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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1811125
Aggiornato: 14 min 23 sec fa

Gli elicotteri neri di Bernanke

Lun, 26/09/2016 - 10:04




di David Stockman


Ben Bernanke è uno degli uomini più pericolosi sul pianeta Terra. In quest'epoca di dominio del settore bancario centrale sulla vita economica, egli rappresenta sicuramente il pifferaio magico della rovina monetaria.

Sin dal 2002 ha parlato di "elicottero monetario", come se un qualcosa che è solo ciarlataneria economica avesse una base legittima. Ma togliete lo pseudo-gergo scientifico e capirete che tale metafora significa semplicemente monetizzazione del debito pubblico — la più antica forma di "qualcosa in cambio di niente".

All'epoca le chiacchiere dello zio Ben sull'elicottero monetario erano considerate una sorta di metafora teorica sui poteri ultimi dei banchieri centrali, e soprattutto la loro capacità di prevenire lo spauracchio della "deflazione".

Infatti Bernanke era considerato uno studioso importante della Grande Depressione e un discepolo di Milton Friedman riguardo la causa del relativo scoppio: eccessivo rigore della FED nel 1930-1932. Queste sono sciocchezze, come ho dimostrato in The Great Deformation, ma ha dato loro un'aria di plausibilità e ha fornito un pedigree addirittura conservatore ad un'idea veramente stupida e pericolosa.

Infatti Bernanke, durante un discorso alla festa del 90° compleanno di Friedman, promise che i banchieri centrali moderni — guidati da lui stesso — non avrebbero mai lasciato che accadesse di nuovo.

Presumibilmente Bernanke parlava della deflazione del 25% nel livello generale dei prezzi dopo il 1929. La deflazione è considerata in malo modo dal pubblico moderno, perché nessuno sembra ricordare che la deflazione degli anni '30 non era altro che la liquidazione parziale dell'inflazione del livello generale dei prezzi durante la Grande Guerra.

In ogni caso, Bernanke stava semplicemente delirando quando insinuò che il crollo del boom dei Ruggenti Anni Venti aveva a che fare con le condizioni del 2002. Anche l'affermazione che il Giappone era afflitto da una grave deflazione all'epoca, era palesemente falsa.

Infatti, durante le fasi finali del boom giapponese del credito e delle esportazioni, il livello dei prezzi interni era salito notevolmente, aumentando di quasi il 70% tra il 1976 e il 1993. E poi semplicemente si appiattì dopo il grande crollo del mercato azionario e immobiliare del 1990-1992.

Quindi, anche con l'esempio del Giappone, non vi era alcuna base per aver paura di una "deflazione" in stile Grande Depressione mistificata invece da Bernanke.

Lo zio Ben stava semplicemente dimostrando d'essere uno sciroccato accademico pericoloso e senza scrupoli, in quanto stava erogando tra i politici il veleno ideologico più tossico della storia. Vale a dire, un invito ad immergere il fisco pubblico talmente in profondità nell'inchiostro rosso, in modo che le banche centrali avrebbero potuto comprare obbligazioni nella loro presunta lotta contro il flagello della deflazione.




Nel corso degli anni sin dal 2002, non vi è stata alcuna deflazione dei prezzi sul pianeta. Durante la sua permanenza alla FED, Bernanke gridava al lupo per la potenziale minaccia di una deflazione incombente, ma non è mai apparsa. Dal momento della sua promessa pretenziosa al compleanno di Friedman fino ad oggi, l'IPC è aumentato ad una media dell'1.8% l'anno.




Ma questo non ha fermato Bernanke. Nel 2011 è anche riuscito ad ingannare i non-keynesiani alla FED affinché abbracciassero ufficialmente il suo sistema di inflation targeting. Questa idea sballata si basava sull'idea che gli Stati Uniti non avessero abbastanza inflazione, e che un aumento annuale del 2% nell'IPC fosse essenziale per la crescita economica e la piena occupazione.

Non c'è uno straccio di prova che un 2.00% d'inflazione abbia implicazioni diverse per una crescita economica reale rispetto all'1.80%, o all'1.00%, o addirittura all'assenza d'inflazione.

Stiamo semplicemente parlando di numeri magici utilizzati nel gergo econometrico da banchieri centrali e dai loro accoliti keynesiani. La sua funzione reale non è quella di consentire una maggiore crescita del tenore di vita delle persone, ma giustificare un'intrusione monetaria continua nei mercati finanziari da parte di un politburo monetario non eletto e presumibilmente onnisciente.

Alla fine, l'insidiosità dell'inflation targeting di Bernanke è stato il fatto che si sia diffusa in quasi tutte le banche centrali del mondo. Nel caso della BCE, è la stessa ragion d'essere per il folle acquisto mensile di Mario Draghi di $90 miliardi di titoli di stato e altri titoli. Tuttavia, a parte l'impatto evidente della deflazione dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime nel corso degli ultimi due anni, non c'è alcuna prova di deflazione in Europa.

Infatti, sin dal 2002 l'IPC della zona Euro è aumentato ad un tasso medio dell'1.8% all'anno. In realtà, l'inflazione ha probabilmente ostacolato la crescita economica, e certamente ha eroso il tenore di vita dei pensionati e dei salariati.




Neanche il Giappone ha sofferto di deflazione dell'IPC sin dal tempo in cui Bernanke ha cominciato a parlare dei suoi elicotteri.

Sì, i suoi mercati immobiliari e azionari enormemente gonfiati ancora oggi si trovano ben al di sotto dei livelli di picco della bolla nel 1989. Ma questo non è dovuto alla mancanza di stimolo monetario sin da allora; è la conseguenza inesorabile della massiccia bolla finanziaria creata dalla BOJ durante gli anni prima del crollo.

Quello che il Giappone ha sperimentato è una deflazione dei prezzi degli asset finanziari, non una contrazione nei numeri dell'IPC. Ciò che in realtà sta dietro all'idea dell'inflation targeting, quindi, è la dottrina ancora più insidiosa dell'effetto ricchezza. Cioè, l'idea che finanziare gli speculatori affinché portino i prezzi delle azioni e delle obbligazioni a livelli più alti, possa effettivamente permettere alle banche centrali di creare guadagni duraturi negli standard di ricchezza e di vita reali.




Quindi possiamo dire che raramente un'idea politica più insidiosa e distruttiva dell'inflation targeting di Bernanke abbia acquisito ampio consenso. La prova è proprio il Giappone — il destinatario sfortunato di due decenni di consulenza distruttiva di Bernanke e dei suoi propagatori.

All'inizio del 2013 il governo giapponese ha adottato l'inflation targeting con sconsiderato abbandono. A quel tempo, il Primo Ministro Abe ha letteralmente confiscato la BOJ e vi ha insediato un burattino che non ha avuto scrupoli a far arroventare la stampante monetaria.

Il bilancio della BOJ ha superato il 50% del PIL — rispetto al 3.3% del PIL per quanto riguarda la FED quando Alan Greenspan divenne presidente e inaugurò l'era attuale della Finanza delle Bolle.

I risultati di Kuroda-san sono $8,000 miliardi di debito pubblico a rendimento negativo e la distruzione virtuale del mercato dei titoli di stato in un paese che è il più grande debitore del mondo.

Al contrario, la follia monetaria della BOJ non ha fatto salire di una virgola l'IPC. Continua a viaggiare lungo la linea piatta, ma ancora più importante, l'economia reale non s'è ripresa.

I redditi reali delle famiglie giapponesi sono ancora il 7% al di sotto dei livelli del 2011 e il 5% al di sotto di quando Kuroda ha arroventato la stampante monetaria della BOJ.




Inutile dire che la spesa reale delle famiglie, come illustrato qui sopra, ha seguito lo stesso modello triste. Mentre il Giappone una volta era considerato il regno dei risparmiatori, tale attribuzione ormai è scomparsa anni fa. Oggi il tasso di risparmio delle famiglie è sceso a zero, il che significa che la crescita dei consumi dipende dalla produzione e dal reddito. Quest'ultimo, tuttavia, non è affatto cresciuto con l'Abenomics.

Infatti, il PIL reale si sta attualmente dirigendo verso il suo quinto tonfo sin dalla grande crisi finanziaria, e non è più in alto di quanto era all'inizio del 2013. Tuttavia, il primo ministro Abe ha annunciato che ora raddoppierà lo "stimolo".

E questa volta non si sta facendo remore a chiamare gli elicotteri. Perché anche Ben Bernanke stesso è a disposizione per aiutare ad organizzare la baldoria monetaria finale del Giappone.




Inutile dire che la risposta iniziale del mercato azionario giapponese è stata di un entusiasmo strepitoso. Negli ultimi due giorni il mercato è salito oltre il 6%. Un recente articolo di Bloomberg non ha lasciato dubbi sul perché:

Il Topix [...] ha visto il suo più grande salto sin dal 15 febbraio, mentre Abe ha detto che domani ordinerà l'elaborazione di un pacchetto di stimolo economico. Una persona vicina alla questione ha detto che il governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, ha incontrato lunedì l'ex-presidente della Federal Reserve, Ben S. Bernanke, durante il pranzo a Tokyo, alimentando ulteriormente le speculazioni per un QE maggiorato. Le azioni giapponesi ne hanno beneficiato ulteriormente, mentre le notizie positive circa i salari negli Stati Uniti sono state migliori del previsto stimolando un rally dei titoli azionari globali.

"Con la speranza che lo stimolo arriverà prima del previsto, gli investitori la considerano una possibilità d'acquisto," ha detto Hiroaki Hiwada, stratega presso Toyo Securities Co. La visita di Bernanke "rende naturale sperare in un ulteriore allentamento monetario."

Marterdì Abe ha in programma una riunione di gabinetto incentrata sulle misure economiche e prenderà in considerazione più di ¥10,000 miliardi di stimolo, ha riferito il quotidiano Nikkei. Dopo l'incontro con Kuroda, Bernanke si incontrerà con Abe domani, secondo Reuters.
In realtà, il punto è che questo pacchetto d'espansione fiscale sarà finanziato da un aumento equivalente d'acquisti di obbligazioni da parte della BOJ. Qua stiamo parlando dell'elicottero monetario.

Ma stiamo anche parlando di suicidio fiscale e monetario. Il debito del Giappone è così massiccio ed è aumentato in modo talmente inesorabile, sebbene la sua popolazione e la forza lavoro abbiano iniziato a ridursi, che quest'ultimo round di stimolo fiscale può avere un solo risultato.

Vale a dire, il governo del Giappone alla fine sarà costretto a rinnegare i propri debiti in pancia alla BOJ. Quando ciò accadrà, sarà dietro l'angolo un'implosione monetaria.




Nel frattempo, la dottrina abominevole di Bernanke può diffondersi in Europa o anche qui. Già l'adozione universale della sua variante QE — vale a dire, l'elicottero in versione light — ha reso i mercati obbligazionari globali una farsa.

L'intromissione dei banchieri centrali nell'equilibrio domanda/offerta dei mercati obbligazionari globali, ha spinto $13,000 miliardi di titoli di stato nella zona sotto zero. E questa follia, che ha già inghiottito il 33% di tutti i titoli di stato in circolazione, sta accelerando la sua diffusione.

Prima del Brexit c'erano poco meno di $11,000 miliardi di debito sotto lo zero, e solo tre anni fa non c'erano affatto.




Una carrellata fornita dal Wall Street Journal parla da sé.

In Svizzera i titoli di stato a scadenza più lunga, bond a quasi mezzo secolo, hanno ora un rendimento sotto lo zero. Quasi l'80% dei titoli di stato giapponesi e tedeschi hanno rendimenti negativi, secondo Citigroup.

Ora il rendimento infimo si sta diffondendo a titoli che hanno un profilo più rischioso. Più gli investitori diventano affamati per rendimenti decenti, più i rendimenti dei titoli scendono.

"È un serpente che si morde la coda," ha dichiarato Iain Stealey, un gestore di fondi presso J.P. Morgan Asset Management.

L'Italia, che è in preda ad una crisi bancaria, ha circa $1,600 miliardi di debito sovrano a rendimento negativo.

Il rendimento sul decennale della Lituania è più che dimezzato quest'anno, a circa lo 0.5%, secondo Tradeweb. Quest'anno il rendimento del decennale di Taiwan è sceso da circa l'1% allo 0.7%, secondo Thomson Reuters.
E questa non è nemmeno la metà della storia. Secondo lo stesso WSJ, ora ci sono $275 miliardi di obbligazioni societarie a rendimenti sotto lo zero. Infatti i gestori di fondi e gli scommettitori nel mercato a reddito fisso in tutto il mondo, sono letteralmente impazziti nella loro caccia a rendimenti decenti.

Ai clienti non importa se si tratta del Messico o della Polonia o della Corea del Sud, ha detto, "vogliono solo un rendimento più elevato."

I fondi di debito nei mercati emergenti hanno visto il loro picco d'afflusso nella settimana terminata il 6 luglio, secondo Bank of America Merrill Lynch.
Quando tutto questo baraccone salterà in aria, si spera che il tribunale per i crimini di guerra dell'Aia ritenga necessario ampliare il suo mandato affinché includa anche i crimini economici contro l'umanità. Ben Bernanke sarebbe sicuramente il primo accusato.

Dopo tutto, gli elicotteri monetari faranno più male alla gente di tutto il mondo rispetto a qualsiasi guerra.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Glossario Austriaco

Ven, 23/09/2016 - 10:12




di Francesco Simoncelli


Questo post è un po' atipico, visto che non sarà scritto da me... invece sarà scritto da voi. Come ripeto spesso, questo spazio virtuale è nato per soddisfare la richiesta di conoscenza da parte di quei lettori interessati e intrigati dalle teorie Austriache. E in quanto spazio che deve soddisfare le esigenze dei lettori, non posso fare a meno di ascoltare quelle richieste che giungono pressanti e ricorrenti da parte di coloro che rappresentano la linfa vitale di questo spazio virtuale. Quindi, cari lettori e lettrici, oggi esaudirò un vostro desiderio che per molto tempo ha caratterizzato i contenuti delle vostre email e commenti. Oggi andrò a spiegare alcuni termini che spesso uso nei miei articoli e che non sempre risultano chiari alla maggior parte dei lettori.

Visto che non posso conoscere ex ante quali termini siano sconosciuti alla maggior parte dei lettori, mi limiterò a metterne alcuni, o almeno quelli che uso spesso, mentre gli altri sarete voi a suggerirli. Vi basterà inserire nei commenti a questo articolo quei termini il cui significato non vi è chiaro e io li spiegherò. Inutile dire che questo articolo verrà inserito nella sezione "Per iniziare..." nel menù di navigazione di questo blog, in modo da poter essere consultato da chiunque abbia un dubbio o abbia un temporaneo vuoto di memoria.


ABS: titoli garantiti da altri asset. Il mondo derivati è costellato da titoli simili. I più famosi sono i mortgage backed securities, i titoli che la FED ha acquistato da Fannie & Freddie all'indomani del primo QE. In cosa consistevano? Sulle spalle dell'espansione monetaria americana post-2001, i mutui per acquistare nuove case e mutui per ipotecare case di proprietà per spendere il denaro in elementi di consumo, erano stati compressi in un titolo e rivenduti sul mercato. Finché la bolla continuava ad essere gonfiata questi titoli parevano buoni e relativamente sicuri, quindi venivano commerciati nei mercati finanziari con rating abbastanza alti.

Arbitraggio: pratica finanziaria atta ad acquistare un titolo oggi e rivenderlo domani ad un prezzo maggiorato sfruttando dinamiche di mercato favorevoli. Per esempio, in forza dell'elevata volatilità di prezzo dell'argento, è possibile comprarne abbastanza in un determinato periodo di tempo, sfruttarne l'andamento di prezzo favorevole, rivenderlo e comprare oro.

"Buy the dips": questa formula significa letteralmente comprare durante i ribassi. La maggior parte dei broker consiglia, la maggior parte delle volte, alla propria clientela di comprare un titolo quando si presume l'indice abbia raggiunto un fondo. Da lì in poi si prevede un mercato toro che farà acquisire valore al titolo. Se prendiamo ad esempio l'oro, possiamo dire che è possibile che abbia toccato il fondo al prezzo di $1,200, quindi da adesso in poi non può far altro che salire.

Cartolarizzare: creazione di un titolo la cui esistenza è formata dall'insieme di una determinata serie di altri titoli.

Carry trade: pratica finanziaria particolarmente sviluppata con l'avvento dei quantitative easing, dove si può accedere a finanziamenti a bassissimo costo con cui comprare titoli ad un più alto rendimento e staccarci, quindi, un profitto netto.

Dead cat bounce: questo è un termine usato nel gergo finanziario per indicare una ripresa apparente di un titolo. Ovvero, sebbene un titolo azionario possa mostrare dei piccoli rimbalzi nel breve periodo, il trend sottostante è in ribasso. Esempio visivo:



Fast money: questo termine fa riferimento a speculatori che comprano titoli utilizzando la leva finanziaria e poi li piazzano come garanzia per ottenere un nuovo prestito.

Flash boom: questo termine è l'opposto di flash crash. Se quest'ultimo termine significa una perdita improvvisa e significativa per un determinato titolo (per poi ritornare nell'arco di pochi giorni in un range di trading che aveva prevalso fino a prima del flash crash), il significato di flash boom è l'esatto contrario.

Front running: a seguito di un annuncio di acquisto titoli da parte delle banche centrali, i trader si affrettano a comprare quei titoli che le banche centrali acquisteranno per poi rivenderglieli.

Junk bond: titolo ad alto rendimento emesso da società con rating di credito molto basso.

Leveraging/Deleveraging: il leveraging non rappresenta altro che la quantità di finanziamenti che si prende in prestito. Spesso viene rappresentata con un rapporto, soprattutto per quanto riguarda le imprese: 5:1, 25:1, ecc. Tale rapporto, ad esempio, significa che una impresa è indebitata 5 o 25 volte il suo capitale o le sue entrate. Più si ricorrere a questo espediente, più è probabile che le cose vadano fuori controllo. Quando suddetto rapporto diminuisce, invece, ci troviamo in una situazione di deleveraging, in cui o si ripagano i debiti oppure si raccoglie ulteriore capitale per compensare la quantità precedentemente presa in prestito.

Main Street: termine inglese che indica letteralmente la strada principale di una città. In realtà questo termine è usato in gergo per fare riferimento alla gente comune, così come Wall Street, invece, fa riferimento a figure professionali nel mondo finanziario

Margin call: richiesta di maggiori garanzie su un margin loan, ovvero, un prestito finanziato a metà tra il broker e l'investitore. Quest'ultimo s'impegna ad offrire garanzie aggiuntive nel caso in cui il suo investimento inizia a dare segni di ribassi continui, ciononostante il broker può decidere di vendere l'investimento e tenersi le garanzie qualora ritenesse troppo consistenti le perdite.

Mispricing: sostanzialmente significa prezzo errato, nel mio contesto significa prezzo errato a causa dell'intromissione artificiale di un ente terzo.

Mark to market: questa epsressione fa riferimento ad un prezzo o ad una valutazione settati dal mercato.

Market maker: questo termine, legato a quello precedente, vi informa che esiste un'entità in grado di settare un prezzo o una valutazione disconnessa dal mercato. Il mercato obbligazionario sovrano, ad esempio, ha ormai come market maker la banca centrale.

Naked short selling: pratica finanziaria che prevede una sorta di scommessa "scoperta". Se, ad esempio, siete a conoscenza o intuite la probabile discesa di una particolare azione, potete prenderne in prestito una determinata quantità per qualche giorno e venderla a prezzo pieno a chi è interessato a comprare. Poi, una volta che la vostra previsione si avvera, comprate a titolo definitivo le azioni a prezzo ribassato, le rimborsate a chi ve le ha prestate e staccate un profitto. Questo è uno short selling canonico, quello naked invece, prevede la stessa situazione in cui voi siete a conoscenza di una probabile discesa di una particolare azione, solo che nessuno vuole prestarvi le azioni di cui avete bisogno. Voi, però, le vendete lo stesso a chi è disposto a comprarle, ma vi riservate un tot. di tempo per consegnarle. Se successivamente alla vostra previsione trovate chi ve le vende staccate un profitto, altrimenti la vostra scommessa vi si ritorcerà contro.

Price discovery: sostanzialmente significa determinazione di un prezzo, nel mio contesto questo termine sta a significare la nascita di un prezzo attraverso il meccanismo genuino della domanda e dell'offerta non alterate da enti terzi.

Rehypothecation: sostanzialmente sarebbe una sorta di doppia ipoteca su un titolo o un bene. La garanzia collaterale di un determinato prestito, ad esempio, potrebbe essere usata dal prestatore per ottenere un altro prestito.

Repo market: il mercato dei repurchase agreement è decisamente molto sviluppato di questi tempi. Soprattutto da quando il dollaro è stato sganciato dall'oro nel 1971. In questo mercato gli affari vengono fatti nel breve termine con la vendita temporanea di titoli a persone che li acquistano temporaneamente pagandoli in contanti e aspettandosi un interesse. Di solito vengono riacquistati entro un giorno o una settimana. Il differenziale tra la somma ricevuta e quella da ridare viene compensato da negoziazioni che, all'occhio di chi cede temporaneamente i titoli per i soldi, garantiranno un ritorno consistente.

Robo-trader: questo più che altro è un termine coniato da me per disprezzare i trader nelle varie borse mondiali, i quali agiscono meccanicamente (come robot) fidandosi solamente di ciò che vedono sui loro monitor di computer senza prestare attenzione ai fondamentali.

Shortare: questo termine è una "italianizzazione" del verbo inglese "short". Nel contesto finanziario significa avere un orizzonte temporale di breve termine riguardo un qualsiasi titolo. Ad esempio, shortare il DAX significa comprare azioni di questo titolo e rivenderle dopo un anno o meno tempo.

Sicofanti: questo termine è un sinonimo di lacchè, o tirapiedi.

Zombie-box: è un termine coniato da me per definire in modo spregiativo quell'apparecchio infernale noto come televisione.


L'impennata dei prezzi dell'oro

Gio, 22/09/2016 - 10:15




di James Rickards


Ritengo che l'oro sia una forma di denaro. Ciò significa che tengo d'occhio i movimenti di prezzo dell'oro allo stesso modo in cui tengo d'occhio i movimenti di qualsiasi altra valuta globale — e tento di scoprire il modo migliore affinché voi possiate agire di conseguenza.

In questo momento, se riuscite a comprendere i flussi dell'oro fisico, potreste fare una fortuna nei mesi e negli anni a venire.

Lo scorso giugno ho visitato Zurigo e ho incontrato alcuni tra i massimi esperti e addetti ai lavori nel settore dell'oro fisico. A marzo ho visitato Lugano, dove ho incontrato il dirigente della più grande raffineria d'oro del mondo. A seguito di queste visite in Svizzera, sono stato in grado di raccogliere informazioni dettagliate sui principali acquirenti e venditori di lingotti d'oro in tutto il mondo e sui flussi d'oro fisico.

Queste informazioni sui flussi dell'oro sono fondamentali per capire cosa succederà al suo prezzo. La ragione è che il prezzo dell'oro è in gran parte determinato nei mercati "paper gold", come i futures sull'oro del Comex e gli ETF legati all'oro. Questi contratti cartacei rappresentano 100 volte (o più) la quantità d'oro fisico disponibile per saldare suddetti contratti.

Fino a quando i contratti cartacei saranno rinnovati o saldati in cambio di denaro cartaceo, allora il sistema funzionerà bene. Ma non appena i titolari dei contratti cartacei richiederanno oro fisico in liquidazione, saranno scioccati nello scoprire che non c'è abbastanza oro fisico in giro.

A quel punto s'innescheranno acquisti d'oro dettati dal panico. Il prezzo dell'oro salirà alle stelle a migliaia di dollari l'oncia. Le azioni delle miniere aurifere aumenteranno di valore di dieci volte o più. I venditori di paper gold abbandoneranno il mercato dei futures e termineranno i loro contatti perché non potranno essere onorati in oro fisico.

La chiave per prevedere questo panico è quella di seguire i flussi d'oro fisico. Una volta che il prezzo dell'oro fisico inizierà a salire in base ai fondamentali di domanda e offerta, la scena sarà pronta per aumenti dei prezzi nel mercato paper gold. Man mano che più titolari di tali contratti abbandoneranno il mercato paper gold per ottenere oro fisico, che già scarseggia nel mercato fisico, vedremo l'inizio di un super-picco del prezzo.

Fino a quando l'offerta e la domanda di oro fisico saranno in equilibrio, non esisterà alcun catalizzatore per un improvviso picco dei prezzi dell'oro, a parte la solita fuga geopolitica verso una richiesta di qualità. Ma non appena la domanda comincerà a sopraffare l'offerta, allora la scena sarà pronta per prezzi dell'oro fisico più elevati seguiti dal rovesciamento della piramide invertita dei contratti paper gold.

Quali informazioni sui flussi d'oro fisico possono aiutarci a comprendere la situazione domanda/offerta? Non è facile rispondere a questa domanda. Alcuni protagonisti nel mercato dell'oro fisico sono completamente opachi e non riportano i loro acquisti o i loro possedimenti in modo trasparente. Gli arabi e i cinesi sono i meno trasparenti quando si tratta di rendicontazione delle attività nel mercato dell'oro.

Dall'altra parte, gli svizzeri sono altamente trasparenti. Ogni mese gli svizzeri redigono relazioni dettagliate sulle loro importazioni ed esportazioni d'oro.

Le informazioni svizzere ci forniscono una finestra sul mondo. Questo perché le importazioni e le esportazioni svizzere sono localizzate perlopiù nel business della raffinazione in Svizzera, la quale è la più grande al mondo. Non ci sono grandi miniere d'oro in Svizzera e i cittadini svizzeri non sono conosciuti come i principali acquirenti d'oro (a differenza, ad esempio, di cinesi o indiani). L'industria orologiera svizzera fa uso di un sacco d'oro, ma le importazioni sono bilanciate dalle esportazioni; la Svizzera in sé non è una delle principali destinazioni degli orologi svizzeri.

Infatti la Svizzera è un condotto per gran parte dell'oro del mondo. L'oro arriva in Svizzera sotto forma di lingotti da 400 once, barre doré e "rottami" (termine per gioielli e altri oggetti in oro riciclato).

Questo oro è poi fuso e raffinato perlopiù in lingotti 99.99% da 1 chilo, del valore di circa $45,000 ciascuno ai prezzi correnti di mercato. Questi lingotti da 1 chilo sono il nuovo standard globale e sono quelli preferiti dai cinesi.

Esaminando le importazioni e le esportazioni svizzere, siamo in grado di vedere da dove proviene l'offerta e la domanda di oro fisico e quanto possano essere in equilibrio domanda e offerta (o in squilibrio). Queste informazioni ci possono aiutare a prevedere il prossimo super-picco dei prezzi dell'oro.

È importante sottolineare che la Svizzera è stata un esportatore netto d'oro negli ultimi quattro mesi. È più l'oro che esce che quello che entra. Questo significa che la domanda rimane forte, ma l'offerta si rimpicciolisce.

La Svizzera non produce il proprio oro. Alcune raffinerie possono avere inventari e ci sono caveau pieni d'oro in Svizzera che sono una potenziale fonte di offerta. Ma gli individui che mantengono il loro oro in Svizzera sono investitori facenti parte della categoria "buy & hold" e tendono a non vendere. A conti fatti, questi deflussi netti sono insostenibili. Se i deflussi persisteranno, è probabile che il prezzo dell'oro salirà perché questa è la soluzione del mercato all'eccesso di domanda.

Le cinque destinazioni più gettonate sono Cina, Hong Kong, India, Regno Unito e Stati Uniti. Queste cinque destinazioni rappresentano il 91% del totale delle esportazioni svizzere d'oro.

La domanda di Hong Kong, in realtà, è "fasulla", perché l'oro che arriva lì viene subito esportato in Cina. Questo lo scopriamo guardando a cifre ufficiose legate sempre all'import/export di Hong Kong, le quali sono considerate altrettanto affidabili dagli standard internazionali. Utilizzando Hong Kong come un condotto, la Cina cerca di nascondere le sue attività nel mercato dell'oro fisico.

Tenete a mente che la Cina è il più grande produttore d'oro al mondo. Essa vanta 450 tonnellate di produzione mineraria interna all'anno per soddisfare la propria domanda vorace d'oro, detenute dalla banca centrale e dai fondi sovrani.

La domanda cinese è stata temperata dal recente rafforzamento del dollaro, il che rende l'oro più costoso se acquistato in yuan. Questo vento contrario potrebbe essere sul punto di dissiparsi se la FED indebolirà il dollaro (cosa che ci aspettiamo), dovendo fare i conti con un'economia degli Stati Uniti in rallentamento.

La Svizzera ha esportato 102 tonnellate in Regno Unito e Stati Uniti, quasi tutte per soddisfare la domanda di investitori in ETF. Persisterà questa forte domanda? La domanda per gli ETF segue un ciclo di feedback rispetto al prezzo dell'oro.

Quando l'oro sale, sale anche la domanda degli ETF, cosa che mette maggiore pressione al rialzo sul prezzo. Ciò funziona anche in senso inverso, come abbiamo visto nel 2013. Quando l'oro scende, anche gli ETF tendono a scendere, cosa che mette ulteriore pressione al ribasso sul prezzo dell'oro.

In entrambi i casi, la domanda degli ETF tende ad essere pro-ciclica e ad amplificare il "comportamento" dell'oro. Se abbiamo ragione di credere che i prezzi dell'oro saliranno per conto proprio, la domanda degli ETF tenderà a guidare il prezzo ancora più in alto e più velocemente.

L'offerta d'oro in Svizzera è già piccola (ho testato di persona questa affermazione dai miei contatti lì). Se tale carenza peggiorerà, come ci aspettiamo che accadrà, c'è solo un modo per aggiustare lo squilibrio commerciale dell'oro svizzero — prezzi più elevati. Una volta che vedremo prezzi più alti, la domanda degli ETF li farà semplicemente impennare di più. Da qui in poi sarà solo una questione di tempo prima che crollerà l'intera piramide del paper gold.

I prezzi dell'oro saliranno alle stelle in base alla combinazione di fondamentali domanda/offerta e ciclo di feedback pro-ciclico degli ETF. Se l'oro salirà, i prezzi dei titoli delle miniere d'oro saliranno ancor più velocemente. In effetti, l'acquisto di azioni legate alle miniere d'oro rappresenta una scommessa a leva sul prezzo stesso dell'oro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La bolla più grande di questo secolo

Mer, 21/09/2016 - 10:06




di David Stockman


A volte un confronto vale più di mille parole, e una delle notizie di questa mattina ne è sicuramente l'esempio.

L'anno scorso il Giappone ha perso 272,000 unità della sua popolazione, mentre marcia risolutamente verso il suo destino come prima colonia di vecchi in bancarotta. Allo stesso tempo, il rendimento obbligazionario quarantennale del Giappone durante gli ultimi sei mesi è stato di un sorprendente 48%.

Proprio così!

Non stiamo parlando di Tesla, dell'indice biotech o delle FANG. Al contrario, come il resto della curva dei rendimenti JGB, questo bond non ha resa e nessuna prospettiva di rimborso.

Ma questo non importa, perché in realtà non è un bond sovrano, in ogni caso. Si è trasformato in un titolo da gioco d'azzardo privo di rischi.

I front-runner amanti della leva finanziaria stanno raccogliendo qualsiasi JGB rimanente sul mercato e li stanno rivendendo alla BOJ a prezzi più elevati.

Allo stesso tempo, questi scommettitori non devono praticamente affrontare alcun rischio. Questo perché la BOJ ha già in possesso ¥426 miliardi di JGB, quasi la metà del totale. E sta spazzolando il resto ad un ritmo di ¥80 miliardi l'anno nel quadro della sua politica monetaria attuale, dando tutte le indicazioni per un aumento del suo tasso di acquisto in quanto questa situazione non può altro che sfociare nell'elicottero monetario.

Si può quindi dire che la BOJ è il motel in cui si stanno rifugiando questi scarafaggi. Alla fine, praticamente ogni titolo del debito pubblico del Giappone finirà nel suo caveau senza tornare mai più indietro, ed a qualsiasi prezzo che raggiungeranno le obbligazioni data la follia della BOJ.

Sicuramente Kuroda passerà alla storia come il banchiere centrale più stupido di tutti i tempi. Ma nel frattempo sta contribuendo — insieme a Draghi, alla Yellen e al resto della combriccola di banchieri centrali — al caos assoluto nel mercato globale del reddito fisso.

Questi sciocchi sono riusciti a scatenare un movimento a tenaglia suicida tra i partecipanti al mercato obbligazionario: i trader fast money amanti della leva finanziaria sono a caccia di prezzi sempre più alti man mano che i titoli di stato sono diventati sempre più scarsi a causa delle offerte d'acquisto alimentate dalle banche centrali.

Allo stesso tempo, i gestori di fondi obbligazionari sono disperati, poiché temono di perdere il loro lavoro visto che sono costretti a rimanere seduti sul denaro senza poter andare a caccia di rendimenti decenti.

Questo è il motivo per cui il trentennale degli Stati Uniti ha prodotto un rendimento del 22% negli ultimi sei mesi. A dire il vero, non è affatto squallido visto che il suo rendimento attuale è solo del 2.25%.

L'articolo del Wall Street Journal di oggi intitolato, “35-Year-Old Bond Bull On It’s Last Legs”, cita un manager di fondi europeo che spiega il perché tutto sta andando in tilt:

Neil Dwayne, stratega globale presso Allianz Global Investors, sta ancora comprando. "Ogni analisi che facciamo sui mercati obbligazionari ci dice che sono strutturalmente sopravvalutati," ha detto. Ma sta comprando buoni del Tesoro in ogni caso. "Questo è quello che bisogna fare quando si hanno le valutazioni ridicole in Europa e in Giappone."
Precisamente. Questo pover'uomo sta acquistando un bond che odia perché Draghi e Kuroda lo hanno spinto verso ciò che equivale ad un angolo di $15,000 miliardi nel debito del mercato obbligazionario sovrano.

La fame di rendimenti decenti tra gli investitori in titoli a reddito fisso è ancor più evidente nel caso del Giappone. Come Zero Hedge ha dimostrato di recente, gli investitori giapponesi hanno freneticamente acquistato obbligazioni estere a ritmi da record, mentre continuano a setacciare il pianeta in cerca di rendimenti decenti.




Questa corsa planetaria per rendimenti decenti mette in testa a Janet Yellen il cappello da somaro somaro finanziario che merita.

Lei e il resto della sua combriccola continuano ad insistere sul fatto che i 90 mesi di ZIRP e $3,500 miliardi in acquisti di obbligazioni, non hanno prodotto valutazioni eccessive o bolle. Ma, di grazia, cosa pensa che stia accadendo nel mercato del Tesoro USA in questo momento?

Negli ultimi sette anni la FED ha fatto del suo meglio per portare i rendimenti del Tesoro degli Stati Uniti nel seminterrato della plausibilità economica. Ora le altre principali banche centrali stanno finendo il lavoro.

Oltre ai front-runner a Wall Street, ora abbiamo anche i gestori di fondi istituzionali provenienti da tutto il mondo che fanno la fila nel mercato obbligazionario degli Stati Uniti per inseguire l'ultimo rendimento positivo rimanente.




Inutile dire che questo non può andare avanti ancora a lungo. Come mostrato di seguito, il rendimento medio ponderato in tutto il mercato dei titoli di stato dei mercati sviluppati, è ora slittato a soli 40 bps. Al ritmo attuale di declino, l'intero mercato globale sarà nella zona sotto lo zero entro la fine dell'anno.




È letteralmente una corsa all'ultimo brandello di rendimento decente. Dopo tutto, stiamo entrando nella zona in cui il debito pubblico equivale a denaro gratis, e, di fatto, la Germania ha emesso nuovo debito decennale con un coupon negativo.

Solo negli ultimi tre anni le aste dei bund sono passate da massimi di tutti i tempi nel range del 2% fino all'attuale sotto zero.




Qualunque siano gli impulsi rimanenti verso la disciplina finanziaria, saranno presto estinti in un delirio di "elicotteri monetari". I venditori di fumo keynesiani, come Larry Summers, ci raccontano che ora è il momento per un'orgia di spesa per infrastrutture, miglioramenti sociali e altre cattedrali nel deserto, perché i tassi di finanziamento del governo non sono mai stati così bassi.

Infatti è vero. Il decennale USA ha chiuso pochi giorni fa con un rendimento dell'1.34% — il tasso più basso sin dal 1790!




Ma il professore, di grazia, come pensa che i rendimenti obbligazionari siano arrivati ​​a questi numeri ridicoli? E dopo un'orgia di spesa e indebitamento, cosa accadrà quando i tassi torneranno alla normalità?

Non l'ha mai detto.

Ma nel frattempo non ci sono solo i politici che si lasciano cullare dall'illusione del denaro fiat. La caccia a rendimenti decenti scatenata dalle banche centrali, s'è estesa in ogni angolo dei mercati a reddito fisso e dei mercati azionari di tutto il mondo. Quest'anno le emissioni di obbligazioni societarie USA hanno raggiunto un record di $1,700 miliardi — o il 55% in più rispetto al 2007. E questo è dovuto ad una sola ragione — i gestori obbligazionari sono disperati per ottenere rendimenti decenti e si muovono fuori lo spettro del rischio esattamente come hanno ordinato i nostri pianificatori monetari centrali.




Ecco il punto. Gli investimenti netti reali delle imprese negli Stati Uniti sono ancora il 10% al di sotto del livello ad inizio secolo. Di conseguenza questa massiccia raccolta fondi viene riciclata di nuovo nel mercato azionario sotto forma di riacquisti di azioni, fusioni & acquisizioni e altre manovre di ingegneria finanziaria.

Infatti, durante gli ultimi trimestri le aziende nell'indice S&P 500 hanno ributtato nel casinò di Wall Street il 125% del loro reddito netto sotto forma di dividendi e riacquisti d'azioni proprie. Ciononostante Janet Yellen e la sua allegra banda non vedono bolle.




Inutile dire che non c'è bisogno di un dottorato in econometria per capire come il grafico qui sopra riassuma tutta la storia.

Vale a dire, com'è possibile che l'indice S&P 500 possa essere scambiato con un livello degli utili registrati del 25X nel momento stesso in cui i deflussi di fondi si sono fortemente intensificati?

Negli ultimi sei mesi, infatti, i deflussi hanno persino superato i livelli visti dopo il bust 2001-2002.




Sì, gli acquirenti di ultima istanza sono i piani alti delle grandi aziende statunitensi. I nostri CEO e consigli d'amministrazione impazziti, non stanno facendo altro che mangiare il capitale delle loro aziende.

Ma alla fine la resa dei conti arriva sempre. Nel frattempo è utile contemplare il punto di partenza. Le finanze aziendali vengono saccheggiate a causa della corsa per rendimenti decenti alimentata delle banche centrali e da $13,000 miliardi di debito sovrano sotto lo zero che è stato emesso negli ultimi due anni.

Ma questa deformazione monumentale è così recente che sul mercato ancora non ci sono molti coupon a rendimento negativo. I rendimenti negativi sono prevalentemente un fenomeno di un solo mercato, ovvero, i $13,000 miliardi di obbligazioni sovrane — soprattutto in Giappone e Germania.

In breve, il mercato obbligazionario globale è diventato un vulcano di plusvalenze inesigibili. Ad esempio, i bund a lungo termine emessi quattro anni fa sono ora scambiati al 200%.

Eppure, anche se il sistema finanziario del mondo dovesse sopravvivere in qualche modo al caos attuale, il governo tedesco non potrà mai rimborsare più di 100 centesimi a dollaro.

Riuscite a sillabare "implosione obbligazionaria da migliaia di miliardi di dollari"?

Meglio se ci provate. Il suo arrivo è una certezza assoluta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'ultimo deposito d'oro conosciuto

Mar, 20/09/2016 - 10:10




di Frank Holmes


L'oro è uno degli elementi più rari al mondo e costituisce circa 0,003 parti per milione della crosta terrestre. Se prendessimo tutto l'oro estratto — 186,000 tonnellate, dai lingotti a Fort Knox fino ai gioielli da sposa in India — e lo fondessimo in un cubo, si adatterebbe perfettamente ai confini di una piscina olimpionica.

La rarità del metallo giallo, ovviamente, è uno dei motivi principali per cui è così altamente valorizzato in tutto il mondo e, per la maggior parte della storia, riconosciuto e utilizzato come moneta. A differenza del denaro fiat, di cui possiamo sempre stamparne di più, c'è solo tot. oro recuperabile nel mondo. E nonostante gli sforzi degli alchimisti, non possiamo ricreare in un laboratorio la sua chimica praticamente unica. Il solo modo per acquisirne di più è quello di scavare.

Ma per quanto tempo ancora?

L'analista di Goldman Sachs, Eugene King, ha stimato che abbiamo solo "20 anni di riserve d'oro conosciute ed estraibili."

La parola chiave qui è "conosciute". Se la proiezione di King si rivelerà accurata, e l'ultima pepita d'oro "conosciuta" verrà estratta dalla terra nel 2035, ciò non significherà necessariamente la fine delle miniere d'oro. L'esplorazione sicuramente continuerà come sempre, anche se ad un costo molto più elevato.

(In realtà, il nostro inseguimento insaziabile di oro potrebbe portarci nello spazio, visto che il presidente Barack Obama a novembre ha firmato una legge che permette l'estrazione di minerali commerciali su asteroidi e sulla luna. Infatti si dice che molti asteroidi vicini alla Terra contengano migliaia di miliardi di dollari in metalli preziosi ed altri minerali. Ma questa è una discussione per un'altra volta.)

Probabilmente vedremo un aumento di fusioni e acquisizioni, come ho detto la scorsa settimana a Daniela Cambone di Kitco News. Credo che fino a quando non avranno risultati affidabili, le società a media capitalizzazione potrebbero essere divorate dalle Barricks e Newmonts del mondo.

Un'altra conseguenza dell'ultima pepita conosciuta? Il prezzo dell'oro potrebbe arrivare ad un picco di prezzo mai immaginato. Il mio collega Jim Rickards nel suo libro “The New Case for Gold,” prevede $10,000 l'oncia. Il fondatore di GoldMoney, James Turk, prevede $12,000 l'oncia. Non c'è davvero alcun modo per sapere quanto in alto possa arrivare l'oro.

Quello che sappiamo è che la produzione globale di oro si è contratta sin dal 2013. L'anno scorso potrebbe essere stato il punto di svolta, però, in linea con la previsione del CEO di Goldcorp, Chuck Jeannes, secondo cui l'oro stava per raggiungere il picco.

"Non ci sono molte nuove miniere che vengono scoperte e sfruttate", ha detto al Wall Street Journal nel 2014, aggiungendo che questa sarebbe stata una notizia "molto positiva" per il prezzo dell'oro.

Quest'anno, nel secondo trimestre, l'offerta mineraria era del 2% in meno rispetto allo stesso periodo nel 2015, secondo le stime preliminari effettuate da Thomson Reuters GFMS. Alcuni analisti si aspettano che la produzione mondiale scenda del 3% nel 2016, dopo sette anni consecutivi di crescita.




Si prevede che verranno intrapresi pochi nuovi progetti ed espansioni quest'anno, scrive Thomson Reuters, "e quelli nel breve termine sono piuttosto modesti in scala, quindi la nostra opinione è che l'offerta miniera globale sperimenterà una tendenza al ribasso pluriennale nel 2016."

Infatti se guardiamo ai progetti degli ultimi due o tre anni, noteremo che sono di grado inferiore, nel senso che non producono quasi quanto i vecchi depositi in oro.




La verità è che quando si tratta di scoprire nuovi giacimenti d'oro, i frutti più in basso è probabile che siano stati già colti. Sono finiti i giorni in cui qualcuno poteva inciampare su un pezzo d'oro in fondo ad un fiume, come capitò a James Marshall nel 1848, scatenando la corsa all'oro in California. Ogni anno la ricerca di oro diventa sempre più difficile — per non dire più costosa — cosa che richiede strumenti e tecnologie sempre più sofisticati, tra cui l'imaging sismico 3D, la direzione di perforazione e la gravimetria aerea. (Un metodo come il "fracking dell'oro", tuttavia, sembra una realtà improbabile in tempi brevi.)

Ad aggravare il problema c'è il fatto che si sta allargando il numero di anni tra la scoperta di un nuovo deposito e la produzione, a causa dell'incremento delle valutazioni di fattibilità, della conformità, delle licenze e di altro ancora, e questo prima che una pepita possa essere estratta. Il tempo di vita medio delle miniere d'oro è vicino ai 20 anni, anche se a volte può essere di più, a seconda della giurisdizione. Questo mette in evidenza la necessità di una riforma della politica in tutto il mondo per rimuovere molte delle barriere che ostacolano un'estrazione responsabile.




In The Goldwatcher, il libro che ho scritto insieme a John Katz, ho sottolineato l'importanza di conoscere in quale stadio di sviluppo del ciclo di vita di una miniera ricada un progetto, poiché ciò ha una forte influenza sulla performance del titolo. Investire, come con la vita, verte tutto su come gestire le aspettative.




Questo molto probabilmente significa che continueremo a vedere sempre meno scoperte importanti, o quelle che producono più di un milione di once. Come potete vedere qui sotto, le nuove scoperte d'oro hanno raggiunto un picco nel 1995. La spesa per l'esplorazione ha raggiunto un picco quasi 20 anni dopo, quando il prezzo per oncia in media era di $1,600.




Con l'oro ora che viene trattato sopra i $1,340 l'oncia, in crescita del 26% per quest'anno, molti investitori si aspettano che i produttori inizino ad aumentare la spesa per l'esplorazione e la produzione (o dividendi).

Invece la maggior parte delle aziende è in modalità di riduzione dei costi, utilizzando questa opportunità per ripagare i debiti e liquidare i beni. Secondo la Reuters, i produttori di oro nordamericani sono riusciti ad abbassare i loro livelli di debito del 30% sin dalla fine del 2014.

Parlando su Mining.com il CEO di Newmont Mining, Gary Goldberg, ha detto che la sua azienda, la seconda produttrice d'oro più grande al mondo, è una delle poche che sta attualmente costruendo nuove miniere — nello specifico il progetto Merian in Suriname e il Long Canyon in Nevada. A causa della mancanza di nuove miniere, l'offerta scenderà del 7% da qui al 2021.

La domanda per il metallo giallo, d'altra parte, dovrebbe rimanere forte durante questo periodo, contribuendo a sostenere ulteriormente i prezzi.

Nel frattempo, l'oro continua a trovare sostegno da parte della politica monetaria globale e dei bassi rendimenti dei titoli di stato. La scorsa settimana la Banca d'Inghilterra ha tagliato i tassi come parte di un pacchetto di stimolo, cosa che ha indebolito la sterlina inglese dell'1.5% e ha dato al metallo giallo una scossa.

Questi guadagni sono stati cancellati a seguito dell'ultimo rapporto sul lavoro negli Stati Uniti, cosa che ha scatenato un rally nei titoli del Tesoro USA. Ciò contribuisce all'idea secondo cui l'oro e il debito pubblico sono inversamente proporzionali, un componente chiave del Fear Trade.




Quando prezzato nelle valute locali di Stati Uniti, Canada, Sud Africa o Australia — quattro dei più grandi paesi produttori di lingotti d'oro — il metallo giallo fa segnare un rialzo, cosa che ha aumentato i profitti dei minatori. Le gold stock, misurate mediante il NYSE Arca Gold Miners Index, si sono apprezzate del 128.92% negli ultimi 12 mesi.




Nella prima metà del 2016, l'afflusso verso le commodity è stato il più forte sin dal 2009. L'oro e altri metalli preziosi rappresentano circa il 60% della nuova moneta, cosa che ha spinto gli asset under management legati alle commodity al di sopra dei $235 miliardi. Barclays crede che il 2016 potrebbe essere l'anno migliore mai registrato per gli ETF legati all'oro e per altri fondi, con molti gestori di grandi hedge fund, da Stan Druckenmiller a Paul Singer a Bill Gross, che tessono le lodi del metallo giallo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché l'output gap rappresenta un'inutile astrazione

Lun, 19/09/2016 - 10:13




di Frank Shostak


Secondo il modo di pensare popolare la causa chiave dietro l'inflazione o la deflazione è la differenza, o il divario, tra ciò che l'economia sta producendo e la sua produzione potenziale. La produzione potenziale è la quantità massima di beni e servizi che un'economia può sfornare quando è a pieno regime.

Un output gap positivo si verifica quando la produzione effettiva è superiore alla capacità di produzione piena. Si ritiene che un output gap positivo metta in moto una pressione al rialzo sui prezzi dei beni e dei servizi in generale, a causa del fatto che la domanda è in eccesso rispetto all'offerta.

Un output gap negativo si verifica quando la produzione effettiva è inferiore a quella che l'economia potrebbe sfornare se fosse a piena capacità. Il pensiero popolare considera un gap negativo come fiacchezza economica, a causa di una domanda debole. Di conseguenza questo potrebbe portare ad un calo generale dei prezzi di beni e servizi.

I banchieri centrali e la maggior parte dei commentatori economici considerano l'output gap un fattore determinante dietro le pressioni inflazionistiche o deflazionistiche. Quindi la maggior parte dei commentatori economici e dei banchieri centrali considera i dati concernenti l'output gap un contributo importante che li aiuta a mantenere l'economia su un sentiero di crescita economica stabile con un'inflazione stabile.

Per mezzo della statistica, gli statistici dello stato generano una stima periodica del prodotto interno lordo e del prodotto interno lordo potenziale.

Con un output gap positivo, i banchieri centrali possono quindi sottoporre l'economia ad una politica monetaria più stretta, cioè, alzare i tassi d'interesse e ridurre il pompaggio monetario al fine di ridurre la domanda complessiva di beni e servizi e portare la domanda in linea con il prodotto potenziale. Questo, a sua volta, dovrebbe eliminare la pressione inflazionistica.

Al contrario, se l'output gap è negativo, vale a dire, quando la domanda è al di sotto della produzione potenziale, i banchieri centrali possono mirare a sollevare la domanda complessiva portandola in linea con il prodotto potenziale mediante l'abbassamento dei tassi d'interesse e aumentando il pompaggio monetario. Una volta che viene raggiunto l'equilibrio tra domanda e offerta, questo dovrebbe arrestare il calo dei prezzi di beni e servizi, cioè le pressioni deflazionistiche, o almeno così si sostiene.



L'output gap e le variazioni dei prezzi

A livello superficiale sembra logico che un output gap positivo, vale a dire, una domanda superiore a quello che l'economia può produrre, debba provocare una pressione al rialzo sui prezzi. Non è tuttavia sufficiente dire che un eccesso della domanda rappresenta la causa di un aumento generale dei prezzi. Prima di procedere a determinarne la causa, dobbiamo in primo luogo iniziare col definire correttamente ciò che è un prezzo.

Un prezzo di un bene è la quantità di denaro pagato per entrarne in possesso. Quindi nell'analisi dei prezzi bisogna prestare attenzione – oltre alla quantità di beni nell'economia – anche alla quantità di denaro.

Per una data quantità di beni e servizi, un aumento generale dei prezzi si verifica quando c'è un aumento dell'offerta di moneta. Al contrario, per una data quantità di beni e servizi un calo dell'offerta di moneta si tradurrà in un calo generale dei prezzi di beni e servizi.

Il fattore chiave dell'espansione monetaria è costituito dalle politiche delle banche centrali, le quali hanno lo scopo di contrastare le recessioni, cioè un output gap negativo – in cui la domanda di un'economia è inferiore al prodotto potenziale.

(Per mezzo di politiche monetarie allentate e mediante la riserva frazionaria, i banchieri centrali possono aumentare il tasso di crescita dell'offerta di moneta).

Abbiamo più volte suggerito che la politica monetaria allentata è responsabile dell'indebolimento del processo di formazione della ricchezza reale e dell'indebolimento del bacino della ricchezza reale.

È questo esito che porta ad un calo dei prestiti a livello delle banche commerciali, e questo a sua volta conduce ad una riduzione dell'offerta di denaro. Questo a sua volta, dopo un intervallo di tempo, si traduce in un calo generale dei prezzi di beni e servizi.

Ogni volta che la banca centrale reagisce ad una crisi economica, la quale viene etichettata come un output gap negativo – dove la produzione è inferiore alla produzione potenziale – facendo ricorso ad una politica monetaria allentata, ciò infligge ulteriori danni al processo di formazione della ricchezza reale. Nel corso del tempo, è probabile che questo indebolirà la cosiddetta produzione potenziale e anche la produzione effettiva.

Potrebbe emergere una situazione in cui, a causa del ritardo tra l'evoluzione dell'offerta di moneta e il suo effetto sui prezzi e la produzione, i prezzi aumenteranno mentre l'economia rimarrà in una grave crisi. Questa situazione è comunemente etichettata come stagflazione. Si noti che la presenza di stagflazione è in contraddizione con il concetto di output gap. Sempre secondo questa concezione, un aumento generale dei prezzi non può verificarsi mentre l'economia è in recessione.



Ma ha senso l'output gap?

Abbiamo visto che, al fine di capire come se la sta passando un'economia, i banchieri centrali e gli economisti si basano sul Prodotto Interno Lordo (PIL). Il PIL esamina il valore dei beni e servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo, di solito un trimestre o un anno. Questa statistica è costruita in conformità con la tesi che ciò che spinge l'economia non è la produzione di ricchezza, ma piuttosto il suo consumo. Ciò che conta qui è la domanda di beni e servizi finali. Dal momento che le spese dei consumatori ricoprono la maggior parte della domanda totale, si ritiene comunemente che la domanda dei consumatori metta in moto la crescita economica.

Focalizzando l'attenzione esclusivamente sui beni e servizi finali, si finisce in un mondo di fantasia in cui le merci vengono prodotte solo perché la gente esprime un desiderio. Ciò è in totale disaccordo con la realtà (vale a dire, la questione se questi desideri possano essere soddisfatti). Tutto ciò che conta secondo questo punto di vista è la domanda di beni, che a sua volta darà vita quasi immediatamente alla loro offerta.

Nel mondo reale, non è sufficiente avere la domanda di beni – bisogna avere i mezzi per soddisfare i desideri della gente. I mezzi – vari beni intermedi che sono necessari per la produzione di beni finali – non sono disponibili nell'immediato; devono essere prodotti. Al fine di produrre una macchina, vi è la necessità di carbone che verrà impiegato nella produzione di acciaio, che a sua volta verrà impiegato per fabbricare una serie di strumenti. Questi a loro volta vengono utilizzati per produrre altri strumenti e macchinari e così via, fino a raggiungere la fase finale della produzione della macchina. L'interazione armoniosa delle varie fasi della produzione partorisce il prodotto finale.

Il PIL dà l'impressione che non siano le attività degli individui a produrre beni e servizi, ma qualcos'altro al di fuori di queste attività definito "economia". Tuttavia, in nessuna fase la cosiddetta "economia" ha una sua vita propria indipendente dai singoli individui. La cosiddetta economia è una metafora – non esiste.

Raggruppando i valori dei beni e servizi finali, gli statistici statali concretizzano la finzione di un'economia analizzabile attraverso il PIL. L'idea del PIL e dell'output gap dà l'impressione che la produzione di beni e servizi venga portata avanti da un certo collettivo, il quale è supervisionato da un comandante supremo (banca centrale).

L'economia è guidata da suddetto comandante supremo affinché rimanga sul sentiero della crescita prevista dallo stesso comandante. Ogni deviazione da questa strada richiede un intervento da parte del comandante, in termini di politica monetaria e altre politiche. Nel mondo reale ogni uomo d'affari prende le proprie decisioni per quanto riguarda la produzione di beni e servizi.

In aggiunta a tutti questi problemi, ci sono quelli riguardanti il calcolo del PIL. Per calcolarlo devono essere sommate diverse cose, ma affinché possano essere sommate devono avere qualcosa in comune. Non è possibile sommare frigoriferi ad automobili ed ottenere l'unità totale dei beni finali. Poiché la produzione reale totale non può essere definita in alcun modo, non può essere neanche quantificata.

Per risolvere questo problema, gli economisti utilizzano la spesa monetaria complessiva per beni e la dividono con un prezzo medio di tali prodotti. Vi è, tuttavia, un problema serio con questo approccio e che può essere illustrato col seguente esempio.

Supponiamo che vengano condotte due operazioni. Nella prima operazione un televisore viene scambiato per $1,000. Nella seconda operazione una camicia viene scambiata per $40. Il prezzo o il tasso di cambio nella prima operazione è di $1,000/TV. Il prezzo nella seconda operazione è di $40/camicia. Al fine di calcolare il prezzo medio, dobbiamo sommare questi due rapporti e dividerli per 2. Tuttavia $1,000/TV non è possibile sommarlo a $40/camicia, il che implica che non è possibile stabilire un prezzo medio.

L'impiego di vari metodi sofisticati per calcolare il livello di prezzo medio, non può ignorare la questione essenziale: non è possibile stabilire un prezzo medio per vari beni e servizi. Di conseguenza i vari indici dei prezzi calcolati dagli statistici statali, sono semplicemente numeri arbitrari. Se i deflatori dei prezzi sono senza senso, lo stesso vale per il PIL.

Allora cosa dobbiamo farci con le dichiarazioni soventi secondo cui l'economia, come illustrato dal PIL reale, è cresciuta di una particolare percentuale? Tutto quello che possiamo dire è che questa percentuale non ha nulla a che fare con la crescita economica reale e che molto probabilmente rispecchia il ritmo del pompaggio monetario. Possiamo trarre la stessa conclusione per quanto riguarda l'output gap.

Più denaro viene creato dalla banca centrale e dal settore bancario commerciale, maggiore sarà la spesa monetaria. Questo a sua volta significa che il tasso di crescita di quella che viene etichettata come economia reale, rispecchierà gli aumenti nell'offerta di moneta.

Quindi non c'è da stupirsi se la maggior parte degli economisti crede che la banca centrale possa generare una crescita economica reale. Molta della cosiddetta ricerca economica produce "supporto scientifico" per i punti di vista popolari, tra i quali c'è la credenza che per mezzo del pompaggio monetario la banca centrale possa far crescere l'economia. Tutti questi studi escludono qualsiasi altra conclusione, soprattutto una volta che ci si rende conto che il PIL è un parente stretto dello stock di moneta.

Si è anche tentati di chiedersi il perché sia necessario conoscere se la cosiddetta "economia" sia in crescita e a che ritmo. A cosa può servire questo tipo d'informazione? In un'economia libera e senza ostacoli, questo tipo d'informazione sarebbe di scarsa utilità per gli imprenditori. L'indicatore principale su cui si basa ogni imprenditore è rappresentato dal rapporto profitti/perdite. Come può aiutare un imprenditore a fare profitto l'informazione che la cosiddetta "economia" è cresciuta del 4% in un particolare lasso di tempo?

Quello di cui ha bisogno un imprenditore non è una serie di informazioni di carattere generale, ma piuttosto informazioni specifiche per quanto riguarda la domanda per il suo specifico prodotto. L'imprenditore deve stabilire la sua rete di informazioni relative ad un particolare rischio.

Le cose sono molto diverse, tuttavia, quando lo stato e la banca centrale manomettono gli indicatori utili alle imprese. In queste condizioni nessun imprenditore può ignorare il PIL, poiché lo stato e la banca centrale reagiscono in base a questa statistica utilizzando politiche fiscali e monetarie. Allo stesso modo, i partecipanti ai mercati finanziari seguono da vicino il PIL al fine di valutare le probabili reazioni della banca centrale.

Se l'effetto della manomissione fosse limitato solo al PIL, allora sarebbe innocuo. Tuttavia queste politiche inficiano le attività dei produttori di ricchezza e quindi vanno ad indebolire il benessere delle persone. Per mezzo del pompaggio monetario e della manipolazione dei tassi d'interesse, la banca centrale non aiuta a generare più ricchezza reale ma piuttosto pensa a dare "più forza al PIL", e quindi mette in modo la minaccia del ciclo boom/bust — ovvero, impoverimento economico.

Possiamo quindi concludere che il PIL e l'output gap sono astrazioni prive di qualsiasi legame col mondo reale. Il PIL e l'output gap sono tenuti in alta considerazione da stati e banche centrali, poiché forniscono una cornice illusoria di riferimento che si presume possa valutare le prestazioni dei funzionari statali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


No Trump, non è una “guerra mondiale”

Ven, 16/09/2016 - 10:13




di David Stockman


Nel 1991 la terra si mosse...

La guerra fredda si concluse e svanì la spada di Damocle della minaccia nucleare. Scomparve la minaccia totalitaria dell'Unione Sovietica e il suo vasto establishment militare venne smobilitato.

Per Washington era il momento di fare lo stesso. Cioè, sciogliere la NATO — la cui unica giustificazione era il contenimento di una minaccia sovietica sul fronte dell'Europa centrale — e smobilitare la sua macchina da guerra sparsa in tutto il globo.

Ma ciò da cui il generale Eisenhower aveva messo in guardia esattamente 30 anni prima — il complesso militare-industriale-congressuale — non aveva intenzione di lasciare che trionfasse la pace nel mondo. Invece lanciò due manovre nel 1991 per perpetuare sé stesso e rinnovare la sua ragion d'essere.

Una direttiva segreta di sicurezza nazionale redatta dal Segretario alla Difesa Dick Cheney e dai suoi tirapiedi neo-conservatori, dichiarava che l'Iran era il nuovo nemico globale. Questo atto d'accusa era del tutto ingiustificato anche allora, e nel corso dei 25 anni successivi s'è metastatizzato in un tessuto di bugie circa le armi nucleari e le ambizioni terroristiche iraniane.

Ancora più importante, Washington dichiarava la sua ostilità verso l'unica forza nella regione opposta all'estremismo sunnita — quello cosiddetto sciita. Questo interessava l'Iran fino al sud dell'Iraq, inglobando anche il regime alawita (sciita) di Assad in Siria e le province del Libano controllate da Hezbollah. Era sostanzialmente l'acerrimo nemico dell'estremismo sunnita.

Infatti i neocon che presero il potere a Washington sotto Bush senior, tagliarono le gambe a qualsiasi focolaio religioso guidato dell'espansionismo sunnita.

Allo stesso tempo, Bush venne spinto in un intervento militare tra i due potentati locali in lotta per i diritti di perforazione petrolifera, operazione mascherata sotto una falsa dottrina della messa in sicurezza del petrolio.

Se non fosse stato per quelle due manovre profondamente sbagliate e distruttive, al-Qaeda e lo Stato islamico non sarebbero mai esistiti. E il terrorismo jihadista sarebbe stato solo l'ombra di quello odierno.

Inutile dire che le implicazioni sono molte. Centinaia di milioni di persone innocenti in Medio Oriente, Europa e Stati Uniti sono ora spaventate e in pericolo. Ma è soprattutto a causa delle malefatte gravi dei nostri governanti nel Partito della Guerra con sede a Washington.

Cominciamo con ciò che la storia ha ormai dimostrato per quanto riguarda la scusa fasulla della sicurezza energetica...

La cura per prezzi elevati del petrolio è il mercato globale, non la 5° flotta statunitense di stanza in Bahrain. Il prezzo reale del petrolio è più basso di quanto non fosse nel 1990, quando Bush affermò che la presunta aggressione di Saddam "non poteva essere tollerata". Eppure questo esito non ha nulla a che fare con le migliaia di bombe che abbiamo lasciato cadere sin da allora, o dei milioni di morti e mutilati, o delle migliaia di miliardi di dollari sprecati per le sue molteplici guerre e per la presenza militare in tutto il globo.

Da un lato, la tecnologia e le imprese hanno generato importanti alternative al petrolio del Golfo Persico. Dall'altro lato, è un fatto storico incontestabile che qualsiasi regime che controlla le riserve di petrolio sotto le sabbie del Medio Oriente lo produrrà anche, perché ogni regime in quella regione ha bisogno di maggiore denaro.

Saddam ne produceva tutto quello che poteva produrre e lo esportava per quanto gli veniva permesso dall'Occidente. Così faceva anche Gheddafi in Libia. Così fanno anche i curdi a nord del vecchio Iraq e il governo sciita di Baghdad. Anche lo Stato Islamico sfrutta ogni pozzo di petrolio che non abbiamo ancora bombardato. E una volta che le sanzioni sono state revocate, gli iraniani "che odiano l'America" hanno aumentato la produzione nel corso dell'ultimo anno.

In breve, ogni singola intrusione militare intrapresa da Washington dopo l'invasione del Kuwait nel febbraio 1991, non ha nulla a che fare con l'economia del petrolio. Né ha migliorato la sicurezza del flusso della benzina e le forniture di petrolio per il riscaldamento a Lincoln, NE e Springfield, MA.

Infatti lo sporco segreto di questa questione è che anche se la spregevole Casa di Saud dovesse cadere, i 10 milioni di barili al giorno dell'Arabia Saudita finirebbero lo stesso sul mercato mondiale — a prescindere da qualsiasi perturbazione di breve termine.

Questo perché le province orientali dell'Arabia Saudita, dove si trovano tutti i giacimenti petroliferi, sono principalmente sciiti. I loro cugini iraniani accorrerebbero in loro soccorso, e sarebbero più che felici di condividere i $150 miliardi l'anno di proventi petroliferi ai prezzi di oggi. Il petrolio ha rappresentato il dominio sui mercati.

Ma a Washington interessa perpetuare l'esaltazione della sua indole bellica. È quest'ultima, non la protezione della generosità della natura sotto le sabbie arabe, che ha portato l'Impero Americano nel Golfo Persico e che genera le rappresaglie jihadiste di oggi nella regione e nel resto del mondo.

Sono state le 500,000 truppe americane nella penisola arabica e nei due luoghi santi islamici che nel 1991 hanno cambiato tutto.

Fino ad allora, i mujahidin sunniti in Afghanistan erano terroristi mercenari al soldo di Washington. Washington li aveva reclutati, trasportati, addestrati, armati e pagati per tutti gli anni '80 in modo che portassero avanti la sua lotta anti-sovietica.

L'Unione Sovietica stava già morendo a causa del regime asfissiante del socialismo, della burocrazia statale e del governo totalitario. Ma il direttore della CIA, Bill Casey, era stato ipnotizzato dalla nostalgia dei suoi giorni durante la seconda guerra mondiale, ed i suoi alleati neocon erano ex-trotzkisti e statalisti che non capivano neanche lontanamente che i mercati e la libertà economica sono fenomeni spontanei.

Dopo che aveva creato i mujaheddin, il Partito della Guerra a Washington li trasformò in mostri dopo la prima guerra del Golfo e la successiva campagna contro Saddam Hussein. Ciò naturalmente finì per aprire le porte alla seconda guerra del Golfo.

Così sotto la scusa della "messa in sicurezza del petrolio", Washington avviò la macchina da guerra americana nella politica e nelle fessure religiose del Golfo Persico, e si lanciò per distruggere le uniche istituzioni che avevano tenuto a bada l'estremismo sunnita. Vale a dire, i regimi baathisti di Saddam Hussein in Iraq e il clan di Assad in Siria.

A dire il vero, questi regimi erano un vasto amalgama sgradevole di socialismo, nazionalismo, autoritarismo e corruzione. Ma non tolleravano alcuna minaccia armata contro il loro dominio, e comprendevano che lo stato dovesse essere laico se i vari antichi scismi dell'Islam e di altre minoranze religiose all'interno dei loro confini, tra cui i cristiani, i drusi e gli ebrei, dovessero coesistere pacificamente.

A parte la falsa questione della messa in sicurezza del petrolio, il conflitto tra Iraq e Kuwait, che provocò l'intervento di Bush, non aveva alcuna incidenza sulla sicurezza dei cittadini americani. Come l'ambasciatore americano Glaspie disse giustamente a Saddam Hussein alla vigilia dell'invasione del Kuwait, l'America non aveva nulla da guadagnarci

Il Kuwait non era nemmeno un paese; si trattava di un conto corrente bancario seduto su una fascia di giacimenti petroliferi che circondavano un'antica città commerciale che era stata abbandonata da Ibn Saud nei primi anni del XX secolo. Non importava chi controllasse la punta meridionale del campo di Rumaila — il brutale dittatore di Baghdad o l'opulento emiro del Kuwait. Né il prezzo del petrolio, né la pace d'America, né la sicurezza dell'Europa, né il futuro dell'Asia dipendevano da esso.

Ma Bush senior fu convinto dai protetti di Henry Kissinger al Consiglio Nazionale di Sicurezza e dal suo Segretario di Stato, James Baker, che era in gioco "la sicurezza del petrolio" e che dovevano essere dispiegate 500,000 truppe americane nelle sabbie d'Arabia.

Fu un errore catastrofico. L'arrivo dei soldati crociati sul suolo presumibilmente sacro dell'Arabia offese e riattivò i mujahedeen addestrati dalla CIA in Afghanistan, i quali erano diventati disoccupati dopo il crollo dell'Unione Sovietica.

A tempo debito questo intervento inetto permise ai neocon di perseguire la loro dottrina deplorevole dei cambi di regime fino al suo logico esito: la distruzione dello stato iraqeno e la conseguente nascita dell'ISIS.

Bin Laden avrebbe amputato la testa laicista di Saddam se Washington non l'avesse preceduto, ed è proprio questo il punto: il tentativo di cambio di regime del marzo 2003 fu uno degli atti più folli nella storia americana.

I consiglieri neocon di Bush junior non avevano la minima idea delle animosità settarie e dei rancori storici che Hussein aveva imbottigliato mediante il suo monopolio sul petrolio e la sua mano pesante sotto la bandiera del nazionalismo baathista. Ma la campagna militare americana non fece altro che aprire il vaso di Pandora. Sappiamo tutti ciò che ne seguì dopo e i suoi effetti si faranno sentire nei decenni a venire.

Il cambio di regime e la costruzione di una nuova nazione sono obiettivi che nel XXI secolo non possono essere realizzati con la violenza delle forze armate. E questi obiettivi sono ancora più assurdi nel contesto di un territorio con animosità religiose sin dal XIII secolo.

Se i bombardamenti funzionassero veramente, lo Stato Islamico sarebbe già polvere ormai. In realtà le cose sono molto più complicate di così, e ciò rappresenta una lezione importante.

Le città impoverite e i villaggi lungo i margini del fiume Eufrate e nella provincia di Anbar, non attirano migliaia di aspiranti jihadisti dagli stati falliti del Medio Oriente e musulmani alienati dalle città d'Europa, perché il califfato offre prosperità, salvezza, o un futuro a tutti.

Ciò che li spinge a prendere le armi è l'indignazione per le bombe sganciate sulle comunità sunnite da parte dell'Air Force statunitense e per i missili cruise lanciati dal Mediterraneo che fanno a pezzi case, negozi, uffici e moschee al cui interno c'è un gran numero di civili innocenti oltre ai terroristi dell'ISIS.




La verità è che lo Stato Islamico era destinato ad una breve vita: era contenuto dai curdi a nord e ad est dalla Turchia. Ed era circondato dalla popolazione sciita in Siria e Iraq.

Senza la campagna militare illegittima di Washington per spodestare Assad a Damasco e demonizzare il suo alleato iraniano, non ci sarebbe stato alcun posto per i fanatici assassini che hanno la loro base di fortuna a Raqqa. Sarebbero rimasti a corto di soldi, reclute, slancio militare e sostegno pubblico.

Ma con l'Air Force statunitense che ha ricoperto il ruolo di braccio di reclutamento indiretto e la politica estera francese anti-Assad che ha contribuito a fomentare il caos in Siria, sono state spalancate le porte dell'inferno. Ciò che è stato vomitato fuori non è stata una guerra organizzata alla civiltà occidentale, come i politici occidentali à la Hollande si sforzano di proclamare istericamente in risposta ad ogni nuovo incidente.

È solo la rappresaglia compiuta da piccoli gruppi di giovani mentalmente instabili che possono essere persuasi ad indossare una cintura esplosiva.

Inutile dire che i bombardamenti non li fermeranno; ne faranno spuntare di più.

Ironia della sorte, ciò che li può fermare è il governo di Assad e le forze di terra dei suoi alleati di Hezbollah e della Guardia Repubblicana iraniana. È tempo che siano loro a sedare un'antica lite che non avrebbe mai dovuto interessare gli Stati Uniti.

Ma Washington crede talmente tanto ai suoi miti, alle sue bugie e alla sua stupidità egemonica che non riesce a vedere l'ovvio: dopo decenni nella regione ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. Ha distrutto gli stati baathisti che tenevano il fanatismo religioso sotto controllo; ha alienato le forze sciite che non hanno mai sostenuto o sferrato attacchi terroristici in Occidente.

E si è alleato con poche migliaia di principi tirannici in Arabia Saudita e nel resto dei petro-stati del Golfo. È il regime wahhabita saudita la culla del fanatismo religioso, il quale ha reclutato, addestrato, motivato e mandato più terroristi jihadisti rispetto agli iraniani.

E questo ci porta al cuore del perché non esiste alcuna "guerra mondiale" tra l'Islam e l'Occidente. Le nazioni islamiche sono in guerra con sé stesse e lo sono state per secoli, non con noi.

Per fermare le incursioni episodiche del terrorismo jihadista — organizzato o "ispirato" — in Occidente, Washington non deve bombardare a tappeto tutta la valle dell'Eufrate superiore. Deve lasciare la regione e invitare gli iraniani e i loro alleati sciiti a finire il lavoro.

Il califfato finirebbe nella pattumiera della storia in pochissimo tempo. Quindi scomparirebbero il reclutamento, la formazione e la radicalizzazione degli alienati giovani musulmani d'Europa per portare morte e caos.

Scomparirebbero i combattenti jihadisti e i martiri "eroici" scampati alle bombe dell'Air Force degli Stati Uniti, i quali "ispirano" atti di violenza in patria e diffondono video sui social media facenti appello agli alienati responsabili della maggior parte dei recenti episodi di "terrorismo" negli Stati Uniti.

Ma affinché ci sia una risoluzione pacifica della cosa, le grandi bugie di Washington devono essere smentite, vale a dire, che il regime iraniano abbia cercato d'ottenere armi nucleari e che sia il primo esportatore di terrorismo in Medio Oriente.

Sebbene le sue opinioni religiose siano oscurantiste e medievali, la teocrazia che governa l'Iran non è costituita da guerrafondai dementi. Nel calore della battaglia, erano disposti a sacrificare le proprie forze piuttosto che violare i loro scrupoli religiosi per contrastare le armi chimiche di Saddam durante la guerra tra Iran ed Iraq.

La verità è che l'Iran non è migliore o peggiore di una qualsiasi delle altre grandi potenze nel Medio Oriente. In molti modi, è molto meno di una minaccia alla pace e alla stabilità regionale rispetto ai macellai militari che ora gestiscono l'Egitto con $1.5 miliardi l'anno di aiuti degli Stati Uniti.

E sicuramente non è peggio dei tiranni che sperperano le massicce risorse petrolifere in Arabia Saudita alle spalle dei 27 milioni di cittadini, che molto probabilmente un giorno potrebbero raggiungere il punto di rivolta. E quando parliamo del supporto al terrorismo, i sauditi hanno finanziato più jihadisti e terroristi in tutta la regione rispetto all'Iran.

Sì, gli iraniani sostengono il governo di Assad in Siria, ma questa è un'alleanza di lunga data che risale all'era del padre e affonda le sue radici nella politica storica del mondo islamico.

Il regime di Assad è alawita, un ramo di quello sciita, e nonostante la brutalità del regime, è stato un baluardo di protezione nei confronti di tutte le minoranze religiose della Siria, tra cui i cristiani, contro una pulizia etnica a maggioranza sunnita. Tale pulizia etnica si sarebbe sicuramente palesata se i ribelli sostenuti dall'Arabia, e guidati dall'ISIS, avessero preso il potere.

Alla fine, la grande macchina da guerra di Washington e dei suoi stati clienti non sarebbe dovuta affatto trovarsi in Medio Oriente. La terribile violenza che ha inflitto alla regione ha generato molti più terroristi di tutti i sermoni e della propaganda sui social media messi insieme.

Quindi se Trump vuole davvero fermare la rappresaglia, eliminare i fanatici e i lupi solitari, e ridurre le paure ingiustificate ma palpabili del terrorismo tra gli elettori americani, deve solo fare ciò che Eisenhower fece nel 1952.

Vale a dire, andare a Teheran, stringere un patto e quindi riportare a casa l'insostenibile e distruttiva macchina da guerra di Washington.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I tassi di fallimento stanno aumentando: si sta avvicinando una nuova crisi?

Gio, 15/09/2016 - 10:15




di Olav Dirkmaat


Il tasso d'insolvenza dei prestiti è la chiave per comprendere come funziona il settore bancario. Esso risponde ad una domanda: qual è la percentuale dei prestiti che ha un netto ritardo nei pagamenti? Il tasso d'insolvenza è di gran lunga l'indicatore più utile per evidenziare lo "stress di credito". Sembra, tuttavia, come se l'insolvenza non contasse più. Pochi stanno prestando attenzione alla rapida e improvvisa crescita del tasso d'insolvenza. Che cosa ci dice? Ma soprattutto, è in arrivo una nuova crisi bancaria?



Questo è ciò che è accaduto dopo che Janet Yellen ha lasciato salire il tasso dei Fed Fund a dicembre

L'ho detto più volte e lo ripeto anche qui: l'ultima volta ci sono voluti Alan Greenspan e diciassette rialzi dei tassi per portare il tasso dei Fed Fund da un minimo storico dell'1% al 5.25%, prima che l'economia degli Stati Uniti affrontasse la peggiore recessione sin dagli anni '30. Non saremo così fortunati questa volta.

I rialzi dei tassi da parte di Greenspan non influenzarono subito i tassi d'insolvenza. Lo stress di credito venne sottomesso fino ad un anno dopo l'ultimo rialzo dei tassi. Solo nel primo trimestre del 2007 i tassi d'insolvenza cominciarono a salire. Il motivo è chiaro come l'acqua che circonda le Bahamas: negli anni precedenti la Grande Recessione, la crescita del credito s'era principalmente focalizzata nel mercato immobiliare statunitense.

La crescita del credito è stata principalmente determinata dai mutui ipotecari. Questi ultimi sono stati generosamente forniti dalle banche commerciali, ma sempre più a mutuatari subprime (subprime fa riferimento ad uno scarso rating di credito). Eppure questi mutuatari subprime non pagavano tassi d'interesse più elevati sui loro mutui nel momento in cui Alan Greenspan ha cominciato a lasciar salire i tassi. Ma non appena i loro tassi teaser (promozionali) si sono resettati, hanno iniziato a "sentire il gelido tocco della morte". I tassi d'insolvenza sono schizzati alle stelle e l'economia americana è finita in recessione.

I tassi teaser, il basso tasso d'interesse iniziale che un mutuatario paga per i primi anni, erano i responsabili del ritardo tra i rialzi di Greenspan e la recessione del 2008.



Più fragilità

Oggi la Federal Reserve sta ignorando una verità molto scomoda: l'economia globale è molto più fragile rispetto all'ultima volta. E non abbiamo tassi teaser nel credito subprime di oggi (a meno che non consideriamo come "tassi teaser" i produttori di petrolio che hanno protetto i prezzi del petrolio con l'acquisto di futures).

Questa volta sicuramente non avremo bisogno di diciassette rialzi dei tassi, o tre anni, prima che l'economia finisca in recessione.

Infatti sappiamo cos'è successo dopo che Janet Yellen ha aumentato il tasso dei Fed Fund di un semplice quarto di punto percentuale: il tasso d'insolvenza sui prestiti commerciali e industriali è aumentato del 50%. Proprio così. Per un misero quarto punto di percentuale, il tasso d'insolvenza nel settore bancario statunitense è esploso dall'1% all'1.5%.



È per questo motivo che nessuno sta prestando attenzione

Perché nessuno sta prestando attenzione a questo innegabile cambiamento nel ciclo del credito? Perché il Federal Open Market Committee (FOMC) nemmeno lo menziona? Perché i campanelli d'allarme non stanno suonando sia nelle sale della FED sia sulla stampa finanziaria?

L'unica risposta a queste domande è che la FED sta commettendo un peccato capitale. Il numero principale, il tasso d'insolvenza su tutti i prestiti, è diminuito nel primo trimestre del 2016 dal 2.20% al 2.17%. Ciò ignora, tuttavia, le pressioni in fermento nei bilanci delle banche. I funzionari della FED sembrano concentrarsi su tale numero, ignorando i fondamentali in deterioramento.

Con l'aumento dei prezzi delle case, un mercato immobiliare vivace, un aumento dell'occupazione e tassi d'interesse ai livelli più bassi nella storia del mondo, il default sul debito ipotecario e su quello delle carte di credito stanno raggiungendo i minimi storici. Ma l'insolvenza sui mutui e le carte di credito tende ad avere un certo ritardo nel ciclo economico. In genere, aumenta solo quando siamo già in recessione, proprio come la disoccupazione tende ad essere un indicatore in ritardo.


Fonte: St. Louis Fed

Anche se siamo sull'orlo di una nuova crisi bancaria, il numero principale non potrà mai dircelo in anticipo.



Quali prestiti sono sempre in ritardo?

Se i tassi d'insolvenza sul credito al consumo (mutui e debito delle carte di credito) non ci aiuteranno a stimare la probabilità di una nuova crisi bancaria, allora quali tassi d'insolvenza contano davvero?

Vediamo prima una classica ripartizione di un portfolio bancario. I prestiti della banca possono essere divisi in tre gruppi:
  • Consumatori
  • Aziende
  • Immobiliare (sia commerciale che residenziale)

(Solo per il gusto di un confronto, le banche statunitensi attualmente detengono $1,300 miliardi in debito dei consumatori, $1,810 miliardi di debito commerciale e industriale, e più di $3,000 miliardi in debito immobiliare.)

Le banche prestano denaro ai consumatori per l'acquisto di abitazioni (mutui) o beni di consumo (debito delle carte di credito). Abbiamo concluso che i tassi d'insolvenza su tali prestiti tendono ad essere in ritardo nel ciclo economico.

Cos'è rimasto?

I prestiti alle imprese, in qualsiasi forma. La maggior parte di questi prestiti è ancorata ad un tasso d'interesse di riferimento, per esempio il LIBOR. Dopo il primo rialzo dei tassi da parte della FED, lo US dollar 12-month LIBOR è salito da circa lo 0.8% all'1.3%. I mutuatari marginali sono stati lentamente spinti verso la bancarotta.

Il rialzo dei tassi a dicembre ha chiaramente determinato un cambiamento delle maree: i tassi d'insolvenza hanno toccato il fondo e stanno salendo. E non dimenticatevi anche questa cosa: il fatto che i tassi d'insolvenza non diminuiscono, ma hanno cominciato ad aumentare, è sempre un segnale chiaro di una recessione — almeno lo è stato nel corso degli ultimi venti anni. E nello stesso periodo, tale indicatore non ha mai dato un "falso positivo", a differenza di molti altri indicatori.


Fonte: St. Louis Fed
Fonte: St. Louis Fed
Fonte: St. Louis Fed


Tassi d'insolvenza in Europa

Anche il tasso d'insolvenza in Europa è in aumento. Ciononostante dobbiamo individuare i paesi che incidono su questa media. Le banche italiane, in particolare, sono affette da un tasso d'insolvenza incredibilmente alto. Il tasso d'insolvenza in Italia è a livelli così estremi che il paese potrebbe trasformare la crisi dell'euro in una notizia da prima pagina ancora una volta (se per una volta la Grecia rimane in disparte).


Fonte: Banca Centrale Europea (CBD2, 'strumenti di debito lordi non-performanti')


Tenere d'occhio il tasso d'insolvenza

Cosa accadrà? Dovremo aspettare e vederlo per scoprire come si sono comportati i tassi d'insolvenza nel secondo trimestre. Tuttavia, è chiaro che la marea è cambiata. È irrilevante se la Federal Reserve alzerà i tassi a luglio o a settembre. Attualmente il consenso generale dice che dovremmo aspettarci altri due rialzi dei tassi quest'anno. Se questo è vero, possiamo aspettarci che i tassi d'insolvenza saliranno ulteriormente nei prossimi trimestri.

Nel 2006 erano passati esattamente dodici mesi dopo i che tassi d'insolvenza avevano raggiunto dei minimi e poi cominciò la recessione. Se tale periodo può fungere da riferimento, siamo in vista di una nuova recessione. Nel primo trimestre della Grande Recessione nel 2008, i tassi d'insolvenza erano solo dell'1.45%. Siamo già al di sopra di tale livello. Il rovescio della medaglia, però, è che non dobbiamo ignorare che ci sono voluti tre anni di aumento dei tassi d'interesse prima che l'economia entrasse in recessione nel 2001. I cicli di credito non sono una scienza esatta. Tuttavia la tendenza è chiara e il presidente della FED, Janet Yellen, dovrebbe essere terrorizzata riguardo questo sviluppo preoccupante.

Il fatto che l'aumento dell'insolvenza dei prestiti coincida con montagne di debito in scadenza nel 2016 e nel 2017, è un argomento per la prossima volta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Crisi economiche: l'inevitabile risultato del settore bancario centrale

Mer, 14/09/2016 - 10:14




di David Stockman


L'effetto inesorabile del settore bancario centrale contemporaneo è un ciclo boom/bust pressoché infinito. Oltre a ciò, ci sono livelli d'instabilità finanziaria sistemica e una crescente allocazione errata di risorse economiche ed investimenti improduttivi. Alla fine, il mondo diventa più povero.

Perché? Perché gli aumenti della produzione e della ricchezza reale dipendono da un "prezzaggio" efficiente del capitale e del risparmio, ma il modus operandi delle banche centrali di oggi è quello di distorcere e falsificare senza sosta i prezzi finanziari.

Dopo tutto, l'essenza della ZIRP e della NIRP è quello di portare i tassi d'interesse al di sotto dei livelli di compensazione naturali, in modo da indurre un maggiore indebitamento e una maggiore spesa da parte delle imprese e dei consumatori.

È anche il risultato di un massiccio acquisto di obbligazioni in cui le banche centrali finanziano i loro acquisti con credito fiat. La loro gigantesca intrusione nel mercato obbligazionario spinge i rendimenti di questi titoli ben al di sotto i livelli accettati dai risparmiatori reali in un libero mercato.

Lo stesso vale per la dottrina dello stimolo attraverso il cosiddetto "effetto ricchezza". Dopo essere stato avviato da Alan Greenspan 15 anni fa, è stato abbracciato con un maggiore entusiasmo dai suoi successori alla FED e altrove.

Il canale di trasmissione della politica monetaria finisce all'1% della popolazione che possiede il 40% degli asset finanziari e al 10% che ne possiede l'85%. Vale a dire, i prezzi delle azioni sono volutamente spinti a livelli artificialmente alti per mezzo del fantomatico "allentamento finanziario". Quest'ultimo è un eufemismo che in realtà sta per finanziamenti a basso costo, o addirittura gratis, per i giocatori d'azzardo amanti dei carry trade e per gli speculatori fast money e le loro coperture assicurative.

Man mano che salgono le medie azionarie e i portfoli sovvenzionati dalla FED raggiungono picchi sempre più elevati, gli operatori dell'effetto ricchezza si sentono presumibilmente, beh, più ricchi. Sono motivati a spendere e ad investire, raddoppiando le scommesse sui loro guadagni e usandoli come garanzia per ottenere finanziamenti ancora più a buon mercato per maggiori speculazioni.

Il problema è che i prezzi finanziari non possono essere falsificati a tempo indeterminato. Alla fine, diventano oggetto di un gioco di fiducia e il rischio di shock e cigni neri supera la capacità delle banche centrali di scongiurarli. Poi arriva il giorno della resa dei conti in modo traumatico e violento.

Esattamente quel tipo di crisi che ora sta scendendo sui mercati globali. Infatti la massiccia intrusione delle banche centrali nei mercati finanziari, conduce ad un unico esito: crisi economica.

Oggi le banche centrali possiedono circa $21,000 miliardi di titoli di stato e titoli correlati ad essi, la maggior parte dei quali è stata acquistata negli ultimi due decenni e la quota preponderante dopo la crisi del 2008.




L'effetto di questa presenza ingombrante all'interno dei mercati a reddito fisso — cioè, il settore dei titoli di stato — è stata quella di gonfiare i prezzi delle obbligazioni sovrane. A sua volta, tale mispricing s'è diffuso a tutti i mercati esistenti.

Sopra ogni altra cosa, la falsificazione dei prezzi delle obbligazioni attuata dal QE significa che le banche centrali hanno scalzato i risparmiatori con soldi veri, rappresentanti la fonte marginale della domanda nei mercati dei titoli di stato. Ma per loro stessa ideologia e funzione, i banchieri centrali sono rigidamente e ferocemente anelastici nei confronti dei prezzi.

Ad esempio, Draghi pagherà qualsiasi prezzo — assolutamente qualsiasi prezzo — con i suoi $90 miliardi di QE mensili. Stabilisce il prezzo al margine, e allo stato attuale sembra essere un rendimento non inferiore al -0.4% per un titolo di stato della zona euro di qualsiasi durata. Presumibilmente ciò potrebbe includere un bond da 500 anni se i portoghesi fossero abbastanza furbi da emetterne uno.

Inutile dire che nessun risparmiatore razionale "investirebbe" in un decennale tedesco ai rendimenti negativi di oggi. La parola operativa qui è "risparmiatore", figura distinta dalle orde di speculatori amanti della leva finanziaria (nel mercato repo) che sono più che felici d'acquistare bund tedeschi in sovrapprezzo. Dopo tutto, sanno che lo zio Mario è pronto a comprarli ad un prezzo ancora più alto domani.

Ciononostante quando si sostituiscono i risparmiatori con i banchieri centrali al centro del processo di determinazione dei prezzi nei mercati finanziari, il sistema alla fine va in tilt.

Tale condizione è stata descritta in un lungo pezzo sul Wall Street Journal riguardante un recente sviluppo nei mercati del debito sovrano, i quali sfidano la natura umana e le dinamiche fondamentali delle moderne democrazie.

Cioè, i governi moderni non potranno mai cessare di emettere più debito a causa di un sistema welfaristico strabordante, di gruppi di pressione di ogni risma e della prevalenza di razionalizzazioni keynesiane per estrarre dai contribuenti tutto quel denaro che i politici sono inclini a spendere.

Eppure ora vi è una crescente "scarsità" di titoli di debito pubblico — l'equivalente di un unicorno fiscale:

Una baldoria di acquisti da parte delle banche centrali sta riducendo la disponibilità di titoli di debito pubblico e sta intensificando le guerre di offerte che scoppiano quando gli investitori diventano nervosi, facendo salire i prezzi e abbassando i rendimenti. Mercoledì il rendimento del decennale del Tesoro ha raggiunto un minimo storico.

"C'è un fattore scarsità, ma diventa davvero palpabile durante i periodi di stress quando i rendimenti collassano immediatamente," ha detto. "Si può rimanere chiusi fuori dal mercato obbligazionario proprio quando se ne ha più bisogno."

Mercoledì scorso il rendimento del ventennale giapponese è sceso sotto lo zero per la prima volta, unendosi ad un bacino mondiale di obbligazioni a rendimento negativo che si è espanso rapidamente nel corso dell'ultimo anno. In Svizzera i titoli di stato fino alla scadenza più lunga, un bond con una durata di quasi mezzo secolo, hanno ora rendimenti sotto lo zero. In Germania i titoli del debito pubblico con scadenza a gennaio 2031 sono trattati con rendimenti negativi.
A causa di questa "scarsità" del tutto folle, banche centrali e speculatori hanno guidato il rendimento di quasi $12,000 miliardi di titoli di debito pubblico — o quasi il 26% di tutti i bond sovrani del pianeta — nella zona sotto lo zero. Stiamo parlando di più di $1,000 miliardi tra titoli del debito pubblico tedesco e francese, e quasi $8,000 miliardi di titoli del debito pubblico giapponese.




Ciononostante, la crescente prevalenza di unicorni fiscali ha raggiunto livelli ancor più bizzarri. Questo perché le regole della stampa monetaria della BCE richiedono che i suoi acquisti di obbligazioni siano ripartiti su base proporzionale tra i suoi paesi membri.

Così gli scommettitori che hanno ammassato bund in risposta al Brexit, hanno abbassato ancor di più la curva dei rendimenti tedesca, ormai ben al di sotto del -0.4% della BCE.

Di conseguenza ora abbiamo una "no buy zone" fino ai bond a 8 anni sulla curva dei rendimenti tedesca. Questa è una "scarsità" artificiale e ridicola.




Ma la follia del "sottozero" non si ferma qui. Come anche indicato nel grafico, la curva dei rendimenti svizzera è negativa fino ai bond a 48 anni, dove quest'ultimo è trattato a -0.0082%. Allo stesso modo il decennale giapponese è trattato a -27 bps, mentre il bond a 40 anni produce una misera resa di 6 punti base.

La falsificazione sistematica dei prezzi degli asset finanziari è la sostanza di ciò che producono le banche centrali contemporanee. Tra quaranta anni da oggi, per esempio, l'ospizio del Giappone sarà più grande rispetto al suo mercato del lavoro, e il suo sistema fiscale e monetario cadrà molto prima.

Ma non importa. Prima che si autodistruggerà, la BOJ acquisterà tutto il debito del governo giapponese. Già ne possiede ¥426 miliardi — una cifra che è pari all'85% del PIL.

Quando si tratta di debito pubblico, quindi, possiamo affermare che la "determinazione dei prezzi" è morta e sepolta. Il Giappone è solo il bordo d'attacco, ma la tendenza è assolutamente chiara. Il prezzo del debito sovrano non ha più un mark to market sancito da risparmiatori e investitori che lo comprano, bensì un market maker impersonificato dalle banche centrali.

Eppure questa è solo la metà della storia, e nemmeno la parte più distruttiva. La verità è che la quota schiacciante del debito pubblico non è più di proprietà di risparmiatori con denaro reale. È di proprietà di banche centrali, fondi sovrani e speculatori amanti della leva finanziaria.

Per quanto riguarda questi ultimi, non scambiateli con speculatori con soldi reali e precedentemente risparmiati. Al contrario, si tratta di credito estratto dal valore dei bond il quale viene guidato sempre più in alto dalla gigantesca Offerta d'Acquisto delle banche centrali.

Ciò significa che i risparmi reali — che devono avere un rendimento nominale positivo — vengono spinti sempre più sulla sinistra della curva dei rendimenti sovrani, ma soprattutto sempre più in profondità nella zona rischiosa rappresentata dalle obbligazioni societarie. Il tutto alla ricerca di rendimenti decenti.

Al momento attuale, per esempio, ci sono quasi $3,000 miliardi di titoli spazzatura e prestiti spazzatura nei soli Stati Uniti, e questa cifra è il doppio di quella alla vigilia della grande crisi finanziaria. Ma questo non significa doppio rischio.

Questo perché una parte molto consistente del credito spazzatura è finito in speculazioni che 15 anni fa non sarebbero mai state intraprese. Vale a dire, è stato utilizzato per finanziare speculazioni sui prezzi delle materie prime (es. olio di scisto, estrazione mineraria, ecc.), sui prestiti subprime legati alle auto, sui finanziamenti per riacquisti di azioni proprie e sui pagamenti di dividendi da parte di società con una leva finanziaria elevata.

Infatti la fame per rendimenti decenti generata dalle banche centrali, ha sistematicamente infestato i mercati globali con ordigni finanziari esplosivi. Sebbene circa 100 principali banche centrali hanno trascorso gli ultimi sette anni a spingere i tassi d'interesse verso lo zero, o al di sotto, ci sono stati milioni di operatori finanziari e utilizzatori di capitale intenti a trovare modi per farla franca.

Oggi una di queste vie di fuga è saltata in aria quando il contingente obbligazionario convertibile del 2049, emesso da una banca tedesca sconosciuta, Bremen Landesbank (BLB), è sceso del 40% in pochi minuti — una mossa che, a sua volta, ha spaventato i mercati globali.




Si scopre che Bremen LB è una banca tedesca statale da $29 miliardi con una pesante esposizione a prestiti per spedizioni, la quale è ora di fronte a massicce svalutazioni e la necessità di raccogliere capitali dai suoi proprietari principali — Landesbank NordLB, la città di Brema, e l'associazione delle casse di risparmio in Northrhine Westfalia.

Ecco il punto: tutte le parti coinvolte sono a rischio di finire fuori pista. Infatti il burrone raffigurato qua sopra rappresenta una lunga catena di mispricing proveniente dal settore bancario centrale odierno.

Tale situazione è nata tempo addietro quando il credito a buon mercato a disposizione delle famiglie negli Stati Uniti e in Europa, ha causato un boom dei consumi in suddette nazioni e un boom delle esportazioni in Cina e in Estremo Oriente. Successivamente il capitale a buon mercato emesso dalle banche centrali asiatiche ha finanziato un boom degli investimenti in Cina e tra le sue nazioni satelliti nei mercati emergenti, cosa che, a sua volta, ha causato una massiccia domanda di petrolio greggio e navi porta-container.

Inutile dire che l'ulteriore capitale a buon mercato ha generato un enorme eccesso di capacità nel settore delle costruzioni navali, il quale ha bisogno di flussi di cassa per ripagare i debiti. Quindi l'enorme settore navale di Cina e Corea del Sud ha sfornato nuove navi come se non ci fosse un domani.

Ma la catena di S. Antonio ancora non era finita. Banchieri commerciali e altri intermediari che hanno acquistato e finanziato le navi in eccesso che i banchieri centrali avevano indirettamente costruito, necessitavano di migliorare i propri rendimenti. Così hanno finanziato i loro "asset" di nuova acquisizione con rendimenti come quelli delle obbligazioni Bremen LB, le quali oggi sono saltate in aria.

L'unica cosa che è assolutamente vera in un mercato finanziario globale da $300,000 miliardi è che Bremen LB non è la sola. Dopo $20,000 miliardi di stampa monetaria da parte delle banche centrali e 90 mesi di zero bound, questi ordigni finanziari esplosivi sono ormai ovunque.

Presto sapremo i loro nomi. La loro scomparsa rappresenterà la scomparsa delle banche centrali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Una rivolta populista -- per davvero stavolta

Mar, 13/09/2016 - 10:10




di Gary North


Il termine "rivolta populista" è stato usato per oltre un secolo. Ma, fatta eccezione per le tre campagne presidenziali fallite di William Jennings Bryan -- 1896, 1900, 1908 -- non ne abbiamo mai avuta una.

Eppure il termine è sopravvissuto. Perché? Perché l'Old Boy Network rappresentato dal Council on Foreign Relations ne è spaventato a morte. Essi e i loro portavoce intellettuali nei media e nel mondo accademico, vogliono che gli elettori credano che i "bifolchi nelle frange" sono una minaccia per l'America.

Fino a quest'anno, i populisti sono stati un semplice fastidio. Ma quest'anno, sono finalmente arrivati. Ce ne sono milioni, e stanno ignorando i media. Non possono essere manipolati dall'Old Boy Network.

La vecchia guardia del Grand Old Party ha perso il controllo. La situazione che sta affrontando Paul Ryan è simbolica. Era titubante nel sostenere Trump. Ora Trump ha restituito il favore con le stesse parole di Ryan. Il 6 maggio scorso quest'ultimo ha detto: "Non sono ancora pronto a sostenerlo." Il 2 agosto scorso Trump ha detto: "Non sono ancora pronto a sostenerlo."

Il 9 agosto Ryan potrebbe perdere le primarie repubblicane nel suo distretto. Un parvenu, Paul Nehlen, sta correndo contro di lui. L'establishment del partito repubblicano è preoccupato che questa situazione potrebbe diventare un replay del 2014, quando Eric Cantor perse contro uno sconosciuto



RYAN E IL TPP

Ryan è un promotore del TPP di Obama: il Trans-Pacific Partnership, una mostruosità da 2,000 pagine in cui gli Stati Uniti cederanno la loro sovranità ad una versione asiatica del NAFTA.

Obama ha detto che lo sottoporrà al Congresso dopo le elezioni. Sarà un Congresso "zoppo". Obama confida nella memoria corta degli elettori. Coloro che votano per il TPP contro l'aperta ostilità dei loro elettori, alla fine la faranno franca. Gli elettori non se ne ricorderanno nel 2020. Tutto sarà perdonato. "Ne sarà passata di acqua sotto i ponti." Si tratta di un gioco di potere anti-democratico. Clinton ha rinnegato il TPP.

Obama lo vuole come sua unica vittoria importante dopo l'ObamaCare del 2010. Ha davvero poco altro da mostrare per i suoi otto anni come presidente. Ma sembra che non avrà i voti. Quest'anno sono arrivati per davvero i populisti. Non vogliono la globalizzazione.

Ryan non ha detto che si opporrà apertamente al piano di Obama affinché il Congresso supporti il TPP dopo le elezioni. Ha usato la retorica del libero scambio come copertura.

Non c'è affatto libero scambio nel TPP. Non ci vogliono 2,000 pagine di parole senza senso per avere il libero commercio. Tutto ciò che serve è un voto, sì o no sulla riduzione dei dazi in base ad una percentuale specifica. Ma i globalisti non hanno mai voluto il libero scambio. Vogliono un commercio gestito -- commercio gestito da burocrati internazionali senza volto che non possono essere licenziati dai politici.

I burocrati sono anti-democratici. Non vogliono mantenere il potere in base ai capricci dei politici che affrontano gli elettori volubili ogni tot. anni. Vogliono posti di lavoro a vita e il potere a vita sulle masse. Questo è il motivo per cui hanno promosso leggi sul pubblico impiego fin dal 1880. Il TPP è solo la prossima fase della presa di potere burocratico che ha avuto inizio in Occidente agli inizi del XIX secolo in Francia: regolamentazione da parte di funzionari non eletti. È l'obiettivo dei socialisti in tutto il mondo. Ludwig von Mises lo descrisse nel suo libro del 1944, Bureaucracy:

I campioni del socialismo si definiscono progressisti, ma suggeriscono un sistema caratterizzato da una rigida osservanza della routine e da una resistenza ad ogni tipo di miglioramento. Si definiscono liberali, ma sono intenti a sopprimere la libertà. Si definiscono democratici, ma bramano la dittatura. Si definiscono rivoluzionari, ma vogliono rendere onnipotente lo stato. Promettono le benedizioni del giardino dell'Eden, ma hanno in programma di trasformare il mondo in un gigantesco ufficio postale. Ogni uomo, un impiegato subordinato in un ufficio. Che utopia allettante! Che nobile causa per cui combattere!
In nome del libero scambio, i globalisti esigono che gli elettori e i loro rappresentanti politici si arrendano ai burocrati internazionali.

Trump si oppone a tutto questo. Considera giustamente questo obbrobrio burocratico come "Figlio del NAFTA."

Sono un sostenitore del libero commercio -- tasse ridotte sulle vendite delle merci importate -- e lo sono sempre stato. Ciò risale ad un articolo che ho scritto nel 1969: "Guerra dei dazi: lo stile libertario." Ma mi sono opposto al NAFTA. Questo perché il NAFTA era un costrutto anti-libero scambio. Sostituiva alla sovranità nazionale una burocrazia internazionale. Una riduzione delle imposte sulle vendite delle merci importate, non merita la cessione della sovranità giudiziaria nazionale.

Obama comprende la natura di questo scambio. Lo vuole come sua eredità politica. Ryan è timido su questo tema. Non parla del TPP.

La maggior parte degli elettori americani non vuole questa cessione. I populisti di certo non la vogliono. Sono finalmente riapparsi come blocco unito di voti. Erano scomparsi fin dal 1908. Sono una minaccia per l'Old Boy Network che gestisce questo paese, e che è stato globalista fin dalle sue origini nel periodo successivo alla prima guerra mondiale. È stato fondato dall'intellighenzia britannica nel primo decennio del XX secolo: the Round Table Network. Poi venne fondato il Council on Foreign Relations nel 1921: il ramo americano del Round Table.

Se Ryan verrà sconfitto il 9 agosto, questo esito consegnerà un messaggio inequivocabile ai repubblicani al Congresso: "Le vostre carriere sono in pericolo." Sei membri repubblicani della Camera che erano saliti a bordo del rullo compressore TPP, sono appena scesi. Consigliano ad Obama di non attuare il suo piano.

Ovviamente non hanno fegato. Erano a bordo, ma hanno alzato le dita in aria per vedere da che parte soffiasse il vento. Si tratta di un uragano di livello 3. Così hanno spedito una lettera al Presidente.

Come i nostri elettori hanno ripetutamente espresso, l'America è profondamente preoccupata per l'impatto negativo degli accordi commerciali internazionali sui posti di lavoro americani, sulla produzione e sull'economia.
Così consigliano una rinegoziazione di questa mostruosità. Sono disposti a vendere la sovranità giudiziaria degli Stati Uniti. Vogliono solo un prezzo migliore.

Crediamo che sia necessario molto lavoro per le rinegoziazioni, in modo da garantire che il Trans-Pacific Partnership (TPP) funzioni per i lavoratori americani -- e non solo per quelli dei nostri partner commerciali.
Sono ancora a bordo, in linea di principio.

Un accordo di alto livello è fondamentale per il futuro del commercio, dal momento che non include solo gli attuali 12 paesi partecipanti, ma anche un modello affinché altri paesi possano unirsi in futuro.
Ma, per ora, consigliano una posticipazione.

Prenderò quello che posso ottenere. Questa posticipazione ucciderà il piano. Non c'è modo che questa mostruosità possa essere rinegoziata. È stata messa insieme in completa segretezza da eserciti di burocrati in tutto il mondo. Non volevano che i dettagli trapelassero tra la popolazione prima che l'accordo fosse siglato.

Obama cercherà di siglarlo come il suo canto del cigno.

Se Paul Ryan verrà sconfitto, il 9 agosto, Obama si brucerà dopo l'8 novembre se cercherà di convincere il Congresso a rompere sia con Trump che con la Clinton nella loro opposizione al TPP. Non credo che voglia questo esito come sua eredità politica. Non vuole essere ricordato come un cane al guinzaglio dell'Old Boy Network.



CONCLUSIONI

Il populisti sono arrivati -​​- milioni di loro. Stanno combattendo come non mai. Non possono essere placati. Trump è davvero la loro voce.

L'Old Boy Network è preoccupato per il loro ritorno alle urne sin dall'elezione fatidica del 1912, quando tre progressisti gareggiavano per la Presidenza: il Presidente Taft, Teddy Roosevelt e il professor Wilson. I populisti scomparvero nel 1912. Si fusero con l'elettorato generale, il quale non ha mai minacciato l'Old Boy Network.

Ora, senza preavviso, sono tornati. L'OBN è allo sbando.

Ryan ha raccolto 12 volte il denaro che ha raccolto Nehlen.

Nel 2014 era un candidato vincente.

La rivolta è appena iniziata. Nella prossima recessione, che sarà peggiore di quella 2008-9, la rabbia sarà enorme. Sarà chiaro a milioni di persone che i programmi dell'establishment non possono portare prosperità permanente. L'establishment ripeterà quello che ha detto nel 2009. Niente funzionerà come promesso.

Poi inizieranno le vere battaglie politiche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Eccoci di fronte ad un nuovo 2007

Lun, 12/09/2016 - 10:15




di David Stockman


Quasi ovunque sul pianeta le bolle finanziarie create dalle banche centrali nel corso degli ultimi due decenni, si stanno sgonfiando. Gli ultimi esempi sono i titoli bancari che si infrangono in Italia e altrove in Europa, e le improvvise sospensioni delle negoziazioni di tre fondi britannici immobiliari.

Se tutto questo sta cominciando a sembrare come l'agosto 2007, è perché lo è. E le smentite da parte dei trader nel casinò sono arrivate repentine.

All'epoca i permabull incolparono quello che definirono "una singola dose di bromuro", vale a dire, la tempesta finanziaria era dovuta ad un paio di errori isolati che non avevano alcun rapporto con le grandi tendenze del mercato, perché l'economia era presumibilmente solida come una roccia.

Così, il crollo inatteso di Countrywide Financial è stato attribuito agli eccessi immobiliari di Angelo Mozillo e il crollo dei mutui di Bear Stearns era presumibilmente dovuto ad una mancata supervisione.

Quindi il tutto si riduce al classico "Circolare! Non c'è niente da vedere qui!" Basta spostarsi avanti e continuare a comprare.

Infatti, dopo aver raggiunto un picco a 1550 il 18 luglio 2007, l'indice S&P 500 scese di circa il 9% il mese successivo, ma i cosiddetti "acquirenti durante i ribassi" tornarono alla carica su consiglio dei venditori ambulanti "esperti". Il 9 ottobre l'indice era di nuovo tornato al picco pre-crisi, a 1565, e poi da lì è andato alla deriva fino al settembre 2008.

Ovviamente i permabull avevano torto. Al momento del crollo della Lehma,n tutte le crepe finanziarie precedenti crearono enormi buchi e l'ascia si scagliò sul mercato azionario in modo violento.

Durante i 160 giorni successivi, l'indice S&P 500 è calato di un ulteriore 50%. Complessivamente andarono in fumo più di $10,000 miliardi di capitalizzazione di mercato.




L'ironia suprema di oggi è che i permabull insistono sul fatto che non esista alcuna lezione da imparare dalla Grande Crisi Finanziaria. Questo perché s'è scoperto che la liquidazione del singolo asset più rischioso dei tempi moderni, è stato anche un evento una tantum.

Non può accadere di nuovo, ci viene assicurato. Dopo tutto, le cause principali sono state eliminate.

In tal senso si è insistito che le banche degli Stati Uniti sono state tutte risanate e ora hanno bilanci "solidi". Allo stesso modo, il mercato immobiliare ha messo in scena una sana ripresa, ma rimane tiepido e stabile senza alcun segno di bolle. E i multipli PE del mercato azionario ricadono presumibilmente all'interno del loro range storico e sono pienamente garantiti dagli attuali tassi d'interesse ultra-bassi.

Questa è una sciocchezza, naturalmente. Durante lo scorso anno, per esempio, l'IPC core è aumentato del 2.20%, mentre questa mattina il decennale USA ha sforato il suo minimo storico a 1.38%. Il rendimento reale è negativo, e questo senza contare le tasse sui pagamenti degli interessi.

Pertanto affermare che è possibile cavalcare il mercato azionario ad un multiplo PE insolitamente elevato, implica che i tassi reali negativi siano una condizione permanente e che i governi saranno in grado di distruggere i risparmiatori fino alla fine dei tempi.

La verità è che i tassi d'interesse possono solo salire, il che significa che l'attuale repressione dei tassi è semplicemente assurda. Infatti dopo il breve rally della settimana scorsa, l'indice S&P 500 è scambiato al 24.3X degli utili riportati.

Inoltre gli $87 per azione riportati per il periodo conclusosi a marzo, rappresentavano un calo del 18% rispetto al picco dei $106 per azione registrato a settembre 2014. Quindi, di fronte al calo degli utili e all'inesorabile aumento dei tassi d'interesse, gli scommettitori nel casinò sono invitati a chiudere gli occhi e ad acquistare ancora una volta durante i ribassi.

E questa non è nemmeno la metà della storia. Questa volta è davvero diverso, ma non in senso positivo. L'ultima volta, dopo il dead cat bounce dell'agosto 2007, gli utili annuali dell'indice S&P 500 erano trattati a $85 per azione, il che significa che alla vigilia del crollo del 2008 il multiplo era solo del 18.4X.

Proprio così. Dopo l'esperienza pre-morte del 2008-2009 e una pseudo-ripresa economica, i giocatori d'azzardo nel casinò hanno drasticamente aumentato ancora una volta le valutazioni.

C'è una ragione per tale sconsideratezza, la quale va ben oltre la propensione degli scommettitori di Wall Street e i robo-trader di rimanere seduti ai tavoli finché le cose non vanno a rotoli. Vale a dire, sono incapaci di capire che la Finanza delle Bolle alimentata dalle banche centrali genera inesorabilmente cicli boom/bust che alla fine portano sempre a crash finanziari.

La Finanza delle Bolle si basa sulla falsificazione sistematica dei prezzi degli asset finanziari. Questa è l'essenza della ZIRP e della NIRP.

È anche il risultato di un massiccio acquisto di obbligazioni attraverso il QE delle banche centrali. Ed è lo scopo della dottrina dell'effetto ricchezza. Quest'ultimo è progettato per gonfiare i prezzi delle azioni ed i valori netti, incoraggiando così le famiglie ad accendere nuovi prestiti (rispetto a garanzie reali carenti) ed a spendere nell'aspettativa di una ricchezza reale sempre maggiore.

Il problema è che i prezzi finanziari non possono essere falsificati a tempo indeterminato. Alla fine, diventano oggetto di un gioco incentrato sulla fiducia, rischiando d'innescare crisi ed eventi imprevedibili che neanche le banche centrali sono in grado di controbilanciare. Poi arriva il giorno della resa dei conti e del dolore economico.

E questo ci porta al padre della Finanza delle Bolle, l'ex-presidente della FED Alan Greenspan. In una parola, ha abusato sistematicamente del potere della FED per cortocircuitare ogni singolo tentativo di correzione dei mercati finanziari durante tutto il suo mandato di 19 anni nell'Eccles Building.

Ciò include il panico dell'ottobre 1987, quando inondò il mercato con liquidità dopo il Lunedì Nero. Peggio ancora, inviò anche i gendarmi monetari della FED a New York affinché chiedessero a Wall Street di commerciare con parti che sapevano d'essere insolventi e di sostenere i prezzi delle azioni e altre valutazioni finanziarie che erano scollegate dai fondamentali.

Greenspan continuò ad ostacolare le forze di mercato ed a distruggere il processo di una determinazione onesta dei prezzi nei mercati monetari e dei capitali. Sicuramente fu questo che fece quando tagliò i tassi d'interesse nel 1989-1990, e quando schiacciò la rivolta giustificata dei bond vigilantes nel 1994 con un rinnovato slancio di stampa monetaria.

Idem quando salvò Long-Term Capital e sostenne il mercato azionario nell'autunno del 1998 — una manovra che generò la bolla delle dotcom e il conseguente collasso.

E poi assestò il colpo di grazia a ciò che rimaneva della determinazione onesta dei prezzi a Wall Street. Durante i 30 mesi successivi al dicembre del 2000, tagliò i tassi d'interesse dal 6.25% all'1.0% in un diluvio incessante di liquidità. Quest'ultima, a sua volta, diede il via alla bolla più folle nel mercato immobiliare che il mondo avesse mai visto.

Nel secondo trimestre del 2003, per esempio, i tassi furono portati fino all'1.0%, cifra che il sistema finanziario non aveva mai visto; e il sistema finanziario generò finanziamenti ipotecari ad un tasso annuale di $5,000 miliardi. Anche un paio di anni prima, un tasso di finanziamento ipotecario di $1,000 miliardi era considerato eccessivo.

Inutile dire che i prezzi delle case e i costi dei finanziamenti nell'edilizia abitativa vennero sistematicamente e radicalmente distorti. Il crollo del 2008-2009 era il risultato inesorabile della politica di Greenspan: falsificazione dei prezzi degli asset finanziari — una politica che il suo successore, lo zio Ben, ha raddoppiato e che è equivalsa a gettare fango in un ventilatore acceso.

Così, mentre siamo seduti sulla cuspide del prossimo crollo della Finanza delle Bolle, ora arriva Alan Greenspan per spiegarci ancora una volta che non sa nulla sulle bolle finanziarie. Secondo l'impenitente ex-Maestro, è tutta colpa dell'irrazionalità della "natura umana".

A suo dire le banche centrali non hanno nulla a che fare con tutto ciò!

"La bolla del 2000 è esplosa. A malapena abbiamo visto un cambiamento nell'attività economica. Il 19 ottobre 1987 il Dow Jones è sceso del 23% in un solo giorno. Non troverete la minima indicazione dell'esplosione di una bolla nei numeri del PIL – o nella produzione industriale o in qualsiasi altra cosa. Quindi penso che si debba decidere cosa stia causando cosa. Credo che il problema principale nei modelli finanziari sia quello di catturare gli effetti delle bolle. Queste ultime sono essenzialmente parte di una natura umana non interamente razionale. E lo si può vedere nei dati in modo molto chiaro."
E invece le cose non stanno così. Come Doug Noland ha osservato nel suo articolo più recente:

Nella loro intima essenza, le bolle riguardano l'eccesso di credito e le distorsioni nei mercati. Nelle grandi bolle c'è quasi certamente lo zampino dello stato. Sono tossiche e seducenti. Se la FED di Greenspan non avesse sostenuto artificialmente i mercati e inondato il sistema con liquidità dopo il crash del 1987, il credito si sarebbe ristretto e gli effetti della bolla sarebbero stati evidenti anche nei dati. Invece alla fine degli anni ottanta (il "decennio dell'avidità"), l'eccesso ha assicurato bolle nel debito spazzatura, nelle fusioni & acquisizioni e negli immobili. Sin da allora ci sono state bolle in serie.
Noland ha ragione, infatti. Durante la prima parte dell'epoca della Finanza delle Bolle, l'economia di Main Street è stata inondata di volta in volta da credito a buon mercato, il quale induceva le famiglie e le imprese a spendere i ricavi sfruttando una leva finanziaria superiore.

Alla fine, l'economia americana non ha fatto altro che eseguire un LBO su sé stessa. Il rapporto di leva storico dell'1.5X tra debito totale nel mercato del credito e reddito nazionale, salì al 3.5X alla vigilia della crisi finanziaria. Ciò significava che l'economia degli Stati Uniti si trascinava dietro $52,000 miliardi di debito nel dicembre 2007 — o $30,000 miliardi di più rispetto a quanto ce ne sarebbe stato col rapporto storico dell'1.5X.

Inutile dire che l'effetto leva una tantum sui bilanci collettivi dell'economia degli Stati Uniti ha effettivamente generare PIL incrementale, sebbene tale crescita economica fosse alimentata da debito insostenibile.

Pertanto l'affermazione di Greenspan, secondo cui le precedenti bolle non avevano fatto vacillare i numeri del PIL, fornisce al termine sofisma una nuova connotazione. Infatti la FED non ha fatto altro che reflazionare bolle scoppiate, rendendo la resa dei conti finale più traumatica e distruttiva.

Tuttavia, all'epoca Greenspan aveva addirittura applaudito l'esplosione della leva finanziaria nei bilanci delle famiglie. In realtà si vantava di come avesse indotto una maggiore spesa al consumo incoraggiando le famiglie americane a rifinanziare i loro castelli e poi a spendere il ricavato in MEW (mortgage equity withdrawal) per una nuova auto o un viaggio a Disneyland.

Ecco cos'è successo al rapporto di leva delle famiglie durante la campagna monetaria distruttiva di Greenspan. Pensava davvero che l'aumento del rapporto di leva durante il suo mandato, a quasi il doppio della media storica, fosse dovuto all'irrazionalità della natura umana?





In realtà la limpida ripresa della spesa per consumi delle famiglie, anche secondo le misure keynesiane della FED, non è affatto una conseguenza della natura umana. È la conseguenza delle politiche delle banche centrali che prima hanno spinto il settore delle famiglie verso una condizione insostenibile di Picco del Debito, e ora l'ha lasciato con un onere di debito schiacciante da $14,500 miliardi.

In breve, per sua natura la Finanza delle Bolle impregna il sistema con dispositivi finanziari esplosivi. E peggio ancora, ciò che Greenspan ha iniziato negli Stati Uniti è stato esportato al resto del mondo.

In parte ciò è stato causato dall'emulazione della Finanza delle Bolle da parte di tutte le banche centrali del mondo. Ed è stato aggravato dalle razionalizzazioni a favore della stampa di denaro, strategia implementata a causa del massiccio flusso di passività in dollari nel sistema finanziario globale.

Ora stiamo entrando nell'agosto 2007 per l'ennesima volta, ed è evidente dalla crisi del sistema bancario italiano. Quello che succede verso la fine di un ciclo boom/bust, è che quelle attività che non meritavano le loro valutazioni gonfiate vengono abbandonate dagli scommettitori, come è successo con Countrywide e Bear Stearns alla fine del 2007.

Nel caso della terza banca d'Italia, Monte dei Paschi di Siena, la festa è finita. È completamente insolvente e lo è stata per anni. Eppure non più tardi di due anni fa veniva trattata al 225X dell'attuale prezzo delle sue azioni.

Ma il crollo mostrato qui sotto non è dovuto ai mercati; è semplicemente aria speculativa alimentata dalla stampante di Mario Draghi che esce dalla bolla.




E questo non è un esempio isolato. Come abbiamo sottolineato la scorsa volta, il sistema bancario italiano nel suo complesso è insolvente. Sin dalla fine del secolo scorso, i suoi bilanci sono quasi triplicati e ora si attestano a €4,000 miliardi.




Questo numero rappresenta il doppio del PIL italiano, un rapporto decisamente aumentato rispetto al 2000. L'altra cosa fuori scala, oltre a questo tipo di esplosione dei bilanci delle banche, è stato l'accumulo di asset tossici nel sistema bancario commerciale.

Ora ci sono circa $3,000 miliardi di prestiti nel sistema bancario italiano e il 13% sono non-performanti. In termini relativi, stiamo parlando di un rapporto quasi 3 volte superiore al cattivo debito nel sistema bancario degli Stati Uniti al culmine della crisi dei mutui subprime.

Inutile dire che questi €400 miliardi di sofferenze stanno crescendo rapidamente. Monte dei Paschi, Unicredit e le altre tre grandi banche italiane hanno €119 miliardi di sofferenze. Invece alla fine del primo trimestre il patrimonio netto complessivo del sistema bancario italiano era di appena €125 miliardi.

Le banche italiane sono sostanzialmente insolventi. Che le azioni siano scese sin dal Brexit, e ora siano giù del 50%-70% rispetto all'inizio dell'anno, incarna semplicemente la comprensione tardiva degli speculatori che né il governo italiano né la BCE sono in grado di fare tutto il necessario per sostenere questa particolare truffa della Finanza delle Bolle.

Il primo ha chiesto alla UE di aggirare le regole riguardo il bail-in, mentre alla seconda non sarà consentito dai tedeschi di estendere il QE ai €187 miliardi di obbligazioni bancarie italiane che sono dirette verso un haircut.

Infatti, non più tardi di due anni fa il capitale e il debito del sistema bancario italiano era valutato a $400 miliardi. In realtà, non valeva sostanzialmente niente.

La battaglia del governo italiano per salvare questa catastrofe da un crollo completo, creerà senza dubbio la prossima crisi di governo e innescherà l'implosione dell'UE. Ma prima che queste eventualità si materializzeranno completamente, il punto più grande è già stato dimostrato.

Vale a dire, come Countrywide e i suoi compari nel 2007, l'implosione del sistema bancario italiano non è un evento una tantum. Invece, è parte integrante della Finanza delle Bolle.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Per l'euro meglio la retromarcia piuttosto che due velocità

Dom, 11/09/2016 - 16:00

Domani sera alle 19:00 sarò ospite del programma radiofonico Spazio Economia su Radio Voce Spazio, raggiungibile alla frequenza FM 93.80 oppure attraverso lo streaming in diretta a questo indirizzo. Si parlerà di Europa ed euro, in particolare dell'idea di Stiglitz di spezzare l'area valutaria europea in 2, in modo da permettere ai paesi del Club Med di ricorrere alla svalutazione monetaria per "alleviare" i propri problemi. Argomenti controversi che hanno bisogno di un approfondimento dedicato affinché si possa capire cosa non vada e come poterne uscire con meno lividi (economici) possibili.

Qui trovate il podcast della puntata.


In un'economia di mercato il denaro è importante, ma non fondamentale

Ven, 09/09/2016 - 10:03




di Francesco Simoncelli


Quando si guarda al cuore dell'economia, molto spesso la maggior parte delle persone pensa istintivamente al denaro. In quanto merce di scambio, e quindi altamente riconosciuto, esso gioca indubbiamente un ruolo importante all'interno della vita quotidiana degli individui. Non c'è da meravigliarsi se sia sulla bocca di tutti e nelle mani di tutti, così come nei pensieri di tutti. Ma è davvero così importante come crede la maggior parte degli individui? È davvero così importante come crede una determinata cerchia di accademici? Quanto dell'attività economica è influenzata realmente dal denaro? Queste sono tutte domande che all'apparenza sembrano scontante e sicuramente lo sono per chi non dispone di una teoria del capitale solida e coerente. In questo modo è facile ridurre tutte le soluzioni ai problemi economici a "semplici" manipolazioni degli aggregati monetari.

Travisando l'argomento chiave, si alimenta una fucina di errori che vanno a distorcere la percezione della realtà e con essa inficiare un andamento genuino dell'attività economica. Indirizzare la propria critica ai vari errori che scaturiscono dall'errore fondamentale è ovviamente una pratica controproducente, ma è pratica comune da parte della maggior parte dei critici. Sebbene abbiano tutte le ragioni di questo mondo a disinnescare bombe ideologiche simili, non si accorgono come tale sia solamente uno spreco di energie e attenzioni. Perché? Perché la maggior parte dei lettori non è in grado di seguire lunghe catene di ragionamento. Figuriamoci se queste si dipanano lungo una serie "infinita" di critiche ad una miriade di argomenti diversi.

Grattare lo strato su cui si sono sedimentati errori ideologici su errori ideologici non è sufficiente. È necessario scavare fino alla radice ignorando i vari strati di errori che nel tempo si sono sedimentati. Oggi inizieremo proprio da lì.



ALLE ORIGINI

Perché il denaro è così importante? In realtà non lo è. È utile, certo, ma non è importante nella vita di tutti i giorni, così come non lo è nel tessuto produttivo della società. Il suo ruolo si inserisce nel grande arazzo chiamato tessuto economico e, così come altri motivi sulla sua superficie, è indispensabile per capire il disegno nel suo complesso. Ciò significa che la mancanza di uno solo di questi motivi rappresenta la base per distorcere inevitabilmente il significato e il senso del disegno rappresentato sull'arazzo. Il denaro si inserisce in questo contesto e, sebbene rappresenti il motivo più ampio, la sua importanza è diluita nel complesso degli altri motivi. Perché? Perché è nell'occhio dell'osservatore che si viene a creare la comprensione del disegno rappresentato dall'arazzo. Questo significa che il punto fermo da cui bisogna partire quando si vuole analizzare il tessuto economico, è l'individuo agente.

Attraverso le sue azioni egli mette in atto quelli che sono i suoi desideri e le sue necessità, creando all'interno del tessuto economico una serie di movimenti che hanno una causa ed un effetto. L'importanza delle azioni degli individui agenti è proprio questa: influenzano in modo preponderante causa/effetto in economia. Ciò vale anche per il denaro. Pensate solo per un momento a Bitcoin: che valore avrebbe avuto se non fosse stato ampiamente commerciato dalla maggior parte degli attori di mercato?

Le azioni degli individui agenti sono il cuore dell'economia e attraverso il loro studio possiamo attribuire potenziali valori assegnati ai vari elementi costituenti l'ambiente economico. Infatti, sebbene l'imprevedibilità delle azioni umane non ci permetta d'essere assoluti, possiamo affermare senza paura d'essere smentiti che le azioni umane sono volte a massimizzare due parametri fondamentali della nostra vita: tempo ed efficienza. Attraverso di essi possiamo strutturare meglio la nostra esistenza e migliorarla dal punto di vista della condizione e del benessere. In particolar modo, il fenomeno dell'azione umana è un fenomeno apodittico, poiché con essa gli esseri umani affermano la vita e di conseguenza la volontà di migliorarla.

Facendo ricorso alle azioni umane, quindi, gli individui agenti stilano una scala di priorità nella loro vita e attraverso di essa scelgono quegli elementi più importanti nella loro vita. Una conseguenza di questa scelta è il valore d'uso conferito ad ogni elemento preso in considerazione. Tale processo è noto come "economizzazione" delle risorse economiche, ovvero, la valutazione e la distinzione d'uso dei vari elementi presi in considerazione dall'essere umano; in questo modo egli differenzia tra bene di consumo e bene strumentale i vari elementi presenti nell'ambiente economico, assegnando ad ognuno un costo di opportunità che è pronto a pagare in caso di errore. Nel corso del tempo l'individuo agente è passato attraverso diverse organizzazioni sociali che hanno caratterizzato i suoi rapporti e relazioni con gli altri esseri agenti, passando quindi da stati autarchici a stati cooperativi. È solo attraverso questi ultimi che l'essere umano è riuscito a sviluppare una struttura sociale grazie alla quale ha potuto vincere lo scontro con la sopravvivenza della propria razza, assestando colpi fatali alla povertà e all'inedia. La cooperazione tra gli esseri umani s'è rivelata, quindi, la carta vincente per conquistarsi un posto rivelante nella storia del mondo.

La cooperazione, ovviamente, crea aggregati sociali in cui i vari individui agenti comunicano attraverso il linguaggio commerciale: lo scambio. Migliorare, quindi, la propria condizione individuale ha significato entrare in contatto con altri esseri agenti per soddisfarne necessità e desideri in modo da soddisfare i propri. L'autarchia, infatti, permetteva agli individui d'entrare in possesso di una ristretta gamma di elementi coi quali la vita acquistava un tono grigio e malinconico. Sebbene la sussistenza sia il primo problema che l'essere umano tenda a risolvere, il ventaglio dei suoi desideri è pressoché infinito e comunicare attraverso lo scambio con altri esseri umani gli ha permesso di esplorarlo con maggiore profondità. In poche parole, l'essere umano ha iniziato a scalare la Piramide di Maslow. Ciò ha significato che ogni volta che una porzione di tale Piramide veniva garantita da una solida produzione, si sarebbe passati a quella successiva. Ad esempio, una volta che l'offerta di pane sarebbe stata garantita ogni giorno a quante più persone possibili, gli individui agenti avrebbero potuto anche preoccuparsi della produzione di pizza. Le economie di scala hanno aiutato non poco in questa operazione.

Sta di fatto che ciò che hanno ricercato con costanza e perseveranza gli individui agenti è stata una specializzazione delle loro mansioni. Più sarebbe stata raffinata la loro produzione, più avrebbero avuto la possibilità di attirare le attenzioni di un gruppo più ampio di individui agenti, e più questi ultimi sarebbero stati disposti a scambiare la loro produzione. In altre parole, gli individui agenti avrebbero iniziato a tessere la tela dell'arazzo. Più l'offerta dei loro beni sarebbe circolata, più avrebbero avuto la possibilità di entrare in possesso di una serie di beni tutti diversi tra loro, potendo quindi migliorare in modo esponenziale la loro condizione di vita e benessere. Fin qui, ovviamente, tutto bene poiché parrebbe un posto idilliaco in cui vivere, visto che tutti potrebbero entrare in possesso di ciò che desiderano in un solo e semplice scambio. Ma le cose non sono andate così, perché l'imprevedibilità giocata dalle azioni dell'essere umano è un fenomeno che, nonostante possa essere fonte d'incertezza, incarna lo scudo attraverso il quale potersi difendere da qualsiasi atto manipolatorio esterno a lungo termine.

Questo significa che in una società con forti possibilità di crescita, il bacino di desideri e necessità da soddisfare si sarebbe ramificato in rivoli altamente dispersivi e difficilmente controllabili. A sua volta, questo significa che sarebbero stati necessari una serie estenuante di scambi affinché tutti i desideri all'interno del tessuto economico potessero essere soddisfatti. Come abbiamo detto in precedenza, i due parametri che la maggior parte degli individui tiene a tendere in alta considerazione sono tempo ed efficienza. Di conseguenza girare per la città tutto il giorno per portare a termine una serie estenuante di scambi e poter quindi entrare in possesso dell'elemento finale desiderato, è quanto di meno efficiente possa esistere. Per non parlare dello spreco di tempo. Infatti, la "doppia coincidenza dei valori" sarebbe stato l'ostacolo principale affrontato dagli scambi tra individui agenti, oltre al problema secondario della divisione del capitale da commerciare. Vale a dire, era arduo scambiare una mucca per una sedia.

Ciò di cui si necessitava era un "intermediario". Gli attori di mercato pensavano in questi termini? Assolutamente no. Non si sono mai posti il problema. Come ricordato in precedenza, uno dei loro desideri più pressanti era quello di migliorare tempo ed efficienza nella loro vita. Questo vuol dire che hanno iniziato ad utilizzare involontariamente quelle merci che avevano una certa frequenza di scambio all'interno della società come mezzo intermedio con il quale raggiungere lo scopo che si erano prefissati all'inizio dello scambio. Vale a dire, se un attore di mercato aveva inizialmente intenzione di entrare in possesso del pane del panettiere, ma quest'ultimo era allergico al pesce che pescava, allora l'attore di mercato avrebbe potuto scambiare il pesce con il sale (la merce con il più alto valore di scambio all'interno di quella società) e quest'ultimo con il pane. Col passare del tempo, quindi, la merce con un alto valore di scambio all'interno della società avrebbe acquisito anche un alto valore d'uso, elevandola infine a merce di scambio.

Il processo spontaneo con cui è venuto in essere il denaro non è affatto unico all'interno della società. Infatti se prendete ad esempio la lingua, essa non è altro che una serie di convenzioni accettate dagli attori di mercato per facilitare la comunicazione verbale tra di essi. Nessuno ha inventato la lingua, bensì essa è stata il risultato di migliaia di anni d'evoluzione. Noi parliamo la nostra lingua perché con essa siamo in grado di esprimere nel minor tempo possibile e nel modo più chiaro possibile agli altri il nostro pensiero. Allo stesso modo, col denaro riusciamo a soddisfare i nostri desideri nel minor tempo possibile e col minimo sforzo. Non solo, ma diminuendo drasticamente i tempi dei vari scambi all'interno della società il denaro ha permesso agli attori di mercato di dedicare più tempo alla produzione dei loro manufatti e in questo modo ha permesso una maggiore specializzazione. La divisione del lavoro ha affondato le radici nella piramide di Maslow e ha permesso agli attori di mercato di scalarla con una maggiore facilità.

Quindi non è esistito nessun fondatore o mente lungimirante che un giorno ha creato in qualche modo la prima merce definita "denaro". Sono stati gli attori di mercato che attraverso le loro preferenze soggettive e le loro priorità, hanno conferito utilità ad una determinata merce elevandola a mezzo di scambio. Nel corso del tempo l'oro s'è dimostrato la forma di denaro con più utilità marginale a suo favore, in virtù delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e storiche.



QUANTA UTILITÀ MARGINALE POSSIEDE L'OFFERTA DI MONETA?

L'utilizzo di un mezzo di scambio e quindi il passaggio ad un'economia a scambio indiretto ha senza dubbio aiutato l'essere umano a progredire significativamente lungo il percorso della storia, permettendo alle varie unità che compongono l'umanità di sviluppare metodi di produzione nuovi e più raffinati con cui elevare la società nel suo complesso. Il XIX secolo ha visto un'impennata improvvisa di questo processo. E non ci siamo ancora fermati, e non c'è ragione alcuna per ritenere che ci possiamo fermare. Ma cosa ha fatto progredire, nello specifico, l'essere umano? Possibile che sia stato il denaro? Infatti la risposta è no, non è stato il denaro. Eppure viene considerato un elemento fondamentale all'interno dell'attuale società. Molte teorie, sia nel ramo economico che in altri rami di studio, hanno preso come punto centrale delle loro analisi o critiche il denaro.

Ma si sbagliavano. Il denaro, la merce più commerciata, non è fondamentale all'interno della rete di azioni individuali che compongono la società. Anche il denaro è sottoposto alla fatidica regola dell'utilità marginale, la quale decresce al decrescere delle priorità degli attori di mercato. Meno soddisfa le loro necessità, meno sarà utilizzato. E qualora abbandonato, verrà sostituito da qualcos'altro di più efficiente e in sintonia con la volontà degli attori di mercato. Ma se il denaro non è importante ai fini di un'analisi economica, cosa lo è? L'imprenditoria. La creatività. La produttività. In poche parole, lo smaltimento di tutti quegli ostacoli che si frappongono sulla strada lungo il miglioramento del benessere e della vita degli attori di mercato.

In questo senso l'uso del denaro è servito a ridurre i tempi degli scambi ed a migliorare l'efficienza con cui venivano portati a termine. In questo modo il mezzo di scambio, o denaro, ha pian piano ricoperto il ruolo di ingranaggio importante all'interno del meccanismo dei mercati; ma questi ultimi sono essenzialmente una serie di ingranaggi che lavorano per permettere agli attori di mercato di soddisfare al meglio i loro desideri.

La maggior parte di questi ultimi, infatti, non dà alcun peso alle varie statistiche riguardanti l'offerta monetaria quando va a fare la spesa. Ma questo non vuol dire che il denaro non influenzi il loro calcolo economico quando devono rapportarsi con l'ambiente economico per stabilire il prezzo di un prodotto. I prezzi, infatti, non sono altro che informazioni all'interno del panorama economico che permettono agli attori di mercato di comunicare tra di loro e, in base alla loro conoscenza, prendere decisioni. E anche il denaro ha un prezzo, perché è una merce come qualsiasi altra. Il tasso d'interesse, infatti, potremmo definirlo il "prezzo" del denaro. Grazie ad esso viene rispecchiata la preferenza temporale degli attori di mercato, e in questo modo avere un'idea più precisa di quando prendere in prestito denaro o risparmiarlo.

Di conseguenza, essendo il denaro un ingranaggio importante all'interno del processo di mercato, il tasso d'interesse, a sua volta, ricopre un ruolo importante nel suddetto processo poiché influenzante il resto dei prezzi presenti nell'ambiente di mercato. Facciamo un esempio. Immaginate di dover coltivare un orto, questo vuol dire piantare le relative piante di verdure che andranno a comporre suddetto orto. Al che bisognerà attendere il tempo necessario per veder crescere e poi maturare le colture piantate. Ciò richiede un investimento precedente che non rappresenta altro che l'aspettativa di un ritorno maggiore in futuro. Da cosa dipende questo "ritorno maggiore in futuro"? Dal tasso d'interesse

Le decisioni prese da milioni di agricoltori vanno ad influenzare i prezzi delle colture che coltivano, e questo a sua volta influenza le decisioni dei consumatori di comprare o astenersi dal comprare. E all'apice di questo albero di decisioni c'è il tasso d'interesse che funge da coordinamento della produzione, di conseguenza ogni manipolazione artificiale di tale tasso influisce pesantemente sulla produzione futura e sul consumo futuro. È per questo motivo che la pianificazione monetaria centrale delle banche centrali è assai pericolosa per l'ambiente economico nel suo complesso, visto che si prefigge di influenzare positivamente il tasso d'interesse di riferimento. Non lo controlla direttamente, ma modificando arbitrariamente l'offerta di moneta esistente tende a distorcerlo e mandare nell'ambiente economico segnali di mercato distorti.

A questo proposito, infatti, c'è un altro mito che aleggia nelle discussioni riguardanti il denaro, il quale lo renderebbero un elemento fondamentale da manipolare affinché si possa dirigere l'intera società verso lidi di presunta prosperità. Questo mito, nello specifico, recita che più il denaro circola, più possibilità ci saranno per progredire economicamente e favorire le attività economiche. Attenzione, perché questo non è solamente un mito che circola tra la popolazione, lo è diventato perché i banchieri centrali hanno investito le loro azioni con una patina di scientificità attraverso l'utilizzo di equazioni matematiche. In pratica, hanno cercato di bypassare le scelte degli attori di mercato sventolando il feticcio dell'econometria, scienza alla base delle loro decisioni.

Nel particolar caso dell'offerta di moneta, essi fanno riferimento all'equazione di scambio nota come equazione di Fisher: M*V = P*T, dove M sta per offerta di denaro, V sta per velocità con cui circola, P sta per media dei prezzi, e T rappresenta il totale delle transazioni. Molti economisti tendono a reputare costanti i parametri V e T, in questo modo concludono che modificando l'offerta di moneta i banchieri centrali possano controllare direttamente l'andamento dei prezzi e la crescita economica di un paese.




Il crollo della velocità di circolazione del denaro sin dall'inizio della Grande Recessione è stato usato dai banchieri centrali per inondare i mercati finanziari con denaro fiat ex novo, reputando questa la soluzione ai problemi attanaglianti anche il PIL (T) e la media dei prezzi (P). Per combattere una discesa della media dei prezzi, un PIL stagnante e un crollo della velocità del denaro, sono state implementate misure monetarie straordinarie. Ma come ho detto in precedenza, il denaro è importante in un'economia di mercato, ma non è fondamentale. Perché? Perché ciò che scambiamo nelle nostre transazioni non è il denaro, bensì la nostra produzione precedentemente creata per lo scopo specifico di entrare in possesso di quegli elementi che più desideriamo e che sono nella parte superiore del nostro elenco di priorità.

Lo scopo degli scambi degli attori di mercato, quindi, è quello di entrare in possesso della produzione altrui e per farlo hanno bisogno di un mezzo attraverso il quale facilitare suddetto scambio. Il denaro funge esattamente da "facilitatore" degli scambi tra attori di mercato, permettendo loro di risparmiare tempo e aumentando significativamente l'efficienza con cui portare a termine i loro scambi. È ininfluente il numero di volte in cui circola una banconota presumendo che tal parametro possa fomentare una crescita economica, perché ciò che conta è il possesso di un bene che deve in ultima analisi essere scambiato per un altro.

(Senza contare che l'equazione di Fisher non è altro che un'inutile tautologia, dal momento che potremmo riproporla in suddetti termini V = P*T/M. Ma se questo è vero, allora l'equazione originale potremmo riconsiderarla secondo questi termini: M* (P*T/M) = P*T, ovvero, P*T = P*T. Questo sarebbe come dire che €10 sono uguali a €10.)



L'OGGETTO INAMOVIBILE SI SCONTRERÀ CON L'OGGETTO IN MOVIMENTO

Quindi, qualsiasi soluzione si voglia implementare, sia che si tratti di banchieri centrali sia che si tratti di eccentrici monetari, la via del denaro non è altro che uno specchietto per le allodole con cui attirare in trappola gli sprovveduti. Come abbiamo visto, è la produzione il centro focale su cui si basano gli scambi commerciali tra attori di mercato, di conseguenza in assenza di produzione una maggiorazione dell'offerta monetaria è semplicemente un esercizio truffaldino con cui imbastire una falsa ripresa e ridistribuire la ricchezza reale all'interno del tessuto economico.

Ma ciò significa un consumo di risorse economiche senza una creazione precedente. Non solo, ma durante la consumazione si ha l'illusione che l'abbondanza di denaro sia un fenomeno correlato ad una relativa abbondanza di fondi mutuabili, i quali, a seguito di un calo del tasso d'interesse, segnalano la presenza di risparmiatori disposti a prestarli. I progetti industriali più a lungo termine diventano automaticamente percorribili, e intorno ad essi vengono attirati capitali umani e materiali. A cascata questi segnali economici distorcono i vari stadi della produzione, andando a sfornare elementi che hanno poca o nessuna utilità agli occhi degli attori di mercato.

Ciò significa che non appena la creazione di denaro fiat ex novo smette, suddetti progetti industriali si dimostrano per quello che sono: investimenti improduttivi. I tassi d'interesse aumentano, i fondi mutuabili spariscono, la mancanza di profitti manda in bancarotta quelle industrie a più alta intensità di beni capitali, i lavoratori finiscono sulla strada e i fallimenti a catena inducono una pulizia dei mercati. Ma tali eventi, nei precedenti cicli di boom/bust, sono sempre stati preceduti da rialzi dei tassi.

Qual è il problema? Tutte le principali banche centrali del mondo, eccetto la FED, stanno inflazionando la loro massa monetaria e il loro bilancio. A seguito dello scoppio della Grande Recessione, sono state implementate politiche monetarie straordinarie che avrebbero dovuto fungere da scintilla per una ripresa economica. Ovvero, attraverso il salvataggio di attività economiche privilegiate, si sperava di scatenare un effetto ricchezza a cascata all'interno del tessuto economico e rimandare nel tempo il dolore economico della pulizia dei mercati. O almeno così presumevano. Questo perché nel mondo reale esistono i bilanci e quelli di famiglie e piccole/medie imprese avevano raggiunto il limite della loro capacità di carico.




Di conseguenza la maggior parte del denaro fiat ex novo è rimasto confinato nel circuito finanziario, dove ha alimentato una serie di bolle speculative altamente incendiarie. L'inflazione dei prezzi degli asset ne ha abbassato drasticamente i rendimenti e ha costretto le varie figure nei mercati mondiali a sottoscrivere affari sempre più rischiosi, alla ricerca di rendimenti decenti alla fine dell'anno. Ciò ha disseminato i mercati mondiali di ordigni finanziari esplosivi e pachidermi societari che invece sarebbero dovuti fallire. Entità economicamente obsolete sono prosperate a scapito dell'economia più ampia che invece ha continuato ad arrancare per via della sottrazione di risorse economiche scarse da parte di suddette entità grazie alla manna monetaria delle banche centrali.

La pseudo-stabilità di cui siamo testimoni oggigiorno non è il risultato di un boom genuino dell'economia, bensì la fase di semi-boom indotta dalle azioni delle banche centrali e mirata ad evitare il bust con tutte le sue conseguenze. Problema: più le banche centrali interferiscono con i segnali di mercato, più diventano cieche nei confronti degli esiti delle loro azioni. Questo perché non fanno altro che diffondere un mispricing osceno di capitale e debito, il quale fomenta la creazione di ingenti errori economici necessitanti una pulizia. Ad esempio, se osserviamo il cosiddetto "indice della paura", il VIX, noteremo che esso è rimasto praticamente ai minimi fino a poco prima lo scoppio della precedente bolla immobiliare. Poi, d'improvviso, è schizzato verso l'alto.




La falsificazione della percezione dei partecipanti ai mercati mondiali era stata talmente vasta, che aveva diffuso un senso di ottimismo ingiustificato e convinzione che il boom sarebbe andato avanti per sempre. Per quanto possa essere diffuso questo ottimismo, alla base dei mercati ci sono risorse economiche scarse che se sprecate richiedono un prezzo da pagare. E alla fine, se i pianificatori monetari centrali non vogliono far andare le cose fuori controllo, devono assecondare le forze di mercato. Ma per salvare quelle entità protette dal loro cartello, i pianificatori centrali devono fare qualsiasi cosa in loro potere per non permettere al bust di mandarle fallite. È per questo motivo che è stato lanciato il QE insieme alla ZIRP come misure economiche straordinarie in grado di bilanciare una situazione disperata come quella proposta dalla Grande Recessione.

In realtà, quest'ultima altro non era che il risultato catastrofico delle precedenti intrusioni delle banche centrali nei mercati mondiali. E, come potete vedere dai grafici qui sotto, sono ormai intrappolate nella loro presunzione di conoscenza. I mercati degli asset e le entità obsolete che hanno salvato sono talmente dipendenti dall'allentamento monetario, che anche minuscoli aumenti dei tassi possono destabilizzare la loro capacità di rimanere a galla. Questo è il motivo per cui le banche centrali hanno aumentato la loro Gigantesca Offerta d'Acquisto. Questo è il motivo per cui la FED, ad esempio, ha finora rimandato ulteriori normalizzazioni dei tassi. Ed è sempre per questo motivo per cui sarà praticamente impossibile per le banche centrali diminuire l'ammontare dei loro bilanci.





Main Street, ormai, è fuori dai giochi e non ha alcun interesse per un qualsiasi eventuale aumento del tasso dei fondi federali. L'unico aumento che il debito delle famiglie ha visto sin dalla Grande Recessione è stato causato dai prestiti per studenti (garantiti dallo stato) e dai prestiti per automobili (garantiti da veicoli sopravvalutati). Gli immobili, che in passato erano stati utilizzati come bancomat, non sono più ipotecabili, né i salari possono garantire ulteriori botte di nuovo credito visto che per anni sono stati sottoposti ad una leva finanziaria fasulla. In parole povere, non hanno null'altro da impegnare e quindi sono tornate a spendere "alla vecchia maniera": attingendo dal proprio reddito. Quindi gli sbalzi nei tassi d'interesse di riferimento non avranno impatto su Main Street, ma ce l'avranno invece su quelle attività che fino ad oggi hanno gozzovigliato col credito facile: grandi imprese, grandi banche commerciali, stato.

Le pagliacciate accademiche della filosofia economica keynesiana hanno i giorni contati, così come l'attuale situazione economica che hanno fomentato con le loro dottrine. Il prossimo 21 settembre vedremo come agirà la FED, ma ad ogni modo ha esaurito le sue munizioni. Se procederà ad un rialzo dei tassi i mercati saranno presi da una necessità impellente di vendere. Mentre invece se proseguirà a voler rimandare ancora una volta il suo fatidico rialzo dei tassi, con la scusa dei "dati in entrata" deludenti, dovrà preoccuparsi di altri paesi del mondo che potrebbero lanciare un contagio finanziario (come Giappone, Europa, Cina). Inoltre, di fronte a queste minacce economiche estere, è a corto di polvere da sparo: non può scivolare nella NIRP senza scatenare una rivolta populista capeggiata da Trump e non può lanciare un nuovo stimolo monetario senza dichiarare il fallimento di quelli precedenti.

Quindi, con o senza rialzi dei tassi, il prossimo 21 settembre sarà un giorno da monitorare con cura poiché la situazione economica in cui siamo immersi non potrà far altro che scatenare un pandemonio nei mercati mondiali. I robo-trader probabilmente capiranno che non basteranno più le parole di zia Janet a rafforzare la fiducia, unica moneta che ormai regna sovrana nei mercati mondiali. Ma così come mostrato nel grafico del VIX, quando entra in vigore questa moneta, l'imprevedibilità dei risultati può causare un bagno di sangue o guadagni esorbitanti per chi è abbastanza lungimirante e attento a ciò che lo circonda.


RIPARTIRE DA BASI SOLIDE

In virtù di quanto detto, quindi, non bisognerebbe allarmarsi quando le forze deflazionistiche scatenate dal bust entrano in azione e tentano di ripulire l'ambiente economico dagli errori del passato. Ciò di cui saremo protagonisti non è una fase economica depressiva senza sbocchi concreti. Saremo invece protagonisti di un riallineamento delle informazioni di mercato che in precedenza erano stato offuscate dalle politiche interventiste centrali. Una maggiore chiarezza nella circolazione di suddette informazioni permetterà agli attori di mercato di comunicare con quanta più precisione possibile, la conoscenza in loro possesso. La crescita economica scaturirà dalla libera interazione degli attori di mercato e dalla loro capacità di fare affari ad un certo prezzo.

Come ho indicato in questo articolo, ricorrere alla fallacia della maggiorazione delle unità del mezzo di scambio non produce affatto ricchezza reale per gli attori di mercato. Questo perché non c'è scambio di produzione, bensì consumazione di quella esistente. La cosiddetta guerra alla deflazione e il raggiungimento di un fatidico numero legato all'inflazione dei prezzi, sono trucchi per giustificare l'esistenza di una ristretta cerchia d'individui presumibilmente in grado di guidare verso lidi di prosperità l'intera società. Il ruolo dei consumatori viene usurpato da queste figure tronfie di presunta onniscienza.

Cercano di sostituire il loro giudizio a quello degli attori di mercato, ma nella loro presunzione di conoscenza non si accorgono di come diventano ciechi ad ogni passo che fanno verso tale direzione. Ciò può andare avanti fino a quando il bacino dei risparmi reali è in crescita, ma una volta che inizia a stagnare, o peggio a declinare, i giorni dell'élite finanziaria e monetaria sono contati. Già oggi possiamo osservare come la legge dei rendimenti decrescenti è al lavoro per assicurarci questo esito. Successivamente si dovrà ripartire da basi solide se ci si vuole lasciare alle spalle l'attuale sistema economico e le storture che lo hanno accompagnato fin dal 1914. Ciò vuol dire ritornare proprio a questa data dal punto di vista monetario, ovvero, ripartire da dove ci siamo letteralmente fermati.

In altre parole, permettere alle forze di mercato di avere pieno effetto sull'ambiente economico, senza distorsioni o rallentamenti di sorta posti in essere da entità centrali. Molto probabilmente ciò significherà un ritorno ad una moneta coperta dall'oro; almeno come punto di partenza. Ciò, a sua volta, significherà che le valute mondiali di oggi torneranno ad essere quello che rappresentavano allora: un riferimento al peso in oro delle monete circolanti in paesi diversi. Non è un caso se le principali banche centrali si sono trasformate da venditrici d'oro in acquirenti d'oro. Il vento sta cambiando.






CONCLUSIONE

Il ruolo principale del denaro è quello di mezzo di scambio, il quale ci permette di scambiare qualcosa che abbiamo per qualcosa che vogliamo. Affinché ciò possa verificarsi, un individuo deve avere qualcosa di utile che può dare in cambio. Una volta che entra in possesso del denaro, può quindi scambiarlo per i beni che vuole. Qui abbiamo, in sostanza, uno scambio di qualcosa per qualcosa.

Invece quando abbiamo una situazione in cui si crea denaro dal "nulla", si va ad incentivare uno scambio di nulla per qualcosa. Ciò non fa altro che consumare il bacino dei beni reali ed indebolire quelle attività economiche che producono ricchezza reale. Intervenire sul denaro, quindi, altro non è che un palliativo di breve termine, mentre non fa nulla per risolvere i problemi di lungo termine legati sostanzialmente alla produzione e al disallineamento dei parametri cruciali di mercato.


Il collasso economico meritato del Venezuela

Gio, 08/09/2016 - 10:14




di Gary North


La maggioranza degli elettori del Venezuela è rappresentata da ladri. Hanno cercato di votare per ottenere una prosperità attraverso lo stato sociale.

Questa preferenza per il furto mediante le urne è esplosa loro in faccia.

Bene.

Immaginare che il furto possa produrre un qualsiasi altro risultato significa immaginare che:
  1. la disonestà è la politica migliore;
  2. i ladri vincono nel lungo periodo;
  3. la proprietà privata è un furto.

I venezuelani hanno eletto e ri-eletto il socialista Hugo Chavez. Chavez era un dittatore di latta il cui modello -- retoricamente e ideologicamente -- era Fidel Castro. Amava fare discorsi di tre ore. Amava ascoltarsi parlare.

Dopo che Chavez è morto di cancro, i venezuelani hanno votato per il suo successore: un ex-autista di autobus. Maduro porta avanti le politiche di Chavez.

Chavez ha preso le rendite petrolifere e ha creato burocrazie enormi, grazie alle quali i suoi compari politici hanno prosperato. Ha lasciato che parte di questo denaro arrivasse agli elettori, che lo hanno ri-eletto per quattro volte.

Il Venezuela era sostanzialmente Cuba con un reddito petrolifero. Ma ora i proventi del petrolio sono in calo. Il libero mercato è paralizzato. Maduro ha raddoppiato la tirannia dello stato sociale. Il governo confisca le risorse vitali, come il cibo. La carenza di cibo è diffusa a livelli strabordanti. Il governo lo raziona.

Peggio starà l'economia, più il governo di Maduro stringerà il cappio. Queste sono solo le conseguenze dello stato sociale: controllo dei prezzi, razionamento del cibo, riduzione dei consumi, e invettive contro nemici senza nome.

Questo disastro economico è talmente raccapricciante che il New York Times ha pubblicato questo editoriale:

Mentre è stato messo in campo il tentativo di spodestare il presidente Nicolás Maduro attraverso un referendum, il suo governo sta facendo aumentare il livello della repressione. Venerdì scorso Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza per 60 giorni, dicendo che era necessario per annullare ciò che ha descritto come "colpo di stato" e confrontarsi con "tutte le minacce internazionali e nazionali nei confronti della nostra nazione."

Le minacce che i venezuelani devono affrontare non sono il risultato di complotti stranieri o nazionali, ma della leadership disastrosa di Maduro. Sotto la sua presidenza, il sistema sanitario del paese s'è atrofizzato talmente tanto che i venezuelani muoiono ogni settimana a causa della carenza cronica di medicinali ed ospedali mal equipaggiati.

La violenza è aumentata vertiginosamente a causa di bande armate fedeli al governo che vagano per le strade. Durante i primi tre mesi di quest'anno, 4,696 persone sono state uccise in Venezuela, secondo il governo, e nel 2015 più di 17,700. Il bilancio trimestrale delle vittime è superiore ai 3,545 civili uccisi l'anno scorso in Afghanistan, un numero record.

La scarsità di beni alimentari e di base rischia di peggiorare l'economia del Venezuela, la quale continua a contrarsi. I prigionieri politici, nel frattempo, hanno languito dietro le sbarre per anni, vittime di un sistema giudiziario corrotto.

Questa crisi ha messo in luce le promesse vuote insite nelle politiche socialiste di Maduro e del suo predecessore, Hugo Chávez, spacciate sin dalla fine degli anni '90. Mentre molti venezuelani hanno avuto un assaggio di prosperità grazie ad abitazioni migliori, cibo sovvenzionato e salari più alti quando i prezzi del petrolio erano alti -- il petrolio rappresenta circa il 96% delle esportazioni del Venezuela -- il governo non è riuscito a costruire qualcosa di simile ad un'economia sostenibile.
Tutto questo è vero, e c'è molto, molto di più.

In linea di principio, nulla è cambiato da quando Chavez è stato eletto Presidente nel 1998. Era il capo del Partito Socialista Unito. Gli elettori sapevano esattamente quello che stava per accadere: furto attraverso le urne.

Ora i risultati sono in bella mostra: povertà diffusa. Chi l'avrebbe mai immaginato?

Così i furti sono aumentati. I disordini per il cibo sono ormai eventi quotidiani. Così anche i saccheggi.




Il Venezuela è l'unico paese dell'emisfero occidentale che potrebbe imitare Haiti.

Si tratta di uno stato fallito.

Si tratta di uno stato socialista. Quindi è chiaro che sia fallito. Il socialismo funziona fino a quando i soldi degli altri non si esauriscono.

Il denaro è finito.

Henry Louis Mencken lo disse meglio: "La democrazia è quella teoria secondo cui la gente comune sa quello che vuole, e merita di ottenerlo."

Quindi qual è la nostra responsabilità? Nei confronti del governo del Venezuela, nessuna.

Se siete a conoscenza di un ente caritatevole che davvero può far arrivare cibo alle famiglie in Venezuela, fate una donazione. Ma se il governo la confischerà, non fatela. Chiedete la prova che i destinatari stiano effettivamente ricevendo il cibo o altre forniture.

Mi dispiace per gli elettori impoveriti che hanno votato contro Chavez e Maduro. Ma coloro che li hanno eletti stanno imparando che le cattive idee hanno conseguenze negative. Esiste causa etica ed effetto etico nella storia.

Se v'è capitato di sentire le parole "stato fallito", potreste aver notato che non vengono mai applicate ad una società capitalista. Ci sono buone ragioni per cui le cose stanno così.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Unto Dunto sta barcollando pericolosamente sul muro dell'Eccles Building

Mer, 07/09/2016 - 10:15




di David Stockman


Questa mattina l'Eccles Building ha tirato fuori dalla naftalina il vice-presidente Stanley Fischer. A quanto pare il suo compito era quello di spiegare agli scribacchini nello zombie-box che le cose sono migliorate per l'economia degli Stati Uniti e che il Brexit non farà molti danni sul fronte interno. Come ha detto sulla CNBC:

"Prima di tutto, l'economia degli Stati Uniti, sin dai dati negativi di maggio riguardanti l'occupazione, è andata abbastanza bene. La maggior parte dei dati in entrata sembra buona," ha detto Fischer. "È chiaro che non si possono costruire castelli dopo un mese e mezzo di dati, ma va un po' meglio di prima."
Ci si potrebbe aspettare qualcosa di divertente da parte di Janet Yellen — è persa nel suo labirinto cinquantennale di stampo keynesiano. Ma Stanley Fischer ne sa sicuramente di più, e questo è il vero motivo per uscire dal casinò.

Quello che sta accadendo è che, dopo i 90 mesi di zero bound, la FED ha esaurito il tempo. L'attuale pseudo-ripresa — per quanto tiepida sia — sta chiaramente esaurendo la sua spinta. Così la FED non ha altra possibilità se non sedersi con i suoi occhi chiusi, mentre cerca disperatamente di parlare per stimolare il mercato azionario.

E questo significa tessere le lodi dell'economia degli Stati Uniti, non importa quanto sia plausibile o incompatibile con i fatti reali. Nessuna correzione del mercato azionario, o sell-off del 5%, può essere tollerato in questo frangente.

Questo perché l'economia degli Stati Uniti è così zoppicante che una correzione della gigantesca bolla finanziaria, ri-gonfiata dalla FED e dalle altre banche centrali dopo il marzo 2009, la scaraventerebbe in una vera e propria recessione. E questo, a sua volta, potrebbe far saltare in mille pezzi tutte le opere demenziali del FOMC attuate sin dal settembre 2008, e in realtà da quando Greenspan ha inaugurato l'era della Finanza delle Bolle nell'ottobre 1987.

Così, quando Fischer ha usato la frase "i dati in entrata sembrano buoni", stava facendo del suo meglio per impersonare Unto Dunto di Lewis Carroll. "Buoni" secondo il nostro politburo monetario:

"Quando io uso una parola," disse Unto Dunto in tono piuttosto sprezzante, "la scelgo per quello che significa per me — né più né meno."
Il fatto è che le "perdite" si estendono a vista d'occhio, ma la FED non può nemmeno sussurrare una parola circa i rischi giganteschi, le sfide e le minacce che incombono all'orizzonte.

Così, per la terza volta in questo secolo, una contrazione del ciclo economico arriverà senza preavviso. Ancora una volta i permabull e i robo-trader cadranno preda di una fuga precipitosa verso le uscite. Ma è Main Street, anch'esso attirato nel casinò per la terza volta in questo secolo, che per l'ennesima volta subirà devastanti perdite.

Infatti, se ci fosse anche un minimo di onestà nell'Eccles Building, verremmo messi in guardia circa l'indebolimento dell'economia statunitense, e non sentiremmo voci festanti su segni fugaci e superficiali di miglioramento.

Allo stesso modo, verrebbe riconosciuta la drastica sopravvalutazione di azioni, obbligazioni, immobili e altri titoli, e verrebbe ricordato agli investitori che un capitalismo sano richiede una correzione periodica di tali eccessi al fine di vagliare eventuali errori di allocazione delle risorse ed investimenti improduttivi di capitali.

Ancora più importante, verrebbe sconfessata l'utilità della politica monetaria — anche la sua attuale variante straordinaria — di rimuovere ostacoli strutturali, stimolare una crescita economica più robusta e creare maggiore ricchezza negli Stati Uniti.

A tal proposito, verrebbe particolarmente abiurata l'idea che lo stimolo monetario è giustificato perché le politiche fiscali e le normative statali, per esempio, sono presumibilmente insufficienti.

In realtà, lo stimolo monetario non è "l'unico gioco in città", come spesso affermato; è il gioco sbagliato. La stampa monetaria non è il miglior sostituto delle politiche pro-crescita, perché non è affatto pro-crescita.

Nella migliore delle ipotesi sposta l'incidenza dell'attività economica nel tempo, come quando i tassi bassi dei mutui fanno aumentare la costruzione delle case oggi e poi l'abbassano domani quando i tassi si normalizzano.

Ma lo stimolo monetario causa principalmente un mispricing sistemico degli asset finanziari. Trasforma i mercati monetari e dei capitali in arene di gioco in cui gli speculatori catturano enormi guadagni inattesi, mentre l'economia di Main Street viene privata della crescita e della produttività indotte da investimenti di capitale reale.

Durante la sua ospitata presso la CNBC, invece di dire che il futuro è tutto rosa e fiori, Fischer avrebbe dovuto far notare le anomalie nei mercati.

Vale a dire, il decennale del Tesoro USA — il punto di riferimento di tutto il sistema finanziario mondiale — aveva raggiunto un rendimento record dell'1.38%. Nello stesso momento, il mercato dei futures stava segnalando un indice S&P 500 a 2110 punti, o entro lo 0.09% del suo massimo storico, con un rapporto PE del 24X.

In un libero mercato neanche tra un milione di anni ci sarebbe potuta essere una tale combinazione di fattori. Davanti alle telecamere della CNBC, Fischer poteva osservare i titoli in sovrimpressione e notare come i mercati finanziari fossero totalmente distaccati dalla realtà. Invece ha preferito raccontare che tutto è rosa e fiori.

Ecco il punto, però: i modelli keynesiani primitivi della FED riguardano solamente la quantità di fattori economici e il cambiamento di breve periodo nei dati sul PIL e sull'occupazione. Non c'è nemmeno la comprensione di cosa siano questi fattori qualitativi, o come i "dati in entrata" si allineino con le tendenze storiche.

Il modello della FED riguarda solo aumenti sequenziali del PIL — anche se ci sono indicazioni palesi che non sono sostenibili, o compatibili, con i pre-requisiti di una prosperità capitalista salutare e stabile.

Tutte queste considerazioni erano evidenti nei dati pubblicati venerdì scorso e nei giorni successivi — gli elementi stessi che secondo Fischer sono migliorati "un po' rispetto a prima".

Il boom delle vendite delle automobili è stato un pilastro della debole ripresa globale sin dal 2009, ma a giugno anche queste vendite sono scese di un brusco 4.6% rispetto all'anno precedente. Inoltre, questo è un trend iniziato lo scorso autunno e un indicatore chiaro di come sia stato già raggiunto il picco delle vendite.




Ma questa non è nemmeno la metà della storia. Data la crescita della popolazione e delle famiglie sin dal picco del 2007, 18 milioni di unità dovrebbero essere la base di un'economia sana e sostenibile, non un picco momentaneo come è evidente nel grafico.

E questo punto è reso ancor più saliente dai fattori qualitativi dietro i livelli di picco raggiunti alla fine dello scorso anno. Vale a dire, il rimbalzo dai minimi della crisi 2008-2009 sono stati finanziati col debito, e la gran parte è stato emesso a chiunque potesse appannare uno specchietto retrovisore.

Proprio così. Dal fondo del ciclo delle auto a metà del 2010, le vendite di veicoli al dettaglio hanno rimbalzato ad un tasso annuale di $360 miliardi, mentre il totale dei prestiti per automobili è aumentato di $355 miliardi.




Inoltre, il basso tasso di default degli ultimi anni è stato un fattore fuorviante a causa della Finanza delle Bolle. Dato il crollo delle vendite delle auto nuove tra il 2007 e il 2011, vi è stata una forte riduzione nell'offerta di auto usate, facendo salire costantemente il valore di rivendita della flotta esistente.

L'aumento dei prezzi delle auto usate, a sua volta, ha facilitato ai consumatori marginali il rifinanziamento dei vecchi mutui in modo da acquistare nuovi veicoli, evitando così il default. Allo stesso tempo, i tassi d'interesse artificialmente bassi hanno permesso alle società finanziarie automobilistiche di finanziare prestiti e leasing a tassi di pagamento mensili estremamente bassi ma insostenibili.

Quindi il contributo delle auto alla crescita del PIL nel corso degli ultimi anni, aveva un carattere insostenibile. Non c'era alcun motivo, quindi, per ritenere che questi aumenti potessero essere replicati in modo permanente. Infatti c'erano tutte le ragioni per credere che il ciclo artificiale di finanziamento delle auto indotto dalla FED alla fine si sarebbe invertito.

Tale rischio si sta ora materializzando. Il ciclo artificiale di finanziamento delle auto si sta invertendo come una marea di auto usate — cosa che riflette le vendite boom degli ultimi quattro anni.




Di conseguenza, i prezzi delle auto usate stanno scendendo, indebolendo così l'ammissibilità dei nuovi prestiti. L'indice dei prezzi delle auto usate è ora in calo del 5% rispetto al recente picco, e sulla base dei cicli passati ha ancora molto da scendere.




Ahimè, prezzi in discesa delle auto usate significherà anche tassi di default in aumento per il semplice motivo che i mutuatari sommersi non saranno in grado di rifinanziare il loro "giro" in un nuovo, o più recente, veicolo usato.

Allo stesso modo, nuovi prestiti e leasing per automobili si restringeranno perché varranno meno le garanzie "residue" dietro di essi. Ciò significa che il rapporto prezzo/auto scenderà — proprio come i valori dei veicoli esistenti sono in calo. Il gap finanziario risultante significherà minori vendite e tassi di produzione più bassi nel settore delle auto.

In breve, non c'è stata alcuna ripresa sana nel settore delle auto a causa dei 90 mesi di ZIRP e della massiccia stampa monetaria. Questo stimolo monetario illegittimo ha generato solo un ciclo deforme di finanziamento delle auto che ora ha messo la retromarcia.

Inutile dire che Fischer ha evitato l'opportunità di parlare con sobrietà riguardo i venti contrari che sta affrontando il settore più forte della recente ripresa. E questo è illustrativo della situazione attuale. Lo stesso si può dire delle abitazioni — dove i mutui a buon mercato hanno aumentato i prezzi molto più dell'offerta esistente — e innumerevoli altri asset.

La recessione arriverà e la FED sarà di nuovo presa alla sprovvista, ma questa volta sarà anche a corto di polvere da sparo asciutta.

Infatti la FED sarà coì screditata quando il mercato andrà di nuovo in crash, che il settore bancario centrale keynesiano dovrà affrontare una crisi esistenziale.

Per tornare alla nostra metafora iniziale, Unto Dunto sta per cadere e stavolta tutti i pezzi grossi nella Città Imperiale non saranno in grado di rimetterlo insieme.

E questa sarebbe una cosa molto buona.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Come il denaro gratis fa diventare tutti più poveri

Mar, 06/09/2016 - 10:15




di Bill Bonner


BALTIMORE – Un caro lettore ci ha riportato alla mente un commento probabilmente proferito da Groucho Marx: "Un pasto gratuito? Lei non può permettersi un pasto gratuito."

Si riferiva al referendum nazionale in Svizzera. Gli elettori dovevano decidere se dare a tutte le persone residenti in Svizzera un pasto gratuito – un reddito annuo garantito di circa $30,000 l'anno.

Il problema con un reddito garantito (lo si ottiene e basta, non importa se si possiede un lavoro o meno) è un argomento di cui abbiamo scritto molto negli ultimi 15 anni.

È il problema di tutte le frodi... tutti gli sciocchi programmi di ridistribuzione... e tutti i programmi inerenti qualcosa in cambio di niente.

Ed è lo stesso se si "stimola" un'economia con "denaro" fasullo... fornendo aiuti esteri ai dittatori stranieri... o distribuendo pasti gratuiti agli elettori in patria.

Lo Stato Profondo, oltre ad essere maligno e divertente, è incompetente.

Combatte guerre solo per perderle. Non risolve i problemi e li peggiora. Guidato dalla FED della Yellen, "migliora" l'economia e fa diventare 9 persone su 10 più povere di quanto non fossero prima.

Oggi parleremo di una guerra speciale – la guerra alla povertà.

Gesù la respinse: "I poveri saranno sempre con voi." Ma questo non ha fermato i federali dal lanciare un attacco.

Fortunatamente sono così goffi, zoppi e incompetenti, che ci hanno risparmiato un disastro peggiore. Se fossero stati più intelligenti e meglio organizzati, avrebbero fatto ancora più danni.

Il presidente Lyndon Johnson dichiarò la sua guerra alla povertà più di mezzo secolo fa.

Da allora i federali hanno speso più di $16,000 miliardi in campagne contro la povertà. Oggi ci sono molti più poveri negli Stati Uniti di quanti ce n'erano allora – circa 39 milioni.

Già, applaudiamo i federali: non hanno fatto che peggiorare le cose!

Hanno speso $16,000 miliardi, si tratta di circa $1.7 milioni per ogni famiglia povera costituita da quattro persone... sufficiente per spazzare via la povertà per tutto il clan.

Ma ora i conservatori del "buon governo" hanno tirato fuori i loro calcolatori. Dicono che la guerra potrebbe essere combattuta in modo più efficiente, se ad ogni famiglia povera fosse consegnato un milione di dollari. Problema risolto! Il "povero" diventerebbe milionario. Missione compiuta!

E che stimolo economico che sarebbe!

Soprattutto per alcuni segmenti dell'economia. Tutto ad un tratto un'ondata di potere d'acquisto colpirebbe i mercati come il missile di un incrociatore della Marina degli USA.

I prezzi della cocaina salirebbero! Per quanto riguarda le Escalade nere con i vetri oscurati... GM non sarebbe in grado di sfornarle abbastanza velocemente.

Per alcuni mesi, il problema della povertà sarebbe risolto... e verrebbe sostituito da un sacco di altri problemi.

Poi il povero tornerebbe ad essere povero e i combattenti della povertà imbraccerebbero di nuovo le armi.

Il denaro gratis è una minaccia: rovina i ricchi e i poveri.

E più soldi vengono creati artificialmente... più la gente si può rovinare.

Ecco perché i figli dei genitori ricchi sono spesso più problematici rispetto a quelli dei poveri; i ricchi hanno più soldi da spendere.

In Aspen, in Colorado, per esempio – un enclave della ricchezza – i livelli di depressione e l'uso di droghe tra gli adolescenti sono tra i più alti rispetto alle comunità povere.

Prendere soldi in cambio di niente è un'abitudine facile da sviluppare... e un'abitudine difficile da spezzare.

I poveri – nei centri delle città degli Stati Uniti e nei paesi africani – hanno poche difese; anche un po' di elargimenti forniscono un forte slancio. Diventano subito dipendenti.

Le industrie locali scompaiono; non possono competere con i beni e i servizi gratuiti. Proliferano le cattive abitudini; aumentano criminalità e violenza.

Non è l'interesse che induce la gente a percorrere il sentiero del progresso economico. È il bisogno.

E non è l'abbondanza di capitale che induce la gente a volerne di più; è la scarsità. Togliete la necessità... e indebolirete l'intera faccenda. La gente smette anche di interessarsi.

Una delle innovazioni chiave che hanno costruito la civiltà moderna è stato il denaro.

Ha reso possibile lo spostamento della ricchezza attraverso lo spazio e il tempo.

Si poteva fare affari con qualcuno che non si conosceva – da una tribù diversa... con una lingua diversa... e una cultura diversa.

Non importava quello che pensava o quali dei adorava. I suoi soldi erano buoni come quelli di chiunque altro.

Questo è ciò che ha permesso alle persone di specializzarsi e fare quello che sapevano fare meglio. Non dovevano fare tutto da soli. Potevano concentrarsi sulla loro impresa più produttiva e quindi scambiare parte della produzione con gli altri.

Se vivevano in un luogo caldo, potevano coltivare banane o arance e scambiarle con grano e altri cereali di persone più a nord.

Beni e servizi hanno cominciato a muoversi (spesso con eserciti invasori) portando con sé nuove idee e innovazioni che hanno permesso a tutti d'andare avanti.

Non è una sorpresa se le tribù che sono state tagliate fuori in isole remote o nelle valli isolate, sono di solito più primitive rispetto al resto di noi. Non hanno avuto il vantaggio del contatto, del commercio e dello scambio.

Il denaro ha anche permesso alla ricchezza di trascendere il tempo. Costruite qualcosa. Lo vendete. Conservate il denaro nella borsa. Dieci anni dopo è ancora possibile spendere la ricchezza che avevate creato un decennio prima.

In alternativa è possibile utilizzare i soldi di qualcun altro, prendendoli in prestito – sulla base di una ricchezza creata molto tempo fa – per creare ricchezza futura... con la quale si può ripagare il debito e trattenere anche qualcosa per sé stessi.

Il denaro non è arrivato dal nulla; è arrivato da qualcosa. Doveva essere denaro onesto, non denaro fraudolento creato da banche centrali o governi centrali.

E non poteva essere rubato.

Invece doveva essere guadagnato – col lavoro, gli investimenti, il commercio e l'industria. È il prodotto... il frutto... dello sforzo. Non della pigrizia. E ha portato con sé un nuovo spirito, una nuova etica e una nuova filosofia su come funzionava il mondo.

"Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", disse Gesù.

Se avete intenzione di guadagnare, dovete prima dare. Rimuovete la necessità del dare, oltre che quella di prendere, e manderete al macero tutta questa storia.

Non c'è bisogno di piantare, se non c'è bisogno di raccogliere. Non c'è bisogno di dire "per favore" e "grazie"... o di alzarsi e scaldare il forno alle quattro del mattino... se si incassa un assegno senza neanche cuocere una singola pagnotta di pane.

E non c'è bisogno di risparmiare i propri soldi e investirli con saggezza, se si ha accesso a pseudo-risparmi in quantità illimitata.

Il denaro gratis crea l'illusione della ricchezza – in una famiglia o in un'economia – e fa diventare tutti più poveri.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Sono stati i derivati privi di regolamentazione a causare la crisi finanziaria?

Lun, 05/09/2016 - 10:16




di Robert P. Murphy


Nel 2008 pensavo ingenuamente che il "salvataggio" finanziario guidato dal Segretario del Tesoro, Henry Paulson, sarebbe stato come minimo controbilanciato dalla comprensione diffusa che la nostra crisi economica era stata opera del governo.

Come mi sbagliavo. Ancora oggi la stampa mainstream ci informa che il "consenso" crede che la fede cieca nel libero mercato abbia favorito la bolla immobiliare. L'articolo di Jacob Weisberg su Slate, “The End of Libertarianism,” riassume questo verdetto ufficiale: "Abbiamo evitato una depressione globale e stiamo fortunatamente puntando verso una delle peggiori recessioni da molto tempo. Questo grazie ad una crisi economica globale resa possibile dalle idee libertarie. [...] Qualsiasi professionista forense manderebbe sul banco degli imputati la teoria libertaria dei mercati finanziari."

Giusto per fare in modo che il libero mercato si prendesse la colpa del tracollo finanziario, Alan Greenspan stesso testimoniò davanti al Congresso che era "scioccato" dal fatto che l'interesse personale (in assenza di una regolamentazione paternalistica) non avesse costretto le istituzioni finanziarie ad adottare controlli adeguati del rischio. Greenspan — considerato dall'intellettuale medio come un convinto libertario — si spinse a dire che egli aveva "trovato un difetto nel modello che credevo fosse la struttura fondamentale del funzionamento del mondo."

Sosterrò che gli interventi statali, non il laissez-faire, hanno gonfiato la bolla immobiliare e scatenato la conseguente crisi finanziaria. Oltre a descrivere alcuni dei fattori generali coinvolti, ci concentreremo in particolare sulla colpa attribuita al mercato "non regolamentato" dei credit default swap.

Nonostante i loro giudizi di colpa, i critici come Jacob Weisberg puntano il dito contro modifiche normative specifiche che (presumibilmente) hanno favorito il boom immobiliare e la relativa vulnerabilità delle tante istituzioni finanziarie al crollo successivo dei prezzi delle case. Gli unici due esempi concreti sono la graduale abrogazione del Glass-Steagall Act e del Commodity Futures Modernization Act. A suo merito, Weisberg ammette candidamente di non aver individuato la proverbiale pistola fumante: "[Aver trascurato] di poter evitare il crollo del '08 è stato un peccato di omissione — non tanto il risultato della deregolamentazione di per sé, piuttosto la sfiducia nella regolamentazione finanziaria come meccanismo di controllo legittimo."

In generale, Weisberg e altri accusano Alan Greenspan, Phil Gramm (ex-presidente della Commissione Bancaria del Senato) e il presidente della SEC Christopher Cox, d'aver intenzionalmente ignorato, per ragioni ideologiche, gli avvertimenti riguardanti il mercato dei derivati.

Anche se questa fosse l'intera storia, non proverebbe necessariamente che questi uomini (e altri responsabili politici) fossero nel torto. Due analogie esagerate illustreranno il punto: supponiamo che un gruppo ambientalista facesse pressione sul governo affinché venissero vietate tutte le nuove costruzioni di case a partire dal 2002, o supponiamo che nel 2002 un'organizzazione marxista avesse fatto pressioni per la nazionalizzazione di tutti gli immobili. Una di queste mosse, col senno di poi, avrebbe evitato la bolla immobiliare e le conseguenze connesse. Ma questo non significa affatto che nel 2002 i funzionari statali sarebbero stati nel torto a rifiutare queste proposte.

Per lo stesso motivo, Greenspan e altri avevano validi motivi per resistere a nuove regolamentazioni riguardanti i mercati dei derivati. Come spiegheremo di seguito, tali asset complessi possono promuovere l'efficienza attraverso il trasferimento del rischio. In altre parole, l'economia mondiale è cresciuta più rapidamente di quanto sarebbe accaduto altrimenti, grazie anche alla proliferazione dei derivati. Quindi anche se Weisberg e gli altri avessero ragione, e la crisi finanziaria fosse colpa dei derivati ​​non regolamentati, resta ancora una questione empirica se il boom/bust immobiliare sia stato meglio del consumo extra reso possibile dalla proliferazione dei derivati.



Errori e peccati statali

In contrasto con la dichiarazione vaga secondo cui "qualcuno dovrebbe fare qualcosa" pronunciata dalla critica alla Mano Invisibile, i sostenitori del libero mercato possono puntare il dito contro interventi statali specifici che hanno favorito gli eccessi del boom immobiliare. Il più evidente è la gestione del tasso dei fondi federali da parte della FED di Greenspan e la crescita della base monetaria a seguito del crollo delle dot-com. La politica monetaria allentata di Greenspan ha coinciso con la ripresa del boom immobiliare. Quando la FED ha iniziato ad innalzare i tassi, i prezzi delle case hanno iniziato a stagnare e poi sono precipitati. Il collegamento tra la politica della FED e la bolla immobiliare è così evidente che anche gli analisti tradizionali appoggiano tale teoria.

Altre possibili cause sono il Community Reinvestment Act (CRA), una misura approvata da Carter che è stata rafforzata nel 1995 e utilizzata per esercitare pressione sulle banche e sulle casse di risparmio affinché concedessero prestiti in tutti i quartieri che avevano depositi presso le loro filiali, tra cui zone a basso reddito e con un basso rating di credito. Molti analisti hanno anche in parte incolpato la Federal Housing Administration, nonché le imprese sponsorizzate dal governo come Fannie Mae e Freddie Mac. Attraverso il sostegno federale, esplicito o implicito, queste agenzie sono state in grado di sostenere il mercato secondario dei mutui e concedere prestiti a persone che altrimenti non sarebbero state qualificate per ottenerli.

Quando si catalogano gli interventi statali che possono aver contribuito al boom immobiliare, dobbiamo menzionare l'esistenza del Working Group on Financial Markets — anche noto come "Plunge Protection Team" — istituito in risposta al crollo del mercato azionario nel 1987; così come la fiducia nella cosiddetta "Greenspan put", ovvero, la promessa della FED di fornire liquidità bancaria quando necessario. Come vedremo, la crisi finanziaria del 2008 è stata in gran parte il risultato di istituzioni che non sono riuscite a proteggersi da (quelli che sembravano essere) scenari improbabili ma catastrofici. Anche se scrittori come Nassim Nicholas Taleb hanno avvertito di "cose grosse all'orizzonte" o eventi "imprevedibili", gli investitori hanno minimizzato questi avvertimenti. "Dopo tutto," potrebbero aver pensato i manager di alto livello nel mezzo del boom immobiliare, "in caso di crisi il governo federale interverrà per salvarci. Non si tireranno indietro lasciando che l'intero settore dell'investment banking crolli a terra." I salvataggi ingegnerizzati da Paulson e Bernanke hanno fatto avverare questa convinzione. Col senno di poi, è praticamente chiaro perché imprese come Lehman Brothers e Bear Stearns abbiano agito in modo sconsiderato. Se i politici raccontano ad un uomo che gioca alla roulette che può conservare tutte le sue vincite, perdendone nel peggiore dei casi solo il 20%, è davvero irrazionale che lui prenda in prestito ingenti somme di denaro per scommettere?



Credit Default Swap

Il manifesto del (presunto) fallimento del settore finanziario deregolamentato è il mercato dei credit default swap (CDS). Tali contratti sono trattati over the counter, quindi nessuno sa esattamente quanto sia l'esposizione, ma a fine 2007 le stime collocavano il valore nozionale di tutti i CDS a $50,000 miliardi. È stato in gran parte a causa dell'emissione di CDS che AIG ha avuto bisogno di un salvataggio statale. AIG ha mostrato che il panico finanziario non era limitato alle imprese che hanno stupidamente overinvested in titoli garantiti da ipoteca, ma anche a quelle aziende che avevano emesso credit default swap sui titoli di queste imprese rischiose.

Anche se in pratica i CDS possono essere complessi, l'idea su cui si basano è semplice. Il venditore di un CDS si impegna a risarcire l'acquirente in caso di un "evento creditizio", come l'inadempienza di GM per le sue obbligazioni. In cambio, l'acquirente effettua pagamenti periodici al venditore. L'analogia ovvia è quella con un contratto di assicurazione, ma la differenza è che le persone possono comprare un CDS sulle obbligazioni di GM anche se non possiedono obbligazioni di GM. È come se qualcuno acquistasse un'assicurazione contro gli incendi sulla casa del suo vicino.

Uno dei motivi per cui questi contratti sono strutturati come "swap" piuttosto che come assicurazione standard, è quello di eludere le norme in materia di prodotti assicurativi tradizionali. Per esempio, se AIG voleva vendere un'assicurazione sulla vita ad un uomo in Florida, avrebbe dovuto mettere da parte riserve in base alle leggi vigenti in Florida in modo da soddisfare la polizza se l'uomo fosse morto una settimana dopo. Al contrario, se AIG avesse venduto un CDS ad un uomo in Florida, allora il governo avrebbe permesso ad AIG molta più discrezione riguardo al modo con cui gestire questa nuova potenziale passività nei propri libri contabili.

È facile capire perché i critici del libero mercato covino un tale disprezzo per i credit default swap. Sembra il classico caso in cui l'avidità a breve termine conduca ad un comportamento sconsiderato, il quale sarebbe stato impedito da una sorveglianza del governo.

Eppure le cose non sono così semplici. Dopo tutto, gli azionisti e i creditori di AIG non erano una manica di idioti. Si preoccupavano meno di proteggere la loro ricchezza rispetto ai politici di Washington? Comprendevano i derivati ​​meno rispetto ai burocrati statali? Guardando la questione da un altro punto di vista, perché gli acquirenti di CDS avrebbero dovuto mettere in dubbio che le controparti avrebbero adempiuto ai contratti se i regolamenti governativi non avessero applicato le stesse misure di salvaguardia applicate alle assicurazioni tradizionali?

Si scopre che la Mano Invisibile ha condotto tutti a cercare la sicurezza. Anche se tutti i dettagli non sono ancora disponibili, sembra che i modelli di rischio di AIG (sviluppati principalmente dal consulente accademico Gary Gorton) non siano da biasimare per le performance misere dell'azienda. Piuttosto AIG è stata guidata tra le braccia del governo perché i suoi grandi clienti (come Goldman Sachs) hanno insistito su quantità sempre maggiori di garanzie man mano che la crisi finanziaria ha continuato il suo corso.



Afflitti dall'illiquidità

In altre parole, i modelli di Gorton potrebbero ancora dimostrarsi abbastanza precisi. AIG non è stata paralizzata da una serie di eventi imprevisti. In realtà i detentori di CDS emessi da AIG si sono intimoriti riguardo la sua capacità di onorare i contratti, e AIG non poteva continuare a lavorare mentre soddisfaceva tutte le richieste di presentare maggiori garanzie contro queste bombe ad orologeria. In breve, AIG era afflitta da una mancanza di liquidità, non necessariamente dall'insolvenza. È vero che i dirigenti di AIG non sono riusciti a prepararsi adeguatamente per questa contingenza, ciononostante parte del mistero dietro il suo fallimento viene diradato quando ci rendiamo conto che AIG può benissimo aver valutato correttamente il rischio delle sue posizioni — non è riuscita a prevedere correttamente come i suoi clienti avrebbero valutato questo rischio nel bel mezzo di un panico finanziario globale e anche durante un periodo di "credit crunch" tra le grandi istituzioni.

Il caso di AIG rafforza anche il nostro punto: l'intervento statale azzittisce la potenza degli incentivi di mercato. Bisogna essere in due per ballare il tango. Il problema di AIG, alla vigilia del suo salvataggio, non era solamente colpa dei suoi dirigenti e azionisti, ma anche delle controparti che avevano acquistato i miliardi di dollari di CDS. In un mercato completamente libero, queste controparti sarebbero state soggette ai rischi di un potenziale fallimento di AIG. Invece le grandi aziende come Goldman Sachs possono contare sul governo degli Stati Uniti per liberarle dalla loro esposizione sconsiderata nei confronti di AIG. Infatti il New York Times riporta che Lloyd Blankfein, l'attuale amministratore delegato di Goldman Sachs, è stato l'unico dirigente bancario nella stanza quando i funzionari federali hanno deciso di salvare AIG — e questo poche ore dopo che avevano deciso di lasciar fallire Lehman Brothers. (Per quanto riguarda le richieste di Goldman nei confronti di AIG, ovvero più garanzie, anche le aziende "troppo grandi per fallire" adoperano una certa cautela — ma non abbastanza.)



Le persone commettono errori nei mercati

In situazioni come la crisi attuale, vi è una certa tentazione da parte degli economisti libertari di cercare interventi statali specifici che "hanno causato" i problemi. Questo è comprensibile, e in effetti ne abbiamo elencati alcuni. Ma dobbiamo anche ricordare che il fallimento è una parte normale del processo di mercato. Gli investitori e gli imprenditori non sono onniscienti. I fallimenti non segnalano l'inefficienza del mercato più di quanto il rovesciamento della fisica newtoniana non dimostra la debolezza del metodo scientifico.

Oltre alle colpe delle politiche statali, è anche vero — e i sostenitori del libero mercato non dovrebbero provare alcuna vergogna nell'ammetterlo — che molte istituzioni sono state sedotte da modelli matematici fantasiosi. Ciò è accaduto soprattutto quando i ragazzi prodigio del MIT hanno sviluppato programmi che andavano a semplificare le ipotesi riguardanti le probabilità alla base di vari eventi. Ad esempio, Moody's potrebbe aver valutato come estremamente sicuro un particolare titolo garantito da ipoteca, dal momento che era composto da migliaia di piccoli frammenti di mutui sparsi in tutto il paese. Prima della crisi dei subprime, la saggezza convenzionale affermava che "il settore immobiliare è locale". Si riteneva praticamente impossibile che tutti i mercati — da San Francisco a Las Vegas, Miami e Chicago — avrebbero potuto sperimentare simultaneamente un picco nei tassi di default dei mutui. Nessuno aveva mai visto una caduta del genere, quindi pareva un'ipotesi irragionevole. I modelli, sulla base di questa ipotesi, hanno prodotto risultati che andavano a confermare la sicurezza dei titoli garantiti da ipoteca.

Di fronte a questa realtà, molti pensatori di libero mercato vogliono dare la colpa esclusivamente alle politiche statali. Nel caso delle agenzie di rating, abbiamo alcuni contendenti. L'esempio più evidente è rappresentato dalle imprese dominanti (Moody's, Standard and Poor's, Fitch) che hanno tratto vantaggio dai regolamenti statali riguardanti banche e altre istituzioni. Se una società bancaria o assicurativa vuole investire in obbligazioni, il governo federale insiste che queste obbligazioni abbiano un certo livello di sicurezza. Naturalmente la banca non può semplicemente ingaggiare Joe il Bond Rater per schiaffarci sopra una bella "AAA". Le normative insistono sul fatto che un'agenzia di rating affidabile debba soddisfare determinati criteri. In pratica queste regole ossificano il mercato delle agenzie di rating, e in parte hanno protetto Moody's e le altre dalle ripercussioni disastrose causate dalle loro valutazioni riguardo i titoli garantiti da ipoteca.

Ma anche se i critici avessero ragione e l'attuale crisi fosse stata causata in gran parte da previsioni errate fatte dal settore privato, non rappresenterebbe una sconfitta schiacciante per il libero mercato. Dopo tutto, ci sono un sacco di esempi riguardanti decisioni aziendali orribili fatte da privati. I flop di Edsel e "New Coke", il rifiuto di Decca Records nei confronti dei Beatles e il rifiuto di una dozzina di editori nei confronti del primo manoscritto di Harry Potter, sono tutti esempi di errori imprenditoriali madornali. Dato il vantaggio del senno di poi, è abbastanza facile per noi ridere di quegli imprenditori che sono stati protagonisti di queste storie, e in virtù di ciò i critici del mercato potrebbero sostenere che il libero mercato non può essere attendibile nel campo dell'innovazione.

Tuttavia, la mera esistenza degli errori imprenditoriali non è un atto d'accusa nei confronti del libero mercato. Le persone possono raggiungere il successo solo quando corrono dei rischi. La virtù del mercato è che permette agli individui di rischiare il proprio denaro — o quello degli investitori che riescono a convincere a finanziarli — raccogliendone i frutti se hanno successo e subendo perdite se falliscono. Non c'è alcun motivo per supporre che i burocrati statali avrebbero progettato modelli migliori di valutazione del rischio. Infatti due economisti della FED hanno scritto nel 2005 un articolo in cui sostenevano che non esistesse alcuna bolla immobiliare!

Ciò che è veramente ironico è che gli sforzi statali per soccorrere i mercati — presumibilmente resi "necessari" dai mercati "non regolamentati" — sono serviti solamente per indebolirli ulteriormente. Non tutte le principali istituzioni sono state colte dall'isteria dei derivati durante il boom immobiliare. Nel 2002 Warren Buffett mise in guardia i propri investitori: i derivati ​​erano "armi finanziarie di distruzione di massa" che ad un certo punto avrebbero portato morte e distruzione. Le acquisizioni statali di AIG, Fannie e Freddie, così come il relativo piano di salvataggio da $700 miliardi, riducono la forza relativa di queste aziende che si sono comportate in modo più sensibile durante il boom. Quando arriverà la prossima crisi, sarà in parte colpa del governo perché ha appena dimostrato che giocare sul sicuro e adottare una prospettiva di lungo periodo non paga nei mercati finanziari degli Stati Uniti. È molto più redditizio andare verso lidi più rischiosi e successivamente rivolgersi al governo se le cose vanno fuori controllo.

Tra gli sforzi per assegnare la colpa della crisi finanziaria, i fan del libero mercato non dovrebbero perdere di vista i reali benefici dei derivati. I contratti futures sul petrolio, per esempio, consentono ai produttori e ai grandi consumatori, come le compagnie aeree, di bloccare determinati prezzi ed impegnarsi in progetti a lungo termine che altrimenti risulterebbero troppo rischiosi. Anche i tanti disprezzati credit default swap permettono il trasferimento del rischio nei negoziati reciprocamente vantaggiosi. Soprattutto in un contesto finanziario incerto, i contratti CDS consentono ad alcune imprese di fare cassa più facilmente — perché i loro finanziatori possono comprare CDS sulle obbligazioni — e il prezzo di un particolare contratto CDS comunica informazioni sullo stato di salute dell'azienda alla base di tale contratto. Questi benefici saranno azzittiti se il governo entra in scena ed impone regole top-down.

Nonostante le affermazioni dei loro critici — e anche di alcuni dei loro affini — non bisogna incolpare i mercati non regolamentati per gli errori sistematici del boom immobiliare. Tuttavia, anche se gli errori privati fossero la causa principale, ciò non toglie che i burocrati statali non avrebbero preso decisioni più sagge.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Determinazione dei prezzi, R.I.P.

Ven, 02/09/2016 - 10:07




di David Stockman


È stato veloce. Con quasi l'85% della perdite recuperate in tre giorni e i mercati risaliti, cosa c'è che non va?

Dopo tutto, le banche centrali sono presumibilmente pronte e, nel caso della BCE e della BOE, decise ad intervenire a tutti i costi. MarketWatch ha quindi osservato:

I mercati sono stati rinfrancati da rapporti che indicano come la Banca Centrale Europea stia valutando modifiche al suo programma di acquisto di obbligazioni, mentre "la Banca d'Inghilterra ha detto che sono andati all-in", ha detto Joe Saluzzi, co-responsabile del trading azionario presso Themis Trading.

La Banca Centrale Europea sta considerando di cambiare le regole per quanto riguarda i tipi di obbligazioni che può acquistare come parte del suo pacchetto di stimolo, in modo da sedare le preoccupazioni secondo cui potrebbe rimanere a corto di titoli da acquistare in base alle disposizioni attuali, secondo Bloomberg News. A tale dichiarazione hanno fatto seguito i commenti del governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney, secondo cui la banca centrale è pronta a sfruttare posizioni ulteriormente allentate di politica monetaria.
Ebbene, da queste parole potreste pensare che il folle Draghi stia preparando la madre di tutti QE, se ci sarà il pericolo che la BCE rimarrà "a corto di titoli da acquistare".

Chi avrebbe mai pensato che il debito dei governi della zona Euro non sarebbe mai stato abbastanza per soddisfare il pulsante "comprare" sulla stampante dello zio Mario? Infatti con un debito pubblico al 91% del PIL, potreste pensare che i $12,500 miliardi sarebbero stati più che sufficienti.




Risulta, tuttavia, che la frase operativa sia "sotto le disposizioni attuali". In un impeto di prudenza apparente, la BCE ha stabilito che per l'acquisto mensile di $90 miliardi di titoli di stato e altri titoli, acquisterebbe solo titoli con un rendimento superiore al suo tasso di deposito del -0.4%.

Proprio così. I geni presso la BCE hanno stabilito che i tassi sotto lo zero sono molto buoni, ma ad una condizione: fintanto che non devono pagare di più per possedere i titoli tedeschi, per esempio, rispetto alle banche tedesche che stanno pagando per depositare i fondi in eccesso presso la BCE.

Detto in altro modo, la BCE è sicura che non andrà in bancarotta anche se sta portando le compagnie di assicurazione, i fondi pensione, le banche e i risparmiatori esattamente in quella direzione.

Ma poi arriva il proverbiale Comma 22. Più obbligazioni Draghi promette di acquistare, più i front-runner nel casinò spazzoleranno queste obbligazioni nel mercato repo con una leva assurda — sapendo che lo zio Mario li ricompenserà con un grande guadagno sulla loro piccola porzione di capitale a rischio.

Ciò spinge i prezzi delle obbligazioni sempre più in alto e il rendimento più in basso. Alla fine, la fuga precipitosa per acquistare oggi quello che lo zio Mario acquisterà domani, ha spinto i rendimenti al di sotto del -0.4% per una quota crescente di obbligazioni sulla curva dei rendimenti tedesca.

L'evento Brexit ne ha solo aggravato l'assurdità. Come mostrato di seguito, ha fatto entrare altri $1,300 miliardi di titoli di stato in tutto il mondo nella zona sotto lo zero. Ora il totale globale è di $11,700 miliardi con rendimenti negativi, o il 26% di tutto il debito pubblico sul pianeta, tra cui più di $1,000 miliardi di debito pubblico tedesco e francese e quasi $8,000 miliardi di debito pubblico giapponese.




Da notare sul grafico qui sopra la quantità di debito a lungo termine ora scambiato a rendimenti negativi. Questo significa che il problema della "scarsità" affrontato dalla BCE è solo peggiorato.

In parte perché le regole della stampa di denaro della BCE, richiedono che i suoi acquisti di obbligazioni siano ripartiti su base proporzionale tra i suoi paesi membri.

Così gli scommettitori che si sono ammassati per acquistare bund in risposta al Brexit, hanno fatto scendere ancora di più la curva dei rendimenti tedesca al di sotto del -0.4%. Ora sulla curva dei rendimenti tedesca esiste una "no buy zone" fino ai bund a otto anni.




Né questa è l'estensione completa della follia dei tassi sotto lo zero. Come indicato anche nel grafico, la curva dei rendimenti svizzera è negativa fino alle obbligazioni a 48 anni, dove tali bond sono scambiati a -0.0082%, e i rendimenti del JGB a quarant'anni raggiungono scarsamente i 6 punti base.

Sì, per il 2056 la colonia di vecchi del Giappone sarà più grande rispetto al suo mercato del lavoro, e il suo sistema fiscale e monetario si sarà schiantato molto prima. Ma non importa. Prima che si autodistruggerà, la BOJ acquisterà tutto il debito del governo giapponese. Essa ne possiede già ¥426 miliardi — una cifra che è pari all'85% del PIL.

Quando si tratta di debito pubblico, quindi, possiamo tranquillamente dire che la relativa "determinazione dei prezzi" è morta e sepolta. Il Giappone è solo il bordo d'attacco, ma la tendenza è assolutamente chiara. Il prezzo del debito sovrano è ancorato dalle banche centrali, non è determinato dagli acquisti di risparmiatori ed investitori con soldi veri.

Inutile dire che tutto ciò è qualcosa di nuovo sotto il sole, e non in senso buono. Mentre i trader del casinò potrebbero non aver notato che la NIRP non è sempre stata con noi, questo grafico ci mostra quanto rapidamente si stia diffondendo il contagio. In meno di 2 anni un quarto del debito sovrano del mondo è scivolato nella regione inferiore della NIRP.




Chi l'avrebbe mai detto che un giorno avremmo pagato i governi affinché prendessero in prestito? Ma nei casinò sgangherati di oggi, i giocatori non se ne preoccupano affatto.

La cultura dello stimolo monetario s'è diffusa talmente tanto che la verità secolare, secondo cui gli stati non sono altro che miscredenti fiscali, è ormai andata completamente persa. L'unica cosa a cui guarda il "mercato" è quando arriverà il prossimo stimolo.

Ma la distruzione della determinazione dei prezzi nel mercato del debito sovrano, non è semplicemente una curiosità accademica di cui chiacchierare nelle aule universitarie. Al contrario, sta già avendo enormi conseguenze tossiche nella governance di bilancio e per i capitali.

Per quanto riguarda il primo aspetto, si consideri il caso della Francia e dei suoi $1,000 miliardi di debito pubblico a rendimenti negativi. Ciò equivale a quasi la metà del totale, che è cresciuto di quasi il 50% solo negli ultimi nove anni, e ora è pari all'85% del PIL.




Il fatto è che la Francia è un caso disperato di socialismo, in cui lo stato divora costantemente l'intera economia privata. La quota ricoperta dallo stato si sta spingendo verso il 57% del PIL, e non ha smesso di salire per quasi quattro decenni.

Eppure la Francia viene ora pagata per spendere e prendere in prestito ancora di più. Alla luce di ciò bisogna porsi una domanda: cosa succederà quando il dirigismo fiscale francese farà finire la sua economia in un declino permanente (è quasi lì adesso) e la BCE sarà infine costretta a spegnere la sua stampante monetaria?

Né lo scoppio della bolla obbligazionaria francese da $2,400 miliardi richiederà ancora molto tempo.

La candidatura populista di Marine Le Pen è già in programma per le elezioni presidenziali del 2017 in Francia. Il Brexit ha ora fornito nuovo impulso e credibilità alla sua piattaforma anti-UE.

Anche la sola possibilità di un Frexit potrebbe innescare un'ondata inarrestabile di vendite da parte dei front-runner di Draghi, i quali oggi stavano acquistando decennali francesi a 7 miseri punti di rendimento.

Detto in altro modo, in teoria Draghi sta ancorando i tassi dei titoli francesi nella zona sotto lo zero in modo da innescare l'inflazione. In pratica, invece, sta allestendo un monumentale ordigno finanziario che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento a causa del rischio Frexit, della recessione europea, di una rivolta tedesca nei confronti della BCE, o di numerosi altri potenziali catalizzatori.




Il rischio insito nella follia finanziaria della ZIRP è stato ben illustrato da Wolf Richter in un recente post. Ciò che egli ha sottolineato in relazione ai bund tedeschi è applicabile a tutti gli $11,700 miliardi di debito sotto lo zero.

Vale a dire, i front-runner e gli speculatori nel mercato obbligazionario sono seduti su gigantesche plusvalenze, generate dalle politiche delle banche centrali attraverso la falsificazione sistematica dei prezzi delle obbligazioni. Non c'è bisogno di essere un laureato in economia per capire che qualsiasi interruzione nella fiducia, farà sì che questi scommettitori afferrino i loro guadagni e scarichino le obbligazioni:

Che cosa significa questo per gli investitori che anni fa hanno acquistato le obbligazioni con scadenze lunghe? Ad esempio, il bund tedesco 4.75%, emesso nel 2008 e con scadenza a luglio 2040, è trattato a 202.3 centesimi sull'euro, dopo aver raddoppiato il suo valore nel corso degli ultimi otto anni. I venditori di questi bond sono i veri beneficiari delle politiche monetarie di Draghi, e possono venderli proprio alla BCE.
Questa osservazione evidenzia la menzogna che oggi circola nelle sale di Wall Street. La folla, insistente nel dire che non esiste alcuna bolla obbligazionaria — nonostante i $25,000 miliardi di debito pubblico con un rendimento dell'1% o meno — sostiene che il mercato stia scontando per il prossimo futuro un'economia debole.

No, non è così. È la legge della domanda e dell'offerta.

Tra i $21,000 miliardi di debito già posseduti dalle banche centrali e le migliaia di miliardi detenuti da speculatori e front-runner, c'è una grande differenza di scala; e, di conseguenza, ci sono enormi guadagni inattesi che attendono questi stessi speculatori.

Ironia della sorte, quando alla fine scoppierà la bolla obbligazionaria, la Ground Zero del crollo è probabile che sarà l'Italia e il suo debito da $2,400 miliardi — una parte del quale è stato emesso quando ancora Mario Draghi faceva parte del Tesoro italiano.

L'idea che il rendimento attuale dell'1.15% per il decennale italiano compensi anche lontanamente il rischio incorporato nella camera degli orrori fiscale ed economica italiana, è semplicemente risibile. Per non parlare del rischio del Brexit, che è solo la fase uno dello smembramento dell'Unione Europea culminante con un'ondata di rivolte populiste, tra cui un Movimento Cinque Stelle intento a portare l'Italia fuori dall'euro.

Infatti l'Italia è veramente un caso in cui un cieco guida un altro cieco. Il suo sistema bancario è essenzialmente insolvente, con quasi $400 miliardi di NPL (prestiti non performanti), ma l'economia stagnante dell'Italia sarebbe spacciata se le banche non venissero sostenute dallo stato o da un piano di salvataggio europeo.

Questo perché le fondamenta del sistema bancario italiano superano i $4,400 miliardi, o più del doppio le dimensioni del suo PIL. Di conseguenza, il settore bancario italiano pervade ogni angolo della sua economia da $2,000 miliardi.

Come mostrato di seguito, i bilanci bancari sono quasi triplicati nel corso degli ultimi 16 anni, anche se l'economia italiana è più piccola in termini reali di quanto non fosse nel 2007.

E questa non è nemmeno la metà della storia. Oltre alla massiccia quantità di sofferenze, ci sono anche circa $400 miliardi in titoli di stato italiani.

Inutile dire che questi titoli sono di gran lunga sopravvalutati a causa del QE di Draghi, ed il loro prezzo diminuirebbe se gli speculatori che finora hanno fatto front-running al programma d'acquisto dello zio Mario dovessero perdere la fiducia nella BCE o nella capacità del governo italiano di continuare la sua gigantesca farsa fiscale.




Si dà il caso che la sfida esistenziale si stia concretizzando in questo momento. Le principali banche italiane sono un fiume di perdite, e sono state oggetto di una massiccia svendita nel mercato azionario. I prezzi delle azioni sono in calo tra il 50% e il 75% sin dall'inizio dell'anno.

Così il governo Renzi ha tentato di organizzare un piano di salvataggio, ma è finito per sbattere contro quel tipo di Comma 22 presente nelle normative europee riguardanti i salvataggi: in base alle nuove norme bancarie entrate in vigore nel 2016, l'Italia non può iniettare fondi statali nel suo sistema bancario fino a quando non avrà prima costretto un "bail-in" per quelle banche richiedenti l'aiuto.

Ciò non solo significherebbe enormi perdite per depositanti e detentori di titoli bancari, ma anche il crollo immediato del governo Renzi. La terza banca più grande e più insolvente d'Italia è praticamente una branca del suo partito socialdemocratico.

Di conseguenza Renzi ha tentato di ottenere una proroga delle nuove norme sulla base del fatto che la crisi bancaria italiana s'è notevolmente intensificata dopo lo shock del Brexit. Ma la Merkel ha detto di no, e per un motivo evidente: le nuove norme del bail-in sono progettate per evitare nuove crisi fiscali negli stati membri e la necessità di ulteriori salvataggi finanziati dai tedeschi.

Ora l'Italia si trova di fronte alla reale possibilità di una corsa agli sportelli e una crisi di liquidità nel suo settore bancario da $4,400 miliardi. Di conseguenza sembra sia stata autorizzata dall'UE a stabilire una linea di credito di sostegno fino a $150 miliardi, ma in base alle norme UE può essere utilizzata solo per le banche solventi — di cui l'Italia non ne ha molte.

Inutile dire che tutto ciò non risolverà il problema di fondo, ma potrebbe affrettare il giorno della resa dei conti con Bruxelles e Berlino, motivo per cui i giorni dell'UE sono contati. Come ha osservato Zero Hedge:

Il Brexit sarà solo il capro espiatorio usato da Renzi e dall'Italia per aggirare i divieti della zona Euro. E se non ci riusciranno, tutto quello che dovrà fare Renzi sarà accennare ad un suo referendum. Poi guardate come la Merkel si arrampicherà sugli specchi per consentire all'Italia di fare ciò che vuole, proprio per evitare l'umiliazione di un potenziale "Italeave."
In breve, o l'UE aprirà le porte ad un rinnovato giro di salvataggi, che probabilmente comporterà il crollo del governo della Merkel, o autorizzerà l'Italia a spendere $50 miliardi per ricapitalizzare le sue banche e conservare i $400 miliardi di debito pubblico in loro possesso.

Ma con un debito pubblico già al 133% del PIL, perché qualcuno, tranne la stampante di Mario Draghi, dovrebbe acquistare titoli decennali ad un rendimento dell'1.15%?

C'era una volta la determinazione dei prezzi da parte dei bond vigilantes la quale manteneva i governi quasi-sobri e funzionalmente solventi. Adesso non esiste più.

Il cosiddetto Italian Job è solo l'antipasto in un mondo di stati falliti e mercati alla deriva.




Inutile dire che la vasta falsificazione dei prezzi del debito sovrano non è avvenuta per caso. Ha causato una folle corsa per rendimenti decenti tra i manager obbligazionari, cosa che, a sua volta, ha distorto e deformato come mai prima i mercati del debito societari.

I $400 miliardi di obbligazioni e prestiti ad alto rendimento ora liquidati nel mercato petrolifero, sono solo un esempio. Il livello record di denaro che dagli istituti di credito finisce nei mutui subprime per le auto e nei fondi CLO, sono un altro.

Solo negli Stati Uniti le obbligazioni societarie in circolazione sono aumentate da $3,000 miliardi alla vigilia della crisi finanziaria ai $7,000 miliardi di oggi. Questo aumento strabordante è stato riciclato nuovamente nel casinò per finanziare programmi d'ingegneria finanziaria, in modo particolare i riacquisti di azioni.

In una parola, senza un'onesta determinazione dei prezzi i mercati del debito di tutto il mondo sono stati trasformati in una trappola mortale. Stanno pagando i governi per fallire, mentre incentivano i piani alti delle grandi aziende a saturare i loro bilanci al fine di manipolare i prezzi delle loro azioni, anche se ciò compromette fatalmente la loro capacità di competere e crescere.

Come abbiamo detto — determinazione dei prezzi, R.I.P.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Argento: il denaro del passato e del futuro

Gio, 01/09/2016 - 10:17




di James Rockards


Prima del Rinascimento, il denaro esisteva come monete in metallo prezioso o lingotti. I cesari ed i re facevano incetta d'oro e argento, li dispensavano ai loro soldati, combattevano per essi, e lo rubavano gli uni dagli altri. La terra è stata un'altra forma di ricchezza fin dall'antichità. Ciononostante la terra non è denaro perché, a differenza di oro e argento, non può essere facilmente scambiata e non ha alcun grado d'uniformità.

Nel XIV secolo i banchieri fiorentini (chiamati così perché lavoravano su una panchina o su un banco nelle piazze di Firenze e di altre città-stato) accettavano i depositi di oro e argento in cambio di banconote; esse rappresentavano la promessa di restituire i metalli preziosi su richiesta. Le banconote erano una forma più conveniente di scambio rispetto al metallo fisico. Potevano essere trasportate per lunghe distanze e convertite in oro e argento presso le filiali di una banca fiorentina a Londra o Parigi.

Le banconote non erano debiti non garantiti, piuttosto erano ricevute di deposito su metalli preziosi.

I banchieri rinascimentali si resero conto che potevano mettere a miglior uso i metalli preziosi in loro custodia, come prestiti ai principi. Questa pratica lasciava in circolazione più banconote rispetto al metallo fisico in custodia. I banchieri contavano sul fatto che le banconote non sarebbero state tutte convertite in una sola volta, e che potevano recuperare in tempo l'oro e l'argento dai principi per soddisfare i rimborsi. Così nacque la "riserva frazionaria", dove il metallo fisico in custodia era una frazione rispetto alle banconote cartacee.

Nonostante l'avvento del sistema bancario, delle banconote e della riserva frazionaria, oro e argento mantennero il loro ruolo centrale come moneta mondiale. Principi e commercianti ancora detenevano monete d'oro e d'argento in borse e custoditi in casseforti. Metallo e cartamoneta circolavano fianco a fianco. Infatti, il sistema era basato sui metalli preziosi.

L'argento aveva un ruolo di primo piano in questo sistema. Ciò è riscontrabile nel successo del dollaro spagnolo, chiamato real de a ocho. Il dollaro spagnolo conteneva 0.885 once d'argento puro. Era una moneta da 22 carati con un peso totale di 0.96 once (una volta venne aggiunta una lega per la durabilità).

L'Impero spagnolo coniò il real de a ocho affinché divenisse il concorrente del Joachimsthaler del Sacro Romano Impero. Il Joachimsthaler era una moneta d'argento coniata nella St. Joachim Valley (thal in tedesco). La parola Joachimsthaler fu poi abbreviata in taler, antenato del "dollaro" americano.

Sia il real de a ocho spagnolo che il taler tedesco erano i predecessori del dollaro d'argento americano. I dollari spagnoli sono stati la moneta a corso legale negli Stati Uniti fino al 1857. Fino al 1997 il New York Stock Exchange ha trattato azioni in unità di un ottavo di dollaro, un retaggio del real de a ocho d'argento originale.

Monete d'argento simili vennero adottate in Borgogna, nei Paesi Bassi (chiamate leeuwendaalder o "leon dollaro") e in Messico a partire dal XVII secolo. I dollari d'argento spagnoli sono stati ampiamente utilizzati nel commercio mondiale. Fino al XIX secolo l'argento è stato quasi l'unica merce accettata dalla Cina in cambio della propria produzione. La Cina mise il proprio marchio sulle monete spagnole per metterle in circolazione anche sul proprio territorio. Se l'oro è stata la prima moneta mondiale, l'argento è stata la prima valuta mondiale.

La popolarità dell'argento come standard monetario si basava su domanda e offerta. L'oro è stato sempre scarso, l'argento più facilmente disponibile. Carlo Magno inventò il quantitative easing, o "QE", nel IX secolo, sostituendo l'argento al conio delle monete d'oro per aumentare l'offerta di moneta nel suo impero. La Spagna fece lo stesso nel XVI secolo.

L'argento possiede molte delle caratteristiche dell'oro. L'argento è di grado uniforme, malleabile, relativamente scarso e piacevole agli occhi. Dopo che gli Stati Uniti misero fuorilegge il possesso d'oro nel 1933, le monete d'argento circolarono liberamente. Gli Stati Uniti coniarono monete d'argento fino al 1964. La svalutazione iniziò nel 1965.

A seconda della moneta — centesimi, quarti, o mezzi dollari — la percentuale d'argento scese dal 90% al 40%, e, infine, a zero nei primi anni '70. Da allora le monete degli Stati Uniti in circolazione contengono rame e nichel.

Dall'antichità fino alla metà del XX secolo, anche i cittadini con mezzi modesti hanno conservato monete d'oro o d'argento. Oggi non ci sono monete d'oro o d'argento in circolazione. Tali monete esistono sotto forma di lingotti — tenuti fuori dalla vista.




Ecco un primo piano di un lingotto d'argento. Questi lingotti sono timbrati (proprio come la cartamoneta) con informazioni importanti. Potete chiaramente vedere il simbolo della raffineria che ha prodotto il lingotto (Argor Heraeus), il paese di origine (Svizzera) e la purezza dell'argento (999.9). C'è anche un simbolo per il saggiatore (MH Melter) che testa la purezza. I lingotti sono timbrati con una data (questo lingotto è del 2016) e un numero di serie univoco (non mostrati).

È tempo di aggiungere argento al vostro portfolio?

Io uso un metodo chiamato inferenza causale per fare previsioni sugli eventi in sistemi complessi, come ad esempio i mercati dei capitali. La metodologia dell'inferenza causale si basa sul Teorema di Bayes, una formula del XIX secolo scoperta da Thomas Bayes. La formula si presenta così nella sua forma matematica moderna:




In parole povere, questa formula dice che, aggiornando la nostra comprensione iniziale con nuove informazioni imparziali, miglioriamo la nostra comprensione. Ho imparato ad utilizzare questo metodo mentre lavoravo alla CIA, e lo applico ancora oggi.

Il lato sinistro dell'equazione è una prima stima della probabilità che accada un determinato evento. Le nuove informazioni vanno nella parte destra dell'equazione. Se sono coerenti con la nostra stima, vanno al numeratore (aumentando le probabilità del risultato atteso). Se sono incoerenti, vanno al denominatore (abbassando le probabilità del risultato atteso).

In questo caso abbiamo usato la formula per stimare le probabilità di un aumento significativo del prezzo dell'argento nei prossimi sei mesi. Stimiamo una probabilità del 60% che il prezzo dell'argento aumenterà almeno del 25% nei prossimi sei mesi. Questo è un segnale abbastanza forte da consigliare una raccomandazione "comprare" con la nostra metodologia Kissinger Cross.

Aggiorniamo continuamente la nostra previsione sulla base di nuove informazioni. Quali sono alcuni dei punti inclusi nella nostra più recente previsione?

  • Il prezzo dell'argento ha dimostrato grande capacità di recupero di fronte alle turbolenze finanziarie. L'argento è tornato un po' indietro dal suo recente massimo di $20.37 l'oncia del 13 luglio. Ma sta resistendo intorno ai $19.50 l'oncia, il prezzo più alto in due anni. E tutto ciò nonostante un sentimento ribassista dei trader in base alle relazioni del COMEX, scadenze di contratti futures (esercitanti di solito una pressione al ribasso sui prezzi), timori per il Brexit, requisiti di margine superiori nel COMEX, un dollaro più forte, e un nuovo ciclo di aumenti dei tassi a settembre da parte della FED. Di norma uno di questi fattori sarebbe sufficiente a far vacillare i prezzi dell'argento molto al di sotto i recenti massimi. Il fatto che l'argento abbia resistito di fronte a tutti e sei i fattori in una volta, è un segnale rialzista.
  • Oltre a tenere bene nonostante i fattori ribassisti, l'argento potrebbe ricevere una spinta da numerosi fattori positivi che non sono ancora stati pienamente valutati dai mercati. Nonostante la recente forza del dollaro e i segnali della FED nel voler rialzare i tassi, l'economia degli Stati Uniti non può permettersi un dollaro forte. Il dollaro forte è deflazionistico e spinge la FED più lontano dai suoi obiettivi d'inflazione. La FED non alzerà i tassi a settembre (e probabilmente nemmeno per il resto di questo anno). Una volta che sarà chiaro anche ai mercati, il dollaro si indebolirà e il prezzo in dollari dell'argento otterrà una spinta.
  • Indipendentemente da quale partito vincerà le elezioni presidenziali degli Stati Uniti a novembre, gli Stati Uniti sono intenzionati a far decollare l'elicottero monetario (stimolo fiscale monetizzato dalla FED) nel 2017. Se vincerà Hillary Clinton, ciò probabilmente significherà un aumento dei voti Democratici al Senato e una spesa per infrastrutture. Se vincerà Donald Trump, ha già promesso una massiccia spesa in infrastrutture.

In entrambi i casi, ci stiamo dirigendo verso una maggiore spesa, un deficit più grande, una maggiore stampa di denaro e, alla fine, più inflazione. La compresione di questo esito da parte dei mercati, a partire da metà novembre, sarà un potente vento favorevole per l'argento.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La maledizione dell'effetto ricchezza delle banche centrali

Mer, 31/08/2016 - 10:09




di David Stockman


I robo-trader e i permabull sono usciti di nuovo dalle loro caverne, offrendo l'ennesimo dead cat bounce privo di volume in un mercato che per 600 giorni non è andato da nessuna parte.

Proprio così. L'indice S&P 500 ha dapprima varcato la soglia dei 2060 punti a metà novembre del 2014, e poi ha fallito 40 tentativi di rottura sin da allora.




Tuttavia, c'è una ragione e c'è un colpevole dietro ai rally falliti.

Per quanto riguarda la prima, è tutta una questione di picco del ciclo economico. Il ciclo dei profitti ha raggiunto un picco sei trimestri fa, quando gli utili dell'indice S&P 500 sono arrivati a $106 per azione durante il periodo annuale conclusosi a settembre 2014. Per il periodo conclusosi a marzo 2016, invece, ha fatto registrare un utile a $87 per azione.

I profitti sono scesi del 18%, e questo dato è stato contenuto a causa dei $700 miliardi di riacquisti di azioni.

Allo stesso modo, quasi ogni misura dell'economia imprenditoriale reale ha raggiunto un picco. Per esempio, gli ordini delle spese in conto capitale esclusa la difesa sono in calo del 12% sin dal settembre 2014, le spedizioni su ferrovia e autotrasporto sono scese del 21% e del 6% rispettivamente, e le spedizioni dell'export sono giù del 13%.

Ma le misure più complete riguardanti l'attività economica — vendite totali delle aziende e rapporto scorte/vendite — raccontano la vera storia. Le vendite totali sono scese di quasi il 5% dal loro picco ad agosto 2014, e il rapporto scorte/vendite è salito costantemente a livelli da recessione.




Inoltre, non solo gli 84 mesi di espansione del ciclo economico nazionale volgeranno al termine, ma anche il super-ciclo globale.

Ci riferiamo qui al boom del credito ventennale e senza precedenti alimentato dalle banche centrali, il quale ha fatto salire la montagna del debito mondiale da $40,000 miliardi a $225,000 miliardi. Non solo tutto questo è diventato un enorme onere per l'attività economica, ma ha anche causato una massiccia baldoria di spese in conto capitale inefficienti e costruzioni di infrastrutture che non potevano essere sostenute e che finiranno per generare perdite impressionanti sul capitale reale.

Il cuore di questo super-ciclo, naturalmente, era lo Schema Rosso di Ponzi e la monumentale campagna di scavi, costruzioni, investimenti, prestiti e speculazioni che sono stati generati dopo il 1994 dalla stampante monetaria cinese. Ma l'economia cinese è ora bloccata con $30,000 miliardi di debito impagabile e quantità inimmaginabili di investimenti improduttivi, capacità in eccesso e sprechi (forse i Faraoni hanno sprecato di più nel costruire le piramidi).

È stato tutto alimentato da infinite dosi di credito sfornate dallo stato. Per esempio, sembra che la Cina abbia anche costruito campi sterminati di pale eoliche in base a questa situazione. Ma, ahimè, i venti non si sono alzati.

In breve, l'economia mondiale sta cambiando radicalmente. Il crack-up boom alimentato da due decenni di credito a basso costo, con epicentro in Cina e che a cascata s'è riversato in tutta la sua catena di approvvigionamento tra i mercati in via di sviluppo e tra i mercati sviluppati suoi fornitori di beni strumentali e beni di lusso, come la Germania e gli Stati Uniti, sta volgendo al termine. Ora stiamo entrando nella fase di bust e una lunga era crepuscolare di deflazione, liquidazioni e stagnazione.

Così il mercato azionario ha un disperato bisogno di una profonda correzione. La valutazione odierna degli utili al 23.8X è semplicemente ridicola, dato che i profitti aziendali sono in calo e senza possibilità di ripresa. Anche al 15X, o a 1300 punti per quanto riguarda l'indice S&P 500, sarebbe una valutazione esagerata in un mondo che sta finendo nella discarica economica.

E ciò ci porta al colpevole — il gruppo di folli domiciliati presso l'Eccles Building. Il mercato azionario e altri tipi di mercati non possono affrontare una correzione, perché la determinazione onesta dei prezzi è sostanzialmente stata distrutta dal cosiddetto effetto ricchezza delle banche centrali.

Cioè, in condizioni di Picco del Debito la repressione dei tassi d'interesse e la massiccia espansione del credito sono inutili per quanto riguarda l'economia di Main Street. Questo perché lo storico canale di trasmissione della politica monetaria è ormai rotto.

Piuttosto che mobilitare l'ultimo acquirente di auto che può appannare uno specchio retrovisore e l'ultimo giovane che può scarabocchiare una firma su un prestito per studenti, i tassi d'interesse a buon mercato non hanno fatto nulla per stimolare il vecchio adagio keynesiano "prendere in prestito e spendere" tra il 90% delle famiglie americane. Queste ultime non sono degne di credito e hanno già preso in prestito fino ai limiti dei loro redditi reali stagnanti.

Allo stesso tempo, il canale di trasmissione del credito alle imprese — il ciclo dei fondi presi in prestito che finisce per aumentare gli investimenti di capitale fisso — è stato compromesso ancora di più. La FED, dopo aver trasformato i mercati finanziari in casinò, ha trasformato i piani alti delle grandi aziende americane in bische clandestine amanti dell'ingegneria finanziaria.

Di conseguenza, anche se il debito commerciale non finanziario è salito da $11,000 miliardi alla vigilia della grande crisi finanziaria ai $13,500 miliardi di oggi, la totalità di tale aumento è stato riciclato nei mercati secondari, non negli investimenti primari in stabilimenti, attrezzature, tecnologia e altri investimenti reali.

In breve, il massiccio stimolo monetario della FED non ha mai lasciato i canyon di Wall Street. Non ha rinvigorito l'economia di Main Street, ma ha gonfiato solo una bolla finanziaria ancora più gigantesca rispetto alle due bolle precedenti di questo secolo.

L'aggiornamento di questa settimana riguardante la tiepida "crescita" del PIL reale all'1.1%, fornisce un ulteriore esempio di come lo "stimolo" monetario sia stato ridotto alla semplice inflazione degli asset finanziari e alla manipolazione dei mercati monetari e dei capitali.

In base alla sua terza revisione, il BEA ha concluso che il PIL reale è cresciuto di $44 miliardi, ma l'assistenza sanitaria ricopre $26 miliardi o il 58.4% del totale.

Detto in altro modo, a parte l'inefficiente settore sanitario della nazione — una condizione decisamente aggravata dall'Obamacare — il PIL reale è cresciuto di appena lo 0.47% nel primo trimestre. Questa è una cifra sufficientemente vicina allo zero anche per i feticisti dei numeri presso la FED e per i loro megafoni nella stampa finanziaria.




Il punto è questo: come può qualcuno sano di mente pensare che 90 mesi di ZIRP, o $3,500 miliardi in monetizzazione del debito statale, possano avere qualcosa a che fare con un settore dell'economia USA che ha generato una quota di gran lunga sproporzionata nella flebile crescita totale della nazione?

Il fatto è che praticamente tutti i nuovi posti di lavoro creati negli Stati Uniti sin dal volgere del secolo, sono stati creati in quello che noi chiamiamo Complesso HES, o salute, istruzione e stato sociale. Eppure questi posti di lavoro sono prevalentemente alimentati dal macchinario erariale della nazione.

Infatti, sono stati i $4,000 miliardi tra Medicare, Medicaid, benefici sanitari, spesa per l'istruzione, sussidi fiscali e programmi di assistenza sociale che hanno spinto la crescita di quei posti di lavoro. Lo stimolo monetario e la ZIRP non hanno fatto un bel niente al confronto.

Eppure, al di fuori del complesso HES, l'economia americana ha generato solo 2.9 milioni di posti di lavoro — principalmente nel settore part-time — sin da quando Bill Clinton ha fatto i bagagli nel gennaio 2001. Parliamo solo di 16,000 posti di lavoro al mese in un'economia che ne ha bisogno di 150,000 al mese, come minimo.




Alla fine lo stimolo monetario si riduce ad un effetto ricchezza nel contesto dell'odierna economia infatuata dal debito.

Il pompaggio monetario inaugurato da Alan Greenspan in risposta al Lunedì Nero dell'ottobre 1987, ha avuto due conseguenze fondamentali: i redditi reali del 90% della popolazione negli strati bassi della scala economica sono stati stagnanti; i livelli della ricchezza reale sono più bassi e le sue relative quote della torta economica sono costantemente diminuite.

Infatti i 13 punti percentuali di quote perse sono stati catturati dalle 120,000 famiglie (0.1%) all'apice della scala economica. Questa piccola fetta della nazione è stata la vera beneficiaria dell'effetto ricchezza sfoggiato dalla FED.




Allo stesso tempo, le bolle finanziarie e i bust sono diventati più frequenti e violenti, perché la FED ha distrutto i controlli naturali e gli equilibri di un mercato finanziario onesto. L'incapacità del mercato azionario, follemente sopravvalutato, di correggersi, come dimostrato ancora una volta negli ultimi due giorni, ne è la prova.

È anche la prova del pericolo estremo imminente. La recessione si sta avvicinando velocemente, come indicato da ogni punto dell'attività economica. Come mostrato di seguito, anche il traffico in corrispondenza dei fast food ha avuto una battuta d'arresto nel corso degli ultimi tre mesi.

Ma quando la presenza della crisi diventa innegabile, non dovete far altro che guardare di sotto. La FED è incagliata allo zero bound, senza nessuno strumento credibile di stimolo per Main Street.

In realtà, una mossa disperata verso tassi d'interesse negativi garantirebbe praticamente una rivolta populista, capeggiata da Donald Trump, contro la FED. In alternativa, un ritorno ad un nuovo round di QE causerebbe sicuramente una fuga precipitosa verso le uscite del casinò; sarebbe un'ammissione palese che il QE è stato un fallimento abissale.




Alla fine, anche i giocatori d'azzardo nel casinò — dopo essere stati raggirati per la terza volta in questo secolo — riusciranno a capire la verità. Le banche centrali si sono ridotte a gonfiare l'effetto ricchezza, e questa è una maledizione mortale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/