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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1789125
Aggiornato: 1 ora 3 min fa

Quando il denaro muore

Ven, 26/08/2016 - 10:11




di Gary North


È raro che il denaro possa morire, ma di tanto in tanto accade. È morto in Germania e Austria nel 1921-1923. È morto in Ungheria dopo la seconda guerra mondiale. È morto in Zimbabwe nel 2008-9, quando il resto del mondo era in recessione.

Ecco un caso famoso:

Or in tutto il paese non c’era pane, perché la carestia era gravissima; il paese d’Egitto e il paese di Canaan languivano a motivo della carestia. Giuseppe ammassò tutto il danaro che si trovava nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan, come prezzo del grano che si comprava; e Giuseppe portò questo danaro nella casa di Faraone. E quando il danaro fu esaurito nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan, tutti gli Egiziani vennero a Giuseppe e dissero: "Dacci del pane! Perché dovremmo morire in tua presenza? giacché il danaro è finito". E Giuseppe disse: "Date il vostro bestiame; e io vi darò del pane in cambio del vostro bestiame, se non avete più danaro". E quelli menarono a Giuseppe il loro bestiame; e Giuseppe diede loro del pane in cambio dei loro cavalli, dei loro greggi di pecore, delle loro mandrie di buoi e dei loro asini. Così fornì loro del pane per quell’anno, in cambio di tutto il loro bestiame. Passato quell’anno, tornarono a lui l’anno seguente, e gli dissero: "Noi non celeremo al mio signore che, il danaro essendo esaurito e le mandrie del nostro bestiame essendo passate al mio signore, nulla più resta che il mio signore possa prendere, tranne i nostri corpi e le nostre terre.  (Gen. 47:13-18)
La vecchia moneta in Egitto era morta. Era stata sostituita da un'altra: il grano. Aveva i tratti caratteristici del denaro. Era divisibile, portabile, facilmente riconoscibile e aveva un alto valore di mercato in relazione al volume e al peso. In tempi normali, il grano deficitava di queste quattro caratteristiche. Ma durante una carestia, le acquisiva temporaneamente. Questo è il motivo per cui, durante le carestie, il grano è denaro. Questo è il motivo per cui coloro che lo possiedono diventano ricchi, ammesso che non vengano uccisi.

"Non puoi mangiare l'oro." È una frase che solevo sentire da una persona che ridicolizzava il gold standard. Ma questo non è un buon argomento contro l'oro. Si tratta di un argomento a favore del cibo. Non solo non si può mangiare l'oro, non si può mangiare neanche il denaro di carta e le carte di credito in plastica. Quando il cibo è scarso, il denaro non ha più valore rispetto al cibo. Il denaro non può sostenere la vita, il cibo sì invece. Le previsioni degli egiziani erano inesatte. Avevano conservato il loro denaro piuttosto che acquistare cibo la stagione precedente e metterlo da parte. Le previsioni di Giuseppe erano esatte. Questo lo mise a capo del futuro dell'Egitto.

Ma cosa sarebbe successo se gli egiziani avessero sentito parlare del sogno e dell'interpretazione di Giuseppe? Che cosa sarebbe successo se tutti avessero creduto alla sua storia? Il denaro sarebbe morto l'anno precedente. Se tutti fossero corsi ad acquistare il raccolto, avrebbero scoperto che le loro offerte competitive avrebbero fatto salire il prezzo del grano. Questo aumento dei prezzi non sarebbe stato così marcato come quello dell'anno seguente, quando ci sarebbe stata una drastica riduzione dell'offerta di grano, ma sarebbe stata sufficiente a trasformare il grano in denaro.



PICCO DEL MERCATO

Questo dovrebbe metterci in guardia: non tutti possono uscire da un mercato al suo picco. Il motivo: oggi la quantità offerta per la vendita al prezzo di ieri, supera la quantità domandata al prezzo di ieri. Se i venditori vogliono tirarsene fuori, devono vendere ad un prezzo inferiore a quello di ieri. Se tutti vogliono tirarsene fuori oggi e nessuno vuole comprare, il prezzo scende a zero. Il mercato cessa di esistere.

Visto che è raro che noi possiamo vedere il futuro nello stesso modo contemporaneamente, i mercati non scendono a zero molto spesso. Ma nel passaggio biblico, abbiamo un caso in cui un gran numero di persone vede il futuro nello stesso modo contemporaneamente. Tutti hanno cercato di uscire dal vecchio mercato -- il mercato del denaro -- nello stesso momento. Così, il vecchio denaro è morto. Quello che era stato denaro l'anno precedente, ha cessato d'esserlo.

Quando avvengono eventi come questi, cambiamenti sociali senza precedenti sono all'ordine del giorno. Quando cala il valore del denaro, cala anche il precedente consenso sociale. Il valore del denaro si basa sul consenso. La popolazione prevede normalmente il futuro in questo modo: "Domani sarà più o meno come oggi." La maggior parte delle volte tale previsione è corretta. Ma quando non lo è, i membri della società scoprono che i loro sogni e progetti svaniscono. Cercano qualcuno da incolpare. Se incolpano loro stessi, sono maturi per il pentimento. Se incolpano i loro leader, la società è matura per una rivoluzione.

Prendete in considerazione gli anni '20. Gli "anni ruggenti" ruggivano di fiducia nelle nazioni alleate vittoriose. La gente aveva fiducia nelle interpretazioni di Freud per giustificare la loro infedeltà sessuale. Sognavano di diventare ricchi grazie ad un mercato azionario perennemente in ascesa. Poche persone guardavano con fascino la Germania e l'Austria che avevano distrutto le loro valute in un'ondata d'inflazione, 1920-1923. Ma poi tutto tornò alla normalità in entrambe le nazioni, e il boom dei prestiti passò dalle economie alleate a quelle sconfitte.

Negli Stati Uniti Darwin regnava sovrano dopo l'umiliazione del fondamentalismo nel processo di Scopes nel 1925 e la morte, cinque giorni dopo, di William Jennings Bryan. Sembrava che fosse iniziata una nuova era, un'epoca di illuminismo laico, tecnologia miracolosa e crescita economica. Liberati dalla "vecchia superstizione," gli uomini mangiavano, bevevano ed erano allegri. "Venite, io prenderò vino e ci ubriacheremo di bevande inebrianti; domani sarà come oggi, ce n'è una riserva molto grande." (Isaia 56:12)

Il sogno è finito in modo miserevole: la Grande Depressione, l'ascesa di Hitler, l'ascesa dello stato sociale e la seconda guerra mondiale. È stato proclamato un nuovo dio: il dio della pianificazione centrale. Questo dio è stato adorato da un manipolo di discepoli sin dal 1880, ma ora sarebbe stato posto sul trono, in tutto il mondo. Gli uomini proclamarono la saggezza delle élite scientifiche, le quali avrebbero usato la forza per ridistribuire la ricchezza del mondo. Ci sarebbe stata ricchezza per tutti.

Nel 1929 tutti non potevano tirarsi fuori contemporaneamente dal mercato azionario. Molti hanno cercato di farlo ad ottobre. Il mercato era stato in forte espansione a partire dalla fine della recessione nel 1921. Nel 1929 le persone avevano dimenticato che esistono i cicli economici nella vita. Nel 1931 la casa editrice Viking pubblicò una piccola antologia delle previsioni ottimistiche riguardanti l'economia e il mercato. Il libro aveva un titolo tipicamente americano, Oh, Yeah? Nel 1931 il peggio doveva ancora venire.

Nel 1929 il mercato aveva raggiunto il picco: nelle azioni e nella più antica tradizione americana dell'individualismo. Naturalmente questa tradizione è stata sotto attacco sin dalla Guerra Civile (1861-1865). In Gran Bretagna è stata sotta attacco sin dal 1870. In Germania l'individualismo non aveva alcuna tradizione. Nel 1929 lo stato sociale stava per diventare la nuova ideologia. Lo stato avrebbe presto usato la coercizione su una scala senza precedenti per "salvare il capitalismo da sé stesso", come recitava lo slogan.

Quando gli uomini di una certa intelligenza proclamano che l'unica salvezza dell'uomo autonomo sarà sempre a sua disposizione, dirigetevi verso le uscite. Il mercato si sta avvicinando ad un nuovo picco.



È INIZIATO TUTTO NEL 1694

Nel 1694 il governo britannico concesse l'atto costitutivo ad una banca di proprietà privata, affinché servisse la nazione come banca centrale: la Banca d'Inghilterra. Questa istituzione di proprietà privata avrebbe avuto in possesso la sovranità politica riservata di norma al governo civile: il diritto di creare denaro. Questa istituzione è stata unica nella storia occidentale. Avrebbe avuto il diritto di emettere moneta e credito sulla base di riserve di debito pubblico. La Banca d'Inghilterra divenne il modello per tutte le banche centrali del futuro.

In un primo momento è stata l'unica. Si era guadagnata la sua autorità sul denaro per mezzo di una promessa: comprare il debito del governo britannico. La banca promise di fare in modo che ci fosse sempre stato un mercato per i titoli di stato britannici. In cambio, la banca avrebbe avuto autorità sull'emissione del credito. Era un accordo comodo e molto redditizio per il gruppo chiuso di investitori della banca.

In questo secolo, il modello della Banca d'Inghilterra si è diffuso in ogni nazione industriale e nella maggior parte delle altre. Ogni nazione ha la sua banca centrale presumibilmente indipendente. La giustificazione di questa indipendenza è che i banchieri centrali non saranno tentati di soddisfare quei politici che richiederanno l'inflazionamento della moneta. C'è un grosso problema con questo argomento: le banche centrali e le banche commerciali traggono profitto dall'emissione di moneta fiat. Il XX secolo è stato il secolo dell'inflazione. È stato il secolo del settore bancario centrale.



L'OBIETTIVO DEL NWO: UNA MONETA UNICA

Il Nuovo Ordine Mondiale ha sempre voluto una moneta centrale. È fondamentale per uno stato centrale.

L'euro è il meglio che potevano ottenere. Questo non fa ben sperare per il NWO.

La zona Euro ha una moneta unica. Le nazioni della zona Euro hanno deciso di raccogliere le tasse in euro.

In teoria, l'euro potrebbe essere legato all'oro. La Banca Centrale Europea potrebbe quindi stabilire una completa convertibilità dell'euro in oro ad un rapporto fisso. "Portate X euro alla vostra banca locale e otterrete un certo ammontare d'oro." Altre banche centrali potrebbero fare lo stesso.

Ma i banchieri centrali non vogliono una cosa del genere. Nemmeno i governi civili. Un gold coin standard riduce l'autorità dei banchieri e dei politici nel creare soldi e spenderli senza dover prima ricevere nuovi depositi (banche) o aumentare le tasse. Un gold coin standard li costringe ad uscire dal business della creazione di moneta. Non possono più manipolare l'economia attraverso la creazione di denaro fiat. Questo riduce il loro potere, o, come preferiscono definirla loro, la loro flessibilità. Banchieri e stati è come se fossero incatenati da manette d'oro, e soffrono profondamente per questa restrizione.

Ciò che vogliono i banchieri centrali è flessibilità e stabilità allo stesso tempo. Vogliono controllare l'offerta di moneta nazionale, ma vogliono che le loro valute rimangano in circolazione ad un rapporto fisso con le altre. Preferiscono sempre inflazionare, ma non possono essere tutti d'accordo sul tasso d'inflazione adeguato. Vogliono essere come Dio, creare ricchezza con il potere fiat della loro parola collettiva. Ma i banchieri centrali hanno un problema: non si fidano degli altri banchieri centrali. Inoltre, non si fidano dei politici. E i politici non si fidano di loro.

Nella preparazione del trattato di Maastricht, i team di programmatori delle banche commerciali avevano un compito impossibile: creare un programma sui tassi di cambio che avesse consentito alle banche di operare come se avessero avuto una sola valuta quando invece ce n'erano 17.

I governi europei hanno un programma: creare la prima fase di un unico ordine mondiale. Secondo loro non troveranno resistenza. Un sistema con una moneta unica è il marchio della nuova sovranità politica inter-europea. Nulla ritarderà l'arrivo di questo nuovo agente sovrano. Se i codici di computer non lo permetteranno, allora tanto peggio per i codici di computer.

L'arroganza dell'uomo è alle stelle. Sin dalla torre di Babele, non s'era più vista un tale sovrastima della capacità dell'uomo. I risultati saranno simili. La torre di Bruxelles non verrà finita.



POLITEISMO E DIVISIONE DEL LAVORO

Siamo arrivati ​​ad un punto particolarmente vulnerabile nella storia. Credo che sia il punto più vulnerabile nella storia dell'uomo. L'uomo oggi crede nell'uomo. Sebbene gli occidentali riconoscano l'importanza della religione come cemento sociale che mantiene i cittadini obbedienti, non riconoscono l'autorità della legge di Dio. Non esiste alcun quadro morale, perché non esiste alcun quadro teologico. Non c'è altro dio se non quello della pianificazione centrale.

La società ha adottato alcune regole economiche, ma sono pragmatiche. Non hanno radici né nella teologia né nella metafisica. Il darwinismo ha verniciato il regno del soprannaturale con vernice rossa e poi ha dato occhiali da sole rossi a tutti coloro che frequentano le scuole pubbliche, le strutture d'intrattenimento e quasi tutti gli istituti d'istruzione superiore accreditati. "Non vedete niente, vero? Certo che no."

Questo ha portato la società a finire in trappola. Abbiamo fatto affidamento su esperti affinché inquadrassero le questioni morali, ma lo hanno fatto usando il darwinismo. Abbiamo creduto che l'economia fosse moralmente neutra -- una questione di pragmatismo -- ciononostante l'unica moralità accettata dagli economisti di libero mercato è il vangelo dell'efficienza del mercato. L'efficienza è il dio trionfale del nostro tempo, soprattutto ora che il dio della proprietà socialista è andato in bancarotta.

Ma, per parafrasare la madre di Forrest Gump, efficienza è chi efficienza fa. L'efficienza sotto una serie di condizioni potrebbe non essere efficienza sotto un'altra serie di condizioni. Ciò che ha funzionato ieri potrebbe non funzionare domani. Questa è la legge del darwinismo -- l'unica legge del darwinismo. Vi è sempre la possibilità di un gene mutante casuale, o un cambiamento nell'ambiente. Cambiate l'ambiente e cambierete l'equilibrio della natura. Una nuova specie potrebbe rivelarsi capace di sopravvivere in questo nuovo ambiente.

I darwinisti sociali sono alla ricerca di un fattore mutante casuale? Uno è stato pianificato: il Millennium Bug. Cercano la prova di un contesto mutato? Sembra che uno sia imminente: il crollo del sistema bancario a riserva frazionaria. Le regole del gioco -- la concorrenza -- stanno per cambiare. Com'è vero che le regole sono cambiate per la Torre di Babele, cambieranno anche quelle dell'efficienza economica nel futuro prossimo.



UN MONITO NEL 1942

Wilhelm Röpke non è stato l'economista di libero mercato più tecnico del nostro tempo, ma è stato il più preciso. È stato quell'economista di libero mercato che senza mezzi termini ha affermato che la teoria sociale è più ampia della teoria economica. L'economia è un sottoinsieme della teoria sociale, non il contrario. Röpke ha speso una grande quantità di tempo a riflettere sui fondamenti morali dell'ordine sociale moderno.

La Ricchezza delle Nazioni (1776) di Adam Smith inizia con una descrizione della produzione di uno spillo da parte di un artigiano. Un tale uomo poteva produrre una dozzina di spilli al giorno. Ma con le macchine, un gruppo di uomini poteva produrre migliaia di spilli. La differenza è la divisione del lavoro.

La divisione del lavoro ha reso l'Occidente la società più ricca nella storia dell'uomo. Ma per raggiungere questa ricchezza, disse Röpke, abbiamo ceduto la nostra vita al buon giudizio degli altri. Scrisse questo monito nel 1942. Viveva in Svizzera. Era un uomo segnato. I suoi libri erano stati soppressi dai nazisti. Se i nazisti avessero invaso e sconfitto le forze di difesa svizzere, probabilmente lui non sarebbe sopravvissuto. Nel frattempo, la divisione del lavoro era stata interrotta dalla guerra. La divisione del lavoro s'era ristretta. Questo mise in pericolo lo stile di vita delle persone.

Iniziò la sua analisi con la società. "Abbiamo visto che un rapporto economico serrato, che coinvolge una vasta scala di divisione del lavoro e un alto grado di dipendenza reciproca degli individui, è possibile solo in una serie di condizioni, tutte rientranti nell'integrazione 'socio-politica.' È quest'ultima che, in ultima istanza, fissa i limiti dell'integrazione economica. Ci dev'essere una struttura di istituzioni e un forte ordinamento giuridico, e dietro di essi, ci dev'essere un codice di norme osservato e principi di comportamento morali." Questo non è un problema tecnico; si tratta di una questione morale. La divisione del lavoro non sarebbe aumentata in Occidente senza un ordine sociale e morale.

È l'ordine morale e legale che ci protegge. "In questo modo, è possibile avere una società in cui tutti i membri possono sentirsi riparati in un'atmosfera di reciproca fiducia, sicurezza e continuità. Solo in questo modo è possibile ridurre e rendere sopportabile gli enormi rischi di un alto grado di dipendenza, inevitabilmente connesso con la divisione del lavoro." (p. 72) Cosa voleva dire con "enormi rischi"? Questi sono i rischi dell'interdipendenza. Se il quadro giuridico che sostiene il libero mercato dovesse fallire, la vita degli uomini sarebbe a rischio.



IL CIECO CHE ACCOMPAGNA UN ALTRO CIECO

Gli uomini hanno delegato ad altri il compito di produrre le merci che sostengono la vita. Questi altri hanno a loro volta delegato gran parte dei loro compiti alle macchine. Pochissime persone possono capire i linguaggi che fanno funzionare i computer.

Ora l'uomo considera sé stesso come un colosso che cammina a grandi passi attraverso la storia. Ma è dipendente. È totalmente dipendente dalle informazioni, soprattutto quelle riguardanti i prezzi. Se le informazioni sui prezzi spariranno all'improvviso, che cosa accadrà? Sarà cieco. E il rumore che lo circonderà lo renderà anche sordo.

Quel rumore possiamo immaginarlo. Quando gli assegni non saranno scritti in modo corretto, quando non ci si potrà fidare dei bonifici bancari, quando i comandi non potranno più essere eseguiti non appena verranno emessi, ognuno alzerà la cornetta del proprio telefono per chiamare qualcuno responsabile del proprio conto.

Tutto ciò che si acquista è espresso in denaro. Un prezzo è il prodotto di miliardi di offerte d'acquisto in competizione. Queste offerte d'acquisto ci danno informazioni sul valore di quasi tutto. La gamma dei prezzi per tutti i componenti di un'intera civiltà si basa sul sistema bancario a riserva frazionaria. Che cosa succede se c'è una corsa agli sportelli delle banche?

Il prezzo di ogni elemento che si compra cambierà drasticamente. Cadrà come una pietra, forse a zero, se lo stato si rifiuterà d'intervenire. Ma se né lo stato né la banca centrale creeranno cartamoneta per soddisfare la domanda di contanti, allora i prezzi saliranno alle stelle, almeno per un certo periodo di tempo. La cartamoneta non è la risposta. Come potete comprare qualcosa con i soldi di carta, se è necessario spedirli per posta? Non potete fidarvi del destinatario. Torniamo, quindi, al monito di Röpke sull'ordine morale e la divisione del lavoro. È possibile acquistare oltre i confini nazionali, o regionali, solo perché il destinatario si fida che la vostra banca onorerà il vostro pagamento. Cosa accade se la banca è vuota?

Se avviene una cosa del genere, e se non potete acquistare un oggetto guardando in faccia il venditore, allora non avrete alcun modo per acquistarlo. Né potrà farlo chiunque altro. Il castello di carte crollerà. La base di questo castello di carte è l'ordine morale e legale. Il secondo piano è il sistema dei prezzi e tutte le informazioni che esso trasmette. Questo castello di carte supporta l'intero ordine sociale. La sua costruzione è iniziata nel 1913 (Federal Reserve System).

"Quanto vale per te?" Questa domanda apparentemente innocua mantiene vivo il mondo di oggi. Di norma siamo in grado di fornire risposte rapide. Guardiamo il cartellino del prezzo, prendiamo in considerazione la nostra situazione finanziaria e diciamo: "Non tanto quanto mi stai chiedendo." Prendiamo decisioni, di giorno in giorno, perché abbiamo una buona idea di quanto possa valere quello che ci viene offerto in vendita. Questa storia finirà in un'economia dell'Alzheimer.

"Quanto vale per voi?" Questo è ciò che chiese Giuseppe al popolo d'Egitto. La risposta fu semplice: la loro stessa vita, la loro libertà. Si vendettero in schiavitù al faraone.



IO, LA MATITA

Nel 1957 Leonard E. Read scrisse quello che è diventato un classico, "Io, la matita." Che strumento meraviglioso è la matita. Read non aveva idea di come fosse fatta una matita, e questo fatto lo colpì. Parlò con un uomo che era a capo della produzione di matite. Nemmeno quest'ultimo sapeva come fossero fatte. La sua azienda acquistava tutti i componenti, ma non aveva idea di come fossero prodotti. Read si spinse oltre. Qualcuno sapeva come fossero fatte le macchine che creavano quei componenti? E le macchine che facevano le macchine? Conclusione: nessuno sa come fare una matita. Nessuno sa come fare una matita, ma una matita è così comune da costare poco -- e quasi nessuno ci fa caso.

Allora come può accadere un tale miracolo? Grazie alla divisione del lavoro e alla libertà che abbiamo di stipulare contratti l'un l'altro. Moltiplicate l'esempio di Read per tutta la gamma di alimenti che compriamo e strumenti che usiamo. Tempo fa, recandomi presso un negozio di ferramenta, ricordo di un ragazzino che chiedeva al proprio genitore di come funzionasse un televisore. La risposta: spingendo un interruttore.

Cosa accadrebbe se l'interruttore non funzionasse come previsto? Un crollo dell'Occidente. Cosa accadrebbe se solo l'1% di essi non dovesse funzionare come previsto? Su quanti interruttori facciamo affidamento per tenerci in vita e far funzionare i nostri sistemi? La cascata di fallimenti creati dal fallimento di un misero 1% potrebbe essere sufficiente ad arrestare sistemi dopo sistemi, fino al punto in cui nessun interruttore funzionerà più.

Quanto varrebbe una matita se non poteste comprarne un'altra?



CONCLUSIONE

Il libero mercato può impedire che il denaro muoia nella maggior parte degli scenari. Ma in un vero disastro -- una guerra nucleare o una pandemia causata da una guerra biologica -- il denaro potrebbe venire meno. La divisione del lavoro potrebbe crollare. Questo è il motivo per cui conservare gelosamente la pace è fondamentale.

Se il nostro denaro dovesse risultare inutile, allora il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di possedere quel tipo di denaro che non sarà mai inutile. Ma mantenere la pace è fondamentale affinché il denaro possa continuare ad esistere. Tendiamo a dimenticarlo. Partiamo dal presupposto che la pace sia in qualche modo gratuita. Non lo è. Non esiste una cosa come una pace a costo zero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Imposta progressiva sul reddito: la storia di tre fratelli

Gio, 25/08/2016 - 10:14




PS: Qualora i sottotitoli in italiano non partissero automaticamente, cliccare sul primo pulsante in basso a destra presente nella schermata del video.


Lo spettro dell'oro sta infestando il sistema monetario

Mer, 24/08/2016 - 10:06




di James Rickards


Per un secolo le élite hanno lavorato per eliminare l'oro sia fisicamente che ideologicamente.

Questa operazione ha avuto inizio nel 1914, con l'ingresso del Regno Unito nella prima guerra mondiale. La Banca d'Inghilterra voleva sospendere la convertibilità delle banconote in oro. Keynes lo reputò un errore. L'oro è una merce finita, ma il credito è pressoché infinito.

Rimanendo con l'oro, il Regno Unito avrebbe potuto conservare il suo status di credito e finanziare lo sforzo bellico. E accadde proprio questo, con i Morgan che infusero massicce dosi di credito nel Regno Unito, mentre tagliarono fuori la Germania. Questo finanziamento fu fondamentale e sostenne il Regno Unito fino a quando gli Stati Uniti non abbandonarono la neutralità e perturbarono l'ago della bilancia a sfavore della Germania.

Nonostante la convertibilità formale della sterlina con l'oro, la Banca d'Inghilterra scoraggiò con successo la conversione effettiva.

Le sovrane d'oro vennero ritirate dalla circolazione e trasformate in barre da 400 once. Questi lingotti limitarono la proprietà dell'oro ai ricchi e confinarono la presenza del metallo giallo nei caveau. Un simile scomparsa dell'oro, come moneta in circolazione, si verificò anche negli Stati Uniti.

Nel 1933 il presidente americano Franklin Roosevelt approvò un ordine esecutivo che vietava la proprietà dell'oro. Roosevelt si basò sul Trading with the Enemy Act del 1917 per avere l'autorità legale d'approvare suddetto editto. Dal momento che gli Stati Uniti non erano in guerra nel 1933, il nemico era presumibilmente il popolo americano.

Nel 1971 il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon pose fine alla convertibilità dei dollari USA in oro per i partner commerciali degli Stati Uniti. La chiusura della finestra dell'oro si supponeva fosse temporanea. Quarantacinque anni dopo, quella finestra è ancora chiusa.

Nel 1973 le nazioni del G-7 e il Fondo Monetario Internazionale demonetizzarono l'oro. I membri del FMI non erano più tenuti a detenere riserve auree. L'oro era ormai solo una merce come qualsiasi altra. Secondo le élite monetarie, ormai l'oro era morto.

Eppure, come il fantasma di Banquo, l'oro conserva ancora il suo posto al tavolo monetario. Gli Stati Uniti possiedono 8,133 tonnellate d'oro. I membri della zona Euro e la BCE ne possiedono 10,788 tonnellate. I possedimenti cinesi sono di 1,788 tonnellate, ma le cifre effettive dicono circa 4,000 tonnellate, in base ai dati affidabili provenienti dalle esportazioni di Hong Kong e dalle aziende minerarie cinesi.

La Russia possiede 1,447 tonnellate d'oro, e ne ha acquisite oltre 200 tonnellate l'anno. Di recente Messico, Kazakhstan e Vietnam, tra le altre nazioni, hanno aggiunto oro alle loro riserve. (Peccato per il Regno Unito, che invece ha venduto più della metà del suo oro a prezzi stracciati tra il 1999 e il 2002.)

Dopo decenni come venditori netti d'oro, le banche centrali sono diventate acquirenti netti nel 2010. È praticamente iniziata una corsa all'oro.

Perché? In alcuni casi, le banche centrali si stanno assicurando una protezione contro l'inflazione del dollaro USA.

La Cina ha $3,200 miliardi di riserve in valuta estera, oltre la metà delle quali è denominata in dollari USA (perlopiù titoli del Tesoro USA). Il dollaro non ha amico più grande della Cina. Ciononostante c'è ancora un pericolo d'inflazione. La Cina non può scaricare i buoni del Tesoro in suo possesso; il mercato per questi titoli è ampio, ma non così tanto da assorbire la quantità in mano ai cinesi.

Se la vendita di questi titoli diventa una minaccia per gli interessi degli Stati Uniti, un presidente degli Stati Uniti potrebbe congelare i conti cinesi con una telefonata.

I cinesi lo sanno. Sono bloccati con i loro dollari. Temono, a ragione veduta, che gli Stati Uniti vogliano usare l'inflazione per demolire la loro montagna di debiti da $19,000 miliardi.

La soluzione della Cina prevede l'acquisto di oro. Qualora il dollaro soffrisse per l'inflazione, i titoli del Tesoro USA in possesso della Cina si svaluteranno, ma il prezzo in dollari del suo oro salirà. Una riserva d'oro di grandi dimensioni è una diversificazione prudente. Le motivazioni della Russia sono geopolitiche. L'oro è l'arma del XXI secolo per le guerre finanziarie.

Gli Stati Uniti controllano i sistemi di pagamento in dollari e, con l'aiuto degli alleati europei, possono espellere gli avversari dal sistema dei pagamenti internazionale chiamato Swift. L'oro è immune a tali attacchi. L'oro fisico in custodia non può essere violato, cancellato, o congelato. Spostare l'oro è un modo semplice affinché la Russia possa regolare i suoi conti senza interferenze da parte degli Stati Uniti.

I paesi stanno anche acquisendo oro in previsione di un collasso del sistema monetario internazionale. Il sistema è crollato per tre volte il secolo scorso. Ogni volta i grandi poteri finanziari si sono riuniti per scrivere nuove regole.

È accaduto a Genova nel 1922, a Bretton Woods nel 1944 e allo Smithsonian Institution nel 1971. Il sistema monetario internazionale ha una durata di circa 30 anni.

Sono passati 30 anni dagli Accordi del Louvre (una sorta di versione aggiornata degli Accordi dello Smithsonian). Questo non significa che il sistema crollerà domani, ma nessuno dovrebbe rimanerne sorpreso se dovesse accadere. Quando i poteri finanziari si riuniranno per riformare il sistema, non ci sarà alcun desiderio di conferire privilegi al dollaro.

Lo yuan cinese e il rublo russo non sono vere e proprie valute di riserva. Gli unici punti di riferimento possibili per un nuovo sistema sono la moneta del FMI (i DSP) e l'oro.

I critici sostengono che non ci sia abbastanza oro da sostenere il sistema finanziario. Questa è una sciocchezza. C'è sempre abbastanza oro, è solo una questione di prezzo.

Sulla base dell'offerta di denaro M1 di Cina, zona Euro e Stati Uniti, e con il 40% di copertura aurea, il prezzo dell'oro sarebbe di $10,000 l'oncia.

A tal prezzo, potrebbe essere sostenuto un sistema monetario stabile basato sull'oro. Quando si tratta di élite monetarie, guardate quello che fanno, non quello che dicono.

Mentre le élite screditano l'oro in ogni occasione, lo stanno comprando, lo stanno accaparrando e si stanno preparando al giorno in cui l'oro fornirà un posto al tavolo della riforma sistemica.

È tempo che anche voi reclamiate il vostro posto con una asset allocation in oro fisico.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Brexit: il prodotto civetta è stato smascherato

Mar, 23/08/2016 - 10:15




di Gary North


La sconfitta del "remain" il 23 giugno ha rappresentato uno dei più grandi giorni della mia vita. Ma io sono un americano. Perché dovrebbe interessarmi?

Risposta: perché mi oppongo al Nuovo Ordine Mondiale da più di mezzo secolo. Ho guardato queste persone intelligenti arrivare alla fase finale del più grande prodotto civetta del XX secolo. E ora ha iniziato a disintegrarsi. Il Brexit è stata la prima fase di questa disintegrazione.

La prima fase è iniziata in Inghilterra nel decennio dopo la guerra anglo-boera e prima della prima guerra mondiale. L'istituzione centrale, letteralmente e figurativamente, era il Round Table Group. Fondato nel 1909, era gestito da Lord Milner ed era finanziato da Cecil Rhodes. Il suo impegno era nei confronti dell'impero britannico. Si cercava una maggiore integrazione tra i paesi del Commonwealth, più la colonia in fuga: gli Stati Uniti d'America. Questo obiettivo risale a Rodhes, in onore del quale sono state proprio istituite le borse di studio di Rodhes.

La fase due è iniziata poco dopo la prima guerra mondiale. John D. Rockefeller, Jr. ha rappresentato la fonte principale di finanziamento negli Stati Uniti. Il suo agente era Raymond Fosdick, il fratello del pifferaio magico liberal del protestantesimo, Harry Emerson Fosdick.



PRODOTTO CIVETTA

Qual è stato il prodotto civetta? Attirare nella trappola di un governo unico mondiale gli intellettuali e poi i politici, promettendo una maggiore ricchezza attraverso il libero scambio. Creare alleanze di libero scambio non equivale ad un libero commercio, ma piuttosto scambi commerciali gestiti da burocrati internazionali. Stiamo parlando di dazi bassi e normative dettagliate riguardo produzione e distribuzione. La regolamentazione economica favorisce le grandi multinazionali che possono permettersi un sacco di avvocati costosi. Questo sistema di regolamentazione crea barriere economiche contro concorrenti neonati e più innovativi, ma purtroppo sotto-capitalizzati. In breve, utilizzare l'esca di una maggiore ricchezza nazionale per persuadere i leader nazionali ad accettare un governo internazionale basato su un trattato che richiede ai paesi membri di cedere gran parte della propria sovranità nazionale. La fase finale è la creazione di governi regionali centralizzati che assorbono i governi nazionali, in quello che diventa un immenso sistema burocratico internazionale che regola la maggior parte dei settori della vita quotidiana.

Gli argomenti a favore del libero scambio risalgono al 1752 con David Hume e in seguito al suo amico Adam Smith, il cui libro, La Ricchezza delle Nazioni (1776), è l'esempio per eccellenza. La libertà è più produttiva rispetto alla burocrazia statalista.

Il libero commercio significa due persone che possono legalmente accettare uno scambio, se decidono di farlo. Semplice. L'idea dello scambio volontario è odiata da quei produttori che non possono competere in modo efficace.

Il motivo per cui la Rockefeller Foundation pagò F. A. Hayek, Wilhelm Röpke e Ludwig von Mises per scrivere libri sul commercio internazionale, era quella di fornire l'esca economica.

Raymond Fosdick finì sul libro paga di John D. Rockefeller Sr. nel 1913. Finì sul libro paga di John D. Rockefeller Jr. nel 1916. Aveva incontrato Fosdick nel 1910. Fosdick era uno dei pupilli di Woodrow Wilson a Princeton. Qui trovate un breve riassunto della sua carriera. Però non parla della sua presenza alla Conferenza di Pace di Versailles, dove lui e Jean Monnet lavorarono insieme nel 1919 per creare la Società delle Nazioni. Anzi, Monnet non viene affatto menzionato. Inoltre non si parla del suo ruolo come avvocato personale e consigliere di John D. Rockefeller Jr., 1920-1936. Suo fratello Harry nel 1917 entrò a far parte del consiglio della Rockefeller Foundation.

Un altro protetto di Wilson fu John Foster Dulles. Era il nipote di John Foster, Segretario di Stato sotto Harrison, conosciuto come "the fixer". Era anche il nipote di Robert Lansing, Segretario di Stato di Wilson, il quale contribuì a far entrale gli Stati Uniti nella prima guerra mondiale. Fu Segretario di Stato sotto Eisenhower. Fu l'avvocato di Harry Emerson Fosdick nel processo del 1924 contro la Chiesa presbiteriana settentrionale. Era uno degli avvocati più ricchi d'America negli anni '30. Era un globalista. Era un intermediario tra le imprese americane e il governo di Hitler fino a quando una rivolta nel suo studio non lo costrinse a smettere. Fu un promotore precoce del Consiglio Mondiale delle Chiese, fondato poi nel 1948. Negli anni '30 presentò anche un programma per la creazione di un governo internazionale finanziato da una bassa tassazione sul commercio internazionale, organizzazione che sarebbe andata a vantaggio delle grandi aziende -- i suo clienti. Sarebbero state esenti dai dazi nazionali.

Questi uomini erano globalisti. Proclamavano la dottrina del libero scambio, ma sempre con questa clausola: il libero scambio è l'esca per la creazione di un governo internazionale con un commercio pianificato.



IL MODELLO

Il modello era lo Zollverein del 1833. La maggior parte dei principati tedeschi vennero portati in una zona di libero scambio: niente dazi all'interno di tale zona, e dazi elevati nei confronti delle importazioni. Funzionò. La voce di Wikipedia è corretta: "La fondazione dello Zollverein ha rappresentato il primo esempio nella storia in cui stati indipendenti si sono fusi in un'unione economica completa senza la creazione simultanea di una federazione politica o sindacale." Nel 1871 Bismarck riuscì a trasformare questa zona di libero scambio in un'unione politica nazionale: la Germania.

Jean Monnet comprese questa strategia. Nel 1951 fu il promotore dietro le quinte della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio. Il francese Robert Schuman era il proverbiale uomo visibile a tutti. Dice Wikipedia:

La Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA) era un'organizzazione internazionale destinata ad unificare alcuni paesi dell'Europa continentale dopo la seconda guerra mondiale. Venne istituita formalmente nel 1951 col trattato di Parigi, firmato da Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Paesi Bassi e Lussemburgo. La CECA è stata la prima organizzazione internazionale ad essere basata su principi di sovra-nazionalità, e avrebbe aperto la strada alla fondazione dell'Unione Europea.
La CECA venne istituita per mezzo di un trattato. I trattati sono la chiave di questa strategia. Gli elettori non hanno voce in capitolo.

Segue questo:

Con l'obiettivo di creare gli Stati Uniti d'Europa, vennero proposte altre due comunità, ancora una volta dai francesi. La Comunità Europea per la Difesa (CED) e la Comunità Politica Europea (CPE). Mentre il Trattato per quest'ultima venne elaborato dall'Assemblea Comune, la camera parlamentare della CECA, la CED venne respinta dal Parlamento francese. Il presidente Jean Monnet, una figura di spicco dietro le comunità, si dimise dall'Alta Autorità in segno di protesta e iniziò a lavorare su comunità alternative, in base all'integrazione economica piuttosto che all'integrazione politica.
Poi arrivò il trattato di Roma del 1957: la Comunità Economica Europea.

Passo dopo passo, decennio dopo decennio, le nazioni europee finirono in trappola.

La maggior parte di questa storia è di dominio pubblico. Tutto ciò che serve è Wikipedia, ma bisogna sapere dove cercare.

Il Trattato di Roma, nome originale del Trattato che istituiva la Comunità Economica Europea, è stato modificato da trattati successivi che ne avrebbero cambiato il contenuto. Il Trattato di Maastricht del 1992 istituì l'Unione Europea, con la CEE che diventava uno dei suoi tre pilastri. Quindi il trattato venne rinominato nel Trattato che istituiva la Comunità Europea (TCE).

Quando il trattato di Lisbona è entrato in vigore nel 2009, il sistema dei pilastri è stato abbandonato, e quindi la CE ha cessato d'esistere come entità giuridica separata dalla UE. Ciò ha portato a modifiche nel Trattato ed è stato rinominato Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE).
Nel 1973 il partito conservatore di Edward Heath portò la Gran Bretagna nella Comunità Europea (CE). Quest'ultima era costituita da "tre organizzazioni internazionali che erano governate dallo stesso insieme di istituzioni: la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA), la Comunità Europea dell'Energia Atomica (CEEA o Euratom) e la Comunità Economica Europea (CEE)." Non c'era alcuna Unione Europea. Non ancora.

Nel 1975 il governo laburista di Harold Wilson autorizzò un referendum. Votarono circa 25 milioni di persone. Due terzi votarono sì. Non ci fu alcun referendum per l'adesione all'Unione Europea quando l'UE venne creata col Trattato di Maastricht nel 1993.



LA PREVISIONE DI ENOCH POWELL

Fu dopo il referendum del 1975 che Enoch Powell, leader avversario della nazione, rilasciò un'intervista su quel voto importante. È stata ristampata qui. È  stato semplicemente profetico.

Powell: Ci sono due eventi, se così si possono definire, un po' confusi. Uno è la conferenza del Partito Conservatore in cui ho detto che non avrei mai dato l'assenso all'atto di abnegazione che porterebbe la Gran Bretagna ad aderire al Mercato Comune; e un incontro a East Ham nel settembre 1971, quando dissi che una cosa del genere non sarebbe accaduta. Sono ancora convinto che non accadrà. Sono convinto che la gente di questo paese non si lascerà assorbire in uno stato europeo.

Day: Ma lei ha detto che non ci saremmo uniti al Mercato Comune, e invece è accaduto il contrario, quindi non ha torto adesso come allora?

Powell: No signore, il popolo britannico non significa che lo sia perché non è ancora stato in grado di calcolare le implicazioni dell'essere nel Mercato Comune. Pensano ancora d'essere una nazione. Pensano ancora che avranno voce in capitolo sulle normative burocratiche e fiscali. Si sbagliano. Non è colpa dei molti pro-mercati se si sbagliano, ma il punto è che non posso neanche biasimarli. Ma impareranno.
Il 23 giugno 2016 l'elettorato britannico ha confermato la previsione di Powell. Hanno tirato fuori la nazione dalla trappola in cui era finita.

Ora, per grazia di Dio mediante i referendum, questa trappola cadrà a pezzi.



CONCLUSIONE

Ecco perché alle 3 del mattino del 24 giugno è iniziato uno dei migliori giorni della mia vita. I sogni di Cecil Rhodes, Lord Milner, Jean Monnet, John D. Rockefeller Jr., Woodrow Wilson, Raymomd Fosdick, John Foster Dulles, Robert Schuman, Edward Heath, Harold Wilson e David Cameron, sono andati in frantumi grazie al referendum britannico.

Non poteva accadere ad un gruppo più meritevole di imbonitori.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La rivincita degli elettori/zoticoni: perché i giorni dell'élite finanziaria sono contati

Lun, 22/08/2016 - 10:05




di David Stockman


Gli oracoli dell'establishment si sono sbracciati per proclamare che il Brexit è già stato cancellato. A quanto pare, come nel caso del primo voto negativo per il TARP, due giorni di turbolenze nel mercato azionario e monetario hanno segnalato agli elettori/zoticoni dove hanno sbagliato.

La tesi è che le masse al di fuori di Londra si sono date la zappa sui piedi, dal punto di vista economico, sulla base di alcune paure ataviche degli immigrati e della globalizzazione culturale. Razzismo, anche.

Ma queste sono solo esplosioni emotive momentanee. Presto torneranno di nuovo a dove hanno imburrato il pane, e chiederanno un secondo referendum al fine di rimettere la Gran Bretagna sul treno europeo.

Così, Gideon Rachman, uno dei numerosi globalisti sul Financial Times, c'ha comunicato la sua depressione per il Brexit:

Ma poi mi sono reso conto che ho già visto questo film. So come va a finire. E non finisce con il Regno Unito che lascia l'Europa.

Qualsiasi osservatore lungimirante dell'UE dovrebbe avere familiarità con il risultato shock del referendum. Nel 1992 i danesi hanno votato per respingere il Trattato di Maastricht. Gli irlandesi hanno votato per respingere sia il Trattato di Nizza nel 2001 sia il Trattato di Lisbona nel 2008.

E cosa è accaduto? L'UE è andata avanti. Ai danesi e agli irlandesi sono state garantite alcune concessioni dai loro partner dell'UE. È stato indetto un secondo referendum. E la seconda volta che hanno votato, i trattati sono stati accettati. Allora perché qualcuno deve credere che la decisione del referendum della Gran Bretagna sia definitiva?
Ma naturalmente la nenia sprezzante di Rachman è esattamente il motivo per cui siamo arrivati al Brexit. I burocrati finanziari internazionali, che per diversi decenni hanno tirato le leve del potere presso le banche centrali, i Ministeri delle Finanze e le istituzioni ufficiali sovranazionali, sono diventati così abituati a non prendere un "No" come risposta che non riescono vedere la proverbiale scritta sul muro.

Vale a dire, gli elettori/zoticoni sono arrivati al limite della sopportazione e ormai non ce la fanno più ad andare avanti. Votando per lasciare il super-stato dell'UE domiciliato a Bruxelles, hanno compreso cosa significa ignorare per molto tempo i costi economici delle loro scelte.

Dopo tutto, il Regno Unito contribuisce al bilancio dell'UE con una somma di $10 miliardi l'anno e in cambio ottiene una dose economicamente dispendiosa di dirigismo normativo. Per non parlare della perdita di controllo alle frontiere e la cessione de facto dei suoi poteri legislativi e delle funzioni giudiziarie a burocrazie europee non elette.

Allo stesso tempo, l'aumento del commercio è generalmente un vantaggio, ma non è affatto la tirannia statalista della UE che può spronarlo. Questo perché per le sue esportazioni l'UE-27, e in particolar modo la Germania, ha molto più bisogno del mercato del Regno Unito che il contrario.

Dopo il Brexit, l'UE andrà al tavolo delle contrattazioni per un nuovo accordo commerciale con il Regno Unito, perché queste economie socialiste vacillanti hanno un disperato bisogno delle esportazioni. Allo stesso tempo, per la prima volta dopo tanto tempo i negoziatori britannici saranno liberi di cercare accordi commerciali più vantaggiosi con Stati Uniti, Canada, Australia e altri Paesi.

Non ci vuole tanto per capire che il Regno Unito dovrà puntare sul commercio. E contrariamente agli apologeti globalisti, disavanzi commerciali persistenti sono un grosso problema. Se accoppiati con un tasso di risparmio in indebolimento, significa che un Paese sta affondando sempre di più nel debito internazionale.

La bilancia dei pagamenti del Regno Unito è affondata nell'inchiostro rosso per 20 anni. Al 5% del PIL, l'attuale deficit delle partite correnti — che include i vantaggi favorevoli delle esportazioni dalla City di Londra e gli utili sugli investimenti esteri — è tra i più alti nel mondo sviluppato.

Per dirla senza mezzi termini, il Regno Unito sta lentamente andando in bancarotta.




Inoltre, la fonte della tendenza del conto delle partite correnti indicata qui sopra, è attribuibile al suo squilibrio commerciale unilaterale con l'UE-27. Come mostrato nel grafico qui sotto, il suo deficit con l'UE si è ampliato sempre di più a partire dal 2000, mentre il suo surplus commerciale con il resto del mondo è in costante crescita.

Qui non si tratta di mercantilismo. Il saldo bilaterale con un determinato paese, o un blocco commerciale, non importa se il trend complessivo del conto delle partite correnti è in buona salute.

Al contrario, il punto è che l'UE-27 ha bisogno dei mercati britannici aventi $65 miliardi d'eccedenze nette all'anno. E più della metà di queste eccedenze è imputabile alla Germania, la quale guadagna dal Regno Unito il 40% del suo surplus commerciale con il resto dell'UE.

Pertanto la continuazione di un accordo commerciale aperto, non richiede il sacrificio della democrazia britannica sull'altare degli statalisti di Bruxelles; richiede solo un accordo commerciale che offra vantaggi economici reciproci, e non impegni ingarbugliati con l'infrastruttura socialista del continente.




Queste tendenze commerciali negative non sono migliorate grazie ad una frenesia di risparmi interni che potrebbero finanziare il deflusso in modo sano. Al contrario, nell'ultimo quarto di secolo il tasso di risparmio delle famiglie inglesi è finito pericolosamente in basso.

I risparmiatori interni non finanziano il conto delle partite correnti del Regno Unito; sono gli istituti di credito stranieri e le banche centrali che lo fanno.




Lo stesso vale per il settore pubblico. Il Regno Unito ha avuto deficit di bilancio profondi e cronici a partire dai primi anni '90. Da allora il suo debito pubblico in rapporto al PIL è salito dal 35% a quasi l'85%.




Questi dati rendono cristallino che il Regno Unito ha un problema gigantesco: vive ben oltre i suoi mezzi, e tutte le sciocchezze di sinistra sulle cosiddette politiche di "austerità" del governo conservatore sono solamente un sacco di frottole politiche.

Infatti il governo Cameron ha sepolto nel debito i contribuenti britannici, proprio mentre proclamava la sua adesione alla rettitudine fiscale. Com'è evidente dal grafico qui sotto, l'unica diminuzione della quota di spesa in rapporto al PIL è dovuta alla fine della recessione globale. A quasi il 44%, le spese statali ancora ricoprono una quota considerevole della produzione economica.




Ecco il punto: rimanere nell'UE non può contribuire a risolvere i problemi economici e fiscali del Regno Unito. Ciò di cui c'è bisogno è meno tasse, meno stato sociale e una drastica riduzione dell'intervento normativo statale. Queste, però, non sono politiche che animano gli eurocrati di Bruxelles.

Quindi la nenia rumorosa di oggi, secondo cui il Brexit ha fatto del male all'economia inglese, è una sciocchezza. Per contro, che lo si voglia capire o meno, il Brexit ha liberato il Regno Unito da quello che sarà il disastro economico dello slogan "più Europa".

Infatti proprio questa formula, "più Europa", significa solamente mutualizzazione del debito e un tesoro comune con cui espropriare la prosperità tedesca.

Al contrario, per i tedeschi significa imposizione di controlli fiscali dell'UE sempre più onerosi in modo che possa continuare a calciare il barattolo (es. salvataggi bancari e saldi Target2) delle sue gigantesche passività.

L'esposizione tedesca è enorme ormai — con $75 miliardi di fondi di salvataggio già designati per l'ESM e l'EFSF, e saldi Target2 da $700 miliardi.

Infatti questi ultimi sono una bomba ad orologeria finanziaria e la vera ragione per cui l'ortodossia monetaria storica della Germania ha lasciato il posto alla follia della stampante monetaria di Draghi. Vale a dire, la Germania non può permettersi che l'euro e il sistema bancario centrale della BCE saltino in aria.

Di conseguenza, la Germania ha accettato un sistema di trasferimento fiscale folle condotto dalla BCE e mascherato da politica monetaria.

Ma i $90 miliardi al mese di Draghi non sono indirizzati alla "lowflation", allo stimolo del credito nei confronti del settore privato, alla crescita dei posti di lavoro, o ad una qualsiasi delle altre variabili macroeconomiche. Al contrario, il suo scopo è quello di monetizzare il debito di Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Francia e del resto degli altri stati bancarottieri, sovvenzionandoli con costi di carry molto bassi.

Inutile dire che questi tassi confezionati da Draghi non avrebbero mai potuto essere raggiunti in un mercato obbligazionario onesto. Eppure sono assolutamente necessari per far continuare la farsa della solvibilità fiscale di questi eurocrati amanti dello stato sociale.

Attualmente i saldi Target2 della Grecia sono negativi per $100 miliardi, mentre quelli della Spagna sono negativi per $325 miliardi e quelli dell'Italia sono negativi per $300 miliardi. In breve, il resto dell'UE-18 deve così tanto denaro alla Germania che permettere ad un altro paese di lasciare l'Unione Europea è impensabile per Berlino.

La richiesta di "più Europa", dunque, non deriva da un'illuminazione cosmopolita, come sostengono invece i media mainstream; si tratta di una mossa disperata per mantenere viva un'unione politica, monetaria e fiscale assolutamente difettosa che non avrebbe dovuto essere affatto inventata, e che ormai ha raggiunto la sua "data di scadenza".

Per lo stesso motivo, le forze del Brexit e le loro controparti populiste in tutto il continente non sono semplicemente un caso di impulsi nazionalistici, xenofobi, razzisti e roba simile. Al contrario, gli elettori/zoticoni vogliono semplicemente indietro i loro governi, e hanno ragione.

La verità è che il "progetto europeo" rappresenta gli impulsi più oscuri del regime Bruxelles/Francoforte, il quale ha poco a che fare con il libero scambio o la conservazione di relazioni pacifiche fra gli Stati d'Europa, e non ha nulla a che fare con il favorire la prosperità capitalistica.

Invece è una tirannia basata su globalismo, statalismo, finanziarizzazione e culto del settore bancario centrale. I suoi giorni sono contati perché anche gli elettori/zoticoni hanno capito che non funziona più, e che le sue enormi contraddizioni interne si stanno dirigendo verso un'enorme implosione.

Gli elettori britannici hanno deciso di uscire ed evitare i danni. Si spera che ci saranno presto molti altri casi di elettori/zoticoni in rivolta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La tirannia dei dottorati in economia

Ven, 12/08/2016 - 10:09




NOTA PER I LETTORI: la prossima settimana su Freedonia non verranno pubblicati post nuovi. La normale sequenza di pubblicazioni e articoli riprenderà da lunedì 22 agosto. Buon ferragosto a tutti voi cari lettori.


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di David Stockman


Triste a dirsi, ma non abbiamo visto ancora niente. Il mondo è alla deriva nell'entropia finanziaria, e andrà sempre peggio. Questo perché l'emergente crollo del mercato azionario non è solo l'ennesima correzione ciclica; è la fase d'apertura della fine dei giochi.

Cioè, la fine della tirannia dei dottorati in economia.

Nel corso degli ultimi due decenni le principali banche centrali del mondo sono state colonizzate da eccentrici keynesiani. Questi scribacchini accademici e burocrati affamati di potere hanno spinto la repressione dei tassi d'interesse, la massiccia monetizzazione (QE) e l'implacabile manipolazione dei mercati finanziari, ai limiti della sanità mentale. Una determinazione dei prezzi onesta guidata dal mercato, è morta stecchita.

Non c'è bisogno di altre prove per dimostrarlo, se non quella raffigurata di seguito. Ciò che dimostra la storia finanziaria, sopra ogni altra cosa, è che non ci si può fidare degli stati affinché onorino i loro debiti.

Infatti lo stato sociale moderno ha un vero e proprio desiderio di suicidarsi fiscalmente.

In quale altro modo si può definire l'annuncio del Giappone di rinviare ancora una volta l'aumento della tassa sui consumi? Il suo debito pubblico è già al 240% del PIL, e la sua popolazione sta rapidamente finendo negli ospizi.

Ad un rapporto debito/PIL del 135%, l'Italia non è da meno. La sua economia è ancora più piccola di quanto non fosse nel 2007, il suo sistema bancario ha più di $200 miliardi di crediti inesigibili, il suo settore pubblico sperpera più del 50% del PIL e il suo governo politico è corrotto e paralizzato.

Eppure questi sono solo i casi più disperati riguardo la condizione fiscale nel mondo. Con $80,000 miliardi di debito pubblico e passività non finanziate legate alle elargizioni sociali, il governo degli Stati Uniti non sta molto meglio rispetto ai casi disperati europei.

Una volta la tendenza dei politici a finire in bancarotta era tenuta in scacco, almeno parzialmente, dalla paura dei bond vigilantes e dalla prospettiva di un'impennata dei costi degli interessi sul debito pubblico. Mi è capitato d'assistere ad uno di questi episodi, quando il decennale statunitense pagava un coupon del 15%.

È stato sufficiente affinché anche i democratici rinunciassero ai deficit!

Almeno fino a quando il GOP non ha spinto per riforme riguardanti previdenza sociale e altre elargizioni sociali. A lungo andare tagli fiscali e una spesa militare esorbitante hanno estirpato la vecchia disciplina fiscale. E poi Greenspan ha finito il lavoro quando nel 1994 ha gettato la spugna nei confronti della disciplina monetaria.

Una volta il tasso d'interesse sul debito rifletteva una compensazione per il rischio di credito e l'inflazione.

Adesso "gli investitori" non sono remunerati per nessuno di questi costi. Invece grazie ai folli uomini presso le nostre banche centrali, sono costretti a pagare gli stati affinché possano accendere prestiti.

Ma questa non è una condizione aberrante nei recessi più remoti del mercato obbligazionario globale. Ora ci sono $10,000 miliardi di titoli di debito sovrano con rendimenti negativi — e questa cifra sta crescendo di settimana in settimana.




Non ci potrebbe essere nulla di più perverso di una banca centrale che distrugge il mercato dei titoli di stato. Ma questo è esattamente ciò che stanno facendo, e la fine dei giochi è ormai un evento di cui si preoccupa anche Bill Gross:

Bill Gross, manager del Janus Global Unconstrained Bond Fund da $1.4 miliardi, ha avvertito che le politiche delle banche centrali, le quali hanno spinto migliaia di miliardi di dollari in obbligazioni a tassi d'interesse negativi, finiranno per ritorcersi contro di loro.

"I rendimenti globali sono tra i più bassi in 500 anni di storia documentata," ha scritto Gross sull'account Twitter di Janus Capital Group Inc. "$10,000 miliardi di obbligazioni a tasso negativo. Si tratta di una supernova che esploderà da un giorno all'altro."
A dire il vero, una supernova ha almeno una base in fisica. È una stella in fin di vita che aumenta improvvisamente la sua brillantezza a causa di una catastrofica esplosione che espelle la maggior parte della sua massa.

Non la NIRP. Non c'è nulla di naturale o scientifico in essa. Ed è tutt'altro che brillante.

È un mutante economico partorito dalla mente fantasiosa di economisti keynesiani arroganti. Hanno il coraggio di credere che un piccolo drappello di pianificatori monetari centrali possa avere una capacità migliore di fissare il prezzo di denaro, debito, capitale e rischio, rispetto a milioni di agenti che una volta popolavano i mercati finanziari

Un recente pezzo sul Wall Street Journal ha evidenziato un dibattito all'interno dell'Eccles Building che somiglia molto ad un discorso sulla stregoneria.

I funzionari della FED non sono d'accordo circa il loro punto finale, in parte perché fanno fatica a capire come mai negli ultimi anni sia diminuito un altro tasso d'interesse — il misterioso tasso naturale. E per questo molti si stanno rivolgendo alle riflessioni di Knut Wicksell, un esperto svedese sul tema morto 90 anni fa.

Secondo i libri di testo, questo cosiddetto tasso naturale è il tasso aggiustato all'inflazione coerente con un'economia che opera al suo pieno potenziale, ovvero, espansione senza surriscaldamento. Conosciuto anche come tasso d'equilibrio o tasso neutrale, riequilibra il risparmio e gli investimenti.

Il tasso naturale non può essere osservato direttamente; la FED intuisce che è stato raggiunto solo da come risponde l'economia. "È come scoprire Plutone: è possibile vedere solo l'effetto della forza gravitazionale," ha affermato Eddy Elfenbein, investitore e blogger presso il sito Crossing Wall Street, confrontandolo con il pianeta nano la cui esistenza è stata desunta dalle orbite di Urano e Nettuno.
Beh no. Non esiste una cosa come un "tasso d'interesse naturale".

Esistono tassi ancorati confezionati dai banchieri centrali che inondano il mercato con denaro stampato, cosa che destabilizza l'equilibrio domanda/offerta di risparmio e prestiti; e ci sono tassi di mercato scoperti grazie alla continua interazione tra risparmiatori e debitori.

In un mercato libero, i risparmiatori hanno bisogno di un tasso abbastanza alto per indurli a rinunciare al consumo corrente, mentre i mutuatari sono limitati al ripagamento dei debiti in base al reddito corrente e/o al rendimento degli asset finanziati.

Il tasso d'interesse di mercato risultante, riflette un aggiustamento continuo tra domanda e offerta. Il suo livello nel corso del tempo può essere influenzato da una moltitudine di fattori, tra cui la demografia, il cambiamento tecnologico, le dinamiche imprenditoriali, le guerre, la siccità, le inondazioni, le imposte e le intrusioni burocratiche, solo per citarne alcuni.

Una cosa è certa: quando gli spiriti animali diventano troppo turbolenti e la mandria di speculatori fa salire la domanda di credito, le bolle scoppiano. Quando non possono essere tirati fuori più risparmi dal reddito corrente a causa dell'aumento dei tassi d'interesse, il mercato affronta una pulizia; il ciclo economico entra in azione e i mercati si auto-correggono.

Le banche centrali, al contrario, ammutoliscono, travolgono e, infine, annullano tutti i segnali di prezzo per plasmare artificialmente il tasso d'interesse di mercato. I pianificatori monetari centrali tentano di agganciare il tasso basandosi su costrutti puramente teorici — che sono, in ultima analisi, arbitrari e praticamente sbagliati.

In tale contesto, infatti, il "tasso d'interesse naturale" è solo un derivato della nozione fantasiosa secondo cui esiste una cosa come una piena occupazione. Sembra proprio che uno dei membri più confusi del consiglio della FED abbia trascorso la sua vita professionale a studiare esattamente questo:

"Non stiamo vedendo alcuna salita del tasso naturale, sebbene l'economia sia tornata alla sua piena forza" ha detto in una recente intervista al Wall Street Journal, John Williams, presidente della FED di San Francisco.
Proprio così. Secondo John Williams il tasso naturale d'interesse è sceso dal 2-3% nel primo decennio di questo secolo, al livello negativo di oggi. E questo implica, secondo questo dottorato, che i tassi d'interesse nominali devono essere ancorati allo zero, o anche meno, per un periodo di tempo indefinito, perché la vasca da bagno del PIL potenziale non è ancora stata riempita fino all'orlo.

Ma tutti i punti nella zona azzurra del grafico qui sotto, che ora s'è trasformata nella zona arancione, rappresentano l'interazione tra variabili economiche essenzialmente inconoscibili.

Vale a dire, il PIL potenziale, la piena occupazione, la capacità produttiva e il tasso generale d'inflazione, non possono essere misurati con sufficiente accuratezza, o restare fissi così a lungo da convalidare anche lontanamente i calcoli di Williams.

Questo tipo non ha fatto altro che rappresentare graficamente il rumore statistico. Infatti lui e il resto del drappello keynesiano hanno trasformato i mercati finanziari del mondo in casinò incendiari, mentre inseguivano ciò che equivale ad unicorni economici.




Che il grafico qui sora sul tasso d'interesse naturale sia puro burocratese accademico, è evidente da due dei suoi ingredienti fondamentali — il tasso d'inflazione e il livello del PIL potenziale.

Per quanto riguarda quest'ultimo, esso è un derivato del livello della piena occupazione e del suo tasso d'utilizzo. La differenza rappresenta un proxy per il divario del PIL potenziale, ma c'è un problema gigantesco, come illustrato nel grafico qui sotto.

Vale a dire, il tasso d'utilizzo della piena occupazione è un'ipotesi del tutto arbitraria. Potrebbe trovarsi ovunque nella zona gialla del grafico, a seconda di una miriade di fattori diversi come le politiche dello stato sociale e i valori della famiglia. Se non ci fossero i prestiti agli studenti e i sussidi all'invalidità si basassero sugli standard del 1980, per esempio, il numero delle ore degli occupati sarebbe notevolmente superiore rispetto alle 182 miliardi non utilizzate.




Come abbiamo dimostrato di recente, in un mondo in cui il lavoro è stato globalizzato e tagliato a dadini, le metriche del lavoro come il tasso di disoccupazione U-3 e il conteggio dei posti di lavoro mensili, sono obsolete ed essenzialmente prive di significato. Eppure questo è ciò che usano gli sciamani accademici come Williams per stimare il tasso d'interesse naturale.

Al contrario, l'unica cosa che può essere detta a proposito dell'offerta potenziale di manodopera (immaginando che l'età pensionabile inizi a 65 anni) è che supera di gran lunga i livelli d'utilizzo attuali.

Infatti il divario tra le ore di lavoro potenziali ed effettive è dovuto ad innumerevoli fattori mutevoli che sono ben al di là della portata della politica monetaria; e che rispondono debolmente, o per niente, ai tassi d'interesse a zero e sotto zero che sono presumibilmente richiesti dal tasso naturale.

Così, il grafico qui sopra inizia con il parametro massimo. Presuppone che gli adulti sotto i 65 anni possano fornire un anno di lavoro standard a 2000 ore, o circa 413 miliardi d'ore l'anno. Allo stesso tempo, la vasta area gialla ombreggiata nel grafico, che rappresenta le ore potenziali inutilizzate, incarna tutta una serie di fattori politici e valori culturali che contribuiscono a mantenere le ore di lavoro in disparte.

Come abbiamo sottolineato la volta scorsa, ci sono 18 miliardi d'ore non disponibili a causa dei destinatari di benefici sociali per la disabilità; 40 miliardi d'ore sottratte alla produzione a causa degli iscritti all'istruzione post-secondaria; 28 miliardi d'ore non disponibili a causa dei "posti di lavoro" part-time nel settore dei servizi connessi al tempo libero e all'ospitalità; e 25 miliardi d'ore non disponibili poiché le madri con bambini hanno scelto di crescere i figli e fare le casalinghe. Circa 20 anni fa, tutti questi fattori avrebbero generato un effetto sostanzialmente differente nell'offerta.

Inoltre, per tutte queste ragioni e innumerevoli altre, il tasso d'utilizzo di potenziali ore di lavoro degli adulti nell'economia degli Stati Uniti, è diminuito nettamente — da circa il 63% alla fine del secolo scorso a poco meno del 56% di oggi.

La storia è ancora più assurda quando parliamo dell'inflazione. Il fatto che il tasso d'interesse naturale sia scivolato nella zona sotto zero, presuppone che vi sia stato un forte declino secolare del tasso d'inflazione al consumo.

Non c'è stato. In realtà nel corso degli ultimi quattro decenni il BLS e le altre agenzie governative di statistica, hanno continuamente contorto il metodo di misurazione dell'inflazione in nome di teorie puramente accademiche.

Cioè, adeguano al ribasso l'aumento repentino del prezzo al dettaglio delle auto, perché le caratteristiche come 10 airbag e navigatore rappresentano un'utilità più elevata e più auto a prezzi vantaggiosi.

Forse è così, ma il guadagno in utilità è una questione del tutto soggettiva e la sua quantificazione statistica è una pura chimera. Ciò che non è cambiato, invece, è che più di 100 milioni di lavoratori hanno bisogno di vetture molto più costose per andare al lavoro... airbag o no, con o senza navigatore.

Quindi se il tasso secolare dell'inflazione è in calo, è perché altre agenzie dello stato hanno manipolato il metro di misurazione. Non rappresenta affatto la prova che il tasso d'interesse naturale è in calo; e non giustifica affatto le politiche riguardo i tassi d'interesse che hanno schiacciato i risparmiatori e sovvenzionato i mutuatari.

Secondo la maggior parte delle misure, il tasso d'inflazione è ancora al di sopra del 2% su base tendenziale. L'eccezione è il deflatore della PCE meno cibo ed energia.

Lungo un qualsiasi periodo di tempo ragionevole, però, questa particolare misura del tasso d'inflazione generale non combacia affatto con la vita reale.

Ciononostante è stata adottata dai banchieri centrali solo perché era una misura che facecva loro comodo, e quindi garantiva ampio spazio per agganciare i tassi del mercato monetario a livelli artificialmente bassi.




Infatti i nostri ultimi calcoli mostrano che a partire dal 1999, il deflatore core della PCE è aumentato ad appena la metà del tasso che abbiamo definito "Flyover CPI".

Quest'ultimo, infatti, dà un peso del 65% ai quattro cavalieri dell'apocalisse nel paniere dell'inflazione — cibo, energia, abitazioni e spese mediche — i quali costituiscono la quota schiacciante del costo della vita per il popolo americano. Esso riflette anche le misure di mercato di abitazioni e spese mediche, in sostituzione delle componenti drasticamente sobrie utilizzate nell'IPC standard.

Inutile dire che si può dibattere all'infinito sul fatto che la tendenza dell'inflazione degli Stati Uniti sia stata del 3.1% e dell'1.7% negli ultimi 16 anni. Ma il punto è che non c'è risposta corretta o conoscibile.

Di conseguenza non esiste neanche una base scientifica per il calcolo del tasso d'inflazione naturale, o per sapere se stia andando giù o su.

Ma una cosa è certa: il calcolo ufficiale di Williams, che lo vuole sotto-zero, è del tutto assurdo.




Ed è anche certo che tale linguaggio incomprensibile rappresenta la base della tirannia dei dottorati in economia, i quali hanno distrutto una determinazione onesta dei prezzi nei mercati monetari e dei capitali.

La folle offerta da $26 miliardi di Microsoft per un cartellone pubblicitario online chiamato LinkedIn, che non ha mai generato un flusso di cassa durante tutta la sua storia, ne è il manifesto.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Libero mercato e frode

Gio, 11/08/2016 - 10:09




di Gary North


Charles Hugh Smith inizia il suo saggio sulla frode nel modo corretto dal punto di vista retorico: dicendo la verità in un elenco di brevi osservazioni.

La seguente affermazione viene vista come una scortesia dal galateo maisntream: lo status quo in America è una frode.

Il sistema finanziario è una frode.

Il sistema politico è una frode.

La difesa nazionale è una frode.

Il sistema sanitario è una frode.

L'istruzione superiore è una frode.

I mezzi di comunicazione aziendale mainstream sono una frode.

La cultura -- da quella alta fino a quella popolare -- è una frode.

Devo andare avanti?
Non ho mai visto un breve elenco di punti, trascurati, ma importanti.

Ma Smith ignora che tutto questo è un'estensione della legge di Sturgeon: "Il 90% di tutto è una schifezza." In gioventù, Theodore Sturgeon era il mio scrittore di fantascienza preferito. Ma la sua legge è decisamente vera.

Però oggi c'è qualcosa di diverso: una quantità crescente di americani inizia a comprendere la specificità di alcune di queste frodi, e il popolo in generale sta percependo che c'è qualcosa di profondamente sbagliato.

C'è un altro aspetto importante in questo elenco: non riguarda solo l'America. La società industriale occidentale condivide le stesse frodi.

Il sistema finanziario è internazionale. Si tratta di una frode anglo-americana. Al centro di questa frode c'è la madre di tutte le frodi finanziarie: le banche centrali. Gli inglesi hanno fornito il modello nel 1694: la Banca d'Inghilterra.

L'istruzione superiore è una frode. Non solo in Occidente.

A parte lo Stato d'Israele, la difesa nazionale è una frode.

I sistemi politici del mondo occidentale sono stati delle frodi fin dall'inizio. L'aumento delle frodi è dovuto alla democrazia. In democrazia ci vogliono abilità e capacità superiori per imbambolare l'opinione pubblica rispetto a quante ce ne vogliano in dittatura. Questa è l'eredità della Grecia Classica lasciata all'Occidente. Alle persone colte in Occidente è stato chiesto di leggere il discorso di Pericle sulla democrazia ateniese ricostruito da Tucidide. Ai bei vecchi tempi, le persone colte leggevano il discorso in greco. Ma era raro che i loro insegnanti chiedessero loro di fare due più due. Pericle convinse Atene ad iniziare una guerra contro Sparta nel 431 a.C. Nel secondo anno di guerra, fu protagonista di un'orazione funebre -- una giustificazione retorica della sua mancanza di buon senso. Se volete un po' di background, leggete il mio articolo del 2003, "It Usually Begins With Thucydides." Atene perse la guerra dopo 26 anni. Cinque anni dopo, il governo di Atene condannò Socrate per aver corrotto i giovani con domande politicamente scorrette. Socrate fu abbastanza stupido da bere la cicuta piuttosto che andarsene, un'opzione concessa dall'assemblea. Credeva -- come lo credevano tutti -- nella salvezza attraverso la politica. Per i Greci, come per Tip O'Neill, tutta la politica era locale. Socrate preferì morire piuttosto che scendere dalla giostra della politica. Gli apologeti della democrazia greca e di Socrate hanno riproposto questa sequenza di eventi per un millennio. La tradizione politica occidentale si basa sulla frode. Più le cose cambiano, più rimangono le stesse.

Negli Stati Uniti, questo aumento nel regno della frode politica ha avuto il sostegno del popolo per oltre un secolo. Le elezioni del 1912 la solidificarono: il trionfo dei progressisti. Abbiamo avuto una tregua, 1921-1929. Poi è finita. In sostanza, le elezioni presidenziali del 1904 misero fine alla Vecchia Democrazia: governo civile limitato e basato sul modello di Grover Cleveland. Ma quanti storici -- per non parlare degli elettori -- ricordano quell'elezione e il candidato che perse? Quasi nessuno.

I media mainstream sono delle frodi in tutto il mondo.

Esistono sistemi sanitari che non sono frodi. Dove non c'è il sostegno dello stato, la tecnologia medica avanza e i prezzi calano. Pensate agli interventi di chirurgia estetica. Pensate alla chirurgia laser. Nel frattempo, i canadesi fuggono negli Stati Uniti per avere assistenza. Il sistema britannico è stato il pioniere in Occidente: il Servizio Sanitario Nazionale. L'Unione Sovietica ha battuto la Gran Bretagna.

In breve, quando mettiamo insieme la legge di Sturgeon, lo stato sociale e la finanza keynesiana, il mondo è nella morsa di un sistema fraudolento.

Le idee pessime producono pessimi risultati.



FERITE AUTO-INFLITTE

I genitori possono sfuggire alla frode dell'istruzione superiore? Ovviamente sì. I loro figli possono trovare un lavoro part-time da McDonald's e pagare il college: apprendimento a distanza. Alcuni genitori lo sanno, ciononostante ancora firmano gli assegni per mandare i loro figli in un college costoso. Gli sciocchi vengono sempre separati dal loro denaro. Il mio video su YouTube su come ottenere una laurea accreditata per $11 al giorno ha ricevuto oltre 115,000 visite negli ultimi dieci anni. Solo una persona mi ha contattato dicendomi di aver seguito il mio consiglio.

Ecco quello che Smith non ha detto: anche quando le persone sanno che qualcosa è una frode, la maggior parte di loro lo ignorerà. Tanto per citare la poesia di Kipling, The Gods of the Copybook Headings, scegliamo il minore dei mali. Questo è il metodo provato per vivere in sicurezza.

Il cambiamento produttivo avviene al margine. La maggior parte dei cambiamenti avviene al di fuori delle grandi guerre. La maggior parte dei cambiamenti fallisce. Questa è la legge 20/80 di Pareto. Prima di cambiare, proviamo a vedere se qualcosa funziona. La maggior parte di noi non cambia fino all'ultimo minuto. Anche se la maggior parte di noi può sfuggire alla maggior parte di queste frodi, scegliamo di non farlo.

Eppure in qualche modo abbiamo tirato avanti come civiltà. Il potere creativo della legge di Sturgeon ci ha permesso di andare avanti.

Dal punto di vista politico siamo intrappolati, ma dove potremmo andare se non fossimo intrappolati?

La difesa nazionale è una frode, ma almeno le nostre guerre ci sono costate soprattutto soldi, non vite. E non c'è alcun servizio di leva obbligatorio, il quale è stato abolito una generazione fa. Il grande truffatore Richard Nixon l'ha abolito.

I media mainstream sono fraudolenti, ma la loro influenza sta calando. Stanno perdendo quote di mercato.

La cultura di massa è fraudolenta, ma possiamo ancora leggere libri classici (pre-1923) -- a buon mercato o addirittura gratis. Scaricateli su Kindle.

Possiamo leggere gratis i grandi classici dell'economia di libero mercato sul Mises.org e sulla biblioteca virtuale del Liberty Fund. Possiamo acquistare copie stampate a buon mercato. Due decenni fa, la maggior parte di questi libri era disponibile solo nelle librerie dell'usato, e solo sporadicamente.

Possiamo ancora vedere i film classici per $2.95 con Google e Amazon -- per $3.95 possiamo guardarli in alta definizione. Non li guardiamo su schermi tremolanti in bianco e nero da 9 pollici.

La varietà di scelte è enorme e sta crescendo.

Possiamo usare la legge di Pareto e la legge di Sturgeon per accedere al meglio del 10%. Il prezzo è basso.



LIBERO MERCATO

Il libero mercato ha fatto tutto questo per noi. La gamma di scelta cresce. I prezzi continuano a scendere. È qualcosa che come minimo va avanti sin dal 1820 negli Stati Uniti e Gran Bretagna. Non è una novità.

Il potere schiacciante del libero mercato di offrire alternative produttive alle masse e alle élite, è la spettacolare tendenza del nostro tempo.

Per quanto riguarda la frode, anch'essa cresce. La gente ci crede e la sceglie volontariamente.

Pogo Possum l'aveva detto una generazione fa: "Abbiamo incontrato il nostro nemico, e siamo noi."

Conosciamo la legge di Gresham da mezzo millennio: "La moneta cattiva scaccia la moneta buona." Ma questa legge è leggermente inesatta. Ecco la formulazione corretta: "La moneta che viene artificialmente sopravvalutata dallo stato scaccia la moneta che è artificialmente sottovalutata."

Vi è una legge di Gresham anche nella cultura: "La cultura cattiva scaccia quella buona." Ma anche qui c'è un'inesattezza. "La cultura cattiva quando sovvenzionata dallo stato scaccia quella buona."

Viviamo in un'epoca in cui lo stato è preponderante. Ci ha promesso protezione e ci ha promesso una rete di sicurezza. Nel settore bancario, questo si chiama -- con precisione -- "azzardo morale". Questo termine è stato coniato da Walter Bagehot nel 1873. Vale in ogni ambito della vita, non solo nel settore bancario.

Rimuovete le garanzie dello stato contro la concorrenza del libero mercato, e la legge di Gresham sarà abrogata. La moneta buona -- e tutto il resto -- scaccerà la moneta cattiva.

Sono ottimista. Credo che il libero mercato ridurrà la percentuale di cazzate all'80%. Poi, nel tempo, al 75%. I cambiamenti avvengono al margine. Ci vuole tempo. È un processo cumulativo.

Quanto a coloro che preferiscono le cazzate, il loro prezzo scenderà. Questa è la tendenza del libero mercato. "Vendete alla gente ciò che vuole, ma ad un prezzo inferiore."

Se la frode aumenta in un libero mercato, è perché siamo noi che la vogliamo. Come una ricca vedova che preferisce ascoltare paroline dolci dalle bocche di uomini più giovani e disoccupati, noi potremmo preferire la frode. Però non prendetevela con il libero mercato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un nuovo palazzo per Fannie Mae: perché la Città Imperiale deve finire sul lastrico

Mer, 10/08/2016 - 10:14




di David Stockman


A sentire quello che dicono i media mainstream su Trump, potreste pensare che Attila stia per saccheggiare la Città Imperiale.

Ma è solamente un uomo di spettacolo senza talento. Quindi se esiste una nuova sede di Fannie Mae da qualche parte a Washington DC, dovrebbe iniziare il suo saccheggio proprio da lì. Probabilmente non esiterebbe a distruggerla con una raffica di tweet — o anche con un martello pneumatico mentre indossa uno dei suoi cappelli.

Fannie Mae è un monumento alla corruzione del capitalismo clientelare, e la prova vivente che l'intervento massiccio dello stato nei mercati del credito rappresenta una ricetta per il disastro. Ma piuttosto che chiuderla dopo che ha contribuito a portare il sistema finanziario della nazione sull'orlo della rovina, i politici della Beltway hanno avuto un'idea del tutto diversa.

Vale a dire, hanno in programma di trasferire la sede di Fannie da quella già lussuosa in NW Washington, ad una nuova che verrà costruita nel cuore di Washington DC. Potrebbe esserci un insulto più grande per le 15 milioni di famiglie che hanno perso le loro case per pignoramento a causa dello scoppio della bolla immobiliare che Fannie Mae ha contribuito a gonfiare?

Per non parlare dei $180 miliardi in denaro dei contribuenti che sono stati pompati dentro Fannie Mae e nell'altra GSE dopo l'agosto 2008. Infatti, mentre i politici a Capitol Hill hanno tergiversato per otto anni senza approvare alcuna modifica statutaria o riforma, Fannie Mae e il suo stuolo di lobbisti hanno mostrato chi è che comanda nella Città Imperiale.

È la presenza di questi ricattatori della Beltway che ha permesso a Donald Trump di farsi largo in questa campagna presidenziale.

Sebbene i suoi modi e la sua conoscenza della politica siano scarsi, i travasi di bile riguardo il nuovo palazzo di Fannie Mae sono esattamente ciò che si merita la Città Imperiale.

In realtà agenzie statali i cui affari sono gli immobili, come Fannie Mae e Freddie Mac, sono stati un abominio fin dall'inizio.

Non solo hanno elargito sconsideratamente mutui immobiliari al ritmo di $60 miliardi l'anno — la maggior parte dei quali sono finiti nelle tasche di famiglie della classe media che non avevano diritto ad un aiuto fiscale — ma erano basati sul tipo di artificio finanziario su cui oggi prospera il capitalismo clientelare. Vale a dire, l'affermazione mendace che le GSE sono "partnerariati pubblico/privato" unici e creativi, che consentono un "mercato secondario" per i mutui immobiliari, e quindi compensano il presunto fallimento del libero mercato nel fornire prestiti trentennali a basso costo per quella fetta di popolazione in necessità di abitazioni.

In realtà, il cosiddetto mercato secondario dei mutui non ha rappresentato nulla di simile. Freddie & Fannie sono sempre state filiali del Tesoro degli Stati Uniti ed i loro titoli sono stati solo un'altra variante dei buoni del Tesoro. Ciò è diventato ufficiale quando il Tesoro degli Stati Uniti ha gettato loro un'ancora di salvezza da $180 miliardi alla vigilia della crisi finanziaria.

Quest'azione s'è resa necessaria perché le GSE hanno riscosso favolosi profitti nell'arco di diversi decenni minimizzando drasticamente le perdite, fiduciose che lo Zio Sam le avrebbe tirate fuori dai guai in caso di crisi.

Infatti quando è arrivata la crisi dei mutui Freddie & Fannie non avevano né riserve né capitale, e gli investitori sarebbero rimasti esposti a decine di miliardi di perdite. Inutile dire che l'allora plenipotenziario a Washington, ex-CEO di Goldman a Wall Street e Segretario del Tesoro Hank Paulson, "telefonò" immediatamente al Tesoro degli Stati Uniti, ente da sempre invischiato con Freddie/Fannie.

A dire il vero la giusta rotta sarebbe stata quella di costringere gli investitori, da quelli invischiati coi fondi sovrani cinesi a quelli invischiati coi fondi sovrani norvegesi, e gli hedge fund di Wall Street a prendersi le proprie responsabilità per non aver letto le note scritte in piccolo nei contratti (es. nessuna garanzia legale degli Stati Uniti), e perseguire legalmente Freddie & Fannie per falso in bilancio.

Ma il falso in bilancio non è mai stato nemmeno riconosciuto, e tanto meno perseguito, a causa della finzione che le GSE sono partnerariati pubblico/privato "fuori bilancio".

Questa truffa è stata inventata da Lyndon Johnson affinché potesse ridurre magicamente i suoi deficit fiscali. Ma sin da allora questa bugia s'è metastatizzata in una verità fantasiosa — cioè, che dietro la facciata in mattoni della nuova sede di Fannie Mae, c'è una vera e propria società che produce servizi con un certo valore aggiunto.

In realtà non c'è niente dietro quelle mura, tranne una timbratrice che imprime la firma del contribuente americano su ogni pacchetto di mutui da miliardi di dollari che garantisce e su tutti i titoli di propria emissione per finanziare un portfolio gigante di mutui e titoli fruttanti un interesse.

Proprio così. Sono i contribuenti statunitensi inconsapevoli che sottoscrivono il bilancio di Fannie, garantiscono il racket che gestisce e alimentano le sue massicce operazioni multi-miliardarie.

Ecco come funziona la truffa. Fannie & Freddie mettono tipicamente in conto il 90% dei margini di profitto lordo per il fatto che non hanno praticamente alcun costo di produzione, al di là delle spese per i loro sistemi automatizzati di sottoscrizione e per le operazioni di back-office computerizzate. Il costo reale dei loro beni dovrebbe essere rappresentato dai grandi accantonamenti contabili per eventuali perdite future, i quali sarebbero necessari se le sue attività non fossero totalmente garantite dal Tesoro degli Stati Uniti.

Infatti l'inutilità dei loro bilanci falsi può essere facilmente dimostrata con una prova controfattuale. Cioè, se avessimo voluto un finanziamento dei mutui di stampo socialista, una manciata di GS-14 avrebbero potuto gestire Freddie & Fannie direttamente dall'edificio del Tesoro degli Stati Uniti.

I dipendenti pubblici avrebbero potuto apporre la garanzia dei contribuenti sul mutuo di ogni famiglia in modo altrettanto proficuo come fanno oggi i finti dirigenti aziendali di Fannie Mae e dell'altra GSE; e nel processo avremmo potuto fare a meno di quegli sprechi legati all'applicazione dei principi contabili GAAP, a quelle che sono semplici operazioni di un mero ufficio governativo.

Ho parlato di questi argomenti in modo diffuso in The Great Deformation, ma la mitologia su Fannie & Freddie è praticamente immune a queste verità. Infatti l'ambiente della Beltway è così corrotto che è stato lanciato un nuovo raid contro la tesoreria da parte di quegli speculatori che hanno acquistato i titoli senza valore di Fannie/Freddie dopo il crollo del 2008 e il salvataggio successivo. E ora stanno battendo i pugni sul tavolo per un piano di salvataggio.

A suo credito, l'amministrazione Obama aveva in precedenza riconosciuto che in assenza del salvataggio statale ($6,000 miliardi) delle garanzie ipotecarie di Freddie/Fannie, i titoli di capitale minori nella loro struttura di capitale (es. azioni ordinarie) sarebbero diventati carta straccia.

Infatti nel settembre 2008 le GSE erano state essenzialmente nazionalizzate dall'amministrazione Bush, altrimenti il sottile strato di equity rappresentato dalle loro azioni, sottoposto ad una leva di circa 100X, sarebbe stato spazzato via.

Di conseguenza l'amministrazione Obama ha deciso di trattare i resti di Freddie/Fannie come un fondo d'investimento statale, e rimandare al Tesoro degli Stati Uniti il 100% dei falsi "profitti" pubblicati ogni trimestre.

Tali profitti, ovviamente, sono solo una truffa fuori bilancio. Il Tesoro degli Stati Uniti ha semplicemente prestato la sua carta di credito alle GSE e poi ha fatto figurare i profitti risultanti come reddito societario. Inutile dire che non esisteva alcuna ponderazione del rischio.

Questa manovra ha portato a più di $200 miliardi di falsa riduzione del deficit sin dal 2009, ma anche a qualcosa di peggio. Vale a dire, una grande campagna di lobby da parte degli speculatori di Wall Street affinché il Tesoro rinunci a suddetti falsi profitti e permetta loro di acquisire un guadagno stimato di $40 miliardi sui titoli inutili che avevano acquistato per pochi centesimi.

La puzza di questa proposta si sente lontano un chilometro, ma non ha fermato gli imbonitori clientelari guidati dagli operatori di hedge fund Bruce Berkowitz e Bill Ackman. Durante il picco della loro recente campagna di lobby, si sono dipinti come benefattori dei proprietari di case nella classe media statunitense.

"Non c'è altra alternativa praticabile per Fannie Mae & Freddie Mac," ha detto oggi Ackman in un'intervista a Bloomberg Television. "È fondamentale preservare il mutuo trentennale a tasso fisso pagato anticipatamente — rappresenta sostanzialmente il fondamento del sistema immobiliare. Pensiamo che l'unico modo per preservarlo sia quello di preservare Fannie & Freddie [...]." Ackman ha detto che i tassi ipotecari salirebbero alle stelle senza le imprese sponsorizzate dallo stato.
Oh, per favore!

Se ci fosse ancora bisogno di prove per dimostrare che gli interventi statalisti, come le sovvenzioni di Washington agli immobili, finiscono per generare distribuzioni di reddito casuali e inattese a coloro schierati politicamente, allora guardate la recente campagna degli hedge fund per "salvare" Fannie & Freddie.

In un universo politico alternativo, non corrotto dal capitalismo clientelare, non ci sarebbe bisogno di un Treasury Bureau of Home Mortgage Finance. La decisione di possedere o affittare case sarebbe presa dalle 115 milioni di famiglie americane; ma soprattutto sarebbe presa in base ai loro giudizi e non, come accade oggi, in base ai favori dello stato.

I mercati dovrebbero equilibrare il prezzo degli interessi sul debito ipotecario e impostare le condizioni di credito e le scadenze con i rischi connessi. Senza dubbio i tassi sarebbero poche centinaia di punti base più alti e i mutui trentennali piuttosto rari.

E come nel recinto apparentemente ricco della Germania, il tasso di possesso delle case potrebbe essere del 55% o qualsiasi altro numero non selezionato dai politici, come quello nell'era Clinton/Bush dove veniva strombazzato un tasso del 70%.

Alla fine è assurdo avere 40 milioni di famiglie affittuarie e 25 milioni di proprietari senza mutui che forniscono (in qualità di contribuenti) migliaia di miliardi di credito agevolato a 50 milioni di famiglie gravate da mutui.

A dire il vero, questa disposizione perversa potrebbe essere liquidata come l'ennesima espressione della ridistribuzione di reddito tra i cittadini americani.

Purtroppo, come sottolineato da quest'ultima incursione degli hedge fund nel Tesoro USA, la realtà non è così anodina. Per nascondere questa ridistribuzione truffaldina, il Treasury Bureau of Home Mortgage Finance è stato ornato per diventare il simulacro di una società a scopo di lucro.

In tale posizione le GSE sono state ripetutamente saccheggiate dagli addetti ai lavori come Franklin Rains, l'uomo da $90 milioni che ha portato Fannie sull'orlo del baratro; e dagli speculatori fast money che sono riusciti a portare la capitalizzazione di mercato totale di Freddie & Fannie al livello folle di $140 miliardi durante il loro periodo d'oro all'inizio del secolo; e dai trader di Wall Street e dai cosiddetti gestori di fondi che hanno inventariato migliaia di miliardi di titoli di debito delle GSE per trarre profitto dallo spread economicamente senza senso tra titoli di stato e la variante delle GSE.

Tutte queste centinaia di miliardi sono state intascate da clientelisti abili e speculatori vari, durante i decenni precedenti la crisi finanziaria del 2008. Dato il trauma di eventi tali, la nazionalizzazione disperata e malcelata di Freddie & Fannie da parte del Segretario Paulson avrebbe dovuto porre fine al saccheggio.

Ma non è andata così, perché non c'è stata fine ai carry trade a costo zero con cui gli speculatori hanno gozzovigliato durante la campagna di stampa monetaria della FED. Perché è proprio questo quello che è accaduto da quando la FED è andata all-in con la ZIRP e il QE nel 2009, e questo gioco sui titoli falliti di Fannie & Freddie è un esempio perfetto.

Allo stesso modo, non c'è fine al branco di predoni clientelari come Berkowitz, i quali hanno il coraggio di chiedere make-whole allo stato. Né vi è alcuna carenza di mercenari — avvocati, commercialisti e consulenti — abili a produrre razionalizzazioni fantasiose di politica pubblica per furti vari ed eventuali.

Così due anni fa è arrivata la corsa clientelista: al culmine del periodo speculativo, le quote di capitale di Freddie & Fannie erano salite da 10 centesimi a $6, e le azioni privilegiate sono eruttate da $0.25 per azione a $12, il che significa che alcuni speculatori hanno ottenuto ritorni sulla carta del 45-60X.

E perché è avvenuto questo "miracolo"?

Semplicemente perché Fairholme Capital di Berkowitz e la sua combriccola di scommettitori — John Paulson, Perry Capital e Pershing Square, tra gli altri — hanno fatto a turno per far salire questa cartaccia, e quindi hanno posto le basi giuridiche e politiche per rovesciare la decisione corretta dell'amministrazione Obama di spazzare via i loro profitti illeciti.

Sì, avevano anche una foglia di fico per razionalizzare la loro incursione al Tesoro. Berkowitz e i suoi compari blaterano che Freddie & Fannie ora hanno rimesso al Tesoro USA $230 miliardi, ripagando così il calo economico originale da $180 miliardi.

Ma quanto credono sia cieca la burocrazia incompetente di Washington?

Circa $50 miliardi sono stati utilizzati per il writing-up di quegli "asset fiscali" che erano stati dedotti sette anni fa, a causa del fatto che in assenza di una nazionalizzazione le GSE non avevano alcuna prospettiva di mettere in conto nemmeno il reddito futuro.

E i restanti $170 miliardi rappresentano dividendi pagati al Tesoro sin dal 2009 per utilizzare la carta di credito dello Zio Sam ed emettere i titoli e le garanzie che sono andati a finanziare gli asset da cui queste GSE hanno tratto i suddetti profitti e dividendi.

Tempo addietro un giudice distrettuale coraggioso ha messo i bastoni tra le ruote a queste pratiche, almeno sul fronte giudiziario. Ma gli hedge fund non si sono dati per vinti, e hanno continuato ad escogitare nuovi modi per saccheggiare i contribuenti americani innocenti e inconsapevoli.

Durante il picco della loro campagna per depredare i contribuenti della nazione per la seconda volta, il capo della banda degli hedge fund, Bruce Berkowitz, è andato sulla CNBC chiedendo che Washington esercitasse la sua "responsabilità fiduciaria" per distribuire miliardi di profitti che né erano stati guadagnati né erano dovuti.

Infatti i principi del saccheggio a Wall Street sono così spudorati che Berkowitz ha detto ad una giornalista scettica della CNBC che "abbiamo aiutato prima AIG" e che ora si limita a chiedere una situazione "win-win" per "aiutare i lavoratori, aiutare l'economia, e realizzare il sogno di chi vuol possedere una casa"!

In breve, i politici presumibilmente ben educati e informati della Beltway si sono girati i pollici per otto anni, mentre i banditi di Wall Street perpetravano la palese rapina sopra descritta e mentre il management di Fannie si preparava ad occupare il nuovo mega-edificio in vetro.

Fortunatamente non passerà molto prima che questa gente finisca sul lasctrico, in un modo o nell'altro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il sostituto d'imposta è un furto, anche se non sembra così

Mar, 09/08/2016 - 10:15




di Jeffrey Tucker


Una mia amica, che negli ultimi 15 anni ha compilato i moduli per le imposte sul reddito, quest'anno s'è trovata ad affrontare una situazione insolita. Invece di ottenere un rimborso come accaduto a 4 contribuenti su 5, s'è improvvisamente ritrovata in quel 20% che doveva pagare di più.

Ha dovuto firmare un assegno. Denaro che altrimenti sarebbe finito per aggiustare la sua auto, riparare la sua casa, o comprare un nuovo smartphone, è invece finito nelle casse del governo federale. A dire il vero, il suo assegno rappresentava solo una frazione di quello che ha pagato in tasse l'anno scorso. Il problema è che è stata costretta a farlo.

Infatti, qui la parola chiave è costrizione. Naturalmente tutte le imposte rappresentano una forma di costrizione, la quale ci impedisce di usare il nostro denaro come vorremmo e ci costringe a consegnarlo contro la nostra volontà allo stato. Ma nel mondo di oggi, questa realtà brutale è avvolta da una cortina di fumo contabile che utilizza il datore di lavoro come sotterfugio.

Quando le tasse bisogna pagarle direttamente, la prospettiva cambia. Improvvisamente lo slogan "la tassazione è un furto" comincia ad avere un senso. Ci poniamo delle domande come:

  • Come fanno a farla franca?
  • Cosa fa lo stato coi miei soldi?
  • Come può essere un bene per l'economia sostenere una serie di burocrazie che servono interessi particolari piuttosto che aziende che forniscono beni e servizi?
  • Chi dice che lo stato sa come utilizzare i miei soldi meglio di me?

Queste sono domande ragionevoli. Sono domande che ogni contribuente dovrebbe porsi ogni anno. Il problema è che la maggior parte delle persone non se le pone.

E c'è una ragione: il sostituto d'imposta. Invece di essere versato direttamente dal pagatore, lo stato lo raccoglie "alla fonte", vale a dire che viene versato da coloro che pagano salari e stipendi — per conto del contribuente.

Come ha detto il comico Chris Rock: "Voi non le pagate nemmeno le tasse. Se le prendono. Ricevete il vostro assegno mensile, e il denaro è sparito. Non si tratta di un pagamento, è un furto."

Eppure le persone ancora non sono propense a considerare le tasse un "furto". Una volta che arriva quel periodo dell'anno in cui bisogna versare le tasse, e vengono prese in considerazione tutte le possibili deduzioni, la maggior parte delle persone ri-ottiene parte del denaro versato. Questo è un incentivo affinché le persone compilino i moduli fiscali. Perché lasciare i soldi sul tavolo? Il risultato è una delle più brillanti innovazioni dello stato moderno. Questo armeggiare con il sistema — la creazione del sostituto d'imposta — ha creato l'illusione che pagare le tasse significa davvero ri-ottenere denaro!

Quando un mese dopo arriva l'assegno dallo stato, il contribuente è tentato di pensare: wow, davvero grande!

È stato effettuato un saccheggio facendolo passare come un regalo.

Com'è stato possibile? Era il 1943 e lo stato non voleva aspettare un anno per mettere le mani sul flusso delle tasse. Queste ultime erano necessarie per finanziare lo sforzo bellico. (Al giorno d'oggi, la FED avrebbe semplicemente stampato denaro.)

Una giovane e intelligente Milton Friedman fu la fonte di un'idea di cui in seguito si pentì. Le tasse sarebbero state raccolte dal datore di lavoro, cioè, trattenute dalla busta paga.

"All'epoca," scrisse Friedman, "ci concentrammo unilateralmente sullo sforzo bellico. Non pensammo minimamente alle conseguenze di lungo periodo. Non pensavo che stavo aiutando a sviluppare uno stato che sarebbe diventato troppo grande, troppo invadente, troppo distruttivo per la libertà. Eppure, era proprio quello che stavo facendo."

Robert Higgs ha analizzato tutti i dettagli storici.

Questa misura di emergenza non sparì dopo la guerra. Per lo stato era troppo comoda e troppo brillante. Perché non continuare a nascondere al lavoratore che veniva derubato ad un ritmo crescente? I politici avrebbero potuto aumentare le tasse e la persona media non se ne sarebbe nemmeno accorta! E non solo le imposte sul reddito: anche l'imposta sui salari (che prende un po' di più dalla persona media) poteva essere trattenuta.



Trucchi mentali

Il sostituto d'imposta ha cambiato radicalmente la psicologia nel pagare le tasse. È come se non le si stesse pagando affatto. Il lavoratore si abitua a quanto incamera al netto delle imposte sul reddito e si adatta rapidamente. Poi, quando arriva il tempo di pagare le tasse, non c'è quasi più niente da pagare. Invece si compilano i moduli e ci si ritrova sul lato di chi riceve, una sorta di regalo inaspettato da parte dello stato. In realtà, il rimborso non è altro che il ritorno in ritardo di un prestito a tasso zero che si è stati costretti ad elargire allo stato.

Se proprio volessimo operare un meraviglioso cambiamento a favore della trasparenza e della decenza, uno che segnerebbe un cambiamento nella percezione dei costi dello stato, il sostituto d'imposta dovrebbe essere abrogato del tutto. In linea di principio questo dovrebbe cambiare poco per quanto concerne le aspettative di reddito del governo federale. La differenza è che ogni 15 aprile il contribuente saprebbe l'intero importo dovuto allo stato.

Questo piccolo cambiamento avrebbe un effetto drammatico sulla percezione pubblica per quanto riguarda la tassazione e lo stato. Anche a 16 anni ogni cittadino capirebbe quanto costa uno stato. Non vivremmo più assecondando l'illusione che tutti noi potremmo ottenere qualcosa in cambio di niente e che lo stato non è affatto costoso dopo tutto.

Un tale cambiamento significherebbe che dovremmo versare denaro allo stato nello stesso modo in cui lo versiamo per pagare l'affitto, i vestiti, il cibo, ecc. Paghiamo l'intero costo di ciò che consumiamo. In questo modo forse si percepirebbe meglio l'essenza del "furto" se fossimo noi, e non il nostro datore di lavoro, a tirar fuori il denaro pena la reclusione.

Ciò potrebbe ispirare un atteggiamento diverso. Anche una rivoluzione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La fine dei giochi per la Finanza delle Bolle: rivolta politica

Lun, 08/08/2016 - 10:13




di David Stockman


Durante il bagno di sangue nei mercati azionari di venerdì scorso, ho sentito una giornalista della CNBC affermare che il Brexit non rappresenta una gran cosa. Ecco perché si tratterebbe di una crisi politica e non una crisi finanziaria.

A quanto pare nei canyon di Wall Street, la politica non ha molta importanza. Dopo tutto, quando le cose si fanno disperate, Washington cede e fa "tutto il possibile" per far salire le medie mobili delle azioni.

Ecco una notizia flash: tutto sta per cambiare.

L'era della Finanza delle Bolle è stata attivata da un'abdicazione politica quasi 50 anni fa. Ma come ha fatto notare giustamente Donald Trump in seguito al Brexit, gli elettori stanno per riprendersi i loro governi, il che significa che le élite finanziarie del mondo sperimenteranno un brusco risveglio.

A dire il vero la lezione del TARP, quando il piano di salvataggio venne respinto dalla Camera nel settembre 2008, era che la politica non aveva molta importanza.

Bastò la reazione isterica di Wall Street affinché i politici si prostrassero. Infatti il presunto partito di libero mercato domiciliato alla Casa Bianca, gettò rapidamente i suoi tomi di Adam Smith e costrinse il Congresso a riunirsi per la seconda volta al fine di riconsiderare la decisione presa in precedenza.

C'era un senso dietro questo atto di capitalismo clientelare: nel ciclo di sperimentazione ventennale delle banche centrali con la Finanza delle Bolle, gli zoticoni nel Congresso non hanno mai capito con cosa avevano a che fare.

Infatti durante le prime fasi dell'era delle bolle abbiamo assistito ad un'enorme inflazione dei prezzi delle abitazioni residenziali. Per esempio, tra l'arrivo di Greenspan alla FED nell'agosto 1987 e il picco della bolla immobiliare nel 2007, il valore delle abitazioni residenziali è passato da $5,500 miliardi a $22,500 miliardi, o un aumento del 4X.

La massima estensione della bolla immobiliare si è verificata nel recinto di entrambe le coste d'America. Ma non ha alzato il valore immobiliare dei 50 milioni di proprietari nell'entroterra americano.

Di conseguenza questi ultimi non comprendevano che il nuovo sistema andava a favore di coloro nel 10% superiore della scala sociale, il quale detiene l'85% degli asset finanziari non-immobiliari. Nè comprendevano che i casinò speculativi della Finanza delle Bolle, erano una fonte particolarmente verdeggiante di guadagni inattesi per lo 0.1% della popolazione.

Infatti, se diamo uno sguardo alla torta della ricchezza, i 13 punti percentuali persi dal 90% delle famiglie (105 milioni di famiglie) nel corso degli ultimi 30 anni, è stato catturato da 120,000 famiglie nella fascia sociale superiore (0.1%).




E né si comprendeva come la massiccia stampa monetaria in condizioni di Picco del Debito stimolasse quasi esclusivamente la speculazione a Wall Street, e non la produzione di Main Street, i posti di lavoro, il reddito e la spesa.

In ogni caso, alla vigilia della grande crisi finanziaria, il GOP era effettivamente controllato dal racket della Beltway e dai giocatori d'azzardo di Wall Street, e non dagli elettori che lo avevano mandato al potere.

In realtà, il plenipotenziario di Goldman Sachs a Washington, Hank Paulson, era praticamente al comando del governo eletto. Allo stesso tempo, la Casa Bianca di Bush aveva popolato la banca centrale con sostenitori dell'attivismo monetario, che erano più che pronti ad autorizzare misure "eroiche" per reflazionare la bolla.

Inutile dire che il leader del gruppo, Ben Bernanke, era stato appuntato per questo ruolo nientemeno che da Milton Friedman. Quest'ultimo, a sua volta, 37 anni prima aveva portato Nixon fuori strada a Camp David, quando convinse Tricky Dick a sganciare il dollaro dall'oro, aprendo così la porta al denaro fiat, all'espansione del credito di massa e all'era moderna della Finanza delle Bolle.

Esiste una linea retta che collega quel grande punto di svolta e il Brexit. Vale a dire, l'abbandono di Nixon del gold-exchange standard di Bretton Woods, rappresentava anche un atto profondamente politico.

Il risultato è stata la cessione della politica economica e finanziaria nelle mani di un'élite non eletta, la quale l'ha poi ceduta nelle mani di Wall Street e delle forze della speculazione e della finanziarizzazione scatenate dalla moneta fiat.

La distruzione di Bretton Woods ha rappresentato l'evento catalizzante. Ha permesso ai banchieri centrali e alla burocrazia finanziaria di stabilire una dittatura fatta di salvataggi, bolle e finanziarizzazione della vita economica. E di diffondere questo sistema funesto all'Europa, al Giappone e al resto del mondo.

A dire il vero, ci sono voluti più di due decenni affinché si materializzasse pienamente. Esistevano culture istituzionali e ideologie profondamente radicate tra i policymaker che impedivano loro di ricorrere in modo plateale alla stampa monetaria e ai salvataggi finanziari.

L'interludio di Paul Volcker negli Stati Uniti e la determinazione della Bundesbank nel proteggere una moneta sonante, sono casi lampanti.

Ma alla fine il vecchio sistema ha finito per abdicare. Sono emerse le bolle dotcom e immobiliare di Greenspan, l'ascesa della BCE e dei governanti finanziari di Bruxelles, i salvataggi di massa innescati dalla crisi globale del 2008-2009, l'orrenda espansione dei bilanci delle banche centrali durante l'era del QE e della ZIRP, il "whatever it takes" di Draghi e l'attuale follia finanziaria dei tassi d'interesse sotto lo zero in gran parte del pianeta.

Ma ecco il punto fondamentale: gli zoticoni nel Congresso sono all'ultimo giro.

Venti anni di Finanza delle Bolle hanno reso la City di Londra un'oasi di splendore e prosperità, per esempio, ma hanno lasciato l'entroterra della Gran Bretagna industrialmente deserto, risentito per la prosperità ingiusta delle élite e timoroso nei confronti del flusso di immigrati e importazioni alimentato dal super-stato di Bruxelles. Come ha sottolineato un osservatore, la geografia del voto ha detto tutto:

"Se hai i soldi, allora voti per rimanere", ha detto con certezza. "Se non ce li hai, allora voti per uscire." Eravamo a Collyhurst, il quartiere difficoltoso sul margine settentrionale del centro di Manchester, e ho avuto difficoltà a trovare un elettore favorevole al remain.

Guardate la mappa dei risultati, e quella grande isola di voti "remain" a Londra e nel sud-est; o nel centro della capitale: 69% in Tory Kensington e Chelsea; 75% a Camden; 78% a Hackney, in contrasto con i voti leave in luoghi come Great Yarmouth (71%), Castle Point in Essex (73%), e Redcar e Cleveland (66%). Questo è un paese così squilibrato che è effettivamente caduto.
L'ascesa di Trump negli Stati Uniti riflette la stessa frattura sociale ed economica. Vale a dire, la Finanza della Bolle ha drasticamente sbilanciato gli Stati Uniti: le zone sulla costa sono prosperate, mentre l'entroterra è rimasto indietro.

Va da sé che la massiccia monetizzazione del debito e i 90 mesi di tassi d'interesse a zero, sono stati una manna per la Città Imperiale. Senza quasi nessuna restrizione sulla sua capacità di prendere in prestito e spendere, il complesso militare/industriale ha prosperato come non mai, così come il cartello del settore medico, il sindacato dell'istruzione e i racket minori della Beltway come l'energia verde e le sovvenzioni all'agricoltura/food stamp/etanolo.

Allo stesso modo, i raccoglitori di asset, gli intermediari finanziari, i broker, gli scommettitori e gli ingegneri finanziari, hanno prosperato enormemente perché il mercato è stato truccato sin dal Lunedì Nero dell'ottobre 1987. Cioè, il costo del debito e le operazioni di carry trade sono state falsificate, l'assicurazione sulle coperture è diventata scandalosamente a buon mercato e di volta in volta la FED ha salvato la baracca degli speculatori.

Anche ciò che passa per lavoro imprenditoriale nel mondo dei social media e nuova tecnologia, in realtà non è tale. È solo un'altra variante della bolla delle dotcom in cui alcune buone innovazioni sono state drasticamente sopravvalutate (ad esempio, Uber), mentre uno tsunami di inutili start-up sono diventate giganteschi marchingegni per bruciare denaro (ad esempio, Tesla).

Preso tutto ciò in considerazione, si sta finanziando un complesso effimero di pseudo-imprese, pseudo-posti di lavoro e pseudo-reti di start-up che stanno attirando decine di miliardi in capitale di rischio. Ma ciò equivale ad un simulacro di prosperità e gli investimenti improduttivi di oggi si trasformeranno negli sprechi e nelle perdite di domani.

Nel frattempo, l'economia di Main Street è atrofizzata. La prima tornata di Finanza delle Bolle ha sepolto la classe media sotto il debito, mentre l'intensificazione del post-crisi ha trasformato i piani alti delle grandi aziende d'America in una gigantesca fucina per l'ingegneria finanziaria.

Contrariamente alle chiacchiere nello zombie-box, non vi è stato alcun deleveraging. Alla vigilia della crisi nel quarto trimestre del 2007, il debito commerciale non-finanziario totale era di $11,000 miliardi, ed ora è a $13,500 miliardi.

Ogni centesimo di tale cifra rappresenta risorse economiche reali sottratte all'entroterra e pompate nel casinò finanziario e nelle tasche delle élite nelle zone sulla costa.

Un recente studio del Census Bureau dimostra che dopo la crisi finanziaria solo 20 contee hanno generato la metà di tutte le start-up avviate. Ciò che lo studio descrive, ma non articola esplicitamente, è il flusso massiccio di capitale di rischio finito nelle 20 contee (principalmente su entrambe le coste e negli avamposti del complesso militare/industriale). Ciò è di per sé un prodotto della Finanza delle Bolle.

In breve, la Finanza delle Bolle è un Robin Hood alla rovescia: incarna un intervento fiscale nei flussi naturali del libero mercato che punisce i risparmiatori, i lavoratori, gli imprenditori della piccola/media impresa e i pensionati; e favorisce gli speculatori, i titolari di asset finanziari ed i trader monetari.

La Finanza delle Bolle è un affronto sia per la governance democratica sia per la prosperità capitalista. Gli elettori di Trump, gli elettori del Brexit, le masse che si radunano sotto gli standardi populisti in Europa, rappresentano una riattivazione della macchina politica per fermare le élite finanziarie e la loro Finanza delle Bolle.

Sì, questa volta è diverso, e questa volta non ci sarà alcuna reflazione della bolla finanziaria come invece accaduto dopo il Lunedi Nero, il bust delle S&L, il crollo delle dotcom e la grande crisi finanziaria del 2008-2009.

Inutile dire che i permabull e gli "acquirenti durante i ribassi" a Wall Street, che stanno all'erta per i segnali provenienti dalla classe dirigente finanziaria, sono destinati a sperimentare un brusco risveglio. E la dichiarazione di oggi da parte di Martin Schulz, presidente del parlamento europeo, potrebbe spiegare il perché.

Ha detto Schulz:

“Gli inglesi hanno violato le regole. Non è la filosofia europea lasciare che la folla possa decidere il fato dell'Europa.”
Pensiamo che Schulz abbia torto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Uno è una folla

Ven, 05/08/2016 - 10:09




di Francesco Simoncelli


Nel mondo oggi ci sono molte persone che credono nella salvezza attraverso lo stato. La concezione di una soluzione alternativa a quella presentata loro nel corso della vita pare un'utopia. Quindi si adeguano e concentrano le loro attenzioni su una via che corre lungo binari prestabiliti. Ma, come accade con le fatalità, vuoi per destino vuoi per semplice casualità, i binari non fungono affatto da centro catalizzatore di un'esistenza monotona e senza colori. In casi come questi mi torna in mente il film di Gary Ross del 1998, Pleasantville. Ecco la sinossi in breve: due ragazzi amanti della loro serie TV preferita vengono magicamente trasportati nella stessa. Tale serie TV è praticamente un mondo con le sue regole che vive seguendo un andamento prestabilito. Visivamente parlando, ciò viene tradotto con un bianco e nero.

La società al suo interno rispecchia la rigidità di una pianificazione a tavolino, mascherata da un osceno perbenismo che si mescola ad una falsa smania per la meccanica routine, il cui unico scopo è quello di far apparire un freddo ordine che congela i vizi e gli scheletri nell'armadio dei cittadini di Pleasantville. C'è chi la chiamerebbe una "vita auspicabile", o un paradiso in terra, ma quando si scava a fondo anche il paradiso ha i suoi angoli infernali. Con l'arrivo dei due protagonisti nella cittadina di Pleasantville, arriva anche il cambiamento. La realtà statica che trascinava avanti le vite apatiche degli individui fino a quel momento, avrebbe sperimentato un deragliamento verso l'inaspettato.

In sintesi, le persone di quella ridente cittadina iniziano ad assecondare i loro desideri piuttosto che pensare costantemente ad assecondare quelli della ristretta cerchia di moralisti a capo dell'ordine pubblico. Iniziano ad apparire i colori. Il virus della libertà s'impadronisce pian piano di tutti coloro che avevano seppellito nel loro inconscio i loro desideri, sostituendoli con sorrisi di circostanza presto sciacquati da lacrime malinconiche non appena si tornava a casa nel tepore della propria privacy. Nessuno all'inizio aveva l'ardire di contrastare la morale comune. Nessuno all'inizio aveva il coraggio di scrollarsi di dosso quell'apatia debilitante che praticamente faceva vivere le persone nella schizofrenia.

All'improvviso il colore s'impadronisce delle loro vite, o per meglio dire, uno alla volta percepiscono il sollievo di assecondare le proprie necessità piuttosto che quelle di una piccola cerchia di "conoscitori superiori". Il benessere psicologico, oltre che il benessere materiale, permette rapporti interpersonali migliori basati sul reciproco vantaggio piuttosto che sullo scontro e la reticenza.

Se prendiamo, ad esempio, ciò che sta accadendo in Venezuela, notiamo come la Colombia sia stata disposta ad accettare il flusso enorme di venezuelani che, attraversando il confine, hanno potuto soddisfare i loro desideri. Sebbene si tratti di necessità basilari e non di desideri fugaci dettati dall'opulenza, si nota come il commercio sia il mezzo attraverso il quale le persone comunicano tra di loro e di conseguenza riescono a trovare un accordo. Gli scontri che invece avvengono all'interno dei confini venezuelani e la conseguente mancanza di beni fondamentali, è il risultato di una visione paternalistica della società dove un establishment presumibilmente super-partes e moralmente superiore si erge come punto di riferimento su quasi ogni aspetto della società. Non esistono più regole apodittiche e auto-evidenti, ma solo dispotismi incentrati sulla volontà arbitraria dei cosiddetti "conoscitori superiori".

Il grigiore in cui vengono costretti gli individui avvelena la loro anima e il loro inconscio, trasformandoli in bestie fameliche incapaci di comunicare tra di loro, poiché impossibilitati a commerciare.

Fin dove si può spingere l'establishment nella sua lotta per ammutolire gli attori di mercato affinché ascoltino solo la sua voce? Fino al punto in cui il messaggio ideologico propugnato dalla propaganda mainstream non verrà messo sottosopra. Qual è questo messaggio? La folla fa la forza. Questo motto è stato alla base delle moderne democrazie sin da quando la facoltà di voto è stata introdotta nelle vite degli uomini. Ogni voto a sostegno dello status quo, equivaleva ad innalzare di una tacca il volume di riverbero della voce dell'establishment, fino a quando è diventata talmente assordante da soverchiare il resto delle voci nella società civile. Il coacervo di voci indistinte non ha permesso agli individui di comunicare come avrebbero voluto, trasformando le loro vite in una cacofonia indistinta di tentativi di farsi sentire. Una folla monoforme costituita da una miriade di individui che tentano di comunicare con gli altri, mentre intorno a loro i megafoni dell'establishment scandiscono ordini e percorsi da seguire.

Problema: la seguente è la via verso il caos pianificato. Lo stato, il primo accentratore, il primo creatore della folla, sta avendo difficoltà a far sentire i suoi ordini. I megafoni sono arrugginiti e le voci sono gracchianti, ma l'ideologia alla base ancora rimane: salvezza attraverso lo stato. La maggior parte delle persone ancora strilla nella folla perché questo è l'unico mondo che conosce.  Questo è l'unico mondo che concepisce e a cui dà legittimità. Infatti, la legittimità della folla è il primo insegnamento che viene impartito all'individuio durante la sua permanenza nella scuola dell'obbligo. Il culto della folla permea ogni strato della società, riducendo qualsiasi tipo di organizzazione ad una riproduzione su piccola scala di quella presumibilmente super-partes che veglia su tutto e tutti.

La grigia ideologia inculcata dalla fucina dell'establishment statale e tramandata dalla società stessa, ha creato una folla di opinioni dove una soverchia l'altra senza la possibilità di accordo. Nessuno ascolta il suo prossimo perché impedito a comunicare nella forma universale che ha caratterizzato lo sviluppo dell'umanità nel corso dei secoli. L'establishment statale s'è assicurato che ciò accadesse, ignorando qualsiasi cosa abbia da dire la folla e mantenendo il proprio potere trasformando la folla stessa nel proprio cane da guardia. Ma l'establishment statale è costituito da una frazione dell'intera popolazione mondiale, e ha ritenuto che fosse possibile ridurre gli individui ad un alveare. La concessione di un governo a tempo e la destituzione di re e regine, non ha cambiato il fatto che esiste ancora una figura autoritaria da cui fuoriescono leggi ed editti in totale contrasto con le necessità degli individui.

Stiamo parlando di esseri provvisti di impulsi e decisamente "semplici", diversamente dalla popolazione e gli individui al suo interno che rappresentano una vasta complessità. Ritenere valida un'organizzazione sociale basata sull'accentramento costante dei poteri e sull'amalgamazione degli individui in una folla informe, trasforma la fibra del tessuto sociale in materiale scadente e la espone ad uno sfilacciamento costante e progressivo. L'implosione economica e sociale dell'ambiente in cui viviamo rappresenta l'inevitabile fine di un'organizzazione centralizzante nata dalla mente di una ristretta cerchia d'individui e non dalla spontaneità della popolazione in generale.

Il punto fondamentale è che il culto della folla spacciato dall'establishment statale, trucco attraverso il quale far correre la società moderna lungo binari prestabiliti e infinitamente paralleli, era destinato a fallire sin dall'inizio perché l'imprevedibilità degli individui riesce a far diventare perpendicolari le due rette parallele. Prima o poi si scontreranno, e l'organizzazione della società affronterà un reset. I colori del mercato riprenderanno il loro posto ideologico all'interno del tessuto sociale, ridando vigore laddove s'era sfilacciato. Il culto della folla sta già cadendo a pezzi. Come diceva Eric A. Blair, ci vuole una costante lotta affinché le persone vedano ciò che accade sotto il loro naso. Infatti gli individui sono allo stesso tempo i migliori controllori di sé stessi quanto i migliori sabotatori di sé stessi. Sebbene si sforzino di obbedire al grigiore in cui vengono rinchiusi sin da ragazzini, la natura del loro stato sociale ringhia dietro le sbarre di cartapesta imposte dall'establishment statale. È un'esplosione di colore quella a cui stiamo assistendo. Dall'economia alla scuola, i megafoni gracchianti dell'establishment statale stanno saltando in aria e gli individui, trovandosi a strillare l'uno contro l'altro iniziano a guardarsi negli occhi sapendo di non riuscire a comunicare decentemente. Quindi, scevri da imposizioni top-down, tornano ad organizzarsi come hanno sempre fatto, ovvero, attraverso, un'organizzazione bottom-up.

Il Bitcoin sta fornendo agli attori di mercato una moneta slegata dall'establishment statale, opportunità per tornare a scambi di mercato che hanno come perno la soddisfazione dei desideri e delle necessità delle parti in causa, e non la focalizzazione esclusiva sul mezzo di scambio. La stabilità del valore di una moneta è tutto ciò di cui gli imprenditori hanno bisogno per operare un calcolo economico quanto più accurato possibile quando devono allocare le risorse per direzionare la produzione. Al giorno d'oggi, invece, le manipolazioni croniche delle varie valute rendono questa operazione estremamente difficoltosa, inficiando il processo stesso dal quale l'establishment statale trae truffaldinamente profitto.

In questo articolo del WSJ gli autori suggeriscono ai banchieri centrali di stampare le proprie valute digitali. L'importanza di pezzi simili non è tanto la consueta ignoranza dei giornalisti che li scrivono, i quali continuano ad essere convinti che "una riduzione (artificiale) dei tassi d'interesse possa far crescere l'economia USA del 3% l'anno." Questa gente vive in un mondo in decadenza, sia dal punto di vista intellettuale sia dal punto di vista economico. Siamo sull'orlo di un cambiamento, soprattutto ideologico, che manderà al macero quelle idee che nel 1936 salirono alla ribalta a causa della Grande Depressione.

Allo stesso modo, il settore bancario centrale è condannato. Articoli come il seguente mettono in risalto, infatti, la potenza decentralizzante del Bitcoin. Inoltre gli Austriaci hanno sempre ripetuto cosa causa i cicli di boom/bust, e una valuta digitale che potrebbe essere espansa e contratta dalle banche centrali non farebbe nulla per eliminare la misallocation delle risorse economiche e l'inflazione dei prezzi alimentata dalle manipolazioni dell'offerta di moneta. L'unica cosa che si conseguirebbe con una valuta digitale controllata dallo stato, sarebbe solamente un aumento della sorveglianza di coloro che la utilizzerebbero. Infatti la natura dell'establishment statale è imprescindibilmente legata ad una sua perenne espansione, ricorrendo a qualsiasi escamotage per permettere alla sua natura di seguire il proprio corso. Questo significa anche cadere anche in contraddizione. Infatti, prendiamo ad esempio la seguente dichiarazione di Draghi, con la quale è stato inserito l'ultimo chiodo nella bara del settore bancario centrale: l'apertura a possibili salvataggi bancari sponsorizzati dal settore pubblico. Tutti i trattati finora sottoscritti sono semplicemente cartastraccia, così come tutte le presunte regole ferree imposte dall'UE. La pianificazione centrale s'è dimostrata ancora una volta per quello che è realmente: un circo di piccoli tiranni che vogliono far saltare il cerchio di fuoco all'elettorato.

Il fuoco del cerchio però sta bruciando il tendone ora.

È bastato un semplice uomo affinché riuscisse a fornire un'offerta adeguata agli attori di mercato, i quali sono stati attirati nel mercato Bitcoin grazie alle sue caratteristiche. In un mondo che si sta spingendo sempre di più verso il divieto del denaro contante, il Bitcoin funge da asset diversificante attraverso il quale posizionare la propria ricchezza e schermarla dagli assalti centrali di coloro intenzionati a sequestrarla silenziosamente attraverso i tassi negativi. Non solo, ma gli attori di mercato hanno dimostrato ancora una volta che la legge dei mercati, la legge di Say, è sempre stata vera sebbene i keynesiani abbiano ripetuto comicamente per anni che invece era stata abolita. Gli attori di mercato hanno scelto il colore al grigiore dello status quo, e quest'ultimo non morirà con un botto bensì in silenzio. Per quanto possa continuare strenuamente a perpetuare sé stesso attraverso proposte più draconiane e fuori dal mondo, lo status quo verrà abbandonato in lento silenzio.

L'attuale establishment è a corto d'idee, non sa come arrestare la marea in ascesa che abbraccia il colore. Quindi ripropone le stese soluzioni che finora sono risultate fallimentari. Prendiamo ad esempio il Giappone. A seguito della gigantesca campagna monetaria/fiscale dell'accoppiata Kuroda/Abe, abbiamo visto una crescita media dei salari nel range dello zero percento. C'è indubbiamente un problema con la crescita economica, ma non ha nulla a che fare con l'aspetto monetario e né con una presunta mancanza d'inflazione.





Inutile dire che a seguito di questa baldoria monetaria alimentata dalla BOJ, il governo ha dato libero sfogo alla spesa pubblica, la quale non solo ha proceduto a sottrarre risorse economiche scarse dall'ambiente economico più ampio, ma le ha anche canalizzate in percorsi produttivi inefficienti e indesiderati dagli attori di mercato. Uno di questi, ad esempio, è il settore della difesa.




La linfa vitale, sotto forma di risparmi reali, che alimenta progetti sostenibili dal punto di vista economico viene incanalata altrove, costringendo l'economia nel suo complesso a rimanere in uno stato stagnante. Ciò almeno finché il bacino della ricchezza reale non viene prosciugato del tutto. Quindi la banca centrale può continuare a stimolare l'economia attraverso la sua politica monetaria, ma tutto ciò che otterrà sarà solo un'inflazione degli asset finanziari strabordante e una perenne stagnazione dell'economia reale. Quest'ultima, infatti, avendo raggiunto una condizione di picco del debito non può più permettersi di accedere ulteriori prestiti e quindi deve tornare a vivere alla vecchia maniera: salari per le famiglie e profitti per le piccole/medie aziende.

Gli accademici continuano a spacciare il mito della "domanda aggregata", mandando sul banco degli imputati la fiacchezza dell'economia nel suo complesso e puntando il dito contro una mancanza d'audacia da parte della banca centrale. Ma il presunto effetto ricchezza innescato dalle banche centrali è solamente un'illusione di prosperità che permette ad entità di decotte di continuare ad operare sui mercati rifornendoli con oggetti che in realtà nessuno vuole e per cui non esiste una domanda genuina. Certo, nel frattempo vengono creati posti di lavoro, ma questi sono fondati sulle sabbie mobili e sull'inconsistenza del denaro fiat. Tali posti di lavoro, quindi, nascono sulle spalle di un ciclo economico perpetuato dalle banche centrali e che prima o poi verranno liquidati a causa dell'artificiosità della presunta ripresa economica.

La presenza di bilanci puliti da saturare s'è quasi esaurita ora che le grandi aziende sono state cooptate nel grande gioco dello stimolo monetario delle banche centrali. Famiglie e piccole medie/imprese erano già fuori gioco e lo sono state sin dall'ultima crisi finanziaria. In un mondo che naviga nella capacità in eccesso e in una depressione incombente nelle spese in conto capitale, l'ingegneria finanziaria è l'unico metodo rimasto attraverso il quale le grandi imprese possono staccare nuovi profitti, o presunti tali. Infatti sin dalla fine della Grande Recessione e dall'inizio dei vari giri di quantitative easing le grandi imprese, quelle che in sostanza hanno potuto accendere nuovi prestiti immolando i propri bilanci sull'altare della ZIRP, hanno riversato la maggior parte dei loro profitti in riacquisti d'azioni, LBO e fusioni & acquisizioni. In questo modo hanno garantito agli azionisti enormi dividendi inattesi con i quali s'è sfoggiato un presunto miglioramento dell'economia in generale. Tale miglioramento è stato venduto alla gente comune, la quale non ha abboccato perché ogni vive sulla propria pelle il fardello di prezzi in aumento per quegli oggetti che più desidera e necessita.

È così che si spiega come mai grandi le grandi aziende, come la Caterpillar ad esempio, possono continuare a tenere aperti i battenti nonostante continui trimestri d'inchiostro rosso e un rapporto vendite/scorte a livelli da recessione. Ma le cose stanno cambiando, gli attori di mercato stanno vedendo i colori e stanno abbandonando il grigiore dello status quo.

Il tripudio di colori sta invadendo lentamente ogni aspetto della nostra società, decentralizzando quei settori che ricercano la soddisfazione degli attori di mercato. L'ingegno e la creatività dei singoli individui attirano verso le loro creazioni tutti coloro che ritengono di trovare utilità e valore negli oggetti offerti. Dal grigio si passa al colore, senza nemmeno che le entità pianificatrici possano accorgersene. Sta accadendo anche nel settore scolastico. Sempre più famiglie vengono attirate nell'homeschooling per istruire i loro figli. In questo modo riescono a riprendersi il controllo sul servizio offerto, potendo tastare di prima persona la capacità degli insegnanti e il loro comportamento. I figli, dal loro canto, sono incentivati a sviluppare quelle capacità e quegli interessi che più sono affini alla loro indole.

Non esiste coercizione. Non esiste un programma calato dall'alto. Non esistono recinti entro i quali costringere "piccoli" individui che non vorrebbero condividere i loro spazi con determinati soggetti. Il bambino si trova in uno spazio che alimenta la sua curiosità verso il mondo, e non la distrugge dandogli in pasto nozioni e concetti che si ritiene debbano imparare per forza. Non è il bambino che si deve rapportare alla scuola, bensì è la scuola che si rapporta al bambino. In questo modo non si fa altro che permettere al giovane individuo di sviluppare quelle capacità che serviranno a garantirgli una nicchia all'interno dell'ambiente lavorativo. Serviranno a permettergli di lasciare la scuola il più presto possibile e fare esperienza nel mondo reale. Non è un caso se, ad esempio, nell'attuale panorama economico chi riesce a trovare meglio lavoro sono coloro nella fascia d'età tra i 50 e i 60 anni. I giovani, strabordanti teoria, non hanno la minima idea di cosa voglia dire la pratica della vita quotidiana. Sono specializzati sulla carta, ma non sanno applicarla al mondo reale. Quando vi si confrontano restano spaesati. Ciò costa tempo. Ciò costa denaro. E il fenomeno annesso a questo trend è l'esplosione del lavoro part-time.

Ma il libero mercato lavora nel "sottobosco" affinché gli individui abbiano una possibilità, qualunque sia il grado di pianificazione centrale. Quest'ultima non riuscirà mai a soverchiare questo processo. L'individuo è in grado di produrre soluzioni sempre nuove che impediranno alla staticità della pianificazione centrale di rimanere al passo. Prima Bitcoin, poi la Khan Academy. Ora ha 26 milioni di studenti a livello mondiale e diventeranno 50 milioni tra meno di 10 anni.

L'inarrestabilità di questo processo che sta ridando colore alla società nel suo complesso è scritto nella Legge di Moore. La dinamicità delle interazioni tra gli individui impedisce a qualsiasi autorità di poter mettere i bastoni tra le ruote nel lungo termine a quelle attività che trasformeranno inesorabilmente la società. È una questione tra continuità e discontinuità. La tecnologia digitale ha semplificato oltremodo la nostra vita. Pensateci, la maggior parte di noi non potrebbe mai fare a meno del proprio smartphone. Chiunque emetta un editto atto a bandire i telefoni cellulari per "motivi di sicurezza", troverà che la popolazione non si adeguerà. Non si adegua nemmeno per la propria sicurezza. Esiste una grande continuità all'interno della società che può essere scardinata solo da una grande discontinuità. Ma quest'ultima esige un periodo temporaneo di caos e alla pianificazione non piace il caos. Questo è il suo motto: "Non agitare le acque." La pianificazione centrale prospera nella stabilità. Quindi continuerà a calciare il barattolo.

Problema: al fine di sopravvivere ad ogni costo, la pianificazione centrale stessa sta generando il caos. Come lo definì Mises, è un caos pianificato. Interferendo con le interazioni degli individui crea scompiglio all'interno della società, ritardando il giorno della sua disfatta. Il "nuovo ordine" che sta prendendo forma è uno che non necessita di un drappello di persone all'apice della società in grado di indirizzare verso lidi di presunta prosperità e sicurezza la società nel suo complesso. Il dinamismo del mercato ha superato questa fase, creando una nuova continuità all'interno della quale la decentralizzazione dei poteri è il futuro. Qual è quella grande discontinuità che potrebbe cancellare questa continuità? Una guerra nucleare. Altamente improbabile. Quindi, passo dopo passo, invenzione dopo invenzione, assisteremo all'agonia e la morte silenziosa della pianificazione centrale.



CONCLUSIONE

Il settore bancario centrale è finito. Perirà a causa delle sue stesse politiche. Sta venendo sostituito da qualcosa di più efficiente. Il settore scolastico mainstream è finito. Perirà a causa delle sue stesse politiche d'insegnamento. Sta venendo sostituito da qualcosa di più efficiente. Lo stato sociale è finito. Perirà a causa delle sue stesse politiche ridistributive. Sta venendo sostituito da qualcosa di più efficiente. Intorno a noi possiamo osservare il mondo riprendere il suo colore, abbandonando il grigio monotono e coercitivo imposto dalla pianificazione centrale. Come Richard Heilbroner nel 1990 dovette ammettere che Mises aveva avuto ragione circa 70 anni prima quando scrisse Economic Calculations in the Socialist Commonwealth, gli attuali apologeti dello stato e della pianificazione monetaria centrale dovranno fare lo stesso con Planned Chaos scritto circa 60 anni fa. Sarà un piacere vedere Krugman ammettere: "Mises aveva ragione." Peccato che la figura da zimbello non la farà Paul Samuelson. Nessuno se lo sarebbe meritato più di lui.


Il FMI: la mafia più potente del mondo

Gio, 04/08/2016 - 10:15




di Bill Bonner


NORMANDIA, Francia – Cos'è successo alla rivista TIME?

Henry Luce, che diede i natali al TIME – il primo magazine settimanale di notizie negli Stati Uniti – sarebbe rimasto sconvolto a vedere quello che è diventato.

Insulso, servile, puerile... adulante i ricchi, i pretenziosi, i clientelisti e gli zombie – insomma, un disastro dal punto di vista giornalistico.

Quello che scatena in noi questa repulsione è un articolo sul TIME che abbiamo letto nella sala d'attesa dell'aeroporto.

C'era una foto del capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, sulla copertina e l'articolo prometteva di nominare le "100 persone più influenti nel mondo".

Fin dall'inizio, gli editori sono in difficoltà. Praticamente ognuna della maggior parte delle persone "influenti" nel mondo è una celebrità... uno scribacchino... o un politico finito... o un attore finito.

La signora Lagarde, per esempio.

Non siamo sicuri di quale categoria dovrebbe far parte. Ma dal momento che s'impegna a sostenere il sistema e ad evitare il cambiamento – come quasi tutti gli altri elencati nell'articolo... abbiamo difficoltà a comprendere che tipo d'influenza possa avere.

Al massimo la sua influenza è paragonabile al gas nello stomaco o agli scarafaggi: ci sono sempre. Senza di lei, le cose sarebbero più o meno come sono oggi.

L'agiografia della signora Lagarde è stata scritta da un altro campione dello status quo, l'attuale presidente della FED Janet Yellen.

La Yellen ci dice che "nessuna organizzazione è più cruciale per la stabilità dell'economia globale rispetto al Fondo Monetario Internazionale."

Anche in questo caso, prendiamo un bel respiro. Stabilità è una parola ingannevole.

Come la mafia aiuta a stabilizzare i quartieri poveri di Palermo... o l'eroina gratis aiuta a stabilizzare i tossicodipendenti... il Fondo Monetario Internazionale ha lo scopo di far funzionare l'attuale sistema – non importa quanti danni possa arrecare.

Questo è il tema che ricorre più spesso sulle bocche dei 100 influenzatori più famosi.

Come quando si riuniscono alle cene di beneficenza di un qualche miliardario, tutti sostengono di agire per il miglior risultato. Ma non ci sono prove che quelli che conosciamo (molti, non li riconosciamo) abbiano fatto una sola cosa diversa dal costruire la loro reputazione e spacciare la loro influenza.

La Yellen chiama la Lagarde una "apripista". Ma quale sentiero ha tracciato?

La Lagarde è la prima donna a guidare il Fondo Monetario Internazionale, dice la Yellen (senza ricordare che quest'ultima è la prima donna a capo della FED).

Gli altri 99 "influenzatori" sono un mix di intrattenitori, politici, trogloditi e fenomeni da baraccone.

Il denominatore comune è che sono tutte persone i cui nomi finiscono sui giornali.

Il generale dell'Airforce degli Stati Uniti, Lori Robinson, "protegge la nostra patria"...

...il senatore Ted Cruz "non si fermerà davanti a nessun ostacolo che si frappone tra lui e più posti di lavoro, una maggiore libertà, e la vera sicurezza per il popolo americano"...

...il romanziere Marilynne Robinson "è determinata ad essere quanto più intelligente possibile"...

...la tennista indiana Sonia Mirza "ha ispirato una generazione di indiani affinché perseguissero i loro sogni"...

...il presidente dell'Università, Diana Natalicio, "era un'avanguardista, capace di vedere il futuro dell'America nel volto dei suoi studenti"...

...Il presidente della Ford Foundation, Darren Walker, vuole "sconfiggere la disuguaglianza"...

...il direttore dell'FBI, James Comey, sta cercando di contrastare "il terrorismo internazionale e le minacce della cyber-sicurezza"...

...e nei prossimi decenni, la gente guarderà indietro al lavoro dell'artista giapponese Yayoi Kusama e "capirà che la sua idea di creazione e infinito ha avuto una resistenza eterna."

Blah. Blah. Sì... sì.

Ma il nostro sproloquio preferito è quello del "filosofo" francese Bernard-Henri Lévy.

Egli definisce il presidente francese Francois Hollande "l'europeo ribelle", e sostiene che dovrebbe essere incluso tra le 100 persone più influenti del pianeta.

Hollande, dice Lévy, è "uno degli ultimissimi leader europei a credere nell'Europa – che senza di essa, finiremmo in un nuovo Medioevo."

Non siamo sicuri se ridere o piangere.

Abbiamo seguito la carriera di Lévy, da grande distanza e con molto disinteresse, per più di 40 anni.

Lo abbiamo incontrato nei primi anni '70. Era il leader di un movimento di sinistra chiamato "I Nuovi Filosofi". Pensavamo che sarebbe valsa la pena capire di cosa si trattasse. Purtroppo non siamo riusciti a capirlo.

Forse era colpa nostra. La nostra conoscenza dei vecchi filosofi era discutibile, nella migliore delle ipotesi.

All'epoca pensavamo che la colpa fosse nostra se I Nuovi Filosofi non avevano alcun senso. Ora, non ne siamo così sicuri.

Cosa fa pensare a Lévy che l'Europa tornerebbe ai "secoli bui" se l'Unione Europea venisse smantellata?

L'UE è nata nel 1992. Stavamo davvero così male prima?

Non che ricordiamo.

Ma Lévy non si ferma qui. Dice che Hollande è un "grande leader mondiale, e questo non è un parere, ma un fatto."

Eh?

Che tipo di fatto sarebbe questo? E che tipo di filosofo non conosce la differenza tra realtà e opinione?

A quanto pare il tipo che pensa che Francois Hollande sia un grande leader mondiale. O il povero scemo che ora sta scrivendo sulla rivista una volta importante di Henry Luce.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un fallimento senza precedenti: la bancarotta di Medicare, Medicaid e Previdenza Sociale

Mer, 03/08/2016 - 10:15




di Gary North


Gli elettori in Occidente ritengono che non esista causa ed effetto. Ma ritengono anche che lo stato sociale sia moralmente buono ed economicamente solido.

Hanno riscritto questo comandamento: "Non rubare" (Esodo 20:15). Oggi il nuovo comandamento è: "Non rubare, tranne che a maggioranza dei voti."

Pensano di poterla fare franca. E invece no. Tra 20-25 anni la stragrande maggioranza dei cittadini anziani vedrà deragliare il proprio treno previdenziale. I loro redditi garantiti dallo stato verranno tagliati in modo sostanziale.

Dovranno vendere le loro case e andare a vivere con i loro figli -- voi.



SCHEMI DI PONZI

Lo stato sociale moderno è un gigantesco schema di Ponzi. Nella storia non è mai esistito nulla di simile per dimensioni. Si basa sulla coercizione politica. Dal punto di vista politico è inarrestabile... oggi. Ma è arrestabile in futuro e verrà arrestato.

Tutti gli schemi di Ponzi falliscono. Questo -- guidato dal Medicare -- non fa eccezione.

È internazionale. L'Occidente sperimenterà quello che Tom Lehrer cantava mezzo secolo fa: "We will all go together when we go."

Nel frattempo saremo costretti a pagare questi schemi di Ponzi, nonostante il fatto che si è coscienti di come non se ne raccoglieranno i benefici. Gli schemi di Ponzi non saranno dichiarati un fallimento. Dovranno essere modificati. Pensionamento a 70 anni. Settantacinque anni. Ottant'anni. Medicare a 70 anni. Settantacinque anni. Ottant'anni. Medicaid? Scusate, ma è per i poveri. Quelli che sono veramente poveri. Le persone senza alcun asset, compresi figli di mezza età con case in cui andare a vivere.

Fino al giorno in cui i governi del mondo non andranno in default per i loro bond, e le banche centrali non smetteranno di comprare titoli di stato a causa di un'iperinflazione incombente -- che non può durare a lungo, e che non cura gli schemi di Ponzi -- i vecchietti continueranno a ricevere i loro soldi.

Tutti si sono adattati alla grande menzogna morale: il furto attraverso le urne elettorali è sia morale che efficace a lungo termine.

Tutti si sono adattati alla grande menzogna statistica: gli schemi di Ponzi garantiti dallo stato non finiscono mai.

Queste due bugie hanno corrotto l'Occidente, a cominciare da Bismarck nel 1880, che indebolì i liberali tedeschi cooptando la loro richiesta di una pensione garantita dallo stato.

La mia generazione raccoglierà i benefici. Siamo entrati prima negli schemi di Ponzi. I nostri genitori ci hanno mostrato la via, cosa che fecero a loro volta i loro di genitori. I vostri, invece, non saranno così fortunati. Lo schema di Ponzi alla fine salterà in aria.

La mia generazione ha i voti. Abbiamo la moralità dello stato sociale dalla nostra parte. Votiamo anche in percentuali più elevate rispetto agli altri gruppi d'età. Vediamo le nostre opportunità, e le prendiamo. Siamo in grado di giocare la carta dell'anzianità, e lo facciamo. "Siamo vecchi. Siamo infermi. Abbiamo lavorato duramente. Siamo autorizzati a ricevere ciò che ci spetta. Quindi sganciate." E voi sganciate.

La vostra generazione non può competere con la nostra. Perché no? Siete incapacitati dal punto di vista morale, soprattutto a causa della vostra accettazione dello stato sociale. Siete incapacitati anche dal punto di vista politico, perché per decenni avete pagato questi schemi di Ponzi. Volete quanto vi è stato promesso. Dopo tutto, avete pagato. "Avremo la nostra parte." Sbagliato. "Meritiamo la nostra parte." Molto difficile. "Non possiamo tagliare fuori gli anziani ora." Sì che potete, ma non volete.

La vostra generazione pensa che avrà i voti. E invece no. Perché no? A causa del dolore politico. Fino a quando i governi possono prendere in prestito denaro, possono continuare a finanziare lo schema di Ponzi. Dal punto di vista politico è indolore. I politici scelgono sempre la via più facile: la strada della bassa morale. Fino a quando il prezzo è basso dal punto di vista politico, i politici rinvieranno il dovere di prendere una decisione. Ciò equivale a calciare un barattolo lungo la strada.

Il processo viene meglio compresa se immaginiamo il manto nevoso su una montagna. Il manto nevoso diventa più spesso.

Poi, un bel giorno, esce il sole. La temperatura sale. Gli sciatori sciano, ignari del pericolo. In precedenza ci sono stati avvertimenti. "Il manto nevoso è troppo spesso. Ci sarà una valanga." Risposta: "L'abbiamo sentito dire per tutta la nostra vita."

Poi ci sarà un forte rumore inaspettato.

C'è sempre un forte rumore inaspettato.

Non fatevi trovare sulle piste da sci quel giorno.

I vostri pari diranno: "Non può accadere a noi. Siamo speciali." Lo pensava anche questo tipo.






CAVEAT EMPTOR

A nessuno è permesso d'affermare che questi sono schemi di Ponzi. Questi ultimi sono illegali. E anche le catene di S. Antonio. Identificare questi schemi come schemi di Ponzi, scatena necessariamente negli elettori un atto d'accusa morale. Gli elettori non lo tollereranno.

Ci sono sempre alcune persone là fuori che avvertono di una valanga incombente. Ma tranne gli economisti della Scuola Austriaca, questo tipo di persone ha sempre presentato i propri avvertimenti seguiti da due affermazioni:

  1. Previdenza sociale e Medicare sono intrinsecamente programmi solidi.
  2. Le loro attuali debolezze attuariali possono essere aggiustate, ma dobbiamo agiamo ora.

Se non pronunciano queste frasi, diventerebbero vulnerabili ad un paio di affermazioni socialmente terrificanti.

  1. "Stai dicendo che Franklin Roosevelt e Lyndon Johnson erano moralmente corrotti, così come il loro elettorato?"
  2. "Sei un catastrofista."

Sono invitati a parlare o pubblicare i loro avvertimenti, solo se presentano le prime due affermazioni. Sono autorizzati a presentare i loro avvertimenti, solo se assicurano al loro pubblico che non è troppo tardi per riformare gli schemi di Ponzi statisticamente fuori controllo.

In breve, "gli schemi di Ponzi sono morali, ma tendono ad andare fuori controllo. Tutto quello che dobbiamo fare per ripristinare la loro solvibilità, è imporre limiti statisticamente plausibili."

Ecco un esempio classico.






TAGLIARE LA TORTA RUBATA

C'è un problema: la politica. Lo stato sociale moderno si basa su una premessa: "Ottenere qualcosa." Ci sono limiti imposti, ma solo di natura politica. In un mondo di pasti gratuiti dal punto di vista politico, è tutta una questione di porzioni più grandi e di piatti più costosi. Ogni gruppo capisce che ottenere il proprio, comporta l'implementazione di limiti ad altri gruppi che cercano d'ottenere la stessa cosa.

La torta si basa sul furto. Ogni gruppo paga per gli ingredienti della torta. Quando arriva il momento di tagliare i pezzi, ogni gruppo vuole due fette -- due fette belle grandi. Se riusciranno ad ottenerle, allora prima delle elezioni successive ne richiederanno tre di fette. Se le otterranno, allora prima delle elezioni successive richiederanno di pagare una quota minore per gli ingredienti.

Questa cosa è andata avanti sin dal 1880 in Germania. Non ha subito inversioni.

Ci è stato detto: "Può essere risolto, se agiamo ora."

Chi è questo "noi"? Cosa dobbiamo fare "noi"? Come facciamo "noi" ad ottenere un ampio sostegno per tagliare i programmi statali più costosi, che tra l'altro sono anche i programmi statali intoccabili dal punto di vista politico?

La risposta è chiara: abbiamo incontrato il nostro nemico, e siamo proprio noi.

Votiamo come ricevitori, non come fornitori. Votiamo come mangiatori di torte, e non come fornitori d' ingredienti.

Crediamo alle rassicurazioni dei politici: "Fidatevi di noi. Questi programmi esisteranno sempre."

Gli americani dicono ai sondaggisti che non si fidano del Congresso. In realtà mentono. Gli elettori si fidano profondamente dei politici, soprattutto quando questi ultimi dicono la più grande menzogna che tutti i congressisti raccontano ai loro elettori: "Questi programmi sono garantiti a vita." Gli elettori si fidano del Congresso per quanto riguarda il loro futuro.



IL GRANDE DEFAULT

Ci sarà un default. Dal punto di vista statistico è garantito al 100%. Non ci saranno riforme fino a quando lo stato non si troverà di fronte al default. Poi ci saranno enormi riforme.

La torta si ridurrà. Le fette si restringeranno. I voti dei vecchietti saranno in minoranza. Saranno dolori per i contribuenti. Quando ci sarà dolore sufficiente, il Congresso taglierà i benefici.

Il Congresso aumenterà le tasse prima del Grande Default, ma le entrate non compenseranno il deficit.

Il Congresso taglierà i pagamenti ai medici e agli ospedali. Ci sarà un razionamento dell'assistenza sanitaria.

Il Congresso infine taglierà i benefici medici. La valanga si scaglierà a valle.

Non fatevi trovare sulle piste quando accadrà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I dettagli dietro il salvataggio da €5 miliardi di Monte Paschi

Mar, 02/08/2016 - 10:03




da Zerohedge


Dopo la chiusura di venerdì, l'Autorità Bancaria Europea ha fatto quello che fa ogni anno: ha pubblicato i risultati di quello che definisce uno "stress test", ovvero, un semplice esercizio annuale per rafforzare la fiducia. L'edizione 2016 non ha minimamente "testato" le due minacce più gravi in ​​Europa, vale a dire, i tassi d'interesse negativi e il "Brexit". Inoltre non ha testato alcuna banca greca o portoghese, sapendo bene quelli che sarebbero stati i risultati. Tuttavia, al fine di mantenere una certa credibilità, lo stesso test che negli anni precedenti ha dovuto bocciare istituti come Dexia, Bankia e Novo Banco, doveva ovviamente bocciare una banca, e quest'anno è toccato a Monte Paschi.

Tuttavia, come abbiamo riportato in precedenza venerdì, l'ABE ha bocciato solo Monte Paschi perché la banca aveva preannunciato di aver ottenuto un piano di salvataggio privato da un consorzio di banche. Il piano di salvataggio di Monte Paschi, un aumento di capitale da €5 miliardi, è stato unico in molti aspetti, non ultimo la capitalizzazione di mercato del 5.6X di BMPS.

In poche parole, il piano può essere riassunto nei tre punti seguenti:

  1. Aumentare il grado di copertura del bad debt.
  2. Trasferire tutto lo stock esistente di bad debt (sofferenze) in un veicolo di cartolarizzazione. La tranche senior sarà coperta da garanzie pubbliche, quella mezzanina sarà acquistata dal fondo Atlante e la tranche equity sarà trasferita agli azionisti esistenti e deconsolidata.
  3. Un aumento di capitale da €5 miliardi per rimuovere l'impatto patrimoniale negativo sull'operazione e mantenere il livello di capitale al livello attuale dell'11.8%.

Fin qui tutto bene, ma come dice Marta Bastoni di Barclays: "Un problema è stato risolto, ma in futuro non sarà più possibile percorrere questa strada."

Come Bastoni scrive ulteriormente in una nota del 31 luglio: "Mentre il piano di capitale annunciato ha il vantaggio di eliminare i rischi connessi alle sofferenze trasferite dal bilancio, ed è una soluzione privata, l'aumento di capitale da €5 miliardi rappresenta una capitalizzazione di mercato del 5.6X di MPS. Consideriamo questo piano come un piccolo dato positivo per il settore, in quanto riduce la quantità totale di disposizioni necessarie per smaltire le sofferenze ad un 'livello di mercato'. Tuttavia, riteniamo che il piano MPS sarà difficile da replicare su larga scala, e con una costante mancanza di chiarezza sulle azioni future della BCE, riteniamo che persista un alone d'incertezza sulla posizione patrimoniale del settore nel suo complesso."

Un ruolo chiave nel piano di salvataggio sarà interpretato dal Fondo Atlante, il quale rappresenterà l'acquirente della tranche "mezzanina" a medio rischio da €1.6 miliardi. Tuttavia, con questo particolare investimento, Atlante sarà drenato dai suoi fondi, con quasi €1 miliardo rimanente per prevenire o ritardare anche materialmente la crisi bancaria italiana in corso.

Barclays è d'accordo, dicendo che il Fondo Atlante è improbabile che possa fornire una soluzione sistemica.

Atlante acquisterà la tranche mezzanina da €1.6 miliardi del veicolo di cartolarizzazione. Inoltre al Fondo sarà concessa una garanzia sulle azioni emesse, la quale gli conferisce un ulteriore incentivo a partecipare all'operazione se le azioni di MPS dovessero recuperare nei prossimi cinque anni. Si stima che il fondo abbia €0.9/€1.35 miliardi di risorse aggiuntive per il resto del sistema bancario italiano, il che implicherebbe tra i €13/€19 miliardi di sofferenze che possono essere acquistate.
Il problema è che anche con l'uso spropositato della leva finanziaria concesso dalla cartolarizzazione, le banche italiane avranno ancora bisogno di una grande quantità di capitale per compensare il deterioramento del rischio più grande nel sistema bancario italiano: le centinaia di miliardi di crediti inesigibili.

E mentre noi abbiamo coperto la crisi dei crediti inesigibili in Italia sin dal 2011 e al momento abbiamo poco da aggiungere, diamo uno sguardo più da vicino a come il governo Renzi abbia salvato Monte Paschi... per la terza volta negli ultimi due anni, ma questa volta senza iniezione diretta di fondi pubblici nel settore, cosa che l'Europa ha ufficialmente vietato a partire da quest'anno, costringendo le banche a ristrutturarsi con un bail-in.

Nel rispondere alla domanda se si tratta di una vera e propria soluzione, Barclays ritiene che "la struttura della transazione funziona bene per Monte Paschi, perché ci rendiamo conto che è stata progettata per rimuovere completamente ogni rischio connesso alle sofferenze di bilancio di MPS, ed è una soluzione privata." Questa è la buona notizia.

La cattiva notizia: "Mentre la soluzione è quella di ridurre alcune delle incertezza intorno alla quantità totale di disposizioni necessarie per smaltire i crediti inesigibili ad un 'livello di mercato', riteniamo che il piano MPS sarà difficile da replicare su larga scala, e con una costante mancanza di chiarezza riguardo le azioni future della BCE, riteniamo che persista un alone d'incertezza sulla posizione patrimoniale del settore nel suo complesso."




Mettendo da parte la questione riguardante il contenimento del rischio, ci concentriamo sulla proposta di salvataggio di Monte Paschi.

Ecco il quadro: una volta che il piano viene attuato, l'istituto bancario afferma che Monte Paschi si ritroverebbe un rapporto dei crediti inesigibili del 18% rispetto al 34% attuale, nessun bad debt sullo stato patrimoniale e un rapporto di copertura del 40% sulle restanti sofferenze. Il valore delle azioni degli azionisti sarà diluito di almeno l'81%.

Il piano aumenterà dapprima il grado di copertura del bad debt; in secondo luogo, trasferirà tutto lo stock esistente di bad debt (Sofferenze) in un veicolo di cartolarizzazione. In terzo luogo, ci sarà un aumento di capitale da €5 miliardi che in sostanza renderà questa operazione a "capitale neutrale". I dettagli sono riportati da Barclays.


Primo passo: aumento delle coperture, anche per i crediti inesigibili che rimarranno in bilancio

Il primo passo è quello di aumentare il rapporto di copertura dei crediti inesigibili: per la categoria bad debt (sofferenze) ammontante a €27 miliardi, l'istituto bancario afferma che la copertura dovrebbe aumentare dal 61% nel secondo trimestre 2016 al 67%. Questo livello di copertura significa che il prezzo di trasferimento utilizzato per la cartolarizzazione sarà di 33c. Inoltre, il gruppo aumenterà anche la copertura per i crediti inesigibili che rimarranno in bilancio, vale a dire, €18.1 miliardi di prestiti "Difficilmente ripagabili" e "scaduti". Il rapporto di copertura sarà aumentato dal 29% al 40% secondo l'istituto bancario.


Secondo passo: struttura della cartolarizzazione

I €27 miliardi di bad debt lordo saranno trasferiti al veicolo speciale di MPS. Il veicolo dovrà emettere il finanziamento su base netta, quindi su €9.2 miliardi di crediti inesigibili netti. La cartolarizzazione si prefigge di non farne rimanere alcuna parte nel bilancio di MPS. Il veicolo di cartolarizzazione sarà composto da tre tranche:

  • Tranche senior: €6 miliardi di bond investment grade che nel piano saranno coperti da garanzie pubbliche (GACS). Il gruppo ha già predisposto un prestito ponte di €6 miliardi per garantire il deconsolidamento dei crediti inesigibili, e allo stesso tempo ottenere un certo margine di tempo per organizzare l'emissione dei bond.
  • Tranche mezzanina da €1.6 miliardi: da acquistare da parte del Fondo Atlante.
  • Tranche junior da €1.6 miliardi: sarà interamente assegnata ai soci attuali, che vedranno cancellato il premio delle azioni e sostituito con il bond.



Terzo passo: aumento di capitale da €5 miliardi

La dimensione dell'aumento di capitale è del 5.6X rispetto all'attuale capitalizzazione di mercato. L'iniezione di capitale sarà utilizzata per coprire le esigenze di capitale derivanti da ciascuna fase del piano:

  • €2.2 miliardi per aumentare al 40% il rapporto di copertura dei crediti inesigibili che rimarranno nel bilancio della Banca.
  • €1 miliardo per aumentare al 67% il grado di copertura del bad debt (sofferenze).
  • €1.6 miliardi per deconsolidare la tranche equity del veicolo.



Azionisti esistenti

Il premio azionario sulla quota degli azionisti esistenti verrà sostituito dallo strumento equity della SPV. Secondo MPS la tranche equity dovrebbe essere posta alla base per facilitare un'eventuale liquidazione.


Sequenza temporale

Settembre 2016: assemblea straordinaria degli azionisti e presentazione del piano industriale.

Ottobre/Novembre 2016: assemblea straordinaria per l'approvazione della transazione. Non ci aspettiamo molta resistenza da parte degli azionisti, poiché l'alternativa per il gruppo sarebbe una bancarotta o il bail-in se il piano non dovesse essere approvato.

Entro la fine dell'anno 2016: aumento di capitale e riconoscimento dei crediti inesigibili.

Infine, guardando al futuro e alla possibilità che la struttura di Atlante possa operare ulteriori salvataggi, ecco la conclusione di Barclays: sì, ma solo per le banche di piccole dimensioni.

Atlante acquisterà la tranche mezzanina da €1.6 miliardi del veicolo di cartolarizzazione. Inoltre al fondo saranno concesse garanzie sulle azioni di nuova emissione per un importo fino al 7% del capitale. Le garanzie avranno una durata di 5 anni. Atlante conserva quindi un ulteriore potenziale di guadagno, qualora il prezzo delle azioni nei prossimi cinque anni dovesse recuperare il terreno perso.

Tra il patrimonio disponibile per l'acquisizione dei crediti inesigibili e gli importi che sono stati successivamente promessi al Fondo, stimiamo che oggi il Fondo abbia come minimo €2.5/€2.95 miliardi del patrimonio disponibile per l'acquisto della tranche mezzanina, il che significa che possiede €0.9/€1.35 miliardi in risorse aggiuntive per il resto del sistema, che utilizzando il livello di copertura del settore e la struttura SPV per MPS implicherebbe l'acquisto potenziale tra i €13 e i €19 miliardi di crediti inesigibili. Riteniamo che la soluzione Atlante potrebbe essere ripetibile per le banche più piccole, poiché al momento la capacità di mercato non può essere in grado di assorbire aumenti su più vasta scala.


Quindi, per riassumere tutto quanto: Monte Paschi ha ottenuto un salvataggio privato da banche in difficoltà (per le quali il costo del contagio sarebbe stato di gran lunga superiore al finanziamento del salvataggio di BMPS), il quale ha tenuto a galla la banca ma ha spazzato via l'equity sottostante a causa di una massiccia diluizione di oltre l'80%. Il problema è che questa era una soluzione una tantum – non certo applicabile per le altre grandi banche – una che non può essere ripetuta, a meno di ulteriori miliardi investiti nel Fondo di salvataggio Atlante per capitalizzare i futuri salvataggi attraverso cartolarizzazioni.

Quanto alla questione se saranno necessari altri salvataggi, la storia si riduce a quanto siano credibili gli stress test dell'ABE e quanta fiducia gli investitori ripongano nei calcoli della BCE. Considerando che Deutsche Bank ha superato ogni singolo stress test a pieni voti, solo per crollare in queste ultime settimane verso nuovi minimi storici per timori legati al bilancio e alla NIRP, è molto probabile che gli investitori non daranno troppo credibilità a ciò che hanno concluso gli "stress test".

Tutto ciò solleva una domanda: quanto tempo passerà fino al prossimo ciclo di crisi bancaria in Europa (che probabilmente sarà incentrata ancora una volta sull'Italia)? Perché mentre gli stress test vanno e vengono, il problema più grande di tutti è ancora vivo e vegeto: i tassi negativi in ​​Europa e centinaia di miliardi in crediti inesigibili che schiacciano le entrate e la redditività delle banche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Tassi d'interesse e oro

Lun, 01/08/2016 - 10:09
Ormai, in gran parte del mondo sviluppato, i tassi d'interesse negativi sono una realtà ben radicata. Basti pensare ai tassi decennali del Tesoro tedesco, oppure a quelli svizzeri, o, addirittura a quelli giapponesi. Uno dei governi più insolventi del mondo riesce a vendere cartaccia obbligazionaria a rendimenti negativi. Inutile dire che c'è qualcosa che non va in un'economia del genere. Infatti le cose iniziano a farsi più chiare se, evitando le sciocchezze dei funzionari statali domiciliati presso le banche centrali, guardiamo al comportamento dell'economia reale. Non è un caso, quindi, se in Europa, Svizzera e Giappone la richiesta di cassette di sicurezza sia aumentata del 40-50% solo nell'ultimo anno, permettendo agli attori di mercato di minimizzare la loro presenza in conti di deposito e aggirare i tassi negativi attraverso l'affitto dei caveau delle banche in cui immagazzinare denaro contante. Non solo, ma in Giappone è iniziata una vera e proprio caccia al metallo giallo da immagazzinare nelle cassette di sicurezza, piuttosto che detenere un conto deposito fruttante un interesse minimo e richiedente costi di gestione cannibali. Le vendite di oro ai clienti giapponesi sono salite da 17.9 tonnellate nel 2014 a 32.8 tonnellate l'anno scorso; mentre la vendita di barre d'oro è aumentata del 35% rispetto all'anno scorso. In un ambiente economico in cui il divieto al denaro contante e i tassi d'interesse negativi prosciugano la ricchezza reale degli attori di mercato, ricorrere a cassette di sicurezza in cui immagazzinare contanti e gioielli sta diventando una pratica comune. Questo perché rappresentano le poche difese che si possono mettere in campo per schermare i propri risparmi dalla voracità infinita dello stato e del suo stuolo di burocrati.
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di Alasdair Macleod


In genere si ritiene che i tassi d'interesse e il prezzo dell'oro si muovano in direzioni opposte. In altre parole, tassi d'interesse più alti sono accompagnati da prezzi dell'oro più bassi. Come tutte le ipotesi circa i prezzi, a volte sono vere e a volte no.

Al giorno d'oggi i mercati pullulano d'oro sintetico, ovvero, oro che raramente viene consegnato. Pertanto il rapporto attuale è con i tassi d'interesse relativi, perché le posizioni riguardo l'oro sintetico, sotto forma di contratti futures e forward, sono finanziate nei mercati monetari. Questo è il motivo per cui voci di un probabile rialzo dei tassi d'interesse, se si riflettessero nei tassi interbancari a termine, porterebbero ad una diminuzione del prezzo dell'oro.

Ma le cose non sempre sono andate così. Il grafico qui sotto ci mostra che dopo il 1971 l'aumento dei tassi d'interesse è stato accompagnato da un prezzo dell'oro più alto.




Possiamo dividere il decennio in quattro fasi distinte, numerate di conseguenza sul grafico. Nella fase 1, a dicembre del 1971, i tassi d'interesse scesero e l'oro aumentò di prezzo, tanto quanto suggerirebbero le aspettative odierne, ma da allora in poi fino alla fine del decennio emerse una forte correlazione. Perché?

Quelli di noi che all'epoca lavoravano nei mercati finanziari ricorderanno lo sviluppo della stagflazione negli anni sessanta e nella prima metà degli anni settanta, dove i prezzi salivano senza un corrispondente aumento della domanda. Le banche centrali si trovavano in una posizione difficile. In accordo col pensiero macroeconomico del dopoguerra, la politica monetaria era (come lo è anche oggi) uno degli strumenti principali per promuovere la crescita economica, e quindi la mancanza di crescita era attribuita a stimoli monetari insufficienti. Pertanto la politica monetaria non venne impostata per tassi d'interesse più elevati, necessari per contrastare l'aumento dell'inflazione dei prezzi. I banchieri centrali volevano tassi d'interesse bassi, ma furono costretti dai mercati ad alzarli, cosa che fecero con riluttanza e in ritardo. Il prezzo dell'oro salì scontando il tasso crescente dell'inflazione dei prezzi, invece d'essere soppresso dai tassi d'interesse in salita. Questa è la Fase 2 sul grafico.

La stagflazione durò fino alla fine del 1974. L'inflazione dei prezzi misurata dall'indice dei prezzi alla produzione aumentò oltre il 25%, riflettendo l'aumento dei prezzi del petrolio imposti dal cartello dell'OPEC. L'inflazione misurata dall'IPC aveva raggiunto il 12%. I mercati azionari erano crollati, con il dimezzamento del Dow e l'indice FT30 di Londra in discesa di oltre il 70% rispetto al picco del 1972. A Londra, la crisi bancaria secondaria innescata dall'aumento dei tassi d'interesse, aveva portato al fallimento di quelle banche che avevano prestato denaro agli sviluppatori di proprietà, con un conseguente crollo finanziario nel novembre 1973. Gli economisti mainstream erano confusi, perché il crollo della domanda a seguito della crisi avrebbe dovuto portare alla deflazione, ma i prezzi continuavano a salire.

La storia dell'oro non riguardava solo i rialzi tardivi e insufficienti dei tassi d'interesse. I ricchi in Medio Oriente traevano beneficio dai prezzi in salita del petrolio, una società arretrata che aveva investito una parte significativa dei propri dollari in oro fisico. Questa era una pratica naturale per gli arabi, i quali consideravano l'oro come denaro e i dollari, invece, una sorta di carta semi-inutile. Investire in oro fisico era stato anche il consiglio fornito loro dai banchieri privati ​​svizzeri. Il riciclaggio dei petrodollari in oro ripuliva regolarmente le aste del Tesoro USA, il quale non riusciva a sopprimere il prezzo dell'oro.

La crisi finanziaria e il crollo dei mercati azionari nel 1974, ci porta alle Fase 3 del grafico. I tassi d'interesse scesero dopo che i mercati azionari cominciarono a recuperare dai minimi raggiunti all'epoca. Anche il prezzo dell'oro stava diminuendo, quasi dimezzato da poco meno di $200 a dicembre 1974 a poco più di $100 nell'agosto 1976. Era diventato evidente che il mondo finanziario sarebbe sopravvissuto, così scesero anche i rendimenti obbligazionari mentre i mercati azionari recuperavano il loro equilibrio. La paura pareva essersi diradata.

Ancora una volta, il prezzo dell'oro andava di pari passo con i tassi d'interesse. Poi è iniziata la Fase 4. Dal 1976 in poi, l'attività economica si stabilizzò e l'inflazione dei prezzi raggiunse un picco quello stesso anno, con l'IPC al 13% nel 1980. I tassi d'interesse salirono insieme all'inflazione dei prezzi, e l'oro passò da $100 a $850 il 21 gennaio 1980. Per la terza volta, il prezzo dell'oro era andato di pari passo con i tassi d'interesse.

Dalla storia degli anni '70, abbiamo appreso che oggi la mancata correlazione tra oro e tassi d'interesse non può essere considerata normale nelle relazioni del mercato dei futures. Certo, i mercati dei derivati ​​e il mercato dell'oro di Londra non erano così sviluppati come lo sono oggi, ma lo sarebbero stati durante il successivo mercato toro dell'oro, dal 2000 al 2011. Tuttavia, il confronto con gli anni settanta è molto più interessante, in particolare per la stagflazione di allora.

Mentre i dati ufficiali di oggi ci mostrano una certa assenza d'inflazione dei prezzi, gran parte di questo fenomeno è spiegato dai cambiamenti nel modo in cui viene calcolata. John Williams di ShadowStats.com stima che l'inflazione di oggi, se calcolata come negli anni ottanta, sarebbe nettamente superiore alle cifre ufficiali. Secondo i suoi calcoli sarebbe a circa il 5%. E il Chapwood Index, compilato trimestralmente e inglobante 500 elementi comunemente acquistati in 50 città americane, registra un'inflazione dei prezzi al 9%.

Come sempre, le statistiche ufficiali devono essere trattate con grande cautela, come confermano le stime di John Williams e del Chapwood Index. Ma tra qualche anno a questa parte anche l'IPC ufficiale aumenterà al di là dell'obiettivo della FED, se continueranno i recenti aumenti dei prezzi delle materie prime e dell'energia. Questo perché i fattori negativi che hanno soppresso l'indice, come ad esempio il prezzo del petrolio, invertiranno la tendenza dando una spinta verso l'alto all'IPC. Inoltre l'aumento dei prezzi delle materie prime e dell'energia avrà poco a che fare con il livello della domanda negli Stati Uniti, perché l'economia USA non è più l'elemento motore dei prezzi delle materie prime. Tale ruolo ora appartiene alla Cina, che prevede di utilizzare grandi quantità di materie prime per sviluppare infrastrutture economiche in patria e in Asia, e di conseguenza sta cominciando ad accumularle.

In base a questa semplice analisi, possiamo capire come i prezzi interni degli Stati Uniti potrebbero registrare un aumento significativo senza alcun aumento della domanda interna. In altre parole, esistono ora le condizioni per quella stagflazione che alla fine degli anni '60 in poi divenne così nociva dal punto di vista economico. Come risponderà la FED?

Una cosa non è cambiata nel corso dei decenni: i banchieri centrali credono che i prezzi siano legati alla domanda. Questo è il concetto che sta alla base dell'obiettivo d'inflazione al 2% delle banche centrali, dove si presuppone che un tasso d'inflazione del 2% sia in linea con una crescita economica sostenibile. La macroeconomia convenzionale non ha alcuna spiegazione per la stagflazione, nonostante la sua esistenza provata.

Nessuno è più sorpreso dei membri presumibilmente lungimiranti della FED, i quali si ritroveranno ad affrontare lo stesso dilemma che i loro predecessori hanno affrontato nella Fase 2 del nostro grafico. L'economia degli Stati Uniti diventerà stagnante, mentre l'inflazione dei prezzi aumenterà. La FED sarà divisa tra la necessità di mantenere bassi i tassi d'interesse per stimolare la domanda di credito, e alzare i tassi d'interesse per controllare l'inflazione dei prezzi. Solo che questa volta un aumento dei tassi d'interesse e dei rendimenti obbligazionari (anche poco oltre il due per cento) potrebbe mandare in rovina la FED stessa, perché le perdite sui suoi investimenti obbligazionari, inaugurati a seguito della crisi finanziaria attraverso il quantitative easing, supererebbero facilmente il cosiddetto capitale.

Le dinamiche che ora stanno dietro al mercato dell'oro, sono comunque diverse rispetto a quelle nei primi anni settanta. Il livelli di debito di oggi sono così alti che rischiano di destabilizzare l'intero sistema finanziario, rendendo impossibile l'ulteriore rialzo dei tassi d'interesse senza causare un tracollo finanziario. I governi asiatici, come ad esempio i cinesi e i russi, sono noti per aver accumulato oro fisico, e le popolazioni cinesi e indiane, insieme ad altre di origine asiatica, hanno anch'esse mostrato un notevole appetito per il metallo fisico. Invece di partire da una posizione in cui il solo Tesoro degli Stati Uniti possiede il 14% dello stock estratto, come nel 1969, i suoi possedimenti ufficiali sono attualmente meno del 5%. Questo, ovviamente, se credete che abbia ancora le 8,134 tonnellate dichiarate

Questa volta il prezzo dell'oro è probabile che verrà alimentato da carenze di metallo fisico nel vecchio mondo, in quanto gli investitori americani ed europei si ritroveranno a dover affrontare una stagflazione, il dilemma delle loro banche centrali riguardo i tassi d'interesse e la perdita di liquidità fisica dai loro caveau.

L'assetto dei mercati di oggi, in particolare se si materializzerà la domanda cinese di energia e materie prime in conformità con il suo nuovo piano quinquennale, sembra essere identico alla Fase 2 nel grafico presentato in questo articolo. L'oro salì di cinque volte, da $42 ad un picco di circa $200 in tre anni. Le circostanze oggi presentano notevoli differenze, non ultima la probabilità di tassi d'interesse negativi. Ma possiamo cominciare a vedere il motivo per cui, nonostante la crescita pressoché infinita dei derivati ​​come meccanismo di controllo dei prezzi, potrebbe essere sbagliato supporre che non ci sia correlazione tra tassi d'interesse e oro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il savataggio di Monte dei Paschi è in pericolo, così come i risparmi dei suoi obbligazionisti subordinati

Ven, 29/07/2016 - 10:01
Per molto tempo ho continuato ad avvertire i miei lettori circa i problemi della banca toscana Monte dei Paschi e di come non rappresentasse altro che un investimento improduttivo. Ho scritto e continuamente dimostrato come rappresentasse una dolina finanziaria in cui ogni centesimo lanciato sarebbe stato semplicemente sprecato. Inutile dire che le cose sono andate precisamente come ho sottolineato io. Ho doti onniscienti, per caso? No, è semplicemente l'applicazione della teoria Austriaca. Ma attenzione, perché neanche un'altra grande malata se la passa bene: Unicredit. E questa è la stessa gente che vorrebbe piazzare sul mercato sofferenze bancarie e racimolare spiccioli per campare ancora un altro giorno. La paura che tirino pacchi a destra e a manca è molto alta, e chiunque abbia questo timore ne ha ben donde. Mi domando chi sarà talmente fesso da rispondere alla IPO di Unidebit. Uhm, forse gli stessi fessi che hanno risposto alla IPO di Poste Italiane. È proprio vero che gli sciocchi vengono sempre separati dal proprio denaro. Ma In un mondo di pazzi è inutile aspettarsi qualcosa di razionale. Quindi le strombazzate a favore di una presunta stabilità bancaria europea, oltre ad essere fuori luogo, negano totalmente la realtà dei fatti. Qual è la realtà? La maggior parte delle banche europee sono zombie che camminano e la BCE ha fatto di tutto per ungere di oli profumati questi cadaveri ambulanti, ovvero, espansione monetaria artificiale senza precedenti e tassi a zero. Ma se un cadavere è un cadavere, nessun profumo toglierà per sempre l'olezzo di morte, il quale sta emergendo prorompente: tassi negativi. Il "dead cat bounce" dopo la crisi finanziaria 2008-9 era solamente l'effetto una tantum delle politiche straordinarie delle banche centrali. Ma ora che sono bloccate allo zero bound, dove credono di andare? Cosa credono di stimolare? Se la ripidità a destra del primo grafico vi sembra sconcertante, aspettate a vedere la prossima.
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da Zerohedge


Due giorni fa abbiamo riferito che in un ultimo disperato tentativo per evitare un potenziale contagio all'interno del proprio sistema bancario, compreso di corse agli sportelli ed investitori e risparmiatori furiosi, il governo di Matteo Renzi stava correndo per organizzare un piano di salvataggio privato a favore di Monte dei Paschi, presumendo una possibile bocciatura agli esiti degli stress test di oggi. In particolare a partire da lunedì scorso, secondo il FT, il governo italiano s'è interessato per garantire un piano di salvataggio privato in favore di Monte dei Paschi di Siena: un piano per raccogliere €5 miliardi di capitale in modo da evitare la nazionalizzazione.

Non c'era alcuna garanzia che quest'ultimo tentativo avrebbe avuto successo, soprattutto alla luce della capitalizzazione di mercato di Monte Paschi, che è scesa a €800 miseri milioni, il che suggerisce che il piano di salvataggio sarebbe stato una sorta di fallimento "stragiudiziale"; esso sarebbe stato strutturato come un quasi-investimento, con denaro fresco proveniente da nuovi proprietari azionari mentre si sarebbero diluite di oltre il 90% gli stakeholder esistenti.

Inoltre non c'era alcuna garanzia che i nuovi fondi non avrebbero fatto la stessa fine degli €8 miliardi di capitale già raccolti nel corso degli ultimi due anni, soldi che sono stati "vaporizzati" nella dolina finanziaria chiamata Monte Paschi.




Momenti fa abbiamo appreso che questo processo di "salvataggio privato" sembra essersi arenato, soprattutto quando Reuters ha riferito che Morgan Stanley e altri istituti di credito italiani (UniCredit e Intesa SanPaolo) si sono allontanati dalla "proposta" di Monte Paschi per raccogliere €5 miliardi in liquidità.

Come conferma Reuters: "L'istituto di credito travagliato sta cercando di mettere insieme un consorzio bancario per garantire nelle prossime 24 ore il suo aumento di capitale, in modo che abbia un piano nel momento in cui usciranno i risultati degli stress test europei sulle banche. Fonti bancarie dicono che la banca abbia capitale sufficiente per resistere ad una recessione economica."

Monte Paschi non è ancora condannata, poiché alla porta ci sono ancora Citigroup Bank of America, Deutsche Bank e Credit Suisse. Non a caso, queste ultime due banche sono quelle che ci perderebbero di più se divampasse una crisi bancaria italiana e successivamente valicasse il confine con la Germania o la Francia.

Come aggiunge Reuters, sono state contattate altre banche, tra cui Societe Generale, UBS e Nomura, affinché condividessero il costo della transazione proposta, la quale si dice che coinvolga l'emissione di azioni da parte di Monte dei Paschi tra lo 0.5% e lo 0.6% del suo valore contabile tangibile.

Tuttavia le cose non sembrano andar bene, e la fonte di Reuters aggiunge che "per come stanno le cose ora, il consorzio è debole. C'è bisogno che salgano a bordo più banche." Un'altra fonte, che è vicino all'istituto di credito toscano, ha detto che Monte dei Paschi rilascerà venerdì le linee guida del suo piano di salvataggio, ed è fiducioso che "a tempo debito" si raggiungerà un pre-accordo con un numero sufficiente di banche.

Sebbene apprezziamo l'ottimismo, ci chiediamo se l'Italia sia pronta per l'alternativa, vale a dire, il tanto temuto "bail-in"?

Siamo certi che la risposta sia no, per un semplice motivo: l'ultima cosa che può permettersi il sempre più impopolare governo Renzi, è la rabbia della popolazione scaturente dal bail-in della terza banca italiana più grande, procedura una che può diffondersi ad altri istituti di credito altrettanto in difficoltà.

Il problema, come ha scritto Bloomberg in un articolo di oggi, è che se l'Italia dovesse prendere la strada del bail-in, milioni di investitori ordinari potrebbero veder completamente spazzati via i loro investimenti. Si consideri che al culmine della crisi finanziaria, tra il luglio 2007 e il giugno 2009, l'80% delle obbligazioni delle banche italiane era stato venduto agli investitori ordinari, secondo il regolatore della Consob. Attraverso i risparmiatori, le banche si sono finanziate con un costo simile a quello del governo italiano, mentre hanno dato ai gestori di fondi un ulteriore punto percentuale d'interessi sul debito.

Quelli che "raccoglievano fondi per le banche" erano persone come Vincenzo Imperatore.

Vincenzo Imperatore ci tiene a farci sapere che stava semplicemente seguendo gli ordini: vendere obbligazioni rischiose ai clienti alla ricerca di rendimenti in vista dell'età pensionabile, era solo una parte del lavoro. Quando i mercati finanziari divennero insidiosi durante la crisi finanziaria, per le banche italiane i depositanti si trasformarono nella fonte più affidabile di finanziamento. "I miei capi mi chiamavano cinque o sei volte al giorno per spingermi a vendere questi prodotti finanziari," dice Imperatore, che per sei anni ha contribuito a vendere suddetti prodotti ai clienti ordinari presso UniCredit SpA a Napoli e ha scritto due libri sulla sua esperienza.

E come documentato ampiamente anche su queste pagine, se l'Italia dovesse procedere col bail-in, le famiglie che hanno contribuito a sostenere le banche italiane durante la crisi si ritroveranno ancora una volta in prima linea per sostenere il sistema finanziario italiano vacillante. Il debito subordinato di cui sono titolari può essere il primo a subire le perdite, in una ricapitalizzazione orchestrata dal governo ora in corso di negoziazione tra Roma e Bruxelles.

"Il nostro Primo Ministro, Matteo Renzi, sta cercando di evitare un cataclisma finanziario che affosserebbe definitivamente la sua reputazione, soprattutto in vista di un referendum entro la fine dell'anno per revisionare il sistema politico -- un voto di fiducia di cui ha bisogno per rimanere al potere."
L'esposizione degli investitori ordinari è tutt'altro che banale. Gli investitori ordinari possiedono quasi la metà dei titoli più vulnerabili; le banche hanno utilizzato i loro clienti come un salvadanaio per avere accesso a finanziamenti a basso costo.

Vendere debito subordinato ai depositanti era "il modo in cui è stato ricapitalizzato il sistema bancario," ha detto Jim Millstein in un'intervista televisiva su Bloomberg, funzionario statunitense del Tesoro che ha guidato la ristrutturazione delle banche degli Stati Uniti dopo la crisi finanziaria. Imponendo perdite sugli obbligazionisti "si infliggono danni a persone che altrimenti spenderebbero quei soldi nell'economia generale."

UniCredit, il più grande istituto di credito d'Italia, ha rifiutato di commentare le parole di Imperatore. Le obbligazioni subordinate della banca in mano agli investitori ordinari erano trattate con un profilo di rischio medio/basso, quindi gli investitori non si aspettavano di subire perdite. La banca sta valutando di raccogliere €5 miliardi dagli azionisti e vendere l'intera partecipazione di Bank Pekao SA per raccogliere ulteriori capitali.
A differenza dei loro colleghi europei, gli italiani preferiscono titoli a reddito fisso per i loro risparmi. Secondo Bloomberg, alla fine del 2015 gli italiani detenevano circa €430 miliardi di obbligazioni, due volte e mezzo più dei tedeschi e tre volte e mezzo più dei britannici, secondo una relazione di Assogestioni, un'associazione nel settore degli investimenti con sede a Milano. Nel corso della storia il debito pubblico è stato tra quei pochi strumenti finanziari che hanno salvaguardato i risparmi dall'inflazione. Il tasso d'interesse medio sulle nuove emissioni di titoli di stato italiani, è stato del 14% nel 1992 ed è sceso al 3.7% quando è nato l'euro un decennio più tardi, secondo i dati del Ministero dell'Economia.



Suicidi dei pensionati

Il problema più grande per Renzi è la reazione della popolazione se Monte Paschi sarà costretta a procedere con un bail-in, e se questo si tradurrà in un contagio ad altre banche.

Non sarebbe la prima volta.

Un bidello di Urbino, che ha chiesto riservatezza sul nome, ha visto spazzati via i suoi €112,000 in obbligazioni subordinate di Banca Marche. Ha detto che nel 2007 la banca lo convinse a scambiare titoli senior con obbligazioni subordinate. Si è reso conto di aver perso tutto solo quando l'anno scorso, allarmato dalle notizie d'insolvenza imminente della banca, ha chiesto ulteriori informazioni alla filiale locale.

Come osserva BBG, l'anno scorso le perdite degli obbligazionisti sono diventate un tema caldo quando i media nazionali hanno parlato del suicidio di un pensionato vicino a Roma, il quale a Dicembre aveva scoperto d'aver perso più di €100,000 di debito junior in Banca Etruria.

Sempre lo scorso dicembre, la Commissione Europea ha sostenuto i progetti di Renzi per compensare quegli obbligazionisti incappati in "potenziali errori nelle vendite di obbligazioni." Lo scorso aprile il governo ha approvato un decreto legge per permettere agli obbligazionisti dei quattro istituti di credito falliti, d'essere rimborsati per l'80% dei loro possedimenti se avevano un reddito annuo lordo inferiore ai €35,000 o beni personali inferiori ai €100,000.

"È una cosa sorprendentemente simile a quello che le banche avevano fatto tempo prima con l'Argentina e Parmalat," ha detto l'avvocato Bisello. "Molti dei miei clienti sono operai e pensionati, i quali hanno perso tutti i risparmi che avevano. Ad alcuni di loro è stato detto che l'investimento in obbligazioni bancarie subordinate era solo un modo per guadagnare interessi più elevati, ed erano altrettanto sicuri come investire in titoli di stato italiani."

Morale della favola: se nel corso delle prossime 24 ore Monte Paschi non riuscirà ad ottenere i €5 miliardi di fondi di cui ha bisogno da un consorzio di investitori esterni, e se l'Europa rimarrà risoluta nella sua negazione di un piano di salvataggio statale, l'unico possibile passo sarebbe un bail-in e questo potrebbe innescare la prossima tappa del crisi bancaria in Europa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un difetto fatale nel sistema

Gio, 28/07/2016 - 10:17




di Bill Bonner


BALTIMORE – Il Dow è sceso di 174 punti ieri, il più grande calo in sei settimane.

Non è la fine del mondo. Forse nemmeno la fine dei rimbalzi di quest'anno.

Come ricorderete, ad inizio anno le azioni hanno sperimentato un selloff. Gli investitori sono stati tenuti a galla grazie alle manovre delle banche centrali – svaligiando il mercato del credito a loro nome.

La FED ha cancellato qualsiasi altra mossa di "normalizzazione", rimandandole più avanti nel corso dell'anno. Le banche centrali in Europa, Giappone e Cina hanno preso provvedimenti più radicali e più spericolati... con la Banca del Giappone che ha seguito l'esempio di alcune banche europee ed è entrata in modalità "ritardata totale" applicando tassi d'interesse negativi.

Ora, secondo la stampa finanziaria mainstream, gli investitori stanno cominciando a preoccuparsi che le banche centrali non sono molto efficaci, dopo tutto.

Per quanto riguarda quest'ultimo punto, hanno ragione; le banche centrali possono solo arrivare ad un certo punto. Ci hanno condotto in questa situazione e ora la possono solo peggiorare.

Come? Aumentando quella cosa che, in primo luogo, ha scatenato questo pandemonio. Tutto quello che possono fare è aggiungere più debito in un mondo che sta già annegando nel debito.

Se qualcuno ritiene che questa storia potrebbe finire in modo diverso, vorremmo sentire la sua versione. Ma per quante congetture sconcertanti e assurde si possano esporre, la storia è sempre la stessa: il debito si accumula; i debitori non possono ripagarlo; vanno in rovina. Succede ogni volta.

In un'economia sana – con denaro reale e un settore bancario onesto – le persone commettono errori. Vanno in bancarotta. I fallimenti poi vengono smaltiti. Gli asset vengono acquistati da altri. Investitori e imprenditori se ne impossessano... e li mettono a buon uso.

Il sistema corregge gli errori... prende i soldi dalle "mani deboli" e li sposta nelle mani "forti", più capaci. Ma adesso l'intero sistema è mal gestito.

Grazie al denaro fiat – e alle banche centrali – i flussi e i riflussi normali nel mercato del credito sono diventati maremoti insidiosi... innalzando gli asset a picchi assurdi... e poi facendoli schiantare sulle rocce dure della vita reale.

Ecco un gruppo di surfisti le cui tavole sono state rotte di recente: i giovani.

Scrive il Wall Street Journal:

"Il 40% degli studenti mutuatari non sta ripagando i propri debiti"
Secondo il WSJ ci sono ritardi nei ripagamenti per $200 miliardi in prestiti. Secondo il Journal questa dovrebbe rappresentare una buona notizia; l'anno scorso era il 46% dei mutuatari che non teneva il passo coi ripagamenti.

E Bank of America ci dice che anche i mutuatari aziendali presto finiranno sulla spiaggia. Ecco la notizia da Bloomberg:

Quando arriverà la prossima ondata di default aziendali, potrebbe danneggiare gli investitori più di quello che si aspettano. È probabile che le perdite sulle obbligazioni di società in default saranno superiori rispetto ai cicli precedenti, perché gli emittenti statunitensi hanno più debito in rapporto al loro patrimonio, secondo gli strateghi di Bank of America Corp. Gli alti livelli d'indebitamento significano che se una società effettua liquidazioni, i ricavi devono coprire più passività.

"Abbiamo più debito aziendale che mai e più leva finanziaria che mai, cosa che aumenta il potenziale di un dolore economico maggiore", ha detto Edwin Tai, un gestore di portfolio presso Newfleet Asset Management.

Le perdite stanno già aumentando [...]. Nei tempi difficili gli investitori obbligazionari societari perdono, in media, circa 70 centesimi a dollaro quando un mutuatario va in bancarotta. In questo ciclo, tale cifra potrebbe avvicinarsi a quella della metà degli anni '80 [quando le perdite si avvicinavano a 80 centesimi a dollaro], hanno detto gli strateghi di Bank of America. Tali perdite risulterebbero le peggiori degli ultimi decenni [...].
In un post precedente abbiamo avvertito dell'esistenza di un "difetto" fatale nel sistema.

Abbiamo parlato della mancanza di dollari fisici. Durante una crisi del credito, abbiamo sostenuto, gli Stati Uniti finirebbero rapidamente a corto di dollari reali. I bancomat verrebbero spenti. L'intero sistema verrebbe bloccato. Ma c'è di più...

Stiamo ancora cercando di capire come funziona, ma questa sembra essere una delle sfumature più assurde di tutta la storia. Vedete, il credito ha una particolarità che il denaro reale non ha.

Se io presto un dollaro reale, voi avrete un dollaro da spendere e io no. Poi, quando lo ridate indietro, io avrò il dollaro da spendere e voi no. In entrambi i casi, l'offerta di moneta resta invariata.

Il dollaro di credito è diverso. Quando le banche prestano un dollaro di credito, lo "creano" dal nulla con pochi tasti su un computer. Il dollaro da spendere non esisteva prima. Fin qui tutto bene. Ma quando lo si ripaga, cosa succede?

Scompare come se... beh... come se non fosse mai esistito. L'offerta di denaro si contrae.

Dovremmo dire, "anche se viene ripagato, l'offerta di denaro si contrae." Perché ci sono altri modi in cui il denaro scompare.

I tassi d'interesse negativi, ad esempio, inducono la gente ad accumulare denaro, o addirittura ad aumentare i risparmi in banca, come sta accadendo in Giappone. In entrambi i casi, il denaro sparisce dalla circolazione... riducendo la "velocità del denaro"... e facendo scendere l'offerta di moneta disponibile. La spesa va giù, non su.

L'effetto è l'esatto contrario di ciò che i cosiddetti policymaker promettono.

Abbiamo l'ennesima prova che c'è qualcosa che non funziona. Non per Janet Yellen, né per nessuno dei suoi deliranti amici banchieri centrali di tutto il mondo.

I loro trucchi non funzionano più. Hanno fatto il passo più lungo della gamba.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Frexit o Italeave? I paesi europei seguiranno le orme della Gran Bretagna

Mer, 27/07/2016 - 10:13




di David Stockman


Finalmente la tirannia delle élite finanziarie globali è stata sballottata per bene. Si può contare su di loro quando c'è bisogno dell'ennesima campagna shock delle banche centrali per arrestare e invertire l'attuale ondate di vendite. Ma stavolta non sarà credibile, sostenibile, o forse anche possibile.

Banche centrali, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Casa Bianca/Tesoro USA, OCSE, G-7 e il resto dell'apparato della Finanza delle Bolle, hanno davvero forzato la loro mano. Hanno creato un tessuto di menzogne finanziarie; un affronto alle leggi di mercato, alla moneta sonante e alla prosperità capitalistica.

Quindi ci sarà uno sgonfiamento e una deflazione traumatica delle bolle.

Sulla questione del Brexit, il popolo britannico ha respinto la tirannia arrogante del superstato dell'UE e quella dei suoi tribunali non eletti, delle commissioni e dei burocrati.

Come si è affrettato a sottolineare Donald Trump, si sono ripresi il loro paese. Egli chiede che gli americani facciano la stessa cosa, e lui potrebbe convincerli.

Ma che Trump riesca ad andare alla Casa Bianca o no, è praticamente certo che il Brexit è una malattia politica contagiosa. In risposta all'evento storico recente, seguiranno campagne per Frexit, Spexit, Nexit, Grexit, Italxit, Hungexit e movimenti politici più centrifughi.

Viene data un'altra possibilità allo stato limitato — almeno in geografia. E questa è una cosa molto buona, perché più è circoscritta la democrazia, più sono limitate le élite finanziarie centralizzate.

Il combustibile per più referendum e defezioni dall'UE lo ritroviamo certamente nell'impennata dei partiti populisti, sia di sinistra che di destra. Infatti il prossimo colpo alla dittatura Bruxelles/Germania potrebbe arrivare dalle elezioni generali in Spagna (le elezioni di dicembre hanno determinato una paralisi e nessun governo).

La chiusura dei seggi rappresenterà un ripudio del governo corrotto e ipocrita del primo ministro Rajoy. Egli è solo l'ennesimo statalista in abiti da conservatore che non ha riformato nulla, ha lasciato l'economia spagnola sepolta nel debito e ha fornito una falsa testimonianza al pensiero che i burocrati di Bruxelles sono i salvatori dell'Europa.

Quindi gli europei potrebbero essere doppiamente benedetti con l'uscita di David Cameron e Mariano Rajoy. Che liberazione!

Allo stesso tempo, i partiti anti-Bruxelles sia di sinistra (Podemos) che di destra (Ciudadanos) è sicuro che guadagneranno più consensi. Ma anche in caso contrario, il governo spagnolo rimarrà paralizzato. Non sarà abbastanza forte, o abbastanza disposto, da eseguire gli inevitabili dettami di Bruxelles nel caso in cui il mercato obbligazionario spagnolo, drasticamente sopravvalutato, andrà in tilt e richiederà un altro intervento dell'UE.

E questa è la prossima tappa della tempesta Brexit. I prezzi delle obbligazioni sovrane in tutta Europa sono stati sollevati artificialmente dagli incantatori di serpenti finanziari di Bruxelles e dalla BCE. Il rally del decennale spagnolo dopo il "whatever it takes" di Draghi, non era dovuto ad una Spagna più degna di credito o al fatto che il suo tasso di disoccupazione fosse sceso dal 26% a un mero 20%.

Il calo dei rendimenti dal 7% ad un minimo dell'1% circa un anno fa, era dovuto alla mandria di front-runner. Cioè, i trader fast money hanno acquistato sul mercato repo ciò che la BCE aveva promesso di comprare a prezzi sempre più alti. Stavano praticamente pescando in un barile.

Ma non appena il "risk-off" globale prenderà slancio in tutto il mondo, non bisognerà far altro che guardare di sotto. Non ci sarà nessun altro aiuto da parte della BCE. Questo perché la BCE sarà presto coinvolta in una crisi esistenziale, mentre le forze centrifughe scatenate dal Brexit strapperanno il fragile consenso su cui si basano gli esperimenti monetari folli di Draghi.

Inoltre la Spagna non è affatto un caso isolato. Il Movimento 5 stelle in Italia, il quale ha fatto faville alle ultime elezioni comunali, sarà sicuramente pieno di energie. E la Lega Nord ha già chiesto un referendum per un'uscita dall'euro.

Inutile dire che le circostanze fiscali in Italia sono molto più terribili rispetto a quelle spagnole. E le prospettive che le sue obbligazioni, a 135 punti base per il decennale, siano tanto buone quanto il denaro contante, sono praticamente nulle. O la minaccia di un'uscita o una coalizione populista di governo, manderà al macero i front-runner che si sono ingozzati di obbligazioni italiane.

Dal momento che l'Italia ha un debito pubblico da $2,000 miliardi, il suo mercato obbligazionario è un incidente finanziario in attesa di accadere.

Durante l'ultima crisi finanziaria i nostri governanti hanno gridato al "contagio". Il primo domino è caduto. Ce ne saranno di più.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Cosa sta accadendo in Turchia?

Mar, 26/07/2016 - 10:15




di Joachim Hagopian


L'ultimo mistero sulla scacchiera geopolitica è quello riguardante il colpo di stato fallito per rovesciare il presidente turco, Recep Erdogan. Erdogan ha subito accusato il suo ex-alleato e nemico ora in esilio in Pennsylvania – il religioso islamico Fethullah Gülen. Il ministro del lavoro turco ha tagliato la testa al toro e ha incolpato gli Stati Uniti per aver incitato la "rivolta".

Una fazione militare turca ribelle ha sequestrato due aeroporti e ne ha chiuso un terzo, chiudendo anche entrambi i ponti sullo stretto del Bosforo che separano la Turchia asiatica dalla Turchia europea, e lanciando attacchi aerei e di terra su Istanbul e Ankara con elicotteri, jet F-16 e carri armati, per un totale di 294 morti. Il governo di Erdogan ha immediatamente arrestato gli alti ufficiali militari in comando alla base militare di Incirlik nel sud della Turchia, chiudendo temporaneamente l'impianto di lancio utilizzato dagli Stati Uniti per attacchi aerei contro Siria e Iraq che si diceva stesse prendendo di mira anche i terroristi dell'ISIS, gli stessi che negli ultimi quattro anni sia USA sia Turchia hanno schierato nella loro guerra (ancora in corso) contro la Siria di Assad. La polizia turca sta ora setacciando la base di Incirlik in cerca di prove riguardo il colpo di stato sventato. Ad Incirlik c'è immagazzinato il più grande arsenale nucleare della NATO.

Nel fine settimana successivo al colpo di stato fallito, un certo numero di analisti ed esperti sono andati tutti in fermento, ipotizzando che il sultano Erdogan, noto per i false flag contro i suoi stessi cittadini, avrebbe messo in scena l'ennesima goffa operazione fasulla. Già dal giorno successivo al colpo di stato fallito, lunedì, il sultano ha arrestato oltre 6,000 dei suoi nemici nel sistema giuridico e militare turco, in quella che è diventata a tutti gli effetti una purga a livello nazionale. Martedì tal numero è stato esteso al sistema della sicurezza e dell'istruzione, arrivando a 20,000 arresti o sospesioni, eliminando in un sol colpo tutte le potenziali minacce anti-Erdogan. Forse solo per questo motivo ogni partito politico nel Parlamento di Ankara ha condannato all'unanimità il colpo di stato sin dall'inizio, sapendo che nel caso fosse fallito il dittatore li avrebbe inclusi nella sua lista nera. I leader dell'Unione Europea stanno esprimendo preoccupazione riguardo al fatto che il dittatore ha abbandonato ogni parvenza di stato di diritto, arrestando migliaia di suoi presunti nemici.

L'ex-giornalista del Guardian David Hurst, ora direttore di Middle East Eye, s'è improvvisamente innamorato della forza ritrovata di Erdogan, sottolineando entusiasta nel suo ultimo pezzo come i media mainstream occidentali siano stati tutti troppo zelanti nell'etichettare il colpo di stato un successo.

Hurst riferisce che i leader occidentali, come Obama e Kerry, hanno aspettato in silenzio per ore, nella speranza che Erdogan sarebbe stato detronizzato, prima di rilasciare dichiarazioni pubbliche in sostegno del governo Erdogan. David Hurst dipinge un Erdogan eroico, sfoggiante un coraggio ispiratore che ha portato la sua nazione alla vittoria "democratica".

Hollywood non avrebbe potuto inscenare un copione migliore, dove sembra che ogni turco si sia improvvisamente ricordato di quanto sia orgoglioso d'essere turco.

In genere, cosa fanno i leader politici quando hanno difficoltà a rimanere al potere? Inscenano un falso colpo di stato o dichiarano guerra, aizzando l'opinione pubblica contro minacce interne o estere e piantando i semi di un nazionalismo sciovinista tra i suoi cittadini più malleabili. Sono passate appena due settimane da quando Erdogan è stato costretto a strisciare ai piedi di Putin, leccandogli gli stivali in una lettera di scuse umilianti per l'abbattimento di un jet russo lo scorso novembre, compresa una compensazione finanziaria alla famiglia in lutto del pilota. Da quando è iniziata la sua ascesa al potere nel 2003, pochi giorni fa Erdogan si dibatteva nel suo momento di minimo consenso. La sua vita politica era appesa ad un filo: in rotta sia con gli Stati Uniti sia con importanti poteri dell'UE come la Germania, pressato da minacce sempre più forti di un'espulsione dalla NATO e dalla mancata entrata nell'UE, i sogni del suo impero ottomano in frantumi con la sconfitta dei suoi compari dell'ISIS in Siria e in Iraq, atti di terrorismo in aumento in patria che hanno praticamente affossato l'industria del turismo (vitale per la sua nazione), la sua economia congelata nella stagnazione, e gruppi di opposizione sempre più nutriti.

È interessante notare quanta differenza possono fare pochi giorni, soprattutto per quello che sembra essere sempre di più un colpo di stato messo in scena! Ora Erdogan è tornato al comando con carta bianca su ogni fronte, desideroso addirittura di riportare in auge la pena di morte (abolita quando aveva sperato di entrare a far parte dell'UE) per rimuovere definitivamente ogni avversario reale e immaginario, usando come suo capro espiatorio un esiliato negli Stati Uniti. Naturalmente Gulen insiste sul fatto che Erdogan abbia "messo in scena" il suo colpo di stato fallito. Lo stesso Erdogan ha descritto gli eventi che si sono svolti in quel fine settimana come "un dono di Dio", un brillante colpo di fortuna, dando ancora più credito alle legioni crescenti di persone che credono alla teoria del false flag.

Un altro evento sospetto si è verificato durante il volo di ritorno di Erdogan dalla sua vacanza al mare nella località di Marmaris. Due F-16 pilotati da piloti ribelli avrebbero potuto abbattere facilmente il volo di Erdogan, ma per qualche strana ed inspiegabile ragione non sono riusciti ad uccidere il leader turco quando ne hanno avuto l'occasione. Se questo è vero, e una fazione militare rinnegata era seriamente disposta a deporre il presidente, Erdogan non sarebbe mai arrivato vivo ad Ankara. Inoltre Erdogan s'è vantato che dopo aver lasciato Marmaris, sono esplose bombe proprio dietro di lui mancando il bersaglio per un soffio. La sua spavalderia da megalomane ha frantumato quel che rimaneva della sua credibilità.

Questa teoria di un "inside job" è altamente plausibile, ovvero, che Erdogan abbia organizzato il proprio colpo di stato per rinascere come "eroe" popolare della sua nazione. Un'altra spiegazione altrettanto probabile potrebbe essere che Erdogan abbia effettivamente detto la verità, ovvero, che gli Stati Uniti e Gulen abbiano effettivamente orchestrato il tentativo di rimuoverlo dal potere. I sostenitori di questa conclusione citano il fatto che una parte considerevole di fedeli dell'imam, si sia ritrovata in posti di comando importanti nel settore militare e giuridico. Stanno circolando relazioni in cui si afferma che erano stati avvisati di far parte di una lista nera di Erdogan e, quindi, si sono affrettati per cambiare il proprio destino in quello che è stato uno sforzo sciatto per rimuovere il sultano prima che quest'ultimo rimuovesse loro. L'emersione anticipata di suddetta lista nera, può essere utilizzata per promuovere la tesi secondo cui il colpo di stato era reale.

Nel 2011 il leader religioso controverso Gulen ha avuto un litigio con il suo ex-amico Erdogan su uno scandalo di corruzione. Prima di ciò, i due erano fermi sostenitori delle idee dell'altro e alleati del jihadismo islamico. Per decenni Gulen ha avuto stretti rapporti con gli Stati Uniti – in particolare con la CIA e il Dipartimento della Pubblica Istruzione. Il multi-miliardario Gulen possiede la più grande rete di scuole charter in tutta l'America e altre centinaia in tutto il mondo, e dal 1998 vive comodamente in un grande complesso residenziale nei pressi di una piccola città della Pennsylvania. Attraverso tre funzionari della CIA, Gulen ha ricevuto lo status di residenza permanente negli Stati Uniti in modo da sottrarsi al giudizio per tradimento nel suo paese.

Le scuole di Gulen in tutto il mondo insegnano l'estremismo islamico e incanalano gli alunni nella condotta CIA/terrorismo. Gulen e il suo movimento islamico, insieme con il governo turco, hanno attivamente lavorato con operazioni globali segrete della CIA per creare forze terroristiche ribelli dalla Cecenia fino al Caucaso meridionale, in particolare in tutta l'Asia centrale fino a quella occidentale nella provincia dello Xinjiang in Cina, fomentando terrorismo islamico anti-Mosca e anti-Pechino sfruttando varie popolazioni musulmane autoctone attraverso l'indottrinamento della scuola jihadista di Gulen. È da tempo che Gulen svolge un ruolo centrale nella politica estera degli Stati Uniti per trasformare tutti i confinanti di Russia e Cina in nemici ostili al fine di isolare e indebolire queste due super-potenze che minacciano la potenza egemonica degli Stati Uniti.

Fin dall'insorgenza del colpo di stato turco, Erdogan ha iniziato a richiedere che Washington arrestasse ed estradasse Gulen. Dopo aver dichiarato che le accuse verso gli Stati Uniti erano "assolutamente false e dannose," la lingua biforcuta di John Kerry ha affermato che se Ankara avesse le prove a dimostrazione di un coinvolgimento dell'imam, allora il governo degli Stati Uniti avrebbe estradato Gulen per affrontare il processo. Ma poiché Gulen è stata una presenza integrante e influente per la politica estera sia dell'America sia della macchina propagandistica/terroristica in tutto il mondo attraverso le scuole, le probabilità sono estremamente nulle che il leader in esilio possa essere costretto a tornare in Turchia.

Nel frattempo durante l'ultimo anno, su una questione diversa ma collegata, l'amministrazione Obama ha scelto di sostenere militarmente i curdi siriani, eterni nemici etnici della Turchia. Molti curdi che abitano la Turchia sud-orientale sono in lotta per l'indipendenza mentre Erdogan ordina brutali assalti di pulizia etnica in tutta la regione, continuando gli attacchi aerei contro i curdi che vivono nel nord dell'Iraq in lotta contro l'ISIS e inviando militanti dell'ISIS oltre il confine turco per uccidere i curdi siriani e le forze di Assad.

I fratelli turkmeni Nagorno-Karabakh hanno risvegliato la promessa sanguinaria di Erdogan contro un altro nemico giurato – i cristiani armeni – la quale illustra una storia tetra della Turchia nelle pulizie etniche. Inoltre la Turchia il mese scorso ha ricevuto un altro schiaffo in faccia: la Germania ha formalmente riconosciuto il genocidio armeno. Con il Grande Progetto Israeliano intento a sostenere l'impero statunitense attraverso la balcanizzazione di Siria, Iraq, Libia e potenzialmente la Turchia, l'autonomia curda si adatta al loro grande piano imperialistico.

In risposta al comportamento sconsiderato di Erdogan nel corso degli ultimi mesi, sia Europa sia Washington hanno pubblicamente dato le spalle al despota turco, preferendo segretamente di vederlo spodestato. Dando, quindi, il sostegno indiretto al colpo di stato contro di lui. E non dobbiamo neanche dimenticare la sua recente distensione nei confronti della Russia. Il giornalista Andrew Korybko ha suggerito che l'intelligence russa avrebbe addirittura salvato Erdogan dal tentativo di golpe.

Anche se la Turchia credesse veramente che gli Stati Uniti siano dietro ad un complotto effettuato per distruggere Erdogan, perché dopo un solo giorno Erdogan avrebbe permesso agli Stati Uniti di riprendere ad utilizzare la base aerea di Incirlik? Dopo tutto, un reato tale sarebbe considerato un atto di guerra. Perché la Turchia non ha rotto tutti i rapporti diplomatici e richiamato gli ambasciatori in patria? Con ogni probabilità, è stata un'operazione false flag voluta da Turchia e Stati Uniti. Questi ultimi continuano a proteggere Gulen e i suoi metodi di predicazione del jihadismo in tutto il mondo, mentre scoppia un falso battibecco tra gli Stati Uniti e il suo fantoccio di lunga data nella NATO, ovvero, la Turchia. Questa è forse la spiegazione più plausibile e soprattutto ci ricorda come vengono raggiunti accordi clandestini sulla scacchiera geopolitica. Potenziali ricatti sostengono la ragnatela di menzogne che mantiene tutti i giocatori sotto controllo. E un maggiore controllo autoritario in un paese è un bene per aumentare il controllo autoritario in tutti i paesi, in base al codice di comportamento psicopatico del Nuovo Ordine Mondiale.

Alla fine, la morale della favola è che Erdogan si è trasformato da paria politico e palla al piede della NATO a despota pericoloso, detenente attualmente più potere di quanto non abbia mai avuto. E se sia stato solo lui a mettere in scena il false flag, o l'accoppiata USA-Gulen, oppure tutte le parti in gioco si sono rese colpevoli del colpo di stato fallito, Erdogan può ancora giocare la carta dei tre milioni di rifugiati siriani e mantenere buona l'Europa nel caso in cui volesse scavare a fondo in questa storia. Infatti Erdogan detiene le carte per estorcere più concessioni all'Europa, superiori ai €6 miliardi che tuttora riceve per porre fine all'invasione di rifugiati nel continente europeo il quale è già sull'orlo della totale auto-distruzione.

È la forma più bieca di ingiustizia sin da quando "artisti" del calibro di Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita e Turchia hanno creato collettivamente i terroristi e causato le guerre alla base delle migrazioni di massa, con Israele e Arabia Saudita che hanno categoricamente rifiutato di accettare i rifugiati, e la Turchia in grado di ricattare un'Europa indebolita e compromessa affinché accetti forzatamente le richieste pretenziose del governo di Ankara. Oltre a ciò, le condizioni barbare e gli abusi criminali perpetrati all'interno dei campi profughi turchi hanno provocato l'ennesima crisi umanitaria spaventosa. Quando una manciata di psicopatici governa il mondo, questo è ciò che si ottiene – il mondo fuori controllo e pronto ad esplodere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Un punto a favore di Trump, questi clown meritano d'essere sbertucciati

Lun, 25/07/2016 - 10:07




di David Stockman


Il presidente Obama dice che i leader mondiali che la settimana scorsa hanno partecipato alla riunione del G-7 in Giappone, sono "scossi" da Donald Trump.

Ottimo per Trump!

Questi pagliacci devono essere scossi — fino al midollo. E potremmo anche iniziare con il nostro venditore di fumo a capo della nazione.

Sembra che Obama non riesca a smettere di decantare la ripresa impressionante che egli sostiene d'aver presieduto e i 14 milioni di nuovi posti di lavoro che sostiene d'aver creato. Eppure tali affermazioni sono tanto esagerate quanto tutto ciò che ha detto Trump.

Diamo un'occhiata ai fatti:

  1. Al picco del febbraio 2008, prima della crisi, il Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti (BLS) riportava l'esistenza di 138.5 milioni di posti di lavoro;
  2. Confrontateli con i 143.9 milioni dell'aprile 2016;
  3. Aumento netto: solo 5.4 milioni di posti di lavoro non agricoli.

Questo significa una cosa: quasi 9 milioni, o il 61%, dei 14 milioni di "nuovi" posti di lavoro strombazzati da Obama non sono affatto nuovi.

Questi 9 milioni di posti di lavoro sono in realtà "nati di nuovo". Sono lavori meno retribuiti e di minor qualità rispetto a quelli eliminati durante la crisi e la cosiddetta Grande Recessione.

Per esempio, c'è stata una perdita di 2.3 milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero, minerario/energetico e delle costruzioni. Tali lavori avevano una retribuzione media di $58,000 all'anno. Ora sono stati sostituiti da 1.9 milioni di posti di lavoro nell'ospitalità che hanno una retribuzione inferiore ai $20,000 l'anno.

La Casa Bianca potrebbe anche aver nascosto questo fatto grazie alle sue relazioni impressionanti, ma l'entroterra americano l'ha sicuramente notato. Ed è qui che Trump ha toccato un nervo scoperto di malcontento generalizzato.

Dietro tutta la magniloquenza della Casa Bianca sui posti di lavoro e la ripresa economica, c'è un rimprovero pungente anche nel conteggio esagerato del BLS riguardo i posti di lavoro.

L'economia degli Stati Uniti ha creato nuovi posti di lavoro netti al tasso irrisorio di 56,000 unità al mese negli ultimi otto anni. Durante questo periodo, il tasso di crescita della popolazione adulta è stato di 200,000 unità al mese. Questo significa che sono stati creati posti di lavoro solo per un quarto della popolazione adulta.

Ciò rappresenta, in realtà, un peggioramento della tendenza che ha prevalso fino al volgere del secolo. C'è ancora un numero inferiore di lavoratori tra i 25 ed i 54 anni in possesso di un posto di lavoro a tempo pieno rispetto a 16 anni fa. Non sorprende, quindi, se il tasso occupazione/popolazione, uno degli elementi più vulnerabili della forza lavoro, rimane nel seminterrato della storia moderna.

Come mostrato di seguito, il tasso di occupazione per i lavoratori con il solo diploma di scuola superiore è sceso dal 60.5% prima della crisi al 54.5% durante la Grande Recessione. E non s'è ripreso sin da allora. Cioè, $800 miliardi di stimolo fiscale e $3,500 miliardi d'acquisto di bond della FED non hanno avuto alcuno impatto.

Questo non a causa dei dati demografici della generazione dei baby-boomer, come recita il mantra keynesiano standard. Il grafico qui sotto mostra anche che il tasso di partecipazione dei lavoratori con più di 65 anni è stato in forte aumento sin dal 2008.




La verità è che oggi per l'economia degli Stati Uniti ci sono meno posti di lavoro da capofamiglia a tempo pieno rispetto al dicembre 2007, e le chiacchiere della Casa Bianca non cambiano di una virgola la realtà. Ma ciò non spiega perché la stampa statunitense e i leader mondiali siano apparentemente rimasti "sorpresi" dal fatto che Trump sia improvvisamente diventato il candidato del GOP.

Infatti Trump non solo ha spaventato l'establishment in patria, ma anche quella all'estero. La sua ascesa equivale ad un rifiuto totale di tutto il periodo della Finanza delle Bolle. Quel periodo è stato orchestrato dai banchieri centrali keynesiani di tutto il mondo e dai loro relativi governi. Hanno inventato una falsa prosperità con il debito, le bolle del mercato azionario e gli svettanti trasferimenti sociali.

Questa falsa prosperità è palpabilmente insostenibile, e anche gli elettori dell'entroterra statunitense lo stanno capendo rapidamente. La verità è che il piano economico di Trump può essere al meglio semi-coerente e sicuramente destabilizzante nella misura in cui innescherebbe una guerra commerciale...

Ma ecco il punto: le politiche dello status quo verso il baratro economico non sono più percorribili. Non sorprende, quindi, se i lavoratori dell'entroterra statunitense si chiedono come facciano i trasferimenti dello stato sociale a crescere due volte più velocemente dei guadagni salariali senza impalare il paese sul debito e le tasse.




Anno dopo anno, il G-7 ha sproloquiato sullo stimolo della crescita e del consumo, come è anche accaduto questa volta. Eppure mai una volta è stato menzionato in un comunicato post-incontro quanto segue: come accidenti possono fare le famiglie a fare acquisti quando sono già sepolte sotto il Picco del Debito?

In realtà tutto il biascicamento momentaneo circa il troppo debito che ha accompagnato i mesi dopo la crisi, è da tempo scomparso dalla narrazione mainstream. Dopo 30 anni di baldoria finanziaria, il deleveraging era necessario più di ogni altra cosa. Eppure non un centesimo dei $14,300 miliardi di debito assunti dal settore delle famiglie fino al 2007 è stato spazzato via.




La storia è addirittura peggio se guardiamo al lato delle aziende. Oggi Bloomberg ha pubblicato un grafico in cui ci viene ricordato che sono i leader del G-7 ad essere distaccati dalla realtà, non il candidato del GOP.

A $6,700 miliardi, il debito societario è ora più del doppio rispetto al livello a cui era alla vigilia dell'ultima crisi, ma questa non è nemmeno la metà della storia. Praticamente tutto questo aumento è finito nell'ingegneria finanziaria — cioè, riacquisti d'azioni proprie, offerte di fusioni & acquisizioni improduttive e notevolmente sopravvalutate, e varie forme di leveraged buyout e ricapitalizzazioni.

Infatti, invece di blaterare circa una ripresa inesistente nell'entroterra della nazione, la Casa Bianca dovrebbe essere decisamente allarmata su quanto sta accadendo alla spesa in conto capitale — la fonte della crescita capitalistica. Dal momento che ha raggiunto un picco a metà del 2014, le spese in conto capitale (esclusa la difesa) sono in calo di circa il 12%, ben al di sotto dei livelli pre-recessione.

La situazione finanziaria ed economica del resto delle nazioni del G-7 è ancora più traballante di quella degli Stati Uniti. Quindi i leader presumibilmente "scossi" che si sono riuniti in Giappone dovrebbero sconvolgersi per il motivo seguente: perché continuare a far finta che il Giappone non sia gestito da pazzi che sono un pericolo per l'intera economia globale?

Ironia della sorte, il governo del Giappone ha richiesto una dichiarazione per quanto riguarda la crisi nel sistema finanziario mondiale. Ma il G-7 s'è rifiutato, perché accettare la realtà potrebbe far scoppiare la bolla globale. Come è stato spiegato dai media mainstream:

[...] Quindi non è del tutto sorprendente che una risposta coordinata ad una certa dinamica, non possa essere raggiunta al tavolo dei negoziati del G-7", ha detto Maguire. "Inoltre il G-7 è a conoscenza del cosiddetto 'effetto annuncio' che ha provocato il comunicato ufficiale", ha detto. "In una situazione del genere, il solo avvertimento di rischi negativi può farli diventare realtà."
Infatti il primo ministro Abe ha presentato alcuni documenti al G-7 riguardanti un pericolo per l'economia mondiale, la quale si trova sull'orlo di una crisi simile a quella Lehman nel 2008.

Uno degli altri pagliacci presenti alla riunione del G-7 ha per caso prestato attenzione?

Affatto. Al contrario, Abe ha più volte ripetuto che procederà ad un aumento dell'imposta sulle vendite ad aprile 2017, a meno che non avvenga un evento simile a quello Lehman o un forte terremoto. Egli era semplicemente alla ricerca di leader mondiali che confermassero la sua intenzione di ritardare ulteriormente l'inevitabile necessità di rimettere in ordine i conti nipponici:

Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha intenzione di ritardare un aumento delle imposte sulle vendite di due anni e mezzo, ha detto un funzionario del governo, poiché l'economia arranca e Abe si prepara per le elezioni nazionali.

Abe ha informato il Ministro delle Finanze, Taro Aso, e il Segretario Generale del suo partito liberal-democratico al potere, Sadakazu Tanigaki, del suo piano di ritardare l'aumento delle tasse per la seconda volta, fino ad ottobre 2019.

Si prevede inoltre che il primo ministro, che ha promesso di annunciare misure per stimolare la crescita economica e promuovere la riforma strutturale, ordini un bilancio supplementare per finanziare le misure di stimolo, appena due mesi dall'inizio dell'anno fiscale e sulla scia di un bilancio suppletivo per pagare i danni dei recenti terremoti nel sud del Giappone.
Proprio così. Il Giappone sta ancora spendendo quasi il doppio di quello che raccoglie in tasse, e il debito pubblico si sta dirigendo verso una catastrofico 250% del PIL. Ma questi pazzi vogliono calciare il barattolo nel prossimo decennio, sebbene il Giappone stia diventando una colonia di pensionati in bancarotta.

Nessuna meraviglia, quindi, che il G-7 sia scosso da quello che dice Trump. Se fosse eletto Presidente, solo lui potrebbe presentarsi ad un vertice del G-7 e chiamare le cose con il loro vero nome.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/