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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1514125
Aggiornato: 1 ora 17 min fa

Buon per te, Alexis Tsipras (Parte I)

Ven, 03/07/2015 - 10:04


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Venerdì scorso è stato messo a segno un punto a favore della moneta solida, del libero mercato e del governo limitato da una delle fonti più improbabili.

Vale a dire, il premier statalista e cripto-marxista della Grecia, Alexis Tsipras, ha messo in moto una cascata di eventi che scuoterà le fondamenta dello status quo corrotto. Tra l'altro, proprio al momento giusto.

Dopo 15 anni di stampa di denaro dilagante, falsificazione dei prezzi nei mercati finanziari e usurpazione della democrazia, i suoi antagonisti — la BCE, il superstato dell'UE e il FMI — sono diventati una minaccia per la sopravvivenza di una società liberale di cui questi valori sono parte integrante.

Il settore bancario centrale keynesiano e il sistema di salvataggi di Bruxelles e del Fondo Monetario Internazionale — che è diventato quasi universale — favoriscono una forma di totalitarismo economico soft, distruggendo i mercati finanziari onesti e falsificando il prezzo del debito.

Così facendo, i banchieri centrali keynesiani consentono ai governi di emettere più debito di quello che i loro contribuenti e le economie nazionali possono assumersi. Allo stesso tempo, costringono gli investitori e i risparmiatori ad inseguire disperatamente rendimenti decenti, in un mercato in cui il cosiddetto tasso d'interesse è stato ancorato a livelli irrisori.

Ciò significa, a sua volta, che le banche, i fondi obbligazionari e gli operatori monetari si assumono livelli crescenti di rischio, e che i controlli naturali dei mercati finanziari onesti sono ostacolati e disabilitati.

Gli short seller sono stati fatti a pezzi, perché lo scopo del settore bancario centrale keynesiano è quello di portare il prezzo dei titoli a livelli artificialmente elevati e innaturali. Allo stesso tempo, gli hedge fund sono stati in grado di impegnarsi in carry trade con una leva spropositatamente alta basata su denaro preso in prestito quasi gratis, e di acquistare assicurazioni contro il rischio di ribassi per una sciocchezza.

Alla fine i "mercati" obbligazionari e azionari diventano dei casinò gestiti dalla banca centrale — infestati di titoli mispriced, pericolose operazioni di carry trade, enormi utili inattesi a cascata ed instabilità endemica.

Quando una scossa inaspettata, o un evento "imprevedibile", rischia di frantumare la fiducia e innescare una svendita di questi titoli troppo cari, entrano in azione i salvataggi statali che sostengono indiscriminatamente i giocatori d'azzardo.

Questo è ciò che hanno fatto la FED e il TARP a favore di Morgan Stanley e Goldman Sachs nel settembre 2008. Ed è ciò che la Troika ha fatto sin dal 2010 a nome delle banche francesi, tedesche, olandesi, italiane ed europee, che erano piene zeppe di debito greco e dei PIIGS.

Inutile dire che tali salvataggi creano un enorme azzardo morale ed estirpano la disciplina finanziaria nei mercati finanziari e nelle camere legislative. Dal 2010 i greci hanno fatto poco più che far finta di ristrutturare le loro finanze pubbliche e l'economia privata, mentre gli italiani, i portoghesi, gli spagnoli e gli irlandesi non hanno fatto praticamente nulla.

Il modesto balzo del PIL di questi due ultimi servi del debito senza speranza, rappresenta solo un coacervo di errori d'arrotondamento insostenibili. I numeri sono oliati dal falso boom speculativo nei loro titoli di debito, alimentato temporaneamente dalla stampa di denaro di Mario Draghi.

I nodi stanno venendo al pettine; Angela Merkel e la sua combriccola di politici e burocrati non sono stati in grado di calciare il barattolo ancora una volta, dopo tutto.

Invece il sistema autoritario della Troika ha stimolato la rivolta politica in tutto il continente. Il muso duro di Tsipras è solo foriero di eventi futuri nefasti — la partita che diventa ancor più incandescente.

Ma questo vuol dire che ora nel casinò c'è dubbio, confusione e paura. Gli scommettitori che si sono arricchiti coi carry trade unidirezionali abilitati dalla stampa di denaro delle banche centrali e dai salvataggi fiscali, sono stati improvvisamente colpiti dalla consapevolezza che il gioco potrebbe non essere manipolabile ancora a lungo.

Quindi speriamo che si ritorni finalmente ad un price discovery onesto. Nei prossimi giorni catalogheremo gli sforzi disperati dello status quo per riaffermare la sua autorità e il suo controllo, e per stabilizzare il casinò diventato improvvisamente turbolento.

Nel cavalcare le bolle della banca centrale, i grandi assi del casinò hanno dichiarato presuntuosamente di stare facendo "il lavoro di Dio".

Dal momento che sono costretti a liquidare questi asset gonfiati, è probabile che alla fine sia proprio così.

Lo scorso autunno uno dei membri più detestabili tra gli eurocrati, Jean-Claude Juncker, ha rilasciato la seguente dichiarazione impregnata di vanto ed arroganza:

"A tutti quelli che hanno scommesso contro la Grecia e contro l'Europa: avete perso e la Grecia ha vinto. Avete perso e l'Europa ha vinto."
Questa mattina tale dichiarazione pingue di auto-compiacimento è diventata ridicola. Buon per te, Alexis Tsipras.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un messaggio alla Merkel: si sieda e stia zitta!

Gio, 02/07/2015 - 10:03

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Forse agli occhi di alcuni conservatori Angela Merkel potrebbe essere un'eroina; primo perché ha difeso la rettitudine fiscale, secondo perché ha resistito all'implacabile propaganda del G-7 affinché tradisse i contribuenti della Germania e si unisse alla brigata dello "stimolo". Ma queste sono solo le apparenze.

La verità è che lei è una statalista assetata di potere; non solo, è anche di un'ignoranza abissale quando si tratta di fondamentali della moneta e della finanza. L'ennesima prova? La sua guida della macchina sgangherata del superstato europeo verso "una soluzione prima che i mercati aprano lunedì".

Queste otto parole sono il cuore della catastrofe statalista che ora sta sommergendo l'economia mondiale.

Hanno costantemente concluso gli innumerevoli vertici nei weekend e hanno giustificato i salvataggi truccati in linea con il bazooka di Hank Paulson, quando nel 2008 scoppiò quell'orribile disastro da $5,000 miliardi noto come Freddie Mac e Fannie Mae — per decenni pompato di dinamite dai politici — e spinse quegli stessi politici incapaci ad avviare un periodo di governance finanziaria a dir poco comica.

Quindi diciamolo forte e chiaro. Angela Merkel, lei è il capo di un governo che dovrebbe fornire autostrade, scuole pubbliche, foreste demaniali e assicurazioni, anche sociali se proprio necessario, entro i confini della Germania. Ma non è affar suo quello che succede quando "i mercati aprono il lunedì".

Fuori dai piedi! Lo scopo dei mercati finanziari è quello di prezzare i titoli in modo onesto — soprattutto per quanto riguarda il debito pubblico. Punto.

Il mercato finanziario non è un programma sociale, né la fucina di "progetti" politici come la costruzione di grandi edifici pubblici. I mercati non hanno bisogno del suo aiuto, né di quello degli altri politici della zona Euro, della BCE e del FMI .

In realtà, voi politici dimostrate tutta la vostra incompetenza quando volete sostituirivi ai mercati. Questi ultimi regolano il meccanismo dei prezzi e i processi d'acquisto e di vendita, facendo emergere le informazioni migliori tra le miriadi presenti sulla scena economica, esito importante per ottenere prezzi giusti, rendimenti dei titoli giusti e una giusta allocazione del capitale in qualsiasi punto nel tempo.

Ma le presunte soluzioni alla crisi che spuntano nei vertici del weekend, rappresentano l'esatto contrario. Tutto si riduce a sale interne, stanze esterne e anticamere piene di politici e burocrati che discutono di questioni che vanno al di là della loro comprensione. Si fanno beffe della democrazia; la loro è una fucina di espedienti raffazzonati, illusioni e compromessi che vengono implementati senza tener conto della relativa sostenibilità. Tra l'altro, tutti quesi balletti sono progettati per tranquillizzare temporaneamente i mercati il lunedì mattina.

Nel nostro caso i ministri delle finanze hanno deciso di raggiungere un accordo entro sabato, quando tutti sanno che non è lontanamente possibile. Eppure i politici europei vogliono ancora tirare fuori dal cilindro l'ennesimo piano per calciare il barattolo, creare cavilli e spacciare bugie:

"I lavori proseguiranno per le prossime 48 ore", ha detto il ministro delle finanze lussemburghese Pierre Gramegna. "Sono al vaglio le proposte più recenti".
Per piacere, no! Non c'è nulla da vagliare. La democrazia greca si è espressa e non vuole più sopportare la ricetta della Troika, i cui ingredienti sono la depressione permanente e la servitù del debito.

Anche se fosse compito suo — ma non lo è — gestire la politica fiscale greca, chiunque sia in grado di fare calcoli elementari sà che dopo quattro mesi di "trattative" costanti non c'è spazio per "compromessi". I greci sono divisi da una barricata in cui da una parte ci sono tasse alte e nessuna riforma delle pensioni; e dall'altra c'è la sua combriccola, guidata dal Fondo Monetario Internazionale, che starnazza di tagli alla spesa e di riforme pensionistiche radicali.

Questo divario non può essere colmato, né dovrebbero esserlo, a meno che non abbia intenzione di far rivivere il dominio germanico sul continente. Quindi ora sarebbe il momento di sedersi e stare zitta — o, se preferisce, setzen sie sich, bitte — e ponderare sul caos finanziario che hanno causato sei anni di vertici nei weekend.

Le è mai venuto in mente che la BCE sta distruggendo sia la finanza statale sia la democrazia politica in tutta Europa? Vale a dire, è davvero così ottusa da non essersi stracciata le vesti nel momento in cui il rendimento del decennale tedesco è sceso fino a 5 punti base a seguito della baldoria monetaria inaugurata da Draghi pochi mesi fa?

Spero non sia stata così sciocca da credere che il mercato stesse semplicemente "comprovando" le virtù fiscali teutoniche. Questo è ridicolo — dato che l'obiettivo della BCE è un'inflazione al 2%, a qualunque costo. Nessun investitore vorrebbe rendimenti reali negativi, anche se si tratta di obbligazioni tedesche. E quale mercato obbligazionario onesto invertirebbe la rotta di 100 bps in soli due mesi, come è accaduto dal 19 aprile, senza alcun cambiamento nella condizione fiscale della Germania?

Ma questa è solamente la metà della storia. Pensava che Mario Draghi stesse leggendo dal manuale della Bundesbank quando tre anni fa disse che la BCE avrebbe "fatto tutto il necessario", causando quindi una salita all'unisono dei prezzi di tutti i bond dei paesi periferici?

Come ha potuto pensare che il rendimento del decennale italiano potesse passare dal 7.5%, al momento dell'ukase, ai 99 punti di base del marzo scorso, quando l'Italia non ha un governo funzionante, non ha uno straccio di piano di riforma fiscale e ha un'economia che è scesa del 10% sin dal 2008?

Esatto, è stata raggirata. Ma sicuramente avrà sentito almeno un economista tedesco, di stampo ortodosso, spiegare che un bond statale non può salire del 90% quando il debito di quello stato è letteralmente esploso al 130% del PIL ed è ad un passo dal default.




E quanto è ingenua e ignorante riguardo le finanze della Grecia? Davvero pensava che l'estate scorsa fosse stato tutto risolto quando lo stato greco ha emesso obbligazioni decennali al di sotto del 5%, e le banche greche — dipendenti da una linea di credito da $100 miliardi della BCE — avevano raccolto un miliardo di dollari in nuovo capitale di debito?

Ovviamente ne è all'oscuro — quindi mi lasci spiegare. La pseudo-ripresa del mercato obbligazionario periferico e delle finanze della Grecia è stata opera di front-runner, speculatori e trader. Hanno puntato sulla sua insaziabile sete di potere e sulla sua ignoranza più totale in materia finanziaria, sul fatto che avrebbe messo a tacere i guardiani rigidi della Bundesbank, e che quindi avrebbe permesso alla BCE di lanciare una delle campagne monetarie più sconvolgenti — cioè, monetizzazione del debito pubblico — della storia europea.

Quindi la pseudo-ripresa della Grecia e dei PIIGS non era altro che uno stimolo momentaneo del mercato obbligazionario confezionato dalla BCE e dalle banche centrali di tutto il mondo. Non c'era niente di onesto, o sostenibile, e ora il branco di speculatori sta scappando nella direzione opposta, a meno che non ottengano un altro giro di generosità statale.

Indovini chi rimarrà con un pugno di mosche in mano? Lei!

È per questo che sabato vuole schiacciare la democrazia laddove è nata. Dopo un falso aggiustamento dopo l'altro, ha ancora l'audacia di pensare che lunedì mattina può tranquillizzare i mercati?

Beh, forse i greci sventurati si arrenderanno per l'ennesima volta, ma speriamo che non lo facciano.

La Grecia ha un avanzo primario di bilancio e non ha bisogno di accendere prestiti nei mercati mondiali per tirare avanti. Lasci che siano i greci a trovare il mix di misure fiscali per mantenere il loro bilancio in attivo. Ma soprattutto non hanno bisogno dei suoi €15 miliardi di tangenti, perché ogni centesimo verrebbe riciclato per riscattare il debito oneroso della Troika.

Sì, un default greco significherebbe presumibilmente un "collasso" del sistema bancario greco, ma la verità è che è già uno zombie. Lasci che Syriza nazionalizzi questa carcassa, e non pianga per gli hedge fund che l'anno scorso hanno fatto incetta di bond statali e titoli delle quattro principali banche greche — ormai reparti dello stato a tutti gli effetti. A quel tempo, i giocatori di Wall Street la definivano "un'idea che sta funzionando".

In realtà, non avrebbe tanto senso nazionalizzare qualcosa di già nazionalizzato. Inoltre qualcuno dovrebbe negoziare con la BCE — o l'esercito tedesco, a seconda dei casi — per riprendere possesso delle garanzie da $125 miliardi a sostegno del finanziamento ELA e di altri trasferimenti da parte della BCE.

E tornare alla dracma non sarebbe una brutta cosa. Il governo greco imparerebbe presto che la stampa di denaro diventerebbe rapidamente inutile, soprattutto in una nazione di persone che ha già $45 miliardi di banconote in euro nei propri portafogli e nei materassi e decine di miliardi di più nei conti bancari al di fuori della Grecia.

Anche se il popolo greco fosse tanto sciocco da mantenere in carica statalisti di sinistra come Syriza, il governo greco dovrebbe avere un settore bancario centrale "onesto" e una dracma "sonante" al fine di portare allo scoperto tutti gli euro nascosti — o uno stato di polizia totale se volesse metterli fuori legge.

Ancora più importante, un Grexit farebbe saltare in aria l'intero progetto europeo e metterebbe fine alla follia di una massiccia monetizzazione del debito pubblico dei paesi della zona Euro. In tale processo gli speculatori obbligazionari e i front-runner che hanno intascato centinaia di miliardi grazie ai vertici del weekend, rimarrebbero a leccarsi le ferite, giurando di non dare mai più fiducia ai politici e alle loro promesse di scommesse unidirezionali.

Oh, si. Ogni governo nella zona Euro verrebbe cacciato dal suo incarico da un elettorato indignato, non appena si vedrebbe presentare il conto da centinaia di miliardi per i salvataggi greci. Angela Merkel sarebbe la prima ad essere cacciata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La Grecia è il canarino nella miniera

Mer, 01/07/2015 - 10:10

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Bill Bonner


Questo è un giorno da "Allarme Arancione" nei mercati. “Greeks Line Up at Banks; ATMs Run Dry” era il titolo del Drudge Report. Altre versioni con lo stesso contenuto sono apparse in tutti i media finanziari. La Grecia è il classico canarino nella miniera per capire quello che potrebbe accadere ai vostri risparmi. Forse ricorderete la nostra previsione: in una crisi, le banche si muoveranno velocemente per bloccare l'accesso al vostro denaro. In primo luogo, limiteranno i ritiri di denaro. Poi o chiuderanno le porte, oppure finiranno i contanti.

È proprio questo quello che sta accadendo ora in Grecia...

La resa dei conti che sta andando avanti da mesi laggiù, sta raggiungendo l'apice.

Il governo greco ha annunciato che metterà le richieste dei creditori al vaglio del voto popolare.

"Ehi, come vi sentite nel dover pagare il nostro debito nazionale?" hanno intenzione di chiedere al volgo.

E come pensate che risponderà il volgo?

L'ipotesi migliore è che risponderanno: "Basta!"

Cosa che taglierà fuori le banche dai nuovi fondi... e le farà rimanere a corto di quelli vecchi.

I depositanti intelligenti l'hanno capito molto tempo fa. Hanno portato via i loro soldi dalle banche greche. Ora anche il resto delle persone se ne sta rendendo conto. In effetti, stanno votando con i loro soldi – ritirandoli fin quanto possono.

Naturalmente le banche hanno cercato di proteggere quel denaro che non è loro. Piraeus Bank e Alpha Bank hanno limitato l'importo che poteva essere ritirato. Tutto quello che si poteva ritirare da un bancomat di Piraeus, ad esempio, erano €600 ($667).

Questo ha spinto sempre più persone a mettere le mani sul proprio denaro. Sabato scorso si sono formate lunghe file presso gli sportelli automatici. Un banchiere ha stimato che alle 11:30 circa €110 milioni ($122 milioni) avevano lasciato le banche.

Non tutte le banche commerciali sono aperte di sabato. In Grecia erano chiuse anche quelle che normalmente avrebbero aperto.

E ora il primo ministro greco, Alexis Tsipras, dice che le banche greche resteranno chiuse, e saranno imposti controlli sui capitali fino al 7 luglio.

Ai greci sarà consentito prelevare un massimo di €60 ($67) al giorno. Ed è precluso il trasferimento dei loro risparmi su conti al di fuori della Grecia.

Il senso di panico e di morte imminente è stato accentuato dal governo cinese che è intervenuto per fermare un tonfo del mercato azionario.

Nelle ultime due settimane lo Shanghai Composite Index ha perso il 20% del suo valore. È come se il Dow perdesse 3,600 punti. Tutto ciò innervosisce gli investitori. O li rende disperati.

Se ciò accadesse negli Stati Uniti – cosa che sicuramente accadrà – potete scommetterci il cappello che i federali interverranno. I cinesi stanno facendo lo stesso. Hanno appena tagliato il tasso di rifinanziamento della banca centrale al livello più basso di sempre.

Servirà a qualcosa?

Leggiamo cosa dice John Rubino di DollarCollapse.com:

Nel frattempo la Cina ha trascorso gli ultimi due decenni a erigere infrastrutture che a posteriori sono due volte più inutili di quello che sembravano di primo acchito.

Ora sta giocherellando con tutti i tipi di leve fiscali e monetarie di cui non ne capisce appieno le funzioni, cercando di mantenere un tasso di crescita del 7% che ormai è sempre più fittizio.

Anche in questo caso, il modo migliore per affrontare una bolla è quello di non gonfiarla affatto. Il secondo modo migliore è quello di lasciarla scoppiare e consentire al mercato di ripulire il pasticcio.

Il modo sbagliato per gestire una bolla è quello d'intervenire dall'alto per farla andare avanti. Guardate dove una simile strategia ha condotto il Giappone e gli Stati Uniti.
Restate sintonizzati per altri sviluppi più eccitanti...

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Alexis Tsipras — Angelo redentore o “secondino” della prigione del debito dei banchieri centrali keynesiani?

Mar, 30/06/2015 - 10:01

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


La Grecia, l'Europa e il mondo sono stati inchiodati sulla croce del settore bancario centrale keynesiano. Il diluvio di denaro fiat dell'ultimo ventennio ha generato una bolla finanziaria in tutto il mondo e ha favorito solo una piccola fetta di umanità. Tutto ciò è molto evidente, ma c'è di più e soprattutto c'è di peggio.

L'attuale mezzogiorno di fuoco sulla montagna di debito della Grecia, porta alla luce qualcosa di più inquietante. Vale a dire, le stampanti monetarie delle banche centrali hanno completamente distrutto il requisito fondamentale della democrazia fiscale.

Vale a dire, nel mondo moderno costituito da stati interventisti e intrisi fino al midollo di welfare, la governance di bilancio ha disperatamente bisogno di un mercato obbligazionario onesto. Quest'ultimo è l'unico meccanismo in grado di addomesticare l'impellenza dello stato a spendere, trasferire, sequestrare, sovvenzionare, sussidiare e scialacquare senza il relativo dolore di un prelievo fiscale oneroso.

Rendimenti obbligazionari in ascesa e la paura di perdere l'accesso al mercato del debito, quindi, sono l'unica forza che può spronare i politici, i ladri e i ciarlatani che dirigono la macchina della democrazia a rimettersi in carreggiata e riconoscre i fatti; e poi a pesare le opzioni difficili e i compromessi, a formare un consenso e a chiudere l'affare.

Questa proposta si basa sull'esperienza, non sulla teoria — anche se la logica della disciplina del mercato obbligazionario è inattaccabile. Circa 33 anni fa, infatti, ho fatto parte dello staff della Casa Bianca che convinse Ronald Reagan a fare l'impossibile: approvare un aumento delle tasse sulla scia della recessione del 1982 e abbracciare altre misure simili nei tre anni successivi. Quando le acque si calmarono, questa cosiddetta "morsa fiscale" si riprese il 40% della sua amata agevolazione fiscale del 1981.

Il presidente Reagan fu in qualche modo costretto ad agire così, sapeva che Paul Volcker non avrebbe stampato denaro per finanziare il gigantesco deficit strutturale che eruttò durante il primo anno della sua amministrazione.

Questi deficit erano accidentali — dovuti ad un'eccessiva spesa per la difesa, tagli interni poco incisivi e basse entrate per lo storico taglio delle tasse del 1981 — non il piano intenzionale di una banda di keynesiani. Ciononostante erano reali, ingestibili e corrosivi.

A suo credito, però, il presidente non voleva che Volcker allentasse la pressione che questi deficit giganteschi imposero sui tassi d'interesse e sugli investimenti privati. Ronald Reagan aveva una mentalità abbastanza vecchio stile da odiare l'idea della monetizzazione. Vale a dire, una frode finanziaria attuata dalla banca centrale ai danni della popolazione, dove la creazione di credito dal nulla avrebbe permesso allo stato di consumare beni, servizi e lavoro e garantire benefici welfaristici.

Ma negli ultimi tre decenni il mondo è stato capovolto. I bond vigilantes, che in qualche modo avevano mantenuto i politici semi-onesti, sono stati sterminati dai banchieri centrali armati di bazooka monetari e offerte d'acquisto per i bond sovrani. I mercati del debito sovrano sono diventati dei bordelli finanziari.

Tale condizione funesta è dovuta all'usurpazione del settore bancario centrale da parte di accademici e burocrati keynesiani. Il modus operandi di questi ultimi prevede la falsificazione cronica e inesorabile dei prezzi delle obbligazioni.

E compiono la loro missione non solo acquistando bond in modo diretto col QE. Questo è già abbastanza grave di per sé, come sottolineato dal fatto che le banche centrali del mondo hanno aumentato la loro situazione patrimoniale collettiva da $6,000 miliardi a $22,000 miliardi negli ultimi dieci anni o giù di lì. Questa è una monetizzazione in grande stile — e quasi tutti i $16,000 miliardi di credito dal nulla sono andati ad acquistare obbligazioni sovrane e numerose forme di debito statale.

Naturalmente questi pazzi vi dicono che i suddetti $16,000 miliardi non hanno nulla a che fare con il prezzo e i rendimenti del debito pubblico. Stiamo soffrendo di un presunto "eccesso di risparmio", secondo Bernanke e Greenspan; e dal pulpito del più grande ciarlatano keynesiano dei nostri tempi, il professor Larry Summers, i tassi ultra-bassi sono dovuti ad una misteriosa stagnazione secolare che ha indotto gli investitori a supplicare gli stati affinché emettessero titoli con rendimenti negativi.

Giusto! Eppure questa gigantesca monetizzazione diretta del debito sovrano è solo la metà della storia. La ZIRP è la vile complice del QE. Una maggiore falsificazione dei prezzi viene introdotta nel mercato dei titoli di stato, quando i papponi che gestiscono il bordello finanziano le loro speculazioni nei mercati dei pronti contro termine e in altri mercati monetari liquidi.

Per gli speculatori nel mercato obbligazionario, il 95% del prezzo d'acquisto dei bond equivale al costo di produzione. Mandatelo a zero per 80 mesi e sfornate una pila di dichiarazioni post-riunione in cui non permetterete ai tassi del mercato monetario di salire senza un ampio preavviso, e otterrete un arbitraggio selvaggio sulla curva dei rendimenti. E fatelo su scala globale, otterrete l'assurdità del decennale tedesco con un rendimento a 5 bps, o le emissioni di lungo termine dello stato italiano quasi-fallito al di sotto dell'1%.

Quindi, piuttosto che ripudiare la monetizzazione come fece gran parte di Wall Street durante l'era di Ronald Reagan, i trader di oggi ci vanno a nozze. Invece di riconoscere i falsi segnali di prezzo e la corruzione dei pasti gratis che essa introduce nell'arena fiscale, i nostri banchieri centrali keynesiani ignorano il pericolo ricorrendo ad una falsa pista. Vale a dire, che la massiccia monetizzazione non ha causato un'accelerazione dell'inflazione dei prezzi al consumo. Secondo questo modo di vedere le cose, non c'è nulla per cui turbarsi.

Questo è patetico e lo show greco di oggi ci offre un esempio lampante di come questa malvagità monetaria metta in pericolo l'essenza stessa della democrazia politica. In una parola, la Grecia è andata in bancarotta anni fa, perché i suoi politici hanno sfornato mucchi di obbligazioni a basso costo in un mercato del debito che è stato falsificato dalla BCE.

Nel 2001 il debito pubblico della Grecia era di circa $150 miliardi e rappresentava esattamente il 100% del PIL nominale. In un mondo in cui i bond vigilantes non erano ancora stati spazzati via dai banchieri centrali, quello che sarebbe successo dopo era impensabile. Nel 2010 il debito pubblico della Grecia era salito a $380 miliardi, il che significa che era cresciuto ad un tasso annuo composto del 10%.

Inutile dire che nell'economia greca, corrotta e inefficiente, non era cambiato nulla che potesse giustificare un aumento di $230 miliardi del debito pubblico — soprattutto in considerazione del rapporto debito/PIL al 100% nel 2001. Tuttavia, il rendimento del decennale greco è sceso drasticamente fino al 2008, e anche all'inizio della crisi del 2010 era solo del 5.5%.




Nel frattempo, la BCE aveva aperto i rubinetti monetari. Durante lo stesso periodo di 11 mesi fino al 2010, il suo bilancio era salito del 3X, pari ad un tasso di crescita annualizzato dell'11%. In breve, le stampanti monetarie a Francoforte hanno talmente falsificato i prezzi delle obbligazioni sovrane, che anche con un premio di rendimento lo stato greco era in grado di prendere in prestito fino alla bancarotta.




Detto in altro modo, in un mercato obbligazionario onesto la Grecia non avrebbe avuto la minima possibilità di accumulare $380 miliardi di debito pubblico. Inoltre i bond vigilantes non si sarebbero mai lasciati ingannare dal falso boom alimentato del debito, il quale ha temporaneamente ingolfato l'economia greca durante il primo decennio dopo la sua entrata nell'euro.

In particolare, tra il 2001 e il picco del 2009, l'economia greca è sembrata prosperare — con il PIL nominale che è passato da $150 miliardi a $340 miliardi, o un aumento del 10% ogni anno. Ma non era una crescita organica e sostenibile; si trattava d'investimenti immobiliari pubblici e privati in bolla e nuovi consumi delle famiglie scaturiti dalle legioni di dipendenti pubblici e beneficiari del welfare state greco.

Non a caso, i politici greci hanno carpito il messaggio sbagliato da questo falso boom. Quest'ultimo infatti ha gonfiato il denominatore del rapporto debito pubblico/PIL, generando l'illusione che stesse aumentando lentamente a circa il 115% nel 2008 — quando in realtà il vero rapporto si stava impennando.

Di conseguenza, dal momento che non vi era alcuna crisi all'orizzonte e i rendimenti erano ancora gestibili, i politici — soprattutto quelli di una nazione dipendente dallo statalismo di sinistra — hanno fatto quello che fanno ogni volta. Vale a dire, hanno aumentato le pensioni e altri programmi d'assistenza sociale.

E questo va al cuore degli stupidi battibecchi "sull'austerità" tra Syriza e i burocrati della Troika. Sì, come illustrato di seguito, la Grecia ha effettivamente ridotto di €6 miliardi le spese nominali per le sue pensioni, o del 16% rispetto al picco del 2009. Ma nei soli tre anni precedenti le aveva aumente del 35% e del 60% da quando si era unita alla zona Euro.

I cosiddetti tagli alle pensioni, dunque, hanno rappresentato un modo per riprendersi dalla generosità insostenibile che i governi della Grecia hanno elargito in passato, basandosi su un'economia spumeggiante e su falsi prezzi dei titoli di stato (a causa della BCE). Detto in altro modo, le pensioni di oggi sono un artefatto di un mercato obbligazionario disonesto, non la prova di un peccato fiscale della Grecia, come sostengono i suoi finanziatori tedeschi, o della giustizia sociale, come sostiene il suo attuale governo.




In questo contesto è altresì evidente che "l'austerità" a cui ha ceduto la Grecia, non è il risultato di politiche fiscali che sono state forzate dalla Troika. La tesi dei commentatori keynesiani, secondo cui il problema del debito greco è il risultato della contrazione del suo PIL, è matematicamente corretta, ma economicamente ridicola. Il PIL sostenibile della Grecia non è mai stato $340 miliardi nel 2008; quello era un miraggio alimentato dal debito.

La contrazione del PIL verso gli attuali $200 miliardi, rappresenta semplicemente la liquidazione di una bolla economica che era totalmente dipendente da massicce e continue iniezioni di debito. Pretendere che questo miraggio possa essere ripristinato con l'eliminazione dei vincoli di bilancio imposti dai creditori della Grecia, è esattamente il tipo di favola keynesiana che affligge la politica fiscale di tutto il mondo.




Questo non vuol dire che i salvataggi di Bruxelles/Francoforte/FMI e i vari sistemi di controllo abbiano un qualche merito. La Grecia è stata gravata con un debito illegittimo e oneroso che avrebbe dovuto ripudiare nel 2010, una volta che era chiaro che fosse in bancarotta.

I $380 miliardi di debito pubblico lordo nel 2010, avrebbero dovuto essere ridotti ad una frazione di tale ammontare tramite una vera e propria bancarotta.

Invece la maggior parte di tale debito è stato semplicemente trasferito dalle banche e dai gestori obbligazionari europei ai contribuenti della zona Euro. I politici eletti della Grecia non volevano questo piano di salvataggio; è stato imposto loro dalle autorità francesi, tedesche e italiane per salvare le loro istituzioni finanziarie.

Tutto ciò che è accaduto sin da allora è stata solo un gigantesca farsa. L'attuale rapporto debito pubblico/PIL della Grecia è al 180%, e nessuno può aspettarsi che possa essere ripagato nel lungo periodo. Alla fine, i tassi d'interesse devono normalizzarsi — o gli sciocchi keynesiani, ora responsabili delle banche centrali, faranno saltare in aria tutto il sistema monetario mondiale e la struttura finanziaria. Aggiungete, quindi, 300 o 500 punti base al costo del servizio del debito greco per l'eventuale rinnovo degli oneri della Troika (@ $300 miliardi), e l'intero edificio del debito andrà a rotoli.

Data questa realtà, l'idea che la Grecia possa liberarsi dal suo debito enorme con un avanzo primario dell'1%, del 3% o addirittura del 5% del PIL, è pura fantasia. Il programma della Troika, di conseguenza, è solamente l'ennesimo calcio al barattolo che si concluderà in un disastro.

Quindi se nel mondo esiste ancora una flebile speranza per la democrazia politica e per la prosperità capitalistica, essa passa attraverso la fine del settore bancario centrale keynesiano. Il suo fallimento irreversibile, lo screditerà permanentemente agli occhi dei giocatori d'azzardo finanziari e dei politici.

L'infinito dramma greco fornisce esattamente questa opportunità, perché tutta questa farsa è stata generata e alimentata dalla BCE. Draghi e la sua banda di fessacchiotti finanziari hanno creato quella che è a tutti gli effetti un'orribile truffa finanziaria — una vergogna per qualsiasi nozione di settore bancario centrale ante-2008.

Se non avesse annunciato la massiccia monetizzazione del debito sovrano nel luglio 2012, la Grecia sarebbe andata in bancarotta tempo fa e anche i mutuatari periferici, come l'Italia, la Spagna e il Portogallo, avrebbero affrontato la loro resa dei conti. La zona Euro sarebbe saltata in aria e la BCE non esisterebbe più.

Allo stesso modo, se la BCE non avesse fornito $125 miliardi di finanziamenti al sistema bancario greco — o, in realtà, più dell'attuale livello dei depositi in fuga — quest'ultimo si sarebbe schiantato mesi fa, innescando una crisi che poi avrebbe distrutto l'euro.

Ironia della sorte, ora l'angelo redentore ha un volto umano: l'intrepido primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras. La sua economia statalista di sinistra è un abominio che causerebbe solamente ulteriori sofferenze al popolo greco, semmai dovesse essere messa in pratica. Ma ha assolutamente ragione in materia di politica governativa:

"Non abbiamo il diritto di seppellire la democrazia europea nel paese in cui è nata."
Questa è l'essenza del problema. Se la democrazia della Grecia vuole sopravvivere, allora deve emanciparsi dal superstato distruttivo di Bruxelles e dalla falsificazione monetaria di Francoforte.

Ironia della sorte, un ritorno alla dracma permetterebbe ai politici greci di tornare laddove si trovavano prima di venir traditi dal falso regime monetario del settore bancario centrale europeo. Sarebbero costretti ad avere un avanzo primario, perché non potrebbero chiedere prestiti nei mercati mondiali dopo un default imposto loro dalla zona Euro, dalla BCE e dal FMI.

Sarebbe un loro compito tassare i ricchi, tagliare le pensioni, scovare gli evasori fiscali, vendere beni dello stato, ridurre la burocrazia e scacciare i capitalisti clientelari che si nutrono di stato greco, e non degli ispettori e dei burocrati pomposi del FMI e del superstato europeo.

Ancora più importante, a fronte di un mercato obbligazionario onesto e bond vigilantes reali, lo stato greco riscoprirebbe i requisiti di una governance di bilancio sostenibile. Semmai in futuro volesse avere di nuovo ampi disavanzi di bilancio, si troverebbe di fronte una commissione del tutto diversa. Vale a dire, i sottoscrittori dei suoi titoli di stato.

Se i bond vigilantes avessero bisogno di un rendimento del 15% per comprare il debito greco sulla base dei fatti e delle prospettive fiscali, non assisteremmo a mesi e anni di calcio al barattolo, falsi piani di ristrutturazione, promesse vuote e manovre infinite. I politici della Grecia sarebbero tenuti a prendere provvedimenti il giorno dopo.

Ora Tsipras ha di fronte questa scelta difficile. Se ancora una volta venderà la Grecia ai finanziatori del suo debito schiacciante, sarà solo una questione di tempo prima che venga sostituito da un altro primo ministro greco.

Se invece farà ciò che è giusto per la democrazia greca, sarà davvero un angelo redentore. L'euro e la BCE non possono sopravvivere ad un Grexit, né il settore bancario centrale keynesiano.

Non c'è da meravigliarsi se nei prossimi giorni le potenze riunite del mondo smuoveranno mari e monti per mantenere la Grecia dentro la prigione del debito. A tal fine, possono ancora trasformare Tsipras in un "secondino" di questa prigione, ma per farlo dovranno di nuovo far volare gli asini — almeno per un po' più a lungo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Quanto ancora possono durare gli Stati Uniti?

Lun, 29/06/2015 - 10:11


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.


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di Fred Reed


E' possibile che gli Stati Uniti si disgreghino de facto o formalmente?

Me lo chiedo spesso. Il paese non è un luogo felice in cui vivere. Oggi è più consapevole, risentito e diviso, a livello politico, a livello regionale, a livello razziale, a livello sessuale e a livello di classi sociali. I ricchi prosperano e la classe media affonda. Tre grandi blocchi razziali si guardano negli occhi con paura e ostilità. La sinistra controlla i media e il governo contro i desideri di gran parte del paese, imponendo un'ingegneria sociale che è profondamente antipatica. Le femministe fanno la guerra agli uomini, e distruggono le scuole e le università. Washington è ampiamente detestata. Regole, leggi e regolamenti mai votati spuntano in ogni dove, aumentando il fardello burocratico è l'invasività burocratica. Molti vogliono tirarsene fuori. La questione è come farlo.

Una disgregazione non avverrà attraverso una secessione armata. C'abbiamo provato ma con scarsi risultati. Avverrà, e se avverrà, a gradi, senza nessun avvertimento, ignorando silenziosamente il governo centrale. E' un processo che è già iniziato. Resta da vedere se andrà avanti.

Non è chiaro se i federali potessero impedirlo. In realtà, quant'è potente Washington? Pensiamoci. La marijuana è illegale secondo la legge federale, ma il Colorado e lo stato di Washington l'hanno resa legale e l'hanno fatta franca. I federali non hanno arrestato i governatori o inviato truppe. Da allora, l'Alaska e Washington DC hanno legalizzato l'erba. Altri stati sembrano pronti a seguire l'esempio. A meno che Washington non faccia qualcosa di sbalorditivo e lo faccia presto, gli stati impareranno che possono ignorare i federali.

Chi potrebbe gradire la secessione? Quasi certamente i latino-americani. In quattro stati — California, Texas, Arizona e New Mexico — i latino-americani hanno (o ce l'avranno presto) una maggioranza demografica, il che significa che alla fine avranno la maggioranza dei voti.

Ciò non significa che i bianchi e i marroni finiranno in un combattimento politico mortale. In gran parte del paese i latino-americani e i bianchi vanno abbastanza d'accordo. Ciò significa che l'influenza ispanica, già adesso potente, lo diventerà ancora di più. Può significare (o forse no) che i latino-americani, come i neri, si aggregheranno escludendo i bianchi e avranno pochi incentivi a mescolarsi. Perché? A loro piace la loro civiltà, il loro cibo, la loro musica e la loro cultura. Quello che vogliono in America è la prosperità.

Per generalizzare, ma non tanto, gli ispanici hanno più cose in comune col Messico che con Washington. I bianchi in molti stati occidentali hanno poco in comune con Washington e il Nord-Est.

E qui le cose diventano interessanti. L'immigrazione clandestina è, chiaramente, illegale — anche se un presidente nero e un procuratore generale nero, probabilmente per una certa ostilità razziale nei confronti dei bianchi, stanno facendo tutto il possibile per aumentare la popolazione ispanica degli Stati Uniti. Ma come può un presidente fermare una cosa del genere? Troppi interessi vogliono che questa situazione vada avanti. Costruire una recinzione lungo il confine è pura fantasia, così come la revoca della cittadinanza per diritto di nascita. L'afflusso continuerà e i nuovi figli non potranno essere rispediti indietro. Infine otterranno il diritto di voto.

La conseguenza, ormai inevitabile, è che il Sud-Est diventerà più messicano. Più è grande una minoranza, più sarà difficile fargli fare cose che non vuole fare.

Ora la California rilascia patenti di guida ai clandestini. La polizia non è autorizzata a chiedere lo status d'immigrazione. Si parla di permettere ai clandestini di votare alle elezioni comunali, cosa che accelererebbe la messicanizzazione. Queste misure e provvedimenti analoghi li avvicinano a diventare cittadini della California, ma non d'America.

Il lento trasferimento di poteri ai latino-americani avanza a ritmo sostenuto. Il New York Times: "LOS ANGELES — La California sta sfidando lo status storico della cittadinanza americana con misure che permettano ai non-cittadini di sedersi nelle giurie... e di aprire la pratica anche per coloro che sono qui illegalmente. È una tendenza nazionale che comprende la concessione di patenti di guida e istruzione statale ad immigrati clandestini..."

Sì.

New York sta riflettendo su una legge simile.

La ribellione contro la legge federale è una cosa ormai comune. Ad esempio: "Rep. Luis Gutierrez (D-Ill.) dice che Chicago è la città più amichevole della nazione nei confronti degli immigrati, in quanto fa in modo di non collaborare più con le autorità d'immigrazione quando si tratta di espellere o separare le famiglie."

Un membro del Congresso degli Stati Uniti, e un presidente degli Stati Uniti, sfidano la legge federale. Questo è uno scollamento degno di nota.

Che cosa può fare Washington se stati e regioni andranno per la propria strada? Se grandi gruppi di persone smetteranno di pagare le imposte sul reddito? Un evasore fiscale può essere arrestato, cinquantamila no. Un problema per i federali è che se la polizia di uno stato si rifiuta di far rispettare le leggi federali, i federali dovranno farlo da soli e non hanno i numeri per farlo. La resistenza passiva è difficile da perseguire, il gradualismo non ne offre il pretesto, le nuove generazioni sembrano meno preoccupate per l'immigrazione rispetto a quelle vecchie e una risposta violenta da parte di Washington comporterebbe rischi politici spaventosi.

Così mentre i quattro stati Sud-Occidentali diventano sempre più latino-americani, che cosa succederà se elimineranno il confine con il Messico? Ovviamente non la metterebbero in questi termini. Probabilmente non lo direbbero affatto, ignorando la sovranità federale. In un mondo globalizzato, l'idea stessa di sovranità sembra meno importante che in passato. Credo che i giovani si preoccupino poco dell'identità nazionale.

Come farà Washington ad imporre la sua volontà? Invierà l'esercito? Bombarderà Los Angeles?

Il risultato potrebbe essere un'integrazione de facto col Messico — imprese che operano su entrambi i lati del confine, come se non ci fosse un confine, un flusso completamente libero di persone e cose.

In passato l'unità solida degli Stati Uniti esisteva perché la gente la voleva. La base era un paese in gran parte bianco, cristiano, di cultura europea. Nessuno metteva in discussione queste cose perché non vi era alcun motivo per metterle in discussione. Le minoranze erano abbastanza esigue da doversi conformarre alla cultura dominante. La gente condivideva le stesse idee di moralità, educazione, criminalità, musica, religione, abbigliamento, costumi e patriottismo.

Tale unità se n'è andata per sempre. Il vecchio sistema è stato sostituito, ma non da un altro sistema, come in Giappone, Cina o Corea, bensì dal caos civile. Una legge del comportamento umano prevede che le persone vogliano vivere tra persone come loro. Un'altra prevede che a loro non piaccia essere governate da persone che detestano. A chi piace Washington oggi?

Un'altra possibilità di secessione si trova a Sud. Il Mississippi, lo stato più scuro, è per il trentasette per cento nero. Anche se non ci è permesso di dirlo, l'ostilità razziale dei neri verso i bianchi è intensa. Mentre i bianchi possono votare (almerno per ora) per un candidato nero — è così che siamo arrivati ad ​​Obama — i neri votano in blocco per i candidati neri. (Se la memoria serve a qualcosa, Obama ha ottenuto il 93% del voto nero.)

Se la percentuale di neri in Mississippi crescerà fino ad un punto di svolta, i bianchi verranno sorpassati (che di solito è quello che accade, anche se non dovremmo dirlo per essere politically correct) e lo stato potrebbe diventare uno "stato nello stato" — dipendente da sussidi federali, sì, ma senza la fedeltà o la cultura in comune con la società bianca. Non urgerebbe più il bisogno di obbedire alle leggi federali.

Datemi del pazzo, ma aspettate venti anni.

Chiunque sia interessato al Messico farebbe bene a leggere Manana Forever di Jorge Castañeda.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'ingegneria finanziaria conduce verso un unico esito: il Grande Default

Ven, 26/06/2015 - 10:11




di Francesco Simoncelli


Nonostante il livello abnorme d'interventismo nei mercati mondiali, ci sono ancora persone che pensano che l'attuale sistema economico abbia ancora una possibilità di sopravvivere ad una possibile tempesta finanziaria. Ci sarà un'altra tempesta finanziaria? C'è sempre un'altra tempesta finanziaria, soprattutto quando parliamo del sistema capitalista clientelare. In generale, se fossimo di fronte a mercati non ostacolati, si tratterebbe solo di una pioggia passeggera che non spaventerebbe affatto gli individui; ciò che invece abbiamo di fronte ora, è la stagione dei monsoni in tutta la sua potenza. Un libero mercato non avrebbe mai consentito i livelli assurdi che hanno raggiunto i mercati azionari, nonché i giocatori d'azzardo al suo interno grazie alla promessa delle banche centrali di rifornirli con nuovo carburante monetario. Se lo scopo era quello di salvaguardare quelle entità protette dal cartello delle banche centrali, ovvero, banche comemrciali e stato, per essere raggiunto tale obiettivo ha costretto le banche centrali a trasformare i mercati azionari e obbligazionari in bische clandestine in cui bivaccano e scomettono quelle realtà definite GSIB.

Non solo ciò ha distrutto un qualsiasi price discovery onesto, ma ha anche cancellato qualsiasi punto di riferimento inerente al rischio. Le banche centrali stanno navigando in un mare coperto da una nebbia fittissima e non riescono a vedere ad un palmo dal loro naso. Qualsiasi cosa potrebbe sconvolgere questo labile equilibrio. Prendete ad esempio l'Europa. Sebbene gli eurocrati siano dei maestri nel calcio al barattolo, non possono fare nulla contro l'imprevedibilità dei mercati e delle azioni umane. Infatti lo zio Mario, come zia Jane, ha praticamente reso illiquido il mercato obbligazionario statale eliminando un mark to market in tale ambiente. Nessuno pare disposto a commerciare i bond statali, ritenendoli dei buoni strumenti in caso di shock improvviso da affibbiare alle banche centrali. Non a caso il Q€ della BCE sta scendendo sempre di più lungo la curva della maturità. Non mi sorprenderebbe se ad esempio, venisse istituita una bad bank italiana ed emettesse ABS, o CDO, o CLO, che alla fine finirebbero nella pancia della BCE. Se negli USA il mercato dei junk bond sta vivendo un periodo artificialmente prospero, è qualcosa che accadrà anche qui. D'altra parte, laggiù il QE è arrivato prima.

La volatilità è praticamente scomparsa e c'è una sorta di appiattimento dei mercati: aumentano i prezzi ma diminuiscono i rendimenti (anzi, diventano praticamente insignificanti). Ciò che invece non viene eliminato, è la sensazione di rischio. O come lo chiama Zero Hedge, il Value at Risk shock. Nell'articolo viene spiegato come i più sensibili a tale shock siano quelle stesse entità che hanno fatto incetta di bond statali.

La catena di vendite risultati non solo andrà a diminuire il valore dei bond, ma andrà ad intaccare anche tutto quel pattume che fino a quel momento le banche centrali si sono messe in pancia. Il tutto è reso più esplosivo se guardiamo l'esposizione della BCE nei confronti degli stati europei.






MEMORIE DEL PASSATO

Se scaviamo a fondo nella storia scopriamo che in realtà le banche centrali sono nate da tutt'altri presupposti di quelli che oggi affermano di perseguire. L'esempio più vicino a noi è quello della BCE, la quale, secondo il trattato di Maastricht, non può categoricamente acquistare direttamente i bond statali della zona Euro. Questo accadeva nel 1999. Oggi sono passati 15 anni e tale mandato è stato infranto. Senza clamore, ma è stato infranto. I pianificatori centrali vendono al grande pubblico le loro riforme attraverso il paravento della rigidità e della responsabilità. Falliscono, sempre. Perché? Perché si ostinano a volersi sostituire ad un sistema decisionale più ampio la cui variabilità ne impedisce un controllo centrale. Questo significa che qualunque siano le promesse, verranno inesorabilmente infrante.

Un esempio più lontano da noi è invece il Federal Reserve Act. Diversamente da quanto si sostiene oggi, ovvero, che la banca centrale americana debba gestire i tassi d'interesse a breve termine, nel 1913 il compito con cui venne sponsorizzata la FED era quello di aiutare determinate banche in difficoltà in accordo coi tassi d'interesse esistenti. Questi ultimi, infatti, venivano regolati dalla domanda e dall'offerta.

In pratica, la FED doveva essere una sorta di guardiano passivo dell'economia di mercato attraverso la quale salvaguardare quelle attività commerciali (soprattutto bancarie) necessitanti sostegno in caso di crisi. Il modello su cui venne istituita era simile a quello delle stanze di compensazione presenti durante l'era del free banking, infatti la sua strutturazione era una patetica imitazione di quei processi di mercato emersi spontaneamente decenni prima. Le stanze di compensazione, infatti, erano degli istituti promossi dal mercato per la loro diligenza e il loro rispetto della legge. Perché? Perché in caso contrario sarebbero falliti. La loro reputazione era un patrimonio inestimabile. Esse, in caso di crisi, concedevano prestiti a quelle entità che potevano fornire prova di poter superare il periodo critico poiché aventi un bilancio solido. In caso contrario, venivano lasciate al loro destino.

Non c'era nulla di strano in questo assetto di mercato: le banche, così come qualsiasi altra attività commerciale, potevano fallire in caso di errori economici secondo il diritto commerciale. La struttura della FED, invece, andava a scimmiottare le istituzioni emerse durante il free banking. Infatti, la creazione delle banche regionali Federal Reserve non era altro che un trucco per vendere al grande pubblico questa menzogna: la pianificazione centrale è in grado di mantenere le sue promesse di responsabilità. In realtà, le uniche entità che abbiano contato davvero all'interno dell'organizzazione del settore bancario americano, sono state la FED e la NYFED. Le altre FED regionali sono solo delle comparse. Quindi la domanda che sorge spontanea è perché ci fosse il bisogno di una banca centrale. La risposta del libero mercato è questa: non ce n'era bisogno. Non c'era affatto bisogno di una banca centrale per creare credito onesto. Quest'ultimo, infatti, è il prodotto dei risparmiatori, i quali rinunciano volontariamente al consumo presente per ottenere un vantaggio futuro superiore.

Durante i 40 antecedenti alla creazione della Federal Reserve, l'economia americana era cresciuta ad un tasso composto del 4% senza alcuno shock significativo nel livello dei prezzi. Una cosa mai vista prima di allora. Con ciò si sgretola il mito del "fallimento del capitalismo". Infatti la creazione della banca centrale non è stato altro che l'atto di un gruppo ristretto di persone per poter mettere le mani sulle risorse scarse dell'economia di mercato. Le loro pressioni politiche erano andate avanti sin dall'istituzione della Prima Banca degli Stati Uniti, un prototipo di banca centrale del primo ottocento. Il suo fallimento era il segnale che agli occhi del mercato una simile istituzione non era possibile, ma loro, i progressisti, non si diedero per vinti e cercarono di coscrivere dalla loro parte lo stato. L'occasione si presentò nel 1890:

[...] Il 1890 fu l'anno in cui il Congresso fece due delle sue incursioni più intrusive nella politica monetaria e fiscale, prima della creazione della FED e l'approvazione dell'imposta sul reddito nel 1913. Autorizzò la creazione di moneta fiat per un importo di quasi cinque milioni di dollari al mese, e approvò un aumento del 50% delle aliquote fiscali nella principale forma di tassazione federale, il dazio.

La misura monetaria divenne ostaggio dello Sherman Silver Purchase Act: gli Stati Uniti si prendevano la briga di acquistare, con nuova cartamoneta, 4.5 milioni once d'argento al mese. La fregatura: la moneta che andava ad acquistare l'argento doveva essere rimborsabile dal Tesoro. Rimborsabile in oro, ovviamente.

Gli interessi delle società minerarie in Nevada e altrove avevano raggirato (e sicuramente corrotto) il Congresso nel perorare questa causa. Sapendo che il loro argento valeva poco, quale modo migliore per fare profitti se non affidarsi ad un pezzo di carta garantito dal governo in cui si dice che l'argento può essere scambiato per l'oro?

La cascata di nuovo denaro gonfiò un bolla speculativa, i dazi la deformarono ulteriormente e ci fu la recessione più lunga del periodo pre-1913. Gli Stati Uniti, manco a dirlo, rimasero a corto d'oro per coprire tutto il denaro in eccesso. J. P. Morgan dovette elargire un prestito in oro per salvare il patetico governo del suo Paese. Con il sistema bancario privato che dedicava le proprie risorse per sostenere la moneta, il mercato divenne affamato di denaro e ne derivò una terribile recessione.

Allo stato avrebbe fatto comodo un prestatori d'ultima istanza e al gruppo con interessi particolari avrebbe fatto comodo avere a disposizione un cartello commerciale con cui proteggere i propri interessi. Di conseguenza, la FED non ci mise molto a togliersi il mantello di presunto guardiano passivo e ad indossare quello di manipolatore assiduo. Alla manifestazione Interlibertarians 2014 del novembre scorso, il mio intervento verteva proprio su questi argomenti. Potete leggerlo qui: https://www.scribd.com/doc/268674752/Banche-Centrali-e-Oro



LE BISCHE CLANDESTINE DI OGGI

Sebbene ci sia voluto più tempo rispetto alla BCE, anche la FED ha disatteso le proprie promesse imprimendo sempre di più la sua impronta nell'economia di mercato. Ciò ha portato la banca centrale a sovvertire i processi di mercato che creavano credito onesto, sostituendoli con i suoi che invece non hanno fatto altro che creare credito disonesto: prestiti per studenti, mutui a tassi stracciati, prestiti per automobili, credito revolving, ecc. Tutte queste nuove forme di credito al consumo sono servite per nascondere sotto mucchi e mucchi di cifre la persistente bancarotta degli Stati Uniti. Dapprima è stata la volta degli stati, poi l'esuberanza irrazionale ha iniziato a pervadere il resto dell'ambiente finanziario sotto l'egida della ZIRP della FED. Le entità salvate, infatti, non avevano bisogno dei soldi, avevano bisogno di un flusso d'investimenti che andasse a coprire i buchi di bilancio che erano emersi durante la Grande Recessione. Il denaro fiat a cascata doveva tamponare solo temporaneamente l'isteria che aveva pervaso i mercato mondiali a seguito della crisi Lehman, costituendo una base da mostrare ai credtitori e una rampa di lancio con cui sistemare in qualche modo i bilanci disastrati di quelle entità salvata dalla bancarotta.

Se i problemi che hanno condotto alla crisi Lehman sono stati un azzardo morale fomentato dalla stampante monetaria della FED, cosa si è fatto per risolvere questo problema? Esatto, si è dato fuoco alle polveri scatenando un'azzardo morale sotto steroidi per convincere investitori, speculatori e trader che è possibile risolvere i problemi alla base del sistema economico attuale fornendo semplicemente una dose maggiore di sedativi. In ambito medico la digitalis purpurea viene somministrata a piccole dosi ai malati di cuore per aiutarli, ma se presa a grandi dosi è mortale. L'accoppiata Bernanke/Greenspan ha fatto qualcosa di decisamente simile. Fornendo liquidità ad istituzioni finanziarie che sarebbero dovute fallire, hanno permesso loro di vivere un giorno in più e continuare a prendere decisioni sbagliate.

Sequestrando le risorse scarse presenti nel panorama economico per poter portare avanti la loro produzione che il mercato aveva decretato inefficiente e superflua, hanno impedito a nuove realtà di prendere il loro posto e hanno ostacolato l'emersione di situazioni in accordo con le volontà del mercato. Perché quindi c'è disinflazione dei prezzi? Perché il mercato è saturo di prodotti che nessuno vuole. Main Street, infatti, non ha goduto del denaro di nuova esmissione della FED, o ne ha goduto solo in minima parte, la maggior parte è finito parcheggiato presso le riserve in eccesso che le banche commerciali hanno presso la FED e li guadagna lo 0.25% d'interesse. Parte di questo denaro, però, è stato utilizzato dalle stesse banche commerciali per ripristinare il flusso di guadagni che avevano sperimentato fino al crash del 2008: si sono riversate in massa nel mercato azionario cercando di stimolare nuovi affari mediante l'infusione di nuovo denaro. Ciò che ha tenuto in alto la borsa finora, non è stata una qualche nuova scoperta nell'ambito del settore Ricerca & Sviluppo delle varie aziende che ne fanno parte, ma lo tsunami di nuovo denaro che ha invaso le sale di Wall Street. I rendimenti sono calati nel tempo e i prezzi sono saliti in un'orgia di carry trade alimentati, in prima istanza, dalla posizione allentata della FED.

I guadagni gonfiati, quindi, da parte di quelle aziende facenti parte della combriccola quotata a Wall Street, sono frutto dell'ingegneria finanziaria di una manciata di banche che hanno cercato in tutti i modi di riabilitare agli occhi del mondo il loro status di solvibilità. In questo modo hanno aggiunto nuova polvere da sparo a quella che la FED aveva temporaneamente bagnato attraverso le riserve in eccesso. Ora la polvere da sparo si sta asciugando. I mercati azionari stanno raggiungendo vette da capogiro e le aziende che ne fanno parte non sono affatto in salute.




Non esiste più alcun price discovery onesto nei mercati azionari. Non esiste più alcun mark to market nei mercati azionari. L'unico market maker è la banca centrale. I suoi interventi progressivamente crescenti hanno sostituito la prosperità economica attraverso un risparmio genuino con un'illusione di prosperità sfornata dalla stampante monetaria.




Su quali basi si regge tutta questa farsa? Beh, è possibile che da qualche parte ci sia una minima parte di equity, ma la mole di distorsioni e deformazioni partorite in tutti questi anni è monumentale. Un luogo su tutti in cui queste deformazioni e distorsioni si sono moltiplicate è il mercato dei pronti contro termine, in cui i vari broker hanno ipotecato e re-ipotecato gli asset dei loro clienti per entrare in possesso di liquidità a prezzi stracciati e finanziare quindi nuovi azzardi morali con cui bearsi di tanti guadagni inattesi. Questo ha portato il mercato azionario ad essere inondato di pattume azionario/obbligazionario ad un prezzo al di sopra di quello che sarebbe stato altrimenti in mancanza degli interventi delle banche centrali. La funzione di clearing dei prezzi è stata smorzata, disallineando progressivamente domanda e offerta.




Questo ha trasformato i mercati azionari in bische clandestine piene zeppe di speculazioni con una leva da capogiro e carry trade pericolosi; non solo, ma anche i mercati obbligazionari sono stati trasformati in un incentivo a spendere di più grazie alla promesse delle banche centrali d'intervenire qualora fosse stato necessario. Non si può sfuggire da questa legge dell'economia: "Al diminuire del prezzo, aumenta la domanda."

In un libero mercato non avremmo assistito a queste assurdità con questi livelli di risparmio. La correzione del mercato non si sarebbe fermata alla Lehman, ma sarebbe proseguita mandando in bancarotta tutte quelle entità che avevano gozzovigliato grazie all'espansione monetaria artificiale della banca centrale. Domanda e offerta avrebbero potuto ri-equilibrarsi fornendo prezzi di clearing coi quali indirizzare verso i vari settori dell'economia le risorse scarse presenti nel panorama economico. Sarebbero stati gli attori di mercato, e non le banche centrali, a decidere laddove fossero più urgentemente necessarie suddette risorse scarse.

Dal mio punto di vista credo che la FED all'inizio sapesse cosa stesse facendo. In realtà, penso che ogni presidente voglia portare a termine il proprio mandato il più tranquillamente possibile. Nessuno di loro vuole essere ricordato come colui/colei che ha distrutto il dollaro, quindi calciano il barattolo. Anche dopo il 2008 la FED credeva che avrebbe potuto implementare la stessa strategia di boom/bust che fino a quel momento aveva caratterizzato i cicli economici. Una nuova bolla andava a sostituire quella precedente e un minimo di dolore economico avrebbe costituito il panorama post-bust.

Quello che invece i banchieri centrali hanno ignorato e pensavano sarebbero arrivato più in là nel tempo, è l'utilità marginale del debito. Main Street ha raggiunto il suo limite massimo. Il debito pubblico si sta affacciando su questa soglia. Oltrepassata, il bacino dei risparmi reali da stagnante si ridurrà e lì inizieranno i guai. Credo che i banchieri centrali siano finiti in trappola pensando di potervi uscire in qualche modo, e mentre ci pensavano hanno proseguito a rendere più esplosiva una situazione che lo era già. Il fatto che sappiano a cosa vanno incontro, ma ne sono terrorizzati, è dato dal fatto che per l'ennesima volta la FED ha rimandato il presunto aumento dei tassi d'interesse. Attraverso il QE si aspettava di scatenare un effetto a cascata, dai possessori di titoli fino a Main Street. Ciò non è accaduto. Perché? Perché i bilanci di Main Street sono saturi di debiti.




Inoltre, non è affatto chiaro quali siano questi tassi che "alzerà"? Quelli dei T-Bill? Non ha alcun poter su questi tassi, perché non appena tenterà di scaricare quelli nella sua pancia ci saranno margin call a pioggia in tutto il mercato. Quelli delle riserve in eccesso? Può permettersi di pagare l'1% invece che lo 0.25% in un mercato in cui rendimenti sono pressoché inesistenti? Inoltre questo denaro non viene investito e se viene dato alle banche commerciali non può essere dato al governo a fine anno. Questo significa una sola cosa: aumento dei deficit. Quelli nel mercato monetario? Gli stessi che finora hanno sostenuto migliaia e migliaia di carry trade per permettere ai TBTF di sopravvivere?

La FED è in trappola. Segnatevi questo commento. La prossima volta che la Yellen parlerà dei tassi d'interesse queste parole saranno ancora valide.



I BAGORDI EUROPEI

Non solo la FED, ma anche la BCE è nei guai. E con essa l'intera zona Euro. Dopo aver approvato regole chiare e presumibilmente ferree intorno alle nazioni che hanno accettato l'euro, sono state tutte infrante nel corso del tempo. Il tetto del deficit, la politica monetaria allentata, l'acquisto di bond degli stati membri. Tutte queste misure hanno avuto lo scopo di mantenere in piedi una struttura politica ed economica che non aveva niente a che fare con un progetto di prosperità, ma con un piano strategico del NWO per unire sotto un'unica bandiera la popolazione del mondo. Il TPP in approvazione negli Stati Uniti è solamente l'ultimo piano sull'agenda. Nazioni in bancarotta come l'Italia sono state ben liete di partecipare, poiché in questo modo hanno potuto schivare la pallottola del default e sopravvivere un altro giorno.

Ma delegare i propri problemi a livello sovranazionale non smorza la corrosività economica della pianificazione centrale. Il barattolo è stato calciato, ma in questo modo lo si è solo fatto diventare più grande. L'espansione monetaria artificiale alimentata dalla BCE dal 2000 al 2008, è l'ennesimo esempio della miopia dei pianificatori monetari centrali che presumendo di poter controllare gli effetti nefasti del ciclo economico, hanno presuntuosamente creduto di poter salvare nazioni in bancarotta e metterle sotto un controllo centrale più ampio.

Non è andata così. Il socialismo è sempre e comunque fallimentare. Nel nostro caso, il socialismo soft è sempre e comunque fallimentare. Ma questo porta ad un socialismo hard, poiché i pianificatori monetari centrali non appena vedono che i nodi arrivano al pettine, non esitano a mettere in campo misure restrittive estreme per porre un freno alla libertà individuale degli individui.

La cosa non viene presentata in questo modo, ovviamente, ma nel caso della Grecia, ad esempio, viene chiamata "vacanza bancaria".




Al diminuire dei depositi delle banche greche, diminuiscono gli asset che la banca deve ritirare, o impegnare, per ripagare i clienti che vogliono tornare in possesso della loro liquidità. E' per questo che, nonostante le chiacchiere, il programma ELA per le banche greche è stato aumentato a €84 miliardi mercoledì scorso (dai €75 miliardi precedenti). Questo ha permesso loro di sopravvivere ancora un po'. Ciononostante la condizione finanziaria delle quattro banche commerciali più grandi della Grecia (Eurobank, Alpha Bank, Piraeus, NBG) è a dir poco drammatica. La posizione del loro patrimonio è a rischio e con essa la qualità degli asset impegnati per i prestiti. Oltre alla preoccupazione per i depositi, ci sono i crediti fiscali dovuti dallo stato che si stanno progressivamente accumulando nel bilancio di queste quattro grandi banche greche.

Nel caso di Eurobank siamo ben oltre il 90% dell'equity. Questi non sono altro che crediti d'imposta concessi alle attività che, in sintesi, hanno pagato più tasse del dovuto o le hanno anticipate. Questa è sostanzialmente una misura che viene implementata quando l'economia del paese affronta periodi di stress economico e lo stato si ritrova in una posizione fiscale pericolante. Guardando il grafico qui a fianco, notiamo che il livello di salute di queste banche è decisamente preoccupante se focalizziamo la nostra attenzione sui deferred tax assets dovuti a queste banche. Senza contare che i loro bilanci sono ulteriormente ingolfati da bad loans e altri asset improduttivi, e tale tendenza aumenterà all'aumentare delle condizioni finanziarie traballanti del paese. Semmai la BCE dovesse tirarsi indietro per un qualche motivo e sospendere i programmi di finanziamento d'emergenza, i controlli di capitali sarebbero una triste e immediata conseguenza. A quel punto la Grecia si troverebbe davanti ad un bivio: fare come Cipro nel 2013 e "fregare" i depositanti (almeno quelli rimasti); o stampare una nuova valuta con cui "accontentare" i suoi creditori.

Come dicevo nell'incipit di questo articolo, sapremo che le cose inizieranno a peggiorare quando voleranno i CDS. Ebbene quelli della Grecia in particolare sono schizzati in alto.


Fonte: Barclays Research

Ma dopo un rimbalzo abbozzato l'anno scorso, è ormai una certezza che l'economia greca è in recessione; soprattutto quando notiamo che la curva dei rendimenti greci si è invertita. Questa curva riguarda i certificati di debito del governo greco. Di norma i rendimenti tendono ad aumentare lungo la curva perché in un orizzonte temporale così ampio, la possibilità d'inflazione dei prezzi è qualcosa di decisamente concreto. Inoltre il rischio di default è più probabile in un lungo termine incerto piuttosto che nel breve. In alcuni periodi, però, questa curva s'inverte: questo significa che i rendimenti obbligazionari di breve termine superano i rendimenti obbligazionari di lungo termine. Quando accade significa che la banca centrale ha smesso d'inflazionare e adesso il paese di cui fa parte inizia ad affrontare le conseguenze dell'espansione monetaria della banca centrale. Nel nostro caso, la BCE sta minacciando le banche greche di non rifornirle più di prestiti d'emergenza e il rischio di default è nettamente concreto visto lo stato penoso in cui languono le finanze greche.

E' un fenomeno economico dettato dalla paura degli investitori. Per chi ha scommesso sul debito obbligazionario greco, dopo il passato haircut, la paura è qualcosa che conosce bene. Tale sentimento, tra l'altro, è rafforzato da una possibile implementazione di un bail-in per il paese ellenico.




Finora le banche commerciali greche sono sopravvissute grazie ai fondi ELA presi in prestito dalla sua banca centrale nazionale, la quale li ha presi in prestito dalla zona Euro grazie al sistema di pagamento transfrontaliero TARGET2. Se la Grecia va in default a chi sono dovuti questi soldi?



Prestiti bilateraliGaranzie per finanziare i prestiti dell'EFSFQuota dei crediti TARGET2 nell'EurosistemaQuota dei possedimenti di bond nel programma SMP dell'EurosistemaTotaleFrancia   11.389     31.02     24.47     5.43972.32Germania   15.165     41.308     31.07     6.90394.45Italia   10.008     27.259     21.25     4.72263.24Spagna   6.65     18.112     15.26     3.39143.41Totale   52.9     141.8     118.0     27339.7

La maggior parte li deve alla Germania, poi vengono Francia e Italia. Questo significa che in caso di default queste tre nazioni saranno quelle che incasseranno il colpo più forte. Questo significa che saranno messe in linea le garanzie di cui dispongono per attutire in qualche modo il colpo. Quali sono queste garanzie? Il loro bancomat pressoché illimitato: i relativi contribuenti. Ma l'Italia è all'estremo delle forze per quanto riguarda il carico fiscale, quindi potrebbe cadere sotto il peso delle sue "resposnabilità" nei confronti dell'Europa. La Francia cadrebbe vittima della stessa sorte, facendo rimanere col cerino in mano la sola Germania. I contribuenti teutonici non l'accetteranno. Non si sobbarcheranno quest'onere.

Quello a cui stiamo assistendo è lo sgretolamento della pianificazione centrale su larga scala.



SCAPPARE NELLA TERRA DEI CANGURI?

Osservando quanto la situazione sia complicata in occidente, alcune persone hanno deciso di emigrare. La maggior parte di loro ha scelto una meta in particolare, reputandola una scappatoia adeguata alla polveriera in Europa e negli USA. Hanno, quindi, scelto l'Australia. In realtà, non si sono resi conto di come tale nazione sia la fotocopia dell'Irlanda dei primi anni 2000: una terra di opportunità temporanee e illusorie. Ho scritto su questo argomento 3 anni fa. In quell'articolo avvertivo di come la "locomotiva" australiana non era altro che un mix tra pianificazione centrale monetaria e accodamento al boom cinese. Tre anni dopo questa situazione non è cambiata, anzi è peggiorata; soprattutto ora che il boom cinese si sta raffreddando e l'Australia, affinché possa mantenere in piedi la sua promessa di un Eldorado di prosperità, deve arroventare di più la sua stampante monetaria. Però questa strategia non farà altro che rendere più doloroso il giorno della resa dei conti.




Un recente report di PIMCO, infatti, mette in evidenza la cosiddetta esuberanza irrazionale delle famiglie australiane, le quali si stanno lasciando sopraffare allegramente dalle lusinghe del credito facile. In questo modo l'economia australiana appare in crescita. In realtà, si sta demolendo con le proprie mani, abbindolata dalle promesse di prosperità che la manipolazione centrale e il denaro fiat portano con loro.





Il governatore della RBA la chiama "esuberanza irrazionale" delle famiglie, in realtà queste ultime stanno rispondendo ai segnali di mercato distorti da parte della banca centrale ch'egli dirige. In poche parole, stanno ingolfando i propri bilanci con una leva finanziaria crescente pensando che quelli a cui reagiscono sono fondamentali economici sani. Non è così.






Ancora una volta, gli attori di mercato credono che le banche centrali siano solamente delle istituzioni passive che in genere fanno il bene della popolazione. Dopo il caos statunitense del 2008 e il caos europeo del 2010, non hanno imparato nulla. La storia si sta ripetendo e continuerà a farlo finché la lezione non verrà appresa. Il dolore economico farà in modo che rimanga impressa il più a lungo possibile nelle menti degli attori di mercato.



CONCLUSIONE

Le banche centrali, contrariamente a quanto asseriscono i media mainstream e il mondo accademico, non sono latori di prosperità e stabilità. A parole probabilmente, ma nei fatti sono dei pachidermi che scombussolano tutto il panorama economico man mano che intervengono nell'economia di mercato. Sin dalla loro creazione è stata una questione di tempo prima che scoprissero le loro carte e mostrassero il loro vero scopo: proteggere coloro che fanno parte del loro cartello. Vale a dire, banche commerciali e stato.

Però, sin dal loro primo intervento, hanno segnato la loro condanna a morte. E' come una slavina: una volta che inizia a cadere a valle, è impossibile fermarla. E' questo il succo di quello che Ludwig von Mises intendeva spiegare nel suo classico, Planned Chaos. Ogni intervento centrale ha permesso l'accumulo di ulteriore neve, ma il ritorno dei raggi del sole non è un buon segno: ripresa economica (nominale). Nessuno sa cosa potrà scatenare la valanga. Ci sono alcuni che preferiscono correre rischi e godersi la giornata di sole. Altri, invece, valutando attentamente l'ambiente in cui si trovano e preferiscono tornare a casa. Alcuni hedge fund svedesi hanno compreso il rischio e si stanno defilando. Non vogliono provare dolore. Lo stesso vale per gli americani. Gli ultimi ad andarsene rimarranno col cerino in mano. Ogni volta c'è sempre uno "sciocco più sciocco" a cui lasciare il conto da pagare.

Il Grande Default spazzerà via (economicamente parlando) tutti coloro che continueranno ad avere fiducia nell'attuale stato di cose e ignoreranno i segnali premonitori. "Mene, Mene, Tekel, Upharsin." Per tutti coloro che non saranno in grado di leggere la proverbiale scritta sul muro, finirà male.

L'apologia del settore bancario centrale si sgretola grazie ad un solo blog

Gio, 25/06/2015 - 10:14

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Il lavoro dello zio Ben come blogger è già finito. Nel suo primo post da cittadino normale, ha spifferato tutti i segreti del tempio monetario. Nel suo blog lo zio Ben ha demolito qualunque giustificazione a sostegno del settore bancario centrale.

In realtà l'ha fatto in un solo paragrafo. Questo:

Una critica confusa, che spesso abbiamo sentito, vuole che la FED stia distorcendo i mercati finanziari e le decisioni degli investitori mantenendo i tassi d'interesse artificialmente bassi.

Contrariamente a ciò che a volte si dice, la FED non può ritirarsi e lasciare che i tassi d'interesse vengano determinati dai "mercati". Le azioni della FED determinano l'offerta di moneta e quindi i tassi d'interesse a breve termine; non ha altra scelta se non impostare il tasso d'interesse a breve termine.
Non c'è bisogno che io definisca "belli" quei tempi dimenticati prima dell'ascesa di Greenspan, per illustrarvi quale sia il mio punto. I numeri parlano da soli.

Tra il 1954 e il 1972 la crescita del PIL reale è stata in media di circa il 4% l'anno.

Sin dalla fine del secolo scorso, quando l'economia americana è stata inondata dal credito disonesto della banca centrale, il tasso di crescita tendenziale del PIL è sceso all'1.7%; ed è rimasto in media all'1.1% rispetto al picco della bolla immobiliare nel 2007.

Anche i numeri riguardanti il reddito familiare medio parlano da soli. Mentre il rapporto nazionale debito/entrate cominciava la sua scalata alla fine degli anni '80, lo standard di vita di Main Street raggiungeva il picco. Ancora oggi si trova sotto quel picco del 1989.

Cioè, gli standard di vita reali sono letteralmente scesi mentre il bilancio della Federal Reserve è salito da $200 miliardi (1987) a $4,500 miliardi (oggi).

L'accrescimento di un debito gigantesco alimentato dall'espansione monumentale del bilancio della FED e dalla frantumante repressione finanziaria negli ultimi tre decenni, non ha migliorato la performance finanziaria della nazione o il suo benessere.




Non esiste alcuna prova che il controllo dei tassi d'interesse crei un elisir magico le cui componenti, più debito e rapporti di leva finanziaria superiori, possano generare una performance economica migliore e un benessere sociale maggiore.

La ricetta dell'elisir magico è il mandato keynesiano delle banche centrali: prevenire l'instabilità del ciclo economico e allontanare la presunta tendenza del capitalismo a finire in recessione.

Beh, grazie a Bernanke non dobbiamo più avere a che fare con una sottoperformance dell'economia e l'instabilità del ciclo economico. La realtà dei fatti è che dopo l'arrivo di Greenspan e dei suoi successori, abbiamo avuto la "Grande Immoderazione" e non il nirvana di una crescita senza fine e un mondo libero dalle recessioni.

Infatti, come si potrebbe dimostrare facilmente, l'idea che le banche centrali possano prevenire l'instabilità del ciclo economico è stata smentita dalla storia degli Stati Uniti sin dal 1950.

Tutti i cicli di recessione passati sono stati causati o dal crash di un'economia in stato di guerra, come nel 1953-1954 e nel 1969-1970; o da un eccessivo stimolo monetario da parte della FED che sarebbe stato corretto da una brusca inversione, come accaduto nel 1974-1975.

Ancora più evidente è la ragione per cui il trionfo di Volcker sull'inflazione al consumo a doppia cifra dei primi anni '80, abbia richiesto un profondo crollo per ripulire gli eccessi inflazionistici del decennio precedente.

E' anche il motivo per cui la stampa monetaria di Greenspan dopo il crollo del mercato azionario nel 1987, è stata seguita dalla recessione del 1990-1991.

Possiamo lasciare i miti della Grande Depressione per un altro giorno, ma la versione più corta è sintetizzata nel mio libro The Great Deformation.

La Grande Depressione fu una conseguenza dei debiti enormi e dell'inflazione monetaria emersi durante la Grande Guerra, e degli sforzi falliti per ripristinare un gold standard e un commercio internazionale liberale nel corso degli anni '20.

Ma non fu causata da un desiderio suicida insito nel capitalismo. Né fu il fallimento di Hoover nell'abbracciare deficit di bilancio dopo il 1929. Soprattutto non fu causata dal fallimento della FED nel perorare una campagna d'acquisto di bond statali nel 1930-1932, come hanno sostenuto Milton Friedman e il suo subalterno accademico, Ben Bernanke, nelle sale del mondo accademico; e poi hanno immortalato in un esperimento mondiale inaugurato dopo il 2008.

Questa è la sintesi: la FED non deve gestire i tassi d'interesse, e quindi non deve abbracciare la risposta spuria di Bernanke alla domanda "quale tasso":

Le azioni della FED determinano l'offerta di moneta e quindi i tassi d'interesse a breve termine; non ha altra scelta se non impostare il tasso d'interesse a breve termine. Allora dove dovrebbe essere? La migliore strategia che mi viene in mente è quella di impostare i tassi ad un livello coerente con il sano funzionamento dell'economia nel medio periodo, cioè, al tasso d'equilibrio (oggi, basso).
E quale potrebbe essere il tasso di "equilibrio"?

Quello all'interno della soluzione Wicksellianoa — vecchia più di 100 anni. Ecco i commenti di Bernanke sul "tasso d'interesse d'equilibrio".

Sono solamente paccottiglia intellettuale senza valore — gergo accademico per giustificare il potere plenario di gestire l'intera macchina dei prezzi di un sistema finanziario mondiale da $300,000 miliardi.

Infatti in questa paccottiglia intellettuale, si nasconde la vera motivazione della più grande missione sotto copertura di tutta la storia dello stato moderno:

[...] aiuta ad introdurre il concetto di tasso d'interesse d'equilibrio (a volte chiamato tasso d'interesse Wickselliano in onore dell'economista svedese del tardo XIX secolo, Knut Wicksell). Il tasso d'interesse d'equilibrio è il tasso d'interesse reale coerente con la piena occupazione delle risorse di capitale e quelle nel mondo del lavoro, forse dopo un certo periodo di aggiustamento. Molti fattori influenzano il tasso d'equilibrio, il quale può cambiare nel tempo.

In un'economia dinamica e in rapida crescita, ci aspettiamo che il tasso d'interesse d'equilibrio sia elevato, ceteris paribus, a riflesso dell'elevato potenziale di rendimenti sugli investimenti di capitale. In un'economia depressa e a crescita lenta, il tasso reale d'equilibrio potrebbe essere basso, dal momento che le opportunità d'investimento sono limitate e relativamente improduttive.
Non vi è nulla in questo paragrafo che possa essere misurato oggettivamente o tangibilmente. E' ormai evidente che neanche la FED sappia più che cos'è il tasso di disoccupazione.

Bernanke stesso ha postulato pochi anni fa che dovesse ricadere tra il 6.0% e il 6.5%.

Ora la Yellen dice invece che dovrebbe trovarsi tra il 5.0% e il 5.2%.

Oltre a ciò il bacino dei potenziali lavoratori misurato attualmente dal Bureau of Labor Statistics, omette più di 50 milioni di adulti che non sono occupati, o che sono ascritti in qualche programma assistenziale sociale; e ignora del tutto il bacino reale dei lavoratori, il quale rappresenta il mercato mondiale.

Il fatto è che in un mercato mondiale aperto, la "piena occupazione" della risorse lavoratrici è una funzione del prezzo del lavoro, e non di tassi arbitrari all'interno di un'economia immaginaria paragonata ad una vasca da bagno.

Per quanto riguarda il pieno utilizzo delle "risorse di capitale", ciò include anche i negozi Sears e le grandi scatole Border che sono stati resi obsoleti da Amazon e UPS? Include anche i mobilifici e le acciaierie che si sono trasferiti in Cina? Oppure le miniere di sabbia e le cisterne di petrolio greggio rese inattive dalla decisione saudita di mantenere la produzione petrolifera a $45 al barile?

Il politburo monetario seduto nell'Eccles Building non può saperlo.

Allo stesso modo, come si può misurare il tasso d'interesse reale quando non esiste alcuna ragione per utilizzare uno qualunque degli indici d'inflazione ora disponibili?

Sin dall'arrivo di Greenspan nel 1987, vi è stata una differenza annuale persistente di 60 punti base tra l'IPC e il deflatore PCE meno cibo ed energia.

Tale differenza ammonta ad un terzo dell'obiettivo d'inflazione di Janet Yellen e del suo cugino keynesiano, il professor John Taylor, per quanto riguarda il tasso d'interesse d'equilibrio nelle condizioni attuali.




La verità è che il mondo reale è troppo, troppo complesso e dinamico affinché lo si possa misurare e valutare con la presunta accuratezza burocratica di Bernanke.

In realtà, quando lo zio Ben prescrive la necessità d'impostare "in qualche modo" il tasso d'interesse, si scorda di come questo sia il vecchio problema del calcolo economico affrontato dai socialisti.

E' qualcosa che non si può fare — e soprattutto non in mercati fluidi, complessi e veloci. Cioè, i mercati globali del debito, dell'equity, dei prestiti, delle materie prime e di tutti i loro derivati.

Quindi, grazie per il blog, zio Ben. Ora sappiamo la vera risposta. Si chiama libero mercato.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Come la liquidità va a finire nel mercato azionario

Mer, 24/06/2015 - 10:11

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Frank Shostak


In un'economia di mercato il denaro fornisce un servizio importante, ovvero, quello di mezzo di scambio. I produttori scambiano i loro prodotti con il denaro e poi scambiano quest'ultimo con altri beni.

Poiché la produzione di beni e servizi aumenta, ciò significa una maggiore domanda per quel servizio svolto dal mezzo di scambio.

Al contrario, se l'attività economica rallenta, la domanda per il servizio svolto dal denaro diminuisce.

La domanda per il mezzo di scambio viene anche influenzata dalle variazioni dei prezzi. Un aumento dei prezzi di beni e servizi, porta ad un aumento della domanda per il mezzo di scambio.

La gente chiede più soldi per permettersi beni e servizi più costosi. Un calo dei prezzi di beni e servizi, si traduce in un calo della domanda per il mezzo di scambio.

Ora prendiamo l'esempio in cui ha luogo un aumento dell'offerta di denaro in un determinato stato dell'attività economica. Dal momento che non v'è stato alcun cambiamento nella domanda per il mezzo di scambio, questo significa che le persone si ritrovano un surplus di denaro, o un aumento della liquidità monetaria.

Ovviamente nessun individuo vuole possedere più soldi di quanti necessita. Un individuo può sbarazzarsi della liquidità in eccesso scambiandola con le merci.

Tuttavia, tutti gli individui come gruppo non possono sbarazzarsi della liquidità in eccesso in questo modo. Possono solo spostare i soldi da un individuo ad un altro individuo.

Il meccanismo che genera l'eliminazione della liquidità in eccesso è l'aumento dei prezzi di beni e servizi. Una volta che le persone iniziano a spendere la liquidità in eccesso per acquisire beni, ciò ne fa salire i prezzi.

Di conseguenza aumenta la domanda per il servizio svolto dal mezzo di scambio. Tutto questo, a sua volta, accade per eliminare l'eccedenza di liquidità.

Una volta che il denaro entra in un determinato mercato, i prodotti di tale mercato richiederanno un prezzo superiore. Oppure possiamo semplicemente dire che il prezzo di un bene in questo mercato è salito. (Ricordate, il prezzo rappresenta il numero di dollari per unità di qualcosa.)

Si noti che ciò che ha innescato un aumento dei prezzi di beni e servizi in diversi mercati, è stato l'aumento della liquidità in eccesso in risposta ad un aumento dell'offerta di moneta.

Mentre l'aumento dell'offerta di moneta si trasforma in un'eccedenza monetaria, un calo dell'offerta di moneta per un dato livello dell'attività economica si trasforma in una carenza monetaria: gli individui richiederanno ancora la stessa quantità di servizi dal mezzo di scambio. Per aggiustarsi al nuovo equilibrio, inizieranno a vendere merci spingendo in basso i loro prezzi.

A prezzi più bassi, scende anche la domanda per i servizi del mezzo di scambio e questo a sua volta va a ripulire la carenza monetaria.

Un cambiamento di liquidità, o un'eccedenza monetaria, può anche verificarsi in risposta ai cambiamenti nell'attività economica e alle variazioni dei prezzi.

Ad esempio, un aumento della liquidità può emergere con un determinato stock di denaro e un calo dell'attività economica.

Una calo dell'attività economica significa un minor numero di merci prodotte. Ciò significa che verranno scambiati meno beni – il che implica un calo della domanda per i servizi del mezzo di scambio.

Una volta che si verifica un'eccedenza monetaria, quindi, essa ha esattamente lo stesso effetto di un aumento dell'offerta di moneta per quanto concerne i prezzi di beni e servizi, cioè, li spinge in su.

Un aumento dei prezzi, a sua volta, serve a ripulire suddetta eccedenza.

Al contrario, un incremento dell'attività economica, mentre lo stock di moneta rimane invariato, produce una carenza monetaria.

Questo a sua volta mette in moto la vendita di merci, deprimendone così i prezzi. Il calo dei prezzi, a sua volta, serve per ripulire la carenza monetaria.

C'è un certo ritardo tra i cambiamenti di liquidità e le variazioni nei prezzi degli asset, come i prezzi delle azioni. (Perché quando il denaro viene iniettato, non influenza immediatamente tutti gli individui e tutti i mercati. Il denaro ha destinatari precedenti e successivi.)

Ad esempio, ci potrebbe essere un lungo intervallo di tempo tra il picco di liquidità e il picco nel mercato azionario.

L'effetto di una precedente liquidità in ascesa può per un certo periodo di tempo continuare a far passare in secondo piano l'effetto attuale di una liquidità in discesa. Di conseguenza il picco nel mercato azionario si manifesta una volta che la diminuzione della liquidità inizia a dominare la scena.



Come i Cambiamenti di Liquidità Hanno Influenzato il Mercato Azionario

Ad esempio, il tasso annuo di crescita della liquidità ha raggiunto un picco nel novembre 1927 a 10.2% – dopo un intervallo di tempo di 22 mesi, l'S&P 500 ha risposto con un picco nell'agosto 1929 a 31.71. (Si noti che la liquidità è calcolata tra la percentuale di variazioni annuali nell'AMS meno la percentuale di variazioni annuali nell'IPC e nella produzione industriale.) Nel 1987 l'intervallo di tempo tra un picco nella liquidità e un picco nel mercato azionario è stato molto più breve – il tasso annuo di crescita della liquidità ha raggiunto un picco nel gennaio 1987 a 15.1%. L'S&P 500 ha risposto con un picco otto mesi dopo a 329.9 nel settembre dello stesso anno.





Secondo i dati storici, il tasso annuo di crescita della liquidità ha toccato il fondo a -16.6% nel maggio 1929. Tuttavia, c'è voluto molto tempo prima che l'S&P 500 rispondesse. Ci sono voluti più di tre anni prima che l'S&P 500 iniziasse a riprendersi. L'indice azionario ha toccato il fondo nel giugno 1932 a 4.43. L'intervallo di tempo tra il fondo toccato dalla liquidità e il fondo toccato dal mercato azionario è risultato più breve nella storia più recente. Il tasso annuo di crescita della liquidità ha toccato il fondo a -5.7% nel settembre del 2000. Ci sono voluti 25 mesi prima che l'S&P 500 toccasse il fondo a 815.28 nel settembre 2002.





Un altro esempio è il tasso annuo di crescita della nostra misura monetaria AMS, il quale cresceva del 4.5% nel maggio 1975. Il tasso annuale di crescita dell'indice dei prezzi al consumo si attestava al 9.5%, mentre il tasso annuo di crescita della produzione industriale aveva chiuso a -12.4%. Come risultato, la nostra misura della liquidità ha raggiunto un massimo di 7.4%. In risposta, l'S&P 500 ha raggiunto un picco di 107.5 nel dicembre 1976. La nostra misura della liquidità ha toccato il fondo a -10.4% nel maggio 1976. L'indice S&P 500 ha raggiunto il suo minimo a 87.04 nel febbraio 1978 – un calo del 19% rispetto al picco.





L'S&P 500 ha chiuso a 1,549.30 nell'ottobre 2007, prima che un forte calo portasse l'indice azionario a 735.1 nel febbraio 2009 – un calo del 52.3%. Il tasso annuo di crescita della liquidità ha raggiunto il 7.1% nel giugno 2003 (vedi grafico). Si noti che il fondo nell'indice di prezzo delle azioni raggiunto a febbraio 2009, è stato preceduto da un fondo nella liquidità a -6% nel novembre 2007.





Qual è lo stato attuale della liquidità USA e dov'è diretto l'S&P 500?

Suggeriamo che una grave minaccia per l'S&P 500 sia rappresentata da un calo della liquidità dal 30.6% del giugno 2009 al -7.4% del giugno 2010. (Si noti ancora una volta che l'intervallo di tempo tra un picco della liquidità e un picco dell'S&P 500 è variabile).

Se dovessimo assumere un ritardo di circa sei anni, allora possiamo suggerire che in base al picco della liquidità nel giugno 2009, il livello dell'S&P 500 a 2.061 raggiunto a marzo di quest'anno potrebbe non essere tanto lontano dalla cima.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Come finirà il mondo

Mar, 23/06/2015 - 10:04

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Bill Bonner


Oggi vi racconterò di come finirà il mondo.

Non proprio la fine del mondo in quanto tale, ma della fine del sistema monetario fiat a cui il presidente Nixon diede i natali nel 1971... quando recise il legame tra dollaro e oro. E può assomigliare alla fine del mondo a causa del caos sociale che provocherà.

Quello che segue è tratto da un mio intervento a La Estancia de Cafayate di Doug Casey...

E' da un bel po' di tempo che sto predicendo la fine del mondo — la fine del mondo monetario post-1971.

Spero di sbagliarmi, ma prima o poi avrò ragione.

Nel frattempo, mi sento come un chirurgo che ha appena fallito un'operazione. Vede il paziente rigido sul tavolo operatorio e si chiede se debba tornare sui libri di testo. Forse la caviglia non è collegata alla tibia, dopo tutto.

Ma i libri di testo sono senza speranza. Sono scritti da economisti moderni, i quali credono che l'economia sia meccanicistica e non umanistica.

Queste persone hanno soluzioni per ogni problema e chiavi inglesi in ​​entrambe le mani. Inoltre gestiscono le nostre banche centrali e pensano di sapere cosa stia succedendo... e cosa fare al riguardo.

Quindi mettono a vostra disposizione la "forward guidance", ma è inutile. Peggio che inutile, perché presume conoscenza e lungimiranza — nessuna delle quali in possesso delle autorità.

Vi ricordate per caso la FED che ci metteva a disposizione la "forward guidance" prima della crisi del 2008?

Io no.

Né Ben Bernanke né Janet Yellen avevano idea di quello che stesse succedendo. Non potevano concepire alcuna forward guidance su quella crisi e non possono concepirne alcuna riguardo la prossima.

Si limitano a reagire agli eventi. Né li vedono arrivare né possono controllarli. E hanno una sola grande reazione — più credito.

Ma non si può risolvere un problema di debito con altro debito. Questo è ciò che sta offrendo la FED e questo è ciò che stanno offrendo anche la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone.

Si sono impegnate a fornire sempre più credito a un mondo che vi sta già affogando dentro. Dovrei fermarmi qui e dire qualche parola su come funziona realmente l'economia.

Questi meccanici goffi presso la FED, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone pensano di poter girare le manopole e regolare le leve. Ma l'economia è un sistema dinamico, complesso, con meccanismi di feedback intricati.

Risponde alle azioni di quelle scimmie maldestre presso le banche centrali, ma non necessariamente nel modo in cui vorrebbero i federali . E' molto più complessa di quanto possano mai capire, ben che meno riescono a controllarla.

In questo momento la stanno facendo franca con politiche mai viste prima. I mercati ancora non li stanno punendo. In realtà, gli investitori sembrano premiare questo tipo d'innovazione.

Ad esempio, cos'è il rendimento dell'1.1% per il decennale spagnolo se non un invito a finire nei guai? O un rendimento dello 0.2% per il decennale tedesco?

E' impossibile sapere cosa succederà, ma qualcuno perderà denaro. Questi rendimenti sono innaturali e addirittura pericolosi.

Ma il rischio non è solo che i prezzi al consumo possano superare questi rendimenti gracili; c'è anche il rischio che gli emettitori di tali titoli possano andare in default.

I governi europei sono profondamente indebitati e la BCE li sta incoraggiando a sprofondare ancora di più nei debiti.

I rendimenti dei titoli europei sono ai minimi da 150 anni. Circa un terzo delle nuove emissioni comporta un rendimento nominale negativo (prima di aggiustarli all'inflazione).

Che senso ha abbassare ancora di più i rendimenti... spingendo in alto i prezzi? (I prezzi delle obbligazioni, ricordate, si muovono in direzione opposta ai rendimenti.)

Nessuno — tranne che molti governi e imprese europee ora vengono pagati affinché prendano in prestito soldi!

E i giapponesi intelligenti hanno un altro asso nella manica. Non solo la BOJ sta sostenendo direttamente il mercato dei titoli di stato giapponesi, ma sta facendo lo stesso con il mercato azionario. Stiamo per svenire, ma le cose stanno così.

Quando si tratta di strafare, nessuno esagera meglio dei giapponesi. Ricordate, verso la fine della seconda guerra mondiale, quando i piloti giapponesi si suicidavano?

I kamikaze prendevanoo il volo con la speranza di morire in un'esplosione di fuoco sul ponte di una portaerei degli Stati Uniti. Oggi le politiche monetarie giapponesi sono da kamikaze. La Banca del Giappone è destinata ad acquistare titoli di stato per un ammontare totale di $1,400 miliardi in base al suo programma di QE. Questo permetterà al governo giapponese di continuare a sprofondare nel debito.

Ma la BOJ ha consegnato più esplosivi ai suoi kamikaze finanziari. Perché fermarsi ai bond? Perché non comprare anche azioni?

Sin dal 2010 la BOJ ha acquistato exchange-traded fund (ETF azionari giapponesi). E nel settembre 2014, ha acquistato una quantità record di azioni attraverso il suo programma di acquisto di ETF. Questo la rende il più grande detentore di titoli giapponesi nel mondo — con l'1.5% di capitalizzazione totale.

Anche la BOJ sta scegliendo di acquistare durante i ribassi.

Dubito che il governatore della BOJ, Haruhiko Kuroda, sia un cacciatore di cose con un certo valore. Invece è quasi certo che voglia manipolare direttamente i prezzi delle azioni, proprio come con il mercato obbligazionario.

Sin dal 2010 la BOJ ha guadato in borsa ogni tre giorni, come riporta il Wall Street Journal.

Dove ci condurrà tutto ciò?

Ad un incidente mortale!

Come direbbe Yogi Berra, l'America sta arrivando ad un bivio...

In questo momento la FED non è aggressiva come la Banca Centrale Europea (che ha deciso di pompare €1,200 miliardi nei mercati finanziari attraverso il suo programma di QE), o innovativa come la Banca del Giappone (che attraverso il suo QE sta comprando i fondi del mercato azionario così come le obbligazioni).

Le valutazioni sono arrivate a livelli allucinanti a Wall Street. Prendete la misura preferita di Warren Buffett — la capitalizzazione del mercato rispetto al PIL. Con un'eccezione di otto mesi durante il boom delle dotcom (e sapete cosa è successo dopo), il valore di tutte le azioni nell'S&P 500 è il più alto degli ultimi 100 anni rispetto al PIL degli Stati Uniti.

Nel frattempo la Deutsche Bank avverte che l'utile per azione dell'S&P 500 sarà piatto quest'anno rispetto al 2014. Negli ultimi tre mesi le vendite al dettaglio sono scese di circa il 9% su base annua e il PIL degli Stati Uniti ha rallentato ad un tasso annuo di poco superiore all'1%... con la possibilità di una recessione all'orizzonte.

Inoltre, crolli e mercati orso sono sempre esistiti. Questo sembra un momento buono come qualsiasi altro. Quando arriverà la prossima crisi, il bivio richiederà una scelta. O la FED può ammettere che le sue politiche non hanno funzionato... ripudiarle... lasciare che i tassi d'interesse salgano e che il libero mercato faccia il suo lavoro; oppure può seguire gli europei e i giapponesi intervenendo in modo più aggressivo — con un massiccio QE e acquisti diretti d'azioni.

Sono abbastanza sicuro di quello che farà: sprofonderà ancora di più nelle tenebre.

In realtà, credo che le banche centrali e gli stati abbiano rivelato la follia delle loro intenzioni. Beh, forse non la completa follia. Non hanno ancora gettato soldi dagli elicotteri... ma è probabile che assisteremo anche a questo.

Ecco cosa dicono i tarocchi riguardo le banche centrali:

  • Forzeranno i tassi d'interesse a livelli assurdamente bassi per anni e anni.
  • Finanzieranno il 100% dei disavanzi pubblici — per sempre, se si tratta di questo — con la stampa di denaro.
  • Potranno anche alimentare il mercato azionario con questo stesso denaro fiat acquistando direttamente azioni (come sta già facendo la Banca del Giappone).

...e anche acquisire imprese. Bisogna essere cerebrolesi (o un economista moderno) per non rimanere sbalorditi dall'audacia... dalla mendacità sfacciata... e dall'incredibile truffa che sta alla base della seguente farsa: è possibile creare denaro dal nulla e usarlo per pagare guerre, scuole, autostrade e stipendi dei burocrati.

Vorrei ricordarvi una citazione di Lenin: "I capitalisti ci venderanno la corda con cui noi li impiccheremo."

Al giorno d'oggi i capitalisti nemmeno vendono più; le cose le danno via gratis.

Ma cosa c'è che non va?

Gli investitori azionari si stanno arricchendo. Gli obbligazionisti stanno facendo soldi. Lo stato può spendere quanto gli pare e piace, e gli elettori vengono ingannati; pensano che tutto ciò contribuisca a migliorare l'economia.

Questa sarà un'abitudine difficile da spezzare.

Quindi, ecco il succo della mia conclusione: gli stati non spezzeranno l'abitudine di ottenere qualcosa in cambio di niente. Sarà questa abitudine che li spezzerà.

Ma come?

Pare proprio che abbiano trovato la fonte dell'eterna giovinezza. Creano denaro per comprare il proprio debito, ma ciò non comporta un aumento dei prezzi al consumo (almeno come misurati ufficialmente). Tutti sono felici.

Ovviamente questo trucco non funzionerà per sempre. Non mi interessa quante manopole si girano o quante leve si tirano. Le cose non funzionano in questo modo. In ultima analisi, si stanno gettando a terra chiodi arrugginiti ... e si finirà per camminarci sopra.

Come? Quando?

Nessuno lo sa. Ma vorrei fare una supposizione...

E da qui in poi non voglio più usare le mie capacità d'osservazione per dirvi cosa accadrà. Userò il mio intuito. Credo che l'anello più debole nella catena della banca centrale sia il credito. Quindi diamo un'occhiata a come può rompersi questo anello.

Nella nostra economia moderna quando parliamo di "denaro" ciò di cui stiamo parlando realmente è il credito.

Le banche creano questo credito ex nihilo (dal nulla) quando concedono un prestito. Esiste, per la maggior parte, come registrazione digitale su una rete di computer da qualche parte...

E a differenza della tradizionale cartamoneta, tale credito può sparire tanto velocemente e facilmente così come è stato creato. Perché è puramente digitale e non è possibile accumulare credito. Non lo si può mettere in una cassetta sicurezza. Non si può caricare una carriola di credito e comprare un tozzo di pane.

Il credito dipende dalla fiducia. (La parola "credito" deriva dal latino "credere" — fidarsi o avere fiducia.)

Così, quando il nostro sistema finanziario imploderà — cosa che accade sempre quando c'è troppo debito — la macchina dei prestiti e dei mutui si incepperà. Nessuno si aspetterà di essere pagato. Il credito sparirà — migliaia di miliardi di dollari — improvvisamente.

Questa naturalmente non sarà la fine del mondo. Nemmeno l'inizio della fine. Ma sarà la fine della cartamoneta creata da Nixon nel 1971.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Le guerre tra valute del ventesimo secolo

Lun, 22/06/2015 - 10:10

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Addison Wiggin


Jim Rickards non è un manager di hedge fund come tutti gli altri. Un sacco di tizi possono vantare una carriera di 35 anni a Wall Street.

Solo Rickards, però, è stato anche il capo negoziatore del salvataggio di Long-Term Capital Management nel 1998 — in cui 14 delle più grandi banche del mondo sborsarono $3.6 miliardi per evitare un tracollo finanziario globale. E solo Rickards è stato un consulente del Pentagono che ha fatto da guida a strateghi militari anziani durante la loro prima "guerra finanziaria".

Il suo libro best-seller, Currency Wars, si apre con un resoconto lungo due capitoli su questa guerra — diretta presso il Warfare Analysis Laboratory a Laurel, Maryland, una strategy room in cui ci sono "14 schermi al plasma per esercizi di difesa" e "scenari e visualizzazioni 3-D".

La guerra finanziaria si è intensificata dal momento che è scoppiata tra il panico finanziario del 2008 e l'inizio del '09. Non vorremmo rivelarvi troppo; è sufficiente aggiungere che la Russia ha annunciato che avrebbe accettato solo oro in cambio di petrolio e gas — non dollari. Poi la Cina ha fatto la propria mossa "stringendo il cappio intorno al collo del dollaro".

Poi Vladimir Putin ha dichiarato: "La moneta di riserva globale è diventata un pericolo per l'economia mondiale: ormai è evidente a tutti."

Rickards crede che la vera e propria guerra tra valute presagita da Putin sia iniziata nei primi mesi del 2010. L'ha etichetta come la Terza Guerra tra Valute.

"Le guerre tra valute", scrive Rickards, "si combattono a livello globale in tutti i principali centri finanziari, 24 ore al giorno, da banchieri, trader, politici e sistemi automatizzati — e il destino delle economie e dei loro cittadini rimane in bilico."

Le due guerre tra valute precedenti hanno entrambe avuto luogo nell'ultimo secolo. La Prima Guerra tra Valute è scoppiata dalle ceneri della prima guerra mondiale, nel 1921, quando la Germania iniziò la sua epica svalutazione del marco — dove le foto di persone con carriole di cartamoneta per acquistare una pagnotta di pane hanno fatto il giro del mondo.

Il resto delle nazioni mondiali si unì alla battaglia svalutando le proprie valute in modo da rimanere "competitive". La Francia aprì le danze nel 1925, svalutando il franco. La Gran Bretagna abbandonò il gold standard nel 1931. Nel 1933 gli Stati Uniti svalutarono il dollaro rispetto all'oro — da $20.67 l'oncia a $35. Francia e Inghilterra svalutarono di nuovo.

"Round dopo round di svalutazioni e di default," scrive Rickards, "le maggiori economie del mondo hanno compiuto una race to debase, causando massicce interruzioni di scambi, perdite di produzione e distruzione di ricchezza."

La Prima Guerra tra Valute finì in un gemito, nel 1936, con un accordo a tre tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. La Germania invece stava preparando i tamburi di guerra.

La Seconda Guerra tra Valute esplose nel 1967, quando la Gran Bretagna svalutò la sterlina nei confronti del dollaro. Ben presto quest'ultimo finì sotto pressione — situazione ancora più critica se teniamo in considerazione che il dollaro era ancora legato all'oro nel commercio internazionale.

Il resto è storia monetaria: la Francia inviò le sue navi in America per rimpatriare il proprio oro, ma non fu l'unica nazione. L'offerta d'oro del Tesoro USA diminuì da 20,000 tonnellate nel 1950 ad appena 9,000 tonnellate quando il presidente Nixon "chiuse la finestra dell'oro" nel 1971. Il mondo intero era ormai finito in uno standard a moneta fiat.

Il dollaro affondò durante gli anni '70, ma risalì nei primi anni '80 grazie soprattutto al presidente della Federal Reserve Paul Volcker. Le altre valute principali, lo yen giapponese e il marco della Germania occidentale, timbrarono i biglietti per una corsa sulle montagne russe. Gli Accordi del Plaza nel 1985 furono deleterei per il dollaro e gli Accordi del Louvre nel 1987 riportarono un certo equilibrio — più o meno.

"C'è stata una certa pace nelle questioni monetarie internazionali," scrive Rickards, "ma questa pace poggiava sulla fiducia nel dollaro come riserva di valore, su un'economia degli Stati Uniti in crescita e su una politica monetaria stabile da parte della FED."

Questa fiducia è andata in frantumi all'inizio del 2010.

Il 27 gennaio 2010 il presidente Obama ha fatto scoppiare la Terza Guerra tra Valute nel suo discorso sullo Stato dell'Unione: l'introduzione del National Export Initiative, il cui scopo era quello di raddoppiare le esportazioni statunitensi in cinque anni.

"Il modo tradizionale e veloce per aumentare le esportazioni è sempre stato quello di svalutare la moneta," scrive Rickards in Currency Wars. E tutti nel mondo lo sapevano.

Sempre nel 2010, la Federal Reserve è intervenuta con un secondo giro di "QE". "Utilizzando il quantitative easing per generare inflazione all'estero, gli Stati Uniti hanno aumentato la struttura dei costi di quasi tutte le principali nazioni esportatrici."

E così è cominciata un'altra race to debase, un nuovo ciclo di svalutazioni competitive. "Siamo nel bel mezzo di una guerra monetaria internazionale," ha dichiarato il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega nel settembre del 2010, "un indebolimento generale della valuta."

Nessuno uscirà illeso dalla Terza Guerra tra Valute, ma Rickards dice che i teatri di guerra sono essenzialmente tre. In due dei teatri, i combattenti hanno obiettivi comuni. Il terzo è la fonte di conflitto più probabile.




Il teatro atlantico rappresenta l'equilibrio tra gli Stati Uniti e la zona Euro. "L'euro e il dollaro," scrive Rickards, "sono due passeggeri sulla stessa nave... si muovono alla stessa velocità e si dirigono verso la stessa destinazione."

L'euro ha raggiunto un picco di $1.59 nel luglio 2008 e ha toccato un fondo a $1.10 nel giugno 2010. Mentre stiamo scrivendo è a $1.29 — in sostanza dove si trovava all'inizio del 2007 e di nuovo all'inizio del 2011.

Questa stabilità relativa non è un caso: Washington mira a sostenere l'euro, anche perché nel 2008 la FED ha escogitato un salvataggio segreto delle banche europee — $3,080 miliardi in prestiti, storia diventata pubblica solo nel 2011.

Il teatro eurasiatico, nel frattempo, è l'equilibrio tra Europa e Cina. "La Cina ha un interesse vitale in un euro forte," scrive Rickards — anche perché l'Unione Europea è il partner commerciale principale della Cina, mentre gli Stati Uniti devono accontentarsi del secondo posto.

Morale della favola: "Europa, Cina e Stati Uniti sono uniti nei loro sforzi per evitare un crollo dell'euro nonostante le loro varie motivazioni e posizioni contraddittorie in altre arene."

Il che ci porta al Teatro del Pacifico — il grande spettacolo.

Il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina era poco meno di $50 miliardi nel 1997. Nel 2006 si è gonfiato a $234 miliardi. I politici hanno puntato il dito contro i lavoratori cinesi che a loro avviso "hanno rubato i posti di lavoro" degli americani e hanno accusato i leader cinesi di "manipolare" la loro valuta.

Non importa se la prova che collega il valore della valuta ai posti di lavoro sia esile. Anche se lo yuan raddoppiasse in valore, Rickards afferma che un produttore di mobili cinese intascherebbe $236 al mese — e un produttore di mobili in North Carolina ancora non sarebbe competitivo.

Se avessimo avuto un gold standard — o anche un sistema come Bretton Woods tra il 1944/1971 — tali gap commerciali non si sarebbero mai verificati. I flussi d'oro tra nazioni debitrici e creditrici — riportate alla mente il nostro esempio all'inizio dell'articolo — avrebbero mantenuto un certo equilibrio.

Nel frattempo, la manipolazione è una strada a doppio senso: "La politica cinese di ancoraggio dello yuan al dollaro," scrive Rickards, "si basava sulla vacua speranza che la FED non avesse abusato dei suoi privilegi monetari."

Si può venir fregati una volta, ma la seconda...

"Data la scelta," scrive Rickards, "tra inflazione incontrollata con conseguenze impreviste e una rivalutazione controllata dello yuan, a partire dal giugno 2010 i cinesi hanno preferito la seconda opzione."

Potete vedere il risultato nel grafico qui sotto. Nel 2010 ci volevano 6.8 yuan per comprare un dollaro. Ma con la decisione consapevole di rafforzare la moneta cinese, ora ci vogliono appena 6.1 yuan per comprare un dollaro.




"Gli Stati Uniti hanno vinto una battaglia nella guerra tra valute." Ce ne saranno di più nel futuro prossimo.

"Il dollaro salirà o scenderà? Beh, rispetto a cosa? E' questo quello che si fa nelle guerre tra valute ed è a questo che dobbiamo guardare. Sono queste dinamiche che dobbiamo comprendere. Dobbiamo essere consapevoli che due valute qualsiasi sono un gioco a somma zero."

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Trovate riparo — Il casinò farà un bel botto

Ven, 19/06/2015 - 10:07

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Negli ultimi giorni si sono susseguite onde d'urto in tutto il mercato obbligazionario globale. Il 17 aprile il rendimento del decennale tedesco era di 5bps, ma ieri ha raggiunto i 100bps. Queto significa un movimento del 20X in 39 giorni di negoziazione.

Ha significato inoltre il totale annientamento di chi stava facendo front-running a Mario Draghi col 95% di leva nel mercato repo e non ha premuto abbastanza rapidamente il pulsante "vendere". E c'erano un sacco di pulsanti "vendere" da premere. Il rendimento del decennale italiano è salito da un minimo dell'1.03% a fine marzo al 2.21% della scorsa notte, e il rendimento del decennale spagnolo è raddoppiato in un modo simile.

Inutile dire che il seguente non è un lamento nei confronti degli speculatori obbligazionari che negli ultimi tempi sono stati ampiamente coccolati. Dopo la raccolta di centinaia di miliardi di guadagni imprevisti grazie al "whatever it takes" di Draghi, meritavano di essere presi a schiaffi.

Invece quella che abbiamo qui è solo l'ennesima dimostrazione che i mercati finanziari sono del tutto rotti. Ormai la nozione di price discovery onesto potrebbe essere relegata nel museo della storia finanziaria.

A quanto pare il catalizzatore delle vendite in preda al panico di ieri è stata una dichiarazione pubblica di Draghi, secondo cui anche se la BCE manterrà la rotta del suo programma di QE da $1,300 miliardi, non può impedire una "volatilità" di breve periodo nei trading.

Perché qualcuno dovrebbe sorprendersi è difficile da capire. La mandria nel mondo del trading va nella direzione tracciata dalle banche centrali, fino a che alcuni spericolati cadono dai loro mezzi e causano una caduta generale inaspettata, inducendo il branco ad invertire temporaneamente la rotta.

Quindi, non c'è da sorprendersi se alcuni trader sono stati presi alla sprovvista nei giorni scorsi. Nel caso del decennale italiano follemente sopravvalutato, per esempio, il prezzo è salito (e il rendimento è sceso) per quasi 33 mesi.




Ciò che è accaduto durante tale intervallo di tempo, non aveva nulla a che fare con i fondamentali economici. Nel primo trimestre il PIL reale in Italia è risultato inferiore del 3% rispetto al momento della dichiarazione di Draghi nel 2012.




Allo stesso modo, il suo sistema politico è totalmente paralizzato e il suo rapporto debito pubblico/PIL ha continuato ad aumentare. Tra le principali economie dei mercati emergenti, il suo debito schiacciante è superato solo da quello della Grecia e del Giappone.




Tuttavia le azioni di Draghi illustrano solamente una condizione ormai mondiale. Vale a dire, i sistemi finanziari sono stati trasformati in bische clandestine gestite dalle banche centrali, dove i prezzi sono stati massicciamente falsificati dalla ZIRP e dal QE e dove i movimenti di breve termine dei trading sono totalmete arbitrari (senza né capo né coda e senza una qualsiasi relazione con le condizioni economiche del mondo reale).

Di conseguenza, i casinò finanziari sono le istituzioni più pericolose, instabili e distruttive sul pianeta Terra. Chi è preoccupato per la propria ricchezza farebbe bene a trovare riparo, e il più presto possibile.

Dopo tutto, non c'è niente di unico nel mercato obbligazionario europeo. La carneficina che ha sperimentato negli ultimi giorni può accadere ovunque; è stata una momentanea fuga precipitosa della mandria di trader, innescata dalle parole di un banchiere centrale ignaro che ha gonfiato una bolla monumentale nei mercati obbligazionari europei.

A tale proposito, il mercato del Tesoro degli Stati Uniti è altrettanto vulnerabile ad un passo falso della banca centrale. Le ripercussioni europee si sono propagate nel decennale statunitense, portandolo da un rendimento del 2.09% di cinque giorni fa al 2.43% ieri. Tale movimento — che aveva già visto il decennale statunitense salire dall'1.65% di fine febbraio — non ha avuto nulla a che fare con gli sviluppi sul fronte fiscale degli Stati Uniti, o gli sviluppi nell'economia americana.

Infatti sono anni ormai che il mercato del Tesoro degli Stati Uniti — l'unico mercato di titoli più importante del mondo — è stato slegato dai fondamentali economici. In parte è colpa dei massicci acquisti della FED col QE ($3,500 miliardi di titoli del Tesoro e GSE sin dal settembre 2008), e in parte è colpa degli speculatori di carry trade entrati in scena ogni volta che Bernanke ha lasciato intendere che all'orizzonte si profilava un nuovo giro di QE.

La ZIRP è fonte di vita per la speculazione rampante; essa causa un mis-pricing dei titoli attraverso il denaro quasi gratis pescato nel mercato repo. Sin dall'autunno del 2008 non c'è stato alcun miglioramento nelle tristi prospettive fiscali di questa nazione. Il debito dello zio Sam è salito da $9,000 miliardi a $18,000 miliardi, e le passività non finanziate sono aumentate di $100,000 miliardi.

Allo stesso modo, nel firmamento macroeconomico — PIL, posti di lavoro, o il cosiddetto divario della piena occupazione — non c'è nulla che possa spiegare la discesa del decennale. Questa è tutta opera dell'intrusione della banca centrale e del soffocamento dei mercati del debito.




La dozzina di persone che gestiscono le banche centrali del mondo e le relative istituzioni, non hanno idea di quello che stanno facendo; per la maggior parte sono accademici e burocrati che sono completamente ignoranti quando si parla di mercati.

Se non avete letto l'ultima dichiarazione dal capo del FMI, eccola qui. Non vedendo alcuna "inflazione" nei beni e nei servizi in un mondo che sta annegando nella capacità in eccesso — finanziata da anni di repressione finanziaria delle banche centrali — Christine Lagarde ha affermato che la ZIRP dovrebbe essere estesa anche al 2016. Cioè, prolungata ben oltre il suo 90° mese.

"Pensiamo che un rialzo dei tassi sarebbe più appropriato nel 2016 ", ha detto Christine Lagarde durante una conferenza stampa......

Nella sua revisione annuale dell'economia degli Stati Uniti, il Fondo Monetario Internazionale ha affermato che la FED dovrebbe attendere "segni più tangibili" di un'inflazione dei prezzi o dei salari rispetto alle evidenze attuali.

L'inflazione non raggiungerà il 2% (obiettivo della FED) fino a metà del 2017, ha detto la Lagarde.
I mercati del mondo sono in fiamme a causa dell'inflazione dei prezzi degli asset finanziari, ma la presidente francese del Fondo Monetario Internazionale, che a quanto pare ha studiato economia dalla pagina di Wikipedia su Keynes, non riesce nemmeno a capire una verità evidente: il prezzo più importante di tutto il capitalismo è il tasso d'interesse del mercato monetario, perché rappresenta il costo dell'entrata nel casinò.

Inutile dire che quando si tentano i giocatori d'azzardo con denaro gratuito — e poi si si continua su questa strada per altri 90 mesi — non si fa altro che nutrire le furie finanziarie. Infatti il sistema finanziario mondiale è letteralmente finito in una trappola mortale, la quale può esplodere da un momento all'altro facendo sembrare un pic-nic domenicale la recente carneficina nel bund tedesco.

Secondo l'ultimo computo delle IPO nel mondo delle start-up, per esempio, i primi venti affari — che vanno da Uber, Snapchat, Pinterest, Airbnb e Dropbox fino a Pure Storage — hanno una valutazione corrente di $100 miliardi. Invece l'equity sottostante è di $25 miliardi — la quasi totalità dei quali è stata accumulata nel corso degli ultimi due o tre anni.

Proprio così, gli scommettitori della Silicon Valley hanno gonfiato di quattro volte i propri investimenti prima di scaricarli a "sciocchi più sciocchi", i quali vengono attirati nel mercato delle IPO per quello che si rivelerà il terzo massacro finanziario di questo secolo. Nel frattempo, scorre incessante il torrente di contanti nel mercato immobiliare di San Francisco; questo significa che i proprietari di catapecchie stanno incassando $2,000 al mese in affitti per un letto e un bagno da condividere con altre 20 persone.

E' una situazione che finirà male, ma non solo lungo il tratto settentrionale della faglia di San Andreas. La falsificazione sistematica dei mercati finanziari da parte delle banche centrali ha letteralmente ammassato migliaia di miliardi di fondi investibili nel mercato obbligazionario, in quella che ormai è diventata una corsa disperata per rendimenti decenti.

Come ha sottolineato ieri Jeff Snider, ciò ha provocato l'emissione di $2,800 miliardi di nuovi titoli spazzatura, prestiti a leva e CLO (obbligazioni garantite da collaterale) negli ultimi tre anni. Tutti questi titoli sono follemente sopravvalutati, e nessuno di essi ha un minimo di liquidità a sostegno.




Quando il mercato dei mutui subprime cominciò ad incrinarsi, per poi esplodere nel marzo 2007, il suo valore era di $1,300 miliardi. Oggi il mercato statunitense dei titoli spazzatura vale $3,000 miliardi, tutte bombe finanziarie pronte a scoppiare.

Il fatto è che il sistema finanziario mondiale è saturo di speculazioni, alimentate dalle banche centrali e dalla loro inflazione del credito. Nel 2006 i bilanci delle banche centrali facevano segnare $6,000 miliardi, oggi segnano $22,000 miliardi.

Questo è tutto combustibile monetario che non può essere ritirato; può soltanto evaporare nel corso di un crollo monumentale del casinò.

Quindi, sì, dopo la carneficina degli ultimi giorni, l'indice obbligazionario statale globale ha perso $625 miliardi rispetto al picco della bolla obbligazionaria a fine marzo. Chiamatelo pure "evento preparatorio".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Uber e l'ABC dell'economia

Gio, 18/06/2015 - 10:15
Prima di leggere questo pezzo, consiglio a chi non l'avesse ancora fatto di leggere il saggio di Bastiat "Le Macchine". In questo modo riuscirete a capire che coloro che protestano contro Uber non sono altro che la manifestazione odierna dei luddisti. Ugualmente ai loro avi, vanno in giro a distruggere i beni di quei "portatori della novità". Infatti la fallacia ipocrita e meschina che spesso risuona nelle loro bocche, prevede l'attacco di Uber poiché aiuterebbe i suoi dipendenti ad evadere le tasse. Questo è un pensiero dettato dall'invidia. Vuole la distruzione della posizione di successo raggiunta da qualcun altro. E' come se un prigioniero scappasse di prigione e un altro degli incarcerati avvertisse la guardia. Invece di pretendere di essere esonerati dal pagamento delle tasse, i tassisti vogliono imprigionare chi è riuscito a trovare una scappatoia dalla camera a gas rappresentata dal fisco. Il cosiddetto "investimento" nelle licenze è semplicemente un investimento improduttivo, poiché sostenuto dal potere di coercizione dello stato che erige barriere all'ingresso per controllare quanto più possibile il mercato in questione. Diversamente dalla volontà pianificatrice dello stato, le forze di mercato creano quegli anticorpi che corrodono tali barriere. Possono essere sostenute attraverso politiche che precluduno l'uso della novità, ma alla fine vengono abbattute. Accade sempre. Anche perché, chi ormai pensa più alle lavandaie? A coloro che accendevano le candele per illuminare le strade pubbliche? Uber potrebbe portare all'estinzione della figura professionale del tassista, ma ciò non è un male. Il mercato, infatti, tende ad incrementare l'efficienza e a scacciare i lavori usuranti, permettendo agli individui di risparmiare tempo e risorse con i quali migliorare i beni e servizi esistenti.
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di James E. Miller


L'anno scorso il servizio Uber car-sharing, ha avuto il privilegio d'essere il bersaglio primario del disgusto sinistroide nei confronti del capitalismo. Non solo la compagnia ha sfidato le tradizionali barriere all'ingresso stabilite dai cartelli statali, ma si è anche guadagnata la diffidenza della stampa mainstream. Gran parte di questo antagonismo è stato trainato da un'osservazione poco dignitosa espressa dal dirigente Emil Michael, il quale avrebbe voluto scovare dati personali sconvenienti riguardo i giornalisti. Michael ha poi chiesto scusa per queste osservazioni e ha detto di non possedere niente di tutto ciò.

Ma i commenti della stampa, scandalosi e fuori luogo, hanno reso la vita difficile ad Uber. Durante tutto il 2014 sono stati scritti un sacco di articoli denigratori sul modello di business della compagnia. I progressisti che scrivono su The Nation hanno addirittura proposto di socializzare Uber, cosicché i guidatori avrebbero avuto una quota della compagnia (gli autori non si rendono conto che la socializzazione comporterebbe un controllo da parte dello stato piuttosto che da un sindacato operaio).

Ma alla fine, la stampa non può far altro che soffiare sul fuoco del risentimento pubblico. Stati e consigli comunali hanno sferratto l'attacco più grande a Uber, poiché hanno introdotto una serie di disegni di legge o per vietare il servizio, oppure per limitarne notevolmente l'accessibilità. Intere nazioni sono arrivate a vietare Uber all'interno dei loro confini.

Con un anno difficile alle spalle, non sembra come i tempi possano migliorare per Uber. Il modello di business della compagnia è ancora una volta sottoposto alle paranoie degli incartapesce, i quali non comprendono l'ABC dell'economia. Gli avversari di Uber nella carta stampata sono più agguerriti che mai, soprattutto perché secondo il loro giudizio i prezzi della compagnia sono sleali.

Alla fine del 2014, il servizio di ride-sharing si è preparato per le festività di Capodanno attuando quello che si chiama un "aumento dei prezzi". La logica è semplice: con una maggiore domanda di corse, ci dev'essere un modo per fornire il servizio ai clienti. Le corse non sono gratuite. Capodanno è un giorno in cui si possono incontrare più persone ubriache del solito, e tutti sono d'accordo che coloro che alzano troppo il gomito non devono guidare. Per questo motivo il servizio di Uber, che riporta a casa i festaioli sani e salvi, è un vero e proprio bene pubblico.

Ma gli imperativi morali non sempre rappresentano un buon modo di fare economia. Le risorse sono scarse, inclusi i guidatori e le vetture di Uber. Quindi la compagnia ha dovuto trovare un modo per bilanciare la domanda con un'offerta limitata, o per dirla in gergo economico, adeguarsi alla curva della domanda quando si sposta verso destra. E' qui che entrano in gioco gli aumenti dei prezzi ed è anche qui dove risiede la reazione anti-Uber.

Numerosi commentatori online hanno fatto del sarcasmo circa l'aumento dei prezzi dopo aver accettato il servizio. Anche se Uber aveva avvertito i clienti di questa evenienza, non è riuscito a frenare le lamentele. Alcuni degli indignati l'hanno definita "fare la cresta sui prezzi" – un termine destinato a suscitare il classico odio anti-capitalista. Nonostante tutte le lamentele, c'è una semplice ragione economica per un aumento dei prezzi.

Come ha scritto Thomas Sowell: "La prima lezione dell'economia è la scarsità: non c'è mai abbastanza di una qualsiasi cosa per soddisfare tutti coloro che la vogliono." La legge della domanda e dell'offerta dice che quando aumenta la domanda, aumenta anche il prezzo. Quanto più un prodotto, o un servizio, è richiesto, tanto più aumenta l'opportunità di profitto per il produttore. Però questa dinamica non verte esclusivamente sull'incrementare i profitti. Le variazioni dei prezzi permettono ai fornitori di poter scegliere tra le persone che richiedono i loro prodotti. Se la notte di Capodanno qualcuno è disposto a pagare $50 per un passaggio a casa e un altro è disposto a pagarne $60, il conducente di Uber sceglierebbe a chi offrire il servizio. In questo modo, la persona che vuole fortemente il servizio può pagare per il privilegio di ottenerlo rispetto agli altri.

Lo scopo del sistema dei prezzi è quello di garantire che le risorse vengano destinate a chi le richiede di più. E' per questa ragione che il socialismo – la distribuzione arbitraria di beni e servizi da parte di burocrati statali – non può funzionare. Se la notte di Capodanno Uber avesse offerto un prezzo universale per il suo servizio, ci sarebbe stata una carenza di corse. Per quanto le persone si possano lamentare di un servizio costoso, è sempre meglio del non avere alcun servizio.

L'aumento dei prezzi di Uber è il modo più efficiente per assicurarsi che coloro che desiderano i suoi servizi, li possano ricevere. Ma serve anche ad un altro scopo importante. Prima di Capodanno era scoppiato un altro scandalo in seguito alla crisi degli ostaggi a Sydney, Australia. Mentre gli ostaggi fuggivano, i guidatori di Uber sono stati chiamati in massa. La compagnia, al solito, ha risposto alla crescente domanda incrementando le tariffe. Tra l'altro l'aumento dei prezzi aveva attirato più guidatori sul luogo, permettendo all'offerta di tenere il passo con la domanda. I guidatori di Uber non sono automi che vanno dovunque ci siano dei problemi. Si trovano in questo business per racimolare qualche soldo, altrimenti avrebbero scelto un'altra professione. Il reddito supplementare è il modo migliore per attirare gli imprenditori e ogni guidatore di Uber agisce in proprio. Con l'aumento dei prezzi, Uber sperava di avere più guidatori disponibili per coloro che fuggivano da una situazione di pericolo.

Il piano non ha funzionato così bene. La reazione del pubblico è stata così negativa che la compagnia ha rilasciato delle scuse ufficiali e ha rimborsato tutti coloro che hanno utilizzato il servizio in seguito alla crisi degli ostaggi. Questo è stato un caso in cui l'incremento dei prezzi ha fallito. Un altro, a sorpresa, si è verificato alla vigilia di Capodanno, quando molti hanno scelto di non pagare l'aumento delle tariffe. Ciò che aveva economicamente senso, non è stato compreso come previsto – un altro esempio di scarsa lungimiranza da parte di Uber.

L'imprenditorialità richiede d'essere consapevoli delle opportunità di profitto. Come azienda, Uber ha riempito una nicchia economica offrendo ai consumatori corse a prezzi accessibili e personalizzabili. Ha sostanzialmente offerto un'alternativa al di fuori dei cartelli dei taxi. Per la sua alertness alla domanda, Uber è stato profumatamente ricompensato con quasi $10 miliardi di guadagni. Il successo, tuttavia, non è mai un evento isolato. E Uber è entrato in competizione con l'opposizione politica.

Per il momento Uber merita la sua popolarità nelle principali città poiché fornisce un ottimo servizio. Lamentarsi delle sue tattiche commerciali aggressive e proporre modi per limitarne il potere di mercato, è una strategia miope. Uber risponde al mercato. Il modello di business della compagnia non sempre è perfetto, soprattutto perché le creazioni dell'uomo sono intrinsecamente imperfette. Detto questo, non vi è alcuna ragione per cui la compagnia debba essere osteggiata così dalla stampa e dalla sinistra politica. Le intenzioni degli avversari di Uber sembrano voler danneggiare la compagnia piuttosto che tutelare i consumatori. E' solo una questione di tempo prima che la compagnia passi da disgregatore schumpeteriano ad impresa autorizzata dallo stato. E' un peccato, ma prevedibile in un'economia così strettamente allineata con lo stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché la mania si sta facendo terrificante — Le banche centrali stanno alimentando una macchina mortale

Mer, 17/06/2015 - 10:07

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Se avete bisogno di prove sul perché siamo nel bel mezzo di una folle mania finanziaria, vi basta leggere questo commento tratto da Marketwatch sul perché i mercati stanno viaggiando sempre più alto:

"I commenti di Janet Yellen e Zhou Xiaochuan, governatori rispettivamente della FED e della Banca Popolare Cinese, stanno fornendo grande spinta al mercato, e in assenza di dati o notizie negative, immagino che questo continuerà a spingere i mercati per tutta la sessione," ha detto Erlam in un commento via e-mail.

La Yellen ha detto che un aumento graduale è probabile quest'anno, ma che la banca centrale si muoverà con cautela....... il governatore della PBOC ha detto di possedere "ampio spazio" per allentare la politica se l'economia dovesse rimanere debole e se l'inflazione continuasse a rallentare.
E' tutto così spaventosamente semplice. Se una delle principali banche centrali sul pianeta dovesse allentare la politica monetaria, o darne solo l'idea, i robo-trader scatenerebbero una valanga di proposte d'acquisto e medie azionarie da capogiro.

Questa mattina Zero Hedge ha catturato tale movimento in modo succinto. Seguendo le parole del blog di Bernanke secondo cui il 98% della politica monetaria è costituita da "parole al vento", i mercati sono balzati verso l'alto al momento giusto. Cioè, se i banchieri centrali muovono le labbra, ciò significa comprare!




Ciò significa che la terza bolla finanziaria di questo secolo continuerà a gonfiarsi, a meno che i banchieri centrali non smettano di parlare dello "stimolo", a quel punto la bolla crollerà definitivamente sotto il proprio peso. Alla fine è una cosa che accadrà — e possiamo approssimare facilmente la potenziale carneficina.

L'ultima volta il mercato azionario globale è arrivato ad un picco di $60,000 miliardi in valore aggregato, prima di sprofondare a $25,000 miliardi durante la crisi post-Lehman. Ora l'incoscienza dei banchieri centrali del mondo l'ha ripompato a $80,000 miliardi, ma questa volta il progresso economico sottostante è ancora più artificioso e insostenibile; è costituito solamente da un'esplosione temporanea del credito pubblico e privato. Nel frattempo la bolla si è diffusa nel mercato del credito mondiale a causa dei programmi d'acquisto di bond statali abbracciati da quasi tutte le banche centrali del mondo.

Ma i banchieri centrali si rendono conto di essere seduti su una potenziale implosione del mercato finanziario? Che la madre di tutti i crolli si nasconde dietro l'angolo?

A quanto pare questo timore non li sfiora neanche. Hanno strappato dai mercati finanziari tutti i circuiti di stabilizzazione, disabilitando completamente un onesto price discovery. Questo significa che hanno spento la paura, estinto il rischio, danneggiato i fondamentali economici, diminuito drasticamente il costo di copertura e hanno offerto agli speculatori l'opportunità illimitata di fare front-running alle varie campagne d'acquisto di bond e alle manipolazioni delle valute. In breve, i banchieri centali hanno inondato gli speculatori con stupendi guadagni inattesi, sostituendo il processo di auto-correzione dei mercati con il processo di manipolazione del casinò.

Il danno immenso nei mercati finanziari è proprio lì in bella vista. L'interminabile propaganda "comprare azioni S&P durante i ribassi" strombazzata sin dal marzo 2009, ad esempio, sarebbe stata derisa in un libero mercato. Allora perché ignorano i pericoli e si ostinano a perseguire strategie come la ZIRP, la N-ZIRP, il QE, la forward guidance e tutti gli altri strumenti di stimolo?

Le esternazioni del duo che ha dato il via alle chiacchiere di oggi, rendono assolutamente chiaro il motivo per cui i banchieri centrali non smetteranno mai di perseguire la via dello stimolo. Hanno abbracciato la "dottrina dell'inflazione" e in tal modo si sono ancorati alla ruota di una macchina del giudizio universale.

La massiccia repressione finanziaria delle banche centrali è la vera causa della deflazione. La fase di boom del ciclo economico porta ad un indebitamento pubblico e privato insostenibile, il quale finanzia una spesa artificiale di famiglie e stati e un eccesso d'investimenti in capacità d'estrazione, lavorazione, produzione, trasporto e distribuzione privata, così come nelle infrastrutture pubbliche. Poi arriva la fase di bust, quando l'indebitamento finisce o diminuisce, con conseguente riduzione a cascata di produzione, prezzi, profitti e redditi in tutta la catena economica.

La minaccia del governatore Zhou Xiaochuan di scatenare più stimoli a causa dello spettro della "deflazione", è davvero comica. La deflazione di cui parla è stata causata dalle campagne monetarie della PBOC nel corso degli ultimi decenni — campagne che hanno prodotto una monumentale inflazione dei prezzi e del credito in Cina, e che sono state poi trasmesse e amplificate in tutta l'economia mondiale, in particolare nell'approvvigionamento dei mercati emergenti.

Tal processo ha causato enormi sovrainvestimenti e malinvestment nel settore privato e nelle infrastrutture pubbliche. La "deflazione" che Zhou professa di temere è quindi il risultato di una riduzione dei prezzi da parte di quelle imprese gravate da troppo debito e troppo poco business. Non solo, ma è anche il risultato di un raffreddamento inesorabile della domanda artificiale per materiali e servizi necessari per costruire appartamenti vuoti, centri commerciali vuoti, città vuote, autostrade deserte, aeroporti deserti, metropolitane deserte e ponti deserti.

In realtà, la PBOC sta minacciando di mordersi la coda. L'alta inflazione al consumo della Cina sta scemando a causa del drastico raffreddamento del complesso energetico e del complesso minerario — tendenze che, a loro volta, hanno origine dal brusco ed inevitabile rallentamento della mania per gli investimenti nel settore delle costruzioni.




E' così che stanno le cose. La PBOC ha arroventato le rotative monetarie per più di due decenni, e ha alimentato la più grande bolla del credito nella storia umana. Alla fine del secolo scorso il debito totale dei mercati del credito in Cina era di $2,000 miliardi; ora è aumentato del 14X a $28,000 miliardi.

Inoltre il PIL nominale della Cina è di poco raddoppiato — da $5,000 miliardi a $10,000 miliardi sin dal 2007. Eppure il suo debito nei mercati del credito — pubblico e privato — è aumentato di $21,000 miliardi, o quattro volte l'aumento del PIL in denaro.

Questa è decisamente una follia monetaria. Ma in risposta al modesto raffreddamento della frenesia immobiliare cinese, il capo della banca centrale riesce a pensare solo ad una cosa: più allentamento monetario! A quanto pare un aumento del 7X del bilancio della PBOC sin dalla fine del secolo scorso non è sufficiente — anche quando tutto ciò aggiunge solamente benzina al fuoco della deflazione.




Inutile dire che durante l'anno scorso, il castello di carte della Cina ha iniziato a traballare vistosamente. E qui arriviamo al punto in cui tutta questa storia diventa esplosiva. Il sistema finanziario della Cina, ormai dipendente dal credito, ha incanalato le iniezioni di liquidità della banca centrale nel mercato azionario, rispondendo in tal modo ai tentativi di Pechino di frenare gli eccessi nel sistema bancario ombra e, in particolare, i cosiddetti "prestiti fiduciari" agli sviluppatori e agli speculatori nelle materie prime.

Di conseguenza l'indice Shanghai A Shares è salito dell'81% negli ultimi nove mesi, alimentato da margin loans e da un'esplosione di speculazione nei titoli azionari retail. Non c'è mai stata una fila più lunga di lemming disposti a buttarsi giù da una rupe.




Non che le ultime dichiarazioni di Janet Yellen fossero più ragionevoli della sua controparte cinese. Agitando le braccia davanti allo spauracchio di un'inflazione troppo bassa, ha proclamato quanto segue:

Detto questo, dobbiamo essere ragionevolmente sicuri che al momento dell'aumento dei tassi, l'inflazione si sposterà verso il nostro obiettivo del 2% e che tale movimento non ostacolerà la crescita solida dell'occupazione e della produzione.
Queste sono solamente insensatezze. Non esiste prova che un 2% d'inflazione possa generare una crescita della produzione e dell'occupazione rispetto ad un 1.6% d'inflazione — il tasso del deflatore PCE meno gli aumenti di cibo ed energia sin dal 2007. Peggio ancora, non vi è assolutamente alcuna possibilità che la strategia dell'Eccles Building avrà un qualche impatto sugli ondulamenti irrilevanti di breve termine dell'IPC.

Infatti, l'idea che l'economia americana sia affetta da un'inflazione insufficiente è solo una fandonia keynesiana che sfida la realtà empirica e il buon senso. Come abbiamo dimostrato la scorsa settimana, il tasso di crescita del PIL reale è rallentato all'1.7% sin dalla fine del secolo e all'1.1% rispetto al picco pre-crisi. Cioè, meno di un terzo rispetto al suo tasso di crescita storico. E questo nonostante un aumento del 9X del bilancio della FED — da $500 miliardi a $4,500 miliardi nel corso degli ultimi 15 anni — e un aumento spropositato dell'inflazione per le famiglie di Main Street in contrasto col tasso di crescita tiepido dei loro salari.




E non importa come la si misuri. L'inflazione è stata elevata su base cumulativa e il reddito familiare medio è andanto nella direzione opposta.




In breve, l'economia degli Stati Uniti non ha sofferto di una "mancanza d'inflazione". Come mostrato qui sopra, il livello dei prezzi è effettivamente raddoppiato sin da quando nel 1987 Greenspan ha inaugurato l'era della pianificazione centrale monetaria.

Allo stesso modo non vi è carenza di "domanda aggregata", quindi non c'è necessità di una "politica monetaria accomodante". La modesta riduzione dell'inflazione dei prezzi al consumo negli ultimi mesi, riflette la pervasione di una deflazione epocale in tutto il pianeta — la correzione inesorabile del boom monetario che è stato alimentato dalle banche centrali sin dagli anni '90.

Ritenendo che una politica monetaria accomodante possa riempire una vasca da bagno immaginaria chiamata economia degli Stati Uniti fino a raggiungere il bordo della piena occupazione, e precisamente una variazione del 2,000% del deflatore PCE in qualche lasso di tempo arbitrario che però rimane sempre indefinito, la FED si è impegnata in un atto di follia monumentale. E ora il resto delle banche centrali del mondo sta copiando questa strategia.

Questo è l'equivalente di un uomo che si scava la propria fossa. Le banche centrali opteranno per una politica monetaria allentata e parleranno di stimolo monetario fino a quando la terza bolla più grande di questo secolo non raggiungerà il punto critico. Poi inizierà la carneficina. Di nuovo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Oh, Canada!

Mar, 16/06/2015 - 10:12

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di James Rickards


Il Canada è assediato da un declino dei prezzi nel settore energetico e da un declino della sua valuta. Il crollo dei prezzi dell'energia e le guerre tra valute sono fenomeni globali, ma il Canada è la ground zero per entrambi data la sua forte dipendenza dalla produzione d'energia e le azioni aggressive della sua banca centrale.

Negli ultimi sei mesi questa storia non è stata una buona notizia per gli investitori statunitensi in azioni canadesi. Ma ora potrebbe essere il momento per individuare una qualche opportunità a prezzi interessanti.

La storia dell'energia è ben nota. I prezzi del petrolio greggio di West Texas Intermediate, un punto di riferimento importante, sono scesi dai $100 al barile del luglio scorso a circa $55 al barile di recente, dopo aver toccato un minimo intermedio di circa $45 al barile a gennaio.

Questo è uno dei cali del prezzo del petrolio più veloci e più sensazionali della storia. Il Canada è il quinto produttore di petrolio al mondo, dopo la Russia, l'Arabia Saudita, gli Stati Uniti e la Cina, quindi l'impatto in Canada è enorme, così come lo è per gli altri produttori.

E' importante capire perché c'è stato questo calo del prezzo del petrolio e che cosa comportano queste dinamiche per il prezzo futuro. Negli ultimi cinque anni Canada e Stati Uniti sono stati i due attori principali nell'espansione della produzione d'olio di scisto utilizzando la tecnologia fracking.

Questa produzione è risultata così ampia che ha miancciato un eccesso mondiale di petrolio, e quindi prezzi più bassi per tutti i produttori. In particolare si trattava di una minaccia per l'Arabia Saudita, che non solo ha dovuto vedere prezzi più bassi, ma ha perso quote di mercato. L'Arabia Saudita è l'unico paese al mondo che può influenzare direttamente i prezzi del petrolio in modo duraturo, sia perché possiede grandi riserve petrolifere sia perché ha i costi di produzione più bassi. L'Arabia Saudita può produrre petrolio a meno di $10 al barile, mentre l'olio di scisto è prodotto negli Stati Uniti e in Canada ad un prezzo medio di oltre $70 al barile. I costi di produzione sono molto più elevati per alcuni progetti individuali.

L'Arabia Saudita ha deciso di non ridurre la produzione e il risultato è stato il crollo dei prezzi che ha avuto inizio la scorsa estate.

Tuttavia, l'Arabia Saudita ha calcolato un prezzo per il suo petrolio che fosse abbastanza basso da mettere il fracking fuori mercato, ma abbastanza alto da massimizzare le proprie entrate e allentare la pressione sulle sue riserve di valuta affinché potesse raggiungere i suoi obiettivi di bilancio. Tale obiettivo di prezzo è di $60 al barile.

Di solito i mercati reagiscono improvvisamente e in modo eccessivo alla volatilità e agli obiettivi di prezzo. Quando il prezzo è sceso da $100 al barile a $60 al barile tra luglio e metà dicembre 2014, non bisogna sorprendersi se il calo è continuato ai minimi di circa $45.

A quel punto, il mercato si è stabilizzato e il petrolio è rimbalzato. Ora viene scambiato tra i $50-60 al barile, vicino al prezzo in sintonia con gli obiettivi sauditi. Da questo punto in avanti cercheranno di mantenere il petrolio a $50-60 al barile per un periodo di tempo prolungato, forse due anni.

Sarà un periodo di tempo abbastanza lungo per abbattere i nuovi pozzi dell'olio di scisto. Molti produttori in questo campo si troveranno ad affrontare difficoltà finanziarie: hanno contratto debiti sul presupposto che il petrolio sarebbe rimasto al di sopra degli $80 al barile.

Solo quando l'offerta mondiale si riequilibrerà con la domanda, e l'industria dell'olio di scisto sarà gravemente compromessa, l'Arabia Saudita permetterà un graduale aumento del prezzo. Per la nazione sudita significherà molte più quote di mercato.

La morale della favola è che il prezzo del petrolio è vicino ai minimi di medio termine. Una dinamica altrettanto importante sta colpendo il dollaro canadese rispetto al dollaro statunitense, espresso come tasso trasversale CAD/USD.

Il dollaro canadese, affettuosamente conosciuto come "loonie", è calato da circa $0.94 ai primi di luglio a circa $0.80 di oggi, un calo del 15% in soli otto mesi. Questo crash del loonie è stato causato, in parte, da una serie di tagli dei tassi d'interesse approvati dalla Banca del Canada.

Questi tagli dei tassi fanno parte di una guerra globale tra valute che ha visto le banche centrali di Svezia, Danimarca, Australia, Singapore, Cina ed Europa adottare le stesse misure, o altri tipi di allentamento monetario. Un problema con le guerre tra valute è che sono un gioco a somma zero.

Se il CAD scende rispetto all'USD, quest'ultimo deve quindi salire. Non c'è altro risultato possibile. Inoltre è qualcosa che avviene a livello globale. Tutti i paesi che hanno indebolito le loro valute, lo hanno fatto in primo luogo nei confronti del dollaro.

Rispetto a vari indici, il dollaro è al suo massimo da un decennio a questa parte. In effetti, i paesi di tutto il mondo si affidano ai consumatori americani affinché ricoprano il ruolo di "acquirenti d'ultima istanza" delle loro esportazioni: manufatti, energia, beni di produzione, beni non commerciabili (come le vacanze), ecc.

L'economia mondiale è in recessione, o sta rallentando, in Cina, Russia, Europa, Giappone e in altri paesi. In un certo senso, è come se fosse stato chiesto all'economia degli Stati Uniti di sostenere l'intero costo di tale rallentamento consumando la produzione mondiale. Questo crea un dilemma per la Federal Reserve degli Stati Uniti.

La FED ha un obiettivo d'inflazione al 2%. L'inflazione effettiva è inferiore a questo target e si dirige in basso. La FED ha inoltre manifestato l'intenzione di alzare i tassi d'interesse entro la fine dell'anno.

Tuttavia, l'impatto di un aumento dei tassi è quello di rafforzare il dollaro, cosa che è deflazionistica e spingerà la FED ben oltre il suo obiettivo d'inflazione. Le politiche gemelle della FED — inflazione e un aumento dei tassi — sono in conflitto. Il risultato probabile è che la FED non sarà in grado di alzare i tassi nel futuro prossimo, non nel 2015 e forne neanche nel 2016.

I mercati stanno attualmente scontando questo risultato. Una volta che si renderanno conto che non ci sarà alcun aumento dei tassi, ci potrebbe essere una drammatica inversione di tendenza verso un dollaro più debole. Se il dollaro si muoverà in basso, allora è probabile che il dollaro canadese si muoverà più in alto. Non ci può essere altro risultato.

Molti analisti si concentrano sulla debolezza dei prezzi dell'energia, o sulla debolezza del dollaro canadese, o su entrambi. Certo, gli andamenti al ribasso degli ultimi mesi — oltre il 50% per il petrolio e il 15% per il CAD/USD — sono stati plateali. Ma questi andamenti non sono avvenuti in un contesto isolato. I prezzi dell'energia sono stati il risultato di un calcolo strategico dell'Arabia Saudita.

L'andamento della valuta è stato il risultato di un calcolo strategico da parte della Banca del Canada. Una volta che vengono comprese queste dinamiche, diventa chiaro che entrambi gli andamenti hanno fatto il loro corso. L'Arabia Saudita impedirà al prezzo del petrolio di scendere più in basso e la Federal Reserve è sempre più vicina a mettere un massimo sul dollaro, il che significa un minimo sul dollaro canadese.

Il petrolio e il loonie sono entrambi vicino ai minimi e da qui molto probabilmente saliranno di più. Questa situazione presenta opportunità interessanti per gli investitori in asset canadesi. Gli investitori statunitensi hanno tre modi per vincere — fondamentali societari, prezzi dell'energia stabili e un aumento del dollaro canadese.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Nessuno osa chiamarla frode — E' solo “abbondanza di risparmi”

Lun, 15/06/2015 - 10:04

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Questa mattina lo zombie-box stava ancora sproloquiando sul "tasso d'interesse naturale", di come i lavoratori di tutto il mondo si siano abbandonati ad un attacco di parsimonia incontrollata. Il mondo è talmente strabordante di risparmi, ha asserito l'economista di Wall Street Ed McKeon, che il tasso d'interesse risulterebbe lo stesso vicino allo zero — anche senza l'azione concertata delle banche centrali.

Fesserie! Dalla fine del secolo scorso le principali banche centrali hanno acquistato $15,000 miliardi di titoli di stato e altri asset a reddito fisso. Sì, questi folli stampatori monetari hanno sospeso il buon senso, ma non hanno abrogato la legge della domanda e dell'offerta, e neppure il loro funzionamento implacabile.

Dopo aver stimolato massicciamente la "domanda" di qualcosa che viene venduta ad un certo prezzo (tasso d'interesse), la grande offerta d'acquisto delle banche centrali ha generato una pulizia dei mercati a reddito fisso a prezzi molto più alti (rendimenti più bassi) di quanto sarebbe accaduto altrimenti. Questa è solo l'ABC dell'economia.

Al contrario, se il ​​mercato fosse dipeso unicamente dai risparmi della classe media americana, dalle legioni di pensionati europei socialisti, dalla colonia di pensionati in Giappone, o dai milioni di ex-contadini cinesi che lavorano nei laboratori clandestini di Foxcon, una cosa sarebbe stata certa: non esisterebbero le migliaia di miliardi di titoli di stato commerciati a tassi d'interesse nominali negativi o le decine di migliaia di miliardi di trading prossimi allo zero e quindi negativi al netto dell'inflazione e delle tasse.

In una parola, c'è un mercato obbligazionario da $100,000 miliardi là fuori che è stato valutato da una manciata di banchieri centrali, non da una folla planetaria di risparmiatori esuberanti. La discesa nel contorto mondo del QE e della ZIRP ha causato distorsioni a catena nei mercati obbligazionari di tutto il mondo.

Le principali banche centrali hanno scambiato $15,000 miliardi di credito fiat fuoriuscito dalle loro stampanti digitali per un pari importo di obbligazioni statali, facendo così salire il prezzo di questi ultimi senza causare una reazione a catena in tutto l'universo finanziario. Detto in modo diverso, questi $15,000 miliardi nel mercato del debito a reddito fisso non sono emersi da risorse economiche reali — soldi messi da parte scaturiti dai frutti della produzione e destinati all'acquisto di titoli di stato — sono stati semplicemente creati dal nulla.

In secondo luogo, portando a zero la parte sinistra della curva dei rendimenti e lasciandola così per più di 80 mesi ormai, le banche centrali hanno evocato dal nulla una seconda ondata di domanda per i bond statali. Vale a dire, credito a costo zero nel mercato repo e finanziamento artificiale dei vari carry trade.

Quando gli speculatori fast money decidono di comprare oggi quello che le banche centrali promettono di acquistare domani sotto l'egida del QE, non intaccano la loro liquidità "inattiva" per finanziare i loro acquisti. In realtà, comprano i bond e poi li impegnano come collaterale a 95 centesimi a dollaro in anticipo per meno di 10pbs d'interesse.

In altre parole, nei mercati monetari la ZIRP genera nuova domanda per la parte destra e quella centrale della curva dei bond, distorcendo ulteriormente il prezzo di questi titoli. E il creditore nel mercato repo da dove prende i soldi da anticipare allo speculatore obbligazionario? Beh, il più delle volte ipotecando e re-ipotecando le azioni e le obbligazioni nei conti di trading dei suoi clienti.

Sì, da qualche parte in questo mercato c'è una fetta molto piccola di "equity", ma è estremamente difficile capire chi ne sia in possesso. Nel mercato repo le banche centrali hanno eliminato il rischio veicolato dal tasso d'interesse. Come? Promettendo di mantenere ancorati allo zero i tassi del mercato monetario per un periodo di tempo indeterminato. E anche nel caso in cui dovessero permettere una leggera salita dei tassi overnight, hanno provveduto ad attenuare il rischio tramite la "forward guidance".

Quest'ultimo è un dispositivo di una tale stupidità che avrebbe potuto essere inventato solo da accademici e burocrati keynesiani. Raccontando al casinò che i tassi non si sarebbero mossi dai 25 bps senza mesi di preavviso — hanno trasformato il mercato repo in un luogo in cui il furto è stato legalizzato. Se il costo dei carry trade non può salire se non dopo un comunicato ufficiale, allora i prezzi degli asset coinvolti non scenderanno, perché non c'è il rischio che i giocatori d'azzardo debbano liquidare improvvisamente le loro posizioni.

Gente, questo è il motivo per cui il mercato obbligazionario mondiale è la madre di tutte le bolle. I prezzi delle obbligazioni sono letteralmente tenuti in piedi da una catena di credito che non potrebbe esistere in un libero mercato. Se i tassi del mercato monetario potessero fluttuare giornalmente per centinaia o addirittura decine di punti base, come accadeva prima dell'era keynesiana delle banche centrali, nessuno comprerebbe vagonate di asset con una leva finanziaria da 25:1. Né i finanziatori nel mercato monetario accetterebbero come garanzie i bond statali, soprattutto quando i loro prezzi potrebbero calare bruscamente in risposta alle variazioni dei tassi sul mercato monetario.

In breve, la monumentale bolla obbligazionaria è figlia della ZIRP e del QE; è il sottoprodotto inevitabile del completo annientamento del price discovery. C'è da meravigliarsi, quindi, se i banchieri centrali del mondo sono pietrificati all'idea di abbandonare queste politiche monetarie?

O almeno dovrebbero esserlo, ma nonostante tutte le apparenze sembra che il termine migliore sia "ignari". I funzionari che lavorano alla FED non saprebbero riconoscere una truffa nel mercato obbligazionario nemmeno se la vedessero. La Yellen pensa che la ZIRP aiuti a riempire di "domanda aggregata" la vasca da bagno degli Stati Uniti, invece sta riempiendo i forzieri degli hedge fund con i profitti dell'arbitraggio sui carry trade.

Ma il vero spacciatore di droga è Mario Draghi. Dal giorno del suo "whatever it takes" 32 mesi fa, i prezzi dei titoli di stato europei si sono impennati. Infatti la scorsa settimana la quasi-fallita Spagna ha emesso titoli a due anni con rendimenti negativi e gli scommettitori in fuga dalla distruzione dell'Euro si sono rifugiati nei decennali svizzeri (che se mantenuti fino a maturazione rappresenteranno solo delle perdite per gli investitori).

In tale contesto, il percorso del decennale italiano (illustrato di seguito) sarebbe considerato una prova forense in un processo per frode. L'implacabile offerta d'acquisto dei front-runner e dei giocatori d'azzardo nel mercato repo è tutta nelle linee del seguente grafico, perché in un mondo reale non esisterebbe un solo fatto fiscale, o economico, che farebbe salire in questo modo il decennale italiano.




Infatti, l'economia italiana resta impantanata in una stagnazione senza crescita, il suo debito pubblico continua a salire e il suo governo è un fantasma. Tuttavia negli ultimi 30 mesi i bond statali italiani sono andati letteralmente a ruba, perché lo zio Mario aveva promesso di sostenere tale mercato nei 20 mesi successivi.





Quindi la domanda è sempre la stessa. Dov'è l'eccesso di risparmio in tutta questa storia? Sì, l'economia europea è rimasta stagnante per 7 anni, ma non perché c'è stato un focolaio di parsimonia. In quasi tutti i paesi della zona Euro il tasso di risparmio delle famiglie è diminuito sin dalla crisi del 2008. Nel caso dell'Italia, ad esempio, è precipitato dall'8.5% del 2008 al 4.6% dello scorso anno, secondo i dati OCSE.

Allo stesso modo, il tasso di risparmio in Spagna è sceso dall'11.5% prima della crisi al 4.3% dello scorso anno; in Belgio è sceso dall'11.5% al ​​6.1% nello stesso periodo; e anche in Germania il tasso di risparmio delle famiglie è sceso dall'11.5% al ​​9.2% negli ultimi sei anni.

No, non c'è un eccesso di risparmi nel mondo; ci sono le banche centrali che stanno comprando bond statali e distorcendo i prezzi del mercato monetario, facendo a pezzi ciò che rimane del mercato obbligazionario.

Il manifesto di questo caos è il Giappone — una colonia di pensionati in bancarotta in cui il rendimento dei decennali è appena 30 bps. Fino a due anni fa, il Giappone era il paradiso dei risparmiatori. Ma una volta che la sua vivace economia è sprofondata nella senescenza statalista e nella morte demografica, il tasso di risparmio è praticamente colato a picco. Da più del 20% del reddito familiare alla fine degli anni '70, il tasso di risparmio del Giappone è sceso al di sotto del 10% nel corso degli anni '90 e ora è diventato negativo.




Inoltre, non è necessaria molta dimestichezza con la storia monetaria giapponese per riconoscere che il crollo rappresentato nel grafico qui sopra coincide con l'enorme stampa di denaro post-1989 e la relativa espansione del bilancio della banca centrale. Ciò che spiega l'andamento dei tassi d'interesse riportato nel grafico qui sotto, non è un eccesso di risparmi giapponesi. Qualsiasi zuccone può vedere che una cosa del genere non esiste. La verità è che la Banca del Giappone ha dato pieno sfogo alla sua voglia di acquisti





Il calo dei rendimenti dei titoli giapponesi è stato causato dall'esplosione del bilancio della BOJ. E' stata la grande offerta d'acquisto della banca centrale che ha capovolto la legge della domanda e dell'offerta.




Alla fine non c'è da sorprendersi se i giocatori d'azzardo di Wall Street, che si danno tante arie sulla CNBC, sono all'oscuro della grande bolla obbligazionaria proprio sotto il loro naso. Dopo tutto, solo due giorni fa lo stesso zio Ben ha avanzato l'ipotesi di una sovrabbondanza di risparmi.

Mettendo insieme tutto questo, l'ipotesi di una sovrabbondanza di risparmi rimane una prospettiva utile per comprendere i recenti sviluppi, in particolare il basso livello dei tassi d'interesse a livello globale.
Quella che è una gigantesca frode finanziaria — $15,000 miliardi di titoli acquistati dalle banche centrali con credito fiat e decine di migliaia di miliardi acquistati dai giocatori d'azzardo con credito repo altrettanto fasullo — viene spacciata per una "sovrabbondanza di risparmi".

Tra l'altro, le prove di Bernanke a supporto di questa tesi sono davvero ridicole: gli attuali surplus delle partite correnti in Cina, i produttori di petrolio nel Golfo, alcune nazioni emergenti e ora anche la Germania.

Suvvia! E' come se stessimo parlando di un ragazzo che ha ucciso i suoi genitori e poi implorasse il giudice di avere pietà poiché è diventato orfano. Le enormi eccedenze commerciali citate da Bernanke sono state generate dalle banche centrali!

Loro hanno ancorato le proprie valute a tassi di cambio artificialmente bassi al fine di promuovere politiche economiche mercantiliste. La gente non ha risparmiato troppo; sono le banche centrali che hanno stampato troppo.

Quindi quello che abbiamo qui è una frode avvolta in una teoria fasulla. Solo che nessuno osa chiamarla così. Almeno non nello zombie-box.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Scuola dell'obbligo, homeschooling e la ricerca dell'individualità perduta

Ven, 12/06/2015 - 10:07




di Francesco Simoncelli


La maggior parte delle volte che si inizia un discorso sulle ragioni per cui esiste una sorta di sudditanza nelle persone quando guardano al potere, si finisce quasi sempre per parlare dello stato. Si individua il luogo in cui risiede il potere, ma si fallisce nell'individuare il luogo da cui è nato. E' caratteristica assai peculiare notare come questo spiacevole fallimento continui a ripresentarsi con una certa costanza. Sembra quasi un meccanismo auto-repressivo che scatta non appena viene sollevato tale argomento. Cosa succede qui? Probabilmente niente di sconvolgente. Potrebbe essere semplice psicologia. Potrebbe essere semplice coincidenza. O forse no? Forse è qualcosa di "voluto". Quel senso di impotenza di fronte a quel gigantesco colosso noto come stato, emerge quasi come un meccanismo di salvaguardia in presenza di una potenziale azione volta a disobbedire civilmente. In sostanza si tratterebbe d'individui pacifici preoccupati per la loro libertà e i loro diritti di proprietà.

Pare essere un trauma. E come un qualsiasi trauma, viene represso nel profondo della psiche sotto una pila di nuove sensazioni e credenze. E' sufficiente per lasciarlo sopito e costruirci sopra la propria vita. Ma le fondamenta restano traballanti, pronte ad oscillare in presenza di input che stimolano il risveglio del trauma. Questo rende l'individuo in questione un mero prigioniero: più è stato intenso suddetto trauma, più la sottomissione sarà potente. Ciò genera rabbia. Ciò genera frustrazione. Ciò genera fiducia in qualsiasi venditore di fumo in grado di sfruttare la natura del trauma. Se poi tale venditore di fumo è la stessa fonte che ha causato in prima istanza il trauma, avrà il lavoro semplificato. Nel caso in analisi, si tratta dello stato. Qual è questo trauma, quindi? La scuola dell'obbligo e l'istruzione dell'obbligo.



LA CREAZIONE DI UN ESERCITO

Quando penso all'istruzione pubblica mi viene sempre in mente una puntata dei Simpson in cui Lisa, diventata apatica nei confronti della scuola, tirava un colpo gobbo agli insegnanti della scuola elementare nascondendo loro i libri di testo con cui facevano lezione. Privi di questa fonte, il livello di preparazione degli insegnanti equiparava quello del più impreparato della classe. In preda al panico si nascondevano in sala professori per cercare di sfuggire alla vergogna che provavano nel mostrare questa loro mancanza. Scarsamente interessati al futuro dei ragazzi, si preoccupavano principalmente di nascondere la loro impreparazione lanciando strali contro quelle "bestie impazzite" che popolavano le aule scolastiche. Da entrambi i lati della "barricata", studenti e insegnanti si facevano la guerra.

Sebbene questo sia un esempio che va ad estremizzare la realtà, è una metafora calzante per descrivere l'ambiente scolastico in cui sono immersi i ragazzini. La noia, la svogliatezza, l'avversione alla scuola, sono tutti sentimenti che rappresentano l'umore medio di tutti coloro che sono costretti a cimentarsi in questo mondo. Ma lo stesso lo si può dire degli insegnanti, che agli occhi degli studenti hanno lo stesso atteggiamento. Chi si alza la mattina con un sorriso a 32 denti sapendo che dovrà fare da "guardiano" ad una banda di scalmanati? Gli interessi, quindi, si riducono esclusivamente agli esami e ai voti, tutto il resto viene lasciato scivolare. Prendete, ad esempio, un qualsiasi studente dopo che ha superato un particolare esame: non ricorderà un accidente di ciò che aveva studiato, solamente un vago ricordo. C'è un motivo. Le scuole non sono fucine d'istruzione, bensì fucine di un esercito addestrato composto da uomini obbedienti. Come disse H. L. Mencken: "Lo scopo dell'educazione pubblica non è colmare di conoscenza i giovani della specie e svegliare la loro intelligenza... Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Lo scopo... è semplicemente ridurre quanti più individui possibile allo stesso livello di sicurezza, per alimentare e addestrare una cittadinanza standardizzata, per reprimere il dissenso e l'originalità. Questo è lo scopo negli Stati Uniti... ed è lo scopo in ogni altro posto."

La scuola obbligatoria deve i suoi natali alla Prussia,[1] in particolare alla reazione che i prussiani ebbero dopo che furono sconfitti dall'esercito di Napoleone nella battaglia di Jena del 1806. La chiave di volta fu un discorso di Johann Fichte, in cui il filosofo tedesco spronava lo stato a prendersi cura dei bambini sin dalla tenera età, "strappandoli" all'educazione fornita dai loro genitori. Invocava una sorta di condizionamento universale mediante una disciplina ferrea impartita agli studenti, prendendo come esempio la rivoluzione burocratica di Napoleone con annessa repressione dei sentimenti individuali a favore di un fervente nazionalismo. In questo modo gli studenti avrebbero appreso che il lavoro li avrebbe resi liberi, ma più di tutto, lavorare per lo stato avrebbe rappresentato la più alta libertà a cui si potesse aspirare.

Giocare con la semantica è sempre stato il mezzo attraverso il quale sono state vendute un sacco di truffe agli individui. George Orwell ce lo ricorda in 1984. Yevgueni Zamiatin in Noi l'aveva capito molto prima. Il successo prussiano nel creare una fabbrica di potenziali automi umani, venne presto copiata anche dagli Stati Uniti dove Edward Bernays (con la propaganda) e Ivy Lee (con le relazioni pubbliche) usarono le lezioni apprese dai compari in Prussia. Quali erano queste lezioni? Fondamentalmente la centralizzazione scolastica mirava ad ottenere quattro risultati:

  1. Soldati obbedienti;
  2. Lavoratori obbedienti in fabbriche, campi agricoli e miniere;
  3. Impiegati statali obbedienti;
  4. Cittadini che l'avrebbero pensata allo stesso modo su parecchie questioni.

L'esperimento prussiano, la cui imposizione avvenne attraverso divieti e dettami statali, avrebbe fornito al mondo intero la prova del potere della disciplina: Napoleone venne sconfitto a Waterloo. E visto che la guerra è la salute dello stato, non passò molto tempo prima che altre nazioni avrebbero copiato l'esperimento prussiano. Una fra tutte gli Stati Uniti, dove lo scopo tradizionale della scuola americana (es. buone maniere, strumenti intellettuali di base, indipendenza di pensiero) venne cestinato per fare spazio ad uno più rigido. Molti degli abitanti del New England (tra cui Horace Mann, Henry Barnard, e Calvin Stowe) ammiravano il sistema scolastico creato in Prussia, il quale indottrinava i bambini allo scopo di renderli obbedienti nei confronti dello stato. Nel 1837 Horace Mann divenne segretario del Consiglio del Massachusetts per la Pubblica Istruzione e solo 15 anni dopo lo stato approvò una legge sulla partecipazione obbligatoria. In quello stesso stato, non mancarono le critiche, soprattutto dall'intellettuale Orestes Brownson, In Opposition to Centralization (1839):

Permettere allo stato di regolamentare le licenze per l'insegnamento è una necessità preliminare per adempiere all'unico scopo che le scuole intendono raggiungere, ovvero, un meccanismo psicologico di controllo da parte dello stato e un paravento per manipolare l'economia. Queste azioni dovrebbero essere sanzionate per quello che sono: un atto di tradimento. Dato che l'istruzione pubblica intende spargere un alone d'obbedienza, tutti gli insegnanti devono essere degli strumenti flessibili nelle mani dello stato. Un tale sistema d'istruzione non è incoerente con con la teoria della società prussiana, ma è totalmente inamissibile qui. Secondo la nostra teoria le persone sono più sagge dello stato. Qui gli individui non guardano allo stato per ottenere consiglio, servizi, istruzione, ma sono gli individui che tengono sotto controllo lo stato. Sono gli individui che danno le leggi allo stato.

Affidare allo stato il potere d'istruire i nostri figli, significa affidare ai nostri servi il potere di direzionare i padroni.
Sebbene Carroll Quigley nel suo libro, Tragedy and Hope, spieghi come la "sete tedesca per il tepore di una vita nel segno del totalitarismo" abbia caratterizzato buona parte della storia della Germania, la presunta sicurezza e comodità di una vita senza le responsabilità individuali è stata diffusa in tutto il mondo, espandendo la visione centralizzatrice prussiana attraverso il sistema scolastico obbligatorio. Alexander Inglis, nel suo Principles of Secondary Education, procede ad individuare come il sistema scolastico coercitivo funga da bisturi nella mente dei bambini, andando ad eliminare progressivamente ogni traccia di pensiero critico e indipendente. Nata dall'esperienza prussiana, la scuola moderna è veicolo di uno scopo ben preciso il quale può essere scomposto in sei funzioni di base:

La funzione aggiustativa o adattativa. Le scuole devono fondare delle abitudini fisse di reazione all'autorità. Questo, ovviamente, preclude del tutto il giudizio critico. Inoltre, ciò distrugge l'idea che dovrebbe essere insegnato del materiale utile od interessante, perché non puoi fare dei controlli dell'obbedienza riflessiva finché non sai di poter far imparare, e far fare, ai ragazzi cose folli e noiose.

La funzione integrativa. Questa potrebbe essere chiamata "la funzione di conformità", perché il suo intento è rendere i bambini quanto più simili possibile. Le persone che si conformano sono prevedibili, e questo è di grande utilità a quelli che desiderano bardare e manipolare un'ampia forza lavoro.

La funzione diagnostica e direttiva. La scuola deve determinare l'adeguato ruolo sociale di ogni studente. Ciò viene fatto registrando prove matematiche e aneddotiche su registri cumulativi. Come nel "tuo schedario permanente". Sì, ne hai uno.

La funzione differenziativa. Una volta che il loro ruolo sociale è stato "diagnosticato", i bambini vanno divisi per ruolo e addestrati solo quanto merita la loro destinazione nella macchina sociale - e non un attimo di più. Ecco il "meglio personale" dei ragazzi.

La funzione selettiva. Essa non si riferisce affatto alla scelta umana, ma alla teoria della selezione naturale di Darwin applicata a quelle che egli chiamò "le razze favorite". In breve, l'idea è far procedere le cose tentando coscientemente di migliorare il bestiame da riproduzione. Le scuole devono marcare gli inadatti –- con voti bassi, corsi di recupero, ed altre punizioni -- abbastanza chiaramente che i loro compagni li accetteranno come inferiori e li interdiranno dalle lotterie riproduttive. Ecco a cosa servono tutte quelle piccole umiliazioni dalla prima elementare in su: acqua per lavare via lo sporco.

La funzione propedeutica. Il sistema societario implicato da queste regole richiederà un gruppo elitario di guardiani. A quel fine, ad una piccola frazione di ragazzi sarà silenziosamente insegnato come gestire questo progetto continuo, come osservare e controllare una popolazione deliberatamente istupidita e a cui sono stati tolti gli artigli in modo che il governo possa procedere senza contestazioni e le aziende non debbano più preoccuparsi di come avere una classe lavoratrice obbediente.
Queste funzioni vengono tutte trasmesse ai ragazzi attraverso accorgimenti all'apparenza innocui, ma che in realtà rappresentano subdoli inganni pensati a modellare la loro psicologia e la loro vita. Essere stipati forzatamente in una classe con persone a loro "sgradite" rappresenta un modo per dire loro che hanno ruolo nella società, e tale ruolo verrà deciso da "chi ne sa di più" poiché in possesso di un accreditamento rilasciato dallo stato. L'autostima viene progressivamente annientata, poiché solo suddette figure accreditate possono valutare con oggettività le potenzialità dei ragazzi sotto la loro supervisione; test, valutazioni, voti, rappresentano metodi di controllo mediante i quali l'alunno deve venerare e scongiurare la figura del professore affinché gli conceda delle opportunità. Impara che non nascono dalle sue corde o dalle sue capacità, ma dalla benevolenza della figura del professore. Quest'ultimo, infatti, può concedere diritti e toglierli in modo arbitrario. Non esistono seconde possibilità, l'errore macchia per sempre la vita dell'alunno il quale non può confrontarsi con esso ma deve accettarlo senza fiatare. A rafforzare questa meccanicità dell'apprendimento c'è la campanella, la quale scandisce gli orari nelle classi invalidando qualsiasi lavoro si stesse facendo prima che suonasse. Ciò induce i ragazzi a mollare quello che stavano facendo e passare ad altro, inficiando la regolarità con cui si svolgono i propri compiti.

L'individualità degli alunni viene costantemente dilaniata. La scuola è un sistema di supporto essenziale per una visione di ingegneria sociale che condanna la maggior parte delle persone ad essere pietre secondarie in una piramide che si riduce ad un sistema di controllo mentre sale. Il professor Gatto ha approfondito con dovizia di particolari i temi finora elencati: http://francescosimoncelli.blogspot.it/search/label/John%20Taylor%20Gatto



UNA VIA D'USCITA

Mentre scrivevo questo pezzo mi è capitato di visitare questa pagina su Facebook: Home Schooling Cles. E' una delle tante scuole parentali presenti sul territorio italiano. Ma di questa in particolare mi sono ritrovato a vedere video e le foto delle varie attività svolte dagli alunni. E' qualcosa di semplicemente fantastico. Un mondo praticamente a parte, dove tutti i pregiudizi sulla scuola canonica vengono annullati dall'intraprendenza e dalla preoccupazione dei genitori per i propri figli. In questo tipo di scuola i ragazzini vengono stimolati ad interessarsi dei temi che più sentono propri. Ciò li spinge a fare loro la materia, ad espandere e motivare le loro passioni. Può una giornata passa ai videogame essere considerata istruttiva? Assolutamente sì. Se i ragazzi in questione sono appassionati e amano svolgere tale attività ricreativa, saranno spronati a capire le meccaniche dietro la composizione di simili artefatti ludici in modo che da grandi essi stessi saranno in grado di svilupparne uno. Questo li incentiva a confrontarsi con la realtà percepita attraverso esperienze reali, e non dalle pagine dei libri. Pensate infatti alla chimica. Pensate alla fisica. Adesso rispondete a questa domanda: quante volte siete stati in un laboratorio alle medie e alle superiori?

Le scuole tradizionali offrono la noia. Offrono l'omogeneità. Spingono i ragazzini a fare ciòche non vorrebbero fare e che non sentono loro. Ciò fa perdere loro tempo. Ciò fa perdere loro le conoscenze che vorrebbero sviluppare più fortemente. Ciò li disconnette sempre di più dal mondo del lavoro. Perché? Perché la scuola dell'obbligo non ha come scopo quello di formare nuove leve di lavoratori. Ha lo scopo di formare nuove leve di servi. Quindi se un figlio minorenne volesse aiutare i propri genitori nella bottega di famiglia, non potrebbe: sfruttamento del lavoro minorile. E se fossero gli stessi minorenni ad "aprire" un'attività? Anche se dei ragazzini volessero aprire, ad esempio, un chiosco di limonata, non potrebbero. Lo stato interviene per ricordare cosa è giusto e cosa è sbagliato. Rimette in riga il suo presunto esercito.

Perché bisogna entrare nel mondo del lavoro solo a 18 anni? Perché bisogna andare in pensione a 65 anni? Lo stato tenta di controllare, in un modo o nell'altro, gli individui attraverso subdoli espedienti che all'apparenza sembrano innocui, mentre invece nascondono un perfido secondo fine: rendere quanto più prevedibili possibile gli attori di mercato. E' per questo motivo che le leggi statali hanno progredito ad eliminare il ruolo fondamentale dell'apprendistato, ultima vestigia di scuola parentale indiretta seguita dalla maggior parte delle persone. Attraverso l'apprendistato, infatti, i ragazzini venivano emancipati prematuramente dal circolo vizioso della scuola dell'obbligo e potevano percorrere le proprie scelte in accordo coi loro desideri. Era una consuetudine ampiamente accettata prima che lo stato iniziasse a monopolizzare i vari settori della vita degli individui.

Fortunatamente per noi, le scuole parentali stanno spuntando di nuovo e stanno guadagnando trazione da parte della popolazione, segno che per quanto lo stato possa cercare di incanalare gli individui verso un sentiero tracciato, essi risuciranno a trovarne un altro alternativo. Passata, quindi, dall'essere vista solo come posizione anticonformista, la scuola parentale sta facendo breccia nei cuori e nei pensieri dei genitori e dei loro figli. La scuola parentale ha sempre avuto più a che fare con la libertà e la responsabilità personale piuttosto che con l'insegnamento in quanto tale. In generale, ha attratto famiglie della classe lavoratrice di tutte le etnie e religioni, che fossero desiderose di fornire un’esperienza di apprendimento nutriente e stimolante. Ma più di tutto, la scuola parentale si sta dimostrando capace di instillare un tarlo nella mente degli adulti: lo stato ha l’autorità di costringere un ragazzino a frequentare una scuola e sedersi su una sedia per oltre dieci anni?

Prendete come esempio Maria Montessori, se ancora siete scettici su questi argomenti.



ESPERIENZA PERSONALE: UNA STRATEGIA PER EMANCIPARSI

La cosa rinfrancante in tutta questa storia è che non tutti coloro che sono costretti a sciropparsi oltre dieci anni di scuola dell'obbligo, cadono nella trappola  del controllo statale. Non tutti escono da questo circolo mortale come degli automi pronti a difendere lo stato contro ogni riforma bottom-up ed emancipazione individuale. Una minoranza d'individui riesce a trattenere la propria individualità nonostante le nenie tedianti e la subdola propaganda veicolate dalla scuola dell'obbligo. Vorrei quindi portavi la mia esperienza, per farvi comprendere come potete aiutare i vostri figli a non commettere gli stessi errori se attualmente ancora nel tritacarne scolastico. Questa non dev'essere una strategia universale. Dev'essere uno spunto attraverso il quale aiutare i propri figli a capire come giostrarsi nel futuro e come trarre un qualche vantaggio da una situazione che tende a mortificare costantemente la vita dello studente.

La mia storia scolastica è stata caratterizzata, tutto sommato, da un buon andamento, ma c'era sempre qualcosa che disturbava la mia coscienza. C'era sempre qualcosa che sembrava fuori posto. Un esempio sono le poesie. Esse rappresentano la quintessenza dell'insegnamento all'obbedienza. Sono pochi i ragazzini che amano ripetere parole che per loro non hanno senso. Non ne capiscono il significato. Questo perché non sono interessati a studiarle. Questo perché il loro cervello si rifiuta di abbandonare l'individualità che caratterizza ogni individuo. L'atto d'imparare qualcosa a memoria predispone il giovane studente a silenziare le proprie capacità intellettive affinché possa imparare meccanicamente un determinato studio. In questo modo il cervello si abitua ad accettare l'indottrinamento meccanico, lasciando in un angolo le facoltà riflessive e critiche. In questo modo il giovane studente imparerà che c'è bisogno sempre di una figura di riferimento che riesca a spiegare le cose. La meccanicità ripetitiva di tale esercizio conferisce all'insegnante l'alone mistico di referente ultimo della conoscenza. Non rappresenta un punto da superare, ma rappresenta un riferimento da temere e riverire in virtù della sua conoscenza. L'allievo quindi assorbe questa lezione e da adulto cercherà sempre un riferimento che gli dia un aiuto nei momenti di difficoltà. Non si baserà sulle proprie forze, ma richiederà l'intervento di qualcun altro affinché venga in suo aiuto. Questo qualcun altro è lo stato.

La meccanicità ripetitiva della scuola dell'obbligo, come abbiamo visto sino ad ora, serve infatti ad abituare l'adulto a non prendersi come figura di riferimento bensì ad affidarsi a terzi. Questo punto è ulteriormente rimarcato quando lo studente arriva alla scuola superiore. La cosa che più mi faceva sorridere allora, era come i professori si infuriassero quando qualcuno imparava qualcosa a memoria. Non si rendevano conto di come fosse la scuola dell'obbligo stessa che spingeva gli alunni ad agire in quel modo. Ma il fatto che più emergeva dalle lezioni e dalle interrogazioni era come l'insegnante non si confrontasse con gli alunni, bensì si ergesse a giudice supremo delle loro parole. Guai a superarlo! Rappresentava un affronto. Alla maggior parte dei professori non va giù un simile atteggiamento, così come allo stato non va giù che gli individui disobbediscano civilmente ai suoi dettami. Quindi non scelgono il confronto, bensì la freddezza della paura per rimettere in riga chi osa sfidare la loro autorità intellettuale. Gli alunni non devono far altro che sottostare, piegarsi, imparando una triste lezione: non c'è via di scampo dalle autorità, le ingiustizie devono essere sopportate. Ciò crea rassegnazione. In ambito strettamente scolastico ciò crea stagnazione intellettuale, perché gli alunni non devono superare il maestro bensì devono compiacerlo. Se dice una corbelleria? Soprassedere, far finta di nulla. A lungo andare la corbelleria diventa verità. Se volete una materia in particolare che straborda corbellerie, non dovete far altro che aprire un qualsiasi libro di Educazione Civica.

Se, diversamente da questa situazione, gli alunni potessero scegliersi i propri maestri non assisteremmo a queste scelleratezze. Avremmo giovani motivati ad imparare ciò in cui credono e ciò in cui ritengono d'essere più portati, invogliati a superare il proprio maestro, ad auto-migliorarsi, senza avere paura di confrontarsi. Invece oggi gli insegnanti sono imposti e devono essere intellettualmente compiaciuti affinché uno studente possa andare avanti "senza intoppi". Ciò crea stagnazione intellettuale. Ciò crea ridondanza di concetti sbagliati.

Tramortiti come sono, gli studenti arrivano alla fine della scuola superiore senza avere idea di cosa vogliano veramente. Vengono spediti a frequentare giornate d'orientamento affinché scelgano il percorso di studi appropriato. Non ne sono in grado. Non hanno gli strumenti per giudicare. Quindi perdono anni preziosi saltando da facoltà universitarie a facoltà universitarie. Ciò li allontana dal mondo del lavoro, distaccandoli dalle esperienze formative reali di cui avrebbero bisogno per confrontarsi col mondo del lavoro. Le aziende non cercano lavoratori incapaci di svolgere un compito che invece un pezzo di carta dice che possono fare. Esse devono soddisfare i clienti. Soddisfare i clienti significa competizione, significa professionalità, elasticità mentale ed imprenditoriale. Non c'è posto per la meccanicità. I neo-laureati, purtroppo, è questa l'unica cosa che sanno offrire: meccanicità.

Questo è uno dei motivi per cui i giovani non riescono a trovare lavoro, oltre alle rigidità nel mondo del lavoro, i costi burocratici e i costi fiscali. Le facoltà universitarie, infatti, non sono luoghi dove ci si avvicina alla pratica, ma la si tiene ben lontana. I piani di studi sono pieni zeppi di materie che non hanno nulla a che fare col percorso di studi intrapreso da un determinato studente. Perché? Una parola: clientelismo. Lo stato crea una domanda artificiale di posti di lavoro per soddisfare le sue necessità clientelari ed incamerare voti. Nel lungo termine ciò porta alla bancarotta, perché tali lavori non sono in linea con ciò che richiede il mercato. Questo significa una sola cosa: aumento delle tasse.

Gli svantaggi, quindi, non sono solo a carico degli studenti, ma ricadono anche sui genitori. Quindi, cari lettori, se ci tenete davvero al futuro dei vostri figli ascoltate, e sono sicuro che ci tenete, ascoltate cosa hanno da dirvi e parlate con loro offrendo lo stesso rispetto che offrireste ad un adulto. Così come un adulto soffre a vivere in una situazione asfissiante, anche i vostri figli soffrono nel vivere in una situazione asfissiante. Parlate loro del tempo. Ogni cosa richiede tempo e c'è un prezzo da pagare quando si fanno delle scelte. Solo il tempo ci dirà se saranno state giuste, ma sviluppare sin da bambini la cosiddetta alertness di cui spesso parla Israel Kirzner nei sui scritti, significa avere una carta in più nel riuscire ad intuire quali saranno quelle scelte che risulteranno più vantaggiose per il nostro futuro. Imparare sin da giovanissimi cosa voglia dire il costo d'opportunità è una lezione fondamentale che porrà il vostro figlio in una posizione di vantaggio rispetto ai suoi coetanei. Inoltre, insegnate loro che esiste sempre, e dico sempre, una via d'uscita dalle situazioni asfissianti. Una semplice e banale chiacchierata può far emergere quelle preoccupazioni che attanagliano la vita dei vostri figli, permettendovi di focalizzare la vostra attenzione su di esse e trovare insieme una soluzione. Come appena detto, per ogni cosa c'è un prezzo da pagare, ma far continuare la situazione asfissiante come se niente fosse potrebbe rivelarsi il prezzo più alto da pagare.

Facendo sviluppare ai vostri figli la capacità di "dare un prezzo a tutto", essi si guarderanno attorno riscoprendo il pensiero critico e la loro individualità. Saranno in grado di individuare con precisione le situazioni asfissianti e, man mano, ridurre la pressione soffocante che riversano su di loro. In questo modo un giorno potrebbero svegliarsi e scoprire di non aver più grane nella loro vita. Sarebbero liberi. E' questa la più grande eredità che potete lasciare ai vostri figli.



CONCLUSIONE

Non esiste eccezione a questa regola: prima si paga il prezzo di qualcosa, minori saranno i costi. Più a lungo una situazione avvilente e deprimente va avanti, più le persone non si sentiranno in obbligo di pagare il prezzo del cambiamento. La scuola dell'obbligo non fa eccezione. Annichilimento dell'individualità e sottomissione sono i suoi compiti ufficiali. Più le giovani menti si sottoporranno a questo trattamento lobotimizzante, più non riusciranno a trovare una situazione d'uscita ai loro malanni, più non capiranno quale sia l'origine dei loro problemi, più si sottometteranno ai tiranni di turno. Il prezzo da pagare per evitare tutto ciò, in questo caso, è rivolgersi all'homeschooling che fornisce un'alternativa valida alle scuole tradizionali e coltiva le vere aspirazioni degli studenti che le frequentano, conservando nel loro animo la loro preziosa individualità e coltivando la responsabilità individuale.

Nel mio piccolo ho voluto tendere una mano ai giovani studenti pensando ad un testo base legato ad argomenti economici che li possa aiutare ad avere una visione chiara della realtà economica che li circonda. Fornire loro gli strumenti di base per non cadere vittima di quella credenza velenosa che presuppone la presenza di un potere centrale affinché risolva i problemi che lo stesso potere centrale crea. In questo caso, il prezzo da pagare è quello di rivolgersi al decentramento. Il libro che ho scritto vi spiega il perché. Si adatta benissimo ad essere utilizzato anche per l'homeschooling. Si chiama L'Economia E' un Gioco da Ragazzi ed è disponibile su Lulu.com e anche su Scribd.

Uscire dalle situazioni asfissianti ha un prezzo. La conoscenza ha un prezzo. Questa è un'opportunità. Siete pronti e disposti a coglierla?


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Note

[1] The Underground History of American Education: A School Teacher's Intimate Investigation Into the Problem of Modern Schooling, John Taylor Gatto (Odysseus Group, novembre 2000), Capitolo 7: “The Prussian Connection”.

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La guerra prossima ventura contro la Cina

Gio, 11/06/2015 - 10:10
«Una guerra tra Stati Uniti e Cina è "inevitabile", a meno che Washington la smetta di intimiare a Pechino di fermare i suoi progetti di costruzione nel Mar Cinese Meridionale. E' questa la notizia riportata dal Global Times, un giornale di proprietà dello stato cinese.
Washington accusa Pechino di aver intrapreso un massiccio programma di "bonifica" nell'arcipelago Spratly del Mar Cinese Meridionale; e afferma inoltre che le rivendicazioni territoriali sulle isole artificiali porterebbero ad un'ulteriore militarizzare della regione.
"Se gli Stati Uniti vogliono che la Cina fermi le sue attività, allora una guerra USA-Cina sarà inevitabile nel Mar Cinese Meridionale,"[...] "L'intensità del conflitto sarà superiore a quelle che la gente spesso chiama 'attriti'."
Il giornale cinese ha anche affermato che la Cina è determinata a finire il suo lavoro di costruzione nel Mar Cinese Meridionale, definendolo lo "scopo più importante" di Pechino.
[...] "Non vogliamo un conflitto militare con gli Stati Uniti, ma se ci dovessimo arrivare, lo accetteremo," ha riferito il Global Times, che è uno dei giornali più nazionalisti della Cina.
La settimana scorsa Pechino ha fatto trapelare la sua "forte insoddisfazione" dopo un aereo spia statunitense ha sfidato i vari avvertimenti dalla marina cinese e ha sorvolato la Fiery Croce Reef, dove la Cina starebbe costruendo un campo d'aviazione e altri impianti.»


~ ‘War inevitable’ unless US backs down: China state paper, PressTV, 25 maggio 2015.
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di Bill Bonner


In qualche modo, che piaccia o no, il mondo gira. L'egemone di oggi diventa il vessato di domani. La valuta di riserva di oggi diventa la carta igienica di domani. La gallina di oggi diventa la cena di domani.

Ehi, non abbiamo creato noi questo sistema. Non ci piace nemmeno. Ma questo è solo il modo in cui è fatto.

Se avete già accumulato una fortuna, o state cercando di accumularne una, dovete stare molto attenti alla valuta... o alle valute... in cui è denominata.



La Fine della Storia?

Gli stati sono stati istituiti per prendere il controllo. Le élite al comando – con la forza delle armi – hanno stabilito leggi, protocolli ed eserciti per cercare di impedire a chiunque di prendere il loro posto.

La loro ricchezza, il loro potere e il loro status doveva essere preservato a tutti i costi. Ma nel XVIII e XIX secolo le armi da fuoco hanno iniziato a diventare onnipresenti. E' stato più difficile per le élite mantenere la loro autorità sulle masse.

Ogni agricoltore in America aveva un fucile. Una banda di ribelli nelle colonie americane (con l'aiuto della Marina Francese) riuscì a sconfiggere il miglior esercito del mondo. Un attore disoccupato poteva comprare una pistola e sparare ad un presidente.

Incapaci di mantenere il controllo con la sola forza, gli stati dovettero ricorrere alla frode. I cittadini comuni vennero autorizzati a votare su chi avrebbe dovuto governarli. Inoltre vennero promessi loro i frutti del lavoro altrui, se avessero votato nel modo giusto.

Per un certo periodo di tempo, sembrava come se questo nuovo modello – le democrazie sociali gestite da politici e funzionari statali – avesse sconfitto tutti i rivali.

L'Unione Sovietica – che si basava sulla vecchia forza bruta per controllare la sua economia costellata da schiavi – cadde nel 1991.

La Cina maoista aveva gettato la spugna 10 anni prima, quando il "leader supremo" del paese, Deng Xiaoping, annunciò: "Diventare ricchi è fantastico." (Gli storici oggi sostengono che non abbia mai pronunciato queste parole, ma catturavano con precisione la sua visione per la Cina.)

E Francis Fukuyama – allucinante! – si chiese se la "fine della storia" fosse ormai ad un tiro di schioppo.

Se la fine della storia fosse stata ad un tiro di schioppo, il dollaro, la FED e le finanze federali non avrebbero avuto nulla di cui preoccuparsi. Ma se dovessimo scegliere tra la storia e il biglietto verde, sceglieremmo la storia senza ombra di dubbio.

Molto probabilmente la storia andrà avanti e il dollaro sarà buttato giù dal suo trespolo. Ma come succederà esattamente?

Nessuno lo sa, ma le élite imperiali non lasceranno il loro trono senza combattere. Non appena vedono minacciati il loro potere, il loro status e la loro ricchezza, trovano un casus belli nella speranza di disarcionare i nuovi aspiranti al trono prima che sia troppo tardi.

Il fenomeno è noto agli storici come "Trappola di Tucidide". Il politologo Graham Allison ci spiega il concetto:

Quando una potenza in rapida crescita rivaleggia contro un potere dominante consolidato, ci sono guai in vista. In 11 dei 15 casi in cui questo si è verificato negli ultimi 500 anni, il risultato è stato una guerra.

Il grande storico greco Tucidide identificò queste sollecitazioni strutturali come la causa principale della guerra tra Atene e Sparta nella Grecia antica.

Nella sua intuizione spesso citata: "E' stata l'ascesa di Atene e la paura che incuteva a Sparta che rese la guerra inevitabile."
Si noti che Tucidide identificò due fattori: un rivale in ascesa e la paura di tale rivale. La Cina è un rivale in rapida crescita. Le élite degli Stati Uniti temono la sua ascesa.

E per una buona ragione: avere la valuta di riserva mondiale è un "privilegio esorbitante", come disse l'ex-presidente francese Charles de Gaulle.

Essa permette agli americani di comprare le cose all'estero senza mai pagarle per davvero. In realtà, paghiamo con pezzi di carta che creiamo ex nihilo. Tale cartamoneta viene poi rispedita negli Stati Uniti per comprare buoni del Tesoro e altri asset denominati in dollari.

Da un punto di vista economico, il sistema (istituito da Richard Nixon nel 1971) è un cane che si morde la coda.

I cinesi fanno finta di essere buoni clienti. Gli americani fanno finta che abbiano un buon rating di credito. E tutti fanno finta di arricchirsi... promettendo di saldare i conti in futuro.

In pratica, nessuno vuole che arrivi il giorno della resa dei conti, perché tutti sanno che ci sono molte più rivendicazioni sul futuro rispetto a quante quest'ultimo possa soddisfare.

Tra il 1971 e oggi, gli americani hanno ricevuto più di $10,000 miliardi di beni dall'estero rispetto a quelli che sono stati spediti agli stranieri. Tale denaro è una rivendicazione sulla ricchezza presente e futura degli Stati Uniti.

Ci sono anche (con qualche sovrapposizione) circa $17,000 miliardi di debito pubblico degli Stati Uniti – anch'essi una rivendicazione sulla prduzione americana futura. E questa è solo una parte del debito complessivo nel mercato del credito: $55,000 miliardi.

Per non parlare delle passività non finanziate di Washington. Di recente il professor Laurence Kotlikoff ha affermato che il "gap fiscale" degli Stati Uniti – la differenza tra gli oneri finanziari di Washington e il valore presente di tutte le sue entrate fiscali future – ammonta a circa $210,000 miliardi. Stiamo parlando del 211% del PIL.

Per onorare queste rivendicazioni, gli Stati Uniti dovrebbero avere un avanzo di bilancio. (Quando? Come?) Invece quello che ci ritroviamo sono solo deficit su deficit.



Avvicinarsi al Giorno della Resa dei Conti

Invece di rinsavire dal punto di vista finanziarioi, tutti gli stati più importanti sembrano voler peggiorare la situazione.

Gli Stati Uniti stimolano la gente a comprare più beni di fabbricazione cinese. E la Cina stimola i suoi produttori a fare più cose per gente che non può più permettersele. Entrambe le nazioni stanno finendo nei guai.

Gli americani sono assuefatti alla spesa. Consumano la loro ricchezza... e altro ancora.

La Cina è assuefatta alla produzione. Mentre aumenta il suo know-how e la sua capacità produttiva, diventa sempre più competitiva. Non solo potrà produrre più beni a prezzi più bassi, ma sarà anche in grado di produrre equipaggiamento militare di ultima generazione.

E' una questione di tempo prima che venga sfornato tale materiale bellico. Almeno questo è ciò che suggerisce la storia.

Se ci sarà un conflitto militare, come nascerà?

Gli Stati Uniti rispetto alla Cina spendono il triplo per la difesa. Ma come scoprirono i Persiani nelle loro guerre contro i Greci, avere l'esercito più grande e meglio finanziato non fornisce necessariamente un vantaggio. Invece, può invitare alla lentezza, al compiacimento e allo sbilanciamento.

L'esercito degli Stati Uniti è la burocrazia più grassa e più infestata da zombie di tutto il mondo. Soffre di una sovrabbondanza di risorse. Supporta truppe (per un costo di $1 milione per soldato all'anno) in tutto il mondo.

Costruisce armamenti che spesso sono già obsoleti prima di essere messi in servizio. Coccola eserciti di lobbisti, appaltatori, consulenti, pensionati, tirapiedi e perdigiorno.

Come tutte le burocrazie, si cura solo di sé stessa e la sicurezza della nazione passa in secondo piano.

Le dieci grandi portaerei americane, per esempio, possono essere modi meravigliosi per generare contratti, commissioni e spese. Possono anche essere ottimi modi per buttarci dentro forza militare e andare a combattere in tutto il mondo.

Ma se il nemico dispone di tecnologia moderna e sofisticata... che si fa?

Probabilmente lo scopriremo...


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La BCE e il gioco dei tassi d'interesse negativi

Mer, 10/06/2015 - 10:07

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Frank Hollenbeck


Sono ormai passati due mesi dall'inizio del QE europeo, ma la Banca Centrale Europea (BCE) non ne ha mai spiegato chiaramente l'obiettivo. Lo spauracchio della deflazione non ha mai rappresentato una minaccia seria, né era basato su un qualche fondamento teorico solido.

Forse la strategia era quella di far arricchire ancora di più l'1% della popolazione e a cascata far ricadere, attraverso i loro stili di vita stravaganti, i benefici sulla classe media. O forse si voleva abbassare il valore dell'euro per concedere benefici agli esportatori a scapito del resto dei consumatori europei, della classe media e dei poveri. Ci troveremmo di fronte alla violazione di quella regola non scritta secondo cui la politica monetaria non dovrebbe mirare direttamente al valore della moneta.

Naturalmente quando il regolatore infrange le proprie regole, riduce l'importanza di tutte le regole. L'impegno a non stampare denaro per finanziare la spesa pubblica è andato a farsi friggere, così come la regola del rapporto debito/PIL al 60%, o i deficit di bilancio al di sotto del 3%. Nel frattempo, le azioni della BCE si stanno facendo beffe della presunta indipendenza della banca centrale.



Le Banche Centrali Stanno Comprando Debito

In condizioni normali, gli economisti danno per scontato che i tassi d'interesse non possono scendere sotto lo zero. Invece di pagare qualcuno affinché dia in prestito i vostri soldi, potreste stiparli sotto il materasso. Allora perché così tanto debito pubblico europeo viene scambiato a tassi negativi? Perché dovreste tirare fuori i soldi dal vostro materasso e pagare €1,060 per qualcosa che tra un anno vi renderà €1,000?

La risposta è semplice: l'acquisto di debito pubblico può avere senso se non avete intenzione di tenerlo fino a scadenza e credete di trovare uno "sciocco più sciocco" che ve lo acquisterà. Questo "sciocco più sciocco" è spesso la Banca Centrale Europea che, come molte altre banche centrali di tutto il mondo, acquista debito pubblico affinché i programmi finanziati da tale debito possano sopravvivere per un altro giorno.

E ora, di fronte a tassi d'interesse molto bassi o addirittura negativi per il debito pubblico, gli stati si sono affrettati ad emettere ancora più debito rispetto a prima, in modo da accalappiare più voti mediante la spesa pubblica. Quindi non facciamoci ingannare dalla farsa della BCE, secondo cui le sue azioni non starebbero affatto finanziando indirettamente nuove spese statali.



Perché le Banche Non Stanno Concedendo Più Prestiti?

Che dire del credito bancario? Il quantitative easing della BCE e la NIRP stanno stimolando una vasta ondata di prestiti? Dopo tutto, i tassi d'interesse negativi dovrebbero avere l'effetto di scoraggiare il risparmio e incoraggiare l'allontanamento dal debito pubblico (presumibilmente sicuro) a favore di altri tipi di prestiti.

Si può condurre un asino sulla sponda del fiume, ma non si può forzarlo a bere; quindi il fatto che i tassi d'interesse siano a livelli infimi, non significa necessariamente una frenesia di prestiti.

Le banche devono affrontare nuovi ostacoli. In realtà, le azioni della BCE sono state annullate dalla sua politica monetaria precedente. Le banche, in qualità d'intermediari finanziari, fanno i soldi con i tassi di deposito e i tassi dei prestiti. Prendono in prestito a breve termine e poi prestano a lungo termine.

Imponendo tassi negativi sulle riserve, e inducendo i tassi d'interesse a diventare negativi sui titoli di stato, la BCE ha alimentato una compressione significativa dei rendimenti. Ciò ha ridotto i profitti delle banche, le quali devono chiedere un pagamento per i depositi. I grandi clienti, come gli hedge fund e i fondi comuni d'investimento, hanno ritirato i propri fondi, deprimendo ulteriormente i profitti delle banche.

Ad esempio, di recente diversi fondi pensione in Svizzera hanno riscoperto i vantaggi del "materasso". Come ha osservato Pater Tenebrarum:

Un gestore di fondi ha calcolato che per ogni 10 milioni di franchi in denaro delle pensioni, il suo fondo avrebbe risparmiato 25,000 franchi — nonostante i costi d'affitto del caveau, il trasporto del contante e altre spese.
Inoltre Basilea III costringe le banche a detenere maggiori asset privi di rischio. Pertanto le banche sono state costrette a caricarsi di debito pubblico a tassi negativi. Anche questo ha compresso i profitti. C'è ancora qualcuno che si aspetta che le banche europee concedano prestiti in un tale ambiente economico?



Come Sarà il Finale di Partita?

Il vero obiettivo del QE della BCE è essenzialmente quello di calciare il barattolo. Non risolverà i problemi strutturali profondamente radicati in Europa. Si limiterà a rimandare l'inevitabile e renderà più dolorosa la resa dei conti finale. Stampare carta senza valore non risolverà il problema fondamentale dell'Europa: disallineamento tra domanda e offerta — creato dall'incessante interferenza statale con il sistema dei prezzi.

In questa nuova fase d'espansione monetaria, l'Europa sta scivolando lentamente lungo quella china che porta all'iperinflazione, la fine inevitabile che è toccata a tutti i sistemi monetari fiat.

In questo caos, la Germania ha perso l'occasione per rimettere la nave sulla rotta giusta. Avrebbe dovuto chiarire che qualsiasi acquisto di titoli di stato da parte della BCE (cosa che vìola il diritto europeo), avrebbe significato l'uscita della Germania dall'unione monetaria e il ritorno al marco tedesco. Ciononostante, il governo tedesco non è il popolo tedesco. Il quantitative easing europeo rende molto più facile il finanziamento della spesa pubblica, e l'inflazione risultante abbasserà il valore reale del debito degli stati europei. Naturalmente questi sono tutti benefici di breve termine per lo stato, con costi di lungo termine per tutti gli altri.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il momento esatto in cui la FED lancerà il QE4

Mar, 09/06/2015 - 10:15

Ricordo a tutti i lettori che su Scribd potete acquistare il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile su Lulu.com e Scribd.

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di Bill Bonner


Venerdì scorso l'indice S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso a livelli da record.

E' la prima volta che entrambi gli indici hanno raggiunto vette simili sin dal 31 dicembre 1999.

Perché questo ottimismo?

Alti profitti, si dice. Ma da dove saltano fuori questi profitti?

Le famiglie hanno meno soldi da spendere rispetto a 15 anni fa, e le aziende non possono fare soldi vendendo le cose tra di loro.

L'unica spiegazione è che i clienti – tra cui il governo degli Stati Uniti – continuano a prendere in prestito e spendere.

Le aziende prendono in prestito soldi per comprare le proprie azioni. I consumatori accendono prestiti per acquistare prodotti. In entrambi i casi, il denaro salta fuori "dal nulla" e cade nei bilanci come una manna dal cielo.

La domanda di oggi: Dove si trova il nulla?



I Limiti del Debito

A quanto pare le famiglie statunitensi hanno raggiunto il "picco del debito" nel 2007.

Ora anche il settore corporativo e il settore pubblico – per non parlare di studenti e acquirenti di auto – stanno raggiungendo i loro limiti massimi di debito.

"Tutti – compresi le corporazioni e lo stato – hanno un limite di capacità per il debito", dice il money manager svizzero Felix Zulauf.

"Una volta raggiunta tale capacità, si fermano. Poi le vendite addizionali si trasformano in scorte supplementari, i dipendenti si trasformano in statistiche riguardanti i senza lavoro e gli utili si trasformano in perdite."

Forse il ciclo s'invertirà presto. Forse no.

Ma i profitti delle aziende USA – già a livelli record – non possono salire di più, a meno che non aumentino i salari, o i prestiti al consumo, oppure i deficit del governo. Nessuna di queste ipotesi sembra probabile.

E senza la speranza di guadagni più elevati in futuro, perché pagare così tanto oggi per azioni gonfiate?

L'S&P 500 è scambiato a 27 volte i guadagni netti medi degli ultimi 10 anni. Solo due volte nella storia i guadagni dell'S&P 500 sono stati stato così costosi: al culmine della bolla dotcom e prima del crollo del 1929.

Ah, si potrebbe dire, ma questo non tiene conto delle politiche ultra-allentate sui tassi d'interesse.

Senza i presunti guadagni "sicuri" sfornati dalle obbligazioni, cosa deve fare un investitore per raggiungere i dividendi e i guadagni in conto capitale nel mercato azionario?

Ma le azioni dovrebbero guardare avanti. Non si compra un'azione per poi rirtovarsi lo stesso ammontare con cui la si è pagata. La si compra sperando di farci qualcosa di più.

E se i prezzi sono aumentati grazie all'abbassamento dei tassi d'interesse, cosa faranno ora che i tassi d'interesse sono già vicini ai minimi di tutti i tempi?

Quanto più in basso possono scendere?

Nel frattempo, concentriamo la nostra attenzione sul mercato azionario statunitense.
Perché i titoli – e gli asset in generale – sono valutati così generosamente?



Arriva il QE4

Il "nulla" ha fornito un sacco di soldi...

Nessuno li ha guadagnati. Nessuno li ha risparmiati. Ma ecco la nostra previsione: a qualcuno mancheranno quando spariranno!

Se l'offerta di moneta degli Stati Uniti fosse un mazzo di carte, negli ultimi 44 anni lo zio Sam c'ha infilato diversi assi in più.

Tra il 1980 e il 2008 questi assi erano rappresentati da deficit delle partite correnti. Gli Stati Uniti hanno acquistato di più dall'estero rispetto a quello che hanno venduto, e hanno finanziato la differenza col credito.

I dollari sono finiti nelle tasche dei fornitori esteri. Le loro banche centrali hanno preso il denaro e l'hanno praticamente rispedito negli Stati Uniti, dove è stato utilizzato per acquistare azioni e obbligazioni.

Negli Stati Uniti dal 1990 al 2008 il flusso di dollari proveniente dai mercati finanziari di quei paesi con eccedenze commerciali (dove le esportazioni superavano le importazioni), ha fatto registrare una media di circa $400 miliardi l'anno.

Secondo l'autore di The New Depression, Richard Duncan, questo denaro ha rappresentato una fonte importante di carburante per la bolla del Nasdaq alla fine del secolo scorso... e per la bolla subprime all'inizio di quello attuale.

Quando queste bolle sono scoppiate, la FED se n'è uscita con un'altra fonte di liquidità – il QE.

Prendete il QE, aggiungeteci la quantità di dollari accumulata all'estero, sottraete l'indebitamento di Washington (che drena liquidità), e avrete ciò che Duncan chiama "Misura della Liquidità".

Seguite questa misura e saprete quanti assi ci sono nel mazzo.

Ad esempio, nel 2013 il basso indebitamento pubblico combinato col QE ha portato la liquidità vicino a livelli da record. Di riflesso, l'indice S&P 500 ha guadagno il 30%.

Cosa c'è in serbo nel 2015?

Niente di buono. Il deficit di bilancio di Washington è probabile che rimarrà a circa $500 miliardi l'anno fino al 2020. In questo modo assorbirà un sacco di liquidità per pagare gli zombie.

Inoltre, la FED ha messo in pausa il suo programma di QE. Se le cose resteranno così, un po' di liquidità potrebbe penetrare dai programmi di QE europei e giapponesi. Ma sarebbe piuttosto modesta.

L'unica fonte importante di liquidità sarebbe rappresentata dai dollari nelle riserve estere. Ma il commercio mondiale ha rallentato, riducendo di molto tali riserve.

Il risultato?

Una liquidità netta negativa per i prossimi cinque anni.

Le cattive notizie arriveranno nel terzo trimestre, dice Duncan.

Poiché le dichiarazioni dei redditi arrivano nel secondo trimestre, esse rappresentano sempre entrate fiscali per il governo degli Stati Uniti. Questo riduce la necessità di Washington di prendere in prestito... lasciando la liquidità a disposizione dei mercati azionari e obbligazionari.

Ma è probabile che nel terzo trimestre la liquidità netta diventerà negativa. Ed è probabile che il mercato azionario si dirigerà verso una correzione.

E poi?

La FED andrà nel panico e annunciare il QE4... e altre misure.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Da cinque anni l'economia è un gioco da ragazzi

Lun, 08/06/2015 - 10:06




di Francesco Simoncelli


Erano esattamente cinque anni fa che questo blog si avvicinava timidamente ad un mondo enormemente popolato da siti d'informazione. Con un piglio d'intraprendenza e buona volontà, Freedonia ha iniziato ad offrire ai lettori un prodotto che si differenziasse da quello proposto dalla maggior parte dei canali informativi. Il blog nasceva da questa idea: se una persona riesce a vedere di fronte a sé e ai lati, chi gli guarda le spalle? Freedonia, quindi, voleva fornire ai lettori uno squarcio di realtà che avveniva alle loro spalle. Ovviamente, coloro che ascoltano da estranei ciò che non riescono a vedere, conservano un certo scetticismo. Servono prove. Serve costanza. Serve caparbietà. Nel corso degli anni questo spazio virtuale si è proposto di coltivare queste caratteristiche, offrendo al pubblico pezzi che andavano ad analizzare ciò che accadeva alle sue spalle. Articolo dopo articolo, i lettori hanno iniziato a fidarsi di Freedonia. Conquistare la fiducia di chi non può vedere alle sue spalle è qualcosa di significativo. Rappresenta il dono più importante che una persona possa concedere ad un'altra. Guardare le spalle di qualcuno è fondamentale per conservare un rapporto di fiducia. Per questo viene spesso usata l'espressione "pugnalare alle spalle" per descrivere il tradimento.

L'attacco alle spalle rappresenta uno degli attacchi più vigliacchi. Non sembra, ma spesso sono questi gli attacchi che vengono sferrati più di recente. Avere qualcuno che vi guarda le spalle dà sicurezza, consente di focalizzare le energie su quello che accade intorno. Una minima distrazione e non solo si permette ad un malintenzionato di ferire colui girato di spalle, ma se sopravvive potrebbe pensare che l'avete tradito. Il tarlo del dubbio non va via facilmente. L'impegno e gli sforzi devono raddoppiare, per recuperare il terreno perso. Spesso i lettori si sono domandati come mai io sia stato così costante nelle mie pubblicazioni. Ora lo sapete. Freedonia, per tutto questo tempo, vi ha guardato le spalle e lo ha fatto senza farsi sfuggire un attacco. In ogni occasione importante, ha sempre fornito un parere alternativo a quello mainstream. Ha fornito quella sfaccettatura che spesso non trapela da quello che avete davanti, ma passa dietro di voi senza che la notiate. Se non avete qualcuno che vi guarda le spalle, vi sfuggirà. Non saprete che è passata dietro di voi. Perderete un'occasione.

In questi anni la costanza che ho infuso nel blog ha guadagnato la fiducia di coloro che si sono sentiti protetti, che hanno potuto guardare di fronte a loro e, in possesso di un punto di vista alternativo rispetto agli altri, sono riusciti a non essere feriti da notizie apparentemente innocue. Non si tratta di avere ragione o torto. Questo blog non ha intenzione di ergersi a giudice supremo. Si tratta di dare un resoconto di ciò che accade alle spalle degli individui. Pensate ad una persona che passeggia tranquillamente per il mercato rionale. davanti a lui vede solamente gente cordiale e mercanti che gli vogliono offrire la loro mercanzia. Non può vedere cosa accade alla sue spalle, quindi presuppone che tutto stia andando bene anche alle sue spalle. Non si aspetta la comparsa di un borseggiatore. Chi sta camminando dietro di lui e lo avverte di questa possibilità, non ha né ragione né torto. Lo sta mettendo in guardia nei confronti di una situazione che potrebbe venire a crearsi e che non dovrebbe sottovalutare, soprattutto in base al luogo in cui stanno passeggiando.

Non è stato un compito semplice. La difficoltà risiede nella costanza, soprattutto quando non si ha un accreditamento ufficiale da parte di quelle autorità che rappresentano lo spartiacque tra conoscenza falsa e vera. Di conseguenza discutere di una determinata materia in mancanza di certificazione ufficiale, viene visto come segno di scarsa affidabilità. In casi simili solo l'esperienza e la costante dimostrazione delle proprie capacità riesce a creare un'incrinazione in questa fallacia. Questa è fondamentalmente l'essenza che ha permeato il mio lavoro su questo blog. Ho cercato di dimostrare ai lettori la capacità analitica e d'approfondimento che questo spazio poteva offrire loro. Ciò richiede tempo. Ciò richiede confronti. Ciò richiede la diffusione delle proprie pubblicazioni su quanti più siti disponibili ad accettare di pubblicarle. Il mio lavoro su Freedonia, quindi, s'è guadagnato la possibilità di essere pubblicato su altri siti che ritenevano interessante le analisi presentate. Avevo bisogno di mostrare loro una qualche certificazione per dimostrare che stessi parlando con cognizione di causa? No. Quello che ho scritto parlava per me. La mia certificazione sono gli articoli e i commenti che potete leggere su Freedonia e sui siti che ospitano i miei lavori.

Questi anni hanno rafforzato e incrementato la mia conoscenza nel campo economico, permettendo ai miei lettori la fruizione di materiale analitico nuovo, approfondito e man mano più accurato. E' stata una trasformazione continua. Un'affinazione di quelle tecniche di difesa con cui guardare le spalle altrui. In questi anni, quindi, ci sono state le lezioni che ho appreso anch'io. Una di queste è decisamente la più importante: le persone, in base alle loro azioni, ottengono ciò che meritano. Questo è fondamentalmente l'essenza dell'economia di mercato. Ogni qual volta si commette un errore, le forze di mercato ripuliscono l'ambiente di tutta quella "sporcizia" accumulata sotto il tappeto. Quando questo accade a seguito di una serie d'errori consistente, lo definiamo recessione; quando invece è un intero modello economico che va al macero, allora possiamo definirlo depressione. Negli ultimi 40 anni, il sistema economico ha fondato la sua esistenza su un presupposto di base illusorio: esistono i pasti gratis. Ciò ha permesso l'ingresso nell'ambiente economico di una mole di errori spropositata; e ogni volta che le forze di mercato sono entrate in gioco per correggerli, le autorità si sono intromesse e hanno salvato la baracca, permettendo ai vari azzardi morali presenti di continuare la loro attività distruttiva.

Il 2008 è sembrato l'anno del redde rationem, invece, attraverso azioni di politica monetaria mai viste prima, la sopracitata illusione ha guadagnato un altro po' di tempo di vita. Ma qui possiamo apprendere un'altra lezione: la potenza della correzione sarà pari alla potenza dell'illusione che l'ha preceduta. Le timide riprese nominali di cui siamo testimoni oggigiorno rappresentano una forte prova a sostegno di questa tesi. Gli interventi centrali da parte delle autorità stanno progressivamente perdendo la loro efficacia, predisponendo una correzione epocale degli errori commessi in passato. Era evitabile questa catastrofe? Di sicuro era evitabile una correzione più dura, soprattutto se i vari stati del mondo non si fossero indebitati fino alle orecchie, se non fossero state create agenzie statali che sussidiavano gli sprechi di denaro, se le banche centrali avessero ricoperto un ruolo passivo, se i consumatori non fossero stati spinti a consumare piuttosto che risparmiare, ecc. Alla fine la maggior parte degli individui è stata fuorviata attraverso la classica formula "il capitalismo ha fallito", la quale è andata a giustificare una nuova serie di azzardi morali, speculazioni ingiustamente retribuite e la trasformazione delle borse mondiali in bische clandestine.

Ma, e questa è un'altra lezione che ho appreso, le cose spesso non vanno come vorremmo, ma vanno come dovrebbero andare. Lo stesso vale per l'economia di mercato. Tutti coloro che si sono lasciati illudere dal sopracitato presupposto, hanno deciso deliberatamente di cavalcare le bolle che sono nate a seguito dei vari allentamenti monetari da parte delle principali banche centrali. Investitori comuni e consumatori si sono lasciati abbindolare da promesse vuote, ignorando la loro lontananza dalla stampante monetaria. Questo ha significato che, oltre al loro rischio, si sarebbero portati dietro anche quello di coloro "più privilegiati". Con questo termine intendo coloro più vicini alla stampante monetaria che sono in grado di godere degli effetti redistributivi per primi. Chi è stato salvato durante l'ultima crisi? Chi continua ad essere salvato nel caos europeo? Di certo non il proprietario di una casa pignorata. Di certo non gli investitori che hanno visto svanire parte del loro capitale investito in Grecia. Meriterebbero di essere salvati? Certo che no. Ma ciò vale anche per quelle entità che invece sono state salvate e possono timbrare il biglietto per il prossimo giro; ma attenzione, perché il tutto viene messo in piedi per "salvaguardare" gli ultimi e i diseredati.

Peccato che tale salvaguardia abbia un prezzo nascosto, o forse non più di tanto. E lo pagheranno gli stessi che abboccano all'amo dell'intervento statale nell'economia.


Fonte: Il Sole 24 Ore
L'interventismo statale non sta facendo altro che preservare i propri interessi protetti. Sono grandi pachidermi che si abbeverano dai soldi estorti attraverso la tassazione, spesi in deficit, o creati ex novo dalle banche centrali. Quel è lo scopo di questa protezione? Proteggere gli interessi privilegiati dalle correzioni di mercato, remunerarle con guadagni immeritati e lasciare il conto agli sprovveduti creduloni. Quest'ultima, invece, è una delle lezioni più tristi che ho appreso in questi anni, poiché tale conto salirà all'aumentare degli interventi dello stato nell'economia. Più si impedirà a quel processo che Schumpeter chiamava "distruzione creativa" di distruggere gli errori e lasciare spazio a idee creative, più la stagnazione economica e intellettuale prenderanno d'assedio quelle economie martoriate da interventi centrali correttivi. Negli anni '30 Roosevelt tentò di correggere gli errori di politica monetaria commessi dalla FED negli anni '20. Il risultato fu la Grande Depressione, la quale ebbe fine con il periodo post-seconda guerra mondiale dove l'inversione degli interventismi centrali lasciò spazio ad una correzione di mercato genuina. Negli anni '90 il Giappone seguì lo stesso esempio, e dopo 25 anni l'economia giapponese langue ancora in una situazione di correzione di mercato.

E dato che gli stati mondiali sono decisamente dipendenti dal denaro facile e dai debiti, il crollo della bolla obbligazionaria rappresenterà il momento in cui perderanno il controllo poiché la pianificazione centrale non può gestire nel lungo periodo una crisi di simile portata.

Ho preso una decisione, quindi. Ho voluto mettere in pratica il consiglio che Leonard Read suggeriva a chiunque gli chiedesse cosa l'uomo della strada avrebbe potuto fare davanti ad una situazione del genere: "Migliorare la propria comprensione del mondo". In questo mio spazio vi offro la stessa possibilità attraverso la pubblicazione del mio primo libro: L'Economia E' un Gioco da Ragazzi. (Disponibile su Lulu.com & Scribd.) In esso troverete l'esposizione delle teorie della Scuola Austriaca "ridotte all'osso", semplificate e riassunte in modo da massimizzarne la memorizzazione. Il mio scopo è quello di aiutare quelle persone che vogliono essere aiutate a comprendere. Se si vuole aiuto, è necessario anche offrire un aiuto. Significa partecipare al sostegno di un progetto.

Chiunque non vuole aiuto e ritiene di avere il proprio set di risposte che lo soddisfano, può fare a meno di acquistare questo volume. Può affidarsi benissimo alle spiegazioni mainstream della attuali condizioni economiche. Spiegazioni il cui risultato è questo, ad esempio:




Il cuore del mio libro è quello di offrire al lettore curioso risposte specifiche a problemi specifici. Fornire al lettore curioso strumenti epistemologici chiari con cui affrontare la realtà di tutti i giorni, la quale presenta una miriade di sfaccettature nelle quali ci si può perdere. Soprattutto se non si ha una teoria chiara su cui fare affidamento. Se ritenete che quanto detto possa interessarvi, se ritenete che quanto avete letto su questo sito vi abbia aiutato ad avere una corretta visione di ciò che vi circonda, allora questo libro fa al caso vostro. E' un testo adatto anche ai "più giovani", poiché li aiuta ad entrare in contatto con un mondo le cui idee, molto spesso, vengono assorbite "per sentito dire" o per "credo popolare". Il modo peggiore per avvicinarsi al mondo dell'economia.

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