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Tre nuove testimonianze sul metodo Simoncini

Luogocomune.net - Lun, 01/09/2014 - 18:00
Maira (Managua) - Tumore iniziale all'utero, metastasi alla vescica.



[continua]

Jim Willie: US Plans to Blame Russia for Coming Dollar Collapse

Deep Politics Monitor - Lun, 01/09/2014 - 16:06
From Silverdoctors,  August 30, 2014 Jim Willie joined TFMetalsReport this weekend for a special holiday podcast.   In this excellent report from the Hat Trick Letter editor, Willie discusses: This week’s announcement by Gazprom that they will begin accepting payment in rubles and yuan The escalation of US and EU sanctions against Russia and how they are failing/backfiring Willie explains the

The US government can brand you a terrorist based on a Facebook post

Deep Politics Monitor - Lun, 01/09/2014 - 10:21
via The Freedom Watch “It was confirmed earlier this month that the FBI shares its master watchlist, the Terrorist Screening Database, with at least 22 foreign governments, countless federal agencies, state and local law enforcement, plus private contractors.  The standards are so low that the US government’s guidelines specifically allow for a single, uncorroborated source of information –

Spesa del governo e tassi di interesse negativi

Freedonia - Lun, 01/09/2014 - 10:13




di Dickson Buchanan


A giugno la Banca Centrale Europea (BCE) ha anunciato qualcosa di storico e decisamente diabolico. Ha deciso di inaugurare la stagione dei tassi di interesse negativi per i depositi overnight. Ecco i dettagli dalla trascrizione ufficiale:

Il tasso sui depositi presso la banca è stato abbassato di 10 punti base, a -0.10%. Tali modifiche entreranno in vigore l'11 giugno 2014. Il tasso negativo si applicherà anche alle riserve in eccesso in relazione ai requisiti minimi di riserva ed ad alcuni altri depositi detenuti presso l'Eurosistema.
La soppressione forzata dei tassi di interesse da parte delle banche centrali non è affatto una politica nuova. Il secolo scorso è pieno di esempi in cui si è abusato di questo potere e delle relative conseguenze. La ZIRP (Zero Interest Policy Rate) è intrinsecamente inflazionistica, punisce i risparmiatori sottraendo qualsiasi rendimento sul denaro e li spinge verso speculazioni sempre più rischiose al fine di ottenere un guadagno. Né possiamo dimenticare il suo ruolo centrale nel generare il temuto ciclo economico boom/bust. Negli ultimi cinque anni gli Stati Uniti e la zona Euro hanno armeggiato con la ZIRP. La decisione della scorsa settimana da parte della BCE di oltrepassare il limite sconfinando in territorio negativo, segna un evento storico e mostra fino a che punto le banche centrali sono disposte ad andare nel distruggere l'economia globale.

Perché tassi di interesse negativi? In verità, questa domanda potevamo già porcela per i tassi a zero.

La risposta di Mario Draghi (e Janet Yellen): "[...] le misure contribuiranno ad un ritorno verso tassi di inflazione a livelli più vicini al 2%."

E' più corretto dire che le banche centrali sono terrorizzate dalla deflazione. Con deflazione intendono un calo generale dei prezzi aggregati. Puntano il dito contro la Grande Depressione ed il crollo finanziario del 2008 per portare esempi particolarmente brutti di deflazione che non vogliono rivivere. Ecco perché, al calare dei prezzi , sono intervenute con misure straordinarie e non convenzionali (TARP, ZIRP, salvataggi, QE, ecc.). Vogliono che i prezzi aumentino continuamente, tutti, dalle azioni alle obbligazioni agli stipendi ai beni di consumo. Vogliono che prenda piede l'effetto ricchezza keynesiano. A loro non importa se non potete più acquistare oggi quello che acquistavate cinquant'anni fa con la stessa quantità di denaro (o depositi elettronici).

Si sforzano di raggiungere questo obiettivo ampliando l'offerta totale del credito, mettendo sempre più euro (o dollari) nelle mani di più persone con la speranza che li spenderanno in qualcosa aumentandone quindi il prezzo. Mentre la ZIRP già adempie a questa prospettiva, in quanto riduce il costo complessivo dei prestiti, i tassi di interesse negativi vanno un passo oltre. Un tasso di deposito negativo significa che la BCE farà pagare lo 0.10% per mantenere il denaro al sicuro. I rapporti della BCE con le banche europee sono simili a quelli di alcuni genitori con i propri figli. Mentre la ZIRP equivale a regalare caramelle ad un ragazzino per cercare di convincerlo a fare ciò che si vuole, un tasso di deposito negativo equivarrebbe ad una sculacciata per non aver fatto quello che si voleva.

Naturalmente le banche commerciali non sono bambini e nemmeno titolari di aziende. Sono molto più intelligenti. Non rispondono sempre in modo uniforme nel modo in cui vorrebbero le banche centrali. Piuttosto, come in tutti i casi di pianificazione centrale, questa decisione avrà conseguenze non intenzionali e costose.

È possibile portare l'asino al ruscello, ma non è possibile costringerlo a bere. Il mercato del credito, come qualsiasi altro mercato, è una strada a doppio senso. Aumentare semplicemente l'offerta totale del credito rappresenta solo la metà dello scambio previsto. Rimarrà lì fino all'arrivo di una domanda adeguata. A questo punto è importante ricordare il nostro contesto. Sono cinque anni che siamo nel territorio ZIRP — il credito non è stato particolarmente difficile da trovare — e ne siamo saturi. In Europa (come negli Stati Uniti) le banche sono sedute su grandi mucchi di riserve, sculacciate da Draghi affinché le prestino. Ma questo non rende magicamente aziende o individui meritevoli di credito. Per molti, soprattutto tra i paesi marginali d'Europa, non ha senso indebitarsi quando stanno ancora cercando di venir fuori dalla prima (o seconda) ondata. Le aziende non sono fiorenti e la disoccupazione è ancora dilagante. Questi paesi sono davvero pronti a sprofondare ancora di più nei debiti? Le banche hanno davvero intenzione di prestare loro denaro?

Guardate la cosa dal punto di vista delle banche. Cosa scegliereste tra pagare lo 0.10% per tenere al sicuro il vostro capitale, o prestarlo ma solo a coloro che stanno lottando per pagare i debiti precedenti? Un'analisi semplice suggerirebbe: "Accidenti, non esiste una buona alternativa qui, ma la meno costosa potrebbe essere pagare lo 0.10% dato che potremmo perdere molto di più se estendessimo nuovo credito." Alla fine della giornata, imporre tassi di interesse negativi potrebbe non portare a quello che spera Draghi.

In alternativa, e preghiamo che non avvenga, punire le banche perché sono prudenti potrebbe costringerle a giocare più pericolosamente! Al fine di evitare la tassa, potrebbero iniziare a prestare denaro a chi pare loro, solvibile o insolvente. Gli speculatori scaltri intuiranno l'opportunità ed inizieranno a cortolarizzare debito spazzatura in pacchetti apparentemente interessanti e sicuri nella speranza che le banche commerciali non li esaminino a fondo. Con questa nuova decisione di Draghi, hanno per le mani una carta vincente. Per le banche diventerebbe sempre più costoso usare discrezione nei prestiti, perché dovranno pagare (lo 0.10%) per implementarla. Questo è il peggior scenario possibile poiché introduce l'incentivo perverso di generare un nuovo ciclo di debito tossico, con un potenziale ancora maggiore di default.

In secondo luogo, e questo fa sembrare Draghi uno sciocco, anche se le banche prestassero le loro riserve, molte torneranno indietro nel sistema bancario. Keith Weiner ha scritto un grande articolo su Forbes, dove dice:

Il denaro non lascia mai il sistema bancario. Si tratta di un circuito chiuso, con il denaro che va da una parte all'altra, ma resta sempre sotto la custodia di una banca. Il prestito non evita la necessità di depositare denaro presso la BCE, o negli Stati Uniti, presso la Federal Reserve.
Quando si prende in prestito denaro da una banca, quest'ultima dà la somma totale in pile di carta colorata? No, ciò che si riceve dalla banca è una notazione di aumento del credito sul proprio conto in banca. Niente va dentro o fuori della banca. Rimane lì. Ciò vale sia per il finanziamento su larga scala, sia per voi e per me. Il prestito non evita la necessità di depositare contanti presso una banca.

Però è più probabile che accada qualcos'altro e non è affatto di buon auspicio: apparentemente costrette in una morsa, le banche commerciali hanno ancora un modo per evitare la tassa della BCE ed effettuare prestiti con pochi rischi. In realtà possono prestare denaro, senza alcun rischio, acquistando titoli di stato. Ed in effetti è questo ciò che hanno fatto. Guardate i grafici dei rendimenti dei decennali spagnoli ed italiani.


Fonte: Bloomberg

Fonte: Bloomberg

Il tasso di interesse è inverso al prezzo di un'obbligazione. Se le banche stanno comprando titoli di stato, allora il loro prezzo salirà e la resa scenderà. Guardate i grafici. Dopo l'annuncio, il 5 giugno, entrambi i tassi sono scesi.



Conclusione

Il risultato della decisione di Draghi non porterà ad un aumento dei prezzi, a nuove imprese, o ad un aumento della spesa dei consumatori. Servirà a fornire un tasso di interesse ancora più basso sul debito pubblico, cosa che permetterà a governi già insolventi di prendere in prestito più soldi e quindi rinegoziare più facilmente le loro obbligazioni esistenti. Quando ci si ferma a pensarci, ci si deve chiedere: è questo il vero motivo per cui la BCE ha fatto quello che ha fatto? Forse il gergo accademico potrebbe essere un travestimento per il vero obiettivo: le banche centrali esistono per permettere a governi insolventi di prendere in prestito più soldi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Currency Reform In Ancient Rome

Deep Politics Monitor - Lun, 01/09/2014 - 08:40
From ZeroHedge, 08/31/2014 Submitted by Peter Earle via The Adam Smith Institute Currency Reform In Ancient Rome In the Western world, modern civilizations are often thought of in comparison to those of the ancient world. The Roman Empire is typically the first considered, and arguably the most natural reference point owing to its many achievements, complexity and durability. It stands in

Ascesa e declino della società: capitolo III

Von Mises Italia - Lun, 01/09/2014 - 07:00

L’unità della vita sociale

 

Cominciando dall’ovvio — ci devono essere gli uomini prima che ci sia una Società, e ci deve essere una Società prima che ci sia un Governo. Le istituzioni sociali devono essere seminate nel terreno di cui è fatto l’individuo. Pertanto, siamo costretti a chiedere all’individuo, l’unità della vita sociale, di dirci perché socializza, perché diventa politico. I metafisici erano sulla strada giusta quando indagarono la natura del singolo per dare una spiegazione allo Stato, anche se erano distratti dalla loro mentalità teologica. Su questa strada non si trova una risposta positiva, né una risposta che non inizi con ipotesi. Se si guarda l’essere umano dall’esterno forse riusciremo a fare luce sulla questione, senza fare riferimento alla sua composizione spirituale.

Cosa si osserva come una costante nella sua esistenza? A questa domanda non c’è che una risposta: egli è sempre e comunque impegnato a guadagnarsi da vivere. Non possiamo nemmeno pensare ad un essere umano privo di questa preoccupazione. Egli è, fondamentalmente, un ‘”uomo economico” — per usare un termine che viene talvolta usato in modo spregiativo, ma che è più appropriato quando riflettiamo sul fatto che l’attività primordiale dell’uomo è l’esistenza. La sua ricerca economica è radicata in lui come una necessità. Sembra logico supporre, allora, che la Società in cui lo troviamo sempre è o una fase dell’attività, o in relazione con l’attività, da cui non va mai in pensione. Non è allora probabile che, se ci immedesimassimo nei mezzi e nei metodi che impiega per guadagnarsi da vivere, impareremmo che la Società ed il Governo sono escrescenze di questo processo? Forse, dopo tutto, queste istituzioni hanno le loro radici nell’economia. Si tratta di un’ipotesi plausibile, in ogni caso.

L’obiezione che viene sollevata è che l’essere umano sia troppo complesso per essere trattato solo come una creatura vivente. Anche le altre specie che abitano la terra sono a caccia costante dei mezzi per esistere e niente hanno di quello che noi chiamiamo Società e Governo; il meglio che fanno per socializzare è formare un gregge o un branco o uno stormo, organizzazioni del tutto diverse da quelle che qui vengono formalizzate. Questa obiezione, tuttavia, deriva dalla definizione limitata e irreale di “uomo economico” che ne descrive la vita come una mera acquisizione di cibo, vestiario e riparo. Un tale uomo non esiste, o esiste solo sotto la spinta delle necessità.

Per l’uomo, a differenza degli altri esseri viventi, il “guadagnarsi da vivere” comincia solo con l’acquisizione delle cose necessarie: per come egli è costituito, infatti, una volta risolto il problema (o anche prima che sia completamente risolto) la sua immaginazione dà luogo ad altri desideri che, quando gratificati, danno luogo ad ancora altri desideri e così via ad infinitum. Il suo lavoro di “vivere” non ha alcun perimetro fisso. Eppure, la soddisfazione di qualunque desiderio scaturito dalla sua fantasia coinvolge gli stessi mezzi e metodi che egli impiega per garantirsi il necessario. Il libro e il violino vengono alla luce da processi che sono in sostanza gli stessi di quelli applicati per produrre pane e vestiti; tutto ciò che l’uomo vuole coinvolge le dinamiche della produzione.

Quindi, “l’uomo economico” non è un tipo d’uomo speciale e, anche se per motivi di studio potremmo separarlo nel nostro laboratorio mentale da “l’uomo culturale”, “l’uomo religioso” o da quello “militare”, egli è infatti l’unico uomo che utilizza i mezzi economici nella ricerca di qualsiasi “modo di vivere” a cui lo conduca la propria inclinazione o l’opportunità. L’agente catalizzatore di tutte le aspirazioni umane è la produzione.

Cos’è, quindi, la produzione? È l’applicazione del lavoro alle materie prime offerte dalla natura per la realizzazione di cose che soddisfino i desideri umani. Nulla può essere prodotto in qualsiasi altro modo. È vero: esistono, tra le cose desiderate dagli uomini, quelle che apparentemente non comportano l’uso di materie prime e di solito descritte come servizi. Ma anche il cantante ha bisogno di sostentamento e il predicatore nudo potrebbe scoprire come il freddo sia un ostacolo al pensiero. Non vi è alcun servizio desiderabile — come l’assicurazione o l’istruzione — tanto lontano dalla produzione di base da non risultare, ad un esame attento, una suddivisione o ramificazione dell’applicazione del lavoro alle materie prime. Quando si pensa a questo processo, si comprende come tutte le cose tangibili ricercate dagli uomini, quali ad esempio cibo e vestiti, sono in realtà l’istantanea di servizi come quello culinario o di sartoria, e dunque ogni distinzione tra beni e servizi, in senso economico, è accademica.

Il fatto che l’uomo sia sempre dipendente dalle materie prime per vivere, anche nel senso più ampio della vita, lo bolla come un “animale terrestre”. Ma, a questo proposito, tutti gli altri animali sono altrettanto costretti. Quindi, sorge spontanea la domanda: in quale modo l’essere umano, nelle istituzioni sociali che ora ci interessano, è diverso dai suoi vicini che pensano solo a mangiare? Lo è nella misura in cui egli, diversamente da quelli, non dipende da ciò che trova ma ha la capacità di fare uso della natura per promuovere i propri fini. Questa capacità si chiama ragione: la facoltà di estrarre un principio causale da una serie di fenomeni correlati, e di applicarlo ai propri affari.

Per esempio, egli osserva come dalla natura non crescano cibi commestibili ovunque e in qualsiasi momento, ma solo quando e dove il terreno di una data consistenza goda di una certa quantità di sole ed umidità. Imparando questi segreti della natura, li trasforma in formule a cui dà nome di leggi naturali. Poi, facendosi guidare da tali leggi, fa crescere il cibo che vuole: diventa un creatore di abbondanza. E’ quanto i suoi amici animali invece non possono fare.

Siamo soliti dire che l’uomo “conquista” la natura ma in realtà egli, nel raggiungimento dei propri fini, deve la conquista al suo adattamento ai mezzi impiegati dalla natura; non può infatti ottenere i risultati desiderati a meno che non ne impari le leggi e ad esse si sottometta. I popoli primitivi sono tali solo perché non si sono capacitati di queste leggi, mancando quindi nel riuscire a farne uso, ed i fallimenti di ciò che chiamiamo uomo “civilizzato”, in qualunque campo scelga di operare, sono probabilmente dovuti alla sua ignoranza delle leggi della natura o alla sua arroganza nel tentativo di farsi strada violandole. Queste sono, tuttavia, immutabili e sempre presenti; i fallimenti dell’uomo indicano come anch’esse abbiano le loro proprie sanzioni.

L’uomo costruisce una bomba atomica perché ha imparato le leggi fisiche ad essa connesse; l’uomo con questo ordigno distrugge la Società perché non conosce né è disposto a sottomettersi alle leggi sociali che la natura ha scritto nel proprio libro della conoscenza. E’ particolarmente svantaggiato quando dichiara (come fa a volte, in particolare nei settori dell’economia e delle scienze sociali) l’inesistenza di leggi naturali e come l’uomo non sia inibito da tali finzioni; è qui che si mette davvero nei guai.

Date le risorse naturali e la conoscenza delle leggi di natura, guadagnarsi da vivere richiede un dispendio di lavoro. Questo è il prezzo inesorabile della produzione. Ma l’esercizio del lavoro comporta la spiacevole esperienza della stanchezza, qualcosa che l’uomo non vuole. (Siamo preoccupati solo del lavoro speso per scopi economici. Talvolta l’uomo troverà il piacere nello sforzo stesso, come lo trova nel fare una passeggiata. Ed a volte egli “amerà il proprio lavoro”, provando piacere nel farlo, indipendentemente da qualsiasi altro ritorno. L’euforia risultante è la ricerca del profitto, ma egli non lavora per il lavoro in sè.)

Per evitare gli sforzi l’uomo potrebbe, come altri animali, ridurre i propri appetiti alle cose più necessarie, alle cose che rendono possibile l’esistenza e che si possono avere con il minimo sforzo. (Nulla si può avere senza alcuno sforzo.) Egli, tuttavia, non è costituito in questo modo essendo guidato da una curiosità sempre crescente di cercare nuove gratificazioni, e sempre indaga la natura affinché gli dica come  acquisirle con meno lavoro. Inventa dispositivi che diminuiscono il lavoro; spende del lavoro per risparmiare lavoro. Sfrutta il tempo “straordinario” — o del lavoro in eccesso rispetto a quanto è necessario per tenerlo in vita — per produrre cose che gli risparmieranno lavoro nelle sue imprese future o gli permetteranno di migliorare la propria situazione. Chiamiamo queste cose capitale.

Per quanto ne sappiamo, l’uomo è sempre stato un capitalista, un accumulatore di lavoro, e non possiamo concepire un tempo in cui lui non stesse facendo uso di tali concetti. Così, l’ascia di pietra che ha inventato per domare un animale commestibile è diventata, dopo secoli di riflessione e di tentativi e di errori, una mannaia ed i recinti per il bestiame di Chicago. L’accumulo di capitale è sempre stata la carriera dell’uomo: non conosciamo infatti un uomo o una società non-capitalista. In ogni distinzione tra l’uomo primitivo e l’uomo civilizzato, usiamo come metro di giudizio i loro relativi accumuli di capitale e l’uso del capitale.

Una legge naturale viene derivata dall’osservazione dei modi della natura. La sua prima caratteristica è l’invariabilità — succede sempre così, non ci sono eccezioni. E poiché in ogni cosa che fa, sin da quando si ha conoscenza del suo comportamento tanto da non poter nemmeno concepire una deviazione, l’uomo cerca di soddisfare i propri desideri col minimo dispendio di lavoro, potremmo definire quest’ultima come una legge naturale del suo comportamento. Un secondo requisito di una legge naturale è il suo permetterci di prevedere cosa accadrà in futuro: è proprio su questo punto che la legge si qualifica come tale. Noi inventiamo ed usiamo gli elettrodomestici perché sappiamo che ogni casalinga è interessata a risparmiare lavoro; offriamo tangenti agli agenti perché siamo sempre alla ricerca di “qualcosa in cambio di niente” e, se gli agenti accettano le tangenti, è perché preferiscono ottenere le loro soddisfazioni senza dispendio di lavoro. La nostra struttura dei prezzi è interamente basata su quella “legge della parsimonia”.

In effetti, ogni teoria economica deve tenerne conto — e le dottrine sociali che prescindono da questa si dimostrano impraticabili. Quando, ad esempio, viene proposto che gli imprenditori debbano vendere i propri prodotti a meno del costo di produzione, o a meno di quello che altri sono disposti a pagare per essi, ecco che assistiamo alla formazione del cosiddetto “mercato nero”. La nostra reazione immediata al concetto socialista secondo cui gli uomini lavoreranno con poca attenzione ai guadagni, è di considerarlo senza alcun senso; gli esseri umani non si comportano in questo modo.

Ora la Società, il Governo e lo Stato sono istituzioni fatte dagli uomini, e deve essere dato per scontato che anche queste siano espressioni di questa legge del comportamento umano. Se in tutti i suoi compiti egli è sempre motivato da questa avversione al lavoro, perché dovremmo supporre che essa non svolga alcun ruolo nell’organizzazione sociale e politica che si dà? Egli non subisce alcuna mutazione, quando parliamo di società e politica: è ancora lo stesso uomo. Forse, dopo tutto, le sue istituzioni sono, in un modo o nell’altro, analoghe ai meccanismi di risparmio di lavoro. Ha più senso condurre un’indagine sulle sue istituzioni con una tale ipotesi piuttosto che iniziare a postulare l’idea che le sue istituzioni derivino da forze a lui esterne, forze che lo utilizzano come strumento, non come il creatore, come pensano i metafisici ed i socialisti.

In correlazione con questa “legge della parsimonia” c’è un’altra caratteristica costante dell’essere umano, che getta luce sulle sue istituzioni. E’ il fatto che egli sia l’unico animale i cui desideri non sono mai soddisfatti. Egli non evita il lavoro al solo scopo di rifuggire il lavoro in sè: non è pigro. Infatti, lo troviamo ad investire ogni risparmio del lavoro in un nuovo desiderio, uno di cui difficilmente era a conoscenza prima che avesse un surplus di energia da mettervi a disposizione. Quando padroneggia l’arte di entrare in possesso dei mezzi di sussistenza e trova facile tale compito, comincia a pensare alle tovaglie ed alla musica per accompagnare i propri pasti. La sua vita consiste in una salita costante verso altezze più elevate, ad un punto in cui queste sono chiamate lussi o soddisfazioni marginali quali libri, francobolli rari, baseball e Beethoven. I desideri dell’uomo sono illimitati.

Ma ogni nuovo passo nella ricerca di una vita più piena deve essere preceduto da alcuni collegamenti per la messa in sicurezza di quelle cose di cui gode abitualmente, ed i lussi diventano necessità in proporzione alla facilità con cui può averli. Fin dall’inizio dei tempi, per quanto ne sappiamo, l’uomo è stato un risparmiatore di lavoro, un capitalista, non al fine di accumulare energia ma per spenderla verso risultati più grandi. E’ per questo motivo, come vedremo, che la Società diventa il suo habitat naturale.

La “legge della parsimonia” non sostiene che gli uomini soddisfino sempre i propri desideri col minimo sforzo; afferma invece come essi tentino di farlo. L’ignoranza del più breve percorso, del mezzo più semplice, è la ragione del suo prendere la via più lunga. Prima che venisse a conoscenza dell’automobile, il proprietario del carro trainato da buoi doveva prendersi cura delle cose trasportate, ma è stata la sua avversione al lavoro che gli ha fatto inventare questo miglioramento primitivo rispetto al camminare a piedi ed è stato questo stesso stimolo a portarlo all’invenzione dell’automobile; la velocità rappresenta un risparmio di sforzi verso la realizzazione di un risultato. Lo psicopatico ruba perché pensa che sia il modo più semplice per soddisfare i propri desideri, laddove il monopolista scaltro escogita modi per migliorare la propria situazione senza passare per lo sforzo che la concorrenza gli avrebbe imposto. Ogni crimine nel calendario, ogni male sociale, ogni imbroglio dei politici è riconducibile alla “legge della parsimonia”. Così come ogni progresso nelle scienze e nelle arti.

Sarebbe vano moralizzare su questa avversione al lavoro in quanto lavoro: tanto amorale quanto i capelli sulla testa di un uomo. Ma se si guarda alla psicologia umana, si può trovare il germe di un principio etico in questa legge comportamentale. Si scoprirà che il valore che la persona attribuisce a sé stessa è misurato in termini del lavoro che deve impiegare per soddisfare i propri desideri. Il suo ego si espande o contrae in proporzione al costo del lavoro della sua vita.

Così, uno schiavo che dai propri sforzi ricavi una magra esistenza tara su questa la propria disposizione mentale, sviluppando ciò che chiamiamo una psicologia da schiavo: cioè, non si considera di più di quello che ottiene. D’altra parte, il “pezzo grosso” tra i gangster ha una grande stima di se stesso perché, senza alcuna spesa di lavoro, è in grado di vivere nel lusso. L’opinione di sé mantenuta dallo schiavo e dal “pezzo grosso” é condivisa dai rispettivi contemporanei semplicemente perché le loro opinioni di sé sono misurate in modo del tutto analogo. L’ammirazione che accordiamo all’uomo opulento e il nostro godimento riflesso dei lussi del cinema evidenza il meccanismo della “legge della parsimonia”: non è tanto la nostra invidia a essere provocata, poiché questa suscita in noi solo l’emulazione o il furto, quanto piuttosto il fatto che quanto desideriamo sia stato acquisito senza la spesa di alcuno sforzo visibile. E’ il summum bonum.

Ciò premesso, un’economia gestita in modo da fornire un’abbondanza generale, un’economia di abbondanza, deve migliorare l’autostima o il morale di chi ne gode, mentre un’economia di scarsità ha l’effetto opposto; per dirla altrimenti: prezzi bassi (o facilmente accessibili) inducono un aumento dei valori umani, mentre i prezzi elevati (in termini di spesa del lavoro) tendono a deprezzarli. Questo però è un discorso a parte. Il punto è che ci sono conseguenze morali alla “legge della parsimonia”.

Qualsiasi altro attributo l’essere umano introduca nell’ordine sociale di cui è parte integrante, la sua volontà di vivere viene prima nella gerarchia; essa non è semplicemente un aggrapparsi alla vita, ma anche uno stimolo a migliorare la propria situazione e ad ampliare i propri orizzonti. Ciò è innato; il Nirvana, o la negazione del desiderio, è una caratteristica acquisita che richiede un notevole esercizio di volontà. La volontà di vivere è accompagnata dai mezzi e metodi che le sono connaturati — la tendenza ad evitare il lavoro.

La società può essere spiegata da altre caratteristiche umane, come ad esempio il costrutto metafisico, le sue aspirazioni culturali ed il suo desiderio di compagnia, tuttavia queste sono variabili discutibili. Non vi è dubbio circa la persistenza e l’universalità degli attributi sopra citati, che quindi devono essere considerati degli imperativi: in qualunque altro modo cerchiamo di spiegare Società, Governo e Stato, non possiamo ignorare “l’uomo economico”.

 

(Vai al Capitolo II)
(Vai al Capitolo I)
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The Bitcoin Revolution with Max Keiser

Deep Politics Monitor - Dom, 31/08/2014 - 21:21
Published on Aug 31, 2014

A Minsk una svolta?

Luogocomune.net - Dom, 31/08/2014 - 20:25
di Giulietto Chiesa

Ci sono molti segnali che l'incontro di Minsk del 26 agosto sia l'inizio di una svolta. Ogni ottimismo è prematuro, per molte ragioni. Ma mi limito a sottolineare i dati più evidenti.

In primo luogo il presidente ucraino Petro Poroshenko è andato a Minsk, su invito formale del collega bielorusso Lukashenko, a incontrare coloro che, fino a un minuto prima, aveva dichiarato di voler salutare, per giunta a muso duro, definitivamente.

I tre ex alleati e ex amici che aveva di fronte comprendevano il nemico principale, Vladimir Putin. Tutti e tre - Putin, Lukashenko, Nazarbaev - fanno parte dell'Unione Doganale che Kiev ha ripudiato firmando il trattato di "associazione" all'Unione Europea. Per fare quel passo è stato compiuto un colpo di stato il 22 febbraio di quest'anno. Adesso Poroshenko va a Minsk e dichiara - immagino tra lo stupore generale dei suoi sostenitori di Kiev - che l'Ucraina intende restare a metà strada, in buoni rapporti con gli uni e con gli altri. Naturalmente non è questa la verità, ma prendere l'aereo per andare a Minsk a dire una bugia, per giunta di fronte a una congelata (dallo stupore) Katherine Ashton, è impresa che resterà negli annali della diplomazia oligarchica ucraina. [...]

The West, the greatest cause of War in human history, stands stripped of all Legitimacy — Paul Craig Roberts

Deep Politics Monitor - Dom, 31/08/2014 - 12:52
From Paul Craig Roberts, August 30, 2014  The Donetsk National Republic States The Facts “Every time you come to Russia with a sword, from a sword you will perish.” The former Russian provinces, which Soviet party leaders carelessly attached to Ukraine at a time when it seemed to make no difference as all were part of the Soviet Union, are now independent republics with their own

Ukraine Just Went Full MadMax

Deep Politics Monitor - Sab, 30/08/2014 - 21:17
Meet the last official vehicles of the regular Ukranian army: ___ Related: Obama’s “Catastrophic Defeat” in Ukraine MH370 & ISIS 9/11/14 FALSE FLAGS Alert

August 29th 15:35 UTC/ZULU Ukrainian SITREP

Deep Politics Monitor - Sab, 30/08/2014 - 09:17
From The Saker, AUGUST 29, 2014 The Ukrainian civil war has reached a turning point and a lot of separate facts point to this conclusion:Military situation on the groundThe Ukies are losing, badly.  All the reports from Novorussian sources agree that the Ukie forces are either surrounded or in full retreat.  But Ukies sources also confirm this.  In Kiev, angry demonstrations by nationalists

Il "digital divide"

Luogocomune.net - Sab, 30/08/2014 - 07:40
Nei commenti sulla trasmissione di TGCOM24 qualcuno ha scritto: "Guardando questo video si ha l'impressione di un marziano (Massimo) che parla con una contadina del Medioevo... E' sempre più grande il baratro fra le persone che vogliono informarsi e i 'poveri'." Altri hanno fatto commenti simili, sottolineando la distanza abissale che separava i diversi punti di vista presenti nella trasmissione.

Stiamo parlando del digital divide, che significa "barriera digitale". Con questo termine si intende la linea ideale di demarcazione che separa le persone che accedono regolarmente all'informazione in rete (informazione "digitale", appunto) da quelle che non lo fanno.

Fin dagli esordi di Internet (anni '90) ha cominciato a notarsi questa forte differenza, nel momento in cui i "non-utenti" continuavano a ricevere informazioni da un unico punto di vista - quello istituzionale - mentre gli utenti della rete scoprivano che molte questioni importanti, come ad esempio la guerra del Kosovo, potevano anche essere viste dal lato opposto - quello del popolo serbo, in quel caso - cambiando completamente di colore.

Chi guardava la televisione, o leggeva la stampa mainstream, sentiva un'unica voce a reti unificate: "I ribelli serbi seminano il terrore nei villaggi albanesi, ammazzando donne e bambini senza pietà". Chi invece andava in rete scopriva, ad esempio, che "i ribelli serbi" erano stati addestrati, finanziati ed armati segretamente dagli americani. Dopodichè poteva trarre le sue conclusioni.

Il salto di qualità fu immediato, e fin dai primi anni di Internet ...

Combattere per il petrolio?

Freedonia - Ven, 29/08/2014 - 10:13




di Murray N. Rothbard


[Nota dell'editore: la guerra all'Iraq è stata fatta per il petrolio? Chuck Hagel, che era stato appena nominato Segretario alla Difesa, la pensa così; o almeno la pensava così nel 2007. E per il neocon Bill Kristol, questo rappresenta un grosso problema. Michael Moore ha risposto a Kristol citando diversi conservatori che sostanzialmente concordavano con Hagel. Uno degli esperti citati era Ann Coulter, il quale sosteneva che fosse giusto che gli Stati Uniti combattessero per il petrolio perché il paese ne ha bisogno. Murray Rothbard, nell'approfondire le motivazioni principali della prima guerra in Iraq, ha fissato un punto cruciale. L'intervento in Iraq è in effetti per il petrolio. Ma non si tratta dell'acquisizione del petrolio di per sé, ma della sua acquisizione da parte di alcuni produttori di petrolio. È la guerra non è per il capitalismo dei consumatori, ma per i capitalisti clientelari.]


Perché l'intervento in Arabia?


(The Free Market, Novembre 1990. Incluso in Making Economic Sense.)


Nel trambusto per l'intervento del presidente Bush nella penisola arabica, un paio di osservatori sobri hanno fatto notare la curiosa mancanza di chiarezza nell'obiettivo strategico di Bush: è per difendere l'Arabia Saudita (e questo regno è davvero sotto attacco?); per scacciare l'Iraq dal Kuwait; per ripristinare quello che Bush ha stranamente denominato il "governo legittimo" del Kuwait (reso "legittimo" da quale processo?); per deporre o uccidere Saddam Hussein (e sostituirlo con chi?); o per bombardare a tappeto l'Iraq da qui fino all'età della pietra?

C'è stata anche meno discussione su una questione un po' diversa, seppur più sconcertante: perché improvvisamente ci siamo ritrovati interessati all'Arabia Saudita? Perché questa isteria? Perché il più massiccio riarmo militare sin dai tempi del Vietnam, ed il dispiegamento di quasi tutto il nostro esercito, aviazione, marina e marines, in questo punto del globo dove non c'è nemmeno un obbligo convenzionale per gli Stati Uniti?

(1) Il tipo grosso ed il tizio piccolo. Ciò che è sconcertante per alcuni di noi è invece cristallino per il generale H. Norman Schwarzkopf, comandante delle forze Usa nella "Operazione Desert Shield". Stizzito dalle domande dei media, il generale ha risposto: "Non leggete i giornali? Sapete tutti perché siamo lì. Un tiranno ha attaccato un soggetto indifeso e noi siamo qui per fermarlo."

Il generale stava, ovviamente, utilizzando la metafora dell'azione della polizia. Un ragazzone sta massacrando di botte un tipo gracile, ed il poliziotto interviene per porre fine all'aggressione.

Purtroppo, ad un'analisi più approfondita, la metafora solleva molte più domande che risposte. A parte il problema evidente: perché gli Stati Uniti rappresentano il sedicente poliziotto internazionale? I poliziotti, vedendo il cattivo fuggire e dileguarsi nel suo quartiere, non lo circondano con la forza ed affamano l'intero quartiere per stanarlo. Ancor meno i poliziotti bombardano a tappeto la zona sperando che il cattivo resti ucciso. I poliziotti operano secondo il principio fondamentale che i civili innocenti non devono essere uccisi o presi di mira durante il tentativo di cattura dei colpevoli.

Un altro punto cruciale: i governi non sono simili agli individui. Se un gradasso se la prende con un tipo debole, l'aggressore sta invadendo il diritto della vittima alla sua persona ed alla sua proprietà. Ma i governi non possono essere considerati individui innocenti che possiedono solo i diritti di proprietà sul loro territorio. I confini di uno stato non sono acquisizioni produttive, come la proprietà privata. Sono quasi sempre il risultato di aggressioni e di coercizione da parte dei governi di entrambe le parti. Non possiamo pensare che ogni stato attuale abbia il diritto assoluto di "possedere" o controllare tutto il territorio entro i suoi confini (generalmente arbitrari).

Un altro problema con il presunto principio del poliziotto statunitense nella difesa di tutti i confini: che dire dell'invasione dello stesso governo degli Stati Uniti a Panama di qualche tempo fa? Chi può mettere le manette agli Stati Uniti? La solita storia recita che gli Stati Uniti stavano "ripristinando" elezioni libere a Panama. Un modo strano per giustificare l'intervento contro l'Iraq, dal momento che il Kuwait e l'Arabia Saudita sono entrambi oligarchie assolutiste che sono lontane anni luce dalla "democrazia" o dalle "elezioni libere."

(2) Saddam Hussein è un uomo molto cattivo, il "macellaio di Baghdad". Assolutamente, ma era altrettanto un macellaio anche l'altro giorno, quando era un nostro valoroso alleato contro la terribile minaccia per il Golfo rappresenta dai fanatici sciiti dell'Iran. A proposito, gli sciiti fanatici sono ancora lì, ma -- così come il dittatore della Siria, Hafez Assad, il macellaio di Hama -- sembra che si siano magicamente trasformati in nostri prodi alleati contro Saddam Hussein.

(3) Ma un giorno (tre, ma più probabilmente dieci anni) Saddam Hussein potrebbe acquisire armi nucleari. E allora? Gli Stati Uniti ne hanno a bizzeffe, il risultato della sua Guerra Fredda con l'Unione Sovietica, anch'essa pingue di armi nucleari durante i decenni in cui era considerata il nostro Nemico implacabile. Allora perché c'è molta più isteria ora contro Saddam rispetto ai tempi dell'Unione Sovietica? Inoltre Israele da tempo ha armi nucleari e l'India ed il Pakistan sono sul punto di una guerra per il Kashmir, e anche loro hanno le armi nucleari. Allora perché di loro non ci preoccupiamo?

L'appello a principi più alti, come spiegazione coerente per l'intervento americano, non avrà successo. Molti osservatori, pertanto, si sono concentrati sull'economia come spiegazione.

(4) La Guerra per il Petrolio. Saddam, invadendo il Kuwait e minacciando il resto dell'Arabia, rischia (come ha detto una persona nel mondo del giornalismo) di diventare il "re mondiale del petrolio". E' stata avanzata questa spiegazione per giustificare come gli USA debbano difendere il consumatore americano a fronte di un innalzamento astronomico del prezzo del petrolio da parte dell'Iraq.

Ancora una volta, tuttavia, ci sono molti problemi con la spiegazione "Prezzo del Petrolio". Lo stesso Establishment che ora si preoccupa dei prezzi del petrolio come "minaccia per lo standard di vita americano", trattò con calma e forza d'animo la quadruplicazione dei prezzi del petrolio nei primi anni '70, quando eravamo molto più dipendenti dal petrolio del Golfo di quanto lo siamo ora. Perché allora non c'è stata un'invasione statunitense dell'Arabia Saudita per abbassare il prezzo del petrolio? Se c'è così tanta preoccupazione per il consumatore, perché così tanti politici non abbassano le accise sui carburanti di 50 mastodontici centesimi al gallone?

E' chiaro che il potere dell'OPEC, come tutti i cartelli, è strettamente limitato dalla domanda dei consumatori, e che il suo potere di aumentare il prezzo del petrolio è di gran lunga inferiore rispetto agli anni '70. Secondo le migliori stime, anche se Saddam Hussein avesse conquistato l'intero Golfo, non avrebbe potuto aumentare il prezzo del petrolio al di sopra dei $25 al barile. Ma gli Stati Uniti, con l'embargo, il blocco e le continue minacce di guerra, sono già riusciti ad aumentare il prezzo del greggio a $40 al barile!

In realtà, sarebbe più plausibile supporre che l'obiettivo del massiccio intervento di Bush sia stato quello di aumentare il prezzo del petrolio, non di abbassarlo. E considerando la visita presidenziale del vice di Bush in Arabia Saudita, specificamente per sollecitarla ad aumentare i prezzi, i suoi legami di lunga data con il petrolio del Texas e con la Big Oil in generale, così come la recessione del Texas negli ultimi anni, questa intuizione comincia ad apparire fin troppo credibile.

Ma la spiegazione più probabile per l'intervento di Bush non è stata ancora enunciata. Questo punto di vista non si concentra sul prezzo del petrolio, ma sul suo approvvigionamento, e in particolare sugli utili. Per certo, come ha sottolineato Joe Sobran, Saddam non ha intenzione di controllare il petrolio al fine di distruggerne l'offerta oppure la relativa clientela di tutto il mondo.

Sin dal 1930 i Rockefeller e le altre grandi compagnie petrolifere occidentali hanno avuto rapporti intimi con i canoni assolutisti del Kuwait e dell'Arabia Saudita. Durante quel decennio e la seconda guerra mondiale, il re Ibn Saud dell'Arabia Saudita concesse un monopolio su tutto il petrolio sotto il suo dominio all'Aramco controllata dai Rockefeller, mentre i $30 milioni in pagamenti di canoni per la concessione vennero sborsati dal contribuente americano.

La U.S. Export-Import Bank influenzata dai Rockefeller, sganciò altri $25 milioni a favore di Ibn Saud per costruire una ferrovia dal suo palazzo principale, ed il presidente Roosevelt stanziò in segreto $165 milioni all'Aramco affinché costruisse tubazioni in tutta l'Arabia Saudita. Inoltre l'esercito americano venne assegnato per costruire un aeroporto e la base militare a Dhahran, nei pressi dei campi petroliferi dell'Aramco, dopo di che la base costata svariati milioni di dollari venne girata, gratis, ad Ibn Saud.

E' vero che l'Aramco fu gradualmente "nazionalizzata" dalla monarchia saudita nel corso degli anni '70, ma ciò equivale solo ad un cambiamento nei termini di questa partnership: oltre la metà del petrolio saudita viene ancora girato al vecchio consorzio dell'Aramco affinché lo possa vendere a tutto il mondo. In più la Mobil Oil dei Rockefeller, oltre ad essere un elemento chiave dell'Aramco, è impegnata in due grandi joint venture con il governo saudita: una raffineria di petrolio ed un complesso petrolchimico che costano più di $1 miliardo ciascuno.

Oleodotti e raffinerie devono essere costruiti, e la Standard Oil of California (ora Chevron), parte dell'Aramco, ha incaricato di questo compito il suo socio di lunga data, la Bechtel. Quest'ultima (che ha fornito un posto nel governo federale ai segretari George Schultz e Casper Weinberger) sta ora costruendo alacremente Jubail, una nuova città industriale da $20 miliardi nel Golfo Persico, così come molti altri grandi progetti in Arabia Saudita .

Per quanto riguarda il Kuwait, il suo emiro negli anni '30 concesse un monopolio petrolifero alla Kuwait Oil Co., una partnership della Gulf Oil e della British Petroleum, e ormai la ricca famiglia Sabah possiede un grande pezzo della British Petroleum e possiede anche depositi enormi presso la Chase Manhattan e la Citibank (entrambe influenzate dai Rockefeller).

L'Iraq, d'altra parte, è stato a lungo un paese petrolifero canaglia... nel senso che si è trovato al di fuori della rete Rockefeller-Wall Street. Così, quando il 2 agosto è scoppiata la crisi, le grandi banche di Wall Street, tra cui Chase e Citibank, hanno detto ai giornalisti che praticamente non avevano nessun prestito pendente, né depositi dovuti, con l'Iraq.

Quindi può anche darsi che la guerra di Bush sia una guerra per il petrolio, ma non nel senso di una battaglia eroica per conto di un basso costo del petrolio per agevolare il consumatore americano. George Bush, prima di ascendere alla vicepresidenza, è stato membro della commissione esecutiva della potente Commissione Trilaterale di David Rockefeller. La società di esplorazione petrolifera di Bush, Zapata, è stata finanziata dalla famiglia Rockefeller. Quindi questa Guerra per il Petrolio potrebbe essere semplicemente uno sforzo per espandere il controllo dei Rockefeller sul Medio Oriente.


Perché la guerra? La connessione col Kuwait


(The Rothbard-Rockwell Report, maggio 1991. Incluso in The Irrepressible Rothbard.)


Perché siamo finiti in guerra nel Golfo? La risposta resta oscura, ma forse possiamo trovare una spiegazione esaminando l'inquietante collegamento del Kuwait col nostro governo. (Sono in debito con un eccellente articolo su un oscuro tabloid di New York, Downtown di Bob Feldman, "The Kissinger Affair," 27 marzo.) Lo Sabahklatura che governa il Kuwait è immensamente ricco, soldi derivati dal bottino delle tasse/"royalty" estratte dai produttori di petrolio semplicemente perché la tribù Sabah rivendica la "sovranità" su quel prezioso asset nel bel mezzo del deserto. La tribù Sabah non ha alcuna rivendicazione legittima sui proventi del petrolio; non ha fatto nulla per esserne il primo appropriatore o il primo utilizzatore.

E' ragionevole supporre che la famiglia Sabah sia pronta ad utilizzare una parte modesta di quella ricchezza illecita per acquistare difensori ed avvocati negli Stati Uniti. Ora concentriamo la nostra attenzione sulla figura sinistra, ma quasi universalmente amata, di Henry Kissinger, un portavoce, consigliere e servitore dell'impero mondiale dei Rockefeller. Kissinger è così amato, infatti, che ogni volta che appare su Nightline o Crossfire è da solo, dal momento che sembra rappresentare una lesa maestà (o addirittura bestemmia) controbattere ai suoi pronuncimenti banali. Solo una manciata di brontoloni di estrema destra ed estrema sinistra disturbano questo consenso accogliente.

Nel 1954 Kissinger, un politologo di Harvard ed ammiratore di Metternich, uscì dalla sua oscurità accademica per diventare consigliere permanente sulla politica estera del governatore di New York Nelson Aldrich Rockefeller. Il dottor K svolse quel ruolo fino ad acquisire una certa padronanza della politica estera nelle amministrazioni Nixon e Ford. In quel ruolo Kissinger giocò un ruolo importante nel prolungare ed estendere la guerra del Vietnam, nell'omicidio di massa di civili causato da attentati terroristici in Vietnam, nel bombardamento segreto della Cambogia e nell'invasione del Laos.

Da quando lasciò la carica nel 1977, Kissinger ha continuato a svolgere un ruolo molto influente nella politica americana, nei media americani e nell'impero mondiale dei Rockefeller. Fu Kissinger, insieme a David Rockefeller, che risultò decisivo nella decisione disastrosa del presidente Carter di approvare che lo Scià rovesciasse l'Iran, vecchio amico e alleato dei Rockefeller, una decisione che ha portato alla crisi degli ostaggi iraniani ed alla caduta di Carter. Oggi Kissinger continua a servire come amministratore fiduciario del potente Rockefeller Brothers Fund, come consigliere della Chase Manhattan Bank dei Rockefeller e come membro dell'International Advisory Committee della stessa Chase. L'influenza di Kissinger sui media è evidente avendo fatto parte del consiglio della CBS Inc. ed essendo stato un consulente pagato per NBC News ed ABC News. Queste tre emittenti ricoprono buona parte del network dell'informazione.

Ma il ruolo principale e più redditizio di Kissinger è stato quello di capo della Kissinger Associates a New York, fondata con un finanziamento ottenuto nel 1982 dalla ditta bancaria internazionale di E.M. Warburg, Pincus and Company. A livello superficiale la Kissinger Associates (KA) è una "società di consulenza internazionale," ma tale "consulenza" copre molti peccati, e nel caso della KA questo significa influenza politica internazionale per le sue due dozzine di clienti importanti. In una relazione approfondita sulla KA del 20 aprile 1986, Leslie Gelb del New York Times Magazine rivela che "in quello stesso anno dalle 25 alle 30 imprese hanno pagato la KA tra i $150,000 ed i $420,000 ciascuna per ottenere influenza politica." Come fa notare blandamente Gelb: "Le superstar [della KA] erano persone che certamente avevano i contatti telefonici di alti funzionari del governo americano e di quelli stranieri." Oserei dire che si otteneva più della semplice influenza politica. Gli uffici della KA a New York e Washington sono piccoli, ma rappresentano una potere non indifferente. (E' una coincidenza che il quartier generale della KA a Park Avenue si trova nello stesso edificio della filiale della Chase Manhattan Bank, la Commercial Bank of Kuwait?)

Chi erano queste "superstar?" Uno di loro, che nel 1986 è stato vice presidente della KA, non è altro che il generale Brent Scowcroft, ex-consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Ford e, ricoprendo lo stesso ruolo sotto George Bush, è il principale architetto della guerra del Golfo. Uno dei migliori clienti del generale era la Kuwait Petroleum Corporation, che ha pagato Scowcroft per i suoi servizi almeno dal 1984 al 1986. Inoltre Scowcroft divenne direttore della Santa Fe International (SFI) nei primi anni '80, non molto tempo dopo la SFI è stata acquistata dalla Kuwait Petroleum Corporation. Il vecchio capo di Scowcroft si è unito a lui nella direzione della SFI: Gerald Ford. Una delle attività della SFI è la perforazione di pozzi di petrolio in Kuwait, un'operazione che, ovviamente, ha dovuto essere sospesa dopo l'invasione dell'Iraq.

Brent Scowcroft, è chiaro, ha goduto di una connessione lunga e redditizia col Kuwait. E' una coincidenza la presentazione di Scowcroft al Consiglio di Sicurezza Nazionale il 3 agosto 1990, che secondo il New York Times (21 febbraio) "ha cristallizzato il pensiero della gente e galvanizzato il supporto" per una "risposta forte" contro l'invasione irachena del Kuwait?

Con Scowcroft, tra l'altro, non si esaurisce l'elenco di amministratori Repubblicani tra la Kissinger Associates. Un altro alto funzionario della KA, Lawrence Eagleburger, sottosegretario di stato sotto Reagan, è tornato a ricoprire un'alta carica come vice segretario di stato sotto George Bush dopo un periodo di lavoro presso la KA.

Di vitale importanza alla KA sono i membri del suo consiglio di amministrazione. Uno è T. Jefferson Cunningham III, che è anche direttore della Midland Bank of Britain, altro cliente della KA. Il punto interessante qui è che il 10.5% di questa banca da $4 miliardi è posseduto dal governo del Kuwait. E Kissinger, come capo della KA, è naturalmente interessato a promuovere gli interessi dei suoi clienti, i quali includono la Midland Bank e quindi il governo del Kuwait. Questo collegamento ha qualcosa a che fare con il punto di vista ultra-interventista di Kissinger nella guerra del Golfo? Nel frattempo Kissinger continua ad operare nel Foreign Intelligence Advisory Board del presidente Bush, che non solo dona a Kissinger un canale per dare consigli ma gli dà anche l'accesso ad informazioni di sicurezza nazionale che potrebbero rivelarsi utili per i clienti aziendali della KA.

Un altro cliente della KA è la Fluor Corporation, che ha un interesse particolare nell'Arabia Saudita. Poco prima dell'invasione del 2 agosto, l'Arabia Saudita ha deciso di lanciare un progetto dai $30 ai $40 miliardi per espandere la produzione di petrolio, e ha concesso due contratti petroliferi enormi alle corporazioni Parson e Fluor. (New York Times, 21 agosto)

Un membro del consiglio di amministrazione della KA è il presidente dell'ARCO Robert O. Anderson; l'ARCO, anch'essa cliente della KA, è impegnata in un'esplorazione e perforazione petrolifera nel mare della Cina con la Santa Fe International, la filiale del governo del Kuwait.

Altri membri del consiglio della KA sono William D. Rogers, sottosegretario di stato nell'amministrazione Eisenhower e da tempo nella Dewey-Rockefeller di New York; l'ex-presidente della Citibank (Rockefeller) Edward Palmer; ed Eric Lord Roll, economista e presidente dell'istituto bancario S.F. Warburg di Londra.

Forse il membro più interessante della KA è una delle figure più amate dal movimento conservatore, William E. Simon, segretario del tesoro nelle amministrazioni Nixon e Ford. Quando Simon lasciò la carica nel 1977, è diventato un consulente per la Bechtel Corporation, che ha avuto i maggiori contratti di costruzione per raffinerie di petrolio e città in Arabia Saudita. Inoltre Simon è diventato un consulente per Suliman Olayan, uno degli uomini d'affari più ricchi e potenti in Arabia Saudita. Stretto collaboratore della ricca famiglia reale saudita, Olayan aveva servito bene la Bechtel ottenendo il contratto multi-miliardario per costruire la città petrolifera di Jubail. Nel 1980, inoltre, Olayan ha assunto William Simon per essere il presidente di due società di investimento insieme all'influente principe saudita Khaled al Saud.

La Bechtel, i Rockefeller e la famiglia reale saudita hanno avuto per lungo tempo una connessione intima. Dopo che i sauditi hanno concesso al consorzio petrolifero dell'Aramco (dominata dai Rockefeller) il monopolio del petrolio in Arabia Saudita, i Rockefeller hanno portato ai loro amici della Bechtel contratti di costruzione. La Bechtel Corporation, naturalmente, ha anche contribuito alla scalata di George Shultz e Cap Weinberger ai posti di comando dei Repubblicani. Per completare il cerchio, l'ex-capo di Simon, Suliman Olayan, è stato, nel 1988, il più grande azionista della Chase Manhattan Bank dopo lo stesso David Rockefeller.

Il motivo è chiaro. Un vecchio slogan della New Left recitava che "non c'è bisogno di un meteorologo per dirvi come soffia il vento". Allo stesso modo, non c'è bisogno di essere un "teorico della cospirazione" per capire che cosa sta succedendo qui. Tutto quello che dovete fare è essere disposti ad usare gli occhi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Central Banks at the Root of Evil

Deep Politics Monitor - Gio, 28/08/2014 - 22:14
From MarketOracle, Aug 28, 2014 By: Dr_Martenson The current bubbles in financial assets -- in equities and bonds of all grades and quality -- raging in every major market across the globe are no accident. They are a deliberate creation. The intentional results of policy. Therefore, when they burst, we shouldn't regard the resulting damage as some freak act of nature or other such outcome

Il caso Foley a TGCOM24

Luogocomune.net - Gio, 28/08/2014 - 20:42

ANNE WILLIAMSON AGAIN: ON RUSSIA AND GERMANY

Deep Politics Monitor - Gio, 28/08/2014 - 19:29
From J. Farrel, August 28, 2014  I had such a response to my previous posting of an article by Anne Williamson, that I had to share this one, because it contains three statements that have echoed some of my own intuitions about the emerging long term geopolitical situation vis-a-vis Russia and Germany, and it also contains a final bombshell. Here’s the article: The NATO Syndrome, the EU’s

Come trarre profitto dal metallo prezioso dimenticato

Freedonia - Gio, 28/08/2014 - 10:08




di Byron King


Vi metterò a conoscenza di un trend per il quale gli investitori istituzionali si morderanno i gomiti in futuro — sto parlando della rinascita dell'argento.

Dopo 3 anni di mercato orso, l'argento sembra aver toccato il fondo.

Di conseguenza, il prezzo di questa merce trascurata potrebbe essere sulla buona strada per i $30. Oggi voglio mostrarvi come sfruttare questa opportunità. Come vedrete, l'argento può proteggere la vostra ricchezza dalla tempesta perfetta di violenza settaria ed incompetenza burocratica. Ora è il momento di dare uno sguardo a questo metallo.

In primo luogo, vorrei spiegare come siamo arrivati qui.

Negli ultimi 3 anni l'argento ha avuto una vita difficile. Tutto è iniziato con la decisione della FED di interferire con l'economia.

Il mercato è ancora alle prese con gli effetti della politica monetaria della Federal Reserve. Sin dal 2008 abbiamo visto una dose costante di stampante monetaria e manipolazione del tasso di interesse — cosa che consegna agli investitori un mondo artificiale.

Questo mondo artificiale ha gettato fumo negli occhi di molti investitori. Le persone vanno a caccia di Facebook e Twitter. Stanno inseguendo i creatori di app ed altre dinamiche .

Nel frattempo, con il denaro che fugge dagli hard asset più sicuri, il prezzo dell'argento ha preso un colpo.

Il nostro analista tecnico, Greg Guenthner, mi ha mostrato una metrica che svela una dimensione invisibile di questa tendenza.

“Moving average convergence divergence (MACD), la linea sotto il grafico dei prezzi, mostra la quantità di traffici che avviene in un dato momento nel mercato dell'argento. Un picco nei trading — visto nel settembre 2012 — ha innescato la caduta precipitosa del prezzo dell'argento."




I prezzi dell'argento sono crollati poiché gli investitori di Wall St., desiderosi di giocare i loro soldi in investimenti più rischiosi, si sono trasferiti nel mercato azionario, ringraziando con devozione lo stimolo della FED. Ebbene, la festa sta giungendo al termine...

Come sapete, l'economia è ormai paragonabile ad un insieme di pezzi avulsi tenuti insieme con lo scotch e si sta sgretolando lentamente. Il QE è agli sgoccioli ed un aumento dei tassi di interesse è all'orizzonte.

Naturalmente non si può lanciare denaro ad un problema ed aspettarsi che funzioni nel lungo periodo.

Né il governo può aspettarsi di sostenere debiti da migliaia di miliardi di dollari. Il conto verrà probabilmente pagato sotto forma di una correzione di mercato.

Inoltre, le forze naturali del mercato spingeranno in alto l'inflazione fino a compensare gli sforzi della FED direzionati ad una manipolazione artificiale dei tassi. Per molti aspetti, l'inflazione è sempre in agguato dietro le quinte. E può solo peggiorare nei prossimi anni. Questa è una grande notizia per i possessori di argento.

Come possiamo rafforzare la nostra difesa contro il nemico conosciuto come inflazione? Sviluppando una posizione unica per l'argento.

Una mossa ideale non sarebbe solo quella di proteggersi contro la crescente ondata di inflazione, ma anche contro la volatilità dei trading degli investitori istituzionali volubili.

I banchieri di Wall Street sono soggetti ai capricci delle mode che passano. Hanno la lungimiranza di un moscerino della frutta; sono solo interessati al breve termine.

Voi siete qui per il lungo termine. Possedete quella lungimiranza che vi permette di scorgere i guadagni degli anni a venire.

First Majestic Silver Corp. (NYSE:AG) è una società a media capitalizzazione che vi aiuterà a far maturare i frutti della vostra lungimiranza. L'ho rivelato ai lettori di Oustanding Investment Insider il mese scorso. Tuttavia, dato che non l'ho trattata come una raccomandazione ufficiale, mi piacerebbe condividerla anche con voi.

First Majestic è una società mineraria focalizzata sulla produzione di argento in Messico. L'azienda sta riversando i suoi sforzi nell'aumentare l'efficienza delle sue miniere esistenti.

Una cosa lontano dalla norma per le società minerarie.

Le società minerarie ad alta capitalizzazione gettano milioni nell'esplorazione per scovare potenziali siti minerari. Quando le ricerche sfornano un ritorno misero, quasi inevitabilmente a causa dei costi astronomici dell'esplorazione, i loro bilanci finiscono in rosso. Potete immaginare che cosa significhi questo per la redditività delle compagnie minerarie.

La First Majestic rifugge da questa strategia in favore di una che è redditizia.

Vedete, la First Majestic si concentra sull'espansione della produzione delle sue miniere esistenti.




E questa tattica sta dando i suoi risultati. Nel primo trimestre, la produzione di argento è aumentato del 33% rispetto al primo trimestre 2013. Giusto in tempo per la rinascita dell'argento.

Traete conforto dalla forte correlazione tra il prezzo azionario di questa azienda ed il prezzo dell'argento. La correlazione fa luce sul grafico sconfortante qui sopra. Non preoccupatevi. Al rialzo dell'argento, seguirà anche quello della First Majestic. In realtà, sin dal giugno scorso stiamo vedendo una solida inversione di tendenza nel prezzo delle azioni, come indicato dall'area cerchiata sul grafico. E questo potrebbe essere solo l'inizio.

Traete profitto dal punto di svolta del prezzo dell'argento costruendo una posizione con la First Majestic.

Tutto sommato, le circostanze stanno convergendo affinché sia questo il momento in cui proteggere la vostra ricchezza. Potete proteggervi contro il rischio della fallibilità politica, con l'argento.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Will the US succeed in breaking Russia to maintain dollar hegemony?

Deep Politics Monitor - Mer, 27/08/2014 - 15:33
From CliveMaund, August 25th, 2014 In Why they are making an enemy of Russia? we looked at two of the key reasons why the US is making an enemy of Russia, namely the promotion of conflict by the powerful Defense industry lobby in order to keep its order books full, and the value of conjuring up an external enemy as a hate figure for the masses, in order to take the heat off the government. In

Justice Department Confirms Lost IRS Emails Are Stored On Backup Drives

Deep Politics Monitor - Mer, 27/08/2014 - 10:56
by Mac Slavo, SHTFPlan:  For weeks the IRS and Obama Administration told the American people a carefully crafted narrative regarding the whereabouts of emails containing information surrounding the targeting of specific groups and individuals based on their political party. The Obama administration vehemently denied that such targeting had taken place or that they had any involvement whatsoever

"Scie chimiche: la guerra segreta"

Luogocomune.net - Mer, 27/08/2014 - 10:10
Il nuovo documentario di Antonio e Rosario Marcianò sulle scie chimiche.




La pagina ufficiale del sito Tanker Enemy, dove potete anche acquistare il DVD.
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