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Francesco Simoncellihttp://www.blogger.com/profile/13310353566486966696noreply@blogger.comBlogger1121125
Aggiornato: 1 ora 32 min fa

Oro Fisico vs. Oro Cartaceo: In Attesa della Rottura della Diga

Lun, 20/05/2013 - 10:11




di Alasdair Macleod


Introduzione

In questo articolo voglio discutere del recente scivolone del prezzo dell'oro, evento che ha generato una consistente domanda di oro fisico che probabilmente causerà un disastro finanziario e sistemico sia per le bullion bank sia per le banche centrali. Per capire il perché, dobbiamo esaminare il loro ruolo, le motivazioni nei mercati dei metalli preziosi e valutare l'attuale proprietà dell'oro fisico, mentre posizioneremo nel giusto contesto il sentimento degli investitori.

In occidente (che in questo articolo considero il Nord America e l'Europa) la comunità finanziaria considera l'oro come investimento. Tuttavia, in base al bacino globale di oro, che secondo le stime di GoldMoney è di circa 160,000 tonnellate, l'ammontare effettivo detenuto dagli investitori occidentali nei loro portfoli è una frazione molto piccola. Inoltre il comportamento dell'investitore, che di per sé rappresenta solo una parte della domanda di oro fisico dell'occidente, è nettamente in contrasto con gli obiettivi degli accaparratori, i quali seguono le tensioni nel mercato dell'oro. A complicare il problema, gli analisti, il cui obiettivo incorpora teorie e ipotesi sugli investimenti dei portfoli, hanno ben poca comprensione dell'importanza economica dei metalli preziosi, essendo stati istruiti secondo le teorie economiche neoclassiche.

Queste teorie economiche, insieme con l'analisi moderna degli investimenti se applicata ai prezzi dell'oro, non comprendono il crescente desiderio umano di proteggersi dall'instabilità monetaria. Il risultato è stato la costante soppressione del prezzo dell'oro (sui mercati dei capitali) al di sotto del suo livello naturale di equilibrio (stabilito dalla domanda e dall'offerta). Inoltre, il valore conferito ai metalli preziosi dagli accaparratori occidentali è stato inferiore a quello degli accaparratori di altri paesi; in particolare, il crescente numero di risparmiatori in Asia.

Queste tensioni, se persisteranno, contribuiranno alla distruzione finale delle valute di carta.



Il possesso d'oro

La quantità di oro fisico che sostiene i mercati guidati dall'investimento non è registrata statisticamente, ma siamo in grado di illustrare la sua importanza relativa agli stock totali facendo riferimento alla crisi petrolifera della metà degli anni '70. Nel 1974 lo stock globale di oro si stimava che fosse la metà di quello di oggi, circa 80,000 tonnellate. L'oro monetario era di circa 37,000 tonnellate, lasciando 43,000 tonnellate sotto forma di lingotti non monetari, monete e gioielli. Supponiamo arbitrariamente, sulla base della distribuzione della ricchezza globale, che i due terzi siano posseduti da una minoranza in occidente, pari a circa 30,000 tonnellate.

Questo dato è probabilmente cresciuto nei primi anni '80, stimolato dal mercato al rialzo e dalla crescente paura dell'inflazione, cosa che ha spinto gli investitori ad acquistare soprattutto monete e quote minerarie. La domanda di oro fisico è stata trainata dal rapido accumulo di dollari nei paesi esportatori di petrolio, così come da alcuni investitori facoltosi di tutto il mondo fino alla Svizzera e a Londra.

Il forte aumento dei tassi di interesse nell'era Volcker, il successivo declino della minaccia dell'inflazione e il conseguente mercato al ribasso dell'oro hanno portato inevitabilmente ad una riduzione del possesso d'oro fisico da parte di investitori facoltosi in occidente. Le banche svizzere ed altre, le quali impiegano una nuova generazione di gestori di fondi e consulenti d'investimento formati secondo le moderne teorie dei portfoli, negli anni '80 hanno iniziato a vendere le posizioni sull'oro dei loro clienti, lasciandone ben poche nel 2000. Nelle ultime fasi del mercato al ribasso, le vendite di gioielli in occidente sono diventate una fonte sostitutiva di approvvigionamento di oro fisico, ma è stato insufficiente a compensare la massiccia liquidazione dei portfoli.

Nel 2000 il possesso occidentale di oro non monetario ha subito un grave logoramento a seguito di un mercato al ribasso ventennale e della riduzione delle aspettative di inflazione. I portfoli, che fino a 40 anni fa avevano abitualmente un'esposizione all'oro del 10-15%, ancora oggi non hanno praticamente alcuna esposizione. Dato che il consumo di gioielli in Europa e Nord America è stato solo di 400-750 tonnellate l'anno nel corso di tale periodo, nel 2000 il possesso di oro in Occidente deve essere diminuito in modo significativo dalla stima approssimativa di 30,000 tonnellate nel 1974. Mentre lo stock totale di oro nel 2000 era pari a 128,000 tonnellate, l'eliminazione delle partecipazioni nei portfoli avrà lasciato i titolari occidentali con un mero accumulo di gioielli, monete e non molto altro: in sintesi, il possesso d'oro fisico è presumibilmente declinato nel tempo.

Dal 2000 è aumentata fortemente la domanda da paesi come l'India e più di recente la Cina, sostenendo la tesi che l'oro è stato accumulato ad un ritmo accelerato da mani non occidentali.

I mercati dell'oro occidentali sono stati, quindi, sull'orlo di una crisi di stock fisico per un bel po' di tempo. Sin dal 2000 gran parte del possesso d'oro fisico in occidente è stato soddisfatto dal riciclo di scarti industriali, il che suggerisce che prima della crisi bancaria la proprietà totale di oro in occidente è salita di poco, nonostante una triplicazione dei prezzi. Nel frattempo è andata avanti la disparità tra la domanda d'oro in Occidente rispetto al resto del mondo, mentre la comunità che gestice gli investimenti in occidente ha continuato a scoraggiarne attivamente l'acquisto.

Il risultato è stato che quasi tutta l'offerta della nuova produzione mineraria e del settore bancario occidentale è stata assorbita da accaparratori non occidentali e dalle loro banche centrali. Mentre dopo la crisi bancaria c'è stato presumibilmente un aumento nell'accaparramento occidentale, come evidenziato da vendite di ETF e monete e da un certo coinvolgimento istituzionale, tale evento è stato sminuito dalla domanda di altri paesi. Quindi è ragionevole concludere che in mani occidentali è rimasto molto poco dello stock totale di oro non monetario. E finché il possesso continua a migrare al di fuori dell'occidente, verrà un momento in cui ci sarà così poco oro rimasto che i futures ed i mercati a termine cesseranno di operare in modo efficace. Quel punto potrebbe essere effettivamente arrivato, segnalato da tentativi di questo mese di rompere il prezzo.

Questa valutazione di ampia portata ha importanti implicazioni per la stabilità dei prezzi, indispensabile per le bullion bank che operano nei paper market e per le banche centrali che tentano di conservare la fiducia nelle loro valute di carta.



Metalli preziosi nei mercati dei capitali

In occidente, gli atteggiamenti della comunità degli investitori sono fondamentalmente diversi da quelli della maggioranza degli accaparratori occidentali, che sono alla ricerca di protezione da rischi sistemici e valutari (e non di ritorni dagli investimenti). Gli investitori occidentali sono in genere ignari delle implicazioni, la più fondamentale delle quali è il calo dei prezzi che stimola effettivamente la domanda di oro fisico. Prima del recente scivolone dei prezzi, la comunità degli investitori occidentali sottovalutava i metalli preziosi, a differenza degli accaparratori (per non parlare di quelli in Asia), incoraggiando la migrazione di oro fisico dai mercati finanziari verso mani più solide in occidente (però la maggior parte è finita in mani non occidentali). Ora c'è la prova inconfutabile che questi flussi abbiano accelerato in modo significativo dopo la riduzione dei prezzi nelle ultime settimane.

Dare un prezzo all'oro fisico non è così semplice come crede la comunità degli investitori. Si vocifera, per lo più per motivi di analisi tecnica, che i mercati al rialzo dell'oro e dell'argento siano finiti, e che i metalli preziosi siano entrati in una nuova fase di ribasso. La prova: le medie mobili a lungo termine sono state violate e ora stanno cadendo; sono stati rotti inoltre importanti livelli di supporto.

Questi sviluppi, che nascono dai futures e dai mercati a termine, hanno scosso gli investitori occidentali che pensavano di poter avere vita facile. Tuttavia, un attento esame del trading sui futures mostra che la tesi ribassista per motivi di investimento è fallace, come mostrano chiaramente i seguenti grafici delle statistiche ufficiali forniti dal Commitment of Traders.






La categoria dei Money Manager riflette con limpidezza le posizioni di portfolio degli investitori, che rappresentano fondi comuni consistenti ed hedge fund. In entrambi i casi, il numero dei contratti a lungo termine è a livelli storicamente bassi, e quelli a breve termine (probabilmente il miglior riflesso del sentimento dei money manager) restano vicini a livelli alti. Su questa base il sentimento degli investitori è chiaramente molto ribassista, con la comunità degli investitori già preparata per un calo dei prezzi. Detto molto semplicisticamente, ora ci sono più compratori che venditori.

I Money Manager sono in netto contrasto con i Commercial, che cercano di trasferire il rischio imprenditoriale agli stessi Money Manager e ad altre categorie di investitori e speculatori. Le statistiche ufficiali dividono i Commercial in due categorie: Produttori/Mercanti/Elaboratori/Utenti, e Swap Dealer. Entrambe le categorie sono comprese nelle attività delle bullion bank, le quali forniscono liquidità al mercato. Poiché gli investitori e gli speculatori tendono a possedere posizioni rialziste, le bullion bank in qualità di market-maker andranno sempre short. Un trader di successo nella bullion bank cercherà di realizzare profitti abbastanzi grandi da compensare eventuali perdite (derivanti da un aumento dei prezzi) sulla sua posizione short.

Un trader di una bullion bank deve evitare di avere posizioni short grandi se a suo giudizio i prezzi sono suscettibili ad aumentare. Sarà più rilassato nel mantenere una posizione ribassista nei mercati in calo. Ma soprattutto deve tenere per sé queste opinioni, e il rilascio di statistiche di mercato sono progettate per assecondare questa necessità di segretezza.

I dettagli delle posizioni delle bullion bank sono comunicati all'inizio di ogni mese nei Rapporti di Partecipazione Bancaria (ancora una volta statistiche ufficiali). Sono suddivise in due categorie basate sull'auto-descrizione della singola banca secondo il Modulo 40 del CFTC: banche USA e banche non USA. Le loro posizioni sono mostrate nei seguenti grafici (notare che la scala temporale è mensile).






Nel corso degli ultimi quattro mesi le bullion bank sono riuscite a ridurre la loro esposizione estremamente short in oro e argento. La riduzione della loro esposizione suggerisce che abbiano deliberatamente trasferito tale rischio ad altri soggetti, ed è coerente con una anticipazione della slaita dei prezzi dell'oro. È l'altro lato del sentimento ribassista riflesso nella categoria dei Money Manager e mostrato nei primi due grafici. Le bullion bank controllano il mercato; i Money Manager sono soltanto strumenti delle loro negoziazioni.

C'è stata poca riduzione nell'open interest dell'oro ed è rimasto forte per l'argento, perché il rischio è stato trasferito piuttosto che estinto. Le statistiche ufficiali giornaliere sull'open interest sono fornite dalla borsa e riassunte nei seguenti grafici (da notare che i dati sono giornalieri).






Da questi grafici si può notare che il recente calo del prezzo dell'oro non è riuscito a ridurre ulteriormente l'open interest, e quello dell'argento rimane ostinatamente alto. Pertanto, stanno mostrando segni di fallimento i tentativi delle bullion bank di ridurre la loro esposizione short spingendo in basso i prezzi.

Possiamo quindi concludere che il sentimento degli investitori è estremamente ribassista e le bullion bank hanno ridotto la loro esposizione short a livelli in cui si rischia di nuovo un aumento. Pertanto il calo dei prezzi dei metalli preziosi sembra essere fortemente limitato, contrariamente ai sentimenti espressi dagli analisti tecnici e dai media.

Tale posizione di mercato è contraria ad un contesto in cui esiste una crescente carenza di oro fisico, che è il nostro prossimo argomento.



Mercati fisici

Gli osservatori casuali dei prezzi dei metalli preziosi sono generalmente inconsapevoli del fatto che i giornalisti si concentrano sui mercati dei futures e in genere ignorano gli sviluppi dell'oro fisico. Ciò è coerente con il fatto che nel primo caso i dati di mercato sono disponibili, mentre nel secondo sono segreti. Tuttavia, come con gli iceberg, quello che si vede sopra l'acqua non conta tanto quanto quello che c'è sotto.

Spesso nei circoli di investimento non si comprende che l'oro e l'argento sono merci per le quali le leggi della domanda e dell'offerta non sono soverchiate dalla psicologia degli investitori. Pertanto, se il prezzo cala, la domanda aumenta. In effetti, l'aumento della domanda ha di gran lunga superato le vendite di quegli investitori nervosi; anche prima del calo del prezzo, la domanda per argento e oro superava significativamente l'offerta. Le prove arrivano dalle statistiche sulla recente domanda da record per monete d'oro e d'argento e dall'accumulo netto di oro da parte delle banche centrali non occidentali (in base ad informazioni commerciali tra cui le importazioni e le esportazioni d'oro non monetario, nonché le relazioni di associazioni di categoria che monitorano la domanda in diversi paesi come l'India, la Cina, il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Giappone e persino l'Australia).

Tutti questi elementi vanno nella stessa direzione: la domanda per l'oro fisico è in aumento nonostante il calo di prezzo. Esiste dunque un crescente conflitto tra prezzi dei futures e dei mercati a termine, che in genere non comportano adempimenti ma il rinnovamento di posizioni speculative. Inoltre, gli analisti commettono l'errore di guardare all'oro in termini di estrazione mineraria e di offerta di scarti, quando invece quasi tutto l'oro estratto è teoricamente a disposizione del mercato (nelle giuste condizioni ed al prezzo giusto). L'altro lato di questa grande medaglia è questo: se il prezzo dell'oro è soppresso (attraverso attività nei paper market) al di sotto di quello che sarebbe altrimenti, è probabile che lo stimolo per la domanda di oro fisico (basato su un mercato da 160,000 tonnellate) sia notevolmente superiore in presenza di un certo calo dei prezzi rispetto a quanto gli analisti potrebbero aspettarsi dalla produzione annua miniera da 2,750 tonnellate. I numeri disponibili confermano quanto questa analisi sia corretta, in modo particolare nel corso delle ultime settimane, con relazioni provenienti da tutto il mondo che registrano un aumento senza precedenti della domanda.

Tutto ciò è alla base di una crisi in via di sviluppo di cui alcuni commentatori non sono ancora a conoscenza. La domanda di oro ha accelerato il trasferimento di oro fisico dai mercati dei capitali agli accaparratori e dai mercati dei capitali dell'Occidente verso altri paesi (una tendenza registrata sin dopo la crisi del petrolio a metà degli anni settanta). Questo è ciò che c'è dietro una grave carenza di oro fisico nei mercati dei capitali, cosa che potrebbe spiegare perché le bullion bank hanno la necessità di ridurre le loro posizioni short.

Mentre possiamo andare nel dettaglio sulla loro esposizione nei mercati dei futures, non sono disponibili statistiche significative per i mercati a termine, in particolare per Londra che domina questa forma di trading. I mercati a termine sono molto più flessibili di quelli dei futures come mezzo di trading, generando profitti di negoziazione, commissioni, tasse e business bancario collateralizzato. La capacità di avere conti dei clienti non allocati (in base ai quali l'oro di un cliente viene inserito nel bilancio di una banca) è un'attività estremamente redditizia in condizioni di mercato stabili. Il risultato è che le posizioni paper forward sono multiple rispetto all'oro fisico disponibile. La portata di questo rapporto tra oro fisico e cartaceo non viene registrata, ma a giudicare dal fatturato giornaliero di Londra c'è un enorme posizionamento short sull'oro fisico. Per questo motivo un prezzo in aumento sarebbe catastrofico e qualsiasi deflusso dall'offerta di oro fisico intensificherebbe rapidamente il rischio.

A supervisionare questo mercato c'è la Banca d'Inghilterra che coopera con altre banche centrali occidentali e con la Banca dei Regolamenti Internazionali, il cui interesse combinato favorisce ovviamente la stabilità dei prezzi. Sono state pronte a rifornire il mercato qualora necessario (azione confermata da operazioni di leasing liberamente ammesse in passato), anche in segreto (azione rilevata da analisi indipendenti su domanda/offerta nel corso degli ultimi 15 anni). Inoltre, le banche centrali non prendono bene quei segnali di mercato che suggeriscono che l'oro è una riserva di valore migliore della loro cartamoneta.

Possiamo solo fare ipotesi sugli interventi giornalieri delle banche centrali occidentali nei mercati dell'oro. A questo proposito sembra che il calo dei prezzi del 12 e 15 Aprile sia stato innescato da un grande venditore di oro cartaceo; se questa storia di mercato e l'importo indicato sono corretti, può trattarsi solo dell'intervento di una banca centrale, che agisce per abbassare deliberatamente i prezzi. Data la posizione di mercato, con i Money Manager nei mercati futures già sullo short e altamente vulnerabili ad una stretta ribassista, la storia sembra credibile. L'obiettivo sarebbe quello di convincere i titolari di ETF fisici e conti allocati in oro a vendere e rifornire il mercato, sul presupposto che si comporterebbero come investitori convinti che il mercato al rialzo è finito.



Conclusioni

Negli ultimi 40 anni la proprietà d'oro fisico è migrata dall'occidente verso altri lidi, soprattutto in Medio Oriente e in Asia, dove è più apprezzato. Gli acquirenti non sono investitori, ma accaparratori meno compiacenti (rispetto al settore bancario ed alla comunità degli investitori occidentali) circa il futuro delle valute di carta. C'era una carenza di metallo fisico nei maggiori centri prima del recente calo dei prezzi, carenza che è diventata solo più acuta assorbendo completamente gli ETF ed altre liquidazioni (evento di minore entità in confronto alla domanda creata dai prezzi più bassi). Se il calo è stato progettato con la complicità delle banche centrali, ha fallito clamorosamente.

Si sta avvicinando il momento in cui le banche centrali non saranno più in grado di manipolare il mercato dell'oro. Si ritroveranno a dover salvare le bullion bank dalla crisi veicolata da prezzi di oro e argento in aumento, se non altro per conservare la fiducia nelle valute di carta. L'oro posseduto da nazioni in difficoltà della zona euro, teoricamente a disposizione per rifornire i mercati come un tappabuchi, non durerà a lungo e potrebbe essere stato già venduto.

Ciò si trasformerà probabilmente in un'altra crisi finanziaria nel momento peggiore possibile, quando le banche centrali sono già costrette ad inondare i mercati con cartamoneta per mantenere bassi i tassi di interesse, per mantenere solvibili le banche e per finanziare la spesa dei governi. Questa nuova crisi rischierà di destabilizzare la fiducia nelle valute statali, ponendo fine a tutti i tentativi di gestire gli altri problemi sistemici.

La storia potrebbe giudicare l'Aprile 2013 come il mese in cui, attraverso l'azione nel mercato dell'oro, le banche centrali occidentali e la comunità bancaria hanno finalmente cominciato a perdere il controllo su tutti i mercati finanziari.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Mendacia sunt veritas

Ven, 17/05/2013 - 10:27




di Francesco Simoncelli


[Questo articolo è apparso anche sul magazine online The Fielder.]


"Il falso testimone non resterà impunito, chi diffonde menzogne perirà." -- Proverbi, 19:9

L'uso dei proverbi è sempre stato un modo per veicolare in maniera spicciola e facilitata concetti complicati e spesso necessitanti di fiumi di parole. Alle persone piacciono gli slogan, sono facili da ricordare e conferiscono ai concetti quel senso di comprensione che spesso viene smarrito quando si leggono letture contenenti cascate di parole. Per molti ambiti della nostra vita è così, la pubblicità ha prosperato su jingle e motti che permeassero il pensiero degli individui. Bastava che ricordassero per un lungo periodo della loro esistenza quel determinato motivetto e il gioco era fatto. Credo che anche voi ricordiate, come minimo, uno spot pubblicitario che vi ha colpito positivamente o negativamente. In un lasso di tempo concentrato vengono espressi concetti che altrimenti avrebbero bisogno di più tempo per essere sviscerati totalmente.

Il messaggio di fondo può indurre l'acquirente a finire in una frode? Può darsi. Ma non importa, ha colpito la sua attenzione. In fin dei conti siamo essere limitati e quindi per noi il tempo è un fattore cruciale, il messaggio deve essere veloce ed esauriente poiché possa essere immagazzinato e poi reinterpretato a piacere. Ma il messaggio di fondo è uno e quello rimarrà per sempre. Non sarà intaccato da alcuna altra argomentazione, una volta assimilato farà parte dell'individuo; la sedimentazione di questo seme farà sbocciare una serie di concetti a catena che faranno germogliare una serie di ragionamenti. L'esperienza affinerà questi ragionamenti. Ma non abbiamo tempo di ripensare a qualcosa che abbiamo già assimilato, troppa fatica e troppe variabili da considerare. Tempus fugit.

Inoltre, avendoci passato molto tempo sopra sarebbe come ricominciare daccapo. Quando si è giovani, e l'esperienza non ha ancora modellato il nostro modo di ragionare, allora potremmo anche prestarci a riconsiderare le posizioni su cui abbiamo fondato anni di vita. Ma nell'età adulta? Come si può riconsiderare qualcosa che abbiamo fatto nostro e ormai sono passati molti anni dalla volta in cui abbiamo preso minimamente in considerazione l'idea di esserci sbagliati? E' difficile, quasi impossibile per chi in determinati campi ne ha fatto addirittura un lavoro. Gli esperti, infatti, sono il punto di riferimento di coloro che (avendo assimilato un concetto sbagliato) tentano di confutare argomentazioni sensate con argomentazioni fallaci perché enunciate da presunti luminari del campo. Ed ecco che l'errore persiste nel tempo. Perdura negli anni ed arriva ad essere accettato da un'ampia maggioranza di persone che costruiscono la loro vita su quella presupposizione sbagliata. La certificazione di esperti conferisce quell'alone di correttezza che altrimenti sarebbe spodestata dalla pura logica. Ma no, se l'errore di fondo in qualche modo giova a determinati soggetti ci sarà un incentivo a perpetrarlo il più a lungo possibile.

D'altronde gli individui sono essere umani che reagiscono agli incentivi, sia essi negativi che positivi. Non è un mistero, e in base alle condizioni vagliate si decide quali siano i costi/benefici per la propria esistenza scegliendo una via o un'altra. Nel corso della storia abbiamo assistito ad una serie di presupposizioni fallaci che sono resistite agli anni e alle confutazioni, la loro apparente plausibilità ha fatto in modo che ciò accadesse. I loro slogan hanno catturato l'attenzione di un bacino così ampio di individui che hanno trovato un habitat in cui prosperare. Ve ne elencherò alcuni, o per meglio dire, quelli più diffusi e duri a morire. Cercherò anche di fornire una rapida confutazione di queste fallacie.

Uno di questi errori di base su cui vengono costruiti castelli in aria e che è perdurato negli anni è la teoria del valore del lavoro.



IL “VALORE” DEL LAVORO

Gli economisti neoclassici (tra il XVIII e XIX secolo) erano confusi quando si parlava di valore, infatti proponevano una relazione di causa/effetto tra il valore ed il lavoro umano: il lavoro era prodotto da lavoratori nel luogo in cui erano impiegati e questa azione meccanica si andava a concretizzare nel prodotto che veniva creato. Questa era la fonte di tutto il valore. Ma qui veniamo ad una serie di domande che sorgono spontanee: perché i prezzi di vendita non corrispondono al pagamento totale del prodotto creato? Come è apparso il fenomeno del profitto? Qual è l'origine dell'interesse? Volendo essere più specifici, perché un rubino vale di più di un aratro? La teoria del valore del lavoro ha sempre fallito nel rispondere a queste domande.

E' innegabile che il lavoro costituisca parte del valore di un oggetto: una elemento finito vale sicuramente di più della somma dei suoi singoli componenti, però risulta riduttivo considerare il lavoro come l'unico fattore discriminante.

Karl Marx fu l'ultimo economista classico a sostenere la teoria del valore del lavoro. Nella concezione di Marx, una torta varrebbe Y perché il pasticciere ha speso un certo lavoro Y per farla (se ha bruciato la torta il lavoro è nullo, o anche negativo, perché rende inutilizzabili le materie prime utilizzate). Naturalmente produrrà X torte e poi le metterà in vendita nel suo negozio ad un prezzo Z (in euro). Secondo Marx il prezzo Z è dato dal lavoro impiegato (scontato da quello delle materie prime le quali però avranno avuto anche loro un certo livello di lavoro) per produrlo.

Diciamo che il pasticciere “valuta” il suo lavoro €10 a torta e ha a disposizione 50 torte, mentre il paese in cui vive il pasticciere è costituito da N persone in cui ci sono vari lavoratori. Ognuno avrà il proprio lavoro e produrrà qualche bene o servizio. Secondo Marx, quindi, ognuno produrrà degli oggetti che avranno un valore che dipende dal “lavoro” impiegato. Ogni unità di quel bene avrà quel valore in moneta indipendentemente dalla loro quantità esistente.

In questo paese, sempre secondo Marx, avverrà uno scambio quando si verificano delle situazioni in cui 5Kg pasta = €10 = torta, ed il valore di 5Kg di pasta è esattamente uguale a quello di una torta. Arriviamo qui al nodo cruciale della questione, poiché in realtà le cose non funzionano esattamente così.

Per chi offre un bene/servizio il lavoro ha un peso rilevante e fondamentale, e questo è un fatto certo; ma non è l'unica cosa che va a determinarne il valore. Inoltre tutto ciò va a costituire il valore che l'offerente dà al suo bene e non tanto al bene in sé, in modo oggettivo.

Immaginate di voler acquistare una casa e siete indecisi tra due, assolutamente uguali e costruite dalla stessa impresa. Il prezzo è identico però una delle due risente di un difetto di fabbricazione e contiene meno ferro nel cemento di quanto dovrebbe. Nessuno se ne è accorto e tanto meno l'osservatore capirlo guardandola semplicemente. Se per chi vende fosse soltanto il lavoro a determinare il valore di un bene, per chi compra però le cose stanno diversamente. A volte il compratore non può neanche valutare il lavoro alla base di un bene, ed in ogni caso il valore che gli dà è fortemente influenzato da una componente soggettiva (dipende da quanto questo soddisfa bisogni ed esigenze dell'indivivuo).

Il prezzo poi viene determinato dall'interazione tra domanda/offerta di numerosi individui. Ma in base a questo possiamo affermare che quindi il prezzo di mercato è il valore dell'oggetto? Questa era la tesi degli economisti neoclassici, e secondo Marx equivaleva al lavoro impiegato.

In realtà, le persone desiderano certi prodotti i quali non sono illimitati nell'offerta rispetto alla domanda ma questo non li rende più preziosi perché il loro valore non deriva dal lavoro impigeato per produrli. Al contrario, il prodotto o il lavoro impiegato per crearlo non condividono nulla di intrinseco; il valore viene conferito dagli individui che agiscono. Marx ha sempre rimproverato i pensatori capitalisti per aver attribuito ai beni economici una vita a sé stante scollegata alle relazioni umane e sociali. Ma questa è in realtà la teoria del lavoro stessa, dove Marx ipotizzò l'esistenza di un "valore del lavoro congelato" che presumibilmente doveva a sua volta dare valore alle merci.

Se invece avesse rivolto la sua attenzione all'individuo che partecipa in tutte le azioni economiche, avrebbe abbandonato la sua teoria del valore del lavoro[1]. In conclusione non credo che si possa formulare una teoria oggettiva del valore che spieghi l'agire umano. L'imprevedibilità dell'essere umano rende futile tale esercizio.



LE “COLPE” DELL'ORO

Un'altro fallacia che è arrivata fino a noi vuole che la Grande Depressione sia stata causata dalla rigidità dell'oro e solo le politiche Keynesiane di Roosevelt hanno consentito agli USA di uscire dal pantano della depressione. Niente di tutto questo è vero, poiché il crollo del 1929 fu il risultato di precedenti eccessi alimentati da un settore bancario centrale appena nato. Infatti, l'eredità della Grande Depressione deriva dagli squilibri nati durante la Prima Guerra Mondiale.

Il gold-coin standard pre-1914 venne sostituito dal gold-exchange standard, che venne alla luce nel 1922 alla conferenza di Genova. A questa conferenza gli stati concordarono di stabilire un "nuovo" gold standard. Piuttosto che ristabilire un piena convertibilità aurea, che avrebbe trasferito l'autorità sulla politica monetaria alle persone, giunsero ad un compromesso: l'onere di immagazzinare l'oro sarebbe stato lasciato a Stati Uniti e Gran Bretagna, tutti gli altri si sarebbero accontentati dei loro certificati di debito.

L'Inghilterra tornò al gold standard nel 1925, ma al tasso di cambio pre-bellico, come se la Banca d'Inghilterra non avesse affatto inflazionato l'offerta di moenta. Questa fu una decisione di Churchill come Cancelliere dello Scacchiere, ma avrebbe presto forzato l'Inghilterra o a vendere oro oppure a restringere l'offerta di moneta. Non c'era la volontà di fare nessuna delle due cose, e così Montagu Norman (capo della Banca d'Inghilterra) persuase il suo amico Benjamin Strong (capo della Federal Reserve di New York) affinchè persuadesse a sua volta la Federal Reserve a gonfiare l'offerta monetaria degli Stati Uniti, evitando in questo modo un'assalto all'oro della Banca d'Inghilterra. Strong percorse questa strada fino al giorno della sua morte nel 1928. Poi la FED invertì il corso e cessò di creare denaro. Ciò fece scoppiare la bolla del mercato azionario.

La Grande Depressione, quindi, avvenne non a causa del gold standard ma nonostante il gold standard dato che il suo potere limitante venne costantemente intaccato dal crescente ruolo del settore bancario centrale nell'economia. I governi mondiali, attraverso l'utilizzo del monopolio dello stato, iniziarono da allora ad imbrogliare la popolazione giustificando le loro azioni truffaldine con qualsiasi motivo capitasse loro a tiro. La guerra era uno di questi.

In questo periodo la vigilanza del gold standard venne sospesa, e le banche centrali distorsero le relative economie inondandole di cartastraccia. Il mercato avrebbe, quindi, cercato di correggere gli errori commessi ed il crollo del 1929 era inevitabile. Ma diversamente dalla breve depressione del 1921, dove si era lasciato che il mercato ripulisse l'ambiente economico, questa volta si intervenne pesanemente portando il panorama economico dritto verso una catastrofe economica.

Roosevelt sfogò il suo nazionalismo represso (dazi ed altri tipi di protezionismo) manomettendo sempre di più il tessuto economico e giustificando il suo interventismo devastante con le neonate teorie Keynesiane. In realtà, non seguì affatto le ricette di Keynes le sfruttò solo per ottenere quella credibilità accademica che avrebbe conferito in tal modo la sua azione in quel particolare modo; anche perché adottò misure ben poco diverse dai dittatori europei: investimenti guidati dallo stato, controllo di prezzi e salari, ecc.

Quello che condusse gli USA fuori dalla Grande Depressione fu ben altro.



LA FALLACIA INTRINSECA DELL'ORO

Riguardo l'oro, poi, esiste un altro filone di pensatori che fa confusione su due affermazioni: oro e argento sono stati storicamente considerati di valore; oro e argento hanno valore intrinseco. La prima preposizione è de facto vera, Ludwig von Mises costruì tutta la sua teoria della moneta su lfatto che oro e argento furono dapprima considerati di valore in base alle loro proprietà piuttosto che in base alla loro funzione monetaria: prestigio, lavorabilità, trasportabilità, ecc.

Fu proprio grazie al valore conferito dalle persone a questi metalli che divennero mezzi di scambio largamente utilizzati.[2] Al giorno d'oggi ognuno valuta oro e argento in base al proprio set di valori, ma rispetto al passato pochi li considerano ancora per la loro funzione monetaria. Questo a causa degli impedimenti statali che ostacolano il libero commercio tra individui e impogono a corso legale monete ad essi gradite.

Ma nei mercati internazionali la storia è diversa, perché governi e banche centrali spesso non si fidano gli uni degli altri ed invece ripongono fiducia nel valore storico dell'oro. Forse è meglio che non mi inoltri in discussioni filosofiche, ma si può affermare che l'oro possiede qualità fisiche intrinseche: è estremamente durevole, facilmente divisibile, trasportabile e (soprattutto) è scarso. I ldenaro deve avere tutte queste caratterstiche per essere ampiamente accettato come mezzo di scambio, o come direbbe Mises, merce più commerciata.

E' importante quindi che il lettore ricordi questa lezione molto importante: l'oro non ha alcun valore intrinseco, ma solo proprietà fisiche che vengono considerate di valore dagli attori economici. Queste proprietà fisiche sono il prodotto della natura, mentre il suo valore è il prodotto degli attori economici.



QUALUNQUE LAVORO E' SOSTENIBILE?

Ma la maggior parte degli errori economici derivano per di più da un'unica fonte: il Keynesismo. Nonostante le tesi di Keynes siano state più volte smentite e confutate nel corso della storia, le sue idee persistono ancora nell'attuale ambiente economico e sorpattutto accademico. In realtà si tratta solamente di un escamotage dei pianificatori centrali per avere dalla loro una sorta di certificazione di qualità delle loro azioni. La spinta accademica non serve altro che a giustificare davanti alla popolazione scelte clientelari per salvaguardare interessi particolari.

Oltre a questo motivo ufficioso, il motivo ufficiale per cui si interviene nei mercati è quello di creare lavoro. I pianificatori hanno una lungimiranza tale da sorvolare gli interessi ed i desideri di miliardi di persone e ritenere di avere la ricetta giusta per far tornare la società ad uno stato di piena occupazione. Se ci fate caso, nei media mainstream non si parla d'altro.

Ovviamente è un tema cruciale, ma la vera domanda è: chi dovrebeb creare questi lavori affinché siano sostenibili? E' chiaro che, ad esempio, se in Spagna c'è un'alta disoccupazione nel settore edile è dovuta allo scoppio della bolla immobiliare che ha drenato risorse da altri settori illudendo gli input richiamati al suo interno che il boom artificiale di cui si nutriva fosse sostenibile. Le recenti misure di allentamento monetario non hanno affato contribuito a sblocarre l'attuale situazione economica caratterizzata da un'enorme disoccupazione. Qual è quindi la via da seguire?

Guardiamo un attimo alle nostre spalle.

Un prodotto terminato offre da quell'istante uno sbocco ad altri prodotti per tutta la somma del suo valore. Difatti, quando l'ultimo produttore ha terminato un prodotto, il suo desiderio più grande è quello di venderlo, perché il valore di quel prodotto non resti morto nelle sue mani. Ma non è meno sollecito di liberarsi del denaro che la sua vendita gli procura, perché nemmeno il denaro resti morto. Ora non ci si può liberare del proprio denaro se non cercando di comperare un prodotto qualunque. Si vede dunque che il fatto solo della formazione di un prodotto apre all'istante stesso uno sbocco ad altri prodotti.[3]
Questo non è altro che l'enunciato della Legge di Say la quale ci dice che un incremento nella capacità produttiva creerà occupazione e domanda di beni. E' la capacità produttiva la ragione per la quale vengono creati lavori e dalla quale si genera il benessero economico. Perché? Perché un imprenditore non spende il suo tempo a pensare a come creare occupazione, bensì riflette su quale segmento di mercato possa conferire successo alle sue idee. Una volta calcolati i rischi imprenditoriali (es. costi/benefici, profitti/perdite, tassi di interesse sui prestiti,ecc.) e scelta l'attività imprenditoriale, tutte le altre risorse necessarie alla sua sopravvivenza arriveranno di conseguenza. Lo scopo dell'imprenditore non è il fine umanitario, bensì quello di fare profitti.

E questo quello che capì Say: la produttività crea occupazione la quale fa incassare quel denaro che può essere speso per comprare beni/servizi. Quindi lo stato non può arrogarsi il diritto di poter creare lavoro, non ne è in grado. Perché? Perché attraverso la tassazione e la redistribuzione distrugge lavoro e capacità produttiva. Inoltre, sfruttando il principio della stimolazione della domanda, va ad incanalare risorse laddove gli individui non lo riterrebbero più urgente, creando altre bolle e sprecando più ricchezza. Si ccumulerebbero solo altri errori che dovrebbero essere cancellati attraverso una pulizia più dolorosa.

Tutto quello di cui si ha bisogno è solo una cosa: laissez-faire. Permettere agl iindividui di incontrarsi e dire: "Facciamo un affare ad un determinato prezzo." Solo il risultato della loro libera interazione produrrà produttività e consumo in accordo con la volontà del mercato. E sol ocosì assisteremo ad una crescita dei posti di lavoro senza conseguenze inflazionistiche. Ovviamente questo scenario è inviso agli economisti mainstream perché rimuoverebbe dalle loro equiazioni politici, banchieri centrali ed i loro lacché del mondo accademico. Quindi si spinge per un interventismo rampante, appestando l'aere di patetiche scuse che si riveleranno sempre un enorme fiasco.



MANETTE, PISTOLE E DISTINTIVI

Promuovendo l'interventismo, la società odierna è spinta verso un'economia pianificata secondo i capricci di quegli individui che ricoprono il ruolo di dirigenti. Non esiste libero scambio. Non esiste libero mercato. I perdenti posson oessere salvati dalle loro sconfitte se possono ottenere dei privilegi dalla classe dirigente, lasciando che il resto della popolazione sia gravata dalle loro sconsideratezze. Il denaro a basso costo ed i tassi  d'itneresse a livelli artificialmente bassi hanno manomesso quel meccanismo di mercato che separava i vincitori dai perdenti: il sistme dei profitti e delle perdite.

Vengono truccati i segnali di mercato e il rischio non veicola più un messaggio vero, conducendo le persone a scegliere strade sbagliate lungo i loro percorsi di investimento e di produzione. Per salvare determinate entità si sacrifica il benessere del resto degl iindividui. Sono gli errori scaturiti da suddette manomissioni che hanno portato alla crisi del 2008 negli USA e a quella del 2010 in Europa.

Salvando colossi del sistema bancario, lo stato e il settore bancario centrale hanno ammesso chiaramente chi stanno difendendo. Ma gli individui ancora credono nel loro intervento magico. Anche se non possono partecipare al banchetto principale, gustando le porzioni abbondanti, alcuni di loro vengono accontentati con briciole. Queste briciole hanno permesso al sistema, così come è strutturato, di andare avanti.

Attraverso il mercantilismo queste briciole sono cadute in quei settori che chiedevano a gran voce un aiuto per essere salvati dai loro errori. Non sono privilegiati, ma le giustificazioni per continuare una truffa non sono mai abbastanza quindi meglio tenere vive certe speranze. Meglio avere un bacino di clientes che sorregga l'illusione che tutto ciò possa andare avanti all'infinito. Coloro che raccolgono le briciole sono pronti a sostenere la truffa e divengono i difensori del sistema attuale; hanno una sola religione: il culto dello stato.

In questo modo non solo aiutano lo status quo a perdurare nel tempo, ma svolgono anche un ruolo attivo nella società affinché gli altri individui vengano fuorviati dalle fallacie di questa politica. Infatti, si muovono per convincere gli elettori che un burocrate dietro una scrivania svolga una funzione solo nell'interesse della popolazione, sanzionando quei lavoratori stranieri che priverebbero altri lavoratori del loro lavoro. Viene quindi veicolata l'idea che i monopoli dello stato siano necessari, che lo scambio tra agenti economici debba essere regolamentato dallo stato, che le statistiche dei burocrati sono superiori alla conoscenza asimettrica nella società. Il mercantilismo non è altro che la sovranità statale sulle azioni degli individui nel mercato.

E' sempre stato così sin dal XVII secolo. Sono cacciatori di clientes per l'apparato burocratico, in cambio di un briciolo di potere interno. In cambio della sicurezza del loro reddito a scapito della scelta del resto della popolazione. Difendono il diritto dell ostato di puntare uan pistola alla tempia di un individuo e dirgli cosa non può commerciare e con chi non può commerciare. Per questo motivo i mercantilisti sono dei difensori dei dazi o altri balzelli sulle importazioni. Lo scopo di queste coercizioni non è il fine fiscale, bensì quello di garantire le cosiddette "briciole" a quelle entità che non riescono a stare in piedi da sole (senza il consenso del mercato) e potrebbero rappersentare un ritorno per lo stato. Viene quindi trasferita ricchezza verso questi produtti inefficienti ed incapaci.

Sono amanti delle pisotle e dei distintivi, credono che la violenza sia la miglior soluzione per allocare le risorse scarse. Credono nelle minacce, nella coercizione, nei monopoli, nello stato. Vogiliono essere visti come amanti della libertà, ma non lo sono. La libera scelta per loro è un'anatema. Scrive Gary North:

Veniamo ora alla questione economica che separa gli economisti dai difensori degli interessi speciali. Ci sono un sacco di presunti capitalisti di libero mercato che gridano le lodi di una concorrenza aperta, ma quando le carte sono sul tavolo, chiedono l'intervento del monopolio, dello Stato coercitivo per impedire agli Americani di commerciare con altri paesi del Mondo Libero. Concorrenza tra Americani, ma non tra aziende Americane e aziende straniere: ecco il grido dei sostenitori dei dazi. Il fatto che meno del 5% della nostra economia è direttamente coinvolta nel commercio con l'estero non sfiora affatto questi appassionati: il libero commercio è la "distruzione" dell'altro 95% dell'economia Americana! In qualche modo, i principi del capitalismo operano solo entro i confini nazionali. In qualche modo l'intervento dello Stato "proteggerà" gli Americani. Il classico di Henry Hazlitt, Economics in One Lesson, distrugge così esaustivamente gli argomenti dei sostenitori dei dazi che non è rimasto nulla della loro posizione; ancora continuano a venire. Per due secoli la loro posizione è stata intellettualmente in bancarotta; ma ancora continuano a venire. I dazi danneggiano tutti i consumatori ad eccezione di quelli sussidiati dall'intervento dei dazi, ad esempio, le "industrie nascenti" come l'acciaio o il tessile. Eppure, i sostenitori dicono che tutti gli Americani sono "protetti." La logica dell'economia non pare penetrare le menti altrimenti razionali.
Il capitalismo di libero mercato trasferisce la ricchezza a quei produttori che possano servire meglio i clienti, secondo quanto stabilito dagli stessi clienti. I mercantilisti si concentrano sui desideri dei produttori nazionali, non sui desideri dei clienti. Vogliono proteggerli quando i produttori stranieri producono merci migliori. Sono sempre pronti ad usare la violenza dello stato per proteggere i produttori nazionali. Sono stati capitalisti clientelari per 350 anni. Il libero scambio significa libera scelta. Gli amanti del potere odiano la libera scelta, così come odiano il libero commercio. E questo è stato un concetto chiaro sin dal 1752 quando David Hume scrisse:

Il commercio estero, con le sue importazioni, fornisce i materiali per i nuovi manufatti; e con le sue esportazioni, produce lavoro in merci particolari, che non potevano essere consumate in patria. In breve, un regno, che ha una grande importazione ed esportazione, deve abbondare di più con l'industria, e di quella impiegata nelle prelibatezze e nei lussi, rispetto ad un regno che si appoggia alle sue materie prime autoctone. E', quindi, più potente, così come è più ricco e felice. Gli individui raccoglieranno i benefici di questi prodotti, fintanto che gratificheranno i sensi e gli appetiti. E la popolazione ci guadagna anche, mentre uno stock più grande di lavoro è, in questo modo, accumulato nei confronti di qualsiasi esigenza pubblica; vale a dire un numero maggiore di uomini laboriosi sono mantenuti, che potrebbero essere deviati dal servizio pubblico, senza derubare nessuno del necessario, o anche le convenienze principali della vita.[4]


CONCLUSIONE

In sintesi, è più facile che una cazzata abbia vita più lunga rispetto alla confutazione della stessa. La maggior parte delle volte coloro che proferiscono simili scempiaggini non vengono chiamati a rispondere dei loro (s)ragionamenti. Infine, la competenza costa più dell'incompetenza e necessita di un lasso di tempo maggiore affinché viaggi a tutte quelle orecchie che hanno prestato ascolto all'incompetenza. Tempus fugit, e quindi le persone non sempre sono disposte ad ascoltare.

Questo fornisce all'incompetenza un enorme vantaggio competitivo ed un ampio bacino di orecchie molto ricettive. E' una cosa che vale per la teoria del lavoro, per l'oro, per la creazione di lavoro, per il mercantilismo, ecc. Non esiste un solo argomento che ne sia immune.

Drizzate bene le orecchie quindi, e chiedetevi sempre: "A che prezzo?"


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Note

[1] Gary North, Marx’s Religion of Revolution (Nutley, New Jersey: Craig Press, 1968), capitolo 5.

[2] Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit, (New Haven, Conn.; Yale University Press [1912] 1953).

[3] J.B. Say, Traité d'économie politique, Libro I, Cap. XV, pp. 141-142.

[4] David Hume, Political Discourses, Part II, Essay I.

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La Ripresa Mai Avvenuta...

Gio, 16/05/2013 - 10:15
E così anche la Cina si aggiunge al carrozzone delle nazioni a crescita lenta, cosa che fa emergere ancora una volta la domanda se la tanto paventata "crescita" di alcune nazioni mondiali sia davvero sostenibile. Ce lo fa notare Michael Pettis che suggerisce come il Giappone potrebbe essere un modello per comprendere gli aggiustamenti che stanno avendo luogo in Cina e quale sia il rischio di seguire il modello a lenta crescita giapponese. Come abbiamo visto già su questo blog, la Cina arriva da 30 anni di apertura al libero mercato (seppur non totale) che hanno consentito a gran parte della sua popolazione di migliorare le proprie condizioni di vita. Ma come ogni circolo virtuoso porta con sé determinati benefici, spiralizzarsi in un circolo vizioso porta con sé determinati svantaggi (come far crescere un'economia a tutti i costi prolungando ed inasprendo gli errori di percorso).
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di Bill Bonner


L'oro sembra essersi stabilizzato. Le materie prime sono rimaste deboli. L'acciaio è sceso del 31% quest'anno. Il brent è calato del 17% sin dall'inizio di Febbraio. E il rame è in calo del 15%.

Il rame è il metallo con cui si può fare quasi qualsiasi cosa – case, automobili, elettronica. Quando scende, in genere significa che l'economia mondiale sta diventando debole.

All'inizio della scorsa settimana, l'analisi convenzionale della svendita dell'oro recitava che gli sforzi delle banche centrali per rilanciare la crescita globale stavano funzionando. I federali avevano la situazione sotto controllo. Allora, chi aveva bisogno dell'oro?

Alla fine della settimana, è emerso che l'oro – e le materie prime – era stato venduto per il motivo opposto: perché la stampa di denaro delle banche centrali non stava funzionando e il mondo stava scivolando ulteriormente in un periodo di crescita lenta e depressione appena contenuta. Da Business Insider:

I recenti dati economici degli Stati Uniti sono deludenti, soprattutto nel campo degli immobili, che è ciò di cui è costituita la ripresa americana.

In Germania, soprannominata il braccio forte d'Europa, il sentimento economico è appena caduto.


Dov'è la crescita?

E la crescita ha cominciato a rallentare in Cina – ancora considerata motore della crescita globale – mentre continua a promulgare giri di vite su corruzione, bolla immobiliare e un settore bancario ombra gonfio. Anche il piano della Cina di spostare il suo modello economico dalle esportazioni alla crescita interna guidata della domanda ha contribuito ad abbassare il tasso di crescita.

Negli Stati Uniti, i permessi di costruzione sono scesi... ed i pignoramenti sono saliti. Non c'è alcun rinascimento nel settore manifatturiero. A Marzo è saltata fuori solo la metà dei nuovi posti di lavoro attesi. Le vendite al dettaglio sono in calo, e la fiducia dei consumatori è spenta.

E in Gran Bretagna il tasso di disoccupazione è in aumento. Le vendite al dettaglio sono in calo e le cifre di questa settimana probabilmente ci diranno che il paese è in una recessione a triplo fondo.

Ecco Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph:

Sta diventando sempre più chiaro che il boom ruggente nelle azioni sin dalla scorsa estate è stato valutato in base ad una ripresa economica che in realtà non esiste. Il Fondo Monetario Internazionale ha dovuto abbassare di nuovo le sue previsioni di crescita globale. Siamo ancora bloccati in una depressione commerciale vecchio stile, con eccesso di capacità negli stabilimenti di produzione ed un tasso record di risparmio globale del 25% del PIL...

Come si può osservare dal grafico qui sotto, la divergenza tra mercati azionari e l'indice Deutsche Bank delle materie prime è davvero sorprendente, così come il modello all'inizio del 1929...




L'economia statunitense sta crescendo al di sotto dell'indicatore "velocità di stallo" della FED. Mezzo milione di persone è uscito dalla forza lavoro a Marzo. Le vendite al dettaglio sono diminuite nello stesso mese. Così anche la produzione...

"C'è una minaccia di deflazione quasi ovunque. Molte banche centrali dovranno seguire la Banca del Giappone, qualsiasi cosa dicano adesso," ha detto Lars Christensen di Danske Bank.

L'era della stampa di denaro è ancora giovane. L'oro avrà ancora il suo momento.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Anche la Libertà E' Stata Attaccata a Boston

Mer, 15/05/2013 - 10:29
Dopo gli eventi di Boston, è iniziato a cambiare qualcosa nel pensiero degli americani. Secondo recenti sondaggi la popolazione americana teme di più il suo stesso governo piuttosto che nuovi attacchi terroristici. E' assolutamente una novità un fatto simile. Infatti, all'epoca degli attacchi del 9/11 gli americani si erano stretti attorno al loro governo, disposti a tutto pur di assicurare alla giustizia i mandanti e gli esecutori di quell'atto terroristico. In nome di quel giorno, infatti, furono dichiarate due guerre, allestiti campi di tortura e sfornate bugie su bugie... nonostante le perplessità sull'attacco stesso. Anche allora era stato lanciato un sondaggio simile e alla domanda "Sareste disposti a rinunciare ad alcune delle vostre libertà personali per ridurre la minaccia del terrorismo?" circa il 70% degli intervistati rispose "sì" mentre il 30% risopose "no." Adesso la percentuale del "no" è cambiata arrivando al 45%. Gli occhi con cui i cittadini guardavano l'ala protettrice dello zio Sam stanno cambiando, perché nonostante le misure prese contro gli attacchi terroristici questi "guarda caso" avvengono lo stesso, mentre coloro rispettosi della legge vengono sottoposti a qualsiasi vessazione in nome di una presunta e volatile libertà. Basta nominare la TSA.  Sta semplicemente emergendo lo scetticismo riguardo l'espansione del potere dello stato, quello spettro da cui avevano messo in guardia i padri fondatori degli USA.
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di Ron Paul


Blocco forzato di una città. Polizia militarizzata a bordo di carri armati nelle strade. Ricerche armate senza mandato porta a porta. Famiglie buttate fuori dalle loro case per ispezioni senza causa probabile. Aziende costrette a chiudere. Trasporti interrotti.

Queste non erano le scene di un colpo di stato militare in una lontana repubblica delle banane, ma piuttosto erano le scene di circa una settimana fa a Boston mentre gli Stati Uniti hanno avuto un assaggio della legge marziale. Il pretesto per tale ostantazione di potere riguardava l'autore accusato di un crimine orribile ed il fatto che era a piede libero. L'attentato terroristico di Boston ha fornito l'occasione al governo di trasformare quella che doveva essere un'indagine di polizia, in una occupazione militare di una città americana. Questa mossa senza precedenti ci deve spaventare più dell'attacco stesso.

Ciò che è stato dimenticato in tutta la celebrazione della cattura di un sospetto e dell'uccisione di suo fratello maggiore, è che la tattica dello stato di polizia non ha assolutamente sortito alcun effetto nella loro cattura. Mentre i media strillavano che il timore di gente sospetta era un trionfo del nuovo stato di sorveglianza – e, com'era prevedibile, molti mezzobusti e Membri del Congresso hanno chiesto allo stato più telecamere – il fatto è che niente di tutto questo ha catturato il sospettato. In realtà, ha quasi dato all'indagato la possibilità di farla franca.

Il comando "shelter in place" imposto dal governatore del Massachusetts è stato revocato prima che il sospettato venisse catturato. Solo dopo che questa mossa da stato di polizia si è conclusa il proprietario della barca si è potuto recare a controllare la sua proprietà, e così facendo ha scoperto il sospettato.

No, il sospettato non è stato scoperto dalle truppe paramilitari che hanno terrorizzato la popolazione. E' stato scoperto da un privato cittadino, che ha poi chiamato la polizia. E non è stato identificato dalle telecamere di sorveglianza del governo, ma da privati ​​cittadini che hanno condiviso le loro fotografie con la polizia.

La scorsa settimana il giornalista Tim Carney ha scritto:

“Le forze dell'ordine a Boston hanno utilizzato telecamere per identificare i sospetti dell'attentato, ma non le telecamere della polizia. Invece, le autorità hanno chiesto alla popolazione di inviare all'FBI tutte le foto ed i video del traguardo, nel caso in cui qualcuno di loro avesse immagini rilevanti. I video di sorveglianza dell'FBI pubblicati online, provenivano da fonti private che utilizzano la sorveglianza per punire e scoraggiare la criminalità sulla loro proprietà.”
Purtroppo siamo stati condizionati a credere che il lavoro del governo è quello di tenerci al sicuro, quando in realtà dovrebbe essere quello di proteggere le nostre libertà. Una volta che il governo decide che il suo ruolo è quello di tenerci al sicuro, sia economicamente che fisicamente, può solo riuscirci eliminando le nostre libertà. Questo è quello che è successo a Boston.

Tre persone sono state uccise a Boston ed è una tragedia. Ma che dire del fatto che negli Stati Uniti più di 40 persone vengono uccise ogni giorno, e qualche volta dieci persone possono essere uccise in una sola città in un dato fine settimana? Queste città non sono bloccate dalla polizia paramilitare che a bordo dei carri armati punta armi automatiche a cittadini innocenti.

Questa azione è senza precedenti ed è molto pericolosa. Dobbiamo istruire noi stessi e gli altri sulle nostre preziose libertà, in modo da non cedere alle pretese di abbandonare la nostra Costituzione cosicché il governo possa preteggerci.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



I Gold Bug Non Mollano

Mar, 14/05/2013 - 10:25
L'oro è rimbalzato. Diversamente dagli occidentali, gli orientali quando vedono l'oro che raggiunge dei prezzi bassi si affrettano a comprare. E' il caso dell'India. Gli indiani sono dei possessori d'oro "hardcore" e quando vedono delle occasioni vi si buttano a pesce. Anche i cinesi sono nel mercato dell'oro per lo stesso motivo, e questa è un'ottima notizia per chiunque voglia possedere oro. Gli acquisti dell'India potrebbero aumentare del 20% quest'anno, mentre entrambi paesi potrebbero vedere aumentare le loro quote d'acquisto del 15% (un incremento di 250 tonnellate, circa il 10% della produzione totale dell'oro). Ma la storia non finisce qui, perché secondo questo articolo di CNBC l'acquisto d'oro da parte delle banche centrali potrebbe raggiungere le 450 tonnellate e non c'è alcun segno che possano passare dal lato dei venditori. Potremmo, quindi, dire che l'oro ha già toccato un minimo (o una base di prezzo)... si sta preparando per la prossima gamba rialzista?
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di Bill Bonner


Whoa! Questa storia si fa sempre più interessante...

L'oro si è schiantato Lunedi. Lieve ripresa ieri. Anche le azioni si sono schiantate Lunedì. Ora stanno salendo.

Che cosa è successo all'oro? Nessuno lo sa. Venerdì mattina sono arrivate segnalazioni di una vendita di 124.4 tonnellate da parte di una banca di investimento. Ma da chi? Perché? Nessuno lo sa.

Da Bloomberg:

Il Comex sta rendendo il trading più costoso per gli speculatori dopo che l'oro è sceso così tanto da 33 anni fino ad oggi, calando al livello più basso sin dal Febbraio 2011, dopo che la scorsa settimana i prezzi sono entrati in un mercato al ribasso. Anche l'argento è in un mercato al ribasso, crollando dell'11% oggi e portando le perdite annuali al 23%.
Nei mercati finanziari passiamo la maggior parte del nostro tempo in attesa che accada qualcosa. Quando gli anni passano e non succede nulla, si presume che non accadrà mai. Quando invece accade, ne siamo totalmente sorpresi.

Sta accadendo qualcosa ora? Un importante cambiamento di direzione?



Tutto in Discesa per l'Oro?

Si sta formando una sorta di consenso secondo cui il mercato dell'oro ha invertito la sua direzione. Il mercato rialzista degli ultimi 14 anni è finalmente terminato e sarà tutta una discesa da qui, dicono gli esperti mainstream.

Ma se questo è vero, che altro dovrà essere vero? L'ultimo mercato al rialzo dell'oro finì quando la FED cambiò drasticamente rotta.

Paul Volcker sostituì G. William Miller come presidente nell'Agosto 1979. Una politica di allentamento monetario divenne una politica monetaria restrittiva. Volcker lasciò che i tassi di interesse salissero; trainati dal tasso di inflazione, i tassi di interesse reali (la differenza tra i tassi di interesse nominali e il tasso di inflazione nei prezzi al consumo) arrivarono al 5%.

"Non combattere la FED," dicono a Wall Street. Coloro che hanno combattuto la FED nei primi anni '80 sono stati spazzati via. La FED stava adottando uan politica più restrittiva – velocemente. Volcker era determinato a portare i tassi di inflazione verso il basso. Quello non era il momento di possedere oro, era il momento di possedere i bond. Potevate comprare un T-note a 10 anni con una cedola del 18% ed i tassi di interesse (insieme ai tassi di inflazione) erano diretti verso il basso. I bond sarebbero aumentati di valore per i successivi 30 anni.

Al contrario, l'oro andò giù... giù... giù. Alla fine del mercato al ribasso dell'oro, non c'era quasi più un singolo gold bug ancora sobrio o ancora solvente.

Ma cosa sta facendo ora la FED? Ha invertito la rotta? Ben "Bolle" Bernanke è stato sostituito da un duro combattente dell'inflazione? Il FOMC ha promesso di smettere di stampare denaro? La più grande politica monetaria espansiva nella storia degli Stati Uniti ha dato il via ad una politica ristretta?

No.

E' finito il mercato al rialzo nelle obbligazioni? I tassi di interesse più bassi in mezzo secolo hanno improvvisamente iniziato a salire?

No.



Bolle, Crisi, Boom e Bust

Che cosa è cambiato di fondamentale tanto da invertire la direzione del mercato dell'oro? Nulla di cui sappiamo. Invece la Banca del Giappone si è unita di recente alle banche centrali di Stati Uniti, zona Euro e Gran Bretagna nel promettere di stampare denaro "per tutto il tempo necessario" al fine di far SALIRE il tasso di inflazione!

Ogni governo importante nel mondo occidentale ha un grande deficit. Ogni grande banca centrale sta stampando denaro ed ogni risparmiatore, come dice David Stockman, viene "crocifisso su una croce di ZIRP."

E' vero. I risparmiatori hanno sperimentato una giornata campale quando la FED cambiò direzione nei primi anni '80. Erano pagati per risparmiare... ed erano pagati bene.

Ora i risparmiatori sono puniti. Guadagnano meno interessi rispetto al tasso reale di inflazione. E' una situazione che sta per cambiare?

All'epoca di quando finì l'ultimo mercato al rialzo dell'oro, tutto si fermò e cambiò. Le azioni erano andate giù per almeno 16 anni; improvvisamente cominciarono a salire. Anche i bond erano andate giù sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale; anche loro iniziarono a muoversi nella direzione opposta. I risparmiatori vennero premiati; i mutuatari vennero puniti.

E l'oro invertì la rotta ed iniziò un mercato al ribasso per 18 anni. C'è segno di una svolta importante che giustifichi o almeno rappresenti una svolta storica nel prezzo dell'oro?

No.

Le banche centrali ed i governi centrali si sono impegnati in un particolare corso d'azione. Ha portato ad una cartamoneta più preziosa? Ha portato alla stabilità dei prezzi? Ha portato alla crescita ed alla gloria?

Oppure ha portatoe a bolle, crisi, boom, bust e un crollo finale? Per quanto ne sappiamo, le banche centrali sono in cerca di guai.

Abbiamo ancora voglia di possedere quanto più oro possibile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



La Funzione Monetaria di Bitcoin

Lun, 13/05/2013 - 10:11




di Nikolay Gertchev


Ultimamente bitcoin è finito molte volte tra le notizie. Sullo sfondo di rinnovate preoccupazioni circa l'integrità della zona euro e l'imposizione di controlli sui capitali a Cipro, il prezzo di un bitcoin è triplicato nel corso dell'ultimo mese e ha raggiunto più di $141 per 1 BTC. Stiamo assistendo alla nascita spontanea di un mezzo alternativo di scambio virtuale? Questo articolo offre una risposta a questa domanda prendendo in considerazione tre aspetti dell'economia dei bitcoin: il loro processo di produzione, i loro fattori di domanda, e la loro capacità di competere con i mezzi di scambio fisici.



La Produzione dei Bitcoin

Un bitcoin è un'unità di una moneta virtuale definita anche cripto-valuta. Vengono immagazzinati in "wallet elettronici" anonimi, descritti da una serie di circa 33 lettere e numeri. I bitcoin possono viaggiare da un wallet ad un altro mediante una transazione nella rete peer-to-peer. Ogni trasferimento viene registrato nel codice dei bitcoin in modo che lo storico di tutte le transazioni identifichi chiaramente il suo proprietario in ogni momento, impedendo in tal modo potenziali conflitti di proprietà. I bitcoin possono essere ulteriormente suddivisi in unità più piccole come un 100 milionesimo di bitcoin. L'attuale volume dei bitcoin è superiore ai 10 milioni di unità e si prevede che raggiunga i 21 milioni entro l'anno 2140.

Questo ci porta all'affascinante processo di produzione dei bitcoin. Vengono "minati" sulla base di un algoritmo matematico pre-definito, e sono disponibili in un insieme, attualmente di 25 unità, come ricompensa per aver accumulato un gran numero di operazioni di calcolo che mirano a scoprire la soluzione a quello che potrebbe essere descritto come un rompicapo matematico casuale. Il ruolo dell'algoritmo è quello di garantire una progressione decrescente dello stock complessivo di bitcoin, dimezzando la ricompensa ogni quattro anni. Così, intorno al 2017, il pacchetto premio sarà costituito solo da 12.5 unità. Inoltre, più bitcoin verranno prodotti, più i rompicapo matematici da risolvere diventeranno difficili.

I bitcoin vengono creati come un pagamento incerto per un processo di consumo di energia — e hardware — che si estende nel tempo. Il ripagamento del tempo varia in base all'efficienza e alla raffinatezza dei componenti hardware più o meno specifici utilizzati per l'estrazione. I minatori hanno iniziato ad unire i loro sforzi, e tale cooperazione ha notevolmente ridotto l'incertezza che grava su ogni minatore.

A causa di questo processo di produzione costoso, i bitcoin, sebbene virtuali, sono vincolati alla scarsità. Mentre un bitcoin non ha forma o contenuto materiale, l'algoritmo che li genera è stato progettato per replicare la produzione competitiva di un bene scarso. In primo luogo, l'ingresso nel business della produzione di bitcoin è aperto a chiunque. In secondo luogo, il processo di produzione richiede capitale e lavoro, si estende nel tempo, ed è anche incerto. In terzo luogo, la produzione è soggetta a rendimenti decrescenti, conformandosi pertanto alla scarsità generalizzata che affrontano le persone che agiscono nel mondo fisico. Così, i bitcoin si rivelano l'esatto opposto dei "dollari Linden" del "mondo virtuale" di Second Life. Questi ultimi sono prodotti da un'autorità centrale monopolista, dal nulla, e senza alcuna limitazione se non a discrezione del monopolista stesso.

Tuttavia, non sono i costi di produzione che conferiscono ai bitcoin lo status di bene economico. Dopo tutto, la scarsità non è radicata nella limitazione quantitativa di qualcosa; deriva dall'insufficienza dello stock di quel qualcosa (percepito come utile in base alle esigenze dei singoli individui). Quindi, ci si deve chiedere perché i bitcoin hanno acquisito un certo valore. Questo ci porta ad un'analisi della loro domanda.



La Domanda di Bitcoin

Al loro inizio i bitcoin venivano creati e posseduti all'interno di una comunità "cripto-punk." Si potrebbe affermare con sicurezza che sono serviti per trasmettere una specifica visione del mondo anti-establishment. Il fattore primario della loro domanda, inizialmente per la produzione e poi per la conservazione, era radicato nella loro capacità di proiettare un certo punto di vista. In un certo senso i bitcoin erano paragonabili ad un mezzo di espressione artistica, come la musica, la letteratura e la pittura.

Grazie a questa fonte primaria di valore, i bitcoin avevano un punto di riferimento che li posizionava in rapporto ad altri beni e servizi. Da lì in poi, le caratteristiche tecnologiche che li caratterizzano hanno portato ad un ampliamento della loro domanda. I bitcoin sono imperituri. La conservazione e la protezione contro il furto o la perdita accidentale hanno un costo molto basso, poiché questi sono i servizi accessori svolti dagli antivirus e dai software di backup. Anche i costi di transazione marginali sono praticamente pari a zero una volta che viene messo in conto il costo fisso di stabilire e mantenere una connessione di rete. Tutti questi aspetti sono riconducibili alla ricchezza reale degli asset. Pertanto il fattore secondario della domanda dei bitcoin è spiegato dalla loro capacità di costituire ricchezza a basso costo. Dallo status di bene che era in gran parte utilizzato per uso personale (e quindi per il consumo), i bitcoin si sono evoluti in un bene di investimento che è diventato attraente ben oltre la sua cominuità cripto-punk originaria.

La domanda crescente di investimento ha anche favorito lo sviluppo di distributori intermedi di bitcoin. Ci sono una serie di scambi in cui i bitcoin possono essere acquistati e venduti rispetto alle valute. Sono spuntati anche depositi online specializzati, presumibilmente dotati di una maggiore sicurezza. L'intermediazione, anche se aperta a tutti, è destinata a rimanere un po' monopolistica dati i margini molto bassi associati alle transazioni con i bitcoin.

Quest'ultimo aspetto, cioè la tassa di transazione intrinsecamente bassa, contribuisce ad un terzo fattore di domanda per bitcoin, ossia l'utilizzo come mezzo di pagamento. Un certo numero di venditori online, che sono per lo più specializzati in servizi sul web e vendite online di articoli piuttosto esotici, accettano il pagamento finale in bitcoin. E non ultima la garanzia di anonimato quasi assoluto. Quest'ultima componente della domanda di bitcoin è ancora nelle fasi iniziali. Dopo tutto, con i bitcoin può essere acquistato un insieme molto limitato di elementi, ed i venditori prezzano ancora i propri beni in dollari, euro, ecc. Il prezzo è poi convertito in bitcoin, in base al tasso di cambio prevalente, quando si arriva al metodo di pagamento della transazione. Così, mentre i bitcoin sembrano servire come mezzo di pagamento, sicuramente non sono ancora utilizzati per il calcolo imprenditoriale. Questo è certamente attribuibile alla loro domanda ancora molto limitata come mezzo di scambio. Tuttavia, non potrebbero diventare a pieno titolo il denaro del futuro?



Bitcoin come Denaro

I bitcoin possiedono tutti i requisiti per essere denaro. Sono perfettamente omogenei, facilmente riconoscibili, comodamente divisibili, conservabili praticamente a costo zero, ed imperituri. Inoltre sembrano essere completamente schermati dalla contraffazione, e poiché esistono come un bene di consumo ed investimento hanno un valore proprio (in modo da soddisfare il criterio della regressione Misesiano secondo cui il libero mercato fa emergere una merce che sarà utilizzata come mezzo di scambio). Tuttavia, per diventare una valida alternativa alle monete esistenti, i bitcoin devono generare una domanda sufficientemente grande in modo che il loro impiego diventi diffuso. Senza la certezza di poter essere scambiati con un qualsiasi altro bene nell'economia, non si potrebbe sviluppare una domanda che li consideri denaro. E' la loro capacità di diventare e rimanere di uso comune che li pone in uno svantaggio relativo.

Infatti, i bitcoin sono incarnati in una tecnologia specifica e ad alta intensità di capitale. Possono diventare abbastanza convenienti per le normali transazioni solo se entrambe le parti nello scambio posseggono la tecnologia necessaria che dà accesso ai bitcoin. Sono già usati per gli acquisti su Internet perché il costo marginale della loro tecnologia di scambio è già quasi a zero per coloro che la possiedono. Tuttavia, la trasposizione di tale tecnologia nel mondo fisico di scambi faccia a faccia (farsi i capelli, comprare un panino, o acquistare verdure al negozio di alimentari) implicherebbe costi aggiuntivi. È vero, questi costi diminuirebbero progressivamente poiché gli smartphone portatili con connessione internet permanente sono sempre più diffusi, non solo dalla parte degli acquirenti ma anche da quella dei venditori. Il punto chiave, tuttavia, è che i bitcoin potrebbero diventare un mezzo di scambio solo attraverso l'uso di altri beni accessori, specifici e fisici in un'economia che ha raggiunto un livello molto elevato di sviluppo tecnologico. Questo è un enorme svantaggio, per almeno due motivi.

In primo luogo, in qualsiasi momento il livello di sviluppo tecnologico non è uniforme per tutti gli individui all'interno della stessa economia (nazionale). Mentre alcuni hanno accesso alle più recenti tecnologie in un determinato settore di attività, altri preferiscono attenersi alle versioni precedenti. Questo è sicuramente dovuto al costo di sostituzione dei beni strumentali esistenti, ma anche alle preferenze individuali, e talvolta alla ricchezza personale. Di conseguenza, i bitcoin potrebbero diventare denaro solo nel momento in cui la tecnologia che li incarna diventa di uso comune. Non ci siamo ancora arrivati.

Secondo, un'economia in cui il mezzo di scambio dipende dalla diffusione di una tecnologia specifica, sarebbe estremamente vulnerabile. Le tecnologie non sono date; sono il risultato di scelte individuali per quanto riguarda l'accumulo di capitale e l'allocazione che deve essere fatta di volta in volta, e sono soggette ad inversioni. Poi, se il mezzo di scambio connesso alla tecnologia viene abbandonato, perché per esempio non sono più disponibili sufficienti risparmi, l'economia dovrà trovare un altro mezzo di scambio. Questa fase di transizione potrebbe quindi comportare interruzioni significative nella struttura di produzione. Un mezzo di scambio legato alla tecnologia non offre sufficienti flessibilità per le relazioni economiche e potrebbe essere considerato come una complicazione (anziché facilitazione) di alcune azioni (ad esempio il passaggio da una tecnologia all'altra). Questo è uno svantaggio significativo per qualsiasi moneta virtuale.

Nel tentativo di capire se la crescente popolarità di bitcoin rifletta l'emergere di una nuova moneta, siamo arrivati ad una distinzione fondamentale tra mezzi di scambio virtuali e materiali. Questi ultimi sono indipendenti dalla tecnologia e rappresentati da qualcosa di materiale; i primo sono incorporati nella tecnologia e non sono rappresentati da qualcosa di materiale. Questa distinzione non è una banalità in quanto sottolinea il grande vantaggio che offre il denaro materiale: è abbastanza buono per chiunque e in qualsiasi momento, ed è indipendente dalle scelte individuali per quanto riguarda gli investimenti, l'allocazione e la conservazione del capitale. Il denaro virtuale potrebbe essere programmato per riprodurre alcuni aspetti della moneta materiale, sia essa merce o fiat. Tuttavia, sarà sempre dipendente da specifiche decisioni di investimento di capitale. Quest'ultimo aspetto riduce il grado di comunanza e di adattabilità alle mutevoli condizioni economiche.

In conclusione, il denaro virtuale, di cui bitcoin sembra essere l'esemplare più perfezionato fino ad oggi, non permette agli individui che agiscono di gestire l'incertezza del futuro (contrariamente al denaro materiale). Potrebbero servire per scambi intermedi tra coloro che investono nella tecnologia che li crea, li immagazzina e li trasferisce. Tuttavia, non potrebbero mai raggiungere quel grado di universalità e flessibilità che si porta dietro (per natura) il denaro materiale. Sul libero mercato, il denaro-merce, e presumibilmente l'oro e l'argento, hanno ancora un grande vantaggio comparativo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



E' ufficiale: La politica economica globale è finita nelle mani di pazzi scatenati

Ven, 10/05/2013 - 10:04




di Detlev Schlichter


La lezione del 2007-2008 doveva essere chiara: rafforzare il PIL con l'espansione monetaria – come ha fatto più volte la FED di Greenspan tra il 1987 ed il 2005, e più pericolosamente tra il 2001 ed il 2005 quando per accorciare una lieve recessione ha gonfiato un'enorme bolla immobiliare – può solo portare a boom di breve termine seguiti da bust gravi. Una politica di credito artificialmente a buon mercato non può non provocare sottovalutazione del rischio, cattiva allocazione del capitale ed una struttura finanziaria fortemente squilibrata, tutto questo poi porterà il falso boom ad un brusco arresto. I "bei tempi" dell'espansione monetaria, in gran parte caratterizzati da profitti eccezionali per il settore finanziario e dalla falsa prosperità degli asset finanziari e immobiliari (in gran parte goduti "dall'1%"), devono necessariamente finire con un mal di testa.

La crisi iniziata nel 2007 è stata quindi una grande opportunità: un'occasione per consentire al mercato di liquidare le dislocazioni accumulate e di portare l'economia in equilibrio; un'occasione per riflettere sull'instabilità intrinseca generata dall'attivismo della banca centrale e dalla manipolazione dei tassi di interesse; un'occasione per tagliare un settore finanziario gonfiato dall'influsso di denaro a basso costo; ed un'occasione per tornare al denaro sonante e, beh, al capitalismo. La leggerezza con cui si parla di "crisi del capitalismo" è sconcertante (una sciocchezza veicolata dal presupposto che tutto ciò che viene sostenuto dai banchieri deve essere rappresentativo dell'ideologia del libero mercato), il moderno sistema di "finanziamento delle bolle," del denaro fiat a basso costo e del debito eccessivo ha ben poco a che fare con il vero capitalismo di libero mercato.

Tale opportunità non è stata presa ed ora è persa – magari fino alla prossima crisi, per la quale non ci vorrà molto tempo. In questi ultimi anni è diventato chiaro – ed ancora di più negli ultimi mesi e settimane – che ci stiamo muovendo con una certa velocità nella direzione opposta: sempre più denaro, sempre più credito a basso costo e sempre più mercati manipolati (vi è una notevole eccezione di cui parlerò dopo). I responsabili politici non hanno imparato niente. Gli stessi errori vengono ripetuti e le conseguenze faranno sembrare il 2007/8 un pic-nic.



Da "salvare il mondo" a gonfiare nuove bolle

Non sono mai stato molto ottimista sul fatto che sarebbe stata imboccata la via del ritorno al libero mercato e alla moneta sonante. Nel 2009 ho lasciato il mio lavoro nel mondo della finanza e ho cominciato a scrivere Paper Money Collapse, le autorità avevano già deciso che per affrontare le conseguenze delle bolle finanziate avevano bisogno di più denaro gratis. Il "quantitative easing," gli enormi salvataggi bancari, la spesa a deficit ed i tassi ultra-bassi erano diventati la strategia politica a livello globale. Ma almeno è stata tenuta in piedi per un po' la pretesa che queste erano misure temporanee – brutte e prive di scrupoli, ma necessarie per salvare "il sistema" date le terribili condizioni del 2008. Il primo round di monetizzazione del debito dopo il crollo di Lehman – lo scambio di $1 bilione di titoli garantiti da ipoteca dai bilanci delle banche con riserve bancarie stampate da Bernanke grazie al "quantitative easing 1.0" (QE1) – è stato presentato come misura di emergenza per evitare crolli bancari ed una crisi sistemica.

Non ho mai pensato che questa fosse una logica convincente poiché mi era chiaro che qualunque fossero le dislocazioni accumulate, non vi era alcuna alternativa alla loro liquidazione da parte del mercato. Interrompere, ritardare e sabotare questo processo essenziale di pulizia e ribilanciamento economico avrebbe solo causato nuovi problemi. Anche supponendo che queste erano misure da affrontare con "eventi estremi," non potevo sostenerle né allora né adesso. Ma sta diventando chiaro che queste misure non sono né temporanee né limitate ad evitare corse agli sportelli bancari o il caos sistemico; ora, dopo che la popolazione è diventata abbastanza abituata a tali misure e dopo che il settore finanziario dipendente dal denaro a basso costo ha cominciato ad inserirle nei suoi modelli di business, costituiscono la "nuova normalità" e sono accettate come strumenti "moderni" dei banchieri centrali. I tassi di interesse a zero, i bilioni di dollari in operazioni di mercato aperto per manipolare i prezzi degli asset e per "gestire" la curva dei rendimenti sono ormai solo un altro elemento di ordinarietà nella moderna economia a denaro fiat. Nessuno parla di contenere l'attivismo della banca centrale. Sta crescendo piuttosto la tentazione di utilizzare questi strumenti per avviare un altro boom artificiale.

Nel suo eccellente libro The Great Deformation – The Corruption of Capitalism in America, David Stockman fornisce un resoconto affascinante di come i principi della moneta sonante, i bilanci in pareggio ed una sfera d'azione dei governi più ristretta siano stati progressivamente indeboliti, traditi, danneggiati e alla fine completamente abbandonati nella politica americana (spesso da politici Repubblicani e anche da alcuni dei presunti "eroi del libero mercato" del folklore Repubblicano), e di come il cocktail odierno di bolle finanziarie e deficit da bilioni di dollari rappresentino l'inevitabile sbocciatura di semi distruttivi che sono stati seminati con il New Deal di Roosevelt e con il default di Nixon per il gold exchange standard di Bretton Woods. In un capitolo sulla recente crisi, Stockman sostiene in modo convincente che il vergognoso piano di salvataggio di Wall Street nel 2008, (in particolare di Goldman Sachs, Morgan Stanley e poche altre entità altamente indebitate attraverso il salvataggio del gigante delle "assicurazioni" AIG) è stato venduto al Congresso e alla popolazione con pretese esagerate secondo cui l'economia della nazione era a rischio imminente di crollo. Dalla mia posizione di economista ed operatore di mercato all'epoca di questi eventi, l'analisi e l'interpretazione di Stockman mi apparvero del tutto coerenti e corrette. Ma anche se fossimo stati disposti a dare più credito alle affermazioni degli interventisti, secondo cui la ricaduta per Main Street sarebbe stata notevole, ciò avrebbe solo sottolineato quanto avevano destabilizzato l'economia le precedenti politiche allentate della FED, e sarebbe rimasta ancora aperta la questione se potesse essere un obiettivo ragionevole sostenere queste dislocazioni su larga scala contro le forze di mercato.

Sia come sia, le dislocazioni sono state in gran parte sostenute e se ne sono aggiunte un sacco di nuove. Parlare di "exit strategy" – cioè, di una "normalizzazione" dei tassi di interesse e la contrazione dei bilanci delle banche centrali – ha ormai perso praticamente il senso. I tassi di interesse super-bassi sono ora un tonico permanente per il settore finanziario. Infatti, negli ultimi 15 mesi la natura del dibattito si è spostata sensibilmente poiché sta progressivamente guadagnando adepti questa nuova idea: il nuovo set di strumenti iper-interventista dei banchieri centrali (utilizzato con il pretesto di evitare l'Armageddon finanziario nel 2008) dovrebbe essere utilizzato in modo proattivo per innescare un nuovo boom indotto dall'espansione monetaria, dovrebbero essere impiegate la stampa di denaro e la monetizzazione del debito per generare un nuovo ciclo di crescita. Molti economisti stanno di fatto chiedendo una nuova bolla.

In America, il QE2 era già rivolto ad incrementare i prezzi del debito pubblico e a ridurre i tassi di interesse incoraggiando ulteriori prestiti – il che significa naturalmente più debito, l'opposto di un deleveraging e di un riequilibrio. E il QE3 – che è un esercizio di fissaggio illimitato dei prezzi  con l'acquisto mensile di $85 miliardi di titoli ipotecari ed obbligazionari – ha ufficialmente il compito di abbassare il tasso di disoccupazione... i funzionari della FED pensano seriamente che possono creare posti di lavoro (redditizi e duraturi?) manipolando i prezzi degli asset.



La rinascita dei folli monetari

L'aumento della ricchezza reale è sempre ed ovunque il risultato dell'accumulo di capitale produttivo, il che significa risorse reali risparmiate attraverso il non-consumo del reddito reale ed il suo impiego da parte degli imprenditori in mercati competitivi sotto la guida di prezzi non manomessi. Tale processo richiede denaro apolitico, sonante ed internazionale. La svalutazione monetaria ostacola sempre la creazione di ricchezza reale; non la aiuta. La politica monetaria allentata porta a boom e bust, mai ad una prosperità duratura. La politica monetaria allentata non è un gioco a somma positiva e nemmeno un gioco a somma zero. Si tratta sempre e comunque di un gioco a somma negativa.

Sostenere, invece, che le prestazioni dell'economia e la ricchezza della società siano arricchite dal pompaggio di maggior denaro fiat attraverso il sistema finanziario richiede un notevole grado di analfabetismo economico e, sulla scia della recente crisi, un'amnesia selettiva. Non troppo tempo fa, tali affermazioni riguardo ai benefici dell'inflazione e alla stampa di denaro avrebbero chiaramente etichettato i relativi propositori come pazzi. Ma questi ultimi stanno ora guidando la politica monetaria in tutto il mondo, ed i commentatori internazionali sono sia volontariamente complici nel diffondere le sciocchezze economiche sia intellettualmente combattuti quando bisogna esporre l'ingenuità e la sregolatezza di queste politiche.

Il rinnovato predominio della follia monetaria viene accentuato dall'attuale e triste spettacolo in Giappone, un paese che è diventato una potenza economica dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alle antiche virtù capitaliste del duro lavoro, degli alti tassi di risparmio, del forte accumulo di capitale e dell'imprenditorialità innovativa ed orientata all'estero, ma ora prende lezioni dalla politica dell'Argentina e si imbarca in una missione di stampa aggressiva di denaro, di svalutazione della moneta, di manipolazione dei prezzi degli asset e di inflazionismo. I risparmiatori giapponesi stanno già perdendo potere d'acquisto poiché lo yen continua a precipitare nei mercati internazionali.

L'idea che la svalutazione monetaria si tradurrà in crescita duratura e sostenibile è decisamente ridicola. Non ho dubbi che la nuova iniziativa del Giappone di monetizzazione aggressiva abbia il potenziale di migliorare i numeri di una serie di rapporti di guadagni aziendali e persino di dare una spinta a breve termine al PIL. Come la maggior parte delle droghe, la politica monetaria allentata tenta i suoi utilizzatori con la promessa di un'euforia immediata ma di breve durata. Ma qualunque sia lo "stimolo" generato nel breve periodo, è acquistato al prezzo di altri squilibri (sicuramente un indebitamento più elevato) che peserà gravemente sulla popolazione giapponese in futuro. Ancora più preoccupante è che il gigantesco bacino del debito pubblico del Giappone – posseduto in gran parte da una popolazione in invecchiamento come "gruzzolo per la pensione" e dalle banche nazionali nei loro bilanci altamente indebitati – è una vera e propria polveriera, e la nuova strategia inflattiva della Banca del Giappone equivale a giocare col fuoco.



Il mito della deflazione

E' diventato un luogo comune giustificare la "sperimentazione" monetaria del Giappone come risposta alla lunga sofferenza del paese per una deflazione apparentemente "paralizzante." Anche i giornali finanziari e le riviste ripetono pigramente questo ritornello. Si tratta solamente di sciocchezze. Qualunque siano i problemi del Giappone, e sono sicuro che sono numerosi e di considerevoli dimensioni, la deflazione non è uno di essi.

In primo luogo non vi è alcuna logica economica nel presumere che una deflazione moderata e costante (deflazione secolare), che gli analisti affibiano al Giappone e che è il risultato di una moneta stabile e di miglioramenti marginali nella produttività, potrebbe costituire un problema per la performance dell'economia. Tale deflazione è innocua (e addirittura preferibile all'inflazione moderata), e lo spiego in dettaglio nel capitolo 5 di Paper Money Collapse. Non faccio alcuna ostentazione di originalità qui, poiché questa intuizione è stata ampiamente accettata dai più seri economisti mainstream fino al primo terzo del XX secolo, quando divenne tristemente "dimenticata" piuttosto che smentita. Ma se non volete prendermi sulla parola o volete andare a guardare nel mio libro, o se volete avere "prove empiriche," allora potreste ascoltare Milton Friedman (difficilmente un sostenitore del gold standard) che (insieme ad Anna Schwartz) ha analizzato l'economia del tardo XIX secolo negli Stati Uniti, la quale sperimentava una crescita forte ed una deflazione maggiore (in particolare dopo che finì l'era del denaro fiat dopo la Guerra Civile) rispetto al Giappone degli ultimi 20 e rotti anni, e che ha concluso che i dati degli Stati Uniti "gettano seri dubbi sulla validità dell'opinione diffusa dell'epoca (1963) secondo cui la deflazione nei prezzi secolare e la rapida crescita economica siano incompatibili."

In secondo luogo, non c'è deflazione in Giappone. I dati (che sono qui) non supportano tale ipotesi. Sono sicuro che gli economisti della Banca del Giappone impiegano enormi lenti di ingrandimento per rilevare la deflazione nella loro serie di dati. Quello che ha il Giappone è, secondo qualsiasi standard razionale, una stabilità dei prezzi.

Lo scorso Febbraio l'indice dei prezzi al consumo (CPI) era pari a 99.3. Dieci anni prima, a Febbraio del 2003, era pari a 100.3, e dieci anni prima ancora, a Febbraio del 1993, a 99.6. Oltre al fatto che, come per ogni dato nell'indice dei prezzi, la metodologia, l'accuratezza e la pertinenza di queste statistiche è sempre molto discutibile, è chiaro che se prendiamo i dati al valore nominale vediamo un'economia che ha grosso modo goduto di prezzi stabili per due decenni. Infatti, i prezzi sono aumentati marginalmente alla fine degli anni '90, sono rimasti stabili per alcuni anni, e di recente sono scesi marginalmente.

Lo scorso Febbraio il tasso di inflazione era pari a -0.6% anno su anno. Uno dei qualsiasi commentatori che si lamenta della "deflazione paralizzante" del Giappone affermerebbe che un tasso di inflazione del +0.6% anno su anno costituirebbe un'inflazione preoccupante, o meriterebbe addirittura l'etichetta di "inflazione"? Non sarebbe semplicemente definito un errore di arrotondamento? – In confronto, l'inflazione ufficiale del Regno Unito era pari a +2.8% anno su anno lo scorso Febbraio e ha oscillato tra il l'1.1% ed il 5% negli ultimi 4 anni. Quale sistema monetario è più favorevole al calcolo economico razionale ed alla pianificazione? – Quello del Giappone o della Gran Bretagna (vale la pena notare che in quei 4 anni l'economia britannica NON è stata migliore di quella del Giappone, nonostante la sua "meravigliosa" inflazione.)

Quei commentatori che ci dicono che questa "deflazione paralizzante" sta danneggiando l'economia perché la gente rinvia le decisioni di spesa in previsione di prezzi più bassi, vogliono farci credere che il signor e la signora Watanabe quest'anno non compreranno un nuovo tostapane a ¥3,930 perché – ad un tasso annuo di deflazione dello 0.6 – possono ragionevolmente supporre che costerà solo ¥3,906 l'anno successivo. E non lo compreranno nemmeno l'anno successico a ¥3,906 perché l'anno dopo ancora costerà solo ¥3,883. I Watanabe sarebbero così in grado di risparmiare ¥47 in due anni non mangiando pane tostato (e va da sé che possono risparmiare notevolmente di più se non mangeranno affatto pane tostato!) Rinviare per due anni l'acquisto di un elemento di consumo standard si tramuterebbe in un risparmio di – sentite questa! – $0.47 o £0.31 (secondo i tassi di cambio attuali)  – 730 mattine senza pane tostato! L'idea che questa deflazione "paralizzante" stia ostacolando la crescita giapponese è semplicemente ridicola, ma in questi giorni difficilmente si può aprire un giornale senza vedere queste sciocchezze presentate come analisi economiche. (Vorrei ricordare che questi esperti di psicologia dei consumatori chiamano il personale di Apple, Samsung e altri fornitori di tablet, smartphone e vari oggetti tecnologici di consumo e dicono loro che stanno ignorando un trucco: è l'aumento dei prezzi che convince la gente ad acquistare, non il calo dei prezzi!)



Finanziamento dello stato

L'argomento deflazione è così fragile da poter supporre che sia solo un comodo capro espiatorio per un programma diverso: protezione del finanziamento dello stato attraverso la stampante. Sotto il nuovo piano di svalutazione monetaria del Giappone, la Banca del Giappone comprerà praticamente l'intera emissione annua di nuovo debito pubblico e quindi finanzierà la spesa eccessiva del settore pubblico tramite la stampante. Il Giappone è notoriamente lo stato più altamente indebitato del mondo con il suo 230% del PIL e ha un deficit di bilancio annuale di circa il 10% del PIL. Anche i membri più in difficoltà dell'UME godono di migliori statistiche di finanziamento.

L'argomento spesso sentito recita che tale dissolutezza non è stata punita dai mercati per anni e decenni, quindi perché il giorno della resa dei conti dovrebbe essere più vicino ora non è convincente. Per anni, la popolazione giapponese ha di fatto risparmiato e ha consegnato fedelmente i suoi risparmi allo stato, che li ha immediatamente sprecati per progetti di "stimolo" Keynesiani che non produrranno mai un rendimento significativo (ponti e strade verso il nulla, piscine pubbliche, sovvenzioni agricole). Per lungo tempo è stata la notevole frugalità privata che ha finanziato l'eccesso pubblico. Ora però il tasso di risparmio è crollato al 2% e vista la contrazione della forza lavoro e l'invecchiamento della popolazione è improbabile che possa riprendersi. I risparmi privati non sono più sufficienti a finanziare l'imprudenza dello stato, così ora spetta alla Banca del Giappone sovvenzionare lo stato e conservare un miraggio di solvibilità. Le implicazioni inflazionistiche nell'enorme finanziamento degli sprechi pubblici attraverso la stampante piuttosto che attraverso il risparmio volontario saranno, ovviamente, notevoli.

Il rischio qui non è che la politica della svalutazione monetaria fallirà nell'aumentare l'inflazione e le aspettative sull'inflazione. L'esito molto più rischioso e più probabile è che questa politica sarà in definitiva un "successo." La popolazione giapponese invecchiante siede su un mucchio enorme di debito pubblico che non è sostenuto da capitale produttivo, ma che viene ancora considerato come "asset pensionistico." Svilire il potere d'acquisto dei flussi di reddito fissi a cui si abbeverano i pensionati giapponesi, finirà per smorzare il consumo interno – la vera componente del PIL che gli inflazionisti pretendono di aumentare con il loro svilimento monetario. Se l'inflazione sale solo dal -0.6% al +1%, l'intera curva dei rendimenti giapponesi finirà "sommersa." Solo le obbligazioni con scadenze molto lunghe forniranno ancora un rendimento reale positivo. Questo danneggerà anche le banche che sono enormi proprietari di debito pubblico. E, naturalmente, una significativa ondata di vendite sul mercato obbligazionario spazzerebbe rapidamente il capitale della banca.

Potremmo non vedere molto presto una tale vendita. All'attuale tasso di inflazione del Regno Unito (+2.8%), anche la maggior parte dei titoli di stato del Regno Unito sono negoziati a rendimenti reali negativi. Infatti, in questi ultimi mesi molti investitori obbligazionari di tutto il mondo hanno mostrato una notevole disponibilità a detenere obbligazioni a rendimenti reali negativi. Sembra come se molti di questi titoli siano diventati, agli occhi dei loro possessori, "liquidi" (ossia, strumenti che sono detenuti per motivi di sicurezza e di liquidità, non per motivi di rendimento). Per quanto le banche centrali possano sfruttare questo fenomeno è incerto, ma così come non possono trasformare l'acqua in vino, non possono trasformare un qualunque asset in denaro (fiat) semplicemente "monetizzandolo." L'unico limite a questa operazione è la volontà della popolazione di possedere questi nuovi asset "monetizzati," e francamente dubito che ci sia una domanda di moneta in Giappone nel range del 230% del PIL. – Lo scopriremo.



La follia monetaria si diffonderà

"L'Abenomics" non risolverà i problemi del Giappone; li peggiorerà e ha il potenziale per innescare una crisi finanziaria possente. Eppure, ciò che è inevitabile potrebbe non essere imminente. Durante i primi tempi della luna di miele tra "l'Abenomics" e la realtà finanziaria, l'idea di stampare denaro per creare prosperità potrà avere imitatori, con il Regno Unito che potrebbe essere un ottimo candidato. In termini di indebitamento totale, il Regno Unito è l'unico paese industrializzato che può competere con il Giappone, il che significa che è nella stessa barca (del debito) con il Giappone. Anche i timidi tentativi del Cancelliere Osborne di abbassare la velocità a cui il governo di Sua Maestà si indebita ulteriormente vengono attaccati dall'opposizione e da gran parte dei media come "austerità" selvaggia. Nell'ultima presentazione del budget ha posizionato le restanti chip su un'altra bolla immobiliare e ha dato alla Banca d'Inghilterra più spazio per ignorare l'inflazione. A Thredneedle Street il Vice Governatore della Banca d'Inghilterra, Paul Tucker, ha apertamente fantasticato su tassi di interesse negativi, il governatore uscente Mervyn King ha votato per più QE (annullato), e il neo-Governatore Mark Carney promette di essere, beh, – flessibile. Morale della favola: la disperazione si sta diffondendo. State all'erta! E' probabile che la Vecchia Signora sia la prossima a mollare qualsiasi residuo di cautela e di sanità mentale monetaria.

Finirà male.


PS: Quanto alle "eccezioni," l'unico posto dove la follia monetaria non è all'ordine del giorno è – la Zona Euro! – Sì, sono serio. – Lo so, lo so. Si tratta di un amalgama di stati semi- socialisti e in semi-bancarotta che condividono la stessa valuta politicizzata ed emessa da una banca centrale che ha già salvato troppe banche, ha manipolato diversi mercati dei titoli di stato e il cui bilancio come percentuale del PIL è più grande di quello della FED. Tuttavia: in un mare globale di follia monetaria ci sono almeno un paio di segni rimanenti di sanità mentale e di disciplina monetaria nella tanto derisa UME. Alla Grecia è stato permesso di andare in default per parte del suo debito, il che significava che gli obbligazionisti hanno dovuto ingoiare le perdite. La più grande banca di Cipro è stata liquidata, il che significa che i depositanti stanno per ingoiare le perdite. C'è una spinta persistente verso "l'austerità." Sul fronte fiscale, la Zona Euro supera facilmente gli Stati Uniti, il Regno Unito e, naturalmente, il Giappone. Mentre la FED ha aumentato il suo bilancio di quasi $300 miliardi nei primi tre mesi del 2013, la BCE ha ridotto il proprio di quasi €400 miliardi nello stesso periodo di tempo. La mia regola è questa: il professor Krugman ha la bava alla bocca e più diviene apoplettico il commento di strateghi, analisti ed economisti nel settore finanziario dipendente dai salvataggi, più sembra che la Merkel & Co stiano azzeccando un paio di mosse.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Un Dottorato in Catastrofe Monetaria

Gio, 09/05/2013 - 10:16
Il numero di famiglie americane che è dipendente dal programma statale dei "food stamp" ha raggiunto i 23 milioni. Circa il 20% delle famiglie totali. Ma Obama ha la soluzione a portata di mano: cambiare nome al programma con SNAP. Un pò come il destino dell'IMU in Italia che sarà accorpata con altre tasse, ma non scompariranno. Sono queste le basi per una crescita economica? Continuare a tassare fino alla morte una popolazione? Rifornire il  settore agricolo ed i dipendenti dal welfare statale di maggiori sussidi? Al giorno d'oggi ancora regna la concezione errata che attraverso una maggiore spesa pubblica si avranno le possibilità di far riprendere magicamente un'economia allo sfascio. Così i conti vengono accumulati e non verranno mai ripagati, i tagli alla spesa vengono considerati un'anatema e si continua a martellare l'opinione pubblica sulla necessità di "stimolare la domanda." E' secondo questo criterio che vengono gestite le vite di miliardi di persone. E sarà questo criterio a portare all'implosione del moderno welfare state, nonché degli stati che lo sorreggono con così tanta veemenza.
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di Bill Bonner


Azioni di nuovo giù ieri. Il Dow è scivolato di 139 punti. Oro in lieve flessione.

L'oro è sceso così tanto e così velocemente che non possiamo fare a meno di provare compassione per i perdenti. Ma chi erano? Le stime delle perdite totali sono circa di $1 bilione. Chi ha tanti soldi da perdere?

Chi ha perso? E a chi devono i soldi?

Non lo sappiamo. Potrebbe essere solamente un pullback normale in un sano mercato al rialzo altrimenti sovraesposto. Dobbiamo solo aspettare e vedere... insieme a tutti gli altri.

Quindi cerchiamo di cambiare argomento...

Una delle cose che angustia quasi tutti in Argentina è il denaro. Il valore del peso cambia rapidamente. C'è il tasso ufficiale e c'è il tasso ufficioso. Nessuno sa quanto valga un peso. Molte persone – tra cui il vostro umile redattore – hanno fatto un po' di calcoli piuttosto seri. Le parti del cervello dedicate alla matematica devono essere infiammate per sforzi eccessivi.

"Abbiamo bisogno di benzina per il camion," ha detto ieri Elizabeth.

"Beh, io non ho più pesos in contanti. Addebitiamola sulla carta di credito."

"Non accettano carte di credito, solo contanti."

"Allora paghiamo con dollari."

"Non essere sciocca. Ciò ci costerebbe il 50% in più. Non ci farà un buon prezzo."

"Allora ritiriamo alcuni pesos al bancomat."

"Non è meglio... prenderemo il tasso ufficiale."

Vediamo: vogliamo pagare in pesos, ma solo se li otteniamo al tasso ufficioso. In caso contrario, è meglio pagare in dollari, ma solo se la persona dall'altra parte avrà i dollari al tasso "blu" o di libero mercato.

Di solito si arriva ad un compromesso. Se si tenta di portare i soldi nel paese, il governo insiste che vengano scambiati sul mercato ufficiale. Ma si possono ancora operare dalle compravendite al tasso "blu" – portando contanti fisici nel paese o incontrando un cambiavalute non ufficiale.

I cambiavalute acquistano obbligazioni per voi a Miami. Poi vendono le obbligazioni a Buenos Aires. Il mercato delle obbligazioni dovrebbe essere circa lo stesso in entrambe le città. Il cambiamonete è felice di avere i suoi dollari e voi siete felici di avere pesos che si possono spendere – o nel nostro caso, per pagare i nostri braccianti e le spese agricole.



Denaro Mezzo Matto

E' sempre un piacere visitare l'Argentina. E' un paese in cui le storie di disastri economici rappresentano la vita quotidiana... dove le teorie degli economisti sciocchi sono la politica del governo... e dove i cittadini devono racapezzarsi per capire come trattare con un sistema monetario che per metà è mezzo matto... e per l'altra metà composto da incompetenti.

Quando siamo qui, vogliamo spendere pesos... soprattutto in campagna, dove le competenze matematiche delle persone non sono così sviluppate come lo sono a Buenos Aires. Ma ogni acquisto serio – se state per acquistare un appartamento – necessita di dollari... sia sopra che sotto il tavolo. Quindi bisogna essere preparati.

La maggior parte delle persone vuole dollari, ma non li riescono a prendere perché i federali argentini faranno un sacco di domande. Se un commerciante prende dollari al tasso ufficioso, i federali gli faranno passare un brutto quarto d'ora.

Ciò comporta che acquirenti e venditori di dollari si riuniscano in luoghi "appartati." Il WSJ riporta che:

Il mercato dei cambi argentino sta finendo sottoterra. Mentre il governo limita l'accesso alle valute estere, gli argentini in cerca di dollari sono stati spinti in cuevas, o grotte – operazioni clandestine in cui i clienti pagano a caro prezzo per scambiare pesos per biglietti verdi.

E' vietato l'acquisto di dollari per risparmiarli, e le autorità rendono disponibili per i viaggi all'estero solo piccole quantità di valuta estera. I viaggiatori devono presentare una richiesta all'autorità fiscale nazionale pochi giorni prima di partire, e di solito ricevono in cambio molto meno di quanto avevano richiesto.

Le aziende hanno bisogno dell'approvazione del governo per importare attrezzature e materiali a prezzi economici secondo il cambio ufficiale. L'agenzia fiscale nazionale ha persino piazzato cani che fiutano la presenza di dollari alla frontiera per catturare coloro che viaggiano con valuta non dichiarata.
Una visita in Argentina è come fare un dottorato di ricerca in catastrofe monetaria e cattiva gestione economica. Ci ricorda come i politici possono davvero fare casino con l'economia quando ci si mettono di punta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Perché Sono Felice di Vedere l'Oro a Prezzi Bassi

Mer, 08/05/2013 - 10:23
Con la caduta del prezzo dell'oro il panorama economico ha percepito nell'aria che l'inflazione nei prezzi non sarà un problema molto presto. Azioni e bond hanno iniziato ad essere considerati tanto "sicuri" quanto nel periodo pre-crisi 2008. I prezzi stanno salendo leggermente? Non importa. I prezzi sono stati manipolati ed i dati per calcolarli truccati? Non importa.
La tanto paventata "ripresa economica debole" sta sperimentando i suoi ultimi momenti di vita? Sì, ma non importa.
La FED smetterà di comprare circa $1 bilione di debito pubblico all'anno? No, ma non importa.
Questo significa che i deficit dei governi mondiali aiuteranno a ripristinare un barlume di prosperità economica? No, ma non importa.
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di Bill Bonner


Siamo lieti di vedere l'oro buttato sempre più giù. Dall'International Business Times:

Lunedì i prezzi dell'oro hanno registrato il loro più grande calo in 30 anni mentre gli investitori ed i grandi speculatori istituzionali sono capitolati da una corrente discendente di sei mesi (che ha accelerato nell'ultima settimana finendo in territorio ribassista). La violenza del tonfo di Lunedi ha rafforzato l'opinione che il mercato al rialzo dell'oro, durato 12 anni, è finito.

A New York, un'oncia troy d'oro ha chiuso a $1,360.60, un ribasso di oltre il 9% e il calo più estremo sin dal 1983.

Alla chiusura delle contrattazioni di Lunedi, il prezzo aveva perso più del 13% o più di $200 l'oncia, rispetto al prezzo di chiusura di Giovedi scorso di $1,564.90.
Perché è una buona notizia? Calma i nostri nervi e ci dà la possibilità di acquistarne di più.

Se state giocando a carte e vi guardate intorno... se non riuscite a capire chi è il pollo, allora potreste essere voi. Quindi vi innervosite, iniziate a strofinarvi le mani o a grattarvi la fronte. Gli altri giocatori noteranno che il vostro coraggio vi ha abbandonato.

A quel punto siete finiti...

Abbiamo anche guardato il tavolo del mondo degli investimenti, chiedendoci chi fosse il pollo. Le persone che stanno comprando azioni? Probabilmente, ma forse no. Le persone che stanno comprando obbligazioni? Sì. Ma chi lo sa?

Allora chi è? Siamo noi i polli?

Un sacco di gente la pensa così. Ci stava facendo innervosire.

Forse c'è davvero una ripresa... seppur debole. Forse i federali hanno davvero la situazione sotto controllo. Forse le banche centrali hanno ragione a stampare moneta. Forse sarà una tranquilla passeggiata da qui fino alla terra promessa. E saremo stati dei polli a non essere saliti sulla barca insieme a tutti i compratori di azioni e venditori d'oro.

Perché il prezzo dell'oro sta calando? I giornali dicono perché gli speculatori temono che la Cina stia rallentando... o che Cipro scaricherà i suoi possedimenti. Dal quotidiano britannico The Guardian:

Venerdì notte il prezzo dell'oro è sceso al livello più basso da più di 18 mesi per timore che le vendite del metallo prezioso di Cipro (vendite forzate dalla sua difficile situazione finanziaria) avrebbero portato nei prossimi mesi alla vendita di grandi quantità d'oro da parte dei paesi sotto forti pressioni.

Al termine di una settimana dominata dalla situazione travagliata dell'isola del Mediterraneo, l'oro è scivolato sotto i $1,500 l'oncia per la prima volta dal Luglio 2011 poiché ci si aspettava che Cipro avrebbe cercato di raccogliere €400 milioni scaricando una parte delle sue riserve.


La Premessa Falsa

"Trovare il trend la cui premessa è falsa," dice George Soros, "e scommetteteci su."

E oggi, dietro il calo del prezzo dell'oro c'è una nozione molto sciocca. La premessa è che il denaro reale (riserve finanziarie) possono essere sostituite dal credito e dal debito. Le persone che ci credono devono essere i veri polli nel mercato. Il che ci solleva da un po' di pressione.

Immaginate di essere un possessore importante, per esempio, di Buick d'epoca. Immaginate di essere in difficoltà finanziarie. Il mercato per le Buick d'epoca anticipa la prossima offerta. I prezzi delle Buick vecchie calano.

OK... ma le Buick sono la stessa cosa dell'oro?

Immaginate che, invece delle Buick, avete contanti – un grosso rotolo di banconote nella cassaforte. Poi, in difficoltà finanziarie, avete bisogno di aprire la vostra cassaforte, prendere il denaro e usarlo per pagare i creditori. Il mercato dei contanti scende? Il valore del vostro denaro scende perché la gente sa che dovrete darlo a qualcun altro?

La premessa è falsa. Il denaro reale non diventa meno prezioso quando le persone si trovano in difficoltà finanziarie; diventa più prezioso. La gente si precipita per ottenerlo. Ne hanno bisogno per pagare i propri debiti... saldare i propri conti... ridurre la propria illiquidità raccogliendo contanti. Ha bisogno di denaro contante. La domanda di contante va su, non giù.

Ma aspettate. I conti di oggi sono pagabili in contanti di carta... non in oro. I debitori devono fare cassa vendono l'oro per denaro cartaceo. E' la carta di cui hanno bisogno... non del denaro reale.

Questo è ciò che rende questo lavoro così interessante, non trovate? E così divertente. Il sistema funziona con la cartamoneta. Le persone la spendono, la prestano. Ora ne hanno bisogno di quantità maggiori per pagare i conti. Così vendono i loro oggetti di valore – vale a dire l'oro – per ottenere più soldi di carta. L'oro va giù, mentre le banche centrali stampano più soldi di carta – solo per assicurarsi che ce ne sia un sacco in giro.

Ma un giorno... e non diremo quando... (cosa si vorrebbe di più da una pubblicazione gratuita?)... la gente smetterà di preoccuparsi della quantità di carta ed inizierà a preoccuparsi della sua qualità.

Scoprirà di possedere un sacco di carta... e che ogni volta ne arrivava di più. Guarderà nelle proprie casseforti e si chiederà cosa ci farà con tutti questi soldi di carta.

Anche allora avrà conti da pagare... ed i creditori avranno occhi più nitidi e richieste più severe. Quando questi nuovi creditori si vedranno arrivare sempre più soldi di carta, diranno, "Uh-uh".

Vorranno qualcosa di meglio dei contanti. L'oro, in altre parole.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Le Perdite Insostenibili del Sistema Bancario Italiano

Mar, 07/05/2013 - 10:10
Dopo che abbiamo visto come la FED ha aiutato a sostenere la credibilità della zona Euro (vedete qui e qui) attraverso costanti iniezioni di liquidità nel sistema bancario europeo, adesso si sta facendo avanti il Giappone a dare il cambio allo zio Ben. La scorsa settimana i rendimenti sovrani di Spagna e Italia sono crollati a dei minimi sin dall'inizio della crisi del 2010, rispettivamente al 4.50% e al 3.54%. La creazione di cartastraccia dal nulla deve pur essere "investita," e a quanto pare lo zio Sam e il Giappone hanno deciso di scommettere alla grande sugli strumenti più rischiosi in giro: le azioni e le obbligazioni sovrane. Il rally del mercato azionario europeo, nonostante le strade siano piene di cadaveri, lascia davvero stupefatti; ma ancora più stupefatti lascia la follia dei bond sovrani che continuano a salire di valore nonostante vengano avanzate proposte simili, ovvero, pagare i propri conti con ulteriore debito... come se non ce ne fosse già abbastanza! I problemi dell'Europa sono ancora lì, lungi dall'essere risolti ma la leadership europea afferma il contrario e molto probabilmente gli investitori seguiranno questo vangelo (così come lo hanno seguito nel periodo pre-2010, coem lo hanno seguito quando si sono visti derubati del 70% del loro capitale nell'haircut greco, ecc.). Scrive il WSJ:
Due delle più grandi compagnie d'assicurazione giapponesi hanno affermato che aumenteranno i loro acquisti di bond esteri e ridurranno quelli di bond interni, poiché i lgrande programma di allentamento monetario della banca centrale forza i grandi investitori a ripensare ai propri piani. Nippon Life Insurance Co. e Asahi Mutual Life Insurance Co. hanno affermato che il denaro per i nuovi investimenti sarà destinato a bond esteri se i rendimenti di quelli interni rimarranno ai minimi storici.Andrà ttttuuuuttto bene...
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da Zero Hedge


Anche se non in preda ad un crollo immobiliare, le banche italiane stanno vedendo un netto peggioramento nella qualità dei loro attivi. E mentre gli spread dei bond dell'Italia sono tornati ai minimi pre-crisi, come fa notare Alberto Cordara di BofAML, il ritmo costante e la profondità del deterioramento della qualità degli attivi erode ulteriormente la capacità delle banche di aiutare l'Italia a rimettersi sulla via della crescita. La mancanza critica di domanda per i prestiti in sofferenza delle banche suggerisce che le valutazioni degli attivi possono essere esagerate, sollevando dubbi sullo stato di solvibilità reale delle banche italiane (vale a dire che non sono del tutto sincere circa gli asset in bilancio); il che significa più esplicitamente che sarà necessario più capitale e presto. Il tasso in accelerazione dei prestiti deteriorati è sconcertante poiché l'attuale recessione, trainata dal calo della domanda interna, è più insidiosa della crisi delle esportazioni nel 2009. E non importa quanto le banche italiane cerchino di differenziare la loro composizione dei prestiti sofferenti, il quadro rimane lo stesso brutto. L'Indice dei Prezzi Immobiliari italiani (IPAB) è diminuito del 4.6% su base annua a causa dell'inasprimento delle condizioni di credito, di nuove tasse sulla proprietà e di un ambiente macro difficile; ed è improbabile che si possa fornire assistenza. Sulla base delle perdite e dei capitali, ISP appare meglio posizionato e BMPS sta peggio -- e non aspettatevi un nuovo LTRO a sostegno, in quanto questo non è "un normale rallentamento economico."





Via BofAML,

La nostra analisi mostra che ISP ha il buffer di capitale più alto ed è l'unica banca che potrebbe resistere ad una svalutazione della sua esposizione attuale senza cadere sotto il B3 Common Equity ratio del 7%. Nel frattempo, BMPS sembra languire in uno stato relativamente peggiore.




Se si guarda alla situazione patrimoniale delle banche italiane risulta che il LTRO è stato prevalentemente usato per sostituire la fuga delle forme di finanziamento a breve termine pre-esistenti e per sovvenzionare l'acquisto di titoli di stato. Gli spostamenti di asset nei portfoli presso le banche italiane (stimolati dal LTRO) stanno a significare che la redditività delle banche si sta allontanando dai prestiti commerciali e dalla raccolta di depositi.

Un modello di business sostenibile non può essere basato su un sostegno della banca centrale a tempo indeterminato. Tuttavia, il quadro attuale di tassi bassi e perdite rampanti ci suggerisce che sono auspicabili misure di liquidità supplementari.

La base industriale in Italia ha una particolarità importante: il 95% delle aziende ha meno di nove dipendenti. Infatti la media è quattro. Sono micro imprese ed il loro bilancio è modesto, così come lo è la loro capacità di sopportare una prolungata contrazione della domanda (esterna o interna a seconda della linea di business). Il grafico seguente mostra l'andamento dei profitti negli ultimi dieci anni, e dove siamo rispetto alla media del 2002-2012 (abbiamo scelto questo periodo per includere un lasso di tempo significativo prima della crisi del 2008).




L'Italia ha una seconda peculiarità importante. Ha una notevole ricchezza finanziaria delle famiglie ed una popolazione invecchiante, tra cui l'età media elevata degli imprenditori. Ciò implica che più imprenditori possono decidere di ridimensionare le proprie operazioni poiché la redditività attesa è diminuita a causa di un turnover debole, di una burocrazia invadente e del crescente onere fiscale. Optare per il pensionamento anticipato sta diventando un'opzione sempre più attraente. Che sia a causa di forti pressioni di bilancio o a causa di rendimenti futuri meno attraenti, l'economia sta perdendo capacità produttiva ad un ritmo preoccupante.

Non è in vista alcuna normalizzazione: il continuo bisogno di sostegno e la liquidità aggiuntiva fornita dalla BCE non hanno portato ad una riattivazione del ciclo di prestito, ma hanno consentito alle banche di sostenere i ricavi (NII, trading) attraverso l'acquisto di obbligazioni sovrane. Pensiamo che le banche possano avere bisogno di forti misure di sostegno ben oltre il termine del LTRO (inizio 2015) in modo da assorbire ulteriori perdite di credito. In alternativa, il sistema potrebbe subire un'ampia ed immediata pulizia, ma questo potrebbe richiedere ulteriori iniezioni di capitale nelle banche più deboli.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Siamo dei "Criminali"?

Lun, 06/05/2013 - 10:09
«[...] Mises è convinto che l’unica vera alternativa al socialismo di qualunque genere sia il liberalismo. Egli si trova però costretto a notare come questa convinzione non sia affatto condivisa dai suoi contemporanei, i quali propendono per la maggior parte per la così detta “terza via”, anche detta “interventismo”, la quale si differenzia dal socialismo per il fatto di non voler sopprimere l’impresa privata ma “solo regolare il suo funzionamento attraverso misure di intervento isolate” come ad esempio il controllo dei prezzi e dei salari. Quello che i sostenitori della terza via non comprendono è, per l’autore austriaco, che le “misure di intervento isolate” di cui consiste non sono in grado di raggiungere gli obiettivi preposti sì che si porrà inevitabilmente l’alternativa tra introdurre sempre nuove misure e desistere integramente dal voler regolare il mercato. Come non trova spazio alcuno nel mondo suo contemporaneo, profetizza Mises nella conclusione al volume, “l’utopia liberale” non potrà essere realizzata neppure in futuro, almeno finché alla gente mancherà “la capacità mentale di assimilare i principi dell’economia valida”.»

~ Lo Stato Onnipotente, Ennio Emanuele Piano, Mises Italia, 26 Aprile 2012.
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di Bill Bonner


Ieri negli Stati Uniti le azioni sono aumentate di nuovo. Il Dow ha chiuso con altri 128 punti. L'oro è sceso di $25 l'oncia ieri... e tutti sembrano pensare che andrà giù ancora di più. (Una parola di cautela: probabilmente no)

La scorsa settimana siamo andati a San Paolo, in Brasile. Anche lì abbiamo trovato tassisti che ne sapevano molto di più sulla crisi monetaria rispetto al tipico economista statunitense. Ha detto uno:

Ricordo, ero solo un ragazzino, ma mio padre ci chiamava e ci diceva di correre al negozio di alimentari. Era stato appena pagato. Saremmo corsi al negozio di alimentari, lo avremmo incontrato lì ed avremmo comprato tutto quello che potevamo. Avremmo speso ogni centesimo in pochi minuti.
Il nostro amico stava ricordando com'era la vita alla fine degli anni '80 in Brasile. Il governo aveva causato l'inflazione... poi l'iperinflazione. I prezzi salirono così in fretta che non appena la gente aveva qualche soldo correva al negozio di alimentari per spenderlo.

Più tardi, non aveva senso. Nel 1990, l'iperinflazione in Brasile aveva raggiunto il 30,000%. Quello che costava 1 real (la moneta brasiliana) nel 1980, costava 1 bilione nel 1997. L'iperinflazione spazzò via la classe media... e prosciugò gli scaffali dei negozi.

"E' difficile gestire un'attività quando non si sa quanto varrà il vostro denaro," ha detto il nostro amico. "Le aziende tendono a fermarsi."



Da Harare a Buenos Aires...

E qui in Argentina c'è stato un annuncio questa settimana. Il governo bloccherà il prezzo della benzina per i prossimi sei mesi.

Il controllo dei prezzi non ha funzionato per i romani. Non ha funzionato per i tedeschi. Non ha funzionato per i cittadini dello Zimbabwe... e non ha funzionato per una qualsiasi delle altre centinaia di governi che l'ha implementato. Ma chi lo sa? Forse funzionerà per gli argentini...

O la benzina comincerà a scomparire dalle stazioni di rifornimento.

Ma l'inflazione è appena iniziata qui. Il tasso è ufficialmente a circa il 10%. Ufficiosamente è circa al 30%. Ufficialmente è possibile barattare un dollaro per 5.4 pesos. Ufficiosamente sareste dei pazzi a farlo. Il tasso del mercato nero è di otto pesos a dollaro – e di più.

Allora, cosa facciamo? Guardiamo il "re del contante," il dollaro USA.

Il che spiega perché il dollaro è così popolare. Ogni volta che veniamo in Argentina, ci portiamo il massimo – $10,000 – in pezzi da $100. Poi, quando abbiamo bisogno di comprare delle cose, scambiamo i nostri dollari sul mercato nero.

Ma non è illegale? Non lo sappiamo.



Contante Illegale?

Siamo andati da un cambiavalute a Buenos Aires. In un primo momento, non siamo riusciti a trovarlo; non ci sono grandi segnali affinché si possa trovarlo. Così abbiamo chiesto indicazioni ad un poliziotto. Una volta trovato, era in piedi proprio di fronte all'ufficio di cambio.

Può essere illegale, ma è certamente popolare... e, a quanto pare, tollerato. Se tutti fossero costretti ad utilizzare dollari e cambiarli al tasso ufficiale, l'economia probabilmente crollerebbe domani.

Invece, c'è un'intera economia sotterranea che funziona coi dollari, il che spiega questa opinione nella stampa degli Stati Uniti esposta da un ex-consigliere di politica interna del presidente Reagan, Bruce Bartlett:

Un nuovo rapporto della Federal Reserve Bank di San Francisco ci spiega come i contanti non solo abbiano retto alla concorrenza, ma come continuino a crescere in popolarità. Misurato in termini di dollari, c'è più denaro in circolazione oggi (42% di più) rispetto a cinque anni fa.

Molti economisti ritengono che l'aumento della liquidità sia fortemente legato alla crescita della cosiddetta economia sommersa – attività criminali come il traffico di droga e l'evasione fiscale. Forte evidenza di questa affermazione viene dall'esame della distribuzione della liquidità per denominazione.
Criminali? Di cosa sta parlando? Le persone stanno solo cercando di fare affari in un mondo in cui non ci si può fidare della cartamoneta locale o delle persone che la controllano.

In questo momento, molte persone si fidano più del dollaro che delle proprie valute domestiche. Così gli stranieri succhiano i dollari creati dalla FED.



La Grande Migrazione della Moneta

Questo spiega perché c'è così poca inflazione nei prezzi al consumo in America – anche mentre la FED aumenta aggressivamente l'offerta di moneta. I contanti vengono spediti all'estero... sotto forma di banconote da $100. Bartlett continua:

Come si può vedere, l'84% dell'aumento di denaro sin dal 1990 è stato sotto forma di banconote da $100, che sono salite al 77% del valore del denaro in circolazione nel 2012 (dal 52% nel 1990).

Raramente uso banconote da $100 dollari, tranne per i regali di Natale ai nipoti, né ho mai visto persone usarle nei negozi. Ho il sospetto che la maggior parte delle persone abbiano la stessa esperienza. Per i grandi acquisti, la maggior parte delle persone che rispetta la legge utilizza assegni o carte di credito.
Qui non è così. Utilizzano pile di banconote da $100! In Argentina, anche se si acquista una casa, si arriva con una valigia piena di banconote da $100. Bartlett aggiunge che:

Una conseguenza della crescente quota di valuta statunitense detenuta all'estero, è che si possono falsare le analisi del rapporto tra offerta di moneta ed attività economica.

Per inciso, le esportazioni di denaro appaiono come dati del Dipartimento del Commercio sulle operazioni internazionali (Linea 67). Vengono registrate negli Stati Uniti come un aumento degli asset di proprietà estera, ma è meglio pensarlo come un modo a costo zero per finanziare buona parte del nostro deficit delle partite correnti. E' come prendere in prestito denaro da stranieri che non dovranno mai essere rimborsati, a tasso zero.
Siamo orgogliosi di essere parte di questa grande migrazione di soldi...

Ma temiamo il giorno in cui torneranno a casa!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Un Altro Giro di Acido?

Ven, 03/05/2013 - 10:38




di Francesco Simoncelli


[Questo articolo è apparso anche sul magazine online The Fielder.]


Affermare che al giorno d'oggi viviamo in un mondo popolato dalle allucinazioni non dovrebbe far alzare nessun sopracciglio. Lo sfascio del tessuto sociale, la deformazione di usanze e tradizioni, la rabbia montante, la depressione incalzante, ecc. Ma soprattutto un'economia lontana anni luce dalla realtà. Il riassunto della situazione attuale, che il mainstream vuole farci ingurgitare ad ogni costo, è costituito pincipalmente da illusioni e manipolazioni. Vengono analizzati dati che sono pressoché inutili data la possibilità di alterarli, e trovare qualcosa che rappresenti ancora il reale stato delle cose è quasi impossibile. L'ambiente economico, infatti, viene filtrato, modellato, manomesso, manipolato. E' come se quando uscissimo di casa la mattina, invece di prendere la classica caramella alla menta ci facessimo un giro di acido lisergico. Alcune cose rimarrebbero reali, ma la maggior parte sarebbero viaggi onirici al di là della percezione reale.

Fortunatamente per noi finché esistono gli esseri umani, che agiscono e scelgono, possiamo avere la speranza che un briciolo di realtà viene ancora conservata attraverso uno dei regolatori fondamentali del libero mercato: il principio della domanda/offerta. I numeri ufficiali possono essere fuorvianti, possono nascondere il reale stato di salute dell'economia, ma possiamo ancora concentrarci in determinate aree per scorgere punti di riferimento da cui partire per presentare un'analisi del quadro generale.

Prendiamo ad esempio i dati che vengono "aggiustati stagionalmente." Si usano una serie di supposizioni statistiche per calcolare tali parametri, spesso in maniera confusa. Perché? Perché la pianificazione centrale non sa come operare il calcolo economico. Immaginate un imprenditore che calcola quanti profitti possa guadagnare in un determinato mese e in questo calcolo ci mette dentro parecchie variabili (es. aumenti di stipendio, aumenti di produttività) e altre basate su ipotesi (es. la zia ricca tira le cuoia e gli lascia l'eredità).

Poi quando arriva quel determinato mese, e arrivano i numeri "non aggiustati," la situazione potrebbe essere diversa da quella prevista dall'imprenditore. Potrebbe prenderne atto e conformarsi di conseguenza, o potrebbe andare avanti come se niente fosse e continuare a perseverare sulla strada tracciata in precedenza come se niente fosse. Questa seconda opzione è alquanto folle per l'uomo della strada, perché si ritroverebbe in bancarotta in poco tempo. Invece è esattamente così che agisce lo stato per quanto riguarda la maggior parte dei dati finanziari: traccia un cammino e si sforza di fare in modo che gli esiti si conformino a quel cammino, truccando anche le variabili utilizzate per arrivarci.

Non ci sono dati statistici fissi (in relazione a causa/effetto) nella teoria economica, Ludwig von Mises ce l'ha ricordato per tutta la sua carriera. Ma le allucinazioni sono ancora potenti, e se non le si divide dalla realtà finiranno per devastare quel che rimane della sanità mentale ed economica della nostra società.






IL DISTACCAMENTO DALLA REALTA'

Esiste un punto preciso nella storia, un punto in cui possiamo tracciare una linea di demarcazione immaginaria che può farci dire, "da qui in poi hanno iniziato a drogarsi come le scimmie." Nel 1913 gli Stati Uniti erano una nazione sull'onda della prosperità, un paese davvero libero e in pieno avanzamento economico. La sua produzione pro-capite era la più grande del mondo e la grande abbondanza di quella agricola li rendeva uno dei massimi esportatori di cotone, grano, mais ed altri elementi. Non solo, ma la sua produzione industriale superava di gran lunga quella di Inghilterra, Germania e Francia messi insieme.

Le meraviglie che l'industria statunitense sfornava a cadenza regolare erano strabilianti: automobili, metropolitane, sistemi ferroviari. Per non parlare delle città ricche di grattacieli, servizi elettrici, servizi fognari avanzati, ecc. Fino ad allora lo zio Sam aveva sperimentato un tasso di crescita economica mai visto nei precedenti secoli di storia occidentale. In circa cinquant'anni prima del 1913 gli stipendi reali erano aumentati ad un ritmo del 2% l'anno e la produzione reale ad un ritmo del 4% l'anno.

Tutta la nazione e le classi goderno di questo progresso, con un tasso di disoccupazione costantemente intorno al 5% ed un livello dei prezzi abbastanza lineare.

Cosa c'era di diverso allora? Lasciatemi pensare... Vediamo: niente imposta sul reddito, niente banca centrale, niente previdenza sociale, niente Dipartimenti federali e statali, niente tassi sulle vendite... insomma niente intromissione da parte di un ente cetrale nella vita e negli affari degli individui. Le uniche restrizioni riguardavano immigrati cinesi e giapponesi, e controlli medici per gli immigrati che sbarcavano nel Nuovo Mondo. La spesa del governo federale ricopriva il 3% del PIL, mentre quella totale (contando anche tutti i governi locali) arrivava al 7% del PIL.

Erano i governi locali coloro che avevano il potere normativo, un potere altamente decentralizzato poiché il cittadino medio aveva a che fare col governo federale solo per questioni riguardanti le strade e la scuola. In più, il paese era in un gold standard: oro e argento era utilizzati come mezzi di scambio, e le banche emettevano certificati d'oro per quelle transazioni che richiedevano ingenti fondi.

Mai prima di allora una porzione così grande di popolazione aveva raggiunto un simile grado di prosperità, e mai prima di allora la popolazione aveva goduto di una così ampia libertà nel gestire la propria vita ed i propri affari lasciando al governo mansioni che non si ripercuotevano su di essa. Un periodo eccezionale che è sbiadito quando la società ha acconsentito di provare un giro di acido: la Prima Guerra Mondiale. Da quel momento in poi le cose sarebbero cambiate profondamente facendo perdere ogni traccia di quella antica prosperità e permettendo alle sanguinose e rovinose conseguenze della guerra di insinuarsi nella vita politica ed economica.

L'illusione e le allucinazioni fornite da un manipolo di spacciatori di droga avrebbero condotto la società verso una strada fatta di miseria e povertà, distaccandola da quel mondo che (nonostante le sue imperfezioni) l'aveva condotta verso la creazione di uno degli ordini sociali più spontanei possibili. Da qui in poi l'intromissione progressiva e crescente dello stato nei vari aspetti economici e sociali avrebbe avvelenato la libertà di cui avevano goduto fino a quel momento le persone, separandole dall'attività creativa e dalle responsabilità a favore del conflitto politico, della soppressioen della libertà e del saccheggio del prossimo.



LA MALATTIA

L'economia mondiale si è ammalata sin da quel periodo. Non è stata più la stessa e ha continuato a peggiorare ma nmano che le credenze pianificatrici hanno preso il sopravvento. Con esse un gruppo di persone poteva garantire determinati favori a tutti gli altri individui, fomentando in questo modo il lato oscuro dell'essere umano. Questo meccanismo perverso ha consentito agli individui di credere di poter ottenere qualcosa in cambio di niente: bastava entrare in quell'anello di potere.

Non esiste affatto onnipotenza in quelle persone che ricoprono il ruolo di dirigenti, solo la loro capacità di garantire favori a destra e sinistra a scapito di tutto il resto della popolazione. Ciò che venerano le persone non sono altre persone, ma il concetto dietro questa forma di governo: poter mettere le mani delle tasche altrui per sfamare i loro vizi gatuitamente. E' sostenibile questo sentiero? A partire dal 2008 è stato palese a tutti che a lungo andare non è sostenibile.

Perché? Perché non esistono pasti gratis. Si è semplicemente sfasciato quello che si è creato nei precedenti anni al 1913, andando a consumare capitale e risorse che fino ad allora erano stati allocati secondo le necessità del mercato. Ora la Federal Reserve, ad esempio, sta cercando di influenzare in tutti i modi le forze di mercato affinché vadano secondo le prospettive di coloro che guidano il sistema economico odierno.

Le scelte sconsiderate fatte in passato, secondo i singoli crtiteri di un gruppo ristretto di individui, stanno esponendo l'illusione veicolata negli anni che la presunzione di conoscenza di alcuni possa essere talmente onniscente da sapere quale debba essere il futuro.




La creazione e la vendita di credito a buon mercato è diventato più proficuo che creare beni e servizi. Questo escamotage ha dato vita ad una serie di credenze secondo le quali ormai si era trovata la pietra angolare della crescita economica illimitata senza nemmeno più muovere un dito. Questo modo di operare nel mercato ha catturato le attenzioni dello stato che, dipendente dalle aspettative della società di cui si ciba avidamente e parassitariamente, ha deciso di sfruttare questa nuova Eldorado per espandere la sua sfera di controllo e clientelismo.

All'inizio questa strategia ha "funzionato," i tempi passati sembravano essere tornati nonostante fossero satati sommersi da quintali di burocrazia. Cosa è andato storto? La pianificazione centrale non sa calcolare. Le conseguenze inaspettate hanno iniziato ad invadere il panorama economico dando vita ad una serie di bolle speculative che hanno progressivamente sfilacciato il tessuto economico/sociale. Infatti, quando queste bolle esplodono non devastano solo il settore finanziario ma tutti quei settori che sono diventati dipendenti dal loro gonfiamento.

Qual è stato quello strumento finanziario che dal 1971 ad oggi è stato maggioramente utilizzato per creare l'illusione della prosperità e la dipendenza dalle bolle? L'eccessivo indebitamento.




E la sola "cura" che non causasse dolore politico era quella di abbassare artificialmente i tassi di intresse e inondare l'economia più ampia con maggior denaro, cercando di reflazionare le bolle esistente oppure crearne di nuove. Agendo in questo modo sconsiderato si è progressivamente intaccato il bacino dei risparmi reali nell'ecomia, danneggiando seriamente la sua creazione e direzionandolo verso quelle attività non in accordo col volere del mercato. Ciò ha causato una serie di investimenti improduttivi ed un'errata allocazione del capitale che ha portato al punto di rottura epocale del 2008.

Ma ci si è spinti ancora più oltre. Invece di coglierla come un'opportunità per permettere al mercato di ripulire l'ambiente economico degli errori precedenti, lo stato e la banca centrale hanno deciso di salvare quegli interessi connessi con i loro interessi e dare loro abbastanza risorse da potersi reggere in piedi. Questo, ovviamente, ha affossato la classe media perché i soldi versati nelle tasse sono andati a finire nei bilanci bancari in fallimento.

Questi ultimi sono anche ripieni di cartaccia obbligazionaria proveniente dalle emissioni degli stati sovrani. In questo modo si è detto addio ad un prezzo reale e soprattutto ad un rischio reale di tali asset, canalizzando l'intera società verso il sostegno di questo circolo vizioso a qualsiasi prezzo o costo. I pianificatori la chiamano "crescita," in realtà si tratta del finanziamento di enti falliti che si tengono in piedi distruggendo le attività produttive nel panorama economico. Il settore finanziario ed i cartelli statali sono due zoppi che si tengono l'uno all'altro per non cadere e camminano utilizzando una stampella.

Ebbene questa stampella sta invecchiando, e col tempo si usurerà fino a spezzarsi. La curva demografica in invecchiamento è sintomatica di questo esito ed esporrà l'intero sistema per quello che è in realtà: un grande schema di Ponzi. Negli USA i sistemi previdenziali hanno un buco da $222 bilioni, in Italia sta per essere scoperchiato un vaso di vermi.






IL MALESSERE EUROPEO

In Europa, la storia è stata pressoché la stessa. Potete trovare un riassunto esauriente dei fallimenti della pianificazione centrale qui. Si è cercato di nsconderli questi fallimenti, ma invano. Spingono sempre di più perchè si sta tentando in tutti i modi di respingerli sotto il tappeto. Enormi perdite nascoste dal prezzaggio errato dei debiti dei governi, bond di stati in bancarotta definiti "sicuri," disoccupazione a livelli da record, paesi del Club Med (es. Cipro, Grecia, Portogallo) che non riusciranno a ripagare i loro debiti neanche dopo la seconda venuta di Gesù Cristo, prestiti non performanti in levitazione, accumulo di debito insostenibile, ecc.




Ma i PIIGS non sono gli unici a soffrire: Francia, Belgio e Olanda non se la cavano tanto bene e il sostegno della BCE è l'unico appiglio a cui possono tenersi affinché possano calciare il barattolo. Ma i problemi vengono risolti con lo scotch e questo non garantisce una tenuta salda del continente, quindi lo zio Mario dovrà tornare in azione ancora una volta.




Stavolta le promesse di agire non basteranno, dovrà agire sul serio. Il gioco è iniziato ad inasprirsi dopo che Cipro è diventato l'esempio eclatante di come si possano derubare spudoratamente i membri dell'UE. Niente preavviso. E' così che funziona quando non si può decidere della propria vita. Bisogna fidarsi delle promesse... ma queste possono essere infrante (soprattutto quelle legate al settore previdenziale). La Spagna, ad esempio, ha il 95% dei fondi pensione che hanno investito nei bond sovrani del paese; questi sono asset in deterioramento., questi sono asset in piena bolla. I loro rendimenti sono irrazionali e al di là della realtà.

Ora l'Irlanda sta di nuovo finendo la liquidità. Così anche il Portogallo. Cipro ha bisogno del doppio dei prestiti concordati e la Grecia ha accumulato tanti debiti che ne bisogno di altri per ripagare solo gli interessi per quelli vecchi.

Il FMI, insieme alla BCE e alla FED, ha creato uno stato di fantasia in cui gli investitori credono di poter trarre profitto e scappare prima che suoni l'allarme dell'incendio. Non accadrà. Nessuno è al sicuro, tutto può essere tassato e confiscato dall'accoppiata Bruxelles/Berlino.

Secondo Bill Fleckenstein:

Il mercato obbligazionario è un incidente che aspetta di accadere. Quando infine collasserà, sarà un incubo orribile che farà sembrare il crollo del 2007/8 una passeggiata. Sarà una crisi differente; ma sarà una crisi enorme. Coloro che sono rialzisti per il mercato azionario ed obbligazionario non hanno idea di quello che dicono.

Arriverà il momento in cui molte persone percepiranno di essere state raggirate da queste politiche monetarie allentate e truffate attraverso l'inflazione. Perché gli americani sembrano pensare che non ci sia inflazione solo perché lo dicono le cifre del CPI, quando invece i loro libretti degli assegni dicono il contrario, rimane un mistero. Ma assisteremo ad un cambiamento psicologico, e ci sarà una folle corsa verso l'oro qui e in ogni parte del globo, perché è l'unico modo con cui proteggersi da queste politiche.





LA CURA

Avendo appreso che la presunta cura per i malesseri dell'economia non prevede un abbassamento artificiale dei tassi di interesse e l'inondazione di credito nelle banche commerciali, presupponendo che quello di cui hanno bisogno datori di lavoro e imprenditori sia legato al costo e alla disponibilità di credito, passiamo al vaglio i metodi più consoni per una rapida disintossicazione dalla dipendenza della droga interventista/socialista.

Prima di tutto riconoscere di essere degli "ammalati": viviamo in un'economia clientelista e dominata da cartelli sponsorizzati dallo stato. Di conseguenza, tagliare qualsisi ponte abbia la pianificazione centrale con il settore finanziario in modo da impedire alla banca centrale di sovvenzionare ulteriormente bolle finanziarie e da impedire allo stato di socializzare le perdite dei settori connessi alla sua cerchia clientelista.

Tutti quegli asset che prima godevano delle attenzioni di banca centrale e stato, i quali crevano una domanda artificiale per essi, verranno di nuovi passati al vaglio dell'attività del mercato in modo da ri-acquistare un rischio reale ed un prezzo non intorpidito dalla manomissione centrale. Questo a sua volta evidenziarà tutte quelle entità connesse con l'establishment e che vivevano grazie alla stampante monetaria e verranno esposte al giudizio del mercato. Dopo gli anni degli eccessi, in cui avevano goduto dello status di "troppo grandi per fallire,"  sarà per messa una liquidazione degli investimenti improduttivi in accordo con la volontà del libero mercato.

Questo passaggio cruciale permetterà una sana pulizia dell'ambiente economico e finanziario in modo da permettere alla società di proseguire verso un'attività economica in linea con la scelta dei singoli individui piuttosto che con quella di uan ristretta cerchia di individui. Basterebbe un solo input per dare vita a questa serie di processi salutari: abolizione del sistema bancario centrale.

Se poi si continua a sradicare l'espansionismo statale durato quasi 100 anni ormai, sarà meglio.



CONCLUSIONE

La maggior parte delle ultime notizie finanziare plaude all'euforia nelle borse europee. A quanto pare è previsto un nuovo taglio dei tassi di interesse. Insomma, è come dire ad un drogato che al suo prossimo compleanno gli regalate un bel giro d'acido. (Renton applaude.) Tutto andrà per il meglio poi.

La FED, la Banca d'Inghilterra e la BCE stanno sfornando cartastraccia a tavoletta in modo da tenere unite con lo scotch le relative economie attraverso la reflazione (o l'inflazione) di determinati asset. Ovviamente mi riferisco ai vari programmi di allentamento monetario con il QE1, il QE2, l'Operazione Twist, LTRO1 e 2, la ZIRP... ricordano vagamente le varie categorie di droghe che si possono trovare in giro, non credete?

Secondo i pianificatori centrali questa strategia ad una magica ripresa. Secondo l'economia reale porterà ad investimenti improduttivi ed azzardo morale, le stesse cose che hanno condotto sul lastrico l'economia mondiale. Infatti, i banchieri centrali non hanno la minima idea di quello che stanno facendo perché sono degli idioti che ignorano il rapporto causa/effetto in economia.




Così come nel 2003, gli investitori stanno credendo che un altro giro di acido sarà proprio quello di cui avrà bisogno l'economia in difficoltà. Credono che il programma dello zio Ben (acquisto di debito ipotecario e obbligazionario attraverso la creazione di $85 miliardi mensili) possa portare ad una nuova euforia guidata dall'esuberanza. In questo modo i problemi vengono dimenticati, come se non esistessero. Non vengono risolti, vengono lasciati stagnare finché non sarà troppo tardi ed arriverà il coroner a dichiarare il decesso: Grande Default.



Trasformarsi nell'Argentina

Gio, 02/05/2013 - 10:13
(Suono di sirene) C'è un'altra richiesta di salvataggio nel settore immobiliare americano: FHA necessita $943 milioni per restare a galla. Tale settore ormai è a tutti gli effetti un reparto del governo USA ed è stato vero sin dal 2008 quando il Segretario del Tesoro l'ha ufficialmente nazionalizzato. La Federal Reserve sta falsificando circa mezzo bilione di dollari l'anno per tenere a galla il settore immobiliare, e senza questo intervento non ci sarebbe stata alcuna reflazione della bolla scoppiata nel 2007 portando ad una pulizia adeguata del settore. Che problemi ha la FHA? E' quasi rimasta senza soldi, e la maggior parte dei prestiti che ha garantito sono andati male. Che farà il Congresso a questo punto? Sgancerà il denaro... quello dei contribuenti. Dirà peste e corna della FHA, la incolperà fino alla morte... poi le darà circa un miliardo di dollari. anche qui c'è uan lezione da ricordare: nel magico mondo dello stato il fallimento premia. Avrà mai fine questa pazzia? Sì, il Grande Default farà rinsavire molte persone. Alla base del sogno americano c'è una cruda realtà: il governo rinnegherà le sue promesse, andrà in bancarotta.
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di Bill Bonner


Qui in Argentina, il Lunedì di Pasqua ha visto molte attività chiuse per vacanza... e sono chiuse anche oggi.

Chi credono di essere questi argentini? Francesi?

Abbiamo gironzolato per le strade. Nel quartiere di Palermo Soho a Buenos Aires, dove ci siamo fermati, c'erano migliaia di persone a fare shopping, a mangiare nei ristoranti ed a bere caffè all'aperto.

L'inflazione è circa al 30% l'anno. Il governo sta proponendo di utilizzare i fondi pensione dei cittadini per pagare i suoi creditori. Prendete il 50% in più per i vostri soldi se scambiate dollari in pesos al mercato nero. E gli esperti prevedono un'altra grande svalutazione del peso dopo le elezioni di Ottobre.

"L'economia argentina è stata sostenuta da prezzi forti nel settore agricolo," riferisce il giornale locale. "I prezzi agricoli alti dovrebbero contribuire a sostenere il peso e il governo Kirchner."



Desiderosi di Spendere

La gente per le strade sembra avere denaro da spendere. Ed è impaziente di spenderlo.

"Stai scherzando?" ha detto un amico argentino. "Nessuno vuole risparmiare pesos. Li prendi e li spendi."

"Ho già visto questo spettacolo," ha detto un altro amico. "Ero qui in Argentina nel 1980 quando abbiamo avuto un'inflazione al 1,000% al mese. Ed ero a Mosca quando crollò l'Unione Sovietica. L'inflazione era circa all'800% nel 1993. Vedo nuovi segni di un grande decollo dell'inflazione. Fate attenzione."

Ma per gli argentini benestanti la qualità della vita qui deve essere tra le più alte al mondo. Ci sono decine di ristoranti se si cammina cinque minuti a piedi. Ci si può sedere fuori. Il tempo è bello ed i prezzi sono a buon mercato se si converte il denaro al mercato nero.

Ma la qualità della vita è più di un semplice caffè sorseggiato all'aperto. E' anche importante essere in grado di lavorare... in modo da poter conservare il proprio denaro. Bisogna essere in grado di risparmiare... e poi si avranno abbastanza soldi da poter bere caffè all'aperto!

Il mondo è un luogo ricco. E' così ricco che può permettersi sempre più persone che non hanno lavoro e sempre più persone – come Ben Bernanke – il cui lavoro riduce i livelli di vita di tutti.

Il cameriere che porta il caffè del mattino sta fornendo un servizio prezioso. Anche l'idraulico che assicura lo scorrimento dell'acqua fornisce qualcosa di valore. Così come l'operaio che ha saldato la vostra automobile.

Tutto aumenta la ricchezza reale del pianeta.

Ma Bernanke? C'è qualche prova che un banchiere centrale dalla notte dei tempi fino al 2 Aprile 2013 abbia aggiunto un centesimo o un soldo alla ricchezza del mondo?

No, non che noi sappiamo!

Invece Bernanke armeggia con la base monetaria... fa oscillare i tassi di interesse... e in generale truffa l'economia.

Potreste dire che se non fosse per tutta questa manipolazione, la "crisi sarebbe stata peggiore" o anche che "avremmo avuto una depressione." Ma potreste anche dire che se non fosse stato per la sua manipolazione, non avremmo avuto affatto una crisi finanziaria!



Sottrarre Valore

Che dire di Nancy Pelosi o Lindsey Graham? Forniscono un servizio utile? Rendono il mondo più ricco... o migliore... in qualche modo? Sono membri produttivi della società o dei parassiti succhiasangue?

Qui sembra ovvio: i politici argentini non aggiungono valore, lo sottraggono. Spendono soldi che non sono i loro e svigoriscono la ricchezza che non hanno mai creato. Drenano via la ricchezza reale del mondo trasferendo denaro da coloro che lo guadagnano a chi lo consuma. Poi è andato.

E' diverso in Nord America?

"Si ottiene quello che si paga," disse Milton Friedman. Si paga per gli zombie, e ottenete tutto quello che volete – e anche di più.

Che dire degli avvocati fiscali? Delle persone disabili? Dei dipendenti alla difesa?

Aha! Potreste dire che i dipendenti alla difesa forniscono un servizio utile. Senza il loro lavoro, gli Stati Uniti sarebbero stati attaccati ed invasi.

Nel 1930 i principali paesi industriali erano in marcia... e c'era un pericolo remoto che potessero marciare contro gli Stati Uniti. Il Giappone bombardò Pearl Harbor, ma non rappresentò mai una minaccia per gli Stati Uniti continentali e la Germania nazista non riuscì nemmeno a conquistare la Gran Bretagna, figuriamoci l'America.

Allora, gli USA spendevano l'1% del PIL per la difesa, che probabilmente era più che sufficiente.

Oggi il Pentagono consuma quasi cinque volte tanto. Non ci sono nazioni ostili e aggressive che mettono in pericolo la pace del mondo – per quanto ne sappiamo. Quindi, per i nostri scopi, presumiamo che il Pentagono spreca un importo pari a circa il 4% del PIL.

Vale a dire, prende ricchezza dal settore produttivo e la distrugge. Forse peggio. Spendendo eccessivamente per la "sicurezza," le forze armate degli Stati Uniti possono rendere gli americani meno sicuri.

Ma aspettate – di certo non vogliamo spendere il nostro tempo a lamentarci degli zombie. Quindi andremo dritti al punto...

Non importa quanto sia ricco un luogo, può sempre essere impoverito dalla pianificazione dello stato!

L'Argentina è un paese ricco ed è cresciuto suo malgrado. Grazie ad un settore agricolo produttivo, genera entrate sufficienti per mantenere viva l'economia e garantire allo stato qualcosa da rubare.

Ma all'aumentare dei ricavi, aumenta anche il numero di persone che vogliono essere pagate: sindacati, poveri, ricchi.

Non importa quanto riescono a prendere, le autorità troveranno il modo per spendere di più. Questo è il modo in cui hanno causato un disastro negli anni '80... e di nuovo alla fine degli anni '90.

L'Argentina è matura per un'altra crisi finanziaria? Forse.

Gli Stati Uniti sono un paese ancora più ricco, ma non così ricco da non poter essere rovinato dallo stato. Forse è già accaduto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Che Bello Liberarsi "dell'Assicurazione" sui Depositi

Mer, 01/05/2013 - 10:28
La storia si ripete. Così come la Banca di Cipro era una delle banche più stimate e "premiate" nel 2011, lo era anche la Lehman nel 2007. Entrambe hanno dovuto chiedere aiuto per essere salvate, una lo è stata e l'altra no. I contribuenti sono stati tirati dentro il salvataggio senza che potessero dire nulla in merito. Cosa è andato storto alla Banca di Cipro per farla arrivare alla bancarotta? Ha acquistato un sacco di bond greci nel 2010, non vedendo lo stato delle finanze del governo ellenico. Nel 2011 tutti ormani avevano capito in quale stato disastrato vertessero le obbligazioni greche, ma nonostante ciò la prestigiosa rivista "Global Finance" ha sin da allora continuato a dare premi su premi alla Banca di Cipro. In questo modo i depositanti sono stati cullati nella falsa credenza che tutto stesse andando per il meglio e mai nesuno avrebbe messo le mani sulla loro "proprietà." Poi, durante un weekend, salta fuori un accordo preso settimane prima in cui si mette le mani nei depositi dei cittadini (il parlamento cipriota ha aggiustato il colpo permettendo il furto della metà dei grandi depositi). Qui c'è una lezione da imparare: non c'è mai alcun avvertimento, ci sono bugie, ci sono accordi segreti. Le persone ci credono, credono che il prossimo sarà l'ultimo salvataggio... e questa cosa non cambierà. Le pecore si fidano del pastore, nonostante sia menzognero. Prestate molta attenzione alla Slovenia ora, perché molto probabilmente sarà la prossima.
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di Detlev Schlichter


Una volta che il furore pubblico e la stridula copertura mediatica saranno morti, diventerà chiaro che gli eventi a Cipro non hanno segnato la morte della democrazia o la fine dell'euro, ma potenzialmente l'inizio della fine "dell'assicurazione sui depositi." Se è così, allora tre urrà. Questa situazione potrebbe preannunciare un ritorno all'onestà, alla trasparenza ed alla responsabilità nel settore bancario.

Cominciamo guardando ad alcuni dei fatti sul deposito bancario: quando si deposita denaro in una banca si perde la proprietà di quel denaro e si guadagna la titolarità di un credito nei confronti della banca – un credito per un rimborso immediato in denaro, ma pur sempre un credito. Nel 1848 la Camera dei Lord dichiarò:

"Il denaro, quando versato in una banca, cessa del tutto di essere denaro del titolare; diventa denaro del banchiere, il quale è legato ad un pagamento di una somma simile a quella depositata quando gli viene chiesta indietro... Il denaro posto sotto la custodia di un banchiere è, a tutti gli effetti, denaro del banchiere che può farci tutto quello che vuole; non è colpevole di alcuna violazione della fiducia quando lo investe; non è responsabile di fronte al titolare se lo mette in pericolo, se si impegna in speculazioni pericolose; non è tenuto a mantenerlo come proprietà del suo titolare; ma è, ovviamente, responsabile della quantità, perché ha stipulato un contratto."

Questa non è pedanteria legale o solo una questione di opinione, ma una necessità logica che segue inevitabilmente l'evoluzione del deposito bancario, come veniva praticato nel 1848 e come viene praticato ancora oggi. Se la proprietà del denaro non passasse dal depositante al banchiere, allora il banchiere non potrebbe prestare i soldi ad una terza parte e non potrebbe pagare gli interessi al depositante. Se il depositante mantenesse la piena proprietà del denaro depositato, il banchiere dovrebbe solamente conservarlo in modo sicuro e probabilmente far pagare il depositante per la custodia della sua proprietà. Il denaro conservato nel caveau di una banca guadagna poco interesse come il denaro tenuto sotto un materasso. Evidentemente non è quello che i depositanti cercano dalla banca. Se viene pagato un interesse – o vengono fnorniti servizi bancari "gratuiti" – il depositante deve avere concordato – almeno implicitamente – che il banchiere possa "investire" i soldi, cioè metterlo a rischio.

Per più di 300 anni le banche hanno operato nel settore dei prestiti (che sono rischiosi e illiquidi) con depositi che si suppone dovessero essere al sicuro e immediatamente rimborsabili. Quando le banche falliscono i depositanti perdono soldi, anche se in passato nessuna persona razionale avrebbe affermato che i depositanti stessero ingiustamente "salvando la banca" o fossero vittime di un "furto."

Anche se la meccanica della riserva frazionaria non è cambiata in 300 anni, le aspettative della popolazione evidentemente sono cambiate notevolmente. Oggi ci si aspetta che le banche prestino in maniera sempre più generosa, mentre i depositanti non devono incorrere in alcun rischio di perdita. Questo significa far quadrare il cerchio, ma non ha impedito ai politici di promettere una tale impresa: l'assicurazione sui depositi. "L'assicurazione" statale sui depositi non è affatto un'assicurazione. Le compagnie di assicurazione calcolano e calibrano i rischi, richiedono un prezzo all'assicurato e mettono da parte capitale per quando si verificherà l'evento per il quale ci si assicura. Una "garanzia" statale sui depositi, al contrario, è semplicemente un'altra promessa vuota del governo, con la speranza che le cose non andranno così male. Quando infine vanno male lo stato fa quello che fa sempre: prenderà da Peter per pagare Paul. Cipro è un esempio calzante: le compagnie di assicurazione private avrebbero già da tempo staccato la spina ad un settore bancario gonfiato, mentre lo stato cipriota, ancora il monopolista locale dell'autorizzazione e della regolamentazione bancaria, ha preferito guardare ai depositi bancari accumulati che erano pari a quattro volte il PIL. Alla fine il governo di Cipro è rimasto a corto di "Paul" a cui affibiare il conto – e gli "Hans" in Germania si sono rifiutati di essere i protagonisti unici del salvataggio (anche se continuano a fornire una quota importante del piano di salvataggio).

Cipro è solo un esempio estremo di quello che può causare l'offuscamento istituzionalizzato del rischio e della responsabilità. "L'assicurazione" sui depositi maschera i rischi e socializza i costi della riserva frazionaria. La carta statale illimitata e le banche centrali, che assumono il ruolo di "prestatori di ultima istanza," hanno lo stesso effetto. Se l'idea originale alla base di queste innovazioni era quella di rendere il settore bancario più sicuro, allora non ha funzionato poiché le banche sono diventate più grandi e più rischiose che mai, anche se ho il sospetto che il vero scopo di queste "reti di sicurezza" sia sempre stato quello di fornire una copertura ad una maggiore espansione del credito bancario.

In base alle disposizioni attuali c'è poco incentivo affinché le banche assumano un atteggiamento particolarmente conservatore. I depositanti sono stati in gran parte insensibili ai rischi insiti nel settore bancario. Non premiano più le banche prudenti con nuovi afflussi e puniscono le banche apertamente rischiose con il ritiro di fondi; e anche se lo facessero le banche potrebbero ottenere fondi quasi illimitati dalla banca centrale, almeno fino a quando avranno qualche bene che la centrale banca sarà disposta a "monetizzare." Si tratta di un'ostacolo insignificante, poiché le banche sono diventate condotti per la politica infinita dello "stimolo" e perciò verranno ulteriormente ingrassate per il bene della crescita. Una volta che la banca ha "spuntato le caselle" e soddisfa i criteri minimi di vigilanza normativa, qualsiasi probità aggiuntiva si andrebbe a sottrarre solo dai potenziali rendimenti degli azionisti. L'infrastruttura finanziaria moderna ha creato l'illusione della sicurezza insieme all' illusione della prosperità grazie al credito artificialmente a basso costo. Il rischio occasionale di una corsa agli sportelli di una banca è stato sostituito con il rischio crescente di una corsa agli sportelli dell'intero sistema.

Ciò cambierebbe radicalmente se venissero reintrodotti i principi di libero mercato nel settore bancario. I banchieri dovrebbero rispondere a tutti i loro creditori, compresi i piccoli risparmiatori, i quali non verrebbero più cullati in un falso senso di sicurezza ma, nel loro ruolo come creditori nei confronti delle banche, diventerebbero "vigilanti dei depositi" e aiuterebbero a tenere sotto controllo le banche. Queste ultime dovrebbero comunicare al grande pubblico, e non solo ad una manciata di burocrati altamente specializzati presso la banca centrale o al regolatore normativo statale, le strategie di bilancio e la gestione del rischio al fine di ottenere e conservarne la fiducia. Il settore bancario diventerebbe meno complesso, più trasparente e meno indebitato. Un settore bancario conservatore sarebbe di nuovo un modello di business sostenibile e il grande pubblico comincerebbe ad apprezzare quanto siano pericolose le politiche populiste di credito a buon mercato e le richieste ingenue affinché le "banche tornino a prestare." Purtroppo i depositanti stanno sottoscrivendo questo tipo di politiche e si prenderanno un sacco di rischi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Monte dei Paschi E' Stata Salvata Per Non Finire Come Corzine

Mar, 30/04/2013 - 10:01
La recessione in Europa è ben più profonda di quanto si credesse. I commentatori mainstream ancora si attaccano alla figura dello zio Mario affinché salvi capre e cavoli, ma non c'è niente da fare. Questa recessione sta sottolineando una cosa che alla Scuola Austriaca è chiara da molto tempo e che ha ripetuto costantemente in questi ultimi anni: l'inutilità del settore bancario centrale, e soprattutto la sua pericolosità. I tassi di interesse di riferimento sono allo 0.75%, e nonostante ciò la disoccupazione greca è ancora al 27% (per non parlare di quella spagnola). Ora girano voci di un ulteriore taglio dei tassi, ma le banche europee ancora non prestano e le imprese sono restie a prendere in prestito. Quindi i prezzi salgono lentamente, mentre la crescita economica è stagnante. La BCE può continuare a comprare pattume obbligazionario dei vari governi europei ma ciò non andrà ad alterare questo fatto. I Keynesiani sono all'angolo, continuano ad invocare deficit per superare la recessione ma neanche questo sta funzionando. Gli stati stanno affrontando una lenta ma inesorabile resa dei conti: entrate in calo, spese del welfare in aumento. devono assolutamente trovare un modo per tagliare le spese senza far incorrere la popolazione in dolore economico. E' per questo che i Keynesiani stanno invocando uno stimolo da parte della BCE, ma ancora una volta non funzionerà per far uscire i vari paesi dell'UE dalla recessione.
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da Zero Hedge


Coloro che ripenseranno al Novembre 2011 si ricorderanno che la scommessa di Jon Corzine sui titoli italiani non fu quella che alla fine portò al fallimento di MF Global, beh forse in parte, ma la causa vera fu l'improvvisa carenza di liquidità dovuta al modo in cui erano strutturate le negoziazioni (Repo to maturity), in cui la banca sperava di raccogliere i rendimenti delle cedole obbligazionarie compensando in tal modo il costo nominale del finanziamento. Questo tipo di accordo equivale a raccogliere monetine davanti ad un rullo compressore: mentre il costo di finanziamento può essere molto piccolo e il capitale allocato trascurabile (a causa della leva finanziaria implicita e quasi infinita quando si utilizzano i pronti contro termine), quando lo strumento sottostante va in crash e la controparte originaria si ritrova a finanziare un enorme deficit, arriva il momento in cui la serie di trasformazioni ombra innesca una crisi di liquidità immediata (che può risultare in una serie di liquidazioni a cascata nell'arco di poche ore). E' successo con MF Global, ed è successo anche con Lehman.

Ed ora apprendiamo che è accaduto anche con la più travagliata e più antica banca d'Italia, Monte dei Paschi (BMPS), i cui salvataggi senza fine, gli intrighi politici, i ritiri dei depositi ed i libri truccatii hanno avuto un'ampia copertura qui.

Solo che, a differenza di MF Global e Lehman, il governo italiano è venuto in soccorso di BMPS per un semplice motivo: un fallimento di una banca avrebbe innescato una catena di domino legati ai depositanti che avrebbe distrutto il sistema bancario italiano, e probabilmente avrebbe portato ad un panico a livello europeo ed al crollo della zona euro.

Come si è visto, è stato proprio un pronti contro termine (term repo, per essere precisi) quello che ha portato al recente salvataggio di Monte dei Paschi. Reuters riferisce che:

Monte dei Paschi ha dovuto porre come garanzia €2.8 miliardi ($3.65 miliardi) per sostenere le perdite di due derivati, questione ​​al centro di un'inchiesta sulla presunta frode al terzo istituto finanziario più grande d'Italia.

In una dichiarazione di Mercoledì la banca toscana ha affermato che aveva fornito garanzie per €1.871 miliardi alla fine di Marzo per l'affare noto come "Alessandria" con la banca giapponese Nomura.

La banca ha anche detto di aver posto una garanzia da €939.1 miliardi legata all'affare "Santorini" firmato nel 2008 con la Deutsche Bank.
In altre parole, l'intero (e più recente) salvataggio da $4 miliardi del Monte Paschi era solo per soddisfare le richieste di margine con Nomura e Deutsche Bank. Risultato netto: i contribuenti finiscono per finanziare gli obblighi a cui si era legata BMPS molto tempo fa, ma con denaro che ha lasciato immediatamente l'Italia ed è stato prontamente cablato su conti offshore delle banche tedesche e giapponesi. Sì, un giorno potrebbe tornare quando l'altra parte finirà nei guai, ma molto probabilmente non tornerà.

Cosa ha comprato Monte dei Paschi utilizzando il finanziamento repo? Lo stesso strumento che ha affondato MF Global -- obbligazioni italiane.

Sotto le offerte più rischiose al centro dell'inchiesta, Monte dei Paschi ha finanziato i suoi investimenti (costituiti da obbligazioni a lungo termine dello stato italiano) attraverso pronti contro termine di lunga durata con Nomura e Deutsche Bank.

In un riacquisto, o pronti contro termine, una società utilizza asset come garanzia per raccogliere fondi e si impegna a riacquistare gli asset ad un prezzo concordato in un secondo momento.

Ma il valore dei titoli a garanzia dei prestiti è sceso a causa della crisi della zona euro, le scommesse si sono rivelate controproducenti e Monte dei Paschi è stata costretta a presentare più garanzie con entrambe le banche.
La parte esilarante, quella che dimostra quanto quasi tutti siano all'oscuro della vera natura delle operazioni di leva praticamente illimitate (e che hanno bisogno di zero capitale iniziale, e nel caso dei titoli di Stato -- zero margine iniziale) che hanno luogo nell'economia sommersa come quella dei pronti contro termine, è che i pubblici ministeri di Siena erano così confusi su chi possedeva gli asset sottostanti che hanno ordinato il sequestro di €1.95 miliardi di asset da Nomura (i quali erano in realtà beni appartenenti alla banca giapponese).

In altre parole, i pubblici ministeri italiani hanno quasi confiscato beni appartenenti ad un'altra banca solo per distogliere l'attenzione dai crimini finanziari epici trovati nella loro banca insolvente ed operante nella loro città. Certo, col senno di poi erano semplicemente all'oscuro della situazione e hanno fatto qualunque cosa li dicessero di fare gli avvocati di Monte Paschi. Dopo tutto, il numero di persone in tutto il mondo che capisce veramente la contabilizzazione dei pronti contro termine si può contare sulle dita di una mano.

Inoltre, le linee guida del FAS 140 per la contabilizzazione dei pronti contro termine si contraddicono! Riprendendo l'articolo di Matt King "Are The Brokers Broken," cerchiamo di spiegare i meccanismi alla base delle operazioni "prestito contro promessa":

A parte il fatto che il FAS 140 si contraddice (con il paragrafo 15d che considera al di fuori del bilancio le transazioni "prestiti contro promessa" e il paragrafo 94 che invece le considera all'interno, insomma un documento attaccato da molti broker immediatamente dopo il suo rilascio), sembra che ci sia poco consenso su chi sia il debitore e chi sia il creditore. Per quanto ne sappiamo, i termini come "debitore" e "prestatore" sono usati in senso esattamente opposto nei regolamenti contabili relativi alla prassi di mercato. La descrizione qui sopra segue la pratica comune di mercato. I documenti contabili sembrano fare riferimento al contrario, una fonte di confusione utilizzando del gergo contabile.
Ciò che rende le cose molto spaventose è che il motivo principale per cui si usano i pronti contro termine è quello di evitare di mettere i contanti o impegnare un asset come si farebbe in un prestito tradizionale. E dal momento che tutta l'Europa è ormai a corto di asset, oggi praticamente ogni sistema bancario insolvente, sia esso quello dell'Italia o della Spagna, è interamente dipendente dai pronti contro termine: ogni singola banca europea è un grande MF Global in procinto di esplodere.

E con le banche europee della periferia che utilizzano i pronti contro termine per acquistare più obbligazioni sovrane che possono, una cosa è certa: una volta che i rendimenti dei titoli sovrani inizieranno a salire, partiranno le liquidazioni a cascata, poiché margin call dopo margin call viene indebolita la catena delle garanzie di qualsiasi eccesso di liquidità, costringendo finalmente la BCE non solo ad utilizzare l'OMT, ma dal momento che l'OMT è un grande miraggio che non esiste da un punto di vista legale, ad iniettare direttamente contanti in innumerevoli banche: una mossa che la Germania amerà.

Quindi perché preoccuparsi?

Dopo tutto, l'enorme QE della BOJ è arrivato proprio al momento giusto per trovare il prossimo grande acquirente marginale del debito periferico insieme alle banche dei PIIGS (molto probabilmente quando la capacità dei pronti contro termine stava raggiungendo il limite massimo). Il risultato immediato è stato una serie di record epici in molti settori, andando a restringere gli spread periferici. Purtroppo possono andare solo a zero, prima che qualcuno venda. E poi qualcun altro vende, e il carry trade si sfalda.

Purtroppo, l'ultimo anello a spezzarsi di questa catena sarà rappresentato ancora una volta dalle banche italiane e spagnole insolventi, le quali dovranno ricevere altri soldi dai contribuenti mentre sventoleranno la solita Carta della Distruzione Totale.

L'unica domanda è: quando. Tuttavia, se l'Abenomics soffrirà effettivamente di una morte prematura a causa del fallimento del programma o per qualsiasi altro motivo, quello sarà il momento di chiudere i boccaporti ed abbassare il periscopio poiché l'acquirente marginale di materiale tossico europeo se ne sarà andato, e le banche europee non avranno altra scelta se non quella di scaricare tutto, scatenando il capitolo finale della crisi europea.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Il Modello che Nessuno Sta Guardando

Lun, 29/04/2013 - 10:03




di Martin Sibileau


E' difficile dare un senso ai mercati in questi giorni. Per esempio: l'oro non ha mostrato alcun supporto mentre la situazione geopolitica in Asia si è deteriorata, il Giappone ha intrapreso la madre di tutti i programmi di monetizzazione ed una nazione appartenente a quella che dovrebbe essere un'unione monetaria ha imposto controlli sui movimenti di capitale. Oppure prendete il caso dell'Euro: è passato da $1.2750 a $1.2950 nel giorno di una delle conferenze stampa più confuse e imbarazzanti che abbia mai dato il ​​presidente della sua banca centrale.

Tuttavia, in una terra lontana dove non vi è sistema bancario ombra, leva finanziaria o anche mercati dei capitali, i fondamentali economici continuano ancora a reggere, cosa che ci può aiutare a visualizzare una dinamica persa tra i meandri della nostra memoria collettiva. La terra a cui mi riferisco è l'Argentina, ma non quella del 2001. Oggi voglio scrivere dell'Argentina nel 2013, e no, non voglio discutere delle sue battaglie legali con Mr. Singer.



Introduzione

L'argomento che voglio portare alla vostra attenzione si riferisce ad un precedente articolo intitolato "Cosa causa le iperinflazioni e perché non ne abbiamo ancora vista una" (18 Dicembre 2012). In quell'articolo sono arrivato ad un paio di conclusioni; la più rilevante sosteneva che un'inflazione elevata ed alti tassi di interesse nominali non sono incompatibili, ma al contrario... vanno di pari passo: non ci può essere iperinflazione senza tassi di interesse nominali alti. L'articolo suggeriva che i tassi di interesse alti sono il prodotto di un crollo della fiducia, rappresentato da un grave restringimento della base dei depositi in una giurisdizione valutaria. Ma l'articolo non era esaustivo. Si limitava a sottolineare la paura di una confisca come elemento primario dietro al crollo della fiducia. Questo sarà l'elemento motore che porterà alla rottura della zona Euro. Ma c'è un altro elemento primario e l'Argentina del 2013 può essere un modello per gli Stati Uniti. Venite con me...



Paura e Avidità

Quando gli esseri umani agiscono/decidono/scelgono, si trovano ad affrontare un rischio/rendimento. Quando ci si trova a scegliere se lasciare o meno i propri risparmi depositati in una banca, tale decisione può essere mossa da timori di una confisca. In altre parole, a seconda di un determinato rendimento (quasi 0% nominalmente e negativo in termini reali in questi giorni), se il rischio è percepito come troppo alto i depositi diminuiranno (o al meglio non aumenteranno). Questo era lo scenario contemplato nel mio precedente articolo.

L'esempio più catastrofico di uno scenario guidato dalla paura è rappresentato dagli sviluppi monetari durante la caduta dell'Impero Romano, quando i depositanti presero il loro denaro e lo misero in buche nei cortili per nasconderlo sia dall'esattore delle tasse sia dalle orde barbariche. Tuttavia, l'esempio più antico e documentato (da Isocrate; discusso dal Prof. J. Huerta de Soto nel suo grande libro "Money, Bank Credit and Economic Cycles") di questo scenario risale al 393 a.C. ed ebbe luogo ad Atene, innescato dalla guerra con Sparta e la vittoria a Tebe quando Passio (un banchiere ateniese) non potè più nascondere il fallimento della sua banca (Demostene sembra indicare che Passio aveva un rapporto di leva di ca. 5 a 1). Non era il solo. Seguì una corsa generale agli sportelli bancari nei confronti di Timodemus, Sosynomus e Aristolochus e si trdusse in un congelamento dei depositi che durò 10 anni (Ref. Bogaert, Banques et dans les banquiers Cités grecques). Coloro che si sono spaventati per primi, hanno avuto ragione

Dopo 2,406 anni, ciò che mancava al mio articolo precedente (anche se è stato implicato in quelli successivi: es. manipolazione dell'oro) è il "rendimento" o la componente dell'avidità nella decisione di ridurre i depositi. Con questo voglio dire che, per un rischio dato, noto e gestibile, se il ritorno è percepito come troppo basso, la base dei depositi può anche ridursi.

La percezione di un basso rendimento sarà determinata in termini relativi: se vi è un'alternativa al collocamento dei risparmi in un conto corrente, con un rischio uguale o inferiore, la base dei depositi si ridurrà. Nel mondo sviluppato, per gentile concessione della creazione dell'oro fiat e della volatilità che genera intorno al prezzo del metallo, tale alternativa è ancora inesistente. Questa è stata la mossa più intelligente dei banchieri centrali. Ma con l'evento di Cipro e altri a venire (e senza un Piano B), anche questa volatilità può essere ignorata a favore di una visione più di lungo termine riguardo l'oro.



Argentina 2013

Un esempio della diminuzione dei depositi guidata dall'avidità piuttosto che dalla paura, è l'Argentina nel 2013. Lì i depositanti hanno appreso la "lezione della paura" già 12 anni fa, e per questo motivo oggi un dollaro sotto il materasso vale sempre di più rispetto ad un dollaro depositato in una banca. Ma la storia non finisce qui. Successivamente, quando divenne sempre più evidente che la confisca da parte del governo non si era conclusa con il default del 2002, il mercato del dollaro USA ha visto un'altra segmentazione. Mentre il governo ha gareggiato con la popolazione per mettere le mani sui dollari USA (per rimborsare tutto ciò che era stato lasciato in sospeso) e quelli al di fuori del sistema, ha deciso di impedirne l'acquisizione attraverso i mercati aperti. La repressione è iniziata sul serio circa un anno e mezzo fa, e per questo motivo "nazionale e strategico" sono stati addirittura reclutati cani per la ricerca di eventuali dollari USA fuori dal sistema (guardate qui e qui).

Da allora, il mercato si è rotto ed esiste il prezzo ufficiale del dollaro USA, per cui non si trova alcun venditore, e il prezzo di mercato (chiamato mercato "blu" per qualche motivo sconosciuto). Il grafico seguente (fonte: Reuters/La Nación) non ha bisogno di ulteriori commenti; è auto-esplicativo. Oggi, mentre un dollaro USA vale circa 5.15 pesos, il mercato richiede circa 8.50 pesos o un premio di 2/3.




Forse vi starete chiedendo come questo possa essere un modello per gli Stati Uniti. Ed avreste ragione: il mercato dell'oro è ancora uno e il governo americano non dovrà mai competere con la popolazione per mettere le mani sull'oro fisico per rimborsare il suo debito, che è denominato in dollari USA. Ma c'è di più...



Perché può essere un modello

Ma lasciatemi tornare al mio punto iniziale: i depositi possono anche diminuire spinti dall'avidità piuttosto che dalla paura. Nell'Argentina del 2013 i depositi in pesos stanno iniziando a contrarsi in modo esponenziale, un evento non guidato dalla paura ma dalla cupidigia. Perché? Gli argentini osservano l'escalation del prezzo del dollaro americano al di fuori del sistema (+25% da inizio anno) e l'interesse pagato sui depositi denominati in pesos (-10% in termini reali) o in azioni (+18.5% nominalmente), e capiscono correttamente che stanno meglio con un materasso piuttosto che con un conto bancario. Secondo me è probabile che questo possa essere un modello di ciò che potrebbe accadere negli Stati Uniti una volta che crollerà il mercato dell'oro fiat. Ecco perché: se il mercato dell'oro fiat si rompe a causa di una corsa per l'oro fisico, il moltiplicatore del credito per l'oro cartaceo verrebbe schiacciato e da quel momento in poi i depositanti con dollari USA in tutto il mondo vedrebbero la performance dell'oro come un punto di riferimento rispetto ai dollari USA depositati, proprio come gli argentini di oggi considerano il dollaro USA come un punto di riferimento rispetto ai loro depositi in pesos. Questo è il più grande incubo di ogni banchiere centrale: un asset il cui prezzo modella le aspettative sull'inflazione.

L'esito probabile sarebbe una diminuzione iniziale dei depositi USD ed un aumento dei tassi di interesse, in quanto il mercato dei finanziamenti in USD si prosciugherebbe. In seguito la FED, proprio come mi aspetto che faccia la banca centrale dell'Argentina, sarebbe trascinata in deficit (non ho intenzione di spiegare qui la meccanica del deficit di una banca centrale. Il lettore lo può vedere nel mio articolo sull'iperinflazione citato in precedenza).

Poiché alle porte dell'Argentina si sta presentando un nuovo processo di iperinflazione, sarebbe saggio seguirla da vicino. Si tratta di un modello e ci sono due conclusioni che vengono in mente:

Conclusione N°1: La FED/governo USA farebbe meglio a non confiscare l'oro

Contrariamente al pensiero della comunità dei gold bug, il governo degli Stati Uniti avrebbe tutti i motivi per NON confiscare l'oro, perché così facendo innescherebbe una corsa all'oro fisico e perderebbe ogni potere di sopprimerne il prezzo. Questa conclusione dovrebbe reggere anche se avrebbe luogo una corsa all'oro fisico per altri motivi. La loro mossa migliore sarebbe quella di mantenere in vita il più a lungo possibile la soppressione del prezzo dell'oro (tramite l'oro fiat).

Conclusione N°2: La FED riceverebbe più pressioni per aver un deficit rispetto alla banca centrale dell'Argentina

Con il peso come moneta locale, i fondi pensione nazionalizzati, l'assenza di un sistemaa bancario ombra e di mercati dei capitali, se i depositi in pesos dovessero diminuire la banca centrale dell'Argentina non si preoccuperebbe di un contagio sistemico. Poiché nessuno si affida al sistema bancario per finanziare le proprie attività, il calo dei depositi finirebbe probabilmente per influenzare la redditività delle banche (con un'alta probabilità di vedere una nazionalizzazione completa dei depositi).

La FED, invece, subirebbe più pressioni affinché intervenga. Le sue passività influenzano i mercati del credito e delle materie prime in tutto il mondo, i fondi pensione ed i fondi del mercato monetario rischierebbero il collasso. Anche l'alto indebitamento del sistema ombra sarebbe troppo. Pertanto la FED non dovrebbe sovvenzionare solo gli Stati Uniti, ma il sistema bancario globale affinché mantenga i depositi in dollari statunitensi come alternativa competitiva all'oro. (Ancora una volta, per vedere come avrebbe luogo questo esito consultate questo link)



Perché non sono d'accordo con Martin Feldstein

Continuando sul tema dell'aumento dei tassi di interesse, in questo recente articolo (link) Martin Feldstein ha espresso le sue preoccupazioni in materia. Purtroppo non spiega come possa essere attivato tale aumento. Comincia semplicemente con "Quando i tassi di interesse salgono...". A differenza di lui, io sono stato esplicito come minimo sin dal Dicembre 2011: secondo me l'elemento motore più probabile sarà un'ondata di insolvenze aziendali provenienti dalla zona Euro, costringendo la FED a diventare il prestatore di ultima istanza (in effetti lo è già) e innescando un ripudio dei titoli del Tesoro USA. La conseguenza di tale ripudio accentuerebbe ulteriormente la caduta del mercato monetario e, probabilmente, quello di una stanza di compensazione nel mercato delle materie prime. In questo contesto, il prezzo dell'oro non diminuirebbe come predice Feldstein.

Nel mio scenario, prima (cioè indipendentemente da) dell'aumento dei tassi, gli spread creditizi aumenterebbero all'aumentare dei default. I mercati si renderebbero conto che la FED non avrebbe più il controllo e che il trasferimento delle perdite al settore pubblico non sarebbe più sopportabile, e la FED sarebbe costretta a comprare qualsiasi bond del Tesoro USA che il ​​mercato venderebbe.

La storia di Martin Feldstein ha il filo narrativo opposto. Secondo lui i tassi saliranno e ne seguiranno vari default. Secondo le sue parole: "... i tassi di interesse a lungo termine sono ormai insostenibilmente bassi, implicando bolle nei prezzi delle obbligazioni e in altri titoli. Quando i tassi di interesse salgono, come sicuramente accadrà, le bolle scoppieranno, i prezzi di tali titoli cadranno..."

Come si aspetta che i tassi possano salire? Non perché la FED li aumenti, ma perché le aspettative sull'inflazione farebbero aumentare i tassi nominali: "...Se l'inflazione risulta essere più alta (un risultato molto probabile data la recente politica della FED), il tasso di interesse sulle obbligazioni a lungo termine potrebbe essere molto più elevato..."

Feldstein omette di dirci perché l'inflazione possa essere superiore al 2% inseguito della FED, ma la mia ipotesi è che il modello economico tradizionale annebbia il suo ragionamento (secondo cui al diminuire dell'output gap i prezzi aumentano). Avrò altro da dire su tali modelli nei prossimi articoli, ma per oggi permettetemi di concludere con questo: non esiste una cosa come un output gap. La nozione della sua esistenza è uno strumento mentale ad hoc che respinge il ruolo del sistema dei prezzi nell'allocazione delle risorse.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



“Il denaro è la merce più commerciabile”: storia economica in soldoni

Ven, 26/04/2013 - 10:31
Era da un bel po' che non pubblicavo un articolo scritto da qualche audace lettore del blog. Ebbene uno di voi si è fatto coraggio e ha voluto mettere alla prova le sue doti letterarie nonché economiche per mostrare come l'economia Austriaca stia percolando all'interno del tessuto sociale italiano. Questa è un'ottima notizia. Questo è il segnale che ci ricorda che non siamo soli nelle battaglie di ogni giorno, combattiamo insieme ad altri individui che come noi vogliono vivere in una situazione diversa in accordo con una libertà di associazione fondata sulla proprietà privata ed i diritti naturali posseduti da ogni essere umano (i quali non possono essere "concessi" da nessuna autorità). Con il "guest post" di oggi saremo traghettati alla riscoperta di un passato sbiadito che molti hanno dimenticato, riscopriremo la consuetudine delle azioni individuali che hanno portato prosperità e libertà alle società della storia, riscopriremo il motivo per cui bisogna limitare al massimo il lato oscuro dell'essere umano e soprattutto riscopriremo perché è importante tornare ad avere una moneta onesta.
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di Alberto Veneziano


Proviamo ad immaginarci una delle nostre belle piazze qualche secolo fa, diciamo otto:  gente che va e viene, saltimbanchi, bambini, banditori, mendicanti, ricchi e poveri, di tutto e di più e mercanti. In effetti tutti sono mercanti, non c’è “venditore e compratore” tutti comprano e tutti vendono qualsiasi cosa senza licenza, semplicemente scambiandosela, ce n’è però uno di speciale: il venditore di denaro.

Dopo secoli di esperimenti: conchiglie, pecore, sale, pepe, merci svariate ma avariabili, si è capito che i dischetti di metallo, meglio non deteriorabile, magari dello stesso peso, sono la merce più commerciabile. Non è una gallina che diventa vecchia, non verdura che marcisce, non travi, troppo ingombranti, no, è altro. Un sacchetto di dischetti metallici permette di prendere tempo prima di fare uno scambio, si può accantonare (non teme nemmeno gli incendi, così frequenti) un mucchietto di dischetti metallici, in tempi difficili, ti fa tenere in mano un po’ di futuro.

Il curioso è che questa idea dell’oro e dell’argento, come merce sopra tutte commerciabile, si è curiosamente imposta in tutti i continenti. Dappertutto si è capito che disporre di una merce capace di concentrare in se un notevole valore, di conservarlo nel tempo e di essere facilmente scambiabile con chiunque e dovunque, mette in moto un sistema efficiente per scambiare merci e servizi. Ci si può specializzare e, affinando ognuno le proprie capacità produttive, incrementare la produttività generale. Un calzolaio, per dire, non ha più bisogno di sistemare nel retro conigli, capre, tavolame o altro con cui i clienti pagano il suo lavoro, gli basta un sacchetto, quando avrà voglia di mangiare coniglio, andrà al mercato con una monetina e la scambierà con un coniglio bello fresco.

Ecco perchè il “venditore di danaro” (ce n’è ancora poco in giro) è ambito, tutti vogliono scambiare la loro merce con la sua versatile merce, chi non ha merce offre se stesso come merce lavoro. Tutti lo blandiscono e richiamano la sua attenzione, il venditore di danaro diventa “il compratore” per antonomasia, il cliente che ha sempre ragione.

Un po’ di danaro in pugno dà l’illusione di avere un po’ di futuro assicurato, perché no? Un risparmio per gli imprevisti o la vecchiaia che avanza. Inevitabilmente però, è in agguato la psicosi. C’è qualcuno, talmente terrorizzato dalla vita, che non si accontenta di un po’ di futuro, lui lo vuole tutto. Non si accontenta di un po’ di danaro, lo vuole tutto. Lui, se potesse, vorrebbe vendere casa e vestiti, ma, così facendo, si ritroverebbe nudo in mezzo ad una strada, seduto sul suo mucchietto d’oro e in balia di chiunque … no, matto va bene ma non in modo così rischioso. Serve una soluzione, diventare mercante banchiere, svuotare la casa del superfluo recuperando tutto il danaro possibile, trasformarla in un deposito  sicuro e, nella stanza principale, disporre una “banco” che divida chi sta di qua da chi sta di là.

Il denaro luccicante e sonante è una sirena che chiama giorno e notte l’avaro, e, pur di averne tanto da contare e coccolare il banchiere è disposto a custodire anche quello altrui, pagando un piccolo interesse in sovrappiù…

Un momento, va bene maniaco ma … pagare per custodire il denaro altrui!? E il cliente della banca cosa ne pensa? Ha trovato qualcuno che custodisce il suo gruzzolo mentre lui è in viaggio, e, non solo non si fa pagare il servizio, ma al ritorno gli fa trovare il gruzzolo aumentato, cosa sta succedendo?!
E’ spuntata la carta scritta e firmata, ecco cosa sta succedendo, è spuntato il “documento”, la rappresentazione del reale che si sostituisce alla realtà stessa, la merce commerciabile diventa “denaro scritturale”, “moneta fiduciaria”.

Il mercante che lascia il suo gruzzolo all’amico banchiere, si fida fino ad un certo punto, in cambio riceve un pezzo di carta dove c’è scritto quel che sta accadendo: “ricevo da… restituirò a…” a futura memoria, ma anche per rivalersi presso il magistrato se al banchiere capitasse di dare del tutto di volta al cervello o di morire.

I documenti funzionano eccome, le “note al banco” cominciano a girare e a venire scambiate in sostituzione del denaro, sempre al sicuro nelle amorose grinfie del banchiere. Lui, sempre più benemerito, presta le sue banconote a chi voglia investire in attività redditizie dietro pagamento di un interesse. L’interesse sarebbe più che lecito se corrispondesse a prestiti complessivi pari alla riserva di danaro, ma non va così. Il banchiere ha capito che prestando molta carta, creando, di fatto, un denaro cartaceo in quantità molto superiore al valore dei depositi metallici, gli ritornano anche molti interessi, cartacei e sospetti, per lui che li conosce, ma “soldi buoni” da spacciare sotto forma di altri prestiti a chi abbocca.  Qualcuno, in ristrettezze, pur di avere le tanto utili banconote, gli porta qualche gioiello d’oro, o qualche calice d’argento. Per fargli un favore, proprio perché è lui, il generoso banchiere accetta lo scambio e si affretta a trasformare collane e calici in monete sonanti per il tesoro, mettendo in circolo ulteriori assegnati e banconote.

E’ l’euforia, finalmente è nata la “finanza creativa”.

Estremamente creativa visto che il banchiere è in grado di creare qualsiasi tipo di documento per sostituire il denaro che naturalmente lui, che non ha dimenticato cosa sia veramente il danaro, continua ad accumulare sotto forma di oro in monete e lingotti.

Ma...

C’è sempre un ma: cosa succederebbe se, improvvisamente, tutti i possessori di banconote e documenti cartacei su cui c’è scritto ”riceverò in cambio di questo pezzo di carta una moneta d’oro” si presentassero tutti assieme al banco? Il rischio è grosso, il valore complessivo dei pezzi di carta è molto maggiore del valore complessivo delle monete in riserva, il valore dei pezzi di carta, nell’euforia, potrebbe essere fuori controllo e di sicuro non ci sarebbero monete metalliche per tutti.
Un bel giorno, inopinatamente qualcuno potrebbe parlare di guerra, di crisi, pestilenza e diffondere il “panico”. Tutti insieme, i “capitalisti” potrebbero guardare il loro pezzo di carta, potrebbero avere un dubbio e decidere “voglio indietro la mia moneta”. E’ capitato, spesso, si chiama “corsa agli sportelli”: i primi ad arrivare al banco recuperano i loro risparmi interamente o in parte ma gli altri? Gi altri non trovano niente e sfasciano tutto, danno fuoco alla casa e trascinano il banchiere nudo in mezzo alla piazza.

Vita dura per i banchieri, in certe epoche...

La vita dura però insegna la lezione. In futuro, lungi dal pensare di ridurre i “pezzi di carta” ad un numero corrispondente ai pezzi di oro, il banchiere identifica due soluzioni:

Soluzione uno: scappare per tempo e velocemente, al primo segnale, ma necessariamente “leggeri”, lasciando il grosso del tesoro assieme al cuore.

Soluzione due: trovare il modo di difendersi da spiacevoli conseguenze che potrebbero verificarsi ancora. Bisogna difendersi da eventuali torme di creditori inferociti. Bisogna allearsi, non c’è altra soluzione, urge allearsi.

Il socio ideale della “mente” è inevitabilmente il “braccio”. Meglio se nerboruto, armato, prepotente e smargiasso e con tanto di seguito di lazzaroni armati e violenti come lui. Lavorare e produrre, per gente simile, è una opzione “non contemplata” quando serve qualcosa o qualcuno, indifferentemente, lo si va a prendere dov’è, con le buone o con le cattive. Spesso va a buon fine, questo tipo di “attività”, ma non sempre. Ci sono rischi e c’è concorrenza, ci si rischiano le ossa, in ogni caso. Serve un alleato, per essere più forti della concorrenza ci vuole un socio e il socio ideale del “braccio” è inevitabilmente “la mente”.

E’ un matrimonio d’amore, la coppia perfetta, il “braccio” e la “mente” costituiscono il nucleo fondante di una nuova configurazione sociale in grado di soppiantare la repubblica dei liberi mercanti con qualcosa di molto più efficiente ed espandibile: nasce il prototipo dello “stato moderno” fondato sulla finanza creativa e sulla forza bruta. C’è tutto il tempo per migliorare, per affinare gli strumenti, c’è tutta la storia davanti. Il prepotente razziatore fa carriera e ovviamente diventa nobile e poi re. Il suo socio banchiere diventa il banchiere del signore e poi  “banchiere del re”, la società (la loro) prospera.

Ci sono alti e bassi, i re e i regni si distruggono fra loro a turno, ma che importa, è l’idea che trionfa. La grande idea, la ragione sociale: estorcere sotto forma di imposte una fetta sempre più ampia del prodotto del popolo, promettendo in cambio protezione e servizi. La grande idea è destinata ad evolversi fino a diventare “stato sovrano”.

Chi ha il coraggio di minacciare il banchiere del re? Chi ha il coraggio di non pagare i debiti al banchiere o di non pagare le tasse? Ma il re per essere Re deve pur avere un regno sempre più esteso, e che problema c’è? Si conquista. Con i soldi forniti dal banchiere (sempre carta, al massimo soldi di stagno o rame,) i Re “assoldano” grandi eserciti, si comprano armi e partono, con grande strepito di fanfare, alla conquista di terre e ricchezze. Ah la grande storia europea! Ah le imprese e gli eroismi! Ah le conquiste di qua e di là dal mare! Che importa se il popolo muore di fame? Di tanto in tanto il popolo può godere dello sfarzo di grandi parate e grandi cerimonie, che altro può volere?!

Il banchiere fa le cose sempre più in grande, comincia a finanziare imprese sempre più rischiose, un po’ gli tocca, perché invece di starsene tranquilli, i mercanti, mai scomparsi purtroppo, rispuntano e si mettono ad attraversare gli oceani. Tocca finanziare ricchi rampolli che vanno per mare a razziare i convogli carichi di oro e argento provenienti dal nuovo mondo appena scoperto, ma il rischio!? I balordi son capaci di farsi ammazzare e perdere la nave assieme a tutto l’investimento! Tempi duri, finanza rischiosa, si costruiscono grandi “Compagnie”, si spacciano azioni e obbligazioni, piramidi rovesciate di carta, come sempre, ma è tutta roba che può crollare su se stessa da un giorno all’altro!

In una situazione così, un banchiere può stare tranquillo e derubare il popolo in pace? No, lui scruta l’orizzonte, lui guarda lontano dove le nubi si accumulano. Sono piccoli segnali, ma nitidi, e lo turbano.

Non c’è niente da fare, il popolino, nonostante secoli di pratica, non vuol saperne di restare al suo posto. C’è sempre qualche testa calda che vuole emergere. Il popolaccio, perché questo è, si inventa le macchine più strane pur di non fare la sacrosanta fatica che Dio gli ha destinato. Nonostante gli esattore del Re si siano da sempre impossessati dei “mulini”  e degli altri inutili marchingegni per spremere tasse anche da li, il fenomeno si estende e diventa incontrollabile, inventano e costruiscono, invece di lavorare, costruiscono e inventano nuovi modi di ottenere energia.

Mentre il re gozzoviglia, il popolino si ingegna e si industria. Villici, paesani e cittadini creano ricchezza invece di accontentarsi, come si è sempre fatto, delle briciole che rimangono dopo che il re e suoi scagnozzi si sono serviti delle loro “tasse dovute”. Addirittura ricominciano a mercanteggiare! Come secoli fa quando i liberi mercanti giravano il Mediterraneo e  l’Europa con le loro navi e i loro asini carichi.

Hai voglia a tassare i “borghesi” come si fanno chiamare quei bastardi. Evadono! Non hanno mai un soldo per il loro re, sono sempre al lumicino e intanto prosperano e commerciano. Se la banca gli presta dei soldi loro li restituiscono puntualmente e prosperano! I maledetti inventano processi e prodotti, riempiono i mercati della loro robaccia, il popolo vuole godere invece di soffrire, come sarebbe suo dovere fare se almeno ascoltasse il parroco, ma non ascolta più nemmeno lui. Maledetta modernità, maledetta rivoluzione industriale.

Pensa e ripensa il banchiere vede nero:“Va a finire che fanno fuori quel cretino imparruccato e mi tocca trovare un altro socio!”

Ma la vita è imprevedibile spunta sempre una soluzione. Dopo la vera rivoluzione, quella industriale, le rivoluzioni si moltiplicano, si sprecano. Rivoluzioni e restaurazioni e poi ancora rivoluzioni, è tutto un fermento, un guazzabuglio di idee, che succede?

Saranno questi “giovani”, i responsabili di tanta confusione? I borghesi si riproducono, ma i loro figli hanno tutt’altra voglia che emergere, nascono già “emersi”. I figli disprezzano i padri, il loro mestiere sporco e il denaro, anzi quello è il peggio. E’ tutto sporco, tutto andrebbe ripulito per soddisfare il loro giovanile candore. Tutti questi giovani intellettuali romantici e questi poeti si sono messi in testa di rivoltare il mondo e, a tratti, sembra addirittura che ci riescano. Son capaci di organizzare dei ’48, si dice così, movimenti nazionalisti, irredentisti, populisti, socialisti anarchismi e comunisti. Combattono in tutte le guerre e in tutte le rivolte, sembra che, come direbbe lo scopritore di una nuova disciplina, combattano contro i loro padri.

Intanto però funziona! Tutti sembrano avere un ideale in comune, tutti perseguono qualcosa che nelle loro vedute sostituirebbe le religioni superate, una super entità capace di mettere tutto in ordine. Un super padre di cui sentono la mancanza. Ci vorrebbe, ci vorrebbe, dicono… un nuovo stato! Si deve costituire uno stato, molti stati! Ognuno grande, invincibile ordinato ed etico! Ogni stato dovrà prendersi cura dei suoi non più sudditi, ma cittadini! Dovrà istruirli e difenderli dalla culla alla bara, sarà un gigante buono e magnanimo ( i soliti scettici ingrati lo chiamano già mostro, leviatano) sarà finalmente uno Stato Sovrano, sarà il grande padre di tutti!

Quale sospiro di sollievo! Quale empito di gioia nel cuore del nostro ex “banchiere del re” abbandonato dal re e dalla storia! Uno stato sovrano! Ecco l’alleato ideale cercato nei millenni! Una organizzazione ferrea, un apparato fiscale a prova di evasore, non più un “uomo” sovrano capriccioso! Serviranno figure rappresentative per far contento il popolino, magari un re e una regina, per chi ci tiene che si elegga un presidente, ma che importa? Cosa cambia? Cosa mai conteranno le belle figurine di passaggio? Ci sarà ben altri a dirigere il traffico! Ci sarà la banca centrale a dirigere battaglioni di burocrati! E poi c’è la grande novità della propaganda gratuita ad opera degli intellettuali, sempre a rivoluzionare e sempre a rinfocolare la loro grandiosa idea di stato sovrano che li ispira e li illumina. Finalmente  la vecchia alleanza fra la mente e il braccio è ricostituita ma non più fra uomo re e uomo banchiere, bensì fra stato-sistema e banca-sistema. Due mostri autosufficienti.

Ancor più, e ancora meglio, si inventi il super-stato! Non servirà nemmeno un governo, quello non è mai servito se non a fare confusione. Una super banca centrale con i suoi burocrati, e ancor sopra tutto un ESM, un European Stability Mecanism che tutto diriga!

Se nessuno sarà più in grado di capire niente di quello che sta succedendo, che importa? Se gli intellettuali romantici cominceranno ad interessarsi di economia inventandosi le loro teorie strampalate, tanto meglio! Nessuno deve capirci più niente, non serve tenere sotto controllo la finanza creativa, finalmente la fantasia è andata al potere e si sfoga. Nemmeno il super banchiere capisce più niente da un bel po’, ma che importa? E’ felice. Sempre più pazzo e sempre più felice il banchiere “Stranamore” vede la sua creatura virtuale trionfare sul mondo reale. Le banche, le borse, la grande finanza, le grandi burocrazie, tutti a produrre carta e numeri con i loro computer. Basta con i milioni miliardi e biliardi, obsoleti. Ora ci siano i Giga, Tera, Peta, Sexa dollari! Numeri con 12, 15, 18 zeri! Banconote, azioni, bond, titoli di tutti i tipi, derivati, nomi sempre più strampalati per ridefinire sempre la stessa vecchia carta inventata secoli fa, mentre il buon vecchio oro, finalmente al sicuro e accatastato nei grandi caveau, riposa e luccica sereno.

Numeri digitali girano e vorticano oramai incontrollabili, crisi si susseguono a crisi, grafici impazziti come curve da sismografo. Il banchiere contempla felice la sua mostruosa creatura, la super finanza che ha partorito il super golem che d’ora in poi fa tutto da solo per procurargli l’oro: l’inflazione.

Non c’è  più bisogno di soci, il mostro, una volta messo in moto, fa tutto il lavoro. La macchina inflattiva domina e tutti, politici e giornalisti e burocrati, sono al suo servizio cercando di tenerla a bada, di non irritarla, per non vederla distruggere interi mercati e sistemi economici in un baleno. Gli addetti al servizio del mostro, che meno ci capiscono e meglio è, sono sempre più pazzi e più ricchi. Le Università li producono in serie sfornando funzionari e teorie sempre più astruse e “creative”. Il club degli inflazionisti prospera, la massa valutaria, sempre più inflazionata, inflaziona tutto quello che tocca generando investimenti drogati quanto inutili, tutto cresce a dismisura, le città, i grattacieli, gli ipermercati, le merci, i mezzi di trasporto, auto che non si riesce quasi più a incrociare nelle strade normali. Librerie diventano capannoni zeppi di bancali di carta, tutto enorme, tutto mostruoso, perfino gli uomini sembrano lievitare a vista d’occhio assumendo forme e volume mai visti prima.

E il popolo? Non reagisce più?

Lo hanno convinto che il denaro è una porcheria quasi quanto la “proprietà”, non deve occuparsene se ci sono gli esperti, si rimpinzi per bene ti stupidaggini e giochini e non si preoccupi. Libertà e responsabilità individuali, a che pro?

I banchiere pazzo dovrebbe essere definitivamente sereno ma ciò non accadrà mai. Ogni tanto, un lampo ed una atroce visione… e se tutta la gente si svegliasse improvvisamente? Se ognuno con la sua personale tonnellata di cartaccia volesse richiedere indietro il suo denaro, la sua ricchezza, la sua libertà, la vita tangibile che gli è stata espropriata?! Orrore! Per un attimo è visione di orrore puro!

Ma no… non è possibile, e a che sportello si rivolgerebbero? Ma no, gli intellettuali del marketing fanno il loro lavoro e tengono a bada il popolo, che loro chiamano “bue”, con le loro panzane sulla solidarietà e le “nuove” teorie monetarie. Si inventano nuovi acronimi come “MMT” per rivendere l’eterno Cartalismo alla John Law in una nuova confezione.

Continueranno ad esserci boom e recessioni, magari sempre più brutali, ma chi ci pensa a scovare l’origine di tutto ciò? Basta convincere la maggioranza che tutto è ineluttabile, se i prezzi aumentano e perché lo vuole il destino. Male che vada si può ricorrere al “liberismo”. Nella grande prigione che si è creata, la “classe dirigente” si barrichi nel suo ridotto e dia ordine agli sbirri di aprire le porte delle celle, tutti liberi! Vedi come si ammazzano fra loro e risolvono i problemi di affollamento!

Succeda quel che deve ma si lasci il banchiere pazzo e commosso a contemplare il suo tesssoro, questo voleva e questo ha ottenuto.

Nota: Il banchiere pazzo non è una persona, nemmeno un gruppo ristretto, troppo comodo, sono migliaia, milioni di addetti in tutto il mondo che noi abbiamo incaricato, più o meno consapevolmente, di fare il loro lavoro per “alleviarci” dalla seccatura e dalla responsabilità di custodire la nostra proprietà e la nostra libertà.



E' Tempo di Vendere il Vostro Oro?

Gio, 25/04/2013 - 10:17
Poi ci sono notizie come questa qui che ti stampano un sul volto un sorriso beffardo. E' così che va la vita: i fessi vengono fregati dai più furbi. Come si fa ad essere più furbi? Facendo affari in momenti come questi. Con l'argento ad esempio. La maggior parte di coloro che sono entrati nel mercato del metallo grigio lo hanno fatto nel 2011 quando un'oncia d'argento valeva circa $48. Oggi ha perso più della metà di quel valore. Quando l'oro cala di prezzo potete star sicuri che l'argento calerà del doppio, e in tempi come questi acquistare argento è u nvero affare. Soprattutto le cosiddette monete "junk silver." Se comprate a questi prezzi (dopo che ha preso una bella batosta), quando tornerà sui suoi passi avrete ottenuto un guadagno netto. Se pensate che i mercati dei metalli preziosi abbiano raggiunto il fondo questa è la vostra occasione; la vostra occasione per trarre profitto dall'ingenuità di coloro che si sono lasciati convincere a comprare all'apice del prezzo e che ora hanno subito diverse perdite.
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di Bill Bonner


Cari lettori, spesso ci chiedono delucidazioni sull'oro. E' il momento di venderlo? Di comprarlo? Di non pensarci più?

L'oro è sceso di $25 ieri; attualmente è pari a $1,575 l'oncia. Il prezzo dell'oro potrebbe arrivare fino a $1,000. Ma non ce lo aspettiamo. L'oro non è in bolla.

Come avete visto, l'oro non è né costoso né a buon mercato. Compra quello che dovrebbe acquistare. Forse un po' meno. Forse un po' di più.

Come facciamo a sapere che cosa "dovrebbe" comprare?

In realtà, non lo sappiamo. Ma l'oro è una cosa naturale. Le persone lo estraggono dalla terra utilizzando la tecnologia e le risorse a loro disposizione. Come la loro produttività aumenta in certe aree, lo stesso accade – in generale – alla loro capacità di estrarre l'oro dalla terra.

Se il PIL aumenta del 10%... la quantità d'oro di solito sale secondo lo stesso ammontare. Se l'economia va in declino, ci va anche l'industria mineraria dell'oro... riducendo il tasso di crescita dell'offerta d'oro.

Per queste ragioni, l'offerta d'oro è di solito più o meno in sincronia con le offerte di altri beni e servizi. E il tasso di cambio tra oro ed altri beni/servizi di solito è stabile.

Questa fu anche l'osservazione di Roy Jastram, che nel 1977 scrisse The Golden Constant. Jastram guardò ai 500 anni di storia britannica e scoprì che i prezzi – in termini di oro – erano notevolmente stabili.

E qui vediamo che anche i prezzi delle azioni erano stabili... finché l'oro – piuttosto che un economista – copriva la moneta.




Potete vederlo voi stessi dal grafico qui sopra (rapporto Dow/oro sin dal 1800). I prezzi delle azioni in termini d'oro sono andati in tilt solo dopo che il Congresso creò la Federal Reserve nel 1913.

Poi il mondo abbandonò il gold standard durante la Prima Guerra Mondiale. (La bolla degli anni '20 fu in parte causata dallo sforzo di tornare al gold standard.)

Poi ci fu un'altra grande salita dei prezzi delle azioni – in termini di oro – negli anni '50 e '60... e di nuovo negli anni '80 e '90. Il grafico mostra anche la discesa del rapporto Dow/oro negli ultimi 13 anni... senza alcuna chiara garanzia che abbia raggiunto il fondo.

Ma aspettate: i compratori d'oro non hanno già incassato tutti i profitti dall'oro? Tekoa Da Silva di BullMarketThinking.com spiega:

In risposta a ciò, il Principio di Pareto ci suggerisce che l'80% dei guadagni si trova nel 20% finale del mercato al rialzo. Allo stato attuale, il rapporto Dow/oro è pari a circa 9 a 1. Un movimento ad un rapporto 5 a 1 richiederebbe un prezzo di $2,907 l'oncia, un rapporto 3 a 1 richiederebbe un prezzo di $4,845 l'oncia, ed un rapporto 2 a 1 richiederebbe uno prezzo esorbitante di $7,268 l'oncia.

Un movimento verso un rapporto di 2 a 1 equivarrebbe ad un aumento del prezzo dell'oro del 400%, e, naturalmente, un rapporto di 1 a 1 ($14,500 l'oncia) sarebbe pari ad un aumento del prezzo dell'oro del 900% (l'ultimo nel mercato al rialzo dell'oro).

Siate Felici

Da Silva non lo dice, ma il rapporto Dow/oro potrebbe essere presentato in un altro modo. L'oro non deve salire di prezzo; le azioni invece potrebbero calare. Se il Dow dovesse scivolare a 8,000, per esempio, questo equivarrebbe ad un rapporto di 5 a 1.

Quando il mercato azionario è andato in crash nel 2000... e l'oro è continuato a salire... abbiamo pensato che i due fossero diretti verso una congiunzione storica. Forse a 2 a 1, forse a 1 a 1. Dove si sarebbero incontrati?

Abbiamo ipotizzato che succederebbe a circa 5,000. L'oro salirebbe a $5,000 l'oncia... e il Dow scenderebbe a 5,000.

O 2 a 1 – il Dow potrebbe scendere a solo 10,000... mentre il prezzo dell'oro salirebbe a $5,000 l'oncia.

Chi lo sa? Ma non c'è ragione di pensare che le cose siano cambiate in modo fondamentale.

L'oro è ancora denaro reale. Viene ancora portato avanti con molto sforzo ed investimenti. E le azioni del Dow rappresentano ancora un certo gruppo di società quotate in borsa negli USA da cui ci si può aspettare un certo flusso di guadagni. Non c'è motivo di pensare che la relazione fondamentale tra le azioni del Dow e l'oro sia stata alterato in modo fondamentale o eterno.

Per quasi tutto il XIX secolo... e in molti anni del XX secolo ... e di recente, nel 1980, il rapporto tra Dow/oro era di 1 a 5 o meno. Gli investitori pagavano cinque once d'oro per comprare il Dow ed i suoi guadagni.

Il Dow verrà di nuovo commerciato per 5 once d'oro o di meno? Quasi certamente. E probabilmente accadrà prima che il calo storico del rapporto Dow/oro raggiungerà il fondo.

Tenete il vostro oro, vendete le vostre azioni e siate felici.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Come ci Vedono all'Estero

Mer, 24/04/2013 - 10:18
Circa due settimane fa è stato l'anniversario di uno dei giorni più orrendi della storia americana. Ci sono due storie legate a questo evento: una che ha una copertura mediatica molto bassa e una che non ha affatto copertura mediatica. La storia viene semplicemente accennata e sdoganata con un gesto della mano, quasi come non fosse affatto esistita. Sto parlando dei campi di concentramento americani in cui venivano rinchiusi i giapponesi e il decreto esecutivo di Roosevelt che autorizzava tale pratica. Nel 1945, poi, vennero rilasciati e fu permesso loro di tornare a casa (in senso figurato ovviamente, perché i loro averi erano stati tutti venduti nelle aste di 3 anni prima). Nel 1980 il governo americano fece 2ammenda" e riconobbe le proprie colpe assicurando ad ogni giapponese offeso circa $20,000 di risarcimento. Ma vicino a questa storia ripugnante ce n'è un'altra che non riceve affatto copertura mediatica e non credo abbia mai raggiunto la maggior parte delle persone. I campi di concentramento in cui venivano rinchiusi giapponesi non si limitavano al territorio degli Stati Uniti ma si estendevano anche nel Sud America, dove i giapponesi venivano lettarlmente sequestrati e poi inviati negli USA. Esatto, rapimenti. Ma non solo di giapponesi, anche di tedeschi (alcuni anche Ebrei) che vennero usati come "merce di scambio" per liberare prigionieri americani in Germania. Se non fosse per internet e lo zio North, ci sarebbero ancora persone là fuori ad elogiare l'operato di quello squilibrato mentale di Roosevelt.
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di Fred Reed


TSA, scommetto che questa parola non vi sorprenderà.

Gli Stati Uniti sono il paese più odiato al mondo, seguito da vicino da Israele, e poi da nessun'altro. Perché? Perché non l'Ecuador? La Cina? La Russia? Timor Est? L'ostilità fa scervellare molti americani, i quali credono sinceramente che il loro paese sia una forza del bene, un pilastro della democrazia, un difensore dei diritti umani.

Per il resto del mondo, tutto questo non ci va nemmeno vicino.

Se avete vissuto all'estero, così come pochi americani, la spiegazione per quest'odio è evidente: ingerenza. Un'intromissione implacabile, orgogliosa ed inspiegabile, spesso militare, spesso con orrendi pedaggi di morte. Gli americani, manipolati abilmente da una stampa controllata, sono analfabeti dal punto di vista storico, indifferenti e sempre meno istruiti; o non hanno mai sentito parlare del comportamento americano che fa arrabbiare gli altri, o credono che sia stato ispirato da motivi virtuosi. Nessun altro la pensa così. Oltre alla scarsa familiarità con il resto del mondo, aggiungeteci l'affermazione (da sempre inculcata) che l'America è la più grande, la nazione più bella mai esistita, una luce per il mondo, una città splendente sulla collina, e otterrete uno stato pericolosamente delirante. Soprattutto ora. In passato, la supremazia economica e militare americana erano tali che gli Stati Uniti non dovevano preoccuparsi di quello che pensavano altri. I tempi cambiano.

Potrebbe essere saggio confrontare brevemente questo punto di vista attraverso gli occhi di americani e stranieri. Considerate l'Iraq. Per la maggior parte del mondo, la guerra in Iraq è stata brutale, non provocata e omicida. Alcuni, guardando le rovine di Fallujah, hanno pensato a Guernica – di cui pochi negli USA hanno mai sentito parlare.

Molti americani non credono che abbiamo distrutto l'Iraq per il petrolio, l'impero e la lobby israeliana, come è effettivamente accaduto. No. Abbiamo voluto rovesciare un dittatore malvagio e dispensare il dono prezioso della democrazia. E' stata una questione di bontà. A quanto pare molti credono ancora che l'Iraq avesse qualcosa a che fare con gli attentati di New York. Anche in questo caso, stampa controllata, scarsa istruzione, poca curiosità.

Allo stesso modo, gli americani tendono a considerare la guerra in Afghanistan come se avesse a che fare con la fine del Terrore o la diffusione della democrazia – e non come riedizione del Grande Gioco ("Hanh?"), o la diatriba per il gasdotto TAPI ("Whuh?") o gli idrocarburi del Caspio. ("Caspio? Intendi dire il Fantasma Amichevole?") Per la maggior parte del mondo, l'Afghanistan è solo un altro triste spettacolo di caccia-bombardieri americani che uccidono contadini e sventrano bambini. Quello che il mondo vede è questo uso spietato di una potenza di fuoco schiacciante contro contadini armati alla leggera; uno spettacolo che si è ripetuto più e più volte: Vietnam, Cambogia, Laos, Yemen, Somalia, Pakistan.

Io vivo in Messico. In innumerevoli città, probabilmente in tutte le città di qualsiasi dimensione, si vedono strade intitolate ai Niños Heroes (bambini eroici). A Guadalajara c'è una rotonda con un monumento dedicato a loro. Queste cose commemorano i bambini che cercarono di combattere i soldati americani che invasero Città del Messico. In questa guerra (puramente acquisitiva) il Messico perse metà del suo territorio. Ma quanti gringos sanno che sia mai accaduta, o quando, o hanno mai sentito parlare del bombardamento di Veracruz o dell'incursione di Pershing?

Gli americani che hanno un po' di comprensione della storia a volte dicono che i messicani dovrebbero "dimenticare" la Guerra Messicana-Americana. Qualcuno potrebbe dire agli ebrei di "dimenticare" l'Olocausto, o agli americani di "dimenticare" il 9/11. E' molto più facile dire alle persone di dimenticare quello che avete fatto a loro piuttosto che dimenticare cose che loro hanno fatto a voi.

Poi c'è la Guerra alla Droga. Gli americani credono che si tratti di una campagna contro il Male – condotta meglio, ovviamente, in altri paesi.

Ci sono altri punti di vista. I messicani premurosi non comprendono (per quello che so, non ho mai fatto un sondaggio) perché le droghe siano un problema del Messico. Se i gringos non vogliono droghe, perché le comprano? Perché non risolvono i loro problemi? Non è un segreto che gli studenti americani nelle scuole superiori e nelle università facciano uso di droghe. Perché gli americani non sbattono in galera i loro figli? E si dice (probabilmente a ragion veduta) che Washington, sponsorizzando l'eliminazione dei grandi signori della droga, abbia causato dei combattimenti tra signori più piccoli per controllare tale commercio, creando così una carneficina. Com'era prevedibile, il flusso di droga verso il nord non è stato influenzato.

I patrioti truculenti al Rib Pit di Billy Bob non ne sanno niente di tutto questo. La combinazione di ignoranza ed arroganza li rendono ciechi al pensiero degli altri paesi. Si consideri la loro visione dell'Iran: un paese arabo malvagio, sperduto da qualche parte, che vuole la Bomba in modo da far esplodere Israele e New York. Non si pongono domande sull'ostilità dell'Iran nei confronti degli Stati Uniti, che vogliono un cambiamento di regime in modo che gli iraniani possano avere democrazia e libertà. Chiedete agli avventori del Billy Bob se hanno mai sentito parlare di importanti città iraniane come Teheran, Sulawesi o Sidone. No. Eppure sono sicuri che gli abitanti siano pericolosi ed anti-americani.

Forse gli iraniani vedono le cose in modo diverso. Sanno che nel 1953 il primo ministro Mohammed Mossadeg ("Mossy cosa?" Chiedono al Rib Pit.), eletto democraticamente, venne rovesciato dalla CIA lasciando al comando il Shah ("E' una persona?"), un orribile dittatore di routine. Ciò ha avuto molto a che fare con l'occupazione dell'ambasciata degli Stati Uniti nel 1979, che in patria venne venduta come prova della cattiveria degli iraniani.

Più tardi, nel 1988, la Marina degli Stati Uniti (più precisamente la USS Vincennes) abbattè un aereo di linea iraniano e uccise tutti a bordo. Gli americani scrollarono le spalle: era senza dubbio necessario per fermare il terrorismo. Ma immaginate lo scandalo se la marina iraniana avesse abbattuto un aereo di linea statunitense.

Nessuno al di là dei nostri confini acquista le nostre canzoni sulla diffusione della libertà e dei diritti umani. L'America ha sostenuto innumerevoli dittatori che hanno governato con l'esercito e la tortura (i sauditi sono un esempio attuale). Abbiamo messo molti dittatori sui loro troni, come Pinochet ("Quel tipo di legno, il naso cresceva quando diceva una bugia, vero?") in Cile. ("Non è per caso quella zuppa di fagioli messicana?") Altri notano che l'unico paese che tortura apertamente e con orgoglio i prigionieri è... il nostro.

Il problema di fondo è sempre l'ingerenza. Gli scagnozzi di Bin Laden non hanno attaccato New York perché era una mattina noiosa e non riuscivano a pensare a nient'altro da fare. Erano furiosi per l'ingerenza degli Stati Uniti nelle terre musulmane. Potreste pensare, e potrei pensare, che l'Islam è una fede primitiva e non adatta al mondo moderno. Bene. Potrei anche pensare che i calabroni non hanno un'organizzazione sociale ideale, ma ci penso due volte prima di colpire il loro nido.

Questo è il motivo per cui ci odiano – ingerenza, bombardamenti, invasioni, droni, dire agli altri come gestire i loro paesi. No, George, non è a causa delle nostre libertà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



Oro: Il Peggior Investimento del 2013?

Mar, 23/04/2013 - 10:21
Ancora uan volta i fessi saranno depredati dei propri pantaloni così rapidamente da non lasciare loro il tempo di arrossire per la voergogna (data la pubblica ilarità che deriverà da questo spettacolo). Leggiamo:
[...] Uno dei cambiamenti più pronunciati nel comportamento degli investitori sin dall'inizio della crisi economica è stata la canalizzazione dei risparmi nei bond e nei fondi comuni obbligazionari. Questi ultimi hanno attratto più di $1 bilione di depositi sin dal 2008, mentre negli ultimi sei anni il denaro migrava dai fondi azionari. I bond di solito offrono rendimenti a lungo termine inferiori rispetto alle azioni, ma una probabilità sicura di meno perdite nel breve termine.Stanno scommettendo sulle promesse del governo per la loro pensione. Il tasso dei risparmi è tornato ai livelli del 2007. "Siate felici, i bei tempi sono tornati!" La loro credenza in questa illusione li rovinerà dato che ormai un crash del mercato obbligazionario è inevitabile (la Federal Reserve è arrivata a comprare quasi $1 bilione di bond del governo all'anno). L'aumento dell'inflazione nei prezzi affosserà i prezzi dei bond, e Bernanke sta sperando che arrivi il 2014 in modo da passare la patata bollente al prossimo disgraziato di turno. Ripetete dopo di me: "L'inflazione nei prezzi uccide i bond."
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di Bill Bonner


L'oro sarà il peggior "investimento del 2013"?

Finora lo è stato...




L'oro ieri ha retto sopra i $1.600/oz. Potreste pensare che in futuro possa fare meglio. Ben Bernanke si è impegnato a far rombare la stampante... anche se alcuni settori dell'economia – come quello immobiliare – sono in miglioramento.

Un miglioramento dell'economia non farebbe uscire alla luce del sole tutti questi soldi stampati... facendo salire i prezzi?

E se l'economia non migliora, Ben Bernanke continuerebbe a stampare denaro... andando ad aumentare la produzione dei dollari sfornati dalla stampante... fino a quando il vecchio dollaro non andrà in mille pezzi?

Allora perché l'oro sta performando così male? Il mercato al rialzo dell'oro, che ha avuto inizio circa 14 anni fa, è finito?



Tesoro Sepolto

Tali domande sono state sottoposte ad un gruppo di cui abbiamo fatto parte lo scorso fine settimana a Cafayate. Gli interlocutori erano per lo più sostenitori di una moneta sonante. La discussione ha anche avuto una propensione per le tesi dei gold bug.

Allora, quali sono state le risposte?

Possiamo solo ricordare la nostra:

"Un paio di anni fa, nello Yorkshire, è stato trovato un nascondiglio pieno di monete ed oggetti d'oro. Probabilmente erano stati sepolti per nasconderli dai combattimenti che imperversavano nella zona durante l'VIII secolo. Nessuno sa cosa è successo ai proprietari, ma non sono mai tornati a riprendere il tesoro. Invece è stato trovato per caso 1,300 anni dopo.

"Eppure l'oro di cui erano costituiti quegli oggetti è tanto buono ora quanto lo era allora. Il loro valore – rispetto a beni e servizi offerti – è circa lo stesso, almeno nella misura in cui siamo in grado di mettere insieme i prezzi di quel periodo e confrontarli con quelli attuali.

"Ciò... e tutto il resto che sappiamo su questa vicenda... mi porta a credere che in futuro l'oro varrà più o meno quello che vale anche oggi. Nel corso della nostra vita, abbiamo visto l'oro scendere e salire. Ma non svanisce e se foste andati a comprare una nuova Buick nel 1935 o giù di lì... l'avreste pagata circa 25 oncie in monete d'oro. Potreste farlo anche oggi.



Pensare al Lungo Periodo

"Quindi, se state pensando al lungo periodo, sicuramente vorrete possedere oro piuttosto che azioni di società di oggi... o dollari cartacei di oggi... o promesse del governo di rimborsarvi gli IOU.

"Certo, lo so che molti di voi non si preoccupano del lungo periodo. Nel lungo periodo saremo tutti morti. Che cosa importa? E' il breve periodo che conta. E nel breve periodo come si comporterà l'oro?

"Chi lo sa? Ma sarebbe molto strano che un mercato al rialzo durato 14 anni finisca con prezzi ragionevoli. In genere, finisce con prezzi irragionevoli.

"L'oro non è particolarmente costoso ora. Non c'è una mania intorno all'oro. La copertina della rivista Time non espone una moneta d'oro o la previsione della fine della cartamoneta. Anche secondo il tasso di inflazione del Bureau of Labor Statistic, l'oro non si è ancora avvicinato al suo picco record di 32 anni fa.

"La maggior parte delle persone in America non ha mai visto una moneta d'oro, ma la vedranno. A meno che questa volta non sia davvero diverso... a meno che questa non sia davvero una nuova era monetaria... si può presumere che ciò che è accaduto in passato, accadrà di nuovo. Cosa è accaduto in passato? I sistemi monetari cartacei sono sempre saltati in aria e l'oro è sempre diventato infinitamente costoso in termini di deprezzamento della cartamoneta.

"Non sappiamo quando ciò avverrà, ma non vediamo alcun motivo per cui non debba accadere. Continuano a dirci che la FED non sta facendo nulla di male quando stampa $85 miliardi in più ogni mese.

"Ci dicono che i tassi di inflazione ufficiali sono bassi... e in discesa. Ma se si calcolasse il tasso di inflazione come si calcolava durante gli anni di Carter, il CPI sarebbe al 9.6% ed i rendimenti dei titoli sarebbero al 10% o 12%.

"...e la gente farebbe fatica a pagare mutui al 13%... ed i federali sarebbero disperati nel dover vendere obbligazioni con cedole del 15%... e il dollaro starebbe sull'orlo del collasso... e verrebbe scosso l'intero sistema...

"...e noi non staremmo qui a fare questa discussione. Tutti ci aspetteremmo un'inflazione al 20% e saremmo felicemente in attesa che l'oro raggiungesse i $5,000 l'oncia.

"Nessuno in questa stanza o in qualsiasi altro luogo sa dove arriverà il prezzo dell'oro il prossimo anno o l'anno dopo. Tutto quello che sappiamo è che i rischi nel possederlo sono piuttosto bassi... mentre il rischio di non possederlo sono elevati."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli