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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1752125
Aggiornato: 10 min 29 sec fa

La prima vittima del Brexit: l'Italia prepara €40 miliardi per salvare le banche

Mer, 29/06/2016 - 10:10




da Zerohedge


Il mercato a malapena ha avuto il tempo di digerire il Brexit della scorsa settimana, che già la nazione europea più inguaiata dal punto di vista finanziario, l'Italia, sta usando il Brexit come pretesto per implementare un piano di salvataggio da €40 miliardi per le sue banche insolventi.

Come ha riferito in precedenza il WSJ, il governo italiano sta prendendo in considerazione un aumento di capitale per il sistema bancario del Paese, dopo che venerdì scorso gli istituti di credito italiani sono stati colpiti da un selloff tagliente dei titoli bancari, innescato dal voto in Gran Bretagna. Ovviamente il Brexit non ha nulla a che fare con tutto ciò: come tutti sanno ormai, le banche italiane sono gravate da €360 miliardi (e in aumento) di sofferenze (circa il 18% dei bilanci totali delle banche italiane), scarsa redditività a causa dei bassi tassi d'interesse, riserve di capitale sottili e costi alti. Sono state proprio queste preoccupazioni che hanno dato i natali ad Atlante, una sorta di "bad bank" che avrebbe dovuto far fronte a tali preoccupazioni. Poi però è diventato dolorosamente ovvio che i suoi fondi da €4.25 miliardi erano del tutto inadeguati per lenire anche la più piccola possibilità di fallimento delle banche italiane.

Secondo Ambrose Evans-Pritchard, il paese è la prima vittima del contagio del Brexit e ciò rappresenta un promemoria che i destini economici della Gran Bretagna e del resto dell'Europa sono saldamente intrecciati. Morgan Stanley ha avvertito in un nuovo documento che il PIL della zona Euro si contrarrebbe quasi quanto il PIL britannico in uno "scenario di stress elevato". "Quando la Gran Bretagna starnutisce, l'Italia si prende il raffreddore. È l'anello più debole della catena europea", ha detto Lorenzo Codogno, ex-direttore generale del Tesoro italiano e ora impiegato presso Advisors Macro LC.

Così, per non lasciare che una crisi vada sprecata, l'Italia ha deciso di utilizzare il referendum britannico come capro espiatorio e fornire quasi dieci volte tanto in nuovo capitale affinché le banche italiano lo usino (e ne abusino) come lo riterranno più opportuno. Inoltre il Telegraph ci informa che una task force di governo sta monitorando gli eventi ora per ora, impegnandosi in tutte le misure necessarie per garantire la stabilità delle banche. "L'Italia farà tutto il necessario per rassicurare la gente", ha detto il premier Matteo Renzi. "Questo è il momento della verità che tutti stavamo aspettando da tempo. Solamente non sapevamo che sarebbe stato il Brexit che avrebbe messo in moto gli eventi", ha detto un importante banchiere italiano.

Secondo il WSJ, il presidente della Commissione Finanze della Camera, Maurizio Bernardo, ha confermato che il governo sta studiando opzioni per sostenere il settore bancario, tra cui un aumento di capitale, e ha detto che verso la fine di questa settimana potrebbe essere approvato un decreto legge "con misure che vanno in questa direzione". Finora non è stata presa alcuna decisione, in quanto il governo sta monitorando la reazione dei mercati dopo la flessione di venerdì.

Ancora non è ben chiaro come tale intervento potrà essere attuato. Inoltre non è chiaro come tale ricapitalizzazione bancaria con fondi pubblici si concilierebbe con le normative vigenti dell'UE e della BCE, le quali vietano i salvataggi statali di banche insolventi, anche se l'Europa ha una lunga storia nel trovare enormi lacune a questo particolare divieto. Ultimo, ma non meno importante, non è chiaro come le parti interessate, azionisti, obbligazionisti e depositanti non assicurati, verrebbero intaccate sotto un tale piano di salvataggio.

I funzionari statali italiani stanno studiando una ricapitalizzazione delle banche diretta dallo stato, finanziata da un prestito obbligazionario speciale. Si vuole anche una moratoria per le regole riguardanti il "bail-in" e per le cosiddette svalutazioni degli obbligazionisti, ma questi passi sono impossibili ai sensi delle leggi comunitarie. Renzi ha sollevato l'argomento con urgenza in un incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande, in un vertice a Berlino lunedì scorso. "C'è bisogno di una sospensione delle regole riguardanti il bail-in e le norme sugli aiuti di stato, altrimenti non vedo come possiamo andare avanti", ha detto Codogno.

La nuova riforma riguardante il bail-in ha portato i nodi al pettine, cogliendo alla sprovvista le autorità dell'UE. Era destinata a proteggere i contribuenti facendo in modo che i creditori subissero gravi perdite se una banca fosse finita nei guai, ma è stata mal progettata e ha portato ad una fuga dalle azioni delle banche. La Banca d'Italia ha chiesto una revisione completa delle norme riguardanti il bail-in.

Il WSJ aggiunge che il governo potrebbe ricorrere ad un'eccezione a questa regola date le condizioni di mercato eccezionali. "Credo che le misure potrebbero comprendere un mix di fondi pubblici e privati", ha dichiarato Bernardo.

Nel frattempo l'Italia ha scelto un grande catalizzatore a cui dare la colpa per la crisi che ha travolto il suo sistema bancario, il quale è risultato nei guai per gran parte dell'ultimo decennio. Le scosse di assestamento del voto britannico hanno continuato a far tremare i mercati finanziari, abbattendo il prezzo delle azioni europee, con i titoli bancari in netto declino.

Lunedì scorso le azioni della Banca Monte dei Paschi di Siena sono diminuite del 12.2%, mentre quelle d'Intesa Sanpaolo sono scese del 12.5%. Il FTSE Mib ha perso il 12.5% venerdì, e i titoli bancari sono stati i più colpiti.

L'ennesimo piano di salvataggio sarebbe una manna per le banche, le quali stanno lottando per ridurre le loro esposizioni ai prestiti in sofferenza. Come riportato in precedenza, gli investitori si sono dimostrati riluttanti a pagare i prezzi a cui le banche chiedevano di vendere i loro prestiti in sofferenza, il che significa che le banche italiane sono bloccate: non possono apporre un mark to market ai loro prestiti in sofferenza senza intaccare severamente la loro base di capitale, e non ci sono acquirenti ai prezzi correnti.

Come ha fatto l'Italia ad arrivare ai sopraccitati €40 miliardi? Proprio come nel caso dei calcoli di Neil Kashkari riguardanti il TARP, dove stimava che le banche statunitensi necessitassero di $700 miliardi o il 5% dei $14,000 miliardi di mutui residenziali e commerciali, l'Italia sta usando una regola empirica simile a quella di Neil Kashkari. I consulenti finanziari hanno calcolato che per portare circa €200 miliardi di prestiti in sofferenza vicino al loro valore reale di mercato, il sistema bancario avrebbe bisogno di una svalutazione collettiva dei crediti in sofferenza di circa €40 miliardi. Alcune stime collocano la svalutazione necessaria a circa €30 miliardi.

Ed ecco da dove escono i €40 miliardi.

Finora le banche si sono rifiutate di compiere un'azione così drastica, poiché credono che il prezzo di mercato dei prestiti in sofferenza dovrebbe essere più alto, in particolare considerando il valore di una parte delle garanzie collaterali in appoggio ai suddetti prestiti in sofferenza. Il problema è che nelle ultime settimane potenziali acquirenti (es. hedge fund) hanno tentennato di fronte a questi prezzi di vendita.

Per ora l'Italia finge di non voler accettare la realtà:

"Le banche italiane hanno la capacità di affrontare questa crisi da sole", ha detto Giovanni Sabatini, direttore generale dell'associazione bancaria italiana, ABI, commentando la possibilità di un sostegno del governo al settore.
Tuttavia, in seguito alla prossima esperienza di pre-morte del settore bancario italiano, la versione ufficiale cambierà rapidamente.

Ad oggi è praticamente impossibile per le banche italiane raccogliere capitali. Sono sotto una pressa, poiché la BCE richiede conformità con rigidi rapporti d'adeguatezza patrimoniale, in alcuni casi esigendo ingenti infusioni di capitale. La crisi bancaria è diventata politicamente esplosiva in Italia, soprattutto alla fine dell'anno scorso quando migliaia di piccoli risparmiatori sono stati spazzati via in quattro banche regionali. Sono stati classificati come obbligazionisti minori, anche se molti di loro erano solo risparmiatori comuni che non si rendevano conto di ciò che veniva fatto coi loro soldi.

Secondo Codogno, la BCE sta "involontariamente destabilizzando le banche, nel tentativo troppo zelante di rendere più sicure le banche europee." È quasi come se Mario Draghi avesse dato "luce verde" al Brexit, come una sorta di "crisi programmata" che sarebbe stata utilizzata per attivare il piano di salvataggio tortuoso delle banche italiane, le stesse banche di cui Draghi era regolatore durante il suo mandato nella Banca d'Italia, e le cui azioni hanno portato a numerose cause legali che mettono in discussione la legittimità della banca centrale sotto la presidenza di Draghi.

L'Italia è ormai paralizzata sotto la struttura vigente della zona Euro. Gli analisti dicono che ha un disperato bisogno di un salvataggio bancario, lungo le linee del "TARP" statunitense del 2008, il quale ha usato i fondi federali per assorbire asset tossici e stabilizzare le banche. Una misura simile è vietata dalla zona Euro. Il risultato probabile è che l'Italia di Renzi sarà "costretta" a prendere la situazione nelle proprie mani e mettere in atto un salvataggio unilaterale del sistema bancario italiano a dispetto dell'UE, a meno che non riceva concessioni da Bruxelles e le riceva presto. Quelli che lo conoscono dicono che non immolerà il Paese per il bene della purezza ideologica europea.

Di conseguenza il Brexit sarà solo il capro espiatorio usato da Renzi e dall'Italia per aggirare i divieti della zona Euro. E se non ci riuscirà, tutto quello che Renzi dovrà fare, sarà accennare ad un referendum riguardante l'uscita dell'Italia dall'Europa. Guardate poi come la Merkel si arrampicherà sugli specchi per consentire all'Italia di fare tutto ciò che vuole, proprio per evitare l'umiliazione di un potenziale "Italeave."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La crescita dei posti di lavoro non equivale ad un aumento della ricchezza

Mar, 28/06/2016 - 10:15
In un mondo del lavoro in cui i robot e gli algoritmi stanno iniziando ad avere un ruolo sempre più predominante, il libero mercato eliminerà le professioni obsolete. Nella classe media ce ne sono tante, soprattutto a causa delle continue interferenze dello stato. Sono posti di lavoro insostenibili, i quali vengono finanziati con la refurtiva fiscale. Le finanze statali, però, hanno la loro scritta sul muro: passività non finanziate. Sebbene i funzionari possano continuare a scappare e farla franca, non possono nascondersi. Alla fine affronteranno il giorno del giudizio dal punto di vista fiscale. Parecchi lavori che stanno passando al vaglio del libero mercato, sono legati alle materie umanistiche. Coloro che le studiano possono anche avere un'intelligenza di poco sopra la media, ma sono abbastanza in sintonia con le forze di mercato per capire se davvero c'è domanda per il loro lavoro? In un mondo permeato dallo stato, questo calcolo economico è intorbidito. Quindi, non potendo calcolare il futuro prossimo, perseguono a sprecare tempo ed energia per raggiungere un posto di lavoro che più che altro è una chimera. E lo è stata sin dagli anni '60. Non riescono a vedere come dovrebbero re-indirizzare il loro percorso verso materie scientifiche, come la matematica o la fisica, ad esempio. Invece persistono a voler realizzare un percorso di studi che non li porterà da nessuna parte, soprattutto ora con un mercato saturo di domanda di professori e maestri a causa di un'offerta pompata all'inverosimile da uno stato scarsamente lungimirante. Coloro che hanno intrapreso un percorso umanistico sono rimasti abbagliati dal presunto posto fisso garantito dalle manipolazioni statali. Hanno abbandonato l'idea di analizzare le forze di mercato e hanno scelto la via più semplice. Pensavano davvero di battere il sistema. Pensavano davvero che ci fosse rimasto quel solo fatidico posto vacante e che loro l'avrebbero catturato. Invece scoprono di essere disoccupati o precari a vita. Al massimo diventare professori aggiunti: pessimo lavoro, pessima paga, poche sicurezze, niente speranza di un posto migliore. Gli individui imparano la lezione? No, se lo stato sovvenziona artificialmente un particolare settore. Ma il Grande Default cambierà questo paradigma e coloro non abbastanza lungimiranti da capire come un algoritmo sarà in grado di sostituire il proprio lavoro, rimarranno col proverbiale cerino in mano. Già adesso il settore scolastico è di fronte a tale cambiamento: homeschooling e video su internet. Il mondo del lavoro sta cambiando e con esso devono cambiare le previsioni degli imprenditori: fornire servizi che gli algoritmi ancora non possono fornire.
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di Ryan McMaken


In risposta alle recenti affermazioni da parte dell'amministrazione Obama e altri, secondo cui sono stati creati "milioni di posti di lavoro", ho esaminato i dati per vedere se tali affermazioni fossero vere. Si scopre che la crescita dei posti di lavoro sin dalla recessione del 2008 è stata abbastanza debole, e difficilmente rappresenta qualcosa di cui vantarsi.

Tuttavia le nostre conclusioni tendono a basarsi sull'idea che la crescita dei posti di lavoro sia sinonimo di guadagni in ricchezza e prosperità economica.

È davvero così?

In un mercato non ostacolato, la risposta sarebbe no e per diversi motivi.

Prima di tutto, all'aumentare della produttività dei lavoratori, questi ultimi dovrebbero lavorare meno ore per conservare il loro tenore di vita.

In secondo luogo, al diminuire dei costi dei beni (grazie alla crescente produttività) si dovrebbe lavorare meno ore per conservare lo stesso tenore di vita.

Ciò si tradurrebbe in settimane di lavoro più brevi e giornate lavorative più corte, ma potrebbe anche manifestarsi a livello familiare dove le famiglie potrebbero vivere non più con due, ma con un solo reddito. In alternativa, le persone potrebbero andare in pensione prima, lasciando così la forza lavoro.

In altre parole, nel corso del tempo in un'economia ben funzionante sarà necessario meno lavoro umano per sostenere il proprio tenore di vita, a parità di condizioni. (Se i consumatori desiderano aumentare costantemente il loro tenore di vita, decideranno di lavorare di più sacrificando il tempo libero.)



Le tendenze storiche nelle ore di lavoro

Anche nella nostra economia ricca di ostacoli e tutt'altro che libera, possiamo ancora vedere questa tendenza di base. Il numero di ore di lavoro necessarie per conservare il tenore di vita goduto dai nostri nonni, per esempio, è inferiore rispetto al 1950.

Se i consumatori della classe media fossero soddisfatti con una residenza modesta in un sobborgo, una macchina, una sola linea telefonica, niente aria condizionata e niente accesso ad internet, molti di loro lavorerebbero molte meno di quanto sia necessario per conservare uno standard di vita in linea con la classe media.

Negli anni '50, per esempio, mia madre condivideva una camera con tre fratelli in una casa con due camere da letto nel centro di Los Angeles. Andava ad una scuola cattolica privata dove c'erano 50 studenti in una sola classe. Per la sua famiglia non esistevano vacanze o viaggi in Europa o in località balneari.

Eppure nessuno avrebbe descritto quello stile di vita come "impoverito" o "da classe inferiore." Era uno stile di vita da classe media, ma poteva essere mantenuto solo lavorando più di 40 ore ogni settimana presso l'azienda di famiglia, dove entrambi i genitori lavoravano regolarmente.

Questa esperienza non era affatto atipica.

Nonostante l'aumento del tenore di vita sin da allora, le ore di lavoro sono diminuite. Infatti secondo Robert Fogel in, The Fourth Great Awakening and the Future of Egalitarianism, from 1880 to 1995, il numero delle ore giornaliere di un capofamiglia trascorse sul lavoro sono scese da 8.5 ore a 4.7 ore. Nel frattempo il tempo libero è aumentato da 1.8 ore a 5.8 ore.

In uno studio di Thomas Juster e Frank Stafford, si è constatato che dal 1965 al 1981 negli Stati Uniti le ore lavorative settimanali sono scese da 51.6 ore a 44 ore per gli uomini. Per le donne, il lavoro è salito da 18.9 ore a 23.9 ore. Quest'ultimo dato era prevedibile, poiché in suddetto periodo le donne hanno cominciato ad entrare nel mercato del lavoro ad un ritmo maggiore rispetto a prima. Stiamo parlando di lavoro salariato comunque, e se includiamo i "lavori di casa" scopriamo che il "lavoro totale" per le donne durante suddetto periodo è passato da 60.9 ore a 54.4 ore. Le donne sono passate da lavori domestici a lavori di mercato in suddetto periodo, ma nel complesso, le ore di lavoro sono diminuite. Anche per gli uomini il lavoro totale è diminuito, da 63.1 ore a 57.8 ore. (In suddetto periodo per gli uomini sono aumentati i lavori di casa.)

In un altro studio condotto da Mary Coleman e John Pencavel, la media delle ore settimanali lavorative è scesa per gli uomini bianchi da 44.1 ore nel 1940 a 42.9 ore nel 1988. È scesa per le donne bianche da 40.6 ore a 35.5 ore rispetto al periodo sopracitato.

Lo standard di vita è aumentato in entrambi i suddetti periodi: la metratura delle unità abitative è aumentata, le automobili sono diventate più comuni, e servizi come i telefoni, le lavatrici, i computer e la climatizzazione sono diventati più comuni. Il lavoro stesso è diventato meno pericoloso in suddetti periodi di tempo.



L'invenzione della "pensione"

Anche se le ore di lavoro sono diminuite, la produttività è sufficientemente aumentata per consentire ad un gran numero di lavoratori di lasciare la forza lavoro in anticipo, ovvero, di "andare in pensione". Come spiegato da W. Andrew Achenbaum in The Wilson Quarterly, lavorare bene nei cosiddetti anni d'oro era pratica comune nel XIX secolo e anche prima. Gli agricoltori benestanti che possedevano terre, potevano permettersi di tagliare significativamente le ore di lavoro man mano che invecchiavano, ma generalmente gli operai comuni dovevano lavorare il più a lungo possibile o affrontare la miseria.

È stato solo durante la fine del XIX secolo, con l'accelerazione della produttività dei lavoratori, che questi ultimi si sono potuti ritirare dal mondo del lavoro ad un tasso crescente. C'è da dire però che molti dei loro lavori sono diventati obsoleti, che gli piacesse o meno. Scrive Achenbaum:

L'obsolescenza del lavoratore anziano è uno dei motivi per cui il 1890 segna l'inizio della tendenza a lungo termine verso il ritiro degli anziani dalla forza lavoro. In quell'anno circa i due terzi degli uomini d'età compresa tra i 65 e più anni, erano ancora nella forza lavoro — più o meno la stessa percentuale che troviamo oggi nei paesi in via di sviluppo, come il Brasile e il Messico. Nel 1920 quel numero era sceso al 56%, e nel 1940 era arrivato al 42%. Oggi è il 27%.
Ai tempi del salario di sussistenza, i lavoratori potevano lavorare per decenni senza molte opportunità per accumulare capitale e, quindi, "andare in pensione" era solo un'altra parola per descrivere la povertà. All'aumentare della produttività dei lavoratori e dell'accumulazione di capitale, le imprese private hanno potuto permettersi di creare una nuova cosa chiamata "fondi pensione".

L'avvento delle pensioni statali ha accelerato la tendenza, con grandi trasferimenti di ricchezza dai lavoratori presenti ai lavoratori passati. Il fatto che questi trasferimenti di ricchezza non abbiano ridotto i lavoratori presenti ai livelli di sussistenza, è dovuto anche agli aumenti di produttività del nuovo lavoro industrializzato e meccanizzato. In sostanza, i lavoratori avrebbero sostenuto sia sé stessi sia i pensionati presenti, pur vivendo aumenti percettibili nel tenore di vita. Una situazione del genere non sarebbe mai stata politicamente fattibile in un'epoca precedente, in cui i lavoratori si sarebbero probabilmente ribellati contro una nuova tassa (per mantenere i lavoratori in pensione) che li avrebbe impoveriti. Questo nuovo mondo in cui i lavoratori potevano sostenere le loro famiglie, oltre ad alcuni sconosciuti, è stato un trionfo dei mercati che ironicamente ha permesso agli stati di farla franca con tasse più alte.



Quindi la crescita dei posti di lavoro equivale ad un progresso economico?

Una volta misuravamo il progresso economico prendendo in considerazione la capacità delle famiglie di nutrirsi e dormire in un letto caldo. Lo facciamo ancora per quanto riguarda il mondo in via di sviluppo, in cui la "povertà estrema" è un problema reale.

Nel mondo industrializzato, tuttavia, la "povertà estrema" non esiste e il 78% dei "poveri" ha aria condizionata e la maggior parte possiede telefoni cellulari. Oggi le agenzie federali avrebbero considerato "sotto lo standard", lo stile di vita di cui godeva mia madre negli anni '40. All'epoca quelle condizioni erano considerate da classe media. Ma come ha osservato Ludwig von Mises: "Il lusso di oggi è la necessità di domani."

A quanto pare, se dovessimo misurare il numero di ore di lavoro necessarie per assicurarci prodotti alimentari e un tetto sulla testa, difficilmente necessiteremmo di un orario da lavoro a tempo pieno.

Questo è il motivo per cui nel corso del tempo, la quantità di lavoro svolto dagli esseri umani è diminuito. Ora sono le macchine a svolgere il lavoro che molte persone svolgevano una volta, e in modo più economico.

Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti hanno una produzione più industriale oggi rispetto al passato, anche se un numero inferiore di persone è impiegato nel settore manifatturiero. Questo è il motivo per cui i nostri nonni lavoravano più ore rispetto ai nostri genitori, anche se gli standard di vita sono più alti oggi rispetto agli anni '60.

Così, nel lungo termine, non possiamo dire che più posti di lavoro equivalgono ad una maggiore prosperità. Infatti potremmo sostenere che un minor numero di posti di lavoro, un minor numero di ore di lavoro e un minor numero di lavoratori, rappresentano un aumento della prosperità. Il lavoro minorile, ad esempio, non è più essenziale per sostenere uno standard di vita decente a livello familiare. Tutti quei lavori sono ormai inutili.

Quindi come dovremmo rispondere quando i politici affermano d'aver "creato milioni di posti di lavoro"? Dovremmo considerarla una misura di miglioramento economico?

Nel breve periodo questa può essere una metrica utile. Dobbiamo chiederci se l'economia sia cambiata a tal punto negli ultimi dieci anni, da permettere a meno persone di lavorare. Ancora più importante, dobbiamo considerare se il prezzo di beni e servizi sia diminuito in modo significativo. Più persone stanno scegliendo volontariamente di adottare un basso tenore di vita per permettersi più tempo libero o per svolgere lavori extra-mercato?

Queste sono tutte domande che dovrebbero essere prese in considerazione quando si parla di posti di lavoro e miglioramenti economici. In realtà, l'unica misura che conta è il salario reale delle famiglie e la loro ricchezza, e ciò che può essere acquisito con suddetti. Tutto il resto è rumore che illustra i limiti dei dati economici aggregati.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'intruglio rialzista di Wall Street

Lun, 27/06/2016 - 10:07




di David Stockman


In un post recente, Jeff Snider uccide una volta per tutte le gambe perennemente rialziste dei venditori ambulanti di Wall Street. Appena 22 mesi fa (giugno 2014), Wall Street proiettava per il 2015 utili GAAP per azione di $144.60 per l'S&P 500.

Inutile dire che non c' hanno preso. In realtà erano troppo alti del 67%, ma la storia interessante è quella che descrive come ci siano arrivati a quel numero.

Dato che i risultati effettivi del 2013 e i documenti 10-K erano storia antica a giugno 2014, uno potrebbe pensare che questa gente stesse fumando oppio. Vale a dire, le suddette stime per il 2015 incarnavano un guadagno biennale del 45% rispetto al dato effettivo di $100.20 per azione per il 2013.

Entro il marzo 2015 le stime del consenso erano state abbassate a $111.34 per azione, in quanto le speranze del giugno precedente non avevano funzionato. Infatti i risultati GAAP per il 2014 erano arrivati a soli $102.31 per azione, vale a dire un piccolo guadagno di appena il 2.1% l'anno e un buco impossibile da colmare rispetto all'utile proiettato del 45%.

Peggio ancora, a dicembre 2014 la cifra segnalata non solo era fuori bersaglio; in realtà rappresentava un'inversione di rotta. La ripresa degli utili post-crisi aveva già raggiunto il picco a $106 per azione a settembre 2014 ed era scesa di quasi il 4%.

Ma a quanto pare non importava. La stima del consenso di $111.34 per il 2015 rappresentava un guadagno di quasi il 9% rispetto al 2014. Come al solito, faceva tutto parte del programma per la seconda metà dell'anno. L'utile GAAP del primo trimestre 2015 di $25.81 stava già serpeggiando e rappresentava un calo del 6% rispetto all'anno precedente.

Ma a Wall Street gli intrugli rialzisti vengono preparati tutto il giorno. Una volta arrivati alle stime di settembre del consenso finanziario, gli utili della prima metà dell'anno erano già giù del 17%. Ma il consenso era ottimista per l'ultimo trimestre. Gli utili per azione venivano quindi proiettati a $95.06, rappresentanti un calo annuale del 7%.

Ma l'ottimismo era troppo ottimista ed è andato in fumo. Alla fine dell'anno gli utili GAAP chiudevano in calo del 14% rispetto al livello del 2013, non in salita del 45%!




Ma questa non è nemmeno la metà della storia. In questa epoca di Finanza delle Bolle, Wall Street presume che la crescita degli utili sia qualcosa di identificabile. Così, nonostante il disastro totale sopra descritto per quanto riguarda le gambe perennemente rialziste per il 2015, le previsioni stanno sfondando di nuovo il tetto. Anche su base GAAP, le stime del consenso per fine anno sono di $111.50 e $126.50 rispettivamente per il 2016 e il 2017.

Il punto, però, non solo è che le gambe perennemente rialziste sono aumentate del 29% per l'anno in corso, quando i risultati/stime per il primo trimestre sono già giù del 10%, o del 46% per il 2017; il punto è che i venditori ambulanti di Wall Street sono così intossicati dalla vita nel casinò, da non capire che la festa è finita. Vale a dire, i margini di profitto sono arrivati ad un massimo di tutti i tempi, ma hanno raggiunto un picco e la spinta dell'ingegneria finanziaria è sicuramente finita.

I margini di profitto per l'S&P 500 hanno raggiunto un picco di quasi il 10% nel 2014 e sono già scesi di un quinto. E come dobbiamo ripetere ancora una volta, il ciclo economico non è stato bandito. Il grafico qui sotto fornisce tutte le informazioni necessarie per capire quello che accade ai margini di profitto quando la prossima recessione farà la sua inesorabile comparsa.




Allo stesso tempo, è una certezza che i riacquisti di azioni proprie scenderanno poiché i tassi d'interesse alla fine si normalizzeranno e prendere in prestito per acquistare azioni diventerà meno attraente. L'ingegneria finanziaria, di conseguenza, ha una data di scadenza.




Infatti il manifesto dell'ingegneria finanziaria è incarnato dai risultati di IBM; sono letteralmente un fiasco e sono un indicatore del dove i piani alti delle grandi aziende stanno portando le società americane, sotto gli auspici del sistema distruttivo della Finanza delle Bolle della FED.

Le vendite di IBM sono in calo per il sedicesimo trimestre consecutivo — questa volta del 4.5%. Nel frattempo i suoi profitti al netto delle tasse sono crollati del 67%, da $3 miliardi nel primo trimestre 2015 a solo $1 miliardo nel trimestre in corso.

Ma gli ultimi risultati di IBM sono stati salvati da un annichilimento totale grazie all'ennesimo sussulto dell'ingegneria finanziaria. Ha registrato un accantonamento fiscale negativo di $983 milioni, o negativo del 95%. A parte questa foglia di fico, IBM ha fatto registrare l'utile trimestrale al netto delle tasse più basso in due decenni!




Inutile dire che più di un decennio d'ingegneria finanziaria non ha nulla di speciale. IBM ha riversato nel casinò riacquisti d'azioni proprie e dividendi al fine di far levitare il prezzo delle sue azioni e inondare i suoi dirigenti con guadagni dalle stock option.

Ma anche la miope distruzione della propria base di capitale non funziona più. Dopo il disastro di ieri sera, le sue azioni sono scese del 6% rispetto al loro recente dead cat bounce e ora sono il 33% inferiori al picco del 2013 a $215 per azione.

Il suo CEO e il consiglio d'amministrazione non sono stati cacciati a pedate, perché hanno inondato di doni il casinò e gli intermediari finanziari che vi lavorano. Vale a dire, nel corso dell'ultimo decennio, IBM ha riacquistato $100 miliardi di azioni e ha pagato $33 miliardi in dividendi.

Ciò equivale al 100% del suo reddito netto cumulato — quindi non sorprende se le vendite e i profitti continuano a restringersi. Allo stesso tempo, IBM ha speso quasi $30 miliardi in acquisizioni e ha aumentato il debito totale da $10 miliardi a $31 miliardi.

In breve, IBM è stato un sogno fatto solo di ingegneria finanziaria. Ma, ahimè, l'ingegneria finanziaria non crea valore, e se praticata abbastanza a lungo, lo distrugge.

Ciò è evidente nel grafico qui sotto. Negli ultimi tre anni, le vendite di IBM sono diminuite del 21%, o più di $20 miliardi. Allo stesso modo, il suo utile netto è sceso del 23% e i suoi profitti lordi del 37%.

Proprio così. A marzo i suoi utili al lordo delle tasse erano di $14 miliardi rispetto ai $22.3 miliardi di tre anni fa.

Detto in modo diverso, la contrazione delle vendite e la costante erosione dei margini operativi, che sono scesi dal 20.6% al 17.4%, hanno provocato il caos nei profitti reali di IBM. L'unica ragione per cui il suo reddito netto non riflette pienamente il naufragio finanziario che gli ingegneri finanziari hanno scatenato su IBM, è la contorsione delle sue disposizioni fiscali.

Come mostrato nel terzo rettangolo, il suo tax rate effettivo era già ad un minimo del 24.0% a marzo 2013. Ora è al 7.3% su base annuale. Mentre continuerà a scendere, questi escamotage stanno raggiungendo i loro limiti.

Infatti non pagare le tasse non è vizio particolare. Anche così, però, non è possibile sfruttare una base di guadagni una tantum in termini di reddito che è stato rubacchiato al fisco.




Di tanto in tanto, zia Janet ha affermato che non esistono bolle nel mercato azionario e che lei è perplessa sul motivo per cui la produttività stia sbiadendo e la crescita continui a rallentare.

Forse avrebbe dovuto contemplare le conseguenze della massiccia intrusione della banca centrale nei mercati finanziari, la quale ha sostituito una determinazioen dei prezzi onesta e una sana disciplina finanziaria con l'ingegneria finanziaria.

Per quanto riguarda la prima cosa, il mercato oggi ha chiuso al 24X degli utili effettivi dell'S&P. Questo è un incidente visto al rallentatore, ed è uno totalmente attribuibile alla follia degli 87 mesi consecutivi di ZIRP e massiccio QE.

Per quanto riguarda la seconda cosa, IBM non è un'aberrazione unica, ma il manifesto dell'ingegneria finanziaria che inesorabilmente condurrà ad una liquidazione degli asset produttivi. Su una base aggiustata all'inflazione, la spesa di IBM per il settore della ricerca & sviluppo è calata del 20% negli ultimi quattro anni e le sue spese in conto capitale sono scese del 40%.




Questo intruglio di Wall Street che comprende gambe perennemente rialziste e ingegneria finanziaria, è veleno allo stato puro. Ma zia Janet non ne ha idea.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Viale del tramonto

Ven, 24/06/2016 - 10:12




di Alasdair Macleod


Vi è una crescente paura nei circoli finanziari e monetari: c'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'economia globale. I funzionari pubblici e gli operatori di mercato sono confusi dai fallimenti della politica, e in privato sono invece decisamente pessimisti poiché incapaci di vedere come lo stato possa risolvere questo caos. Non è esagerato dire che aleggia nell'aria un crescente senso di catastrofe imminente.

La ragione è che i macroeconomisti di oggi hanno fallito nell'analisi di quel soggetto su cui professano di essere esperti: l'economia. Le loro raccomandazioni sono diventate l'opposto di ciò che la logica e la teoria economica dicono che sia la vera strada verso il progresso economico. Quest'ultimo non è più nemmeno sulla loro lista degli obiettivi. L'adattabilità degli esseri umani alle loro prescrizioni ha permesso al progresso d'andare avanti, nonostante tutti i tentativi di screditare i mercati, i centri di compensazione della divisione del lavoro.

La credenza infondata nella magia del denaro fiat è andata in frantumi sull'altare dell'esperienza. I macroeconomisti stanno scoprendo che il fallimento della pianificazione monetaria e fiscale, sta diventando un cul-de-sac che ha generato un'eredità di debito insostenibile. Quelli di noi a conoscenza di una crisi finanziaria incombente, stanno scoprendo che gli stati hanno solamente contorto le statistiche senza risolvere i problemi alla base.

Ci sono prove che l'intervento delle banche centrali abbia cominciato a distorcere irrevocabilmente i mercati sin dal 1981, quando Paul Volker alzò i tassi d'interesse per frenare la discesa del potere d'acquisto del dollaro. È stato a quel punto che cambiò il rapporto di libero mercato tra il livello dei prezzi e il costo del denaro, fatto dimostrato dal fallimento del paradosso di Gibson. Quello fu il punto in cui le banche centrali strapparono il controllo dei prezzi dal libero mercato. Ma spiegheremo tale fatto più in là in questo articolo.

Gli errori sono stati molteplici. In questo articolo spiegherò come e perché sono stati commessi. Questa conoscenza rappresenta il background necessario affinché si possa capire come si svilupperà la crisi finanziaria ed economica che un numero crescente di noi si aspetta, e quali misure dobbiamo adottare come individui per proteggerci.



Mercati contro stati

Gli errori di oggi hanno tutti un punto in comune: la convinzione che i mercati a volte falliscano e che le politiche monetarie e/o fiscali possano guidare i mercati verso lidi migliori. L'incarnazione moderna di questo mito è iniziata con J. M. Keynes, il quale da metà degli anni trenta credeva avesse abbastanza motivi per ribaltare la legge di Say, o la legge dei mercati. Le radici della crisi attuale vanno in profondità e, quindi, hanno origini precedenti al rialzo dei tassi d'interesse da parte di Volcker nel 1981.

La legge di Say afferma che noi produciamo per consumare. Pertanto la produzione è destinata strettamente al consumo, tra cui il consumo differito, anche noto come risparmio. E se qualcuno consuma senza produrre, qualcun altro deve produrre i mezzi. Il mezzo di scambio che traduce in consumi i salari e i profitti derivanti dalla produzione, è il denaro; quindi possiamo dire senza contraddizione che il denaro rappresenta il deposito temporaneo del profitto, o il lavoro della gente comune. Si tratta di una legge ferrea, che scatena guai per ogni tentativo di stimolare artificialmente i consumi.

Non ci può essere alcuno stimolo da parte dello stato, perché tutto dev'essere ripagato, in un modo o in un altro. Per semplicità, ignoreremo i sussidi governativi transfrontalieri, come ad esempio gli aiuti esteri. Quando uno stato paga benefici ad un gruppo d'individui, o prende in prestito i soldi da qualcun altro, oppure crea il denaro dal nulla. In quest'ultimo caso, i pagamenti delle prestazioni sono coperti dalla svalutazione del denaro esistente, il che equivale ad una tassa occulta sui soldi di tutti gli altri. Sostenere il contrario, come fanno coloro che negano la legge di Say, rappresenta un errore che si basa su un concetto di moto perpetuo finanziario.

La motivazione di Keynes era in parte guidata dalla sua fede nelle intenzioni oneste del governo democratico, e come si può ricavare dai suoi scritti, dalla sua avversione emotiva nei confronti dei risparmiatori, i cosiddetti rentier usurai che incamererebbero l'interesse senza sporcarsi le mani attraverso il lavoro onesto. Nella Teoria Generale, il suo primo lavoro importante dopo che era sicuro d'aver smontato la legge di Say, espresse la sua speranza per una graduale eutanasia del rentier e che il capitale sarebbe aumentato grazie alle azioni dello stato, cosicché non sarebbe mai più stato scarso. Il termine rentier è di per sé un insulto, cosa che suggerisce la presenza di un prestito usurario. Keynes auspicava che gli imprenditori, "così appassionati nei confronti del loro mestiere che il loro lavoro potrebbe essere ottenuto per molto meno rispetto al presente", potessero essere messi al servizio della comunità a condizioni ragionevoli di ricompensa.

La Teoria Generale è la prova che Keynes disprezzava i mercati, e non capiva i prezzi (si veda il Capitolo 21). La sua ignoranza riguardo questo elemento fondamentale dell'economia e tutte le altre mezze verità che seguono, ci rivela il vero scopo di questa propaganda: la giustificazione dell'intervento dello stato e la fine del libero mercato. È un libro scritto male e con contenuti scadenti, ma è diventato lo stesso la base dell'economia mainstream, anche per coloro che negano di essere keynesiani.

Su questa base sono stati costruiti strati su strati di ulteriori falsità. Quando un economista evoca una linea di condotta sulla base di queste favole, il critico onesto non sa proprio da dove cominciare a smontarle, perché il filo degli errori è lungo e contorto. Pochi sono disposti ad ascoltare una lunga critica di questi argomenti, quindi è molto più facile pensare che un rampollo di Oxford e Harvard sapesse di cosa stesse parlando.

Il linguaggio dell'economia moderna, quindi, ci porta a commettere errori che spesso non sappiamo d'essere errori. È giunto il momento d'affrontare la gravità di questi errori, soprattutto per coloro che desiderano comprendere una delle materie di studio più importanti al mondo, perché non farlo potrebbe essere molto costoso per quelli con un patrimonio da proteggere.

La radice del problema è un equivoco riguardo la natura stessa dell'economia e la sua relativa applicazione nell'analisi moderna.



L'errore analitico

L'uso improprio delle informazioni statistiche è un grande male, diventato sempre più diffuso nel corso degli anni grazie soprattutto allo sviluppo dei computer. I computer sono una tecnologia meravigliosa, ma hanno sostituito la teoria ragionata con statistiche inappropriate e le loro presunte relazioni matematiche.

La matematica è appropriata per le scienze fisiche, ma del tutto inadeguata per le scienze sociali, come l'economia. La matematica ha un ruolo importante nel mondo imprenditoriale: un ruolo essenziale nella contabilità per misurare il progresso di qualsiasi impresa. Ma è tutt'altra cosa tentare di bandire le incertezze insite nell'azione umana attraverso i mezzi matematici. Un uomo d'affari che non riesce a distinguere tra la matematica come strumento di contabilità e la sua inefficienza come strumento predittivo, non rimarrà in attività molto a lungo. Eppure non vi è alcuna limitazione dell'uso della matematica nel quadro molto incerto di un'economia nazionale.

Gli errori, seppur quasi invisibili, hanno un peso consistente.

Anche se l'inquadratura dell'attività economica è totale e corretta in un particolare momento nel passato (cosa che, nonostante tutto, non può mai accadere), tale inquadratura non può essere valida successivamente, perché l'attività economica continua la sua evoluzione. Nessuna economia rimane statica su base immutabile. Le informazioni raccolte dagli econometrici non solo non sono corrette successivamente, ma inducono in errore i pianificatori statali poiché credono d'avere le prove per gestire l'attività economica. L'abuso degli aggregati statistici, come il prodotto interno lordo, fa ricorso fondamentalmente ad identità contabili, le quali non misurano affatto il progresso.

Le statistiche sono continuamente modificate affinché pongano le politiche monetarie e fiscali sotto la miglior luce possibile. L'inflazione dei prezzi e i numeri della disoccupazione si sono evoluti al punto in cui non rispecchiano più la realtà, ma solo perché sono pubblicati da un dipartimento governativo, allora hanno credibilità. Il risultato è un'accozzaglia di dati statistici fine a sé stessa.

Vengono costantemente chiamate in causa le medie ponderate senza significato, come prova per sostenere l'intervento dello stato e la pianificazione dell'economia. Pertanto il "paniere di beni" dell'IPC e il "salario medio" non sono collegati alla realtà e nascondono il fatto che gli attori economici sono persone con diverse esigenze e desideri. Le medie ponderate non dovrebbero essere utilizzate come strumenti d'analisi su cui basare la politica monetaria e fiscale.

Fu George Canning, quasi due secoli fa, a dire che poteva provare qualsiasi cosa con le statistiche, tranne la verità. Le statistiche permettono all'analista lento di comprendonio d'evitare di dover applicare il pensiero originale. Ciò significa che non sente il bisogno di prendere in considerazione le motivazioni di fondo degli attori economici.

Un buon esempio di questo errore è rappresentato dal tentativo di Barsky e Summers, pubblicato sul Journal of Political Economy nel 1988, di spiegare il paradosso di Gibson. Il paradosso di Gibson è la correlazione osservata tra il livello dei prezzi e i costi di finanziamento, e la mancanza di correlazione tra i costi del finanziamento e il tasso d'inflazione. La relazione si concluse alla fine degli anni settanta nel Regno Unito, dove venne statisticamente osservata dal 1730 in poi. Barsky & Summers affermarono erroneamente che la causa fosse il gold standard, e quindi utilizzarono un modello matematico di loro ideazione per arrivare ad una conclusione parziale, che per loro stessa ammissione necessitava di ulteriori ricerche. In altre parole, il loro metodo li ha portati in un vicolo cieco.

Ad essere onesti, non sono gli unici economisti che non sono riusciti a spiegare il paradosso di Gibson. Venne chiamato così da Keynes e anch'egli non riuscì a risolverlo. Nemmeno Milton Friedman ci riuscì.

Mettendomi nei panni di un uomo d'affari in cerca di finanziamenti per la sua produzione, ho scoperto che il paradosso era facile da risolvere e spiegare. Il calcolo imprenditoriale dell'uomo d'affari è costituito dalla differenza tra i suoi costi di produzione e il prezzo di vendita del suo prodotto. Come fa a sapere il prezzo di vendita potenziale? Conosce il prezzo di vendita di elementi simili nel mercato attuale, ed è proprio questo che imposta il livello dell'interesse che è disposto a pagare per finanziare la sua produzione. Ecco perché i tassi d'interesse si sono correlati col livello dei prezzi, e non col tasso d'inflazione, durante i duecento anni nello studio originale di Alfred Gibson.

Purtroppo questo concetto non penetra la mente degli economisti monetaristi, i quali credono nel controllo delle attività economiche attraverso la manipolazione dei tassi d'interesse e l'espansione della quantità di moneta e del credito bancario. Affinché una politica monetaria sia valida, ci dev'essere una correlazione positiva tra l'inflazione dei prezzi ed i tassi d'interesse, cosa non vera come ha dimostrato il paradosso di Gibson. Vorrei anche postulare che Keynes non era caratterialmente incline a comprendere la soluzione del paradosso di Gibson, in quanto convinto che fossero i rentier oziosi a chiedere tassi d'interesse usurai e, quindi, ad impostarli, non il mutuatario con il suo calcolo di un ritorno sull'investimento.

Questo è il motivo per cui è di vitale importanza comprendere le motivazioni degli attori economici, evitando di nascondersi dietro il mondo sterile della matematica. Ma ci siamo talmente abituati ai modelli statistici, che anche alcuni seguaci della legge di Say hanno preferito abbandonarla. La confusione tra identità contabili, come il PIL, e il concetto indeterminato di crescita economica, è un esempio calzante. Per molto tempo abbiamo letto scritti di economisti che prendono statistiche di dubbia natura e le usano come base per un'equazione tra elementi disparati, creando così un rapporto che in realtà non esiste. Non si può affermare che le mele sono pere, ma si può affermare che sono frutti diversi. È possibile trasformare le mele in pere con un'equazione, se si introduce un fattore che da sempre incarna la differenza tra i due. Sono sciocchezze, naturalmente, ma questo è ciò che fanno spesso gli economisti.

Un primo esempio è la fallacia della velocità del denaro. L'ipotesi è che un cambiamento nella quantità di denaro cambierà il livello dei prezzi. Quindi ΔM ~ ∆P. Ma sin dai tempi di David Ricardo sappiamo che i prezzi P variano indipendentemente dalla quantità di moneta M, in particolare è il lasso di tempo che cambia. Pertanto l'equazione è stata modificata per includere un'altra variabile, soprannominata velocità di circolazione solo per darle un significato, ed è diventata la base dell'equazione di scambio di Irving Fisher:

M * V = P * Q
dove M è la quantità totale di denaro in circolazione, V è la velocità di circolazione, P è il livello dei prezzi, e Q è un indice delle spese finali. Presentata in questo modo, siamo portati a credere che la circolazione continua del denaro abbia un senso. Invece le cose non stanno così. Infatti, sarebbe come dire che essendo mele e pere entrambi dei frutti, allora sono uguali.

Nemmeno una volta l'economista monetarista si ferma a pensare che tutto ciò che un individuo guadagna dalla sua produzione, alla fine lo consumerà, che sia oggi o in qualche altro momento nel futuro. Ciò che conta non è la dimensione del saldo di cassa di un individuo, ma il profitto che trae dal suo lavoro. Questo è il rapporto della legge di Say, negata dai monetaristi.

L'ignoranza nei circoli accademici riguardo la teoria dei prezzi, che dopo tutto è il fondamento dell'economia, è sconcertante. È come se Carl Menger, che ha dimostrato in modo convincente la soggettività dei prezzi nel 1870, non fosse mai esistito. Questo nonostante il fatto che tutti noi scambiamo i frutti del nostro lavoro, sotto forma di denaro, per le cose che vogliamo, e questa è la nostra attività quotidiana più importante.

Ignoriamo anche il fatto che ci sono due variabili che caratterizzano qualsiasi prezzo: le modifiche che si sprigionano dai beni/servizi scambiati e dal denaro stesso. Siamo tutti consapevoli dei cambiamenti che si sprigionano dai beni e servizi. Ma pochi di noi sono consapevoli dei cambiamenti che si possono sprigionare dal denaro. Il ruolo del denaro, tradizionalmente una moneta sonante, è qualcosa che diamo per scontato. Ci permette di dar valore a prodotti diversi e far di conto con la nostra produzione. Agisce come valore di scambio oggettivo nelle transazioni. Tuttavia il potere d'acquisto del denaro non è mai costante, tanto più per quanto riguarda quello non-sonante. Quindi l'ipotesi secondo cui tutti i movimenti di prezzo provengono dai beni e servizi comprati e venduti, non è corretta.

Quando l'oro era liberamente scambiabile con la cartamoneta, i movimenti dei prezzi erano inferiori, anche per periodi di tempo prolungati. Ma nel paradigma di oggi col denaro fiat svalutabile, i movimenti possono essere considerevoli. Prendete in considerazione una situazione in cui le preferenze personali spingono a zero l'accaparramento della valuta A. Il prezzo di un bene, che non si muove se misurato in una valuta stabile B, si sposterà in modo che il prezzo misurato nella valuta A tenderà verso l'infinito. Ci rendiamo conto di questo fenomeno quando parliamo dei dollari dello Zimbabwe, o i bolivar del Venezuela, ma le nostre menti rifiutano d'ammettere che le stesse dinamiche operano sia per il dollaro sia per le altre valute principali utilizzate dagli occidentali.

I cambiamenti nel valore di una valuta possono non essere notati giorno per giorno, ma interferiscono con i confronti annuali, in quanto il potere d'acquisto dell'anno scorso differisce da quello di quest'anno. Né la legge riconosce alcuna variazione del potere d'acquisto di una moneta fiat, un fatto che le banche centrali sfruttano al massimo.

Le banche centrali stampano denaro e danno licenza alle banche commerciali di prestarlo sotto forma di credito. Ignorando la legge di Say, pensano di poter stimolare la domanda di credito espandendolo artificialmente. Per un certo periodo di tempo questo trucco inganna le persone, ma se prolungato esse iniziano a perdere fiducia nella moneta e modificano le loro preferenze, così il potere d'acquisto scende.

La velocità con cui diminuisce il potere d'acquisto di una valuta svalutata varia da prodotto a prodotto, in base a dove finisce l'incremento monetario iniziale. Sin dalla crisi finanziaria del 2007/08, è stato evidente che i prezzi degli asset finanziari hanno sperimentato una grossa dose d'inflazione monetaria, e i prezzi delle obbligazioni e di altri titoli sono aumentati di conseguenza. I prezzi dei beni e servizi ordinari sono aumentati molto meno. Negli ultimi anni l'IPC ufficiale ha costantemente registrato un'inflazione dei prezzi ben al di sotto dell'obiettivo della FED, ma i calcoli indipendenti, come l'Indice Chapwood, registrano un'inflazione dei prezzi di circa il 9%. Non possiamo prendere una qualsiasi di queste medie troppo sul serio per le ragioni citate in precedenza, ciononostante non possiamo non notare che l'aumento dei prezzi per Main Street sembra essere significativamente più alto rispetto a quello che ci dicono gli econometrici sponsorizzati dallo stato.

Il legame monetario tra i prezzi e la quantità di moneta è debole, e non tiene conto dei fattori intertemporali (es. dove finisce inizialmente l'espansione monetaria). Pochi sono i tentativi di comprendere le implicazioni insite nella variazione delle preferenze tra denaro e beni. E capire il perché è abbastanza facile: oltre alle prove empiriche, anche il ragionamento economico ci avverte che i macroeconomisti moderni, nel loro desiderio di farla finita con la legge dei mercati, ci hanno portato sull'orlo della rovina finanziaria. Il fatto sorprendente è che le economie siano sopravvissute a questa ingerenza persistente per così tanto tempo, ma questo si spiega con la straordinaria capacità dell'azione umana di adeguarsi all'intervento statale.



Le conseguenze

Ma la fine di questa storia sta prendendo forma. Le banche centrali hanno progressivamente rafforzato la loro presa sui mercati, sin da quando nel 1981 Paul Volcker prese il controllo dei mercati aumentando i tassi d'interesse. Fu in quel periodo che il paradosso di Gibson venne sconfessato. Il risultato è stato che l'attività economica alimentata dal debito, incoraggiata dal calo dei tassi d'interesse nominali, ha sostituito l'attività economica alimentata dai mercati, come dimostrato dal paradosso di Gibson negli ultimi 250 anni.

Ci sono limiti a quanto debito ci si può sobbarcare, e gli analisti finanziari stanno per riscoprire un vecchio adagio: i mercati vincono sempre alla fine. Il rischio di mercato dominante è rappresentato dai titoli di stato sopravvalutati, elementi da cui derivano tutte le altre valutazioni degli asset finanziari. Pertanto un notevole aumento dei rendimenti dei titoli di stato, rischia di creare una crisi sistemica del sistema bancario, il quale dipende da tali asset per le garanzie collaterali nei suoi prestiti. Le banche più vulnerabili si trovano nella zona Euro, dove i mercati obbligazionari sono i più sopravvalutati e le banche altamente gravate da sofferenze.

Quando i rendimenti dei titoli di stato aumenteranno al di sopra di un livello ancora sconosciuto, le banche centrali dovranno prendere una decisione: sostenere l'intero sistema finanziario a scapito delle loro valute, o invece proteggere queste ultime. Qualunque cosa sceglieranno, è improbabile che il sistema finanziario globale possa sopravvivere ancora a lungo.

Quando le cose diventano così delicate, qualsiasi cosa (es. le trattative sul debito della Grecia, le insolvenze bancarie italiane, le difficoltà nel mercato dell'oro fisico, o addirittura un brutto risultato statistico) può fungere da innesco. Il Brexit indebolirebbe certamente la coesione europea, con risultati potenzialmente destabilizzanti, ed è per questo che le figure pubbliche di spicco stanno implorando l'elettorato britannico di votare per rimanere. Finora le banche centrali hanno rimandato tutti questi problemi con successo, quindi ci vorrà probabilmente qualcos'altro per innescare il cosiddetto fine partita.

Un probabile innesco può essere l'effetto della svalutazione monetaria sulle finanze della gente comune. L'inflazione monetaria trasferisce la ricchezza dai risparmiatori ai debitori. Anche la spesa pubblica, finanziata attraverso tasse elevate, distrugge la ricchezza privata. L'inflazione monetaria riduce il potere d'acquisto dei salari della gente comune, un effetto che limita la loro capacità di consumare. I governi delle nazioni avanzate stanno, però, esaurendo la ricchezza dei loro cittadini.

Il trasferimento di ricchezza attraverso l'inflazione monetaria, è l'onere invisibile a carico della persona comune. Non c'è dubbio che abbia influenzato i numeri del PIL, i quali hanno finora mostrato una crescita deludente nella maggior parte delle nazioni avanzate. Tuttavia hanno tenuto a sufficienza per ingannare i feticisti della matematica, tanto che sono arrivati a dire che non c'è nessuna crisi, ma solo una crescita deludente. Val la pena ripeterlo: il PIL è solo un'identità contabile che è aumentata grazie all'inflazione monetaria. Ma le compensazioni mostrate da un deflatore dell'inflazione dei prezzi tendono ad essere mal interpretate, e dato che lo stato vuole sopprimere l'inflazione registrata, essa viene calcolata in modo inadeguato. Infatti se si accetta che l'inflazione dei prezzi è in realtà di gran lunga superiore a quella indicata dalle misure ufficiali, allora scopriamo che sin dalla crisi finanziaria le stime del PIL in termini reali si sono contratte nelle nazioni più avanzate.

La situazione in Giappone e nella zona Euro è peggiore rispetto a quella negli Stati Uniti, e la distruzione della ricchezza privata è stata più marcata. Il paradosso è che lo yen e l'euro sono temporaneamente forti, ma difficilmente potrà durare. Lo yen e l'euro sono forti perché la liquidità nel sistema bancario ombra viene drenata dagli acquisti di titoli di stato da parte delle banche centrali, situazione che scatena un aumento della domanda di denaro mentre le posizioni finanziate in queste valute vengono liquidate.

Sin dalla crisi finanziaria l'espansione monetaria ha portato ad una maggiore preferenza generale per accumulare denaro piuttosto che spenderlo. Questo si riflette in un aumento del livello dei depositi bancari e conti correnti, la controparte dell'espansione del credito bancario. Solo negli Stati Uniti depositi bancari e conti correnti sono aumentati da $2,330 miliardi a Luglio 2008, poco prima del crollo della Lehman, ai $10,170 miliardi di oggi, un incremento del 336% rispetto ad un aumento ufficiale del PIL solo del 22% nello stesso lasso di tempo.

Tale accumulo di denaro è stato un fenomeno circoscritto al settore finanziario. È quello che veniva chiamato hot money. Dopo aver pompato questi fondi, le banche centrali hanno cercato di imbottigliarli nei depositi bancari, in modo che nel complesso non ci fosse via di fuga dai tassi d'interesse negativi, e anche nella speranza di sostenere la stabilità finanziaria durante l'attuazione di ulteriori "misure straordinarie".

Questo ci porta ad un'altra questione, che nessuno sembra aver preso seriamente in considerazione: cosa succede quando i depositanti delle banche smettono d'aumentare la loro preferenza per il denaro rispetto ai beni, e cominciano invece a ridurla? L'unico risultato può essere un inaspettato e forte aumento dei prezzi di qualsiasi merce e asset acquistato con tale denaro, perché i venditori di valuta supereranno di gran lunga i compratori. In passato gli investitori hanno sempre trovato una via di fuga da questo problema, scambiando, ad esempio, pesos argentini per dollari. Questa volta nei guai c'è finito il dollaro stesso, con tutte le altre principali valute legate ad esso.

È una situazione che sta già portando ad un movimento finanziario nelle merci e nelle materie prime, movimento tra l'altro iniziato lo scorso dicembre. Alcuni prodotti chiave, in particolare il petrolio, sono aumentati sostanzialmente di prezzo. Finora i venditori di dollari sono stati i governi stranieri, in particolare la Cina, e i trader speculativi. Ma le condizioni avverse alle valute sembrano impostate per accelerare. L'inflazione core in America ha già superato il target della FED, ed è quasi certo che salirà più in alto; quindi a meno che la FED non inizi ad innalzare significativamente il tasso dei fondi federali, la discesa del potere d'acquisto del dollaro continuerà inesorabilmente. Il tutto si riduce ad una scelta duplice: salvare il sistema o la valuta.

I danni delle precedenti politiche monetarie inflitti alla ricchezza degli attori di mercato, così come l'incoraggiamento ad accumulare debito improduttivo, hanno eliminato qualsiasi spazio di manovra per le banche centrali. L'introduzione di un potenziale rialzo dei tassi, per quanto moderato, indebolirà i mercati obbligazionari sopravvalutati, cosa che a sua volta innescherà una nuova ondata di liquidazioni del debito da parte dei mutuatari più deboli. Si tratta di tensioni finanziarie a cui le banche nella zona Euro non riusciranno a sopravvivere. Sono così poco capitalizzate e sovra-esposte a titoli di stato europei scandalosamente costosi, che rappresentano un rischio sistemico allarmante anche in assenza di un aumento dei tassi d'interesse.

La differenza tra la crisi finanziaria incombente di oggi e l'ultima, è che questa seconda ha portato la popolazione a distanzarsi dall'incertezza degli impegni finanziari e a favorire la liquidità monetaria. Questa volta salariati e piccoli risparmiatori probabilmente reagiranno allo stesso modo, almeno inizialmente. Ma ora sono i risparmiatori e gli speculatori più ricchi che dominano il sistema. Hanno accumulato depositi sin dal 2008, e sono esposti al rischio bancario di controparte, un punto che capiranno rapidamente se le cose inizieranno ad andare fuori controllo. Pertanto la moneta fiat custodita nel sistema bancario è quell'asset che nei prossimi mesi società, investitori e ricchi, cercheranno molto probabilmente di scaricare. Le loro preferenze non solo andranno contro il dollaro, ma anche contro tutte le altre valute.

In breve, la crescente evidenza di un'inflazione dei prezzi e di una produzione stagnante, farà aumentare il rischio di un tracollo bancario e monetario globale. La migliore via di fuga è possedere qualcosa di diverso dai canonici asset finanziari e depositi in valuta fiat. Nessuna meraviglia se il prezzo dell'oro, che è il denaro più sonante di tutti, sembra essere entrato in un nuovo mercato toro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Brexit, ma c'è bisogno d'oro

Gio, 23/06/2016 - 10:02




di James Rickards


Oggi il Regno Unito potrebbe incappare nel più grande errore monetario sin dal 1925. Allora Churchill tornò alla parità aurea della sterlina a £4.25 l'oncia, essenzialmente il rapporto pre-guerra. Keynes avvertì Churchill che era necessario un prezzo molto più elevato per evitare la deflazione. Churchill ignorò i consigli di Keynes, e fece finire in depressione la Gran Bretagna.

Il nuovo errore non riguarda il prezzo dell'oro; riguarda la quantità. Se la Gran Bretagna lascia l'UE, girerà le spalle alle 10,788 tonnellate d'oro della zona Euro; il totale combinato di tutti i paesi membri della zona Euro più la BCE.

La Gran Bretagna dispone di 310 tonnellate d'oro, il che significa un rapporto minuscolo di 0.5% tra oro e PIL. Ciò a fronte di rapporti oro/PIL del 4.8% per la Russia, del 2.8% per la zona Euro, del 2% per gli Stati Uniti, e dell'1.6% per la Cina. (Il rapporto cinese è calcolato con stime attendibili di 4,000 tonnellate d'oro. Una minore quantità, 1,788 tonnellate, è ufficialmente segnalata dalla Cina per mascherare l'entità del suo programma d'acquisto d'oro.)

Quando arriverà il prossimo crollo del sistema monetario internazionale, i poteri in possesso di metallo giallo (Cina, Russia, Germania, Stati Uniti, Francia, Italia, e il FMI) riscriveranno le regole del gioco. Il loro obiettivo sarà quello di riformare il sistema come avvenne nel 1971 presso la Smithsonian Institution, nel 1944 a Bretton Woods, e nel 1922 a Genova. Un'uscita della Gran Bretagna dall'UE, senza un sufficiente ammontare d'oro, non le garantirà alcun posto al tavolo dei negoziati.

In una recente conversazione con l'ex-presidente della FED, Ben Bernanke, e l'ex-capo ad interim del FMI, John Lipsky, essi hanno usato la parola "incoerente" per descrivermi il sistema monetario internazionale. Hanno ragione. Oggi il sistema non ha un'ancora di bolina.

Il gold standard 1944-1973 è stato sostituito dopo un periodo di caos con un dollar standard 1981-2010. Il presidente Obama ha abbandonato questo dollar standard affinché la nazione perseguisse una politica commerciale votata all'esportazione.

Dal 2010 le guerre tra valute hanno afflitto il mondo. L'incoerenza ha portato ad una progressiva perdita di fiducia nella politica monetaria delle banche centrali. Ora il sistema sta traballando, e si sta avvicinando un nuovo crollo.

La Gran Bretagna ha due percorsi che può intraprendere, e uno di questi significa rovina. A quanto pare il percorso rovinoso sembra il più probabile.

Il primo percorso ragionevole è quello di rimanere nell'Unione Europea e adottare l'euro. Mettendo la politica monetaria nelle mani della BCE, la Gran Bretagna sarebbe coperta grazie alle 10,788 tonnellate d'oro della zona Euro.

Rimanere in Europa, e non adottare l'euro, rappresenterebbe una misura a metà. La Gran Bretagna avrebbe pur sempre il vantaggio potenziale di poter aderire all'euro, ma dati gli aspetti tecnici coinvolti, è improbabile che tale situazione possa salvare la sterlina in una crisi di fiducia. Forse il Tesoro britannico potrebbe rilasciare una dichiarazione d'intenti riguardo l'adesione all'euro in caso d'emergenza e la BCE potrebbe sedare un panico intorno alla sterlina.

Il secondo percorso ragionevole è quello di lasciare l'UE e comprare oro. Un programma trasparente d'acquisto d'oro al ritmo di venti tonnellate al mese (simile a quello attualmente condotto dalla Banca Centrale della Russia), spingerebbe il rapporto oro/PIL britannico ad un rispettabile 1.5% entro tre anni.

Questo programma d'acquisto è praticamente "gratuito". La Banca d'Inghilterra potrebbe semplicemente stampare denaro e comprare oro, come in ogni operazione di mercato aperto. Iniziare un programma del genere potrebbe rafforzare la fiducia nella sterlina man mano che verrà portato a pieno compimento.

Il percorso rovinoso è quello di lasciare l'Unione Europea, e basarsi sulla moneta fiat della banca centrale senza oro a sufficienza. Purtroppo questo sembra il percorso più probabile. Il Brexit è dovuto in parte alla scarsa capacità di negoziazione di David Cameron, al terrorismo in Europa e allo scandalo dei Panama Papers.

La Scozia sembra destinata a lasciare la Gran Bretagna se quest'ultima lascerà l'UE. La Scozia potrebbe aderire all'euro, e troverebbe conforto finanziario nell'oro della zona Euro. Edimburgo diventerebbe poi il centro della finanza anglofona. Questo rappresenterebbe un altro duro colpo alla sterlina.

Il Brexit senza oro porterà ad una crisi della sterlina peggiore della crisi del rublo russo nel 1998. Data la densità della finanza globale, potrebbe scoppiare una crisi mondiale di liquidità.

Probabilmente keynesiani e monetaristi avranno smesso di leggere ormai, borbottando: "Cos'ha a che fare l'oro con tutto questo?" Questa domanda merita una risposta.

Keynes si spaventerebbe se potesse vedere cos'è diventato il keynesismo oggi. Nel 1914 premette affinché il Regno Unito conservasse l'oro, nel 1925 consigliò Churchill di adottare un prezzo più elevato per l'oro, e nel 1944 propose una moneta basata su un paniere di materie prime incluso l'oro. Keynes era un pragmatico, e comprendeva meglio dei suoi colleghi dell'epoca come l'oro fosse di gran lunga migliore.

I monetaristi fraintendono molte cose, soprattutto la volatilità della velocità, un fenomeno socio-psicologico non influenzabile dalle banche centrali.

Keynesiani e monetaristi hanno poco da offrire alla politica economica, come testimonia l'output gap degli ultimi otto anni.

Infatti l'oro ha a che fare con il sistema monetario internazionale. Il mondo ha praticamente adottato un gold standard ombra.

Il bilancio dichiarato della Federal Reserve ha una leva spaventosa di 144 a 1. Ma questo rapporto scende a 13 a 1 quando si tiene conto dei certificati d'oro del Tesoro USA.

I programmi d'acquisto d'oro di Russia e Cina sono in corso da anni ormai. Servono a raggiungere diversi scopi geopolitici, compresa la copertura contro l'inflazione del dollaro. Le riserve auree costituiscono anche una base per un futuro sistema monetario basato sull'oro e non più sul dollaro: Diritti Speciali di Prelievo, o un ibrido. È importante sottolineare che l'oro è un asset liquido che non può essere violato, congelato o interdetto dagli Stati Uniti

Il nuovo gold standard è ormai in bella vista. Bisogna essere un laureato in economia per non vederlo. Quindi va bene il Brexit, ma c'è bisogno d'oro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il Brexit e una nuova Lega anseatica

Mer, 22/06/2016 - 10:07
Domani la Gran Bretagna andrà al voto per decidere se rimanere nell'Unione Europea o meno. Se gli elettori voteranno per lasciare l'UE, allora questo esperimento del NWO finirà in grossi guai. Come sottolineato anche nel presente articolo, altri paesi domanderanno la stessa cosa. Inutile dire che l'establishment di Bruxelles odia quanto sta accadendo e quanto potrà accadere, perché non ha nessuna intenzione di onorare simili decisioni. Questo è stato vero sin dal referendum in Irlanda per entrare nell'Unione Europea. Ma quando le politiche dei tassi negativi della BCE produrranno la prossima recessione, una peggiore rispetto a quella scoppiata nel 2009-2010, allora questa gente perderà legittimità. Non riusciranno a tenere incollati tutti quei pezzi del mosaico che tenteranno di staccarsi. Soprattutto in virtù del fatto che stanno guadagnando trazione voci contrarie all'accentramento coatto europeo. Una di queste è senza dubbio quella di Nigel Farage. Se gli inglesi andranno al voto domani, è gran parte merito della sua compagna contro gli eurocrati. Come ha fatto a guadagnare trazione? Fondamentalmente grazie alla popolarità acquisita su Internet, e in particolar modo grazie ai suoi video su Youtube. Il decentramento informatico sta facendo cadere, pezzo dopo pezzo, burocrazia dopo burocrazia, il mostro statale affamato di centralità dei poteri. Se la Gran Bretagna lascia l'UE, sarà difficile per gli eurocrati indire un nuovo referendum. Il vecchio adagio che ha caratterizzato fino ad ora il loro modus operandi, "mai prendere no come risposta", sarà inapplicabile. Il decentramento tecnologico permette agli individui d'organizzarsi. Se invece la Gran Bretagna sceglierà di restare, sarà applicato un nuovo adagio: "Mai prendere un sì come risposta". Farage e i suoi estimatori condurranno questa battaglia di resistenza grazie al decentramento tecnologico e informatico, aiutati, inoltre, dall'inevitabile auto-distruzione della pianificazione monetaria centrale.
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di Alasdair Macleod


David Cameron, il primo ministro della Gran Bretagna, ha negoziato i termini con gli altri stati membri dell'UE e ha indetto un referendum il 23 giugno sulla permanenza o meno del suo paese nell'Eurozona.

In questa prima fase della campagna, i termini non sono sufficienti per dare un chiaro vantaggio a favore di un voto, contribuendo ad una discesa della sterlina sul mercato dei cambi esteri. Tuttavia, se gli elettori votassero per lasciare l'Unione Europea, non sarà solo la sterlina che ne soffrirà, ma anche l'euro dovrà affrontare sfide considerevoli.

Si pensa che quanto più presto verrà organizzato il referendum, tanto più si limiterà la disaffezione nei confronti dell'UE. All'interno di questo lasso di tempo, la strategia è quella di sottolineare i pericoli del Brexit, evidenziare i vantaggi d'influenzare le politiche dell'UE dall'interno e sottolineare i vantaggi in fatto di sicurezza. Si tratta essenzialmente di una campagna debole e negativa progettata per spaventare gli elettori contro il cambiamento. Le campagne negative sono una strategia debole e tendono a tramontare attraverso la ripetizione.

C'è un elefante nella stanza che potrebbe anche ribaltare il risultato previsto: un rischio crescente d'instabilità finanziaria nella zona Euro. Mentre è probabile che prima di giugno non emergeranno grossi problemi, c'è una possibilità significativa che invece le cose andranno diversamente. Il sistema bancario della zona Euro vacilla tra l'insolvenza e la bancarotta, con le banche italiane, greche e portoghesi in terapia intensiva. I prezzi dei titoli di stato della zona Euro, talmente cari da avere rendimenti negativi, è sicuro che caleranno in modo significativo ad un certo punto, portando ad un'inevitabile crisi del debito nell'Eurozona.

Se a questo ci aggiungiamo il problema dei profughi, abbiamo gli ingredienti di un bust europeo fin troppo evidente. Inoltre il primo ministro della Repubblica Ceca, Bohuslav Sobotka, ha avvertito che se la Gran Bretagna decidesse di lasciare l'Unione Europea, la Repubblica Ceca potrebbe seguire l'esempio. Inoltre vi è la possibilità di un referendum simile nei Paesi Bassi. La disaffezione nei confronti di Bruxelles è molto diffusa, e non sarà solo un "ratto britannico" che abbandonerà la nave che affonda.

Finora queste tesi sono state definite solo chiacchiere allarmiste, ma il problema finanziario dell'UE sta già diventando esorbitante. George Osborne, alla riunione del G-20 a Shanghai, ha detto che "i colleghi ministri delle finanze e i capi delle banche centrali hanno concluso che una volontà inglese di lasciare l'UE rappresenterebbe uno dei maggiori pericoli economici di quest'anno". Inoltre ha fatto notare che "lo shock di una potenziale uscita del Regno Unito dall'Unione Europea sarebbe destabilizzante." Queste dichiarazioni sono un'ammissione che l'UE, piuttosto che il Regno Unito, è in pericolo e che l'uscita della Gran Bretagna sarebbe la classica goccia che fa traboccare il vaso. È anche un appello affinché la Gran Bretagna sacrifichi i propri interessi a favore del bene comune.

L'incubo default dell'UE non è più solo un parto della fantasia di catastrofisti e teorici della cospirazione. I suoi problemi sono ufficialmente spaventosi. Con i suoi problemi di debito intrattabili, la zona Euro e l'euro potrebbero essere le prime vittime del deterioramento delle condizioni economiche e finanziarie globali; e il rischio è abbastanza reale affinché l'elettorato della Gran Bretagna recepisca il messaggio. Quindi è giunto il momento che le autorità escogitino un piano B in caso di Brexit. Di recente ho discusso questa possibilità con un contatto stretto che ha familiarità con la macchina del governo, e abbiamo concluso che è quasi certa la presenza di una squadra a Downing Street a lavoro su un piano d'emergenza. Stiamo parlando di alti funzionari del Tesoro, del Ministero degli Esteri e del Ministero delle Finanze.

Lo scopo di questa squadra è quello di contattare i loro omologhi negli altri stati europei e porre rimedio ad eventuali attriti sollevati dal Brexit, in modo che se succedesse il peggio e il referendum andasse nella direzione da loro ritenuta avversa, la transizione verso l'indipendenza britannica sarà gestita con pochi contraccolpi. Oltre ai problemi per il Regno Unito, ci sono le conseguenze per i restanti membri dell'UE e per quegli interessi che influenzerebbero le loro risposte.

Riemergerebbe quasi certamente il divario tra gli stati del nord relativamente responsabili e quelli del sud dissoluti, con risposte politiche dei paesi del nord che differirebbero nettamente da quelle dei paesi del Mediterraneo, tra cui anche la Francia. È difficile immaginare che i PIIGS(F) se ne escano con un qualche input positivo; per tutti loro questo sarebbe un primo passo verso la rapida disintegrazione dell'Unione politica che fino ad ora hanno munto con successo. Il gruppo settentrionale è più interessante, ed è probabile che adotti un approccio costruttivo.

Nel periodo precedente alla crisi greca, c'è stata una significativa pressione politica all'interno della Germania affinché abbandonasse l'euro. Pertanto, se la Gran Bretagna sconvolgesse l'Europa con il Brexit, la Germania potrebbe anch'essa cogliere la palla al balzo. Oltre alla Germania possiamo aggiungerci i Paesi Bassi, la Finlandia e pare anche la Repubblica Ceca.

Il commento di Sobotka potrebbe essere un indizio. La Repubblica Ceca produce beni strumentali di altissima qualità, e molti tedeschi la ritengono il meglio nel campo dell'ingegneria. La sua esperienza nell'UE è stata tutt'altro che felice. Il suo governo ha dovuto abbandonare il progetto di aderire all'euro, a causa della forte opposizione dell'opinione pubblica. La sua politica di tenere le frontiere aperte, nel quadro dell'accordo di Schengen, ha esposto il paese ad ondate di rifugiati indesiderati da Siria, Iraq e Afghanistan. Le sanzioni UE contro la Russia hanno limitato il commercio con un mercato di maggior potenziale a lungo termine rispetto all'UE stessa. E, infine, la sua sicurezza energetica è stata minacciata, non dalla Russia, ma da Bruxelles.

La Repubblica Ceca è in una posizione simile alla Germania sulla questione degli immigrati e delle sanzioni alla Russia. La Germania ha sofferto per aver sacrificato la sua moneta, e attraverso l'euro ha dovuto finanziare gli stati spendaccioni. In certi ambienti ancora è vivo il desiderio d'abbandonare la zona Euro e formare una zona separata con una valuta forte, anche se attualmente i titoli dei giornali non ne parlano. Il dilemma della Germania è di natura politica: sta ancora espiando le colpe per le due guerre mondiali del secolo scorso, e non osa essere la responsabile della fine dell'esperimento europeo.

Tuttavia, se il Regno Unito votasse per abbandonare l'UE, la posizione della Germania cambierebbe in modo significativo. Potrebbe essere attratta dalla libertà di ri-emettere la propria valuta e stilare i propri accordi commerciali. Non v'è dubbio che la scissione da Italia, Spagna, Francia ed altri paesi significherà cancellare parte, o tutti, i loro debiti dovuti alla Germania. In alternativa, l'appartenenza alla zona Euro, e quindi all'UE, finirà per mandarla in bancarotta per la terza volta in cento anni.

Si tratta di una scelta difficile, ma il livello di paura è già alto e ciò è dimostrato dalle preoccupazioni del G-20; quindi i membri della squadra inglese atta a stilare il piano B, troveranno una base pronta per la discussione con i loro omologhi a Berlino. Al progredire del processo di pianificazione di una contingenza per il Brexit, la fragilità di tutta l'UE e della zona Euro diventerà sempre più evidente. In caso di Brexit, i pianificatori del piano d'emergenza sono d'accordo che questo evento segnerà l'inizio della fine dell'esperimento europeo e dell'euro. La relativa stabilità di Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Paesi Bassi, Finlandia, Polonia e degli stati baltici sarebbe meglio garantita sotto nuove disposizioni, in linea con le realtà geopolitiche di oggi. La soluzione logica, presumendo che questi stati non considerino un'opzione percorribile affondare con la nave dell'euro, sarebbe quella di negoziare una nuova alleanza commerciale con il Regno Unito, una versione della Lega anseatica ma del XXI secolo, basata sul commercio piuttosto che sulla politica.

Questa soluzione interromperebbe anche le relazioni con la NATO, perché il libero scambio con la Russia e l'Asia diventerebbe un obiettivo primario. La Gran Bretagna ha già dimostrato che il commercio ha la priorità sulla partnership riguardo la difesa quando è diventata il primo membro della NATO a supportare l'Asian Infrastructure Investment Bank, un'istituzione i cui elementi motore sono la Cina e la Russia. Questo è stato un segnale importante, perché ha segnato una svolta nelle relazioni britanniche con la Russia, compromettendo i rapporti della Gran Bretagna con gli Stati Uniti. Quindi non solo la Gran Bretagna s'è posizionata per beneficiare dai futuri sviluppi in Asia, ma ha anche voltato le spalle ai trattati di difesa.

Pertanto se l'elettorato britannico voterà per un Brexit, il costo sarà quasi certamente la disintegrazione della stessa Unione Europea, e questo è qualcosa che il governo britannico non vuole. È difficile capire come riusciranno a sopravvivere le banche della zona Euro. Questo è il motivo per cui David Cameron sta lavorando sodo per evitare un Brexit, nonostante abbia mostrato in precedenza un certo sostegno per l'idea. Dopo tutto, ha impegnato il governo ad un referendum.

Anche gli eurocrati di Bruxelles sono consapevoli del pericolo. Stanno addirittura rimandando normative minori che in qualche modo possano indispettire gli elettori britannici, come ad esempio il limite al consumo di energia dei bollitori e dei tostapane (Daily Telegraph, 28 febbraio). E uno si chiede anche se il regolatore bancario della Germania non abbia lasciato cadere tre indagini nei confronti di Deutsche Bank, solo per non creare una potenziale pubblicità negativa durante la campagna referendaria. Ciò di cui hanno bisogno disperatamente Bruxelles e David Cameron, è qualcosa di positivo e credibile da dire affinché la Gran Bretagna rimanga nell'UE, ma è difficile trovare qualcosa di simile.

In conclusione, i ministri delle finanze del G-20 e i banchieri centrali hanno buone ragioni per essere preoccupati di un Brexit.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I mercati sono la nostra speranza migliore per una cooperazione pacifica

Mar, 21/06/2016 - 10:13




di Andrew Syrios


In un articolo precedente ho smontato quella fallacia secondo cui il libertarismo sarebbe intrinsecamente "atomistico" e che, mentre la moralità può essere applicata universalmente, non potrebbe esserlo la cooperazione umana e l'empatia. Siamo circondati dai "numeri di Dunbar", i quali limitano il numero delle relazioni sociali che una qualsiasi persona può avere a circa 150.

Rimane una domanda: qual è quella disposizione sociale che meglio si presta a sostenere questa natura? Karl Marx immaginò un futuro in cui "ciascuno avrebbe avuto ciò che le proprie capacità e necessità gli avrebbero garantito". Ma come disse il biologo E.O. Wilson: "La teoria è meravigliosa, peccato che la specie sia sbagliata." Sì, ciò che funziona bene per le formiche potrebbe non funzionare tanto bene per gli esseri umani.



Violenza e potere statale

Lo stato naturale dell'umanità è quello costituito da piccole tribù che hanno poco o nessun contatto con l'altra. Quando entrano in contatto, i risultati sono stati generalmente sanguinosi. Però cadremmo nella cosiddetta "fallacia naturalistica" se sostenessimo che dovremmo vivere così, dato che questo è il nostro stato naturale. Infatti, come ha sottolineato Steven Pinker, gli studi sulle società di cacciatori/raccoglitori mostrano quanto fossero inclini alla violenza. Cita il lavoro dell'archeologo Lawrence Keeley, dimostrando che per otto società tribali la percentuale dei decessi maschili causata dalla guerra "[...] varia dal 10% a quasi il 60%."[1]

Inoltre alcuni degli effetti collaterali di questo limite mentale sono il razzismo e la xenofobia, e, contrariamente a molte fantasie di sinistra pseudo-agrarie, questi effetti sono più marcati in tali società tribali. Come hanno scritto Robin Dunbar, Louise Barrett e John Lycett:

In molte, se non nella maggior parte di tali società, il termine che si riferisce ai membri della tribù possiamo tradurlo come "uomini" o "umani"; coloro che appartengono a tutte le altre tribù sono considerati, per estensione, "non-uomini."[2]
Steven Pinker ritiene la crescita dello stato come un metodo per domare tale violenza. Lasceremo da parte ogni dibattito tra anarchismo e miniarchismo per ora, ma l'affermazione di Pinker è altamente imprecisa. Le stime di R. J. Rummel riguardo il numero di persone che gli stati hanno ucciso (non compresa la guerra) durante il solo XX secolo, sono di 262 milioni! Perlomeno questo dovrebbe rendere evidente che qualsiasi tipo di governo totalitario, o oligarchico, non è il modo migliore per strutturare le società umane.

A suo merito, Steven Pinker sostiene una rimarcata limitazione del potere dello stato. Egli sottolinea come la liberalizzazione delle politiche economiche sia stata un fattore importante nella riduzione della violenza nel mondo: "Le persone che la pensano come gli economisti liberali classici sono in opposizione alla mentalità populista, nazionalista e comunista, le quali considerano la ricchezza del mondo come un gioco a somma zero e sostengono che l'arricchimento di un gruppo deve avvenire a scapito di un altro."[3]

Naturalmente dà credito a molte altre cose, tra cui la democrazia.



La democrazia non può essere applicata universalmente

Mentre la democrazia è certamente preferibile al totalitarismo, contiene molti di quegli errori facenti riferimento all'universalismo che la sinistra ha affibbiato alla natura umana.

In effetti, cosa accadrebbe se avessimo un governo democratico in tutto il mondo che in qualche modo — anche se poco probabile — mantenesse forti istituzioni democratiche al posto di una concorrenza tra stati? Gli elettori cinesi si inchinerebbero lo stesso ai capricci della maggioranza globale, se fossero in contrasto con i loro interessi? O più probabilmente, data la loro popolazione, sarebbero gli elettori degli Stati Uniti a piegarsi alla volontà degli elettori cinesi?

La democrazia può essere un utile strumento, ma la sua migliore applicazione è a livello locale dove il singolo voto significa qualcosa. Purtroppo molti suoi sostenitori l'hanno scambiata per qualcosa che non è; un metodo per la cooperazione universale. Dato che la ricerca ha dimostrato che una tale cooperazione universale è una fantasia utopica, che cos'è la democrazia?



Violenza o scambio volontario?

La cooperazione è una grande cosa, ma è stato dimostrato che funziona solo in piccoli gruppi. Tutto ciò che rimane per quanto riguarda le grandi interazioni di gruppo, è la forza o lo scambio. La democrazia, su larga scala, significa semplicemente persone che votano sul se, quando e come usare la forza contro altre persone.

È per questo motivo che il cosiddetto anarco-sindacilismo, o anarco-comunismo, fallirebbe. Come ha sottolineato Murray Rothbard:

Tutti gli anarchici di sinistra hanno convenuto che la forza è necessaria contro i reticenti. Ma allora la prima possibilità non è nient'altro che il comunismo, mentre la seconda porta ad un vero e proprio caos di comunismi diversi e contrastanti, che infine porteranno probabilmente a qualche comunismo centrale dopo un periodo di guerra sociale. Così, l'anarchismo di sinistra deve in pratica significare o comunismo o un vero e proprio caos di sindaci comunisti. In entrambi i casi, il risultato è la riabilitazione di uno stato sotto un altro nome. È la tragica ironia dell'anarchismo di sinistra che, nonostante le speranze dei suoi sostenitori, non è affatto anarchismo. O è comunismo, o è caos.
Non dovrebbe sorprendervi che tali esempi abbiano avuto breve durata, di solito venivano in essere in momenti di guerra in cui un avversario poteva radunare le persone e il risultato non sarebbe stato tanto piacevole come molti dei suoi sostenitori sembravano credere. La Comune di Parigi giustiziò un centinaio di sacerdoti e religiosi e, come ci ricorda Bryan Caplan, gli anarchici spagnoli del 1930 furono colpevoli di "[...] omicidi su larga scala di persone ritenute sostenitrici dei nazionalisti."

Naturalmente l'elenco dei peccati degli stati è molto, molto più lungo (il governo francese ha ucciso molte più persone di quanto non avesse fatto la Comune). Ma i pochi esempi aiutano ad evidenziare i difetti dell'anarco-sindacalismo. Va inoltre notato che molti esperimenti simili sono avvenuti negli Stati Uniti del XIX secolo, anche su una scala relativamente piccola, e hanno avuto scarso successo. Ecco la descrizione di Jonathan Haidt riguardo il lavoro dell'antropologo Richard Sosis:

[...] [Sosis] ha esaminato la storia di duecento comuni fondate negli Stati Uniti nel XIX secolo. Le comuni sono esperimenti naturali in cooperazione, senza legami di parentela. Le comuni possono sopravvivere solo nella misura in cui possono legare insieme un gruppo, sopprimere l'interesse personale e risolvere il problema del free rider. [...] Per molte comuni del diciannovesimo secolo, i principi erano religiosi; per altre erano laici, perlopiù socialisti [...] solo il 6% delle comuni esisteva ancora venti anni dopo la loro nascita.[4]
Le comuni religiose hanno fatto meglio, con il 39% ancora esistenti dopo vent'anni. Ma ciò lascia ancora molto a desiderare. E ricordate, queste erano comuni di piccole dimensioni piene di gente con una cultura simile e a cui avevano aderito volontariamente, non grandi stati con milioni e milioni di persone sparse in una vasta regione geografica e con culture diverse.

Mentre non c'è nessuna obiezione libertaria a tali comuni, esse non rappresentano un sistema universale da emulare. Su larga scala, abbiamo le tre scelte che sottolineò Frédéric Bastiat:
  1. "I pochi saccheggiano i molti
  2. Tutti saccheggiano tutti.
  3. Nessuno saccheggia nessuno."[5]

Non importa come si organizza una società, la gente si disporrà in piccoli gruppi relativamente stabili ma mutabili. Famiglie e parenti si prenderanno cura più di loro che degli sconosciuti, e così via. La "natura dell'altro" è una preoccupazione evidente quando si arriva alla conclusione che gli esseri umani formano piccoli gruppi e considerano gli altri come estranei. Non vedo modo migliore per attenuare queste relazioni che impegnarsi nello scambio reciprocamente vantaggioso. Potrebbe non essere utopico, ed è certamente meglio che usare la forza (sia attraverso la tirannia o la democrazia) per portare altre persone e gruppi in linea con i propri desideri.



Lo stato soppianta la cooperazione a livello locale

Va inoltre notato che c'è una grande ironia quando lo stato viene considerato un'istituzione in grado di realizzare comunità alle quali i libertari "atomistici" si oppongono. All'inizio del XX secolo un gran numero di lavoratori apparteneva a società di mutuo soccorso che fornivano assistenza in caso di necessità, servizi medici e altre cose, nonché un senso di cameratismo. Le società di mutuo soccorso, proprio come le imprese, le chiese, le associazioni e i gruppi sociali, rappresentavano solo un altro esempio della capacità umana di auto-organizzarsi.

Tuttavia le società di mutuo soccorso hanno avuto breve durata. La grande espansione dello stato sociale negli anni '60, ha quasi soppiantato queste istituzioni di volontariato con le fredde burocrazie.

Che dire della famiglia? Questa è certamente una delle organizzazioni meno atomistiche che esistano. Ebbene, dopo che lo stato ha messo in piedi lo stato sociale e soppiantato il tradizionale ruolo del padre, divorzi e figli illegittimi sono saliti alle stelle. Negli anni '60 le nascite fuori dal matrimonio costituivano circa il 6% di quelle totali. Oggi sono oltre il 40%.

E la tensione imposta alle famiglie di militari quando lo stato decide d'andare in guerra, dovrebbe essere evidente.

Il modo migliore per valutare la forza delle comunità è quello d'utilizzare vari strumenti per misurare quello che viene chiamato il capitale sociale (praticamente le reti sociali rinforzate da fiducia, reciprocità e cooperazione). Robert Putnam ha scoperto che la maggior parte del capitale sociale è iniziato a deteriorarsi dopo l'attuazione dei programmi della Great Society negli anni '60. Ad esempio, ha scoperto che l'appartenenza ad associazioni volontarie "[...] ha raggiunto un picco nei primi anni '60, e ha iniziato a declinare in modo continuo dal 1969."[6]

Mentre Putnam ritiene che lo stato sociale abbia attutito la discesa del capitale sociale, la tempistica sembra improbabile. Charles Murray, un altro scienziato sociale, ha fatto notare che la felicità e il capitale sociale si basano su quattro virtù: laboriosità, onestà, matrimonio e religione. E lo stato interferisce con ognuna a vari livelli. Ad esempio, la dipendenza dall'assistenza sociale riduce la laboriosità e incentiva la disgregazione della famiglia. Questa tesi sicuramente si adatta meglio con la linea temporale e con ciò che sappiamo sulla natura umana.

Tutto ciò è particolarmente vero dato che la forza non rappresenta un buon mezzo per costruire una società cooperativa, e lo stato non usa altro.

No, lo stato distrugge il senso di comunità e mette le persone le une contro le altre. Le società umane si organizzano in modo naturale attraverso mezzi volontari, così come affermano i libertari. E inoltre, l'economia di mercato basata sullo scambio reciproco e vantaggioso rappresenta l'unico modo affinché più gruppi di "tribù" diverse vivano in pace e felicemente in una società moderna grande, interconnessa e complessa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] The Blank State, p. 57.

[2] Evolutionary Psychology, p. 199.

[3] The Better Angels of Our Nature, p. 664.

[4] The Righteous Mind, p. 298.

[5] La Legge, p. 19.

[6] Bowling Alone, p. 55.

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Trump ha ragione — È tempo d'abbandonare la NATO

Lun, 20/06/2016 - 10:09




di David Stockman


Se volete sapere il motivo per cui abbiamo un debito pubblico da $19,000 miliardi e una struttura fiscale che porterà questa cifra già sconcertante a $35,000 miliardi e al 140% del PIL entro un decennio, vi basta considerare l'ultima rissa in campagna elettorale. Cioè, le urla di incredulità in risposta al suggerimento sensato di Donald Trump: gli europei dovrebbero accollarsi i costi della propria difesa.

Il fatto è che la NATO è stata uno spreco obsoleto per 25 anni. Ciononostante gli abitanti della Città Imperiale non sembrano aver capito che l'Armata Rossa è sparita; e che l'impero sovietico, che aveva a suo servizio 410 milioni di anime, è scomparso dalle pagine della storia nel dicembre 1991.

Ciò che rimane è un cumulo di macerie — 145 milioni di vecchi alcolizzati russi che vivono in quella che è sostanzialmente un'economia mondiale da terzo mondo in fallimento. Putin e i vari magnati russi sembravano vivere nel lusso e diffondevano una patina di sfarzo intorno a Mosca e San Pietroburgo. Ma questo era tutto dovuto al boom una tantum di petrolio, gas, nichel, alluminio, fertilizzanti, acciaio e altre materie prime e materiali industriali trasformati.

Detto in altro modo, l'economia russa è una patch di petrolio e minerali con un PIL equivalente all'area metropolitana di New York. E questo è il suo tallone d'Achille.

Il boom globale delle materie prime alimentato dalle banche centrali è finito. Man mano che il nuovo ciclo di deflazione sommergerà il mondo e comprimerà ulteriormente i prezzi delle materie prime e i relativi profitti, l'economia russa andrà in bancarotta; s'è già ridotta di quasi il 10% in termini reali, e ce ne vorrà prima che la discesa finirà.

Il fatto evidente è che la Russia è un'economia debole e non c'è il minimo rischio per la sicurezza degli Stati Uniti. Nessuno. Nichts. Nada. Niente.

La sua spesa per la difesa nazionale è pari a circa $50 miliardi, ma durante l'anno in corso $35 miliardi andranno alle Forze Armate russe. Stiamo parlando di circa tre settimane di spesa del Pentagono!

Anche data la sua capacità non-esistente, resta la questione delle intenzioni ostili e delle azioni aggressive. Ma come precisato qui di seguito, non esiste niente di tutto ciò. Tutta la demonizzazione di Putin si basa su una falsa narrazione derivante da un singolo evento.

Vale a dire, il colpo di stato del febbraio 2014 a Kiev contro il governo costituzionalmente eletto dell'Ucraina, è stato organizzato, finanziato e catalizzato dall'apparato Washington/NATO. Putin ha attuato azioni difensive in risposta, perché questa provocazione estremamente stupida e illegale rappresentava una minaccia per gli interessi vitali nel suo cortile di casa.

Il governo apertamente ostile insediato a Kiev ha minacciato di entrare nella NATO, perseguitare la minoranza di lingua russa in Ucraina orientale, rinunciare ai suoi obblighi finanziari multi-miliardiari nei confronti di Mosca e mettere in pericolo gli accordi per il porto di Sebastopoli (Crimea). Quest'ultimo ha rappresentato l'ancora storica della sicurezza nazionale della Russia sotto zar e commissari simili.

Inoltre il colpo di stato ordito da CIA, Dipartimento di Stato e dalla cosiddetta Endowment for Democracy mentre Putin badava ai fatti suoi alle Olimpiadi di Sochi, brulicava di seguaci del "Right Sector". Quest'ultimo è un movimento fascista che considera "eroe nazionale" un collaboratore nazista della seconda guerra mondiale, Stepan Bandera.

Proprio così. Il nuovo primo ministro imposto dall'Assistente Segretario di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland, e dai neocon, faceva parte di una cabala neo-nazista.

Inoltre, senza la sollecitazione di Washington e gli incitamenti bellicosi della NATO, l'Europa non avrebbe affatto bisogno di un'alleanza militare. A parte il conflitto fabbricato e inutile contro la Russia, l'Europa non ha nemici con un'economia industrializzata; non ha bisogno di spendere $250 miliardi, o il 2% del PIL, per la difesa.

Il confronto con la Russia, compresa la follia economica delle sanzioni anti-Putin, è l'opera di una macchina da guerra e dei suoi ausiliari burocratici che sono andati molto oltre la loro data di scadenza. Vale a dire, la "minaccia russa" è inventata da generali, ammiragli, spie, diplomatici e altri burocrati della sicurezza nazionale, che altrimenti sarebbero a corto di potere, posti di lavoro e soprattutto in pensione.

Naturalmente i rivali del GOP di Trump sono strisciati fuori dalle loro spelonche ululando indignati non appena hanno sentito nominare la NATO. Non a caso il governatore Kasich ha detto che Trump "aveva torto", e poi ha inanellato una serie di stupide frasi:

Dobbiamo assicurarci di rafforzare la NATO, dobbiamo fare in modo che (il presidente russo Vladimir) Putin capisca che armeremo gli ucraini in modo che combattano per la libertà ", ha detto Kasich ad Anderson Cooper. "Abbiamo bisogno della NATO. La NATO è importante; tutti vogliamo che riesca a fare di più."
Qualcuno dovrebbe dirgli che i politici nazionalisti e cripto-nazisti e gli oligarchi ladri che hanno sequestrato il governo ucraino, sono una sorta di "combattenti per la libertà" del fine settimana.

Ma Ted Cruz è un altro discorso. Quando si tratta di politica estera, questo tipo è semplicemente fuori di testa. È talmente pieno di ideologia neocon che trasuda bile sciovinista:

"È stato obiettivo della Russia per decenni, è stato obiettivo di Putin, rompere la NATO. Quello che Donald Trump sta dicendo è che dovremmo arrenderci unilateralmente alla Russia e a Putin, dare a Putin una grande vittoria politica estera rompendo la NATO e abbandonando l'Europa."
Inutile dire che non c'è nemmeno un punto preciso in questa affermazione. La verità è l'opposto. E ciò inizia con la promessa di George H. Bush a Gorbaciov del 1989: in cambio della sua acquiescenza alla riunificazione della Germania, la NATO non si sarebbe ampliata di "un singolo pollice".

La NATO avrebbe dovuto dichiarare la vittoria ed essere smembrata. Il bilancio della difesa sarebbe dovuto essere drasticamente ridotto alla semplice difesa interna, perché non c'erano più stati industrializzati nemici a livello globale.

Ovviamente la promessa del Vecchio Bush venne cestinata da Bill Clinton a metà degli anni '90. Sembra che la sua rielezione fosse stata minacciata da accuse d'essere troppo morbido dal punto di vista della difesa. Quindi la sua soluzione fu quella d'invitare la Polonia, gli stati baltici e gran parte del resto del Patto di Varsavia, ad aderire alla NATO.

Quella che doveva essere un'alleanza di 15 nazioni venne trasformata in un "Banda dei 28", che praticamente circondava la Russia. A parte il conflitto dopo il colpo di stato ucraino e la lotta in Georgia tra Mosca e un truffatore locale, non c'è mai stato alcun conflitto.

Nel corso dei 15 anni al potere dal 1999 al febbraio 2014, Putin non ha dimostrato alcun desiderio di voler inglobare le popolazioni non-russe. E sin da allora ha messo in chiaro, attraverso l'accordo di Minsk, che egli sostiene un governo indipendente in Ucraina — a condizione che vengano implementate le legittime richieste della regione del Donbass di lingua russa.

Né vi è uno straccio di prova che Mosca stia per invadere gli stati baltici o la Polonia, per non parlare del resto d'Europa.

La Crimea ha fatto parte della Russia sin dal 1783, quando Caterina la Grande la comprò dai turchi. Da allora in poi ha reso Sebastopoli il porto di partenza per la Grande Flotta del Mar Nero, baluardo fondamentale della sicurezza nazionale della Russia.

Nei 171 anni successivi la Crimea è stata parte integrante della Russia — un arco che supera i 166 anni che sono trascorsi sin da quando la California venne annessa in questo continente, fornendo in tal modo alla Marina degli Stati Uniti la propria porta d'acqua a San Diego.

Sebbene forze straniere non abbiano invaso le coste della California, non furono i fucili, l'artiglieria e il sangue ucraini che nel 1854 annientarono la carica della Brigata della Luce nella città di Balaclava in Crimea; furono i patrioti russi che difesero la patria da turchi, europei e britannici.

Infatti il ritratto del cosiddetto "eroe russo" appeso nell'ufficio di Putin è quello dello zar Nicola I. Il suo brutale regno trentennale ha portato l'impero russo al suo apice storico, ma, ironia della sorte, è venerato nell'agiografia russa per un altro motivo — cioè, come difensore della Crimea, anche se perse la guerra del 1850 con gli ottomani e gli europei.

Quando Franklin Roosevelt arrivò a Yalta (Crimea) nel febbraio 1945, sapeva di trovarsi nella Russia sovietica.

Per cementare il suo controllo sul Cremlino nella lotta per la successione dopo la morte di Stalin, Nikita Kruscev avrebbe trascorso 15 minuti a rivedere il suo "dono della Crimea" ai suoi subalterni a Kiev, in onore della decisione dei loro antenati 300 anni prima di diventare vassalli della Russia.

Quindi la Crimea è diventata parte dell'Ucraina durante l'era sovietica a metà degli anni '50. Eppure la sua riannessione — con un voto favorevole del 90% nel referendum — dopo le provocazioni del febbraio 2014, è diventata la base per (quasi) riaccendere la guerra fredda.

Inoltre il fatto che la Crimea e il vicino cuore industriale del Donbas siano di lingua russa, non è qualcosa di "inventato" da Putin. È un fatto che è scritto nel sangue da 85 anni.

Negli anni '30 Stalin popolò la regione orientale (Donbas), spina dorsale dell'Unione Sovietica per quanto riguardava carbone, acciaio, macchinari e prodotti chimici, con russi trapiantati. Sapeva che i kulaki ucraini, che aveva liquidato a milioni durante la sua catastrofica campagna di collettivizzazione forzata, stavano ribollendo d'odio nei confronti del regime rosso di Mosca e che non sarebbero rimasti sottomessi ancora a lungo.

Nel 1943 i nazionalisti ucraini di Kiev e delle regioni occidentali si unirono alla Wehrmacht nazista nel suo cammino verso Stalingrado, uccidendo ebrei, polacchi e comunisti a decine di migliaia mentre marciavano verso est; e dopo che l'Armata Rossa infine ruppe l'assedio più sanguinoso della storia, i russofoni del Donbas si unirono all'Armata Rossa nella sua marcia di ritorno in Germania, uccidendo stavolta gli ucraini nazisti a decine di migliaia per rappresaglia.

Quindi tutte le mistificazioni di Washington sull'Ucraina sono radicate nell'ignoranza storica. L'attuale fiammata di questa tragica storia è stata innescata dal colpo di stato di Victoria Nuland; non dalla presunta aggressività di Putin!

E questo ci riporta alla domanda iniziale. Che tipo di ragionamento contorto può sostenere che l'aggregazione di Albania, Croazia, Estonia, Slovacchia e Slovenia all'alleanza obsoleta della NATO, possa aggiungere una virgola di sicurezza e protezione ai cittadini di Lincoln NE, Spokane WA o Worcester MA?

Si tratta solo dell'inerzia terribile di una macchina da guerra che ha affondato i suoi tentacoli in profondità nell'economia e nel processo di governance politica della nazione.

Dopo la caduta del muro di Berlino nel novembre 1989 e la morte dell'Unione Sovietica due anni dopo, quando Boris Yeltsin mandò in pensione i carri armati dell'esercito rosso di fronte alla versione russa della Casa Bianca a Mosca, s'è concluso un periodo buio della storia umana.

Il mondo aveva aderito ad una guerra globale durata 77 anni, innescata dalla mobilitazione degli eserciti europei nell'agosto 1914. Se si desidera contare i morti, sono state uccise 150 milioni di persone dalla Grande Guerra fino alla fine della Guerra Fredda.

Vale a dire, l'8% della razza umana è stata spazzata via durante suddetto periodo. Il pedaggio ha compreso la follia della guerra di trincea durante il 1914-1918; i regimi sanguinari del totalitarismo sovietico e nazista, sorti dalle ceneri della Grande Guerra e di Versailles; e poi la carneficina della seconda guerra mondiale e di tutte le altre guerre minori, incluse le invasioni nella Guerra Fredda tra cui la Corea e il Vietnam.

La fine della Guerra Fredda ha significato che la pace nel mondo era finalmente a portata di mano, ma 25 anni dopo non c'è ancora pace perché Washington ha confuso la storia.

In realtà, il Partito della Guerra radicato nella capitale della nazione è strabordante interessi economici e perversioni ideologiche che garantiscono una guerra perpetua; assicurano sprechi senza fine per armamenti; diffondono morte e sofferenza a causa delle tecnologie belliche del XXI secolo; e da questa morte e sofferenza ha origine il contraccolpo terrorista.

Quindi c'era ancora una minaccia per la pace in agguato sulle rive del Potomac dopo 77 anni di guerra globale. Il grande generale e presidente, Dwight Eisenhower, nel suo discorso d'addio alla carica aveva definito questa minaccia il "complesso militare/industriale", ma questa parte memorabile del suo discorso è stata omessa da coloro che gli scrivevano i discorsi, i quali eliminarono la parola "congressuale" in un gesto di cortesia al ramo legislativo.

Quindi ripristinate il riferimento cancellato di Ike, metteteci dentro i guerrieri del fine settimana di Capitol Hill, aggiungeteci i ficcanaso nella Beltway che costituivano i rami della flotta della Guerra Fredda (CIA, Stato, AID, ecc.), e il cerchio è completo. Stiamo parlando della macchina da guerra e dell'egemonia imperiale più impressionanti sin da quando le legioni romane cavalcavano la maggior parte del mondo civilizzato.

In una parola, la vera minaccia per la pace è stata la Pax Americana post-1990.

Infatti negli ultimi 25 anni Washington ha totalmente ignorato che la pace era possibile alla fine della Guerra Fredda. Oggi la Città Imperiale è tanto inetta, maldestra e sanguinaria, come lo furono Berlino, Parigi, San Pietroburgo, Vienna e Londra nell'agosto del 1914.

Oggi non c'è pace sulla Terra soprattutto a causa della Città Imperiale — non a causa di Mosca, Pechino, Teheran, Damasco, Mosul o addirittura Raqqa. Quest'ultima è diventata una minaccia globale a causa di ciò che non è accaduto nel 1991.

Bush senior avrebbe dovuto dichiarare "missione compiuta" e tagliare il budget del Pentagono da $600 miliardi a $200 miliardi; smobilitare il complesso militare/industriale, mettendo una moratoria su tutte le vendite di nuove armi, appalti ed esportazioni; sciogliere la NATO e smantellare la rete di basi militari statunitensi all'estero; diminuire le forze armate statunitensi da 1.5 milioni a poche centinaia di migliaia; e organizzare e condurre una campagna di disarmo mondiale, come fecero i suoi predecessori repubblicani negli anni '20.

Purtroppo nessuna di queste possibilità è mai entrata nei pensieri della Città Imperiale. Ciononostante mettere in discussione la NATO è in realtà un buon modo — seppur tardivo — di riproporre le domande che sono state sepolte dopo il 1991.

Non c'è da sorprendersi se il Partito della Guerra a Washington abbia accolto l'impertinenza di Donald Trump con disprezzo rabbioso.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché le banche centrali non riescono mai a vedere una bolla

Ven, 17/06/2016 - 10:10




di David Stockman


Ogni giorno abbiamo la conferma che il casinò è un luogo estremamente pericoloso e che l'esposizione ai mercati azionari e obbligazionari è da evitare a tutti i costi. In sostanza tutta la baracca si basa su una menzogna istituzionalizzata, ovvero, le dichiarazioni dei banchieri centrali, dei broker di Wall Street e dei grandi dirigenti di società sono costituite da depistaggi, offuscamenti e inganni.

Come abbiamo indicato molte volte nei precedenti articoli, tutto viene definito dalle luci dei banchieri centrali di oggi e dai loro seguaci a Wall Street. Dal momento che i primi sono occupati con "l'accomodamento" e lo "stimolo" delle economie di tutto il mondo, le recessioni e i bust del mercato azionario non possono accadere.

Allo stesso tempo, i discorsi del casinò puntano sempre alle opportunità di oggi e ancor di più alle prospettive di domani (cioè, nella seconda metà di quest'anno e il prossimo). I venditori ambulanti proiettano gli utili dell'S&500 per il quarto trimestre 2016 a $32/azione, una crescita del 39% rispetto ai $23/azione per il quarto trimestre 2015; ed entro la fine del 2017 puntano ad un aumento del 57%.

Alla chiusura dei mercati di oggi, a 2094, cosa c'è che non va coi livelli di valutazione e i rapporti PE? Dopo tutto, le gambe rialziste dei venditori ambulanti puntano a $119 per azione nel 2016 e $136 nel 2017. I multipli impliciti PE sono un modesto 17.3X e 15.3X, rispettivamente.

Tranne che le cose non stanno neanche lontanamente così. Gli utili dell'S&P 500 su base GAAP sono a $86.47 e per il trimestre in corso stanno già perdendo il 10%.

Infatti il mercato azionario è ora valutato al 24.2X in un momento in cui il ciclo di crescita globale si sta invertendo, la pseudo-ripresa negli Stati Uniti ha di gran lunga sorpassato le medie passate e gli utili GAAP effettivi sono giù del 18.5% rispetto al picco del settembre 2014.




E all'interno di questo enorme divario troviamo la suddetta menzogna istituzionalizzata. E tanto per iniziare in bellezza la settimana, abbiamo avuto un altro bel pacco di frottole.

Durante il fine settimana il folle stampatore di denaro a capo della BCE, Mario Draghi, ha detto che non ci sono bolle in vista — nonostante il fatto evidente che egli abbia trasformato il mercato obbligazionario europeo in una bolla monumentale.

Allo stesso modo, prima che i mercati aprissero questa mattina, abbiamo avuto due esempi della stessa prevaricazione delirante. Sia PepsiCo che Morgan Stanley hanno riferito risultati disastrosi per il primo trimestre, ma in modo del tutto spudorato i portavoce aziendali e i media li hanno liquidati come "una tantum". Naturalmente questo ha mandato in orbita i prezzi delle loro azioni, e nel caso di Pepsi a quasi un massimo storico.

Per quanto riguarda Morgan Stanley, è difficile immaginare come i suoi risultati potessero essere peggiori. I ricavi al netto degli interessi sono calati del 26% rispetto all'anno passato, mentre il suo core business e il suo investment banking hanno fatto registrare un calo del 18% e del 43%. Nel complesso, i ricavi totali sono crollati del 21% rispetto all'anno passato, e l'utile netto è sceso di un incredibile 54%.

Proprio così. Rispetto all'utile netto di $2.4 miliardi dell'anno scorso, il risultato del primo trimestre è stato pari a soli $1.1 miliardi, mentre il rendimento sul capitale proprio è crollato dal 14.1% al 6.2%.

In un libero mercato, Morgan Stanley sarebbe stata mandata sulla panchina delle penalità, ma non nel casinò di oggi. È salita soprattutto perché gli utili riportati di 55 centesimi per azione "hanno battuto" le aspettative del consenso (es. 46 centesimi).

Ma a ottobre il "consenso" prevedeva $1.00 per azione. Nel frattempo c'è stato un frenetico abbassamento delle stime che non si è fermato — com'è evidente dalla linea rossa qui sotto — fino alla vigilia della sua relazione del primo trimestre.




Fare finta che questo sia semplicemente un "battito" non solo è un insulto all'intelligenza di un bambino delle elementari, ma in realtà è emblematico della serie di menzogne presenti nel casinò.

Infatti la sindrome del "battito" ha ormai raggiunto un livello ridicolo. L'unico significato razionale per "battito" sarebbe quello di descrivere risultati che hanno migliorato le prestazioni precedenti e sono stati una vera e propria sorpresa per gli investitori. Ma quando i risultati vengono palesemente manipolati dalle foche ammaestrate che si presentano come analisti azionari, i pochi centesimi d'aumento per ogni azione non rappresentano un "battito"; sono una truffa!

Quindi i venditori ambulanti nel casinò non hanno nessun altro scopo se non quello di abbassare i multipli PE e rendere più attraenti di quello che in realtà sono le azioni in sovrapprezzo. A tal proposito, la giustificazione secondo cui le aziende stanno tentando di rimuovere il "rumore" dai loro rapporti, a causa degli oneri una tantum, non è sufficiente.

Per prima cosa, gli oneri una tantum vanno in entrambe le direzioni, come nel caso delle plusvalenze derivanti dalla vendita di un asset. Oltre a ciò, le svalutazioni aziendali a causa di affari andati male, gli oneri per la chiusura di impianti a causa della cessazione di attività per perdite, le spese per le opzioni di fine rapporto, le stock option — tutto rappresenta il consumo di risorse aziendali reali e di valore.

Se i CFO volessero davvero "normalizzare" i loro numeri GAAP trimestrali, ci sarebbe un modo di gran lunga migliore per farlo. Vale a dire, potrebbero raggruppare i loro oneri non ricorrenti e presentare numeri "aggiustati" in base alle medie di queste perdite "non ricorrenti" lungo un periodo mutli-trimestrale. Oppure potrebbero ammortizzare il bacino delle svalutazioni inserendolo nei guadagni trimestrali all'interno di un certo lasso di tempo, come quattro o otto trimestri.

Ma questa sarebbe una cosa completamente diversa da quello che accade oggi. Secondo la procedura ingannevole attuale, i guadagni sono sempre più alti — e spesso molto, molto più alti — dei profitti GAAP. Infatti, tra il 2007-2015, gli utili aggiustati dell'S&P 500 sono stati sovra-stimati per più di $1,100 miliardi!

Al contrario, se le rettifiche ai principi contabili GAAP fossero basate su una media o un ammortamento una tantum delle spese non ricorrenti, gli utili non sarebbero superiori a quelli tendenziali GAAP.




Insistiamo su questo argomento perché l'approccio di PepsiCo, ad esempio, è stato proprio l'opposto. Ha avuto il coraggio di presentare un tessuto di menzogne come risultati e poi l'ha trasformato nell'immagine qui sotto.

Vale a dire, l'utile netto di PEP è sceso dagli $1.2 miliardi dell'anno scorso ai $931 milioni di oggi, giù del 24%. Ma tramite la magia dei riacquisti d'azioni e la manipolazione degli utili, ha trasformato un utile per azione di 64 centesimi (rispetto agli 81 dell'anno scorso) in 89 centesimi per azione, sorprendendo le aspettative generali di otto centesimi.

La trasformazione è davvero mozzafiato. Un calo delle vendite del 3% è stato trasformato in un guadagno del 3.5%; un calo dell'utile operativo del 10% è stato rettificato ad un guadagno del 12%; e il grande calo del 24% dell'utile netto è stato contorto in un guadagno dell'11% se teniamo conto delle azioni.

Ecco il punto principale. Perché lo zio Sam spende miliardi l'anno cercando di far rispettare la contabilità GAAP, quando gli abitanti del casinò sono più che felici di produrre risultati fantasiosi?




Nel frattempo, ecco cosa è accaduto realmente. Con i risultati del primo trimestre, l'utile netto annuale di PepsiCo si è attestato a $5.16 miliardi. Questo è il tasso più basso sin dal giugno 2009.

Sì, la capitalizzazione di mercato di PEP è raddoppiata da $75 miliardi a $150 miliardi nel frattempo, ma perché paghereste il 29X per una società che non ha nemmeno la minima parvenza di una crescita?




Alla fine, tutte queste truffe cederanno il passo ad una recessione globale e ad un crollo sostenuto degli utili. Cioè, l'S&P 500 si sta dirigendo verso i 1300 rispetto al picco di 2130 a maggio 2015 — nonostante i robo-trader continuino a giocare coi punti sui grafici.

Ma, come sopra indicato, i profitti annuali di fine anno 2015 sono stati pari a soli $86.47 per azione. Questo numero particolare rappresenta un mercato killer. Ad un multiplo PE plausibile del 15X, siamo davvero a 1300 per l'indice S&P 500.

Significa anche che i robo-trader e i giocatori d'azzardo negli hedge fund hanno dipinto 24.2X sulla porta d'ingresso del casinò. Ma le medie storiche dei rapporti PE sono troppo alte per le realtà di oggi. Vale a dire, in un mondo che sta scivolando in un declino deflazionistico prolungato, i tassi di capitalizzazione stanno scendendo nella cantina della storia, e non stanno salendo a livelli stratosferici.

Perché? Perché gli utili attuali valgono molto meno di quello che sono, visto che ogni volta si spaccia una crescita degli utili la cui percentuale reale è tra lo zero e il niente.

Così, quando i tassi di capitalizzazione dovrebbero calare il casinò spaccia agli sciocchi numeri in ascesa, facendo finta che tutto vada bene sul fronte guadagni. Eccovi servito il processo della menzogna istituzionalizzata.

Infatti, per la terza volta in questo secolo gli utili societari sono già in caduta libera. Eppure i venditori ambulanti di Wall Street stanno ancora puntando maliziosamente alla parte in alto a destra del grafico qui sotto.




Ma questa volta i retroscena sono decisamente più comici. Quando gli utili dell'S&P 500 hanno raggiunto un picco a $84.92 per azione a giugno 2007 (su base annuale), erano cresciuti ad un tasso annualizzato del 6.8% rispetto al picco precedente di circa $54/azione nel terzo trimestre 2000. Al contrario, al livello di $86.47 per il quarto trimestre 2015, il tasso di crescita implicito di 8 anni è... beh, niente di niente... a meno che non preferiate due cifre dopo la virgola. In tal caso, il CAGR è dello 0.22%.

Proprio così. Sulla base degli utili societari reali che i CEO e i CFO devono certificare, pena il carcere, i profitti sono ora appena al di sopra del livello del giugno 2007, e ancora una volta stanno scendendo lungo il pendio scivoloso tracciato già due volte in questo periodo dalla Finanza delle Bolle delle banche centrali.

Sì, proprio come farebbero dei giocatori di prestigio, i venditori ambulanti del casinò insistono che questi profitti GAAP devono essere ignorati perché sono zeppi di componenti non ricorrenti.

Ebbene, sì, lo sono. Come ha mostrato un'eccellente indagine del Wall Street Journal, la versione degli utili sfornata da Wall Street per il 2015 era di $1,040 miliardi per l'S&P 500. Ma stiamo parlando di un 32% in più rispetto a quelli GAAP reali di $787 miliardi!




La differenza di $253 miliardi indicata per il 2015 nel grafico qui sopra, non costituiva qualcosa di speciale quando si tratta di valorizzare le azioni. A quanto pare la tendenza di quest' ultime si muove sempre dal basso a sinistra in alto a destra dei grafici. E questo perché secondo il consenso di Wall Street non ci può essere un'altra recessione. Le banche centrali sono al lavoro e ne hanno escluso la possibilità per definizione.




Non esattamente. Il grafico qui sopra è stato riproposto più e più volte ed è clamorosamente errato, soprattutto nei punti di svolta del ciclo economico.

Infatti, il divario da $253 miliardi tra utili segnalati e l'intruglio di Wall Street per il 2015 è quasi la stessa grandezza della disconnessione nella Grande Recessione.

L'utile netto aggregato dell'S&P 500 per il 2007, secondo i venditori ambulanti di Wall Street, era di $730 miliardi — e non hanno avuto alcun problema ad insistere sul fatto che il mercato azionario era "ragionevolmente" prezzato. Nel corso del 2007 la capitalizzazione media dell'indice S&P era di $13,000 miliardi, il che implica un multiplo PE del 18X.

In realtà, gli utili GAAP reali per quell'anno erano solo di $587 miliardi, il che significa che il numero dei venditori ambulanti di Wall Street era superiore del 24% rispetto al livello dei profitti depositati presso la SEC. Come adesso, i venditori ambulanti dicevano d'ignorare i $144 miliardi di oneri e spese che erano ritenuti non ricorrenti; né volevano riconoscere che il multiplo del mercato reale era del 22X rispetto alla contabilità GAAP ed era estremamente costoso in base a qualsiasi altro standard storico — soprattutto all'apice del ciclo economico.

Inutile dire che Wall Street rimase scioccato quando scoprì la verità l'anno successivo. Durante la primavera del 2007 era prevista la solita storia — cioè, gli utili segnalati dai venditori ambulanti sarebbero dovuti salire del solito 12-15% nel 2008, a circa $120 per azione. Poi però hanno fatto marcia indietro a $50 per azione, ma in realtà sono stati solo $15/azione su base GAAP.

Espresso in termini aggregati, quest'ultimo dato significa che i profitti dell'S&P erano calati a $132 miliardi nel corso del 2008, dopo che le varie aziende hanno dovuto svalutare $304 miliardi di asset drammaticamente sopravvalutati e operazioni di business diventate irrimediabilmente inutili. In breve, in quei due anni le società nell'S&P 500 si sono sobbarcate quasi $450 miliardi tra oneri e perdite che i venditori ambulanti di Wall Street dissero d'ignorare. Stiamo parlando del 37% dei presunti utili per il 2007-2008.

Detto in modo diverso, il mercato dovrebbe essere un'agenzia d'attualizzazione. Eppure a ottobre 2007, in un momento in cui i mercati subprime e del credito erano visibilmente in frantumi — i fondi ipotecari di Bear Stearns e Countrywide Financial erano quasi saltati in aria, e Merrill Lynch e AIG erano in evidente difficoltà — l'indice era valutato a $13,000 miliardi in base alle teorie fantasiose allora ampiamente diffuse a Wall Street.

Proprio così. Il mercato azionario trattava al 100X gli utili effettivi che si sarebbero dovuti concretizzare l'anno successivo, non al 13X spacciato giorno dopo giorno dalle teste di legno nello zombie-box.

Così eccoci di nuovo al punto di flesso di una bolla finanziaria alimentata dalle politiche della banca centrale. Come allora, i picchi registrati nel corso del 2015 sono letteralmente evaporati — il tutto dovuto alla falsificazione dei tassi d'interesse, del prezzo del debito e dei titoli azionari.

Per esempio, nel corso del 2015 mentre il settore energetico nell'S&P 500 faceva registrare perdite effettive di $45 miliardi, i venditori ambulanti di Wall Street sventolavano profitti per $48 miliardi in base ai loro intrugli rialzisti. Questi $93 miliardi di differenza significavano qualcosa dal punto di vista finanziario?

Certo che sì. Erano composti principalmente da massicce svalutazioni del valore delle riserve di petrolio e gas. Ma è stato il boom del credito globale alimentato dalle banche centrali che ha spinto il prezzo del petrolio al di sopra dei $100 al barile e ha incoraggiato massicci investimenti improduttivi.

E poi, per aggiungere la beffa al danno, è stata la drastica repressione post-crisi dei tassi d'interesse che ha innescato una fame per rendimenti decenti tra i gestori di fondi e i giocatori d'azzardo. Queste deformazioni economiche, a loro volta, hanno incoraggiato le grandi aziende ad accendere nuovi prestiti nel mercato del prestito spazzatura per un ammontare di $400 miliardi e finanziare gli investimenti nell'olio di scisto e altrove.

Suddette svalutazioni possono anche essere interpretate da Wall Street come estraneità non ricorrenti, ma in realtà rappresentano perdite nel capitale reale.

Lo stesso vale per gli altri settori analizzati dall'indagine del WSJ. Le aziende nel campo dei materiali hanno riferito $13 miliardi di utili GAAP rispetto ai $30 miliardi dei feticisti delle gambe rialziste. E le aziende nel campo sanitario hanno guadagnato $104 miliardi secondo i principi contabili GAAP rispetto ai $157 miliardi immaginati dagli analisti di Wall Street. La differenza di $70 miliardi in questi due settori non sono spiccioli.

La maggior parte è rappresentata da svalutazioni di asset e oneri di ristrutturazione per investimenti anti-economici e Fusioni & Acquisizioni fallimentari. Vale a dire, quel tipo di cose che la falsificazione dei prezzi finanziari da parte delle banche centrali favorisce inevitabilmente.

Anche nel settore delle tecnologie il grado con cui Wall Street ne ha stravolto gli utili è imbarazzante. Mentre i feticisti delle gambe rialziste segnalavano $218 miliardi di utili complessivi, i rapporti inviati alla SEC ne mostravano solo $176 miliardi. All'interno di questi $42 miliardi d'inchiostro rosso invisibile, c'erano un sacco di Fusioni & Acquisizioni fallimentari e costi delle stock option che diluiscono gli utili degli azionisti.

Infine, per quanto riguarda lo stampatore folle a capo della BCE, forse dovrebbe guardare i titoli a 10 anni della sua quasi-fallita terra natale. Oggi hanno chiuso con un rendimento dell'1.36%, e questo significa che stanno cavalcando la madre di tutte le bolle obbligazionarie.

Qui sotto c'è l'andamento dell'inflazione al consumo nella zona Euro. È aumentata ad un tasso del 2.1% negli ultimi otto anni e dell'1.0% negli ultimi 12 mesi di presunta deflazione. Ci si potrebbe domandare se gli europei stiano meglio con un 1% o un 2% d'inflazione. La risposta è che il 2% è meglio, anzi imperativo — almeno secondo una piccola schiera di banchieri centrali e dei loro accoliti. Ma non lo stanno dicendo, lo stanno affermando.




Non ci sono bolle, eh?

Il governo dell'Italia è paralizzato, il che significa che i suoi segni vitali fiscali sono in continuo deterioramento. La quota di spesa in percentuale del PIL è al 51.1% e l'onere del debito continua solo ad aumentare.





Ecco la morale della favola. L'Italia si sta rapidamente trasformando in una colonia socialista di vecchi, con un tasso di natalità di un mero 1.3. Su questa strada, l'ultimo italiano scomparirà nel giro del prossimo secolo. Ma un'economia che ha continuato a restringersi sin dal 2007, andrà in bancarotta molto prima.




Quando l'ultimo dei front-runner tra gli hedge fund sarà imbottito di bond europei e i tedeschi, infine, spegneranno la stampante a Francoforte, ci sarà un giorno della resa dei conti, mentre l'enorme bolla obbligazionaria italiana si sgonfierà violentemente.

E sicuramente la battezzeranno la Bolla di Draghi — un raptus di follia altrettanto disastroso come quello di John Law, quello nella rivoluzione francese e quello nel 1929.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'oro è l'unica moneta sonante

Gio, 16/06/2016 - 10:09
Fare le cose alla vecchia maniera aiuta sempre. Sebbene la tecnologia ci venga incontro facilitandoci la vita, avere il controllo sullo zoccolo duro della nostra riserva di ricchezza è quanto di più consigliabile possa esistere. Questo vuol dire possedere hard asset in forma materiale, considerando soprattutto che la maggior parte degli investimenti di oggi è in formato digitale. E quest'ultimo non è affatto sicuro al 100%, anzi. La carta e le cifre digitali sono effimeri, i metalli preziosi invece no. Lo sa bene la Russia, ad esempio. Lo sa bene anche la Cina. Quest'ultima, però, si trova in una posizione delicata perché, oltre a proteggersi dalle svalutazioni estere ed interne attraverso uno stock d'oro fisico in crescita, vuole un dollaro quanto più stabile possibile a causa delle proprie riserve accumulate sin dal post-2008 a seguito dell'epopea mercantilista. Scaricare i circa $2,000 miliardi di IOUSA nei mercati rappresenterebbe un segnale allarmante sia per gli Stati Uniti, sia per la Cina, poiché intaccherebbe le finanze di entrambi i paesi. Soprattutto in questo momento in cui la FED s'è presa una pausa dal QE. Quest'ultimo aspetto ha rafforzato il dollaro sin dalle prime chiacchiere sul "taper" di Bernanke, ma di riflesso ha rappresentato un rallentante per l'economia statunitense. Almeno per gli economisti amanti del mercantilismo che popolano l'Eccles Building. Ma la FED, non potendo tornare ad un QE in questo frangente, ha stretto un accordo segreto insieme ad altri paesi del G-7 a Shanghai affinché il dollaro venisse svalutato indirettamente. Per la Cina, comunque, si tratta di una situazione "win-win" poiché se il dollaro si rafforza essa è coperta con la quantità di riserve in dollari e IOUSA; se invece il dollaro si svaluta, ha il suo gigantesco stock d'oro che nel tempo ha sottratto all'Occidente. E se questa strategia va bene per nazioni simili, va bene anche per il classico investitore retail. Azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari possono ancora essere una fonte di guadagno, ma non dimenticatevi della vostra assicurazione contro gli imprevisti: oro fisico.
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di Alasdair Macleod


In questo articolo osserveremo come la situazione tecnica per il prezzo dell'oro sia nettamente migliorata, per l'evidente sorpresa di molti analisti mainstream. Discuteremo delle possibili ragioni dietro l'inversione di tendenza e le implicazioni per il futuro.

La situazione tecnica è mostrata nel grafico qui sotto.




Abbiamo ora una "golden cross": la media mobile di 55 giorni ha superato quella di 200 giorni, ed entrambe sfoggiano un trend rialzista. I trader utilizzano queste informazioni per indicare l'inversione di tendenza di un mercato orso, e la nascita di un mercato toro.

Questo cambiamento di direzione è combinato con un modello pennant rialzista, iniziato l'11 febbraio e terminato il 3 marzo, prendendosi esattamente tre settimane. Ciò viene mostrato dalle linee tratteggiate. I movimenti di prezzo intraday (non mostrati) sono conformi al modello, e il break-out del 4 marzo ha visto volumi cospicui con un incremento record di contratti presso il Comex.

Sono pienamente soddisfatte anche altre qualifiche tecniche per un pennant: un consolidamento lungo non più di tre o al massimo quattro settimane, un volume ridotto mentre il modello dispiega il suo potenziale (prendendo come riferimento i volumi nel Comex) e il break-out come ripresa del trend. Sembra quindi un esempio da manuale.

I pennant ci danno un obiettivo di prezzo, il che equivale al rialzo precedente rispetto al suo punto di break-out. Ciò produce un obiettivo minimo di prezzo di circa $1400, che con i pennant può materializzarsi abbastanza rapidamente. E questo aiuta a spiegare, da un punto di vista puramente tecnico, la forza apparentemente inarrestabile del prezzo dell'oro.



Fondamentali

L'analisi tecnica è la giustificazione preferita dagli investitori per riflettere e agire sui mercati dei capitali, senza la necessità di comprendere le ragioni per cui i prezzi cambiano. Infatti, in questi giorni d'infinita quantità di credito bancario a disposizione della speculazione finanziaria, l'andamento dei prezzi viene spinto giorno per giorno dai grafici, rendendo i prezzi dipendenti dal credito piuttosto che dalle valutazioni fondamentali in base al loro valore futuro.

L'analisi tecnica è notoriamente fallibile, esercizio che predilige l'azione al pensiero razionale. Ci viene detto che gli ETF sull'oro sono stati positivi negli ultimi quaranta giorni. Ma i compratori di questi titoli di carta (alla cui base si presume ci sia oro fisico) stanno agendo così per proteggersi dal punto di vista finanziario, o in alternativa sono eccitati dalla speranza di un aumento dei prezzi? Molto probabilmente la seconda.

In altre parole, l'analisi tecnica è giustificata sulla base del fatto che rende bene incoraggiare la follia delle folle e c'è un sacco di denaro facile nei mercati a sostegno di questo incoraggiamento. Una comprensione ragionata di ciò che è l'oro, una comprensione degli interessi in gioco e un'analisi delle conseguenze pratiche dei flussi d'investimento, è di vitale importanza se non vogliamo essere tramortiti dai mercati volatili.

Il prezzo dell'oro ha cominciato il 2016 con le grandi imprese d'investimento rialziste nei confronti del dollaro e ribassiste nei confronti del metallo giallo. È da tali estremi di sentiment che hanno luogo inversioni taglienti: tutti si precipitano nel biglietto verde e non rimane nessuno che vende. Se questo è tutto ciò che abbiamo questa volta, i trend precedenti (es. un dollaro in aumento e quindi un prezzo dell'oro in discesa) potrebbero riprendere quando queste posizioni saranno sufficientemente smobilitate.

Per stabilire se questo è il caso dobbiamo rivolgerci ai fondamentali, i quali c' impongono di scartare l'approccio analitico convenzionale. Dobbiamo smettere di pensare che sia l'oro a salire, quando in realtà è il dollaro che sta scendendo. Quasi tutti gli economisti e i trader di mercato hanno capito le cose alla rovescia. L'oro non ha fondamentali variabili, cosa che lo qualifica in modo univoco come denaro sonante. È la valuta che lo prende come punto di riferimento che ha tutti i fondamentali variabili, ed è qui che dobbiamo guardare.

Quando guardiamo il prezzo in dollari dell'oro, ci viene naturale pensare che sia l'oro che si stia muovendo. Ma stiamo confrontando due forme di denaro: l'oro che non è in circolazione e il dollaro che l'ha soppiantato. E dato che è il dollaro che viene emesso in una qualsiasi quantità desiderata dal governo degli Stati Uniti e dalle fluttuazioni del credito bancario, è il biglietto verde che, in ultima analisi, dipende dalla valutazione del mercato. La costante di questo confronto è semplicemente l'oro. Gli economisti che sostengono il contrario sono schiavi della moda macroeconomica, e sono soprattutto sprovvisti di una teoria razionale del prezzo.

Capire che misurato in oro è il prezzo del dollaro che sta calando, dà senso a ciò che sta accadendo. Ci indica i fondamentali del dollaro, non tanto rispetto alle altre valute che condividono molte delle caratteristiche del dollaro, ma rispetto alle commodity. E nel grafico qui sotto possiamo vedere che il potere d'acquisto del dollaro è in calo rispetto alle altre commodity chiave.




La svolta nella fortuna del dollaro è stata improvvisa, prendendosi meno di tre mesi. Il dollaro USA è stato "iper-comprato", seguito da una successiva caduta nel suo potere d'acquisto rispetto a molte commodity chiave. E ci sono buone ragioni per aspettarsi che scenderà ancora di più. Si basano sui danni inflitti alla posizione del dollaro come valuta di riserva mondiale. Cina e Russia stanno conducendo la carica per fare a meno del dollaro, e la Cina in particolare sta promuovendo lo yuan come sostituto del dollaro nei Regolamenti Internazionali con tutti i suoi partner commerciali. Il ruolo del dollaro nel prezzare le materie prime sta diventando un'anomalia, perché la Cina ha più commercio internazionale rispetto all'America.

Questo aiuta a spiegare le prospettive di lungo termine per il dollaro, le quali devono ancora scontare una riduzione della quantità di dollari in circolazione a livello internazionale. A meno che non sia bilanciata da una contrazione del credito sui bilanci delle banche americane, una riduzione dei dollari off-shore si tradurrà inevitabilmente in un potere d'acquisto del dollaro più basso. Ma c'è anche una rinnovata domanda di materie prime, proveniente dalla Cina, da aggiungere al mix.

La Cina è in procinto d'imbarcarsi in un programma colossale di spesa per infrastrutture. Non solo questo colmerà molte delle carenze nelle infrastrutture della Cina, ma significherà anche un vasto corso d'industrializzazione che coinvolgerà tutta l'Asia. I cinici hanno ragione quando denunciano le inefficienze e gli sprechi di una spesa pubblica di questo tipo, ma ciò manca il punto.

Il punto è che la Cina ha affermato di valutare meno il dollaro rispetto alle materie prime necessarie per soddisfare il suo piano quinquennale. Questo piano ha avuto inizio con il nuovo anno cinese, quindi cercherà di scambiare la maggior parte delle sue riserve di dollari per scorte di materie prime. L'anno scorso la Cina ha gettato le basi per questa azione.

Per la Cina era di vitale importanza controllare i rischi per la propria moneta che sarebbero derivati dalla cessione pianificata della maggior parte delle sue riserve in dollari. Questa è stata la sua motivazione principale per aver messo pressione al FMI affinché includesse lo yuan nei DSP, e anche per la sua dichiarata volontà di gestirlo in base ad un paniere ponderato di valute. Fino a quando lo yuan sarà misurato esclusivamente rispetto al dollaro, ciò rappresenterà un invito per gli speculatori esteri ad attaccarlo. Attaccare una valuta laddove la politica dei cambi è più ampiamente definita, introduce una grande incertezza nel commercio speculativo. Il cambiamento nella gestione dei cambi dà alla Cina la copertura per vendere i suoi dollari sopravvalutati in cambio di materie prime sottovalutate.

Nel corso dei prossimi mesi le azioni della Cina rischiano di portare ad un importante cambiamento nelle aspettative macroeconomiche. Con il potere d'acquisto del dollaro che continuerà a scendere in relazione all'energia e alle materie prime industriali, i fornitori di materie prime alla Cina scopriranno che il peso del loro debito in dollari presto oscillerà a loro favore. Scomparirà, o almeno sarà rimandato, l'incubo dei debiti legati alle materie prime che indebolisce il sistema finanziario globale. Ci saranno, ovviamente, ancora sofferenze, come ad esempio nel settore scisto-petrolifero statunitense, e anche problemi per alcuni paesi ricchi di risorse, come il Brasile, dove il danno economico è già notevole. Ma l'attuale preferenza degli investitori occidentali per il debito pubblico con rendimenti addirittura negativi, sarà sostituita da opportunità nella ripresa dei mercati emergenti.

Mettendo da parte l'introspezione giornaliera dei mercati dei capitali occidentali, è stato interessante vedere materializzarsi questo incidente finanziario annunciato. Svalutando le loro valute, le banche centrali occidentali hanno solamente alimentato una speculazione finanziaria su grande scala. Ciò ha prodotto la corsa verso i dollari degli ultimi diciotto mesi, e ora vedremo l'effetto opposto. E non appena i flussi speculativi s'invertiranno, il dollaro sarà sempre più venduto rispetto alle commodity. Gran parte della montagna di riserve di dollari della Cina, insieme con i petrodollari provenienti dal Medio Oriente, sarà venduta, mettendo ulteriore pressione al ribasso sul potere d'acquisto del dollaro.

Un indebolimento del dollaro rappresenterà il prossimo grattacapo per la FED, in quanto il calo del suo potere d'acquisto alimenterà una ripresa dell'inflazione dei prezzi, senza una ripresa dell'attività economica. Le attuali aspettative del mercato riguardo i tassi d'interesse negativi si trasformeranno in una previsione di un aumento dei tassi d'interesse, affinché contengano la discesa del potere d'acquisto del dollaro. E al progredire della discesa del potere d'acquisto del dollaro rispetto alle commodity, la solvibilità di molti mutuatari nazionali e anche del governo degli Stati Uniti rappresenterà un rischio aggiuntivo per il dollaro.

Ma queste evoluzioni nel potere d'acquisto del dollaro non saranno esclusive al biglietto verde, riguarderanno anche le altre valute principali. Queste ultime sono tutte valutate sulla base delle promesse dei rispettivi governi d'emissione, ma non è scopo di questo articolo addentrarsi in questo argomento. L'oro non soffre lo svantaggio d'avere un governo che lo emette, e il suo stock sta aumentando ad un tasso simile a quello della crescita della popolazione mondiale. L'oro non è tenuto a salire, come suggeriscono i rialzisti. Nel lungo termine il suo potere d'acquisto è probabile che rimarrà molto più stabile rispetto a quello delle valute di carta. Non dobbiamo, quindi, fare congetture sul potere d'acquisto futuro dell'oro.

Invece il prezzo futuro dell'oro dipenderà da ciò che accadrà al potere d'acquisto delle valute di carta con cui viene misurato. Nessun bisogna imbastire alcuna tesi circa la sua utilità o addirittura il suo valore, perché l'oro è l'unica moneta sonante esistente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché lo zio Mario sta sbagliando su tutta la linea

Mer, 15/06/2016 - 10:10




di David Stockman


Lo zio Mario sta sbagliando su tutta la linea e l'ha riconfermato anche questa mattina. A quanto pare il coro di voci tedesche che puntano all'ovvio — le politiche monetarie stanno uccidendo i risparmiatori, le compagnie d'assicurazione, i fondi pensione e le banche — l'ha mandato in collera:

"Il nostro mandato è quello di preservare la stabilità dei prezzi per l'intera zona Euro, non solo per la Germania," ha detto. "Noi obbediamo alla legge, non ai politici, perché siamo indipendenti."
Ecco qui, in breve, la razionalizzazione della follia monetaria che Draghi e gli altri banchieri centrali hanno scatenato sul mondo. Questa gente sostiene che i mandati statutari, come ad esempio "la stabilità dei prezzi", conducono alla folle scienza monetaria dei tassi del mercato monetario al -0.4% e ai $90 miliardi mensili di acquisti di obbligazioni.

Non esiste alcuna scientificità — solo un salto ideologico basato su un modello keynesiano della domanda che delega tutto il potere ai soviet dei banchieri centrali.

Proprio come nel caso della legge Humphrey-Hawkins negli Stati Uniti, lo statuto della BCE non definisce la stabilità dei prezzi in termini quantitativi — né specifica l'indice d'inflazione da utilizzare o la durata da misurare. Anche quando il Consiglio Direttivo della BCE ha tentato di formulare una definizione quantitativa di "stabilità dei prezzi", ha presentato una cifra vaga tra lo zero e il 2% nel corso di un anno.

"La stabilità dei prezzi è definita come un incremento inferiore al 2% anno/anno dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l'area dell'euro."
Per sua stessa definizione, di conseguenza, la zona Euro non ha un problema di "deflazione" o addirittura una minaccia di "lowflation". Negli ultimi 16 anni l'IAPC core è stato in media dell'1.5%, e durante l'ultimo anno in cui il dramma deflazionistico sembrava dietro ogni angolo, l'indice core dell'inflazione al consumo è aumentato dell'1.0%.




Quindi tutti gli allarmismi di Draghi sono ridicoli. Sicuramente lo zio Mario non sta suggerendo che le attuali politiche monetarie, che non erano nemmeno concepibili un decennio fa, sono giustificate perché l'inflazione core è temporaneamente a soli 50 bps sotto la sua tendenza di lungo termine; o che dovrebbe essere misurata in settimane e mesi, non più in anni; o che la BCE dovrebbe combattere la grande benedizione per i consumatori europei rappresentata dai prezzi del petrolio e delle materie importate in calo.

Infatti la verità è semplice. Praticamente tutte le sotto-prestazioni dell'indice dei prezzi al consumo nell'ultimo anno, sono dovute al calo di quasi il 3% dei prezzi all'importazione. E questo è stato un vantaggio inequivocabile per l'economia europea!




Quindi non solo lo zio Mario ha tenuto il broncio perché la falsa minaccia della deflazione non ha accecato i tedeschi circa l'impatto distruttivo delle sue politiche, ma in realtà ha una parlantina che non ha bisogno di amplificazioni. Vale a dire, Draghi è talmente drogato di potere che ha effettivamente minacciato un maggiore caos monetario se le persone non la smettono di mettere in discussione la sua autorità:

"Ogni volta che la credibilità di una banca centrale viene messa in discussione, il risultato è un ritardo nel raggiungimento dei suoi obiettivi — e quindi la necessità di una maggiore espansione", ha detto il presidente della BCE ai giornalisti a Francoforte, alzando la voce. "Le nostre politiche funzionano, sono efficaci. Basta dare loro il tempo di cui necessitano."
Ecco qui — le spacconate da cortile scolastico. E tutto nel nome di un concetto economico primitivo che ha coltivato nel Ministero del Tesoro italiano e poi ha maturato presso Goldman Sachs. Vale a dire, più debito rappresenta l'elisir che creerà crescita economica e ricchezza reale.

In realtà, lo zio Mario crede d'innescare la crescita economica tramite il pompaggio di maggiore credito nell'economia della zona Euro. A quanto pare, non esistono tassi d'interesse troppo bassi se si vuole stimolare di più la crescita del credito:

"Le nostre misure di politica monetaria hanno sostenuto la crescita [...]. Con rare eccezioni, la politica monetaria è stata l'unica politica negli ultimi quattro anni che ha sostenuto la crescita [...]. Nel complesso, le misure di politica monetaria in vigore dal giugno 2014 hanno migliorato le condizioni di finanziamento per le imprese e le famiglie, così come i flussi di credito in tutta la zona Euro [...]. "Il credito è abbastanza solido ", ha detto. "Insieme con un calo dei prezzi e una crescita  dei volumi, possiamo affermare che le nostre misure sono davvero molto efficaci."
Vediamo. A febbraio i prestiti totali al settore privato nella zona Euro sono stati pari a €10,690 miliardi rispetto ai €10,600 miliardi di un anno prima. Questo rappresenta un aumento esattamente dello... 0.6%!

In altre parole, stiamo parlando del sesso degli angeli. Quindi non sorprende se lo zio Mario stia vedendo l'elisir del debito, dove le statistiche mostrano invece quasi un'ombra:

Le condizioni di finanziamento nell'area dell'euro sono migliorate. Lo stimolo della politica monetaria indirizzato a imprese e famiglie, in particolare attraverso il sistema bancario, si sta rafforzando [...]. Il credito bancario è salito fin dal secondo trimestre del 2014. I rifiuti sono scesi. Questo dimostra che le nostre misure hanno avuto successo."
Quindi, mentre famiglie e imprese europee dovrebbero portarsi dietro più debito, cosa che ovviamente non stanno facendo, la BCE ha letteralmente sbranato i risparmiatori e i pensionati.

Ovviamente c'è un problema del tutto diverso qui. Il settore privato europeo non sta prendendo in prestito perché i tassi d'interesse erano troppo alti due anni fa, quando ha avuto inizio il QE, o anche quattro anni fa, quando Draghi ha presentato il suo ukase.

Infatti, a partire da metà 2012 l'EURO LIBOR è essenzialmente equivalso a zero. L'idea che la differenza tra un +0.2% e un -0.2% sul tasso di riferimento possa essere di una qualche rilevanza per una qualsiasi attività commerciale o per le famiglie, è assurda.




La crescita dei prestiti è tiepida perché il settore privato della zona Euro è impalato sul Picco del Debito. Il boom dei prestiti risale ormai a 7-15 anni fa. E anche dopo aver raggiunto la condizione di Picco del Debito, il tasso di crescita sin dal 2000 è stato del 5% annuo.




Ma c'è un'altra ragione per cui l'Europa non sta crescendo, e la sua banca centrale non può farci nulla. Vale a dire, i 19 governi della zona Euro e il super-stato a Bruxelles hanno essenzialmente messo fuori legge la crescita economica. Se volete sapere il motivo per cui la crescita è così tiepida, non dovete far altro che guardare alle enormi barriere che la zona Euro ha eretto contro imprese e lavoro: tasse, normative, stato sociale strabordante, sussidi ai capitalisti clientelari e privilegi protezionistici nel mondo del lavoro.

In una parola, il problema non è una mancanza di credito al settore privato; lo stato-leviatano ha schiacciato gli ingredienti per la crescita delle imprese e dell'economia. Quando il bilancio dello stato consuma il 50% del PIL e i suoi tentacoli normativi penetrano la maggior parte del resto. La stampante monetaria della banca centrale è impotente.




Tuttavia, quando il vostro unico strumento è un martello, tutto sembra un chiodo. Quindi Draghi continuerà sicuramente a stampare fino a quando non farà saltare in aria i mercati finanziari europei.

Che il presidente italiano della BCE sia all'oscuro della massiccia bolla nel mercato obbligazionario gonfiata dalle sue politiche, è risultato evidente da un'altra gemma sulla stampa di oggi. Il messaggio dello zio Mario ai tedeschi è stato quello di farsene una ragione e che non ha nulla a che fare con i tassi bassi:

È chiaro che i fondi pensione e le compagnie di assicurazione sono seriamente influenzati dai bassi tassi d'interesse – io suggerirei loro di fare attenzione a dare la colpa ai tassi bassi per tutto ciò che è andato storto nel loro settore [..]. I tassi d'interesse bassi sono un sintomo di bassa crescita e bassa inflazione. Se vogliamo tornare a tassi d'interesse più elevati, dobbiamo tornare ad una maggiore crescita e ad una maggiore inflazione [...].
Questo pazzo crede che sia riuscito ad abrogare la legge della domanda e dell'offerta? Che la BCE possa immergersi nel mercato obbligazionario europeo per la somma di $90 miliardi al mese, senza influenzare il prezzo del debito?

Peggio ancora, davvero non comprende che l'intrusione massiccia della BCE nel mercato obbligazionario abbia innescato dinamiche che hanno amplificato drasticamente la sua gigantesca offerta d'acquisto artificiale? Vale a dire, i bond vigilantes di un tempo sono diventati i font-runner di oggi sul mercato dei pronti contro termine, accumulando oggi tutto quello che lo zio Mario comprerà domani.

Due giorni fa il decennale tedesco era trattato ad un rendimento di 13 bps e il decennale italiano a 140 punti base. Nessuno di questi due tassi ha un qualche senso logico, e sicuramente non sono causa di una "bassa crescita".

Invece i loro prezzi sono stati spinti nella stratosfera finanziaria dalla gigantesca offerta d'acquisto della BCE e dai front-runner che si sono accalcati per raccogliere i guadagni imprevisti concessi dalle politiche dello zio Mario.

Allo stesso modo, Draghi s'è reso conto che mentre i prestiti bancari a famiglie e imprese sono a malapena saliti, c'è stata un'esplosione nelle emissioni obbligazionarie ad alto rendimento? A quanto pare non importa se i proventi siano stati utilizzati per finanziare fusioni & acquisizioni e altri schemi d'ingegneria finanziaria, piuttosto che ampliare le attività produttive.




Ma ecco il punto. Il più grande ciarlatano monetario del mondo è quasi a corto di trucchi. Oggi ha volutamente fatto marcia indietro per quanto riguarda l'elicottero monetario, perché i tedeschi hanno tracciato una linea nella sabbia. E non può spingere la NIRP molto di più, senza rompere ciò che rimane del sistema bancario sclerotico dell'Europa. E se prova ancora a spingere lungo la linea del credito, è probabile che allevierà la pressione sulle banche europee, ma non renderà più meritevoli di credito le famiglie e le imprese della zona Euro o inclini ad accendere nuovi prestiti.

Quindi questo credente ingenuo nell'elisir del debito sta cercando di portare al torrente un asino che non vuole bere, mentre continua a gonfiare la madre di tutte le bolle obbligazionarie. Non c'è una possibilità che la BCE possa uscire dall'angolo pericoloso in cui è finita, né potrà continuare lungo l'attuale percorso.

Infatti quando i front-runner arriveranno a capire che la maschera di Draghi è infine caduta, il mercato obbligazionario europeo verrà scaraventato in una fossa senza fondo man mano che loro cercheranno d'incassare i loro guadagni in conto capitale e di liquidare i loro finanziamenti sul mercato dei pronti contro termine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché le nostre libertà civili stanno aumentando

Mar, 14/06/2016 - 10:18




di Gary North


Ci sono tre frasi che governano il pensiero degli economisti.

Domanda e offertaL'offerta più alta vinceAd un certo prezzo
Mi concentrerò sull'ultima: "Ad un certo prezzo." Voglio occuparmi del suo corollario: "A che prezzo?"



IL COSTO CHE COMPORTA REVOCARE I NOSTRI DIRITTI

Tutti in questo paese dicono d'avere un diritto a questo o quello. È raro che la parola "diritto" venga usata in modo appropriato. C'è sempre stata confusione. È la differenza tra il diritto a qualcosa e il diritto ad essere immuni da qualcosa.

Se ho un diritto che mi rende immune, nessun altro ha il diritto d'interferire con la mia libertà in questo particolare campo. D'altra parte, se il governo civile dice che qualcun altro ha il diritto sul mio reddito, io non ho diritto all'immunità.

Questi due concetti di diritti sono quasi sempre in conflitto. La maggior parte degli elettori non capisce la misura in cui sono in conflitto.

Per capire cosa sia un diritto civile, che rappresenta una garanzia d'immunità dalle interferenze, dobbiamo capire che i governi civili stanno sistematicamente portandoci via i nostri diritti. I dipendenti dei governi civili vogliono essere in grado d'interferire con le nostre azioni in qualsiasi momento. I governi civili vogliono stabilire le regole del gioco. Vogliono essere in grado di cambiare le regole per favorire l'espansione del potere dello stato nella nostra vita. Questo è un punto fondamentale per tutti i governi civili. Chi non lo capisce, non capisce come funziona il governo civile.

Quello a cui dobbiamo guardare è questo: il costo per far rispettare le regole. In altre parole, dobbiamo chiederci: "A quale prezzo?" Più è costoso per il governo centrale far rispettare le sue regole, più la popolazione sarà in grado di conservare i propri diritti. Se consideriamo i diritti civili estranei al prezzo richiesto per applicarli, dovremo quindi aver fiducia che il governo civile sia in grado di controllarsi. Se il governo civile può far rispettare i termini dell'obbedienza ai suoi comandi a costo zero, ci sarà un grande ampliamento dei comandi. ("Al calare del prezzo, ne viene richiesto di più.") Più è economico per lo stato far rispettare la sua volontà, meno libertà civili -- immunità legali -- riusciranno a conservare gli individui.

È un errore considerare lo stato come fonte di tutela dei diritti civili nel lungo periodo. Ci può essere protezione da una particolare burocrazia, il che significa che ci possono essere barriere istituzionali per rallentare l'estensione di qualche altra burocrazia nella nostra vita. In altre parole, una faida tra burocrati che potrebbe far emergere alcune sacche di libertà. Questo è ciò che praticamente ha fatto l'Unione Sovietica sin dall'inizio. L'unico modo per ottenere un qualsiasi tipo di libertà in Unione Sovietica, era quello di pagare una tangente o fare in modo che un organismo burocratico scavalcasse l'autorità di un altro organismo burocratico.

Chiunque si aspetta che il governo degli Stati Uniti preservi la libertà nel lungo periodo, è un ingenuo. Rimarrà deluso.



TECNOLOGIA E DECENTRAMENTO

La cosa principale che ci proteggerà da un'espansione dell'autorità federale nella nostra vita è il decentramento fornito dallo sviluppo delle tecnologie digitali. Se guardiamo a qualsiasi altra cosa, verremo delusi.

Ci sono studi legali che s'interessano della popolazione, e sono grato che esistano. Prendono alcuni casi rappresentativi per stabilire una sorta di precedente giudiziario. Ma questi studi legali sono pochi e lontani tra loro, e il Federal Register pubblica 80,000 pagine di regolamenti arcani ogni anno.

Se guardiamo solo alle normative pubblicate dal governo ed a specifici esempi d'interferenza nella nostra vita, è probabile che ci scoraggeremmo. Sembra che il governo federale possa estendere la sua tirannia in ogni angolo della nostra vita. Ma ciò che viene pubblicato nel Federal Register non è quello che viene applicato nell'effettivo. Le vittime hanno avvocati se si tratta d'entità societarie. Possono aggirare le regole. La semplice pubblicazione di una normativa non la rende applicabile nell'effettivo.

Più normative ci sono, più risorse economiche e istituzionali del sistema di regolamentazione verranno sparpagliate in tutta l'economia. Lo spessore stesso del Federal Register è una garanzia che non può essere applicato. Alcune parti possono essere applicate, ma non tutte.

I geni tecnologici della rivoluzione digitale sono sempre anni avanti rispetto alle modalità d'applicazione della legge federale. Sta aumentando la distanza operativa tra i geni e la capacità del governo federale di tenere il passo. Poiché il costo del processo decisionale scende a livello locale, aumenta il costo del meccanismo d'applicazione.

Mentre io certamente deploro l'estensione dei regolamenti federali nella nostra vita, ho sempre voglia di fare la distinzione tra ciò che è sulla carta, o in qualche database del governo, e ciò che il governo federale è in grado di far rispettare.

Lasciate che vi faccia un esempio. Quest'anno l'Internal Revenue Service sta indagando sul minor numero d'entrate fiscali provenienti dalle grande imprese rispetto al passato.

Pensate a questo numero sventolato nell'articolo: $7.32 miliardi. Stiamo parlando di un'economia da $18,000 miliardi. Sì, tutti noi odiamo l'IRS. Ma in termini di conformità, che minaccia possono rappresentare $7.32 miliardi in un'economia da $18,000 miliardi?

Per l'IRS il denaro delle grandi aziende è il frutto che sta più in basso sulla pianta. Ci sono un sacco di documenti. Ci sono conti bancari digitali che possono essere facilmente seguiti. Questo dovrebbe essere il sacco di soldi più facile da raccogliere in America. Data la curva di Pareto, è qui che si trova molto denaro: il 4% della fascia più alta. L'unico problema è che non vengono raccolti.

Il governo federale è il Mago di Oz. È il piccolo uomo dietro la tenda. In termini di ciò che può applicare realmente, caso per caso, è quasi impotente. In casi particolari, può piombare su un individuo come una tonnellata di mattoni. Ma quanti casi ci sono come questi? Quante volte il governo federale può intromettersi nella vita di qualcuno, inviare un giudice amministrativo, e poi imporre una pena senza che possa essere contestata in tribunale? Può farlo con poca gente; non può farlo con le grandi banche. Ecco perché i pesci piccoli vengono pescati, mentre le grandi banche no. Le grandi banche assumono i migliori avvocati del paese. Possono aggirare il sistema normativo statale. Possono far sembrare i burocrati un branco di sciocchi. Quindi quest'ultimi le lasciano in pace.

L'IRS non è in grado di raccogliere abbastanza denaro dalla popolazione in generale per pagare le enormi spese statali. Dovrebbe tassare le persone nel 4% superiore della fascia sociale, solo che non ci riesce. Queste persone assumono i migliori avvocati. Non vengono controllati. Non ricevono sanzioni. Ma questo significa che il governo federale non sarà in grado di raccogliere il denaro sufficiente per gestire le sue mansioni e mantenere le sue promesse. Dovrà prendere in prestito denaro. È per questo che il Grande Default è inevitabile.

Più grande diventa il governo federale, maggiore sarà il suo bilancio e più ci avvicineremo alla resa dei conti fiscale.

In teoria, il governo federale può privarci delle nostre libertà civili senza tanta difficoltà. In pratica, non può.



LA LIBERTÀ STA AUMENTANDO

Ecco perché c'è parecchia libertà negli Stati Uniti. Non grazie alla Costituzione degli Stati Uniti. Non grazie al sistema giudiziario. Ma grazie alla decentralizzazione intrinseca alle moderne tecnologie, e all'incapacità del governo federale di far rispettare le sue regole su tutta la linea.

Questo è il motivo per cui noi, come individui, possiamo fare più o meno quello che vogliamo la maggior parte del tempo. Possiamo organizzare gruppi locali che ci consentano di raggiungere determinati obiettivi. Possiamo avviare imprese in una manciata d'ore. Possiamo unirci alle chiese. Possiamo costruire chiese. Possiamo aprire conti bancari. Possiamo andare ad un bancomat e ritirare un sacco di soldi. Nessuno ci dà fastidio. Nessuno ci presta attenzione. Nessuno a Washington si preoccupa di noi. Quest'ultimo aspetto ci fornisce la più grande garanzia alle libertà civili.

Questo è il motivo per cui non sono pessimista per quanto riguarda il futuro dell'America. Non sono pessimista sul futuro del Canada, del Messico, o del mondo in generale. I problemi più grandi che avremo, ad eccezione dei terroristi con armi biologiche, saranno quelli creati dal libero mercato e dall'informatizzazione. Per questi problemi, ci saranno soluzioni.

Ad un certo prezzo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Trump potrebbe resettare l'intero GOP

Lun, 13/06/2016 - 10:09




di David Stockman


Wow. Il Super Tuesday è stato un terremoto, e non solo perché Donald Trump ha tutte le attenzioni. La cosa migliore è stata la batosta e l'umiliazione che gli elettori in tutta l'America hanno rifilato al piccolo Napoleone dalla Florida, Marco Rubio.

Così facendo, gli elettori hanno iniziato il processo di liberazione della nazione dal Partito della Guerra e dalla combriccola di neocon interventisti. C' hanno influenzato per quasi tre decenni e le conseguenze sono state deplorevoli.

Risale tutto al crollo della vecchia Unione Sovietica e alla decisione insensata di Bush senior d' invadere il Golfo Persico nel febbraio 1991. Questa mossa ha distrutto la prima vera opportunità per arrivare a quella pace a cui la gente di tutto il mondo s' è dedicata sin dall'agosto 1914.

Invece ha permesso di sopravvivere al complesso militare/industriale/congressuale, al campo interventista dei neocon e alle legioni di burocrati di Washington, i cui posti erano nati grazie alla Guerra Fredda. Tutta questa baracca di sprechi e clientelismi sarebbe dovuta finire nella pattumiera della storia.

Ma a quel punto della storia non c'era assolutamente nulla in gioco per quanto riguarda la sicurezza del popolo americano nella disputa meschina tra Saddam Hussein e l'emiro del Kuwait.

Quella disputa, infatti, verteva sui diritti di perforazione nel giacimento petrolifero di Rumaila, a cavallo tra i rispettivi confini. Ciononostante, questi confini contestati non avevano legittimità storica. Il Kuwait era solamente un conto in banca con un seggio alle Nazioni Unite, creato dagli inglesi nel 1899 per ragioni legate alle loro manovre imperiali. Allo stesso modo, i confini dell'Iraq erano stati tracciati con una penna nel 1916 da diplomatici britannici e francesi per dividersi il bottino dell'impero ottomano ormai caduto.

Saddam affermava che l'emiro del Kuwait, che non smetteva mai d' ostentare il suo dominio opulento con i petrodollari, avesse rubato $10 miliardi di petrolio dall'Iraq, mentre egli era occupato a devastare gli iraniani durante la sua invasione immotivata, ma supportata da Washington, dell'Iran. Nel contempo Hussein aveva preso in prestito circa $50 miliardi dal Kuwait, dai sauditi e dagli Emirati Arabi Uniti, per finanziare i suoi attacchi barbarici sugli iraniani. Ma gli sceicchi volevano indietro i loro soldi.

Alla fine Washington inviò 500,000 truppe nel Golfo a fare da esattori per tre regimi che rappresentavano (e rappresentano) l'incarnazione della tirannia, della corruzione, dell'avidità e del fanatismo religioso.

Sono state la fonte del fanatismo wahhabita e hanno così favorito la piaga della violenza jihadista in tutta la regione. Ed è stata la stupidità di mettere gli stivali americani sul terreno saudita che in realtà ha dato luogo a Bin Laden, al-Qaeda, la tragedia del 9/11, l'invasione e l'occupazione dell'Afghanistan e dell'Iraq, il Patriot Act, lo stato di sorveglianza interna e tutte le altre follie del Partito della Guerra.

Peggio ancora, la piccola e stupida guerra di George H. W. Bush ha corrotto l'anima politica e il modus operandi di Washington. Quella che sarebbe dovuta essere una lotta politica tra partiti e leader politici al fine di condurre un campagna in stile anni '20 per il disarmo mondiale, è stata mutata in un' ondata di sciovinismo eccezionalista sul modo migliore per imporre l'egemonia americana su qualsiasi nazione del pianeta che rifiutasse di conformarsi coi progetti e i dettami di Washington.

E questo regno disastroso del Partito della Guerra non ha avuto niente a che fare con il petrolio o la prosperità economica in America. La cura per prezzi elevati del petrolio è sempre e solo prezzi elevati del petrolio, non la Quinta Flotta.

Infatti il cosiddetto cartello dell'OPEC s'è sbriciolato, e man mano che la sovrabbondanza mondiale di petrolio ne ha spinto i prezzi in basso, non ci può essere più una controversia basata su questa risorsa. I giacimenti petroliferi in fiamme del Kuwait nel 1991, non avevano nulla a che fare con l'importazione negli USA del petrolio e la prosperità; invece avevano a che fare con l'aumento del militarismo e dell'imperialismo, i quali hanno drasticamente indebolito la sicurezza nazionale.

Sono stati i droni, i missili cruise, le bombe e le occupazioni brutali delle terre musulmane scatenate dal Partito della Guerra, che hanno favorito il jidhadismo radicale in Medio Oriente e altrove.

Infatti prima del 1991 Bin Laden e i suoi mujaheddin, addestrati e armati dalla CIA e acclamati in Occidente per aver aiutato a sconfiggere il comunismo in Afghanistan, non avevano dichiarato guerra alla libertà, all'opulenza e alla decadenza degli Stati Uniti. Non sono venuti ad attaccare il nostro stile di vita, come hanno pretestuosamente sostenuto i propagandisti neocon.

Infatti è stato Dick Cheney la causa primaria. In un atto di follia monumentale, è stato lui a convincere il re saudita a consentire lo stazionamento di truppe americane sul suolo arabo, innescando una rivolta contro la Casa di Saud da parte di Bin Laden e dei suoi mujahedeen. Nell'aprile 1991 questi ultimi sono stati costretti all'esilio dal governo saudita e ben presto si sono metastatizzati nella piaga diabolico di al-Qaeda.

I loro attacchi spregevoli erano motivati dalla vendetta e dal fanatismo religioso, ma fino a quel momento non erano mai stati diretti contro il popolo americano. Almeno fino a quando il Partito della Guerra di Washington non decise d'intervenire nel Golfo Persico nel 1991.

Sì, anche il ramo sciita dell'Islam in Iran covava risentimento. Ma non aveva nulla a che fare con le libertà americane e i modi libertini di vita. Riguardava gli interventi di Washington durante la Guerra Fredda e, in particolare, il colpo di stato della CIA nel 1953 che permise l'insediamento del brutale Shah sul Trono del Pavone.

L'intera nazione persiana aveva profonde rimostranze riguardo quella colossale ingiustizia — un risentimento amplificato negli anni '80 quando Washington assistette palesemente Saddam Hussein. Mediante la ricognizione satellitare della CIA, Washington aiutò a scatenare attacchi chimici efferati contro le forze iraniane, tra cui giovani essenzialmente disarmati mandati al fronte come carne da cannone.

Con l'elezione di Rafsanjani nel 1989, vi era un'opportunità di riparare a questa trasgressione storica e normalizzare le relazioni con Teheran. Infatti il Dipartimento di Stato era sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo. Ma una volta che i giochi di guerra della CNN portarono di nuovo alla ribalta i neocon, fu Washington che chiuse la porta, non gli iraniani.

Infatti i neocon scelsero deliberatamente di demonizzare il regime iraniano, un nuovo nemico per sostituire i commissari defunti del Cremlino. Nel post-1991 due degli attori neocon più spregevoli presero le redini del GOP — Dick Cheney e Paul Wolfowitz — ed elaborarono un documento segreto che delineava una campagna anti-iraniana che ben presto sarebbe diventata una guerra basata sulle apparenze.

Vale a dire, che gli iraniani fossero impegnati ad ottenere armi nucleari ed erano diventati un nemico implacabile dell'America, fonte persistente di terrorismo di stato. Ma non c'è mai stato un programma d'armamento nucleare iraniano, come ha documentato il 2007 National Intelligence Estimates redatto da 16 agenzie di sicurezza statunitensi, e come ha confermato di recente la relazione d'ispezione dell'AIEA.

Non molto tempo dopo, nel 1996, questi stessi guerrafondai neocon hanno prodotto per il primo ministro israeliano, Bibi Netanyahu, il documento infame chiamato: “A Clean Break: A New Strategy For Securing The Realm”.

Che l'abbia sottoscritto subito per aggirare gli Accordi di Oslo e lanciare iniziative di cambiamento di regime contro i regimi baathisti in Iraq e in Siria, è una questione di dibattito storico. Ma non ci può essere alcun dubbio che di lì a poco questo manifesto sarebbe diventato la politica operativa del governo Netanyahu, e soprattutto il cuore della sua campagna virulenta per demonizzare l'Iran come minaccia esistenziale per Israele. Inoltre quando il giovane Bush s'insediò e portò di nuovo al potere l'intero drappello di neocon, divenne la politica ufficiale anche di Washington.

Dopo il 9/11 il duplice Partito della Guerra di Washington e Tel Aviv è andato su di giri, e il governo degli Stati Uniti ha iniziato la sua caduta verso i $19,000 miliardi di debito pubblico e la calamità fiscale. Questo perché il Partito della Guerra neocon ha abbandonato la vecchia religione della rettitudine fiscale e dell'ortodossia monetaria per finanziare quello che è diventato uno Stato Belligerante da mille miliardi l'anno.

Nel corso del tempo ci sono stati diversi momenti cruciali — il primo è stato il licenziamento del Segretario del Tesoro Paul O'Neill da parte della guardia pretoriana della Casa Bianca guidata da Karl Rove. Il suo peccato fu quello di dire che la guerra afgana e irachena sarebbero costate migliaia di miliardi, e che gli inevitabili aumenti delle tasse e i tagli al welfare state sarebbero stati l'unico modo per far quadrare i conti.

Fu allora che il GOP venne spogliato dalla sua implacabilità nei confronti della rettitudine fiscale che era sopravvissuta fino all'era Reagan. Lo spregevole Dick Cheney si affrettò ad affermare che Reagan aveva dimostrato che "i deficit non hanno importanza", e da quel punto in avanti sarebbe stato fatto tutto il necessario per finanziare la macchina da guerra senza preoccupazione alcuna per la prudenza fiscale.

Il grande Dwight Eisenhower lasciò la carica al culmine della Guerra Fredda nel 1961, avvertendo il popolo americano sulla pericolosità del complesso militare/industriale. Il suo bilancio definitivo rispecchiava la sua convinzione che $450 miliardi (in potere d'acquisto di oggi) sarebbero stati sufficienti per finanziare il Pentagono, gli aiuti esteri e l'assistenza ai veterani delle guerre passate.

Grazie al Partito della Guerra e ai neocon, stiamo spendendo più del doppio di quell'importo — $900 miliardi. Eppure, a differenza della minaccia nucleare rappresentata dall'Unione Sovietica al culmine del suo vigore industriale, non esiste più alcun nemico di pari grado sul pianeta; siamo stati licenziati dal nostro ruolo di poliziotti del mondo e non abbiamo bisogno dell'Impero di Washington costituito da basi navali e aeree; e non dovremmo nemmeno confrontarci con le minacce terroristiche, se Washington non avesse trasformato l'Afghanistan, l'Iraq, la Siria, la Libia, lo Yemen, la Somalia e altri in stati falliti e macerie economiche.

Il Partito della Guerra dell'era Bush ha anche commesso un errore più deplorevole in mezzo a tutto il suo trionfalismo sulla politica estera e al suo abbandono del vero scopo del GOP, ovvero, sostenere una moneta sonante e il libero mercato. Vale a dire, ha nominato Ben Bernanke, un statalista keynesiano e un grande sostenitore auto-proclamato del cosiddetto "elicottero monetario", presidente della Federal Reserve, la quale era già sul punto di un colpo di stato economico guidato da Alan Greenspan.

Tale colpo di stato è stato completato dal salvataggio ripugnante di Wall Street durante la crisi finanziaria del 2008. E quest'ultima è stata una conseguenza della massiccia speculazione e dell'accumulo di debito, alimentati dalle politiche della FED durante il decennio precedente.

Ora, dopo $3,500 miliardi in stampa monetaria scriteriata e 86 mesi di ZIRP, Wall Street è stato trasformato in un casinò pericoloso ed instabile. Non esiste più una determinazione onesta dei prezzi guidata dai mercati dei capitali e da quelli monetari; né il capitale produttivo è fluito negli investimenti reali per rafforzare efficienza e crescita.

Invece i piani alti delle grandi aziende americane sono stati trasformati in bische clandestine, i cui bilanci aziendali sono stati offerti in sacrificio sull'altare del debito a basso costo per finanziare riacquisti d'azioni proprie, LBO e F&A progettate per truccare i prezzi delle azioni.

Infatti l'inflazione irragionevole della terza grande bolla finanziaria di questo secolo, ha riversato sugli speculatori e sull'1% indicibili guadagni finanziari inattesi che stanno rapidamente confluendo verso un tracollo finanziario inevitabile e una reazione populista virulenta. L'Eccles Building, in cui lo zio Ben tirava leve e sperimentava pozioni monetarie, è stato l'epicentro di tutto.

E probabilmente il supporto a Trump non rappresenta altro che la risposta degli americani a questo disastro.

Sì, in quanto libertario mi vengono i brividi al pensiero di un uomo su un cavallo bianco in direzione della Casa Bianca. La demagogia e la retorica tossica di Trump sugli immigrati, sui musulmani, sui rifugiati, sulle donne, sulle vittime della repressione della polizia, sullo stato spione e su innumerevoli altri temi, sono spregevoli. E l'idea di costruire una versione orizzontale delle Trump Tower sul Rio Grande è semplicemente folle.

Ma ecco il punto. Mentre ha speso tutta la sua vita come speculatore immobiliare e celebrità, a quanto pare Trump non ha avuto il tempo di studiare cosa sia davvero il Council on Foreign Relations e come funzioni Washington insieme al racket dei gruppi di pressione che coccola.

Quindi, anche se l'elezione di Trump potrebbe portare ad un crollo finanziario di Wall Street ed a sconvolgimenti politici a Washington — la verità è che accadrà in ogni caso. Guardate il pasticcio orrendo che la politica degli Stati Uniti ha creato in Siria, o la trappola mortale in cui è finita la FED, o le proiezioni di bilancio che mostrano come torneranno i deficit annuali da migliaia di miliardi di dollari man mano che la recessione acquisirà vigore. Questa farsa ha i giorni contati.

Ma una nazione che sta precipitando in una crisi finanziaria e fiscale, accoglierà con gioia l'epurazione del Partito della Guerra da parte di Trump. Non permetterà ai ficcanaso e ai pazzi che compongono il Council on Foreign Relations d'ingannarlo facendogli credere che Putin sia un'orribile minaccia; o che il non-stato dell'Ucraina, che è sempre stata de jure o de facto parte della Russia, debba in qualche modo preoccuparci. Allo stesso modo, ha totalmente ragione riguardo le guerre settarie e tribali in Siria e Iraq, e alla distruzione di un regime stabile in Libia.

Inoltre, a differenza del senatore della Florida che vuole essere presidente così da poter giocare con pistole, carri armati, navi e bombe, Trump non ha alcuna intenzione di stracciare alcun accordo (come quello siglato ultimamente tra USA e Iran).
Trump ha sostanzialmente affermato l'ovvio. Vale a dire, che la Guerra Fredda è finita e che i contribuenti americani non devono sovvenzionare reliquie obsolete come la NATO e le forze di terra in Corea del Sud e Giappone.

Alla fine, la ragione per cui i neocon sono in fermento è che Trump ripristinerebbe lo status quo ante-1991. La nazione auto-proclamatasi poliziotto del mondo, potrebbe addirittura prendere una pagina dal copione di Warren G. Harding e negoziare accordi di disarmo in un mondo in cui i vari governi sono sull'orlo del fallimento fiscale.

Potrebbe anche scagliarsi contro la FED, se osasse spingersi verso tassi d'interesse negativi. Per quanto ne so, Trump non è mai stato fuorviato dalla tronfia propaganda keynesiana. Nessun uomo d'affari, con una certa esperienza alle spalle, cadrebbe mai preda di teorie monetarie squinternate che ora sono in voga presso l'Eccles Building.

Qualora venisse eletto potrebbe addirittura rispolverare quell'adagio che spesso sentono gli impiegati inetti, e nel nostro caso stiamo parlando dei sabotatori a capo della nazione: Janet Yellen e Stanley Fischer.

Infatti il suono che farebbero le parole "Siete licenziati!" in tal contesto, risuonerebbe con elevata approvazione nelle pagine della storia.

Ma sicuramente potrebbero accadere cose peggiori.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La saggezza di Adam Smith per i nostri tempi

Ven, 10/06/2016 - 10:12




di Richard Ebeling


La costante crescita della spesa pubblica, della tassazione e della regolamentazione degli affari economici negli Stati Uniti e in molte altre parti del mondo, ha sollevato nuovamente la questione fondamentale del controllo politico e dell'intervento sul mercato. Il 5 giugno scorso è stato il 293° compleanno del famoso economista scozzese Adam Smith, e forse val la pena di ricordare le sue intuizioni sulla superiorità del libero mercato rispetto alla mano pesante dello stato.

Adam Smith è nato il 5 Giugno 1723 nel piccolo villaggio di Kirkcaldy, Scozia. Lo crebbe la madre dopo che il padre morì quando lui aveva solo due mesi di vita. Smith avrebbe potuto avere un futuro diverso quando all'età di quattro anni venne rapito da una banda di zingari. Fortunatamente per il genere umano venne formato un drappello di persone e fu salvato.

Era notoriamente distratto. Una volta cadde in un pozzo al lato della strada, mentre conversava animatamente con un amico. In un'altra occasione si fece una bevanda a base di pane e burro e dichiarò che fosse il tè peggiore che avesse mai preparato.

Smith fu professore di filosofia morale per più di dodici anni presso l'Università di Glasgow (1751-1763). Lasciò l'università per servire come precettore del figlio di un nobile inglese per tre anni, dopo di che venne premiato con una pensione privata che gli diede il tempo di lavorare sul libro di cui è più famoso, "Indagine sulla Natura e sulle Cause della Ricchezza delle Nazioni."

"La Ricchezza delle Nazioni" venne pubblicato nel marzo 1776, pochi mesi prima della firma della Dichiarazione d'Indipendenza Americana nel luglio del 1776. Se i Padri Fondatori americani articolarono nella loro Dichiarazione il caso politico in favore della libertà individuale, Adam Smith presentò la tesi complementare in favore della libertà economica e della libera d'impresa.



Un “sistema di libertà naturale”

Un motivo per scrivere il libro era quello di confutare il sistema allora esistente di controlli e regolamenti statali pervasivi, noti come mercantilismo. Adam Smith dichiarò che se fosse stata abrogata l'interferenza statale nel mercato, sarebbe sorto al suo posto quello che definì un "sistema di libertà naturale".

Ogni individuo, fino a quando non violava le "leggi della giustizia" – il rispetto per il diritto di ogni persona alla vita, alla libertà e alla proprietà acquisita in modo onesto – sarebbe stato "lasciato perfettamente libero di perseguire il proprio interesse e di portare la sua industria e il suo capitale in concorrenza con quelli di qualsiasi altro uomo o gruppo di uomini."

Quali sono, dunque, le funzioni dello stato in questo "sistema di libertà naturale"? Adam Smith gli assegnò un piccolo insieme di competenze legate all'autorità politica.

In primo luogo, la difesa nazionale: la protezione contro gli attacchi aggressivi di altri paesi che minaccerebbero la libertà e la sicurezza dei cittadini;

In secondo luogo, la polizia e i tribunali: garantire ad ogni cittadino la vita, la libertà e la proprietà contro ladri e banditi, e risolvere le controversie che possono insorgere tra gli uomini;

E, in terzo luogo, la fornitura di un piccolo manipolo di "opere pubbliche" come strade, ponti, dragaggio dei porti e simili. Fatta eccezione per un paio di altre attività limitate e ristrette, secondo Adam Smith tutte le altre questioni sarebbero state lasciate alle scelte e alle decisioni degli individui.

Il sistema della libertà naturale concepito da Smith, di conseguenza, era molto vicino all'ideale laissez-faire di libero mercato.



I pericoli dell'ingegneria sociale

Aveva timore di estendere il controllo dello stato al di là di questi doveri ristretti, perché era facile che coloro che chiamava "uomini del sistema" abusassero del potere politico. Questi sono coloro che oggi chiameremmo "ingegneri sociali" o "pianificatori paternalisti", i quali presumono di avere una conoscenza superiore rispetto a quella di tutti gli altri.

L'ingegnere sociale considera i membri della società come delle semplici pedine sulla "grande scacchiera della società", da spostare a suo piacimento senza soffermarsi a pensare che ciascuna di queste "pedine" è viva, pensa, valuta e pianifica individualmente le proprie decisioni.

Come scrisse Adam Smith nel suo libro, "La Teoria dei Sentimenti Morali" (1759):

"L'uomo del sistema, al contrario, ritiene di essere molto saggio nella sua presunzione, ed è spesso così innamorato della presunta bellezza del proprio piano ideale di governo, che non riesce a concepirne la minima deviazione."

"Va avanti affinché possa essere implementato completamente e in tutte le sue parti, senza alcun riguardo né per i grandi interessi o per i forti pregiudizi che potrebbero opporvisi; sembra immaginare di poter essere in grado organizzare i diversi membri di una grande società con la stessa facilità con cui la mano organizza i vari pezzi su una scacchiera."

"Egli non ritiene che i pezzi sulla scacchiera possano avere un altro principio di movimento al di fuori di quello impresso dalla sua mano; ma nella grande scacchiera della società umana, ogni singolo pezzo ha un principio di movimento proprio, del tutto diverso da quello che il legislatore potrebbe scegliere d' imprimere su di esso."

Gli "uomini del sistema" si considerano superiori agli altri, e quest'ultimi devono conformarsi obbligatoriamente al loro progetto politico. Come osservò Smith:

"Insistere sull'applicazione di un'idea particolare nonostante tutte le opposizioni, significa dare sfoggio del più alto grado di arroganza. Significa erigere il proprio giudizio a standard supremo di giusto e sbagliato. Significa immaginarsi l'unico uomo saggio in tutto il Commonwealth, e per questo degno di essere ascoltato in tutto e per tutto."



La divisione del lavoro e l'associazione umana

Ma se gli stati e gli ingegneri sociali non devono pianificare e dirigere il come e il dove delle questioni economiche legate alla vita quotidiana degli attori di mercato, com' è possibile garantire la produzione di prodotti e servizi che la gente desidererà acquistare per soddisfare i propri desideri?

Adam Smith affermava che i rapporti economici della società non hanno bisogno di una guida e della mano dominante dello stato. Essi emergono naturalmente e spontaneamente, senza ordini politici o direttive politiche.

Grazie ai talenti e alle abilità intrinseche e acquisite delle persone, in ogni società è emerso un sistema di divisione del lavoro. La gente inizia a specializzarsi in quella che ritiene che sia la propria specialità produttiva e che ritiene di poterla creare comparativamente meglio rispetto agli altri; offrendo questo tipo di produzione a qualcun altro, si decide di entrare in possesso di altri oggetti che vengono prodotti comparativamente meglio da altri individui. Adam Smith lo spiegò così:

"È il motto di ogni padre prudente di famiglia: non tentare di fare qualcosa che gli costerà di più farla che comprarla. Il sarto non tenta di creare le proprie scarpe, ma le acquista dal calzolaio. Il calzolaio non cerca di crearsi i propri vestiti, ma si avvale dei servizi di un sarto. Il contadino non cerca di fare né l'uno né l'altro, ma si avvale dei servizi di queste due figure."

"Tutti loro trovano che sia meglio impiegare la loro industria laddove hanno un qualche vantaggio rispetto ai vicini, e utilizzare in un secondo momento la loro produzione, o parte della loro produzione, per acquistare quei prodotti che non riuscirebbero a creare da soli."

"Quella che viene definita prudenza nella conduzione degli affari familiari, difficilmente può essere definita follia quando pensiamo ad un grande regno. Se un paese straniero può fornirci una merce a prezzi più convenienti, meglio comprarla da loro con una parte dei prodotti della nostra industria in cui siamo migliori."




Interesse personale razionale e la “mano invisibile”

Questa divisione del lavoro crea una rete ineludibile d' interdipendenza umana in cui ognuno si specializza nella produzione di una piccola manciata di merci, e le utilizza come suo mezzo di pagamento per acquistare la produzione di altri.

Se questa rete di divisione del lavoro esiste e opera in un "sistema di libertà naturale", ogni uomo scoprirà presto che è nel proprio interesse usare le proprie attività in modi che miglioreranno le condizioni degli altri esseri umani, come mezzo più sicuro per raggiungere i propri obiettivi.

Proprio perché il "sistema della libertà naturale" esclude la violenza, il furto o la frode, l'unico modo in cui ogni individuo può acquisire da altri ciò che desidera è usare le proprie conoscenze, abilità e risorse affinché gli permettano di produrre e offrire agli altri ciò che desiderano ed entrare infine in possesso, attraverso lo scambio, di quello che voleva in primo luogo.

Così, anche se non è sua intenzione migliorare le condizioni di vita degli altri, è nell'interesse di ogni individuo dedicare i suoi sforzi per servire i bisogni di questi altri, come un mezzo per raggiungere i propri fini. E, in tal modo, l'effetto cumulativo per la società, sosteneva Adam Smith, era che i prodotti più apprezzati venivano creati e offerti sul mercato.

Questi risultati erano di gran lunga superiori a qualsiasi tentativo da parte del potere politico di orientare la produzione in varie direzioni. L'autorità politica non possiede né la conoscenza, né la sapienza, né la capacità di farlo meglio di ogni singolo individuo, il quale ha più familiarità con le condizioni e le opportunità che lo circondano.

Così, come se mosso da una "mano invisibile", ogni individuo è condotto dal proprio guadagno personale al miglioramento delle condizioni degli altri nella società. O come disse notoriamente Adam Smith:

"Ogni individuo si sforza al massimo per impiegare il capitale a sostegno dell'industria nazionale, e così la dirige verso una produzione di più grande valore; ogni individuo si sforza per rendere il fatturato annuo della società il più alto possibile."

"Generalmente non si propone di promuovere l'interesse pubblico, né sa quanto lo stia promuovendo. Dirigendo l'industria in modo tale, i suoi prodotti acquisiranno un maggiore valore, ma egli penserà principalmente al suo guadagno, ed è qui, come in molti altri casi, che viene guidato da una mano invisibile affinché promuova un fine che non è parte della sua intenzione."



Allo stato manca la conoscenza per pianificare la società

Non solo questo miglioramento non intenzionale della condizione umana porta ogni individuo a seguire il suo interesse nell'arena del mercato, ma Adam Smith lo riteneva di gran lunga superiore a qualsiasi tentativo da parte del potere politico di pianificare e imporre un ordine sulle azioni dei membri della società.

Facendo eco ai suoi avvertimenti precedenti sull'ingegnere sociale, il cosiddetto "uomo di sistema", Smith disse:

"Perseguendo il proprio interesse [l'individuo] spesso promuove quello della società in modo più efficace di quando intenda davvero promuoverlo. Non ho mai visto una cosa simile fatta da coloro che si interessano al commercio per il bene pubblico. . ."

"Qualunque sia l'industria nazionale, qualunque sia il suo capitale, il suo prodotto è probabile che guadagnerà valore sul mercato poiché ogni singolo può, in quanto tale, valutare molto meglio la situazione di qualsiasi uomo di stato o legislatore."

"L'uomo di stato, che vorrebbe manovrare le persone e i loro capitali, non solo si caricherebbe di un'attenzione inutile, ma vorrebbe far credere di essere un'autorità degna di fiducia; probabilmente non esiste niente di più pericoloso di un uomo, di un senato o di un concilio, le cui menti cedono alla follia e alla presunzione di poter esercitare un'autorità simile."

Adam Smith non riteneva che la gente sapesse sempre abbastanza da non commettere errori, o che i loro giudizi speculativi riguardo un futuro incerto sarebbero sempre stati corretti in modo da evitare delusioni o perdite.

Disse che ogni uomo, nel suo angolo di società, ha una migliore comprensione delle circostanze e delle opportunità nel contesto dei propri bisogni, desideri e obiettivi. E che ogni individuo ha lo stimolo per cercare di prendere le proprie decisioni con saggezza, dal momento che solo lui sarebbe il responsabile di un fallimento. Chi sostiene i costi e raccoglie i potenziali benefici, ha l'incentivo a ridurre al minimo i primi e a massimizzare i secondi.

Lo stesso non vale, sosteneva Smith, quando a prendere le decisioni è chi detiene il potere politico. "L'uomo di Stato" in una capitale lontana, non può mai sapere e capire le cose nel modo in cui ogni individuo può valutarle e giudicarle nel proprio ambiente. Nessun legislatore paga per i costi delle decisioni sbagliate che impone agli altri; dopo tutto, continua a vivere di tasse raccolte da coloro ai quali ha imposto il danno.



Libertà di commercio in patria e all'estero

Adam Smith credeva che il commercio internazionale dovesse essere lasciato al libero mercato tanto quanto l'attività economica interna.

Per gli stessi motivi sopracitati, Adam Smith sosteneva che fosse superfluo e controproducente se lo stato avesse tentato di gestire e dirigere l'importazione o l'esportazione di beni e servizi per conservare una bilancia dei pagamenti "favorevole", o per impedire un temuto "deficit" della bilancia dei pagamenti.

Ogni individuo cerca di minimizzare i costi per raggiungere i propri obiettivi, producendo in patria ciò che è meno costoso da fare piuttosto che comprarlo da altri; e compra quelle merci provenienti da altri solo quando questi ultimi le possono fornire ad un costo inferiore (in termini di risorse, lavoro e tempo) di quello che avrebbe sostenuto chi li avesse voluti produrre in patria.

Così, i beni vengono acquistati da produttori esteri solo quando questi ultimi li possono offrire ad un costo inferiore. E, a sua volta, si acquistano quei beni prodotti all'estero fornendo al venditore straniero un qualche bene o servizio ad un costo inferiore rispetto a quello presente nel suo paese.

Quando gli stati, attraverso regole e controlli, forzano la produzione di una merce in patria la quale sarebbe potuta costare di meno se acquistata all'estero, si deviano le risorse scarse e la manodopera in usi dispendiosi ed inefficienti.

Il risultato dev' essere una riduzione della ricchezza di quella nazione – e del benessere materiale dei suoi cittadini – poiché la quantità di risorse e lavoro che devono essere destinate per creare quelle merci desiderate aumentano esponenzialmente, cosa ben diversa se fossero state comprate attraverso un sistema libero di divisione internazionale del lavoro e scambio reciprocamente vantaggioso.

Quindi è meglio lasciare la produzione e il commercio alle azioni della cittadinanza, se si vuole la prosperità per la propria nazione.



Il commercio promuove una società civile

Infine, Adam Smith sosteneva che i benefici del commercio libero e competitivo non si fermavano solo ai miglioramenti sostanziali della condizione umana. Servivano anche come mezzo per civilizzare gli uomini, se con civilizzazione si intende, almeno in parte, il rispetto per gli altri e una fedeltà all'onestà e al mantenimento delle promesse.

Quando gli uomini interagiscono su una base quotidiana e regolare, imparano presto che il loro benessere è il riflesso di quello di coloro con cui commerciano. Perdere la fiducia dei propri partner commerciali, può provocare lesioni sociali ed economiche a sé stessi.

L'interesse proprio che spinge un uomo a dimostrare cortesia e sollecitudine nei confronti dei suoi clienti, sotto la paura di perdere la propria attività a favore di un rivale con maniere più educate rispetto alle sue, tende ad essere interiorizzato come "comportamento corretto" in generale e nella maggior parte dei casi.

E attraverso questo processo sociale, l'altruismo mostrato nello scambio volontario promuove l'istituzionalizzazione di un comportamento interpersonale che di solito viene considerato essenziale per una società ben educata, civile e colta.

Diamo un'occhiata a cosa disse Adam Smith in "Lezioni sulla Giurisprudenza":

"Ogni volta che il commercio viene introdotto in tutti i paesi, la rettitudine e la puntualità lo accompagnano sempre. . ."

"È decisamente riconducibile al proprio interesse, quel principio generale che regola le azioni di ogni uomo e che porta gli uomini ad agire in un certo modo quando vedono un vantaggio, ed è profondamente impiantato in un inglese come in un olandese."

"Un commerciante modera il suo carattere ed è scrupoloso nell'osservare ogni impegno. Quando una persona stipula 20 contratti in un giorno, non riuscirà a guadagnare così tanto se si impone ai suoi vicini, come potrebbe fargli credere l'apparenza dell'imbroglio."

"Quando la gente interagisce, scopriamo che è in qualche modo disposta ad imbrogliare, perché si può guadagnare di più da un trucco intelligente rispetto a quello che si può perdere infangando la propria reputazione. . ."

"Dovunque ci sono scambi frequenti, un uomo non si aspetta di guadagnare tanto se mette da parte correttezza e rettitudine; e un commerciante prudente, che è sensibile all'interesse proprio, preferirebbe scegliere di perdere ciò a cui ha diritto piuttosto che dare adito al sospetto. . ."

"Quando la maggior parte delle persone è commerciante, allora diffonde sempre rettitudine e puntualità e queste sono le virtù principali di una nazione commerciale."



Difficoltà a stabilire un sistema di libertà naturale

Adam Smith era ben consapevole del fatto che deregolamentare e liberalizzare il commercio interno ed estero non era una cosa facile. Nella "Ricchezza delle Nazioni" fece riferimento a due ostacoli.

In primo luogo, ciò che egli chiamava "pregiudizi del pubblico": si riferiva al compito spesso difficile di far comprendere ai cittadini comuni il funzionamento e i benefici di un mercato libero e competitivo.

E, in secondo luogo, quello che definiva il "potere degli interessi", cioè, quei gruppi d'interesse che facevano pressioni sullo stato affinché garantisse loro normative anti-concorrenziali, restrizioni e protezioni contro i rivali esteri, e sussidi fiscali. Il tutto a danno di consumatori, contribuenti e potenziali concorrenti bloccati fuori dal mercato.

Quando Adam Smith morì nel 1790, all'età di 67 anni, sembrava altamente improbabile che la sua idea di libertà individuale e libertà economica potessero mai trionfare. Credeva che fosse utopico aspettarsi il raggiungimento di un sistema di libera impresa e commercio.



Il potere delle idee

Eppure verso la metà del XIX secolo la libertà d'impresa prevalse non solo negli Stati Uniti, ma anche in Gran Bretagna, e ben presto si diffuse a vari gradi in altre parti dell'Europa e poi in altre aree del mondo.

Le minacce alla libertà economica di oggi non sono tanto diverse da quelle viste da Adam Smith circa 250 anni fa. E vi si frappongono gli stessi "pregiudizi del pubblico" e il "potere degli interessi".

Nonostante il pessimismo di Adam Smith, i suoi argomenti e il loro trionfo per buona parte del XIX e all'inizio del XX secolo dimostrano la forza delle idee.

Se prendiamo a cuore e trasliamo ai giorni nostri la logica delle spiegazioni di Adam Smith sul funzionamento di un sistema di libero mercato, anche noi potremmo trionfare e stabilire un "sistema di libertà naturale" per noi stessi e per il mondo che lasceremo ai nostri figli e nipoti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La BCE e John Law

Gio, 09/06/2016 - 10:16
Investire, ormai, ha totalmente perso il suo significato originale. Da quello che possiamo vedere in Europa, si tratta solamente di crogiolarsi nel front-running e aspettarsi che la BCE arrivi a monetizzare anche il pattume finanziario. La retorica della "ripresa economica" non è più credibile, visto che tutti gli sforzi messi in campo dalla BCE fino ad ora sono stati diretti per salvare i protetti dal suo cartello. Ciò include anche i titoli di stato, ovviamente, visto che il Q€ li ha trasformati in scarafaggi di motel: sono entrati nei bilanci delle varie istituzioni finanziarie e non ne sono usciti. Quindi la BCE ha trovato difficoltà a raccattarne in giro, costringendola ad innalzare la posta riguardante il suo programma d'acquisti mensili includendovi anche gli investment grade bond. Ma una volta inglobati nel suo bilancio, quando varranno davvero quelle entità che le emettono? Si tratta solamente dell'ennesimo mispricing del rischio, permettendo agli investitori istituzionali di staccare un qualche profitto in un mercato finanziario sull'orlo della NIRP. Ma la notizia davvero succulenta è quella segnalata da Zerohedge, dove si  paventa l'idea che la BCE potrebbe addirittura salvare indirettamente quelle industrie statunitensi nel settore energetico. Se quindi col QE2 lo zio Ben e la FED hanno salvato le banche commerciali europee con filiali sul suolo americano (e continuano a salvarle con l'aumento dei tassi sulle riserve in eccesso), adesso la BCE potrebbe rendere il favore con l'integrazione dei bond IG nel suo programma Q€. Infatti le banche statunitensi sono tremendamente esposte al default della bolla dell'olio di scisto. Il mercato azionario e obbligazionario è ormai simile al sistema dei prezzi in Russia prima del 1989. Sappiamo tutti com' è andata a finire.
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di Alasdair Macleod


La scorsa settimana la BCE ha ampliato la sua follia monetaria, spingendo i tassi sui depositi ancor più in basso. Sta estendendo il quantitative easing dal debito sovrano ai bond non-financial investment grade, aumentando il suo ritmo d'acquisto a €80 miliardi al mese. La BCE ha anche promesso di pagare quelle banche che accenderanno prestiti tramite il "targeted longer-term refinancing operations".

Qualsiasi francese con una conoscenza della storia del suo paese, dovrebbe udire campanelli d'allarme provenienti da ogni dove. La BCE sta gestendo il denaro e gli asset della zona Euro in un modo simile a quello della Banque Generale Privée di John Law (ribattezzata Banque Royale nel 1719). Lo schema era semplice: utilizzare il monopolio di coniare moneta concesso dallo stato per far alzare il valore delle azioni della Mississippi Company. Il duca d'Orléans, reggente di Francia per il giovane Luigi XV, accettò lo schema, perché avrebbe fornito fondi ai Borboni.

Questo è più o meno ciò che sta facendo oggi la BCE, ma su una scala più grande. La necessità di fondi statali è di primaria importanza oggi, come lo era allora.

Ai tempi di Law, la Francia non aveva una banca centrale, come ad esempio la Banca d'Inghilterra, a gestione del debito pubblico, per non parlare di un mercato obbligazionario statale funzionante. La spesa dissoluta di Luigi XIV aveva lasciato lo stato con un debito di tre miliardi di livre, l'equivalente di 1.840 tonnellate d'oro. Si trattava di circa l'85% dello stock d'oro del mondo all'epoca. John Law l'avrebbe quasi raddoppiato nel giugno 1720 con banconote scoperte emesse dalla sua banca.

Oggi gli asset sopravvalutati sono i titoli di stato stessi, ma il principio è lo stesso. Non vi è alcuna necessità d'utilizzare un veicolo separato, perché c'è un mercato dei titoli di stato pienamente funzionante.

Banque Generale creò il credito bancario per le classi superiori e medie della Francia affinché acquistassero azioni della Mississippi Company, facendone salire il prezzo e rendendo una certezza la presenza di prezzi ancor più elevati. Law aveva istituito una macchina per fare soldi per quelli con un minimo di ricchezza, ma il dieci per cento d'acconto per sottoscrivere le azioni Mississippi aprì le porte della speculazione anche alle classi più basse. Praticamente tutti a Parigi caddero preda della febbre speculativa, e le azioni della Mississippi aumentarono da 15 livre a 18,000 livre al picco del giugno 1720. Il termine "milionario" venne coniato allora.

Oggi la BCE sta facendo le cose in modo un po' diverso, creando denaro per comprare titoli di stato in possesso delle banche, consentendo agli stati di continuare a spendere senza la minaccia di una crisi dei finanziamenti. Il regolamento bancario di Basilea III, che esula dal rischio i titoli di stato, assicura che tali obbligazioni siano anche molto richieste come collaterale, ulteriore garanzia che le banche continueranno a comprarli.

Tuttavia, in comune con lo schema di Law, la BCE ha bisogno di nuovi polli per impedire al mercato d'andare in stallo. Quindi la BCE ha esteso il programma al di là del debito sovrano, acquistando anche investment grade bond. E dal momento che può creare denaro dal nulla, pagherà anche gli interessi alle banche commerciali che prenderanno in prestito il suo denaro, garantendo che i rendimenti su tutte le obbligazioni acquistate con questa mossa continueranno a cadere in linea con i tassi d'interesse negativi.

Com' era sicuramente il caso nel 1720, si pensa tuttora che l'espansione del credito sia una cosa molto buona per il benessere dei membri della zona Euro. Ma non fatevi ingannare. Affinché questo schema possa continuare, dev' essere creato più credito e devono essere comprate più obbligazioni per impedire lo scoppio della bolla dei titoli di stato. Questa è la vera ragione dietro l'azione della BCE. E dato che questo atteggiamento non può durare per sempre, la bolla alla fine scoppierà.

La bolla della Mississippi Company scoppiò quando la Francia rimase a corto di acquirenti per tenerla gonfia. Arriva sempre un punto in cui la tentazione d'incassare qualche profitto per comprare altre cose, come ad esempio una tenuta di campagna o una residenza a Parigi, diventa troppo grande. E quando la bolla della Mississippi iniziò a sgonfiarsi, s' intensificarono le vendite. Alla fine del 1720, la Banque Royale dovette fare i conti con titolari di banconote arrabbiati che volevano vederle rimborsate in metallo. Una volta iniziata la corsa agli sportelli, la truffa implose rapidamente.

Sembra incredibile che in economia un pio desiderio trionfi sull'analisi ragionata e sul senso comune. Gli errori che hanno portato la BCE ad attuare le sue politiche deliranti, sono sostanzialmente gli stessi commessi da John Law. In entrambi i casi, hanno iniziato presumendo che lo stato avesse il dovere di rendere gratuiti moneta e credito, liberando così la popolazione dai vincoli del libero mercato. In entrambi i casi, le loro credenze sono cambiate inevitabilmente a causa dei problemi sorti in seguito, ovvero, i sottoprodotti dell'espansione monetaria. E in entrambi i casi, l'ulteriore espansione monetaria è diventata l'unica soluzione da applicare come presunta panacea per i problemi. Il denaro scoperto è nato solo per far sopravvivere gli stati in bancarotta.

Dobbiamo mettere da parte tutte le altre ragioni, giustificazioni e scuse, perché fu lo stato francese che permise a Law di gestire la sua banca, e sono i governi dell'Eurozona che hanno creato la BCE. Il servo serve sempre il padrone. Banque Royale soccombette ad una corsa agli sportelli, mentre la BCE sta ancora sostenendo un sistema bancario che quasi certamente imploderà. A questo proposito, la BCE non è ancora arrivata al punto di non ritorno della Banque Royale, ma si sta avvicinando.

Tutti nella zona Euro ritengono che la BCE sia onnipotente, poiché credere il contrario è impensabile. Questo valeva anche per Banque Royale, fino a quando non andò in bancarotta. Non fu una perdita di fiducia nella banca che ne decretò il crollo, ma le difficoltà nel sostenere la bolla. La lezione qui è che non c'è bisogno di una perdita di fiducia nella BCE affinché abbia inizio la sua distruzione.

Immaginiamo per un momento che la bolla del mercato obbligazionario scoppi e i prezzi si normalizzino. Sappiamo che non ci vorrà molto affinché le perdite spazzino via il capitale di alcune banche commerciali d'importanza critica, ma ci piace pensare che la BCE sia in qualche modo avulsa da questo problema. Pochissime persone sembrano essere consapevoli dei danni che subirebbe la BCE se avesse luogo un calo dei prezzi delle obbligazioni statali.

Il 31 dicembre 2015 il patrimonio netto della BCE era di €7.74 miliardi, a sostegno di un bilancio da €256.645 miliardi e un rapporto di gearing ben oltre le 33 volte. I conti dell'euro-sistema più ampio, in cui si concentrano gli acquisti di asset, hanno capitale e riserve pari a €98 miliardi, i quali sostengono un bilancio di €2,872 miliardi e un rapporto di gearing di 29 volte (in aumento). Approssimativamente, un incremento del tasso d'interesse inferiore al due per cento, o all'uno e mezzo per cento, metterebbe a repentaglio il valore delle obbligazioni e dei rischi connessi sia per la BCE sia per l'euro-sistema; a questo punto avrebbero bisogno di ulteriori iniezioni di capitale. Se, ad esempio, il rendimento per un'obbligazione a cinque anni aumenta del 2%, il prezzo scenderà di circa il 10%.

È questo il motivo per cui la bolla del debito della BCE dev' essere sostenuta. Non è più una questione riguardante il sostegno della crescita economica. Una bolla speculativa che si sgonfia abbatterà la BCE e l'euro-sistema più ampio, proprio come la bolla del Mississippi mandò in bancarotta la Banque Royale. E in entrambi i casi, la fiducia in queste istituzioni si riflette nel potere d'acquisto del denaro emesso.

Non ci vorrà molto prima che i titolari stranieri di euro inizino a visualizzare Draghi con una parrucca bianca del XVIII secolo, un jabot di pizzo e una giacca lunga di velluto. Il loro problema sarà raggiungere le uscite, perché i fantasmi settecenteschi infesteranno anche coloro al timone delle altre principali banche centrali. Ai tempi di John Law, la soluzione era semplice, come disse il banchiere privato, Richard Cantillon: ritirare il denaro, vendendo le livre per oro.

Cantillon, che era l'equivalente di un investment banker di oggi, non solo predisse la bolla della Mississippi, ma prestò grandi quantità di livre fiat ai ricchi di Parigi, prendendo come garanzia le azioni della Mississippi. Prima del crollo, vendette tutte le proprie azioni per oro. Cantillon, poi, attraversò il confine con l'Italia con la sua scorta di Louis d'Or.

Dopo il crollo, tornò in Francia e chiese il rimborso dei debiti dei suoi clienti. Probabilmente Cantillon è diventato il commoner più ricco nella storia, e immensamente impopolare a Parigi per giunta. Un po' come gli investment banker di oggi, ha costruito la sua fortuna mentre quasi tutti gli altri s' impoverivano.

Non possiamo dire con certezza che cosa farà scattare la fine della BCE e dell'euro. Potrebbe essere uno stato membro, come l'Italia, la Spagna o anche la Francia, che finisce in difficoltà finanziarie o politiche. Potrebbe essere la rottura dell'Unione Europea, se il Brexit diventerà una realtà. Il problema dell'immigrazione musulmana è spesso citato come una minaccia per il progetto europeo. Potrebbero essere gli sviluppi dall'altra parte del mondo: forse la Cina che fa salire i prezzi delle materie prime, piantando i semi di un'inflazione dei prezzi futura nella zona Euro che lasceranno i suoi mercati obbligazionari esposti alla minaccia di un aumento dei tassi d'interesse.

Potrebbe non essere un evento identificabile. Un po' come la truffa della Mississippi, potrebbe finire quando i mercati obbligazionari della zona Euro si spomperanno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Zia Janet innesca un altro spasmo nei robo-trader

Mer, 08/06/2016 - 10:14




di David Stockman


Zia Janet, con il suo discorso all'Economic Club di New York, ha raggiunto un nuovo traguardo come pericolo pubblico. Era come se stesse urlando "state seduti" al pubblico di un teatro avvolto dalle fiamme!

Sono mesi ormai che il mercato azionario sta disperatamente cercando di correggersi, e anche i clienti abituali del casinò sembrano capire costa stia accadendo. Cioè, gli utili stanno calando, le negoziazioni e e la crescita globale stanno scemando, e il cosiddetto "effetto ricchezza" delle banche centrali non è finito a cascata sull'economia di Main Street. Inoltre ci sono molti segnali di forze recessive incombenti, anche per quei giocatori d'azzardo che credono che la FED abbia abolito il ciclo economico.

Attraverso la codardia e la risibilità del suo discorso, zia Janet ha innescato l'ennesimo spasmo nei robo-trader del casinò. Ma questa volta i punti di resistenza sui grafici azionari, che per quasi un anno non sono andati da nessuna parte, sottolineano quanto siano diventati assurdi e pericolosi gli 87 mesi di ZIRP e la teoria dell'effetto ricchezza.

Come abbiamo indicato più volte, gli utili dell'S&P 500 — come misurati dalla contabilità GAAP richiesta dalla SEC, pena il carcere — sono ormai scesi del 18.5% rispetto al loro picco. Quest'ultimo è stato registrato nel periodo annuale terminante il settembre 2014: $106 per azione.

Come mostrato nel grafico qui sotto, l'indice era trattato a 1950. Il multiplo di valutazione al 18.4X, di conseguenza, stava già oltrepassando i limiti, data la durata estesa dell'espansione.

Infatti anche allora c'erano un sacco di venti contrari: deflazione globale delle materie prime, un rapido rallentamento nel ritmo delle spese in conto capitale, il vasto accumulo di debiti e barriere strutturali alla crescita in tutta la Cina e nei mercati emergenti, così come in Giappone, Europa e Stati Uniti.

Nel frattempo è andato tutto in discesa sul fronte macroeconomico e dei profitti. A marzo 2015 gli utili dell'S&P erano scesi a quota $99 per azione e hanno continuato a scendere, arrivando a soli $86.44 per azione a dicembre 2015.

Ed eccoci qui. Il casinò ha cercato di ridurre i prezzi gonfiati delle azioni che il folle effetto ricchezza della FED ha alimentato sin dalla grande crisi finanziaria. Eppure zia Janet e la sua combriccola di keynesiani, hanno continuato a trovare una scusa dopo l'altra per far gozzovigliare ulteriormente i robo-trader.

Infatti la Yellen non ha fatto in tempo a salire sul palco, che il mercato è tornato a 2065. Dopo i 2072 di venerdì, stiamo parlando di un 24X degli utili.

Proprio così. Sebbene ci siano prove di rischi finanziari e bolle in tutto il mondo, zia Janet stava lì sul palco del New York Economic Club e ha gettato alla mandria dei robo-trader l'ennesimo boccone succulento!




Andiamo al sodo. Non è possibile essere più incompetenti o irresponsabili di così.

Anche se si prende il mandato Humphrey-Hawkins alla lettera, l'Eccles Building avrebbe dovuto dichiarare "missione compiuta" molto tempo fa. Dopo tutto, per ammissione stessa del BLS, la disoccupazione è al tasso storico del 5.0% e l'IPC core è al 2.3% e in aumento.

Ma zia Janet è disposta a cercare il pelo nell'uovo anche nei falsi obiettivi del mandato Humphrey-Hawkins, addirittura alla seconda cifra decimale, perché non arriva a capire che un tasso del mercato monetario a 38 bps non rappresenta un rubinetto aperto nella vasca gigante del PIL; si tratta di una miccia accesa che alimenta la più grande mania speculativa della storia moderna.

Più a lungo la FED alimenta la massiccia Finanza delle Bolle con interventi centrali, come il patetico discorso della Yellen della settimana scorsa, più sarà violenta e traumatica l'implosione degli asset rischiosi. Potreste pensare che il nostro politburo monetario sia riuscito a notare che negli ultimi 700 giorni di trading, l'S&P 500, oscillante tra 1870 e 2130, non è andato da nessuna parte e si trova esattamente dove si trovava nel 2007 e nel 2000.




Ma zia Janet è persa in una distorsione temporale. Il concetto secondo cui l'economia degli Stati Uniti sarebbe una vasca da bagno chiusa in cui l'inflazione, la disoccupazione e tutte le altre macro-variabili sulla lavagna di zia Janet possano essere aggiustate da iniezioni di quell'etere chiamato "domanda aggregata" e "accomodamento finanziario", non era vero in passato e non è vero neanche ora.

E non è mai stato vero che il mercato finanziario è solo un canale di trasmissione neutro all'economia di Main Street e che può essere utilizzato come un dispositivo di pompaggio per gestire il PIL e le variabili del duplice mandato della FED.

Infatti i mercati finanziari sono il delicato ingranaggio di tutta l'economia capitalistica. Le sfumature dei prezzi nei mercati monetari e del debito, la forma esatta della curva dei rendimenti, il costo dei carry trade e delle trasformazioni di maturità, il prezzo delle opzioni e delle assicurazioni di copertura, i tassi di capitalizzazione degli utili, i flussi di cassa e molto altro ancora, sono ciò che in realtà permette una crescita economica sostenibile, creazione di ricchezza reale e stabilità finanziaria.

Ma i tromboni keynesiani che hanno preso il controllo della FED e di altre banche centrali, non sanno quello che stanno facendo. Le loro intrusioni enormi e croniche nei mercati finanziari hanno falsificato i prezzi e hanno trasformato i mercati finanziari in casinò incendiari. Non c'è più una determinazione onesta dei prezzi — solo un ciclo senza fine di speculazione e di front-running che alla fine raggiungerà un punto di rottura e imploderà.

Ora siamo proprio qui. La Yellen e la sua banda di azzeccagarbugli keynesiani insistono sul perpetuare la Finanza delle Bolle, perché temono un colpo apoplettico nel casinò, ma pretendono di giustificare il loro tergiversare facendo riferimento ai "dati in entrata".

Così, nel suo discorso di New York, la Yellen ha menzionato tre rischi che hanno presumibilmente giustificato la decisione della FED di posticipare ancora il rialzo dei tassi in occasione della riunione di marzo. La più assurda: la crescita in Cina sta rallentando e c'è incertezza su come gestirà la transizione da un'economia dedita alle esportazioni ad un'economia che guarda principalmente alla domanda interna.

Sta scherzando?

La Cina è una bolla del credito da $30,000 miliardi in attesa di esplodere e far colare a picco l'economia mondiale. Negli ultimi 10 giorni sono stato in Cina ed è evidente che questo gigante cantiere a cielo aperto sarà costretto a chiudere.

Ma l'idea che la FED ritardi la normalizzazione dei tassi nel mercato monetario dopo 87 mesi di ZIRP a causa dell'abbuffata di credito cinese, la dice lunga su quanto questa gente sia consapevole di ciò che sta accadendo. Ciò dimostra, inoltre, che l'Eccles Building è abitato da eccentrici monetari che non riescono a riconoscere uno schema di Ponzi nemmeno quando è proprio sotto il loro naso.

Poi la Yellen ha citato un secondo rischio per le prospettive economiche, il quale dovrebbe giustificare il rinvio della normalizzazione dei tassi. Vale a dire, un ulteriore calo dei prezzi delle materie prime, e in particolare del prezzo del petrolio, potrebbe avere effetti "negativi" sull'economia globale.

Naturalmente ci sarà molta più carneficina economica nella patch di petrolio. Dopo tutto, un decennio di stampa di denaro coordinato dalla maggior parte delle banche centrali del mondo, ha generato livelli esorbitanti di capacità e di investimenti improduttivi nella patch mondiali di petrolio e gas.

Vale a dire, tra il 2004 e il 2014 il debito totale dell'industria globale del petrolio e del gas è quasi triplicato, passando da $1,100 miliardi a quasi $3,000 miliardi. E questo non era libero mercato, o la prova che il motto "drill baby drill" avesse qualcosa a che fare con un aumento dell'innovazione tecnologica e degli spiriti imprenditoriali.

Invece l'attuale eccedenza di capacità produttiva è dovuta al drastico mispricing del capitale e alla bolla della domanda di petrolio, i quali hanno spinto i prezzi in un range artificiale e insostenibile. Di conseguenza l'attuale crollo del prezzo del petrolio è appena iniziato. Negli anni a venire farà diminuire spese in conto capitale e livelli di produzione negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

Infine la Yellen ha offerto una terza scusa, ed era una vera e propria bufala. Infatti ha detto che dopo quasi 100 mesi di politiche monetarie "straordinarie", la FED non osa rischiare un'altra recessione, visto che si è arenata allo zero bound e non ha polvere da sparo asciutta residua per contrastare la prossima recessione.

Questa banda di folli presso l'Eccles Building crede davvero di aver abolito il ciclo economico? Dalle sue parole, non c'è altra conclusione possibile.

"Ritengo opportuno che la commissione proceda con cautela nella sua linea di politica", ha detto la Yellen. "Questa cautela è particolarmente giustificata perché, con il tasso dei fondi federali così basso, la capacità del FOMC di usare la politica monetaria convenzionale per rispondere alle perturbazioni economiche è asimmetrica."

Sì, la Yellen non è solo colpevole per aver urlato "state seduti" in un teatro avvolto dalle fiamme. Parlando agli speculatori di Wall Street riuniti all'Economica Club di New York, ha minacciato di sovvenzionare i carry trade con denaro gratuito fino a quando questa storia non salterà in aria per la terza volta in questo secolo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Trarre profitto dalla salita dell'euro

Mar, 07/06/2016 - 10:10



Comunicazione per i lettori di Freedonia: per le prossime due settimane non sarò in grado di rispondere alle vostre email e ai vostri commenti qui sul blog e sulle altre piattaforme di comunicazione. Non allarmatevi, in questo lasso di tempo le pubblicazioni andranno avanti come di consueto.

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di James Rickards


L'euro salirà rispetto ai suoi livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Questo fa parte degli "Accordi di Shanghai" sottoscritti segretamente il 26 febbraio 2016 dalle "Quattro Grandi" potenze economiche mondiali (Cina, Giappone, Stati Uniti ed Europa).

Gli investitori che agiscono ora si ritroveranno per le mani grandi guadagni il prossimo anno.

Ecco un rapido aggiornamento sugli Accordi di Shanghai. Le Quattro Grandi dovevano trovare un modo per svalutare lo yuan e stimolare l'economia cinese, la quale sta rallentando pericolosamente. Le ultime due volte che la Cina ha svalutato lo yuan rispetto al dollaro (agosto 2015 e gennaio 2016), il mercato azionario statunitense è caduto dal letto.

La soluzione su cui hanno concordato è stata quella di mantenere lo yuan ancorato al dollaro e svalutare quest'ultimo. Questo ha dato a Cina e Stati Uniti un po' di respiro.

I perdenti sono stati Giappone ed Europa, che hanno dovuto sopportare un rafforzamento dello yen e dell'euro. Volenti o nolenti, hanno dovuto accettare tale risultato. Nelle guerre tra valute, se qualcuno vince (Cina e Stati Uniti), qualcun altro perde (Europa e Giappone). Non può essere altrimenti.

Di recente abbiamo esplorato l'impatto degli Accordi di Shanghai su tre delle quattro valute interessate: il dollaro, lo yuan e lo yen. Oggi completiamo la panoramica dando uno sguardo all'euro.

Tra l'altro, dopo due mesi di resistenza, l'euro e lo yen si sono indeboliti di recente, e il dollaro è salito. Ciò a causa di un possibile rialzo dei tassi della FED a giugno, il che rende più attraenti gli asset denominati in dollari. (L'oro è sceso per lo stesso motivo.) Un sacco di commentatori si sono chiesti se gli Accordi di Shanghai fossero morti (semmai fossero esistiti).

Gli Accordi di Shanghai sono vivi e vegeti, invece. Sono destinati a guidare la politica monetaria tra le maggiori economie per almeno un anno, forse due. Ecco perché abbiamo scelto il termine "Accordi", in omaggio agli Accordi del Plaza nel 1985, i quali influenzarono i tassi di cambio per oltre 20 anni (con un reset dopo gli Accordi del Louvre nel 1987).

Suddetto periodo, 1985-2007, è stato il periodo d'oro per il Re Dollaro. Ha visto amministrazioni repubblicane e democratiche, e segretari del Tesoro come James Baker e Robert Rubin.

Non stiamo dicendo che gli Accordi di Shanghai dureranno così a lungo. Possiamo analizzare un anno alla volta. Il punto è che non si raggiunge un accordo di tale importanza a febbraio, solo per cestinarlo a maggio. Gli Accordi di Shanghai risulteranno una buona guida per l'allocazione del portfolio nel futuro prossimo. Ciononostante, ci aspettiamo ancora una certa volatilità lungo la strada.

Soprattutto, vedremo cosa farà la FED questo mese. Il problema è che i mercati cominciano ad aspettarsi un rialzo dei tassi dopo le continue chiacchiere a riguardo, oltre ad una stretta sulle condizioni finanziarie, un raffreddamento del mercato azionario e uno stress nel settore delle esportazioni (a causa di un dollaro più forte).

Ogni volta che si avvicina una riunione della FED, quest'ultima decide di ritardare un rialzo dei tassi a causa di condizioni economiche avverse. Poi i mercati salgono, e il dollaro scende di nuovo a causa della posticipazione del rialzo dei tassi. Lava, risciacqua e ripeti.

La FED ha giocato a questo gioco sin dal maggio 2013, il proverbiale tapering di Bernanke.

Se la FED alza i tassi questo mese, finirà per giocare col fuoco. Tassi più elevati spingono per un dollaro più forte, cosa che costringerà la Cina a svalutare da sola. In tal caso, aspettatevi un crollo del mercato azionario come accaduto lo scorso gennaio. Questo è uno dei motivi per cui mi aspetto che la FED ritarderà ancora una volta il rialzo dei tassi.

In ogni caso, gli Accordi di Shanghai sono ancora vivi, e si prevede che l'euro salga significativamente nel corso del prossimo anno, se non altro per dare alla Cina il sollievo economico di cui ha bisogno.

L'euro è la valuta della zona Euro, un gruppo di 19 paesi che fanno parte dell'Unione Europea. (Ci sono nove membri supplementari nell'Unione Europea che non utilizzano l'euro, in particolare il Regno Unito che ha conservato la sterlina.)

La Banca Centrale Europea controlla la politica monetaria nella zona Euro utilizzando le stesse tecniche che utilizza la Federal Reserve degli Stati Uniti con il dollaro.

Una tecnica che la BCE ha messo in atto, ma che la FED non ha ancora adottato, è l'uso dello politica dei tassi d'interesse negativi, o NIRP. Come suggerisce il nome, la NIRP è una politica in cui l'interesse viene dedotto da un conto bancario, invece che esservi aggiunto nel tempo. Se si depositano €100,000 in un conto bancario con un tasso negativo dello 0.50% e si attende un anno, il saldo del conto sarà di €99,500.

La NIRP si sta diffondendo in tutto il mondo come un virus contagioso. La NIRP è già la norma nella zona Euro e in Giappone, due delle quattro più grandi economie del mondo, insieme a Stati Uniti e Cina. Altri paesi con tassi d'interesse negativi includono la Danimarca, la Svezia e la Svizzera.

I tassi d'interesse negativi non hanno ancora raggiunto le sponde degli Stati Uniti, ma è una possibilità sotto esame da parte della Federal Reserve. Oggi circa $4,000 miliardi di debito sovrano mondiale, esclusi gli USA, hanno un rendimento negativo alla scadenza.

Perché le banche centrali, compresa la BCE, stanno imponendo tassi d'interesse negativi? Qual è il punto di questa politica?

Una risposta è che i tassi d'interesse negativi rappresentano una tassa subdola sui risparmiatori. Il modo tradizionale di rubare denaro dai risparmiatori è attraverso l'inflazione. È possibile ottenere un tasso d'interesse positivo del 2% sul proprio denaro, ma se l'inflazione è al 3%, allora il ritorno reale è negativo dell'1%.

Se prendiamo i sopraccitati €100,000 di deposito bancario e vi applichiamo un tasso d'interesse positivo del 2%, otteniamo €2,000 in interessi, con un saldo di €102,000 dopo un anno. Ma dopo l'adeguamento al 3% d'inflazione, il potere d'acquisto di quei soldi è solo di €98,940. Il risparmiatore sta peggio anche rispetto all'esempio in cui c'erano i tassi negativi (supponendo che non ci sia inflazione).

Nel primo caso le banche hanno incamerato €500 attraverso i tassi d'interesse negativi. Nel secondo caso hanno incamerato €1,060 mediante un potere d'acquisto inferiore. In qualsiasi modo la si guardi, voi perdete.

Questa è la realtà. La seconda risposta è la teoria accademica alla base dei tassi d'interesse negativi. In teoria, i risparmiatori saranno insoddisfatti della NIRP e reagiranno spendendo i loro soldi. Allo stesso modo, gli imprenditori troveranno attraenti i tassi d'interesse negativi, perché potranno prendere in prestito denaro e pagare alla banca una somma inferiore.

Questa combinazione di eventi porterà a consumi e investimenti che stimoleranno l'economia, soprattutto grazie al famoso "moltiplicatore" keynesiano.

Questa teoria è semplicemente spazzatura. La realtà è il contrario di ciò che afferma l'élite accademica. La ragione per cui i risparmiatori risparmiano denaro, è per raggiungere un qualche obiettivo futuro. Potrebbe essere per la pensione, l'istruzione dei figli, o le spese mediche. Quando vengono imposti tassi negativi, i risparmiatori non risparmiano di meno; risparmiano di più per colmare la differenza e raggiungere ancora i loro obiettivi.

L'altra conseguenza indesiderata della NIRP è rappresentata dal segnale che invia. I risparmiatori concludono giustamente che se le banche centrali stanno utilizzando la NIRP, le loro preoccupazioni riguardano fondamentalmente la deflazione. In deflazione i prezzi scendono e i consumatori rinviano le loro spese per sfruttare una riduzione futura dei prezzi.

Invece d'indurre i risparmiatori a risparmiare di meno e spendere di più, la NIRP fa risparmiare di più e spendere di meno. È un perfetto esempio della legge delle conseguenze indesiderate. Quando le banche centrali applicano le teorie accademiche astratte al mondo reale, ottengono il risultato opposto di ciò che si prefiggevano d'ottenere.

Queste conseguenze indesiderate stanno già spuntando in Giappone e in Europa. Aleggiano seri dubbi sulla capacità delle banche centrali di estendere la NIRP oltre i livelli attuali.

Tuttavia i tassi incrociati sono influenzati dai flussi di capitale piuttosto che dai flussi commerciali. Un euro forte implica che gli investitori globali hanno una preferenza per gli asset denominati in euro, come ad esempio i titoli di stato tedeschi. Ma perché gli investitori dovrebbero volere un asset con un rendimento negativo?

La risposta è che i rendimenti non sono l'unico modo per vincere su questi investimenti. L'altro modo è rappresentato dalle plusvalenze generate da una rivalutazione monetaria.

Questo porta in primo piano la questione del numerario, o la valuta di base che utilizzate per calcolare profitti e perdite. Un investitore che usa l'euro non trae alcun guadagno monetario da un investimento denominato in euro. Ma un investitore che usa il dollaro, può ottenere enormi guadagni se investe su base scoperta in una valuta che si apprezzerà.

Prendiamo il seguente esempio: avete $1 milione da investire. Li convertite in euro a $1.12 (circa il tasso di cambio corrente). Questo vi darà €892,857 da investire. Acquistate obbligazioni tedesche con un rendimento negativo dell'1%. Dopo un anno, i vostri bond varranno €883,928, una leggera perdita misurata in euro. Ma se l'euro è salito a $1.25 in quell'anno, i vostri ricavi ammonterebbero a $1,104,910. Stiamo parlando di un profitto del 10.5% su obbligazioni tedesche essenzialmente prive di rischio.

Un grosso affare per gli investitori degli Stati Uniti. La grande domanda è: l'euro salirà?

Le valute sono diverse dai titoli. Azioni e obbligazioni possono andare a zero in caso d'inadempienza dell'emittente. Ciò non vale per le principali valute. La loro trattazione va su e giù in un intervallo, ma non vanno mai a zero, eccetto in casi estremi come il Venezuela o lo Zimbabwe.

L'euro è ai minimi da cinque anni a questa parte. Ha testato il fondo di $1.05 per due volte e entrambe le volte è rimbalzato. Questa resistenza ha avuto luogo prima degli Accordi di Shanghai.

Nella zona Euro un ulteriore allentamento quantitativo e tassi più negativi sono fuori discussione, secondo il capo della BCE Mario Draghi. La BCE manterrà lo stimolo attualmente in vigore, senza ulteriori ed eventuali modifiche. Questo assetto fa parte degli Accordi di Shanghai.

Se l'euro verrà trattato ai suoi massimi del 2011-15, circa $1.30, ciò rappresenterà un guadagno del 19% per un investitore americano. E questo guadagno può essere staccato senza il rischio d'investire in azioni e obbligazioni.

Oltre un anno fa ho detto che l'euro non avrebbe raggiunto la parità ($1.00 = €1.00). A quel tempo il consenso di Wall Street era certo del contrario. Prevedevo un fondo a $1.05 e questo è esattamente quello che è successo.

Come dimostra l'esempio dei bond tedeschi qui sopra, ci sono molti modi per trarre profitto da un euro in aumento anche in un contesto di tassi d'interesse negativi.

E un euro in aumento è una possibilità concreta, come richiesto dagli Accordi di Shanghai.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Sesto ritorno a capo

Lun, 06/06/2016 - 10:10




di Francesco Simoncelli


Siamo al sesto giro di boa di questo spazio virtuale. Crescere insieme ad una "creatura" che voi stessi avete dato alla luce, vi porta sovente ad analizzare i progressi che sono stati fatti lungo il percorso. Se vi guardate indietro, cosa riuscite a vedere? Attenzione, perché il confine è labile tra ciò che si vuole vedere e ciò che sono i fatti nella realtà. Mio padre ha sempre creduto che l'onestà e il duro lavoro, prima o poi, pagano. Lo crede ancora. Questo sostanzialmente perché la prima cosa che gli individui tendono a guardare quando osservano il proprio passato è la quantità di sacrifici sopportati.

È il grado con cui si misura l'umiltà al giorno d'oggi. Le fatiche quotidiane rappresentano il metro di giudizio attraverso il quale gli individui si sentono in obbligo di giudicare la vita altrui. E nonostante si dica il contrario, gli stereotipi prendono il posto del buon senso. Gli stereotipi accorciano i tempi del ragionamento. Fanno risparmiare tempo. Rendono prevedibili le persone. Sono un ottimo strumento di controllo. "E le abitudini sono dure a morire." No, i proverbi non sono stereotipi; sono solo il modo in cui gli "antichi" twittavano.

Quindi restiamo al gioco: quanti sacrifici comporta la propria professione? Qualunque essa sia ne comporta tanti. Questo perché gli individui, o attori di mercato, sono costantemente sottoposti ad economizzare l'ambiente che li circonda, e questo significa essere sottoposti ad un costo di opportunità. Per alcuni è decisamente alto alla fine. Voglio dire, sebbene le celebrità siano invidiate dalla maggior parte delle persone, non smettiamo di sentire episodi in cui suddette celebrità si tolgono la vita. Eppure, a detta dei molti, dovrebbero spendere una vita al confine tra l'idilliaco e il sublime.

E no, il denaro non compra la felicità. Esso è solo un mezzo di scambio, mentre la felicità è un momento fugace tra due dolori. Cosa volete scambiare con la fugacità? Il denaro aiuta a vivere meglio, ma non fa vivere meglio di per sé. Ci permette di passare da un dolore ad una nuova felicità con maggiore agilità. Quindi si accetta il compromesso del sacrificio, perché consapevoli che attraverso di esso si accresceranno le possibilità future di accorciare la durata dei momenti negativi. Ad un certo prezzo, ognuno di noi è disposto a sobbarcarsi un determinato ammontare di sacrifici.

Ma la chiave di lettura dal punto di vista economico è solo una: ad un certo prezzo.

Questa formula permette agli attori di mercato di discernere quelle attività in grado di sfornare benefici al prossimo e, di conseguenza, per sé stessi. Se le proprie intuizioni sono in grado di canalizzare una domanda crescente verso la propria offerta, allora il gioco varrà la candela. Non solo l'ammontare di sacrifici sarà addirittura un vanto, ma il fardello che rappresentano sarà alleggerito dal sostegno materiale ed "emotivo" dei clienti. In caso contrario, la sua condizione sarà equivalente ad una persona che spreme una rapa affinché ne esca sangue. Come ci ricorda la teoria Austriaca, e in particolare i lavori di Israel Kirzner, siamo tutti imprenditori che si posizionano a volte sul lato degli acquisti e a volte sul lato delle vendite. In fin dei conti, l'azione umana non è altro che il tentativo dell'individuo di ritornare ad uno stato di quiete originale. Le nostre fatiche sono focalizzate sul ritorno a suddetto stato di quiete che, in realtà, è un momento fugace tra due atti di azione.

Le nostre azioni ci rappresentano, ci formano, ci istruiscono. Soprattutto, ci permettono di capire cose nuove su noi stessi. Il costante divenire della comprensione di noi stessi ci rende imperscrutabili agli occhi degli altri. Pressoché imprevedibili. È per questo che solo pochi individui riescono a soddisfare con precisione i desideri degli altri individui e di conseguenza diventare ricchi. Più si è giovani e si interiorizza questo aspetto, prima si riesce a fare fortuna. Prima si riesce a creare il proprio gruzzolo, prima si potrà beneficiare della benedizione degli interessi composti che renderanno la vostra vita molto più facile. Ciò vi permetterà di entrare nel fatidico 20% più benestante della società, e se la vostra visione sarà circondata dalle tre T (tempo, talento, temerarietà) allora riuscirete a sfondare nel 5% più alto.

Il restante 80% della società non comprende appieno questi concetti. Questo perché non indaga a fondo nella propria personalità. Non ha un progetto di lungo periodo. In poche parole, non ha una visione. C'è chi "nasce" per soddisfare e c'è chi "nasce" per essere soddisfatto. Ma senza una visione non si passerà mai dalla fascia 21%-50% a quella superiore. Oltre alle tre T sopraccitate, c'è un altro ingrediente fondamentale: perseveranza. Ciò equivale ad avere un fuoco dentro, il quale permette di raggiungere obiettivi che per molto tempo della nostra vita sembrano irraggiungibili.

Quando Hayek scrisse The Fatal Conceit nel 1988, era in età molto avanzata, ciononostante ancora riusciva a sfornare manoscritti stupefacenti. Sentiva che doveva andare avanti, non aveva ancora detto tutto quello che aveva da dire. E così come lui figure come Mises e Rothbard. Lottarono, dal punto di vista accademico, fino alla fine. Portarono avanti il loro punto. Qual era questo punto? Il libero mercato troverà sempre il modo di scavalcare i piani presumibilmente ben congeniati dei pianificatori centrali. Essi stessi ne erano la prova. Almeno dal punto di vista teorico.





Dal punto di vista pratico, invece, ne siamo testimoni ogni giorno che passa. Il decentramento tecnologico permette agli individui d'emanciparsi da quelle pastoie che ieri lo tenevano legato alle autorità centrali. Pensate a Bitcoin. Pensate alla stampa 3-D. Il mondo di domani ci sta portando una ventata di novità che per le banche centrali e gli stati sarà difficile da gestire. Soprattutto ora, in un momento in cui le politiche delle banche centrali stanno fallendo visibilmente e lo stato sta perdendo il controllo della sua macchina burocratica. Per non parlare della spada di Damocle rappresentata dalle pensioni. Eppure ogni giorno che passa sentiamo parlare di nuove misure draconiane. Peggio ancora, sentiamo di come le persone tendano a conformarsi di fronte a situazioni simili e, di conseguenza, sfiducia e scoraggiamento prendono il sopravvento. Le parole di quei saggi che c' hanno preceduto improvvisamente diventano eteree e inafferrabili. Nonostante sappiamo di desiderare per noi e per il prossimo libertà e giustizia, siamo altrettanto consci di come attualmente viviamo in uno stato di semi-schiavitù.

Questa consapevolezza non solo ci sfianca, ma ci rende vulnerabili ad ulteriori vessazioni. Il fatalismo e la predestinazione determinata dallo stato, annichiliscono un giudizio scevro da pregiudizi fondati sull'inossidabilità della macchina burocratica guidata dallo stato. In questo modo ignoriamo i cambiamenti epocali che avvengono sotto il nostro naso. Meglio ancora, vengono ignorati anche dallo stato.

Non importa, quindi, se i meccanismi di controllo sono tutt'intorno a noi e se ci giriamo dall'altra parte quando ne vengono approvati di nuovi. La mole d' informazioni presenti nel libero mercato è talmente grande da non poter permettere a chicchessia di controllarle tutte. Migliaia e migliaia di smartphone, moltiplicati per le frivolezze che ogni giorno scriviamo. Non c'è NSA che tenga. Sebbene lo stato cerchi di tirare dentro il suo apparato i delatori, essi conoscono ancora l'empatia nei confronti del prossimo. Possono mentire. Possono chiudere un occhio. Quindi sebbene possiamo essere i migliori controllori di noi stessi, siamo anche i migliori sabotatori di noi stessi. Non esiste burocrazia al mondo che possa controllare o manipolare tutto ciò.

Nel frattempo ognuno di noi può fare quanto in suo potere per rendere inefficiente lo stato o ostacolarne la crescita. Sono le piccole cose che fanno la differenza. Perché? Perché avvengono al margine e si cumulano seguendo la strada degli interessi composti. Evitare quelle merci su cui è apposto il monopolio statale potremmo considerarla una di queste "piccole cose".

Quindi, cari lettori, le fatiche riversate in questo spazio virtuale che leggete quotidianamente, non sono compiute esclusivamente per un diletto personale. Sono lo sforzo imprenditoriale che si prefigge di fornire un'offerta al fine di soddisfare una domanda. Al momento questo è l'unico modo che conosco affinché io possa fornire tale offerta. Ma, soprattutto, la vita e la morte di realtà come questo blog dipendono dalla soddisfazione che ne traggono i lettori. Molte volte coloro che mi leggono si sono interrogati sulla mole di contenuti presentati giornalmente. Questo perché chi scrive è in grado di fornire servizi migliori e con una certa competenza. Le prove potete consultarle voi stessi scorrendo l'archivio del blog presente nella colonna qui a destra. Ma la sopravvivenza, la costanza e l'esistenza stessa di spazi virtuali come il mio, dipendono principalmente dalla volontà dei lettori di supportarli economicamente.

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C'è qualcosa che valga la pena salvare?

Ven, 03/06/2016 - 10:07




di Francesco Simoncelli


Sprecare tempo è una di quelle cose che gli individui odiano di più. Forse per una volta potrei essere assoluto e affermare che sprecare tempo sia LA cosa che gli individui odiano di più. Pensateci, esistono poche altre cose che possono essere più odiose o esserlo tanto quanto lo sprecare tempo. Questo perché il tempo è una delle risorse a nostra disposizione più scarse che abbiamo. Allocarlo al meglio significa aspettarsi situazioni che massimizzano i risultati delle nostre azioni, aumentando, quindi, il proprio benessere e le proprie condizioni di vita. È una caratteristica insita nell'animo umano, di conseguenza il risparmio come categoria generale delle azioni umane rappresenta una virtù. Risparmiare tempo, così come risparmiare qualsiasi altra cosa, dal cibo al denaro per esempio, incarnano una scelta consapevole le cui origini sono ben radicate nella massimizzazione del proprio benessere e delle proprie condizioni di vita.

Così come il risparmio, anche la spesa ricopre un ruolo cruciale. Fanno entrambi parte della stessa medaglia, ne sono le due facce. Di conseguenza, quando le cose vanno male e si spende tempo, o qualsiasi altra cosa, in un determinato modo, l'individuo fa di tutto per salvare il salvabile. Si affida corpo e anima al risparmio affinché possa tornare ad una situazione d'equilibrio, perché la sua spesa ha minimizzato il suo benessere e le sue condizioni di vita. Stesso discorso, ma a parti inverse, se invece è il risparmio che minimizza il suo benessere. Questa è, in sostanza, la base filosofica che spinge la maggior parte degli individui a riflettere su cosa sia attualmente salvabile nella società moderna.

Quindi la domanda è: c'è qualcosa che valga la pena salvare?



C'È QUALCOSA CHE VALGA LA PENA SALVARE?

Sebbene ci siano commentatori che ritengono che quello attuale sia l'unico dei mondi possibili e che l'essere umano abbia raggiunto l'apice sociale, o ci sia vicino ma solo conservando l'attuale assetto organizzativo della società, se ci guardiamo intorno possiamo notare come questa formula faccia acqua da tutte le parti. Iniziamo col parlare del settore bancario centrale. Il culto delle banche centrali quali istituzioni dedite al benessere economico della società sta costantemente e lentamente cadendo a pezzi. Negli Stati Uniti, ad esempio, sono passati esattamente 90 mesi sin da quando il parametro di riferimento di tutto il capitalismo è stato portato allo zero. Si diceva che una crisi epocale fosse imminente. Eppure quali sono le prove che le politiche non convenzionali messe in campo dalla FED abbiano aiutato a risolvere il problema?

Non ce ne sono. Non ce ne sono perché il problema riguardante la crescita economica non è ciclico, è diventato strutturale. Le continue intromissioni dei banchieri centrali nell'economia più ampia attraverso l'arroventamento progressivo della stampante monetaria non ha permesso la pulizia degli errori economici del passato, facendo in modo che essi si sedimentassero e aumentassero di volume. Ogni crisi economica sin dal 1987, anno in cui Greenspan ha ereditato la poltrona da presidente della FED, è stata più dolorosa dal punto di vista economico. L'era in cui la banca centrale tirava il freno a mano quando la situazione sembrava stesse sfuggendo di mano, l'era di Paul Volcker e William McChesney Martin, è finita.

Sebbene la loro fosse l'era del cosiddetto Tocco Leggero, è stato proprio questo che ha incanalato gli Stati Uniti lungo la via dei rendimenti decrescenti. Greenspan non ha fatto altro che seguire le ricette dei suoi predecessori e rincarare la dose seguendo il credo keynesiano: "Più della stessa cosa funziona se una dose minore non ha funzionato in precedenza." Ma la stampante monetaria non sforna ricchezza, la ridistribuisce verso realtà che la consumano e non ne creano di nuova. Quindi se in passato una unità di debito permetteva di creare 5 unità di PIL, questo rapporto nel corso del tempo si è  assottigliato poiché i creatori di ricchezza sono stati danneggiati. E ora è sull'orlo di diventare negativo. Questo è il proverbiale peggioramento del ciclo boom/bust di cui parlo nel Capitolo 7 del mio libro.

Non solo le azioni delle banche centrali stanno dimostrando la loro inefficacia, ma anche il comparto teorico alla loro base. Nello specifico la sciocca credenza che  le crisi siano sostanzialmente il risultato di una presunta mancanza di domanda aggregata. Sta iniziando a vacillare quel teorema granitico che vuole lo stato come sano creatore di una domanda aggregata in accordo con le forze di mercato. Ma lo stato e il suo stuolo di burocrati nelle banche centrali non hanno la minima idea di dove mettere le mani per "ravvivare" l'economia. Ecco perché cercano di farlo concedendo ciecamente credito. Ma ignorano una cosa: gli investimenti improduttivi che si generano concedendo credito a "cani e porci" satura i bilanci. È questa una parte del motivo fondamentale per cui famiglie e piccole/medie imprese sono rimaste ai margini della rinnovata campagna monetaria delle banche centrali.




L'altra parte coinvolge le banche commerciali che hanno preferito accatastare le riserve monetarie create ex-novo dalla FED nelle riserve in eccesso presso quest'ultima. Ma non sono rimaste a guardare. Hanno usato questa mole spropositata di denaro come garanzia per scommettere selvaggiamente nei mercati azionari e obbligazionari. A cascata questo denaro ha gonfiato una serie illimitata di bolle nel circuito finanziario, facendo arrivare il pattume finanziario a livelli incredibili. Essendo che Main Street è rimasta ai margini della nuova espansione monetaria e non poteva essere utilizzata per socializzare le perdite, queste ultime sono state trasferite al mondo della grande impresa statunitense la quale ha potuto accedere alle linee di credito delle grandi banche commerciali. In sintesi, i piani alti di queste aziende hanno offerto in sacrificio i loro bilanci per gozzovigliare col credito a basso costo e dare una parvenza illusoria di crescita sostenibile.






Questa è stata ingegneria finanziaria su vasta scala e questi tre grafici lo dimostrano. La gigantesca espansione monetaria attuata dalla FED ha distorto il rischio nei casinò azionari e obbligazionari, spingendo sempre di più i giocatori d'azzardo verso scommesse rischiose e facendo "prosperare" aziende emittenti titoli che in un mercato onesto sarebbero stati trattati come spazzatura. Ma il mercato non è composto da automi, e l'economia più ampia è costituita da persone pensanti le quali necessitano di soddisfare i propri desideri. Questo significa che rispondono ai propri stimoli premiando quelle imprese che meglio soddisfano le loro necessità.

E se quelle imprese verso cui canalizzano la loro domanda si vedono sottrarre giorno dopo giorno risorse economiche preziose e scarse da concorrenti che invece sarebbero dovuti fallire, potete immaginare cosa voglia dire questo a lungo andare. Proprio così, quelle aziende che riescono a sopravvivere grazie all'accesso alle nuove linee di credito sforneranno prodotti che nessuno vorrà. Quindi al diminuire del loro flusso di cassa operativo gli oneri di debito rimarranno, e cosa possono fare per rimanere a galla in un ambiente in cui i tassi d'interesse sono nel seminterrato della storia economica? Esatto, accendere ulteriori prestiti per armeggiare con riacquisti d'azioni proprie e F&A come descritto dall'ultimo grafico qui sopra.

Ma queste pratiche non aggiungono niente al PIL o alla ricchezza reale, fa sembrare apparentemente sane sui mercati azionari alcune aziende che in realtà si trovano sull'orlo di un baratro. I margini di profitto si contraggono, le spese in conto capitale si contraggono, la capacità in eccesso sale, e si creano delle bombe ad orologeria finanziarie che una volta scoppiate andranno a contagiare il resto della banda di coloro che hanno gozzovigliato col credito facile.




Infatti è dal ramo aziendale che si propagherà la prossima crisi, dato l'ammontare di azzardo morale accumulato in suddetto settore. E inevitabilmente verrà intaccato il comparto bancario, gonfio di asset di tali aziende che si tramuteranno improvvisamente in non performanti. E questo è particolarmente evidente non solo in Europa e Stati Uniti, ma anche in Cina. Quelle politiche che si presume avrebbero dovuto salvare il settore bancario commerciale, lo stanno uccidendo. E le banche centrali non possono tirarsi indietro, pena il fallimento generale di tutti coloro che hanno goduto della loro manna monetaria. Sono disperate e la disperazione porta a scelte folli. Inutile dire che fallirà anche il modo di fare banca che s'è andato sviluppando lungo il corso della storia moderna.

La riserva frazionaria sarà considerata per quello che è veramente, ovvero, appropriazione indebita e frode. Si lanciano nell'etere così tanti avvertimenti circa gli strumenti finanziari "pericolosi", ma pochissimi riguardano il modo in cui il denaro depositato in banca diventa proprietà della banca stessa, la quale ha il diritto di prestare suddetto deposito e permettere allo stesso tempo ai depositanti di accedere liberamente all'intera somma depositata. I depositanti, infatti, vantano un credito nei confronti della banca. È per questo che le file infinite lungo le banche greche hanno colto l'attenzione della maggior parte delle persone. È per questo che la maggior parte delle persone sta pensando seriamente d'uscire da una partita truccata.

Si chiedono ovviamente come, e io non mi sono tirato indietro: ho fornito alcuni suggerimenti. Queste sono linee d'azione generali. Queste sono linee d'azione che la maggior parte delle persone potrebbe adottare e non fare la fine dei polli spennati come coloro che sono stati raggirati da Banca Etruria. L'unica cosa certa nella vita è il vivere e il morire, il resto è una incertezza continua. Le obbligazioni, le azioni, le commodity, non c'è nulla di sicuro o addirittura vicino alla sicurezza. Esiste la dinamicità di attori di mercato consapevoli che si affidano ai giudizi di osservatori attenti come colui che scrive, o che agiscono sfruttando di più la loro esperienza. Ma non esiste nulla di sicuro. Prendete con le pinze tutto cioè che vi capita sotto le mani e, soprattutto, non esitate a chiedere.

Non lasciate che la presunta certezza soverchi i vostri dubbi. Il raggiro prospera nell'annientamento dei dubbi. Siate ricercatori, siate dubbiosi.

Non disprezzate al vostra ignoranza, essa vi aiuterà ad accedere alla conoscenza minuziosa di una materia. Se gli obbligazionisti di Banca Etruria, ad esempio, non avessero voluto sfoggiare la loro falsa conoscenza dei mercati accettando ad occhi chiusi strumenti finanziari presumibilmente certi, a quest'ora non starebbero piangendo sul latte versato. Ma se c'è un lato positivo in questa storia, questo è sicuramente il seguente: se si viene morsi una volta, la seconda si starà più attenti. Il messaggio lanciato dagli obbligazionisti di Banca Etruria è chiaro: non fidatevi di come è impostato l'attuale sistema bancario commerciale.

E questo aspetto viene confermato anche da come gli attori di mercato europei, nonostante i tassi ultra-bassi a livello interbancario, non stanno accendendo nuovi prestiti. Oltre ad essere impossibilitati dall'indebitamento netto che grava su di loro dopo il boom monetario ventennale delle banche centrali, non possono permettersi grossi rischi in un ambiente economico strozzato dal fisco e oppresso dalla burocrazia. I risparmi reali, i quali rappresentano un flusso, sono deviati nelle fauci dello stato che non fa altro che sprecarli. Questo significa che l'economia più ampia non ha possibilità reali di prosperare. Può mostrare spasmi di crescita temporanea solo attraverso i canali del clientelismo, facenti riferimento a sussidi statali e barriere all'ingresso.

Il detto "homo, homini lupus" non è lo stato naturale della condizione umana, bensì è quella condizione predatoria che viene a crearsi quando viene intaccato seriamente il principio di legalità che permette agli ordini spontanei di portare alla ribalta la migliore società possibile. Gli attori di mercato si azzuffano per entrare in possesso delle briciole che lascia cadere dal tavolo lo stato, annaspando per sopravvivere un giorno in più oppure per fare le scarpe a tutte quelle imprese che potrebbero spodestare la loro obsolescenza. Invece quelle realtà che potrebbero emergere e permettere agli attori di mercato di prosperare, hanno come obiettivo il farsi assorbire dai pachidermi clientelisti in modo da vivere di rendita. L'ingegneria finanziaria, attraverso i vari LBO, non ha fatto altro che fornire l'incentivo affinché questa pratica divenisse dominante. La creatività ha ceduto il passo alla stagnazione intellettuale. La prosperità ha ceduto il passo alla stagnazione economica. La creazione di ricchezza reale ha ceduto il passo all'acquisizione predatoria dei profitti. Questo è il "migliore" dei mondi che lo stato è stato in grado di portare alla luce.

Ciononostante, questo muro sta iniziando a mostrare evidenti crepe. Soprattutto per quanto riguarda l'assetto statale, dove tasse e spese ascendenti stanno trasportando il mantra della "salvezza attraverso lo stato" verso l'inferno dei rendimenti decrescenti. Proprio così, affinché lo stato realizzi con la sua spesa e i suoi presunti investimenti una unità di PIL, servono progressivamente più unità di debito. Non solo, ma tale processo finirà con le unità di debito che fagociteranno unità di PIL piuttosto che crearlo. In realtà, sta divenendo chiaro come le tasse e la spesa pubblica altro non sono che idrovore risucchianti risorse economiche scarse, le quali vengono divise da prezzi di mercato e dalla volontà dei contribuenti. Quest'ultimo aspetto è decisamente importante poiché, in virtù della fallacia della finestra rotta, quelle risorse che i contribuenti devono cedere allo stato, avrebbero potuto servire per scopi più sostenibili in linea con i desideri degli attori di mercato. Anche perché, credete che sia negli interessi dei contribuenti finanziare i terroristi? Credete sia negli interessi dei contribuenti finanziare cattedrali nel deserto?

Tasse e spese servono fondamentalmente ad ingrandire il bacino di clientelismo a cui deve accedere lo stato al fine di sopravvivere. È proprio per questo motivo che se lo stato incamerasse di più, non farebbe altro che spendere di più. Non esiste un modo efficiente di spendere i soldi delle tasse, quando è un piccolo drappello d'individui che s'arroga tale diritto. Questo è un punto che è stato ben spiegato nel Capitolo 5 del libro di North che ho tradotto.

Ma c'è un argomento che ancora non ha trovato una base fertile nella mente della maggior parte degli individui nella quale far germogliare una critica seria. Ebbene sì, malgrado sempre più persone stiano iniziando a cambiare idea nei confronti delle istituzioni che ho criticato fin qui, sono ancora restie a farlo nei confronti di una particolare istituzione. Rimane lo zoccolo duro attraverso il quale l'individuo viene spinto a ragionare per stereotipi e ad idolatrare le istituzioni fin qui criticate. Ma se c'è una cosa che può far cambiare idea agli individui, beh, questo non può essere altro che il seme del dubbio. Anche la mente con le idee più sedimentate cede di fronte ad una marea di dubbi che si rifrange sul suo muro mentale.



INVERSIONE SCOLASTICA

Qual è, quindi, quell'istituzione che ancora resiste ad una critica da parte della maggior parte delle persone? La scuola finanziata attraverso le tasse. Questo perché la maggior parte delle persone commette l'errore di sovrapporre tale tipo di scuola con l'istruzione. Non sono la stessa cosa, neanche lontanamente. Ciò che insegna la scuola finanziata con le tasse è fondamentalmente la sottomissione. La figura di riferimento nella classe trasmette agli alunni un sapere che riflette i dettami del Ministero dell'Istruzione, seguendo quindi una linea top-down senza alcun riguardo alle aspirazioni degli alunni. I metodi d'insegnamento non premiano il sapere, bensì puniscono quegli alunni che non si conformano col programma scolastico. È per questo che le varie classi tendono ad uniformarsi, poiché se il minimo sforzo può produrre risultati decenti, allora perché sforzarsi in prima istanza?

La caccia sfrenata al voto non riflette una passione per le conoscenza o la curiosità nei confronti delle materie studiate, bensì la disperata ricerca dell'approvazione della figura di riferimento. Gli insegnanti si meravigliano sempre di come gli studenti tendano a scordare le lezioni passate, ma la loro cecità nei confronti del sistema scolastico finanziato con le tasse deriva esattamente da una mancanza di critiche proprio per tale sistema. La sua intoccabilità vi fa capire quanto sia profondamente radicata nella mente della maggior parte degli individui la "chiesa" della scuola finanziata con le tasse.

Tutto è partito dall'adozione del metodo d'insegnamento prussiano, il quale, in poche parole, non voleva persone istruite, bensì un esercito obbediente e scattante ad ogni ordine. Tale metodo d'insegnamento è stato dapprima importato dai paesi scandinavi e poi dagli Stati Uniti. Dal XVIII secolo fino ad oggi, questo metodo non è cambiato ed è stato utilizzato dal sistema statale per imprimere nelle giovani menti, oltre ai vari mantra supportanti lo stato, il culto dell'obbedienza e della sottomissione. I programmi scolastici, i libri di testo, il raggruppamento coatto, la campanella, il permesso per andare al bagno, e altri aspetti, fanno tutti parte di quel metodo d'insegnamento prussiano che nel tempo può anche aver cambiato la forma, ma il contenuto è rimasto lo stesso. È esattamente per questo motivo che la maggior parte delle persone è così propensa ad obbedire e a sottomettersi ai dettami dello stato o di autorità presumibilmente superiori.

Ogni aspetto legato alla sottomissione comporta traumi per il bambino o il ragazzino, il quale oltre al lavaggio del cervello subisce le angherie del raggruppamento coatto. Il bullismo, ad esempio, non è altro che la conseguenza "naturale" dell'assetto scolastico finanziato con le tasse. Non c'è da sorprendersi.

Ne consegue che la maggior parte di coloro che escono da questo tritacarne, crederanno fermamente in quel sistema che li ha formati. Per questo motivo saranno disposti a pagare le tasse per mantenere vivo tale sistema scolastico. Inutile sottolineare che se potessero trattenere i frutti del loro lavoro, potrebbero mandare i loro figli in scuole migliori. Come quelle che adottano il metodo Montessori, ad esempio.

Se trattenessero nelle loro tasche i proventi del loro lavoro, avrebbero la facoltà di scelta. Potrebbero selezionare quelle scuole più adatte ai loro figli, con i migliori maestri e la migliore reputazione. Essere a capo delle proprie decisioni, invece di cederle inconsciamente ad un ente terzo, rappresenta la quintessenza delle sanzioni negative che si possono applicare qualora ci sono situazioni che non ci soddisfano. Una unità monetaria, un voto. È così che funziona col libero mercato; è così che gli attori di mercato possono avere voce in capitolo. Fortunatamente per noi, tutto ciò che lo stato tocca, alla fine lo distrugge. È  indubbio che l'istruzione sia un caposaldo di una società civile, ma come salvarla?

La devastazione statale ha permesso agli attori di mercato di fare quello che sanno fare meglio: scegliere. Se così non fosse, non sarebbero nati movimenti come Controscuola.it ad esempio. Gli attori di mercato, per quanto possano essere plagiati, hanno sempre e comunque a cuore la libertà, e di conseguenza troveranno il modo di evadere da quelle situazioni che la limitano o la ostacolano. È per questo che la Khan Academy sta riscuotendo successo. Tutto è iniziato con qualche video su Youtube nel 2006 riguardanti la matematica. Ora ha 26 milioni di studenti a livello mondiale e diventeranno 50 milioni entro il 2025. Il libero mercato non ha fatto altro che trasformare nel tempo un sistema fallimentare in un sistema più sostenibile. Pochi l'hanno notato. La burocrazia statale lo ignora.

Ma non può farci nulla. Così come il sistema postale è stato silenziosamente soverchiato dalla tecnologia digitale telefonica, il sistema scolastico sarà soverchiato silenziosamente dal nuovo paradigma di scuola: homeschooling. Una realtà concreta di quello che sto dicendo potete visualizzarla a questo indirizzo. Ogni volta rimango piacevolmente esterrefatto dai video pubblicati da questa scuola parentale, ma sopratutto rimango piacevolmente sorpreso dall'entusiasmo degli alunni. Il futuro è qui e pochi se ne sono accorti. Pochi si accorgono, inoltre, di come lo stato non sia in grado di rimanere al passo con le innovazioni individuali e dalla relativa risposta degli altri attori di mercato. Lo stato non può innovarsi. Lo stato deve rimanere com'è, pena il fallimento. Ed è proprio per questo motivo che fallirà.



L'ABC DELLA LIBERTÀ

Il libero mercato, invece, incentiva l'innovazione e il ricambio. Il libero mercato permette agli individui di scegliere quale entità premiare e quale entità "punire". Ogni unità monetaria è un voto. In questo modo ognuno degli attori di mercato si pone la domanda: cosa posso salvare? Perché? A che prezzo? Non esiste nessuna commissione o presunto uomo saggio che possa rispondere in modo assoluto a queste domande. Sono le azioni degli individui che parlano per loro. Questo non significa che le azioni degli individui in un libero mercato avvengono in un ambiente praticamente privo di ogni legge.

Che sia scritto o non scritto, gli individui preferiscono vivere sotto un governo della legge piuttosto che in un ambiente in cui tutti fanno ciò che vogliono. È per questo motivo che il principio di legalità è stato un fondamento tenuto in gran conto dagli attori di mercato. Esso permette, infatti, un fluire più scorrevole delle idee, delle conoscenze e delle informazioni che viaggiano all'interno di una società. Non forniscono prevedibilità, bensì stabilità; affinché gli attori di mercato possano operare in un quadro quanto più chiaro possibile per svolgere i loro affari quotidiani.

In assenza di una entità coercitiva, come lo stato, gli individui sono in grado di darsi delle regole precise e seguirle. Questo era sostanzialmente uno dei punti che emergono in Principi di Economia di Carl Menger. Ovvero, l'interazione libera tra gli individui è in grado di portare alla ribalta ordini spontanei attraverso i quali organizzare la società. Ad esempio, prendete dei ragazzini quanto più indisciplinati possibile e metteteli a giocare a calcio. In un batter d'occhio osserverete che suddetti ragazzi rimarranno ligi alle regole imposte da questo sport e le seguiranno senza stravolgerle a partita in corso.

Pensate anche al traffico. Per caso c'è bisogno di un vigile ad ogni incrocio? Pensate alla lingua. Per caso qualcuno ha "inventato" la lingua? Gli individui quando lasciati liberi d'agire sono in grado di dimostrare il loro potenziale organizzativo attraverso lo scambio volontario. Che sia merci o idee, la volontarietà è la quintessenza di una società basata sulla libertà e sulla pace. Certo, un pizzico di egoismo non guasta. Anche perché, come soleva dire Oscar Wilde: egoista non è colui che pensa per sé, bensì colui che costringe altri a pensarla come lui. Se vogliamo migliorare la nostra vita e il nostro benessere dobbiamo per forza di cose creare qualcosa che possa far scattare tale passaggio. Qual è il modo migliore per creare qualcosa che possa far scattare suddetto passaggio? Soddisfare le esigenze di potenziali clienti, i quali voteranno per noi e per il nostro benessere attraverso la spesa di unità monetarie. Di riflesso, anche loro miglioreranno la loro condizione entrando in possesso di quegli elementi ritenuti da loro necessari per elevare la loro vita e il loro benessere.

È un circolo virtuoso che si alimenta fin quando gli individui sono in grado di scambiare informazioni e conoscenza nel modo meno ostacolato possibile. Questo immenso sistema di cooperazione volontaria è conosciuto come economia di mercato e non può essere pianificata a tavolino da nessuno. Si evolve all'evolversi delle azioni degli individui che ne fanno parte. Nello specifico, all'evolversi della divisione del lavoro e della specializzazione del lavoro.

Non fatevi illusioni. Non è il sistema perfetto per eccellenza. Perché? Perché gli esseri umani non sono perfetti. È semplicemente uno dei migliori finora scoperti. Fino a quando esisterà la scarsità, gli attori di mercato dovranno fare i conti con un'allocazione quanto più corretta delle risorse economiche. Ciò non toglie che tra di loro esistono inetti e incapaci, i quali incapperanno in errori. È inevitabile. E allora? Gli eccessi segnalano dove si sta sbagliando e cercano di avvertire coloro che sono caduti in errore di corregger il tiro, pena il fallimento. Per quanto doloroso possa essere questo processo, esso è cruciale perché segnala alla concorrenza dove agire per correggere l'errore e nel frattempo trarre profitto.

In questi casi si suol dire che il "mercato corregge sé stesso", ma più semplicemente sono sempre gli attori di mercato che, grazie ad una loro maggiore attenzione ai dettagli e una conoscenza più approfondita, sfruttano a loro vantaggio i punti deboli delle altre realtà e di conseguenza rendono il periodo di ripresa meno doloroso dal punto di vista economico. Ma senza questa spinta "E io cosa ci guadagno?" non esisterebbe nulla di tutto ciò. La ricerca del profitto non è quella forza deprecabile che viene insegnata a scuola tramite l'insulsa "teoria" economica marxista; invece è quella spinta che muove le nostre azioni e ci spinge a trattare con altri.

Maggiore è il guadagno, maggiore sarà la varietà di desideri possibili da soddisfare, maggiore sarà la possibilità di guadagnare eccedenze con cui aiutare il prossimo meno fortunato. È davvero bizzarro che le persone non abbiano capito che per diventare ricchi bisogna far diventare ricchi gli altri. Quando un imprenditore avvia una nuova impresa assume lavoratori e aumenta il loro salario se la domanda per i propri prodotti aumenta. Inoltre, fornisce ai clienti o prodotti migliori rispetto al passato, o prodotti ad un prezzo più vantaggioso rispetto al passato, lasciando nelle loro tasche più soldi da poter spendere per altri beni e servizi. Lo cooperazione volontaria è la chiave di tutto.



CONCLUSIONE

La spesa del tempo e il risparmio del tempo, così come quello di qualsiasi altra risorsa, raggiungono una sorta d'equilibrio solo quando gli individui riescono a far contare le loro scelte e le informazioni che recepiscono sono quanto più accurate possibili. In caso contrario, ci saranno errori. Se questi si accumuleranno, ci sarà ben poco da poter salvare. Sebbene sia un passo difficile da intraprendere, il fallimento è l'unica soluzione percorribile. Ma questo non significa disfatta, bensì un nuovo inizio perché gli individui non si lasciano scoraggiare dai cicli della vita. Possono essere amareggiati, ma non sconfitti.

Lo stato, infatti, fa già parte del passato. La società sta ripartendo da zero per non farsi coinvolgere dall'inevitabile fallimento del sistema statale. Sta ripartendo da dove ritiene più importante ricominciare: il denaro (es. Bitcoin e la tecnologica blockchain) e l'istruzione (es. homeschooling). Gli esempi di Homeschooling Cles e Controscuola sono lampanti. Il resto del mondo scolastico mainstream è rimasto a guardare: "Non sono una minaccia alla status quo. Non sono certificati dallo stato. Non avranno mai l'approvazione dello stato."

In realtà, il mondo scolastico mainstream non si sta accorgendo di come la centralizzazione e la burocratizzazione della società stiano lentamente implodendo su sé stesse. Lo stesso vale per la pianificazione monetaria delle banche centrali.. Che liberazione!


La valanga delle passività non finanziate

Gio, 02/06/2016 - 10:15




di Gary North


Vorrei iniziare con quello che considero il fatto fondamentale della vita economica moderna: il valore attuale delle passività non finanziate del governo degli Stati Uniti.

L'economista a cui questo tema è molto caro è il Prof. Laurence Kotlikoff della Boston University. Ogni anno aggiorna la stima. Ad oggi è circa di $210,000 miliardi.

Dovete capire che questo non è il valore futuro delle passività non finanziate del governo federale. Questo è il valore attuale di tali passività non finanziate. Questo è ciò che il governo federale dovrebbe mettere da parte oggi ed investire per ottenere rendimenti che le facciano passare da "non finanziate" a "finanziate".

Le passività non finanziate sono un problema che affronta ogni altro governo occidentale, incluso il Giappone. Questo è un problema internazionale. La risposta di tutti i governi è la stessa: ignorano il problema.

Questa cifra -- $210,000 miliardi -- è così grande che impedisce a chiunque a Washington di discuterne pubblicamente. È così evidente che questo problema non può essere risolto, che nessuno si preoccupa di discuterne. Perché qualcuno dovrebbe discutere di un problema che di per sé non può essere risolto? Quindi, nessuno ne discute. Ogni anno ottiene un po' di visibilità nei media alternativi, ma secondo Washington non è un tema politico serio.

È l'argomento politico più importante di tutti, semplicemente perché i numeri indicano l'inevitabilità di un default. Non esiste un forse. Washington non ha intenzione d'affrontare questo problema.

Ci piace dire che Washington calcerà il barattolo. Anch'io ho usato questo modo di dire e anche un sacco di giornalisti finanziari. Il problema è che questo modo di dire è fuorviante.

La metafora non affronta l'elemento fondamentale del problema, vale a dire, il progressivo aumento delle dimensioni del barattolo. Inoltre non trasmette il concetto che il barattolo tornerà indietro e schiaccerà la persona che l'ha calciato. Stiamo calciando il barattolo su per una collina e il barattolo continua a diventare più grande. Ma questo fatto è assente nella metafora iniziale.

Ciò che manca è la grande discontinuità. Calciare il barattolo sembra come un'azione continua che può andare avanti all'infinito. È andata avanti così a lungo che praticamente tutti credono che il governo federale possa continuare a calciare il barattolo a tempo indeterminato.

Preferisco una metafora diversa. Preferisco la metafora della valanga.



LA VALANGA

Quello che sta accadendo è simile a quello che accade sulle Alpi.

Il manto nevoso diventa sempre più grande. L'elettorato dovrebbe sapere che ci sarà una valanga, ma nessuno in politica dice agli elettori che ci sarà una valanga. Tutti a Washington negano che ci sarà una valanga. Eppure il manto nevoso diventa più grande, giorno dopo giorno.

Quasi nessuno abbandona il villaggio che si trova appena sotto il manto nevoso. Quasi tutti in paese concordano sul fatto che il manto nevoso ancora non rappresenta un grosso problema. Un giorno lo sarà, ma non ancora.

Tra gli economisti, solo gli Austriaci dicono che il manto nevoso si staccherà e cadrà giù per la montagna. Ogni altra scuola d'opinione economica dice che il cambiamento è sempre marginale la maggior parte delle volte. Ogni altra scuola dice che le eccezioni sono inevitabili, ma possono avvenire solo in seguito. Molto più avanti nel tempo.

Le altre scuole di pensiero economico credono sempre che sia possibile ritardare il Grande Default attraverso la politica fiscale, la politica monetaria, la regolamentazione e altre forme d'intervento statale. Gli economisti, come gruppo, non riescono mai a prevedere le recessioni in tempo. Gli economisti della Scuola Austriaca tendono ad essere più precisi in questo senso. Una volta ogni tanto c' hanno azzeccato. Hanno sicuramente visto giusto riguardo la recessione 2008-9.

Gli economisti Austriaci ritengono che, ad un certo punto, un cambiamento marginale sarà equivalente ad un colpo di pistola nella valle ai piedi del manto nevoso. Il suono scuoterà il manto nevoso. Gli economisti Austriaci non ci dicono chi impugna l'arma da fuoco, o il bersaglio a cui è puntata, ma sono convinti che qualcuno ha un'arma da fuoco e quando premerà il grilletto, il suono sarà sufficiente da scuotere il manto nevoso.

Per gli economisti Austriaci il problema politico è praticamente uno solo: mettere fine al costante accumulo del manto nevoso, cosa che rappresenta l'unica strada per arrivare ad una sicurezza di lungo termine. Questa tesi non richiede solo un bilancio federale equilibrato, ma un bilancio in attivo. Il Congresso deve sciogliere il manto nevoso mediante una riduzione del debito federale, ma soprattutto una riduzione delle passività non finanziate di previdenza sociale, Medicare e Medicaid. L'unico modo possibile per evitare una valanga è quello di sciogliere il manto nevoso ai margini.

Sappiamo tutti cos'è probabile che accada. Il processo di scioglimento rimuoverà il manto nevoso. Se il destino del deficit federale è quello di diventare in attivo, dovrà esserci una massiccia diminuzione della spesa federale. Dovrà esserci anche una diminuzione delle imposte, in questo modo avremo una crescita economica in misura sufficiente da soddisfare le passività. Ma c'è il rischio che questa strategia possa essere equivalente al colpo di pistola sopra citato.

Gli economisti Austriaci, che non sono sul libro paga delle università e che quindi non hanno paura delle polemiche, dicono anche che il governo federale dovrebbe abrogare il Federal Reserve Act del 1913. Stiamo parlando di una grande discontinuità, di uno scioglimento del manto nevoso che secondo gli economisti mainstream non rappresenterà affatto un colpo di pistola; sarà l'equivalente di un obice. Questo è il motivo per cui non nessun'altra scuola d'opinione economica crede che le banche centrali, in tutto il mondo, dovrebbero essere eliminate.

Nei libri di testo di storia economica americana, il più grande cattivo dal punto di vista economico è sempre la stessa persona: Andrew Jackson. Egli pose il veto sul disegno di legge per estendere la durata della Seconda Banca degli Stati Uniti oltre il limite dei 20 anni, 1816-1836. Nel 1832 Henry Clay e i Whig nel Congresso approvarono una legge per estendere la vita della Banca, e Jackson pose il veto. Il Congresso non poteva ignorarlo. Clay e i Whig incentrarono la loro campagna elettorale del 1832 su questo tema. L'elettorato rielesse saggiamente Jackson e, nel 1836, la Banca degli Stati Uniti perse il suo sostegno come istituzione supportata dallo stato. In quello stesso anno, il governo federale non aveva debiti. Quello fu l'unico anno nella storia americana in cui non c'era debito federale.

Nei libri di testo Jackson è definito un ignorante in economia.

La Federal Reserve è la terza incarnazione di una banca centrale americana. È osannata nei libri di testo. È intoccabile come il Piano Marshall, il G. I. Bill of Rights, l'imposta sul reddito, la previdenza sociale e il Medicare.



DAI CAMBIAMENTI MARGINALI ALLA DISCONTINUITÀ

Qualsiasi programma per ridurre le dimensioni del manto nevoso, è probabile che rappresenti il colpo di pistola che scatenerà la valanga. Questa è l'opinione di tutte le scuole di pensiero economico. Credo che sia anche quella della maggior parte degli economisti della Scuola Austriaca.

Tutti gli economisti della Scuola Austriaca dicono che la recessione del 1921 sia stata una recessione "buona". Gli economisti della Scuola Austriaca affermano che qualsiasi tentativo da parte della banca centrale di reflazionare l'economia al fine di rinviare una recessione, porterebbe a qualcosa di paragonabile alla crisi del 1929. Purtroppo questo è esattamente quello che è successo. È quello che fece la Federal Reserve dopo il 1925. Inoltre gli economisti della Scuola Austriaca direbbero che qualsiasi programma come quello di Herbert Hoover, il quale ostacolava la diminuzione dei prezzi e si basava su un grande deficit federale, produrrebbe qualcosa di simile alla crisi del 1929. In altre parole, lo stato deve stringere la cinghia. Se non la stringe, è come se premesse il grilletto della sopra citata pistola. La valanga sarebbe, quindi, una conseguenza alquanto scontata.

Altre scuole d'economia negano questa tesi. Vogliono rinviare la recessione. Non vogliono passare per il 1921, perché non pensano che sia possibile passare attraverso il 1921 senza rischiare di finire come nel 1929. Guardano le dimensioni del manto nevoso e concludono giustamente che non v'è alcun modo per sbarazzarsene senza causare una valanga.

Gli economisti Austriaci non vogliono parlare di come sia errato aver paura d'innescare una grave recessione. Gli economisti Austriaci sanno che ci dovrà essere una recessione. Ma se vengono abolite tutte le politiche che hanno aiutato ad ammassare il manto nevoso, allora la valanga scenderà a valle. Quali sono queste politiche? FDIC. Previdenza sociale. Medicare. Indennità di disoccupazione. Tutti i sussidi federali. Salvataggi di qualsiasi tipo. Spesa pubblica clientelare. Tutte queste cose dovranno essere abolite al fine d'evitare un altro 1929. In altre parole, i cambiamenti marginali solo in una zona non funzioneranno. Ci sarà un Grande Default, e questo è necessario per ripristinare la libertà e la crescita economica di lungo termine.

Nessuno vuole posare la pistola: un bilancio in attivo e l'abolizione della Federal Reserve. Il problema è che il manto nevoso continua a crescere.

Gli economisti non-Austriaci dicono che se il bilancio sarà in pareggio, il manto nevoso si trasformerà in valanga. Se la Federal Reserve e le altre banche centrali smetteranno definitivamente d'inflazionare, il manto nevoso del debito si trasformerà in valanga. Gli economisti non-Austriaci sono consapevoli che alla fine il colpo di pistola causerà una valanga, ma fanno tutto il possibile per assicurarsi che nessuno prema il grilletto. Nessuno favorisce politiche come tagli di bilancio, meno tasse e una base monetaria stabile.

Gli Austriaci ritengono che dovrebbe esistere una legge che abolisca il Federal Reserve Act del 1913. Ciò è considerato rivoluzionario. Non vi è alcun dubbio al riguardo; è davvero rivoluzionario. Trasformerebbe il manto nevoso in valanga? Penso di sì.

La domanda non è se ci sarà una valanga o meno. La domanda è la seguente: quanta neve aggiuntiva si accumulerà prima che la valanga scenderà a valle?

Una domanda molto meno rilevante è questa: quando ci sarà la valanga?

Perché questa è una domanda meno rilevante? Perché possiamo vedere l'accumulo del manto nevoso, anno fiscale dopo anno fiscale. Non vi è alcun dibattito sull'accumulo del manto nevoso.

Le altre scuole di pensiero economico ritengono che gli stati e le banche centrali riusciranno in qualche modo a contenere il manto nevoso, ritardando così la valanga. Anche l'opinione pubblica ci crede. Anche gli investitori ci credono. Visto che non si può scappare dal villaggio, perché non c'è altro posto dove andare, si sceglie di credere che gli sforzi dello stato per contenere il manto nevoso avranno successo.

Non vi è alcun modo per fermare questa inevitabilità. Avete una sola speranza: uscire dal villaggio almeno una settimana prima che la valanga scenda giù. Giusto per essere sicuri, sarebbe saggio andarsene con un anno d'anticipo. Non si può mai sapere.

Il massiccio aumento delle passività non finanziate rappresenta il cuore dell'inevitabile crollo dell'ordine presente. Le passività non finanziate travolgeranno tutti i governi occidentali.

Il manto nevoso del debito federale continua ad accumularsi. Non c'è modo di fermare tale accumulo senza premere il grilletto della pistola, situazione che innescherà una valanga.

Washington non ha intenzione di premere quel grilletto. Washington non ha intenzione di fermare l'accumulo del manto nevoso. Né qualsiasi altro governo nazionale ha intenzione di fare una di queste due cose.

Così, il manto nevoso continua ad accumularsi.

Hillary Clinton ha scritto un libro, o ha semplicemente prestato il suo nome, intitolato, It Takes a Village.

Ad un certo punto sarà meglio andarsene dal villaggio. Come? Cessando di essere dipendenti dalle promesse del governo degli Stati Uniti.



CONCLUSIONE

Ritardare la valanga è una metafora migliore rispetto al calcio del barattolo. Calciare il barattolo non trasmette l'ingigantimento di quest'ultimo; né trasmette il fatto che la persona che lo calcia si trova su una collina sempre più ripida; e che ad un certo punto il barattolo lo schiaccerà come un rullo compressore.

Il presupposto è che il Congresso sarà sempre in grado di calciare il barattolo un po' più a lungo. Il Congresso l'ha fatto per così tanto tempo che la popolazione e praticamente tutti gli economisti non-Austriaci, credono che sarà in grado di farlo per sempre. Il giorno della resa dei conti fiscali li coglierà alla sprovvista.

Il manto nevoso diventerà più grande. È qualcosa che tutti capiscono. È più facile trasmettere l'inevitabilità della valanga rispetto a quella del barattolo che schiaccia la persona che l'ha calciato.

Ma a seconda di quale metafora si scelga, sarebbe saggio accettare l'inevitabilità della grande inversione: il Grande Default. O gli assegni smetteranno d'essere recapitati (default), oppure il dollaro non comprerà nulla (iperinflazione). Questo processo, seppur con tutti i ritardi di questo mondo, avrà fine. Chiunque è dipendente dai programmi del governo federale in un momento di crisi economica, scoprirà di trovarsi lungo la traiettoria della valanga.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/