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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1345125
Aggiornato: 1 ora 27 min fa

Combattere per il petrolio?

Ven, 29/08/2014 - 10:13




di Murray N. Rothbard


[Nota dell'editore: la guerra all'Iraq è stata fatta per il petrolio? Chuck Hagel, che era stato appena nominato Segretario alla Difesa, la pensa così; o almeno la pensava così nel 2007. E per il neocon Bill Kristol, questo rappresenta un grosso problema. Michael Moore ha risposto a Kristol citando diversi conservatori che sostanzialmente concordavano con Hagel. Uno degli esperti citati era Ann Coulter, il quale sosteneva che fosse giusto che gli Stati Uniti combattessero per il petrolio perché il paese ne ha bisogno. Murray Rothbard, nell'approfondire le motivazioni principali della prima guerra in Iraq, ha fissato un punto cruciale. L'intervento in Iraq è in effetti per il petrolio. Ma non si tratta dell'acquisizione del petrolio di per sé, ma della sua acquisizione da parte di alcuni produttori di petrolio. È la guerra non è per il capitalismo dei consumatori, ma per i capitalisti clientelari.]


Perché l'intervento in Arabia?


(The Free Market, Novembre 1990. Incluso in Making Economic Sense.)


Nel trambusto per l'intervento del presidente Bush nella penisola arabica, un paio di osservatori sobri hanno fatto notare la curiosa mancanza di chiarezza nell'obiettivo strategico di Bush: è per difendere l'Arabia Saudita (e questo regno è davvero sotto attacco?); per scacciare l'Iraq dal Kuwait; per ripristinare quello che Bush ha stranamente denominato il "governo legittimo" del Kuwait (reso "legittimo" da quale processo?); per deporre o uccidere Saddam Hussein (e sostituirlo con chi?); o per bombardare a tappeto l'Iraq da qui fino all'età della pietra?

C'è stata anche meno discussione su una questione un po' diversa, seppur più sconcertante: perché improvvisamente ci siamo ritrovati interessati all'Arabia Saudita? Perché questa isteria? Perché il più massiccio riarmo militare sin dai tempi del Vietnam, ed il dispiegamento di quasi tutto il nostro esercito, aviazione, marina e marines, in questo punto del globo dove non c'è nemmeno un obbligo convenzionale per gli Stati Uniti?

(1) Il tipo grosso ed il tizio piccolo. Ciò che è sconcertante per alcuni di noi è invece cristallino per il generale H. Norman Schwarzkopf, comandante delle forze Usa nella "Operazione Desert Shield". Stizzito dalle domande dei media, il generale ha risposto: "Non leggete i giornali? Sapete tutti perché siamo lì. Un tiranno ha attaccato un soggetto indifeso e noi siamo qui per fermarlo."

Il generale stava, ovviamente, utilizzando la metafora dell'azione della polizia. Un ragazzone sta massacrando di botte un tipo gracile, ed il poliziotto interviene per porre fine all'aggressione.

Purtroppo, ad un'analisi più approfondita, la metafora solleva molte più domande che risposte. A parte il problema evidente: perché gli Stati Uniti rappresentano il sedicente poliziotto internazionale? I poliziotti, vedendo il cattivo fuggire e dileguarsi nel suo quartiere, non lo circondano con la forza ed affamano l'intero quartiere per stanarlo. Ancor meno i poliziotti bombardano a tappeto la zona sperando che il cattivo resti ucciso. I poliziotti operano secondo il principio fondamentale che i civili innocenti non devono essere uccisi o presi di mira durante il tentativo di cattura dei colpevoli.

Un altro punto cruciale: i governi non sono simili agli individui. Se un gradasso se la prende con un tipo debole, l'aggressore sta invadendo il diritto della vittima alla sua persona ed alla sua proprietà. Ma i governi non possono essere considerati individui innocenti che possiedono solo i diritti di proprietà sul loro territorio. I confini di uno stato non sono acquisizioni produttive, come la proprietà privata. Sono quasi sempre il risultato di aggressioni e di coercizione da parte dei governi di entrambe le parti. Non possiamo pensare che ogni stato attuale abbia il diritto assoluto di "possedere" o controllare tutto il territorio entro i suoi confini (generalmente arbitrari).

Un altro problema con il presunto principio del poliziotto statunitense nella difesa di tutti i confini: che dire dell'invasione dello stesso governo degli Stati Uniti a Panama di qualche tempo fa? Chi può mettere le manette agli Stati Uniti? La solita storia recita che gli Stati Uniti stavano "ripristinando" elezioni libere a Panama. Un modo strano per giustificare l'intervento contro l'Iraq, dal momento che il Kuwait e l'Arabia Saudita sono entrambi oligarchie assolutiste che sono lontane anni luce dalla "democrazia" o dalle "elezioni libere."

(2) Saddam Hussein è un uomo molto cattivo, il "macellaio di Baghdad". Assolutamente, ma era altrettanto un macellaio anche l'altro giorno, quando era un nostro valoroso alleato contro la terribile minaccia per il Golfo rappresenta dai fanatici sciiti dell'Iran. A proposito, gli sciiti fanatici sono ancora lì, ma -- così come il dittatore della Siria, Hafez Assad, il macellaio di Hama -- sembra che si siano magicamente trasformati in nostri prodi alleati contro Saddam Hussein.

(3) Ma un giorno (tre, ma più probabilmente dieci anni) Saddam Hussein potrebbe acquisire armi nucleari. E allora? Gli Stati Uniti ne hanno a bizzeffe, il risultato della sua Guerra Fredda con l'Unione Sovietica, anch'essa pingue di armi nucleari durante i decenni in cui era considerata il nostro Nemico implacabile. Allora perché c'è molta più isteria ora contro Saddam rispetto ai tempi dell'Unione Sovietica? Inoltre Israele da tempo ha armi nucleari e l'India ed il Pakistan sono sul punto di una guerra per il Kashmir, e anche loro hanno le armi nucleari. Allora perché di loro non ci preoccupiamo?

L'appello a principi più alti, come spiegazione coerente per l'intervento americano, non avrà successo. Molti osservatori, pertanto, si sono concentrati sull'economia come spiegazione.

(4) La Guerra per il Petrolio. Saddam, invadendo il Kuwait e minacciando il resto dell'Arabia, rischia (come ha detto una persona nel mondo del giornalismo) di diventare il "re mondiale del petrolio". E' stata avanzata questa spiegazione per giustificare come gli USA debbano difendere il consumatore americano a fronte di un innalzamento astronomico del prezzo del petrolio da parte dell'Iraq.

Ancora una volta, tuttavia, ci sono molti problemi con la spiegazione "Prezzo del Petrolio". Lo stesso Establishment che ora si preoccupa dei prezzi del petrolio come "minaccia per lo standard di vita americano", trattò con calma e forza d'animo la quadruplicazione dei prezzi del petrolio nei primi anni '70, quando eravamo molto più dipendenti dal petrolio del Golfo di quanto lo siamo ora. Perché allora non c'è stata un'invasione statunitense dell'Arabia Saudita per abbassare il prezzo del petrolio? Se c'è così tanta preoccupazione per il consumatore, perché così tanti politici non abbassano le accise sui carburanti di 50 mastodontici centesimi al gallone?

E' chiaro che il potere dell'OPEC, come tutti i cartelli, è strettamente limitato dalla domanda dei consumatori, e che il suo potere di aumentare il prezzo del petrolio è di gran lunga inferiore rispetto agli anni '70. Secondo le migliori stime, anche se Saddam Hussein avesse conquistato l'intero Golfo, non avrebbe potuto aumentare il prezzo del petrolio al di sopra dei $25 al barile. Ma gli Stati Uniti, con l'embargo, il blocco e le continue minacce di guerra, sono già riusciti ad aumentare il prezzo del greggio a $40 al barile!

In realtà, sarebbe più plausibile supporre che l'obiettivo del massiccio intervento di Bush sia stato quello di aumentare il prezzo del petrolio, non di abbassarlo. E considerando la visita presidenziale del vice di Bush in Arabia Saudita, specificamente per sollecitarla ad aumentare i prezzi, i suoi legami di lunga data con il petrolio del Texas e con la Big Oil in generale, così come la recessione del Texas negli ultimi anni, questa intuizione comincia ad apparire fin troppo credibile.

Ma la spiegazione più probabile per l'intervento di Bush non è stata ancora enunciata. Questo punto di vista non si concentra sul prezzo del petrolio, ma sul suo approvvigionamento, e in particolare sugli utili. Per certo, come ha sottolineato Joe Sobran, Saddam non ha intenzione di controllare il petrolio al fine di distruggerne l'offerta oppure la relativa clientela di tutto il mondo.

Sin dal 1930 i Rockefeller e le altre grandi compagnie petrolifere occidentali hanno avuto rapporti intimi con i canoni assolutisti del Kuwait e dell'Arabia Saudita. Durante quel decennio e la seconda guerra mondiale, il re Ibn Saud dell'Arabia Saudita concesse un monopolio su tutto il petrolio sotto il suo dominio all'Aramco controllata dai Rockefeller, mentre i $30 milioni in pagamenti di canoni per la concessione vennero sborsati dal contribuente americano.

La U.S. Export-Import Bank influenzata dai Rockefeller, sganciò altri $25 milioni a favore di Ibn Saud per costruire una ferrovia dal suo palazzo principale, ed il presidente Roosevelt stanziò in segreto $165 milioni all'Aramco affinché costruisse tubazioni in tutta l'Arabia Saudita. Inoltre l'esercito americano venne assegnato per costruire un aeroporto e la base militare a Dhahran, nei pressi dei campi petroliferi dell'Aramco, dopo di che la base costata svariati milioni di dollari venne girata, gratis, ad Ibn Saud.

E' vero che l'Aramco fu gradualmente "nazionalizzata" dalla monarchia saudita nel corso degli anni '70, ma ciò equivale solo ad un cambiamento nei termini di questa partnership: oltre la metà del petrolio saudita viene ancora girato al vecchio consorzio dell'Aramco affinché lo possa vendere a tutto il mondo. In più la Mobil Oil dei Rockefeller, oltre ad essere un elemento chiave dell'Aramco, è impegnata in due grandi joint venture con il governo saudita: una raffineria di petrolio ed un complesso petrolchimico che costano più di $1 miliardo ciascuno.

Oleodotti e raffinerie devono essere costruiti, e la Standard Oil of California (ora Chevron), parte dell'Aramco, ha incaricato di questo compito il suo socio di lunga data, la Bechtel. Quest'ultima (che ha fornito un posto nel governo federale ai segretari George Schultz e Casper Weinberger) sta ora costruendo alacremente Jubail, una nuova città industriale da $20 miliardi nel Golfo Persico, così come molti altri grandi progetti in Arabia Saudita .

Per quanto riguarda il Kuwait, il suo emiro negli anni '30 concesse un monopolio petrolifero alla Kuwait Oil Co., una partnership della Gulf Oil e della British Petroleum, e ormai la ricca famiglia Sabah possiede un grande pezzo della British Petroleum e possiede anche depositi enormi presso la Chase Manhattan e la Citibank (entrambe influenzate dai Rockefeller).

L'Iraq, d'altra parte, è stato a lungo un paese petrolifero canaglia... nel senso che si è trovato al di fuori della rete Rockefeller-Wall Street. Così, quando il 2 agosto è scoppiata la crisi, le grandi banche di Wall Street, tra cui Chase e Citibank, hanno detto ai giornalisti che praticamente non avevano nessun prestito pendente, né depositi dovuti, con l'Iraq.

Quindi può anche darsi che la guerra di Bush sia una guerra per il petrolio, ma non nel senso di una battaglia eroica per conto di un basso costo del petrolio per agevolare il consumatore americano. George Bush, prima di ascendere alla vicepresidenza, è stato membro della commissione esecutiva della potente Commissione Trilaterale di David Rockefeller. La società di esplorazione petrolifera di Bush, Zapata, è stata finanziata dalla famiglia Rockefeller. Quindi questa Guerra per il Petrolio potrebbe essere semplicemente uno sforzo per espandere il controllo dei Rockefeller sul Medio Oriente.


Perché la guerra? La connessione col Kuwait


(The Rothbard-Rockwell Report, maggio 1991. Incluso in The Irrepressible Rothbard.)


Perché siamo finiti in guerra nel Golfo? La risposta resta oscura, ma forse possiamo trovare una spiegazione esaminando l'inquietante collegamento del Kuwait col nostro governo. (Sono in debito con un eccellente articolo su un oscuro tabloid di New York, Downtown di Bob Feldman, "The Kissinger Affair," 27 marzo.) Lo Sabahklatura che governa il Kuwait è immensamente ricco, soldi derivati dal bottino delle tasse/"royalty" estratte dai produttori di petrolio semplicemente perché la tribù Sabah rivendica la "sovranità" su quel prezioso asset nel bel mezzo del deserto. La tribù Sabah non ha alcuna rivendicazione legittima sui proventi del petrolio; non ha fatto nulla per esserne il primo appropriatore o il primo utilizzatore.

E' ragionevole supporre che la famiglia Sabah sia pronta ad utilizzare una parte modesta di quella ricchezza illecita per acquistare difensori ed avvocati negli Stati Uniti. Ora concentriamo la nostra attenzione sulla figura sinistra, ma quasi universalmente amata, di Henry Kissinger, un portavoce, consigliere e servitore dell'impero mondiale dei Rockefeller. Kissinger è così amato, infatti, che ogni volta che appare su Nightline o Crossfire è da solo, dal momento che sembra rappresentare una lesa maestà (o addirittura bestemmia) controbattere ai suoi pronuncimenti banali. Solo una manciata di brontoloni di estrema destra ed estrema sinistra disturbano questo consenso accogliente.

Nel 1954 Kissinger, un politologo di Harvard ed ammiratore di Metternich, uscì dalla sua oscurità accademica per diventare consigliere permanente sulla politica estera del governatore di New York Nelson Aldrich Rockefeller. Il dottor K svolse quel ruolo fino ad acquisire una certa padronanza della politica estera nelle amministrazioni Nixon e Ford. In quel ruolo Kissinger giocò un ruolo importante nel prolungare ed estendere la guerra del Vietnam, nell'omicidio di massa di civili causato da attentati terroristici in Vietnam, nel bombardamento segreto della Cambogia e nell'invasione del Laos.

Da quando lasciò la carica nel 1977, Kissinger ha continuato a svolgere un ruolo molto influente nella politica americana, nei media americani e nell'impero mondiale dei Rockefeller. Fu Kissinger, insieme a David Rockefeller, che risultò decisivo nella decisione disastrosa del presidente Carter di approvare che lo Scià rovesciasse l'Iran, vecchio amico e alleato dei Rockefeller, una decisione che ha portato alla crisi degli ostaggi iraniani ed alla caduta di Carter. Oggi Kissinger continua a servire come amministratore fiduciario del potente Rockefeller Brothers Fund, come consigliere della Chase Manhattan Bank dei Rockefeller e come membro dell'International Advisory Committee della stessa Chase. L'influenza di Kissinger sui media è evidente avendo fatto parte del consiglio della CBS Inc. ed essendo stato un consulente pagato per NBC News ed ABC News. Queste tre emittenti ricoprono buona parte del network dell'informazione.

Ma il ruolo principale e più redditizio di Kissinger è stato quello di capo della Kissinger Associates a New York, fondata con un finanziamento ottenuto nel 1982 dalla ditta bancaria internazionale di E.M. Warburg, Pincus and Company. A livello superficiale la Kissinger Associates (KA) è una "società di consulenza internazionale," ma tale "consulenza" copre molti peccati, e nel caso della KA questo significa influenza politica internazionale per le sue due dozzine di clienti importanti. In una relazione approfondita sulla KA del 20 aprile 1986, Leslie Gelb del New York Times Magazine rivela che "in quello stesso anno dalle 25 alle 30 imprese hanno pagato la KA tra i $150,000 ed i $420,000 ciascuna per ottenere influenza politica." Come fa notare blandamente Gelb: "Le superstar [della KA] erano persone che certamente avevano i contatti telefonici di alti funzionari del governo americano e di quelli stranieri." Oserei dire che si otteneva più della semplice influenza politica. Gli uffici della KA a New York e Washington sono piccoli, ma rappresentano una potere non indifferente. (E' una coincidenza che il quartier generale della KA a Park Avenue si trova nello stesso edificio della filiale della Chase Manhattan Bank, la Commercial Bank of Kuwait?)

Chi erano queste "superstar?" Uno di loro, che nel 1986 è stato vice presidente della KA, non è altro che il generale Brent Scowcroft, ex-consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Ford e, ricoprendo lo stesso ruolo sotto George Bush, è il principale architetto della guerra del Golfo. Uno dei migliori clienti del generale era la Kuwait Petroleum Corporation, che ha pagato Scowcroft per i suoi servizi almeno dal 1984 al 1986. Inoltre Scowcroft divenne direttore della Santa Fe International (SFI) nei primi anni '80, non molto tempo dopo la SFI è stata acquistata dalla Kuwait Petroleum Corporation. Il vecchio capo di Scowcroft si è unito a lui nella direzione della SFI: Gerald Ford. Una delle attività della SFI è la perforazione di pozzi di petrolio in Kuwait, un'operazione che, ovviamente, ha dovuto essere sospesa dopo l'invasione dell'Iraq.

Brent Scowcroft, è chiaro, ha goduto di una connessione lunga e redditizia col Kuwait. E' una coincidenza la presentazione di Scowcroft al Consiglio di Sicurezza Nazionale il 3 agosto 1990, che secondo il New York Times (21 febbraio) "ha cristallizzato il pensiero della gente e galvanizzato il supporto" per una "risposta forte" contro l'invasione irachena del Kuwait?

Con Scowcroft, tra l'altro, non si esaurisce l'elenco di amministratori Repubblicani tra la Kissinger Associates. Un altro alto funzionario della KA, Lawrence Eagleburger, sottosegretario di stato sotto Reagan, è tornato a ricoprire un'alta carica come vice segretario di stato sotto George Bush dopo un periodo di lavoro presso la KA.

Di vitale importanza alla KA sono i membri del suo consiglio di amministrazione. Uno è T. Jefferson Cunningham III, che è anche direttore della Midland Bank of Britain, altro cliente della KA. Il punto interessante qui è che il 10.5% di questa banca da $4 miliardi è posseduto dal governo del Kuwait. E Kissinger, come capo della KA, è naturalmente interessato a promuovere gli interessi dei suoi clienti, i quali includono la Midland Bank e quindi il governo del Kuwait. Questo collegamento ha qualcosa a che fare con il punto di vista ultra-interventista di Kissinger nella guerra del Golfo? Nel frattempo Kissinger continua ad operare nel Foreign Intelligence Advisory Board del presidente Bush, che non solo dona a Kissinger un canale per dare consigli ma gli dà anche l'accesso ad informazioni di sicurezza nazionale che potrebbero rivelarsi utili per i clienti aziendali della KA.

Un altro cliente della KA è la Fluor Corporation, che ha un interesse particolare nell'Arabia Saudita. Poco prima dell'invasione del 2 agosto, l'Arabia Saudita ha deciso di lanciare un progetto dai $30 ai $40 miliardi per espandere la produzione di petrolio, e ha concesso due contratti petroliferi enormi alle corporazioni Parson e Fluor. (New York Times, 21 agosto)

Un membro del consiglio di amministrazione della KA è il presidente dell'ARCO Robert O. Anderson; l'ARCO, anch'essa cliente della KA, è impegnata in un'esplorazione e perforazione petrolifera nel mare della Cina con la Santa Fe International, la filiale del governo del Kuwait.

Altri membri del consiglio della KA sono William D. Rogers, sottosegretario di stato nell'amministrazione Eisenhower e da tempo nella Dewey-Rockefeller di New York; l'ex-presidente della Citibank (Rockefeller) Edward Palmer; ed Eric Lord Roll, economista e presidente dell'istituto bancario S.F. Warburg di Londra.

Forse il membro più interessante della KA è una delle figure più amate dal movimento conservatore, William E. Simon, segretario del tesoro nelle amministrazioni Nixon e Ford. Quando Simon lasciò la carica nel 1977, è diventato un consulente per la Bechtel Corporation, che ha avuto i maggiori contratti di costruzione per raffinerie di petrolio e città in Arabia Saudita. Inoltre Simon è diventato un consulente per Suliman Olayan, uno degli uomini d'affari più ricchi e potenti in Arabia Saudita. Stretto collaboratore della ricca famiglia reale saudita, Olayan aveva servito bene la Bechtel ottenendo il contratto multi-miliardario per costruire la città petrolifera di Jubail. Nel 1980, inoltre, Olayan ha assunto William Simon per essere il presidente di due società di investimento insieme all'influente principe saudita Khaled al Saud.

La Bechtel, i Rockefeller e la famiglia reale saudita hanno avuto per lungo tempo una connessione intima. Dopo che i sauditi hanno concesso al consorzio petrolifero dell'Aramco (dominata dai Rockefeller) il monopolio del petrolio in Arabia Saudita, i Rockefeller hanno portato ai loro amici della Bechtel contratti di costruzione. La Bechtel Corporation, naturalmente, ha anche contribuito alla scalata di George Shultz e Cap Weinberger ai posti di comando dei Repubblicani. Per completare il cerchio, l'ex-capo di Simon, Suliman Olayan, è stato, nel 1988, il più grande azionista della Chase Manhattan Bank dopo lo stesso David Rockefeller.

Il motivo è chiaro. Un vecchio slogan della New Left recitava che "non c'è bisogno di un meteorologo per dirvi come soffia il vento". Allo stesso modo, non c'è bisogno di essere un "teorico della cospirazione" per capire che cosa sta succedendo qui. Tutto quello che dovete fare è essere disposti ad usare gli occhi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Come trarre profitto dal metallo prezioso dimenticato

Gio, 28/08/2014 - 10:08




di Byron King


Vi metterò a conoscenza di un trend per il quale gli investitori istituzionali si morderanno i gomiti in futuro — sto parlando della rinascita dell'argento.

Dopo 3 anni di mercato orso, l'argento sembra aver toccato il fondo.

Di conseguenza, il prezzo di questa merce trascurata potrebbe essere sulla buona strada per i $30. Oggi voglio mostrarvi come sfruttare questa opportunità. Come vedrete, l'argento può proteggere la vostra ricchezza dalla tempesta perfetta di violenza settaria ed incompetenza burocratica. Ora è il momento di dare uno sguardo a questo metallo.

In primo luogo, vorrei spiegare come siamo arrivati qui.

Negli ultimi 3 anni l'argento ha avuto una vita difficile. Tutto è iniziato con la decisione della FED di interferire con l'economia.

Il mercato è ancora alle prese con gli effetti della politica monetaria della Federal Reserve. Sin dal 2008 abbiamo visto una dose costante di stampante monetaria e manipolazione del tasso di interesse — cosa che consegna agli investitori un mondo artificiale.

Questo mondo artificiale ha gettato fumo negli occhi di molti investitori. Le persone vanno a caccia di Facebook e Twitter. Stanno inseguendo i creatori di app ed altre dinamiche .

Nel frattempo, con il denaro che fugge dagli hard asset più sicuri, il prezzo dell'argento ha preso un colpo.

Il nostro analista tecnico, Greg Guenthner, mi ha mostrato una metrica che svela una dimensione invisibile di questa tendenza.

“Moving average convergence divergence (MACD), la linea sotto il grafico dei prezzi, mostra la quantità di traffici che avviene in un dato momento nel mercato dell'argento. Un picco nei trading — visto nel settembre 2012 — ha innescato la caduta precipitosa del prezzo dell'argento."




I prezzi dell'argento sono crollati poiché gli investitori di Wall St., desiderosi di giocare i loro soldi in investimenti più rischiosi, si sono trasferiti nel mercato azionario, ringraziando con devozione lo stimolo della FED. Ebbene, la festa sta giungendo al termine...

Come sapete, l'economia è ormai paragonabile ad un insieme di pezzi avulsi tenuti insieme con lo scotch e si sta sgretolando lentamente. Il QE è agli sgoccioli ed un aumento dei tassi di interesse è all'orizzonte.

Naturalmente non si può lanciare denaro ad un problema ed aspettarsi che funzioni nel lungo periodo.

Né il governo può aspettarsi di sostenere debiti da migliaia di miliardi di dollari. Il conto verrà probabilmente pagato sotto forma di una correzione di mercato.

Inoltre, le forze naturali del mercato spingeranno in alto l'inflazione fino a compensare gli sforzi della FED direzionati ad una manipolazione artificiale dei tassi. Per molti aspetti, l'inflazione è sempre in agguato dietro le quinte. E può solo peggiorare nei prossimi anni. Questa è una grande notizia per i possessori di argento.

Come possiamo rafforzare la nostra difesa contro il nemico conosciuto come inflazione? Sviluppando una posizione unica per l'argento.

Una mossa ideale non sarebbe solo quella di proteggersi contro la crescente ondata di inflazione, ma anche contro la volatilità dei trading degli investitori istituzionali volubili.

I banchieri di Wall Street sono soggetti ai capricci delle mode che passano. Hanno la lungimiranza di un moscerino della frutta; sono solo interessati al breve termine.

Voi siete qui per il lungo termine. Possedete quella lungimiranza che vi permette di scorgere i guadagni degli anni a venire.

First Majestic Silver Corp. (NYSE:AG) è una società a media capitalizzazione che vi aiuterà a far maturare i frutti della vostra lungimiranza. L'ho rivelato ai lettori di Oustanding Investment Insider il mese scorso. Tuttavia, dato che non l'ho trattata come una raccomandazione ufficiale, mi piacerebbe condividerla anche con voi.

First Majestic è una società mineraria focalizzata sulla produzione di argento in Messico. L'azienda sta riversando i suoi sforzi nell'aumentare l'efficienza delle sue miniere esistenti.

Una cosa lontano dalla norma per le società minerarie.

Le società minerarie ad alta capitalizzazione gettano milioni nell'esplorazione per scovare potenziali siti minerari. Quando le ricerche sfornano un ritorno misero, quasi inevitabilmente a causa dei costi astronomici dell'esplorazione, i loro bilanci finiscono in rosso. Potete immaginare che cosa significhi questo per la redditività delle compagnie minerarie.

La First Majestic rifugge da questa strategia in favore di una che è redditizia.

Vedete, la First Majestic si concentra sull'espansione della produzione delle sue miniere esistenti.




E questa tattica sta dando i suoi risultati. Nel primo trimestre, la produzione di argento è aumentato del 33% rispetto al primo trimestre 2013. Giusto in tempo per la rinascita dell'argento.

Traete conforto dalla forte correlazione tra il prezzo azionario di questa azienda ed il prezzo dell'argento. La correlazione fa luce sul grafico sconfortante qui sopra. Non preoccupatevi. Al rialzo dell'argento, seguirà anche quello della First Majestic. In realtà, sin dal giugno scorso stiamo vedendo una solida inversione di tendenza nel prezzo delle azioni, come indicato dall'area cerchiata sul grafico. E questo potrebbe essere solo l'inizio.

Traete profitto dal punto di svolta del prezzo dell'argento costruendo una posizione con la First Majestic.

Tutto sommato, le circostanze stanno convergendo affinché sia questo il momento in cui proteggere la vostra ricchezza. Potete proteggervi contro il rischio della fallibilità politica, con l'argento.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La sola prescrizione per una ripresa economica reale

Mer, 27/08/2014 - 10:07




di Dan Amoss


Nel 2012 i notabili che gestiscono l'Unione Europea hanno scelto la stagnazione alla ristrutturazione. Ecco una conseguenza di quella scelta: le aspettative per una ripresa economica sostenibile continuano sempre ad essere disattese.

Due anni fa il capo della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha promesso di fare "tutto il possibile" per tenere unita la zona euro. Ha bluffato gli investitori nervosi inducendoli a credere in un programma di acquisto di bond soprannominato “Outright Monetary Transactions”, o “OMT”.

Sin dal bluff dell'estate 2012, la BCE non ha dovuto comprare molti titoli di stato emessi da Italia, Spagna, o altri paesi periferici dell'UE; invece li hanno comprati le banche commerciali. L'acquisto implacabile di bond ha portato a rendimenti obbligazionari notevolmente bassi in quei paesi con profili di credito rischiosi.

Ma il salvataggio reciproco tra banche e stati non può durare per sempre. Le deboli banche dell'UE possono assorbire le obbligazioni solo con una quantità crescente di credito. Alla fine, l'economia reale dell'Europa periferica deve riprendersi al fine di supportare i grandi stock di debito pubblico. E non si sta riprendendo...

La produzione industriale delude frequentemente; i tax rate non possono andare più in alto; i produttori non sono competitivi; i grandi mercati esportatori, tra cui la Cina, hanno rallentato; e, soprattutto, i burocrati europei hanno sprecato risorse scarse per sostenere un sistema insostenibile.

C'era bisogno di una pulizia di massa dei crediti in sofferenza nel sistema bancario, ed una ricapitalizzazione delle banche. Ma si è deciso di impedire una ristrutturazione delle banche — probabilmente a causa della paura di corse agli sportelli e di un contagio. Le ristrutturazioni bancarie che si sono verificate erano troppo piccole per fare la differenza.

Così le sofferenze e gli incagli, spazzati sotto il tappeto per alcuni anni con artifizi contabili, potrebbero essere sul punto di emergere di nuovo...

Il Banco Espírito Santo, una grande banca portoghese, è sottocapitalizzata. Si è anche impegnata in pratiche contabili discutibili (come le altre sue compagne in tutta Europa). C'è una certa riluttanza a declassare i crediti inesigibili.

Dopo il picco nel boom del credito, i banchieri hanno fatto tutto il possibile per ritardare l'ammortamento dei crediti inesigibili, sperando di "schivare il proiettile" del deficit di capitale concedendo nuovi prestiti e incassando profitti dal carry trade. Le banche centrali hanno tagliato i tassi di interesse, cosa che ha abbassato i costi di finanziamento delle banche commerciali. Poco alla volta Draghi ha acquistato le banche dell'UE progettando un massiccio carry trade nelle obbligazioni sovrane. Ma anche questo trading sta finendo. Le banche dell'UE dove troveranno i profitti per compensare le perdite sui crediti che stanno lentamente ri-emergendo?

I banchieri centrali stanno seguendo la politica del tasso zero ("ZIRP") per alleviare il dolore delle bolle creditizie scoppiate. Ma dopo anni dell'esperimento globale chiamato ZIRP, sta diventando chiaro che puntellare le vecchi banche in bancarotta significa in realtà impedire una ripresa reale.

Sono d'accordo con la conclusione di David Stockman che ha presentato in questo articolo:

Quindi forse è il momento che la FED cambi mentalità. Cioè, che l'Eccles Building rifugga dalla manipolazione del tasso di interesse e dalla ZIRP, e quindi consenta ai mercati finanziari di impegnarsi nuovamente in un onesto price discovery; e consenta al ciclo economico naturale di fare il proprio corso senza l'interferenza dei 12 membri del Politburo monetario, lasciando la riallocazione dei mercati nelle mani dei 317 milioni di consumatori, produttori, investitori, imprenditori e anche speculatori che compongono l'economia.
Questa è la ricetta giusta per una vera ripresa economica sostenibile. Ma cerchiamo di non illuderci: ci sono poche possibilità che la FED la implementi. E' raro che le istituzioni introducano cambiamenti proattivi; invece, reagiscono alle crisi.

Spingendo i tassi d'interesse a livelli artificialmente bassi, la FED ha gonfiato la bolla dei mutui americani e l'immancabile crash del 2008. Ma, purtroppo, il ciclo boom-bust non ha stimolato nella FED un'auto-riflessione. Incredibilmente, la FED è emersa dalla crisi come un eroe!

Così ha rincarato la dose con la ZIRP, con conseguente inflazione degli asset per i ricchi e stagflazione per la classe media. L'inflazione degli asset non ha favorito l'economia reale (come previsto dalla FED di Bernanke). Il quantitative easing (QE) ha rimarcato di più le disuguaglianze di reddito, aggravando gli squilibri economici ed allentando la pressione sui bilanci pubblici.

La "repressione finanziaria" dei responsabili della politica non sta funzionando, sostiene Russell Napier di CLSA in una nota recente. La repressione finanziaria consiste nella manipolazione dei tassi di interesse al di sotto del tasso di inflazione. I risparmiatori poi sopportano il costo del deleveraging di un sistema finanziario sovraccarico.

"[Bisognerebbe] farsi domande sull'attuale consenso: tutta la medicina reflazionistica è un bene per i proprietari di capitali", scrive Napier. "La fiducia tra i capitalisti che solo le autorità possano renderli più ricchi è davvero bizzarra, in quanto la memoria storica non contiene prove per associare l'azione del governo a valutazioni e rendimenti più alti. In un mondo dove il QE non svaluta i debiti e l'attivismo del governo non è tra le cose da fare, le valutazioni azionarie avrebbero davanti a loro una lunga strada in discesa."

Napier afferma che cinque anni di QE globale siano stati necessari — ma non sufficienti — per ridurre la leva finanziaria nel sistema finanziario. Eppure i responsabili della politica continuano a scommettere sull'attivismo. Nuovi interventi includono il "finanziamento dei prestiti" nel Regno Unito, ed i piani della BCE per incanalare il QE in alcuni settori privilegiati dell'economia.

Queste tattiche, sostiene Napier, equivalgono ad una allocazione del credito dettata dallo stato. In altre parole: "Capitalismo con caratteristiche cinesi".

Napier sostiene in modo convincente che l'inefficienza delle economie dirette dallo stato, dovrebbe portare a basse valutazioni nel mercato azionario. Sono d'accordo.

Ecco come vi potete preparare per una lenta discesa nelle valutazioni del mercato azionario: siate molto esigenti circa le azioni in vostro possesso. Le aziende con vantaggi competitivi duraturi terranno meglio. Alcune azioni possono superare un contesto di mercato ribassista e fornire grandi rendimenti. Ma l'idea che ogni azione possa salire perché le banche centrali stanno stampando denaro, sta diventando molto stantia.

Per quanto riguarda le azioni da evitare, starei lontano da qualsiasi cosa vi esponga alle banche europee. Queste banche hanno semplicemente ritardato — non evitato — la ristrutturazione.

La ristrutturazione è devastante per gli azionisti esistenti, ma offre buoni rendimenti per i nuovi entranti.

Tanto per cominciare, evitate di possedere banche europee quotate. Qui ci sono alcune ETF specifici che si dovrebbero evitare: l'iShares MSCI Italy ETF (NYSE: EWI), l'iShares MSCI Spain ETF (NYSE: EWP) e l'iShares MSCI France ETF (NYSE: EWQ). Questi ETF sono composti da banche esposte a crediti inesigibili.

Nel corso del tempo, sempre più investitori riconosceranno la trappola che le banche centrali hanno preparato per loro. Il QE non può essere annullato senza gravi danni ai prezzi delle obbligazioni, degli immobili e dei titoli azionari. Poiché questi asset servono come garanzia del sistema bancario, prezzi più bassi riaccenderebbero i timori di un default. Un mercato orso per gli immobili ed i paper asset metterebbe a tacere le chiacchiere di un restringimento della politica monetaria.

Quindi, quali classi di asset potrebbero beneficiare della diffusa comprensione che le banche centrali sono intrappolate in un quantitative easing permanente? Oro, argento e società estrattrici.

Eccone una da prendere in considerazione: Yamana Gold (AUY: NYSE; YRI: TSX). Le sue miniere in Sud America e Messico hanno minerali di buona qualità. Il bilancio di Yamana e il flusso di cassa sono abbastanza sani da finanziare la crescita continua della produzione, oltre ai dividendi.

Yamana è una delle poche grandi aziende di estrazione dell'oro in grado di generare un flusso di cassa positivo e costante con l'oro a $1,100 l'oncia. Questa è una buona protezione contro i ribassi. Ma se la media dei prezzi dell'oro sarà di $1,500 tra oggi e il 2018, Yamana potrebbe generare più di $2 miliardi di flusso di cassa cumulato.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Perché non sono un sionista

Mar, 26/08/2014 - 10:14
Sebbene gli articoli presentati finora sulla questione mediorientale siano stati decisamente chiari, è meglio ribadire alcuni punti a scanso di equivoci. Il problema qui non sono né gli ebrei né i palestinesi, il problema sono i fanatici e gli psicopatici al potere. Nel nostro caso, i cosiddetti sionisti e le forze arabe terroriste. Entrambi (ebrei e musulmani) hanno vissuto insieme senza problemi in Palestina per diversi secoli, fino all'arrivo dei coloni sionisti. La loro convinzione presuppone l'esistenza di uno stato ebraico in cui solo chi è di religione ebraica può avere la piena cittadinanza. Sia chiaro: il sionismo non è l'ebraismo. Il movimento sionista è una ideologia politica di origine ottocentesca, in contrasto con l'ortodossia ebraica ed osteggiato da un cospicuo insieme di rabbini. Ebrei ed arabi, in realtà, non sono popoli nemici. Uno stato unico in cui vivevano pacificamente insieme ebrei e musulmani già esisteva, precedentemente all'arrivo dei primi coloni sionisti. Poi sono arrivati i fanatici con un esercito che spara sui bambini, che lancia fosforo bianco, che circonda le città con un muro, che ruba le terre, che brucia gli ulivi. Questi eventi hanno seminato odio, e laddove c'era cooperazione si è fomentata la distruzione. Per gli arabi, quindi, gli assalitori sono diventati "tutti" ebrei (come per gli indiani i bianchi erano tutti "wasi'chu", eccetto quelli che avevano deciso di abbandonare la loro precedente civiltà). Quando viene fatto scoppiare l'odio, le distinzioni non solo sono difficili, sono controproducenti. Non porti una penna ad un duello con la spada. Entrambe le popolazioni stanno pagando un prezzo alto per la follia dei loro governanti. La Palestina a suon di morti ammazzati, Israele vedendo etichettati gli ebrei (tutti) come dei carnefici. Come suggerisce giustamente questo articolo di Haaretz, "Israele deve sottoporsi ad una rivoluzione culturale".
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di Scott Lazarowitz


Come ho già detto in precedenza, sono ebreo. In realtà, sono un ebreo angosciato. Ma non sono un sionista. Sono un individualista ed un sostenitore della proprietà privata e dell'associazione volontaria.

Ma visto che le parole sionismo e sionisti sono spesso gettate nella mischia con noncuranza ed ignoranza, voglio chiarire il loro significato.

Sin dal tardo XIX secolo, il sionismo è stato un movimento politico che ha promosso una patria per gli ebrei, con la mistica "Terra di Israele" idealizzata come la "Terra promessa" di Dio agli ebrei. Tuttavia, i sionisti più influenti considerano Israele (o la Palestina, come era conosciuta prima del 1948) l'unica "patria sicura per gli ebrei". Ma, come Murray Rothbard ha sottolineato, Israele era già abitata. L'insediamento degli ebrei in quel lembo di terra non ha visto contratti volontari e trasferimenti dei titoli di proprietà, bensì sequestri coatti effettuati da burocrati statali e dai loro esecutori armati.

Quindi direi che le sollecitazioni del secolo scorso rivolte a tutti gli ebrei del mondo, affinché si fossero stabiliti nel piccolo territorio di Israele, non erano affatto di natura "ebraica", poiché la realizzazione dell'obiettivo del sionismo ha violato gli insegnamenti morali del giudaismo (e del cristianesimo), ed è una cosa che non potrebbe funzionare nella pratica.

Infatti, oltre al desiderio di scacciare i palestinesi, nel corso dei decenni gli ideologi al comando hanno dimostrato un'inclinazione alla persecuzione e forse anche peggio. Per esempio, dal punto di vista morale come fanno i sionisti a spiegare l'embargo della Striscia di Gaza, per cui i palestinesi non sono autorizzati a viaggiare a Gerusalemme o in Cisgiordania?

Per quanto riguarda la praticità di tale organizzazione, essere circondati da arabi, musulmani, o paesi persiani, come potrebbe far allontanare le ritorsioni e far sentire protetti gli ebrei -- soprattutto in considerazione del contraccolpo naturale dopo anni di sequestri di terre dei palestinesi, espulsioni degli arabi dalla Palestina ed occupazioni militari?

E quanti ebrei attualmente in Israele sono stati vittime di oppressioni o di discriminazioni, al contrario dei palestinesi in Israele ed a Gaza che sono effettivamente vittime?

Vedete, non molti degli ebrei in Israele sono vittime. Ma sembra che parecchi si vedano come tali, come ha sottolineato l'esperto di antisemitismo Antony Lerman.

Ma sembra che sia politicamente scorretto parlare negativamente di Israele, o criticare i suoi burocrati e le loro aggressioni illegali, tanto da essere etichettati come "antisemiti" da parte di persone ignoranti e intolleranti. I campus universitari vogliono criminalizzare le critiche ad Israele, ed il dissenso tra le fila dei leader ebrei si è notevolmente ridotto a causa delle tattiche intimidatorie maccartiste.

Il giornalista di Haaretz e critico della guerra a Gaza Gideon Levy, ha scritto che è stato "quasi linciato" da una folla di israeliani arrabbiati mentre veniva intervistato fuori da un centro commerciale.

E, ironia della sorte, ora sembra che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu vuole che l'UE "disciplini strettamente" le proteste contro la guerra a Gaza e le critiche contro Israele, per paura di "un altro Olocausto" in Europa come reazione alle sue aggressioni a Gaza. (Perché mi vengono in mente i jihadisti islamici che condannano ogni critica all'Islam o ai musulmani e giustificano l'omicidio degli "infedeli"?)

Ed ora il Senato americano ha approvato all'unanimità una risoluzione per sostenere i crimini di guerra di Israele a Gaza. Pochi anni fa i ruffiani bigotti al Congresso hanno applaudito il loro eroe Netanyahu. E il Congresso ora vuole spendere ancora più dollari dei contribuenti americani per il sistema di difesa dell'esercito israeliano "Iron Dome", il quale potrebbe anche non essere molto efficace. Questo in aggiunta ad un nuovo impianto "misterioso" conosciuto come "sito 911" che l'Army Corps of Engineers degli Stati Uniti sta costruendo per l'aeronautica militare israeliana, così come molti altri progetti costosi.

I contribuenti americani avevano già finanziato la distruzione degli impianti di trattamento delle acque reflue a Gaza durante la guerra 2008-09, e l'embargo è stato uno strumento per evitare che la popolazione di Gaza riparasse le infrastrutture e, quindi, è stata costretta a bere acqua non trattata. In effetti sta avvenendo la stessa cosa ora, e l'ulteriore distruzione di strutture idriche e fognarie finanziata dai contribuenti americani sta causando gigantesche crisi sanitarie.

Nelle aggressioni attuali, gli israeliani hanno bombardato case, scuole e ospedali, mentre hanno erroneamente sostenuto che Hamas stesse usando i civili come scudi umani. Nella guerra Israele-Gaza del 2008-2009, Amnesty International ha concluso che non c'era alcuna prova che Hamas stesse usando "scudi umani". Tuttavia, gli stessi israeliani hanno usato i palestinesi come "scudi umani".

Prima dell'8 luglio, giorno in cui è stata avviata “l'Operation Protective Edge” (l'attuale guerra di Israele contro Gaza), il 15 maggio i soldati israeliani hanno ucciso due ragazzi palestinesi che non rappresentavano alcuna minaccia. I soldati israeliani hanno anche ucciso diversi bambini palestinesi che giocavano su una spiaggia.

A quanto pare la violenza perpetrata dai soldati israeliani contro i palestinesi è davvero frequente. E l'organizzazione israeliana Breaking the Silence ha dimostrato che picchiare i bambini palestinesi è normale routine.

Leggiamo un breve passaggio tratto dal report di Breaking the Silence sulla guerra 2008-09 a Gaza: "Le testimonianze dei militari descrivono l'uso di [...] munizioni al fosforo bianco in quartieri densamente abitati, distruzione di edifici estranei a qualsiasi minaccia diretta alle forze israeliane e regole di ingaggio che hanno portato all'uccisione di innocenti [...] nonché dure dichiarazioni fatte da funzionari di basso e alto rango che attestano il deterioramento morale della società e dell'esercito." Un'altra storia controversa si è focalizzata su soldati israeliani con t-shirt che schernivano l'uccisione di donne palestinesi incinte e dei bambini.

A mio parere, l'attuazione forzata del sionismo ha favorito una società in cui sono stati istituzionalizzati il razzismo, un sentimento supremacista e l'estremismo nazionalista.

Per comprenderne il come, rivolgete lo sguardo all'indottrinamento dei bambini israeliani. A maggio gli israeliani hanno celebrato il loro sessantaseiesimo Giorno dell'Indipendenza, che i palestinesi chiamano "Catastrofe" o Nakba Day. I bambini israeliani hanno giocato con granate finte, pistole e lanciarazzi. Il militarismo sembra essere solo un altro fatto della vita, come essere anti-arabi (e anti-cristiani). Come citato sul The Forward, Gideon Levy ha scritto: "Quando Hamas tratta i suoi bambini allo stesso modo, i genitori israeliani commentano con disgusto: Guardate quelle bestie."

Nella società israeliana, il razzismo anti-arabo e la discriminazione sono dilaganti. In un precedente articolo ho portato all'attenzione del lettore alcune leggi emanate da Israele, gli autobus separati e le scuole per israeliani e palestinesi. Un sondaggio del 2006 condotto dal Center for the Struggle Against Racism, ha scoperto che il 68% degli intervistati ebrei in Israele non voleva vivere nello stesso condominio con un arabo, il 40% riteneva che "lo stato deve sostenere l'emigrazione dei cittadini arabi", quasi la metà non avrebbe lasciato entrare in casa propria un arabo, e il 41% riteneva che i luoghi di intrattenimento dovevano essere separati. In un sondaggio analogo del 2007, più della metà degli intervistati ebrei credeva che un matrimonio tra una donna ebrea ed un uomo arabo fosse un "tradimento nazionale".

Un sondaggio del 2010 tra gli studenti delle scuole superiori israeliane condotto dai ricercatori della Maagar Mochot e della Tel Aviv University, ha scoperto che metà degli studenti si opponevano alla parità dei diritti per gli arabi in Israele, e più della metà avrebbe vietato agli arabi di servire nel Knesset israeliano. Un altro sondaggio del 2010 tra i giovani israeliani condotto dalla Friedrich Ebert Foundation e dal Macro Center for Political Economics, ha scoperto che il 46% dei giovani avrebbe revocato qualsiasi diritto agli arabi in Israele. Il 60% dei giovani riteneva che "una leadership forte" era più importante dello stato di diritto, e, quando è stato chiesto loro cosa provassero nei confronti degli arabi, il 25% ha risposto: "odio". Un sondaggio del 2012 condotto dai sondaggisti dell'Israel’s Dialogue, ha anche mostrato una percentuale rilevante di ebrei israeliani che approvava le politiche ufficiali di discriminazione contro gli arabi e che avrebbe negato ai palestinesi il diritto di voto.

Per quanto riguarda Gaza, la "questione araba" e il sentimento di uno "stato ebraico" -- il che significa che solo gli ebrei possono vivere in Israele -- il Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, un ex-membro dell'estrema destra militante nel partito del rabbino Meir Kahane, ha invocato uno stato di Israele libero dagli arabi ed una "pulizia profonda" della Striscia di Gaza. Lieberman ritiene, inoltre, che Israele debba trattare Hamas come gli Stati Uniti hanno trattato i giapponesi alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

E seguendo le orme collettiviste di Lieberman, il figlio del defunto primo ministro Ariel Sharon, Gilad Sharon, nel 2012 scrisse un editoriale in cui affermava che: "Dobbiamo schiacciare interi quartieri a Gaza. Appianare tutta Gaza. Gli americani non si fermarono con Hiroshima — i giapponesi non si stavano arrendendo abbastanza velocemente, così colpirono anche Nagasaki. Non dovrebbe esserci elettricità a Gaza, né benzina o veicoli in movimento, niente."

Sempre nel 2012, l'ex-Ministro degli Interni Eli Yishai commentò così l'attacco a Gaza denominato Operazione Pilastro Difensivo: "L'obiettivo dell'operazione è quello di far tornare Gaza al Medioevo, solo allora Israele sarà tranquillo per i prossimi 40 anni." Il membro del Knesset Michael Ben-Ari, rincarò la dose: "Non ci sono innocenti a Gaza", ed esortò Israele a "calpestarli!"

Un rabbino ortodosso molto popolare che è morto lo scorso ottobre, il rabbino Ovadia Yosef, credeva che i non-ebrei dovessero essere servi degli ebrei. In un sermone dichiarò che: "I goyim [i non-ebrei] sono nati solo per servirci. Non hanno altro posto nel mondo — solo servire il popolo di Israele." Il rabbino Yosef considerava l'Autorità Palestinese in questo modo: "Tutte queste persone malvagie dovrebbero perire. Dio le dovrebbe colpire con una piaga, insieme ai palestinesi." E degli arabi disse: "E' vietato essere misericordiosi nei loro confronti. È necessario sparare missili ed annientarli. Sono il male e sono maledetti." Il figlio di Rabbi Yosef, il rabbino Yaakov Yosef anch'egli morto all'inizio dell'anno scorso, approvava un libro controverso del 2009, The King Torah, in cui si promuove l'uccisione di non ebrei (inclusi gli innocenti).

Potreste pensare che dopo la Germania nazista, l'Olocausto ed il processo di Norimberga, i sionisti e gli ebrei israeliani fossero diventati più sensibili nei confronti delle minoranze e degli innocenti, ed avessero esercitato tolleranza sulle culture diverse e sulle opinioni religiose diverse. E potreste pensare che non si sarebbero impegnati in pensieri collettivisti-squadristi, come la persecuzione di un intero gruppo di persone a causa delle azioni di alcuni di loro. (Lo so, sono un po' esigente quando si tratta di coerenza morale.)

Per quanto riguarda la fondazione dello stato attuale di Israele, molti sionisti espressero sentimenti ideologici in cui la priorità era quella di portare gli ebrei di tutto il mondo nella Terra di Israele piuttosto che salvarli dall'oppressione. Per esempio, il primo premier israeliano, David Ben-Gurion, dichiarò: "Se avessi dovuto scegliere se salvare tutti i bambini in Germania e portarli in Inghilterra o salvarne la metà e portarli nella Terra di Israele, avrei scelto la seconda..."

L'obiettivo principale del sionismo è stato quello di concretizzare nella Terra di Israele il concetto biblico di "Terra promessa" di Dio agli ebrei. Ma quanto c'è di vero e verificabile in questa affermazione? Perché la Bibbia dice così? Alcune persone credono che Dio abbia scritto la Bibbia, ma in realtà, a mio avviso, gli uomini hanno scritto la Bibbia sostenendo che Dio l'abbia scritta. Ma sono sicuro che questo dibattito non verrà mai risolto.

Ma una cosa è credere in tutto questo e tentare di attuare una tale ideologia per mezzo di contratti volontari e trasferimenti di titoli di proprietà, come auspicava il fondatore del sionismo moderno Theodor Herzl. Un'altra è come sono andate davvero le cose.

L'ideologia collettivista del sionismo è diventata una passione che guida i cuori e le menti di alcuni ebrei, di alcuni cristiani religiosi e di strateghi politici che sfruttavano la situazione degli ebrei per ottenere potere, arraffare le terre, e così via. E alcuni degli attivisti più estremi hanno cercato di portare avanti ulteriori espansioni, credendo di dover rendere Israele una "superpotenza" del Medio Oriente per la sua stessa sopravvivenza.

Ma con la distruzione che hanno scatenato le ideologie collettiviste in tutto il XX secolo, potreste pensare che le persone più razionali avrebbero rifiutato di promuovere il sionismo.

E' meglio che ogni ebreo (o cristiano, o musulmano, ecc.) viva in un luogo adatto alle proprie esigenze in base alle sue preferenze climatiche, economiche, sociali e di sicurezza. A mio parere, non è particolarmente salutare trovare una nuova posizione geografica per adempiere ad una promessa biblica, e, visto quanto sia pericoloso Israele a causa del conflitto tra gli espropriatori e gli espropriati, lo stato di Israele è un esempio calzante.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Quel terribile aumento delle tasse che ci condannerà tutti quanti

Lun, 25/08/2014 - 10:21
A quanto pare l'onniscenza dei pianificatori centrali sta scricchiolando vistosamente. Sebbene i loro volti siano privi di emozioni, le loro gambe stanno ballando il twist. Ora salta fuori che il tasso di interesse è davvero qualcosa con cui non giocare, e non rappresenta solo l'assunzione di rischi ma anche il coordinatore temporale delle preferenze degli individui. La sua manipolazione artificiale determina allocazioni errate delle risorse, facendo emergere investimenti improduttivi. Aspettate un attimo... ma i tassi di interesse sono ridicolmente bassi sin dal 2008! Bingo! I banchieri centrali non sanno più dove sbattere la testa. Ed insieme alla loro presunta utilità nell'economia, va a farsi benedire anche la metafora keynesiana dell'economista "idraulico" o "meccanico", figure professionali in grado di aggiustare qualsiasi guasto mettendo mano alla cosa rotta.
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di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Posso sentire il resto della famiglia là fuori, battere i pugni contro il Mogambo Bunker Della Paranoia Isterica (MBDPI) affinché io sblocchi la porta, esca immediatamente fuori, smetta di agire come un pazzo e come minimo vada a raccogliere i cartoni di pizza vuoti nel giardino dei vicini (perché sono giunte delle lamentele, puzzano e blah blah blah).

Beh, i vicini possono anche lamentarsi di qualche innocente cartone colorato gettato qua e là in tutto il quartiere, ma non vengono mai a dirmelo in faccia. No! Invece li guardo, quei piccoli codardi, mentre fanno capolino dalle loro tende orrende e mi osservano mentre metto in sicurezza il perimetro di casa contro le invasioni di qualche agente del governo, elicotteri invisibili e/o creature extraterrestri, tutti quanti aventi scopi sinistri, cosa che saprebbero anche loro se leggessero le notizie, conoscessero i fatti, o vedessero quei simpatici documentari scientifici in cui ci sono tanti "omini verdi" che arrivano dallo spazio profondo.

Comunque, se marciassi davanti le porte di casa loro e domandassi rumorosamente: “Hey! Che diavolo AVETE da guardare? Huh? Perché vi nascondete come ratti non appena vi faccio una domanda?” Ogni volta reagiscono come se nulla fosse accaduto, pronunciadosi innocenti e negando ogni accusa... sporchi bugiardi.

E se poi aggiungessi alla domanda precedente (proprio per farli uscire allo scoperto): “Cosa diavolo volete sapere di me, pezzi di sterco terrestre troppo stupidi per comprare oro, argento e petrolio quando l'intera storia dell'economia comanda che facciate Proprio Questa Cosa (PQC) in un momento in cui l'offerta di denaro viene aumentata Così Dannatamente Tanto (CDT), Così Velocemente (CV) e per Così Dannatamente Tanto Tempo (CDTT)? Cosa vorreste sapere di più? Verremo fatti a pezzi, finiremo a morire di fame in qualche fogna maleodorante, rovinati dalle folli conseguenze della teoria economica keynesiana e dai minorati mentali che popolano la Federal Reserve ed il Congresso. Il loro intento è vederci soffrire, e questo è chiaro quando osserviamo come metà della popolazione americana sia ormai dipendente dai contanti e dai benefici dello zio Sam. Come è possibile che tutto questo non possa sembrare anche a voi, poveri idioti, Totalmente Fuori di Testa (TFT)?” Come sempre, loro risponderebbero: “Non abbiamo visto niente! Ci dispiace! Non farci del male! Per favore, non farci del male!”

E non c'è ragione che io esca fuori dal MBDPI. Qui dentro ho tutto quello che mi serve: oro, argento, azioni petrolifere, TV via cavo, snack croccanti e fragranti, mitragliette Uzi caricate ed una comoda sedia sdraio reclinabile per il mio culo grosso.

Mentre là fuori, nel freddo mondo crudele, si sta riunendo ancora una volta il G-7 per discutere quasi sicuramente di come la Banca Centrale Europea scaricherà enormi quantità di liquidità nell'eurozona, perseguendo la sporca politica idiota del Quantitative Easing. L'economia mondiale sarà inondata di liquidità negli anni a venire, la quale nel breve termine genererà inflazione nei prezzi di azioni, bond, settore immobiliare e mercati del debito (“scacciare la deflazione!”), ma in seguito scatenerà una gigantesca e rovinosa inflazione nei prezzi di energia e cibo, perché l'inflazione dei prezzi segue sempre l'inflazione dell'offerta di moneta. E' una regola, gente!

E sicuramente non ci sarà da divertirsi "là fuori", soprattutto con gente che si indigna e si innervosisce per qualche cartone di pizza vuoto a rovinare il panorama, quando invece dovrebbero essere terrorizzati per il malumore diffuso, la carenza di cibo, gli aumenti dei prezzi e le rivolte per le strade di un mondo che si trasformerà in un tetro incubo post-apocalittico pregno di zombie affamati che venderanno i propri reni per guadagnare soldi e comprarsi un telefono cellulare nuovo e farsi l'ennesimo tatuaggio.

Un altro degli orrori che mi impedisce di mettere un piede fuori dal bunker, è quello che ci viene comunicato da Rande Spiegelman dello Schwab Center for Financial Research. A quanto pare è in cantiere una nuova tassa, cosa che equivale a pestare una merda per strada ed Esserne Trionfalmente Orgogliosi (ETO)!

L'economia sta collassando, la disoccupazione è rampante, i prezzi stanno aumentando, ed ecco che arriva un'altra bella tassa a rallegrarci la giornata! Follia! Demenza fiscale!

Ma qui non si tratta di come la follia fiscale corrisponda esattamente alla follia del Congresso, si tratta di una nuova "sovrimposta sulle rendite" per i contribuenti ad alto reddito che secondo Spiegelman "aggiungerà una soprattassa del 3.8% sul reddito netto da investimenti", portando i picchi fiscali verso nuove vette agghiaccianti. "Con la nuova addizionale le plusvalenze di lungo termine ed i dividendi potranno essere tassati ad un tasso cumulato del 23.8% (20% + 3.8%), mentre gli interessi sui dividendi ed il reddito da locazione potranno essere tassati con un'aliquota ordinaria del 43.4% (39.6% + 3.8%)."

Questo è un aumento fiscale, rispettivamente, del 19% e del 10%! Oddio! Giganteschi aumenti fiscali per gran parte dell'economia! Siamo Dannatamente Fregati (SDF)! Meglio riderci istericamente su "Hahahaha!" e dire addio agli ultimi barlumi di sanità mentale.

E le cose peggiorano, poiché John Williams di ShadowStats.com calcola che la disoccupazione, come misurata nel mondo REALE, sta languendo ad un tasso sbalorditivo del 23.2%. Oddio!

Eppure, come per magia, il Consumer Installment Debt è salito di $27 miliardi ad aprile raggiungendo complessivamente i $3.175 miliardi, nuovo record di sempre che spiega solo parzialmente perché il deficit mensile della bilancia commerciale fosse salito di $47 miliardi e quello commerciale di $65.8 miliardi! Queste sono tutte notizie terribili!

E non sono solo io che sta notando queste cose, anche John Rubino di DollarCollapse.com ha qualche altra cattiva notizia perché il "comprare al margine", misura speculativa per quanto riguarda le azioni, "ha raggiunto un picco a gennaio, è sceso a febbraio ed ora sta diminuendo pesantemente."

Non solo, ma "i tassi di interesse stanno sprofondando", indicando una diminuzione nella domanda di denaro, e "l'ampiezza del mercato si sta contraendo", che dal punto di vista numerico significa che sempre più azioni stanno scendendo piuttosto che salendo.

Probabilmente ha notato lo sguardo inorridito che si è venuto a creare sul mio volto dopo questa caterva di cattive notizie, ed è per questo che infine ha chiosato: "I vari stati del mondo stanno provando a gonfiare attivamente una bolla negli asset in modo da far sentire abbastanza ricco l'individuo medio affinché ricominci a spendere."

Beh, non mi sono mai sentito ricco e ho una famiglia che spende forsennatamente ogni giorno, quindi per me non significherebbe nulla. Ma possiamo concordare sul fatto che il mercato azionario, il mercato obbligazionario, il mercato immobiliare ed il mercato generale del debito non possano far altro che salire a seguito di uno tsunami di denaro che fluisce nell'economia attraverso la spesa pubblica.

Per provarvelo, vi propongo un'altra sua citazione: "Uno potrebbe dire che i mercati finanziari stiano rispondendo razionalmente alla prospettiva di bilioni di nuovi dollari ansiosi di finire in azioni e bond (oppure case di lusso, pezzi di arte e altri asset preferiti dall'1%)."

Il compiacimento per aver trovato qualcuno con cui concordare è stato subito soverchiato dal terrore: "Quello a cui stiamo assistendo, in breve, è un tentativo davvero affascinante da parte dei vari stati mondiali di sospendere quelle leggi che fino ad ora hanno regolato l'economia."

Leggi! Leggi dell'economia! E' come ho sempre detto anche io, Il Grande Mogambo (IGM) dalla grande bocca e dall'arroganza illimitata! Tanto per essere chiari: comprate oro, argento ed azioni petrolifere con particolare zelo, quando lo stato supporta attivamente l'enorme produzione di valuta da parte della Federal Reserve per finanziare mostruosità fiscali soffocanti! Fatelo perché esistono leggi in economia! Leggi!

Forse, in un volo di fantasia, potrei supporre filosoficamente e metafisicamente che suddette leggi siano nate al momento del Big Bang e della creazione dell'universo! Impressionante! Un sistema davvero chiuso!

E comunque una di queste leggi dice che l'oro, l'argento e l'energia acquistano valore durante il collasso di un sistema economico stupido, come l'attuale farsa keynesiana che propone di rimpiazzare la spesa al consumo (bloccata sotto il peso di una Federal Reserve che ha creato così tanto denaro da SEPPELLIRE vivo il consumatore sotto pile e pile di debito) con un'enorme spesa a deficit dello stato in modo da raccattare quanto più debito del Tesoro possibile! E il bello è che il conto salato sarà lasciato al contribuente sotto forma di aumenti delle tasse e dell'inflazione dei prezzi! Tutto ciò è più che oltraggioso!

Quindi se siete come me ed avete già smesso di leggere questo stupido articolo, e siete andati a controllare la posta o a bazzicare in qualche sito web a luci rosse, vi perderete questa Legge Dell'Economia Senza Tempo Vera Sin Dal Big Bang (LDESTVSDBB): comprate oro, argento e petrolio in un'economia a denaro fiat. Non ci perderete! E' la legge dell'universo!

Estasiato dalla saggezza cosmica di quanto detto, mi chiedo: "Che altro dire?"

Ci sono! Whee! Questa roba dell'investire è facile!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La recessione incombente

Ven, 22/08/2014 - 10:10




di Alasdair Macleod


Gli stati e le banche centrali hanno fatto pochi progressi, o nessuno, per riprendersi dalla crisi della Lehman di sei anni fa. Inoltre, la dipendenza da statistiche decisamente fuorvianti non aiuta affatto. Questo è particolarmente vero per il PIL reale, composto dal PIL nominale aggiustato secondo una certa stima dell'inflazione dei prezzi. In primo luogo, dobbiamo discutere dell'adeguamento all'inflazione.

L'idea che possa esistere una cosa come una misura valida dell'inflazione dei prezzi, è vera solo nella fantasia di un econometrico. Un indice che potrebbe essere teoricamente valido in un certo punto nel tempo, diviene successivamente valido anche per una caratterizzazione (sebbene del tutto artificiale) di "un'economia uniformemente rotante": in altre parole, un'economia in cui tutti coloro che sono impiegati svolgeranno sempre la stessa occupazione, produrranno agli stessi ritmi, manterranno la stessa proporzione di liquidità di cassa e compreranno esattamente le stesse cose nelle stesse quantità. Inoltre, anche le quantità degli inventari delle imprese dovranno rimanere statiche. Ogni scelta umana deve essere esclusa da queste condizioni. Solo allora le differenze di prezzo potranno essere identificate come causa di variazioni nella quantità di moneta e del credito. Fantasie a parte, un indice preciso non può quindi essere costruito, perché non tutte le transazioni economiche sono segnalate. Nel calcolo sono inseriti altri pregiudizi, ad esempio la sovrastima dei consumi rispetto agli investimenti di capitale e l'incorporazione dell'attività statale che viene fornita gratuitamente o tramite sovvenzione fiscale. L'acquisto di oggetti d'arte, di una casa o gli investimenti in borsa sono transazioni economiche tanto quanto l'acquisto di una pagnotta di pane, ma queste attività e molte come loro sono specificamente escluse. Peggio ancora, con un pretesto o un altro gli aggiustamenti spesso hanno il compito di nascondere aumenti di prezzo nei componenti dell'indice.

Le attività economiche sono incluse nel PIL in modo selettivo, il quale dovrebbe rappresentare il totale delle transazioni di un paese in un periodo di tempo espresso come totale di denaro. Un numero perfetto del PIL dovrebbe includere tutte le operazioni economiche, e in questo caso coglierebbe i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori (le quali sono, invece, escluse in un indice di prezzo statico). Ma non c'è modo di identificarle per capire la differenza tra i cambiamenti dovuti al progresso economico e le modifiche a causa dell'inflazione monetaria.

Per illustrare questo punto, supponiamo che nell'economia di una nazione non vi sia alcun cambiamento nella quantità di denaro guadagnato, risparmiato, prestato o rimborsato tra due date nel tempo. Quale sarà la variazione del PIL? La risposta è ovviamente zero. Le persone possono produrre ed acquistare diversi prodotti, offrire e pagare per servizi a prezzi diversi, ma se l'importo totale del denaro speso resta invariato non ci può essere alcun cambiamento in termini di PIL. Invece di misurare la crescita economica, un termine senza senso, il PIL misura solo la quantità di denaro speso. Per riassumere, gli stati stanno utilizzando un indice dei prezzi (per il quale non vi è alcuna base teorica solida) per sgonfiare l'impatto di un certo quantitativo di denaro che viene erroneamente rappresentato come progresso economico. Nella nostra fretta di sbarazzarci della realtà dei mercati, abbiamo introdotto idee contorte che utilizzano numeri ingannevoli. L'errore va imputato alla maggioranza degli economisti, ai commentatori di mercato e, naturalmente, alle classi politiche.

Si spiegano anche alcune delle sconnessioni tra inflazione monetaria e quella dei prezzi. L'inflazione dei prezzi, in questo contesto, si riferisce all'aumento dei prezzi generato da una crescita della domanda -- stimolata da denaro e credito extra. Come già detto, il denaro fresco di stampa viene speso in asset e nelle speculazioni finanziarie, parametri entrambi esclusi dal PIL e dal suo deflatore.

E' ovvio che se le azioni sono basate su presupposti errati, non avranno il risultato desiderato. Questi presupposti recitano che stampare denaro ed espandere il credito non abbia un effetto inflazionistico, perché le statistiche dicono così. Ma, come abbiamo visto, le statistiche sono selettive e si concentrano sul consumo attuale. Viene scoraggiata una ricerca obiettiva più ampia sulle conseguenze, e non c'è niente di più vero quando abbiamo a che fare con gli effetti dell'inflazione monetaria. Questo ci porta al secondo errore: ignoriamo il fatto che l'inflazione monetaria sia un trasferimento di ricchezza dalla popolazione ai creatori di nuova moneta e credito.

Il trasferimento di ricchezza attraverso l'inflazione monetaria è inizialmente selettivo, prima di diventare più distribuito. Coloro che emettono nuova moneta e credito sono i governi e le banche, i quali ne traggono il massimo vantaggio prima di qualsiasi aumento dei prezzi. Chi ci perde è la maggioranza della popolazione: prima che il nuovo denaro finisca nella circolazione più ampia, i prezzi sono già saliti.

L'inflazione monetaria sottrae, sempre e comunque, ricchezza reale dalle persone comuni con uno stipendio fisso o con un risparmio. Negli Stati Uniti, ad esempio, dopo la crisi della Lehman i soldi in deposito sono aumentati da $5.4 bilioni a $12.9 bilioni. Questo ci dà un'idea di quanto i depositi originali vengano svalutati attraverso l'inflazione monetaria, un effetto continuo che viene gradualmente a galla attraverso la diminuzione del potere d'acquisto di quei depositi. La portata di questo trasferimento di ricchezza dalla popolazione al governo e alle banche commerciali, che si aggiunge alle imposte visibili, sta strangolando l'attività economica.

Il presunto stimolo di un'economia con mezzi monetari si basa su un'analisi sciatta e sull'ignoranza dei perdenti. Purtroppo è un processo che una volta avviato è difficile da fermare senza esporre le debolezze delle finanze pubbliche e la fragilità del sistema bancario. Gli stati, con l'onere dei costi assistenziali pubblici, si trovano in una trappola del debito da cui non hanno la volontà di fuggire. Secondo i banchieri centrali il passaggio da una mancanza di disciplina monetaria ad un'economia basata sul denaro sonante, rischierebbe di creare una grave crisi bancaria. Quest'ultima è sicuro che arriverà, ma probabilmente si originerà dall'incapacità degli individui di pagare i loro conti, poiché derubati del potere d'acquisto dei loro stipendi fissi e dei loro risparmi. Stiamo parlando letteralmente di un crollo, un termine vecchio stile per definire la contrazione simultanea della produzione e della domanda. Nemmeno i tassi di interesse negativi salveranno le banche da questo evento inevitabile, per una ragione molto semplice: perpetrare il trasferimento di ricchezza dagli individui attraverso l'inflazione monetaria, finirà per uccidere il paziente.

E' ormai assodato che le prospettive economiche globali languono in condizioni allarmanti. Le nazioni drogate di welfare continuano ad impoverire la loro gente svilendo le proprie divise. La disperata espansione monetaria del Giappone, lungi dal migliorare la sua situazione economica, sta facendo sprofondare il paese in una crisi profonda (situazione per cui questo articolo ha fornito adeguata spiegazione). Purtroppo siamo tutti sulla strada verso lo stesso processo distruttivo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Come la FED sta distruggendo il capitalismo

Gio, 21/08/2014 - 10:18




di David Stockman


L'S&P 500 è scattato in alto ieri, quando i verbali della FED non hanno rivelato nuove informazioni nel giorno tanto temuto in cui i tassi di interesse sono cominciati a salire. In altre parole, il mercato azionario è un cucciolo malato — assolutamente dipendente dal regime funesto della ZIRP della FED.

Ed è un regime. Siamo ora al 68° mese di tassi di interesse a zero nei mercati monetari. Non è mai esistito nulla di simile sin dal dopoguerra.




Il motivo per cui si forniscono finanziamenti a costo zero ai carry trader e agli speculatori, è perché l'economia statunitense è stata travolta da un uragano durante la crisi finanziaria del 2008 e, quindi, "l'accomodamento monetario straordinario" è stato necessario per sanare il danno. Ma questa è una razionalizzazione fasulla.

La crisi finanziaria è stata causata dalla FED, e poi è diventata un pretesto per estendere e intensificare un tasso di interesse ancorato che ormai è in vigore da 27 anni — in sostanza, sin da quando la FED di Greenspan è andata nel panico dopo il crollo azionario del Lunedì Nero nell'ottobre 1987.

Infatti, Bernanke non è inciampato inavvertitamente nella ZIRP; è stato il lascito della FED di Greenspan: il ciclo economico può essere tenuto a bada (se non eliminato), la performance macroeconomica può essere migliorata manipolando i prezzi nei mercati monetari e non ci saranno effetti indesiderati.

In verità l'ultimo quarto di secolo, fino al patetico annuncio di ieri in cui i "tassi saranno lasciati bassi per altro tempo", ha prodotto praticamente l'opposto della premessa della FED di Greenspan. Cioè, la performance macroeconomica è peggiorata, mentre gli effetti collaterali — bolle finanziarie in serie ed una massiccia estensione del debito e della leva finanziaria in tutti i settori dell'economia degli Stati Uniti — sono stati monumentali.

Per quanto riguarda gli effetti macroeconomici, non è possibile trovarvi traccia in una qualsiasi discussione nei verbali della FED, perché sono essenzialmente considerati alla stregua di tempeste temporanee. Ma le variazioni minime nel tasso di disoccupazione U-3 o i contrattempi nel tasso mensile della spesa lorda di capitale, non ci dicono quasi nulla sulle prestazioni e la salute dell'economia nazionale. Janet Yellen ha avuto inavvertitamente ragione nel suo commento sul "rumore", ma ha semplicemente trascurato di notare che questa caratterizzazione non vale solo per il CPI del mese scorso, ma anche per la totalità dei "dati in entrata" di cui la FED è ossessionata.

Alla fine della giornata, ci sono due indicatori fondamentali riguardo la dinamica e la salute dei risultati macroeconomici, i quali non vengono mai osservati dai pianificatori centrali monetari presso l'Eccles Building.

Vale a dire, il tasso netto di crescita degli investimenti di capitale — esso stabilisce le basi per la produttività futura, i guadagni reali di ricchezza ed i posti di lavoro sostenibili — misura i miglioramenti nello standard di vita di Main Street. In particolare, i lavori part-time in bar e ristoranti che generano pagamenti annualizzati al di sotto dei $20,000, rappresentano rumore ciclico, non indicazioni di una crescita economica sostenibile.

Dopo uno scatto temporaneo, ma insostenibile, delle spese in conto capitale (Capex) durante la bolla tecnologica Greenspan, negli ultimi 17 anni gli investimenti al netto del consumo di capitale sono stati un disastro. E il dato rilevante è l'investimento netto, non la misura keynesiana della spesa lorda in conto capitale incarnata nell'equazione del PIL e vomitata all'infinito dallo zombie-box.

La verità è che, nel corso degli ultimi 15 anni, i picchi nel settore degli investimenti netti sono stati sempre più rari ed i minimi sempre più frequenti. Infatti, dopo 68 mesi di ZIRP l'investimento netto aziendale è inferiore del 20% rispetto a quello registrato a fine secolo.




Nonostante le notizie di venerdì scorso sullo stato dell'occupazione, il livello dei posti di lavoro a tempo pieno sostenibili è ancora inferiore del 4.4% rispetto al picco del 2007; ed i numeri sbandierati a giugno erano in realtà 4 milioni al di sotto del livello raggiunto all'inizio del 2001.

L'ironia di questa triste condizione dell'occupazione nei vari settori dell'economia statunitense, è stata l'incessante giustificazione per la manipolazione dei tassi di interesse e per la ZIRP.




Quindi è impossibile sostenere che la lunga marcia della FED verso la ZIRP abbia migliorato le prestazioni della macroeconomia. E questo significa che, a sua volta, la FED ha sempre avuto in mente qualcosa di completamente diverso. In effetti, è coinvolta in un grande e futile gioco di manipolazioni e distorsioni in base alla teoria che l'economia americana è un fiore fragile che cade in recessione nel momento in cui la FED allenta la presa sulle manopole del mercato monetario.

Questa è una sciocchezza. La lieve recessione del 2001-2002 ed il breve ma profondo tonfo del 2008-2009, hanno rappresentato la liquidazione di inventari, posti di lavoro e produzione marginale; insomma, di errori accumulati durante la bolla dotcom ed immobiliare. Durante il cosiddetto periodo di "ripresa" di 4-5 anni dopo ognuno di questi cicli, non è stata la manipolazione del tasso di interesse e della sua manifestazione finale nella ZIRP che hanno tolto le castagne dal fuoco.

Infatti, i grafici qui sopra rendono assolutamente chiaro che i tassi di interesse bassi non stimolano la spesa in conto capitale o la creazione di posti di lavoro reali. Il funzionamento ordinario dell'economia capitalistica è quello che ha alimentato la ripresa delle voci sopra citate.

Nonostante la macchina gonfiabolle nell'Eccles Building ed il massiccio dirottamento di risorse patrimoniali nel casinò di Wall Street, risultato inesorabile del denaro gratis nelle mani dei carry trader, le forze naturali della rigenerazione capitalista hanno spinto in avanti l'economia arrancante degli Stati Uniti durante i cosiddetti periodi di ripresa.

In breve, i 27 anni di manipolazione dei tassi di interesse non hanno fatto nulla per mitigare il ciclo economico, invece l'hanno inasprito alimentando gli investimenti improduttivi i quali hanno gonfiato bolle finanziarie che devono inevitabilmente essere liquidate. Quindi i prezzi distorti nei mercati monetari hanno aumentato l'instabilità ciclica e penalizzato la performance dei fondamentali di mercato.

Con tutti i difetti che si ritrova, anche la misura reale del PIL non mente. Durante gli ultimi 14 anni, la crescita reale del PIL è stata in media solo dell'1.8% all'anno o appena la metà del trend degli ultimi 50 anni.

Allo stesso tempo, la manipolazione del tasso di interesse e la ZIRP hanno distrutto il prezzo più importante di tutto il capitalismo — cioè, il costo del denaro a breve termine utilizzato per finanziare la speculazione nei mercati finanziari — attraverso il credito sottoposto a leva e attraverso forme più sofisticate di opzioni e strutturati finanziari.

In ogni caso, è stato distrutto un price discovery onesto per quanto riguarda gli asset finanziari perché la FED ha abilitato e sovvenzionato la speculazione, cosa che ha causato un cap rate artificialmente represso e prezzi degli asset notevolmente gonfiati nel casinò di Wall Street.

Quindi forse è il momento che la FED cambi mentalità. Cioè, che l'Eccles Building rifugga dalla manipolazione del tasso di interesse e dalla ZIRP, e quindi consenta ai mercati finanziari di impegnarsi nuovamente in un price discovery onesto; e consentire al ciclo economico naturale di fare il proprio corso senza l'interferenza dei 12 membri del Politburo monetario, lasciando la riallocazione dei mercati nelle mani dei 317 milioni di consumatori, produttori, investitori, imprenditori e anche speculatori che compongono l'economia.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Preservare la propria ricchezza mentre l'economia si contrae

Mer, 20/08/2014 - 10:14




di Byron King


Cominciamo con le cattive notizie sulla macroeconomia statunitense — ed è in condizioni davvero critiche. Potreste aver visto già la relazione del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti: durante il primo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo degli Stati Uniti (o PIL) ha fatto registrare la sua peggior performance in cinque anni.

I dati del governo indicano che il PIL si è ridotto ad un tasso annuo del 2.9% nei primi tre mesi di quest'anno. Il calo è stato peggiore se si pensa che era stata stimata una crescita dell'1%. Tra l'altro, un risultato molto al di sotto delle aspettative di molti economisti noti, i quali vengono pagati per trovare risvolti positivi e non spaventare il pubblico.

In realtà, la crescita negativa del PIL è stata probabilmente un eufemismo. Cioè, la cifra è ben peggiore perché gli allegri statistici del governo hanno "sgonfiato" il PIL nominale con i numeri di una bassa inflazione (i quali escludono cibo ed energia). Come tutti sanno, però, quando si va al supermercato o alla stazione di servizio, i livelli dei prezzi per questi articoli stanno solo aumentando rapidamente. Così, la vera inflazione è superiore a quella ufficiale; e anche la cosiddetta contrazione del PIL è un numero sottostimato.

Nonostante le notizie negative, la maggior parte degli indici del mercato azionario ancora "salgono". Sì, i mercati in salita conferiscono ai bilanci una forma smagliante; ma non fatevi ingannare. In termini di contabilità nazionale (o "flusso di cassa", per così dire), i fondamentali sono un disastro. Ad esempio, nel primo trimestre il commercio estero è stato un freno per l'economia; le esportazioni sono diminuite dell'8.9%. Ugh!

Nel frattempo, i redditi delle famiglie statunitensi non sono in crescita, tranne che per "l'uno per cento".

E' l'effetto di lungo termine di una de-industrializzazione che è andata avanti nel corso degli ultimi 25 anni. Cioè, sempre più filiere vengono esternalizzate in modo tale che l'etichetta "Made in USA" spesso significhi solo che c'è una fabbrica da qualche parte che assembla cose luccicanti fatte di parti importate. Sulla carta "Made in USA" potrebbe sembrare ancora un bene, ma certamente non siamo più affini col vecchio "arsenale della democrazia".

Nel complesso, la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti è ai minimi storici. Le assunzioni sono rallentate nei primi tre mesi del 2014, grazie anche all'Obamacare, come sottolineano anche in vari sondaggi. Parafrasando Forrest Gump: "Questo è tutto ciò che dirò su questo argomento."

I disoccupati comprendono le posizioni di entrata nel mondo del lavoro: disoccupazione giovanile (20% tra i giovani di età compresa tra i 16 ed i 24, secondo un recente rapporto del Senato degli Stati Uniti) e tra le minoranze (quasi il 55% a livello nazionale, secondo la stessa fonte ). Stiamo osservando la nascita di una "generazione perduta"; disoccupata, indebitata e priva di competenze professionali. Queste povere anime probabilmente non riusciranno mai a compensare le occasioni perdute.

Nel frattempo, a livello nazionale, le start-up aziendali vanno a rilento secondo la Camera di Commercio; e la crescita della produttività è più piatta di ogni altra cosa, secondo il Conference Board. Triste a dirsi — ma la Federal Reserve sta dicendo che — la crescita più rapida del credito viene riscontrata nei prestiti agli studenti, cosa che riflette il carattere "too-big-to-fail" del mondo universitario sovvenzionato.

Assenza di reddito e crescita del credito, l'economia americana sta arrancando. Un punto positivo è il settore energetico, in particolare le patch petrolifere e di gas in molti stati americani. Lì i lavori sono abbondanti e la spesa in conto capitale è un must (oltre al fatto che c'è tanto bel petrolio e gas che esce dal terreno).

Naturalmente la regolamentazione del governo si sta facendo sempre più invadente nel settore energetico, in particolare sul versante ambientale. Non posso esimermi dal far notare una cosa: sembra quasi che tutte le oche che depongono uova d'oro siano nemici dello stato.

Inoltre non riesco a fare a meno di chiedermi se questo è ciò che è stato partorito dagli $8 bilioni in spesa a deficit degli ultimi cinque anni dopo il crash del 2008; dai cinque anni di "quantitative easing" (QE) della FED; dalla crescita di posti di lavoro nella burocrazia federale. Come disse una volta Peggy Lee: "E' questo tutto quello che abbiamo da offrire?"

Cosa si può fare? Come dovreste organizzare il vostro portfolio? E' possibile investire in qualche modo in mezzo a questo pasticcio?

I lettori di lunga data sapranno che, in generale, il mio obiettivo di investimento si basa su due punti chiave.

Uno è quello di possedere hard asset come oro, argento, platino (PGM), rame ed altri estratti minerari.

L'altro è l'energia, con particolare attenzione alle major internazionali ed ai player del Nord America, così come la tecnologia nel campo petrolifero. Roba vera, in altre parole.

In primo luogo, parliamo dei metalli preziosi. Se non possedete oro fisico e argento, compratene un po'. Questa settimana l'oro viene venduto a poco più di $1,300 l'oncia; l'argento è nel range dei $21 l'oncia.

Sono questi i prezzi "giusti" per l'oro e l'argento? Se decidete di acquistare, stareste pagando troppo? Ehi, c'è rischio per tutto. Quindi se decidete di acquistare, non spendete tutti i vostri soldi in una sola grande pazzia.

Cioè, giocatevela nel tempo, perché i prezzi di oro e argento potrebbero anche diminuire. C'è un sacco di manipolazione nel mercato dei metalli preziosi, se non altro perché i politici ed i banchieri centrali di tutto il mondo odiano l'idea di qualcosa che non possono controllare. Poi guardate a ciò che hanno fatto con le cose che hanno cercato di controllare, come il declino dell'economia americana ed il bollente Medio Oriente.

Eppure affinché i metalli preziosi diminuiscano in modo significativo, c'è bisogno che il dollaro si rafforzi. Però con l'economia degli Stati Uniti in contrazione, il rischio è che avremo più spesa a deficit — dal welfare ai burocrati a più armi. In sostanza, questo significa più inflazione nel corso del tempo, anche se le statistiche del governo non la misurano correttamente. Così, nel lungo periodo, i metalli preziosi rappresentano un modo per preservare la ricchezza. Tra cinque o dieci anni, non ve ne pentirete.

Per quanto riguarda il PGM, un ottimo modo per acquistare è tramite lo Sprott Platinum & Palladium Trust (SPPP: NYSE), in cui ogni azione è sostenuta da metallo reale in un magazzino doganale in Canada o Gran Bretagna. Procedete sempre con cautela, però. Gli scioperi minerari in Sudafrica si stanno smorzando, quindi il mio consiglio è di lasciar calmare il polverone prima di impegnarsi seriamente in questo mercato.

Quando si tratta di rame, il mio punto di vista è quello di acquistarlo tramite il Freeport McMoRan Copper & Gold (FCX: NYSE). Questo è un buon momento per acquistare, durante una pausa nel mercato dell'estrazione mineraria; cioè, i prezzi delle azioni minerarie sono in calo. Comprate basso, vendete alto. Nel frattempo, raccoglierete un dividendo del 3.6%.

Per quanto riguarda i servizi petroliferi e la tecnologia ad essi legata, ho passato anni ad occuparmene. Ho scritto molto sugli sviluppi provenienti da aziende all'avanguardia come la Halliburton (HAL: NYSE), la Schlumberger (SLB: NYSE), la Baker Hughes (BHI: NYSE) ed altre. Grandi imprese, tutte loro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Gli ultimi giorni della bolla

Mar, 19/08/2014 - 10:14
Oltre al mercato azionario, pesantemente drogato dalla ZIRP della FED, fate attenzione anche al mercato obbligazionario societario. Nella sua sconsiderata azione di pungolamento della domanda, in particolare quella di credito, l'Eccles Building ha creato un ambiente saturo di gas che può scoppiare in qualsiasi momento. Visto che i fondi con i quali hanno giocato nel casinò di Wall Street sono stati utilizzati prevalentemente per coprire operazioni di riacquisto di azioni, e non nell'ampliamento produttivo della società stessa, la natura artificiale della salute del mercato obbligazionario societario si regge su una fune tesa e sottile. Queste grandi società lo sanno e temono una corsa su questi bond. Per questo motivo sarebbero disposte ad accogliere a braccia aperte un intervento dello zio Sam: regolamentare ed eventualmente tassare coloro i quali, presi dallo "spavento", decidano di affollare le uscite. Ironia della sorte, questo stesso evento rappresenterebbe un chiaro segnale di raggiungere le uscite. Se non basteranno multe e tasse, allora si imporranno addirittura divieti (come è accaduto anche qui da noi con i BTP). Aspettatevi di tutto da un sistema morente che fino all'ultimo respiro cercherà di restare attaccato alla propria vita.
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di David Stockman


Le banche centrali del mondo stanno perseguendo con noncuranza l'instabilità finanziaria. Questo è il risultato dei 68 mesi consecutivi di tassi a zero nel mercato monetario, implementati dalla FED e dai suoi alleati alla BoJ, BCE e BoE. La ZIRP alimenta un carry trade infinito e la raccolta di qualsiasi profitto che spunta tra costi di "finanziamento" trascurabili, rendimenti positivi e rendimenti su un ampio spettro di asset rischiosi.

Questa strategia, inoltre, si degrada e degenera nel tempo: all'aumentare dei prezzi degli asset dovuto al carry trade degli speculatori e al diminuire progressivo dei redditi fissi — paura ed interessi di breve termine vengono sbattuti fuori dal casinò, rendendo gli acquisti sempre più redditizi e meno rischiosi. Infatti, la promessa esplicita da parte delle banche centrali che il tasso del mercato monetario rimarrà bloccato per tutta la durata necessaria e che il preavviso di un qualsiasi cambiamento nella politica dei tassi sarà annunciato in modo "trasparente", è la peggior politica immaginabile dal punto di vista della stabilità finanziaria. Ciò significa che il peggior incubo di uno speculatore — finire improvvisamente "a testa in giù" a causa di un brusco picco nei costi di finanziamento — viene eliminato dalla banca centrale.

Detto in modo diverso, la ZIRP smantella sistematicamente i meccanismi di stabilità naturali del mercato. Un deterrente naturale ai giochi d'azzardo finanziari, per esempio, è il costo dell'hedging di un portfolio contenente "asset rischiosi". In un contesto di mercato onesto, i costi dell'hedging consumano una quota elevata dei profitti, limitando fortemente la propensione al rischio e l'ammontare di capitali destinati a fini speculativi.

Al contrario, un periodo prolungato di ZIRP, insieme alla "scommessa" delle banche centrali sugli asset rischiosi, spinge il costo "dell'assicurazione" a livelli trascurabili perché gli adoratori dell'S&P 500 sono incoraggiati e sovvenzionati a raccogliere monetine (cioè, opzioni premium) di fronte al rullo compressore rappresentato dalla banca centrale. Questa assicurazione ultra conveniente, a sua volta, attrae nel casinò sempre più capitali speculativi.

Questo gioco pericoloso è andato avanti sin dal panico del Lunedì Nero nell'ottobre 1987 e la FED di Greenspan inondò il mercato azionario di liquidità. Questa ormai è una caratteristica endemica di Wall Street, la quale viene falsamente intesa come ordine normale delle cose. Anche perché, chi avrebbe raccolto monetine davanti al rullo compressore di Volcker?

Questa dinamica è evidente nel grafico dell'S&P 500. Le crisi sono diventate sempre più frequenti, mentre la ZIRP e le altre politiche delle banche centrali hanno eroso le difese naturali del mercato contro l'eccessiva speculazione. A metà del 2014, quindi, si può ragionevolmente dire che la paura e l'interesse di breve termine sono stati spenti quasi del tutto. Il casinò di Wall Street è diventato un mercato a senso unico che si spiralizza pericolosamente verso l'alto, divorziato completamente dai fondamentali del mercato e dalle condizioni del mondo reale.




L'altro lato di questa moneta ci mostra la scomparsa della volatilità nei mercati azionari. Come illustrato di seguito, le letture attuali sono ai minimi di tutti i tempi, anche al di sotto dei minimi raggiunti alla vigilia della crisi finanziaria del 2008. Inutile dire che questa condizione pericolosa non è un caso: è il risultato inesorabile e sistematico delle ZIRP e degli strumenti associati alla pianificazione centrale monetaria.




Ma tutto questo viene ignorato dalle banche centrali perché i loro modelli idraulico-keynesiani contengono un difetto fatale. Questi modelli pretendono di raffigurare il funzionamento del capitalismo, ma non contengono bilanci e quasi nessun proxy per i mercati finanziari (i quali sono alla base delle moderne economie capitaliste). Di conseguenza, le banche centrali perseguono la ZIRP al fine di inflazionare il sistema idraulico della macroeconomia con più "domanda" e quindi più posti di lavoro, redditi, investimenti e PIL — ignorando la distruzione della stabilità finanziaria che deriva da queste stesse politiche.

I banchieri centrali keynesiani sono miopi. Considerando che controllano immense quantità di dati macroeconomici "in entrata", che al limite sono banali e "rumorosi", essi ignorano completamente i dati "in entrata" del mercato finanziario che segnalano problemi monumentali imminenti.

Per esempio, adesso il 40% di tutti i prestiti è stato declassificato a sub-investimento. Questo è un dato sostanzialmente più elevato rispetto al picco del 2007, ed è accompagnato da un focolaio ancora più virulento di condizioni di credito "cov-lite". Infatti, il 60% di questi prestiti spazzatura non ha alcuna protezione contro la stratificazione del debito e la voglia di contanti degli azionisti — nonostante il loro status "senior" nella struttura del credito. L'implicazione ovvia, naturalmente, è che il "denaro facile" della FED è stato massicciamente deviato nel gioco d'azzardo della leva finanziaria e dell'LBO. Sin dal 1988 questo tipo di deformazione finanziaria ha portato ad un bust nel mercato del credito spazzatura per tre volte. Perché i pianificatori centrali monetari, che guardano i loro "monitor" come uno stormo di falchi, pensano che il risultato dovrebbe essere diverso questa volta?




Il politburo monetario resta imperturbabile, naturalmente, perché non sta monitorando la composizione e la qualità del credito. I loro modelli prevedono che la crescita aggregata dei prestiti alle imprese porterà ad una maggiore spesa per beni capitali ed alla conseguente espansione dei posti di lavoro. Tale assunto è palesemente sbagliato, perché è chiaramente evidente che la massiccia espansione del credito alle imprese dopo l'ultimo picco è finita nell'ingegneria finanziaria — riacquisti di azioni, LBO e accordi M&A — non nell'espansione di asset aziendali produttivi. Infatti, il total non-financial business credit outstanding è salito da $11 bilioni del dicembre 2007 a $13.8 bilioni allo stato attuale, o del 25%, ma gli investimenti reali in impianti e attrezzature sono ancora a $70 miliardi o il 5% al di sotto del picco pre-crisi.

E questa è la spesa "lorda" per impianti e macchinari, come registrato nel parametro "I" del PIL. La misura di gran lunga più rilevante in relazione alla salute economica ed alla capacità di crescita, è "l'investimento netto delle imprese". Cioè, al netto del consumo di capitali che si è verificato nella produzione del PIL attuale. Come mostrato di seguito, questa cifra in termini reali è del 20% al di sotto del picco raggiunto due cicli fa alla fine degli anni '90.

In breve, la combinazione di un calo degli investimenti in impianti ed attrezzature giustapposti ai livelli di picco dei finanziamenti gonfiati, dovrebbero essere un segnale di crescente instabilità finanziaria. Invece i banchieri centrali ragliano che le valutazioni non sono fuori linea e la leva finanziaria è ragionevolmente ben contenuta.




L'affermazione "le valutazioni sono normali" offerta dalla Yellen e dalla sua banda di stampatori folli, rappresenta semplicemente un adattamento dei player di Wall Street alle proiezioni degli utili escluse alcune voci. Vale a dire, il tipo di stime sui "guadagni" che hanno omesso, in media, il 23% dei costi effettivi nell'analisi profitti/perdite durante il ciclo boom/bust del 2007-2010, causando svalutazioni per impianti, reputazioni, locazioni e costi di ristrutturazione, tra cui anche innumerevoli spese reali — le quali hanno consumato le risorse ed i capitali delle aziende. Come ho dimostrato in The Great Deformation, gli "utili totali esclusi alcuni elementi" riguardo l'S&P 500 durante il quadrienno sopra citato, sono stati pari a $2.42 bilioni rispetto agli utili registrati nel GAAP — cioè, quelli per cui non si va in galera se segnalati alla SEC — di soli $1.87 bilioni.

Di conseguenza, la FED non vede l'instabilità finanziaria perché non la vuole vedere, e definisce sciocche quelle chiacchiere che vogliono Wall Street in modalità "sell". La scomparsa della volatilità nel grafico dell'S&P 500 mostrato all'inizio, per esempio, è quasi una replica identica del picco del mercato azionario del 2007. Tuttavia è stata decisamente ignorata la comparsa del segnale di avvertimento lanciata dal picco della bolla.




Il fatto è che i multipli PE sono ben al di sopra dei livelli "normali" basati sugli utili GAAP nel contesto storico. Durante il periodo terminato nel primo trimestre del 2014, gli utili dell'S&P 500 sono stati pari a $100 per azione al netto di un aggiustamento per una recente modifica nella contabilizzazione delle pensioni che non trova riscontro nei dati storici. Di conseguenza, anche i mercati più ampi offrono utili nel range del 19.6x — un livello raggiunto solo in punti in cui il mercato azionario era sull'orlo di una implosione.

Inoltre, oggi $100 di utili per azione è un numero altamente artificiale a causa dei massicci riacquisti di azioni finanziati dal debito a buon mercato e da una profonda repressione dei costi di carry trade sugli interessi. Le società dell'S&P 500 sono soverchiate da un debito di $3 bilioni in ascesa, ma se i tassi di interesse dovessero normalizzarsi — gli utili per azione scenderebbero a $10. Allo stesso modo, i margini di profitto sono ai massimi di tutti i tempi, indicando che l'inevitabile "mean-regression" taglierà quantità significative di profitti attualmente riportati.




In altre parole, arrivati al sessantunesimo mese del ciclo economico attuale, e quindi già al di là della durata del ciclo medio sin dal 1950, perché qualcuno sano di mente dovrebbe dire che il mercato non è in bolla quando le varie negoziazioni danno vita a rendimenti nel range del 20x? Infatti, in un mondo in cui arriverà inevitabilmente la normalizzazione del tasso di interesse e dei tassi di profitto, il tasso di capitalizzazione per i rendimenti attuali dovrebbe essere ben inferiore al normale.

E questo vale per quasi ogni altra misura di valutazione nei mercati degli asset a rischio. Il Russell 2000, per esempio, elargisce rendimenti massimi nel range dell'85x. Quelli dell'S&P 500 sono pari a 24x, o sei volte superiori rispetto alla sua media di mezzo secolo.

Allo stesso modo, i mercati emergenti hanno accumulato $2 bilioni di debito in valuta estera sin dal 2008. Questo li rende molto più importanti nel sistema finanziario globale di quanto non fossero nel 2008 o addirittura al tempo della crisi dell'Est Asia alla fine degli anni '90. E questo senza considerare l'enorme castello di carte in Cina, dove il debito nel mercato del credito è salito da $1 bilione alla fine del secolo scorso ai $25 bilioni di oggi.

Alla fine della giornata, la FED ed i suoi compagni di viaggio hanno sistematicamente smantellato i meccanismi naturali di stabilità nei mercati finanziari. Di conseguenza, i mercati finanziari sono ormai diventati casinò pericolosi in cui le bolle speculative raggiungono ampiezze impressionanti, mentre l'inflazione finanziaria della banca centrale guadagna trazione. Ecco dove siamo ora. Ancora una volta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La logica della legge economica

Lun, 18/08/2014 - 10:13




di Marcus Verhaegh


Ludwig von Mises propose una tesi per le leggi economiche basata sulla logica, e non sull'esperienza. Grazie in parte a questa enfasi sull'a priori — che non dipende dall'esperienza per la sua giustificazione — Mises è stato a lungo considerato come un sostenitore dell'approccio "trascendentale" di Immanuel Kant.

Allo stesso tempo, a causa dell'uso dalla terminologia e del metodo kantiani da parte di Mises, molti commentatori si sono chiesti se il ricorso a Kant fosse qualcosa di più di una chimera.

Data la complessità delle questioni esegetiche, in questo breve resoconto sarà meglio ignorare la questione se Mises sia stato o no un "neo-kantiano". Questo consentirà un'indagine migliore sui paralleli e sulle compatibilità tra Kant e Mises. Scopriremo, inoltre, che il pensiero di Mises trova un buon amico in quello del "saggio di Königsberg".

Ciò che Kant e Mises hanno in comune è la consapevolezza che noi possiamo definire le leggi scientifiche e pratiche seguendo un certo ragionamento che voglia dare un senso al mondo. Questo tipo di pensiero è sostanzialmente "transcendentale" — questo termine si riferisce ad una ricerca delle condizioni per arrivare alla conoscenza. Per esempio, come pensatore trascendentale, Kant sostiene che "ogni evento ha la sua causa in base a leggi costanti"; tale affermazione è vera perché è una condizione per carpire un certo tipo di conoscenza.

Non dobbiamo compiere innumerevoli esperimenti per assicurarci che ogni evento abbia una causa. Anzi, dobbiamo presumere che questo sia il modo in cui funziona il mondo qualora volessimo compiere un qualsiasi esperimento. Se fossero possibili eventi senza causa, o se le leggi della natura variassero in modo casuale da un momento all'altro, allora la natura non sarebbe un vero e proprio oggetto di conoscenza, e non sarebbe più razionale credere ad una visione della natura rispetto a qualsiasi altra. La sperimentazione sarebbe inutile. Quindi l'approccio trascendentale di Kant tiene saldi i punti di partenza per la sperimentazione scientifica, e per le altre modalità di indagine.

Il pensiero di Mises è altrettanto "trascendentale." Ad esempio, Mises sottolinea che quando vediamo due persone commerciare un bene per un altro, dobbiamo semplicemente presumere che entrambi valutano il bene ricevuto più di quello ceduto. (Quindi se io commercio una Jaguar per una Pinto, significa che io — nonostante quello che si potrebbe pensare su quello che io reputo più prezioso! — valuto di più la Pinto rispetto alla Jaguar.) In questo modo, l'azione rivela il valore delle preferenze.

Non dobbiamo compiere milioni di esperimenti per scoprire che le persone apprezzano di più il bene ricevuto rispetto a quello ceduto. Non dobbiamo compiere un esperimento per capirlo: piuttosto dovremmo presumerlo fin dall'inizio, se vogliamo arrivare a conoscere ciò che una persona intende per scambio — e arrivare a conoscere tutta l'attività economica che ruota intorno agli scambi. "Il bene ricevuto in uno scambio è valutato più del bene ceduto" rappresenta un'affermazione vera, perché è una condizione per arrivare ad afferrare conoscenze economiche, non perché l'abbiamo dimostrata con l'esperienza.

Oltre a sottolineare questi parallelismi, la chiave per comprendere il kantismo di Mises è quella di riconoscere che le valutazioni finali degli individui non sono qualcosa che possiamo sapere — nemmeno quando si tratta delle proprie valutazioni — e pertanto non possono essere descritte dallo stesso tipo di leggi utilizzate nella scienza naturale.

Quindi, per Kant, le leggi riguardanti il valore economico devono essere fornite da quello che definiva "giudizio riflettente": questo è un tipo di giudizio che non mira a descrivere ciò che avviene in natura, ma piuttosto delinea come noi esseri umani pensiamo alla natura e alle cose in natura — come le persone. Nelle scienze sociali il risultato è un approccio più "ermeneutico" rispetto a quello nelle scienze naturali: è necessaria una maggiore comprensione del significato e dell'interpretazione, dal momento che la preoccupazione della scienza sociale dovrebbe essere tutta per quei fenomeni che fanno riferimento al punto di vista umano piuttosto che quelli legati alla natura delle cose come oggetti spazio-temporali.

Rivolgersi alla classificazione del "giudizio riflettente" è importante per evitare di stravolgere il sistema dettagliato di Kant. Inoltre, così facendo, possiamo concentrarci su ciò che Kant intendeva per giudizio riflettente: la necessità di metodi diversi per le "scienze umane" rispetto alle scienze naturali. La prospettiva di Kant ha trovato terreno fertile nel lavoro di Dilthey e Mises.

Purtroppo l'approccio di Kant è stato ignorato o frainteso dai neo-hegeliani "ottimisti della ragione", i quali ritenevano che il nostro progresso nella gestione delle forze naturali (attraverso l'applicazione delle conoscenza fisica e biologica) facesse presagire la possibilità di una gestione analoga delle vite umane e delle aspirazioni da parte dello stato.

Di fronte a tali approcci gestionali e scientisti nei confronti della cultura, sono necessari flussi revisitionisti del pensiero. E così, come dissero i neo-kantiani del XIX secolo: "Torniamo a Kant!" Qui troveremo un pensatore con molti difetti e molte nebulosità, il quale, nonostante tutto, ci offre strumenti intellettuali cruciali per collegare l'economia austriaca a teorie più grandi quali la scienza, la morale e l'estetica. Con tali strumenti si può fare molto per impedire la diffusione dei tentacoli dell'apparato statale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il suicidio della pianificazione centrale: Perché avere pazienza

Mer, 13/08/2014 - 10:12




di Gary North


All'età di 72 anni, mi guardo indietro e mi faccio una domanda: "Qual è stato l'evento più significativo della mia vita?"

Vado avanti e indietro tra due eventi, ma in realtà coincidono. Il primo è stata la decisione di Deng Xiaoping nel 1979 di cominciare a rimuovere i controlli economici sull'agricoltura in Cina. Ciò ha portato al più grande periodo di crescita economica nella più grande area della storia dell'uomo.

Il secondo è stato il crollo del Partito Comunista dell'Unione Sovietica alla fine dell'agosto 1991. Ciò è stato seguito dalla decisione del governo sovietico di smantellare l'Unione Sovietica nell'ultima settimana del 1991. Questo è stato il più grande impero della storia. La componente russa attraversava 11 fusi orari. Attraverso le sue nazioni satelliti, si estendeva verso l'Europa occidentale. Ha tenuto aperti i battenti per oltre 70 anni. Aveva il più ampio sistema di controllo sul pensiero e le attività sociali più grandi nella storia dell'uomo. Eppure, in una settimana, senza spargimenti di sangue, i leader dell'Unione Sovietica l'hanno semplicemente smantellata. Nulla di simile era mai accaduto prima.

Quelli di noi che hanno vissuto quel periodo, a malapena sono riusciti ad apprezzarne la grandezza. Proprio perché non sono avvenuti spargimenti di sangue. Non c'è stato quasi nessun avvertimento. Dal 1946 fino al 1991 l'Occidente è stato coinvolto in una grande competizione con l'URSS. Poi, senza preavviso, la concorrenza finì. Colse di sorpresa i russi. Colse di sorpresa gli occidentali.

La Cina comunista e la Russia comunista erano collegate dall'ideologia. Entrambi i sistemi erano molto rigorosi. L'Occidente era impegnato in una flebile fede nella democrazia come sistema politico, ma con una tolleranza per tutti i tipi di opinioni economiche e religiose. I comunisti erano molto diversi. Avevano un'ideologia coerente. Avevano un punto di vista specifico su Dio, l'uomo, il diritto, la causalità e il futuro. Non c'era tolleranza per la religione soprannaturale. Non c'era tolleranza ufficiale per il capitalismo, anche se il mercato nero è sempre stato tollerato, perché senza il mercato nero i due sistemi sarebbero crollati molto prima. C'era un nome in URSS che lo identificava: "Blat". C'era anche una frase: "Il blat è superiore a Stalin". Eppure nonostante tutta la centralizzazione, tutta la tirannia e tutta l'interferenza con le libertà civili, entrambi i sistemi sono finiti. Non sono finiti col botto. Sono finiti con un gemito.

Non c'è stato alcun collasso. L'economia cinese ha cominciato ad espandersi quasi subito nel 1980. L'economia russa ha dovuto sopportare alcuni dolori, e questi sono durati per circa 10 anni, ma si è ripresa alla grande. Oggi la Russia è la capitale mondiale delle videocamere da cruscotto. Quando guardiamo i video su YouTube di incidenti stradali spettacolari, una grande percentuale ha avuto luogo in Russia.



MISES L'AVEVA PREVISTO

Tutto questo era prevedibile. Più precisamente, tutto questo è stato previsto. E' stato previsto nel 1920 da Ludwig von Mises in un saggio: Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. Nel 1922 ha esteso quel saggio in un trattato omnicomprensivo: Socialism. Mises mise in chiaro come fosse impossibile per un qualsiasi stato socialista, attuare la propria teoria di socialismo. Qualora un qualsiasi governo ci provasse, l'economia finirebbe nel caos e crollerebbe. Senza mercati dei capitali, e senza la proprietà privata dei mezzi di produzione, non sarebbe possibile scoprire il prezzo di alcunché. Senza un sistema dei prezzi, non c'è nulla se non cecità economica.

I socialisti fecero del loro meglio per ignorare questo saggio per 70 anni, ma alla fine era ovvio: Mises aveva ragione. Il socialista/economista multimilionario Robert Heilbroner lo ammise in un articolo sul New Yorker nel settembre 1990, in cui diceva letteralmente: "Mises aveva ragione."

Quello che abbiamo qui è una combinazione di teoria ed avvenimenti storici. Dal punto di vista della teoria economica generale, il crollo dell'Unione Sovietica e della Cina Rossa erano inevitabili. Nel caso della Cina, non c'è stato alcun collasso, perché l'economia era così povera nel 1979 che la riforma avviata da Deng Xiaoping non avrebbe potuto fare di peggio. Nel caso dell'Unione Sovietica, che aveva un'economia molto più avanzata e che copiò i prezzi occidentali per mezzo secolo, la transizione economica fu più dolorosa. Ma si trattò di una recessione grave, non di un collasso.

Nel romanzo di Ernest Hemingway, The Sun Also Rises (1926), leggiamo questo:

"Come hai fatto ad andare in bancarotta?" chiese Bill.

"In due modi", rispose Mike. "A poco a poco e poi improvvisamente."
Questo è ciò che è accaduto in Unione Sovietica. E' andata in bancarotta moralmente e spiritualmente sin dalla Rivoluzione d'Ottobre del 1917. Ma ci sono voluti 74 anni affinché emergessero le conseguenze.



POCO A POCO

Semmai dovessi scrivere una storia sul declino e sulla caduta dell'Unione Sovietica, inizierei con Georgij Malenkov, il quale sostituì Stalin nel 1953. Egli è l'archetipo, ed è praticamente sconosciuto in Occidente oggi. Per un breve periodo di tempo tenne in mano le redini del potere, ma venne sostituito da Krusciov nei primi mesi del 1955. Scomparve. Non è stato ucciso. I leader sovietici avevano imparato la lezione sotto Stalin. Sapevano che il loro regno non sarebbe durato per sempre, e tutti volevano una polizza di assicurazione sulla vita. Così, lo lasciarono vivere. Morì nel 1988. L'indebolimento del potere centrale iniziò nel 1955.

L'evento successivo sarebbe stato il presunto discorso segreto di Krusciov alla leadership sovietica, tenuto nel 1956. Attaccò il culto della personalità di Stalin. Tutti nella stanza sapevano che era stato seguace di Stalin, un assassino di massa in Ucraina. Quel discorso, tradotto e distribuito in Occidente, portò alla diserzione di diversi membri del Partito Comunista in tutto l'Occidente.

Una dozzina di anni dopo, l'invasione sovietica della Cecoslovacchia portò ad un'altra ondata di diserzioni in Occidente. Ma questo non sembrò influenzare la stabilità dell'Unione Sovietica. Non c'era alcun segno di debolezza.

Nell'agosto 1978, dopo 33 giorni come Papa, Giovanni Paolo I morì. Nel mese di ottobre venne sostituito da Giovanni Paolo II. Questa piega degli eventi completamente imprevedibile portò ben presto ad un confronto in Polonia tra la gerarchia comunista e l'autorità morale di Giovanni Paolo II. Era arrivato all'età adulta sotto i nazisti, e poi servì come sacerdote sotto i comunisti dopo il 1945. Era stato istruito da un cardinale anti-comunista che comprese i limiti del potere e come battere il sistema. Il Papa conosceva le debolezze del Partito Comunista in Polonia. La sua visita nel giugno del 1979 contribuì a creare la base morale della resistenza polacca, che si intensificò nel 1980.

Nel 1979 l'Unione Sovietica inviò carri armati lungo la strada che il governo americano aveva pagato nel 1966. I sovietici cercavano di insediare un sovrano fantoccio a Kabul, e ben presto si trovarono nel pantano. Non ne potevano uscire e salvare la faccia. Non potevano vincere.

Nel 1980 accaddero un paio di eventi che indebolirono definitivamente la legittimità del comunismo. Erano entrambi associati alle Olimpiadi. Si svolsero a Mosca, e furono boicottate dagli Stati Uniti per sostenere l'indipendenza dell'Afghanistan.

Gli occidentali di tutto il mondo andarono a vedere gli eventi sportivi. Andarono con i loro abiti, i loro orologi, le scarpe belle e la loro fiducia. Ogni leader sovietico li vide. Ogni leader sovietico sapeva in quel momento, senza ombra di dubbio, che non sarebbe mai stato in grado di eguagliare la ricchezza dell'Occidente. Nonostante tutto il loro potere, nonostante tutti i loro privilegi speciali, nonostante il loro accesso a negozi particolari ed esclusivi, si resero conto che erano cittadini di seconda classe dal punto di vista economico. La leadership non si riprese mai più.

In Polonia quando si scoprì che la carne in lattina era etichettata come "pesce", ci furono una serie di scioperi. La carne era in procinto di essere inviata a Mosca per quegli occidentali che partecipavano alle Olimpiadi. Uno degli scioperi ebbe luogo nel cantiere ferroviario dove venne fatta questa scoperta, e in poche settimane venne fondato il movimento di Solidarietà. Da quel punto in poi, la Polonia cominciò a muoversi fuori dell'orbita sovietica.

Nel 1980 fu eletto Ronald Reagan. Era un anti-comunista. Sembrava giovane. Poco dopo la sua elezione, rimase vittima di un tentato assassinio ma sopravvisse. Da quel momento in poi, prese in mano il controllo. Ruppe lo sciopero PATCO. I leader sovietici volevano vedere se avesse avuto l'ardire di resistere al sindacato. Lo fracassò. Poi c'erano le trasmissioni televisive che intervistavano Reagan nel suo ranch, mentre andava a cavallo o costruiva recinti. Questi non erano eventi organizzati. Questo era ciò che gli piaceva fare. Ai vecchi burocrati di Mosca veniva ricordato costantemente che non sarebbero rimasti a lungo su questo mondo.

Poi in breve successione arrivarono le morti di Breznev (1982), Andropov (1984) e Chernenko (1985). Gorbaciov salì al potere. Iniziò a riformare l'economia consentendo un maggiore decentramento. Cominciò a concedere maggiori libertà alla stampa. In altre parole, il libero mercato vide cadere una serie di pastoie e permise una maggiore libertà di espressione. Eppure l'economia era in rovina, e continuava a peggiorare.

Poi ci fu lo spaventoso anniversario: 1988. Questo fu il 1000° anniversario della fondazione della Chiesa ortodossa russa. Ancora era lì.

A quel tempo, Gorbaciov era in tour nei governi occidentali, mendicando un sostegno finanziario. Non lo ottenne.

Nel 1989, l'Unione Sovietica se ne andò dall'Afghanistan. Fu una testimonianza palese dell'incapacità militare sovietica di mantenere il controllo in una nazione al suo confine.

Nel 1991, il suo stato cliente (l'Iraq) venne sconfitto dagli Stati Uniti. Il suo hardware militare non poteva competere con la tecnologia occidentale. I suoi aerei vennero abbattuti prima ancora che rilevassero la presenza di un jet da combattimento americano. I suoi carri armati vennero fatti saltare nel deserto. Questo nel mese di febbraio. L'ultima settimana di dicembre il Partito Comunista e l'Unione Sovietica non c'erano più.

Questi eventi non potevano essere previsti individualmente, ma lo sviluppo complessivo era stato predetto da Mises nel 1920. Non c'era bisogno che l'Occidente si confrontasse militarmente con l'Unione Sovietica, perché l'orologio continuava a ticchettare lo stesso. L'Occidente non percepiva quanto fosse stato preciso Mises. Ma lo scenario si evolvette proprio come aveva descritto. Le economie socialiste della Cina Rossa e dell'Unione Sovietica non erano in grado di competere con l'Occidente. Richard Grenier descrisse l'Unione Sovietica in quattro parole: "Bangladesh con i missili."



PAUL SAMUELSON: L'UTILE IDIOTA

Nell'edizione 1989 del suo best-seller Economics, il famoso economista universitario Paul Samuelson scrisse che l'Unione Sovietica era la prova dell'efficacia della pianificazione centrale. Mark Skousen ha tracciato i commenti di Samuelson sull'URSS nelle varie edizioni.

Nelle primissime edizioni, Samuelson espresse scetticismo in merito alla pianificazione centrale socialista: "Il nostro sistema di libera impresa mista ... con tutti i suoi difetti, ha dato al mondo un secolo di progresso mediante un ordine socializzato reale -- forse impossibile da eguagliare" (1:604; 4:782). Ma nella quinta edizione (1961), pur esprimendo scetticismo tramite alcune statistiche, dichiarò che gli economisti "sembrano concordare sul fatto che i suoi recenti tassi di crescita sono stati considerevolmente maggiori rispetto ai nostri", sebbene ancora inferiori rispetto a Germania Ovest, Giappone, Italia e Francia (5:829). Dalla quinta fino all'undicesima edizione c'era un grafico che indicava il divario decrescente tra Stati Uniti e URSS (per esempio, 5:830). La dodicesima edizione sostituì il grafico con una tabella in cui si mostrava che tra il 1928 ed il 1983, l'Unione Sovietica era cresciuta ad un tasso notevole del 4.9% annuo, superiore a quello degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Germania e del Giappone (12:776 ). Nella tredicesima edizione (1989) Samuelson e Nordhaus dichiararono: "L'economia sovietica è la prova che, contrariamente a quanto credevano in precedenza molti scettici, un'economia di comando socialista può funzionare e persino prosperare" (13:837).
La reputazione di Samuelson non ne soffrì, ma nel 1989 si dimostrò solamente un utile idiota -- per usare una frase di Lenin. Dal 1961 in poi, venne completamente intontito dalle false statistiche sovietiche. Per anni Naum Jasny mise in guardia che le statistiche erano fasulle, ma Samuelson lo ignorò. Venne assecondato dal mondo accademico, che sin dal 1948 aveva assegnato quel libro di testo agli studenti sventurati. A partire dall'edizione del 1961 anche loro vennero rimbambiti, ma non lo ammisero.

Nel 1968, apparve il mio primo libro: un libro su Karl Marx e il comunismo. L'edizione del 1988 è disponibile per il download: Marx's Religion of Revolution. In un'appendice sulla pianificazione economica sovietica, ho citato le intuizioni di Jasny. L'Unione Sovietica raggiunse quell'espansione confermata dalle statistiche, sopprimendo la sua gente su una scala mai vista nella storia moderna. Li saccheggiò. Fu questa oppressione spietata dei diritti ed una massiccia confisca della proprietà privata, che permise all'URSS di trasmettere l'apparenza che stesse crescendo. Jasny aveva ragione, e io l'ho potuto vedere con i miei occhi. Ero solo uno studente, ma l'ho potuto vedere. Samuelson l'ha negato fino a quando l'intero esperimento è andato a gambe all'aria due decenni più tardi. Eppure il mondo accademico ha preso sul serio Samuelson. Ancora lo prende sul serio.

L'economista più rispettato della seconda metà del ventesimo secolo, è stato completamente rincitrullito da un gruppo di statistici sovietici che temevano la riassegnazione in Siberia se non avessero oliato adeguatamente le statistiche. Il prominente economista keynesiano non riuscì a smascherare questa farsa. L'economia keynesiana acceca gli uomini brillanti. Dal 1920 al 1991 si rifiutarono di credere a Mises, quindi erano costretti a credere a statistici che temevano per la loro vita. Non l'hanno mai confessato -- eccetto Heilbroner. Col senno di poi, erano un gruppo di citrulli con un dottorato -- uomini che non riuscivano a distinguere la realtà dalla fantasia. Hans Christian Andersen ha scritto una storia su di loro: Le vesti nuove dell'imperatore. Il ruolo di Mises è quello del ragazzo che esclama che l'imperatore è nudo. Dopo il 1920, e per i 50 anni successivi, fu evitato dal mondo accademico per la sua mancanza di galateo.

Gli eredi intellettuali di coloro che lo bandirono sono ancora in carica.

Siate pazienti. Loro sono il cieco che guida un altro cieco verso l'abisso.

Voi cercate di evitare l'abisso.



CONCLUSIONE

Quali sono le lezioni che possiamo trarre da tutto questo? In primo luogo, esiste una scienza economica. Mises lo sapeva bene. I suoi critici no. Essi erano tanti, ma la sua valutazione del 1920, tre anni dopo la Rivoluzione d'Ottobre, si dimostrò accurata sia per la Cina Rossa che per l'URSS.

In secondo luogo, i fallimenti economici inevitabili delle società socialiste hanno fatto guadagnare tempo all'Occidente. Non c'è stata alcuna conflagrazione nucleare. Lottando per la pace, l'Occidente ha vinto. Ma poiché l'Occidente non ha mai creduto a Mises, gli mancava la fiducia nel suo compito. C'erano uomini altolocati che spingevano per una fusione dei due sistemi. Invece non si fusero. Uno chiuse i battenti e scomparve, l'altro ha adottato politiche economiche occidentali come una banca centrale, il mercantilismo e le bolle keynesiane. Si tratta di capitalismo clientelare su vasta scala. Le sue bolle scoppieranno. Siate pazienti.

Il comunismo ha perso. L'Occidente gli ha dato tempo. Il tempo ha dimostrato che Mises aveva ragione.

Il Keynesismo non ha ancora perso. Dategli tempo.

Non c'è bisogno di un collasso sociale o di un collasso economico, al fine di rendere possibile una transizione verso un'economia non-keynesiana. È possibile che il sistema vada a gambe all'aria all'apice, senza intaccare l'ordine sociale sottostante. L'abbiamo già visto due volte sin dal 1979.

Ad un certo punto il governo degli Stati Uniti andrà in bancarotta. Andrà in default. Romperà le sue promesse. A quel punto, gli elettori impareranno una lezione di economia e di educazione civica.

Quando Washington non staccherà più assegni, sarà nostro compito preparare i materiali didattici necessari a spiegare come funziona la libertà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Riforma dell'immigrazione: 8 passi

Mar, 12/08/2014 - 10:17




di Gary North


Ci viene detto che ci sarà una riforma dell'immigrazione entro la fine dell'anno. Ci viene detto che il Partito Repubblicano è pronto per questo compito. Questo prima che Cantor perdesse alle primarie repubblicane. Il punto cruciale che lo ha silurato è stato il suo impegno per l'amnistia. Penso ormai che questo tipo di messaggio sia chiaro ad un sacco di membri del Congresso. Parlare di amnistia è un nuovo paio di maniche dal punto di vista politico.

Pensiamo all'amnistia. Non sono a favore, ma supponiamo che venga data. Cambierebbe qualcosa? No. Come minimo ci sono 12 milioni di immigrati illegali nel paese, e potrebbero essere 20 milioni. Non c'è modo che il governo possa radunare tutte queste persone e mandarle a casa in base alle leggi di oggi. Con o senza amnistia, rimarranno nel paese. Vivono nell'ombra se non c'è amnistia. Non voteranno. Ma non hanno intenzione di tornare a casa in entrambi i casi. Questa è la loro casa. I loro figli, che sono nati in questa nazione, cresceranno e voteranno.

Fatto: il saldo migratorio dal Messico, dal 2007 al 2012, è stato pari a zero. Tutte le chiacchiere partorite dai media, come ad esempio un enorme afflusso di messicani, non sono supportate dai fatti. Abbiamo già assistito all'ultima delle grandi ondate di immigrazione. L'economia del Messico sta migliorando. Non è un fuoco di paglia.

Se stiamo parlando di un cambiamento fondamentale negli Stati Uniti, l'amnistia non né fa parte. Ciò che conta sono i tassi di natalità comparativi. Il tasso di natalità degli ispanici è sceso sin dal 2007. Questo paese è rimasto in modalità sostituzione fino al 2008. Il tasso di natalità è stato circa 2.1 figli per donna, che è il tasso di sostituzione. Nel 2007, siamo stati l'unico grande paese industriale occidentale ad avere una popolazione con un tasso di sostituzione positivo. La recessione ha invertito questo trend, e sta lentamente cominciando a risalire.

La maggior parte di questo incremento è dovuto alla natalità ispanica. Il tasso di natalità dei bianchi era finito sotto il tasso di sostituzione anni prima: 1.7 figli per donna. Quindi, il tasso di sostituzione in questo paese è basato sulla presenza degli ispanici.

Non cambierà granché, in un modo o l'altro. Questa è la regola di base dell'economia. Il cambiamento arriva al margine. Ci sono cambiamenti marginali, ma ci vogliono anni affinché si manifestino.



LO STATO SOCIALE

Alcune persone pensano che il grande problema con gli immigrati clandestini sia che essi traggono vantaggio dal welfare. Sono sicuro che per molti di loro è così. Di chi è la colpa? E' colpa degli anglosassoni, i quali hanno creato il sistema del welfare. Non è stato creato dagli immigrati messicani illegali. E' iniziato col New Deal. E' stato promosso dai laureati delle università della Ivy League. Tutto questo è stato inventato da persone istruite, ed è stato sostenuto dai Democratici che lo hanno usato per essere eletti dopo il 1930. Le truppe d'assalto del welfare non sono messicane. Sono anglosassoni.

Qual è il problema più grande con gli immigrati clandestini? Le gang. Se domani gli Stati Uniti abolissero tutte le leggi sulla droga, per quanto tempo potrebbero sopravvivere le gang ispaniche? Non molto tempo. Non fanno grandi guadagni con la prostituzione, il gioco d'azzardo e la microcriminalità. Li fanno col traffico di droga. Ecco dove si trovano i miliardi di dollari. L'intero sistema dei cartelli della droga in America Latina si basa sulla domanda, e la domanda proviene dagli anglosassoni negli Stati Uniti. Ecco dove sono i soldi.

Abbattete il sistema del welfare e le bande relative ai cartelli della droga, e scompariranno due dei più grandi argomenti contro gli immigrati clandestini.

Parliamo di un problema che invece è culturale. Le ragazze latinoamericane si sposano troppo giovani. Abbandonano la scuola. Questa rappresenta la cultura, ed è un segno di una mentalità da classe inferiore. Le ragazze sono orientate al presente. Non aspettano fino a quando hanno 22 o 23 anni per sposarsi. Non hanno istruzione o esperienze di lavoro.

Ma se si sposassero a 17 anni e rimansessero sposate, e se i loro mariti non commettessero adulterio, allora i matrimoni in giovane età non sarebbero la grande piaga culturale che sono. La cultura si è abituata ai matrimoni in giovane età molto tempo fa. La cultura ispanica non si è abituata al sistema scolastico pubblico degli Stati Uniti, e nemmeno all'etica situazionale insegnata nelle scuole pubbliche. Ciò sta avendo un effetto devastante sulla cultura ispanica. Quando si combina tutto questo con la mentalità macho dei latino-americani, che favorisce l'adulterio tra i mariti, vi ritrovate un grave deficit culturale. Ha a che fare con l'etica.

Cambiate il codice giuridico. Lasciate che i coniugi vittime ricevano il 100% del patrimonio della famiglia. Questo cambierebbe il comportamento delle persone. Ma gli anglosassoni non vogliono questo cambiamento di comportamento. . . per loro.

Che cosa succederebbe se chiudessimo il sistema scolastico pubblico americano? Cesserebbe la devastazione all'interno della comunità ispanica? Penso di sì. Penso che lo stesso tipo di devastazione rallenterebbe anche nella sezione anglosassone della popolazione. Se gli studenti fossero istruiti dalla Khan Academy invece che dalle scuole pubbliche, l'etica della nazione migliorerebbe. Il rendimento scolastico della nazione migliorerebbe. Le tasse potrebbero essere abbassate. Gli studenti migliorerebbero.

Non è una questione di mancanza di denaro. E' una questione di cultura, e la cultura principale degli Stati Uniti è anglosassone. Questa cultura è favorevole al sistema scolastico pubblico. E' favorevole all'uso della coercizione da parte di persone con una istruzione universitaria, perché queste persone vogliono controllare il pensiero di tutti attraverso il sistema scolastico pubblico. E' una cosa che va avanti sin dal 1837. Non è una novità.

Quando si guarda ai difetti dell'immigrazione clandestina, la maggior parte deriva direttamente dalla cultura anglosassone. Gli ispanici stanno approfittando del sistema. Non lo hanno inventato loro.

Le grida contro l'immigrazione clandestina vengono lanciate contro il fatto che gli immigrati clandestini vengono qui per approfittarsi delle strutture sociali ed economiche che sono state istituite dagli anglosassoni. Gli elettori anglosassoni guardano gli immigrati ispanici, e li percepiscono come persone deboli: clienti del welfare. Ma come minimo metà della popolazione americana è a libro paga del governo, in un modo o nell'altro. I due programmi di welfare più importanti del paese sono Medicare e Previdenza Sociale. I beneficiari di questi programmi sono principalmente elettori bianchi della classe media che sono diventati vecchi. L'unico modo in cui questi due sistemi possono rimanere solvibili, è con la partecipazione di nuovi lavoratori. Ma questi, al margine, sono ispanici. Stanno facendo agli Stati Uniti quello che gli immigrati del Nord Africa stanno facendo alle economie dell'Europa meridionale: stanno mantenendo a galla il welfare state.

Sì, c'è il welfare a livello locale (sfruttato dai clandestini ispanici) la cui figura principale è ricoperta dal sistema scolastico pubblico. Ma se non si contano le scuole pubbliche, che sono per lo più a beneficio dei bianchi del ceto medio, e ci si concentra sulle spese totali del welfare, i grandi beneficiari non sono gli immigrati clandestini. I grandi beneficiari sono gli anglosassoni. Sono i vecchi. Hanno aspettato tutta la vita per incassare i soldi del welfare state. Hanno aspettato di andare in pensione ed ottenere tutto ciò che l'assistenza medica gratuita ha da offrire. Il marciume morale viene dall'alto. La gente si risente degli immigrati ispanici che approfittano dei rimasugli del welfare state. Quando gli immigrati vanno a lavorare, pagano le tasse per Previdena Sociale e Medicare. Stanno pagando gli assegni del welfare che vanno ai bianchi.

I giovani che stanno entrando negli USA, immagino che lo stiano facendo per trovare lavoro, a meno che non mi si possa dimostrare che la maggior parte di loro sia membro di bande dell'America centrale. Stanno venendo qui per motivi economici. Non stanno cercando di vivere a spese del welfare, ma piuttosto vogliono un'occupazione. Questa è una buona mentalità, per quanto mi riguarda. Qualcuno che corre il rischio di attraversare frontiere, venendo in questo paese con niente in tasca al fine di sfruttare le opportunità di lavoro, è il tipo di persona che preferisco assumere come futuro cittadino. La maggior parte degli immigrati ha un'inclinazione imprenditoriale.

Il cambiamento avviene al margine. Ci vogliono anni affinché questi cambiamenti facciano la differenza. Gli Stati Uniti rispettano una tradizione, politicamente parlando, difficile da scardinare: gli elettori non accetteranno oneri fiscali federali superiori al 20% del PIL. In tutta la mia vita ho potuto verificare la veridicità di questa frase. Ciò non cambierà. Quindi qualunque cosa facciano i clandestini, per chiunque votino, non cambierà il carico fiscale della nazione.

Sicuramente non cambierà il carico fiscale dei super ricchi, perché possono aggirarlo. Tra 20 anni gli elettori messicani non riusciranno ad imporre aliquote fiscali elevate ai super ricchi, proprio come tutti gli altri votanti non ci sono riusciti negli ultimi 20 anni.

Al margine, ci sono più clandestini che vogliono lavorare rispetto a quelli che vogliono intascare il sussidio di disoccupazione. La soluzione a questo problema è quella di sbarazzarsi del sussidio di disoccupazione, ma gli anglosassoni non vogliono. Quindi dobbiamo aspettare fino a quando le città e gli stati non saranno a corto di soldi. A quel punto entrerà in scena il Congresso, il quale rappresenta perlopiù elettori bianchi della classe media. Gli ispanici non avranno molta voce in capitolo, in un modo o nell'altro.

Sì, la California è liberal. Uno di questi giorni, l'Arizona e il Texas diventeranno più liberal. Ma se state parlando di cultura ispanica, state parlando del New Mexico. E' sempre stato ispanico, ma gli elettori hanno eletto per due volte Gary Johnson, il governatore più libertario del paese ad essere rieletto. Quindi se l'intera nazione diventerà ispanica, non sarà peggio del New Mexico. Questo stato ha una grande popolazione che vive nelle riserve. Se parlate di uno stato che è sempre stato fortemente ispanico ed è il manifesto della peggiore cultura del welfare -- il Bureau of Indian Affairs -- state parlando del New Mexico. Alla fine, è un posto decente in cui vivere.

Non capisco perché la gente si arrabbi alla possibilità che il sud-ovest possa trasformarsi nel New Mexico. Preferirei che il paese diventasse come il Texas, ma se dovessi vivere in New Mexico, non sarebbe la fine del mondo. C'è l'aria condizionata. La vita va avanti.



CONCLUSIONE

Gli aspetti peggiori della cultura ispano-americana sono il risultato della cultura americana. Gli elettori bianchi non vogliono affrontare questa cosa, ma è la verità.

Gesù ci ha avvertito di togliere la trave nel nostro occhio, prima di provare a togliere la pagliuzza da quello del nostro prossimo. Per quanto riguarda lo stato sociale degli Stati Uniti, non riesco ad immaginare un consiglio migliore.

La regola n°1 per una riforma dell'immigrazione deve essere questa: non creare una carta d'identità nazionale che debba essere presentata da tutti gli americani -- niente tracciamento del profilo -- per ottenere un lavoro. Non influenzerà l'immigrazione clandestina, ma influenzerà la libertà.

Ecco il mio piano per la riforma dell'immigrazione.

  1. Legalizzare le droghe.
  2. Abolire il welfare a livello locale.
  3. Chiudere le scuole pubbliche.
  4. Smettere di usare i datori di lavoro come informatori pagati.
  5. Smettere di finanziare Previdenza Sociale, Medicare, e Medicaid.
  6. Abolire il salario minimo.
  7. Allentare le regole della carta verde per i lavoratori.
  8. Espellere qualsiasi immigrato clandestino condannato per un crimine -- niente carcere o spese.

Gli anglosassoni hanno il controllo del sistema politico e dei tribunali. Possono essere riformati, ma gli anglosassoni non vogliono. A loro piace il sistema così com'è, ma non vogliono che gli estranei facciano parte dei programmi di welfare. Gli elettori non vogliono dividere il bottino. "La redistribuzione finisce al confine."

Il dibattito sull'amnistia è per lo più simbolico. L'ondata migratoria è dietro di noi. I figli degli immigrati presto voteranno. Per questo potete ringraziare Teddy Kennedy e Lyndon Johnson, che hanno fatto approvare l'Immigration Act del 1965. Il prossimo anno sarà il suo cinquantesimo anniversario.

Ci vorrebbe uno stato di polizia per individuare, arrestare e riportare tutti gli immigrati clandestini nei loro paesi di origine. Penso che tutti lo sappiamo. Non ho mai sentito nessuno chiedere una cosa del genere.

Al contrario, lo stato sociale americano non è simbolico. È reale.

Qualsiasi conservatore che esita per quanto riguarda l'amnistia, ma non è disposto ad eliminare lo stato sociale, ha le idee confuse. La sua etica può essere riassunta con questo assioma morale: "Gli immigrati illegali non dovrebbero avere accesso al nostro bottino. L'abbiamo rubato lealmente."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La mia traduzione dell'intervista di Padoan sulla ripresa italiana

Lun, 11/08/2014 - 10:03




di Francesco Simoncelli


Dopo aver presentato la traduzione di un discorso della Yellen la settimana scorsa, mi sembrava opportuno fornire anche una traduzione delle parole che il nostro Ministro delle Finanze ha pronunciato di recente in seguito ai dati raccapriccianti fatti registrare dalla nostra economia. L'Italia continua a viaggiare in un limbo, a cavallo di una recessione costante che sta esigendo dalla popolazione un prezzo alto da pagare. Per sua volontà? No di certo. Il deleveraging delle bolle degli anni passati è stato forzato interamente sul settore privato, ovvero, sui contribuenti, lasciando intatte quelle realtà che invece dovevano essere liquidate. Banche commerciali, aziende privilegiate, amministrazioni pubbliche, tutti questi dovevano essere lasciati fallire a seguito del caos scoppiato nel 2010. Invece è stata iniettata vita artificiale nelle loro vene, consentendoli di rimanere in partita e consumando progressivamente risorse che invece (molto probabilmente) sarebbero andate a finanziare realtà sostitutive in grado di permettere una ripresa fisiologica dagli eccessi passati.

I paesi più fiscalmente responsabili hanno preteso che quelli più fiscalmente irresponsabili gravassero le loro popolazioni col pesante fardello di ripagare gli errori fatti da altri, ovvero, i dirigenti politici. Nei periodi di momentanea stabilità è andata così, mentre in quelli più turbolenti c'hanno pensato i contribuenti di quei paesi più fiscalmente responsabili. Apprendiamo una lezione qui: il bancomat degli stati sono i contribuenti. Questo almeno finché il bacino dei risparmi reali è in crescita. Una volta che diventa stagnante, o peggio cala, questa illusione sbiadisce lasciando solo un mucchio di conti da pagare impossibili da saldare. Le ultime esternazioni di Draghi, infatti, rappresentano la volontà pianificatrice di accentrare ulteriormente le attività del mercato facendo convergere il più possibile sempre più risorse nelle mani della pianificazione centrale. Ogni scostamento dai piani dei dirigenti politici rappresenta un voto contrario alla loro strategia. Non possono permettere un tale accumulo.

Allora agiscono per rendersi "indispensabili", portatori di luce in un mondo colmo di tenebra. La loro mente, la loro strategia, la loro onniscenza, è tutto quello che serve gli individui per ritrovare la giusta strada da percorrere. Ci serve crescita. Che tipo? Una crescita. Peccato che il meccanismo di trasmissione attraverso il quale fluiva il credito è praticamente rotto. Le famiglie e le imprese hanno raggiunto un picco nell'indebitamento privato. Non possono andare avanti così. L'unica crescita che importa alla banca centrale è questa. Altrimenti, se il mercato fosse lasciato indirizzare la propria crescita (se davvero fosse necessaria), a che servirebbero gli economisti? Le ultime vicende però stanno sottolineando come queste figure, presumibilmente professionali, altro non sono che stregoni in cerca di visibilità. Non sanno quello che fanno perché hanno deturpato irrimediabilmente l'ambiente economico. Il quarto anno consecutivo di tassi di interesse ultra-bassi è stato il catalizzatore della loro cecità totale. Il mercato è un enigma per loro. Soprattutto il lungo termine. Per il momento ancora riescono a gestire il breve termine, ma questo lasso di tempo si stringerà ancora di più mentre continueranno ad armeggiare con i cosiddetti strumenti non convenzionali. Passeremo, quindi, al brevissimo termine. E poi? Poi accadrà quello che doveva accadere all'Italia alla fine degli anni '90: default.

Ma il Ministro Padoan rifiuta di vedere la situazione per quella che è. Per dovere istituzionale? Forse. In realtà per un motivo specifico: è keynesiano. Per lui rinunciare ad una visione centralizzata dell'economia è qualcosa di impossibile, tutta la sua vita accademica è stata scandita da questo mantra ed ora che viene messo alla prova si rifiuta di accettare il risultato. Il keynesismo è in bancarotta. E' una bancarotta intellettuale. Lo è sempre stato, ma così come per gli schemi di Ponzi, i suoi aderenti si sono sempre rifiutati di accettare questa realtà. Ne pagheranno le conseguenze.

Ministro Padoan è un po' di tempo che la sentiamo ripetere che l'economia è ferma, non si riprende. Che fa: si iscrive anche lei al partito dei gufi?

No, non mi iscrivo a nessun partito dei gufi, sono sempre stato iscritto al partito dei realisti e qui resto. I dati dell'economia anche più recenti confermano un'economia che stenta a uscire dalla recessione. Rimango, però, convinto che esistano segnali positivi che andranno apprezzandosi nei prossimi trimestri e nei prossimi anni. Parlo del 2015 e del 2016. E dico questo non per una banalità contabile, ma perché è importante mantenere una prospettiva di medio periodo e i primi atti del governo Renzi sono, per me, tutti orientati a un obiettivo: realizzare politiche con impatto duraturo e crescente nel lungo termine.
Traduzione: "L'ottimismo dei dati era un trucco statistico per tenere buoni gli sciocchi che ancora credono in una salvezza attraverso lo stato. Stiamo guadagnando tempo. Non sappiamo dove siamo diretti, perché non abbiamo idea di cosa stiamo facendo. Al momento ci limitiamo a rimpinzare i conti pubblici con denaro proveniente dai contribuenti. E' una strategia che per il momento tiene in piedi la baracca. Finché funziona, continueremo ad adottarla. Quando non funzionerà più ci inventeremo qualcos'altro da far ingurgitare alla popolazione. Perché sarà la popolazione che ingoierà sempre il boccone amaro."

Non ho capito: è vero o no che l'economia sta andando male, male, non è ferma, addirittura in recessione?

I dati negativi che ci arrivano dall'Istat riguardano, soprattutto, gli investimenti mentre, invece, i dati su consumi e esportazioni sono moderatamente positivi. Questo fa sperare bene sul recupero di fiducia delle famiglie e conferma che c'è una fase di uscita dalla recessione che è molto faticosa perché la recessione è davvero profonda. Non dimentichiamoci che il 2013 ha chiuso con un risultato finale di meno 1,9.
Traduzione: "Se gli imprenditori sono tassati a morte, come pretendere che possano investire? Non possono infatti, quindi le loro attività rimangono al palo. Nel frattempo vengono distrutte anche quelle di coloro che non riescono più a tenere il passo con la tassazione selvaggia e la burocrazia opprimente. Fortunatamente l'euro è in condizioni meno pietose rispetto alle altre valute del mondo, quindi le importazioni ci costano meno. Ma stiamo lavorando anche su questo aspetto, tirando per la giacchetta Draghi affinché adotti una visione mercantilista sotto steroidi dell'economia."

Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, ha detto che l'effetto degli 80 euro è «quasi invisibile». Renzi ha risposto che la ripresa è come l'estate: prima o poi arriva. Si è mai pentito di avere iniziato dal bonus Irpef e non dall'Irap?

No, non mi sono mai pentito, naturalmente avrei voluto avere a disposizione risorse per fare di più, ma è importante del bonus Irpef ricordare due cose. La prima: riguarda 11 milioni di persone. La seconda: sarà permanente. Questo è importante perché le famiglie devono avere più risorse e più fiducia per fare sì che queste risorse vengano spese.
Traduzione: "Se avessi potuto, non avrei esitato a spendere a deficit come se non ci fosse stato un domani. Sono un keynesiano. Per questo penso che uno stimolo fiscale, in mancanza di uno monetario, possa salvare le sorti dell'Italia. E' la domanda che crea l'offerta, quindi abbiamo dato qualche spicciolo agli italiani affinché abbellissero i numeri del PIL. Non ha funzionato. Hanno aumentato i loro saldi di cassa. Ci riproveremo l'anno prossimo. Forse."

Quanto dell'aumento record della Tasi, da un capo all'altro del Paese, è dovuto indirettamente alla copertura del bonus Irpef?

L'aumento della Tasi è slegato da coperture del bonus, ha a che fare con politiche fiscali del governo precedente che noi abbiamo ereditato.
Traduzione: "Non guardate noi. Siamo semplicemente gli esecutori materiali di decisioni che vengono prese al di sopra delle nostre teste. Noi siamo le facce che appaiono in TV per tenere buona la popolazione. Ho tre parole per voi: ragioneria di stato. Noi ci adeguiamo. Certo, abbiamo promesso un cambiamento, una svolta rispetto alla rotta precedente. Infatti abbiamo già messo nel DEF un aumento progressivo delle spese e della tassazione. Troveremo le risorse, le elargiremo e ce le riprenderemo in tanti modi fantasiosi. Il governo precedente, infatti, non aveva fantasia."

Insisto: se i Comuni non sono in grado di fare i tagli richiesti, non crede che seguano la scorciatoia di aumentare la Tasi e, quindi, mettano una parte del bonus sul conto a carico dei contribuenti?

Questa è una scelta successiva, i Comuni hanno a disposizione questo strumento, ma certo il Governo Renzi non vuole utilizzare la Tasi per finanziare il bonus.
Traduzione: "I Comuni sono liberi di far fluttuare a loro piacimento i livelli delle aliquote della Tasi. Non interferiremo. Ci limiteremo ad aumentare progressivamente le accise. Abbiamo fantasia."

Se la crescita è zero o addirittura negativa e non 0,8, la strada che ci separa dal 3% di deficit/pil si stringe pericolosamente. Sarà larga a sufficienza per evitare una manovra in autunno?

Il 3% nel 2014, e anche nel 2015, non sarà superato. Non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva.
Traduzione: "Noi abbiamo fatto la nostra parte, non possiamo giocarci definitivamente l'elettorato. Avremmo potuto ottenere più consensi con un deficit maggiore, ma non dipende da noi. Adesso ci sono telefonate che arrivano dall'alto. Ci adeguiamo. Adesso aspettiamo che sia la BCE a fare la sua parte."

Sia sincero, ministro: premesso che il Paese non è in grado di sopportare un'altra manovra, come fa con questi numeri a essere così sicuro di poterla evitare?

In base alle informazioni che ho adesso e alle previsioni che abbiamo aggiornato con le nuove informazioni Istat, ribadisco quello che ho appena detto.
Traduzione: "La statistica ci offre un ampio margine di manovra. Per anni abbiamo ingannato i polli. Lo stiamo facendo anche col presunto deficit al 3%. Come disse anche Juncker qualche tempo fa: 'Quando le cose si fanno serie, bisogna mentire.' Ci adeguiamo."

Nel Def di aprile è scritto che, con la legge di stabilità, si devono fare 15 miliardi di tagli della spesa. Si possono conseguire tagli selettivi per un importo così rilevante in un tempo così breve? Non sarà che alla fine arriverà, come sempre, la doppia scure dei tagli lineari e di nuove tasse?

I tagli buoni e giusti si possono fare e il Governo farà di tutto per evitare l'applicazione di misure di salvaguardia come sono quelle dei tagli lineari o nuove tasse. Io penso che si possano fare.
Traduzione: "Verranno tagliate alcune voci di spese future, ma non siamo così sciocchi da diminuire la spesa nel suo totale. Infatti la spesa corrente è passata dai €730.2 miliardi nel 2010 ai €749.5 miliardi di oggi. L'apparato statale ottiene consensi attraverso la spesa. L'apparato statale sopravvive attraverso la tassazione. Non ne può fare a meno. Saremo cauti, non vogliamo perdere la nostra base di privilegi. Terremo duro finché la BCE non si deciderà ad intervenire sul serio."

Come la mettiamo con Bruxelles che ci ha, di fatto, negato il rinvio del pareggio di bilancio dal 2015 al 2016 e, anzi, ci ha chiesto sforzi aggiuntivi già da quest'anno. Chi glielo dice a Renzi? Lei ci riesce?

Renzi lo sa benissimo e sicuramente il quadro macroeconomico che si sta delineando in questi mesi e in queste settimane è molto più deteriorato di quello di qualche settimana fa e, naturalmente, l'obiettivo di riequilibri strutturali tiene conto dell'andamento del ciclo. L'Italia stenta a uscire dalla crisi perché ha accumulato ostacoli strutturali. Per riprendere a crescere non ci sono scorciatoie: dobbiamo rimuovere quegli ostacoli con riforme strutturali.
Traduzione: "Il mercato spinge ancora per una recessione perché nessuno degli errori del passato è stato risolto, quindi le azioni degli individui sono direzionate verso un risanamento di quelle parti deteriorate. Purtroppo quelle parti deteriorate rappresentano lo zoccolo duro sul quale fondiamo la nostra sopravvivenza. Pensate a Monte dei Paschi. Le banche commerciali sono quelle che fino a questo momento hanno sostenuto attivamente l'indebitamento dello stato, permettendo a voi tutti di non dover sopportare ulteriori aumenti delle tasse. Questo è un impasse dal quale non esiste via d'uscita. E' per questo che continuiamo a parlare di 'riforme strutturali', ma siamo rimasti per lo più con le mani in mano."

A febbraio avevate fatto una scommessa: facciamo le riforme, otteniamo la flessibilità in Europa, abbiamo una crescita del pil e tutto si sistema. La flessibilità europea è in alto mare, i falchi del Nord ci guardano con sospetto, mi spiega perchè avete dato la precedenza alle riforme istituzionali rispetto a quelle del fisco, del lavoro e della macchina dello Stato?

Le riforme strutturali sono la caratteristica fondamentale della strategia del governo. Tra le riforme è fondamentale includere le riforme istituzionali anche perchè queste hanno un impatto molto importante sul funzionamento dell'economia e cito due ragioni evidenti. La prima: la semplificazione del processo legislativo. La seconda: la certezza della durata dei governi. Questi due fattori sono estremamente importanti per stabilizzare la fiducia e le aspettative di imprese, famiglie e investitori internazionali. Naturalmente le altre riforme sono altrettanto importanti.
Traduzione: "Stiamo semplicemente cercando di guadagnare tempo in attesa di un qualche miracolo da parte della BCE. Quindi cercheremo prima di concentrarci sulle questioni ai margini."

Altrettanto o, forse, anche di più vista la delicatezza dell'economia del momento?

Altrettanto. Penso alla riforma del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione e alla riforma fiscale. Sono queste le scelte che migliorano la competitività e la crescita del Paese nel medio lungo periodo.
Traduzione: "Cerchiamo di tenere ben vivo il mito della salvezza attraverso lo stato. Come stiamo andando?"

E qui come siamo messi, non mi pare proprio che siamo messi bene?

Siamo messi che molte di queste riforme sono in via di realizzazione, come nel caso della delega fiscale, e altre saranno approvate presto dal Parlamento, l'implementazione sta cominciando, per vederne i benefici reali in un orizzonte di medio periodo.
Traduzione: "Stiamo facendo i salti mortali per far finta di concentrarci su questioni di vitale importanza, mentre invece sono di poco conto in vista di una ripresa economica. Cosa pretendete? Misure di laissez-faire? Su queste cose non si scherza. Abbiamo scherzato su una presunta ripresa quest'anno, così come l'anno prima ancora, e l'anno prima ancora, ma adesso basta burle. Prevediamo una ripresa l'anno prossimo. E se non arriverà? Ci adegueremo così come abbiamo fatto fino ad ora e ripareremo ancora una volta nella statistica."

La situazione dell'economia reale è sotto gli occhi di tutti, non migliora, si può dire ottimisticamente che è ferma, in realtà peggiora. Questa situazione lei la conosce molto bene. Non crede che sia necessario fare subito un fischio di fine partita per iniziarne un'altra? Che cosa impedisce di fare partire subito tutto ciò che è cantierabile e varare un bel credito d'imposta per ricerca e innovazione, evitare di promettere ciò che non si può dare (vedi pensioni agli insegnanti) e fare invece sul serio su privatizzazioni e lavoro?

Alcune misure già indicate sono state già approvate con il decreto competitività, quelle del cosiddetto sblocca-Italia sono già state presentate nelle linee-guida e saranno approvate con il Consiglio dei ministri di fine agosto. Per quanto riguarda le misure come quelle relative alla "quota 96", come è noto, sono state ritirate dal governo e saranno affrontate in modo organico nei prossimi mesi.
Traduzione: "E' vero, abbiamo promesso di approvare una riforma ogni mese. Ma non prendetevela con me se non ne siamo stati capaci, era lo slogan di Renzi. Pensate a me come Oliver Hardy che dice a Stan Laurel (Renzi): 'Ecco un altro bel pasticcio in cui ci hai cacciato.'"

Dove è finita la spending review? Resterà Cottarelli? Anche per lei farne a meno non è così grave?

La spending review è viva e vegeta, continua e viene introitata nel lavoro dei ministeri. Sicuramente sarà un elemento importante della costruzione della legge di stabilità del 2015. Su Cottarelli posso dire che ho la massima stima e apprezzamento del suo lavoro.
Traduzione: "Abbiamo creato questa figura ad hoc, con il solito annuncio sensazionalistico, con il solo scopo di tenere buoni gli elettori. Ci avete creduto anche stavolta. Buon per noi. Ricordate il cosiddetto "Libro Verde" di Padoa Schioppa? Nulla di fatto. E la dichiarazione di Piero Giarda di "portare alla luce le inefficienze"? Nulla di fatto. E che dire di Enrico Bondi? Nulla di fatto. Perché pensate che con Cottarelli sarà diverso?"

Debito/pil: i numeri reali e il rapporto percentuale tra i due, con le stime disponibili, sono impressionanti e appaiono destinati a crescere ancora in termini assoluti e percentuali. Con le privatizzazioni si era ipotizzato di realizzare uno 0,7% di pil per 10/12 miliardi, ma tutto appare sostanzialmente fermo. Lei crede nel Fondo immobiliare con i beni dello Stato che tagli dalla sera alla mattina di qualche centinaio di miliardi le esposizioni o in un intervento della Cassa Depositi e Prestiti che acquisti e scambi titoli di Stato con titoli della Cassa garantiti da propri asset o crede che sia puttosto da perseguire la via maestra delle privatizzazioni a partire dalla giungla delle municipalizzate controllate dagli enti locali?

Il processo di privatizzazioni va avanti. Come tutti sanno un processo serio di privatizzazioni che mira a valorizzare le aziende del patrimonio pubblico richiede un po' di tempo perchè coinvolge non solo le imprese già sul mercato, ma anche altri asset che richiedono un lavoro preliminare come le municipalizzate e il patrimonio immobiliare. Sulle proposte citate, posso dire che in giro ce ne sono varie e mi sembra che il punto di partenza di misure di questo tipo sia quello di avere un patrimonio da valorizzare: chiarite le idee su questo, gli strumenti che si possono immaginare sono diversi.
Traduzione: "Siamo alla ricerca dei prossimi polli in grado di sostenere attività palesemente in bancarotta. Non abbiamo nessuna intenzione di privarci dei nostri bacini clientelari, quindi aspetteremo le persone "giuste" da mettere ai "posti giusti". Non abbiamo nessuna intenzione di liberarci delle nostre fonti alternative di finanziamento. Da queste parti le cose sono sempre andate così. Noi siamo in carica, quindi siamo meglio equipaggiati per dcidere cosa sia meglio per la popolazione."

Ha una preferenza?

Guardi, non ho una preferenza, sono aperto a varie ipotesi che stiamo esaminando, ma qual è il patrimonio di cui parliamo? Che cosa spinge a immaginare che sia marketable così come è un patrimonio che invece richiederebbe lavori di riqualificazione importanti e onerosi? La via delle privatizzazioni è quella che stiamo seguendo con maggiore determinazione: stiamo parlando di Poste, di Enav, di Ferrovie dello Stato. Comunque, sia chiaro: la via maestra per ridurre il debito è una sola: la crescita.
Traduzione: "Stiamo temporeggiando. Siamo in attesa che la BCE infine si decida ed apra i rubinetti del credito. La CdP e le banche commerciali non possono tenere duro per sempre. Queste ultime sono tanto disperate da dover ripagare i vecchi debiti con nuovi prestiti. Abbiamo bisogno di una nuova bolla."

Dopo gli interventi in Fiat, Eni e Enel, Pechino è al 2% anche in Telecom, ma poi si scopre che Telefonica ci sta lasciando e tenta di prendersi il piatto più prelibato in Sudamerica. Ministro, ci spiega che cosa sta succedendo?

Telecom è un'impresa privata e, quindi, non entro nel merito di queste vicende proprio perché si tratta di imprese private. Voglio, però, aggiungere che stiamo osservando un interessamento crescente e concreto dei cinesi nei confronti del nostro Paese e le notizie di investimenti degli ultimi giorni confermano, con i fatti, i segnali positivi che ho raccolto in Cina appena dieci giorni fa. Si tratta di un Paese nel quale le decisioni di investimento sono sempre di lungo termine. La Cina vuole investire in Italia non con la logica del mordi e fuggi e ciò non mi pare poco. Questo mostra come sia possibile accrescere l'investimento nel nostro Paese.
Traduzione: "Quando dico 'impresa privata', intendo impresa data in concessione a persone di nostra fiducia. Non ci si è mai preoccupati di lasciar uscire definitivamente lo stato dalla compagnia telefonica. Abbiamo permesso alle nostre persone di fiducia di godere del monopolio della rete fissa. Salvo poi parlare di 'scorporo' qualora ci fosse stato un qualche investitore estero che avesse voluto comprare l'azienda. In questo modo ci riserviamo il diritto di decidere chi far rimanere ai "posti giusti" in modo da poter ancora interferire col mercato e tutelare i nostri interessi e quelli dei nostri clienti. Sono questi gli interessi che ci fanno astenere dal vendere entità come Eni, Enel, Finmeccanica, Rai, CdP, ecc."

Tra veti sindacali, perplessità di Caio, tavoli e tavolini che non portano da nessuna parte, non c'è il rischio che nella vicenda Alitalia sia Etihad ad accusarci di un eccesso di bizantinismi?

Io sono molto fiducioso sia sul fatto che l'accordo, certo faticoso e laborioso, si concluda positivamente e credo anche che sarà una scelta molto positiva per il Paese.
Traduzione: "Quando dico 'faticoso e laborioso' intendo per le tasche del contribuente. Sin da quando è nata Alitalia ha goduto di sussidi di vario genere, perché essendo un'azienda sponsorizzata dallo stato, non ha mai saputo stare sul mercato in modo autonomo. E infine si è rivelata per quello che era: un investimento improduttivo. Siamo disposti a venderla, anche se dovessimo pagare noi chi se la compra. Quando dico che si 'concluda positivamente', intendo che abbiamo pagato affinché finisca così. Anzi, voi avete pagato in realtà. Pensate al rincaro dei biglietti per mantenere i cassaintegrati. Pensate ai soldi sganciati dalle Poste. Ricordate: voi siete la garanzia dietro ogni nostra azione sconsiderata."

Abbiamo parlato poco del mondo e invece il mondo è scosso da focolai di crisi come non mai: Russia-Ucraina. Israele-Palestina, Siria, Iraq e, soprattutto, almeno per noi, Libia. La Russia ha azzerato la crescita, la Cina dichiara (non mancano dubbi) di essere sopra il 7%, forse gli Stati Uniti sono la vera nota positiva. Ciò che più inquieta, però, è la frenata tedesca che rischia di coincidere con la frenata europea. Che cosa può e deve fare la Germania per rilanciare la sua domanda interna e la crescita e, ancora più importante, se la locomotiva europea non riparte, noi da soli che cosa possiamo fare?

L'Italia come presidente di turno dell'Unione europea ha posto crescita e occupazione al centro dell'agenda. Tutti i Paesi hanno condiviso che questa debba essere la nuova priorità dell'Europa e, per concretizzarla, abbiamo indicato una strategia basata su tre pilastri: riforme strutturali, investimenti e maggiore integrazione, sia del mercato interno sia con i mercati globali. In questo quadro tutti i Paesi devono fare la loro parte anche quelli più forti.
Traduzione: "I banchieri centrali alla BCE stanno guadagnando tempo perché non hanno idea di cosa fare. Hanno manipolato il mercato a tal punto da dover vivere alla giornata per cercare di trasmettere quell'aura di autorità alle persone. Noi ci adeguiamo. Ma potete contare sul mio ottimismo per il futuro."

Ha ragione il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, quando sostiene che la Germania deve aumentare i suoi salari per rilanciare i consumi interni?

Sicuramente sì, anche se detta da lui questa affermazione appare come un'idea un po' tardiva.


Che cosa deve fare, allora, la Germania?

Ad esempio, liberalizzare il suo settore dei servizi e accrescere il suo investimento, ne ha forte bisogno.
Traduzione: "Siamo sulla stessa barca. La Germania deve spendere a deficit e salvare gli spendaccioni. Tutti i contribuenti di ogni paese sono la garanzia collaterale delle sconsideratezze dei governi che li rappresentano, e la Germania non fa eccezione. Ma l'elettore tedesco tende a mettere i bastoni tra le ruote al governo tedesco. Resiste. La Merkel dovrà sudare sette camice per far ingurgitare la parte di boccone amaro al contribuente tedesco. Condivideranno con noi la loro giusta dose di dolore economico; non siamo gli unici ad avere guai finanziari. Sebbene la Merkel dica con la bocca 'No, no', con gli occhi ha sempre detto 'Sì, sì'.

Ci sarà in autunno una ripresa della locomotiva tedesca a cui agganciare il treno indebitato dell'Italia? Vede all'orizzonte una possibilità che questo treno riparta?

Io credo che in tutti i Paesi dell'Europa si sta facendo strada la convinzione di mettere in pratica misure di sostegno alla crescita. Nella riunione dell'Ecofin di settembre dedicheremo molta attenzione a misure concrete di sostegno agli investimenti. Bisogna guardare avanti, i mille giorni sono una cosa concreta. I mercati continuano ad avere un atteggiamento positivo nei confronti dell'Italia e si aspettano la crescita. Ma sta al governo dimostrare di sapere attivare la crescita.
Traduzione: "I mercati stanno facendo call al bluff di Draghi. Si aspettano da un momento all'altro un quantitative easing vero e proprio. Non sono interessati a misure timide. Finora non hanno risolto alcun problema di base alla crisi europea. I bilanci delle banche commerciali europee sono un disastro, le condizioni finanziarie degli stati europei stanno marcendo lentamente. Abbiamo bisogno di inflazionismo. Abbiamo bisogno dell'euforia dei primi 10 anni di vita dell'euro. Ovviamente nel lungo periodo non è sostenibile una cosa del genere, ma ci aiuterà a cavarcela nel frattempo. Alle conseguenze ci penseranno i posteri. Quando io non sarò più qui. E' questa la strategia di ogni burocrate."


La mia traduzione del discorso della Yellen sulla regolamentazione bancaria

Ven, 08/08/2014 - 10:06




di Gary North


Janet Yellen ha tenuto un discorso il 2 luglio. E naturalmente ha ricevuto una notevole attenzione nei media finanziari.

Nel corso degli anni, ho doverosamente offerto traduzioni dei discorsi tenuti dai presidenti del consiglio dei governatori del Federal Reserve System -- quella minuscola frangia della FED che è tecnicamente parte del governo degli Stati Uniti. Per quanto ne so, sono l'unico giornalista finanziario che offre un servizio di traduzione dal gergo della FED all'inglese (e il sottoscritto all'italiano, ndt).

Greenspan era un maestro quando doveva utilizzare questo gergo. Bernanke preferiva lunghi riassunti noiosi su eventi finanziari di cui tutti erano a conoscenza, pregni di note a pié pagina. Quando diceva qualcosa di importante, di solito si rivelava sbagliata, come la sua insistenza sul fatto che non esistesse alcuna bolla immobiliare.

La Yellen ha un approccio diverso. Preferisce parlare di ciò che la Federal Reserve potrebbe e dovrebbe fare, ma che ancora non ha fatto. Evita scrupolosamente di menzionare le date e le scadenze. La seguente osservazione è chiaramente l'essenza del suo lavoro come presidente: "Janet Yellen non verrebbe mai trovata morta dpo la data di scadenza." Una strategia simile lascia la porta aperta ad un certo spazio di manovra.

Tutto questo genera confusione. Tutto questo genera una nuvola di parole senza dettagli. Questa è la versione della FED quando parliamo di "trasparenza". Trasparenza nelle questioni burocratiche significa questo: "Dare l'illusione che si stia rivelando qualcosa di importante, quando invece non si sta rivelando nulla di importante." Al contrario, non viene nascosto nulla di importante.

La chiave per comprendere il ruolo della Yellen da questo punto in poi, è immaginarla come una sorta di mistico. Immaginate uno swami indiano con gli occhi chiusi e il volto che trasmette una certa unità con l'universo. Continua a ripetere un mantra: "Om".

Il mantra della Yellen è "macroprudenziale".

I Presidenti della FED presumono correttamente che nessuno nei media mainstream spenderà tempo per passare al vaglio i discorsi punto per punto, per vedere se è stato detto qualcosa di significativo. Il messaggio di questi tempi è sempre lo stesso.

  1. Prima del 2008, non sapevamo quello che stavamo facendo.
  2. Abbiamo imparato dai nostri errori.
  3. Le questioni economiche sono molto complesse.
  4. L'esatta natura della causazione economica rimane un mistero.
  5. Stiamo lavorando ai piani di emergenza.
  6. Abbiamo grande fiducia in questi piani.
  7. Questi piani non sono ancora stati pienamente attuati.
  8. Non siamo sicuri sul quando saranno pienamente attuati.
  9. Stiamo monitorando la situazione.
  10. Ci sono ancora domande importanti a cui rispondere.
  11. Ancora non abbiamo risposte specifiche a nessuna di queste domande.
  12. Siamo aperti a qualsiasi soluzione.

Lasciate che vi mostri come funziona. Ha iniziato ponendo alcune domande.

Le recenti crisi hanno posto l'accento sulla stabilità finanziaria delle banche centrali di tutto il mondo. Alla Federal Reserve abbiamo dedicato l'incremento sostanziale delle nostre risorse al monitoraggio della stabilità finanziaria ed abbiamo riorientato i nostri sforzi di regolamentazione e di vigilanza per limitare casi di rischio sistemico. Ci sono stati anche inviti, provenienti da certi ambienti, per una riconsiderazione fondamentale degli obiettivi e della strategia della politica monetaria. Oggi mi concentrerò su una questione chiave emersa da questo dibattito: le autorità monetarie e gli altri responsabili politici, come dovrebbero bilanciare gli approcci macroprudenziali e la politica monetaria per perseguire la stabilità finanziaria?
Traduzione: "Le recenti crisi, iniziate nel 2008 nei circoli bancari e di investimento di New York e diffuse rapidamente in tutto il mondo, hanno colto alla sprovvista i banchieri centrali. Nessuno le ha viste arrivare. Pertanto stiamo dedicando molte risorse per monitorare la situazione. Questo significa che i banchieri dovranno compilare un sacco di scartoffie."

Nelle mie osservazioni sosterrò che la politica monetaria deve affrontare alcune limitazioni significative nel suo sostegno alla stabilità finanziaria: i suoi effetti sulle vulnerabilità finanziarie, come la leva finanziaria eccessiva e la maturazione delle scadenze, non sono ben compresi e sono meno diretti rispetto ad un approccio normativo o di vigilanza; in aggiunta, gli sforzi per promuovere la stabilità finanziaria attraverso aggiustamenti dei tassi di interesse aumenterebbero la volatilità dell'inflazione e dell'occupazione. Di conseguenza, credo che un approccio macroprudenziale sia fondamentale nel campo della supervisione e della regolamentazione.
Traduzione: "Ancora non abbiamo una teoria di causa/effetto per quanto riguarda la politica monetaria. Questi problemi non sono 'ben compresi', se capite dove voglio andare a parare. Per un secolo, il Federal Reserve System è stato rappresentato come cruciale perché responsabile della politica monetaria. Purtroppo nemmeno questa è ben compresa, quindi abbiamo praticamente rinunciato alla politica monetaria come strumento di pianificazione centrale. Siamo quindi tornati alla promessa del 1913 del movimento progressista: regoleremo l'economia globale regolando le banche, il che significa circa una dozzina di grandi banche. Definisco 'macroprudenziale' questo sistema normativo nella misura in cui si tratta di un sistema. Suona molto scientifico. Sembra omnicomprensivo. Sembra prudente. Questo dovrebbe tenere a bada voi sciocchi."

Tale approccio dovrebbe concentrarsi su norme che vadano ad aumentare la resilienza del sistema finanziario agli shock avversi e dovrebbe sforzarsi di coprire con l'ombrello normativo quelle istituzioni che in precedenza erano scoperte e quelle attività di rilevanza sistemica.
Traduzione: "Questo è quello che dovrebbe fare l'approccio. Però non ci sono prove che lo faccia veramente. Non lo sapremo fino alla prossima crisi. Augurateci buona fortuna. Il vostro futuro finanziario dipende da noi."

Sono consapevole del potenziale che hanno i bassi tassi di interesse nell'aumentare gli incentivi per gli operatori nei mercati finanziari, affinché raggiungano rendimenti più alti e si assumano più rischi; sono anche consapevole dei limiti delle misure macroprudenziali nell'affrontare questi ed altri problemi di stabilità finanziaria. Di conseguenza, ci potranno essere momenti in cui potrebbe essere opportuno un aggiustamento della politica monetaria per smorzare le minacce alla stabilità finanziaria.
Traduzione: "Sì, so tutto del carry trade: prendere in prestito a breve a tassi poco sopra lo zero, e prestare a lungo a tassi al di sopra lo zero. Questo è ciò che ha fatto esplodere Lehman Brothers nel 2008. Potrebbe accadere di nuovo. Ad un certo punto nel futuro dovremo cambiare la nostra strategia. Dal momento che in questa fase di ripresa stiamo comprando metà del deficit annuale del governo degli Stati Uniti, mettendo tutto nei T-bond come parte dell'Operazione Twist, oltre a $180 miliardi in IOU di Fannie/Freddie, potete immaginare quanto dovremo comprare quando arriverà la prossima recessione e il deficit risalirà a più di un bilione l'anno. Ragazzi e ragazze, allacciatevi bene le cinture."

Nonostante queste complementarietà, la politica monetaria ha effetti potenti sull'assunzione di rischi. Infatti, negli ultimi anni l'orientamento verso una politica accomodante ha sostenuto la ripresa. In parte, offrendo maggiori incentivi alle famiglie e alle imprese affinché si assumessero il rischio di investimenti potenzialmente produttivi.
Traduzione: "Abbiamo fornito gli incentivi, ma le famiglie li hanno ignorati. Le famiglie hanno diminuito il loro debito. Il rapporto tra ripagamento dei debiti e reddito personale delle famiglie è colato a picco. Le imprese sono rimaste caute per cinque anni. Ma le prime cinque banche hanno incassato questi incentivi come se non ci fosse un domani -- esattamente come hanno fatto nel 2004-2007."

Ma tale assunzione di rischi può andare anche troppo oltre, contribuendo in tal modo alla fragilità del sistema finanziario. Questa possibilità non elimina la necessità di una politica monetaria che si concentri principalmente sulla stabilità dei prezzi e sulla piena occupazione -- i costi per la società sarebbero significativi se deviassimo da questa strada.
Traduzione: "Certo, le cose possono andare troppo oltre. E quindi? Il governo federale ha un deficit da mezzo bilione di dollari l'anno, e compriamo oltre la metà dei suoi T-bond, oltre a $180 miliardi di obbligazioni di Fannie e Freddie. Siamo tutti keynesiani qui."

Anche se all'epoca non erano stati riconosciuti, i rischi per la stabilità finanziaria degli Stati Uniti sono aumentati ad un livello pericoloso a metà degli anni 2000. Durante questo periodo, i responsabili della politica -- me compresa -- erano consapevoli che le case erano molto probabilmente sopravvalutate (secondo un certo numero di parametri) e che i prezzi sarebbero potuti scendere, anche se c'era disaccordo circa la probabilità di un tale calo e la sua grandezza.
Traduzione: "Non sapevamo che il mercato immobiliare fosse in bolla. Ecco perché Bernanke l'ha categoricamente negata nel 2005. Lo ribadì anche nel 2007. Nessuno alla FED ha detto una parola circa la possibilità di un calo dei prezzi delle case. La parola 'sopravvalutato' non è mai stata menzionata, ma so che nessuno di voi farà ricerche in merito, quindi me la caverò."

Non abbiamo messo in conto quale sarebbe stato l'effetto di un tale calo sul settore finanziario e sulla macroeconomia. I responsabili della politica non sono riusciti a prevedere che l'inversione della bolla immobiliare avrebbe innescato la crisi finanziaria più importante degli Stati Uniti sin dalla Grande Depressione. Suddetta inversione ha scoperchiato vulnerabilità critiche nel sistema finanziario e nella regolamentazione del governo.
Traduzione: "Fino al 2008 non abbiamo capito cosa fossero causa ed effetto. Naturalmente abbiamo dato ad intendere che fossimo in grado di gestire la situazione. Abbiamo detto al mondo: 'Nessun problema'. Il mondo -- ad eccezione di quei picchiatelli degli Austriaci -- ci ha creduto. Anche noi ci abbiamo creduto, ma allora era allora invece ora è ora. Adesso siamo in grado di gestire la situazione."

Nel settore privato le principali vulnerabilità includevano elevati livelli di leva finanziaria, eccessiva dipendenza dai finanziamenti a breve termine, debole copertura dei finanziamenti, carenze nella misurazione e nella gestione dei rischi, utilizzo di strumenti finanziari esotici che hanno redistribuito il rischio in modi non trasparenti.

Nel settore pubblico le vulnerabilità includevano lacune nella struttura normativa che hanno permesso ad alcune importanti istituzioni finanziarie (SIFI) e mercati di sfuggire al controllo globale, fallimenti delle autorità di vigilanza nell'utilizzare efficacemente i propri poteri, scarsa attenzione alle minacce per la stabilità del sistema nel suo complesso.
Traduzione: "Non l'abbiamo visto arrivare."

Non è raro sentire che la crisi avrebbe potuto essere evitata, o mitigata, da una politica monetaria sostanzialmente più ristretta a metà degli anni 2000. Però un tale approccio sarebbe stato insufficiente se pensiamo all'intera gamma di vulnerabilità critiche che ho appena descritto. Una politica monetaria più ristretta non avrebbe chiuso le lacune nella struttura normativa che hanno permesso ad alcune SIFI e mercati di sfuggire al controllo globale; una politica monetaria più ristretta, non avrebbe spostato l'attenzione della vigilanza verso una prospettiva macroprudenziale; ed una politica monetaria più ristretta, non avrebbe aumentato la trasparenza degli strumenti finanziari esotici o alleviato le carenze nella misurazione e nella gestione dei rischi nel settore privato.
Traduzione: "Sotto Greenspan, dal 2001 fino al 2004, abbiamo inflazionato. Abbiamo usato tutte le risorse disponibili. Abbiamo fatto bene a farlo. Le cose sarebbero andate peggio se non l'avessimo fatto. Non date la colpa a noi per la bolla. Non ci biasimate per la folle leva finanziaria. La politica monetaria non aveva niente a che fare con nulla di tutto ciò. La causa è stata la mancanza di regolamentazione. Avevamo bisogno di una maggiore regolamentazione. Ora abbiamo l'autorità che non avevamo allora. Abbiamo rovinato tutto, quindi abbiamo chiesto al Congresso più potere. Ce l'ha dato. Qualsiasi potere il Congresso non ci abbia dato, in un modo o nell'altro ce lo siamo preso. Noi crediamo a Rahm Emanuel: 'Non lasciate mai che una grave crisi vada sprecata. Quello che voglio dire è questo: avete l'occasione per fare cose che pensavate di non poter fare prima.' Inoltre, se la crisi non è veramente grave, è necessario far finta che lo sia."

L'evidenza empirica suggerisce che il livello dei tassi di interesse non influenza i prezzi delle case, la leva finanziaria e la maturazione delle scadenze, ma è anche chiaro che una politica monetaria più ristretta sarebbe risultata uno strumento molto spuntato: mitigare le vulnerabilità finanziarie attraverso tassi di interesse superiori, avrebbe avuto effetti negativi in termini di un aumento della disoccupazione. A tal proposito, una serie di studi conclude che una politica monetaria più ristretta durante la metà degli anni 2000 avrebbe potuto contribuire ad un basso tasso di apprezzamento dei prezzi delle case. Ma l'entità di questo effetto sarebbe stata probabilmente modesta rispetto al momentum di quei prezzi in quel determinato periodo; quindi una strategia più ristretta, con forti aumenti della disoccupazione, sarebbe stata necessaria per fermare la bolla immobiliare. Tale rallentamento del mercato immobiliare avrebbe potuto tenere a freno l'aumento della leva finanziaria delle famiglie, poiché la crescita del debito ipotecario sarebbe stata più lenta. Ma le perdite di posti di lavoro ed i pagamenti più elevati degli interessi avrebbero indebolito direttamente la capacità delle famiglie di rimborsare i debiti precedenti, suggerendo che una politica monetaria considerevolmente ristretta avrebbe potuto attenuare le vulnerabilità nei bilanci delle famiglie solo in modo modesto.
Traduzione: "Abbiamo usato lo 'strumento spuntato' dell'espansione monetaria per invertire la recessione del 2001. Abbiamo utilizzato lo stesso strumento spuntato dopo il 9/11. Ma una volta che abbiamo iniziato ad usarlo per direzionare l'economia, si è trasformato in uno strumento affilato. Voglio dire, è come un bisturi. A questo punto, chiedere di fermare l'espansione della base monetaria equivarrebbe a spuntare di nuovo il suddetto strumento."

Risultati simili sarebbero saltati fuori se avessimo adottato una politica monetaria più ristretta sulla leva e sulla dipendenza da finanziamenti di breve termine nel settore finanziario. In particolare, è provato che bassi tassi di interesse contribuiscono ad un aumento della leva finanziaria e della fiducia per finanziamenti di breve termine (rispetto alla capacità dei tassi di interesse più elevati di ridurre queste vulnerabilità), ma questa situazione è generalmente collegata con una gamma considerevole di effetti quantitativi o punti di vista alternativi riguardanti i canali causali del caso.
Traduzione: "Quando dico 'risultati simili sarebbero saltati fuori', intendo che qui nessuno poteva sapere cosa sarebbe successo. Ancora non lo sappiamo. Stiamo andando alla cieca. Il resto del paragrafo è il mio tentativo di imitare il il gergo tecnico di Greenspan. Come me la sto cavando?"

Secondo la mia valutazione le politiche macroprudenziali, come ad esempio i limiti regolamentari in materia di leva finanziaria e finanziamenti a breve termine, così come standard forti riguardo le coperture, rappresentano metodi molto più diretti ed efficaci per affrontare queste vulnerabilità.
Traduzione: "Dal momento che nessuno alla Federal Reserve capisce causa ed effetto per quanto riguarda la politica monetaria, ci rivolgiamo alla regolamentazione. Continueremo a comprare IOU del Tesoro e di Fannie/Freddie. Terremo bassi i tassi. Ma se qualcuno cercherà di trarre profitto da questa opportunità, la regoleremo. Non lasceremo che le dieci banche più grandi ne approfittino. Nossignore. Potete contare su di noi."

Una valutazione più equilibrata, a mio avviso, porrebbe una maggiore attenzione alla stabilità finanziaria, ma il costo potenziale, in termini di minore performance macroeconomica, è probabile che sia troppo alto se si cercasse di darle un ruolo centrale nelle decisioni di politica monetaria.
Traduzione: "Una volta che la Federal Reserve inizia un allentamento quantitativo, ovvero inflazione della base monetaria vecchio stile, è troppo rischioso fermarsi. Chiunque ne raccomandi un arresto, sta consigliando uno strumento spuntato. Ci sarebbero troppi rischi per la stabilità finanziaria se si volesse smettere di acquistare debito federale. Una volta che il sistema finanziario diventa dipendente all'espansione della base monetaria, i sintomi dell'astinenza sono orrendi. L'abbiamo appreso nel corso del 2008. Mai più."

Se la politica monetaria non deve giocare un ruolo centrale nell'affrontare questioni di stabilità finanziaria, questo compito deve ricadere sulle politiche macroprudenziali.
Traduzione: "In questo centesimo anniversario dell'inizio delle operazioni della Federal Reserve, abbiamo appreso che la politica monetaria non è sufficiente per creare stabilità. Le banche hanno bisogno di regolamentazione. Ci è voluto un po', ma l'abbiamo finalmente capito."

Se gli strumenti macroprudenziali devono svolgere il ruolo primario nel perseguimento della stabilità finanziaria, bisogna chiedersi quali di essi possono essere più efficaci, quali possono essere i limiti di tali strumenti e quando può essere opportuno regolare la politica monetaria per "risolvere le incrinature" che persistono nel quadro macroprudenziale.
Traduzione: "A questo punto, ritorno al metodo standard di ogni burocrate. Farò delle domande. Non spiegherò nel dettaglio quali sono le risposte specifiche, o perché dovremmo credere che queste risposte saranno mai attuate, figuriamoci perché dovremmo credere che funzioneranno. Se continuo a parlare delle domande, il Congresso supporrà che noi abbiamo risposte precise. Il Congresso è veramente stupido."

I cambiamenti nei regolamenti patrimoniali delle banche, che includeranno un supplemento per le istituzioni di rilevanza sistemica, ne hanno notevolmente aumentato i requisiti in relazione al capitale per l'assorbimento delle perdite. Gli stress test della Federal Reserve ed il processo chiamato Comprehensive Capital Analysis and Review necessitano che le grandi istituzioni finanziarie posseggano capitale sufficiente per resistere ad urti di una certa intensità, e che dimostrino che i loro processi interni di pianificazione del capitale siano efficaci, fornendo una prospettiva sulla capacità di assorbire le perdite in una grande crisi del sistema finanziario. Il quadro di Basilea III include anche requisiti di liquidità destinati a mitigare l'eccessiva dipendenza delle banche globali dal finanziamento a breve termine.
Traduzione: "Non abbiamo idea di quanto capitale sia necessario. Quindi richiederemo alle dieci banche americane più grandi di sopportare qualsiasi sforzo siano disposte a tollerare. Questo è quello che abbiamo fatto per un secolo: permettere una gestione felice alle dieci banche più grandi. Questa è la nostra missione non ufficiale. Quanto a Basilea III, il tutto è una trovata pubblicitaria. Non entrerà in vigore fino al 2019, e questo termine è stato già prorogato due volte. Può essere rimandato nuovamente. Non ci sono sanzioni e non ci sarebbe modo di farle rispettare. Dato che le grandi banche di tutto il mondo hanno spudoratamente ignorato Basilea II, non vi è alcun motivo per cui dovremmo aspettarci che si conformino a Basilea III."

E' stata anche rafforzata la supervisione sul sistema bancario ombra degli Stati Uniti. Il nuovo Financial Stability Oversight Council ha designato di importanza sistemica alcune imprese finanziarie non bancarie, le quali sono oggetto di vigilanza da parte della Federal Reserve. Inoltre, sono in corso misure per affrontare alcune delle potenziali fonti di instabilità nei mercati dei finanziamenti a breve termine, comprese riforme nel mercato dei pronti contro termine e nei fondi del mercato monetario -- anche se i progressi in questi settori sono stati tremendamente lenti.
Traduzione: "Quando dico 'sono in corso misure', significa che non è stato attuato alcunché di definitivo. Stiamo andando ad orecchio. Quando hai a che fare con le ombre, è difficile discernere causa ed effetto. Ma stiamo inseguendo i movimenti. Questo è ciò che conta, giusto?"

Dovrebbero essere adottate ulteriori misure per affrontare i rischi residui nei mercati dei finanziamenti a breve termine.
Traduzione: "Quando dico 'dovrebbero essere adottate', sto usando la voce passiva. La uso per evitare qualsiasi discussione su ciò che ha fatto la Federal Reserve, su ciò che sta progettando di fare e su quando ha intenzione di finire. Quando si tratta di politica della Federal Reserve, rifiutiamo categoricamente il classico motto: 'Facciamola finita in fretta'!"

Alcune di queste misure -- come la richiesta alle imprese di trattenere grandi quantità di capitale, finanziamenti stabili, o asset altamente liquidi quando si rivolgono ai finanziamenti di breve termine -- si applicherebbero probabilmente solo alle grandi organizzazioni.
Traduzione: "O forse no. Ancora non l'abbiamo deciso."

Altre misure -- quali i requisiti minimi per i pronti contro termine e per altre operazioni di finanziamento tramite titoli -- potrebbero, almeno in linea di principio, essere applicate su una base più ampia.
Traduzione: "O forse no. Ancora non l'abbiamo deciso."

Nella misura in cui i requisiti minimi portano a livelli più sobri in tempi normali ed esuberanti, potrebbero contribuire ad evitare i potenziali sbalzi destabilizzanti e prociclici nei mercati dei finanziamenti a breve termine durante i periodi di stress.
Traduzione: "Ogni volta che un burocrate o un economista dice 'nella misura in cui', significa 'nessuno lo sa, stiamo vivendo alla giornata'."

A questo punto dovrebbe essere chiaro come gli sforzi per costruire la resilienza del sistema finanziario, siano fondamentali per ridurre al minimo il rischio di instabilità finanziaria e il potenziale danno che ne risulterebbe. Questo focus sulla resilienza si differenzia molto dai temi affrontati nella discussione pubblica, la quale si occupa spesso di qualche particolare classe di asset in "bolla" o se i responsabili della politica dovessero farla scoppiare. Poiché un sistema finanziario resiliente è in grado di sopportare sviluppi imprevisti, l'identificazione delle bolle è meno critica.
Traduzione: "Ogni volta che un burocrate o un economista dice 'dovrebbe essere chiaro', non è chiaro nulla. Quanto alla 'resilienza', è quello che pensavamo che fosse il sistema finanziario fino al 2007. A quanto pare non lo era."

Tuttavia, alcuni strumenti macroprudenziali possono essere regolati in modo da poter migliorare ulteriormente la resilienza all'apparire dei vari rischi.
Traduzione: "Dico che 'possono essere regolati'. Ma dal momento che sono nuovi di zecca, nessuno sa come usarli. La frase 'possono essere regolati' significa 'possiamo vivere alla giornata'."

Inoltre gli strumenti macroprudenziali, in alcuni casi, possono essere indirizzati verso settori di particolare interesse. Ad esempio, il nuovo quadro normativo di Basilea III comprende una riserva di capitale anticiclica, la quale può aiutare a costruire una capacità aggiuntiva di assorbimento delle perdite nel settore finanziario durante periodi di rapida crescita del credito e può fungere da scudo contro gli eccessi. Gli stress test sono un processo dove viene pensato uno scenario in cui le tensioni macroeconomiche diventano più gravi durante l'esuberanza delle espansioni economiche ed incorporano la possibilità di evidenziare scenari di rischio salienti; essi possono contribuire ad aumentare la resilienza nei periodi in cui i rischi sono in aumento. Allo stesso modo, i requisiti minimi per operazioni di finanziamento tramite titoli, potrebbero variare potenzialmente su base anticiclica in modo da poter essere più elevati in tempi normali rispetto ai tempi di stress.
Traduzione: "Il sistema di Basilea III non comporta alcuna sanzione. Nessuna banca centrale deve rispettarli più di quanto non doveva rispettare Basilea II. Quanto a Basilea I, nessuno se lo ricorda. Inoltre, quando dico 'potrebbero variare', intendo questo: 'Forse potrebbero variare; forse no'."

In primo luogo, è fondamentale che le autorità di regolamentazione completino i loro sforzi per attuare un approccio macroprudenziale e migliorare la resilienza del sistema finanziario, cosa che ridurrà al minimo la probabilità che la politica monetaria dovrà concentrarsi su questioni di stabilità finanziaria piuttosto che sulla stabilità dei prezzi e sulla piena occupazione.
Traduzione: "Nessun regolatore ha completato i propri sforzi. Stiamo parlando di banchieri centrali. Non completano mai i loro sforzi. Mai. Finora hanno solo improvvisato, hanno vissuto alla giornata."

I passaggi chiave lungo questo percorso comprendono la piena attuazione di Basilea III, inclusi i nuovi requisiti di liquidità; norme prudenziali avanzate per le imprese di rilevanza sistemica, inclusi requisiti basati sul rischio di capitale, un rapporto di leva e riserve finanziarie più cospicue per quelle imprese che fanno enorme affidamento sui finanziamenti a breve termine; espansione dell'ombrello normativo per incorporare tutte le imprese di rilevanza sistemica; istituzione di un quadro normativo di risoluzione transfrontaliera per quelle istituzioni finanziarie di importanza sistemica; e considerazione dei regolamenti, come ad esempio i requisiti minimi per operazioni di finanziamento tramite titoli, limitare la leva finanziaria in settori al di là del settore bancario e SIFI.
Traduzione: "Questo elenco di passaggi chiave è tutto per le pubbliche relazioni. Poiché nessuna banca centrale concorda su tale elenco di passaggi chiave, è del tutto irrilevante. Non ci sono sanzioni negative. Nessuno deve fare nulla. Basilea III è un'operazione pubblicitaria, così come lo era Basilea II. Ogni volta che sentite la parola 'transfrontaliera', pensate 'nessuno ha l'autorità per far rispettare tutto questo'. Ciò vi aiuterà a capire Basilea III."

In secondo luogo, i responsabili della politica devono seguire con attenzione l'evoluzione dei rischi per il sistema finanziario ed essere realistici circa la capacità degli strumenti macroprudenziali di influenzare questi sviluppi. I limiti delle politiche macroprudenziali sono: la potenziale emersione di rischi in settori esterni alla regolamentazione, una supervisione ed una regolamentazione potenzialmente distratte, l'efficacia incerta dei nuovi strumenti macroprudenziali -- come una riserva di capitale anticiclica e il mancato supporto da parte del settore pubblico. Tenuto conto di tali limitazioni, a volte potrebbero essere necessari aggiustamenti nella politica monetaria per contenere i rischi alla stabilità finanziaria.
Traduzione: "Il sistema normativo non può coprire tutto. Quello che sto dicendo è semplice: se ci sarà un'altra crisi, la Federal Reserve creerà quanto più denaro fiat sarà necessario per salvare qualsiasi grande banca. Non ci fidiamo del Congresso affinché raccolga i soldi per un eventuale TARP II. Chi si scotta con la minestra bollente, soffia anche su quella fredda."

Questi princìpi saranno più efficaci nell'affrontare i rischi per la stabilità finanziaria, quando il pubblico capirà come le autorità monetarie stanno valutando tali rischi in un quadro di politica monetaria. Poiché questi temi sono sia nuovi che complessi, non esiste una regola semplice che possa descrivere, anche in senso generale, come dovrebbe essere regolata la politica monetaria in risposta ai cambiamenti nelle prospettive di stabilità finanziaria. Di conseguenza, i responsabili della politica dovrebbero comunicare in modo chiaro e coerente le loro opinioni sulla stabilità del sistema finanziario e come esse stiano influenzando l'orientamento della politica monetaria.
Traduzione: "Stiamo improvvisando. Ma potete contare su di me e sui miei lunghi discorsi incentrati sulla stabilità finanziaria. La chiamo 'trasparenza'. Questo significa 'discorsi ottimistici'."

Prendendo in considerazione tutti questi fattori, non vedo perché la politica monetaria debba deviare dal suo focus primario: il raggiungimento della stabilità dei prezzi e la massima occupazione al fine di rispondere alle preoccupazioni sulla stabilità finanziaria.
Traduzione: "La Federal Reserve continuerà a comprare la maggior parte del deficit del governo federale, oltre alle obbligazioni di Fannie/Freddie. Fidatevi di noi."

Detto questo, vedo che l'assunzione del rischio sta crescendo in tutto il sistema finanziario ed un'accelerazione o ampliamento di queste preoccupazioni potrebbero richiedere un approccio macroprudenziale più robusto. Ad esempio, gli spread delle obbligazioni societarie, così come gli indicatori di volatilità in alcuni mercati degli asset, sono scesi a livelli bassi, suggerendo che alcuni investitori potrebbero sottostimare il potenziale delle perdite e la volatilità. Inoltre i termini e le condizioni del mercato del prestito a leva, che fornisce credito alle imprese con un rating basso, si sono allentati in modo significativo a seguito di una "corsa alla ricerca di rendimenti" a causa di tassi di interesse persistentemente bassi.
Traduzione: "Ciò che sale può scendere. Quando i tassi a lungo termine aumentano a causa dell'inflazione monetaria, i detentori di junk bond potrebbero avere ciò che si meritano. Siamo qui per mantenere bassi i tassi dei T-bond. Gli investitori in junk bond sono da soli."

La Federal Reserve, l'Office of the Comptroller of the Currency e la Federal Deposit Insurance Corporation hanno rilasciato nei primi mesi del 2013 una guida per quanto riguarda le pratiche del prestito a leva. Ad oggi non vediamo una minaccia sistemica nei prestiti a leva, dal momento che i dati sul credito totale non suggeriscono che i mutuatari non finanziari, nel complesso, stiano contraendo debito in eccesso; e le posizioni di liquidità migliori degli istituti di credito dovrebbero garantire una certa resilienza contro perdite potenziali dovute alle loro esposizioni.
Traduzione: "L'economia globale rimane nel cesso. Nessuno sta contraendo prestiti. Con un PIL in calo del 2.9% su base annua nel primo trimestre, chi può biasimarli?"

Ma siamo consapevoli della possibilità che l'erogazione del credito potrebbe accelerare, che le perdite dei mutuatari potrebbero salire inaspettatamente e che la leva finanziaria e la liquidità nel sistema finanziario potrebbero peggiorare. Pertanto è cruciale monitorare il modo in cui le misure macroprudenziali possano imbastire una resilienza sufficiente e quindi considerare il dispiegamento di altri strumenti, compreso correggere l'orientamento della politica monetaria se le condizioni dovessero cambiare in modi potenzialmente inaspettati.
Traduzione: "Continueremo a monitorare le cose. Ciò implica che non lo stessimo facendo prima del 2008."

In chiusura, l'approccio politico destinato a promuovere la stabilità finanziaria è cambiato radicalmente a seguito della crisi finanziaria globale. Abbiamo compiuto notevoli progressi nell'attuazione di un approccio macroprudenziale, e questi cambiamenti hanno avuto un effetto significativo sulle nostre discussioni di politica monetaria.
Traduzione: "Voi bifolchi avete creduto alle nostre rassicurazioni prima del 2008. Pensiamo che continuerete a crederci. Ora andate a scrivere le vostre sintesi del mio discorso. Il Dow potrebbe superare i 17,000 se lo fate."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Perché Bitcoin non è destinato a scomparire

Gio, 07/08/2014 - 10:15
La guerra al contante e alla privacy sta avanzando a passi spediti. Prima la limitazione ai pagamenti coi contanti, poi lo spesometro, il redditometro, e ora il POS. Ormai certe idee hanno penetrato l'immaginario collettivo, e spesso vengono ripetute quasi con una ingenua noncuranza. Questo non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo sono state adottate misure simili. Allo stato non manca la fantasia quando necessita di entrate, soprattutto quando deve esigere una pianificazione centrale più accentrata per direzionare porzioni crescenti dell'economia. E' così che sopravvive. E' una strategia suicida nel lungo periodo. La fine del contante segnerà la fine definitiva della privacy delle persone: tutti i nostri dati sensibili, tutti i nostri conti e tutta la nostra vita sarà nelle mani di una terza parte che potrà spiarci e renderci la vita un inferno con un solo clic. Ma gli accademici nelle aule universitarie ci dicono che una società senza contanti sarà a prova di recessioni, sarà a prova di evasione fiscale, sarà a prova di mercati neri. Quando vedrete il governo annunciare l'ennesima misura liberticida, pensate al flop del redditometro. Ancora meglio, pensate alle carceri. Nonostante siano considerate il luogo più controllato nella nostra società, il mercato nero al loro interno dilaga. Non importa quanto la pianificazione centrale tenterà di imbrigliare le decisioni degli individui, il libero mercato sarà sempre un passo avanti. Pensate a Bitcoin.
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di Jeffrey Tucker


Sono passati soli 15 mesi da quando mi sono interessato a Bitcoin, ma è come se fossi già un esperto, in grado di anticipare la prossima ondata di frenesia seguita dalla noia seguita da un'altra frenesia. E' tutta una questione di prezzo, anche se, come vi dirà ogni veterano del settore, in realtà non è rilevante.

Come sistema di pagamento, Bitcoin continua ad essere adottato; come denaro, lo stesso e con un maggiore consenso. Queste caratteristiche del protocollo esisterebbero indipendentemente dal suo tasso di cambio rispetto al dollaro. Che il tasso ammonti a 10 centesimi o 10 milioni di dollari, non ha assolutamente nulla a che fare con la sua funzionalità di sistema peer-to-peer per facilitare lo scambio globale.

Malgrado ciò, è il tasso di cambio — o quello che la gente chiama il prezzo — che attira l'attenzione del pubblico. Questo perché si tende a pensare al Bitcoin come ad un titolo azionario, anche se non è di proprietà di una società e non rappresenta nessuna azione. Questo è l'unico modello che la popolazione ha realmente nella sua testa.

La nozione di una rete distribuita che ascrive un gettone su un libro mastro, è un po' troppo astratta. Che bello sarebbe se la gente si sentisse davvero coinvolta in queste tecnologie che stanno cambiando il mondo! Ahimè, ciò che alletta l'immaginazione umana è la prospettiva del guadagno. E' per questo motivo l'attenzione della popolazione viene destata solo quando il tasso di cambio aumenta o diminuisce.

Negli ultimi tre mesi, ad esempio, le mie commissioni per articoli, richieste di interviste e conversazioni sul Bitcoin sono andate a rilento. Quando il prezzo cala, l'interesse sbiadisce. Non preoccupatevi del prezzo, non importa. E' il trend quello che cattura la mente.




Quando il prezzo si è mosso da $12 a $30 all'inizio del 2013, c'era minore isteria. Le persone si domandavano se fosse o non fosse una bolla. Poi, pochi mesi dopo, il prezzo ha raggiunto i $240 e poi è sceso a $80. Bitcoin venne dichiarato morto come il fantasma di Marley.

A quanto pare non importava se allora il prezzo fosse più alto di due volte rispetto al massimo precedente. Potreste pensare che le persone fossero in estasi per la performance, invece è accaduto il contrario. La mente della massa è sempre attirata dall'illusione ed è apparentemente incapace di gestire più di un fatto per volta, soprattutto se il fatto saliente è più vecchio di un mese.

Quindi andiamo avanti veloci nel tempo fino alla fine dell'anno, quando il tasso di cambio è salito a $1,250 a bitcoin. Ora, se ci pensate, una cifra simile rendeva la corsa della precedente primavera quasi irrilevante. Vi fa capire che ogni grammo di energia consumata per i commenti nevrotici di otto mesi prima, è stato pressoché inutile. Ma non impariamo mai, a quanto pare.

L'isteria frenetica è ritornata, e anche un nuovo crash, questa volta più lento rispetto a prima. E' stata una lunga e graduale discesa, fino a quando il prezzo ha raggiunto i $380. Questo è stato considerato un prezzo molto "basso", ma perché? Era di gran lunga superiore a quello dell'isteria di aprile che aveva portato Bitcoin a toccare i $240. È un prezzo basso solo rispetto al massimo precedente.

E mentre scrivo, è in atto un altro ciclo. Ci siamo mossi molto rapidamente dai $380 ai $650, e c'è una buona ragione per essere fiduciosi che supererà il suo precedente picco; non c'è dubbio che sarà seguito da un'altra correzione al ribasso superiore al precedente massimo, al che l'opinione pubblica dichiarerà ancora una volta che Bitcoin è catastroficamente morto.

Se guardate abbastanza da vicino, diventa semplicemente divertente. Capite perché i veterani si sono staccati da tutta questa frenesia? E' sciocca. E non ha nulla a che fare con la prospettiva di lungo termine riguardo a questa straordinaria innovazione che permette il contatto economico peer-to-peer — un vero e proprio commercio di una proprietà digitale considerata come mezzo di scambio — tra due individui nel mondo con una connessione Internet, senza l'utilizzo di una terza parte che conserva la vostra identità ed entra nel rapporto di fiducia.

Questo è il vero merito di Bitcoin, e non ha nulla a che fare con il prezzo. Mi ci è voluto tempo per capirlo, come ci vorrà per chiunque altro. Le isterie sono molto difficili da evitare in questo momento, ma questo è ciò che fanno i veterani. Crescono ed infine ci arrivano. E' la tecnologia. Ecco la sua bellezza. Questa è la sua promessa.

Sì, Bitcoin entra nella nostra vita attraverso i mercati e il processo decisionale umano, la cui combinazione è infinitamente affascinante, disordinata, rischiosa, eppure migliora sempre. Non c'è niente da fare con l'instabilità, essa è parte della vita ed ogni cambiamento epocale negli strumenti che usiamo lo dimostra.

Ma ecco quello che mi interessa. Per anni, ho sentito parlare della tendenza delle persone a comprare alto e vendere basso, nonostante la scelta migliore fosse quella contraria. Perché, volta dopo volta, le persone tendono a fare la cosa sbagliata? Sì, vi è incertezza e non si sa in ogni istante ciò che è alto e ciò che è basso, ma c'è un mistero ancora più profondo: perché le persone tendono a fare il contrario di ciò che è saggio?

Il rapporto tra il prezzo di Bitcoin e l'interesse incostante delle persone, sono gli ingredienti che rispondono a queste domande. Quando scende di prezzo, saltano fuori un paio di titoli (follemente esagerati) circa il suo destino triste e patetico. Poi cala il silenzio. Il prezzo svanisce dalla vista. E' ancora lì, ma non ci sono discussioni costanti su di esso. Non è interessante. Ne segue una noia mortale, fino al punto in cui la consapevolezza delle persone lascia calare la notte sull'argomento.

Poi un giorno Bitcoin si risveglia. I forum si animano. I blog si arroventano. Le notizie tornano a scorrere. I giornalisti radiotelevisivi chiamano. Le persone vanno in onda. Gli editorialisti pubblicano. Ogni commentatore torna di nuovo a scrivere sull'argomento. Poi la gente improvvisamente si ricorda: Bitcoin! Poi comincia a dire: perché non l'ho comprato? Giurano che non faranno più questo stesso errore, ma ritardano l'acquisto. Bitcoin continua a salire. Dopo un po', la gente comincia a sentirsi stupida. Non essendo in grado di sopportarlo, finalmente si decide: comprare, comprare, comprare!

Poi, naturalmente, ritorna anche il crash. Così va la vita. Siamo tutti stranamente manipolati da queste ondate di opinioni, che lo sappiamo o no. Però ci sono alcune persone che sono diverse, non seguono la folla. Mentre tutti gli altri dormono e sono circondati da asset non performanti, loro comprano sistematicamente. Poi, quando la frenesia ricomincia, vendono tranquillamente l'asset in questione.

Le persone che agiscono, quando gli altri dormono, fanno soldi. Coloro che dormono mentre gli altri vanno fuori di testa, non perdono soldi. E' così che vanno i mercati speculativi. Estrapolate ciò che accade a Bitcoin e traslatelo all'intero settore finanziario, e comincerete a capire perché le persone spesso perdono con la speculazione. Non è un problema con il settore in quanto tale; è un problema con la nostra mente e la nostra tendenza ad essere sballottati dai trucchi.

Gli investitori bravi sono più colpiti dalle cose noiose ma brillanti, piuttosto che dalle cose interessanti che vanno di moda. Ed è proprio per questo motivo che gli investitori bravi fanno soldi. Sono l'eccezione alla regola normale della psicologia umana.

Concluderò questo articolo dicendo che ora che il prezzo sta di nuovo risalendo, sono più che disponibile per nuove interviste. Ma preferirei che le persone si concentrassero sul prossimo tonfo e sui mesi successivi di noiosa stabilità. Bitcoin è legato al lungo termine, non alle manie temporanee.

Cordiali saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il massacro

Mer, 06/08/2014 - 10:15




di Murray N. Rothbard


[Pubblicato originalmente su The Libertarian Forum, ottobre 1982.]


Tutte le altre notizie, tutte le altre preoccupazioni, si dissolvono davanti all'enorme orrore del massacro di Beirut. Tutta l'umanità è indignata per la strage indiscriminata di centinaia di uomini (soprattutto anziani), donne e bambini nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila. I giorni del massacro — dal 16 al 18 settembre — saranno timbrati col marchio dell'infamia.

C'è un raggio di speranza in questo bagno di sangue: l'indignazione mondiale dimostra che la sensibilità del genere umano non è stata attenuata, come alcuni hanno invece temuto, dalle carneficine del XX secolo o da quelle osservate in televisione. L'umanità è ancora in grado di reagire alle atrocità che vengono provocate da altri esseri umani: siano essi a migliaia di chilometri di distanza, o membri di una religione o cultura diverse. Quando centinaia di innocenti vengono massacrati brutalmente e sistematicamente, tutti noi che siamo ancora pienamente umani gridiamo la nostra profonda protesta.

L'indignazione e la protesta devono essere composte da diversi elementi. In primo luogo, naturalmente, dobbiamo piangere per la povera gente oppressa del Libano, in particolare i palestinesi, che nel 1948 sono stati scacciati dalle loro case e terreni e costretti ad un esilio riluttante. Dobbiamo piangere per le loro famiglie rimaste e massacrate. E per le centinaia di migliaia di persone in Libano ed a Beirut che sono state uccise, ferite, bombardate e rese vagabonde dall'aggressione dello stato d'Israele.

Ma il lutto e la compassione non sono sufficienti. Come in ogni omicidio di massa, devono essere individuate le responsabilità e la colpa del reato. Per il bene della giustizia e per fare in modo che un olocausto non accada mai più — perché di olocausto si tratta.

Chi, allora, è il colpevole? Al livello più immediato e diretto, naturalmente, i teppisti e gli assassini in divisa che hanno commesso il massacro. Si tratta di due gruppi di libanesi cristiani, che cercano di imporre la loro volontà sui musulmani innocenti: le Forze Libanesi Cristiane del maggiore Saad Haddad e la Falange Cristiana guidata dalla famiglia Gemayel, ora insediata alla presidenza del Libano.

Ma ugualmente responsabili, ugualmente colpevoli, sono i loro complici, coloro che hanno tirato i fili, i padroni di Beirut Ovest dove è avvenuta la carneficina: lo stato di Israele. Quando l'OLP è stato evacuato da Beirut Ovest sulla presunta scia di un accordo internazionale e di una supervisione armata internazionale, lo stato di Israele ha colto la sua occasione per conquistare la Beirut Ovest musulmana. Con i suoi protettori fuori dai giochi e le forze internazionali sgomberate, le povere persone accalcate a Beirut Ovest hanno dovuto sopportare la conquista degli aggressori israeliani, i quali hanno attaccato il 16 settembre. E' stata una decisione del governo israeliano quella di spingere la Falange e le forze libanesi nei campi, affinché, secondo le parole di Israele, "purificassero" i campi e si liberassero dei membri dell'OLP ancora presenti — i quali erano, senza dubbio, neonati e bambini. I carri armati israeliani sorvegliavano il perimetro di Sabra e Shatila per consentire ai cristiani il controllo illimitato dei campi, e posti di osservazione dell'esercito israeliano sui tetti tenevano d'occhio la scena (a meno di 100 metri dalla carneficina).

Venerdì scorso il corrispondente della Reuters, Paolo Eedle, ha parlato ad un colonnello israeliano il quale ha fornito una spiegazione dell'operazione: è stata progettata per "purificare" l'area senza la partecipazione diretta dell'esercito israeliano. Questa strategia ricorda vagamente quella nazista sul fronte orientale, quando i soldati tedeschi si fermarono e permisero alle SS ucraine e di altri paesi di massacrare gli ebrei ed altri nativi della Russia.

Sempre venerdì scorso abbiamo saputo che i Falangisti hanno raggiunto le posizioni israeliane per rilassarsi, mangiare, bere, leggere, ascoltare musica e, in generale, "riposarsi" prima di tornare a macellare le poche persone che rimanevano. Un ufficiale Falangista, con un crocifisso d'oro appeso al collo, ha confessato ad un giornalista che c'era ancora chi stava sparando nei campi: "Altrimenti che cosa ci starei a fare io qui?"

Scrivendo dalla scena del delitto (con un certo orrore tra l'altro), il reporter del New York Times Thomas L. Friedman (20 settembre) ha scritto che dai posti di osservazione israeliani: "Non solo è possibile accertare la carneficina con gli occhi, ma anche con le orecchie dati i rumori degli spari e le urla. Oltre a fornire alcune disposizioni ai miliziani cristiani, gli israeliani hanno carri armati di stanza in cima alla collina, per fornire una copertura se i miliziani incontrassero una resistenza più feroce di quanto previsto."

Oggi sappiamo che da giovedì notte l'esercito israeliano ed il governo erano a conoscenza della strage, e che tuttavia non hanno fatto assolutamente nulla per 36 ore, fino a sabato mattina, quando il bagno di sangue era completo e hanno invitato gli assassini cristiani ad uscire fuori dai campi. Tutto era stato messo in sicurezza.

Come finale macabro del crimine sanguinoso, l'esercito israeliano ha ceduto alle forze libanesi un numero enorme di armi sequestrate — l'esercito di Haddad che Israele ha addestrato e armato per sette anni, il quale ha occupato il confine meridionale libanese per molti mesi per conto di Israele, e che, come afferma il New York Times, è "praticamente integrato nell'esercito israeliano ed opera interamente sotto il suo comando."

Uno degli aspetti più incoraggianti della risposta al massacro è stata la tempesta di proteste all'interno dello stesso stato d'Israele. Così, Eitan Haber, corrispondente militare di Yediot Ahronot, ha scritto in stato di shock:

Già dalla notte di giovedì e la mattina di venerdì, i ministri del governo e gli alti comandanti sapevano che stava avvenendo un terribile massacro nei campi profughi di Sabra e Shatila, e nonostante lo sapessero di sicuro, non hanno mosso un dito e non hanno fatto nulla per impedire il massacro fino a sabato mattina. Per 36 ore i Falangisti hanno imperversato nei campi profughi e hanno ucciso chiunque incontrassero sul loro cammino.
Un redattore del quotidiano Maariv, ospite della trasmissione TV Nightline dell'ABC, era chiaramente scosso e ha affibiato la piena responsabilità dell'olocausto al governo Begin, e ne ha chiesto le dimissioni.

Purtroppo la risposta degli ebrei americani non conteneva la stessa indignazione di quelli d'Israele. E' ben noto che il supporto istintivo degli ebrei americani per qualsiasi atto dello stato di Israele, raramente viene replicato all'interno di Israele stesso. Ma anche qui i ranghi erano rotti o perlomeno confusi. Anche William Safire, ardente sostenitore di Israele, ha attaccato la sua "svista" — una parola forte proveniente da uno come Safire. Solo gli "ebrei professionisti", a capo delle principali organizzazioni ebraiche in America, hanno continuato a dare adito ad alibi e scuse. Per alcuni giorni hanno ripetuto che "non possiamo giudicare fino a quando non conosceremo i fatti", ma anche questo alibi è crollato quando Begin ha arrogantemente rifiutato ogni inchiesta giudiziaria imparziale e ha forzato il suo punto vista nel Knesset. Tra i leader ebrei americani, solo il rabbino Balfour Brickner ed il professor Arthur Hertzberg — che hanno sempre paura di parlare francamente — hanno evitato di dare responsabilità allo stato di Israele.

Una scena illuminante è avvenuta su Nightline dell'ABC, quando al rabbino Schindler ed a Howard Squadron, due ebrei americani molto conosciuti, è stato chiesto il loro punto di vista riguardo l'azione israeliana. Che si siano contorti è dire poco. Una domanda particolarmente forte è stata questa: Come è possibile che la protesta ebraica americana sia stata così in sordina rispetto a quella all'interno di Israele? La risposta di Rabbi Schindler: "In Israele ci sono partiti politici che possono essere critici nei confronti dell'azione del governo. Ma il nostro ruolo di ebrei americani è quello di sostenere lo stato di Israele, a prescindere dalle sue azioni." Un'ammissione agghiacciante!

E così i leader ebrei americani affermano che il loro ruolo sia quello di sostenere lo stato di Israele, succeda quel che succeda. Quanti morti ci vorrebbero? Quanti omicidi? Quante stragi di innocenti? Esistono atti possibili e immaginabili che possano indignare la leadership ebraica americana e farle smorzare la sua difesa ad oltranza dello stato di Israele?

Dopo questa affermazione, l'intervistatore di Nightline (piuttosto sorpreso) ha chiesto al rabbino Schindler: "Esiste un sostegno giusto e sbagliato?" Dopo aver camminato sul bordo del baratro e forse dopo aver rivelato troppo, il rabbino Schindler si è ricomposto e ha mormorato: "Naturalmente; ma possiamo giudicare solo dopo che saremo veuti a conoscenza dei fatti." Da quando Begin ha posto il veto su una commissione d'inchiesta che verificasse i fatti, questa linea di ragionamento è caduta definitivamente.

Nella politica americana, l'attrazione magica dello stato di Israele ha finalmente perso un po' del suo potere. Anche Scoop Jackson ed il senatore Alan Cranston (D., California) sono diventati critici nei confronti di Israele. Il leader sostenitore di Israele nel gabinetto di Reagan — Al Haig — è stato cacciato, forse in parte per tale questione. Ma questi sono solo piccoli passi spasmodici verso la "de-isrealinizzazione" della politica estera americana.

Un aspetto bizzarro di questa vicenda è stata la percezione americana — almeno fino a quando non è avvenuto il massacro — riguardo la famiglia Gemayel e la sua Falange. Ora si è scoperto che l'intelligence israeliana — gente notoriamente scaltra — aveva avvertito in anticipo Begin ed il ministro della Difesa Sharon che i Falangisti sarebbero stati inclini a commettere un massacro se avessero avuto carta bianca nei campi. Dire che questi avvertimenti sono stati "ignorati" da Begin, Sharon & Co. è dire poco.

Ebbene, chi erano i Gemayel e la Falange? Per saperlo ci tocca leggere i commenti assurdi dell'Amministrazione Reagan riguardo l'assassinio del leader Falangista, e quasi presidente del Libano, Bashir Gemayel avvenuto il 15 settembre. "Una tragedia per la democrazia libanese", ha opinato l'amministrazione Reagan, mentre Ronnie ha parlato di Bashir come un giovane e brillante politico democratico. Gli Stati Uniti e Israele speravano entrambi che Bashir potesse imporre un "governo centrale forte" per unificare il Libano anarchico.

Dopo il massacro, dovremmo avere un'idea più chiara di quale sorta di "unità" i Gemayel propongono per il Libano: quella dell'ossario e del cimitero. Forse il nome dell'organizzazione politica e militare conosciuta come la Falange, rappresentava un indizio. Il padre di Bashir, Pierre, fondò la Falange dopo una visita entusiasta alla Germania di Hitler. La Falange (dal nome della Falange di Franco) è costituita da fascisti, puri e semplici, negli obiettivi e nel metodo.

Ma concentriamoci sul giovane politico e vediamo se dobbiamo versare qualche lacrima per Bashir. Si distingue dagli altri leader politici libanesi in quanto egli stesso è un assassino di massa. I Gemayel avevano due potenti rivali nella comunità cristiano-maronita fascista. Erano i seguaci degli anziani ex-presidenti Camille Chamoun e Suleiman Franjieh.

Ecco come il giovane democratico, l'uomo di Begin e di Reagan a Beirut, ha affrontato il dissenso all'interno della comunità maronita. Cinque anni fa, l'allora ventinovenne Bashir Gemayel condusse un raid sulla roccaforte di montagna di Franjieh nel nord del Libano. Bashir lasciò che Tony, il figlio maggiore di Franjieh, guardasse mentre lui e la sua banda torturavano ed uccidevano la moglie e la figlia di due anni. Bashir poi assassinò Tony ed i suoi 29 seguaci, definendo quel massacro una "rivolta sociale contro il feudalesimo." Due anni più tardi, Bashir si prese cura dei Chamoun. Nel maggio del 1980, Bashir ed i suoi uomini massacrarono 450 dei seguaci di Chamoun in una località balneare vicino alla città di Junei. Oltre 250 vennero uccisi sulla spiaggia o mentre nuotavano. La moglie e la figlia di Dany (figlio di Camille Chamoun) vennero entrambe violentate. Meno di un mese dopo, Bashir ed i suoi uomini inveasero la sede di Chamoun nella zona est di Beirut, ed uccisero selvaggiamente più di 500 seguaci di Chamoun, nonché gli astanti. Molte delle vittime vennero castrate dai teppisti di Bashir, mentre ad uno venne infilato un candellotto di dinamite in gola e fatto esplodere.

Chi ha assassinato Bashir? Potrebbe essere stato chiunque in Libano.

La barbarie fascista e la volontà di essere un fantoccio di Israele possono essere parzialmente spiegate da fattori demografici. Il dominio politico libanese è impostato secondo un sistema di quote, in cui la dominanza — tra cui la Presidenza — viene assicurata alla comunità cristiano-maronita. Purtroppo, il censimento su cui si basano le quote risale ai primi anni '30, quando i cristiani erano la maggioranza in Libano. Questo censimento ha ancora valore, anche se è ormai ammesso da tutti che i musulmani sono circa il 55% della popolazione libanese, mentre i cristiani il 45%. Questo significa che imporre il dominio maronita-cristiano su una maggioranza di musulmani — la soluzione Begin/Reagan al problema libanese — oltre ad essere profondamente immorale, a lungo andare non funzionerà. I musulmani supereranno in numero i cristiani, non importa quanti bambini musulmani si proporranno di uccidere i Falangisti.

Nonostante l'angoscia e l'indignazione all'interno della popolazione d'Israele, ci sono poche speranze di veder risolto il problema fondamentale. Infatti, mentre le singole voci si alzano sulla strage, dal punto di vista politico non c'è quasi nessuna opposizione all'assioma sionista all'interno d'Israele. Il capo dell'opposizione nel partito laburista, il Founding Fathers and Mothers of Israel, ha spianato la strada a Begin impegnandosi a sostenere l'ideale sionista e la conseguente espulsione di 1 milione di arabi palestinesi dalle loro case e dalle loro terre. Solo pochi partiti minori in Israele, come quello di Uri Davis e Shulamith Aloni, si può dire che abbiano rotto con il paradigma sionista, e questi sono solo ai margini della politica israeliana.

Il problema fondamentale, il paradigma sionista, è semplicemente questo: lo stato di Israele è stato fondato espropriando la stragrande maggioranza delle terre dei palestinesi. Nel 1948 oltre un milione di arabi palestinesi fuggirono al di fuori dei confini di Israele, e gli arabi che sono rimasti sono stati sistematicamente trattati come cittadini di seconda classe in base al fatto che solo gli ebrei sono autorizzati a possedere la terra all'interno di Israele. (E sta facendo in modo che sia sempre di più.) Nel 1967 Israele aggredì e conquistò la Cisgiordania, Gaza e le alture del Golan della Siria. Gli arabi palestinesi nei territori occupati sono, ancora una volta, trattati come cittadini di seconda classe e gli insediamenti sionisti sono stati piazzati in mezzo a loro.

Israele ed i suoi apologeti americani sono soliti incolpare i soliti spauracchi, come l'OLP, e scusare tutti i crimini israeliani, se necessario, per difendere la sicurezza dello stato di Israele dal "terrorismo" dell'OLP. Eppure è stato dimenticato che non c'era nessun OLP prima della vergognosa guerra del 1967, quando i palestinesi si resero conto che dovevano smettere di fare affidamento sugli stati arabi e contare solo su sé stessi per riconquistare le loro case ed i loro beni. Dato che non c'era il "terrore dell'OLP" fino al 1968, come mai Israele ha aggredito e terrorizzato gli arabi palestinesi per due decenni in precedenza?

La risposta sta nel paradigma sionista. Il sionismo è nato nel XIX secolo dalla mente di ebrei europei (non mediorientali), e si è unito alla Gran Bretagna come partner minore dell'imperialismo britannico in Medio Oriente. Dopo la prima guerra mondiale, quando i britannici ed i francesi smembrarono l'Impero Ottomano, infransero le loro promesse di concedere agli arabi la loro indipendenza ed insediarono stati fantoccio in tutto il Medio Oriente. Stiamo ancora vivendo le conseguenze affiorate con la fine dell'imperialismo britannico.

Come hanno fatto i primi sionisti a vendere i loro progetti all'opinione pubblica occidentale? Lo slogan sionista suona particolarmente minaccioso ora: "Una terra senza popolo [Palestina] per un popolo senza terra [gli ebrei]." Una terra senza popolo; non ci sono arabi palestinesi, assicurarono i sionisti, e quindi un milione e mezzo di persone, molte delle quali agricoltori produttivi, coltivatori di agrumi, imprenditori — persone "che hanno fatto fiorire il deserto" — cessarono di colpo di esistere. E prima che l'OLP reagisse, i leader israeliani continuarono risolutamente a negare la realtà, sostenendo ripetutamente che "non ci sono palestinesi". Forse pensavano che se lo avessero ripetuto abbastanza, sarebbero scomparsi magicamente. Forse.

I libertari si oppongono ad ogni stato. Ma lo stato di Israele è particolarmente funesto, perché tutta la sua esistenza giace e continua a giacere su un'enorme espropriazione di beni e terre. Spesso i libertari negli Stati Uniti si lamentano della radicale adesione libertaria alla "riforma agraria", cioè la restituzione dei terreni rubati alle vittime. Nel caso di espropriazioni datate secoli fa, la cosa si fa abbastanza confusa ed i libertari conservatori hanno un punto a loro favore. Ma nel caso della Palestina, le vittime ed i loro figli — i veri proprietari della terra — sono proprio lì, oltre i confini, nei campi profughi, in tuguri, a sognare un ritorno nelle proprie terre. Non c'è nulla di confuso qui. Giustizia sarà fatta, e ci sarà vera pace in quelle zone devastate, solo quando accadrà un miracolo e Israele consentirà ai palestinesi di tornare indietro e rientrare in possesso delle loro legittime proprietà. Fino ad allora, fino a quando i palestinesi continueranno a vivere (e non importa quanto saranno spintonati fuori dalle loro proprietà), saranno sempre lì e continueranno a premere per il loro sogno di giustizia. Non importa quante miglia quadrate e quante città conquisterà Israele (Damasco sarà la prossima?), i palestinesi saranno lì insieme a tutti gli altri profughi arabi creati dalla politica israeliana di sangue e ferro. Ma lasciar vincere la giustizia, permettere il ritorno nelle terre espropriate, significherebbe l'abbandono da parte di Israele del suo ideale sionista. Riconoscere i palestinesi come esseri umani e con pieni diritti umani, rappresenta la negazione del sionismo; è il riconoscimento che la terra non è mai stata "vuota".

Uno stato d'Israele giusto (nella misura in cui un qualsiasi stato possa essere giusto), sarebbe necessariamente uno stato senza ideali sionisti, e nel futuro prossimo nessun partito politico israeliano è disposto a realizzarlo. E quindi il massacro e l'orrore andranno avanti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il fine partita keynesiano è vicino

Mar, 05/08/2014 - 10:16
Purtroppo per noi i vari presidenti che si sono succeduti ai posti di comando della FED hanno creduto che giocherellare col tasso di interesse fosse alquanto salutare, se non rinvigorente per l'economia nazionale. Quindi vediamo che i vari discorsi che ci propinano questi stregoni monetari sono sempre gli stessi, con qualche punta di sensazionalismo per tenere alta l'attenzione dei giornalisti. Colpi di scena come quelli della Yellen, ad esempio, secondo cui le bolle sono basate su impulsi irrazionali ed il tasso di interesse (nonché il debito) non ha nulla a che fare con la stabilità finanziaria. Com ha detto anche Draghi, non esiste alcun Piano B. Le banche centrali continueranno per la loro via, continueranno a stampare denaro aspettandosi che questo fallimento possa condurre a qualcosa di diverso. Non è così. Sebbene tali programmi debbano essere abbandonati in virtù della loro natura fallimentare, il tapering non rappresenta quello che la maggior parte degli individui pensa che sia: fine degli esperimenti monetari. Infatti la posizione della FED è tuttora espansionistica, avendo alimentato i suoi programmi di reverse repo. In questo modo gli stregoni presso l'Eccles Building rivendono alle banche debito dello zio Sam di breve periodo, e queste ultime ridanno indietro le riserve in eccesso accumulate presso la FED stessa. E' un processo ad intermittenza, perché le banche commerciali possono usare i bond per creare nuovo credito. Questo denaro ancora non influenza i prezzi di Main Street, poiché utilizzato principalmente per gonfiare i prezzi degli asset e stimolare quel che rimane del carry trade nei mercati azionari ed obbligazionari. Le grandi aziende sono quelle che possono prendere in prestito questo denaro, e lo riciclano subito nel mercato azionario per ricomprare le proprie azioni sostenendo la mania di un ambiente caratterizzato sempre da prezzi crescenti. I fondamentali di mercato sono persi per sempre, così come un sano processo di price discovery. Adesso i regolatori vorrebbero mettere una pezza a questo "abuso" di leva fiannziario, passando leggi che vadano a limitarla significativamente. Non appena verranno approvate, quello sarà il momento in cui potrete scaldare i pop-corn. L'instabilità finanziaria non è solo colpa di speculazioni selvagge nei casinò di Wall Street, ma soprattutto della miope teoria keynesiana che per tutto questo tempo ha guidato le azioni del settore bancario centrale.
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di David Stockman


Le notizie economiche degli ultimi giorni stanno smascherando la menzogna della via di fuga keynesiana. Una ripresa non è affatto dietro l'angolo — ed il 2014 è praticamente il quinto anno in cui il boom predetto dagli economisti di Wall Street sparirà in una bolla di sapone.

Ieri i numeri relativi alle spese al consumo personali nel mese di maggio, hanno rappresentato il punto di flesso. Non solo i consumatori americani non sono usciti dal loro letargo come predetto da ogni economista fiducioso nella "ripresa delle vendite", i numeri hanno segnato un ritorno al passato. Cioè, il fatto che  il PCE (es. spesa al consumo personale) sia tornato a $10.881 miliardi suggerisce che i consumatori sono tornati in letargo! Abbiamo visto la stessa cosa a febbraio, ed i numeri attuali sono addirittura al di sotto dei livelli del marzo scorso ($10.916 miliardi). In altre parole, il consumatore americano sta tirando i remi in barca, non sta acquistando, e l'inverno rigido — caratterizzato da quelle cose chiamate neve e ghiaccio — non vi ha nulla a che fare.

Questo è il momento giusto per intonare una messa funebre a Wall Street. La sua insistenza impudente, secondo cui la folle stampa monetaria della FED rappresenta l'elisir magico che ravviverà l'economia di Main Street, è andata troppo oltre.

In questo contesto, una delle solite teste di legno ospite in TV ha snobbato la scioccante diminuzione del PIL nel primo trimestre definendola roba vecchia... beh, di 100 giorni fa! Solo in un mondo in cui gli stregoni di Wall Street pensano che tutto gira intorno alle manovre settimanali e agli sproloqui della FED, 100 giorni possono essere considerati come "storia antica". Ma il giovane uomo in questione — un certo Dan Greenhaus, chief investment strategist di BTIG — non ha finito di stupirci. In base ad alcuni sondaggi sul sentiment e su altri fattori, ha divinato che i numeri negativi del primo trimestre dell'anno riflettevano solamente i mesi di gennaio e febbraio, e che l'economia statunitense è rimbalzata a marzo.

In altre parole, non ha fatto altro che operare un aggiustamento stagionale intra-trimestrale e poi si è limitato a spiegare i fatti successivi. Ci sono state 265 letture trimestrali del PIL sin dal 1947; solo 18 di queste hanno mostrato un numero inferiore a -2.9% nel primo trimestre dell'anno; e solo in uno di questi trimestri neri, l'economia USA non era in recessione. Identificare un mese di sole nascosto in 13 settimane di attività economica declinante, è la prova che il Kool-Aid ha dato alla testa.

Meglio scegliere un approccio più sobrio. Dopo due mesi, il PCE reale del secondo trimestre è risultato a $10.889 miliardi, nonostante avesse fatto registrare un rialzo dell'1.2% annuo il trimestre precedente. Per di più, anche se le letture del PCE nominale di giugno registrano un rialzo dello 0.8% mensile — un tasso che non era stato registrato da anni — il PCE reale del secondo trimestre sarebbe ancora ben al di sotto del 2%. E dal momento che la tesi keynesiana prevede che i consumatori escano in massa e si portino dietro il 70% del PIL sotto forma di PCE, esiste la possibilità che i risultati del secondo trimestre saranno ben al di sotto del 3%. Questo significa che a metà 2014 l'economia USA avrà sì e no raggiunto i livelli del quarto trimestre 2013.

Dopo tutto, non c'è speranza che gli altri componenti del PIL possano dare segnali incoraggianti per quanto riguarda il secondo trimestre. La costruzione di nuove case è al di sotto dei livelli del primo trimestre. Allo stesso modo, gli investimenti imprenditoriali reali hanno rallentato negli ultimi trimestri — e non c'è segno di un'inversione. Inoltre i dati legati al commercio globale non offrono alcuna speranza di un boom immediato nelle esportazioni USA; né c'è stata un'accelerazione evidente nel consumo e negli investimenti pubblici. Anche se le scorte vedranno un particolare rinvigorimento, ci sono stati solo tre trimestri negli ultimi 45 in cui hanno fatto segnare più di un 2.0% nelle letture trimestrali del PIL.

La verità è che il mantra "i consumi sono ripartiti" sta diventando davvero nauseante, proprio perché è smentito dai fatti. Le letture di maggio, per esempio, hanno fatto segnare solo un guadagno dell'1.8% nel PCE reale rispetto al maggio 2013. E se scendiamo nel dettaglio della cosiddetta ripresa, diviene ovvio che la spesa al consumo reale ha rallentato significativamente piuttosto che impennarsi. Da qui il misero rialzo annuale dell'1.9% del maggio 2013 rispetto a quello dell'anno precedente fermatosi al 2.4% e a quello dell'anno prima ancora fermatosi a 2.6% (es. l'anno finito a maggio 2010). In generale, il PCE reale si è espanso solo dell'1.2% annuo sin dal suo picco ciclico nella primavera del 2008.




Questo trend rappresenta il succo della storia moderna. Durante i sei anni del precedente ciclo, per esempio, il PCE reale si è espanso ad un tasso del 2.5% rispetto al picco dell'ottobre 2001 — o più del doppio rispetto al numero del ciclo attuale.




Per di più tale periodo ha usufruito della spinta della FED per quanto riguarda il debito delle famiglie, e tanto per essere chiari suddetta era è finita. Pertanto la crescita reale del PCE è una funzione della crescita dei saggi salariali, ed è evidente che questi ultimi non stanno crescendo. Infatti l'effetto ricchezza della FED sta avendo in realtà un effetto perverso. I consigli d'amministrazione delle corporazioni ed i CEO vengono remunerati per il riacquisto di azioni ed i costi di ristrutturazione. Quindi prendono in prestito di più ed assumono di meno.




La verità è che stiamo vivendo in un periodo in cui contano solo i prestiti. A breve entreremo nel sessantunesimo mese della cosiddetta ripresa, il che sancisce l'eternità dell'attuale ciclo rispetto alla media di 55 mesi dei 10 cicli sin dal 1949. Eppure ci sono due cose che gli intossicati di Kool-Aid continuano a negare.

In primo luogo, anche l'inflazione CPI è tornata nel range del due percento e potrebbe continuare a salire. Ciò significa che i saggi salariali reali sono stagnanti.

In secondo luogo, anche la tiepida ripresa che abbiamo visto nel PCE è stata raggiunta al costo di far sprofondare il tasso di risparmio delle famiglie — come mostrato qui sotto. Perché diavolo i keynesiani pensano che una popolazione in invecchiamento rimanderà indefinitamente il risparmio per la propria pensione? Più importante: perché la politica monetaria degli ultimi sette anni sarebbe stata progettata per punire i risparmiatori con tassi di deposito pari a zero?




La risposta è chiara. I drogati di Wall Street devono far girare la loro droga euforica per stimolare gli impulsi di Main Street. I tassi di interesse a zero sono progettati per aumentare il rischio nei mercati degli asset — in modo che le pecore potranno essere tosate ancora una volta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Le colpe della guerra in Medio Oriente

Lun, 04/08/2014 - 10:15
Sebbene il post di oggi sia già stato tradotto da Paxtibi sul suo blog, vale la pena di riportarlo perché ho notato una certa confusione sull'argomento. Non solo, ma il conflitto israelo-palestinese sta assumendo sempre di più dei toni da stadio andando ad intorpidire una sana ricerca della verità e della giustizia. Io, insieme ad altri amici libertari, abbiamo stilato un elenco (che continuiamo ad aggiornare) in questo post su Facebook in cui riportiamo notizie da testate giornalistiche "ufficiali" sugli eventi in Medio Oriente. Un modo per mostrare imparzialità anche di fronte a quegli accusatori che potrebbero avanzare critiche sul luogo da cui vengono prese "certe notizie". Questi ultimi, comunque, prima di avanzare le loro critiche, dovrebbero dare una bella ripassata a quel che soleva dire Randolph Bourne sulla guerra.
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di Murray N. Rothbard


[Questo pezzo è apparso originalmente su Left and Right, primavera-autunno 1967.]


Il problema con i settari, che siano libertari, marxisti, o sostenitori del governo mondiale, è che tendono ad accontentarsi della causa alla radice di ogni problema ed a non preoccuparsi mai delle cause più dettagliate o più prossime. Il migliore, e quasi ridicolo, esempio di settarismo cieco e non intelligente è il Partito Laburista Socialista, un partito venerabile senza effetto alcuno sulla vita americana. A qualsiasi problema che la condizione del mondo potrebbe porre – la disoccupazione, l'automazione, il Vietnam, i test nucleari, o qualsiasi altra cosa – il PLS ripete semplicemente, a pappagallo: “adottare il socialismo.” Poiché il capitalismo si presume essere la causa originaria di tutti questi ed altri problemi, solo il socialismo li spazzerà via, punto. In questo modo il settario, anche se la sua identificazione della causa originaria fosse corretta, si isola da tutti i problemi del mondo reale e, per ulteriore ironia, evita a sé stesso di avere un qualche effetto verso lo scopo finale che serba in cuore.

Alla domanda sulle colpe di una guerra, di qualunque guerra, il settarismo alza la sua brutta e disinformata testa molto al di là della palude in cui affonda il Partito Laburista Socialista. Libertari, marxisti, sostenitori del governo mondiale, ciascuno dalla propria diversa prospettiva, hanno l'insita tendenza di evitare di tediarsi con i pro e i contro dettagliati di ogni dato conflitto. Ciascuno di essi sa che la causa alla radice della guerra è il sistema della nazione-stato; data l'esistenza di questo sistema, le guerre ci saranno sempre e tutti gli stati se ne divideranno la colpa. Il libertario, in particolare, sa che gli stati, senza eccezione, aggrediscono i loro cittadini e sa inoltre che in tutte le guerre ogni stato aggredisce i civili innocenti “appartenenti” all'altro stato.

Ora questo tipo di visione della causa originaria della guerra e dell'aggressione, e della natura dello stato in sé, è cosa buona e giusta ed estremamente necessaria per comprendere lo stato del mondo. Ma il problema è che il libertario tende a fermarsi lì, ed eludendo la responsabilità di conoscere che cosa sta accadendo in ciascuna specifica guerra o conflitto internazionale, tende a saltare ingiustificabilmente alla conclusione che, in qualunque guerra, tutti gli stati sono ugualmente colpevoli, e quindi a continuare a farsi gli affari suoi senza pensarci due volte. In breve, il libertario (e il marxista e il partigiano del governo mondiale) tende a trincerarsi nella comoda posizione di un “Terzo Accampamento,” assegnando uguali colpe a tutte le parti in ogni conflitto, e lasciando perdere. Questa è una posizione comoda da prendere perché in realtà non aliena i partigiani dell'uno o dell'altro lato. Entrambi gli schieramenti in una guerra scarteranno quest'uomo come “idealista” senza speranza e settario, un uomo anche piuttosto amabile perché ripete meccanicamente la sua posizione “pura” senza informarsi o prendere posizione su qualsiasi guerra stia infuriando nel mondo. In breve, entrambi gli schieramenti tollereranno il settario precisamente perché irrilevante, e perché la sua irrilevanza garantisce che non avrà effetto sul corso degli eventi o sull'opinione pubblica su questi eventi.

No: libertari devono arrivare a capire che ripetere meccanicamente i principi ultimi non è abbastanza per affrontare il mondo reale. Solo perché tutte le parti condividono la colpa ultima degli stati non significa che tutte le parti sono ugualmente colpevoli. Al contrario, virtualmente in ogni guerra, una parte è molto più colpevole dell'altra e a quella parte dev'essere assegnata la responsabilità di base per l'aggressione, la conquista, ecc. Ma per per scoprire quale parte in una guerra è la più colpevole, dobbiamo informarci approfonditamente sulla storia di quel conflitto e questo richiede tempo e riflessione – ed è inoltre necessaria la volontà ultima di diventare rilevanti prendendo posizione e assegnando un maggior grado di colpevolezza su un lato o sull'altro.

Diventiamo quindi rilevanti; e, con questo in mente, esaminiamo le cause storiche alla radice dell'attuale cronica e acuta crisi in Medio Oriente; e facciamolo con lo scopo di scoprire e giudicare il colpevole.

La crisi cronica del Medio Oriente risale – come molte altre crisi – alla Prima Guerra Mondiale. I britannici, in cambio della mobilitazione dei popoli arabi contro i loro oppressori della Turchia imperiale, promisero agli arabi la loro indipendenza alla fine della guerra. Ma, allo stesso tempo, il governo britannico, con un caratteristico gioco su due tavoli, prometteva la Palestina araba come “casa nazionale” per il sionismo organizzato. Queste promesse non erano sullo stesso piano morale: per ché nel primo caso, agli arabi veniva promessa la propria terra liberata dalla dominazione turca; e nel secondo, si prometteva al sionismo mondiale una terra enfaticamente non sua. Quando la guerra mondiale finì, i britannici senza alcuna esitazione scelsero di mantenere la promessa sbagliata, quella al sionismo mondiale. La loro scelta non fu difficile; se avesse mantenuto la propria promessa agli arabi, la Gran Bretagna avrebbe dovuto andarsene gentilmente dal Medio Oriente e consegnare quella terra ai suoi abitanti; ma, per adempiere alla sua promessa ai sionisti, la Gran-Bretagna doveva rimanere come potenza imperiale che governasse la Palestina araba. Che abbia scelto il corso imperiale non sorprende affatto.

Dobbiamo, quindi, tornare ancora più indietro nella storia: a cosa serviva il sionismo mondiale? Prima della Rivoluzione Francese, gli ebrei europei in gran parte erano stati relegati in ghetti, e dalla vita del ghetto era emersa una distinta identità culturale ed etnica (così come religiosa) ebraica, con lo Yiddish come linguaggio comune (essendo l'ebraico soltanto l'antica lingua dei riti religiosi). Dopo la Rivoluzione Francese, gli ebrei dell'Europa occidentale si emanciparono dalla vita del ghetto ed affrontarono la scelta di dove dirigersi. Un gruppo, gli eredi dell'Illuminismo, scelse e sostenne la scelta di uscire dalla cultura ristretta e parrocchiale del ghetto per assimilarsi nella cultura e nell'ambiente del mondo occidentale. Ma se l'assimilazionismo era chiaramente il corso razionale in America ed Europa occidentale, questo percorso non avrebbe potuto esser seguito facilmente in Europa Orientale, dove le mura dei ghetti ancora tenevano. In Europa Orientale, quindi, gli ebrei si rivolsero ai vari movimenti per la conservazione dell'identità etnica e culturale ebraica. Quello prevalente era il Bundismo, la visione del Bund ebraico, che sosteneva l'autodeterminazione nazionale ebraica, fino ad includere uno stato ebraico nelle regioni a predominanza ebrea dell'Europa Orientale (così, secondo il Bundismo, la città di Vilna, in Europa Orientale, con una popolazione a maggioranza ebrea, avrebbe fatto parte di uno stato ebraico di nuova formazione). Un altro gruppo di ebrei, meno potente, il movimento territorialista, disperando per il futuro degli ebrei in Europa Orientale, sosteneva la conservazione dell'identità ebraica Yiddish con la formazione di colonie e comunità ebree (non stati) in varie zone non popolate e vergini del mondo.

Date le condizioni dell'ebraismo europeo alla fine del XIX ed all'inizio del XX secolo, tutti questi movimenti avevano una base razionale. L'unico movimento ebraico privo di senso era il sionismo, un movimento che ebbe inizio all'interno del territorialismo ebraico. Ma mentre i territorialisti volevano semplicemente conservare l'identità ebrea-Yiddish in una terra propria di nuova formazione, il sionismo cominciò ad insistere per una terra ebraica unicamente in Palestina. Il fatto che la Palestina non fosse una terra vergine, ma fosse già occupata da popolazioni di contadini arabi, non significava niente per gli ideologhi del sionismo. Ancora, i sionisti, lungi dallo sperare di conservare la cultura Yiddish del ghetto, voleva seppellirla e sostituirla con una nuova cultura ed una nuova lingua basate su un'artificiale espansione secolare dell'antico ebraico religioso.

Nel 1903, i britannici offrirono un territorio per la colonizzazione ebraica in Uganda ed il rifiuto di questa offerta da parte dei sionisti polarizzò i movimenti territorialista e sionista, che in precedenza erano fusi insieme. Da quel momento in poi, i sionisti si dedicheranno alla mistica terra-e-sangue in Palestina e solo in Palestina, mentre i territorialisti avrebbero cercato una terra vergine in un'altra parte del mondo.

A causa degli arabi residenti in Palestina, il sionismo dovette trasformarsi in pratica in un'ideologia di conquista. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Gran Bretagna prese il controllo della Palestina ed usò il suo potere sovrano di promuovere, incoraggiare e favorire l'espropriazione delle terre arabe per l'uso e per l'immigrazione sionista. I vecchi titoli di proprietà terriera turchi venivano spesso raccolti e comprati a poco prezzo, espropriando così i contadini arabi in nome dell'immigrazione sionista europea. Nel cuore del mondo arabo agricolo e nomade del Medio Oriente arrivava così, sulle spalle e sulle baionette dell'imperialismo britannico, un popolo di colonizzatori in gran parte europeo.

Anche se il sionismo era ora impegnato per una Palestina come casa nazionale ebraica, non lo era ancora nell'allargamento di uno stato ebraico indipendente in Palestina. Effettivamente, soltanto una minoranza dei sionisti favoriva uno stato ebraico e molti di questi avevano rotto con il sionismo ufficiale, sotto l'influenza di Vladimir Jabotinsky, e avevano formato il movimento sionista-revisionista per mobilitarsi perché uno stato ebraico governasse l'antica Palestina storica su entrambe le rive del fiume Giordano. Non è sorprendente che Jabotinsky abbia espresso grande ammirazione per il militarismo e la filosofia sociale del fascismo di Mussolini.

All'altra ala del sionismo stavano i sionisti culturali, che si opponevano all'idea di stato politico ebraico. In particolare, il movimento del Ihud (Unità), raccolto intorno a Martin Buber e ad un gruppo di distinti intellettuali ebrei dell'università ebraica di Gerusalemme, sosteneva, quando i britannici se ne fossero andati, uno stato ebreo-arabo bi-nazionale in Palestina, in cui né l'uno né l'altro gruppo religioso dominasse l'altro, ma che lavorassero in pace ed armonia per costruire la terra della Palestina.

Ma la logica interna del sionismo non l'avrebbe tollerato. Nella tumultuoso congresso del Sionismo Mondiale all'Hotel Biltmore di New York nel 1942, il sionismo, per la prima volta, adottò l'obiettivo di uno stato ebraico in Palestina, e niente di meno. Gli estremisti avevano vinto. Da quel momento in poi, ci sarebbe stata una crisi permanente in Medio Oriente.

Pressati da lati opposti dai sionisti ansiosi di ottenere uno stato ebraico e dagli arabi che volevano una Palestina indipendente, i britannici decisero infine di andarsene dopo la Seconda Guerra Mondiale e di passare il problema alle Nazioni Unite. Con l'intensificarsi delle spinte per uno stato ebraico condizione, il riverito dott. Judah Magnes, presidente dell'Università Ebraica di Gerusalemme e capo del movimento del Ihud, denunciò amaramente il “totalitarismo sionista,” che, accusava, sta cercando di portare “l'intero popolo ebreo sotto la propria influenza con la forza e la violenza. Ancora non ho visto chiamare i terroristi sionisti con il loro giusto nome: assassini – che hanno brutalizzato uomini e donne. … Tutti gli ebrei in America condividono tale colpa, persino quelli che non sono d'accordo con le attività di questa nuova leadership pagana, ma che rimangono comodamente seduti con le mani incrociate….” Poco tempo dopo, il dott. Magnes ritenne necessario l'esilio dalla Palestina ed emigrò negli Stati Uniti.

Sotto la pressione incredibilmente intensa dagli Stati Uniti, nel novembre del 1947 l'ONU – compresi gli entusiasti Stati Uniti e l'URSS – approvò riluttante un programma di partizione della Palestina, un programma che costituì la base dell'uscita britannica e della dichiarazione dell'esistenza di Israele il 15 maggio dell'anno seguente. Il programma di partizione garantì agli ebrei, che possedevano una frazione trascurabile della terra palestinese, quasi metà dell'area territoriale del paese. Il sionismo era riuscito a ritagliare uno stato ebraico europeo in territorio arabo nel Medio Oriente. Ma non era affatto finita qui. L'accordo dell'ONU aveva permesso (a) che Gerusalemme venisse internazionalizzata secondo la regola dell'ONU e (b) che ci fosse un'unione economica fra i nuovi stati ebraico e arabo della Palestina. Queste erano le condizioni di base con cui l'ONU approvò la partizione. Entrambe vennero subito e bruscamente disattese da Israele – che cominciarono così una crescente serie di aggressioni contro gli arabi in Medio Oriente.

Mentre i Britannici erano ancora in Palestina, le forze paramilitari sioniste iniziarono a schiacciare le forze armate arabe palestinesi in una serie di scontri di guerra civile. Ma, cosa più fatidica, il 9 aprile 1948, i fanatici terroristi sionisti-revisionisti raggruppati nell'organizzazione Irgun Zvai Leumi massacrarono cento donne e bambini nel villaggio arabo di Deir Yassin. Dall'avvento dell'indipendenza di Israele il 15 maggio gli arabi palestinesi, demoralizzati, fuggivano in preda al panico dalle loro case e dalla minaccia del massacro. I vicini stati arabi mandarono allora le loro truppe. Gli storici sono soliti descrivere la guerra che seguì come invasione di Israele da parte degli stati arabi, eroicamente respinta da Israele, ma poiché tutti i combattimenti ebbero luogo su territorio arabo, questa interpretazione è chiaramente errata. Ciò che accadde, infatti, è che Israele riuscì ad occupare grossi pezzi dei territori assegnati agli arabi palestinesi dall'accordo di partizione, comprese le zone arabe della Galilea occidentale, della Palestina araba centro-occidentale come “corridoio” per Gerusalemme e delle città arabe di Jaffa e di Beersheba. Anche il grosso di Gerusalemme – la città nuova – fu occupata da Israele ed il programma di internazionalizzazione dell'ONU venne scartato. Gli eserciti arabi furono ostacolati dalla loro stessa inefficienza e disunità e da una serie di tregue imposte dall'ONU rotte solo per il tempo bastante a Israele per occupare più territorio arabo.

Prima dell'accordo di armistizio permanente del 24 febbraio 1949, allora, 600.000 ebrei avevano creato uno stato che in origine aveva alloggiato 850.000 arabi (da una popolazione araba palestinese totale di 1,2 milioni). Di questi arabi, tre quarti di milione erano stati cacciati dalle loro terre e case ed il resto sottoposto ad una dura regola militare che, dopo due decadi, è ancora in vigore. Le case, le terre ed i conti bancari dei rifugiati arabi fuggiti furono subito confiscati da Israele e consegnati agli immigranti ebrei. Israele a lungo ha sostenuto che i tre quarti di milione di arabi non furono cacciati con la forza ma piuttosto dal loro stesso ingiustificato panico indotto dai leader arabi – ma il punto chiave è che tutti conoscono il risoluto rifiuto di Israele a lasciare che questi rifugiati tornino e reclamino le proprietà a loro sottratte. Da quel giorno a oggi, per due decadi, questi sfortunati rifugiati arabi, le loro fila ora gonfiate per aumento naturale a 1,3 milioni, hanno continuato a vivere in assoluta indigenza nei campi profughi intorno ai confini israeliani, a mala pena mantenuti in vita dagli scarni fondi dell'ONU e dai pacchi CARE, vivendo soltanto per il giorno in cui potranno tornare alle loro legittime case.

Nelle regioni della Palestina originariamente assegnate agli arabi, non è rimasto nessun governo arabo palestinese. Il capo riconosciuto degli arabi palestinesi, il loro Grand Mufti Haj Amin el-Husseini, fu deposto sommariamente dallo strumento britannico di vecchia data, il re Abdullah della Trans-Giordania, che confiscò semplicemente le regioni arabe della Palestina centro-orientale, così come la città vecchia di Gerusalemme (la Legione Araba del re Abdullah era stata costruita, armata, provvista di uomini e perfino guidata da ufficiali colonialisti britannici come Glubb Pasha).

Per quanto riguarda i rifugiati arabi, Israele si aspetta che i contribuenti del mondo (ovvero, in gran parte i contribuenti degli Stati Uniti) si inseriscano e finanzino un ampio programma per risistemarli in qualche luogo in Medio Oriente – cioè, in qualche luogo lontano da Israele. I rifugiati, tuttavia, non hanno naturalmente interesse nella risistemazione; rivogliono le loro case e proprietà, punto.

L'accordo di armistizio del 1949 si presumeva fosse sorvegliato da una serie di Commissioni Miste di Armistizio, composta da Israele e dai suoi vicini arabi. Molto presto, tuttavia, Israele sciolse le Commissioni Miste di Armistizio e cominciò ad invadere sempre più territori arabi. Quindi, la zona ufficialmente demilitarizzata di El Auja venne sommariamente occupata da Israele.

Da quando il Medio Oriente era ancora tecnicamente in uno stato di guerra (c'era un armistizio ma nessun trattato di pace), l'Egitto, dal 1949 in poi, aveva continuato a bloccare lo stretto di Tiran – l'entrata al golfo di Aqaba – a tutti i trasporti israeliani e a tutto il commercio con Israele. In considerazione dell'importanza del blocco del golfo di Aqaba nella guerra del 1967, è importante ricordare che nessuno protestò per questa azione egiziana: nessuno disse che l'Egitto stava violando il diritto internazionale chiudendo questo “pacifico canale internazionale” (rendere qualsiasi canale aperto a tutte le nazioni, secondo il diritto internazionale, richiede due condizioni: (a) consenso delle potenze che si affacciano sul canale e (b) che non esista stato di guerra fra qualsiasi delle potenze che si affacciano sul canale. Nessuna di queste condizioni valevano per il golfo di Aqaba: l'Egitto non acconsentì mai ad un tale accordo e Israele era in uno stato di guerra con l'Egitto dal 1949, di modo che l'Egitto poté bloccare il golfo ai trasporti israeliani senza contestazioni dal 1949 in poi).

La storia della continua aggressione israeliana era appena cominciata. Sette anni più tardi, nel 1956, Israele, alleato agli eserciti imperialisti britannici e francesi, invase l'Egitto. E – oh, con quale fierezza Israele imitò coscientemente le tattiche naziste del blitzkrieg e dell'attacco a sorpresa! E – oh, che ironia che proprio lo stesso establishment americano che per anni aveva denunciato i blitzkrieg e gli attacchi a sorpresa nazisti fosse improvvisamente pieno d'ammirazione per esattamente le stesse tattiche impiegate da Israele! Ma in questo caso, gli Stati Uniti, abbandonando momentaneamente la loro devozione intensa e continua alla causa israeliana, si unirono alla Russia nell'obbligare gli aggressori a lasciare il territorio egiziano. Ma Israele non ha acconsentì a ritirare le proprie forze dalla penisola del Sinai finché l'Egitto non avesse acconsentito a permettere che una Forza Speciale d'Emergenza dell'ONU avesse amministrato la fortezza di Sharm-El Sheikh che controlla lo stretto di Tiran. Tipicamente, Israele rifiutò sdegnoso all'UNEF il permesso di pattugliare il proprio lato del confine. Soltanto l'Egitto acconsentì a permettere l'accesso alle forze dell'ONU, e fu a causa di questo che il golfo di Aqaba è rimasto aperto ai trasporti israeliani dal 1956 in poi.

La crisi del 1967 nacque dal fatto che, nel corso degli ultimi anni, i rifugiati arabi palestinesi avevano cominciato ad abbandonare la loro precedente disperazione triste e passiva ed a formare movimenti guerriglieri che si sono infiltrati nei confini israeliani per portare la loro lotta nella regione delle loro case perdute. Dall'anno scorso, la Siria è stata sotto il controllo del più militante governo anti-imperialista che il Medio Oriente abbia visto da anni. L'incoraggiamento siriano ai guerriglieri palestinesi ha spinto i forsennati capi di Israele a minacciare la Siria con la guerra e la conquista di Damasco – minacce punteggiate da severe incursioni di rappresaglia contro i villaggi siriani e giordani. A questo punto il primo ministro egiziano, Gamal Abdel Nasser, che era stato uno sbruffone anti-israeliano per anni, ma che si era concentrato preferibilmente su misure demagogiche e stataliste che rovinarono l'economia interna dell'Egitto, fu sfidato dai siriani a fare qualcosa di concreto per aiutare: in particolare, a metter fine al controllo dell'UNEF – e quindi al continuo passaggio israeliano – nel golfo di Aqaba. Da qui, la richiesta di Nasser perché l'UNEF se ne andasse. Le proteste pro-israeliane alla rapida acquiescenza di U Thant sono grottesche, quando consideriamo che le forze dell'ONU erano là soltanto su richiesta egiziana e che Israele ha sempre rifiutato risolutamente di avere le forze dell'ONU sul proprio lato del confine. Fu a quel punto, con la chiusura dello stretto di Tiran, che Israele ha cominciato evidentemente a prepararsi per il proprio prossimo blitzkrieg.

Mentre apparentemente approvava le trattative di pace, il governo israeliano alla fine cedeva alle pressioni dei “falchi” all'interno del paese e la nomina di un noto guerrafondaio, il generale Moshe Dayan, a ministro della difesa era ovviamente il segnale per il blitz israeliano avvenuto dopo pochi giorni. Le incredibilmente rapide vittorie israeliane; la glorificazione della stampa delle tattiche e della strategia israeliane; la chiara impreparazione delle forze arabe a dispetto della gran fanfara; tutto ciò dimostra a tutti tranne ai più ingenui il fatto che Israele lanciò la guerra del 1967 – un fatto che l'Israele a malapena si preoccupa di negare.
Uno degli aspetti più repellenti del macello del 1967 è l'aperta ammirazione per la conquista israeliana da parte di quasi tutti gli americani, ebrei e non ebrei. Sembra esserci una malattia nel profondo dell'animo americano che causa la sua identificazione con l'aggressione e l'omicidio di massa – più rapido e più brutale è, meglio è. Nell'ondata di ammirazione per la marcia israeliana, quanti si addolorarono per le migliaia di civili arabi innocenti assassinati con l'uso israeliano del napalm? E per quanto riguarda lo sciovinismo ebraico fra il cosiddetto popolo “pacifista” della sinistra, non c'è dimostrazione più nauseabonda di una totale mancanza di umanità che quella mostrata da Margot Hentoff nel liberal Village Voice:

C'è qualche guerra che ti piace? In caso affermativo, sei ebreo? Fortunato te. Che gran momento per essere ebreo. Avete mai conosciuto dei pacifisti ebrei? Ne avete conosciuto qualcuno la settimana scorsa? … Del resto, questa era una guerra differente – un vecchio genere di guerra, un genere di guerra in cui la morte era portatrice di vita e le morti arabe non contavano. Che piacere essere, ancora una volta, a favore di una guerra. Che bella sensazione, sana e pulita, acclamare quelle jeep che attraversavano lo schermo televisivo piene di soldati EBREI duri, magri, risoluti, armati.

“Guarda come vanno! WOW! ZAP! Niente li fermerà adesso!” ha detto un vecchio pacifista radicale. “Questo è un esercito di ebrei!”

Un altro (il cui contributo principale al giudaismo finora è stato di scrivere articoli che ripudiano Israele e che annunciano che il giudaismo ha fallito e se lo merita) ha passato la settimana a dissimulare la sua nazionalità. “Come stiamo?” Continuava a chiedere. “Dove arriveremo adesso?”
Che “bella sensazione pulita” davvero, quando “le morti arabe non contano!” C'è qualche differenza fra questo tipo di atteggiamento e quello dei nazisti persecutori di ebrei che la nostra stampa attacca, giorno dopo giorno, da ben più di vent'anni?

Quando ebbe inizio questa guerra, i capi israeliani affermarono che non erano interessati nemmeno in un “pollice” di territorio; la loro lotta era puramente difensiva. Ma ora che Israele siede sulle sue conquiste, dopo ripetute violazioni dei cessate il fuoco dell'ONU, spira un'aria molto diversa. Le sue forze occupano ancora tutta la penisola del Sinai; tutto il Giordano palestinese è stato occupato, spingendo altri quasi 200.000 sfortunati profughi arabi ad unirsi a centinaia di migliaia di loro compagni dimenticati; ha strappato un bel pezzo di Siria; e Israele afferma arrogante che non restituirà mai, mai, la città vecchia di Gerusalemme e non la internazionalizzerà; l'occupazione israeliana dell'intera Gerusalemme è semplicemente “non negoziabile.”

Se Israele è stato l'aggressore in Medio Oriente, il ruolo degli Stati Uniti in tutto questo è stato ancor più sgradevole. L'ipocrisia della posizione degli Stati Uniti è quasi incredibile – o lo sarebbe se non sapessimo qual è stata la politica estera degli Stati Uniti per decenni. Quando la guerra è cominciata, e per un momento è apparso come se Israele fosse in pericolo, gli Stati Uniti sono accorsi velocemente per dichiarare la propria dedizione “all'integrità nazionale del Medio Oriente” – come se i confini del 1949-67 fossero in qualche modo imbalsamati per sacro decreto e debbano essere conservati a tutti i costi. Ma – non appena è stato chiaro che Israele aveva vinto e conquistato ancora una volta, l'America si è rapidamente liberata dei propri presunti cari “principi.” Ora non si parla più “dell'integrità nazionale del Medio Oriente”; ora tutto è “realismo” e l'assurdità di tornare agli obsoleti confini dello status quo ed alla necessità che gli arabi accettino un accordo generale in Medio Oriente, ecc. Di quante altre prove abbiamo bisogno per sapere che gli Stati Uniti hanno approvato dall'inizio, pronti ad accorrere in soccorso di Israele se necessario? Di quante altre prove abbiamo bisogno per sapere che Israele è ora l'alleato ed il satellite degli Stati Uniti, che in Medio Oriente come in tante altre zone del mondo hanno indossato il mantello portato un tempo dall'imperialismo britannico?

La cosa più importante che gli americani non devono essere spinti a credere è che Israele sia un “piccolo” “derelitto” contro i suoi potenti vicini arabi. Israele è una nazione europea con uno standard tecnologico europeo che combatte un nemico primitivo e non sviluppato; ancora, Israele ha dietro di sé la forza concentrata di innumerevoli americani e europei occidentali che lo alimentano e lo finanziano, così come i governi leviatanici degli Stati Uniti e dei suoi numerosi alleati e stati clientelari. Israele non è un “prode derelitto” a causa dell'inferiorità numerica più di quanto lo fosse l'imperialismo britannico quando conquistava terre molto più popolate in India, in Africa ed in Asia.

E così, Israele ora si siede, occupando il proprio aumentato territorio, polverizzando case e villaggi che contengono cecchini, mettendo al bando gli arabi, uccidendo giovani arabi in nome del controllo del terrorismo. Ma questa stessa occupazione, questa stessa elefantiasi di Israele, fornisce agli arabi una potente occasione a lungo raggio. In primo luogo, come i regimi anti-imperialisti militanti di Siria e Algeria ora vedono, gli arabi possono spostare la loro enfasi strategica dalla disperata guerra convenzionale con un nemico molto meglio armato ad una prolungata e totale guerriglia popolare. Armato con armi leggere, il popolo arabo potrebbe mettere in atto un altro “Vietnam,” un'altra “Algeria” – un'altra guerriglia popolare contro un esercito d'occupazione pesantemente armato. Naturalmente, questa è una minaccia soltanto a lungo termine, perché per eseguirla gli arabi dovrebbero rovesciare tutte le loro stagnanti e reazionarie monarchie e formare una nazione unita pan-araba – perché le spaccature in nazioni-stato nel mondo arabo sono la conseguenza delle artificiose macchinazioni e delle depredazioni dell'imperialismo britannico e francese. Ma nel lungo termine, la minaccia è molto reale.

Israele, quindi, affronta un dilemma di lungo termine che un giorno dovrà affrontare. O continuare nel suo attuale percorso e, dopo anni di reciproche ostilità e di conflitto venir rovesciato dalla guerriglia popolare araba. O cambiare drasticamente direzione, liberarsi completamente dai legami imperiali occidentali e trasformarsi in semplici cittadini ebrei del Medio Oriente. Se lo facesse, allora la pace e l'armonia e la giustizia regnerebbero infine in questa regione tormentata. Ci sono molti precedenti per questa coesistenza pacifica. Per secoli prima dell'imperialismo occidentale del XIX e XX secolo, ebrei e arabi avevano sempre vissuto insieme pacificamente in Medio Oriente. Non ci sono inimicizia o conflitti inerenti fra arabi ed ebrei. Nei grandi secoli della civiltà araba nell'Africa del Nord ed in Spagna, gli ebrei avevano un ruolo felice e prominente – contrariamente alla loro continua persecuzione da parte dei fanatici dell'occidente cristiano. Ripulita dall'influenza e dall'imperialismo occidentale, quell'armonia può tornare a regnare di nuovo.


Risveglio doloroso

Ven, 01/08/2014 - 10:05




di Francesco Simoncelli


“Quella che in famiglia viene definita prudenza, difficilmente può essere chiamata follia ad un livello superiore.” ~ Adam Smith


Almeno una volta nella vita, la maggior parte di noi ha ecceduto con l'alcol e il giorno dopo si è ritrovato una gran bel mal di testa. Questo è sintomo di due cose: si è oltrepassato i propri limiti, la materia prima con cui si è ecceduto era di scarsa qualità. Sebbene eccedere sia sempre dannoso, in qualsiasi aspetto della propria vita, anche la qualità gioca un ruolo preponderante. Nel nostro caso, ovvero, nel caso della sbronza europea dovuta ad un eccesso di debiti alimentata da liquidità di scarsa qualità, il post-sbornia ancora deve arrivare. Infatti non si è fatto altro che diminuire la dose di alcol ingerito. Quel tanto che basta per tenersi brilli e rimandare ancora di un po' il duro risveglio. E' difficile affrontarlo. Non si ha affatto la voglia di affrontare il lungo percorso di riabilitazione, periodo allungato ulteriormente dalla continua ingestione di alcol monetario. Inoltre, la consapevolezza del giorno dopo, potrebbe portare ad una decisione drastica: basta sbronze.

Continuare a bere, quindi, non risolve affatto i problemi di fondo. Così come continuare a sostenere artificialmente attività fallite, non risolve i problemi alla base del caos europeo. Gli stati e le banche centrali hanno letteralmente fatto i salti mortali per evitare il fallimento del comparto bancario e di quelle attività definite TBTF, impedendo alle forze di mercato di ripulire il panorama economico da quegli errori che dal 2010 sono emersi prorompenti. L'intervento dei pianificatori centrali a tamponare in qualche modo il risultato disastroso delle loro azioni, è l'equivalente di quando si spazza la polvere sotto il tappeto. Nessuno la vede, ma è lì sotto. Fino a quando l'eccessiva quantità di sporco non finisce per invadere tutta la casa, e una nuvola bianca tossica satura l'aria dell'abitazione.

Forse è proprio l'ingestione di questa dose eccessiva di alcol monetario che ha portato alla demenza i banchieri centrali, agendo scriteriatamente con i loro "strumenti non convenzionali". In realtà questa non è altro che la conseguenza di quello che Mises descriveva in Planned Chaos: una volta che la pianificazione centrale inizia ad armeggiare con il sistema dei prezzi, non può più fermarsi pena la sua bancarotta (finanziaria ed intellettuale).

I nostri problemi, infatti, sono riconducibili essenzialmente al sistema monetario fiat in cui viviamo: il denaro elastico, emesso ad voluntatem da un ente bancario centrale, incentiva un comportamento irresponsabile attraverso l'uso della riserva frazionaria. Le banche commerciali sono, quindi, spinte a diminuire i loro rapporti di riserva ed a concedere prestiti al di là della capacità effettiva dei loro depositi (es. concedere più prestiti rispetto alla disponibilità di risparmi reali). Questo mette in moto un boom artificiale il quale deve necessariamente concludersi in un bust, ovvero, una correzione deflazionistica ed una contrazione di quei bilanci che incorporavano investimenti improduttivi. Nel caso del comparto bancario, essere purgato dai prestiti creati dal nulla e non sostenuti dal risparmio reale. Le banche centrali, il cui vero mandato è quello di salvaguardare il comparto bancario commerciale e di riflesso le finanze statali, hanno evitato tutto ciò iniettando vita artificiale in attività decotte. In questo modo hanno intorbidito i fondamentali di mercato, creando un ambiente in cui diventa sempre più impossibile discernere gli investimenti produttivi da quelli improduttivi.



LA STRATEGIA DELLA BCE: VIVERE ALLA GIORNATA

L'unico modo in cui le banche centrali stanno riuscendo a mandare avanti la baracca, è attraverso risposte che arrivano man mano che vengono individuati i problemi. Riescono a direzionare, in un modo o nell'altro, il breve termine ma non hanno alcun controllo sul lungo termine. Il problema di questo approccio è questo: anche il breve termine si sta trasformando in brevissimo termine. Impossibilitati dall'operare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato, i pianificatori centrali si vedranno sempre più pressati da eventi imprevedibili che ricorderanno agli attori di mercato quanto siano impotenti davanti alle forze di mercato. Non hanno punti di riferimento. Quindi si adattano al mutare della situazione.

Sin da quando è scoppiato il caos europeo nel 2010, i banchieri centrali e gli stati sono intervenuti nei mercati per mitigare l'effetto purificatore di una pulizia degli errori passati. Sin da quel momento le banche centrali stanno vivendo alla giornata. Hanno proceduto a comprare asset tossici ed a nazionalizzare attività in bancarotta. La BCE, ad esempio, garantendo per le obbligazioni europee ha scatenato un'orgia di acquisti forti del sostegno dello zio Mario qualora le cose fossero peggiorate. In questo modo non si capisce più quale attività bancaria sia sana e quale no, quale riesce a tenersi a galla con le proprie forze e quale no. Arroventando il mercato obbligazionario, la BCE non ha fatto altro che permettere allo stato di ottenere finanziamenti attraverso il settore bancario commerciale e di conseguenza permettere agli investimenti improduttivi di continuare a drenare risorse dal resto dell'economia.




L'interventismo delle banche centrali sta solo nascondendo l'inevitabile bancarotta del comparto bancario commerciale e dello stato. Rappresentando entrambi investimenti improduttivi, alla fine dovranno essere purgati. Più si rimanderà questo evento, più sarà doloroso riprendersi. La BCE, prima col LTRO e poi col "whatever it takes", ha concesso spazio di manovra a stati in bancarotta e banche commerciali che nel decennio 1999-2009 hanno ecceduto con debiti e riserva frazionaria. Non bisogna scordarsi, inoltre, che questo comportamento lascivo è stato alimentato dalla stessa BCE attraverso l'espansionismo monetario durante il suddetto decennio.

Se ne stanno accorgendo gli stessi pianificatori centrali, realizzando di non essere affatto muniti di quell'onniscenza di cui tanto si vantavano durante la fase di boom artificiale. Stanno comprendendo che intaccare il meccanismo di price discovery ha un prezzo. Soprattutto se il prezzo manipolato è quello più importante di tutti: il tasso di interesse. Riallocare la produzione verso settori più desiderati dall'insieme delle forze di mercato richiede tempo, e questo processo, a causa dell'interferenza delle banche centrali, sta venendo deturpato a favore di interessi riguardanti una ristretta cerchia di individui. I banchieri centrali sono, purtroppo, fossilizzati in una mentalità in cui loro vestono il ruolo di idraulici monetari in grado di poter "aggiustare" i guai economici che emergono ciclicamente.

Non sorprende quindi se ultimamente sono emerse notizie che portavano alla nostra attenzione un rinnovato allarme per le banche europee, in particolare per quelle austriache e portoghesi. Come potete notare dal grafico qui sopra, le banche commerciali hanno investito pesantemente nei bond statali fornendo presumibilmente pasti gratis agli stati. Questi ultimi hanno continuato a sprofondare nel debito come se niente fosse. Nel frattempo i rendimenti obbligazionari sono calati, perché la manipolazione verso il basso dei tassi di interesse e il costo del denaro quasi a zero ha fornito un grande incentivo a coloro che per primi ricevono il denaro fresco di stampa. Questo carry trade ha funzionato per un po', ma l'accumularsi di nuovi errori, asset non performanti, crediti incagliati e sofferenze varie, hanno richiesto al comparto bancario commerciale la ricerca di rendimenti più alti per compensare questa triste situazione.

Questo lo ha spinto sempre di più verso le obbligazioni spazzatura. Non è una sorpresa, soprattutto in forza del bluff di Mario Draghi ed alle regole di Basilea III. Se una determinata attività fallisce significa che non riesce a stare più sul mercato a causa delle sue scelte sbagliate e alla volontà dei consumatori di "punire" quella determinata attività poiché non soddisfa più i loro desideri. Rimanere in vita significa operare in perdita. Sarebbe folle. A meno che non ci sia qualcuno che sia disposto a mettere soldi per far continuare questa follia. Durante l'ultima conferenza stampa le banche commerciali si aspettavano un QE da parte della BCE, in modo da tamponare temporaneamente le gravi difficoltà che si ritrovano nei loro bilanci. Sono stati delusi da una timida proposta d'intervento da parte della BCE. Perché? Perché gli annunci risolutivi della BCE saranno per lo più inefficaci. Fino ad ora si sono dimostrati tali.

Le banche potranno potranno prendere in prestito denaro dalla BCE allo 0.15% e prendere in prestito fondi d'emergenza allo 0.40%, inoltre i depositi presso la banca centrale richiederanno il pagamento di un interesse dello 0.1%. Quest'ultima mossa è stata salutata dalla stampa come la più stimolante nei confronti del mondo del prestito da 5 anni a questa parte. Non è così. Il denaro depositato in quei conti è registrato sul bilancio della banca centrale, questo significa che può essere prestato solo a quegli istituti finanziari che hanno un conto presso la BCE. Esatto, questo significa altre banche.

Sin dallo scoppio della crisi nel 2008 le banche non si fidano più l'una dell'altra e il tasso interbancario è letteralmente sprofondato. Perché? Perché i loro bilanci sono un disastro e temono una qualsiasi margin call da parte di un altro istituto che le potrebbe portare a finire sul lastrico e scatenare un contagio globale. La liquidità quasi gratis fornita al sistema bancario commerciale è un paravento, è un bluff, è uno specchietto per le allodole. Serve solo ad uno scopo: spruzzare profumo su un cadavere.



NEL FRATTEMPO, DALL'ALTRO LATO DELL'OCEANO...

Agendo in maniera più spregiudicata rispetto alla BCE, anche la FED sta perseguendo una politica di tassi di interesse a zero. Inoltre continua ad inondare gli istituti finanziari, ed altre attività privilegiate, di denaro a buon mercato inglobando nel suo bilancio obbligazioni e titoli tossici (es. MBS). Questa strategia ha permesso allo zio Sam di galleggiare ancora per un po', ma a che prezzo? Così come evidenziato poco sopra, la sovvenzione artificiale di attività fallite ha permesso loro di rimanere sul mercato drenando risorse dall'economia reale. La maggior parte della liquidità immessa dalla FED è rimasta nel circuito finanziario, andando a gonfiare bolle nel settore obbligazionario ed azionario.




Sin dalla fine del 2008 la FED, agendo come agente di un cartello bancario e difensore delle finanze statali, ha tenuto in piedi queste due entità infondendo in loro vita artificiale. La manipolazione risultante ha forzato progressivamente in basso tutti i vari rendimenti di quegli asset in cui l'ingegneria finanziaria ha messo gli occhi. Ora sono arrivati ai loro minimi di sempre. Questo vuol dire che il mercato obbligazionario corporativo, quello statale ed il mercato azionario sono fortemente distorti. I prezzi sono fortemente distorti. Ma la storia ha sempre dimostrato che situazioni simili non restano così per sempre, prima o poi arriva il momento della resa dei conti. O il barista smette di servire drink o l'alcolizzato di turno ci rimette le penne. Ovvero, o a causa di una FED che raffredda la sua stampante monetaria arroventata, o a causa di un aumento improvviso dell'inflazione, questi mercati gonfiati artificialmente vedranno massicce vendite.

E dopo le ultime cifre riguardanti il PIL degli Stati Uniti, per quanto possa essere una misura affidabile, sta facendo registrare una contrazione evidente, segno tangibile che non esiste alcuna ripresa sostenibile. Ormai è una questione di "quando", non di "se", arriverà il momento della resa dei conti.




La FED, come al solito verrà colta di sorpresa. Il suo modo di agire crea inevitabilmente deformazioni del tessuto economico, ma la sua retorica nega l'esistenza di un tale esito o afferma l'impossibilità di predirne la portata distruttiva. Questo perché il keynesismo è la sua religione. Gli economisti presso la FED guardano un monitor, osservano i dati ed agiscono di conseguenza. La presunta positività dei dati li induce a festeggiare. Questo perché non possiedono una teoria del capitale né una teoria del ciclo economico. Navigano in un mare in cui s'è alzata una nebbia fitta. I pianificatori centrali gridano: "Avanti tutta!" Non si preoccupano della possibilità degli scogli. Il keynesismo è questo: avere cartine di navigazione in cui sono stati cancellati gli scogli.




Il circuito finanziario è un grande casinò a cui hanno accesso solo determinati individui, di certo non è aperto alla gente comune. Quest'ultima è quella a cui viene lasciato il cerino in mano. I pezzi grossi cercheranno di calcolare il momento in cui uscire e lasciare la patata bollente al prossimo fesso di turno (di solito è quasi sempre il contribuente). E' andata così nel 2007 e andrà così anche la prossima volta. La tempistica sarà tutto.

Le crepe si formeranno nei mutuatari marginali, coloro accorsi alla fine della festa e che cercheranno di spuntare qualche profitto in un mercato vicino alla saturazione. Questo vale per la maggior parte delle nazioni indebitate di oggi: una volta che i mutuatari marginali inizieranno a fallire, si porteranno dietro tutti coloro che sono rimasti nel gioco. Questo significa che lo stato e la banca centale saranno di nuovo chiamati in causa per intervenire e fornire garanzie al fine di tamponare le perdite. I grafici qua sopra ci mostrano che le perdite da sopportare saranno enormi, ma dopo tutte le volte a cui si è ricorso a questo strategemma il bacino dei risparmi reali ne ha risentito enormemente. Quando diventerà negativo significherà questo: cirrosi epatica. Ci stiamo avvicinando.

La FED e le altre banche centrali hanno generato la terza bolla più grande della storia nel mercato azionario. Quanto tempo può mancare al suo scoppio? A giudicare da come stanno agendo i grandi player, i tempi si stanno facendo sempre più stretti. Gli hedge fund, i fondi pensione, i fondi assicurativi e gli stranieri stanno tutti vendendo azioni americane. Ma come è possibile, allora, che il mercato non sia già crollato? Perché i profitti delle corporazioni vengono "investiti" per ricomprare le azioni che sono state emesse dalle società stesse. L'ultima volta che abbiamo visto una cosa del genere era il 2007... sicuramente ricorderete cosa è successo un anno dopo. Produttività? Innovazione? Creatività? Niente di tutto questo. Solo scommesse nel casinò di Wall Street con strumenti finanziari di dubbia solvibilità.




La ZIRP ed i vari inerventi della FED hanno imbastito questo lugubre spettacolo in cui i fondamentali di mercato sono da tempo smorzati e le valutazioni di mercato impossibili da decifrare. Il denaro gratuito ha fatto ubriacare il settore azionario ancora una volta, e sebbene i profitti sembrano in ascesa ora -- anche grazie a quelle corporazioni che si ricomprano le proprie azioni -- questo modo di agire equivale ad un contadino che invece di piantare i semi se li mangia. Ad ottobre la Yellen ha affermato di voler terminare il massiccio programma mensile di acquisto di asset. Vedremo cosa succederà una volta che l'alcol monetario smetterà di fluire nel casinò di Wall Street. Ciò che conta ora per quelle attività che sono improduttive, è portare a casa rendimenti; se si fossero curati dei fondamnetali di mercato sarebbero già fallite. Sono ubriache. Non agiscono razionalmente.



Così come in un bar pieno di persone, nessuno di preoccuperà se uno o due individui lasceranno in sordina il locale. I grattacapi arrivano quando qualcuno si alza dallo sgabello in chiaro stato di panico e grida: "Al fuoco!" Perché dovete ricordare una lezione fondamentale: anche stavolta non è diverso dalla precedente. Nel frattempo, come ricordato spesso su queste pagine, i BRICS hanno fatto la loro mossa per spodestare il dollaro come valuta di riserva mondiale e (col tempo) re-introdurre un gold exchange standard, ufficializzando la nascita della BRICS Development Bank. Una sorta di "mini FMI", potremmo dire. Leggiamo dalla dichiarazione ufficiale:

Siamo seriamente delusi e preoccupati per la mancata attuazione delle riforme decise nel 2010 da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI), cosa che incide negativamente sulla sua legittimità, credibilità ed efficacia. Le riforme dell'FMI si basano su impegni di alto livello, i quali hanno già rafforzato le sue risorse e devono anche portare alla modernizzazione della sua struttura di governance in modo da rispecchiare al meglio il crescente peso degli EMDC nell'economia mondiale. L'FMI deve rimanere un'istituzione basata sulel quote. Invitiamo i membri dell'FMI a trovare il modo per attuare la 14° General Review of Quotas senza ulteriori ritardi. Ribadiamo il nostro invito all'FMI di sviluppare opzioni per andare avanti con il processo di riforma, al fine di garantire una maggiore voce e rappresentanza agli EMDC, nel caso in cui le riforme decise nel 2010 non siano entrate in vigore entro la fine dell'anno. Chiediamo inoltre ai membri dell'FMI di raggiungere un accordo definitivo su una nuova formula per la 15° General Review of Quotas, in modo da non compromettere ulteriormente la scadenza del gennaio 2015.

I BRICS, così come gli altri EMDC, continuano ad incontrare notevoli vincoli di finanziamento per colmare le lacune infrastrutturali e le esigenze di uno sviluppo sostenibile. Con questo in mente, siamo lieti di annunciare la firma dell'Accordo che istituisce la New Development Bank (NDB), con lo scopo di mobilitare risorse per le infrastrutture ed i progetti di sviluppo sostenibile nei paesi BRICS e nelle altre economie emergenti e in via di sviluppo. Apprezziamo il lavoro svolto dai nostri ministri delle finanze. Sulla base di sani principi bancari, l'NDB rafforzerà la cooperazione tra i nostri paesi ed integrerà gli sforzi dellevarie istituzioni finanziarie per uno sviluppo globale, contribuendo in tal modo al nostro impegno collettivo di raggiungere l'obiettivo di una crescita forte, sostenibile ed equilibrata.

La Banca avrà un capitale iniziale di $100 miliardi. Il capitale iniziale sottoscritto sarà di $50 miliardi, equamente ripartiti tra i membri fondatori. Il primo Presidente del Consiglio dei Governatori verrà dalla Russia. Il primo presidente del Consiglio di Amministrazione verrà dal Brasile. Il primo Presidente della Banca verrà dall'India. La sede della Banca sarà situata a Shanghai. Il New Development Bank Africa Regional Center avrà sede in Sud Africa in concomitanza con la sede centrale. Ci rivolgiamo ai nostri ministri delle finanze affinché elaborino le modalità per la sua operatività.

Siamo lieti di annunciare la firma del Trattato per l'istituzione del BRICS Contingent Reserve Arrangement (CRA) con una dimensione iniziale di $100 miliardi. Questo accordo avrà un effetto positivo: aiutare i paesi a prevenire le pressioni sulla liquidità di breve termine, promuovere ulteriormente la cooperazione dei BRICS, rafforzare la rete di sicurezza finanziaria globale e completare gli accordi internazionali esistenti. Apprezziamo il lavoro svolto dai nostri ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali. L'Accordo è un framework per fornire liquidità attraverso currency swap in risposta a pressioni, potenziali o effettive, di breve termine sulle bilance dei pagamenti.


IL MONDO NON SI FERMA AL DEFAULT

Nella loro cecità i pianificatori centrali non si sono accorti di una semplice cosa. La vera minaccia ai sistemi monetari fiat non è l'incombenza perenne dell'insolvenza, bensì la loro testardaggine nel voler mandare avanti questo baraccone così com'è. La storia è pingue di esempi in cui il denaro fiat è morto. E' nella sua natura. L'incentivo all'eccesso è sempre stata una caratteristica che ha rappresentato nel lungo termine il suo epitaffio. Infatti, l'insolvenza di coloro che ne hanno abusato non è stata la loro rovina, bensì nascondere il fatto che fossero ormai in bancarotta. Allo stesso modo, il "whatever it takes" di Mario Draghi rappresenta la dichiarazione palese (seppur velata) del default della zona euro, e più in particolare dell'euro.

Le banche centrali continuano a tenere bassi i tassi di interesse e continuano a sostenere una politica monetaria accomodante, in modo da tenere in vita artificialmente banche e stati. Lo stato, quindi, contribuisce a tenere in vita le banche le quali (attraverso la riserva frazionaria prestano la maggior parte del denaro allo stato) tengono in vita lo stato. Nel nostro caso, ad esempio, il governo tedesco vuole che il settore produttivo italiano sganci più soldi per tenere in piedi il governo italiano e le banche italiane. Questo dovrebbe far guadagnare tempo ai pianificatori centrali, permettendo alle banche commerciali del nord Europa (tedesche incluse) di rimanere solvibili dopo che hanno stupidamente prestato denaro a quelle dei PIIGS ed ai relativi governi. In caso di necessità incombente, invece, sarà il settore produttivo tedesco che sgancerà denaro a favore di quelle entità in più urgente bisogno di fondi.

In questo gioco, il contribuente è il bancomat della pianificazione centrale. Sarà spremuto fino all'osso, fino a quando il bacino dei risparmi reali non sarà prosciugato. Arrivati a quel punto il default non concederà più ritardi. Il settore statale e clientelare ad esso connesso dreneranno le risorse e la vitalità di quello produttivo, cercando in ogni modo di sfuggire al giudizio del mercato. Più a lungo sarà rimandato questo giudizio, più la ripresa necessiterà di tempo per sopraggiungere e più dolore sopporteranno gli attori economici. Coloro che hanno prestato denaro allo stato imperarenno una dura lezione. Coloro che hanno supportato entità privilegiate impareranno una dura lezione. Coloro che hanno spinto affinché la pianificazione centrale continuasse nel sua opera di distorsione e distruzione, imperareranno una dura lezione.

E tutti gli altri? Avranno ancora le loro capacità. Avranno ancora le loro idee. Avranno ancora il loro spirito imprenditoriale. Queste cose nessuno le può togliere agli individui. Sebbene possa cadere un'organizzazione sociale, gli individui al suo interno sono in grado di ricostruire dalle macerie ciò che è andato perduto. C'è bisogno di tempo, certo, ma questo non ferma l'animo umano. E se si sono preparati in anticipo al default mettendo al sicuro i prori asset, avranno un vantaggio considerevole sugli altri. La società ripartirà da loro. Non c'è bisogno di preoccuparsi, l'esistenza di persone talmente lungimiranti non può che essere una manna ed una sicurezza di un futuro migliore per tutti gli attori economici. Nel 1933, ad esempio, quando gli altri temporeggiavano, Mises vide la proverbiale scritta sul muro rappresentata dall'incubo nazista. Lasciò immediatamente l'Europa senza pensarci due volte. Molti si affidarono fiduciosi ad un cambio degli eventi. Si sbagliavano.

La morale della favola ce la fornisce William English nel suo Understanding the Costs of a Sovereign Default: American State Debts in the 1840s.

Tra il 1841 ed il 1843 otto Stati andarono in default per i loro obblighi, ed alla fine del decennio quattro Stati ripudiarono tutti o parte dei loro debiti. Erano debiti sovrani sia perché la Costituzione degli Stati Uniti impedisce azioni legali contro gli Stati per imporre un ripagamento, sia perché la maggior parte dei debiti degli Stati era posseduta dai residenti di altri Stati e di altri paesi (principalmente Inghilterra). [...]

Nonostante l'incapacità dei creditori esteri di imporre sanzioni dirette, la maggior parte degli Stati negli Stati Uniti ripagava i propri debiti. Pare che pagassero con una certa costanza in modo da conservare il loro accesso ai mercati di capitale internazionali, come modelli di reputazione. Gli Stati che ripagavano erano capaci di prendere in prestito di più negli anni che conducevano alla Guerra Civile, mentre quelli che non ripagavano erano, per la maggior parte, incapaci di farlo. Gli Stati che andavano in default temporaneamente erano capaci di riguadagnare accesso al mercato del credito saldando i loro vecchi debiti. Sorprendentemente, due Stati che ripudiarono un parte del loro debito furono capaci di riguadagnare accesso ai mercati di capitale dopo l'ammortamento del resto del loro debito.
Il default non fermerà la capacità e la volontà produttive degli attori economici. La sobrietà nella conduzione dei loro affari li avvantaggia considerevolmente. Chi invece finora ha gozzovigliato e vissuto negli eccessi, scansando l'affinamento delle proprie capacità e magnificando i privilegi di cui ha abusato, si troverà in grosse difficoltà qualora vedrà sgretolarsi quei sistemi che fino al giorno prima avevano allungato nel tempo la sua baldoria. Questi ultimi faranno di tutto per guadagnare ancora un altro po' di tempo. Negheranno il default. Truccheranno i libri contabili. Prometteranno all'elettorato la luna. Più guadagneranno tempo, più l'inevitabile default del sistema monetario fiat e di quello previdenziale inonderanno la società di dolore economico. Più si crederà alle loro promesse, più si ritarderà il momento in cui trovare riparo dalla tempesta. Perché una cosa è certa, ci sarà una tempesta. Ma non preoccupatevi, alla fine passano.



CONCLUSIONE

L'alcol monetario è una droga potente che crea assuefazione. Le banche centrali di tutto il mondo hanno dimostrato finora che la sua assunzione smodata porta conseguenze nefaste. Tutti gli strumenti messi in campo hanno fallito. Fare la stessa stupida cosa non ne cambia l'esito: risultati dannosi. Le nuove misure messe in campo dalla BCE, ad esempio, non faranno altro che spronare il mercato a chiedere ulteriori fondi per sostenere una ripresa reale. Le banche torneranno a concedere prestiti. Ma a chi? Se la risposta sarà l'economia reale, allora otterranno nuovi fondi dalla BCE -- ma questo manderà fuori controllo l'inflazione e farà accumulare altri errori in un ambiente già saturo di allocazioni errate. Se la risposta è circuito finanziario, cercando di staccare profitti dall'inflazionamento dei prezzi degli asset, l'implacabilità della stagflazione di Main Street si trasformerà in una lunga depressione culminante con l'implosione del sistema finanziario e successivamente dell'economia nel suo complesso.

Prima del 2008 le banche centrali si limitavano ad influenzare i tassi di interesse a breve termine nel mercato interbancario attraverso l'iniezione di nuove riserve bancarie, e il resto poi lo lasciavano ai mercati. Ora stanno progressivamente intralciando e burocrattizando il panorama economico, decidendo quali asset sono di buona qualità, modellando la curva dei rendimenti, decretando chi sia degno di credito, ecc.

Siamo sulla via verso la schiavitù. Ma ogni via ha una deviazione. Ogni strada ha il suo percorso alternativo. L'imprevedibilità umana ed il cambiamento di vedute sono quegli spauracchi che le élite temono di più. Il default farà cambiare idea agli individui circa la presunta onniscenza dei pianificatori centrali. Questo cambiamento di paradigma sarà innescato da un fenomeno specifico: le promesse fatte in passato andranno in frantumi. Quindi, non pensate al viaggio; decidete saggiamente quale dovrà essere la vostra meta.


Comprendere l'incombente default dell'Argentina

Gio, 31/07/2014 - 10:14
Sono già passati due anni da quando su queste pagine si avvertiva di un crollo dell'Argentina a causa della sua sconsideratezza economica. Eccesso di debito e lassismo nella politica monetaria hanno fatto da padroni nella conduzione degli affari economici del paese, truccando le statistiche ufficiali per nascondere sotto il tappeto la "sporcizia" accumulata. Il Venezuela e l'Ecuador sono nella stessa situazione, ma sotto i riflettori al momento c'è il governo della Kirchner. Quest'ultima, insieme ad Hugo Chavez, ha rappresentato quanto di più deletereo ci possa essere nella repressione delle libertà civili ed economiche. Purtroppo l'America Latina è un coacervo di ideologismo anti-libero mercato che fa del populismo il suo cavallo di battaglia (anche se ci sono paesi che stanno cercando di liberarsi da queste pastoie mentali, come il Brasile, il Perù, il Paraguay, il Cile, la Colombia), pensando, di conseguenza, di poter portare prosperità attraverso tanti foglietti di carta colorata. Sebbene abbiano la loro dose di colpe, non bisogna dimenticare anche l'influenza della politica monetaria USA in questi paesi. I paesi sudamericani, infatti, sono grandi esportatori di materie prime, settori particolarmente sensibili ai cicli economici. Possiamo affermare, quindi, che non è un caso se negli ultimi 30 anni le due crisi più grandi che hanno attanagliato l'America del Sud, siano coincise con il periodo più espansivo della politica della FED (es. 1980; 2009).
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di Nicolás Cachanosky


Al momento in cui scrivo, l'Argentina è a pochi giorni di distanza da un default per i suoi debiti. Come è potuto accadere tre volte in soli 28 anni?

Dopo il default del 2001, l'Argentina nel 2005 ha offerto una conversione del debito (ristrutturazione del debito) ai suoi creditori. Molti obbligazionisti hanno accettato l'offerta argentina, ma alcuni di loro no. Coloro che non hanno accettato la conversione del debito sono chiamati i "contrari". Quando l'Argentina ha iniziato a pagare le nuove obbligazioni a chi ha accettato la conversione del debito (i "favorevoli"), i contrari hanno portato l'Argentina in tribunale ai sensi del diritto di New York, la giurisdizione in base alla quale è stato emesso il debito argentino. Dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di ascoltare il caso argentino poche settimane fa, la sentenza del giudice Griesa è divenuta definitiva.

Tale sentenza impone all'Argentina di pagare il 100% del suo debito nei confronti dei contrari, mentre deve continuare a pagare ai "favorevoli" le cedole dei bond ristrutturati. All'Argentina non è consentito, come recita la sentenza di Griesa, di pagare alcuni creditori e altri no. La data del pagamento era il 30 giugno scorso. Poiché l'Argentina ha mancato il suo pagamento, ora è sotto un periodo di grazia di 30 giorni. Se l'Argentina non paga entro la fine di luglio finirà, ancora una volta, formalmente in default.

Si tratta di un caso complesso che ha prodotto diverse interpretazioni da parte di analisti e responsabili di politica. Alcune di queste interpretazioni, però, non sono fondate.



Come l'Argentina E' Diventata un Cattivo Debitore

Una comprensione della situazione argentina necessita di un contesto storico.

All'inizio degli anni '90, l'Argentina implementò la Legge della Convertibilità come misura per frenare la banca centrale e mettere fine all'iperinflazione che aveva avuto luogo alla fine degli anni '80. Questa legge fissava il tasso di cambio peso/dollaro ad 1:1 e dichiarava che la banca centrale poteva emettere pesos solo in rapporto alla quantità di dollari che entrava nel paese. La Legge della Convertibilità era più di un semplice tasso di cambio fisso. Era una disposizione di legge che trasformava la banca centrale in un comitato valutario in cui i pesos erano convertibili in dollari ad un rapporto "uno a uno". Tuttavia, poiché la banca centrale aveva una certa flessibilità nell'emettere pesos rispetto all'afflusso di dollari, è meglio descriverla come un comitato valutario "eterodosso" piuttosto che "ortodosso".

Comunque, nell'ambito di questo sistema, l'Argentina non poteva monetizzare il proprio deficit come fece negli anni '80 sotto il governo di Ricardo Alfonsin. Fu la monetizzazione del debito che produsse l'alta inflazione che si concluse in iperinflazione. A causa della Legge della Convertibilità degli anni '90, il governo di Carlos Menem non poteva finanziare il deficit fiscale con denaro facile. Così, invece di ridurre il deficit, Menem cambiò il modo in cui veniva finanziato: da uno schema basato sull'emissione di denaro ad uno schema basato sul debito estero. Il debito estero era in dollari e questo permise alla banca centrale di emettere i pesos corrispondenti.

L'Argentina degli anni '90 era già andata in default sei volte sin dalla sua indipendenza dalla Spagna nel 1816 (probabilmente un terzo della storia argentina ha avuto luogo in uno stato in bancarotta), e come se non bastasse assicurava una tutela istituzionale discutibile dei contratti e dei diritti di proprietà. Con il risparmio interno distrutto dopo gli anni dell'alta inflazione degli anni '80 (e degli anni precedenti), l'Argentina dovette rivolgersi ai fondi internazionali per finanziare il suo deficit. E a causa della mancanza di credito, l'Argentina dovette "importare" credibilità giuridica mediante l'emissione dei suoi titoli sotto la giurisdizione di New York. Se ci fosse stato un contenzioso con i creditori, l'Argentina dichiarò che avrebbe accettato la decisione della corte di New York.

Molti oppositori della sentenza di oggi sostengono che i creditori dell'Argentina hanno cospirato per togliere sovranità alla nazione sudamericana, ma la responsabilità è del governo argentino in sé che ha stabilito una lunga storia di inaffidabilità nel pagamento dei suoi debiti.



La Strada Verso l'Ennesimo Default

Questi bond degli anni '90 avevano due caratteristiche importanti, oltre ad essere emessi sotto la giurisdizione legale di New York: la presenza della clausola paripassu e l'assenza della clausola dell'azione collettiva. La clausola paripassu sostiene che l'Argentina si impegna a trattare tutti i creditori a parità di condizioni (in particolare per quanto riguarda i pagamenti delle cedole e del capitale). La clausola dell'azione collettiva stabilisce che nel caso di una ristrutturazione del debito, se una certa percentuale dei creditori accetta la conversione del debito, allora i creditori che rifiutano l'offerta (i "contrari") devono accettare automaticamente i nuovi bond. Tuttavia, quando l'Argentina è andata in default alla fine del 2001, i bond coinvolti includevano la clausola paripassu ma non quella dell'azione collettiva da parte dei creditori.

In base al contratto che l'Argentina offriva ai suoi creditori, che non includeva la clausola dell'azione collettiva, qualsiasi creditore aveva il diritto di ricevere un rimborso del 100%, anche se il 99.9% dei creditori avesse deciso di accettare una conversione del debito. E questo è esattamente quello che è successo con il default del 2001. Quando l'Argentina ha offerto le nuove obbligazioni ai suoi creditori a seguito del default, i "contrari" hanno fatto sapere all'Argentina che ai sensi del contratto stipulato avevano ancora il diritto ad un rimborso del 100% secondo la "parità di condizioni" (clausola paripassu). Cioè, l'Argentina deve pagare i "favorevoli" senza astenersi dal pagare anche i "contrari".

I governi di Nestor Kirchner e Cristina Kirchner, tuttavia, nell'ennesimo atto di disprezzo per le istituzioni, hanno deciso di ignorare i contrari al punto da cancellarli come creditori nei loro rapporti ufficiali (uno dei motivi per i quali il livello del debito sul PIL risulta più basso nelle statistiche ufficiali rispetto alla realtà).

Potremmo dire che il giudice Griesa non ha dovuto far altro che leggere il contratto che l'Argentina aveva offerto ai suoi creditori. Nonostante ciò, molto è stato detto in Argentina (e all'estero) su come la sentenza del giudice Griesa abbia danneggiato la sicurezza giuridica delle obbligazioni sovrane e della ristrutturazione del debito.

Il problema non è la sentenza del giudice Griesa. Il problema è che l'Argentina aveva deciso di preferire ancora una volta il deficit e la spesa pubblica sfrenata al pagamento dei suoi obblighi. La sentenza di Griesa suggerisce che un default non può essere utilizzato come strumento politico per ignorare i contratti. In effetti, i paesi con economie emergenti dovrebbero ringraziare la sentenza del giudice Griesa poiché questo permette loro di prendere in prestito a tassi più bassi, dato che molti di questi paesi o non sono in grado o non vogliono offrire protezione giuridica credibile ai propri creditori. Una sentenza favorevole al governo argentino avrebbe permesso al governo di violare i propri contratti, rendendo ancora più difficile l'accesso ai capitali ai paesi poveri.

Possiamo semplificare la nostra tesi proponendo un'analogia su scala minore. Provate a spiegare alla vostra banca che dopo aver sperperato i vostri guadagni per oltre un decennio, ora avete il diritto di non pagare il mutuo con il quale avete acquistato la vostra casa. Quando la banca vi porta in tribunale, spiegate al giudice che siete una povera vittima di avvoltoi malvagi e che avete il diritto di ignorare i creditori, poiché non avevate voglia di cambiare le vostre abitudini economicamente insostenibili. Quando il giudice vi dà torto, provate a spiegare al mondo come la decisione del giudice sia un'ingiustizia che mette a repentaglio il mercato bancario internazionale (come ha fatto di recente il governo argentino). Provate ora a giustificare la posizione del governo argentino.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli