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Francesco [email protected]
Aggiornato: 39 min 9 sec fa

Lo scopo della guerra non è quello di vincerla

Mer, 18/01/2017 - 11:09




di Bill Bonner


È una bellissima giornata qui in Irlanda.

Una buona giornata per l'inaugurazione della nostra nuova sede all'estero – un palazzo in stile classico che è stato costruito da una famiglia locale di commercianti nel 1860.

Più tardi daremo un breve discorso, ringraziando tutti gli interessati... berremo un paio di bicchieri di vino... sperando di non aver commesso un grosso errore.

Abbiamo investito – pesantemente – nel palazzo, dove avremo ben 200 dipendenti.

Rappresenta capitale... accumulato nel corso degli ultimi 35 anni... che ora è ancorato in un angolo dimenticato di un paese straniero.

Non rappresenta "soldi in banca." E non è denaro nel mercato azionario. Non può sfuggire a tasse elevate. Non può elargire un tasso di rendimento più alto.

È qui... su questa piccola isola, soggetto alle maree della politica e degli affari, incapace di proteggersi da entrambi.

Gli investimenti di capitale a lungo termine (saranno necessari 20 anni per vedere un ritorno) hanno bisogno di tempo. E questa prerogativa porta con sé rischi.

Ecco perché esistono i tassi d'interesse sul capitale prestato... e perché i tassi d'interesse negativi reali sono impossibili. O fraudolenti.

Il tempo porta crisi, problemi, sfide, battute d'arresto... e il processo triste dell'invecchiamento, dei guasti e del decadimento.

Col tempo, tutto scompare. Siamo sicuri, per esempio, che non ci vorrà molto tempo prima che il mercato imploda.

I profitti delle imprese sono in calo. Il PIL sta affondando. La produttività è in discesa per il periodo più lungo sin dagli anni '70.

E secondo il rapporto CAPE, che prende in esame i prezzi delle azioni relativi agli ultimi 10 anni di profitti, solo tre volte negli ultimi 100 anni (nel 1929, nel 2000 e nel 2007) le azioni stato così costose.

Il crack, quando arriverà, produrrà nuove esigenze di stimolo fiscale e denaro dagli elicotteri.

Tanto per essere chiari, lo stimolo fiscale lo ritroviamo nel debito pubblico e nella spesa pubblica. Lo ritroviamo, quindi, nel deficit pubblico.

Il cosiddetto "elicottero monetario" è spesa pubblica finanziata direttamente dalla creazione di moneta da parte della banca centrale. Nemmeno un dollaro viene aggiunto al deficit pubblico.

Sono molto simili; ciò che conta è il modo in cui sono finanziati.

La prossima recessione provocherà richieste per una spesa per progetti infrastrutturali. Questi saranno accompagnati da stime sul quando tali progetti restituiranno qualcosa di concreto.

I numeri sono una pura assurdità. Senza un costo reale del capitale e un modo per prezzare la produzione o capire il profitto di un progetto, tutti i calcoli sono pura finzione.

Ma stiamo divagando...

Fin qui tutto bene. Se vincerà Hillary, non cambierà nulla.

Se vincerà Trump, non cambierà nulla. Ma potrebbe scuotere gli investitori.

Chi lo sa?

Una delle cose più difficili da capire circa la nostra situazione attuale è il modo in cui le cose non sono quello che sembrano.

Abbiamo scritto spesso su come il denaro sia fasullo. Come i tassi d'interesse siano fasulli. Come le statistiche siano fasulle. (Prendete in considerazione il "tasso di disoccupazione"... per favore!)

Anche le nostre "guerre" sono fasulle. Quando i federali annunciano una nuova guerra, diamo naturalmente per scontato che il loro obiettivo sia quello di battere il nemico.

Non è così. Al contrario, vogliono che la guerra continui. Ciò significa NON sconfiggere il nemico. In questo modo ENTRAMBE le parti vincono.

La Guerra alla Povertà è stata la prima delle nostre false "guerre". È stata una bella collusione tra i poveri ed un intero settore – 92 programmi statali – i quali hanno ricevuto e speso soldi.

Dichiarata nel 1964, la Guerra alla Povertà è già costata $22,000 miliardi... e va ancora avanti.

Perché?

Perché i poveri prendono soldi. E perché la "élite" che controllano il flusso dei soldi ottengono il sostegno degli elettori poveri... e anche una parte sostanziale di suddetti soldi.

Per ogni dollaro distribuito, gli addetti alla lotta contro la povertà trattengono 72 centesimi (una cifra ampiamente discussa, ma tutt'altro che certa). Se questa cifra è corretta, gli addetti ai lavori hanno tirato su più di $15,000 miliardi negli ultimi 50 anni – facendo finta di combattere la povertà!

La Guerra alla Droga è stata dichiarata nel 1971.

L'economista di Harvard, Jeffrey Miron, dice che ai contribuenti è costata $41 miseri miliardi.

La "guerra" la si comprende meglio se la si considera come un partenariato pubblico-privato – tra il business delle droghe illegali e le agenzie statali contro tale business.

Dopo tutto, dove sarebbe l'ex-tossicodipendente e ora "zar della droga" in America, Michael Botticelli, senza gli spacciatori di droga?

E senza la DEA dove sarebbero i boss della droga?

Supponiamo che dovessero competere sul prezzo, sulla qualità e sul servizio... invece che sulle sparatorie. Sarebbero messi fuori dal mercato da tipi con diapositive di PowerPoint e fogli di calcolo.

I giganti del tabacco e le aziende di liquori – con decenni di esperienza, reti di distribuzione, canali di vendita al dettaglio, marketing e know-how – dovrebbero subito darsi da fare.

Al contrario, l'industria delle droghe illegali – incluse agenzie statali come BATF, DEA, FBI, polizia locale, prigioni, tribunali, e tutta una sottocultura di criminali – rimane in piedi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Eliminare il denaro contante salverà l'economia?

Mar, 17/01/2017 - 11:15
Oltre alla spiegazione teorica che ci fornisce Shostak abbiamo anche quella materiale. Infatti ci basta guardare al caos che ha generato in India il recente divieto delle banconote da 500 e 1,000 rupie. Infatti non ha fatto altro che portare disperazione nella vita di milioni di indiani, poiché rappresentando circa l'80% del denaro circolante, li ha impossibilitati ad acquistare liberamente quei beni fondamentali di cui hanno bisogno e ha spazzato praticamente via i loro risparmi. Le file ai bancomat erano inevitabili, il tutto per affrettarsi a cambiare denaro ormai senza valore per denominazioni inferiori. La stampante monetaria dell'India ha lavorato giorno e notte per rifornire le banche.  E questo non ha fatto altro che mettere in moto il cosiddetto effetto Cantillon, diluendo il potere d'acquisto della moneta e avvantaggiando i primi ricevitori, ovvero, il settore bancario commerciale e coloro ai posti di comando. Chi ci rimette, ovviamente, sono i poveri. Potreste testardamente pensare che il divieto ai contanti abbia raggiunto lo scopo prefissato: eliminare la corruzione, intralciare i riciclatori di denaro e scovare gli evasori fiscali. Come al solito scopriamo che tutte queste figure hanno trovato scappatoie, mentre lo stato incappa nell'ennesimo fallimento dirigista. Infatti le grandi imprese e i pezzi grossi hanno schiere d'avvocati con cui trovare la soluzione alla presunta misura adottata contro di loro, e non è un caso che siano rimasti praticamente illesi dalla mossa di Modi. Invece, la massa, coloro verso cui è mirato il provvedimento in realtà, è stata colpita fin nel profondo, con le piccole imprese che hanno subito il colpo peggiore. Per non parlare dell'indotto nel mercato dei diamanti, il quale è composto da figure eterogenee che vengono seriamente intaccate. Quindi siate ben accorti, perché l'India è il paziente zero per quanto riguarda la guerra al contante e all'oro; se pensate che niente di tutto ciò possa accadere in Occidente, state sbagliando di grosso. L'india è un monito dei tempi che verranno, ma può essere anche una lezione da cui imparare ed ergersi a favore di un mondo più decentralizzato.
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di Frank Shostak


Data la crescita economica ancora sottotono, molti esperti sono del parere che la presenza di denaro contante abbia costretto le banche centrali a fissare tassi negativi per stimolare l'attività economica. Si sostiene che in una futura crisi economica o finanziaria, gli attuali bassi tassi limiterebbero l'efficacia della politica monetaria.

La presenza di denaro contante, si sostiene, impedisce alle banche centrali di abbassare i tassi ad un livello che rilancerà l'attività economica. Ciò che impedisce la riduzione dei tassi è che questa mossa danneggerà gravemente i risparmiatori che mantengono il loro denaro in diversi conti bancari e questo è considerato come politicamente inaccettabile.

L'abolizione del denaro contante, si sostiene, migliorerà la capacità delle banche centrali di utilizzare i tassi negativi (forse fino a -5% l'anno) fornendo loro una maggiore flessibilità e gli strumenti per affrontare un rallentamento.



Avremo una maggiore crescita economica senza contanti?

Sostenendo l'abolizione del denaro contante, molti esperti stanno dicendo implicitamente che il denaro contante può essere sostituito dal denaro elettronico. Quest'ultimo può funzionare a patto che gli individui sappiano che possono convertirlo in denaro fiat, cioè, denaro su richiesta.[1]

Senza un quadro di riferimento, non è possibile l'introduzione di nuove forme con cui saldare le transazioni.

Il denaro è emerso dal baratto per consentire forme più complesse di commercio e calcolo economico. La caratteristica distintiva del denaro è che è il mezzo generale di scambio, e si è evoluto attraverso le azioni private diventando la merce più commerciata. Su questo argomento Mises scrisse:

Esisterebbe una tendenza inevitabile che eliminerebbe le merci meno commerciate dalla serie di merci usate come mezzi di scambio, finché alla fine non rimarrebbe solo una merce, universalmente impiegata come mezzo di scambio; in una parola, il denaro.[2]
Inoltre su questo argomento Rothbard scrisse:

Proprio come in natura c'è una grande varietà di capacità e risorse, esiste una varietà simile nella commerciabilità delle merci. Alcune merci sono più richieste di altre, alcune sono più divisibili in unità più piccole senza subire una perdita nel valore, alcune sono più durevoli nel tempo, alcune più trasportabili lungo grandi distanze. Tutti questi vantaggi apportano loro una maggiore commerciabilità. È chiaro che in ogni società le merci più commerciabili saranno progressivamente selezionate come mezzi per lo scambio. Dal momento che sono sempre più selezionate come mezzi di scambio, vedranno aumentare la loro domanda in virtù di suddetto uso e così diventeranno ancor più commerciabili. Il risultato è una spirale auto-rinforzante: più commerciabilità provoca più ampio utilizzo come mezzo di scambio, cosa che a sua volta provoca più commerciabilità, ecc. Infine uno o due merci vengono utilizzate come mezzi di scambio generali in quasi tutti gli scambi, e queste sono chiamate denaro.
Il denaro è la cosa per la quale vengono scambiati tutti gli altri beni e servizi. Inoltre il denaro deve emergere come merce. Un oggetto non può essere utilizzato come moneta a meno che non possieda già un valore di scambio oggettivo basato su altri usi. L'oggetto deve avere un prezzo preesistente per poter essere accettato come denaro.

Perché? La domanda di un bene deriva dal suo beneficio percepito. Per esempio, le persone necessitano di cibo perché ne hanno bisogno per nutrirsi. Per quanto riguarda il denaro, le persone ne hanno bisogno non per l'uso diretto nei consumi, ma al fine di scambiarlo per altri beni e servizi. Il denaro non è utile in sé, ma perché ha un valore di scambio ed è scambiabile con altri beni e servizi.

Il vantaggio che offre il denaro è il suo potere d'acquisto: il suo prezzo in termini di beni e servizi. Affinché qualcosa venga accettato come denaro, deve avere un potere d'acquisto preesistente — un prezzo. Questo prezzo potrebbe emergere solo se avesse un valore di scambio istituito nel baratto.



Perché il denaro fiat continua ad essere utilizzato come moneta

Una volta che una cosa diventa accettata come mezzo di scambio, continuerà ad essere accettata anche se la sua utilità non monetaria scompare. La ragione? Adesso le persone sono in possesso di informazioni precedenti sul suo potere d'acquisto. Questo a sua volta permette loro di dare forma alla domanda di moneta.

La chiave è la conoscenza del potere d'acquisto precedente. È questo fatto che ha reso possibile l'abolizione della convertibilità della cartamoneta in oro, preparando così il terreno per l'introduzione dello standard cartaceo.

Il punto cruciale qui è che un oggetto deve avere un potere d'acquisto stabilito per essere accettato come mezzo generale di scambio, cioè, denaro.

Al cuore del sistema monetario di oggi non c'è più l'oro, ma monete e banconote emesse da governi e banche centrali.

Monete e banconote costituiscono il denaro standard che conosciamo e sono impiegati nelle transazioni. Ciononostante è il legame storico con l'oro che permette alla cartamoneta d'essere accettabile in cambio.

È stato attraverso un lungo processo di selezione che le persone hanno accettato l'oro come merce più commerciata.

L'oro quindi è diventato il quadro di riferimento per le varie forme di pagamento. L'oro ha costituito la base per il valore del denaro fiat di oggi.

Inoltre la moneta elettronica non è una nuova forma di denaro che sostituisce le forme precedenti, ma è solo un nuovo modo di impiegare il denaro esistente nelle transazioni.

Visto che la moneta elettronica non è denaro reale, ma semplicemente un modo diverso di impiegare il denaro fiat esistente, ovviamente non può sostituirlo.

Si potrebbe sostenere che un decreto statale potrebbe forzare l'uso della moneta elettronica e sradicare lo standard cartaceo corrente. Questo approccio non funzionerebbe.

La moneta elettronica è un semplice dispositivo per immagazzinare informazioni relative a debiti e crediti. Non può acquisire potere d'acquisto indipendente; non può diventare denaro.

Funziona allo stesso modo con gli assegni, i quali non possono acquisire un potere d'acquisto indipendente dal denaro cartaceo.

Il semplice fatto che la gente preferisca avere meno moneta in tasca ed impiegare in misura maggiore la moneta elettronica, non implica una diminuzione della domanda per il denaro fiat, come invece hanno suggerito alcuni commentatori.[3]

Finché le persone scambiano beni e servizi tra loro, ci sarà una domanda di denaro.

Un nuovo modo di impiegare il denaro non significa che il denaro sarà sostituito, o che ci sarà un calo della domanda nei suoi confronti.

Qualora dovesse palesarsi per davvero questa scomparsa della domanda, sarebbe la fine della divisione del lavoro e dell'economia di mercato.

In un documento inedito intitolato "Technology and the Case for Free Banking," David Friedman e Kerry Macintosh sostengono che la nuova tecnologia potrebbe rendere possibile la realizzazione di forme sofisticate di baratto. Questo a sua volta rimuoverebbe completamente la necessità del denaro.

Tuttavia, perché una nuova tecnologia dovrebbe alterare l'essenza del baratto? Come potrebbe guadagnarsi da vivere un professore d'economia se i produttori di cibo, per esempio, non fossero interessati a scambiare direttamente le loro merci con le sue lezioni d'economia?



I tassi d'interesse bassi non stimolano la crescita economica

Ritenere che i tassi d'interesse molto bassi possano rilanciare la crescita economica significa essere convinti che i tassi d'interesse bassi possano innescare la crescita economica.

Il tasso d'interesse è solo un indicatore, per così dire. In un'economia di mercato senza ostacoli rispecchia le preferenze temporali degli individui.

Qualsiasi linea di politica che va a soffocare i tassi d'interesse falsifica i segnali dagli individui ai produttori, mettendo così in moto una cattiva allocazione di ricchezza reale.

Questo a sua volta indebolisce il processo di creazione di ricchezza e la capacità delle imprese di far crescere il loro business e, quindi, l'economia nel suo complesso.

Inoltre la crescita economica non può essere potenziata per mezzo di tassi d'interesse bassi.

L'aumento della produzione di beni e servizi, l'essenza della crescita economica, non può essere realizzato dalla domanda in quanto tale, ma dal miglioramento delle infrastrutture che consente un aumento della produzione di beni e servizi.

(Un abbassamento dei tassi d'interesse e la conseguente cattiva allocazione della ricchezza reale indebolisce il processo di creazione di ricchezza e indebolisce quindi la capacità di migliorare le infrastrutture.)

Se i tassi d'interesse bassi fossero la soluzione ed innescassero una robusta crescita economica, perché i tassi vicino allo zero nelle maggiori economie hanno finora fallito in questa impresa? Inoltre perché i tassi a -5% dovrebbero rilanciare la crescita economica? Perché non a -10%, o forse -20%?

Si noti che l'abolizione del denaro contante implica la rimozione del denaro in quanto tale e, di conseguenza, la distruzione della divisione del lavoro e dell'economia di mercato. È probabile che invece di promuovere la crescita economica, l'abolizione del denaro contante, affinché le banche centrali possano abbassare i tassi d'interesse in territorio negativo, porterà alla distruzione dell'economia di mercato e al massiccio impoverimento economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Si veda "The Technology Revolution and Monetary Evolution" di Lawrence H. White in The Future of Money in the Information Age, ed. James A. Dorn (Washington, DC: Cato Institute, 1997), Cap. 2.

[2] Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit, Cap. 1, pp. 32–33.

[3] Si veda "E-Money: Friend or Foe of Monetarism?" di George Selgin in The Future of Money in the Information Age (Washington, DC: Cato Institute, 1997), Cap. 13.

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Stimolo fiscale: solo una scusa per uno stato più grande

Lun, 16/01/2017 - 11:12




di David Stockman


Tra il 1870 e il 1913 il PIL reale degli Stati Uniti — al meglio delle nostre stime — è salito da $20 miliardi a $131 miliardi ($1958).

L'aumento composto del 4.3% annuo in 43 anni rappresenta la crescita più alta del PIL reale per un periodo equivalente di tempo. Ma ecco la meraviglia...

Durante quel periodo d'oro di crescita e prosperità, gli Stati Uniti non avevano alcuna banca centrale e non hanno avuto nemmeno un episodio di stimolo fiscale!

Se si presuppone una crescita della popolazione da 39 milioni nel 1870 a 97 milioni nel 1913 e si guarda l'economia degli Stati Uniti su una base pro capite, gli aumenti in quei giorni presumibilmente bui prima dell'invenzione dello "stimolo" erano abbastanza robusti.

Il PIL reale aumentò da $480 a $1,350 pro-capite, o ad un tasso annuo del 2.5%. Nemmeno questo dato è stato mai più superato in un intervallo di quattro decenni. Durante l'ultimo periodo di 43 anni, per esempio, il tasso di crescita del PIL reale pro-capite è stato solo dell'1.6%. E sin dalla vigilia della crisi finanziaria alla fine del 2007, è sceso allo 0.3% annuo.

Se non ingurgitate la sbobba sfornata da Wall Street/Washington, quest'ultimo dato potrebbe causarvi una reazione urticante. Rispetto agli ultimi 9 anni in cui abbiamo avuto uno tsunami di stimolo monetario, come è stata possibile una crescita reale pro-capite del PIL all'8X durante i suddetti 43 anni fino al 1913?

Dopo tutto, l'onnipotente FED non avrebbe aperto i battenti fino alla fine del 1914.

Inoltre quando si presta attenzione alla parte fiscale, la reazione urticante diventa più intensa. Lo Zio Sam ha avuto eccedenze durante 32 di quegli anni, o il 75% del tempo. E le eccedenze cumulative erano di gran lunga superiori ai deficit. In realtà, il debito pubblico era di $2.4 miliardi nel 1870 e solo $1.2 miliardi nel 1913.

E l'inflazione sostenuta era inesistente durante questo periodo d'oro — praticamente la stessa sia nel 1913 che nel 1870.

Inutile dire che l'idea stessa di un taglio del 50% del debito pubblico ai giorni nostri, suona davvero impossibile da contemplare. Quando Donald Trump sfiorò solamente la possibilità di ridurre drasticamente il debito pubblico, gli risero tutti in faccia.

Eppure i numeri citati sopra, tra cui quelli del debito pubblico, provengono dalle statistiche storiche ufficiali del Census Bureau degli Stati Uniti. Quindi presumibilmente è accaduto, ma non è finita qui.

Quando si tengono in conto tutti gli immigrati e la robusta crescita dell'economia americana durante quel periodo, le metriche fiscali risultanti sono ancora più sorprendenti.

Il debito pubblico scese dal 40% del PIL nel 1870 al 3% del PIL nel 1913. Proprio così. Prima che la banca centrale facesse la sua entrata in scena, il debito pubblico degli Stati Uniti in rapporto al PIL era essenzialmente un errore di arrotondamento pari a zero.

Allo stesso modo, rispetto alla popolazione, il debito pubblico scese da $62 pro-capite nel 1870 a soli $12 nel 1913 per ogni uomo, donna e bambino della nazione.

Questi numeri sono così sbalorditivi che sembrano quasi irreali. Un trend di 43 anni durante il quale il carico fiscale del governo centrale sull'economia degli Stati Uniti era praticamente estinto, proprio nel momento in cui il capitalismo americano stava facendo registrare un record di crescita di tutti i tempi.

C'ho pensato dopo la mia apparizione come ospite al Fox News Show di Neil Cavuto. L'argomento in questione era il debito pubblico della nazione a $20,000 miliardi. Ho fatto notare che il debito pubblico era pari a $10,600 miliardi a gennaio 2009 e che con Obama è arrivato ad un totale di $20,000 miliardi. Ciò significa, naturalmente, che Barack Obama ha aggiunto quasi $10,000 miliardi al debito nazionale durante il suo mandato.

Ciò corrisponde quasi alla cifra totale del debito pubblico accumulato durante i primi 220 anni della Repubblica sotto i 43 predecessori di Obama nello Studio Ovale.

Potreste pensare che tale fatto sia sufficiente ad innescare un dibattito travolgente sulla scena mainstream. Nel 1980, per esempio, un attacco implacabile a Jimmy Carter su un debito pubblico "fuori controllo" — circa a $1,000 miliardi — era qualcosa di giornaliero nei discorsi della campagna di Ronald Reagan.

Nel 2016, tuttavia, siamo finiti in un mondo in cui Obama dice d'essere riuscito a domare il deficit federale e nessuno dei candidati alla presidenza diceva di voler aggiungere un solo centesimo al debito nazionale. Almeno Neil Cavuto mi ha dato il tempo di eviscerate queste gigantesche bugie — e non c'è voluto molto.

Il deficit è stato di $587 miliardi nell'anno fiscale 2016, il quale s'è concluso a settembre, ed è cresciuto del 35% rispetto ai $439 miliardi dell'anno precedente. Ma in realtà le cose sono di gran lunga peggiori.

Cioè, ogni anno centinaia di miliardi vengono aggiunti al debito pubblico man mano che scompaiono numeri dal conteggio ufficiale del deficit, a causa delle peculiare contabilità statale.

Per esempio, durante gli ultimi due anni lo Zio Sam ha preso in prestito quasi $200 miliardi per finanziare i prestiti agli studenti, ma questi non contano nel deficit ufficiale perché tali esborsi sono considerati "investimenti", non spese. Si potrebbe pensare che Washington stia ancora vendendo la palude sul Potomac, ma questa è già tutta occupata — in particolare dal Pentagono.

In ogni caso, quando si accumulano una dozzina e più di espedienti simili, oltre alla partita doppia di prendere in prestito dai fondi fiduciari della previdenza sociale — che in realtà è già insolvente sia su una base attuariale sia su una base monetaria — l'estensione di questa truffa fiscale diventa evidente.

Il deficit ufficiale combinato per l'anno fiscale 2015 e 2016 è stato di $1,025 miliardi. Ma il debito pubblico è aumentato di $1,700 miliardi, il che significa che $700 miliardi d'inchiostro rosso non sono stati conteggiati nel deficit. Così Obama sembrava che stesse domando il terribile mostro del deficit, quando, in realtà, lo stava alimentando.

Dopo tutto, alla fine dello scorso trimestre abbiamo raggiunto il 90° mese di questa cosiddetta ripresa — rispetto ad una media post-1950 di appena 61 mesi. Così, quando il livello medio dell'inchiostro rosso in questa ultima fase del ciclo economico sarà di $850 miliardi l'anno — come nel corso dell'anno fiscale 2015-16 — nessuno avrà addomesticato alcunché.

Infatti nonostante le ipotesi "ottimiste" del CBO, l'attuale politica di bilancio aggiungerà $10,000 miliardi al debito pubblico nei prossimi dieci anni. E ciò presumendo che avremo 207 mesi senza una recessione, o quasi il doppio di quanto mai registrato!

La verità è che, in base all'economia del mondo reale — cioè, semplicemente un replay della crescita economica e dell'occupazione degli ultimi 10 anni — il deficit federale totalizzerà $15,000 miliardi nel corso dei prossimi 10 anni. Ciò significa che il debito pubblico raggiungerà $35,000 miliardi entro la metà del prossimo decennio, o il 145% del PIL.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché la Legge di Say è sempre vera

Ven, 13/01/2017 - 11:08




di Alasdair Macleod


Uno dei miei lettori abituali ha sollevato il tema importante riguardo la Legge di Say, concetto che monetaristi e keynesiani amano negare. Devono etichettare come falso questo assioma fondamentale per giustificare lo stimolo della domanda aggregata da parte dello stato. O la Legge di Say è giusta e l'intervento dello stato è economicamente distruttivo, o se è sbagliata allora gli economisti moderni hanno ragione ad ignorarla.

La base teorica dei post-keynesiani riguardo lo stimolo economico presume una disconnessione tra consumo e produzione, e la risposta corretta è un intervento dello stato affinché rilanci la carenza di domanda. È una spiegazione reiterata riguardo il crollo degli anni '30. Ovviamente, secondo questo ragionamento, la Legge di Say dovrebbe essere scartata.

Questo articolo rivisita questo argomento, spiega dove Keynes aveva storto, ridefinisce la Legge affinché includa il denaro come merce, e spiega perché il lato dell'offerta è meno distruttivo rispetto alla gestione della domanda. La Legge di Say è fondamentale per capire il motivo per cui è fallimentare l'intervento dello stato per rilanciare la domanda economica e perché ci ha portato alla crisi attuale.



Un po' di storia

La Legge di Say venne enunciata da un uomo d'affari ed economista francese, Jean-Baptiste Say, che la scrisse nei primi anni del 1800:

«Un prodotto terminato offre da quell'istante uno sbocco ad altri prodotti per tutta la somma del suo valore. Difatti, quando l'ultimo produttore ha terminato un prodotto, il suo desiderio più grande è quello di venderlo, perché il valore di quel prodotto non resti morto nelle sue mani. Ma non è meno sollecito di liberarsi del denaro che la sua vendita gli procura, perché nemmeno il denaro resti morto. Ora non ci si può liberare del proprio denaro se non cercando di comperare un prodotto qualunque. Si vede dunque che il fatto solo della formazione di un prodotto apre all'istante stesso uno sbocco ad altri prodotti.»[1]
Val la pena ricordare le circostanze dietro la conoscenza di Say. Egli non solo visse durante la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, ma ebbe esperienza anche di due crolli iperinflazionistici, prima gli Assegnati e poi i Mandati. La Francia aveva anche sofferto per il crollo della cartamoneta di John Law nel 1720. Pertanto Say era consapevole del fatto che il denaro può essere altamente deperibile, e aveva osservato che le persone lo utilizzavano solo come ponte provvisorio tra la loro produzione e il loro consumo.

La Legge di Say non richiede un gold standard o una moneta sonante come qualcuno potrebbe pensare. Si tratta di un principio fondamentale di tutta l'umanità che l'economia sia caratterizzata dalla divisione del lavoro, condizione principale dietro suddetta Legge. Il mercato è un ambiente libero per gli scambi di beni e servizi in generale, motivo per cui la Legge di Say è a volte indicata come legge dei mercati, ma va notato che essa si applica anche ad un'economia di comando che sopprime la libertà personale.

Il primo tentativo di confutare la Legge di Say venne portato avanti da Malthus nel suo Principles of Political Economy (1820). Questo tentativo venne sconfessato con successo da David Ricardo e altri, quindi da allora in poi la Legge di Say venne ampiamente accettata. L'economista che alla fine rovesciò tale Legge fu Keynes nella sua Teoria Generale.[2] Andava dicendo che avesse confutato la Legge di Say. Keynes dovette affrontare questa realtà e l'attaccò molto presto nel suo libro, sdoganandola in circa quattro pagine (Capitolo 3.1).



Le ipotesi di Keynes

Keynes ha dapprima attaccato la Legge di Say indirettamente, in quella che definì la teoria classica del rapporto dell'occupazione, che secondo lui si basava su due postulati. Il primo: il salario è uguale al prodotto marginale del lavoro; e il secondo: l'utilità del salario quando viene impiegato un dato volume di occupazione è uguale alla disutilità marginale di quella quantità di posti di lavoro. Ma la veridicità, o meno, di queste affermazioni non ha nulla a che fare con la Legge di Say. Keynes non fece altro che raggirarci ed evitare di affrontare la questione centrale.

Quando ci spostiamo al tema successivo, il principio della domanda effettiva (Capitolo 3.1), conclude il suo attacco affermando che:

Quindi la Legge di Say, secondo cui il prezzo della domanda aggregata della produzione nel suo complesso è pari al prezzo dell'offerta aggregata per tutti i volumi di produzione, afferma praticamente che non vi è alcun ostacolo alla piena occupazione.
Questa affermazione travisa del tutto la Legge di Say. Non si trattava del prezzo della domanda aggregata della produzione, né del prezzo dell'offerta aggregata per tutti i volumi di produzione, e nemmeno dell'occupazione. Keynes fece ricorso alla fallacia dell'uomo di paglia. È opportuno ribadire che la Legge di Say, in realtà, dice quanto segue, in un linguaggio che anche un bambino possa capire e un economista non possa negare:

"In ogni transazione vi è un acquirente ed un venditore. Pertanto un'economia dev'essere composta in parti uguali da acquirenti e venditori. Il denaro è una merce che facilita le loro transazioni e permette loro di vendere beni, servizi e lavoro. La quantità di denaro è irrilevante per questa legge, perché esso è un bene funzionale proprio come qualsiasi altra cosa che viene comprata e venduta."
Si noti che la mia definizione modificata include il denaro come un bene economico, mentre quella di Say no, ma la sua inclusione non la inficia. Semmai la rafforza, chiarendo che non ci sono eccezioni. La definizione di Say per quanto riguarda il denaro, come qualcosa che poteva essere posseduta in fretta, probabilmente era vera nella sua epoca. Ciò non tiene conto del fatto che il denaro di per sé ha un valore d'uso, allo stesso modo di qualsiasi altro bene economico, in questo caso rappresenta il deposito temporaneo dello sforzo e del lavoro.

La descrizione semplicistica della Legge di Say da parte di Keynes è sciocca, poiché esclude del tutto il denaro. Tuttavia, in circostanze normali, il possesso di denaro fisico da parte della popolazione rimane stabile in forma aggregata, il che significa che l'elemento non monetario nell'economia può essere considerato come un passaggio dal prodotto al consumo. Le circostanze in cui questo assetto potrebbe cambiare sono in realtà piuttosto limitate, con le persone che opterebbero per aumentare i saldi bancari invece di possedere denaro fisico in caso di recessione economica. Ed i saldi bancari vengono trasferiti ai mutuatari che li spendono. Se ciò non accade si tratta di un problema bancario o commerciale, derivante di solito dalla distruzione del credito falso e non da un problema con la Legge di Say.



Domanda & gestione dell'offerta

C'è una differenza fondamentale tra oliare gli ingranaggi dell'economia attraverso lo stimolo della domanda, che è stato l'approccio di Keynes, e stimolare l'offerta. Stimolare la domanda mediante l'inflazione monetaria può avere un effetto benefico temporaneo, il quale viene invertito dal ciclo del credito. L'inflazione monetaria volta a convincere la gente a spendere di più significa ingannare tutte le persone, cosa che non può continuare per sempre.

I relativi tentativi finiscono per innescare un ciclo economico indotto dal credito, in cui il boom è seguito dal bust. Il boom è la fase in cui la popolazione viene ingannata e il bust è la fase in cui lo capisce. Sebbene gli stati possano giocare a questo gioco e dimostrare che in una parte del ciclo del credito hanno stimolato i consumi e pertanto la Legge di Say sarebbe falsa, se si considera l'intero ciclo alla fine la Legge di Say risulta essere valida.

Sin dai tempi di Keynes questi interventi ripetitivi non sono mai stati abbandonati, nonostante gli economisti del dopoguerra abbiano insistito sul fatto che la loro comprensione e la gestione della domanda nel tempo siano migliorate. Sono questi stessi economisti che si rifiutano di riconsiderare la loro posizione riguardo la Legge di Say. A loro modo di vedere non è più un'opzione realistica, perché le conseguenze economiche di abbracciare nuovamente tale Legge potrebbero far crollare l'intero sistema finanziario.

In alternativa, stimolare la produzione mediante la spesa pubblica funziona in accordo con la Legge di Say, e non contro, perché lo stato diventa chiaramente un cliente del settore privato. Il trasferimento delle merci è dai produttori allo stato, il quale diventa a tutti gli effetti un consumatore. Possiamo mettere in discussione la saggezza dietro la spesa pubblica e il fatto che rappresenti una distribuzione artificiale delle risorse nazionali. Possiamo criticare i programmi pubblici per quanto riguarda l'occupazione e le cattedrali nel deserto, e sappiamo che quelle che vengono spesso definite come politiche dal lato dell'offerta sono viziate per altri motivi. Ma come mezzo d'intervento economico è preferibile al tentativo di gestire la domanda, solo sulla base che non sia in conflitto con la Legge di Say.

Le politiche che mirano al solo lato dell'offerta non portano automaticamente ad un ciclo economico indotto dal credito, mentre con la gestione della domanda questo risultato è praticamente garantito. Ma ciò necessita di un piano B e in che modo lo stato possa ridurre il proprio coinvolgimento nel settore delle infrastrutture, nella spesa per la difesa e in interventi simili, senza conseguenze negative. Ma questa è una questione che va al di là della Legge di Say.



Ulteriori implicazioni

Dovrebbe essere chiaro, grazie alla mia definizione semplificata della Legge di Say, che la sua negazione da parte di Keynes era impossibile, e che la nuova economia di Keynes era costruita su un errore fondamentale: negare il fatto indiscutibile che in ogni transazione c'è un acquirente ed un venditore. Va da sé che un'economia funzionante dipende da acquirenti e venditori che sono reali, merci e denaro che sono ampiamente accettati. Dopo aver stabilito questo punto, possiamo passare alle implicazioni, le quali possono essere riassunte nelle seguenti proposizioni.

  1. Produciamo beni e servizi che possiamo consumare noi stessi, e le eccedenze le venderemo ad altri affinché ci permettano di acquisire le cose che non produciamo.

  2. Non dobbiamo consumare tutta la nostra produzione, ma possiamo venderla agli altri, in modo da poter acquisire i beni ed i servizi di cui abbiamo bisogno o che desideriamo.

  3. Il consumo comprende anche il consumo differito, e la parte riguardante il consumo che viene posticipato è irrilevante per la Legge, perché i proventi della produzione sono spesi da qualcun altro.

  4. Non dobbiamo per forza di cose coinvolgere anche il denaro, e la Legge copre anche il baratto.

  5. Chiunque acquista beni e servizi da altri, senza produrre qualcosa in precedenza, deve acquisire i mezzi da qualcun altro, il quale ha prodotto beni e servizi eccedenti il proprio consumo.

  6. La Legge di Say si applica a tutti gli attori economici, tra cui anche lo stato.

Queste proposizioni dovrebbero essere auto-evidenti. Per amplificare l'ultima, val la pena notare che la Legge di Say si applica tanto in un'economia di comando quanto in un'economia di mercato. Se lo stato funge da canale per la produzione e la distribuzione dei beni, non può evitare il fatto che tale produzione è vincolata alla Legge di Say, così come in un libero mercato, perché lo stato non può ignorare la realtà della divisione del lavoro.

Keynes poteva essere a conoscenza delle proprie contraddizioni, perché spostò il suo attacco ai risparmiatori che s'astenevano dal consumo. La spesa non è trattenuta (Proposizione 3), perché il denaro risparmiato viene riciclato attraverso il sistema finanziario a qualcun altro che lo prende in prestito e poi lo spende. Il denaro viene speso per altre cose, questo è tutto.



Conseguenze del post-keynesismo

Prendendo un sottoinsieme dell'economia, i dipendenti ed il loro ruolo, Keynes ignorò un'applicazione più ampia della Legge. Senza questo artificio, non sarebbe stato in grado di separare la domanda aggregata dal consumo aggregato, e quindi pretendere condizioni in cui la domanda aggregata sarebbe stata insufficiente rispetto all'offerta potenziale. Secondo lui questa era la spiegazione alla Grande Depressione degli anni '30 e la motivazione alla base della sua Teoria Generale. Come accennato in precedenza, sostenne su basi infondate che se la Legge di Say era valida, allora non sarebbe potuta esistere disoccupazione di massa in quel momento.

Abbiamo già affrontato le ipotesi di Keynes riguardo la Legge di Say a tal proposito. La disoccupazione di massa degli anni '30 non aveva niente a che fare con la Legge di Say. Fu la conseguenza naturale di un'espansione del credito nel decennio precedente. Tuttavia il consumo totale diminuì, ma anche l'offerta totale. Anche se le statistiche non potranno mai catturare il quadro completo, la Legge di Say rimase valida per tutto quel periodo di massiccia disoccupazione.

I disoccupati dovevano vivere alla giornata, ma non erano assenti dall'economia, come invece diceva Keynes (Proposizione 5). Spendevano quel poco che incameravano. Zuppe e beni simili di prima necessità erano prodotti e consumati senza denaro (Proposizione 4). La carità è il processo mediante il quale i proventi della produzione, di un tipo o di un altro, sono distribuiti ai poveri (Proposizione 5, di nuovo). Allo stesso modo, le distribuzioni del welfare state (Proposizione 5) sono finanziate con la produzione di altri attraverso la tassazione e la svalutazione monetaria. Il trasferimento dalla produzione al consumo avviene con o senza denaro.

Gli economisti mainstream di oggi che negano la verità enunciata da Say, vivono in un mondo a parte. La verità, esposta da Hayek che lo conosceva di persona, è che Keynes sapeva poco di economia.[3] La sua Teoria Generale, dalle prove di Hayek e dall'analisi in questo articolo, è solamente un'enorme bufala che l'establishment ha abbracciato a causa della sua promessa. La classe politica è stata completamente catturata dai suoi temi, vedendoli come una giustificazione per l'intervento economico da parte dello stato. Gli economisti mainstream, che devono la loro professione a quei temi, hanno scritto sempre più documenti per giustificare l'economia keynesiana e monetarista.

È davvero triste che la Francia abbia voltato le spalle alla saggezza di Say, insieme ad altri economisti francesi del XIX secolo, optando invece per un cocktail letale tra Marx e Keynes.

Negare la realtà della Legge di Say è la base delle politiche statali e delle banche centrali, in tutto il mondo. In tale diniego troviamo il motivo principale per cui queste politiche stanno fallendo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] A Treatise on Political Economy – J. B. Say, 1803, tradotto da C. R. Princep, 1855. http://www.econlib.org/library/Say/sayT15.html

[2] Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse della Moneta, J. M. Keynes, 1936.

[3] Si veda l'intervista di Hayek con Leo Rosten, settembre 1975. https://www.youtube.com/watch?v=y8l47ilD0II

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La prossima crisi finanziaria

Gio, 12/01/2017 - 11:15




di James Rickards


Nel 1998 eravamo a pochi passi dal crollo e sin da allora abbiamo sbagliato tutto quello che potevamo sbagliare. Nel 2008 eravamo a pochi passi dal collasso e abbiamo fatto la stessa cosa. Ogni crisi è più grande di quella precedente.

Oggi il mercato azionario non è molto lontano da dove si trovava a novembre 2014. Il mercato azionario ha avuto grandi alti e bassi. Una brutta caduta ad agosto 2015, una brutta caduta a gennaio 2016. Il tutto seguito da grandi rally entrambe le volte, perché la FED è tornata a "parlare di allentamenti monetari", ma se si esclude la volatilità, ci troviamo dove eravamo 2 anni fa.

Le persone non stanno facendo soldi con le azioni. Gli hedge fund non stanno facendo soldi. Le istituzioni non stanno facendo i soldi. È uno degli ambienti d'investimento più difficili che io abbia mai visto.

La crisi del 2008 è ancora fresca nella mente delle persone. La gente sa molto meno riguardo il 1998, in parte perché stiamo parlando di quasi 20 anni fa. Fu una crisi monetaria internazionale che ebbe inizio in Thailandia nel giugno del 1997, si diffuse in Indonesia e in Corea, e poi in Russia ad agosto del 1998. Tutti stavano costruendo un firewall intorno al Brasile. Era esattamente come le tessere del domino che cadono.

Pensate ai paesi come se fossero dei domino in cui la Thailandia cade e poi viene seguita da Malesia, Indonesia, Corea e Russia. Il domino successivo sarebbe stato il Brasile, e tutti (compreso il Fondo Monetario Internazionale e gli Stati Uniti) dicevano: "Costruiamo un firewall intorno al Brasile e assicuriamoci che il Brasile non cada."



Il domino successivo

Poi è arrivato Long-Term Capital Management. Il domino successivo non era un paese. Era un hedge fund, sebbene fosse tanto grande quanto un paese in termini di bilancio finanziario. All'epoca ero consigliere generale di tale impresa. Ne negoziai anche il salvataggio. L'importanza di tale ruolo era proprio un posto in prima fila nella faccenda.

Mi trovavo nella sala conferenze di un grande studio legale di New York. C'erano centinaia di avvocati. C'erano 14 banche nel fondo di salvataggio di LTCM. C'erano 19 altre banche con una linea di credito non garantita da un miliardo di dollari. C'erano inoltre funzionari del Tesoro, funzionari della Federal Reserve, altri funzionari di governo, Long-Term Capital, i nostri partner. Era una mandria di avvocati ed io ero da una parte della transazione, col dovere di coordinare tutto questo.

Era un affare da $4 miliardi che abbiamo messo in piedi in 72 ore. Chiunque abbia raccolto fondi per la sua compagnia, o stretto affari, può immaginare quanto sia difficile far firmare ad un gruppo di banche un assegno da $4 miliardi in 3 giorni.

Coloro che erano coinvolti possono dire d'aver salvato Long-Term Capital. Se Long-Term Capital fosse andato in bancarotta, $1.3 miliardi di derivati avrebbero inondato Wall Street.

Le banche coinvolte avrebbero dovuto coprire la loro esposizione a suddetti $1.3 miliardi, perché pensavano che fossero coperte. Un lato del loro trade era con Long-Term e l'altro lato era tra di loro. Quando si crea questo tipo di buco nei bilanci di tutti, ogni mercato del mondo verrebbe chiuso. Non solo i mercati obbligazionari o i mercati azionari. Le banche andrebbero in bancarotta in modo sequenziale. Accadrebbe quello che è quasi accaduto nel 2008.

Pochissime persone sapevano tutto ciò. Erano un gruppo di avvocati al 1° piano di un grande studio legale di New York. La FED era al telefono. Abbiamo spostato un po' di denaro. Abbiamo siglato un accordo. Abbiamo emesso un comunicato stampa.

Era come un atterraggio di fortuna. C'è un aereo con un sacco di passeggeri e 4 motori in fiamme. I camion dei pompieri pronti a spegnare l'incendio. In un modo o nell'altro la vita va avanti.



Crisi finanziaria

Dopo di che la Federal Reserve ha tagliato i tassi d'interesse due volte, una volta il 29 settembre 1998 durante una riunione programmata del FOMC e di nuovo in una riunione non programmata. La FED può farlo. Può indire una riunione della Commissione al telefono. Quella è stata l'ultima volta, 15 ottobre 1998, che la FED ha tagliato i tassi d'interesse al di fuori di una riunione pianificata. Anche se è stato fatto per "spegnere l'incendio". La vita è andata avanti.

Quindi il 1999 è stato uno dei migliori anni nella storia del mercato azionario, raggiungendo un picco nel 2000 e poi crollando di nuovo. Non era un panico finanziario, si trattava solo di un crollo del mercato azionario. Il mio punto è che nel 1998 eravamo ad un passo dalla chiusura di tutti i mercati del mondo. Ci sono state una serie di lezioni che avremmo dovuto apprendere da questo evento, ma non sono state apprese. Lo stato ha fatto il contrario di quello che si dovrebbe fare per impedire che una cosa del genere accada di nuovo.

Avrebbe dovuto vietare la maggior parte dei derivati, far andare in bancarotta le grandi banche, imporre una maggiore trasparenza, ecc. Le cose purtroppo non sono andate così, anzi è accaduto l'esatto opposto.

Gli stati hanno abrogato i regolamenti sugli swap, in modo che si potessero avere più derivati over-the-counter invece di negoziarli in borsa. Hanno abrogato il Glass-Steagall in modo che le banche commerciali potessero entrare nell'investment banking. Le banche sono diventate più grandi. La SEC ha cambiato le regole per consentire una maggiore leva finanziaria ai broker.

Poi Basilea 2, fuoriuscita dalla Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea, Svizzera, ha cambiato le regole per quanto riguarda il capitale delle banche, in modo che potessero utilizzare modelli di rischio/valore viziati ed aumentare la loro leva finanziaria. Tutto ciò a riprova che gli stati hanno fatto il contrario di quello che si dovrebbe fare per evitare una nuova crisi. Hanno lasciato che le banche si comportassero come gli hedge fund. Hanno permesso a tutti di trattare più derivati. Hanno permesso più leva finanziaria, meno regolamentazione, modelli fallaci, ecc.

Ero seduto lì nel 2005, 2006 e ancora prima, a dire: "Accadrà di nuovo e sarà peggio." Ho dato una serie di conferenze presso la Northwestern University. Sono stato un consulente per la campagna di McCain. Ho avvisato il Tesoro degli Stati Uniti. Ho avvertito tutti coloro che sono riuscito ad avvertire.

Non ho detto: "Oh accidenti, è colpa dei mutui subprime", il genere di cose che si vede nel film come The Big Short. Ovviamente ci sono stati alcuni operatori di hedge fund che hanno gozzovigliato coi mutui subprime. Per me non aveva alcuna importanza, perché quello a cui guardavo era l'instabilità del sistema nel suo complesso.

Stavo guardando all'accumulo di prodotti tossici, all'accumulo di derivati, ai processi dinamici e al fatto che una scintilla avrebbe potuto scatenare un incendio. Non m'importava quale che fosse la scintilla. Non m'importava quale sarebbe stato il fiocco di neve. Sapevo che la cosa stava per crollare.



Troppo grandi per fallire

Poi siamo arrivati al 2008. Eravamo a pochi passi dal collasso sequenziale di ogni grande banca del mondo. Pensate di nuovo al domino. Che cosa stava succedendo? C'era una crisi bancaria. È iniziata nell'estate del 2007 con il fallimento di un paio di hedge fund legati a Bear Stearns.

C'è stato un piano di salvataggio da parte di fondi sovrani e banche, ma poi a marzo del 2008 Bear Stearns è andata in bancarotta. A giugno e luglio 2008 Fannie e Freddie erano in bancarotta, seguiti dai fallimenti di Lehman e AIG. I prossimi erano Morgan Stanley, Goldman Sachs, Citibank e Bank of America. JPMorgan sarebbe stata l'ultima a rimanere in piedi, per non parlare delle banche estere (Deutsche Bank, ecc.).

Tutte sarebbero fallite. Tutte sarebbero state nazionalizzate. Invece sono intervenuti gli stati e le hanno salvate per la seconda volta in 10 anni. Eravamo a pochi passi dalla chiusura di ogni mercato e ogni banca nel mondo.

Cosa significa per l'investitore di tutti i giorni? Stiamo parlando dell'investitore che ha un piano 401k, o un conto d'intermediazione; forse un conto con E-Trade o Charles Schwab o Merrill Lynch o uno qualsiasi di questi nomi. Stiamo parlando di pizzaioli, rivenditori di auto, dentisti, medici, avvocati, chiunque con una piccola impresa. Un investitore di successo, o un imprenditore.

Insomma, coloro che hanno denaro risparmiato e temono che tale ricchezza possa essere potenzialmente spazzata via, come è quasi accaduto nel 1998 e nel 2008.

Quante volte ancora si vuole sfidare la sorte? È come giocare alla roulette russa.

Per essere precisi, nel 1998 ho detto che il governo, le autorità di regolamentazione e gli operatori di mercato a Wall Street, non hanno imparato la lezione. Hanno fatto l'opposto di quello che avrebbero dovuto fare. È accaduta la stessa cosa nel 2008. Nessuno ha imparato la lezione. Nessuno pensava a quello che in realtà era andato storto. Cosa hanno fatto invece? Hanno approvato la Dodd-Frank, 1,000 pagine di mostruosità burocratica con 200 progetti normativi distinti.

Si dice che la Dodd-Frank abbia messo fine alla dicitura "troppo grandi per fallire". Invece no, ha istituzionalizzato i "troppo grandi per fallire" perché non ha diminuito il potere delle banche. Le 5 più grandi banche commerciali negli Stati Uniti oggi sono più grandi di quanto non fossero nel 2008. Hanno una percentuale maggiore di attivi di bilancio. Hanno molti più derivati sui libri contabili e un rischio incorporato superiore.

Alla gente piace utilizzare il cliché "calciare il barattolo lungo la strada." Non mi piace questo cliché, ciononostante non hanno calciato il barattolo lungo la strada, bensì l'hanno calciato ad un livello superiore. Dagli hedge fund a Wall Street, ora il rischio è nei bilanci delle banche centrali.



Moneta mondiale

Chi ha un bilancio pulito? Chi potrebbe salvare il sistema? C'è solo un'organizzazione: il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Ha una leva finanziaria di circa 3 a 1. Il FMI ha anche una stampante monetaria e può emettere i diritti speciali di prelievo (DSP), o moneta mondiale. Li danno ai paesi, ma non direttamente alla gente. Poi i paesi possono scambiarli per le altre valute nel paniere dei DSP e spenderle.

Ecco la differenza. La prossima volta che ci sarà una crisi finanziaria, si proverà ad usare i DSP, ma ci sarà bisogno di tempo per farlo. Non si sta pensando di farlo adesso, perché non c'è comprensione di quello che potrebbe accadere.

Ciò che non si vede è una crisi incombente ed arriverà molto rapidamente. A questo giro non sarà facile rifornire di liquidità il sistema.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Io e l'amico Fritz

Mer, 11/01/2017 - 11:05




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Mi è stato consigliato molte, molte volte che potrei arginare l'ostilità di collaboratori, vicini e familiari (tra cui quella, senza far nomi, che ha promesso di amarmi, onorarmi, finché morte non ci separi con questo anello io ti sposo bla, bla, bla,) se smettessi d'essere così critico nei confronti delle persone apostrofandole, qual è la parola che sto cercando?, idioti.

Come la malvagia Federal Reserve ed i pazzi econometrici keynesiani, per esempio.

Per quanto riguarda la stragrande maggioranza delle persone che non meritano tali maltrattamenti, mi vergogno di me stesso, e mi scuso.

La mia difesa è che subodoro il tradimento ovunque.

Così quando non scopro immediatamente qualcuno che mi pianta un coltello dietro la schiena, che mette veleno nel cibo, o che vuole prendere in prestito la mia macchina, continuo la ricerca di quei segnali sottili di un tale tradimento fino a quando alla fine non li trovo, scovando abilmente trame nefande e oscure, logicamente dedotte da indizi in qualcosa di detto, o non detto, o fatto, o non fatto.

Siete tutti contro di me. Lo so. Lo sapete. Lo sappiamo tutti.

Ci sono (e questa è la parte importante!) quelli che meritano l'umiliazione e tutto il Mio Disprezzo Furente (MDF) in modo da sgonfiare il loro patetico ego.

Una di queste persone ha scritto un articolo sulla rivista The Economist, nella categoria delle sedicenti "Grandi idee economiche" in cui uno può, in teoria, trovare saggezza economica, che in questo caso comporta un sottotitolo esplicativo: "Ciò che gli economisti possono imparare dalle letture fondamentali della disciplina".

Wow! Con questo tipo di premesse, sono sicuro che anche voi, come me, siete rimasti senza fiato! Andateci pano con le speranze, però, perché il rimbambito scrive: "Per quanto i medici siano ferrati con le malattie, non possono prevedere quando vi ammalerete; la missione fondamentale dell'economista non è quella di prevedere una recessione, ma spiegare come funziona il mondo."

Hahahaha! Rido così forte che mi fa male lo stomaco! Ahia! Hahahaha! Ahi! Chiamate il medico citato qui sopra! Hahaha!

"Come funziona il mondo", ma le recessioni non sono parte di come funziona il mondo? Hahaha!

Ricomponendomi improvvisamente, allungo il braccio in un gesto teatrale e tuono: "Amici! Romani! Connazionali! Prestatemi attenzione! Il Dannato Punto dell'Economia (IDPE) è quello di prevedere le recessioni con abbastanza margine in modo che si possa fermare la schifezza monetaria e/o fiscale in atto, lasciando che il corpo, in linea con questa ridicola analogia medica, guarisca da sé!"

Ammetto di non essere un medico. Né ho mai recitato in TV, anche se sono sicuro che sarei stato un grande attore se l'avessi fatto. Magari avrei avuto la mia serie televisiva dal titolo "Il bel medico di Hollywood."

Eppure, anche con la mia spaventosa mancanza di formazione medica e una flebile scintilla d'intelligenza, le mie credenziali sono sufficienti per dire FACILMENTE che vi ammalerete e morirete — e presto! — qualora beveste null'altro che whisky, mangereste null'altro che ciambelle, non faceste esercizio, fumaste, vi iniettereste droghe con siringhe prese in prestito e scambiereste continuamente fluidi corporei con estranei. "Strangers in the night" cantava Frank Sinatra... non un bel modo di vivere, direi.

Dal momento che stiamo confrontando la missione degli economisti con quella dei medici, voglio cambiare vocazione per fare (magari!) un paio di dollari in più. Quindi da oggi in poi io sarò Hotshot Dottore Mogambo (HDM), e dico: "Hey! Questa roba del medico potrebbe essere divertente! Fammi indossare un camice bianco, visitare i pazienti e guardare i risultati di laboratorio!"

Guardando le cartelle, ho subito capito che questa è la parte veramente sgradevole della professione medica: dare cattive notizie ai pazienti.

Idealmente, come nuovo medico, vorrei che i miei pazienti siano giovani e belle donzelle, in perfetta salute, senza vestiti e abbiano una fissazione servile per un vecchio bacucco come me; o che siano uomini sani e ipocondriaci disposti a pagare cifre esorbitanti per qualsiasi terapia da ciarlatani che riesca ad inventarmi.

Con il mio nuovo acume professionale medico applicato all'economia, cercherei di nascondere al paziente i risultati tristi dei test di laboratorio: tutto ciò che può andare male (pausa ad effetto) andrà male.

La produzione manifatturiera è in calo. I prezzi sono in ascesa, ma i salari ed i posti di lavoro sono in calo. I rendimenti obbligazionari sono infimi. La spesa per i trasferimenti sociali e le espansioni delle eligibilità sono in ascesa, la spesa pubblica è in ascesa, la malvagia Federal Reserve è ancora intenta a monetizzare il debito pubblico (denaro e credito creato dal nulla per acquistare nuovo debito emesso dallo stato) oltre (sì, ho scritto "oltre") i mille miliardi di dollari (sì, ho scritto "mille miliardi di dollari") annuali, ogni anno, anno dopo anno, e il suo effetto sulla massa monetaria significa che l'inflazione dei prezzi, anche se stranamente sottomessa dato l'estremo Allentamento Quantitativo, è abbastanza elevata.

La cosa peggiore è che i livelli di debito, pubblico e privato, che sono già a livelli altissimi, sono ben PIÙ (sì, ho scritto "più") che folli e tutti sono ben PIÙ (sì, ho riscritto "più") che sommersi.

Peggio ancora, il cosiddetto "indice della miseria", che ha vagamente una certa connotazione di natura medica e quindi del tutto appropriata al vostro medico farlocco, continua a salire. Tale indice rappresenta il tasso di disoccupazione (composto da dati fittizi manipolati dal governo) più l'inflazione (anch'essa manipolata), ed è tristemente salito.

Dico "tristemente salito" perché, come diciamo noi falsi medici, non avete ancora visto niente. Fidatevi di me, sono un medico, o almeno faccio finta d'esserlo, quindi potete credere ciecamente in me.

Ebbene la disoccupazione è salita se si contano le persone che non lavorano, ma vorrebbero lavorare e non riescono a trovare un posto di lavoro, o, forse, come nel mio caso, tutti mi odiano e sgarbatamente mi buttano fuori dai loro uffici dopo aver contattato i miei precedenti datori di lavoro.

E il tasso di disoccupazione è salito PER DAVVERO se si contano, sebbene il governo non lo faccia, le persone che non lavorano e DOVREBBERO lavorare invece di starsene seduti a casa, scolandosi bottiglie di whisky e sparandosi in corpo ciambelle e droghe, cosa che il vostro falso medico sconsiglia.

So cosa state pensando: "Basta con questo gioco cretino del medico! Torna ad essere Il Magnifico Mogambo (IMM), la cui saggezza senza tempo brilla come un faro in un vasto mare d'ignoranza e stupidità per quanto riguarda le cose economiche (come la malvagia Federal Reserve), in modo che possiamo capire cosa fare per salvarci (sbarazzarsi della Federal Reserve e stabilizzare l'offerta di moneta, lasciando che i tassi d'interesse raggiungano l'equilibrio in base alle preferenze di mutuatari e risparmiatori). Così potremo prosperare felicemente grazie alla tua tutela trascendente, anche se quello che dici è sempre la solita arringa monotona riguardante le lezioni della storia e della Scuola Austriaca d'economia, l'unica vera teoria economica tra l'altro. E quando ci sono ritardati economici tra di noi, ripeti diligentemente ciò che accade quando l'offerta di denaro fiat cede alle pressioni di uno stato corrotto, cosicché le persone belle e intelligenti possano proteggersi adeguatamente acquistando oro e argento come se non ci fosse un domani."

Bene, anche se ora sono un medico orgogliosamente ciarlatano, è da anni che sono a conoscenza della corruzione sconcertante in ogni agenzia governativa e nell'orrida Federal Reserve. E tutti sanno che è importante, importante, importante che niente, niente, niente di male, male, male accada, accada, accada al mercato immobiliare, al mercato azionario o al mercato obbligazionario, perché il sistema economico di tutto il paese e, per estensione, di tutto il mondo dipendono sostanzialmente da questi mercati. Quindi "è necessario" che sfoggino valutazioni assurde, scandalose, altissime, e continuino a sfoggiarne di superiori. Praticamente sempre più su, su, su!

Per sempre, solo in teoria però!

E con la possibilità che la malvagia Federal Reserve possa creare quantità letteralmente illimitate di denaro, possono far salire questi mercati (per sempre, in teoria però, come detto poco sopra) acquistando i relativi asset con la semplice creazione di più, più, più denaro e credito con cui inondare l'economia. L'offerta di denaro aumenta (e così anche il carico del debito), cosa che fa aumentare di più i prezzi, il che spinge la Federal Reserve a monetizzare più debito con cui inondare l'economia, cosa che aumenta l'offerta di denaro (e il carico di debito), facendo salire di più i prezzi, poi si ricomincia di nuovo il giro e si sale sempre di più, fino a che (pausa per riprendere fiato) il gioco non può più continuare perché i prezzi aumentano così velocemente che è impossibile creare abbastanza denaro e credito per pagarli.

È così che l'inflazione dei prezzi distrugge tutto.

E con la corruzione incredibile presente nei mercati dell'oro e dell'argento, rifugi ultimi dei disperati che vengono frantumati dal denaro fiat, i loro prezzi continueranno ad essere soppressi.

Ora avete il quadro generale. Siamo Dannatamente Fregati (SDF).

Ma rincuoratevi! Ho chiesto all'amico Fritz al supermercato: "Stai acquistando oro e argento ai prezzi ridicoli di oggi, o sei una specie d'idiota che ha bisogno di una buona dose di Cura per la Stupidità del Dottor Mogambo (CSDM), la quale consiste nel prenderti a schiaffi da qui fino all'età della pietra (whap whap whap!) in modo che tu capisca quanto sia importante comprare oro e argento quando il proprio governo, ed i governi di tutto il mondo, stanno permettendo e favorendo espansioni terrificanti dell'offerta di denaro? Eh? Che cosa vuoi fare amico Fritz? Eh? Che cosa? Eh?"

Mi ha risposto così: "Sì! Sì, comprerò oro e argento! Oro e argento! Sì, signore! Un sacco d'oro e argento! Tutto quello che vuole, signore! Basta che non mi faccia del male. E per favore prenda la busta della sua spesa e se ne vada tranquillo dal negozio! Nessuno vuole avere guai!"

Nessun problema! Vedete quanto sia facile e piacevole tutta questa storia? Nessun problema! Oro e argento in mano! Whee! Questa roba dell'investire è facile!

Se non mi credete, allora ascoltate l'amico Fritz. Quali sono le probabilità che ENTRAMBI abbiamo torto?

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Due modi per andare in bancarotta: velocemente o lentemente

Mar, 10/01/2017 - 11:16




di James Rickards


Un crollo può avvenire in qualsiasi momento a causa dell'instabilità intrinseca del sistema finanziario. La causa di una perdita improvvisa di fiducia è inconoscibile.

Potrebbe essere una guerra, una calamità naturale o un'epidemia. Potrebbe anche essere una dinamica meno visibile, come un cambiamento nella quantità di liquidità che vuole un piccolo gruppo di investitori e a cascata le cose vanno fuori controllo. I mercati faranno segnare "nessuna offerta" mentre le bolle speculative scoppieranno.

La causa non ha importanza. Ciò che conta è che può accadere rapidamente. Nessuno di noi saprà l'ora o il giorno. Il vostro unico rifugio sicuro è quello di prepararvi ed essere vigili riguardo le indicazioni e le avvertenze.

Questo improvviso crollo è sicuramente possibile (ed è necessario prepararsi). Eppure non è necessariamente il modo più probabile in cui il dollaro fallirà come valuta di riserva mondiale.

Un percorso più probabile (e quello che le élite stanno progettando) è un lento e costante declino. In molti modi, però, il crollo lento è più pericoloso del crollo rapido per la vostra salute finanziaria.

In un crollo improvviso, riuscite a capire cosa sta accadendo. Anche se non siete preparati oggi, potete ancora esserlo unendovi alla corsa per entrare in possesso d'oro (nonostante una concorrenza più pressante).

Quando la nave sta affondando, non c'è bisogno di essere i primi nelle scialuppe di salvataggio; basta non essere tra coloro che non salgono su nessuna. Un lento declino è più pericoloso, perché non si capisce cosa stia succedendo.

I policymaker, i leader ed i media continueranno a dire che tutto va bene. Potreste essere illusi e convinti a mantenere la vostra ricchezza in mercati che non stanno andando da nessuna parte.

Le élite continueranno a svalutare il dollaro, ma non sarete in grado di vederlo. Questo non è uno scenario ipotetico.

Prendete in considerazione l'indice azionario giapponese Nikkei. Era a 40,000 a dicembre 1989. Oggi è a 20,000, un calo del 50% quasi 30 anni dopo il crash. Oppure prendete in considerazione l'indice azionario statunitense Nasdaq. Era a 5,000 a gennaio del 2000 e oggi si trova a circa 5,100. Tale indice non è andato quasi da nessuna parte negli ultimi 15 anni.

I media ed i wealth manager di Wall Street ignorano tali verità spiacevoli. Vi dicono che le azioni sono salite del 200% sin dai minimi di marzo 2009. Questo andrebbe bene se vi foste svegliati da un sonnellino di 10 anni nel 2009 con un enorme mucchio di denaro, lo aveste investito tutto in azioni e poi le aveste vendute ieri. Bel lavoro!

Molto più comune è un investitore che cavalca l'onda con i suoi risparmi per la pensione tra gli alti e bassi del mercato, ma al netto di tasse ed inflazione non sta meglio.

Ancora più probabile è un investitore che ha venduto ai minimi del 2009, ha riacquistato azioni durante i recenti picchi ed è pronto per essere tosato di nuovo da Wall Street durante il prossimo collasso. Vi suona familiare? Si spera che non siate voi, ma potrebbe essere qualcuno che conoscete.

I mercati obbligazionari non offrono molto sollievo. I buoni del Tesoro a breve termine hanno un rendimento quasi nullo. Quelli a lungo termine offrono un 2% se siete disposti a scommettere sull'assenza d'inflazione per i prossimi 10 anni. Se l'inflazione arriva, sarete schiacciati. È possibile staccare alcune plusvalenze sui decennali se i tassi scendono nel breve periodo (cosa che mi aspetto), ma questa è una strategia di trading, non un piano di pensionamento.

Le obbligazioni societarie ad alto rendimento possiedono un rischio di credito in questa fase del ciclo economico. I default si accumuleranno man mano che si entrerà in una recessione globale nei primi mesi del 2017.

Nonostante questo ambiente economico triste, le cheerleader finanziarie ancora agitano i pompon e vogliono spingervi a comprare azioni e obbligazioni "per il lungo termine." Le loro rassicurazioni, secondo cui tutto va bene, sono riecheggiate per 20 anni e potranno echeggiare per altri 20.

Nel frattempo la base finanziaria costruita sul dollaro sta marcendo...



Il dollaro ha fatto il suo tempo

Il precedente storico per quanto riguarda una lenta perdita dello status di valuta di riserva mondiale, è lo strano caso della sterlina.

Questa storia inizia con un evento lontano dalle camere di conteggio di Londra: l'assassinio il 28 giugno 1914 a Sarajevo dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero austro-ungarico, da parte di un terrorista serbo.

Questo atto di terrorismo politico mise in moto una catena di ultimatum e mobilitazioni che portò alla prima guerra mondiale. Vennero uccise oltre 16 milioni di persone senza motivo. Come diretta conseguenza della guerra, crollarono tutti gli imperi: russo, ottomano, tedesco e austro-ungarico.

Ma un impero che non cadde, almeno non subito, fu l'impero britannico. Nel giugno 1914, il mondo visto da Westminster era una zona imprenditoriale in cui regnavano sovrani il potere militare, diplomatico e finanziario inglesi. C'erano poteri concorrenti, naturalmente, ma il Regno Unito era il più potente politicamente.

Inoltre Londra era la capitale finanziaria indiscussa del mondo. La sterlina era la principale valuta di riserva globale. Ed era coperta con oro in possesso della Banca d'Inghilterra. La sterlina era "denaro buono" nei cinque continenti.

Quando scoppiò la prima guerra mondiale, tutti i principali paesi belligeranti sospesero immediatamente la conversione delle loro monete in oro, ad eccezione del Regno Unito. Si riteneva che i paesi dovessero accumulare oro e stampare soldi per pagare le spese di guerra, ed è per questo che sospesero la convertibilità. Il Regno Unito adottò un approccio diverso.

Conservando il legame con l'oro, Londra mantenne la sua posizione di creditore. Ciò consentì al Regno Unito di prendere in prestito per pagare le spese di guerra.

Fu John Maynard Keynes che convinse il Regno Unito a rimanere col gold standard. E fu Jack Morgan, figlio di J. P. Morgan, che organizzò massicci prestiti a New York per sostenere lo sforzo bellico britannico.

Inizialmente ci furono enormi deflussi d'oro dagli Stati Uniti verso il Regno Unito. Anche se il Regno Unito rimase col gold standard, gli investitori vendevano azioni, obbligazioni e terreni negli Stati Uniti.

Poi convertivano il ricavato in oro e lo spedivano alla Banca d'Inghilterra. Ma questo deflusso d'oro dagli Stati Uniti s'interruppe quasi subito. C'erano solo tot. asset nei portfoli che gli inglesi potevano vendere per entrare in possesso dell'oro.

La Casata dei Morgan fece in modo che i flussi d'oro rimanessero ordinati e gli Stati Uniti vivessero dei loro obblighi finanziari. Poi, nel novembre 1914, il flusso d'oro s'invertì improvvisamente.

Gli inglesi avevano bisogno di alimenti, lana, cotone, olio e armi dagli Stati Uniti. Tutto questo doveva essere pagato in oro o in sterline.

L'oro che stava scorrendo da New York a Londra, iniziò a fluire da Londra a New York. Dal novembre 1914 fino alla fine della guerra, nel novembre 1918, ci furono massicci afflussi d'oro presso la Federal Reserve Bank di New York e le sue banche aderenti private.

Fu a questo punto che il dollaro emerse come una nuova valuta di riserva globale, a sfidare la supremazia della sterlina. Il processo di sostituzione della sterlina col dollaro iniziò nel novembre 1914, ma non ci fu un crollo immediato o improvviso della sterlina.

Nel corso degli anni '20, il dollaro e la sterlina gareggiavano fianco a fianco per il ruolo di valuta di riserva mondiale.

Barry Eichengreen ha documentato come il dollaro e la sterlina si alternassero in suddetto ruolo. Ma dal 1931 la gara diventò unilaterale. Il dollaro avrebbe iniziato a mettere la freccia per il sorpasso.

Winston Churchill commise un errore grossolano ancorando nel 1925 le sterline all'oro ad un tasso irrealistico. La sterlina super-forte che ne risultò, decimò il commercio nel Regno Unito; e scatenò anche una depressione economica nel Regno Unito prima che nel resto del mondo. Il deficit commerciale del Regno Unito portò i partner commerciali del Commonwealth, come l'Australia e il Canada, a rimanere bloccati con enormi riserve indesiderate di sterline.

Il successo del dollaro e il costante declino della sterlina sono continuati per tutti gli anni '30 fino all'inizio della seconda guerra mondiale, nel 1939. A questo punto, il Regno Unito sospese la convertibilità della sterlina in oro.

Il sistema monetario internazionale si ruppe per la seconda volta in 25 anni. Le normali negoziazioni, il cambio della valuta e la convertibilità in oro, vennero sospesi fino a quando il sistema monetario internazionale non sarebbe stato riformato.

Tale riforma ebbe luogo in occasione della conferenza monetaria internazionale di Bretton Woods, svoltasi nel New Hampshire nel luglio 1944. La conferenza segnò l'ascesa finale del dollaro come principale valuta di riserva globale. Dal 1944 al 1971 le principali valute, tra cui la sterlina, vennero ancorate al dollaro. Il dollaro era ancorato all'oro a $35,00 l'oncia.

Bretton Woods mise fine al ruolo della sterlina come valuta di riserva mondiale. Quella conferenza consegnò al dollaro tale ruolo — una posizione che ha mantenuto sin da allora. Il punto di questa storia è quello di mostrare che la sostituzione della sterlina da parte del dollaro come valuta di riserva mondiale non fu un evento, ma piuttosto un processo.

Il processo s'è preso più di 30 anni per svilupparsi definitivamente, 1914-1944. È stata una dinamica altalenante, in cui la sterlina ha cercato di recuperare la corona solo per perderla di nuovo.

Con il senno di poi, possiamo fissare il punto di svolta a novembre 1914, quando i flussi d'oro in uscita dagli Stati Uniti s'invertirono e si trasformarono in afflussi. Questi ultimi continuarono fino al 1950, nonostante due guerre mondiali e la Grande Depressione. Eppure nessuno pensò ad un crollo all'epoca.

Dal punto di vista della Banca d'Inghilterra, il novembre del 1914 potrebbe aver visto flussi d'oro in uscita, ma nessuno credeva che il processo di declino fosse inevitabile o irreversibile.

A Londra si riteneva che la Gran Bretagna avrebbe vinto la guerra, avrebbe mantenuto l'impero ed avrebbe preservato la posizione della sterlina come moneta più apprezzata al mondo. La Gran Bretagna vinse la guerra, ma il costo fu troppo grande: il suo impero si disgregò e la sterlina perse il suo ruolo di valuta di riserva mondiale.

La domanda è se il dollaro USA ha già avuto il suo "novembre 1914". È possibile che sia già iniziato il crollo del dollaro come valuta di riserva mondiale?

La risposta è sì.

Guardando i flussi massicci d'oro verso la Cina, l'ascesa di un concorrente del dollaro (diritti speciali di prelievo) e l' inclusione dello yuan cinese nel paniere dei DSP, è difficile non concludere che il crollo del dollaro sia già iniziato.

Eppure, come il crollo della sterlina un secolo fa, il declino del dollaro non avverrà necessariamente dall'oggi al domani. Probabilmente sarà un processo lento e costante (almeno nelle fasi iniziali).

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Rinunciare alla nostra privacy

Lun, 09/01/2017 - 11:09




di Gary North


Stiamo perdendo la nostra privacy, per sempre. La maggior parte delle persone non se ne preoccupa.

Possiamo saggiarne l'ennesimo esempio con l'aggiornamento gratuito a Windows 10. È durato un anno. Era difficile non accettare l'invito. Bisognava intraprendere determinati passi per evitare l'aggiornamento. Qui ho spiegato come evitare l'installazione automatica.

Windows 10 risucchia i nostri dati nel proprio database. L'accordo di Windows 10 è chiaro:

Infine accederemo, divulgheremo e conserveremo i dati personali, compresi i vostri contenuti (come ad esempio il contenuto dei messaggi di posta elettronica, altre comunicazioni private, o file in cartelle private), quando in buona fede riterremo che sarà necessario per:

  1. rispettare il diritto di rispondere ad azioni legali valide, anche da forze dell'ordine o altri enti governativi;

  2. proteggere i nostri clienti, per esempio per evitare spam o tentativi di frode a danno degli utenti dei servizi, o per aiutare a prevenire la perdita di vite umane o il ferimento grave di chiunque;

  3. operare e mantenere la sicurezza dei nostri servizi, anche per prevenire o fermare un attacco ai nostri sistemi informatici o reti;

  4. proteggere i diritti o la proprietà di Microsoft, tra cui far rispettare i termini che regolano l'utilizzo dei servizi -- tuttavia, se riceviamo informazioni che indicano che qualcuno sta usando i nostri servizi per derubare proprietà intellettuale o fisica di Microsoft, non ispezioneremo noi stessi i contenuti privati ​​del cliente, ma sottoporremo la questione alle forze dell'ordine.

A nessuno importa. Come lo so? Poiché questa informazione è stata pubblica per un anno. È apparsa sul Web alla fine di luglio 2015.

Ho fatto una ricerca su Google su questo passaggio in particolare:

"Infine accederemo, divulgheremo e conserveremo i dati personali, compresi i vostri contenuti (come ad esempio il contenuto dei messaggi di posta elettronica"
Ho trovato parecchi risultati.

Mi vengono in mente le parole di Paolo al re Agrippa: "Il re è al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza. Penso che niente di questo gli sia sconosciuto, poiché non sono fatti accaduti in segreto." (Atti 26:26).

La popolazione non se ne preoccupa.

Potete (e dovreste) installare Windows 10 con il livello massimo di privacy. Ci sono un sacco di articoli su questo tema. Sono stati disponibili per un anno. Questo è uno davvero buono: cliccate qui.

Questo passaggio, invece, è tratto dall'Electronic Freedom Foundation.

Il problema con Windows 10 non si esaurisce con la costrizione degli utenti a scaricare il sistema operativo. Windows 10 invia di default una quantità senza precedenti di dati a Microsoft, e l'azienda sostiene che la maggior parte di questi serva a "personalizzare" il software attraverso l'elaborazione da parte dell'assistente del sistema operativo chiamata Cortana. Ecco un elenco non esaustivo di dati inviati: dati relativi all'ubicazione, immissione di testo, input vocale, input tattile, pagine web visitate, e dati di telemetria per quanto riguarda l'uso generale del computer, inclusi i programmi che si eseguono e per quanto tempo.

Pur comprendendo che molti utenti trovano utili caratteristiche come Cortana, e che tali caratteristiche sarebbero difficili (anche se non necessariamente impossibili) da implementare senza l'invio di dati al cloud, resta il fatto che molti utenti avrebbero preferito rinunciare a queste caratteristiche salvaguardando così la loro privacy.

E mentre gli utenti possono scegliere alcune di queste impostazioni, non è una garanzia che il computer smetterà d'inviare dati ai server di Microsoft. Un problema importante sono i dati di telemetria che riceve la società. Mentre Microsoft insiste che aggrega e anonimizza questi dati, non ha spiegato nel dettaglio questa pratica. Microsoft, inoltre, non dirà per quanto tempo conserverà questi dati, fornendo invece tempi solo generali. Peggio ancora, a meno che non siate un utente aziendale, non importa cosa, dovete condividere alcuni di questi dati di telemetria con Microsoft e non c'è modo di rifiutarsi.

Microsoft ha cercato di spiegare questa mancanza di scelta dicendo che Windows Update non funzionerà correttamente su copie del sistema operativo con la segnalazione della telemetria impostata al livello più basso. In altre parole, Microsoft sostiene che dando agli utenti ordinari maggiore privacy permettendoli di abbassare al minimo la segnalazione della telemetria, metterebbe a repentaglio la loro sicurezza in quanto non potrebbero più ricevere aggiornamenti di sicurezza. (In particolare, questo argomento è qualcosa che molti articoli su Windows 10 non hanno toccato.)

Ma questa è una falsa scelta. Non esiste alcuna buona ragione per cui i tipi di dati raccolti da Microsoft, ad ogni livello di telemetria, non possano essere regolati in modo che anche al livello più basso gli utenti possano ancora beneficiare di Windows Update e proteggere le loro macchine da eventuali vulnerabilità, senza dover inviare cose come dati di utilizzo dell'app o ID unici come un numero IMEI.
Ecco il mio punto: la popolazione non se ne preoccupa. Non le importa se la NSA raccoglie i loro dati. Non le importa se lo fa Google o Microsoft. La popolazione è contenta con Windows 10. Ha circa il 15% del mercato per tutti i sistemi operativi e il 30% per la base installata di utenti Microsoft. Il programma di aggiornamento gratuito s'è concluso lo scorso luglio. Da questo punto in poi, i guadagni saranno marginali.

Non c'è stato alcun grido di sdegno tra coloro che hanno scelto l'aggiornamento. Secondo me meno del 20% di coloro che l'hanno scelto, hanno utilizzato la funzione installazione personalizzata per bloccare il ficcanasare di Microsoft. Forse meno del 4%.

Microsoft farà soldi su quel 96% che non ha preso provvedimenti per bloccare il "furto" di dati. Quelli che protestano sono economicamente irrilevanti.

Microsoft non è sola.

È ovvio quello che significa tutto questo: le persone si sono arrese ai raccoglitori di dati.

Microsoft è l'unica società americana con un bond rating AAA. Ha venduto $19.75 miliardi di obbligazioni lo scorso 2 agosto. Questo testimonia il successo della sua commercializzazione. In un modo o nell'altro, Microsoft conosce i suoi utenti.



LA LEGGE DELLA DOMANDA

La raccolta dei dati accelererà man mano che il costo di raccolta scenderà. Il nostro mondo sta diventando digitalizzato e il prezzo delle cifre scende costantemente. Questa è una situazione che non si arresterà. Ecco una legge fondamentale dell'economia: "Al calare del prezzo, la domanda aumenta." Questa è la legge della domanda.

La misura in cui saremo monitorati va ben oltre la distopia di Orwell in 1984. Il Grande Fratello ci sta guardando e così anche decine di "piccoli grandi fratelli".

Mi piaceva guardare The Fugitive a metà degli anni '60, così come piaceva anche a milioni di americani. Ricordo soprattutto questo: ogni giorno prendeva sempre una strada diversa per andare a lavoro. Ma in un mondo in cui i software di riconoscimento facciale sono a buon mercato e sempre meno costosi, e le telecamere sono in ogni angolo di strada, non sarà tanto utile scegliere un nuovo percorso ogni giorno. Il Regno Unito è l'onda del futuro. C'è un articolo di Wikipedia sulla sorveglianza di massa nel Regno Unito.

La popolazione non ne è preoccupata.

C'è stato un tempo in cui le persone in Occidente dicevano di credere nella sovranità di Dio. Ma tale fede sta sbiadendo. Ora nelle scuole pubbliche viene insegnato loro a credere nella sovranità dell'uomo. Ma la sovranità di Dio comprendeva la dottrina dell'onniscienza di Dio e l'onnipresenza di Dio. Queste caratteristiche si diceva appartenessero solo a Dio: attributi incomunicabili. Ma quando arriva un nuovo dio, le rivendicherà tutte e tre. Forse non tutte in una volta, ma alla fine le cose andranno così.

Il dio dello stato è in competizione con il dio del mercato. Entrambi sostengono l'onniscienza, o qualcosa che si avvicina all'onniscienza. Lo stato sostiene il potere; il mercato sostiene la redditività. Entrambi stanno lavorando duramente per ridurre la privacy. La privacy individuale è l'alternativa all'onniscienza aziendale. È una gara: vedere se la raccolta dei dati sarà vinta dallo stato o dal mercato.

Per quanto riguarda la privacy, si sta trasformando in un cavallo perdente.

La nostra speranza è questa: quale uso verrà fatto dei database. L'informazione centralizzerà il potere o lo decentralizzerà? Credo che le forze decentranti siano più potenti. Se utilizziamo i concetti offerti da Ludwig von Mises nel suo piccolo libro, Bureaucracy (1944), il sistema del profitto supererà il sistema burocratico. La ricerca del profitto soverchierà la ricerca del potere.

Nel frattempo, il prezzo per difendere la nostra privacy continua a salire. La legge della domanda ci dice che cosa accadrà: "Quando il prezzo sale, la domanda diminuisce."

I raccoglitori di dati hanno concluso giustamente che la percentuale di utenti che abbandonerà i processi automatizzati di raccolta dati è così bassa che l'effetto complessivo sarà minimo. Hanno inglobato questo risultato nei loro calcoli di profitto. La NSA non è preoccupata dei tagli di bilancio al suo bilancio segreto. Microsoft non è preoccupata di coloro che personalizzeranno le impostazioni d'installazione.



CONCLUSIONI

Ritengo che la popolazione possa essere persuasa a preoccuparsi di questi temi. Ma bisogna aggiungere la qualificazione degli economisti: "Ad un certo prezzo." Chi pagherà il prezzo per istruire la popolazione? Nessuno.

Come individui, possiamo ridurre il rischio di perdita della privacy, così come il fuggitivo prendeva un percorso diverso ogni giorno. Ma i nostri colleghi non sono interessati. Gli algoritmi non diranno ai raccoglitori di dati che percorso prenderete ogni giorno, ma sapranno quale sarà la strada.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un curioso intermezzo letterario: Vortex

Ven, 06/01/2017 - 11:10




di Francesco Simoncelli


Negli ultimi giorni c'è stata una persona per me molto importante che mi ha detto: "Lo scambio arricchisce sempre." In un mondo in cui si rischia d'essere socialmente autarchici a causa della crescente ingerenza statale, spesso scordiamo come suddetta formula rappresenti la quintessenza del nostro benessere fisico e psichico. Quindi, oggi, cari lettori di Freedonia, voglio condividere con voi un pezzo di me che probabilmente ignoravate. Voglio scambiare con voi parte del mio estro e del mio io. Dopo questo scambio potreste conoscere una parte di voi che ignoravate, o se vi appassiona già, potreste arricchire ulteriormente il vostro bagaglio culturale. Perché il mondo che ci circonda è una scoperta continua, la quale ci insegna una nuova lezione quando meno ce lo aspettiamo. Ed eccoci qui, cari lettori di Freedonia, leggendo questo post scoprirete che non mi occupo solo d'economia. Sebbene quest'ultima sia la mia occupazione principale, la mia vita ruota intorno alla scrittura a 360°. Amo scrivere e quando ho ispirazione non mi lascio sfuggire l'occasione di creare componimenti letterari. Che siano poesie o racconti brevi, concretizzare ciò che l'ambiente circostante mi trasmette è una passione che non posso ignorare. In realtà, l'ho coltivata sin dall'età di 8 anni, quando vinsi il mio primo premio durante un concorso di saggistica.

Questa mia passione, purtroppo, è stata coltivata con incostanza, infarcendo spesso di solitudine le liriche che partorivo. Per un po' ho smesso. Ma negli ultimi tempi, dopo aver conosciuto un collega, anch'esso prolifico autore in campo letterario, gli ho suggerito: "Perché non fare un libro?"

Quel giorno è nato "Vortex - Racconti brevi e poesie", scritto da me e dal co-autore Marco Vicini. Entrambi presentiamo al pubblico più ampio la capacità della nostra penna, in grado di spaziare da racconti e poesie, anelanti di catturare l'attenzione e la curiosità di coloro interessati. Un vortice di opere ed idee che, oltre ad attingere dal bacino d'ispirazione fornito dalla propria città, rappresenta anche un tributo per quegli autori affermati che hanno influenzato le nostre menti. Nelle mie opere, ad esempio, noterete somiglianze con giganti della letteratura internazionale come Egar Allan Poe e Stephen King, come sottolinea anche il recensore Lorenzo Luciani professore all'Università di Rochester (USA). Non solo, tale somiglianza è stata notata anche dai giornalisti presenti durante la presentazione.




Ma questo è solo un frammento dell'estro che trasuda questo libro. Infatti il fiore all'occhiello è l'esperimento letterario mai provato fino ad ora contenuto in questo piccolo libro, il quale sono sicuro vi sorprenderà e vi lascerà sbigottiti nonché colmi. A questo proposito, infatti, non manca la voce del Sindaco della mia città, Roberto De Donatis, il quale afferma nella sua recensione: "Un plauso va agli autori di Vortex, i valenti scrittori Marco Vicini e Francesco Simoncelli, per avere realizzato un’opera che parla di Sora. Una città che gli autori mostrano di amare profondamente e che, anche quando non è esplicitamente citata, plasma di sé l’intero volume. [...] Auguro a Marco e Francesco che Vortex sia un punto di partenza per altre feconde e brillanti esperienze letterarie a quattro mani. La collaborazione e la fusione artistica, testimoniata dall’esperimento letterario finale, dimostrano che ci sono tutte le premesse perché ciò si realizzi."

Non meno degna di nota l'opinione del prefazionatore del libro, Luigi Gulia, egregio preside e presidente del Centro Studi Sorani "Vincenzo Patriarca", il quale apre l'opera: "[...] Francesco ricerca la rigenerazione di sé attraverso il sogno, un’apparente evasione avviluppata nell’intrico di situazioni esorcizzate dal pianto liberatorio, che scioglie da sussulti della psiche prima circuita dall’avventura dell’inconscio. Un lettore ben addestrato rintraccia nella sciolta costruzione narrativa di Francesco materia propria dei maestri della psicanalisi. Un lettore di più modesta immediatezza, come chi è stato invitato a scrivere queste suggestioni, si trova immerso in interrogativi che lo coinvolgono, lo eccitano, infine lo divertono. Anche l’umorismo surreale diverte, allontana cioè dall’affanno e restituisce un po’ di giubilo allo spirito. Sembra essere questa la chiave di lettura dell’abbandono onirico cui ama soggiacere l’intrepido Francesco allorché il suo cor cavalca tra i flutti del mare e le flessuosità magnetiche dell’èros chiedendo all’anima di trasferire il sogno nella realtà. La sua è una scrittura dinamica. Prelude con efficace esemplarità ad una sorta di thriller noir che più avanti fa da telaio ad un sobbalzo di rivalsa della paura, esito inesorabile nello scontro tra odio e pietà, aperto e chiuso da un prolungato flashback, che risucchia la tensione psicologica di tutta intera la sequenza narrativa visivamente percepita come azione cinematografica.

Uscire, superare la realtà, sconfinare si può? Sfidare, come gli uccelli, il vuoto e provare in volo la sensazione di libertà? Insomma è possibile cambiare le regole della realtà? Il solo tentativo di sperimentare ardimento e temerarietà, senza apparire fuori di senno, redime infine l’ingegno e lo restituisce alla storia con rinnovato stupore.

Sogno e realtà si riconoscono come l’uno specchio dell’altra nell’ultima parte del Vortex. Marco e Francesco si incontrano in una originale invenzione letteraria che lascia trasparire, nella reciproca scoperta del loro vero io, quale e quanto grande possa profilarsi il futuro dell’umanità se non si è più estranei ed emarginati ma solidali e controcorrente per donarsi vicendevole serenità. Come? Dimostrando di essere anticonformista: le diversità sono la ricchezza vera dell’umanità, donde storia, politica, economia, religione, arte, musica, letteratura riusciranno a cambiare il mondo.

È questa riflessione morale il culmine del Vortex/Vertex che sospinge la scrittura e l’avventura spirituale di Marco e di Francesco. Non resta che passare alla lettura per condividerne le emozioni."

Quindi, cari lettori, lasciatevi trasportare dal vortice.

Potete acquistare il libro online in versione cartacea al seguente indirizzo: http://www.youcanprint.it/fiction/fiction-generale/vortex-racconti-brevi-e-poesie-9788892640504.html

Chiunque volesse acquistarlo presso una libreria, invece, può consultare questa pagina in un cui troverà un elenco, regione per regione, di quei rivenditori che sono in collaborazione con Youcanprint: http://www.youcanprint.it/librerie-in-italia-self-publishing.html


La “trinità rischiosa”

Gio, 05/01/2017 - 11:15




di James Rickards


Gli osservatori si concentrano sulle azioni dei mercati e sui comunicati della FED, senza fermarsi a riflettere su ciò che sta realmente accadendo. Nel frattempo le tendenze a lungo termine persistono e non vanno via solo perché tutti nel mercato sembrano distratti. L'impatto di queste tendenze non si lascerà attendere.

Il risultato a breve termine sarà uno tsunami finanziario che travolgerà i mercati, mentre gli investitori sono addormentati sulla spiaggia e non si accorgeranno della parete d'acqua che piomberà su di loro.

Questa non è solo un'ipotesi. Queste grandi tendenze e il loro impatto deleterio sulla vostra ricchezza, sono stati studiati in modo rigoroso da istituzioni ufficiali con le migliori informazioni e personale tecnico più qualificato. I loro rapporti sono spesso lunghi e pieni di gergo tecnico e decine di pagine di appendici e note tecniche. Non sono di facile lettura, ma hanno i loro vantaggi.

Molte istituzioni ufficiali o hanno modelli obsoleti o programmi politici che alla fine rendono inaffidabile il loro lavoro. Ma esiste un'istituzione con ampio accesso alle informazioni e con un buon record di avvertimenti tempestivi. Questa istituzione è la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI).

La BRI può far parte dell'élite finanziaria globale di cui siamo giustamente diffidenti, ciononostante spesso diverge dal "lieto fine" proveniente dalle chiacchiere delle banche centrali. La BRI non ha avuto paura ad ammonire le banche centrali sui pericoli di tassi bassi, bolle speculative e rischio sistemico.

Diamo un'occhiata a ciò che la BRI ha da dire sull'instabilità del sistema finanziario globale e sulla minaccia che rappresenta per la vostra ricchezza.

La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) è stata istituita nel 1930 da un accordo inter-governativo tra Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Belgio, Italia, Francia, Svizzera e Giappone. I proprietari della BRI sono le banche centrali dei membri della BRI, con potere di voto pesantemente sbilanciato a favore di un numero ristretto delle più grandi banche centrali.

La BRI ha sede a Basilea, in Svizzera, ma opera sotto esenzioni e immunità dalle leggi svizzere e dei suoi paesi membri. In pratica questo significa che la BRI è un'istituzione a sé stante che deve rendere conto solo ai suoi membri (banche centrali).

Lo scopo originale della BRI era quello di facilitare i pagamenti riparativi della Prima Guerra Mondiale in base al Trattato di Versailles del 1919. Questo scopo divenne obsoleto nei primi anni '30, quando suddetto processo si concluse. Ma la BRI trovò rapidamente una nuova missione: il centro operativo per le transazioni tra le banche centrali. La BRI è una banca centrale delle banche centrali, la quale offre servizi di compensazione e clearing.

La BRI è specializzata anche per l'acquisto, la vendita e la locazione di lingotti d'oro tra le banche centrali. Le note di bilancio della BRI rivelano che conduce operazioni in oro per i suoi membri (banche centrali), ma non offre dettagli sulle parti o gli importi in questione. La BRI offre alle banche centrali un modo anonimo per commerciare l'oro.

La BRI opera al di fuori delle leggi di qualsiasi paese sovrano. I capi delle principali banche centrali tra cui la FED, la Banca del Giappone e la BCE, si incontrano lì a cadenza mensile. Nessun verbale di queste riunioni segrete viene messo a disposizione del pubblico.

Nonostante questa segretezza e lo status della BRI al vertice della catena alimentare dell'élite finanziaria globale, la BRI ha un sito web in cui offre eccellenti dati finanziari non disponibili altrove e ricerche indipendenti sul sistema monetario globale. Ospita anche seminari e simposi con i principali banchieri centrali ed economisti di tutto il mondo.

Atti di tali riunioni sono disponibili sul sito Internet della BRI. (Per un resoconto eccellente sui segreti della BRI, tra cui i suoi accordi secondari riguardo l'oro nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, vi consiglio Tower of Basel di Adam Lebor).

Il nostro interesse in questa storia non sono i segreti della BRI, ma piuttosto quello che dice oggi circa il rischio nel sistema finanziario. Visto che le banche centrali hanno voce in capitolo all'interno della BRI, i ricercatori al suo interno hanno una migliore comprensione e migliori dati con cui formare le valutazioni di rischio rispetto a qualsiasi altro dipartimento di ricerca in tutto il mondo. Il loro lavoro merita un'attenzione particolare.

Gli ultimi rapporti della BRI dicono che il mondo è sull'orlo di un'altra catastrofe finanziaria, peggiore del 2008. Questo non è il sogno di un qualche sito complottista. Questo è il parere dell'istituto finanziario più importante del mondo.

Questi timori per un collasso sistemico sono stati cristallizzati in una relazione del direttore generale della BRI, Jaime Caruana, il 26 giugno 2016. Questa relazione individua tre rischi principali e Caruana li definisce la "trinità rischiosa."

I tre rischi sono, nell'ordine: un debito eccessivo, una minore produttività e l'assenza di opzioni per le banche centrali. Le tre minacce per la vostra ricchezza sono: un collasso sistemico, le bolle speculative e una perdita di fiducia nella capacità delle banche centrali di rispondere alle crisi. Oggi ci concentreremo sui rischi rappresentati da un eccesso di debito.

Gli investitori capiscono che il debito eccessivo e la leva finanziaria sono stati una delle principali cause del Panico del 2008, insieme alla frode della riserva frazionaria e all'incompetenza del governo. Da allora abbiamo sentito parlare di misure correttive per assicurarsi che un tale crollo non accadesse di nuovo.

Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato la Volcker Rule per limitare l'esposizione delle banche a derivati ed a trade rischiosi. La legge Dodd-Frank ha rafforzato gli standard di prestito nel campo dei mutui, richiedendo anticipi più cospicui e condizioni migliori per la sottoscrizione dei prestiti.

Gli esaminatori bancari hanno passato al setaccio i bilanci bancari in cerca di eventuali prestiti che non erano completamente collateralizzati o coperti da crediti. Con tutta questa regolamentazione si potrebbe supporre che la montagna pre-crisi del debito sia stata ridotta nelle dimensioni.

E invece no. In realtà il debito e la leva finanziaria sono molto più elevati di quanto non fossero nel 2008, sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo. Il McKinsey Global Institute ha fornito un riassunto sull'aumento del debito dal 2007 fino al 2015. I loro valori confrontano i periodi 2000-07 e 2007-14, e dividono il debito in quello di famiglie, stato, imprese e settore finanziario (es. banche).

I loro dati rivelano che il debito totale è aumentato di $57,000 miliardi sin dal 2007. Non solo il debito totale è aumentato, ma anche il rapporto debito/PIL è aumentato dal 269% al 286%.

Il rapporto debito/PIL è una misura critica per la sostenibilità del debito. Semmai lo si riuscirà a ripagare o rifinanziarlo, sarà necessaria una crescita economica. Quando il rapporto debito/PIL sale, significa che il debito sta crescendo più velocemente rispetto alla capacità di ripagarlo. Questa è una ricetta per il fallimento globale.

I loro dati rivelano anche che il debito pubblico sta crescendo più velocemente di quello di famiglie, aziende e settore finanziario. Questo riflette il fatto che gli stati hanno salvato banche, aziende e consumatori durante l'ultimo panico. Il debito totale non è sceso affatto.

I salvataggi sono serviti semplicemente a sostituire il debito pubblico ad altre forme di debito — il debito totale del sistema è aumentato. Del resto sono aumentati anche il debito dei consumatori, il debito societario e il debito finanziario, ma non così rapidamente rispetto al periodo pre-2007.

Queste cifre di McKinsey non riflettono l'enorme accumulo di debito sin dal 2014. Migliaia di miliardi di dollari di debito supplementare sono stati accumulati nel settore del fracking e dalle imprese nei mercati emergenti. Alcune stime indicano che la crescita del debito totale sin dal 2007 abbia ormai superato i $70,000 miliardi.

Inoltre c'è stata poca inflazione sin dal 2007. Ciò significa che l'onere del debito è reale, non è il risultato di dollari che valgono di meno.

Oltre al debito on-budget c'è anche quello off-budget, sotto forma di derivati, garanzie ed asset swap di vario genere.

Non solo il debito è salito, ma è posseduto in una manciata di mani, rendendo la concentrazione di questo debito molto maggiore. Le cinque più grandi banche negli Stati Uniti ora possiedono una percentuale maggiore dell'attivo totale del sistema bancario rispetto al 2008.

Tutto ciò che era troppo grande per fallire nel 2008 è più grande e più rischioso oggi. Al primo segno di disagio in qualsiasi parte del sistema finanziario, le grandi banche inizieranno a riscattare i loro prestiti da altre grandi banche. La capacità delle istituzioni finanziarie di rinnovare le passività in scadenza, si esaurirà. A quel punto si scatenerà un panico finanziario più grande e più pericoloso di quello del 2008.

Nell'ultimo panico, le banche centrali sono corse in soccorso stampando decine di migliaia di miliardi di dollari e garantendo decine di migliaia di miliardi di dollari in depositi bancari e fondi del mercato monetario, e impegnandosi in swap internazionali di valute. Ma le banche centrali hanno ormai perso la loro flessibilità nel rendere liquido il sistema.

Il prossimo panico finanziario sarà peggiore di quello scorso e sarà essenzialmente inarrestabile se non verranno messe in campo misure draconiane e di confisca.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Attenzione: la Russia sta accumulando oro, non solo testate nucleari

Mer, 04/01/2017 - 11:09
Oltre all'oro parliamo anche un po' d'argento, il metallo spesso dimenticato. L'anno scorso l'argento ha performato bene: da un minimo di $13 l'oncia si è attestato a $17 l'oncia, con picchi anche a $20 l'oncia in estate. Se dovessi basarmi su un'analisi dettata dalla domanda e dall'offerta, non commetterei un azzardo dicendo che l'argento ha potenziale per salire ulteriormente. La Zecca degli Stati Uniti, ad esempio, ha dovuto arrestare la produzione per diverse volte a causa di un eccesso di domanda e per carenza di metallo fisico. Quindi mentre la domanda sale, l'offerta diminuisce a causa anche della chiusura di diverse miniere. La maggior parte dell'argento estratto, in realtà, viene ottenuto come sotto-prodotto dall'estrazione di altri metalli, come rame, zinco, piombo. Negli ultimi 3 anni hanno chiuso parecchie miniere collegate a suddetti metalli, quindi anche l'offerta d'argento ne sta risentendo. Nel 2015 la mancanza d'argento di nuova estrazione s'è fatta sentire, visto che sono state intaccate riserve e inventari nell'ordine di circa 130 milioni di once. E l'anno scorso, invece, l'offerta è diminuita di un altro 9% circa. Nemmeno prezzi più alti dell'argento potranno colmare la carenza dell'offerta nel breve termine, perché questo può essere colmato solo da nuove miniere, e ciò richiede tempo e grandi spese in conto capitale. Inoltre gli investimenti totali mondiali in argento hanno un valore totale di circa $50 miliardi, mentre quelli nell'oro circa $3,000 miliardi. Immaginate se solo una frazione di quest'ultimi si spostasse nei primi; i prezzi dell'argento schizzerebbero alle stelle. Quindi tenete un occhio di riguardo nei confronti dell'argento.
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di Byron King


Lo scorso fine settimana CBS News ha trasmesso un segmento su 60 Minutes intitolato “Risk of Nuclear Attack Rises.” La storia descriveva come nuove tensioni geopolitiche tra Russia e Stati Uniti stiano riaccendendo la vecchia guerra fredda. Entrambe le parti stanno aumentando le loro rispettive posizioni sulla prontezza nucleare.

Il pezzo apparso su 60 Minutes faceva riflettere. Mostrava immagini di bombardieri B-52 e missili balistici sottomarini, insieme alla narrazione del giornalista David Martin. C'erano anche rare interviste con alti ufficiali militari statunitensi che gestiscono il complesso nucleare. Tutto sommato, il segmento era ben prodotto.

[...] La Russia non ha bisogno di un nuovo arsenale di armi nucleari per infliggere gravi danni agli Stati Uniti. I semi del nostro destino collettivo, se non calamità, sono già stati seminati. Tutto quello che la Russia deve fare, è continuare lungo il sentiero che sta già percorrendo.

Il mio punto è che l'arma più potente della Russia non sono le sue testate nucleari. "L'arma" in più nell'arsenale geopolitico della Russia è il suo oro, insieme alla valuta nazionale, il rublo.

[...] Proprio come gli Stati Uniti utilizzano il simbolo del dollaro ($), il Regno Unito utilizza il simbolo della sterlina (£) e l'Unione Europea utilizza il simbolo dell'euro (€), la Russia sta per esportare il proprio simbolo in tutto il mondo.
Permettetemi di darvi alcuni retroscena. La Russia prende sul serio la sua valuta. Proprio l'altro giorno Jim Rickards ha scritto che "la Russia è pronta per un ritorno alla grande sulla scena economica. Obbligazioni e azioni russe, nonché la valuta, il rublo, ne beneficeranno." Jim ritiene che presto la Russia vedrà una "forte inversione di tendenza", e che tale inversione andrà a beneficio del rublo.

I russi hanno un affetto culturale profondo per il loro rublo. Questo affetto risale a molti secoli fa, al tempo del Rus di Kiev, culla della nazione russa. All'interno della storia recente, la Russia ha emesso monete da 10 rubli d'oro, soprannominate "chervontsy".

Anche durante i giorni del comunismo, le autorità monetarie emettevano monete d'oro da 10 rubli, pur senza l'immagine dello zar Nicola II. A molte persone influenti in Russia — comuniste o meno — non dispiaceva vedere l'oro e i suoi simboli nella moneta nazionale, non importa quale fosse la colorazione politica del governo.

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, la Russia è caduta nel caos monetario. L'inflazione è andata fuori controllo, portando immense sofferenze in tutto il paese. È una lunga storia, ma la Russia ha lavorato due decenni per uscire dal pantano monetario in cui era finita. Un elemento chiave della ripresa è stato quello di ricostruire il rublo.

Oggi la Banca di Russia, banca centrale della nazione, non fa mistero circa la sua missione. Quando si tratta di politica monetaria, il sito web della banca russa dichiara:

La politica monetaria costituisce parte integrante della politica dello stato e ha lo scopo di migliorare il benessere dei cittadini russi. La Banca di Russia attua la politica monetaria nel quadro dell'inflation targeting e considera una priorità la stabilità dei prezzi, sia pure una sostenibile ma bassa inflazione. Date le peculiarità strutturali dell'economia russa, l'obiettivo è quello di ridurre l'inflazione al 4% entro il 2017 e di mantenerla in tale intervallo nel medio periodo.
Non c'è niente di strano qui. Non ci sono messaggi confusi. Tutto il giorno, tutti i giorni, il valore della valuta russa è "parte integrante della politica di stato". Ciò significa che il rublo è tanto parte del kit di strumenti del governo russo quanto l'esercito, la marina o l'aeronautica, compresi quei missili nucleari che sono stati discussi nel segmento 60 Minutes.

Proprio come la Russia ha costruito il suo arsenale militare in questi ultimi anni, ha anche accumulato riserve auree. Di seguito è riportato un grafico che mostra le riserve d'oro russe tra il 1994 e il 2015:




Si noti il ​​costante aumento delle riserve auree sin dal 2006. La variazione annua è stata costantemente positiva e mostra un trend di crescita significativo. Questo grafico dimostra una chiara politica statale per aggiungere una notevole quantità di metalli preziosi alla base complessiva degli asset monetari statali. La maggior parte dell'oro estratto in Russia rimane in Russia. Il governo della Russia sta convertendo rubli in oro.

E la Russia ha notevolmente aumentato le proprie riserve auree nel corso dell'anno passato.

A luglio dell'anno scorso, la banca centrale della Russia ha aggiunto 200,000 once d'oro alle sue riserve. L'aumento mensile delle riserve auree russe — 200,000 once — è pari a circa l'intera produzione annua delle miniera d'oro di Barrick Gold in Nevada.

A questo stesso ritmo — 200,000 once al mese — in soli cinque mesi la Russia dovrebbe aggiungere alle sue riserve auree l'equivalente di tutta la produzione annua di Barrick in Nevada.

In questo momento — o forse sarebbe meglio dire, "per ora" — le riserve auree russe sono inferiori a quelle di diverse altre nazioni importanti. Attualmente occupano il settimo posto nel mondo.

Ma c'è uno sforzo da parte delle autorità politiche e monetarie russe per potenziare le riserve auree del paese. Non c'è nulla di casuale. L'oro fa parte del piano nazionale della Russia.

Nel suo libro del 2011, Currency Wars, Jim immaginava "cosa sarebbe successo se" Russia e Cina avrebbero unito le loro riserve auree per formare una valuta coperta dall'oro e, quindi, fare concorrenza al dollaro. Prendete le attuali riserve russe di circa 1,500 tonnellate e aggiungetele a quelle cinesi, che superano le 1,800 tonnellate (o almeno così dicono i cinesi — probabilmente sono di più). Stiamo parlando di 3,300 tonnellate d'oro, o circa la stessa quantità in possesso della Germania.

Ora immaginiamo che nei mesi a venire gli Stati Uniti perdano il controllo del processo decisionale all'interno del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il loro blocco sull'oro mondiale svanirà. Quindi cerchiamo di considerare la reale possibilità che Russia e Cina possano esercitare un controllo indiretto (o anche diretto) sulle riserve auree del FMI, ammontanti a 2,800 tonnellate.

Tra l'oro russo, cinese e del FMI ce ne sono 6,100 tonnellate, potenzialmente in concorrenza con il tesoro degli Stati Uniti da 8,100 tonnellate. Tale situazione non fa ben sperare per il futuro del dollaro. E Jim aveva previsto gravi problemi per il dollaro.

La morale della favola è possedere oro e argento — comprarlo mentre è ancora possibile, perché alla fine raggiungeremo un momento in cui non si potrà più.

Nel frattempo, possedere azioni nel settore minerario è la chiave per preservare la propria ricchezza.

Alla fine, non sono tanto preoccupato per le armi nucleari della Russia. Non credo che la leadership della Russia sia abbastanza folle da iniziare una guerra nucleare.

In questo momento sono più concentrato sull'oro della Russia.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché a questo giro lo stimolo fiscale non si concretizzerà

Mar, 03/01/2017 - 11:15




di David Stockman


È praticamente una certezza che siamo in prossimità di un'altra recessione.

Ma ciò che è veramente sorprendente, è che il mercato non sta dando alcun peso al fatto che la situazione fiscale della nazione sta finendo molto rapidamente all'inferno.

E che non vi è praticamente alcuna prospettiva di un altro massiccio stimolo shovel-ready, come il piano di Obama da $800 miliardi.

I segni premonitori della paralisi fiscale imminente sono evidenti: il deficit di bilancio per l'anno appena concluso è salito del 37% — da $438 miliardi lo scorso anno a poco meno di $600 miliardi quest'anno. Ma il risultato è stato in realtà peggiore, a causa dei vari tipi di trovate contabili.

In realtà, il debito pubblico totale è aumentato di $1,400 miliardi nel 2016 e supererà quasi sicuramente i $20,000 miliardi subito dopo che Trump diventerà presidente a tutti gli effetti.




Inutile dire che non ci sarà affatto spazio nel budget per uno stimolo fiscale, o il tipo di enormi pacchetti di stimolo per infrastrutture.

Questa svolta economica è al centro del mio ultimo libro, “Trumped! A Nation on the Brink… And How to Bring it Back”, in cui parlo del perché l'entroterra statunitense ne ha avuto abbastanza di questo sistema truccato.

Trump rimarrà sconvolto alla notizia che il bilancio dell'intero anno 2018 avrà un deficit di $1,000 miliardi in base alle spese ed entrate attuali. E questo prima ancora che un solo centesimo di stimolo possa essere lanciato contro un'economia in recessione.

Questo shock non è semplicemente una questione d'interesse accademico o addirittura "politico". Al contrario, Wall Street ha molta fiducia nel mondo politico affinché implementi un salvataggio fiscale — una nuova versione del post-baldoria economico nel 2009.

Au contraire! È un altro paio di maniche quello che sta accadendo ora.

Questa volta non ci sarà un rapido rimbalzo nel mercato azionario, come nel 2002 e nel 2009. E dopo un periodo di stasi recessiva e senza massiccio stimolo da parte di Washington, gli scommettitori nel casinò si faranno prendere dal panico.

Ciò fungerà da catalizzatore per una gamba ribassista, cosa mai vista sin dagli anni '30.

La FED ha finito la polvere da sparo secca e non ci sarà alcun rilancio post-crash, a meno che non innescato da uno stimolo monetario. Infatti anche i commentatori mainstream sono convinti che le banche centrali abbiano sparato le loro cartucce migliori, e che sia giunto il momento di ricorrere alla politica fiscale.

Si tratta di una volontà evanescente. Infatti la mia convinzione che lo stimolo fiscale sia inutile è immensamente rafforzata dalla compiacenza che caratterizza entrambe le estremità dell'asse Wall Street/Washington. Calciare il barattolo lungo la strada è diventata una strategia talmente efficace che tutti si aspettano che continui senza intoppi.

Per esempio, tra il dicembre 2008 e quest'anno, il debito pubblico è esploso da $10,700 miliardi a $19,600 miliardi. Ciò significa che sotto la presidenza Obama, e in un periodo in cui l'economia era in ripresa dalla peggiore recessione dei tempi moderni, è stato emesso nuovo debito pubblico pari all'83% del debito pubblico totale creato durante i 220 anni precedenti.

Il punto è che $9,000 miliardi di debito pubblico sono emersi durante i cosiddetti "bei tempi" del ciclo economico. Eppure i politici dementi della Città Imperiale non si sono accorti di nulla.

Ma ora ci stiamo dirigendo a ritmo spedito verso il peggio. Anche secondo il Congressional Budget Office (CBO), nel quadro della politica attuale il deficit di bilancio raggiungerà i $1,400 miliardi e il 5% del PIL entro il 2026. Ciò significa che altri $10,000 miliardi sono già stati inseriti nella torta fiscale e si aggiungeranno al debito pubblico nel corso del prossimo decennio.

Eppure ciò significa niente recessione per 17 anni e un tasso del PIL nominale e dei salari del 65% superiore a quello registrato nel corso dell'ultimo decennio. Immaginate che cosa accadrà nel mondo reale quando lo Schema Rosso di Ponzi si sgretolerà definitivamente e l'economia globale finirà in una recessione deflazionistica prolungata.

Ciò che accadrà, infatti, è che il debito pubblico aumenterà di almeno $15,000 miliardi nel prossimo decennio, anche in uno scenario economico semi-decente. Aggiungeteli ai $20,000 miliardi che erediterà Trump ed avrete un PIL da $24,000 miliardi con un debito pubblico da $35,000 miliardi.

Eppure Trump dice che ricostituirà il settore militare, inaugurerà un programma d'infrastrutture da $500 miliardi e non toccherà né il Medicare né la previdenza sociale.

Il punto più grande è che la massiccia repressione dei tassi d'interesse da parte della FED ha generato una cultura fiscale di inganni, doppi giochi, bugie e disfunzionalità varie a Capitol Hill.

Da un lato, ciò significa che gli attuali $19,600 miliardi di debito nazionale possono essere serviti a buon mercato — attualmente ad un rendimento medio ponderato di circa l'1.8%. Di conseguenza i costi del servizio del debito che ammonterebbero a $1,000 miliardi con tassi d'interesse normali (5%), sono attualmente solo circa $350 miliardi.

Così i politici — anche sedicenti falchi fiscali come Paul Ryan — non hanno sentito nessuna pressione finanziaria e si sono abituati a calciare il barattolo. Allo stesso tempo, la truffa fiscale di Washington ha portato ad una previsione ingannevole riguardo il deficit — anche con un finanziamento a buon mercato del debito pubblico.

Le cosiddette proiezioni di base del CBO mostrano una spesa di gran lunga inferiore a quella che in realtà è integrata nel sistema. E non solo a causa delle previsioni economiche ingannevoli secondo cui il ciclo economico è stato abolito e l'economia degli Stati Uniti arriverà al nirvana keynesiano della piena occupazione senza ostacolo alcuno.

Le prospettive a lungo termine riguardo il deficit sono ulteriormente sottostimate a causa delle riforme sociali fasulle che è costretto a riportare il CBO. Proprio così. Il Congresso non ha alcuna intenzione di lasciare che queste riduzioni fiscali diventino effettive, ma ancora insiste a conteggiarle quando parla di 10 anni di risparmi farlocchi.

Eppure quando gli "anni futuri" diventano l'anno in corso, vengono semplicemente sospesi, differiti o coperti con nuove compensazioni provenienti da risparmi fasulli, come quelli nella legge omnibus dello scorso anno.

Per lo stesso motivo, le entrate vengono conteggiate affinché siano di gran lunga superiori a quelle effettive. Ci sono letteralmente centinaia di miliardi all'anno in incentivi fiscali, sussidi e scappatoie, esistiti per anni o addirittura decenni nei codici dell'IRS, programmati per scadere entro un anno o due dalla loro approvazione.

Di conseguenza il CBO registra un aumento proporzionale della base di reddito negli anni futuri, contribuendo in tal modo a far sì che il deficit di lungo termine sembri restringersi. Ma quando arriviamo alla data di scadenza, tali disposizioni non si avverano mai. Il colpevole è qualcosa che si chiama legge "tax extender", che per lo più rinnova le date di scadenza di un anno o due in modo che il CBO possa oliare le proiezioni per gli anni futuri.

Questo è stato evidente con i $680 miliardi di cosiddetti tax-extender contenuti nella legge di bilancio dello scorso anno.

Uno dei casi più eclatanti di questo tipo di doppio riordino riguarda le tre imposte dell'Obamacare, che sono state "rimandate" per diversi anni ad un presunto costo di $28 miliardi.

In realtà siamo più vicini ai $260 miliardi. Ecco perché: ricordiamo che il costo reale dell'Obamacare era in migliaia di miliardi, ma è stato oltraggiosamente travestito da riduttore di deficit attraverso una serie di enormi espedienti, come la modifica del programma di prestito agli studenti. E anche attraverso una serie di imposte sugli assicuratori, sui dispositivi medici e sui cosiddetti piani sanitari Cadillac.

Tuttavia, questi cosiddetti "pay fors" sono stati conteggiati a metà di questo decennio al fine di tranquillizzare l'opposizione politica. In particolare i collegi elettorali democratici, come i sindacati, sono risultati contrari alla cosiddetta "Cadillac tax".

Questo anche dopo che la soglia del piano è stata elevata a $27,000 all'anno, prima che la tassa entrasse in vigore. Quindi la data è stata rinviata — al 2018.

Ebbene quel futuro si sta ormai avvicinando, e come con quasi tutto il resto nell'Obamacare che ha creato opposizione politica, sta tornando il momento di calciare il barattolo. Così lo stesso disegno di legge omnibus ha rinviato la Cadillac tax di due anni, fino al 2020.

Proprio così. Hanno avuto l'audacia di mettere "in pausa" una cosa che non volevano divenisse effettiva. Con questo stesso spirito, è stata messa in pausa  per un anno la health-insurers tax che serve a pagare una parte dei sussidi dell'Obamacare alle famiglie fino a 3 volte il reddito mediano.

La cosa semplice da capire è che nessuna di queste imposte legate all'Obamacare verrà mai riscossa.

Di conseguenza il deficit futuro salirà nell'ordine di trecento miliardi di dollari per i prossimi 10 anni; e questo solo per coprire le tasse dell'Obamacare.

Questa è solamente una truffa fiscale — un processo sistematico attraverso il quale viene mascherata la futura crescita della spesa e viene enormemente esagerata la raccolta delle entrate future.

Di conseguenza se si eliminano le false riduzioni, che sono ancora incorporate nelle proiezioni di base del CBO, la spesa sarebbe di circa $1,000 miliardi superiore dopo che si calcolano anche gli interessi. In breve, il Congresso ha sfornato un budget da $2,500 miliardi!

Quindi, ecco la verità: quando si sommano le migliaia di miliardi di tagli di spesa fasulli, le entrate fantasma presenti nelle proiezioni di base del bilancio corrente e la prossima recessione, ho stimato che l'aumento del debito pubblico sarà di almeno $15,000 miliardi durante i prossimi dieci anni.

E si accumuleranno in cima agli attuali $20,000 miliardi.

Può questa nazione gestire un debito pubblico da $35,000 miliardi in un momento in cui i baby boomer stanno andando in pensione ad un ritmo di 10,000 al giorno? Altamente improbabile.

Quando la Città Imperiale si troverà ad affrontare la prossima recessione, erutteranno conflitti ed acrimonie senza precedenti su un debito pubblico che spaventerà a morte anche i politici spendaccioni di Capitol Hill.

Hanno vissuto in uno stato di trance onirica da quando lo spavento finanziario 2008-09 è stato improvvisamente esorcizzato dalla stampante monetaria della FED. Quando la prossima recessione li risveglierà bruscamente, non sapranno dove scappare e saranno sprovvisti di una qualsiasi base per un accordo su un qualunque tipo di stimolo fiscale.

E quando questo scenario comincerà a svilupparsi, gli scommettitori di Wall Street saranno colti alla sprovvista.

Il momento per prepararsi è ora.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Keynes: l'economista sciroccato della ZIRP

Lun, 02/01/2017 - 11:14




di Gary North


John Maynard Keynes era uno sciroccato. E lo sono anche i suoi seguaci, tutti.

Già posso sentire una risposta sbigottita. "Ma lei non dovrebbe dire queste cose. Non è educato. Mostra una mancanza di galateo. Le persone che dicono queste cose sono a loro volta etichettate come sciroccate." Al che io rispondo: "Etichettate da chi?"

Ecco il mio punto di vista: "Sciroccato è, chi sciroccato fa."

Inoltre: "Sciroccato era, chi da sciroccato scriveva."

Ecco un passaggio tratto dalla Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta (Macmillan, 1936). Questo libro è rimasto in stampa nell'edizione originale sin da allora.

State per entrare nel mondo verbalmente confuso di Keynes. Era un mondo di puro delirio. Era un mondo in cui i pasti gratuiti forniti dallo stato erano praticamente illimitati. Questo passaggio lo ritroviamo a pagina 220-21.

Supponiamo che si adottino provvedimenti intesi ad assicurare che il tasso di interesse sia adeguato al livello dell’investimento che corrisponde alla piena occupazione. Supponiamo inoltre che entri in campo l’azione dello Stato come fattore equilibratore, per far sì che l’aumento dello stock di attrezzature sia tale da avvicinarsi al punto di saturazione ad una velocità che non susciti un gravame sproporzionato sul tenor di vita della generazione presente.

Con questi presupposti immaginerei che una collettività, governata con un certo giudizio, fornita di mezzi tecnici moderni, e la cui popolazione non aumenti rapidamente, dovrebbe essere in grado di abbassare fin quasi a zero, nel corso di una sola generazione, l’efficienza marginale del capitale in condizioni di equilibrio; cosicché si raggiungerebbe la situazione di una collettività quasi stazionaria, nella quale si verificherebbero variazioni e progressi soltanto in seguito a variazioni della tecnica, dei gusti, della popolazione e delle istituzioni, e nella quale i beni capitali si venderebbero ad un prezzo proporzionale al lavoro, ecc. in essi incorporato, precisamente secondo gli stessi principi che governano i prezzi delle merci di consumo nelle quali i costi di capitale entrano in misura trascurabile.

Se ho ragione di supporre che sia relativamente facile rendere i beni capitali tanto abbondanti da ridurre a zero l’efficienza marginale del capitale, questo può essere il modo più sensato di liberarsi progressivamente di molte fra le caratteristiche più discutibili del capitalismo. Un po’ di riflessione mostrerà infatti quali enormi mutamenti sociali risulterebbero dalla progressiva scomparsa di un tasso di remunerazione sulla ricchezza accumulata. Gli uomini sarebbero sempre liberi di accumulare il proprio reddito guadagnato con l’intento di spenderlo in un momento successivo. Ma la loro accumulazione non crescerebbe. Essi sarebbero semplicemente nella posizione del padre di Pope, il quale, quando si ritirò dagli affari, si portò seco un canestro di ghinee nella sua villa a Twickenham e sostenne con esse le spese domestiche a mano a mano che queste occorrevano. (Libro IV, Capitolo 16, Sezione IV)
Questa è puro delirio. Si tratta di una teoria dell'economia in cui lo Stato -- scritto con la lettera maiuscola da Keynes -- ha il potere di fornire pasti gratis per sempre.

Questo è il motivo per cui Ludwig von Mises etichettò il comparto economico di Keynes come la filosofia della trasformazione delle pietre in pane.



GLI SCIROCCATI SONO AL COMANDO

Ecco la realtà: i keynesiani di ruolo non sopportano la sfrontatezza come la mia. I non-keynesiani devono rigare dritto. Così i giovani economisti disperati, con il loro dottorato nuovo di zecca e una montagna di debiti studenteschi, terranno a freno la lingua. Hanno imparato questa lezione al loro primo anno di università. "Non si chiamano le cose con il loro nome in un dipartimento gestito da fanatici."

Ho compreso le regole di questo gioco all'età di 22 anni e ho deciso che non v'avrei partecipato. Preferisco dire pane al pane e vino al vino. Mi sono laureato in storia e ho aggirato la gilda degli sciroccati economici. Non sono diventato dipendente da loro.

Per impedire agli aspiranti economisti di capire che passeranno la loro carriera all'ombra di sciroccati, i professori non assegnano la lettura della Teoria Generale. Questa è una scelta intenzionale. Gli sciroccati sanno che una lettura di questa mostruosità concettuale, potrebbe comportare una scena analoga a quella di Toto nel Mago di Oz. Inizierebbero a cercare il piccolo uomo dietro la tenda. Potrebbero anche prenderlo a calci. Questa sarebbe la risposta adeguata.

La risposta iniziale di questi piccoli uomini, ogni volta che vengono identificati come seguaci di un sistema basato su un libro veramente folle, La Teoria Generale, è quella di negare che Keynes abbia mai detto cose simili. Ma le ha dette. In secondo luogo, ci assicurano che Keynes voleva dire qualcos'altro, nonostante il fatto che ciò che scriveva Keynes, nella misura in cui era marginalmente coerente, è praticamente comprensibile a tutti quelli che sanno leggere a pagina 220: capitale a costo zero, interesse a zero. Voleva dire esattamente quello che ha scritto, nella misura in cui qualcosa nella Teoria Generale possa essere definita esatta.

Keynes era uno sciroccato. È per questo che ha scritto le pagine 220-21.

Questa è l'economia della ZIRP.

C'è voluta più di una generazione per realizzarla. Ci sono voluti un po' più di 70 anni.

C'è voluta la contraffazione del settore bancario centrale.



QUALCOSA IN CAMBIO DI NIENTE

Se lo Stato è al comando, diceva Keynes, il prezzo del capitale scenderà a zero in una sola generazione.

Tuttavia il valore della produzione del capitale necessita di un prezzo. Le persone attribuiscono valore a questa produzione. Sono in competizione per la proprietà. Esiste ancora la scarsità: "A costo zero, c'è una domanda maggiore rispetto all'offerta."

Com'è possibile che qualcosa di scarso -- un bene di consumo -- necessiti di un prezzo, mentre ciò che lo ha prodotto -- il capitale -- debba essere gratis?

Questo è un enigma centrale nell'economia keynesiana. Non c'è una risposta logica a questa domanda. È per questo che Keynes era uno sciroccato e tutti i suoi discepoli sono altrettanto sciroccati.

Fino ad arrivare a riconoscere questo fatto: gli analisti di professione, i banchieri centrali e coloro che popolano gli hedge fund, sono sciroccati. Se non arrivate a comprendere questo, allora non capirete mai il mondo economico moderno.

Quando l'efficienza marginale di qualsiasi cosa è pari a zero, si tratta di un bene gratuito. Non è scarso. Non necessita di alcun prezzo.

Se c'è un asset che lo stato può ottenere in cambio di niente -- il capitale -- e che è essenziale per la produzione di beni che necessitano di prezzi -- beni di consumo -- allora sarebbe saggio cercare dov'è il gioco di prestigio. A meno che non pensiate che lo stato è veramente Dio, produrre qualcosa dal nulla è impossibile. O i pianificatori statali sono davvero degli ottimi maghi, oppure c'è il trucco. Insomma, qualcuno nelle alte sfere sta ingannando i creduloni.

Per me è la seconda ipotesi. Ecco perché non sono uno sciroccato.



PREFERENZA TEMPORALE

A partire dagli scritti dell'economista Austriaco Eugen von Böhm-Bawerk, il fenomeno universale del tasso d'interesse è stato spiegato dalla Scuola Austriaca in termini di ciò che Mises definiva preferenza temporale: lo sconto applicato dagli attori di mercato a beni e servizi futuri se confrontati con gli stessi beni e servizi nel presente.

Se vincete la lotteria e avete una scelta, incassare l'assegno oggi o tra dieci anni, lo incasserete oggi. Il denaro nel presente vale più del denaro nel futuro. Applicate uno sconto al denaro nel futuro. Il tasso di sconto è il tasso d'interesse, o come lo definiva Mises, il tasso d'interesse originario. Non stiamo parlando di rischi o perdite, del rischio della vostra morte tra un anno, o del rischio dell'inflazione dei prezzi.

Allora com'è possibile che la gente investa in titoli di stato che pagano zero interessi (ZIRP), o addirittura che richiedono il pagamento di un interesse (NIRP)?

Stanno comprando una sorta di sicurezza. Stanno comprando la restituzione del loro denaro. Ciò significa che hanno paura della ZIRP.

Non li biasimo. Questo perché accetto la teoria di Mises riguardo il ciclo economico. È innescato dall'inflazionismo della banca centrale.

Gli investitori prudenti preferiscono possedere titoli di stato che non fruttano nulla piuttosto che obbligazioni societarie di aziende che possono andare in default. Inoltre non vogliono possedere azioni.

Stanno pagando per l'assicurazione del capitale. Pensano che ad un certo punto nel tempo saranno in grado di ri-ottenere l'accesso ai loro soldi vendendo i titoli di stato in loro possesso.

Perché non prelevare valuta? Perché le persone con $100,000 da investire -- o $100 milioni -- non possono ritirare il denaro per compensare la loro ricchezza digitale.



CONCLUSIONE

Oggi viviamo nel mondo della ZIRP di Keynes. Non è sostenibile. Ci saranno default aziendali, come si teme. Ci saranno massicce perdite nel mercato azionario, come si teme.

Le teorie economiche da sciroccati lo erano nel 1936 così come lo sono ancora ora.

Gli sciroccati che gestiscono i dipartimenti di economia, le banche centrali e gli hedge fund, hanno avuto i loro giorni lieti. Hanno adottato definitivamente l'economia della ZIRP di Keynes, dove i disavanzi di bilancio non finiscono mai e i tassi d'interesse sono pari a zero.

Ma arriva un giorno in cui gli ubriachi o diventano sobri oppure muoiono. Rimangono a corto di soldi. Arriva anche un giorno in cui i baristi -- acquirenti di titoli di stato -- decidono di non rinnovare tali prestiti. Non ascolteranno le parole dell'ubriaco quando dirà: "Mettilo sul mio conto."

Ma, per ora, gli investitori comprano obbligazioni ZIRP e obbligazioni NIRP.

Non viviamo nel mondo senza fine profetizzato da Keynes. Viviamo nel mondo di Keynes in cui si crede che "lo stato non andrà mai in default".

L'essenza del keynesismo è questa: "Fin qui, tutto bene." Questa è la confessione di fede di un uomo che s'è buttato da un edificio di 30 piani, mentre passa al 15° piano.

Ecco con cosa abbiamo a che fare:





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I limiti empirici dell'economia

Ven, 30/12/2016 - 11:08




di Frank Hollenbeck


Due sviluppi economici separati nel corso degli ultimi 100 anni hanno fatto regredire la macroeconomia. Il primo è il concetto keynesiano, o più precisamente malthusiano, della domanda aggregata. Il secondo è l'empirismo positivista di Milton Friedman, il quale sottolinea l'importanza della verifica empirica nella teoria economica.

Secondo l'empirismo positivista, l'aderenza ai fatti economici è l'unico modo per convalidare le teorie economiche.

Visto come un corpo di ipotesi di merito, la teoria deve essere giudicata per il suo potere predittivo in base alla classe di fenomeni che intende "spiegare." Solo gli elementi di fatto possono dimostrare se è "giusta" o "sbagliata" o, meglio, provvisoriamente "accettata" come valida o "respinta." [...] l'unico criterio pertinente della validità di un'ipotesi è il confronto delle sue previsioni con l'esperienza.[1]
La teoria economica deve essere giudicata per il suo potere predittivo, e deve essere supportata dalla regolarità empirica. Solo gli elementi di fatto, o empirici, possono far progredire una teoria fino a farla diventare ampiamente riconosciuta. L'unico criterio pertinente della validità di un'ipotesi è il suo potere predittivo.

Friedman ampliò il "principio di falsificazione" di Popper dicendo che una teoria non può mai essere verificata, ma può essere falsificata, se si trova un contro-esempio che invalida la teoria.

L'ipotesi è rifiutata se le sue previsioni sono confutate ("spesso" o il più delle volte da un'ipotesi alternativa); è accettata se le sue previsioni non sono confutate; guadagna grande fiducia se è sopravvissuta a molti tentativi di confutazione. Gli elementi di fatto non possono mai "provare" un'ipotesi; possono solo non confutarla, che generalmente equivale a ciò che intendiamo quando diciamo che l'ipotesi è stata "confermata" dall'esperienza.[2]
Gli economisti hanno portato oltre l'empirismo positivista e hanno formulato la teoria economica dalla regolarità empirica; la legge di Okum, la curva di Phillips o, più recentemente, il punto di saturazione al 90% del rapporto debito/PIL di Rogoff e Reinhart. E quando queste regolarità empiriche hanno cominciato a dimostrarsi sbagliate, questi economisti non hanno avuto difficoltà a torcere la teoria per adattarla ai dati: per esempio, l'ipotesi adattativa e razionale della curva di Phillips. Gli economisti non hanno avuto remore a vomitare grafici che mostrano empiricamente relazioni causali tra variabili economiche.

Questo atteggiamento sta portando l'economia al di là di quello che può fare, malgrado ciò pochi economisti professionisti denunciano l'attuale imbastardimento della scienza economica. L'empirismo può supportare una teoria economica, ma non può provare o confutare una teoria economica.

Oltre 100 anni fa i limiti dell'empirismo in economia erano cristallini. Nell'articolo, “The Elasticity of the Demand for Wheat”, R. A. Lehfeldt (1914) tentò di determinare l'elasticità della domanda di grano osservando i dati storici sui prezzi rispetto al relativo consumo. Tentò di correggere le variazioni degli altri fattori (ceteris paribus) e scoprì che l'elasticità della domanda di grano era di 0.6. Basandoci su questo studio dovremmo concludere che la curva della domanda di grano è, in realtà, inclinata verso l'alto? Questo studio empirico ha dimostrato che la teoria economica è sbagliata? Qualsiasi economista di buon senso dovrebbe spiegare che ciò che si osserva non rappresenta una serie di punti su una curva stabile e perfettamente prevedibile, ma punti d'intersezione tra domanda e offerta in continua evoluzione, o punti in movimento verso l'equilibrio.

Una curva della domanda è come una fotografia: è valida solo per quell'istante in cui viene scattata, poiché altri fattori cambiano costantemente il modo in cui è posizionata la curva istante dopo istante. È impossibile misurare empiricamente la pendenza di una curva della domanda. Anche se l'autore cercò di correggere gli spostamenti nelle curve della domanda e dell'offerta, c'erano troppi fattori (alcuni non misurabili) in mutamento affinché potesse controllare empiricamente il tutto. Il suo compito era impossibile e gli economisti dovrebbero trarre importanti conclusioni da questo fallimento.

Le stime empiriche durante quel periodo di tempo avrebbero anche mostrato un numero enorme di curve della domanda inclinate positivamente. Quello era un periodo di aumento della popolazione e crescita della moneta (entrambi i parametri misurati erroneamente). Quindi, seguendo l'empirismo positivista, dovremmo concludere che le curve della domanda sono "respinte" quando inclinate verso il basso e "accettate" quando inclinate verso l'alto?

Questo ci porta ad un altro punto importante che manca nel saggio di Friedman del 1953. Il problema della misurazione in economia. Prendiamo, per esempio, il rapporto tra la crescita monetaria e l'inflazione (un rapporto inesistente secondo il "principio di falsificazione"). Che cos'è il denaro e che cos'è l'inflazione? Abbiamo diverse definizioni di denaro, da M0, M1, M2, M3, M4, ecc. L'inflazione viene calcolata di solito sia con l'IPC o col deflatore del PIL. Eppure sappiamo che l'IPC è impreciso. Dobbiamo usare pesi e periodi di riferimento per concentrarci sui prezzi. Questo sovrastima automaticamente l'aumento dei prezzi e sottostima la diminuzione dei prezzi.

Inoltre la teoria quantitativa della moneta collegava il denaro ai prezzi di tutte le transazioni: tutto quello che il denaro può comprare, ovvero, cibo, azioni, obbligazioni, gioielli, immobili. È impossibile calcolare un indice corretto di questa misura dell'inflazione dei prezzi, dal momento che i pesi non sono calcolabili. Infatti l'IPC o il deflatore del PIL sono riferimenti inadeguati per una misura corretta dell'inflazione. Oggi vediamo che un IPC soppresso sta accecando i banchieri centrali riguardo gli effetti distorsivi dell'inflazione dei prezzi degli asset.

In questo senso, l'empirismo positivista in economia è molto limitato e in molti casi inutile.

Quindi cosa devono fare gli economisti? Tornare alla teoria, rendendosi conto che l'empirismo è quello che aiuta la teoria, ma non confonderlo con le fondamenta della teoria economica o addirittura sostituirlo a quest'ultima.

L'economia è una scienza sociale costruita sull'assioma inconfutabile dell'azione umana. L'empirismo in economia è molto più limitato che nelle scienze fisiche. Il suo unico ruolo dovrebbe essere quello di sostenere la teoria.

Anche se John Stuart Mill era un empirista, aveva ragione quando disse che tutta la scienza economica è "ipotetica". Si tratta di una scienza di sole tendenze.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Milton Friedman, “The Methodology of Positive Economics”.

[2] David Brat, “Milton Friedman’s Positivism and the Method of Economics”.

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di Alasdair Macleod


[...] Gli economisti interpretano malamente ciò che rappresenta il prodotto interno lordo, credendo che un aumento del PIL significhi crescita economica. Non è così. Il PIL è solo il totale delle transazioni monetarie in un determinato periodo, di solito un anno. Il concetto di crescita economica in sé è anch'esso privo di senso, perché è la ricchezza che cresce (o diminuisce), così come la quantità di moneta e del credito. Per far crescere un'economia, in altre parole, farla diventare più grande, è necessario annettere territorio supplementare e la sua popolazione. Anche gli economisti quasi-Austriaci usano erroneamente il termine "crescita" al posto di sviluppo economico. Von Mises si starà rivoltando nella tomba.

La verità è che un aumento del PIL annuo rappresenta semplicemente l'aumento della quantità di denaro nell'economia tra un anno e l'altro. Tale aumento deve arrivare o da un aumento della quantità di denaro in circolazione sfornato dalle banche centrali, oppure da un aumento del livello di credito bancario creato dalle banche commerciali, e probabilmente è una combinazione dei due. Crescita economica, quindi, vuol dire crescita della quantità di moneta e del credito. Il ragionamento fallace, il concetto secondo cui un aumento del livello generale dei prezzi sia economicamente vantaggioso, è così messo a nudo; perché l'aumento dei prezzi riflette solo una svalutazione monetaria, non un aumento della domanda.

Ma c'è anche un altro errore. Il metodo di calcolo del PIL per renderlo "reale" è quello di aggiustarlo secondo l'inflazione dei prezzi. Ma il PIL è la somma monetaria di tutte le transazioni registrate in un determinato periodo, e comprende già l'inflazione monetaria. Aggiustarlo ad una stima d'inflazione dei prezzi è un tentativo superfluo d'applicare al PIL un effetto ritardato sui prezzi e, quindi, farlo sembrare in un certo modo reale. La causa e l'effetto sono separati da un periodo di tempo indeterminato, e non può essere identificato e attribuito all'uno o all'altro. Viene anche ignorata la soggettività dei prezzi. L'uso del deflatori è la conferma definitiva dell'ignoranza di ciò che in realtà rappresenta il PIL.

Il risultato è che è necessario un continuo incremento della massa monetaria e del credito bancario affinché il "PIL reale" salga. La conseguenza di tutti questi errori e fraintendimenti è che l'analisi macroeconomica risulterà sempre sbagliata. Sono esclusi anche quegli elementi che dovrebbero trovarsi nel PIL totale, perché gli statistici vogliono mettere a fuoco solo il consumo, nella convinzione ottimista che lo stato possa gestire la domanda dei consumatori in isolamento da altri fattori economici. Ciò significa ignorare il flusso ed il riflusso di fondi tra le attività commerciali e bancarie, una delle principali fonti di distorsione statistica e altro motivo per cui gli effetti dell'inflazione dei prezzi dovuti alla politica monetaria non possono mai essere approssimati alle aspettative di un economista, anche nel caso in cui potesse essere identificato il tempo che intercorre tra di loro. L'inflazione dei prezzi degli asset esclusa dal PIL non è meno significativa rispetto all'inflazione dei cosiddetti prezzi al consumo, ma ufficialmente l'inflazione degli asset "non esiste" ed i valori patrimoniali crescenti sono invece accolti per il loro effetto ricchezza artificiale.

Questo è il motivo per cui banchieri e gestori patrimoniali amano l'inflazione monetaria. L'effetto sui prezzi degli asset li arricchisce rispetto agli altri attori di mercato, poiché la ricchezza viene trasferita a Wall Street a scapito di Main Street. Inevitabilmente l'inflazione dei prezzi non rimane imbottigliata nelle classi di asset escluse dal calcolo del PIL, perché infine finisce nei beni e servizi che sono inclusi nella misura del PIL.

Il tempo necessario affinché il denaro supplementare finisca nel consumo corrente è, come già detto, imprevedibile e può essere significativo. I prezzi delle azioni, delle obbligazioni e delle case hanno visto una sostanziale inflazione dei prezzi, ma gli elementi al consumo ne hanno vista meno – almeno finora.



Perché le entrate statali ne soffriranno

In un periodo d'inflazione dei prezzi indotto dall'espansione monetaria, le tasse non potranno mai sostenere la spesa pubblica, perché l'effetto della svalutazione monetaria distrugge i risparmi ed i guadagni della gente comune. Otto anni dopo la crisi Lehman, l'effetto cumulativo della crescita del credito ha diluito il potere d'acquisto del dollaro di circa il 44%, ipotizzando un'inflazione dei prezzi media (reale) del 7.5% nel corso degli ultimi otto anni, cifra che supera l'IPC annuo ufficiale a circa il 5%. In base a questa ipotesi, non sorprende affatto che l'onere della tassazione e della svalutazione monetaria stia opprimendo l'economia.

Il motore dell'inflazione dei prezzi non è la domanda dei consumatori, come credono gli economisti neo-Cambridge, ma l'accumulo di depositi e conti di risparmio, che insieme al circolante ammontano a quasi $12,000 miliardi in un'economia con un PIL inferiore a $19,000 miliardi. Si tratta di un'economia sovraccarica di depositi detenuti in troppe poche mani. Un leggero spostamento delle preferenze generali sarà sufficiente ad indebolire il potere d'acquisto del denaro misurato in beni e servizi.

Questo non è il momento per perseverare a non voler capire alcuni concetti economici di base. E il neo-presidente eletto Trump sembra essere in procinto d'approvare una sorta di nuovo New Deal, promettendo di far tornare grande l'America, rinnovando e ricostruendo le infrastrutture degli Stati Uniti, in combinazione con tagli fiscali à-la Reagan. Con Cina e Stati Uniti che stanno pungolando le loro economie attraverso la spesa per infrastrutture, il risultato inevitabile sarà un aumento dei prezzi delle commodity non alimentari.

Trump capisce una cosa, ed è lo sviluppo delle proprietà utilizzando le competenze finanziarie di un giocatore di Monopoli. Sfruttare la leva finanziaria va bene per un uomo d'affari che gioca con fiches del valore di qualche miliardo in un mercato da migliaia di miliardi; ma si tratta di un gioco completamente diverso quello di voler indebitare il mercato stesso.

Le banche centrali, che hanno una comprensione limitata dei mercati e ancora meno dell'economia, sono fin troppo disposte ad incoraggiare la spesa in deficit, perché non hanno altra risposta. Ciò lascia un governo degli Stati Uniti, con un debito in rapporto al PIL già oltre il 100%, che si dà alla pazza gioia con la spesa pubblica per salvare un'economia in bancarotta.

I consiglieri del presidente Trump farebbero meglio ad essere consapevoli di questi pericoli, e devono dissuaderlo dall'intraprendere una politica di spese eccessive e tagli fiscali. La svalutazione monetaria, che finanzia un deficit di bilancio crescente, impoverirà ancor di più Main Street e le emissioni aggiuntive di titoli di stato faranno aumentare per tutti il costo dei finanziamenti. Invece, dovrebbe ridurre gli oneri complessivi della sua amministrazione e non intromettersi nella vita delle persone. Meglio che prenda appunti dalla vita di Silent Cal Coolidge, se vuole diventare un buon presidente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La battaglia disperata della FED contro la stagnazione

Gio, 29/12/2016 - 11:15




di James Rickards


Quando si parla di "Giorno dell'Indipendenza" alla maggior parte degli americani, essi pensano al quattro di luglio. Ciò non vale per la Federal Reserve. Per quest'ultima il "Giorno dell'Indipendenza" è il quattro di marzo.

Ed è possibile che il 4 marzo scorso potrebbe essere stato l'ultimo "Giorno dell'Indipendenza" della FED!

Perché il quattro di marzo? Il 4 marzo 1951 la Federal Reserve raggiunse un accordo con il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti, il quale restituiva l'indipendenza politica alla FED dopo nove anni di dominio da parte del Tesoro.

A partire dall'aprile 1942, poco dopo che gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale, la FED accettò di porre un tetto ai tassi d'interesse dei titoli di stato per finanziare lo sforzo bellico. Il tetto faceva in modo che la FED cedesse il proprio controllo sulla politica dei tassi d'interesse.

Il tetto significava anche che la FED cedeva il controllo del proprio bilancio, perché avrebbe dovuto acquistare potenzialmente quantità illimitate di debito del Tesoro USA per attuare suddetto tetto sui tassi. (Tali acquisti di asset avevano un potenziale inflazionistico, ma nella seconda guerra mondiale l'inflazione era gestita separatamente attraverso il controllo dei prezzi in tempo di guerra.)

Molto presto potremmo entrare in un nuovo periodo di dominazione fiscale da parte del Tesoro.

La FED potrebbe di nuovo dover cedere il controllo sul proprio bilancio e sui tassi d'interesse per salvare gli Stati Uniti dalla stagnazione secolare. La FED subordinerà la sua indipendenza allo stimolo fiscale coordinato dalla Casa Bianca e dal Tesoro.

La storia dell'accordo del 4 marzo 1951 tra Tesoro USA e FED è importante. Perché il Tesoro USA non ripristinò l'indipendenza della FED nel 1945, quando gli Stati Uniti ed i suoi alleati vinsero la guerra?

Dopo la seconda guerra mondiale, il Tesoro USA era riluttante a rinunciare al suo dominio sulla FED. Il presidente Truman ritenne che gli investitori in obbligazioni americane non avrebbero dovuto subire perdite di capitale se i tassi fossero aumentati. La Casa Bianca insistette sul fatto che il tetto sui tassi a lungo termine doveva persistere.

La FED resistette, ma la sua resistenza fu presto superata dalla Guerra di Corea. Questa nuova guerra venne utilizzata dal Tesoro USA come scusa per continuare a tenere il tetto sui tassi.

Con l'arrivare del 1951, e la Guerra di Corea in stallo e le elezioni presidenziali all'orizzonte, il Tesoro USA ripristinò l'indipendenza della FED in relazione ai tassi d'interesse e alle dimensioni del suo bilancio.

Oggi l'indipendenza della FED è ancora una volta minacciata: non dalla guerra, ma dalla stagnazione secolare.

L'economia statunitense è cresciuta circa il 2% l'anno sin dal 2009. Questo ritmo è inferiore al potenziale di crescita dell'economia (3%) e ben al di sotto rispetto al ritmo delle riprese economiche del passato.

Dopo le recessioni del 1980 e 1981, l'economia americana è cresciuta a circa il 5% per diversi anni. L'economia statunitense ha avuto espansioni record in tempo di pace negli anni '80 e '90. Questo tipo di crescita è come un lontano ricordo ora.

I rapporti debito/PIL degli Stati Uniti sono i più alti sin dalla fine della seconda guerra mondiale (e molto più alti se vengono prese in considerazione le passività potenziali per i diritti sociali). Mentre i deficit degli Stati Uniti sono diminuiti, hanno continuato ad ammassare debito più velocemente di quanto l'economia sia riuscita a crescere. Gli Stati Uniti sono ancora su un percorso di crisi fiscale e perdita di fiducia nel dollaro.

Molti ipotizzano che la FED sia a corto di proiettili per affrontare una crescita depressa. Questo non è del tutto vero. La FED ha tenuto duro fino ad oggi, come avevo previsto. Ma la sua linea di politica riguardo i tassi, non è ancora riuscita a farle rialzare la testa dallo zero. La FED ha spazio per tagliare i tassi nei primi mesi del 2017. (Il quantitative easing, o "QE4," è certamente possibile, anche se ci sono poche prove che il QE2 e QE3 abbiano avuto risultati positivi.)

La FED potrebbe anche provare i tassi d'interesse negativi. È già stato ampiamente discusso. Quando le è stato chiesto circa la possibilità di tassi d'interesse negativi a Jackson Hole, Wyoming, la Yellen ha detto che non erano fuori questione. Ma la Federal Reserve ha stabilito che a meno che la prossima recessione non sia "insolitamente grave e persistente," non ci sarà ragione per implementare tassi d'interesse negativi. Vedremo.

Affinché i tassi d'interesse negativi possano essere veramente efficaci, dovrebbero essere accompagnati dall'eliminazione del denaro contante. Ciò potrebbe benissimo trasformarsi in realtà e gli stati potrebbero sostanzialmente vincere la guerra contro il denaro contante. Ma non accadrà domani o il giorno successivo, visto che questa cosa ancora affronta una grande resistenza.

Ed i recenti esempi provenienti da Europa, Svizzera, Giappone e Svezia indicano che i tassi negativi non stimolano di più la crescita economica rispetto ai tassi a zero. Infatti i tassi negativi possono essere controproducenti, in quanto segnalano timori di deflazione. Tali timori possono portare ad ulteriori risparmi (per compensare i rendimenti bassi) ed a meno spesa (sulla base di aspettative di prezzi più bassi). La gente in paesi con tassi negativi acquista casseforti per accumulare denaro.

Questo è l'opposto di quello che vogliono le banche centrali. È un circolo vizioso difficile da rompere.

La FED potrebbe tornare alle guerre tra valute e svalutare il dollaro, come ha fatto nel 2011. Un dollaro a buon mercato è infatti un elemento chiave negli "Accordi di Shanghai". Questo potrebbe dare sollievo nel breve termine all'economia degli Stati Uniti e importare un po' d'inflazione dall'estero.

Ma i guadagni degli Stati Uniti arrivano a spese dei partner commerciali, la cui crescita è già inferiore rispetto a quello degli Stati Uniti (Giappone ed Europa) o in pericolosa diminuzione (Cina). In un mondo globalizzato, non c'è scampo da un rallentamento globale.

Se le soluzioni monetarie non funzionano, cosa si può fare per ripristinare la crescita?

Mi baso su quelli che chiamo "indicazioni e avvertimenti" per rilevare cambiamenti politici epocali. La stampa di moneta da parte della banca centrale e le guerre tra valute non finiranno presto. Le élite globali stanno diventando disperate nel voler provare qualcosa di nuovo per stimolare la crescita.

Tali indicazioni e avvertimenti ora stanno segnalando forte e chiaro che la FED dovrà cedere la propria indipendenza ai grandi spendaccioni.

Un nuovo consenso globale sta emergendo dalle voci delle élite, come Adair Turner, Larry Summers, Joe Biden e Christine Lagarde. Il consenso mainstream ritiene che l'unica soluzione alla stagnazione provenga dall'espansione della spesa pubblica per le infrastrutture, l'assistenza sanitaria, la tecnologia, l'energia rinnovabile e l'istruzione. (In un'amministrazione repubblicana potrebbero essere aggiunte alla lista più spese per la difesa.)

Se i cittadini non accendono nuovi prestiti e spendono, allora deve pensarci lo stato! È l'idea keynesiana di base sin dagli anni '30, senza la brillantezza monetarista.

Più spesa pubblica significa più debito pubblico. Chi comprerebbe questi titoli di stato aggiuntivi? Come farà il Tesoro USA a tenere i tassi d'interesse bassi a sufficienza, prima di scatenare una spirale di morte tra deficit più alti e tassi più elevati che spingeranno il mercato delle obbligazioni del Tesoro fino al collasso?

La risposta è che la FED e il Tesoro USA potrebbero benissimo raggiungere un nuovo accordo segreto, proprio come fecero nel 1941. In base a questo nuovo accordo, il governo degli Stati Uniti potrebbe avere deficit più grandi per finanziare questo tipo di spesa.

La FED poi porrebbe un tetto ai tassi d'interesse per tenere il deficit sotto controllo. Porre un tetto ai tassi avrà il vantaggio di produrre tassi reali negativi, se l'inflazione sarà come si aspetta la FED. La FED può utilizzare operazioni di mercato aperto, sotto forma di acquisto di bond, per applicare il tetto ai tassi.

Ciò significa che la FED non solo cederebbe il controllo sui tassi d'interesse, cederebbe il controllo sul proprio bilancio. Un tetto ai tassi richiede un approccio "whatever it takes" per quanto riguarda gli acquisti di Treasury Note.

Il nome popolare per questo tetto ai tassi, e acquisto di bond da parte della FED per sostenere la spesa pubblica, è "elicottero monetario". I nomi tecnici sono: predominio fiscale e repressione finanziaria.

Le implicazioni per voi sono enormi.

Se persisterà la deflazione, il tetto ai tassi può forzare le obbligazioni a livelli molto più bassi. I tassi nominali e l'inflazione scenderebbero nel tentativo di raggiungere i tassi reali negativi. Ciò produrrà grandi plusvalenze nei Treasury Note.

Se emergerà l'inflazione, il tetto ai tassi potrebbe essere più alto in termini nominali, ma ancora abbastanza basso da raggiungere tassi reali negativi. In questo scenario, l'oro e altri metalli preziosi risulterebbero estremamente performanti. I titolari di Treasury Note non ne soffrirebbero eccessivamente, perché il tetto ai tassi della FED metterebbe un freno alle perdite. Ai tassi d'interesse nominali non sarà permesso di tenere il passo con l'inflazione.

In deflazione, si disporranno di enormi guadagni. In inflazione, le perdite saranno limitate da parte della FED!

Il tetto ai tassi non arriverà fino a metà 2017, o forse più tardi. La FED continuerà a seguire la strategia presente fino a quando non potrà più negare che non funziona.

L'ultima volta che la FED ha perso la sua indipendenza — nel 1942 — la ragione era la guerra. Ora una nuova guerra alla stagnazione secolare può benissimo portare la FED a perdere di nuovo la sua indipendenza.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Bolle pericolose in piena vista

Mer, 28/12/2016 - 11:10




di David Stockman


Jesse Felder ha pubblicato un grafico interessante riguardante le bolle. È l'ennesimo promemoria che ci ricorda come Janet Yellen e la sua allegra banda di stampatori di denaro, siano ignari degli eccessi nella speculazione e nella valutazione in tutto il sistema finanziario avviati dalle loro politiche.

Rispetto al loro reddito disponibile, il valore degli asset finanziari delle famiglie supera di gran lunga quello delle ultime due grandi bolle. E ciò è successo in un contesto economico che suggerisce esattamente il contrario. Vale a dire, i multipli di valutazione ed i tassi di capitalizzazione dovrebbero essere in calo a causa del fatto che la produttività e la capacità di crescita dell'economia degli Stati Uniti sono diminuite fin dalla fine del secolo.




Ciò che colpisce di più di questo grafico è quello che si nasconde dietro al denominatore. Sin dalla vigilia della crisi finanziaria nel 2007, una quota in rapido aumento di DPI (reddito personale disponibile) è stato rappresentato dalla crescita esplosiva dei trasferimenti sociali.

Inutile dire che i trasferimenti sociali non rappresentano nuova produzione che può essere capitalizzata nel valore della ricchezza sociale aggregata. Per definizione, i trasferimenti sociali vengono estratti mediante la tassazione dei redditi dei produttori attuali — o attraverso la tassazione dei redditi futuri, se sono finanziati con un aumento del debito pubblico.

In entrambi i casi, la portata reale degli eccessi nel grafico di Felder è più estrema rispetto a quanto raffigurato qui sopra. Tra il 2007 e il 2016, infatti, il valore degli asset finanziari delle famiglie è salito da $53,000 miliardi a $72,000 miliardi in un momento in cui il reddito personale reale, senza i trasferimenti sociali, è aumentato solo dell'1.2% annuo.

E questo dando credito agli indici dell'inflazione profondamente sottostimati del BLS. Nel mondo reale dell'entroterra statunitense, il reddito da lavoro netto aggiustato all'inflazione è a malapena cresciuto.




Quindi ecco una notizia per il nido d'incompetenti che presiede il casinò di Wall Street. Non esiste una cosa come una "norma storica" senza tempo per quando riguarda la valutazione degli asset finanziari. Il tasso di capitalizzazione adeguato per un flusso corrente di reddito, o flussi di cassa, dipende dal percorso di crescita previsto in un lontano futuro.

"Non direi che le valutazioni degli asset non sono in linea con le norme storiche." — Janet Yellen, Presidente della Federal Reserve, 21/09/2016
Eppure, per ammissione stessa della FED, il tasso di crescita atteso per l'economia degli Stati Uniti è stato abbassato di volta in volta nelle sue previsioni economiche. Il tasso di crescita mediano del PIL reale è ora ancorato a solo l'1.9%.

Quindi potreste pensare che forse qualcuno alla FED potrebbe unire i puntini. Negli ultimi sei anni hanno drasticamente sopravvalutato la crescita del PIL in termini reali, sebbene gli indici azionari siano saliti alle stelle basandosi in gran parte su un'espansione multipla.

Così, dopo aver stimato una crescita del 3.7% nel 2011 e una crescita quasi del 4.0% nel 2012, l'espansione reale si è attestata all'1.7% e all'1.8%, rispettivamente. Eppure non era una sorta di aberrazione temporanea. Durante il 2013 e il 2014, il buco tra le stime iniziali e quelle reali è stato quasi del 50%; e poi, proprio mentre la FED abbassava le sue stime per il 2015 e il 2016, il tasso effettivo di crescita ha rallentato ancora di più.

Nel caso qualcuno v'abbia prestato attenzione, la debole e tiepida ripresa economica raffigurata nella tabella qui sotto aiuta a spiegare il motivo per cui l'indice S&P 500 abbia raggiunto il picco dei profitti sei trimestri fa, $106 per azione a settembre 2014. Dal momento che sono risultati inferiori del 19%, a $87 per azione, a giugno 2016, il multiplo di mercato reale a 24.7X è tutt'altro che normale e non è certo una condizione temporanea.

A quanto pare le gambe perennemente rialziste di Wall Street si stanno spezzando per l'ennesima volta. La prospettiva degli utili più recente per il terzo trimestre, è risultata negativa su base annuale.

In breve, in un contesto di utili in calo, i multipli PE non sono neanche in linea con le norme storiche. Contrariamente alle chiacchiere della Yellen durante le conferenze stampa, sono in cima ai grafici.

Peggio ancora, la FED continua a proiettare che i tassi d'interesse verranno "normalizzati" al 3% in relazione al tasso dei fondi federali e al 4.2% in base al decennale statunitense. Ed in effetti, prima o poi questo dovrà avvenire o l'intero sistema monetario finirà disintegrato.

Quindi, con una prospettiva futura caratterizzata da un rallentamento della crescita, utili calanti ed aumento dei tassi d'interesse, come diavolo si può dire che le valutazioni attuali non sono nulla di cui preoccuparsi?




Allo stesso tempo, anche il nuovo pseudo-dissidente della FED, Eric Rosengren, rimane perso nei meandri keyensiani della sua mente. Rosengren ha votato per aumentare i tassi d'interesse, perché a quanto pare pensa che gli Stati Uniti si stiano avvicinando alla piena occupazione, e che può oltrepassarla entro il 2019 creando in tal modo rischi d'inflazione:

Entro il 2019 mi aspetto che il tasso di disoccupazione sia sceso al di sotto del 4.5%. Sebbene abbia sostenuto quelle linee di politica a supporto di robuste condizioni del mercato del lavoro, tale cifra è inferiore al tasso che credo sia sostenibile nel lungo periodo.
Beh, più o meno stiamo parlando di "piena occupazione". Oggi ci sono 5 milioni di persone in età lavorativa in più negli Stati Uniti rispetto al gennaio 2000, ma coloro con un "posto di lavoro", tra cui quelli part-time, sono quasi 1.0 milione di meno!




Per quanto riguarda l'inflazione, ecco un altro breve comunicato: è già qui.




Quindi ecco il pericolo. Gli abitanti dell'Eccles Building non vedono bolle in un sistema finanziario dove imperversa un'inflazione degli asset rampante. Vedono piena occupazione quando l'economia degli Stati Uniti ha più fiacchezza nel mondo del lavoro come non mai. E continuano a finanziare i giocatori d'azzardo a Wall Street, perché vogliono ancora più inflazione di quella che sta già devastando i redditi reali dell'entroterra statunitense.

Non c'è da stupirsi se gli elettori di Trump vogliano ribaltare il tavolo di gioco. E non è mai troppo tardi.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un dollaro più forte causerà una guerra commerciale con l'Europa?

Mar, 27/12/2016 - 11:02
L'articolo di oggi s'interroga giustamente su una possibile normalizzazione della politica monetaria in caso di guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa. Esso si focalizza solo sullo swap con titoli di stato. C'è un altro tipo di titoli che potrebbero creare grattacapi allo zio Mario: i titoli societari. Sin da quando la BCE ha affermato che i titoli societari europei erano tanto eligibili nel suo programma di QE quanto i titoli di stato, adesso possiede il 9.2% (€50 miliardi) dell'intero mercato obbligazionario societario europeo (€550 miliardi). Un'inversione di tendenza di questo programma d'acquisti scatenerebbe la Madre di Tutte le Offerte di Vendita da parte di investitori retail ed istituzionali; infatti parte del mercato obbligazionario societario europeo può sfoggiare rendimenti negativi solo in virtù della Gigantesca Offerta d'Acquisto della BCE, altrimenti in condizioni normali di mercato sarebbero un'impossibilità. A €3,600 miliardi, il bilancio della BCE ha raggiunto il 35% del PIL dell'Eurozona. Ogni mossa intrapresa dallo zio Mario per "fare tutto il possibile e salvare l'Unione Europea" ha portato con sé un grado crescente di rischio, perché la volatilità nel rating di tali titoli potrebbe creare significativi buchi di bilancio. Qual è la strategia di normalizzazione? Non esiste, altrimenti l'intero castello di carte fondato sulla fiducia si sfalderebbe. Ecco perché gli acquisti d'oro fisico sono ancora forti ed il recente calo dei prezzi riguarda esclusivamente il paper market.
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di Brendan Brown


I mercati non hanno tardato a vedere oltre la vacuità dell'annuncio della Banca Centrale Europea (8 dicembre) di voler ridurre il ritmo della stampa di denaro, mossa prevista per l'aprile del prossimo anno. La BCE prevede di ridurre il suo "stimolo" da €80 miliardi al mese fino a €60 miliardi al mese. Ma prevede di farlo nove mesi prima di ogni ulteriore commento — rispetto ai soliti 6 mesi.

Sessanta miliardi è un numero enorme e la persistenza della BCE nel volersi attenere alla sua politica radicale, suggerisce che Draghi e il Cancelliere Merkel sono profondamente preoccupati per una crisi finanziaria che potrebbe sconquassare lo status quo in Europa. Il potenziale fattore scatenante potrebbe essere l'Italia — ma anche le elezioni incombenti in Olanda e soprattutto in Francia.

Ognuno si rende conto che una crisi del debito in Europa, prima delle elezioni tedesche del prossimo autunno, potrebbe far affondare il Cancelliere Merkel.

C'è un problema più importante però.

Sta diventando chiaro che anche al di là della stagione elettorale in Europa, la "normalizzazione monetaria" potrebbe non essere fattibile.

Per capire questo fatto, dobbiamo renderci conto che la normalizzazione monetaria reale (non quella spacciata dal trio Bernanke/Yellen/Fischer che prevede parlare di aumenti dei tassi salvo poi lasciare tutto invariato) ha tre componenti principali:

In primo luogo, il ripristino della base monetaria come fulcro del sistema economico, il che significa un grande restringimento del bilancio della banca centrale; in secondo luogo, una liberazione dei tassi d'interesse dalla manipolazione della banca centrale; in terzo luogo, l'abrogazione del target d'inflazione al 2% e la predilezione per una stabilità dei prezzi nel lungo periodo (ma non nel breve periodo).

I mercati si rendono conto che gli Stati Uniti potrebbero seguire questa strada con Trump, almeno fino alla prossima recessione. L'esatta tempistica potrebbe dipendere da quando la Yellen si ritirerà o si dimetterà. Ma l'innesco è un dettaglio, e in ogni caso la nuova amministrazione darà un forte segnale d'intenti qualora volesse puntare su due governatori della FED. Ci si aspetta un annuncio entro la metà dell'anno prossimo.



Come gli Stati Uniti potrebbero normalizzare la loro politica monetaria

A quel punto potrebbero emergere indiscrezioni su come procederebbe la normalizzazione monetaria negli Stati Uniti. Molto probabilmente ciò comporterà l'intermediazione della Casa Bianca tra la FED ed il Tesoro USA, dove la prima scambierebbe il proprio portfolio di titoli del Tesoro a lunga scadenza (e possibilmente titoli coperti da ipoteca) con il secondo in cambio di titoli del Tesoro a breve scadenza, i quali potrebbero essere poi venduti rapidamente con un'operazione di mercato aperta che restringerebbe la base monetaria.

È vero, la Yellen e Fischer non contemplerebbero un simile accordo, poiché in apparente contrasto con la tanto decantata indipendenza della banca centrale. Problema: qualsiasi indizio di un tale accordo farebbe schizzare in alto il dollaro rispetto alle valute dove non c'è una tale normalizzazione — l'Europa, ad esempio. E, naturalmente, la Cina è un argomento totalmente diverso, poiché qualsiasi normalizzazione monetaria in Cina è lontana anni luce dati gli enormi rischi finanziari coinvolti.

Così la Germania, con il più grande surplus commerciale sulla Terra (la sua eccedenza nelle partite correnti potrebbe raggiungere il 9% del PIL l'anno prossimo), potrebbe essere diffamata nel rapporto semestrale emesso dal Tesoro USA per manipolazione della valuta. Già in passato la Germania poteva finire in questa lista, anche se poi non c'è mai finita.

Anche la Cina, a difesa dei suoi enormi squilibri commerciali, è pronta a puntare il dito contro Giappone e Germania, additandoli come trasgressori.

Ma questa volta il Giappone è in una situazione diversa.



E il Giappone?

È politicamente possibile che il primo ministro Abe ed il capo della sua banca centrale, Kuroda, possano copiare l'esempio degli Stati Uniti ed organizzare uno swap simile per abbattere la base monetaria (le due parti sarebbero la BOJ ed il Ministero delle Finanze). Inoltre c'è ampio consenso che la BOJ si allontanerà dal suo attuale tetto a zero riguardo i tassi a lungo termine (tramite un intervento potenzialmente enorme, ma volatile, finanziato con la stampa di denaro). Questo avverrebbe probabilmente in due fasi (prima alzando il tetto, poi abbandonandolo).

La priorità per Tokyo potrebbe essere quella di consolidare l'alleanza strategica con Washington, in vista dei crescenti pericoli geo-politici legati alla Cina ed al vuoto rimasto dopo il crollo dell'accordo Trans-Pacific Trade.

È possibile che la BCE e Berlino possano avere dei ripensamenti circa la normalizzazione monetaria nel contesto di una potenziale guerra commerciale con gli Stati Uniti?

Sì, potrebbero avere dei ripensamenti, ma cosa possono fare?

Non esiste alcun Ministero Europeo delle Finanze mediante il quale tutte le sofferenze bancarie e le obbligazioni nel bilancio della BCE, possono essere scambiate per i Buoni del Tesoro. E se i Ministeri delle Finanze tedesco, francese o olandese volessero prendersi la briga di fare una cosa del genere, i loro governi dovrebbero riconoscere il fallimento degli interventi della BCE nel "fare tutto il necessario per salvare l'UME."

E quindi non solo le elezioni che ora mettono in discussione lo status quo in Europa. Una guerra commerciale è proprio dietro l'angolo. E questa è una sfida non solo per la moderna cancelliere Metternich e lo status quo europeo, ma anche per la prosperità globale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I problemi con la curva della domanda

Lun, 26/12/2016 - 11:11




di Frank Shostak


Una delle poche cose su cui gli economisti concordano è che i prezzi sono determinati dalla domanda e dall'offerta. Questo concetto viene riassunto attraverso le curve della domanda e dell'offerta, le quali descrivono il rapporto tra i prezzi e la quantità dei prodotti forniti e richiesti.

Nell'ambito delle curve domanda/offerta, un aumento del prezzo di un bene è associato ad una diminuzione della quantità domandata e ad un aumento della quantità offerta. Al contrario, una diminuzione del prezzo di un bene è associata ad un aumento della quantità domandata e ad un calo della quantità offerta. In breve, la legge dell'offerta è rappresentata da una curva ascendente, mentre la legge della domanda è rappresentata da una curva discendente.

Il prezzo di equilibrio si stabilisce nel punto in cui le due curve si intersecano. In questo punto, la quantità fornita e la quantità domandata sono uguali — al prezzo di equilibrio, si dice che il mercato si "pulisce".



Grafici contro realtà

Nel quadro domanda/offerta convenzionale, i consumatori e i produttori si confrontano ad un determinato prezzo; cioè, ad un dato prezzo, i consumatori domandano e i produttori forniscono una certa quantità di un bene. La domanda non è una quantità particolare, come ad esempio 10 patate, ma piuttosto una descrizione completa della quantità di patate che l'acquirente acquisterebbe a qualsiasi prezzo a cui potrebbe essere addebitato. Analogamente, l'offerta non è una particolare quantità ma una descrizione completa della quantità a cui i venditori vorrebbero vendere ad ogni prezzo possibile. Ad un determinato prezzo, la gente richiederà una certa quantità di un bene mentre i produttori ne forniranno una certa quantità.

In questo quadro, né i consumatori né i produttori hanno qualcosa da dire per quanto riguarda l'origine del prezzo di un bene. Il prezzo è dato. In breve, sia i consumatori che i produttori reagiscono ad un determinato prezzo. Ma chi ha dato il prezzo? Da dove viene?

La legge della domanda e dell'offerta, come presentata dall'economia tradizionale, non ha origine dalla realtà, ma piuttosto dalla costruzione immaginaria degli economisti. Nessuno dei dati che sono alla base delle curve della domanda e dell'offerta provengono dal mondo reale; sono puramente immaginari.

Il quadro delle curve della domanda e dell'offerta si basa sull'ipotesi che le preferenze dei consumatori rimangono invariate e che i ricavi e i prezzi rimangono invariati. In realtà, però, le preferenze dei consumatori non sono congelate e le altre cose non sono costanti. Altrimenti nessuno avrebbe potuto osservare queste curve. Secondo Mises: "È importante rendersi conto che non abbiamo alcuna conoscenza o esperienza in relazione alla forma di tali curve."[1]

Tuttavia, gli economisti discutono animatamente sulle varie proprietà di queste curve invisibili e sulle loro implicazioni per quanto riguarda le politiche statali.

Il grafico della domanda/offerta è in contrasto con il fatto che le azioni umane sono consapevoli e propositive. Nei grafici, non ci sono imprenditori. Invece lo spostamento delle curve avviene in risposta a vari fattori che determinano i prezzi. Per esempio, si ritiene che uno spostamento della curva della domanda verso destra per una determinata offerta, farà aumentare il prezzo di un bene. Il prezzo aumenterà anche se, per una data curva della domanda, la curva dell'offerta si sposta verso sinistra. In altre parole, il quadro domanda/offerta non tratta di esseri umani, ma di automi che reagiscono a diversi fattori.

L'idea che il prezzo di un bene sia semplicemente dato, produce l'impressione che il prezzo sia un attributo di un bene (cioè, è parte del bene stesso). Tuttavia non esiste qualcosa come un prezzo di un bene in generale. I prezzi dei beni sono stabiliti in una determinata transazione, in un determinato luogo e in un determinato momento. Secondo Ludwig von Mises:

Un prezzo di mercato è un fenomeno storico reale, il rapporto quantitativo a cui in un determinato luogo e in una data precisa due individui scambiano quantità definite di due beni definiti. Si riferisce alle condizioni speciali dell'atto di scambio concreto. In definitiva è determinato dai giudizi di valore degli individui coinvolti. Non deriva dalla struttura generale dei prezzi o dalla struttura dei prezzi di una classe speciale di merci o servizi. Quella che viene chiamata struttura dei prezzi è una nozione astratta derivata da una molteplicità di singoli prezzi concreti. Il mercato non genera prezzi di terreni o di automobili, né dei salari in generale, ma i prezzi di un certo pezzo di terra, di una certa auto e salari per una performance di un certo tipo.[2]
Il valore che un individuo assegna ai beni è il prodotto della sua mente, la quale giudica i fatti della realtà. Gli individui valutano l'utilità di un bene come mezzo per sostenere la loro vita e il loro benessere. Su questo argomento Carl Menger scrisse:

Il valore non è quindi intrinseco alle merci, né è una loro proprietà, né una cosa indipendente, esistente di per sé. Si tratta di un giudizio che gli uomini economizzanti esprimono riguardo l'importanza dei beni a loro disposizione, affinché possano sostenere la loro vita e il loro benessere. Quindi il valore non esiste al di fuori della coscienza degli uomini. È errato definire un bene "di valore" poiché ha un certo valore per alcuni individui economizzanti, o perché gli economisti lo definiscono così, come qualcosa d'indipendente e di oggettivo.[3]
Allo stesso modo Mises scrisse:

Sarebbe assurdo considerare un prezzo come se fosse un oggetto isolato di per sé. Un prezzo è espressivo della valutazione che gli uomini agenti attribuiscono ad una cosa in base ai loro sforzi per eliminare il disagio.[4]
Dal momento che i prezzi sono sempre in riferimento ad una determinata transazione, e dal momento che ogni transazione è unica, è erroneo omogeneizzare tali transazioni per mezzo di curve.



Come sono determinati i prezzi

Contrariamente a quanto sostiene il punto di vista mainstream, i prezzi non sono solo dati; qualcuno li definisce — questo qualcuno è un produttore. Ogni volta che un produttore fissa un prezzo per il suo prodotto, è nel suo interesse ottenere un prezzo a cui la quantità che viene prodotta può essere venduta con un profitto. Nel fissare questo prezzo, il produttore/imprenditore dovrà considerare quanti soldi i consumatori sono propensi a spendere sul prodotto, i prezzi dei vari prodotti competitivi, e il costo di produzione.

I produttori impostano il prezzo, ma i consumatori, acquistando o astenendosi dall'acquisto, decreteranno in ultima analisi se il prezzo stabilito porterà ad un profitto. I produttori, in questo senso, sono in balia dei consumatori. Se, ad un prezzo stabilito, un produttore non può avere un ritorno positivo sul suo investimento, perché non abbastanza persone sono disposte a comprare il suo prodotto, il produttore sarà costretto ad abbassare il prezzo per aumentare il fatturato. Ovviamente, regolando il prezzo del bene, l'imprenditore deve regolare anche i suoi costi al fine di realizzare un profitto.

Di conseguenza un produttore si assicurerà un profitto quando, al prezzo fissato di un bene, la scelta d'acquisto dei consumatori genererà ricavi che supereranno il costo più gli interessi. Il profitto indica che sia i produttori sia i consumatori hanno migliorato il loro benessere.

Investendo una data quantità di denaro, i produttori si sono assicurati una maggiore quantità di denaro. Questo, a sua volta, consente loro di acquistare una maggiore quantità di beni e servizi, che a sua volta migliora la loro vita e il loro benessere. Allo stesso modo i consumatori, scambiando i loro soldi per quei beni che si trovano all'apice della lista delle loro priorità, aumentano i loro standard di vita.

In realtà, il settaggio dei prezzi non è mai meccanicistico e automatico. Spetta al produttore/imprenditore valutare se si tratta di una buona o di una cattiva idea aumentare i prezzi; dopo tutto, ciò che conta per lui è staccare un profitto. Quando un bene genera un profitto ad un prezzo particolare, allora questo segnala agli imprenditori che i consumatori sono disposti a sostenere il prodotto al prezzo stabilito. I prezzi, quindi, sono un fattore importante per stabilire come i produttori possono impiegare le loro risorse.

Bisogna osservare, quindi, che ciò che determina la quantità offerta di beni non è una domanda ipotetica, ma la valutazione di un produttore sul fatto che, in un dato luogo e in un dato tempo, i consumatori approveranno i beni offerti. Deve essere quanto più preciso possibile nel fissare il giusto prezzo che gli permetterà di vendere la sua offerta con un profitto.



Ulteriori fallacie

Nel quadro domanda/offerta, un aumento del costo di produzione sposterà la curva dell'offerta verso sinistra. Per una data curva della domanda, ciò farà salire il prezzo di un bene. Nel quadro domanda/offerta, il costo di produzione è un importante contributo nella determinazione dei prezzi dei beni.

Abbiamo già visto, però, che si tratta dell'acquisto o dell'astensione dall'acquisto da parte dei consumatori, l'unico fattore determinante i prezzi dei beni. Nessun singolo acquirente è preoccupato per il costo di produzione di un bene particolare. Il prezzo che accetterà è in accordo con le sue particolari priorità in un determinato momento. Per lui il costo di produzione non è di alcuna rilevanza.

Inoltre la teoria del costo della produzione svanisce quando si tenta di spiegare prezzi di beni e servizi che non hanno alcun costo, in quanto non sono prodotti -- beni che sono semplicemente lì, come terreni non edificati. Allo stesso modo, la teoria non può spiegare il motivo dei prezzi elevati dei quadri famosi. Su questo tema Murray Rothbard scrisse:

Allo stesso modo i servizi immateriali, come i prezzi dell'intrattenimento, dei concerti, dei medici, dei domestici, ecc, difficilmente possono essere rappresentati dai costi incarnati in un prodotto.[5]
Utilizzando il quadro domanda/offerta per un bene particolare, gli economisti mainstream vanno oltre e introducono le curve della domanda e dell'offerta per l'intera economia. Sostengono, per esempio, che se l'economia non sta andando bene, allora serve un rafforzamento della domanda attraverso politiche fiscali o monetarie. Per una data curva dell'offerta, questo spingerà la curva della domanda verso destra, aumentando in tal modo la produzione complessiva. Inutile dire che il quadro domanda/offerta fornisce il motivo affinché lo stato e la banca centrale possano intervenire al posto delle imprese.

Questo quadro, tuttavia, non dice assolutamente nulla su come l'aumento della domanda genera più produzione. Per di più tace per quanto riguarda il finanziamento necessario al fine di aumentare la produzione. Inoltre sono i produttori che avviano l'introduzione ai nuovi prodotti. Sono loro che mettono in moto un aumento di beni e servizi, e non i consumatori in quanto tali. I produttori presentano nuovi prodotti, per così dire, affinché i consumatori, a loro volta, acquistando o non acquistando possano determinare il destino di suddetti prodotti. Quindi non esiste una cosa come un domanda autonoma che fa scattare in qualche modo l'offerta.

Il grafico domanda/offerta fornisce anche la giustificazione per varie teorie monopolistiche immaginarie, che a loro volta forniscono il motivo affinché lo stato possa distruggere le aziende di successo. Per esempio, si ritiene che una società che fissa il prezzo al di sopra del livello di quello competitivo svolga un'attività monopolistica e, pertanto, debba essere fermata.

Anche se dovessimo ritenere valido questo modo di pensare, non c'è modo di stabilire se il prezzo di un bene è al di sopra del cosiddetto livello concorrenziale dei prezzi (prezzo di monopolio). In base a quali criteri si può decidere se un prezzo è competitivo? Su questo punto Rothbard scrisse:

Non c'è modo di definire il 'prezzo di monopolio' perché non c'è modo di definire il prezzo competitivo a cui deve fare riferimento.[6]
Nel quadro domanda/offerta, gli economisti utilizzano la quantità di output prodotto e il suo prezzo medio. Tuttavia non possono essere definiti né il prezzo medio, né l'output totale. Non è possibile stabilire un prezzo medio per una camicia da $10 e $50 in litri di vino. Analogamente, non è possibile aggiungere dieci camicie e un litro di vino per stabilire la produzione totale. Quindi l'intera struttura grafica dell'economia mainstream riguardante la domanda e l'offerta, si basa su premesse fuorvianti.

Inoltre l'intera questione del cosiddetto equilibrio è fuorviante, nel modo in cui viene presentato dal quadro domanda/offerta. L'equilibrio, nel contesto di un comportamento consapevole e propositivo, non ha nulla a che fare con l'intersezione delle curve della domanda e dell'offerta. L'equilibrio viene raggiunto quando sono soddisfatti gli scopi di un individuo. Quando un fornitore vende la sua fornitura ad un prezzo che produce profitto, possiamo dire che abbia raggiunto l'equilibrio.

Allo stesso modo, i consumatori che acquistano l'offerta lo fanno per soddisfare i loro obiettivi. Pertanto le politiche dello stato e delle banche centrali che mirano a spostare le curve immaginarie verso il cosiddetto equilibrio, impediscono sia ai consumatori sia ai produttori di raggiungere i loro obiettivi e, quindi, impediscono il raggiungimento dell'equilibrio vero.



Conclusione

Nonostante il grande fascino per la sua semplicità, il grafico domanda/offerta, come impiegato dall'economia tradizionale, è uno strumento che si distacca dalla realtà. L'economia del mondo reale è troppo complessa per essere trasposta fedelmente su semplici grafici che non tengono conto dell'incertezza, della speculazione imprenditoriale, e del cambiamento incessante dell'economia di mercato.

Questo quadro di riferimento non è affatto innocuo, perché lo stato e la banca centrale fanno uso di questo strumento per dar forma a diverse politiche. Questo è il motivo per cui sono continuamente sorpresi quando l'economia reale vira in una direzione diversa da quella che aveva previsto la loro analisi grafica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, Human Action, chapter 16(2), "Valuation and Appraisement," p. 333.

[2] Ludwig von Mises, Human Action, chapter 16(13), "Prices and Income," p. 393.

[3] Carl Menger, Principles of Economics (New York, London: New York University Press), pp. 120-21.

[4] Mises, Human Action, chapter 16(12), p. 392.

[5] Murray N. Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith: An Austrian Perspective on the History of Economic Thought, vol.1 (Edward Elgar), p. 452.

[6] Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State, (Nash Publishing), p. 607.

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Gli elfi del capitalismo

Ven, 23/12/2016 - 11:07
Eccoci in prossimità del Natale, e un nuovo anno è in procinto di volgere al termine. La pubblicazione di oggi è sostanzialmente una potente lezione riguardo il sistema capitalista e la sua funzione fisiologica all'interno della società. Non un sistema produttivo "predatore", come ritenuto da parecchi individui, bensì un sistema produttivo in sintonia con le esigenze di consumatori e produttori. Ovviamente, quando lo stesso non viene trasformato in un mostro clientelare manipolato e distorto da una ristretta cerchia d'individui in cerca di mantenere le proprie poltrone di comando. Il sistema produttivo capitalista altro non è che un miracolo. Nessuno di noi sa come funziona, ma siamo tutti noi che siamo in grado di farlo funzionare. Questa è la lezione di Leonard Read nel suo magnifico saggio "Io, la matita". La versione moderna del saggio di Read è rappresentata dal programma televisivo "Come è fatto." Un riassunto di questa lezione ce lo offre oggi Tucker con l'analisi di una favola di Natale, puntualizzando come la libertà sia il cardine cruciale della vita umana e come lo scambio volontario sia un atto per migliorare reciprocamente le proprie esistenze. Questo spazio informativo, ad esempio, continua ad esistere solo perché i lettori che lo leggono seguono appassionati ciò che viene pubblicato e lo sostengono attivamente. È per questo che esorto voi, cari lettori e lettrici, a lasciare una donazione sul blog cliccando sul pulsante Paypal qui sulla colonna di destra (non fatelo su siti terzi, ma solo qui sul blog). Oppure acquistando una copia dei miei lavori sullo shop di Freedonia. Ringraziandovi lettori e lettrici, auguro a voi tutti un sereno Natale.
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di Jeffrey Tucker


Una ragione per cui le fiabe dei fratelli Grimm hanno molto appeal è perché mostrano un mondo che ci è familiare, un mondo che era appena stato "inventato" nel XIX secolo, quando queste storie vennero stampate e diffuse per la prima volta. Parlano di persone, scene ed eventi che influenzano quella che noi oggi chiamiamo classe media, o borghesia. Sì, le storie hanno re, regine, principi e principesse, ma più spesso le nostre simpatie come lettori ricadono sulle persone semplici ed i loro trionfi.

Sia Marx che Mises concordavano sul fatto che quella che noi chiamiamo classe media, era una nuova creazione nella storia del mondo ed era nata dal capitalismo. Le voragini di casta che una volta persistevano tra i contadini ed i signori, tra quelli privilegiati per titolo e concessioni di terre e quelli destinati a servirli, vennero colmate con l'avvento della società commerciale. Il possesso universale di beni e denaro sostituì la servitù e il baratto, ed i rapporti di scambio tra la gente sostituirono gradualmente le associazioni per nascita e casualità. Il segno distintivo di questa nuova classe media fu la prospettiva di progresso sociale attraverso una prosperità crescente. Una classe fluida, quindi, sostituì caste fissi.

Questo era il mondo che faceva da sfondo ai racconti dei fratelli Grimm.

Un grande esempio è il racconto breve intitolato "Gli elfi e il calzolaio". Un calzolaio, non per colpa sua, era diventato talmente povero che gli rimaneva solo il cuoio per fare un paio di scarpe. La sera tagliò la tomaia per metterla in lavorazione il giorno dopo e, con la coscienza pulita andò tranquillamente a letto, si raccomandò a Dio e si addormentò.

La mattina, dopo aver detto le sue preghiere, voleva mettersi al lavoro, ma le scarpe erano sul deschetto belle e pronte. Si meravigliò e non sapeva cosa dire. Prese le scarpe in mano per osservarle meglio ed erano fatte così bene che nemmeno un punto era sbagliato, proprio un capolavoro come doveva essere. Subito dopo entrò un cliente e le scarpe gli piacquero talmente che le pagò più del solito. Con quella somma il calzolaio poté acquistare il cuoio per due paia di scarpe. La sera le tagliò per mettersi al lavoro la mattina di buona voglia, ma non ce ne fu bisogno: quando si alzò le scarpe erano già finite e non mancarono i compratori che gli diedero tanto denaro da acquistare il cuoio per ben quattro paia di scarpe. Di buon mattino trovò pronte anche queste altre quattro paia e così andò via. Quello che tagliava la sera era pronto al mattino così che ben presto egli poté di nuovo vivere più che bene e finì per diventare un uomo benestante.

Ora accadde che una sera, era vicino il Natale, l’uomo preparò le scarpe tagliate e, prima di andare a letto, disse alla moglie: “Cosa diresti se questa notte stessimo svegli per vedere chi ci aiuta con mano così generosa?” La donna acconsentì, accese una candela e si nascosero dietro gli abiti che erano appesi nella stanza e cominciarono a fare la guardia. A mezzanotte arrivarono due omini nudi, si misero al deschetto, presero tutto il cuoio preparato, cominciarono coi loro ditini a forare, cucire e battere talmente in fretta che il calzolaio non poteva distogliere lo sguardo dalla meraviglia. E non si smisero finché non furono alla fine, con le scarpe belle e pronte sul deschetto, poi svelti se ne andarono. La mattina dopo la donna disse: “Quegli ometti ci hanno fatto diventare ricchi e noi dovremo essere loro riconoscenti. Vanno in giro con niente addosso e devono aver freddo. Sai cosa? Cucirò per loro una camicina, una giacca, un panciotto e un paio di calzoncini e tu aggiungi un paio di scarpine”. L’uomo rispose: “D’accordo”. La sera quando ebbero tutto finito, misero sul deschetto i regali al posto del cuoio e si nascosero per vedere che faccia avrebbero fatto gli gnomi.

A mezzanotte arrivarono saltellando e volevano mettersi al lavoro ma, invece del cuoio, trovarono i bei vestitini. Prima si stupirono, poi mostrarono una gran gioia. A tutta velocità li indossarono, se li sistemarono e cantarono: Non siamo forse giovanotti belli e gai? Basta fare i calzolai! Poi saltarono e ballarono e fecero capriole sulle sedie e sulle panche. Infine, ballando, giunsero alla porta. Da allora in poi non tornarono più, ma il calzolaio se la passò bene ed ebbe fortuna in tutto ciò che faceva.

Possiamo vedere in questa storia l'archetipo di quello che allora era il successo della classe media nel quadro di una società commerciale. La coppia passò dalla povertà alla ricchezza in tempi relativamente brevi. Ciò non a causa di favori di re o per la scoperta di un tesoro, tanto meno per furto o pirateria, ma semplicemente in virtù del lavoro e del commercio, insieme all'aiuto di alcuni benefattori.

Traslate questa storia ai giorni nostri: siamo tutti nella posizione di calzolai poveri con benefattori. In uno stato di natura, dovremmo lottare per la sopravvivenza, come ha fatto la maggior parte di tutta l'umanità dall'inizio della storia documentata fino al tardo medioevo, quando cominciarono ad apparire all'orizzonte le prime luci del capitalismo. Nel corso delle centinaia d'anni successive, e in particolare nel corso del XIX secolo, la vita stessa passò attraverso una trasformazione. Lo stato di natura venne sconfitto e il mondo si asservì completamente al benessere umano.

Come William Bernstein riassume bene: "A partire dal 100 d.C. circa, vi fu un miglioramento nel benessere del genere umano, ma era così lento ed inaffidabile da essere impercettibile durante la vita media (25 anni) di una persona. Poi, non molto tempo dopo il 1820, la prosperità iniziò a scorrere lungo un torrente sempre crescente; dopo ogni generazione, la vita del figlio sarebbe diventata più comoda, informata e prevedibile di quello del padre."

Siamo nati in un mondo di straordinaria prosperità che la nostra generazione non ha creato. Abbiamo l'aspettativa di vivere fino alla vecchiaia, ma questa situazione è del tutto nuova nella storia, un'aspettativa che abbiamo potuto avere solo dal 1950. Anche il cambiamento numerico della popolazione riflette tale mutamento. Probabilmente c'erano circa 250 milioni di persone in vita 2,000 anni fa, e c'è voluto fino al 1800 affinché si raggiungesse il miliardo. Centoventi anni dopo, questo numero è raddoppiato. Nel 1960 vivevano sul pianeta tre miliardi di persone, ed oggi ce ne sono 7 miliardi. Quello che abbiamo è un mondo in stagnazione e stasi dall'inizio della storia documentata fino alla rivoluzione industriale, quando il genere umano sperimentò dapprima uno stile di vita così come la conosciamo oggi.

Se tutti noi fossimo il calzolaio nella storiella qui sopra, il mondo prospero in cui viviamo — il mondo che ci concede smartphone, assistenza sanitaria, benzina per le nostre auto e la capacità di comunicare in video e in tempo reale con il clic di un pulsante — potrebbe essere considerato come gli elfi che durante la notte erano venuti a trasformare la pelle in un prodotto commerciabile. La maggior parte di noi non ha fatto nulla di proprio merito affinché beneficiassimo di questo fantastico mondo. Alla nostra nascita, ci siamo svegliati la mattina e abbiamo trovato il paio di scarpe finite.

Ciò che mi sembra strano è che il calzolaio e sua moglie abbiano aspettato tanto prima di voler capire chi o cosa stesse trasformando la loro pelle in scarpe. Davvero hanno potuto vivere per mesi senza voler sapere chi o cosa li stesse facendo diventare ricchi?

Ma è così che oggi si comporta ognuno di noi. Siamo circondati da bellezze in questo mondo plasmato dall'uomo, un mondo completamente diverso da quello che è esistito nel 99.9% del resto della storia umana. E ben pochi si preoccupano d'indagare le cause! Diamo tutto per scontato.

Usiamo la nostra tecnologia, mangiamo cibi provenienti da tutto il mondo in vendita a pochi isolati da casa nostra, saliamo su aerei che ci portano verso qualsiasi destinazione sul pianeta, possiamo comunicare con chiunque e ovunque, e abbiamo un'aspettativa di vita intorno agli 80 anni e oltre; ciononostante siamo notevolmente indifferenti e privi di curiosità riguardo quelle forze che operano all'interno di questo mondo e l'hanno trasformato da inferno a paradiso terrestre.

In realtà, la situazione è peggiore. Molti sono apertamente ostili alle istituzioni e alle idee che hanno dato origine alla nostra epoca di abbondanza. Tutti vediamo le proteste in televisione in cui folle di giovani "armati" di iPhone, alzano i pugni arrabbiati con la società commerciale, il capitalismo e l'accumulo di capitale, e richiedono il tipo di controlli, espropriazioni e irreggimentazioni che ci porteranno indietro al tempo delle caste, della povertà e delle vite misere. Stanno complottando per uccidere gli elfi.

Nella fiaba ci sono solo due elfi. Nel mondo reale gli studiosi dicono che ce ne sono sei...

Il primo è la proprietà privata, senza la quale non ci può essere controllo sul mondo che ci circonda. Non sarebbe necessaria se ci fosse sovrabbondanza di tutte le cose, ma la realtà della scarsità significa che la proprietà esclusiva è la prima condizione che ci permette di migliorare il mondo. La proprietà collettiva è una frase priva di senso, in quanto stiamo parlando di risorse scarse.

Il secondo è lo scambio. Fino a quando sono volontari, tutti gli scambi avvengono con l'aspettativa di un reciproco vantaggio. Lo scambio è un passo oltre il dono, perché la vita di entrambe le parti migliora con l'acquisizione di qualcosa di nuovo. Lo scambio è ciò che rende possibile la formazione di rapporti di cambio e, in un'economia monetaria, lo sviluppo di bilanci per il calcolo dei profitti e delle perdite. Questo è il fondamento della razionalità economica.

Il terzo è la divisione del lavoro che permette a tutti di beneficiare dalla cooperazione per un arricchimento reciproco. Vuol dire di più che dividere le attività produttive. Si tratta d'integrare tutti nel grande progetto della costruzione della civiltà. Anche il maestro di tutti i talenti e competenze può beneficiare cooperando coi lavoratori meno qualificati in mezzo a noi. La scoperta di questa realtà è l'inizio della vera illuminazione. Ciò significa la sostituzione di una guerra commerciale e dello sfruttamento con la cooperazione.

Il quarto è l'imprenditorialità, che coraggiosamente squarcia il velo dell'incertezza e ci porta verso il futuro dove risiede ogni sorta di progresso materiale. L'incertezza del futuro è una realtà che lega tutta l'umanità; gli imprenditori sono quelli che non temono questa condizione, ma piuttosto la considerano come un'opportunità per migliorare la vita degli altri, ad un profitto.

Il quinto è l'accumulo di capitale, l'accumulo di beni che non sono prodotti per il consumo, ma per la produzione di altri beni. Il capitale è ciò che rende possibile ciò che F. A. Hayek definiva "l'ordine esteso", il macchinario intertemporale che stabilizza gli eventi della vita nel corso del tempo. Il capitale rende possibile la pianificazione imprenditoriale. Rende possibile l'assunzione della forza lavoro. Consente agli investitori di pianificare e costruire un futuro luminoso.

Il sesto elfo non è un'istituzione, ma uno stato d'animo. È il desiderio di una vita migliore e la convinzione che possa avverarsi se compiamo i passi giusti. Credere nella possibilità di progresso. Se perdiamo questa prospettiva, perdiamo tutto. Anche se tutte le altre condizioni sono in atto, senza l'impegno intellettuale e spirituale a scacciare sempre di più lo stato di natura, scivoleremo solamente nel baratro. Questo stato d'animo è l'essenza della cosiddetta mente occidentale, e che ora s'è diffusa in tutto il mondo.

Insieme, questi elfi costituiscono una squadra con un nome, e quel nome è capitalismo. Se non vi piace questo nome, lo potete chiamare in modo diverso: libero mercato, libera impresa, società libera, liberalismo, o come volete. Ciò che conta non è il nome della squadra, ma i suoi elementi costitutivi.

Lo studio dell'economia è molto simile alla decisione del calzolaio di rimanere alzato per scoprire la causa della sua fortuna. Erano elfi e non avevano vestiti. Ottennero vestiti come ricompensa per il loro servizio. Anche noi dovremmo fare vestiti per quelle istituzioni che hanno migliorato il nostro mondo e proteggerle, così, dagli elementi e dai loro nemici. E anche se dopo se ne andranno via nel cuore della notte, non dobbiamo mai dimenticare ciò che hanno fatto per noi.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'inflazione è oltre i target da cinque anni di fila ormai

Gio, 22/12/2016 - 11:15




di Lee Adler


A giugno 2012 Ben Bernanke è stato il primo che ha fissato un obiettivo d'inflazione ufficiale al 2%. Da allora la FED ha sostenuto che avrebbe cominciato a normalizzare i tassi d'interesse quando l'obiettivo sarebbe stato raggiunto e la disoccupazione sarebbe scesa al di sotto del 5%. Quest'ultimo obiettivo è stato a lungo soddisfatto, ma per quanto riguarda l'obiettivo dell'inflazione?

Beh, dipende da come si misura l'inflazione. E non sto parlando delle misure private che riflettono davvero la realtà, come il cosiddetto Flyover CPI di David Stockman. Sto parlando delle misure ufficiali.

Ce ne sono molte tra cui scegliere. Ed ecco, sorpresa delle sorprese, la FED ha scelto quella che è più soppressa e più lontana dall'esperienza della maggior parte delle famiglie americane: le spese personali al consumo (PCE), che sono salite di appena l'1% nel corso dell'ultimo anno e hanno avuto una media dell'1.2% negli ultimi 5 anni. Così la FED può far finta che l'inflazione sia "troppo bassa", qualunque cosa voglia significare.

La mia misura ufficiale preferita, che i media mainstream non riportano, è l'indice dei prezzi alla produzione (PPI) per i prodotti al consumo finiti meno cibo ed energia. Rappresenta le variazioni di prezzo che i rivenditori pagano per il loro inventario di prodotti finiti. Ha costantemente superato l'indice dei prezzi al consumo (CPI) e la PCE sin da quando l'inflazione ha cominciato a rimbalzare dai minimi della recessione nel 2009.

Il calo dei prezzi dell'energia nel 2014 ha causato un grande tonfo nell'IPC totale, ma la misura Core ha continuato a salire più in alto. È risultata al di sopra del target della FED negli ultimi 2 anni, mentre la PCE è risultata meno della metà che nel corso degli ultimi 2 anni, facendo registrare una media dell'1.2% sin dal 2011.

Il PPI per i beni di consumo di base finiti, non soffre di tali manipolazioni. Tuttavia non è un indicatore perfetto dell'inflazione globale, poiché comprende solo i prodotti finiti e non comprende né le abitazioni né i servizi. Non ci sono nemmeno istruzione e servizi sanitari, i cui prezzi sembrano essere quasi iperinflazionati. Ma il PPI per i beni di consumo finiti è una rappresentazione molto più realistica dell'inflazione effettiva rispetto all'IPC.

Allora dove è finito tutto il denaro stampato dalla FED? Che tipo d'inflazione ha stimolato la ZIRP? La risposta è semplice: inflazione degli asset. Ma gli economisti non la tengono in conto. È pazzesco; tutto ciò che non è un bene di consumo, non conta. Non è inflazione. Quando i prezzi degli asset salgono, viene chiamato "apprezzamento", quando in realtà è un risultato diretto dell'inflazione monetaria.

Quando la FED fissa un obiettivo d'inflazione, esso non ha nulla a che fare con l'inflazione monetaria, che in economia classica è un aumento sostenuto della massa monetaria. E non è quello che è accaduto? Fino al 2011, poco prima che Ben Bernanke decidesse che avremmo avuto bisogno di un obiettivo d'inflazione al 2%, l'offerta di moneta M2 era cresciuta ad un tasso annuo composto del 7.1%.

Ciò superava, ovviamente, l'obiettivo della FED. Ma questo non conta, così la FED si ritrova una scusa per continuare a stampare moneta o, mantenere i tassi d'interesse a zero.

Nel frattempo l'IPC è cresciuto a solo l'1.6% l'anno, perché il Bureau of Labor Statistics (BLS) l'ha sottovalutato. Quando aggiungiamo le abitazioni all'IPC e vi diamo il giusto peso, l'inflazione al consumo è tra il 2.5% ed il ​​3%. Sì, al di sopra dell'obiettivo della FED.

Cosa succede quando si continua ad avere un'inflazione monetaria al 7%, ma l'economia statunitense cresce solo tra l'1.5% ed il ​​2.5%? Succede che ci ritroviamo un'inflazione degli asset. La FED dice che gli appartamenti multifamiliari, la quintessenza del bene d'investimento immobiliare, sono stati inflazionati al 3.4% l'anno. Freddie Mac ha dichiarato alla fine del 2015 che le proprietà multifamiliari erano aumentate in valore del 13-15% l'anno dal 2009 al 2015.

Il Joint Center For Housing Studies di Harvard, ha dichiarato che gli investimenti immobiliari multifamiliari si sono "apprezzati" del 40% nei 5 anni fino al 2015. Quindi, chi lo sa? Una cosa sembra certa, i suoi numeri sono ovviamente troppo bassi, come tutto il resto della misure dell'inflazione.

Nel mercato delle case unifamiliari il Federal Housing Finance Agency (FHFA) afferma che i prezzi sono in aumento del 5.9% l'anno. Il FHFA utilizza una misurazione estremamente conservatrice, in cui sono sovraponderate le vecchie case. L'indice dei prezzi delle case del NAR mostra una crescita dei prezzi del 7% l'anno sin dal 2011, esattamente lo stesso tasso dell'inflazione monetaria.

Nel frattempo il Census Bureau dice che i nuovi prezzi di vendita delle case sono aumentati del 5.2% l'anno, e questo dopo una grande crisi nel corso dell'ultimo anno, il che suggerisce che il mercato immobiliare si sta indebolendo.

La FED vuole rialzare i tassi dei mutui proprio quando il mercato immobiliare sta iniziando a mostrare segni di debolezza?

Non sarebbe una sorpresa per nessuno di noi se la FED commettesse l'ennesimo errore grossolano. Il suo tempismo è stato atroce sin da quando Greenspan è succeduto a Volcker. Siamo semplicemente di fronte all'ennesimo abbaglio nella sua storia di errori seriali e strategici.

Sì, i tassi devono salire qualora volessimo ritornare ad un'economia sana con tassi d'interesse razionali che portano a rendimenti degli investimenti e decisioni razionali, ma la FED ha aspettato troppo a lungo. E non ha lasciato nessuna via di fuga che non coinvolga un dolore economico enorme. È troppo tardi per un atterraggio morbido.

Quindi la FED si concentra sull'inflazione al consumo utilizzando misure soppresse e sottovalutare in maniera massiccia la PCE. Al contempo, il consumo aumenta più rapidamente rispetto alle misure ufficiali, danneggiando le famiglie statunitensi.

L'inflazione al consumo ha in realtà più che compensato gli aumenti salariali che sono stati in media dell'1.5-2.5% sin dal 2011. Se i consumatori non stanno guadagnando di più, non possono spingere più in alto l'inflazione dei beni di consumo, perché non hanno i soldi. I banchieri e gli speculatori ce li hanno, e hanno fatto in modo di non condividerli con i lavoratori che raschiano il fondo del barile per tirare avanti.

Se i salari non crescono, non c'è modo affinché salgano i prezzi al consumo, non importa quanto la FED arroventi la sua stampante e mantenga i tassi d'interesse a zero. C'è un eccesso d'offerta di lavoro e le imprese stanno riducendo la necessità di manodopera automatizzando ogni attività possibile. Questa non è una novità. L'automazione è una caratteristica fondamentale del mercato. I sindacati sono crollati anni fa. La globalizzazione ha abbassato i salari.

Tutti questi processi sono strutturali. La politica monetaria allentata non stimolerà mai la crescita dei salari e l'inflazione al consumo. Ogni grande banca centrale c'ha provato, nel caso del Giappone parliamo di decenni, e non ha mai funzionato. E non funzionerà mai. Eppure, proprio di recente, Janet Yellen ha minacciato d'implementare più di quella cosa che finora è fallita. È folle.

Quello che otteniamo dall'allentamento monetario è l'inflazione degli asset, la quale ha impresso una patina di stabilità su quella che è una situazione pericolosamente instabile. È all'orizzonte una perdita di fiducia, e una volta palesata non passerà molto tempo prima che arrivi una margin call facendo crollare i prezzi degli asset in un'ondata di liquidazioni e deleveraging.

Una volta che la fiducia viene a mancare, non ci sarà abbastanza denaro per soddisfare tali obblighi, in quanto le margin call ne distruggeranno più di quello che può essere raccolto per ripagare i debiti. Continue vendite di asset porteranno ad un crollo deflazionistico.

E a quel punto cosa farà la FED? Comprerà tutto? Non ci scommetterei, ma sarà troppo tardi.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/