come dichiarato dal presidente Trump. Ripete, ancora e ancora, che il suo compito è quello di creare posti di lavoro per gli americani. Ma “posti di lavoro” non è un fine in sé. Mentre alcune cose sono piacevoli da fare per se stessi, il lavoro è un mezzo per un fine. Sia che si stia piantando colture in un campo o lavorando i prodotti in fabbrica o mettendo le reti da pesca nell’oceano, oppure offrendo un servizio come un taglio di capelli o un corso di aerobica, sono tutti i mezzi per raggiungere un fine – la produzione di beni che gli altri vogliono per la società come metodo per guadagnarsi da vivere e che ci consente di acquistare da quegli altri, ciò che hanno in vendita nel settore del lavoro che, a sua volta, è il desiderio di consumare.
Dovremmo desiderare, per tutti, di fare il loro lavoro al minor costo in termini di risorse e manodopera proprio in modo che possiamo ottenere la maggior parte dei beni e dei servizi che desideriamo con i mezzi a disposizione. Se i produttori di in un altro paese possono farlo meglio e meno costoso di quello che possiamo farlo in casa, dobbiamo approfittare di questo per massimizzare il nostro benessere materiale, piuttosto che lamentarci per la sua offerta.
Supponiamo che domani, attraverso qualche miracolo, i vestiti comincino a crescere gratis sui rami degli alberi e che tutti i posti di lavoro dell’economia nel settore tessile debbano scomparire. Dovremmo andare in disperazione per questo? Certamente, potremmo avere tutti i vestiti che avremmo potuto desiderare e si potrebbe, quindi dedicare tutto il lavoro liberato per produrre altre cose che anche noi desideriamo, ma che non si poteva precedentemente avere, perché gran parte della forza lavoro era legato a confezionare le nostre camicie, pantaloni e giacche.
Temendo di perdere quei “buoni posti di lavoro americani” nel settore tessile, dovremmo considerare meglio se tagliare i rami degli alberi che producono tutti quei vestiti in modo da mantenere tutti quei lavoratori che fanno i vestiti? Penso che la maggior parte di noi consideri ciò ridicolo. Il Presidente Trump, se lo prendiamo in parola, potrebbe voler imporre un dazio sulle importazioni e costruire un muro alto lungo il confine per mantenere tutti quei vestiti liberi fuori degli Stati Uniti, se si è scoperto che quei vestiti prodotti dagli alberi sono stati collocati in un Paese straniero.
Le ritorsioni al commercio esprimono il peggio del proprio paese
E per quanto riguarda gli altri paesi che impongono tariffe di importazione contro i nostri beni per “proteggere” i propri settori ed impieghi? Non dovremmo rispondere con tariffe di ritorsione e le relative restrizioni all’importazione per dare loro una lezione? Se lo facciamo possiamo solo ferire noi stessi, in modo da rispondere alle barriere commerciali erette da altri paesi.
Un economista britannico, Henry Dunning MacLeod (1821-1902), ha dato una risposta chiara sull’argomento di una tariffa di ritorsione, nel 1896. Egli ha detto:
“ “Con il metodo dei dazi di ritorsione, quando (un altro paese) ci percuote sulla guancia, dall’altra veniamo immediatamente colpiti da noi stessi con uno schiaffo estremamente duro. (L’altro paese impone suoi dazi all’importazione) fanno un danno e noi, e per ritorsione, immediatamente noi facciamo di più. Il vero modo per combattere le tariffe ostili è il libero commercio”.
La ritorsione con tariffe contrapposte rende le merci acquistate solo, in precedenza dal paese straniero, più costose per i consumatori del proprio paese, abbassando il loro livello di vita attraverso prezzi più elevati e una più ridotta varietà di prodotti tra cui scegliere. Riducendo le vendite conseguite dal produttore straniero nel proprio paese, ha meno entrate da cui partire per comprare le esportazioni del vostro paese, con un effetto negativo sui settori della propria economia.
Se, ora, che l’altro paese procede a imporre dazi contrapposti, in risposta alla rappresaglia del vostro paese, entrambi i paesi si troveranno di fronte a una spirale di morte del commercio per la diminuzione dei beni a disposizione dei consumatori di entrambi i paesi, i prezzi più elevati per i prodotti di entrambi che i cittadini dei paesi vogliono acquistare e ad una riduzione del sistema internazionale di divisione del lavoro diminuisce la produttività complessiva del mercato globale, il risultato finale sarà inferiore alla prosperità ed al progresso materiale per tutti.
Se il presidente Trump segue la realtà attraverso le sue proposte politiche protezionistiche, basate sulla sua somma zero, il concetto del commercio tra le nazioni ed il risultato finale può avere in gioco una somma negativa, in cui tutte le nazioni del mondo stanno peggio.
Falsa prosperità di Trump dietro i muri del commercio
Oh, sì, i lavoratori americani possono ora produrre i beni che in precedenza sono stati forniti dai lavoratori stranieri. Le industrie americane che erano diminuite, rispetto al loro numero, prima dell’intensificato commercio globalizzato, possono avere un ritorno dietro le barriere doganali del presidente Trump.
Ma dietro questo miraggio di restauro della “grandezza” americana, i lavoratori ed i consumatori americani saranno più poveri di quello che devono essere, la fabbricazione di beni a costi più elevati e con efficienza meno produttiva di una partecipazione libera e aperta in un mercato-centrico (tipico dei paesi come USA e GB, è basato sulla capacità dei mercati, di finanziare grossi progetti, per promuovere lo sviluppo economico ndt) dove la divisione globale ed il libero lavoro verrebbe offerti a tutti, in tutto il mondo, compresi quegli americani per il cui benessere economico il Presidente Trump sostiene di essere così preoccupato.
Donald Trump smentito da un Caroliniano del Sud – nel 1830!
Ho già citato delle osservazioni del presidente Trump durante la sua recente visita a Charleston, South Carolina. Permettetemi di citare un economista del South Carolina, Thomas Cooper (1759-1839), che ha pubblicato le seguenti parole nel 1830: Lezioni sugli elementi di economia politica (Lectures on the Elements of Political Economy), in quello che è diventato uno dei libri di testo economici più diffusi, a quel tempo, negli Stati Unit. Il Dr. Cooper è stato uno dei presidenti del South Carolina College e un professore di chimica ed economia politica. Disse:
“ “L’intero utilizzo del commercio estero è quello di importare le materie prime che occorrono, a costi inferiori, più di quanto non siano prodotti in casa. Questa è la base ed il carattere essenziale. Quindi, il principio di restrizioni e imposte (tariffe) proibitive, che vietano, in fase di introduzione dall’estero, un articolo perché può essere considerato più economico dall’estero – va alla distruzione totale di tutto il commercio estero …
“Infatti, il sistema restrittivo ci dice che non vi gioverà grandemente l’essere confinati come prigionieri all’interno delle nostre case, senza avere rapporti fuori di casa; questo è il dovere di lasciare il nostro vicino di arricchirsi sulla nostra credulità e convincerci a comprare da lui un articolo inferiore, ad un prezzo superiore …
Per (questo) principio adozione, dove è la fermata? Per parlare dopo di questo, del nostro essere la nazione più illuminata sulla terra, è una satira su di noi più amara che i nostri nemici hanno in loro potere di proferire. Per essere governati da tale ignoranza, è davvero una vergogna nazionale”.
Il pericoloso paternalismo protezionista di Donald Trump
Donald Trump non può essere né il diabolico aspirante dittatore che molti della sinistra politica hanno ritratto o per “dirla com’è”, l’angelo vendicatore per alcuni della destra politica ed avere qualcuno che sia in grado di ripristinare gloriosamente una grandezza americana perduta.
Quello che dovrebbe essere abbastanza chiaro è che dietro il mantra del presidente Trump di “America First” è un protezionismo paternalistico pericoloso che vede tagli fiscali e riduzioni di regolamentazioni del business di casa, non fini a se stesse, ma per ripristinare la libertà individuale e la libertà economica del popolo americano; invece, gli strumenti di politica fiscale ed interventista influenzano e manipolano la direzione e la forma dell’ attività economica negli Stati Uniti.
Altre nazioni non sono viste come partner globali e partecipanti in una ricerca in tutto il mondo per un generale miglioramento delle condizioni dell’umanità, tra cui il miglioramento del popolo americano. Il mondo non è visto come un’arena di cooperazione internazionale attraverso la competizione pacifica del mercato in cui ogni nazione e le persone trovano i modi migliori per guadagnare da vivere attraverso il progresso reciproco, di coloro, con i quali essi commerciano.
Invece, il presidente Trump vede il mondo come un luogo ostile in cui le altre nazioni sono fuori per migliorare loro stesse, rendendo l’America e gli americani più poveri, deboli e anche peggio. L’atteggiamento e la convinzione, se al momento dell’attuazione della politica economica estera americana, rischia di farne una profezia che si auto-avvera. Altre nazioni possono facilmente cadere ulteriormente nella stessa mentalità del collettivismo nazionalista, portando con sé tensioni economiche internazionali e conflitti commerciali ed eventualmente intensificarli, se non guerre commerciali odierne. Si tratta di una mentalità pericolosa e sta visibilmente crescendo oggi in un certo numero di paesi europei e in altri luoghi in tutto il mondo.
Le politiche di Donald Trump possono benissimo portare più prodotti recanti il marchio “Made in USA”, ma il suo significato reale e perverso non sarà una grandezza americana restaurata, ma il marchio di una prospettiva di politica economica che porta con sé l’idea di paternalismo protezionistico che, alla fine della giornata, non migliorerà né la condizione degli americani, né quella del resto del mondo.
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Il fenomeno migratorio in una società libera
Un ordine basato sulla libertà individuale di scelta, consiste in libertà di offrire e libertà di domandare ed in ciò è insito il fatto che ogni richiesta può essere gestita in piena autonomia ed essere tanto accolta quanto rifiutata o cadere nel vuoto.
La libertà è, infatti, assenza di impedimenti, ma questa condizione verrà realizzata solo se verrà rispettata la proprietà privata, sia su se stessi che sulle cose.
Rispettando la libertà di ciascuno non si è grado di imporre alla società concezioni artificiali frutto della presunta conoscenza privilegiata di qualcuno in particolare, e questo in seguito ci permette di dire che la libertà va difesa perché consente al più ampio numero possibile di individui di condurre vite ritenute significative dal proprio punto di vista.
Se la libertà, in quanto condizione generale, deve essere rispettata per lo scambio di beni e servizi lo deve essere anche per quanto riguarda il movimento delle persone; così come una merce per essere scambiata richiede l’accordo delle parti, in ogni unità privata l’accesso regolare di un’altra persona dipende sempre dalla volontà del proprietario dell’unità.
Trattasi quindi di cercare di trascinare coerentemente questo fatto evidente della proprietà privata all’interno della cosiddetta proprietà pubblica, cioè in quella proprietà dove vi è una cattiva definizione dei singoli diritti di proprietà privata che la compongono.
La proprietà pubblica è sempre mal definita e pertanto possiede una tendenza ad essere mal tutelata e/o mal sviluppata, giacché i prezzi esprimono un significato razionale solo quando emergono da scambi realizzati in cui ciascuno dispone effettivamente e solamente della sua proprietà.
Ebbene, per un puro ragionamento di tipo “consequenzialista”, quanto più i beni ed i servizi cessano di essere sottoposti a proprietà pubblica, minori sono le possibilità di pervenire ad un disordine sociale ed economico.
Parlare di proprietà pubblica significa parlare di Stato e dunque di un determinato gruppo sociale organizzato.
Non può esistere uno Stato senza territorio, vale a dire la sede su cui stabilmente risiede tale comunità organizzata.
Questa sede rappresenta l’ambito spaziale entro il quale lo Stato pretende di esercitare in modo effettivo, esclusivo ed indipendente la propria sovranità, ossia quel potere supremo dello Stato che riguarda da un lato i rapporti dello Stato con gli altri Stati e organizzazioni internazionali, dall’altro i rapporti dello Stato con i suoi contribuenti residenti e quanti transitano nel suo territorio.
Tutto il territorio dello Stato, sia che si tratti di zone abitate che di zone disabitate è sottoposto alla sovranità dello Stato.
Lo Stato si regge sull’imposizione tributaria che esso effettua su i suoi contribuenti-residenti, esso è quindi chiamato ad operare in nome di questi suoi contribuenti.
Uno Stato che afferma di rappresentare una società libera, non può che fondarsi sul primato del diritto alla proprietà privata – essendo la pretesa capace di soddisfare meglio la possibilità media di tutti – sia su se stessi che sulle cose, e su un sistema economico di libero mercato, perché questi due elementi, che sono l’uno la conseguenza dell’altro, forniscono ai suoi abitanti gli incentivi necessari per realizzare piani di azione liberamente scelti, con la garanzia di affrontare personalmente i rischi e le responsabilità delle attività che essi intraprendono.
Finché lo spostamento di una persona avviene dietro invito di un individuo, di un’associazione o di un’impresa residente che garantisce all’immigrato un alloggio per un periodo di tempo relativamente lungo, un minimo adeguato di sostentamento ed eventualmente anche un’occupazione, in linea di massima, lo Stato non può opporsi al trasferimento – in una società libera, un datore di lavoro deve avere la facoltà di assumere alle sue dipendenze chi vuole, compresi i residenti all’estero, così come il proprietario di un’abitazione deve avere la facoltà di affittare a chi vuole.
In linea di massima, poiché lo Stato, essendo l’istituzione responsabile della sicurezza di tutti i propri contribuenti, può sempre impedire l’ingresso a singoli individui che palesemente hanno espresso o esprimono comportamenti e/o pensieri che minacciano seriamente quel primato del diritto alla proprietà privata.
Tuttavia, spesso le persone si spostano da uno Stato all’altro in cerca di fortuna o nuova vita senza l’invito di qualcuno; in tal caso, sarà necessario, per poter in seguito stabilirsi legalmente, farsi prima concedere un apposito visto dallo Stato in cui si intende abitare o anche lavorare, tramite ambasciate o consolati – ovviamente, per tutti coloro che vanno all’estero per qualsiasi altro motivo si dovrà fare un discorso diverso.
Ambasciate e consolati locali potrebbero fungere anche da strutture che mettono sistematicamente in contatto domande ed offerte di inviti.
A chi dovrebbero essere rilasciati questi appositi visti?
Escludendo persone che palesemente hanno espresso o esprimono comportamenti e/o pensieri che minacciano seriamente quel primato del diritto alla proprietà privata, questi visti dovrebbero essere rilasciati soltanto a persone che possono far leva su un minimo sufficiente di capitali monetari.
Se ci si reca all’estero e si è già in grado di usufruire di un reddito che funge da mezzo di sostentamento permanente, non vi dovrebbero essere obiezioni ad accettare il trasferimento, ma se ci si reca all’estero per cercare o crearsi un lavoro, tale ricerca o creazione richiede nel frattempo che si possa fare affidamento a delle risorse per sostenere il quotidiano vivere.
Lo Stato dovrà stabilire l’ammontare di queste risorse confrontandosi con le condizioni attuali del mercato del lavoro.
Lo Stato può rilasciare questi visti per motivi umanitari anche a persone che non possono far leva su un minimo sufficiente di capitali monetari?
Qui il campo delle verità consequenzialiste, giuridiche ed economiche, deve fare i conti con il campo delle valutazioni etiche, ben sapendo però che il campo delle valutazioni etiche non potrà mai capovolgere con successo le verità consequenzialiste.
Concedere il permesso a soggiornare stabilmente nel proprio territorio a persone prive di invito e che non portano con sé mezzi per sopravvivere autonomamente, significa che queste persone, almeno nei primi tempi, graveranno forzosamente come spesa sull’intera collettività e ciò equivale a dire utilizzo di un welfare state coercitivo.
Senza fare inutili previsioni di natura deterministica, è chiaro che il welfare state coercitivo può essere ben sostenibile finché si tratta di piccoli numeri; all’estendersi, infatti, del welfare state coercitivo, aumentano i rischi per il mondo dell’allocazione economica delle risorse di essere soggiogato da quello dell’allocazione politica e del parassitismo.
In ultimo, lo Stato dovrà necessariamente procedere:
all’espulsione di qualunque soggetto che cercasse di stabilirsi nel proprio territorio sprovvisto di invito o di apposito visto;
a sanzioni amministrative e/o penali nei confronti di quei soggetti che si assumono la responsabilità dell’invito dello straniero ma che, in realtà, lo fanno solo sulla carta e non anche con i fatti;
impedire l’accesso a chi provasse ad entrare nel proprio territorio cercando di forzarne i confini.
Da valutare, invece, la posizione dello straniero nel momento in cui chi l’ha invitato rinunciasse ad ogni responsabilità precedentemente assunta e nessun altro soggetto privato residente accettasse di assumerla.
I fenomeni migratori sono antichi quanto la storia dell’uomo.
E’ uno di quei cambiamenti che hanno luogo di continuo pertanto non bisogna affrontare questo fenomeno come se non dovesse mai avvenire, ma semplicemente di istituzionalizzarlo con buon senso.
Asserito quanto, c’è da rilevare che tra un ordine liberale e migrazioni esiste senz’altro un rapporto ma questo rapporto è soprattutto fatto di “sostituibilità elastica” e non di “rigida esclusività”, vale a dire che tanto più riusciamo ad estendere l’ordine liberale quanto più vengono meno quelle necessità che spingono le persone ad abbandonare le proprie terre d’origine.
All’adozione di ordini maggiormente liberali in ogni parte del globo terrestre corrisponde, infatti, un incremento del benessere generalizzato a livello globale e tale incremento rende sicuramente minori le possibilità che possano generarsi masse notevolmente consistenti di persone che desiderano spostarsi da uno Stato all’altro o da una regione del pianeta ad un’altra.
Di conseguenza, divengono criticabili tutte quelle azioni che, direttamente o indirettamente, ostacolano l’adozione di ordini maggiormente liberali in ogni parte del globo terrestre.
Criticabile è il sistema degli aiuti internazionali ai paesi più poveri che alla fine si risolve in effetti più che altro controproducenti.
A seguito del processo di decolonizzazione, i paesi più ricchi hanno versato 135 milioni di dollari l’anno alla cosiddetta cooperazione internazionale, e questo denaro è stato versato tanto dai governi di questi paesi quanto dai loro singoli cittadini.
L’aiuto internazionale è gestito da agenzie, associazioni od enti collegabili alle Nazioni Unite i quali senza la motivazione dell’aiuto al prossimo non potrebbero mai sorreggersi.
Ognuna di queste associazioni, agenzie od enti ha delle spese, tra cui la voce stipendi, che finiscono per assorbire gran parte di quei fondi destinati ai paesi più poveri.
Da ciò si capisce che gli impiegati di queste strutture non possono avere un grande interesse a contrastare la povertà diffusa nel mondo, giacché per loro la povertà diffusa è fonte regolare di guadagno.
Certamente, non tutti i progetti che nascono a seguito degli aiuti internazionali falliscono miseramente, ciò nonostante si stima che circa l’80 per cento di quei 135 miliardi di dollari annui viene sprecato in costi di gestione di queste associazioni, agenzie od enti ed in investimenti tanto grandiosi quanto non redditizi.
Tuttavia, questi aiuti economici forniti in maniera sistematica sono soprattutto criticabili perché finiscono per imprimere nelle popolazioni dei paesi più poveri la mentalità del subordinato a scapito dell’assunzione individuale di responsabilità.
Il fattore determinante della creazione di ricchezza è la capacità di produrre merci, la quale cresce con l’incremento della frazione produttiva della popolazione e della divisione del lavoro, le quali a loro volta possono aumentare stabilmente solo con l’accumulazione di risparmio reale.
Se il risparmio reale aumenta, può diminuire senza controindicazioni l’interesse sul capitale reale prestato e rendere così relativamente più vantaggiosi quei rami di produzione che richiedono, in funzione delle loro condizioni tecniche, un periodo più lungo di produzione.
I governi dei paesi più ricchi piuttosto che fornire aiuti economici sistematici ai paesi più poveri, dovrebbero sostenere i governi e le popolazioni locali a costituire nei propri paesi un intorno istituzionale che protegga la proprietà privata e la garanzia che quello che si accumula possa essere preservato in futuro.
Criticabile è, inoltre, la posizione dei paesi più ricchi quando questi adottano misure di protezionismo commerciale non dando in questo modo la possibilità ai paesi più poveri di accedere con i loro prodotti ai mercati più abbienti.
Mancanza del suddetto intorno istituzionale ed assenza di responsabilità individuale nei paesi più poveri e protezionismo commerciale da parte dei paesi più ricchi pongono le basi, separatamente e sommandosi, per veder emergere grandi masse di popolazione localizzate nei paesi più poveri desiderose di spostarsi verso i paesi più ricchi.
Tale pressione esercitata da queste grandi masse va a stimolare un circolo vizioso a danno del primato del diritto alla proprietà privata e del sistema economico di libero mercato ed a favore dell’espansione della proprietà pubblica e dell’interventismo statale.
Infatti, così come ogni processo di espansione economica non coperto da risparmio reale è seguito da una fase di doloroso riassestamento che rappresenta il momento ideale per veder affiorare nuove richieste di ampliamento della proprietà pubblica e dell’interventismo statale, ogni massiccia pressione migratoria dai paesi più poveri a quelli più ricchi produce in questi ultimi un periodo di acute problematiche che, stressando il meccanismo della libertà di offrire e di domandare, rappresenta il momento ideale per veder affiorare le stesse richieste.
In conclusione, quando si parla di migrazioni non vi deve essere alcuna posizione pregiudiziale, né a favore né contro, ma bisogna sempre però avere l’onestà intellettuale di affrontare il fenomeno tenendo conto delle opportunità e dei rischi che concretamente include ogni suo caso specifico.
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