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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1536125
Aggiornato: 1 ora 40 min fa

La scorsa notte i manifestanti si sono riuniti a piazza Syntagma

Mar, 04/08/2015 - 10:12

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Bill Bonner


PARIGI – Ieri sera i manifestanti si sono riuniti a Piazza Syntagma ad Atene...

Stavano protestando contro la crudeltà della vita, in generale, e, più in particolare, contro l'accordo che il loro governo aveva siglato con i suoi creditori.

“Greek workers taken to the cleaners, as Tsipras forced to retreat on promises”, riferisce il Financial Times.

I giornali la chiamano "austerità", ma questa è sola la storia di pubblico dominio.

Austerità è ciò che la Grecia avrebbe avuto senza i $220 miliardi in fondi di salvataggio e con due ristrutturazioni del debito.

Senza di ciò, i salari del settore pubblico... le pensioni... non sarebbero stati versati. Il sistema bancario sarebbe crollato. E i risparmi greci sarebbero stati cancellati.

In realtà, la Grecia sta solamente tagliando le tangenti stravaganti e i pagamenti agli zombie; è il prezzo per mantenere in piedi la baracca.

Se i greci vogliono più soldi, devono fingere di usarli con prudenza. Se i loro finanziatori vogliono continuare a prestare loro soldi, devono far finta che li riavranno indietro.

Come le guerre zombie in Medio Oriente, la cosa importante non è vincere. O risolvere i problemi. La cosa importante è mantenere il flusso di denaro.

Nonostante le proteste, la notte scorsa gli zombie ad Atene erano generalmente tranquilli e svogliati. Sapevano che il nuovo accordo siglato a Bruxelles durante il fine settimana avrebbe continuato ad alimentare i loro desideri clientelari, anche se non tanto quanto avrebbero voluto.

Qual è l'alternativa?

Default per il loro debito e vivere con i propri mezzi?

"Ci auguriamo che Syriza si prenderà cura di noi", ha detto un bidello. "Finché vivo, spero."

Nel frattempo, a Washington, anche Janet Yellen fingeva di occuparsi dei bidelli.

"Guardando al futuro, le prospettive sono favorevoli per un miglioramento del mercato del lavoro statunitense e dell'economia più in generale," ha detto.

Come se lo sapesse per davvero!

Yellen ha continuato suggerendo che la FED potrebbe muoversi per "normalizzare" i tassi d'interesse entro la fine dell'anno – se le cose si evolveranno come previsto.

"La gente ha bisogno di miti", ci ha detto un collega di Parigi, Simone Wapler, durante il pranzo di ieri. "Ha bisogno di una narrazione pubblica abbastanza semplice da capire."

Bene contro il male, nero contro bianco, stati rossi contro stati blu, tedeschi cattivi contro greci poveri – il racconto dev'essere spogliato da tutte le sfumature, le sottigliezze e le contraddizioni.

Vale a dire, dev'essere spogliato dalla vita reale.

Il mito popolare riguardo la crisi finanziaria del 2008 è che è stata causata dall'avidità e dalla deregolamentazione. Poi le autorità sono intervenute per salvare la situazione.

Sin da allora hanno accuratamente alimentato una "ripresa". Se sarà il caso, la Yellen riconsegnerà l'economia alle forze di mercato.

Secondo noi le cose stanno diversamente – ancora in evoluzione e necessariamente piene di paradossi e di confusione.

Quella che abbiamo di fronte è una Grande Guerra degli Zombie. I fannulloni, i manipolatori e i truffatori stanno lottando per mantenere la loro presa sul rendimento dell'economia produttiva.

Sta diventando sempre più difficile farlo.

In primo luogo, perché ci sono tanti zombie. Non c'è abbastanza carne da mangiare.

In secondo luogo, gli zombie hanno imposto tanti regolamenti e distorsioni che l'economia è diventata meno produttiva.

Molte delle battaglie che si vedono nei media mainstream, sono battaglie tra i diversi gruppi di zombie. Ognuno lotta per una quota maggiore di bottino.

Gli insegnanti vogliono aumenti salariali. Il Pentagono vuole più aerei, o carri armati, o pensioni. Wall Street vuole più credito a buon mercato.

Naturalmente gli zombie saranno sempre con noi. E vorranno sempre più carne.

Ciò che rende unica la Grande Guerra degli Zombie, è che mai prima d'ora ci sono stati così tanti zombie... e mai prima d'ora dipendevano così pesantemente dal credito.

Solitamente le parti improduttive di una società sono limitate alla produzione eccedente. E quando l'eccedenza scompare, scompaiono anche gli zombie.

Quando il cibo scarseggiava, le tribù eschimesi esiliavano i membri più anziani della tribù.

In quasi tutte le culture – per quanto ne sappiamo – la pigrizia e il parassitismo sono scoraggiati.

In Svizzera, per esempio, l'etica del lavoro soleva essere così forte che un giovane seduto su una panchina nel bel mezzo della giornata rischiava di essere avvicinato da una persona anziana che agitando il bastone avrebbe chiesto: "Giovanotto, perché non stai lavorando?"

Poi è arrivato il sistema monetario post-1971 – con la sua offerta illimitata (almeno teoricamente) di credito.

Improvvisamente il cielo era il limite...

I vigili del fuoco vogliono andare in pensione a 45 anni?

Nessun problema.

Serve un nuovo stadio?

Certo.

Altri sussidi per i coltivatori di zucchero?

Perché no!

Insieme al denaro fiat è arrivata anche una grande lascività negli atteggiamenti. Ben presto le persone avrebbero iniziato a non preoccuparsi degli zombie che li circondavano. E non si sarebbero preoccupati di diventare essi stessi degli zombie.

Appoggiarsi al welfare state soleva essere un segno di fallimento e di vergogna. La "disabilità" era riservata a quelle persone con problemi reali.

I giorni di paga da milioni di dollari erano considerati come sconvenienti, avidi, o volgari. Niente di piu.

Approfittarne finché si poteva! E perchè no?

Il denaro fiat avrebbe inondato la strada come un idrante aperto. Bastava indossare il costume da bagno e unirsi al divertimento estivo.

Sembrava che la società potesse sostenere tanti zombie quanti ne volesse – senza perdite (presenti) per nessuno.

Ma aspettate. Che dire del debito?

A metà degli anni '80 il Partito Repubblicano perse la sua avversione per la tradizionale spesa in disavanzo.

Scoprì che agli elettori non importavano i deficit.

C'era un sacco di credito. Gli elettori erano felici di avere grandi pagamenti sfornati dalla previdenza sociale. E avrebbero approvato la creazione di un'altra agenzia federale che fingesse di migliorare l'istruzione... o la salute... o qualsiasi altra cosa – purché non venissero pagate tasse aggiuntive.

Il costo sarebbe stato pagato da qualcun altro... da qualche parte... un giorno. Chi? Che importava?

Anche le famiglie e le imprese scoprirono che non c'era nulla di cui preoccuparsi riguardo i deficit.

Le persone credevano che un grande mutuo fosse una cosa buona. I prezzi delle case sono aumentati. I prezzi delle azioni sono aumentati. Se si voleva diventare ricchi, bastava semplicemente salire "sulla scala mobile".

Più era grande il mutuo, più era grande la casa, più azioni si possedevano – e più grande sarebbe stato il guadagno quando si sarebbe venduto.

Così, il debito totale è cresciuto. Da circa il 150% del PIL negli anni '50, '60 e '70, è salito al 350% del PIL dopo il 2000.

E gli zombie sono andati da Wall Street a Piazza Syntagma – sottraendo migliaia di miliardi di dollari in capitali all'economia produttiva.

Questo è il mondo che gli zombie e i loro alleati clientelari stanno proteggendo così disperatamente.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Quando la futilità incontra l'economia: La vita di un guru del ciclo di mercato

Lun, 03/08/2015 - 10:09

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Murray N. Rothbard


Le tecniche di divinazione, o di preveggenza, sono cambiate nel corso dei secoli, ma la tattica e la strategia di base sono rimaste le stesse. Nell'atmosfera mistica del medioevo era comune che spuntassero guru e prevedessero con precisione stupefacente la Seconda Venuta di Gesù e la fine del mondo.

Se il guru era abbastanza furbo, avrebbe fissato la data della fine del mondo abbastanza vicino nel tempo, in modo da far montare l'eccitazione; ma non troppo vicino, altrimenti sarebbe stato colto in fallo. Il più famoso di tutti i previsori di sventura, Gioacchino da Fiore, vissuto nel tardo XII secolo, predisse con assoluta certezza che quel fatidico giorno sarebbe arrivato in circa cinquant'anni. Tale lasso di tempo era abbastanza vicino da sviluppare un potente movimento di seguaci, ma abbastanza lontano da non dover fronteggiare l'imbarazzo del suo fallimento.

Ma supponiamo che arrivi il giorno fatidico e non succeda nulla. Sono state messe in campo varie tecniche per affrontare questo problema. La più ovvia, ma al contempo la più pericolosa, è questa: "Oops, ho sbagliato i calcoli, ma ora li ho corretti e il giorno preciso della fine del mondo è tra undici anni e cinque mesi da adesso." Semplice, ma un po' disperato. Inoltre il guru corre un rischio ad ammettere i propri errori, poiché la sua importantissima aura d'assoluta fiducia e d'infallibilità inizierebbe a sgretolarsi.

Molto meglio utilizzare un fattore di correzione che conservi la propria aria d'onniscienza e aggiunga profondità. "No, dovete capire una cosa," risponderà altezzosamente il guru ai suoi critici, "avevo assolutamente ragione; la fine del mondo è iniziata, siamo ora entrati nel periodo degli ultimi giorni." Se il guru è abbastanza fortunato, questo periodo può durare un altro secolo o giù di lì. E chi potrebbe dirgli di no? L'idea è quella di re-interpretare quello che sembrava già un linguaggio chiaro e inequivocabile; un "giorno" è diventato semplicemente un eone o due.

Nella nostra epoca, costellata da tutta una serie di cose "scientifiche", continua ad esistere lo stesso tipo di attività, ma ora viene ammantata da orpelli meravigliosi e tecnici. Le predizioni della nostra nuova generazione di indovini e uomini con la palla di vetro – utilizzatori di computer ad alta velocità e di modelli econometrici – sono tanto accurate quanto quelle di Gioacchino da Fiore.

Ma le tattiche di mistificazione sono diventate più elaborate. Come quando gli astrologi mistificano le loro previsioni: se ad esempio siete dei Pesci, potrebbero sentenziare che siete un mistico che ama l'acqua. Se direte: "Ha ragione", sorrideranno trionfanti a questa conferma della loro analisi. Ma se direte: "Sbagliato. Io sono uno scettico che odia l'acqua", allora risponderanno: "Ahh, ma perché il vostro Giove sta sorgendo, e state combattendo le vostre stelle", o qualcosa del genere. Il punto chiave è che in presenza di un qualsiasi guru degno di questo nome, non esiste modo di dimostrare che abbia torto. Se ne uscirà sempre con una qualche teoria che stravolgerà quella precedente. E dovrebbe essere chiaro che una previsione che in qualche modo non può essere mai smentita, vale molto meno della carta su cui è scritta.

Inoltre quando qualcuno spende un sacco di tempo a prevedere cose, in qualsiasi campo, è possibile che di tanto in tanto alcune di queste si possano avverare, ma solo per caso però. Quindi, nel mondo dell'economica così come in quello della previsione astrologica, gli indovini festeggiano eventuali successi in cui possono incappare ("ho predetto...!") mentre seppelliscono tranquillamente i loro errori.

I cicli economici hanno avuto inizio solo due secoli fa. Malgrado le speranze febbrili di alcuni appassionati che affermano di avere tracciato la nascita dei cicli economici fino a Matusalemme, prima della fine del XVIII secolo non esisteva tale fenomeno. Naturalmente ci sono stati secoli in cui le imprese sono migliorate e l'economia è progredita, e ci sono stati altri secoli (secoli bui, il XIV e XV secolo) in cui hanno sperimentato un lungo declino secolare. Ma, in periodi di tempo più brevi, gli affari sono andati avanti anno dopo anno senza tanti intoppi. Gli affari o erano buoni, o cattivi o indifferenti, ma per molti decenni sono andati avanti in modo costante.

E' vero, di tanto in tanto è successo qualcosa di estremo. Il re, come era costume dei monarchi, poteva aver bisogno di un sacco di soldi e quindi confiscava tutto l'oro, o l'argento, su cui poteva mettere le mani. Il risultato era un drammatico collasso economico e finanziario. O ci sarebbe stata una guerra e l'economia si sarebbe espansa; o il commercio sarebbe stato distrutto dalla guerra e l'economia sarebbe collassata.

Il punto è che non c'era nulla di ciclico in questi eventi; e non c'era nulla di esoterico o di difficile comprensione. Ad un qualsiasi osservatore era chiaro quale fosse il problema; la causa era esogena, cioè, proveniva dall'esterno del sistema economico e si imponeva su di esso. Quasi sempre questa forza esogena e disturbante era lo stato e il suo intervento nell'economia, in una forma o nell'altra; era la causa chiara del boom improvviso, o più probabilmente del crollo improvviso. Non c'era bisogno di evocare una qualsiasi "teoria del ciclo economico"; la causa era evidente.

Poi, intorno al XVIII secolo, è successo qualcosa. Un nuovo fenomeno ha iniziato ad imperversare nel mondo, dapprima in Gran Bretagna, il paese economicamente più avanzato, e poi diffusosi in altri paesi avanzati non appena sono entrati nel nesso del commercio e della finanza. Questo fenomeno era costituito da un movimento continuo, regolare e ondulato.

Invece di procedere lungo una linea retta, il mondo imprenditoriale avrebbe iniziato a seguire uno schema regolare: boom euforico, improvvisa crisi o panico, bust o contrazione e ripresa graduale, seguita senza sosta da un altro boom. Diversamente dagli anni precedenti, gli osservatori economici non avrebbero potuto riconoscere alcuna causa esogena chiara per queste ricorrenze ondulatorie. Di conseguenza non hanno potuto far altro che concludere che l'attività economica è caratterizzata da un continuo ciclo perpetuo, e che la causa, qualunque essa sia, si trova da qualche parte nel profondo dell'economia di mercato.

Una delle cose peggiori del "ciclo economico" è proprio il suo nome. Per qualche strana circostanza è stato etichettato come "ciclo", termine implicante che il movimento ondulatorio dell'economia è strettamente periodico, come i cicli in astronomia o in biologia. Ci saremmo risparmiati una quantità enorme di errori se gli economisti avessero usato semplicemente il termine "fluttuazioni economiche". Purtroppo l'uomo è fin troppo incline a credere che le fluttuazioni economiche siano strettamente periodiche, e che quindi possono essere previste con precisione millimetrica. Il fatto è che queste onde non sono affatto periodiche; durano pochi anni, ma il termine "pochi" può allungarsi o contrarsi da un'onda all'altra.

A questo punto coloro che avevano costruito la loro reputazione come veggenti del ciclo, avevano due opzioni: potevano rinunciare all'idea di periodicità, ma così sarebbe stata sminuita la loro aura di onniscienza. Pertanto molti di loro hanno preferito introdurre il primo grande fattore di correzione: l'idea che i cicli, nonostante le apparenze, fossero ancora periodici, salvo che ne esistessero altri al di sotto dei dati; e se si fossero manipolati i dati abbastanza a lungo, si sarebbero scovati questi cicli simultanei, paralleli e rigorosamente periodici. I dati apparentemente non periodici sono solo il risultato casuale delle interazioni dei cicli strettamente periodici.

Questa dottrina è mistica per due ragioni fondamentali. In primo luogo, come gli "epicicli" degli astronomi tolemaici che si sono opposti alla rivoluzione copernicana, non c'è modo di provare l'errata natura dei cicli. Se questi ultimi non si adattano ai fatti, si possono sempre evocare uno o due "cicli" in più in modo da farli conformare. Si noti che la conformazione deve continuare a cambiare in modo da adattarsi ai nuovi dati. Più epicicli vengono piegati ai dati.

In secondo luogo, come abbiamo notato in precedenza, il mercato è una rete senza interruzioni. Tutte le sfaccettature del mercato sono interconnesse attraverso il sistema dei prezzi e il sistema profitti/perdite. Boom e bust compaiono in tutto il sistema; motivo per cui sono importanti. E' assurdo pensare che una parte dell'economia possa essere attaccata da un ciclo di nove anni, un'altra da un ciclo di tre anni e un'altra ancora da un ciclo di 25 anni, con ciascuno di questi cicli che sfreccia lungo una corsia chiusa ermeticamente, senza che si influenzino e si modifichino reciprocamente. In realtà, ci può essere un solo ciclo alla volta nell'economia.

Abbiamo già visto che può esistere un solo ciclo economico alla volta – quello reale, quello che viene mostrato in tutti i dati – e che questo ciclo non è periodico. Uno dei "cicli" mistici che ha sempre riscosso un sacco di attenzioni di volta in volta, è il "ciclo" più inconsistente di tutti: il lungo ciclo di Kondratieff.

Il ciclo di Kondratieff dovrebbe essere un ciclo periodico di circa 54 anni, presumibilmente alla base dei cicli genuini per i quali abbiamo dati reali. Anche se, come vedremo, questo ciclo è strettamente un parto della fantasia dei suoi aderenti, sembra esserci davvero una sorta di ciclo nei periodi in cui il "ciclo di Kondratieff "cattura l'interesse degli analisti finanziari ed economici.




Il "ciclo di Kondratieff" è apparso per la prima volta a metà degli anni '20, la creatura dell'economista sovietico Nikolai D. Kondratieff. Anche se all'epoca è stato tradotto in tedesco, non ha destato particolare scalpore fino alla metà degli anni '30, quando la traduzione tedesca, in forma abbreviata, è stata tradotta in inglese. La "lunga onda" ha avuto un breve successo alla fine degli anni '30, solo per scomparire fino agli anni '70, e da allora ha avuto un successo ancora più grande.

In realtà, le attenzioni sul ciclo di Kondratieff erano solamente figlie del clima economico dell'epoca. L'economia mainstream non aveva alcuna spiegazione per la Grande Depressione degli anni '30, pertanto il ciclo di Kondratieff si offrì di "darne una".

Dopo la seconda guerra mondiale il keynesismo occupò tutta la scena economica e affermò di poter gestire l'economia ed eliminare l'inflazione e le recessioni. La simultaneità inflazione/recessione del 1973-1975 inaugurò un'era di stagflazione, la quale avrebbe posto fine al dominio keynesiano. Di conseguenza gli economisti e gli analisti finanziari vennero indotti a cercare qualche altra spiegazione a questo fenomeno indesiderato. Ed ecco che venne riesumato il vecchio ciclo dimenticato di Kondratieff.

Kondratieff postulava "un'onda lunga" che era iniziata alla fine del 1780 – è tutto molto torbido, in quanto non ci sono dati statistici per quel periodo – e sarebbe continuata periodicamente ogni 54 anni circa. In breve, le lunghe "depressioni" di Kondratieff erano in realtà boom dove i prezzi scendevano, e abbiamo visto che il calo dei prezzi è perfettamente compatibile con la crescita economica e la prosperità. E i lunghi "boom" di Kondratieff erano davvero brevi boom, ma alimentati da guerre devastanti.

Quindi se "il ciclo di Kondratieff" è un mito e una chimera, perché esistono i cicli economici?

In breve, l'intervento dello stato paralizza l'economia di mercato e la recessione, o la depressione, è l'aggiustamento doloroso (ma necessario) con cui il mercato si riafferma e liquida le distorsioni commesse durante il boom inflazionistico. Dopo ogni depressione, lo stato genera inflazione ancora una volta, perché la sua tendenza naturale è quella d'inflazionare. Perché?

Perché a chiunque viene concesso un monopolio di stampare moneta (ad esempio, la FED, la Banca d'Inghilterra), lo utilizzerà – per finanziare i deficit pubblici, o per sovvenzionare gruppi economici privilegiati. Il potere è qualcosa che verrà utilizzato, e il potere di creare denaro dal nulla non fa eccezione alla regola.

La causa del ciclo boom/bust non è una Forza periodica mistica a cui l'uomo deve piegare la sua volontà; la colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi, che siamo sotto di esse.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Dalla presunzione fatale alla strada verso la schiavitù: l'euro e l'UE

Ven, 31/07/2015 - 10:10





di Francesco Simoncelli


Com'era prevedibile, e come avevo preannunciato in questo commento, la Grecia è stata infine salvata. Non c'è da sorprendersi. Il progetto europeo è qualcosa che riguarda fortemente una pianificazione centralizzata dell'economia su scala extra-nazionale, ed è stato impiegato troppo capitale materiale e temporale affinché venisse portato alla luce. Il progetto europeo doveva essere il fiore all'occhiello del NWO, invece si sta trasformando in un incubo per le persone sottomesse ai suoi dettami e un misero fallimento per gli eurocrati che ancora ci credono. A questo proposito, quindi, si farà di tutto per tenere in piedi questa farsa. Il prezzo non è qualcosa che preoccupa i pianificatori centrali, non saranno loro a pagarlo. Sarà, come la solito, scaricato sui contribuenti. Se volete un assaggio, vi basta guardare al Giappone. Esatto, questo è il paziente zero; se si vuole sapere dove finirà l'occidente basta guardare alla colonia di vecchi ultra-indebitata del sol levante, dove il continuo interventismo centrale sta ammazzando ciò che resta di onesto nell'economia nipponica.

Prima Tokyo, poi Harare. Prima stagnazione economica perpetuata da un sistema di salvataggi che ne aumenta l'intensità, poi inflazione di massa a seguito di un interventismo diretto da parte delle autorità monetarie. Attenzione, perché qui non si tratta solo di un disastro economico, ma soprattutto di un disastro politico/sociale che prevede il controllo soffocante degli individui. Nel 1950 Ludwig von Mises scrisse Planned Chaos. Sono passati 65 anni e si sta verificando esattamente quanto da lui scritto in quel libro. A fronte d'interventi sempre più ingerenti nel tessuto economico per tamponare le falle dovute ai precedenti interventi fallimentari, la pianificazione centrale si trova costretta a gestire sacche sempre più ampie della società affinché riesca a mantenere salda la sua presa sull'economia, pena un collasso. Lo stadio finale è l'economia controllata in ogni suo aspetto e dettaglio. Situazione insostenibile, e infine destinata a crollare, ma che nel frattempo spoglia gl'individui di quante più libertà individuali possibili.



“THE FATAL CONCEIT” E L'UNIONE EUROPEA

In realtà, gli europei sono stati raggirati. Era stato promesso loro un avvenire florido e pacifico grazie ad un'unione dei popoli, invece la realtà ha ricordato loro una promessa che avrebbero dovuto apprendere decenni fa: mai fidarsi dello stato. Quando pensate a tale istituzione pubblica, pensate a questo proverbio: se gli date un dito, si prende il braccio. È letteralmente incapace di gestire la società, poiché incapace di svolgere un calcolo economico in accordo con l'ambiente economico. Il suo fine è semplicemente il controllo. È attraverso il controllo che riesce a sopravvivere. Ma questo richiede un prezzo da pagare, perché non esistono pasti gratis: minore libertà e stagnazione economica e intellettuale.

Infatti è proprio il disallineamento del sistema dei prezzi con domanda e offerta che crea quella voragine di errori economici in cui le economie pianificate e miste tendono a sprofondare. Ogni attore economico all'interno della società è possessore di una conoscenza "unica" che solo lui può decifrare. Perché? Perché è stato lui a costruirla, e solo lui possiede la chiave per capirne il senso. Poi trasmette e amplia questa sua conoscenza mediante le informazioni che lui e gli altri attori economici condividono nel mercato. Ovvero, mediante gli scambi di cui ognuno di noi prende parte ogni giorno. Il mercato non è altro che una grande asta in cui vige solo una regola: il prezzo più alto vince. È questa la migliore allocazione delle risorse scarse presenti sulla scena economica, poiché tende a minimizzare un probabile dissenso. In questo modo gli attori economici indirizzano le loro azioni di conseguenza, utilizzando il sistema dei prezzi come sestante col quale orientare i loro bisogni e utilità all'interno del panorama economico.

Il prezzo più importante, ovviamente, è il prezzo del denaro. Perché? Perché è la merce più commerciata. Attraverso di esso siamo in grado di velocizzare gli scambi in cui ci impegniamo, risparmiando di conseguenza un sacco di tempo e guadagnandoci in efficienza. Il denaro, fungendo da mezzo di scambio, permette agli attori di mercato di scambiare la propria produzione con quella altrui evitando i grossi grattacapi presentati dal baratto. Anche il denaro, essendo una merce, è sottoposto alla legge della domanda e dell'offerta, le quali ne aggiustano il prezzo in base all'utilità e al valore che gli attori di mercato vi imputano. Il tasso d'interesse, quindi, è un parametro temporale fondamentale che non rappresenta solo il "prezzo del denaro", ma rappresenta anche un parametro coordinativo importante che segnala agli attori di mercato come meglio ripartire consumi e risparmi. Che il sistema dei prezzi rimanga quanto più inalterato possibile da interventi esterni, è un fatto fondamentale perché la perturbazione artificiale dei suoi segnali ne distorce la natura informativa veicolata. Quanto più l'informazione che gli attori di mercato condividono viene trasmessa in modo errato, tanto più le loro azioni e conoscenze saranno infettate dall'errore. Inoltre, maggiore è il sedimento di errori, minore sarà la volontà degli individui di modificare il loro assetto mentale.

In altre parole, gli attori di mercato saranno viziati dalla ricezione errata d'informazioni e tenderanno a basare le loro strategie in base a queste false informazioni. Svilupperanno le loro conoscenze seguendo l'errore originale e ne commetteranno altri di conseguenza. Non tutti accetteranno l'errore originale, alcuni lo rifiuteranno, altri ci penseranno due volte prima di accettarlo. Ma la falsa informazione è un veleno che si insinua all'interno dell'ambiente di mercato e lo modella di conseguenza. A suo piacimento? In parte. Alla fine gli errori devono essere corretti: scoppio delle bolle. È inevitabile. È la natura dei mercati. Questo per dire che è la natura delle forze di mercato. Qualsiasi disallineamento, alla fine, verrà corretto.

In questo contesto, qualsiasi interferenza col meccanismo di pulizia non solo impedisce alla correzione di completare il suo compito, ma ne acuisce il dolore che bisogna sopportare per tornare ad avere un ambiente economico quanto più scevro da disallineamenti. La presunzione della pianificazione centrale si inserisce qui e fa sentire il peso di tutta la sua pervasività quando permette ad una situazione insostenibile di continuare ad intensificare la sua esplosività. E' questo quanto sottolineato, ad esempio, da F. A. Hayek in uno dei suoi capolavori, The Fatal Conceit. Il libro è pregno di considerazioni in base alle quali si mette in seria discussione la capacità della pianificazione centrale di dirigere verso lidi di prosperità la società nel suo complesso. L'approccio top-down è fallimentare perché intrinsecamente incapace di raccogliere le informazioni necessarie pe costruire una conoscenza talmente specifica da poter influenzare efficientemente la produzione e i prezzi. Perché? Perché la pianificazione centrale entra nell'asta giornaliera di cui siamo tutti protagonisti con il proposito di falsificarla. Non vince più la formula "l'offerta più alta vince", bensì la "maggior parte dei voti vince". Il voto è la moneta della pianificazione centrale, e il voto non veicola informazioni, le distorce.

L'UE non è altro che l'estensione dell'agenda politico/economica di quel piano centralizzatore che fa riferimento al NWO. Fu Jean Monnet che, insieme a Raymond Fosdick, portarono avanti l'agenda del NWO in Europa. Tale agenda vide realizzare i suoi primi frutti con la nascita della CECA.

Ma ecco il prodotto civetta che permette ad alcuni di dire che l'UE potrebbe essere stata fondata seguendo principi di "libero mercato": zona di libero commercio con basse tariffe. A quale prezzo? Cessione della sovranità nazionale ad uno stuolo di burocrati non eletti che avrebbero stilato le regole.

Questo non ha niente a che fare con nessuna teoria di quegli economisti di libero mercato che invocavano una società basata sulla conoscenza decentrata. Questo non ha niente a che fare con una prosperità di lungo periodo. Questo, invece, ha a che fare con un controllo capillare della società. Si ha la presunzione di poter in qualche modo controllare la divisione del lavoro in base ad un ruolo calato dall'alto. Ho una proposta. Se davvero questi individui credono di poter realizzare una cosa del genere, sicuramente sapranno dirvi come costruire una matita senza aiuto alcuno.



SPENDI, SPANDI, TASSA, RIDISTRIBUISCI

I pianificatori centrali, avendo una conoscenza limitata dell'ambiente economico che li circonda, non possono assicurarsi le risorse di cui hanno bisogno per portare avanti i loro progetti. Non potendo effettuare un calcolo economico in accordo con i segnali di mercato, si trovano costretti a prendere con la forza le risorse di cui hanno bisogno. Agiscono in base a questo principio: non rubare, a meno che non hai la maggioranza dei voti.

Grazie all'espansione monetaria della BCE nel primo decennio di vita dell'euro, sembrava davvero che i pianificatori centrali stessero consegnando il paradiso in terra ai propri elettori. I governi, diminuendo la pressione fiscale sui contribuenti, sembravano poter risparmiare un pesante fardello al loro elettorato prediligendo un metodo di acquisizione di risorse passante per le emissioni obbligazionarie. Di conseguenza, maggiore era il deficit con cui lo stato europeo membro finanziava le sue spese, maggiori risorse riusciva a concentrare nelle sue mani da quegli altri stati europei membri che invece prediligevano un assetto economico più responsabile. A fronte di emissioni obbligazionarie crescenti poste come garanzie per prestiti sganciati dalla BCE, il membri del Club Med, ad esempio, si sono lanciati in una baldoria di spese costituite principalmente da una spesa in deficit.

Ciò è solo apparentemente meno deleterio di una tassazione visibile, perché in questo modo le risorse sottratte dall'economia reale vengono acquisite in modo nascosto, ma ad un prezzo futuro. Qual è questo prezzo futuro? La crisi scoppiata nel 2010.

Nel 1977 venne pubblicato il libro di James Buchanan, Democracy in Deficit. In esso l'autore ci spiega come i primi 150 anni di vita degli Stati Uniti siano stati caratterizzati da una regola non scritta, ma che è stata rispettata alla lettera poiché principio di prosperità e responsabilità: la necessità di un bilancio in pareggio. Era qualcosa di assimilato nella consuetudine della pratica economica essere responsabile fiscalmente, e questo non escludeva il governo il quale doveva sottostare entro le rigide pastoie dell'occhio dei contribuenti che  scrutavano il flusso di tasse che scorreva verso le istituzioni pubbliche. Ogni dollaro speso in tasse era un dollaro sottratto all'elettorato, e questo era un dolore visibile. Questo significava rinunciare a qualcosa di desiderato per permettere al governo di spenderlo chissà dove. C'era quindi resistenza ad una qualsiasi spesa improduttiva. In un certo senso, c'è tuttora. Infatti il governo americano non è mai riuscito a sottrarre in tasse più del 21% del PIL.

La resistenza politica è forte. La resistenza politica è compatta. La resistenza politica esige una spiegazione. Negli anni c'è stata solo un'eccezione a questa regola: le guerre. Ma con l'emersione del keynesismo nel mondo accademico, negli ultimi 70 anni quella regola non scritta è stata sovvertita. È stata creata un'eccezione alla precedente eccezione: crisi economiche. Lo stato, quindi, avrebbe dovuto impegnarsi a spendere in deficit nei periodi di crisi stimolando la domanda dei consumatori e permettere all'economia di riprendersi, salvo poi ricorrere a misure d'austerità nei periodi di surplus in modo da bilanciare il deficit. Questo spiraglio d'interventismo statale è stato utilizzato dai pianificatori centrali per avere deficit perenni. Il nostro paese, ad esempio, non fa eccezione. L'Italia, infatti, ha continuato ad affondare le mani nella spesa in deficit nonostante fosse ad un passo dal collasso economico prima dell'entrata nell'euro, e anche ora che le cose si stanno surriscaldando ancora una volta.




Buchanan centra il punto con il suo esempio.

Se prendo in prestito $1,000, creo un impegno futuro su di me o sulla mia casa. Indipendentemente dal mio utilizzo dei fondi, non posso imporre un costo esterno agli altri. A meno che non lasci beni valutati positivamente con cui ripagare i miei debiti, i miei creditori non possono obbligare i miei eredi a pagare i loro crediti.

Al contrario, supponiamo che io "voti" per un'emissione di debito pubblico per un importo di $1,000 a persona. Posso riconoscere che questo debito incarni una passività fiscale su alcune persone, ma non sono pienamente responsabile del rimborso totale del suddetto importo. Se non lascio alcun bene valutato positivamente, i creditori del governo potranno ancora far valere le loro richieste sulla mia progenie come contribuenti del futuro.

Inoltre l'appartenenza al gruppo dei contribuenti si sposta nel tempo. I nuovi arrivati, e non solo coloro che discendono direttamente da coloro che prendono una decisione riguardo alla suddetta spesa, sono obbligati a far fronte al debito, agli interessi e agli ammortamenti.

In sintesi, l'istituzione del debito pubblico presenta un unico problema che di solito è assente con il debito privato; persone che sono responsabili delle decisioni in un periodo sono autorizzate ad imporre eventuali perdite finanziarie sulle persone delle generazioni future. Ne consegue che l'istituzione [governo] rischia di abusarne. Ci sono problemi morali ed etici con i finanziamenti in disavanzo pubblico che semplicemente non sono presenti nella controparte privata.
La crescita economica nominale a cui abbiamo assistito nel decennio 1999-2010, non era altro che un'illusione partorita dalla stampante monetaria della BCE, la quale ha incentivato un uso improduttivo delle risorse economiche scarse presenti nel panorama economico. Si sono, quindi, moltiplicate le attività che andavano a distruggere ricchezza piuttosto che crearla, forti di un accesso (presumibilmente) illimitato ad un credito a buon mercato. L'inizio dell'implosione della bolla obbligazionaria europea ha messo in allarme i pianificatori centrali, i quali avrebbero visto sfaldarsi sotto i loro occhi tutte quelle sacche di clientelismo che avevano creato nel corso degli anni e grazie alle quali hanno goduto di sostegno. Di conseguenza, non potendo permettersi un simile esito, sono intervenuti per salvaguardare tali entità a scapito del resto dell'economia, la quale avrebbe dovuto affrontare non solo un deleveraging generato dai propri errori, ma sobbarcarsi anche quello di queste attività economiche zombie che in questo modo avrebbero continuato a parassitare il bacino della ricchezza reale.

I pianificatori centrali, infatti, pensavano di poter sostenere le attività distruttrici di ricchezza e in questo modo permettere loro di fa prosperare l'economia con un effetto a cascata. Purtroppo per loro non hanno fatto i conti con una realtà inaspettata: il trucco da salotto dell'espansione artificiale dell'offerta di moneta è qualcosa che funziona una tantum, o per meglio dire, finché esistono bilanci puliti che possono essere ingolfati. Una volta che questi ultimi diventano saturi di debiti, l'utilità marginale di ulteriori debiti diventa negativa e così si entra nel campo dei rendimenti decrescenti. Ciò sta accadendo per il rendimento del debito pubblico, ad esempio, il quale arriverà ad un punto che ad ogni unità di debito aggiuntiva consisterà la distruzione di un'unità di PIL. Di conseguenza quelle attività improduttive tenute in vita artificialmente, devono avere una quantità di canali da cui assorbire quantità crescenti di risorse economiche per non perire sotto il peso degli errori economici accumulati nel tempo.

Ecco perché lo stato non può smettere di tassare. Ecco perché lo stato non può smettere di spendere. Ecco perché si è arrivati al Q€, il quale sarà prolungato il prossimo settembre. Si vuole ricreare a tutti i costi quell'El-Dorado in cui si viveva nel decennio 1999-2010, con gli stessi tassi di crescita economica. Si vuole, quindi, modellare la realtà a proprio piacimento. Purtroppo per i pianificatori centrali, le cose non stanno così. Nessuna crescita economica esiste senza un bacino in crescita di risparmi reali. E nessun bacino dei risparmi reali può crescere se gli attori di mercato non sono liberi d'inventare e si vedono risucchiare le risorse economiche dallo stato. Ho provveduto a spiegare come funziona questo processo qui: http://francescosimoncelli.blogspot.com/2014/11/le-illusioni-hanno-conseguenze.html

Ovviamente nella realtà il processo è decisamente più complesso, ma le meccaniche di base sono quelle. Gli attori di mercato, non potendo fare totale affidamento sul meccanismo di segnalazione del mercato, non sono più incentivati ad innovare al fine di competere con altre realtà decretate obsolete dalle forze di mercato. Bensì sono incentivati solamente ad emergere e a farsi assorbire da qualche mastodonte clientelare che grazie alle sue connessioni riesce a restare (artificialmente) in vita. Ciò stimola l'ingegneria finanziaria. Ciò stimola l'ulteriore deviazione di ricchezza reale verso pachidermi che la sprecheranno. Ciò stimola l'erosione persistente del bacino della ricchezza reale.

Finché la pianificazione centrale continuerà a far proseguire questo circolo vizioso, non ci sarà alcuna crescita reale ma solo una lenta agonia alternata da sprazzi sempre più brevi di crescita economica nominale.



QUANDO I NODI VENGONO AL PETTINE

Questo è uno dei migliori "indicatori" per intuire la probabilità di una recessione. La maggior parte dei commentatori finanziari non ci fa caso e si limita a guardare al mercato azionario. In questo momento stiamo iniziando a vedere i primi segni di un'inversione della curva dei rendimenti statunitensi. Questo significa che più l'inversione diventerà marcata, maggiori saranno le probabilità di una recessione. Di solito la recessione segue l'inversione della curva dei rendimenti di circa 6 mesi.

Cosa indica questa inversione? La fine di un periodo monetario altamente espansivo. L'inflazione monetaria alloca improduttivamente le risorse scarse nell'ambiente economico: l'espansione dell'attività economica si basa su un bacino di risparmi reali fasullo e gli attori economici vengono ingannati dai tassi d'interesse artificialmente bassi. Man mano che la realtà torna a far sentire la sua voce, le attività improduttive che hanno sottratto risorse reali all'economia iniziano a soffrire e diventano disperate poiché non possono più entrare in possesso di denaro a buon mercato. Tale sofferenza (aumento dei tassi a breve termine e carenza di liquidità) si trasforma in dolore economico quando suddette attività soffrono perdite e infine sono costrette ad andare in bancarotta.




Dopo Grecia, Cina, Australia e Brasile, sulla graticola del fallimento si posa anche il Giappone. Eppure era il regno dei signoraggisti e altri folli monetari che decantavano come il QE fosse la panacea di tutti i mali. La colonia di pensionati che sull'insegna porta il nome di "Giappone", sta manifestando i segni di un'economia sotto stress a causa di un debito gigantesco, un mercato obbligazionario fasullo, prezzi in ascesa e salari in picchiata. E' sostenibile nel lungo periodo? La BOJ promette ulteriori interventi. Questo significa ulteriore dolore economico per i giapponesi. Più controlli immetteranno nell'economia, più velocemente il castello di carte crollerà al suolo una volta che un evento "insignificante" lascerà entrare nella stanza una folata di vento. Pensate a MPS. Pensate a Nomura.

Ciononostante sotto gli occhi di tutti rimane la Grecia. Alla fine il governo greco ha accettato le condizioni della Troika e presto riceverà il denaro per il terzo salvataggio. I media finanziari hanno festeggiato ripetendo, per la terza volta, come la Grecia sia ormai sistemata. No, non lo è. La Grecia è una dolina finanziaria, un investimento improduttivo a livello statale, e il suo continuo salvataggio non servirà a sistemare le cose; servirà solamente a dilatare i tempi di un default praticamente annunciato. Infatti il meccanismo ELA con cui verrà finanziato il sistema bancario greco, non inietterà sin da subito il denaro necessario per una ricapitalizzazione. Perché no? Politicamente suicida. Significherebbe segnalare ai mercati quanto nei guai sono i bilanci del settore bancario ellenico. Ma più tempo viene preso e più lentamente verranno iniettati tali fondi, più i controlli di capitali rimarranno in vigore continuando a seminare panico tra la popolazione. Questo aumenta il rischio di un bail-in per quei depositanti in possesso di conti da €100,000+. Lo stress per le sofferenze accumulate finora si sta facendo sempre più opprimente. Questo aumenta il rischio di un panico. Nessuno vuole agitare le acque in questo momento. Ma dati i livelli di errori economici finora raggiunti, le acque finiranno per essere agitate... in un modo o nell'altro.

Considerate questo fatto: nel periodo tra gennaio e maggio di quest'anno, la Grecia ha incassato in tasse €18 miliardi e ne ha spesi €20.6 miliardi. Questo significa che anche se la Grecia dovesse raggiungere le aspettative più ottimistiche di bilancio, la spesa anno/anno sarebbe di €2.6 miliardi superiore. Considerando tutte le vecchie promesse fatte dai governi passati e la scarsa austerità imposta, come accidenti può fare il governo ad andare in pareggio con conti simili, interessi in ascesa e un'economia da €175 miliardi con un debito da €320 miliardi? Esattamente, tra qualche mese la Grecia tornerà sui titoli dei giornali poiché non sarà in grado di onorare i suoi impegni con l'Europa.

Nel frattempo l'esposizione alla bomba ad orologeria greca si è espansa, tirando dentro altri soggetti fiscalmente irresponsabili ed economicamente instabili.




In caso di necessità, questi stessi paesi seguiranno il modello della Grecia e chiederanno aiuti all'Europa. Questo significa ulteriore interventismo. Questo significa ulteriori errori economici. Questo significa che dalla presunzione fatale alla base del progetto europeo ci stiamo dirigendo verso quella che nel 1944 F. A. Hayek definì la strada verso la schiavitù. Ormai è rimasta solo la Germania che può essere utilizzata come garanzia collaterale per mantenere in piedi la zona Euro. Questo significa che saranno spennati i contribuenti tedeschi. La Germania uscirà quindi dall'euro? Non credo. Questo vuol dire che verrà chiamata in causa la BCE e vedremo se davvero manterrà fede alla sua promessa del 2012, ovvero, se farà tutto il possibile per mantenere viva (o in stato catatonico) l'Europa. Pensate che qualcosa di simile sia lontano nel tempo? Pensateci due volte. Spagna e Italia sono altre due doline finanziarie. L'economia della prima arranca e l'economia della seconda è ormai in stagnazione perenne. Il rapporto debito/PIL della Spagna è salito dal 68% al 98%. Il rapporto debito/PIL dell'Italia è salito dal 116% al 132%. Quello della Francia è salito dall'85% al 95%. La Spagna ha un debito da €1,000 miliardi, mentre l'Italia uno da €2,600 miliardi.

E non scordiamoci il Portogallo. Una ristrutturazione di uno qualsiasi di questi debiti significherebbe default a catena. Senza contare il rapporto di leva del settore bancario europeo e la sua esposizione a queste sabbie mobili: 26:1. Non ci sono riforme che potranno tenere. Non esistono. Perché? Perché questa non è una crisi ciclica, è strutturale. Invece di permettere una sana pulizia di quegli errori economici accumulati in passato, si è deciso d'ingigantirli e crearne di nuovi.

Ma come detto poco sopra, non è solo la Grecia. È un problema globale. È un problema di quante volte ancora si può giocare al calcio al barattolo. Più in generale, è un problema tra economia di mercato e socialismo. Sebbene il ventesimo secolo abbia sperimentato terribili dittature ed economie di comando, si è pensato scioccamente che mantenere un minimo di libertà intorno alla sfera individuale avrebbe permesso ai pianificatori centrali di direzionare a loro piacimento le sorti della società e parassitarne indisturbati i proventi. Hanno intrapreso la cosiddetta "politica della terza via", pensando di poter erigere un muro tra loro e le decisioni individuali degli attori di mercato. Ciò che in realtà hanno creato è stato un lento scivolamento verso un'economia di comando, poiché non esiste nulla che possa rassomigliare ad un'economia di comando soft. Coloro che si fanno fuorviare non comprendono come l'economia socialista sia sostanzialmente un'economia di consumo. Si pensa scioccamente che basti sfornare "cose a caso" per fornire agli attori di mercato ciò di cui hanno bisogno per prosperare. Diversamente da ciò, l'economia di mercato è un'economia di produzione la quale lascia nelle mani degli imprenditori il compito di soddisfare al meglio i desideri degli attori di mercato. Non si producono, quindi, "cose a caso" ma la produzione è diretta fondamentalmente da ciò che gli individui vogliono che sia prodotto. In questo modo non solo si stimola la creazione di cose, ma si stimola anche l'inventiva e la creatività attraverso la quale sottrarre quote di mercato a quelle imprese obsolete.

I prezzi trasmettono informazioni. La conoscenza degli imprenditori può svilupparsi inalterata da deformazioni corrosive partorite da enti centrali dispensatori di favori clientelari, migliorando di conseguenza la sua alertness nei confronti di idee in grado di migliorare la sua posizione e di riflesso quella dell'intera società. Un ambiente economico quanto più privo di alterazioni artificiali rappresenta un habitat adeguato per portare alla luce una crescita economica sana e sostenibile.

Tutto ciò non è affatto presente nell'attuale Europa, la quale sta assaporando la devastante tragedia a cui conduce la strada verso la schiavitù. La presunzione di voler pianificare centralmente l'economia e sperare che le cose sarebbero andate diversamente si sta ritorcendo contro gli eurocrati, i quali stanno implementando misure sempre più disperate per tenere in piedi la nave europea che affonda. Infatti, a parte i bond sovrani delle varie nazioni-carcassa europee, la BCE ha deciso d'includere nel suo programma d'acquisto di bond anche il settore obbligazionario corporativo. Tra i tanti nomi ci sono Enel, Snam e Terna. Dopo aver reso illiquido il mercato obbligazionario sovrano (sebbene tutti coloro che finora hanno accumulato bond sovrani sono pronti a premere il pulsante "vendere" in caso di panico), la BCE vuole continuare a mandare avanti a tutti i costi l'illusione della stabilità, inondando di denaro fiat il settore obbligazionario corporativo, alimentando altri zombie e creando un mercato imprenditoriale artificiale.

Debiti in ascesa, deficit fuori controllo e adesso imprese sovvenzionate artificialmente nientemeno che dalla BCE stessa. La calma attuale è apparente, perché l'illusione di prosperità trasmessa dalla stampante monetaria è transitoria. Il seguente grafico, infatti, mostra i prestiti non performanti all'interno del sistema bancario europeo, ed è tutto ciò di cui si ha bisogno per inquadrare il quadro "clinico" della zona Euro: un morto che cammina. L'unica cosa che separa questo cadavere dalla tomba è la BCE e il bancomat degli stati (i contribuenti). Ma come possiamo osservare, nonostante i continui interventi, la situazione non ha fatto altro che peggiorare... soprattutto in quei paesi dove i media finanziari dicono che sono state le "riforme": Irlanda. Cos'è cambiato negli ultimi sei anni in cui sovente si è ripetuto che la situazione era stata aggiustata e il futuro avrebbe portato una ripresa sostenibile? L'ambiente economico europeo si è fatto invece più insostenibile, sia a livello statale si a livello bancario.





DEPRESSIONE O INFLAZIONE DI MASSA

La via tracciata dalla BCE, così come quella che stanno seguendo tutte le altre banche centrali del mondo, conduce ad un bivio: depressione o inflazione di massa. I banchieri centrali sono abbastanza furbi da non far sfociare l'attuale sistema in un'iperinflazione. Ci sarà iperinflazione se le banche centrali verranno nazionalizzate dai rispettivi governi, in questo modo la politica monetaria finirà in mano ad una banda di burocrati incapace di emanciparsi dalle sue pulsioni clientelari. Il Venezuela e la morte del bolivar è un esempio. L'Argentina e la morte del peso è un altro esempio. Se invece la gestione monetaria delle principali banche centrali del mondo verrà lasciata ancora nelle mani dei banchieri centrali, dovranno decidere se spingere sull'acceleratore dell'inflazione ed alleviare quanto più possibile il fardello dei debiti degli stati; oppure tirare il freno a mano il più presto possibile e lasciare che le forze di mercato effettuino quella pulizia dagli errori economici che sarebbe dovuta avvenire 7 anni fa. In entrambi i casi l'effetto ultimo sarà lo stesso: Grande Default.

Anche un'eventuale iperinflazione non riuscirà a pulire il mercato dai suddetti errori. Le promesse fatte agli elettori sono state decisamente troppe e, soprattutto, sono state troppo onerose. Questo significa che il sistema pensionistico occidentale imploderà sotto il peso delle sue passività non finanziate e l'epico scoppio della bolla obbligazionaria. I fondi pensione non sono altro che una discarica a cielo aperto di bond del governo, i quali, a causa della repressione finanziaria delle banche centrali, hanno rendimenti ridicoli a fronte di bilanci statali ridicoli. Ciò ha espanso l'esposizione di tali fondi ad altri strumenti finanziari rischiosi, i quali, in tempi di price discovery onesto, sarebbero stati evitati come la peste. L'intromissione delle banche centrali per salvaguardare quelle entità troppo grandi per fallire e fondamentali a livello sistemico, hanno sparso in tutto l'ambiente economico bombe ad orologeria innescate. Il bello di questa storia è che nessuno sa chi ne sia in possesso. La profonda interconnessione del sistema finanziario globale e la strutturazione degli strumenti finanziari, permette un'opacità densa che impedisce d'individuare nettamente chi possiede cosa.

Il marciume alla base di tale sistema sta sfiancando gli ultimi residui del bacino della ricchezza reale. L'ingegneria finanziaria potrà proseguire la sua cavalcata finché suddetto bacino è in crescita. Ma quando, infine, diventerà stagnante, o peggio calante, non ci sarà più nulla da fare per mantenere in piedi tale sistema fasullo.

Nel frattempo l'oro non ha finito di prendere legnate. Il termometro per eccellenza nei momenti di stress economico, sembra aver esaurito tutto il suo potenziale d'avvertimento cadendo costantemente di prezzo. Eppure la Zecca degli Stati Uniti ha sospeso le vendite delle Silver Eagle. Eppure la Zecca degli Stati Uniti continua a far registrare vendite da record per quanto riguarda le Gold Eagle. Eppure le persone continuano a comprare oro fisico ad un ritmo da record. Che ci sia una disconnessione tra il prezzo spot dell'oro e il prezzo reale è qualcosa di evidente. In realtà, il prezzo "vero" del metallo, allo stato attuale, non esiste. Il prezzo che vediamo sui monitor è quello di futures e certificati: i primi sono scoperti per definizione; i secondi lo sono almeno al 90%. Ma non esistendo un mercato indipendente del fisico, equivale ad essere legati mani e piedi ad un morto. Se il mercato dell'oro fiat salta, o va in panic selling, si porta dietro anche il mercato del fisico. Decisamente diabolico: i possessori d'oro fisico corrono il rischio di vedersi (temporaneamente) dimezzato il valore del loro metallo perché la gente che ha in mano oro fiat va in panico accorgendosi che dietro non c'è il metallo sottostante. Uno il metallo in questione ce l'ha, ma il prezzo va giù lo stesso. Ipotesi estrema, ma possibile. In pratica, l'oro fiat ha un doppio effetto soppressivo: quando va bene, sopprime il prezzo per eccesso d'offerta; quando comincia a "puzzare", sopprime il prezzo per ondata di riscatti.

Sebbene l'oro stia calando quando si guarda il prezzo denominato in dollari, non sta accadendo la stessa cosa con altre valute. In dollari canadesi una Gold Eagle costa $1,500; in corone norvegesi il prezzo dell'oro è salito e ora è solo il 10% inferiore rispetto ai suoi massimi; all'inizio di quest'anno il prezzo dell'oro ha fatto segnare un record storico in real brasiliani e ora è solo il 5% al di sotto di tale record; in dollari australiani siamo il 20% in su rispetto ai minimi di due anni fa; per non parlare del peso argentino, qui siamo ben oltre i record di tutti i tempi.

Come sempre i pianificatori centrali si aspettano al varco. La Yellen ha affermato di voler "normalizzare" i tassi d'interesse verso la fine dell'anno. Quali? Non l'ha detto. Perché? Perché non ha la minima idea di come fare senza scatenare un panico e una recessione. Quella che abbiamo qui è una PERCEZIONE d'abbondanza nel mercato dell'oro e di conseguenza il prezzo è distorto. Ma come per tutte le manomissioni di prezzo, l'abbondanza è sempre seguita dalla carenza. A quel punto qualcuno potrebbe rimpiangere il non aver comprato fisico a questi prezzi stracciati.




L'oro è sempre stato l'asset per eccellenza per preservare la propria ricchezza in caso di eccessi da parte dei pianificatori centrali. Stavolta non è affatto diverso. Quando il denaro finisce per essere controllato pienamente dai pianificatori centrali, alla fine perdono il controllo delle loro azioni. Stavolta non è affatto diverso.



CONCLUSIONE

F. A. Hayek, nei suoi due capolavori letterali, ci aveva messo in guardia dalla presunzione fatale di voler direzionare arbitrariamente le sorti della società. In questo modo ciò che avrebbe atteso coloro così sciocchi da permettere una cosa del genere, sarebbe stato questo: la via verso la schiavitù. Normative asfissianti, burocrazia opprimente e stato (apparentemente) onnipotente, sono i cartelli stradali che ci segnalano di come abbiamo imboccato a tutto gas la via verso la schiavitù quando sono state create le basi per l'Europa e successivamente ampliate con l'adozione dell'euro. Ma come qualsiasi opera iniziata dal socialismo, non verrà ultimata. Perché? Mancanza di conoscenza e informazioni decentrate. Questo significa che la strada alla fine s'interromperà e la macchina su cui stiamo viaggiando farà un bel volo dal cavalcavia.

È tempo di procurarsi adeguati paracadute.


I costi dell'isteria

Gio, 30/07/2015 - 10:11
Forse Murphy non c'ha fatto tanto caso, ma l'isteria sta anche dilagando per quanto riguarda l'approvazione del TPP. Soprattutto perché è una normativa che viene falsamente affiancata al libero mercato. Nulla di tutto ciò è vero. Il libero mercato ha a che fare con la decentralizzazione, non con accordi centrali stipulati da stati che fanno le loro scelte al di fuori della sfera di mercato, ovvero, ignorando le scelte individuali dei vari attori di mercato. Questi ultimi, infatti, non hanno bisogno del NAFTA, del TPP o di qualsiasi altro accordo partorito da una ristretta cerchia d'individui. Ognuno degli attori di mercato sa quello che vuole e perseguirà quegli obiettivi che ai suoi occhi necessiteranno una soddisfazione più urgente. Non ha alcun interesse a controllare ciò che scambieranno gli altri, non influenza le sue decisioni. Si preoccupa solamente di staccare il miglior accordo al minor prezzo possibile. Gli accordi protezionistici, come il TPP invece, costringono gli individui a conformarsi con standard imposti tenendo artificialmente alti i prezzi. Il TPP, infatti, non è altro che l'ennesimo progetto di controllo degli individui attraverso il monopolio della violenza dello stato. Prima è stata la volta dell'Unione Europea, poi è arrivato il NAFTA e infine il TPP. L'agenda del NWO è piena di programmi per ingessare il mercato e favorire una ristretta cerchia di privilegiati, e il TPP non rappresenta altro che il pinnacolo di questi programmi. Rappresentano una maggiorazione del potere burocratico. Rappresentano un attacco alla libertà. Questo non è libero mercato, questo è protezionismo. E' qualcosa da cui siamo stati messi in guardia più e più volte nel corso della storia.
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di Robert P. Murphy


Supponiamo che il consenso scientifico sul cambiamento climatico abbia ragione. Supponiamo anche, per amor di discussione, che le proiezioni delle Nazioni Unite e del governo degli Stati Uniti siano corrette, e che gli economisti siano in grado di tradurre i dati in proiezioni significative sui costi e sui benefici futuri per le persone.

Nonostante quello che è stato dato in pasto alle persone, la situazione non è affatto triste — e di certo non richiede un intervento statale per evitare gravi danni all'ambiente. In realtà, l'attuazione della politica sbagliata può causare molti più danni di quanti ne possa impedire.

E' comprensibile che le persone non abbiano la minima idea di come stiano realmente le cose per quanto riguarda la politica sui cambiamenti climatici, anche perché gli stessi economisti utilizzano una retorica del tutto fuorviante in questo campo. Per farvi capire cosa intendo, vediamo di parlare di un recente articolo di Noah Smith su Bloomberg, il quale esorta i liberal di sinistra a sostenere l'accordo commerciale Trans-Pacific Partnership (TPP):

Una delle questioni economiche più discusse in questo momento è il Trans-Pacific Partnership (TPP), l'accordo commerciale multilaterale che include la maggior parte dei paesi della regione Asia-Pacifico e gli Stati Uniti. Molte persone, sia qui che all'estero, nutrono un certo sospetto per gli accordi commerciali, mentre di solito gli economisti li supportano. Questa volta, però, la dinamica è un po' diversa — il TPP viene un po' osteggiato da economisti di sinistra come Paul Krugman.

Dato che il mercato americano è già abbastanza liberalizzato, sostiene Krugman [...] un'ulteriore liberalizzazione avrà un effetto esiguo [...]. Di solito io sono più scettico dell'economista medio [...] ma in questo caso sono fortemente pro-TPP. Ci sono troppi buoni argomenti a favore.

L'economista Brad DeLong dell'università di Berkeley ci fornisce alcuni rapidi calcoli, e stima che il TPP aumenterebbe la ricchezza del mondo per un totale di $3,000 miliardi. Anche se questo non rappresenta un grosso ammontare nel grande schema delle cose, è una delle migliori riforme partorite dall'attuale situazione politica. (Enfasi aggiunta)
Per riassumere la discussione di Smith, egli pensa che il TPP sia "una delle questioni economiche più grandi" di oggi e che possa rappresentare una manna da $3,000 miliardi per l'umanità, quindi, se realizzabile, vale la pena metterlo in pratica. Krugman non è d'accordo con la valutazione di Smith, ma le differenze sono meramente sui numeri; Smith non pensa che Krugman sia un "negazionista di Ricardo", né lo accusa di odiare i poveri asiatici opponendosi a questo accordo commerciale.

Il tono cambia totalmente se invece leggiamo Smith quando parla di cambiamenti climatici. Ad esempio, nel giugno dell'anno scorso Smith ha scritto un pezzo su Bloomberg in cui elencava i cinque modi per combattere il riscaldamento globale. Per motivi di brevità, permettetemi di citare il paragrafo conclusivo di Smith:

Se facciamo queste cinque cose, gli Stati Uniti saranno ancora in tempo per salvare il mondo dal riscaldamento globale, anche se non rappresentano più la causa principale del problema. E i costi di breve periodo per la nostra economia saranno molto moderati. Salvare il mondo ad un prezzo basso mi sembra proprio una buona idea. (Enfasi aggiunta)
C'è una voragine nella retorica di Smith tra i due pezzi pubblicati su Bloomberg. Quando si parla del TPP, si tratta di un onesto disaccordo tra esperti su un accordo commerciale che Smith ritiene sicuramente utile, ma nel grande schema delle cose non è un granché. Invece le politiche governative in materia di cambiamenti climatici riguardano letteralmente il destino del pianeta.

A questo punto la maggior parte dei lettori si starà chiedendo quale sia il problema. Dopo tutto, il cambiamento climatico non è di origine antropica? Perché Smith non dovrebbe utilizzare molta più retorica d'impatto quando ne parla?

Sto facendo questo confronto perché secondo uno dei pionieri dell'economia del cambiamento climatico, William Nordhaus, anche se tutti i governi del mondo implementassero una carbon tax da manuale, il guadagno netto per l'umanità sarebbe di... rullo di tamburi per favore... $3,000 miliardi. In altre parole, uno dei maggiori esperti mondiali dell'economia del cambiamento climatico stima che la differenza per l'umanità tra (a) l'implementazione di una carbon-tax e (b) non fare assolutamente nulla, è lo stesso risultato che DeLong ha stimato per quanto riguarda il TPP.

Per essere più precisi, i $3,000 miliardi stimati da Nordhaus provengono dalla taratura del suo modello noto come Dynamic Integrated Climate-Economy (DICE). (I numeri sono aumentati sin dal 2008, ma ho studiato la sua calibrazione nel dettaglio.) Si noti che questa non è una simulazione "negazionista" e rifiutata dagli scienziati seri. Al contrario, il modello DICE di Nordhaus è stato uno dei tre scelti dall'amministrazione Obama quando ha istituito un gruppo di lavoro per valutare i danni monetari causati dalle emissioni d'anidride carbonica. Per aiutare il lettore a comprendere i compromessi che si trova ad affrontare l'umanità quando si parla di cambiamento climatico, permettetemi di riportare la tabella 4 dal mio articolo sull'Indipendent Review:




La tabella mostra le stime di Nordhaus (effettuate nel 2008 sulla base delle valutazioni scientifiche dell'epoca) sui benefici netti dei vari approcci politici possibili riguardo il clima. La prima riga mostra cosa succede se i governi non fanno nulla. Ci saranno $22,550 miliardi di danni ambientali, ma nessun costo economico nel conformarsi alle normative, per un danno totale di $22,590 miliardi.

Al contrario, se i governi di tutto il mondo implementassero la carbon tax raccomandata da Nordhaus, il mondo si risparmierebbe circa $5,000 miliardi in danni ambientali futuri, mentre la produzione economica futura sarebbe inferiore di $2,200 miliardi a causa della carbon tax. Tirando le somme, l'umanità subirebbe danni totali per $19,520 miliardi, il che significa che il mondo sarebbe più ricco di $3,070 miliardi con la carbon tax mondiale (perché $22,590 - $19,520 = $3,070).

Il concetto di compromesso è cruciale nel modo di pensare economico. Ogni possibile politica — tra cui quella di non fare nulla — porta con sé dei costi. Ma il pubblico tende ad interessarsi solo ad una serie di costi, non alla gamma completa. Ad esempio, come mostra la tabella precedente, la politica climatica sbagliata può essere molto, molto peggio del non fare nulla. Nordhaus ha valutato il suggerimento di Al Gore di ridurre le emissioni del 90%, e ha stimato che l'umanità sarebbe più povera di $21,000 miliardi rispetto al non fare niente — un danno netto sette volte maggiore rispetto ai benefici netti dell'approccio da manuale.

Il mio punto qui non è quello di elogiare i numeri di Nordhaus. (Il mio articolo sull'Indipendent Review era una critica del suo modello.) Voglio semplicemente sottolineare che anche uno dei modelli alla base del cosiddetto consenso sul cambiamento climatico, dimostra che questa non è affatto una crisi planetaria, come invece suggerirebbe la retorica di Smith e di altri. I numeri reali sono simmetrici a quelli degli accordi commerciali — e nessuno pensa che il destino del pianeta penda dall'approvazione di un accordo commerciale.

Più in generale, quello che la maggior parte degli economisti non sono riusciti a trasmettere al pubblico è che le politiche sul cambiamento climatico influenzeranno (al meglio) le cose al margine. La tabella di Nordhaus lo illustra molto bene. La carbon tax non elimina i danni dei cambiamenti climatici predetti dalle sue simulazioni al computer. Al contrario, la carbon tax li riduce da circa $23,000 miliardi a $17,000 miliardi. Il motivo per cui non ha senso emanare una carbon tax più aggressiva è che il danno (marginale) per l'economia supererebbe il beneficio (marginale) per l'ambiente. Ci sono diverse politiche nella tabella che possono ridurre i danni ambientali sotto la soglia dei $17,000 miliardi, ma danneggerebbero a tal punto l'economia che possiamo considerarli approcci scartabili.

E' comprensibile che i "non economisti" non riescano ad impiegare analisi marginali e si lascino trasportare da una retorica esagerata quando hanno di fronte qualcosa di così controverso come la politica sui cambiamenti climatici. Tuttavia, anche troppi economisti professionisti hanno ceduto a questa cattiva abitudine, tra cui non solo Smith, ma anche Krugman e molti altri.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché l'ingegneria finanziaria perirà

Mer, 29/07/2015 - 10:06

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Venerdì scorso il Bureau of Labor Statistics (BLS) ha riferito, tra le altre cose, che ad aprile l'occupazione a tempo pieno è scesa di 252,000 unità rispetto al mese precedente. Inoltre la produzione settimanale dei lavoratori è salita per la grande somma di 67 centesimi (0.1%) al netto dell'inflazione e delle tasse.

Ma perché l'ennesima conferma di un mercato del lavoro morto dovrebbe impedire ai robo-trader di scatenarsi ancora un altro po'?

In realtà, questo spettacolo macabro di salari morti e asset finanziari su di giri va avanti da diversi decenni. E' un trend ormai evidente, offuscato solamente dalla polarizzazione implacabile dei media mainstream e dalla narrativa di Wall Street e Washington.

Ma il mercato azionario a tutto gas può servirci a capire una cosa: come l'ingegneria finanziaria delle banche centrali non abbia fatto altro che generare una crisi in quel che resta del capitalismo americano.

Per quanto riguarda Main Street, non si tratta affatto di una lenta ripresa da una misteriosa crisi finanziaria che nel settembre 2008 è sbucata da una cometa schiantatasi sulla Terra.

Ahimè, per tre decenni il salario settimanale a dollari costanti dei lavoratori a tempo pieno è rimasto piatto. E cerchiamo di essere chiari. Non stiamo parlando di lavoretti svolti da studenti, della paga misera delle mamme che lavorano in nero, o di quei tipi che di tanto in tanto montano i palchi dei concerti.

A dire il vero, secondo gli ultimi dati della Social Security Administration, i numeri di questi posti di lavoro marginali sono cresciuti a dismisura. Sono "autorevoli" rispetto alla maggior parte delle statistiche sfornate da Washington, perché si basano sui libri paga di milioni di datori di lavoro che in genere non trattengono imposte sui fantasmi.

Vale a dire, ci sono circa 50 milioni di posti di lavoro a basso salario (meno di $15,000 all'anno) che nel 2013, come gruppo, hanno ottenuto una retribuzione lorda media di soli $6,000.

A meno che non vi sia una violazione delle leggi sul salario minimo, circa un terzo della forza lavoro degli Stati Uniti, 155 milioni, sta lavorando circa 15 ore alla settimana al prezzo più basso di quello imposto per legge. Chiamatelo pure enorme problema sociale.

In realtà, questi dati non catturano nemmeno la metà della crisi reale. Lo possiamo vedere nel grafico seguente, dove sono rappresentatati i lavoratori "a tempo pieno" definiti dal BLS come lavori di almeno 35 ore settimanali.

Da trent'anni a questa parte i salariati a tempo pieno hanno guadagnato solo lo 0.1% l'anno nella loro busta paga settimanale.

Questo è un errore d'arrotondamento — anche se si ritiene che le bricconate statistiche del BLS abbiano catturato l'inflazione cumulata sin dal 1986. Nel mondo reale, naturalmente, l'inflazione reale è molto più alta. Ciò significa che i salari reali sono diminuiti negli ultimi 30 anni.




Né questa tendenza stagnante dei salari reali rappresenta tutta la storia.

L'ultimo rapporto sui "posti di lavoro" ha anche mostrato che la quota della popolazione in età da lavoro e in possesso di qualsiasi tipo di lavoro — anche un paio d'ore a settimana — è scesa di 10 punti percentuali rispetto al livello raggiunto dopo che negli anni '90 anche le donne sono entrate a far parte (a tutti gli effetti) della forza lavoro.

Inutile dire che, mentre l'economia di Main Street non è andata da nessuna parte, il sistema finanziario è andato su di giri.

Negli ultimi 35 anni, secondo i calcoli del flusso dei fondi della FED, la somma totale del debito nei mercati del credito più il valore di mercato delle azioni è salito da $6,000 miliardi a $95,000 miliardi, o di quindici volte. Invece sin dal 1981 il PIL nominale è aumentato di sole cinque volte.

Si tratta di "finanziarizzazione" in tutta la sua gloria.

La sfera finanziaria era il 212% del PIL nel 1981. Oggi pesa il 537%. Guardate qui:




Il rapporto del 1981 era in realtà la norma storica. Durante i tempi sereni del 1955, per esempio, la somma del debito nei mercati del credito e il valore del mercato azionario era leggermente inferiore al 197% del PIL.

L'elefante nella stanza è rappresentato dai quasi $90,000 miliardi di valore del mercato finanziario nel corso degli ultimi 35 anni. Rappresentano un mucchio d'inflazione — sia per quanto riguarda l'IPC tradizionale, sia per quanto riguarda la nuova inflazione finanziaria inaugurata dalla FED di Greenspan.

In dollari costanti del 2015, nel 1981 il PIL reale era $7,200 miliardi. Ciò significa che è cresciuto di circa 2.5 volte negli ultimi tre decenni, arrivando ai $17,700 miliardi di oggi.

La grande salita del mercato finanziario sin da allora, non è nata dal capitalismo, o dall'avidità umana, o dalla "deregulation". È stata l'opera funesta di una banca centrale canaglia.

Com'è comparsa questa massiccia inflazione nella sfera finanziaria? In una parola, repressione finanziaria e dottrina dell'effetto ricchezza.

Fin dai tempi del panico del Lunedì Nero dell'ottobre 1987, la FED ha cronicamente abbassato il tasso del mercato monetario al di sotto dei livelli di compensazione di mercato. In tal modo ha alimentato carry trade senza sosta.

C'è un record di $485 miliardi di margin debt totale e diverse migliaia di miliardi di pronti contro termine nell'attuale ambiente economico. Ma non è tutto...

L'intero sistema finanziario è stato infettato dai carry trade endemici, eruttati dalla falsificazione del mercato monetario da parte della FED. Ci sono centinaia di migliaia di miliardi di futures, opzioni e contratti non quotati in borsa. Sono intrinsecamente e sistematicamente mispriced a causa dei tassi del mercato monetario ancorati allo 0% negli ultimi 7 anni e ad un tasso artificialmente basso a quello di mercato negli ultimi 30 anni.

Il male economico è sostanzialmente la ZIRP. È il fulcro che riduce il rischio dei carry trade sugli asset finanziari, con prestiti a basso costo a breve termine.

La dottrina dell'effetto ricchezza della FED acuisce solamente queste deformazioni. Cioè, abbassa artificialmente il rischio quando si acquistano asset finanziari con alti livelli di pronti contro termine od opzioni di leva finanziaria. Tale è un artefatto anomalo dell'ingegneria finanziaria in cui crede quasi il 100% dei giocatori d'azzardo, ma viene negata praticamente da tutti gli stampatori monetari.

Ma la prova è nel pudding. Le protezioni contro i ribassi (cioè, le opzioni put sull'S&P 500 nella loro forma più elementare) sono dannatamente a buon mercato, poiché i market maker vogliono raccogliere le monetine da queste assicurazioni. Sanno che la FED è impegnata a tenere a bada il rullo compressore del 10-20%.

Infatti il percorso dell'S&P 500 è qualcosa che non potrebbe avvenire in un libero mercato. Anche uno con fondamentali molto più sani della ripresa degli ultimi sei anni.

In un mercato onesto i giocatori d'azzardo avrebbero dovuto pagare di più per finanziare i loro carry trade. Avrebbero dovuto affrontare una maggiore incertezza sui prezzi, e avrebbero dissipato molti più guadagni dalle loro vincite rispetto a quanto accade nell'attuale sistema governato dai banchieri centrali.

Sin dal 1981 i valori dei patrimoni aziendali sarebbero saliti alle stelle da $1,300 miliardi a $36,500 miliardi — o 28 volte di più — in un libero mercato?

Gettate nella mischia la repressione dei tassi d'interesse da parte della FED nel mercato obbligazionario e otterrete più inflazione finanziaria. Quando il debito ha un prezzo drasticamente al di sotto del suo costo economico, e si riceve un sussidio fiscale per contrarne sempre di più, abbiamo a che fare con una variante del teorema dell'offerta.

Vale a dire, quando il costo del servizio del debito viene abbassato artificialmente, se ne richiede di più — dal settore pubblico e da quello privato. L'attuale propensione dei politici a calciare il barattolo fiscale è una conseguenza diretta della repressione finanziaria.

Si osservi anche l'esplosione delle emissioni di bond societari: nel 1981 ammontavano a soli $550 miliardi, o un mero 17% del PIL. Oggi quella cifra è salita a $11,600 miliardi, o 20 volte di più rispetto a trentaquattro anni fa ed è pari al 65% del PIL.

L'esplosione di nuovi finanziamenti non è finita nell'acquisizione di asset produttivi. Se fosse stato così, il PIL reale sarebbe cresciuto molto più rapidamente del 2.7% registrato nei 33 anni fino al dicembre 2014 e dell'1.1% registrato durante il sottoperiodo dal quarto trimestre del 2007.

Invece il debito è stato utilizzato per l'ingegneria finanziaria. Si tratta in definitiva di uno schema di Ponzi in cui i nuovi prestiti aziendali sono stati utilizzati per ridurre l'ammontare totale di azioni attraverso leveraged buyouts, riacquisti d'azioni proprie, e fusioni e acquisizioni. Di conseguenza i giocatori d'azzardo nei carry trade sono stati in grado di presentare offerte d'acquisto e quindi di ridurre progressivamente l'offerta di azioni.

Non c'è da sorprendersi se la capitalizzazione di mercato degli Stati Uniti per il settore delle imprese è esplosa da $2,000 miliardi nel 1981 a $48,000 miliardi di oggi.

Proprio così. Il valore nominale del debito societario è salito di 24 volte. E tale aumento è avvenuto sin dall'inaugurazione della pianificazione centrale monetaria sotto Greenspan nell'ottobre 1987.

L'economia delle bolle favorisce un'instabilità pericolosa. Non è un caso se la FED di Greenspan abbia essenzialmente gettato la spugna quando nei primi anni '90 ha autorizzato i cosiddetti “sweep accounts” sui depositi bancari. È stata una manovra che ha essenzialmente eliminato gli obblighi di riserva per i conti correnti tradizionali.

Non solo questo significa che adesso le riserve obbligatorie nel sistema bancario sono di un microscopico 0.4% dei depositi, ma l'intero apparato è comunque irrilevante perché le banche rappresentano ormai solo una fonte minore di nuovo credito nel sistema finanziario.

Quello che la macchina gonfia-bolle della banca centrale ha scatenato, è una forma di creazione del credito basata sugli asset.

Le opzioni, i futures e i mercati delle valute, per esempio, si basano su prestiti che sono garantiti da piccole frazioni (1-10%) del valore corrente di mercato della garanzia sottostante. Al salire delle valutazioni, salgono i valori delle garanzie collaterali e cresce anche la leva finanziaria. Si tratta di una pianta di fagioli finanziaria.

Le garanzie collaterali incorporate nel mercato del credito USA, ammontante a $95,000 miliardi, sono molto più pericolose del vecchio prestito bancario a riserva frazionaria pre-1990.

Almeno nel vecchio sistema le autorità di regolamentazione delle banche e i banchieri centrali come Paul Volcker, erano fedeli ad una tradizione bancaria solida e sonante.

Per contro, i banchieri centrali post-Greenspan hanno aperto un vaso di Pandora basato sulla finanza delle ipoteche. Non hanno la minima idea dell'enorme bolla che hanno gonfiato.

Né capiscono che questo mostro da $95,000 miliardi è un vampiro vorace alla ricerca di rendite che fa sembrare Goldman Sachs una piccola e innocua sanguisuga. La comparsa incessante di asset e derivati nel sistema gigante della finanza non ha quasi nulla a che fare con la creazione, o l'allocazione, del capitale per un uso produttivo.

Invece questo bacino gigante da $95,000 miliardi è dove il risparmio onesto delle famiglie e delle imprese viene rubato da hedge fund, dealer, ingegneri finanziari e giocatori d'azzardo che popolano il casinò.

Detto in altro modo, se l'economia americana non fosse mai stata "finanziarizzata" negli ultimi 35 anni e se fosse prevalso ancora oggi il rapporto storico del 200% nel mercato del credito, la dimensione del sistema finanziario sarebbe stata di $35,000 miliardi, e non di $95,000 miliardi. Su un terreno di gioco in cui ci sarebbero stati $60,000 miliardi in meno, non sarebbe stata probabile una presenza inferiore di squali fast money che facevano la cresta nei mercati secondari su azioni, bond, prestiti e derivati?

Forse oggi ci sono 100,000 persone che "vivono alla grande" grazie a questi $95,000 miliardi del casinò. Per contro, secondo i registri salariali della Social Security Administration, nel 2013 c'erano 100 milioni di lavoratori che svolgevano un lavoro retribuito il cui guadagno collettivo ammontava a soli $1,650 miliardi.

Ciò equivale ad una piccola somma di appena $16,500 per lavoratore medio. E non per una piccola fetta della forza lavoro, ma per i due terzi di tutti gli americani con un lavoro.

I lavoratori salariati a tempo pieno sono stati su un tapis roulant per decenni. La retribuzione media per la maggior parte dei lavori è pietosamente bassa. E gli abitanti dell'Eccles Building mantengono il loro piede sull'acceleratore monetario, nonostante abbiano gonfiano una bolla finanziaria da $95,000 miliardi. È un vero vampiro finanziario di cui continuano a negare l'esistenza.

Questo è un chiaro pericolo per il capitalismo americano, distorto da un politburo monetario in balia della propria brama di potere e ipnotizzato dalla propria dottrina.

La tragedia è che nulla può fermarli se non il crollo della bolla gigantesca che hanno gonfiato.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un incubo tormenta i nostri sogni...

Mar, 28/07/2015 - 10:12
Quando si ha a che fare con la guerra al contante, bisogna adottare le adeguate contromisure. Chi è lungimirante ci riesce. Chi è in grado di vedere la proverbiale scritta sul muro crea un bacino idoneo da cui attingere nei momenti di difficoltà. Questo bacino è eterogeneo e deve avere una diversificazione in base alle necessità del singolo investitore. Ci vuole esperienza per ottenere una diversificazione adatta alle proprie esigenze, poiché molti non sanno bene quello che vogliono dal loro bacino di risorse d'emergenza. Di conseguenza tardano a prendere provvedimenti e si lasciano soverchiare dagli eventi. Quindi finiscono come quei babbei che non se ne sono preoccupati affatto di prendere provvedimenti e si ritrovano a fare le file lungo i bancomat. Se volete fare la figura degli sciocchi, questo è quello che vi attende. Qualora doveste prendere provedimenti e c'è una fila dinanzi a voi che sta cercando di prendere gli stessi provvedimenti, questo significa che siete già in ritardo. "Il treno è passato". Guardate ad esempio come il prezzo di Bitcoin è salito in risposta ai controlli di capitali in Grecia. Gli attori di mercato hanno reagito quando era troppo tardi. Per mesi sapevano quali garanzie fornisse Bitcoin alla propria privacy e alla sicurezza dei propri risparmi, eppure hanno atteso così tanto prima di prendere provvedimenti. Sono stupidi? No. Non sanno semplicemente leggere la provarbiale scritta sul muro. Com'è possibile imparare a decifrarla? A questo proposito lo scorso giugno ho pubblicato un manuale che si prefigge il compito di colmare questa lacuna. Potete comprarlo su Lulu in formato .epub o su Scribd in formato .pdf. Come negli scacchi, dovete sempre farvi trovare un passo avanti al vostro avversario.
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di Bill Bonner


Un incubo turba il nostro sonno.

Sognamo quello che diventeranno gli Stati Uniti quando le autorità cancelleranno quasi tre millenni di progresso monetario mettendoci i piedi in testa.

Ecco Peter Bofinger, economista keynesiano tedesco, sulla rivista Der Spiegel:

Con le possibilità tecniche di oggi, monete e banconote sono un anacronismo. Hanno reso i pagamenti incredibilmente difficili, con gente che spreca tempo alla cassa mentre aspetta che la persona davanti riesca a trovare la giusta quantità di spiccioli nelle proprie tasche, e che il cassiere poi dia indietro il resto giusto (piuttosto che prendere la giusta carta di credito, completare la transazione e attendere la verifica).

[...]

Ma il tempo supplementare non è il più grande vantaggio dell'eliminazione del contante. Prosciuga i mercati dal lavoro nero e dal traffico di droga. Quasi un terzo del contante in euro è costituito da banconote da €500. Nessuno ne ha bisogno per fare shopping; le usano i tipi loschi per le loro attività. [Inoltre] sarebbe più facile per le banche centrali imporre le loro politiche monetarie. In questo momento non possono spingere i tassi d'interesse sensibilmente sotto lo zero, perché i risparmiatori accumulerebbero denaro. Se non c'è denaro, il limite dello zero viene eliminato.


Un Ritorno alla Preistoria

Sì, caro lettore, sembra proprio che stiamo tornando indietro nei secoli, a quei tempi bui e sudici della preistoria. Allora il "denaro" non era stato ancora inventato. Utilizzando sistemi di credito rudimentali e il baratto, si commerciava solo con persone che si conoscevano – e su scala limitata. Il capitalismo era impossibile. Il progresso era irraggiungibile. La ricchezza non poteva essere accumulata.

Poi in India, intorno al VI secolo a.C., arrivarono le monete d'argento – denaro reale. Non c'era bisogno di conoscere la persona con cui si facevano scambi. Non si conosceva la sua famiglia, o le sue motivazioni, oppure il suo bilancio.

E non c'era bisogno di tenere traccia di chi dovesse cosa e a chi. Si regolavano semplicemente i conti – in denaro metallico. Questo ha reso possibile il commercio e l'industria moderna.

Questa nuova ricchezza ha anche fornito alle persone un nuovo tipo di libertà. Potevano viaggiare – e pagare per vitto e alloggio con questo nuovo denaro. Potevano investire... e utilizzare questa nuova ricchezza privata per creare ancora più ricchezza.

Potevano anche aumentare gli eserciti... costruire fortificazioni... e sfidare il potere delle classi dirigenti.



“Attività sospette”

Ma ora gli stati stanno cercando di abolire il denaro contante.

Gli economisti vogliono addirittura vietarlo. Ci sono già limiti all'utilizzo dei contanti in molti paesi. In Francia, per esempio, a settembre entrerà in vigore una legge che limiterà i pagamenti in contanti a €1,000 ($1,115). E negli Stati Uniti avere una grande quantità di denaro è già considerata "attività sospetta", oggetto di confisca senza un giusto processo. Proprio così: grazie alle leggi sulla confisca, i federali possono prendere la vostra proprietà senza dovervi incriminare formalmente. Come ha riportato il Washington Post l'anno scorso, la polizia ha portato a termine 61,998 sequestri di denaro contante – per un totale di $2.5 miliardi sin dal 9/11 – senza mandati di perquisizione o rinvii a giudizio.

Perché i federali vogliono eliminare i contanti? Non è ovvio? Vogliono controllare voi e il vostro denaro. Dove l'avete preso? Lo vorranno sapere. Che cosa intendete farci? Vorranno avere voce in capitolo. Potreste usarlo per qualcosa di "losco"?

Accidenti, potreste addirittura sostenere i "terroristi"... evadere le tasse... o comprare un pacchetto di sigarette.

Le possibilità sono troppe per poterle ignorare e gli argomenti sono troppo convincenti per essere fermati. Zero Hedge riassume i "pro":

• Migliorare la base imponibile, poiché la maggior parte/tutte le transazioni potrebbero essere rintracciate dallo stato;

• Limitare sostanzialmente l'economia "parallela", in particolare le attività illecite;

• Forzare le persone a convertire i loro risparmi in consumi e/o investimenti, stimolando così il PIL e l'occupazione.


La Frusta dei Federali

Gli argomenti sono vuoti... ma probabilmente convincenti. E per la prima volta nella storia, i governanti avranno un modo per controllare le persone, bloccando i loro soldi. La moneta elettronica, gestita attraverso un sistema bancario controllato dallo stato, permette ai federali di metterci dove vogliono – con sbarre nelle nostre gabbie e fruste sulle nostre schiene. Tutte le transazioni potrebbero essere soggette ad approvazione e ogni persona saprebbe che i federali potrebbero frustarla in qualsiasi momento.

Sotto la dittatura militare argentina, "scomparvero" circa 13,000 persone. Cioè, vennero prelevate dagli squadroni della morte dello stato, interrogate, assassinate e poi gettate nei fiumi dagli aerei.

È più facile – e più umano – boccare i loro soldi, no? Con la tecnologia moderna di riconoscimento facciale, i federali potrebbero identificare quasi chiunque in qualsiasi ambiente – in un bar, in un incontro pubblico, o ad un bancomat. Poi, con un paio di colpi su una tastiera, i conti potrebbero essere congelati... o confiscati. Il povero cittadino "scomparirebbe" in pochi secondi – incapace di partecipare alla vita pubblica e costretto a rovistare nei bidoni dell'immondizia per rimanere in vita.

Chi avrebbe il coraggio di aiutarlo? Chi avrebbe il coraggio di sostenerlo? Chi avrebbe il coraggio di alzare la voce contro questo nuovo sistema diabolico? Anche loro, verrebbero contrassegnati come indesiderati... e scomparirebbero.

Riuscite ad immaginare un candidato politico che scopre improvvisamente che i suoi sostenitori non hanno più soldi? Riuscite ad immaginare una gola profonda che improvvisamente non ha più niente da dire?



Un Avvertimento dall'Argentina

Stiamo dando i numeri? Ci stiamo preoccupando per nulla?

In Argentina, a seguito di un colpo di stato nel 1976, la giunta militare si occupò dapprima dei rivoluzionari di sinistra – che potevano rappresentare una qualche minaccia per la nazione. Poi, in quella che divenne nota come la "Guerra Sporca", i bersagli cambiarono – studenti, avversari politici, intellettuali, sindacalisti e chiunque fosse sgradito alla giunta. Questo periodo di terrore finì nel 1983, dopo che i generali invasero incautamente le isole Falkland e proclamarono la sovranità argentina su un territorio britannico.

È abbastanza facile condurre in guerra le persone normali – non importa quanto sia idiota il pretesto. Come avevano sperato, gli argentini sostennero i loro soldati. Ma gli inglesi, guidati dalla "Lady di Ferro" Margaret Thatcher, non ricoprirono il ruolo che si aspettavano i generali. Invece di negoziare un accordo, inviarono una task force nel sud dell'Atlantico, tra cui un sottomarino nucleare, due portaerei, 42 aerei da combattimento, una brigata di commandos Royal Marine e una brigata di fanteria. In poche settimane i sommergibilisti inglesi avevano affondato l'incrociatore argentino della seconda guerra mondiale: il Generale Belgrano... mentre i Royal Marines, i soldati della quinta brigata di fanteria e la RAF spazzarono via le truppe argentine mal preparate e mal equipaggiate.

Questa fu un'umiliazione davvero grande per gli argentini. La Union Jack riconquistò le Falkland, la giunta militare venne buttata fuori a calci e le sparizioni finirono.

Gli americani sono più intelligenti degli argentini? I loro uomini politici sono più onesti e più fedeli dello stato di diritto? Il potere corrompe di meno nell'emisfero settentrionale rispetto a quello meridionale?

Ne dubitiamo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Giocatori d'azzardo privilegiati — I veri sciocchi che stanno alimentando la bolla

Lun, 27/07/2015 - 10:03

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Il mese scorso le società statunitensi hanno annunciato programmi di riacquisto d'azioni proprie per l'ammontare di $141 miliardi e nuove operazioni di Fusioni & Acquisizioni per l'ammontare di $243 miliardi. Entrambe le cifre sono da record, e secondo lo zombie-box rapprsentano l'ennesima prova del fatto che gli amministratori delegati sono rialzisti nei confronti delle loro aziende e delle prospettive economiche.

Eppure a me queste notizie fanno venire in mente uno sciame di falene che brulica intorno ad una lampadina. Nel suo ottimo post di ieri, Wolf Richter ci ha mostrato un grafico molto interessante sulle Fusioni & Acquisizioni avvenute sin dall'inizio del secolo.

Allo stesso modo, il tasso dei riacquisti d'azioni proprie per il 2015 è ad un passo dal raggiungere i $1,200 miliardi, frantumando il record del 2007 di $863 miliardi. Sì, in effetti, c'è molto entusiasmo rialzista ai piani alti, con gli annunci settimanali letteralmente fuori controllo.




Questo grafico dovrebbe essere preso come prova del fatto che gli amministratori delegati, ossessionati dalle stock option, non hanno il minimo senso della tempistica. Come ha anche osservato Goldman:

Mostrando una scarsa tempistica di mercato, i riacquisti hanno raggiunto il picco nel 2007 (34% del denaro speso) e sono scesi nel 2009 (13%).
Giusto. Ovviamente non c'è voluto molto per dimenticare la lezione del 2009. Le aziende sono sul punto d'impegnare il 28% del loro flusso di cassa operativo nella bolgia dei riacquisti; e ricordate che questo grafico di Goldman si basa sul flusso di cassa operativo lordo, al netto delle spese in conto capitale o di qualsiasi altro investimento futuro.




Ma c'è molto di più. Il fatto è che, a causa della falsificazione dei prezzi del mercato finanziario da parte delle banche centrali, la tentazione dei piani alti di farsi travolgere dalla mania dei riacquisti — soprattutto con denaro preso in prestito — è decisamente onnipresente; il debito è follemente a buon mercato e le manomissioni di Greenspan/ Bernanke/Yellen hanno reso i mercati azionari il sogno di tutti i giocatori d'azzardo.

Di conseguenza il riacquisto delle azioni proprie in un mercato sempre crescente, vuol dire che non c'è mai un momento di pausa. Cioè, i dirigenti non sono mai costretti a chiedersi il motivo per cui i flussi di cassa vengono sperperati, e i bilanci compromessi, per finanziare acquisti di azioni a, diciamo, il 125% del prezzo di oggi.

Questo è il vero male delle manomissioni della FED. Consentono agli scommettitori di Wall Street e ai robo-trader di mantenere il mercato in una perenne salita, anestetizzando i piani alti contro qualsiasi timore di perdere i guadagni inattesi scaturiti da prezzi delle azioni gonfiati.

Sono 75 mesi ormai che non accade una cosa del genere — un arco di tempo che supera di gran lunga la memoria istituzionale dei dirigenti ai piani alti.




La potenza di questo incentivo perverso non dev'essere sottovalutata. Come ha documentato Jeff Snider, negli ultimi 30 mesi le società dell'S&P 500 con i programmi di riacquisto più aggressivi hanno fatto registrare un aumento del 70% dei loro titoli azionari. Ciò rappresenta il 50% dell'indice nel suo complesso e il 30% dell'intero paniere di titoli NYSE.




Qui sta l'essenza del nostro attuale malessere economico. Nel suo tentativo maldestro di rendere il debito a buon mercato e, quindi, di stimolare investimenti, posti di lavoro e crescita, la FED sta disabilitando uno degli ingredienti più importanti della prosperità capitalistica. Vale a dire, la leadership delle imprese.

In effetti, gli stampatori folli presso l'Eccles Building hanno infettato i piani alti con una dipendenza letale dal gioco d'azzardo nel mercato azionario. In tutti i suoi molteplici aspetti — Fusioni & Acquisizioni, riacquisti d'azioni proprie, scissioni, cartolarizzazioni di asset, rifinanziamenti del debito — l'ingegneria finanziaria aziendale di oggi è solo una delle tante forme di gioco d'azzardo nel mercato azionario. Ed è proprio questo quello che preoccupa i piani alti.

Non c'è da meravigliarsi, quindi, se l'investimento netto reale è crollato e rimane nel seminterrato delle tendenze storiche. E qui non stiamo parlando dei numeri mensili degli investimenti lordi delle imprese, di cui i commentatori nello zombie-box amano chiacchierare quando il numero è buono e accampano scuse quando delude. Anche su questa base, l'investimento lordo delle imprese nel corso degli ultimi 7 anni è stato in media solo dello 0.9% annuo — ben lontano dai tassi storici del 3-4%.

Ma questo tiepido trend di crescita omette di sottolineare una cosa fondamentale: sebbene l'economia americana stia barcollando in avanti, si sta denudando del suo stock di capitale. Quindi ciò che conta è la quantità d'investimento per sostituire i beni produttivi consumati nella produzione corrente, come misurato dagli ammortamenti. L'investimento netto era di $525 miliardi nel 2000 — poco prima che la spesa delle imprese scendesse durante la bolla tecnologica nel 2001-2002.

Nonostante il taglio dei tassi d'interesse da parte di Greenspan durante i 30 mesi dopo il dicembre 2000 (dal 6.5% all'1.0%), gli investimenti netti in beni aziendali produttivi si ripresero solo modestamente, raggiungendo un picco di $475 miliardi nel 2007. La folle stampa monetaria di Greenspan non ha affatto potenziato gli investimenti delle imprese; ha innescato una baldoria intorno ai prestiti ipotecari e una monumentale bolla immobiliare che ha messo in ginocchio l'economia americana alla fine del 2008.

Durante il deliquio risultante, come mostrato di seguito, l'investimento netto reale è affondato a $91 miliardi durante la Grande Recessione. Solo una volta (1975) negli ultimi 42 anni l'investimento netto reale è stato così basso.

Quindi le chiacchiere successive degli economisti di Wall Street e dei media finanziari sulla presunta "ripresa" della spesa in conto capitale, sono solo l'ennesimo esempio di numeri astorici e senza senso che piacciono tanto agli amanti delle bolle finanziarie. La ripresa degli investimenti lordi è stata decisamente scadente, il che significa che nel 2013 l'investimento netto aziendale reale aveva raggiunto solo i $337 miliardi — il 36% inferiore al picco all'inizio del secolo.

Inoltre, il 2013 ha rappresentato il picco di questo ciclo. Da allora sia i flussi di cassa organici sia i finanziamenti incrementali, sono stati riciclati in manovre d'ingegneria finanziaria. Di conseguenza ritengo che l'investimento netto aziendale abbia raggiunto un picco di circa $350 miliardi nel 2014, soprattutto perché le spese lorde in conto capitale sono aumentate solo di poco (6%) rispetto al capitale consumato nella produzione.




Detto in altro modo, nel 2000 gli investimenti netti delle imprese sono stati pari al 4.2% del PIL. E poi sono scesi al 3.2% del PIL nel corso del picco successivo nel 2007; e ora (2014) sono pari a solo il 2.0% del PIL — il livello più basso per un periodo di non recessione nel corso dell'ultimo mezzo secolo.

Inutile dire che il crollo pluriennale degli investimenti netti reali non è dovuto ad un mancato accesso ai capitali. Infatti, le imprese degli Stati Uniti hanno goduto di una vera e propria baldoria di emissioni obbligazionarie sin dalla metà degli anni '90, situazione accelerata ad ogni nuovo ciclo economico.

Dopo il 1995 ci sono voluti 7 anni per generare $4,000 miliardi in emissioni d'obbligazioni societarie; dopo il 2002 ce ne sono voluti 5; e soli 3 dal 2011.




In breve, la drastica repressione finanziaria della FED ha generato tra gli investitori una corsa disperata per rendimenti decenti, tanto che ormai è sparita la funzione tradizionale del mercato obbligazionario.

Vale a dire, i bond manager, gli investitori istituzionali e i fondi comuni affamati di rendimenti, non cavano un ragno dal buco dalle emissioni obbligazionarie. Al contrario, con mercati finanziari relativamente onesti sotto William McChesney Martin (1953-1970) e Paul Volcker (1979-1987), nessuno avrebbe mai preso in considerazione l'emissione di obbligazioni allo scopo di riacquistare azioni o finanziare Fusioni & Acquisizioni. Gli affaristi esuberanti e i costruttori degli imperi aziendali di quei tempi sereni, dovevano usare azioni gonfiate per finanziare le loro acquisizioni dubbie — una forma d'aumento di capitale che metteva a rischio gli azionisti piuttosto che i bilanci delle aziende.

Non più. Le aziende non solo stanno raccogliendo enormi quantità di debito per finanziare l'ingegneria finanziaria, ma stanno anche abbandonando l'uso delle azioni come valuta. E anche questo è parte del gioco d'azzardo alimentato dalla FED.

Perché dovreste diluire la vostra base di azioni e i pagamenti delle stock option, quando esiste una disponibilità illimitata di debito inferiore al 2% per le società d'investimento e inferiore al 3-4% per i crediti spazzatura?

Come documentato nel grafico qui sotto, non vorreste farlo. Proprio mentre le Fusioni & Acquisizioni sono salite ad un tasso annuale di $1,400 miliardi, la quota di offerte finanziate con le azioni è scesa ad appena il 20% rispetto al 50% prima della fine del secolo.




Ma anche questo non cattura la piena portata dell'impatto pernicioso della FED sui piani alti. Una volta la paura di un declassamento delle obbligazioni costituiva una sorta di cintura di castità finanziaria per gli amministratori delegati, i quali sono diventati troppo affezionati alle emissioni di debito per finanziare i loro sogni.

Ma le cose non stanno più così. La corsa disperata per rendimenti decenti e una perenne repressione finanziaria da parte della banca centrale, hanno favorito un'eruzione di emissioni nel cosiddetto mercato obbligazionario ad alto rendimento. Considerando che ci sono voluti 7 anni per raccogliere $550 miliardi nel mercato del debito ad alto rendimento tra il 1996 e il 2002, quasi il doppio di tale ammontare — $975 miliardi — è stato emesso negli ultimi tre anni.




Ma aspettate, come hanno detto in TV la scorsa notte, c'è di più e c'è di peggio. I dati sopra riportati non includono il cugino dei titoli spazzatura — cioè, i prestiti senior a leva. Una quota enorme di questi debiti va a finanziare i progetti dell'ingegneria finanziaria.

Ancora una volta, questo è l'ennesimo depistaggio da parte degli imbonitori. Il loro hobby è quello di ripetere come la velocità di fuga sia ormai un fenomeno reale, perché il livello dei prestiti commerciali e industriali si è ripreso pienamente e ora ammonta a quasi $1,700 miliardi, o il 20% al di sopra del suo picco pre-crisi.

Purtroppo stanno leggendo dai libri di testo keynesiani dei loro nonni. A quei tempi la ripresa era accompagnata da prestiti bancari crescenti per finanziare il capitale circolante e dagli asset a rendita fissa. Ma l'andamento ciclico sin dalla fine del secolo, come illustrato di seguito, ci mostra l'espansione della bolla finanziaria gonfiata dalla banca centrale, oltre agli schemi dell'ingegneria finanziaria che l'accompagnano, e non l'espansione delle capacità delle imprese di produrre beni e servizi.

Infatti, sin dal 2000 i prestiti commerciali e industriali hanno rappresentato la crescita del mercato dei prestiti a leva, non l'offerta tradizionale di credito alle aziende.




Inutile dire che i commentatori keynesiani amanti dei numeri, non riescono a vedere oltre il loro naso. Ciò che interpretano come prova di fiducia rialzista ai piani alti, in realtà è la prova di una profonda deformazione che sta inceppando i motori della crescita capitalista e della prosperità economica.

Vale a dire, la base di capitale proprio delle aziende americane viene sistematicamente erosa dall'ingegneria finanziaria dei piani alti. Mentre lo scopo fondamentale dei mercati azionari è quello di raccogliere capitali per finanziare la crescita, la produttività e l'innovazione, quello che è accaduto fin dall'epoca Greenspan è stato esattamento l'opposto.

Negli ultimi 27 anni sono stati liquidati più di $5,000 miliardi di patrimonio netto. Cioè, l'ingegneria finanziaria — soprattutto i riacquisti d'azioni proprie e le Fusioni & Acquisizioni — ha eroso più capitale proprio di tutte le IPO e le offerte azionarie secondarie messe insieme. Infatti, i mercati azionari sono stati trasformati in bische clandestine che servono solo a mantenere alti i prezzi delle azioni esistenti sul mercato secondario.




Allo stesso tempo, queste stesse politiche di repressione finanziaria delle banche centrali hanno innescato una baldoria nelle emissioni di titoli di debito — più di $9,000 miliardi. Quindi il settore delle imprese ha raccolto un bel mucchio di capitale netto, ma l'ha pompato tutto nella sezione patrimoniale delle cedole fisse.




Questa trasformazione pluriventennale delle imprese statunitensi in muli carichi di debito, non si sarebbe mai potuta verificare in un libero mercato. Invece questa è la politica statale in tutto il suo splendore, e non in senso buono.

Non c'è da meravigliarsi, quindi, se abbiamo visto tre bolle nel mercato azionario negli ultimi 20 anni. Il pesante intervento della FED e la distruzione di un price discovery onesto nei mercati finanziari, hanno sostanzialmente trasformato i piani alti delle aziende americane in una gigantesca bisca clandestina traboccante ingegneria finanziaria.

Così facendo, hanno sottratto massicce risorse di capitale e flussi di cassa aziendali da investimenti produttivi nei mercati secondari. Poi gli speculatori più abili e gli hedge fund hanno catturato guadagni monumentali grazie alla loro capacità di surfare sull'onda infinita delle azioni dei piani alti.

Ma queste sono rendite immeritate. Non c'è da meravigliarsi se la crescita economica reale di Main Street stia morendo e se l'1% a Wall Street si crogiola nei propri miliardi.

Questa è la cruda verità. Nel suo sequestro arrogante e illegittimo di tutto il potere finanziario, la FED ha trasformato i piani alti aziendali d'America in una gigantesca bolla. Sono questi i veri sciocchi che alimentano le bolle finanziarie.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un incidente annunciato: il crash cinese

Ven, 24/07/2015 - 10:06




di Francesco Simoncelli


Nel 2012 scrivevo il seguente articolo: http://francescosimoncelli.blogspot.it/2012/10/stavolta-non-e-affatto-diverso.html
In esso elencavo tutte le deformazioni e le distorsioni che il fenomeno cinese stava producendo. Cos'è cambiato ora, tre anni dopo? I nodi sono venuti al pettine e la Cina sta iniziando a soffrire per quegli errori economici che sono stati accumulati nel corso degli anni. Non avevo alcuna palla di vetro per azzeccare un tale esito. Avevo una visione epistemologicamente chiara delle condizioni economiche in cui versava la terra del capitalismo rosso, e in base a ciò ho spiegato il come e il perché Pechino altro non era che l'ennesimo incidente annunciato. Non è l'unico, ce ne sono altri. Il resto dei PIIGS(F) ad esempio. E non scordiamoci i BRICS, con Brasile e Russia che stanno reggendo il colpo grazie ad un utilizzo smodato della stampante monetaria.

Chiudono la lista gli Stati Uniti. Non siamo ancora giunti alla fine della strada. I pianificatori centrali hanno ancora altre mosse da implementare, tra cui un maggiore dirigismo dell'economia di mercato. Ciò non toglie che il risultato ultimo non sarà la prosperità che tanto si affrettano a decantare i media mainstream quando fantasticano di misure "adatte alla situazione attuale", bensì un default su larga scala per tutti quegli investimenti improduttivi finora apparsi sulla scena economica mondiale.

Questi sono mercati manipolati e i manipolatori non si tireranno indietro davanti a nulla pur di cercare una soluzione che mantenga in auge lo status quo. E' per questo che la notizia contenuta nel link precedente non è così campata per aria oggigiorno. Infatti, nell'epoca pre-Lehman, i massicci stimoli monetari erano qualcosa che tutti consideravano far parte del mondo delle favole economiche. Poi sono diventati realtà.

Questo significa che una volta iniziati, interventi di simile portata non possono essere ridimensionati pena un crollo repentino del paese che li ha adottati. Questo significa che le misure interventiste nell'economia non si fermeranno qui.




La storia della Cina non è tanto diversa da quella del resto delle altre nazioni occidentali, le quali hanno fatto baldoria con una quantità spropositata di credito fiat concesso da posizioni ultra-allentate delle loro banche centrali. Perché queste posizioni erano ultra-allentate? Perché c'era la necessità di nascondere vecchi errori, e questa strada trasforma la ciclicità della correzione di mercato in strutturale. Ebbene sì gente, non è più una questione di liquidare investimenti improduttivi, i pianificatori monetari centrali si sono spinti troppo oltre per salvaguardare quelle entità protette dai loro cartelli.

Stati e banche commerciali sono un coacervo di improduttività e distorsioni economiche, le quali stanno trascinando a fondo l'intero tessuto economico, pezzo dopo pezzo. Se in Europa la BCE sta cercando in qualche modo di esplorare la possibilità di controllare il default della Grecia, il livello d'interconnessione dell'attuale panorama economico rende futile qualsiasi tentativo di "demolizione controllata". Sovra-indebitamento, sprechi e un sistema bancario ombra ultra-stressato sono solo alcuni degli esempi più eclatanti del disastro cinese. La capacità interna si sta saturando rapidamente, ponendo un limite a quando debito possono ancora portare gli ex-agricoltori cinesi. Lo stesso discorso si estende per quanto riguarda i prestiti non performanti all'interno del settore bancario commerciale.




Ciononostante, l'ingegneria finanziaria ha proseguito il suo corso sfornando ulteriori prodotti di dubbia qualità. Uno di questi, ad esempio, sono i WMP (wealth management products). Ovvero, prodotti finanziari studiati appositamente per dare un senso alla miriade di appartamenti vuoti ed altri edefici deserti sul suolo cinese. Essendo abbastanza ostacolata la via dell'investimento estero, i cinesi si ritrovano con poche scelte. Questo significa che sono perlopiù costretti a posizionarsi su asset interni, principalmente emessi dalle banche. Il problema è che questi non sono garantiti dalle banche. Insomma, si è voluto incanalare quanti più attori economici possibile nel mondo azionario e immobiliare per far sopravvivere un giorno più la baldoria del settore delle costruzioni insieme alla filiera d'industrie al seguito (acciaio, ferro, cemento, ecc.) Chiunque stia pensando ad un gigantesco schema di Ponzi, non si sta sbagliando.

Anche perché il maggio scorso la PBOC è andata in soccorso del sistema bancario cinese implementando un LTRO in stile europeo con cui scambiava asset particolarmente tossici con prestiti nuovi e fiammanti. Una strategia equivalente a smorzare un incendio gettandovi sopra ulteriore benzina. In sostanza, con la scusa di stimolare l'economia più ampia attraverso la concessione di nuovi prestiti la cui garanzia sono gli LGB (local government bonds), Pechino non ha fatto altro che incentivare le istituzioni pubbliche locali ad affondare ulteriormente nella leva finanziaria e nei debiti rischiosi che hanno scambiato con la PBOC. Una macchina dell'indebitamento a moto perpetuo a quanto pare, con asset diventati rischiosi che vengono scambiati con liquidità ex novo che può essere utilizzata per finanziare progetti che creeranno quegli stessi asset che sono stati scambiati in prima istanza. Quindi, con la scusa di consentire ai governi locali di allentare la pressione a causa dei loro azzardi passati, la PBOC non ha fatto altro che incrementarli.

Viene veramente da chiedersi se questi tizi siano pienamente in possesso delle loro facoltà mentali. La polvere da sparo con cui è stata inzeppata la terra del capitalismo rosso è qualcosa fuori da ogni parametro storico. Infatti, il problema che abbiamo sotto gli occhi ora non è altro che l'implosione del settore bancario ombra cinese, il quale ha fornito prestiti su prestiti a soggetti insolventi e giocatori in borsa dell'ultimo momento.




Inutile dire che questo pachiderma statale-mercantilista ha riversato l'euforia dal settore finanziario a quello dell'economia di Main Street: aereoporti deserti, centrali commerciali vuoti, ponti verso il nulla, città fantasma, ecc. Il settore delle costruzioni è letteralmente andato fuori controllo facendo spuntare in ogni dove aziende specializzate nella realizzazione di strutture in cemento. In altre parole, la Cina è diventato un serbatoio immenso per diverse commodities come rame, ferro, alluminio, acciaio, cemento, ecc. Tale situazione non ha richiesto molto tempo prima che la capacità di saturazione interna venisse completamente occupata, richiedendo l'esportazione su vasta scala di queste materie prime. Se fino ad ora abbiamo avuto disinflazione dei prezzi, è stato soprattutto grazie agli inventari gonfi che la Cina ha riversato nel mondo. E a quanto pare non vuole smettere di riversare visto che dopo la creazione dell'AIIB, vuole attrarre, attraverso soldi quasi gratis, l'arrivo sul suolo cinese di soggetti esteri che investano nella terra del capitalismo rosso.

Ciò è equivalso ad una sovvenzione a tutti quei paesi che hanno importato materiali dalla Cina. Se oggi diverse aziende occidentali sono potute sopravvivere, è stato anche grazie alla mole d'investimenti improduttivi spuntati sul suolo cinese. Non solo. Ha anche messo fuori mercato quelle aziende occidentali che per anni sono riuscite a sopravvivere grazie agli interventi statali che, attraverso sussidi alle imprese, hanno permesso loro di restare sul mercato e deviare risorse reali. Pensate all'industria dell'acciaio statunitense, ad esempio. Ma come si è affermato poco sopra, questa capacità in eccesso è stata praticamente svenduta sul mercato mondiale avviando le aziende cinesi nel ramo delle costruzioni ad affrontare la triste realtà delle loro scelte: quelli in cui si erano impegnati erano investimenti improduttivi, e il mercato lavora sempre affinché vengano liquidati.

La Cina, uscita dal pantano melmoso del comunismo nel 1978, ha inaugurato un periodo di prosperità all'insegna di un'apertura maggiore ad un mercato più libero. La formula di Deng Xiaoping per la libertà e della crescita economica fu questa: "Essere ricchi è bello". All'emergere dei primi errori economici, invece di lasciare che il mercato operasse una pulizia dell'ambiente economico si è scelto di seguire un'altra formula: "Intervenire centralmente è bello". Inseguendo la ricetta keynesiana, la Cina è arrivata ad avere un debito oltre i $28,000 miliardi e un'economia incagliata a causa delle distorsioni e delle deformazioni causate dal suo interventismo economico viscerale.

Sebbene le forze di mercato possano essere represse, non possono essere eliminate. Infatti, se si vuole conoscere lo stato reale delle cose in un mercato manipolato bisogna rivolgersi al mercato nero. Qui scopriamo, come sempre, che i tassi agevolati a cui il governo cinese offre prestiti per comprare azioni, sono una farsa. Il sistema dei prezzi riflette l'informazione che viene veicolata attraverso le singole azioni degli attori di mercato, e i pianificatori centrali non hanno la minima idea di quali saranno e cosa "diranno" queste azioni. Si preoccupano solo del breve termine. In questo modo mettono in moto eventi al di fuori della loro portata e che non riusciranno a tenere a bada intervenendo ulteriormente sui mercati.

A questo proposito, Gary North riassume egregiamente quello che la Cina dovrebbe fare per inaugurare una nuova era simile a quella inagurata da Deng nel 1978:

Se il governo cinese volesse avere una moneta stabile, dovrebbe licenziare tutti gli economisti della Banca Popolare di Cina e ordinarle di congelare tutti i suoi asset: in questo modo la Cina si arricchirebbe. In secondo luogo, il governo dovrebbe mettere all'asta tutti i beni delle banche statali, che tra l'altro verrebbero chiuse. Poi il governo dovrebbe approvare una legge che autorizzerebbe la proprietà estera di qualsiasi forma di asset in Cina. Scorrerebbe più capitale in Cina. Non intendo dollari. Non intendo sterline. Non intendo euro. Intendo visione imprenditoriale. Gli stranieri inizierebbero ad investire le loro idee all'interno della Cina, perché potrebbero recuperare in qualsiasi momento la loro ricchezza. Questo significa venderla a qualcuno in cambio di moneta digitale o oro.

La chiave per flussi di capitale produttivi è la libertà. È la chiave per attirare i migliori investitori del mondo. Se una nazione ha una società libera, il suo ordinamento giuridico permetterà a chiunque abbia una buona idea di attuarla entro i confini della nazione, e quindi di raccoglierne tutti i proventi. Non importa dove viva la persona. Se vive fuori dai confini della nazione, chi se ne importa? Il punto principale è questo: le persone all'interno dei confini della società libera partecipano a quella produttività che viene generata dalla visione imprenditoriale degli investitori. Ecco come le nazioni diventano più ricche. Attirano la forma più importante di capitale: la visione imprenditoriale.

Perché l'oro si trova sulla soglia di un nuovo mercato toro

Gio, 23/07/2015 - 10:08



Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Greg Canavan


MELBOURNE — Crack!!

Questo è stato il suono che ha fatto il prezzo dell'oro quando venerdì ha rotto il suo sostegno.

Le gold stock hanno subito un duro colpo. L'indice gold bug HUI, che tiene traccia delle grandi imprese nel settore aureo a livello mondiale, è sceso oltre il 5%. Gli alti livelli di debito accumulati durante il boom stanno ora incidendo sulle azioni, mentre il prezzo dell'oro in dollari scende verso il costo di produzione.

Ora ogni uomo e ribassista si aspetta la discesa verso i $1,000 l'oncia. E potrebbe anche arrivare. Dal punto di vista tecnico è qui che possiamo trovare il prossimo grande livello di "supporto", e gli operatori che cercano di fare soldi durante i ribassi faranno del loro meglio per arrivarci.

Quindi cosa c'era dietro il suddetto crack?

Beh, l'attuale ipotesi di un imminente innalzamento dei tassi negli Stati Uniti, non ha aiutato la causa dell'oro. E anche l'annuncio delle riserve auree cinesi ha pesato sul sentimento, aumentate molto meno del previsto.

Come ha riportato MarketWatch.com:

Per la prima volta in sei anni la Cina ha diffuso i dati sulle proprie riserve auree, ma gli investitori dicono che l'ammontare dell'inventario reale resta ancora un mistero.

Venerdì la Banca Popolare Cinese ha pubblicato le cifre relative alle sue riserve d'oro per la prima volta sin dal 2009. Le sue riserve auree ufficiali ammontavano a 53.3 milioni d'oncie, o 1,658 tonnellate, nel mese di giugno.

L'ultima volta che la Cina ha segnalato le cifre ufficiali è stato nell'aprile del 2009. Allora la cifra era pari a 1,054 tonnellate, secondo Ross Norman, CEO di Sharps Pixley.

L'ultimo totale è circa la metà di quello che il mercato pensava che fosse.
Queste non sono questioni importanti. Ma sono state sufficienti per mandare in pezzi il supporto, cosa che ha generato maggiori vendite.

Sul tema delle riserve auree della Cina, il cosiddetto numero "inferiore alle previsioni" non ha sorpreso gli osservatori più esperti, come il nostro Jim Rickards, direttore di Strategic Intelligence.

Già a maggio di quest'anno, Jim ha scritto un saggio in cui ha discusso della Cina e delle sue riserve auree. Ha detto che la Cina vuole entrare "nel club" e per farlo deve giocare secondo le regole.

Le regole del gioco dicono che c'è bisogno di un sacco d'oro per giocare, ma non bisogna magnificarlo o discuterne pubblicamente. Soprattutto non si deve trattare l'oro come denaro, anche se l'oro lo è sempre stato.

I membri del club mantengono il loro oro a portata di mano per ogni evenienza, ma per il resto, lo disprezzano pubblicamente e fanno finta che non abbia alcun ruolo nel sistema monetario internazionale. La Cina sarà chiamata a fare lo stesso. È importante notare che la Cina non agirà nel miglior interesse degli investitori nell'oro; agirà nel suo miglior interesse. [...]

Nel frattempo, entro la fine dell'anno la Cina probabilmente annuncerà l'ammontare reale delle sue riserve auree. Ma non aspettatevi fuochi d'artificio. La Cina ha tre luoghi dove conservare l'oro — Banca Popolare di Cina, PBOC; State Administration of Foreign Exchange, SAFE; China Investment Corp., CIC.

La Cina potrà trasferire abbastanza oro alla PBOC quando sarà pronta e si rivolgerà al FMI affinché permetta allo yuan di far parte dei DSP. Nel frattempo, può ancora nascondere l'oro presso il SAFE e la CIC.
Jim non si aspettava i fuochi d'artificio da questo annuncio, e aveva ragione. Jim è più avanti rispetto alla maggior parte degli analisti dell'oro. Le sue fonti d'intelligence non sono seconde a nessuno.

È decisamente ironico che il deludente annuncio di cui è stata protagonista la Cina, potrebbe essere il catalizzatore che spedirà l'oro sempre più in basso. Ma il mercato opera in modo misterioso.

Dico "spedirà sempre più in basso" perché questo è ciò che sembra che accadrà. Lasciate che vi dica il perché. Nei mercati dei futures, il cosiddetto "denaro gestito" (praticamente dagli hedge fund) sta ora shortando una quantità record d'oro. Essere posizionati "short" significa che si sta scommettendo su un calo dei prezzi.

Potete vederlo nel grafico qui sotto:




Questa è la più grande posizione short nella storia di questo gruppo di trader. Ed è probabile che acquisterà più slancio al diminuire del prezzo dell'oro.

Questo significa che l'oro prezzato in dollari potrebbe scendere ancora di più. Ma un tale calo aggiungerebbe solo benzina al fuoco di un eventuale rimbalzo. Si consideri il seguente commento del trader Martin Armstrong:

In cima, la maggioranza è posizionata long e diventa il carburante per qualsiasi crollo del mercato.

In fondo, si sviluppa l'opposto per tutte le posizioni short. Si accalcheranno per l'oro a $600 e conteranno i loro profitti entrando in tale trade. Diventano il carburante per far salire il mercato, cosa che inizia sempre con un rally per proteggere le posizioni short; le persone cercano di vendere continuamente ad ogni rally, volendo raggiungere quel nuovo minimo, così come le persone al vertice rimangono convinte che un declino sarà seguito da nuovi massimi.

Mentre questo mercato orso dell'oro raggiunge il suo crescendo, e mentre i media mainstream mettono una pietra sulle prospettive dell'oro, tenete presente che siamo in prossimità del fondo con una quantità record di scommettitori che puntano su altre discese di prezzo.

Inoltre tenete a mente che sto parlando del prezzo dell'oro in dollari USA. Come ho sottolineato in numerose occasioni, il prezzo dell'oro in dollari australiani è in un mercato toro. Attualmente viene tradato a $1,535 l'oncia, ed è quasi il 20% al di sopra dei suoi minimi del 2013.

Questo anche grazie ad un dollaro australiano in discesa, il quale sta scendendo più velocemente rispetto al dollaro statunitense.

È vero che si vuole vedere l'oro aumentare in termini di dollari USA prima di diventare troppo entusiasti circa le prospettive a lungo termine dell'oro, ma come vi ho mostrato non siamo troppo lontani da tale punto.

Quindi non ignorate il mercato dell'oro. Ci stiamo avvicinando al punto di massimo pessimismo. La storia ci dice che è sempre un buon momento per farsi coinvolgere.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché la maggior parte dei gold bug e dei blogger si sbaglia sull'oro della Cina

Mer, 22/07/2015 - 10:05
Chiunque creda che la Cina possa inaugurare un nuovo gold standard, o una nuova Bretton Woods, è destinato a ricredersi. Sebbene in passato abbia avuto modo di darlo a vedere, le cose in realtà non stanno così. Perché? Perché non può farlo. Perché non può farlo? Equivarebbe ad un suicidio economico. Significherebbe la fine delle manipolazioni monetarie, o al limite una loro severa riduzione. Significherebbe la fine della sua economia mercantilista. La Cina ha fondato il suo successo su questa strategia. Così facendo, ha anche sottoscritto il suo fallimento futuro. Non è un caso se i suoi possedimenti di IOUSA siano ritornati ad essere quelli dell'aprile dell'anno scorso. La banca centrale cinese acquista dollari per tenere alto il tasso di cambio yuan/dollaro, in modo da sovvenzionare il proprio settore dell'export. Gli USA appioppano quindi il loro debito ai cinesi, tengono bassi i tassi d'interesse sul debito pubblico, fanno finta di essere solvibili e acquistano prodotti quasi gratis provenienti dalla Cina. È una politica stupida, ed è proprio per questo che è mercantilista. La Cina si ritrova per le mani pezzi di carta che rendono virtualmente tassi irrisori il cui capitale non verrà mai ripagato. Nel frattempo i consumatori americani ci guadagnano, poiché si ritrovano più beni di cui disporre rispetto ai cinesi. In pratica, i capitalisti rossi di Pechino sovvenzionano i consumatori americani (beni a basso costo) e i politici americani (più debito/tassi d'interesse inferiori) a scapito della popolazione cinese. Aspettarsi che i pianificatori centrali cinesi mettano fine a tutto questo a favore di una maggiore responsabilità monetaria è illusorio, soprattutto ora che Pechino ha dato dimostrazione di voler continuare il suo sodalizio mercantilista con gli USA. Il suo piano è un soft-landing.
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di James Rickards


Una delle storie più persistenti tra i gold bug e gli operatori di mercato che prevedono il crollo del dollaro, recita:

La Cina e molti mercati emergenti, tra cui gli altri paesi BRICS, sono alla ricerca di una via d'uscita dal sistema a moneta fiat.

Oggi tale sistema è dominato dal dollaro americano. Questo predominio consente agli Stati Uniti d'imporre certi tipi di comportamento in materia di politica estera e di mercati energetici.

I paesi che non rispettano i desideri degli Stati Uniti, si ritrovano fuori dai sistemi di pagamento globali e le loro banche non saranno in grado d'effettuare transazioni in dollari per le importazioni necessarie, o essere pagate per le loro esportazioni. Di recente Russia, Iran e Siria sono state tutte sottoposte a questo trattamento.

Alla Cina non piace questo sistema più di quanto non piaccia alla Russia o all'Iran, ma non è disposta a confrontarsi con gli Stati Uniti.

Invece la Cina sta accumulando silenziosamente grandi quantità d'oro e sta inaugurando istituzioni finanziarie alternative, come l'Asia Infrastructure Investment Bank e la New Development Bank dei BRICS.

Quando sarà il momento giusto, la Cina farà improvvisamente sapere al mondo l'ammontare delle sue riserve auree effettive e contemporaneamente girerà le spalle alle istituzioni di Bretton Woods, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

La Cina coprirà la sua moneta con il suo oro e utilizzerà l'AIIB, la NDB e le altre istituzioni per inaugurare un nuovo ordine finanziario globale.

La Russia e altri paesi saranno invitati a partecipare a questo nuovo sistema monetario internazionale. Di conseguenza il dollaro crollerà, il prezzo dell'oro salirà alle stelle e la Cina sarà il nuovo egemone finanziario globale. I gold bug vivranno felici e contenti.

L'unico problema con questa storia è che le parti più importanti sono sbagliate. Come al solito, la verità è molto più intrigante rispetto alla versione popolare.

Ecco cosa sta accadendo veramente.

Come per la maggior parte dei miti, parte della storia è vera. La Cina sta acquisendo segretamente migliaia di tonnellate d'oro. La Cina sta creando nuove istituzioni di credito multilaterali. Senza dubbio l'anno prossimo, o giù di lì, la Cina annuncerà una revisione al rialzo dei suoi possedimenti ufficiali d'oro.

Infatti Bloomberg News il 20 aprile 2015 ha pubblicato un articolo intitolato “The Mystery of China’s Gold Stash May Soon Be Solved”, scrivendo che "la Cina starebbe preparandosi ad aggiornare e divulgare i suoi possedimenti..."

Ma le ragioni per l'immagazzinamento dell'oro e l'aggiornamento dei dati, non sono quelle in cui crede la blogosfera. La Cina non sta cercando di distruggere il club dei vecchi marpioni — sta cercando di farne parte.

La Cina è consapevole che, nonostante la forte crescita e le dimensioni enormi della sua economia, lo yuan non è pronto per essere una moneta di riserva e non lo sarà nemmeno negli anni a venire.

È vero che l'uso dello yuan è in aumento nelle transazioni internazionali, ma è un uso ancora inferiore al 2% dei pagamenti globali, rispetto al 40+% del dollaro americano.

L'utilizzo della valuta di riserva per saldare i pagamenti è solo una delle sue caratteristiche, e non la più importante. Affinché una moneta diventi valuta di riserva globale, non è tanto importante che venga usata nei pagamenti, piuttosto negli investimenti. Ci dev'essere un mercato obbligazionario liquido denominato nella valuta di riserva. In questo modo, quando i paesi guadagnano la valuta in questione, hanno un posto dove investire il loro surplus.

In questo momento se si guadagnano yuan commerciando con la Cina, tutto quello che si può fare con quel denaro è lasciarlo in un deposito bancario o spenderlo in Cina. Non esiste un grande mercato obbligazionario denominato in yuan in cui investire.

Oltre ad un mercato obbligazionario, è necessario un "sistema di tubature" annesso. Questo include una rete di primary dealer; strumenti difensivi come futures e opzioni; strumenti di finanziamento come pronti contro termine, derivati, canali di liquidazione e di regolamento; e un buono stato di diritto per risolvere le controversie, rassicurare i creditori e trattare con i fallimenti.

La Cina non ha nessuna di queste cose. Quando parliamo dello status di valuta di riserva, lo yuan non è pronto per il debutto.

La Cina, inoltre, non è pronta per lanciare una moneta coperta dall'oro. Anche se ha 10,000 tonnellate d'oro — molto più di quanto ammette attualmente — il suo valore di mercato è solo di circa $385 miliardi. Lo scorso aprile l'offerta di moneta M1 della Cina era di circa $5,400 miliardi. In altre parole, anche se il destino può essere molto favorevole alla Cina, il suo oro ha un valore di circa il 7% della sua massa monetaria.

In passato, i paesi che desideravano avere un gold standard di successo, necessitavano di un 20-40% della massa monetaria in oro per resistere alle corse agli sportelli. La Cina potrebbe ridurre la sua offerta di moneta per raggiungere il livello del 20%, ma questo sarebbe estremamente deflazionistico e getterebbe l'economia cinese in una depressione che farebbe scattare l'instabilità politica. Quindi non accadrà.

In breve, la Cina non può avere una moneta di riserva perché non dispone di un mercato obbligazionario, e non può avere una moneta coperta dall'oro perché non ha abbastanza oro.

Allora, qual è il piano della Cina?

La Cina vuol fare ciò che hanno fatto gli Stati Uniti: conservare uno standard monetario cartaceo, ma rendere la propria moneta abbastanza importante nel mondo della finanza e del commercio affinché il proprio paese possa guadagnare una certa influenza sul comportamento degli altri paesi.

Il modo migliore per farlo è quello di aumentare il suo potere di voto nel FMI e includere lo yuan nel paniere dei diritti speciali di prelievo. Raggiungere questi due obiettivi richiede l'approvazione degli Stati Uniti, perché questi ultimi hanno potere di veto sui cambiamenti importanti all'interno del FMI. Gli Stati Uniti sono in grado di ostacolare le ambizioni cinesi.

Il risultato è una specie di grande patto in cui la Cina otterrà lo status che vuole, ma gli Stati Uniti chiederanno in cambio che la Cina assecondi i loro piani. Questo significa che la Cina dovrà mantenere lo yuan ancorato al dollaro, o in prossimità del livello attuale. Significa anche che la Cina può avere l'oro, ma non ne può parlare. Per "entrare nel club", la Cina deve giocare secondo le regole del club.

Le regole dicono che c'è bisogno di un sacco d'oro per giocare, ma di questo non se ne fa menzione pubblicamente. Per di più l'oro non viene considerato come denaro, anche se lo è sempre stato.

I membri del club mantengono il loro oro a portata di mano per ogni evenienza, ma per il resto, lo disprezzano pubblicamente e fanno finta che non abbia alcun ruolo nel sistema monetario internazionale. La Cina sarà chiamata a fare lo stesso. È importante notare che la Cina non agirà nel miglior interesse degli investitori nell'oro; agirà nel suo miglior interesse.

Inoltre, proprio perché il grande patto è in vista, non significa che sarà facile da siglare. Entrambe le parti cercano di ottenere potere di leva sull'altra.

Pechino ha lanciato una propria banca di sviluppo per mettere pressione al FMI. Il Tesoro USA accusa il Tea Party per i ritardi nell'approvazione dei nuovi voti della Cina al FMI. Nel frattempo la Casa Bianca non fa nulla per rompere l'impasse al Congresso. La Casa Bianca è felice di lasciare fuori la Cina, mentre il gioco continua a porte chiuse.

Nel frattempo, entro la fine dell'anno la Cina probabilmente annuncerà l'ammontare reale delle sue riserve auree. Ma non aspettatevi fuochi d'artificio. La Cina ha tre luoghi dove conservare l'oro — Banca Popolare di Cina, PBOC; State Administration of Foreign Exchange, SAFE; China Investment Corp., CIC.

La Cina potrà trasferire abbastanza oro alla PBOC quando sarà pronta e si rivolgerà al FMI affinché permetta allo yuan di far parte dei DSP. Nel frattempo, può ancora nascondere l'oro presso il SAFE e la CIC.

Probabilmente la Cina sarà ammessa nel paniere dei DSP entro la fine dell'anno. Lungi dal lanciare la propria moneta coperta dall'oro, la Cina riconoscerà che i DSP sono la vera valuta mondiale per quanto riguarda le grandi potenze mondiali.

Perché la Cina vorrebbe rinunciare al denaro fiat più di quanto lo vogliano la FED o la BCE? Tutte le banche centrali preferiscono la cartamoneta all'oro, perché possono stamparla arbitrariamente. Perché rinunciare a tale potere monopolistico?

L'oro resta sempre l'asset più sicuro, e ogni investitore dovrebbe possederne un po' nel proprio portfolio. Il prezzo dell'oro salirà significativamente nei prossimi anni, ma, contrariamente a ciò che si legge nei vari blog, non salirà perché la Cina sta sfidando gli Stati Uniti o perché si sta preparando a lanciare una moneta coperta dall'oro.

Salirà quando tutte le banche centrali, incluse quelle in Cina e negli Stati Uniti, si ritroveranno di fronte la prossima crisi di liquidità, peggiore di quella nel 2008, e i singoli cittadini si rifugeranno nell'oro per preservare la propria ricchezza in un mondo che avrà perso la fiducia nel settore bancario centrale.

Quando accadrà, l'oro fisico potrebbe non essere più disponibile. Il momento per costruire la vostra riserva d'oro personale è ora.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Le grandi banche stanno sopprimendo il prezzo dell'oro attraverso i derivati?

Mar, 21/07/2015 - 10:06




Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.



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di Paul Craig Roberts


In diverse occasioni abbiamo spiegato come gli agenti della Federal Reserve, le bullion bank (principalmente JP Morgan-Chase, HSBC e Scotia), vendano posizioni scoperte short ("naked short") sul mercato dei futures dell'oro (Comex) per ridurre gli aumenti nel prezzo spot. Scaricando così tanti contratti scoperti nel mercato dei futures, si crea un aumento artificiale "dell'oro di carta" e questo aumento dell'offerta spinge verso il basso il prezzo dell'oro.

Questa manipolazione funziona perché gli hedge fund, i principali acquirenti di contratti short, non chiedono la consegna dell'oro alla base dei contratti, risolvendoli invece in contanti. Ciò significa che le banche che hanno venduto i contratti scoperti, non corrono mai il rischio di non riuscire a coprirli. La quantità dei contratti paper gold ("open interest") può superare in qualsiasi momento la quantità d'oro fisico disponibile per la consegna, una situazione che non si verifica in altri mercati a termine.

In altre parole, i mercati dei futures dell'oro e dell'argento non sono un luogo dove la gente compra e vende tali metalli preziosi. Questi mercati sono luoghi dove le persone speculano sulla direzione dei prezzi e dove gli hedge fund utilizzano i futures sull'oro per coprire altre scommesse basandosi sulle formule matematiche che solgono usare. Il fatto che i prezzi dei lingotti siano determinati da questo mercato speculativo, e non dai mercati fisici, dove la gente vende e acquista lingotti fisici, è la ragione per cui le bullion bank possono far scendere il prezzo dell'oro e dell'argento anche se la domanda per il metallo fisico è in aumento.

Per esempio, martedì scorso la Zecca degli Stati Uniti ha annunciato di aver esaurito le monete American Eagle da un'oncia d'argento. Si tratta di una contraddizione della legge della domanda e dell'offerta: la domanda è alta, l'offerta è bassa e il prezzo scende. Tale anomalia economica può essere spiegata solo con la manipolazione dei prezzi in un mercato in cui l'offerta può essere creata con la stampa di contratti cartacei.

Ovviamente c'è in atto una frode e una manipolazione dei prezzi, ma nessuno si scotta. La Federal Reserve e il Tesoro americano sostengono questa frode, in quanto la soppressione dei prezzi dei metalli preziosi protegge il valore e lo status del dollaro come valuta di riserva mondiale, e impedisce all'oro e all'argento di svolgere il loro ruolo di vigilanti contro i problemi finanziari ed economici. La soppressione del prezzo dell'oro sopprime tale allarme, permette il proseguimento delle bolle nei mercati finanziari e permette a Washington d'imporre sanzioni contro quelle altre potenze mondiali la cui valuta non è di riserva.

Abbiamo scoperto che anche i derivati non quotati (OTC) svolgono un ruolo di contenimento dei prezzi e, contemporaneamente, servono a fornire posizioni long a quelle bullion bank che mascherano la loro manipolazione dei prezzi nel mercato dei futures.

I derivati ​​OTC sono contratti creati dalle grandi banche. Si tratta di contratti, o derivati, alla cui base c'è uno strumento finanziario o una merce. Poco si sa su di essi. Brooksley Born, capo della Commodity Futures Trading Corporation (CFTC), durante l'amministrazione Clinton disse che i derivati dovevano essere regolamentati. Tuttavia l'allora presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, il Segretario del Tesoro, Robert Rubin, il Vice Segretario, Lawrence Summers, e il presidente della Securities and Exchange Commission (SEC), Arthur Levitt, tutti agenti delle grandi banche, convinsero il Congresso ad evitare che la CFTC regolametasse i derivati ​​OTC.

L'assenza di una regolamentazione significa l'assenza d'informazioni che possano indicare le finalità per le quali le banche utilizzano questi derivati. Quando JP Morgan è stata indagata per le sue posizioni short riguardanti l'argento, la banca convinse la CFTC che la sua posizione short al Comex era una copertura contro una posizione long costituita da derivati ​​OTC. In altre parole, JP Morgan ha usato i suoi derivati ​​OTC per proteggere il suo attacco al prezzo dell'argento nel mercato dei futures.

Nel corso del 2015, l'attacco ai prezzi dei lingotti si è intensificato, abbassandone i prezzi rispetto a quelli registrati per anni. Durante il primo trimestre di quest'anno, c'è stato un enorme picco nella quantità di derivati legati ai metalli preziosi.




Se queste erano posizioni long che servivano a proteggere le banche da quelle short presso il Comex, perché il prezzo dell'oro e dell'argento sta scendendo?

Altre prove di manipolazione ci arrivano dal continuo calo dei prezzi dell'oro e dell'argento nei mercati futures, anche se la domanda per i metalli fisici continua a salire fino al punto che la Zecca degli Stati Uniti è a corto di monete d'argento da vendere. Le incertezze derivanti dalla situazione greca aumentano l'incertezza sistemica. La risposta normale sarebbe un prezzo dei metalli preziosi in aumento, non in discesa.

La prova indiziaria è che i derivati ​​OTC non regolamentati per l'oro e l'argento non sono protezioni reali contro posizioni short presso il Comex, ma sono strutturati per sferrare un attacco aggiuntivo ai prezzi dei metalli preziosi.

Se questa ipotesi è corretta, significa che sette anni di salvataggi delle grandi banche che controllano la Federal Reserve e il Tesoro USA a scapito dell'economia degli Stati Uniti, hanno minacciato a tal punto lo status del dollaro USA tanto che ormai dev'essere protetto a tutti i costi. Questa protezione prevede tra le altre cose la tolleranza di attività illegali per sopprimere i prezzi dell'oro e dell'argento.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La ridicolaggine dell'economia keynesiana

Lun, 20/07/2015 - 10:12

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Chi dice che non si può ridere in economia? Dave Gonigam di 5-Minute Forecast, dopo aver ascoltato Howard Davidowitz dire "metà dei nostri centri commerciali sparirà nei prossimi 15-20 anni", ha chiesto il perché.

Davidowitz ha risposto: "Questa non è scienza missilistica. I clienti non hanno più soldi!"

Ecco che arriva la battuta divertente di Gonigam: "Oh... quello".

Hahaha! "Oh," pausa ad effetto, "quello". Hahaha! Favoloso! Sta tutto nella tempistica!

Nonostante l'inizio allegro, anche il più scialbo Junior Mogambo Ranger (JMR) dopo una lunga notte di bagordi, avrebbe subito notato che la mia risata apparentemente felice non era altro che un ghigno freddo e pallido; una risata a denti stretti, cosa che si addice ad una situazione in cui la gente (me compreso, accidenti!) ha meno reddito disponibile da spendere.

E' quella Cosa Brutta, Brutta (CBB) di cui la malvagia Federal Reserve non parla mai, venuta alla luce dal crollo di quei carichi di debito che governi, imprese e persone avevano contratto per finanziare il consumo presente ed acquistare asset in sovrapprezzo; tutti acquistati con tonnellate e tonnellate e tonnellate di denaro preso in prestito e creato ex-novo dalla malvagia Federal Reserve, cosa che ha fatto salire i prezzi delle cose.

E non sono solo io quello che è terrorizzato a morte! Forse non se la sta fecendo sotto per la paura come me, ma Mike Maloney di Goldsilver.com ha scritto un saggio che ha attirato la mia attenzione: “Delusional Keynesians Pushing Us Over A Cliff.”

Questo sì che è un titolo di successo! E' il tipo di titolo che avrei usato io se non avessi voluto scrivere Le Solite Vecchie Fregnacce del Mogambo (LSVFM), in quanto trasmette subito questo pensiero: "Ehi! Ha ragione! E' scandaloso! Sicuramente questo saggio di Maloney dev'essere una chiamata all'azione! Sollevatevi tutti, patrioti! Radunatevi e prendete d'assalto Washington DC, sventolando torce fiammeggianti e forconi. Prendete a calci gli idioti presso la Federal Reserve, i keynesiani terrorizzati fuggiranno in preda al panico per andare a rannicchiarsi in qualche vicolo buio e morire di vergogna per aver creduto alle idiozie contenute nell'economia keynesiana; un'infamia aggravata dal fatto che si credevano degli eroi anche quando hanno girato il capo dall'altra parte davanti ai disastri finanziari e alle bolle. Dopo essere peggiorati anno dopo anno dopo anno, i gemiti della sofferenza squillano forte nelle nostre orecchie!"

Beh, che poeta che sono! Soprattutto l'ultima parte, “Dopo essere peggiorati anno dopo anno dopo anno, i gemiti della sofferenza squillano forte nelle nostre orecchie”,  ha un bel ritmo, in modo da farvi capire come sia vero! Tutto vero!

E quando tutta questa faccenda economica andrà in pezzi a causa dell'orribile Federal Reserve, farsela nei pantaloni sarà L'ULTIMA delle preoccupazioni della gente.

Ma, ripeto, potrei essere solo l'ennesimo vecchio spaventato che ha uno scarso controllo dello sfintere e ha letto troppo d'economia e di storia. Ebbene sì, 2,500 anni di saggezza monetaria ci ricordano come l'abuso della stampante monetaria porti solo distruzione e morte.

Data l'idiozia suprema dell'economia keynesiana, e quindi la follia della Federal Reserve, tragicamente prona alla continua espansione della massa monetaria per giustificare deficit e debiti degli stati di tutto il mondo, non è assiomatico che il prezzo complessivo delle cose debba aumentare per assorbire tutto questo nuovo denaro? Dove altro dovrebbe andare?

Beh, per il mio sgomento, si sta facendo strada nel mondo degli affitti dando vita a canoni più elevati e prezzi dei prodotti alimentari più alti (effetti potenziati dai recenti aumenti dei salari minimi). Bloomberg/Businessweek riferiscono che Chipotle Mexican Grill "ha aumentato i prezzi dal 4% al 6% sui suoi burritos di manzo."

Oddio! L'inflazione dei prezzi alimentari! Dopo i burritos non ci vorrà molto prima che anche i tacos salgano di prezzo! Orrore!

E questa valanga di nuovo denaro sta finendo anche in azioni e obbligazioni, tanto che i loro prezzi sono talmente alti da avere una resa nominale pari a zero e il rendimento reale (al netto dell'inflazione) è minore di zero. Meno di zero! Follia!

E con l'indice S&P500 che sfoggia un P/E di 20 e più, il margin debt è a livelli stratosferici. In tempi normali questo rappresenterebbe un Grande Invito alla Cautela (GIC), ma il JMR Phil S mi ha inviato un grafico da chartoftheday.com in cui si vede "come l'investimento nell'S&P 500 negli ultimi sei mesi abbia reso tanto quanto i guadagni dell'indice stesso sin dal 1950. Diavolo, è stato addirittura sfatato il mito ‘sell in May and walk away’ ancora valido per i mercati toro del 1950-56 e 1982-87."

Devo ammettere che questa storia è sempre più impressionante... e con la FED in modalità QE permanente (creando soldi per comprare debito pubblico, azioni, obbligazioni, abitazioni e ammettendo di manipolare ogni altro mercato), con Obama disperato nell'evitare che accada qualcosa di spiacevole prima delle elezioni presidenziali del 2016, con l'area Euro che ha inaugurato il proprio Q€, con le banche centrali del mondo sempre disposte a creare tutto il denaro fiat necessario per comprare tutto ciò che esiste, un mercato azionario a questi livelli è una conseguenza inevitabile.

E con tutti questi disastri in corso, potreste pensare che i prezzi dell'oro e dell'argento si stiano impennando; voglio dire, negli ultimi 2,500 anni è successo ogni qual volta ci si è abbandonati a questa follia monetaria, fiscale ed economica!

Ma i prezzi dell'oro e dell'argento NON si stanno impennando! Jeff Clark del Casey Research ha chiesto a John Williams di ShadowStats "di calcolare il prezzo dell'oro in dollari (secondo gli ultimi dati disponibili) basandosi sul calcolo dell'IPC-U del 1980".

I risultati? "Il prezzo dell'oro si sta avvicinando al fondo del suo mercato orso."

"Infatti", prosegue, "ora l'oro è al di sotto del suo prezzo del 1975, quando ne venne ri-legalizzato il possesso! Questi dati mostrano chiaramente che se misurato secondo un parametro più realistico d'inflazione, l'oro è drammaticamente sottovalutato."

Mi ha battuto sul tempo: acquistare oro e argento per proteggersi. "E con il debito mondiale totale che ha raggiunto i $57,000 miliardi, la necessità di possedere questi metalli è più importante che mai."

E rallegratevi del fatto che per un sacco di persone tutto ciò non è una novità e stanno comprando oro e argento a queste occasioni incredibili. E dal momento che non esiste alcuna prova che abbiano esclamato "Whee! Questa roba dell'investire è facile!" mentre li acquistavano, sono sicuro che in realtà lo stavano pensando perché è una cosa davvero evidente.

E se un incompetente come me può capirlo, allora voi è da tempo che ne siete certi. Whee!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La maledizione dell'euro: valuta corrotta, democrazia svanita

Ven, 17/07/2015 - 10:10

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.
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di David Stockman


L'assurdo show che è andato in onda a Bruxelles durante il fine settimana, è stato il momento finanziario "clou" per l'euro e la BCE. Cioè, è stato il momento in cui i tedeschi — imitando le forze armate americane in quella terribile mattina del febbraio 1968 — hanno dato fuoco alla zona Euro per salvarla.

Un giorno la storia giudicherà........

Secondo il ricordo di un soldato americano sugli eventi del Vietnam, fu il maggiore Booris che disse al giornalista Peter Arnett: "Era necessario distruggere la città per salvarla".

Dopo il massacro della democrazia greca nel prime ore di lunedì mattina, Angela Merkel ha detto la stessa cosa, anche se il suo linguaggio è stato un po' meno esplicito:

Riflette i principi fondamentali che abbiamo seguito per salvare l'euro. Ora bisogna implementare, passo dopo passo, quello che abbiamo concordato questa sera.
Nessuno sano di mente potrebbe pensare che il prestito di altri $96 miliardi ad un paese del tutto fallito, possa avere un qualche senso. Dopo tutto, l'economia greca si è ridotta del 30% sin dal 2008 e sta soffocando sotto un debito pubblico da $400 miliardi.

Tale cifra scaturisce dal fatto che in cima ai $360 ​​miliardi di debito delle amministrazioni pubbliche greche, ci sono almeno altri $25 miliardi incorporati nei prestiti ELA al sistema bancario greco. Quest'ultimo è profondamente insolvente, il che significa che una parte considerevole dei $100 miliardi dei prestiti ELA attualmente in circolazione non è coperta da buone garanzie, ma si tratta semplicemente di un trasferimento fiscale sottobanco da parte della BCE per impedire il naufragio finanziaria della Grecia.

Allo stesso modo, dato il buco ancora più profondo in cui è caduta l'economia greca nel corso degli ultimi sei mesi, gli obiettivi di bilancio estorti alla Grecia con gli accordi di questo fine settimana sono assolutamente ridicoli. Infatti, anche se gli avanzi primari mirati di 1,2,3 e 3.5% del PIL verranno miracolosamente raggiunti nel 2018, ci sarebbero ancora $15 miliardi di deficit di bilancio al netto degli interessi, e molti di più se ci saranno carenze materiali di budget (praticamente una certezza).

Quindi, prima che l'ultima dose di punizione economica della Troika debilitasse ulteriormente la sua economia, la Grecia si ritrova un debito pubblico da $400 miliardi rispetto a $200 miliardi di PIL.

Ecco il punto. La Merkel non ha una risposta migliore se non quella di sganciare altri $96 miliardi in un paese con un rapporto debito/PIL al 200%. E questo dovrebbe salvare l'euro? Sembra di rivedere il maggiore Booris quando sganciò circa 10,000 litri di napalm su Ben Tre per "salvare" la città. In entrambi i casi, è stata messa in moto una macchina mortale, e i funzionari statali stanno implementando meccanicamente e ciecamente una serie di passaggi altamente distruttivi.

Nel caso di specie, la macchina mortale è l'euro e, più precisamente, la banca centrale canaglia a Francoforte. In realtà, il vero male non è una valuta comune di per sé — qualcosa che in realtà l'Europa già aveva prima del 1914, con i tassi di cambio fissi del gold standard. Quest'ultimo, infatti, rappresentava una moneta comune perché i franchi francesi, la sterlina britannica, i fiorini olandesi e il resto delle valute, erano intercambiabili ad un tasso costante — un accordo che ha contribuito a produrre prosperità pluriennale che il vecchio continente non aveva mai visto prima (o dopo).

No, il problema è la stampa di denaro furiosa della BCE. Quest'ultima ha radicalmente falsificato il prezzo del debito, e quindi ha scatenato in tutta Europa un infuso micidiale di falsa crescita economica e poi dissolutezza fiscale quando la bolla è scoppiata dopo la crisi del 2008.

Durante i suoi primi otto anni di vita, la BCE ha ampliato la propria situazione patrimoniale ad un tasso annuo del 14%. Ed è ironico, perché il mandato originale della BCE presupponeva il classico punto friedmaniano della "stabilità dei prezzi".




Ciò non è accaduto, naturalmente, in quanto il livello dei prezzi europei al consumo è aumentato del 21% negli stessi otto anni (2.4% all'anno). Lo zio Milton si sta rigirando nella tomba e infatti aveva preannunciato che l'euro sarebbe stato un disastro.




Quindi piuttosto che fornire la stabilità dei prezzi al consumo, la BCE ha creato una gigantesca offerta artificiale per il debito europeo, così da spingerne i rendimenti ben al di sotto del loro livello economico reale. Cioè, la BCE ha sovvenzionato le emissioni obbligazionarie sovrane dell'Eurozona.

Non a caso, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia e anche la Francia hanno banchettato di cuore. Ma poi la crescita alimentata dal credito falso si è fermata, facendo decelerare bruscamente il tasso di crescita del PIL nominale.

Sin dalla vigilia della crisi finanziaria, il PIL nominale nella zona Euro ha strisciato in avanti ad un tasso annuo dello 0.9%. Ciò rappresenta una riduzione del 75% rispetto al tasso pre-2008 ed è un riflesso del peso schiacciante del debito, delle tasse e del dirigismo del superstato di Bruxelles e delle politiche nazionali dei singoli paesi.




Di conseguenza è diventato evidente che l'Europa stava ignorando la questione fiscale, e che il denaro fiat a buon mercato della BCE aveva praticamente annullato l'obiettivo di un rapporto debito/PIL al 60%. Anche considerando la rettitudine fiscale della Germania e di altri paesi del nord Europa, dopo la crisi finanziaria il rapporto debito/PIL dell'UE-19 è salito costantemente verso il 100%.




C'era semplicemente bisogno di un mercato obbligazionario onesto, uno in cui il prezzo del debito di ciascuna delle 19 giurisdizioni fiscali della zona Euro si basasse sui propri dati di bilancio, sulle proprie tendenze economiche, sulla propria governance fiscale e sui propri rischi. Tali requisiti si sono quasi materializzati quando è scoppiata la crisi del debito greco nel 2009-2010 e sono saliti i rendimenti del debito dei PIIGS.

Ma ciò non è stato altro che l'ultimo sussulto di un mercato obbligazionario reale, perché in breve tempo Bruxelles e Francoforte l'hanno spento in nome della difesa dell'euro. Questo sforzo distruttivo ha preso la forma di una doppia falsificazione.

In primo luogo, Bruxelles e il Fondo Monetario Internazionale hanno inaugurato una falsa camera del debito (ossia, i vari fondi di salvataggio) e al suo interno sono state ammassate centinaia di miliardi di debito sovrano di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo. Ciò è accaduto durante il 2010-2012, quando il debito dei PIIGS è stato oggetto di un furioso e giusto dumping da parte delle banche europee, dei fondi obbligazionari e degli speculatori finanziari, poiché era diventata nettamente evidente la portata della catastrofe economica annidata nei bilanci dei PIIGS.

Col senno di poi, questo crash obbligazionario era un dono degli dei economici. Questo perché di fronte ad una chiusura dei mercati del debito pubblico, ognuno dei PIIGS avrebbe dovuto stilare il proprio piano di solvibilità fiscale senza editti, mandati, ispettori e interventi impiccioni dei burocrati della Troika, e senza i "prestiti ponte" incrementanti i debiti che hanno comportato questi salvataggi.

Detto in altro modo, la disciplina del mercato obbligazionario è pienamente compatibile con la sovranità nazionale e una governance di bilancio democratica. Infatti è un requisito del contesto europeo.

Invece la Merkel è stata ingannata ed è stata indotta a credere che la vendita di obbligazioni era opera degli stessi "speculatori" anglosassoni malevoli che avevano causato la grande crisi finanziaria del 2008. Quindi il superstato dell'UE, le è stato detto, doveva assumersi l'incarico di fare da "banchiere" ai membri fiscalmente più deboli dell'unione monetaria al fine di guadagnare tempo, sconfiggere gli speculatori e preservare la stabilità finanziaria della zona Euro.

Purtroppo la Merkel e la sua cricca sono ignoranti monetari, e quindi si sono bevuti questa favoletta. Così facendo, sono rimasti completamente ciechi davanti ad una realtà fondamentale. Vale a dire, lo scoppio delle varie bolle creditizie nel 2008 e il crash delle obbligazioni europee nel 2010, avevano la stessa causa.

In entrambi i casi la repressione finanziaria della banca centrale aveva causato una sottovalutazione artificiale dei titoli di stato e una corsa disperata alla ricerca di rendimenti decenti (compresi i prodotti ipotecari cartolarizzati e le obbligazioni dei PIIGS). Inoltre ha permesso a Wall Street e agli speculatori di Londra di cavalcare queste bolle finanziarie grazie ad un tasso del mercato monetario soppresso artificialmente. Così facendo, gli speculatori hanno potuto acquistare quei titoli che erano finiti sotto pressione, per poi rivenderli quando le varie bolle sarebbero scoppiate.

In breve, allora c'era bisogno di fermare la mano pesante keynesiana della banca centrale nei mercati del debito e in quelli monetari; permettere ai governi di andare in default; lasciare che i banchieri imprudenti sopportassero le loro perdite; e rimettere i bond vigilantes a capo della disciplina fiscale — uno stato alla volta.

Inutile dire che i salvataggi della Troika hanno avuto l'effetto opposto. Comprimendo gli spread obbligazionari verso un denominatore comune tedesco, hanno distrutto il price discovery e la sovranità fiscale nazionale. I banchieri della Troika, di conseguenza, sono diventati agenti della governance di bilancio, intromettendosi nei minimi dettagli delle contabilità di bilancio nazionali; e sono anche diventati sedicenti riformatori economici, intromettendosi nella trama del commercio nazionale, nei mercati del lavoro e dei prodotti, e nelle pratiche dei debitori.

Questa massiccia intrusione era necessaria per coprire una bugia della Troika: il debito della Grecia e degli altri PIIGS non veniva mutualizzato, e i prestiti e le garanzie rilasciate dai fondi di salvataggio erano i primi cugini dei prestiti ponte che il mutuatario avrebbe dovuto rimborsare.

C'era l'illusione che i mercati orientati dalle "riforme" della Troika, avrebbero scatenato tassi di crescita del PIL più elevati tra i mutuatari, permettendo loro di crescere e poi ripagare i prestiti ponte dopo un periodo di restrizioni di bilancio imposte dall'esterno.

Ciò significa che le misure della Troika non si basavano sul presupposto che "l'austerità" fosse di per sé un tonico politico. Questa è solo una fandonia keynesiana che ha ottenuto risonanza infinita sulla stampa finanziaria — come nel titolo di un articolo di MarketWatch di questa mattina, “Greece offers evidence that austerity doesn’t work”.

A dire il vero, non prova nulla del genere. Dimostra solamente che i burocrati del superstato europeo non possono riprogettare le economie nazionali in misura sufficiente da elevarne i tassi di crescita economica; e consentire, in tal modo, ai mutuatari (stati europei) fiscalmente insolventi di poter ripagare i loro debiti insostenibili. In realtà, questa è solo una variante del delirio degli oratori supply side negli Stati Uniti.

In una certa misura questa forma europeizzata della curva di Laffer, è stata il sottotesto degli accordi dello scorso fine settimana costituito da bulli politici, ignoranti economici e burocrati del superstato di Bruxelles. Ecco come hanno istruito gli sfortunati greci per gestire il loro debito schiacciante da $400 miliardi. Perché, tra le altre cose, la loro missiva finale richiede:

.......adottare riforme del mercato più ambiziose, con un calendario preciso per l'attuazione di tutte le raccomandazioni dell'OCSE, tra cui il commercio domenicale, i periodi di saldi, le proprietà delle farmacie, delle latterie, delle panetterie, nonché l'apertura di professioni macro-critiche (es. traghetti).......
Se non eravate a conoscenza dell'illusione della Troika, avreste potuto pensare che tutta questa cosa fosse una specie di gigantesca farsa. Dopo tutto, i 327 milioni di cittadini della zona Euro-18 stanno davvero dicendo agli 11 milioni di abitanti della Grecia di dover liberalizzare le professioni d'ingegneri, notai, attuari e ufficiali giudiziari, e liberalizzare il mercato degli affitti turistici e dei traghetti? Oppure è solo l'ennesimo tentativo di micro-gestire l'economia di un paese attraverso cavilli burocratici ed editti assurdi?

La ragione per tutta questa ingerenza da capogiro nel commercio locale e nella vita economica, è la curva di Laffer. I greci dovranno ingoiare più abitudini economiche orientate al mercato, affinché la Grecia possa ripagare il suo debito e, quindi, diventare un mulo più robusto mentre si trova sotto le cure della Troika.

Questo è del tutto assurdo. Ma è quello che succede quando un superstato diventa un banchiere fiscale e mente ai suoi elettori sui costi finanziari e sui rischi di quelli che erano a tutti gli effetti dei crediti inesigibili. Infatti, quando si distrugge l'onestà nei mercati obbligazionari, si finisce con una governance stalinista in nome del libero mercato!

Le implicazioni di questa verità sono doppiamente ironiche. In primo luogo, la vera politica della Troika non era "pro-austerità" come ha blaterato continuamente il professor Krugman; in realtà era una versione europea della curva di Laffer — cioè, redenzione fiscale tramite la magia supply side e un denominatore maggiore del PIL per generare un gettito fiscale incrementale e quindi ridurre il rapporto tra debito e reddito nazionale.

La seconda ironia è che quasi tutte le riforme economiche avanzate dalla Troika, sono concetti di libero mercato che possono consentire una maggiore efficienza e produttività nel corso del tempo, e quindi stimolare una torta più grande di reddito nazionale. Il problema è che le leggi cripto-comuniste sul lavoro dell'Italia e della Spagna, i cartelli dei capitalisti clientelari e le restrizioni che ostacolano l'efficienza in Grecia e in gran parte dell'Europa, sono (bene o male) un prodotto del processo democratico.

Come solevano dire i free trader sulle quote protezionistiche e le tariffe, se alcuni parlamenti esteri decidono di riempire i loro porti con pietre per tenere fuori le merci estere più economiche, è un loro diritto essere stupidi; non serve chiudere i porti americani in risposta e punire così consumatori e i mercati nazionali.

Eppure quella stupidità che fa sì che il parlamento greco si aggrappi a restrizioni commerciali alla vendita al dettaglio (vietando sconti e concorrenza, tranne durante i "periodi di saldi" invernali ed estivi appositamente designati), non giustifica la prelazione della sovranità nazionale. Se i greci vogliono legiferare a favore di un basso tenore di vita in cambio di una presunta stabilità sociale — questa è una loro prerogativa democratica.

Detto in altro modo, la zona Euro è un'unione monetaria fallace; non è uno stato sovrano con poteri federali plenari. Pertanto la presunzione di Bruxelles è fondamentalmente sbagliata. Se uno stato sovrano dell'UE non può ripagare i suoi debiti, questi ultimi devono essere ammortizzati o ristrutturati. Con il passare del tempo e il trauma di perdite nei mercati dei titoli di stato, ci sarebbe meno debito emesso e più rettitudine fiscale anche tra le democrazie sociali del vecchio mondo.

L'alleanza franco-tedesca, che ha spalleggiato il sistema dei salvataggi, si è ormai scavata una fossa piena di menzogne e illusioni. Ciò che fa la Grecia — e anche la Spagna, il Portogallo, l'Italia, l'Irlanda e la Francia — dimostra che le nazioni europee quasi-socialiste e dipendenti dal welfare state non riusciranno mai a sbarazzarsi del loro debito eccessivo. Le riforme supply side sono una trappola in termini di capacità di carico del debito, e rappresentano dinamite politica se imposte coercitivamente dall'alto.

Tutto questo è sicuramente più evidente ora, dopo una mezza decade di bullismo della Troika. Ma i banchieri della Troika sono ora intrappolati, perché hanno continuamente mentito ai rispettivi parlamenti sul rischio dei prestiti ponte ai PIIGS e sui salvataggi degli investitori privati che possedevano i loro debiti.

Se la Francia volesse riavere i €72 miliardi che ha prestato alla Grecia (compresa la sua quota di anticipi della BCE), o la Germania i suoi €95 miliardi, o l'Italia i suoi €63 miliardi, o la Spagna i suoi €44 miliardi — i rispettivi governi cadrebbero in men che non si dica. La rivolta nazional-populista incipiente, che sta già ribollendo, sfocerebbe in una cascata precipitosa di sconvolgimenti sociali.




Ed è qui che entra in scena la seconda falsificazione — l'ukase di Mario Draghi. L'Eurozona sarebbe finita a pezzi durante la crisi del 2010-2012, se la BCE non si fosse impegnata in una massiccia monetizzazione dei debiti dei PIIGS — debiti che gli investitori reali non avrebbero voluto neanche a tassi elevati. L'impennata dei tassi rappresentava davvero la rampa per il fallimento, perché questi stati erano semplicemente falliti.

Sì, ci sono voluti quasi due anni affinché la BCE immettesse $70 miliardi mensili nel mercato. Ma questo era irrilevante. I giocatori d'azzardo hanno scommesso che la BCE avrebbe infine iniziato una massiccia campagna d'acquisto di bond e sono stati più che felici di fare front-running alla conseguente bolla obbligazionaria.

Che gli speculatori abbiano cavalcato la bolla di Draghi e incassato centinaia di miliardi di profitti comprando il debito dei PIIGS, per poi rivenderlo di nuovo alla BCE al primo segno di un'incrinatura di tale mercato, è una conseguenza deplorevole della follia monetaria della BCE. Ma il vero male è che i politici ipocriti e spesso corrotti dei paesi periferici, sono stati in grado di dichiarare vittoria senza rettificare in modo significativo la propria insolvenza fiscale.

La Spagna ne è l'esempio lampante. Dopo l'ukase di Draghi, non ha contratto in modo significativo il suo bilancio né implementato una riforma fiscale. Alla fine del primo trimestre del 2015, il PIL reale era ancora il 6% inferiore rispetto al 2008. Di conseguenza il suo rapporto debito/PIL è aumentato notevolmente e ora sta sforando il 100% del PIL.




Inutile dire che tale deterioramento di bilancio — in base al quale il debito pubblico spagnolo è aumentato di $650 miliardi nel corso degli ultimi tre anni e mezzo di "austerità" gestiti da un governo sfacciatamente corrotto e completamente disonesto — non ha avuto alcun impatto sui prezzi dei decennali spagnoli dopo l'ukase Draghi. A marzo di quest'anno il debito dello stato spagnolo quasi-fallito è stato scambiato all'1.0%, a riflesso di una fuga palesemente artificiale del debito pubblico della Spagna dapprima nei parcheggi degli hedge fund, e, infine, nei caveau della BCE.




Non vi è alcuna possibilità di un'onesta governance di bilancio in una democrazia sociale, come quella in Spagna, quando il prezzo del suo debito è palesemente falsificato. Infatti, il governo spagnolo è di nuovo sul mercato con una massiccia emissione da $15 miliardi.

A dire il vero, i commentatori keynesiani e apologeti della BCE stanno ora proclamando che in Spagna va tutto bene — forse come in Grecia lo scorso agosto, quando il suo governo ha emesso debito a 10 anni al di sotto del 5%. Il punto è che il modesto rimbalzo nelle partite correnti della Spagna, nelle cifre relative all'occupazione e al PIL, non rappresenta altro che un errore d'arrotondamento. In Europa arriverà di certo un'altra recessione, e forse più prima che poi. Dal momento che nel 2014 il deficit di bilancio della Spagna era ancora al 5.8% del PIL, com'è possibile che i suoi conti fiscali sopravviveranno ad un'altra recessione?

Infatti non sopravviveranno. I banchieri della Troika invaderanno tutta la Spagna, spegnendo un'altra democrazia europea e alimentando i movimenti popolari radicali come Podemos — proprio come ha già fatto in Grecia.

E non è troppo lontano dalla realtà immaginare una cascata di partiti fortemente statalisti come il suddetto. Tra pochi giorni sarà palesemente evidente che i tedeschi hanno occupato la Grecia, salvo il bivacco effettivo delle truppe in uniforme.

Gli agenti tedeschi/Troika rivendicheranno un vincolo di custodia per ogni aeroporto, stazione ferroviaria, porto, centrale elettrica, rete di distribuzione elettrica, traghetto, bus di linea, attrazione turistica, parco pubblico, foresta e isola ancora sotto il possesso dello stato greco. Anche così, non arriveremo a $50 miliardi in garanzie.

In pochi giorni l'intero sistema bancario della Grecia sarà preso in custodia dalla BCE, il che significa che i suoi depositanti — soprattutto quelli al di sopra del limite di garanzia, €100,000 — si vedranno protagonisti di un bel haircut.

In breve, la Grecia diventerà una colonia di debitori e il suo governo funzionerà come paggio per gli occupanti della Troika. Inutile dire che scoppierà uno sconvolgimento politico e sociale quando diventerà evidente la portata della resa di Tsipras, e il conseguente contagio politico si diffonderà in tutta l'Europa.

A tempo debito, l'euro crollerà e il regime degli stampatori monetari keynesiani di Francoforte sarà ripudiato e smantellato. Ma non prima che la democrazia europea balli con la morte, e la prosperità dell'Europa si estingua per una generazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I prestiti non performanti dell'Italia hanno raggiunto vette mai toccate

Gio, 16/07/2015 - 10:00



Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.



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da Zero Hedge


Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla Grecia, le banche italiane stanno annegando nei crediti inesigibili.

Probabilmente il vero pericolo per l'area dell'euro non è tanto la Grecia, quanto due dei suoi pesi massimi: la Francia e l'Italia. Una piccola nota sulla stampa europea ci ricorda che non tutto va bene, almeno non in uno di questi paesi, soprattutto nel comparto bancario (attualmente questa è una "notizia da ultima pagina", ma ha grande potenziale per passare alla prima).

Dalla nota leggiamo quanto segue:

Roma – A causa della recessione degli ultimi anni e dei fallimenti aziendali, in Italia il totale dei prestiti in sofferenza ha continuato a crescere. Secondo l'associazione bancaria italiana, ABI, le sofferenze erano pari a €193.7 miliardi a maggio, €25.1 miliardi in più rispetto allo stesso mese nel 2014. Si tratta del livello più alto sin dal 1996.

I crediti in sofferenza rappresentano il 10.1% di tutti i prestiti concessi dalle banche italiane, come ha ricordato l'ABI martedì. Il rapporto dell'ABI, inoltre, afferma che le piccole e medie imprese continuano ad essere pressate dai crediti inesigibili, quindi ci vorrà molto tempo prima che le banche possano vedere uno spiraglio di sole in questa brutta situazione. Le aziende italiane sono attualmente alle prese con gli effetti della più lunga crisi economica sin dalla seconda guerra mondiale e spesso non sono in grado di rimborsare i loro prestiti.

Se ci possiamo fidare della nostra calcolatrice, questo significa che i prestiti non performanti nel sistema bancario italiano sono aumentati di circa il 14.9% rispetto allo scorso anno – non un anno di crisi acuto, ciononostante l'economia in Italia ha continuato a contrarsi leggermente.

Come mostra il seguente grafico (purtroppo siamo stati in grado di ottenere questa versione un po' datata), gli NPL italiani erano pari a €165 miliardi nel primo trimestre 2014. A questi si devono aggiungere tutti i tipi di prestiti che sono incagliati o sub-standard, ma non hanno ancora raggiunto lo status "effettivo" di NPL. Sono tutti riassunti sotto il termine di prestiti deteriorati.




Mentre le banche italiane stanno annegando negli NPL, e più in generale nel debito inesigibile (dall'immagine qui sopra possiamo dedurre che il nuovo totale è vicino ai €350 miliardi), il suo governo è sepolto sotto una marea più grande di debiti. Naturalmente il debito del governo è considerato "privo di rischio" nel bizzarro universo in cui siamo entrati da quando la BCE ha deciso di aderire alla folle stampa monetaria globale. Si noti che stiamo inquadrando questa decisione della BCE verso la fine del 2011, poiché i suoi sforzi monetari sono iniziati ben prima del "QE ufficiale" (in precedenza c'è stato il LTRO, il TLTRO, i diversi programmi d'acquisto di bond coperti, un programma d'acquisto di ABS, il SMP e il presunto "OMT").




Tuttavia, l'Italia non è il paese peggiore nella zona Euro quando si parla di prestiti in sofferenza del sistema bancario. Il grafico seguente ci mostra le percentuali di sofferenze bancarie (prestiti in sofferenza da 90+ giorni) sul totale dei crediti bancari in diversi paesi.

Non a caso la Grecia è al primo posto, seguita dall'Irlanda, dalla Slovenia e dall'Italia. Nella maggior parte di questi paesi è stata presa una serie di misure (soprattutto attraverso la creazione di "bad bank") per tenere il problema sotto controllo. L'Italia sembra essere scomparsa dal radar, ma rappresenta una potenziale polveriera – soprattutto una volta che la recente pseudo-ripresa indotta dal pompaggio monetario, imploderà in un altro bust.



Conclusione

Se si pensa alle cose in modo corretto, la Grecia in realtà è solamente uno spettacolo secondario. La zona Euro rimane piena d'incidenti annunciati e alcuni di loro hanno il potenziale per diventare veramente giganteschi. L'Italia ha un doppio problema di debito ed è probabilmente solo una questione di tempo prima che diventi ancora una volta qualcosa di cui preoccuparsi – questo porrebbe le banche del paese in una situazione insostenibile, dato che hanno accumulato una grande quantità di debito sovrano sin dall'inizio del 2012.

Finché la BCE continuerà a pompare ogni mese €60 miliardi di denaro fiat nel sistema, questi problemi riusciranno in qualche modo ad essere tenuti a bada. Tuttavia c'è un prezzo da pagare, poiché il pompaggio monetario distorce i prezzi e falsifica il calcolo economico, che a loro volta portano ad investimenti improduttivi e a consumo di capitale che vengono mascherati da "ripresa economica". La struttura su cui poggia tutto questo debito diventa sempre più debole.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Wall Street, R.I.P.

Mer, 15/07/2015 - 10:08

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Se c'è ancora necessità di una qualche prova per dimostrare come il mercato stia morendo a causa della ZIRP, allora possiamo guardare ai 15 minuti di violenti trading quando è diventato chiaro che la FED non avrebbe aumentato i tassi a giugno. Senza scordarci del rigor mortis monetario — l'ultimo spasmo di qualcosa che è già morto, ma ancora non lo sa.

Certamente le teste di legno sell-side non hanno la minima idea di quello che dicono quando affermano che non esiste una bolla nelle azioni. Perché non ci sarebbe? Perché le valutazioni sono sono in linea con i multipli storici, ci viene detto, e, inoltre, la FED manterrà bassi i tassi d'interesse per molto tempo.

Questo tipo di affermazione è sia vuota che sconsiderata. Con il possibile "rialzo dei tassi" spostato a settembre, i tassi d'interesse del mercato monetario saranno stati bloccati allo zero per 81 mesi consecutivi. Questi lemming pensano davvero che si possa andare avanti ancora per molto — 90 o 100 mesi — senza che i robo-trader si accorgano infine della capitolazione della FED?

Allo stesso modo, non hanno capito che il casinò è saturo di migliaia di miliardi di carry trade i quali inizieranno a sfaldarsi una volta che inizierà la normalizzazione dei tassi d'interesse?

Quando mai gli speculatori si sono ritirati in modo ordinato e, soprattutto, perché l'attuale bolla finanziaria si dovrebbe sgonfiare meno violentemente di quella dotcom nel 2000 e di quella immobiliare/Wall Street nel 2008?

Cioè, dopo anni di acquisti con denaro preso in prestito, pronti contro termine, o opzioni finanziarie, i giocatori d'azzardo a Wall Street presto saranno costretti a vendere per liquidare posizioni che diventeranno sempre meno redditizie man mano che i tassi d' interesse saliranno. In effetti, carry trade negativi sono ormai quasi una certezza.

Oltre a questo, perché mai un investitore dovrebbe lanciare i dadi fino all'ultimo minuto, quando le valutazioni sono già alle stelle e quindi estremamente vulnerabili ad un drastico ribasso? Secondo gli ultimi calcoli del Wall Street Journal, gli utili annuali delle compagnie nell'S&P 500 sono stati di $99/azione.

Questo è importante perché:

  1. rappresenta un calo del 6% rispetto al picco di $106 registrato nel terzo trimestre 2014;
  2. si tratta di una misura onesta degli utili perché la contabilità GAAP è certificata dalla SEC;
  3. significa che il multiplo PE del prezzo di chiusura di oggi è di circa 21.5X, occupando in tal modo la sezione più alta della sua storia.

E questa non è neanche metà della storia. Così come è possibile annegare in un fiume con una profondità media di due piedi, i multipli PE medi possono oscurare i gorghi profondi nascosti negli indici azionari popolari.

È per questo che il grafico qui sotto è importante. A differenza della solita roba sell-side, esamina il multiplo PE mediano, non la media ponderata, per le migliaia di titoli quotati sul NYSE. In una parola, il livello di valutazione non è mai stato così alta sin dal 1950; e il 21X indicato nel grafico è in realtà quasi il 23X sulla base del 10% di guadagno dal giugno 2014.




E qui arriviamo al nocciolo della questione. Anche se fosse vera la tesi secondo cui i multipli PE sarebbero in linea con il trend storico, il punto sarebbe ancora fasullo. Perché i tassi di capitalizzazione riguardo gli utili societari dovrebbero scendere, non salire, in un mondo in cui la crescita sostenibile è praticamente scomparsa; dove i margini di profitto sono ai massimi storici e destinati ad una correzione; e dove i tassi d'interesse non hanno altra via se non quella verso l'alto.

E nonostante la recente agitazione circa la necessità di un doppio pompaggio della stagionalizzazione dei risultati del PIL per il primo trimestre, l'andamento dei fondamentali macro è semplicemente terribile. Per esempio, il tasso di crescita delle vendite reali durante i sette anni sin dal picco pre-crisi, è stato un anemico 1.1% rispetto al 2.5% durante i sette anni dopo il 2000 e al 3.5% nel corso del mezzo secolo dopo il 1950.

Quello che esce da una rapa non è sangue, e ben presto se ne accorgeranno tutti. Allora perché gli utili dovrebbero essere valutati ad un massimo storico quando l'economia americana sta ora crescendo solo ad un terzo del suo tasso storico?

Alla vigilia della crisi nel dicembre 2007, il BLS riferì la presenza di 138.4 milioni di posti di lavoro. Il mese scorso quello stesso numero era di 141.4 milioni, il che significa che sono stati creati solo 3 milioni di posti di lavoro nel corso degli ultimi 88 mesi. Anche in questo caso val la pena ricordare i dati del passato, con i 6 milioni di nuovi posti di lavoro dopo il picco del 2000 e i 13 milioni nei sette anni dopo il 1990.

Inoltre, non solo il tasso di crescita dei posti di lavoro si sta sgonfiando — 34,000 al mese nella cosiddetta ripresa attuale rispetto ai 70,000 e 155,000 al mese negli ultimi due cicli — ma la qualità di cui è composto continua a deragliare.

Vale a dire, l'economia statunitense ha effettivamente perso 2 milioni di postiti lavoro a tempo pieno sin dal dicembre 2007 — da 72 milioni a 70 milioni solo nel rapporto di aprile. Di conseguenza i 3 milioni in più nel conteggio totale, sono interamente attribuibili ad un aumento di 2 milioni nel settore del part-time — ristoranti, bar, vendita al dettaglio e servizi personali — e di 3 milioni nel Complesso SIS (salute, istruzione e servizi sociali) dipendente dalle tasse.




Né i multipli PE da capogiro sono compatibili con l'andamento debole degli investimenti in beni materiali. Il tasso lordo degli investimenti rispetto al picco pre-crisi è inferiore all'1% annuo; e il tasso netto, al netto degli ammortamenti, è ancora il 20% al di sotto del livello del 1999!

Quindi c'è solo una cosa che sta mantenendo il mercato ai livelli esorbitanti di oggi: gli spasmi indotti dalla FED in quei pochi robo-trader che non sono stati ancora scollegati dal supporto artificiale della banca centrale statunitense. Continuano ad agitarsi ogni volta che la FED sembra intenzionata a tirarsi indietro.

Alla fine, però, anche il politburo monetario resterà a corto di scuse e inganni. Quando la liquidità smetterà di scorrere e tutto si acquieterà, ci sarà un pandemonio nel casinò, ed ecco perché.

Negli ultimi 33 anni è stata gonfiata una grande bolla finanziaria nonostante ci siano state tre interruzioni — 1987, 2000 e 2008-09. Di conseguenza, il valore di mercato di azioni, obbligazioni e altri debiti si è disallineato dal reddito nazionale.





Nel 1981 il mercato finanziario era il doppio del PIL. Da allora, il valore di mercato delle azioni aziendali è aumentato del 17X e il debito totale del 20X.

Di conseguenza, oggi i mercati finanziari sono capitalizzati cinque volte al di sopra il reddito nazionale. Questa è una bolla elefantiaca. Ed è per questo che gli spasmi nel mercato, come quelli di ieri, stanno segnalando che il rigor mortis monetario sta rapidamente facendo il suo corso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'oro è (ancora una volta) denaro

Mar, 14/07/2015 - 10:07

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di James Rickards


"Conosco solo due uomini in grado di comprendere il vero valore dell'oro — un impiegato nel seminterrato della Banque de Paris e uno dei direttori della Banca d'Inghilterra. Purtroppo, non sono d'accordo."
— Lord Nathan Rothschild

"Il denaro è l'oro, e nient'altro."
— J.P. Morgan

"Nessuno capisce davvero il prezzo dell'oro, e neanch'io lo capisco appieno."
— Ben Bernanke

Queste citazioni riassumono le perenni titubanze che assillano gli investitori quando devono decidere quale ruolo debba svolgere l'oro nei loro portfoli. Pochi capiscono come valutare l'oro e ancora meno capiscono che l'oro non è davvero un investimento — è denaro. Se si vuole un portfolio volto a conservare la ricchezza, il denaro è un buon punto di partenza.

Dire che l'oro non è un investimento può sembrare strano, soprattutto perché vi consiglio di possederne un po' nei vostri portfoli. Per illustrare questo punto, vi invito a tirate fuori dai vostri portafogli una banconota da un dollaro. Considerate quel dollaro come "denaro", ma non lo considerate come un investimento.

Un investimento ha qualche elemento di rischio e di solito ha un certo rendimento sotto forma d'interessi, dividendi o rendite. Il denaro può essere trasformato in un investimento e utilizzato per comprare azioni, obbligazioni o immobili. Ma come biglietto da un dollaro, è solamente denaro; non ha rendimenti e sarà ancora un dollaro domani o l'anno prossimo.

L'oro è lo stesso. Non ha rendimento. Un'oncia d'oro oggi sarà un'oncia d'oro il prossimo anno e l'anno dopo. Non si trasformerà misteriosamente in due once. Non si arrugginisce, e non cambia forma né colore. È solo oro. Eppure è denaro.

E' vero che il valore dell'oro può cambiare se misurato in dollari. È anche vero che il valore di un dollaro può cambiare quando misurato in euro o once d'oro. Ma questi cambiamenti nel valore relativo non trasformano queste unità monetarie in investimenti; riflettono semplicemente la domanda e l'offerta per diverse forme di denaro.

Se i titolari di euro hanno una preferenza per i dollari, l'euro potrebbe scendere rispetto al dollaro. Se i titolari di dollari, o di euro, hanno una preferenza per l'oro, allora il valore dell'oro potrebbe salire rispetto ad entrambi. Tuttavia, questi cambiamenti riflettono le preferenze mutevoli per le diverse forme di denaro, non un ritorno sugli investimenti.

Che l'oro sia denaro è un fatto che di solito viene ignorato dagli investitori. L'oro viene spesso tradato come un investimento, e si dice che vada "su" o "giù" in dollari così come lo si dice per le azioni. L'oro viene anche tradato come una merce; infatti la sede primaria dei trading per i contratti cartacei dell'oro è il Commodity Exchange, o COMEX.

In tale contesto, l'oro sale in termini di dollari durante i periodi d'inflazione e scende in termini di dollari durante i periodi di deflazione, proprio come altre materie prime, tra cui il petrolio e il rame.

Ecco perché il grafico qui sotto è così affascinante. Confronta il prezzo dell'oro con il Continuous Commodity Index, un indice contenente importanti materie prime che si è mantenuto costante sin dal 1957. L'indice comprende oro, rame, cotone, petrolio greggio, gas naturale e 12 altre materie prime ampiamente tradate.

In tutto il 2014, il prezzo dell'oro ha strettamente seguito l'indice delle materie prime, come ci si poteva aspettare. L'andamento dei prezzi di entrambi ha seguito un trend ribassista, cosa che riflette le forti tendenze deflazionistiche che hanno cominciato a prevalere l'anno scorso. Ma nel mese di novembre questa correlazione si è rotta e l'oro ha cominciato a divergere nettamente dall'indice generale.




Questo non è stato il solo sviluppo significativo alla fine dell'anno scorso. Come mostra il grafico successivo, il ritmo delle spedizioni d'oro effettuate dalla Federal Reserve Bank di New York è aumentato bruscamente tra ottobre e novembre. In questi due mesi oltre 90 tonnellate d'oro sono state spedite dalla FED ai legittimi proprietari all'estero.

Stiamo parlando di più della metà della quantità totale d'oro spedita in un anno intero. L'ultima volta che la Federal Reserve Bank di New York ha fatto una cosa del genere erano gli anni '70.




Però è un errore leggere troppi dati di breve termine come la correlazione oro/CCI, o le spedizioni d'oro da parte della NYFED. Ogni buon analista sa che una correlazione di fattori non ne prova la causalità. Ma questi due grafici suggeriscono che alla fine dell'anno scorso l'oro ha smesso di essere tradato come un investimento, o una merce, e ha iniziato a comportarsi come quello che è sempre stato — denaro.

La fine del 2014 è stato un periodo in cui le materie prime sono diminuite di prezzo a causa della deflazione e del calo delle altre valute nei confronti del dollaro. Il declino delle valute è stato anch'esso un sintomo della deflazione, perché la svalutazione monetaria è un modo per importare inflazione dai partner commerciali al fine di scongiurare la deflazione interna.

Solo tre asset principali sono aumentati fortemente negli ultimi sei mesi: dollari, franchi svizzeri e oro.

La correlazione dollaro/oro è stata più sorprendente, perché sin dal 2011 è stata inversamente proporzionale (con il dollaro che diventava sempre più forte e l'oro sempre più debole). Improvvisamente oro e dollari hanno guadagnato forza rispetto a materie prime, euro, yen, yuan, ecc.

Utilizzando i nostri modelli d'inferenza causale, la prima conclusione che possiamo trarre è che l'oro si stia comportando di nuovo come denaro. Questo potrebbe essere un primo avviso di un guasto nel sistema monetario internazionale a seguito della persistente deflazione e delle guerre tra valute. Gli investitori si stanno muovendo verso rifugi sicuri, e dollari, oro e franchi svizzeri sono in cima alla lista.

Tuttavia, la nostra esperienza e i nostri modelli inferenziali ci suggeriscono che c'è ancora qualcos'altro da dire. I programmi russi e cinesi per acquistare oro sono ormai attivi da anni; questa storia è ben nota ai nostri lettori. Ma queste acquisizioni hanno ormai raggiunto il loro scopo: Russia e Cina hanno un "posto a tavola" nella conferenza monetaria internazionale.

Entrambi i paesi hanno raggiunto gli Stati Uniti in termini di rapporto oro/PIL. Eppure i massicci acquisti d'oro da parte della Russia e della Cina continuano. Può essere che stia succedendo qualcosa di diverso?

Sicuramente Russia e Cina stanno usando l'oro per proteggere il valore dei loro asset primari denominati in dollari. Nel caso della Cina, tali asset sono costituiti da $3,000 miliardi di titoli del Tesoro USA e altri debiti in dollari. Nel caso della Russia, tali asset sono costituiti da petrolio e gas naturale, i quali hanno un prezzo in dollari sui mercati mondiali.

Per la Cina, la protezione è semplice. Se gli Stati Uniti inflazionano il valore del dollaro, la Cina subirà perdite sulle proprie dotazioni di debito ma verranno attutite dai grandi guadagni sul suo oro. Aver convertito una parte delle sue riserve in oro, è stato un buon modo per poter proteggere la propria esposizione patrimoniale in dollari.

Per la Russia, il caso è più contorto. In questo frangente l'Arabia Saudita sta sopprimendo il valore in dollari del petrolio, cosa che fa male alle entrate russe dal momento che il petrolio russo è anch'esso prezzato in dollari USA. Ma negli ultimi anni questa deflazione ha anche mantenuto bassi i prezzi dell'oro.

Quando la Russia vende petrolio a prezzi bassi, converte immediatamente i dollari in oro. Quando tornerà l'inflazione, il prezzo in dollari dell'oro russo salirà, compensando in tal modo i "dollari persi" dalle precedenti vendite di petrolio.

La Cina e la Russia hanno una cosa in comune: entrambe si stanno proteggendo dalla manipolazione del prezzo del petrolio e del dollaro, convertendo le loro esportazioni in oro. Mentre gli investitori potrebbero non aver notato questo sviluppo, non è sfuggito ad alcune banche centrali.

Le banche centrali di Germania, Paesi Bassi e altre nazioni stanno chiedendo il rimpatrio del proprio oro detenuto presso la Federal Reserve, sforzandosi di trovare riparo prima di una crisi monetaria sistemica.

La correlazione tra dollari e oro, la divergenza tra oro e altre commodities, il rimpatrio dell'oro parcheggiato alla FED e i continui acquisti d'oro da parte di Cina e Russia, sono tutti fenomeni visibili dai dati.

Il fatto che l'oro stia cominciando a comportarsi come denaro piuttosto che come una commodity e che la Russia e la Cina lo usino per proteggersi, rispettivamente, dall'esposizione al petrolio e ai titoli del Tesoro USA, non sono altro che conclusioni ragionevoli.

Ma c'è qualcos'altro? Qualcosa che non si evince dai dati? E' possibile che Russia e Cina stiano cercando di monopolizzare il mercato dell'oro?

Lasciando da parte interventi del governo come quello di FDR nel 1933, non vi è mai stato un tentativo riuscito sin da quando ci provarono Jay Gould e "Big Jim" Fisk nel 1869. Anche quella volta il piano non riuscì, perché il Tesoro degli Stati Uniti vendette inaspettatamente grandi quantità d'oro dopo che alcuni insider assicurarono a Fisk e Gould che il Tesoro non avrebbe agito così.

I fratelli Hunt cercarono di monopolizzare il mercato dell'argento nel 1979 e nel 1980. Il loro tentativo fallì quando rottami d'argento, sotto forma di servizi da tè e posate, inondarono il mercato e le variazioni sui cambi aumentarono i requisiti di margine e danneggiarono la capacità degli Hunt di conservare le loro posizioni futures a leva.

Un tentativo russo non poggerebbe su posizioni futures a leva, perché la Russia sta acquistando oro fisico pagandolo con contanti. La Russia è inoltre immune alla regolamentazione degli Stati Uniti; questi ultimi non hanno poteri esecutivi in Russia.

Come nei casi di Gould, Fisk e dei fratelli Hunt, pazienza e furtività sono necessarie all'inizio di una monopolizzazione di successo. La Russia le ha entrambe.

Osserveremo questa storia da vicino e useremo i nostri modelli di deduzione e probabilità inversa per testare questa tesi. Non appena emergeranno i primi segnali di una possibile monopolizzazione del mercato dell'oro da parte della Russia, i nostri lettori saranno tra i primi a saperlo.

Nel frattempo, gli investitori che non hanno già assegnato una parte del proprio portfolio all'oro, hanno ancora tempo per farlo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Si sta avvicinando una tempesta generazionale

Lun, 13/07/2015 - 10:15

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Bill Bonner


Ieri abbiamo dato un discorso di alti principi alla Classe del 2015.

Abbiamo spiegato come i giovani laureati non solo sono gli individui più indebitati nella storia, ma anche coloro che hanno minori probabilità di ripagare i loro debiti.

I salari mediani stanno scendendo sin da quando questi laureati avevano circa cinque anni... lo stesso vale per i tassi della crescita economica.

Oggi continuiamo un discorso che nessuno vorrebbe fare...

Siete eredi di frasi fatte, senza senso, teorie fasulle e miliardi di dollari di debito.

I sistemi, i programmi e le istituzioni che hanno messo in piedi i vostri genitori sono (al meglio) delle truffe. Al peggio, producono risultati contrari ai loro obiettivi dichiarati.

I programmi d'assistenza sociale non aiutano le persone a sfuggire alla povertà; ce la fanno sprofondare ancora di più.

I programmi d'assistenza sanitaria non li fanno restare in salute; li rendono dipendenti dal settore farmaceutico.

La spesa dell'industria della difesa non ci rende più sicuri; finanzia droni, interventi maldestri e omicidi... e crea più nemici all'estero.

Non solo diventiamo più poveri, ma anche meno sicuri.

Tutte queste affermazioni richiedono più tempo di quello che abbiamo per essere spiegate. Ma ecco un piccolo esempio che potreste apprezzare...



25 anni di Povertà

All'epoca del presidente Johnson, il governo statunitense istituì il Federal Direct Student Loan Program per fornire "prestiti ad un tasso d'interesse basso" (allora "basso" significava l'8%) agli studenti.

I finanziatori privati concedono i prestiti, ma ricevono il pieno sostegno dei federali.

L'idea era quella di garantire agli studenti l'accesso all'istruzione superiore... e quindi di guadagnare stipendi più alti. E con tali guadagni ripagare il prestito.

Ora lo Student Loan Program ha il tasso d'insolvenza più alto tra tutte le forme d'indebitamento delle famiglie (mutui ipotecari, prestiti per comprare automobili, carte di credito), avendo superato l'11% del debito totale.

E probabilmente salirà di più... poiché gli studenti contrarranno più debiti. Il debito totale degli studenti aumenterà fino a $3,300 miliardi entro il 2025.

Che cosa faranno se non riusciranno a ripagarlo?

Beh, i federali hanno una soluzione. Il problema è che si trasformerà nella cosa che il programma avrebbe dovuto evitare.

Ecco come funziona...

Fino a quando il vostro reddito è basso, potete effettuare piccoli pagamenti ogni mese. Continuate così per 300 pagamenti e il debito è considerato soddisfatto, non importa quanto poco abbiate pagato.

In altre parole, lo Student Loan Program v'incoraggia a vivere in condizioni di povertà per un quarto di secolo affinché possiate sbarazzarvi del vostro debito studentesco.

Molto probabilmente sarà anche facile.

In primo luogo, perché la maggior parte delle lauree fa ben poco per rendervi più preziosi agli occhi dei datori di lavoro.

In secondo luogo, perché le manovre dei vostri genitori renderanno difficile un qualsiasi avanzamento finanziario.

Il reddito medio familiare – dopo averlo aggiustato all'inflazione – è in calo sin dalla fine degli anni '90. E i lavori buoni sono difficili da ottenere. Oggi, in America, i lavori tra i "capifamiglia" sono diminuiti rispetto al 1999.

E potete scordarvi d'avviare una vostra attività. Il numero delle nuove start-up sta crollando. (La lista dei paesi in cui è più facile avviare un'impresa vede gli Stati Uniti al quarantaseiesimo posto, secondo i dati della Banca Mondiale della settimana scorsa.)

Potete ringraziare i vostri genitori anche per questo. Il sistema è progettato per proteggere le loro prestazioni previdenziali e sanitarie, i loro portfoli azionari e le loro imprese.

Proteggerli contro cosa?

Da voi!

Voi siete il futuro. Voi siete la concorrenza. Voi siete quelli che vorrebbero smuovere le cose e abbattere i muri della burocrazia, delle tasse, del lavoro d'ufficio e della regolamentazione che rendono così difficile avviare nuove imprese, ottenere posti di lavoro buoni e creare ricchezza reale.

Dovreste parlare di rivoluzione – rupudiare i debiti da miliardi di dollari dei vostri genitori e tirarvi fuori dalle loro guerre alla povertà, all'analfabetismo, agli iracheni, agli afgani...

È necessario fermare questi programmi stupidi, inutili e costosi, in modo da poter avere le risorse per pagare i propri programmi e lanciare le proprie guerre stupide.

Dovete sbarazzarvi dei mostri creati dai vostri genitori – milioni di persone improduttive che ricevono soldi dal governo – in modo da potervi permettere le vostre famiglie... i vostri progetti personali... e i mostri di vostra scelta.



Un Sistema Creditizio Suicida

È necessario fermare anche il sistema monetario basato sul credito che avete ereditato dai vostri genitori.

Non lo sapete, vero?

I vostri professori di politica, economia e finanza non ve ne hanno mai parlato, vero?

Ebbene, il sistema è corrotto e autodistruttivo. Funziona solo se si aumenta la quantità di debito nella società – incluso il debito degli studenti.

E funzionerà fino a quando la bolla del debito non diventerà così grande da saltare in aria.

Ma c'è una logica... una logica subdola che vi trasforma in babbei rispetto alle generazioni più anziane.

La spesa a credito favorisce i detentori del capitale... e le persone che possono rivendicare i soldi dello stato.

Lasciatemi spiegare...

Quando lo stato prende in prestito denaro, dà i soldi ad uno zombie affinché li spenda, oppure li spende direttamente.

Di solito il denaro finisce nelle mani di una persona anziana – i vostri genitori, o i vostri nonni – grazie ad una qualche forma di sussidio sociale, pensione, lavoro, contratto, o programma di sostegno.

Quando spendono i soldi, finiscono nelle casse delle corporazioni. Questo aumenta i profitti... e i prezzi delle azioni.

Chi possiede queste corporazioni?

Voi?

No?

E allora chi?

I vostri genitori e i vostri nonni ne beneficiano di nuovo. Sono i proprietari di asset finanziari. Aumentando il credito, spostano la ricchezza reale dal futuro al presente... e da voi a loro.

Questo è denaro che non avete ancora guadagnato.

Ve lo spiego meglio: lo stato prende in prestito un dollaro e lo dà ad uno dei suoi zombie da compagnia. (Potrebbe essere un ricercatore, un tossicodipendente, o qualcuno che fabbrica bombe.)

Il denaro và – in un modo o nell'altro – ad una corporazione che lo registra come una vendita.

Se ha un margine di profitto del 10%, 10 centesimi vengono registrati come profitto. Se vende ad un rapporto P/E di 20 volte, il prezzo delle sue azioni sale a $2. Questo rende il proprietario delle azioni – che potrebbe essere uno dei vostri genitori – due dollari più ricco. (Sto banalizzando... ma per farvi capire il punto.)

Ma ora lo stato è in debito di $1 in più. E chi paga?

Voi!

I vostri genitori e i vostri nonni sono in pensione... e stanno raccogliendo i frutti della previdenza sociale e dell'assistenza sanitaria. Pensano che saranno in grado di vendere le loro azioni... e le loro case... e avranno ancora più soldi da spendere.



È Tempo di Fare Tabula Rasa

Adesso tocca a voi...

Dovete trovare un posto di lavoro in modo da poter pagare le loro prestazioni previdenziali e sanitarie. Dovete pagare le tasse in modo che possano continuare le loro guerre. Dovete acquistare una casa in modo che possano trasferirsi in Florida e andare in pensione.

Dovete votare per i loro candidati... lavorare nelle loro aziende... e pagare i loro conti.

Questa è la prova che dovete affrontare. State arrivando alla fine di un'espansione del credito che dura da 60 anni.

Il debito è cresciuto. L'economia è cresciuta. Noi, i vostri genitori, abbiamo goduto di un'espansione economica iniziata quando siamo nati ed è continuata, con alcune brevi interruzioni, fino a quando siamo andati in pensione.

Siamo usciti dal circuito scolastico con poco o nessun debito. Potevamo avviare imprese con meno impedimenti. Potevamo accendere prestiti per finanziare le nostre imprese e le nostre vite. Potevamo assumere, licenziare, cambiare lavoro... comprare e vendere case... spostarci da un posto all'altro.

Eravamo liberi – e più ricchi – rispetto a voi...

...a meno che non fate tabula rasa dei nostri debiti... delle nostre guerre insensate e dei nostri programmi inutili... dei nostri tentativi di ostacolare il futuro e impedirvi di vivere una vita libera e ricca.

Se non sfidate questa realtà, erediterete i nostri conti, le nostre regole, i nostri limiti, i nostri obblighi, le nostre delusioni, i nostri pregiudizi e le nostre vanità.

Erediterete anche una crisi finanziaria – peggiore della crisi del 2008 – e una lunga depressione economica.

L'espansione del debito degli ultimi 60 anni si trasformerà in una triste contrazione del debito, trascinando l'economia in un'altra Grande Depressione.

O trovate un modo per aggirare, rifiutare, o sgonfiare i debiti dei vostri genitori... oppure perirete sotto il loro peso per il resto della vostra vita.

O vi liberate dalle stupidaggini che i vostri genitori vi hanno messo sulla schiena... oppure vi meriterete quello che vi aspetta.

Congratulazioni, babbei.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Tracciare l'origine della stagnazione intellettuale ed economica dell'Italia

Ven, 10/07/2015 - 10:05




di Francesco Simoncelli


La maggior parte delle volte in cui le persone si interrogano sulla natura tendenzialmente illiberale del nostro paese, non riesce a tracciare una linea continua tra il presente e la causa originale. Prima che nei fatti, un comportamento ha origine nella mente e soprattutto dalle influenze intellettuali. Nel nostro caso possiamo individuare il punto esatto in cui ha avuto origine tale comportamento facendo riferimento ad un particolare momento storico. In realtà ce ne potrebbero essere di più, ma uno in particolare ha rappresentato uno spartiacque monumentale. Tornando indientro fino al XVIII secolo, possiamo affermare che la diffusione delle idee alla cui base c'era l'illuminismo francese, hanno precluso all'Italia l'accesso a quelle provenienti dalla Scozia. Infatti l'illuminismo scozzese diede i natali a giganti del pensiero liberale come Adam Smith e David Hume, mentre l'illuminismo francese lasciò ai posteri i prodromi delle peggiori dittature del XX secolo.



UNA DIFFERENZA SOSTANZIALE

Fino all'inizio del XIX secolo il mondo non conosceva cosa significasse crescita economica. I passi verso il miglioramento delle proprie condizioni erano limitati a brevi sprazzi di benessere, subito affossati da epidemie e guerre. Poi nel diciannovesimo secolo è successo qualcosa che ha sconvolto totalmente le sorti della vita e dell'economia occidentale. Un progresso tecnologico e informativo che ha sballottato le fondamenta sulle quali avevano poggiato sino a quel momento le basi della società. Non fu un passaggio repentino e improvviso. C'è voluto tempo prima di arrivare ad una linea di demarcazione netta tra passato e futuro. È iniziata ad essere tracciata in Olanda nel diciassettesimo secolo, ha continuato ad essere tracciata in Scozia, per essere poi evidenziata in grassetto in Inghilterra e negli Stati Uniti. La professoressa Deirdre McCloskey, nel suo volume Bourgeois Dignity: Why Economics Can't Explain the Modern World, elenca in maniera egregia i motivi per cui l'esplosione del benessere diffuso del mondo moderno ha trovato terreno fertile in quei paesi.

Il mondo sarebbe stato irriconoscibile. In una sola generazione cambiò radicalmente. Una crescita economica composta del 2-3%, mai vista prima di allora, avrebbe fornito all'economia di mercato il modo di far conoscere alle masse quel benessere materiale che fino ad allora era stato ad esclusivo appannaggio delle classi nobili. Cambiarono sostanzialmente due cose: l'informazione e la retorica.

Ai tempi degli antichi Romani l'informazione viaggiava a circa 1 miglio l'ora. All'inizio del 1800 l'informazione viaggiava a 1.4 miglia l'ora. Dall'invenzione del telegrafo la velocità dell'informazione aumentò di circa cento volte al secondo. La retorica invece ha radici che si possono tracciare fino al XVII secolo, precisamente in Olanda dove iniziò a prendere piede un senso di legittimità nei confronti della ricchezza personale derivata dall'imprenditorialità e dalla creatività personale che avrebbe portato a delle innovazioni tecnologiche. Non solo, a questi cambiamenti nel corso del tempo se ne aggiunsero altri due man mano che si diffondevano nel Nord Europa (soprattutto nelle isole britanniche): cambiamento dell'etica, un cambiamento di mentalità alimentato inizialmente dai Calvinisti (la ricchezza personale è legittima); fiducia nel futuro, orientamento verso il futuro.

Il mondo intellettuale e letterario non si tirò indietro. Fu la fucina di idee endemiche che si diffusero fornendo supporto costante alla legittimazione dell'economia di mercato quale mezzo attraverso il quale raggiungere in modo onesto il successo personale. Uno fra tutti fu Daniel Defoe che con il suo personaggio di Robinson Crusoe, oltre a magnificare la propria patria come terra che era riuscita ad avere successo economico grazie alle proprie forze e ai propri commerci, andava a mettere l'accento sulla necessità dell'individualismo nelle questioni sociali come punto di partenza nei rapporti interpersonali tra individui. Ciononostante non si escludeva l'importanza del commercio, fonte primaria per raggiungere i propri fini in accordo con l'ambiente circostante. Sebbene le idee fossero rozze, il cambiamento era nell'aria: la teologia veniva spostata in secondo piano per quanto riguardava le strutture sociali e si prendeva in considerazione la figura dell'uomo come cardine attraverso il quale scaturivano le azioni che interconnettevano gli esseri umani gli uni agli altri.

Il raffinamento delle idee di Defoe provenne da David Hume, il quale, capostipite dell'illuminismo scozzese, nei suoi saggi politici e morali andava ad elogiare il commercio come il mezzo migliore nelle mani degli individui per esprimere le loro azioni. L'austerità morale del passato avrebbe ceduto il passo alla legittimità del lusso e del benessere materiale. Ma il vero cambiamento lo ritroviamo in Adam Smith e più nello specifico nel suo, La Ricchezza delle Nazioni. La miglior difesa dell'economia mercato che si potesse leggere all'epoca faceva riferimento a "linee guida" reali e non utopiche, basate sul fatto che l'umanità è da sempre stata duale e proprio per questo necessitante di illuminazione lungo il suo cammino. Non una strada tracciata, ma un lumicino attraverso il quale raggiungere il miglior risultato possibile in accordo con le scelte individuali altrui. (Infatti per Smith la giustizia consiste nel non fare del male agli altri e rispettarne i diritti di proprietà. La solidarietà è l'ornamento che abbellisce la società umana, non il pilastro che la sorregge la società umana, come scriveva nella Teoria dei Sentimenti Morali.)

Uno dei modi per raggiungerlo, scriveva Smith, era quello di abbandonare le idee mercantiliste volte a sorreggere artificialmente quelle industrie incapaci di soddisfare le necessità degli attori di mercato, e sostituirle con industrie che le avrebbero rimpiazzate e avrebbero concesso alla società standard di vita migliori grazie al miglioramento dell'efficienza con cui sarebbero stati forniti beni e servizi. Non si stancò mai di enfatizzare come i cartelli e i monopoli fossero acerrimi nemici dell'economia di mercato, e più in particolare della concorrenza, mettendo in guardia le persone dal veleno insito in queste pratiche economiche deleterie. A quanto pare questa lezione è stata dimenticata. Oggi, col potere statale diventato onnipotente e la sua spesa pubblica, non riusciremmo più a fare un elenco di come la coercizione statale viene usata per favorire gli interessi di pochi a danno dei molti. Oltre a ciò, si è aggiunta la politica monetaria che protegge le banche commerciali, i sindacati che causano disoccupazione, i sistemi previdenziali che penalizzano e annientano i giovani.

Se volessimo chiederci cosa dovremmo eliminare per rendere il mondo come lo voleva Smith, alla sua epoca sarebbe bastato togliere di mezzo le compagnie, le leggi sul grano, le gilde, ecc. Oggi, oltre a questi problemi più vecchi, dovremmo eliminare le innumerevoli forme di parassitismo legale che  si sono aggiunte.

Ed è questo il problema fondamentale. Perché si sono aggiunte queste forme di "parassitismo"? Perché l'illuminismo scozzese, nonostante i suoi punti epistemologicamente chiari, è finito per essere annebbiato e mistificato nel corso del tempo? Due parole: Rivoluzione francese. I pensatori e scrittori figli dell'illuminismo francese, che facevano sostanzialmente riferimento ad un razionalismo e "perfettibilismo" scientifico, spostarono il fulcro del discorso dall'individuo e le sue azioni individuali alla possibilità di annientare una volta per tutte la scarsità che da sempre aveva oppresso le classi basse della società. Non la creazione di una ricchezza attraverso le proprie capacità e lo scambio, ma una sua acquisizione attraverso l'annullamento delle ingiustizie e "dell'egoismo". Chi aveva la responsabilità di tracciare la linea di demarcazione tra ciò che era giusto e ciò che non lo era? Coloro "illuminati". Ovvero, coloro facenti parte di un gruppo ristretto d'individui praticamente in grado di discernere onniscientemente, a volte con l'aiuto di filosofi, laddove operare un cambiamento arbitrario all'interno del tessuto di mercato.

Nemmeno l'Inghilterra rimase immune da questa diffusa spinta verso una salvezza degli uomini attraverso lo stato. Sebbene tutto il nord Europa, a differenza del sud Europa, venne fondamentalmente pervaso dall'illuminismo scozzese, possiamo trovare alcune sacche intellettuali che cedettero il passo alle idee di matrice francese. Un esempio su tutti è Edmund Burke, il quale, nonostante avesse portato avanti le idee di Smith e Hume in ambito economico, venne persuaso dai principi della Rivoluzione arrivando a sostenere che per far rimettere in carreggiata l'Inghilterra ci fosse bisogno del ritorno delle vecchie istituzioni nobiliari. Non è un caso se Keynes lo prese come modello filosofico per gettare le basi delle sue giustificazioni dell'intervento statale. In poche parole, la filosofia alla base dell'illuminismo francese andava a ribaltare le posizioni che Hume e Smith avevano meticolosamente argomentato: il commercio e lo scambio avevano fornito alla società il modo di evadere dalla tirannia centrale di un gruppo ristretto d'individui. Non solo operava questo ribaltamento, ma rincarava la dose: in nome di una falsa libertà, la società sarebbe tornata ad indossare le pastoie dalle quali si era da poco liberata, consegnando la propria vita nelle mani di una manciata di despoti fanatici.

In questo contesto iniziò ad essere magnificata la figura dello stato piuttosto che la volontarietà del mercato, e più nello specifico la figura dello stato messianico. Rousseau è l'esempio calzante. L'economia di mercato sarebbe stata trasformata, dal punto di vista intellettuale, in una deviazione dalla benevolenza naturale dell’uomo che faceva leva sulla corruzione e sui vizi dei benestanti per mantenere soggiogati i poveri. Insomma, l'economia di mercato sarebbe diventata l’antitesi della prosperità indiviuale e collettiva, la rivoluzione industriale il nemico che ogni intellettuale doveva rigettare. Per i dettagli, è necessario attendere la pubblicazione dei volumi 5 e 6 della McCloskey, The Treason of the Clerisy, 1848-2000: How the Bourgeoisie Became Inauthentic.



STAGNAZIONE NASCOSTA, MA PERENNE

L'Italia fu totalmente pervasa dall'illuminismo francese, rendendola un contenitore sempreverde d'illiberismo e gestione controllata dell'economia di mercato. Infatti, non è un'esagerazione affermare che dal punto di vista ideologico e filosofico, i problemi economici e sociali dell'Italia sono fondamentalmente da ricondursi alla sua repressione degli istinti liberali a causa dell'accettazione dei principi dettatli dall'illuminismo francese. Tali strascichi si sono riverberati nel suo futuro, consegnandoci un paese costantemente prono ad uccidere forme di volontarietà e a fornire fiducia a soluzioni top-down. Dal punto di vista economico, ciò è riscontrabile dalla costante volontà degli attori di mercato di voler consegnare nelle mani di "saggi illuminati" la proverbiale stampante monetaria magica. Ancora oggi la maggior parte delle persone sarebbe disposta a cedere questo privilegio nelle mani dello stato affinché porti prosperità come quella che presumibilmente avvenne nel periodo post-bellico.

È davvero così? La guerra aveva imposto un pesante fardello sulle nazioni europee, soprattutto all'Italia, ma la ricostruzione sembrò ribaltare la situazione. Venne finanziata nei primi anni post-bellici attraverso un'espansione monetaria artificiale. Ben presto il ciclo economico fece il suo corso, mandando fuori controllo l'inflazione che venne tenuta a bada grazie a politiche monetarie restrittive e nuove misure a livello bancario (es. aumento delle riserve obbligatorie). Su questi punti fu fondamentale la posizione autorevole di Luigi Einaudi. Quindi, ricostruire quelle strutture e quegli strumenti di capitale distrutti non concesse un vantaggio commerciale all'Italia, ma gli permetteva di riprendere laddove si era fermata. Questo significava perdita di tempo prezioso che sarebbe stato impiegato per una crescita economica in accordo con i desideri dei consumatori. Questo significa finanziare investimenti attraverso una base di capitale pressoché inesistente.

Lo stesso errore venne commesso negli anni del cosiddetto "miracolo italiano", il quale fu sostanzialmente alimentato da un'espansione artificiale monetaria e da un settore delle esportazioni praticamente arroventato. In quegli anni la domanda estera era preponderante e la tecnologizzazione e l'occupazione legata al settore dell'export rappresentavano la spina dorsale della presunta locomotiva italiana. La domanda estera, tra l'altro, era perlopiù figlia delle stesse politiche monetarie, Stati Uniti in primis. Di contro, le richieste della domanda interna non presentavano particolari esigenze di efficienza, con la possibilità di reclutare manodopera scarsamente qualificata da impiegare con dotazioni di capitale molto ridotte e livelli di produttività molto bassi. In poche parole, l'Italia proseguì la svalutazione della propria valuta cercando di rincorrere la domanda estera e pompando artificialmente il settore delle esportazioni. Oltre a indebolire il paese internamente, non si stava facendo altro che sovvenzionare gli stati esteri dando loro beni in cambio di cartamoneta. Le conseguenze di questi atteggiamenti monetari scriteriati non tardarono ad emergere: alta inflazione, competitività abbattuta, profitti in declino, bilancia dei pagamenti in negativo.

Allorché seguirono politiche monetarie restrittive, che forzarono dolore economico sulla società italiana. L'ottovolante su cui stava viaggiando l'economia italiana le stava impedendo di vomitare solo perché la domanda estera, guidata sostanzialmente dalla ciarlataneria degli insegnamenti keyneisani nel settore bancario centrale, continuava ad influenzare il resto del mondo. Il presunto miracolo italiano, quindi, non era altro che il riflesso delle politiche monetarie estere che invogliavano gli altri paesi a svalutare di conseguenza le loro divise e a pompare in modo spropositato ed improduttivo il settore delle esportazioni. Sebbene il dollaro fosse valuta di riserva mondiale, ciò non impedì al presidente della FED, William Miller, di portare sull'orlo del baratro l'economia statunitense. Il fatto che gli Stati Uniti iniziarono a tirare il freno a mano, si riverberò in tutto il mondo, Italia inclusa.

Questo tranciò di netto il canale delle esportazioni, lasciando l'Italia in balia della sua stampante monetaria per cercare di vendere all'elettorato l'illusione di una crescita economica. Non solo, ma il settore pubblico iniziò ad aprire le sue porte ad una mole gigantesca di nuove unità che, espulse dal settore dell'export, avrebbero attutito i numeri della disoccupazione. Spesa pubblica e debito pubblico iniziarono la loro corsa proprio qui, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80. In questo modo, quelle che erano delle ciclicità legate ad errori economici, sono state rese strutturali all'interno dell'apparato statale. Infatti, per contrastare in qualche modo la contrazione economica, lo stato interviene spendendo in deficit per cercare di compensare la contrazione del credito bancario. Viene completamente soprasseduto che si tratta di errori economici fuoriusciti dalle stesse politiche che si presume siano salvifiche, e in tal modo si rimanda nel tempo la correzione necessaria. Si salvaguardano settori specifici dell'economia per un mero scopo clientelare e si satura l'economia con capacità in eccesso che nel lungo periodo esprime tutta la sua improduttività. L'economia interna diventa meno efficiente e la liquidazione degli investimenti improduttivi diventa un obbligo, mentre il sistema dei prezzi si riallinea con domanda/offerta aumentando i prezzi in quei settori che possono offrire nuove opportunità all'economia in ri-aggiustamento.

Ma l'Italia, incurante delle conseguenze, continuò a spingere il settore bancario commerciale ad ingozzarsi col suo debito pubblico attraverso la Banca d'Italia.




Prima del 1983, la Banca d'italia e lo stato italiano erano una sola cosa, ovvero, i titoli di stato erano un proforma poiché la BdI finanziava il Tesoro italiano attraverso il conto della tesoreria. Il divorzio tra la BdI e lo stato italiano si rese necessario per l'insostenibilità dei volumi richiesti dal Tesoro e per non ingolfare i patrimoni tangibili delle banche. Il problema, però, venne solo spostato perché si trasferì al debito pubblico. Pertanto il debito non scoppiò a causa del divorzio, ma fu il divorzio che divenne necessario in seguito all'aumento dell'indebitamento, non più sostenibile solo dal sistema bancario commerciale. Alla maggior parte degli italiani, invece, quella a cui piace l'intervento dello stato per scopi clientelari o per semplice ignoranza, piace confondere causa ed effetto.

Il punto critico è stato raggiunto negli anni '90, quando il nostro paese era ad un passo dal diventare una repubblica delle banane. Ha semplicemente schivato il classico proiettile fatale grazie all'entrata nell'euro e all'espansione monetaria artificiale sponsorizzata (stavolta) dalla BCE. Tutti i PIIGS(F) ci sono cascati, crogiolandosi nella baldoria sponsorizzata dall'accoppiata Trichet/Draghi. Invece di cogliere l'opportunità di rimettere in carreggiata la propria economia, i governi italiani hanno preferito darsi alla pazza gioia affogando il paese in un'orgia di credito fiat generato dal nulla.






I pianificatori centrali pensavano che stavolta sarebbe stato diverso. No, non lo era. In realtà non lo è mai. I problemi economici sono diventati ancora più strutturali, costringendo l'Italia, a seguito dello scoppio della crisi europea nel 2010, ad arretrare vistosamente.






Queste sono le conseguenze quando si calcia il barattolo senza curarsi delle conseguenze. Ad ogni calcio, però, si fa sempre più grande e pesante da calciare, finché un giorno diventerà impossibile da calciare: erosione del bacino dei risparmi reali. In quel momento, chiunque proverà a calciare quel barattolo si romperà il piede.



NON È UNA QUESTIONE DI CONTAGIO

Ora gli eurocrati pensano di poter far tornare le nazioni europee che hanno gozzovigliato col denaro fiat, ai fasti pre-boom. Pensano di poter aggiustare la situazione guadagnando un po' di tempo grazie all'ukase di Draghi e in questo modo permettere agli stati di "fare le riforme". Questo significherebbe che le promesse statali, stipulate sino ad ora, dovrebbero essere infrante. Questo significa un arretramento della sfera statale all'interno della vita delle persone.

Lo stato obbedisce ad una sola legge: la legge di Parkinson. Vale a dire, occuperà tutto quello spazio che riuscirà ad occupare in base alle risorse a sua disposizione. Sin dall'inizio di questa crisi abbiamo visto un ruolo sempre più invadente da parte dello stato. Cos'è cambiato ora da giustificare un suo arretramento? Il suo ruolo è ancora messianico. La retorica della salvezza attraverso lo stato non è cambiata. Infatti, gli stessi eurocrati si ergono a detentori della "soluzione" a questa crisi. Ce l'hanno? Quella che risponde ai loro criteri, non a quelli dell'economia di mercato. Questo significa che non si fermeranno davanti a niente per implementare la loro visione. Di conseguenza il ruolo dello stato diventerà sempre più invadente, ed è per questo motivo che falliranno e le promesse verranno infrante. Nel frattempo ci sarà dolore economico. Ne stiamo vedendo un assaggio in Grecia.

E' inevitabile? Sì. Qui ormai non si tratta più di salvare la Grecia, qui si tratta di tenere in piedi con il nastro adesivo una barca che fa acqua da tutte le parti. Per quanto i funzionari statali dell'Italia si sgolino a ripetere che l'esposizione dell'Italia, ad esempio, non esiste, stanno mentendo. In realtà, stanno semplicemente seguendo i dettami di Juncker quando le cose si fanno... beh, un po' troppo delicate.




Ma chi vogliono prendere in giro questi pagliacci? E' stato semplicemente l'ukase di Draghi a tenere finora a galla questa bagnarola. Ma se coloro che hanno trattenuto fino ad adesso i bond sovrani dovessero iniziare a premere forsennatamente il pulsante "vendere" non ci sarebbe Q€ che reggerebbe o dichiarazione post-meeting che possa sostenere la fiducia. Il rullo compressore del price discovery è stato tenuto a bada dalla BCE attraverso la repressione finanziaria, ma il senso d'incertezza che si subodora adesso nei mercati unito al ritorno di una sensazione di rischio legata alla realtà delle cose, potrebbe generare diverse sorprese. Il tutto si ridurrebbe, quindi, all'immagine qui sotto.




Qualsiasi cosa accadrà d'ora in poi, qualsiasi decisione che avvantaggerà (seppur di poco) le posizioni di Syriza, sarà ricopiata quando finiranno sotto pressione il resto della brigata dei PIIGS(F). Signori e signore, qui non solo si è "giocato" con le stampanti monetarie, ma è stato costruito un castello di carte finanziarie su tonnellate di IOU che non valgono nulla. Voglio dire, chi potrebbe credere che una nazione come l'Italia con un rapporto debito/PIL al 132% sia solida dal punto di vista fiscale?

I prestiti alla Grecia sono solo una parte della storia. Quello che la macchina gonfia-bolle della banca centrale ha scatenato, è una forma di creazione del credito basata sugli asset. Le opzioni, i futures e i mercati delle valute, per esempio, si basano su prestiti che sono garantiti da piccole frazioni (1-10%) del valore corrente di mercato della garanzia sottostante. Al salire delle valutazioni, salgono i valori delle garanzie collaterali e cresce anche la leva finanziaria. Si tratta di una pianta di fagioli finanziaria. Le garanzie collaterali incorporate nei mercati del credito mondiali, sono molto più pericolose del "vecchio" prestito bancario a riserva frazionaria. L'esposizione della BCE e del resto dell'Eurosistema al debito greco potrebbero scatenare un pandemonio nel mercato obbligazionario, il quale non ci metterebbe molto ad estendersi al mercato azionario.

A meno che la BCE non si trasformi nella BOJ, la farsa del "whatever it takes" di Draghi ben presto si rivelerà per quello che realmente è stata: un'operazione di facciata per permettere ad hedge fund e fondi obbligazionari di nascondere il cadavere dei PIIGS(F) sin dal 2012, a fronte di laute ricompense. Nel frattempo la FED si sta già riscaldando.

Non è una questione di contagio. Non lo è mai stata. L'esito del referendum greco l'ha messo in chiaro, anche se probabilmente gli elettori ellenici non l'hanno capito appieno. Si tratta di tenere a galla un progetto centralizzatore ideato nel lontano 1919 da Jean Monnet e entrato in pieno vigore con la moneta unica. Si tratta di interessi privilegiati. Si tratta di burocrati stipendiati che permettono la sopravvivenza di cartelli. Si tratta di libertà vs. controllo. Ai pianificatori centrali piacciono le cose quando sono il più prevedibili possibile, in questo modo possono manovrare con una certa sicurezza le loro scelte sulla società. Ma non appena i nodi delle loro politiche vengono al pettine, e le acque si fanno agitate, vanno nel panico. La Grecia è solo la punta dell'iceberg. Sanno molto bene che il prossimo tassello sarà l'Italia, con un debito da oltre €2,100 miliardi e un governo paralizzato incapace di proporre riforme.

Sarà divertente vedere, nelle nostre aule parlamentari, interrogazioni al governo in cui si cercherà di capire come mai le banche francesi siano riuscite a diminuire drasticamente la loro esposizione alla bomba greca sbolognando la polvere da sparo ai contribuenti italiani. Ovviamente sono state salvate, ciononostante sono ancora insolventi. Prendete, ad esempio, BNP-Paribas la quale ha un bilancio da $2,600 miliardi ma un patrimonio netto tangibile del 3.3% di tale ammontare; senza contare il pattume obbligazionario del resto dell'area Euro, della Cina e di altri asset legate a settori in bolla (come quello dello scisto).

Ma la storia non finisce qui, perché se a questo giro la Grecia dichiarasse default, ciò significherebbe anche l'impagabilità dei prestiti concessi dalla BCE. Ciò la metterebbe nei guai dal punto di vista patrimoniale e necessitante una ricapitalizzazione. Chi sarebbe chiamato a ricapitalizzarla? Il resto della zona Euro. Con quali soldi? Quelli dei contribuenti. Ma prima che ciò accada la sola voce di questo cataclisma servirà a dare un pugno incapacitante al recalcitrante mercato obbligazionario europeo facendolo traballare sin nelle fondamenta e facendolo salire nei rendimenti. In virtù dell'attuale Q€ della BCE, il pattume obbligazionario che ha già in pancia si deprezzerebbe allargando il buco.

Ma il dissesto finanziario risultante non si fermerà all'Italia o all'Europa. "Quando qualcosa non può andare avanti tende a fermarsi".



CONCLUSIONE

L'Italia sta raggiungendo a ritmo battente la fine della strada, laddove non è più possibile calciare il barattolo. La mentalità mercantilista e interventista all'interno del paese hanno giustificato sequenzialmente gli azzardi morali dei pianificatori centrali, applaudendo ogni qual volta riuscivano a consegnare un'illusione di prosperità passeggera. Si dice che gli italiani tengano molto alla famiglia. Ebbene riguardo il futuro dei loro figli, non è vero. L'hanno praticamente venduto per il presente. Adesso, però, si rimpiange il passato. Ma quel passato non tornerà mai perché è stato fasullo. E' per questo che è impossibile tornare ai "fasti di una volta". Erano illusori. Erano fasulli. Erano costruiti su promesse vuote e menzogne.

Ma queste promesse vuote e menzogne hanno messo nei guai non solo la leadership del paese, anche l'intera popolazione che si ritroverà a pagare un prezzo alto per la sua ignoranza. Sebbene siano testimoni di come il dolore economico sia intenso per coloro che hanno nascosto sotto il tappeto errori su errori, non agiscono e restano a guardare. A differenza di altri, restano passivi. Non notano la contraddizione palese nei prezzi spot sommessi dei metalli preziosi con la crescente domanda. Per loro l'oro e l'argento sono solamente reliquie barbariche di un lontano passato.

Ma non c'è bisogno di prepararsi solo finanziariamente, anche mentalmente affinché non si ripetano gli errori del passato. Per questo motivo mi sono adoperato per colmare questa lacuna scrivendo un manuale economico ampiamente fruibile al pubblico. Lo potete acquistare su Lulu in formato .epub, o su Scribd in formato .pdf. Il tempo di agire è ora.

Finirà male per chiunque si farà trovare impreparato.


Scappate se ci tenete al portafoglio, è una mania irrazionale!

Gio, 09/07/2015 - 10:03

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Quando $5,300 miliardi di debito pubblico vengono negoziati a tassi d'interesse negativi nel mondo fiscalmente dissoluto di oggi, significa che abbiamo qualcosa di cui preoccuparci. Stiamo assistendo ad un cambio di regime finanziario. Non ci sono più mercati nel vero senso della parola — solo un casinò infettato dalla pazzia delle folle che li popolano e dai pifferai magici della banca centrale che li inebriano.

Ogni giorno ci sono nuove conferme della mania. Ieri sera, per esempio, la borsa di Shanghai ha chiuso in positivo di un altro 2.4%, il che significa che ora è il 114% al di sopra del suo livello di soli 9 mesi fa!




E cos'è trapelato dalla terra del capitalismo rosso durante questa salita vertiginosa? Tutto è andato praticamente liscio, perché la più grande bolla del credito mai vista prima sta cominciando a scoppiare. Cioè, nonostante la propaganda di Wall Street, il PIL della Cina da $10,000 miliardi non è affatto un prodotto di un'economia capitalista; né è il prodotto di una crescita economica di mercato.

Invece è un "PIL costruito", fabbricato dal credito fiat emesso dalla banca centrale. Negli ultimi due decenni la PBOC ha emesso riserve bancarie praticamente illimitate: comprare dollari e svilire il tasso di cambio del RMB per sostenere la sua politica mercantilista. Questo, a sua volta, ha consentito al credito pubblico e privato della Cina di salire da $2,000 miliardi alla fine del secolo scorso ai $28,000 miliardi di oggi.




In breve, i signori del capitalismo rosso di Pechino hanno fatto sprofondare l'intera nazione in un abisso di debiti per finanziare una mania immobiliare che non ha precedenti. In effetti, negli ultimi 14 anni l'esplosione del debito non solo ha generato migliaia di miliardi di "PIL artificiale alimentato dalla stampante monetaria", ma, cosa ancora più importante, anche un accumulo di "asset" sopravvalutati e anti-economici sia nel settore privato che in quello pubblico.

Attualmente ci sono circa 70 milioni di appartamenti vuoti in Cina, perché sotto la nefasta influenza del credito illimitato questi appartamenti sono stati costruiti solo per l'apprezzamento patrimoniale, non per essere abitati. In realtà, la maggior parte delle decine di milioni di scommettitori che hanno investito in questi appartamenti, si sono presi la briga di tenerli vuoti e nuovi di zecca; come opere d'arte contemporanee, il potenziale d'apprezzamento può essere compromesso da danni e graffi.

Inutile dire che c'è un problema enorme quando si trasformano colossi di cemento armato in bulbi di tulipano. Quando infine la mania intorno ai prezzi si fermerà, coloro che hanno scommesso i loro risparmi su unità abitative vuote non solo verranno polverizzati, ma, cosa più importante, la domanda di nuove unità evaporerà rapidamente, provocando una devastante contrazione nell'offerta di edifici.

Non v'è dubbio che il suono stridulo udito dai signori del capitalismo rosso di Pechino, è quello che proviene dal collasso del settore immobiliare — anche quando saltano disperatamente da manovre monetarie "ristrette" a manovre monetarie "allentate". Ma i prezzi delle case stanno scendendo a causa del numero di edifici, e a monte la catena dell'offerta si sta visibilmente sgonfiando.




Il prezzo del ferro è la misura migliore per visualizzare l'attuale contrazione in Cina. I venditori ambulanti di Wall Street vi diranno di non essere turbati dal tonfo del 70% rispetto ai massimi del 2012 e dal calo del 35% degli ultimi nove mesi. Secondo loro, è tutta colpa dei grandi minatori globali che sono andati in mare per trovare nuove miniere di ferro.

Ed anche è vero che il debito a buon mercato e i mercati azionari ruggenti hanno incoraggiato artisti del calibro di BHP, Rio Tinto e Vale a dilettarsi in un'orgia di spese senza precedenti. Negli ultimi sei anni solo queste tre aziende hanno aggiunto nuova capacità di ferro rispetto a quella che esisteva alla fine del secolo.

Ma questa non era un'aberrazione o un caso di esuberanza una tantum. L'eccesso d'investimenti in capacità di ferro a terra, era solo un'immagine speculare dell'enorme eccesso d'investimenti in capacità di ferro in acqua. Vale a dire, le tre grandi aziende sopracitate hanno solo cercato di stare al passo con l'enorme eccesso d'investimenti nella produzione dell'acciaio e nelle costruzioni a base d'acciaio in Cina.




Così il crollo dei prezzi del ferro è solo l'ultima notizia di una crisi deflazionistica che sta rapidamente inglobando la Cina e l'intera economia mondiale. In tali circostanze, perché mai il mercato azionario di Shanghai dovrebbe impennarsi?

Riuscite a dire mania alimentata dal credito? I mercati finanziari della Cina sono popolati da decine di milioni di speculatori che di recente hanno abbandonato i veri casinò a Macao e hanno scelto di inseguire i prezzi delle azioni, convinti che Pechino avrebbe coperto loro le spalle.

Infatti Pechino sta cercando disperatamente di raffreddare il boom del credito attraverso goffi controlli amministrativi, ma questi sforzi non fanno altro che spostare altrove la vasta offerta di credito della Cina. Nel corso degli ultimi sei mesi, per esempio, lo sforzo dello stato di approvare un giro di vite sui prestiti fiduciari riguardo imprese ricolme di debito, ha provocato un'esplosione di debito marginale nelle borse di Shanghai e Shenzhen.

Infatti, al livello attuale di $264 miliardi, solo un'altra volta nella storia cinese il debito marginale in percentuale del PIL aveva raggiunto un tale ammontare. Tanto per essere chiari, stiamo parlando del panico di Wall Street nel settembre 1929.




Sì, il 60% degli scommettitori nel mercato azionario cinese ha una formazione scolastica da ridere e ciò costituisce il proverbiale gregge di pecore destinato al macello. Ma questo non è di alcuna consolazione, perché i disordini nei mercati finanziari mondiali non hanno nulla a che fare con l'istruzione, l'informazione o l'analisi dei titoli. Si tratta di una mania — un focolaio d'irrazionalità.

L'ennesima prova ci è arrivata questa mattina, quando McDonald's ha riferito dell'ennesimo trimestre disastroso e le sue azioni sono prontamente schizzate in su del 3%. Pochi minuti dopo questo sviluppo anomalo, la stampa finanziaria ha spiegato tutto. Riferisce USA Today:

Mercoledì le azioni di McDonald's sono salite oltre il 2%, mentre la compagnia faceva sapere che all'inizio del mese prossimo avrebbe annunciato un nuovo piano di rilancio.

I risultati, anche se non sono nulla d'eccezionale, sono stati migliori del previsto. La più grande società di fast food del mondo ha detto di aver fatto registrare un profitto di 84 centesimi per azione. I guadagni sono stati di $1.10 per azione, aggiustati ai costi non ricorrenti. Ciò ha battuto le aspettative di Wall Street, le quali davano per scontato un $1.05 per azione.

Ma la grande novità è stata l'annuncio del CEO Steve Easterbrook: la presenza di un nuovo piano di rilancio.

"Come azienda leader a livello mondiale nel settore della ristorazione, ci stiamo evolvendo per essere più sensibili alla clientela di oggi," ha dichiarato Easterbrook in un comunicato. "Il team di gestione di McDonald's è profondamente incentrato su un'azione rapida per rispondere alle esigenze dei consumatori di oggi, allo loro aspettative e al mercato competitivo. Stiamo sviluppando un piano di rilancio per migliorare le nostre prestazioni e fornire una crescita duratura e redditizia. Non vediamo l'ora di condividere i dettagli di questo progetto."
Sì, ma a differenza della campagna di Richard Nixon per porre fine alla guerra del Vietnam, possiamo scommettere che il piano di Easterbrook non è affatto un segreto. I giocatori d'azzardo non hanno bisogno di alcun dettaglio far salire le azioni, perché sanno già quello che succederà il 4 maggio. Vale a dire, un altro giro di ristrutturazioni e nuovi riacquisti d'azioni proprie.

Detto in modo diverso, il modello di business di una delle aziende americane più vecchie sta fallendo visibilmente (perché la gente è stanca d'ingrassare) ed è così da diversi anni. In quest'arco di tempo l'azienda si è lentamente auto-liquidata, alimentando l'appetito insaziabile di Wall Street per i riacquisti d'azioni proprie e i dividendi. E ora che ha promesso di accelerare tale liquidazione — i giocatori d'azzardo si sono accalcati dietro un'altra gamba rialzista.

Le vendite di McDonald's sono calate sin dalla metà del 2012. L'ultimo trimestre non ha fatto eccezione e il calo è stato a livello mondiale. Le vendite degli esercizi negli Stati Uniti sono calate del 3.9%, in Europa sono scese del 2.9% e nei mercati emergenti sono scese del 7.3%. Il modello di questo calo sistematico va avanti così:





La morale della favola è ben peggiore. L'utile netto, di poco superiore agli $800 milioni, è sceso di un enorme 33% rispetto agli $1.2 miliardi guadagnati nel trimestre dell'anno scorso. Quindi come ha fatto a "battere" quelle stime?

E' facile. Il numero di azioni di MCD è calato del 3% rispetto a un anno fa e i guadagni di $1.10 per azione citati sopra rispetto alle stime mainstream, hanno convenientemente omesso $250 milioni di oneri, svalutazioni ed effetti di traduzione dalle valute estere.

Naturalmente tutti questi colpi al netto delle entrate sono stati segnalati alla SEC, pena una sanzione penale. Infatti, $87 milioni dei costi ignorati erano dovuti al fatto che McDonald's si era vantato di aver diffuso il suo logo in tutto il pianeta alla ricerca di una crescita senza fine...... salvo non badare al livello rimpicciolito di profitti in euro, lire e real.

Quindi questa storia è l'ennesima ripetizione del grande gioco all'interno del casinò, in cui le aziende fanno finta di tagliare le spese e di diventare più efficienti, e invece allineano i loro modelli di business a quelli degli scommettitori di Wall Street, i quali amano illudersi che i multipli di valutazione basati su questi numeri fasulli sono "ragionevoli" e in linea con le medie storiche.

Infatti, al prezzo di chiusura di oggi di $97.82/azione, la valutazione di McDonald's è del tutto irragionevole — l'ennesima conferma dell'attuale mania. Il suo utile annuale al netto dei risultati di oggi è di $4.36 miliardi e la sua capitalizzazione di mercato è di $94 miliardi. Ciò significa che il casinò sta spravvalutando quest'azienda del 22X.

Perché? La verità è che l'utile netto annuale di McDonald's è il più basso sin dal 2008, quando era di $4.31 miliardi. Lungo questo periodo di tempo ha oscillato dai $4.5 ai $5.5 miliardi l'anno. Detto in altro modo, i guadagni di McDonald's sono morti da anni e ora il suo risultato del primo trimestre è crollato vertiginosamente.

L'esempio di McDonald's è solo l'ennesima farsa nel teatro di Wall Street, in cui si spaccia la favoletta che i mercati sono valutati ragionevolmente. Ma in una mania non c'è modo di dire quando il sole stia tramontando o sorgendo. Infatti, i giocatori d'azzardo banchettano al tramonto perché è il momento in cui il denaro viene nuovamente riciclato nel casinò.

Durante gli anni in cui i consumatori di tutto il mondo hanno evitato costantemente gli hamburger e le patatine fritte, McDonald's ha messo a dieta il proprio bilancio. Vale a dire, negli ultimi 10 anni ha distribuito quasi $51 miliardi di dividendi e riacquisti d'azioni proprie. Grazie a quest'ultimo meccanismo, il numero di azioni si è ridotto da 1.26 miliardi a 965 milioni, o una riduzione del 22% — per sostenere la pretesa di una crescita degli utili.

Nello stesso decennio, però, ha fatto registrare solo $44 miliardi di utile netto. Cioè, ha soddisfatto il casinò vomitandovi dentro il 115% del suo utile netto. Tutto ciò è che ha dovuto fare per giustificare la sua valutazione stratosferica, è stato intraprendere un massiccio piano di re-investimento nella propria azienda.

Alla fine, le aziende come McDonald hanno tutto il diritto di liquidare sé stesse. Questa è la "distruzione creativa" di Schumpeter e va da sé che lo stato di salute dei suoi clienti ne gioverebbe.

Ma in un mercato libero ed onesto nessuno potrebbe valorizzare un business che ha un simile stato patrimoniale. Neanche lontanamente.

Quindi le azioni di oggi non sono determinate dal price discovery; rappresentano la mania di una bolla gonfiata a dismisura.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La storia di due crisi

Mer, 08/07/2015 - 10:09

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di James Rickards


Due storie dominano i titoli dei media finanziari. La prima riguarda il crollo del mercato azionario cinese e gli sforzi per organizzare un fondo di salvataggio per sostenere lo Shanghai Composite Index. L'altra è il referendum greco in cui il 60% dei votanti ha respinto i termini del salvataggio finanziario offerti dalle "istituzioni" — il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e l'Unione Europea. I mercati dei capitali mondiali ci stanno raccontando la storia di due crisi.

Le due crisi sono diverse nei particolari, ma pericolosamente simili nelle implicazioni sistemiche. La Cina è la seconda economia più grande del mondo; la Grecia non è nemmeno nella top quaranta. Gli asset finanziari cinesi sono distribuiti tra centinaia di milioni di investitori, mentre il debito sovrano greco è concentrato in poche mani. La Cina è un mercato emergente, mentre la Grecia è un'economia sviluppata. La Cina è una dittatura dall'alto verso il basso, e la Grecia ha appena dato al mondo una dimostrazione di democrazia dal basso.

Ma ciò che contraddistingue queste crisi è banale rispetto a ciò che le unisce. Entrambe hanno il potenziale per innescare un crollo sistemico globale. Il mondo finanziario è più fragile di quanto non fosse nel 2007. Le grandi banche sono più grandi. Gli asset bancari sono concentrati in poche mani. I derivati ​​bancari sono molto più estesi. La liquidità del mercato è anche peggio.

Niente di tutto questo è un segreto. Le elite finanziarie globali lo stanno gridando dai tetti. Gli avvertimenti sono partiti dal FMI, dal G20, dalla Banca Mondiale, dalla BRI e dai think tank privati, ma sono stati perlopiù ignorati. I pazzi (banchieri) hanno continuato a gestire il manicomio (sistema finanziario). Gli investitori hanno continuato ad affollare le bolle azionarie e immobiliari da Wall Street a Wuhan, alla ricerca del fantomatico "rendimento".

Un crollo sembra proprio una questione di tempo. E' questo il momento? La Cina e la Grecia sono quei fiocchi di neve che daranno il via alla valanga?

Probabilmente no. Il sistema è fragile e queste crisi sono importanti, ma gli stati hanno ancora altre carte da giocare: si va dai semplici salvataggi ai bail-in più estremi, passando per un maggiore uso della forza. Le banche sono già state chiuse in Grecia. Le borse possono ancora essere chiuse in Cina. Potrebbero proliferare fallimenti bancari e di broker, ma il centro dovrebbe tenere — per ora.

In poche parole, la Cina potrebbe avere un tracollo multimiliardario, ma ha una manichetta antincendio multibilionaria sotto forma di riserve in dollari. La Cina può ancora adottare il "Whatever It Takes" di Mario Draghi e potrebbe non aver bisogno di stampare denaro; potrebbe usare le sue riserve.

La situazione greca è più difficile. Il "no" ha vinto in modo schiacciante, ma l'affluenza è stata bassa. L'accordo che i greci stavano votando non è mai stato offerto ufficialmente, e potrebbe essere redatto un nuovo accordo. Il referendum non ha alcun impatto giuridicamente vincolante; dal punto di vista legale, non è più significativo di un sondaggio telefonico.

Ma dal punto di vista politico è significativo e costringerà le due parti a tornare al tavolo delle trattative, probabilmente a condizioni più favorevoli per la Grecia. Il referendum non ha fatto nulla per fornire liquidità alla Grecia, o per riaprire le banche. La Grecia è ancora in crisi. Entrambe le parti hanno ancora lo stesso interesse per una soluzione negoziata, perché entrambe le parti hanno molto più da temere dal default che da un paio di concessioni in più. Le dimissioni a sorpresa del Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, allevieranno parte delle animosità personali e renderanno più facile riprendere i negoziati.

Tra l'altro, queste crisi hanno lasciato il solito elenco di vincitori e vinti. Alcuni investitori in azioni cinesi sono stati spazzati via, ma il mercato sta già rimbalzando grazie all'intervento statale. Alcuni investitori in obbligazioni greche potrebbero ritrovarsi piacevolmente sorpresi. I titoli dei giornali continueranno per il resto della stagione estiva, ma i mercati finiranno per digerire la notizia e andranno avanti.

Questo non vuol dire che va "tutto bene", anzi. Gli inneschi di un enorme tracollo globale sono ancora al loro posto. Gli avvertimenti ufficiali sono corretti. Il crollo non arriverà dalle cose che possiamo vedere — come le bolle azionarie cinesi e il default del debito greco — ma da qualcosa che nessuno ha messo in conto.

Questa è l'essenza dei sistemi complessi. Sono caratterizzati da "proprietà emergenti". Questo significa un comportamento del sistema che non può essere dedotto dalla conoscenza perfetta di tutte le sue parti. L'evento che causerà il crollo arriverà come un ladro di notte, ma arriverà.

È ancora raccomandata un'allocazione in hard asset come oro, argento, terreni e opere d'arte. In questi tempi incerti, il contante dovrebbe avere un posto in ogni portfolio. Le file davanti alle società d'intermediazione cinesi e davanti ai bancomat greci, dovrebbero ricordarci che il tempo per proteggere il proprio portfolio non è quando inizia il panico, ma mentre c'è ancora tempo per agire. Cosa state aspettando?

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/