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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1555125
Aggiornato: 31 min 34 sec fa

S&P 500 a 3200: Laszlo Birinyi perderà la sua fortuna come accadde a Irving Fisher

4 ore 4 min fa
S&P 500 a 3200. Ecco a voi l'Irving Fisher dei giorni nostri. Quest'ultimo perse tutta la sua fortuna nel crollo del mercato azionario del '29, a seguito di una previsione rialzista sulla borsa di New York. Oggi Birinyi subirà lo stesso fato, ignorando l'impotenza reale della FED di fronte alla mastodontica correzione che si profila nel settore azionario e obbligazionario sovrano/corporativo. In realtà, è stata la colossale quantità di credito fiat sfornato dalle banche centrali e il loro immagazzinamento presso i depositi delle stesse banche centrali a permettere ai tassi d'interesse di rimanere ancorati allo zero. E' stato il congelamento del ciclo economico a permettere un ambiente economico apparentemente in stato di boom, ma solo per deterimnati settori (es. azionario, obbligazionario). Main Street è stato tagliato fuori. I tassi di riferimento sono ancorati allo zero non per volontà della FED, ma perché le banche commerciali non stanno prestando denaro all'economia più ampia. E' un asino che, sebbene portato al fiume, non vuole bere: ha raggiunto il livello di picco del debito. Le banche commerciali non prestano e gli individui medi non vogliono prestiti. La banca centrale non può dire, "Tassi d'interesse aumentate!" e per magia essi aumentano. Ecco perché i banchieri centrali saranno impotenti e verranno chiamati al banco degli imputati, insieme alle loro teorie, una volta che le cose andranno fuori controllo. Nel frattempo scommetto che la FED coglierà la palla al balzo e sfrutterà la svalutazione operata dalla PBOC per rimandare ancora una volta la normalizzazione dei tassi. La giustificazione ufficiale sarà quella di non volere un dollaro più forte. Attenzione però, perché sebbene si possa dire che il rischio sia stato contenuto, ciò non è vero perché in tutti questi anni di tassi a zero si sono accumulati errori economici in quei settori gonfiati artificialmente Infatti, tassi bassi hanno scatenato una corsa per rendimenti decenti che ha finito per prezzare il pattume a livello di titoli AAA. Con la FED che ha smesso di stimolare l'offerta di moneta, o almeno la mantiene all'incirca a $4,000 miliardi, i nodi vengono al pettine e le posizioni rischiose (garantite nient'altro che da debiti e leva finanziaria) inizieranno ad essere liquidate. Le banche centrali hanno giocato tutte le loro carte e tutte sono state un fallimento. Il manuale keynesiano da cui leggono, non ha più risposte. In realtà, non le ha mai avute.
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di David Stockman


Quando il guru del mercato azionario Laszlo Birinyi ha detto oggi che l'S&P avrebbe raggiunto i 3200 entro il 2017, la sua argomentazione era essenzialmente questa:

"Quello che stiamo cercando di dire alla gente è di crederci ancora, non lasciare che le cattive notizie possano creare nervosismo... Non c'è motivo per cui non possiamo andare avanti", ha detto.
Questo mi ha fatto pensare a quando ho incontrato Birinyi nel lontano 1986. Era un calcolatore di numeri relativamente sottopagato nel reparto di ricerca azionaria della Salomon Brothers, abbastanza abile a vendere le tesi dei mercati toro. Trent'anni dopo è diventato un uomo ricco calcolando i numeri e parlando ancora di mercati toro.

Anzi non ricordo quando abbia detto di posizionarsi long sulle azioni, e come mostra il grafico riportato qui sotto, non c'è bisogno di fare i calcoli per arrivarci. Aver cavalcato il toro dai 200 nel gennaio 1986 ai 2100 di oggi dell'indice S&P 500, significa un CAGR dell'8.4% e un guadagno annuo del 10% con i dividendi.




Anche quando si sottrae l'inflazione, questa corsa trentennale resta ancora qualcosa d'impressionante. Ma, ahimè, questo è il mio punto: è troppo bello per essere vero.

In termini aggiustati all'inflazione, negli ultimi tre decenni l'indice S&P 500 è salito del 6.2% l'anno. Ciò rispetto al 2.2% annuo del PIL in termini reali, il che significa che il mercato è cresciuto quasi 3 volte più rapidamente della produzione nazionale in termini reali.

Non c'è bisogno d'essere un genio della matematica per capire che qualche decennio di questo enorme divario annuale, e la capitalizzazione del mercato azionario diventa centinaia di volte più grande del PIL.

Allo stesso modo, non c'è bisogno d'avere un dottorato di ricerca in storia per riconoscere che gli ultimi tre decenni sono assolutamente unici. Se si mandano indietro le lancette dell'orologio di altri 30 anni, per esempio, si ottiene un quadro completamente diverso.

Tra i tempi relativamente raggianti di Eisenhower nel 1956 e la vigilia dell'ascensione di Greenspan alla FED, l'indice S&P è salito solo del 4.4X, non del 10X. Ancor più significativo quando si toglie l'inflazione, poiché l'indice reale è aumentato dell'1% l'anno, non del 6.2%.

Inoltre tali tendenze meno impressionanti del mercato azionario, si sono verificate in un'epoca in cui l'economia americana era in sella alla sua sfavillante crescita del PIL al 3.5% annuo. Questa cifra rappresenta il 60% in più rispetto al periodo equivalente più recente.

E già che ci siamo, cerchiamo di disegnare la cartina tornasole definitiva confrontando la crescita reale del reddito medio delle famiglie tra i due periodi. Durante l'intervallo 1956-1986, questa misura degli standard di vita di Main Street è passata da $36,000 a circa $60,000, o l'1.7% annuo.

Da quando Birinyi scarabocchiava grafici presso Salomon Brothers ai giorni nostri, il reddito reale medio delle famiglie è cresciuto meno di $4,000, o dello 0.2% l'anno. La si può definire una stagnazione trentennale — a meno che non vi piaccia cavillare sugli errori d'arrotondamento.




Quindi la domanda è lecita: se la crescita del PIL reale è rallentata così bruscamente e se il reddito familiare ha stagnato nel corso degli ultimi 30 anni, perché il mercato azionario è stato così inesorabilmente iper-rialzista?

Poi nell'agosto 1987 arriva Alan Greenspan alla FED. Alla fine qualcosa ha cominciato a crescere.

Vale a dire, il bilancio della FED è esploso del 22X nel corso degli ultimi tre decenni. Ciò equivale ad un 11.5% annuo in termini nominali; 9.2% in termini reali; e quattro volte il tasso di crescita della produzione reale.




Il legame tra l'esplosione del bilancio patrimoniale della FED e la corsa trentennale del mercato azionario, non è affatto difficile da immaginare. Beh, a meno che non siate un economista keynesiano che crede fermamente nell'inutilità dei bilanci; e che tutto sia una questione di flussi e "domanda aggregata".

Ma questa è una razionalizzazione ridicola delle chiacchiere dell'era Greenspan e Wall Street le ritiene stupendamente convenienti. In realtà, l'implacabile stampa monetaria della FED ha causato una finanziarizzazione radicale dell'economia statunitense, la quale è stata alimentata da una supernova di debito nei mercati del credito.

Durante la corsa rialzista sopracitata, il debito nel mercato del credito degli Stati Uniti — famiglie, imprese, settore finanziario e governo — è salito di $50,000 miliardi. Ciò rispetto all'aumento di soli $13,000 miliardi del PIL. Non ci vuole un foglio di calcolo per riconoscere che il rapporto di leva della nazione è salito insieme al mercato azionario.




Infatti il rapporto di leva del 2.0X nel 1986 era già significativamente elevato rispetto al rapporto storico dell'1.5X che aveva prevalso per un secolo prima del 1971 e della follia di Nixon a Camp David. Allo scoppio della crisi finanziaria era salito di 3.5 volte, e sin da allora non è affatto sceso.




In breve, negli ultimi tre decenni abbiamo assistito ad un LBO nazionale in cui la capacità produttiva di Main Street è stata data in pegno in cambio di un accrescimento enorme del credito fiat. Cioè, la crescita impressionante del debito e della leva finanziaria, non sono stati determinati da una sorta d'epidemia di parsimonia e risparmio onesto.

Infatti sin dal 1971 il tasso di risparmio delle famiglie è sprofondato sempre di più. Quindi l'odierna montagna di debito non è stata finanziata dal risparmio onesto; è stata creata dalla banca centrale e dal sistema bancario e finanziario nel quale è finito il credito fiat.




Questo crollo del risparmio interno, solleva la questione del cane economico che non abbaia. Vale a dire, in un'economia chiusa questo tipo d'epidemia di credito fiat avrebbe causato un enorme aumento dell'inflazione al consumo.

Ma non è andata così perché mentre Greenspan stampava a tavoletta, Deng affermava che era bello essere ricchi e che il potere del Partito Comunista sotto il nuovo regime del capitalismo rosso non sarebbe più fuoriuscito dalla canna di un fucile, come diceva invece Mao. Ora sarebbe fuoriuscito dalla stampante monetaria.

Di conseguenza Greenspan ha esportato le enormi passività in dollari che si erano accumulate nel bilancio della FED, mentre la Cina, i paesi esportatori di petrolio e quelli mercantilisti asiatici, tra cui il Giappone, le avrebbero assorbite stampando quantità impressionanti di denaro.

Così facendo hanno inflazionato le loro valute, sopprimendo in tal modo i loro tassi di cambio e inondando l'America, e gran parte del mondo sviluppato, con beni artificialmente a basso costo. Nel contempo una marea di compressione salariale, altrimenti nota come "prezzo cinese", ha appiattito il costo del lavoro nelle industrie dei beni commerciabili dei mercati sviluppati e poi si è spostata ai loro fornitori, ai venditori e ai settori limitrofi.

Inutile dire che è stato questo tsunami monetario che ha permesso la massiccia finanziarizzazione dell'economia degli Stati Uniti e la corsa trentennale del mercato azionario. Con il prezzo del lavoro vicino allo zero e il capitale massicciamente sovvenzionato dalla PBOC, le esportazioni cinesi hanno praticamente invaso il pianeta.

In un mondo con denaro onesto e credito finanziato da risparmiatori reali, e non dalle stampanti monetarie delle banche centrali, le esportazioni cinesi non sarebbero mai salite di 40 volte in meno di tre decenni. Si tratta di un 17% su base annua ed è un tasso di guadagno che non può essere sostenuto senza la falsificazione sistematica dei tassi di cambio e dei prezzi degli asset finanziari da parte delle banche centrali.

In un libero mercato, la macchina esportatrice della Cina sarebbe rimasta a corto di capitale per costruire le fabbriche a basso costo e avrebbe sofferto per un'impennata dei tassi di cambio ben prima che l'aberrazione storica rappresentata nel grafico seguente avesse raggiunto il suo culmine torreggiante.




Nel breve periodo queste deformazioni nel credito, nel commercio e nei flussi di capitali, sembrano avere effetti positivi. Le vaste risaie dell'Asia sono state svuotate per riempire il sistema commerciale globale e l'economia monetaria. Così facendo, hanno assorbito l'inflazione monetaria della FED e hanno permesso agli americani di conservare il loro standard di vita nonostante il consumo alimentato dal debito.

Nel contempo i $50,000 miliardi di nuovo debito hanno fornito il carburante finanziario che ha alimentato un aumento massiccio della speculazione nel mercato azionario e dell'ingegneria finanziaria sotto forma di LBO, riacquisti d'azioni proprie ed incessanti fusioni & acquisizioni. Poi le stampanti monetarie dell'Asia orientale hanno riciclato l'inflazione monetaria della FED nel mercato interno degli asset finanziari.

Questa è la vera ragione della famosa corsa trentennale del mercato azionario. C'è stato un enorme aumento del tasso di capitalizzazione del reddito nazionale. Ma questo non riflette un miglioramento permanente in termini d'efficienza produttiva, o di redditività dell'economia degli Stati Uniti.

Infatti la crescita della produttività si è dimezzata. E se il PIL reale non fosse stato sopravvalutato a causa dei deflatori dei prezzi ridicolmente bassi, il tasso d'aumento della produttività sin dalla fine degli anni '80 avrebbe fatto registrare una mera frazione rispetto alle sue tendenze pre-1986.

No, il fatto che la capitalizzazione del mercato azionario statunitense sia salita dal 60% del PIL dopo l'entrata in scena di Greenspan al 200% di oggi, è puramente un effetto monetario. In termini pratici, riflette una gigantesca marea di speculazione a leva nel sistema finanziario.

Alla fine sono queste le conseguenze della ZIRP, del QE e degli interventi di Greenspan/Bernanke/Yellen. Hanno innescato un ciclo di speculazioni alimentate dal debito che hanno spinto i prezzi degli asset sempre più in alto, i quali, a loro volta, sono diventati la garanzia per acquistarne altri con ulteriore credito fiat.




In sintesi, all'epoca in cui Birinyi armeggiava coi suoi fogli di calcolo presso la Salomon Brothers, il settore finanziario — qui definito come il valore di mercato delle azioni più il debito nei mercati del credito outstanding — ammontava a circa $12 miliardi. Oggi ammonta a $93,000 miliardi.




Questa è davvero la madre di tutte le bolle. E potreste anche chiedervi come sia possibile che la bolla possa "continuare a gonfiarsi", quando qualcosa è destinato a cambiare. Vale a dire, il convoglio delle banche centrali del mondo sbatterà contro i limiti della stampa di denaro.

Negli Stati Uniti i burocrati keynesiani che gestiscono la FED, hanno deciso di prendersi una pausa pensando erroneamente che l'economia americana sia "aggiustata". Ma una volta che questo autunno implementeranno la cosiddetta "normalizzazione", non potranno più tornare indietro. Un'inversione verso una nuova espansione di bilancio significherebbe un ripudio degli ultimi 20 anni di politica della FED, innescando così un crollo della fiducia nel casinò e un panico su vasta scala.

Allo stesso modo, la stampante monetaria della Cina sarà costretta a fermarsi. Dopo aver sfornato un paio di centinaia di miliardi di credito all'epoca dei proclami di Deng, fino ai $28,000 miliardi di oggi, i signori del capitalismo rosso siedono in cima ad una delle piramidi di credito e speculazioni più folli nella storia umana. Il capitale è ora in fuga dallo schema di Ponzi cinese — $800 miliardi solo nell'ultimo anno.

Di conseguenza la banca centrale cinese sarà costretta ad un dietrofront. Dopo quasi tre decenni di acquisti di passività in dollari con RMB appena stampati, al fine d'impedire al suo tasso di cambio di salire, si ritrova ora nella posizione di vendere suddette passività in dollari e ridurre l'offerta di RMB al fine d'impedire al tasso di cambio di precipitare in un abisso.

Ciò significa che le principali banche centrali del mondo non hanno la potenza di fuoco per continuare a gonfiare la bolla finanziaria globale. Anzi, sono impotenti di fronte ad un'ondata deflazionistica che è il prodotto della loro falsificazione dei mercati degli asset e della loro repressione finanziaria sistematica.

In una parola, la previsione rialzista di Birinyi è inconsistente perché la corsa trentennale gestita dalle banche centrali è finita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I banchieri centrali hanno giocato le loro carte

Ven, 28/08/2015 - 10:13

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Nei giorni scorsi ci sono state tante chiacchiere riguardo il crollo dei prezzi delle commodity, coronato dal calo del Bloomberg Commodity Index a livelli che non si vedevano dal 2002.

Tale evoluzione epocale è raffigurata nel grafico qui sotto.

Ma la maggior parte dei media finanziari non coglie il punto essenziale quando parla della "crisi delle commodity": le banche centrali del mondo hanno giocato le loro carte.

Il quadro dodecennale rappresentato nel grafico, non è la fine di un qualche nebuloso "superciclo delle commodity" che è apparso di punto in bianco dopo la fine del secolo. Né è la prova di una presunta carenza globale di "domanda aggregata" keynesiana che può essere sanata con un maggiore stimolo monetario della banca centrale.

No, il Bloomberg Commodity Index è una fotografia raffigurante la massiccia intrusione dei banchieri centrali di tutto il mondo nel sistema economico e finanziario globale. La loro follia monetaria senza precedenti, ha portato il bilancio globale delle banche centrali da $3,000 miliardi a $22,000 miliardi negli ultimi 15 anni.

La conseguenza è stata una falsificazione sistematica dei prezzi finanziari su scala planetaria. Questo shock monetario senza precedenti, ha generato un doppio boom economico. In primo luogo ha preso la forma di un consumismo sfrenato alimentato dal debito, seguito poi da enormi investimenti improduttivi. Ora siamo arrivati all'indomani deflazionistico.

Presto avremo un tonfo dei profitti delle imprese e un crollo dei prezzi tra le classi di asset che sono state ampiamente gonfiate da questi boom fasulli. Val la pena di raccontare come siamo arrivati fin qui.

Nella prima fase le banche centrali hanno alimentato una massiccia ondata d'indebitamento delle famiglie, spesa al consumo e spesa per immobili nelle economie dei paesi sviluppati (DM). Cosa che, a sua volta, ha innescato un boom delle esportazioni in Cina e nella sua carovana di fornitori nei mercati emergenti (EM).

Questo boom in Cina e nei mercati emergenti ha infine saturato la capacità mondiale di fornire quelle materie prime necessarie ad un'economia industriale in piena espansione. Ciò ha incluso idrocarburi, ferro, carbone, alluminio, rame, nichel, ecc.

Il risultante boom dei prezzi delle materie prime ha raggiunto il picco alla vigilia della Grande Crisi Finanziaria, la quale si è cristallizzata quando il petrolio ha raggiunto i $150 al barile nel luglio 2008. Durante il periodo di picco iniziale 2007-2008, il differenziale tra i costi monetari della produzione e l'aumento dei prezzi delle materie prime e dei materiali è arrivato a dimensioni senza precedenti. Ciò ha generato enormi rendite economiche per i proprietari di asset e riserve.

Anche se la spesa al consumo e la domanda per le esportazioni dei paesi sviluppati non erano sostenibili, i guadagni inattesi pre-crisi hanno generato un aumento degli investimenti di capitale alla ricerca di rendimenti superiori al normale. Poi tra l'autunno/inverno 2008-2009, i banchieri centrali hanno raddoppiato i loro sforzi a seguito del crollo del commercio mondiale e della liquidazione degli eccessi economici passati.

Il disperato tentativo da parte degli stati e delle loro banche centrali di ravvivare il tonfo dei consumi e arrestare la successiva liquidazione dei mutui ingannevoli, delle scorte in eccesso e della saturazione del lavoro nelle economie sviluppate, ha innescato il secondo boom economico artificiale. Si è manifestato in una rinnovata frenesia delle spese in conto capitale e degli investimenti pubblici infrastrutturali in Cina e nelle economie emergenti.

La spinta del credito a buon mercato ha aggiunto forza ai profitti eccezionali nel settore minerario, dell'energia, dei materiali, del trasporto e della manifattura. Nel caso della Cina, ad esempio, il credito pubblico e privato a fine 2007 ammontava a soli $7,000 miliardi, circa il 150% del suo PIL.




Durante i sette anni successivi — a causa dello stimolo maniacale di Pechino per gli investimenti in infrastrutture progettati per sostituire le esportazioni in declino — la macchina del credito della Cina ha generato nuovi debiti, triplicandone la quantità del 2007: $28,000 miliardi, o quasi il 300% del PIL.

A gettare benzina sul fuoco c'hanno pensato i banchieri centrali, i quali hanno spinto i tassi d'interesse allo zero in una folle missione per far ripartire la spesa delle famiglie ormai sature di debiti. Ma questo non ha spinto i consumatori di Stati Uniti, Inghilterra, Spagna, Italia, Grecia o Francia a spendere di più, perché le classi medie di queste economie avevano già raggiunto il cosiddetto "picco del debito".

Invece ha generato una folle corsa per rendimenti decenti tra i gestori di fondi e un deflusso di capitali tra i $4,000 e i $5,000 miliardi dai mercati del debito nei mercati emergenti.

La combinazione di repressione finanziaria senza precedenti nei mercati dei capitali e l'espansione del credito aziendale in Cina e nei mercati emergenti, ha alimentato un'enorme ondata d'investimenti di capitale. Era qualcosa di mai visto prima. Inoltre avrebbe influito di nuovo sulle commodity, causandone una seconda salita dei prezzi fino al picco del 2011-2013.

La domanda torrida per le commodity durante questa seconda ondata, ha scaricato cemento, acciaio, rame, alluminio e idrocarburi nelle fauci delle infrastrutture, degli appartamenti e dei progetti immobiliari commerciali in Cina, nonché nel boom dell'edilizia in altre economie dei mercati emergenti.

Oltre a ciò c'era un altro strato di domanda per le materie prime, necessarie per la costruzione di navi, macchine scavatrici, macchinari per le miniere, raffinerie, centrali elettriche, forni per l'acciaio e acciaierie; tale domanda si rifletteva direttamente nella baldoria della spesa in conto capitale.

La domanda cinese per l'acciaio da costruzione ha indirettamente portato a chiedere una maggiore quantità di vettori minerari, cosa che, a sua volta, ha richiesto più acciaio per rifornire i cantieri navali cinesi per costruirli.

In breve, un boom nelle spese in conto capitale crea una domanda auto-alimentante di materiali. Soprattutto quando è alimentata da costi bassi dei capitali e da falsi tassi di rendimento incorporati nei beni di capitale.

Qui sta l'origine dell'onda deflazionistica che ora sta agitando i mercati globali delle materie prime.

Né la baldoria dei prestiti al consumo nei mercati sviluppati, né la baldoria immobiliare e negli investimenti industriali in Cina e nei mercati emergenti, sono nati da un'economia reale e sostenibile. Erano artefatti di un'espansione monetaria orribile che ha lasciato il mondo sviluppato bloccato con un picco del debito delle famiglie e il mondo emergente bloccato in un eccesso di capacità di materie prime e beni industriali.

La ragione per cui il Bloomberg Commodities Index calerà sotto i 100 dell'indice, sarà dovuta alla legge della domanda e dell'offerta. Ci penserà la finanza zombie. Quest'ultima nasce dall'inversione del ciclo economico alimentato dalla banca centrale, quando si passa dall'accumulo di asset e dall'inflazione alla liquidazione degli asset e alla deflazione.

Ma per capire la portata potenzialmente devastante del prossimo ciclo deflattivo, è importante ricordare l'entità del mastodontico boom degli investimenti di capitale.

Nel caso delle industrie minerarie globali, le spese in conto capitale (Capex) delle prime 40 sono state pari a $18 miliardi nel 2001. Nel corso del ciclo d'espansione del 2008 sono salite a $42 miliardi. Poi, dopo una pausa temporanea durante la crisi finanziaria, sono ri-accelerate ancora una volta, raggiungendo un picco di $130 miliardi nel 2013.

A causa del crollo dei prezzi delle materie prime, i nuovi progetti e gli investimenti in ferro, carbone, rame e altri materiali industriali, sono praticamente ad un punto morto.

Ma c'è un inghippo...

I grandi progetti che erano in cantiere quando i prezzi delle materie prime e i margini di profitto hanno invertito la rotta nel 2012, sono in corso di completamento. La capacità disponibile continua a salire.

La prova è il più grande complesso minerario di ferro del mondo a Port Hedland, Australia. Ha fatto registrare un altro record di spedizioni a giugno. Ciò grazie alla produzione crescente nella vasta rete di miniere di ferro, nonostante il tonfo dei prezzi del ferro a $143 per tonnellata sin dal 2011.

L'aumento degli investimenti in esplorazione e produzione (E&P) per petrolio e gas, ha seguito un percorso simile. La spesa globale è stata di $100 miliardi nel 2000, ma è salita a $400 miliardi nel 2008 e ha raggiunto i $700 miliardi nel 2014.

Nel caso degli investimenti E&P riguardanti gli idrocarburi, la legge dei costi variabili è implacabile perché "l'ascesa dei costi" per scisti e sabbie è stata modesta rispetto agli investimenti di capitale. Di conseguenza la risposta della produzione al calo dei prezzi è stata inizialmente limitata e verrà sostanzialmente prolungata.

Cicli simili si sono verificati nel settore dei servizi, del trasporto, della manifattura, dei porti, del magazzinaggio e di altri processi industriali come la produzione chimica. Nel caso della siderurgia, per esempio, la capacità globale è raddoppiata da 1.1 miliardi di tonnellate a più di 2.3 miliardi di tonnellate nel corso degli ultimi 15 anni.

Ciò supera di gran lunga la domanda attuale. Infatti i 600 milioni di tonnellate di capacità in eccesso riportati nel grafico qui sotto, cresceranno ancora di più. La domanda d'acciaio si esaurirà, poiché il boom delle spese in conto capitale si raffredderà rapidamente. Nel solo settore siderurgico, la capacità in eccesso potrebbe facilmente raggiungere il 35%.

La maggior parte è presente in Cina, Brasile, Messico e in altri mercati emergenti. Supera di gran lunga la quantità dell'industria siderurgica di Stati Uniti, Europa e Giappone messi insieme.




Come si può vedere nel grafico qui sotto, la spesa in conto capitale totale per tutte le società quotate a livello mondiale è salita alle stelle dopo la fine del secolo.

Durante il decennio precedente (1991-2001), e nonostante il boom tecnologico di quel periodo, gli investimenti globali nel settore della manifattura, dei trasporti, delle costruzioni, delle industrie di processo e dei servizi, sono aumentati da $450 miliardi a $700 miliardi. Questo è un tasso annuo del 4.5%.

Al contrario, durante il boom della spesa in conto capitale, che ha raggiunto il picco nel 2013, tali spese sono arrivate a $2,600 miliardi l'anno. Ciò significa che sono quasi quadruplicate, raggiungendo un tasso annuo del 12% in 12 anni consecutivi.




Sin dal 2013 questa cifra sconcertante ha iniziato ad invertirsi. Ma l'effetto ritardato del ciclo di completamento ha temporaneamente interrotto la discesa. Continua quindi ad accumularsi l'eccesso di capacità, il che significa che il massiccio calo dei prezzi delle materie prime e dei margini di profitto è appena iniziato.

In sintesi, le banche centrali hanno permesso agli zombie di nutrirsi. Tagli di produzione e liquidazioni di capacità in ogni settore di materiali, vengono drasticamente ritardati dalla continua disponibilità di finanziamenti a basso costo.

La politica "extend and pretend" significa che i prezzi e i margini saranno guidati ancora più in basso di quanto sarebbe altrimenti accaduto. La finanza zombie significa profitti appiattiti per un periodo insolitamente prolungato di tempo.

Durante il doppio boom alimentato dai banchieri centrali, i margini di profitto sono saliti a livelli storicamente alti perché negli ultimi 15 anni i prezzi elevati venivano attutiti dai produttori.

Ora arriva l'era delle sovrabbondanze e dei prezzi più bassi. Il casinò azionario è convinto che i prezzi elevati siano un appuntamento fisso della vita economica. In realtà, rappresentavano la conseguenza delle bizzarrie dei banchieri centrali.

Sì, i banchieri centrali possono continuare ancora un altro po' a stimolare il PIL. Fa parte della loro inutile ricerca di svalutare i debiti monumentali che hanno alimentato e di far assorbire la massiccia capacità in eccesso. Ma hanno un solo strumento: repressione finanziaria e falsificazione sistematica dei prezzi dei mercati finanziari, in particolare i costi dei carry trade.

Ciò non farà altro che nutrire gli zombie, gonfiare ulteriormente la bolla dei prezzi degli asset finanziari e assicurare che quando arriverà il giorno della resa dei conti il casinò soffrirà di un brusco risveglio.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Non date da mangiare agli zombie...

Gio, 27/08/2015 - 10:10
Se prima poteva essere solo una forte ipotesi, adesso è una certezza assoluta: la Cina darà fuoco alle polveri. La terra dei capitalisti rossi sta per sfornare un nuovo prodotto finanziario alla cui base c'è la cartolarizzazione di titoli facenti riferimento al cosiddetto margin debt. I primi a venire spennati in un panico azionario sono coloro che si sono uniti per ultimi alla festa e di solito fanno uso di margin account per entrare nel casinò azionario. Con la convinzione che il mercato azionario salirà sempre più su, non si preoccupano del guaio in cui si stanno cacciando, sottoscrivendo un finanziamento che equivale a raccogliere monetine davanti ad un rullo compressore che infine schiaccerà coloro che si trovano sulla sua traiettoria. Prima la PBOC ha permesso ai governi locali di emettere bond municipali da scambiare con denaro fresco di stampa in modo da allegerire la loro posizione finanziaria costellata da miriadi di passività off-budget. E ora le banche commerciali potranno finanziarsi vendendo questi tipi di ABS, o ponendoli come garanzia a fronte di nuove iniezioni di liquidità. E indovinate un po'? Sono titoli classificati come AAA!!! Ma il collasso del margin debt significa anche il collasso del settore bancario ombra della Cina. Se poi consideriamo la possibilità di vendere tali titoli in giro per il mondo, la fame di rendimenti odierna dovuta alla ZIRP delle varie banche centrali e l'interconnessione globale del sistema bancario, è giunto il momento che scaldiate i popcorn. Ma questo non è un problema solo cinese, l'altra parte della storia ci conferma per l'ennesima volta (come ho ripetuto spesso) che saranno i default a catena delle aziende sostenute dal credito facile a rappresentare l'origine di una bancarotta disordinata delle maggiori nazioni occidentali. I cambiamenti avvengono sempre al margine, così come le bancarotte. L'inflazione monetaria dà, l'inflazione monetaria toglie. Ma quando qualcosa non può più andare avanti, si ferma. Soprattutto l'attuale sistema finanziario zombificato.
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di Bill Bonner


I titoli dei giornali parlano solo di storie comuni – narrazioni semplici che anche gli elettori possono capire.

La storia nascosta – la vera storia – è che questi sono tutti scontri, battaglie e scaramucce nella Grande Guerra degli Zombie.

Da un lato: lavoratori onesti, imprese, imprenditori e famiglie.

Dall'altro: ingegneri finanziari, ficcanaso, ladri, fannulloni e criminali.

È davvero così facile da capire? Probabilmente no, ma ci aiuta a mettere le cose in prospettiva.

Prendete in considerazione la proposta di un salario minimo più alto. Il Financial Times (l'equivalente britannico del Wall Street Journal) di solito si sbaglia su tutto, ma oggi fa eccezione: “Politicians cannot ‘magic up’ a national pay boost.”

Dalla notte dei tempi fino al momento in cui state leggendo questo articolo, i politici non hanno mai aggiunto un solo centesimo alla ricchezza del mondo.

Possono spostarla. Possono sopprimerla. Possono rubarla e distruggerla. Ma se ptessero creare ricchezza per decreto, l'avrebbero già fatto molto tempo fa.

Tutto ha un prezzo... e un valore. È possibile cambiare il prezzo approvando una legge, ma non si può cambiare il valore. E quando il prezzo viene disallineato dal valore, si creano distorsioni, carenze, o accaparramenti.

Perché, dunque, un salario minimo rappresenta la "legge della terra" non solo in Gran Bretagna, ma anche negli Stati Uniti e in molte altre nazioni sviluppate?

Perché i media ci raccontano la storia che i politici sono qui per proteggere i lavoratori dai datori di lavoro avidi. Ma, in realtà, ciò aiuta solo i politici a tenere in riga le masse.

La spinta del governo britannico per un salario minimo più alto è solo l'ennesimo fronte nella Grande Guerra degli Zombie.

In Cina gli zombie al potere stanno cercando disperatamente di sostenere un'economia stordita dal debito, manomettendo il mercato azionario con il denaro preso in prestito e con promesse vuote.

Secondo Anne Stevenson-Yang, una dei maggiori esperti della Cina e direttrice di J. Capital Research, il debito pubblico cinese è al 300% del PIL.

Il tasso d'interesse medio sul debito cinese è di circa il 7%. L'economia dovrebbe, quindi, crescere in termini reali tra il 14% e il 21% affinché il debito pubblico possa essere ripagato.

Ufficialmente l'economia cinese sta crescendo a circa il 7% annuo. Secondo le previsioni economiche di Lombard Research, la crescita media del PIL è stata di circa il 4.5% al netto dell'inflazione.

E sempre secondo i calcoli di Lombard, durante i primi tre mesi di quest'anno l'economia cinese ha sperimentato il suo primo trimestre di crescita economica negativa dal 2009.

Ma questo non ha fermato la Cina dall'ingozzarsi di debito. Gli investitori cinesi possono impegnare le loro case come garanzia per prestiti da usare nel mercato azionario.

Perché per Pechino è così importante mantenere alti i prezzi delle azioni?

Poiché i prezzi degli asset sono la garanzia a sostegno dell'intera struttura del capitale. Il credito degli zombie dipende da questo.

Anche in Grecia il governo Tsipras cerca di far scorrere il credito.

La Grecia è già così profondamente in debito che i suoi creditori minacciano di tagliarle qualsiasi ulteriore finanziamento d'emergenza.

Perché Atene è così desiderosa d'accendere più prestiti?

Perché questo è l'unico modo per mantenere gli zombie a libro paga dello stato.

E la metropolitana di Londra?

Ieri stavamo camminando a piedi per la City di Londra (l'equivalente di Wall Street a New York).

I marciapiedi erano affollati. Uno sciopero di 24 ore dei lavoratori sindacalizzati della metropolitana di Londra aveva lasciato centinaia di migliaia di persone a piedi.

I sindacati dei dipendenti pubblici sono diventati nidi di zombie. Dovrebbe essere il mercato a stabilire il valore del loro salario.

Ma zombie non si accontentano dei salari di mercato; vogliono che i politici ne impostino il prezzo. E sono disposti a condurre Londra ad un punto morto per ottenere il salario che vogliono.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Quando pensate all'oro, dovete avere le idee chiare

Mer, 26/08/2015 - 10:08
Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.
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di Simon Black


Il 2 aprile 2001 il prezzo dell'oro chiuse la sessione di mercato a $255.30.

E quello fu il prezzo più basso che l'oro avesse mai visto.

In termini di dollari USA, l'oro chiuse l'anno solare 2001 meglio di come chiuse il 2000. Poi fece la stessa cosa nel 2002. E ancora nel 2003.

Infatti, dopo aver raggiunto il suo minimo nell'aprile 2001, l'oro ha chiuso in rialzo per dodici anni consecutivi – qualcosa che non era mai accaduto prima in QUALSIASI mercato finanziario per QUALSIASI asset finanziario.

Poi è arrivata una correzione; il prezzo ha iniziato a scendere e l'oro è ora sulla buona strada per chiudere il 2015 come terzo anno consecutivo di ribassi.

La cosa è incredibile è che, nonostante la sua storia di guadagni e 5,000 anni di tradizione alle spalle, l'oro sta rapidamente diventando uno degli asset più disprezzati.

Ma prima di pronunciarne la morte e scriverne l'elogio funebre, prendiamo in considerazione quanto segue:


1) Niente sale (o scende) in linea retta.
Dopo 12 anni consecutivi di guadagni senza precedenti, non è raro vedere una correzione significativa.

(Provate a immaginare quanto sarà grave la correzione delle azioni...)

E come tutti i boom frenetici che sorpassano i livelli di sostenibilità, anche le correzioni sorpassano il fair value.

Tale correzione nel mercato dell'oro potrebbe durare ancora per molti anni, con prezzi potenzialmente ben al di sotto dei $1,000.

Ma poi potremmo benissimo vedere un'altra risalita verso i $2,000 e oltre.

Questa è la natura di questi mercati – essere estremamente "volubili" (e altamente manipolati).

Anche in un periodo di pochi anni, il mercato può mostrare tanta maturità quanto una mensa della scuola media, con pettegolezzi pubescenti e stupide gare di popolarità.

Ma è da miopi perdere completamente la fiducia in un asset che ha una storia di 5,000 anni a causa di un paio d'anni di ribassi.


2) Il prezzo dell'oro ha perso quasi il 5% dopo che il governo cinese ha annunciato di recente di possedere 1,658 tonnellate d'oro.
Tale importo è stato inferiore a quello che molti investitori e analisti si aspettavano, e il prezzo dell'oro è sceso di conseguenza.

Mi chiedo: da quando si crede ai rapporti ufficiali del governo cinese?

I cinesi hanno tutto l'interesse a sottovalutare le loro riserve auree.

Sanno che così facendo spingono il prezzo dell'oro IN BASSO, ed è esattamente quello che vogliono.

La Cina è seduta su migliaia di miliardi di dollari di riserve in questo momento, una parte delle quali sta rapidamente cercando di liquidare.

Quindi è chiaramente vantaggioso per il governo cinese vendere dollari, mentre è forte, e comprare oro, mentre è a buon mercato.

E se i cinesi possono spingere l'oro a scendere ulteriormente di prezzo, molto meglio per loro.


3) Tanto per cominciare tenete a mente perché possedete l'oro.
L'oro è una riserva di valore di lungo termine. Nonostante alcuni anni di ribassi, l'oro ha conservato il suo potere d'acquisto per migliaia di anni.

Le valute di carta vanno e vengono. Vengono svalutate, rivalutate e spente del tutto.

Quante cose potreste comprare oggi con il denaro di carta emesso dalla dinastia Tang del VII secolo? Zero. Non esiste più.

O una sterlina del 1817? Molto poche. Oggi vale solo pochi spiccioli.

Eppure l'oro che sosteneva la sterlina inglese del 1817 ora vale oltre $250 (£165).

Anche per quanto riguarda la storia moderna, l'oro che copriva un singolo dollaro USA vale molto di più della cartamoneta stampata 44 anni fa.

Ma ancora più importante, oltre ad essere una riserva di valore di lungo termine, l'oro è una protezione – una forma di denaro che agisce come una polizza d'assicurazione contro un sistema finanziario pericolosamente indebitato.

Quanto varranno i vostri dollari ed euro in caso di calamità finanziaria? O se ci sarà un default del governo o il fallimento della banca centrale?

Non importa ciò che accade nel sistema finanziario – sia che crolli sotto il proprio peso, sia che la criptofinanza rivoluzioni il modo in cui facciamo business – l'oro vi assicura protezione.


4) Resistere alla tentazione di valutare l'oro in cartamoneta.
Tutti noi abbiamo questa tendenza – investiamo in qualcosa e poi speriamo che guadagni valore.

Ma questo è un errore con l'oro. È una cosa difficile per alcune persone, ma cercate di non pensare all'oro in termini di prezzo in cartamoneta.

(È anche importante ricordare che c'è un enorme scollamento tra il prezzo spot dell'oro e il prezzo dell'oro fisico.)

Ricordate, l'oro non è un investimento; ci sono molte opzioni migliori là fuori se siete alla ricerca di una grande speculazione.

Quindi scambiare una pila di cartamoneta per oro, solo per fare l'operazione inversa in cambio di una quantità maggiore di valuta cartacea, non coglie il punto.


5) Detto questo, se lo trovate troppo difficile da fare, e vi accorgete che state costantemente aggiornando il prezzo dell'oro e controllando il vostro portfolio, potreste possederne troppo.
Ascoltate il vostro istinto; se non sopportate la frenesia delle rotazioni giornaliere del mercato, alleggerite il carico.

Non amate tutto ciò che non vi ama. Rimanete razionali. Accumulate abbastanza oro affinché, in caso di crisi, sentiate d'avere abbastanza "risparmi reali"... ma non accumulatene tanto che vi costringa costantemente a preoccuparvi del prezzo spot.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Papa Francesco ha scelto di stare dalla parte degli zombie

Mar, 25/08/2015 - 10:08

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Bill Bonner


Il Dow è salito di 75 punti ieri.

La stampa ha riportato l'esistenza di "una fiducia in crescita". Gli investitori credono che i pianificatori centrali abbiano le cose sotto controllo.

In Cina il governo ha avuto un certo successo nell'arrestare il calo dei prezzi delle azioni, grazie soprattutto ad una raffica d'interventi.

E la Grecia e i suoi creditori hanno calciato il barattolo così tante volte che la maggior parte degli investitori sta perdendo interesse.

Ma la Grande Guerra degli Zombie continua...

Anche Papa Francesco s'è fatto coinvolgere...

È il più grande conflitto del nostro tempo. Determinerà chi gestirà l'economia mondiale – il libero mercato o i pianificatori centrali? Stabilirà, inoltre, se la gente del mondo diventerà più ricca... o più povera.

Né gli zombie né i pianificatori centrali creano ricchezza. Si concentrano sulla sua ridistribuzione... verso sé stessi.

E finché resteranno in carica, i tassi della crescita economica globale saranno lenti... o negativi.

Ecco quanto è successo di recente nell'economia zombie del Giappone. Da Bloomberg:

Il primo ministro Shinzo Abe è salito al potere promettendo di trascinare il Giappone fuori dalla deflazione e dalla stagnazione. La sua logica prevedeva che l'aumento dei prezzi avrebbe fatto salire i salari spronando, quindi, un maggiore consumo.

Da due anni ormai i prezzi stanno aumentando, ma i salari al netto dell'inflazione sono affondati al livello più basso da almeno il 1990.
Giusto. I giapponesi – consigliati da Paul Krugman – hanno spazzato via un quarto di secolo di crescita dei salari.

Come i poveri, gli zombie saranno sempre con noi. Ma più ce ne sono... più difficile sarà sostenerli.

Combattono con le unghie e con i denti per conservare i loro guadagni illeciti. Ma mentre l'economia crolla, ci saranno meno guadagni da incassare.

Avete sentito? È il suono della frusta di Hillary...

Ieri le battaglie erano in gran parte una "guerra di parole", in cui tutti i fonemi erano o disonesti o ignoranti.

La candidata alla presidenza Hillary Clinton è dalla parte dei pianificatori; nessuna sorpresa. Ha proferito queste parole disoneste:

Molti americani stanno facendo soldi extra affittando camere libere, progettando siti web, vendendo prodotti che essi stessi avevano progettato a casa, o addirittura guidare la propria auto...

...sollevando scetticismo sulle protezioni del posto di lavoro e su quello che sarà un buon lavoro in futuro.
Ha continuato dicendo che avrebbe represso:

...quei capi che sfruttano i dipendenti, classificandoli come aguzzini o addirittura ladri dei loro salari.
Nel frattempo, gli zombie greci scendono in piazza...

La nuova economia – l'economia non zombificata – vuole trattare i lavoratori come persone d'affari indipendenti, appaltatori e partner, piuttosto che dipendenti.

Uber, Lyft, Airbnb, i consulenti basati su Internet e i liberi professionisti – tutti consentono alle persone di lavorare a loro piacimento, senza ticchettare sull'orologio o presentare note spese.

Protezioni sul posto di lavoro?

Le persone lavorano dove vogliono... quando vogliono... e come vogliono. Ma i pianificatori e gli zombie vogliono mettervi fine.

A detta loro, queste nuove imprese "violano le norme sanitarie, le norme del lavoro, i piani regolatori".

E se non riescono a trovare regolamenti che vengano violati, ne scriveranno di nuovi. Dopo tutto, questo è quello a cui servono le normative!

E ora Hillary propone nuovi modi per "reprimere", in modo che possa mantenere al lavoro quelle persone che vuole controllare – come schiavi salariati.

La Grecia non è l'unico posto in cui ci sono zombie... ora sono anche in Vaticano!

Nel frattempo, Papa Francesco è come il tipico soldato che va per la prima volta in guerra. Non ha idea di quello che lo aspetta.

Pensa di vedere l'ingiustizia – il fatto che alcune persone abbiano più cose di altre. E crede che ci sia una soluzione: gli stati devono fare qualcosa!

Abbiamo cercato i documenti pubblicati; non riusciamo a trovare un modo per spiegare o capire i pensieri del Papa.

Crede che la disuguaglianza di ricchezza sia il risultato dell'avidità e che crei una sorta di "nuovo colonialismo", qualunque cosa stia a significare.

Il resto è solo obiter dicta, slogan e luoghi comuni – non c'è alcun significato reale.

Cosa c'è di male nell'essere poveri? Finché si dispone di un tetto sopra la testa, abbastanza cibo da mangiare e TV via cavo, si sta bene.

La povertà è un ceto onorevole. E non vi è alcuna ragione per cui tutti dovremmo avere la stessa quantità di roba.

Nessuno di noi sa quanta roba Dio vuole che abbiamo... o quanta sia giusta per noi. E Gesù era sull'altro lato. Per lui, meno era più, perché i ricchi avrebbero avuto difficoltà a passare attraverso la "cruna dell'ago"... e così via.

E dove sono le prove che l'intervento statale possa essere di qualche aiuto? Più soldi farebbero del bene ai poveri? Sarebbero più felici? Sarebbero più sani? Le loro anime andrebbero in Paradiso più facilmente?

Nessuno lo sa.

Allora perché preoccuparsene?

Può essere che avere più roba sia fine a sé stesso. Questo può essere quello che la gente vuole veramente, ma è una cosa strana se suggerita da un Papa.

E così, l'uomo di Dio a San Pietro ha indossato i colori degli zombie.

E questa è una grande spinta per la squadra degli zombie...

A loro piace ammantare i loro motivi "d'avidità" universale... nascondere i loro metodi nella polvere vorticosa "dell'anti-capitalismo"... e proteggere il loro futuro con una maggiore regolamentazione e distribuzione del reddito.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La rivoluzione digitale e l'inflazione

Lun, 24/08/2015 - 10:06
Nell'articolo di oggi North non ha tutti i torti, ma credo che tralasci una componente importante nel suo discorso: i prezzi relativi. Egli stesso afferma che l'inflazione di massa sarà infine una conseguenza degli eccessi delle banche centrali, quindi, sebbene il libero mercato stia influenzando positivamente le nostre vite, gli interventi della pianificazione centrale faranno sentire il loro peso. Sovvertiranno il libero mercato? Ovviamente no, ma il disallineamento che causano nei mercati dovrà essere ripulito e questo significa, in generale, prezzi più alti laddove il sistema dei prezzi sottostimava determinati asset e prezzi più bassi laddove il sistema dei prezzi sovrastimava determinati asset. Inoltre non è affatto vero che il paniere dei prezzi viene aggiustato una volta ogni decennio, come invece suggerisce North. Infatti durante la bolla immobiliare "stranamente" i prezzi delle case non comparivano nell'indice IPC generale e adesso, con la reflazione della bolla immobiliare, gli affitti non compaiono nell'IPC generale. Eppure stanno andando alle stelle, mentre il possesso delle case è ai minimi. Per non parlare delle rette universitarie e dei prestiti per studenti. Ma un modo più subdolo con cui viene nascosta l'inflazione dei prezzi, è questo riportato dal WSJ: diminuzione del contenuto dei beni di consumo. No, non state mangiando troppe patatine o usando troppo bagnoschiuma; sono le aziende che semplicemente tendono a mettere meno prodotto nei contenitori. Mentre si può affermare che l'inflazione sia inesistente o che sia "leggermente" in ascesa, eccetto per quegli americani che non possono permettersi una casa e andando in affitto si vedono sfilare quasi tutti i soldi del loro reddito, l'inflazione dei prezzi è sicuramente presente per tutti coloro che, volenti o nolenti, devono mangiare.
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di Gary North


Ci sono dibattiti costanti sul se gli Stati Uniti si trovano in un ambiente inflazionistico o deflazionistico.

Io sostengo, e l'ho sostenuto per un decennio, che ci troviamo in un ambiente leggermente inflazionistico per quanto riguarda i prezzi al consumo. Per quanto riguarda la base monetaria, ci siamo ritrovati in un ambiente ampiamente inflazionistico perché la Federal Reserve, nel'ottobre del 2008, ha iniziato a pagare interessi sulle riserve in eccesso depositate dalle banche commerciali nei suoi depositi. Di conseguenza l'espansione della base monetaria non si è trasformata in un aumento paragonabile di M1. Inoltre c'è stato un forte calo della velocità di M1.

Per oltre un decennio ho usato l'IPC mediano, piuttosto che l'IPC, come misura dell'inflazione dei prezzi. Viene pubblicato mensilmente dalla Federal Reserve Bank di Cleveland. Lo uso perché è molto più stabile rispetto all'IPC: mese dopo mese e anno dopo anno. Voglio vedere l'andamento dell'inflazione dei prezzi. Le ampie fluttuazioni lo rendono difficile da vedere.

Quest'anno ci offre la prova del motivo per cui preferisco l'IPC mediano. Ecco i dati: gennaio (0.2%), febbraio (0.2%), marzo (0.2%), aprile (0.2%). A novembre e dicembre la cifra era sempre 0.2%.

In netto contrasto, ecco i dati relativi all'IPC: gennaio (-0.7%), febbraio (0.2%), marzo (0.2%), aprile (0.1%). Novembre e dicembre erano entrambi deflazionistici (-0.3%).

Questo è quello che ci sta dicendo l'IPC mediano: nessun cambiamento di tendenza nel 2015.

E gli ultimi 12 mesi? L'IPC mediano non ci mostra alcun cambiamento: 2.2% in tutti i mesi, da novembre ad aprile. E l'IPC? Novembre (1.3%), dicembre (0.8%), gennaio (-0.1%), febbraio (0%), marzo (-0.1%), aprile (-0.2%). Questi dati sono stati segnalati il ​​22 maggio.

La risposta standard che viene data da coloro che non capiscono il problema dell'assemblaggio degli indici dei prezzi, è questa: "Gli indici sono manipolati dal governo." La risposta corretta a questa domanda è semplice: "E allora?" Gli indici non sono manipolati tanto spesso. Forse una volta ogni decennio ci sono alterazioni, ma questo è necessario in ogni indice dei prezzi. Questo è un fatto intrinseco alla teoria di un indice dei prezzi. Se qualcuno non aggiustasse l'indice, ci ritroveremmo i frustini da calesse come componente dell'indice dei prezzi.

Dato che alcuni beni di consumo cadono in disgrazia, devono essere sostituiti. Ogni indice nella storia ha affrontato questo problema, dal Dow Jones Industrial Average all'indice Standard & Poor 500, o qualsiasi altro indice. La storia cambia e gli indici devono cambiare con essa, altrimenti diventano irrilevanti. Ma questo fatto ovvio non viene mai discusso dalle persone che hanno questa reazione istintiva: "Il governo sta manipolando le statistiche." La domanda è questa: "Questa manipolazione è giustificata dai cambiamenti dell'economia?" I critici degli indici dei prezzi non si preoccupano di discutere questo problema. Si tratta di un problema fondamentale dell'epistemologia in economia. Non è facile da risolvere.

Quindi mi sono interessato a questa tendenza. Voglio vedere se ci stiamo muovendo verso tassi più elevati d'inflazione dei prezzi, o verso prezzi abbastanza standard d'inflazione dei prezzi. Nel caso dell'IPC, ci troviamo in un ambiente leggermente deflazionistico, e ci siamo stati per oltre un anno. Ma, come ho detto, io faccio attenzione all'IPC mediano, e non all'IPC.



LA LEGGE DI MOORE E LA LEGGE DI METCALFE

Sono un convinto sostenitore della legge di Moore: il raddoppio della densità dei chip per computer nel tempo. Sono fermamente convinto del fatto che il costo delle informazioni, e il costo di comunicare queste informazioni, continuerà a diminuire rapidamente.

Considero la diminuzione del costo delle informazioni come l'indicatore più importante della produttività nell'economia moderna. Se il costo delle informazioni sta diminuendo, così come il costo di comunicare queste informazioni, allora ci troviamo in un ambiente positivo.

Faremmo meglio a comprendere anche qualcos'altro. Al diminuire del costo di determinate materie prime o servizi, la loro domanda aumenterà. Si tratta di una legge economica fondamentale. A causa della legge di Moore, che riguarda l'efficienza dei chip per computer, e a causa della legge di Metcalfe, che si riferisce al valore delle comunicazioni in queste condizioni, viviamo in un ambiente in cui l'informazione sta diventando sempre più importante, proprio perché diventa sempre meno costosa. In altre parole, l'importanza delle informazioni nell'economia globale aumenta; così come il loro uso. Vengono usate maggiori informazioni perché il loro prezzo continua a scendere.

Quindi gli statistici devono comporre l'indice dei prezzi al consumo, tenendo conto dell'aumento del peso e della pertinenza delle informazioni. Più l'informazione diventa economica in relazione ad altri beni e servizi, più diventerà importante per la nostra economia. Questo perché esiste una regola economica fondamentale: al calare del prezzo di qualsiasi cosa, ne aumenta la domanda. Se respingiamo questa regola, abbandoniamo la logica dell'economia. Pertanto, faremmo meglio a prestarvi molta attenzione.

Ma c'è qualcos'altro. Le tecnologie digitali, a differenza di tutte le altre tecnologie, riguardano ogni aspetto della nostra vita. Il costo del cibo continua a scendere, ma non consumiamo una quantità di cibo paragonabile alla sua diminuzione dei costi. Non abbiamo bisogno di quel cibo. Ciò di cui abbiamo bisogno in questi giorni, è una dieta efficace. La stessa cosa vale per le altre merci. Poiché il prezzo di alcune merci scende, iniziamo ad acquistare altri tipi di merci. Ma nel caso delle informazioni, è tutto diverso. Più diventano economiche, più ne compriamo, e più le varie aree della nostra vita ne beneficiano. Questo calo dei costi cambia il nostro modo di spendere il tempo libero. Cambia il nostro modo di guadagnarci da vivere. Cambia tutto nella nostra società, perché le informazioni, come il denaro, sono fondamentali per l'ordine sociale. In realtà, le informazioni e il denaro sono legati, perché i prezzi veicolano informazioni e il denaro è alla base della divisione del lavoro.

La diminuzione del costo della potenza di calcolo, che comprende il costo decrescente della memorizzazione dei dati, è la realtà economica più sorprendente del mondo moderno. Produce una curva esponenziale. Nient'altro nella storia dell'uomo e della natura è aumentato ad un tasso simile. Possiamo tracciarne le origini al censimento federale del 1890. Il costo delle informazioni dal 1890 fino al 1950 si è dimezzato ogni tre anni. Dal 1950 fino al 1965 è sceso della metà ogni due anni. Dal 1965 fino al 2000 è sceso della metà ogni 18 mesi. C'è un certo dibattito sul fatto che sia continuato a scendere, ma certamente non è aumentato. Nella storia dell'uomo non c'è nient'altro di paragonabile in termini di diminuzione dei costi e d'importanza.

Così, quelle persone che respingono l'introduzione del deflatore dell'informazione nell'IPC, non prendono sul serio la teoria economica, e non prendono sul serio la storia economica. In qualsiasi indice dei prezzi dev'essere preso in considerazione il calo dei costi dell'informazione. L'accuratezza delle informazioni continua ad aumentare, mentre il loro costo continua a diminuire.

Inoltre, a causa della legge di Metcalfe, il valore di questa informazione continua ad aumentare grazie ad un numero sempre crescente di partecipanti al mercato dell'informazione. Ecco la sintesi su Wikipedia:

La legge di Metcalfe afferma che il valore di una rete di telecomunicazioni è proporzionale al quadrato del numero di utenti collegati al sistema (n2). Formulata in questa forma da George Gilder nel 1993, e attribuita a Robert Metcalfe in materia di Ethernet, la legge di Metcalfe è stata originariamente presentata non in termini di utenti, ma piuttosto di "dispositivi di comunicazione compatibili" (ad esempio, fax , telefoni, ecc.). Solo di recente, con l'influenza di Internet, questa legge ha fatto riferimento agli utenti e alle reti, poiché il suo intento originale era quello di descrivere gli acquisti di Ethernet e delle connessioni. La legge è anche legata all'economia e alla gestione delle imprese, in particolare alle aziende concorrenti che cercano di fondersi tra di loro.
Di recente abbiamo appreso che quasi la metà della popolazione mondiale ha accesso a Internet: 3.2 miliardi di persone. Nel 2000 questa cifra era intorno ai 400 milioni. In altre parole, il numero di persone che ha accesso a Internet è aumentato di otto volte. Secondo la legge di Metcalfe, questo è un aumento straordinario del valore della comunicazione.

Possiamo a malapena comprendere che cosa significherebbe tornare al 2000. Sarebbe un mondo senza Google, senza Facebook, senza YouTube. Immaginate invece come fosse prima del 1995 -- un mondo senza interfaccia utente dei browser. Eppure questa trasformazione sociale è avvenuta sotto i nostri occhi. Eric Blair (alias George Orwell) aveva ragione: "C'è bisogno di una lotta costante per vedere quello che abbiamo proprio sotto il nostro naso."



LIBERO MERCATO vs. MERCATO OSTACOLATO

L'economia di mercato riduce costantemente i costi. Il motivo per cui questa diminuzione non è visibile, è da ritrovarsi nell'inflazione della banca centrale e nella riserva frazionaria. L'offerta di moneta continua a salire, quindi i costi decrescenti del libero mercato vengono nascosti al pubblico.

Non c'è dubbio che la diffusione delle tecnologie digitali abbia cambiato completamente la nostra vita nel corso degli ultimi quattro decenni. Il cellulare è l'esempio più ovvio, ma anche i televisori widescreen, Netflix e la moltiplicazione dei siti web hanno contribuito alla trasformazione della nostra vita, ed è qualcosa che sta accelerando. L'introduzione del microcomputer dalla fine degli anni '70 fino al 1995, non ha avuto lo stesso effetto culturale che invece ha avuto l'introduzione dell'interfaccia grafica utente dei browser web dopo il 1995.

Il libero mercato sconfiggerà la banca centrale. Il settore bancario centrale è allo stremo. Sta tenendo a galla artificialmente il sistema bancario a riserva frazionaria e l'insieme degli stati-nazione, i quali andranno in bancarotta in termini di politica fiscale. Questo processo alla fine porterà al de-finanziamento dello stato-nazione e ad un vasto decentramento -- a livello giudiziario, fiscale, monetario e, soprattutto, digitale. Il nuovo ordine mondiale delle cifre digitali sta indebolendo il vecchio ordine mondiale delle banche centrali e dello stato-nazione. Si tratta di uno sviluppo positivo, e la prova è il fatto che i prezzi al consumo stanno aumentando lentamente. Il costo delle informazioni continua a diminuire in modo esponenziale.

Ci sarà probabilmente un altro giro d'inflazione di massa -- aumenti dei prezzi a due cifre -- perché le banche centrali continuano a falsificare le valute digitali. Dubito che una qualsiasi società occidentale sperimenterà un'iperinflazione. Non l'abbiamo più vista sin dalla Germania del 1923 e lo stato d'Israele del 1985. Ma anche se dovesse arrivare, nelle società industriali l'iperinflazione non dura più di circa 36 mesi. Dopo di che le banche centrali sono costrette ad emettere una nuova unità monetaria. Poi l'economia digitale si riaffermerà ancora una volta.

La vita costerà di meno da questo secolo in avanti. La produzione pro-capite aumenterà. Il libero mercato è la forza dominante di oggi, non la pianificazione centrale e le banche centrali.

Ciò si riflette nelle statistiche sui prezzi al consumo.

Attenzione: non diventate dipendenti dallo stato-nazione per il vostro reddito. Lo stato-nazione è in bancarotta e si affida alle valute fiat. Arriverà il giorno della resa dei conti. Ci sarà un Grande Default.



CONCLUSIONE

Chi vi dice che l'indice dei prezzi al consumo non è rilevante, vi sta dicendo che il libero mercato non è rilevante. Vi sta dicendo che la rivoluzione informatica non è rilevante. Se non può dimostrare come la rivoluzione informatica, la rivoluzione delle comunicazioni e la rivoluzione digitale stanno influenzando i prezzi, e stanno quindi influenzando la nostra allocazione delle risorse economiche scarse, allora non possiede alcuna teoria dell'economia e di certo non ha alcuna comprensione della storia economica. Potete tranquillamente ignorarlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Teorie della cospirazione ed economia keynesiana

Ven, 21/08/2015 - 10:15

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Gary North


Remnant Review

Uno dei segni distintivi di uno storico istruito secondo le linee di pensiero mainstream, è il suo rifiuto di quelle che sono le teorie cospirazioniste nella storia. In genere il mondo accademico scoraggia tali opinioni.

C'è una ragione: il movimento progressista. I primi storici "scientifici" erano progressisti. Il progressismo poggiava su quattro punti chiave riguardanti le istituzioni. In primo luogo, il potere redentore e messianico dell'istruzione finanziata con le tasse. Si diceva che questa fosse un'istruzione neutrale dal punto di vista intellettuale, ma anche morale. In secondo luogo, il suffragio universale. La democrazia era considerata come redentrice. In terzo luogo, la necessità di una legislazione politica che ridistribuisse la ricchezza. In quarto luogo, la presenza di burocrati professionisti che amministrassero i vari programmi politici di ridistribuzione della ricchezza -- niente clientelismo politico, niente spoglie politiche. Tutto ciò doveva essere imposto da leggi statali.

Una visione della storia basata sulle cospirazioni nega l'autorità di tutti e quattro tali punti. L'istruzione pubblica non impedisce che uomini ricchi manipolino le masse. In secondo luogo, il suffragio universale è impotente quando si tratta di sradicare i poteri dietro le quinte. In terzo luogo, i super-ricchi manipolano i politici che a loro volta creano scappatoie fiscali. In quarto luogo, i burocrati sono impotenti. Ciò significa che i pilastri del progressismo non sono riusciti a sradicare il potere della ricchezza. Vuol dire che il programma del progressismo, un programma di cosiddetto riscatto sociale, è fallito. Peggio ancora, è servito come copertura conveniente per una maggiore concentrazione di ricchezza e potere. Ciò significa che il progressismo è una falsa religione. Gli storici accademici combattono le posizioni cospirazioniste lungo tutta la trama della storia. Capiscono che tali posizioni, se ampiamente accettate, porterebbero al rifiuto politico dell'agenda dei progressisti. Indebolirebbero la legittimità del progressismo.

La versione più pericolosa di una trama storica basata sulle cospirazioni, fu quella fornita da Murray Rothbard. Sosteneva che i progressisti erano stati ingannati sin dal primo momento. Erano pedine sulla scacchiera di coloro che cercavano di arrivare al potere dello stato in nome della democrazia, solo per usarlo e mantenere fuori mercato i propri rivali. L'estrema sinistra non fa eccezione. Rothbard utilizzò il libro dello storico di sinistra, Gabriel Kolko, The Triumph of Conservatism (1963), per sostenere la sua posizione contraria alla regolamentazione federale delle grandi imprese appoggiata dai progressisti. Il risultato di questo programma politico era l'opposto di quello che spacciava la retorica: il radicamento delle grandi imprese. Kolko e Rothbard dimostrarono che l'agenda dei progressisti era stata finanziata sin dall'inizio dalle grandi imprese.



UN PROGRAMMA PER LA STORIOGRAFIA

Quegli storici che non sono dei semplici antiquari, tendono a favorire una visione della storia che è collettivistica. Sono essi stessi i prodotti del collettivismo. La maggior parte di loro è stata formata in università finanziate con le tasse. Una manciata di altri è stata formata in costose università accreditate -- accreditamento timbrato dal cartello degli studiosi universitari. Questo sistema di controllo funziona bene. Di conseguenza, preferiscono spiegare la causalità storica in termini di forze sociali impersonali che sono indipendenti dalle decisioni degli individui. C'è una certa ostilità nello studiare la storia come se fosse il risultato delle azioni di grandi leader. Non la si pensava così nel 1850, oggi invece sì.

Questo è il problema tradizionale conosciuto come "uno e i molti". Ci sono individui; ci sono anche collettivi.

Prendiamo in considerazione la riforma protestante. Come possiamo spiegarla? C'era un leader, Martin Lutero. C'era un problema di portafoglio: la vendita delle indulgenze. C'era un sistema mediatico: tipografi in cerca di rendite. C'era una struttura politica: principati tedeschi indipendenti. Ben presto ci sarebbe stata una struttura ecclesiastica separata: chiese protestanti. Martin Lutero non avrebbe avuto successo se non ci fossero state tipografie e protezione politica. Avrebbe fatto la fine di John Hus un secolo prima. Aveva influenza sui tipografi indipendenti in cerca di profitto e su un leader politico locale. Ma senza Lutero, non ci sarebbe stata alcuna riforma in nord Europa nella sua epoca. Gli storici che favoriscono il collettivismo, sostengono che sarebbe spuntata una qualche altra figura simile a quella di Lutero. Non c'è modo di dimostrarlo.

Penso che dobbiamo studiare i grandi uomini e le grandi forze sociali. Quindi vi consiglio questo approccio investigativo:

  1. Seguire l'organizzazione.
  2. Seguire i leader.
  3. Seguire la confessione.
  4. Seguire il denaro.
  5. Seguire i media.

I grandi leader non sarebbero tali se non ottenessero influenza attraverso le idee, le organizzazioni, i soldi e i sistemi di comunicazione. In altre parole, i grandi leader devono essere in grado d'esercitare una certa influenza e ci sono molti modi per esercitarla a livello istituzionale. Un leader è come una leva. Ha bisogno di un punto d'appoggio per spostare qualcosa.

Allo stesso tempo, non esistono grandi movimenti sociali che non sono rappresentati e motivati ​​da grandi leader. Un movimento deve avere un qualche tipo di rappresentazione visibile. Qualcuno deve incorporare i principi del movimento. La gente dà fiducia agli individui, non alle forze sociali invisibili. I movimenti che non dispongono al loro interno di persone che ispirano fiducia, non avranno mordente.

La storia sarebbe stata diversa se le persone chiave non fossero diventate influenti. Se togliete George Washington dalla storia del Nord America, esso sarebbe stato molto diverso da quello che è oggi. Lo stesso vale per i presidenti americani come Lincoln, Wilson e Roosevelt. Togliete la leva della guerra, e la maggior parte dei presidenti sarebbe stata dimenticata. In verità, la maggior parte dei presidenti è stata dimenticata. E' la guerra che permette ai presidenti di ottenere la maggior parte delle note nei libri e di vendere biografie best-seller. I presidenti che sono stati i grandi difensori della libertà nella storia di questo paese, sono stati quelli che hanno evitato la guerra. Ma chi vuole leggere una biografia di Martin Van Buren, o John Tyler, o Grover Cleveland? Non molte persone.

Gli storici guardano al passato e cercano punti di svolta. Hanno una frase per descriverli: bacini idrografici. I presidenti spartiacque sono stati quei presidenti di guerra. Questi sono i presidenti che hanno cambiato la direzione verso cui il paese si stava muovendo.



COSPIRAZIONI E STATO

Ora arriviamo alla questione delle cospirazioni. Il cospiratore più influente dei tempi moderni è stato Vladimir Lenin. Toglietelo dal XX secolo e tale secolo sarebbe stato significativamente diverso. Non ci sarebbe stato nessun Hitler, nessuno Stalin e nessun Mao. Non c'è dubbio che Lenin fosse un cospiratore. Era un maestro della cospirazione. Costruì il movimento bolscevico sulla cospirazione. Ciò che scriveva era alla luce del sole, ma era un cospiratore superbo.

Le teorie della cospirazione sostengono che gli uomini chiave, operanti dietro le quinte per almeno la maggior parte della loro carriera, hanno cambiato la direzione della storia. Inoltre, le teorie della cospirazione sono osteggiate dalla maggior parte degli storici con una formazione accademica. Gli storici che credono nelle cospirazioni molto presto si vedono bloccata la loro carriera. Ciò è particolarmente vero per quelle persone che associano importanti leader politici ad attività cospirative dietro le quinte. Il caso più evidente nella storia americana è rappresentato dalle manovre di Franklin Roosevelt per spingere i giapponesi ad attaccare la flotta degli Stati Uniti nel 1941. Chiunque sostenga che Roosevelt sapesse che i giapponesi stavano per attaccare le forze navali degli Stati Uniti verso la fine del novembre o all'inizio del dicembre 1941, viene etichettato come storico revisionista, e non guadagnerà mai influenza significativa all'interno della professione.

Il movimento conservatore ha sempre avuto una sorta di tradizione letteraria nascosta legata alle teorie della cospirazione. Ce ne sono varie forme. Possono identificare società segrete. Possono identificare gruppi illegali che hanno fornito soldi. Ma qualunque sia la natura della catena di comando, è stata nascosta alla popolazione e spesso è gestita in modo diverso rispetto alla retorica pubblica di quei leader politici che fanno parte della cospirazione.

I conservatori scelgono diversi leader come rappresentanti dei movimenti di cospirazione, ma c'è una tendenza ad accettarli all'interno del lato non politico del movimento conservatore. La John Birch Society è il caso evidente. Si può anche datare il momento in cui è cambiata. Robert Welch la cambiò dopo le elezioni presidenziali del 1964. Trasformò la Birch Society in un'organizzazione molto diversa. Prima del 1964 era esplicitamente anti-comunista. Dopo il 1964 divenne anti-Federal Reserve, anti-banchieri e anti-Council on Foreign Relations. Fu per questo motivo che Hans Sennholz si dimise come scrittore per l'American Opinion. Era chiaramente un oppositore del settore bancario centrale. Era un oppositore dei banchieri in generale; era un oppositore della riserva frazionaria. Ma gli anti-cospiratori tendono ad essere anti-banchieri in generale, non distinguendo tra banche commerciali a livello locale e banche centrali a livello nazionale. Un classico esempio è Ellen Brown. Il movimento Greenback è sempre stato anti-bancario in generale.

Murray Rothbard era certamente un grande sostenitore di una storia basata sulle cospirazioni. Ma Rothbard comprese un punto fondamentale: le cospirazioni guadagnano influenza attraverso il potere politico. Non hanno quasi alcuna influenza in un'economia competitiva. Questa era anche l'opinione di R. J. Rushdoony. Quando si parla di cospirazioni nella storia, stiamo sempre parlando di organizzazioni clandestine che cercano il controllo attraverso il potere politico. Le cospirazioni che non cercano il controllo attraverso il potere politico, sono semplicemente gruppi con interessi particolari. C'è una grande differenza tra cospirazioni e tali gruppi: i mezzi per acquisire potere e quindi mantenerlo nel lungo periodo. I rappresentanti di una cospirazione hanno un programma nascosto. C'è una difesa pubblica di un determinato programma per ottenere il potere, ma è solamente una farsa. Questa è l'essenza della cospirazione. C'è una netta separazione tra retorica pubblica e piani nascosti per ottenere il potere e quindi usarlo per scopi molto diversi da quelli espressi nelle retorica pubblica.

Quando un uomo d'affari dice che sta solo cercando di fare soldi, di solito ci crediamo. Quando dice che sta cercando di fare soldi per favorire la popolazione, dovremmo porci questa domanda: "Sta chiedendo al governo d'intervenire in suo favore?" Se la risposta è no, allora potrebbe dire la verità. Potrebbe pensare che ci sia un collegamento tra servire la popolazione e fare profitti. Certo, questo era il punto di vista di Ludwig von Mises. Era anche l'opinione dei fondatori della Scuola Austriaca. C'è coerenza tra la ricerca del proprio bene e la ricerca del bene pubblico in una società di libero mercato. Questa era la posizione che Adam Smith articolò nel 1776. Ma Smith non si fidava degli uomini d'affari che si riuniscono per formare un cartello. Non si fidava degli imprenditori che vogliono acquisire qualsiasi tipo di supporto dal governo civile. Questa era anche il punto di vista di Mises, Rothbard ed altri economisti Austriaci.

Se prendiamo sul serio il saggio di Mises sul calcolo economico e sul socialismo, e se prendiamo sul serio l'articolo di Hayek sull'uso della conoscenza nella società, allora dobbiamo concludere che ci sono due tipi di conoscenza economica. Una è la conoscenza che possiedono le commissioni. L'altra è il tipo di conoscenza che possiedono gli individui. Il secondo tipo di conoscenza è la forma cruciale di conoscenza, secondo Mises e Hayek. E' una conoscenza decentrata. E' una conoscenza di condizioni specifiche, in luoghi specifici, in determinati periodi di tempo. Il libero mercato consente agli individui di trarre vantaggio da questa conoscenza decentrata. La conoscenza è coordinata attraverso il sistema dei prezzi. L'intervento dello stato nel funzionamento di tale sistema, impedisce la diffusione di una conoscenza precisa mediante i prezzi. Sia Mises sia Hayek ritengono che la conoscenza centralizzata posseduta dalle commissioni, sia inferiore alla conoscenza decentrata del libero mercato. Entrambi credevano che la conoscenza decentrata e coordinata dal sistema profitti/perdite, fosse la forma significativa di conoscenza nella società. Questa conoscenza è ciò che rende possibile la cooperazione sociale.

Mises non scrisse sulle teorie della cospirazione. Scrisse invece sui gruppi con interessi particolari che cercano di conquistare il potere attraverso l'azione dello stato. Rothbard era un teorico della cospirazione, ma ha sempre cercato quelle cospirazioni ben oltre i semplici gruppi con interessi particolari che cercavano il sostegno dello stato. Non si fidava della retorica statale riguardo il bene della società, ma si fidava di questa retorica quando applicata al mercato competitivo. Non discusse di complotti all'interno del contesto di una libera concorrenza di mercato. Questo perché credeva, come Mises e Hayek, che la conoscenza decentrata attraverso il libero mercato andasse a beneficio della società. In caso contrario, avrebbe prodotto perdite. In altre parole, i processi competitivi associati al sistema profitti/perdite sono sufficienti per mantenere sotto controllo le cospirazioni. Possono ottenere potere solo servendo le richieste dei consumatori. Nel quadro di un sistema di mercato competitivo, non vi è alcuna minaccia proveniente dalle cospirazioni.

I conservatori che si lasciano coinvolgere nelle cospirazioni, tendono a non capire questa distinzione tra i due tipi di conoscenza. Questo è uno dei grandi problemi del movimento conservatore. Alcune persone vedono complotti ovunque. Per quanto riguarda la ricerca del potere politico, questo sospetto è spesso giustificato. Ma quando viene applicato al processo di mercato, manca completamente il punto. Il processo di decentramento, che è coordinato attraverso il sistema profitti/perdite, favorisce il progresso economico e la libertà economica.

Ci sono conservatori che vedono complotti ovunque. Pensano che esponendo qualche personaggio nefasto che sta cercando di fare soldi per sé, sia sufficiente a giustificare una sorta di boicottaggio di quell'individuo e di tutto ciò che ha creato. Non indagano se quella persona sta portando avanti i suoi piani nefasti per mezzo della concorrenza di mercato o per mezzo della competizione politica. Se sta cercando di estendere la sua influenza per mezzo della concorrenza di mercato, e si arricchisce di conseguenza, perché un qualsiasi conservatore dovrebbe preoccuparsene? Finché il cospiratore non chiede alle persone con pistole e disintivi di difendere la sua quota di mercato, i critici dovrebbero concentrarsi sulle operazioni di quelle istituzioni che suddetto individuo ha creato. In breve, seguire il denaro. Se il denaro finisce nel governo civile, allora si ha una buona ragione per cercare quei fatti che potrebbero puntare ad una cospirazione. Ma se i soldi finiscono in una società, o una corporazione a scopo di lucro, e il governo non è stato chiamato a difenderla, allora è tutto fumo e niente arrosto. L'individuo esercita potere privato su un'organizzazione che fornisce benefici pubblici? Se sì, e allora?



CONCLUSIONI

L'umanità è progredita al punto in cui è progredita la divisione sociale del lavoro. Il libero mercato è il grande accordo istituzionale per estendere la divisione sociale del lavoro. Lo fa tramite le azioni volontarie. Non c'è costrizione.

Maggiore è il grado di divisione sociale del lavoro, più precisa è la conoscenza a disposizione dei partecipanti. La conoscenza è decentrata. Questo è stato il punto di Mises e di Hayek.

Non preoccupatevi delle cospirazioni che sono limitate al mercato libero. Preoccupatevi delle cospirazioni che si basano sulla coercizione dello stato per realizzare i loro programmi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Industrie minerarie auree, RIP...

Gio, 20/08/2015 - 10:11
Tenete d'occhio il sito del COMEX, specialmente questa pagina in cui si può tenere traccia delle azioni delle bullion bank. Il COMEX, in sostanza, funziona come un grande deposito d'oro fisico a copertura dei contratti futures. Esistono due magazzini: il "registered" e "l'eligible". Il primo rappresenta la quantità effettiva d'oro disponibile per coprire i contratti; il secondo rappresenta la quantità potenziale d'oro presente al COMEX, ma che non può essere ritirata da chi vorrebbe saldare il contratto futures in oro fisico. Guardando i dati dalla pagina precedente, scopriamo che l'oro a copertura dei contratti futures è ai minimi livelli. Il periodo di crisi in cui siamo ancora immersi è il prolungamento del ciclo iniziato all'incirca 20 anni fa, ma le cui conseguenze sono state postposte sino ad ora. Questo ha significato crescita nominale per alcuni settori, con relativa inflazione dei prezzi, e stagnazione accelerante per altri. Il momento stagflattivo in cui siamo immersi oggi è frutto d'interventi centrali volti a rimandare nel tempo il dolore economico che avrebbe dovuto rimescolare le carte nel sistema dei prezzi. Ciò che ci aspetta nel futuro è deflazione dei prezzi di quegli asset gonfiati artificialmente e inflazione dei prezzi di quegli asset il cui prezzo è stato soppresso artificialmente o le cui statistiche sono state offuscate dall'aggregato dei prezzi. Ciò riguarderà anche il mercato dell'oro fisico, dove il disallineamento tra domanda e offerta (a causa del paper gold) sta portando a situazioni paradossali dove a fronte di una produzione calante e una domanda in ascesa il prezzo spot cala. L'oro è il bene rifugio per eccellenza quando si ha a che fare con le manipolazioni delle banche centrali e la protezione dei propri risparmi. C'è un tempo per investire e un tempo per proteggersi. La maggior parte degli investitori ignora il secondo verbo. O se per caso se ne preoccupa, si rivolge al commercial paper market per ottenere protezione. Tale settore è uno di quelli che verrà investito dal tornado deflazionistico correttivo in agguato nel mercato azionario e obbligazionario. Approfittatene ora ai prezzi stracciati che vedete sui monitor. Anche perché tra poco inizierà la stagione dei matrimoni in India.
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di Bill Bonner


TORONTO – "Questo è il peggio che abbia mai visto in 30 anni."

Lo scenario era quello del recente Sprott-Stansberry Natural Resource Symposium a Vancouver. Il soggetto erano le azioni minerarie. E l'opinione stava diventando familiare...

Negli ultimi 5 anni il prezzo dell'oro è sceso di circa l'8%. Le industrie minerarie di metalli preziosi, come misurate dal Market Vectors Gold Miner, sono calate di circa il 70% nello stesso periodo.

I dirigenti minerari dicono che probabilmente le banche non recupereranno nulla. I promotori stanno pensando di portare le loro aziende nel cloud computing, nel settore dei video giochi, o alla bancarotta.

"Cosa sapete di cloud computing?" abbiamo chiesto.

"Niente. Ma conosco l'estrazione dell'oro. E so che non è posto per fare soldi."

Nei mercati più ampi, tutto era rosa e fiori ieri – o quasi.

Il Dow è salito. Il petrolio è salito. Le azioni di Shanghai sono salite.

Ma l'oro è sceso di $2.50 a New York, per chiudere a $1,096 l'oncia. Ed è sceso di altri $10 nel trading elettronico notturno.

Qui sosteniamo irriducibilmente le campagne dell'ultima spiaggia.

In parte si tratta di un attaccamento romantico e poetico al lato perdente. Ma c'è una ragione pratica: spesso ci sono soldi da fare negli asset desolanti.

Privilegiamo le azioni russe e greche... a patto di avere un orizzonte temporale molto lungo per gli investimenti (e una forte costituzione).

Si dice che l'economia russa e greca siano in punto di morte.

La Grecia è in difficoltà perché ha vissuto al di sopra dei propri mezzi per troppo tempo e perché scricchiola sotto una burocrazia corrotta e sclerotica.

La Russia, nel frattempo, è stata colpita da un doppio smacco.

Il primo è arrivato quando il prezzo del petrolio si è ridotto della metà rispetto al picco di $108 a luglio 2014. Circa la metà delle entrate fiscali della Russia proviene dalle esportazioni di petrolio, di conseguenza questo ha significato un dimezzamento del budget del governo.

Ecco perché Putin ha appena tagliato più di 100,000 posti di lavoro pubblici.

Il secondo è arrivato quando gli Stati Uniti e l'UE hanno presentato un piano provocatorio per imporre sanzioni economiche a causa di una presunta cattiva condotta in Ucraina.

Grecia e Russia possono essere cadute, ma è improbabile che non possano rialzarsi.

La stessa cosa vale per l'industria mineraria...

Non amata. Non finanziata. Indesiderata. L'industria mineraria è la Grecia dei settori d'investimento.

Particolarmente non amata è l'industria mineraria dell'oro.

Il giornalista Chris Lowe ha iniziato a preparare un promemoria settimanale in cui evidenzierà gli andamenti particolarmente assurdi delle tendenze finanziarie.

Questa settimana si è concentrato sull'odio intenso per il mercato dell'oro. Chris dice:

Come è la norma quando il prezzo dell'oro scende, la stampa mainstream sta attraversando un periodo di schadenfreude.

Il Washington Post, per esempio, ha di recente pubblicato un articolo dal titolo ‘Gold Is Doomed.’

Bloomberg dice che l'oro è ‘un calssico short da manuale.’

E Jason Zweig sul Wall Street Journal sostiene che l'oro non sia altro che un ‘pietra da compagnia.’
Che cosa fare con tutto questo sentimento negativo nei confronti dell'oro sulla stampa mainstream? Chris continua:

Questo è esattamente il genere di cose che accade durante le vendite da panico e i grandi ribassi. Nello stesso modo in cui gli elementi selvaggiamente rialzisti volano in alto, c'è una valanga di commenti ribassisti mentre ci avviciniamo ai minimi.
Inoltre tra i non amati c'è anche il rame, ma sicuramente non ricade nella categoria delle pietre da compagnia.

"Il rame è il metallo più importante del settore", ha detto il magnate dell'industria mineraria Robert Friedland all'evento Sprott-Stansberry.

"Più importante dell'oro, perché il rame è in ogni cosa. Case. Auto. Computer. Gran parte delle funzioni di Internet si basano sul rame. Quindi se il prezzo del rame scende, ciò ci suggerisce che l'economia mondiale è in difficoltà."

Ecco il Financial Times sul rallentamento globale:

L'ultimo World Trade Monitor ha mostrato a maggio un ribasso dell'1.2% nel volume del commercio mondiale. È scivolato in quattro dei cinque mesi del 2015 ed è salito dell'1.5% nei 12 mesi precedenti — cifra inferiore alla crescita della produzione globale e di gran lunga al di sotto della media di lungo termine di circa il 7% annuo.

Il problema è peggiorato. Il commercio si era ripreso abbastanza bene nel 2010 dopo la recessione globale. Ma ha deluso sin da allora, in crescita a malapena del 3% nel 2012 e nel 2013. Ora sembra che il mondo non possa gestire neanche questo.
Se l'economia globale sta rallentando, come suggeriscono i numeri, non c'è motivo di aspettarsi un ritorno del rame tanto presto.

D'altra parte, non c'è modo che il rame possa scomparire dal mondo dell'economia. È essenziale. Ed è altamente ciclico. I prezzi salgono; i minatori producono di più. I prezzi vanno giù; la produzione viene tagliata.

Così, anche se il prezzo può essere caduto... il rame si rialzerà.

E come abbiamo spiegato lunedi, si può contare sulla FED — e le altre principali banche centrali — affinché estremizzi il ciclo delle materie prime con il credito facile.

Dubitiamo anche che l'oro sia stato messo KO.

Il debito in eccesso ha scatenato la crisi finanziaria globale del 2008. Oggi, secondo McKinsey, ci sono circa $60,000 miliardi di debito in più nel mondo.

È solo una questione di tempo prima che la contraffazione di oggi lasci il posto al panico di domani.

Poi la cosiddetta “pietra da compagnia” si rivelerà il “migliore amico dell'uomo”.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


“Il boom del credito mondiale è finito, ora arriva l'ondata di deflazione globale”

Mer, 19/08/2015 - 10:04
I cosiddetti mercati emergenti sono saliti sulla cresta dell'onda, perché a seguito del boom espansionistico orchestrato dalle banche centrali è sembrato che nuove realtà si stessero affacciando sulla scena mondiale per prendere il posto di quelle vecchie. In verità, i banchieri centrali invece di calmare i mercati e portare stabilità, sono la fonte primaria dell'instabilità a causa dei loro interventi presumibilmente onniscienti. Ma qui, oltre alle stampanti nazionali, ci sono da prendere in considerazione anche quelle estere. Quindi oltre alle bolle che si sono venute a creare sul suolo brasiliano (la più pericolosa è quella dei prestiti per automobili), c'è da considerare anche quelle che sono spuntate a livello globale. Di conseguenza, mentre il Brasile pareva guadagnare trazione grazie alle sovvenzioni estere sotto forma di asset a basso prezzo, svalutava la propria valuta per guadagnare una falsa competizione a livello mondiale. Ciò ha abbassato artificialmente i costi interni agli occhi delle aziende estere, le quali sono state incentivate a delocalizzare la produzione (tra cui anche la FIAT). Sebbene possa apparire che ciò permetta al paese che ospita le aziende estere d'acquisire know-how imprenditoriale, questo è vero fino ad un certo punto, perché alla base della prosperità c'è la libertà imprenditoriale e una mentalità orientata all'economia di mercato. Il Brasile non ha nessuna delle due. Ora che la Cina sta rallentando e gli USA hanno terminato il programma di QE, paesi come il Brasile devono "vedersela da soli". Ovvero, devono fare i conti con le distorsioni e le deformazioni economiche che hanno assecondato inseguendo la follia mercantilista di Cina e USA. Com'è probabile che sia, quello attuale non è più un ciclo inflattivo, ma stagflattivo. La recessione risultante dalle suddette distorsioni e deformazioni riallineerà il sistema dei prezzi, correggendo al rialzo e al ribasso i prezzi di quegli asset disallineati da domanda e offerta. I mercati emergenti, e i paesi occidentali in generale, non potranno tagliare le tasse e le spese senza aggravare la recessione; e non potranno aumentare l'attività della stampante monetaria senza accelerare e aggravare il riallineamento del sistema dei prezzi. Finirà male.
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di David Stockman


Se si desidera una metafora convincente per capire il crack-up boom innescato dalle banche centrali a livello globale, basta guardare alla bancarotta del fornitore di carbone Alpha Natural Resources (ANRZ). Dopo essere diventata una società pubblica nel 2005, la sua capitalizzazione di mercato è salita praticamente da 0 a $11 miliardi esattamente quattro anni fa. Ora sta tornando a zero.




Sì, ci sono i fallimenti e questo è sicuramente un caso di cattiva gestione. Ma la cattiva gestione di cui stiamo parlando è quella del cartello del settore bancario centrale del mondo.

Quest'ultimo ha fatto in modo che ci saranno migliaia di fallimenti simili negli anni a venire, perché sin dalla metà degli anni '90 le banche centrali hanno travolto l'economia mondiale con un boom di spesa basato sul credito insostenibile, mentre hanno falsificato il sistema finanziario che dovrebbe prezzare i beni in modo onesto, allocare il capitale in modo efficiente e mantenere sotto controllo il rischio e l'avidità.

Di conseguenza, la bolla legata ad ANRZ raffigurata qui sopra non si limita a mostrare come gli uomini, le donne e i robo-trader del casinò siano diventati troppo fiduciosi nell'inseguire la sciocchezza partorita da Goldman Sachs secondo cui i "BRICS sarebbero cresciuti in eterno". In realtà, le banche centrali hanno alimentato l'economia mondiale con tanta liquidità e capitali a basso costo, che sembrava che l'economia fisica stesse partendo per la luna.

Infatti le banche centrali hanno generato un doppio boom — dapprima sotto forma di un consumo alimentato dal credito, eccitando le economie dei mercati sviluppati diventate dipendenti dalla grande macchina esportatrice della Cina e dei suoi fornitori satelliti; dopo che questo boom dei consumi si è schiantato nel 2008-2009 e ha minacciato l'estinzione dell'economia mercantilista del capitalismo rosso cinese, la PBOC ha scatenato un boom più potente d'investimenti e infrastrutture in Cina e nel resto dei mercati emergenti.

Tra il 1992 e il 1994 il sistema monetario mondiale — diventato sempre più instabile dalla distruzione di Bretton Woods nel 1971 — ha visto peggiorare la sua situazione: il piano di salvataggio delle banche di Wall Street durante la crisi del peso messicano; il mercantilismo della Cina e la sua scoperta che il potere poteva essere meglio conservato attraverso la stampante monetaria piuttosto che con il proverbiale fucile di Mao; il panico di Alan Greenspan nel 1994, quando i bond vigilantes scaricarono titoli di stato sopravvalutati dopo che la FED lasciò salire i tassi del mercato monetario dal livello ridicolmente basso a cui Greenspan li aveva ancorati nell'interesse della ri-elezione di George Bush Sr.

Da quel punto in poi, le banche centrali mondiali sono andate fuori giri ed è esplosa quella che può solo essere descritta come una supernova del credito, coinvolgendo l'economia mondiale. Vale a dire, nel 1994 c'erano circa $40,000 miliardi di debito nell'economia di tutto il mondo, ma questa cifra ha raggiunto gli $85,000 miliardi nel 2000, e poi è scoppiata a $200,000 miliardi nel 2014. Cioè, in appena due decenni il debito mondiale è aumentato del 5X.

A dire il vero, nel frattempo è stato creato un sacco di PIL falso nell'economia mondiale. Dapprima nel settore delle abitazioni e degli immobili commerciali delle economie sviluppate (fino al 2008); e poi nelle infrastrutture e negli investimenti industriali dei mercati emergenti (a seguito della crisi finanziaria e della Grande Recessione). Ma anche così, la crescita insostenibile del PIL non poteva competere con lo tsunami del debito.

Nel 1994 il PIL mondiale era di circa $25,000 miliardi e il suo valore nominale oggi è nel range dei $70,000 miliardi — incluso l'ultimo sussulto della spesa alimentata dal credito (investimenti di capitale fisso), la quale continua a sfornare miniere di ferro, navi container, scavatrici, impianti elettrici, piattaforme di perforazione in acque profonde, aeroporti, autostrade e grattacieli che hanno un valore economico trascurabile. Eppure anche contando tutti i beni di capitale che sono stati creati dalla spesa artificiale (PIL), e che alla fine saranno svalutati o liquidati dai bilanci, il PIL è cresciuto solo di $45,000 miliardi negli ultimi due decenni, o solo il 28% rispetto alla supernova del debito da $160,000 miliardi.

Ecco quello che gli uomini di buon senso hanno saputo per decenni, se non secoli: questo tipo di crescita alimentata dal credito si nutre di sé stessa, creando una domanda artificiale di materiali e materie prime industriali che, a loro volta, generano carenze di capitale fisso, poiché miniere, navi, fonderie, fabbriche, porti e magazzini richiedono ancora più materiali per essere costruiti. In una parola, il credito artificiale impone al mondo di scavare, costruire, investire e giocare d'azzardo come se non ci fosse un domani.

Nel caso di Alpha Natural Resources, ad esempio, la domanda artificiale ha riguardato il carbone. E la tendenza di prezzo mostrata di seguito non è affatto sorprendente alla luce di quello che è successo alla capacità d'acciaio in Cina. Nel 1994 il carbone veniva venduto a circa $35/ton, ma allora l'industria siderurgica cinese era pari a soli 100 milioni di tonnellate. Al momento del picco del carbone nel 2011, l'industria cinese era 11X più grande e i prezzi del carbone facevano registrare un'impennata dieci volte superiore rispetto al prezzo precedente, ovvero, $340 per tonnellata.

Ed è qui che entra in gioco la dinamica auto-alimentante. Cioè, lo spreco monumentale e l'investimento improduttivo insiti nel boom del credito. In una parola, l'esplosione iniziale della domanda per le materie prime ha generato carenze di capacità e quindi profitti eccezionali sulle riserve in loco e le risorse nel terreno.

Questi falsi profitti, a loro volta, hanno portato gli speculatori a credere che rappresentassero flussi permanenti e che potessero essere capitalizzati dai proprietari azionari.

Ma, come mostrato di seguito, alla fine la bolla del credito ha smesso di crescere, la domanda per i materiali si è appiattita ed è iniziata l'inversione, causando in tal modo prezzi inattesi e la scomparsa dei profitti. Ciò è avvenuto dapprima lentamente e poi ha accelerato.

ANRZ sta quindi finendo giù nello scarico, perché è stata capitalizzata ritenendo permanenti i prezzi follemente anti-economici del 2011.




Inutile dire che un mercato azionario onesto non avrebbe mai fatto registrare il picco raggiunto dal prezzo del carbone a $340/ton nei primi mesi del 2011, soprattutto non l'avrebbe confuso come stato reale dell'economia. Dopo tutto, gli studenti d'ingegneria sanno che il pianeta è benedetto (maledetto?) con riserve di carbone praticamente infinite.

Tuttavia, nei mercati completamente rotti e falsificati dalla manipolazione e dalla repressione delle banche centrali, i fast money trader non sanno nulla e accettano fideisticamente "l'azione dei prezzi" di breve periodo e i punti nei grafici. Nel caso di ANZR, questo ha portato all'inizio del 2011 ad una valutazione del 29X del suo flusso di cassa da $380 milioni.




Una società che aveva in media dai $50 ai $75 milioni di flusso di cassa nel mercato del carbone già in boom nel 2005-2008, difficilmente poteva valere $1 miliardo. La successiva ondata di flussi di cassa non è stata altro che una manna di guadagni inattesi sulle sue riserve esistenti, e, di conseguenza, non meritava alcun aumento della sua capitalizzazione di mercato o negoziazioni multiple.

Infatti sarebbe stata sufficiente una conoscenza superficiale della fornitura e della produzione di carbone per capire che, anche con prezzi di $100 per tonnellata, sarebbe stato difficile sostenere l'espansione della capacità a lungo termine.

Ciò significa che il flusso di cassa sostenibile di ANRZ non ha mai superato gli $80 milioni, e che al suo picco di capitalizzazione di $11 miliardi nel 2011, veniva tradata al 140X. In una parola, è così che i mercati vengono falsificati da un boom del credito alimentato dalla banca centrale.

La storia completa di ANZR è di gran lunga peggiore. Nel corso degli ultimi 10 anni ha generato $3.2 miliardi di flusso di cassa operativo — compresi i picchi inattesi di profitto incorporati nei suoi risultati riportati. Nello stesso periodo, però, ha speso $5 miliardi in spese in conto capitale e acquisizioni, mentre spendeva altri $750 milioni che non aveva per riacquistare azioni proprie e pagare dividendi.

Sì, era l'elisir magico del debito che faceva sembrare sostenibile il suo bilancio. Inutile dire che la salita del suo debito da $635 milioni nel 2005 a $3.3 miliardi attuali, non ha alcun senso per una società che dipende da margini volatili e flussi finanziari legati al commercio mondiale di carbone.

Così, quando insistiamo sul fatto che i mercati sono rotti e le azioni fanno ormai parte di una bisca clandestina, vi basta guardare ad Alpha Natural Resources.

I mercati che hanno torto su un nome di spicco come ANRZ, non commettono un errore una tantum; sono l'errore.

Il boom del credito globale è finito; i consumatori dei mercati sviluppati sono bloccati in un picco del debito; e la frenesia d'investimento della Cina e dei mercati emergenti è agli sgoccioli.

Ora arriva l'onda deflazionistica globale. Gli $11 miliardi d'aria fritta che questa mattina sono scomparsi dal casinò di Wall Street, sono solo l'ultimo esempio — uno schock che anticipa il crollo tonante del valore gonfiato degli asset.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I banchieri centrali sono tutti degli idioti?

Mar, 18/08/2015 - 10:11
L'articolo di oggi ci ricorda il proverbio che un po' tutti i lettori credo abbiano sentito: "Sbagliare è lecito, perseverare è diabolico." Alla luce del seguente articolo, non c'è modo migliore per spiegare la natura "gestionale" dei banchieri centrali. Il denaro fiat, infatti, non permette  solo una ridistribuzione delle risorse all'interno della società da coloro che hanno accesso per primi alla nuova liquidità, ma permette anche una ridistribuzione del "potere" decisionale nei mercati: dai consumatori ai pianificatori centrali. Questo potere fa gola agli individui, poiché attraverso di esso riescono a vivere al massimo col minimo sforzo. C'è un problema: la pianificazione centrale è fallimentare nel lungo periodo, non riesce ad elaborare un piano che sia in accordo con la visione del futuro della società nel suo complesso. Perché? Perché le decisioni importanti vengono prese al margine. Questo significa che le singole azioni degli individui contano; invece la pianificazione centrale si fida scioccamente degli aggregati. Pensa che se riesce a controllare un bacino ampio d'individui, riuscirà a sopravvivere alle forze di mercato avverse. Nel breve periodo è possibile, nel lungo no. Le decisioni vengono prese al margine e le banche centrali (o la pianificazioen centrale più in generale) non hanno le informazioni adatte per predire laddove nasceranno questi cambiamenti. Sebbene, quindi, sovvenzionino artificialmente determinate attività imprenditoriali, finiranno per perdere il controllo della trama dei loro piani presumibilmente ben congeniati. Uno dei tanti esempi recenti, è la zombificazione del settore dell'estrazione dell'olio di scisto. Avendo accesso a denaro prezzato erroneamente attraverso i mercati dei capitali, i produttori d'olio di scisto possono continuare ad operare sul mercato nonostante il calo del prezzo della materia estratta. Ciò crea industrie zombie che rimandano nel tempo quel processo Schumpeteriano che permetterebbe una sana pulizia dei mercati; inoltre l'offerta viene costantemente rimpolpata di nuove unità, mentre la domanda raggiunge il picco e vengono implementate nuove misure d'ingegneria finanziaria per tenere a galla suddette industrie zombie. Pompare ulteriore denaro non solo fa aumentare il rischio nel mercato dei capitali, ma permette la creazione di strumenti finanziari tossici che circolano nel sistema finanziario come se fossero di ottima qualità, i quali servono solo a soddisfare la fame di rendimenti degli investitori. E' così che le banche centrali hanno aggiunto polvere da sparo al barilotto già pieno a seguito della Grande Recessione. E' così che la pianificazione centrale s'è scavata la propria tomba. Le deformazioni economiche sono onnipresenti nei mercati, e a poco a poco faranno perdere il controllo della situazione ai banchieri centrali. Finirà male.
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di Bill Bonner


Sì, è inutile nasconderlo. Vorremmo vedere una depressione. Corta, rapida e decisiva – una fine rapida e tagliente all'espansione del credito più grande di tutta la storia.

Come disse il segretario del Tesoro Andrew Mellon dopo il crollo del mercato azionario nel 1929:

Liquidare il lavoro, liquidare le azioni, liquidare i contadini, liquidare gli immobili. Ciò ripulirà il marciume dal sistema. I costi alti della vita scenderanno. La gente lavorerà di più, vivrà una vita più morale. I valori si aggiusteranno, e la gente intraprendente potrà raccogliere i cocci da quelle persone meno competenti.
"È incredibile", ha esclamato il nostro collega Merryn Somerset Webb. Merryn è il direttore della rivista MoneyWeek a Londra. "I prezzi degli immobili londinesi continuano a salire. È così costoso vivere qui che i nostri scrittori non possono più permetterselo. Sto pensando di spostare la mia attività ad Edimburgo."

Non si può costruire un'economia solida su un mondo immobiliare insostenibile, su debiti impagabili e su prezzi degli asset insostenibili. Ma non è questo quello che sta accadendo. L'unico modo per arrivare a qualcosa di più affidabile... più reale... e più sano... è quello di lavare via la sbobba finanziaria e la roba viscida che si è accumulata nel corso degli ultimi 30 anni.

In un modo o nell'altro, deve finire l'espansione del credito che ha avuto inizio dopo la seconda guerra mondiale. Su questo non abbiamo alcun dubbio. Contrariamente a quanto accaduto nell'ultimo mezzo secolo, il credito non può aumentare più rapidamente del reddito. È matematicamente, economicamente e finanziariamente impossibile.

Ma quando finirà? "Il problema con voi", dice un fedele lettore (o almeno a parole), "è che di solito avete ragione... ma siete sempre in anticipo." In anticipo? Certo. Nel caso della bolla del credito, l'abbiamo anticipata di 40 anni. Abbiamo visto la scritta sul muro nel 1970! Abbiamo pensato: "La fine è vicina per il sistema a moneta fiat." Dopo tutto, i soldi di carta non durano mai per molto tempo.

Ma abbiamo letto male i graffiti... Non sappiamo quanto sia "vicina", perché quattro decenni più tardi il sistema a moneta fiat è ancora forte.

E indovinate un po'? Siamo ancora sicuri che è diretto verso una debacle.

Ma quando? "Potrebbero volerci altri due o tre decenni." Questa è stata la risposta che abbiamo ottenuto da un banchiere centrale. La sera scorsa abbiamo sperimentato la rara delizia di cenare con uno di loro. Terremo segreta la sua identità per proteggere il suo lavoro e la reputazione della banca centrale. Ma è stata una boccata d'aria fresca, e anche un sollievo. Ora possiamo dire con fiducia: non tutti i banchieri centrali sono degli idioti.

Ecco cosa ci ha detto:

Ovviamente è condannato, ma non necessariamente presto. Finché la principale tendenza dell'economia sarà verso la deflazione, le banche centrali potranno stampare denaro senza provocare inflazione dei prezzi al consumo. Possono acquistare obbligazioni e continuare a comprarle.

Quando acquistano obbligazioni, tendono ad abbassare i tassi d'interesse. Inoltre finanziano i disavanzi pubblici. E, dall'esempio del Giappone, sembra che possano farlo quasi all'infinito.
Proprio così: possono mandare avanti lo spettacolo... fino a quando non potranno farlo più. Nessuno lo sa quando finirà. È nel futuro, dove nessun uomo ha un GPS o una mappa in mano...

E noi speriamo d'arrivarci solo nella speranza di scoprire una depressione. Tutti gli altri sperano di scoprire molti altri anni d'inflazione dei prezzi degli asset, boom, bolle e manipolazioni delle banche centrali. Questa distinzione è importante. Almeno NOI la pensiamo così.

Tutti nel governo, nel mondo dell'industria, nel mondo del commercio e nel mondo accademico, hanno un pregiudizio nei confronti delle bolle. Wall Street vuole vendere azioni e obbligazioni. Il settore industriale e commerciale vuole vendere i suoi prodotti... per non parlare delle fusioni e delle acquisizioni. E i governi di tutto il pianeta hanno deficit da paura e stanno contando su bassi tassi d'interesse per pagare le loro guerre e i programmi clientelari.

Chi parla per il futuro? Chi si alza in piedi per un'economia sana? Chi difende la causa dell'uomo della strada... del piccolo investitore... del piccolo imprenditore... dei poveracci?

Chi vuole una depressione?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Wall Street ancora non l'ha capito, ma la Cina darà fuoco alle polveri

Lun, 17/08/2015 - 10:15

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Scott Wapner ha quasi sfondato a testate il grande schermo mentre descriveva le vendite sul mercato azionario statunitense. Erano completamente ingiustificate, ha tuonato, perché la Cina non ha niente a che fare con nulla.

Questa cheerleader della CNBC sosteneva che il mercato azionario cinese non è mai stato correlato con l' economia americana, e, in ogni caso, l'economia cinese ha scarsa influenza sull'S&P 500 perché la Cina rappresenta solo il 14% del PIL mondiale.

Oltre a questo, il mercato azionario cinese è esattamente quello che Yogi Berra ha detto circa il suo ristorante preferito: è così affollato che ormai non ci va più nessuno!

Cioè, secondo le teste di legno dello zombie-box le famiglie cinesi non giocano più in borsa. Poche di loro possiedono azioni, solo il 20% della ricchezza delle famiglie rispetto al 65% negli Stati Uniti.

Abbastanza da riempire un po' di bilanci con qualche prestito. Acquistate durante i ribassi!

Infatti è stato esattamente ciò che hanno fatto gli insensibili robo-trader con l'S&P 500 lunedì scorso.




Per quanto riguarda gli esseri umani presumibilmente senzienti, il consiglio migliore sarebbe quello di stare alla larga da questa bisca clandestina. La verità è che la Cina non è uno show secondario; è il nucleo radioattivo dell'intera bolla globale.

Inutile dire che i giocatori d'azzardo a Wall Street sono così ignari di questa realtà fondamentale, che non riescono nemmeno a vedere i fatti evidenti riguardanti la Cina — per non parlare delle sabbie mobili dentro cui è finita l'intera economia globale.

Il meme del giorno — che la Cina non ha così tanti giocatori d'azzardo — è davvero esilarante. In lungo e in largo, la versione cinese del capitalismo rosso si è evoluta nella più grande bisca clandestina nella storia. È una gigantesca scommessa — dai 60 milioni d'appartamenti vuoti, alle città fantasma e centri commerciali, ai ponti infiniti, alle autostrade e aeroporti verso il nulla. È stato buttato più cemento in tre anni in Cina rispetto a quello negli Stati Uniti durante tutto il ventesimo secolo.

Ma il monito odierno di Wall Street, di procedere oltre perché non c'è nulla da vedere nel tonfo delle borse rosse, è qualcosa di assolutamente paradossale. In realtà, il calo dell'8.5% di ieri sul mercato di Shanghai è solo uno shock d'avvertimento; si tratta di un avviso riguardante terremoti finanziari su scala globale che intaccheranno l'esercito degli "acquirenti durante i ribassi" a New York, a Londra e altrove.

In primo luogo, nel mercato azionario cinese ci sono 90 milioni di famiglie, la maggior parte di loro sepolta sotto il debito marginale. Sono titolari di 258 milioni di conti di trading e una parte significativa di questi è stata aperta proprio l'anno scorso da allevatori cinesi, autisti di autobus e fornitori di banane, tra i milioni di altri quasi-alfabetizzati.

Il paese è impazzito speculando in azioni, proprio come ha fatto con gli appartamenti vuoti, le miniere di carbone, gli orologi costosi, le slot machine a Macao, i vini pregiati, le scorte di rame e quasi tutto quello che può essere comprato e venduto. Così, quando i signori di Pechino andranno in modalità panico per il tonfo del mercato azionario, avranno dalla loro una ragione più che valida: ci sono più conti di trading nei loro casinò rossi che persone in Giappone, Corea, Thailandia e Malesia messi insieme!




Temono l'ira delle decine di milioni di cinesi benestanti che di recente sono stati attirati nel mercato azionario? Sì, e per una buona ragione. Vale a dire, se il mercato azionario si schianterà di nuovo — allora la posta in gioco non sarà rappresentata solo dai miliardi di dollari di ricchezza di carta, ma dalla credibilità del sistema stesso.

Dopo tutto, anche nelle sale da gioco febbrili della Cina si noterà l'assenza di $7,000 miliardi e ci si interrogherà sulle implicazioni che avrà sullo schema di Ponzi di Pechino. Vale a dire, al picco del 13 giugno l'indice di Shanghai è stato tradato al 70X dei guadagni annuali delle sue società costituenti. Se queste valutazioni dovessero essere ri-valutate ad un 30X, l'indice di Shanghai precipiterebbe di nuovo al suo livello di un anno fa, vaporizzando i già citati $7,000 miliardi.




La verità è che il mercato azionario cinese non arriva nemmeno a quel 30X, perché l'intero schema di Ponzi si sta sfaldando. L'economia cinese è pregna di cattivi investimenti ed eccessi improduttivi — mai visti fino ad ora in un'economia industriale moderna.

Di conseguenza, mentre è impossibile valutare l'entità e la tempistica dell'hard landing ormai imminente, una cosa è certa: la quasi impossibilità che un'economia passata da un debito da $2,000 miliardi a $28,000 miliardi in soli 14 anni — un'economia che, tra le altre cose, non ha alcuna norma sul diritto contrattuale o anche una parvenza di mercati dei capitali onesti — possa evitare un crollo deflazionistico.

Detto in altro modo, i profitti sono già quasi scomparsi in settori come quello del carbone, dell'acciaio, dell'alluminio e del cemento; ora stanno scomparendo anche quelli nella costruzione navale, nelle macchine scavatrici, negli impianti solari e in altri beni d'investimento; e presto scenderanno anche quelli nel settore del consumo, soprattutto in quello automobilistico. Come il Giappone a metà degli anni '90, la Cina si sta dirigendo verso un'era di deflazione senza profitti poiché la baldoria del credito facile sta volgendo al termine.

In breve, le aziende cinesi non rispecchiano affatto la valutazione del mercato azionario del luglio scorso, e tanto meno il loro attuale picco pericoloso. Ed è qui che arrivano i problemi. I suzerain di Pechino hanno giocato le loro carte. Non possono permettersi di pompare più credito fiat nel mercato azionario, il che significa che l'unica possibilità rimasta è quella d'arrestare i venditori come nemici dello stato.




Inutile dire che il capitalismo rosso non è la stessa cosa del socialismo rosso di Mao. Quest'ultimo riteneva che il potere fuoriuscisse dalla canna di un fucile, e se i nodi venivano al pettine, le carceri piene e i plotoni d'esecuzione avrebbero fatto rispettare i dettami del regime. Infatti, anche dopo che Mao denudò scioccamente la campagna dagli uccelli insettivori e dagli attrezzi agricoli durante il Grande Balzo in Avanti, il regime sopravvisse nonostante i 40 milioni di morti per le carestie.

Ma sin dai tempi di Deng, il potere del Partito Comunista Cinese è fuoriuscito da una stampante monetaria, e ora la PBOC è finita nei guai. Questo perché la Cina è ormai sull'orlo di una massiccia fuga di capitali.

Negli ultimi cinque trimestri ha subito un'emorragia da $800 miliardi a causa di deflussi di capitali privati. Questa cifra sconcertante rappresenta la somma delle sue eccedenze delle partite correnti più il calo delle sue riserve ufficiali. Detto in modo diverso, se i $400 miliardi d'eccedenze delle partite correnti della Cina fossero state aggiunte alle sue riserve, il suo saldo ammonterebbe a $4,500 miliardi, non a $3,700 miliardi. La differenza è una fuga massiccia di capitali, come illustrato nel grafico qui sotto.




Un sistema che sopravvive grazie alla stampante monetaria è destinato a morire. Di conseguenza, Pechino non può aprire il rubinetto del credito ancora una volta senza aggravare ulteriormente la fuga di capitali di cui sta soffrendo.

Così l'unico strumento rimasto per sostenere il casinò azionario è la flotta di furgoni della polizia a disposizione di Pechino. Ma con 258 milioni di conti di trading, è improbabile che anche Pechino possa arrestare i venditori abbastanza veloci.

Mentre gli oligarchi comunisti saltano disperatamente da manovre di stimolo sempre più ingannevoli al pugno di ferro della repressione economica, una cosa è abbastanza prevedibile: anche la sua macchina sforna-numeri-fasulli non sarà più in grado di nascondere il fatto che l'economia cinese si sta fermando, e che il miracolo del capitalismo rosso non era affatto quello che volevano farci credere le teste di legno a Wall Street.

Tra il picco pre-crisi nel 2007 e il 2014, il PIL mondiale è cresciuto da $53,000 miliardi a circa $69,000 miliardi. Ma il 33% di quei $17,000 miliardi è dovuto alla Cina; e più della metà di quel totale è riconducibile all'effetto moltiplicatore di fornitori di risorse come Australia, Brasile e Canada, e fornitori di componenti intermedi come Corea del Sud, Malesia, Giappone e Taiwan.

Altro che 14%. Il collasso del capitalismo rosso in Cina sta esportando la burrasca della deflazione all'economia globale.




Quindi i profitti dell'S&P non ne sono immuni. Uno di questi giorni, forse presto, anche Scott Wapner lo capirà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Possiamo paragonare le utilità delle persone?

Ven, 14/08/2015 - 07:06




di Robert P. Murphy


Nei circoli degli economisti di libero mercato, è scoppiata un'accesa discussione sul "confronto delle utilità interpersonali". Prima Tyler Cowen ha scritto un post in cui dava per scontato che un uomo ricco conferisce utilità ad un dollaro in più rispetto ad un uomo povero (sebbene Cowen non ritenesse che questo potesse giustificare la ridistribuzione statale). In risposta David R. Henderson ha espresso perplessità, poiché a suo dire Cowen aveva trascurato il fatto che un tale confronto dell'utilità interpersonale (CUI) è una sciocchezza, proprio perché l'utilità è un concetto ordinale. Poi un gruppo di persone, tra cui David Friedman, si è gettato nella mischia, sostenendo che Henderson era rimasto indietro perché von Neumann e Morgenstern avevano mostrato come potremmo costruire funzioni d'utilità cardinali, e non ordinali.

In questo post toccherò i punti chiave di questa disputa. Per venire al sodo, sono d'accordo con David R. Henderson: il modo in cui gli economisti usano il termine "utilità" è un concetto ordinale che esprime una classifica soggettiva, non una misurazione oggettiva. Quindi non ha senso dire che Jim riceve più o meno utilità di Sally. Inoltre il lavoro di Von Neumann e Morgenstern non cambia questo fatto fondamentale: sebbene ci si possa anche "credere", l'utilità cardinale non ha nulla a che fare con le loro dimostrazioni.



Fratello, Ti Avanza Qualche Spicciolo?

Per un'argomentazione più completa consultate il mio post precedente, quando anche Dan Klein (come Tyler Cowen) aveva affermato che i ricchi hanno "un'utilità marginale" più bassa nei confronti del denaro rispetto alle persone povere. Ma per i nostri scopi, lasciatemi fare un breve riassunto dell'argomento principale.

La teoria economica utilizza il concetto d'utilità marginale decrescente (UMD), secondo la quale le persone attribuiscono meno utilità alle unità successive di un determinato bene. Questo concetto spiega perché un consumatore in un negozio d'alimentari non spende tutti i suoi soldi sul primo elemento che mette nel suo carrello. Ad esempio, supponiamo che un tizio abbia $20 nel portafoglio e veda che la soda è in vendita a $1 a bottiglia. Il tizio mette nel carrello la prima bottiglia di soda perché la valuta di più rispetto al ventesimo dollaro in suo possesso. Ne mette un'altra nel carrello, perché valuta di più la seconda bottiglia di soda rispetto al diciannovesimo dollaro in suo possesso. Ma (supponiamo) che si fermi qui, perché valuta di più il diciottesimo dollaro in suo possesso rispetto alla terza bottiglia di soda. L'utilità marginale della soda diminuisce ad ogni unità acquistata, mentre l'utilità marginale del denaro aumenta al diminuire delle unità di baconote nelle mani del tizio.

Se non fossimo in grado di "pensare al margine", sarebbe difficile spiegare perché la gente fa acquisti limitati: se il tizio pensava che la prima bottiglia di soda "avesse valore" pari a $1, perché avrebbe dovuto fermarsi? Solo il pensiero marginale può spiegare il comportamento dei consumatori di tutti i giorni.

Il problema arriva quando a volte la gente tenta di utilizzare il concetto di UMD per giustificare la redistribuzione statale del reddito. In particolare, tale tesi recita che (per esempio) il miliardesimo dollaro di Bill Gates non ha quasi nessuna utilità marginale, mentre il decimo dollaro di un senzatetto ha un'enorme utilità marginale. Quindi si presume che prendere un dollaro da Bill Gates e darlo ad un senzatetto, andrà a beneficio "dell'utilità sociale totale".

Ci sono diversi problemi con questo tipo d'affermazione. Anche se pensiamo che abbia senso attribuire unità d'utilità alle persone, non c'è ragione di supporre che potremmo paragonarle tra gli individui. Ad esempio, anche se abbiamo pensato che un uomo ricco abbia unità d'utilità – simili alle unità della temperatura del suo corpo – e che tali unità scendano all'aumentare dei soldi, e che valga il ragionamento inverso per una persona povera, non abbiamo modo di porre i due tipi d'unità sulla stessa scala.



Ordinale e Cardinale

Tuttavia, un problema più importante è che l'utilità stessa – nel modo in cui è stata tradizionalmente intesa dagli economisti nella teoria dei consumi – è un concetto ordinale. Si noti che i numeri ordinali sono questi: il primo, il secondo, il quindicesimo e così via. Invece i numeri cardinali cadono sulla linea dei numeri reali: 2, 3.78 e 604.2. Si noti inoltre che ha senso risolvere operazioni aritmetiche coi numeri cardinali; possiamo dire che 12.4 è il doppio di 6.2. Non possiamo risolvere operazioni coi numeri ordinali, a meno che non li dobbiamo usare per comporre classifiche: il primo è migliore o superiore al secondo, ma non è "due volte" meglio. Inoltre non si può dire che il divario tra il primo e il secondo è inferiore al divario tra il secondo e il diciottesimo. Tali affermazioni sono prive di senso, se tutto quello che abbiamo è una graduatoria ordinale.

Anche se in economia la matematica utilizza funzioni d'utilità che sfornano numeri cardinali, in senso stretto la teoria di fondo è ordinale. (Questo è uno dei punti che Bryan Caplan ha sottolineato nel suo saggio di critica agli Austriaci.) L'elemento basilare della teoria della preferenza moderna è una "relazione di preferenza", la quale prende in considerazione due tipi di merci e li classifica – uno dei due è migliore rispetto all'altro, o altrimenti il consumatore vi è indifferente. Ci sono teoremi che dimostrano che se la relazione di preferenza di un consumatore obbedisce a certe proprietà, allora possiamo costruire una funzione d'utilità cardinale per "rappresentare" le preferenze. Ma non c'è niente di magico nelle "utilità" che possa sfornare tale funzione. Tutto quello che ci interessa è che la funzione d'utilità assegni un numero maggiore ad un pacchetto preferito. Quindi se l'individuo preferisce il pacchetto A al pacchetto B, allora la funzione d'utilità dovrebbe concludere che il pacchetto A produce più utilità del pacchetto B.

Per ripetere: se comprendiamo che cosa significa la funzione d'utilità in questo contesto, non dovrebbe esserci confusione se si parla d'utilità in relazione a cose cardinali "reali". Se alla base di una certa funzione d'utilità c'è una relazione di preferenza ordinale, allora possiamo trasformarla in una funzione d'utilità diversa – diciamo, elevandola al quadrato – e questa nuova funzione d'utilità sarà anch'essa corretta, fino a quando la nostra trasformazione è "monotona" (il che è solo un termine di fantasia che significa che la classifica continua ad essere rispettata).



L'Utilità di Von Neumann–Morgenstern

Fin qui tutto bene. Ma, come hanno sottolineato David Friedman e altri, nel 1947 John von Neumann e Oskar Morgenstern hanno dimostrato che, in determinate condizioni, possiamo rappresentare le classifiche di preferenza ordinali di una persona con una funzione d'utilità cardinale; in questo modo è come se tale persona stesse massimizzando l'aspettativa matematica dell'utilità dei premi sottostanti. Affinché la funzione d'utilità cardinale obbedisca a questa proprietà speciale, può essere trasformata solo in modo lineare (il termine in gergo è "trasformazione affine positiva"). È per questo che David Friedman e gli altri pensano che la teoria dell'utilità di Von Neumann–Morgenstern abbia dimostrato come l'economia fosse tornata ad una nozione cardinale d'utilità.

Per aiutare il novizio a capire i due approcci, facciamo due esempi. Supponiamo che John abbia la seguente classifica di preferenze ordinali:

1°: Mela

2°: Banana

3°: Arancia

Potremmo dire, "John ottiene più utilità da una mela che da una banana", e potremmo concludere che se John può permettersi solo una banana o un'arancia (perché la mela è troppo costosa), allora comprerà una banana.

Se vogliamo, possiamo assegnare una funzione d'utilità cardinale agli elementi. Ad esempio, supponiamo che U(mela) = 5, U(banana) = 3 e U(arancia) = 1. Allora possiamo dire che se John può scegliere solo un frutto, sceglierà quello che massimizzerà la sua funzione d'utilità U. Ma non dovremmo dire sciocchezze come: "La mela dà una soddisfazione 5 volte superiore all'arancia," perché potremmo elevare al quadrato la funzione originale assegnando punteggi d'utilità di 25, 9, 1 e ottenere lo stesso risultato, vale a dire, una funzione U () che rappresenta una preferenza ordinale. Ma con questa nuova U (), l'utilità della mela sarebbe 25 volte superiore a quella dell'arancia. Dovrebbe esserci chiaro – se abbiamo capito quello che stiamo facendo – che utilizzare la funzione d'utilità cardinale non infonde alcuna cardinalità alle preferenze soggettive della persona.

Ah, ma lungo la strada arrivano von Neumann e Morgenstern. Vogliono affrontare quelle scelte espresse in condizioni d'incertezza. Per inserirle in un modello, non hanno più la classifica individuale coi vari risultati, invece hanno l'individuo che pondera l'insieme di tutti gli esiti possibili in base ai risultati sottostanti.

Torniamo al nostro amico John, il quale stavolta ci dà molte più informazioni. Non ci basta sapere come colloca la mela, la banana e l'arancia. Ora vogliamo sapere come John classifica le cose in base alle due seguenti opzioni:


Esito1 con {10% mela, 40% banana, 50% arancia}

&

Esito2 con {20% mela, 20% banana, 60% arancia}


Conoscere solo la classifica di mela, banana e arancia, non è sufficiente per indicare come John classificherà i due esiti qui sopra. Supponiamo per amor di discussione che preferisca l'Esito2.

Ora SE il nostro amico John cataloga la sua preferenza ordinale in base a due esiti tali, ognuno tratto dall'insieme di tutti gli esiti possibili, e, inoltre, SE queste classifiche di preferenza ordinali obbediscono a determinate proprietà, ALLORA von Neumann e Morgenstern possono creare una funzione u() più piccola che fornisca utilità per la mela, la banana e l'arancia, cosicché sia possibile creare una funzione U() più grande che generi un numero per l'aspettativa matematica delle probabilità di un frutto moltiplicato la u() di quel frutto.

Ad esempio, se u(Mela) = 5, u(Banana) = 3, e u(Arancia) = 2, allora l'Esito1 di sopra produrrebbe utilità complessiva di U(E1) = 0.1×5 + 0.4×3 + 0.5×2 = 0.5 + 1.2 + 1 = 2.7; mentre l'Esito2 produrrebbe l'utilità complessiva di 0.2×5 + 0.2×3 + 0.6×2 = 1.0 + 0.6 + 1.2 = 2.8. Pertanto, John preferirebbe l'Esito2 all'Esito1. Potremmo dire che John è un massimizzatore dell'utilità attesa e che quest'ultima è più alta nell'Esito2.

Per essere chiari, la scelta della funzione più piccola u() è arbitraria. Se, per esempio, raddoppiassimo tutti i valori e aggiungessimo 2, ciò non altererebbe le classifiche implicite degli esiti, e quindi non perderemmo alcuna informazione; potremmo ancora dire che abbiamo modellato la classifica delle preferenze ordinali di John con la funzione delle utilità cardinali. Tuttavia, non possiamo applicare una trasformazione monotona. Non possiamo elevare al quadrato i numeri in u(), ad esempio, perché John non potrebbe massimizzare l'aspettativa (utilizzando le probabilità negli esiti) della funzione più piccola u().



Un Momento, Huh?

Quindi abbiamo appena dimostrato che le persone possiedono un'utilità cardinale? I sostenitori di questa tesi spesso invocano l'esempio della temperatura. È vero, ammettono, ogni scala che misura la temperatura è arbitraria. Le tre più popolari sono quella Fahrenheit, quella Celsius e quella Kelvin. Sarebbe sciocco se qualcuno dicesse che un oggetto che ha 100 gradi F è due volte più caldo di un oggetto che ha solo 50 gradi F, perché i numeri non sarebbero gli stessi nella scala Celsius o Kelvin.

Anche così, continuiamo a pensare che la temperatura è una proprietà oggettiva, cardinale e misurabile. E si noti che la trasformazione tra le tre scale è affine: è possibile modificare la dimensione di un'unità in modo proporzionale, e per di più è possibile far scorrere la scala verso l'alto o verso il basso in base secondo un numero fisso di unità, ma questo è tutto. Non è possibile, ad esempio, elevare al quadrato la scala Fahrenheit per ottenere una scala equivalente che funzioni altrettanto bene per misurare la temperatura. [Nota per i puristi: il mio punto riguarda la distorsioni delle dimensioni dell'unità, non se 4 gradi F negativi diventano 16 gradi F positivi se li eleviamo al quadrato.]

Non sono sicuro se questa mossa popolare funzioni davvero. Credo che la ragione per cui rifiutiamo una scala "Fahrenheit Elevata al Quadrato" è che sappiamo che il calore è davvero una quantità misurabile e cardinale. Se volessimo classificare oggetti in termini di calore, da quello più caldo a quello più freddo, allora una scala "Fahrenheit Elevata al Quadrato" funzionerebbe. Ma non è questo quello che vogliamo da una scala della temperatura. Vogliamo un aumento di un grado in corrispondenza di un incremento simile nell'intensità del calore, dovunque ci troviamo sulla scala. E vogliamo proprio questo esito perché sappiamo che il calore è cardinale.

Abbiamo una situazione simile con le preferenze soggettive? Non credo proprio. Le persone nel mondo reale non obbediscono agli assiomi di cui hanno bisogno Von Neumann e Morgenstern per il loro teorema. E non si tratta di persone "irrazionali" che necessitano di un economista per aiutarli a ragionare; penso che molte persone non abbiano alcun problema con le loro scelte nel famoso paradosso di Allais. È un "paradosso" se affermiamo che la gente debba massimizzare l'utilità attesa.



Conclusione

In definitiva dobbiamo essere chiari quando chiediamo: "Le persone hanno utilità cardinali?" Se quello che si intende è: "Siamo in grado di fare alcune ipotesi in un modello", allora sì, mi sta bene che gli economisti sostengano di aver riscoperto l'utilità cardinale. Ma hanno ragione anche quegli economisti che ritengono che la moderna teoria del consumatore si basa solo su una classifica di preferenze ordinali. (Per una discussione tecnica, si veda l'articolo di William Baumol.) Inoltre, dal punto di vista empirico, la gente non obbedisce ai requisiti della teoria dell'utilità attesa di Von Neumann e Morgenstern.

In ogni caso, è un punto controverso quello riguardante i confronti delle utilità interpersonali. Anche se pensassimo che gli individui hanno utilità cardinali, non ne conseguirebbe che la ridistribuzione incrementerebbe l'utilità sociale totale.

Anche se intendessimo questi termini in base al loro uso più comune, non è possibile concludere che i ricchi traggono meno felicità da un dollaro marginale rispetto ad una persona povera. Ci sono molte persone, in particolare nel settore finanziario, la cui autostima è direttamente legata ai propri guadagni. E come indica l'immagine d'apertura, a Paperon de Paperoni piacciono davvero i suoi soldi. Prendere monete d'oro da Paperone e darle ad un monaco povero non aumenterebbe necessariamente la felicità, anche nel senso psicologico di tutti i giorni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/



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di Robert P. Murphy


Nel mio ultimo articolo mi sono inserito in una disputa tra alcuni economisti di libero mercato riguardo l'utilità interpersonale. David R. Henderson (di cui avevo preso le parti) ha citato con approvazione il mio post su EconLog, e ha aggiunto anche alcune sue considerazioni. Dai commenti al mio post, mi sono reso conto che molte persone non hanno apprezzato che David ed io stavamo parlando di "utilità" così come viene intesa nella moderna teoria dei prezzi. Non è la stessa cosa come la "felicità" o il "piacere", se tali termini si riferiscono a sensazioni fisiche o stati psicologici. Nel presente post spiegherò la differenza.



Utilità e Felicità

I critici continuavano a chiedere a Henderson (e a me): "Mi stai dicendo che un senzatetto non trae più felicità da una coperta rispetto ad un milionario?" Ma riguardo i confronti tra utilità inerpersonali, tale domanda non coglie il punto.

Nella moderna teoria dei prezzi (quella in vigore sin dai primi anni del XX secolo) – sia per l'economia neoclassica sia per la teoria Austriaca – "l'utilità" è semplicemente un concetto legato ad una scelta razionale. Dire che l'Opzione A dà ad un individuo più utilità dell'Opzione B, significa semplicemente che l'individuo preferisce A a B.

Ad esempio, supponiamo che Jim e Mary siano al ristorante e debbano scegliere tra due gusti di gelato per dessert. Jim sceglie vaniglia mentre Mary sceglie cioccolato. Possiamo dire che la vaniglia dà a Jim più utilità rispetto al cioccolato, mentre quest'ultimo dà a Mary maggiore utilità rispetto alla vaniglia. È una sciocchezza assoluta chiedere, "Qual è la percentuale d'utilità che la vaniglia dà a Jim rispetto al cioccolato?" ed è una sciocchezza assoluta chiedere, "Jim ottiene più utilità dalla vaniglia rispetto a quella che Mary ottiene dal cioccolato?"

È vero, probabilmente c'è un sacco d'attività biochimica associata alle scelte di Jim e Mary. I neuroscienziati potrebbero avere molte cose da dirci circa la stessa situazione. Ma, come economisti, se stiamo interpretando le loro risposte come volontarie, un comportamento intenzionale (una "scelta razionale" in un quadro neoclassico, o "azione umana" in un quadro misesiano), il concetto di utilità è legato alla scelta stessa. Non ci interessano i fatti fisiologici che potrebbero essere coinvolti in una spiegazione delle preferenze di ogni persona. Forse uno scienziato è in grado di misurare le endorfine di Jim rispetto a quelle di Mary quando ognuno di loro dà il primo morso al dolce, ma ciò non ha nulla a che fare con "l'utilità", come viene intesa nella moderna teoria dei prezzi.

Vorrei cercare un altro modo per illustrare la distinzione: qualcuno potrebbe scegliere d'andare in palestra e sollevare pesi piuttosto che sedersi sul divano a mangiare la pizza. Il sollevamento pesi fornisce più utilità, anche se è fisicamente doloroso e molto sgradevole di per sé. Oppure una persona potrebbe scegliere il martirio alla rinuncia delle sue idee religiose o politiche. Ancora una volta, questo abbraccio della morte dà più utilità al martire, ma non trasmette felicità o piacere in senso edonistico.



Utilità: A Cosa Serve?

Di fronte alla spiegazione fornita qui sopra, alcuni critici potrebbero chiedersi: a cosa diavolo serve questo concetto di "utilità" se si tratta di una mera tautologia che ci dice solo quello che la persona ha scelto?

La risposta è che l'economia moderna – sin dalla rivoluzione del 1871 – non usa solamente l'utilità, ma si concentra in particolare sull'utilità marginale. Questa è stata la prima teoria cruciale – insieme al concetto d'utilità marginale descrescente – che ha permesso agli economisti di spiegare facilmente come si formano i prezzi in un'economia di mercato.

Torniamo al mio esempio di un acquirente che vede in vendita bottiglie di soda a $1 ciascuna. Senza il concetto d'utilità marginale, sarebbe difficile spiegare perché l'acquirente metterebbe due, e solo due, bottiglie nel suo carrello. Dopo tutto, se i commerci in un'economia sono disciplinati da una "parità di valori", o se sono governati da quanto sforzo lavorativo viene trasmesso in un bene, allora perché l'acquirente non riempie il suo carrello di soda fino a quando non finisce i soldi? Guardando la cosa da un altro punto di vista, se l'acquirente pensa che non valga la pena mettere nel carrello la terza bottiglia di soda, perché ha un'opinione diversa per quanto riguarda la prima e la seconda bottiglia?

È solo grazie al concetto d'utilità marginale se ci concentriamo sulla singola bottiglia e sulla singola banconota da un dollaro, ed è solo grazie al concetto d'utilità marginale decrescente se possiamo dare un senso al comportamento dell'acquirente. Possiamo quindi costruire cose un po' più complicate, come la curva della domanda dell'individuo e la curva della domanda di mercato. In questo approccio, "l'utilità" non si riferisce alle motivazioni fisiologiche o psicologiche quando qualcuno acquista una bottiglia soda. Per quanto ne sappiamo, una persona potrebbe acquistare bottiglie di soda per decorazione, o addirittura per il tiro al bersaglio. Dire che l'acquirente trae più utilità da 2 bottiglie di soda che dalla diciannovesima banconota non significa nient'altro che, "L'acquirente sceglie volontariamente d'acquistare la seconda bottiglia al prezzo di $1".

Di per sé questi concetti non ci forniscono una teoria quantitativa che possa indicare quante bottiglie di soda comprerà martedì prossimo una determinata persona. Invece abbiamo un quadro mentale per organizzare le nostre osservazioni e dare un senso ai fenomeni di mercato.



La Diminuzione dell'Utilità Marginale Implica la Cardinalità?

Prima di lasciare questo argomento, vorrei chiarire un equivoco. Alcuni critici hanno contestato il mio uso dell'utilità marginale decrescente, pensando che questo comportasse una derivata seconda nella funzione d'utilità e implicasse di conseguenza unità cardinali d'utilità. Qui c'è una divergenza precisa tra l'approccio neoclassico e l'approccio Austriaco.

Nella teoria neoclassica standard, è vero che l'utilità marginale decrescente è stata scartata. John Hicks, in Value and Capital, ha scritto un trattato autorevole sull'argomento. In particolare, se scartiamo la vecchia idea d'utilità (unità di una certa sostanza psichica che viene massimizzata), allora (sostiene Hicks) non possiamo avere un'utilità marginale decrescente perché è come se dicessimo che "l'utilità marginale" rappresenta l'aumento dell'utilità totale all'aumentare delle unità del bene, e quindi l'utilità marginale decrescente significa che l'utilità marginale scende al diminuire delle unità. In altre parole, Hicks sosteneva che l'utilità marginale decrescente poteva sembrare come una derivata seconda negativa, e ciò non avrebbe senso se l'utilità è ordinale. Hicks disse che la soluzione era quella d'utilizzare il concetto di Tasso Marginale Decrescente di Sostituzione (TMDS).

Tuttavia, secondo l'economia Austriaca, non incappiamo in questo problema perché "utilità marginale" NON significa "cambiamento dell'utilità totale all'aumentare delle unità del bene". Invece, secondo l'economia Austriaca, "utilità marginale" significa "utilità dell'unità marginale". Per risolvere il cosiddetto paradosso acqua/diamante, dobbiamo semplicemente capire che i litri successivi d'acqua servono a fini sempre meno importanti. Il primo litro d'acqua viene utilizzato (supponiamo) per placare la sete, il secondo litro per la cottura, il terzo fino al decimo per fare il bagno e il millesimo litro e quelli successivi servono a lavare l'auto. La ragione per cui un litro d'acqua è così poco costoso, è che al margine viene dedicato a fini relativamente poco importanti; l'utilità marginale del millesimo litro è molto inferiore all'utilità marginale del primo litro d'acqua. Quest'affermazione non comporta unità cardinali d'utilità, non più di quanto diciamo che "un gelato alla vaniglia dà a Mary meno utilità marginale di un gelato al cioccolato".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Eccola la vostra iperinflazione!

Gio, 13/08/2015 - 10:16

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Keith Weiner


Il dollaro sta perdendo sempre più valore. Per misurarne il declino, le persone si rivolgono al Consumer Price Index (CPI), o alle varie misure alternative come Shadow Stats o Billion Price Project. Misurano un paniere di beni, e possiamo vedere come cambia ogni anno.

Tuttavia le aziende tagliano costantemente i costi. Se osserviamo aumenti nominali dei prezzi, è qualcosa che accade nonostante questo implacabile aumento d'efficienza.

Questo grafico illustra la disparità (grazie a Tom Selgas per una brillante visualizzazione, che ho ricreato a memoria).




L'IPC misura solo la zona arancione, la punta dell'iceberg. La maggior parte delle persone non vede la zona grigia e questo è il risultato del più grande gioco di prestigio mai realizzato.

Abbiamo bisogno di un modo più preciso per misurare la svalutazione monetaria. Ad esempio, nella pianificazione del pensionamento si è tentati di dividere il patrimonio netto dal costo dei beni di consumo. In questo modo si cerca di mettere in evidenza il proprio potere d'acquisto. Per esempio, se avete $200,000 e il costo dei generi alimentari per un anno è di $20,000, allora potete mangiare per dieci anni.

Tuttavia questo approccio è fallace. Per capire il perché, consideriamo brevemente i tempi primitivi in ​​cui non esisteva prestito o settore bancario. La gente doveva mettere da parte un po' del proprio reddito per comprare un bene durevole come il sale o l'argento — tesaurizzazione. Quando non poteva più lavorare, ne vendeva un po' ogni settimana per comprare cibo — detesaurizzazione. Le persone accumulavano ricchezze mentre lavoravano e le dissipavano durante il pensionamento.

La vita è migliorata con l'avvento dei prestiti, perché l'interesse permette alle persone di vivere sul guadagno generato dai loro risparmi. Le persone non avrebbero più consumato il loro capitale e non si sarebbero più dovute preoccupare di finire i loro risparmi.

Non pensate al capitale fisso come qualcosa da vendere per mangiare. Una vecchio detto recita: se si dà un pesce ad un uomo, allora egli mangerà per un giorno; ma se si insegna ad un uomo a pescare, allora egli mangerà per tutta la vita. Pensate ad un'attività produttiva come la pescheria. Dovrebbe produrre qualcosa per tutta la vita. Non dovrebbe essere venduta per comprare del pesce.

I beni capitali dovrebbero essere valutati in termini di quanti generi alimentari possono comprare; non per la liquidazione, ma per la produzione. Purtroppo la politica monetaria sta rendendo tutto ciò molto più difficile. I tassi d'interesse sono scesi per oltre tre decenni e ora i rendimenti sono ridicoli. Stiamo regredendo ai secoli bui, quando bisognava detesaurizzare per permettersi un pensionamento tranquillo.

L'IPC sottovaluta la svalutazione monetaria, perché le aziende stanno diventando sempre più efficienti. Dividere la ricchezza per l'IPC accentua solamente l'errore, in quanto i prezzi degli asset stanno aumentando.

Abbiamo bisogno di un modo diverso per valutare la svalutazione monetaria. Propongo, quindi, il rendimento del potere d'acquisto (YPP). L'YPP è il rendimento degli asset diviso per l'indice dei prezzi al consumo (o un altro indice). L'idea è quella di guardare alla produttività degli asset, per vedere cosa ci si può davvero permettere.

Lasciatemi spiegare cos'è l'YPP con un semplice esempio. Se gli hamburger vengono venduti per $5 e l'interesse è del 10%, allora $50 di capitale vi consentiranno di mangiare un hamburger all'anno. Supponiamo che il prezzo degli hamburger non cambi, ma il tasso d'interesse scenda allo 0.1%. Ora saranno necessari $5,000 di capitale per guadagnarsi quell'hamburger. Purtroppo se ancora avete solo $50, allora mangerete un hamburger ogni 100 anni.

L'IPC non mostra questo crollo del potere d'acquisto, ma l'YPP sì.

Diamo uno sguardo all'YPP sin dal 1962. Il grafico è invertito, per evidenziare meglio la tendenza.




E' interessante notare come il crollo del potere d'acquisto (visto che il grafico è invertito lo vediamo come aumento) inizi nel 1984, quando il punto di vista convenzionale affermava che l'inflazione era ormai stata domata.

L'YPP ci mostra una sconcertante svalutazione monetaria — una classica parabola. Il problema non è rappresentato dai prezzi in ascesa, ma dai rendimenti in discesa.

C'è bisogno di più e più asset per permettersi lo stesso stile di vita di ieri. Se non riuscite a tenere il passo, allora dovete liquidare il vostro capitale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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di Keith Weiner


L'iperinflazione è comunemente definita come un rapido aumento dei prezzi, i quali finiscono per andare fuori controllo. Ad esempio, la voce di Wikipedia dice: "In economia si verifica iperinflazione quando un paese sperimenta tassi d'inflazione molto alti e di solito in accelerazione, cosa che erode rapidamente il valore reale della moneta locale..." Riformuliamo questo enunciato in termini di potere d'acquisto. Con l'iperinflazione crolla il potere d'acquisto della moneta. Prima che abbia inizio, supponiamo che un collapsar acquisti dieci pagnotte di pane. Presto acquisterà solo una pagnotta. Poco dopo acquisterà solo una fetta. Successivamente acquisterà solo un cracker. Ben presto il collapsar non comprerà più niente.

Molti critici della Federal Reserve, della Banca Centrale Europea e di altre, hanno previsto che questo esito sarebbe arrivato molto presto. Però sono frustrati, in quanto i prezzi non stanno schizzando alle stelle. Ad esempio, il prezzo del greggio è stato tagliato quasi a metà (finora). C'è poco da vedere se si guarda il potere d'acquisto del dollaro, dell'euro, del franco svizzero, ecc. Il potere d'acquisto, come convenzionalmente inteso, sta facendo registrare buone performance.

Gli apologeti della FED sono felici di questa situazione. Il mese scorso il Premio Nobel per l'economia Paul Krugman ha detto: "Questo è meraviglioso." L'anno scorso stava gongolando, paragonando le persone che predicono un'inflazione galoppante a dei "veri credenti la cui fede in un'apocalisse persiste anche quando essa non si concretizza."

Eppure non tutto va bene nel regno delle banche centrali. Krugman può avere ragione circa i prezzi, ma non c'è nulla di meraviglioso. La crisi economica, iniziata nel 2008, è stata così pesante che le banche centrali persistono nelle loro politiche monetarie senza precedenti. Quindi, se il potere d'acquisto non sta collassando, qual è il problema?

I rendimenti del potere d'acquisto (YPP) mostrano quanto potete acquistare non con un dollaro in contanti, ma con i guadagni su un dollaro di capitale produttivo. Nessuno vuole spendere i propri risparmi di una vita o ereditati. Le persone sono felici di spendere il loro reddito, ma non i loro risparmi.

Tanto per tornare all'analogia della fattoria di famiglia, la gente dovrebbe pensare in termini di quantità di cibo che può coltivare e raccogliere, non la quantità di cibo che potrebbe acquistare vendendo la fattoria. Il trattore è buono per la produzione di cibo, non per essere scambiato. Perché, allora, le persone pensano al potere d'acquisto dei loro risparmi di una vita in termini di valore di liquidazione?

Se vogliono vivere a lungo e prosperare, dovrebbero pensare al rendimento del loro potere d'acquisto. I loro asset sudati dovrebbero fornire un reddito. Ed è qui che l'iperinflazione ha messo radici.

In precedenza ho confrontato due pensionati. Clarence è andato in pensione con $100,000 nel 1979 e Larry c'è andato con $1,000,000 nel 2014. Clarence è stato in grado di guadagnare 2/3 del reddito mediano grazie agli interessi sui suoi risparmi. Larry non ci sarebbe andato neanche vicino. Avrebbe avuto bisogno di oltre $100 milioni per fare lo stesso. In 35 anni l'YPP di un certificato di deposito a 3 mesi è sceso di oltre 1,000 volte.

Il crollo nell'YPP suggerisce un'analogia con l'iperinflazione. Guardate quanto capitale è necessario per supportare uno stile di vita da classe media. Misurato in dollari, il prezzo di questo capitale è alle stelle.

Questo prezzo alle stelle del capitale ha lo stesso effetto dell'iperinflazione: indebolisce il risparmio e induce la gente a mangiarsi il proprio capitale.

Che cosa significa questo per chiunque con meno di quello di cui ha bisogno per supportare sé stesso — $100+ milioni? Deve liquidare il proprio capitale e vivere consumando i propri risparmi. È terribile per chiunque si trova in una posizione del genere — il che significa chiunque nella classe media.

Questo problema non è ben compreso, perché viene mascherato dall'aumento dei prezzi degli asset. Il primo trattore potrebbe fruttare $1,000. Il secondo $2,000. Il terreno agricolo potrebbe fruttare qualche milione. Tutti amano l'aumento dei prezzi degli asset, e così nella loro avidità ed euforia ignorano il punto fondamentale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'oro e il Paradosso di Gibson

Mer, 12/08/2015 - 10:13

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Alasdair Macleod


Al giorno d'oggi c'è un mito molto diffuso: il prezzo dell'oro scende sempre quando i tassi d'interesse salgono.

La logica di questa affermazione vuole che all'aumentare dei tassi, possedere oro diventa più costoso poiché esso non fornisce alcun rendimento. E dal momento che i mercati scontano le aspettative future, l'oro calerà anche quando si prevede un aumento dei tassi d'interesse. Con l'Open Market Committee della FED che discute dei tempi di un aumento dei tassi d'interesse, probabilmente a settembre, non c'è quindi da sorprendersi se il prezzo dell'oro persiste nel suo mercato orso. Il mito è proprio questo: qualcosa di negato dall'evidenza empirica.

Il grafico qui sotto inquadra un periodo in cui è accaduto proprio il cotnrario. Dal marzo 1971 al dicembre 1979, le tendenze dei tassi d'interesse e del prezzo dell'oro sono salite e scese allo stesso tempo. Vale la pena di notare che questo non è avvenuto solo una volta, quindi non è un rapporto dipendente dal ciclo economico.




Il mito è quindi smentito.

Per capire perché questo rapporto tra tassi d'interesse e oro non è così semplice come si crede comunemente, dobbiamo parlarne più approfonditamente tirando in ballo le commodity e il Paradosso di Gibson. Questo paradosso si basa esclusivamente su evidenze empiriche di lungo periodo, quando l'oro era ancora denaro tra il 1730 e il 1930. Possiamo osservare che il livello generale dei prezzi e i tassi d'interesse sono correlati positivamente. Tale rapporto non è in sintonia con la teoria quantitativa della moneta, la quale presuppone che i tassi d'interesse siano correlati al tasso d'inflazione dei prezzi piuttosto che con il livello generale dei prezzi. Questo forse è il motivo per cui i monetaristi sostengono erroneamente, come abbiamo anche scoperto negli anni settanta, che le banche centrali possono gestire il tasso d'inflazione attraverso la manipolazione dei tassi d'interesse. Il punto di vista comune di oggi sul rapporto tra tassi d'interesse e inflazione dei prezzi, è del tutto in contrasto con l'evidenza del Paradosso di Gibson e si accorda invece con la teoria quantitativa.

Gibson e il suo paradosso sono dimenticati oggi, e coloro che pianificano centralmente il denaro e i mercati sembrano inconsapevoli della sfida ch'esso rappresenta ai loro preconcetti monetaristi. Nel 1930 Keynes descrisse il Paradosso di Gibson come "uno dei fatti empirici più affermati in tutto il campo dell'economia quantitativa", e nello stesso anno Irving Fisher scrisse che "in economia nessun altro problema è stato oggetto di più accesi dibattiti". Nel 1976 anche Milton Friedman concordò che "il Paradosso di Gibson rimane un fenomeno empirico, senza una spiegazione teorica".[1]

Lasciamo la risoluzione di questo paradosso ad un altro articolo; prenderemo invece in considerazione le implicazioni, guardando ai rapporti di prezzo tra il livello generale dei prezzi e i tassi d'interesse in un mondo post-oro. Il grafico successivo rappresenta i prezzi della produzione misurati in oro e paragonati coi rendimenti del Tesoro ad un anno.




Ho preso il "Producer Price Index by Commodity for Crude Materials for Further Processing" della St. Louis FED per mostrare più da vicino l'andamento dei prezzi delle commodity e ridurre le considerazioni supplementari sulle variazioni nel corso del tempo dei margini di trasformazione. Il tasso d'interesse ad un anno è preferibile alla prova originale usata nel Paradosso di Gibson, ovvero, il rendimento del British Government Consols, proprio perché abbiamo bisogno di un collegamento più saldo tra la prova e le politiche moderne riguardo il tasso d'interesse.

Guardando il grafico, non sorprende se il Paradosso di Gibson sia stato annullato dallo Shock di Nixon del 1971, quando gli Stati Uniti permisero un enorme aumento del prezzo dell'oro ponendo fine all'Accordo di Bretton Woods. Invece il prezzo dell'oro visse una vita propria, riducendo nei nove anni successivi il livello generale dei prezzi di tutto quello che veniva prezzato in oro. L'aumento dell'indice dal 1980 al 2000 rifletteva il successivo mercato orso dell'oro, quando è sceso da $800 a $250, ma da allora in poi sembrò ritornare l'influenza del Paradosso di Gibson.

Questa conclusione potrebbe essere considerata sospetta; non solo il grafico ci dice che i prezzi della produzione sono ai minimi da 35 anni quando misurati in denaro sonante, ma anche che il livello dei prezzi coincide con i tassi d'interesse pari a zero. In teoria, si accorda proprio col Paradosso di Gibson.

C'è solo un modo in cui i tassi d'interesse possono abbandonare lo zero, ed è solo una questione di tempo, tempo che la FED sta ormai esaurendo. I prezzi delle commodity nel loro ruolo di materie prime sembrano destinati ad aumentare insieme ai tassi d'interesse, se il paradosso è ancora valido. Inoltre l'evidenza di quest'analisi suggerisce che il livello generale dei prezzi sia soppresso ancor più dei prezzo dell'oro. Quando il ciclo dei tassi d'interesse farà salire i prezzi delle materie prime misurati in dollari, a maggior ragione il prezzo dell'oro salirà di conseguenza, cosa che sembra probabile nel caso in cui i mercati finanziari diventino instabili a causa di tassi d'interesse più elevati.

Vale la pena di ripetere che il consenso economico, il quale aderisce alla teoria quantitativa della moneta ed è stato confortato dall'apparente assenza di un'inflazione dei prezzi al consumo malgrado l'espansione monetaria post-Lehman, ha una visione diametralmente opposta a quella indicata nel Paradosso. La prospettiva di una svolta nel ciclo dei tassi d'interesse dovrebbe spostare ancora più in alto il tasso di cambio del dollaro, indebolendo i prezzi delle commodity e quelli dell'oro. Nel linguaggio dei dealer, tutti sono sullo stesso lato del trade, cioè, il dollaro è tecnicamente iper-comprato e le commodity sono iper-vendute.

Il Paradosso di Gibson dice che le cose s'invertiranno, e potrebbe essere fondamentale per collegare il rapporto ciclico tra i tassi d'interesse, i mercati azionari e i prezzi delle commodity. Sarà molto più facile vedere come queste relazioni si legano insieme. L'aumento dei tassi d'interesse quasi certamente sarà accompagnato da un grande calo dei mercati obbligazionari e azionari, poiché le posizioni speculative verranno liquidate, andando anche ad intaccare la solvibilità delle banche.

La fuga di capitali speculativi dai mercati in calo dovrà andare da qualche parte, in particolare se i saldi di cassa detenuti nelle banche saranno a rischio di un default sistemico. Il Paradosso ci dice che queste sono le condizioni che permetteranno alle commodty di diventare il rifugio sicuro più amato dal denaro speculativo sin da quando le valute fiat sono state dispensate dal loro ancoraggio con l'oro. Ergo, il Paradosso di Gibson probabilmente è ancora valido.



Le Conseguenze

Ora che abbiamo una spiegazione per il Paradosso di Gibson, un enigma che ha sconfitto gli economisti mainstream da Fisher a Keynes e a Friedman, il modo migliore per illustrarlo è attraverso le prossime due immagini: la prima ci mostra l'evidenza empirica che i tassi d'interesse sono in correlazione con il livello dei prezzi.




E la seconda ci mostra un'assenza di correlazione tra i tassi d'interesse e il cambiamento annuale nel livello dei prezzi, ovvero, il tasso d'inflazione.




La soluzione dell'enigma è semplice: in un libero mercato i tassi d'interesse sono fissati dalle esigenze d'investimento delle imprese, che al margine pagheranno un tasso d'interesse in base alla salita o alla discesa dei prezzi dei loro prodotti: da qui la correlazione.

Il secondo grafico ci mostra come le politiche delle banche centrali, che cercano di controllare i prezzi manipolando i tassi d'interesse, non abbiano alcuna giustificazione teorica. Sono la conseguenza di una cieca accettazione di una teoria quantitativa della moneta, teoria su cui si basa la macroeconomia.

Un errore dei banchieri centrali è quello di credere che il prezzo del denaro sia il suo tasso d'interesse, al posto dei prezzi dei prodotti per i quali viene scambiato. I tassi d'interesse rappresentano la preferenza temporale per il denaro, che nel libero mercato si riflette nella preferenza temporale media di tutti i singoli beni acquistati con il denaro. Il problema col monetarismo è che ignora questo aspetto temporale dello scambio.

È importante tenere a mente che i prezzi di domani, e quindi il potere d'acquisto della moneta, sono del tutto soggettivi, o per dirla in altro modo, non possono essere conosciuti in anticipo: se fosse possibile, saremmo in grado d'acquistare o vendere qualcosa oggi con la certezza di un profitto domani. Ne consegue che le quantità relative di denaro e di merci, non sono fattori chiave nel determinare i rapporti di prezzo. Molto più importanti sono le preferenze dei consumatori per il denaro rispetto ai beni, che se estremizzate possono portare a zero il potere d'acquisto di una moneta, indipendentemente dalla sua quantità. Questa intuizione è necessaria per mettere la teoria monetaria nel suo giusto contesto.

Attraverso la politica monetaria, la Banca d'Inghilterra ha ignorato i rapporti di libero mercato sin dalla metà degli anni '70, e la correlazione di Gibson è evidente nei 240 anni fino ad allora. Il Grafico 3 continua dove lasciava il Grafico 1.




La correlazione finì quando nel 1974 la Banca d'Inghilterra aumentò i tassi d'interesse al 17.1% per fermare l'iperinflazione dei prezzi. Per la prima volta la BOE fissò i tassi d'interesse ad un livello più elevato rispetto a quello che avrebbe prevalso in un libero mercato, e la FED fece la stessa cosa cinque anni più tardi. Da allora i prezzi hanno continuato ad aumentare, anche se ad un ritmo decrescente, e la sterlina ha perso un ulteriore 88% del suo potere d'acquisto e il dollaro USA il 76%. Sin da allora la manipolazione del tasso d'interesse da parte di queste banche centrali ha continuato a sopprimere la correlazione di Gibson, come dovrebbe essere chiamata in modo appropriato.

La politica monetaria compromette il mercato tra i mutuatari e i risparmiatori. Lo vediamo oggi con i tassi d'interesse pari a zero che sopprimono le interazioni tra i risparmiatori e le imprese, creando una stasi economica. Questo ci porta ad un secondo errore esposto da Gibson. Si prevede che la FED aumenterà i tassi d'interesse nel giro di pochi mesi, nel tentativo di tornare ad una sorta di normalità.

Una tendenza al rialzo per i tassi d'interesse incoraggerebbe, secondo Gibson, una salita dei prezzi, probabilmente oltre il 2% programmato della FED. Questo non è il modo in cui la vedono gli operatori finanziari, né la FED. Si aspettano l'esatto contrario, ritenendo che l'aumento dei tassi d'interesse sia un male per la domanda e per i prezzi delle materie prime, motivo per cui la decisione è stata rinviata per così tanto tempo.

L'evidenza ci dice che questo punto di vista è sbagliato e che l'aumento dei tassi d'interesse sarà accompagnato dall'aumento dei prezzi delle commodity. Ad esempio, tra il 1970 e il 1980 l'oro è passato da $36 a $800, e negli Stati Uniti i tassi d'interesse sono passati dal 9% al 17% come riportato nel Grafico 4.




Questo è un punto leggermente diverso, ma illustra un errore diffuso: pensare che il prezzo di qualsiasi cosa possa essere soppresso mediante tassi d'interesse più alti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Tutte le citazioni sono tratte da Barsky & Summers, National Bureau of Economic Research Working Paper No. 1680, (Agosto 1985).

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Incolpate la FED per il crollo delle commodity

Mar, 11/08/2015 - 10:11

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Bill Bonner


VANCOUVER, Canada – Quando vi abbiamo lasciato alla fine della scorsa settimana, il mondo stava cadendo a pezzi.

Come sapete, l'economia funziona col credito elettronico... non col denaro sonante ormai sorpassato. Senza le banche che pompano ulteriore credito nel sistema – tramite i prestiti – l'economia si affloscia.

Venerdì il Dow è sceso di 163 punti – ovvero, circa dell'1%.

Più significativa è stata l'azione nel mercato dell'oro. Al prezzo di questa mattina, $1,103 l'oncia, l'oro è negoziato $100 al di sotto di quello che pensavamo fosse il "minimo".

Perché?

Potrebbe essere che l'oro stia segnalando una recessione/depressione globale. La gente tende a comprare oro quando teme l'inflazione. Tutto quello che vediamo oggi è un crollo deflazionistico globale.

Il quotidiano People's Daily – l'organo ufficiale del Partito Comunista – ci dice che il consumo cinese d'energia elettrica sta accelerando al tasso più lento da 30 anni a questa parte.

Sappiamo tutti che i dati sul PIL della Cina sono inaffidabili, ma gli elettroni non mentono. Scorrono con l'economia. E ora stanno solo aumentando ad un lento 1.3% l'anno – il che suggerisce un grande rallentamento dell'economia cinese.

Secondo le stime degli economisti di Bloomberg – in contrasto con quelle ufficiali di Pechino – l'economia cinese sta crescendo al ritmo più lento da 25 anni a questa parte.

Nel frattempo, sull'autostrada delle commodity, c'è un enorme tamponamento a catena.

Il crollo nel mercato del petrolio – che negli ultimi 12 mesi ha visto un calo del 53% nel prezzo di un barile di greggio – ha lasciato un'enorme chiazza nera.

Venerdì un barile di petrolio greggio veniva venduto a $48.14 – solo 42 centesimi sopra il suo minimo di 52 settimane. Nel complesso, le commodity sono ai minimi da 13 anni.

E i minatori di carbone sono scivolati sul petrolio e il gas a buon mercato.

A marzo spiegavamo il motivo per cui l'energia fosse così economica. La FED ha abbassato così tanto il prezzo del capitale, che ormai non costa quasi nulla accendere un prestito.

Abbiamo quindi ipotizzato che quando sarebbe finito il denaro a buon mercato, il petrolio a buon mercato avrebbe fatto la stessa fine.

Ma non è successo – non ancora almeno...

Finora il credito a buon mercato della FED ha acuito e prolungato il mercato orso del petrolio. I produttori che avrebbero dovuto chiudere i battenti mesi fa, stanno ancora pompando – tenuti in attività grazie ai finanziamenti ultra-economici.

Il carbone sfoggia prezzi addirittura più convenienti rispetto al marzo scorso, quando scrivevamo su questo argomento. Oggi il prezzo del carbone è giù del 70% rispetto a quattro anni fa.

Questo sta spingendo i produttori di carbone ai margini della solvibilità...

Ad esempio, Alpha Natural Resources, un grande produttore di carbone metallurgico – utilizzato principalmente per la produzione dell'acciaio – è stato cancellato dal New York Stock Exchange, perché il prezzo delle sue azioni è stato "anormalmente basso". La bancarotta è il prossimo passo.

E questo invece ci arriva da OilPrice.com, dove apprendiamo che il grande produttore di carbone Walter Energy:

ha annunciato il 15 luglio che è sull'orlo di dichiarare bancarotta. I creditori senior vedranno il loro credito trasformato in capitale societario, e se la società non riuscirà ad invertire la rotta, non potrà far altro che vendere tutti i suoi asset.
"Di fronte alle attuali condizioni depresse nel mercato del carbone, dobbiamo fare ciò che è necessario per adattarci alla nuova realtà nel nostro settore", ha detto in un comunicato stampa il CEO di Walter Energy, Walt Scheller.

Anche il Dr. Copper dice che per l'economia globale sarà una seconda metà d'anno molto turbolenta.

Il rame ha guadagnato il titolo di "dottore"; gli anziani dicono che è "l'unico metallo con un dottorato di ricerca in economia."

Il rame va in tutto – case, uffici, elettronica, automobili, ecc. Anche se non è una correlazione perfetta, quando il prezzo del rame scende, anche l'economia mondiale è destinata a scendere.

Da Bloomberg:

Goldman ha riferito che probabilmente i prezzi scenderanno di un altro 16% entro la fine del prossimo anno e prevede che la domanda cinese crescerà al ritmo più lento in quasi due decenni.
Mercoledì scorso Goldman ha abbassato la sua previsione per il prezzo del rame: un calo del 44% fino al 2018.

Perché questo grande rallentamento? Perché il mondo sta cadendo a pezzi?

Perché non si può fingere una ripresa economica...

Invece di "stimolare" la ripresa, i federali ne hanno "simulata" una.

Hanno forzato il prezzo del capitale quasi a zero. I produttori di materie prime hanno abboccato. Hanno preso in prestito denaro e aumento la produzione.

Ma la domanda globale non poteva tenere il passo.

Non è possibile ottenere una domanda reale dal credito vuoto. La domanda reale viene da Main Street, non da Wall Street.

Ed è per questo che è necessaria una ripresa reale, non una falsa.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché il denaro non misura il valore

Lun, 10/08/2015 - 10:07


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Robert P. Murphy


Chi lo conosce di persona, vi direbbe che David Gordon è un provocatore. Ha rispolverato questa etichetta dopo una recente recensione del nuovo libro di Steve Forbes ed Elizabeth Ames. Gordon li ha rimproverati per aver sostenuto che il denaro rappresenta una misura del valore, analogo ad un righello o ad un orologio; Gordon ha citato l'autorità di Ludwig von Mises mentre respingeva tale punto di vista. In un post precedente sul Mises Canada, ho difeso Gordon dalla risposta di John Tamny. Ma ora vedo che anche l'economista Marc Miles si è buttato nella mischia, pensando che Gordon sia ignorante in economia di base.

Sia chiaro: Gordon (e Mises) ha ragione; il denaro non è un "metro di misura" del valore. Tuttavia, il motivo per cui Tamny e Miles sono sconcertati dalla posizione di Gordon è fondamentalmente uno: secondo loro sta negando il fatto (ovvio) che le persone acquisiscono denaro come mezzo per raggiungere un altro fine. In questo post vorrei provare a chiarire tutta la confusione scatenata dal malizioso Gordon. Come vedremo, è proprio perché la gente usa il denaro come mezzo per raggiungere un altro fine che NON è paragonabile ad un righello, o ad un orologio, o ad una scala.



Scambi Volontari e Implicazioni per il “Valore”

Per una discussione più approfondita di tali questioni – per come sono state sviluppate dai padri della Scuola Austriaca – consultate questo post meticoloso di Dan Sanchez. Ma per i nostri scopi, possiamo elencare i punti principali in fretta: quando due persone decidono di operare uno scambio volontario, entrambe valutano soggettivamente di più l'oggetto in possesso dell'altra. In caso contrario, non ci sarebbe alcun motivo per commerciare.

Per esempio, la madre di Joe dà al figlio una mela per il pranzo, mentre il papà di Sally dà alla figlia una banana. Se i due ragazzi decidono di operare uno scambio, significa che:

  1. Joe imputa più valore alla banana piuttosto che alla mela, e
  2. Sally imputa più valore alla mela piuttosto che alla banana. (Supponiamo che i ragazzi stiano commerciando perché interessati agli elementi in loro possesso, e non, per esempio, perché Joe ci vuole provare con Sally.)

Si noti che deve esistere questa disuguaglianza di valutazioni affinché possa avvenire il suddetto scambio. Lungi dal "misurare" il valore di ogni frutto e poi renderlo uguale, Joe e Sally confrontano i frutti e giungono a conclusioni OPPOSTE. Una cosa del genere non è possibile farla con le proprietà fisiche, come la massa di ogni frutto, o la quantità di calorie. In altre parole, è impossibile che i due possano andarsene con in mano un "frutto più pesante". Ma *è* possibile che i due se ne vadano con in mano un "frutto più prezioso" – questa è la bellezza dello scambio volontario. Si tratta di una proposizione vincente per entrambe le parti.

Lo stesso vale se uno dei ragazzi ha il denaro. Ad esempio, se Joe ha una banconota da $1 mentre Sally ha una banana, ed entrambi vogliono operare lo stesso uno scambio, allora significa che Joe valuta soggettivamente di più la banana rispetto alla banconota da $1, mentre Sally valuta di più la banconota da $1 rispetto alla banana. Anche in questo caso non vi è alcuna "misura"; ogni attore di mercato sfoggia una disparità di valori.

Tuttavia si potrebbe dire che "lo scambio ha dimostrato che in quel momento il valore oggettivo di mercato della banana è di $1". Ma anche in questo caso non c'è nulla di analogo ad un righello con cui misurare una lunghezza. Spiegheremo perché nella prossima sezione.



Perché Esprimere il “Valore di Mercato” in Unità di Denaro NON È Come Usare un Righello

Quando misurate la lunghezza con un righello, state supponendo che un primo oggetto abbia una proprietà oggettiva chiamata lunghezza e che sia possibile utilizzare un secondo oggetto (vale a dire, un righello), avente una quantità standard di questa proprietà, per determinare quanta ne abbia il primo. Quindi, per convenzione, definiamo un certo oggetto un "righello di un piede di lunghezza" e poi lo utilizziamo per misurare passo passo (ad esempio) una recinzione. Dire che la recinzione è lunga 18 piedi significa che possiede una lunghezza che è 18 volte superiore a quella di un righello standard.

Questo ragionamento è inutile quando le persone comprano e vendono merci sul mercato. E questo vale anche quando si prende in considerazione il punto di vista (corretto) di Tamny e Miles, i quali si rendono conto che il denaro è un mezzo per raggiungere un altro fine. Ad esempio, se per $10 un ragazzo vende un'ora del suo lavoro (tagliare l'erba) al prossimo, e poi li spende in sala giochi, possiamo spiegare queste azioni dicendo: "Il ragazzo valuta di più la sala giochi rispetto all'ora di tempo dedicata a tagliare il prato del vicino." Non c'è niente di analogo ad una lunghezza fisica con cui il ragazzo abbia "misurato" i suoi giudizi o azioni.



Perché Mises Sosteneva il Gold Standard

È vero che Ludwig von Mises, così come molti altri economisti della tradizione liberale classica, era molto affezionato al gold standard classico. Questo perché legava le mani dello stato, evitando grandi e sporadici periodi d'inflazione monetaria. Gli imprenditori potrebbero pianificare meglio le proprie attività sapendo che il potere d'acquisto della moneta non sarebbe soggetto a fluttuazioni violente causate dai capricci dei politici.

Tuttavia, riconoscere tutto questo NON significa ammettere che il denaro legato all'oro (per esempio) abbia un valore "fisso" e che fornisca un'unità di misura oggettiva. Questo perché il valore di un'unità d'oro si può cambiare.

Ad esempio, supponiamo che lo stato segua i consigli Forbes e Ames ed àncori il dollaro ad un'oncia d'oro. Poi immaginiamo che, qualche anno più tardi, un asteroide contenente 170,000 tonnellate d'oro si schianti sulla Terra raddoppiando nel giro di poche settimane la quantità d'oro posseduta dagli esseri umani. Se il governo degli Stati Uniti non facesse nulla, il dollaro potrebbe andare in crash. Per mantenere il peg, quindi, lo stato dovrebbe inondare il mondo con nuovi dollari, facendo salire alle stelle il prezzo di tutte le altre cose. Tamny e Miles possono negare che agli occhi della popolazione questa sembrerebbe proprio "inflazione" e che il "righello" oggettivo sembrerebbe proprio una lunghezza malleabile?



Conclusione

Come spiegò Ludwig von Mises in modo più approfondito rispetto ad ogni altro economista, la nuova teoria soggettiva del valore inaugurata nel 1870 distrusse il concetto di denaro come "misura oggettiva" del valore. Mises prediligeva il gold standard classico come modo per ridurre al minimo l'influenza politica sulla quantità di denaro. Non c'è alcuna contraddizione in queste posizioni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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di Robert P. Murphy


Nel post qui sopra ho spiegato il motivo per cui Ludwig von Mises era fermamente convinto che il denaro non "misurasse" il valore nel modo in cui un righello misura la lunghezza. Ma stando ad alcuni commenti ricevuti, posso dire che alcune persone ancora non riescono ad afferrare la distinzione sottolineata da Mises e dai suoi seguaci. In questo addendum al post precedente, presenterò la mia tesi da una prospettiva leggermente diversa per far capire il punto.

Permettetemi di citare un passaggio dall'Azione Umana preso da pagina 232:

Gli equivalenti monetari usati nell'azione e nel calcolo economico sono prezzi monetari, vale a dire, rapporti di scambio tra moneta e altri beni e servizi. I prezzi non sono misurati in moneta; essi consistono di moneta. Non sono né prezzi del passato né prezzi attesi del futuro, ma necessariamente un fatto storico o del passato o del futuro. Non v'è nulla nei prezzi che permetta di assimilarli alla misurazione dei fenomeni fisici e chimici. [Mises, il corsivo è mio.]
Le parti che ho sottolineato sono fondamentali per la nostra discussione. Ciò che Mises sta enfatizzando, è che l'atto dello scambio di mercato NON comporta l'uso di dollari (per esempio) per quantificare il numero d'unità di una certa grandezza presenti nel prodotto in questione. Ecco perché non è una misurazione, certamente non nel modo in cui usiamo un righello per misurare la lunghezza.

Se qualcuno usa 12 volte un metro per misrare il lato di un fienile, e poi lo usa altre 12 volte per misurare una recinzione, la persona può concludere: "Il fienile e la recinzione hanno la stessa lunghezza, perché li ho misurati con questo dispositivo e attraverso il numero d'unità di lunghezza ho scoperto che sono uguali."

Ma se questo stesso uomo vende il suo maglione a $12 e poi li spende per comprare un paio di hamburger, NON sta dicendo che il maglione e gli hamburger hanno lo stesso valore. Al contrario, sappiamo che preferisce gli hamburger al maglione; è per questo che s'è impegnato in questi scambi. (In realtà sto concedendo troppo qui, ma solo per far capire il punto. In realtà non possiamo nemmeno confrontare le scale di valori della stessa persona in momenti diversi nel tempo, perché nel frattempo le cose possono cambiare.)

Le persone come John Tamny e Marc Miles hanno ragione su una cosa; affinché il denaro possa svolgere la sua funzione sociale, il suo potere d'acquisto non può variare drasticamente tra l'atto della vendita e quello d'acquisto. Il nostro ipotetico uomo dell'esempio precedente, non avrebbe venduto il suo maglione a $12 se non avesse avuto le idee chiare su quello che i $12 gli avrebbero permesso d'acquistare sul mercato.

Tuttavia ciò che Mises (e i suoi seguaci) sta sottolineando, è che l'obiettivo non è una "misura di valore immutabile". È sbagliato pensarla così, ed è anche sbagliato pensare che il problema con l'inflazione è che lo stato fornisce un "righello" flessibile quando in realtà necessiteremmo di uno fisso. Come dice Mises, i prezzi consistono in prezzi monetari, ma questo non significa che il denaro "misura" i prezzi. Pensarla diversamente significa pensare che esista una certa grandezza quantificabile tramite la quale possiamo contare unità di banconote da un dollaro. (Questo è ciò che accade con un righello: la lunghezza è una proprietà oggettiva e quantificabile di un oggetto, e il righello si limita a fornire un'unità standard per quantificare la sua grandezza.) Quando qualcuno decide di spendere $12 per un bene, non è perché pensa: "Questo bene ha lo stesso valore di mercato dei miei $12." No, la persona pensa ad un giudizio soggettivo ineguale: "Preferisco comprare questo bene piuttosto che tenermi i miei $12"; e allora noi concludiamo: "Quel bene ha un valore di mercato di $12." Chiamatelo come vi pare, ma non è un processo analogo a quello di misurare lunghezze con un righello.

Vorrei concludere questo post con un altro esperimento mentale, giusto per farvi vedere che anche l'oro non è un "righello fisso" nel modo in cui pensano Tamny e Miles. Nel post precedente ho usato lo scenario fantasioso di un asteroide che si schianta sulla Terra e al cui interno c'è abbastanza oro da raddoppiarne la quantità esistente, in modo tale che se lo stato mirasse al prezzo in dollari dell'oro, scatenerebbe una massiccia inflazione dell'offerta dei dollari. Tutti i prezzi, quotati in dollari, salirebbero alle stelle, fatta eccezione per il prezzo in dollari dell'oro.

Adesso proviamo a fare un esperimento mentale diverso. Come prima, supponiamo che lo stato blocchi il prezzo in dollari dell'oro, pensando che ciò costituirà un "righello stabile di una certa lunghezza" mediante il quale le persone possono misurare i valori di mercato. All'improvviso tutti gli americani vorrebbero essere come Mister T e indossare più gioielli d'oro. Se lo stato non facesse nulla, allora il prezzo in dollari dell'oro aumenterebbe a causa della maggiore domanda d'oro sotto forma di gioielli. Pertanto, al fine di mantenere fisso il prezzo in dollari, lo stato dovrebbe risucchiare i dollari in circolazione. Ciò manterebbe stabile il prezzo in dollari dell'oro, ma causerebbe un crash del prezzo in dollari di tutto il resto. Lungi dal fornire un'unità di valore stabile, sembra che bloccare il prezzo in dollari dell'oro genererebbe un attacco improvviso di "deflazione", almeno nel modo in cui la popolazione considera tale termine.

Il punto dei miei esperimenti mentali è quello di ricordare alle persone che quando il valore è in ultim'analisi soggettivo, non esiste un'unità fissa con la quale si possa misurare. Sì, utilizzare l'oro come denaro sarebbe molto meglio della carta fiat, perché (tra l'altro) avrebbe un potere d'acquisto più stabile. Ma da ciò non si può concludere che il denaro "perfetto" o "ideale" avrebbe un potere d'acquisto immutabile, perché la designazione sarebbe arbitraria, basata su (diciamo) "panieri di beni" che nel corso del tempo i consumatori potrebbero valutare diversamente.

Ha senso dire che un righello misura la lunghezza, poiché quest'ultima è una proprietà oggettiva e quantificabile ("cardinale") negli oggetti. Ma non ha senso dire che il denaro misura il valore, perché il valore è una proprietà soggettiva e non quantificabile ("ordinale") nella mente delle persone.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Libertarismo “softcore” e libertarismo “hardcore”

Ven, 07/08/2015 - 10:03


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.


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di Richard Ebeling


Una delle questioni più importanti per coloro che hanno a cuore la libertà, è come promuoverla nel modo migliore e cosa dovrebbe includere. Di recente è emersa una polemica su due punti di vista riguardanti la libertà: "softcore" e "hardcore". Questa può sembrare una discussione esoterica o ininfluente, ma, in realtà, è molto importante per il successo di lungo periodo del liberalismo classico e di una società libera.



Libertarismo “Softcore” e la Non Aggressione

I sostenitori di una versione libertaria "softcore" affermano che il problema primario riguarda il principio di "non aggressione". Cioè, il liberale classico, o il libertario, dovrebbe occuparsi di un solo problema: l'abolizione della coercizione in tutte le relazioni interpersonali e nella maggior misura possibile.

Il libertario "softcore" non dovrebbe interessarsi di come gli individui agiscano nella loro vita personale e nei loro rapporti privati ​​e volontari con gli altri.

Non importa se un determinato individuo sia un razzista che ritiene alcuni gruppi etnici "inferiori", o che considera le donne solo come delle "macchine sforna-figli", o che esprima giudizi negativi riguardo qualsiasi orientamento sessuale che non sia quello eterosessuale.

Tutto ciò di cui dovrebbero preoccuparsi i liberali classici, o i libertari, è l'abolizione di ogni intervento politico, coercitivo e normativo negli affari pacifici e volontari della cittadinanza.

Su tutte le altre questioni concernenti le azioni umane e le associazioni, il liberale classico, o il libertario, possono avere i propri valori "soggettivi" e preferenze "soggettive" in base a come le persone dovrebbero comportarsi nella vita privata e nelle loro interazioni sociali, temi che quindi dovrebbero rimanere al di fuori della lotta per la libertà e per una società libera.



Un Presunto Pendio Scivoloso Verso il Paternalismo

Su tutte queste questioni i sostenitori della libertà devono essere "agnostici", soprattutto quando si tratta di considerare e giudicare le azioni degli altri. Chi siamo noi per lodare o condannare la credenze, i comportamenti e le scelte degli altri? Farlo significherebbe permettere all'intervento statale di intromettersi nel discorso politico.

Dapprima si contrastano le idee razziste, o anti-femministe, o sessuali, degli altri, e prima di accorgersene il liberale classico o il libertario ha imboccato il "pendio scivoloso" che conduce all'intervento statale, alla regolamentazione e al controllo per imporre coattivamente valori e relazioni umane attraverso il potere dello stato.

Non è questo il modo in cui il liberalismo classico è stato trasformato nella sua versione moderna, in base alla quale lo stato ricopre il ruolo di figura paterna e "pianifica" le modalità economiche e sociali mediante le quali le persone agiscono e interagiscono?

Dapprima si condannano le idee razziste, e prima di accorgersene si sviluppa accettazione per le azioni obbligatorie e l'integrazione forzata. Si vuole contrastare la visione tradizionale della donna nella famiglia? Ben presto spuntano normative che vietano club per "soli uomini" e l'obbligatorietà delle quote rosa nelle posizioni dirigenziali delle aziende. Si mette in discussione l'esclusività dei rapporti eterosessuali? In poco tempo i fotografi professionisti sono obbligati a scattare foto ai matrimoni "gay".

Lo stato limitato si trasforma, passo dopo passo, in uno stato onnipotente, con le sue braccia coercitive che avvolgono ogni angolo dell'esistenza umana. Non è questo il modo politico in cui l'individualismo viene mutato in collettivismo sociale?



Libertarismo “Hardcore” e Rispetto per l'Individualismo

Il liberale classico, o libertario, "hardcore" sostiene, inoltre, che il principio di non-aggressione in ogni relazione umana sia il valore politico di base per tutti i sostenitori e difensori della libertà. Ma si chiede se tale principio da solo possa essere in grado di stabilire e sostenere una società di uomini liberi.

Quante probabilità ci sono che la parità dei diritti di fronte alla legge venga rispettata in una società in cui molti danno per scontato che alcuni esseri umani sono razzialmente "superiori" mentre altri sono "inferiori"? Le donne saranno adeguatamente rispettate e saranno protette contro le azioni aggressive di quegli uomini che le considerano solo come meri oggetti sessuali al servizio del sesso "forte"?

E può una società libera essere sufficientemente libera dall'intolleranza e dal comportamento aggressivo, quando un gran numero di etero ritiene giusto ridicolizzare e aggredire gli omosessuali?

In altre parole, il principio politico della non-violenza in tutti gli affari umani non può esistere in un vuoto sociale. La libertà dal potere e dal controllo politico richiede un contesto filosofico e ideologico più ampio riguardo la natura, la santità e anche la sacralità del singolo essere umano.

Sono stati fatti molti progressi per liberare le persone dal controllo politico e permetterle di tenere in alta considerazione i diritti individuali (alla vita, alla libertà e ai beni acquistati in modo onesto), soprattutto attraverso un cambiamento degli atteggiamenti nei confronti di ciò che era giusto.



La Fine della Schiavitù Ha Richiesto un Cambio dei Punti di Vista

In tutta la storia una delle istituzioni umane più antiche e più durature è stata la schiavitù. La presunzione di poter possedere, utilizzare e anche abusare di un'altra persona, è stata data per scontata praticamente in tutte le culture e civiltà di tutto il mondo. Ciò è cambiato a partire dal XVIII secolo in Gran Bretagna, dove gli uomini profondamente consapevoli della loro fede cristiana formarono un movimento anti-schiavitù per abolire questa istituzione, un impegno sociale e politico che alla fine trionfò con l'abolizione della schiavitù in tutto l'Impero Britannico nel 1834.

Sostenevano che tutti gli uomini sono creazioni di Dio, fatti a sua immagine, e che tutti sono uguali davanti ai suoi occhi. Era quindi un peccato, un abominio agli occhi di Dio, possedere altri esseri umani e giocare a fare Dio con la schiavitù. C'è solo un Signore nel cielo e solo Egli ci possiede tutti e ha giurisdizione sul nostro destino.

Questo, a sua volta, era un concetto evolutosi dall'idea secondo cui ogni singolo essere umano possiede un "diritto naturale" alla propria vita e alla libertà, dato all'uomo da Dio e dimostrabile dalla ragione umana visto che l'uomo ha la capacità di sostenersi e prosperare.

Ogni essere umano, come un individuo unico e distinto, dev'essere trattato con rispetto e dignità, e non considerato come un semplice "oggetto" da utilizzare coattivamente come "mezzo" per i fini di qualche proprietario di schiavi.

E' difficile immaginare come sarebbe potuta emergere la nostra tradizione individuale e rispettosa dei diritti individuali, fondamento del principio di non-aggressione nei rapporti umani, se nelle menti delle persone non avesse iniziato a prendere piede questa concezione dell'uomo, della sua natura e della sua sopravvivenza.



Il Razzismo E' Incompatibile con lo Spirito della Libertà

Gli atteggiamenti razzisti sono un anatema per qualsiasi filosofia della libertà individuale. Equivalgono ad affermare che l'individuo non esiste se separato dalle caratteristiche biologiche e genetiche di un gruppo di cui fa parte, che non esiste o non ha un'identità distinta da queste caratteristiche tribali; e che gli eventuali "diritti" o "privilegi" in suo possesso sono basati su questa posizione collettiva, o di gruppo, e sullo status sociale.

In una società libera, gli individui possono credere e sostenere qualsiasi punto di vista sugli esseri umani senza oppressione politica o maltrattamenti? Naturalmente, compreso quello razzista.

Ma l'amico dell'individualismo e del liberalismo classico non deve né tollerare né acconsentire a tali opinioni. Un liberale classico, o libertario, non è fedele ai suoi principi se, ad esempio, rimane in silenzio di fronte ad un nazista che sostiene l'inferiorità di ebrei, neri o slavi, e che in quanto "sub-umani" dovrebbero essere ridotti in schiavitù o eliminati per il bene di una presunta "razza superiore".



La Parità dei Diritti per le Donne E' Iniziata con la Libertà Commerciale

Anche in questo caso, per la maggior parte della storia umana le donne sono state considerate come proprietà dei loro padri, trasferibile ad un marito mediante matrimoni combinati per permettere alla famiglia d'origine di guadagnare un qualche beneficio di status.

Spesso la donna non poteva possedere o ereditare proprietà; non poteva stipulare contratti, o intraprendere un lavoro al di fuori della famiglia, senza il consenso del padre o del marito; e tutto ciò che era suo, in realtà era proprietà dell'autorità maschile.

Solo la nascita del capitalismo commerciale alla fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX cominciò cambiò questa situazione. L'opportunità di lavorare nello sviluppo dei centri di produzione diede alle donne la prima vera occasione per liberarsi da questo dominio maschile. I nuovi industriali e gli imprenditori erano interessati solo a trovare dipendenti disposti a gestire le macchine e i processi produttivi nelle fabbriche e nelle varie imprese.

Come molti uomini, le donne lasciarono le zone rurali della società e si diressero verso le città e le comunità urbane in espansione per trovare lavori migliori e paghe migliori.

Nel corso del tempo le donne si sono dimostrate tanto laboriose, affidabili e operose quanto gli uomini. Guadagnando a modo loro, si sono ritrovate un reddito da spendere, risparmiare o investire. Indipendentemente dalle sottigliezze legali, hanno cominciato a stipulare contratti, acquistare proprietà e lasciare i soldi e altra ricchezza ai loro cari.

Questo cambiamento della figura della donna nella società industriale e commerciale ha cominciato a trasformare lentamente gli atteggiamenti della gente. Le donne sono state progressivamente considerate uguali agli uomini, e questo ha portato a riflessioni sulla ragionevolezza e la logica d'introdurre la parità dei diritti legali e politici.

Ad esempio, il grande liberale britannico Herbert Spencer nel suo libro del 1851 in difesa della libertà, Social Statics, dedicò un capitolo ai "Diritti delle Donne". Sottolineò che, data la loro natura, le loro qualità, le loro caratteristiche e le loro potenzialità come esseri umani, era ragionevole e giusto che la società riconoscesse formalmente alle donne questa parità di diritti con gli uomini.

Cambiare gli atteggiamenti sociali e i punti di vista riguardanti le donne nella società e nella relazione con gli uomini, ha portato ad uno status legale più giusto nei confronti delle donne. A questo si è aggiunto anche il rispetto del corpo delle donne, il quale non doveva essere più abusato o molestato.

Perché? Perché avendo "diritti naturali", una donna, proprio come un uomo, "possiede" sé stessa, la sua mente, il suo corpo e i frutti del suo lavoro.



La Mancanza di Rispetto nei Confronti delle Donne E' Incoerente con l'Individualismo

Anche nei paesi occidentali c'è voluto molto tempo prima che raggiungessimo e rispettassimo questa evoluzione della figura della donna. Ma l'estensione giuridica e politica dei diritti individuali alle donne sarebbe stata molto più difficile, o impossibile, se non fossero emerse società commerciali e orientate al mercato. Sono queste, infatti, che hanno fornito alle donne l'opportunità di sfuggire all'ordine tradizionale delle cose in cui si trovavano.

In una società libera, gli uomini possono pensare quello che vogliono del "gentil sesso" e possono avere qualsiasi relazione volontaria e consensuale con un membro del sesso opposto.

Ma un amante della libertà che mostra una mancanza di rispetto per la dignità delle donne, è come se mostrasse una mancanza di rispetto nei loro confronti come singoli esseri umani.

Come si può sostenere il principio della non-aggressione nei confronti degli altri esseri umani, se poi si giudica e si definisce in modo irrispettoso il prossimo?

Mi auguro che molti, se non la maggior parte dei lettori, sia concorde con me sino a qui, o almeno comprenda cha l'idea di una società politicamente libera si basa sul principio di non aggressione come fondamento basilare dell'individualismo. In caso contrario, non si può sostenere la libertà e si sfocia in una cornice culturale razzista e volgarmente sessista nei confronti di alcuni membri della società.



Orientamento Sessuale nella Società

La questione dell'orientamento sessuale e il suo riconoscimento legale rischia d'essere inquadrata in una cattiva luce. E' una questione sociale e politica troppo nuova per essere considerata allo stesso modo della schiavitù o della negazione dei diritti individuali alle donne.

E' un fatto biologico innegabile che la specie umana, come quasi tutte le altre forme di vita sulla terra, sia divisa in due sessi, la cui unione è necessaria per la procreazione. La relazione eterosessuale sembra, dunque, quella più "naturale" per l'esistenza umana.

Ma è altrettanto un fatto che una certa percentuale della specie umana abbia attrazioni omosessuali. Che sia per "natura" o "tradizione", o una combinazione delle due, l'omosessualità è stata presente nelle vicende umane così come lo è stato il rapporto maschio-femmina.



Orientamento Sessuale e la Società Libera

Ma in quanto amanti della libertà, il liberale classico e il libertario, fermamente credenti nell'individualismo su cui basano il principio della non-aggressione, dovrebbero essere rispettosi e tolleranti nei confronti delle decisioni altrui per quanto riguarda la scelta del partner sessuale.

Questo non richiede "accettazione" o "accordo" con la scelta di qualcun altro. Diamo per scontato che il credente cristiano possa essere assolutamente certo che il buddista o l'Ebreo, non accettando Gesù come suo Signore e Salvatore, finirà all'inferno nella vita ultra-terrena.

Ma in una società libera ci aspettiamo che il cristiano rispetti la decisione pacifica di un'altra persona. Qualsiasi cristiano che crede nella libertà deve trovare in sé il coraggio e la determinazione per osteggiare ogni tentativo di negare la libertà di scegliere ad un individuo, anche se la scelta in discussione non è quella cristiana.

Allo stesso modo, l'amante della libertà può credere fortemente, per motivi religiosi o socio-culturali, nel valore e nell'importanza del rapporto eterosessuale. Ma se è un sostenitore della libertà, dovrebbe rispettare e difendere il diritto di ogni individuo a prendere la propria scelta sessuale senza essere aggredito verbalmente o fisicamente.

In una società libera, chiunque è libero di essere scortese, rozzo e gretto nelle parole e nel comportamento, almeno finché non vìola il diritto di qualsiasi altra persona alla vita, alla libertà e alla proprietà. Ma l'amante della libertà non dovrebbe tollerare o rimanere silente di fronte a simili atteggiamenti, sia che si tratti di una discriminazione sessuale, sia che si tratti di una discriminazione razziale



Lo Spirito dell'Individualismo per Conservare la Libertà

Il liberale classico, o il libertario, "hardcore" capisce che la salvaguardia dei diritti individuali e del principio della non-aggressione negli affari umani richiede un contesto sociale in cui le persone credono, rispettano e adottano lo spirito dell'individualismo in tutti gli aspetti della vita.

A differenza di alcuni liberali classici, o libertari, "softcore", quelli "hardcore" non temono che l'esternazione di "giudizi di valore" su determinati comportamenti e atteggiamenti possa condurre al temuto "pendio scivoloso" del liberalismo paternalista.

Questo è accaduto nel XIX e XX secolo poiché è stata abbandonata l'idea dei "diritti naturali" a favore dell'utilitarismo, in base al quale alcuni hanno affermato che determinati risultati "sociali" dovevano avere la precedenza sui diritti della persona "per il bene della società". Di conseguenza si è considerato accettabile annacquare varie libertà individuali in nome di questo "bene collettivo superiore".

Ogni amante della libertà che rimane ancorato e fedele all'idea dei diritti inalienabili appartenenti all'individuo, non deve temere di cadere nella trappola del "bene sociale superiore".



Diritti Naturali e Libertà Naturale

Lo spirito della libertà individuale venne descritto in modo chiaro e conciso dal filosofo scozzese del XVIII secolo, Francis Hutcheson (1694-1746), il quale insegnava presso l'Università di Glasgow e fu maestro di Adam Smith.

Nel suo System of Moral Philosophy (1737), Hutcheson spiegò il concetto e il significato di "diritto naturale":

I seguenti diritti naturali di ciascun individuo sembrano davvero perfetti: il diritto alla vita, e alla perfezione del corpo che la natura ci ha dato, appartiene ad ogni uomo. Questo diritto è violato da attacchi ingiusti, mutilazioni e omicidi. [...] Poiché la natura ha impiantato in ogni uomo il desiderio di ricercare una propria felicità, è chiaro che ognuno ha un diritto naturale d'esercitare il proprio arbitrio, secondo il proprio giudizio e le proprie inclinazioni, per raggiungere suddetto scopo senza danneggiare l'altrui corpo o proprietà. [...] Questo diritto si chiama libertà naturale. Ogni uomo percepisce questo diritto; e la percezione del male, o della crudeltà, interrompe questa libertà.
Ma gli altri uomini non perseguono strade che possono essere considerate poco sagge, sbagliate e possibilmente pericolose? Hutcheson lo ammette prontamente.

Ma se ad ogni persona devono essere assicurati i propri diritti naturali, che possibilità rimangono a coloro che desiderano assistere quegli individui fuorviati e farli rinsavire?

Hutcheson afferma che l'unica strada coerente con il rispetto dei diritti individuali altrui passa attraverso la ragione e la persuasione:

Lasciate che gli uomini istruiscano, insegnino e convincano i loro simili, per quanto possibile, sul corretto uso dei loro poteri naturali, o li persuadano a sottomettersi volontariamente ad alcuni piani sapienti del potere civile, dove verranno assicurati i loro interessi importanti. Ma prima di ciò, gli uomini devono godere della loro libertà naturale, purché non sia a danno di altri. Il diritto alla libertà naturale non solo viene suggerito dalla nostra Costituzione, ma anche da molti affetti generosi [...] come la grande dignità e la perfezione della nostra natura.
L'apice della morale sociale, secondo Hutcheson, è il rispetto di ogni individuo, affinché egli possa vivere la sua vita come vuole senza molestare la parità dei diritti di tutti gli altri. E il principio etico adeguato per promuovere la concezione di una vita migliore per gli altri, è l'uso della ragione, della persuasione e dell'esempio della propria vita.

Inoltre Hutcheson aggiunse: "L'uguaglianza naturale degli uomini consiste principalmente nel fatto che questi diritti naturali appartengono a tutti. [...] Le leggi di Dio e la natura [...] vietano anche al più saggio e più grande del genere umano d'infliggere qualsiasi vile miseria, o qualsiasi coercizione, contro i diritti naturali."



Una Teoria della Libertà "Più Solida"

Il mondo e l'America si sono allontanati dal principio politico della non-aggressione in tutti gli aspetti delle vicende umane, perché abbiamo perso la comprensione, l'apprezzamento e la pratica dell'individualismo liberale classico, il quale non si riflette più nel pensiero, negli atteggiamenti e nelle azioni della vita di tutti i giorni.

Senza questo fondamento "più solido" a sostegno della libertà, un libertarismo "softcore" potrebbe non essere sufficiente a resistere e prevenire la continua diffusione del collettivismo politico e sociale.

Una difesa filosoficamente ragionata dei diritti individuali e dell'individualismo è, forse, la base migliore per ripristinare e migliorare l'ordine sociale liberale classico, il quale ci ha dato tutto ciò che la libertà ci ha permesso di conquistare in passato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Cambiamento di sistema!

Gio, 06/08/2015 - 10:09


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.


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di Greg Canavan


Questa settimana sembra che sia iniziata da dove era finita l'altra. Cioè, con la Cina e la Grecia sotto i riflettori. La Grecia e l'Europa sembra proprio che stiano per implodere. Di più su questo argomento tra un attimo.

In primo luogo voglio raccontarvi qualcos'altro, qualcosa che sta accadendo nel mondo e che finora nessuno vi ha raccontato.

Venerdì scorso lo Shanghai Cooperation Council (SCC) ha accolto con favore l'India e il Pakistan. Si uniscono ai membri fondatori Cina e Russia, nonché ad una serie di altri paesi dell'Asia centrale. Le ammissioni sono avvenute nella città russa di Ufa, in un vertice organizzato da Vladimir Putin.

Come riporta il Financial Times, il consiglio è un "forum per i colloqui sulla sicurezza e sull'integrazione economica che copre una vasta area geografica sulla quale né gli Stati Uniti né l'Unione Europea hanno influenza, ma che comprende molti paesi d'importanza strategica globale."

In un periodo storico in cui il dominio degli Stati Uniti sulla scena mondiale sta calando, fatto evidenziato da una disintegrazione del Medio Oriente, l'emergere dello SCC rappresenta uno sviluppo significativo.

Quando si è bombardati dall'incessante ciclo di notizie dei media occidentali, a volte è difficile fare un passo indietro e guardare il quadro più ampio dell'economia globale. Ma rifletteteci un attimo e potrete vedere come il vasto blocco delle economie emergenti sta iniziando a chiedere un percorso economico diverso da quello proscritto dall'Occidente.

Questo percorso è caratterizzato da una morsa sulla politica monetaria globale e da istituzioni globali che formano e sostengono il "sistema". Infatti questo sistema agisce come una tassa sul resto del mondo, con i proventi che scorrono negli Stati Uniti attraverso il processo del signoraggio (permettendo agli Stati Uniti di pagare beni e servizi con denaro stampato quasi a costo zero).

Questo ha permesso agli Stati Uniti d'avere enormi disavanzi di bilancio e delle partite correnti per decenni. Quando si gestisce la valuta di riserva globale, il mondo allunga molti metri di corda con cui ci si può impiccare.

È da questo sistema globale che paesi come la Cina e la Russia si stanno divincolando. Sanno che non sono abbastanza forti da provocare un rapido cambiamento, quindi stanno unendo le forze convergendole nel loro blocco economico: sperano di destabilizzare le fondamenta dell'attuale ordine economico mondiale.

Jim Rickards, direttore di Strategic Intelligence, pensa che la soluzione al problema siano i "DSP". Si tratta di una moneta sovranazionale denominata "diritti speciali di prelievo", creata nel 1969 e amministrata dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Nei prossimi sei mesi il Fondo Monetario Internazionale è destinato a cambiare la sua composizione, poiché la probabile ammissione dello yuan cinese al suo paniere di valute, andrà a fare compagnia a quelle già presenti: dollaro statunitense, euro, yen e sterlina.

Rickards pensa che presto questi DSP avranno una maggiore importanza nel sistema finanziario internazionale, andando a sostituire il dollaro USA e fungendo da "valuta" di riserva mondiale. Ecco un'anticipazione del prossimo pezzo di Rickards:

Gli individui non avranno i DSP, solo le varie nazioni li avranno nelle loro riserve. Queste nazioni non hanno alcun desiderio di rompere tale sistema, perché sono tutte d'accordo. Gli Stati Uniti non sono più il capo. Ora ci sono "Cinque Famiglie": Cina, Giappone, Stati Uniti, Europa e Russia, le quali operano attraverso il Fondo Monetario Internazionale.

Gli unici perdenti sono i cittadini dei paesi membri del FMI — persone come voi e me — le quali soffriranno dell'inflazione della valuta locale. Mi sto preparando con oro e hard asset, ma la maggior parte delle persone sarà colta di sorpresa, come i greci in fila davanti ai bancomat.
Un grande esempio della scomparsa delle istituzioni occidentali è quello che sta succedendo in Europa in questo momento. L'unione monetaria si sta rivelando un disastro. L'Europa si sta lacerando nello stesso modo in cui accadde 100 anni fa. Dal punto di vista sociale ed economico, le implicazioni potrebbero essere profonde.

La Germania è di nuovo la protagonista. Invece di offrire alla Grecia una riduzione del debito in cambio di riforme, sta giocando duro. Ed è estremamente difficile dire a che gioco stia giocando la Grecia.

Dopo il referendum della scorsa settimana e il "no" all'austerità, venerdì sera il parlamento greco ha votato per più austerità. Si scopre che la richiesta di un referendum e l'imposizione dei controlli sui capitali siano stati solo dei bluff.

Avendo seguito la vicenda su Twitter durante il fine settimana, ho appreso che la Grecia non ha nemmeno messo a punto i preparativi per uscire dalla zona Euro e tornare alla dracma. Non hanno, e non avevano, alcun piano B.

L'ex-ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, ha scritto un pezzo graffiante sul Guardian. Ha accennato alle sproporzioni nel preparare il paese ad una nuova moneta in un breve lasso di tempo:

Per uscire dovremmo creare una nuova moneta da zero. Nell'Iraq occupato l'introduzione di una nuova cartamoneta ha impiegato quasi un anno, la mobilitazione delle forze armate USA, tre aziende di stampa e centinaia di camion. In assenza di tale sostegno, il Grexit sarebbe l'equivalente di una grande svalutazione con 18 mesi d'anticipo: una ricetta per liquidare tutto lo stock di capitale greco e trasferirlo all'estero con ogni mezzo.
Inoltre il primo ministro Alexis Tsipras ha detto di non avere un mandato che gl'imponga d'uscire dalla zona Euro. Il potere contrattuale della Grecia risiedeva nella minaccia di un'uscita credibile. Ora che la minaccia non è più credibile, la Grecia è in balia dei suoi creditori.

Francia e altri vogliono qualche compromesso. La Germania è tutto bastone e nessuna carota. Vuole che la Grecia accetti le riforme prima d'approvare un altro piano di salvataggio. Questo nonostante il fatto che le riforme dure non abbiano portato a niente di rassomigliante ad una crescita sostenibile.

Senza una cancellazione (anche parziale) del debito, non accadrà. Ma secondo Varoufakis, la ristrutturazione del debito non è mai stata all'ordine del giorno:

Nella mia prima settimana come ministro delle finanze sono stato ospite di Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo (i ministri delle finanze della zona Euro), il quale mi ha messo davanti ad una scelta netta: o accettare la "logica" del piano di salvataggio e abbandonare eventuali richieste di ristrutturazione del debito, o il nostro accordo di prestito "sarebbe saltato" – la ripercussione non detta era che le banche della Grecia sarebbero state chiuse.
La Germania sembra intenzionata a rompere la zona Euro, o almeno a rompere la Grecia per mandare un messaggio agli altri: non seguire lo stesso percorso. Questa è semplicemente coercizione e dominanza economica senza sostegno militare.

L'élite europea ha perso la bussola. Quello che sta facendo dovrebbe essere condannato in tutto il mondo. Invece è la Grecia a sopportarne il peso. Forse si tratta semplicemente d'ideologia politica, come ha sottolienato Phil Anderson, direttore di cicli Cycles, Trends and Forecasts, la scorsa settimana in un aggiornamento per i suoi abbonati.

Gli eventi greci sono un gioco tra l'ideologia di destra e di sinistra. Vi posso assicurare che se il governo greco fosse stato molto più di destra, i guai sarebbero finiti già da un bel pezzo.

La storia è inequivocabile su questo punto.

Dal 1917 ogni governo di sinistra che ha preso il potere democraticamente (o meno), soprattutto i comunisti, ha immediatamente attirato l'attenzione degli Stati Uniti e (adesso) dei paesi della NATO.
Forse il gioco finale è un cambiamento di sistema? Questo è l'unico modo per mantenere la morsa dell'élite al potere. Non c'è da stupirsi se agli occhi del mondo l'Occidente sta perdendo il bandolo della matassa.

Sedetevi e prendete appunti, cari lettori, stiamo entrando in un periodo storico molto turbolento.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il potenziale di lungo termine e i problemi di breve termine della Turchia

Mer, 05/08/2015 - 10:10

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di James Rickards


Di recente sono stato in visita ad Istanbul, Turchia. Ho avuto l'opportunità d'incontrare un direttore della banca centrale, funzionari di borsa, autorità di regolamentazione, grandi investitori e uno degli uomini più ricchi della Turchia, Ali Ağaoğlu, immobiliarista conosciuto come "il Donald Trump della Turchia."

Ho anche trascorso del tempo con i cittadini normali, dai proprietari di negozi ai tassisti e molti altri. Una tale gamma di contatti produce informazioni e approfondimenti, oltre ai vari report provenienti dai canali di ricerca tradizionali. E' stata una grande occasione per raccogliere informazioni di mercato nell'ottavo mercato emergente più grande del mondo.

Se si visita Istanbul, non si può fare a meno di rimanere colpiti dalla bellezza indelebile della città. E' quasi alla pari con Parigi, Venezia e altre splendide città del mondo. Istanbul ha anche la sua parte di storia, avendo assistito all'ascesa, alla caduta e allo scontro di imperi. Il mix di Oriente e Occidente, cristiani e musulmani, e vecchio e nuovo è qualcosa di unico al mondo.

Oggi Istanbul è un centro finanziario emergente non solo per la Turchia, ma anche per una vasta regione compresa tra l'Europa orientale, l'Asia centrale e il Medio Oriente. Anche se la Turchia è classificata come mercato emergente (EM), è strettamente allineata con i principali paesi sviluppati come membro di lunga data della NATO. Aspira anche ad entrare nell'Unione Europea.

La Turchia è il classico caso in cui un paese emergente riesce a raggiungere lo stadio sviluppato. In quanto tale, è soggetta alle interazioni tra mercati sviluppati ed emergenti, inclusi i flussi di capitali, le guerre tra valute e le lotte tra politica dei tassi d'interesse e inflazione.

Sono tornato con una buona notizia e una cattiva notizia. La buona notizia è che il sistema bancario funziona bene e l'inflazione è contenuta.

Questo contrasta nettamente con un periodo disastroso d'iperinflazione dal 1995 al 2005, al termine del quale una breve corsa in taxi costava 20 milioni di lire turche. Nel 2005 il governo si è impegnato in una riforma monetaria che andasse a depennare gli zeri dalla banconota da 20 milioni di lire e la trasformasse in una banconota da 20 lire. La valuta è rimasta piuttosto stabile negli ultimi 10 anni e l'inflazione è stata lieve.

La cattiva notizia è che i mercati finanziari turchi sono ora oggetto delle tendenze negative che colpiscono tutte le economie emergenti del mondo. La banca centrale è sotto pressione da parte dei politici affinché tagli i tassi d'interesse e svaluti la moneta turca per promuovere le esportazioni e il turismo.

Questo è il classico esempio in cui un paese viene spinto ad unirsi alle guerre tra valute. Naturalmente le guerre tra valute non generano crescita economica, ma inflazione, come hanno dimostrato le recenti esperienze in Brasile e in Australia.

La Turchia ha una grande popolazione ben istruita, buone infrastrutture, forti esportazioni e turismo, ed è situata in un posto strategico che fa da tramite ai flussi d'energia tra la regione del Caspio, l'Asia centrale, i Balcani e l'Europa centrale.

Sulla base di questi risultati e sulle sue risorse, la Turchia sembra pronta per una crescita continua e per essere una calamita per quegli investimenti esteri provenienti da paesi con eccedenze di capitale, tra cui Cina e Russia.

Il tasso di risparmio individuale turco è basso, mentre i consumatori continuano a spendere utilizzando le carte di credito e altre forme di credito al consumo. Le banche sono felici di assecondare questa espansione del credito perché piene di depositi. I consumatori turchi preferiscono lasciare i loro soldi in banca, dove i depositi rendono l'8+%.

Questo impedisce la formazione di capitale, perché la maggior parte dei prodotti d'investimento, come azioni e obbligazioni, non possono competere con i tassi elevati offerti dai depositi bancari. Il risultato è che la Turchia sta sottoinvestendo e sovraconsumando, situazione alimentata dal credito facile. Il boom del credito ha la stoffa per trasformarsi in un crollo futuro, simile a quello subprime degli Stati Uniti nel 2007.

La bolla non si limita al credito al consumo. Anche gli immobili, sia residenziali sia commerciali, sono in bolla, con un rapido aumento dei prezzi e un orizzonte pieno di gru edili.

Questo boom è anche alimentato dal credito bancario a buon mercato. Gran parte della domanda residenziale proviene da acquirenti internazionali facoltosi, i quali cercano di portare il loro denaro fuori da paesi instabili come Cina, Russia, Argentina, Venezuela, Siria ed Egitto.

Recep Tayyip Erdoğan è stato presidente della Turchia sin dallo scorso agosto ed è stato primo ministro dal 2003 fino alla sua elezione come presidente. La vittoria decisiva di Erdoğan alle ultime elezioni presidenziali ha risvolti importanti per la politica e l'economia della Turchia, ma le implicazioni internazionali non sono meno profonde.

Le grandi dimensioni del margine di vittoria, 13 punti rispetto al candidato successivo, e il fatto che abbia evitato il ballottaggio ottenendo la maggioranza assoluta al primo turno, sono due punti di forza che gli hanno consegnato un potente mandato per perseguire la sua agenda pro-sunnita, pro-nazionalista, conservatrice, religiosa.

Inoltre Erdoğan rappresenta un faro per una particolare identità politica musulmana, soprattutto dopo la soppressione dei Fratelli Musulmani in tutto il Medio Oriente. La sua politica pro-musulmana può risultare interessante se confrontata con quella degli egiziani laici, quella dei conservatori reali in Arabia Saudita, o in Giordania, o con l'estrema radicalità dello stato islamico.

Erdoğan è ora più forte e più influente che mai in patria. Potrà sfruttare la potenza economica e geopolitica della Turchia per risolvere le varie controversie tra grandi potenze, come quelle tra Stati Uniti, Russia e Cina. Con gli Stati Uniti in ritirata in tutto il mondo, la Turchia potrà diventare il nuovo arbitro delle dispute regionali tra altri giocatori potenti, come Iran e Israele.

La stella di Erdoğan è in ascesa e si spera che la stella nazionale della Turchia ne segua presto l'esempio. La potenza turca è in aumento. Il pericolo è che il potere di Erdoğan si basi sulla polarizzazione della società turca. La vittoria di Erdoğan è dipesa in parte dalla sua retorica polarizzante e dall'accento sull'etnia.

Se questa polarizzazione si spingerà troppo oltre, i successi di Erdoğan in patria e all'estero potrebbero essere compromessi dalle stesse divisioni che lo hanno portato alla vittoria. Il suo partito, l'AKP, sembra essere coinvolto nello stesso tipo di corruzione per cui ha giustamente criticato i partiti dell'opposizione negli anni passati.

È quasi superfluo sottolineare che la Turchia vive in un "brutto quartiere", condividendo i confini con Siria, Iraq, Iran e il Caucaso. Il suo confine meridionale è in crisi, con i rifugiati siriani in fuga dallo stato islamico e dalla guerra civile. Il rischio di un Kurdistan indipendente composto da parti dell'Iraq, della Turchia e dell'Iran è un altro pericolo per la stabilità della Turchia, e anche per il sistema finanziario globale.

Nel lungo termine la Turchia rappresenta un mercato emergente molto interessante, con un eccellente potenziale di crescita basato sulla sua gente, sull'industria, sulle infrastrutture e sui luoghi strategici. Eppure nei prossimi due anni un aumento dell'inflazione, una svalutazione della moneta e lo scoppio della bolla del credito, rappresentano problemi critici per gli investitori e il pericolo geopolitico è un problema per la nazione nel suo complesso.

Gli investitori devono procedere con cautela nella scelta delle azioni e devono fare attenzione ai pericoli della svalutazione, dell'inflazione e di una crisi bancaria una volta che scoppieranno le molteplici bolle creditizie.

La Turchia è il classico esempio di grande mercato emergente, con un buon potenziale di lungo periodo, ma un sacco di problemi politici ed economici di breve periodo.

Possiamo azzardare l'ipotesi che un buon punto d'ingresso nel mercato turco sarà alla fine del 2015, o all'inizio del 2016, se il dollaro statunitense inizierà ad indebolirsi come ci aspettiamo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La scorsa notte i manifestanti si sono riuniti a piazza Syntagma

Mar, 04/08/2015 - 10:12

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Bill Bonner


PARIGI – Ieri sera i manifestanti si sono riuniti a Piazza Syntagma ad Atene...

Stavano protestando contro la crudeltà della vita, in generale, e, più in particolare, contro l'accordo che il loro governo aveva siglato con i suoi creditori.

“Greek workers taken to the cleaners, as Tsipras forced to retreat on promises”, riferisce il Financial Times.

I giornali la chiamano "austerità", ma questa è sola la storia di pubblico dominio.

Austerità è ciò che la Grecia avrebbe avuto senza i $220 miliardi in fondi di salvataggio e con due ristrutturazioni del debito.

Senza di ciò, i salari del settore pubblico... le pensioni... non sarebbero stati versati. Il sistema bancario sarebbe crollato. E i risparmi greci sarebbero stati cancellati.

In realtà, la Grecia sta solamente tagliando le tangenti stravaganti e i pagamenti agli zombie; è il prezzo per mantenere in piedi la baracca.

Se i greci vogliono più soldi, devono fingere di usarli con prudenza. Se i loro finanziatori vogliono continuare a prestare loro soldi, devono far finta che li riavranno indietro.

Come le guerre zombie in Medio Oriente, la cosa importante non è vincere. O risolvere i problemi. La cosa importante è mantenere il flusso di denaro.

Nonostante le proteste, la notte scorsa gli zombie ad Atene erano generalmente tranquilli e svogliati. Sapevano che il nuovo accordo siglato a Bruxelles durante il fine settimana avrebbe continuato ad alimentare i loro desideri clientelari, anche se non tanto quanto avrebbero voluto.

Qual è l'alternativa?

Default per il loro debito e vivere con i propri mezzi?

"Ci auguriamo che Syriza si prenderà cura di noi", ha detto un bidello. "Finché vivo, spero."

Nel frattempo, a Washington, anche Janet Yellen fingeva di occuparsi dei bidelli.

"Guardando al futuro, le prospettive sono favorevoli per un miglioramento del mercato del lavoro statunitense e dell'economia più in generale," ha detto.

Come se lo sapesse per davvero!

Yellen ha continuato suggerendo che la FED potrebbe muoversi per "normalizzare" i tassi d'interesse entro la fine dell'anno – se le cose si evolveranno come previsto.

"La gente ha bisogno di miti", ci ha detto un collega di Parigi, Simone Wapler, durante il pranzo di ieri. "Ha bisogno di una narrazione pubblica abbastanza semplice da capire."

Bene contro il male, nero contro bianco, stati rossi contro stati blu, tedeschi cattivi contro greci poveri – il racconto dev'essere spogliato da tutte le sfumature, le sottigliezze e le contraddizioni.

Vale a dire, dev'essere spogliato dalla vita reale.

Il mito popolare riguardo la crisi finanziaria del 2008 è che è stata causata dall'avidità e dalla deregolamentazione. Poi le autorità sono intervenute per salvare la situazione.

Sin da allora hanno accuratamente alimentato una "ripresa". Se sarà il caso, la Yellen riconsegnerà l'economia alle forze di mercato.

Secondo noi le cose stanno diversamente – ancora in evoluzione e necessariamente piene di paradossi e di confusione.

Quella che abbiamo di fronte è una Grande Guerra degli Zombie. I fannulloni, i manipolatori e i truffatori stanno lottando per mantenere la loro presa sul rendimento dell'economia produttiva.

Sta diventando sempre più difficile farlo.

In primo luogo, perché ci sono tanti zombie. Non c'è abbastanza carne da mangiare.

In secondo luogo, gli zombie hanno imposto tanti regolamenti e distorsioni che l'economia è diventata meno produttiva.

Molte delle battaglie che si vedono nei media mainstream, sono battaglie tra i diversi gruppi di zombie. Ognuno lotta per una quota maggiore di bottino.

Gli insegnanti vogliono aumenti salariali. Il Pentagono vuole più aerei, o carri armati, o pensioni. Wall Street vuole più credito a buon mercato.

Naturalmente gli zombie saranno sempre con noi. E vorranno sempre più carne.

Ciò che rende unica la Grande Guerra degli Zombie, è che mai prima d'ora ci sono stati così tanti zombie... e mai prima d'ora dipendevano così pesantemente dal credito.

Solitamente le parti improduttive di una società sono limitate alla produzione eccedente. E quando l'eccedenza scompare, scompaiono anche gli zombie.

Quando il cibo scarseggiava, le tribù eschimesi esiliavano i membri più anziani della tribù.

In quasi tutte le culture – per quanto ne sappiamo – la pigrizia e il parassitismo sono scoraggiati.

In Svizzera, per esempio, l'etica del lavoro soleva essere così forte che un giovane seduto su una panchina nel bel mezzo della giornata rischiava di essere avvicinato da una persona anziana che agitando il bastone avrebbe chiesto: "Giovanotto, perché non stai lavorando?"

Poi è arrivato il sistema monetario post-1971 – con la sua offerta illimitata (almeno teoricamente) di credito.

Improvvisamente il cielo era il limite...

I vigili del fuoco vogliono andare in pensione a 45 anni?

Nessun problema.

Serve un nuovo stadio?

Certo.

Altri sussidi per i coltivatori di zucchero?

Perché no!

Insieme al denaro fiat è arrivata anche una grande lascività negli atteggiamenti. Ben presto le persone avrebbero iniziato a non preoccuparsi degli zombie che li circondavano. E non si sarebbero preoccupati di diventare essi stessi degli zombie.

Appoggiarsi al welfare state soleva essere un segno di fallimento e di vergogna. La "disabilità" era riservata a quelle persone con problemi reali.

I giorni di paga da milioni di dollari erano considerati come sconvenienti, avidi, o volgari. Niente di piu.

Approfittarne finché si poteva! E perchè no?

Il denaro fiat avrebbe inondato la strada come un idrante aperto. Bastava indossare il costume da bagno e unirsi al divertimento estivo.

Sembrava che la società potesse sostenere tanti zombie quanti ne volesse – senza perdite (presenti) per nessuno.

Ma aspettate. Che dire del debito?

A metà degli anni '80 il Partito Repubblicano perse la sua avversione per la tradizionale spesa in disavanzo.

Scoprì che agli elettori non importavano i deficit.

C'era un sacco di credito. Gli elettori erano felici di avere grandi pagamenti sfornati dalla previdenza sociale. E avrebbero approvato la creazione di un'altra agenzia federale che fingesse di migliorare l'istruzione... o la salute... o qualsiasi altra cosa – purché non venissero pagate tasse aggiuntive.

Il costo sarebbe stato pagato da qualcun altro... da qualche parte... un giorno. Chi? Che importava?

Anche le famiglie e le imprese scoprirono che non c'era nulla di cui preoccuparsi riguardo i deficit.

Le persone credevano che un grande mutuo fosse una cosa buona. I prezzi delle case sono aumentati. I prezzi delle azioni sono aumentati. Se si voleva diventare ricchi, bastava semplicemente salire "sulla scala mobile".

Più era grande il mutuo, più era grande la casa, più azioni si possedevano – e più grande sarebbe stato il guadagno quando si sarebbe venduto.

Così, il debito totale è cresciuto. Da circa il 150% del PIL negli anni '50, '60 e '70, è salito al 350% del PIL dopo il 2000.

E gli zombie sono andati da Wall Street a Piazza Syntagma – sottraendo migliaia di miliardi di dollari in capitali all'economia produttiva.

Questo è il mondo che gli zombie e i loro alleati clientelari stanno proteggendo così disperatamente.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/