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Bernie Sanders: un keynesiano sotto steroidi

Freedonia - 8 ore 40 min fa




di Gary North


Se la madre di Forrest Gump fosse qui, ci rammenterebbe questa verità fondamentale: "Socialismo è, chi socialismo fa." Con tutto il trambusto che circonda la campagna elettorale di Bernie Sanders, applichiamo questo principio al suo messaggio.

Da quanto ho letto, non ha raccomandato che il governo federale nazionalizzasse le industrie americane. Non ha quasi per niente auspicato che lo stato mettesse le mani su alcuna proprietà.

Se il socialismo non significa proprietà statale dei mezzi di produzione, allora cosa significa? Se la caratteristica distintiva dell'ideologia socialista non è la proprietà statale, allora come possiamo distinguere il socialismo dalle politiche keynesiane? Se il socialismo è semplicemente un'estensione dell'idea keynesiana alla cui base ci sono deficit pubblici e un'inflazione monetaria da parte della banca centrale, allora com'è distinguibile da quello che accade oggi?

In altre parole, dalla retorica utilizzata da Bernie Sanders nella sua campagna elettorale, egli è semplicemente un'altra versione di quello che abbiamo già visto negli Stati Uniti fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Io lo definisco keynesismo sotto steroidi.

Mi rendo conto che egli stesso si definisca socialista. Mi rendo anche conto che praticamente ogni keynesiano si definisca capitalista. La domanda è questa: qual è il contenuto economico, analiticamente parlando, propugnato da un auto-proclamato socialista o capitalista?



IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA

Torniamo ai famosi 10 punti di Karl Marx che definiscono l'ordine socialista di transizione dopo la rivoluzione proletaria, ma prima dell'arrivo del paradiso comunista, che Marx prudentemente descrisse in un misero paragrafo all'interno di un manoscritto inedito.

Per quanto possa ricordare, ho sentito conservatori citare i 10 punti del Manifesto del Partito Comunista ed affermarne la presenza nel mondo di oggi.

Invece le cose non stanno così e mai lo saranno.

Ecco i 10 punti.

  1. Abolizione della proprietà fondiaria ed applicazione di affitti su terreni per scopi pubblici.

  2. Una pesante e progressiva imposta sul reddito.

  3. Abolizione di tutti i diritti di eredità.

  4. Confisca della proprietà di tutti gli emigrati e dei ribelli.

  5. Accentramento del credito nelle banche dello Stato per mezzo di una banca nazionale con capitale dello stato e monopolio esclusivo.

  6. Accentramento dei mezzi di comunicazione e di trasporto nelle mani dello Stato.

  7. Estensione delle fabbriche e degli strumenti di produzione di proprietà dello Stato; messa in coltura di terreni incolti, e miglioramento del suolo in accordo con un piano comune.

  8. Pari obbligo al lavoro. Istituzione di eserciti industriali, specialmente per l'agricoltura.

  9. Combinazione di agricoltura con industrie manifatturiere; graduale abolizione delle distinzioni tra città e campagna per una distribuzione più uniforme della popolazione.

  10. Istruzione gratuita per tutti i figli nelle scuole pubbliche. Abolizione del lavoro minorile in fabbrica nella sua forma attuale. Combinazione di formazione con produzione industriale, ecc.

In occidente è stato applicato il secondo punto: imposta progressiva sul reddito. Il decimo punto, istruzione finanziata con le tasse, ha avuto inizio nel Massachusetts una decina di anni prima che apparisse il manoscritto di Marx in forma anonima in tedesco.

A parte questi due punti, in occidente gli altri otto punti non sono mai stati applicati. E in ciascuna di queste due aree le cose sono migliorate.

1. Abolizione della proprietà fondiaria. Questo punto parla da solo.

2. Un'imposta sul reddito pesante e progressiva. Il governo federale ha imposto una tassa sul reddito, ma venne approvata sotto Woodrow Wilson come misura speciale in tempo di guerra. Di certo non è stata approvata perché sponsorizzata da un qualsiasi partito politico socialista. Abbiamo visto aliquote fiscali del 91% per le fasce sociali più alte sotto Dwight Eisenhower e John F. Kennedy. Ma poi sono scese al 70% sotto Lyndon Johnson, e al 29% sotto Ronald Reagan. Le aliquote marginali nei paesi scandinavi sono decisamente peggiori, e la Gran Bretagna ha avuto livelli tributari elevati per un lungo periodo di tempo. Ma aliquote marginali elevate per i ricchi sono sempre state popolari tra gli elettori. Questo perché erano socialisti; sono solo ladruncoli che credono in questo comandamento: "Non rubare, a meno che non hai la maggioranza dei voti." Per oltre un secolo questa prospettiva è risultata fondamentale nella teoria politica occidentale. Ma le persone che la favoriscono non si definiscono socialiste, e hanno ragione. Credono solamente che sia legittimo imporre aliquote marginali elevate sui ricchi. Così i ricconi ingaggiano avvocati e fanno donazioni al PAC, per cui negli Stati Uniti il tax rate effettivo imposto loro è ben al di sotto del 20%. I democratici sotto Obama o Clinton non hanno fatto niente per cambiare questa situazione. È "tutto come al solito" a Washington.

3. Abolizione di tutti i diritti all'eredità. Questa misura è stata imposta ai ricconi, ma non in modo totale. Il governo federale si prende circa il 55%, ma i ricchi hanno eluso questa misura con la creazione di fondazioni esenti da tasse, e cedono i loro beni a queste fondazioni. Poi i loro figli e figlie finiscono nel consiglio d'amministrazione, o in qualche modo ricevono un indennizzo.

4. Confisca della proprietà di emigranti e ribelli. Beh, ne abbiamo avuto un assaggio nel decennio successivo alla rivoluzione americana, quando circa 100,000 lealisti fuggirono dal paese, ma stiamo parlando di molto tempo fa.

5. Accentramento del credito da parte dello Stato. Ci sono certamente le banche centrali. Negli Stati Uniti c'è stata sin dal 1913. Le banche regionali del Federal Reserve System sono di proprietà privata. La banca centrale ha il monopolio, ma i banchieri commerciali sono autorizzati a fare più o meno ciò che vogliono con i loro soldi. Sebbene ci sia stato un accentramento di tipo keynesiano, non c'è mai stato nulla di simile ad un monopolio di stato del sistema bancario. Ciò vale per tutto l'occidente.

6. Accentramento dei mezzi di comunicazione e di trasporto nelle mani dello Stato. Dal telegrafo a Internet, abbiamo avuto la proprietà privata. La privatizzazione sta accelerando. Pensate a come l'email abbia spodestato le Poste.

7. Accorpamento dell'agricoltura con le industrie manifatturiere. La proprietà privata di aziende e fabbriche è stata perlopiù una costante in America. Nessun politico sta chiedendo la nazionalizzazione delle fabbriche e delle aziende agricole. Nessuno all'interno dei due principali partiti politici americani ha mai chiesto una cosa del genere. Alcuni gruppi socialisti o marxisti possono averlo proposto, ma non è accaduto molto spesso. I sindacati hanno voluto una fetta più grande della torta. Non hanno invocato il marxismo. L'IWW -- International Workers of the World (Wobblies) -- non è mai stato rappresentante dell'opinione sindacale.

8. Pari obbligo di tutti al lavoro. Questo punto non è mai stato applicato nei paesi occidentali. Le persone che avevano abbastanza soldi per non lavorare, non sono mai state costrette a lavorare dallo stato. Non abbiamo mai sentito parlare di queste persone. Sono ai margini estremi della società. Si tratta perlopiù di figli e figlie ricchi che hanno ereditato fondi fiduciari. Quante persone conoscete che vivono in una situazione simile? Io ne conosco un paio e lavorano. Possono non lavorare per un salario, ma sono coinvolti in attività caritatevoli, investimenti, e così via. Non ricordo alcun professore in tutti i miei anni di college e scuola di specializzazione che invocasse leggi sul lavoro obbligatorio imposte dal governo federale. Ho studiato in una scuola di specializzazione in cui c'era un uomo definito come il più importante dei giovani economisti marxisti, Howard Sherman, e non ha mai insegnato una cosa del genere. In realtà, Sherman non nominò neanche uno dei punti presenti nel Manifesto del Partito Comunista.

9. Accorpamento di agricoltura e produzione in fabbrica. ConAgra e Archer Daniels Midland hanno realizzato qualcosa di simile. L'agroalimentare produce la maggior parte delle colture d'America. Abbiamo visto una fusione tra vita rurale e vita urbana perché la prima non esiste più. Circa il 2% della popolazione degli Stati Uniti vive nelle fattorie, e queste persone hanno accesso a Internet, come tutte le altre. Gli agricoltori si siedono sui loro trattori da $450,000 muniti d'aria condizionata e ascoltano la musica sul proprio iPod. Marx odiava la campagna. La definiva "l'idiozia della vita rurale." Beh, credo che il suo desiderio sia stato esaudito. La vita rurale è quasi scomparsa. Oggi ci sono coltivatori nell'Iowa che richiedono sussidi governativi per l'etanolo. Non credo che queste persone si possano definire comuniste.

10. Istruzione gratuita per tutti i figli nelle scuole pubbliche. Il punto 10 è l'unico del Manifesto del Partito Comunista che è stato imposto in tutto l'occidente. Ecco il cuore, la mente e l'anima del socialismo occidentale -- e di tutti gli altri -ismi. Ma questo è stato implementato in occidente ben prima della prima guerra mondiale. L'abolizione del lavoro minorile in fabbrica divenne realtà a metà del XIX secolo in Gran Bretagna. Uno degli obiettivi primari del movimento della scuola pubblica era quello di mantenere gli studenti a scuola mediante la costrizione dello stato, affinché non andassero nelle fabbriche. Il movimento sindacale non voleva la concorrenza di ragazzi e ragazzini nelle fabbriche. Di conseguenza i promotori della scuola pubblica richiesero l'obbligo di frequenza per fare un favore al movimento sindacale.

Quindi l'area principale in cui sono stati applicati i dettami del Manifesto del Partito Comunista è stata quella della formazione scolastica. E qui i conservatori non sono tanto diversi dai comunisti, poiché vogliono controllare il curriculum della scuola pubblica. Si lamentano continuamente del fatto che i liberal controllano le scuole pubbliche. Hanno ragione. Essi hanno sempre controllato le scuole pubbliche. Ciò risale ai tempi di Horace Mann e dell'istituzione delle scuole pubbliche in New England.

Nessun candidato repubblicano ha mai chiesto la cessazione di tutti i finanziamenti alle scuole statali, comprese le accademie militari. Lo sto ancora aspettando un tale candidato, ma loro preferiscono evitare questo problema. Per quanto riguarda il punto 10, "siamo tutti comunisti ora."

Oggi, grazie ad Internet, stiamo cominciando ad allontanarci dal punto 10. Questa operazione potrebbe richiedere un paio di generazioni, ma la direzione che abbiamo preso è chiara. Le scuole pubbliche continuano a peggiorare in termini di produzione, e la formazione online è diventata più rispettabile. Assisteremo ad un cambiamento d'opinione riguardo l'homeschooling, e la Khan Academy ne è già parte. Ha circa 26 milioni di studenti iscritti. È gratuita. È online. Ha il sostegno di Bill Gates e di altri miliardari.



IL MITO DEL SOCIALISMO AMERICANO

In altre parole, è sempre stato un mito che l'America fosse in qualche modo socialista. È un mito che ci sia mai stato un candidato socialista per una carica politica d'alto livello. Se stiamo parlando di una persona che si sia battuta anche solo per la metà dei 10 punti nel Manifesto del Partito Comunista, tale persona non è mai esistita nei due partiti politici principali -- o tre, se si tiene conto del 1912.

Non ho mai sentito nessuno promuovere tutti i 10 punti durante i miei anni d'istruzione superiore.

C'è stato detto che gli elettori più giovani al seguito di Bernie Sanders, rappresentino un'ondata di socialismo. Questo è ridicolo. I giovani che hanno votato per Sanders non hanno idea di cosa sia l'economia socialista. Sono semplicemente dei keynesiani sotto steroidi.

A loro non piace la distribuzione della ricchezza di Pareto, ma nessuno ha detto loro che questa distribuzione della ricchezza esiste da oltre 100 anni. Fu scoperta nel 1897 da Vilfredo Pareto. Secondo i suoi studi circa il 20% della popolazione possiede l'80% del capitale, ciò significa che circa il 4% della popolazione possiede circa due terzi del capitale, e l'1% della popolazione possiede circa la metà del capitale. Se non altro, la distribuzione della ricchezza oggi è un po' più egualitaria rispetto all'epoca di Pareto. Non importa quale governo sia stato eletto, esiste sempre una distribuzione della ricchezza di Pareto. In altre parole, la riforma politica non cambia la distribuzione della ricchezza; al massimo cambia chi si trova alla sommità della piramide della ricchezza. Gli studenti non lo sanno, né lo sanno i loro insegnanti di sinistra. E nemmeno gli autori del 99.9% degli articoli che oggi leggiamo sulla disuguaglianza di ricchezza. Non ci viene mai detto che questa struttura di disuguaglianza è permanente, e lo è stata come minimo sin dalla fine del XIX secolo.

Non stiamo assistendo ad un'ondata di socialismo negli Stati Uniti. Stiamo solo assistendo al keynesismo sotto steroidi. Se Nancy Pelosi e Barack Obama non sono riusciti ad invertire le disuguaglianze, se neanche Franklin Roosevelt e il New Deal ci sono riusciti, se Lyndon Johnson ha ridotto le aliquote marginali alle fasce alte, allora dov'è questa ondata di socialismo in America? Quando vedremo i ricchi sottomessi?

È tutta retorica. Non c'è alcuna sostanza. Gli americani non vogliono il socialismo, e non l'hanno mai voluto. I ragazzi possono utilizzare la retorica, così come fa anche Bernie Sanders, ma non c'è mai stato un movimento socialista serio negli Stati Uniti. Non c'è mai stato neanche un momento in cui anche il 10% degli elettori era socialista, come definito da Karl Marx e Friedrich Engels nei 10 punti.

Pelosi e Obama hanno approvato l'Obamacare, e la popolazione se l'è bevuta fino a questo punto, ma le compagnie d'assicurazione sono ancora in vita e gli ospedali privati funzionano più o meno come funzionavano nel 2007. Non è cambiato molto. Questo è stato il massimo che Obama ha strappato al Congresso quando ha avuto il controllo su entrambe le camere. Questo è tutto ciò che ha da mostrare per sette anni della sua amministrazione.

Se eletto, Sanders non controllerà entrambe le camere del Congresso. Anche se dovesse accadere, non riuscirà a far approvare il tipo di riforma che dice di volere. È il terzo incomodo nel Congresso. Era un indipendente fino a un paio d'anni fa.

Qualcuno pensa seriamente che uno dei 10 punti del Manifesto del Partito Comunista verrà attuato se Bernie Sanders sarà eletto? Qualcuno pensa davvero che milioni di giovani abbiano letto il Manifesto del Partito Comunista? Hanno mai letto niente di diverso dai libri di testo? I loro insegnanti sono solo vecchi burocrati di ruolo. Vengono formati in istituzioni pubbliche in cui i punteggi SAT sono scesi sin dal 1964. Sin dai primi anni '80 gli insegnanti nelle scuole superiori hanno rinunciato a convincere i loro studenti di qualsiasi cosa. Hanno capito ciò che i loro predecessori già sapevano nel 1948. Il sistema dell'istruzione pubblica negli Stati Uniti non cambia le opinioni dei suoi laureati. I libri di testo sono scritti per le commissioni e rafforzano l'opinione pubblica. I libri di testo degli anni '50 elogiavano il New Deal. Ancora oggi lo elogiano.



CONCLUSIONI

È ora di smettere di preoccuparsi. In questo paese c'è keynesismo da ambo i lati, e ce l'abbiamo in tutti i paesi occidentali. Ma i keynesiani raramente si definiscono socialisti. Si considerano capitalisti. Vogliono solo che lo stato interferisca nell'ordine economico. Vogliono cambiamenti marginali delle aliquote fiscali, ma raramente li ottengono. Vogliono revisioni marginali delle leggi bancarie, cosa che ottengono, ma non cambia molto. Vogliono solo essere rieletti. La popolazione americana non è sul punto d'attuare nove dei 10 punti del Manifesto del Partito Comunista. Il decimo punto, l'istruzione pubblica, è esistito sin dal 1900. Non v'è nulla di rivoluzionario in questo.

Dobbiamo mettere le cose in prospettiva. Non vi è alcuna onda socialista in America. Se stiamo parlando di difensori della proprietà pubblica dei mezzi di produzione, stiamo dando la caccia ai fantasmi. Non esistono negli Stati Uniti. Non esistono nei sistemi scolastici pubblici.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Al-Qaeda Never Existed

Lew Rockwell Institute - 12 ore 54 min fa

The number of ‘whistleblowers’ that have emerged over the years regarding the ongoing ‘war against terror’ is truly eye-opening. Unfortunately, many remain innocently ignorant given the fact that mainstream corporate media will not touch this stuff. They are, however, very quick to jump on the ‘terrorist’ bandwagon when an alleged attack is carried out, supposedly by ‘The Islamic State.’

As prominent author and Canadian economist Dr. Michel Chossudovsky said, a statement that’s been used in several articles here at Collective Evolution:

We are dealing with a criminal undertaking at a global level…The global war on terrorism…is fake, it’s based on fake premises. It tells us that somehow America and the Western world are going after a fictitious enemy, the Islamic state, when in fact the Islamic state is fully supported and financed by the Western military alliance and America’s allies in the Persian Gulf. They say Muslims are terrorists…they’re not the product of Muslim society, and that should be abundantly clear…The global war on terrorism is a fabrication, a big lie and a crime against humanity.

The statement above was spoken at the International Conference on the New World Order, which was organized and sponsored by the Perdana Global Peace Foundation. The idea is called ‘false flag terrorism,’—the idea that powerful people are involved in supporting, perpetuating, and fabricating terrorist attacks, like 9/11 and what recently happened in Brussels, in order to create a heightened national global security state to justify the infiltration of other countries for ulterior motives. This motive, many believe, is for the creation of a New World Order. Don’t get me wrong, these attacks do happen, and people do die, but the story behind them is, I believe, as do many others, a lie.

Again, this idea has been expressed numerous times. Another great example comes from former British foreign secretary, Robin Cook ,who told us that:

The truth is, there is no Islamic army or terrorist group called Al-Qaeda, and any informed intelligence officer knows this. But, there is a propaganda campaign to make the public believe in the presence of an intensified entity representing the ‘devil’ only in order to drive TV watchers to accept a unified international leadership for a war against terrorism.

The list is long one. Below is a video of Michael Scheuer being interviewed by RT news. Scheuer is a former CIA intelligence officer of 20 years. He is also an author, foreign policy critic, and a political analyst. Currently, he works as an adjunct professor at Georgetown University. One of his assignments during his long career was serving as the CIA’s Chief of the Bin Laden Issue Station.

Washington’s enemy is an enemy that doesn’t exist. It didn’t exist when Bin Laden was alive, it doesn’t exist now.

Another alternative viewpoint you don’t hear from mainstream media. Someone with a background like this is worth listening to.

Reprinted with permission from Collective Evolution.

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Get Lucky

Lew Rockwell Institute - 12 ore 54 min fa

IMAGE CREDIT: HARLEQUEEN VIA WIKIMEDIA COMMONS // CC BY-SA 2.0

Superstition is a fascinating thing. It tends to arise in times of turmoil or uncertainty, and it gives us a way to feel like we’re in control of a situation. But it can also be a great window into the way people think. Here are 15 surprising historical good-luck theories from around the world.5. GRAB YOUR PACKAGE.

It’s common knowledge that bad luck is contagious. But if you’re near someone who’s been jinxed or cursed, what can you do? If you’re an Argentinean or Uruguayan man, you grab your genitals, specifically the left testicle. No testicles? Don’t feel left out: touching your left boob should have the same protective effect.

6. SAVE YOUR BUNS.

The story of Jesus’s resurrection at Easter gave rise (heyooo) to all kinds of death- and decay-defying superstitions. For example, an old British legend said that hot cross buns baked on Good Friday would never go bad, and that keeping those buns around until next Easter would ensure a year of good fortune.

7. STEER CLEAR OF EMPTY BUCKETS.

Back to Russia, where it’s very bad luck to encounter a woman carrying empty buckets, or empty anything, for that matter. To prevent the spread of bad luck, Russian street cleaners are careful to leave at least one mop or broom in their carts at all times.

Read the Whole Article

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Can We Expect the End of the World

Lew Rockwell Institute - 12 ore 54 min fa

The Saker reports that Russia is preparing for World War III, not because Russia intends to initiate aggression but because Russia is alarmed by the hubris and arrogance of the West, by the demonization of Russia, by provocative military actions by the West, by American interference in the Russian province of Chechnya and in former Russian provinces of Ukraine and Georgia, and by the absence of any restraint from Western Europe on Washington’s ability to foment war.

Like Steven Starr, Stephen Cohen, myself, and a small number of others, the Saker understands the reckless irresponsibility of convincing Russia that the United States intends to attack her.

It is extraordinary to see the confidence that many Americans place in their military’s ability. After 15 years the US has been unable to defeat a few lightly armed Taliban, and after 13 years the situation in Iraq remains out of control. This is not very reassuring for the prospect of taking on Russia, much less the strategic alliance between Russia and China. The US could not even defeat China, a Third World country at the time, in Korea 60 years ago.

Americans need to pay attention to the fact that “their” government is a collection of crazed stupid fools likely to bring vaporization to the United States and all of the Europe.

Russian weapons systems are far superior to American ones. American weapons are produced by private companies for the purpose of making vast profits. The capability of the weapons is not the main concern. There are endless cost overruns that raise the price of US weapons into outer space. The F-35 fighter, which is less capable than the F-15 it is supposed to replace, costs between $148 million and $337 million per fighter, depending on whether it is an Air Force, Marine Corps, or Navy model.

A helmet for a F-35 pilot costs $400,000, more than a high-end Ferrari.

(Washington forces or bribes hapless Denmark into purchasing useless and costly F-35)

It is entirely possible that the world is being led to destruction by nothing more than the greed of the US military-security complex. Delighted that the reckless and stupid Obama regime has resurrected the Cold War, thus providing a more convincing “enemy” than the hoax terrorist one, the “Russian threat” has been restored to its 20th century role of providing a justification for bleeding the American taxpayer, social services, and the US economy dry in behalf of profits for armament manufacturers.

However, this time, Washington’s rhetoric accompanying the revived Cold War is far more reckless and dangerous, as are Washington’s actions, than during the real Cold War. Previous US presidents worked to defuse tensions. The Obama regime has inflated tensions with lies and reckless provocations, which makes it far more likely that the new Cold War will turn hot. If Killary gains the White House, the world is unlikely to survive her first term.

All of America’s wars except the first—the war for independence—were wars for Empire. Keep that fact in mind as you hear the Memorial Day bloviations about the brave men and women who served our country in its times of peril. The United States has never been in peril, but Washington has delivered peril to numerous other countries in its pursuit of hegemony over others.

Today for the first time in its history the US faces peril as a result of Washington’s attempts to assert hegemony over Russia and China.

Russia and China are not impressed by Washington’s arrogance, hubris, and stupidity. Moreover, these two countries are not the native American Plains Indians, who were starved into submission by the Union Army’s slaughter of the buffalo.

They are not the tired Spain of 1898 from whom Washington stole Cuba and the Philippines and called the theft a “liberation.”

They are not small Japan whose limited resources were spread over the vastness of the Pacific and Asia.

They are not Germany already defeated by the Red Army before Washington came to the war.

They are not Grenada, Panama, Iraq, Libya, Somalia, or the various Latin American countries that General Smedley Butler said the US Marines made safe for “the United Fruit Company” and “some lousy bank investment.”

An insouciant American population preoccupied with selfies and delusions of military prowess, while its crazed government picks a fight with Russia and China, has no future.

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Cancer Cells Love Sugar

Lew Rockwell Institute - 12 ore 54 min fa

By Dr. Mercola

In 1931, Dr. Otto Warburg won the Nobel Prize  Physiology or Medicine for his discovery that cancer cells have a fundamentally different energy metabolism compared to healthy cells.

Most experts consider him to be the greatest biochemist of the 20th century. His lab staff also included Hans Krebs, Ph.D., after whom the Krebs cycle1 was named.

The Krebs cycle refers to the oxidative reduction pathways that occur in the mitochondria. So just how does the metabolic inflexibility of cancer cells differ from healthy cells?

A cell can produce energy in two ways: aerobically, in the mitochondria, or anaerobically, in the cytoplasm, the latter of which generates lactic acid — a toxic byproduct. Warburg discovered that in the presence of oxygen, cancer cells overproduce lactic acid. This is known as The Warburg Effect.

Mitochondrial energy production is far more efficient, capable of generating 18 times more energy in the form of adenosine triphosphate (ATP) than anaerobic energy generation. can raise your risk of cancer.

Substantial amounts of protein can be found in meat, fish, eggs, dairy products, legumes, nuts, and seeds. Some vegetables, such as broccoli, also contain generous amounts of protein. To estimate your protein requirements, first, determine your lean body mass. Subtract your percent body fat from 100. For example, if you have 20 percent body fat, then you have 80 percent lean body mass. Just multiply that percentage (in this case, 0.8) by your current weight to get your lean body mass in pounds or kilos.

Next, jot down everything you eat for a few days and calculate the amount of daily protein you’ve consumed from all sources. Again, you’re aiming for a one-half gram of protein per pound of lean body mass. If you’re currently averaging a lot more than what is optimal, adjust downward accordingly. The chart below will give you a general idea of the protein content of various foods.

Optimizing Mitochondrial Function Is Key for Cancer Prevention and Treatment

We’re now starting to realize that mitochondrial dysfunction is at the core of virtually all diseases — cancer especially — and your lifestyle has everything to do with this situation. Hence, strategies that support and optimize mitochondrial function, such as nutritional ketosis (achieved by a high-fat, low net carb diet), intermittent fasting and high-intensity exercise are all part of the solution.

One of the basic reasons why a high-fat, low net carb diet works so well is because it drives your inflammation down to almost nothing. And when inflammation disappears, your body can heal. It will also take the proverbial foot off the gas pedal of aging. Sadly, my guess is that over 99 percent of the population is not receiving the benefits of this approach simply because they either haven’t heard of it or don’t understand it.

This is why my next book will focus on mitochondrial optimization. I firmly believe it’s a major key to tackling not only the cancer epidemic but many other disease epidemics as well. Ultimately, the really great news is that you have far greater control over your health, and your risk of cancer, than you might think.

Sources and References

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Cheese-Rolling Mayhem

Lew Rockwell Institute - 12 ore 54 min fa

It’s that bizarre time of year, when daredevil challengers take part in the famous Cooper’s Hill cheese rolling competition.

Champion chaser Chris Anderson won the competition again, securing an incredible 17th race win, after leaving his rivals for dust.

The 28-year-old soldier may love competing in the unusual race but admits he absolutely hates cheese. He dedicated his win in memory of a friend who recently passed away.

“It’s brilliant, I’m really happy. My friend Izzy John sadly passed away recently so this is for him and his family. He won it multiple times,” he said.

“Cheese rolling is really important to Brockworth. It got cancelled in 2009 and the organisers this year have done a brilliant job and I’m really happy to win it for the community.”

Explaining his winning technique, Mr Anderson said: “I try and get the same sort of line and try and do the same sort and thing and win.”

The cheese competition is held annually on the spring bank holiday near the Gloucestershire village of Brockworth.

It involves racers chasing an 8lb piece of Double Gloucester 200 yards down a steep hill at high speed, with the first person to cross the finish line at the bottom of the hill winning the cheese.

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Minarchism, Border Control, and Invasion

Lew Rockwell Institute - 12 ore 54 min fa

NB: I know Hornberger has today replied to my latest post on the topic of open borders; this post below is not in reply to Jacob’s post of today.  I have been chewing on the below post for a couple of days and have decided that more chewing isn’t going to help.

I am not sure I will reply to Hornberger’s post of today.  I think we are talking past each other.  I am feeling that my points are either ignored or misrepresented; I do not put this solely on Jacob, as it takes two to effectively communicate (or not).  Therefore, I am not sure it is worth covering the same ground again as I will likely find no better way to cover it.

————————————–

Taken from the comments to my latest response to Jacob Hornberger:

Matt@Occidentalism.org May 26, 2016 at 3:45 PM

A minarchist that wants the state to keep the borders open. A state that controls the borders for the benefit of the nation’s posterity is the best argument for minarchism and yet Hornberger wants to retain the rump of a state merely to force the borders open. What is his agenda?

This got me to thinking about the intersection of the subjects in the title of this post.

Hornberger, in his preceding reply to me, implies he is a minarchist.  I wanted to find something explicit; it is here and stated in the first few minutes of the video interview.  I paraphrase:

Scott Horton: I know you’re a minarchist and constitutionalist.

Jacob Hornberger: I ask myself what is the role of government in a free society?

Hornberger describes the need for a final arbiter as his justification for supporting minarchism.  Absent such an institution, he suggests that the final arbiter will be the strongest brute (which, of course, this minarchist state would be, at least within its borders).

In the interview he directly speaks to the role of police and courts; he does not directly speak about some form of military defense (at least I didn’t catch it).  He does, however, refer to the “night-watchman state.”

I find this definition:

In political philosophy, a night-watchman state is a model of a minimal state proposed by minarchists, and variously defined by sources. In the strictest sense, it is a state whose only legitimate function is the protection of individuals from assault, theft, breach of contract, and fraud, and the only legitimate governmental institutions are the military, police, and courts. In the broadest sense, it extends to various civil service and emergency-rescue departments (such as the fire departments), prisons, the executive, the judiciary, and the legislatures as legitimate government functions.

I think it is reasonable to assume that Hornberger’s definition of minarchism includes some form of military defense – a defense from invasion; there must be some way to defend from another brute coming in to enforce his “final arbitration” over yours, after all.

Also from the interview: prior to discovering libertarianism Hornberger was a liberal – he believed in the welfare state.  This does, perhaps, explain certain of his leanings.

Minarchism

Hornberger’s call for a final arbiter is a road that leads to one place – one world government.  Wherever there is a dispute between two individuals under two different jurisdictions (or, more commonly, a dispute between the government authorities of two different jurisdictions), there is no final arbiter unless there is a higher final arbiter.  In other words, the only way to solve this problem via a minarchist (or any other) government (as the term is traditionally understood), is for one world government.

If one is searching for a final arbiter for the purpose of settling disputes within the context of state governments, to what other end does the road lead?

I want to come back to this later; this is especially concerning given Hornberger’s views on open borders.

Minarchism and Borders

Minarchism inherently implies a state – a state with borders, a jurisdiction.  Unless one is speaking of a realized one world government, the jurisdiction of the (almost) final arbiter has limits; in this world, these limits are geographic – these are defined by state borders.

Is everyone who enters the borders of this minarchist state entitled to the protections of this same minarchist state (military, police, and courts) merely by means of entering?  On what libertarian (even limited-government libertarian) basis?

Immigration vs. Invasion

What’s the difference?  At the extremes, this is easy – and need not be discussed, I hope, with this audience.

Invasion is nothing more than armed immigration with violent purpose.  Can an unarmed invasion also have a violent purpose?  How much “armed” is “armed”?  Need an invasion always be “armed”?  From the novel, The Camp of the Saints, it certainly needs not be.  I guess if you don’t like to lean on a novel, the videos from Europe last summer looked about as close to an (unarmed, as conventionally understood) invasion as one might care to see.

How might a minarchist government react to an unarmed invasion?  How will a minarchist state determine the purpose – violent or other?  Who decides?  On what basis?

Conclusion

I told you I was done chewing.  This post consists of some random pieces waiting (or not) to be woven into a more coherent narrative and analysis, nothing more.  Take this post as the first gathering of my thoughts; in other words, don’t hold me accountable for much of this – I am working through it.

For this, any feedback is welcome.  Specifically, I prefer not to turn this into a discussion focused solely on immigration, but on the intersection of the topics in the title.

If there is a minarchist state, it will have borders.  One function of the minarchist state is to secure the borders from invasion.  How will the minarchist state determine if it is being invaded?  Will it trust in the goodwill of the invader to give a fair warning: “This is an invasion”?

Is it possible that an invasion is unarmed?  How would the state determine if the invaders are armed or unarmed without examining, in some manner, the individuals entering the state?  Whether armed or unarmed, how would the minarchist state determine if there was a violent purpose behind the invasion without some type of examination?

To speak of minarchism and open borders seems like a contradiction; yet, is it?  There was a time in the past that it seems it was not.  In that time, the immigrant was expected to conform reasonably well to the local culture and customs; in that time, the immigrant was dependent on voluntary efforts to provide support.

But this is no longer that time.  In much of the west, at least, the residents are supposed to conform to the immigrant, and not the other way around.  The residents are required to support the immigrant, at the point of a gun.

If the purpose of supporting the minarchist state is to make certain a one world government (so as to have a final arbiter), then, of course, you can have open borders – as there are no meaningful borders in a one world government.  A minarchist world government – not even in the most fiction of science fiction can such a thing be imagined.

Conversely, open borders is one sure way to get one world government – if “we are the world” applies in every region of the world with its amalgamation of culture (more specifically, destruction of unique cultures), what would drive decentralization?  Further, as we see today in Europe, ever grander and ever more highly centralized schemes are offered to “solve” the governmentally-created immigration crisis.

One way or another, further centralization and control will be the outcome – whether or not liberal-leaning minarchists want this.

Some libertarians want to ignore the reality that some form of social structure is required to hold society together; a social structure that is discriminatory, exclusionary, preferably (if you care at all about seeing libertarian theory manifest in the real world) decentralized.

A minarchist state isn’t it.  Instead, there are examples in history of such societies that have lasted for centuries. The longest running, most natural social structure is family, kin, nation.

NOT nation-state, just nation.

Reprinted with permission from Bionic Mosquito.

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Do Blue Lives Matter?

Lew Rockwell Institute - 12 ore 54 min fa

Do “blue lives” matter more than other lives?

According to Louisiana Governor John Bel Edwards, they do. He signed a new law last week making attacks on armed government workers – you know, cops – a “hate crime” subject to harsher and additional penalties than would otherwise apply.

Edwards – a former armed government worker himself – has an interesting view of crime and punishment, as well as of rights. These vary in degree according to such things as the color of the uniform one wears.

Punch a mere peon (not uniformed) in the face because you hate the guy’s guts and it’s still a crime, but a lesser one. “Hate” enters into it only if the person receiving the punch happens to be a certain category of person, such as a uniformed one.

One of the states armed enforcers.

The presumption being you didn’t exactly like him, either.

But now (in John Bel Edwards’ fief) it’s an actionable offense to not like the blue-clad person you struck. Whereas if the reverse were to happen (the armed/costumed government worker threw a punch at you) it is merely a physical assault and not also a “hate” crime. . . .

We are to assume it’s nothing personal, you see.

But even if it obviously is – let’s say the armed/costumed government worker is caught on tape cursing his victim, calling him a “dirty skell” or a “maggot” – he can only be prosecuted for the actual punching.

His hate isn’t actionable.

Which is… odd.

Well, not right.

Rights – such as the right to not be punched in the face – cannot vary according to the person affronted. It’s either right – or it’s not. Regardless of the color of the people involved, or the costumes they happen to be wearing.

And punishing people differently (or additionally) for committing the same violation of another person’s rights cheapens the currency of one person’s rights, while valuing another’s more dearly undermines the very concept of rights.

This is a feudal way of doing things. One may not affront the person of the king – or his barons. But the king – and his barons – may do as they like with the serfs.  

That is what Governor (perhaps Shire-Reeve would be the most fitting title) Edwards has just codified into the law.

He claims it was done in response to the Black Lives Matter movement, but this doesn’t parse. The BLM movement does not claim that the lives of black people matter more than the lives of other people. Their complaint – a legitimate one – is that the lives of black people should not be valued less than the lives of other people.

By people wearing blue especially.

They – blacks – have a legitimate grievance. There is no question, for example, that they are disproportionately hassled and punished by people in blue over trumped-up (because no victim) “offenses” involving arbitrarily illegal “drugs” (not including  alcohol, which is a more socially accepted and therefore arbitrarily legal drug).

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As the Bloody Empire Prepares for War

Lew Rockwell Institute - 12 ore 55 min fa

Returning to the United States in an election year, I am struck by the silence. I have covered four presidential campaigns, starting with 1968; I was with Robert Kennedy when he was shot and I saw his assassin, preparing to kill him. It was a baptism in the American way, along with the salivating violence of the Chicago police at the Democratic Party’s rigged convention. The great counter-revolution had begun.

The first to be assassinated that year, Martin Luther King, had dared link the suffering of African-Americans and the people of Vietnam. When Janis Joplin sang, “Freedom’s just another word for nothing left to lose”, she spoke perhaps unconsciously for millions of America’s victims in faraway places.

“We lost 58,000 young soldiers in Vietnam, and they died defending your freedom. Now don’t you forget it.”  So said a National Parks Service guide as I filmed last week at the Lincoln Memorial in Washington. He was addressing a school party of young teenagers in bright orange T-shirts. As if by rote, he inverted the truth about Vietnam into an unchallenged lie.

The millions of Vietnamese who died and were maimed and poisoned and dispossessed by the American invasion have no historical place in young minds, not to mention the estimated 60,000 veterans who took their own lives. A friend of mine, a marine who became a paraplegic in Vietnam, was often asked, “Which side did you fight on?”

A few years ago, I attended a popular exhibition called “The Price of Freedom” at the venerable Smithsonian Institution in Washington. The lines of ordinary people, mostly children shuffling through a Santa’s grotto of revisionism, were dispensed a variety of lies: the atomic bombing of Hiroshima and Nagasaki saved “a million lives”; Iraq was “liberated [by] air strikes of unprecedented precision”. The theme was unerringly heroic: only Americans pay the price of freedom.

The 2016 election campaign is remarkable not only for the rise of Donald Trump and Bernie Sanders but also for the resilience of an enduring silence about a murderous self-bestowed divinity. A third of the members of the United Nations have felt Washington’s boot, overturning governments, subverting democracy, imposing blockades and boycotts. Most of the presidents responsible have been liberal – Truman, Kennedy, Johnson, Carter, Clinton, Obama.

The breathtaking record of perfidy is so mutated in the public mind, wrote the late Harold Pinter, that it “never happened …Nothing ever happened. Even while it was happening it wasn’t happening. It didn’t matter. It was of no interest. It didn’t matter… “. Pinter expressed a mock admiration for what he called “a quite clinical manipulation of power worldwide while masquerading as a force for universal good. It’s a brilliant, even witty, highly successful act of hypnosis.”

Take Obama. As he prepares to leave office, the fawning has begun all over again. He is “cool”. One of the more violent presidents, Obama gave full reign to the Pentagon war-making apparatus of his discredited predecessor. He prosecuted more whistleblowers – truth-tellers – than any president. He pronounced Chelsea Manning guilty before she was tried. Today, Obama runs an unprecedented worldwide campaign of terrorism and murder by drone.

In 2009, Obama promised to help “rid the world of nuclear weapons” and was awarded the Nobel Peace Prize. No American president has built more nuclear warheads than Obama. He is “modernising” America’s doomsday arsenal, including a new “mini” nuclear weapon, whose size and “smart” technology, says a leading general, ensure its use is “no longer unthinkable”.

James Bradley, the best-selling author of Flags of Our Fathers and son of one of the US marines who raised the flag on Iwo Jima, said, “[One] great myth we’re seeing play out is that of Obama as some kind of peaceful guy who’s trying to get rid of nuclear weapons. He’s the biggest nuclear warrior there is. He’s committed us to a ruinous course of spending a trillion dollars on more nuclear weapons. Somehow, people live in this fantasy that because he gives vague news conferences and speeches and feel-good photo-ops that somehow that’s attached to the actual policy. It isn’t.”

On Obama’s watch, a second cold war is under way. The Russian president is a pantomime villain; the Chinese are not yet back to their sinister pig-tailed caricature – when all Chinese were banned from the United States – but the media warriors are working on it.

Neither Hillary Clinton nor Bernie Sanders has mentioned any of this. There is no risk and no danger to the United States and all of us; for them, the greatest military build-up on the borders of Russia since World War Two has not happened. On May 11, Romania went “live” with a Nato “missile defence” base that aims its first-strike American missiles at the heart of Russia, the world’s second nuclear power.

In Asia, the Pentagon is sending ships, planes and special forces to the Philippines to threaten China. The US already encircles China with hundreds of military bases that curve in an arc up from Australia to Asia and across to Afghanistan. Obama calls this a “pivot”.

As a direct consequence, China reportedly has changed its nuclear weapons policy from no-first-use to high alert and put to sea submarines with nuclear weapons. The escalator is quickening.

It was Hillary Clinton who, as Secretary of State in 2010, elevated the competing territorial claims for rocks and reef in the South China Sea to an international issue; CNN and BBC hysteria followed; China was building airstrips on the disputed islands. In a mammoth war game in 2015, Operation Talisman Sabre, the US, and Australia practiced “choking” the Straits of Malacca through which pass most of China’s oil and trade. This was not news.

Clinton declared that America had a “national interest” in these Asian waters. The Philippines and Vietnam were encouraged and bribed to pursue their claims and old enmities against China. In America, people are being primed to see any Chinese defensive position as offensive, and so the ground is laid for rapid escalation. A similar strategy of provocation and propaganda is applied to Russia.

Clinton, the “women’s candidate”, leaves a trail of bloody coups: in Honduras, in Libya (plus the murder of the Libyan president) and Ukraine. The latter is now a CIA theme park swarming with Nazis and the frontline of a beckoning war with Russia. It was through Ukraine – literally, borderland – that Hitler’s Nazis invaded the Soviet Union, which lost 27 million people. This epic catastrophe remains a presence in Russia. Clinton’s presidential campaign has received money from all but one of the world’s ten biggest arms companies. No other candidate comes close.

Sanders, the hope of many young Americans, is not very different from Clinton in his proprietorial view of the world beyond the United States. He backed Bill Clinton’s illegal bombing of Serbia. He supports Obama’s terrorism by drone, the provocation of Russia and the return of special forces (death squads) to Iraq. He has nothing to say on the drumbeat of threats to China and the accelerating risk of nuclear war. He agrees that Edward Snowden should stand trial and he calls Hugo Chavez – like him, a social democrat – “a dead communist dictator”. He promises to support Clinton if she is nominated.

The election of Trump or Clinton is the old illusion of choice that is no choice: two sides of the same coin. In scapegoating minorities and promising to “make America great again”, Trump is a far right-wing domestic populist; yet the danger of Clinton may be more lethal for the world.

“Only Donald Trump has said anything meaningful and critical of US foreign policy,” wrote Stephen Cohen, emeritus professor of Russian History at Princeton and NYU, one of the few Russia experts in the United States to speak out about the risk of war.

In a radio broadcast, Cohen referred to critical questions Trump alone had raised. Among them: why is the United States “everywhere on the globe”? What is NATO’s true mission? Why does the US always pursue regime change in Iraq, Syria, Libya, Ukraine? Why does Washington treat Russia and Vladimir Putin as an enemy?

The hysteria in the liberal media over Trump serves an illusion of “free and open debate” and “democracy at work”. His views on immigrants and Muslims are grotesque, yet the deporter-in-chief of vulnerable people from America is not Trump but Obama, whose betrayal of people of colour is his legacy: such as the warehousing of a mostly black prison population, now more numerous than Stalin’s gulag.

This presidential campaign may not be about populism but American liberalism, an ideology that sees itself as modern and therefore superior and the one true way. Those on its right wing bear a likeness to 19th-century Christian imperialists, with a God-given duty to convert or co-opt or conquer.

In Britain, this is Blairism. The Christian war criminal Tony Blair got away with his secret preparation for the invasion of Iraq largely because the liberal political class and media fell for his “cool Britannia”. In the Guardian, the applause was deafening; he was called “mystical”. A distraction known as identity politics, imported from the United States, rested easily in his care.

History was declared over, the class was abolished and gender promoted as feminism; lots of women became New Labour MPs. They voted on the first day of Parliament to cut the benefits of single parents, mostly women, as instructed. A majority voted for an invasion that produced 700,000 Iraqi widows.

The equivalent in the US are the politically correct warmongers on the New York Times, the Washington Post and network TV who dominate political debate. I watched a furious debate on CNN about Trump’s infidelities. It was clear, they said, a man like that could not be trusted in the White House. No issues were raised. Nothing on the 80 percent of Americans whose income has collapsed to 1970s levels. Nothing on the drift to war. The received wisdom seems to be “hold your nose” and vote for Clinton: anyone but Trump. That way, you stop the monster and preserve a system gagging for another war.

Reprinted from JohnPilger.com.

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The Movie Business’s High Society

Lew Rockwell Institute - 12 ore 55 min fa

Let’s face it, sleaze is to professional party-givers what jail is to burglars: an occupational hazard. I’ve been reading about parties in Cannes, described in glowing terms by stars-in-their-eyes hacks who should, but do not, know better. Well, dear readers of Taki’s Magazine, I’m afraid I’ve been there and done it all and believe you me, “squalor” is the operative word. Obscene publicity-seekers posing as role models, sartorial decay, and a chronic inability to keep their clothes on is the order of the day.

Cannes used to be fun, during the ’50s. Eden Roc, the restaurant and swimming pool of the Hotel du Cap, was terra incognita to the Hollywood crowd. Monsieur Sella, the owner, was an old-fashioned gentleman who disliked actors but allowed Jack Warner and Darryl Zanuck to keep a cabana on the premises. After his death and the inevitable sale, the new owners opened the gates to the flamboyant crowd of Cannes, but with caution. Now the place makes Rodeo Drive look like Harold Vanderbilt’s yacht.

The trouble, as always, is money. The Croisette in Cannes during the film festival fortnight was festooned with studio posters of up-and-coming movies. Now it looks like a catwalk. Luxury houses and megabrands rule the roost—and call the shots. The major studios came to Cannes for international gravitas, spending money to show the world that they produced serious films along with singing cowboys and talking horses. Now Dior and Chopard, Vuitton and Jaeger-LeCoultre are the stars. Branding has become more important than the insatiable hunger for fame and celebrity. A gold Rolex watch is now ubiquitous among the fans crowding the boardwalk in front of the Carlton and Martinez hotels—in fact, it has replaced the beret, once the trademark of the French working classes.

Actors have now been turned into pitchmen for high-end products, and everyone’s a salesperson. And the parties, written about in glowing terms by the hacks who know which side their bread is buttered on, are no better. Last time I was there was three years ago, and all I can say is I went to the two that are supposed to be the most exclusive, but I’ve met a better type of person in certain Parisian brothels of the time than in the so-called fabled Hotel du Cap. Sleazy agents and brand salesmen were everywhere, and every single person there was selling something, yours truly being an exception. I didn’t even mention the greatest movie of all time—Seduced and Abandoned, in which I had a tiny part—such was my embarrassment being there.

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From a House Perched on a Towering Rock

Lew Rockwell Institute - 12 ore 55 min fa

They say a man’s house is his castle, but some homes are definitely an acquired taste.

As humans have reached every corner of the globe, they have also fought tooth and nail to create a patch of land to call their own – occasionally in the most bizarre places.

The following pictures show houses in locations that would take a sturdy backbone to sleep in.

From the house perched perilously atop a towering rock in Georgia to the only building on an entire Icelandic island, some abodes look straight out of a Tolkien fantasy.

Whether they hang over a cluster of rocks or are nestled amidst the treetops, these properties reveal how people’s tastes range far and wide when it comes to where they like to lay their head.

Capturing the imagination of holidaymakers keen to witness man-made wonders, Mail Online Travel has rounded up some of the strangest houses around the world.

Maxime Qavtaradze, is a 59-year-old monk who has lived a life of virtual solitude on top of this pillar high above his Georgian monastery for 20 years.

When he wants to leave Katskhi Pillar, he spends 20 minutes climbing down a 131ft ladder.

Supplies are winched up to him by his followers and he only comes down twice a week to pray with his followers.

His only visitors are priests and a group of troubled young men who are seeking solace in the monastery at the foot of the pillar.

The monk slept in a fridge when he first moved to the top of the pillar, but now has a bed inside a cottage.

The Katskhi Pillar was used by stylites, Christians who lived on top of pillars to avoid worldly temptation until the 15th century when the practice was stopped following the Ottoman invasion of Georgia.

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Did Ted Cruz’s Father and Grandfather Work for the CIA?

Lew Rockwell Institute - 12 ore 55 min fa

The Obama administration cat-and-mouse game, also known as filing freedom of Information Act (FOIA) requests, has hit a brick wall with the Central Intelligence Agency with WMR’s request for “copies of all records generated between January 1, 1947 and May 5, 2016, concerning the Central Intelligence Agency’s employment of or contacts with Rafael Bienvenidos Cruz, Sr., the Cuban-born grandfather of Texas Senator Ted Cruz.”

We also requested all similar records generated between January 1, 1956, and May 5, 2016, concerning the CIA’s relationships with Rafael Bienvenidos Cruz y Diaz, Jr., the Cuban-born father of Ted Cruz.

The agency has not only rejected WMR’s request for expedited processing of the request for not demonstrating “a compelling need” but has used Privacy Act requirements to stymie our FOIA request on Ted Cruz’s father’s past association with the CIA.

The CIA has responded that requests on living [emphasis in original] third parties to provide a signed affidavit or declaration from the third parties waiving all or some of their privacy rights.

In the case of Ted Cruz’s father, who is still alive, it is highly doubtful that he will waive any of his privacy rights in order that any CIA records of his association with the agency in Texas, Louisiana, Florida, Cuba, or Canada be released to the public.

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L'era post-LBMA è arrivata e con essa ci sarà un reset dei prezzi dell'oro

Freedonia - Lun, 30/05/2016 - 10:00




di David Jenesn


Se si dovesse descrivere, con una parola, una sola qualità dell'oro che lo rende buono sia come denaro sia come protezione di ricchezza, quella parola sarebbe integrità. L'oro fisico non può essere stampato, non può essere creato da una banca centrale, non può essere accreditato dal nulla. E per un periodo di quattromila anni, i mercati hanno scelto oro e argento come denaro. La sostituzione dell'oro e dell'argento con la cartamoneta fiat nel corso dell'ultimo secolo, è stato un semplice bip nella storia monetaria dell'umanità.

La ricchezza reale, in ultima analisi, fugge dai mercati che lanciano segnali di prezzo corrotti. E questa è una minaccia reale per il mercato dell'oro e dell'argento più grande al mondo, il London Bullion Market Association (LBMA), dove ogni giorno viene fissato il prezzo di riferimento dei due metalli (o "fix") per minatori, investitori e, soprattutto, per i mercati finanziari occidentali.

Il trading di contratti scoperti sul LBMA è iniziato alla fine degli anni '80 e, secondo il LBMA, rappresentano ora la stragrande maggioranza dei volumi di scambio giornalieri dell'oro a Londra. L'introduzione dei contratti scoperti non è una questione di poca importanza, considerando anche le pressioni di Evelyn Rothschild nei confronti di Margaret Thatcher affinché approvasse questo cambiamento nel mercato dell'oro. I Rothschild hanno gestito il Gold Fix ogni giorno mediante le loro banche, fissando il prezzo nel LBMA dal 1919 fino al 2004.

Il LBMA afferma che in questi contratti scoperti il possessore è un semplice creditore chirografario nei confronti dell'oro, e non un proprietario a tutti gli effetti. Questa è una differenza importante. Mentre la proprietà dell'oro reale può essere creata solo attraverso un passaggio di proprietà del metallo fisico, il quale è limitato, le rivendicazioni cartacee non garantite nei confronti dell'oro possono essere create senza limiti -- e lo vediamo coi contratti scoperti nel mercato dell'oro di Londra.

Il trading lordo giornaliero sul mercato del LBMA è di 200 milioni di once -- due volte la produzione annua mondiale delle miniere d'oro e, secondo il LBMA, è 10 volte superiore al volume totale di negoziazioni saldate. Tuttavia, come accennato in precedenza, vi è una distinzione importante da fare. La stragrande maggioranza di queste negoziazioni giornaliere non è composta da oro. Sono invece costituite sostanzialmente da questi contratti scoperti, i quali rappresentano promesse e non oro di per sé. Infatti la negoziazione di contratti scoperti presso il LBMA ha corrotto l'oro: si è passati da scambi con un asset reale e limitato, a scambi con un asset virtuale e illimitato.



Dove sono le 10,000+ tonnellate d'oro?

Utilizzando quel moltiplicatore che si usa nel trading delle materie prime (2X o 3X sui volumi degli scambi giornalieri) per calcolare l'open interest, o le rivendicazioni totali, abbiamo che il volume degli scambi giornalieri a Londra implica un open interest totale da 400M a 600M once d'oro nel mercato spot -- rivendicazioni da 13,000 a 19,000 tonnellate d'oro. Il LBMA si trova nella City di Londra (una sorta di città-stato quasi indipendente, che opera sotto le proprie regole e governance all'interno di Londra) e non pubblica cifre precise riguardo l'open interest, come invece fa la maggior parte degli exchange nel settore delle materie prime o delle commodity.

I fondi pensione, le partecipazioni corporative, i fondi sovrani, le partecipazioni private, ecc. che detengono contratti scoperti sull'oro fisico, hanno per le mani un sostituto dell'oro. L'offerta di contratti scoperti crea "oro" dal nulla e il massiccio volume di compravendite giornaliere può praticamente muovere il prezzo dell'oro a qualsiasi livello, poiché l'unico limite è l'obbligo di consegnare l'oro fisico a quei pochissimi che lo richiedono in consegna. Questo meccanismo è inoltre supportato dal leasing dell'oro fisico da parte delle banche centrali e dei funzionari nelle compagnie d'estrazione che vendono la loro produzione attraverso il LBMA e le bullion bank. Ciò ha consentito una soppressione artificiale del prezzo di mercato dell'oro, svantaggiando le imprese minerarie e la società nel suo complesso, oltre al fatto di fare una strage tra gli azionisti.

La manipolazione del prezzo dell'oro non rappresenta semplicemente un impatto negativo sugli azionisti nel settore minerario a beneficio degli acquirenti di gioielli e lingotti in Asia -- la manipolazione dell'oro contribuisce anche alla destabilizzazione del sistema finanziario, come vedremo.



Larry Summers scopre la relazione tra oro e tassi d'interesse reali

Larry Summers, che negli anni '90 ha fatto parte di entrambe le amministrazioni Clinton fino a ricoprire il ruolo di Segretario del Tesoro, scrive nel suo saggio Gibson's Paradox And The Gold Standard[1] che i prezzi reali dell'oro (prezzi in dollari costanti al netto dell'inflazione) si sono spostati in modo inverso rispetto ai tassi d'interesse reali -- vale a dire, al calare dei tassi d'interesse reali aumenta il prezzo dell'oro, riflettendo un movimento dentro l'oro e fuori le obbligazioni. Summers scrive che, dal 1973 fino alla data del saggio, "[...] abbiamo dimostrato che il prezzo reale dell'oro [...] mostra una correlazione negativa con il tasso d'interesse reale" [pag. 24] e che "[...] la correlazione negativa tra i tassi d'interesse reali e il prezzo reale dell'oro, la quale costituisce la base della nostra teoria, è una caratteristica dominante delle attuali fluttuazioni del prezzo dell'oro." [pag. 4]

Come si è visto negli anni '70 e nei primi anni '80, tassi d'interesse reali sempre più negativi sono contrassegnati da un rapido aumento dei prezzi dell'oro, che a loro volta spingono i tassi d'interesse reali più in alto per attirare i soldi di nuovo nelle obbligazioni.

Il saggio di Summers si concentra sul rapporto tra i tassi d'interesse reali (tassi d'interesse nominali meno il tasso d'inflazione) ed i prezzi reali dell'oro (misurati in dollari costanti rettificati all'inflazione). Quindi diamo uno sguardo ai tassi d'interesse reali e al prezzo reale dell'oro sin dagli anni '70. Facendo riferimento all'importante lavoro di Reginald Howe, possiamo vedere come nel 1987 il prezzo reale dell'oro (adattato a dollari costanti utilizzando l'indice BLS dei prezzi al consumo degli Stati Uniti) si fosse discostato improvvisamente dal percorso dei tassi d'interesse reali. Da allora il prezzo reale dell'oro è sceso fino all'anno 2000, sebbene i tassi d'interesse reali diventassero sempre più negativi. Nell'agosto 1987 Alan Greenspan, che per 10 anni era stato direttore della JP Morgan, divenne presidente della Federal Reserve. Alla fine degli anni '80 l'introduzione dei contratti scoperti sul LBMA, i quali andavano a ridurre artificialmente la domanda di oro reale, nonché il leasing occulto delle riserve d'oro sul mercato (fatti ben documentati dal Gold Anti-Trust Action Committee [GATA] e da numerose altre fonti), si allinea con suddetta divergenza tra prezzi dell'oro e tassi d'interesse reali.




Nel corso degli anni il metodo di calcolo dei prezzi al consumo è stato cambiato più volte dal Bureau of Labor Statistics. Prendendo in considerazione il metodo di calcolo dell'IPC nel 1980 (fornito da John Williams di www.shadowstats.com) per avere una misura più uniforme in dollari costanti, otteniamo una visione meglio delineata tra prezzi dell'oro a dollari costanti e tassi d'interesse reali. Si può notare che il prezzo dell'oro è sceso anche se i tassi d'interesse reali sono diventati negativi -- l'inverso del rapporto naturale -- e tutti siamo consapevoli delle bolle finanziarie scoppiate in questo periodo a causa delle politiche monetarie allentate delle banche centrali.




In sintesi, sopprimendo il prezzo dell'oro con la creazione di un'offerta artificiale di "oro cartaceo" come sostituto dell'oro fisico, è stato disattivato un indicatore chiave riguardo i tassi d'interesse negativi ed è stato rimosso un ostacolo alle politiche monetarie inflazionistiche delle banche centrali. Di conseguenza nel corso degli ultimi decenni le politiche monetarie allentate si sono diffuse a livello mondiale. I mercati e l'economia globale sono stati distorti da tassi d'interesse reali eccessivamente bassi, con conseguenti bolle e destabilizzazioni finanziarie ed economiche.

Secondo il Wall Street Journal, i livelli di debito a livello globale sono ora superiori a $200,000 miliardi, o circa il 300% del PIL mondiale rispetto al 150% del PIL storicamente sostenibile in Occidente.

Un ulteriore indicatore della distorsione quotidiana del prezzo spot dell'oro possiamo riscontrarlo nel grafico qui sotto, il quale rappresenta il tasso di leasing dell'oro (una sorta di proxy per la disponibilità di oro fisico a Londra). Il prezzo spot dell'oro sul LBMA ha iniziato a scendere bruscamente il 2 novembre 2015, ma nel corso dei due mesi successivi il tasso di leasing dell'oro è aumentato e, in particolare, la durata dei vari tassi di leasing si sono invertiti completamente rispetto alla norma (con il tasso di leasing ad una settimana superiore al tasso a sei mesi, segnalando una carenza di metallo nel mercato spot dell'oro).


Fonte dei dati: GOFO (Gold Forward) rate: Commerzbank, LIBOR e LBMA a.m. Gold Fix: St. Louis Fed.[2]

Nei mercati normali le cose non funzionano così. In un mercato spot tipico con beni limitati, le carenze di un asset causano un aumento dei prezzi, non una diminuzione. Il LBMA è un exchange in cui i prezzi spot dell'oro sono spinti verso il basso, conducendo ad un aumento della domanda di oro fisico che trasmette la carenza d'oro nel mercato del leasing dell'oro. E tutto questo con pochissime consegne di oro fisico. La maggior parte delle persone conserva i propri contratti scoperti.

L'introduzione del denaro (cartaceo) scoperto porterà ad un crollo monetario quando la crescita esponenziale del debito per supportare l'espansione della massa monetaria diventerà asintotica; e cortocircuitare per decenni i mercati dell'oro e dell'argento ha spento quei segnali d'allarme che avrebbero forzato una riforma del sistema monetario.

Negli ultimi anni, e ormai mesi, l'effetto distorsivo dei contratti d'oro scoperti e il leasing occulto delle riserve auree delle banche centrali, hanno messo in progressiva mostra la fragilità dell'attuale sistema finanziario. Mentre in passato l'aumento della volatilità giornaliera nel mercato dell'oro era considerato solo come una valvola di raffreddamento nella gestione delle bullion bank, il mercato dell'oro si sta ormai svegliando. Questo risveglio è ancora ai margini, ma ha già avuto un effetto significativo sul mercato dell'oro, ma non ancora sull'oro cartaceo del LBMA.



L'oro di Londra non c'è più

Secondo i dati analizzati dagli analisti di BullionStar, Ronan Manley e Koos Jansen, il 2013 ha visto una cospicua fuoriuscita d'oro dai caveau di Londra, lasciandoli vuoti secondo il giornalista di Bloomberg Kenneth Hoffman.




Di recente il LBMA ha modificato le sue statistiche sulle raffinerie d'oro, le quali indicano che l'oro di Londra è stato trasformato in lingotti d'oro da un chilo e spediti principalmente in Asia. Nell'agosto 2015 sono state riviste le statistiche sulla raffinazione relative al 2013 e l'attività di raffinazione ha visto una riduzione di 2,000 tonnellate, oscurando la fuoriuscita d'oro da Londra.

Il World Gold Council, finanziato da compagnie minerarie, non ha segnalato questa fuoriuscita la quale ha lasciato circa 6 tonnellate d'oro nei caveau di vari ETF e della Banca d'Inghilterra.

Il LBMA, quindi, non ha riserve d'oro a copertura delle 11,000/19,000 tonnellate d'oro nell'open interest. E le bullion bank stanno ora tentando di vendere i loro caveau a Londra. Di recente una banca cinese ha acquistato il caveau da 1,500 tonnellate che Deutsche Bank ha messo sul mercato dopo essere uscita dal London Daily Gold Fix.

Con le principali bullion bank che hanno abbandonato il mercato di Londra, si pone la questione se vi sia stato un quid-pro-quo tra il Regno Unito e la Cina: quest'ultima, con i suoi enormi possedimenti d'oro, contribuirebbe a calmare la crisi dell'oro in via di sviluppo a Londra facendo ritornare metallo giallo nel Regno Unito? L'Inghilterra, non a caso, ha sostenuto l'AIIB cinese nel 2015, convincendo anche altri paesi occidentali a fare lo stesso e anche a considerare lo yuan cinese come valuta di riserva.



Il reset di prezzo post-LBMA

Il LBMA sembra essere in una posizione in rapida degenerazione: visto che l'oro disponibile è in gran parte volato via da Londra, al di fuori della Banca d'Inghilterra e degli ETF, come farà a mantenere le apparenze nel mercato spot dell'oro e un enorme open interest? Mentre il flusso d'oro proveniente dai minatori consente al LBMA di soddisfare alcune consegne e sopprimere i prezzi, è ovvio che questo mercato cartaceo non sarà in grado di sopportare un aumento delle consegne fisiche. Il mercato di Londra non può sostenere alcun ritiro d'oro come avvenuto nel 2013.

Ci stiamo avvicinando ad un cambiamento che potrà fornire il catalizzatore per l'inevitabile repricing dell'oro e segnerà la fine del giochetto dell'oro cartaceo del LBMA. Sto parlando del Gold Fix cinese gestito dallo Shanghai Gold Exchange (SGE), il quale verrà seguito in un secondo momento da un mercato dell'oro internazionale proprio sotto l'egida dello SGE. Il funzionamento di quest'ultimo è molto diverso da quello del LBMA coi contratti scoperti, perché prima che possa essere emesso un contratto alla cui base c'è un lingotto da un chilo d'oro, tale lingotto dovrà essere prima consegnato ad una raffineria approvata e poi depositato presso lo SGE.

Questo crea un problema, in quanto i prezzi spot dello SGE basati sul trading dell'oro fisico ad un certo punto divergeranno da quelli del LBMA basati su contratti scoperti. Un premio di prezzo per l'oro fisico a Shanghai non potrà essere smorzato dall'oro di carta a Londra.

Fino ad oggi 10 banche cinesi hanno annunciato che parteciperanno al Gold Fix dello SGE, ma non le banche occidentali. In risposta a questa riluttanza, la Cina ha minacciato che se le banche occidentali non parteciperanno, perderanno l'accesso al mercato dell'oro cinese.

Questa mancanza d'interesse manifestata dalle bullion bank occidentali nei confronti del nuovo Gold Fix cinese è comprensibile, in quanto creerebbe un paradosso che la banca partecipante dovrebbe spiegare. Ovvero, si verrebbero a creare due prezzi spot dell'oro che non potrebbero essere sottoposti ad arbitraggio: un prezzo spot dello SGE per l'oro fisico e un secondo prezzo spot a Londra per l'oro cartaceo. Il mercato farebbe emergere progressivamente un prezzo molto più elevato dell'oro, mentre il LBMA verrebbe spinto ai margini.

Prezzi dell'oro in ascesa farebbero salire i tassi d'interesse per attirare capitali di nuovo nelle obbligazioni. L'effetto a catena si propagherebbe ai prezzi dei mercati globali delle obbligazioni e degli asset finanziari, mentre i prezzi dell'oro in ascesa e i tassi d'interesse del mercato obbligazionario alle stelle metterebbero fine alle manipolazioni centrali e alla finanza delle bolle. Con le grandi banche occidentali estremamente sensibili al mercato dei derivati e con bilanci fortemente sottoposti a leva finanziaria, all'orizzonte non possono esserci altro che turbolenze finanziarie.

In sintesi, le banche centrali hanno gestito un racket in collaborazione con il LBMA e le bullion bank -- e il truffato è il 99.999% della popolazione.

Quando Bill Dudley della NYFED s'è rifiutato di rispondere alle domande concernenti eventuali swap sull'oro degli Stati Uniti, allora un osservatore è pienamente legittimato a chiedersi se queste azioni siano illecite. Ascoltate Dudley a partire dal minuto 50:00 del seguente video:





E quando ascoltiamo parlare i banchieri centrali, capiamo anche perché non possano presentare un piano razionale per la politica monetaria. Questa gente ha talmente intorbidito i mercati finanziari e del debito che ora sta dicendo d'essere "dipendente dai dati" e che dobbiamo prepararci per tassi d'interesse negativi e per una società senza contanti, mentre la bolla del credito globale sta implodendo su sé stessa.

La fine dell'aggisutamento del prezzo di riferimento globale dell'oro cartaceo da parte del LBMA, è inevitabile. Per quanto riguarda i tempi, tenete d'occhio il nuovo Shanghai Gold Fix e riceverete ulteriori segnali che il mercato si sta rendendo conto di quanto sia fasullo il mercato dell'oro cartaceo e dell'inutilità del LBMA.

Fate attenzione, gente.

Questa storia non deve per forza di cose avere un finale catastrofico. Centinaia di milioni di once d'oro rimangono nelle mani dei cittadini e far coniare nuove unità monetarie alle Zecche in modo da sensibilizzare gli individui all'oro e all'argento, insieme ad una ristrutturazione organizzata del mercato obbligazionario, riuscirà a far evitare la prossima crisi. Purtroppo, in politica la regola è quella di "non lasciar mai andare sprecata una crisi". I nostri politici e gli interessi finanziari che li appoggiano utilizzano queste crisi per esercitare un maggiore controllo sui cittadini, e a questo giro si vuole bandire il denaro contante in modo da espandere il controllo dello stato sulla società. Il decentramento del conio e la fine del monopolio monetario concentrato nelle mani dello stato, non è qualcosa di allineato con quelli che attualmente sono gli obiettivi del potere.

Quando scoppierà la crisi del mercato dell'oro, diventerà rapidamente evidente che una delle poche fonti d'oro saranno i minatori. Quando lo si comprenderà, ci sarà una corsa spasmodica alle azioni di quelle miniere d'oro nelle cui mani hanno risorse d'oro e argento. La questione è se queste azioni negoziate nei mercati finanziari, sottoposti a violenti spasmi, forniranno un rifugio utile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Summers & Barsky, agosto 1985, NBER Working Paper No. 1680: http://www.nber.org/papers/w1680.pdf

[2] Dalla fine di ottobre 2015 fino alla fine di dicembre 2015, non sono stati pubblicati i dati online del GOFO.

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L’assalto Neo-Evangelical al Capitalismo — Parte 1

Von Mises Italia - Lun, 30/05/2016 - 08:29

Quarant’anni fa, nel 1974, la Creation House, una casa editrice situata nel cuore del Neo-Evangelicalismo americano, pubblicò La Dichiarazione di Chicago (NdT da non confondersi con la omonima dichiarazione sull’inerranza del 1978), curata da Ronald J. Sider.

Il libro elenca i lavori e le conclusioni del Thanksgiving Workshop on Evangelicals and Social Concern, tenutosi durante il Ringraziamento del 1973, “mentre il resto del Prostestantesimo Americano si godeva l’annuale festa di orge e di sensi di colpa”. Il workshop si concluse con la proclamazione della “Dichiarazione di Chicago” che denunciava non meglio precisati “abusi sociali”, “una società Americana ingiusta”, “razzismo”, “sfruttamento”, “l’ingiustizia politica e sociale della nostra nazione”, “materialismo”, “la cattiva distribuzione della ricchezza e dei servizi della nostra nazione”, “una patologia nazionale di guerra e violenza”, appoggiando i “diritti sociali economici dei poveri e degli oppressi”, e una “più giusta acquisizione e distribuzione delle risorse mondiali”. In breve, non c’era, nella dichiarazione, nulla di diverso da qualunque altra invettiva socialista o Marxista contro la diabolica America in tutte le sue opere e manifestazioni.

Quello che contraddistingue la “Dichiarazione” e quello che spinge chi scrive a menzionarla qui, è la lista di personaggi che l’hanno firmata. Forse è la prima volta che accade che alcune personalità di spicco della chiesa compiono un’azione che solo cinquant’anni prima avrebbe condotto all’immediato riconoscimento di trovarsi di fronte degli uomini che avevano abbandonato il Vangelo per perseguire i propri obiettivi socialisti. Tra i firmatari troviamo John F. Alexander, Frank Gaebelein, Vernon Grounds, Nancy Hardesty, Carl F. H. Henry, C. T. McIntire, Bernard Ramm, Elton Trueblood, Foy Valentine, Leighton Ford, Tom Skinner, Mark Hatfield, John Howard Yoder, e ovviamente lo stesso Sider.

Da questo Workshop del 1973 scaturì in seguito Evangelici per l’Azione Sociale (EAS) e in seguito la Consulta Internazionale sullo Stile di Vita Semplice, che annoverava personaggi come John R. W. Stott, un socialista Britannico, e Harvie Conn del Seminario Teologico di Westminster. Con appoggi dal Neo-Evangelicalismo tradizionale come questi, Sider ebbe gioco facile ad accasarsi presso un maggiore editore neo-evangelicale, InterVarsity Press, che nel 1977 pubblicò il manifesto del movimento, Cristiani Ricchi in un Epoca di Fame, in cooperazione con la casa editrice Cattolico-Romana Paulist Press. A questo fece seguito Cristo e la Violenza (Herald Press, 1979), Vivere più Semplicemente (InterVarsity Press, 1980) Reclamate Giustizia! (InterVarsity e Paulist Press, 1980). Ovviamente le idee di Sider hanno avuto un grande impatto su diversi Cristiani professanti, in particolare sui giovani che sono i più facilmente influenzati da gruppi come Intervarsity, Campus Crusade, e Young Life. Quindi proprio a causa di questa influenza è auspicabile analizzare il movimento di cui Sider è il massimo portavoce per vedere se davvero questo sia cristiano o meno.

Economia e Teologia

Molti Cristiani professanti si cullano nell’erronea idea che non sia spirituale discutere di economia. Nessuno, così dicono, può discutere di due argomenti assieme. O si discute di Dio, o del denaro. Ma la Bibbia non presenta una tale attitudine: gli stessi Comandamenti che iniziano discutendo di Dio, terminano discutendo di economia: Tu non bramerai la moglie, il servo, la serva, la vacca, l’asino o qualunque cosa che appartenga al tuo prossimo.

Sider non può certo essere accusato di ignorare l’economia, anche se evidentemente ignora il Comandamento testè citato. Mentre certamente non è un economista (cosa che ammette all’inizio del suo Ricchi Cristiani), egli ha comunque delle precise idee economiche. Queste idee egli pretende siano derivate dalla Bibbia, pertanto sarà mia intenzione esaminare questa rivendicazione. Non solo le idee di Sider sono assenti dalle Scritture, ma di fatto ne sono contrarie. Questa vicenda si trasforma quindi in un Ronald Sider contra Deum.

L’economia è una branca della teologia. Un economia dedotta dalla teologia Cristiana sarà un economia Cristiana, non sarà pertanto possibile derivare logicamente un’economia Cristiana da una teologia non-Cristiana. Individuare la posizione teologica di Sider è pertanto di primaria importanza. Purtroppo in tutti i suoi libri egli presta molto poca attenzione agli aspetti più preponderanti della teologia. Per molti versi egli è una immagine riflessa di quei Cristiani che non gradiscono discutere di economia, dato che gli è pure sgradito discutere di Teologia. Infatti egli è così reticente a discutere di teologia che per due volte si è rifiutato di replicare a una lettera raccomandata mandatagli da chi scrive, e questo malgrado avesse dichiarato in una lettera precedente che “avrebbe volentieri proseguito la corrispondenza con lei, se così desidera”. (Lettera del 25 gennaio 1980).

A causa di questa omertà, non ci rimane che focalizzarsi sulle poche affermazioni in qualche modo teologiche che Sider fa nei suoi libri, nei suoi opuscoli e nei suoi notiziari. Ad esempio nel numero di Febbraio del 1981 dell’ESA Update (bollettino de Evangelici per l’Azione Sociale) egli si prende gioco della allora recente preoccupazione per l’inerranza della Bibbia. Quindi è ragionevole assumere che l’inerranza è una questione di poco conto per Sider e i suoi sodali.

Poi c’è la questione dell’autorità. Sono le grida del “povero affamato” la voce di Dio? Vox Pauperi, Vox dei? Apparentemente è così, dato che un documento emesso dalla Consulta Internazionale sullo Stile di Vita Semplice, contiene queste dichiarazioni:

Abbiamo cercato di ascoltare la voce di Dio, attraverso le pagine della Bibbia, attraverso le grida del povero affamato, e attraverso “l’altro”. E crediamo che Dio ci abbia parlato”.

Tutto questo alla faccia della dottrina evangelica del “Sola Scriptura”, soltanto la Bibbia è la voce di Dio. Quando i nostri moderni “profeti” odono delle voci, sarebbe bene ricordare loro Geremia 23:12: “Io non ho mandato questi profeti, eppure hanno corso; Io non ho parlato loro, eppure hanno profetizzato”.

A coloro i quali Geremia non dovesse importare, forse può interessare di più uno scrittore del XX secolo: “I pazzi al potere, che odono voci nell’aria, distillano le proprie frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro”1 Le mode e le manie nella chiesa hanno sempre seguito le mode e le manie in filosofia e politica da più di duecento anni. Il movimento di Sider è la coda ecclesiastica del cane politico socialista. Lungi dall’esserne l’avanguardia, è piuttosto la retroguardia del movimento socialista.

Dato che l’autorità di Sider non è il Sola Scriptura, egli non ha alcun diritto di chiamare sé stesso e i suoi sodali Evangelici. Non si può essere evangelici senza affermare che la sola Bibbia è la sorgente dell’autorità, perché è quello che il termine “evangelico” significa: colui che crede al Sola Scriptura e alla Sola Fide. Questo deliberato abuso del linguaggio è caratteristico del XX secolo sia in politica, sia in teologia, infatti abbiamo visto cosa sia successo a parole come “divinità”, “infallibilità” e “liberazione”. George Orwell dedicò molto tempo all’analisi di questo parlar doppio. Oggi “divino” significa “umano”, “infallibile” significa “sbagliato”, “liberazione” significa “schiavitù” e un “evangelico” è colui che non accetta il Sola Scriptura. A chi quindi fa riferimento Sider per le sue vedute? Il suo Reclamate Giustizia!, che è sottotitolato “La Bibbia parla di Fame e Povertà”, è inframmezzato da materiale ottenuto da svariate fonti come l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Ricchi Cristiani è infarcito di materiale attinto da fonti come la Banca Mondiale, le Nazioni Unite, Lester Brown, Pane per il Mondo, una lobby politica che preme per maggiori aiuti esteri, e un rappresentante dell’Istituto di Studio Politici, un apparato di propaganda Sovietica a Washington, D.C. Egli cita pure favorevolmente teologi come Karl Barth (Neo-ortodosso) e Charles Finney (Pelagiano), e a sinistrorsi e socialisti come Robert Heilbroner ed E. F. Schumacher. Quando raccomanda ai suoi lettori gruppi da aiutare o a cui unirsi, invariabilmente indica quelle che posso solo essere chiamate organizzazioni apostate, per niente Cristiane.

Possiamo solo concludere che Sider non è un evangelico, ma qualcuno che ha usurpato il titolo per poter essere ascoltato da coloro che si considerano tali. Il suo stratagemma a quanto pare, ha funzionato molto bene. Ma la sua economia non è l’economia evangelica.

 

Sider lo Storico

Per essere uno che ha ottenuto un Ph.D. in Storia a Yale, la comprensione che Sider ha della Storia appare superficiale. Egli considera quest’epoca come l’Età della Fame, e infatti lo è. Ma lo stesso può essere detto di ogni epoca: tutta la storia dell’umanità è una storia di fame. L’Encyclopedia Britannica elenca 31 maggiori carestie dall’antichità fino al 1960. Ma l’incidenza delle carestie è diminuita nell’ultimo secolo:

Potremmo essere indotti a dedurre, dall’impressionante evidenza osservata in televisione, nei giornali e nelle riviste che il mondo è più propenso alle carestie oggi che in tempi andati. Ma l’evidenza è chiaramente per il contrario. Sia la percentuale di popolazione mondiale colpita dalla fame nei decenni recenti sia il numero assoluto sono stati relativamente bassi se confrontati con quelli dei primi periodo della storia dei quali siamo forniti di stime ragionevolmente affidabili di morti per fame.

C’è stata una alquanto sostanziale riduzione nell’incidenza delle carestie durante l’ultimo secolo. Durante l’ultimo quarto del XIX secolo forse dai 20 ai 25 milioni di persone sono morte per carestie… Per l’intero XX secolo fino al presente (1975), ci sono stati dai 12 ai 15 milioni morti per carestie, e molte di queste, se non la maggior parte, furono causate da deliberate politiche governative, cattiva gestione statale o guerre, e non per raccolti andati a male2.

Se Sider avesse voluto davvero mettere fine alla fame nel mondo, invece di propugnare le sue nozioni politiche reazionarie, avrebbe invece cercato di scoprire perché la fame è scomparsa in quelle nazioni che una volta erano dominate dal Cristianesimo evangelico e che ancora oggi vivono grazie al capitale spirituale del passato: l’Europa Occidentale e il Nord America. Invece egli preferisce credere e insegnare la mitologia Marxista che le altre nazioni sono povere in larga misura perché l’America le ha sfruttate ed è diventata ricca. Non è la fame diffusa a contraddistinguere questa epoca, ma la sua prosperità senza precedenti. Sider è ostile a quella prosperità e al sistema politico-economico che l’ha prodotta: il Capitalismo. Egli preconizza una prosperità senza il ricco, e cibo per tutti senza i produttori di cibo. Dio promette di far prosperare quelli che lo obbediscono, e la prosperità dell’Occidente è la solare evidenza della fedeltà di Dio. Sider invece la considera come l’evidenza della nostra immoralità.

 

Sider l’Economista

Non si può leggere Ricchi Cristiani senza realizzare di trovarsi di fronte una mente per la quale l’ottavo e il decimo comandamento non significano nulla. Non solo Sider concupisce i beni del suo prossimo, ma promuove l’uso della forza per portargli via la sua proprietà. Per esempio egli suggerisce di quadruplicare gli aiuti esteri statali, l’innalzamento delle tasse, promulgazione di leggi per un più elevato salario minimo, l’incremento di corsi di formazione professionale statali, decretare leggi per una settimana lavorativa più corta, concedere alle Nazioni Unite il controllo degli oceani e dello spazio cosmico, imporre tassazioni internazionali, redistribuzione della proprietà e controllo della popolazione, provvedere impieghi e stipendi garantiti dallo stato. Se il messaggio di Sider fosse semplicemente di essere generoso con quello che si possiede, chi scrive non avrebbe niente da ridire. Ma le cose non stanno così, il suo messaggio è che bisogna usare il potere politico per redistribuire la povertà, ovvero che non solo i governi possono violare l’ottavo comandamento, ma dovrebbero addirittura farlo. Sider di fatto attacca la carità e la generosità personali. Egli liquida la nutrizione di cinque milioni di persone da parte di “benefattori privati dagli Stati Uniti” come un “mero gesto simbolico”. Poi attacca il messaggio di Cristo sulla generosità personale dicendo:

La carità e filantropia personale permette comunque al ricco benefattore di sentirsi superiore. E fa sentire il ricevente della carità inferiore e dipendente. I cambiamenti istituzionali d’altro canto danno all’oppresso diritti e potere… la carità personale è troppo arbitraria e fortuita. Questa dipende dai capricci e dai sentimenti del benestante. Molta gente bisognosa non potrà mai incontrare quelli che la possono aiutare. Ma un appropriato mutamento istituzionale (es. salario minimo), d’altro canto, beneficerà automaticamente tutti.

È un linguaggio come questo che induce a credere che il vero scopo della “tassazione progressiva” di Sider, secondo la quale quelli con entrate maggiori devolvono una maggiore percentuale dei loro proventi, non è di incoraggiare la beneficenza privata, ma di incitare l’invidia dei suoi lettori. Tutto il socialismo è basato sull’invidia e quello di Sider non fa eccezione.

 

 

Note

1Qui Robbins cita da La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta di John Maynard Keyens

2D. Gale Johnson, World Food Problems and Prospects (American Enterprise Institute), 17

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Opening to the Underworld?

Lew Rockwell Institute - Lun, 30/05/2016 - 06:01

By The Siberian Times reporter

Locals have heard ‘booms from the underworld’ in a giant ravine but now scientists say it holds secrets of the planet’s past.

Many Yakutian people are said to be scared to approach the Batagaika Crater – also known as the Batagaika Megaslump: believing in the upper, middle and under worlds, they see this as a doorway to the last of these.

The fearsome noises are probably just the thuds of falling soil at a landmark that is a one-kilometre-long gash up to 100 metres (328 feet) deep in the Siberian taiga.

Batagaika started to form in 1960s after a chunk of the forest was cleared: the land sunk, and has continued to do so, evidently speeded by recent warmer temperatures melting the permafrost, so unbinding the layers on the surface and below. Major flooding in 2008 increased the size of the depression which grows at up to 15 metres per year.

Such ‘thermokarst depressions’ can be observed in the north of Canada, but Batagaika is two-to-three times deeper. Pictures: Alexander Gabyshev, Research Institute of Applied Ecology of the North

The result is an unparalleled natural laboratory for scientists seeking to understand the threat to permafrost due to climate change.

A recent expedition to the partially manmade phenomenon sought to date the layers of soil which had been frozen in time as permafrost, and also to gather samples of plants and soil.

Until now, it was believed the layers of soil were around 120,000-years-old. But Professor Julian Murton from the University of Sussex – who inspected the site near the village of Batagai, in Verkhoyansk district, some 676 kilometres (420 miles) north of Yakutsk, the capital of the Sakha Republic – determined that the correct age is around 200,000 years old.

‘This project will allow us to compare the data of similar objects in Greenland, China, Antarctica. Data on ancient soils and vegetation will help us to reconstruct the history of the Earth,’ he told Russian journalists.

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Jerks for Jesus

Lew Rockwell Institute - Lun, 30/05/2016 - 06:01

On May 19, I posted an article that I wrote in 1980. It was on how to defend private education against the state. You can read it here.

Lew Rockwell ran it on May 23.

Early in the morning on May 23, I received a letter from a stranger. Its tone was typical of a purist. It seems that I have sold out to the state.

I never receive such letters from published authors or experts in the field. But I have been receiving them for about 50 years from strangers with no background.

My problem is this: I am in several fringe groups. My audience of purists is large.

Here is his message:

With all due respect, sir, isn’t this tantamount to tacitly admitting that the government has an interest here? Why do we play the game on their terms?How about we assert that they have no business regulating education and tell them to stick their regulations where the sun doesn’t shine?

What I especially don’t like about your dream is that we are only right if the courts agree with us, or get tired of us. We are not right in principle, according to this strategy.

Would any self-respecting dominionist or presuppositionalist defend his faith using the infidels’ weapons and tactics? I don’t think so.

I love your commentaries, but I think this time you are ceding too much of the playing field to the opposition. I know they have the power to crush us, if they so chose, but why not make them prove they have a right to regulate education at all? Why not make them prove they have superior rights to parents and churches instead of leaving the impression that they do by not challenging that assumption.

No, it is not tantamount to admitting that the government has an interest here. But it surely is an acknowledgment that the state is highly interested. It is an admission that the state has power in this crucial area of life. It also has extreme negative sanctions at its disposal.

I have been opposed to all tax funding of education ever since I read R. J. Rushdoony’s 1961 book, Intellectual Schizophrenia, in the spring of 1962. That was when I first wrote to him. Rushdoony made the case against all tax-funded and state-regulated education.

Anyone in 2016 who is unaware of this book, my support of it, and my hostility to all state education is an uninformed person.

But this man employs rhetoric that reveals him as a card-carrying member of a large organization, Jerks for Jesus. I have written about the organization for seven years.

http://www.garynorth.com/public/4868.cfm

http://www.garynorth.com/public/7757.cfm

Then he upped the ante. “How about we assert that they have no business regulating education and tell them to stick their regulations where the sun doesn’t shine?”

“We?” Who are “we”?

This sentence screamed: “I am single. I have no skin in this particular game.” Anyone who treats the state in such a cavalier manner on this issue, anywhere in the world, is not just naïve; he or she is a fool. The state takes seriously its control over what future voters are taught, and where, and how.

So, I responded:

How many children did you raise?Where did they attend school?What curriculum did they use?

Within an hour, I received this.

Can you answer my questions first? I don’t believe your counter questions are relevant to the principles involved.As much as I respect you, I don’t intend to hand you the terms of the debate.

He had already handed me the terms of the debate when he sent the letter. I was just setting him up to lose it.

I love your commentaries, but I think this time you are ceding too much of the playing field to the opposition. I know they have the power to crush us, if they so chose, but why not make them prove they have a right to regulate education at all? Why not make them prove they have superior rights to parents and churches instead of leaving the impression that they do by not challenging that assumption.

It is not a “playing field.” It is a battlefield on which the state serves as judge, jury, and executioner, and does so with funds confiscated from its victims.

My guess: he is about 35 years old, and is still looking for some ideologically pure lady to propose to. He does not intend to get a marriage license. He will call the marriage a common-law marriage. Unfortunately, he will get no takers. He is a land mine with the trigger about three inches above the ground.

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Top Disaster Flicks

Lew Rockwell Institute - Lun, 30/05/2016 - 06:01

I know it isn’t just me.

Every prepper I know loves a good disaster flick.  Heck, it doesn’t even have to be that good for some of us to watch them.  We just enjoy sitting back and watching a fictional disaster unfold so that we can strategize how we would handle it, mock the hero for his or her poor decisions (you know, those dumb moves that a prepper would never make), and feel absolutely justified with regard to our lifestyle choices.  A movie is like a prepper version of a sporting event, where we can cheer, jeer, and scheme our ways through some imagined event. It engages our love for critical thinking while allowing us to take a break from our everyday activities.

Viewing a disaster movie or series actually serves a greater purpose than pure entertainment.  It’s a great way to introduce the preparedness mindset to your family.  In our house, we often pause the movie (I swear, the kids do it too. It isn’t just me lecturing them!) so that we can

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Always Unjustified

Lew Rockwell Institute - Lun, 30/05/2016 - 06:01

To declare war means to state one’s intentions to attack another until the death or surrender of one or both participants. Some wars, like World War I, are the result of foreign entanglements that spin out of control. On the eve of the bloodshed, every side stands and watches thirstily for someone else to make the first move so that they’ll have an excuse to punch the other side in the mouth. In this incarnation of war, each tribe has their own side that waits anxiously to sink their bombs into each other’s civilian populations. We would all agree that seeking out trouble and violence is unjustified, but what about self-defense?

Simply put, self-defense is not war. Self-defense is simply what it says it is: the removal of unwanted force imposed by another on ones’ own person or property. Even for the defensive response to be justified, it must be proportional to the crime. For instance, if I spy someone sneaking a piece of candy out of my shop and I catch them and re-secure the candy (my own property), it would not then be self-defense to bludgeon the would-be thief to death since the crisis situation has already been averted.

The difference between war and self-defense is quite simple, actually. Anytime one country declares war upon another, it is not self-defense. Self-defense is never declared as such, it is simply acted out during moments of aggression (or war, they’re really the same thing on differing scales). As Memorial Day arrives, we are supposed to honor the fallen who have defended the country, supposedly fighting for our freedoms in self-defense from would-be aggressors around the world. These aggressors are always lurking around every corner, and they somehow hate us because we have the Fourth Amendment that “protects” us against unreasonable searches and seizures. Alas, Memorial Day is devoted to the pawns that are used in a game of bloody interventionist chess who died instead enforcing the aggressive will of the political elite. In every major “war” we are taught that the good ole US of A had fought for the side of good. History tells us, however, that this is not the case.

The first unjust fight in the United States’ history was the Whiskey Rebellion. In fact, those fighting for your or my freedom were the ones who fought against President Washington and that weasel, Alexander Hamilton. The United States government had passed an excise tax on whiskey and sent in troops to western Pennsylvania to enforce the mob dues. What the layperson may not know about the Whiskey Tax is that many of the individual states weren’t collecting the taxes at all. According to Rothbard (https://mises.org/library/whisky-rebellion-model-our-time), colonial Americans had a deep mistrust of excise taxation when the British levied them. Unfortunately, elites like Hamilton only have a deep mistrust of big government if there’s an ocean separating the tax collector and his peasants. What makes this defense of liberty against the United States Federal Government so remarkable was actually how non-violent it actually was. It was a peaceful defense of our freedoms against the holy troops, which actually won out as the Jeffersonian Revolution eventually repealed the excise tax. Unfortunately, the excise tax resurfaced again during another unjust war in 1812.

The war of 1812 can be said to be America’s first attempt to provoke another nation, only to whine about getting hit back later (another, of course, being World War II). At the time, “Mr. Madison’s war” was used to conceal the intent to annex Canada, and eventually all of North America, for the new United States. The Canadians and the Native Americans living there repulsed American invasions into Canada ten times, and it’s no surprise then, that the British half-heartedly came to the aid of the colonies still under their control. Why should they try harder? They were focusing on Napoleon in Europe at the time, and the fledgling Imperialist States of America was too big for its britches to really be a threat on its own. This war, to the middle-school history textbooks, will be remembered as the war when Francis Scott key composed the national anthem by plagiarizing the tune of a popular British song. (Well, if we couldn’t invade and conquer Canada, at least we’ll take a song from those red coats!) However, when you hear the Star – Spangled Banner this holiday, it will be hard to think of it as anything other than American nationalist bravado, overstating the importance of the War of 1812 as a second quest for independence, and understating the trigger of the nation’s own attempt to invade what did not belong to it.

If only the American Civil War was fought over slavery, and slavery alone. There needn’t have even been a war to end slavery in the first place, as the success of the Underground Railroad at helping escaped slaves coupled with the fact that it was the northern states who were nullifying the fugitive slave laws to the detriment of southern slave-owners. The simple act of assisting slaves run away and stay safe isn’t an act of war, as it encroaches on neither person nor property, as people cannot be property. However, the context of Lincoln’s invasion of the south was not geared towards slavery, but keeping the Southern States under the thumb of the American Federal Government. Nor was the war about Lincoln using peaceful means and basic economics to end slavery in the south. Had that been the case, the 16th tyrant of the United States would have simply waived goodbye as the southern states exercised their constitutional right to secede. Without the Federal Government protecting southern agriculture with tariffs and other protections, southern slavery would have peacefully evaporated as it did in Brazil.  Instead, Lincoln shredded the Constitution. Either he, one, used federal forces to enter the states in a crisis situation where the local state government never requested them, or two, he invaded a foreign country without a declaration of war. This tremendous unconstitutional over-step by Lincoln would have tremendous ramifications throughout our history- namely in the last fifty years, allowing sitting presidents to prance around the world without declaring war, and then using the political capital created by blowback to justify a declaration. The Civil War was a war of aggression on the part of the United States Federal Government, and not a war defending the freedom of the slaves. In all honesty, Harriet Tubman should be on the penny and the five (at least Jackson killed the bank during his terrible reign), as what she did to actually fight against slavery and oppression far outshines Lincoln’s historical mythos.

The world wars might as well be thought of as two halves of one Super Bowl of aggression, imperialism, blood-shed, and destruction separated by a miserable half-time show.  The war aforementioned in the article was brought about by tensions strung up by world leaders choosing sides in small territorial disputes that eventually spilled over. It’s also important to note the role that central banking played in enabling this conflict. The removal of a complete gold standard allowed nations to inflate their currency and direct resources towards a war effort, essentially conjuring their armies out of thin air without resorting to unpopular taxation. Without the United States’ own Federal Reserve, and using the Lusitania, a ship full of war munitions headed for Europe and loaded with civilian travelers, as bait, Wilson would never have had his war. Unfortunately for world history, the American war machine proved to be far too much for the opposing evildoers, and the Treaty of Versailles was forced down the throats of the Germans, compelling them to pay the war debts of all participating drunken bar fighters. A war exploded into existence through foreign meddling and war-mongering by all parties was to be paid for by one scapegoat.

The reason we can look at both World Wars as two parts of the same whole is the fact that without the allies’ lopsided victory over Germany, the Treaty of Versailles would never have taken effect. Without that treaty, Germany never feels the insane pressure to pay off their debt. Instead, the war debt was monetized, leading to a crack-up boom and runaway inflation in Germany, which precipitated the rise of a political outsider and anti-establishment candidate Adolf Hitler. Back in the late 30’s and 40’s, the American public didn’t care about Hitler’s escapades in Europe as his armies were no threat to the States. Unfortunately, like Wilson before him, Franklin Roosevelt wanted war, and he contrived his way to propagandize the American public into fighting for aggression, and against their own freedom. Through a series of economic embargoes on Japan, military exercises that hit too close to the rising sun for comfort, and supplying the Chinese with planes to fight the Japanese with (this strategy should be familiar to the reader today, just do a quick google of these words: Saudi, Hillary, Planes, Yemen), the architect of socialism in America got his blowback. Pearl Harbor is often times referred to as an unprovoked attack out of the blue, but it should be noted that FDR did everything he could to get the Japanese to punch him somewhere, and then spin public perception as if it was unprovoked. The similarities to 1812 are striking, and we might as well call the Second World War, “Mr. Roosevelt’s War.” Moreover, the need for self-defense in this conflict had long since expired when the Americans dropped atomic weapons on the Japanese. The predictable response is that it would have saved American lives had the US invaded Japan, but that begs the question: if the war was really self-defense, why invade anybody? It seems backward that this war is looked at as a fight against bullies that just wanted to take over the world, when in reality, the United States abandoned fighting for its own citizen’s freedoms to instead attempt to over the world. The Japanese were getting too good at being imperialist in the Pacific (or, as neo-cons would say “America’s West Lake”), and the American warmongers wanted in. The rising sun set long before the murderous act in Hiroshima, but now the sun never sets on the global American empire with deployments in over one-hundred fifty countries.

After assuming control of what was left of the British and French colonies in the middle-east, the United States decided to try its hand at being a world superpower after World War II. Through the backing of certain dictators, playing proxy with Russia during the cold war, copy-pasting Israel onto the map, and writing off civilian casualties as “collateral damage,” it’s no wonder why there is so much hatred for the United States in the most recent escapade of perpetual war. Ron Paul put it bluntly and brilliantly on the debate stage, “they hate us because we’re over there.” I’d say if your family burned to death in a hospital which may or may not have been helping wounded “terrorists” (noun; violent criminals the United States Government doesn’t “intentionally” give weapons to), you might be slightly cranky at the United States as well. Those rebelling against the American Empire in the Middle-east are simply doing the same thing the American Revolutionaries did to the British, except our own revolutionaries put up with far less than robots in the skies decimating entire neighborhoods of innocents.

Every single “war” in American history has been about aggression because that simply is what war is. War is always evil, and always unnecessary. It goes against the wishes of the masses and of the market, as the political class must always find some way to spin blowback as the first punch, when in reality, economic sanctions, embargoes, and foreign aid to dictatorships are the initial aggressions against foreign peoples. This memorial day, when you see the propaganda and hear the pawns of mass murder being praised, just remember the last time an American soldier actually gave his life for the cause of liberty-  1783. When you hear someone thanking some vet for their service of protecting us from those that would take our freedoms, just remind them that it’s the other way around. Where were these troops when the Patriot Act was passed? Where were they when the Federal Reserve was chartered to steal the wealth of our grandchildren to pay for the aggressive war in the present? Where are these defenders of freedom when the state and its agents roll down local streets, throwing its own citizens in cages for owning a prohibited plant? They’re fighting the politician’s wars for the politician’s gain, in aggressions that only further endanger the civilians they swear to protect. It’s time we see Memorial Day for what it really is, a sham and a blatant lie in the face of three-hundred million Americans, whose freedoms had already begun to be eroded a long time ago by the very entity the false heroes pledge to protect.

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Shine Your Shoes

Lew Rockwell Institute - Lun, 30/05/2016 - 06:01


Whether it’s an upcoming wedding, graduation, or simply another day at the office, a pair of shiny shoes can set you apart as a man who cares about the details.

Not only does shining your shoes look good, it is a necessary part of properly caring for and maintaining a nice pair of leather shoes or boots. The polish itself helps moisturize and waterproof the leather, lengthening the lifespan of your shoes. And the buffing and shining ensures a clean, pulled-together look no matter the occasion.

This article provides the complete multimedia guide to shining your shoes. There are a number of methods for shining — the pictorial guide below is former AoM contributor Cameron Schaefer’s preferred method which he learned in the military; the video and illustrated guide show Brett’s favored method. Experiment and see what works for you. And at the very end, you’ll find a bonus project for injecting even more masculine vibes into this satisfying footwear ritual.

1. Gather Your Supplies & Prep

Supplies needed:

Find an old towel or newspaper to spread over the area you will be working on. Shoe polish has an uncanny ability to get smeared everywhere, even when you’re being extremely careful. And it’s really hard to get out of the carpet.

2. Clean Your Shoes

Clean the dust and dirt off your boots with a horsehair shine brush or damp rag. If you must get your boots a little wet to clean them off, allow them time to dry before applying the polish.

3. Apply Polish

Cover the entire shoe with a generous amount of polish, using your shoe polish brush. The polish I’m using is black Kiwi Shoe Polish, but be sure to match the color of the polish to your shoe as closely as possible. Make sure you get down in the seams of the shoe and attempt to cover evenly with polish. Allow 15 minutes for the polish to dry.

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