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Fusioni, acquisizioni e manie di mercato: la FED ha peggiorato le cose

Freedonia - Mer, 29/06/2022 - 10:08

 

 

di Joseph Solis-Mullen

È un fatto ben documentato: le ondate di fusioni e acquisizioni tendono a coincidere con i picchi del mercato azionario e le loro successive crisi.

Quest'ultimo fenomeno è abbastanza facile da capire. Dopotutto, in condizioni economiche in peggioramento, le aziende possono cercare di sopravvivere espandendo la propria scala, portata o potere di mercato. Le aziende in difficoltà sono anche nella condizione più disperata, una posizione vantaggiosa per un potenziale acquirente.

Ma che dire del primo caso? Cosa spiega l'ovvia tendenza a pagare in eccesso per le acquisizioni?

Forze multiple spiegano questa correlazione osservata nei dati.

In primo luogo, per illustrare perché le aziende che effettuano acquisizioni in corrispondenza o in prossimità dei picchi del mercato azionario sborsano sistematicamente troppo, prendiamo in considerazione gli aspetti tecnici di un mercato rialzista. Durante i periodi di espansione, i prezzi delle azioni tendono a salire rispetto ai loro guadagni. Questi crescenti rapporti prezzi/utili (P/E) significano che il prezzo che si paga per il rendimento atteso degli utili di un'azione è in aumento.

Esempio: se l'azione X viene scambiata a un P/E di 10, un investitore sta essenzialmente pagando dieci dollari per un dollaro atteso di guadagni futuri. Se le azioni X venissero scambiate a un P/E di 100, l'investitore pagherebbe cento dollari per il dollaro previsto di guadagni futuri.

Poiché i prezzi di acquisizione si basano sul prezzo di mercato prevalente dell'impresa target, acquistando al culmine di una bolla di mercato, l'impresa acquirente paga un premio elevato.

Ciò è confermato dai dati, i quali rivelano che le imprese acquirenti tendono a produrre rendimenti inferiori negli anni successivi all'acquisizione. Naturalmente si potrebbe obiettare che i rendimenti dell'impresa acquirente in futuro sarebbero stati lo stesso peggiori senza l'acquisizione. E mentre questo è possibile, è anche indimostrabile.

Un probabile fattore che contribuisce alla sottoperformance delle aziende a seguito di fusioni e acquisizioni, sottolineato da Warren Buffett, è il fatto che le migliori aziende non sono interessate a essere acquisite da nessun altro. Il bacino di aziende che vogliono essere acquisite, in altre parole, è probabilmente popolato in modo schiacciante da aziende in difficoltà.

L'eccessiva fiducia del management, sostenuta dal successo delle aziende acquirenti durante il mercato rialzista, è un altro noto motore alla base delle fusioni. Le aziende con molti soldi a disposizione tendono a cercare un posto dove spenderli. Nel processo, le aziende tendono ad aumentare i prezzi degli obiettivi di acquisizione già non ottimali.

La maledizione del vincitore, una stranezza documentata, è che gli acquirenti sono quasi certi di pagare più del dovuto. Ciò si basa sul presupposto che se la media di tutte le offerte è più vicina al valore reale dell'oggetto in vendita, il vincitore paga necessariamente più del dovuto.

La tendenza a spendere in modo errato grandi quantità di denaro durante periodi particolarmente rialzisti è correlata alla tendenza delle aziende a riacquistare le proprie azioni durante tali periodi, anche qui spendendo più del dovuto.

Sebbene i riacquisti di azioni proprie non comportino alcun cambiamento nei fondamentali sottostanti di un'impresa, quando esse assumono debiti aggiuntivi per finanziare i riacquisti, il costo del capitale netto aumenterà con l'aumento del rischio finanziario dell'impresa a causa di tale debito.

Quando si tratta di acquisizioni del settore privato, l'aumento negli ultimi anni è stato ulteriormente spinto da preoccupazioni demografiche e politiche. Poiché la generazione dei baby boomer pesa sulle pensioni, molte piccole e medie imprese erano già state messe in vendita. Tuttavia, con i democratici che hanno quasi perso la testa e il populismo che sta prendendo piede tra i repubblicani, i timori di un drammatico aumento delle tasse sulle plusvalenze sta spingendo i proprietari incerti a vendere ora piuttosto che affrontare il rischio di un'enorme tassa.

Sebbene il passato non sia un predittore certo del futuro, le correlazioni osservate nei dati e la chiara capacità degli attori umani di prendere decisioni migliori osservando i fondamenti del ciclo economico suggeriscono che le aziende consapevoli di queste tendenze possono ottimizzare i propri risultati comportandosi in modo più prudente di fronte all'espansione del ciclo del credito.

È improbabile che gli Austriaci, comprendendo che la manipolazione dei tassi d'interesse reali da parte della banca centrale porta invariabilmente a bolle nei prezzi degli asset, si lasciano ingannare. Come osservò lo stesso Mises: “Il tasso d'interesse moderato ha lo scopo di stimolare la produzione e non di provocare un boom nel mercato azionario. Tuttavia i prezzi delle azioni aumentano prima di tutti gli altri. [...] È proprio nel boom del mercato azionario che si nasconde la grave minaccia di una crisi”.

Come ha sottolineato Doug French nel 2011, una volta che la cattiva gestione dell'offerta di denaro da parte della FED la costringerà a smettere di manipolare il mercato obbligazionario, tutti i modelli di valutazione della nuova economia "salteranno in aria".

La saga di Elon Musk che potrebbe acquistare Twitter a un prezzo di oltre $50 per azione, o cento volte i suoi guadagni, è probabile che finisca nei libri di testo di business... però nella sezione cattivi affari.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Irlanda: quando MMT e controllo dei prezzi entrano in collisione, rimangono solo macerie

Freedonia - Mar, 28/06/2022 - 10:09

 

 

di James Murphy

Quello che segue è un esempio dal mondo reale (e sfortunatamente non un'ipotesi) di ciò che accade quando i pericoli insiti nella MMT e nel controllo dei prezzi vengono entrambi ignorati.

David McWilliams è uno scrittore irlandese di economia ed è un grande fan della MMT, spesso confonde il risparmio con la stampa di denaro. In un articolo recente si è espresso sul mercato immobiliare irlandese, riferendosi all'aumento dei costi di costruzione e al fatto che l'offerta di alloggi deve essere aumentata, evitando accuratamente di menzionare le ragioni principali per cui i prezzi stanno aumentando e l'offerta d'immobili è ridotta in Irlanda.

A titolo informativo, in Irlanda abbiamo due banche centrali e un governo che attualmente seguono politiche/determinano regole con effetti opposti sul mercato.

La Banca Centrale Europea (BCE) (attraverso la sua applicazione decennale della MMT) intende gonfiare l'offerta di denaro e quindi i prezzi. Questo, come sanno tutti i pensatori economici con criterio, fa salire il costo di tutti i beni reali (compresi i terreni e i materiali utilizzati per costruire le proprietà) e ora sta influenzando anche i prezzi al consumo e alla produzione. Questi aumenti precedono da tempo l'invasione russa dell'Ucraina, nonostante i recenti sforzi di politici e giornalisti di tutto il mondo di dare tutta la colpa di Putin.

La Banca Centrale d'Irlanda (BCI) è intenzionata a mantenere basso il prezzo delle proprietà (attraverso le sue regole sui prestiti ipotecari). Tali regole sono state introdotte dopo la grande crisi finanziaria (GCF) per frenare l'eccessiva crescita del credito che aveva alimentato l'aumento dei prezzi degli immobili.

I bassi tassi d'interesse della BCE all'inizio degli anni 2000 hanno gonfiato una bolla immobiliare in Irlanda che poi è esplosa leggermente prima della GCF.

Queste regole sui prestiti ipotecari sono state introdotte nel 2015 e hanno avuto varie iterazioni. Dopo la GCF c'è stata una significativa eccedenza di offerta d'immobili e una conseguente pressione al ribasso sui prezzi delle case e sugli affitti, ma nel 2014/15 i segnali di una "ripresa" stavano diventando più evidenti attraverso un parziale recupero dei prezzi e affitti, soprattutto nelle grandi città.

Le regole sui prestiti ipotecari limitano la capacità di acquisto di una serie di acquirenti (proprietari di case speranzosi e investitori privati ​​che intendono finanziare i propri acquisti), mentre altri non vengono altrettanto ostacolati (acquirenti in contanti e fondi d'investimento). Inutile dire che questo stato di cose permette ad alcuni acquirenti di metterne fuori mercato altri, un terreno fertile per il tipo di politici che credono che il Venezuela sia un modello economico da emulare.

La ragione principale della nostra carenza di alloggi negli ultimi dieci anni è stata che la BCI ha fatto del suo meglio per sopprimere i prezzi delle case e non si è preoccupata di averlo soppresso al di sotto dei costi di offerta. Tali costi sono aumentati sempre di più a causa delle politiche ispirate alla MMT da parte della BCE.

Nel frattempo il governo irlandese ha risposto alla pressione al rialzo sugli affitti introducendo nel 2016 le zone con affitti sotto pressione (ZAP). In primo luogo, una breve storia sul controllo degli affitti in Irlanda: è esistito in forma limitata fino all'inizio degli anni '80, poi la Corte Suprema irlandese ha ritenuto il controllo degli affitti un attacco incostituzionale al diritto di proprietà riconosciuto dalla Costituzione irlandese.

Le ZAP sono state/sono identificate come aree specifiche (inizialmente le grandi città ma gradualmente diffondendosi nel Paese, ente locale per ente locale) in cui vi è una significativa pressione al rialzo sugli affitti causata da una carenza di alloggi (in gran parte causata dalle regole sul credito ipotecario della CBI, come vedremo più avanti). Gli aumenti annuali degli affitti erano limitati al 4% annuo (qualunque fosse l'affitto di ogni particolare proprietà nel 2016 e non necessariamente l'affitto di mercato in quel momento). Queste regole inizialmente si applicavano per quattro anni, ma da allora sono state portate avanti. Le limitazioni temporali dei massimali e gli aumenti molto modesti consentiti erano/sono chiaramente mezzi per evitare d'innescare una contestazione costituzionale ai controlli sugli affitti.

Nell'iterazione più recente delle regole, gli aumenti annuali degli affitti sono limitati tra il 2% annuo e l'aumento dell'indice dei prezzi al consumo (IPC), a seconda di quale sia il più basso. Altri partiti politici di sinistra (alcuni dei quali bramano i miracoli economici compiuti dal socialismo venezuelano) chiedono un blocco totale degli affitti per tre anni.

Quindi le regole sui prestiti ipotecari della BCI operano essenzialmente per limitare il potere d'acquisto di un gran numero di partecipanti al mercato, le ZAP sono uno sforzo per limitare gli affitti e la BCE gonfia allegramente l'offerta di denaro verso l'infinito e oltre seguendo le ricette della MMT, con la conseguenza che i costi di costruzione si sono impennati nell'ultimo decennio.

L'offerta d'immobili, nel frattempo, ha ristagnato, perché come sanno tutti i pensatori economici con criterio, ogni volta che viene introdotto un tetto di prezzo per un particolare bene o servizio a un livello inferiore a quello che il libero mercato avrebbe altrimenti impostato, il risultato è una carenza e/o un calo della qualità. Anche Paul Krugman lo sa.

La politica della BCI è anch'essa responsabile dell'aumento dei prezzi degli affitti negli ultimi dieci anni. Cercando di limitare i prezzi a cui possono essere venduti gli immobili residenziali, la BCI ha, per anni, disincentivato gli sviluppatori nel mondo dell'edilizia.

Impedendo agli aspiranti proprietari di case di acquistare prima del tempo (attraverso le regole sui prestiti ipotecari), la BCI li ha costretti a rimanere affittuari. Ostacolando severamente gli investitori privati ​​nell'investire in alloggi residenziali, la BCI ha ridotto l'offerta d'immobili in affitto.

Tutto quanto sopra è una ricetta per una cosa e una cosa sola: una carenza di alloggi in affitto che può solo spingere gli affitti al rialzo. Come già scritto, il governo ha quindi cercato di risolvere questo problema creando le ZAP, le quali hanno avuto l'effetto di spingere fuori mercato molti proprietari (che non hanno voglia di pagare un'aliquota marginale sull'imposta sul reddito del 52%) riducendo ulteriormente l'offerta d'immobili in affitto.

Inoltre molti proprietari che avevano affittato a un valore inferiore a quello di mercato nel 2016 (e sono rimasti intrappolati nell'indicizzare i loro aumenti a questo canone inferiore a quello di mercato) o hanno venduto e sono usciti dal mercato (riducendo l'offerta di proprietà in affitto), oppure si sono assicurati d'indicizzare al rialzo gli affitti a ogni occasione disponibile. La risposta della sinistra è stata prevedibile: vietare ai proprietari di vendere.

Questo senza entrare in tutte le altre questioni che spingono verso l'alto i prezzi degli immobili; vale a dire, l'imposta sul valore aggiunto (un'imposta sulle vendite del 13,5%, un'imposta sulla prima vendita di proprietà di nuova costruzione) e l'insistenza da parte di una fascia della popolazione affinché ci siano "pasti gratis", senza oneri di utenza e in generale tassazione: un mondo senza limiti. Ciò ha avuto un effetto a cascata sui promotori immobiliari che hanno pagato maggiori costi d'infrastruttura, che poi sono stati trasferiti agli acquirenti delle proprietà.

Nella nazione con il sistema fiscale più progressivo sia nell'Unione Europea che nell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, è ovvio continuare a chiedere "pasti gratis" visto che significherebbe pagare meno oneri fiscali rispetto a quanto dovuto altrimenti. Inoltre McWilliams sostiene continuamente una tassa sui terreni sfitti per incentivarne lo sviluppo, in sostanza imponendo un costo aggiuntivo allo sviluppo stesso.

Questo funziona bene per i suoi lettori, che o si rifiutano di capire, o sono incapaci d'intendere, o dimenticano che i costi di un'attività devono essere trasferiti ai clienti, altrimenti l'attività fallisce; nel qual caso un'altra attività, ad esempio un fondo d'investimento, colma il divario.

C'è stato un movimento verso schemi "costruire per affittare", i quali hanno creato contraccolpi politici contro coloro che si rifiutano o non riescono a capire che la situazione attuale è una conseguenza diretta e prevedibile della linea di politica della banca centrale e dello stato. L'unica cosa che si può dire del governo irlandese è che le politiche krugmanesche dell'opposizione sono di gran lunga peggiori, perché  implicano tasse, deficit, spesa pubblica e stampa di denaro. Anche in questo caso, quando la MMT e il controllo dei prezzi entrano in collisione, rimangono solo macerie (dell'offerta).


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Libertà e denaro sano/onesto: due facce della stessa medaglia

Freedonia - Lun, 27/06/2022 - 10:02

 

 

di Thorsten Polleit

È impossibile cogliere il senso dell'idea di denaro sano e onesto se non ci si rende conto che esso è stato concepito come strumento di tutela delle libertà civili contro le incursioni dispotiche da parte degli stati. Ideologicamente appartiene alla stessa classe delle costituzioni politiche e delle carte di diritto.Così scrisse Ludwig von Mises in The Theory of Money and Credit nel 1912. E inoltre:

Il principio del denaro sano e onesto ha due aspetti. È positivo nel sostenere la scelta del mercato di un mezzo di scambio comunemente utilizzato; è negativo nell'ostacolare la propensione dello stato a intromettersi nel sistema monetario.

In questo contesto, i sistemi monetari moderni si sono allontanati sempre più dal principio del denaro sano e onesto. In tutti i Paesi del cosiddetto mondo libero, il denaro rappresenta oggigiorno una carta irredimibile controllata dallo stato, o uno standard monetario "fiat". L'opinione diffusa è che questo sistema monetario sarebbe compatibile con l'ideale di una società libera e favorevole alla produzione sostenibile e alla crescita dell'occupazione.

A dire il vero, ci sono voci che dissentono. Da un punto di vista storico, Milton Friedman disse:

Il mondo è ora impegnato in un grande esperimento per vedere se può creare un'ancora diversa, che dipenda dalla moderazione dello stato piuttosto che dai costi di acquisto di un bene fisico.

Irving Fisher, valutando l'esperienza del passato, scrisse: "La cartamoneta irredimibile si è quasi sempre rivelata una maledizione per il Paese che la impiega".

La principale causa di preoccupazione risiede in una caratteristica chiave della cartamoneta controllata dallo stato: la capacità illimitata del sistema di espandere l'offerta di denaro e credito. Al contrario, con il gold standard (scelto liberamente) ci si aspettava che anche l'offerta di denaro (ad es. oro) aumentasse nel tempo, ma solo in proporzione all'espansione dell'economia; ovvero un aumento della domanda di denaro, determinato da un aumento dell'attività economica, avrebbe portato sul mercato un'offerta di oro aggiuntiva (ad esempio, aumentando l'estrazione mineraria che sarebbe diventata sempre più redditizia). In quanto tale, il gold standard poneva una "rottura automatica" sull'espansione monetaria: quest'ultima sarebbe stata correlata, almeno in teoria, al trend di crescita dell'economia.

Il sistema monetario fiat controllato dallo stato non ha limiti intrinseci all'espansione del denaro e del credito. In realtà, è vero esattamente il contrario: le banche centrali, i fornitori di denaro in regime di monopolio per conto dello stato, sono state progettate deliberatamente per essere in grado di cambiare denaro e offerta di credito di qualsiasi importo e in qualsiasi momento.

Per prevenire l'abuso del loro potere illimitato sulla quantità di denaro, la maggior parte delle banche centrali ha ottenuto l'indipendenza politica negli ultimi decenni. Ciò è stato fatto per impedire ai politici di barattare i benefici di uno stimolo indotto dalla politica monetaria per essere rieletti con i costi futuri sotto forma d'inflazione. Inoltre molte banche centrali sono state incaricate di cercare un'inflazione bassa e stabile, misurata dagli indici dei prezzi al consumo, come obiettivo principale. Questi due fattori istituzionali, l'indipendenza politica e il mandato di preservare il potere d'acquisto del denaro, sono ora ampiamente visti come garanzie adeguate per preservare il denaro sano e onesto.

Comunque sia, le preoccupazioni di Mises paiono più rilevanti che mai:

La dissociazione delle valute da una parità aurea definitiva e immutabile ha reso il valore del denaro un giocattolo della politica. [...] Non siamo molto lontani ora da uno stato di cose in cui per "politica economica" si intende principalmente la questione dell'influenza sul potere d'acquisto del denaro.

Mentre l'obiettivo di preservare il valore della cartamoneta controllata dallo stato sembra essere lodevole, la verità è che è (praticamente) impossibile mantenere tale promessa. Infatti ci sono spesso incentivi politico-economici schiaccianti ad aumentare l'offerta di denaro e credito, se possibile, al fine di influenzare gli sviluppi della società secondo schemi ideologici preimpostati piuttosto che fare affidamento sui principi del libero mercato.

Questa tendenza è evidenziata in particolare dal fatto che le banche centrali sono regolarmente invitate a tenere conto della crescita della produzione e della situazione occupazionale dell'economia nell'impostazione dei tassi d'interesse. E queste considerazioni sono ciò che causano seri problemi in un sistema di moneta cartacea se e quando non c'è un limite netto all'espansione del denaro e del credito.

Per chiarire questo punto, è istruttivo dare una breve digressione sul rapporto tra credito, produzione nominale e crescita della "ricchezza" (che qui è definita, per semplicità, come prodotto interno lordo più capitalizzazione di borsa). Il grafico seguente mostra le variazioni annue del prodotto interno lordo (PIL) nominale statunitense e del credito bancario in percentuale dal 1974 all'inizio del 2022. Come si può vedere, entrambe le serie sono correlate positivamente nel periodo in esame: in media, l'aumento della produzione è stato accompagnato da un aumento del credito bancario e viceversa. In realtà è un'illustrazione istruttiva della teoria Austriaca del ciclo economico (ABCT), secondo la quale l'espansione del credito bancario non è solo strettamente associata a un ciclo di boom/bust, che influenza sia le grandezze reali che i prezzi delle merci, ma la sua forza trainante.

Sempre dal 1974 all'inizio del 2022, il grafico seguente mostra lo stock di denaro statunitense in miliardi di dollari USA e l'indice del mercato azionario S&P 500. L'aumento della massa monetaria è fondamentalmente il risultato dell'espansione del credito bancario, attraverso il quale viene creata nuova moneta. Come si può vedere, l'andamento dello stock monetario va sulla stessa lunghezza d'onda del mercato azionario. Come mai? Da un lato l'aumento del PIL nominale nel tempo si riflette nei valori crescenti delle valutazioni aziendali; dall'altro l'aumento dello stock monetario spinge al rialzo i prezzi delle merci, compresi i prezzi delle azioni.

In altre parole: la performance del mercato azionario è, a volte di più, a volte meno, attribuibile all'inflazione dei prezzi dei beni causata dal denaro fiat. Dalla fine del 2019 al primo trimestre del 2022 la banca centrale statunitense ha aumentato M2 del 43%, mentre il mercato azionario ha guadagnato il 63% nello stesso periodo. Poiché l'aumento della massa monetaria ha contribuito a gonfiare il PIL nominale, ciò si è anche tradotto (sostanzialmente) in un aumento dei prezzi delle azioni. In altre parole: l'espansione monetaria ha causato "l'inflazione dei prezzi degli asset".

Guardando questi grafici, il messaggio è: l'aumento cronico del credito e dell'offerta di denaro è stato, in media, "abbastanza positivo" per la produzione e la ricchezza. Tuttavia questa sarebbe un'interpretazione piuttosto miope. In un sistema monetario fiat l'espansione del credito e del denaro apporta benefici a pochi e spese a tutti gli altri. Inoltre il suo "effetto invisibile" è che impedisce tutto il successo economico e gli effetti di ricchezza che si sarebbero verificati se non ci fosse stata un'emissione di credito aggiuntivo e denaro fiat.

Come dicevano anche gli economisti classici, uno stimolo all'economia indotto dal denaro e dal credito è (come mostra l'ABCT) di breve durata e alla fine porterà all'inflazione, come delineato da David Hume nel 1742:

L'aumento (nella quantità di denaro) non ha altro effetto che aumentare il prezzo del lavoro e delle merci [...] nel progresso verso questi cambiamenti, suddetto aumento può avere una certa influenza, eccitando il settore industriale, ma dopo che i prezzi si sono stabilizzati [...] non ha più alcun tipo d'influenza.

Tuttavia l'odierna convinzione del mainstream economico, dominato dall'economia keynesiana, è che abbassando i tassi d'interesse la banca centrale può stimolare la crescita e l'occupazione. Quindi non c'è da stupirsi che, soprattutto nei periodi in cui l'inflazione è considerata "sotto controllo", le banche centrali siano spinte vero una politica monetaria "espansiva" per combattere la recessione. Infatti è ampiamente considerato "appropriato" che la politica monetaria mantenga gli oneri finanziari al livello più basso possibile.

Nei lavori di Mises si trova una critica fondata a questa convinzione largamente diffusa. Egli scrive:

L'opinione pubblica tende a vedere nell'interesse solo un ostacolo meramente istituzionale all'espansione della produzione. Non si rende conto che lo sconto sui beni futuri rispetto ai beni presenti è una categoria necessaria ed eterna dell'azione umana e non può essere abolita dalla manipolazione bancaria. Agli occhi dei maniaci del controllo e dei demagoghi, l'interesse è un prodotto delle sinistre macchinazioni di spietati sfruttatori. La secolare disapprovazione dell'interesse è stata pienamente ravvivata dall'interventismo moderno. Si aggrappa al dogma che è uno dei principali doveri del buon governo abbassare il più possibile il tasso d'interesse o abolirlo del tutto. Tutti i governi di oggi sono fanaticamente impegnati in una politica di cosiddetto denaro facile.

Mises delinea anche cosa comporta per l'economia la propensione ad abbassare i tassi d'interesse e ad aumentare l'offerta di denaro e credito. La teoria del ciclo economico della Scuola Austriaca sostiene che è l'espansione monetaria l'elemento al centro dei cicli di boom/bust. Un'offerta eccessivamente generosa di denaro e credito induce quella che di solito viene chiamata una "ripresa economica"; la crescita economica aumenta e l'occupazione aumenta.

Con il flusso di liquidità, tuttavia, arrivano disallineamenti e una distorsione dei prezzi relativi. Prima o poi l'espansione alimentata dal credito diventa insostenibile e si trasforma in una recessione. Nell'ignoranza e/o nell'incapacità di identificare le stesse forze responsabili del malessere economico, vale a dire l'eccessiva creazione di denaro e credito in passato, il calo della produzione e l'aumento della disoccupazione provocano richieste pubbliche di una politica monetaria ancora più accomodante.

Le banche centrali non sono in grado di resistere a tali richieste se non hanno alcun "ancoraggio", ovverosia una regola (fissa) che limiti l'aumento dell'offerta di denaro e credito nelle operazioni quotidiane. In assenza di tale limite, è molto probabile che le banche centrali, di fronte a una grave crisi economica, siano costrette a barattare l'obiettivo di crescita e occupazione con la conservazione del valore del denaro, compromettendo così un pilastro cruciale della società libera.

Vista in questo contesto, la politica monetaria odierna assomiglia in realtà a un'impresa illegale. Lo zeitgeist sostiene che il "targeting dell'inflazione" (IT), il cosiddetto concetto all'avanguardia dal punto di vista della maggior parte delle banche centrali, impedirà alla politica monetaria di causare problemi involontari. In pratica, l'IT non ha ancoraggio esterno: è la banca centrale stessa che calcola le previsioni di inflazione che, a loro volta, determinano come essa stessa imposterà i tassi d'interesse; impostare un limite quantitativo all'espansione del denaro e del credito non è generalmente visto come un obiettivo perseguibile. L'IT difficilmente potrà quindi ispirare una tale fiducia da attenuare la minaccia al valore della cartamoneta derivante dai governi (sotto forma di frode/abusi) e/o dai banchieri centrali (sotto forma di errori di policy).

Il ritorno ad una "politica monetaria senza regole" è iniziato negli anni '90, quando varie banche centrali abbandonarono gli aggregati monetari come punto di riferimento per la determinazione dei tassi d'interesse. Venne affermato che la "domanda di denaro" era diventata un indicatore instabile nel "breve termine" e che, in quanto tale, il denaro non poteva più essere utilizzato come parametro per definire la politica monetaria, in particolare perché i banchieri centrali stavano prendendo decisioni sui tassi d'interesse ogni poche settimane.

In vista di un ritorno alla discrezionalità nella politica monetaria, potrebbe essere utile citare le preoccupazioni di Hayek: l'inflazione "è il risultato inevitabile di una politica che considera tutte le altre decisioni come dati a cui deve essere adattata l'offerta di denaro, in modo che il danno causato da altre misure sia il meno notato possibile". A lungo termine una tale linea di politica fa sì che le banche centrali diventino "prigioniere delle proprie decisioni, quando altri le costringano ad adottare misure che esse stesse sanno di essere dannose".

Facendo eco all'avvertimento che Ludwig von Mises espose in The Theory of Money and Credit, Hayek concluse:

Il pregiudizio inflazionistico dei nostri giorni è in gran parte il risultato del prevalere di una visione a breve termine, che a sua volta deriva dalla grande difficoltà di riconoscere le conseguenze più lontane nel tempo delle misure attuali e dall'inevitabile preoccupazione degli uomini pratici, e in particolare dei politici,di problemi immediati e del raggiungimento di obiettivi vicini.

Cosa possiamo imparare da tutto questo? I rischi intrinseci dell'odierno standard monetario cartaceo, la capacità stessa di espandere lo stock di denaro e credito a piacimento, non sono più oggetto di adeguata attenzione: porre un limite all'espansione di denaro e credito non è classificato tra gli ingredienti essenziali di una politica monetaria "moderna". La gestione discrezionale della cartamoneta aumenta quindi notevolmente il potenziale di un costoso fallimento. Un primo passo per tornare al principio del denaro sano e onesto, che rende giustizia all'ideale di una società libera, sarebbe quello di fare in modo che la politica monetaria limiti la crescita dell'offerta di denaro, fermandola del tutto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


I cicli sono alimentati dal credito

Freedonia - Ven, 24/06/2022 - 10:02

 

 

di Alasdair Macleod

Le narrazioni dei banchieri centrali stanno andando in pezzi. E di fronte all'impopolarità dovuta all'aumento dei prezzi, i politici stanno cominciando a mettere in discussione l'indipendenza del sistema bancario centrale. Spinti dal pensiero di gruppo coordinato nelle riunioni presso la Banca dei regolamenti internazionali, sono diventati collettivamente ciechi di fronte agli errori da loro stessi commessi.

In diverse occasioni ho scritto sugli errori alla base delle politiche sui tassi d'interesse, ho scritto sul legame perduto tra la quantità di denaro e credito in circolazione e il livello generale dei prezzi, ho scritto sull'effetto del cambiamento delle preferenze tra denaro e merci e sull'effetto sui prezzi.

Questo articolo entra nel vivo del motivo per cui la politica monetaria delle banche centrali era originariamente imperfetta. L'errore fondamentale è considerare i cicli economici come originati dal settore privato, quando invece sono la conseguenza di fluttuazioni del credito, a cui si aggiungono i presunti benefici della continua inflazione dei prezzi.

 

Introduzione

Molti investitori imprecano contro i cicli. Sfortunatamente c'è poco da collegare tra questi cicli e la teoria economica, a parte il legame tra il ciclo economico e il ciclo del credito bancario. L'economista americano Irving Fisher vi si avvicinò con la sua teoria della deflazione del debito, attribuendo il crollo del credito bancario alla depressione degli anni '30.

Quella di Fisher fu una tesi ben argomentata da parte del padre del monetarismo moderno, ma ogni ulteriore ricerca degli economisti è stata spazzata via dalla rivoluzione keynesiana: le recessioni, le depressioni, o i crolli, erano la prova dei fallimenti del libero mercato cosa che richiedeva l'intervento dello stato. Né Fisher, né Keynes sembravano essere consapevoli del lavoro svolto dagli economisti della Scuola Austriaca, principalmente quello di von Mises e Hayek. Fisher era sulla scena americana troppo presto per poter beneficiato delle loro scoperte, e Keynes era, beh, Keynes... lo statista che, in comune con altri statisti in generale, dava poca importanza al tempo e ai suoi effetti sul comportamento umano.

Ha senso, quindi, basarsi sulla tesi Austriaca e mettere i primi punti saldi:

• Si presume erroneamente che i cicli economici derivino dal libero mercato. Sono invece la conseguenza dell'espansione e della contrazione del denaro e del credito malsani creati dalle banche e dal sistema bancario.

• L'inflazione del credito bancario trasferisce ricchezza dai risparmiatori e dai redditi fissi ai clienti privilegiati del settore bancario. È diventata una delle principali cause delle crescenti disparità tra ricchi e poveri.

• Il ciclo del credito è un fenomeno ripetitivo di boom/bust che storicamente ha avuto una durata di circa dieci anni. La fase del bust è il modo in cui il mercato elimina il debito insostenibile, creato attraverso l'espansione del credito. Se il bust non è autorizzato a procedere, i problemi si accumulano nel prossimo ciclo del credito.

• Oggi le distorsioni economiche dei precedenti cicli creditizi si sono accumulate al punto che basterà solo un piccolo rialzo dei tassi d'interesse per innescare la prossima crisi. Di conseguenza le banche centrali hanno pochissimo spazio di manovra per affrontare l'inflazione dei prezzi attuale e futura.

• Il coordinamento internazionale delle politiche monetarie ha aumentato la portata potenziale della prossima crisi del credito e non l'ha contenuta, come erroneamente credono le banche centrali.

• L'allentamento della massiccia espansione del credito nell'Eurozona, in seguito alla creazione dell'euro, rappresenta un rischio aggiuntivo per l'economia globale. Eccessi comparabili nel sistema monetario giapponese rappresentano una minaccia simile.

• Le banche centrali falliranno sempre nell'usare la politica monetaria come strumento di gestione dell'economia. Agiscono per lo stato e non per il settore privato produttivo e non finanziario.


Ipotesi monetarie moderne

La politica keynesiana alla base dello stimolo monetario e fiscale era intenzionata ad aiutare un'economia a riprendersi da una recessione incoraggiando consumi extra attraverso l'espansione del credito bancario e i disavanzi pubblici finanziati con mezzi inflazionistici. In origine Keynes non raccomandava una politica di continua espansione monetaria, perché presumeva che una recessione fosse il risultato di un temporaneo fallimento dei mercati a cui si poteva rimediare alimentando la spesa pubblica. L'errore fu quello di non capire che il ciclo è del credito stesso e la conseguenza fu l'imposizione di un ciclo boom/bust su quella che altrimenti sarebbe stata un'economia non ciclica, dove l'azione casuale delle imprese in un ambiente monetario sano avrebbe consentito un processo di evoluzione che a sua volta avrebbe portato al progresso economico.

Era questo ambiente che Schumpeter descriveva come distruzione creativa. In un sistema monetario sano, le imprese impiegano le varie forme di capitale a loro disposizione nel modo più produttivo e redditizio in un ambiente competitivo. La concorrenza e il fallimento d'investimenti impropri forniscono i migliori rendimenti ai consumatori, soddisfacendo i loro desideri. Qualsiasi azienda che non capisca che il cliente è il re, merita di fallire.

Credere nello stimolo monetario e fiscale presuppone erroneamente che non vi siano effetti intertemporali. Già nel 1730 Richard Cantillon descrisse come l'introduzione di nuovo denaro in un'economia influisse sui prezzi: quando entra in circolazione nuovo denaro esso procede a far salire i prezzi dei beni acquistati. In questo modo il denaro creato ex novo si distribuisce gradualmente, aumentando i prezzi man mano che viene speso, fino a quando non viene completamente assorbito dall'economia. Di conseguenza il massimo beneficio del potere d'acquisto del nuovo denaro spetta ai primi destinatari, essendo a suo tempo l'oro e l'argento importati dalla Spagna dalle Americhe; ma oggi sono principalmente le banche a creare crediti scoperti e i loro clienti a beneficiare maggiormente dell'espansione del credito bancario. I perdenti sono gli ultimi a riceverlo, in genere i sottopagati, i pensionati, gli unbanked e i poveri, i quali scoprono che i loro guadagni e risparmi acquistano meno.

C'è un trasferimento di ricchezza dai più poveri alle banche e ai loro clienti privilegiati. Le banche centrali moderne sembrano del tutto ignare di questo effetto e la Banca d'Inghilterra si è anche data la pena di criticarlo, citando variazioni marginali nel Coefficiente di Gini, che in media non ci dice nulla su come individui o gruppi d'individui siano colpiti dalla svalutazione monetaria.

Dovremmo mettere in discussione le politiche monetarie del sistema bancario centrale sulla base sia dell'efficacia che della moralità, che svalutando il denaro trasferisce ricchezza dai risparmiatori ai mutuatari dissoluti, incluso lo stato. Perseguendo le stesse politiche monetarie, tutte le principali banche centrali sono pervase da questa nube d'ignoranza e tutte sono intrappolate in questo pensiero di gruppo.


Come funziona un ciclo del credito

Per comprendere la relazione tra il ciclo del credito e le conseguenze per l'attività economica, è necessaria una descrizione di un ciclo del credito tipico, anche se va notato che i singoli cicli possono variare significativamente nel dettaglio.

Tipicamente una crisi del credito si verifica dopo che la banca centrale lascia salire i tassi d'interesse e restringe le condizioni di prestito per frenare l'inflazione dei prezzi, sempre il risultato prevedibile di una precedente espansione monetaria. Ciò è illustrato nel grafico qui sopra. La gravità della crisi è determinata dall'ammontare di debito nel settore privato finanziato dal credito bancario rispetto all'economia nel suo complesso. Inoltre la gravità è sempre più esacerbata dall'integrazione internazionale delle politiche monetarie. Mentre le crisi del 2007-2008 nel Regno Unito, nell'Eurozona e in Giappone sono state in varia misura autoctone, l'eccessiva speculazione sul mercato immobiliare americano, facilitata inoltre dalle cartolarizzazioni fuori bilancio trattate dalla rete bancaria globale, ha fatto in modo che la la crisi in ciascuna delle altre principali giurisdizioni fosse più grave di quanto avrebbe potuto essere altrimenti.

Agendo come prestatore di ultima istanza per le banche commerciali, la banca centrale cerca di stabilizzare l'economia dopo la crisi. Incoraggiando un rilancio del credito bancario, cerca di stimolare l'economia verso la ripresa sopprimendo i tassi d'interesse. Ci vuole inevitabilmente del tempo prima che le imprese, consapevoli della crisi appena trascorsa, abbiano la fiducia necessaria per investire nella produzione. Risponderanno ai segnali dei consumatori solo quando a loro volta diventeranno meno cauti nelle loro spese. Le banche, che in questa fase saranno ugualmente caute sui loro prestiti, preferiranno investire in titoli di stato a breve scadenza per ridurre al minimo il rischio di bilancio.

Segue quindi un periodo durante il quale i tassi d'interesse rimangono soppressi da parte della banca centrale al di sotto del loro tasso naturale. Durante tal periodo, la banca centrale monitorerà la disoccupazione, le indagini sulla fiducia delle imprese e le misure dell'inflazione dei prezzi per individuare segnali di ripresa economica. In assenza di espansione del credito bancario, la banca centrale cerca di stimolare l'economia, principalmente sopprimendo i tassi d'interesse e, più di recente, con un quantitative easing.

Alla fine i tassi d'interesse soppressi iniziano a stimolare l'attività aziendale, poiché gli imprenditori utilizzano un basso costo del capitale per acquisire rivali più deboli e ridistribuiscono le attività sottoutilizzate nelle società target. Migliorano i loro guadagni riacquistando le proprie azioni, operazione spesso finanziata dal credito bancario a buon mercato, nonché intraprendendo altre azioni di ingegneria finanziaria. Le imprese più grandi, in cui le banche hanno fiducia, sono favorite in queste attività rispetto alle PMI, che trovano generalmente difficoltà a reperire finanziamenti nelle prime fasi della ripresa. In tal senso, la manipolazione del denaro e del credito da parte delle banche centrali finisce per discriminare le piccole imprese, ritardando la ripresa dell'occupazione.

I consumi alla fine riprenderanno, alimentati dal credito delle banche e di altri istituti di credito, che riacquisteranno gradualmente la loro propensione al rischio. Il costo degli interessi sui prestiti al consumo per articoli ad alto costo, come automobili e beni per la casa, viene spesso ridotto grazie alle pressioni competitive, stimolando la domanda dei consumatori. I primi a beneficiare di questa espansione del credito tendono ad essere i consumatori più meritevoli di credito e le grandi società, che sono i primi beneficiari dell'espansione del credito bancario.

Ci si potrebbe aspettare che la banca centrale lasci salire i tassi d'interesse per rallentare la crescita del credito se riuscisse ad avere una gestione efficace, tuttavia il calo della disoccupazione è sempre in ritardo nel ciclo ed è probabile che sia al di sopra del livello obiettivo desiderato. E l'inflazione dei prezzi sarà quasi certamente al di sotto dell'obiettivo, incoraggiando la banca centrale a continuare a sopprimere i tassi d'interesse. Si tenga presente l'Effetto Cantillon: l'espansione del credito bancario richiede tempo per far salire i prezzi in tutto il Paese, tempo che contribuisce all'effetto ciclico.

Anche se la banca centrale lasciasse salire i tassi d'interesse in questa fase, sarebbe inevitabilmente troppo poco. A questo punto le banche commerciali inizieranno a competere per l'attività di prestito tra le grandi società meritevoli di credito, tagliando i loro margini per guadagnare quote di mercato. Quindi, anche se la banca centrale lasciassare salire modestamente i tassi d'interesse, in un primo momento il maggior costo dei prestiti non verrebbe trasferito dalle banche commerciali.

Con la fiducia delle imprese non finanziarie che si diffonde verso l'esterno dai centri finanziari, i prestiti bancari aumentano ulteriormente e sempre più aziende iniziano ad espandere la propria produzione in base a calcoli sul ritorno sul capitale proprio, tassi d'interesse e prezzi di input artificialmente bassi. C'è uno slancio crescente per beneficiare del nuovo stato d'animo, ma l'inflazione futura dei prezzi degli input aziendali è generalmente sottovalutata. Vengono attuati piani aziendali basati su informazioni false, la crescente speculazione finanziaria è supportata dal credito facile e ci sono le condizioni per lo sviluppo di un'altra crisi.

Poiché le entrate fiscali sono in ritardo in qualsiasi ripresa economica, le finanze pubbliche devono ancora beneficiare in modo sostanziale di un aumento delle entrate fiscali. I disavanzi di bilancio non interamente finanziati dalle emissioni obbligazionarie sottoscritte dalla popolazione interna e dalle società non bancarie rappresentano un ulteriore stimolo monetario, alimentando ancor di più il ciclo del credito in un momento in cui l'espansione del credito dovrebbe essere quantomeno moderata.

Per i pianificatori monetari centrali, l'economia si è ora stabilizzata e le statistiche seguite da vicino iniziano a mostrare segni di ripresa. In questa fase del ciclo del credito, gli effetti della precedente inflazione monetaria iniziano a riflettersi più ampiamente nell'aumento dei prezzi. Questo ritardo tra l'espansione del credito e l'effetto sui prezzi è dovuto all'Effetto Cantillon e solo ora comincia a riflettersi nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo. Pertanto i prezzi iniziano a salire in modo persistente a un ritmo superiore a quello perseguito dalla politica monetaria e la banca centrale non ha altra scelta se non lasciar salire i tassi d'interesse e frenare la domanda di credito. Ma con i prezzi ancora in aumento a causa dell'espansione del credito ancora in corso, aumenti moderati dei tassi d'interesse hanno scarso o nessun effetto. Di conseguenza continuano ad essere rialzati al punto che i prestiti incoraggiati da denaro facile e a buon mercato, iniziano a diventare antieconomici.

Un aumento della disoccupazione e un potenziale calo dei prezzi diventano quindi una minaccia incombente. In quanto intermediari finanziari in una crisi del debito, le banche sono improvvisamente esposte a ingenti perdite sul proprio capitale. L'avidità dei banchieri si trasforma nella paura di essere travolti dalle condizioni economiche in via di sviluppo; sono pronti a ridurre la loro esposizione al rischio liquidando i prestiti dove possono, indipendentemente dalla loro solidità, mettendo in vendita quantità crescenti di garanzie sui prestiti. L'inflazione degli asset si inverte rapidamente, con tutti i titoli negoziabili in forte calo di valore. L'inizio della crisi finanziaria è sempre rapido e coglie di sorpresa la banca centrale.

Quando arriva la fase di crisi, le banche con un capitale insufficiente per le dimensioni dei loro bilanci rischiano di crollare; le aziende con debiti improduttivi e che dipendono da ulteriore credito vanno in bancarotta. La crisi è catartica e una necessaria pulizia degli eccessi dovuti al desiderio umano dei banchieri e dei loro azionisti di massimizzare i profitti attraverso la leva finanziaria. Almeno questo è ciò che dovrebbe accadere. Invece una banca centrale si muove per contenere la crisi impegnandosi a sostenere artificialmente il sistema bancario commerciale per arginare una potenziale circolo vizioso di vendite di garanzie e per garantire che l'aumento della disoccupazione sia contenuto. Di conseguenza si impedirà che molti molti investimenti sbagliati vengano liquidati.

Nell'arco di diversi cicli, si accumula il debito associato a investimenti sbagliati non liquidati in passato, rendendo ogni crisi successiva più grave. Il 2007-2008 è stato peggiore rispetto alle ricadute della bolla dot-com nel 2000, che a sua volta è stato peggiore rispetto alle crisi precedenti. E per questo l'attuale crisi creditizia si preannuncia ancora più grande della precedente.

I cicli del credito sono sempre più un affare globale. Sfortunatamente tutte le banche centrali condividono lo stesso malinteso: per loro il ciclo economico deriva da errori aziendali nel settore privato e non dalle banche commerciali e dai fallimenti delle proprie politiche. Le banche centrali, attraverso il forum della Banca dei Regolamenti Internazionali o le riunioni del G7, G10 e G20, sono pienamente impegnate a coordinare le politiche monetarie su base globale e la conseguenza è che le crisi del credito sono potenzialmente contagiose a livello mondiale. Ricordate che il G20 è stato istituito dopo la crisi della Lehman per rafforzare il coordinamento delle politiche monetarie e finanziarie, promuovendo ancora di più il pensiero di gruppo. Non solo l'inizio di una crisi del credito in un Paese diventa potenzialmente esogena, ma il fallimento di una qualsiasi delle principali banche centrali nel contenere la sua crisi indebolirà sicuramente tutte le altre.

Ora il rischio sistemico, il rischio che i sistemi bancari falliscano, è veramente globale ed è peggiorato. L'introduzione dell'euro ha distorto i cicli del credito per i membri dell'Eurozona e oggi è diventata una minaccia finanziaria e sistemica aggiuntiva per il sistema bancario globale. Dopo l'introduzione dell'euro, il costo dei prestiti è diminuito notevolmente per molti stati membri ad alto rischio; non sorprende che i governi di questi stati abbiano colto l'opportunità di aumentare la loro spesa finanziata dal debito. Gli esempi più estremi sono stati la Grecia, seguita da Italia, Spagna e Portogallo, collettivamente i PIGS.

Di conseguenza le pressioni politiche per sopprimere i tassi d'interesse in euro sono schiaccianti, per evitare che le finanze di questi attori crollino.

Le banche commerciali dell'Eurozona sono altamente indebitate, i cui bilanci sono ingombrati da rapporti attivi/capitale proprio in media più di venti volte per le banche di importanza sistemica globale. I cicli del credito per questi Paesi sono stati resi notevolmente più pericolosi dalla leva finanziaria, dal debito deteriorato e dal sistema TARGET2 pericolosamente squilibrato. Di conseguenza il compito che la BCE deve affrontare oggi, impedire al sistema bancario di precipitare in una crisi di contrazione del credito, è a dir poco impossibile. La liquidazione degli investimenti sbagliati e del debito associato è stata finora differita con successo, ma l'Eurozona rimane una fonte importante e crescente di rischio sistemico e un fattore scatenante la prossima crisi globale.


Sono stati già gettati i semi della prossima crisi del credito

Quando il denaro creato ex novo viene completamente assorbito in un'economia, si può dire che i prezzi si siano aggiustati per adattarsi. L'apparente stimolo del denaro extra si invertirà, poiché la ricchezza viene trasferita dai chi lo riceve più in avanti nel tempo ai beneficiari iniziali, lasciando uno stock più elevato di valuta e credito e prezzi aumentati. Ciò presuppone sempre che non ci sia alcun cambiamento nel livello generale delle preferenze della popolazione per la conservazione del denaro rispetto ai beni.

Le modifiche di questo livello di preferenza possono avere un profondo effetto sui prezzi. Ad un estremo un'avversione generale per detenere denaro lo renderà privo di valore, mentre una forte preferenza per esso farà scendere i prezzi di beni e servizi in quella che gli economisti chiamano erroneamente deflazione. Questo è ciò che accadde nel 1980-81, quando Paul Volcker al Federal Reserve Board lasciò salire il tasso di riferimento della FED oltre il 19% per porre fine a una crescente iperinflazione dei prezzi. È quello che è successo più di recente nel 2007/08 quando è scoppiata la grande crisi finanziaria, costringendo la FED a inondare i mercati finanziari con credito illimitato per fermare il calo dei prezzi e salvare il sistema finanziario dal collasso.

Il ciclo dei tassi d'interesse indotto dallo stato, il quale ritarda il ciclo del credito per i motivi sopra descritti, comporta sempre un aumento dei tassi d'interesse sufficiente a indebolire l'attività economica. I due esempi citati nella sezione precedente erano estremi, ma ogni ciclo del credito termina con il rialzo dei tassi da parte della banca centrale di un ammontare sufficiente da innescare una crisi.

I picchi nel tasso di riferimento della FED, uniti dalla linea tratteggiata, hanno segnato le svolte nel ciclo del credito statunitense a gennaio 1989, metà 2000, inizio 2007 e metà 2019. Questi punti hanno segnato anche l'inizio della recessione nei primi anni Novanta, il crollo post-bolla dotcom, la crisi del mercato immobiliare statunitense e la crisi dei pronti contro termine nel settembre 2019. Il periodo medio tra questi picchi è stato esattamente dieci anni, echeggiando una periodicità simile osservata nel diciannovesimo secolo in Gran Bretagna.

La minaccia per l'economia statunitense e il suo sistema bancario è cresciuta a ogni crisi. I picchi nel grafico qui sopra hanno segnato un aumento della gravità nelle crisi del credito successive ed è da notare che il livello dei tassi d'interesse necessari per innescare una crisi è continuamente diminuito. L'estensione di questa tendenza suggerisce che un tasso di riferimento statunitense di poco superiore al 2% sarà l'innesco di una crisi finanziaria. La ragione è il continuo accumulo di debiti nel settore privato denominati in dollari; e questa volta i prezzi sono alimentati da aumenti record nella quantità di valuta e credito in circolazione.


Conclusioni

Il fattore trainante nel ciclo di espansione e contrazione dell'attività imprenditoriale è il credito stesso. È quindi logico che maggiore è il livello dell'intervento monetario, più incontrollabile diventa il risultato. Ciò è confermato sia dalla logica che dall'evidenza empirica. È altrettanto chiaro che, cercando di gestire il ciclo del credito, le stesse banche centrali sono diventate la causa principale dell'instabilità economica.

Pertanto il tentativo di stimolare i consumi incoraggiando la continua inflazione dei prezzi, e quindi modificare l'allocazione delle risorse dal consumo differito al consumo presente, è eccessivamente semplicistico e ignora le conseguenze negative.

Qualsiasi economista che si rifà a un obiettivo specifico d'inflazione, come quello comunemente fissato dalle banche centrali al 2%, non si rende conto che l'inflazione monetaria trasferisce ricchezza dalla maggior parte delle persone, le quali sono il vero motore della produzione e della spesa. Impoverendo la società, le politiche inflazionistiche sono decisamente controproducenti. Gli economisti neokeynesiani non riescono a capire che i prezzi di beni e servizi in generale non agiscono come quelli degli investimenti speculativi; le persone non compreranno un bene se il suo prezzo è in aumento, non seguiranno un effetto gregge. Invece cercano valore, come possiamo osservare nei cali di prezzo dei prodotti elettrici ed elettronici.

Abbiamo visto che per i policymaker il margine di manovra sui tassi d'interesse è diventato sempre più limitato nel corso dei successivi cicli creditizi. Inoltre il continuo accumulo di debito nel settore privato ha ridotto l'altezza dei tassi d'interesse che scatenerebbe una crisi finanziaria e sistemica. In ogni caso, una nuova crisi globale potrebbe essere innescata dalla FED se rialzasse i tassi al di sopra del 2%. Questo può essere previsto con un alto grado di confidenza... a meno che una crisi sistemica non provenga da altrove: l'eurosistema e il Giappone stanno già vedendo l'euro e lo yen nelle prime fasi di un crollo monetario. È destinato a portare a un rialzo dei tassi d'interesse in euro e yen, destabilizzando i rispettivi sistemi bancari. La probabilità di un loro fallimento sale di giorno in giorno, una situazione che diventa ovvia quando si accetta che il problema è interamente finanziario, il risultato di un'espansione irresponsabile del credito e della valuta in passato.

Un'economia che funziona meglio è quella in cui il denaro sano e onesto consente un aumento del potere d'acquisto nel tempo di tale strumento, riflettendo tutti i vantaggi per i consumatori dei miglioramenti nella produzione e nella tecnologia. In una tale economia, il processo di "distruzione creativa" di Schumpeter avviene su base casuale.

Al contrario, nel mondo economico di oggi i consumatori e le imprese sono indotti ad agire come un gregge, finanziati dal flusso e riflusso ciclico del credito bancario. La creazione del ciclo del credito costringe tutti noi a una forma di comportamento distruttivo che altrimenti non si verificherebbe.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


JPMorgan è diventata il miglior amico di Bitcoin?

Freedonia - Gio, 23/06/2022 - 10:09

 

 

da Bitcoin Magazine

Di recente c'è stata molta fanfara per una nota d'investimento rilasciata da JPMorgan Chase che sembrava elevare Bitcoin rispetto al settore immobiliare e ad altre classi di asset tradizionali come "asset alternativo privilegiato".

Una nota agli investitori del 25 maggio ha affermato che Bitcoin era sottovalutato di circa il 28% e che la banca puntava a un prezzo di circa $38.000 per unità, sostenendo che la recente debolezza del prezzo di Bitcoin è esagerata rispetto a immobili, private equity e debito privato.

Questo sembra essere un grande cambiamento rispetto all'unica grande banca statunitense il cui CEO, Jamie Dimon, si rifiuta categoricamente di salire a bordo del treno Bitcoin.

Semmai l'antipatia di Dimon per Bitcoin rivaleggia solo con quella della presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde, che continua a spacciare l'idea che Bitcoin non ha valore perché manca del sostegno di una banca centrale e/o di un governo.

Anche Dimon è stato molto chiaro su tale punto: Bitcoin non ha importanza perché non ha supporto ufficiale. Dato che JPMorgan è uno degli azionisti della Federal Reserve Bank di New York, non lo si può biasimare per aver "parlato dei suoi interessi", proprio come la Lagarde o un altro famoso odiatore di Bitcoin, Charlie Munger di Berkshire Hathaway.

Che dire allora della nota agli investitori? Ebbene, come sempre, il diavolo è nei dettagli.

La prima cosa da ricordare è che questa è una nota dell'analista cosiddetta "sell side", il che significa che è l'opinione degli analisti di JPMorgan su dove gli investitori dovrebbero investire i loro soldi nelle attuali condizioni di mercato. Non ha nulla a che fare con il parere dell'amministratore delegato della società.

Chiunque pensi che Dimon starebbe giocando dietro le quinte della sua divisione di investment banking per andare contro Bitcoin, non capisce come funziona una società come JPMorgan Chase.

Lo stesso Dimon lo ha ribadito in un'intervista nel maggio 2021:

"Non sono un sostenitore di Bitcoin", ha detto Dimon durante il vertice del Wall Street Journal martedì. "Non mi interessa Bitcoin. Non mi interessa".

"Dall'altra parte, se i clienti sono interessati non dico loro cosa fare".

"La blockchain è reale. La usiamo, ma le persone devono ricordare che una valuta è supportata dall'autorità fiscale di un Paese, dallo stato di diritto, da una banca centrale".

Ci sono molte idee in queste citazioni di Dimon. È l'amministratore delegato di una delle banche più grandi, potenti e influenti del mondo e mantiene tale attività essendo abbastanza intelligente da offrire ai suoi clienti ciò che vogliono, anche se lui stesso non è interessato a quel prodotto e/o sta lavorando su prodotti che sono, tangenzialmente, concorrenti.

I suoi analisti non sono pagati per essere i suoi portavoce,; sono pagati per vedere le cose chiaramente e presentare una tesi d'investimento ai clienti e convincerli a cedere alcuni fondi per permettere alla banca d'incassare una commissione sugli investimenti.

Non è niente di più complicato di così.

Detto ciò, se davvero questa storia si esaurisse qui, non scriverei questo articolo; c'è di più. JPMorgan, insieme al resto di Wall Street, è in un vero guaio. Negli ultimi 14 anni la Federal Reserve ha mantenuto i tassi d'interesse vicino allo zero.

A tal livello, anche i tradizionali modelli dei profitti bancari crollano a zero. Il margine d'interesse netto, o MIN, dovrebbe essere il core business di una banca. Il MIN è semplicemente la differenza tra ciò che la banca paga i clienti per i loro depositi affinché li prestino agli investitori a un tasso più elevato.

La banca addebita X, voi ricevete dal 30% al 50% di X e la banca trattiene il resto; tal "resto" è il MIN. Quest'ultimo, quindi, è un peso morto nei vari rapporti trimestrali sugli utili della maggior parte delle principali banche in quest'era di politica monetaria coordinata delle banche centrali.

Le banche commerciali si sono impegnate in schemi d'investimento e trading sempre più estremi per fare soldi, mentre hanno considerato sempre più i loro tradizionali depositanti come un albatro con cui devono fare i conti per tenere a bada le autorità di regolamentazione.

In quanto tali, quindi, Bitcoin e altri asset digitali sono diventati solo l'ennesima fonte di fondi che le banche possono sfruttare e vendere l'ennesimo prodotto strutturato agli investitori, ed è qui che fanno la maggior parte dei soldi.

Ecco quindi che gli analisti di JPM parlano di Bitcoin in un momento cruciale del mercato. Onestamente, quando quella nota agli investitori è stata pubblicata e Bitcoin si aggrappava disperatamente al supporto tecnico a circa $29.000 per unità, è difficile non credere che fosse un segnale al mercato: JPMorgan stessa aveva deciso di accumulare abbastanza Bitcoin da infilarne alcuni nel proprio bilancio.

Bitcoin è a prezzi scontati ora e con lo spostamento del potere di hashing dalla Cina agli Stati Uniti negli ultimi due anni, c'è più interesse che mai nel trovare modi per vendere prodotti d'investimento agli investitori; soprattutto mentre Wall Street trova il modo di accumularne di più alimentando il FUD ogni volta che il prezzo di Bitcoin sale.

Perché pensate che Dimon odi Bitcoin? Non perché è un guanto di sfida agli affari della sua azienda. Invece è per lo stesso motivo per cui lui e Munger odiano l'oro. Munger non può fare pressioni su un funzionario statale affinché crei un'operazione a senso unico su Bitcoin in cui "investire" e allo stesso modo Dimon non può strutturare un prodotto legato a Bitcoin per creare un flusso di reddito regolare.

Non è redditizio per loro. Non c'è profitto vendendovi una o due volte un fondo che contiene Bitcoin in un wallet.

Come possono inventare i loro flussi d'entrate "due & venti" su qualcosa che le persone vogliono solo comprare e HODLare fino alla fine dei tempi? Questo è il motivo per cui, fin dall'inizio, Dimon e persone come lui hanno avuto occhi solo per Ethereum e la DeFi, mentre hanno diffamato Bitcoin ogni volta che hanno potuto.

Naturalmente niente potrebbe essere più lontano della verità. Bitcoin, come l'oro e altri asset che esistono indipendentemente dal sistema finanziario (ciò che Zoltan Pozsar di Credit Suisse ha definito "denaro esterno"), è qualcosa che ha la capacità di ristabilire la disciplina finanziaria nel mondo.

Ma ciò mette a rischio la natura stessa del sistema esistente, anche se tal sistema sta scricchiolando e sia Munger che Dimon lo capiscono meglio di chiunque altro.

Bitcoin sta combattendo una lotta insurrezionalista che tenta di invertire la dinamica di estrazione di ricchezza nel sistema esistente. Ricordate, Dimon e il resto di Wall Street hanno fatto i loro soldi estraendo rendite (ricchezza non guadagnata) dal mondo attraverso l'Effetto Cantillon, dato che sono molto vicini alla stampante monetaria.

Dimon non ha alcun interesse a dare un po' di respiro a qualcosa che lo minaccia, ma allo stesso tempo lui e JPMorgan sono intrappolati nel ruolo di attori importanti che cercano di rimanere a galla mentre tal sistema viene prosciugato dal suo bacino di capitale reale.

Questo è ciò che spiega meglio i segnali contrastanti provenienti dalla sua organizzazione. Il mercato sta lentamente, ma inesorabilmente, scegliendo asset "esterni" per preservare la ricchezza mentre JPMorgan e il resto di Wall Street fanno soldi manipolando i costi degli asset "interni" per mantenere i rendimenti abbastanza alti da fermarne il deflusso.

Infatti siamo ora sulla strada verso un futuro incerto, in cui ci sono grandi forze in lizza per strappare quote di mercato durante il disfacimento del vecchio sistema e l'istituzione di uno nuovo.

Uomini come Dimon e Klaus Schwab del World Economic Forum combatteranno con le unghie e i denti per rimanere attori importanti in futuro. Questo è il motivo per cui JPMorgan da un lato può e consiglierà Bitcoin ai suoi clienti e società d'investimento, ma dall'altro spenderà miliardi per sviluppare un qualcosa per sostituire lo SWIFT.

Trovo che la lotta attorno a Ripple (XRP) sia molto più interessante del fatto che Dimon e JPMorgan stiano trovando o meno modi per fare soldi con Bitcoin. Dimon sta sostenendo il suo prodotto tramite ConsenSys, Schwab e il WEF stanno sostenendo Ripple e, a mio avviso, la causa della Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti è stata una mela avvelenata lasciata dal presidente uscente della SEC, Jay Clayton, a Gary Gensler mentre tutti lavorano per rallentare la vera crypto-rivoluzione, dove nessuno di questi oligarchi e cercatori di rendite sarà più necessario.

Questa è la vera promessa di Bitcoin e gli investitori di JPMorgan, per la prima volta da decenni, sono davvero spaventati da come stanno andando le cose dal punto di vista finanziario. Schwab e il WEF hanno delineato i loro piani per il futuro: una vita completamente tracciata e catalogata per tutte le persone che vivono all'interno di un'identità digitale, la quale decide per voi quale può essere la vostra gamma di azioni nel mondo reale.

Troppo grassi? Niente pizza. Partito sbagliata? Nessun lavoro. Non siete usciti con un trans? Nessuna assistenza sanitaria. In un tal mondo non c'è alcun bisogno di banche come JPMorgan, o la vostra cooperativa di credito locale. Questa è una minaccia che, sono sicuro, Dimon percepisce all'orizzonte. Non era alla riunione a Davos di quest'anno, c'erano invece altri membri di Wall Street come Larry Fink di Blackrock e Brian Moynihan della Bank of America, per citarne un paio.

JPMorgan non è amica di Bitcoin, ma Dimon è pienamente consapevole delle minacce reali non solo al sistema attuale, di cui è un attore centrale, ma anche a tutte le potenziali vie di fuga desiderate dai suoi migliori clienti.

Questo è il motivo per cui lo vedo gongolare mentre Bitcoin continua ad evolversi per minare Schwab e il WEF e nel frattempo lui lavora per indebolirlo a lungo termine con le sue soluzioni privilegiate.

Personalmente penso che lui sia destinato a fallire, come penso che lo stesso destino attenda Schwab. Il modo in cui entrambi sembrano avere successo a breve termine sarà frustrante per gli appassionati di Bitcoin, ma entrambi stanno combattendo contro uno tsunami il cui tempo è atteso da tempo.

Mai nella storia dei mercati dei capitali i prezzi delle materie prime sono stati così bassi rispetto a quelli delle azioni (come l'indice S&P 500) o degli asset di debito. Bitcoin, essendo il primo derivato dell'energia per l'approvvigionamento di merci nel mondo reale in cui si costruisce la ricchezza reale, è quindi, per estensione, anche decisamente sottovalutato.

Dimon, Schwab e i loro luogotenenti presso la FED e la BCE possono mantenere alto il flusso di dollari e euro sopravvalutati per rafforzare il loro dominio, ma devono anche limitarne offerta per impedire all'inflazione di erodere il potere politico da cui le loro valute ricavano la propria quota di mercato.

Questo è il proverbiale comma 22 in cui Dimon e JPMorgan si trovano oggi. Amico o nemico, a Bitcoin non importa. Continuerà ad aumentare di valore e a costruire una rete abbastanza forte da permetterci di ignorare i loro grandi sogni di controllo globale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


La crisi di cibo e carburante: è esattamente voluta, stupido!

Freedonia - Mar, 14/06/2022 - 10:04

 

 

di Tom Luongo

Allora, che ne dite dei prezzi del carburante? Non è divertente spendere di più per fare il pieno rispetto ad un pasto decente in un ristorante di seconda categoria?

Quindi pensavate di potervi permettere quel camion da $45.000 e $700 al mese.

Ripensateci.

Dopo aver risucchiato tutti con pagamenti mensili bassi per catorci oscenamente troppo cari, la giunta Biden ha trascorso il 2021 a prepararsi per farvi uscire di casa perché il COVID era finito, solo per assicurarsi che non potete permettervi di andare da nessuna parte.

Era una linea di politica precisa, gente! E lo è stata sin dall'inizio.

Tutto il resto che vi dicono è una bugia.

I prezzi alti della benzina NON sono solo una funzione dei prezzi alti del petrolio, supportati da interruzioni intenzionali del mercato grazie alle sanzioni targate Washington DC e Bruxelles.

I prezzi elevati della benzina NON sono nemmeno una funzione di oltre 2 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione messa offline durante i lockdown non necessari e dannosi.

I prezzi alti della benzina NON sono certamente una funzione dell'operazione militare russa in Ucraina.

Tutte queste cose possono essere superate dall'ingegnosità degli esseri umani in tempi di caos. Se c'è una cosa in cui ho fiducia è la capacità delle persone di reindirizzare il proprio comportamento e trovare soluzioni praticabili.

La risposta naturale a un'opportunità di arbitraggio tira sempre fuori il meglio dalle persone, poiché trovano il modo di fornire le cose necessarie per vivere la vita.

L'unica cosa che ostacola invariabilmente questo esito è lo stato. Nel caso degli Stati Uniti, la giunta Biden ha fatto tutto il possibile per garantire che non solo i prezzi della benzina salissero a un livello completamente inaccettabile, ma che sarebbero rimasti lì fino a quando ciò che resta della classe media non sarà andato in bancarotta.

Un paio di mesi fa c'è stato un piccolo annuncio secondo cui l'amministrazione Biden avrebbe alzato il limite alla miscelazione di etanolo nelle scorte di benzina oltre il limite del 10% al fine di alleviare la "carenza di benzina".

A livello superficiale tale idea aveva una sorta di senso, insieme alle elargizioni dalla Strategic Petroleum Reserve, se non avessimo avuto più intenzione di acquistare petrolio greggio dai russi.

Ma c'è solo un problema: non c'è abbastanza etanolo da miscelare nella benzina. Oh, e la SPR? Quelle riserve sono finite tutte in Europa mentre i prezzi sono aumentati qui.

Inoltre lo stesso carburante necessario per produrre fertilizzante azotato, indispensabile per produrre il mais, fa parte della stessa carenza di approvvigionamento che presumibilmente stiamo cercando di superare.

Siamo stati addestrati a ridere di una tale inettitudine del governo, ma questo non c'è niente di cui ridere. Sono invece loro che ridono di noi perché pensiamo che siano solo stupidi.

Non sono stupidi, beh, a parte Elizabeth Warren.

Ci vuole più energia per produrre il fertilizzante per far crescere il mais da convertire poi in etanolo e miscelarlo nella benzina di quanta ne serva per produrre il petrolio greggio in primo luogo, metterlo dentro un camion e consegnarlo alla stazione di servizio più vicina.

Esiste questa cosa chiamata equazione dell'energia libera di Gibb, ed è piuttosto importante.

Ieri, poi, Biden e i trotzkisti hanno trasformato quel "suggerimento" in un obbligo.

Mike Shedlock l'ha spiegato dal punto di vista più ovvio, che non è altro che il benessere per i coltivatori di mais (che tra l'altro quest'anno sono molto indietro nella semina a causa del tempo e della mancanza di fertilizzanti).

Le conclusioni di Mike sono le seguenti, per essere brevi:

  1. aumento del 30%+ dei prezzi del mais e altre colture in aumento del 20%, secondo l'Accademia Nazionale delle Scienze;
  2. coltivare più mais per l'etanolo provoca un aumento delle quantità di inquinanti dell'acqua da parte delle fattorie statunitensi;
  3. aspettarsi un maggiore uso di fertilizzanti quando i loro costi aumentano;
  4. più smog estivo;
  5. l'E15 erode i vecchi motori delle automobili, pompe di benzina, serbatoi di stoccaggio e condutture;
  6. le piccole raffinerie soffriranno e alcune falliranno, permettendo a Elizabeth Warren di lamentarsi della concentrazione di potere nelle mani delle grandi industrie petrolifere.

Ma c'è un punto racchiuso nella sua analisi che è il vero elefante nella stanza, il numero di identificazione rinnovabile o RIN. I RIN stanno combinando crediti di compensazione che le raffinerie devono acquistare per vendere combustibili sul mercato, il che fa rispettare i limiti di miscelazione imposti dal nostro governo ossessionato dai cambiamenti climatici.

I costi dei RIN vengono trasferiti direttamente a voi, gli acquirenti del carburante. È così semplice che persino Elizabeth Warren può capirlo.

Il punto di Mike sulle piccole raffinerie sembra strano quando i prezzi del petrolio e della benzina sono così alti, giusto? Non quando si tiene conto del fatto che devono entrare nel mercato per acquistare RIN in modo da spedire carburante.

Ed ecco la parte peggiore: non importa se le forze dell'offerta e della domanda all'interno dei mercati del gas e del diesel si equilibrano, perché i requisiti di miscelazione imposti dal Congresso hanno gonfiato il costo dei RIN per garantire che i prezzi del carburante rimangano elevati.

Uno sguardo al grafico a 3 anni dei vari prezzi dei RIN vi racconterà la storia con dettagli netti, se non irritanti.

I combustibili D3 (linea blu) sono 'miscele cellulosiche', cioè mais. Si noti che il prezzo dei RIN D3 è passato da circa $0,80 a più di $3,00 da quando Biden e i suoi trotzkisti hanno preso il potere.

Perché? Beh, perché il dannato Congresso l'ha imposto. Ecco perchè!

Pensate ancora che tutto questo non sia intenzionale? Credete ancora che i Democratici siano i bravi ragazzi che salvano il mondo dai cambiamenti climatici e i Repubblicani siano un gruppo di avidi corporatisti? Avete perso la nota sui "piccoli raffinatori" che stanno cessando l'attività e l'amministrazione Biden ha negato l'esenzione per difficoltà economiche a 36 di loro?

Se siete così "green" da pensare che questo sia un prezzo che vale la pena di pagare, allora perché non pagate anche la mia giusta quota? Mentre il resto di noi cerca di capire come ricostruire ciò che avete già distrutto.

Cari ossessionati dal "green" vi rendete conto che non solo siete sommersi sul prestito della vostra auto, ma che quella stessa auto che guidate per andare al lavoro, viaggio che ormai non potete più permettervi tra le altre cose, è come un androide Nexus-6 dal film Blade Runner — obsolescenza programmata e accelerata?

Perché mentre l'etanolo è un ottimo combustibile, ha una densità di energia inferiore rispetto alla benzina, il che significa meno chilometri percorsi per gallone bruciato. Brucia anche in modo più corrosivo, perché uno dei sottoprodotti della combustione dell'etanolo è l'acqua.

Alle temperature e alle pressioni all'interno di un motore a combustione interna, l'acqua è come un acido e la vostra auto non è stata progettata per gestire in quantità crescenti. Ecco perché alcune auto sono classificate E85 e altre no.

Non esiste una messa a punto ECM in grado di superare questo problema per la maggior parte delle auto su strada.

Quindi, ecco qua, la vostra auto vi costerà di più per miglio mentre l'unica cosa che passerà più velocemente di prima sarà la sua curva di ammortamento.

Ma, ovviamente, è proprio questo il punto: se non riescono a convincervi ad acquistare un veicolo elettrico, distruggeranno semplicemente la vostra auto attuale più velocemente con carburante scadente e poi bandiranno in futuro il motore a combustione interna.

Non si può fare una frittata senza rompere alcune teste dei cilindri.

E nel caso in cui pensiate che la mia rabbia sia fuori luogo qui, da dove pensate che verrà questo mais?

Secondo il rapporto recente dell'USDA sul raccolto, in media su 18 stati coltivatori di mais solo il 22% della superficie coltivabile è stata piantata finora, contro il 64% nel 2021 e solo il 50% del quinquennio precedente.

Gente, non c'è mais da usare ora e non ci sarà domani.

Quindi, anche se la guerra in Ucraina finisse domani, il Venezuela tornasse operativo e le raffinerie potessero operare senza restrizioni, non ci sarebbe comunque alcun movimento nel prezzo della benzina o del gasolio. Infatti all'aumentare della quantità di carburante spedito anche la domanda di RIN aumenta, mantenendone alto il prezzo, il che si traduce direttamente in prezzi alla pompa che la maggior parte di voi non può permettersi di pagare.

Ma Elizabeth Warren ci salverà tutti da questi avidi petrolieri, giusto? Oltre a tutta questa follia, il suo modello da paladina delle classi inferiori vuole introdurre una nuova tassa sugli utili per l'industria petrolifera in modo far pagare la miseria che hanno contribuito a causare.

E se le credete, beh, non solo avrete ciò che meritate, ma è meglio che riprendiate confidenza con quella bicicletta che è rimasta ad ammuffire in cantina.

Il loro prossimo argomento di discussione sarà che hanno fomentato questa doppia crisi nel cibo e nel carburante per risolvere l'epidemia di obesità e ridurre i costi dell'assistenza sanitaria.

Ricordate, non è mai colpa loro.

La verità è che se queste persone non mentissero non sarebbero finite dove sono adesso.

Posso perdonare Lizzy Slapaho perché è ovviamente troppo stupida per capire metà di quello che ho scritto qui. Non vorrei mai essere considerato come un abusante dei portatori di handicap.

Ma il resto della giunta Biden è chiaramente coinvolto, poiché il segretario ai trasporti Pete Buttigieg ha fatto il giro dei talk show per rinnegare qualsiasi complicità dell'amministrazione in questo pasticcio.

Lasciate che mangino veicoli elettrici...

Non sono stupidi, sono solo bugiardi e vandali. È tutto intenzionale.

Non solo vogliono che voi siate arrabbiati e che vi urliate contro a vicenda, ma vogliono che lo facciate da casa in modo che sappiano dove siate quando vi dovranno mettere a tacere.

Per molto tempo siamo stati zitti su queste sciocchezze "green".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Debito perpetuo, guerra perpetua

Freedonia - Lun, 13/06/2022 - 10:03

 

 

di David Stockman

È sempre utile visitare il museo della storia per compensare il pregiudizio dell'attualità che distorce le percezioni della realtà.

Nel grande schema delle cose, l'immagine qui sotto non è certo così antica, solo di appena 42 anni fa. Ma è comunque un pezzo da museo perché si tratta di una questione che è svanita da tempo dalla scena mondiale: il debito pubblico e in questo caso il giorno in cui il vostro è stato costretto ad avvertire Reagan che il debito federale stava per superare i temuti mille miliardi di dollari.

All'epoca quella prospettiva era preoccupante. L'enorme debito pubblico era visto come un'imposizione immorale alle generazioni future e un flagello economico per il presente. Questo perché, se adeguatamente finanziato nei mercati obbligazionari, faceva aumentare i tassi d'interesse spiazzando così i mutuatari di famiglie e imprese, la crescita economica e la prosperità di Main Street.

Non più ormai. I deficit fiscali anno dopo anno sono diventati uno stile di vita nella Città Imperiale, ma anche in questo caso l'ultima previsione decennale del CBO è scioccante. Anche se secondo loro non ci sarà recessione per i prossimi dieci anni (pio desiderio!) e le politiche fiscali e di spesa esistenti (linea rossa tratteggiata) rimarranno in vigore senza l'emanazione di un singolo nuovo programma di spesa o taglio delle tasse (pio desiderio ancora più grande!), il deficit supererà i $3.000 miliardi all'anno entro la fine del decennio.

Ciò significherebbe un deficit strutturale pari all'8,4% del PIL e un biglietto di sola andata verso la perdizione fiscale. In termini di dollari, aggiungerebbe $20.300 miliardi al debito pubblico nel prossimo decennio, portando il debito totale a $50.000 miliardi entro il 2032.

Vale a dire, a 50 anni dalla foto sopra, il debito pubblico sarà aumentato di cinquanta volte.

Ecco il punto: tali orrende proiezioni non mettono in crisi i pagliacci politici – come è stato sottolineato a palate dal vergognoso disegno di legge  del Congresso sugli aiuti all'Ucraina. Quei $40 miliardi sono stati portati di corsa al vaglio e senza il beneficio di alcuna audizione di commissione.

Peggio ancora, lo storico partito della sinistra contro la guerra è diventato abiettamente a favore di essa. Il voto tra i democratici è stato 48-0 al Senato e 223-0 alla Camera. E questi incredibili conteggi includono anche Bernie Sanders.

Vale a dire, se Washington non può raccogliere nemmeno un solo voto Dem "no" sul finanziamento di una guerra insensata che non ha alcuna relazione con la sicurezza nazionale americana, allora le prospettive per il ripristino anche di una parvenza di disciplina fiscale sono a metà tra il sottile e il nessuno.

Infatti cosa diavolo c'è che non va in queste teste di legno? L'azione della scorsa settimana porta armi e aiuti promessi all'Ucraina a $54 miliardi.

Il PIL dell'Ucraina lo scorso anno è stato di soli $155 miliardi. Al ritmo attuale, quindi, hanno speso il 120% del PIL dell'Ucraina per la sua stessa distruzione, e senza una fine in vista.

Non c'è da stupirsi, quindi, se il piccolo pavone pretenzioso che sfila come presidente del Paese stia ora dicendo al mondo che la guerra andrà avanti finché l'ultimo soldato ucraino non sarà morto e la generosità infinita di Washington sarà finalmente esaurita.

Dopotutto, in un momento in cui la Russia sta avanzando nettamente nel Donbas, e secondo quanto riferito ora pronta è a prendere tutta la provincia di Luhansk, Zelensky ha incaricato i grandi riuniti a Davos che le forze ucraine avrebbero combattuto per liberare tutto il territorio occupato:

"L'Ucraina combatterà fino a quando non reclamerà tutti i suoi territori", ha sottolineato. "Riguarda la nostra indipendenza e la nostra sovranità". Questa dichiarazione è arrivata in seguito ad esternazioni di alcuni leader europei secondo i quali ci sarebbero dovute essere concessioni territoriali con un accordo negoziato al fine di far finire la guerra.

Zelensky aveva detto il giorno prima che il riconoscimento del possesso russo della Crimea non è sul tavolo. "La Russia dovrà lasciare anche la Crimea", aveva detto durante un briefing quotidiano secondo il Kyiv Independent . Parlando di Kherson, Melitopol, Enerhodar, Mariupol, ha detto che i russi devono lasciare queste e "tutte le altre città e comunità di cui fingono ancora di essere i proprietari".

Non c'è altro modo per dirlo: Washington ha dato potere a un pazzo, che è così ubriaco di potere che la stessa razionalità è diventata la vittima.

Non c'è alcuna possibilità reale che Putin restituisca la Crimea, né il Donbas e tutte le città sopra elencate da Zelensky. E quando rimarranno in possesso russo non farà comunque alcuna differenza per la sicurezza nazionale americana.

Ma, ovviamente, non è di questo che si tratta in realtà l'Ucraina. Quei 271 voti "sì" dei Dem erano semplicemente un esercizio di sfoggio di una presunta virtù. Erano un voto contro l'avatar di Donald Trump attualmente sulla scena: il demonizzato Vladimir Putin.

Ecco perché il discorso su questa calamità ha perso ogni contatto con la realtà. Ad esempio, Zelensky ora afferma che se l'Ucraina non vincerà, i Paesi baltici saranno i prossimi nell'agenda di Putin e presto i militari americani verseranno sangue in Lettonia.

È assurdo, ma da Washington non si sono sentite parole di rimprovero. La città è in piena guerra senza alcun rimorso per l'enorme spreco di tesori americani o per mettere in pericolo la stessa economia americana.

Pertanto, secondo i rapporti attuali, l'amministrazione Biden sta cercando altri modi per infliggere danni all'economia russa prendendo di mira gli acquirenti di petrolio russo. Come riportato dal New York Times la scorsa settimana, queste misure proposte includono le cosiddette sanzioni secondarie che impedirebbero agli acquirenti di petrolio russi di fare affari con società con sede negli Stati Uniti e in altre nazioni allineate con Washington.

Proprio così. Per vincere un'inutile battaglia su alcuni immobili senza conto lungo il fiume Dnepr, Washington è pronta a dichiarare guerra alle società cinesi, indiane, greche, brasiliane ecc.

Allo stesso modo, non importa se la Russia vuole pagare i suoi debiti internazionali e gli istituti di credito statunitensi ed europei siano più che felici di ricevere i proventi loro dovuti, no, questi finanziatori vengono espropriati dall'ordine di Washington, il tutto per assicurarsi che Putin riceva il messaggio.

Quindi gli investitori statunitensi non potranno più ricevere pagamenti di obbligazioni dalla Russia senza violare le sanzioni. E tutta questa scappatella ucraina dovrebbe riguardare la difesa della libertà economica!

Infine, quando si tratta di svincolarsi dalla realtà, il pietoso discorso della scorsa settimana sull'evacuazione di oltre 3.000 soldati del battaglione Azov a Mariupol ha sicuramente vinto su tutti gli altri.

Il fatto è che hanno ceduto amo, lenza e piombino nel primo di quelli che presto saranno molteplici eventi lungo il fronte del Donbas. Ma ciò non ha impedito a Zelensky di fantasticare: "[...] i nostri soldati sono stati trasportati nei territori occupati per uno scambio futuro".

Proprio così. Siamo ora giunti al punto in cui la Pravda dell'era sovietica appare al confronto come un'impresa giornalistica plausibile. Come ha sottolineato anche un commentatore: "Possiamo, ovviamente, riderci su, ma il coro 'non una resa ma esecuzione di ordini', 'non una resa ma un'evacuazione', 'non una resa ma uno scambio' è allo stesso livello della Pravda di sovietica memoria".

Un cittadino può concentrarsi su un argomento per diversi giorni. Kiev spera che entro la fine della settimana tutti dimenticheranno la resa di Azov, se non glielo ricorderanno. E chi può ricordarglielo quando i media ucraini sono stati epurati e posti sotto il controllo del governo?

È lo stesso in economia.

Per inciso, una delle denunce di Marchenko (ministro delle finanze) riguardava gli stipendi dei militari. Li ha definiti un onere pesante (sono stati notevolmente aumentati e il budget non lo rifletteva). Ma che dire allora dei piani del ministro della Difesa ucraino di aumentare le dimensioni dell'esercito a un milione?

L'approccio "abbiamo quasi vinto, da un momento all'altro" potrebbe sembrare ingenuo, ma Kiev lo ha perfezionato: non importa se è Azov o l'economia, tutto ruota attorno allo sforzo di proteggere le valutazioni di Zelensky. Lo scopo della resistenza è questo.

Gli storici un giorno si chiederanno come siano effettivamente avvenute le pazzie di oggi, ma in realtà non c'è nessun mistero:  Washington è diventata la capitale mondiale della guerra perpetua perché è stata in grado – per un certo periodo – di emettere debito perpetuo e poi monetizzarlo grazie alla propria banca centrale.

Alla fine della fiera, questo è il più grande peccato del sistema bancario centrale: ha trasformato i politici della nazione – compresi i cosiddetti progressisti – in guerrieri del fine settimana che sono una minaccia per la nazione e, se è per questo, per l'intero pianeta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Da 12 anni Freedonia è il baluardo dell'economia sana e sostenibile

Freedonia - Ven, 10/06/2022 - 10:03

 

 

di Francesco Simoncelli

In questo giorno di 12 anni fa, il blog Freedonia apriva ufficialmente i battenti dopo un paio di giorni di lavori iniziali. Quello che ho cercato di erigere con la mia opera di divulgazione è un monumento contro l'interventismo centrale nell'economia: dettagliare perché esso è un veleno e nonostante ciò come alla fine conduca alla morte sia chi lo subisce che chi lo inietta. Questo porta a una dispersione della domanda e a una proliferazione di società zombi, distorce gli incentivi per una sana concorrenza, riduce l'efficienza aziendale e uccide il fattore innovazione nella crescita economica. In altre parole, porta a un drammatico squilibrio dei mercati. La teoria Austriaca del ciclo economico descrive perfettamente questo processo, i suoi punti di partenza e le sue conseguenze. E questo è stato più che mai evidente negli ultimi due anni. Da un lato ci sono stati i pianificatori centrali che ritenevano che, una volta revocate le restrizioni, la domanda avrebbe fatto accelerare bruscamente l'economia, dato che a loro giudizio la capacità e il potenziale dell'offerta sono enormi. Dall'altro, però, ciò non è avvenuto perché ci sono stati cambiamenti strutturali a seguito dei lockdown: caos nelle supply chain, ridotta partecipazione alla forza lavoro e carenza di manodopera in generale, crescita ipertrofica dei mercati delle materie prime e tensioni geopolitiche. Di conseguenza l'offerta non è stata, e tuttora non lo è, in grado di soddisfare la domanda a causa delle politiche monetarie artificialmente espansive; adesso l'inflazione dei prezzi sta divorando l'economia.

La stagflazione è già un fatto oggi; la recessione è inevitabile domani. L'inflazione delle commodity non finirà tanto rapidamente, dal momento che importanti esportatori di materie prime sono in conflitto e non sono stati stabiliti canali alternativi d'importazione delle risorse. Ciò significa che occorre riorganizzare gli approvvigionamenti energetici tradizionali, il che è inevitabilmente accompagnato da un aumento dei costi e da un'accelerazione dell'inflazione. L'offerta è sotto stress a causa dell'aumento dei costi: blocchi logistici, inflazione delle materie prime e carenza di manodopera. Un ulteriore stress è in arrivo, o meglio, è già arrivato: aumento dei costi del credito e un potenziale calo della domanda.

Invece di ridurre il suo maldestro intervento, lo stato, al contrario, ha aumentato i programmi sociali e la spesa pubblica, deprimendo in questo modo le imprese attraverso l'inevitabile aumento del carico fiscale, contribuendo ulteriormente alla compressione dell'offerta, riducendo l'efficienza, la voglia di investire e, in generale, peggiorando le aspettative delle imprese, oltre ad ampliare il numero degli enti burocratici. In questo stesso contesto, basta una lettura superficiale di COVID-19: The Great Reset di Klaus Schwab per comprendere l'inadeguatezza di un concetto così utopico, la cui adesione, come si vede, porta a conseguenze distopiche.

Questo blog, quindi, nell'ultimo anno ha ampliato la sua visione seguendo quella massima che permette di capire l'origine delle problematiche legate alla pianificazione centrale: seguire il denaro. Ma ecco un risultato interessante di questa ricerca: il denaro fornisce l'illusione del potere, non è affatto la fonte stessa del potere. Se davvero fosse diversamente, non sarebbe necessario cambiare progressivamente la percezione degli individui riguardo la realtà. Qual è la realtà? Che l'economia e la società nel suo complesso vengono trascinate in un mondo sempre più socialista. Lo abbiamo notato sin dal primo quantitative easing e lo stiamo notando ora con il ban europeo a gran parte del petrolio russo: raddoppiare gli sforzi su qualcosa che s'è dimostrata un fallimento sin dall'inizio. Il socialismo è un fallimento perché la pianificazione centrale è un fallimento: gli incentivi negativi creati dai burocrati spingono le persone a evitare le conseguenze negative degli stessi. Di conseguenza essi troveranno nuovi modi per aggirare gli incentivi negativi, perché come bacino sono estremamente superiori a quello dei pianificatori centrali e quindi la velocità con cui l'informazione viaggia e rende obsoleti suddetti incentivi sarà esponenziale. Questo a sua volta farà salire il costo di raddoppiare gli sforzi sull'imposizione d'incentivi negativi.

Non ha fatto in tempo a uscire la notizia secondo cui l'Europa ha deciso di tagliare adesso i 2/3 del petrolio russo, e il 90% entro la fine dell'anno, che il fallimento di questa misura è già divenuto conclamato. https://t.co/kqyvo8nvJY

— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) May 31, 2022

"Ogni intervento oggi condurrà a un intervento più grande domani", per citare lascamente Mises, il quale dedicò più di un volume a descrivere questo fenomeno e come esso fosse insostenibile col passare del tempo. L'apodittismo della domanda di mercato, iscritto nell'atomistica dell'azione umana, rappresenta una forza impossibile da cancellare da parte dei pianificatori centrali, possono deviarla, temporaneamente, ma tale deviazione avrà un costo: misallocation di risorse economiche scarse e investimenti improduttivi. È proprio qui che siamo oggi, ovvero, dover realizzare che la valanga d'investimenti improduttivi degli ultimi 60 anni ha raggiunto la data di scadenza. Sarebbe più corretto dire 100 anni, visto che i diritti di proprietà hanno iniziato a finire sotto attacco sin dalla prima abolizione del gold standard. La prova di ciò può essere vista nella tabella qui sotto, in quei Paesi che, ad esempio, hanno visto scomparire il comunismo nel 1989... a differenza di quelli che adesso lo stanno abbracciando. Perché badate bene, cari lettori, quello che vediamo implementato oggi con tanto fervore in Europa è comunismo; negli ultimi due anni il comando/controllo capillare cui abbiamo assistito, oltre a far parte di un piano specifico, è direzionato dal credo di una ristretta cerchia d'individui che l'Unione Sovietica fosse un esempio da seguire e che il suo fallimento derivasse dal fatto che l'Occidente non salì a bordo. Adesso, invece, con il loro piano che "sicuramente" è migliore dei pianificatori centrali precedenti, ritengono di poter riuscire laddove i comunisti del passato hanno fallito. Questo, in sostanza, è il credo della cricca di Davos, in particolare, ma in generale di qualsiasi altra banda mafiosa che fa capo allo stato e che cerca di prevaricare sulle altre.

La manipolazione dell'offerta di denaro aiuta sicuramente gli obiettivi dei pianificatori centrali, ma non è essa stessa l'origine del potere. La fonte di quest'ultimo è un'illusione, come detto in precedenza, un lavaggio del cervello che inizia in tenera età. Pensate ad esempio alla crescita nominale dell'economia. È facile ottenerla: basta stampare denaro e poi spenderlo. Il PIL infatti è la spesa interna lorda, non il prodotto interno lordo; anche perché è l'unica cosa che la statistica possa misurare e viene poi usato come proxy per affermare se un'economia è cresciuta o meno nell'arco di un anno. Non ha niente a che fare con la qualità della crescita, se c'è stata creazione di ricchezza reale, o se viene stimolato qualcosa di sostenibile. I pianificatori centrali, sebbene abbiano in bocca sempre la parola "crescita", fanno di tutto per smorzarla e ostacolarla. Infatti una "crescita infinita" misurata in PIL è un'insensatezza, dovrebbe essere invece rapportata alla scala del valore: man mano che si sale lungo questa scala, man mano che si passa dai beni di ordine inferiore a quelli superiori, si aggiunge valore a ogni stadio e questo valore è negli occhi di chi guarda. Detto in altro modo, il valore è soggettivo. 

Non esiste qualcosa come un valore oggettivo, gli esseri umani agiscono per cercare di attenuare quanto più possibile l'incertezza dell'ambiente che li circonda e di conseguenza sono sempre alla ricerca di nuovi modi per creare proposte di valore condivise affinché possano migliorare la propria condizione. Il costo di opportunità di tagliare un albero e farci una sedia deve essere confrontato con la possibilità di tagliarlo e scaldarsi, poiché un calcolo accurato di questo "bivio" permetterà agli attori di mercato di allocare correttamente tempo e risorse scarse. Esiste una domanda per le sedie perché altri individui reputano soggettivamente ammissibile pagare voi un certo ammontare di denaro per fare la sedia, perché con quel tempo risparmiato suddetti individui lo metteranno a miglior frutto grazie alle loro capacità in altri settori e in tal modo guadagneranno di più (potendosi quindi permettere la sedia e altro). Questi sono scambi reciprocamente vantaggiosi, tutti prosperano. L'espansione di tale crescita continua fintanto che gli attori di mercato possono esprimere le loro azioni senza dover includere nei loro calcoli deviazioni lungo il percorso, come una burocrazia incontrollata ad esempio o tasse soffocanti, cosa che aumenta l'incertezza e di conseguenza deprime la crescita.

Erano queste, sostanzialmente, le idee che permisero a Menger alla fine dell'Ottocento di teorizzare gli ordini spontanei e il soggettivismo del valore. Entrambe teorie che scardinarono una volta per tutte le sciocchezze marxiste. Hayek, poi, ampliò ulteriormente questo impianto teorico aggiungendo il problema della conoscenza, il cui bacino decentralizzato e flusso non ostacolato permette di arrivare a migliori esiti economici rispetto a un ambiente economico in cui un gruppo ristretto d'individui, o peggio un singolo individuo, afferma presuntuosamente di avere tutta la conoscenza di mercato necessaria per condurre la società verso lidi di prosperità. È una contraddizione in termini quando ascoltiamo la cricca di Davos dire che "stiamo costruendo un futuro migliore", perché questa è una presunzione fatale dato che si presuppone arrogantemente di avere campi di competenza così grandi da ignorare il resto dell'ambiente economico e cosa vuole veramente. E i loro piani inevitabilmente falliscono perché ignorano arrogantemente la loro ignoranza al di fuori del proprio campo di competenze specifico.

Detto in modo schietto, sono comunisti, neo-keynesiani, neo-marxisti e neo-malthusiani, perché odiano la classe media e la sua emancipazione arrivata sulla scia della rivoluzione industriale. Ha significato perdita di controllo e ci sono volute due guerre mondiali affinché venisse riconquistato. Adesso quel controllo è di nuovo a rischio a causa della sua natura artificiale che rende l'ambiente economico un posto a crescita assente o negativa, soprattutto per la maggior parte delle persone a cui invece viene rubata. Ed è questo singolo fatto che crea stagnazione economica e sociale, nonché crisi ricorrenti. Sono, quindi, quelle stesse persone che vendono la panacea contro tutti i mali economici il problema reale, quelle stesse persone che hanno eretto il più grande schema Ponzi della storia economica, quelle stesse persone che prosperano attraverso gli scambi parzialmente vantaggiosi (win-lose), quelle stesse persone che prosperano attraverso l'Effetto Cantillon grazie al denaro fiat (ora più che mai evidente dalla presuntuosa richiesta dell'UE di pagare in euro per le risorse russe quando i russi non possono utilizzare tal denaro poiché trasformato in un'arma piuttosto che un mezzo di scambio), quelle stesse persone che negli ultimi due anni hanno costruito un panopticon mondiale e ripetono che è per il "vostro bene" e soprattutto per la "vostra felicità".

Ma qual è il nodo gordiano di tutta questa storia? Perché, ad esempio, proprio la Russia continua a essere il bersaglio delle invettive occidentali? L'energia. L'indipendenza energetica è un gigantesco vantaggio che pone la Russia al di fuori delle sfere d'influenza dei pianificatori centrali occidentali. Credete davvero che la rete elettrica sia statale (o al limite supervisionata dallo stato) per "solidarietà sociale"? Nel momento in cui gli individui sono indipendenti a livello energetico, lo stato e la pianificazione centrale in generale smettono di avere il controllo su di essi. E non è un caso che la Russia, in particolare la Rosatom, stia lavorando sulla ricerca/sviluppo di centrali nucleari al torio, così come la Cina. Per la cronaca, la Rosatom supervisiona un bacino di commodity ricchissimo in Russia e non è possibile per gli occidentali comprare una singola azione della società sui mercati esteri, invece di Gazprom sì.

Questo cambiamento epocale di paradigma a livello energetico, che tra una decina d'anni potrebbe aprire le porte alla possibilità di avere reattori nucleari "a casa", insieme a quello monetario, rappresentano il motivo per cui i piani della cricca di Davos falliranno. E questo ci porta alla domanda successiva che inevitabilmente scaturisce da un pezzo come questo: come difendersi? Oro fisico senza dubbio, perché quando la disperazione della maggior parte delle persone raggiungerà il picco quello dovrà essere il momento in cui farsi trovare pronti e in anticipo sui tempi. Inutile dire che il metallo giallo, sebbene ancora fortemente soppresso dall'oro sintetico, raggiungerà i $10.000 prima che questo dramma possa definirsi concluso. È un'era, quella che stiamo vivendo, in cui il denaro fiat è destinato a essere schiacciato sotto il peso delle sue contraddizioni e la fase di transizione verso un nuovo strumento monetario sarà caratterizzata da forti fluttuazioni. In secondo luogo, azioni legate alle commodity (es. energetiche, minerarie ed alimentari).

In ultimo, e più importante, Bitcoin. Ecco rappresenta l'anello di congiunzione tra denaro ed energia, il modo attraverso il quale non solo tornare a effettuare scambi reciprocamente vantaggiosi, ma comprendere la natura del denaro e dell'azione umana. Bitcoin è un volano per ottenere una compresione del mondo scevra dagli stimoli pavloviani lanciati ad hoc dai pianificatori centrali. Bitcoin, infatti, permette di tornare a capire la Legge di Say grazie alla Proof of work; tutto il white paper scritto da Satoshi è un elegante esercizio di tributo alla Scuola Austriaca e alla sua centralità nella comprensione delle meccaniche economiche. Ecco il motivo per cui si continua ad attaccare (scioccamente) Bitcoin per la sua (presunta) natura altamente energivora e il relativo impatto ambientale.

Anche qui, non è un caso che la Russia stia aprendo alle criptovalute e a Bitcoin in particolare. La potenza di questo strumento non è solo dal lato tecnico, ma dal lato sociale: più lo i studia, più mette in discussione le "certezze" di coloro che ritenevano il mainstream la fonte più affidabile di tutto. La fine di questa illusione e la scoperta di un modo alternativo e concreto di immagianre il mondo che ci circonda è quella visione mistico/religiosa che manca al mondo Occidentale, svuotato da tutti i suoi contenuti (es. woke society). La filosofia dell'HODL è un esempio in merito, ma che rappresenta molto di più del semplice risparmio: una visione delle cose impossibile da contaminare. Questo stesso tipo di visione del mondo caratterizzava gli Apache e, impossibili da conquistare, vennero sterminati. L'opera di questo blog, da 12 anni a questa parte, è stata quella di rendere dapprima consapevoli i lettori di una tale visione del mondo e successivamente di permettere loro di coltivarla e svilupparla. L'emancipazione dalla pianificazione centrale, dallo stato e da tutte le illusioni che spaccia per riuscire a vivere un giorno in più non si raggiunge finché non si ha chiaro in mente perché la si vuole.

Cari amici e lettori, il mio blog, Francesco Simoncelli's Freedonia, esiste grazie al lavoro che ogni giorno vi dedico, impiegando una parte preziosa del mio tempo per promuovere e diffondere il messaggio di libertà. Il blog offre un servizio di consulenza i cui dettagli possono essere consultati al seguente link: https://calendly.com/fsimoncelli
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Esso sarà destinato a finanziare tutte le spese che servono per mantenere il blog, ampliarne i contenuti e offrire nuovi e migliori servizi. Se pensate, quindi, che Freedonia debba continuare a offrire la sua testimonianza in questo triste mondo collettivista, offritegli qualcosa in cambio. Liberamente, s'intende.

 

Bitcoin non è affatto più pericoloso dell'euro

Freedonia - Gio, 09/06/2022 - 10:08

 

 

di Gunther Schnabl

I principali rappresentanti della Banca Centrale Europea, inclusa la presidente della BCE Christine Lagarde, continuano a mettere in guardia le persone contro Bitcoin. In un recente articolo, rivolto al pubblico tedesco avverso all'inflazione, il rappresentante della BCE Klaus Masuch, insieme all'ex-capo economista della BCE Otmar Issing, hanno sottolineato cinque rischi riguardo Bitcoin: la mancanza di valore intrinseco, i rischi per la stabilità dei mercati finanziari, l'uso per i finanziamenti della criminalità organizzata, gli elevati consumi energetici e il pericolo che i contribuenti siano ritenuti responsabili dei rischi finanziari. È positivo che la BCE voglia proteggerci da possibili rischi, ma dovrebbe essere consentito un confronto tra Bitcoin e l'euro nei cinque punti citati.

In primo luogo, gli autori scrivono che Bitcoin non ha valore intrinseco, cioè nessun valore d'uso diretto come invece ha, ad esempio, l'oro (si veda anche Thiele 2017). Questo è vero, ma un certo valore deriva dal fatto che Bitcoin rende possibili le transazioni elettroniche senza un conto bancario (peer to peer). Anche l'euro non ha valore intrinseco, nel migliore dei casi ha valore nella carta utilizzata o nel metallo delle monete. Il credito monetario in euro è stato sostenuto dai progetti d'investimento, ma la politica monetaria persistentemente espansiva della BCE sta zombificando sempre più le imprese dell'area Euro. Sempre più depositi privati ​​presso le banche commerciali sono garantiti dai depositi di queste ultime presso la banca centrale invece che da investimenti finanziati dal credito.

Pertanto la fiducia nelle due valute dipende dalla loro credibilità, la quale è fortemente legata alle restrizioni sull'offerta. Il numero di Bitcoin è credibilmente limitato a un massimo di 21 milioni. I miner di bitcoin devono effettuare un lavoro per ottenere nuovi bitcoin (Proof of work). Gli sforzi necessari aumentano con il numero di bitcoin creati.

L'offerta di euro doveva essere limitata dall'obiettivo della stabilità dei prezzi della BCE, come delineato nell'articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nonché dal divieto di finanziamento pubblico da parte della banca centrale (articolo 123 del TFUE). Ma queste regole sono state infrante, poiché il bilancio della BCE continua a crescere a un ritmo sostenuto. Inoltre è sempre meno chiaro se i titoli di stato e i prestiti sull'attivo del bilancio della BCE, che corrispondono ai depositi delle banche commerciali e alle banconote emesse sul passivo del bilancio della BCE, siano a rischio d'insolvenza. Pertanto la fiducia nell'euro sta diminuendo e la fiducia in Bitcoin sta crescendo, con quest'ultimo che si apprezza fortemente nei confronti dell'euro.

In secondo luogo, Masuch e Issing esprimono la preoccupazione che Bitcoin possa perdere improvvisamente tutto il suo valore e quindi destabilizzare il sistema finanziario. Questo rischio è basso perché l'offerta di Bitcoin è limitata e una grande quota di essi è detenuta in modo decentralizzato. Nella migliore delle ipotesi, l'instabilità finanziaria può emergere se Bitcoin rappresentasse una parte essenziale di un prodotto finanziario (ma si veda più in basso in questo articolo). Forse per questo il legislatore tedesco ha limitato gli investimenti in Bitcoin a fondi speciali e quindi a un massimo del 20%.

Dall'altra parte la BCE crea rischi per la stabilità dei mercati finanziari, perché la politica monetaria estremamente accomodante sta deprimendo i premi per il rischio. Sono incoraggiate la speculazione e alti livelli d'indebitamento, i quali possono portare a nuovi debiti e crisi finanziarie. Inoltre la politica dei tassi d'interesse bassi, a zero e negativi della BCE sta comprimendo i proventi delle banche, destabilizzandone molte nell'area Euro. I rischi per le banche potrebbero aumentare ulteriormente se la stessa BCE emettesse la sua valuta digitale e i risparmiatori trasferissero i loro depositi dalle banche commerciali alla banca centrale.

In terzo luogo, gli autori obiettano che Bitcoin possa servire la criminalità organizzata. Il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo esistevano anche prima delle criptovalute, il che non ha portato a critiche o addirittura a divieti del dollaro o dell'euro. A differenza delle transazioni in denaro fiat, le transazioni Bitcoin possono essere visualizzate su un registro pubblico (blockchain). Inoltre non ci sono già preoccupazioni che parti del Fondo per la ricostruzione dell'UE, indirettamente sostenuto dalla BCE, possano finire nelle mani della mafia italiana?

In quarto luogo, ci sono critiche sull'impatto di Bitcoin sul clima, poiché il consumo di energia durante la produzione (mining) è elevato. Il mining è geograficamente indipendente. I bitcoin possono essere estratti dove la capacità di elettricità è inattiva (e quindi a buon mercato). Poiché l'elettricità è difficile da immagazzinare, Bitcoin è un modo per risolvere il problema dell'eccesso di elettricità (fluttuazioni della rete).

Inoltre ci vogliono anche energia e risorse per creare e distribuire euro, sia in formato cartaceo che elettronico. A differenza di Bitcoin, l'euro è supervisionato in un nuovo ed enorme grattacielo completamente climatizzato e da diciannove banche centrali nazionali con un gran numero di personale strapagato. Senza contare che una fitta rete di banche commerciali distribuisce e immagazzina euro in formato cartaceo ed elettronico. Da questo punto di vista Bitcoin sembra molto snello in termini di consumo di risorse.

Inoltre la politica monetaria estremamente accomodante della BCE è insostenibile nei suoi effetti, poiché i tassi d'interesse costantemente bassi stanno aumentando il debito e i consumi (Schnabl e Sepp 2020). La perdita di fiducia nell'euro ha innescato una fuga verso gli asset reali, con un conseguente boom edilizio. Tra il 2003 e il 2007 i bassi tassi d'interesse della BCE hanno contribuito alle bolle immobiliari in Spagna e in altri Paesi dell'area Euro meridionale, le quali hanno lasciato sulla loro scia solo rovina. Da allora i bassi tassi d'interesse hanno dato impulso alle attività di costruzione nella maggior parte dei Paesi dell'area Euro. Dal punto di vista della teoria dell'eccesso d'investimento di Hayek, la politica monetaria persistentemente accomodante della BCE sta causando una cattiva allocazione (e quindi uno spreco) di risorse senza precedenti (Schnabl 2019). Poiché Bitcoin è scarso, aiuta a evitare tali boom d'investimenti.

Infine vengono espresse preoccupazioni sul fatto che una crisi finanziaria innescata da un forte calo del valore di Bitcoin possa costringere i policymaker a compensare le perdite al fine di prevenire una crisi sistemica nel sistema finanziario. L'ammonimento contro la sospensione del principio di responsabilità è giustificato, anche perché ognuno dovrebbe investire e speculare a proprio rischio.

In linea con il principio della responsabilità, la rete Bitcoin crea rischi d'insolvenza a livello individuale grazie alla sua natura decentralizzata. Da questo punto di vista, non c'è crisi sistemica. Al contrario, nel sistema finanziario dell'area Euro, il principio della responsabilità è stato sospeso con il salvataggio di banche e stati altamente indebitati nel corso della crisi finanziaria e del debito europea del 2008-2012. Dal momento del "whatever it takes" di Mario Draghi, la BCE ha sostenuto un numero crescente di stati europei altamente indebitati con l'aiuto d'ingenti acquisti di loro titoli di stato. I rischi individuali vengono quindi socializzati, paralizzando così la crescita.

Il risultato è che la politica monetaria persistentemente accomodante della BCE e di altre banche centrali ha portato a una perdita di fiducia nell'euro. Questa perdita di fiducia non si riflette solo nell'aumento dei prezzi di Bitcoin, ma anche nell'aumento dei prezzi delle azioni, dei prezzi immobiliari, dei prezzi dell'oro, ecc. La politica dei tassi d'interesse bassi, a zero e negativi della BCE sta portando a un'immensa allocazione errata e spreco di risorse, la quale minimizza di gran lunga l'energia consumata dall'estrazione di bitcoin. Se Bitcoin, attraverso la concorrenza con l'euro, aiuta a disciplinare la politica monetaria della BCE, fornirà un contributo importante sia alla stabilità dei mercati finanziari che alla sostenibilità nell'Unione Europea.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


La triste realtà delle tendenze economiche post-lockdown

Freedonia - Mer, 08/06/2022 - 10:03

 

 

di David Stockman

Le cose stanno iniziando a girare male, soprattutto dopo il calo del 43% da parte di Snap Inc. (SNAP).

Inoltre, quando la capitalizzazione di mercato di un'azienda scende dell'85% in otto mesi, dopo essere esplosa dell'815% durante l'anno e mezzo precedente, è probabile che qualcosa stia andando decisamente male. In questo caso, la data d'inizio è la prima tra i sospettati.

Succede che la capitalizzazione di mercato di SNAP si attestasse a soli $14,3 miliardi nel marzo 2020, quando la FED ha iniziato la sua più folle stampa di denaro di sempre. Solo 18 mesi dopo la capitalizzazione di mercato di SNAP pesava $131 miliardi e per nessun motivo razionale.

A quel punto le sue entrate annue e il flusso di cassa erano rispettivamente di $3,7 miliardi e -$6,0 milioni. Ciò equivaleva a un fatturato multiplo di 35 volte e una valutazione infinita del flusso di cassa (linea gialla), di cui la società aveva segnalato una versione con inchiostro rosso da quando è diventata pubblica alla fine del 2016.

Tuttavia è difficile dire se il recente crollo mozzafiato abbia inaugurato un ritorno alla sanità mentale. Infatti il suo flusso di cassa annuo è stato di soli $203 milioni a marzo, il che significa che al picco dello scorso autunno era valutato a 645 volte quello attuale, e nonostante i numeri di ieri è ancora a 111 volte.

In altre parole, la follia della FED dopo il marzo 2020, scatenata per finanziare gli interventi di lockdown, ha soffocato qualunque parvenza di razionalità rimasta nei mercati finanziari. Così ora, in assenza di una stampante rovente all'Eccles Building, quando le valutazioni sfrenate sono colpite da realtà mondane, bagni di sangue come la recente implosione di Snap Inc. diventeranno un evento sempre più frequente.

Vale a dire, il recente crollo di Netflix è semplicemente un altro esempio calzante. La sua capitalizzazione di mercato è scesa da un picco di $305 miliardi lo scorso 16 novembre a $82 miliardi attuali, un calo del 73%.

Il fatto è che il picco di capitalizzazione di mercato di Netflix era pura follia. All'epoca il suo flusso di cassa annuo era di $151 milioni, il che implica un multiplo di 202X. Anche se teniamo conto il ​​suo miglior flusso di cassa di $2,46 miliardi registrato per il periodo annuo di marzo 2021, il multiplo implicito era ancora un esorbitante 124X.

Al momento il suo flusso di cassa è tornato allo storico modello d'inchiostro rosso dell'azienda, registrando -$26 milioni per il periodo annuo terminato a marzo.

Quindi non è ancora chiaro se la valutazione della società sia stata normalizzata o meno, ma una cosa è certa: la perdita di $223 miliardi in capitalizzazione di mercato negli ultimi sei mesi non è avvenuta per caso. Perdite di questa portata e repentinità avranno un impatto sul comportamento degli speculatori, e non in modo positivo.

Infatti questo è il peccato originale del folle pompaggio denaro della FED: ha causato speculazioni irrazionali durante la salita, e ora che la FED è stata costretta a una lotta tardiva contro l'inflazione, assisterà a infiniti tonfi durante la discesa.

Inoltre tale prospettiva non si limita solo ai mercati finanziari o alle azioni. Non è solo una questione di ricchezza facile che va in fumo, anche l'economia reale verrà martellata.

Ad esempio, la recente esplosione e poi crollo dei volumi nel mercato dei mutui è un buon esempio dell'impatto su Main Street dell'inversione della FED, cosa che ha ora alzato di 270 punti base il tasso dei mutui a 30 anni.

Ai tempi in cui l'espansione post-crisi si stava allungando, il livello di tendenza dei mutui per la casa era in media di $171 miliardi e $121 miliardi a trimestre, rispettivamente nel 2017 e nel 2018. Ma come mostrato nella sequenza seguente, quando la FED ha aperto i rubinetti del denaro nel settembre 2019, e poi nel marzo 2020, è scoppiato l'inferno.

Rispetto al livello di $140 miliardi nel secondo trimestre del 2019, l'attività di rifinanziamento dei mutui è schizzata alle stelle, raggiungendo un picco di $726 miliardi nel secondo trimestre del 2021. Ciò rappresentava un livello circa cinque volte il tasso normale, il che significa che milioni di mutui sono stati rifinanziati con un'impennata improvvisa e a tassi d'interesse più bassi.

Volume trimestrale dei crediti ipotecari sulla casa: 

• Secondo trimestre 2019: $140 miliardi

• Terzo trimestre 2019: $211 miliardi

• Quarto trimestre 2019: $366 miliardi

• Primo trimestre 2020: $346 miliardi

• Secondo trimestre 2020: $502 miliardi

• Terzo trimestre 2020: $620 miliardi

• Quarto trimestre 2020: $694 miliardi

• Primo trimestre 2021: $709 miliardi

• Secondo trimestre 2021: $726 miliardi

• Terzo trimestre 2021: $583 miliardi

• Quarto trimestre 2021: $498 miliardi

• Primo trimestre 2022: $424 miliardi

Il rovescio della medaglia è ora in corso. Il volume dei rifinanziamenti è sceso del 42% nel primo trimestre del 2022 e la FED ha appena iniziato la sua campagna di rialzo dei tassi d'interesse. Infatti a metà marzo il tasso di riferimento era ancora sostanzialmente a zero.

In futuro gli effetti del rialzo dei tassi e del crollo dei mutui saranno molteplici. Per prima cosa, gli enormi aumenti dei prezzi delle case degli ultimi due anni non si invertiranno improvvisamente e facilmente per ripulire i mercati in modo classico, perché l'offerta di nuove abitazioni è stata fortemente ridotta dall'aumento vertiginoso dei costi dei materiali e della manodopera.

Infatti c'è una massiccia inflazione dal lato dell'offerta in quasi tutto ciò che è coinvolto nella costruzione di una casa, con l'indice di costruzione di case in aumento del 18% rispetto ai livelli di un anno fa e limiti assoluti alla disponibilità di alcuni articoli indipendentemente dal prezzo. Questa tendenza non si invertirà presto e potrebbe peggiorare a seconda dei prezzi dell'energia e dei lockdown cinesi.

Nel frattempo tutti quegli aspiranti acquirenti espulsi dal mercato immobiliare dovranno affittare. Né la compressione è meramente marginale. Ad aprile 2021, ad esempio, il 25% delle vendite di nuove case aveva un prezzo inferiore a $300.000, riflettendo gli acquirenti per la prima volta e con un reddito inferiore. Oggi, tuttavia, solo il 10% delle nuove vendite di case è inferiore a $300.000.

La rapida intensificazione della compressione nel mercato immobiliare, a sua volta, farà aumentare gli affitti, che sono già in aumento di oltre il 20% su base annua secondo le società di monitoraggio private.

Dato che gli affitti diretti e gli affitti indiretti (vale a dire affitti equivalenti ai proprietari) rappresentano il 32% del peso nell'IPC, è evidente che il tasso IPC principale all'8,3% non scenderà tanto presto. Ciò significa che la FED non avrà vie di fuga se non spingere i tassi d'interesse costantemente al rialzo.

Allo stesso modo, l'imminente crollo del mercato dei rifinanziamenti non lascerà inalterato il presunto consumatore "forte". L'enorme riduzione una tantum dei costi di manutenzione dei mutui incorporata nei dati 2020-2021 di cui sopra ha aperto proporzionalmente il rubinetto della spesa personale al consumo.

Infatti quando l'effetto dei rifinanziamenti viene combinato con gli assegni statali da $1.900 miliardi dell'amministrazione Biden, la spesa delle famiglie è salita del 25,4% su base annua ad aprile ed è rimasta su livelli elevati fino alla fine dell'anno.

Ma a marzo 2022 lo slancio era già fortemente diminuito. La spesa delle famiglie, infatti, è stata solo  del 2,3% in più rispetto all'anno precedente, e si dirige chiaramente verso un numero negativo ad aprile e oltre.

Infine va anche notato che il massiccio accumulo di depositi in contanti delle famiglie a causa degli assegni statali e dei tagli alla spesa forzati è stata anch'essa un evento unico. Pertanto, durante i due anni terminati nel quarto trimestre del 2019, i depositi in contanti delle famiglie sono aumentati di $1.450 miliardi, rappresentando il tasso tendenziale dell'ultimo decennio.

Ma a causa del baccanale monetario e fiscale post-Covid, i depositi in contanti sono aumentati di  $4.840 miliardi, o di 3,3 volte il tasso tendenziale precedente, tra il quarto trimestre del 2019 e il quarto trimestre del 2021

Inutile dire che questi aumenti inaspettati hanno notevolmente aumentato la capacità e l'incentivo a spendere, ma anche quel sostegno sta per svanire. Andando avanti, questi insoliti saldi di cassa in realtà diminuiranno piuttosto che aumentare, fornendo così un'altra botola sotto l'economia di Main Street.

In breve, sia l'economia di Wall Street che quella di Main Street sono state così distorte dai lockdown, dalla stampa di denaro della FED e dagli interventi fiscali di Washington che un sacco di cose andranno a “sfasciarsi” mentre la FED è costretta a combattere l'inflazione.

Ciò significa, in termini pratici, che i numeri attuali, come la capitalizzazione di mercato di SNAP, sono un'illusione che domani svanirà. Lo specchietto retrovisore, infatti, è uno strumento affidabile per quello che gli azionisti SNAP hanno vissuto ieri: un risveglio molto brusco.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


La Francia sta raggiungendo il Giappone, ma non in senso buono

Freedonia - Mar, 07/06/2022 - 10:09

 

 

di Karl-Friedrich Israel

La disuguaglianza e la mobilità sociale sono questioni molto dibattute. Un importante indicatore della mobilità sociale sono i rapporti ricchezza/reddito. Se il rapporto ricchezza/reddito di un Paese è alto, esso non è necessariamente ricco. Implica semplicemente che il valore monetario di tutte le attività in quel Paese sono relativamente alte rispetto ai redditi guadagnati. Più alto è il rapporto ricchezza/reddito, più difficile diventa salire la scala sociale, se si parte dal basso. Occorrono più anni di lavoro e reddito per raggiungere una data posizione nella distribuzione della ricchezza della società. Francia e Giappone sono oggi tra i Paesi sviluppati con il più alto rapporto ricchezza/reddito.

Dall'introduzione dell'euro nel 1999, il rapporto ricchezza/reddito in Francia ha seguito la stessa traiettoria di quella che era stata in Giappone quindici anni prima durante la massiccia bolla dei prezzi degli asset negli anni '80. In Francia c'è stata una correzione dei prezzi debole dopo la Grande Recessione, quando la Banca Centrale Europea è intervenuta rapidamente per mantenere artificialmente a galla i prezzi degli asset attraverso misure di politica monetaria non convenzionali. Anche se il rapporto ricchezza/reddito della Francia non ha mai raggiunto il picco giapponese dell'808% nel 1990, oggi sfiora il 634% in Giappone e il 620% in Francia.

La ricchezza netta complessiva in Francia è quindi più di 6 volte più grande del reddito netto annuo. Questo è un valore relativamente alto rispetto ad altri Paesi sviluppati. Negli Stati Uniti il rapporto ricchezza/reddito si attesta al 532%, leggermente superiore a quello della Germania (520%) e inferiore a quello del Regno Unito (576%). In tutti questi Paesi la tendenza è stata positiva negli ultimi decenni, ma la Francia è il caso più eclatante. Nel 1998, l'anno prima dell'introduzione dell'euro, il rapporto ricchezza/reddito francese era solo del 363%. In meno di dieci anni ha raggiunto il 604%. Questo sviluppo è stato in gran parte alimentato dalla politica monetaria. L'attuazione di un'area monetaria comune insieme a un raddoppio dello stock di moneta M1 in soli nove anni, ha mobilitato molti capitali finanziari che hanno invaso i mercati degli asset dell'Europa meridionale, compresi quelli francesi.

La politica monetaria in tutto il mondo punta a un tasso positivo d'inflazione dei prezzi. Questo ha effetti sistematici su come le persone risparmiano. Anche con tassi moderati d'inflazione dei prezzi, i costi opportunità di detenere risparmi sui conti di deposito aumentano poiché il potere d'acquisto del denaro viene continuamente ridotto e le persone devono affrontare l'ulteriore incentivo a direzionare una percentuale maggiore dei loro risparmi in asset finanziari e non finanziari in modo che fungano da copertura contro suddetta perdita. La politica monetaria inflazionistica genera, quindi, una domanda aggiuntiva per tutti i tipi di asset che va al di là degli effetti del mero aumento dello stock di denaro. Questa domanda aggiuntiva fa salire i prezzi degli asset in modo sproporzionato. Incidenze molto visibili di questa tendenza sono i tassi sproporzionati d'inflazione dei prezzi nei mercati azionari e immobiliari.

Con l'epidemia di coronavirus, l'aggressivo allentamento monetario da parte delle banche centrali è praticamente diventato la nuova normalità. I prezzi degli immobili in Giappone e Francia sono di nuovo in aumento: nell'area metropolitana di Tokyo il prezzo per metro quadrato dello scorso anno (€7.293 al metro quadrato) ha superato il massimo storico al culmine della bolla degli asset tre decenni fa (€7.280 al metro quadrato); nel frattempo il prezzo al metro quadrato a Parigi è salito a €11.885, con l'indice francese dei prezzi delle case che ha raggiunto il massimo storico.

L'inflazione eccessiva dei prezzi degli asset ha molte altre implicazioni, una delle quali è l'aumento del rapporto ricchezza/reddito al di sopra del punto in cui si troverebbe altrimenti. Questo è importante sotto molti aspetti, non ultimo dal punto di vista della politica sociale, perché un rapporto ricchezza/reddito in aumento tende a indebolire la mobilità sociale ascendente, in particolare quando la distribuzione della ricchezza è molto diseguale. E questo è il caso nella maggior parte dei Paesi in cui un'ampia percentuale di famiglie non possiede praticamente nulla.

Effettuiamo un calcolo a spanne per illustrare il problema: se il rapporto ricchezza/reddito è del 620% come in Francia nel 2020, e avete un reddito medio e nessuna ricchezza e iniziate a risparmiare il 10% del vostro reddito oggi, allora ci mettereste sessantadue anni per raggiungere il livello di ricchezza medio della società. In Francia, nel 1998, ci sarebbero voluti solo trentasei anni. Allora era molto più realistico raggiungere il livello medio di ricchezza all'interno di una vita lavorativa partendo da zero. In questo calcolo astraiamo da qualsiasi eterogeneità nei tassi d'inflazione e presumiamo che tutti i prezzi, inclusi tutti i redditi, aumentino allo stesso ritmo nel tempo.

In queste condizioni, ceteris paribus, il nostro percettore di reddito francese con un tasso di risparmio del 10% avrebbe bisogno di sessantadue anni per accumulare una ricchezza pari a €176.803. Tale cifra riuscirebbe a comprare scarsi quindici metri quadrati a Parigi. Nonostante la percezione comune di vivere in un Paese di uguaglianza e giustizia sociale, diventa chiaro che in Francia è particolarmente difficile salire la scala sociale se si proviene da un ambiente modesto. Ciò è dovuto anche al fatto che i redditi netti sono particolarmente bassi a causa delle tasse elevate e dei pagamenti della previdenza sociale. In Francia, più che altrove, è meglio nascere in una famiglia ricca: se possedete già ricchezza, non avrete paura di un'inflazione eccessiva dei prezzi degli asset. Anzi, tenderete a trarne vantaggio. La vostra posizione privilegiata nella gerarchia sociale verrebbe rafforzata.

In Giappone il quadro generale è abbastanza simile. Durante il suo periodo di forte crescita (1954-1972) gli sforzi economici individuali furono adeguatamente ricompensati. Salire la scala sociale era una possibilità concreta. Tuttavia, con i tre decenni perduti, tutto questo è cambiato drasticamente. L'inibita mobilità sociale verso l'alto è persino espressa nel termine gergale giapponese "oya-gacha", che è diventato talmente di uso comune da essere un contendente per la parola dell'anno dello scorso anno. Trasmette egregiamente l'idea che la vita sia come una lotteria: vincere o perdere, come in Francia, dipende principalmente da chi sono i vostri genitori.

Le conseguenze sociali ed economiche di una mobilità sociale inibita sono profonde, soprattutto quando le cause non sono ben comprese. È comune incolpare l'economia per tutti i tipi di problemi sociali, primo fra tutti l'aumento della disuguaglianza e il calo della mobilità sociale. Ma troppo spesso gli interventi politici nel sistema economico provocano queste conseguenze indesiderate. Nel contesto della mobilità sociale, si guadagnerebbe molto se la politica monetaria fosse più restrittiva, prevenendo un'inflazione dei prezzi degli asset sproporzionatamente elevata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


La FED non può aggiustare niente, mentre invece può rompere

Freedonia - Lun, 06/06/2022 - 10:07

 

 

di Jon Wolfenbarger

La Federal Reserve afferma di "condurre la politica monetaria della nazione per promuovere la massima occupazione, prezzi stabili e tassi d'interesse moderati a lungo termine". Diamo un'occhiata a quanto bene abbia svolto tal compito dalla sua fondazione nel 1913.


Tassi d'interesse economici e a lungo termine

Dal 1913 il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è variato dal 2,5% all'inizio degli anni '50 al 25,0% durante la Grande Depressione. L'inflazione è variata da un 24% a un -16%. L'inflazione è attualmente del 7,9%, ben al di sopra dell'obiettivo del 2% dichiarato. Sebbene la FED abbia una certa influenza sull'offerta di denaro, non ha alcun controllo sulla domanda o su come viene speso il denaro, il che ha un impatto significativo sull'occupazione e sull'inflazione.

L'obiettivo della FED di "moderare i tassi d'interesse a lungo termine" al di sotto dei livelli di mercato è una forma d'imposizione dei prezzi. Dal momento che tale pratica non funziona mai a lungo, non sorprende che la FED non abbia avuto successo in questo compito. Dal 1913 i tassi del Tesoro USA a dieci anni sono variati dallo 0,5% nel 2020 al 16% nel 1981. I tassi d'interesse sono stati molto più volatili rispetto a prima della nascita della FED, come mostrato di seguito.

Fonte: Grafico per gentile concessione di multipl.com, con annotazioni di BullAndBearProfits.com


Offerta di denaro e tassi d'interesse a breve termine

Forse la FED non può controllare l'economia, ma almeno può controllare l'offerta di denaro e i tassi d'interesse a breve termine, giusto? Non proprio.

La FED controlla la base monetaria, che è valuta più i depositi bancari presso di essa. L'offerta di denaro M2 è 3,6 volte più grande della base monetaria e l'offerta di denaro più ampia è alimentata dal desiderio delle banche commerciali di prestare e quello delle persone di prendere in prestito. La FED non ha alcun controllo su queste dinamiche.

La FED controlla anche il tasso sui fondi federali, che è il tasso d'interesse di riferimento al quale le banche commerciali prendono in prestito e si prestano a vicenda. Ma come mostrato di seguito, la FED segue i tassi d'interesse guidati dal mercato, come il tasso del Tesoro USA a due anni (linea rossa), quando imposta il tasso sui fondi federali (linea nera), poiché non ha modo di sapere dove dovrebbero essere i tassi.

Fonte: Grafico per gentile concessione della piattaforma FRED, con annotazioni di BullAndBearProfits.com


Il vero scopo della FED

Il vero scopo della FED è consentire alle banche di concedere prestiti creando denaro dal nulla e poi salvarle quando i loro prestiti vanno a male. Ha avuto un certo successo in tal obiettivo, come abbiamo visto con i salvataggi bancari durante la Grande Recessione.

Come ha spiegato Murray N. Rothbard:

Le banche possono espandersi comodamente all'unisono solo quando esiste una banca centrale, essenzialmente una banca statale, che gode di monopolio e di una posizione privilegiata imposta dallo stato sull'intero sistema bancario.

L'altro scopo principale della FED è aiutare il governo degli Stati Uniti a prendere in prestito. Anche qui ha avuto un certo successo, poiché il rapporto debito pubblico/PIL è più che triplicato negli ultimi quarant'anni, superando il 120%.


La FED riesce solo ad abbassare il tenore di vita

Due delle principali conseguenze negative della creazione di denaro da parte della FED sono l'inflazione dei prezzi e il ciclo economico boom/bust, effetti che abbassano significativamente il tenore di vita. L'inflazione dei prezzi aumenta il costo della vita ed erode i risparmi, mentre il ciclo economico spreca risorse scarse incoraggiandone l'allocazione in cattivi investimenti.

Dalla nascita della FED nel 1913, il dollaro ha perso il 97% del suo potere d'acquisto. Inoltre le politiche della FED hanno aiutato a creare la Grande Depressione degli anni '30 e la Grande Recessione del 2008-2009.

La teoria Austriaca del ciclo economico spiega come il ciclo economico sia causato dalle banche che creano denaro dal nulla, il che porta a un boom insostenibile che alla fine si trasforma in un bust. Quest'ultimo arriva perché il denaro creato ex novo non genera le scarse risorse (terra, lavoro e capitale) necessarie per completare tutti i progetti che le imprese hanno intrapreso con il denaro creato ex novo.

Come ha spiegato Ludwig von Mises:

Il movimento ondulatorio che interessa il sistema economico, il ripetersi di periodi di boom seguiti da periodi di depressione è l'esito inevitabile dei tentativi, ripetuti più volte, di abbassare il tasso d'interesse lordo di mercato attraverso l'espansione del credito.


Previsioni della FED

Dopo aver esaminato i fallimenti della FED, vediamo quanto hanno avuto successo i suoi leader nel prevedere l'economia.

Alan Greenspan è stato presidente della FED dal 1987 al 2006. Ha presieduto il crollo del mercato azionario del 1987, la crisi delle S&L, la recessione dei primi anni '90, la bolla tecnologica della fine degli anni '90, la recessione dei primi anni 2000 e la prima metà della bolla immobiliare degli anni 2000. Naturalmente la stampa lo chiamava “maestro” per il suo lavoro.

Vicino al picco della bolla tecnologica nel gennaio 2000, Greenspan si vantava di aver progettato una lunga espansione economica che non vedeva fine. Come affermò poco prima che l'indice azionario NASDAQ crollasse dell'80% e iniziasse la recessione dei primi anni 2000: "Ci sono pochi segni evidenti di tensione che in genere fanno presagire un'imminente recessione economica".

In risposta alla recessione che non vide arrivare, Greenspan abbassò il tasso sui fondi federali dal 6,50% nel 2000 all'1,00% nel 2003, cosa che contribuì a gonfiare la bolla immobiliare. Poi Greenspan incoraggiò i proprietari di case a stipulare mutui a tasso variabile all'inizio del 2004, appena prima di rialzare il tasso sui fondi federali al 5,25% nei due anni successivi, cosa che innescò il crollo immobiliare.

Nel 2007 Greenspan disse quanto segue riguardo le banche che prestavano a mutuatari subprime: "Sebbene fossi consapevole che molte di queste pratiche erano in corso, non avevo idea di quanto fossero diventate significative fino a quanto non è stato troppo tardi [...]. Non l'ho davvero capito fino alla fine del 2005 e del 2006".

Almeno Greenspan è stato onesto sull'incapacità della FED di prevedere l'economia: "La gente non si rende conto che non possiamo prevedere il futuro. Il numero di errori che ho fatto è a dir poco incredibile". Greenspan ha anche ammesso che i mercati sono molto più ampi e potenti della FED: "Il valore di mercato dei titoli globali a lungo termine si avvicina a $100.000 miliardi [quindi questi mercati] ora sommergono le risorse delle banche centrali".

Ben Bernanke è stato presidente della FED dal 2006 al 2014, quindi ha presieduto la Grande Recessione, la peggiore recessione economica dagli anni '30 fino a quel momento.

Nel 2002, in un discorso intitolato "Deflazione: assicurarsi che non succeda qui", Bernanke si vantava che il diritto della FED di creare denaro dal nulla avrebbe impedito la deflazione: "Il governo degli Stati Uniti ha una tecnologia, chiamata stampante monetaria, che gli consente di produrre tutti i dollari che desidera senza alcun costo [...] in un sistema di cartamoneta, uno stato determinato può sempre generare una spesa maggiore e, quindi, un'inflazione positiva". Naturalmente, data la capacità della FED di controllare l'economia, “è accaduto” nel 2009, con i prezzi che sono scesi del 2% sulla scia della Grande Recessione.

Nel 2006 Bernanke respinse la teoria della curva dei rendimenti invertita, conosciuta praticamente da tutti gli economisti come uno dei migliori predittori di una recessione: "Non interpreterei la curva dei rendimenti, attualmente molto piatta, come un'indicazione di un significativo rallentamento economico in arrivo". Nel giugno 2008, sette mesi dopo la Grande Recessione, Bernanke disse: "Il rischio che l'economia sia entrata in una sostanziale recessione sembra essere diminuito nell'ultimo mese circa".

Janet Yellen è stata presidente della FED dal 2014 al 2018, quindi ha avuto meno tempo per causare gravi danni. Ma fedele al verbo keynesiano, disse che non aveva idea che il bust immobiliare avrebbe portato a una grave recessione: "Non ho visto nulla di tutto ciò fino a quando non è accaduto".

Jerome "Jay" Powell è presidente della FED dal 2018. Ha contribuito a invertire la curva dei rendimenti nel 2019 e ha presieduto al crollo e alla recessione del Covid, nonché ai tassi d'inflazione più alti degli ultimi quarant'anni.

All'inizio di novembre 2021, quando l'inflazione era superiore al 6,0%, Powell e la FED la definivano "transitoria" e causata dal Covid, non dall'aumento del 40% dell'offerta di denaro. A marzo 2022, con l'inflazione in aumento del 7,9%, Powell ha infine iniziato a rialzare il tasso sui fondi federali dello 0,25%, intenzionato a rialzarlo fino al 2,75% entro la fine del 2023. Dato il record storico delle previsioni, Powell pensa di poter rialzare i tassi in modo aggressivo e raggiungere l'elusivo "atterraggio morbido": rallentare l'inflazione senza far finire l'economia in recessione, nonostante la curva dei rendimenti già appiattita.


Conclusione

La Federal Reserve non può controllare l'economia e nemmeno l'offerta di denaro e i tassi d'interesse. I suoi leader non possono prevedere l'economia, anche se i media e Wall Street si aggrappano a ogni loro parola. Ma la FED può abbassare il tenore di vita distruggendo il valore del dollaro e provocando il ciclo di boom/bust. La teoria economica e la storia economica hanno dimostrato che la pianificazione centrale non funziona nel creare stabilità o prosperità e ciò include anche la politica monetaria pianificata a livello centrale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Lo schema Ponzi del denaro fiat ha raggiunto la sua data di scadenza

Freedonia - Ven, 03/06/2022 - 10:04

 

 

di Francesco Simoncelli

Come soleva dire Milton Friedman, l'inflazione (dei prezzi) è sempre e comunque un fenomeno monetario. Non è un caso infatti che questa "piaga" stia affliggendo l'intero globo, proprio perché le offerte di denaro dei vari Paesi sono letteralmente esplose sin dalla crisi Lehman nel 2009. Inutile sottolinearlo, in questo modo la quantità di denaro ha sorpassato progressivamente e sostanzialmente la produzione di beni e servizi, creando quindi il terreno fertile per questo scoppio d'inflazione dei prezzi. Sebbene le cifre ufficiali siano costruite per sottostimare tal fenomeno, dato che va a esclusivo appannaggio di coloro che controllano la stampante monetaria, negli ultimi 13 anni abbiamo visto una sorta di "calma prima della tempesta", anche se la percezione reale degli individui che fanno la spesa era nettamente diversa. Inutile dirlo, è iniziata una corsa per abbandonare quegli asset che perdevano valore col passare del tempo, vale a dire il denaro fiat. In questo senso è stata gonfiata la cosiddetta "Everything Bubble", alimentata sì dalla stampa di denaro da parte delle banche centrali, ma anche dalla disperata scelta degli investitori di trovare qualcosa che fruttasse un rendimento positivo anno dopo anno. In questo senso la cosiddetta "fame per rendimenti decenti" ha incanalato investitori di ogni tipo, da quegli istituzionali ai piccoli, verso asset sempre più rischiosi.

C'è chi le chiama "manie irrazionali"; invece se si studia la Scuola Austriaca, si capisce che non esiste niente d'irrazionale quando si tratta della natura umana e soprattutto delle azioni degli individui, le quali sono sempre intenzionali e propositive. Infatti, in un mondo in cui il denaro viene percepito come abbondante e si nota una crescente pressione al rialzo dei prezzi nella vita reale, è impossibile non giungere alla conclusione che qualsiasi cosa che abbia un rendimento positivo è buono rispetto al denaro. In questo senso, quindi, se non si può mettere le mani sui dollari, ad esempio, allora è altrettanto auspicabile possedere derivati denominati in dollari che in qualche modo siano equivalenti ai biglietti verdi. Quindi anche se il denaro creato ex novo dalla Federal Reserve, ad esempio, è rimasto parcheggiato nelle riserve in eccesso delle grandi banche, queste ultime vi hanno dato un senso piramidando al di sopra di esse una quantità crescente di titoli denominati in dollari e venduti come tanto buoni quanto il biglietto verde stesso.

In sintesi, il mondo non è inondato da dollari, bensì da derivati dello stesso e con il recente rialzo dei tassi da parte della FED questa verità diventerà sempre più manifesta.

Oltre a ciò, lo stimolo della domanda aggregata da parte degli stimoli monetari e, soprattutto, fiscali, ha generato sequenzialmente una domanda artificiale all'interno del settore industriale che ha spinto le imprese a produrre beni e servizi senza tener conto delle condizioni reali del mercato. Ciò ha alimentato la proliferazione delle cosiddette aziende zombi, le quali hanno consumato risorse reali e sono rimaste in attività grazie alla possibilità di accedere al credito facile. Ma mentre queste aziende zombi potevano avere accesso privilegiato a materie prime ed energia grazie al loro status e alla facilità di accesso al credito, quelle altre aziende che non potevano permettersi questa via (piccole/medie) hanno invece cercato di risparmiare e immagazzinare materie prime ed energia per i tempi bui. Come descritto in precedenza, non c'è alcuna irrazionalità qui: quando il movimento dei prezzi si fa sempre più marcatamente tendente al rialzo, emerge spontaneamente una tendenza a conservare risorse scarse per i tempi peggiori. Gli stimoli artificiali, la misallocation di risorse scarse, l'immagazzinamento di queste ultime e il conseguenze aumento dei prezzi creano una spirale negativa auto-rinforzante, il cui esito è il processo di crack-up boom misesiano. Una volta innescato, infatti, è arduo da fermare, soprattutto quando l'asset monetario di riferimento non regola più gli scambi ma viene percepito come inaffidabile. Non è un caso, tra le altre cose, che mentre il petrolio, ad esempio, ha fatto registrare un massimo storico in dollari, quando misurato in oro non ha nemmeno raggiunto il picco relativo precedente.

E quando il denaro muore, muore anche la società. Attualmente ci troviamo in un cambiamento epocale da questo punto di vista e due forze contrastanti si stanno scontrando: una spinge verso il comando/controllo, l'altra verso una maggiore libertà da costrizioni artificiali. In realtà tale scontro non è niente di nuovo sul panorama mondiale, visto che è l'inevitabile conseguenza dell'azzardo morale perpetrato da stati e banche centrali per mantenere in piedi un apparato di pianificazione centrale dell'economia. Il risultato è una progressiva zombificazione economica dove maggiore sarà l'interventismo per mantenere un'impalcatura di comando/controllo capillare, maggiore sarà il dolore economico da sopportare quando tale impalcatura inevitabilmente crollerà. Questa sorta di resa dei conti ha radici profonde nella storia e se proprio dobbiamo individuare un periodo preciso in cui s'era manifestata per la prima volta, allora stiamo parlando del 1971, anno in cui Nixon chiuse definitivamente la finestra dell'oro. Allora come oggi, i problemi erano emersi ben prima.

Dalla seconda metà degli anni '60 gli Stati Uniti avevano finanziato la guerra del Vietnam e l'aumento della spesa sociale principalmente attraverso la stampante monetaria. L'inflazione venne esportata nei Paesi la cui valuta era ancorata al dollaro e, allora come oggi, i Paesi esportatori di energia e materie prime compensarono le perdite di valore delle loro riserve in dollari attraverso aumenti dei prezzi. Da qui ebbe origine il cartello dell'OPEC e la prima crisi petrolifera nel 1971. Politiche monetarie persistentemente accomodanti hanno sempre effetti negativi sulla crescita e sull'allocazione delle risorse, cosa che compromette inevitabilmente la stabilità politica. Non è un caso che sulla scia di tali politiche monetarie allentate, la guerra fu una delle tante conseguenze. Negli anni '70 l'inflazione giunse al termine solo quando, a partire dal 1979, il nuovo presidente della Federal Reserve, Paul Volcker, lasciò salire i tassi d'interesse fino al 20%.

Allora come ora le economie mondiali affrontano di nuovo il problema della stagflazione a causa della sconsideratezza delle banche centrali e della spesa pubblica, fenomeni che richiedono quantità di energia e risorse reali scarse enormi per essere portati avanti. Non solo, ma anche per operare una transizione che permetta a suddette istituzioni di rimanere in carica e giustificare ancora la loro presenza. Ancora una volta abbiamo appreso dalla storia, la più severa delle insegnanti come diceva Mises, che le scelte hanno conseguenze e soprattutto le scelte scellerate effettuate da un gruppo ristretto d'individui con la sciocca presunzione di poter concentrare su di essi tutta la conoscenza del mondo. Adesso il costo di tale scelleratezza e arroganza viene pagato con un dolore economico maggiorato e che persisterà fintanto che la pianificazione centrale spingerà sul pedale del socialismo. Diversamente dagli anni '70, però, la stagflazione di oggi porta con sé una mole di errori economici superiori rispetto ad allora, due dei quali spiccano di più per la loro criticità rispetto agli altri.


DIVERGENZE STORICHE: CAOS NELLE SUPPLY CHAIN

A differenza degli anni '70, oggi il mondo si trova di fronte a una crisi delle supply chain di proporzioni bibliche. Negli anni '70 il mondo ancora non conosceva la globalizzazione industriale (da non confondere con il globalismo) e i problemi industriali rimanevano un affare pressoché interno alle varie nazioni. Certo, la natura degli effetti provocati dall'interventismo monetario e burocratico rimaneva la stessa, ciò che cambiava era il tempo grazie al quale si potevano risolvere. Inutile dirlo, all'epoca era molto più facile per gli imprenditori risolvere i problemi industriali data la presenza di stimoli monetari "più contenuti" e una burocrazia ancora tenuta a freno. Oggi le cose sono molto diverse. Cos'è cambiato? Lo stato è diventato più vorace. La globalizzazione ha permesso di espandere il processo industriale a tutto il mondo, facendo leva sul "miracolo della coordinazione imprenditoriale" e creando di conseguenza una flusso di informazioni che ha itnerconnesso porzioni crescenti dell'economia mondiale. L'arbitraggio tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo è stato enorme: il costo della produzione di beni in Paesi con manodopera a basso costo e normative essenziali ha consentito al mondo intero di godere di prosperità e pace senza precedenti.

Poiché i beni prodotti in quelle parti del mondo erano molto più economici, aveva senso produrne in eccesso. Questo "stock cuscinetto" ha tenuto sotto controllo l'inflazione e ha fornito alle supply chain ampie forniture in modo da attutire e ridurre quanto più possibile fluttuazioni e interruzioni a breve termine. Pensate a come il costo dei televisori e dell'hardware informatico sia diminuito negli ultimi decenni, a come i prezzi delle auto non siano aumentati in modo significativo, a come siano stati apportati i numerosi miglioramenti nelle caratteristiche e nella qualità dei prodotti. Ciò non solo è andato a beneficio dei Paesi sviluppati, che hanno goduto di un flusso "certo" di beni e a prezzi vantaggiosi, ma anche di quelli in via di sviluppo e poveri, i quali hanno potuto godere delle eccedenze di questo processo di produzione e quindi alleviare i problemi legati alla povertà.

Fonte: Banca Mondiale

La globalizzazione, quindi, ha creato benessere e prosperità grazie a quella spinta imprenditoriale che ricerca modi nuovi e sempre più efficienti di produrre beni e servizi. In questo senso, scalando la Piramide di Maslow dei desideri, è stato possibile emancipare quote cresenti della popolazione mondiale dai pericoli della povertà. Non sono stati, quindi, gli aiuti a pioggia che hanno aiutato gli indigenti, ma il mercato coi suoi meccanismi di efficientamento produttivo. Inutile dirlo, anche le istituzioni hanno iniziato a chiedere un dazio crescente su questa gigantesca mole di ricchezza reale che veniva creata: lo stato poteva incamerare più tasse, espandere le sue attività e il sistema bancario centrale assecondava l'espansione del credito attraverso le banche commerciali. Scriveva Rothbard:

Gli imprenditori sono indotti in errore dall'inflazione del credito bancario, investendo troppo in beni capitali di ordine superiore, i quali potevano essere sostenuti solo attraverso preferenze temporali inferiori e maggiori risparmi; non appena l'inflazione permea la massa della popolazione, si ristabilisce la vecchia proporzione consumi-investimenti e si vede che gli investimenti di ordine superiore erano uno spreco. Gli imprenditori vengono tratti in inganno dall'espansione del credito e dalla manomissione del tasso d'interesse.

Il tasso d'interesse suggerisce agli imprenditori quanto risparmio c'è nell'ambiente economico e su quale lunghezza temporale vengono preferiti i beni (presente/futuro). Quando il tasso viene abbassato artificialmente, gli imprenditori pensano che le persone preferiscono beni futuri a quelli presenti e quindi investono di conseguenza. Prima o poi si manifesta l'insostenibilità di questa situazione e i piani degli imprenditori falliscono tutti in una volta. Questo è esattamente il motivo per cui le carenze al giorno d'oggi non sono affatto una sorpresa per un economista Austriaco. Investendo nel futuro quando i risparmi non sono realmente disponibili, si finisce per pianificare per una popolazione che sembra aver bisogno di molto meno ora di quanto non sia realmente. Di conseguenza quando emergono le reali esigenze delle persone, gli imprenditori si accorgono di aver spostato troppe risorse nel futuro e ci ritroviamo carenze nel presente.

Le carenze di oggi, in sintesi, non sono altro che il mismatch del calcolo imprenditoriale offuscato dalla preponderanza dell'apparato di pianificazione centrale nel suo complesso che s'è espanso nel corso del tempo. Avendo dapprima goduto anch'esso delle meraviglie del mercato, ha progressivamente sottratto la scena poiché incapace di operare un calcolo economico in accordo col mercato e quindi incapace di provvedere alla propria sussistenza. Ovvero, da accordi reciprocamente vantaggiosi (win-win) si è passati ad accordi parzialmente vantaggiosi (win-lose) fino a giungere adesso ad accordi reciprocamente svantaggiosi (lose-lose). La presunzione fatale, coem la chiamava Hayek, dei pianificatori centrali è quella di pensare che essi detengano tutte le informazioni necessarie per operare scelte in grado di portare beneficio a chiunque. Una tale arroganza è divenuta manifesta quando, nel 2020, si è interrotta forzatamente la vita imprenditoriale di tutti gli individui, pensando con saccenza che potesse essere riavviata come un interruttore. Se già era un problema un'interruzione del genere a livello nazionale, figuriamoci a livello globale con il grado di complessità che possiamo trovare per quanto riguarda flusso di informazioni e coordinamento.

Il mondo è cambiato e le supply chain dovranno affrontare continue difficoltà per i decenni a venire. Tra queste ci sono: minacce di nuove interruzioni, instabilità geopolitica, "scorte cuscinetto" scarse e burocrazia invadente (criteri ESG) che aumenta costi e velocità. Senza contare, poi, il protezionismo incalzante per difendersi dall'incertezza pervasiva e sostenere il benessere nazionale interno ai livelli pre-caos nelle supply chain.

Prosegue lo stoccaggio di commodities da parte di Pechino. La Cina detiene oggi l’80% delle scorte mondiali di rame, il 68% di quelle di mais e il 49% di quelle di grano. Contestualmente aumentano i deflussi finanziari dal paese: $16 mld solo nel mese di aprile. Unire i puntini. pic.twitter.com/fbOXh0SmZ3

— Gianclaudio Torlizzi (@TCommodity) May 24, 2022

Breaking: After banning wheat export, India curbs sugar export to 10 mn tonne this season, another protectionist step as the country battles runaway inflation. Consumers prices in April climbed to an 8-yr high of 7.79%, overshooting the .@RBI’s target of 6% for 4 straight months.

— Zia Haq (@ziahaq) May 24, 2022

Ricordate, in questo saggio non ci interessa l'intenzionalità o meno delle decisioni riguardanti le interruzioni delle supply chain, stiamo analizzando gli effetti economici che scaturiscono inevitabilmente da simili eventi. Questa prima divergenza, quindi, incrementa la gravità del periodo stagflattivo che stiamo affrontando.


DIVERGENZE STORICHE: SPAZIO DI MANOVRA ASSENTE

Le banche centrali, seguendo il copione keynesiano, hanno compensato ogni fase di bust con interventi sempre più invadenti e crescenti: pompaggio artificiale della domanda. Fenomeno accoppiato con lo stimolo fiscale degli stati: sussidi sociali e aziendali, espansione dell'eccesso di regolamentazione e, logicamente, la crescita dei disavanzi di bilancio. Ciò ha aumentato la volatilità dei cicli economici, ha dato vita ad una classe di zombi che sono stati artificialmente supportati dal quantitative easing e dal credito a tasso zero. Di conseguenza ciò ha creato significative inefficienze nell'economia a medio e lungo termine. Il clientelismo che si è andato sviluppando intorno a questi tipi di stimoli artificiali ha dato vita ad un ambiente economico in cui un cambiamento è diventato un suicidio politico (perdita di fiducia e voti) e allo stesso tempo un suicidio finanziario (crollo inevitabile di tutte le artificiosità traballanti costruite nel tempo). Questa situazione senza via d'uscita può essere risolta solo in due modi.

La prima opzione è continuare su questi stessi binari: ulteriore burocratizzazione dell'economia, espansione degli affari dello stato, ennesima iper-iniezione di credito facile, un'inevitabile stretta fiscale e una continua eliminazione graduale delle fonti energetiche tradizionali in un'alternativa verde non sviluppata. La seconda opzione: rifiuto della ridistribuzione verticale dei benefici da agenti economici efficienti ad agenti inefficienti. Ciò significa liberalizzazione della politica fiscale e normativa volta a massimizzare l'attività imprenditoriale e intensificare l'innovazione, incoraggiare le persone a lavorare piuttosto che costruire piramidi di prestiti e ricevere sussidi, incoraggiare l'iniziativa imprenditoriale piuttosto che spremerla con progetti infrastrutturali statali non produttivi. Anche il freno alla "rivoluzione verde" è una misura importante, dal momento che la sicurezza energetica e la stabilizzazione dei prezzi dell'energia è ora una delle questioni chiave per le economie occidentali.

Ovviamente quest'ultima opzione implica una ripresa naturale dell'economia e l'eliminazione delle sue componenti tossiche e inefficienti, il che non è un processo indolore in senso socioeconomico, soprattutto dopo vent'anni di bolle alimentate attivamente dalle istituzioni che dovrebbero invece evitarle. Tuttavia avremo un forte impulso verso una crescita organica e sostenibile, dove bisogni e opportunità vengono creati attraverso l'iniziativa individuale, l'innovazione e la produzione piuttosto che attraverso l'indebitamento, la ricerca di rendite e l'Effetto Cantillon.


IL BUST DEL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Nel momento storico in cui ci troviamo assistiamo alle prime fasi dello sgonfiamento della cosiddetta "Everything Bubble", ma i problemi risiedono fondamentalmente nei titoli obbligazionari degli stati i quali perderanno il loro status di titoli "sicuri" rispetto a tutti gli altri. Pensate un momento all'Italia ad esempio.

Inutile dire che un Paese con un peso asfissiante da €4.000 miliardi in debito totale, rappresentate circa il 200% del PIL (160%/PIL debito pubblico + 40%/PIL debito privato), non può permettersi aumenti consistenti dei tassi d'interesse. Come mostra il grafico qui sotto, la BCE ha letteralmente seppellito il mercato obbligazionario in un'illusione economica: rendimenti nominali ultra bassi che non possono assolutamente resistere alle tempeste inflazionistiche. In base alle recenti letture il tasso d'inflazione è al +6% su base annua, il che significa che il rendimento reale del decennale italiano si attesta al -3%, ma con l'inflazione che continua a salire verso il 10%, la proverbiale scritta sul muro la possono vedere tutti quanti: il rialzo dei rendimenti è solo un riscaldamento per i picchi che ci attendono. Dopotutto, il rendimento reale al -3% non solo sfida ogni logica economia razionale, ma è stato anche il culmine di un ciclo di 20 anni di rendimenti reali in calo come nessun altro nella storia registrata.

Tasso d'inflazione italiano & Rendimento del decennale italiano

Ovviamente l'Italia non è la fine della storia. La più grande bolla obbligazionaria degli ultimi 800 anni si sta ora sgonfiando e questo farà la differenza. Infatti la bolla del mercato obbligazionario globale si sta sgonfiando a un ritmo spaventoso: di recente il valore delle obbligazioni globali è sceso di altri $754 miliardi, portando la perdita totale dal recente massimo storico di metà 2021 a circa $5.000 miliardi, o del 7%. Ricordate quando c'erano $18.000 miliardi di debito a rendimento negativo nei mercati obbligazionari mondiali? Quel numero è già sceso a $3.000 miliardi e si sta dirigendo verticalmente verso un territorio positivo, l'unico luogo razionale in cui i rendimenti obbligazionari possono stare.

Il solo mercato obbligazionario statunitense è in calo dell'8,7% dal picco di agosto 2020, il che lo rende già la correzione più lunga (596 giorni) e la più grande nel mercato obbligazionario che abbiamo visto nella storia recente. Inutile dire che quando un mercato obbligazionario completamente distorto affronta una correzione, il mercato azionario globale non sarà da meno. Infatti il livello di capitalizzazione del mercato azionario globale calcolato da Bloomberg è sceso dal picco ($122.000 miliardi a metà 2021) di $9.000 miliardi, o quasi il 7%. E il ribasso è appena iniziato. Dopotutto, anche agli attuali $113.000 miliardi, la capitalizzazione azionaria globale si attesta al 133% del PIL mondiale, il doppio del rapporto che prevaleva prima che le banche centrali saltassero sul treno della repressione finanziaria e gonfiassero indirettamente i prezzi del mercato azionario dopo la fine del secolo.

E man mano che continuerà la sua correzione, ci sarà dolore economico tra i mutuatari aziendali, le famiglie e gli stati che avevano stupidamente supposto che il denaro gratuito fosse una condizione permanente. 

Detto ciò, sebbene le azioni debbano allentare un certo quantitativo di pressione su di esse, saranno l'asset privilegiato non appena si scatenerà il panico riguardo il debito sovrano. Dopotutto rappresentano ancora delle aziende che possono avere un flusso di cassa, rappresentano un qualcosa di tangibile, a differenza dell'odiata capacità di tassare dello stato e della sua propensione alla bancarotta. Propensione, questa, dimostrata dalla Legge dei Rendimenti Marginali Decrescenti applicata al debito, il quale ha bisogno di crescere ordini di grandezza superiori per generaere unità di crescita precedenti. Inutile dirlo, questi ultimi diventano progressivamente sempre più esigui. Questo perché c'è sostanzialmente un crowding out delle risorse scarse nell'ambiente economico, sprecate per alimentare un tal processo energicamente inefficiente e dispendioso. È durante le recessioni che le aziende colgono nuove opportunità, mentre gli apparati pubblici soffrono solamente per gli errori commessi nel passato. Non hanno, quindi, alcun interesse a lasciar sfogare la distruzione creativa degli imprenditori.

Gli ultimi due anni in particolare hanno rappresentato la reazione delle istituzioni all'inevitabile crollo dello schema Ponzi del denaro fiat, la cui disperazione per tenerlo in piedi ha generato dapprima allarmismi isterici riguardo una malattia tutt'altro che letale e successivamente fomentato una guerra evitabilissima. Sono solo delle distrazioni rispetto alla vera storia: lo schema piramidale della pianificazione centrale ha raggiunto la sua data di scadenza e sta iniziando ad implodere. Riciclarsi in una nuova narrativa, che però abbia le stesse caratteristiche di quella precedente, è l'unica speranza dei pianificatori centrali, i quali vedranno cadere a pezzi tutta la finanza fiat gonfiata, sin dal 1971, un tassello dopo l'altro. L'immagine seguente suggerisce come andrà avanti la fase di demolizione, la quale vedrà un apprezzamento sostanziale delle commodity e degli hard asset. O le voci in cima si sgonfieranno "trasferendo" e facendo conservare il valore percepito a quelle alla base, oppure le voci in cima rimarranno stazionarie mentre quelle alla base schizzeranno alle stelle in valore percepito.

Gli smart money si sposteranno, in modo convulsivo, da un asset ad un altro alla ricerca di stabilità, quindi adesso le azioni si stanno sgonfiando mentre i tassi delle obbligazioni sovrane stanno salendo a riflesso di questa situazione. Molto presto assisteremo ad una fuga verso la liquidità, in particolar modo il dollaro, il quale, come detto in precedenza, è relativamente scarso rispetto agli strumenti finanziari denominati in esso e che non sono coperti da sufficiente liquidità reale. Questo significa che il biglietto verde sarà un rifugio per sempre? Assolutamente no, sarà l'ultimo baluardo prima della debacle definitiva del sistema monetario fiat. Cosa suggerisce questo esito? Innanzitutto la bilancia commerciale russa, ovvero, il suo avanzo.

Bilancia commerciale russa

Le uniche valute che stanno andando meglio del dollaro sui mercati sono quelle valute di Paesi ricchi di materie prime ed esportatori netti delle stesse, come ad esempio Russia e Brasile. Nonostante la favoletta dell'energia green spacciata ai creduloni, la quale in realtà nasconde un finale degno dei fratelli Grimm dato che è l'avanguardia di un nuovo feudalesimo, è stato per anni un feticcio da sventolare davanti ai Paesi esportatori affinché fossero spinti a tener bassi i prezzi dell'energia. Con la decisione storica della Russia di tornare a coprire la porpria valuta con asset reali e lo smascheramento del bluff occidentale riguardo l'energia green, è evidente a tutti il messaggio di fondo: nonostante le chiacchiere sulla presunta emancipazione dall'energia russa, l'Occidente continua disperatamente a comprarla e in risposta i russi vendono senza pensarci le valute fiat occidentali. E quando si parla di asset reali, c'è anche Bitcoin.


CONCLUSIONE

Un vero mercato orso – come quello in Giappone iniziato nel 1989 – è qualcosa che la maggior parte delle persone non si aspetta. Le azioni all'epoca avrebbero perso l'82% del loro valore nei 20 anni successivi e non si sono ancora riprese 32 anni dopo. E la liquidità della BOJ non ha aiutato, non ha fermato il crollo delle azioni giapponesi e non ha nemmeno portato a una ripresa del mercato azionario. La BOJ ha ampliato il proprio bilancio di circa il 1300% sin dal 1989, mentre il debito pubblico è passato da meno del 70% del PIL nel 1989 a oltre il 250% oggi.

La cosa interessante della "liquidità", rispetto al denaro contante, è che tende a scomparire proprio quando se ne ha bisogno. Le azioni, ad esempio, sono abbastanza liquide, ma nel giro di poche ore, o giorni, quella liquidità può arrivare non solo a zero ma sottozero. Se si compra un'azione con margin debt, e poi il titolo scende, il margine evapora e quel che rimane è una margin call. Bisogna trovare un po' di liquidità altrove o le posizioni vengono liquidate. Il debito marginale, il denaro preso in prestito rispetto al valore delle azioni per acquistarne di più, è aumentato di oltre il 40% tra ottobre 2020 e ottobre 2021, raggiungendo i $935 miliardi, il massimo storico. È sceso a $918 miliardi lo scorso novembre e da come stanno evolvendo le cose sui mercati sembra proprio che le margin call stiano venendo "spedite". Inoltre quando gli investitori si convincono che il posto migliore per i loro soldi è il mercato azionario, tendono a lasciarli lì e li usano per piramidarvi nuove posizioni (prestiti a leva). Quando poi le azioni scendono, si drena denaro anche da altre parti dell'economia.

Immaginate un'intera società che fa call alle banche alla ricerca di liquidità. Ci sarà bisogno di rifinanziare case troppo care, rinnovare debiti commerciali da record (molte attività zombi diventeranno presto molto disperate), salvare investimenti sommersi...

Il dollaro rappresenta la camicia meno sporca all'interno del cestone dei panni delle valute fiat. Oltre a essere percepito come riferimento per quanto riguarda gli scambi internazionali, emergerà una carenza di biglietti verdi dovuta all'implosione dei derivati denominati in dollari che per anni hanno funzionato come surrogato della moneta americana. Questa è la bolla più importante che sta scoppiando. Ed ecco spiegato il motivo per cui sta salendo il dollaro rispetto all'euro ad esempio, oltre al fatto che il sistema bancario commerciale statunitense è meno gravato da indebitamento sistemico rispetto a quello europeo. Senza contare che in caso di necessità la FED può essere nazionalizzata, mentre invece la BCE no. Ma questa è solo una fase transitoria, perché stiamo sempre parlando di valute con sottostante inesistente e le merci/materie prime rappresenteranno sempre il riferimento in questo percorso di crack-up boom che stiamo vivendo. Siamo entrati pienamente nella seconda fase, dove l'accelerazione verso la concretezza diviene un imperativo assoluto. Seppur con un certo ritardo, anche il dollaro farà la stessa fine delle altre valute fiat.

Ex nihilo nili fit.


Pizza Day, un giorno di rimpianti e fantasie

Freedonia - Gio, 02/06/2022 - 10:05

 

 

da Bitcoin Magazine

Il Pizza Day è un giorno fatto di rimpianti.

Conosciamo tutti la storia: 12 anni fa Laszlo Hanyecz comprò due pizze da Papa John e un ragazzo fortunato ottenne 10.000 BTC in cambio quel giorno. La storia è come quella di Peter Minuit che acquista l'isola di Manhattan per $24. Difficilmente possiamo credere che una cosa del genere fosse possibile dato il suo valore oggi.

La storia ha molte sfaccettature interessanti. È stato il primo bene o servizio del mondo reale acquistato con Bitcoin. Ne stabilì il prezzo, poiché le due pizze costavano circa $41 e un BTC valeva circa $0,0041. C'era poi anche Laszlo, un ragazzo la cui innovazione era l'estrazione di bitcoin utilizzando le GPU (unità di elaborazione grafica). Si comportò come un marinaio ubriaco che spende 100.000 BTC in pizze, poiché fece lo stesso scambio più volte in quel mese. È il Babbo Natale della nostra storia, che fa tanti regali.


SOGNI A OCCHI APERTI

La parte su cui tutti fantasticano è essere quel ragazzo che accettò 10.000 BTC per $41. Non sogniamo di essere Laszlo perché è un esperto di programmazione GPU, ma essere i destinatari di quel patrimonio che lui inconsapevolmente possedeva.

Il Pizza Day fa emergere quel sogno a occhi aperti di essere miliardari dopo aver fatto un unico brillante scambio. Tutti odiamo il ragazzo che accettò quello scambio, perché vorremmo essere lui. Lo consideriamo fortunato, come se avesse vinto alla lotteria e siamo invidiosi.

Questa fantasia nasce da una mentalità fiat, questa gerarchia di valori deriva dal denaro fiat. Il desiderio è essere fortunati invece che buoni, preferiamo non lavorare e fare soldi piuttosto che fornire beni e servizi ed essere pagati.

Significa che il rimpianto riguarda la fortuna persa piuttosto che l'innovazione persa. È più facile in un mondo fiat sognare di essere il ragazzo che vendeva la pizza piuttosto che essere il ragazzo che ha avuto la lungimiranza di minare con le GPU. Questo è un risultato fiat: essere fortunati con il denaro rispetto a un vero risultato che consiste nel guadagnare denaro fornendo beni e servizi. La maggior parte delle persone preferirebbe avere la fortuna di essere associata a un innovatore piuttosto che essere l'innovatore stesso.


RAMMARICO

Abbiamo tutti le nostre storie di rimpianti riguardo Bitcoin. Ricordo quando lo conobbi nel febbraio 2011 e cercai di trovare un modo per acquistarne un po' utilizzando una carta di credito ma non riuscii a trovare nulla. Provai il mining su Amazon Web Services e non estrassi nemmeno un blocco per due giorni. Allora provai a trasferire dollari su Mt. Gox, ma decisi che era troppo complicato da impostare quando il prezzo scese da $1 a $0,90. Avrei potuto comprare bitcoin a $0,90, ma non lo feci. È uno dei più grandi rimpianti della mia vita.

Ognuno ha storie di rimpianti. Forse avete sentito parlare di Bitcoin nel giugno 2011 quando arrivò fino a $30 e vi pentite di non averlo acquistato allora. Forse avete sentito parlare di Bitcoin nell'aprile 2013 quando arrivò fino a $266 e vi pentite di non averlo acquistato allora. Forse ne avete sentito parlare più tardi quell'anno, nel dicembre 2013, quando arrivò fino a $1100 e vi pentite di non averlo acquistato allora. O forse ne avete sentito parlare nel 2017 quando raggiunse $2.500, $5.000 e poi $19.000 e vi pentite di non aver acquistato allora. O forse più di recente come nel marzo 2020 quando crollò a meno di $4.000, o anche più tardi quell'anno quando stava superando i $10.000. Tutti coloro che hanno sentito parlare di Bitcoin in qualsiasi momento della sua storia hanno una storia di rimpianti.

Le storie di rimpianti su Bitcoin sono come le storie nel poker: fantasie su risultati diversi e più fortunati. Sono storie inutili perché i sentimenti di rimpianto assumono virtù che non sono comuni.


LA DIFFICOLTÀ DI CONSERVARE

In queste storie di rimpianti ci sfugge qualcosa. E se lo avessimo comprato quando ne abbiamo sentito parlare? Come avremmo gestito le difficoltà successive? Avremmo avuto le mani salde per resistere ai crolli dell'85% nel 2011, 2013, 2014 e 2018?

Se fantasticate sulla storia del Pizza Day, pensate mai alla difficoltà di conservarlo nel 2011, 2013, 2014 e 2018? C'è la tendenza a presumere che avremmo agito come ora, neanche fossimo dei viaggiatori del tempo. Ci sono passato e lasciate che ve lo dica, la maggior parte delle persone non aveva convinzione e ha venduto. Molte persone pensano che avrebbero tenuto duro in tutti i momenti difficili, ma questo va contro ogni evidenza, proprio come il verdetto originale di O. J. Simpson.

Conservare 10.000 BTC non era una rarità nel 2010. C'erano molte persone che avevano molti bitcoin, ma dove sono adesso? La maggior parte di loro è stata venduta quando il prezzo è raddoppiato o triplicato e non ha mai guardato indietro. Vedevano bitcoin come un giocattolo e non ne capivano la natura rivoluzionaria. Così l'hanno venduto per comprare un nuovo computer, una nuova bici o una nuova macchina.


DISTRUZIONE DEI VOSTRI SOGNI

Se aveste venduto a Laszlo due pizze per 10.000 BTC poi li avreste venduti anche voi. Pensare diversamente è arroganza. La maggior parte delle persone allora non capiva cosa fosse Bitcoin e non c'erano risorse istruttive che spiegassero perché li dovevate conservare. Ora abbiamo l'imbarazzo della scelta quando si tratta di capire Bitcoin. Nel 2022 è molto più facile capire che Bitcoin è una forma di denaro migliore di qualsiasi altra cosa che sia venuta prima. Nel 2010 era molto, molto più difficile. Pensate ancora che avreste avuto mani salde?

Detenere Bitcoin significa avere una profonda convinzione di ciò che è. Ci sono virtù necessarie per conservarli a lungo termine. I possessori comprendono il valore fondamentale e possono quindi resistere ai crolli dell'85% che si verificano regolarmente. Solo chi è veramente straordinario è riuscito a reggere sin dal 2010 e probabilmente non sareste stati una di quelle persone.

Ma ammettiamo anche che avreste avuto una tale convinzione. Avete resistito fino al 2011 e persino alla prima bolla nel 2013. Avreste avuto la lungimiranza di ritirarvi prima che il Mt. Gox esplodesse nel 2013? O se aveste usato un altro exchange, sareste usciti prima che uscissero i truffati? Adesso diciamo "not your keys, not your coins", ma allora questa non era una pratica comune. Molte persone hanno dovuto essere fregate affinché una tale lezione diventasse un mantra. Anche con la convinzione, ci sono buone probabilità che sareste stati una delle tante persone a venire fregate.

C'erano anche altri pericoli, come l'avvento delle altcoin a partire dal 2011. Quanti bitcoin avreste perso con quelle? C'erano anche tutti i tipi di truffe, incluso Pirate40 e altri che promettevano un grande ritorno eseguendo truffe Ponzi. Li avreste evitati? Guardando indietro a quei pericoli, è un miracolo che le persone siano riuscite a superare quegli anni con qualsiasi ammontare in bitcoin. Molti oggi sono come i veterani del Vietnam, riflettendo sui tempi in cui sono stati fortunati a sfuggire ai molti pericoli.


LA CONVINZIONE È QUALCOSA DI MOLTO DIFFICILE DA SVILUPPARE

La profonda convinzione non arriva gratuitamente e per i primi era particolarmente difficile da sviluppare. Ricordate, all'epoca tutti definivano Bitcoin una truffa. Anche adesso, ci vogliono anni di studio per sviluppare la convinzione di cui parliamo. A quei tempi avere una convinzione ferrea su Bitcoin era raro quanto un funzionario sanitario pubblico fisicamente in forma.

Andare contro la saggezza convenzionale e seguire le proprie convinzioni richiede un grande coraggio, che molte persone non hanno. Pensate a cosa è successo durante il COVID-19. Quante persone hanno avuto la convinzione di dire qualcosa contro la narrativa mainstream nel marzo 2020? Questo è il livello di convinzione che dovevate avere per detenere bitcoin in quei primi anni.

Nel 2022 abbiamo molte risorse che ci aiutano a comprendere meglio Bitcoin. Abbiamo podcast, libri e video che ci aiutano a navigare in questo spazio e non solo a sviluppare la convinzione, ma anche le migliori pratiche che dobbiamo seguire. I primi anni sono stati un campo minato. Al giorno d'oggi è molto più facile evitare quelle trappole, ma allora non c'erano strumenti efficaci che potessero avvisarvi di evitarle. Le risorse che esistono ora e i meme su Bitcoin che abbiamo oggi non sono propaganda, sono il frutto di amara esperienza.


SALIRE DI LIVELLO

Per molte persone il Pizza Day è una fantasia che viaggia nel tempo, in cui possono sognare a occhi aperti di essere ricchi. Per loro il Pizza Day è davvero una fantasia di essere fortunati e non dover lavorare, ma fare un sacco di soldi. In altre parole, è un desiderio di ricercare rendite.

Il denaro fiat ha creato una mentalità consumistica che esaspera il desiderio di ricercare rendite. Lo stato sfrutta questo desiderio con le lotterie. Il Pizza Day ci riporta con i piedi per terra, facendoci riflettere sul volere qualcosa in cambio di niente, il desiderio di essere fortunati piuttosto che buoni.

Il Pizza Day dovrebbe invece ricordarci che la convinzione non è facile da sviluppare. La convinzione richiede conoscenza, saggezza e coraggio, tutte virtù che richiedono tempo, energia e sforzo per essere coltivate. Invece di essere invidiosi dei primi utenti e fantasticare di essere uno di loro, dovremmo prenderci il tempo per sviluppare la convinzione necessaria per essere qualcuno che può resistere a tutti i momenti difficili. Perché come diciamo noi che siamo stagionati nell'ecosistema Bitcoin, è ancora presto.

È il Pizza Day, fate salire di livello il vostro gioco.

 

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Le radici dell'attuale inflazione: non Putin, ma un sistema monetario fallace

Freedonia - Mer, 01/06/2022 - 10:03

 

 

di William L. Anderson & Antony P. Mueller

I politici adorano le loro parole d'ordine e la Casa Bianca di Joe Biden/Partito Democratico le usano più di quanto abbiano fatto Donald Trump e i repubblicani. L'anno scorso il mantra dell'amministrazione Biden era che l'inflazione fosse "transitoria", il che significa che non sarebbe durata a lungo. Da Biden (quando poteva ricordare quali fossero i suoi argomenti di discussione) a Paul Krugman sul New York Times, i fedeli hanno ripetuto la nuova parola d'ordine: "Transitoria".

Poiché la dura realtà ha stabilito che questa inflazione non scomparirà tanto presto invece, abbiamo nuove parole d'ordine dalla casa di Biden e dai suoi alleati politici, addirittura la ridenominazione dell'inflazione stessa. I fedeli non ripetono più diligentemente il termine “transitorio” alla domanda sui prezzi al consumo e alla produzione alle stelle; oggi la sacra scrittura è "l'aumento dei prezzi è colpa di Putin".

Gli americani possono essere certi che l'inflazione sia il risultato di un'alleanza empia tra Vladimir Putin e le compagnie energetiche americane, affermano l'amministrazione Biden e i suoi sostenitori. Come facciamo a saperlo? Dalle più alte autorità della verità, la senatrice Elizabeth Warren e Jerome Powell, presidente della Federal Reserve.

In un recente editoriale per il New York Times, la Warren informa i suoi lettori che tutto ciò che serve per controllare l'inflazione sono alcuni discorsi duri da parte di Biden insieme a un nuovo regime di controllo dei prezzi:

Possiamo anche agire rapidamente per frenare i costi per le famiglie della classe media. A brevissimo termine ciò significa impedire alle aziende di aumentare i prezzi per aumentare i loro profitti. L'aumento dei prezzi è determinato da molti fattori, tra cui il caos nelle supply chain globali e la guerra di Vladimir Putin in Ucraina. Ma quando l'amministratore delegato di Kroger, Rodney McMullen, ha affermato che "un po' di inflazione fa sempre bene nei nostri affari", non sorprende che gli elettori americani non accettino che le aziende trasferiscano i costi per aumentare i propri profitti. Anche il presidente della FED, Jerome Powell, un repubblicano conservatore, ha riconosciuto che le multinazionali aumentano i prezzi semplicemente "perché possono".

Altrove la Warren afferma che la risposta alla riduzione dei prezzi risiede nell'applicazione delle leggi antitrust, facendo eco alla recente affermazione di Joe Biden secondo cui la nostra economia è diventata improvvisamente un covo di monopoli:

Il Congresso dovrebbe approvare leggi per rinvigorire la concorrenza e tre quarti (degli elettori americani) crede fermamente che le compagnie petrolifere e del gas non dovrebbero fare soldi con questa crisi energetica. Rafforzare le autorità di regolamentazione per porre fine alla contraffazione dei prezzi, rompere i monopoli e approvare una tassa sui profitti inaspettati è un buon inizio.

A leggere la Warren si dovrebbe credere che le politiche della Federal Reserve, pompare migliaia di miliardi di dollari direttamente nelle mani dei consumatori per compensare i lockdown e le restrizioni Covid, non abbiano nulla a che fare con ciò che stiamo vedendo ora. Invece si aspetta che crediamo che improvvisamente i capitalisti avidi abbiano iniziato ad aumentare i prezzi perché volevano profitti più alti. Anche se non avevano aumentato i prezzi quando Trump era presidente (anche se Trump stesso era un capitalista avido che non avrebbe esitato ad aumentare i prezzi), hanno deciso di farlo all'improvviso quando un partito ostile ha preso il controllo del governo federale.

È interessante notare che né Biden né la Warren sono disposti a dare la colpa a Powell e persino all'amministrazione Trump, nonostante il fatto che entrambi abbiano svolto un ruolo enorme nel caos inflazionistico che stiamo vivendo attualmente. Hanno scelto, invece, d'incolpare l'impresa privata e chiedere il tipo di controllo dei prezzi che persino Jimmy Carter rifiutò di attuare nonostante i numeri ufficiali dell'inflazione fossero più alti di quelli attuali. Nei tre grafici qui sotto possiamo osservare il colpevole: un enorme picco nell'offerta di denaro sottoscritto dalla FED che si è ingozzata di asset.

Il secondo e il terzo grafico mostrano la crescita del bilancio della FED e si può vedere che, come il picco nella crescita monetaria, il bilancio è esploso durante i lockdown e sta ancora crescendo al punto in cui gli acquisti della FED costituiscono circa il 40% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Jeff Deist spiega cosa è successo:

In primo luogo, si considerino le due proposte di legge approvate dal Congresso nel 2020 e nel 2021. Esse hanno pompato più di $5.000 miliardi direttamente nell'economia sotto forma di pagamenti alle famiglie, sussidi di disoccupazione, prestiti sui salari dei datori di lavoro, sussidi in contanti alle compagnie aeree (e innumerevoli altri settori) e una miriade di stanziamenti che non avevano nulla a che fare con il Covid. Questo nuovo denaro è stato iniettato direttamente nelle vene dell'economia quotidiana.

In secondo luogo, le catene di approvvigionamento rimangono degradate perché i politici di tutto il mondo non hanno pensato alle conseguenze dei lockdown. L'economia globale profondamente interconnessa non ha un interruttore SPENTO/ACCESO. Risorse inattive e lavoratori inattivi non prendono vita e producono beni e servizi a comando. Malgrado ciò i nostri politici non hanno idea di cosa sia una struttura di produzione, dei suoi elementi temporali o delle devastazioni degli investimenti impropri creati dalla loro decisione di chiudere le attività.

In terzo luogo, il Covid ha permesso alla FED di giustificare l'ennesimo spasmo di politiche monetarie "straordinarie" a partire da marzo 2020. Ciò ha dato ai banchieri centrali una via d'uscita facile, in un certo senso, perché i veri guai erano già all'orizzonte nel settembre 2019. Il mercato dei pronti contro termine, che le banche commerciali utilizzano per il finanziamento a breve termine delle loro operazioni, si è improvvisamente incrinato e ha fatto salire i tassi. Questi parossismi hanno costretto la FED a iniettare miliardi di dollari nella sua struttura di riacquisto "permanente" e a considerare l'ennesimo giro di QE (acquisto di asset) anche dopo aver promesso di ridurre il suo bilancio, ancora gonfio di detriti della crisi del 2007.

Quando si comprende l'entità dell'intervento economico sia della FED che dei governi a tutti i livelli negli ultimi due anni, la vera domanda da porsi non è perché stiamo avendo inflazione, ma piuttosto perché i prezzi non sono aumentati ulteriormente. Inoltre, da settembre 2008 (come risulta dal secondo e terzo grafico), la FED ha intrapreso un'insostenibile abbuffata di acquisti che ha sostenuto i mercati dei mutui, dei pronti contro termine e dei titoli di Stato a lungo termine (operazione Twist).

Bisogna sottolineare che l'economia non può assorbire i dollari che la FED ha riversato in essa. Inoltre, nonostante quello che ci dicono le cosiddette classi dirigenti, infilare dollari nelle mani di persone che hanno perso il lavoro a causa di lockdown e restrizioni alla produzione e pagare altre persone per non lavorare non rappresenta un sostituto perfetto per produrre prodotti reali, beni e servizi.

Anche se Putin dovesse annullare l'invasione dell'Ucraina e accettare di vendere petrolio e gas naturale russi a forti sconti, gli attuali aumenti dei prezzi al consumo negli Stati Uniti rimarrebbero pressoché invariati. Sebbene l'invasione abbia influito sugli attuali prezzi della benzina e del petrolio (e sui prezzi europei del gas naturale), è stata irrilevante nel quadro generale dell'inflazione.

Biden e le classi dirigenti non ammetteranno mai una tale verità, e possiamo essere certi che Krugman, il New York Times, il Washington Post e altri gruppi giornalistici daranno la colpa a Putin, al cambiamento climatico, ai profitti aziendali e a qualsiasi altra cosa incroci le loro strade. Nel frattempo la FED continuerà le sue pratiche insostenibili e tutti gli altri guarderanno l'inflazione erodere i loro beni personali.

Un sistema monetario che consente la creazione di denaro dal nulla è vulnerabile all'espansione e alla contrazione del credito. I periodi di espansione del credito si verificano in genere nell'arco di molti anni e persino decenni, mentre le fasi di contrazione si manifestano come improvvise implosioni. I decisori della politica monetaria tendono a promuovere il prolungamento dell'espansione del credito perché temono la deflazione.

In questo modo le banche centrali impediscono una moderata deflazione monetaria, poiché ciò accadrebbe come conseguenza naturale dell'aumento della produttività. Una politica monetaria antideflazionistica pone le basi per un'impennata dell'inflazione dei prezzi e accresce il rischio di una brusca contrazione dei mercati finanziari.


Cicli del credito

I cicli finanziari possono estendersi per lunghi periodi di tempo. Negli ultimi decenni c'è stata una massiccia espansione del credito globale, spinta da quanto accaduto dagli anni '80, la crisi finanziaria del 2008, la politica pandemica del 2020 e l'attuale politica delle sanzioni in risposta alla guerra in Ucraina.

Il grafico seguente mostra il debito globale totale, il debito pubblico, il debito delle famiglie e il debito delle imprese non finanziarie in percentuale al prodotto interno lordo globale. Calcolato in termini assoluti, il debito globale totale si sta avvicinando rapidamente ai $300.000 miliardi.

Con la fine del legame del dollaro con l'oro negli anni '70, il sistema monetario internazionale ha perso la bussola. Il debito globale in relazione al prodotto interno lordo mondiale è aumentato dal cento per cento, ben oltre il duecentocinquanta per cento. L'attenuazione di questo ciclo del credito è attesa da tempo, tuttavia le principali banche centrali hanno combattuto per diversi decenni contro qualsiasi segno di contrazione del credito.

In Giappone la battaglia contro il consolidamento del credito è iniziata negli anni '90; negli Stati Uniti la lotta contro una presunta minaccia di deflazione è iniziata intorno all'inizio del millennio. Dopo la crisi del debito europeo nel 2010, anche la Banca centrale europea si è unita all'orgia monetaria. Ovviamente i responsabili delle politiche monetarie ignorano il rischio che, non permettendo che si verifichi una moderata contrazione deflazionistica, producano una crisi monetaria. Questo, a sua volta, pone il duplice rischio di un aumento dell'inflazione dei prezzi insieme a un crollo incontrollato dei mercati del credito.

Le banche centrali stanno conducendo una lotta incessante contro la deflazione. Traumatizzate dalla Grande Depressione, i responsabili delle politiche monetarie soffrono della condizione psicopatologica chiamata “apoplitorismosfobia”, la paura della deflazione. La battaglia delle banche centrali contro la deflazione ha creato così tanta liquidità che la precedente tendenza deflazionistica inizia ora a manifestarsi come un'impennata dell'inflazione dei prezzi che nemmeno le statistiche ufficiali possono più nascondere.

Avendo metabolizzato la lezione monetarista sull'origine della Grande Depressione, i banchieri centrali hanno una profonda paura della deflazione dei prezzi, presumendo che un calo del livello generale dei prezzi provocherebbe una contrazione economica. Tuttavia se le banche centrali avessero lasciato in pace il sistema, la deflazione sarebbe avvenuta gradualmente senza troppe turbolenze. Gli attori economici avrebbero avuto abbastanza spazio e tempo per adattarsi. In quanto tale la deflazione non sarebbe solo innocua, ma anche vantaggiosa. Intrappolate dalla loro ossessione per la "stabilizzazione", le banche centrali non hanno permesso all'economia di muoversi lungo il suo percorso naturale. Invece di consentire le fluttuazioni economiche autocorrettive, la politica monetaria ha fabbricato un'espansione artificiale dopo l'altra.

La teoria monetarista afferma che un'economia in crescita avrebbe bisogno di un'offerta di denaro in espansione. Economisti monetaristi come Milton Friedman hanno sostenuto questa idea. Eppure Murray Rothbard ha dimostrato che non c'è bisogno di espandere l'offerta di denaro per fornire più liquidità anche quando l'economia cresce. Se l'offerta di denaro rimane costante e la produttività aumenta, i prezzi scenderanno di conseguenza; questa sarebbe una deflazione benefica. Perché lamentarsi quando i beni diventano meno costosi per i consumatori e i salari reali aumentano? Il punto cruciale è se la deflazione dei prezzi si verifica a causa di guadagni di produttività nell'economia, o in modo brusco come un forte calo della liquidità dovuto a una crisi dei mercati finanziari.

Quando le banche centrali intervengono ed espandono l'offerta di denaro, come è successo con la "politica dei tassi a zero" (ZIRP) o in alcuni casi con la "politica dei tassi negativi" (NIRP), sorgeranno tensioni tra la tendenza naturale del tasso d'interesse a salire e del tasso di interesse monetario che viene mantenuto basso attraverso gli interventi centrali. A causa di questa discrepanza, ci sarà un'ulteriore fonte di domanda per il denaro. Nel tempo questa eccedenza monetaria promuoverà la fragilità finanziaria e porrà le basi per l'inflazione futura dei prezzi.

La massiccia espansione dell'offerta di denaro da parte della Federal Reserve non ha portato immediatamente all'inflazione dei prezzi perché la velocità del denaro ha subito un forte calo sin dal 2008. La tendenza a una velocità al ribasso ha iniziato a fermarsi nel terzo trimestre del 2020 — ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Dato che l'eccedenza monetaria era persistita, i prezzi hanno iniziato a salire immediatamente e l'inflazione ufficiale dei prezzi al consumo ha accelerato al suo ritmo più alto negli ultimi quattro decenni.


Le variazioni dei prezzi relativi non causano l'inflazione dei prezzi

L'aumento dei singoli prezzi, ad esempio del greggio, si manifesta come variazione del prezzo relativo. Un bene specifico diventa più costoso rispetto ad altri prodotti. Solo se vi è un eccesso monetario come risultato di un'espansione del credito, precedente o in corso, tali aumenti dei singoli prezzi si manifesterebbero nel cosiddetto livello dei prezzi come un aumento dell'inflazione generale dei prezzi.

Quando i responsabili delle politiche monetarie manipolano il tasso d'interesse, creano una discrepanza tra la preferenza temporale umana e il tasso d'interesse monetario. Le politiche di stimolo spingono artificialmente il tasso monetario al di sotto del tasso d'interesse naturale, cosa che emergerebbe spontaneamente in un libero mercato se non ci fosse l'intervento della banca centrale. Gli squilibri si verificano nei mercati finanziari allo stesso modo di quando lo stato interviene nel mercato dei beni. I prezzi relativi, quindi, non riflettono più le preferenze dei consumatori e il costo marginale di produzione. Le conseguenze sono interruzioni economiche nella domanda e nell'offerta.

Il sistema monetario possiede un naturale grado di elasticità. Anche se l'offerta di denaro fosse legata a un'offerta fissa o a un gold standard, ci sarebbero espansioni e contrazioni nella spesa macroeconomica e nel reddito nazionale nominale. Con un'offerta di denaro fissa, queste variazioni dell'attività economica avverrebbero principalmente come fluttuazioni e oscillazioni a breve termine e non come fasi prolungate. L'intera idea di stabilizzazione è in contrasto con la necessità che un sistema in movimento oscilli.

Il denaro dovrebbe avere solide basi in modo da prevenire cicli estremi. Con un gold standard, ad esempio, c'è un'elasticità del denaro, anche se lo stock di oro è costante. A questo proposito, l'attuale sistema monetario è disfunzionale.

L'uso del denaro oscillerà naturalmente, anche con un importo quantitativo fisso della sua base. È sbagliato affermare che solo la cosiddetta moneta fiat creata artificialmente offre flessibilità finanziaria. Il punto decisivo è che con un sistema monetario fisso, il grado di deviazione è limitato, mentre nell'attuale sistema monetario fiat non vi è alcuna restrizione.


Conclusione

Un sistema monetario fiat consente alle banche commerciali di mettere in circolazione più denaro di quello che detengono in contanti. Perseguendo con insistenza una politica antideflazionistica, le banche centrali hanno alimentato una continua espansione del credito, prolungando artificialmente il ciclo di espansione del credito. Ciò significa che una contrazione naturale è stata prevenuta. Insieme a un'impennata dell'inflazione dei prezzi, questa linea di politica ha anche aumentato il rischio di un'implosione incontrollata dei mercati del credito. L'attuale scoppio dell'inflazione dei prezzi non arriva per caso o a causa di shock esterni, le sue basi sono state gettate da tempo. Di conseguenza l'ennesima grave crisi finanziaria si profila nuovamente all'orizzonte.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Davos 2022: la lotta tra oligarchi ottuagenari

Freedonia - Mar, 31/05/2022 - 10:03

 

 

di Tom Luongo

Non avrei mai pensato che sarei vissuto abbastanza da vedere il giorno in cui i “troppi vecchi per governare il mondo, ma troppo giovani per morire” (con tante scuse a Ian Anderson) si sarebbero incontrati a Davos e avrebbero litigato su cosa fare della Russia.

In ventiquattr'ore due degli uomini più influenti del pianeta hanno espresso quale dovrebbe essere la linea d'azione di Davos sull'Ucraina.

I primi colpi sono stati sferrati da mister Realpolitik, Henry Kissinger, che la maggior parte delle persone è stata sorpresa di scoprire che fosse ancora vivo. Kissinger ha detto a tutti che è ora d'iniziare i negoziati per un accordo con la Russia.

"I negoziati sulla pace devono iniziare nei prossimi due mesi circa, [prima che il conflitto] crei sconvolgimenti e tensioni che non saranno facilmente superate",  ha detto a proposito della crisi bellica il diplomatico veterano di 98 anni. Il risultato determinerà allo stesso modo il resto delle relazioni dell'Europa con la Russia e l'Ucraina, ha inoltre affermato. "Idealmente, la linea di demarcazione dovrebbe tornare allo status quo ante",  ha detto.

"Credo che portare avanti la guerra oltre quel punto non la trasformerebbe in una guerra per la libertà dell'Ucraina, che era stata intrapresa con grande coesione dalla NATO, ma in una guerra contro la stessa Russia",  ha aggiunto.

Quello di Kissinger è semplicemente buon senso, sapendo benissimo che la situazione in Ucraina si sta avvicinando molto a essere qualcosa di militarmente irrecuperabile per l'Ucraina. Si capisce che le cose vanno male quando lo ammette anche la stampa britannica, nonostante a quelli del Telegraph è stato detto di cambiare il titolo originale.

Anche i giornalisti occidentali sul campo stanno ammettendo la verità...

A little update and a bit of a rant about the situation here in the Donbas. pic.twitter.com/Pu8VxDrMFc

— Tom Mutch (@Tomthescribe) May 22, 2022

Il fronte nel Donbass sta crollando sulla scia della resa, scusate "evacuazione", dall'Acciaieria Azovstal dei massimi comandanti del battaglione Azov.

Gli ucraini non stanno solo finendo le munizioni, gli uomini stanno esaurendo il morale. Quando si spezza la volontà di un esercito, non importa cosa si provi a fare per alimentare il conflitto, non cambierà il risultato. Se i rapporti sono veritieri, l'Ucraina vedrà solo il 15% circa dei $40 miliardi approvati dalla giunta Biden la scorsa settimana.

Sulla scia del pragmatismo di Kissinger è arrivato l'incredibile pasticcio di George Soros costituito da narrazioni completamente artificiose sulla Russia e sugli obiettivi della Cina e sulle carenze dei rispettivi leader. Soros ha completamente rispettato il copione dei guerrafondai neoliberal/neoconservatori secondo cui l'Ucraina è nella posizione di vincere questa guerra ed è nostro dovere come difensori della sua Open Society assisterla a qualunque costo.

Perché se non lo facciamo, "la civiltà potrebbe non sopravvivere". Il particolare tipo di solipsismo e arroganza che Soros esibisce non sfocia solo nel patologico, ma ignora che dovremmo fare la stessa cosa per tutti i confini.

Nella sua visione del mondo i confini dovrebbero essere sradicati. Allora perché i suoi burattini e accoliti sono così ossessionati dalla cosiddetta "integrità territoriale dell'Ucraina?"

Soros è un ideologo. Ha definito il mondo in termini incompatibili con la natura umana; e sta perdendo. Questo è il motivo per cui vuole più impegno nell'uccidere i malvagi russi che si rifiutano di mangiare insetti, sterilizzarsi ed essere sradicati dalla storia, cosa per cui ha speso miliardi in Ucraina negli ultimi otto anni.

Passare al vaglio le bugie nel suo discorso non vale quasi la pena. In definitiva, sono solo le sue proiezioni di ciò che crede siano le motivazioni e gli obiettivi di Putin e Xi in base alle loro operazioni attuali: guerra in Ucraina/lockdown in Cina.

Soros rielabora l'epica vittoria dell'Ucraina a Kiev per dipingere il quadro di cui ha bisogno in modo da esprimere il suo punto, ma è qualcosa che ormai è fuori moda da due mesi. Tutto ciò che la difesa di Kiev ha fatto è stata incoraggiare la belligeranza degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, tuttavia non ha contrastato nessuno degli obiettivi finali di Putin. Né ha smosso il sentimento popolare.

Ci ha dato la situazione che abbiamo oggi ed è quella che lui deplora perché invita a uno sforzo immenso per evitare che la Russia possa vincere.

Quelle proiezioni alimentano conclusioni che non sono basate sulla realtà ma su un pio desiderio. Soros, come tutti gli investitori (e ha investito molto per rovesciare Putin e Xi) "parlerà sempre del suo copione" e lo farà sembrare un'analisi convincente e sobria.

Le decisioni sui combattimenti in Ucraina non sono state prese da una prospettiva militarmente strategica da settimane ormai. Se fosse stato il contrario, si sarebbe cercato un cessate il fuoco. Il governo fantoccio di Soros negli Stati Uniti si rifiuta di accettare la realtà, perché Soros stesso si rifiuta di crederci.

Ma dato che è lui a firmare gli assegni per aiutare i Democratici a rubare le elezioni di medio termine a novembre, ottiene ciò che vuole. So di essere riduzionista qui, anche perché le forze che agiscono all'interno dell'establishment politico e militare statunitense sono molto più profonde e diversificate della semplice megalomania di Soros, ma lui rappresenta un esempio valido come qualsiasi altro in merito.

Nelle ultime due settimane c'è stato un cambiamento nelle notizie sugli eventi in Ucraina: ora è accettato a malincuore che la guerra di logoramento della Russia contro le forze armate ucraine sia stata brutale, costosa ed efficace.

Ora sta iniziando a mostrare dividendi reali in termini di guadagni di territorio, mentre il centro del fronte nel Donbass crolla.

L'unico motivo per cui i russi non hanno preso più territorio è perché uomini coraggiosi hanno mantenuto la loro posizione mentre Zelenskyy è andato in tournée per vendere una guerra impossibile da vincere a un pubblico esausto e disinteressato in Europa e negli Stati Uniti

Siamo finalmente arrivati ​​al punto in cui anche gli stimoli "pavloviani" perdono tutta la loro potenza. Ora che le posizioni dell'UAF sono irrimediabilmente degradate, non resta che ritirarsi o arrendersi. Non mancano più di poche settimane a questo esito.

E quegli uomini coraggiosi stanno per essere ridotti in poltiglia per la loro lealtà a un'idea che sarebbe dovuta morire mesi fa.

Quando decodificate sia il pragmatismo di Kissinger che l'isteria di Soros, ottenete una conclusione: la Russia sta vincendo la guerra nell'Ucraina orientale. E vincendo quelle battaglie stanno spendendo l'effettiva forza di combattimento dell'UAF nel processo.

L'Ucraina è sempre stata il Rubicone per molte persone. È stato investito così tanto capitale che tutti sono impegnati. Ha rappresentato la linea di demarcazione tra successo e fallimento di generazioni di preparativi per un nuovo ordine mondiale.

Henry Kissinger è stato al centro di tutto questo movimento per decenni. Ha preparato Klaus Schwab a trasformare il WEF in quello che è oggi: la forza influente che spaccia sporchi imbroglioni e imbonitori delle peggiori idee nella storia umana.

George Soros è un nuovo ricco, collaboratore nazista e avvoltoio opportunista con manie di grandezza. Ha giocato a poker con i più grandi giocatori del mondo e ha mandato in rovina interi Paesi più volte. Suo figlio ora ha la sua eredità, ma la perderà dato che suo padre è impazzito.

Ciononostante non ha mai battuto un Paese la cui gente ha resistito. Che vi piaccia o meno quello che la Russia sta facendo in Ucraina, sta solo tenendo fede alla sua posizione; che voi siate d'accordo o meno che questa guerra fosse il modo giusto per farlo, è irrilevante.

Kissinger sarebbe d'accordo con me.

Coloro che dubitano della determinazione o della profonda preparazione della Russia su tutti gli assi della guerra – militarmente, economicamente, socialmente, culturalmente – si troveranno faccia a faccia con una conclusione scioccante: non si può prendere il controllo di un popolo dall'alto verso il basso che invece è unito dal basso verso l'alto.

Anche qui Kissinger sarebbe d'accordo. È per questo che ha sostenuto la ricerca di modi per impedire che la Russia si lasciasse alle spalle il suo carattere europeo e abbracciasse quello asiatico. Ora che la guerra economica è fallita, l'unica opzione ragionevole è accettare ciò che è stato perso... prima che quello che oggi sembra uno stallo si trasformi rapidamente in una disfatta.

Soros è solo il tipico bullo narcisista, pronto a dirvi perché dovete eseguire i suoi ordini per renderlo potente. Questa sarà l'ultima volta che farà un discorso che qualcuno ascolterà e l'ultima volta che a qualcuno interesserà chi vincerà la lotta tra due vecchi storpi in un'arena globalista.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


E se...?

Freedonia - Lun, 30/05/2022 - 10:02

 

 

di Sven Henrich

È ora di porre una domanda pertinente in questa fase del nostro viaggio macro: e se? No, non il "e se" dei vari scenari peggiori che si stanno attualmente diffondendo intorno a noi, e molti con preoccupazioni ben fondate badate bene. No, è da un po' che presento queste tesi e i lettori ne sono ben consapevoli. Piuttosto voglio evidenziare uno scenario "e se" completamente diverso, quello del lato rialzista, almeno per un po'.

In questo articolo evidenzierò 3 temi: contesto tecnico e macro delineato a gennaio, un aggiornamento sulla tripletta delineata di recente e una storia di mercato importante.

Innanzitutto il contesto tecnico e macro.

Torniamo indietro all'inizio di gennaio.

Poiché l'indice $SPX stava raggiungendo nuovi massimi storici a 4800, Wall Street ha proposto obiettivi di prezzo in gran parte rialzisti per la fine dell'anno:

Happy New Year!

Your 2022 S&P 500 forecasts:

Oppenheimer 5330
BMO 5300
DB 5250
CS 5200
GS 5100
JPM 5050
RBC 5050
Citi 4900
UBS 4850
Cantor 4800
Barclays 4800
Wells 4715
Bofa 4600
MS 4400

— Jonathan Ferro (@FerroTV) January 3, 2022

Si è parlato poco o niente di una correzione che avrebbe fatto cadere l'indice $SPX a 3850 come era già successo due volte.

Piuttosto quello che abbiamo visto è il ben noto gioco di Wall Street di aumentare i prezzi target in salita e poi tagliarli in discesa:

Goldman does S&P 500 price targets. pic.twitter.com/3aJJc3MZe0

— Sven Henrich (@NorthmanTrader) May 15, 2022

E così si passa da un obiettivo di prezzo di 5.100 a un obiettivo di rischio di 3.600 nel giro di pochi mesi. Potrebbe essere stato utile all'inizio dell'anno prima portare gli investitori fuori dal precipizio, non dopo quando la maggior parte del danno era già stata fatta, ma è solo una sceneggiatura standard che abbiamo visto svolgersi più e più volte.

Il mio punto qui non è inveire contro Wall Street, ma piuttosto offrire un contesto, perché nulla di ciò che è successo qui finora è una sorpresa. Almeno non per me e spero nemmeno per i miei lettori.

Nello stesso momento in cui sono stati pubblicati i target di prezzo elevati ho pubblicato un grafico molto semplice, quello della 5 EMA annuale sull'indice $SPX e mostrava un'ampia disconnessione tecnica suggerendo una riconnessione di riempimento a venire:

Today in market humor: Yearly $SPX 5EMA at 3985 or 17% lower.
I suspect at some point 2022 will bring about either a full reconnect or at least some backing and filling of the disconnected price range. pic.twitter.com/2eF0eEQQ5h

— Sven Henrich (@NorthmanTrader) January 3, 2022

Bene, eccoci qui.

Non abbiamo la riconnessione completa poiché la 5 EMA è scesa insieme al prezzo e quella riconnessione completa potrebbe ancora arrivare quest'anno, ma francamente un grande rally da qui potrebbe anche far salire la 5 EMA e ricollegarla dopo (visto che era a 3985 all'inizio dell'anno).

Ma come affermato sopra, l'ulteriore caso dello scenario orso ha dei meriti e potrebbe peggiorare molto negli anni a venire, ovviamente con un primo stop sulla 200MA settimanale che è stata più volte un perno del mercato.

E se l'attuale mercato ribassista è solo l'inizio di ciò che verrà, allora le cose potrebbero peggiorare, molto.

Soprattutto perché tutti i mercati rimangono ampiamente estesi in termini di valutazioni storiche, ovvero capitalizzazione di mercato rispetto al PIL.

Lo scoppio delle bolle nel 2000 e nel 2007 non ha toccato il fondo fino a quando tal rapporto non ha raggiunto rispettivamente il 75% e il 50% e siamo ancora al 160% provenendo da oltre il 200% di gennaio, un problema che avevo nuovamente evidenziato il 2 gennaio in "Come sarà nel 2022 quella bisca clandestina chiamata mercato azionario".

In quell'articolo proposi una premessa centrale:

Quale sarebbe il valore equo di mercato? Chi può dirlo, il fatto è che le 4 maggiori banche centrali hanno bilanci per oltre $32.000 miliardi, il sistema finanziario globale è già completamente distorto e questi bilanci non possono essere ridotti senza il collasso dei mercati, quindi non li normalizzeranno. Usando P/E normalizzati su liquidità, utili e rapporti storici tra capitalizzazione di mercato e PIL, posso dire un $SPX tra 2500 e 3.800 a seconda del fattore dominante. Come abbiamo visto negli ultimi anni, il valore equo di mercato attualmente non si applica. Forse un giorno sì, ma richiederebbe alle banche centrali di perdere il controllo.

Quindi potete già immaginare la sceneggiatura del 2022, vero? Mentre abbiamo vento favorevole grazie alla liquidità e ottimi rapporti sugli utili per il quarto trimestre del 2021, la festa sta rapidamente volgendo al termine e la FED vorrà frenare l'inflazione senza causare una recessione, il che sarà un'impresa a dir poco ardua. Come cercherà di sfangarla?

Facile: lascerà che i mercati scendano, non tanto da causare un evento sistemico ma abbastanza affinché anno dopo anno i numeri dell'inflazione scendano; dichiarerà vittoria e poi di nuovo invertirà la rotta per prevenire qualsiasi danno grave ai mercati quando il medio termine sarà nella mente di tutti. In breve: seguite il copione stagionale per le elezioni di medio termine.

Bene, hanno lasciato che i mercati scendessero, con la fine del QE che è di nuovo un fattore scatenante. Infatti, come scritto nell'articolo di gennaio:

Ed ecco:

Vai a capire:

The S&P 500 sure hasn't been the same since the Fed started tapering... pic.twitter.com/NvVI0Olo9M

— Sven Henrich (@NorthmanTrader) May 19, 2022

È sempre la liquidità della FED!

In questo contesto, hanno senso anche i grafici che ho mostrato in "Come sarà nel 2022 quella bisca clandestina chiamata mercato azionario".

Grafico delle small cap di gennaio:

Adesso:

Grafico di gennaio dell'indice $NDX:

Adesso:

Quindi ripropongo lo scenario che ho proposto a gennaio: "lasciare scendere i mercati" è stato il copione seguito.

Ma la FED non ha ancora iniziato a ridurre il proprio bilancio, finora ha solo rialzato i tassi di 75bps e la riduzione del bilancio inizia a giugno. Sì, sono consapevole di un rischio di ulteriori ribassi, ma torno al copione originale: "Lasciar che i mercati scendano, ma non tanto da causare un evento sistemico, ma abbastanza affinché i numeri dell'inflazione scendano anno dopo anno".

Ci sono i problemi delle supply chain che non controllano e la domanda sta già diminuendo rapidamente poiché i consumatori sono costretti a spendere per tenere il passo con i prezzi in salita. I prezzi degli asset e la direzione degli stessi sono sempre più intrecciati con la spesa economica, quindi la FED sta di nuovo giocando con il fuoco perché un mercato ribassista può spingere rapidamente l'economia in una profonda recessione. Non una proposta popolare appena prima delle elezioni di medio termine.

Il che mi porta a un aggiornamento sulla tripletta che ho evidenziato di recente in "L'impensabile", vale a dire che il ciclo di tightening potrebbe aver già raggiunto il picco e gettare le basi per un importante rally in un cotnesto di mercato ribassista.

Una delle domande chiave riguardava il rendimento a 10 anni con il suo obiettivo originale del 3,2% che ho evidenziato l'anno scorso in questo thread:

So inflation is transitory eh?

We'll see.

Best hope then this doesn't play as an inverse or cup and handle or hell follows with it.

Unconfirmed as of yet.$TNX pic.twitter.com/VKbqhDhKUL

— Sven Henrich (@NorthmanTrader) October 8, 2021

Il decennale USA ha raggiunto esattamente il 3,2% la scorsa settimana e da allora ha rifiutato di offrire la prospettiva di aver raggiunto il picco per ora.

Il dollaro USA non ha collaborato con un'inversione e ciò ha mantenuto la pressione sulle azioni la scorsa settimana, facendo sorgere la domanda su dove le azioni potrebbero trovare supporto se i minimi di metà settimana non reggessero e in questa estesa intervista alla CNBC ho detto 3850 come un livello di supporto chiave.

Infatti abbiamo raggiunto 3857 poco dopo e il dollaro ha raggiunto il picco contemporaneamente e invertito offrendo un notevole rally di sollievo nell'intervallo 5%-6% sulle azioni. Ora il dollaro ha invertito notevolmente la rotta.

Eppure una parte delle componenti della tripletta continua a non essere al suo posto con un'inversione confermata ed è il debito ad alto rendimento, che in effetti è passato ad un nuovo minimo questa settimana, ma ieri ha mostrato un'improvvisa candela verde sull'indice $JNK.

Ciò ha coinciso con un nuovo test sui futures notturni ieri dei minimi di 3850 della scorsa settimana sull'indice $SPX.

Se tutte le parti della tripletta mostreranno inversioni sostenute, può emergere un notevole rally nel mercato ribassista simile a quelli che abbiamo visto in passato.

Ma la domanda "e se" offre un'altra riflessione, quella della storia, la terza parte della mia tesi.

A meno che i mercati non subiscano una chiusura settimanale al di sopra di 4023,89, l'indice $SPX guarda a 7 settimane di ribasso settimanali consecutive vicino al ritracciamento Fibonaccio .382.

Quanto rari? Così:

Questo è successo esattamente 3 volte. Una volta per 7 settimane, 2 volte per 8 settimane.

Ho controllato quei 3 anni.

1970:

Inizialmente è sceso in basso anche per la settimana 9, ma in quella stessa settimana chiuse in positivo e quello fu poi il minimo dell'anno.

1980:

Anche quello era il minimo dell'anno.

2001:

Non erano i minimi dell'anno, ma hanno finito per produrre un rally di 7 settimane nel mercato ribassista.

Quindi il messaggio? Sì, forse nuovi minimi possono arrivare o meno (ad esempio la zona 3800), ma c'è anche l'idea suggeritaci dalla storia: una considerevole opportunità di acquisto è in vista e che potrebbe trasformarsi in un rally nel mercato ribassista, il quale potrebbe durare per diverse settimane e che poi virerà verso nuovi minimi. Ma cosa succede se stiamo davvero vedendo l'impensabile? Uno scenario in cui il ciclo di tightening ha raggiunto il picco, l'inflazione continua, la FED rialzerà di altri 50 punti base e quindi i dati in rapido rallentamento e le elezioni di medio termine faranno faranno invertire la rotta alla FED?

E poi i rapporti P/E improvvisamente crollati possono accendere un fuoco di acquisti in questo mercato.

Ora, ammesso che il flip flop potrebbe non verificarsi fino a quando non ci saranno ancor più danni, ma ciò non preclude un primo rally nel mercato ribassista se la tripletta collabora. Ma cosa succede se dopo il rally nel mercato ribassista ci ritroviamo molto al di sopra dei minimi precedenti? Beh, allora potremmo guardare indietro a tutto questo e notare che gli scenari precedenti nel 1970 e nel 1980 erano davvero quelli rilevanti. Tutto questo è troppo presto per essere determinato con certezza, ma a mio avviso vale almeno la pena porci la domanda "e se". Chiamatelo FUD per gli orsi.

Dato il contesto macroeconomico, per ora lo scenario di un rally in un contesto più ampio ribassista, con nuovi minimi a seguire, rimane una tesi di base, ma dovremo anche continuare a guardare i discorsi della FED:

Turns out a soft landing was more transitory than transitory. pic.twitter.com/r2mSVRvMhy

— Sven Henrich (@NorthmanTrader) May 20, 2022

Ricordate solo che ciò che dice la FED non ha assolutamente alcun significato predittivo su ciò che farà effettivamente. Adesso parlano duro, ma parlano molto in generale.

Quindi non sorprendetevi se sta segretamente cercando una scusa per sospendere i rialzi dei tassi tra qualche mese. Sulla base della storia della FED, questa parte dell'equazione non sembra avere un "e se" ma piuttosto un "quando".

Conclusione: i grafici rimangono nel mio radar per ulteirori indizi e la storia suggerisce che i minimi attuali, o la successiva serie di nuovi minimi, offrono un'opportunità di acquisto per l'emergere di un considerevole rally nel mercato ribassista (che non è misurato in ore o giorni, ma piuttosto in settimane). E poi potremo fare ulteriori valutazioni.

Il QT inizia a giugno e la FED ha un problema: dal 2009 è intervenuta su qualsiasi correzione dell'indice $SPX pari al 20% e sui mercati ribassisti emergenti. Questa volta non può farlo senza far saltare completamente la sua credibilità e a causa dell'inflazione che rimane molto alta. Ma se i mercati non si riprenderanno presto e allevieranno la pressione, il dolore di un mercato ribassista continuato che ridimensiona correttamente la bolla degli asset (causata dalla stessa FED) provocherà una profonda recessione molto prima di quanto la FED sia disposta ad ammettere. Per ora Powell, Yellen e i soliti sospetti stanno ancora facendo il tifo per la "forte economia statunitense". Speriamo tutti che ciò non si riveli transitorio, come lo era la loro lettura dell'inflazione l'anno scorso, o che milioni di persone non paghino con i loro posti di lavoro e il benessere economico per l'ennesimo errore della FED.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


La guerra finanziaria prende una brutta piega

Freedonia - Ven, 27/05/2022 - 10:03

 

 

di Alasdair Macleod

Il divario tra l'Eurasia e i gruppi di difesa occidentali (NATO, "Five-eyes", AUKUS ecc.) si sta allargando rapidamente. Mentre i commenti dei media generalisti si concentrano sul lato visibile del conflitto in Ucraina, gli aspetti economici e finanziari sono ciò che conta davvero.

C'è una crescente inevitabilità in tutto questo. La Cina ha cavalcato la tigre occidentale inflazionista negli ultimi quarant'anni e ora che vede accelerare la svalutazione del dollaro si chiede come cavarsela. La Russia forse è più avanzata nei suoi piani di fare a meno dei dollari e delle altre valute occidentali, affrettata dalle sanzioni. Nel frattempo l'Occidente è sempre più vulnerabile, senza un'alternativa all'egemonia del dollaro.

Imponendo sanzioni alla Russia, l'Occidente ha fatto schierare i suoi oppositori geopolitici in una causa comune contro una fazione dominata dal dollaro. La Russia è il più grande esportatore mondiale di energia e materie prime, mentre la Cina è il fornitore mondiale di semilavorati e beni di consumo. Le conseguenze delle sanzioni occidentali ignorano questo punto vitale.

In questo saggio esamineremo lo stato attuale del sistema finanziario mondiale e valuteremo dove è diretto. Riassumeremo la condizione di ciascuno dei principali attori: Occidente, Cina e Russia, e la crescente urgenza per queste ultime due potenze di prendere le distanze dall'imminente crisi monetaria, bancaria e finanziaria dell'Occidente.

Possiamo già iniziare a vedere come andrà a finire la guerra finanziaria.


L'Occidente e il suo sistema pump/dump basato sul dollaro

I cinesi hanno compreso le tattiche degli Stati Uniti in base alle quali si sono assicurati che prevalesse la loro egemonia. Ciò ha portato a una profonda sfiducia nei loro rapporti con l'America.

Dalla fine di Bretton Woods nell'agosto del 1971, per ragioni strategiche più che altro, l'America ha continuato a dominare il mondo. Una combinazione di capacità militare ed egemonia del dollaro hanno sconfitto il comunismo dei sovietici e di Mao Zedong. Stampando dollari sono stati inviati "aiuti" per comprare i comunisti in Africa e in America Latina e, nel caso dell'America Latina, è stato schierato il sistema bancario statunitense per riciclare petrodollari in prestiti condizionati. Alla fine degli anni Settanta, le banche di Londra ricevevano da Citibank telex lunghi un metro che invitavano a partecipare a prestiti condizionati, in genere da $100 milioni, il cui scopo, secondo il telex, era invariabilmente "favorire gli scopi dello stato".

I prestiti ai latinoamericani da parte delle banche commerciali statunitensi e altri creditori sono aumentati notevolmente durante gli anni '70. All'inizio di quel decennio, il debito totale dell'America Latina era di $29 miliardi, ma alla fine del 1978 quella cifra era salita a $159 miliardi. E all'inizio del 1982 il livello di quel debito raggiunse i $327 miliardi. Sapevamo tutti che parte di esso stava scomparendo nei conti bancari svizzeri di generali militari e politici di Paesi come l'Argentina. La loro fedeltà era stata comprata e questa storia non si poteva concludere se non con una crisi del debito latinoamericano.

Con l'inflazione dei prezzi al consumo che imperversava, la FED e altre importanti banche centrali dovettero rialzare i tassi d'interesse alla fine degli anni Settanta e il ciclo del credito bancario si ritorse contro i latini. Le banche cercavano di ridurre i propri impegni di prestito e spesso (come con i titoli a tasso variabile) pagavano tassi cedolari più elevati. Nell'agosto 1982 il Messico fu il primo a informare la FED, il Tesoro degli Stati Uniti e l'FMI che non poteva più onorare il proprio debito. In tutto, sedici Paesi dell'America Latina rinegoziarono i propri debiti in seguito, così come undici Paesi meno sviluppati in altre parti del mondo.

L'America prese in mano le redini per affrontare i problemi, agendo come "prestatore di ultima istanza" e lavorando con le banche centrali e l'FMI. La pezza al problema fu messa con i Brady Bond emessi tra il 1990 e il 1991. E in quanto fornitori della valuta, era naturale che gli americani avevano un occhio di riguardo per le proprie società come parte del processo di ripresa, riorganizzando gli investimenti nella produzione e nella produzione economica. Quindi l'America Latina avrebbe scoperto che gli USA fornivano i dollari necessari per coprire gli shock petroliferi degli anni '70, poi ritiravano i finanziamenti e avrebbero finito per controllare fasce della produzione nazionale latinoamericana.

Questo è stato il ciclo di "pump/dump" che ha messo in guardia quegli strateghi militari cinesi che avrebbero analizzato la politica estera degli Stati Uniti circa vent'anni dopo. Nel 2014 la leadership cinese era certa che le rivolte a Hong Kong riflettessero il lavoro delle agenzie d'intelligence americane. Quello che segue è un estratto tradotto da un discorso del maggiore generale Qiao Liang, uno dei principali strateghi dell'Esercito popolare di liberazione, rivolto alla Commissione Centrale del Partito Comunista Cinese nel 2015:

Dal conflitto delle isole Diaoyu e dal conflitto dell'isola di Huangyan, sono continuati a verificarsi incidenti in tutta la Cina, incluso lo scontro sulle piattaforme petrolifere cinesi 981 con il Vietnam e l'evento "Occupy Central" di Hong Kong. Possono ancora essere visti come dei semplici eventi accidentali?

Ho accompagnato il generale Liu Yazhou, commissario politico della National Defense University, a visitare Hong Kong nel maggio 2014. In quel momento abbiamo sentito che il movimento "Occupy Central" era pronto e sarebbe entrato in azione entro la fine del mese. Tuttavia non è accaduto né a maggio, né a giugno, né a luglio o ad agosto.

Cosa è successo? Cosa stavano aspettando?

Diamo un'occhiata a un altro calendario: l'uscita della Federal Reserve statunitense dalla politica di Quantitative Easing (QE). Gli Stati Uniti hanno dichiarato che avrebbero interrotto il QE all'inizio del 2014, ma è rimasto in atto ad aprile, maggio, giugno, luglio e agosto. Finché c'era il QE, continuava a stampare dollari e il prezzo di questi ultimi non poteva salire; pertanto nemmeno "Occupy Central" a Hong Kong doveva partire.

Alla fine di settembre la Federal Reserve ha annunciato che gli Stati Uniti sarebbero usciti dal QE. Il dollaro iniziò a salire e poi all'inizio di ottobre è scoppiato "Occupy Central" a Hong Kong.

In realtà, le isole Diaoyu, l'isola Huangyan, le piattaforme 981 e il movimento "Occupy Central" a Hong Kong erano tutte bombe. L'esplosione di uno qualsiasi di questi eventi porterebbe a una crisi regionale o a un peggioramento del contesto degli investimenti intorno alla Cina. Ciò costringerebbe il ritiro di una grande quantità di investimenti da questa regione, che tornerebbe poi negli Stati Uniti.

Per i cinesi non c'era e non c'è alcun dubbio che l'America volesse distruggere la Cina e fosse pronta a raccogliere i pezzi, proprio come aveva fatto con l'America Latina e il Sud-est asiatico durante la crisi asiatica nel 1997. Eventi successivi come "Occupy Central" hanno solo confermato questa visione e spiega perché i cinesi hanno affrontato il problema di Hong Kong in quel modo, quando il presidente Trump ha organizzato un secondo tentativo di far deragliare Hong Kong con l'apparente obiettivo d'impedire che i flussi di capitali globali entrassero in Cina attraverso lo Shanghai Connect.

Per gli americani il mondo sta sfuggendo al loro controllo. Hanno avuto guerre costose in Medio Oriente, senza nulla da dimostrare a parte ondate di profughi e sfollati. Per loro la Siria è stata una sconfitta, anche se è stata solo una guerra per interposta persona. E alla fine hanno dovuto rinunciare all'Afghanistan. Per i suoi avversari, l'America ha perso il controllo egemonico in Eurasia e se gli viene data una spinta sufficiente può essere completamente rimossa dal continente europeo. Indubbiamente questo è ora l'obiettivo della Russia, ma ci sono segnali che questo sia anche l'obiettivo della Cina, nel qual caso otterranno congiuntamente il controllo della massa di terra eurasiatica.


Crisi finanziaria di fronte al dollaro

La geopolitica tra l'America e i due grandi stati asiatici è stata chiara, meno ovvia è stata la crisi che stanno affrontando le nazioni occidentali. Esacerbati dalle sanzioni volute dagli americani contro la Russia, i prezzi alla produzione e al consumo non solo stanno aumentando, ma è probabile che continueranno a farlo. In particolare l'inflazione monetaria e creditizia non solo del dollaro, ma anche dello yen, dell'euro, della sterlina e di altre valute fiat hanno fornito la liquidità per far salire ulteriormente i prezzi delle materie prime, i prezzi alla produzione e i prezzi al consumo. Negli Stati Uniti i pronti contro termine inversi che assorbono la liquidità in eccesso ammontano attualmente a quasi $2.000 miliardi. E più alti sono i tassi d'interesse, a parità di altre condizioni, più in alto salirà questo saldo di valuta in eccesso che nessuno vuole.

Le tensioni sono più evidenti nello yen e nell'euro, due valute le cui banche centrali hanno i tassi d'interesse bloccati sotto lo zero. Si rifiutano di rialzarli e le loro valute stanno invece crollando, ma quando vedete il tasso sui depositi della BCE a -0,5%, i prezzi alla produzione in Germania che salgono a un tasso annuo di oltre il 30% e i prezzi al consumo già in aumento al 7,5%, sapete che andranno tutti molto, molto più in alto.

Come la Bank of Japan, la BCE e le sue banche centrali nazionali hanno assemblato sostanziali portafogli di obbligazioni attraverso il quantitative easing, che con il rialzo dei tassi d'interesse genereranno perdite che le porteranno rapidamente all'insolvenza. Inoltre i due sistemi bancari commerciali più fortemente indebitati sono l'Eurozona e il Giappone con rapporti tra patrimonio e capitale oltre le venti volte. Ciò significa che meno del 5% di calo del valore dei loro attivi farà fallire la banca G-SIB media.

Non c'è da stupirsi se i depositanti esteri in questi sistemi bancari si stiano spaventando. Non solo vengono derubati dall'inflazione, ma possono vedere il giorno in cui fallirà la banca che ha i loro depositi. E peggio ancora, qualsiasi investimento in asset finanziari durante un contesto di interessi in forte aumento perderà rapidamente di valore.

Per ora il dollaro è visto come un rifugio dalle valute con rendimenti negativi, ma questa sicurezza è un errore contabile che presuppone che tutta la volatilità delle valute sia nelle altre valute fiat e non nel dollaro. Non solo gli stranieri possiedono già asset finanziari denominate in dollari e depositi bancari per un totale di oltre $33.000 miliardi, ma l'aumento dei rendimenti obbligazionari farà scoppiare la bolla finanziaria del dollaro spazzandone via gran parte.

In altre parole, attualmente ci sono vincitori e vinti nei mercati monetari, ma tutti perderanno nei mercati obbligazionari e azionari. Aggiungiamo al mix i rischi di controparte e sistemici dell'Eurozona e del Giappone, e possiamo affermare con ulteriore certezza che l'era della finanziarizzazione, iniziata negli anni '80, sta finendo.

Questa è una situazione molto grave. Il credito bancario è diventato sempre più coperto da attività non produttive, il cui valore dipende interamente da tassi d'interesse bassi e in calo. A sua volta, attraverso l'ingegneria finanziaria delle banche ombra, i titoli sono garantiti su ancora più titoli. I $610.000 miliardi di derivati ​​OTC forniranno protezione contro il rischio solo se le controparti che li forniscono non falliscono. Anche la misura in cui gli asset reali sono coperti da crediti bancari (cioè ipoteche) ne indebolirà il valore.

Le banche centrali, in collaborazione con i loro stati, non avranno altra scelta che salvare i loro interi sistemi finanziari, il che implica la concessione di ancora più credito su scale ancora maggiori di quelle viste durante il Covid, il caos nelle supply chain e gli assegni a pioggia. Dovrà essere illimitato.

Non dovremmo avere dubbi sul fatto che questo pericolo è in cima alle preoccupazioni di chiunque capisca cosa sta succedendo.


La posizione aggressiva della Russia

Non ci possono essere dubbi sul fatto che l'aggressione di Putin in Ucraina sia stata innescata dal desiderio espresso dall'Ucraina di aderire alla NATO e dall'acquiescenza dell'America. Una situazione simile si era verificata in Georgia e che nel 2008 innescò una rapida risposta da parte di Putin. Il suo obiettivo ora è far uscire l'America dal sistema di difesa europeo, cosa che equivarrebbe alla fine della NATO. Prendete in considerazione quanto segue:

• Le campagne militari americane nel continente eurasiatico sono tutte fallite e il ritiro di Biden dall'Afghanistan è stata la sconfitta finale.

• L'UE sta pianificando il proprio esercito. Essendo un esercito gestito da una commissione, mancherà di concentrazione e sarà meno pericoloso della NATO. Questa evoluzione in una sostituzione della NATO dovrebbe essere incoraggiata.

• In quanto principale fornitore di energia dell'UE, la Russia può esercitare la massima pressione per accelerare il processo politico.

Il bene più importante per l'UE è l'energia. E attraverso le sue politiche, ovvero interrompere la produzione di energia basata sul carbonio e di importarla invece, l'UE è diventata dipendente dal petrolio, dal gas naturale e dal carbone russi. Castrando la produzione ucraina, Putin sta esercitando ulteriori pressioni sull'UE per quanto riguarda cibo e fertilizzanti, le quali diventeranno sempre più evidenti nel corso dell'estate.

Per ora l'UE segue la linea americana, con Bruxelles che ordina agli stati membri di interrompere l'importazione di petrolio russo dalla fine di quest'anno, ma già è stato riferito che l'Ungheria e la Slovacchia sono pronte ad acquistare petrolio russo e pagarlo in rubli. Ed è probabile che, mentre altri governi dell'UE eviteranno rapporti contrattuali diretti con la Russia, stiano cercando soluzioni per aggirare il problema.

Un punto critico per i governi dell'UE è dover pagare in rubli. In caso contrario, la soluzione è semplice: le banche non russe e non dell'UE possono creare un mercato dell'Eurorublo dall'oggi al domani, creando credito bancario in rubli secondo necessità. Tutto ciò che è necessario per una banca affinché pèossa farlo è avere accesso alla liquidità in rubli e gestire un bilancio denominato in rubli. Gli ovvi fornitori di credito in rubli sono le megabanche cinesi controllate dallo stato; e possiamo essere ragionevolmente sicuri che nell'incontro di Putin con il presidente Xi il 4 febbraio, non solo si è discusso dell'intenzione di invadere l'Ucraina, ma anche del ruolo delle banche cinesi nel fornire rubli ai "non amici" (NATO e suoi sostenitori) in caso di sanzioni occidentali contro la Russia.

Il punto è che Russia e Cina hanno obiettivi geopolitici simili e tutto quello che potrebbe essere stato una sorpresa per l'Occidente in realtà era stato concordato tra loro in anticipo.

Pensate al recupero del rublo dal suo shock iniziale: da un minimo intraday di 150 per dollaro, adesso è a 64. Ci sono due fattori dietro questa ripresa: il più importante è stato l'annuncio di Putin che gli ostili avrebbero dovuto pagare l'energia in rubli, ma anche che la banca centrale russa avrebbe acquistato oro. In teoria quest'ultimo annuncio era per garantire che le banche russe che forniscono finanziamenti alle miniere d'oro potessero impegnare oro e altri asset correlati come garanzia. Tra l'altro la banca centrale russa aveva smesso di acquistare oro e aveva invece accumulato le valute ostili nelle sue riserve; figure di spicco nell'amministrazione Putin hanno preso questa come prova che la tanto apprezzata governatrice, Elvira Nabiullina, era stata "catturata" dal sistema bancario occidentale guidato dalla BRI.

La Russia si è ora resa conto che le riserve monetarie che possono essere bloccate da chi le emette sono prive di valore in una crisi e che non ha senso averle. L'oro, invece, che non ha alcun rischio di controparte, può assolvere a questo ruolo (anche le criptovalute, ndT). Ed è una lezione appresa anche da altre banche centrali, sia in Asia che altrove.

Questa comprensione permette al rublo di percorrere un sentiero diverso da quello delle valute fiat occidentali. È stata una scelta intenzionale, perché mentre l'aumento dei tassi d'interesse porterà a una crisi combinata di valuta, banche e asset finanziari in Occidente, è una priorità della massima importanza per la Russia proteggersi da questi sviluppi.


Una nuova copertura per il rublo

La Russia è determinata a proteggersi da un crollo delle valute occidentali. Per quanto riguarda la Russia, questo crollo si rifletterà nell'aumento dei prezzi in dollari per le sue esportazioni. E solo la scorsa settimana, uno dei consiglieri senior di Putin, Nikolai Patrushev, ha confermato in un'intervista alla Rossiyskaya Gazeta che i piani per collegare il rublo alle materie prime sono ora allo studio. Se questo piano andrà avanti, l'intenzione deve essere quella di considerare il rublo un sostituto delle merci sulle borse estere e sarà assicurata la sua protezione contro la caduta delle valute occidentali.

Stiamo già vedendo il rublo tendere al rialzo, con ieri a quota 64 per dollaro. Il grafico qui sotto mostra il suo andamento.

I keynesiani in Occidente hanno interpretato male questa situazione. Pensano che l'economia russa sia debole e sarà destabilizzata dalle sanzioni. Non è così. Inoltre sostengono che una valuta in apprezzamento, dato che il petrolio e il gas naturale sono pagati in rubli, spingerà l'economia russa in una depressione. Ma questo è solo un effetto statistico e non coglie il vero progresso economico, o la sua mancanza, i quali non possono essere misurati. Il fatto è che i negozi in Russia sono ben forniti e il carburante è disponibile, il che non è necessariamente il caso in Occidente.

I vantaggi per la Russia sono che quando le valute occidentali sprofonderanno in una crisi, il rublo sarà protetto. La Russia non soffrirà della crisi monetaria dell'Occidente, riceverà comunque una compensazione per l'inflazione dei prezzi delle materie prime e i suoi tassi d'interesse scenderanno mentre quelli in Occidente saliranno alle stelle. Il suo surplus della bilancia commerciale sta già raggiungendo nuovi record.

C'è stato una relazione, attribuita a Dmitri Peskov, secondo cui il Cremlino sta valutando la possibilità di collegare il rublo all'oro e l'idea è in discussione con Putin. Ma questo è probabilmente un rimaneggiamento dell'intervista che Nickolai Patrushev ha registrato con la Rossiyskaya Gazeta a cui si fa riferimento sopra, per cui la Russia sta valutando la possibilità di fissare il rublo rispetto a una gamma più ampia di materie prime. In questa fase, un gold standard per il rublo dovrebbe tenere conto di quanto segue:

• La storia ha dimostrato che gli americani e le banche centrali occidentali manipolano i prezzi dell'oro attraverso i mercati sintetici. Se il rublo venisse agganciato solo all'oro sarebbe una mossa imprudente dato l'attuale status quo. Sarebbe praticamente impossibile per l'Occidente manipolare il rublo intervenendo nello stesso modo su una serie di merci.

• Per lunghi periodi di tempo i prezzi delle materie prime in grammi d'oro sono rimasti stabili. Ad esempio, il prezzo del petrolio dal 1950 è sceso di circa il 30%. La volatilità e l'aumento dei prezzi sono stati interamente dovuti alle valute fiat. Lo stesso vale per i prezzi delle materie prime in generale, dicendoci che non solo esse con un prezzo in grammi d'oro sono generalmente stabili, ma un paniere di materie prime può essere considerato come una traccia del prezzo dell'oro nel tempo e quindi potrebbe essere un ragionevole sostituto per esso.

• Se la Russia ha quantità significative di lingotti d'oro, oltre alle riserve già dichiarate, queste dovranno essere dichiarate insieme a un gold standard. Immaginate una situazione in cui la Russia dichiara e può dimostrare di avere più oro delle 8.133 tonnellate del Tesoro statunitense. Secondo stime indipendenti la vera posizione aurea russa è di oltre 10.000 tonnellate. In combinazione con le riserve auree non dichiarate della Cina, un tale annuncio sarebbe una bomba nucleare finanziaria, destabilizzando l'Occidente.

• Per questo motivo il partner della Russia, la Cina, per la quale l'esportazione di semilavorati e beni di consumo in Occidente è al centro delle sue attività economiche, preferirebbe un approccio che non aggiunga altri guai al dollaro. Gli americani stanno facendo abbastanza per indebolire il dollaro senza la spinta degli egemoni asiatici.

Inoltre non è ancora stato ideato un meccanismo per collegare il rublo ai prezzi delle materie prime. Il vantaggio di un gold standard, però, è che è semplice per chi emette valute accettare banconote dalla popolazione e pagare monete d'oro. E l'arbitraggio tra oro e rubli garantirebbe il funzionamento del collegamento sui cambi. Questo non può essere fatto con una gamma di materie prime. Non sarà sufficiente dichiarare quotidianamente il valore di mercato di un paniere di materie prime, quasi sicuramente i trader forex ignoreranno il valore ufficiale perché non hanno mezzi di arbitraggio.

È probabile, quindi, che la Russia adotti un approccio in due fasi. Per ora, insistere affinché i "non amici" paghino le materie prime russe in rubli, affinché i prezzi interni delle materie prime e degli alimenti si stabilizzino mentre le valute dei Paesi ostili scendono rispetto al rublo. La Russia scoprirà che i tentativi di legare la valuta a un paniere di valute saranno impraticabili. Dopo che la crisi monetaria, bancaria e finanziaria dell'Occidente sarà passata, ci sarà l'opportunità di stabilire un gold standard per il rublo.


L'Unione economica eurasiatica

Sebbene sia impossibile legare formalmente una valuta a un paniere di merci, è possibile l'istituzione di una valuta digitale specifica per il settlement commerciale tra giurisdizioni. Questa è la base di un progetto supervisionato da Sergei Glazyev, in base al quale tale valuta dovrebbe essere utilizzata dagli stati membri dell'Unione economica eurasiatica (EAEU). Glazyev è il ministro russo incaricato dell'integrazione e della macroeconomia dell'EAEU. Mentre la pianificazione di eliminare i dollari per gli accordi commerciali è in lavorazione da tempo, le sanzioni contro la Russia hanno portato una nuova urgenza.

Non conosciamo alcun dettaglio, a parte quanto rivelato in un'intervista rilasciata di recente da Glazyev a The Cradle, ma il desiderio di smettere di usare i dollari è all'ordine del giorno da almeno un decennio. Nell'ottobre 2020 la motivazione originale era stata spiegata da Victor Dostov, presidente della Russian Electronic Money Association: “Se voglio trasferire denaro dalla Russia al Kazakistan, il pagamento viene effettuato utilizzando il dollaro. Innanzitutto la banca, o il sistema di pagamento, trasferisce i miei rubli in dollari, quindi li trasferisce da dollari a tenge. C'è una doppia conversione, con un'alta percentuale in commissioni per le banche americane”.

La nuova valuta commerciale sarà sintetica, presumibilmente a prezzo fisso giornaliero, fornendo tassi di conversione in valute locali. Operando un po' come il DSP, le banche statali possono creare la nuova valuta per fornire i saldi di liquidità; è un concetto pratico ed è probabilmente il motivo per cui il Cremlino la considera un'opzione per un rublo futuro.

L'idea di un paniere di merci per il rublo stesso è destinata ad essere abbandonata, mentre una valuta di transazione commerciale EAEU può essere estesa sia all'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai che ai membri BRICS che non fanno parte della SCO.


La posizione della Cina

Possiamo ora affermare che nel loro incontro del 4 febbraio, Putin e Xi hanno acconsentito all'invasione dell'Ucraina.

Il fatto che la Russia sia andata avanti con la sua guerra all'Ucraina rende la Cina complice e dobbiamo quindi analizzare la posizione dal punto di vista cinese. Da tempo l'America attacca l'economia cinese, cercando di indebolirla. Ho già parlato della posizione su Hong Kong, a cui si possono aggiungere altre irritazioni, come l'arresto del chief financial officer di Huawei in Canada su istruzioni americane, dazi e l'assoluta imprevedibilità della politica commerciale durante l'amministrazione Trump.

Il presidente Biden e la sua amministrazione sono stati ora valutati sia da Putin che da Xi e dal meeting del 4 febbraio tra Russia e Cina possiamo concludere che si è deciso di intensificare la guerra finanziaria contro l'Occidente.

La loro posizione è immensamente forte. Mentre la Russia è il più grande esportatore di energia e materie prime al mondo, la Cina è il più grande fornitore di beni intermedi e di consumo. A parte le nazioni ostili, quasi tutte le altre nazioni sono neutrali e capiranno che non è nel loro interesse schierarsi con la NATO, l'UE, il Giappone e la Corea del Sud. L'unico pezzo mancante del puzzle è la mercificazione del renminbi da parte della Cina.

In seguito all'abbassamento a zero del tasso di riferimento da parte della FED e al suo aumento del QE mensile a $120 miliardi, la Cina ha iniziato ad accumulare in modo aggressivo materie prime e cereali. Infatti è stato un crack-up boom di una nazione, per cui la Cina ha preso la decisione di scaricare dollari. Il renminbi è salito rispetto al dollaro, ma molto meno rispetto alla perdita di potere d'acquisto del dollaro. Questo tasso di cambio gestito per il renminbi è stato soppresso per alleviare gli esportatori cinesi dalle pressioni monetarie, in un momento in cui l'economia cinese è stata influenzata negativamente prima dalla contrazione del credito, poi dal Covid e infine dal caos nelle supply chain.

Per quanto riguarda le catene di approvvigionamento, gli attuali blocchi a Shanghai e l'ingorgo delle navi portacontainer sono destinati a evirare le economie occidentali per il resto dell'anno. Tutto quello che sappiamo è che le autorità stanno peggiorando le cose, ma non sappiamo se la cosa è intenzionale (secondo il sottoscritto sì, ndT).

È sempre più difficile credere che la guerra finanziaria e monetaria non venga intenzionalmente intensificata dal partenariato cinese-russo. Dopo aver attaccato l'Ucraina, la risposta dell'Occidente sta indebolendo le proprie valute e l'urgenza per Cina e Russia di proteggere le proprie valute e i propri sistemi finanziari dalle conseguenze di una crisi monetaria fiat è diventata imprescindibile.

È la guerra finanziaria che sta diventando “nucleare”. Parlare in Occidente della guerra militare che si sta intensificando verso una guerra nucleare fisica non coglie questo punto. La Cina e la Russia ora si rendono conto che devono proteggersi dall'incombente crisi monetaria ed economica dell'Occidente; non farlo significherebbe garantire che la crisi travolga anche loro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Perché il prezzo di Bitcoin ha poca importanza

Freedonia - Gio, 26/05/2022 - 10:01

 

 

da Bitcoin Magazine

La differenza tra Bitcoin e tutto il resto è che il prezzo del primo non ha importanza. Nel lungo termine il prezzo di Bitcoin è salito, sì, ma la sua proposta di valore come denaro inflessibile, non confiscabile e veramente decentralizzato è davvero ciò che conta, non il clamore dei prezzi e non eventuali pump. Questo è il motivo per cui trader e speculatori hanno perso interesse per Bitcoin e continuano ad affluire nei nuovissimi progetti di finanza decentralizzata (DeFi) o token non fungibili (NFT). Questa perdita d'interesse da parte degli speculatori è vista da molti come uno sviluppo negativo per Bitcoin, ma in realtà è molto positivo. Quello che vediamo ora rappresentato nel prezzo più basso di Bitcoin è il valore della sua effettiva utilità funzionale e l'assenza del capitale di speculazione che c'era prima. Questo articolo descriverà perché è una buona cosa.

Sin dalla sua nascita, analisti fuorviati hanno descritto Bitcoin come uno schema Ponzi dipendente dalla continua speculazione. Come chiunque abbia esperienza in merito potrà confermarvi, gli speculatori sono per natura cacciatori di oggetti luccicanti e si ritirano da qualsiasi posizione nel momento in cui arriva qualcosa di più brillante. Ebbene, il “bear market” di Bitcoin è arrivato e tutti gli speculatori se ne sono andati; si sono annoiati e hanno portato a casa i loro giocattoli. Anche con la loro scomparsa Bitcoin è ancora valutato molto più in alto rispetto ai minimi del 2020 e del 2021, e sta aumentando l'adozione a livello istituzionale. Questa adozione rappresenta un valore reale.

La corsa allo zucchero del mercato azionario causata dalla stampa di denaro della Federal Reserve e dai tassi d'interesse reali negativi sta finendo e le montagne russe stanno ora scendendo dalla loro parte alta. Ciò ha avuto un impatto non solo su Bitcoin, ma anche sul mercato azionario e sulle altre altcoin. In parole povere, tutto sta scendendo e dopo che il caos si sarà placato vedremo quali asset, azioni e progetti offriranno nell'effettivo un valore tangibile e oggettivo. Questo è ciò che dovrebbe sempre essere l'investimento. Nonostante la confusa dicotomia tra "azioni in crescita" e "azioni di valore", l'investimento dovrebbe per definizione riguardare la vostra convinzione a lungo termine nel valore di qualcosa, non nelle sue proiezioni di crescita a breve termine. Gli investitori hanno faticato a comprenderlo a causa della cultura degli ultimi anni che spinge tutti ad arricchirsi velocemente. Infatti, secondo questo ragionamento, se un asset come Bitcoin non si apprezza costantemente a doppia o tripla cifra, allora è un asset "fallito". Di conseguenza la folla ora è uscita da Bitcoin, proprio come è uscita dal mercato azionario nel suo insieme. Si scopre, quindi, che questa gente ha sempre avuto mani deboli.

Questo articolo di Bloomberg, intitolato "Day Trader Army Loses All The Money It Made In Meme-Stock Era", descrive in dettaglio come molti dei nuovi trader "non hanno mai visto un mercato che non fosse supportato dalla FED". I trader hanno perso tutti i guadagni ottenuti nei rally di Dogecoin, AMC e GameStop e sono esattamente tornati al punto di partenza.

Fonte: Morgan Stanley, Bloomberg

Tutti i mercati sono in calo in questo momento e dobbiamo ripensare a cosa sia un "buon investimento". Come mostra il grafico qui sopra di Morgan Stanley, i movimenti complessivi del trading al dettaglio sono tornati a zero nonostante i guadagni temporaneamente fuori misura nel 2021. Se confrontiamo il prezzo di Bitcoin di oggi con il prezzo a gennaio 2020, vediamo ancora un guadagno del 331%, superando di gran lunga il rendimento dell'indice S&P 500 e battendo di un margine infinito il profitto complessivo del trading al dettaglio. Abbiamo bisogno di altre prove che il cosiddetto HODLing sia una strategia superiore?

Fonte: Coindesk. 1 gennaio 2020, prezzo BTC: $7.175; 9 maggio 2022, prezzo BTC: $30.943

Sì, Bitcoin è sceso della metà rispetto al suo massimo storico, ma tenendo conto delle incredibili distorsioni del mercato causate dalla stampa di denaro senza precedenti, dalle manipolazioni delle "azioni meme" e dai tassi d'interesse post-COVID-19 dall'inizio del 2020, Bitcoin batte ancora tutti. Abbiamo solo bisogno di ridurre lo zoom su una finestra di mercato più "onesta" per vedere questo. Tutti si comportano come se il cielo stesse crollando, ma, ancora una volta, questo perché la maggior parte degli investitori è entrata nel mercato solo nel 2020 o nel 2021 e non ha mai visto un mercato che non fosse supportato dalla FED.

C'è una cultura nella comunità Bitcoin in questi giorni di "preferenza temporale bassa (cioè a lungo termine)" che fondamentalmente contrasta con quella degli speculatori orientati ai guadagni rapidi. L'elevata preferenza temporale (a breve termine) alimenta la trappola del "reddito passivo" in cui i neofiti cadono sempre. Al contrario, il "modesto" guadagno biennale del 331% di Bitcoin è più che sufficiente per gli HODLer che hanno acquistato da prima della frenesia degli ultimi due anni. La preferenza temporale a lungo termine funziona per Bitcoin perché la sua proposta di valore è rimasta valida sin dalla sua nascita e continuerà a valere in futuro per coloro che sanno aspettare. Coloro che non sanno aspettare verranno spazzati via dal mercato per un periodo di tempo abbastanza lungo, proprio come abbiamo visto con il guadagno netto dello 0% per i trader al dettaglio alle prime armi. I guadagni causati da clamore, stimolo monetario/fiscale e follia culturale sono stati fugaci, ma i guadagni nell'utilità e nell'adozione di Bitcoin sono reali da sempre.

I detrattori hanno criticato Bitcoin per aver bisogno di speculatori per farlo funzionare, ma ora che questi se ne sono andati, i detrattori lo stanno criticando Bitcoin perché non sono più presenti. È semplicemente illogico e prova che Bitcoin non è in realtà uno schema Ponzi. Lo stesso non si può dire per altre criptovalute. Gli schemi Ponzi per definizione non possono esistere per decenni e l'attuale prezzo di Bitcoin attesta l'onestà della sua proposta di valore. Sì, a volte scende, ma questo è un indicatore di salute e trasparenza. Esiste qualcosa che va su per sempre? Se sì si tratta di uno schema Ponzi e alla fine fallirà.

Nonostante quanto sia stato divertente ed euforico il rally del 2021, lo spazio è davvero migliore senza gli speculatori stagionati o alle prime armi. È tempo per una cultura più adulta nei confronti di sviluppo e adozione intorno a Bitcoin, ed è anche tempo per una conversazione più adulta sul suo prezzo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


L'evoluzione del credito

Freedonia - Mer, 25/05/2022 - 10:04

 

 

di Alasdair Macleod

Dopo cinquantuno anni dalla fine degli accordi di Bretton Woods, il sistema delle valute fiat sembra avviarsi verso un punto di crisi per il dollaro come valuta internazionale. La battaglia per le forniture globali di energia, materie prime e grano è la continuazione di una guerra finanziaria sempre più intensa tra dollaro, renminbi e rublo.

Sta diventando chiaro che la portata di una rivoluzione industriale emergente in Asia è in netto contrasto con il declino occidentale, un rapporto demografico compreso tra 87 e 13. Il ruolo del dollaro come unica valuta di riserva non è adatto a questa realtà.

I commentatori mainstream ipotizzano che i fallimenti del sistema attuale richiedano un reset globale. Pensano in termini di organizzazione da parte degli stati, quando il sistema monetario globale sta fallendo. Rispetto alla macroeconomia keynesiana, manca anche la comprensione di cos'è il denaro e cos'è il credito.

Questo saggio fa chiarezza su denaro, valuta e credito e le loro relazioni. Sottolinea che il credito in un'economia è di gran lunga maggiore di quanto registrato ufficialmente dai dati sull'offerta di denaro e spiega come quantità relativamente piccole di monete d'oro possano stabilizzare un intero sistema creditizio.

È un'ottima soluzione duratura alla crescente crisi del denaro fiat ed è una possibilità concreta, almeno per alcune banche centrali, implementare standard monetari aurei mobilitando le proprie riserve.


Evoluzione o involuzione?

Ci sono grandi cambiamenti in atto nel sistema finanziario e monetario mondiale. Le valute fiat sono state completamente distaccate dall'oro per cinquantuno anni sin dalla fine dell'accordo di Bretton Woods e da allora sono state legate al Re Ratto delle valute, il dollaro. Misurato in denaro reale, ovvero l'oro, il dollaro ha perso oltre il 98% del suo potere d'acquisto in suddetto periodo. Dallo shock di Nixon, quando l'accordo di Bretton Woods venne sospeso temporaneamente, il debito del governo degli Stati Uniti è aumentato da $413 miliardi a circa $30.000 miliardi, un multiplo di 73 volte. E dato il mandato e altri impegni del governo degli Stati Uniti, non mostra segni di stabilizzazione.

Questa straordinaria svalutazione è stata finora relativamente ordinata, perché il resto del mondo ha accettato lo status egemonico del dollaro. Il Dilemma di Triffin ha consentito agli Stati Uniti di attuare politiche economicamente distruttive senza minare la propria valuta in modo catastrofico. Naturalmente ciò ha portato alla convinzione che non solo il dollaro durerà, ma può continuare a essere utilizzato per i vantaggi strategici dell'America. L'emergere di superpotenze rivali in Asia ha iniziato a mettere in discussione questo status, e la conseguenza è stata una guerra fredda finanziaria, una lotta geopolitica per la posizione, in particolare tra il dollaro e il renminbi cinese, il quale ha aumentato la sua influenza negli affari finanziari globali sin dalla Crisi Lehman nel 2008.

Le guerre sono comprese dalla popolazione solo quando hanno una forma fisica. Le macchinazioni finanziarie e creditizie tra i blocchi di potere emettitori di valuta passano quasi inosservate, ma come in tutte le guerre, c'è chi vince e chi perde. E da quando la potenza mondiale delle materie prime, la Russia è stata coinvolta negli ultimi mesi, l'America ha continuato la sua politica di usare la sua valuta come arma per penalizzare i russi, come se stesse punendo uno stato minore per aver messo in dubbio lo status egemonico del re. La conseguenza è che la guerra fredda finanziaria è diventata molto calda e ora è anche una battaglia sulle materie prime.

Portare le merci nel conflitto è sinonimo di conseguenze indesiderate. A seconda di come i russi risponderanno alle sanzioni volute dagli Stati Uniti, le cose potrebbero degenerare. In Occidente ci siamo consolati con la convinzione che l'economia russa sia allo sfascio e Putin dovrà cedere rapidamente alle pressioni delle sanzioni o affrontare l'espulsione da parte del suo stesso popolo in un colpo di stato. Ma questa è una visione unilaterale.

Putin potrebbe ritenere che l'Occidente si stia danneggiando benissimo da solo e che siano necessarie poche o nessuna ulteriore azione; e sicuramente il fatto che la Cina abbia accumulato la maggior parte delle risorse cerealicole mondiali, conferisce alla Russia un potere aggiunto come fornitore marginale. Putin può permettersi di limitare le esportazioni di cibo e fertilizzanti, incolpando la politica americana per quella fame che quasi certamente subiranno tutte le nazioni non combattenti. Potrebbe paralizzare le industrie tecnologiche occidentali vietando o limitando le esportazioni di metalli rari. Potrebbe sfruttare l'unica grande scappatoia lasciata dalle sanzioni fornendo alla Cina tutte le materie prime e l'energia di cui ha bisogno a prezzi scontati; e la Cina potrebbe aggravare il problema per l'Occidente limitando le sue esportazioni di materie prime strategiche sostenendo che sono necessarie per le proprie esigenze manifatturiere.

Mentre tutti si concentrano su ciò che si vede, è ciò che non si vede che viene ignorato. Le merci sono la manifestazione visibile di una guerra commerciale, mentre i pagamenti per esse non lo sono. Eppure è il flusso del credito sul versante dei pagamenti dove si combatte la battaglia per lo status egemonico. Gli americani e i loro epigoni in Europa hanno cercato di bloccare i pagamenti per il commercio russo attraverso il sistema SWIFT, apparentemente indipendente. E anche la Banca dei Regolamenti Internazionali, che mantenne la sua neutralità durante la seconda guerra mondiale, oggi si schiera dalla parte dell'Occidente.

Ma facciamo un passo indietro per vedere quanto sia ampia la posizione dell'Occidente in un contesto globale, perché questo sarà un fattore determinante per la sopravvivenza dell'egemonia del dollaro a questo conflitto. Vediamo l'America, l'UE, il Giappone, il Regno Unito, il Canada, l'Australia e la Nuova Zelanda da una parte. In termini di popolazione sono rispettivamente circa 335, 447, 120, 65, 38, 26 e 5 milioni di persone, per un totale di 1.036 milioni, il 13% della popolazione mondiale. Questo punto è stato sottolineato in modo significativo dai sauditi che ora vogliono parlare con Putin piuttosto che con Biden. Già nel 2014 chi scrive è stato informato da un direttore di una grande raffineria svizzera che i clienti arabi inviavano lingotti LBMA da 400 once per la rifusione in lingotti cinesi da un chilo.

Anche se la politica esterna degli Stati Uniti non minasse lo status globale del dollaro, sta diventando chiaro che il Re Ratto delle valute è sotto una minaccia esistenziale. E la FED, che è responsabile delle politiche monetarie interne, insieme all'amministrazione Biden la sta minando anche dall'interno, cercando di gestire un'economia americana in crisi.

È quindi improbabile che qualcuno scommetta su un esito favorevole per il dollaro (nel lungo termine, ndT). Indipendentemente dal fatto che il dollaro subisca una crisi o semplicemente un declino accelerato, proprio come Nixon cambiò l'ordine monetario mondiale nel 1971, esso cambierà di nuovo. Che la situazione attuale sia insoddisfacente è ampiamente riconosciuto anche dai commentatori mainstream in America, i quali chiedono un reset finanziario e monetario. E si presume che il governo degli Stati Uniti e la sua banca centrale dovrebbero elaborare un piano.

Ci sono due problemi principali con l'idea che in qualche modo un pianificatore centrale possa salvare la baracca. Il primo errore è insistere sul fatto che il denaro sia ad appannaggio solo dello stato e non deve essere deciso da chi lo usa. Era l'errore di fondo della Teoria statale della moneta di Georg Knapp pubblicata nel 1905, la quale alimentò la stampa tedesca di denaro per armarsi nella speranza di vincere: accadde il contrario e la Germania finì per distruggere il suo papiermark.

Il secondo errore è che quasi nessuno capisce il denaro in sé, come evidenziato dall'intero sistema finanziario, dai governi fino ai gestori di fondi, pensando che le loro valute siano denaro. I commentatori mainstream che chiedono un reset sono essi stessi all'oscuro.

Proviamo, quindi, a spiegare cos'è il denaro, in modo che i requisiti e le condizioni di un nuovo sistema monetario possano essere meglio compresi.


A cosa servono i soldi?

La classica spiegazione economica pre-keynesiana del ruolo del denaro era esposta nella Legge di Say, altrimenti nota come legge dei mercati. Jean-Baptiste Say era un economista francese che nel suo Trattato di economia politica, pubblicato nel 1803, scrisse che: "Un prodotto non è creato a vuoto ma affinché offra un mercato per altri prodotti nella misura massima del proprio valore [...]. Ognuno di noi può acquistare le produzioni degli altri con le proprie produzioni, e quindi il valore che possiamo acquistare è uguale al valore che possiamo produrre. Più gli uomini possono produrre, più acquisteranno".

Denaro o credito è il legame post-baratto tra produzione e consumo atti a facilitare lo scambio tra i due. Cosa produrre e cosa è necessario in cambio è una questione di chi è coinvolto nelle singole transazioni; e il mezzo di scambio utilizzato è una decisione per ciascuna delle parti. Si tenderà, quindi, a usare un mezzo conveniente e ampiamente accettato dagli altri.

La Legge di Say è stata erroneamente ridefinita e cestinata da Keynes così: "[...] che il prezzo della domanda aggregata della produzione sia uguale al prezzo dell'offerta aggregata per tutti i volumi di produzione, equivale a dire che non vi è alcun ostacolo alla piena occupazione". Questa proposizione è stata successivamente abbreviata in "l'offerta crea la propria domanda". L'elisione della verità da parte di Keynes doveva giustificare la sua erronea invenzione della macroeconomia matematica. È semplicemente falso.

Tutto quello che Say stava sottolineando è che usiamo il nostro lavoro come il mezzo di produzione più efficiente per spingere il miglioramento della condizione umana. Questo punto non può essere sconfessato, nemmeno dai keynesiani coi paraocchi. Il denaro, o più correttamente il credito, ha due ruoli: il primo è come mezzo per investire nella produzione, perché le cose devono essere fatte prima di poter essere vendute e ci sono delle spese che devono essere sostenute; il secondo è fungere da intermediario comunemente accettato tra la vendita dei prodotti ai propri acquirenti. Invece di ritenere che l'offerta crei la propria domanda, se invece diciamo che le persone fanno le cose in modo da poter acquistare i prodotti e i servizi che non fanno per sé stesse, diviene ovvio che Keynes e le sue teorie sono errate. E, soprattutto, la piena occupazione non ha nulla a che fare con tutto questo.

Il denaro è sempre credito. Anche l'atto di prestare monete d'oro a un imprenditore per fare qualcosa è credito, perché devono essere restituite. Se le monete d'oro sono il mezzo di pagamento tra produzione e consumo, rappresentano il deposito temporaneo della produzione prima che venga spesa; in questo senso rappresentano il credito di produzione che sarà poi speso. La principale qualità dell'oro, che anche quando è fermo è innegabilmente denaro, è che non ha rischio di controparte ed è l'ultima risorsa a muoversi.

Il punto è che il denaro in circolazione è una sottosezione del credito più ampio ed è la più ristretta delle definizioni di mezzi di circolazione. Anche con un gold standard non viene quasi mai utilizzato nelle transazioni e raramente circola. Ciò è in parte dovuto all'effetto della Legge di Gresham, in cui viene scambiato solo con forme di credito inferiori come ultima risorsa, e in parte perché è meno conveniente rispetto al trasferimento di banconote o le cifre sui registri bancari. Le forme di gran lunga più comuni di mezzi di circolazione sono il credito sotto forma di banconote emesse da una banca centrale e il credito trasferibile dovuto dalle banche ai depositanti.

Ma nella nostra stima di una sostituzione pratica dell'attuale sistema basato su valuta fiat, dobbiamo anche riconoscere che il credito è molto più ampio di quello registrato dal sistema bancario come circolante. Siamo sempre più consapevoli del termine "banche ombra", la maggior parte delle quali sono canali di credito piuttosto che creatori di credito. Ma senza dubbio c'è un credito in circolazione proveniente dalle banche ombra, l'equivalente del credito bancario registrato ufficialmente, che non è incluso nelle statistiche sull'offerta di denaro. Ma ci sono anche forme più ampie di credito in ogni economia.


Definizione del credito

Per approfondire la nostra comprensione del credito, dobbiamo definirne il concetto fondamentale: "Il credito è tutto ciò che non ha una utilità diretta, ma che viene preso in cambio di qualcos'altro, nella convinzione o fiducia che abbiamo il diritto di scambiarlo di nuovo".

È il diritto a un pagamento futuro, non necessariamente in denaro o valuta. Non è il trasferimento di qualcosa, ma è un diritto a un pagamento futuro. Di conseguenza la forma di credito più comune è un accordo tra due parti che non ha nulla a che fare con il credito bancario di per sé.

Il credito bancario è semplicemente il sottoinsieme più ovvio e registrato dell'intera quantità di credito in un'economia; e l'intero mondo dei derivati, dei futures, dei forward e delle opzioni, sono anche credito per un'azione nel tempo, oltre al credito bancario. Si dice che l'offerta di denaro globale M3 sia equivalente a $40.000 miliardi, circa il 3% di investimenti, derivati ​​e criptovalute che sono tutte forme di credito: diritti e promesse di pagamenti futuri in credito o valuta. E questo è in aggiunta ai contratti di credito tra privati ​​e altri soggetti, e tra imprese e privati, i quali sono estremamente diffusi.

La posizione comunemente diffusa tra i difensori del denaro sano ed onesto della Scuola Austriaca è che il credito bancario dovrebbe essere sostituito da banche di custodia e intermediari finanziari separati. Data la definizione molto ampia di credito nel mondo reale, l'eliminazione del credito bancario appare insostenibile quando gli individui sono liberi di offrire più importi di credito e la maggior parte della creazione dello stesso è al di fuori del sistema bancario.

Prendete in considerazione il caso di un allibratore che accetta scommesse per una corsa di cavalli. Prima dell'evento assume impegni molte volte il capitale della sua attività, in cambio dei quali viene pagato in banconote o prelievi su credito bancario dai suoi clienti. Quando la gara è finita, conserva le puntate dei perdenti ed è responsabile dei pagamenti ai vincenti. Ha debiti con i vincitori, i quali si estinguono solo quando essi riscuotono. Sebbene vi siano differenze nelle procedure e nei rischi connessi, in linea di principio vi è poca differenza tra l'attività di un allibratore e quella di una banca commerciale; sono entrambi rivenditori di credito. Probabilmente l'allibratore ha il modello di business più solido.

La restrizione imposta a un individuo che fornisce credito ad altri è la sua potenziale passività se riscossa. L'ingiustizia nel sistema attuale non è che il credito bancario sia consentito, ma che sia consentito con responsabilità limitata. Sicuramente la soluzione è garantire che tutti i fornitori di credito siano responsabili dei rischi connessi. Le banche autorizzate e i loro azionisti dovrebbero essere soggetti a responsabilità illimitata. È persino concepibile che il capitale quotato in una banca sovraindebitata possa essere scambiato a valori negativi, se gli azionisti corrono il rischio di ricorrere illimitatamente alla loro ricchezza. Ciò dovrebbe promuovere la responsabilità nei prestiti bancari. Non eliminerà il ciclo di espansione e contrazione del credito bancario, ma certamente ridurrà il suo impatto dirompente.


Variazioni del potere d'acquisto di un mezzo di scambio

Una corretta compresione del credito, il termine onnicomprensivo per i mezzi di scambio che includono le promesse future, mostra che le statistiche ufficiali sull'offerta di denaro sono una parte sempre più piccola del credito complessivo in un'economia. Dobbiamo tener conto di questo fatto quando si considerano le variazioni della quantità ufficiale di denaro sul potere d'acquisto delle unità del mezzo di scambio (cioè credito sotto forma di banconote circolanti e credito bancario commerciale — M1, M2, M3 ecc.).

Una flessione dell'attività economica deve essere considerata in senso lato. Se, ad esempio, dico al mio vicino che, se provvederà lui, coprirò la metà delle spese di recinzione del confine tra le nostre proprietà, gli offro un credito sul quale potrà procedere ad appaltare un fornitore e un installatore di recinzioni. Tuttavia se nel frattempo le mie circostanze sono cambiate e non posso mantenere la mia promessa, il contratto di credito con il mio vicino viene revocato e la recinzione potrebbe non essere installata.

Un padre potrebbe promettere un assegno a suo figlio mentre frequenta l'università. Questo è un contratto di credito con prelievi periodici della durata del corso di studi. Più tardi, però, il padre potrebbe promettere aiuto per l'acquisto di un immobile in cui vorrebbe vivere il figlio. Sono promesse, i cui valori sono particolari e precari. E saranno validi solo fintanto che ce li si potrà permettere. Se c'è un mutamento generale delle condizioni economiche in peggio, è quasi certamente determinato più dal ritiro dei contratti di credito non registrati tra privati ​​e piccole imprese e non direttamente dalla contrazione del credito bancario.

Un apprezzamento di questi fatti e dei cambiamenti nel comportamento umano, che non possono essere registrati statisticamente, spiega molto sulla mancanza di correlazione tra le misure del credito (cioè l'offerta di denaro più ampia) e i prezzi. L'equazione di scambio (MV=PQ) non coglie nemmeno una frazione del rapporto tra la quantità di credito in un'economia e i prezzi. La nostra comprensione del credito va in qualche modo a risolvere un mistero che ha tormentato gli economisti monetari sin da quando David Ricardo propose per la prima volta la relazione oltre due secoli fa. In teoria un aumento della quantità di credito misurabile (che è la valuta del sistema bancario) comporta un aumento proporzionale dei prezzi. Anche tenendo conto del fattore statistico, questa proposizione è palesemente falsa, come illustra il seguente grafico.

Qui viene mostrato che negli ultimi sessant'anni, la misura più ampia dell'offerta di denaro USA è aumentata di quasi settanta volte, mentre i prezzi sono aumentati di circa nove. L'equazione di scambio lo spiega persuadendoci che ogni unità di valuta circola meno, così che l'aumento della quantità di denaro in qualche modo porti a un effetto minore sui prezzi. Questa interpretazione è coerente con la negazione di Keynes della Legge di Say. Quest'ultima ci dice che tutti noi guadagniamo stipendi, il che nell'arco di un anno significa che possiamo spendere e risparmiare solo una volta. Questa è una velocità di unità invariabile. Invece gli economisti matematici hanno introdotto una variabile, V, che semplicemente bilancia un'equazione che non dovrebbe esistere.

Ciò non significa che l'espansione del credito non influisca sul potere d'acquisto di una valuta, la logica infatti lo conferma, ma la comprensione del credito in un'economia ci suggerisce che la somma della valuta e del credito bancario registrato è solo una piccola parte della storia – solo un ottavo come indicato dalla divergenza tra M3 e i prezzi al consumo – a parità di condizioni.

Questo ci porta all'altra forza trainante nel rapporto credito/prezzo, che è l'accettabilità comune della valuta. Ludwig von Mises, economista Austriaco, visse l'inflazione austriaca negli anni del dopoguerra e il governo del suo Paese era riluttante ad accettarne il consiglio. Egli infatti osservò che le variazioni nella fiducia della popolazione nei confronti della valuta possono avere un profondo effetto sul suo potere d'acquisto. Mises descrisse il crack-up boom come la prova che la poplazione aveva abbandonato ogni fiducia nella valuta fiat e se ne sbarazzava in cambio di beni reali, necessari o meno.

Ciò porta alla ragionevole conclusione che, indipendentemente dalle variazioni della quantità circolante, il potere d'acquisto dipende completamente dalla fiducia della popolazione nella valuta. Distruggetela ed essa diventa priva di valore come mezzo di scambio. Se viene mantenuta la fiducia, ne consegue che gli effetti sui prezzi di una svalutazione monetaria possono essere ridotti al minimo.

Questo ci porta all'oro. Se lo stato sostiene la sua valuta con oro sufficiente che la popolazione è libera di redimerlo su richiesta, allora la valuta assume le caratteristiche dell'oro come moneta. Non dovremmo aver bisogno di giustificare questo ruolo consolidato e antico per l'oro, o per l'argento, alle attuali generazioni di keynesiani a cui è stato fatto il lavaggio del cervello. Sebbene lo ammettano raramente, i banchieri centrali conservano ancora riserve auree sapendo che non sono passività di nessuno; vale a dire, denaro vero mentre le loro valute sono semplicemente credito.

Dato ciò che ora sappiamo sull'estensione del credito al di là del sistema bancario e sul ruolo della fiducia della popolazione nella valuta quando è un sostituto credibile dell'oro, possiamo capire perché un'espansione monetaria moderata non indebolisce in proporzione il suo potere d'acquisto. Mentre il ciclo di espansione e contrazione del credito bancario porta alle condizioni di boom/bust descritte da Von Mises e Hayek nella loro teoria Austriaca del ciclo economico, gli effetti sui prezzi nell'ambito di un gold standard non sono stati sufficienti a destabilizzare il potere d'acquisto. Il seguente grafico illustra questo punto.

È vero anche che ci sono diversi fattori all'opera. Mentre l'aumento della quantità di valuta in circolazione era generalmente limitato dal gold coin standard, il ciclo di espansione e contrazione del credito bancario ha portato a periodici fallimenti bancari. Allora come oggi, la quantità di credito bancario rispetto alle banconote era otto o dieci volte, e fintanto che la banca emittente le banconote rimaneva a distanza dalle tribolazioni del credito bancario commerciale, gli effetti complessivi sul prezzo erano contenuti.

La Gran Bretagna abbandonò il gold standard nel 1914 e, proprio come l'abbandono del silver standard negli anni '90 del Settecento portò a un aumento del livello generale dei prezzi, durante la prima guerra mondiale si verificò un drammatico aumento. Ciò era dovuto alla spesa in deficit statale che faceva aumentare i costi dei materiali in un momento in cui i fattori di approvvigionamento importati erano limitati a causa della distruzione della navigazione mercantile.

La fine della guerra ripristinò l'equilibrio tra domanda e offerta, oltre a vedere una riduzione della spesa militare. I prezzi scesero e poi si stabilizzarono. Un gold standard al tasso di cambio prebellico fu ristabilito nel 1925, per poi essere abbandonato nel 1931. La seconda guerra mondiale e la conseguente mancanza di qualsiasi ancoraggio della valuta portarono a un inesorabile aumento dei prezzi prima che l'America abbandonasse l'accordo di Bretton Woods nel 1971. Da allora il prezzo in sterline dell'oro è aumentato ulteriormente da £14,58 quando l'accordo cessò a £1.470 oggi. Misurata in denaro reale, la valuta inglese ha perso oltre il 99% del suo potere d'acquisto negli ultimi cinquantuno anni.

Sia la logica che l'evidenza empirica portano alla stessa conclusione: la stabilità dei prezzi può essere raggiunta fondamentalmente con uno standard monetario aureo, per cui la gente comune può, se lo desidera, scambiare su richiesta banconote con monete d'oro. Nonostante costituiscano la maggior parte del mezzo di circolazione, le fluttuazioni del credito bancario hanno quindi un effetto minore sui prezzi, per le ragioni sopra esposte.


Conclusione

Il motivo per cui l'oro è relativamente stabile in termini di potere d'acquisto è che nel corso della storia le scorte estratte si sono espanse a tassi simili a quelli della crescita della popolazione. Un aumento molto graduale del potere d'acquisto dell'oro deriva da fattori produttivi, tecnologici e competitivi. In altre parole, la stabilità dei prezzi dimostrata nel grafico qui sopra, tra il 1820 e il 1914, è stata evolutiva.

L'evoluzione dei dollari fiat, che risale all'abbandono dell'accordo di Bretton Woods, sta giungendo a una conclusione inevitabile: le valute fiat vanno e vengono, mentre l'oro dura per sempre. Chiunque vinca la battaglia finanziaria che ora infuria sui prezzi delle materie prime, il dollaro in veste di Re Ratto delle valute fiat sta perdendo la sua presunta superiorità rispetto al renminbi e forse anche al rublo se i russi riescono a stabilizzarlo. La popolazione del vecchio mondo che sostiene il dollaro è pesantemente superata in numero dall'Eurasia, nonché dai suoi fornitori di materie prime in Africa e Sud America.

Le scelte del Federal Reserve Board di sacrificare il dollaro per sostenere i valori degli asset finanziari, è una ripetizione delle politiche di John Law nella Francia del 1720. E proprio come la Compagnia del Mississippi continuò dopo il 1720, quando le livree francesi crollarono completamente quell'anno, vediamo oggi le stesse dinamiche per l'intero sistema monetario fiat.

Le politiche monetarie di John Law per l'economia francese erano notevolmente simili a quelle dei keynesiani moderni. Questa volta l'espansione dell'offerta di denaro a livello mondiale è avvenuta su scala senza precedenti, incoraggiata dal debole effetto sui prezzi misurati dagli indici ufficiali. Indubbiamente gran parte della mancanza di inflazione dei prezzi è dovuta al metodo statistico, ma dal primo grafico abbiamo visto che negli ultimi sessant'anni la quantità di valuta e credito in M3 è cresciuta circa sette volte e mezzo più rapidamente dei prezzi. Abbiamo concluso che questa disparità è in parte dovuta al fatto che non tutto il credito nell'economia viene catturato dalle statistiche monetarie.

Comprendere la relazione tra denaro (moneta d'oro fisica), valuta (banconote) e credito (incluso il credito bancario, il credito bancario ombra, i derivati ​​e le garanzie personali) è fondamentale per capire cosa è necessario per sostituire il sistema monetario fiat. Spiega anche perché una base relativamente piccola di monete d'oro in relazione al credito complessivo in un'economia è sufficiente a garantire la stabilità dei prezzi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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