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Muso contro muso. E gli altri stanno a guardare

Luogocomune.net - Mer, 16/04/2014 - 20:20
Gli americani lo chiamano "preaching to the choir", che significa letteralmente predicare ai membri del proprio coro, ovvero a coloro che già la pensano come te.

E' quello che stanno facendo Beppe Grillo e Matteo Renzi, impegnati in un testa a testa per riuscire a riportare la vittoria alle prossime elezioni europee.

Grillo continua a ripetere che Renzi è un buffone e un bugiardo, che è inaffidabile e che parla senza mai supportare le proprie parole con fatti concreti.

Renzi continua a ripetere che Grillo rappresenta l'antipolitica, che è un demagogo senza un progetto reale, e che tutto quello che Grillo aveva promesso di fare in realtà lo sta facendo lui, Matteo Renzi.

I due continuano ad attaccarsi a vicenda, e nel farlo utilizzano argomentazioni che risuonano in pieno all'interno della propria base, ...

Nomi Prins Author of “All the Presidents Bankers“ on Upcoming Collapse

Deep Politics Monitor - Mer, 16/04/2014 - 14:42
from USA Watchdog: Best-selling author Nomi Prins warns, “Never before have the Government and the Fed collaborated so extensively by propping up the banking system to the detriment of the population.” Prins lays out a long history of the relationships between U.S. Presidents and bankers that date back to Teddy Roosevelt and JP Morgan. On her new book titled “All the Presidents’ Bankers,”

L'oro cartaceo non è buono come quello fisico

Freedonia - Mer, 16/04/2014 - 10:15




di Doug French


Per la prima volta in assoluto, la maggioranza degli americani ha paura del proprio governo federale. Un sondaggio di Pew Research ha rilevato che il 53% degli americani pensa che il governo stia minacciando i loro diritti e le loro libertà personali.

Gli americani non sono magnanimi nemmeno per quanto riguarda la valuta statale. Invece di possedere dollari ed altri asset finanziari, gli investitori stanno immagazzinando ricchezza sotto forma di opere d'arte, vino e auto d'epoca. L'Economist ha riportato a novembre: "Questa frenesia d'acquisto [...] sta alimentando una certa diffidenza negli asset finanziari."

Ma mentre i grandi capitali stanno facendo segnare record su record nel mercato dell'arte e stanno facendo aumentare i prezzi immobiliari, la diffidenza nei confronti del governo non ha spinto le attenzioni sulla reliquia barbarica. L'umile dollaro è salito rispetto all'oro sin dal settembre 2011.

Ogni banchiere centrale sulla terra ha giurato fedeltà alla fede keynesiana, e il metallo giallo è ritornato sui suoi passi a quasi $700 l'oncia rispetto al suo picco di $1,895. Gli unici limiti alla creazione di moneta fiat sono la fantasia dei banchieri centrali e la volontà dei banchieri commerciali di concedere prestiti. Stando così le cose, il principale colpevole per le prestazioni poco brillanti dell'oro negli ultimi due anni è un altro, e John Hathaway di Tocqueville Asset Portfolio l'ha spiegato nella sua straordinaria relazione "Let's Get Physical."

Hathaway osserva che la produzione di oro è finita in una zona di bonaccia. Attualmente costa di più produrre un'oncia che venderla. Minare l'oro è costoso; sono ormai passati i giorni in cui si pescavano grandi pepite nei torrenti della California o dell'Alaska. Devono essere spostate e trattate milioni di tonnellate di minerale solo per ricavarne piccoli pezzi di metallo, e negli ultimi anni sono stati trovati solo pochi grandi depositi.

"La produzione post-2015 sembra destinata a declinare e forse anche bruscamente," spiega Hathaway.

Satoshi Nakamoto ha creato una sorta di oro digitale nel 2009, anch'esso limitato nell'offerta. Non più di 21 milioni di bitcoin saranno "minati," e attualmente ce ne sono meno di 12 milioni. Satoshi ha creato la versione informatica dell'oro, facile da miniera nei primi anni. Ma come l'attività di estrazione dell'oro, minare bitcoin diventa sempre più difficile. Oggi è necessario un supercomputer per risolvere le equazioni che verificano le transazioni in bitcoin — che in sostanza è il processo che crea la cripto-moneta.

Il valore di questa moneta alternativa è esploso rispetto alla valuta del governo, passando da meno di $25 a bitcoin nel maggio 2011 a quasi $1,000 di recente. Uno dei motivi è sicuramente la sua portabilità. Il business è un fenomeno globale oggi, in contrasto con il mondo antico dove la maggior parte viveva la propria vita all'interno di un raggio di 25 miglia. Così, portare bitcoin nel proprio telefono è preferibile a trasportare in giro Krugerrand.



Nessun Bitcoin cartaceo

Ma anche se la portabilità può far guadagnare popolarità a Bitcoin, non spiega perché è aumentato vertiginosamente mentre l'oro è sceso.

Hathaway punta il dito sulla differenza tra l'azione dei prezzi nei tempi antichi rispetto a quelli moderni. "L'incongruenza Bitcoin/oro si spiega con il fatto che gli ingegneri finanziari non hanno ancora scoperto un modo per collateralizzare i bitcoin nel trading a leva. Non c'è (ancora) un mercato dei futures basato su Bitcoin, niente derivati, nessun mercato repo."

Quindi chiunque voglia speculare con Bitcoin deve acquistarne alcuni, cosa che spinge verso l'alto il suo prezzo.

Invece l'oro ha un'infrastruttura finanziaria matura e vasta che ne gonfia l'offerta — su carta — esponenzialmente. Poi Hathaway cita l'esperto Jeff Christian del gruppo CPM che nel 2000 scrisse: "Un'oncia d'oro è ora coinvolta in una mezza dozzina di operazioni." E mentre "il volume fisico non è cambiato, i contratti cartacei si sono moltiplicati."

Il processo generale inizia quando un produttore d'oro estrae e raffina il minerale. Poi i raffinatori lo vendono alle bullion bank, soprattutto a Londra. Parte viene venduto a gioiellieri e zecche. "L'oro fisico che rimane a Londra sotto forma di barre non allocate è la base per i commerci a leva con l'oro cartaceo. Questa catena di eventi è perfettamente normale e in linea con i tempi," spiega Hathaway.

Egli stima che giornalmente vengono commerciati l'equivalente di 9,000 tonnellate di oro, mentre solo 2,800 tonnellate vengono estratte annualmente.

L'oro è prestato, dato in leasing, ipotecato e re-ipotecato più e più volte. Questa è la ragione, ad esempio, per cui ci vorrà tanto tempo affinché i tedeschi possano rimpatriare le loro 700 tonnellate di oro attualmente conservate a New York e Parigi. Mentre un paio di aerei potrebbero trasportare l'intero stock in Germania in poco tempo, solo 37 tonnellate sono state consegnate un anno dopo la richiesta. Le 700 tonnellate sono programmate per essere consegnate entro il 2020. Tuttavia, sembra che non ci sia abbastanza oro fisico libero e svincolato per soddisfare questo programma. Ai tedeschi è stato detto che possono solo guardare il loro oro, ma non toccarlo.



Sfruttare la leva a Londra

La City di Londra offre un contesto normativo favorevole alle mega-banche affinché possano sfruttare la leva finanziaria. Jon Corzine ha utilizzato le norme di Londra sulla rehypothecation per sfruttare i depositi dei clienti di MF Global e fare una scommessa da $6.2 miliardi nell'Eurozona. I contratti con i clienti di MF gli hanno consentito di fare una cosa del genere.

Dopo il crollo di MF, Christopher Elias ha scritto su Thomson Reuters: "La leva finanziaria è come una droga per Wall Street; aumenta i rendimenti ma amplifica anche i costi. Con MF Global che aveva raggiunto un rapporto di leva di 40 a 1 al momento del suo crollo, non c'era bisogno di un default dell'Eurozona per innescare la sua caduta — tutto quel che serviva era che questi enormi costi superassero la sua base patrimoniale."

Il lavoro di Hathaway propone una tesi piuttosto simile: il mercato dell'oro è altrettanto indebitato come MF Global, si tratta di una montagna di transazioni di carta in bilico su un po' di oro fisico. "A differenza del mercato dell'oro fisico," scrive Hathaway, "che non è suscettibile ad assorbire grandi flussi di capitale, il paper market, attraverso la rehypothecation quasi infinita, è l'ideale per l'attività di trading iperattivo; soprattutto in concomitanza con le scommesse sul FX, sugli indici azionari e sui tassi di interesse."

Questo iper-leveraging ricorda il boom del debito immobiliare americano degli ultimi dieci anni. La cartolarizzazione di Wall Street ha spianato la strada agli acquisti, alle vendite ed ai trasferimenti elettronici dei mutui. Fintanto che i prezzi delle case aumentavano ed i proprietari di case erano in regola coi pagamenti, tutto andava bene. Tuttavia, una volta che i compratori hanno smesso di pagare, la corsa per determinare quali istituti di credito possedevano quali abitazioni ha portato al caos del mercato. In molti stati, i processi di pignoramento non sono ancora finiti.

Il fallimento di una manciata di controparti nel mercato dell'oro cartaceo avrebbe un effetto mille volte peggiore. In molti casi, cinque su dieci (o più) istituti di credito reclameranno diritti di proprietà sullo stesso oro fisico. I mercati dell'oro si bloccherebbero per mesi, se non anni, durante la procedura fallimentare, rimuovendo milioni di once dal mercato. Ci vorrebbero decenni affinché l'industria mineraria ricostruisse l'offerta.

Inoltre, Hathaway ritiene che una maggiore regolamentazione "potrebbe portare, tra le altre cose, a norme più severe per le garanzie reali, regole sulla rehypothecation, ecc. Questo potrebbe portare ad una corsa per l'oro fisico." E se i regolatori non inaspriscono queste disposizioni, potrebbero farlo gli ETF, il LBMA ed il Comex per il bene della fiducia dei clienti.

Quello che Hathaway chiama il "bacino torbido" di Londra, ha sostenuto il trading dell'oro cartaceo al di là della quantità di oro fisico disponibile. Questo bacino si sta prosciugando e sta creando la madre di tutti gli short squeeze. In tale scenario, le persone con ETF ed altri crediti cartacei sull'oro saranno devastate, avverte Hathaway. Riceveranno "lettere educate e di scuse che offriranno loro una risoluzione dei contratti in contanti a prezzi ben al di sotto del mercato fisico." Non sarà l'inflazione che farà salire il prezzo dell'oro, ma lo smantellamento dell'enorme leverage.

Gli americani hanno ragione a temere il loro governo, ma dovrebbero anche temere il loro sistema finanziario. I governi hanno sempre trasformato le loro valute in carta straccia. Un pezzo di carta che vi dà diritto ad una quantità d'oro può fornirvi un comfort maggiore rispetto ai dollari fiat.

Tuttavia, in un momento di panico, l'oro cartaceo non avrà lo stesso effetto. In quei frangenti preferireste possedere qualcosa di reale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La Moneta: III Parte

Von Mises Italia - Mer, 16/04/2014 - 08:00

Critiche alla riserva frazionaria

Per gli Austriaci il sistema basato sulla riserva frazionaria è un sistema di contraffazione legalizzata. In esso, infatti, due soggetti diversi sono titolari della proprietà dello stesso bene: nell’esempio numerico precedente, quando la banca X presta i primi €900, questi sono contemporaneamente nella disponibilità del depositante A e di B, colui che ha preso in prestito; ciò che rappresenta un’impossibilità giuridica. Per uno dei due dunque è stata creata moneta artificiale dal nulla. In realtà, X ha commesso appropriazione indebita, perché ha trasferito a B una proprietà di A. E A non ne ha più la disponibilità, come è dimostrato da ciò che accadrebbe se decidesse di ritirarla. È come se una compagnia aerea emettesse più biglietti dei posti (assegnato lo stesso posto a più persone); se il giorno del viaggio si presentano tutti, la truffa viene scoperta; il sistema bancario a riserva frazionaria regge perché non tutti si presentano il giorno del viaggio. Libertà di contratto significa che due soggetti, X e B, dispongono delle loro proprietà, non che si accordano disponendo della proprietà di un terzo, A.

La conferma che la moneta fiduciaria creata attraverso la riserva frazionaria è moneta fittizia è data dal fatto che, appena i risparmiatori si recano agli sportelli e la reclamano, essa evapora, scompare.

La contraffazione è consentita dal fatto che il sistema con Banca centrale pubblica monopolista ha reso il settore bancario un cartello.

Per la Banca centrale vale la considerazione fatta per qualsiasi ente pubblico pianificatore: non ha le informazioni e i segnali di prezzo necessari per poter coordinare in maniera efficiente il sistema economico, in questo caso monetario; dunque provoca solo distorsioni.

Non lasciando fallire le banche irresponsabili, questo sistema impedisce la selezione fra imprese buone e cattive. Per di più, l’impossibilità di fallire, e dunque la mancanza di rischio, induce le banche a operare con ancora minor prudenza (azzardo morale). Questo meccanismo di irresponsabilità è ulteriormente alimentato dall’assicurazione obbligatoria dei depositi: i clienti delle banche sono meno attenti perché, in caso di fallimento della banca, non perdono i propri risparmi; e le banche effettuano investimenti più rischiosi perché, in caso di insolvenza, i clienti verrebbero risarciti con il fondo di garanzia interbancario imposto dalla legge[1].

Effetti – Nel meccanismo di moltiplicazione gli effetti sono tre: 1) inflazione, cioè aumento della quantità di moneta e dunque riduzione del suo potere di acquisto; 2) redistribuzione del reddito a favore: della banca, sotto forma degli interessi che essa incassa sulla moneta creata dal nulla; di coloro che prendono in prestito, che possono acquistare beni e servizi; e dei venditori di tali beni e servizi che godono degli aumenti di prezzo indotti dall’incremento di domanda; 3) essendo la moneta creata dal nulla, senza un precedente risparmio, l’effetto è una distorsione nell’allocazione delle risorse che viene successivamente pagato con la recessione o la depressione (teoria del ciclo).

Nel caso di sovraemissione di moneta cartacea rispetto all’oro, l’atto fraudolento è dato dal fatto che i certificati senza copertura vengono scambiati sul mercato sulla stessa base di quelli con copertura, in quanto sul piano grafico sono identici; dunque vengono scambiati beni (di cui i certificati dovrebbero essere rappresentativi) che non esistono.

La moneta è il bene più soggetto alla pratica della sovraemissione, perché è un bene che non viene utilizzato per il consumo diretto, ma per lo scambio; quindi le persone non hanno bisogno di avere presso di sé l’oro, basta loro il certificato (non farebbero così per un bene come la macchina, che procura un’utilità nel momento in cui se ne ha la disponibilità). Inoltre, essendo l’oro un bene omogeneo (fungibile), a chi ritira non interessa di avere esattamente l’unità fisica di oro che aveva depositato; ciò consente alla banca di sovraemettere con più facilità: a chiunque viene a ritirare si può dare un’unità qualsiasi dell’oro disponibile.

Non bisogna confondere questa pratica con il credito (la vera e propria intermediazione fra risparmiatori e investitori), attività perfettamente legittima e ineccepibile. Il credito consiste in questo: l’individuo A trasferisce alla banca B 1000 once d’oro o euro, e la fondamentale differenza rispetto al semplice deposito è che risparmiatore (A) e banca (X) si accordano sul periodo di tempo per il quale la banca può disporre della somma di moneta senza che il risparmiatore possa ritirarla. Al termine del periodo – ad esempio un anno solare – la banca restituisce la somma con l’aggiunta di un determinato tasso di interesse. La banca a sua volta presta questa somma all’imprenditore B, ad un tasso di interesse maggiore (è il suo guadagno per aver svolto la funzione di indirizzare il risparmio verso coloro che ne hanno bisogno). La banca ha trasferito a B moneta “vera”.

Ma se la banca crea moneta dal nulla e la trasferisce a B, ha messo in circolazione carta senza copertura (e ha aumentato la quantità di moneta). Inoltre, nel credito, prima B e poi la banca (ad A) devono restituire la somma alla data di scadenza, cioè in un dato tempo futuro. Invece nella creazione di moneta fiat qualunque possessore del certificato o dell’assegno può chiedere di convertirlo in oro (o, oggi, in banconote) in qualsiasi momento; cioè, per la banca, il debito è istantaneo (se arriva il cliente per la conversione), l’asset che ne è all’origine (credito) non lo è (ad es. ha scadenza un anno, il tempo di durata del prestito). Nelle banche dunque viene violata una regola di sana contabilità rispettata in ogni altro settore: in un’impresa la struttura temporale degli attivi (asset) non deve essere più lunga della struttura temporale del passivo; cioè i crediti devono rientrare prima dei debiti equivalenti, o comunque alla scadenza di un debito vi deve essere un attivo equivalente per farvi fronte.

Questo tipo di credito si chiama credito di circolante (circulating credit), mentre il credito serio, non truffaldino, realizzato con la moneta vera si chiama credito merce (commodity credit).

In conclusione per produrre credito non c’è bisogno di creare moneta fasulla, senza copertura. Non è vero che affinché vi sia il credito è necessaria la riserva frazionaria.

Dunque le due attività delle banche, che andrebbero tenute separate (e in passato lo erano), sono l’attività di deposito (nella quale non dovrebbero prestare la moneta depositata; e per il servizio svolto incamerare una commissione, non un interesse) e l’attività di intermediazione (possono prestare perché c’è un accordo con il cliente depositante; la differenza fra l’interesse incassato e l’interesse pagato al depositante è il reddito per il servizio svolto)[2].

La riserva frazionaria implica una deliberata confusione fra le due attività.[3]

Aggregati monetari

Dunque nei sistemi monetari contemporanei i tipi di moneta, cioè le forme che la moneta assume, sono:

 

[4][5][6]

Nella maggior parte delle classificazioni è definito anche un aggregato più ampio, M3, costituito da M2 più alcuni strumenti emessi da istituti bancari o finanziari, come i fondi pronti contro termine, le quote di fondi di investimento monetario e le obbligazioni con scadenza fino a due anni[7]. M3 è l’aggregato utilizzato dalla Bce ai fini degli obiettivi di politica monetaria[8].

Tale classificazione segue un criterio di “convertibilità”, cioè di trasformabilità immediata e senza costi (alla pari) in mezzo di pagamento[9]. I depositi a vista vengono in genere compresi nella moneta perché sono considerati sostituti perfetti della moneta, in quanto 1) sono prontamente convertibili in contanti alla pari e 2) sono utilizzati per effettuare qualunque pagamento. In un sistema a riserva frazionaria i depositi a vista di fatto non sono tutti convertibili in contante; ma ciò che conta è che il pubblico crede che siano immediatamente convertibili, e dunque possono essere considerati moneta. Se la fiducia in una banca venisse meno, i suoi depositi a vista non sarebbero più considerati equivalenti al denaro contante; dunque la loro caratteristica di moneta è subordinata alla circostanza della fiducia del pubblico. Tuttavia, nel quadro giuridico-istituzionale contemporaneo, l’eventuale intervento della banca centrale, che può stampare moneta e prestarla alla banca in difficoltà, e l’assicurazione sui depositi garantiscono la conversione immediata alla pari, rendendo dunque i depositi a vista sostituti perfetti dei contanti.

Per quanto riguarda i depositi vincolati (a scadenza), il loro inserimento nell’offerta di moneta è controverso. I contrari sostengono che rappresentano una forma di credito in quanto 1) la banca può per legge chiedere un periodo di tempo, in genere 30 giorni, prima di convertire il deposito in contante, sicché esso non è immediatamente convertibile a richiesta, ciò che è il requisito-chiave per stabilire se un asset è moneta o no; 2) su un deposito vincolato non si possono emettere assegni e un prelievo di contante può essere effettuato solo dietro presentazione del libretto; dunque tale deposito non è facilmente trasferibile; e 3) sui depositi vincolati la banca paga interessi, e va considerata moneta solo quella che non frutta interessi. I favorevoli (Rothbard) replicano che 1) il preavviso di 30 giorni di fatto non viene mai applicato; 2) l’operazione di prelievo è solo un po’ più lunga (bisogna andare in banca e prelevare il contante) ma la sostanza del processo è la stessa: un deposito detenuto presso una banca è la fonte di un pagamento monetario; 3) è capitato che anche sui depositi a vista le banche abbiano pagato interessi. In sostanza, se i depositi a risparmio sono moneta dipende da un fatto culturale, cioè dalle convenzioni e abitudini che si affermano in un dato sistema economico: se tali depositi vengono convertiti a vista in moneta standard, allora possono essere inseriti nell’offerta di moneta [10].

Quasi moneta – La quasi moneta non è moneta, dunque non va computata nell’offerta di moneta complessiva. Per quasi moneta si intendono i beni che hanno un altissimo grado di commerciabilità: obbligazioni di alta qualità, alcune azioni, alcune merci all’ingrosso. In genere sono titoli che hanno un ampio mercato e sono immediatamente vendibili al più alto prezzo che il mercato fisserà. Il test per stabilire che non sono moneta consiste nel fatto che non sono utilizzati per rimborsare i debiti, né si pretende che siano accettati come mezzi di pagamento. Tuttavia vengono tenuti come asset dagli individui e la loro presenza riduce la domanda di moneta, che viene così economizzata. Sulla base del criterio della convertibilità immediata, anche i titoli di stato vengono però spesso inseriti nell’offerta di moneta.

Le attività finanziarie possono essere rappresentate lungo un continuum che va dalla massima liquidità (disponibilità per gli scambi) e zero interesse (moneta) ad alto interesse e zero liquidità (l’obbligazione di una società), con posizioni intermedie che costituiscono un mix delle due caratteristiche. In tal modo si evidenzia che tutte le attività finanziarie offrono un rendimento, dove quello della moneta è costituito dai servizi derivanti dalla disponibilità, cioè la scambiabilità immediata con tutti i beni.

L’offerta di moneta è il numero totale di unità monetarie nel sistema economico.

Se si utilizza moneta merce, lo stock totale di moneta in una società è il numero totale di unità (in genere unità di peso, es. once) della merce in un dato momento; in sostanza, è il peso totale della moneta-merce in un dato tempo. Esso dipende dalla produzione del passato e da quella annuale. Incrementi della quantità di moneta (merce) possono determinarsi solo in seguito all’estrazione di nuovo metallo[11], mentre riduzioni della quantità di moneta si verificano solo in seguito all’usura fisica del bene e agli usi non-monetari, cioè gli impieghi industriali (es. gli orecchini, le collane ecc.).

Un aumento dei mezzi fiduciari aumenta la quantità di moneta (e una riduzione li riduce). Infatti i certificati non coperti creati dal nulla si aggiungono alle disponibilità di cassa degli individui.

Dunque un aumento o una diminuzione della quantità di mezzi fiduciari influenza il potere d’acquisto della moneta in modo identico alle variazioni della quantità di moneta.

In ogni dato momento esiste un dato stock di moneta, e ogni unità di essa sarà posseduta da qualcuno. È dannoso e fuorviante, come fece Fisher, trattare la moneta come qualcosa la cui caratteristica peculiare è di “circolare”, o dividerla in “moneta circolante” e “moneta oziosa”: la moneta non “circola” come se fosse guidata da un processo meccanico e impersonale, bensì viene trasferita dal portafoglio di una persona a quello di un’altra. In ogni momento tutta la moneta è sempre in possesso di qualcuno, cioè è nella sua dotazione monetaria (contanti).

Di Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

Link alla II Parte

Link alla IV Parte [attivo dalla settimana prossima, NdR]

[1] In Italia la somma che viene coperta arriva fino a circa 103.000 euro per ciascun correntista (2008).

[2] Un argomento spesso utilizzato a favore della riserva frazionaria è che, con la riserva del 100%, le banche non potrebbero trarre guadagni sufficienti dalla loro attività. Ma l’obiezione è curiosa: come tutte le altre imprese, le banche hanno il diritto di conseguire profitti in maniera lecita; profitti che, come detto sopra, sarebbero dati dalle commissioni per l’attività di deposito e dagli interessi nell’attività di intermediazione.

[3] Gene Callahan sulla natura dei prestiti: quando un individuo prende in prestito moneta per acquistare un trattore, è il trattore che prende in prestito, non la moneta. Non ci si deve far fuorviare dal velo della moneta, la gente la prende in prestito per i beni che con essa può acquistare. Questo si può vedere meglio se si considera che, qualunque sia la quantità di moneta in circolazione, tutti coloro che prendono in prestito considerati insieme non possono ottenere più trattori, case, macchinari e materie prime di quelli che i prestatori presi tutti insieme possono fornire.

[4] A rigore vanno aggiunte anche le valute estere cedute dagli operatori che affluiscono alle riserve della Banca centrale. Oggi la maggior parte della base monetaria è costituita dalle riserve delle banche. Nei paesi dell’area dell’euro il circolante è complessivamente pari a 588,3 miliardi di euro (valori a febbraio 2007).

[5] I depositi a vista nell’Eurozona sono pari a 3120,4 miliardi di euro (febbraio 2007).

[6] Nell’Eurozona sotto questa voce vengono compresi i depositi con durata prestabilita fino a 2 anni (1468,3 miliardi) e i depositi rimborsabili con preavviso a 3 mesi (1537,9 miliardi).

[7] Coloro che criticano l’inserimento di queste componenti fra la moneta fanno osservare che alcune di esse non rappresentano la forma in cui avviene il pagamento finale dei beni e servizi acquistati, un utile criterio per sapere che cosa è moneta.

[8] Gli aggregati monetari ampi mostrano maggiore stabilità di quelli ristretti in quanto sono meno influenzati da processi di sostituzione fra le componenti realizzati dagli istituti bancari e finanziari; ma sono meno controllabili degli aggregati ristretti. La Bce fissa il valore di crescita di M3 sulla base dell’obiettivo di tasso di inflazione (tetto 2%), della stima della crescita del  Pil reale (2-2,5%) e dei mutamenti della velocità di circolazione della moneta (- 1%); in conseguenza di questi valori, nel 1999 e nei due anni successivi il Consiglio direttivo decise di fissare il valore di riferimento al 4½ per cento annuo.

[9] Molti economisti, anziché il termine “convertibilità”, utilizzano il termine “liquidità”; ma i due concetti sono diversi: infatti la liquidità è la vendita di un’attività in cambio di moneta, ma non a un tasso fisso (alla pari), bensì al tasso corrente, che è fluttuante, e quindi potrebbe causare perdite in conto capitale. Dunque non basta che un’attività sia molto liquida per essere moneta. Ad esempio, un’azione può essere molto “liquida”, ma il fatto che la sua conversione in moneta non sia fatta ad un tasso fisso, ma al tasso di mercato del momento, esclude che l’azione faccia parte dell’aggregato moneta (e infatti nessun economista ve la inserisce). E lo stesso vale per qualunque strumento di credito. La liquidità di un’attività è condizionata dalla scadenza (più è vicina, più l’attività è liquida) ed è in genere correlata negativamente con il rendimento: quanto maggiore è l’interesse meno liquida è l’attività. Inoltre, quanto più elevata è la scadenza, più alto è il tasso di interesse.

[10] Per la scuola Austriaca, in seguito al soggettivismo della teoria, non è possibile definire in astratto e per sempre quali asset compongono la moneta: infatti, se è moneta ciò che è immediatamente mezzo di pagamento o ciò che è immediatamente convertibile alla pari in mezzo di pagamento, che un singolo asset abbia questa caratteristica dipende dalla valutazione soggettiva di coloro che devono riceverlo in cambio dei beni ceduti. Per Rothbard, in un dato momento storico, fine anni ’70, l’offerta di moneta è stata composta da: contanti + depositi a vista + depositi a risparmio delle banche commerciali e delle cooperative di risparmio e credito (savings and loan association) + i certificati di deposito (detratta la penalità per il rimborso anticipato) + il corrispettivo monetario delle polizze delle compagnie di assicurazione sulla vita (in quanto convertibili alla pari in contanti su richiesta in qualsiasi momento). M.N. Rothbard, Austrian Definitions of the Supply of Money, in L. Spadaro (a cura di), New Directions in Austrian Economics, Sheed Andrews and McMeel, Kansas City, 1978, pp. 143-156; ristampato in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 337-349. J. Salerno inserisce in quella che definisce True Money Supply (TMS) i contanti (cash), i depositi a vista (demand deposit) presso le banche (compresi i depositi dello stato presso le banche e la banca centrale), i depositi a risparmio e le obbligazioni di risparmio del Tesoro (U.S. Savings Bonds, componente di M3 nella classificazione ufficiale; per Salerno sono convertibili istantaneamente a un valore sotto la pari ma fissato in anticipo). J. Salerno, The ‘True’ Money Supply: A Measure of the Supply of the Medium of Exchange in the U.S. Economy, in  “Austrian Economics Newsletter” 6, primavera 1987, pp. 1–6. F. Shostak invece propone una classificazione più restrittiva, non inserendo i depositi vincolati, che vengono ritenuti una transazione a credito. Anche se la banca non impone i termini di attesa (es. i 30 giorni) per il prelievo, per soddisfare la domanda del cliente cede altri asset in cambio di contanti; gli acquirenti degli asset si privano dei loro contanti, che vengono trasferiti al cliente del deposito a risparmio (F. Shostak, The Mistery of the Money Supply Definition, in “The Quarterly Journal of Austrian Economics” vol. 3, No. 4, inverno 2000, pp. 69–76). Per tutti questi autori Austriaci le quote dei Money Market Mutual Funds (MMMF; fondi comuni che investono in strumenti del mercato monetario, dunque di breve termine e altamente liquidi, come titoli pubblici, certificati di deposito, carta commerciale, accettazioni bancarie) non devono essere incluse, in quanto non sono convertibili alla pari; rappresentano solo uno spostamento di moneta da un soggetto a un altro, non la creazione di nuova moneta, e dunque computarli rappresenterebbe una duplicazione.

[11] In un sistema aureo di mercato, la quantità di oro da estrarre sarà determinata dal mercato come per ogni altro prodotto: in base al profitto atteso. Il profitto dipenderà dal confronto fra valore del prodotto (ricavi) e costi. Ma poiché l’oro è la moneta, la quantità estratta dipenderà dai costi di produzione, che saranno in parte determinati dal livello generale dei prezzi. Se i prezzi salgono, saliranno anche i costi dell’estrazione, e la produzione di oro si ridurrà o si bloccherà. Viceversa se i prezzi si riducono.

Qualcuno ha obiettato che un incremento annuo, anche piccolo, nella produzione di oro è un esempio di fallimento del mercato, perché se qualsiasi quantità di moneta va bene, allora produrre oro è uno spreco, oltre che un’azione inflazionistica. Ma questa affermazione ignora il fatto che l’oro, oltre ad essere moneta, è anche un bene di consumo: dunque un aumento dell’offerta di oro determina una riduzione del suo prezzo, dunque una riduzione del prezzo dei beni d’oro (gioielli ecc.), e ciò rappresenta un incremento di benessere per la società.

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Illusioni sull'origine della ripresa economica

Freedonia - Mar, 15/04/2014 - 10:11




di Greg Canavan


Mentre il polverone nei mercati del ferro e del rame si deposita a terra, facciamo un passo indietro e valutiamo i danni.

Entrambi i metalli sono fortemente coinvolti nella bolla del credito della Cina. Cioè, commercianti, speculatori e chiunque altro abbia voluto entrarci ha "monetizzato" le sue partecipazioni di rame/ferro e poi ha speculato con i proventi.

Nelle ultime settimane è diventato chiaro come le autorità cinesi abbiano voluto mettere fine a questa speculazione destabilizzante. Hanno quindi progettato una vendita di yuan nei confronti del dollaro. Questo perché un trading preferito tra gli speculatori era quello di fare una scommessa basata su un derivato: lo yuan avrebbe continuato ad apprezzarsi rispetto al dollaro. Politica monetaria allentata, come al solito.

Almeno fino a quando le autorità non vi hanno posto fine. Le loro azioni hanno un po' spaventato il mercato e hanno inflitto alcune perdite. Poi è arrivato il primo default di obbligazioni societarie, un altro avvertimento agli speculatori. Oltre a questo, c'è stato il recente report rilasciato dal parlamento cinese in cui si facevano numerose menzioni di un freno all'eccesso di capacità nel settore siderurgico. Un classico avvertimento lanciato a coloro che hanno puntato su quel minerale.

Combinati, questi eventi sembravano accadere uno dietro l'altro, ed è per questo che la scorsa settimana avete assistito a grandi diminuzioni di prezzo sia del rame che del ferro. Le liquidazioni tendono ad essere brevi e taglienti, quindi per il momento potete probabilmente aspettarvi un po' di calma in questi mercati.

Ma ora la questione è: com'è la domanda per questi metalli? Inferiore a quanto soleva essere. Dopo cinque anni di crescita del credito senza precedenti, possiamo tranquillamente dire che la performance passata non è indicativa del futuro.

Con il mercato in un umore rialzista, non c'è dubbio che spazzerà via le preoccupazioni della Cina e darà una lezione ad alcuni speculatori: speculazione finita, pasticcio ripulito, andiamo avanti.

A nostro avviso, questo è l'inizio del disfacimento della massiccia bolla del credito in Cina. Le autorità cercheranno di contenerla, e potrebbero anche riuscirci all'inizio, ma una volta che il masso guadagnerà velocità diventerà sempre più difficile fermarlo.

Però non c'è solo la Cina con un problema di bolla del credito/debito. Il mondo è davvero impazzito quando ha pensato che l'attuale "ripresa" fosse qualcosa di diverso dall'ennesimo tentativo di alimentare la crescita attraverso il debito.

Secondo un recente rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), da metà 2007 a ​​metà del 2013 i livelli di debito globali sono aumentati del 40% arrivando a superare i $100 bilioni. Si tratta di un aumento di $30 bilioni, gran parte del quale è debito pubblico.

Quindi cerchiamo di capirci qualcosa. Dopo aver sopportato le peggiori condizioni finanziarie ed economiche nella Grande Depressione, a causa dello scoppio della bolla del debito privato, abbiamo aumentato il nostro indebitamento del 40% per provare a progettare una ripresa. La sanità mentale è solo un ricordo sbiadito del passato?

Questa massiccia iniezione di "denaro" (perché il debito pubblico viene effettivamente speso nell'economia globale non appena viene creato) non ha nemmeno portato ad una crescita economica osservabile, ha solamente causato un paio di crisi e ha aumentato le tensioni sociali. Ben fatto!

Ma il meglio deve ancora venire. La relazione della BRI sottolinea, inoltre, che durante lo stesso periodo di tempo il valore di tutto l'equity mondiale è sceso di $3.86 bilioni, a $53.8 bilioni. L'equity rappresenta il capitale privo di rischi, mentre il debito è solo un obbligo verso qualcun altro. Il fatto che l'equity sia tornato a quello della metà del 2007, vi dà qualche indicazione circa il successo di questa "ripresa." Non stiamo creando ricchezza, stiamo solo creando guadagnai transitori alimentati dal debito.

Con l'equity in calo e il debito in ascesa, l'economia globale è nettamente più indebitata rispetto a prima. In realtà, secondo le cifre della BRI, i livelli di "gearing" del mondo sono passati dal 121% del 2007 al 185% del 2013.

Non c'è da meravigliarsi se i prezzi dell'equity stanno andando così bene in seguito all'ultima bolla del debito. Stanno beneficiando di un enorme aumento della leva finanziaria. Se siete confusi, considerate che "l'equity" è la base su cui la leva opera la sua magia.

Quindi se acquistate una casa da $500,000 con un acconto del 10%, il vostro "equity" sulla casa è di $50,000. Avete una leva finanziaria di 10 a 1. Se i prezzi delle case aumentano del 5%, il vostro equity guadagna $25,000, o il 50%. Ecco come funziona la leva finanziaria. Funziona anche nella direzione opposta. Un calo del 5% cancellerebbe il 50% del valore del vostro equity.

In altre parole, una piccola dose di crescita può tradursi in buoni guadagni di capitale in un'economia altamente dipendente dalla leva finanziaria. Questo è esattamente ciò che sta accadendo ora. La crescita del debito pubblico sta alimentando la crescita economica, la quale sta sfruttando i guadagni nei mercati azionari globali.

Sembra tutto grandioso, non è vero? Ma non pensateci troppo, potreste diventare un po' nervosi. Quanto tempo può durare? Finché avremo fiducia nei titoli di stato. Ma se i governi continuano a spendere come se non ci fosse un domani, questa fiducia diminuirà lentamente. Ecco perché si sta facendo tanto rumore per un contenimento della spesa ed un ritorno alla "normalità" per i tassi di interesse.

Ma questo non può avvenire se la crescita non rallenterà fino a livelli inaccettabili. Una crescita più lenta o stagnante in un'economia altamente indebitata inizierà ad impattare in modo negativo sui valori dell'equity, soprattutto se verrà seguita da una recessione (motivo per cui i "gestori" dell'economia faranno di tutto per evitarla).

In breve, siamo alla fine della linea temporale dell'attuale sistema del debito. E' incredibile, ma siamo riusciti ad allungarla per altri cinque anni utilizzando la credibilità dei governi di tutto il mondo e spendendo sempre di più.

Per quanto possiamo dire, non resta loro molta credibilità. Nei prossimi anni, ciò diventerà dolorosamente evidente. I tumulti nei mercati del credito della Cina potrebbero essere il catalizzatore della prossima crisi del debito. Perché se la Cina rallenta, gli Stati Uniti dovranno riempire il vuoto. Il che significa più spesa basata sul debito.

Questa potrebbe essere la goccia che farà traboccare il vaso.

Saluti


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Conferenza a sorpresa

Luogocomune.net - Lun, 14/04/2014 - 21:20
Questa sera sono andato a sentire una conferenza nella cittadina dove abito, in Calabria.

Il tema della conferenza era l'informazione, dal punto di vista filosofico e sociale. Dopo l'introduzione però, con mio grande stupore, ho visto comparire sullo schermo le immagini delle Torri Gemelle che bruciavano.

Il relatore infatti aveva deciso di utilizzare l'argomento dell'11 settembre come punto di partenza per una discussione sul meccanismo dell'informazione e della comunicazione.

Con mio grande piacere ho così potuto vedere sullo schermo un'intervista a Bob McIlvaine (padre di una vittima delle Torri gemelle, ed uno dei più noti attivisti del Movimento per la verità sull'11 settembre). Poi ho sentito un intervento di Giulietto Chiesa, ...

Il socialismo dell'Europa e della Svizzera ha reso gli immigrati un problema politico

Freedonia - Lun, 14/04/2014 - 10:10




di Frank Hollenbeck


Il partito populista svizzero, Unione Democratica di Centro, ha promosso e vinto un referendum per limitare il numero di immigrati nel paese. Il partito ha accusato gli immigrati di un abbassamento generale dei redditi e di "rubare" posti di lavoro che altrimenti sarebbero andati ai cittadini svizzeri. Ha anche incolpato gli immigrati per una miriade di altri problemi minori, come la scarsità di case e gli imbottigliamenti stradali. L'esito del referendum dispone che la Svizzera debba rinegoziare entro tre anni l'accordo bilaterale con l'UE sulla libera circolazione delle persone, o revocarlo del tutto.

La reazione dell'UE alla votazione svizzera è stata rapida. Ha sospeso i colloqui con la Svizzera sulla sua partecipazione alla ricerca Horizon e ai programmi di Erasmus. Ha anche fatto trapelare la possibilità di ulteriori sanzioni e ha dichiarato che l'attuale accordo bilaterale tra l'UE e la Svizzera non permette scelte selettive sulla circolazione dei lavoratori.

La risposta disattenta dell'UE alla votazione svizzera, dimostra che i politici europei sono ciechi alle implicazioni del voto svizzero il quale, in realtà, riflette la punta dell'iceberg politico.

La Svizzera è un paese con uno standard di vita elevato e un tasso di sisoccupazione molto basso (4.1%). Eppure la maggioranza ha votato per cacciare gli immigrati. Avremmo potuto aspettarci scelte simili in paesi che stanno messi molto peggio, come la Grecia e la Spagna, dove i tassi di disoccupazione sono a livelli record e la disoccupazione giovanile sfora il 50%. Il partito anti-immigrazione della Francia, il Fronte Nazionale, ha ottenuto buoni risultati alle elezioni locali e si è prenotato per svolgere un ruolo di primo piano nel prossimo futuro. Purtroppo, la piattaforma economica del partito è a favore di un controllo ancora più centralizzato, barriere commerciali e protezionismo clientelare.

E' un peccato che il socialismo europeo abbia portato a questi sentimenti anti-immigrati. Molte di queste posizioni, dopo tutto, sono basate su falsità radicate in idee popolari sbagliate.

La prima falsità è che abbiamo una quantità fissa di posti di lavoro disponibili. Se fosse davvero così, allora le più grandi popolazioni avrebbero i tassi di disoccupazione più elevati. Un esempio semplice chiarisce questo punto. Supponiamo di avere 100 persone che producono 100 cose. Che cosa accadrà alla disoccupazione se aggiungiamo 100 persone a questa comunità? I nuovi saranno disoccupati? Certo che no, i 100 nuovi individui producono e consumano. I nuovi arrivati permetteranno alla comunità di produrre e consumare molto più di 200 cose, grazie alla specializzazione del lavoro.

La crescita economica deriva da due fonti. La prima è un aumento della base di capitale, la quale aumenta la produttività marginale del lavoro. La seconda dagli utili derivanti dalla divisione del lavoro. L'aggiunta di 100 persone permette un aumento generale del livello di vita di tutti gli individui nella comunità. L'immigrazione in Svizzera ha aumentato, non diminuito, il tenore di vita del cittadino medio svizzero. Conduce ad un aumento dei salari reali, non ad una diminuzione. Gli immigrati hanno permesso al cittadino medio svizzero di specializzarsi meglio in altri campi, raccogliendo profitti lungo le linee del vantaggio comparato. Ciò che è vero per gli scambi tra le nazioni (entrambe guadagnano), vale anche per gli scambi tra gli individui. Che fine avrebbe fatto il rinomato settore farmaceutico svizzero senza il 45% di impiegati (la maggior parte dei quali è costituita da scienziati altamente qualificati) non svizzeri che lo compongono?

La seconda falsità vuole che gli immigrati siano i responsabili della mancaza di immobili. Fissando la sua moneta a 1.2 franchi svizzeri rispetto all'euro, la banca centrale svizzera ha ceduto il controllo della sua offerta di moneta. Dal 2007 l'offerta di moneta (M1) è aumentata oltre il 100%. Ciò ha gonfiato una bolla immobiliare e ha portato ad un aumento generale dei costi degli affitti. Inoltre, le leggi d'uso del suolo ed altri impedimenti edili hanno creato la stessa carenza di immobili come in Francia.

Che dire della congestione del traffico? Naturalmente è il settore pubblico, e non quello privato, che è responsabile per la costruzione delle strade e l'organizzazione del flusso del traffico. Gli elettori svizzeri sembrano dimenticare che anche gli immigrati pagano le tasse, le quali vengono utilizzate per costruire le infrastrutture stradali.

Il referendum avrà un maggiore impatto sull'economia svizzera rispetto a quello che pensano molti commentatori. La Svizzera è fortemente dipendente da una miriade di multinazionali. Raramente queste corporazioni esitano quando si tratta di cambiare la loro struttura per essere più competitive. Caterpillar ha stabilito la sua sede europea a Ginevra, principalmente perché ha negoziato con il governo svizzero un importante accordo sulle imposte sui redditi d'impresa. Questo accordo fiscale ha giustificato gli stipendi sensibilmente più elevati che Caterpillar paga ai suoi dipendenti svizzeri. Non ha molto senso che Caterpillar resti a Ginevra se è limitata, o incerta , sul numero di stranieri che può assumere. Caterpillar può spostare facilmente la sua sede in un paese dell'Unione Europea che consenta una libera circolazione di lavoratori e capitale, soprattutto se può negoziare un altro accordo sulle imposte sui redditi d'impresa in quei paesi (ad esempio, Spagna o Portogallo) alla disperata ricerca di investimenti esteri.

Il referendum svizzero ci mostra che si sta avvicinando una tempesta, e gli eurocrati sembrano ignorare la necessità di rivedere il loro modello socialista. Il governo greco, per esempio, ha dimostrato chiaramente di preferire che la sua popolazione sprofondi nella povertà (44%), che la sua nazione venga declassata da "sviluppata" a "in via di sviluppo" e che il suo tasso di suicidi raggiunga livelli record, piuttosto che attuare riforme strutturali seriamente orientate al mercato.

Benjamin Franklin disse una volta: "La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa avere per pranzo," e le implicazioni sono molto importanti poiché la maggior parte lavora per il governo o dipende dal governo per il proprio sostentamento. Naturalmente, niente di tutto ciò sarebbe stato possibile se i governi non potessero stampare denaro così liberamente. La tassazione diretta avrebbe reso chiaro alla popolazione che non esistono i pasti gratis.

Il socialismo svizzero ed il legame con l'euro hanno reclamato il loro pedaggio sull'economia svizzera, e molti immigrati ne pagheranno il prezzo. E' probabile che le cose peggiorino nel resto d'Europa, prima che possano migliorare.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Capitalismo | Lezione I – Parte III

Von Mises Italia - Lun, 14/04/2014 - 07:00

Quando gli industriali manifatturieri del Regno Unito cominciarono a produrre articoli di cotone, i lavoratori percepivano da essi più di quanto non avessero mai percepito prima. Naturalmente, un considerevole numero di questi nuovi lavoratori non aveva guadagnato niente prima di allora ed era pronto ad accettare qualunque proposta salariale venisse loro offerta. Successivamente, con la sistematica accumulazione di capitale e il continuo sviluppo di imprese nel settore, i saggi salariali crebbero, determinando un incremento senza precedenti della popolazione britannica.

La sprezzante visione del capitalismo come un sistema disegnato per arricchire i ricchi e impoverire i poveri è completamente sbagliata. La tesi marxiana concernente l’avvento del socialismo era fondata sull’assunto che i lavoratori si stessero impoverendo, che le masse si stessero impoverendo e che alla fine la ricchezza di un Paese si sarebbe concentrata nelle mani di pochi o nelle mani di un solo individuo, e che alla fine le masse lavoratrici depauperate si sarebbero ribellate e avrebbero sottratto dai ricchi proprietari le ricchezze accumulate. Secondo la visione di Karl Marx, in un sistema capitalistico i lavoratori non possono in nessun modo migliorare la loro condizione.

Nel 1864, parlando all’Internazionale dei Lavoratori britannica, Marx sostenne che l’idea secondo cui i sindacati potessero migliorare le condizioni dei lavoratori era «totalmente errata». La politica sindacale consistente nel chiedere saggi salariali più alti e meno ore di lavoro era stata da lui chiamata conservativa, dove conservatorismo è il termine più denigratorio che Marx potesse usare. Egli suggerì che i sindacati stabilissero un nuovo rivoluzionario obiettivo, che si liberassero del sistema salariale nel suo complesso, che sostituissero alla proprietà privata il socialismo, cioè la proprietà statale dei mezzi di produzione.

Se guardiamo alla storia del mondo e in special modo alla storia del Regno Unito dal 1965, ci rendiamo conto che Marx aveva torto. Non c’è Paese capitalistico dell’Occidente in cui le condizioni delle masse non siano formidabilmente migliorate, come mai era successo prima. Tutti i miglioramenti degli ultimi ottanta o novanta anni sono avvenuti nonostante i pronostici di Marx. Infatti, i socialisti marxisti ritenevano che le condizioni dei lavoratori non fossero suscettibili di progresso. Essi promuovevano una teoria fallace, la famosa teoria della “legge ferrea dei salari”, la legge secondo cui un salario, in un sistema capitalistico, non può superare l’ammontare necessario alla soddisfazione dei bisogni di sostentamento.

I marxisti formulavano la loro teoria nel modo seguente. Se i saggi salariali salgono, accrescendo i salari al di sopra del livello di sostentamento, i lavoratori avranno più figli, i quali, quando entreranno nel mondo del lavoro, aumenteranno il numero dei lavoratori fino a che i saggi salariali non scenderanno, riconducendo i lavoratori al livello di sostentamento, a quel livello che permette alla popolazione lavoratrice di non morire. Ma questa idea di Marx, e di molti altri socialisti, considera l’essere umano lavoratore esattamente come fa un biologo nello studiare la vita animale, ad esempio quella dei topi.

Se incrementi la quantità di cibo disponibile per organismi animali o microbi, un maggior numero di essi sopravviverà, mentre dalla diminuzione di tale quantità conseguirà una riduzione del numero di superstiti. Ma l’uomo è differente. Anche il lavoratore, a dispetto della posizione dei marxisti, ha altri bisogni oltre a quello di mangiare e di riprodursi. Un aumento dei salari reali porta non solo all’aumento della popolazione, ma anche a un innalzamento del tenore medio di vita. Oggi nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti d’America abbiamo un tenore di vita superiore a quello dei Paesi in via di sviluppo, ad esempio, in Africa.

Dobbiamo renderci conto, però, che un superiore tenore di vita dipende dall’offerta di capitale. Questa connessione spiega la differenza tra le condizioni di vita negli Stati Uniti e le condizioni di vita in India. L’India ha cominciato a introdurre metodi moderni di contrasto delle malattie infettive, determinando così un incremento della popolazione senza precedenti; ma poiché l’incremento della popolazione non è stato accompagnato da un corrispondente incremento del capitale investito, l’effetto è stato l’aumento della povertà. Un Paese diventa più ricco relativamente all’aumento del capitale investito per unità di popolazione.

Spero con le altre mie lezioni di potere affrontare più dettagliatamente queste problematiche, permettendo una comprensione più fluida. Infatti, alcuni termini come capitale investito pro capite richiedono alcune delucidazioni.

Dobbiamo tuttavia ricordare che nelle politiche economiche non esistono miracoli. Molti giornali e discorsi ci hanno informato sul cosiddetto miracolo economico tedesco, cioè la ripresa della Germania dopo la sua sconfitta e distruzione nella Seconda Guerra Mondiale. Ma questa ripresa non è stata un miracolo. Essa è stata il risultato dell’applicazione dei principii dell’economia di libero mercato, dei metodi del capitalismo, sebbene non siano stati applicati in ogni aspetto del sistema sociale. Ogni Paese può vivere la stessa meraviglia di ripresa economica. Ma insisto: la ripresa economica non deriva da alcun miracolo. Essa è il risultato dell’implementazione di sane politiche economiche.

Ludwig von Mises

Tratto da Economic Policy: Thoughts for Today and Tomorrow.

Traduzione di Stefano Libey Musumeci

*****

Con i suoi contributi, traduzioni o testi originali, Stefano Libey Musumeci vuole rispondere alla necessità di individuare il funzionamento della realtà. L’autore ritiene che l’approccio logico costituisca il modo migliore per comprendere il mondo. L’approccio logico può solidamente svilupparsi soltanto attraverso una visione polimatica, cioè volgendo costantemente lo sguardo verso molteplici ambiti del sapere. Infatti, la dedizione a diversi ambiti scientifici permette di trovare tra differenti dinamiche analogie, che in assenza di interdisciplinarietà non sarebbero mai trovate. Solamente in questa maniera, cioè attraverso una visione polimatica, attraverso l’amore per il sapere nel suo complesso, è possibile enucleare la logica che sottende il mondo.

Per soddisfare l’esigenza di comprendere la realtà, i polimatici Stefano Libey Musumeci (s.libey@re-think-now.com) ed Émilie Ciclet (e.ciclet@re-think-now.com) hanno fondato l’iniziativa RE-THINK NOW, dove legge ed economia incontrano logica, ontologia (teoria dell’esistenza) ed epistemologia (teoria della conoscenza).

Libey cura il weblog filosofico-poetico StefanoLibey.

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"Le grandi menzogne della storia" - Conferenza

Luogocomune.net - Sab, 12/04/2014 - 22:00
Conferenza di Treviso del 30 marzo scorso.

Argomento centrale: le varie tipologie di menzogna che si ripetono regolarmente nella storia. (L'introduzione della conferenza è stata tagliata. L'audio era pessimo. Ho cercato di rimediare, nel limite del possibile, per ridurre il rimbombo della sala).




Epidemia - La Sindrome cronica del Tifoso

Luogocomune.net - Ven, 11/04/2014 - 18:49
di Michele Signa

E’ ufficiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha certificato che la maggioranza degli Italiani è affetta da due patologie devastanti e al momento senza alcun rimedio di tipo farmacologico o finanche chirurgico: la Stoltezza Degenerativa e la Sindrome Cronica del Tifoso.

La prima, la Stoltezza Degenerativa, è provocata da un virus che risiede stabilmente nella popolazione della penisola, isole comprese e, tra gli altri sintomi, spinge il malato a ripetere inconsciamente i propri errori, rendendolo incapace di correggersi e regolamentarsi.

Il virus è latente nell'organismo e normalmente non provoca disturbi ma viene alla luce, scatenando i suoi terribili effetti, in concomitanza di eventi particolarmente stressanti per la psiche e quindi per il nostro sistema immunitario, quali possono essere ad esempio riunioni di condominio o elezioni politiche.

I ricercatori, osservando il comportamento di vasti campioni di popolazione, hanno evidenziato, in maniera incontrovertibile, come, nella stragrande maggioranza dei casi, l’abitante dello Stivale si abbandoni a comportamenti assurdi, insensati e autolesionisti ogniqualvolta è chiamato a esercitare le facoltà di scelta, controllo e pianificazione e in generale tutte le volte che sia richiesto un funzionamento razionale e libero del cervello.

La riunione di condominio, ad esempio, è spesso il teatro in cui il virus si manifesta nella forma più evidente ...

Bolla immobiliare 2.0

Freedonia - Ven, 11/04/2014 - 10:16




di David Stockman


Le grandi campagne di stampa monetaria della FED inondano i canyon di Wall Street con denaro a costo zero. Cioè, la nostra banca centrale canaglia consente agli speculatori ed ai giocatori d'azzardo di accumulare enormi posizioni patrimoniali con prestiti a breve termine quasi gratuiti. E' come assemblare un'auto con acciaio, pneumatici , batterie, elettronica e vernice praticamente a costo zero. (Vedi “Yellenomics: The Folly of Free Money”)

Questa equazione truccata dovrebbe produrre un "effetto ricchezza" e quindi ingannare le masse affinché spendano di più oggi, lasciando il futuro in mano ai loro conti IRA. Purtroppo, dopo tre bolle devastanti in questo secolo — dotcom, immobiliare e il crollo azionario del 2008-09 — le masse non stanno abboccando all'amo della FED.

Pertanto l'unico "effetto ricchezza" tangibile è quello che passa attraverso la stampante monetaria della banca centrale ed il conseguente aumento dei prezzi degli asset, permettendo ai ricchi di diventare ancora più ricchi. Dopo tutto l'1% possiede più del 40% degli asset finanziari, ed il 10% ne possiede quasi i quattro quinti.

Gli zeloti accademici che gestiscono la FED stanno armeggiando con un sistema perverso che dona enormi vantaggi agli strati sociali superiori. Ma la ZIRP punisce ed indebolisce Main Street, e non c'è modo migliore di vederlo se non nella falsa ripresa immobiliare in corso — soprattutto il mini-boom dei prezzi delle case eruttato a Phoenix, Los Vegas, Sacramento, California del Sud e Florida, gli stessi luoghi gravemente tartassati dal crollo del 2007-2009.

Gli speculatori e gli hedge fund, armati con denaro quasi gratis, sono sempre a caccia di un nuove "asset class" con cui fare carry trade. Così, quando i prezzi delle case sono scesi del 40-70% nei mercati subprime più devastati e hanno causato un massiccio aumento dei pignoramenti, i giocatori d'azzardo di Wall Street non hanno perso tempo. Ben presto i loro agenti hanno raggiunto i gradini dei tribunali, aumentando i pignoramenti nell'ordine delle centinaia e delle migliaia. E nel casinò americano alimentato dalla FED, niente attirerà di più il carry trade di queste "nuove asset class" con prezzi in costante aumento.

I prezzi delle case in molti di questi mercati erano morti stecchiti, ma improvvisamente sono saliti del 25-50% nel corso di una breve intervallo di 10-20 mesi nel 2012-2013. Ed è fondamentale capire la ragione di questa inversione scioccante: gli hedgies di Wall Street e gli amanti dell'LBO alimentano la frenesia di acquisto in luoghi come Phoenix senza mai svenarsi col portafoglio — dal momento che si vantano di comprare basso e vendere alto. Ma lo fanno inseguendo i fogli di calcolo dei modelli finanziari, credendo che ogni prezzo sia "a buon mercato" finché i suddetti modelli sputano fuori l'IRR previsto (tasso interno di rendimento).

Ed è qui che entrano in gioco gli effetti funesti del nostro regime monetario pianificato centralmente. Questi modelli postulano periodi di investimento da 2-5 anni ed incorporano la promessa che la FED manterrà i tassi di interesse "bassi" durante quell'intervallo temporale. Con costi bassi e carry trade stabili, i ventinovenni in abiti da $5,000 dollari arriveranno a Scottsdale (AZ) a cavallo di tosaerba John Deere per far funzionare le loro nuove asset class — cioè, ricoprire il ruolo di proprietari di case unifamiliari in tutte le zone residenziali. Dopo aver accumulato migliaia di tali proprietà nei tribunali, ora sono in affari nel neonato business "buy to rent."

Come fanno questi "padroni di casa" della Harvard Business School a sapere cosa inserire nelle spese di gestione provvisorie (es. le erbacce, le infestazioni degli alberi, la muffa in cantina, le riparazioni idrauliche, la manutenzione del tetto e le lamentele dell'affittuario)? Non lo sanno! Le enormi operazioni messe insieme da artisti del calibro di Blackstone (@ 40,000 abitazioni) e Colony Capital (@ 20,000 abitazioni) sono in realtà affari "virtuali" in cui quasi tutti ricoprono il ruolo di "appaltatori." Ma questo è un eufemismo per ex-carpentieri, broker nel campo dei mutui subprime e periti immobiliari che hanno perso il lavoro dopo il crollo del settore immobiliare. Ora sono stati riciclati come acquirenti, esperti, consulenti e operatori nell'attività principe di questa nuova generazione di padroni di casa. Ed il loro compito è quello di generare volume – proprio come ai tempi dei mutui subprime: nome diverso, stessa vecchia storia.

E' possibile, quindi, che gli econometrici di Wall Street stiano sfornando modelli che includano costi irrisori e insostenibili sugli interessi, sottovalutando pesantemente le spese di gestione? No — è assolutamente certo! Di conseguenza, i loro modelli li hanno spronati a fare offerte troppo alte per le proprietà immobiliari. A dire la verità, questa nuova banda di "padroni di casa" non è affatto composta da cosiddetti pesci piccoli; stanno semplicemente cavalcando l'ennesima bolla.

In realtà, gli speculatori veterani di Wall Street non sono diventati miliardari con l'imprudenza o con storie d'investimento non plausibili. Conoscono a menadito il ciclo boom/bust seriale della FED. Siamo ora al terzo round sin dal 1990 e la formula vincente è chiara. In primo luogo, accumulare il più possibile gli asset scoppiati (a seguito della bolla) dopo che si è toccato il fondo; poi "finanziare" questi investimenti con titoli spazzatura e titoli cartolarizzati quando i money manager vanno alla disperata ricerca di rendimenti; e infine dirigersi verso la rampa d'uscita non appena si registrano guadagnai per un paio di trimestri e si possono infinocchiare i ritardatari alla festa (es. fondi comuni e investitori azionari) con qualche proiezione di profitto.

Dato questo scenario, l'imperativo è la velocità, il volume, la crescita del fatturato e degli investimenti. Non sorprende, dunque, che l'ultima cosa a cui stavano pensando gli speculatori di Wall Street era dare fondo alle loro risorse per riparare i tetti, quando 24 mesi fa si sono buttati a capofitto nei mercati immobiliari. Invece hanno abbracciato modelli d'investimento "O&M Lite" (gestione e manutenzione) — fiduciosi che il ciclo economico brevettato della FED avrebbe permesso loro di estrarre il biglietto vincente prima (per così dire) che i tetti sarebbero davvero crollati.

La miracolosa ripresa dei prezzi degli immobili in questi mercati corrisponde ad una sola cosa: un'altra bolla immobiliare — questa basata su una forma istituzionale di mutui subprime piuttosto che mutui retail. In particolare, i laboratori di metanfetamina di Wall Street hanno già inventato una nuova variante di rifiuti tossici sotto forma di rendite cartolarizzate. Detto in modo diverso, ora stanno affettando e sminuzzando i flussi di reddito sulla base di modelli ipotetici che prendono in considerazione l'occupazione media, il volume d'affari degli affittuari, gli aumenti degli affitti, i costi di riparazione e molto altro. Tutto ciò non è testato e probabilmente inconoscibile, poiché questo settore — distaccato da quello degli affitti — è nato solo ieri.

In sostanza, non dovrebbe essere tanto difficile capire perché la bolla della finanza della FED sia così perversa. Basta considerare la tesi controfattuale: immaginate che non ci sia un carry trade sulle linee bancarie e su altri tipi di finanziamento utilizzati per finanziare la fase di accumulo degli asset; ipotizziamo che per soddisfare i loro compensi, i manager (impauriti dal reddito fisso) non siano costretti ad inseguire un rendimento fino in fondo allo spettro del rischio; e supponiamo l'assenza di mercati IPO che prevedibilmente si arroventano durante le ultime fasi di queste bolle sponsorizzate dalla FED.

In queste condizioni non avreste tipi con abiti da $5,000 a cavallo di John Deere diretti a Scottsdale, né econometrici da strapazzo intenti a riparare tetti. Avreste invece esiti di libero mercato, dove le famiglie che hanno scelto di affittare case unifamiliari darebbero soldi a "signorotti" finanziariamente sobri ed operativamente competenti. L'idea che Colony Capital di Los Angeles o Blackstone di Park Avenue posseggano economie di scala magiche nel mercato degli affitti familiari, è semplicemente folle.

Ancora più importante, in un libero mercato non avreste movimenti di prezzo del 35% in 15 mesi. Ciò potrebbe accadere nei mercati del grano durante un periodo di siccità, ma non nel segmento immobiliare dove il giro d'affari degli asset è lento, i costi di transazione sono elevati, la domanda organica è vincolata all'espansione dei redditi delle famiglie e non ci sono picchi di hot money.

Purtroppo, i possessori di dottorati che assecondano il nostro politburo monetario sono letteralmente degli idraulici monetari amanti dei numeri: immaginano di dover pompare aggressivamente la "domanda" nella vasca economica della nazione, altrimenti nota come PIL potenziale. Di conseguenza, il fatto che i prezzi delle case siano aumentati per 19 mesi consecutivi ed abbiano sperimentato i loro più grandi guadagni sin dal 2005, è la prova che il livello dell'acqua sta arrivando al bordo – proprio dove avevano sperato.

L'errore qui è l'incapacità di considerare la qualità e l'origine dei numeri, non soltanto le loro grandezze quantitative. I prezzi in aumento in questa bolla immobiliare 2.0 non sono dovuti alla domanda organica, salutare e sostenibile dei proprietari. Quest'ultima è una funzione legata all'aumento dei salari delle famiglie, cosa decisamente scarsa. In effetti, i redditi salariali reali sono saliti solo del 2% rispetto a sette anni fa, quando la prima bolla immobiliare aveva raggiunto l'apice.

In verità, la FED è finita in un rompicapo economico. Il suo strumento, la ZIRP, non genera altro che un ciclo di aumenti dei prezzi degli asset del tutto avulsi dall'economia reale di Main Street.

Emergono due fattori chiave da questa bolla immobiliare 2.0. In primo luogo, la percentuale di case vendute in cambio di contanti è aumentata dallo storico 10% al 50% — un aumento sbalorditivo se pensiamo che oggi le famiglie non sono tanto a filo col denaro contante. Ma i bidoni di denaro che sono stati scaricati nei quartieri residenziali dai nuovi proprietari di Wall Street, hanno disattivato il “mortgage loan governor” sui prezzi degli immobili residenziali — un meccanismo che storicamente ha mantenuto i prezzi delle case ancorati ai rimborsi, ai redditi ed a rapporti passivi/attivi prudenti.

La ZIRP della FED non solo ha fatto volare i prezzi delle abitazioni, ma ha anche buttato fuori dal mercato i salariati onesti. Nonostante i tassi di interesse sui mutui trentennali siano ancora ad un livello storicamente basso, 4.5%, il reddito medio per finanziare un mutuo su una casa standard ammonta a $52,000 — cifra del 30% superiore al picco della bolla immobiliare 1.0 nel 2006.

Il motivo è perverso. In quel periodo le famiglie con un reddito di $40,000 riuscivano finanziare il prezzo medio di una casa, grazie anche alla disponibilità di certe opzioni di pagamento ed altri mutui subprime che hanno gonfiato artificialmente il potere d'acquisto dei mutuatari. La pulizia di questo sistema ha necessariamente richiesto un sostanziale adeguamento verso il basso dei prezzi precedentemente in bolla, e li avrebbe mantenuti bassi per un certo periodo di tempo in modo che i redditi delle famiglie ed i prezzi delle case sarebbero potuti tornare al loro rapporto storico.

Invece i tipi con abiti costosi a cavallo dei John Deere hanno fatto aumentare artificialmente i prezzi delle case con l'ingegneria finanziaria, e il miglioramento del reddito delle famiglie è stato escluso dall'equazione. Così, con gli standard dei mutui ipotecari un po' normalizzati — la compensazione dei prezzi medi degli immobili è stata in gran parte vaporizzata dalla bolla finanziaria.

Alla fine, non abbiamo affatto una sana ripresa del mercato immobiliare, ma una che viene sorretta da una bolla finanziaria. Il tradizionale capofamiglia che compra la sua prima casa è una figura pressoché assente, perché le giovani famiglie sono sepolte sotto $1+ bilione di debiti studenteschi.

In secondo luogo, circa 20 milioni dei 50 milioni di mutuatari della nazione sono ancora economicamente sommersi — cioè, hanno contratto così tanto debito durante la bolla immobiliare 1.0 che non possono ripagare il vecchio mutuo e le loro spese di intermediazione salgono. Infine, anche quelle famiglie che non sono sommerse, sono costrette ad inseguire un aumento artificiale dei prezzi delle abitazioni causato dalle speculazioni con la ZIRP.

Per molti aspetti, dunque, il mercato immobiliare della nazione non è mai stato così malsano. Invece di milioni di speculatori appartenenti a Main Street che hanno creduto fino alla fine che i prezzi delle case sarebbero andati alle stelle, ora abbiamo qualche migliaio di speculatori istituzionali che se ne andranno dalla città sui loro John Deere il più velocemente possibile — non appena troveranno medici e dentisti che acquistino le azioni e le obbligazioni spazzatura che vengono emesse per finanziare i giocatori d'azzardo di Wall Street, figure emerse solo grazie alla politica della FED.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il socialismo distrugge la civiltà: II parte

Von Mises Italia - Ven, 11/04/2014 - 08:00

L’analisi misesiana è stata invariabilmente confermata, non solo in molte contingenze storiche specifiche (si possono ricordare processi di declino e di involuzione della civilizzazione avvenuti, ad esempio, nel nord Africa ed in altre parti di quel continente; la crisi in Portogallo in seguito alla “Rivoluzione dei garofani”; la malattia sociale cronica che sembra affliggere l’Argentina, che divenne uno dei Paesi più ricchi del mondo prima della Seconda Guerra Mondiale, ma che oggi, anziché terra d’immigrazione, sconta una continua perdita di popolazione; i processi assimilabili che stanno devastando il Venezuela e altri regimi populisti dell’America Latina, etc.), ma anche, e soprattutto, dall’esperimento del socialismo reale, il quale, sino alla caduta del muro di Berlino, gettò centinaia di milioni di persone nella sofferenza più cupa e nella disperazione più nera.

Inoltre, ai giorni nostri, in un mercato mondiale pienamente globalizzato, le forze de-civilizzanti dello stato sociale, del sindacalismo rivoluzionario, della manipolazione finanziaria e monetaria, ad opera delle banche centrali, dell’interventismo economico, della crescente pressione fiscale e regolamentatoria, e dei conti pubblici fuori controllo minacciano anche quelle economie che, sino ad ora, venivano considerate le più prospere (Stati Uniti ed Europa). Ora, di fronte a un bivio storico, queste economie stanno lottando per liberarsi delle forze de-civilizzanti della demagogia politica e del potere sindacale, nel tentativo di riprendere la via del rigore monetario, del bilancio sotto controllo, della riduzione delle imposte, perseguendo lo smantellamento della intricata ragnatela dei sussidi, degli interventi e delle regolamentazioni che soffocano lo spirito imprenditoriale e, al contempo, infantilizzano e demoralizzano le masse. Il successo o il fallimento in questo sforzo determinerà il  destino futuro di queste aree e, in particolare, si sancirà anche se queste potranno continuare ad essere leader nel guidare il processo di sviluppo della civiltà, così come è stato sinora, ovvero se, in caso di fallimento, esse dovranno lasciare lo scettro di economie trainanti ad altre società che, come la sino- asiatica, stanno cercando di imporsi, con ardore e senza complessi di inferiorità, per diventare i protagonisti nel nuovo mercato globalizzato mondiale.

È del tutto ovvio che la civiltà romana non cadde a causa delle invasioni barbariche: semmai, i barbari trassero vantaggio da un processo sociale che stava già, per ragioni puramente endogene, involvendo e che era in procinto di collassare.

Mises si espresse in questo modo:

Gli aggressori stranieri si avvantaggiarono semplicemente di una opportunità che la debolezza interna dell’impero offriva loro. Dal punto di vista militare, le tribù che invasero l’impero nel quarto e nel quinto secolo non erano certo più formidabili delle armate che le legioni avevano facilmente sconfitto nei tempi andati. Ma l’impero era nel frattempo cambiato. La sua struttura economica e sociale era già proiettata nel medioevo.  (op. cit., pp. 767–768)

Inoltre, il grado di regolamentazione dell’impero, il suo statalismo omnipervasivo, e la pressione fiscale crebbero a tal punto che gli stessi cittadini romani consideravano la sottomissione ai barbari invasori come un male minore, quando addirittura non li ricevettero a braccia aperte. Lattanzio, nel suo trattato, Sulla morte dei persecutori, scritto negli anni 314-315 dC, afferma testualmente:

Cominciavano ad esservi sempre meno uomini che pagavano le tasse, rispetto a quanti invece ricevevano i salari; di fatto, poiché le risorse degli agricoltori venivano svilite e consumate da enormi imposizioni, le aziende agricole furono abbandonate ed i terreni coltivati ​​ben presto si imboschirono … Molti governatori delle province e una moltitudine di funzionari di rango inferiore imposero balzelli gravosi in ogni territorio, e quasi in ogni città. Vi erano anche molti soprintendenti di differente grado, nonché i rappresentanti dei governatori. Al loro cospetto si registrarono pochissime cause civili: al contrario, proliferavano le condanne quotidiane, così come si faceva frequentemente ricorso alle confische; venivano esatte le tasse più svariate su un numero sterminato di beni, caratterizzandosi non solo per essere ricorsive, bensì per la loro natura perpetua; ovviamente il processo impositivo dava luogo a torti intollerabili. (Citato da Antonio Aparicio Pérez , La Fiscalidad en la Historia de España: Época Antigua, años 753 a.C. a 476 d.C., Madrid: Instituto de Estudios Fiscales, 2008, p. 313).

Chiaramente, questa situazione è strettamente assimilabile, e per molte ragioni, alla nostra realtà coeva, tanto che una legione di commentatori ha già dimostrato che il presente livello e la presente combinazione di sussidi e regolamentazione pongono un  onere tanto deprimente quanto insostenibile per il settore produttivo della società, sempre più vessato e tormentato. Di fatto, alcuni autori, come Alberto Recarte, hanno avuto il coraggio di invocare una riduzione <<del numero di dipendenti pubblici, ed in particolare di coloro il cui compito è quello di regolamentare, sovrintendere ed ispezionare tutte le attività economiche, imponendo dei requisiti di conformità legale oltremodo costosi ed estremamente intrusivi>>. (El Desmoronamiento de España, Madrid: La Esfera de los Libros, 2010, p. 126).  Non dobbiamo mai scordarci, di fatto, che tutti noi dipendiamo dalla ricchezza generata dal settore economico privato.

In De Gubernatione Dei ( IV , VI , 30), Salviano di Marsiglia scrive:

Nel frattempo, i poveri sono stati derubati, le vedove gemono, gli orfani vengono calpestati, tanto che molti, anche le persone di buona famiglia, che hanno goduto di una educazione liberale, cercano rifugio presso il nemico per sfuggire alla morte, subendo un processo di persecuzione generale. Essi cercano tra i barbari la misericordia romana, poiché non possono sopportare la crudeltà barbara che ormai riscontrano presso i Romani. Anche se questi uomini si differenziano per costumi e lingua rispetto a quelli praticati dalle genti presso cui hanno trovato rifugio, e non sono nemmeno troppo avvezzi, se mi è consentito dire, all’afrore nauseabondo dei corpi e dell’abbigliamento dei barbari, eppure essi preferiscono la strana esistenza che là vi possono trovare, all’ingiustizia ormai così invalsa tra i Romani. Quindi, troverete uomini che fuggono ovunque, ora tra i Goti, ora tra i Bagaudi, o tra qualsiasi altro popolo barbaro che si era insediato ovunque, e non si pentiranno per essersene andati, giacché preferirebbero vivere come uomini liberi, ancorché in una condizione di  cattività apparente, piuttosto che come schiavi in un contesto di presunta libertà. (cit. ibid . , pp 314-315)

Infine, nei suoi Seven Books against the Pagans (Madrid: Gredos, VII, 41-7), lo storico Orosio conclude:

I barbari sono arrivati a detestare le proprie spade, si sono convertiti all’aratro, e stanno affettuosamente trattando il resto dei Romani come compagni e amici, così che ora tra essi vi si possono trovare dei Romani che, vivendo con loro, preferiscono condurre una vita libera, ancorché povera, piuttosto che vivere da schiavi fiscali, non in pace con se stessi, tra la propria gente. (sottolineatura aggiunta)

Non possiamo sapere se in futuro la civiltà occidentale, che ha prosperato fino ad oggi, sarà rimpiazzata da quella di altri popoli che, in base ai nostri canoni attuali,  potremmo considerare  “barbari”. Tuttavia, dobbiamo essere certi di due cose: in primo luogo, nel bel mezzo della recessione più grave dalla Grande Depressione del 1929, che sta sconquassando il mondo occidentale, se falliamo nell’applicare le misure essenziali – vale a dire, deregolamentazioni, soprattutto in seno al mercato del lavoro, una consistente riduzione del carico fiscale e dell’interventismo economico, un serrato controllo della spesa pubblica e l’eliminazione dei sussidi – la posta in gioco sarà molto più alta, per esempio, della mera salvaguardia dell’euro (o per gli americani, del dollaro quale valuta di riserva internazionale) [1];  in secondo luogo, qualora si perdesse definitivamente la battaglia della competitività nel mercato mondiale globalizzato, e ci si infilasse nel tunnel di un marcato e cronico declino, ciò non potrà essere imputato, senza alcun ombra di dubbio, a dei fattori esogeni, bensì esclusivamente ai nostri errori, alle nostre mancanze e alle nostre deficienze morali.

Nonostante tutto ciò che si è andato sostenendo, vorrei concludere con una nota di ottimismo. Le recessioni sono dolorose, e sono spesso brandite come un pretesto per criticare il sistema di libero mercato e legittimare un crescente grado di regolamentazione e di interventismo, il che contribuisce ad acuire un situazione già di per sé pessima. Tuttavia, le recessioni costituiscono anche una fase che consente alla società di recuperare la solidità delle proprie basi, in cui gli errori commessi vengono rivelati, ed in cui le cose sono ricollocate nella loro giusta dimensione. Esse costituiscono altresì uno stadio in cui possono essere gettate le basi per una ripresa e per una ineludibile riscoperta di quei principi essenziali che consentono alla società di progredire.

È senz’altro vero che ci troviamo di fronte a molte sfide, che potremmo lasciarci prendere facilmente dallo sconforto, e che i nemici della libertà si annidano ovunque. Ma non è men vero che, in contrasto con la cultura dei sussidi, dell’irresponsabilità, dell’amoralità, e della dipendenza integrale dallo Stato, tra tanti giovani (e anche tra alcuni di noi che non sono più così giovani ) sta facendo capolino, risorgendo dalle ceneri, la cultura della libertà imprenditoriale, della creatività e dell’assunzione del rischio, nonché di comportamenti basati su sani principi morali: in breve, la cultura della maturità e della responsabilità (in netta contrapposizione all’infantilismo, in forza del quale le nostre autorità e i nostri politici limiterebbero oltremodo la nostra sfera di azione, al fine di renderci vieppiù servili e dipendenti). A mio modo di vedere, è evidente chi disponga delle migliori armi intellettuali e morali e, di conseguenza, è padrone del proprio futuro. Ecco spiegato il motivo che mi induce ad essere ottimista.

 Articolo di Jesus Huerta de Soto su Mises.org

Traduzione di Cristian Merlo

Link alla prima parte

 

Note

[1] Il processo sociale non può sopravvivere o svilupparsi in assenza di un quadro istituzionale che disciplini e limiti le forze politiche, i sindacati ed i gruppi di pressione privilegiati. Anche se certamente le nostre autorità non potevano essere a conoscenza degli effetti che sarebbero poi sortiti quando avanzarono la proposta di creare l’euro, nelle attuali circostanze la moneta unica sta fortunatamente giocando il ruolo di “ordinatore”, almeno nei paesi periferici d’Europa, i quali, per la prima volta nella loro storia, sono ora costretti ad assumere misure strutturali di liberalizzazione economica, in un ambiente in cui l’inattuabilità e l’inganno che stanno alla base dell’odierno welfare state sono ormai sotto gli occhi di tutti. Negli Stati Uniti la situazione è alquanto più dubbia. Nonostante gli sporadici sforzi effettuati per limitare il deficit pubblico da movimenti come il Tea Party e da altri gruppi, la natura del dollaro come valuta di riserva internazionale lascia un sacco di spazio per le follie spenderecce dei politici e per le spese sfrenate.

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L'equazione della FED per guadagnare dal mercato azionario

Freedonia - Gio, 10/04/2014 - 10:05




di Bill Bonner


L'altro giorno, da bravi cittadini, abbiamo fatto una chiamata alla SEC.

"Esiste un grande sistema per manipolare i prezzi delle azioni," abbiamo detto all'agente amichevole.

"Devo dirle che la chiamata viene registrata in modo da poter meglio servire il pubblico," ha risposto.

"Oh, non si preoccupi. La NSA la registrerà comunque."

"Sta parlando di un titolo specifico?"

"Oh, no... di tutti."

"Vuol dire uno scandalo come quello di Madoff?"

"No... no... Questo va molto, molto oltre lo scandalo Madoff. Stiamo parlando di una manipolazione molto più grande. Intenzionale. Conoscenza premeditata. Pompaggio di tutti i prezzi delle azioni. Bilioni di dollari."

"Chi è il responsabile?" ha chiesto l'agente... con un certo tono preoccupato della voce. Iniziava a sospettare di avere a che fare un pazzo.

"La FED, naturalmente."

"Uh... grazie..."

"Deve braccare quei bastardi."

"Uh... sì... ci daremo un'occhiata."

"OK, grazie. Pensavo che avreste dovuto sapere."

La scorsa settimana Wall Street si è risvegliata dal suo torpore e si è strofinata gli occhi. Gli investitori si sono scrollati di dosso le cattive notizie del Giappone e dell'Europa.

Per quanto riguarda le cattive notizie provenienti dagli Stati Uniti... importavano a pochi. Sì, l'economia è più debole di quanto si pensasse — con il peggior report sul mondo del lavoro in due anni. No, non c'erano neanche buone notizie provenienti dagli utili societari.

Ma hey — i valori degli asset non dipendono più dalla performance dell'economia di Main Street. Questo è un mercato manipolato. Il Dow è salito di oltre 100 punti, invertendo una tendenza preoccupante.

Sin dall'inizio dell'anno, le azioni degli Stati Uniti sono state sempre vendute. Ma martedì scorso gli investitori sono tornati in riga... e hanno ripreso coi loro deliri...

Sì! L'unica cosa che conta è che la FED sia sempre pronta. Le azioni sono manipolate al rialzo. Volontariamente. Consapevolmente. Intenzionalmente.

Janet Yellen può anche parlare di un tapering del quantitative easing (QE). Ma non può attuarlo realmente. L'economia ha bisogno di più sostegno da parte della FED. Ma la FED non mette denaro nelle tasche delle famiglie normali. Potete constatarlo dando un'occhiata ai posti di lavoro, ai salari o ai prezzi al consumo. Il CPI statunitense si è mosso di poco.

Questo perché l'intervento della FED rimane confinato all'economia finanziaria — dove denaro facile e credito facile partoriti dalla ZIRP e dal QE alimentano direttamente i mercati azionari, obbligazionari e immobiliari.

Guardate un qualsiasi grafico azionario... identificate i giri di QE... e vedrete che QE = guadagni in borsa. La liquidità spinge in alto soprattutto i prezzi degli asset, non l'economia reale.

I prezzi degli asset non riflettono i "fatti" genuini riguardanti imprese o consumatori. Sono distorti e contorti dalle autorità.

La scorsa settimana abbiamo notato che sin dal 2009 azioni, obbligazioni e immobili hanno aggiunto $21 bilioni al bilancio della nazione. Ma al tasso a cui l'economia sta creando ricchezza reale, ci vorranno 70 anni per recuperare il ritardo con i prezzi degli asset. Azioni, obbligazioni e immobili contano tutti su una crescita che non avverrà mai. O almeno non accadrà abbastanza presto da giustificare tali prezzi elevati.

Quello che ha fatto salire così tanto le azioni l'anno scorso è stata la FED che ha reso disponibile un sacco di liquidità — mentre il governo federale ne ha utilizzato di meno rispetto all'anno prima. Ciò ha lasciato un sacco di liquidità in eccesso a vagare in cerca di una casa.

Che cosa ha trovato? Azioni e immobili!

Molto probabilmente continueremo su questa strada. Adesso seguitemi...

  1. I federali pensano di poter gestire l'economia
  2. Considerano le recessioni e/o il calo dei prezzi degli asset come problemi da aggiustare
  3. Pensano di poter prevenire queste cose con più QE

In effetti... hanno ragione!

Senza il sostegno della FED, l'economia sarebbe probabilmente finita in recessione. Il PIL degli Stati Uniti è salito di $350 miliardi l'anno scorso. La FED l'ha compensato con $1.2 bilioni in QE. Anche così, l'economia ancora arranca. Senza, l'economia crolla. La FED non potrebbe tollerarlo, quindi deve continuare con il QE.

Nel frattempo, il governo federale sta assorbendo $400 miliardi in meno rispetto allo scorso anno a causa di un deficit di bilancio più basso. Questo lascia un po' di capitali a spasso e bisognosi di adozione. Chi se li prenderà?

Azioni! Immobili! Sì, caro lettore, probabilemtne vedremo ulteriori guadagni nel 2014.

Questo è palese manipolazione dei mercati. La FED non la nasconde. Anzi, ne è addirittura fiera.

Suvvia, SEC, mettete in carcere gente per molto meno. Casi da qualche milioncino. Ed i pezzi grossi? Che ne dite di una cospirazione da bilioni di dollari per aumentare i prezzi delle azioni?

Arrestate Janet Yellen! Vogliamo vederla sfilare nella classica "perp walk."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Jim Willie: Central Banker Liars, New Currency, Fatal Errors, Psycho War

Deep Politics Monitor - Mer, 09/04/2014 - 20:48
From Marketoracle, Apr 09, 2014 By: Jim Willie CB A global clash of nations is underway in full gear. The storm is picking up speed, power, intensity, and damaging force. Many are the swirls of the current situation. A hodgepodge of topics have been caught and trapped, best to discharge on paper, the effect like a wondrous enema. The banker lies grow thicker, as they are unable to so easily

Commenti liberi

Luogocomune.net - Mer, 09/04/2014 - 20:40
Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

[Sarò assente dal sito per un paio di giorni. M.M.]

La fine dell'austerità?

Freedonia - Mer, 09/04/2014 - 10:10
Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali il debito globale ha sforato i $100 bilioni. +$30 bilioni sin dall'inizio della Grande Recessione, e gli stati mondiali sono i responsabili principali. Proprio quelli che più si diceva fossero stati colpiti dall'austerità? Se questa è "austerità" ho paura a considerare il suo opposto. I bassi tassi di interesse forniti dalle politiche delle banche centrali hanno aiutato a creare questa situazione. Tenendo in vita attività decotte ed inutili per la prosperità del resto della popolazione, esse stanno lentamente erodendo il bacino della ricchezza reale da cui trae vigore il mercato, condannando ad una stagnazione perenne tutti coloro al di fuori della cerchia degli "amici degli amici." Ma al pubblico viene venduta un'altra storia. Tra gli oneri da ripagare basta togliere l'ammontare di interessi dovuti e "magicamente" le condizioni finanziarie degli stati migliorano. Solo i truffatori possono pretendere che un tale ragionamento possa contare.
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di Mark Thornton


Il presidente Barack Obama ha pubblicato di recente il suo bilancio in cui richiede la "fine dell'austerità." Si tratta di una dichiarazione davvero sorprendente, soprattutto perché arriva da un presidente il cui governo ha speso la più alta percentuale di PIL nella storia e ha accumulato più debito di tutti gli ex-presidenti messi insieme. Cosa intendeva dire con austerità?

In tutto il mondo ci sono dimostrazioni giornaliere di austerità. E' definita un veleno in tempi di crisi economica, mentre altri la definiscono come l'elisir delle depressioni economiche.

Il rifiuto dell'austerità da parte del presidente rappresenta la visione keynesiana che rifiuta l'austerità ed abbraccia un approccio alla recessione fatto di "spesa e prestiti" — aumento della domanda aggregata. Ciò che sta davvero rifiutando, sono i tagli infinitesimali al ritmo di aumento della spesa e gli ostacoli politici che si frappongono ai nuovi programmi di spesa.

Mentre i bilanci 2009-2012 sono risultati relativamente piatti, restano ancora superiori del 15% rispetto a quello del 2008 e del 75% superiori rispetto a quelli del decennio precedente. Questo balzo quadriennale della spesa è stato finanziato con $5 bilioni di aumento del debito nazionale. E questa si chiamerebbe austerità?

Il tipo di austerità che attira l'attenzione quotidiana della stampa di tutto il mondo è quella promossa dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale. Questo approccio "austero" prevede tagli ai servizi pubblici ed aumenti delle tasse in modo da rimborsare, a tutti i costi, i creditori corrotti del governo. Questo approccio pro-bankster, esasperato dai media, non fa altro che generare manifestazioni di piazza violente.

Gli economisti della scuola austriaca rifiutano sia l'approccio keynesiano sia quello tutto-tasse del FMI. Anche se gli "austriaci" vengono spesso soprannominati "austerici," essi sostegno un'austerità vera. Quest'ultima comporta il taglio dei bilanci pubblici, riducendo stipendi, benefici salariali e prestazioni pensionistiche. Comporta anche la vendita di beni pubblici ed il ripudio del debito pubblico. Invece di aumentare le tasse, l'approccio austriaco sostiene una diminuzione delle tasse.

Nonostante tutto il trambusto in paesi come la Grecia, non c'è stata affatto austerità... tranne che nei paesi dell'Europa orientale. Ad esempio, la Lettonia è il paese più austero dell'Europa e anche una delle economie in più rapida crescita. L'Estonia ha attuato una politica di austerità che è dipesa in gran parte da tagli agli stipendi statali. Al contrario, non c'è un'austerità significativa nella maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale o negli Stati Uniti. Come spiega il professor Philipp Bagus: "Il problema dell'Europa (e degli Stati Uniti) non è troppa austerità, ma troppo poca — o una sua assenza."

Austerità vera significa vivere secondo uno stile di vita molto limitato. L'esempio migliore è il monaco che vive mangiando lo stretto necessario per sopravvivere, che indossa abiti semplici, che possiede una mobilia costituita da pochi pezzi, e che utilizza solo gli utensili necessari. I suoi giorni sono caratterizzati da lunghe ore di lavoro e di preghiera, senza tempo libero da dedicare a hobby o ad altre attività di svago.

L'austerità applicata ad un intero paese non deve necessariamente essere così dura e ascetica. Significa semplicemente che il governo deve vivere all'interno dei propri mezzi.

Se il governo dovesse adottare uno stile di vita come il "monaco libertario" di sopra, allora dovrebbe ridurre semplicemente le spese per la difesa, senza eserciti permanenti e armi nucleari. Il debito nazionale verrebbe totalmente ripudiato. Ciò comporterebbe alcune difficoltà di breve periodo, anche se la prosperità di lungo periodo sarebbe maggiore.

In realtà, l'austerità tipica non è poi così severa. I dipendenti del governo vedrebbero tagli a salari, benefici salariali e prestazioni pensionistiche, misure necessarie per equilibrare il bilancio. I maggiori tagli cadrebbero su politici, nominati e burocrati di alto livello. Dato che tali riduzioni arriverebbero quando la maggior parte della popolazione si troverebbe a dover affrontare tagli e difficoltà, e dato che i dipendenti pubblici sono in genere molto ben compensati, non è irragionevole aspettarsi che loro sopportino la maggior parte del carico di una politica di austerità.

Un settore particolarmente adeguato per i tagli è la regolamentazione del governo. Quest'ultima è un onere sui contribuenti, scoraggia l'imprenditorialità e ci rende meno sicuri. Un recente studio empirico ha scoperto che la regolamentazione è estremamente costosa e che "l'eliminazione del posto di lavoro di un unico regolatore farebbe crescere l'economia americana di $6.2 milioni e creerebbe quasi 100 posti di lavoro nel settore privato ogni anno."

L'austerità vera funziona meglio con tagli fiscali. Per aiutare la crescita bisogna comprendere che alcune imposte sono molto scoraggianti per la produzione. I tagli fiscali su investimenti e capitali stimolano l'attività economica e la produttiva.

Gli aumenti delle imposte suggeriti dal FMI non hanno alcun senso. In tempi duri, le politiche di governo dovrebbero essere guidate dall'idea di aumentare la produzione, non renderla più onerosa tramite tasse più alte. Un po' come se il nostro monaco asceta costringesse i cittadini comuni a seguire i suoi doveri e oneri.

Il presidente Obama ha anche suggerito una maggiorazione delle imposte (di nuovo), proponendo di rimuovere le "agevolazioni fiscali" per i pensionati ricchi. Questo sarebbe il primo passo verso un raid nei nostri conti IRA. Alcuni hanno persino suggerito che "l'austerità" dovrebbe estendere le tasse agli enti di beneficenza e alle organizzazioni no-profit ed altri hanno suggerito di togliere loro le esenzioni fiscali, che non rappresenterebbe altro che un aumento sottobanco delle tasse. Questi sono alcuni dei suggerimenti più stupidi, soprattutto nelle crisi economiche, e non rappresentano affatto un'austerità vera.

L'austerità non significa, per esempio, tagli di bilancio che eliminerebbero la raccolta dei rifiuti o il licenziamento dei vigili del fuoco, lasciando intatti l'esercito, l'istruzione e lo stato spione. Questa è solo una forma di estorsione che non risolve il problema. Rivela solo la vera natura e gli intenti di chi lavora nel governo.

Lo stimolo keynesiano non funziona. Neanche l'approccio del FMI funziona. Solo l'austerità vera funziona. Questo significa tagliare i redditi, i benefici salariali e le prestazioni pensionistiche dei dipendenti pubblici. Questo da solo dovrebbe incoraggiarli ad avere una nave più piccola in futuro. Licenziare i regolatori, eliminare i regolamenti, tagliare le tasse e vendere gli asset del governo sarebbero tutte strategie utili nel processo di ripresa.

Il presidente Obama e il Congresso dovrebbero darsi da fare per decidere ciò che è meglio per l'economia e la popolazione americana, invece di arricchire se stessi e coloro che mangiano nella mangiatoia pubblica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La Moneta: II Parte

Von Mises Italia - Mer, 09/04/2014 - 08:00

L’uso di sostituti di per sé non cambia l’ammontare di moneta in circolazione, ma solo la forma di essa: infatti, per ogni nota emessa vi è un ammontare equivalente di moneta vera. Se alcuni individui detengono come contanti i sostituti anziché l’oro, la quantità di moneta complessiva non cambia, cambia solo la composizione di essa nei saldi monetari degli individui (es. metà oro e metà certificati). Ai fini della misurazione della quantità di moneta, non bisogna contare due volte (duplicazione), cioè l’oro nei depositi e i certificati che lo rappresentano, bensì l’uno o l’altro.

Il deposito è il contratto in cui il depositante trasferisce un bene mobile al depositario affinché questi lo custodisca (protezione e sorveglianza). Il deposito di beni fungibili (quelli tali per cui ogni unità è identica ad ogni altra: petrolio, grano, moneta; un bene non fungibile invece è un quadro) si chiama “irregolare”, e si differenzia dal deposito ordinario perché il depositario deve restituire altrettanti beni della stessa specie (tantundem), non esattamente le unità originariamente depositate. Nel deposito ordinario non vi è trasferimento nella disponibilità del bene, che resta sempre di proprietà del depositante. Secondo la dottrina dominante, nel deposito irregolare il depositario ha la disponibilità (proprietà), ma ciò è discutibile perché, se il depositante ha il diritto di rientrare in possesso dei beni in qualunque momento egli desideri, allora il depositario ha il dovere di tenere a disposizione i beni nella stessa quantità e qualità, e dunque la disponibilità per lui è di fatto nulla. Ciò implica una riserva del 100%. Se il depositario spendesse quei soldi o li prestasse, dovrebbe essere colpevole di appropriazione indebita. Dunque la soluzione più corretta sarebbe che il depositante restasse il proprietario non dei beni specifici che ha depositato, ma di un’astratta quantità della stessa specie.

Il trasferimento nella disponibilità del bene c’è nel mutuo, che è il prestito di un bene fungibile (se invece il prestito riguarda un bene specifico, ad es. un’automobile, si parla di comodato). Il mutuo è uno scambio di beni presenti con beni futuri, aumentati dell’interesse (che nel deposito è assente); il tempo (di durata del prestito) è quindi un elemento essenziale. Il mutuatario può fare l’uso che vuole dei beni presi in prestito. Dunque, a differenza del deposito, il creditore non può pretendere la restituzione del bene in qualsiasi momento. Il mutuo rappresenta una forma di credito; non così il deposito, perché manca l’elemento essenziale, che è lo scambio di beni presenti con beni futuri (manca il tempo). D’altra parte, la “causa” dei due tipi di contratto è nettamente differente e non può essere confusa: la custodia per il deposito, il trasferimento per impieghi per il mutuo.

Tutta la tradizione del diritto romano è in accordo con questa interpretazione.

Sovraemissione – A un certo punto (XIV secolo) però, le banche cominciano a violare i principi del deposito: notano che non avviene mai che tutti i depositanti ritirino contemporaneamente tutto l’oro depositato; inoltre, se vi sono dei prelievi si verificano però anche dei conferimenti (legge dei grandi numeri). Constatato ciò, le banche, per conseguire un profitto, decidono di prestare parte della moneta depositata, guadagnando così l’interesse sul prestito. Mescolano dunque l’attività di deposito con l’attività di credito – che prima invece, anche in una stessa banca, rappresentavano due sezioni rigorosamente separate – facendo con i depositi a vista (demand deposit) ciò che si poteva fare solo con i depositi vincolati (time deposit) o con le proprie risorse: li prestano. La quantità di moneta aumenta artificialmente perché ora circolano sia l’oro prestato sia i certificati che lo rappresentano. Ma quei certificati non sono coperti da oro, che non è più totalmente nei forzieri delle banche. La riserva è frazionaria, non totale, cioè l’oro che funge da riserva dei certificati (banconote) che circolano copre meno del 100% delle banconote.[1]

A partire dal XVI secolo in Italia, e dal XVII nelle altre piazze europee, con il sostegno delle leggi statali le banche emettono direttamente una quantità di banconote superiore all’ammontare di oro[2]. La medesima unità di oro nei forzieri è coperta da due o più certificati. È un altro modo di realizzare la riserva frazionaria, ma l’effetto economico è lo stesso. Sul piano giuridico invece la prima modalità realizza l’appropriazione indebita, mentre la seconda la frode e contraffazione di documenti.[3]

Sul piano teorico, la giustificazione della riserva frazionaria ha seguito due linee interpretative. La prima uguaglia il deposito irregolare al mutuo grazie all’argomento della fungibilità del bene moneta (v. sopra; Molina, Cantillon, il common law a partire dalla fine del ‘700). La seconda suggerisce un diverso concetto giuridico di “disponibilità”, meno stringente, dunque intesa non come riserva totale, ma, grazie alla legge dei grandi numeri (rapporto fra versamenti e prelievi), come solvibilità complessiva, ottenibile con la prudenza negli investimenti e con l’assoggettamento alle leggi bancarie (soprattutto per soddisfare il volume di scambi del sistema economico, altrimenti compresso: Scuola bancaria contro Scuola monetaria [o metallica: currency school] nella prima metà dell’800). Ma in tal caso si tratterebbe di un contratto aleatorio, i cui termini si verificano o no a seconda delle circostanze esterne.

Per tutto l’800 e fino alla Prima Guerra Mondiale in tutto il mondo sviluppato si afferma il sistema aureo (gold standard), che rappresenta un ritorno alla parità con l’oro. Le banconote mantengono un rigido legame con l’oro, non sono altro che la denominazione di una data unità di peso d’oro[4], e possono essere convertite in oro. In una prima fase le riserve auree detenute dallo Stato dovevano coprire l’intero ammontare di banconote; in una seconda fase le riserve potevano rappresentare solo una frazione delle banconote emesse[5].

Le crisi bancarie determinate dall’abbandono della riserva totale provocano l’intervento degli Stati: anziché far fallire le banche insolventi, le leggi consentono la sospensione della conversione delle banconote in monete metalliche (oro); di fatto, un’autorizzazione al furto. Successivamente, viene creata una banca centrale [6], prestatrice di ultima istanza in grado di garantire liquidità alle banche in difficoltà. La nascita della banca centrale coincide con l’attribuzione ad essa del monopolio dell’emissione di banconote. Le banche private non possono più emettere banconote. L’oro viene trasferito dalle banche private alla banca centrale. In Inghilterra la banca centrale era stata fondata già nel 1694, in Francia viene istituita nel 1800 (ma solo per Parigi), in Germania nel 1875, in Italia nel 1893, negli Stati Uniti nel 1913.

In Europa, con il divieto definitivo della convertibilità, l’oro cessa di essere moneta nel 1914. Le spese della prima Guerra mondiale inducono gli Stati a inflazionare l’offerta di moneta cartacea.

Nel successivo sistema a cambio aureo (gold exchange standard), in vigore dal 1926 al 1944, solo i dollari possono essere convertiti in oro, mentre le altre valute possono essere convertite in dollari. Dunque le banconote sono parzialmente coperte da oro; gli stati cominciano a stampare moneta in eccesso rispetto allo stock di oro[7]. Tra l’altro, l’oro non è costituto più da monete, ma da lingotti, di grandi dimensioni ed elevato valore, il che limita le conversioni a un ristretto gruppo di specialisti nelle transazioni internazionali.

Il fiat standard a riserva frazionaria e l’offerta di moneta

Successivamente viene reciso qualunque legame con l’oro: dopo gli accordi di Bretton Woods (1944), in cui il dollaro diventa la valuta di riserva internazionale, solo gli Stati (governi e banche centrali), e non i privati, possono chiedere la conversione delle monete in oro[8]. Nel 1971 ufficialmente, con la sospensione della convertibilità del dollaro in oro, ciò non viene più consentito neanche a governi e banche centrali; l’oro non è più il riferimento dei sistemi monetari. La carta moneta, priva di valore intrinseco[9], diventa la moneta standard a corso forzoso. Essa circola in virtù di una norma inderogabile: lo Stato obbliga ogni soggetto ad accettare in pagamento carta-moneta (e ad eseguire pagamenti in carta-moneta), senza che si possa pretendere il controvalore in oro. La carta è moneta perché lo Stato ha dichiarato che lo è: moneta legale (biglietti e monete metalliche di metalli vili). È l’attuale sistema cartaceo, denominato fiat standard, sistema a corso forzoso [10].

Moneta bancaria – Il fiat standard consente che, oltre alla circolazione esclusiva di moneta cartacea, circoli anche una misteriosa e invisibile “moneta in assegni” o moneta bancaria. Ciò è possibile grazie al sistema a “riserva frazionaria”. Il meccanismo di creazione di questa fiat money può essere illustrato attraverso il seguente esempio numerico: l’individuo A deposita presso una banca X  €1000 in banconote[11]. La legge consente alla banca di tenere presso di sé non tutta la somma, ma solo una frazione[12], in base alla constatazione empirica che i depositanti non ritirano il proprio denaro integralmente e contemporaneamente. Se la frazione è pari a 1/10 (riserva frazionale del 10%) la banca X potrà prestare al cliente B €900 [13]. Ora: i €1000 del deposito di A esistono perché A può spenderli in qualsiasi momento, ad esempio utilizzando gli assegni[14] della banca X (che dunque sono l’elemento “visivo” del suo deposito) per le transazioni; quindi i €1000 sono in circolazione. Il deposito diventa un mezzo di scambio, moneta. Tuttavia esso non ha corso forzoso, la sua circolazione dipende dalla fiducia che ha in esso il soggetto che dovrebbe riceverlo in pagamento. Anche i €900 in banconote di B sono in circolazione. Dunque ora, a fronte di €1000 di moneta “vera”(banconote), sono in circolazione €1900, anche se in forme diverse (alcune delle quali sono mere scritture contabili bancarie). La banca X ha creato €900 “dal nulla”. La moneta non coperta da banconote (e, in passato, dall’oro), nel nostro esempio i 900 euro, viene definita mezzi fiduciari. È fiat money, moneta creata ex nihilo. [15]

Il processo continua quando i €900 vengono depositati presso un’altra banca, la quale trattiene 1/10 come riserva (€90) e presta il rimanente (€810); e così via (729, 656, 590, …). Questo meccanismo consente il moltiplicarsi della quantità di moneta. Se nessun soggetto trattiene contante, la quantità di moneta complessiva è quindi data da: M = 1/β  · B, dove β è la quota di riserva, 1/β il moltiplicatore e B la base monetaria, cioè monete metalliche e biglietti [16]. Ad esempio, se la riserva è del 10%, il moltiplicatore monetario sarà pari a 10; se è del 20%, sarà pari a 5. Dunque nel nostro esempio la quantità di moneta finale M è pari a:

Questa creazione di moneta “dal nulla” è accentuata quando la Banca centrale acquista asset dalle banche in cambio di assegni. [17]

La quantità di moneta finale si modifica in seguito agli eventuali cambiamenti di due variabili: la percentuale di riserva e la quantità di moneta che i soggetti trattengono presso di sé e non depositano in banca. Ad esempio, all’aumentare di queste due variabili si riduce la quantità di moneta finale. Le banche in genere mantengono riserve volontarie eccedenti la quota di riserva obbligatoria stabilita per legge, in quanto non vogliono rischiare di trovarsi nella situazione di non poter far fronte, per assenza di mezzi liquidi, alle loro obbligazioni nella regolazione dei pagamenti. Dunque l’offerta di moneta è una variabile prevalentemente esogena, perché controllabile dalla Banca centrale, ma parzialmente endogena, in quanto condizionata anche dal comportamento delle banche commerciali e dei privati.

I depositi a vista che i clienti hanno presso le banche (“moneta in assegni”) costituiscono una promessa da parte della banca di restituire i depositi in contanti (in banconote) in qualsiasi momento il cliente ne faccia richiesta. Il sistema non reggerebbe se non ci fosse la Banca centrale. Infatti, basta che un numero consistente di coloro che hanno ricevuto l’assegno dal cliente chiedano alla banca di ricevere l’equivalente in contanti – oro o banconote – per determinarne la bancarotta. Ogni banca dunque è in ogni momento in una condizione di insolvenza, che si rivela solo quando i risparmiatori corrono agli sportelli. Tuttavia, se avvenisse tale massiccia richiesta di conversione in contanti, la banca si rivolgerebbe alla Banca centrale, presso la quale ha un conto, e si farebbe prestare l’equivalente. Sono i depositi a vista presso la banca centrale che rappresentano (per nove decimi) le riserve della banca, non i suoi contanti. Dunque, quando le banche prestano denaro, non ri-prestano denaro già esistente, ma danno in prestito nuovi depositi a vista che vengono creati mentre si effettua il prestito stesso. Il meccanismo regge perché i clienti ritengono che il loro denaro sia in banca, si fidano e non chiedono la restituzione del proprio denaro tutti contemporaneamente. (Se invece la corsa agli sportelli accadesse, vi sarebbero due soluzioni: 1) una tassazione gigantesca, ma altamente impopolare; 2) la Banca centrale stampa banconote per una cifra equivalente ai depositi da convertire; tuttavia il risultato sarebbe un’iperinflazione devastante, perché i clienti ridepositerebbero la somma, il meccanismo descritto si rimetterebbe in moto e si determinerebbe un effetto moltiplicativo dato dal reciproco della quota di riserva; nel nostro esempio pari a 10 volte. La corsa agli sportelli è l’evento che rende manifesto il fatto che la riserva frazionaria è un sistema fraudolento.[18])

Ecco perché le banche private furono favorevoli alla nascita delle banche centrali: potevano mantenere la riserva frazionaria, e dunque conseguire nel breve periodo maggiori profitti, avendo le spalle coperte nei momenti di difficoltà. La cartellizzazione del sistema bancario ha origine con la nascita delle banche centrali.[19] La creazione della Banca centrale e la moneta fiat hanno rappresentato per lo Stato, dunque per i governanti e l’élite burocratica, un modo per finanziarsi agevolmente, acquisire introiti per sé e per i gruppi da esso favoriti e acquisire con più facilità il consenso grazie alla possibilità di creare ed espandere moneta a piacimento e senza limiti. La moneta, essendo l’intermediario di tutti gli scambi, è la linfa vitale dell’economia. Se lo Stato comanda sulla moneta, controlla l’economia.

Di Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

Link alla III Parte [attivo dalla settimana prossima, NdR]

Link alla I Parte

[1] A Firenze tra il 1341 e il 1346 le banche con riserva frazionaria fallirono tutte, causando una profonda recessione in conseguenza della forte contrazione creditizia.

[2] In Cina i depositari iniziarono ad emettere certificati in eccesso nel X secolo. A Venezia questo tipo di comportamento si manifesta a partire dal ‘300; nel ‘500 è diffuso in gran parte dell’Italia. In Inghilterra gli orafi cominciano ad emettere certificati non coperti da oro verso la fine del ‘600, in particolare dopo la Guerra Civile (1688). Fino al 1811 nessuno ricorse a un tribunale per verificare se tale comportamento fosse corretto; in Carr v. Carr il giudice William Grant sentenziò che il contante in deposito doveva essere considerato “debito” del banchiere, non deposito, avallando così la riserva frazionaria.

[3] In Inghilterra con l’Atto di Peel (1844) si proibì l’emissione di certificati senza copertura (aurea), dunque la seconda modalità, ma si consentì per i depositi una riserva inferiore al 100%.

[4] Ad esempio, se 1 dollaro equivale a 1 grammo di oro (dunque “dollaro” non è altro che un nome per indicare un grammo di oro), allora in un gold standard puro, a fronte di 1 tonnellata d’oro (1000 kg, 1.000.000 g), devono circolare 1.000.000 di dollari. Anche i rapporti fra le valute sono dati dal contenuto d’oro che ciascuna rappresenta: ad esempio, negli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale, un dollaro era circa un ventesimo di oncia d’oro, mentre una sterlina poco meno di un quarto di oncia; il tasso di cambio fra dollaro e sterlina era pertanto automaticamente fissato nel rapporto di 4,85 a 1.

[5] Gli Stati Uniti introducono la parità del dollaro con l’oro nel 1834. Ma già nel 1862, per finanziare la guerra contro gli stati del Sud (1861-’65), Lincoln consente la stampa di banconote e l’abbandono della riserva totale. Dopo la guerra civile si torna alla parità con l’oro.

Il gold standard classico rappresentava anche un elemento di disciplina per i paesi con economie aperte agli scambi con l’estero. Il “meccanismo Hume-Ricardo” funziona nel seguente modo: supponiamo che la Francia aumenti la quantità di moneta cartacea (franchi), violando l’equilibrio con le riserve in oro. Allora aumentano i prezzi dei beni francesi; i francesi accrescono gli acquisti di beni esteri, meno cari; dunque le banche commerciali degli altri paesi si trovano con maggiori quantità di franchi; allora chiedono alla Banca di Francia di convertire i franchi in oro; la Banca di Francia subisce l’emorragia di oro, vede ridotta ancora di più la quota di riserva, ed è costretta a ridurre crediti, depositi e dunque la quantità di moneta. In questa sequenza si innesta un altro fenomeno che accentua la fuoriuscita di oro: quando i francesi riducono gli acquisti di beni interni e aumentano gli acquisti di beni esteri, si determina un disavanzo della bilancia dei pagamenti; l’eccesso di importazioni rispetto alle esportazioni deve essere saldato con l’oro.

[6] La Banca centrale in genere svolge le seguenti funzioni: emette e quindi determina la quantità di moneta nel sistema economico; funge da banca delle banche, cioè da prestatore di ultima istanza, dunque condiziona l’offerta di credito; sorveglia il sistema bancario; controlla il mercato dei cambi; gestisce le riserve in oro e valuta. Per i paesi aderenti all’euro, la prima e la quarta funzione è oggi svolta dalla Bce.

[7] Nel 1933 gli Stati Uniti abbandonano il gold standard; il possesso di oro è dichiarato illegale, le monete d’oro possedute dai cittadini vengono confiscate. Permane la convertibilità in monete d’argento (fino al 1963).

[8] La parità fra dollaro e oro viene fissata a 1/35 di oncia per 1 dollaro. I dollari potevano essere convertiti solo in lingotti. Le altre monete fissano un tasso di cambio con il dollaro. Il dollaro è la valuta di riserva, su cui i sistemi monetari dei vari Stati possono moltiplicare il credito interno. Nei due decenni successivi, i paesi che, a causa di avanzi nelle bilance dei pagamenti con gli Stati Uniti, incamerano dollari, non chiedono la conversione in oro, ma utilizzano le accresciute riserve in dollari per moltiplicare il credito. Gli Stati Uniti diventano esportatori di inflazione. Il sistema di Bretton Woods comincia a collassare nel 1968, con il prezzo dell’oro che nei mercati liberi di Londra e Zurigo schizza a livelli molto superiori rispetto al tasso ufficiale di 35 dollari l’oncia. Nel 1971 cominciano le richieste di conversione di dollari in oro da parte di Stati a moneta forte come la Germania, la Francia e la Svizzera, il che provocherà la definitiva inconvertibilità con i provvedimenti del 15 agosto 1971. Dal 1971 al 1973 si tenta di mantenere tassi di cambio fissi fra le monete anche senza una moneta che funga da valuta di riserva internazionale. Dalla primavera del 1973 i tassi di cambio fra le monete fluttuano liberamente.

A Bretton Woods Keynes propose l’istituzione di un’unità monetaria internazionale, il bancor, fissato in termini di trenta beni. Avrebbe dovuto rappresentare la riserva per le banche centrali dei vari paesi. Per una critica di tale riforma, in particolare le sue potenzialità inflazionistiche, v. M.N. Rothbard, The World Currency Crisis, in «The Free Market», febbraio 1986, pp. 1, 3–4. In generale, i keynesiani hanno auspicato un’evoluzione in direzione di una moneta cartacea unica, generata e controllata da un’unica banca centrale mondiale.

[9] Più correttamente, il suo costo di produzione è trascurabile se comparato con il suo valore di scambio. Il costo di produzione della moneta cartacea è prossimo allo zero. Se lo Stato consentisse una concorrenza nella produzione di moneta, ma la limitasse solo a monete fiat, la quantità prodotta sarebbe quella che uguaglia ricavo marginale e costo marginale. Poiché il costo marginale è vicino a zero, la quantità prodotta sarebbe elevatissima; sarebbe quella che determina un ricavo marginale prossimo a zero, cioè un potere d’acquisto della moneta prossimo a zero. Il monopolio nella produzione della moneta è sembrato una soluzione: poterne restringere l’offerta evita iperinflazioni continue.

In passato i biglietti furono emessi dal Tesoro (i “Continental” e i “Greenback” americani, gli “assignats” francesi), successivamente dalla Banca centrale.

[10] I difensori dell’attuale sistema a moneta cartacea in monopolio ne lodano i seguenti vantaggi: 1) i costi di produzione della moneta cartacea sono pressoché nulli; dunque non vengono distratte risorse da altri impieghi produttivi; 2) il sistema attuale ha un’alta elasticità rispetto al livello di attività produttiva, cioè si può adeguare a piacere la quantità di moneta al livello delle transazioni; 3) il controllo da parte dell’autorità monopolistica evita gli shock erratici che si verificherebbero nel caso in cui venissero scoperti nuovi giacimenti di moneta-merce. I critici capovolgono quelli che sono considerati meriti in limiti: la facilità di produzione e la discrezionalità nell’emissione sono proprio i fattori che hanno causato le alte inflazioni dell’ultimo secolo. Per quanto riguarda la dipendenza dei metalli dall’estrazione, in un mondo dinamico una certa instabilità del potere d’acquisto è fisiologica e inevitabile, e comunque è meglio sottrarre il potere d’acquisto della moneta all’influenza dei governi.

 

[11] Il depositante effettua questa operazione per due principali motivi: 1) perché non vuole tenere grandi somme di denaro con sé (in casa, o in tasca) per timore di furti o smarrimenti; 2) per i servizi di pagamento svolti dalla banca (es. canoni di utenze – bollette – , che sotto il profilo formale assumono la forma del bonifico).

[12] La quota trattenuta per riserva in genere viene trasferita alla banca centrale.

[13] La banca è incentivata a fare ciò perché guadagna gli interessi sul prestito di € 900. L’esistenza della riserva frazionaria dunque consente alla banca l’acquisizione di un reddito (interesse) “dal nulla”.

[14] Oppure ricorrendo a metodi elettronici come il bancomat. La carta di credito invece non costituisce moneta, ma credito. Infatti, nel momento in cui io effettuo un acquisto, la società che emette la carta (es. Visa, Mastercard, American Express ecc.) mi presta la somma, che successivamente io restituisco con l’interesse. Dunque, quando viene usata una carta di credito, sorgono due transazioni. Una caratteristica cruciale della moneta, e dunque un modo rapido per capire ciò che è moneta e ciò che non lo è, è che il suo uso rappresenta un pagamento finale. Il pagamento con carta di credito non rappresenta il pagamento finale, che avviene solo quando il titolare della carta restituisce la somma alla società; e la restituzione viene fatta necessariamente con mezzi che sono moneta.

[15] I depositi bancari coperti da banconote, nel nostro esempio  €100, si chiamano depositi primari. Quelli non coperti, nel nostro esempio €900, depositi secondari o derivati.

[16] È la formula che sintetizza la somma dei termini di una progressione geometrica di ragione (1-β):  B + (1-β) B + (1-β)2 B + (1-β)3 B +…+ (1-β)n B con n tendente a infinito. Trasposta nel nostro esempio, la serie è costituita dalla sequenza: 1000 + 900 + 810 + 729 + 656 + 590 + …

[17] È questa l’origine dell’immagine della “piramide rovesciata” utilizzata da alcuni economisti: alla base vi sono le banconote stampate dalla banca centrale, una quota esigua della moneta complessiva; su di essa si espandono i crediti e i debiti creati dalle banche.

[18] In epoca recente, un episodio di corsa agli sportelli che determina il fallimento è avvenuto nel 2007 alla banca britannica Northern Rock. Nel Regno Unito un evento di tale portata non accadeva dal 1867.

[19] M.N. Rothbard, The Federal Reserve as a Cartelization Device: The Early Years, 1913–1930, in B. Siegel (a cura di), Money in Crisis, Pacific Institute for Public Policy Research, San Francisco, e Ballinger Publishing, Cambridge, 1984, pp. 89-136. Per un’analisi storica degli intrecci fra grandi banche ed élite politica negli Stati Uniti v. M.N. Rothbard, Wall Street, Banks, and American Foreign Policy, in «World Market Perspective», newsletter finanziaria a circolazione ristretta, agosto 1984. Di fatto, le banche centrali intervengono per salvare le grandi banche. Durante la Grande Depressione fallirono 6000 banche di piccole e medie dimensioni, nessuna di grandi dimensioni.

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Darth Vader Economics: Why the Banksters Want Inflation

Deep Politics Monitor - Mar, 08/04/2014 - 19:47
By Andrew McKillop21st Century Wire, APRIL 7, 2014 When it comes to matters of macro economic sorcery, why is it that government ministers and financial media pundits always defer to private bankers?What exotic secrets do they hold?Last week, The European Central Bank (ECB) announced they have no choice but to fire-up the money-printing presses again – to kick-start a new inflationary cycle.

Autodeterminazione individuale vs. Nazionalismo Ucraino o Russo, Parte II

Freedonia - Mar, 08/04/2014 - 10:08




[La prima parte di questo articolo la trovate qui.]



di Richard Ebeling


L'annessione della Crimea da parte del presidente russo Vladimir Putin ha riempito i titoli dei giornali di tutto il mondo, poiché sta tentando di invertire ciò che egli ha definito "la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo" – il crollo dell'Unione Sovietica. Ma occorre ricordare che questo conflitto ha le sue radici in due idee che hanno afflitto il mondo per oltre due secoli: il nazionalismo e l'interventismo del governo negli affari economici.

Nei primi anni del XIX secolo, la nuova idea nazionalista di autodeterminazione era considerata una logica estensione del concetto generale di libertà individuale e di libertà di scelta.


Proprio come un individuo dovrebbe avere la libertà di guidare la propria vita secondo i propri valori, credenze e ideali; proprio come dovrebbe essere libero di associarsi pacificamente con chi vuole sulla base di obiettivi condivisi o scambi reciprocamente vantaggiosi; allo stesso modo il popolo dovrebbe avere la libertà di scegliere in quale stato vivere.



Libertà e il governo sotto cui vivere

L'ideale liberale comprendeva il diritto individuale alla libertà di movimento. Cioè, se un individuo sceglieva di trasferirsi in un altro paese per vivere o lavorare, e finché restava pacifico nella sua condotta e pagava i suoi conti, allora non ci dovevano essere ostacoli giuridici che gli impedissero di migrare liberamente da una parte ad un'altra del mondo.

Così, se una persona non era d'accordo con il governo sotto cui viveva, o si considerava in qualche modo oppresso o perseguitato da sudetta autorità politica, aveva la libertà di "votare con i piedi" e trasferirsi presso una giurisdizione politica di suo gradimento.

Tuttavia, è stato anche sostenuto che le persone non dovrebbero lasciare la loro casa e paese a causa dell'oppressione di un governo tirannico. Dovrebbero essere in grado di influenzare e determinare la carica politica e, attraverso questa, le politiche attuate dal governo. Nacque così la necessità di un governo rappresentativo al posto delle monarchie assolute, le quali pretendevano di governare per "diritto divino."

È stato anche affermato, come nella Dichiarazione di Indipendenza americana, che quando un governo diventa opprimente, e dopo molti tentativi ragionevoli e pacifici di manifestare le proprie rimostranze, gli individui hanno il diritto di sostituire quel governo e formarne uno nuovo che farà rispettare i loro diritti inalienabili alla vita, alla libertà e alla proprietà acquisita onestamente. Questa fu la logica che i padri fondatori americani adottarono nella rivoluzione contro la Gran Bretagna e nel formare la propria nuova nazione e sistema politico.



Autodeterminazione e il diritto alla secessione pacifica

Ma perché gli uomini dovrebbero sopportare i costi umani e materiali del cambiamento violento, se non intendono più vivere sotto una particolare autorità politica? Così, sorse l'idea di un diritto alla secessione pacifica.

Se un gruppo di persone che ha condiviso una serie di valori e credenze comuni, o una lingua o una cultura, volesse formare il proprio paese (indipendente da quello a cui era appartenuto fino a quel momento), o si volesse unire ad un altro paese esistente tramite uno spostamento territoriale, dovrebbe essere libero di prendere tale decisione.

La premessa fondamentale di questo diritto alla secessione era da ritrovarsi nel diritto all'autodeterminazione dell'individuo. Lo spiego' con grande forza di persuasione l'economista austriaco Ludwig von Mises nel suo libro "Liberalism" (1927):

“Il diritto all'autodeterminazione, per quanto riguarda la questione della partecipazione ad uno stato, significa questo: ogni volta che gli abitanti di un determinato territorio, sia esso un villaggio, un intero quartiere o una serie di distretti adiacenti, rendono noto, mediante un plebiscito volontario, che non vogliono più rimanere in quello stato a cui sono appartenuti fino a quel momento, ma desiderano formare uno stato indipendente o trasferirsi in un altro altro stato, i loro desideri devono essere rispettati. Questo è l'unico modo per prevenire rivoluzioni e guerre civili o internazionali. . .

Il diritto all'autodeterminazione di cui parliamo, non è un diritto delle nazioni, ma piuttosto è il diritto di quegli abitanti in un territorio grande abbastanza da formare un'unità amministrativa indipendente. Se fosse possibile concedere suddetto diritto ad ogni singola persona, dovrebbe essere fatto.

Cio' non è fattibile solo a causa di considerazioni tecniche [es. forze di polizia e giustizia], le quali rendono necessario che una regione sia considerata come una singola unità amministrativa e che il diritto all'autodeterminazione sia limitato alla volontà della maggior parte degli abitanti di aree abbastanza grandi da contare come unità territoriali in grado di gestire un paese.”

Il collettivista si rivolge all'autodeterminazione nazionale

Il problema nacque tra il XIX e XX secolo quando l'idea del diritto individuale all'autodeterminazione, come spiegata da Mises, venne sostituita  dal concetto collettivista di autodeterminazione nazionale.

Cioè, l'unità del processo decisionale non era più l'individuo, ma "il popolo" definito come un gruppo nazionale che condivideva alcune caratteristiche comuni (es. linguaggio, cultura, religione, etnia o razza) e una presunta "patria nazionale" su una particolare area geografica.

Una volta insediato, il governo che rappresentava quel gruppo nazionale doveva usare la sua autorità politica per imporre l'uso di una determinata lingua, o indottrinare tutti gli abitanti di tale "stato-nazione" nei costumi e nelle tradizioni di quel gruppo nazionale attraverso la scolarizzazione, la propaganda e restrizioni all'introduzione di influenze culturali "aliene" – a prescindere dalla volontà dei singoli cittadini di quel paese, compresi quelli che avrebbero potuto costituire una minoranza linguistica o culturale.



Interventi governativi contro le minoranze nazionali

Spesso, nella storia europea, i governi nazionali hanno discriminato duramente le minoranze linguistiche, etniche o religiose all'interno dei loro confini nazionali. Vennero utilizzate procedure di regolamentazione per impedire a tali minoranze di praticare certe professioni o mestieri. Vennero imposte tasse che a parole erano definite "neutre dal punto di vista della lingua," ma che finirono per prendere di mira alcuni settori dell'economia al cui interno c'erano molti membri delle minoranze, ponendoli in una situazione di svantaggio competitivo rispetto al gruppo nazionale di maggioranza.

Gli interventi del governo nell'economia (attraverso tassazione e procedure burocratiche) hanno imposto oneri di parte sugli individui e sui gruppi linguistici, etnici e religiosi minoritari; misure quasi sempre nascoste sotto la copertura della "salvaguardia" del patrimonio culturale, linguistico o storico del gruppo nazionale di maggioranza.

Qui possiamo osservare la cosiddetta "autodeterminazione nazionale" e gli attuali dilemmi interventisti nella crisi internazionale tra Russia e Ucraina. Questa parte d'Europa non ha mai avuto la possibilità di assorbire completamente le idee "dell'Occidente" riguardo la filosofia politica dell'individualismo, della libertà personale, della proprietà privata, del rispetto dei contatti e dello stato di diritto imparziale.



Il collettivismo della Russia imperiale e sovietica

L'unico scopo del governo è quello di saccheggiare gli altri attraverso privilegi politici, favori e "connessioni" con coloro che hanno autorità, questo concetto ha pervaso la Russia sia in epoca imperiale (prima della rivoluzione bolscevica) sia in epoca comunista nei settantacinque anni di pianificazione centrale dell'economia.

Nella vecchia Russia sotto la monarchia assoluta, lo zar era il proprietario nominale di tutte le terre e delle proprietà sopra di esse. Il possesso non era un "diritto" che apparteneva all'individuo, ma un privilegio concesso dallo zar ad una persona e ai suoi eredi.

Sia il plebeo che il nobile potevano vedersi togliere dallo zar tutto ciò che possedevano se fossero caduti in disgrazia o se si fossero opposti ai desideri del sovrano assoluto. Ciò includeva anche l'esilio nelle vaste terre desolate della Siberia.

Dopo la rivoluzione comunista del 1917, tutti i terreni di proprietà privata e il capitale vennero confiscati e trasferiti al nuovo stato socialista rivoluzionario. I mezzi di produzione erano controllati e gestiti dal nuovo governo sovietico attraverso un sistema globale di pianificazione centrale – ovviamente in nome del popolo e per il suo bene.

Con il governo socialista come singolo produttore e datore di lavoro, il destino di ogni persona all'interno dell'Unione Sovietica era determinato da come egli si sarebbe inserita nel "piano" socialista di costruire un radioso futuro collettivista.



Privilegi politici nella società sovietica "senza classi"

La cosiddetta "società senza classi" dell'Unione Sovietica era un intricato sistema di potere, privilegio e controllo comandato dal Partito Comunista. Le gradazioni di privilegio permeavano tutto il sistema sovietico: assegnazioni di appartamenti, accessi speciali a negozi di alimentari e cliniche mediche, accettazione in istituti di istruzione superiore e in resort, il tutto in base alla propria posizione all'interno della struttura del partito o all'occupazione nelle diverse imprese statali.

Il sistema sovietico funzionava in base al "rango" posseduto all'interno delle gerarchie di potere. Nella struttura del Partito Comunista i subalterni versavano un "tributo" a quelli sopra di loro sotto forma di "doni" e "servizi," ricevendo, a loro volta, "favori" e vantaggi per la loro lealtà e obbedienza. Un sistema che ricordava molto quello feudale tra signori e servi della gleba.

In tale sistema il concetto di "diritto" alla vita, alla libertà e alla proprietà non aveva alcun significato. L'unica regola era quella di prendere ciò che si poteva da qualsiasi accesso privilegiato alle risorse e ai beni posseduti e prodotti dallo stato.

Ingannare, manipolare e rubare quello che si poteva era la natura della "concorrenza" nel paradiso della pianificazione centrale socialista. L'unica "regola del gioco" era quella di non farsi prendere, cercando di rimanere "nelle grazie" dei propri superiori nella struttura comunista del potere e di usare gli altri in qualsiasi modo che potesse favorire il proprio interesse personale.



Ucraina e Russia, terre di saccheggio

Questo è il lascito ereditato da chi è salito al potere nella nuova e "democratica" Ucraina, così come è accaduto anche nella Federazione russa post-sovietiva.

Ogni partito politico che sin dal 1991 ha vinto le elezioni in Ucraina, ha usato il potere dello stato per arricchire i suoi membri più importanti e coloro che hanno fornito sostegno e fedeltà in cambio di privilegi e favori vari.

L'Ucraina, come la maggior parte delle altre ex-repubbliche sovietiche, è stata una terra di abusi, corruzione ed enormi saccheggi da parte di oligarchi plutocratici e gruppi di interesse in grado di manipolare le sale interventiste del potere politico.

In Ucraina le migliaia di persone che nel febbraio scorso manifestavano contro il governo corrotto e assassino di Victor Yanukovich, hanno mostrato il desiderio, e alcuni perdendo anche la vita, di volere un paese "nuovo" e più filo-occidentale.

Eppure tra questi ucraini c'è un numero significativo di ardenti nazionalisti che è più interessato alle proprie concezioni collettiviste che ad una società più aperta e libera, in cui ogni cittadino puo' scegliere volontariamente su questioni come lingua e cultura, e puo' vivere la propria la vita così come ritiene giusto.

A questo proposito la differenza principale tra Ucraina e Russia sin dal crollo dell'Unione Sovietica, è che la Russia è un paese più grande da saccheggiare e di gran lunga peggiore nel suo autoritarismo politico sotto Vladimir Putin.

Nulla accade in Russia senza collegamenti, "spinte" e tangenti. I diritti di proprietà non hanno alcun significato – un giorno avete un'attività e quello successivo puo' essere confiscata con false accuse; poi se il proprietario è russo puo' essere imprigionato e mandato in Siberia, se invece è straniero puo' essere espulso dal paese con relativa perdita del suo investimento.

I mezzi di informazione, in particolare la radio e la televisione, sono sotto il controllo monopolistico del governo. Anche i giornali "indipendenti" ed altri punti di informazione su internet sono soggetti a gradi coscienti di auto-censura sotto la minaccia di arresti. Agli occidentali vengono revocate le varie autorizzazioni ed i visti per risiedere in Russia, se malauguratamente decidono di diffondere informazioni che in qualche modo rappresentano una sfida o una minaccia per l'attuale sistema di potere russo.

Il dissenso in strada è spesso placato con la mano pesante della polizia, e con il pericolo di ammende elevate e periodi incerti di reclusione.



I conflitti etnici all'interno della Russia

Inoltre, il governo centrale russo, quelli regionali e quelli municipali hanno trattato con dispotismo alcune minoranze etniche nella Federazione russa. Diversi gruppi musulmani nella regione montuosa del Caucaso, in particolare i ceceni, hanno tentato di ottenere l'indipendenza nazionale.

Questa situazione ha portato distruzione e migliaia di morti, poiché il governo russo sotto Putin ha cercato di schiacciare le ribellioni in quella parte del paese. In risposta, i ceceni e altri gruppi affini hanno fatto ricorso ad attacchi terroristici indiscriminati a Mosca e, più di recente, in una stazione ferroviaria a Volgograd.

In molte parti del paese i russi sono arrabbiati e spaventati. I ceceni e gli altri gruppi nella regione meridionale della Russia europea sono stati maltrattati, derubati e in alcuni casi sono stati uccisi. Nonostante il fatto che ogni cittadino russo abbia libertà di movimento e residenza entro i confini della Federazione russa, i ceceni e altri gruppi sono stati costretti ad ottenere permessi di soggiorno o addirittura sono stati espulsi da Mosca e da altre città, solo a causa della loro etnia.



Il conflitto ucraino e russo per la Crimea

A Kiev si dice che la Crimea sia parte integrante dell'Ucraina e non può distaccarsene senza l'approvazione di tutto il paese. A Mosca si dice che la Crimea rappresenti una zona storicamente importante per la Russia, e il popolo della penisola dovrebbe decidere se aderire o meno alla Federazione russa.

Il problema è che la Crimea è popolata da tre gruppi: russofoni che costituiscono quasi il 60% della popolazione, ucraini che rappresentano circa il 25% delle persone e tartari musulmani che costituiscono crica il 12% della popolazione.

Se un referendum sul futuro della Crimea dovesse chiamare alle urne tutta la popolazione dell'Ucraina, o i rappresentanti nel parlamento di Kiev, la maggioranza ucraina voterebbe senza dubbio contro. La maggioranza di russofoni in Crimea sarebbe costretta a vivere in un paese al quale non si sente di appartenere.

Qualsiasi votazione in Crimea, anche se "giusta" e sotto il controllo internazionale per impedire "irregolarità," finirebbe inevitabilmente con la vittoria della maggioranza russa e l'unificazione alla Federazione russa. Cio' forzerebbe molti ucraini e tartari ad essere cittadini di un paese (la Russia) nel quale non vorrebbero vivere.

Dopo il comportamento criminale delle bande russofone "di difesa" e quello brutale delle forze militari russe sin dalla loro "non invasione," le minoranze ucraine e tartare si sentirebbero certamente frustrate e timorose se il risultato di un referendum fosse pro-Russia.

Nel contempo, dato che un numero considerevole di russofoni in Crimea ha sostenuto il movimento per l'annessione alla Russia, se la penisola dovesse rimanere all'Ucraina il risentimento e la rabbia nei loro confronti potrebbe facilmente tradursi in una spirale di "ritorsioni," o anche l'arresto e la detenzione di alcuni di loro come "traditori" alla madrepatria ucraina.

Questi possibili esiti rispecchiano l'effetto dell'autodeterminazione pensata in termini nazionalistici e collettivisti: deve decidere la "nazione ucraina nel suo complesso," o deve decidere la maggioranza all'interno della penisola di Crimea e imporre il risultato alle minoranze etniche e linguistiche.



Una soluzione per la Crimea più in sintonia con l'autodeterminazione individuale

Quale potrebbe essere una "terza via" liberale al posto di un referendum ucraino a livello nazionale o un plebiscito inneggiante a "chi vince si prende tutto"? Una soluzione a questo dilemma, come discussa da Ludwig von Mises, prevede che ogni villaggio e città in Crimea abbia un plebiscito in cui i residenti possano decidere tra l'indipendenza, la riunificazione con la Russia, o restare con l'Ucraina.

La nuova mappa politica della Crimea assomiglierebbe molto ad una scacchiera colorata: quei villaggi o città a maggioranza ucraina e tartara, sarebbero dello stesso colore dell'Ucraina; altre porzioni della Crimea, forse gran parte della penisola, sarebbero dello stesso colore della Russia; e alcune aree sarebbero di un colore diverso da quello dell'Ucraina o della Russia, se in quei distretti o città la maggioranza optasse per formare un governo separato.

Le minoranze etniche o linguistiche sarebbero sollevate dal disagio continuo di trovarsi circondate da una maggioranza di persone che parla una lingua diversa o pratica diversi costumi? Scomparirebbero discriminazione politica o favoritismo della maggioranza se venisse utilizzato il potere dello stato? Purtroppo, la risposta è solo una: "No."

Finché la gente crederà che regolamentare il commencio e l'industria, redistribuire la ricchezza e interferire nella libera associazione delle persone sia dovere e responsabilità del governo, il potere politico verrà usato a beneficio di alcuni e a spese di altri.

Ma un sistema di plebiscito locale nel determinare la formazione dei governi e dei confini delle entità politiche, darebbe ad ogni individuo più peso nel decidere il proprio futuro rispetto a quando è perso nella grande massa di persone del moderno stato-nazione. E come minimo tenderebbe a minimizzare il numero di persone che potrebbero trovarsi ad essere una minoranza etnica o linguistica.

Il fatto che alcune delle aree appartenenti ad una certa autorità politica potrebbero non essere contigue, ma separate da territori di altri paesi, non dovrebbe essere considerato un problema se tra di loro esiste un minimo di libertà di circolazione e di libero scambio. Un risultato particolarmente illuminante dell'Unione Europea è stata l'abolizione dei controlli alle frontiere, così la gente può muoversi liberamente tra i paesi membri (come fanno gli americani tra i vari stati degli Stati Uniti).

Se un metodo più liberale venisse applicato ovunque per risolvere questi tipi di controversie, allora i confini statali e le frontiere politiche non sarebbero più determinate dal sangue e dalla conquista, ma dalle scelte delle stesse persone che risiedono in tali aree.

Inoltre, potrebbero essere oggetto di revisione al cambiamento della demografia e delle preferenze delle persone. Un plebiscito potrebbe essere tenuto una volta ogni dieci o venti anni, come formalità. Oppure potrebbe essere tenuto ogni volta che, per esempio, i due terzi della popolazione in una zona presentino una petizione per indire un tale plebiscito.

Tale modo di definire i confini delle entità politiche non implica necessariamente il nazionalismo esclusivista. Gli abitanti di alcune regioni, città o distretti potrebbero voler formare stati separati o unirsi a quelli più grandi (multi-etnici, multi-linguistici e culturalmente diversi). Inoltre, nella misura in cui c'è libertà di movimento e di commercio, tutti possono trarre vantaggio dalla diversità della cultura mondiale e da una divisione del lavoro internazionale.



L'ideale dell'autodeterminazione individualista per il futuro

Purtroppo tante persone ed i loro governi non sono pronti per un tale sistema di tolleranza e rispetto nello stabilire gli affari politici e le linee di confine. Troppi ancora sostengono il punto di vista collettivista secondo cui il gruppo o la tribù possiede l'intero territorio di uno stato-nazione, compresi coloro che vivono, lavorano e muoiono al suo interno.

Ma possiamo desiderare che dopo un certo numero di guerre e campagne di terrorismo contro gli innocenti, le persone possano finalmente riuscire a vedere l'importanza e il valore del rispetto dei diritti e delle scelte degli altri individui con i quali vivono in questo mondo travagliato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Avvisi vari

Luogocomune.net - Lun, 07/04/2014 - 17:10
AVVISO #1 - Cerchiamo locale a Milano di circa 400 posti (teatro, sala conferenze o simili) per una conferenza con Tom Bosco e Massimo Mazzucco a metà maggio. Chi abbia disponibilità scriva perfavore a info-chiocciola-salusbellatrix.it

AVVISO #2 - Martedì sera (h.22) a Border Nights intervista a Massimo Mazzucco, con Fabio Frabetti e Paolo Franceschetti. Argomenti trattati: Renzi, novità o finzione? Casaleggio massone, Beppe Grillo "programmato" dai poteri forti. I viaggi delle missioni Apollo. Programma MK-Ultra. Liberalizzazione della cannabis. 11 settembre, inside job e servizi segreti internazionali - Teoria "no planes" (ebbene sì, me lo hanno chiesto).

AVVISO#3 - Ho ricevuto questa e-mail, che pubblico integralmente:

Buon giorno, sono Alberto Gatti sono disabile ho 23 anni. Stiamo facendo una raccolta fondi per regalare un software a centri per disabili. Il software ha le seguenti caratteristiche [...]
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