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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1382125
Aggiornato: 2 ore 2 min fa

E' necessario un riavvio dei mercati

Mer, 22/10/2014 - 10:13




di Alasdair Macleod


Le recenti evidenze puntano sempre di più verso una contrazione economica globale.

Diverse aree della zona euro sono in grande difficoltà, e solo lo scorso fine settimana l'agenzia di rating S&P ha avvertito che la Grecia "nei prossimi quindici mesi" non potrà più tenere fede ai suoi impegni. Il Giappone sta crollando sotto la distruzione di ricchezza dell'Abenomics. La Cina sta perdendo l'equilibrio a causa di una bolla del debito che minaccia di implodere. Gli Stati Uniti tengono a dirci che le statistiche del loro governo prevedono uno scenario promettente, ma la realtà è molto diversa, con un terzo degli adulti in età da lavoro senza occupazione; inoltre il deflatore del PIL è significativamente maggiore rispetto a quanto ufficialmente ammesso. E il Regno Unito è enormemente esposto alla leva finanziaria ed estremamente dipendente da un'Eurozona alla deriva.

Ciò non dovrebbe sorprendere, perché l'inflazione monetaria degli ultimi anni ha trasferito la ricchezza dalla maggioranza della popolazione risparmiatrice e lavoratrice ad una minoranza finanziaria. Alla maggior parte delle persone a salario fisso che cerca di guadagnarsi da vivere onestamente, è stata imposta una tassa invisibile attraverso l'inflazione monetaria. E' stata sotto-stimata nelle statistiche sui prezzi al consumo, ma si è verificata comunque. Sei anni di questo trasferimento di ricchezza potrebbero aver arricchito Wall Street, ma hanno anche impoverito Main Street.

Il mondo sviluppato è in gravi difficoltà finanziarie. Questa è una situazione il cui epilogo presenterà un conto davvero salato. I responsabili della politica monetaria sanno che l'espansione monetaria non è riuscita a stimolare la ripresa. Sanno anche che la loro gestione dei mercati finanziari, sempre con l'obiettivo di promuovere la fiducia, li ha lasciati con distorsioni nei mercati che ora minacciano di far deragliare obbligazioni, azioni e derivati​​.

Oggi la più grande preoccupazione della banca centrale è il calo dei prezzi. I primi segni ci sono già, con un dollaro in rafforzamento e un calo dei prezzi delle materie prime e dell'energia. In una contrazione economica l'esposizione a valute estere è il rischio primario che devono affrontare imprese e investitori internazionali. Il sistema finanziario mondiale è basato sul dollaro come valuta di riserva per tutte le altre: è l'opzione principale in un quadro di esposizione internazionale. Il guaio è che la leva finanziaria tra le valute estere e il dollaro USA è cresciuta a livelli altamente pericolosi, come illustrato di seguito.




Chiaramente c'è ampio spazio per l'instabilità monetaria, aggravata da mercati obbligazionari fuori misura. La Grecia, di fronte ad un altro default, ha un decennale che rende circa al 6.5%, mentre la Spagna e l'Italia hanno un decennale che rende rispettivamente al 2.1% e al 2.3%. Gli investitori che accettano questi rendimenti bassi, dovrebbero chiedersi quale sarà il costo marginale di finanziare un forte aumento dei disavanzi pubblici.

Un crollo, ovviamente, aumenterebbe il rischio per i possessori di titoli di stato. I principali possessori di debito pubblico sono le banche, i cui rapporti tra immobilizzaioni e patrimonio netto può arrivare fino a 40-50 volte escluso l'avviamento, in particolare quando viene anche presa in considerazione l'esposizione ai derivati. La cruda realtà è che le banche rischiano di fallire non a causa della teoria del debito-deflazione di Irving Fisher, ma perché sono esposte ad una bolla del debito pubblico che alla fine scoppierà: può essere sufficiente un aumento del due per cento nei rendimenti obbligazionari della zona euro per innescare un crisi bancaria globale. I crediti inesigibili per il fallimento delle imprese e il calo dei valori delle garanzie nei prestiti, rappresenterà semplicemente un onere aggiuntivo.



Prezzi

I macro-economisti fanno coincidere un crollo con la deflazione, ma abbiamo di fronte qualcosa di molto più complesso che vale la pena di capire.

La debolezza della moderna macro-economia è che non si basa su una teoria dei prezzi credibile. Invece di un rapporto meccanico tra variazioni nella quantità di moneta e nei prezzi, il potere d'acquisto di una moneta fiat dipende principalmente dalla fiducia dei suoi utilizzatori. Ciò viene espresso con la preferenza per il denaro rispetto ai beni, e queste preferenze possono cambiare per qualsiasi ragione.

Quando un individuo indebitato non riesce ad accedere a ulteriore credito, può essere costretto a fare cassa vendendo asset e riducendo i consumi. In un'economia normale, ci sono sempre alcune persone che agiscono in questo modo, ma quando sono in minoranza rispetto agli altri che invece sono in una posizione più felice, nel complesso l'economia progredisce. Un crollo si verifica quando coloro che hanno bisogno o vogliono ridurre i loro impegni finanziari diventano più numerosi di quelli che non ne hanno bisogno. In questo frangente sorge un cambiamento globale nelle preferenze a favore dei contanti, così, a parità di condizioni, i prezzi scendono.

Le variazioni in queste preferenze sono quasi sempre il risultato di un intervento dello stato, il quale sostituisce la casualità di un libero mercato con una polarizzazione del comportamento. Ma questo è solo uno dei fattori che impostano i rapporti tra i prezzi: deve essere anche presa in considerazione la fiducia nel potere d'acquisto della moneta emessa dallo stato, e questa cosa sarà in cima ai pensieri di coloro che non sono in difficoltà finanziarie. Ciò si riflette nei mercati che reagiscono, tra le altre cose, alle prospettive di cambiamento nelle finanze del governo. Se abbastanza persone credono che le finanze del governo si deterioreranno significativamente nel futuro prossimo, ci sarà una corsa contro la moneta (di solito a favore del dollaro su cui si basano tutte le altre valute). E quei possessori di dollari consapevoli del crescente rischio del potere d'acquisto futuro del dollaro, potranno solo rivolgere lo sguardo all'oro e successivamente a quei beni che rappresentano le necessità della vita. E quando ciò accadrà, assisteremo ad un crack-up boom e alla distruzione finale del dollaro come moneta.

Quindi l'idea che ci sarà o deflazione o inflazione non è corretta, e tradisce un'analisi superficiale fondata sulle idee sbagliate della macro-economia. Né una condurrà all'altra: ciò che accadrà realmente riguarderà la preferenza globale tra denaro e beni, influenzata non solo dagli eventi attuali ma anche da quelli previsti.



Oro

Di recente un dollaro in aumento ha portato ad un calo dei prezzi dell'oro. Ciò solleva la questione se un ulteriore rafforzamento del dollaro rispetto alle altre valute continuerà a indebolire il prezzo dell'oro.

Supponiamo che le banche centrali nel prossimo futuro cerchino di prevenire una crisi finanziaria innescata da un crollo economico. La loro risposta naturale sarebbe quella di espandere moneta e credito. Tuttavia questa politica sarà preclusa per le altre valute già indebolite da una fuga verso il dollaro, lasciandoci con il grosso della reflazione monetaria del mondo.

Con queste premesse per il prezzo dell'oro, è probabile che gli asiatici nei loro mercati continueranno ad accumulare oro fisico, forse accelerando i loro acquisti in modo da riflettere un rinnovato scetticismo nei confronti della valuta locale. Anche i ricchi investitori in Europa compreranno oro, in parte attraverso le bullion bank, ma al margine è probabile che aumenti la domanda di consegna fisica. Gli investment manager e gli hedge fund in Nord America chiuderanno probabilmente le loro posizioni short sull'oro e andranno long quando i loro computer (i quali sono implicati nella maggior parte delle negoziazioni) rileveranno un cambiamento di trend.

Tale trend sui mercati dei capitali occidentali rappresenterà una componente di un riavvio di tutti i mercati finanziari, perché segnalerà un cambiamento nella percezione del rischio per obbligazioni e valute. La crescente consapevolezza che le grandi economie stanno tutte per scivolare in una crisi, ci conferma che questo riavvio ha mosso un importante passo in avanti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il Fondo Monetario Internazionale, i diritti speciali di prelievo e il dollaro

Mar, 21/10/2014 - 10:16




di Gary North


I DSP sono una moneta falsa emessa dal Fondo Monetario Internazionale.

Furono inventati nel 1969, il primo anno dell'amministrazione Nixon. Fu una misura tampone per salvare il sistema valutario a tasso di cambio fisso, che nacque nel 1946 quando venne implementato il sistema di Bretton Woods.

Un tasso di cambio fisso è un controllo dei prezzi imposto dallo stato sui prezzi delle valute. Non può sopravvivere. Nessun sistema di controllo dei prezzi riesce a sopravvivere. Questo è il nocciolo della questione. Quando pensate ai "tassi di cambio fissi", pensate al "controllo dei prezzi".

Infatti i controlli non funzionarono bene. Ci furono svalutazioni. Ma erano sempre operazioni lampo -- negate dai funzionari governativi fino all'effettiva svalutazione.



BRETTON WOODS

Quando pensate a Bretton Woods, pensate ad un sistema burocratico partorito dalla mente di Rube Goldberg. Venne sviluppato principalmente da un agente comunista nel Tesoro, Harry Dexter White. Questa connessione sovietica è stata negata dai liberal per oltre 60 anni, ma il libro di un economista del Council on Foreign Relations, Benn Steil, ha risolto il problema. Ecco la recensione del libro. Nell'aprile 2013 la rivista del CFR, Foreign Affairs, ha pubblicato un articolo dell'autore del libro. Si intitola "Red White".

White pensava che il capitalismo sarebbe crollato entro un decennio. Pensava che l'URSS sarebbe diventata una potenza economica dominante. Il FMI era il modo di White per facilitare la transizione. Pensava che sarebbe fallito, e lo disse. L'amministrazione Truman ignorò quindi il FMI. Steil ha scritto:

Il Dipartimento di Stato di Truman mise fuori servizio il Fondo, respingendo quelle ipotesi che anche White aveva sottoscritto in precedenza: che la cooperazione sovietica sarebbe continuata anche nel dopoguerra; che il collasso economico della Germania poteva essere gestito tranquillamente, e anzi con profitto; che l'impero britannico poteva essere smantellato pacificamente; e che i crediti a breve termine del FMI sarebbero stati sufficienti a ristabilire il commercio globale. Queste ipotesi si basavano su "idee sbagliate dello stato in cui si trovava mondo", come fece notare Dean Acheson, Segretario di Stato sotto Truman, "sia per quanto riguardava l'anticipazione delle condizioni del dopoguerra, sia per quanto riguardava la loro consistenza quando le abbiamo dovute affrontare.... Abbiamo compreso con una certa lentezza che l'intera struttura del mondo e l'ordine che avevamo ereditato dal XIX secolo erano finiti, e che la lotta per sostituirli sarebbe stata diretta da due centri di potere opposti ed ideologicamente inconciliabili."
In breve, il FMI era giustamente considerato come una burocrazia inutile. E ancora oggi dovrebbe essere considerato così.

L'accordo di Bretton Woods era un'estensione del gold exchange standard, il quale rappresentava una sostituzione burocratica del gold coin standard. Quest'ultimo scomparve nell'autunno del 1914, quando i governi europei rubarono tutto l'oro dei depositanti nelle banche commerciali di ogni nazione. Poi la banca centrale di ogni stato inflazionò l'offerta di moneta per contribuire a sostenere la guerra: tassazione mediante l'inflazione.

Il gold exchange standard vide la luce in occasione della Conferenza di Genova nel 1922. Il sistema si basava su questo asssunto: la convertibilità in oro delle due valute principali. Due nazioni stavano dietro a questo progetto: la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Fu un accordo tra governo e governo. La Gran Bretagna andò in default nel 1931. Uscì dal gold coin standard: 1925-1931. Gli Stati Uniti andarono in default nei primi mesi del 1934: ci volevano $35 per un'oncia d'oro, non più $20. Derubò i governi del mondo. Aveva già fregato il popolo americano, il cui oro era stato confiscato l'aprile precedente: l'Ordine Esecutivo 6102 di Roosevelt.

Nel 1969 il governo degli Stati Uniti stava per fregare di nuovo i governi del mondo -- alla grande anche. Avevano comprato IOU del Tesoro USA sull'ipotesi che avrebbero potuto redimere l'oro a $35 l'oncia in qualsiasi momento. Il 15 agosto del 1971, Nixon chiuse unilateralmente la finestra dell'oro. Il resto del mondo ora possedeva IOU del Tesoro USA che non erano più coperti da oro.

Lo stesso ancora oggi.



I DSP

Nel 1969 il sistema a tasso fisso stava crollando. La svalutazione della Gran Bretagna nel novembre 1967 fu una cosa grossa. C'era troppa inflazione monetaria in Gran Bretagna. I prezzi stavano aumentando. Il tasso di cambio fisso non poteva contenerli. La Gran Bretagna era a corto di dollari per sostenere il valore internazionale della sterlina. Infine, il governo si rassegnò alla svalutazione.

Successivamente arrivò il turno degli Stati Uniti.

Lyndon Johnson stava combattendo due guerre, che in seguito avrebbe perso: la guerra in Vietnam e la guerra alla povertà. Nel 1964 abbassò il tax rate sui redditi marginali dal 99% al 70%. Si rifiutò di aumentare le tasse. Il suo detto era popolare: "Guns and butter". Nel 1969 c'era inflazione dei prezzi. Ci fu anche una corsa all'oro del governo federale, perché i governi stranieri chiedevano di essere pagati, cosa che potevano fare sotto Bretton Woods. La Francia fu il "colpevole" principale. Il Tesoro degli Stati Uniti stava sperimentando la classica corsa agli sportelli.

Ecco che cosa fece il Fondo Monetario Internazionale, secondo Wikipedia. Creò una nuova non-moneta fiat, i DSP.

I diritti speciali di prelievo (DSP; Special Drawing Rights, SDR) sono asset di riserva definiti ed emessi dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). I DSP non sono una valuta vera e propria. Rappresentano invece un diritto sulle varie monete dai paesi membri del FMI, per le quali possono essere scambiati. Possono essere scambiati solo per Euro, yen giapponesi, sterline o dollari americani. I DSP rappresentano nell'effettivo un potenziale diritto di acquisire una o più delle valute detenute nelle riserve ufficiali dei Paesi membri. Mentre sembra che abbiano un ruolo molto più importante da svolgere o, forse, lo avranno in futuro, essere l'unità di conto del FMI è stata a lungo la funzione principale dei DSP.
I DSP possono sostituire una valuta importante? No.

I diritti speciali di prelievo furono creati dal FMI nel 1969 e, nel quadro del sistema di Bretton Woods a tassi di cambio fissi, erano un asset in rappresentanza di riserve in valuta estera. 1 DSP fu inizialmente definito come 1 USD, pari a 0.888671 g di oro. Dopo il crollo di quel sistema nei primi anni '70, i DSP assunsero un ruolo molto meno importante. Essere l'unità di conto del FMI rappresentò il loro scopo primario sin dal 1972.

Il FMI stesso definisce "insignificante" il ruolo attuale dei DSP. E' improbabile che i paesi sviluppati, che detengono il maggior numero di DSP, li usino per un qualsiasi scopo. Gli unici utilizzatori effettivi dei DSP possono essere quei paesi in via di sviluppo che li considerano come "una linea di credito a buon mercato".

Uno dei motivi per cui i DSP non ricoprono il ruolo di asset di riserva, è che devono essere scambiati in una valuta prima dell'uso. Ciò è dovuto in parte al fatto che i soggetti privati non possono detenere DSP: sono solo utilizzati e detenuti dai Paesi membri del FMI, il FMI stesso e pochi organismi autorizzati a farlo. Ai DSP sono precluse quelle funzioni di base che caratterizzano una normale valuta di riserva, come l'intervento nei mercati, fornire liquidità e conservare la competitività delle esportazioni con tassi di cambio favorevoli. Questo fatto ha portato l'FMI ad etichettare i DSP come "asset di riserva imperfetti".

Un altro motivo per cui sono poco utilizzati è la loro scarsa abbondanza. A partire dal gennaio 2011, i DSP rappresentavano meno del 4% delle riserve valutarie mondiali. Per funzionare bene, un asset di riserva deve avere sufficiente liquidità, ma i DSP, a causa del loro piccolo numero, vengono percepiti come un asset illiquido. Il FMI afferma: "Espandere il volume dei DSP ufficiali è un prerequisito fondamentale affinché possano giocare un ruolo più significativo come asset di riserva alternativi".
Quindi i DSP non sono una moneta. Non sono mai stati destinati ad esserlo. Sono asset che possono essere scambiati dalle banche centrali per una delle quattro valute principali. Sono un ripiego temporaneo utilizzato dai governi per ritardare il giorno della resa dei conti: il loro rifiuto di fornire una manciata di valute estere su richiesta. Rallentano la "corsa agli sportelli" nei confronti delle tesorerie nazionali, ma non per molto.

I DSP sono legati al dollaro. "A causa dei tassi di cambio fluttuanti, il valore relativo di ciascuna valuta varia continuamente e questo vale anche per il valore dei DSP. Il FMI ​​fissa il valore di un DSP in termini del dollaro USA."

Richard Cooper, un economista che ha insegnato a Harvard e a Yale, è stato un consulente di alto livello per 50 anni. È membro del Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale e l'Aspen Strategy Group. E' una persona con le conoscenze giuste. In un discorso del maggio scorso in onore del 70° anniversario di Bretton Woods, ha detto questo:

Cito questo contesto per indicare che sono stato un sostenitore dei DSP fin dall'inizio e di un loro ruolo più significativo nel sistema monetario internazionale. Mi considero uno dei tanti nonni dei DSP e ho sentimenti nostalgici nei loro confronti. Se avessi una bacchetta magica, vorrei trasformare tutte le riserve ufficiali di valuta estera e l'oro, al di là dei saldi operativi, in DSP. Vorrei anche ampliare la capacità del Fondo Monetario Internazionale di emettere DSP, impegnandosi in emissioni regolari ed irregolari -- qualora ce ne fosse bisogno. . . .

Come ho detto in precedenza, preferirei un sistema monetario internazionale basato sui DSP, ma non abbiamo la bacchetta magica. E' una condizione che dovrebbero negoziare i governi, e le trattative -- consci degli sforzi passati per negoziare cambiamenti nel sistema monetario internazionale -- sarebbero difficili e probabilmente controverse. I guadagni derivanti dal passaggio ad un sistema basato sui DSP supererebbero i costi, date le molte altre questioni all'ordine del giorno nella negoziazione internazionale -- cambiamenti climatici, non proliferazione, regolamenti finanziari internazionali, il futuro del sistema commerciale, per citarne solo quattro -- e la limitata capacità dei leader di gestire molti problemi di alto livello? Io non conosco la risposta, ma il solo porsi la domanda solleva qualche dubbio.
Nel 1974 sentii un suo discorso alla Committee on Monetary Research and Education. Predisse che, entro il 2010, ci sarebbe stato un nuovo ordine monetario internazionale. Adesso è più vecchio. Solo adesso è lungimirante.



CONCLUSIONE

Ci sono alcune persone che pensano che i DSP del FMI sostituiranno il dollaro statunitense. Vi suggerisco di ignorare tali speculazioni. Un giorno qualcosa sostituirà il dollaro. Non saranno i DSP.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Nonostante il disastro imminente, la FED non è disposta a smettere di stampare denaro

Lun, 20/10/2014 - 10:18
Sono convinto che non vedremo un netto aumento dei tassi di interesse a breve. Infine ci sarà un'impennata dei tassi di interesse, ma questa avverrà una volta che le banche centrali perderanno il controllo. Al giorno d'oggi questo esito diviene sempre più incipiente a causa del panorama distorto che hanno creato con l'utilizzo di politiche non convenzionali sconsiderate. Privilegiando alcuni settori con finanziamenti a tassi ridicoli, ciò ha generato un'ondata di speculazione selvaggia su tutti quei titoli che potessero avere un rendimento decente. Questo significa operazioni off-budget da parte delle banche commerciali che scambiando titoli spazzatura con titoli decenti, li hanno ipotecati per ottenere un ritorno tale da mettere in buona luce i loro bilanci. E' questa la prosperità paventata dai banchieri centrali? I tassi di interesse aumenteranno non perché "lo deciderà" la banca centrale, ma perché il mercato imporrà il suo volere a seguito di una saturazione di errori economici. Bastano solo alcune margin call, le corse agli sportelli bancari nel mondo di oggi. A questo punto le carte verranno scoperte: le banche centrali sono insolventi. I fondamentali di mercato sono distorti e con essi un chiaro mark-to-market degli asset di cui la FED, ad esempio, si è ingozzata: T-bond a lunga maturazione. La FED continua a pungolare le banche commerciali affinché concedano credito e tornino a fidarsi delle altre banche commerciali, aspettandosi un tasso di inflazione non superiore al 3% ed aspettative inflazionistiche contenute. Credono di tirare la coda ad un gatto, la stanno tirando invece ad una tigre.
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di David Stockman


Non c'è ragione al mondo che possa spiegare la frivolezza del mercato azionario. In ogni singola regione del pianeta, sta vacillando il ciclo espansionistico post-crisi alimentato dalla banca centrale.

L'economia giapponese è soltanto un pelo più grande di 5 trimestri fa (0.8%), prima che l'Abenomics arroventasse la stampante monetaria della Banca del Giappone. Nel frattempo, anche se i salari reali in Giappone sono precipitati ai minimi odierni, il bilancio della BoJ ha ormai raggiunto il 55% del suo PIL — un rapporto che solo un decennio fa sarebbe stato inimmaginabile.

Nonostante la spacconata del "whatever it takes" di Mario Draghi, l'unica cosa che è avvenuta in una Europa perennemente recessione è stata una breve corsa precipitosa verso il debito periferico. E ciò in base alla flebile presupposizione che il debito emesso da casi disperati come l'Italia e la Spagna può solo salire, perché Mario potrebbe acquistarlo da un momento all'altro. Presto sarà evidente che l'economia dell'area Euro non ha tratto beneficio dalla magia monetaria di Mario, e che gli hedge fund possono scaricare i loro bond tanto velocemente quanto li hanno accatastati.

E la politica schizoide dei compagni di Pechino non ha bisogno di ulteriori elaborazioni. La gigantesca torre di debito cinese da $25 bilioni è ben lungi dall'essere ripagata, soprattutto perché ci sono persone che credono al motto di Mao secondo cui il potere deriva dalla canna di una pistola e che la prosperità di Wall Street deriva dalla stampante monetaria.

Ed ora Wall Street sta guardando con nervosismo i numeri del PIL USA del secondo trimestre e le loro prospettive per il resto dell'anno. Quello che doveva essere un 3%+ l'anno, si sta trasformando nel più basso tasso di crescita del PIL — circa l'1.5% nella migliore delle ipotesi — sin dal 2009.

Ed anche ciò dipende dal credere che il deflatore del PIL del Dipartimento del Commercio stia marciando ad un tasso annuo dell'1.4%. Non c'è possibilità che tutto ciò sia vero per le famiglie che consumano energia, cibo, assistenza sanitaria, trasporti e servizi educativi, e non iPad.

Con il ciclo espansionistico globale che vacilla, i rapporti di redditività ai massimi storici ed i multipli PE alle stelle — quasi 20 volte i guadagni dell'S&P 500 — c'è solo una cosa che resta da fare ai robot di Wall Street.

Vale a dire: comprare al prossimo ribasso; perché la FED si è ritrovata un nuovo sceriffo a Jackson Hole. Dopo 6 anni di abbassamento artificiale dei tassi del mercato monetario, Janet Yellen intravede ancora un'economia gravata dalla "fiacchezza", e pertanto sarà incline a consegnare denaro quasi gratis nelle mani dei giocatori d'azzardo di Wall Street.

La classica retorica keynesiana della vasca da bagno, ma il Wall Street Journal ha inquadrato un punto di vista abbastanza convincente sulle espressioni della Yellen. Sembra che dopo un'espansione del bilancio da $3.5 bilioni, l'economia americana non abbia ancora raggiunto i parametri di rendimento — soprattutto nel mercato del lavoro — che sono emersi durante l'ultimo ciclo di espansione 2002-2007 alimentato dalla banca centrale:

Si dice che probabilmente evidenzierà come le misure alternative del mercato del lavoro falliscano nel valutare l'attuale sottoutilizzazione delle risorse umane (ad esempio, la durata del rapporto di lavoro, licenziamenti nei dati JOLTS), le quali devono ancora normalizzarsi rispetto ai livelli del 2002-2007.
Questo è davvero un insulto! La falsa prosperità che la FED ha scatenato attraverso la bolla immobiliare di Greenspan, è stata la causa della spiralizzazione della crisi finanziaria del 2008 e della successiva recessione. Allora perché diavolo la FED dovrebbe spingere la sua campagna di stampa monetaria fino ai limiti della sanità mentale per replicare il suo ultimo disastro?

La risposta non è difficile da trovare. La Yellen non riesce a capire che l'economia statunitense è in stallo perché ha raggiunto una condizione di saturazione del debito. Infatti, il punto di riferimento 2002-2007 preferito dalla Yellen è stato alimentato da una fase trentennale di leveraged buyout nazionale.

Tra il 2002-2007 il debito nei mercati del credito — pubblici e privati — è salito della somma incredibile di $21 bilioni, mentre il PIL nominale è cresciuto solo di $3.5 bilioni. E questa situazione non è altro che la rappresentazione fallimentare della formula brevettata della FED: debito a basso costo alimentato dall'espansione dei consumi interni e dal PIL nominale.

Sin dall'inizio della crisi, infatti, la FED ha spinto massicciamente sulla nota del credito, ma quasi l'intero flusso di liquidità non ha mai lasciato i canyon di Wall Street. Invece è stato parcheggiato nelle riserve in eccesso presso la FED di New York, dopo aver attraversato i mercati monetari ed appianato il costo del carry trade allo zero per cento.

Il casinò sta vivendo un altro momento rialzista perché si aspetta che il nuovo sceriffo monetario continui a dare fiches ai giocatori di poker.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il Grande Default: Un evento economicamente inevitabile

Ven, 17/10/2014 - 10:15




di Francesco Simoncelli


Nelle ultime settimane la Francia ha fatto la voce grossa all'interno dell'Unione Europea, puntando i piedi contro le continue rimostranze tedesche nei confronti di quei Paesi che rifiutano di allineare le proprie politiche a quelle di una sana condotta fiscale. Troppo tardi. La Francia ha fatto sapere al mondo di non essere più disposta a sottostare alle direttive tedesche, ascrivendo il proprio nome a quello dei PIIGS. Il domino europeo continua ad essere teatro di tasselli vacillanti. Quello della Francia è uno importante. Non può cadere. Non verrà lasciato cadere. In realtà, nessuno verrà lasciato cadere.

Gli stati europei sono arrivanti ad un punto in cui non possono più estrarre ulteriore ricchezza dai propri cittadini attraverso la tassazione diretta. Ci sono rimostranze. Ci sono polemiche. Il coro è unanime: "Diminuire le tasse". Lo stato non può chiedere di più al proprio bancomat (i contribuenti), pena la completa dissoluzione della classe produttrice interna. E' possibile ancora spostare il carico fiscale da un settore ad un altro per dare modo a quelli più deboli di riprendersi leggermente per poi tornare a predarlo. Ma questa strategia è arrivata al limite, poiché l'ambiente economico stesso è saturo di errori e distorsioni da non permettere più una sana allocazione delle risorse secondo i desideri di coloro i quali possono generare una sana ripresa economica: gli attori di mercato. Non è possibile studiare a tavolino un piano attraverso il quale riuscire a creare artificialmente una ripresa dell'economia. Ciò che è necessario ora, secondo il panorama economico, ovvero, le scelte degli individui, è una riallocazione delle risorse precedentemente allocate in modo errato. Stanno dicendo forte e chiaro che c'è bisogno di una recessione. Questo, a sua volta, significa tassi di interesse più alti. E' economicamente inevitabile.

Visto che ai governi nazionali è preclusa l'opzione di un ulteriore aumento delle tasse, l'unica cosa che resta da fare è affondare il colpo nella sfera dei deficit nazionali. Questo significa prendere in prestito più denaro per sostenere allocazioni di risorse non in accordo con i desideri degli individui. Questo significa privare delle risorse reali attività che invece avrebbero soddisfatto le esigenze più urgenti degli individui. Questo significa erodere con noncuranza il bacino dei risparmi reali. Perché noncuranza? Perché nell'attuale sistema a denaro fiat è possibile stampare qualsiasi ammontare di denaro di cui i settori privilegiati hanno bisogno, in modo da soddisfare le loro necessità contabili. L'urgenza di un salvataggio di quelle economie europee che ancora languono in uno stato comatoso è diventato impellente con l'attuale volontà della BCE di attuare a tutti gli effetti un quantitative easing; attraverso le banche commerciali vengono "riciclati" la maggior parte dei titoli di stato, ma questo include anche istituti di credito esteri. Questi ultimi non possono essere influenzati dalla stampante nazionale, la quale può solo avere effetto entro i confini di una certa valuta nazionale. Questo significa che una volta che i governi nazionali si ritroveranno a dover affrontare le conseguenze delle loro azioni fiscali sconsiderate, i primi a pagarne il prezzo saranno coloro che avranno creduto alle promesse di un manipolo di burocrati di ruolo. In questo momento tutti i governi del mondo hanno applicato trucchi contabili per nascondere sotto il tappeto la mole di investimenti improduttivi accumulati sino ad ora. E' enorme. Sono rappresentati dalle cosiddette passività non finanziate, le quali sono essenzialmente conteggiate come debito off-budget. Quando qualcuno fa una qualche domanda su questo argomento la risposta è la seguente: "Circolare! Non c'è niente da guardare qui!" Ma stanno crescendo. E' economicamente inevitabile, data la natura della pianificazione centrale.

Questo significa che non sarà possibile tagliare in alcun modo la spesa pubblica. Essa garantisce il consenso allo stato. Nel corso del tempo sono state fatte promesse su promesse che adesso devono essere mantenute il più a lungo possibile, pena la rivolta politica. Il welfare state ha dato assuefazione, ora i cittadini ne richiedono di più. Più indennità di disoccupazione, più assistenza, più sostegno alla famiglia. Rifiutarsi è politicamente inaccettabile.


Spesa totale del governo italiano. Fonte dati: AMECO

Sebbene la tassazione potrà vedere una lieve contrazione nel prossimo futuro, ciò non accadrà per la spesa pubblica la quale continuerà a salire andando ad appesantire un fardello di debito pubblico altamente gravoso. Gli elettori impediranno che possa calare, ne chiederanno di più. La cultura del welfare state ha permeato le loro menti. Negli anni del boom economico artificiale (1999-2010) è stato fatto credere che fosse possibile accontentare qualsiasi desiderio a costo zero. I politici ci hanno creduto. Gli elettori ci hanno creduto. I banchieri centrali ci hanno creduto. Si sbagliavano. Ciò non ha fatto altro che far germogliare i semi dell'auto-distruzione insita nella stessa pianificazione centrale. In preda, ora, ad un price discovery soffocato e a segnali di mercato sconnessi, il panorama economico è guidato dai capricci di una cerchia ristretta di individui che crede sia possibile indirizzare l'economia dove loro vogliono che vada. E' economicamente impossibile. Ludwig von Mises ci spiegò il perché in Planned Chaos: ogni intervento sul mercato ne porta ad un altro fino ad un controllo pianificato totale dell'economia in questione, schema che è destinato a farla deragliare in ultima istanza.

Quello sarà il giorno in cui il bancomat dello stato segnerà queste parole: "Conto in rosso". Questa realtà rappresenterà un duro colpo per tutti coloro che hanno scommesso la loro fortuna sulle contorte ricette di un manipolo di burocrati e hanno messo la propria vita nelle loro mani. Questo è semplicemente un grande schema di Ponzi che risucchierà quanti più individui potrà prima di collassare sui propri limiti. Ogni schema di Ponzi crolla, è economicamente inevitabile. Ogni schema di Ponzi porta con sé un grado di sofferenza elevato, è psicologicamente inevitabile. Coloro che si rendono conto di questa realtà prendono le adeguate contromisure e si chiamano fuori. Cercano anche di suggerire agli altri di tirarsene fuori, ma sono troppo impegnati nello schema di Ponzi. Hanno creduto a tutte le promesse dei burocrati di ruolo. Si aspettano che venga consegnata loro la luna. Rimarranno delusi, solo un pugno di mosche li attende.

I burocrati di ruolo, dal loro canto, credono di aver evitato il peggio. Credono ingenuamente di aver schivato il proiettile fatale. Credono ormai alle loro stesse menzogne: "consegneremo la luna". Alla fine tutti gli ideatori degli schemi di Ponzi vengono catturati, perché essi stessi si impegnano e finiscono per rimanere abbagliati dalle loro stesse menzogne. Credono di poterlo far durare ancora un altro po'. Il keynesismo è l'illusione principale attraverso la quale i pianificatori centrali spacciano le loro promesse. Ogni volta che vengono disattese le sue teorie, alza la posta in palio: se i deficit finora implementati non hanno fatto superare la recessione, allora deficit più grandi faranno superare la recessione. E' per questo che viene propagandato il mito della domanda aggregata, permettendo quindi allo stato di poter spendere qualunque cifra voglia teorizzando che anche i singoli individui agiscano allo stesso modo. E' per questo motivo che la teoria keynesiana ha dovuto ribaltare la legge di Say: http://johnnycloaca.blogspot.it/2014/02/il-biglietto-di-sola-andata-per-la.html

In questo modo si ignorano le fasi iniziali della creazione di capitale, affermando che la domanda degli individui sia in grado di gestire la produzione di una nazione. E' ovvio che in questo modo vengono bypassati concetti fondamentali: http://johnnycloaca.blogspot.it/2012/10/la-teoria-austriaca-del-capitale-perche.html

La scienza economica è incorporata in una scienza di grado superiore: la prasseologia. L'economista, attraverso deduzioni logiche in base a dei principi apodittici, è in grado di arrivare a determinate conclusioni. Facciamo, quindi, un esempio. Immaginiamo un'isola deserta in cui si schianta un velivolo. L'unico superstite è un individuo che ora deve cavarsela da solo per sopravvivere. Il suo primo pensiero è il cibo che ora dovrà ingegnare a procurarsi senza l'aiuto di altri individui. Di conseguenza si reca alla spiaggia e all'inizio deve limitarsi a pescare il pesce a mani nude. In questo caso la produttività sarà molto bassa, perché il fattore di produzione (le mani) per pescare il pesce (bene di consumo) è davvero limitante perché qualsiasi imprevisto può intaccare la sua produzione di pesce. Che fare? Sarebbe sicuramente d'aiuto uno strumento che possa facilitargli il compito della pesca, ma ovviamente questo processo richiede tempo affinché possa essere completato. Quindi il nostro naufrago deve rinunciare a qualcosa affinché possa costruire il suo strumento, questo significa che affronterà il costo di opportunità di continuare a mangiare una quantità limitata di pesce al giorno a fronte di imprevisti che potrebbero inficiare seriamente la sua attività e la sua vita, oppure dedicare parte del suo tempo a costruire uno strumento che possa migliorare la sua capacità di pesca rinunciando, però, a mangiare per qualche giorno.

Sebbene i gorgoglii dello stomaco siano rumorosi, il nostro naufrago ha una preferenza temporale bassa e quindi decide di iniziare la costruzione di un retino da pesca. Ovviamente, non sarà un'impresa facile, perché ci sarà bisogno di tempo per ottimizzare il prodotto finale e fare in modo che non si rompa al primo uso. Una volta riuscito a raggiungere il proprio risultato, il nostro naufrago è capace di pescare una quantità superiore di pesce rispetto a prima, e ora può anche restare alcuni giorni senza pescare poiché l'abbondanza di pesce gli conferisce la possibilità di avere del tempo libero (cosa che prima non poteva permettersi). In questo modo, a seguito di una riserva di pesce, può dedicarsi ad altri lavori come ad esempio costruire una pala per arare il terreno e coltivare un orto. Questo ciclo di crescita rappresenta una processo che, attraverso un ritardo del consumo, permette l'accumulo di capitale il quale può essere utilizzato per far prosperare la società.




Al di là di questo esempio semplicistico, è la stessa cosa che accade nella nostra economia. E quando lo stato si inserisce a gamba tesa in questo processo, lo fa la spezzando la catena virtuosa che fino a quel momento aveva portato prosperità alla società. Negli ultimi dieci anni in Italia, infatti, l'interferenza della pianificazione centrale ha fatto sentire il suo peso predominante: prima attraverso uno spreco di risorse mediante l'alimentazione di investimenti improduttivi (boom immobiliare), poi, dopo aver realizzato l'insostenibilità di tali investimenti, ha continuato a depletare il bacino dei risparmi reali con una tassazione diretta. Il risparmio reale è andato via via diminuendo a causa della chiusura di varie atttività impossibilitate a sopravvivere in un ambiente pesantemente tassato e burocratizzato, mentre ad altre è stata negata la nascita. Di conseguenza, anche il risparmio delle singole famiglie è diminuito per far fronte a questa situazione.


Tasso di risparmio italiano. Fonte dati: AMECO

Mentre il tessuto economico si è sfilacciato progressivamente, la retorica del calcio al barattolo è stata la politica principale adottata dalle banche centrali e dai governi nazionali, uniti in un intreccio di mutuo soccorso per spostare il dolore delle loro precedenti politiche sulle spalle della popolazione. In questo modo si è potuto riempire i titoli dei giornali della stampa mainstream, veicolando la falsa atmosfera di una ripresa "debole" sostenuta dalla lungimiranza dei pianificatori centrali. Ancora una volta abbiamo assistito allo sfaldamento dei piani presumibilmente ben congeniati di coloro che dovrebbero "saperne di più", di coloro che si vantano di essere gli alfieri di un sistema "platealmente" superiore, di coloro che sfoggiano la loro retorica dall'alto delle cosiddette istituzioni che sarebbero a protezione di Main Street. L'unica cosa che hanno protetto fino ad ora sono stati i posti di comando che parassiticamente preservano in nome di un poco chiaro "bene superiore".

La maggior parte della popolazione è finita nella rete di questa rinnovata speranza di un domani migliore. La realtà è che il "domani migliore" è stato ipotecato da quelle stesse figure che oggi ci sussurrano nelle orecchie parole dolci e confortevoli: "Andrà tutto bene". E' un'illusione. L'ennesima dell'economia keynesiana sostenitrice di un'economia pianificata centralmente. Il suo credo fallirà. La sua base accademica fallirà. Il suo sostegno intellettuale fallirà. E' stata una teoria fallimentare sin dall'inizio, ma l'assuefazione delle sue promesse suadenti ha colpito inesorabilmente quelle parti della società che hanno deciso di cedere volentieri il loro futuro ad una manica di pianificatori centrali: "Dimmi che mi ami". Si sono lasciati cullare dalle promesse d'amore come farebbe un'anziana donna che cerca affetto in una figura più giovane di lei. Non funzionerà.

Finché il governo continuerà a staccare assegni, la popolazione resterà al gioco. Continuerà ad onorare la sua parte. Si conformerà a qualsiasi altra tassa approvata dall'establishment keynesiano. Continuerà a farsi raggirare dalle menzogne spacciate dalla stampa mainstream. Non c'è ripresa. Non è stato aggiustato nulla né in Europa né all'estero. La quiete che abbiamo osservato fino ad ora è frutto di una serie di avvenimenti che hanno ritardato il redde rationem, ma non per questo esso è stato schivato del tutto. Fino ad ora le banche centrali hanno incanalato i loro aiuti nel sistema finanziario per salvaguardare la salute dei TBTF, procedendo a creare carry trade artificiali in modo che potessero beneficiare dell'effetto Cantillon e di conseguenza aiutare gli stati a piazzare i loro titoli di debito: http://johnnycloaca.blogspot.com/2014/10/il-rovesciamento-della-piramide.html

Il denaro, quindi, è finito inglobato principalmente nel mercato azionario e obbligazionario, fuoriuscendo solo in minima parte da questo circolo che ha continuato a far pullulare sui giornali le lamentele dei banchieri centrali affinché quelli commerciali estendessero di nuovo prestiti all'economia più ampia. Questo finora non è accaduto, a causa della reticenza delle banche commerciali e di Main Street ancora alle prese con una recessione mancata. Ciò ha stimolato una domanda di moneta alta tra la popolazione, poiché le esigenze incipienti delle famiglie hanno portato gli individui a cercare di riformare un pool di risparmi da cui poter ripartire. Ciò sarebbe stato virtuoso dal punto di vista del ciclo economico, perché avrebbe rinvigorito la base di capitale da cui sarebbe potuta ripartire una ripresa sostenibile. Invece il costo della vita maggiorato e la pressione fiscale, hanno interrotto questo sano processo andando a reprimere ulteriormente le forze di mercato. E' questo meccanismo che finora ha smorzato l'inevitabile inflazione dei prezzi provocata dall'inflazione dell'offerta di moneta.

Ma l'offerta di moneta è stata pesantemente inflazionata. L'inflazio dei prezzi degli asset ha provocato nuova esuberanza nei mercati azionari e obbligazionari. Ci sono parecchi istituti finanziari esposti ai titoli di stato. Il loro rapporto di leva è spaventosamente alto. Sono state gonfiate molteplici bolle che infine scoppieranno. Alla prossima recessione, la razzia si spingerà ancora più oltre. Già adesso possiamo vederne alcuni presupposti. La fiducia nello stato si sgretolerà, andando ad intaccare quell'ultimo barlume di speranza riposta nell'apparato statale: "Bisogna abbassare le tasse, sebbene sia giusto pagarle." La salvezza attraverso lo stato sarà portata davanti al banco degli imputati, quello sarà il giorno in cui gli individui staccheranno la spina. Smetteranno di finanziare un apparato platealmente dedito alla loro predazione e abbracceranno la frammentazione politica: secessione.



CONCLUSIONE

Come ho ripetuto spesso su queste pagine, in Europa non è stato risolto niente. La situazione peggiorerà ulteriormente poiché non c'è volontà di permettere al mercato di purgare l'ambiente economico da quegli errori che ci hanno portato fino a questo punto. L'eurozona si è retta in piedi fino a questo punto grazie alla generosità della FED, la quale ha permesso a diverse istituti finanziari (Es. hedge fund, fondi pensione, banche commerciali) di avere accesso a finanziamenti quasi gratis con cui speculare sui mercati. I mercati hanno perso di vista i fondamentali economici. Si procede alla cieca. Ma sin dal novembre dell'anno scorso, la FED ha rallentato il suo ritmo di emissione monetaria.




Ciò non ha fatto altro che mettere pressione a quelle attività in bolla, portando al recente crollo del mercato azionario e alla decisione della FED di annullare il tapering. Al momento gli investitori si sono rifugiati nel dollaro, ma tutte le valute fiat si basano incontrovertibilmente sulla percezione di fiducia che i relativi utilizzatori conferiscono loro. Nemmeno negli Stati Uniti è stato aggiustato niente, premurandosi di affogare nella cartastraccia qualsiasi barlume di sanità monetaria, ma attualmente l'Europa è in condizioni peggiori quindi lo zio Sam pare a tutti gli effetti un porto sicuro contro la tempesta. Ciò non cambierà fino a quando anche Draghi non si deciderà a monetizzare il debito degli stati europei. L'esperimento monetario fiat, a quel punto, avrà raggiunto il suo apice, creando un ambiente in cui sempre più pezzi di carta andranno "a caccia" di sempre meno beni. Quello sarà il momento in cui la domanda di moneta calerà a favore di una circolazione arroventata delle unità monetarie, portando il processo di crack-up boom alla sua seconda fase.

L'Europa sarà la prima a capitolare, e i semi dell'autodistruzione sono stati piantati anni fa: welfare state. Sebbene siano i PIIGS quelli tenuti sott'occhio, il vero ago della bilancia è stato, è e sarà la Francia. Essa sarà il paziente zero. Cina e Russia sono alla porta, consce di come l'oro tornerà ad avere un ruolo fondamentale nel futuro prossimo. Quando l'occidente si accorgerà di aver commesso un errore ad aver lasciato che il proprio oro seguisse la via asiatica, sarà troppo tardi.


Valutare l'oro e l'allevamento dei tacchini

Gio, 16/10/2014 - 10:14




di Alasdair Macleod


I mercati finanziari di oggi sono costruiti sulla sabbia di valute non sonanti. Di conseguenza i broker, le banche e gli investitori sposano l'inflazione monetaria e hanno perso sia il desiderio sia la capacità di comprendere l'oro e valutarlo adeguatamente.

Inoltre, gli stati e le banche centrali considerano i mercati come la più grande minaccia ad una gestione efficace dell'economia, una minaccia che deve essere domata. Questo è lo sfondo di oggi in cui si muovono i prezzo dell'oro e le decisioni degli investitori.

Al centro del controllo del mercato c'è la sostituzione della moneta sonante (storicamente l'oro) con una non sonante. Aumentare la quantità di moneta e incoraggiare le banche ad aumentare il credito dal nulla, è il mezzo principale con cui operano le banche centrali. Non importa se adulterare la moneta impoverisce la maggioranza della popolazione: le banche centrali stanno leggendo dal manuale keynesiano e monetarista su come gestire i mercati.

In questo contesto un investitore rischia tutto ciò che possiede se si ostina a combattere il sistema; e non c'è niente di più vero quando parliamo dell'oro. Il metallo giallo non rappresenta un investimento convenzionale in questo mondo di valute fiat, si tratta di un'assicurazione contro il collasso del sistema finanziario sotto il peso delle proprie illusioni. Considerato come un premio assicurativo contro tale rischio, l'oro rappresenta il buon senso; e ci sono momenti in cui vale la pena di rafforzare la propria assicurazione. Nel prendere questa decisione, un individuo deve essere in grado di valutare tre cose: la quantità di moneta rispetto all'oro, la probabilità di una crisi sistemica e il costo reale dell'assicurazione contro di essa. Dovremo considerare ciascuno di questi punti.



Il rapporto della valuta con l'oro

Non solo la quantità di valuta e credito bancario si è espansa notevolmente dopo la crisi Lehman, è chiaro che questa è una tendenza che non può essere invertita senza scatenare un caos finanziario. In altre parole, siamo già finiti in una iperinflazione monetaria. Basta guardare il grafico della quantità di dollari fiat e noterete la sua drammatica crescita dopo la crisi della Lehman nel 2008.




Nel frattempo, la quantità di stock di oro in superficie sta crescendo a meno del 2% l'anno. Giorno dopo giorno, l'oro diventa sempre più conveniente rispetto al dollaro. [Nota: la FMQ è la somma di tutto il denaro fiat creato dalla FED e dalle banche commerciali. Si veda qui per una descrizione completa.]



Aumento della probabilità di una crisi sistemica

Ponetevi una domanda: quanto dovrebbero salire i tassi di interesse prima che venga innescata una crisi sistemica? L'indizio per la risposta è illustrato nel grafico sottostante, il quale mostra come i picchi più bassi dei tassi di interesse hanno innescato recessioni successive (le aree in grigio rappresentano le recessioni ufficiali).




Il motivo è semplice: l'onere del debito sta aumentando. La somma del debito pubblico e privato ammonta a circa $30 bilioni, quindi un aumento dell'1% dei tassi di interesse e dei rendimenti obbligazionari costerà circa $300 miliardi l'anno. L'aumento dei tassi di interesse durante il boom del credito 2004-07 ha aggiunto costi annuali doppi per i tassi di interesse, sfociando l'anno successivo nella crisi della Lehman. E mentre gli Stati Uniti questa volta potrebbero forse resistere ad un aumento del 2-3%, tale cifra sarebbe sufficiente a far piombare nel caos finanziario ed economico altre economie del G8.



Il costo reale dell'assicurazione

Con questo intendiamo il prezzo reale dell'oro, aggiustato secondo la rapida espansione della moneta fiat. Un approccio è quello di aggiustare il prezzo nominale con un rapporto tra dollari in circolazione e riserve auree degli Stati Uniti. Questo pone due problemi: quale misura della massa monetaria deve essere utilizzata, e dato che la FED non è mai stata sottoposta ad una revisione contabile, ci si può fidare delle cifre riguardo le riserve auree ufficiali?

L'opzione migliore è quella di aggiustare il prezzo dell'oro usando la crescita della quantità di moneta fiat (FMQ) in rapporto alla crescita dello stock di oro in superficie. La FMQ è costruita in modo da catturare l'inversione della demonetizzazione dell'oro. Questo è mostrato nel grafico sottostante in cui viene mostrato il prezzo dell'oro aggiustato e il prezzo nominale dell'oro in dollari.




Partendo dal crollo di Lehman Brothers, il prezzo reale dell'oro (aggiustato in questo modo) sarebbe oggi di $550, sulla base di un prezzo nominale di $1220. Quindi, in termini reali, l'oro è sceso del 40% rispetto al livello pre-Lehman di $920, ed è all'incirca dimezzato dal suo picco aggiustato nel 2011.

Quindi, per riassumere:

• L'iperinflazione monetaria è già qui, definita come svilimento in accelerazione del dollaro. Del resto tutte le altre valute a cui si fa riferimento perseguono una rotta simile, una condizione che è improbabile che possa essere fermata se non da una crisi sistemica e valutaria.

• I tentativi di stabilizzare il potere d'acquisto delle valute, aumentando i tassi di interesse, condurranno molto rapidamente al caos finanziario ed economico.

• Il costo assicurativo di possedere oro è anomalmente basso, essendo molto inferiore rispetto alla crisi della Lehman (che per molte persone rappresentò il primo sentore del rischio sistemico).



Cosa sta accadendo all'economia globale?

Se l'economia comincia a crescere di nuovo, un piccolo aumento dei tassi di interesse farebbe crollare i mercati obbligazionari e manderebbe in bancarotta imprese sommerse dai debiti e banche eccessivamente esposte alla leva finanziaria. In alternativa, una contrazione dell'economia aumenterebbe il peso del debito in termini reali, minacciandone nuovamente l'implosione. Quindi l'ultima cosa a cui le banche centrali daranno il benvenuto, è un cambiamento delle prospettive economiche globali.

Il calo dei prezzi delle materie prime e una fuga dalle altre valute verso il dollaro, sembra segnalare un rischio maggiore e lo scivolamento in una crisi globale. Anche se i grandi speculatori finanziari sembrano voler abbassare i prezzi delle materie prime e dell'energia, resta il fatto che l'economia globale viene indebolita dalla ridotta accessibilità a beni e servizi. In altre parole, l'onere del debito è già troppo grande per il settore privato, nonostante un periodo prolungato di tassi di interesse a zero.

Una crisi è stata interrotta quando i prezzi sono crollati dopo il fallimento della Lehman; a quel tempo è stata la creazione di moneta illimitata da parte della FED che ha tenuto in piedi la baracca. Prevenire un crollo è la ragion d'essere dei banchieri centrali. E' il motivo per cui Ben Bernanke ha scritto di distribuire denaro da un elicottero come soluzione finale. E' per questo che abbiamo avuto tassi di interesse a zero per sei anni.

Nel 2008 i prezzi dell'oro e del petrolio scesero pesantemente, fino a quando non divenne chiaro che avrebbe prevalso lo stimolo monetario. Anche le azioni calarono, con l'indice S&P 500 giù del 60% dal suo picco nell'ottobre 2007, ma questo indice era già sceso del 24% quando Lehman fallì.

Ormai il precedente di una creazione illimitata di liquidità e credito è stato inserito nella storia dell'economia. I mercati sono sorretti da un mare di liquidità, non stanno scontando alcun problema e stanno ignorando i segnali provenienti dai prezzi delle materie prime. Se la crisi economica mostrerà ulteriore volontà di accelerare, l'aggiustamento è probabile che sarà brutale e coinvolgerà un riesame completo e improvviso del rischio finanziario.

Questa volta l'oro è in un mercato orso in previsione di questo evento. Questa volta il consenso popolare ritiene che l'assicurazione contro il rischio finanziario e sistemico sia del tutto inutile. Questa volta la Cina, la Russia e il resto dell'Asia stanno comprando i lingotti fisici liquidati dagli investitori occidentali.





Gli analisti che lavorano presso le banche di investimento ci ricordano regolarmente di vendere oro. Ma tenete a mente che il settore degli investimenti è guidato da raccomandazioni "a caccia di trend", perché questo è ciò che richiedono gli investitori. Aspettarsi che gli analisti valutino correttamente l'oro è una cosa talmente improbabile come gli agricoltori che dicono la verità ai tacchini sul Giorno del Ringraziamento.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Keynes è stato un fallimento in Giappone – Non c'è bisogno di adottarlo anche in Europa

Mer, 15/10/2014 - 10:17




di Detlev Schlichter


Il voltafaccia di Draghi di due settimane fa ha incoraggiato la maggioranza keynesiana nei media e nei dipartimenti di ricerca economica. Ha iniettato nuova vita nella loro campagna implacabile per un intervento dello stato nell'economia dell'Eurozona. Questa nuova euforia non è stata avviata dal qualcosa che la BCE ha fatto (o annunciato). Come al solito, le misure non sono risultate all'altezza delle aspettative dei sostenitori instancabili dello "stimolo". Per il vero keynesiano, nessun tasso di interesse è mai abbastanza basso, nessun programma di "quantitative easing" è mai abbastanza ambizioso e nessun deficit fiscale è mai abbastanza grande. Ma con il suo discorso di "stimolare la domanda" e le sue richieste di "flessibilità fiscale", Draghi ha finalmente parlato in gergo keynesiano. E' stato questo che ha infiammato i cuori.

"I cori degli angeli devono aver cantato quando si è compreso che la zona Euro ha un problema con la domanda," ha scritto entusiasta Martin Wolf, capo guardiano della fede keynesiana al Financial Times. Ricordate che la mancanza di domanda, nella religione keynesiana, equivale al peccato originale ed alla fonte di tutti i problemi economici. "La domanda aggregata" è la somma di tutte le singole domande e tutti gli individui non stanno domandando abbastanza. Come si è venuta a creare una tale situazione? Qui i keynesiani sono meno precisi. O le persone hanno risparmiato troppo ("l'eccesso di risparmio" cattivo), o hanno investito troppo poco, forse hanno smarrito i loro spiriti animali, o hanno vissuto un momento di Minsky e gravato con troppi rischi i loro bilanci. In ogni caso il settore privato è chiaramente in errore, il che significa che il settore pubblico deve intervenire e, nell'interesse del bene comune, iniettare la propria domanda, cioè "stimolare" l'economia spendendo i soldi degli altri e stampando denaro. La mancanza di "domanda aggregata" è evidentemente una qualche forma di impotenza collettiva che richiede una forte dose di intervento dello stato in modo che compensi la domanda aggregata persa.

Wolf pensa che i deficit debbano essere più alti, preferibilmente in linea con investimenti pubblici e tagli fiscali, e, naturalmente, ci dovrebbe essere un qualche quantitative easing, non solo i magri acquisti da €750 miliardi di titoli garantiti da asset che la BCE ha promesso durante l'ultima incontro. (Purtroppo per Draghi, i paletti di ciò che costituisce un vero QE sono stati segretamente spostati. Solo l'acquisto di titoli di stato è ritenuto degno di questo marchio.)

In tutta onestà, nei confronti del presidente della BCE va detto che ha parlato della necessità di una riforma strutturale, ma come al solito questo per i keynesiani rappresenta uno strazio. "La mia opinione è che le riforme strutturali sono per lo più irrilevanti per la ripresa", osserva Wolfgang Münchau, collega di Wolf al FT. Quello che vuole Münchau è una maggiore spesa fiscale e rotative più arroventate. Le riforme strutturali – la cui necessità, secondo lui, è "irrilevante" – dovrebbero rappresentare solo uno specchietto per le allodole per mantenere buoni i tedeschi. Egli immagina che un "bombardamento a tappeto" monetario e fiscale possa forzare l'economia a crescere di più!

Per commentatori come questi, la prospettiva di una Germania con un bilancio in pareggio (potenzialmente nel 2015, sarebbe il primo sin dal 1969) può causare convulsioni apoplettiche. Secondo il Wall Street Journal, il settimanale sinistroide Der Spiegel ha definito l'obiettivo un "feticcio", dichiarando che "un programma di investimenti per la Germania rappresenterebbe un atto di solidarietà europea." Inoltre il FT sostiene che le previsioni per i deficit nell'Eurozona "al 2.5%" rappresentano una politica di bilancio "troppo stretta".



Nel frattempo in Giappone...

Le cose forse vanno molto meglio in Giappone, un posto chiaramente non gestito da Teutoni spaventati dall'inflazione ed ossessionati dall'austerità, e negli ultimi 20 anni è stata la patria della "flessibilità fiscale".

"Il Giappone ha avuto deficit di bilancio pari all'8.4% del PIL l'anno scorso, ed aveva anche un debito pubblico pari al 245% del PIL (!), il più alto tra le principali economie", come ha riportato il Wall Street Journal la scorsa settimana. Beh, deve essere stata iniettata un sacco di domanda aggregata nell'economia!

Sin dalla bolla degli anni '80 scoppiata poi nel 1989, il paese ha implementato l'intero libro guida del keynesismo e l'ha fatto ripetutamente, ma in particolare ha impiegato ad nauseam la proposta di Wolf, Der Spiegel e Münchau di "investimenti pubblici "per stimolare l'economia – senza alcun risultato, altro che causare deficit sempre più grandi.

Attingendo da fonti del FMI, Wikipedia ha compilato il seguente elenco di politiche di stimolo suicide: "Tra il 1992 e il 1995, il Giappone ha provato sei programmi di spesa per un totale di ¥65.5 bilioni e ha tagliato le aliquote fiscali sul reddito nel 1994. Nel gennaio 1998, il Giappone ha temporaneamente tagliato di nuovo le tasse per un totale di ¥2 bilioni. Poi, nell'aprile dello stesso anno, il governo ha presentato un pacchetto di stimolo fiscale da ¥16.7 bilioni, quasi la metà dei quali finiti nelle opere pubbliche. Nel novembre 1998 venne annunciato un altro pacchetto di stimolo fiscale da ¥23.9 bilioni. Un anno dopo (novembre 1999), venne provato un altro pacchetto di stimolo fiscale da ¥18 bilioni. Infine, nell'ottobre 2000, il Giappone ha annunciato l'ennesimo pacchetto di stimolo fiscale da ¥11 bilioni. Nel corso degli anni '90, il Giappone ha provato 10 pacchetti di stimolo fiscale per un totale di oltre ¥100 bilioni, ed ognuno ha fallito nel curare la recessione. L'unica cosa che sono riusciti a fare è stato peggiorare lo status fiscale del Giappone."

Oh, ma la lista non sarebbe completa senza questa frase:

"La politica monetaria espansiva del Giappone non è riuscita a generare la ripresa."

Per 18 anni i tassi ufficiali del Giappone non sono saliti al di sopra dell'1%. Il Paese è stato per più di 20 anni il ratto da laboratorio del keynesismo applicato – e dire che i risultati promessi non si sono materializzati è un eufemismo.

Per minimizzare il misero fallimento del keynesismo in Giappone, i commentatori solgono dire che l'inflazione è troppo bassa affinché il pump priming fiscale possa funzionare. E' colpa della deflazione – anche se in Giappone l'indice dei prezzi al consumo è rimasto invariato negli ultimi 10 anni. In netto contrasto con ciò che i media vogliono far credere, in Giappone c'è stata stabilità dei prezzi (più o meno). E' vero, la Banca del Giappone non ha tenuto sempre accesa la stampante monetaria, e ha intercambiato agli attacchi di QE un approccio più calmo. Evidentemente il keynesismo funziona solo se alla spesa fiscale sconsiderata viene affiancata una stampa di denaro altrettanto sconsiderata. E questo è il cuore dell'Abenomics, iniziato nel 2013 con la promessa di porre fine alla "deflazione" (stabilità dei prezzi) tra gli applausi della fratellanza keynesiana globale. Negli ultimi 12 mesi, il Giappone non solo ha fatto registrare il più grande deficit fiscale, ma la sua banca centrale ha sperimentato uno degli aumenti più veloci del bilancio in tutto il mondo sviluppato. Se qualcuno ha provato l'approccio "bombardamento a tappeto" di Münchau, questo è stato il Giappone.

Ecco di nuovo il Wall Street Journal:

"I dati rivisti [...] hanno mostrato che il prodotto interno lordo del paese si è contratto del 7.1% nel trimestre aprile-giugno rispetto a quello precedente, poiché le imprese ed i consumatori si sono spaventati dopo che il governo ha aumentato le imposte sulle vendite."

Che cosa? – Dopo 20 anni di stimolo fiscale e stampa monetaria a tavoletta, un aumento del 3% della tassa sulle vendite fa schiantare l'economia?

"Anche se era una conclusione scontata che l'impatto negativo della tassa incidesse sul forte calo del PIL, gli analisti esprimono ancora preoccupazione. [...] 'Tutto sta calando – consumi, spese in conto capitale, investimenti in abitazioni ed infrastrutture. Non va affatto bene', ha detto in un'intervista Etsuro Honda, consigliere economico dell'amministrazione Abe."

Si parla ora di rinviare il prossimo aumento delle tasse, che tra l'altro non risolverà il vero problema del Giappone: un fardello di debito crescente.

Ma hey, perché non inaugurare qualche altro "investimento pubblico" extra per stimolare l'economia?



Sorpresi? Non dovreste

Non posso escludere che tutta questa folle iperattività possa causare un trimestre strano mostrando un po' di crescita. Forse i giapponesi vedranno esaudito il loro desiderio di una maggiore inflazione, rendimenti più elevati ed una moneta svalutata. (Meglio stare attenti a ciò che si desidera!) Possiamo escludere con sicurezza che questo programma keynesiano libererà un giorno gli spiriti animali giapponesi e condurrà l'economia su un sentiero di crescita equilibrata ed autosufficiente. Queste politiche sono parte del problema, non sono la soluzione.

Niente di tutto questo dovrebbe lasciarvi sorpresi. Il keynesismo fallirà, ma non lo sappiamo grazie al Giappone. Basta solo uno sguardo ai suoi fondamenti teorici deboli. Questo è ciò che fece un giornalista più di 50 anni fa: l'incomparabile Henry Hazlitt, che era il principale editorialista su finanza ed economia presso il New York Times (1934-1946), e che nel 1959 pubblicò la sua dissezione critica della Teoria Generale di Keynes. Hazlitt spiegò perché le politiche keynesiane falliscono inesorabilmente. Quelli sì che erano bei tempi per il giornalismo, non oggi con tutta questa implacabile propaganda sulla necessità di un maggiore "stimolo".

Ciò che probabilmente irrita di più delle tesi keynesiane, ostentate con una certa sfacciataggine dai più illusi, è che questi commentatori evocano lo spettro di un "decennio perduto in stile Giappone" anche in Europa se i loro consigli cadranno nel vuoto. E' allucinante.

Nonostante il nuovo amore tra Draghi ed i keynesiani, credo che ci sia ancora resistenza alle tesi keynesiane in Germania e tra il contingente settentrionale della zona Euro. Questi paesi restano del parere (ragionevole) che senza cambiamenti strutturali in Francia e in Italia, senza riforme che aumentino la loro competitività, senza la riduzione del loro tasso di disoccupazione e senza la stabilizzazione delle loro prospettive di bilancio, Germania e Co. rischiano di pagare per eventuali problemi fiscali in questi Paesi. Il mercato è del parere che il carico di debito è già stato condiviso in gran parte tramite la BCE. Ricordate la promessa pericolosa di Draghi di "fare tutto il necessario", essa è profondamente impopolare in Germania. Inoltre non è così semplice. Quando uno dei grandi Paesi affronterà il suo momento greco, Draghi scoprirà che dopo tutto non potrà fare più di tanto. Credo che il governo tedesco riuscirà ad ottenere ciò che vuole: i governi francese ed italiano devono fare i compiti. C'è poco appetito per una qualsiasi avventura fiscale à la Keynes.

Ma Wolf e Münchau non dovrebbero disperarsi. Possono sempre godere dei meravigliosi successi del Keynesismo ogni qual volta che guardano al Giappone.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La teoria prevaricatrice dello stato

Mar, 14/10/2014 - 10:14




di Gary North


Nella storia della filosofia occidentale e della teoria sociale, non esiste idea più sciocca della teoria del contratto sociale. La cosa più assurda è che ha avuto successo.

In realtà non è una teoria del contratto sociale. Si tratta di una teoria del contratto politico. E' quell'idea, promossa da Thomas Hobbes, John Locke e Jean-Jacques Rousseau, secondo cui, ad un certo punto della storia, le persone si sono riunite e hanno volontariamente trasferito i loro diritti personali allo stato. I loro diritti, insomma, erano alienabili.

Hobbes e Locke hanno parlato di questa cosa come se fosse accaduta realmente. Rousseau era molto più onesto. Le sue parole nel saggio "A Dissertation on the Origin and Foundation of the Inequality of Mankind" (1754), vanno subito al punto:

Cominciamo quindi con lasciare alcuni fatti da parte, in quanto non influenzano la questione in causa. Le indagini in cui ci addentreremo, nel trattare questo argomento, non devono essere considerate come verità storiche, ma solo come semplici ragionamenti ipotetici e condizionali, calcolati per spiegare la natura delle cose piuttosto che per accertare la loro vera origine; proprio come le ipotesi che i nostri fisici formulano ogni giorno riguardo la formazione del mondo. La religione ci comanda di credere che Dio stesso dopo aver portato gli uomini fuori da uno stato di natura immediatamente dopo la creazione, li ha resi ineguali solo perché era la Sua volontà: ma non ci vieta di formare congetture basate esclusivamente sulla natura dell'uomo e sugli esseri che lo circondano, pensando a ciò che sarebbe potuto diventare il genere umano se fosse stato lasciato libero di agire. Questa poi è la domanda che mi è stata posta, e ciò che mi propongo di discutere nel seguente discorso.
Questo è stato il fondamento teorico del suo libro del 1762, che ha avuto enorme influenza quasi del tutto perniciosa: The Social Contract.

In primo luogo, l'idea del contratto sociale presuppone che ad un certo punto sia venuto in essere un patto tra gli uomini. Tali uomini rappresentavano tutta l'umanità, il che significa che erano qualcosa di paragonabile alla società di Caino ed Abele. I promotori della teoria del contratto sociale non dicono esattamente tutto ciò, ma questo è quello che vogliono dire quando fanno riferimento allo stato di natura.

Sono un grande credente nelle alleanze rappresentative. La dottrina del peccato originale si basa su tale concetto. C'era un patto tra Dio e Adamo, e Adamo ed Eva l'hanno infranto. Questa è una dottrina familiare nella storia dell'Occidente.

Subito dopo la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell'Eden (Genesi 3), abbiamo la storia di Caino e Abele (Genesi 4). Qui è dove dovrebbero iniziare tutte le discussioni sul contratto politico. Vi è un cattivo ragazzo, pieno di invidia: Caino. Vi è un bravo ragazzo che fa del suo meglio per servire Dio: Abele. Il cattivo usa violenza contro il bravo ragazzo.

Nella storia, Caino sa di aver commesso un peccato. In un primo momento, cerca di nasconderlo. "Sono forse il guardiano di mio fratello?" Presume che Dio non possa capire che fine abbia fatto Abele. Poi quando Dio impone sanzioni negative contro di lui, grida disperato perché sa che altri uomini imporranno sanzioni negative contro di lui. Questa linea di ragionamento si basa su un presupposto: esiste un governo civile. Esiste una sorta di un sistema di giustizia penale. Esiste un sistema per imporre sanzioni negative contro i trasgressori.

Qui, in forma incipiente, abbiamo la storia dell'origine del governo civile. Non vi è alcuna discussione su come sia nato esattamente, ma è chiaro che è esistito dal momento in cui Caino uccise Abele.

Questa teoria dell'origine del governo civile non la identificherei con una teoria del contratto sociale, bensì con la teoria prevaricatrice dello stato. Qui il termine prevaricatrice non lo intendo come lo intendeva Theodore Roosevelt. La mia teoria prevaricatrice è fondamentalmente la teoria dello stato secondo Scut Farkas.

In ogni società ci sono prevaricatori. In ogni società le vittime e le vittime potenziali hanno vari modi per imporre sanzioni negative su questi prevaricatori. Ma tali prevaricatori hanno anche forti limiti, uno dei quali è l'incompetenza dei loro subordinati. Devono utilizzare la divisione del lavoro, e il tipo di persone che sono disposte a sottomettersi ai prevaricatori sono di terz'ordine. Ho scritto su questo argomento qui: http://www.garynorth.com/public/12462.cfm

Hayek ha scritto un capitolo famoso, probabilmente il suo più famoso: "Perché i Peggiori Arrivano in Alto". E' il Capitolo 10 nel suo libro, The Road to Serfdom (1944). Quello che non ha menzionato è questo: i peggiori arrivano in alto attraverso l'abuso del potere statale. Questo li si ritorce sempre contro. L'espansione costante dello stato porta ad una resistenza intrinseca. Più lo stato tenta di controllare, meno è in grado di controllare. Più lo stato cerca di imitare Dio, più inciampa nei propri limiti. Questo è il problema della centralizzazione della conoscenza. I pianificatori centrali vogliono essere onniscienti, ma non lo sono. Su questo punto facciamo riferimento ad un altro saggio di Hayek: "The Use of Knowledge in Society" (1945). Nessuna commissione burocratica potrà mai possedere la stessa quantità di conoscenza della società nel suo complesso. Questa conoscenza è posseduta a livello locale. Utilizza il sistema economico del libero mercato per mobilitare le informazioni.

Non ho bisogno di note per dimostrare quanto detto. Posso provarvelo con David Warner ne I Banditi del Tempo.





Uno dei miei film preferiti è dedicato a questo tema. Quasi nessuno l'ha mai visto. Il protagonista è Frank Sinatra: Johnny Concho (1956). Vorrei che fosse online. Parla di un uomo che ha carta bianca in una piccola città. Vince giocando a carte e non ha bisogno di lavorare. Fa la bella vita perché suo fratello maggiore, Red Concho, è un pistolero. Red non vive in città, cavalca in tutto il West. Alla città sta bene, allo sceriffo anche, figuratevi a Johnny quindi.

Poi, un giorno, due pistoleri arrivano in città. C'è un leader ed un subordinato. Informano la città che hanno ucciso Red Concho e ne prendono le redini. Due prevaricatori hanno eliminato un altro prevaricatore, e la città adesso soffre.

La città si riscatta solo quando Johnny affronta i due prevaricatori. Sfoderano le loro armi e iniziano a sparare. A quel punto, ogni uomo in città è allineato lungo la strada principale. Cominciano a sparare ai pistoleri dalle finestre. La città finalmente si batte per i suoi diritti. Concho li rappresenta, ma c'è ancora uno sceriffo. La città è armata, ma c'è sempre un rappresentante della città. Questo è parte del sistema delle sanzioni negative. Qualcuno ha un distintivo. Qualcuno ha una pistola. Ma quando la gente con i distintivi e le pistole sfugge di mano, ci sono due modi per trattare con loro. Uno è la rivoluzione, che è ciò che accade nel film. L'altra è la paziente sopportazione degli oneri, sul presupposto che il governo civile illegittimo infine fallisca. Tutti gli imperi muoiono. Tutti gli imperi si ritrovano a corto di soldi. Tutti gli imperi si ritrovano a corto di vittime da cui estrarre ricchezza.

Non c'è bisogno di una teoria contorta del contratto sociale per spiegare il governo civile. Tutto quello che bisogna sapere è questo: ad un certo punto Scut Farkas andrà troppo oltre.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Scavare più in profondità non vi farà uscire da una buca

Lun, 13/10/2014 - 10:11




di Francesco Simoncelli


“Non stupisce che quanti hanno riscosso successo secondo le norme del sistema scolastico nutrano poi un forte risentimento contro una società che segue altre norme che non garantiscono loro il medesimo successo.” -- Robert Nozick


E' sempre più sconcertante notare come determinate figure accademiche continuino a sfornare sentenze perentorie contro corpi teorici che non comprendono, rifiutandosi di analizzarli e studiarli. Sebbene si sentano in dovere di criticare teorie a loro sconosciute sulla base dei loro studi, che avvenuti in ambito mainstream deficitano delle basi per comprenderle appieno, il risultato rasenta il ridicolo. Quindi si lanciano in accuse sgangherate, estroflettendo eccessivamente il loro ego, sicuri che il loro retaggio accademico sia uno scudo adamantino a difesa della loro saccenza e della loro prepotenza intellettuale. Purtroppo per noi, molto spesso le loro gesta vengono applaudite e, invece di perdere sostenitori ed estimatori della loro figura, vengono riveriti più di prima, nonché difesi a spada tratta. Ho un consiglio per individui simili: quando state scavando una buca, smettete finché siete in tempo. Potreste non uscirne. Potreste scavare tanto in profondità da colpire un tubo del gas. Potreste scavare tanto in profondità da rimanervi dentro senza via di scampo.

Ma non c'è modo di dissuaderli. Non c'è modo di farli smettere. Devono scavare. Perché? Perché credono arrogantemente di aver ragione. Credono che scavare sia la loro ragione di vita. Credono che riusciranno ad uscirne scavando ancora di più in profondità. Hanno fatto i loro calcoli. Quindi, scavano e invitano anche gli altri a scavare. Di recente Michele Boldrin ha deciso di voler prendere la pala e scavare una buca. Non si capisce il motivo di fondo. Non si capisce dove voglia andare a parare. Ma deve scavare. Potete leggere qui il suo tentativo di confutare la teoria Austriaca: http://noisefromamerika.org/articolo/dibattito-mancato-cosidetta-teoria-austriaca

Leggetelo con attenzione prima che io inizi a buttare acqua nella buca che sta scavando.

L'argomento d'un dibattito mancato m'è tornato alla mente. Avendo intenzione, per mille buone ragioni, di ricominciare a scrivere su nFA, comincio da qui. Son in parte pensieri in libertà ed in parte questioni serie che la ricerca nelle scienze sociali non è riuscita a risolvere, chissà se mai le risolverà. Se vi interessa il tema "teoria economica austriaca alternativa alla teoria dominante e capace, al contrario di questa, di spiegare tutto ciò che non abbiamo capito del mondo" provate a leggere. Altrimenti, lasciate stare.
Perché sta scavando? Non lo sappiamo. Non ce lo dice. Esisterà probabilmente una equazione matematica che ce lo potrà spiegare? Chissà, nel frattempo possiamo saltare con noncuranza il vuoto intellettuale e lessicale che trasudano i successivi paragrafi. Ai lettori di questo blog, diversamente da quelli del Signor Boldrin, interessano i contenuti e non giochetti infantili e linguaggio scurrile. Sono atteggiamenti, questi ultimi, il cui vanto si abbandona alle scuole elementari. Nota a margine: il Signor Boldrin parte dal fatto che la teoria mainstream incorpori quanto di "buono" ha offerto la teoria Austriaca, mentre ha epurato tutto ciò che non è buono -- riferendosi alla prima affermazione con (I) e alla seconda con (II). Vedremo più avanti cosa questo significa in realtà, per ora atteniamoci a questa distinzione.

Notiziole storiche a parte, il primo punto degno di nota è quello dell'individualismo metodologico.  Ora, che diavolo vuol dire che ogni "azione" (l'autore si è scordato di definire di chi: del mio cane Rocco? Del clima al Polo Nord? Di Topolino nel suo buco nel muro di Disneyland?) è riconducibile ad un'azione individuale? Se stiamo parlando di esseri umani stiamo dicendo una banalità, ben accetta da praticamente tutte le scienze sociali (vedasi, per esempio, Coleman) e senza dubbio alcuno dalla teoria economica che insegno a scuola. Se stiamo invece parlando "in generale" allora siamo di fronte all'ennesima risciaquatura del riduzionismo metodologico che costituisce, nella sua parte comprensibile, il metodo di praticamente tutta la scienza contemporanea (non solo quella sociale) ma che - come ben sappiamo ma non vi voglio tediare - nella sua parte meno comprensibile conduce a problemi epistemologici al momento (ed io credo per sempre) privi di soluzione. Il lettore attento avrà notato che Wikipedia, alla voce "methodological individualism", rinvia a "Occam's razor" e che questa pagina argomenta, a iosa, il punto da me appena sostenuto. In parole povere: o ben l'individualismo metodologico è una ovvietà accettata da chiunque al mondo faccia ricerca o è aria fresca priva di costrutto. Lascio agli adepti alla SA la scelta ma, per quanto mi riguarda, o ben (I) o ben (II). Andiamo avanti.
Noteremo, da qui fino alla fine di questo prolisso liquame di sciocchezze, che il Signor Boldrin utilizza semplicemente articoli presi da Wikipedia. Perché? Non lo sappiamo, sta scavando. Sarebbe meglio se si fermasse perché potrebbe fare la figura dello sciroccato, soprattutto quando parla di individualismo metodologico, termine coniato da Joseph Schumpeter[1] -- il quale nell'ottica onniscente del Signor Boldirn "esiste", ed è pure degno di nota come scopriremo più in là. Ma parliamo di individualismo metodologico, il cui sviluppo venne portato avanti da Carl Menger alla fine del XIX secolo in contrasto con il pensiero dominante dell'epoca in Germania. Infatti, è esattamente questo che bisogna osservare e studiare, cosa che purtroppo pare non capire il Signor Boldrin. Ciò è palese quando cita James Coleman, tralasciando colpevolmente il contesto in cui ha avuto luogo l'evoluzione di una certa corrente di pensiero. Purtroppo sta scavando, e pare non voler accettare consigli da chi vuole salvarlo da brutte figure. Nel corso del XIX secolo la maggior parte degli economisti tedeschi considerava le istituzioni come "il popolo", "l'economia" e "il Paese" entità a sé stanti, influenzati da fattori che erano al di là del potere di azione del singolo individuo.[1] Lo scopo era ben chiaro: abbandonare i principi fondamentali dell'economia per permettere allo stato di ottenere giustificazioni in modo da sedimentare il suo dominio. Quelli erano gli anni dell'impero prussiano. Rigettavano addirittura le basi della teoria economica, come le leggi della domanda/offerta, perseguendo la tradizione dei mercantilisti tedeschi del XVI e XVII secolo, noti come Cameralisti.

Erano scarsamente interessati alla teoria economica, ma nettamente spostati a promulgare la necessità del collettivismo. Ma la Scuola Storica Tedesca venne influenzata da un'altra figura, un filosofo teutonico che propagandò l'importanza di una visione del mondo costituita da aggregati sociali: G. F. W. Hegel. Egli era un grande conoscitore dell'economia,[2] avendo letto approfonditamente molti autori tra cui anche Adam Smith. Era un sostenitore del libero scambio, ma diversamente dalla teoria Austriaca incorporava il libero scambio nella società la quale, a sua volta, doveva essere controllata dallo stato. Hegel considerava lo stato come il "direttore d'orchestra" dell'economia, sotto la cui autorità agiva la società nel suo insieme. Data la sua "conoscenza superiore", lo stato aveva il diritto di manipolare l'economia. Non è un caso, quindi, che la Scuola Storica Tedesca riprese questi stessi argomenti, per esempio, per propagandare attraverso l'economia il potere dello stato.[3] In questo contesto nacque la Scuola Austriaca, in netta contrapposizione a questo assolutivismo collettivista che strabordava in Prussia nel XIX secolo. Influenzato dallo psicologo dell'Università di Vienna, Franz Brentano, Carl Menger espresse una posizione diametralmente opposta a quella della Scuola Storica Tedesca: esistevano di per certo aggregati sociali come "la Nazione", "le classi", "l'economia", ma essi non agivano come entità a sé stanti bensì attraverso le scelte individuali delle unità di cui erano costituite.

Gli studi di Brentano rigettavano l'impianto teorico hegeliano, così come quello degli empiricisti. Secondo questi ultimi, infatti, le idee rappresentavano riflessi autonomi della mente che si "lasciava" condurre da un fiume di percezioni (parafrasando Hume). Lo psicologo austriaco descrisse il pensiero umano come un'azione, una volontà della persona di immaginare determinati oggetti. La rivoluzione di Brentano era l'intezionalità del pensiero.[4] Menger, affascinato da questi concetti, li traslò al valore economico. Ma non fu l'unico a rimanere abbagliato dall'importanza della filosofia, perché anche il suo discepolo, Böhm-Bawerk, se ne servì per rigettare la teoria della Scuola Storica Tedesca. Diversamente da Menger, però, egli preferì fare affidamento al filosofo medievale Guglielmo d'Occam.

Bisogna studiare, non scavare.

Che ogni pretesa "spiegazione" di fenomeni sociali debba fondarsi sui principi di base dell'azione umana è un vuoto gioco di parole. Su cosa si dovrebbe fondare una teoria di ciò che gli esseri umani fanno? Sulle eclissi di luna? Certo, se vogliamo seguire sino in fondo la via del riduzionismo metodologico - arrivando alle questioni irrisolvibili menzionate prima - possiamo sostenere che le azioni umane devono fondarsi su quelle della fisica atomica e queste su quelle della subatomica e via regredendo sino ... sino al nulla. Non so se chi scrive queste cose si rende conto di scrivere affermazioni catalaniche ma temo di no. Ciò che rimane è l'affermazione secondo cui la teoria dell'azione umana deve fondarsi su qualche "principio base" o assioma dell'azione umana: chi non concorda, eccezion fatta per qualche religioso che invochi la beata provvidenza di turno? Siamo seri ed andiamo avanti.
Il Signor Boldrin pare dimenticare come il keynesismo, ad esempio, faccia leva sugli aggregati per propagandare le tesi economiche contenute nella General Theory. Si parla di azione umana nel trattato di Keynes? Non che io sappia. Allo stesso modo, la maggior parte dei manuali d'economia parte in quarta vomitando nella testa degli studenti delle facoltà universitarie caterve di equazioni e numeri. Al di là della meccanicità di questo approccio, ci si può chiedere: Ma di che cosa stiamo parlando? L'economia Austriaca spiega la filosofia che sta dietro alla scienza economica. Ciò che non esiste è la stilizzazione dell'homo oeconomicus che ha solamente scopi egoistici. La teoria Austriaca non ha bisogno di questo sotterfugio per spiegare il suo comparto teorico, perché essa fa riferimento agli uomini per quello he sono. La vita reale non è affatto composta da equazioni, numeri, funzioni da massimizzare, vincoli predefiniti e quant'altro. La realtà economica non è questo.[5] Gli individui non agiscono in un quadro in cui i vincoli e le informazioni sono perfettamente date. Gli individui rompono i vincoli qualora tale risultato produce un vantaggio.

Pensate, tanto per fare un esempio, ai conservatori. Pensate a quale carriera attende coloro che escono da queste scuole. Sono dei perfetti esecutori. Leggono spartiti alla velocità della luce. La maggior parte di loro finisce in un'orschestra. Fanno carriera. Guadagnano bene. Qual è il problema? Nessuno si ricorderà di loro. Pensate, ora, a figure leggendarie come Jimi Hendrix. Autodidatta, non sapeva leggere la musica, ma quando imbracciava la sua Fender faceva letteralmente sognare le persone. E' entrato nella storia. Tutti si ricorderanno di lui. Se chiedete in giro chi sia Hendrix, nessuno rimarrà a bocca aperta senza una risposta. Anche oggi esistono figure simili che, rifiutando il rigore dell'establishment musicale, imbracciano il loro strumento e danno vita al loro estro. Essi parlano alle persone, intendono intrattenere le persone, si divertono con loro quando suonano. Rompono i vincoli dell'establishment musicale. I musicisti d'orchestra invece suonano fondamentalmente per sé stessi, per fare carriera. Come è possibile che degli "ignoranti" in teoria musicale possano acquisire così grande successo individuale e superare coloro che hanno studiato musica per anni? Esiste un'equazione che possa illuminarci su questo arcano problema?

Lo stesso vale per gli economisti accademici. Essi non parlano alle persone, parlano ai burocrati di ruolo. Guadagnare prestigio nell'ambito accademico vuol dire conformarsi al metodo di scrutinio della gilda economica: non agitare le acque. Murray Rothbard non rispettava il galateo della gilda economica, ed è per questo che è stato sempre osteggiato. Leggiamo un suo estratto dal saggio Revisionism and Libertarianism:

[...] Il revisionismo è una disciplina storica necessaria poiché tutti gli stati sono governati da una classe dirigente la quale è una minoranza della popolazione e sfrutta e parassita il resto della società. Dal momento che la sua regola è sfruttatare e parassitare, lo stato deve acquistare la fedeltà di un gruppo di intellettuali il cui compito è quello di confondere l'opinione pubblica affinché accetti e celebri il governo del proprio stato. Gli intellettuali hanno il loro bel da fare quindi. In cambio del loro continuo lavoro di apologetica ed illusionismo, gli intellettuali ottengono il ruolo di partner minori nella gestione del potere e nella condivisione del bottino estratto alla popolazione illusa. Il nobile compito del revisionismo è quello di smascherare l'illusione, di penetrare la nebbia delle menzogne e degli inganni dello stato e dei suoi intellettuali di presentare alla popolazione la vera motivazione, la natura e le conseguenze delle attività dello stato.
Egli verrà ricordato perché parlava alle persone, desiderava far comprednere le meccaniche dell'economia all'uomo della strada. Il Signor Boldrin non intende attaccare il galateo della gilda accademica, osanna quindi i cosiddetti modelli matematici accusando la Sucola Austriaca di non esistere perché mancante di suddetti arzigogoli matematici. Egli parla ai burocrati di ruolo. Non parla alle persone. Non intende far comprendere alle persone ecomuni le meccaniche dell'economia. Pensa che solo gli "esperti" (fallacia ad auctoritatem) sono i detentori ultimi delle verità nelle materie di cui si fanno alfieri. In questo modo solo la certificazione dell'establishment accademico può decretare chi è dentro e chi è fuori. Gli altri non esistono. Cosa è accaduto quando il Signor Boldrin ha provato a parlare alle persone presentadosi alle elezioni? Il suo partito politico è finito nella pattumiera della storia.

Riportate alla mente, invece, cosa è accaduto a Ron Paul: fino alla fine è stato in lizza per avere la possibilità di concorrere alla presidenza degli Stati Uniti. Ha messo in imbarazzo più e più volte Bernanke. E' amato dalle persone perchè sa parlare loro. Il suo target sono le persone, non i burocrati di ruolo. E' sostenitore della teoria Austriaca, e questo ha facilitato il suo compito. Perché? Perché la sua essenza è composta semplicemente dalla logica e dal buon senso. Differentemente dal rigore offerto dalla matematica, il quale può essere ammorbidito. La matematica è, ovviamente, una parte importante dell'economia ed è usata per supportare le teorie e le ipotesi alla base dei ragionamenti; quello che il Signor Boldrin non comprende è come l'economia è parte di un insieme più grande: quello della prasseologia. La matematica, quindi, passa nettamente in secondo piano. Pensate, infatti, a Paul Samuelson uno degli econometristi più famosi della storia dell'economia. La sua arroganza era pari (se non superiore) a quella del Signor Boldrin. Che fine hanno fatto le sue teorie e le sue previsioni di un'URSS superiore agli Stati Uniti? Sono finite nella pattumiera della storia nel 1991.

Consiglio al Signor Boldrin di smettere di scavare, altrimenti potrebbe fare la fine di figure simili.

A questo punto viene menzionata la storia, come se solo gli adepti alla SA se ne preoccupassero. La "storia", essendo la documentazione, più o meno ben fatta, di ciò che è successo a, e fra, gli umani è, ovviamente, il luogo intellettuale dove le teorie si "testano" (virgolette d'obbligo) o, per lo meno, sull'interpretazione della quale pugnano. Conoscete qualche economista fautore di teorie che dovrebbero, esplicitamente, ignorare o financo contraddire i fatti storici? Io no. Siamo quindi di fronte al caso (I): l'affermazione è sensata ma accettata, ben prima che BB (Bohm Bawerk) nascesse, da chiunque si occupi di scienze sociali. Andiamo avanti di nuovo, ma non dopo aver notato che il povero BB (no, non questo, l'economista) non ha colpa alcuna per esser stato tirato in ballo in una discussione insensata.
Io sì. Potete trovare ulteriori prove in questo saggio di Thomas Woods: http://johnnycloaca.blogspot.it/2014/10/la-depressione-dimenticata-del-1920.html

Poi viene il razionalismo. Qui mi perdo: visti i temi su cui ho fatto ricerca e la "scuola" a cui, secondo gli -isti, appartengo sembra io sia platonico! Chi mi conosce (più o meno biblicamente) ha l'esattamente opposta impressione ma tant'è ... Il punto è che lo stesso paragrafo ammette che, su questo terreno, la SA è come tutti noi, ossia assume che gli esseri umani non siano sistematicamente scemi ... almeno quello. Poi ci sono affermazioni che io ed il buon Palma definiremmo "dadaiste", come quella che contrappone artificialmente Smith (et al) a Cantillon (et al). Non ho voglia d'imbarcarmi in una diatriba di storia del pensiero economico (ai secchioni consiglio d'iniziare qui) ma mi si permetta di far presente che dietro a queste affermazioni dadaiste v'è la nefasta influenza di un megalomane che costoro considerano un guru. Costui, non avendo capito nulla della teoria economica moderna, è riuscito a diventare comunista (senza saperlo) e famoso (nel suo mundillo) a botte di assurdità su economisti che egli non aveva proprio inteso; Adam Smith, per dire. Ma su Murray-the-Guru ritorno alla fine con esempietto della sua ignoranza. Il punto è, di nuovo, che se solo uno riflette un attimo sulla sequenza di parole che sto commentando si rende conto che non vogliono dire assolutamente nulla.
Notate il travaso di bile del Signor Boldrin nei confronti di Rothbard? Come detto in precedenza, Rothbard è riuscito ad avere successo intellettuale al di fuori del bozzolo accademico. Ciò rappresenta un attacco al galateo della gilda accademica. Prestate attenzione, è l'unico nome in tutto questa sciagurata e raffazzonata accozzaglia di lettere e caratteri che viene preso in giro. Non è la prima volta che accade. Potete leggere una disamina approfondita della ragione qui: http://johnnycloaca.blogspot.it/2013/03/economisti-austriaci-di-ruolo-vs-murray.html

Poi troviamo un elenco di geni vivi associati in modo quasi insultante, per i seguenti, a economisti morti e quindi incapaci di sollevare la manina per dire "io non c'entro". Nella mia stupidità ho anche provato recentemente a "studiare" costoro (quelli vivi, quelli morti li avevo studiati durante gli anni di scuola) ed ho scoperto - sghignazzando fra uno sbadiglio e l'altro alla lettura del tomo dello spagnolo - che questi pensano che un modello economico sia una sequenza di conti in partita doppia ... oh well.
Vuole scavare. Deve scavare. Non ci dice il perché. Nonostante venga ammonito, continua cocciutamente ad essere convinto di poter uscire dalla buca scavando più in profondità.

Veniamo ora alla prima affermazione "sostanziale", quella secondo cui ciò che differenzia la SA dal resto sarebbe l'attenzione alla fase "creativa" ossia al "tempo" nella determinazione della produttività (il resto del paragrafo è horse manure, un sostituto quasi perfetto di BS). Ora, io mi occupo da sempre di dinamica (quella cosa che succede nel tempo) e, da almeno vent'anni, di produttività, innovazione e progresso tecnologico. Se qualcuno mi cita un contributo uno della SA ai temi di queste aree di ricerca che risulti essere alternativo a quanto la TD è riuscita a capire (poco, non ho tema di ammetterlo) sulle dinamiche economiche e le determinanti della produttività ... lo bacio in bocca indipendentemente dal suo sesso e dal coluttorio che usa. Al momento conosco solo alcune idee degli economisti austriaci morti, alcune accettabili altre molto meno. Fra quelle meno accettabili v'è la cosidetta "teoria austriaca del ciclo economico" sulla quale discutemmo anni fa con Pietro Monsurrò su questo sito, arrivando alla conclusione che non era, appunto, una teoria né tantomeno un modello ma un insieme abbastanza disordinato di affermazioni apodittiche a collegare le quali mancavano, purtroppo, financo nessi causali coerenti per non dire empiricamente corroborati. Fra quelle accettabili vi è l'idea che il "periodo di produzione" non sia una costante ma vari da processo a processo ed a seguito del cambio tecnologico. Per questa ragione la funzione aggregata di produzione è spesso fonte di gravi confusioni e molte questioni possono essere intese solo con l'uso di modelli disaggregati: un tema presente da decenni nella ricerca di svariati esponenti della TD nel campo della dinamica fra i quali, non necessariamente ultimo, yours truly. Amen e procediamo.
Abbiamo sorvolato finora una piccola nota che bisogna esplicare: la "teoria dominante" che il Signor Boldrin sventola a destra e a manca in questo brodo di insensatezze, è il keynesismo. Ci sta forse dicendo che anche lui è diventato aderente a questa teoria? Il fatto che continui a scavare potrebbe essere un indizio. Ma cerchiamo di arrivare al nocciolo della questione: Cosa ha capito la "teoria dominante" della crisi che ancora attanaglia il mercato globale? Nulla. Ecco le prove: http://johnnycloaca.blogspot.it/2011/10/silenzi.html

La teoria Austriaca del ciclo economico ha permesso a determinati studiosi di riuscire a prevedere e mettere in guardia gli individui da una crisi incombete e persistente. (Per la precisione, con "prevedere" non si intende persone capaci di anticipare il futuro. Ciò è impossibile. Si intende persone che, in possesso di una solida teoria economica come quella Austriaca, riescono a migliorare la precisione delle aspettative di un certo evento. In base a tale teoria un individuo sa dove e cosa dover osservare, ma, soprattutto, sa quali dati raccogiliere per costruire le sue deduzioni logiche.) Ecco le prove:




  • Mueller, Antony P. 2004. "Mr Bailout", September 30
  • Woods, Thomas E. Jr. 2009. Meltdown: A Free-Market Look at Why the Stock Market Collapsed, The Economy Tanked e Government Bailouts Will Make Things Worse. Washington D.C.: Regnery Publishing

Come noterete dalle risposte irritate dei sostenitori della "teoria dominante" nel video di Schiff, nessuno di loro si aspettava un crollo del mercato immobiliare. Eppure la teoria Austriaca del cliclo economico, studiata da coloro nell'elenco qui sopra, ha portato tali soggetti a prevedere un esito nefasto agli eccessi della Federal Reserve. Il Signor Boldrin, se ancora scettico a riguardo, dovrebbe far visita a Steven Horwitz, Peter Boettke e Lawrence H. White alla George Mason University e vedere come procede la ricerca lì se desideroso di sapere come prosegue l'innovazione nel campo Austriaco. Oppure potrebbe leggere accuratamente questo paper di ricerca del Professor Philipp Bagus. Oppure potrebbe congratularsi col Professor Israel Kirzner per essere stato nominato come probabile candidato all'assegnazione del Nobel per l'economia.

Ma, hey, il Signor Boldrin insieme a Pietro Monsurrò è arrivato alla conclusione che questa non è né una teoria né un modello.

[...] Sulla sezione "storica" che racconta le avventure della supposta scuola non mi ci metto. Le notizie sono più o meno corrette e l'unico tema di rilievo mi sembra essere quello del rifiuto del "calcolo economico" che ha portato costoro a rifiutare l'uso della matematica nell'analisi economica. Il tema è di apparente interesse "epistemologico"; in realtà è una boiata pazzesca dovuta al semplice fatto che coloro i quali sostengono 'la matematica fa male" (semplifico) normalmente non la sanno ed ancor meno ne capiscono la natura e la funzione. Son certo che qualcuno arriverà, nei commenti, a spiegarmi che l'azione umana non è "quantificabile" o "formalizzabile" ed allora ci divertiremo. Per il momento mantengo la posizione fantozziana: trattasi di pazzesca boiata.
Qui il Signor Boldrin è confuso. Probabilmente intendeva calcolo matematico. Il calcolo economico riguarda altro. Qui trovate una disamina esauriente di quello che non va nei modelli matematici secondo la Scuola Austriaca e non secondo Wikipedia:



La sezione successiva è uno sproloquio continuo da parte del Signor Boldrin, il quale indica al lettore quale siano quelle parti che secondo il SUO giudizio rientrano nella cosiddetta "teoria dominante". Non è strano quando si nota che scondo il Signor Boldrin la "teoria dominante" rappresenta un  grande aggregato in cui ognuno degli economisti contribuisce a mettere un proprio pezzo? L'epurazione di quelle parti che secondo il SUO giudizio sono irrilevanti, ricorda molto lo scrutinio che l'establishment della gilda accademica opera nei confronti di coloro che non rispettano il galateo della teoria economica dominante: non agitare le acque. In questo modo si cerca di tenere a bada quegli elementi che potrebbero rappresentare un problema per l'ordine sociale esistente: Non ruberai, a meno che non avrai la maggioranza dei voti. Sono i guardiani di questo motto. Rispediscono al mittente tutti i tentativi di denunciare, secondo queste linee, il sistema di cui sono a guardia. Non possono permettersi il lusso di perdere la posizione di privilegio che hanno sudato durante tutti i loro anni in cui sono sottostati allo scrutinio della gilda accademica. Murray Rothbard è rappresentato come un parìa proprio perché agitò le acque. Attaccò le "teoria dominante". Attaccò il sistema di certificazione da parte della gilda accademica. Attaccò il sistema di insegnamento della gilda accademica. Attaccò la nascita della cosiddetta "teoria dominante" a cui tanto si rifà il Signor Boldrin. Ha una data: 1965. Ha un nome: Milton Friedman. Ha una frase: "Siamo tutti keynesiani ora." Negli ultimi anni della sua vita precisò che si trattava di una frase espressa in ambito metodologico, ma come ogni buon economista della scuola Austriaca vi dirà: "E' proprio questo il punto!"

Il mondo accademico si basa sulle gilde. Queste espellono scettici e critici. Scrive Gary North:

[...] Ciò ci porta alla corporazione accademica. Ogni gilda ha regole e regolamenti, ma soprattutto ha un sistema di screening. La gilda passa al vaglio le persone che non sono in possesso degli standard imposti dalla gilda stessa, cercando di definire le proprie pratiche come le sole vere ed accettabili. Non solo, ma dovrebbero essere accolte a braccia aperte anche dalla società. Ogni professionista che si discosta dagli standard imposti dalla gilda, viene automaticamente definito come una sorta di deviato. I rappresentanti della gilda avvertono il pubblico di non accettare le conclusioni, le pratiche, o i presupposti di chiunque (soprattutto gruppi rivali) osi mettere in discussione le conclusioni, le pratiche ed i presupposti della gilda.

La gilda respinge tutte le ipotesi che la vogliono operante in base ad interessi personali. Rassicura le persone che ha a cuore solo il loro di interesse. Persegue i suoi obiettivi al fine di difendere i cittadini dagli operatori senza scrupoli che cercano di fregarli. Per questo motivo, e solo per questo motivo, la gilda insiste sulla necessità che lo stato intervenga per bandire coloro che offrono opinioni opposte, pratiche contrarie e, soprattutto, prezzi più bassi. La popolazione necessita di una protezione contro i ciarlatani, insiste la gilda, e al fine di aiutarla invita politici e burocrati a stabilire norme (il che significa scritte dalla gilda) per limitare l'ingresso nel campo di studio della gilda o nelle operazioni che attualmente ha sotto il suo dominio.

La gilda cerca di legittimare le pratiche, i presupposti ed i concetti secondo i suoi standard. E' questa definizione di legittimità che è fondamentale affinché la gilda possa promuovere i suoi interessi, perché deve scansare tutte le critiche che si basano su un attento studio di causa-effetto economico riguardo le misure politiche raccomandate dalla gilda. Chi segue i soldi, dagli effetti delle normative fino ai conti bancari dei membri della gilda, viene deriso come un teorico della cospirazione. Viene definito un Marxista, o qualcuno che si è opposto al bene della popolazione. La gilda insiste sul fatto che la sua adesione alle proprie norme di funzionamento non ha nulla a che fare con il suo guadagno maggiore e con i proventi minori dei suoi concorrenti.

Quasi tutta la legislazione politica moderna, così come quasi tutti gli standard adottati dalle burocrazie governative per far rispettare le leggi, sono il risultato di pressioni esercitate sui politici e sulle burocrazie dai membri delle gilde. La quasi totalità della vita economica moderna si basa sulle gilde, così come la vita urbana ed economica nel 1200 si basava sulle gilde. Oggi non si chiamano più così, ma interessi particolari: gruppi di produttori il cui interesse è in particolare il loro interesse personale.
Non è finita qui. Leggiamo ancora.

[...] Per oltre un secolo la stragrande maggioranza delle gilde degli economisti ha sostenuto una posizione a "salvaguardia" del sistema bancario centrale. Le domande economiche che sono la base dell'analisi economica per ogni altra istituzione – "Chi vince? Chi perde? Come?" – non sono mai applicate alle banche centrali. Le descrizioni fornite dalla banca centrale sono dei sostituti che si inseriscono in un'analisi basata sui concetti economici della domanda e dell'offerta, però sotto il controllo della regolamentazione del governo.

In breve, la banca centrale riceve un regalo dalle principali scuole d'economia: Keynesiani, monetaristi, teorici delle scelte pubbliche, teorici delle aspettative razionali e coloro che sostengono l'offerta. Le eccezioni fanno parte delle interpretazioni cosiddette marginali: Marxisti ed Austriaci. Non ci sono molti membri di entrambe le scuole che insegnano in dipartimenti d'economica e non ci sono libri di testo Marxisti o Austriaci pubblicati da nessun grande editore.

Non sto dicendo che il sistema bancario centrale è il solo che ha protezione da parte degli economisti. Un altro sistema ce l'ha: l'istruzione universitaria.

Queste due eccezioni possono essere spiegate secondo la fondamentale categoria economica degli interessi personali. Non è negli interessi personali degli economisti stipendiati, che insegnano all'intero del cartello dell'istruzione, applicare l'economia dei cartelli ai loro datori di lavoro. "Non mordere la mano che ti nutre".

Coloro in possesso di un dottorato hanno pagato un alto prezzo per il loro titolo di studio: anni di rinunce a guadagni, lo sforzo di imparare siocchezze intellettuali, tasse universitarie, tasse sui libri scolastici e anni di servilismo verso professori di un certo livello o di un altro. Come gli apprendisti nelle gilde medievali, cercano guadagni al di sopra di quelli di mercato attraverso l'appartenenza ad un cartello. Una volta dentro non vogliono che la gilda perda la sua capacità di imporre barriere d'entrata. Perdere questo potere significherebbe affrontare la concorrenza del libero mercato. Hanno lavorato troppo duro, e per troppo tempo, per accettare questo risultato.

Gli accademici sono, secondo il linguaggio dell'economia mainstream, in cerca di rendita.
Credo che adesso abbiate molto probabilmente un'idea più chiara del perché il Signor Boldrin non smette di scavare. Inoltre, nell'ultima parte del suo articolo, egli attacca i contributi dell'economia Austriaca. La lista di Wikipedia è composta da voci messe insieme con sciattezza e superficialità, tanto che si confonde, ad esempio, il price discovery con "nascita dei prezzi", "scelte convenienti" con l'azione propositiva e l'informazione veicolata dai prezzi con la semplice "scarsità". Il Signor Boldrin, affondando il colpo in base a questo elenco, non fa altro che finire nella fallacia dell'uomo di paglia. Ribadisco il mio consiglio dato in apertura di questo articolo: quando vi trovate in una buca, smettete di scavare. Non c'è bisogno di una risposta, basta semplicemente seguire alla lettera tale suggerimento.


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Note

[1] Schulak EM and Unterkofler H. "The Austrian School of Economics A History of Ideas, Ambassadors and Institutions", 2011, pagina 15.

[2] Richard Dien Winfield, The Just Economy (New York: Routledge, 1988).

[3] Ludwig von Mises, Omnipotent Government (New Haven: Yale University Press, 1944).

[4] David Bell, Husserl (London: Routledge, 1990).

[5] Gene Callahan, Economics for Real People (Auburn, Alabama: Mises Institute, 2002, 2004).

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La depressione dimenticata del 1920

Ven, 10/10/2014 - 10:08




di Thomas E. Woods, Jr.


[Questo articolo è stato dapprima pubblicato su The Intercollegiate Review nell'autunno del 2009.]


E' un luogo comune pensare che se non studiamo il passato siamo condannati a ripeterlo. E' quasi altrettanto certo, però, che se ci sono lezioni da imparare da un episodio storico, la classe politica ripeterà tutti gli errori — e spesso volutamente.

Avulsi da una visione del passato come potenziale fonte di sapienza e intelligenza, i governi politici hanno l'abitudine di impiegare la storia come un'arma ideologica, distorcendola e manipolandola a servizio delle ambizioni attuali. Questo è ciò che Winston Churchill intendeva quando definì "imprevedibile" la storia dell'Unione Sovietica.

Quindi non dovremmo sorprenderci se i nostri leader politici hanno fatto un uso ideologico del passato dopo che la crisi finanziaria ha investito gli Stati Uniti alla fine del 2007. Secondo la saggezza convenzionale, la Grande Depressione degli anni '30 è stato il risultato del capitalismo selvaggio, e solo gli interventi saggi dei politici progressisti hanno ripristinato la prosperità.

Chi sostiene che i programmi del New Deal non sono riusciti a risollevare il paese dalla depressione, tendono a suggerire che ci sia riuscita l'enorme spesa pubblica durante la seconda guerra mondiale.[1] (Tra cui anche alcuni sedicenti sostenitori del libero mercato, i quali reputano necessario uno stimolo fiscale.)

Il collegamento tra questa versione della storia e gli eventi di oggi è abbastanza ovvia: ancora una volta il capitalismo selvaggio ha creato scompiglio, e l'unica cosa che ci puo' salvare è l'accoppiata stimolo fiscale e stimolo monetario.

Per fare in modo che questa versione degli eventi regga, non viene mai fatta menzione della depressione del 1920-1921. E non c'è da stupirsi — quell'esperienza storica sgonfia le ambizioni di coloro che ci promettono soluzioni politiche agli squilibri reali.

La saggezza convenzionale sostiene che, in assenza di una politica anticiclica del governo, ossia, o uno stimolo fiscale o uno monetaria (o entrambi), non possiamo aspettarci una ripresa economica — almeno non senza un ritardo intollerabile. Eppure durante la depressione del 1920-1921 vennero perseguite politiche opposte, e la ripresa non tardò ad arrivare.

La situazione economica nel 1920 era triste. In quell'anno la disoccupazione era salita dal 4% a quasi il 12%, e il PNL era diminuito del 17%. Non c'è da stupirsi, quindi, se il Segretario del Commercio Herbert Hoover — erroneamente definito come sostenitore del laissez-faire — avesse esortato il presidente Harding a prendere in considerazione una serie di interventi per stimolare l'economia. Hoover venne ignorato.

Invece dello "stimolo fiscale", Harding tagliò il bilancio dello stato di quasi la metà tra il 1920 e il 1922. L'approccio di Harding era orientato al laissez-faire. Le aliquote fiscali vennero tagliate per tutte le fasce di reddito. Il debito nazionale venne ridotto di un terzo.

L'attività della Federal Reserve, inoltre, fu quasi impercettibile. Come lo descrive uno storico dell'economia: "Nonostante la gravità della contrazione, la FED non usò i suoi poteri per intervenire sull'offerta di moneta e combattere la contrazione."[2] Alla fine dell'estate del 1921, i segnali di ripresa erano già visibili. L'anno successivo, la disoccupazione era di nuovo tornata al 6.7% e al 2.4% nel 1923.

E' istruttivo confrontare la risposta americana in questo periodo con quella del Giappone. Nel 1920 il governo giapponese introdusse i fondamenti di un'economia pianificata con l'obiettivo di mantenere i prezzi artificialmente alti. Secondo l'economista Benjamin Anderson:

Si riunirono le grandi banche, le industrie e il governo e distrussero la libertà dei mercati, fermarono il calo dei prezzi delle materie prime e per sette anni mantennero il livello dei prezzi al di sopra di quello mondiale. In quegli anni il Giappone sopportò una stagnazione industriale cronica e alla fine, nel 1927, sperimentò una crisi bancaria di una tale gravità che crollarono molti grandi sistemi bancari, così come molte industrie. Fu una linea politica stupida. Nel tentativo di evitare le perdite sulle scorte della produzione di un anno, il Giappone perse sette anni.[3]
Gli Stati Uniti, al contrario, permisero alla loro economia di aggiustarsi. "Nel 1920-21," scrive Anderson:

abbiamo avuto le nostre perdite, abbiamo riadattato la nostra struttura finanziaria, abbiamo sopportato la nostra depressione e nell'agosto 1921 siamo ripartiti [...]. Il rally nella produzione delle imprese e nell'occupazione che iniziò nell'agosto 1921, si basò profondamente su una drastica pulizia delle debolezze del credito, una drastica riduzione dei costi di produzione e sulla libera azione dell'impresa privata. Non si basò su una politica governativa pianificata.
Il governo federale non fece quello che gli economisti keynesiani avrebbero invitato a fare: avere bilanci squilibrati e pompare l'economia attraverso l'aumento delle spese. Prevalse piuttosto la visione antiquata che lo stato avrebbe dovuto mantenere una tassazione e una spesa bassi, e avrebbe dovuto ridurre il debito pubblico.[4]

Quelli erano i temi economici della presidenza di Warren Harding. Pochi presidenti sono stati sottoposti al grado di sbeffeggiamento a cui venne sottoposto Warren Harding durante la sua vita e aanche dopo la sua morte. Ma i pregiudizi riguardo Harding sono sbagliati: anche la presunta "corruzione" della sua amministrazione era un fatto minore rispetto alle trasgressioni presidenziali che da allora abbiamo dato per scontato.

Nel suo discorso di accettazione alla nomination presidenziale repubblicana del 1920, Harding dichiarò:

Perseguiremo una deflazione intelligente e coraggiosa, e colpiremo il debito pubblico che rappresenta un male, e attaccheremo i costi elevati dello stato con ogni energia che ci resta. Vi promettiamo conforto, il quale scaturirà dalla fine degli sprechi e della stravaganza, e il rinnovamento dell'economia pubblica, non solo perché sarà alleviata dagli oneri fiscali, ma anche perché sarà un esempio per stimolare il risparmio e la parsimonia nella vita privata.

Facciamo appello a tutte le persone affinché risparmino e siano parsimoniose, affinché facciano qualche sacrificio se necessario, affinché si schierino contro la stravaganza ed il lusso, affinché riscoprano le gioie di una vita semplice, affinché riscoprano le gioie della prudenza che è la salute della repubblica. Non c'è mai stata una ripresa dallo spreco e dalle anomalie della guerra se non attraverso il lavoro e il risparmio, attraverso l'industria, mentre la spesa inutile e la stravaganza incurante hanno segnato ogni decadimento nella storia delle nazioni.
E' il caso di sottolineare che il discorso di Harding — tenuto durante un convegno politico — è l'opposto di quello che i presunti esperti di oggi ci spingono a fare. Inflazione, aumento della spesa pubblica, assalti al risparmio privato in combinazione con richieste di dissolutezza dei consumatori: tale è il programma per la "ripresa" nel XXI secolo.

Non sorprende che molti economisti moderni che hanno studiato la depressione del 1920-1921, non siano stati in grado di spiegare come la ripresa potesse essere così rapida ed efficace sebbene il governo federale e la Federal Reserve evitarono di impiegare uno qualsiasi degli strumenti macroeconomici — spesa per lavori pubblici, deficit pubblici e politica monetaria inflazionistica — che la saggezza convenzionale ora raccomanda come soluzione al rallentamento economico. L'economista keynesiano Robert A. Gordon ha ammesso che "lo stato non intervenne quasi per niente per moderare la depressione e velocizzare la ripresa. Le autorità della Federal Reserve rimasero in gran parte passive [...]. Nonostante l'assenza di una politica di stimolo, non tardò ad arrivare una ripresa."[5]

Un altro storico dell'economia ha ammesso che "l'economia rimbalzò rapidamente dopo la depressione 1920-1921 ed entrò in un periodo di crescita molto vigorosa," ma ha scelto di non commentare ulteriormente questo sviluppo.[6] "Questo accadde nel 1921," scrive il condiscendente Kenneth Weiher, "molto prima che il concetto di politica anticiclica venisse accettato o anche capito."[7] Possono non aver "capito" la politica anticiclica, ma la ripresa è arrivata comunque — e rapidamente.

Uno dei trattamenti più perversi dell'argomento arriva per mano di due storici della presidenza Harding, i quali affermano che senza la confisca di gran parte del reddito dei ricchi, l'economia americana non sarà mai stabile:

I tagli fiscali, insieme all'enfasi sul rimborso del debito pubblico ed una riduzione delle spese federali, vanno a vantaggio dei ricchi. Molti economisti concordarono sul fatto che una delle principali cause della Grande Depressione del 1929 fu la distribuzione ineguale della ricchezza, che sembrò accelerare nel corso degli anni '20 e che rappresentò il risultato del ritorno alla normalità. Nel 1929 il 5% della popolazione aveva più del 33% della ricchezza della nazione. Questo gruppo non è riuscito ad usare la sua ricchezza responsabilmente [...]. Invece ha alimentato una speculazione malsana nel mercato azionario, così come una crescita economica irregolare.[8]
Se questa teoria assurda fosse corretta, il mondo sarebbe in un costante stato di depressione. Non c'era nulla di insolito nello schema della ricchezza americana degli anni '20. Sono esistite disparità più gravi in innumerevoli luoghi e tempi senza che siano sfociate nel caos.

In realtà, negli Stati Uniti la Grande Depressione arrivò nel mezzo di un trend che portò all'aumento della quota di reddito nazionale destinata ai salari e agli stipendi — e un trend al ribasso riguardo la quota destinata ad interessi, dividendi e reddito da impresa.[9] Grazie al cielo non abbiamo bisogno dell'espropriazione violenta di ogni americano per raggiungere la prosperità.

Tuttavia non è sufficiente a dimostrare che la prosperità sia una cosneguenza dell'assenza di uno stimolo fiscale o monetario. Dobbiamo capire perché questo risultato è prevedibile — in altre parole, perché il ripristino della prosperità in assenza di rimedi centrali non sia una curiosità irrilevante o il risultato di una mera casualità.

In primo luogo, dobbiamo considerare il motivo per cui l'economia di mercato è afflitta dal ciclo boom-bust. L'economista britannico Lionel Robbins se lo chiese nel suo libro del 1934 La Grande Depressione: perché gli imprenditori cadrebbero in una "serie improvvisa di errori"?

Dato che il mercato, attraverso il sistema profitti/perdite, scarta gli imprenditori meno competenti, perché quelli relativamente più qualificati che il mercato ha premiato con i profitti e il controllo sulle risorse aggiuntive dovrebbero improvvisamente commettere gravi errori — e tutti nella stessa direzione? Questo fenomeno potrebbe essere spiegato da qualcosa al di fuori dell'economia di mercato piuttosto che al suo interno?

Ludwig von Mises e Friedrich A. von Hayek puntarono il dito contro l'espansione artificiale del credito, normalmente nelle mani di una banca centrale autorizzata dallo stato. (Hayek vinse il premio Nobel nel 1974 per il suo lavoro sulla cosiddetta teoria austriaca del ciclo economico.) Quando la banca centrale espande l'offerta di moneta — per esempio, quando acquista titoli di stato — crea denaro dal nulla.

Questo denaro o finisce direttamente nelle banche commerciali o, se i titoli sono stati acquistati da una banca d'investimento, ci finisce indirettamente quando le banche d'investimento depositano gli assegni della FED presso le banche commerciali. Allo stesso modo in cui il prezzo di qualsiasi bene tende a diminuire con l'aumento dell'offerta, l'afflusso di nuovi capitali porta ad una diminuzione dei tassi di interesse, dal momento che le banche sperimentano un aumento dei fondi mutuabili.

Tassi di interesse più bassi stimolano gli investimenti in progetti a lungo termine, i quali sono molto più sensibili al cambiemnto nei tassi di interesse rispetto a quelli a più breve termine. (Confrontate l'interesse mensile pagato su un mutuo trentennale con l'interesse pagato su un mutuo a due anni — un piccolo calo dei tassi di interesse avrà un impatto sostanziale sul primo, ma un impatto trascurabile sul secondo.) Investimenti supplementari, per esempio, nel settore della ricerca e sviluppo (R&S), che possono richiedere molti anni per vederne i frutti, sembrano improvvisamente redditizi (cosa impossibile senza costi di finanziamento più bassi causati da tassi di interesse più bassi).

Il settore R&S appartiene ad uno stadio della produzione "superiore" rispetto a quello della vendita al dettaglio, dato che i beni di quest'ultima sono immediatamente disponibili consumatore, mentre i risultati commercial della R&S saranno disponibili dopo un periodo di tempo relativamente lungo. Quanto più una fase della produzione è vicina al bene di consumo finito, più basso è lo stadio che occupa.

In un libero mercato i tassi di interesse coordinano la produzione nel tempo. Assicurano che la struttura della produzione sia configurata in modo conforme alle preferenze dei consumatori. Se i consumatori vogliono più beni esistenti, si espandono le fasi della produzione di ordine inferiore. Se, invece, sono disposti a rinviare il consumo nel presente, i tassi d'interesse incoraggiano gli imprenditori ad utilizzare questa opportunità per dedicare i fattori di produzione a progetti non orientati verso la soddisfazione immediata dei consumatori, ma che, una volta terminati, produrranno una maggiore offerta di beni di consumo.

Se nel nostro esempio i tassi di interesse più bassi fossero stati il risultato di un risparmio volontario da parte della popolazione (invece che di un intervento della banca centrale), la relativa diminuzione della spesa per consumi avrebbe liberato risorse da poter utilizzare nelle fasi della produzione di ordine superiore. In altre parole, in caso di risparmio genuino la domanda di beni di consumo subisce una diminuzione relativa; le persone risparmiano di più e spendono di meno rispetto al passato.

Le industrie produttrici di beni di consumo, a loro volta, subiscono una contrazione in risposta alla diminuzione della loro domanda. I fattori di produzione usati da queste industrie — servizi di autotrasporto, per esempio — vengono rilasciati affinché possano essere usati nelle fasi superiori della struttura della produzione. Stesso discorso per manodopera, acciaio e altri input non specifici.

Quando viene manomessa la struttura dei tassi di interesse, questa funzione di coordinamento viene interrotta. L'aumento degli investimenti nelle fasi della produzione di ordine superiore avviene in un momento in cui la domanda di beni di consumo non è rallentata. La struttura temporale della produzione è distorta a tal punto che non coincide più con le modalità temporali relative alla domanda dei consumatori. I consumatori chiedono prodotti nel presente in un momento in cui vengono intrapresi investimenti nella produzione futura.

Quando tassi di interesse più bassi sono il risultato della politica della banca centrale piuttosto che di un vero e proprio risparmio, la domanda dei consumatori non cambia. (Se non altro, tassi più bassi rendono le persone ancora più propense a spendere rispetto a prima.) In questo caso, le risorse non vengono rilasciate affinché possano essere utilizzate nelle fasi di ordine superiore. L'economia, invece, si trova in un braccio di ferro tra le tappe superiori ed inferiori della produzione.

Data la scarsità delle risorse, il conseguente aumento dei costi minaccia la redditività dei progetti di ordine superiore. La banca centrale può espandere ulteriormente il credito, al fine di rafforzare la posizione delle fasi di ordine superiore in questo braccio di ferro, ma si limiterebbe solamente a rinviare l'inevitabile.

Se la volontà espressa dalla popolazione attraverso il risparmio e il consumo non sosterrà la deviazione di risorse verso le fasi di ordine superiore, ma spingerà le risorse verso quelle aziende che si occupano direttamente dei beni di consumo finiti, allora la banca centrale finirà in guerra contro la realtà. E alla fine dovrà decidere se è pronta ad espandere il credito ad un ritmo maggiore (in modo da sostenere artificialmente la produzione di ordine superiore) e rischiare di distruggere del tutto la moneta, o se invece dovrà rallentare o abbandonare la sua espansione e lasciare che l'economia si aggiusti alle condizioni reali.

È importante notare che il problema non è una carenza di spesa al consumo, come recita la credenza popolare; semmai il problema viene da una spesa eccessiva per i consumi, e di conseguenza troppo poca canalizzazione dei fondi verso altri tipi di spesa — vale a dire, l'espansione delle fasi della produzione di ordine superiore non poò essere completata con profitto perché le risorse necessarie vengono sottratte proprio dalla forte (ed inaspettata) domanda di beni di consumo. Stimolare la spesa al consumo può solo peggiorare le cose, intensificando la pressione sulla redditività già traballante degli investimenti nelle fasi della produzione di ordine superiore.

Si noti inoltre che il fattore scatenante del ciclo economico non è un fenomeno intrinseco al libero mercato. E' un intervento sul mercato che genera il ciclo di crescita insostenibile e di inevitabile bust.[10] Come dice il teorico del ciclo economico Roger Garrison: "Il risparmio ci porta una crescita genuina; l'espansione del credito ci porta il boom e il bust."[11]

Questo fenomeno ha preceduto tutti i boom/bust della storia americana, tra cui il bust del 2007 e la contrazione del 1920-1921. Gli anni precedenti al 1920 furono caratterizzati da un massiccio aumento dell'offerta di moneta attraverso il sistema bancario, con gli obblighi di riserva che furono dimezzati dal Federal Reserve Act del 1913 e poi con una notevole espansione del credito da parte delle banche stesse.

I depositi bancari totali raddoppiarono tra il gennaio 1914, quando la FED aprì i battenti, ed il gennaio 1920. Tale creazione artificiale del credito mise in moto il ciclo boom/bust. Inoltre la FED mantenne basso il tasso di sconto (il tasso a cui presta direttamente alle banche) durante tutta la Prima Guerra Mondiale (1914-1918) e per un breve periodo in seguito. La FED cominciò a restringere la sua posizione alla fine del 1919.

L'economista Gene Smiley, autore di The American Economy in the Twentieth Century, osserva che "la visione più comune è che la politica monetaria della FED sia stata la principale causa della fine dell'espansione, dell'inflazione, dell'inizio della successiva contrazione e della grave deflazione."[12] Una volta che il credito iniziò a contrarsi, gli attori del mercato cominciarono improvvisamente a rendersi conto che la struttura di produzione doveva essere riorganizzata e che le linee di produzione dipendenti dal credito facile erano state un errore e dovevano essere liquidate.

Siamo ora in grado di valutare quelle proposte perennemente alla moda come lo "stimolo fiscale" e le sue varianti. Pensate alla condizione dell'economia a seguito di un boom artificiale. E' gravata da squilibri. Troppe risorse sono state impiegate nelle fasi della produzione di ordine superiore e troppo poche negli stadi di ordine inferiore.

Questi squilibri devono essere corretti da imprenditori che, allettati da alti tassi di profitto nelle fasi di ordine inferiore, facciano offerte per quelle risorse negli stadi che si sono espansi troppo e le allochino in quegli stadi di ordine inferiore dove sono più richieste. La libertà assoluta di oscillamento di prezzi e salari è indispensabile per l'adempimento di questo compito, dal momento che rappresentano ingredienti indispensabili per la valutazione imprenditoriale.

Alla luce di questa descrizione dell'economia post-boom, possiamo vedere come siano inutili, addirittura irrilevanti, i tentativi di stimolo fiscale. Il mero atto dello stato di spendere soldi su progetti scelti arbitrariamente, non fa nulla per correggere gli squilibri che hanno portato alla crisi.

Non è un calo della "spesa" di per sé che ha causato il problema. È la mancata corrispondenza tra il tipo di produzione da un lato e il modello di domanda dei consumatori dall'altro.

E non è ingiusto far riferimento ai destinatari dello stimolo fiscale come progetti arbitrari. Dal momento che lo stato deficita di un meccanismo di profitti/perdite e può acquisire risorse supplementari tramite l'esproprio, non ha modo di sapere se sta effettivamente soddisfacendo la domanda dei consumatori (se davvero dovesse preoccuparsene) o se sta sprecando risorse. Nonostante la retorica popolare, lo stato non può essere gestito come un'azienda.[13]

Nemmeno lo stimolo monetario è di qualche aiuto. Al contrario, intensifica solamente il problema. Nell'Azione Umana, Mises ha confrontato un'economia sotto l'influenza dell'espansione artificiale del credito ed un capomastro incaricato di costruire una casa che (a sua insaputa) manca di mattoni sufficienti per essere completata. Prima scoprirà il suo errore, meglio sarà. Più a lungo persisterà in questo progetto insostenibile, più risorse, tempo e lavoro sperpererà irrimediabilmente.

Lo stimolo monetario si limita a sollecitare gli imprenditori affinché persistano lungo le loro traiettorie di produzione non sostenibile; è come se invece di allertare il capomastro per il suo errore, ci si limitasse ad incitare il suo lavoro impedendogli di scoprire la verità. Ma tali misure non rendono il bust meno inevitabile — solo più doloroso.

Se il punto di vista vista austriaco è corretto — e credo che l'evidenza teorica ed empirica indichi fortemente che lo sia — allora l'approccio migliore per spronare una ripresa sarebbe quello di agire facendo l'opposto di queste strategie keynesiane. Il bilancio dello stato deve essere tagliato, non aumentato, liberando in tal modo risorse che gli attori privati ​​possano utilizzare per riallineare la struttura del capitale .

L'offerta di moneta non deve essere aumentata. I salvataggi congelano semplicemente gli errori imprenditoriali, invece di consentire la ridistribuzione delle risorse nelle mani di quelle parti capaci di prevedere le esigenze dei consumatori alla luce delle condizioni reali. I prestiti di emergenza alle imprese in difficoltà perpetuano la cattiva allocazione delle risorse e rappresentano un privilegio per quelle imprese impegnate in attività non sostenibili (a scapito delle imprese sane pronte ad usare tali risorse in maniera più appropriata).

Questa ricetta di austerità è precisamente ciò che Harding chiese nel suo discorso inaugurale del 1921:

Dobbiamo affrontare questa cupa necessità, sapendo che dobbiamo adempiere ai nostri compiti e che nessuno statuto promulgato dall'uomo può abrogare le leggi inesorabili della natura. La nostra tendenza più pericolosa è quella di aspettarci un intervento dello stato, una grande interferenza che farebbe ben poco. Contempliamo il compito immediato di sistemare la nostra casa pubblica. Abbiamo bisogno di un'economia solida e in salute, in combinazione con una giustizia fiscale ed una prudenza individuale, assistite entrambe dalla parsimonia; questi sono elementi essenziali per affrontare il futuro in modo sereno [...].

Il meccanismo economico è complicato e le sue parti sono interdipendenti, e ha sofferto la crisi e lo scombussolamento scaturito da una domanda anomala, insufflazioni di credito e sconvolgimenti di prezzo. I saldi, una volta normali, ora sono compromessi; i canali di distribuzione sono intasati; i rapporti tra lavoro e la sua gestione sono tesi. Dobbiamo cercare il riaggiustamento con cura e coraggio [...]. Tutte le sanzioni di questo mondo non rappresenteranno una soluzione, né potranno essere distribuite uniformemente. Non c'è modo che possano esserlo. Non vi è alcun passaggio immediato dal disordine all'ordine. Dobbiamo affrontare la triste realtà, accettare le nostre perdite e ricominciare da capo. E' la più antica lezione della civiltà. Vorrei che lo stato potesse fare tutto il possibile per mitigare questa situazione; poi, con la comprensione, con la reciprocità degli interessi, con la sollecitudine per il bene comune, i nostri compiti verranno risolti. Nessun sistema alterato funzionerà per miracolo. Ogni esperimento aggiungerà solo confusione. La nostra migliore garanzia risiede nella gestione efficiente del nostro sistema.
Fra i presidenti americani del XX secolo è davvero raro che qualcuno abbia compreso, come fece Harding, quello che stava accadendo e perché i piani interventisti avrebbero ritardato solamente la ripresa. Che sia stato oggetto di uno scherno incessante da parte degli storici, al punto che nessuno ha speso una parola in suo favore per paura di essere buttato fuori dal mondo accademico, la dice lunga sulle loro capacità.

L'esperienza del 1920-1921 rafforza la tesi dei veri economisti di libero mercato, secondo i quali l'intervento dello stato è un ostacolo alla ripresa economica. La depressione 1920-1921 venne scongiurata rapidamente grazie all'assenza di stimoli fiscali e monetari. La prossima volta che verremo solennemente avvertiti di ricordare le lezioni della storia affinché la nostra economia non peggiori, dovremo fare riferimento a questo episodio — osservando con quanta velocità i nostri detrattori cercheranno di cambiare argomento.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note


[1] Sulla fallacia della "prosperità in tempo di guerra" durante la seconda guerra mondiale, vedi Robert Higgs, Depression, War, and Cold War (New York: Oxford University Press, 2006).

[2] Kenneth E. Weiher, America's Search for Economic Stability: Monetary and Fiscal Policy Since 1913 (New York: Twayne, 1992), p. 35.

[3] Sul Giappone, vedi Benjamin M. Anderson, Economics and the Public Welfare: A Financial and Economic History of the United States, 1914–1946 (Indianapolis: Liberty Press, 1979 [1949]), pp. 88–89, 90.

[4] Ibid., p. 92.

[5] Robert Aaron Gordon, Economic Instability and Growth: The American Record (New York: Harper and Row, 1974), pp. 21–22, citato in Joseph T. Salerno, "An Austrian Taxonomy of Deflation — With Applications to the U.S.," Quarterly Journal of Austrian Economics 6 (Inverno 2003): 89.

[6] Robert A. Degen, The American Monetary System: A Concise Survey of Its Evolution Since 1896 (Lexington, MA: D. C. Heath, 1987), p. 41.

[7] Weiher, America's Search for Economic Stability, p. 36.

[8] Eugene P. Trani e David L. Wilson, The Presidency of Warren G. Harding (Lawrence, KS: University Press of Kansas, 1977), p. 72.

[9] C. A. Phillips, T. F. McManus, e R. W. Nelson, Banking and the Business Cycle: A Study of the Great Depression in the United States (New York: Macmillan, 1937), p. 76.

[10] La teoria austriaca si applica anche a quei casi in cui non esiste una banca centrale e l'espansione artificiale del credito prende vita attraverso altri modi. L'intervento statale è altrettanto distorsivo anche in questi casi. Vedi Jesús Huerta de Soto, Money, Bank Credit, and Economic Cycles, trad. Melinda A. Stroup (Auburn, AL: Ludwig von Mises Institute, 2006).

[11] Roger W. Garrison, "The Austrian Theory: A Summary," in The Austrian Theory of the Trade Cycle and Other Essays, comp. Richard M. Ebeling (Auburn, AL: Ludwig von Mises Institute, 1996), p. 99.

[12] Gene Smiley, "The U.S. Economy in the 1920s," EH.Net Encyclopedia, ed. Robert Whaples, 26 marzo 2008.

[13] Ludwig von Mises, Bureaucracy (New Haven, CT: Yale University Press, 1944).

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L'indicatore per scovare le bolle finanziarie: l'incompetenza della FED

Gio, 09/10/2014 - 10:12
Create un nuovo file .txt ed appuntatevi questo link: http://www.federalreserve.gov/pubs/bulletin/2014/pdf/scf14.pdf
Esso è un report della FED su come i poveri siano diventati più poveri, mentre i ricchi sono diventati più ricchi. Il periodo analizzato è il 2010-2013, ma ci sono ampi riferimenti anche agli anni precedenti. E' necessario che voi salviate questo collegamento web perché rappresenta una confessione di colpevolezza da parte dell'Eccles Building. Sebbene sia necessario "leggere tra le righe", si ammette che il boom artificiale pre-2007 ha favorito i ricchi, il successivo bust li ha danneggiati e l'impennata della base monetaria (2009-2013) li ha favoriti di nuovo a scapito di coloro che non hanno i loro mezzi. Gli Austriaci hanno sempre messo in guardia da questo esito, spiegando come i boom artificiali favoriscano coloro che entrano in possesso per primi del nuovo denaro stampato a scapito di coloro che lo ricevono più tardi o per niente. Una volta che la banca centrale rallenta il ritmo del pompaggio monetario, quegli asset che hanno subito uno stimolo artificiiale finiscono sotto pressione andando a danneggiare coloro che vi hanno investito su (es. i ricchi, durante l'ultimo scoppio del mercato azionario, sono rimasti fortemente scottati). E' per questo che le banche centrali non vedono l'ora di reflazionare le bolle scoppiate. Boom & bust, boom & bust, boom & bust, è sempre stata questa la strategia delle banche centrali; oltre a quella di essere un cartello per le grandi banche commerciali ed i loro clienti. I media non approfondiscono mai questi concetti, né lo fanno i libri di testo mainstream sull'economia.
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di Bill Bonner


La speculazione è il gioco più affascinante del mondo. Ma non è un gioco per stupidi, pigri, persone con uno scarso equilibrio emotivo o per l'avventuriero finanziario del fine settimana. Moriranno poveri. – Jesse Livermore, How to Trade in Stocks


Il problema con i guardiani del capitalismo è che non hanno alcun rispetto.

I mercati esistono da almeno 2,000 anni. Sin da allora si sono evoluti in molte direzioni, con tecniche sofisticate e di fantasia... sistemi elaborati e strumenti complicati che richiedono un dottorato di ricerca per capirli.

Nonostante possiate impiegare tutto il vostro potere celebrale per capirli, i mercati vi sorprenderanno sempre, vi confonderanno e vi faranno arrovellare la testa. Non esiste ancora una formula per prevedere i movimenti del mercato. Ed anche i trader più intelligenti e più esperti spesso restano spaesati.

Potreste pensare che Janet Yellen ed altri banchieri centrali debbano fare un passo indietro e restare sbalorditi. Come gli astronomi che guardando il cielo, ci si aspetta che studino i buchi neri e le supernove che esplodono. O almeno cerchino segni di vita intelligente.

Invece, Yellen et al ignorano i meccanismi intricati che esistono tra domanda e offerta; vogliono costringere le persone a chiedere di più. Non hanno alcun interesse in un price discovery onesto; vogliono imporre i propri prezzi. E si preoccupano di meno di quello che ha da dire Mr. Market; sentono solo le loro voci.

Più guardie che guardiani, credono di poter migliorare i mercati... controllarli... frustarli affinché restino in forma... e costringerli a proporre le loro offerte.

Gli dei, a quanto pare, camminano nei corridoi accademici.

"Non c'è bisogno di alzare i tassi per frenare il rischio, sostiene la Yellen" è come il Financial Times ha riportato la sua posizione la scorsa settimana.

Qualcuno deve averle detto che i prezzi delle case, delle opere d'arte, delle obbligazioni, dei titoli azionari e di altri asset sono tutti sempre più vicini a bollalandia.

Alla fine, le ville stanno facendo registrare ancora una volta prezzi record. I quadri di nessun interesse raccattano milioni di dollari nelle aste. E le azioni statunitensi sono a livelli mai visti prima.

Nel frattempo, i livelli di debito sono più alti rispetto al 2007, con le corporazioni americane che accendono prestiti ad un ritmo record — di gran lunga superiori rispetto alla crescita dei profitti.

Ad esempio, Bank of America ha preso in prestito $7.6 miliardi quest'anno. Oracle ha preso in prestito $10 miliardi. E Cisco ha preso in prestito $8 miliardi.

Alan Greenspan ha affermato che non avrebbe riconosciuto una bolla a meno che non gli fosse esplosa in faccia. Invece, una volta fatto il danno, lui ed i suoi colleghi sarebbero tornati al lavoro facendo miracoli.

La Yellen non le sta nemmeno cercando le bolle. Pensa che lei e le altre guardie possano implementare alcune "politiche macro-prudenziali" che allontaneranno il rischio. Quindi le bolle non sono un problema.

Davvero?

Questa è la stessa donna che ricopriva la carica di presidente della FED di San Francisco durante l'ultima bolla esplosa sei anni fa.

Non l'ha vista arrivare. Non ha sentito nulla. Non ha imparato nulla. Non ha idea di come funzionano i mercati. Ma è sicura che può gestirli e renderli più "resistenti".

Paradiso ed inferno sono pieni di persone che pensavano di poter togliere il rischio dal mercato. Alcuni sono andati in rovina. Alcuni hanno perso la testa. Ad alcuni, come Jesse Livermore, sono accadute entrambe le cose.

Livermore accumulò una fortuna... e la perse. Perse la sua prima fortuna nella negoziazione del cotone nel 1907. Nel 1929 superò facilmente il panico, apparentemente senza perdite. Più tardi i soldi gli scivolarono via dalle mani, così velocemente che non se ne rese conto.

Alcuni perdono i loro soldi perché sono stupidi. Alcuni finiscono in un fosso perché non prestano attenzione... o perché prestano troppa attenzione. Alcuni sono troppo prudenti. Altri sono troppo avventati. Alcuni sono arroganti. Alcuni sono rovinati dalla timidezza. Altri dall'orgoglio.

Qualunque sia la vostra debolezza, Mr. Market la scoverà. Vi incoraggerà a scavare in voi stessi sempre più in profondità... Poi riempirà il buco!

Gli investitori prenderanno l'altro lato del vostro commercio. Troveranno la fragilità... il difetto... la piccola frattura nella vostra teoria.

Ora il Wall Street Journal riporta che i trader stanno facendo bene a fare trading sugli annunci politici della FED. Comprano azioni il giorno prima di un annuncio e le vendono una settimana più tardi, acquistandole di nuovo la settimana successiva.

Il sistema è folle dal punto di vista dei fondamentali. Le aziende non diventano più proficue o meno proficue grazie agli annunci della FED.

Ma funziona! Un portfolio gestito in questo modo avrebbe reso il 650% sin dal 1994. L'S&P 500 ha reso solo la metà.

Gli investitori hanno ancora fiducia nella Yellen. Comprano azioni ed obbligazioni, sicuri che lei li spingerà più in alto.

Ma le si rivolteranno contro, prima o poi. Inizieranno a vendere i suoi asset preferiti... e, se lei sarà ancora al suo posto, la rovineranno.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il marxismo culturale è un ossimoro

Mer, 08/10/2014 - 10:13
La fama di Tom Piketty è ormai mondiale, poiché col suo ultimo libro è riuscito a fare strage di lettori e soldi. Sarà lecito per un marxista accumulare ricchezza? Non si sa, ma sta di fatto che questo manoscritto illeggibile ha avuto successo nonostante propagandasse idee confutate, morte e sepolte. Dopo che gli economisti marxisti sono diventati lo zimbello del mondo accademico a seguito del crollo dell'URSS nel 1991, la riesumazione di tali sciocchezze è un chiaro segno della disperazione in cui è finito questo movimento. Gli unici paesi che ancora continuano a sostenere una politica dichiaratamente comunista sono la Corea del Nord e Cuba. Sebbene quest'ultima stia ormai cedendo ad una visione dell'economia meno infastidita dallo stato, rimane solo il regime di Pyongyang a fare da alfiere. Fate una ricerca su Google nella categoria "Immagini" ed inserite queste parole chiave: "North Corea" e "Satellite". Una sola immagine varrà più di un trattato accademico. Ora Piketty vuole persuaderci che quelle stesse politiche che hanno portato paralisi economica e corruzione dilagante, possano magicamente invertire la stagnazione economica causata da banchieri centrali e politici amanti del keynesismo. Gli illusi e gli ingenui se la sono bevuta. Ciò che rimane dell'intellighenzia marxista se l'è bevuta. Fortunatamente per noi, l'esimio George Reisman s'è preso la briga di smontare, pezzo per pezzo, tutte le fallacie presenti nel libro di Piketty. Trovate la sua analisi qui.
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di Gary North


Uno spettro si aggira nel conservatorismo americano. E' lo spettro del marxismo culturale.

Spettro:

1. Immagine, visione soprannaturale di una persona morta che appare ai vivi per reclamare giustizia e vendetta o per minacciarli e spaventarli: vedere uno s.; essere perseguitato dagli s. delle proprie vittime; ad Amleto, nella tragedia scespiriana, appare lo s. del padre, morto assassinato. Come termine di confronto e in similitudini, persona dalla figura emaciata, che denota grave decadimento fisico e psichico: sembra uno s.; la malattia e le sofferenze l’hanno ridotta a uno spettro.

2. fig. Minaccia, pericolo imminente e previsto o temuto di un grave male, danno o disastro: popolazioni su cui incombe lo s. della carestia, della fame, del colera; la distensione internazionale ha allontanato lo s. di un conflitto nucleare.


CONFESSIONE, INFILTRAZIONE E SEPARAZIONE

Vorrei iniziare proponendovi uno scenario. Un gruppo di teologi all'interno di una denominazione protestante cominciò a predicare che il cristianesimo è vero, ad eccezione di due dottrine: in primo luogo Gesù non era divino, e in secondo luogo la Bibbia non è letteralmente vera. Come commentereste l'ortodossia di queste persone?

L'Occidente ha cominciato a sentire questi argomenti nelle università tedesche finanziate dallo stato nei primi anni del 1800, ma questo approccio per interpretare il cristianesimo e la Bibbia ebbe inizio a metà del XVII secolo in Inghilterra: il Tew Circle. Generalmente non è riconosciuto nel mondo accademico, ma lo sfondo storico è stato presentato in forma intellegibile oltre 30 anni fa in un libro intitolato The Authority of the Bible di H. G. Reventlow. Il libro e il suo autore sono praticamente sconosciuti agli studiosi, ma il libro è una monografia magistrale.

Questa prospettiva cominciò ad essere ampiamente accettata nei circoli accademici protestanti degli Stati Uniti nel 1875. Si diffuse molto rapidamente. Divenne nota come modernismo teologico, e nel 1930 si insinuò nella maggior parte delle chiese americane protestanti al di sopra della linea Mason-Dixon. L'eccezione principale fu il Missouri Synod Lutheranism, luogo in cui la battaglia continua.

I membri di quelle chiese non maggioritarie consideravano questa prospettiva come anti-cristiana. Il più famoso manifesto contro di essa fu il libro di J. Gresham [GRESSum] Machen [MAYchen], Christianity and Liberalism (1923). Aveva ragione.

Le chiese non maggioritarie cominciarono a crescere, ma tale crescita rallentò dopo il 1925. Intorno al 1960, anno in cui morì John D. Rockefeller, Jr., iniziarono a ridursi. Rockefeller, più di chiunque altro, aveva finanziato il modernismo teologico dopo il 1920, come si legge nel libro di Shenkel, The Rich Man and the Kingdom (1996). Questa regressione continua.

Avvenne un processo di infiltrazione/separazione simile all'interno del marxismo.



MARXISMO CULTURALE

Nel 1960 i marxisti in URSS erano tanto scettici nei confronti del marxismo culturale quanto i cristiani lo erano nei confronti del modernismo teologico. In altre parole, negavano che fosse marxismo.

Quando si abbandonano i principi fondamentali di una particolare ideologia, ma si tenta di mantenerne il nome perché ci sono un sacco di aderenti a quell'ideologia, si verrà considerati alla stregua di un invasore da coloro che difendono l'ideologia originale.

Il marxismo culturale sta al marxismo come il modernismo sta al cristianesimo. Chi considera il marxismo culturale come marxismo, non ha capito il marxismo. Eppure è cosa comune negli ambienti conservatori. In realtà è un errore strategico, perché è un errore concettuale.

Il cuore, la mente e l'anima del socialismo marxista è questa: il determinismo economico. Marx sosteneva che il socialismo è storicamente inevitabile a causa dell'inevitabile trasformazione del modo di produzione. Sosteneva che il modo di produzione è la sottostruttura della società e la cultura in generale è la sovrastruttura. Sosteneva che le persone possedessero una particolare visione delle leggi della società, dell'etica e della politica a causa del loro impegno verso un particolare modo di produzione. Il modo di produzione dominante nel 1850 era il capitalismo. Marx lo chiamò così, il nome è rimasto anche se il marxismo originale è culturalmente morto.

La posizione di Marx guadagnò supporto perché era puramente economico/materialista. Abbandonava ogni traccia di spiegazione storica che si basava sul fatto che le idee sono fondamentali per la trasformazione della società. Marx riteneva che l'arena decisiva della lotta di classe fosse il modo di produzione, non l'arena delle idee. Considerava le idee come escrescenze secondarie del modo di produzione. Il suo punto di vista era il seguente: le idee non hanno conseguenze significative. Senza questa affermazione il marxismo non è più marxismo.

Questo è il motivo per cui non cessa mai di stupirmi come gli analisti conservatori accettino l'idea del marxismo culturale. Si rivolgono agli scritti della Scuola di Francoforte per sfornare note a sostegno di questa idea. Gli analisti più nitidi si rifanno agli scritti della prigionia di Antonio Gramsci. Era ufficialmente comunista. Era italiano. Aveva trascorso del tempo in Unione Sovietica nel 1920, e credeva che la tradizione leninista non fosse corretta. L'Occidente aveva dimostrato di non essere un terreno fertile per il comunismo, proprio perché l'Occidente era cristiano. Comprese chiaramente che fino a quando il cristianesimo non fosse stato delegittimato agli occhi dell'Occidente, non ci sarebbe stata nessuna rivoluzione proletaria. La storia lo ha certamente confermato: non è mai arrivata.

Gramsci, e la Scuola di Francoforte seguì il suo esempio, sosteneva che il modo per trasformare l'Occidente era attraverso la rivoluzione culturale: il relativismo culturale. Aveva ragione, ma questa idea non era marxista. Era hegeliana. Significava mettere sotto sopra il marxismo, proprio come Marx aveva fatto con Hegel. L'idea del marxismo si basava sul rifiuto del lato spirituale dell'hegelismo. Collocava il modo di produzione al centro dell'analisi della cultura capitalista.

Ho scritto un libro su Marx nel 1968, quando la contro-cultura stava crescendo rapidamente. L'ho intitolato Marx's Religion of Revolution. È possibile scaricare l'edizione del 1988 qui: http://bit.ly/gnmror. Nel 1968 mi era chiaro come il marxismo fosse una religione della rivoluzione, una visione che risaliva alle feste di Cronos dell'antica Grecia. Il marxismo non rappresentava un'analisi scientifica della società, compresa la sua economia. Non ho speso tempo sul marxismo culturale. Sarebbe stato molto più facile mostrare il lato religioso del marxismo se avessi parlato dei marxisti culturali. Notarono giustamente che tali questioni culturali coinvolgevano la religione nella cultura occidentale, ovvero, il cristianesimo. Ma ciò avrebbe sminuito lo scopo del mio libro. Volevo mostrare come il marxismo originale fosse una religione. Focalizzarsi sul marxismo culturale avrebbe distratto i lettori. I marxisti culturali sarebbero stati obiettivi più facili, ma avrebbero indebolito la tesi nel mio libro.

I marxisti culturali divisero il campo marxista. Il loro attacco alla cultura può essere definitouna tattica, ma era molto di più; era una strategia. Era una strategia basata sull'abbandono del marxismo originale. Ho usato questa tesi nella mia critica al documentario, Agenda: http://johnnycloaca.blogspot.com/2013/01/agenda-un-video-fondamentalista-e.html

Possiamo discutere questa spaccatura nel marxismo riportando alla mente le vicende di una famiglia in particolare. Herbert Aptheker fu il difensore più importante dello stalinismo negli Stati Uniti durante gli anni '40 e '50. Sua figlia Bettina fu uno dei leader del Free Speech Movement, fondato nell'autunno del 1964 presso l'Università della California, Berkeley. Divenne molto più famosa di suo padre. Quell'evento lanciò la ribellione degli studenti e il movimento contro-culturale. Ma il termine stesso "contro-cultura" è indicativo del fatto che non è mai stato marxista. Era un tentativo di rovesciare la cultura dominante, ma Marx non avrebbe perso tempo su un tale concetto. Marx non era un hegeliano. Era un marxista.

Lei e suo padre si divisero nel 1968. Quando l'Unione Sovietica invase la Cecoslovacchia, lei si oppose. Il Partito Comunista degli Stati Uniti, nel quale suo padre era una figura importante, sostenne l'URSS.

Anni dopo, scrisse che suo padre aveva abusato sessualmente di lei dai 3 ai 13 anni. Nella visione del mondo di suo padre, egli stava conducendo la sua agenda gramsciana personale. Stava attaccando la cultura occidentale nella sua patria. Ma questo non influenzò l'ortodossia del suo marxismo. Influenzò sua figlia.

Bettina Aptheker è ora sul libro paga dell'University of California, e insegna studi culturali: il femminismo. Il movimento che ha lanciato a Berkeley con Mario Savio si estinse nei primi anni '70. E' ancora critica nei confronti del capitalismo, ma non si basa sugli scritti di Karl Marx. Né sulla contro-cultura.



LA CONTRO-CULTURA

Andiamo al sodo: Marx aveva torto. Gramsci aveva ragione. Ma il marxismo non era il primum movens della contro-cultura. Quest'ultima si basava sulla cultura. L'alleanza tra modernismo teologico e movimento progressista, stretta a metà 1880 ed incrinata intorno al 1920, fu il supporto teologico dei ruggenti anni Venti. Poi arrivò la Grande Depressione. Poi arrivò la seconda guerra mondiale. Quando i soldati tornarono a casa, dopo il 1918, non erano più in sintonia con il cristianesimo ortodosso. Quando i loro figli tornarono dalla seconda guerra mondiale, l'erosione culturale che aveva avuto luogo dopo la prima guerra mondiale era praticamente completa. Non aveva niente a che fare con il marxismo. Il marxismo era impegnato a difendere il cambiamento culturale che si basava sui cambiamenti nel modo di produzione. Ma non ci fu nessun cambiamento fondamentale nel modo di produzione nel 1945, oltre al sorgere di una gestione moderna, che ebbe luogo durante la seconda guerra mondiale. Questo consolidò il capitalismo; non lo indebolì.

Il problema è questo: i conservatori prendono troppo sul serio le affermazioni dei marxisti culturali, che di fatto non erano marxisti. Erano fondamentalmente progressisti e socialisti. Sarebbero stati i bersagli di Marx nel 1850. Trascorse gran parte della sua carriera ad attaccare gente come questa, e trascorse pochissimo tempo ad attaccare Adam Smith, o gli economisti classici. Non rispose mai agli economisti neoclassici e agli economisti della Scuola Austriaca che spuntarono nel 1870. Marx aveva un sacco di tempo per rispondere a queste persone, ma non lo fece mai. Trascorse gran parte della sua vita ad attaccare persone che oggi sarebbero definiti marxisti culturali. Li considerava nemici nel campo socialista. Li attaccò perché non basavano i loro attacchi contro il capitalismo seguendo la sua teoria del socialismo scientifico, che poggiava sul concetto del modo di produzione.

Gramsci capì chiaramente nel 1920 che se fosse rimasto in Unione Sovietica, sarebbe finito in un campo di concentramento sovietico. Rischiava anche di essere giustiziato. Si rese conto che Stalin probabilmente lo avrebbe ucciso. Così tornò in Italia, ben sapendo che sarebbe finito in un campo di concentramento italiano (cosa che accadde). I fascisti lo lasciarono leggere, lo lasciarono scrivere. In tal modo, indebolirono il comunismo marxista.

E' difficile rintracciare l'influenza storica della Scuola di Francoforte. Passare da una piccola setta alla cultura generale, richiede uno studio complesso sulla causazione. Lo spostamento verso il relativismo culturale ebbe inizio alla fine del 1880, ed i segni di questo spostamento facevano riferimento al modernismo teologico ed al movimento progressista. Anche la psicologia freudiana ne fece parte. Freud era la giustificazione per il relativismo; la Scuola di Francoforte venne dopo. Il modernismo teologico guadagnò più convertiti della Scuola di Francoforte.

La contro-cultura, che nacque dopo l'assassinio di Kennedy, era più il prodotto dei Rolling Stones che della Scuola di Francoforte. Sesso, droga e rock 'n roll a metà degli anni '60 sostituì sesso, birra e rock 'n roll degli anni '50. Era un motto potente. Non cercate di accostare la contro-cultura alla Scuola di Francoforte. E' meglio accostarla alla prima guerra mondiale, che sradicò le istituzioni dell'Occidente. Quello che succedeva sui sedili posteriori del Modello T dopo il 1918, aveva più a che fare con la contro-cultura che con gli scritti della Scuola di Francoforte.



CONCLUSIONE

Marx sosteneva che fosse il modo di produzione a rimodellare la cultura. La mia tesi è questa: quello che è accaduto ad una manciata di teologi protestanti a nord della linea Mason-Dixon a partire dal 1875, aveva più a che fare con la contro-cultura. Questo spinge la questione della cultura al luogo a cui appartiene, cioè, alla teologia, motivo per cui ho iniziato questa discussione con tale tema.

L'Occidente non è nemmeno arrivato vicino alla rivoluzione proletaria. Alla sinistra piace credere che lo abbia fatto. Alla sinistra piace sostenere che "Franklin Roosevelt ha salvato il capitalismo da sé stesso". Questo è un altro modo per dire che John Maynard Keynes ha salvato il capitalismo da sé stesso. Entrambi gli argomenti sono errati. Roosevelt e Keynes si incontrarono una sola volta. Roosevelt valutò correttamente Keynes come un matematico, non come un economista. Keynes si laureò in matematica, non in economia. Roosevelt fu la fonte di quello che chiamiamo keynesismo, 1933-1936, non Keynes, la cui General Theory apparve nel 1936. Ma agli studiosi piace credere che gli argomenti accademici plasmano il mondo. Non è così. Essi si conformano a ciò che ha già cominciato a mettere radici nel pensiero e nelle azioni del pubblico in generale.

Quando gli uomini decisero che "non rubare" significa "non rubare a meno che non hai la maggioranza dei voti", nacque la visione keynesiana. Oggi questa visione è predominante. Il marxismo è morto, così come il marxismo culturale.

Per vincere questa battaglia, dobbiamo persuadere gli uomini che "non rubare" significa questo: è immorale rubare, con o senza la maggioranza dei voti.

Questo non ha nulla a che fare con il modo di produzione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Le banche centrali non sono vostre amiche

Mar, 07/10/2014 - 10:16
Come dimostrerà questo l'articolo di oggi, il mercato azionario è drogato dal denaro fiat e in pesante bolla. Ma chi frequenta Freedonia regolarmente, già ne era a conoscenza. Quello che invece voglio trasmettervi con questa introduzione, è una breve lezione sul denaro che circola a Wall Street. Sin dall'inizio della Grande Recessione con l'evento Lehman, la FED non ha fatto altro che stimolare la base monetaria. Sebbene si possa affermare che quel denaro è rimasto principalmente confinato nel circuito finanziario e bancario, si tratta di un modo per velocizzare la rappresentazione di situazioni più complesse. Infatti il denaro non fluttua liberamente nell'aere, ma è sempre proprietà di qualcuno. In una forma o nell'altra, il suo possesso è rivendicato dagli individui. Visto che al giorno d'oggi le banche hanno un disperato bisogno sia di contanti (per coprire le falle dei loro bilanci disastrati) sia di rendimenti (per non chiudere l'anno in perdita e per evitare margin call), devono arabbattarsi in ogni modo per mungere le mucche a loro disposizione. Una di queste è il mercato azionario. Una volta che acquistano azioni, la maggior parte di quelle imprese che ricevono il nuovo denaro vedono aumentare la loro capitalizzazione di mercato. (es. Se una banca compra 1,000 azioni di una società che ha un totale di 1 milione di azioni le quali vengono tradate a 100x l'una, qualora il prezzo concordato dovesse essere di 120,000x quella società si ritroverebbe "per magia" una capitalizzazione del 20% in più! Dal nulla! Questo scenario può accadere perché i prezzi vengono sempre impostati al margine.) Con molta probabilità ridepositaranno il denaro in una banca, la quale mediante la riserva frazionaria potrà concedere credito a coloro necessitanti un prestito. Al giorno d'oggi chi può permetterselo? Soprattutto quei soggetti con grandi conti in banca, ovvero, le società quotate in borsa le quali ricompreranno tutte quelle azioni in possesso di nessuno facendone aumentare il valore di mercato, nonché la capitalizzazione della società stessa (dando una parvenza di salubrità al tutto). E poi il giro inizia di nuovo, ad un prezzo maggiore. La spiralizzazione di questa connivenza sta facendo degenerare la produttività e la creatività delle imprese, sta uccidendo un price discovery onesto e sta tenendo in piedi un sistema economica in cancrena. Guardate con sospetto tutte le notizie sensazionalistiche che arrivano dal settore azionario, il gigante che vi stanno facendo vedere ha i piedi d'argilla.
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di David Stockman


Nel corso degli ultimi 64 mesi, "comprare durante i ribassi" si è dimostrata una strategia di successo. Come mostrato nel grafico del NASDAQ qui sotto, l'indice ha raggiunto di recente il suo picco di 4,000 dopo i minimi fatti registrare nel marzo 2009. Inoltre, sempre negli ultimi 64 mesi, sono avvenute cinque correzioni di mercato minori — le tre più grandi hanno riflettuto un ribasso del 7-8% rispetto alle performance precedenti. E mentre l'indice ha raggiunto le sue attuali altezze da brivido, i ribassi diventeranno sempre più profondi, il che significa che la ricompensa per l'acquisto durante le battute d'arresto avrà lassi di tempo veloci e stretti.

Quindi il calo del 2% di ieri sarà senza dubbio interpretato come l'ennesima opportunità di acquisto da parte delle foche ben addestrate e dagli algoritmi computerizzati che popolano il casinò di Wall Street. Ma questo potrebbe essere un errore fatale: L'esperimento monetario dietro questo grafico parabolico è nelle fasi finali del suo percorso verso l'auto-distruzione.




In realtà, l'impennata di questo indice riflette una delle bolle finanziarie più insostenibili, artificiali e pericolose che la FED abbia mai creato. E' solamente il prodotto di un meccanismo monetario completamente sballato. Il canale di trasmissione della politica monetaria è stato congelato sin dal primo giorno in cui ha avuto inizio l'enorme espansione monetaria di Bernanke, ma un anno dopo l'evento Lehman è andato alla velocità della luce in poche settimane.

Questa folle campagna monetaria è stata un errore madornale, perché non ha messo in conto l'immenso blocco stradale che nel corso degli ultimi decenni lo stimolo monetario tradizionale ha contribuito a cementificare — vale a dire, il "picco del debito" nel settore delle famiglie e delle imprese. Questo significa che l'allentamento monetario ed i drastici tagli dei tassi di interesse non hanno suscitato un'ondata di prestiti al consumo, di spesa in conto capitale aziendale e di assunzioni (come era invece accaduto durante gli ultimi cicli economici).

Invece l'intero tsunami monetario è passato nel canale del gioco d'azzardo di Wall Street, gonfiando drasticamente ogni classe di asset che poteva essere oggetto di trading, leverage o hypothecation. Detto in modo diverso, 68 mesi di tassi di interesse a zero non hanno praticamente avuto alcun impatto al di fuori dei canyon di Wall Street. Ma all'interno del casinò, hanno fornito denaro praticamente gratis per i carry trade, causando un'offerta infinita per gli asset finanziari.

Ma ora che il diluvio monetario ha raggiunto il suo apice, i valori degli asset finanziari sono rimasti appesi a mezz'aria come Wile E. Coyote. Sono palesemente esposti ad un redde rationem del mercato, ovvero, l'economia reale e gli utili societari non sono affatto quello che sembrano.

Che il canale dell'espansione monetaria sia morto e sepolto è palesemente evidente dai dati sul settore delle famiglie. Di seguito sono riportati sia il grafico del debito complessivo delle famiglie sin dal picco del dicembre 2007, sia quello della bolla immobiliare di Greenspan. Quest'ultima, a quanto pare, ha rappresentato l'ultimo uso trionfale dello "stimolo" keynesiano, vale a dire, un LBO irripetibile nei bilanci delle famiglie.

Durante i 78 mesi dopo l'ultimo picco, il credito alle famiglie si è ridotto del 5%. Nulla di simile è mai accaduto prima, neanche lontanamente vicino. E in verità il calo in questione è stato superiore, dal momento che il lieve rimbalzo dell'indebitamento mostrato nel grafico è dovuto all'esplosione del debito degli studenti. Per contro, la fonte tradizionale di finanziamento delle famiglie — prestiti, mutui e debiti delle carte di credito — è ancora sotto al suo picco di 7 anni fa.

Inutile dire che questo contrasta con il percorso durante i 78 mesi dopo il picco del ciclo del 2001. Durante la bolla immobiliare e del credito di Greenspan, l'indebitamento delle famiglie è salito di quasi il 90%, fornendo un robusto impulso, seppur temporaneo, alla componente dei consumi nel PIL.





C'è una ragione se il ciclo più recente è nettamente diverso: lo stimolo keynesiano è sempre stato un trucco economico, non un esercizio ripetibile a servizio di una gestione monetaria illuminata. In sintesi, i bilanci delle famiglie americane — misurati dall'outstanding credit market debt rispetto ai salari ed ai redditi — si sono esauriti nel corso dei decenni successivi all'abbuffata di debito iniziata nell'agosto del 1971.

Ora il rapporto di leva delle famiglie si è invertito e sta lentamente ritornando a livelli più bassi e più sani che prevalevano prima del 1971. In questo contesto, è quasi sicuro che la leva finanziaria delle famiglie continuerà a scendere — malgrado i tassi di interesse a zero — perché è una certezza demografica. I 10,000 baby boomer che andranno in pensione ogni giorno tra oggi ed il 2030 non saranno conteggiati nel debito delle famiglie; lo liquideranno.




Ciò significa che la forza motrice dell'espansione tradizionale keynesiana è bella che andata. La spesa al consumo delle famiglie ora non può crescere più velocemente del reddito delle famiglie e della produzione economica, e probabilmente si rivelerà più lenta di questi due parametri. L'incombente crisi dei finanziamenti dei diritti assistenziali sociali — Medicare e Previdenza Sociale — scuoterà sicuramente il popolo americano, facendogli comprendere che l'aumento del risparmio privato sarà essenziale per la sopravvivenza durante l'età pensionabile. Di conseguenza il tasso di risparmio delle famiglie dovrà, per forza di cose, crescere.




In ogni caso, non è un mistero il motivo per cui la spesa delle imprese rimane bloccata. Nel corso del trimestre più recente, la spesa reale per gli impianti e le attrezzature è ancora del 4% al di sotto del picco di fine 2007 — un risultato che non è nemmeno lontanamente paragonabile ai picchi del 10-25% che si sono verificati durante i cicli economici precedenti. Le imprese non stanno correndo sulle barricate per aggiungere capacità, perché è chiaramente evidente che la domanda dei consumatori non sta crescendo ai ritmi delle riprese economiche precedenti; e non accadrà mai, visti i vincoli del debito ed il ciclo dei pensionamenti dei baby boomer.

Come mostrato di seguito, infatti, gli investimenti netti reali per spese in conto capitale — al netto degli ammortamenti degli asset attualmente consumati — seguono un trend discendente. Non solo questo riflette il drastico calo nel potenziale della crescita economica degli Stati Uniti, ma sottolinea anche che gli attuali indici azionari stanno capitalizzando un futuro che è solamente una chimera.

Con utili del 19.5x, l'S&P 500 ha raggiunto la cima storica delle sue performance, punto dal quale è sempre incappato in una correzione profonda. Ma perché sarebbe razionale capitalizzare gli utili in un'economia che è chiaramente bloccata in modalità bassa/nessuna crescita? In realtà, il mercato dei multipli PE dovrebbe essere ben al di sotto della media storica registrata negli ultimi decenni, quando i politici keynesiani erano impegnati ad usare quasi continuamente i bilanci della nazione per stimolare una crescita alimentata dal credito.




Alla fine della giornata, anche i dati fortemente manipolati dagli statistici di Washington non possono nascondere questa realtà. Mettendo da parte le oscillazioni di breve periodo degli inventari che offuscano i numeri trimestrali del PIL, e che rappresentano quasi la metà di quel 4% riportato nel secondo trimestre, le vendite finali reali ci raccontano come stanno davvero le cose. Nonostante la massiccia espansione del bilancio della FED sin dal suo primo grande taglio dei tassi nell'agosto 2007 — cioè, da $800 miliardi a $4.4 bilioni — le vendite finali reali sono cresciute meno dell'1% CAGR sin da allora.

Un tasso di crescita tendenziale tiepido come questo, non è mai stato registrato nella storia moderna. Infatti, data la netta preferenza per la sottostima dell'inflazione nei deflatori BEA del PIL, è probabile che nel corso degli ultimi sette anni l'economia reale è cresciuta ad un tasso non lontano dallo zero.




Tutto questo significa che i mercati finanziari hanno drasticamente sovrastimato gli utili e sopravvalutato tutte le classi di asset. Così come la FED ed i suoi complici di tutto il mondo resteranno sempre più a corto di scuse per estendere gli esperimenti monetari dell'epoca attuale, anche i giocatori d'azzardo comprenderanno chi è davvero Wile E Coyote.

Poi ci sarà il panico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Tre “fiocchi di neve” che potrebbero innescare una valanga finanziaria

Lun, 06/10/2014 - 10:15




di James Rickards


Forse leggete i giornali ogni giorno e vi chiedete: "Cosa dovrei guardare?"

Vi darò tre cose su cui riflettere. Tutto ciò è probabile, a mio parere. Non sono ipotesi peregrine...


Crisi del Credito in Cina. La Cina, che ci crediate o no, ha una bolla del credito più grande di quella negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno un sacco di problemi, ma la Cina in realtà sta peggio.

Penso che siano un po' ingenui circa i risvolti che potranno incontrare lungo la via. Fanno troppo affidamento sulla capacità dei funzionari del Partito Comunista di tenere le cose sotto controllo. Non troppo tempo fa ho visitato la campagna a sud di Nanchino, recandomi in alcune di queste città fantasma. Ero insieme ad alcuni funzionari del Partito Comunista e funzionari provinciali, rei di aver dato vita a tutto ciò. Tutto quello che ho visto, edifici, centri commerciali, stazioni, erano tutti vuoti. Tutto quello che prima d'ora avevo visto solo in TV, potevo vederlo lì in prima persona.

Mi sono rivolto a questi tipi e ho detto: "Questo è tutto finanziamento a debito. E' tutto vuoto, quindi non ci sono entrate per ripagarlo. Allora come avete intenzione di ripagarlo?" Ed uno di loro ha replicato: "Oh, non possiamo. Ma Pechino ci tirerà fuori dai guai." Questo è quello che ha detto, quindi non c'è niente da supporre qui perché è sicuro che accadrà.

Ma Pechino ha i propri problemi, dunque che si tratti di prodotti legati al wealth management, al settore bancario ombra, alla finanza immobiliare, al capitalismo clientelare della peggiore specie, a capitali in fuga, ad oligarchi che prendono tutto quello che possono e lo trasferiscono a Vancouver e in Australia e Park Avenue, ecc. questo castello di carte crollerà. E non sono pronti per questo esito, e non sanno come affrontarlo.


Mancata Consegna di Oro. Penso che questo evento sia in arrivo. Gran parte del mercato dell'oro è costituito da "oro cartaceo". Quindi gran parte di questo mercato è manipolato, e non dobbiamo più preoccuparci di spiegare perché questa non è solamente una congettura. E' molto ben documentato. Ma il tutto poggia sull'oro fisico. Immaginate questo mercato come una piramide invertita il cui apice è costituito da oro fisico, mentre il resto è oro cartaceo.




La disponibilità di oro fisico è sempre più piccola. Potreste dire: "Accidenti, ci sono 2,000 tonnellate di produzione mineraria all'anno e l'oro che esiste non scompare, quindi perché quella piccola porzione non diventa più grande invece di assottigliarsi?" E la risposta è che bisogna distinguere tra l'offerta totale e "l'offerta fluttuante". L'offerta totale diventa più grande ogni anno di circa 2,000 tonnellate. Le persone non gettano oro sul fondo del mare. Non lo fanno saltare in aria con esplosivi. Lo accumulano. Quindi tutto questo oro è ancora in giro.

Quindi l'offerta complessiva cresce ogni anno e quando spostate i lingotti d'oro dallo stoccaggio nel GLD di Londra a quello di Shanghai, l'impatto sull'offerta totale è zero. Ma l'offerta fluttuante si restringe. Cosa intendo con offerta fluttuante? Intendo l'oro fisico che è disponibile per coprire le transazioni di carta.

Quando si prende l'oro dal GLD e lo si porta a Shanghai, non c'è alcun impatto sull'offerta totale, ma viene a ridursi l'offerta fluttuante. L'ho visto in prima persona. Ero in Svizzera, non molto tempo fa, e ho visitato Via Mat, una delle quattro imprese più importanti del mondo in quanto a “secure logistics”. Questi sono i tipi che gestiscono il metallo fisico.

Stanno costruendo caveau il più velocemente possibile, negoziando anche con l'esercito svizzero. Nel corso degli anni hanno scavato alcune delle montagne delle Alpi e hanno costruito ampi magazzini, impianti di stoccaggio e gallerie resistenti ad un attacco nucleare. Ma pensano di non averne bisogno in grandi quantità. Uno dei responsabili di Via Mat mi ha detto: "Stiamo costruendo spazi per il deposito il più velocemente possibile. Ma siamo a corto di capacità."

Ho replicato: "Da dove arriva l'oro?"

Lui ha risposto: "UBS, Deutsche Bank e Credit Suisse, ed i clienti lo stanno prendendo dalle banche e lo danno a noi." Ecco un altro esempio in cui l'offerta totale è invariata, ma l'offerta fluttuante si è ridotta perché Via Mat non ci sta facendo nulla.

Tengono in custodia il vostro oro. UBS, d'altra parte, prende l'oro e lo vende 10 volte sul London Bullion Market Association sfruttando i contratti a termine.

Come andrà a finire? Prima o poi qualcuno si presenterà e dirà: "Voglio il mio oro, per favore" ed il custode non sarà in grado di darglielo. Cosa succederebbe se un istituto importante, come l'hedge fund di John Paulson, denunciasse grandi dealer come HSBC o JPMorgan per una mancata consegna? Sarebbe uno shock. Scatenerebbe acquisti dettati dal panico, e le aspettative sull'inflazione andrebbero fuori controllo.


Una Scossa Geopolitica. La gente sbadiglia e sbotta: "Accidenti, ne abbiamo avuto abbastanza!" Ma potrebbe essere qualcosa di simile ad un assassinio, o qualcosa di molto più importante di quello che abbiamo visto finora. O una di queste cose potrebbero andare fuori controllo. Quando la Russia invade la Crimea, è un fiocco di neve. Quando lo Stato Islamico dichiara un califfato, è un fiocco di neve. Quando la Libia crolla ed il pompaggio di petrolio si ferma completamente, è un fiocco di neve.

Il punto è che un fiocco di neve può provocare una valanga, ma non tutti. Quindi possono cadere un sacco di fiocchi di neve senza nessun problema, poi cade quello fatidico e destabilizza il manto nevoso mandandolo fuori controllo. Le persone tendono a sottovalutare gli eventi minori definendoli insignificanti, mentre aspettano la grande cosa. In realtà questa non è una buona scienza.

Il modo di pensare alle cose grandi e alle cose piccole, in fondo, non è tanto dissimile. Si manifestano in modi diversi. La goccia che fa traboccare il vaso non è diversa da tutte le altre già cadute. Si arriva semplicemente ad un punto di rottura, e basta una sciocchezza per causare una catastrofe. Un fiocco di neve può causare una valanga.

La geopolitica sta vivendo una situazione simile: il sistema sta diventando sempre più instabile e probabilmente non potrebbe volerci molto prima che scoppi. Dopo quanto detto, un'invasione russa dell'Ucraina è un evento ormai scontato. Penso che, arrivati a questo punto, la gente rimarrebbe sorpresa se ​​Putin non invadesse l'Ucraina orientale. E la gente rimarrebbe sorpresa se ​​lo Stato Islamico non rimandasse i curdi ad Erbil.

Allora potreste dite: "Bene, quanto ancora può peggiorare?" Beh, rimanete sintonizzati perché può ancora andare peggio di così. Quindi mi sento di identificare tre fiocchi di neve: il collasso del credito cinese, la mancata consegna di oro e lo shock geopolitico. Ed uno di essi potrebbe scatenare la valanga che ho descritto.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Revisionismo di guerrra

Sab, 04/10/2014 - 10:27
Gary North lancia un appello a favore di un sano processo di revisionismo storico portando, come esempio di quel processo di distorsione, un episodio che ancora oggi costituisce per il grande pubblico il maggior ostacolo alla comprensione di un fatto storico di importanza rilevante.





PS: Cliccate la seconda icona in basso a destra sulla schermata del video per attivare i sottotioli in italiano.


Il rovesciamento della piramide

Ven, 03/10/2014 - 10:06




di Francesco Simoncelli


“La politica è quell'arte che va alla ricerca di problemi, li trova ovunque, li analizza in modo sbagliato ed applica i rimedi errati.” -- Groucho Marx


Negli ultimi giorni mi sono ritrovato a riflettere su un'immagine che trasmette una certa emotività in colui che la osserva attentamente. E' facile lasciarsi spaventare di primo acchito, ma più la si guarda più si comprende come l'attuale situazione economica non sia altro che il folle risultato di una serie di decisioni che hanno colpevolmente tralasciato l'importanza del lungo termine. Qualcuno pagherà per questo errore, alcuni nomi sono noti altri verranno chiariti col tempo. Al momento le entità che pagheranno un caro prezzo per i loro errori sono lo stato ed il cartello delle banche centrali. L'origine della manipolazione dei mercati è tutta qui. Ma andiamo con ordine, prima l'immagine.




Sin dalla crisi della Lehman, le banche centrali del mondo si sono date da fare per salvaguardare gli interessi privilegiati di coloro che facevano parte del loro cartello. In particolare, il settore bancario commerciale. Purtroppo per la Lehman c'era Henry Paulson al Ministero del Tesoro e non Dick Fuld, quindi tale banca non è rientrata nella dicitura TBTF (a differenza di JP Morgan, Goldman Sachs, Citigroup, ecc.) che finora ha rappresentato un club esclusivo di istituti finanziari inspiegabilmente necessari alla tenuta dell'attuale sistema economico.

Dopo anni di ZIRP, nulla è cambiato ed ora la BCE si è spinta oltre implementando la NIRP. Di recente il tasso di deposito presso la Banca Centrale Europea è stato abbassato ulteriormente, dal -0.10% al - 0.20%. In questo modo si spera che le banche commerciali, nonostante i loro bilanci disastrati, riprendano a concedere prestiti ad imprese e privati cittadini e far ripartire l'economia stimolando la domanda. Le banche commerciali, già da qualche anno, hanno drenato la maggior parte della liquidità depositata lì mediante il ripagamento dei prestiti LTRO avvenuti tra il 2011 ed il 2012. Grazie all'aiuto della FED ed allo sfruttamento della sua unità di immagazzinamento, le banche commerciali estere che operano sul suolo americano sono state in grado di finanziarsi a buon mercato attraverso la generosità dello zio Ben. Non dimentichiamoci nemmeno il ricorso agli swap di valute.

Negli Stati Uniti, invece, le riserve in eccesso sono pagate ancora ad un tasso dello 0.25%.




Ora, sebbene le riserve non siano scese a zero, in Europa queste riserve ancora ci sono e rappresentano un onere per le banche commerciali. In un mondo in cui i rendimenti della maggior parte dei titoli sono calati, rendendo appetibile anche il pattume, le banche commerciali in cerca di profitti non possono permettersi il lusso di chiudere in negativo un anno commerciale. Quindi, come apprendiamo da Zerohedge, le banche commerciali potrebbero scaricare il peso dei tassi di interesse negativi sulle spalle dei loro depositanti e correntisti. Ecco la regola: ogni qual volta lo stato annuncia nuove normative o tasse sulle imprese, queste verranno trasferite inevitabilmente ai consumatori. Il nostro caso non diverge affatto da questa regola generale.

Questo significa che i correntisti si troveranno davanti ad un bivio: trattenere i loro soldi in banca ed essere tassati, spostarli in un'altra banca, ritirarli dal circuito bancario. Mentre la seconda opzione è deleteria per le finanze di una o una manciata di banche in particolare, la terza è deleteria per il sistema bancario nel suo complesso. Al giorno d'oggi noi abbiamo a che fare con banche commerciali dedite a concedere prestiti attraverso la riserva frazionaria, ovvero, a fronte di un dato numero di depositi vengono concessi prestiti ben oltre l'ammontare di denaro depositato.

Data la quantità di asset non performanti, crediti incagliati e prestiti in sofferenza, anche la seconda opzione è pericolosa perché scatenerebbe margin call a raffica dove ogni banca cercherebbe di restare a galla sfruttando le debolezze delle altre in condizioni palesemente peggiori e cercandone di acquisire gli asset (un po' quello che è successo con Bear Sterns). Dato il crescente panorama avverso alle tasse, credo che la seconda e la terza opzione saranno l'innesco alla prossima crisi finanziaria (ufficiale, perché l'attuale ciclo dura da circa 20 anni). La politica che in teoria dovrebbe aiutare l'economia europea finirebbe per ritorcersi contro coloro che l'hanno implementata. Questa è la lezione da imparare: "La strada per l'inferno è lastricata di tassi di interesse negativi".

E' per questo che la BCE si è offerta di reflazionare la base monetaria europea acquistando titoli cartolarizzati dalle banche commerciali: cerca di compensare eventuali perdite di depositi con nuovo denaro stampato ed inglobando nel suo bilancio asset di dubbia qualità. Anche stavolta, a quanto pare, si è semplicemente parlato senza pensare alle conseguenze -- strategia perseguita sin da quando è iniziata questa crisi europea, dove, nonostante tutti gli annunci, niente è stato risolto. Quale sarà il risultato di questa nuova ondata di inflazionismo monetario? Stavolta "più della stessa cosa" funzionerà? Credo proprio di no. In tutto il mondo i difetti di questo piano d'azione stanno emergendo prorompenti. Rimbambire per anni una persona affetta da gravi problemi psichici con anti-depressivi ed ogni sorta di farmaco allucinatorio e poi ammettere che il problema è risolto, non credo possa definirsi una soluzione. Non appena le dosi diminuiscono, la pazzia riemerge.

L'illusione della pseudo-stabilità di oggi è garantita da un bacino della ricchezza reale ancora capace di assorbire i colpi inferti dalla pianificazione centrale. Il continuo interventismo e l'incremento della sua portata non è positivo, perché esso porta con sé un carico maggiore di errori economici ed allocazioni errate delle risorse scarse, che intaccheranno ulteriormente la salute del bacino della ricchezza reale. Non appena la stagnazione colpirà tale bacino, o peggio una contrazione, la pianificazione centrale potrà dire addio a tutti i suoi piani. Non accadrà dall'oggi al domani, sarà un processo che si accumulerà nel tempo, silenzioso. Così come gli economisti mainstream non hanno visto arrivare la recessione del 2008, non vedranno arrivare neanche la prossima di maggiore portata. Le banche centrali pensano di poter aggiustare gli errori che hanno portato alla Grande Recessione, cercando di calciare il barattolo lungo la strada e sperare che i problemi si aggiustino da soli, prima di perdere totalmente il controllo sull'economia. Manipolando l'offerta di moneta e distorcendo i segnali di mercato (es. i prezzi), cercano di incanalare le scelte degli individui verso obiettivi predefiniti in modo da poter guadagnare un altro po' di tempo. Nonostante i loro sforzi, il libero mercato avrà sempre l'ultima parola.

Non c'è niente di assolutamente virtuoso nello stimolo monetario. L'inflazione dell'offerta di moneta consente ai primi ricevitori di tale denaro di effettuare scommesse sempre più rischiose, tentando di risanare i propri sbagli con sbagli più gravi. Essendo il settore bancario centrale un cartello, sta fornendo l'opportunità al proprio settore protetto (stato e banche commerciali) di riparare ai propri errori; ma questa è la stessa strategia che ha generato suddetti errori, poiché l'azzardo morale che deriva da questo comportamento è assolutamente scontato. Basta guardarsi intorno, e si noterà che tutto il denaro creato fino ad ora è servito semplicemente a reflazionare un ambiente economico che invece necessitava di una pulizia. Guardate tutte le bolle spuntate nei vari mercati: immobiliare, azionario, obbligazionario. I rendimenti di tutti questi "investimenti" pagano interessi ridicoli, e l'azzardo morale va alla ricerca di situazioni sempre più rischiose e potenzialmente remunerative per dare una parvenza di positività ai bilanci delle attività improduttive. L'inflazione dell'offerta monetaria, al momento, si è tradotta maggiormente in inflazione dei prezzi degli asset, influenzando solo marginalmente l'economia più ampia. Ma le conseguenze non intenzionali sono sempre dietro l'angolo. Paradossalmente, ma forse non tanto, la miccia per un'altra recessione potrebbe arrivare da uno dei mercati più sfruttati in quanto a leva e rischio di controparte alto: il mercato reverse repo.

La catena in cui ogni anello rappresenta un istituto finanziario diverso, non deve per forza spezzarsi all'apice; come per il 2008, basta il crollo di uno solo di questi anelli affinché tutto il baraccone crolli giù. Facciamo un esempio per capire di cosa stiamo parlando. Mettiamo conto che un certo istituto finanziario abbia tra le mani un bond statale; esso può raccogliere liquidità sottoscrivendo un contratto repo con una controparte (una banca), vendendo l'asset e ricomprandolo in una data futura. i prezzi di vendita e di riacquisto vengono concordati al momento della sottoscrizione di questo contratto. Il mercato per i bond statali è molto liquido al giorno d'oggi, soprattutto grazie alle regole di Basilea III. Ora, l'istituto che cede l'asset può anche assicurarsi contro eventi sfavorevoli in base alle fluttuazioni dei tassi di interesse sottoscrivendo contratti swap sui tassi di interesse. Queste pratiche hanno aumentato a dismisura il mercato dei derivati, anche perché le banche hanno sfruttato gli stessi bond statali per cederli in garanzia e spuntare occasioni favorevoli. In questo modo, il coacervo di contratti stipulati e cartolarizzazioni di asset fa perdere di vista chi è il possessore di cosa, rendendo il panorama finanziario del tutto nebuloso. Basta che solo una parte si rifiuti di elargire denaro o mancare di riconsegnare un certo asset, per scatenare un panico nella fiducia nei mercati finanziati. Sono talmente sottoposti a leva che tale probabilità cresce ogni giorno che passa.

O, come documentato da Zerohedge nel link precedente, ora la scarsità di bond statali utilizzati come collaterale può di nuovo bloccare le banche commerciali da svolgere il ruolo di intermediari paganti. Se il prezzo per ricomprare il bond aumenta, a causa della loro scarsità, riconsegnarlo al venditore originale rappresenta un onere non indifferente. Questo invoglierebbe di nuovo le banche a depositare il denaro ricevuto dai programmi di allentamento monetario presso le banche centrali stesse. Negli USA è ancora possibile, ma cosa succede in Europa che ora adotta tassi di interesse negativi sui depositi?



PER OGNI VINCITORE C'E' UN PERDENTE

L'economia più ampia ha assaggiato solo marginalmente la generosità monetaria delle banche centrali, ma questo non è coinciso con un miglioramento della situazione generale. Anzi... Se coloro che hanno ricevuto per primi il denaro di nuova creazione hanno beneficiato di un potere d'acquisto ancora avulso dall'influenza di questo denaro, coloro che lo riceveranno per ultimi sentiranno sulla loro pelle tutto il dolore economico che scaturisce da un potere d'acquisto diluito a causa di una svalutazione monetaria. La redistribuzione della ricchezza che ne consegue arricchisce indubbiamente coloro molto vicini alla banca centrale. Ciò significa un drenaggio costante di risorse dell'economia reale, verso quelle attività privilegiate artificialmente. I vincitori sono loro.

O almeno lo sono finché il flusso di denaro facile continua a fluire nelle loro tasche, ovvero, finché restano in campo politiche monetarie allentate e di distorsione dei tassi di interesse. L'unico stimolo che ha avuto successo è stato quello della creazione di più bolle. Una cosa di cui si sta accorgendo anche il FMI.




Seguendo la teoria Austriaca del ciclo economico, durante una recessione c'è una riallocazione delle risorse secondo i desideri reali degli individui, incanalandole verso quei progetti che nella loro opinione sono più urgenti da realizzare. Il dolore economico sopportato durante questi periodi è transitorio, poiché serve tempo per riaggiustare la struttura produttiva in base al capitale esistente e riallineare i segnali di mercato. Nello specifico le imprese tendono a licenziare personale, liquidando quelle posizioni che durante il boom si credeva fossero percorribili e le nuove attività che nascono impiegano prevalentemente computer e macchine poiché più a basso costo rispetto ad una forza lavoro più costosa a causa delle distorsioni artificiali di un boom insostenibile. La disoccupazione transitoria di questi periodi ed il calo dei saggi salariali, vengono compensati da una produzione in rapida crescita e da una contrazione monetaria, aiutando quelle persone senza posto di lavoro attraverso un aumento del potere d'acquisto del loro mezzo di scambio. E' possibile acquistare più beni con meno denaro.

Al giorno d'oggi, le banche centrali stanno tentando di tenere l'economia in uno stato di quasi-boom, sostenendo artificialmente entità decotte. Lo fanno abbassando al di sotto del livello di mercato il tasso di interesse e, di conseguenza, abbassando il costo dell'accesso ai finanziamenti (per chi se li può permettere, poiché non tutti posso accedere a nuovi prestiti date le garanzie stringenti imposte dalle banche commerciali). Il mercato continua a spingere per una recessione, mentre le banche centrali spingono per una reflazione delle bolle scoppiate. Queste due forze si scontreranno. E' un incidente annunciato.

Nello scenario distorto di oggi il costo del lavoro continua ad essere mantenuto alto, spronando le aziende a ricorrere alle macchine per svolgere i lavori. Ad esempio: a fronte dei costi coinvolti, nelle stazioni ferroviarie sarà più economico installare una macchina sforna biglietti piuttosto che assumere personale che lo faccia di persona. Gli imprenditori prendono queste decisioni seguendo l'andamento dei segnali di mercato, ed al giorno d'oggi i segnali sono distorti quindi non hanno altra scelta che adeguarsi. I costi burocratici e fiscali contribuiscono ad ingessare ulteriormente il mercato del lavoro, creando una campana di vetro attorno alle aziende privilegiate e lasciando le altre a marcire. Alle attività sostitutive è preclusa la nascita, quelle esistenti devono lottare con le unghie e con i denti contro il fisco ed il crowding out della spesa pubblica, e la disoccupazione rimane alta. Per sopravvivere un numero crescente si rivolge e si rivolgerà alla carità del governo.




Quanto è davvero percorribile e perseguibile questa strada? Finora non ha fatto altro che aumentare i problemi. Le allocazioni errate sono aumentate, la produzione non segue i desideri degli individui, le risorse scarse vengono sprecate, vengono attuate maggiori distorsioni per mascherare gli effetti nefasti della politica monetaria allentata (es. inflazione dei prezzi). La stagflazione odierna non è altro che il risultato di decisioni errate prese dai pianificatori centrali, per le quali Main Street sta pagando il prezzo più elevato (a differenza dei settori privilegiati). Siate consapevoli che la via che stiamo percorrendo è quella che conduce verso la schiavitù, ma la cosa pazzesca è che esistono intellettuali pronti a fornire all'establishment la giustificazione morale per questo scempio.



LA CHIAROVEGGENZA DELLA GILDA ACCADEMICA NON E' ALTRO CHE CIARLATANERIA

L'esempio più fulgido di questa cosa lo possiamo ritrovare in un articolo di Paul Krugman del febbraio dell'anno scorso. Per commentatori come Krugman l'importanza di modelli matematici con cui studiare la realtà è qualcosa di indissolubilmente necessario. I resoconti econometrici sono semplicemente fumo negli occhi; riempiendo la testa dei lettori con inutili numeri ed equazioni, si confondono le idee lasciando chi legge in preda ad uno smarrimento non indifferente. Qual è la teoria alla base? I numeri? La statistica? I numeri possono essere girati e rigirati.

La fede cieca del keynesismo nei numeri preclude loro la capacità di vedere le bolle, così come dimostra la Yellen quando parla di "valutazioni non allarmanti del mercato azionario". Quello di cui abbiamo veramente bisogno è che imprenditore e lavoratore possano incontrarsi e stabilire a che prezzo l'uno lavorerà per l'altro. Non c'è bisogno di intermediari, solo la volontà di concludere un affare ad un determinato prezzo. L'attuale panorama economico è infestato dal mantra di una produttività sempre crescente perché l'espansionismo monetario è andato ben oltre ogni qualsiasi immaginazione. Inoltre la produttività è martoriata da una pressione fiscale spropositata che ne indebolisce le prospettive e le potenzialità. A fronte di un'offerta monetaria fissa questi problemi non si porrebbero, e la produttività sarebbe legata alle fluttuazioni dell'inventiva e del capitale investito dagli imprenditori (oltre che dalle capacità dei lavoratori). Non ci si lamenterebbe più di una massimizzazione "a tutti i costi" della produzione dettata dall'urgenza di compensare le pianificazioni monetarie (con tanto di bolle e prodotti scadenti), invece ci si concentrerebbe sull'efficienza reale dei prodotti sfornati e sull'efficacia con cui andrebbero a soddisfare i desideri dei consumatori.

Traslare il modello delle scienze naturali a quello economico che è puramente sociale. Paul Samuelson, uno degli econometristi più apprezzati, è lo stesso che ha mosso la previsione più sballata della storia dell'economia: l'economia Russa avrebbe superato quella USA. Nel 1991 sappiamo tutti come è andata a finire. Prima di lui il primato lo deteneva Irving Fisher, il quale negli anni precedenti alla Grande Depressione affermò che il mercato azionario aveva ormai raggiunto un plateau permanente.

Tutti loro fondavano le loro teorie esclusivamente sui numeri. Tutti loro non avevano idea di cosa significasse causa/effetto in economia. E' per questo che si sono dimostrati, agli occhi della storia economica, dei ciarlatani.

Implementare il metodo delle scienze naturali quando si parla di economia significa permettere ad un gruppo "illuminato" di persone (in questo caso la gilda accademica) di avere a portata di mano soluzioni per qualsiasi inconveniente nel panorama economico. Questo da loro credito. Questo fornisce loro la giustificazione morale per consigliare "saggiamente" i pianificatori centrali. L'interventismo senza frontiere dei giorni nostri è figlio di questa concezione scriteriata dell'economia. Gli uomini sono essere razionali, non sono pedine su una scacchiera che possono essere mosse secondo i capricci di alcune persone che si presume "sappiano meglio di altre". Gli esperimenti econometrici sono assurdi in economia, proprio perché abbiamo a che fare con uno degli esseri più volubili che esistono: l'essere umano. Tali modelli non saranno mai in grado di inglobare tutta la conoscenza e le informazioni presenti nel panorama economico, proprio perché è impossibile. Ed è per questo che devono eliminare l'individuo e la sua preferenza temporale, riducendo l'attore economico ad una semplice comparsa.

Qui non abbiamo a che fare con topi di laboratorio. L'econometria prevede lo studio di fenomeni sociali attraverso un metodo utilizzato nelle scienze naturali. Si pensa erroneamente che sia possibile condurre qualsiasi esperimento, come in un laboratorio, il quale darà sempre gli stessi risultati. Come è possibile conciliare una metodologia rigida con una flessibile? Secondo i sostenitori della scienza econometrica, essa è in grado di prevedere i risultati di determinate politiche in modo da migliorare l'efficienza dello stato e può essere un ottimo strumento per avere indicazioni sul futuro. Ma come scrisse Mises nell'Azione Umana: "L'esperienza con cui deve fare sempre i conti la scienza dell'azione umana è costituita da fenomeni complessi. Nessun esperimento di laboratorio può essere concluso con successo quando abbiamo a che fare con l'azione umana."

Presupporre, quindi, che equazioni, numeri e costanti possano essere impiegati per incasellare le azioni degli uomini è quanto di più deleterio possa esistere nello studio della scienza economica. Non solo si cade in errore per spiegare determinate situazioni, ma si commette anche l'errore di sapere cosa può spingere le persone ad agire in certi modi. Se un attore economico ha come obiettivo il miglioramento della propria posizione o ricchezza, esso stilerà una serie di modi con cui raggiungere questo obiettivo. E' possibile dire a priori quale sarà il modo più efficace per raggiungere suddetto obiettivo? No, perché potrebbe non essere a conoscenza di tutte le informazioni di cui necessita per operare al meglio la sua scelta. In The Use of Knowledge in Society, Hayek rimarcava la differenza tra informazione e conoscenza e la loro importanza nei processi di mercato. Senza proprietà privata non esistono prezzi sani, e senza di essi non esiste informazione; la conoscenza, invece, è un concetto qualitativo (piuttosto che quantitativo come l'informazione, poiché essa può essere parziale). L'imprenditorialità è qualcosa che si impara attraverso la propria esperienza ed il proprio piglio creativo, e non può essere trasmesso o insegnato al primo che passa. La pianificazione centrale crede di poterli manipolare entrambi. Così facendo è come se creasse una macchina senza freni (imprenditori) ed una strada senza segnali (prezzi).

Pensate alla bolla immobiliare pre-2008. Le aziende edili erano floride, facevano piani a lungo termine seguendo un mercato pesantemente manipolato. Per un po' sono riuscite a rimanere sulla cresta dell'onda, ma una volta che l'illusione monetaria è finita, sono terminati anche i loro sogni di gloria. Pensate al Monte dei Paschi. Comprereste le azioni di questa banca al prezzo a cui sono vendute oggi? Non credo, sapendo cosa si cela dietro il più recente aumento di capitale. Non è possibile affidarsi completamente alla matematica nel campo economico e credere di avere in mano le chiavi di questa scienza, è necessaria come supporto, ma senza la logica non c'è scampo a finire in errore. Senza un nesso solido di causa/effetto, non c'è scampo di finire in errore. Senza una teoria solida, non c'è scampo di finire in errore.

Ciò che vale per la matematica, comunque, vale anche per la statistica e la probabilità. Ciò che osserviamo nell'ambiente economico, giorno dopo giorno, riguarda eventi unici e non ripetibili nello stesso modo in cui si sono verificati la prima volta, proprio perché abbiamo a che fare con comportamenti altamente mutevoli. Non c'è omogeneità nelle azioni umane. Quindi, come scrisse Mises nel libro The Ultimate Foundation of the Economic Science: "In quanto metodo di analisi economica, l'econometria rappresenta un futile gioco con i numeri che non contribuisce affatto alla spiegazione dei problemi della realtà economica." Tale affermazione potete verificarla pensando, ad esempio, a quante volte ormai sono state disattese tutte le stime sulla presunta crescita e sulle performance del PIL. Questo perché ragionare per aggregati, nenia tediante del pensiero keynesiano, fa perdere di vista il fattore più importante di tutti: l'azione propositiva dei singoli attori economici.



CONCLUSIONE

Il gearing dell'attuale sistema finanziario ha raggiunto picchi storici, costituendo uno dei più grandi investimenti improduttivi mai visti. E' paragonabile ad un treno in corsa senza freni.

Il mercato più ampio, o Main Street, ancora subisce gli effetti nefasti delle politiche monetarie allentate. Non si è ancora ripreso dall'orgia di errori esplosi con prorompenza sei anni fa. Oltre a soffrire del proprio deleveraging, deve sopportare anche quello imposto dai pianificatori centrali per salvaguardare gli interessi privilegiati. Inoltre, c'è una disperata ricerca di reflazionare gli errori che hanno portato al crash del 2008; come se la bolla dei prestiti studenteschi e di quelli automobilistici non fossero già abbastanza! Ma il criterio degli attori economici li forza a spingere ancora per una recessione, affinché abbia finalmente luogo una sana pulizia degli errori del passato. E' paragonabile ad un oggetto inamovibile.

Uno di questi giorni si scontreranno.


Difficoltà tecniche

Gio, 02/10/2014 - 10:15
La pubblicazione di oggi è composta dalla fusione di due articoli (uno e due) dello stesso autore, e data la pertinenza di entrambi ho deciso che amalgamarli potesse produrre un risultato comprensivo superiore alla loro lettura separata. In realtà, è più un preludio all'articolo di domani. Una parte corposa della seguente lettura verterà sul mercato dell'oro pesantemente manipolato. Questa non è solamente una teoria, ma un fatto comprovato. Soprattutto se si pensa alle ultime performance di oro e argento, dove i volumi di trading sono elevati ma il prezzo cala inesorabilmente. Lo stesso vale per i mercati FX, anch'essi distorti e traviati da una ristretta cerchia di grandi banche. Non solo anche questo è un fatto provato, ma, come riporta Bloomberg, la manipolazione sta andando avanti nonostante le nuove regola della SEC. La conclusione dell'artioclo è accurata: "Queste riforme sono semplicemente foglie di fico." I regolatori non sono interessati alle accuse penali e pecuniarie. Non sono interessati a scoraggiare tali comportamenti. Sono interessati a prendere la loro parte ed a mandare avanti il gioco. E' uno sporco racket e siete voi che ne state pagando il prezzo.
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di Alasdair Macleod


Potreste pensare che il dollaro USA sia improvvisamente diventato forte, ed il grafico qui sotto conferma questa intuizione mettendolo a confronto con le altre tre principali valute.




Il dollaro USA è considerata una valuta priva di rischio nella contabilità internazionale, perché è la moneta su cui si basano tutte le altre. Ed è chiaro che tre mesi fa i tassi di cambio del dollaro rispetto alle valute indicate ha cominciato a rafforzarsi notevolmente.

Tuttavia, ciascuna delle monete nel grafico ha i suoi problemi specifici che la sta indebolendo. Lo yen è l'incarnazione di un kamikaze finanziario, con il governo Abe che la sta distruggendo attraverso la svalutazione per coprire un deficit di bilancio fuori controllo. La sterlina è stata abbattuta da una campagna per mantenere la Scozia nell'Unione, oltre ad un differimento delle aspettative sui tassi di interesse. Ed in Europa sono stati implementati tassi di deposito negativi nella convinzione che cureranno la stagnazione della zona Euro, che se sfuggirà al controllo minaccerà la stabilità delle banche europee.

Finora questa è risultata una corsa al ribasso, con il dollaro a bordo campo. L'economia statunitense, che è ufficialmente in ripresa (come è stato previsto ogni anno sin dal 2008), sembra che in realtà non stia andando da nessuna parte. Infatti se si applica un deflatore più realistico di quello che viene implementato ufficialmente, apprendiamo che gli Stati Uniti non si sono mai ripresi dopo la crisi Lehman.

Questo è il contesto in cui dobbiamo giudicare come se la stanno cavando le valute. E c'è una interpretazione che è molto preoccupante: potrebbe delinearsi una fuga dalle altre valute mondiali verso il dollaro. Questo è un rischio perché il complesso valutario globale è basato su un dollar standard fluttuante ed è stato così sin da quando il presidente Nixon ruppe l'accordo di Bretton Woods nel 1971. Questo evento ha scatenato un accumulo crescente di moneta e credito che alla fine potrebbe diventare instabile. Il rapporto tra il dollaro e le altre valute è catturato vividamente nella figura sottostante.




A seguito della rapida espansione del bilancio della FED negli ultimi anni, il gearing del denaro e del credito a livello mondiale è del 40x. Rispetto alla base monetaria della FED prima della crisi Lehman, il denaro mondiale ora ha un gearing di quasi 180x, cosa che lascia molto poco spazio per la stabilità.

Potrebbe essere troppo presto per dire se questa piramide inversa si stia ribaltando, perché non è ancora pienamente confermato dai flussi di denaro tra i mercati obbligazionari. Tuttavia, in questi ultimi giorni i rendimenti dei titoli di stato della zona Euro hanno iniziato ad aumentare. Per ora si può sostenere che sono sopravvalutati ed una correzione è in ritardo. Ma se questa nuova tendenza verrà alimentata da banche internazionali che liquidano posizioni obbligazionarie non statunitensi, sarà sicuramente un problema.

Possiamo essere sicuri che i banchieri centrali stanno seguendo da vicino la situazione. Sin dagli anni '30 quasi tutti i teorici economici e monetari si sono preoccupati di prevenire le contrazioni monetarie, che nei tempi attuali saranno segnalate da una fuga verso il dollaro. La cura per tutto questo è ovvia per loro: sfornare più dollari. Ciò può essere fatto facilmente estendendo swap di valute tra le varie banche centrali e coordinando gli interventi sulle valute, piuttosto che lanciare nuovi cicli di QE vecchio stile.

I trader sembrano affermare che il dollaro sia forte per motivi meno definiti, con conseguente calo dei prezzi delle materie prime chiave e dell'oro. Tuttavia bisogna tenere d'occhio il rapporto tra il dollaro, le valute ed i rendimenti obbligazionari in quanto potrebbe segnalare qualcosa di più serio.




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Ma nel frattempo dovremmo chiederci: se il mercato dell'oro è truccato, perché è importante?

Non ho alcun problema a fornire una risposta esaustiva basata su una solida analisi aprioristica di come i mercati manipolati distorcano la base del calcolo economico e perché un mercato dell'oro ben funzionante è fondamentale per tutti gli altri prezzi finanziari. La difficoltà sta nel rispondere alla domanda in termini comprensibili ai lettori, presupponendo che abbiano una comprensione molto bassa della finanza o dell'economia. E' nostro dovere, di coloro che sostengono il denaro sonante, cercare di rendere la risposta il più intelligibile possibile senza sembrare un capitalista sfegatato e un teorico della cospirazione.

Manipolare il prezzo dell'oro destabilizza il sistema finanziario perché esso rappresenta la più alta forma di denaro. Questo è il motivo per cui quasi tutte le banche centrali lo posseggono. Il fatto che non lo usiamo come denaro nella nostra attività quotidiana, non inficia tale caratteristica. L'oro è invece soggetto alla legge di Gresham, secondo cui la moneta cattiva scaccia quella buona. Preferiamo pagare con la cartamoneta emessa dallo stato e mettere da parte l'oro peri cosiddetti tempi brutti.

In quanto denaro, si trova dall'altra parte di tutti i prezzi degli asset. In altre parole, possiamo affermare che i prezzi delle azioni, delle obbligazioni e degli immobili aumentano quando il prezzo dell'oro scende e viceversa. Questa relazione è spesso confusa da altri fattori, il più evidente è la variazione della fiducia nelle valute cartacee. Tuttavia, con i rendimenti dei titoli statali ai minimi storici ed i titoli azionari a livelli record, questa relazione è più che mai evidente.

Un altro modo per descrivere questo rapporto è parlare del rischio. Le banche che dominano i mercati degli asset diventano compiacenti sul rischio perché sono avide di profitto. Questo porta le banche a competere tra di loro fino a quando non finiscono per ignorare del tutto il rischio. E' successo con la crisi bancaria americana di sei anni fa, finché i prezzi delle case non sono crollati improvvisamente e hanno miancciato di far colare a picco l'intero sistema finanziario. Come in tutte le altre bolle finanziarie, ognuno ha ignorato il rischio. La storia offre molti altri esempi.

Pertanto l'oro è diverso da qualsiasi altro asset perché un suo aumento di prezzo riflette una percezione crescente di rischi finanziari generali, generando una pressione al ribasso sui prezzi di altri asset finanziari. Così, mentre le grandi banche stanno facendo soldi facili ignorando i rischi nei mercati azionari ed obbligazionari, non vogliono che la loro festa venga rovinata da segnali preoccupanti provenienti da un aumento del prezzo dell'oro.

Ce ne vuole ancora per provare esaustivamente che il mercato dell'oro è manipolato, ma le grandi banche, e dobbiamo includere anche le banche centrali che sono ovviamente desiderose di conservare la fiducia finanziaria, hanno il movente ed i mezzi. E se ce li hanno, state certi che coglieranno l'occasione.




Allora perché è importante se il prezzo dell'oro è truccato? Un prezzo dell'oro senza manipolazioni è fondamentale per garantire che sia la realtà, e non le bolle finanziarie, a guidare le nostre attività economiche e finanziarie. Sopprimere il prezzo dell'oro è un po' come spegnere un allarme antincendio perché non si sopporta il rumore.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La rovina del Giappone keynesiano: un monito per i nostri tempi

Mer, 01/10/2014 - 10:08




di David Stockman


Me la ricordo bene, la rettitudine fiscale del vecchio Giappone.

Nel 1981, mentre la Casa Bianca di Reagan preparava il suo piano fiscale — quello che il senatore Howard Baker definì una "scommessa" — ricevemmo la visita di una delegazione del ministero delle finanze giapponese (MOF). Non è esagerato dire che rimasero assolutamente scioccati dal piano dell'amministrazione Reagan di approvare una riduzione del 30% sulle imposte sul reddito e di raddoppiare il bilancio della difesa — prevedendo che tutto sarebbe tornato in equilibrio in seguito ad un'impennata immediata della crescita economica e ad una riduzione della spesa interna.

Gli uomini del MOF temevano il peggio — facendo notare educatamente la possibilità di una crescita economica insufficiente e di tagli alla spesa altrettanto insufficienti. Poi gli Stati Uniti avrebbero sperimentato un focolaio di grandi deficit fiscali — uno sviluppo senza precedenti in tempo di pace che avrebbe scosso il sistema finanziario globale. Nella loro apprensione, gli uomini del MOF avevano dannatamente ragione e non perché fossero dei chiaroveggenti.

A quei tempi, la rettitudine fiscale era un impegno ampiamente condiviso tra i funzionari del governo, tra cui i repubblicani del Congresso e le loro controparti all'estero e soprattutto in Giappone. I funzionari addetti alla politica economica conoscevano la pericolosità dei deficit e sapevano dell'inesistenza di pasti gratis fiscali. Infatti, nonostante il governo giapponese avesse impiegato 30 anni per ricostruire la sua economia dopo la devastazione della seconda guerra mondiale, nel 1980 il debito pubblico del Giappone si attestava al 50% del PIL.

Questo era allora. Oggi il debito pubblico del Giappone è 5 volte maggiore rispetto alle dimensioni della sua economia e punta al 250% del PIL. Questo è un rapporto esorbitante in relazione a tutte le altre grandi economie sviluppate e non ha paralleli nella storia. Nel frattempo il Giappone ha ceduto alla malattia dello stimolo keynesiano, scommettendo che dopo il suo tracollo finanziario durante i primi anni '90 avrebbe potuto prendere in prestito e stampare denaro per ritrovare quella magnifica prosperità conosciuta durante il periodo del suo dopoguerra.

Il grafico qui sotto rappresenta un ammonimento per tutti noi. In una generazione di leadership, la rettitudine fiscale del Giappone è andata persa del tutto. Come chiarito di seguito, il suo status fiscale è ormai al di là della redenzione. Sta cadendo inesorabilmente in un abisso finanziario che nel febbraio 1981 non sarebbe stato immaginabile dagli uomini del MOF in visita alla Casa Bianca.




Il pendio scivoloso che porta alla rovina keynesiana è iniziato con il boom post-bellico del Giappone, il quale non fu affatto un miracolo. Dalle rovine fumanti lasciate dall'assalto finale degli Alleati, l'economia giapponese si è rialzata appoggiandosi ad una baldoria di investimenti pubblici e privati e ad una politica mercantilista di sviluppo e promozione delle esportazioni industriali. La prima dipendeva da un tasso di risparmio delle famiglie straordinariamente alto e la seconda è stata alimentata da politiche protezionistiche che tenevano lontane le importazioni ed il tasso di cambio dello yen ben al di sotto del suo valore economico reale.

Inutile dire che qui di miracoloso non c'è proprio nulla. Verso la metà degli anni '80, i beni strumentali giapponesi ed i settori dell'esportazione erano enormemente sopravvalutati. Ciò significava che la crescita a due cifre degli investimenti di capitale fisso, che durante il dopoguerra hanno alimentato la crescita del PIL del Giappone, era destinata ad una brusca caduta. Allo stesso modo, le sue politiche di repressione dei tassi di cambio avrebbero innescato una risposta contro-protezionista di Washington: la sottovalutazione dello yen, che aveva alimentato le imponenti eccedenze nelle esportazioni giapponesi, si sarebbe invertita bruscamente.

Questo è esattamente quello che è successo nel 1985, quando un nuovo sceriffo finanziario arrivò al Tesoro degli Stati Uniti. James Baker non esitò ad interrompere il boom giapponese delle esportazioni attraverso gli Accordi del Plaza datati settembre 1985. Sotto la pressione della campagna globale di Baker indirizzata alle principali banche centrali affinché acquistassero yen, il tasso di cambio del Giappone negli anni successivi salì da circa 260 a 130 per dollaro.




Purtroppo il Giappone non ha usato questo assalto piuttosto brutale al suo modello economico mercantilista per riequilibrare e riformare la sua economia. Invece il governo ha iniziato a scendere lungo il pendio scivoloso dello stimolo keynesiano e della finanziarizzazione, che negli ultimi 30 anni hanno corroso le basi della sua prosperità post-guerra.

Innanzitutto, la BoJ tagliò i tassi di interesse nei primi mesi del 1986 per stimolare l'espansione interna, ma il problema del Giappone non era un costo del capitale troppo alto o un'insufficiente capacità industriale. In realtà, era già invaso da un eccesso di capacità di acciaio, automobili, macchinari, prodotti elettronici e molto altro.

Quello di cui necessitava il Giappone era tassi di interesse di mercato più alti per compensare e contrastare il suo eccesso di investimenti nella capacità delle esportazioni. Invece la politica ultra-espansionistica della BoJ sfociò nel settore finanziario, alimentando una bolla enorme nel settore immobiliare e nelle azioni ed obbligazioni societarie.




Questo primo giro di finanziarizzazione indusse le imprese ad espandere drasticamente i loro carichi di debito. Di conseguenza il debito non finanziario in Giappone quasi triplicò rispetto ai livelli dei primi anni '80. Come è ormai noto, questa impennata di debito finì in quella che era chiamata "zeitech" o ingegneria finanziaria. Quello che ha veramente prodotto è stata una speculazione dilagante nel settore immobiliare e finanziario – in particolare nelle azioni di quelle imprese all'interno dei gruppi Keiretsu, attorno ai quali lo stato giapponese ha organizzato il suo modello di sviluppo. Come mostrato di seguito, l'indice azionario Nikkei andò alle stelle, un aumento di quasi il 4x nel corso dei 50 mesi successivi agli Accordi del Plaza.





La bolla nel settore immobiliare fu particolarmente devastante. Ad un certo punto, il valore dei terreni a Tokyo era pari al totale di quegli negli Stati Uniti. In appena un decennio, i prezzi dei terreni nella città più grande del Giappone aumentarono di 5 volte prima del crollo degli anni '90. E non vi è alcun dubbio circa la causa: la BoJ scatenò una frenesia speculativa monumentale basata sul debito a buon mercato e la percezione che il Giappone era "diverso" perché la sua banca centrale era a guardia di tutti.




Inutile dire che la bolla scoppiò in modo spettacolare. Il Nikkei scese dell'80% ed i valori immobiliari anche di più. Ma la liquidazione dolorosa della bolla finanziaria nei primi anni '90 era solo il preludio. L'economia reale in Giappone attraversò un drastico calo nella sua capacità di crescita a causa di un tasso di cambio più realistico ed alla scomparsa inevitabile dei tassi di crescita a due cifre degli asset, i quali avevano accompagnato l'espansione del suo settore industriale durante il periodo di boom. Di conseguenza, il suo tasso tendenziale di crescita del PIL reale scese dal 4-8% negli anni del boom all'1% nel corso degli anni '90.

Questo rallentamento sgradito rifletteva le leggi dell'economia. L'economia interna del Giappone era inefficiente; i mercati esteri erano affollati da una forte concorrenza; ed era destinata a vivere un lungo periodo di investimenti di capitale e di sviluppo immobiliare sub-normali a causa dei grandi squilibri nella capacità durante gli anni del boom.

Purtroppo, i notabili che gestivano il Giappone non hanno capito che durante i bei tempi del dopoguerra non si è fatto altro che prendere in prestito tempo. Ciò significa che l'economia del Giappone, drasticamente squilibrata e satura di debito, sarebbe rimasta bloccata nel fango in assenza di uno smantellamento dei suoi mercati nazionali manipolati e delle politiche commerciali protezionistiche.

Ahimè, qui è dove si insinuò la malattia keynesiana e contagiò il partito in carica — LDP — che continuò ad insistere sul modello di sviluppo del dopoguerra. La macchina della politica del Giappone sfornava solamente costruzioni, credito e corruzione tra le circoscrizioni dell'LDP.

In tempi sereni tutto ciò generò strade e ponti, facilitando la crescita dei posti di lavoro, della produzione e dei mercati esteri — sebbene in modo inefficiente. Ma dopo il crollo post-Plaza, vennero sfornate strade e ponti verso il nulla. Pavimentando l'arcipelago con il cemento, i politici ed i burocrati del Giappone superarono addirittura Keynes. Invece di scavare buche e poi riempirle, producevano ghiaia e calcare e li trasformavano in pavimentazione.

Il grafico qui sotto mostra la catastrofe fiscale che ne risultò. Nel corso dei due decenni dopo il 1990, la spesa pubblica del Giappone è aumentata del 45%, mentre le entrate generali sono diminuite del 15-20%. Di conseguenza si è aperto un enorme divario fiscale che ha alimentato l'aumento parabolico del suo indice di indebitamento, come mostrato sopra. E non si trattava solo di dissolutezza fiscale. Come mostrato di seguito, durante gran parte di questo secolo, le entrate generali del Giappone non hanno nemmeno coperto il 50% delle sue spese.




I keynesiani potrebbero lamentarsi che il grafico qui sopra non rappresenta l'immagine di una "spesa fuori controllo", come denunciato dagli oratori repubblicani da tempo immemore. E no, non lo è. La crescita della spesa è stata in media meno del 3% l'anno sin dal 1990.

Tuttavia tale osservazione è irrilevante per la situazione del Giappone e non affronta il vero problema fiscale. Vale a dire, dopo 40 anni di boom e bust della BoJ, il Giappone aveva raggiunto il "picco del debito". Già nel 1990 il mercato del debito — pubblico e privato — superava il 350% del PIL, e ormai è salito oltre il 500%.

Questa condizione di saturazione del credito significa che la crescita del PIL nominale è bloccata e potrebbe essere sbloccata solo da una crescita dell'offerta e della produttività imprenditoriale, condizione quasi impossibile nella politica statalista del Giappone. Infatti il PIL nominale è cresciuto solo dell'1% l'anno sin dal 1990, riflettendo una forza lavoro stagnante (ed ora in restringimento) ed una tiepida crescita della produttività.

Inutile dire che l'1% di crescita dei redditi monetari non ha lasciato spazio per sgravi fiscali netti, e non ha potuto allontanare gli spasmi della spesa pubblica che hanno caratterizzato  la sconfitta keynesiana del Giappone post-1990. Eppure, spronato dai principali economisti nel governo degli Stati Uniti e nelle istituzioni internazionali, il Giappone ha smantellato la sua base imponibile in uno sforzo dopo l'altro per stimolare gli investimenti di breve termine. Di conseguenza le sue entrate nominali sono scese ininterrottamente per quasi due decenni. Non è mai accaduto nulla di simile nel mondo sviluppato.

Detto in modo diverso, i politici dell'LDP hanno incaricato di costruire ponti e gli economisti keynesiani hanno fornito la razionalizzazione per lo smantellamento della base imponibile. Non è immaginabile alcuna combinazione fiscale più letale.

Anche se... anche se il Giappone ha trovato il modo di superarsi abbracciando l'Abenomics ed un'espansione monetaria a tempo indeterminato. Basandosi sul parere deplorevole di Ben Bernanke e degli altri pompieri nel settore bancario centrale di stampo keynesiano, il Giappone ha abbracciato il mito della "deflazione" e l'idea distruttiva che la banca centrale debba tenere accesa la sua stampante monetaria fino a quando l'inflazione non torna al 2% o giù di lì — reflazionando così il PIL nominale, la domanda aggregata e la crescita della produzione e dei posti di lavoro.

Tanto per cominciare, il Giappone non ha affatto sofferto di deflazione. Per gran parte dei mesi scorsi, l'indice CPI del Giappone si è attestato a circa 100 — il luogo esatto in cui si trovava 21 anni fa all'inizio del 1993.

In realtà, l'unica "deflazione" di cui ha sofferto il Giappone è stata quella nel settore finanziario — immobiliare, prezzi azionari e prestiti privati. Le altezze raggiunte durante la bolla degli anni '80 erano del tutto artificiali, instabili e rappresentavano solamente un'enorme deformazione dei mercati dei capitali.

Tuttavia, nel 1999 il Giappone ha adottato la "ZIRP" e quindi la strategia d'azione keynesiana nel settore bancario centrale. Di conseguenza il bilancio della BoJ è esploso, passando da circa il 10% del PIL a quasi il 50% di oggi. Questo è quello che ci voleva (attraverso una massiccia monetizzazione degli asset finanziari) per portare a zero i tassi del mercato monetario del Giappone e per smuovere la sua curva dei rendimenti dal piattume in cui era finita.

Una repressione finanziaria sotto steroidi, ma è stata inutile. Nei 15 anni successivi all'inizio della ZIRP, il PIL reale del Giappone ha zoppicato lungo lo 0.9% l'anno. Questa cifra non è significativamente diversa dallo 0.7% sperimentato nel post-crash degli anni '90, prima che fosse lanciata questa campagna di stampa di denaro senza frontiere.

Ma la ZIRP ha avuto enormi e spiacevoli effetti collaterali, che nel loro insieme compongono la causa della catastrofe fiscale incombente sul Giappone. In primo luogo, il tasso di risparmio delle famiglie del Giappone — la caratteristica che durante il dopoguerra ha finanziato il boom del suo CapEx — è finito nella pattumiera della storia. Nel corso degli ultimi due decenni si è passati da alte percentuali in base al reddito disponibile ad un 3-4% in stile USA. Infatti, si è passati dal tasso più alto del mondo nei primi anni '80 a quello attuale più basso.




Questo crollo prematuro del tasso di risparmio si rivelerà particolarmente distruttivo per la colonia dei pensionati insita nel futuro demografico del Giappone. Gravato da imponenti debiti pubblici e dalla rapida contrazione della forza lavoro, il Giappone consumerà rapidamente i propri risparmi all'aumentare delle persone che andranno in pensione. Tra un decennio o due diventerà un paese povero.

Se ci arriverà. L'altro effetto collaterale della ZIRP è stato quello di nascondere una gigantesca menzogna fiscale. Vale a dire, l'illusione che gli enormi debiti pubblici del Giappone possano essere finanziati a costo zero indefinitamente. Dopo tutto, il decennale ora rende lo 0.51% — un tasso che è quasi gratis. Ma anche in questo caso, l'interesse del Giappone ha continuato a consumare un terzo delle sue entrate correnti.

Ecco perché la prospettiva di una "normalizzazione" dei tassi di interesse rappresenta un incubo fiscale. Se il Giappone avesse in qualche modo frenato la crescita inesorabile del suo debito pubblico, le entrate annuali sarebbero state consumate interamente dai pagamenti degli interessi (in uno scenario con tassi di interesse normalizzati).

E questo ci porta alla follia dell'Abenomics e dell'ultimo round di QE da parte della BoJ — una folle espansione monetaria che equivarrebbe a circa $250 miliardi al mese. A questo ritmo, la BoJ sta assorbendo quasi tutta l'offerta dei titoli di stato disponibili ed alcuni giorni ha lasciato a bocca asciutta il mercato privato. Sta monetizzando asset ad un ritmo talmente frenetico che ora è diventata un importante acquirente di ETF ed altri titoli di capitale. In effetti, la banca centrale del Giappone non gestisce più un casinò; è diventata il casinò.

Ma ha solo raggiunto un obiettivo: all'inizio dell'Abenomics i trader più veloci del mondo sono andati all-in e hanno spinto il suo indice di borsa da 8,000 a 16,000 nel giro di pochi mesi. Ma l'eccitazione è ormai finita, ed i risultati effettivi sono pietosi — anche per chi ritiene che stampare denaro possa creare una crescita della produzione sostenibile e guadagni di ricchezza reali.

Il fatto è che dopo la delusione dei numeri del PIL nel recente trimestre, il PIL reale del Giappone è solo lo 0.8% superiore a quanto fosse cinque trimestri fa, quando l'Abenomics era stata inaugurata dalla BoJ. E qui il futuro si fa spaventoso.

Se la BoJ raggiungesse e riuscisse a sostenere il suo obiettivo di inflazione al 2%, il mercato dei titoli di stato giapponesi o collasserebbe oppure necessiterebbe di rideterminare drasticamente i propri prezzi. Il primo caso è inequivocabilmente un disastro; il secondo comporterebbe il collasso fiscale, poiché le entrate del Giappone sarebbero presto divorate da un costo esorbitante di carry trade sul debito.

E qui arriviamo alla cenciosa scusa keynesiana che tutto andrà bene una volta che verrà digerito l'aumento dell'imposta sui consumi dal 5% all'8%. Ma ecco il problema: questo è solo l'inizio di un cammino senza fine verso l'alto, in cui il carico fiscale del Giappone dovrà aumentare il suo peso per chiudere il gap fiscale lasciato dopo l'attuale ciclo di innalzamenti delle tasse e per finanziare la sua crescente colonia di pensionati.

Quindi non vi è alcuna possibilità che l'Abenomics possa fornire al Giappone una via di fuga dalla sua enorme trappola fiscale. La crescita nominale e reale rimarranno inchiodate a causa del picco del debito, dei pensionamenti, di una base imponibile in contrazione e di un onere fiscale che salirà.

Chiamatela pure distopia keynesiana. Si tratta di un ammonimento per i nostri tempi. Ed il Giappone, purtroppo, è solo il paziente zero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


“S&P a 2000” è un miraggio generato dalla FED

Mar, 30/09/2014 - 10:19
Il panorama economico globale continua ancora a soffrire. I sintomi sono chiari: disoccupazione, carenze istruttive, salari bassi, problemi con la sanità pubblica, ecc. E cosa fanno i pianificatori centrali? Attaccano, scioccamente, i sintomi. Qual è la malattia? Un'economia stagnante. Sebbene sia la crescita economica quella che vorremmo tutti, lo stato e le banche centrali sono alla ricerca della crescita economica "a tutti i costi", ovvero, quell'ambiente in cui la popolazione vive bene ed i privilegiati possono continuare a fare ciò che vogliono. L'impossibilità di questa concezione è palese dal continuo peggioramento delle condizioni economiche, segnalanti una drastica riduzione dell'efficienza del bacino della ricchezza reale. La cecità dei pianificatori centrali li porterà a predare ulteriormente questa fonte, pensando di poter sopravvivere al breve termine prolungando l'arrivo del lungo termine. L'unico modo affinché le banche centrali e gli stati possano permettere la nascita di una potenziale ripresa, consiste nel seguire questa regola alla lettera: togliersi dai piedi.
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di David Stockman


La correzione di mercato del 4% a luglio, è stata rapida e praticamente indolore. Senza perdere un colpo dopo che il mercato aveva brevemente testato la fascia dei 1900, sono tornati a ruggire gli azionisti che comprano nei ribassi — puntando ai 2000 per quanto riguarda l'S&P 500, riponendo la loro fiducia nella tenacia dei long trader e nell'innocuità degli short trader. Inutile dire che lo zombie-box ha subito srotolato i suoi drappi trionfali per questa bolla.

Quando gli algoritmi hanno infine segnato il numero magico 2000, esso ha rappresentato un guadagno del 200% rispetto ai minimi del marzo 2009. E per completare la simmetria, negli ultimi dodici mesi l'S&P 500 ha timbrato il cartellino degli utili esattamente 20 volte.

I rialzisti hanno detto che non c'è nulla di cui preoccuparsi, perché le negoziazioni sono ancora "a buon mercato" — come lo sono sempre, fino a quando non lo sono più. Eppure ora più che mai è meglio mantenere il tappo sullo champagne. I grafici mostrano una puzza fuori misura, mentre i dati economici smentiscono completamente i guadagni frizzanti nei prezzi degli asset rischiosi che sono stati riportati nel corso degli ultimi 65 mesi.

Ancora più importante, i burattinai della FED che gestiscono il casinò di Wall Street hanno più o meno ammesso a Jackson Hole che sono totalmente ammaliati dal voodoo keynesiano. Per dirla con un certo garbo, il discorso della Yellen era una nuvola vaporosa avvolta da un gergo incoerente.

In questo contesto, Lance Roberts di STA Wealth Management di recente ha pubblicato un grafico azionario che mostra perché "l'S&P a 2000" non è altro che l'ennesimo segnale di un gigante incidente finanziario annunciato.

Sei anni fa il calo del 50% degli indici azionari provocò una crisi di fiducia nel casinò di Wall Street, innescata oltre due decenni prima da Greenspan e Bernanke.

Durante quel breve momento di trauma ed incredulità, risuonò fugacemente l'idea che la prosperità non potesse essere costruita su imponenti montagne di debiti e sulla manipolazione dei mercati finanziari da parte della banca centrale.

Ma poi iniziò la grande marea di espansione monetaria, con il professor Ben Bernanke a guidare la carica. Così facendo, affermò di dover lottare contro una Grande Depressione 2.0 in base alle critiche di Milton Friedman circa i presunti errori della FED nel 1930-1933.

Ho smontato queste leggende metropolitane nel mio libro, The Great Deformation. Basti dire che le migliaia di banche locali che chiusero i battenti nei primi anni '30 erano in realtà insolventi, e non le vittime della disattenzione della FED; e che la breve ed acuta recessione del 2008-09 ha comportato la liquidazione inevitabile degli inventari e dei posti di lavoro accumulati durante la bolla immobiliare, non un tuffo in un baratro depressivo.

Tuttavia, Bernanke ha raddoppiato il bilancio della FED da $850 miliardi (accumulati in oltre 94 anni) a $1.8 bilioni nelle sette settimane dopo l'evento Lehman; e tredici settimane dopo il dicembre 2008, l'aveva quasi triplicato a $2.3 bilioni.

Inoltre, una volta che il genio della stampa di denaro è uscito dalla lampada, non c'è voluto molto prima che venissero inventati pretesti per un quantitative easing. In un batter d'occhio il bilancio della FED è salito a $4.5 bilioni, schiacciando gli ultimi residui di un price discovery onesto a Wall Street.

Il grafico qui sotto è la pistola fumante che prova come l'S&P 500 sia una creatura alimentata completamente dalla liquidità e dalla manipolazione della banca centrale. Come un orologio, i ribassi sono diventati meno profondi ed i rimbalzi più resistenti. Data la natura vacillante della ripresa economica sin dal 2009 ed i venti contrari provenienti da tutti i punti dell'economia globale, non c'è possibilità che questo grafico possa essere stato generato dal libero mercato in risposta ad un price discovery onesto:




Basta semplicemente prendere in considerazione i dati economici più recenti. Anche prima dell'inevitabile battuta d'arresto del PIL nel secondo trimestre, le vendite finali reali hanno raggiunto solo un tiepido guadagno del 2% rispetto all'anno precedente. E' andata esattamente così anche l'anno passato (nel secondo trimestre del 2013): un lieve calo rispetto al 2.2% nel secondo trimestre del 2012.

Complessivamente, l'economia reale è stata bloccata nella zona 2% dopo che la Grande Recessione ha ufficialmente toccato il fondo nel giugno 2009. Mettendo da parte gli inventari trimestrali, nel corso del ultimi 60 mesi le vendite finali reali sono cresciute di appena l'1.7% all'anno.

Inutile dire che non c'è nulla di più debole nella storia finanziaria moderna. Ciò che ha portato in alto il mercato azionario è l'inarrestabile espansione e sovrastima pericolosa degli utili societari. Questi ultimi rappresentano un'aberrazione economica, raggiunta a causa delle politiche delle banche centrali che hanno reso artificialmente a buon mercato il debito ed eccessivamente costoso il lavoro.

I frutti di queste distorsioni sono evidenti in questi due grafici...





Un'economia che non sta creando posti di lavoro, guadagni nel reddito reale delle famiglie ed aumenti reali degli asset produttivi, non vale lontanamente gli utili esorbitanti che sta facendo registrare. E' solo una questione di tempo prima che un altro "cigno nero", come il fallimento della Lehman Brothers, vada a frantumare la fiducia nel gioco della FED, provocando le ondulazioni vertiginose nel grafico di Lance Roberts qui sopra.

A dire il vero, la FED è una macchina gonfia-bolle. Ma non può sfidare la gravità economica per sempre.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Valute di riserva mondiali: Cos'è accaduto durante il periodo di transizione?

Lun, 29/09/2014 - 10:11




di Chris Ferreira


Il declino dell'egemonia del dollaro USA diviene sempre più chiara ogni giorno che passa, e questo articolo si propone di fornire al lettore delucidazioni su cosa è successo durante i precedenti periodi di transizione riguardanti la valuta di riserva mondiale. Quando una valuta di riserva è stata sostituita da una nuova, il processo di transizione ha segnato un cambiamento fondamentale nel mondo. Il paradigma economico si è spostato e sono cambiate le regole del gioco. Quando il dollaro perderà il suo status di valuta di riserva mondiale, non accadrà nulla di diverso da quanto è avvenuto in passato!



Il processo di transizione della valuta di riserva mondiale porta molta incertezza

Nel corso della storia, il cambiamento della valuta di riserva mondiale ha sempre portato scompiglio ed incertezza sui mercati finanziari. Il declino di un paese, e la successiva ascesa di un altro, ha segnato una trasformazione radicale del mondo, soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti della domanda di mercato. Il paese che ha dominato il commercio mondiale nel corso di un dato periodo storico, imponeva di solito la sua valuta come valuta di riserva mondiale. Spagna e Portogallo hanno dominato il XV e XVI secolo, i Paesi Bassi il XVII secolo, Francia e Gran Bretagna il XVIII e XIX secolo, e gli Stati Uniti hanno dominato il XX secolo.

Per tutta l'Età delle Esplorazioni, il Portogallo ha creato un impero globale. Nel 1453 le rotte commerciali tradizionali verso l'Asia non erano più praticabili a causa della crescita dell'Impero Ottomano e la sua presa di Costantinopoli, quindi emerse la necessità di rotte commerciali alternative. Grazie ai progressi nella tecnologia di navigazione, nonché ad altre circostanze favorevoli, i portoghesi, e presto gli spagnoli, furono in grado di raggiungere l'Africa, l'Asia ed il Nuovo Mondo. Di conseguenza la valuta portoghese, e più tardi quella spagnola, divenne la valuta principale nel commercio mondiale. I portoghesi, durante i loro viaggi e le loro scoperte, stabilirono avamposti militari lungo le coste dell'Africa, dell'India, della Malesia, del Giappone, della Cina (Macao), ecc.; quando allargarono troppo le loro mire espansionistiche, l'impero cadde a causa degli attacchi militari e della concorrenza di altri paesi (soprattutto gli olandesi, gli inglesi ed i francesi). Portogallo e Spagna poi si fusero per creare l'unione iberica; tuttavia crollò tra guerre e rivoluzioni nella metà del XVII secolo.

Fu poi la volta degli olandesi, la cui ascesa al potere globale venne aiutata in gran parte dalla creazione della prima multinazionale al mondo: la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC). Gli olandesi spodestarono Portogallo e Spagna, e si prefissero di trarre profitto dalla domanda europea per le spezie. Nel 1669 la VOC era la società privata più ricca che il mondo avesse mai visto, con oltre 150 navi mercantili, 40 navi da guerra, 50,000 dipendenti, un esercito privato composto da 10,000 soldati ed un dividendo del 40% sull'investimento iniziale degli azionisti. Più tardi, con l'arrivo della guerra anglo-olandese, il commercio delle spezie cessò temporaneamente e questo causò un picco dei prezzi. Altri paesi furono attratti nel commercio delle spezie, vale a dire la Francia e l'Inghilterra (la Compagnia Francese delle Indie Orientali e la Compagnia Inglese delle Indie Orientali). La saturazione del mercato delle spezie e la costosa guerra anglo-olandese, distrussero la Compagnia Olandese delle Indie Orientali e la sua moneta (il "fiorino") come valuta globale.




La Francia ottenne il dominio politico europeo sotto Luigi XIV, e sebbene l'eredità del "Re Sole" fosse grande, non bisogna dimenticare che lasciò i suoi eredi in un vortice di conflitti sociali e di debito causati principalmente dalla guerra e da una base fiscale sleale. Mentre il debito francese raggiungeva cifre impressionanti, gli inglesi, nel frattempo, vissero una Rivoluzione Industriale che diede alla Gran Bretagna una marcia in più, creando un impero "dove il sole non tramontava mai". La Rivoluzione Francese del 1789 fu essenzialmente la conseguenza di una crisi finanziaria che era diventata debilitante. Dopo un decennio di spargimenti di sangue e guerra civile, i francesi scoprirono un nuovo leader sotto il generale Napoleone Bonaparte. Le guerre napoleoniche del 1803-1815 infuriarono per oltre un decennio, estendendo l'influenza francese su gran parte dell'Europa (ispirando una rivoluzione a Haiti). Al culmine del successo di Napoleone nel 1812, l'impero francese aveva una vasta presenza militare in Germania, Italia, Spagna e Polonia. Fu questo impero che scosse profondamente le fondamenta dell'Europa dopo la sconfitta di Napoleone; nel 1815 le potenze europee si riunirono per stabilire una pace al Congresso di Vienna (il quale avrebbe riequilibrato il potere in Europa per il resto del XIX secolo).

Dopo la sconfitta della Francia napoleonica nel 1815, l'Inghilterra godette di quasi un secolo di dominio globale nel commercio.

Nel 1922 l'impero britannico aveva sotto la sua ala circa 458 milioni di persone (un quinto della popolazione mondiale) e circa un quarto della superficie totale. Con la seconda guerra mondiale, l'Impero britannico finì praticamente in bancarotta. Gli Stati Uniti fornirono finanziamenti alla Gran Bretagna, mentre divenivano la più grande nazione creditrice del mondo. Tuttavia, fu solo dopo la Conferenza di Bretton Woods (nel 1945) che il dollaro USA divenne ufficialmente la valuta di riserva mondiale.

Ogni paese che arrivò al massimo del suo dominio globale nel commercio, è crollato a causa di un punto di sovra-saturazione. Oggi c'è una situazione molto simile negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno 900 basi militari in 130 paesi e hanno speso più di $640 miliardi nel 2013 per spese militari. Questa cifra supera di gran lunga tutte le spese militari DI TUTTI GLI ALTRI PAESI. Gli Stati Uniti non sono più la più grande nazione creditrice del mondo, ma piuttosto la più grande nazione debitrice nella storia del mondo. Ora è la Cina la più grande nazione creditrice del mondo. Il XXI secolo appartiene alla Cina ed allo Yuan?

Oggi gli Stati Uniti dominano la terra, il mare e l'aria in 130 paesi con la loro potenza militare. Tuttavia il paesaggio di guerra sta cambiando ancora una volta. Stanno emergendo versioni alternative alla guerra tradizionale, come la guerra economica/informatica. Con l'imposizione di sanzioni commerciali e con la manipolazione dei prezzi di mercato, i paesi potenti possono esercitare violenza senza nemmeno dover entrare in un altro paese. In altre parole, il mercato azionario ed il mercato dei futures sono diventati uno strumento nelle mani dell'élite. Possono abbassare il prezzo del petrolio per mandare in bancarotta un particolare paese, o venderne il debito pubblico per spazzare via la loro moneta e creare iperinflazione. Queste misure sono molto più veloci/efficaci rispetto ai metodi tradizionali di guerra che abbiamo visto nel secolo scorso. Anche se gli Stati Uniti dominano il senso tradizionale della guerra, non hanno lo stesso tipo di meccanismi di difesa nel mercato finanziario. Come ho sottolineato in un precedente articolo, How the US Dollar Can Collapse, oggi ci sono un numero illimitato di modi in cui gli Stati Uniti possono essere attaccati.



La durata media di una valuta di riserva mondiale

Il cambiamento della valuta di riserva mondiale è un ciclo che di solito impiega tra gli 80 ed i 110 anni. Il dollaro USA è ufficialmente la valuta di riserva mondiale da 68 anni. Tuttavia è stato utilizzato nel commercio molto prima, come minimo sin dal 1920. Ciò significherebbe che il dollaro USA è più vicino ai 90+ anni come valuta di riserva. Questi cicli di circa 100 anni (un secolo) sono molto comuni nella storia: gli antichi li chiamavano saeculum, che rappresentavano le quattro stagioni (primavera, estate, autunno e inverno). Come per tutti i cicli, c'era un periodo di crescita, saturazione, picco e declino. Un libro eccellente sui cicli economici, con un focus sul ciclo attuale in cui ci troviamo, è The Fourth Turning di William Strauss e Neil Howe. Leggetelo, ve lo consiglio vivamente. Ecco una citazione dal libro:

Un apprezzamento per la storia non è mai più importante di quei momenti in cui si prevede un inverno secolare. Nella Quarta Stagione possiamo aspettarci di incontrare scelte personali e pubbliche molto più difficili di quelle affrontate dalle generazioni precedenti. Faremmo bene ad imparare dalle loro esperienze, viste attraverso il prisma del tempo ciclico. Non sarà facile. Richiederà una nuova interpretazione del nostro venerato Sogno Americano. E ci sarà richiesto di ammettere che la nostra fede nel progresso lineare è spesso pari ad un patto faustiano con i nostri figli. Faust alza sempre la posta, ed ogni puntata è il doppio o niente. Attraverso gran parte della Terza Stagione, siamo riusciti a rimandare la resa dei conti. Ma la storia ci avverte che non possiamo rimandarla oltre la prossima.
Il grafico seguente mostra il cambiamento di ogni valuta di riserva (ogni 100 anni o giù di lì) e gli eventi che sono avvenuti nel corso di ogni transizione. Ogni passaggio è stato caratterizzato da un periodo di grande sofferenza segnato da difficoltà economiche, rivoluzioni e guerre.





Il cambiamento della valuta di riserva mondiale è un ciclo che nasce dal comportamento sociale

Lo stimato storico d'economia britannico Arnold Toynbee (1852-1883) ha anche individuato, nel suo lavoro Study of History, un "ritmo alternato" di guerra e pace che si è verificato in Europa ad intervalli di un secolo, a partire dal Rinascimento. Oltre all'Europa, Toynbee ha inoltre identificato cicli simili nella storia cinese ed ellenistica. Li ha connessi al progressivo decadimento della "memoria vivente di una guerra precedente", dove i discendenti dei veterani di guerra, la cui unica conoscenza della guerra è avvenuta attraverso racconti, libri di storia e per sentito dire, finiscono al potere ed adottano il comportamento belligerante dei loro antenati.

Il periodo di crisi globale più recente è stato caratterizzato dalla prima guerra mondiale, la Grande Depressione e la seconda guerra mondiale; dall'inizio (1914) fino alla fine (1945) troviamo un periodo che va dai 100 (1914-2014) ai 69 (1945-2014) anni fa. Questo suggerisce che stiamo entrando in una nuova crisi globale con lo stesso percorso ciclico.

Le crisi globali sono devastanti a tutti i livelli di esistenza, per non parlare del grande costo in vite umane. Se vogliamo imparare dalla storia, quindi, dovremmo farci trovare pronti per il ciclo del prossimo futuro, in quanto segnerà la fine di un saeculum e l'inizio di un nuovo paradigma economico allineato più positivamente con equilibri nel commercio, nel debito e nelle politiche.

Gli Stati Uniti stanno cercando di rinviare la crisi stampando denaro, ma questo sta creando guerre valutarie con quasi tutte le principali banche centrali del mondo. Come la storia ci ha dimostrato più e più volte, ricorrere a questo ritardo attraverso la stampa di denaro non farà altro che aggravare il problema; non solo non impedirà l'inevitabile, ma lo renderà più doloroso e costoso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Come le banche centrali hanno scatenato una speculazione scriteriata: l'enorme bolla obbligazionaria europea

Ven, 26/09/2014 - 10:11




di David Stockman


Il capitalismo finisce in grossi guai quando il prezzo degli asset finanziari diventa completamente scollegato dalla realtà economica e dal buon senso. Ciò che ne deriva è una speculazione rampante in cui i giocatori d'azzardo finanziari sbandando da un azzardo ad un altro, lasciando il sistema finanziario distorto ed instabile — il proverbiale incidente ferroviario annunciato.

Ecco dove siamo ora. Ciò diviene evidente quando si guarda all'assurda corsa del prezzo del debito sovrano europeo sin da quando l'Euro-crisi ha raggiunto il suo picco nella metà del 2012. A questo proposito, forse il Portogallo è l'archetipo. I suoi indicatori economici, fiscali e finanziari sono ancora al palo, ma i prezzi dei titoli di stato sono saliti alle stelle.

Purtroppo il recente tonfo fragoroso del suo grande gruppo finanziario (Espirito Santo Group) è un indizio che la sua economia indebitata, dipendente dalle importazioni e gestita dai cartelli, non può essere aggiustata. Nonostante le false affermazioni di Bruxelles e Lisbona secondo cui il suo piano di salvataggio gli ha concesso la "promozione", la verità è che il rischio di default incorporato nel suo debito sovrano non è stato affatto ridotto.

Al tempo della crisi 2011-2012, il governo centrale stava già scivolando rapidamente in una trappola del debito con un rapporto di poco inferiore al 100%. Il cosiddetto piano di salvataggio della nazione ha solo peggiorato le cifre del suo debito pubblico. Oggi il debito del Portogallo in rapporto al PIL è al 129% e non vi è alcun segno di una inversione di tendenza.




Ma questo non ha scoraggiato gli speculatori sul debito sovrano periferico. Dalla metà del 2012 e dal "whatever it takes" di Draghi, il prezzo del debito pubblico del Portogallo è aumentato vertiginosamente. Ciò significa che gli speculatori — sfruttando la leva finanziaria o forme analoghe di prestiti ipotecati nei mercati repo — hanno raccolto guadagni esorbitanti in rapporto alla sottile fetta di capitale presa in prestito, senza correre alcun rischio in questi carry trade.

Come mostrato di seguito, in risposta a questa campagna di acquisti obbligazionari statali indotta dalla banca centrale, negli ultimi 24 mesi il rendimento del decennale portoghese ha sperimentato un ribasso mozzafiato dal 15% al 4%. Tra le altre cose, questo miglioramento repentino nei suoi costi di finanziamento ha insegnato al governo del Portogallo una lezione pericolosa e falsa. Vale a dire: a fronte di un'insostenibile dissolutezza fiscale, tutte ciò che serve è qualche gioco di prestigio nel bilancio ed una falsa austerità. In realtà, quasi tutto il suo miglioramento fiscale è dovuto all'unica fase in cui sono stati venduti i beni dello stato, compreso il gestore aeroportuale e vari servizi pubblici.





Indipendentemente dalla qualità delle sue misure di recupero fiscale, il forte calo nel rendimento dei suoi titoli implicherebbe come minimo che il Portogallo abbia diminuito drasticamente il suo deficit di bilancio cronico. Peccato che neanche questo sia avvenuto. Il Portogallo è andato in rosso per decenni, e pur essendo più bassi del 10% (in rapporto al PIL) rispetto al loro picco nel 2010-2011, i disavanzi pubblici corrono ancora al 5% del PIL e sarà una fortuna se scenderanno nel 2014 o in qualunque altro momento.

Inutile dire che quando il PIL nominale di un paese rimane piatto, il suo deficit non genererà il 5% di produzione annua senza essere rapidamente condannato dalla pura aritmetica. La matematica fiscale funesta, infatti, è esattamente la ragione per cui le sue obbligazioni sono vendute così rapidamente e senza la massiccia distorsione dei prezzi delle obbligazioni da parte della banca centrale, il Portogallo sarebbe stato già schiacciato dai rendimenti sul suo monumentale debito pubblico.




Quello che abbiamo qui è l'opposto di un onesto price discovery, del tipo che si verifica in un libero mercato vero. Non vi è praticamente alcuna base logica per il rally nel mercato dei titoli di stato portoghesi o in quello di qualsiasi altro paese europeo. Come descritto di seguito, il tutto è un'ondata di speculazione di breve termine guidata dalla banca centrale e da un afflusso di hot money dopo l'ukase di Draghi (che può invertirsi da un momento all'altro).

Nel frattempo, il sell-side a Wall Street e Londra continua a promuovere i sottili miglioramenti, spesso transitori, come giustificazione per questo rally, ovvero, l'acquisto di obbligazioni e derivati. In realtà, i fatti tristi legati all'economia stentata e le pratiche fiscali dissolute del Portogallo non sono affatto cambiati, ma ciò non impedisce al battage del sell-side di far scoppiare tutto.

Durante i recenti trimestri, per esempio, il PIL reale del Portogallo è schizzato leggermente verso l'alto, ma la grandezza del miglioramento è ridicolmente marginale — non certo coerente con il massiccio guadagno nei prezzi delle sue obbligazioni. Così, dopo tre trimestri di guadagni capillari, il suo PIL reale nel 2° trimestre 2014 si è attestato allo 0.8%. E questi fragili guadagni, naturalmente, non hanno ancora colmato nemmeno una frazione del profondo tonfo che si è verificato nei due anni precedenti.




Infatti, nonostante tutte le chiacchiere a tamburo battente del sell-side, il PIL reale del Portogallo è ancora il 6% inferiore rispetto alla vigilia della crisi finanziaria nel 2007. In tale contesto, il rally del mercato obbligazionario nel corso degli ultimi due anni è insensibile: un lieve balzo di un trend profondamente depresso non è affatto la prova che la malconcia economia del Portogallo sia magicamente diventata sostenibile, o che la sua capacità di rimborsare i debiti sia migliorata. In breve, il rally obbligazionario non ha nulla a che fare con i fondamentali fiscali ed economici del Portogallo.




Il vero problema, naturalmente, è che tutti i settori dell'economia portoghese sono stati sepolti sotto il debito dopo il suo ingresso nella CE, e nonostante ciò il Portogallo è stato in grado di accedere a finanziamenti a buon mercato nei mercati bancari ed obbligazionari europei. Infatti, la crescita esplosiva del debito potrebbe essere etichettata come un'orgia finanziaria. Come mostrato di seguito, nei 14 anni tra il 1996 ed il 2010, ad esempio, il debito delle famiglie è aumentato di 6 volte in un periodo in cui il PIL nominale è cresciuto a meno del 2x. Anche dopo alcune modeste liquidazioni nel corso degli ultimi 4 anni, l'indebitamento delle famiglie è ancora 5 volte più grande di quanto non fosse a metà degli anni '90, ma il PIL nominale del Portogallo è in realtà declinato sin dal picco del debito nel 2010, il che significa che il coefficiente di leva finanziaria delle famiglie è messo peggio.




Lo stesso vale per il debito commerciale non finanziario, che è salito anche del 6x dopo la fine del secolo scorso. Come si vede qui sotto, non vi è stato alcun progresso nel ridurre l'enorme onere per il settore commerciale.

Oltre a ciò aggiungeteci anche il continuo aumento dell'onere del debito pubblico. Durante gli anni felici dell'orgia del debito in Europa, il Portogallo ha cercato forsennatamente di prendere in prestito denaro per trovare la sua strada verso la prosperità. Ora la sua economia è schiacciata dal conseguente fiasco di bilancio, e non ci sono segni che i suoi rapporti di leva devastanti si siano ridotti dopo il cosiddetto programma di austerità.




Anzi, tutto questo debito ha finanziato uno stile di vita del tutto insostenibile importando più beni e servizi di quelli esportati, e la differenza è stata colmata mediante debiti finanziari nei mercati europei del debito. Nel corso dei decenni che hanno portato alla crisi finanziaria, il disavanzo delle partite correnti è fluttuato tra il 6% ed il 12% del PIL — un trend sicuramente mortale.




Ancora una volta, però, la propaganda sell-side si arrampica sugli specchi quando parla di "svolta" nelle partite correnti del Portogallo. Al fine di liquidare i suoi debiti imponenti, il Portogallo avrà bisogno di grandi eccedenze commerciali negli anni a venire in modo da generare i mezzi per rimborsarli. Ma nonostante un piccolo aumento delle esportazioni, che è intrinsecamente vincolato alla condizione vacillante delle economie CE ed al rallentamento generale dell'economia mondiale, il suo livello delle importazioni finora si è mosso a malapena. Detto in altro modo, l'economia portoghese continua a vivere nel lusso, come se la sua crisi del debito non fosse mai avvenuta.




Lontana dai lievi segnali di ripresa di Wall Street, l'economia reale del Portogallo è ancora in stasi profonda. L'indice della produzione industriale, per esempio, è in calo del 5% rispetto ai livelli del 2010 e del 18% dall'inizio secolo.




Ma l'indicatore più significativo è il tasso di partecipazione alla forza lavoro in netto calo. Come mostrato nel grafico qui sotto, il terribile tonfo sin dal 2000 è ancora più grave rispetto al declino negli Stati Uniti. Il motivo è che la forza lavoro del Portogallo è migrata in massa nella rete rigonfia dello stato sociale. Come negli Stati Uniti, i miglioramenti recenti nel tasso di disoccupazione — ancora superiore al 15% — sono essenzialmente riconducibili ad una forza lavoro in contrazione.

Questo è il nocciolo della questione. Con un livello decrescente di input nel mondo lavoro e la necessità ineludibile che i salari nominali — gonfiati enormemente durante il boom del debito — calino in termini assoluti a livelli più sostenibili, il tasso di crescita dei redditi in Portogallo resterà piatto negli anni a venire (nella migliore delle circostanze), e continuerà a diminuire a fronte di un'altra recessione europea e mondiale.

Di conseguenza, non vi è alcun sollievo in vista per i suoi coefficienti di leva in tutti i settori — governo, famiglie ed imprese. In queste circostanze, un rendimento del debito sovrano al 4% è a dir poco assurdo.




La verità, quindi, è abbastanza semplice. Con il suo discorso di metà 2012, Draghi ha innescato una fuga precipitosa verso acquisti di breve termine. Ciò ha causato un afflusso di hot money — proveniente soprattutto da speculatori di Wall Street e hedge fund. Di certo queste figure sono state aiutate non poco dall'enorme liquidità rilasciata dalla FED, con gli $85 miliardi mensili di QE e la disponibilità di finanziamenti pronti contro termine essenzialmente a costo zero. Infatti, la combinazione del QE3 e del "whatever it takes" di Draghi, è stata pari ad uno squillo di tromba per i cani finanziari.

In breve, l'intento era quello di far salire sia i prezzi delle obbligazioni in euro sia il tasso di cambio Euro/USD. In effetti, tra il luglio 2012 e la primavera 2014, l'euro ha preso il volo da 120 a 140 (quasi +17%). Tutto ciò non solo ha aperto le porte ad uno tsunami di hot money nei mercati europei, ma ha anche consolidato le patetiche scuse di oggi secondo cui l'Europa soffre di un male economico che può essere risolto solo con un aumento dell'offerta monetaria — al di là della repressione finanziaria in atto oggi, tra cui i tassi di deposito negativi.

Ma non c'è deflazione strutturale in Europa — solo l'impatto di breve termine sul tasso di variazione dei prezzi a causa di un picco del tasso di cambio che, ironia della sorte, è stato il risultato della promessa di Draghi che avrebbe acceso la stampante per "salvare" l'euro e sostenere il debito sovrano dell'Europa meridionale.

In realtà, l'attuale paura "deflazionistica" presto farà scendere l'euro fino alla soglia dei 130, e gli speculatori saranno costretti a vendere le loro obbligazioni periferiche al fine di evitare perdite. Il livello tendenziale dell'inflazione nell'area dell'euro è rimasto nell'ordine del 2.2% annuo sin dal 2000, come illustrato di seguito. Oltre agli effetti di breve periodo del tasso di cambio sul tasso di variazione dei prezzi, l'idea che l'Europa soffra di una crisi deflazionistica è assurda.




Di conseguenza, i rendimenti obbligazionari in tutta l'area Euro sono distorti oltre ogni immaginazione. In un recente articolo, EconMatters l'ha esposto in modo esplicito. I dati di tutti i principali paesi europei descrivono quella che è la madre di tutte le bolle obbligazionarie. Questa è la distruzione economica partorita dalla banca centrale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli