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Sindone: la prima fotografia della storia?

Luogocomune.net - Sab, 18/04/2015 - 20:00
La diocesi di Torino torna ad esporre la Sindone, i fedeli tornano a confluire da ogni parte del mondo (portando centinaia di milioni alle casse della città), e i telegiornali tornano a ripeterci che quello impresso sul lenzuolo è "il volto di Gesù".

Che poi la scienza dica un'altra cosa, in questo caso, conta poco.






IL PROBLEMA DEL RADIOCARBONIO

Come dicevamo, quello della datazione al radiocarbonio rimane l’ostacolo principale per chi voglia continuare a sostenere l’autenticità della Sindone, e su questo fronte, dopo la delusione dei test scientifici, si è tentato letteralmente di tutto. I più faciloni hanno provato a sostenere che l’esame sia stato erroneamente effettuato “su alcuni rattoppi medievali del telo”, e non sull’originale. [...]

Commenti liberi

Luogocomune.net - Ven, 17/04/2015 - 18:36
Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

Introduzione al FMI: politiche e gergo

Von Mises Italia - Ven, 17/04/2015 - 08:00

Nel 1984, all’interno dell’introduzione di From Bretton Woods to World Inflation. A Study of Causes and Consequences, Henry Hazlitt ha offerto al pubblico alcune pagine molto illuminanti – oggi come allora – sul Fondo Monetario Internazionale; in base alla mia esperienza, le considero particolarmente utili per chiunque voglia accostarsi ad un qualsiasi documento del FMI, dagli Articles of Agreement in giù, e cominciare a capirci qualcosa.

Alla conferenza [di Bretton Woods], principalmente sotto la guida di John Maynard Keynes, rappresentante dell’Inghilterra, sono state prese tutte le decisioni sbagliate. L’inflazione è stata istituzionalizzata. E, a dispetto del caos monetario che da allora è andato crescendo, i politici del mondo non hanno mai ripreso seriamente in esame le premesse inflazioniate che hanno guidato gli autori degli accordi di Bretton Woods. La principale istituzione fondata a Bretton Woods, il Fondo Monetario Internazionale, non solo è stata conservata, ma i suoi poteri inflazionasti e le relative pratiche sono stati enormemente ampliati.

[…]

Il sistema di Bretton Woods continua a provocare gravi danni, perché il dollaro, sebbene non più basato sull’oro e soggetto esso stesso a deprezzamento, continua ad essere impiegato (nel momento in cui scrivo) come principale valuta di riserva del mondo, mentre le istituzioni da lui fondate, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca [Mondiale], continuano a concedere nuovi, enormi prestiti a governi irresponsabili e imprevidenti.

[…]

Lo scopo apparente del fondo era “promuovere la cooperazione monetaria internazionale”. Il modo principale in cui si proponeva di attuarlo era far sì che tutti gli Stati membri rendessero una quota delle rispettive valute disponibile per il prestito ai Paesi membri “in temporanea difficoltà con la bilancia dei pagamenti”. Le singole nazioni le cui valute dovevano essere rese disponibili non avrebbero dovuto decidere da sé l’ammontare dei loro prestiti alle nazioni riceventi, né la loro durata.

Questa decisione era ed è tuttora presa dai burocrati internazionali che mandano avanti il FMI. Come questi funzionari stabiliscano che questi problemi con la bilancia dei pagamenti sono meramente “temporanei”, non so proprio. In ogni caso, i prestiti “temporanei”, normalmente, sono andati da uno a tre anni. Fino ad un momento recente, i prestiti sono stati accordati in via pressoché automatica, su richiesta della nazione ricevente.

Dovrebbe essere evidente ictu oculi che tutta questa procedura è dannosa. Naturalmente, è possibile che una nazione si ritrovi in difficoltà con la bilancia dei pagamenti senz’alcuna vera colpa da parte sua, per via di un terremoto, di una siccità prolungata, o perché è stata costretta ad una guerra essenzialmente difensiva. Ma, nella massima parte dei casi, le difficoltà con la bilancia dei pagamenti sono il frutto di politiche dannose da parte della nazione che viene a soffrirne. Politiche che possono consistere nel fissare una parità troppo alta per la propria valuta, che incoraggia i suoi cittadini o il governo stesso ad acquistare troppi beni di importazione; nell’incoraggiare i suoi sindacati a stabilire saggi salariali interni troppo alti; nell’imposizione di salari minimi; nell’esigere tasse troppo alte sui redditi individuali o societari (distruggendo gli incentivi alla produzione e impedendo la creazione di capitale sufficiente per gli investimenti); nell’imporre calmieri ai prezzi; nel minare i diritti di proprietà; in tentativi di redistribuzione del reddito; nel seguire altre politiche anticapitaliste; o perfino nell’imposizione di un socialismo in piena regola. Dal momento che, oggigiorno, quasi tutti i governi – specialmente quelli dei Paesi “in via di sviluppo” – adottano almeno alcune di queste politiche, non c’è da stupirsi che taluni di questi Paesi si ritrovino “in difficoltà con la bilancia dei pagamenti” rispetto ad altri.

Una “difficoltà con la bilancia dei pagamenti”, insomma, è quasi sempre un semplice sintomo di una malattia molto più vasta e radicale. Se le nazioni con problemi “nella bilancia dei pagamenti” non potessero contare su un’istituzione governativa mondiale che opera quasi come un ente di beneficenza e fossero obbligate a ricorrere a banche private, interne o estere, gestite in modo prudente, per il proprio salvataggio, sarebbero costrette a riformare drasticamente le loro politiche per ottenere tali prestiti. Così come stanno le cose, il FMI, di fatto, le incoraggia a proseguire sulla loro rotta socialista e inflazionista. I prestiti del FMI non solo incoraggiano un’inflazione prolungata nei Paesi riceventi, ma contribuiscono direttamente in proprio all’inflazione mondiale. (Questi prestiti, per inciso, sono concessi, nella maggior parte dei casi, a tassi inferiori a quelli di mercato).

Ma il Fondo ha accresciuto l’inflazione mondiale in un altro modo ancora, non previsto negli Articles of Agreement iniziali del 1944. Nel 1970, ha creato una nuova valuta, chiamata “Diritti Speciali di Prelievo” (DSP) [“Special Drawing Rights” – SDRs]. Questi DSP sono stati creati dal nulla, con un tratto di penna. Stando a quel che dice il Fondo, sono stati creati “per venire incontro ad una preoccupazione diffusa per la possibile inadeguatezza nella crescita della liquidità internazionale” (un eufemismo keynesiano per “non abbastanza cartamoneta”).

Questi DSP, per come la mette il Fondo, sono stati distribuiti ai membri – su loro richiesta – in proporzione alle loro quote, nel corso di periodi specifici. Durante il primo periodo, 1970-72, sono stati distribuiti 9.3 miliardi di DSP. Non ci sono state altre distribuzioni fino al 1 gennaio 1979. Tranche da 4 miliardi di DSP ciascuna sono state distribuite il 1 gennaio 1979, il 1 gennaio 1980 e il 1 gennaio 1981. I DSP ora [aprile 1982] in essere assommano a 21.4 miliardi, circa il 5% delle attuali riserve internazionali, oro escluso.

Vista la facilità con cui è stata creata questa moneta-segno mondiale, il suo volume limitato (anche se in eccesso per 20 miliardi di DSP) potrebbe colpire molti per la sua apparente moderazione. Ma, come vedremo, la loro creazione ha stabilito un precedente minaccioso.

Dovrei definire in modo più specifico e diretto cosa sia un DSP. Da luglio 1974 a dicembre 1980, il DSP è stato valutato sulla base dei tassi di cambio sul mercato di un paniere comprendente le valute dei sedici membri con le maggiori esportazioni di beni e servizi. Da gennaio 1981, il paniere è stato composto dalle valute dei cinque membri con le maggiori esportazioni di beni e servizi. Le valute, con i rispettivi coefficienti ponderali nel paniere, sono: dollaro USA (42%); marco tedesco (19%); yen, franco francese e lira sterlina (15% ciascuna).

Il DSP funge da unità di conto ufficiale per i libri contabili del FMI. E’ progettato – così dice il Fondo – “per diventare, in futuro, la principale risorsa [asset] del sistema monetario internazionale”.

Ma vale la pena di notare alcune cose riguardo ad esso. Il suo valore muta ogni giorno, rispetto al dollaro e ad ogni altra valuta nazionale. (Per esempio, il 25 agosto 1982, il DSP valeva 1,099 dollari e sei giorni dopo 1,083). Fatto più importante, il DSP, composto di un paniere di valute cartacee è a sua volta un’unità monetaria cartacea, governata da una media ponderata dell’inflazione in cinque Paesi e costantemente declinante in termini di potere d’acquisto.

Svariati Paesi hanno ancorato le proprie valute al DSP… cioè ad un’ancora che slitta. Tuttavia, il FMI si vanta che la sua politica resta quella di “ridurre gradualmente il ruolo monetario dell’oro”, e addita con orgoglio la vendita, da parte sua, di 50 milioni di once d’oro tra il 1975 e il 1980: un terzo di quanto ne possedeva nel 1975. Il Ministero del Tesoro USA può fare un proclama analogo. Ciò che né il Fondo né il Ministero del Tesoro si preoccupano di sottolineare è che l’oro ha un valore enormemente più alto oggi rispetto al momento in cui le vendite sono state compiute. Il profitto è andato agli speculatori di tutto il mondo e ad altri soggetti privati. Il contribuente Americano e, in parte, quello straniero hanno perso di nuovo.

[…]

Tuttavia, non è facile descrivere con precisione, in termini non tecnici, cos’abbia fatto il FMI fino a questo momento. Il Fondo ha un gergo tutto suo. I suoi libri contabili sono tenuti in Diritti Speciali di Prelievo (DSP), che sono voci di bilancio artificiali e non stanno nella tasca di nessuno. I suoi prestiti vengono raramente chiamati prestiti, ma [di norma] “acquisti”, perché un Paese usa la propria unità monetaria per “comprare”, tramite il Fondo, DSP, dollari, o qualunque altra valuta nazionale. I rimborsi al Fondo sono chiamati “riacquisti di acquisti” [“repurchases of purchases”].

Così, alla data del 30 settembre 1982, gli acquisti totali, inclusi quelli “della tranche di riserva”, sui libri contabili del FMI a partire da quando ha intrapreso l’attività ammontavano a 66.567 milioni di DSP (U.S. $71.879 milioni). Sempre alla data del 30 settembre 1982, il totale dei riacquisti di acquisti ammontava a 36.744 milioni di DSP.

L’importo totale dei prestiti in essere, alla data del 30 settembre 1982, era di 16.697 milioni di DSP (U.S. $ 18.020 milioni). La mezza dozzina di prestatari in cima alla classifica era: India, 1.766 milioni di DSP; Yugoslavia, 1.469 milioni di DSP; Turchia, 1.346 milioni di DSP; Corea del Sud, 1.148 milioni di DSP; Pakistan, 1.079 milioni di DSP; e le Filippine, 780 milioni di DSP; per un totale di 7.588 milioni di DSP, o 8.193 milioni in valuta degli Stati Uniti. Il futuro, naturalmente, può solo formare oggetto di congetture, ma la prospettiva è minacciosa. Uno sguardo in avanti ammonitore è stato pubblicato sul New York Times del 9 gennaio 1983. Per allora, il complesso di prestiti FMI in corso era salito a ventun miliardi di dollari. I direttori esecutivi del Fondo avevano appena approvato un prestito da 3,9 miliardi di dollari progettato come un salvataggio d’emergenza per il Messico, praticamente fallito. Il Fondo si era altresì accordato su un pacchetto simile per l’Argentina. Uno per il Brasile era stato quasi completato. In coda per ulteriori aiuti da parte del Fondo, che già aveva in corso prestiti in trentatré Paesi in gravi difficoltà, stavano il Cile, le Filippine e il Portogallo.

Molti avevano temuto, nell’autunno del 1982, che il Messico si sarebbe semplicemente rifiutato di compiere qualsiasi pagamento sui suoi 85 miliardi di dollari di debito estero, così creando una crisi finanziaria internazionale ancora più grave. Così, il direttore responsabile del Fondo, il francese Jacques de Larosière, prima di erogare il prestito, ha avvertito le banche private, che già avevano prestato miliardi al Messico, che, se non ne avessero accordati altri, si sarebbero potute ritrovare con uno zero spaccato in tasca. Ha incontrato una delegazione che rappresentava millequattrocento banche d’affari con prestiti al Messico in corso. Prima che il FMI ci mettesse un solo centesimo in più – ha detto loro – le banche private avrebbero dovuto rinnovare oltre venti miliardi di dollari dei loro crediti verso il Messico, che venivano a scadenza tra agosto 1982 e la fine del 1984, e concedere cinque miliardi di dollari in prestiti nuovi. Condizioni analoghe, in seguito, sono state annesse ai prestiti del Fondo ad Argentina e Brasile.

Così, il FMI adesso sta usando i propri prestiti come una leva per costringere a prolungare i vecchi prestiti privati e ad erogarne di nuovi. Tutto questo può sembrare momentaneamente rassicurante. Quantomeno tenta di porre la maggior parte del fardello e del rischio futuri a carico degli imprudenti prestatori privati del passato (e, a ruota, dei loro creditori), piuttosto che dei contribuenti di tutto il mondo e dei detentori della valuta nazionale.

Ma dove porta tutto questo? Non potrebbe consistere soltanto nello scambiare moneta buona per moneta cattiva? Per quanto tempo ancora i giocolieri internazionali potranno tenere in aria questo debito non pagato che continua a crescere?

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Manifestazione contro le scie chimiche

Luogocomune.net - Gio, 16/04/2015 - 20:00
Questo sabato 18 aprile a Bologna l’Associazione Riprendiamoci il Pianeta / Movimento di Resistenza Umana e la Draco Edizioni organizzano una "Manifestazione Nazionale contro le Scie Chimiche".

Il programma della giornata prevede:

- ore 9.00 Installazione di un gazebo con mostra fotografica sotto i portici in via Indipendenza e inizio del volantinaggio per sensibilizzare la popolazione
- ore 10.00 Concentramento in piazza XX Settembre
- ore 10.30 Partenza del corteo lungo via Indipendenza in direzione di piazza Maggiore. Durante lo svolgimento del corteo verranno eseguiti diversi flash mob
- ore 12.00 Comizio in piazza Nettuno
- ore 13.00 Fine della mobilitazione

Maggiori informazioni ed un volantino dell'iniziativa sono disponibili sul sito web dell'Associazione

Io sarò presente per intervistare gli organizzatori, i partecipanti, e per raccogliere i commenti dei passanti. Se qualcuno ha qualche domanda da proporre, può indicarmela nei commenti.

Grazie.

Riccardo Pizzirani (Sertes)

Richard Gage a Roma

Luogocomune.net - Mer, 15/04/2015 - 19:50
Il 9 maggio Richard Gage (Architects & Engineers for 9/11 Truth) terrà una conferenza a Roma, nell'ambito di un tour europeo che lo sta portando in 19 città diverse.

Qui la locandina.

Rivolgo una richiesta a tutti gli utenti, specialmente nella zona di Roma: sarebbe bello riuscire ad invitare alla conferenza architetti e ingegneri (di costruzioni civili) italiani. Se qualcuno ha dei contatti utili è pregato di farmeli avere in PM (oppure scrivendo a redazione-at-luogocomune.net).

Grazie.

M.M.

Una nuova alba di libertà

Von Mises Italia - Mer, 15/04/2015 - 08:00

Continuando in tema della recente collaborazione tra il Mises Italia e Liberty.me, pubblichiamo l’articolo inaugurale di J. Tucker per l’apertura della città libertaria, datato agosto 2014.

* * *

E’ fantastico vivere in tempi di rivoluzione tecnologica: sta promuovendo libertà nel mondo tramite l’imprenditorialità ed il settore privato, la libera impresa, la tecnologia e gli scambi quotidiani.

Viviamo in un nuovo mondo di contatti personali che raggiungono ogni angolo del pianeta, un mondo emerso negli ultimi 20 anni ed il cui passo di sviluppo sta accelerando. Non solo, ma tutto questo sta accadendo al di fuori della pianificazione statale. La tecnologia sta cambiando il modo in cui pensiamo la politica, abbattendo i vecchi modelli. Il campo della libertà non può ignorare questa epoca storica: stiamo assistendo ad un esempio reale di come le scelte individuali in una nuova frontiera della libertà possano sfociare in una meravigliosa anarchia. Il risultato non è caotico nè statico: ovunque stanno emergendo idee variopinte che nel XX secolo si sarebbero ritenute impensabili. Il mondo digitale rappresenta l’ultima smentita del modello statale di pianificazione sociale. Quel che dicevano essere impossibile si sta rivelando come possibile, profittevole e produttivo.

Questo è il nostro momento e dobbiamo tuffarci direttamente nel suo centro. Ma come? Per rispondere a questa domanda abbiamo appena lanciato Liberty.me, una città digitale interamente dedicata alla libertà. Se ami la libertà, quello è il posto per te. Liberty.me esiste per promuovere la libertà personale ed economica nella tua vita e, come conseguenza, nel nostro mondo. Non si tratta di marciare per le strade, far pressioni presso politici o ritirarsi in isolamento. Si tratta di costruire un mondo di libertà. Liberty.me offre uno spazio in cui pubblicare i tuoi contenuti ed intrattenere il tuo pubblico, una comunità in amicizia, un’aula online con frequenti seminari, una vasta libreria di titoli ed un forum per le discussioni. C’è tutto quanto desideri da una comunità digitale impegnata nella causa della libertà.

Incluso nel periodo di prova hai il pacchetto completo. Liberty.me è infatti uno spazio pubblico (dopotutto, si tratta di aprirsi al mondo intero) ma anche privato: niente troll, pubblicità fastidiose o flame. E’ la più completa soluzione al maggior problema che oggi abbiamo tutti di fronte, e la risposta muove dal prendere una decisione nella nostra stessa vita. A Liberty.me crediamo che la libertà si debba innanzituto vivere, ecco perché ci siamo concentrati su temi pratici: come possiamo usare la tecnologia per vivere vite più libere? Come possiamo organizzare le nostre finanze per evitare rapine dal Leviatano? Quali film e libri riescono ad ispirarci? Che fare a proposito dell’istruzione, della sanità, degli spostamenti, della difesa personale?

Sappiamo per certo come lo stato stia rendendo le nostre vite sempre più difficili, ma non dovremmo arrenderci: con intelligenza, preparazione e determinazione possiamo superare tale barriera. Non possiamo aspettare che sia la politica a far la differenza: dobbiamo agire noi stessi. Nel breve periodo in cui ha operato, Liberty.me è già stata etichettata come un santuario di creatività ed ispirazione, promuovendo un senso di comunione tra persone votate alla libertà. In quale modo si conquistava la libertà nel passato? Con impegno e pratica quotidiane: sviluppando istituzioni, superando il sovrano in astuzia, cooperando per fornire alternative. Sono le comunità e le reti di interessi comuni ad aver promosso la libertà, comunità come Liberty.me.

Iscriviti oggi a Liberty.me! Approfitta dei 30 giorni di periodo di prova gratuito ed usa il codice LIBERTY per godere di uno sconto del 35%. Mandami un messaggio appena ti registri, così potrò salutarti, per poi tuffarti nell’avventura intellettuale. Abbiamo i mezzi per renderti la vita più libera, per superare e distanziare chi vuol dominare il mondo. Diamoci da fare!

 

(Fonte: A New Dawn for Liberty)

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L’origine del caos mediorientale è economica

Luogocomune.net - Mar, 14/04/2015 - 19:30
di Alvise Pozzi

Il Medio Oriente e, più in generale, l’intero mondo musulmano è in fiamme. Da Aden a Tikrit, da Damasco a Misurata il conflitto perenne con la sua moltiplicazione di gruppi armati in lotta fratricida, di Stati falliti e di golpe armati è ormai la costante degli ultimi cinque anni. Tutti i confini sembrano sfaldarsi, cedere sotto i colpi di una guerra spietata che spazza via nazioni, partiti, movimenti faticosamente costruiti nell’ultimo secolo, creando alleanze fino a poco fa impensabili. Una crudele guerra senza quartiere dove il più forte si manifesta tramite l’efferatezza dei massacri e per l’assenza di pietà. Non c’è spazio per la mediazione, non c’è diplomazia che regga, né un pensiero razionale che induca a trattare i vinti di oggi nei governati di domani.

La logica dominante è quella dello sterminio, del creare nuove entità regionali etnicamente omogenee. Tutto sembra ridotto a una guerra religiosa tra le principali correnti dell’Islam radicale, decise a darsi battaglia fino alla morte; un conflitto che l’Occidente osserva preoccupato solo perché sempre più vicino ai propri inviolabili confini, a volte intervenendo in ordine sparso e soft, dietro il confortabile velo della lotta contro la barbarie jihadista. Il punto di vista è chiaro e semplice: il fanatismo religioso e l’arretratezza culturale generano questi “mostri” che decapitano, rapiscono e massacrano interi villaggi, inneggiando ad Allah. Noi, invece, ormai protetti dal nostro secolarismo, dal rispetto dei diritti umani e in fondo dal nostro benessere, ...

Campagna per l'uscita dell'Italia dalla NATO

Luogocomune.net - Lun, 13/04/2015 - 20:28
L’Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realtà superiore che l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace quantifica in 72 milioni di euro al giorno.

Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell’Alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.

È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, per un’alleanza la cui strategia non è difensiva, come essa proclama, ma offensiva.

Già il 7 novembre del 1991, subito dopo la prima guerra del Golfo (cui la NATO aveva partecipato non ufficialmente, ma con sue forze e strutture) il Consiglio Atlantico approvò il Nuovo Concetto Strategico, ...

Liberty.me & Mises Italia: parte la collaborazione

Von Mises Italia - Lun, 13/04/2015 - 08:00

Annunciamo con piacere l’inizio di una collaborazione tra la città libertaria Liberty.me ed il Mises Italia, al fine di promuovere i loro contenuti anche tra il pubblico italiano. Sul sito di quella è già attivo un nostro blog dedicato alla riproposizione in lingua italiana dei suoi contenuti chiave, aggiornato mensilmente con nuove traduzioni.

Scopo primario di questa collaborazione è per noi il fornire ai nostri soci un accesso alla ricchissima biblioteca digitale del portale Liberty.me: il progetto guidato da Jeffrey Tucker si è infatti distinto per un’originalità dei contenuti che siamo certi i nostri lettori apprezzeranno. A fianco dei testi classici di teoria economica troviamo infatti anche un’ampia serie di guide specifiche su temi pratici ed attuali, sempre argomentati in chiave di economia austriaca e filosofia libertaria: chi volesse accostarsi ai nostri ideali tamite un approccio più concreto potrà trovare in esse un valido punto di partenza.

Di seguito, una lista dei titoli digitali che già da oggi i soci Bastiat ed i soci Rothbard del Mises Italia potranno richiedere mensilmente come parte dei propri benefici. La lista completa degli e-book Liberty.me e Laissez-Faire Books scaricabili è comunque sempre disponibile presso questa pagina.

 

1. Liberty.me Books

J.D. Acton – Lord Acton’s History of Freedom
F. Ballvé – Essential of Economics
H.E. Barnes – Perpetual War For Perpetual Peace
F. Bastiat – Economic Harmonies
F. Bastiat – Economic Sophisms
F. Bastiat – Selected Essays on Political Economy
F. Bastiat – The Law
L. Baudin – A Socialist Empire: The Incas of Peru
E. de La Boétie – The Politics of Obedience
R. Bourne – War is the Wealth of the State
E. Braun – Finance Behind the Veil of Money
G. Callahan – Economics for Real People
R. Chantillon – An Essay on Economic Theory
G. Chartier – Conscience of an Anarchist
F. Chodorov – Income Tax: Root of all Evil
F. Chodorov – Out of Step
F. Chodorov – The Rise and Fall of Society
J. Cox – Minimum Wage, Maximum Damage
J. Cox – The Concise Guide to Economics
C. Darrow – Resist Not Evil
M. DiBaggio – House of Refuge
L. Erhard – Prosperity through Competition
J.T. Flynn – As We Go Marching
J.T. Flynn – Men of Wealth
J.T. Flynn – While You Slept
D. French – The Failure of Common Knowledge
D. French – Walk Away
G. Galles – Faulty Premises, Faulty Policies
G. Garrett – A Bubble that Broke the World
G. Garrett – Harangue
G. Garrett – Satan’s Bushel
G. Garrett – The Cinder Buggy: a Fable in Iron and Steel
G. Garrett – The Driver
A. Gray – The Socialist Tradition: Moses to Lenin
L.A. Hahn – Economics of Illusion
F.A. Harper – The Writings of F.A. Harper – vol.1
F.A. Harper – The Writings of F.A. Harper – vol.2
H.J. Haskell – The New Deal in Old Rome
F.A. Hayek – A Tiger by the Tail
F.A. Hayek – Denationalization of Money
F.A. Hayek – Prices and Production
H. Hazlitt – Time Will Run Back
H. Hazlitt – The Foundations of Morality
H. Hazlitt – The Way to Willpower
H. Hazlitt – Thinking as a Science
A. Herbert – The Voluntaryst Creed
K. Hess – Death of Politics
H.H. Hoppe – A Theory of Socialism and Capitalism
A. Kinsella – Against Intellectual Property
R.W. Lane – Give Me Liberty
R.W. Lane – The Discovery of Freedom
R.W. Lane – Young Pioneers
A.L. Macfie – Theories of the Trade Cycle
O.S. Marden – How They Succeeded
O.S. Marden – The Joys of Living
W. McElroy – The Art of Being Free
C. Menger – Principles of Economics
L. von Mises – Economic Calculation in the Socialist Commonwealth
L. von Mises – Economic Policy: Thoughts for Today and Tomorrow
L. von Mises – Human Action
L. von Mises – Liberalism
L. von Mises – Nation, State and Economy
L. von Mises – Socialism
L. von Mises – Theory and History
L. von Mises – Theory of Money and Credit
G. de Molinari – The Production of Security
I. Morehouse – Better off Free
R.P. Murphy – Chaos Theory
A.J. Nock – Jefferson
A.J. Nock – Memoirs of a Superflous Man
A.J. Nock – Our Enemy, the State
A.J. Nock – The Theory of Education in the United States
F. Oppenheimer – The State
T. Paine – Common Sense
I. Paterson – Never Ask the End
I. Paterson – The God of the Machine
I. Paterson – The Shadow Riders
S. Patterson – What’s the Big Deal About Bitcoin?
C.A. Phillips – Banking and the Business Cycle
P.E. de Puydt – Panarchy
A. Rand – Anthem
L.E. Read – Anything That’s Peaceful
L.E. Read – I, Pencil
G. Reisman – Piketty’s Capital
E. Richter – Pictures of the Socialistic Future
L. Robbins – The Economic Basis of Class Conflict
M.N. Rothbard – America’s Great Depression
M.N. Rothbard – Anatomy of the State
M.N. Rothbard – Education: Free and Compulsory
M.N. Rothbard – For a New Liberty
M.N. Rothbard – Freedom, Inequality, Primitivism and the Division of Labor
M.N. Rothbard – What Has Government Done to Our Money
M. Sennholz – Leonard Read: Philosopher of Liberty
L. Spooner – No Treason
L. Spooner – Trial by Jury
W.G. Sumner – A History of American Currency
W.G. Sumner – What the Social Classes Owe Each Other
M.&L. Tannehill – The Market for Liberty
H.D. Thoreau – Here There is no State
B.R. Tucker – Instead of a Book
J.A. Tucker – 25 Life-Changing Classics
J.A. Tucker – A Beautiful Anarchy
J.A. Tucker – Bit by Bit
J.A. Tucker – Bourbon for Breakfast
J.A. Tucker – It’s a Jetsons World
J.A. Tucker – Liberty.me: Freedom is a Do-It-Yourself Project
M. Villeneuve – The Third Way
C. Watner – The Essential Voluntaryist
H.G. Weaver – The Mainspring of Human Progress
E. Zamiatin – We

2. Liberty Guides

J. Arman – A Guide for Liberty-Loving Parents
C. Belt – Building a Business Under Leviathan: Nevada
M. Borders – Voice and Exit Manifesto
G. Brooks – Defend Liberty in the Church
H. Cesare – How to Get Free Household Essential
D. Clark – Building an Armory from Scratch
D. Clark – How to Buy Your First Handgun
J. Desyllas – Negotiate for Mutual Profit
J.S. Diedrich – Sell Liberty Like Don Draper
D.E. French – Peer-to-Peer Lending
W.N. Grigg – Alternatives to the Police State
J. Hanners – How to Deal With the Police
J. Hunt – Surviving Obamacare
S. Kinsella – Do Business Without Intellectual Property
V. Malherbe – How to Buy, Sell & Store Precious Metals
T. Mayer – Reclaim Your Privacy
W. McElroy – How to Be an Individual Anarchist
W. McElroy – The Art of Argumentation
W. McElroy – The Liberty Prepping Mindset
I. Morehouse – Rethinking Higher Education
R. Murphy – How to Be an Independent Intellectual
S. Patterson – Up and Running with Bitcoin
S. Pierre – Free State Project Guide
T. Swanson – Internationalize: Teach English in East Asia
J.A. Tucker – Dress Like a Man
J.A. Tucker – Free Your Laundry From Government Mandated Filth
J.A. Tucker – Hack Your House
J.A. Tucker – Prepare for Life Without the State
J.A. Tucker – Talking Liberty
J.A. Tucker – Young & Unemployed: What to Do

3. Member Books

J. Brown – State of Terror
S.J. Collins – Everything Voluntary
R. England – Free is Beautiful
A. Kokesh – Freedom!
T. Patron – The Bitcoin Revolution
L.W. Reed – Great Myths of the Great Depression
D. Romney – Rule of Law
J. Siegel – Libertarian Treehugger
W. Trabex – How to Write Fiction

4. Other Books

(NOTA: diversi titoli qui elencati sono anche disponibili in forma gratuita presso altri portali, quali ad esempio il mises.org)
W. Block – Defending the Undefendable
L.E. Carabini – Inclined to Liberty
P. Champagne – The Book of Satoshi
J.B. Clark – Essentials of Economic Theory
P. Eltzbacher – Anarchism
H. Hazlitt – Economics in One Lesson
H.H. Hoppe – The Economics and Ethics of Private Property
J.G. Hülsmann – Mises: the Last Knight of Liberalism
S.E. Konkin III – An Agorist Primer
S.E. Konkin III – New Libertarian Manifesto
J.J. Martin – Men Against the State
L. von Mises – Planned Chaos
S. Molyneux – Everyday Anarchy
S. Molyneux Practical Anarchy
S. Molyneux – Universally Preferable Behaviour
T. Paine – Rights of Man
T. Paine – The Writings of Thomas Paine
R. Paul – A Foreign Policy of Freedom
R. Paul – Freedom Under Siege
R. Paul – Mises and Austrian Economics
R. Paul – Pursue the Cause of Liberty
P.J. Proudhon- What is Property?
G. Reimann – The Vampire Economy: Doing Business Under Fascism
R. Rocker – Anarcho-Syndicalism
R. Rocker – Pioneers of American Freedom
M.N. Rothbard – An Austrian Perspective on the History of Economic Thought
M.N. Rothbard – Conceived in Liberty
M.N. Rothbard – History of Money and Banking in the United States: the Colonial Era to World War II
M.N. Rothbard – Man, Economy and State, with Power and Market
M.N. Rothbard – The Origins of the Federal Reserve
B. Shaffer – A Libertarian Critique of Intellectual Property
B. Shaffer – Boundaries of Order
B. Shaffer – In Restraint of Trade
B. Shaffer – The Wizards of Ozymandias
H. Spencer – The Man Versus the State
L. Spooner – A Defence for Fugitive Slaves
L. Spooner – The Unconstitutionality of Slavery
L. Spooner – Vices are not Crimes
C.T. Sprading – Liberty and the Great Libertarians
C.C. Tansill – Back Door to War: the Roosevelt Foreign Policy 1933-1941
B.R. Tucker – Liberty – vol.1
Voltaire – Toleration and Other Essays
VV. AA. – SFL/LFA Short Fiction Contest Collection
A.D. White – Fiat Money Inflation in France
E.B. White, W. Strunk Jr. – The Elements of Style
E.V. Zenker – Anarchism: a Criticism and History of the Anarchist Theory

 

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Alla fine gli USA l'hanno capita

Luogocomune.net - Dom, 12/04/2015 - 11:10
Eisenhower, Kennedy, Johnson, Ford, Carter, Reagan, Bush padre, Clinton, Bush figlio, Obama.

Sono ben 10 i presidenti americani a cui Fidel Castro è sopravvissuto, insieme alla sua rivoluzione del '59. E oggi finalmente l'ultimo dei 10 presidenti ha riconosciuto che l'embargo durato più di 50 anni non è servito a nulla.

Per capire meglio quanto la rivoluzione cubana abbia dato fastidio agli americani, ripubblichiamo alcuni documenti desecretati della CIA, nei quali gli "astuti" uomini di Langley mettevano insieme le idee più bizzarre per cercare di rovesciare il regime castrista. (Tutto questo, naturalmente, al netto di "Operation Northwoods", dove si suggeriva di abbattere un drone americano nelle vicinanze di Cuba, per poi dare la colpa a Fidel Castro).

*******

OPERAZIONE "Questo fa sul serio". [Articolo originale]

Dopo un pò di tempo dal successo della rivoluzione, gli USA capiscono che Castro non è un fringuello di passaggio, e cominciano a pensare seriamente di destabilizzarlo in tutti i modi. La CIA partorisce così centinaia di idee, ognuna con un particolare "nome in codice" - alcune praticabili, altre semplicemente ridicole, ma tutte comunque fetenti - che mostrano già il germe di quella mentalità di inganno e tradimento che oggi si dà ormai per scontata in tutte le operazioni in cui la CIA sia in qualche modo coinvolta.

Commenti liberi

Luogocomune.net - Ven, 10/04/2015 - 18:30
Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

Cronache da Bretton Woods (parte terza)

Von Mises Italia - Ven, 10/04/2015 - 09:00

L’accordo prevedeva che ogni Paese potesse ridurre la parità della propria valuta ogniqualvolta ciò fosse necessario per correggere uno “squilibrio strutturale”, e che l’istituendo Fondo Monetario Internazionale non dovesse respingere una proposta in tal senso. Non erano posti limiti al numero di queste riduzioni, purché, singolarmente considerate, fossero pari o inferiori al 10%. Dopo aver ottenuto l’accettazione della propria valuta a quella parità, da parte degli altri membri, ogni Paese membro poteva recedere dal Fondo in qualsiasi momento, purché ne desse avviso scritto. Non era specificato alcun termine di preavviso.

Come assicurerà la stabilità?

26 giugno 1944

Uno degli scopi apparenti del proposto Fondi di Stabilizzazione Internazionale è “promuovere la stabilità dei cambi”. Ma, quanto più si esamina la “esposizione dei princìpi” per il fondo, tanto più difficile diventa trovarvi stabilità per i cambi. Essa prevede bensì che, quando una nazione entra nel fondo, sarà fissata o stabilita una parità per la sua valuta; ma questa, a quanto pare, può essere cambiata in qualsiasi momento. Un Paese membro può proporre un cambiamento nella parità della propria valuta, ad esempio, se lo considera “appropriato per correggere uno squilibrio strutturale” [Schedule C, punto 6: “A member shall not propose a change in the par value of its currency except to correct, or prevent the emergence of, a fundamental disequilibrium.” – NdT]. Lo “squilibrio strutturale” non è definito nell’esposizione. Nessun Paese che intenda svalutare dovrebbe trovar particolari difficoltà ad argomentare che vuole farlo per correggere uno “squilibrio strutturale”.

L’esposizione dei princìpi prosegue:

Il fondo approverà il mutamento richiesto nella parità della valuta di un membro se è essenziale alla correzione di uno squilibrio strutturale. In particolare, il fondo non respingerà una richiesta di cambiamento, necessaria a ristabilire l’equilibrio, additando le politiche interne, sociali o politiche, del Paese richiedente.”. [Schedule C, punto 7 – NdT]

In altre parole, le nazioni che sono state intente a sostenere la valuta di quel Paese non possono respingere una svalutazione solo perché il lamentato “squilibrio strutturale” è stato il risultato diretto di politiche interne nocive.

L’esposizione dei princìpi prevede che un Paese membro possa ridurre la parità fissata per la propria valuta fino al 10%. “In caso di richiesta di un’ulteriore modifica, che non rientri nella clausola che precede e non superi il 10%, il fondo deciderà entro due giorni dalla ricezione della richiesta, se lo domanda il richiedente.”. Questo è un po’ ambiguo, ma sembra implicare che una nazione può svalutare di un altro 10% con il consenso del fondo. Supponiamo che la nazione voglia svalutare ancora di più? Questo caso sembra previsto all’Art. VIII, Par. 1: “Un Paese membro può recedere dal fondo mediante comunicazione scritta.”. Non è specificato alcun termine di preavviso: a quanto pare, il recesso del Paese membro può aver luogo subito dopo che la comunicazione è stata ricevuta. [Ora art. XXVI, par. 1: “Any member may withdraw from the Fund at any time by transmitting a notice in writing to the Fund at its principal office. Withdrawal shall become effective on the date such notice is received.“, e Schedule J – NdT]

In altre parole, mentre, secondo questo progetto, le nazioni creditrici nette si impegnano, tramite i loro contributi al fondo, ad acquistare la valuta di ogni nazione debitrice netta per mantenerla alla parità, non hanno nessuna garanzia che il valore di queste valute che vengono a detenere non si riduca all’improvviso, per un repentino atto di svalutazione da parte delle nazioni le cui valute detengono.

Articolo di Henry Hazlitt in From Bretton Woods to World Inflation. A Study of Causes and Consequences

Tradotto da Guido Ferro Canale

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Gli strani eroi di Apollo 11

Luogocomune.net - Mer, 08/04/2015 - 20:20

L’esperimento keynesiano della Corea del sud si avvia a diventare globale

Von Mises Italia - Mer, 08/04/2015 - 08:00

The Birth of Korean Cool, di Euny Hong, Picador Press, 2014

Quelli tra noi che hanno raggiunto una certa età si ricorderanno gli ultimi anni ’80 e primi ’90 quando ci sentivamo dire che il Giappone avrebbe conquistato il mondo. Compravamo le loro auto, giocavamo coi loro videogiochi, usavamo la loro tecnologia per ogni piccola cosa. Ci dicevano che i Giapponesi avrebbero dominato il mondo. Erano i migliori nel gioco di squadra, mettevano più enfasi sul gruppo che sull’individuo. Lavoravano più duramente degli altri. Nel 1992, un politico giapponese di alto livello, Yoshio Sakurauchi, dichiarò che gli Americani sono “troppo pigri” per poter competere con i lavoratori Giapponesi e che un terzo dei lavoratori Americani “non può nemmeno leggere”. Il romanzo del 1992 di Michael Crichton “Rising Sun/Sol Levante” (e il suo adattamento per la versione cinematografica del 1993) hanno alimentato ulteriormente questi pensieri nella testa di molti Americani.

Nessuno oggi pensa più che i Giapponesi conquisteranno il mondo. È emerso che la, rinomata, corazzata economica giapponese era basata sul gioco di squadra e sul duro lavoro meno di quanto invece fosse basata sulla pianificazione centrale, il denaro facile, il welfare aziendale e le barriere alle importazioni. Dunque, il crollo che seguì il boom non dovrebbe sorprendere nessuno. Oggi, la Corea del sud (che in questo articolo chiamerò “Corea”) sembra aver ricominciato, per molti aspetti, da dove il Giappone aveva smesso. La Sony, dal Giappone, ha intrapreso una strada di profondo declino, ma i marchi coreani Samsung ed LG sono invece marchi rispettati a livello internazionale. La Hyundai, pur se ancora guardata come un marchio di bassa qualità per molti, ha però esteso la propria penetrazione in modo massiccio nell’ultimo decennio, con la costruzione di uno stabilimento da un miliardo di dollari in Alabama  nel 2005 e un altro in Georgia nel 2009.

L’ascesa della Corea sulla scena globale 

Il tentativo di dominazione globale della Corea è differente da quello giapponese. Mentre la musica, i film e la TV Giapponesi non ottennero mai molta popolarità fuori dal Giappone (non è esatto, forse è vero che non ottennero popolarità in USA ma se pensiamo ai cartoni animati ottennero enorme popolarità in europa e nel resto dell’estremo oriente come ho letto in vari articoli e come sappiamo per nostra esperienza , nota del traduttore), la cultura pop Coreana è diventata un fenomeno globale. Guidiamo le loro auto e usiamo i loro Smartphone, ma i Coreani vogliono che noi ascoltiamo la loro musica e guardiamo i loro film. Pochi negli Stati Uniti notarono l’ascesa della cultura Pop Coreana prima del 2012 quando il video musicale del singolo “Gangnam Style”  del rapper PSY diventò uno dei più visti di tutti i tempi su You Tube. Improvvisamente, quasi tutti avevano sentito parlare di “K-pop”.Inoltre, chiunque navighi le ultime versioni di Netflix è probabile abbia notato un considerevole aumento del numero disponibile di film in lingua Coreana, inclusi successi internazionali come l’action-thriller del 2003 Old Boy e il film Horror del 2006 The Host. L’ascesa della musica, dei film e della TV Coreani –e anche dei videogiochi- però non è un risultato del libero mercato.  È il risultato delle politiche governative Coreane che coordinano, sussidiano e proteggono le industrie della cultura pop Coreana, tra tutte le altre. Nel suo nuovo libro La nascita del “Cool” Coreano (The Birth of Korean Cool), Euny Hong esplora le origini e il successo di questo programma, pesantemente supportato e coordinato dalle agenzie governative Coreane e conosciuto come “Hallyu” o “l’onda Coreana”. Non parla solo di potere economico ma anche di relazioni internazionali e lo stato Coreano usa “Hallyu” come parte di un più vasto programma disegnato per progettare un “soft power” Coreano.

In Corea fanno le cose in modo diverso

Hong, un giornalista, approccia l’argomento attraverso la propria esperienza da Americana di nascita, di etnia Coreana, che ha vissuto in Corea durante la sua adolescenza.  Racconta il rampante nazionalismo nella scuola e nella società Coreane, il bisogno di conformismo, la generale predisposizione dei Coreani verso lo stato e la nazione, mentre i comportamenti individualistici sono visti come patologia sociale.

Hong riporta molti aneddoti, con simpatia nei confronti della Corea e dei Coreani, che illustrano questi fatti, anche se gli occidentali, dalla mentalità propensa al laissez-faire, probabilmente vedranno tali esperienze con stupore e forse anche sconcerto. Hong ci racconta che quella personalità tipicamente americana del “cattivo ragazzo”, così dominante nella cultura popolare Americana, non esiste in Corea.

Questo si evince dalla cultura popolare del paese. La cosa più vicina al “cattivo ragazzo” che lo scenario musicale pop Coreano esprime, è il rapper PSY, che viene considerato un ribelle perché non ha conseguito a scuola tutti voti eccellenti e qualche volta fa arrabbiare i genitori.

Non è sorprendente dunque, continua Hong, che la cultura popolare in Corea sia reggimentale, corporativa, pianificata e guidata da una etica dell’impegno verso il gruppo e dal sovvertimento dell’artista individuale.

Attraverso una agenzia statale chiamata “Ministero della Creazione del Futuro” il governo Coreano collabora con le aziende culturali del settore apparentemente privato per massimizzare l’influenza della cultura Pop Coreana all’interno del paese e all’estero.

Il governo Coreano, ha storicamente impiegato il protezionismo per incoraggiare la cultura Pop Coreana. Hong nota per esempio che nei decenni passati il governo Coreano ha richiesto ai cinema Coreani di programmare almeno 146 giorni all’anno di film prodotti in Corea, e che le società di produzione cinematografica hanno dovuto produrre un film Coreano per ogni film importato.

Si può dire tranquillamente che l’industria del cinema Coreano abbia beneficiato di questo tipo di protezionismo…il governo ha costruito e gestito anche teatri e case d’arte

Fin dalla crisi finanziaria asiatica dei tardi anni novanta tuttavia, il governo Coreano ha provveduto a diffondere assistenza per la cultura pop coreana sui mercati internazionali, usando le tasse per finanziare la doppiatura dei programmi coreani in lingue straniere e usando i diplomatici per negoziare la programmazione di trasmissioni televisive coreane sulle TV straniere.

La “cooperazione” delle aziende-del-governo

Tutto questo ben si adatta alle consolidate usanze politiche Coreane.

Proprio come l’economia giapponese è stata a lungo influenzata e anche dominata dalle più grandi aziende collegate allo stato conosciute come keiretsu e zaibatsu, la Corea ha delle analoghe società multinazionali conosciute come chaebols. Come versione Coreana del “too-big-to-fail,  ma molto più significative per la generale economia Coreana, queste entità hanno svolto un ruolo chiave nel rendere operative le politiche governative Coreane attraverso la “cooperazione-governativa-chaebol”.

Hong nota che l’ascesa della cultura pop promossa dal governo non può essere pienamente capita al di fuori di questo contesto, e nei capitoli finali del suo libro esamina questa tradizione della cooperazione delle aziende governative rifacendosi ai casi di Samsung, LG, e altre imprese Coreane che pur di grande successo si sono costruite sui favori e sulla tassazione del governo.

Hong scrive: “come per molte delle storie di successo della Corea, l’affermazione sul palcoscenico internazionale della Samsung è attribuibile al diretto intervento del governo nelle sue fasi cruciali.”.

E affinchè nessuno creda che la Samsung sia come qualsiasi altra impresa, ci ricorda che “Samsung da sola genera un quinto del PIL del paese”. Non è difficile capire come lo stato Coreano possa considerare Samsung una estensione di se stesso. “Ciò che è buono per Samsung è buono per la Corea” è senza dubbio una frase che esprime il sentimento che circola nei corridoi delle Agenzie governative Coreane.

Hong, come giornalista, semplicemente prende atto e descrive la politica economica dello stato Coreano al suo “valore di facciata”. Naturalmente tutta questa pianificazione centrale dell’economia Coreana è stata un enorme successo. Lo possiamo vedere da come gli standard di vita sono cresciuti a passi da gigante dagli anni 60 quando la Corea era di fatto un paese del terzo mondo.

È solo un’altra storia di successo – ci è stato detto – del Keynesismo neo-mercantilista dove le aziende di governo o sussidiate dal governo, eseguono i piani del governo per migliorare l’economia che si basa  sulle decisioni degli agenti governativi.

Per qualche conoscitore dell’economia classica o Austriaca, tuttavia, si può analizzare questo impianto economico e chiedersi cosa “non si vede” dietro tutti questi favoritismi governativi e questo processo decisionale centralizzato.

Quanto potrebbero spendere dei propri soldi i Coreani se le loro risorse non venissero confiscate per essere assegnate alle grandi chaebols e per essere spese per garantire i mutui alle aziende favorite dal governo? Quali innovazioni potrebbero emergere se le piccole imprese e start-up della Corea avessero l’opportunità di poter competere contro le enormi imprese “too-big-to-fail” ? Non lo sapremo mai.

Racconti precauzionali

Ciò che sappiamo, tuttavia, è che quando un governo nazionale mette tutte le sue uova in un cesto, come ha fatto il governo Coreano, il successo può essere passeggero. Cosa accadrà se Samsung si avvierà sulla strada già percorsa da Sony in passato? O se la Hyundai imiterà General Motors? Ci saranno solo più salvataggi, “stimoli” e come suggeriscono le esperienze Giapponese e Americana, ondate di denaro facile ?

In una cultura dove il tempo libero è visto con sospetto e ci si aspetta che gli studenti studino 18 ore al giorno, è possibile andare avanti apparentemente in modo indefinito mentre i cattivi investimenti si accumulano e il governo devia sempre più ricchezza per spingere le sue aziende preferite. Ma alla fine, come ha mostrato il Giappone e come sempre di più mostrano gli Stati Uniti, queste politiche portano con ogni probabilità alla stagnazione e alla dissipazione del capitale. Sotto queste condizioni, i lavoratori Americani e Giapponesi possono lavorare sempre più ore e sempre più duramente per mantenersi sul proprio standard di vita, ma il reddito disponibile non sembra più crescere.

Il caso del Giappone, una volta-il-dominatore-del-mondo, è un ammonimento per tutti, ma lo stesso si può dire per gli USA.

È vero che l’economia degli Stati Uniti è più diversificata e più basata sull’imprenditorialità diffusa rispetto alle economie giapponese e coreana, ma per quante decadi l’America può resistere alla sua propensione a drogare il proprio settore finanziario e altri settori amici-del-governo a spese dei contribuenti e degli imprenditori ? Forse stiamo vivendo la risposta a questa domanda già oggi.

Una lettura di La nascita del “Cool” Coreano (The Birth of Korean Cool), ci dice che la Corea è ancora nella fase di boom. Ma noi abbiamo già visto questo film, anche se non in Coreano.

Articolo di Ryan McMaken su Mises.org

Traduzione di Andrea Coletta

Adattamento a cura di Felice Rocchitelli

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Piloti civili: categoria a rischio?

Luogocomune.net - Mar, 07/04/2015 - 18:30
Quello che fino al secolo scorso era considerato uno dei mestieri più belli in assoluto - il pilota di aerei civili - sembra che si stia trasformando rapidamente in una categoria di persone frustrate e demotivate, capaci di azioni che sono certo poco tranquillizzanti per la sicurezza dei passeggeri.

Due settimane fa abbiamo avuto il caso clamoroso - stando almeno alla versione ufficiale - di Andreas Lubitz, il pilota "depresso" che ha deciso di farla finita proprio mentre era al comando dell'Airbus precipitato sulle Alpi francesi.

Pochi giorni fa due piloti della Air India si sono messi a fare a cazzotti fra di loro, in cabina di pilotaggio, poco prima del decollo. L'aereo è poi partito regolarmente, anche se all'arrivo i due piloti sono stati sospesi dal servizio (non sarebbe stato meglio sospenderli subito, prima che decollassero belli incazzati l'uno con l'altro?)

Ieri un pilota dell'Alitalia si è messo a sparare, fra le mura domestiche, per una lite familiare. Anche lui, fortunatamente, è stato sospeso dal servizio. [...]

Scoperte la cause dell'autismo. In un caso su tre.

Luogocomune.net - Lun, 06/04/2015 - 16:00
Ragazzi, possiamo festeggiare: come ci comunica l'ANSA, abbiamo iniziato a scoprire le cause dell'autismo:

"La caccia alle cause dell'autismo ha fatto un altro passo in avanti: grazie ad una tecnica di diagnosi genetica e' stato possibile accertare che in un caso su tre e' genetica."

Per gli altri due casi non importa, lo capiremo magari più avanti, ma almeno ora sappiamo che un caso su tre è genetico. Ma poi, che cosa vuol dire genetico? Tutto e niente, a quanto pare:

"In tempi forse più rapidi del previsto, sarà cosi' possibile mettere a punto cure personalizzate, annuncia Antonio Persico, docente di Neuropsichiatria Infantile all'Universita' del Campus. "Il fattore preponderante all'origine dell'autismo - spiega Persico - è senz'altro quello genetico, ma sono stati anche individuati fattori ambientali che possono causare da soli la malattia, se l'esposizione a essi avviene in fase prenatale, come alcune infezioni virali nel primo o secondo trimestre di gravidanza da parte della madre. Altri studi starebbero anche comprovando una relazione tra l'autismo e l'esposizione ad alcuni pesticidi, sempre in fase prenatale. Tutte le altre ipotesi risultano prive di evidenze sufficienti, quando non sono addirittura vere e proprie leggende metropolitane". "

Benissimo, signor Persico, è arrivato il momento di smettere di parlare a vanvera, e di informarsi seriamente: ...

Al Quaeda sceglie la joint venture

Luogocomune.net - Sab, 04/04/2015 - 09:20
Avviso: Un altro utente è stato sospeso. Due utenti riammessi (qui).

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Dalla Stampa di oggi leggiamo e commentiamo:

"L’erede di Osama bin Laden, il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, è intenzionato a ritirarsi a vita privata entro la fine dell’anno e a sciogliere tutti i suoi seguaci dal giuramento di fedeltà verso di lui. Non solo, li invita a unirsi alle altre forze jihadiste, in pratica a fondersi nello Stato islamico (Isis) guidato dal rivale Abu Bakr al Baghdadi."

Insomma, un pò come la FIAT di Marchionne, che si fonde con la Chrysler del rivale Lee Iacocca. Adesso aspettiamo la fusione fra Al Quaeda e ISIS, e poi vedrete che i loro titoli in borsa schizzeranno alle stelle.

"Un terremoto, se la notizia sarà confermata, nel mondo dei gruppi islamisti che avrebbe conseguenze dirompenti soprattutto in Siria dove l’Al Qaeda locale, Al Nusra, e il gruppo alleato Ahrar al Sham, competitori dell’Isis, hanno appena preso l’importante città di Idlib. Se si unissero allo Stato islamico la guerra sarebbe probabilmente a un svolta e l’intera Siria rischierebbe di diventare una potenza islamista."

E chissà chi trarrà un vantaggio da tutto questo: Babbo Natale? O forse Cappuccetto Rosso?

"Ma la notizia bomba è ancora tutta da verificare. Finora siamo alle presunte rivelazioni fatte al suo entourage dal settantenne e stanco Al Zawahiri... "

Fate bene attenzione ai passaggi che seguono, perchè fra poco la logica farà corto circuito.

"... Confidenze raccolte dall’ex jihadista Ayman Dean, fra i fondatori di Al Qaeda alla fine degli anni Ottanta, poi passato a lavorare per i servizi britannici nel 1998, quando l’organizzazione da punta di diamante in Afghanistan si era trasformata nella maggiore minaccia terroristica per l’Occidente."

Cronache da Bretton Woods (parte seconda)

Von Mises Italia - Ven, 03/04/2015 - 09:00

Laccordo prevedeva fin dallinizio la possibilità di una svalutazione uniforme delle valute dei membri rispetto alloro. Ciò ha deliberatamente legittimato linflazione mondiale futura.

Per linflazione mondiale?

24 giugno 1944

Nell’esposizione dei princìpi per il prospettato Fondo di Stabilizzazione Internazionale si trova questo breve paragrafo:

Si può apportare un cambiamento concordato e uniforme alle parità auree delle valute dei membri, purché con lapprovazione di ogni Paese membro che detenga il 10% o più delle quote complessive.”. [Cfr., oggi, Schedule C sulle parità, la cui fissazione è divenuta eventuale e che possono essere cambiate da ogni singolo Paese senza limiti di sorta, purché con il consenso del Fondo, pena l’espulsione – NdT]

Questa è una clausola che permetterebbe l’inflazione mondiale. L’esperienza ha mostrato che è quanto mai improbabile che un qualsiasi Governo voglia alzare la parità aurea della propria valuta, così cagionando una caduta di prezzi o salari sul piano interno. Da tempo immemorabile, e specialmente negli ultimi tre decenni, le pressioni politiche sono andate nel senso della svalutazione e dell’inflazione. Pochi sono i Paesi in cui i gruppi di pressione che gridano più forte non sono favorevoli, in ogni momento o quasi, ad una svalutazione o inflazione che alzerebbe troppo i prezzi dei prodotti agricoli o i saggi salariali, rispetto al livello dei prezzi esistente, oppure per arrecar sollievo ai debitori, in particolare il Governo stesso, che verrà esortato a cancellare il fardello del proprio debito interno con l’espediente dell’inflazione. Prevedere l’inflazione uniforme in tutti i principali Paesi accrescerebbe, in ciascun Paese, la tentazione di inflazionare, rimuovendo alcune penalizzazioni immediate. Quando la valuta di un singolo Paese comincia a cedere per colpa di politiche inflazioniate, seguono due risultati imbarazzanti. Il primo è l’immediata perdita di oro, a meno che il Governo non ne proibisca l’esportazione (il che fa scendere ancor più la valuta); l’altro è l’umiliazione di vedere la valuta del Paese scambiata con uno sconto in altre nazioni. Un’inflazione uniforme nei Paesi più importanti del mondo eviterebbe entrambi questi imbarazzi.

Ma resterebbero i veri mali dell’inflazione. I soggetti con salari o compensi fissi vedrebbero contrarsi il loro potere d’acquisto. I pensionati cederebbero contrarsi il potere d’acquisto delle loro pensioni. I detentori di titoli di Stato, spesso acquistati per puro patriottismo, vedrebbero contrarsi il potere d’acquisto del loro capitale e degli interessi. Sarebbe molto più difficile prendere in prestito capitale in forma di titoli o di ipoteche; e, perciò, molti edifici non verrebbero costruiti e molte imprese non nascerebbero, data la prospettiva di quest’inflazione.

Sarebbe difficile immaginare una minaccia alla stabilità e alla piena produzione nel mondo più seria della prospettiva costante di un’inflazione globale uniforme, da cui i politici di ogni Paese verrebbero tentati con tanta facilità.

Articolo di Henry Hazlitt in From Bretton Woods to World Inflation. A Study of Causes and Consequences

Tradotto da Guido Ferro Canale

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The Jig is Up with Jim Willie, Part s I & II

Deep Politics Monitor - Ven, 03/04/2015 - 07:16
from Perpetual Assets, Apr 2, 2015 Part I Part II
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