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Francesco [email protected]
Aggiornato: 1 settimana 6 giorni fa

Imprenditoria & burocrazia

Ven, 07/04/2017 - 10:03




di Francesco Simoncelli


Nel corso della storia, gli individui hanno potuto scambiare i frutti del proprio lavoro in due modi: attraverso i mezzi economici e attraverso i mezzi politici. Questa definizione deriva dagli studi del sociologo Franz Oppenheimer, il quale ci ricorda che gli individui, usando i mezzi economici, entrano in contatto per scambiare beni o servizi in modo pacifico. Il mezzo economico, infatti, prevede che le parti in causa siano d’accordo volontariamente nello scambiare gli oggetti che possiedono. Parallelamente ai mezzi economici esistono i mezzi politici, ossia quegli scambi in cui una parte in causa costringe un’altra a compiere uno scambio. Così, le interazioni tra gli individui non sono più volontarie, bensì spinte attraverso la forza. Questo meccanismo, sebbene possa sembrare vantaggioso per la parte in causa che opera la violenza, in realtà è auto-distruttivo, poiché indebolisce progressivamente la rete di scambi presente in un’economia di mercato e distorce il tessuto economico, impedendo lo svolgimento di quegli scambi in accordo con le forze di mercato.

Esiste un’organizzazione che coercitivamente sottrae risorse agli individui che le producono. Leggiamo, ad esempio, la definizione d’imposta: «L’imposta è un tipo di tributo, ossia una delle voci d’entrata del bilancio dello Stato, costituita da un prelievo coattivo di ricchezza dal cittadino contribuente non connesso a una specifica prestazione dello Stato o degli altri enti pubblici per servizi resi al cittadino, e destinata alla copertura della spesa pubblica».

Essendo l’apparato statale un’entità che non è in grado d’imbastire un sistema produttivo in accordo con le forze di mercato, esso è costretto a depredare quella parte di popolazione che dona linfa vitale alla produzione. Lo stato è rappresentato da una ristretta cerchia di persone che, per mantenere in vita il loro sistema di privilegi, ricorrono ai mezzi politici per succhiare la ricchezza di chi commercia attraverso i mezzi economici. Per mascherare questa realtà, lo stato si circonda di presunti «esperti del settore» che, accreditati dal sistema statale stesso, fungono da giustificatori delle sue azioni. Elaborano quindi sistemi matematici e quanto di più lontano dall’essenza dell’economia stessa per fornire allo Stato quella patina di benevolenza necessaria per permettere alle sue azioni d’andare avanti.

Un esempio di ciò lo troviamo negli Stati Uniti verso la fine della seconda guerra mondiale. Durante quel periodo, l’economia keynesiana aveva conosciuto il proprio boom e s’era premurata d’applaudire ai controlli dei prezzi attuati dal governo Roosevelt. Paul Samuelson, l’economista che propagandò il pensiero di Keynes nelle università di tutto il mondo grazie al suo libro di testo Economis, disse che la smobilitazione del personale militare e l’annullamento dei controlli dei prezzi (insieme alla riduzione del disavanzo pubblico) avrebbero generato il più grande periodo di disoccupazione e sbilanciamento industriale che l’economia americana avesse mai affrontato.

Così come per le sue profezie sull’URSS, Samuelson aveva torto. Il taglio della spesa pubblica, la sburocratizzazione e la diminuzione delle imposte permisero all’economia americana di riprendersi dalla sbornia post-depressione. Oggi ci ritroviamo ad affrontare la stessa retorica. Invece d’una diminuzione della spesa pubblica e della pressione fiscale, assistiamo ad una continua vessazione del ceto medio, che sta cedendo sotto i colpi inferti dalla necessità dello stato di restare a galla. Gli errori accumulati dalla sua progressiva preponderanza nei mercati mondiali l’hanno costretto a cacciare nelle casse quanti più finanziamenti possibile, così da poter continuare a operare.

Quindi, spese e tasse continueranno ad aumentare. Sempre più persone stanno lasciando l’Italia per cercare fortuna altrove. Votano coi piedi — uno dei tanti modi con cui le forze di mercato emergono prorompenti nonostante le manipolazioni centrali. Questo è il messaggio: perché darsi la pena di produrre in un paese dove i ¾ di quel che si crea vengono saccheggiati da chi sfrutta i mezzi politici per acquisire ricchezza?

È inutile che speriate in una diminuzione di spesa, tasse e burocrazia. È impossibile che accada. Innanzitutto, perché finora in Europa non è stato aggiustato nulla. In secondo luogo, lo stato stesso rappresenta un investimento improduttivo. Come ben descritto in Planning for Freedom di Ludwig von Mises, esso ha bisogno di controllare porzioni crescenti del mercato al fine di garantire la propria sopravvivenza. Passo dopo passo, ci s’avvicina ad un’economia di comando, dove ogni prezzo e ogni informazione finiscono per esser controllati dai pianificatori centrali. L’insostenibilità di lungo termine di quest’assetto è palese. La storia ci ha fornito un esempio: il crollo del muro di Berlino e il suicidio del partito comunista in Russia. Sebbene negli anni passati fosse ancora possibile ammortizzare gli squilibri causati dalle interferenze statali grazie a una forte presenza delle forze di mercato, oggi il crescendo di manipolazioni ha raggiunto picchi assurdi, rendendo l’apparato statale un esempio di TBTF per chi lo gestisce.

Esso rappresenta privilegi. Esso rappresenta pasti gratis. Non verrà lasciato morire tanto facilmente. Perciò la retorica delle tasse andrà avanti: «Le tasse sono troppo alte, ma è giusto pagarle». Questo non è «liberismo». È statalismo soft. È una giustificazione per quell’atto che vede un burocrate bussare alla vostra porta e puntarvi una pistola alla testa intimandovi di sganciar denaro in nome d’un presunto «bene comune». Voi non siete capaci di spendere i vostri soldi dove volete; solo lo stato lo sa. Solo lo stato sa che cos’è meglio per voi. Se viene diminuita la spesa pubblica e voi mantenete più soldi nel portafoglio, e li spendete dove volete o li risparmiate, vi viene detto che questo è «recessivo».

Come scrisse l’economista William Hutt in The Theory of Idle Resources, i capitali non sono mai «inattivi», né quelli umani né quelli materiali. Solo gli imprenditori sono in grado di prevedere, in base alle informazioni che essi carpiscono dall’ambiente economico, come e quando investire le risorse. È attraverso la loro creatività e il loro precedente risparmio che è possibile generare lavoro e prosperità. I pianificatori centrali possono solo tirare a indovinare dove impiegare le risorse che essi concentrano coattivamente nelle proprie mani; ma le spenderanno quasi sempre in privilegi e finanziamenti sbagliati. Infatti, essi considerano le risorse estorte come un modo per fare lavorare le persone — se sia lavoro produttivo o no non li tange. Qualora abbiano bisogno di ulteriori risorse, possono prenderle con la forza. Il concetto stesso di «diritto di proprietà» cozza coi loro progetti, e perciò sventolano il feticcio della «cura alla disoccupazione» per giustificare il loro atto riprovevole.

Sebbene si possa protrarre nel tempo una situazione simile, essa non è mai priva di conseguenze. Le imposte d’ogni tipo scoraggiano la produzione. Gli individui sono consci del fatto che ciò che essi producono è un’estensione della loro volontà. Gli individui producono per soddisfare i propri desideri e, se si trovano in un ambiente dove una parte significativa di ciò che creano viene sottratta loro con la violenza — coi mezzi politici — allora limiteranno la produzione fino a quel punto in cui potranno godere appieno delle proprie creazioni. Perché darsi la pena di produrre quell’euro in più di ricchezza, quando arriva lo stato che, con pistole e distintivi, la depreda? In un determinato ambiente economico, ogni imprenditore deve prendere in considerazione, nel calcolo imprenditoriale, il peso che ricoprono tasse e balzelli vari. In Italia, ad esempio, questo peso è diventato asfissiante.

La pianificazione centrale è cieca. Non vede che la sua sopravvivenza è controbilanciata da una desertificazione della produzione. È così che funzionano le forze di mercato: l’anomalia viene spinta fuori dal sistema. Più essa si dimena per sopravvivere, più le forze di mercato intensificano la propria azione per purificare l’ambiente economico dalla sua esistenza. È la produzione, non la spesa, a creare prosperità. L’apparato statale è incapace di produrre, perché non sa operare un calcolo economico: quindi deve prendere altrove (distruggendo lavori) e spendere laddove ritiene arbitrariamente più proficuo. Questo modo d’agire erode il bacino delle risorse reali, perché impedendo la nascita d’attività in accordo con le forze di mercato si toglie vigore al suddetto bacino. Il consumo prevale sulla produzione, e ogni tassa sui risparmi reali scoraggia l’accumulo di capitale.



L'IMPRENDITORIA CORRE, LA BUROCRAZIA RINCORRE

Nel suo libro del 1944, Bureaucracy, Ludwig von Mises tracciava la differenza netta tra la burocrazia che poteva prosperare da quanto toglieva ai produttori reali, e la classe imprenditoriale che poteva prosperare impegnandosi in un commercio proficuo con i clienti. La burocrazia può permettersi di sbagliare visto che la sua sopravvivenza è slegata dai giudizi del mercato, mentre l'imprenditore è legato ai giudizi del mercato perché da essi dipende la redditività della sua attività. I consumatori sono i re in un'economia di mercato, mentre sono spodestati dal loro trono in un'economia irrigidita da un tessuto burocratico crescente.

La burocrazia, infatti, oltre che attraverso le tasse, cerca di ampliare la propria sfera d'influenza a scapito delle altre agenzie burocratiche. Come? Sottraendo i fondi agli altri dipartimenti. Questo significa più clientelismo. Questo significa più scartoffie da compilare per quei contribuenti che si vedranno aumentare i legacci burocratici intorno alla loro vita. L'ampliamento della burocrazia segue la Legge di Parkinson: all'aumentare del tempo speso per conformarsi ai suoi dettami, aumenta il potere della burocrazia.

Essa, infatti, cercherà sempre un compromesso con i pesci grandi. Nessun burocrate vuole trovarsi nella condizione di combattere contro uno stuolo di avvocati che potrebbero rendergli la vita difficile. Meglio i pesci piccoli. Non si dimenano più di tanto ed è possibile pescarli con una certa facilità. Se poi ci mettiamo che è possibile "ucciderli" senza creare tanto clamore, abbiamo di fronte una macchina assassina e parassitaria che cerca solamente di perpetrare sé stessa senza riguardo alcuno per la vita umana.

L'unico parametro di cui si preoccupa la burocrazia è il consenso. Maggiore è il consenso e la fiducia nei suoi mezzi, maggiore sarà la sua onnipotenza. Non dovendo soddisfare i desideri degli individui, essa si rivolge al lavaggio del cervello per ottenere consensi. In questo modo, nonostante tutto ciò che si suppone debba rappresentare un compito essenziale svolto da un'agenzia presumibilmente super-partes, finisce per essere un buco nero che risucchia risorse economiche scarse. Il tutto con l'assoluzione della maggior parte delle persone che afferma, in modo scriteriato, come una maggiorazione di fondi e potere possa rendere l'apparato burocratico efficiente e profittevole. Cattedrali nel deserto, infrastrutture pericolanti, furti, raggiri, umiliazioni, ingiustizie, non bastano affinché i contribuenti stacchino la spina. Ogni nuovo sopruso non solo sembra passare quasi inosservato, ma addirittura viene giustificato.

La vera vittoria della burocrazia è quella di riuscire a mettere l'uno contro gli altri gli attori di mercato. Fomentare il caos tra di loro, creare il dubbio, spargere zizzania, in modo che possa emergere come cavaliere senza macchia e proporre rimedi a problemi che essa stessa ha creato. Non avrebbe altro modo per affermare la sua esistenza. Ecco perché esiste la cosiddetta "scuola dell'obbligo". Fortunatamente non tutti coloro che passano attraverso questo tritacarne ne escono devastati dal punto di vista dei principi di libertà politica ed economica. Pensate, ad esempio, al caso di quel ragazzino che vendeva merende a scuola. Senza lasciarsi incantare dalla propaganda socialista/statalista spacciata nelle aule scolastiche, questo giovane imprenditore ha dato prova di come funziona davvero il mercato: soddisfare i bisogni altrui al prezzo migliore.

Qual è questo prezzo migliore? Quello al quale domanda e offerta s'intersecano. Ma se esistono questi due parametri, allora vuol dire che gli individui nella scuola erano interessati alla merce venduta dal giovane imprenditore torinese. Chi veniva leso? Per caso si trattava di estorsione? Le transazioni avvenivano pacificamente ed ognuna della parti riteneva d'averci guadagnato. Man mano che la domanda aumentava, l'offerta veniva diversificata e con essa la sofisticazione del prodotto chiamava prezzi più alti. In questo modo, oltre a farsi un'idea quanto più precisa dei gusti dei compagni di scuola, s'impegnava ad anticiparli ed azzeccare in modo preciso quale tipo di offerta presentare in modo da aumentare i profitti. Parte di questi, poi, venivano investiti di nuovo nell'acquisto di ulteriore offerta.

Non solo. Questo ragazzino aveva anche appreso il principio base che regola i mercati finanziari: comprare basso, vendere alto. Ma soprattutto aveva compreso qual è il principio da seguire se si vuole avere successo dal punto di vista imprenditoriale: il consumatore è il re in un'economia di mercato.

Potreste pensare che il dirigente scolastico abbia elogiato la sua condotta. E invece no, poiché il preside ha sospeso il ragazzo e l'ha attaccato poiché avente infranto le regole. Non sorprende se i grandi imprenditori della storia, come Steve Jobs e Bill Gates, abbiano abbandonato gli studi e poi siano stati in gradi di fare fortuna. Non solo, ma il ragazzo è stato anche multato. Questo per dire che senza le autorizzazioni ed i legacci posti dall'alto da un'autorità burocratica, non è possibile esprimere il proprio potenziale; a quanto pare esistono persone "più capaci" che possono discernere quali attività sono legittime e quali no. La cosa davvero esilarante, e sciocca allo stesso tempo, è che il preside della scuola del giovane imprenditore ha parlato di una "questione sanitaria". E quando i compagni di banco si scambiano vettovaglie? In realtà si tratta della solita solfa socialista/statalista che condanna il profitto imprenditoriale e preferisce sommergere di critiche ed insulti quegli individui che tentano di emergere rispetto alla massa grazie alle loro idee imprenditoriali.

Nonostante la scuola tenti di bloccare la vocazione imprenditoriale dei futuri imprenditori e lo stato cerchi di controllare capillarmente la società, entrambe queste forze non fanno altro che rincorrere un mondo in costante evoluzione. Ovvero, quando la pianificazione centrale crede d'aver messo una toppa ad una falla nel suo sistema di controllo, ne appaiono altre due. Questo processo è esponenziale. Perché? Perché il libero mercato è dinamismo, mentre lo stato ed i suoi lacchè hanno una visione statica delle cose. Imprimono nella testa un momento preciso del mercato e cercano d'imporlo a tutti i costi per quanto tempo sia possibile.

Alla fine devono desistere pena la mancanza di risorse e un ritardo rispetto al resto del mondo. Ciò significherebbe la fine degli investimenti esteri. Non solo, ma una continua fuga di risorse umane sarà inevitabile. Ancora ci sono opportunità affinché l'Italia, nel caso particolare, possa emanciparsi dagli arcaismi socialisti che ne hanno caratterizzato la nascita, però deve abbracciare il libero mercato perché quest'ultimo è la soluzione non il problema.



L'EPITAFFIO DELLO STATO: IL SISTEMA POSTALE

Per molte persone, anche tra coloro facenti presumibilmente parte del movimento libertario, questo esito pare un'utopia. Ritengono che lo stato abbia talmente pervaso la vita degli individui che sia legato indissolubilmente alla società. Non è così. Lo stato parassita la società, non aiuta affatto il progresso e l'avanzamento del benessere e della vita. Sebbene possa avere il consenso di una gran parte degli individui, la sua nascita è stata circoscritta ad una ristretta cerchia di persone. È un costrutto nato dalla pianificazione, non da un ordine spontaneo imbastito dalla scelta volontaria degli attori di mercato. Il furto e la violenza sono state le caratteristiche che ne hanno connotato la sopravvivenza, e questo a scapito della produzione di ricchezza reale da parte degli attori di mercato.

Come diceva George Orwell: "È una costante lotta riuscire a notare ciò che c'è sotto il proprio naso."

Infatti piano piano sta cadendo in mille pezzi la storiella dello "stato buono" grazie al quale possiamo godere di tutte le meraviglie del mondo a costo zero. Fino a poco tempo fa, la maggior parte delle persone inorridiva alla vista di un settore privato che chiedeva un compenso in denaro per effettuare determinate prestazioni sanitarie. Ora scopriamo che Milton Friedman aveva ragione quando diceva: "Non esiste qualcosa come un pasto gratis." L'unico problema è che il settore privato calcola i propri interessi in base alle esigenze e alla soddisfazione dei clienti; lo stato, invece, calcola i propri interessi in base agli sprechi. Perché? Perché come documentò Ludwig von Mises nel suo libro del 1920, Economic Calculation in the Socialist Commonwealth, l'apparato statale è incapace ad operare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato.

Procede alla cieca, consumando progressivamente il bacino della ricchezza reale della società. Con l'arrivo del periodo delle vacche magre a causa di errori economici precedenti, cerca di sopravvivere parassitando ancora di più il tessuto produttivo. Ma ogni tassa che approva, è un chiodo in più nella sua stessa bara.

Pensate agli ultimi festeggiamenti a Roma per rinnovare i trattati con cui è stata approvata la nascita dell'UE. Questa baracconata è l'ennesima evidenza di come il progetto europeo abbia imboccato il viale del tramonto. Chi festeggiava, in realtà? Dov'era il supporto della popolazione a questa banda di burocrati presumibilmente onniscienti? I pianificatori centrali credono di riuscire a mantenere unito qualcosa che è stato creato a tavolino cercando d'ingabbiare le scelte degli individui in una selva sempre più fitta di regolamentazione. La Brexit è stato lo smacco più potente che potesse subire questa appendice del NWO, e non basteranno i vertici su vertici, nonché buffonate come quella svoltasi a Roma il 25 marzo scorso, a tenere unita una serie di paesi completamente diversi. I fuochi d'artificio torneranno a luglio quando scadrà l'ultima tranche di prestiti concessi alla Grecia.

Pensate al sistema postale. Sin dalla Cina medievale, il sistema postale è servito per spiare e sapere dove fossero le persone. Così come per le strade, lo stato ha fatto in modo di raggiungere ogni angolo della società in modo da imporre il suo sistema tributario. Fino a quarant'anni fa il sistema postale statale sembrava un moloch impossibile da fermare, sembrava una lotta contro i mulini a vento; oggi, invece, quasi nessuno vi presta più attenzione. Si è sgretolato progressivamente sotto i nostri occhi, senza che ce ne accorgessimo. Come è potuto succedere? Eppure nessuno ha pianificato nulla.

Ed è proprio questo il bello del libero mercato che si riflette nelle scelte dei singoli attori di mercato. È questa sua imprevidibilità che fa impazzire i pianificatori centrali e li sottopone a rincorrere affannosamente l'evoluzione della società. Ormai il sistema postale è diventato una reliquia di un'epoca passata, è marginale alle nostre vite. Perché? Perché l'abbiamo aggirato attraverso la tecnologia. Il mondo digitale e le innumerevoli scelte dei singoli attori di mercato hanno abbattuto un pachiderma presumibilmente invincibile. È solamente un'appendice dispendiosa dello stato, ecco perché si è cercato di vendere la parte concernente la consegna/invio di posta e trattenere in mani pubbliche quella bancaria e assicurativa. La IPO era solamente un trucco d'ingegneria finanziaria per raccogliere fondi tra i creduloni, infatti il titolo non è andato da nessuna parte sin dal suo debutto nell'ottobre 2015.

Voglio dire, chi sanno di mente può credere ad un istituto il cui sottostante è un mucchio di cartaccia obbligazionaria dello stato italiano? Alla fine andrà in default per tutti quei settori dell'economia che ha invaso e si porterà dietro il risparmio di quegli italiani tanto stupidi d'aver creduto alle promesse di una manciata di burocrati. Ci sarà bisogno del Grande Default per comprenderlo platealmente, ma nel frattempo gli avanzamenti tecnologici nel settore privato rappresenteranno l'epitaffio sulla tomba dello stato. Milioni di burocrati regolano le nostre vite, ma sono pochissimi i servizi che forniscono dai quali siamo dipendenti. Questo significa che durante il Grande Default saremo in grado di eliminare tutte quelle agenzie statali superflue e non saremo sottoposti ad un dolore economico insopportabile per la loro dipartita.


Come i tassi d'interesse influenzano la preferenza temporale — e viceversa

Gio, 06/04/2017 - 10:07




di Frank Shostak


Secondo gli scritti di Carl Menger e Ludwig von Mises, la forza motrice dietro la determinazione del tasso d'interesse è rappresentata dalle preferenze temporali degli individui.

Come regola generale, le persone assegnano un valore più elevato ai beni presenti rispetto ai beni futuri. Ciò significa che i beni presenti sono valutati ad un premio rispetto ai beni futuri.

Questo deriva dal fatto che un creditore, o un investitore, debbano cedere alcuni benefici nel presente. Quindi l'essenza del fenomeno dell'interesse è il costo che deve sobbarcarsi un creditore o un investitore.

Su questo tema Mises scrisse:

Ciò che viene abbandonato è chiamato prezzo pagato per il raggiungimento del fine perseguito. Il valore del prezzo pagato si chiama costo. I costi sono pari al valore attribuito alla soddisfazione cui si deve rinunciare per raggiungere lo scopo desiderato.[1]
Secondo Carl Menger:

Nella misura in cui il mantenimento della nostra vita dipende dalla soddisfazione dei nostri bisogni, garantire la soddisfazione dei bisogni precedenti deve necessariamente precedere l'attenzione a quelli successivi. E anche se non si trattasse direttamente della nostra vita, ma semplicemente del nostro continuo benessere (soprattutto la nostra salute), il raggiungimento del benessere in un periodo più vicino è, di regola, un prerequisito per arrivare poi ad un benessere in un periodo successivo. [...] Tutta l'esperienza c'insegna che un godimento nel presente, o uno nel futuro prossimo, appare più importante di uno di uguale intensità in un momento più remoto nel futuro.
Allo stesso modo, secondo Mises:

A parità di condizioni, viene preferita la soddisfazione di un bisogno nel futuro più vicino rispetto ad una in un futuro più lontano. I beni presenti sono più preziosi rispetto ai beni futuri.[2]
Un individuo che ha risorse sufficienti solo per tenersi in vita è improbabile che presterà o investirà i suoi pochi mezzi.

Il costo del credito, o dell'investimento, è probabile che sia molto alto — potrebbe anche costargli la vita se dovesse considerare il prestito dei suoi mezzi. Pertanto in questa condizione è improbabile che possa concedere un prestito, o effettuare un investimento, anche se gli venisse offerto un tasso d'interesse molto alto.

Una volta che la sua ricchezza inizia ad espandersi, il costo del credito, o dell'investimento, inizia a diminuire. L'allocazione di una parte della sua ricchezza verso il prestito, o l'investimento, indebolirà in misura minore la sua vita ed il suo benessere.

Da questo possiamo dedurre, ceteris paribus, che tutto ciò che porta ad un ampliamento della ricchezza reale degli individui dà luogo ad una diminuzione del tasso d'interesse, vale a dire, l'abbassamento del premio dei beni presenti rispetto ai beni futuri.

Al contrario, i fattori che indeboliscono l'espansione della ricchezza reale portano ad un tasso d'interesse alto.



Preferenza temporale e domanda/offerta di moneta

In un'economia monetaria, le preferenze temporali degli individui si materializzano attraverso l'offerta e la domanda di moneta.

L'abbassamento delle preferenze temporali (per esempio, abbassamento del premio dei beni presenti rispetto ai beni futuri a causa dell'espansione della ricchezza reale) si manifesterà in un maggior desiderio di prestare ed investire denaro, con conseguente abbassamento della domanda di moneta.

Ciò significa che per un determinato stock di moneta ci sarà un aumento dell'offerta in eccesso di moneta.

Per sbarazzarsi di suddetto eccesso la gente, ceteris paribus, inizia a comprare vari asset, facendone aumentare i prezzi ed abbassandone i rendimenti. Pertanto l'aumento del bacino della ricchezza reale sarà associato ad un abbassamento della struttura dei tassi.

Il contrario accadrà nel caso in cui la ricchezza reale diminuirà. Le persone saranno meno ansiose di prestare ed investire, aumentando così la loro domanda di moneta rispetto alla situazione precedente.

Questo, per una data offerta di moneta, riduce il denaro in eccesso. Di conseguenza, ceteris paribus, questo abbassa la domanda di asset e quindi i loro prezzi, nonché aumenta i loro rendimenti.



L'intervento delle banche centrali

Cosa accadrà ai tassi d'interesse a seguito di un aumento dell'offerta di moneta? Un aumento dell'offerta di moneta, ceteris paribus, significa che quegli individui il cui stock di moneta è aumentato sono ora molto più ricchi. Quindi questo mette in moto una maggiore volontà di investire e prestare denaro.

L'aumento dei prestiti e degli investimenti significa un abbassamento della domanda di moneta da parte dei creditori e degli investitori. Di conseguenza un aumento dell'offerta di moneta, accoppiata ad un calo della domanda di moneta, aumenta l'offerta in eccesso di moneta, cosa che a sua volta fa aumentare i prezzi degli asset e ne abbassa i rendimenti.

Col passare del tempo, l'aumento dell'inflazione dei prezzi comincia ad indebolire il benessere degli individui e questo porta ad un aumento generale delle preferenze temporali. Ciò riduce la tendenza degli individui ad investire e prestare denaro (cioè, fa aumentare la domanda di moneta ed abbassa il tasso di crescita dell'offerta in eccesso di moneta), spingendo in su i tassi d'interesse.

In un'economia di mercato con una banca centrale, il fattore chiave che indebolisce il ritmo dell'espansione della ricchezza reale è la politica monetaria della banca centrale stessa. È la politica monetaria allentata che indebolisce lo stock di ricchezza reale e il potere d'acquisto della moneta.

Possiamo quindi concludere che un aumento generale dell'inflazione dei prezzi, a causa di un aumento dell'offerta di moneta e un calo della ricchezza reale, è un fattore che mette in moto un aumento generale dei tassi d'interesse. Una discesa generale dell'inflazione dei prezzi, in risposta ad una diminuzione dell'offerta di moneta ed un aumento della ricchezza reale, sono fattori che mettono in moto un calo generalizzato dei tassi d'interesse.

Inoltre un aumento della dinamica di crescita dell'offerta di moneta mette in moto un calo temporaneo dei tassi d'interesse. Invece una diminuzione del ritmo di crescita dell'offerta di moneta mette in moto un temporaneo aumento dei tassi d'interesse.

Si noti ancora una volta che i cambiamenti nell'offerta in eccesso di moneta mimano l'interazione tra i cambiamenti tra domanda/offerta di moneta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, “Human Action” Contemporary Books, 3rd revised edition p 97.

[2] Ludwig von Mises, Human Action, 3rd revised edition, p 483-484.

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Il crash economico sarà violento

Mer, 05/04/2017 - 10:02




di David Stockman


È quasi impossibile esagerare riguardo il livello di mania sgangherata nei mercati azionari, ciononostante i robo-trader proprio non riescono a lasciarla andare.

Sembrano dei dodicenni che stanno imparando ad andare in bicicletta e dicono di riuscirci senza mani e ad occhi chiusi!

Peggio ancora, questi temerari sono stati spalleggiati dalla FED e da altre banche centrali... come se andare alla cieca sia ormai considerato completamente sicuro. Dopo tutto, possiamo contare almeno su 60 "ribassi" sin dal marzo 2009 che più e più volte si sono trasformati in rialzi.

Complessivamente l'indice S&P 500 ora si attesta al 3.4X dei suoi minimi post-crisi, dopo aver generato un rendimento annuo del 18% (compresi i dividendi) per quasi otto anni consecutivi.

A dire il vero, in un mercato libero ed onesto tutto ciò equivarrebbe ad una luce rossa lampeggiante, avvertendo che guadagni eccezionalmente alti per un periodo prolungato necessitano nel futuro prossimo di una regressione verso la media.

Ma abbiamo un mercato medicato dalla banca centrale, non uno libero o onesto, quindi i fondamentali economici non contano. Invece al margine il mercato azionario è guidato dal momentum, dalla liquidità della banca centrale e dalla presunzione dei trader che non mancherà mai.

Gli acquirenti durante i ribassi hanno dato libero sfogo alla propria indole ed hanno portato su il mercato del 45% senza un motivo plausibile o sostenibile. Il ritmo della crescita economica si sta sgonfiando, la produttività è scesa e gli utili aziendali sono calati per quasi otto trimestri.

Anche le banche centrali stesse ammettono che i tassi d'interesse sono destinati a normalizzarsi alla fine. Il loro esperimento radicale degli ultimi nove anni, tassi d'interesse a zero (ZIRP) e repressione dei rendimenti dei titoli obbligazionari, è stato progettato per forzare i tassi d'interesse ai minimi temporaneamente innaturali e quindi stimolare l'economia.

Il canale della trasmissione della politica monetaria, di conseguenza, avrebbe dovuto spingere temporaneamente l'espansione del PIL e la crescita degli utili. Ciò non è accaduto, naturalmente, perché il quantitative easing (QE) non è mai uscito al di fuori dei canyon di Wall Street. Non ha fatto niente per Main Street.

In tal modo la FED ha distrutto una determinazione onesta dei prezzi e quindi il mercato non ha alcun meccanismo di frenata o di correzione. Andrà alla deriva trainato dallo slancio "comprare durante i ribassi" finché non sbatterà violentemente contro uno scoglio.

Detto in modo diverso, questa è la mutazione di mercato più pericolosa che sia mai stata confezionata dalla politica statale.

Ha distrutto il commercio nei due sensi, i venditori short e gli altri meccanismi di disciplina del libero mercato. Ciò che resta sono robo-trader che tutti insieme acquistano durante i ribassi, ma saranno anche lesti a vendere durante il prossimo crash economico.

Quindi l'apparente Rally degli Sciocchi durante il post-elezioni — il mitologico Stimolo di Trump — è già morto a Capitol Hill.

Secondo lo Speaker Ryan, non ci sarà alcuna riforma fiscale fino a quando non si troverà una soluzione per l'Obamacare, ma anche Trump ora dice che questa storia si potrà prolungare fino al prossimo anno.

Allo stesso modo, qualsiasi riforma fiscale delle imprese che non avrà luogo sarà compensata dal deficit, quindi la pressione fiscale effettiva sulle imprese non cambierà di molto.

Vale a dire, il tasso effettivo di oggi è di circa il 23% in generale e del 15% per le grandi aziende nell'indice S&P 500. Una riforma neutrale alimentata dal deficit lascerà il tasso medio effettivo dove si trova, anche se il tasso statutario si ridurrà a circa il 20%.

Pertanto non ci sarà alcuna crescita proveniente dalla riforma fiscale delle imprese.

E non credete alle mie parole. Ecco cosa ha detto uno dei campioni della responsabilità fiscale nel GOP, Tom Cole (R., Okla.).

Inoltre non c'è la minima possibilità che uno stimolo fiscale venga approvato, questo perché una fetta significativa dei conservatori in entrambe le camere è contro di esso e Trump non ha alcuna possibilità di formare una coalizione con spendaccioni democratici.

Questo perché il co-presidente, Steve Bannon, non capisce che la campagna anti-immigrati della Casa Bianca è mal vista dal fronte democratico. Dopo tutto, i democratici sono diventati il "partito santuario" della politica contemporanea, cioè le due parti non uniranno le forze.

Ciò che arriverà presto, invece, è la madre di tutte le crisi — l'eruzione della disfunzione della beltway che alla fine demolirà l'idea che Trump sia un bene per l'economia e per il mercato azionario.

Il tetto del debito è stato raggiunto il 15 marzo ed il Dipartimento del Tesoro USA ha un bilancio che è sceso da circa $450 miliardi a soli $304 miliardi venerdì scorso.

A meno che questa situazione non venga invertita presto, questo significa che il Tesoro USA rimarrà a corto di denaro entro il 4 luglio. Dopo di che si scatenerà l'inferno.

Washington ha arrancato per anni, ma la virtù del Grande Sfasciatore è che i suoi tweet, le sue incongruenze e la sua imprevedibilità garantiscono che il sistema arriverà ad uno shutdown.

Di conseguenza la prima metà dell'anno se ne andrà tra battaglie riguardo gli appuntamenti di gabinetto, la nomina di Gorsuch, le manovre interminabili sul divieto di viaggiare e la battaglia sull'abrogazione/sostituzione dell'Obamacare.

Poi la seconda metà del 2017 degenererà in una battaglia non-stop sul tetto del debito e proseguirà con risoluzioni per l'anno fiscale 2018. Le fragili maggioranze del GOP saranno troppo malconce e fratturate dalle battaglie intestine per coagularsi intorno ad una risoluzione di bilancio decennale che incarni i $10,000 miliardi di deficit incrementale già integrati nella linea di base del CBO — oltre a migliaia di miliardi di più per la difesa, i veterani, il controllo del confine, il Muro del Messico, spese per infrastrutture e sgravi fiscali.

Non succederà mai. Non c'è una maggioranza nel GOP per tale risoluzione.

In breve, è solo una questione di tempo prima che i robo-trader inizino a ri-programmarsi dopo la scomparsa del Grande Stimolo di Trump.

Quando ciò accadrà, il mercato azionario non sarà un bel vedere. L'indice S&P 500 ha raggiunto il più alto rapporto utili/prezzi nella storia, ma scenderà in caduta libera quando otto anni di acquisti durante i ribassi alla fine si sfalderanno.

Ma ecco il punto...

La missione del Derviscio Danzante nello Studio Ovale è quella di far scoppiare la "grande, grassa e brutta bolla" gonfiata da 30 anni di esplosione del debito e stampa di denaro sconsiderata.

È un compito che Trump concluderà alla grande.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché le banconote valgono qualcosa?

Mar, 04/04/2017 - 10:09




di Frank Shostak


Perché le banconote nelle tasche dei cittadini valgono qualcosa? Secondo alcuni esperti, le banconote hanno valore perché lo stato dice così. Altri esperti sono del parere che le persone sono disposte ad accettarle come pagamento.

Dire che il valore del denaro dipenda dallo stato o da una sorta di convenzione sociale, significa molto poco. In realtà quello che stanno dicendo gli esperti è che il denaro ha valore perché viene accettato... E perché viene accettato? Perché viene accettato!



La differenza tra il denaro e altri beni

La domanda nei confronti di un bene deriva dal suo beneficio percepito. Per esempio, le persone necessitano di cibo perché esso le nutre. Per quanto riguarda il denaro, la gente non lo usa per il suo uso diretto nei consumi, ma al fine di scambiarlo per altri beni e servizi. Il denaro non è utile in sé, ma perché ha un valore di scambio, ed è scambiabile in termini di altri beni e servizi. Il denaro è richiesto perché il vantaggio che offre è il suo potere d'acquisto (cioè, il suo prezzo).

Affinché qualcosa venga accettato come moneta deve avere un potere d'acquisto pre-esistente, un prezzo. Quindi come fa una cosa che lo stato proclama mezzo di scambio ad acquisire un tale potere d'acquisto — un prezzo?

Sappiamo che la legge della domanda e dell'offerta spiega il prezzo di un bene. Allo stesso modo questa legge dovrebbe spiegare il prezzo del denaro. Ma c'è un problema con questo modo di pensare, dal momento che c'è domanda di moneta perché il denaro ha un potere d'acquisto (cioè, il denaro ha un prezzo). Eppure se la domanda di moneta dipende dal suo prezzo pre-esistente, vale a dire, il potere d'acquisto, come può questo prezzo essere spiegato dalla domanda?

A quanto pare questo ha tutta l'aria d'essere un ragionamento circolare, poiché il potere d'acquisto del denaro si spiega con la domanda di moneta, mentre la domanda di moneta si spiega con il suo potere d'acquisto. Questa circolarità sembra fornire credito al punto di vista secondo cui l'accettazione del denaro è il risultato di un decreto dello stato e di convenzioni sociali.



Mises ci spiega come viene stabilito il valore del denaro

Nei suoi scritti Mises mostrò come viene accettato il denaro.[1] Iniziò la sua analisi facendo notare che la domanda di denaro di oggi è determinata dal potere d'acquisto di ieri. Di conseguenza, per una data offerta di moneta viene stabilito il potere d'acquisto di oggi. La domanda di denaro di ieri è impostata dal potere d'acquisto del giorno precedente.

La stessa procedura si applica ai periodi precedenti.

Regredendo attraverso il tempo, alla fine arriviamo ad un punto in cui il denaro era solo un bene ordinario in cui domanda e offerta ne impostavano il prezzo. La merce ha un valore di scambio in termini di altre merci, vale a dire, il suo valore di scambio è fondato sul baratto. Per dirla in modo semplice, il giorno in cui una merce diventa denaro ha già un potere d'acquisto, o prezzo, in termini di altri beni. Questo potere d'acquisto ci permette d'impostare la domanda di questa merce come denaro.

Questo a sua volta, per una determinata offerta, imposta il potere d'acquisto il giorno in cui una certa merce inizia ad essere denaro. Una volta che viene impostato il prezzo del denaro, esso serve come input per l'impostazione del suo prezzo di domani. Ne consegue che, senza le informazioni di ieri circa il prezzo del denaro, il potere d'acquisto di oggi non può essere impostato.

Per quanto riguarda altri beni e servizi, la storia non è tenuta a verificarne i prezzi attuali. Una domanda per questi beni è basata sui benefici percepiti quando li si consuma. Il vantaggio che il denaro fornisce è che può essere scambiato per beni e servizi. Di conseguenza si ha bisogno di conoscere il potere d'acquisto passato del denaro, al fine di stabilirne la domanda di oggi.

Utilizzando il pensiero di Mises, noto anche come Teorema della Regressione, possiamo dedurre che non è possibile che il denaro possa essere emerso a seguito di un decreto statale o da convenzioni sociali. Il Teorema dimostra che il denaro deve emergere come una merce.

Su questo tema Rothbard scrisse:

Contrariamente ai beni usati direttamente dai consumatori o dai produttori, il denaro deve avere un prezzo pre-esistente su cui fondare una domanda. Ma l'unico modo in cui questo processo può aver luogo, è iniziando con un prodotto utile nel baratto e quindi aggiungere la domanda come mezzo di scambio alla domanda precedente per il suo uso diretto (ad esempio, per l'ornamento nel caso dell'oro). Quindi lo stato non ha alcun ruolo nella creazione del denaro; si può sviluppare solo dai processi di libero mercato.[2]
Ma cosa c'entra tutto ciò che abbiamo detto finora con le banconote di carta? Originariamente la cartamoneta non era considerata denaro, ma semplicemente un sostituto dell'oro. I certificati cartacei rappresentavano crediti nei confronti di oro depositato presso le banche. I titolari dei certificati cartacei potevano convertirli in oro ogni volta che volevano. Poiché le persone ritenevano più conveniente usare i certificati cartacei per lo scambio di beni e servizi, tali certificati sono stati considerati denaro.

Questi certificati hanno acquisito potere d'acquisto, poiché erano considerati in rappresentanza dell'oro. Si noti che, secondo il Teorema della Regressione, una volta che un certificato cartaceo acquisisce un potere d'acquisto può funzionare come denaro indipendentemente dall'oro, dal momento che ora può essere stabilita la sua domanda. Ricordate, la domanda di denaro rappresenta il suo potere d'acquisto.

I certificati cartacei che sono accettati come mezzo di scambio, aprono la strada a pratiche fraudolente. Le banche potrebbero cadere in tentazione ed aumentare i loro profitti prestando certificati scoperti, ovvero senza oro sottostante.

In un'economia di libero mercato, una banca che emette certificati cartacei in eccesso scoprirà rapidamente che il loro valore di scambio scenderà in termini di beni e servizi. Per proteggere il loro potere d'acquisto, è molto probabile che i titolari dei certificati emessi in eccesso li convertano di nuovo in oro. Se tutti dovessero richiedere l'oro indietro nello stesso momento, ciò manderebbe in bancarotta la banca. In un libero mercato, quindi, la minaccia di fallimento dissuaderebbe le banche ad emettere certificati cartacei scoperti.

Lo stato può ignorare la disciplina del libero mercato. Può emettere un decreto che renda legale l'emissione in eccesso di certificati cartacei scoperti. Una volta che le banche non sono obbligate a rimborsare in oro i certificati cartacei, emergono opportunità per grandi profitti perseguendo un'espansione incontrollata dell'offerta di certificati cartacei. L'espansione incontrollata di certificati cartacei aumenta la probabilità d'innescare un aumento galoppante dei prezzi dei beni e dei servizi, cosa che può sfociare in un crash dell'economia di mercato.

Per evitare tale crash, l'offerta di moneta cartacea deve essere gestita: impedire alle varie banche concorrenti di emettere certificati cartacei in eccesso e, quindi, andare in bancarotta. Ciò può essere fatto mediante un monopolio — cioè, una banca centrale — che gestisca l'espansione della cartamoneta.

Per affermare la sua autorità, la banca centrale emette i propri certificati cartacei, i quali sostituiscono i certificati delle varie banche commerciali. Il potere d'acquisto della moneta della banca centrale viene impostato in considerazione del fatto che i vari certificati cartacei, i quali incorporano un potere d'acquisto grazie al loro legame storico con l'oro, vengono scambiati ad un tasso fisso con la moneta della banca centrale. I certificati cartacei della banca centrale sono pienamente supportati dai certificati bancari, i quali posseggono un legame storico con l'oro.

Ne consegue che se i pezzi di carta della banca centrale hanno un potere d'acquisto, è solo grazie al legame storico con l'oro.

Contrariamente al modo di pensare comune, il valore delle banconote cartacee deriva dal loro legame storico con una moneta-merce — l'oro — e non da un decreto statale o da convenzioni sociali. L'euro che usiamo oggi, ad esempio, non sarebbe nato in un contesto di libero mercato. Ciò che ha creato il mercato — denaro coperto dall'oro — lo stato ha dovuto distruggerlo, lasciandoci i soldi di carta il cui valore dipende dalla gestione della banca centrale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, 1998, L'Azione Umana, Capitolo 17.

[2] Murray N. Rothbard, 1990, What Has Government Done to Our Money?, Cap. 2, "Money in a Free Society," Sezione 3, Scambio Indiretto.

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Il Grande Sfasciatore colpisce ancora: l'orrore fiscale in agguato a Washington

Lun, 03/04/2017 - 10:01




di David Stockman


[Il seguente articolo è la fusione di The Great Disrupter Strikes Again, The Fiscal Horror Show Playing Soon in Washington e The GOP's Obamacare Lite: Retreat, Retweak, Rename, Renege.]


Le ampollosità di Trump stanno causando gravi perplessità e dubbi tra gli alleati degli Stati Uniti in Europa e in Asia orientale.

Bene!

Forse la prossima volta che Washington inviterà il mondo ad unirsi in una delle sue guerre inette, non risponderà nessuno.

Nel contempo, le buffonate di Trump stanno causando una "crisi esistenziale" all'interno del complesso militare, ma è anche certo che innescheranno una crisi finanziaria tonante.

Mi riferisco, naturalmente, al crollo imminente della frenesia nel mercato azionario emersa durante il post-elezioni.

Il fatto è che Wall Street è diventato completamente avulso dalla realtà, mentre si avvicina ad un crollo. Non c'è più nulla che possa tener gonfia la bolla, ad eccezione dei robo-trader che leggono i titoli dei giornali e che si stanno affannando per coprire le loro posizioni short.

Di certo non ci sarà alcuno Stimolo Targato Trump a sostegno di un mercato ai livelli massimi di tutta la storia. Il piano fiscale "fenomenale" di cui ha parlato Trump, sarà morto prima che possa approdare a Capitol Hill.

Questo perché senza un aumento delle entrate proveniente da una tassa sulle frontiere (BAT), non vi è alcun modo per finanziare il taglio delle imposte sulle aziende ($2,000 miliardi) o quello sul resto delle fasce fiscali ($5,000 miliardi).

Infatti in assenza di enormi entrate provenienti dalla tassa sui confini, la riforma fiscale finirà con un bagno di sangue fiscale per Main Street. Non ci sono scappatoie politicamente appetibili e spese fiscali che possono essere eliminate al fine di coprire gli sgravi fiscali di Trump.

Ma con $20,000 miliardi di debito pubblico attuale e $30,000 miliardi entro il prossimo decennio, non c'è la possibilità di replicare un taglio delle tasse finanziato con più debito.

I ranghi dei Tea Party ed i conservatori fiscali non accetteranno una risoluzione simile, la quale si tradurrebbe in un debito pubblico al 140% del PIL.

Ed è giusto che sia così. Durante il prossimo decennio, gli Stati Uniti diventeranno una colonia di baby-boomer in pensione che crollerà sotto il peso del debito.

Senza una risoluzione di bilancio per l'anno fiscale 2018, non ci sarà una "riconciliazione" sulla riforma fiscale; e senza quest'ultima, il Senato diventerà una fucina di ostruzionismo nei confronti della riforma fiscale.

Quindi penso che l'implosione sia ormai prossima e sicuramente il 15 marzo ha rappresentato il giorno dell'inizio.

In breve, i robo-trader hanno presupposto una gigantesca riduzione delle tasse sulle imprese, su cui i venditori ambulanti di Wall Street stanno già basando le loro previsioni sugli utili. Stiamo parlando di $15-20 per azione solo per l'indice S&P 500.

Ma non succederà mai, perché oltre all'ostruzionismo di cui sopra, la Casa Bianca è già sull'orlo di una crisi politica. Le classi dirigenti e lo Stato Profondo sono decisi a spodestare Trump, e che ci riescano o meno, è estremamente probabile che Washington si bloccherà durante questa primavera.

Così nel giro di settimane o mesi al massimo, Trump si ritroverà a lottare per la sua sopravvivenza politica, mentre il gigantesco stimolo fiscale che Wall Street si aspettava sarà pari ad un cumulo di rovine in una guerra politica a Capitol Hill.

Non ho mai pensato che il taglio delle tasse e le spese per infrastrutture avrebbero mai visto la luce, perché Trump è finito in una trappola del debito senza che ne avesse la minima idea. Eppure, ogni giorno che passa, la grandezza della trappola si allarga.

Stando al Daily Treasury Statement del 17 febbraio, per esempio, il debito pubblico era di $19.895 miliardi rispetto ai $18.99 miliardi di un anno fa. Quando si aggiunge un leggero aumento del bilancio del Tesoro USA pari a $262 miliardi, la matematica parla da sé.

Durante lo scorso anno, lo Zio Sam ha consumato quasi $75 miliardi al mese. Ciò significa che Washington ha effettivamente consumato $885 miliardi durante gli ultimi 365 giorni — o molto di più di quanto previsto dal deficit di bilancio ufficiale di $587 miliardi per l'anno fiscale appena concluso (2016).

Questo significa anche che una volta che la stagione di raccolta delle imposte si concluderà ad aprile, non ci sarà abbastanza denaro per far andare avanti la macchina federale — anche se il Tesoro eventualmente ricorrerà ai soliti espedienti, come ad esempio la cessione temporanea dei fondi fiduciari.




Quindi vediamo di essere chiari.

Abbiamo di fronte la "madre di tutte le rese dei conti" riguardo il debito, e sarà preceduta da una mancata abrogazione dell'Obamacare perché il GOP non si accorderà su una nuova versione dello stesso. Per farla semplice con un esempio, le tasse dell'Obamacare genererebbero $800 miliardi di entrate nel prossimo decennio, mentre l'espansione del Medicaid costerebbe più di $1,000 miliardi.

Non vi è alcuna possibilità che le lobby di Washington consentiranno che una qualsiasi di queste tasse finisca in un disegno di legge concernente l'abrogazione dell'Obamacare, ciononostante la Casa Bianca e il Congresso sono così politicamente esposti sull'abrogazione dell'Obamacare che non hanno altra scelta se non marciare con un processo che creerà spaccature profonde all'interno del GOP e farà saltare l'orologio legislativo.

Il socialismo nell'assistenza sanitaria è quello che alla fine manderà in bancarotta l'America. Secondo la legge attuale, i programmi di governo avranno un costo di almeno $24,000 miliardi nei prossimi dieci anni.

Tale somma sbalorditiva include il costo proiettato del Congressional Budget Office (CBO), pari a $16,500 miliardi, per i programmi sanitari federali — più $4,000 miliardi in benefici fiscali per i piani sanitari dei datori di lavoro e $3,500 miliardi per la quota statale del Medicaid.

L'assistenza sanitaria statale totale è quasi il doppio del costo decennale ($13,200 miliardi) della previdenza sociale.

Il socialismo nell'assistenza sanitaria è qualcosa di fiscalmente esplosivo, perché distrugge la disciplina di mercato sui costi — in quanto corrode la responsabilità individuale riguardo gli elementi motore della domanda per cure mediche: la forma fisica e le abitudini alimentari.

A mio giudizio la nuova versione dell'Obamacare finirà per costare $23,000 miliardi, o il 95% della linea di base attuale per il prossimo decennio, e lascerà in atto tutte le caratteristiche anti-mercato e collettiviste della macchina sanitaria attuale. La verità è che non esistono più mercati liberi nel settore sanitario. Il problema alla base dell'assistenza sanitaria americana — dove i prezzi esorbitanti del Medicaid sono solo un sintomo — è rappresentato da troppe assicurazioni, non troppo poca concorrenza; e, soprattutto, troppo denaro statale nel sistema.

Questa è l'essenza della questione. Quando tutto è pagato da terzi, scompaiono quei consumatori coscienziosi e attenti ai prezzi che hanno il proprio denaro a rischio.

I consumatori americani, infatti, sono stati economicamente uccisi dal sistema attuale. Inutile dire che non esiste qualcosa come un libero mercato quando non ci sono consumatori reali. Ciò che passa per mercato sanitario oggi, è solo una stanza di compensazione burocratica in cui i cartelli cercano di massimizzare i loro fatturati mentre le compagnie d'assicurazione ed i cartelli sanitari cercano di minimizzare quello che certificano per il pagamento.

La conseguenza è prezzi elevati, infiniti problemi sulle coperture e una completa perdita di sovranità del consumatore sui propri costi riguardanti l'assistenza sanitaria e la relativa qualità. E questo è ciò che fondamentalmente contesta il popolo riguardo "l'Obamacare".

La nuova versione dell'Obamacare non risolverà le mancanze dell'attuale sistema d'assistenza sanitaria, né riconvertire l'espansione del Medicaid limiterà i costi ed i premi alle stelle. Alla fine verranno consumati ingenti capitali per introdurre la nuova e alleggerita versione dell'Obamacare, ma non darà nuovo lustro al ramo sanitario americano. Innescherà solamente una conflagrazione politica intrinseca ad un sistema irrazionale e disfunzionale che è diventato troppo costoso.

Di conseguenza non mi aspetto né una risoluzione di bilancio per l'anno fiscale 2018, né un taglio/riforma fiscale prima che la crisi del tetto del debito sfoggerà il suo massimo potenziale la prossima estate.

Poi la crisi avrà inizio, e il mercato azionario finirà a corto di acquirenti perché tutti i robo-trader salteranno sul lato "vendere" della barricata.

Alla fine della storia, una vera ripresa economica e il ripristino della democrazia in America dipendono da un ribasso del 40-50% nell'attuale mercato azionario selvaggiamente gonfiato. È l'evento che alla fine screditerebbe i pianificatori monetari centrali della FED e distruggerebbe il sistema insidioso della Finanza delle Bolle che hanno creato.

Le politiche della FED concernenti tassi d'interesse bassi stanno devastando i risparmiatori ed i pensionati della nazione, e quindi stanno prosciugando la linfa vitale della prosperità capitalistica.

Allo stesso modo, il suo ridicolo obiettivo d'inflazione al 2% — in un'economia globale altamente competitiva dove i costi degli Stati Uniti ed i salari sono al vertice della scala — è ciò che ha causato la massiccia delocalizzazione dell'economia industriale americana.

Ciò che è effettivamente necessario sono prezzi finanziari di libero mercato e una deflazione di salari, prezzi e costi.

Anche all'epoca di Greenspan la Città Imperiale dipendeva interamente dalla massiccia monetizzazione del debito portata avanti dalla FED e dai suoi seguaci nelle banche centrali di tutto il mondo. Bisogna ricordare ancora una volta che quando Alan Greenspan inaugurò questo sistema della Finanza delle Bolle nel 1987, il bilancio della FED era pari a soli $200 miliardi.

Ora è più grande del 22X, a $4,400 miliardi. Questa è una misura semplice ma convincente della frode finanziaria che ha consentito alla Città Imperiale di finanziare il complesso militare/sociale.

La rettitudine fiscale tornerà solo quando un trauma finanziario dimostrerà al popolo americano che una banca centrale è il suo nemico mortale e che deve essere revocato il suo compito di acquistare debito pubblico e manipolare i tassi d'interesse ed i prezzi delle azioni.

Ormai i piani alti delle grandi aziende americane pullulano di gente ossesionata da azioni e stock option; non altro che covi d'ingegneria finanziaria alimentata dal sistema della Finanaza delle Bolle della FED.

Di conseguenza migliaia di miliardi di flussi di cassa e capacità di bilancio vengono deviati in riacquisti di azioni proprie, F&A spropositate, dividendi e altre distribuzioni. Non sorprende, quindi, se gli investimenti netti aggiustati all'inflazione in attività commerciali produttive, sono il 30% al di sotto del livello all'inizio di questo secolo.

Alla fine questo processo corrosivo sta distruggendo i posti di lavoro ed i salari reali di Main Street — anche se ha inondato il cosiddetto 1% con guadagni imprevisti.

Nel mio libro, Trumped!, ho mostrato un grafico che riassume la storia della Finanza delle Bolle degli ultimi 30 anni: il patrimonio netto di un gestore di portfolio obbligazionario è cresciuto del 35X durante suddetto intervallo, mentre il reddito reale della famiglia media degli Stati Uniti è cresciuto ad uno 0.80X rispetto al suo livello di partenza.

Cioè, è diminuito del 20%.

Nelle ultime settimane San Warren Buffet ha intascato altri $1,300 miliardi dalle sue azioni Apple.

Ma purtroppo per San Warren e tutti gli altri che hanno beneficiato notevolmente dalla Finanza delle Bolle, il Grande Sfasciatore sta per mettere un punto a tutto questo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'elemento morale insito nella libera impresa

Ven, 31/03/2017 - 10:00




di Friedrich A. Hayek


L'attività economica fornisce i mezzi materiali per tutti i nostri fini. Allo stesso tempo, gran parte dei nostri sforzi individuali sono diretti a produrre mezzi per i fini di altri in modo che essi, in cambio, possano fornire a noi i mezzi per i nostri fini. È solo poiché siamo liberi nella scelta dei nostri mezzi che siamo anche liberi nella scelta dei nostri fini.

La libertà economica è perciò una condizione indispensabile per tutte le altre libertà, e la libera impresa è sia una condizione necessaria e una conseguenza della libertà personale. Discutendo L'Elemento Morale nella Libera Impresa, non mi limiterò dunque ai problemi della vita economica, ma considererò le relazioni generali tra libertà e morale.

In questa circostanza intendo, secondo la grande tradizione Anglosassone, l'indipendenza del libero arbitrio di un altro. Questa è la concezione classica di libertà sotto la legge, uno stato delle cose in cui un uomo può essere costretto solo laddove la coercizione è contemplata dalla legge generale, ugualmente applicabile a tutti, e mai secondo una decisione discrezionale di un'autorità amministrativa.

La relazione tra questa libertà e i valori morali è reciproca e complessa. Perciò dovrò limitarmi ad esaltare i punti salienti in modo quasi telegrafico.

È, da un lato, una vecchia scoperta che morale e valori morali cresceranno solo in un ambiente di libertà, e che, in generale , gli standard morali di persone e classi sono alti solo dove hanno a lungo goduto libertà, e proporzionale alla quantità di libertà che hanno posseduto. È anche una vecchia intuizione che una società libera funzioni bene solo nel caso in cui l'azione libera è guidata da forti convinzioni morali e, di conseguenza, che potremo godere di tutti i benefici della libertà solo laddove la libertà è già ben consolidata. A questo voglio aggiungere che la libertà, per funzionare correttamente, richiede non solo dei forti principi morali, ma che siano anche principi di un tipo particolare, e che è possibile che in una società libera si sviluppino degli standard morali che, se generalmente diffusi, distruggeranno la libertà e con essa le basi di tutti i valori morali.



Verità dimenticate

Prima di tornare su questo punto, che non è generalmente compreso, devo brevemente elaborare due vecchie verità che dovrebbero essere familiari, ma che sono spesso dimenticate. Che la libertà sia la matrice richiesta per la crescita di principi morali – dunque non un solo un valore tra molti ma l'origine di tutti i valori – è pressoché auto-evidente. È solo dove l'individuo ha la libertà di scelta, e la sua inerente responsabilità, che ha l'occasione di affermare i valori esistenti, per contribuire alla loro ulteriore crescita ed acquisirne il merito morale. L'obbedienza ha valore morale solo dove è una questione di scelta e non di coercizione. È nell'ordine in cui cataloghiamo i nostri fini che il nostro senso morale si manifesta, e nell'allocazione delle regole generali della morale a particolari situazioni in cui ogni individuo è costantemente chiamato ad interpretare e applicare i principi generali, e facendo questo, a creare valori particolari.

Non ho tempo in questa sede di dimostrare quanto questo abbia determinato che le società libere non solo sono state generalmente rispettose della legge, ma anche nei tempi moderni sono state la fonte di tutti i movimenti umanitari tesi ad aiutare attivamente il debole, il malato e l'oppresso. Le società non libere, d'altra parte, hanno regolarmente sviluppato un disprezzo per la legge, un'attitudine indifferente alla sofferenza e perfino una simpatia per il malfattore.

Devo rivolgermi all'altro lato della medaglia. Dev'essere altrettanto ovvio che i risultati della libertà debbano dipendere dai valori che gli individui liberi perseguono. Sarebbe impossibile asserire che una società libera svilupperà sempre e necessariamente valori che approveremmo, o perfino, come vedremo, che manterranno valori che siano compatibili con la conservazione della libertà. Tutto ciò che possiamo dire è che i valori che possediamo sono il prodotto della libertà, che in particolare i valori Cristiani si dovettero affermare attraverso uomini che resistettero con successo all'oppressione del governo, e che è al desiderio di essere in grado di perseguire i propri principi morali che dobbiamo le moderne salvaguardie della libertà individuale. Forse possiamo aggiungere a questo che solo le società che detengono valori morali essenzialmente simili al nostro sono sopravvissute quali società libere, mentre in altre la libertà è perita.

Tutto questo fornisce validi argomenti al perché sia di assoluta importanza che una società libera sia basata su forti principi morali e perché se vogliamo conservare la libertà e la morale, dobbiamo diffondere con tutte le nostre forze i principi morali appropriati. Ma ciò di cui sono maggiormente preoccupato è l'errore che gli uomini debbano essere buoni prima che possa essere garantita la loro libertà.

È vero che una società libera a cui mancassero le fondamenta morali, sarebbe una società in cui vivere sarebbe molto spiacevole. Ma sarebbe perfino meglio di una società che fosse non libera e immorale; almeno offre la speranza di un'emersione graduale di convinzioni morali che una società non libera è impossibile. Su questo punto mi spiace dissentire fermamente con John Stuart Mill, che sostiene che finché gli uomini hanno conservato la capacità di essere guidati al loro miglioramento dalla convinzione o dalla persuasione, "non c'è nulla per loro se non un'implicita obbedienza ad un Akbar o Carlo Magno, se sono così fortunati da trovarne uno". Credo che T. B. Macaulay espresse la più grande saggezza di una vecchia tradizione, quando scrisse che "molti politici del nostro tempo hanno l'abitudine di sostenere che nessuna persona possa essere libera fino a che non dimostri di essere in grado di usare la propria libertà. La massima si addice allo sciocco di quella vecchia storia che non si decideva ad entrare nell'acqua finché non avesse imparato a nuotare. Se gli uomini devono attendere la libertà fino a quando non diventeranno buoni e saggi, potranno certamente attendere per sempre".



Considerazioni morali

Ora però devo spostarmi da ciò che è meramente la riaffermazione di un vecchio sapere, verso questioni molto critiche. Ho detto che la libertà, per funzionare correttamente, non richiede meramente l'esistenza di principi morali, ma anche l'accettazione di particolari punti di vista morali. Con questo non intendo che entro certi limiti le considerazioni utilitaristiche contribuirebbero ad alterare i principi morali su questioni particolari. Nemmeno intendo che, come Edwin Cannan affermò, "dei due principi, Equità ed Economia, l'Equità è in ultima analisi la più debole... il giudizio dell'umanità su ciò che è equo è passibile di cambiamenti, e... una delle forze che ne causa il cambiamento è la scoperta umana che di volta in volta ciò che si supponeva essere abbastanza giusto ed equo in alcune situazioni particolari è diventato, o forse lo è sempre stato, anti-economico".

Questo è anche vero e importane, sebbene potrebbe non essere affatto una raccomandazione per chiunque. Sono preoccupato piuttosto da alcune concezioni più generali che mi sembrano essere condizioni essenziali di una società libera e senza le quali essa non può sopravvivere. Ritengo che le due istanze cruciali siano la fede nella responsabilità individuale e l'approvazione di un accordo per mezzo del quale ricompense materiali sono corrisposte per il particolare servizio che una persona rende al suo prossimo; non ad alimentare quella stima che lo porterebbe ad essere considerato una persona in funzione del suo merito morale.



Individui responsabili

Devo essere conciso su questo punto – cosa che trovo molto difficile. Gli sviluppi moderni sono parte della storia della distruzione dei valori morali da parte di un errore scientifico, il quale di recente è stato la mia principale preoccupazione – e uno su cui ad un insegnante capita di lavorare considerandolo il tema più importante del mondo. Ma cercherò di spiegarlo in poche parole.

Le società libere sono sempre state società nelle quali la fiducia nella responsabilità individuale è stata forte. Hanno sempre permesso agli individui di agire secondo la loro conoscenza e convinzioni e hanno considerato i risultati raggiunti come dovuti ad essi. Lo scopo era che la gente trovasse utile e valevole la pena di agire razionalmente e ragionevolmente, e persuaderli che gli obbiettivi raggiunti dipendevano essenzialmente da loro. Quest'ultima convinzione è indubbiamente non del tutto corretta, ma certamente ha avuto uno splendido effetto nello sviluppo dell'iniziativa e della prudenza.

Per via di una curiosa confusione, si è arrivati a pensare che questa fede nella responsabilità individuale sia stata confutata dalla conoscenza sempre più approfondita di un modo in cui gli eventi in generale, e le azioni umane in particolare, sono determinati da certe classi di cause. È probabilmente vero che abbiamo aumentato la conoscenza dei tipi di circostanze che influenzano l'azione umana – ma nulla di più. Certamente non possiamo dire che un particolare atto consapevole di qualunque uomo sia la conseguenza necessaria di particolari circostanze che possiamo specificare – escludendo la sua individualità peculiare emersa dal suo vissuto. Usiamo la nostra conoscenza generica di come l'azione umana possa essere influenzata per valutare apprezzamento o disprezzo – cosa che facciamo con lo scopo di spingere le persone a comportarsi in un modo a noi desiderabile. È su questo limitato determinismo – tanto quanto la nostra conoscenza dei fatti giustifichi – che è basata la fede nella responsabilità, mentre solo una fede in un qualche sé metafisico che si trova al di fuori della catena di causa ed effetto giustifica la contestazione secondo cui è inutile considerare un individuo responsabile delle proprie azioni.



La pressione delle opinioni

Eppure, per quanto sia grezza la fallacia sottostante l'opposta e presunta opinione scientifica, essa ha avuto l'effetto di distruggere l'arma suprema che una società ha sviluppato per garantire un comportamento decente – la pressione dell'opinione pubblica che spinge la gente a rispettare le regole del gioco. Ed è sfociata in quel Mito della Malattia Mentale che un distinto psichiatra, T. S. Szasz, ha recentemente e giustamente fustigato in un libro così titolato. Probabilmente non abbiamo ancora scoperto la via migliore per insegnare alla gente a vivere secondo le regole che rendono la vita in società non così spiacevole. Sono certo che non arriveremo mai a costruire una società libera di successo, senza quella pressione di elogio e biasimo che tratta l'individuo come responsabile per la propria condotta e gli fa scontare le conseguenze di ogni errore seppur innocente.

Ma se per una società liberà è essenziale che la stima di cui gode una persona presso i suoi simili dipenda da quanto sia all'altezza della richiesta di legge morale, è altrettanto essenziale che la ricompensa materiale non debba essere determinata dall'opinione che i suoi simili hanno dei suoi meriti morali, ma dal valore che attribuiscono ai servizi particolari che costui offre loro. Questo mi porta al secondo punto cardine: il concetto di giustizia sociale che deve prevalere se vogliamo perseguire lungo la via di una società libera. Questo è il punto sul quale i difensori di una società libera e gli avvocati di un sistema collettivista, sono principalmente divisi. E su questo punto, mentre i sostenitori della concezione socialista di giustizia distributiva sono solitamente molto espliciti, i sostenitori della libertà sono inutilmente timidi quando si tratta di affermare sfacciatamente le implicazioni dei loro ideali.



Perché la libertà?

I fatti sono questi: vogliamo che l'individuo sia libero poiché solo se egli decide cosa fare può allo stesso tempo usare il suo set unico di informazioni, capacità e abilità che nessun altro può apprezzare appieno. Per permettere all'individuo di espletare il suo potenziale, dobbiamo anche permettergli di agire secondo le proprie valutazioni delle varie opportunità e probabilità. Visto che noi non sappiamo ciò che egli sa, non possiamo decidere se le sue decisioni erano giustificate; né possiamo sapere se il suo successo o fallimento è dovuto ai suoi sforzi e lungimiranza, o alla fortuna. In altre parole, dobbiamo guardare ai risultati, non alle intenzioni o alle motivazioni, e possiamo permettergli di agire secondo la propria conoscenza solo se gli consentiamo di conservare per sé ciò che i suoi simili sono disposti a pagargli per i servizi resi, indipendentemente dalla nostra opinione sulla misura appropriata del merito morale che ha guadagnato o dalla stima che abbiamo nei suoi confronti come persona.

Questa remunerazione, in accordo col valore dei servizi offerti da una persona, è spesso differente da ciò che pensa sia il suo merito morale. Questa, credo, sia la radice di tutta l'insoddisfazione nei confronti di un sistema di libera impresa e dell'acclamazione nei confronti di una "giustizia ridistributiva". Non è onesto né efficace negare che ci sia tale discrepanza tra il merito morale e la considerazione che una persona può guadagnarsi con le proprie azioni e, d'altra parte, il valore dei servizi per cui lo paghiamo. Se cercassimo di sorvolare questo fatto, o di mascherarlo, ci troveremmo  in una posizione completamente falsata. Né abbiamo alcuna necessità di farlo.



Remunerazioni materiali

Ritengo che uno dei grandi meriti di una società libera sia che la remunerazione materiale non è  dipendente dalla stima personale che la maggioranza dei nostri simili ha nei nostri confronti. Ciò significa che finché restiamo entro i limiti delle regole accettate, la pressione morale può essere applicata su di noi solo attraverso l'apprezzamento di coloro che noi stessi rispettiamo e non attraverso l'allocazione di ricompense materiali da parte di un'autorità sociale. È nell'essenza di una società libera remunerare materialmente non per fare ciò che altri ci ordinano di fare, ma perché diamo loro ciò che desiderano. La nostra condotta non dovrebbe essere guidata dal nostro desiderio del loro apprezzamento. Ma siamo liberi, poiché il successo dei nostri sforzi quotidiani non dipende dall'apprezzamento che alcune particolari persone hanno nei nostri confronti, o dei nostri principi, o della nostra religione, o delle nostre abitudini, e perché possiamo decidere se la ricompensa materiale che altri sono disposti a pagare per i nostri servizi ne rende conveniente la fornitura.

Raramente sappiamo se un'idea brillante che improvvisamente un uomo concepisce, e che può recare grande beneficio ai suoi simili, sia il risultato di anni di sforzi e di investimenti preparatori, o se sia un'ispirazione improvvisa indotta da un'accidentale combinazione di conoscenza e circostanza. Ma sappiamo che non varrebbe la pena prendersi il rischio se allo scopritore non fosse permesso di beneficiarne. E poiché non sappiamo come distinguere un caso dall'altro, dobbiamo perciò permettere ad un uomo di ottenere il guadagno quando il suo successo sia una questione di fortuna.



Il merito morale di una persona

Non voglio negarlo, vorrei piuttosto enfatizzare che nella nostra società la reputazione personale e il successo materiale sono troppo spesso legati l'uno all'altro. Dovremmo essere più attenti, poiché se riconosciamo ad un uomo la titolarità per un'alta ricompensa materiale, ciò non necessariamente lo investe di un'alta considerazione. E, sebbene ci sia spesso confusione su questo punto, non significa che tale confusione sia il risultato necessario del sistema di libera impresa – o che in generale il sistema di libera impresa sia più materialista di altri ordini sociali. Per molti aspetti mi sembra proprio il contrario.

Infatti la libera impresa ha sviluppato l'unico tipo di società che, mentre ci rifornisce di ampi mezzi materiali, se questo è ciò che principalmente desideriamo, lascia comunque l'individuo libero di scegliere tra una ricompensa materiale e una non materiale. La confusione – tra il valore che i servizi di un uomo hanno per i suoi simili e la reputazione che merita per il suo merito morale – potrebbe rendere materialistica una società di libera impresa. Ma il modo di prevenire questo esito non è certamente quello di controllare tutti i mezzi materiali, rendendo la distribuzione dei beni materiali l'obbiettivo principale di tutti gli sforzi comuni e, perciò, rendendo la politica e l'economia inestricabilmente vincolate.



Molte basi per un giudizio

È possibile per una società di libera impresa essere una società pluralista che non riconosca alcun ordine o rango, ma che abbia molti e diversi principi su cui basare la stima; laddove il successo mondiale non è né la sola prova né considerata prova certa del merito individuale. Potrebbe benissimo essere vero che periodi di rapida crescita della ricchezza, nei quali molto godono dei benefici della ricchezza per la prima volta, tendano a produrre una concentrazione nei confronti del miglioramento materiale. Fino alla recente ascesa europea, molti membri delle classi più agiate erano soliti denunciare come materialisti i periodi economicamente più attivi ai quali dovevano gli agi che permettevano loro di dedicarsi comodamente ad altre cose.



Progresso culturale

Periodi di grande creatività culturale e artistica sono generalmente seguiti da periodi di più rapida crescita in ricchezza. Ritengo che questo dimostri non che la società debba essere dominata da occupazioni materiali, ma che piuttosto con la libertà sia l'atmosfera morale nel più ampio senso, i valori a cui le persone si attengono, che determinerà la direzione principale delle loro attività. Gli individui, così come le comunità, quando percepiscono che altre cose sono divenute più importanti del progresso materiale, possono rivolgersi ad esse. Non è certamente attraverso lo sforzo di far coincidere il guadagno materiale col merito che possiamo proteggerci dal diventare troppo materialisti, bensì solo riconoscendo che ci sono altri e più importanti traguardi oltre al successo materiale.

È sicuramente ingiusto biasimare un sistema quale più materialista, perché lascia che sia l'individuo a decidere se preferisca il guadagno materiale ad altri tipi di eccellenza, anziché lasciare che questo sia deciso per lui. C'è effettivamente poco merito nell'essere idealisti se la fornitura dei mezzi materiali richiesti per questi scopi idealistici viene lasciata a qualcun altro. Solo se una persona può scegliere di fare un sacrificio materiale per un fine non materiale, allora ne merita il riconoscimento. Il desiderio di essere sollevati dalla scelta, e dal sacrificio personale, non mi sembra particolarmente idealista.

Ritengo che l'atmosfera dello Stato Sociale sia molto più materialista di quanto non lo sia una società di libera impresa. Se quest'ultima invita gli individui ad attribuire molto più scopo nel servire i propri simili attraverso il soddisfacimento dei bisogni puramente materialistici, dà loro anche l'opportunità di perseguire altri scopi che ritengono più importanti. Bisogna tenere a mente, comunque, che il puro idealismo di un obiettivo è discutibile quantunque i mezzi materiali necessari affinché esso venga conseguito sono creati da altri.



Mezzi e fini

Concludendo, vorrei per un momento ritornare al punto da cui sono partito. Quando difendiamo il sistema della libera impresa dobbiamo sempre ricordare che ha a che fare esclusivamente con i mezzi. Ciò che facciamo con la nostra libertà dipende da noi. Non dobbiamo confondere l'efficienza nel fornire i mezzi, con i propositi a cui servono. Una società che non ha altri standard se non l'efficienza, indubbiamente sprecherà quell'efficienza. Se gli uomini devono essere liberi di usare i loro talenti per fornirci i mezzi che desideriamo, dobbiamo ricompensarli in funzione col valore che questi mezzi hanno per noi. Ciononostante dovremmo stimare questi uomini solo in funzione dell'uso che fanno dei mezzi a loro disposizione.

Incoraggiamo dunque l'utilità verso i propri simili in tutti i modi, ma non facciamoci confondere con l'importanza dei fini a cui gli uomini in ultima analisi aspirano. È la gloria del sistema della libera impresa che rende possibile che ogni individuo, servendo il prossimo, possa così fare lo stesso per i propri fini. Ma il sistema è esso stesso solo un mezzo, e le sue infinite possibilità devono essere messe al servizio dei fini che esistono separatamente.


[*] traduzione di Giuseppe Jordan Tagliabue per Francesco Simoncelli's Freedonia: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Chi controlla Bitcoin?

Gio, 30/03/2017 - 10:00




di Daniel Krawisz


Una preoccupazione comune e comprensibile su Bitcoin, è che potrebbe essere danneggiato a livello di protocollo per servire interessi particolari piuttosto che le masse. Ad esempio, potrebbero essere adottate caratteristiche che potrebbero rendere Bitcoin molto meno anonimo o che lo trasformerebbero in un sistema centralizzato. Si teme la presenza di qualcuno che possa influenzare lo sviluppo degli aggiornamenti e bloccarli. Chiunque potrebbe creare fork in Bitcoin, ma supponiamo che ci sia un aggiornamento proposto da alcune persone influenti -- gli sviluppatori principali -- e supponiamo che creino una hard fork nel protocollo Bitcoin. Gli sviluppatori principali potrebbero dire che si tratta una buona idea, ma forse sono stati pagati dalla NSA. La domanda a cui risponderò qui è se e come possa essere impedito a tale aggiornamento di diventare standardizzato. Chi controlla Bitcoin?



Nuovo e classico

Si suppone che ci sia un qualche disaccordo sul fatto che l'aggiornamento sia una buona idea, perché se non ci fosse allora non ci sarebbe nessun problema. Una volta che l'aggiornamento viene rilasciato, la rete si divide. Ognuno può scegliere quale biforcazione seguire, o anche seguire entrambe le versioni contemporaneamente. Ci sono due Bitcoin ora; li chiamerò Bitcoin Nuovo e Bitcoin Classico. Ognuno ha una propria rete, e tutti coloro che possedevano bitcoin prima hanno la stessa quantità di Bitcoin Nuovi e Classici.

Chi può impedire ai Bitcoin Nuovi di prendere il sopravvento? Alcune discussioni sostengono che le persone che gestiscono i nodi possono fermare un aggiornamento rifiutando di eseguirlo. Beh, sarebbe vero se nessuno eseguirebbe letteralmente l'aggiornamento, e di conseguenza il Bitcoin Nuovo morirebbe sul nascere. Tuttavia è anche vero che suddetta decisione non avrebbe alcun effetto reale sulla rete. La maggior parte dei nodi sono un peso morto. Anche i nodi pieni (e con questo intendo i nodi che memorizzano e convalidano l'intera blockchain) non offrono un contributo degno di nota. Un nodo pieno non fa niente di più che un sacco di altri nodi non possano fare, e per rimanere sincronizzati con la rete, richiedono più dati di quelli che forniscono. La rete può funzionare bene con pochi nodi pieni. Pertanto Bitcoin Nuovo non potrà essere fermato anche se un sacco di nodi pieni rifiutassero di eseguire l'aggiornamento.

I nodi che contano veramente sono quelli che forniscono servizi di valore. Non importa se si esegue l'aggiornamento. Ciò che conta è se Coinbase, BitStamp e Blockchain.info eseguono l'aggiornamento. Questi nodi forniscono un sacco di infrastrutture per Bitcoin, quindi se non eseguono l'aggiornamento, Bitcoin Nuovo sarà molto meno utile. Tuttavia questi nodi sono a scopo di lucro, quindi tenderanno ad andare dove ci sono i soldi. Non possono permettersi di esercitare l'influenza che potrebbero avere, con il rischio di perdite a breve termine. Pertanto non hanno un così grande effetto sul risultato come potrebbe sembrare a prima vista.

Che dire dei minatori? Se si rifiutano di minare la nuova catena, ciò fermerà Bitcoin Nuovo sul nascere, giusto? Beh no! Anche i minatori ci sono dentro per fare soldi, e se Bitcoin Classico non può sostenere lo stesso tasso di hash come Bitcoin Nuovo, allora metteranno in campo più risorse per minare Bitcoin Nuovo. Quindi neanche i minatori hanno molta voce in capitolo.

Il tutto si riduce al valore delle due monete. Se Bitcoin Nuovo diventa più prezioso di Bitcoin Classico, allora i minatori mineranno ed i servizi lo sosterranno. Altrimenti no. Gli investitori risolvono la questione. Un investitore in Bitcoin può vendere i suoi Bitcoin Nuovi in cambio di quelli Classici, o viceversa, a seconda di quale secondo lui sia il migliore.

I fornitori di servizi ed i minatori, in conclusione, sono meno influenti di quanto si possa pensare perché non necessariamente hanno i fondi per correre il rischio e decidere quale versione gli piaccia di più e quale promuovere. In breve, il problema è che non sono necessariamente investitori, che, per definizione, hanno i fondi. Gli investitori non devono ascoltare gli altri, perché possono permettersi di correre il rischio di esercitare influenza. Quindi sono gli investitori che controllano Bitcoin.



Risalire a monte

Chiaramente ci sono problemi tecnici con la creazione di un fork praticabile di cui non ho parlato. Ad esempio, un fork in Bitcoin potrebbe non essere in grado di funzionare perché il suo tasso di hash sarebbe inizialmente così basso che i blocchi da minare potrebbero richiedere giorni o settimane. Dal momento che non c'è mai stata una battaglia tra due fork prima, ci sono un sacco di incognite su come farlo bene, ma i problemi tecnici come quello appena citato potrebbero essere risolti se fossero adeguatamente studiati.

Il vero problema non è come potrebbe essere effettuato un fork in Bitcoin, ma la comprensione di come si svolgerebbero gli eventi in una situazione del genere. Le situazioni ipotetiche influenzano la realtà di ogni giorno. Quando due eserciti si incontrano e sono in grado di determinare chi vincerebbe senza combattersi, allora la battaglia finirebbe senza dover iniziare. Questa è una situazione simile. Se un aggiornamento in Bitcoin sarebbe impopolare agli occhi degli investitori, i suoi fautori, sapendo chi vincerebbe alla fine, tenderebbero a fare marcia indietro prima di causare enormi disagi. Gli investitori sono al comando, anche per gli aggiornamenti di Bitcoin.

Quali sono le implicazioni di questa conclusione? La motivazione degli investitori è il valore della moneta. La regola generale sugli aggiornamenti di Bitcoin, quindi, è che saranno eseguiti solo quegli aggiornamenti che aumentano il valore di Bitcoin. Pertanto è improbabile che Bitcoin sia aggiornato in modi che sia reso più facile da regolare, perché ciò lo farebbe diminuire di valore. Bitcoin potrebbe essere aggiornato in modo che sia reso più anonimo, perché una moneta più anonima sarebbe più preziosa. È anche probabile che sia adottato un aggiornamento che permetta blocchi di dimensioni maggiori, perché l'attuale limite di 1 MB finirà per limitare il valore di Bitcoin come forma di denaro. Saranno eseguite anche correzioni di bug evidenti, mentre non hanno alcuna possibilità i sistemi cockamamie che non migliorano in modo chiaro il valore di Bitcoin.

Questo non per dire che Bitcoin è un essere divino o qualcosa d'immacolato. Significa solo che gli aggiornamenti di Bitcoin devono rappresentare un netto miglioramento da un punto di vista degli investimenti o altrimenti la loro strada sarà in salita. Qualsiasi intenzione per riprogrammarli per farli adottare dai servizi di Bitcoin farà perdere valore a quest'ultimo, perché lo cambierebbe da qualcosa di buono per il mondo a qualcosa di buono per un gruppo ristretto di persone. Naturalmente le persone devono prestarvi attenzione al fine di evitare una cosa del genere, ma non dobbiamo farci prendere dalla paranoia con l'ipervigilanza.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


È tutto finito tranne le urla

Mer, 29/03/2017 - 10:10




di David Stockman


È tutto finito tranne le urla, e non sto parlando solo della cosiddetta “abrogazione e sostituzione” dell'Obamacare.

Intendo tutta la fantasia del Rally Targato Trump e del punto di vista illusorio di Wall Street secondo cui la massiccia bolla finanziaria nel casinò, possa continuare ad essere gonfiata a tempo indeterminato grazie ad un qualunque “stimolo” partorito da Washington.

Trump ha vinto solo perché l'entroterra statunitense è disperato dal punto di vista economico; ma non ha offerto alcun programma politico coerente.

Tra le altre cose è per questo che i repubblicani hanno alzato il pollice verso per quanto riguarda l'Obamacare Lite. La campagna elettorale ha riguardato una sua rumorosa “abrogazione”, ma poco più di un paio di tweet sulla “sostituzione”.

Quindi non v'è e v'era alcun consenso nel GOP, o mandato pubblico, per quanto riguardava la sostituzione dell'Obamacare. Trump stesso non aveva altre idee tranne eliminare gli ostacoli per le assicurazioni tra uno stato e l'altro, ma ciò presume l'esistenza di consumatori.

Non ci sono. Circa 275 milioni di persone sono in ostaggio di Medicare, Medicaid e piani forniti dai datori di lavoro (che da soli comprendono circa 160 milioni di beneficiari).

Ma questi non sono altro che giganteschi bacini dove la concorrenza tra le assicurazioni non conta; le coperture sono rigidamente incentrate sulla struttura “taglia unica”; e, forse più importante, quello che passa per “mercato” nel mondo dell'assistenza sanitaria è solo una stanza di compensazione burocratica dove i cartelli cercano di massimizzare le loro fatturazioni — mentre le compagnie di assicurazione e altre agenzie simili cercano di minimizzare quello che certificano di dover pagare.

Secondo l'attuale status quo, non c'è assolutamente alcun modo per ottenere ciò che la maggior parte del GOP professa di volere, in particolare i conservatori: premi assicurativi più bassi, costi ridotti dei programmi per i sussidi sociali e più potere alle scelte dei consumatori.

Queste cose potranno solo accadere quando una parte significativa dei suddetti 275 milioni di beneficiari sarà liberata dal collettivismo intrinseco ai pagamenti effettuati da terze parti.

Poi potrebbe sbocciare la “concorrenza”, ritrovandoci ad avere migliaia di piani sanitari differenziati e prezzi che si baserebbero sui costi individuali. Ci sarebbe capitalismo per fornitori e consumatori — non socialismo de facto per i secondi, l'elemento motore strutturale dell'attuale sistema disastroso.

Ma niente di tutto ciò è all'orizzonte.

Questo significa che qualunque aggiustamento che alla fine emergerà all'interno del Caucus del GOP, il disegno di legge risultante sarà ancora uguale all'Obamacare Lite.

Infatti ciò che è successo negli ultimi giorni di contrattazione, è che il disegno di legge alla Camera era stato ulteriormente ritoccato. Era diventato Obamacare Ultra-Lite, ma in realtà non avrebbe raggiunto nessuno degli obiettivi perseguiti dal Freedom Caucus.

In questo contesto, il migliore esito per lo Speaker Ryan e la Casa Bianca sarebbe stata una vittoria dell'Obamacare Ultra-Lite per uno o due voti.

Ma si sono bruciati, perché i voti non erano semplicemente lì.

Il disegno di legge non è stato sconfitto a titolo definitivo — ma diciamo che è stata una sconfitta per Trump.

Normalmente, in questa fase del gioco, il partito di maggioranza e lo Speaker sarebbero arrivati ad una terza alternativa, cioè ritirare il disegno di legge e rielaborarlo fino a quando non avrebbe avuto un margine di sicurezza nella sua approvazione.

Con la situazione odierna, ci vorrebbero settimane di manovre al Senato e poi una commissione di risoluzione prolungata per ottenere un compromesso che abbia la minima possibilità di essere approvato alla Camera.

L'idea che tutto questo possa ancora accadere, se davvero c'è una possibilità che accada, prima del Memorial Day o addirittura del 4 luglio, è una chimera.

Le implicazioni sono chiare. Che il disegno di legge sia stato rifiutato o anche se fosse passato, l'idea stupida che ci sia una maggioranza nel GOP sarà presto messa a tacere.

E l'idea che Trump sia una sorta di brillante affarista, sarà sostituita dalla realtà: è un dilettante ingenuo, impetuoso ed indisciplinato, detestato dalla maggior parte della Città Imperiale che coglie ogni occasione per criticarlo.

La mancanza di sostanza politica e di consenso politico all'interno del GOP, cose già viste con la “sostituzione” dell'Obamacare, torneranno rampanti quando si tratterà di tagliare le tasse.

In una parola, il tetto del debito è ora congelato, il deficit strutturale è a quasi $1,000 miliardi l'anno, e non ci potrà essere alcuna riforma fiscale senza una risoluzione di bilancio per l'anno fiscale 2018.

Ecco il punto.

Per ottenere la risoluzione di bilancio e metterla in cima all'agenda di Trump, ci vorranno 218 voti repubblicani alla Camera (non c'è la minima possibilità, perché hanno dichiarato guerra a Trump) per un minimo di $12,000 miliardi in nuovi deficit e un debito pubblico da $30,000 miliardi entro il 2027.

Non succederà, neanche tra un milione di anni.

Come ho detto, è tutto finito tranne le urla. È anche un'altra buona occasione per uscire dal casinò.

George W. Bush non aveva ragione su molto, ma una cosa giusta la disse — anche se con 9 anni di anticipo, a quanto pare — quando se ne uscì con questa frase: “Tutta la baracca sta colando a picco.”

Parole più vere non sono mai state pronunciate.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il prezzo dell'oro salirà anche se la FED continuerà ad alzare i tassi d'interesse

Mar, 28/03/2017 - 10:01




di James Rickards


Quando la FED ha aumentato i tassi d'interesse a dicembre dello scorso anno, molti credevano che l'oro sarebbe precipitato. Ma non è andata così.

L'oro ha fatto segnare un minimo il giorno dopo il rialzo dei tassi, ma poi ha cominciato a muoversi più in alto. E nelle ultime 10 settimane è salito di circa il 12%, nonostante qualche alto e basso dovuto alle fluttuazioni.

Per inciso, la stessa cosa è accaduta quando la FED ha rialzato i tassi a dicembre 2015. L'oro poi ha sfoggiato uno dei suoi migliori trimestri in 20 anni nel primo trimestre del 2016. Quindi è molto interessante vedere l'oro salire nonostante i venti contrari da parte della FED.

Normalmente quando i tassi salgono, il dollaro si rafforza e l'oro s'indebolisce. Di solito si muovono in direzioni opposte. Quindi come potrebbe salire l'oro durante una posizione ristretta della FED e un dollaro più forte?

Questo fatto mi suggerisce che c'è molto da dire a riguardo, che c'è qualcosa dietro le quinte che sta facendo salire il prezzo dell'oro.

Significa che non si può semplicemente guardare al dollaro. Il dollaro è senza dubbio un elemento motore importante per quanto riguarda il prezzo dell'oro. Ma lo sono anche i fondamentali di base, come la domanda e l'offerta nel mercato dell'oro fisico.

Io viaggio costantemente e negli ultimi mesi sono stato a Shanghai ad incontrare i più grandi rivenditori d'oro in Cina. Sono stato anche in Svizzera, non molto tempo fa, ad incontrare raffinatori d'oro e rivenditori d'oro.

In Svizzera ed a Shanghai ho sentito le stesse storie: ci sono carenze d'oro fisico e le raffinerie stanno avendo difficoltà ad entrare in possesso d'oro. I raffinatori hanno lunghe liste di acquirenti e non riescono a trovare l'oro di cui hanno bisogno per far continuare le loro operazioni di raffinazione.

E le nuove scoperte d'oro sono poche e lontane nel tempo, così la domanda supera l'offerta. Ecco perché alcune delle opportunità che abbiamo segnalato tra i cercatori d'oro sono decisamente attraenti in questo momento. Una buona scoperta può rappresentare una fortuna per gli investitori.

Il mio punto è che le carenze d'oro fisico stanno diventando un problema. Questo fatto rappresenta un importante elemento motore per i prezzi dell'oro.

Quando si parla di mercato dell'oro, è molto importante distinguere tra il mercato dell'oro cartaceo e il mercato dell'oro fisico. Quando mi riferisco al mercato dell'oro cartaceo, sto parlando di ETF, contratti futures del COMEX e simili.

C'è solo una piccola quantità di oro fisico alla base di questi mercati. Immaginiamola come una piramide rovesciata, con una piccola quantità di oro alla base a sostegno di una grande quantità di contratti di carta in cima.

Di conseguenza il mercato dell'oro cartaceo non rappresenta onestamente il mercato dell'oro fisico.

E non c'è dubbio che il mercato dell'oro cartaceo sia stato manipolato al ribasso. Questo non è uno strano complotto partorito dalla mia mente. Ho parlato con testimoni in alcuni dei contenziosi in corso che coinvolgono proprio una manipolazione dei prezzi; questi sono statistici con un dottorato che per 20 anni hanno consultato i dati e mi hanno confermato l'indubbia presenza di una manipolazione dei prezzi nel mercato dell'oro cartaceo.

Chiunque ci sia dietro, e quale sia la sua motivazione, è ancora oggetto di ipotesi. Ma ancora più importante, l'oro è salito di prezzo nonostante il rialzo dei tassi d'interesse e il coperchio sui prezzi dell'oro fisico rappresentato dal mercato dell'oro cartaceo.

Questo fatto mi suggerisce che stiamo assistendo ad una fuga verso la qualità, il che significa che la gente sta perdendo la fiducia nelle banche centrali di tutto il mondo. Si rendono conto che le banche centrali sono a corto di soluzioni. Per otto anni hanno stampato denaro e hanno mantenuto i tassi vicino allo zero o negativi. Ma queste strategie non hanno funzionato e nemmeno hanno stimolato la crescita dell'economia.

Così l'oro è salito in un ambiente economico costituito da tassi più elevati ed un mercato dell'oro cartaceo manipolato. La domanda è: come si muoverà da qui in poi l'oro?

La FED sta rialzando i tassi nel momento peggiore possibile, se teniamo anche conto del Presidente Trump e del suo piano economico. Ecco cosa voglio dire...

Il mercato azionario è salito di 2,000 punti, o più del 10%, da quando è stato eletto Trump. L'aspettativa era che Trump avrebbe significato meno tasse, più investimenti in infrastrutture, più spese per la difesa, meno regolamentazione, e che tutto questo avrebbe aiutato l'economia.

L'ultima volta che l'oro ha sperimentato un sell-off è stato durante la notte delle elezioni, quando Stan Druckenmiller, un famoso investitore in oro, ha venduto tutto il suo oro. È naturale che il prezzo scenda quando qualcuno scarica quelle quantità d'oro che ha in gestione.

Questa mossa ha significato un cambiamento nel sentimento.

Ciò che Stan ha detto era molto interessante: "Tutte le ragioni per cui possedevo l'oro sono svanite perché Trump è stato eletto presidente."

In altre parole considerava che Hillary Clinton sarebbe stata un male per l'economia, ma le politiche di Donald Trump sarebbero state vantaggiose. Se avessimo visto una forte crescita economica con una presidenza Trump, allora non ci sarebbe stato bisogno di oro per proteggersi. Così ha venduto il suo oro e ha comprato azioni in base al presupposto che l'economia sarebbe cresciuta grazie a Trump.

Ma proprio nelle ultime due settimane, Stan ha detto che sta acquistando di nuovo oro. Ciò significa che, dopo l'euforia iniziale, le persone stanno ora riconsiderando il mini-rally azionario. Si stanno chiedendo da dove salteranno fuori i soldi per tutta la spesa per infrastrutture.

Se il nostro rapporto debito/PIL è già oltre il 100% e abbiamo $20,000 miliardi di debito pubblico, non c'è molto spazio per debito aggiuntivo. E la fazione dei "falchi di bilancio" repubblicani al Congresso sta dicendo che i tagli fiscali devono essere pagati, il che significa tagli alla spesa altrove o aumento delle tasse da qualche altra parte.

Ciò significa che per l'economia nel suo complesso, non vi sarà alcun taglio delle tasse. Se si effettuano tagli fiscali neutri, il che significa che per ogni dollaro di taglio si aumenta qualcos'altro, non ci sarà alcun effetto stimolante.

Inoltre la spesa per le infrastrutture sembra essere già stata messa in conto per il 2018. E le liberalizzazioni promesse da Trump sembrano buone, ma ci vorrà molto tempo per approvarle.

Quindi molti stanno ormai guardando con più attenzione al mini-rally scaturito dal post-elezioni presidenziali, e stanno concludendo che non è tutto oro quello che luccica. E devono anche rendersi conto che la FED cerca di alzare i tassi, anche se l'economia potrebbe non essere così rosea come molti originariamente pensavano.

Ma la ragione per cui la FED vuole aumentare i tassi è rivelatoria.

Non perché pensa che l'economia sia forte — potremmo addirittura ritrovarci un PIL negativo per il primo trimestre — ma perché è preoccupata di doverli alzare prima dell'arrivo della prossima crisi.

Così la FED vuole aumentare i tassi il più presto possibile, in modo che possa tagliarli quando arriverà la recessione. Questo è un motivo molto strano per voler aumentare i tassi, ma è così che stanno le cose.

Avrebbe dovuto rialzare i tassi nel 2011, ma non l'ha fatto. Se li avesse rialzati allora, ora sarebbe in una buona posizione per tagliarli, ma non l'ha fatto. Ora sta cercando di recuperare il tempo perduto, ma come al solito la FED ha giudicato male.

Quindi la FED sta procedendo ad un innalzamento dei tassi a fronte di un'economia debole. Molto presto diventerà evidente a tutti e ad aprile o maggio dovrà invertire la rotta.

Cosa succederà quando la FED invertirà la rotta ad aprile o maggio?

L'oro salirà più in alto ancora una volta, perché la gente comprenderà che la FED non può alzare i tassi, anche se vuole. Dovrà svalutare ancora una volta il dollaro e questo segnale sarà molto rialzista per l'oro.

Per riassumere il tutto, sono molto impressionato dall'attuale azione dell'oro perché dovrebbe scendere in presenza di tassi più elevati e contenimento dei prezzi a causa del mercato dell'oro cartaceo. Invece accade il contrario.

Quindi mi aspetto che l'oro salga perentoriamente di prezzo in primavera.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il cosiddetto “Obamacare Lite” era solo una frode fiscale

Lun, 27/03/2017 - 10:04




di David Stockman


Il piano di “abrogazione e sostituzione” dell'Obamacare, come avevo predetto, era un disastro fiscale.

Non solo avrebbe aggiunto $1,100 miliardi al deficit federale nei prossimi dieci anni, ma, ancora più importante, non avrebbe riformato nulla.

Avrebbe lasciato in piedi la grande espansione del Medicaid, scambiando un tipo di credito d'imposta per un altro nel mercato assicurativo individuale ed avrebbe lasciato intatti gli enormi sussidi fiscali — pari a $350 miliardi all'anno — ai piani forniti dai datori di lavoro.

Quest'ultimo punto esemplifica la codardia che pervadeva il piano di Ryan; e dimostra che se la normativa fosse passata alla Camera e al Senato, sarebbe costata tanto quanto l'Obamacare.

Dal punto di vista fiscale, il piano di Ryan iniziava con un buco di $1,100 miliardi in dieci anni perché abrogava le tasse dell'Obamacare sui fornitori di piani d'assicurazione ad alto costo, dispositivi medici e contribuenti ad alto reddito.

Allo stesso modo, una prima stesura del piano di Ryan ha provocato una levata di scudi da parte dei falchi fiscali nel Freedom Caucus e nel gruppo di studio repubblicano, perché stabiliva un nuovo sussidio sotto le mentite spoglie di una riforma.

Tuttavia il nuovo piano metteva una foglia di fico sul credito d'imposta di Ryan basato sull'età, eliminando l'ammissibilità di Bill Gates ad un credito d'imposta da $4,000 (ha 61 anni) — insieme ad un paio di milioni di altre famiglie americane benestanti.

Dubito che qualcuno anche con la quinta elementare potesse essere ingannato dal piano di Ryan. Le nuove disposizioni rappresentavano solamente nuovi crediti d'imposta che in qualche modo erano più dissoluti dei sussidi di Obama ai premi delle assicurazioni.

In teoria, il 95% delle famiglie avrebbe avuto diritto a rivendicare alcuni o tutti questi crediti d'imposta, i quali andavano dai $2,000 ai $4,000 a persona in base alle fasce d'età. Stiamo parlando di un sussidio da migliaia di miliardi di dollari.

Ma il credito d'imposta per le polizze individuali era solo la punta dell'iceberg.

Gli Stati Uniti hanno un sistema di programmi assistenziali sanitari che avrà un costo di $24,000 miliardi nel corso del prossimo decennio, e il nuovo piano di Ryan avrebbe perpetuato lo status quo.

Questi sarebbero equivalsi a quasi il doppio del costo decennale ($13,200 miliardi) della previdenza sociale. E sette volte il costo ($3,300 miliardi) di altri programmi assistenziali come i food stamp.

Eppure i costi esorbitanti e l'utilizzo eccessivo che hanno portato il sistema sanitario degli Stati Uniti a ricoprire i 18% del PIL (rispetto al 10-12% di quasi tutti gli altri paesi sviluppati), sono risultati direttamente da questi massicci sussidi statali.




Favoriscono un sistema perverso di socialismo per i beneficiari e capitalismo clientelare per i fornitori ed i loro vari cartelli.

Il cuore del problema è un gigantesco sistema di elargimenti che elimina essenzialmente i prezzi di mercato e gli acquisti dettati dai consumatori. Il risultato è un sovrautilizzo dei servizi, prezzi altissimi e presunti pasti gratis.

Quando praticamente tutto viene pagato da terze parti, i consumatori vengono scalzati poiché non possono più orientare il mercato secondo le loro esigenze e non hanno più una rete informativa oggettiva di prezzi — solo alcune centinaia di milioni di pazienti indifferenti ai costi con vari tipi di carte prepagate (ad esempio, Medicare, Medicaid, croce blu, piani forniti dai datori di lavoro, ecc.).

Inutile dire che non c'è alcun libero mercato quando non ci sono più consumatori reali.

Ciò che passa per mercato sanitario oggi, è solo una stanza di compensazione burocratica dove vari cartelli cercano di massimizzare i loro fatturati — mentre le compagnie di assicurazione e altre agenzie simili cercano di minimizzare i loro pagamenti.

Di conseguenza le professioni mediche si sono trasformate in una grande lobby di capitalismo clientelare di Washington.

Ciò che ci ritroviamo tra i piedi, quindi, sono prezzi elevati, interminabili problemi sulle coperture ed una completa perdita di sovranità dei consumatori sui propri costi di assistenza sanitaria e sulla relativa qualità. E questo è ciò che la popolazione — sia che vi si riconosca pienamente o meno — obietta “all'Obamacare”.

Alla fine questa è assistenza sanitaria socialista ed è quello che manderà in bancarotta l'America. Anche perché l'Obamacare Lite dello Speaker Ryan non cambiava di una virgola questo sistema. Dopo tutto sono state le lobby di Washington che essenzialmente hanno elaborato la sua proposta di legge.

Inutile dire che se si lascia in piedi un programma non riformato del Medicaid e vi si aggiungono crediti d'imposta ultra-generosi, l'unica cosa che si otterrà sarà un'emorragia fiscale.

I sussidi dell'Obamacare avranno un costo di circa $900 miliardi nel prossimo decennio. Ma sono più che sicuro che le proposte di Ryan avrebbero avuto probabilmente un costo superiore. Come sarebbe potuto essere altrimenti, quando le famiglie con un quarto di milione di dollari di reddito annuo sarebbero state considerate ammissibili ad ottenere i benefici dell'Obamacare Lite?

Ma la vera magagna era il fumo negli occhi proveniente dal Medicaid. Secondo il CBO l'attuale legge avrà un costo di $5,200 miliardi nel corso del prossimo decennio, e quando vi aggiungiamo la quota corrispondente dei vari stati il costo totale per i contribuenti è di circa $8,500 miliardi. L'Obamacare Lite non sarebbe costato un centesimo di meno, anzi.

In primo luogo, il piano di Ryan non avrebbe abrogato l'espansione del Medicaid per coprire tutti fino al 138% della soglia di povertà. Gli 11 milioni di beneficiari che Obama ha aggiunto, portando le fila del Medicaid a raggiungere i circa 70 milioni, sarebbero rimasti al loro posto.

L'unica cosa che cambiava col piano di Ryan era che dopo il 2020, chiunque ammissibile sarebbe stato finanziato col Medicaid ad una percentuale standard di circa il 57% in media, e non del 90%.

Ma qualunque fosse stato il “risparmio”, sarebbe stato annullato dal contentino di Ryan ai governatori del GOP. Vale a dire, il nuovo programma di “concessioni per le innovazioni” da $100 miliardi agli stati per sovvenzionare le popolazioni ad alto costo (condizioni pre-esistenti) e per altri scopi.

Cerchiamo allora di mettere tutto ciò in prospettiva. Andiamo al cuore di questa storia, dove tutto è iniziato, negli anni '60 circa.

A quel tempo il PIL era di circa $550 miliardi e la nazione spendeva solo $27 miliardi per l'assistenza sanitaria in tutte le sue forme — dai medici agli ospedali e alla riabilitazione professionale — o circa il 5% del PIL.

In termini pro-capite era pari a solo $145 a persona. Ma la cosa sorprendente è che $70 dei suddetti dollari, o quasi la metà del totale, era pagata dai contribuenti stessi.

Poi, 55 anni dopo, l'assistenza sanitaria è diventata irriconoscibile.

Nel 2015 i pagamenti di terze parti sono stati pari a $7,450 pro-capite, o il 186X in più rispetto al 1960. E non è tutta inflazione o crescita economica. L'indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato di circa l'8X durante suddetto lasso di tempo ed il PIL nominale pro-capite è salito del 18X.

Detto in modo diverso, la spesa sanitaria totale era di $3,200 miliardi nel 2015: il 17.8% del PIL rispetto al solo 5% nel 1961.

Al contrario, la spesa di tasca propria da parte dei contribuenti per l'assistenza sanitaria, era pari al 3.2% del reddito personale rispetto a solo il 2.0% nel 2015.

Cioè, la quota di reddito nazionale dedicata all'assistenza sanitaria è aumentata del 3.5X, mentre il morso sui bilanci delle famiglie è diminuito di quasi il 40%.

Inoltre, non v'è alcun dubbio su come questo sia potuto accadere.

Il più grande di tutti gli abomini sul libero mercato è stata l'assicurazione sanitaria fornita dai datori di lavoro: un prodotto che non esisterebbe se fosse tassato come gli altri redditi da lavoro e che non è affatto un'assicurazione, ma semplicemente una forma di pagamento anticipato per i servizi sanitari.

Come molte delle altre deformazioni che distorcono il libero mercato, i sussidi fiscali per i piani forniti dai datori di lavoro non sono altro che residui del New Deal (quando i piani salute erano esclusi dai controlli salariali).

Il resto è storia: i cosiddetti piani di assicurazione sanitaria forniti dai datori di lavoro hanno creato un cuneo gigante, tra prezzi più alti ricevuti da medici e ospedali ed una costante contrazione dei costi sborsati dai contribuenti.

E, sì, si trattava proprio di una specie di cuneo. Nel 1960 l'assicurazione privata era pari a $5.8 miliardi. Tale cifra copriva solo il 22% del totale delle spese sanitarie ed era pari a solo l'1.3% del reddito personale.

Invece nel 2015 l'assicurazione sanitaria privata — quasi interamente un piano fornito dai datori di lavoro — era di $1,070 miliardi, o il 107X in più rispetto al livello del 1960 su base pro-capite.

A causa delle dinamiche intrinseche all'attuale sistema di pagamenti, l'inflazione sanitaria è diventata una componente ingombrante. Durante l'ultimo mezzo secolo, per esempio, l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dell'8X, i salari medi del 10X ed i costi ospedalieri del 40X.

L'inflazione dei costi medici, dei farmaci, dei test di laboratorio e della maggior parte dei servizi sanitari, è stata solo un po' meno esplosiva, ma la causa di fondo è la stessa: i servizi sanitari di routine non sono rischi assicurabili, perché sia ​​i fornitori sia i consumatori dirigono la frequenza ed il costo del servizio.

In certi strati demografici, per esempio, il tasso di obesità e il diabete sono così diffusi che la copertura sanitaria equivarrebbe a fornire ai piromani un'assicurazione contro gli incendi.

Ma il problema insormontabile è la ricaduta enorme sui cittadini innocenti.

L'inflazione dilagante nel settore sanitario significa che gran parte della popolazione è stata "sbattuta fuori" dal sistema sanitario a causa dei prezzi elevati, compresi i poveri, i pensionati, i lavoratori autonomi e quelli con condizioni pre-esistenti. È così che abbiamo ottenuto il Medicare, il Medicaid e l'Obamacare: una perturbazione del mercato da parte dello stato ne ha generata un'altra e un'altra ancora.

Prima che questi programmi venissero approvati, nel 1960 l'assicurazione pubblica ed altri finanziamenti legati all'assistenza sanitaria ammontavano a soli $1.7 miliardi, o lo 0.3% del PIL, e $9 per abitante.

Oggi il costo combinato di Medicare/Medicaid e altri programmi governativi ammonta a $1,500 miliardi, o l'8.5% del PIL. Stiamo parlando di $4,800 pro-capite, o il 530X in più rispetto a quanto veniva speso pro-capite nel 1960.

Va da sé che le esigenze mediche degli anziani e dei poveri non sono salite di un fattore del 9% del PIL negli ultimi cinquant'anni. Alla fine questo è socialismo nell'assistenza sanitaria, e manderà in bancarotta l'America.

Solo i consumatori possono rendere un mercato sanitario, efficiente, innovativo ed onesto: la cura definitiva per ciò che affligge il sistema sanitario americano di oggi.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I malati cronici d'Europa

Ven, 24/03/2017 - 11:02




di Francesco Simoncelli


Ricordate, le leggi dell'economia possono essere aggirate, ma non possono essere violate. I pianificatori monetari centrali sono restii ad apprendere questa lezione e ritengono d'avere per le mani l'elisir di lunga giovinezza quando si parla di politiche messe in campo per generare stabilità economica. Non è così, perturbano l'equilibrio dei mercati e si affannano per recuperarlo attraverso aggiustamenti costanti e ripetitivi. Il risultato è una stagnazione economica prolungata, curabile presumibilmente con quelle stesse politiche che fino a quel momento hanno fallito. Peggio, si presume che aumentandone la dose possano magicamente raggiungere l'obiettivo prefissato. Nel breve termine è anche possibile, ma sono disposizioni temporanee che presto lasciano lo spazio ad una correzione inevitabile. Questo perché i mercati sono dinamici, mentre gli interventi dei pianificatori monetari centrali sono mirati a farlo rimanere statico.

È per questo che la BCE non ha fatto alcun passo indietro questo mese e non ne farà alcuno nel futuro prossimo, nonostante abbia raggiunto il fatidico obiettivo del 2% d'inflazione che dovrebbe significare salute economica ripristinata. Invece lo zio Mario continuerà a parlare di "ripresa debole" e probabilmente si concentrerà sull'IPCH di base, in modo da aggrapparsi ad una scusa per alzare l'asticella dello stimolo monetario.

In altre parole, c'è una paura terrificante a chiudere i rubinetti monetari pena l'implosione del mercato obbligazionario sovrano italiano. E questo sarebbe solo l'antipasto. Ciononostante, come sottolineato dal Financial Times, il target d'inflazione della BCE è stato raggiunto; questo significa che ben presto lo zio Mario finirà le scuse per tenere ben saldo il piede sull'acceleratore monetario, mentre la stagflazione fagociterà le risibili rimanenze della pseudo-ripresa economica.

Le banche centrali stanno perdendo il controllo sul valore delle loro valute e il loro ruolo come presunti guardiani della stabilità economica. Otto anni dopo la crisi del 2008-09, le varie banche centrali del mondo stanno iniettando $200 miliardi al mese nei mercati finanziari per impedire che implodano. Ma la legge dei rendimenti decrescenti sta facendo il suo corso, perché le leggi dell'economia sono costrutti a priori, ovvero, possono essere aggirate ma non violate. E tale aggiramento ha un prezzo.



GUARDARE NEGLI OCCHI L'ABISSO: L'ITALIA

La storia tende a ripetere sé stessa. Si potrebbe pensare che questo sia un semplice modo di dire, un detto banale per dare una spiegazione a fenomeni che apparentemente condividono somiglianze con eventi presenti. Sono convinto di una cosa: la storia tende a ripetersi perché, alla fine, si commettono gli stessi errori. Nel nostro caso specifico, gli errori sono quelli che fanno riferimento all’attuale situazione economica in cui langue il nostro paese. Voglio dire, basta dare un rapido sguardo a degli indicatori chiave per smentire categoricamente le voci che si rincorrono lungo le colonne dei giornali secondo cui siamo entrati in territorio di ripresa economica. Non è così.

Le bancarotte, ad esempio, sono aumentate del 4X sin dal 2008; la spesa al consumo, dopo l’incursione del governo italiano nei redditi delle famiglie italiane attraverso il fisco, è colata a picco sin dal 2012 ed è rimasta piantata lungo il target dei €230 miliardi sin da allora; le vendite al dettaglio sono rimaste piatte come una tavola sin dall’inizio della crisi europea, mentre la produzione industriale, dopo alcuni spasmi nell’ultimo biennio non è ancora riuscita a riprendere i ritmi pre-crisi; il deflusso di capitale umano verso i paesi esteri continua inesorabile. In tutto questo marasma, la ZIRP della Banca Centrale Europea sta uccidendo quello che rimane del risparmio dei vari paesi europei.

La possibilità d’incappare in errori è follemente alta dato questo panorama, di conseguenza aumenteranno a dismisura quelle entità che necessiteranno di un aiuto per sopravvivere. In modo artificiale, ovviamente, impedendo al mercato d’operare quel processo sano di pulizia che permetterebbe alla concorrenza del mercato di scegliere chi meglio potrebbe servire le necessità degli attori di mercato. Invece no, istituti finanziari in bancarotta vengono tenuti in piedi attraverso l’infusione di linee di credito supplementari per permettere loro di non contagiare l’ambiente di mercato più ampio con una volatilità inaspettata.

I pianificatori monetari centrali, infatti, seguono una regola fondamentale: non agitare le acque. Questa cosa è diventata più vera che mai sin dal 2008, quando il governo federale degli Stati Uniti ha salvato pachidermi assicurativi falliti come Fannie e Freddie. Sin da allora è stato introdotto il concetto truffaldino di TBTF. Nel caso dell’Europa, invece, il termine è stato lievemente cambiato. Noi abbiamo i GSIB, istituti troppo importanti a livello di stabilità sistemica per essere lasciati fallire. Man mano che l’attuale farsa di 96 mesi ininterrotti di ZIRP andrà avanti, aumenteranno quegli istituti che finiranno sotto questa dicitura. Non è un caso se Banca Etruria, Carife, Carichieti e Banca Marche siano finite sotto questo acronimo.

Se vogliamo analizzare il caso più eclatante vicino a noi, ci basta guardare la cosiddetta banca più vecchia del mondo. O, per meglio dire, la banca «Morta Per Sempre». La questione non è salvare o no una banca, ma è evitare una reazione a catena che potrebbe invischiare il resto delle banche europee e addirittura mondiali. Infatti, come per tutte le cose della vita, i cambiamenti avvengono al margine. Così anche per un contagio finanziario. Nel panorama economico attuale, le passività di una banca sono l’attivo di un’altra, e questo significa che, se una banca fallisce, l’attivo di un’altra si riduce, esponendola a sua volta a un serio rischio di fallimento. Dato il mostruoso livello di leveraging durante il periodo d’espansione monetaria della BCE, la fragilità dei bilanci bancari è monumentale. Basti pensare che nel 2008 Deutsche Bank prestò a MPS circa €1.5 miliardi per ripianare vari buchi di bilancio e, in ritorno, la banca senese stipulò con quella tedesca alcuni contratti derivati sui tassi d’interesse. Si pensava che la banca centrale non avrebbe mai tirato il freno a mano. Si pensava che si potesse ripianare un debito con un altro debito. Si pensava che i tassi d’interesse sul debito italiano sarebbero rimasti perennemente stabili. I conti non hanno tardato a deteriorarsi.

Al che, nel 2009, ha richiesto un salvataggio da parte dello stato italiano da €1.9 miliardi. Nel 2013, questa cifra è aumentata a un totale di €3.9 miliardi. Ora ammontano a più di €10 miliardi. Monte dei Paschi non è che una dolina finanziaria che risucchierà sempre più risorse. È un’azienda fallita, e sarebbe dovuta fallire già nel 2009, quando richiese per la prima volta la possibilità d’attingere al denaro pubblico per restare a galla. Grazie ai continui artifici contabili è riuscita a barcamenarsi nel corso degli anni arrivando fino a oggi, ma più passerà il tempo più avrà bisogno di finanziamenti a buon mercato. Ma le banche centrali hanno cercato di mantenere un ambiente economico alterato attraverso la manipolazione dei tassi d’interesse, così da permettere a settori privilegiati d’accedere a finanziamenti convenienti che in un libero mercato non sarebbero mai emersi. Infatti, la ZIRP e il QE sono espedienti che possono aiutare a guadagnare tempo e rimandare per un po’ il giorno della resa dei conti. Ma infine l’insostenibilità della loro perpetuazione mette i banchieri centrali di fronte a un bivio: continuare a inflazionare o affrontare una depressione.

A quanto pare si è scelta la prima opzione, sforando nel territorio dei tassi negativi. Danimarca, Svizzera ed Europa nel suo complesso sono già finite in questo territorio inesplorato. Si sta facendo letteralmente di tutto per salvaguardare quelle entità strettamente connesse agli interessi dei pianificatori centrali. Senza contare che la banca senese è ormai in partnership nientemeno che col Tesoro italiano, suo azionista di maggioranza. Quest’ultimo ha coperto le spese che MPS non è riuscita a ripagare sin dalla maturità dei «Monti bond», obbligazioni emesse apposta per coprire i buchi della banca senese e sovvenzionate attraverso vari aumenti fiscali sul groppone degli italiani. Ma, come ho avuto già modo di dire, MPS non è che un gigantesco investimento improduttivo in attesa d’implodere. La sua inutilità ai fini della produttività e della prosperità del capitalismo di libero mercato è scritta nelle azioni degli individui che non spenderebbero un centesimo per tenerla a galla in mancanza di coercizioni statali. Per questo, ad esempio, il suo titolo in borsa si è sfracellato negli ultimi sei anni. Dai €25 ad azione nel lontano 2008, siamo arrivati a 60 centesimi. Per questo, negli ultimi stress test della BCE, è risultata la peggiore tra le banche italiane.

Di fronte a questa semi-nazionalizzazione il cambiamento è minimo, dal punto di vista politico. Se la gestione era direzionata (indirettamente) dal PD attraverso la Fondazione, ora può essere direzionata (direttamente) attraverso il governo/Tesoro italiano. Si potrebbe avanzare che alcune banche sono più uguali delle altre, ma aiuta anche il fatto di possedere in pancia una grossa quantità di titoli di debito italiani.

Ma il vero problema qui non sono solo i crediti in sofferenza delle banche commerciali europee, bensì anche la gigantesca bolla del mercato obbligazionario. Date un occhiata al seguente grafico.



Viene rappresentata la percentuale di titoli di Stato nei bilanci delle banche commerciali dei vari stati membri dell’UE. Sin dallo scoppio della crisi finanziaria le banche centrali hanno creato una quantità spropositata di credito. Così si è abbassato artificialmente il tasso d’interesse nel mercato monetario, convogliando i bond statali nel parcheggio delle banche commerciali, in quello degli hedge fund e in quello dei fondi pensione. Vorticando solo nel circuito finanziario, il denaro di nuova creazione è andato fondamentalmente ad alleviare le sofferenze di quelle entità strettamente connesse ai privilegi garantiti dal cartello delle banche centrali. Si è congelato il ciclo economico: mentre Main Street cercava di percorrere il proprio sentiero di deleveraging dagli errori passati, alcuni istituti sono stati salvaguardati dalla lunga mano dell’interventismo centrale. Questo ha dato loro modo di sopravvivere e far guadagnare tempo ai pianificatori centrali affinché trovassero un modo per far ripartire l’economia.

Non esiste. Per questo l’economia stenta a ripartire. Per questo anche quest’anno non ci sarà alcuna ripresa. L’Italia, infatti, non è che una grande bomba ad orologeria. I tassi ridicoli registrati nei rendimenti del suo decennale non sono che il risultato della repressione finanziaria della BCE e della FED (col QE2, il QE3 e gli swap di liquidità). La realtà dei fatti ci mette davanti a un paese ucciso dalle tasse, in cui la spina dorsale del settore industriale è stata frantumata dall’ingordigia erariale e dalla burocrazia soffocante.



LA DOLINA FINANZIARIA: LA GRECIA

La Grecia non rappresenta che una dolina finanziaria, o un buco nero finanziario, che ingurgiterà qualsiasi altro finanziamento e non ridarà indietro alcuna soddisfazione agli eurocrati tanto entusiasti d’uscirsene con soluzioni sempre più invasive e manipolatrici dei mercati. Perché la Grecia sarebbe dovuta fallire nel 2010. Anzi, la Grecia era fallita ben prima di quella data. Nel momento in cui è emerso un carry trade proficuo per quei giocatori d’azzardo con l’acquolina alla bocca per un qualsiasi giro d’espansione monetaria da parte delle banche centrali, è stato sconcertante osservare come l’azzardo morale abbia iniziato a pervadere l’intera Europa in un’orgia d’acquisti d’obbligazioni statali (nel nostro caso, greche) che sono state usate come garanzie per abbeverarsi ai rubinetti monetari della BCE.

Chiunque sano di mente non sarebbe rimasto nemmeno un minuto con questa sporcizia obbligazionaria nei propri bilanci, quindi avrebbe re-ipotecato l’obbligazione per ulteriore liquidità nel mercato dei pronti contro termine e avrebbe fatto faville puntando su altri asset rischiosi. Dal 1999 al 2007, abbiamo potuto assistere a una serie di scommesse azzardate che non hanno fatto altro che eliminare una determinazione onesta dei prezzi all’interno del mercato del debito europeo e in quello dei capitali. Le distorsioni avallate dalla BCE hanno magicamente trasformato nazioni sull’orlo della bancarotta in paradisi improvvisamente dediti ad una disciplina e una rettitudine fiscale che la loro storia non aveva mai confermato. D’un tratto, nelle nazioni della periferia dell’euro scorreva sangue teutonico. L’ingegneria finanziaria della pianificazione centrale non ha fatto altro che vendere un’illusione di prosperità basata sulla falsa premessa che le banche centrali possono in qualunque modo adempiere un presunto duplice mandato che permette all’economia più ampia di trarre vantaggio dalla saggezza dei suddetti burocrati. Se, quindi, gli «uomini superiori» al comando della macchina statale e bancaria centrale sono così onniscienti, come mai non hanno visto arrivare il cataclisma fiscale e finanziario che si sarebbe abbattuto sulle loro teste, e su di quelle della popolazione, una volta che la suddetta illusione avrebbe esposto il fianco a un inevitabile redde rationem? La risposta è una sola: i modelli matematici su cui facevano affidamento sono solo chiacchiere e distintivo.

Si arriva a presumere che la crescita economica sia quasi un’appendice della lungimiranza dello stato, e attraverso quest’ultimo lo stimolo alla prosperità è una conseguenza pressoché «inevitabile». Di sicuro c’è d’inevitabile la bancarotta di coloro che pretendono d’agire in disaccordo con le leggi economiche. Senza fari è impossibile orientarsi in una coltre di tenebra: se i segnali di mercato vengono distorti, gli effetti marginali di tali distorsioni innescheranno eventi finanziari imprevedibili che sconvolgeranno il panorama economico. Nel nostro caso, il problema della Grecia coincide con un’euforia nei mercati dei capitali e del debito che, percolando nell’economia più ampia, l’ha saturata di debito a buon mercato. Ciò significa che la popolazione europea, non solo quella greca, ha raggiunto il picco d’indebitamento e non si lascerà corrompere da ulteriori botte inflazionistiche da parte della BCE. Il meccanismo di trasmissione del denaro dai primi riceventi agli ultimi è rotto.

L’economia di Main Street è ancora satura di debito, e ciò di cui necessita è un deleveraging dagli eccessi del passato, e non una nuova festa euforica. La liquidazione degli investimenti improduttivi avrebbe dovuto fare il suo intero corso, intaccando anche il settore obbligazionario statale. Invece, la BCE è intervenuta affinché le forze di mercato venissero arginate nel momento in cui stavano andando a incrinare quei trade che avevano consentito agli stati di sfogarsi in un’orgia di debiti e ai giocatori d’azzardo (banche commerciali, hedge fund, fondi pensioni) di portare a casa proficui carry trade basati su denaro quasi gratis e rendimenti dei titoli sul mercato nettamente superiori. Attraverso la sua ZIRP la BCE s’è impegnata a salvaguardare quelle entità protette dal suo cartello a scapito del resto della popolazione, la quale ha visto aumentare il livello d’austerità sul suo groppone. Che tipo d’austerità? Ovviamente, in linea con le necessità degli eurocrati. Necessità di sopravvivenza e soprattutto semantiche. Rigirando il senso d’austerità, s’è fatto credere che un aumento delle tasse in concomitanza con un aumento delle spese statali si potesse definire austerità. Tanto per fare un esempio, il debito pubblico greco in rapporto al PIL è ai massimi da 10 anni.




Osserviamo quel che è accaduto di recente. La Grecia, ormai a corto di fondi, ha fatto ricorso alle sue riserve di DSP per ripagare i suoi obblighi nei confronti del FMI. Come ogni membro del FMI, la Grecia possiede uno stock di valuta emessa dal FMI (ossia i diritti speciali di prelievo). Secondo i dati più recenti, in questa riserva c’erano circa €700 milioni alla fine di marzo. Ora, sebbene i membri possano usare questi fondi a loro discrezione, è raro che decidano d’usarli per rimborsare eventuali prestiti dovuti al FMI stesso. In sostanza, è l’ennesimo caso di nazione che ripaga i propri debiti con altri debiti. Un paese in bancarotta contrae prestiti con un’istituzione che a sua volta viene finanziata da paesi in bancarotta.

Entro il prossimo luglio scadrà la tranche da €86 miliardi dovuta al FMI, e chi si farà avanti per pagare? La Grecia stessa non può, il decennale ellenico rende il 10% e se non fosse stato per queste misure temporanee sarebbe stato paragonabile a cartastraccia. La Germania continua a sottolineare la necessità di riforme più stringenti affinché i greci possano vedere ancora fondi da parte dell'Unione Europea. Il ministro delle finanze tedesco, infatti, ha detto che la Grecia non riceverà aiuto finché non aumenterà ulteriormente le imposte sul reddito e taglierà le pensioni. Rimane solo il FMI, il quale vorrebbe scaricare di nuovo sull'UE questa patata bollente. La realtà ci racconta che sin dall'inizio della crisi europea l'economia greca s'è ristretta del 4.2% ogni anno, la disoccupazione è salita al 26% della forza lavoro e lo stato non ha affatto ristretto significativamente la sua presenza nell'economia greca.

C'è stata austerità marginale per lo stato greco e sfilacciamento progressivo del tessuto produttivo. Se il governo allentasse le misure stringenti su lavoro ed imprese, oltreché alla facilità di formare nuove imprese, l'economia greca potrebbe benissimo trovare la sua via verso la prosperità. Invece la concorrenza è stata soffocata da una burocrazia asfissiante. Non solo, ma qualsiasi fazione sia andata al governo ha mantenuto una serie di regolamenti che hanno intralciato il libero flusso di merci a favore di acquirenti e fornitori esistenti. I sindacati si sono trincerati dietro leggi sul lavoro che limitano la capacità delle imprese di assumere o licenziare, il tutto a scapito di chi cerca lavoro.

Se venissero ripudiate queste misure oppressive, allora la Grecia avrebbe una possibilità concreta di spezzare il circolo vizioso in cui si trova. La risposta è il libero mercato. Ma è improbabile che vengano adottate tali riforme. Dal momento che Atene ha supervisionato un disastro economico senza cambiare lo status quo, è decisamente probabile aspettarsi che prevarrà l'attuale caos normativo. Da qui in poi è lecito aspettarsi una serie di esiti ben definiti:

  1. Risoluzione breve (in poco tempo viene trovata una soluzione con probabile eligibilità dei bond greci nel programma di quantitative easing della BCE);
  2. Necessità di più tempo per prendere una decisione (FMI, UE e governo greco cercano di negoziare un accordo provando a siglare un compromesso entro e non oltre il mese prossimo);
  3. Rischiare (l'UE, come accaduto nel 2015, logorerebbe fino a luglio le posizioni del governo greco facendo la voce grossa);
  4. Elezioni anticipate (prima dell'estate);
  5. Uscita della Grecia dall'euro (molto improbabile).

Il 20 luglio è la data fatidica entro cui l'Eurogruppo dovrà trovare una soluzione, oppure, come accaduto a luglio di due anni fa, la Grecia sarà tecnicamente in default poiché incapace di ripagare i prestiti.




Nel frattempo i depositanti greci hanno imparato qualcosa rispetto a due anni fa: non credere alle parole degli eurocrati. Ed è per questo motivo che stanno assaltando gli sportelli bancari e ritirare i loro soldi. Negli ultimi 45 giorni sono stati ritirati €2.5 miliardi, e questo nonostante i controlli dei capitali permettano ai greci di ritirare solo €1,800 al mese.

In caso di default greco, si aprirebbero voragini incolmabili nei conti di quei paesi europei che sono stati talmente sciocchi da prestare soldi a una dolina finanziaria come la Grecia. Essendo a conoscenza della situazione traballante dei PIIGS nel loro complesso, che cosa provocheranno questi buchi? Una reazione a catena. La BCE, sebbene marginalmente esposta, si troverebbe a dover affrontare una situazione esplosiva impossibile da contenere. Draghi vuol evitare a tutti i costi qualcosa del genere. Gli eurocrati vogliono evitare a tutti i costi una situazione del genere. Quindi? Quindi nessuno lascerà andare la Grecia.

Gli obbligazionisti pensano di poter riavere i loro soldi indietro. Hanno ancora speranza. Sono ingenui. In questo caso, la formula della loro ingenuità recita: «I negoziati vanno avanti». La Grecia, infatti, continua a voler rinegoziare i termini degli accordi passati. Questo significa mantenere gli stessi impegni dando un nome diverso ai “nuovi” accordi. Non esistono piani B, Draghi l’ha messo bene in chiaro. È stato impegnato troppo capitale intellettuale e finanziario affinché l’Europa continui a operare. Sebbene gli eurocrati non se n’accorgano, c’è un prezzo da pagare per tale decisione. C’è sempre un prezzo da pagare, che sia visibile o no. Nel caso della Grecia e dell’Europa, tale prezzo è stato scaricato sulla popolazione in generale: costi maggiori di beni e servizi, salari minori, erosione progressiva del capitale.

Gli stati europei hanno fatto promesse troppo onerose da mantenere. Inebriati dall’ingegneria finanziaria e dalla repressione finanziaria alimentata dalla banca centrale, hanno illuso la popolazione con raggiri clientelari per fini elettivi. Finché è durato il boom, è andato tutto bene. Poi i nodi sono arrivati al pettine, e il bust ha messo gli eurocrati di fronte alla verità: non esistono pasti gratis. Quelle stesse promesse fonte di potere decisionale si stanno rivoltando contro coloro che le hanno strette. Infine, i pianificatori centrali saranno costretti a rompere tali promesse. Sta già accadendo: raid nei fondi pensione.

Non è una questione di se la Grecia andrà in bancarotta, ma di quando.



UNA MINA VAGANTE: LA FRANCIA

Il prossimo 23 aprile si terranno le elezioni nazionali in Francia e il fronte anti-euro sta guadagnando notevole trazione. L'eventuale vittoria della Le Pen significherebbe sedutastante la fine definitiva del progetto europeo, considerando che l'Europa quest'anno affronterà venti contrari provenienti da altre elezioni politiche: Germania e Olanda. In entrambi i paesi sta ribollendo il malcontento popolare, soprattutto perché i contribuenti del nord Europa stanno comprendendo d'esere la garanzia collaterale dietro le spese sconsiderate dei governi del sud. La volontà degli inglesi, espressa lo scorso giugno attraverso voto favorevole alla Brexit, rappresenta la pietra tombale per l'esperimento centrale del NWO in Europa.

Segna un precedente, non importa quanto ci vorrà per rendere effettiva l'uscita. E questo l'hanno capito anche i front-runner nel mercato obbligazionario sovrano che negli ultimi 6 anni avevano sostituito i bond vigilantes. Stanno capendo una cosa: le banche centrali non sono onniscienti come si credeva. Potrebbero perdere il controllo, soprattutto quando lo stato inizia a prendere possesso di pezzi crescenti della società e della produzione andando, di conseguenza, a distruggere ricchezza. Visto che uscire dall'Europa è possibile e che hanno puntato tutte le loro fiches sulla stampella rappresentata dalal BCE, adesso stanno considerando ciò che prima non sfiorava nemmeno i loro pensieri.

Quindi i front-runner stanno lasciando la scena al ritorno dei bond vigilantes, figure inizialmente mandate in letargo dai vari QE delle banche centrali.





E questo punto è qualcosa che viene ormai compreso anche dalla stampa mainstream, la quale puntualizza come una possibile uscita della Francia dall'UE stia inducendo gli investitori a cercare porti sicuri altrove:

Un sistema finanziario che già soffre di margini netti di reddito in calo e prestiti non performanti nel range dei €160 miliardi, collasserebbe in un istante se queste sofferenze dovessero aumentare e le perdite per le obbligazioni detenute dalle banche si mangerebbero il loro capitale.

Ciò condurrebbe inevitabilmente a controlli dei capitali e corse agli sportelli bancari in stile Grecia, mentre la Francia perderebbe la liquidità di supporto da parte della BCE.
In ultima analisi, non è importante se la Le Pen vinca o meno. È una questione di percezione. È una questione di fiducia, soprattutto. E quest'ultima al giorno d'oggi è stata iperinflazionata dalle politiche moentarie non convenzionali delle banche centrali. Il suo valore ormai è pari a zero. Lo stallo temporaneo raggiunto dalle banche centrali ed il semi-boom partorito dalle loro stampanti monetarie ha un prezzo, e lo pagheranno tutti coloro che hanno creduto al presunto "effetto ricchezza a cascata" o alla magia di un 2% d'inflazione. La realtà economica, sebbene agghindata dalle medie statistiche, racconta un'altra storia.

Il tarlo dell'incertezza sta già rosicchiando le precedenti verità che i front-runner avevano presumibilmente in tasca, iniziando a rimettere su la casacca dei bond vigilantes. Questo significa perdite in conto capitale diffuse. Poi i mecati scopriranno che le vulnerabilità cicliche sono diventate strutturali e che senza una correzione non ci sarà modo di tornare a prosperare. Alla fine si riduce tutto ad una corretta allocazione delle risorse economiche, le quali sono scarse e se vengono sprecate le attività che perseguono questa via distruttiva devono andare in bancarotta.



CONCLUSIONE

Che sia il sistema bancario commerciale italiano, la Grecia o le incertezze provenienti dalle elezioni francesi, l'euro e l'Europa sono due zombie che camminano. Non hanno alcuna speranza di sopravvivere alla correzione dei mercati quando la ricchezza reale viene sprecata e non ne viene creata di nuova. È possibile prolungare l'agonia, ma al prezzo di un maggiore dolore economico in futuro. Questo significa che ogni nuovo giro di interventismo politico e monetario intordurrà nel sistema economico un ostacolo alla pulizia dei mercati che renderà strutturali le vulnerabilità precedenti (es. attività che sprecano risorse scarse). In questo modo basteranno eventi sempre più di piccolo livello per mandare il tutto fuori controllo.

Quindi se prima i robo-trader rispondevano spingendo il pulsante "acquistare" ogni volta che la BCE parlava, adesso ci stanno pensando più accuratamente, tenendo in sospeso il pollice sul pulsante "vendere". I fondamentali di mercato non riflettono più una gestione del rischio e un calcolo profitti/perdite in accordo con i desideri degli attori economici. Dalle banche centrali è nato questo caos e con le banche centrali finirà. È sempre stato questo il destino della pianificazione monetaria centrale.


Un piano per far tornare grande me stesso

Gio, 23/03/2017 - 11:09
Capita spesso che alcuni dei commentatori ai miei articoli, carichino a testa bassa ogni volta che leggono qualcosa contro lo stato e a favore delle imprese private. Si riduce il tutto ad una guerra tra fazioni, dove il caos risultante partorisce solamente sterili soluzioni e arroccamenti sulle proprie idee. Il confronto per de il suo significato e la violenza della coercizione statale finisce per vincere, perché qualunque sia la guerra essa rappresenta sempre la salute dello stato. Ma fermatevi a pensare un attimo e guardatevi intorno: chi ha costruito, prodotto, o fabbricato tutte le cose che vi circondano? Non sono spuntate fuori dal terreno "spontaneamente". Sono parte di quel "miracolo" del mercato con cui Leonard Read descriveva la nascita della matita. E dato che si tratta di un "miracolo", dovremmo essere grati per tutte quelle bellezze e quel benessere che lo sforzo di altre persone ci garantiscono. Dovremmo essere grati per quelle persone che si sono accollate un rischio e, inventando ed investendo, hanno creato degli oggetti che hanno significativamente migliorato la nostra vita. E che tipo d'istituzione incentiva questo meccanismo? Non lo stato, che non ha risorse proprie e non crea niente di davvero nuovo. Invece è la proprietà privata ed i processi di segnalazione (es. prezzi e tassi d'interesse) di un mercato libero da ostacoli che permettono l'avvento di suddetto miracolo. Siate, quindi, grati al fatto che avete tante benedizioni che vi circondano e a cui potete accedere ad un costo relativamente basso. Altrimenti potete sempre farvi da soli un sandwich. Oppure un maglione.
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di Jeffrey Tucker


Ero uscito a comprare un maglione questo fine settimana e mi sono imbattuto in Donald Trump, il quale m'ha detto che avrei dovuto smettere di esternalizzare il mio lavoro.

"Dovresti lavorare a maglia e creare il tuo maglione."

Gli ho spiegato che non sono molto bravo a lavorare a maglia. Ho altre cose da fare. Questa idea mi sembrava un'enorme spreco di tempo. Non riuscivo proprio a vedermi seduto a casa e lavorare la maglia. È vero che questo mi avrebbe dato un lavoro, ma non era un lavoro che volevo, soprattutto perché c'è qualcun altro che vuole farlo al posto mio.

Ma non era d'accordo, spiegando che il problema di questo paese è che si continua a dare agli altri lavori che potremmo fare noi. Questa è una brutta cosa ed è per questo motivo che stiamo tutti soffrendo così tanto.

Ho insistito avanzando altre obiezioni, così mi ha proposto un accordo. Se avessi continuato ad esternalizzare il mio lavoro, gli avrei pagato una tassa del 35%, il che significa che qualora avessi speso $50 per un maglione, gli avrei dovuto mandare $17.50. Una rottura, chiaramente, ma eravamo entrambi d'accordo.

Invece se avessi lavorato a maglia, m'avrebbe ridotto l'imposta al 15%, oltre a dispensare il mio lavoro da tutte le normative esistenti. Sarei stato libero di fare qualsiasi maglione volessi. Il problema è che avrei dovuto lavorare a maglia, perché fare una cosa del genere m'avrebbe reso grande.

"Pensaci", ha detto, "Jeffrey Tucker è in affari!"

In un certo senso suonava abbastanza bene. Un po' goffo, ma OK. È imbarazzante, ma mi sono messo a lavorare a maglia durante la notte e nei fine settimana, producendo almeno un maglione al mese. Continuerò a farlo per guadagnare il beneficio promesso.

Inoltre smetterò d'acquistare maglioni nei negozi, e quindi porrò fine alla mia dipendenza d'esternalizzare la mia produzione. È vero che ho rinunciato ad una quantità enorme di tempo libero e devo comprare più risorse che prima non compravo (es. fili e aghi), ma ho evitato una sanzione punitiva, pago meno tasse e devo obbedire a meno regolamenti.

L'accordo non mi sembra molto efficiente, ma, come ha detto Trump, prestare attenzione all'efficienza piuttosto che alla grandezza è esattamente ciò che va storto in questo paese.

A volte mi chiedo perché la sua versione di grandezza dovrebbe prevalere sulla mia, ma, ehi, è il Presidente.



Un mese dopo

Finalmente ho finito il mio primo maglione e sono un po' indietro con le altre cose. Ho smesso di lavorare per Uber. Ho smesso di vendere roba su eBay. Stavo facendo volontariato per un ente di beneficenza e anche questo ho dovuto mollare. Ma almeno ora ho un maglione. Forse posso farci un po' di soldi, dopo tutto.

Ho provato a venderlo, ma non sono riuscito a trovare nessun acquirente. A quanto pare tutti gli altri che avevano bisogno di un maglione avevano stretto un accordo simile. Anche loro erano stati convinti a diventare grandi cucendo i propri maglioni. Siamo tutti diventati autosufficienti dal punto di vista dei maglioni.

Spero che non si sentano poveri quanto io mi sento ora.

A poco a poco ho capito una cosa: se si collabora con gli altri, si condivide il lavoro, si scopre che cosa si sa far meglio, si commercia con gli altri, e si prendono le proprie decisioni su ciò che si vuole internalizzare o esternalizzare, si può finalmente trovare la strategia migliore per utilizzare bene il proprio tempo e le risorse.

Come Adam Smith dimostrò molto tempo fa, una chiave per la prosperità è l'espansione della divisione del lavoro, cioè, trovare il modo di trarre vantaggio dai talenti degli altri, ovunque si trovino. Posso farlo solo se sono veramente libero di comprare e vendere cose in base alle mie valutazioni. Ed in base a questo sistema, ciò che più va a mio beneficio andrà anche a maggior beneficio degli altri.

Questo sistema, che possiamo chiamare libero scambio, ha il vantaggio di creare una sorta di senso di comunità, pace e prosperità. C'è una sorta di grandezza riguardo questo concetto, dopo tutto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La connessione tra inflazione e disoccupazione

Mer, 22/03/2017 - 11:06




di Frank Shostak


Un calo del tasso di disoccupazione negli Stati Uniti al 4.6% il novembre scorso, rispetto al 4.9% del mese precedente e al 5% del novembre dell'anno precedente, ha spinto alcuni commentatori a suggerire che siamo quasi vicini al cosiddetto tasso naturale, che si ritiene essere a circa il 4.5%.

Si ritiene che una volta che il tasso di disoccupazione scende al di sotto di un tasso "ottimale" — chiamato Non-Accelerating Inflation Rate of Unemployment (NAIRU) — esso scatena una spirale inflazionistica.




Questa accelerazione del tasso d'inflazione avviene attraverso un aumento della domanda di beni e servizi. Fa salire anche la domanda di lavoratori e mette pressione sui salari, rafforzando la crescita del tasso d'inflazione.

Quindi da questo punto di vista sarà difficile per il presidente Trump abbassare le aliquote fiscali e aumentare la spesa per infrastrutture, senza rischiare un forte aumento del tasso d'inflazione. O almeno, così si sostiene.

Da notare che a ottobre dell'anno scorso, il tasso di crescita annuale dell'indice dei prezzi al consumo era all'1.6% rispetto allo 0.2% dell'ottobre dell'anno precedente.

Ciò aumenta anche le probabilità che la Federal Reserve debba adottare una posizione più aggressiva per quanto riguarda i tassi d'interesse, in modo da contrastare ogni possibilità di un tasso d'inflazione in accelerazione.




Il NAIRU è una misura arbitraria, derivata da una correlazione statistica tra le variazioni dei prezzi al consumo e il tasso di disoccupazione. Ciò che conta nel quadro NAIRU è se la teoria "funziona", vale a dire, se un calo del tasso di disoccupazione al di sotto del parametro di riferimento possa risultare in un tasso d'inflazione in accelerazione.

Utilizzare una correlazione statistica come base di una teoria, significa che "tutto fa brodo". Ad esempio, supponiamo che esista una forte correlazione tra il reddito di Jones e il ritmo di crescita dei prezzi al consumo. Più è alto il tasso d'aumento del reddito di Jones, più sarà alto il tasso d'aumento dei prezzi al consumo.

Quindi si potrebbe facilmente concludere che, al fine di esercitare un qualche controllo sul tasso d'inflazione, la banca centrale debba guardare con attenzione il tasso d'aumento del reddito di Jones. Questo esempio è tanto assurdo quanto il concetto del NAIRU.

Lo scopo di una teoria è presentare i fatti della realtà in forma semplificata. La teoria deve provenire dalla realtà e non da qualche idea arbitraria che si basa su una correlazione statistica.

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, una forte attività economica non causa un aumento generale dei prezzi dei beni e servizi e un surriscaldamento economico etichettato come inflazione. Indipendentemente dal tasso di disoccupazione, purché ogni aumento delle spese sia sostenuto dalla produzione, non potrà verificarsi alcun "surriscaldamento".

Il surriscaldamento emerge una volta che aumenta la spesa senza che sia sostenuta dalla produzione, una situazione che si verifica quando viene aumentata la massa monetaria. Una volta che aumenta la massa monetaria, si genera uno scambio di nulla per qualcosa, o un consumo senza aggiunte precedenti alla produzione.

Come regola generale, un aumento dello stock di moneta è seguito da aumenti generali nei prezzi dei beni e servizi. I prezzi sono un altro nome per la quantità di denaro che le persone spendono in cambio dei beni che acquistano. Quando il denaro viene iniettato nell'economia, non finisce istantaneamente in tutti i mercati, ma ci finisce a tappe — c'è un ritardo. Ecco, quindi, la ragione per l'intervallo di tempo tra il cambiamento della massa monetaria e le variazioni dei prezzi.

Se la quantità di denaro in un'economia aumenta, mentre la quantità di merci rimane invariata, più soldi saranno spesi per una data quantità di merci (e, di conseguenza, i prezzi aumenteranno). Al contrario, se lo stock di moneta resta invariato, non sarà possibile spendere di più per tutti i beni e servizi, quindi non sarà possibile alcun aumento generale dei prezzi. Per la stessa logica, in un'economia in crescita con una quantità crescente di merci ed un stock di moneta invariato, i prezzi scenderanno.



Limitare la spesa pubblica e la creazione di denaro dal nulla porterà alla creazione di ricchezza

Se il presidente Trump dovesse sigillare tutte le scappatoie per la creazione di denaro "dal nulla" ed abbassare la spesa pubblica, questo lascerà più ricchezza reale nelle mani di coloro che la possono creare. Ciò rafforzerà il processo di creazione della ricchezza.

Un rafforzamento del processo di creazione della ricchezza consentirà un aumento della produzione di beni e servizi, vale a dire, un rafforzamento della crescita economica. Di conseguenza questo corrisponderà al declino del tasso di crescita dei prezzi dei beni e servizi. (Ricordate, le feritoie per la creazione di denaro "dal nulla" sono sigillate.) Questo corrisponderà anche ad una diminuzione del tasso di disoccupazione.

Si osservi inoltre che in un'economia senza ostacoli con un minimo coinvolgimento dello stato nell'attività economica e in assenza di creazione di denaro "dal nulla", avrà luogo un uso efficiente delle risorse. In un ambiente del genere, nessuno avrebbe bisogno del cosiddetto NAIRU. Tale ambiente sarà favorevole all'espansione della ricchezza reale, ad un basso tasso di disoccupazione e ad un declino del tasso d'inflazione.

Si noti inoltre che in un'economia di mercato, qualsiasi forma di disoccupazione sarà di natura volontaria. Gli individui saranno pagati in conformità con il loro contributo alla produzione di ricchezza. Chiunque insista per un salario superiore a quello che è il suo contributo alla creazione di ricchezza, rimarrà disoccupato.

Tuttavia le probabilità che Donald Trump abbraccerà uno stato minimo, con le feritoie alla creazione di denaro "dal nulla" sigillate, sono praticamente pari a zero.



Una maggiorazione della spesa pubblica metterà a repentaglio la creazione di ricchezza

Quindi suggeriamo che qualsiasi espansione della spesa pubblica rischia di indebolire ulteriormente il processo di creazione di ricchezza e causare difficoltà economiche.

Ovviamente se il processo di creazione di ricchezza è ancora in grado di assorbire tutti gli abusi provenienti dall'espansione dello stato e dalle politiche monetarie sconsiderate delle banche centrali, allora le politiche di Donald Trump e della FED all'inizio sembreranno avere successo.

Questa illusione si dissolverà una volta che il bacino della ricchezza reale finirà su un percorso discendente. Poi l'economia cadrà in una grave crisi economica.

Qualsiasi presa di posizione accomodante da parte della Federal Reserve e dello stato, serviranno solo a peggiorare le cose. Ricordate, lo stato non è un'entità che genera ricchezza — la consuma soltanto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Denaro reale e perché ne avete bisogno ora

Mar, 21/03/2017 - 11:10




di Bill Bonner


Molti anni fa, prima dell'invenzione della moneta moderna o del capitalismo, la gente possedeva lo stesso una certa quantità di ricchezza – anche se limitata. E aveva ancora modo di tenerne traccia. Il principio del "commercio equo" sembra essere nel nostro DNA.

Se date qualcosa al vostro prossimo, non vi aspettate che vi colpisca in testa. Vi aspettate che vi dia qualcosa in cambio. E se gli date una mucca e lui vi dà la metà di un coniglio, un qualche istinto vi dice che non è "giusto".

Le piccole comunità potevano tenere traccia di chi doveva cosa a chi. Ma con l'evoluzione della civiltà, è risultato necessario un nuovo tipo di denaro.

In un gruppo di persone in una valle isolata, ci si poteva ricordare che un vostro cugino vi doveva dare qualcosa pari al valore del cinghiale che gli avevate dato... e che dovevate offrire vostro figlio o figlia alla famiglia da cui avevate ottenuto vostra moglie... e così via.

Ma al crescere del gruppo, la gente ha avuto bisogno di un modo per regolare le operazioni senza doversi fidare delle persone con cui stava facendo affari o ricordare cosa doveva a chi.

Quando Aristotele descrisse il "denaro", aveva in mente il nostro denaro moderno – qualcosa che non è ricchezza, ma agisce come un segnaposto per la ricchezza. Si tratta di informazioni; ci dice quanta ricchezza reale è possibile rivendicare.

Negli ultimi 5,000 anni, il miglior tipo di denaro è stato l'oro (e in misura minore l'argento). L'oro è molto utile in quanto denaro. Con esso è possibile fare affari con perfetti sconosciuti. Può essere usato per sostituire quasi qualsiasi quantità di ricchezza. In seguito la cartamoneta – che rappresenta unità d'oro o argento – ha facilitato ancora di più il commercio. Senza questo denaro moderno, un'economia avanzata non sarebbe stata possibile.

Il denaro reale permette un'elaborazione della divisione del lavoro, e fornisce all'intero sistema le informazioni di cui ha bisogno per funzionare. Non si può costruire un'automobile, per esempio, senza una vasta rete di input – lavoro, acciaio, batterie, vetro, gomma – provenienti da tutto il mondo.

E per metterli insieme in qualsiasi modo ragionevole, è necessario sapere quanto costa ognuno di loro. Prendere la gomma dalla Malesia sarà molto più efficiente che cercare di prenderla da fornitori finlandesi; il prezzo, espresso in unità di denaro, ve lo dirà immediatamente.

Questa è il motivo per cui alti livelli d'inflazione portano l'economia ad arenarsi. Il segnaposto perde il suo posto. Non si capisce più quanto costano le cose. E da un momento all'altro, il vostro posto in fila cambia.

Un'altra caratteristica importante del denaro moderno è che le transazioni sono definitive. Vi do un pollo... voi mi date una piccola moneta d'oro. Affare fatto. Non bisogna preoccuparsi di ciò che accadrà in futuro. Ho i miei soldi e non vi devo niente, così come voi non dovete nient'altro a me.

Sì, c'è sempre la possibilità che l'oro possa perdere valore... che non potrebbe tenere molto bene il suo posto in fila. Non è una grande preoccupazione, però.

I prezzi vanno su e giù. Ma secondo The Golden Constant di Roy William Jastram, il valore dell'oro oggi è circa lo stesso di quello che era – nella misura in cui queste cose possono essere misurate con precisione – 500 anni fa. E non devo preoccuparmi di una terza parte, perché non c'è nessuna terza parte, o controparte, in questa operazione.

L'oro è denaro "che non ha bisogno di fiducia". Non dobbiamo fidarci del tipo da cui l'abbiamo ottenuto. E non è stato emesso o creato da qualche agenzia governativa, quindi non dobbiamo avere fiducia nei federali affinché ne conservino il valore.

Quando il sistema monetario degli Stati Uniti è stato cambiato in due mosse – prima quando Lyndon Johnson nel 1968 chiese al Congresso di abrogare l'obbligo di una riserva d'oro per sostenere la valuta degli Stati Uniti e poi quando nel 1971 Richard Nixon chiuse la convertibilità del dollaro in oro – il governo degli Stati Uniti ha reintrodotto una forma di denaro più primitiva.




Con questa nuova moneta, l'economia degli Stati Uniti – e, per estensione, gran parte dell'economia mondiale – è stata plasmata da credito superiore ai risparmi disponibili. Migliaia di miliardi di dollari in nuovi alberghi, case, aziende, centri commerciali, fabbriche, cene, farmaci – e quasi tutto il resto – sono stati finanziati con questo credito vuoto.

Prima o poi questo debito deve fare i conti con la deflazione o l'inflazione. Ma qualcuno alla fine paga: con la deflazione, paga il creditore quando il suo credito va a male; con l'inflazione pagano tutti attraverso l'aumento dei prezzi.

Sin dal 1971 la fiducia nel dollaro da parte dell'americano medio è stata premiata con una perdita enorme – circa il 95% del valore del dollaro è scomparso. Come ci si aspetterebbe, questo nuovo denaro non è più degno di fiducia. Ogni operazione coinvolge terze parti – il custode della moneta.

Diciamo che avviate un'impresa e la vendete per $1 milione. Voi sapete che potete scambiare quei soldi per un valore di beni e servizi pari ad un milione di dollari. Il denaro rappresenta risorse per un valore di un milione di dollari. Sono usciti fuori da qualcosa con un valore tangibile che è stato aggiunto all'economia.

Ma se quel milione di dollari fosse stato prestato da una banca commerciale o stampato dalla banca centrale, piuttosto che guadagnato onestamente e risparmiato, non ci sarebbe una corrispondente aggiunta di beni e servizi all'offerta mondiale.

Questo è solo un altro modo di guardare alla classica teoria quantitativa della moneta. L'offerta di beni e servizi deve sempre essere bilanciata rispetto al denaro disponibile. Se la quantità di denaro disponibile (o di credito) è doppia e l'offerta di beni e servizi resta invariata, anche i prezzi dovrebbero raddoppiare. Non immediatamente, ma spesso all'improvviso.

L'oro si distingue in quanto non può essere estratto facilmente. I costi d'estrazione tendono ad aumentare con i livelli di PIL e dei prezzi in generale. Così l'offerta di questo tipo di denaro tende a salire più o meno in linea con l'offerta di beni e servizi.

I prezzi rimangono più o meno stabili. Non esiste alcun custode di cui ci si debba preoccupare. Si tratta di una valuta che non ha bisogno di fiducia. Il grafico qui sopra vi mostra come il prezzo in dollari dell'oro sia rimasto abbastanza stabile fino all'avvento del nuovo sistema monetario nel 1971.

Dal momento che il custode – terze parti – è entrato in scena, il valore del biglietto verde è sceso da $40 per oncia d'oro a $1,200 per oncia.

Questo è qualcosa di cui preoccuparsi, tanto più che i livelli di debito stanno raggiungendo nuovi record e l'impegno del custode nel mantenere stabile il valore del dollaro sta sbiadendo. I federali in realtà vogliono un dollaro più debole e non esitano a dirlo.

Ma almeno questa minaccia è compresa, anche quando non pienamente apprezzata. È qualcosa "da manuale". Aumentate l'offerta di denaro e, a parità di condizioni, aumenterete i prezzi. Non aumenterete i livelli di ricchezza, né il PIL; cambierete solo il rapporto tra beni e servizi disponibili rispetto al denaro disponibile.

Un'altra cosa da manuale è anche la seguente: in un sistema con denaro onesto, non si può prestare denaro che non si ha. Non si poteva prestare oro a meno che non si disponesse di quell'oro da dare in prestito. Nessun prestito al di sopra del risparmio disponibile = nessun aumento artificiale della massa monetaria = nessuna inflazione dei prezzi (né negli asset, né nei beni di consumo e servizi). Nessun boom artificiale = né alcun conseguente bust.

Quindi, vedete, ci sono evidenti vantaggi con l'oro, se si desidera avere un sistema monetario onesto. E mentre il sistema monetario pre-1971 non aveva raggiunto questo ideale, l'inaffidabilità del denaro post-1971 è ben dimostrata nel grafico qui sopra. La sua disonestà è illustrata dalla quantità di credito creata sin dal suo inizio – circa $59,000 miliardi.

Anche questo è qualcosa da manuale. Questo è credito in eccesso, superiore ai risparmi reali disponibili. Si tratta di una frode e produce una crescita insostenibile e fraudolenta.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Trump ha perso la grande occasione di bonificare la palude

Lun, 20/03/2017 - 11:06




di David Stockman


Janet Yellen ha affermato che rimarrà in carica fino alla durata naturale del suo mandato (gennaio 2018) e ha sfacciatamente tenuto conferenze al Congresso mettendo in guardia dai pericoli dell'interferenza politica con la banca centrale.

Oddio mio!

Prima del dicembre scorso — dopo l'elezione presidenziale — la FED ha trascorso l'anno intero a rimanere seduta sui tassi d'interesse quasi a zero per nessuna ragione plausibile. Il motivo principale era quello di perpetuare la bolla nel mercato azionario e quindi garantire l'elezione di Hillary Clinton con conseguente perpetuazione del sistema di Wall Street/Washington.

A suo merito, Donald Trump ha denunciato questa intromissione politica durante la campagna elettorale, definendola "vergognosa" e progettata per mantenere gonfiate le medie azionarie fino all'otto novembre.

Aveva ragione. Eppure, nonostante la sua vittoria scioccante, la Yellen ha la temerarietà di negare la realtà; praticamente il bue che dice cornuto all'asino. Il suo partito keynesiano-statalista è stato ripudiato dal popolo americano, ma zia Janet insiste sul fatto che il suo diritto a rimanere a capo della FED non è stato intaccato di un virgola.

Inoltre, questa non era la solita nenia circa la presunta "indipendenza" della FED, piuttosto una sorta di messaggio non tanto velato all'attuale presidente.

Voleva dire che per i mandarini monetari arroganti che gestiscono la banca centrale della nazione, la sua elezione era irrilevante e che, in ogni caso, la FED non aveva nulla a che fare con i fallimenti economici che hanno portato la maggioranza degli elettori nell'entroterra statunitense a votare per Trump.

Oh sì, invece!

Nel grande schema delle cose, la distruzione di una determinazione onesta dei prezzi nei mercati finanziari e la trasformazione dei piani alti delle grandi società americane in tane d'ingegneria finanziaria, è esattamente ciò che ha fatto finire in un fosso il capitalismo americano.

Infatti il pompaggio monetario e la repressione finanziaria sono stati più dannosi della tassazione, la regolamentazione e tutte le altre intrusioni statali nel libero mercato.

Questo perché i tassi d'interesse incredibilmente bassi hanno innescato una corsa folle per rendimenti decenti tra i manager delle obbligazioni, i quali a loro volta hanno passato gli ultimi 7 anni a fare offerte d'acquisto per obbligazioni societarie e altri titoli di debito.

Ma i capitali artificialmente a basso costo non hanno generato un boom degli investimenti per Main Street, come invece recita il catechismo keynesiano. I geni nell'Eccles Building non hanno fatto i conti con il fatto che quando si falsificano i prezzi degli asset finanziari, come il rendimento dei titoli obbligazionari, si crea una reazione a catena di ulteriori distorsioni, falsificazioni e cattivi investimenti.

Il mercato azionario è estremamente sopravvalutato — probabilmente il 50% o più — ed è diventato un agente di distruzione del capitalismo piuttosto che un forum efficace per la raccolta e l'allocazione del capitale azionario.

Inutile dire che i cosiddetti economisti conservatori che consigliano Trump — ed il GOP — non capiscono affatto questo punto. Dovrebbero tornare a leggere Adam Smith — visto che non si accorgono che la moneta della banca centrale rovina il libero mercato e ne distrugge le regole.

La massiccia ingegneria finanziaria ha creato una deformazione orribile guidata dalla Finanza delle Bolle della banca centrale. Ha deformato i prezzi del debito, favorendo un'allocazione errata del capitale.

In tale contesto, i cosiddetti economisti conservatori continuano ad abbaiare contro una pressione fiscale troppo elevata — e questo è vero perché, per definizione, tutte le tasse sono sempre troppo alte.

Ma la questione più importante, il motivo per cui gli investimenti delle imprese e la creazione di occupazione sono in fase di stallo in America, non è perché l'IRS le ha prosciugate fino al midollo. In realtà, il General Accounting Office (GAO) ha studiato le dichiarazioni dei redditi di tutte le grandi aziende statunitensi dal 2008 fino al 2012 e ha scoperto che il 20% delle grandi imprese non ha pagato alcuna imposta sul reddito delle società.

Inoltre le grandi aziende statunitensi nel loro complesso, hanno pagato solo il 14% del loro reddito al netto delle tasse in imposte sul reddito. Ciò non è nemmeno vicino alla cifra legale del 35%, o anche a quella effettiva del 22%, spesso citata dagli esperti fiscali. Ma quest'ultima include tasse estere, statali e locali, che non cambierebbero anche se la cifra legale degli Stati Uniti scendesse a zero.

Non fraintendetemi qui. L'imposta sul reddito delle società degli Stati Uniti è una stupida ed inefficiente reliquia di un'epoca precedente. Dopo tutto, l'esattore delle tasse non riuscirà a stare al passo col mondo di oggi, dove il capitale si sposta istantaneamente, dove la tecnologia, i prodotti ed i servizi di sourcing, nonché gli impianti ed i servizi d'immagazzinamento, cambiano costantemente.

L'imposta sul reddito delle società ha generato appena $300 miliardi nell'anno fiscale 2016, o l'1.6% del PIL — rispetto al 8-9% nel periodo d'oro degli anni '50, dove poteva avere un senso marginale. Ma oggi, è solo un modo per dare lavoro a figure professionali come commercialisti, avvocati e consulenti tributari.

Quindi una riduzione dell'imposta sul reddito delle società al 15% — o addirittura una sua eliminazione — è una splendida idea, perché ridurrà il costo degli adempimenti fiscali pendenti sulle aziende. E col tempo, le risorse liberate — tra cui avvocati fiscali riciclati — contribuiranno ad aumentare la produttività e la crescita dell'economia degli Stati Uniti.

Ma nel breve termine questo tipo di riduzione fiscale da sola non contribuirà molto a rilanciare gli investimenti delle imprese in attività produttive, la crescita e l'occupazione. I killer nel mondo degli affari di oggi sono i CEO, i CFO ed altri alti dirigenti che occupano i piani alti delle grandi aziende.

Ma ecco il punto.

Sono creature del sistema d'incentivazione artificiale e di mispricing del capitale che è controllato dalla FED. Quindi, fintanto che la cricca di keynesiani nel mercato azionario rimane in carica, non ci sarà alcun boom degli investimenti per far tornare grande l'America.

Invece i soldi risparmiati da una riduzione dell'imposta sulle società, andrà a finire in riacquisti di azioni proprie e in altre forme d'ingegneria finanziaria destinati a gonfiare i prezzi delle azioni e il valore delle stock option dei piani alti delle grandi aziende. Allo stesso modo, il "condono fiscale" progettato per permettere alle aziende statunitensi di riportare $2 miliardi off-shore negli Stati Uniti — si tradurrà anch'esso in riacquisti di azioni proprie, dividendi e altri affari proprio come accaduto nel 2004.

In breve, non ci sono iniziative di politica fiscale o normativa fiscale che possano rilanciare la crescita fino a quando il mercato azionario non crollerà e non verrà eliminato del tutto il flusso di denaro gratuito che ha reso selvaggia la speculazione, trasformando suddetto mercato in una bisca clandestina.

Quindi lasciare Janet Yellen e il suo collega insopportabile, Stanley Fischer, al potere, sarebbe il colmo della follia per l'amministrazione Trump. L'effetto sarebbe quello di mantenere gonfiata questa gigantesca bolla a Wall Street, giusto il tempo per far ricadere su Donald Trump il suo inevitabile scoppio.

Come ho detto, il suo compito doveva essere quello di sradicare le erbacce!

Trump doveva chiedere le loro dimissioni il 20 gennaio stesso. Questo semplice, ma decisivo comando, avrebbe causato un immediato scoppio delle bolle folli a Wall Street.

Ma questo è esattamente il punto, ed è coerente con il modo in cui agì Ronald Reagan nel 1981. Se Trump è eccezionalmente bravo in qualcosa, è quello di creare piñata politiche che poi possono essere colpite più e più volte.

Avrebbe potuto incolpare l'amministrazione Obama per la necessaria epurazione del casinò. E avrebbe anche dovuto incolpare il drappello di pianificatori monetari centrali della FED che hanno gonfiato bolle dopo bolle — svuotando Main Street di capitale, investimenti, crescita, posti di lavoro e potere d'acquisto.

Ecco come Trump avrebbe potuto iniziare la bonificazione della palude, ma non l' ha fatto.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il destino dell'Europa è segnato

Ven, 17/03/2017 - 11:09




di Alasdair Macleod


L'ultima conseguenza della cattiva gestione economica in Europa è stata il fallito tentativo di riforma costituzionale in Italia.

Il popolo italiano ne ha avuto abbastanza del fallimento economico del suo governo, e s'è rifiutato di darvi più potere.

L'UE e il progetto dell'euro sono stati un disastro economico per tutti i partecipanti, inclusa la Germania, che alla fine sarà costretta a rinunciare ai sudati risparmi che ha prestato agli altri membri della zona Euro. Sappiamo con assoluta certezza che l'euro si autodistruggerà e la zona Euro si disintegrerà.

La classe politica e la BCE sono guidate da credenze economiche — non posso conferire loro dignità definendole teorie ragionate — che renderanno sicuro questo risultato. Inoltre insistono sull'uso di statistiche che non sono corrette per la funzione dichiarata: il miglior esempio è il PIL, che ho criticato all'infinito e non mi ripeterò qui. Inoltre i numeri sono travisati dagli statistici governativi: l'IPC e le cifre legate alla disoccupazione sono i principali esempi.

Questo articolo prende un pezzo scritto da William Hague sul Daily Telegraph per illustrare quanto siano profonde le incomprensioni, anche per un politico relativamente illuminato, riguardo questo mix di assurdità e di propaganda statistica. Questo articolo farà anche riferimento ad un discorso tenuto questa settimana a Liverpool da Mark Carney, governatore della Banca d'Inghilterra, mostrando quanto anch'egli sia disconnesso dalla realtà. Molte delle idee sbagliate che ritroviamo in lui e in Haegue sono condivise da quasi tutti, quindi per la maggior parte passano inosservate.

Hague accusa l'euro per tutti i mali d'Europa: "[...] ha reso alcuni paesi, come l'Italia e la Grecia, più poveri mentre altri più ricchi", ed è certamente un sentimento comune. Ma non è mai colpa della valuta, ma di quelli che cercano di usarla per ottenere risultati politici ed inevitabilmente falliscono nel loro intento.

Prima che l'euro entrasse in vigore, diverse valute avevano diversi tassi d'interesse, i quali riflettevano la valutazione del mercato riguardo il rischio di credito. Il governo greco, prendendo in prestito in dracme, pagava tipicamente interessi oltre il 12%, mentre la Germania poteva pagare il 3% in marchi. Il fatto che esistessero tassi differenti in diverse valute, imponeva ai mutuatari una sorta di disciplina di mercato.

Dopo l'introduzione dell'euro, i tassi d'interesse per i mutuatari sovrani si sono diretti verso il tasso più basso, che era quello della Germania. Ecco la ragione: le banche potevano aumentare i prestiti nei mercati obbligazionari e monetari per fare soldi facili col differenziale tra i tassi tedeschi e gli altri, presupponendo che l'intera baracca sarebbe stata garantita dalla UE e dalla BCE. Era perfettamente ragionevole aspettarsi questo risultato, ma non è chiaro se i burocrati a Bruxelles erano abbastanza intelligenti da sapere che sarebbe successo. Se si aspettavano un esito del genere, allora hanno ignorato volontariamente le eventuali conseguenze, e se non se lo aspettavano, erano semplicemente ignoranti punto e basta.

Questi stessi burocrati hanno piegato le regole che essi stessi avevano originariamente definito per consentire ai paesi di aderire all'euro. In base al trattato di Maastricht, i deficit di bilancio dovevano essere inferiori al 3% del PIL ed il rapporto debito pubblico/PIL inferiore al 60%. Né la Germania, né la Francia hanno rispettato questi parametri. Invece il governo greco ha mentito, con la piena conoscenza e l'incoraggiamento degli altri membri. No, Hague, è colpa dei policymaker, non della valuta.

Poi continua: "L'adesione all'euro ha costantemente impoverito gli italiani." Non è così. Sono stati gli italiani che hanno utilizzato un euro a buon mercato per prendere in prestito in modo sconsiderato. Loro, e solo loro sono responsabili della cattiva gestione della loro economia e dei loro problemi di debito, che per inciso oggi superano il limite di Maastricht di oltre il 75%.

Hague, inoltre, spaccia la favoletta dei presunti benefici che l'euro ha consegnato alla Germania: "I tedeschi continuano ad esportare facilmente e hanno eccedenze di bilancio, mentre gli italiani arrancano e sprofondano nel debito." Questa affermazione tra virgolette sarebbe senza dubbio vera se la prendessimo per quella che è, ma è sbagliato incolpare l'euro. Invece la colpa è degli squilibri fiscali relativi ai tassi dell'espansione del credito bancario e dell'orrore supplementare dei saldi TARGET2. Quest'ultimo artificio ha lo scopo di uniformare gli squilibri monetari che altrimenti emergerebbero sulla scia degli squilibri commerciali. Ma coloro che li hanno progettati sembravano essere completamente all'oscuro che l'unico modo per controllare gli squilibri commerciali, passa attraverso una scarsità di denaro ed accumuli che derivano rispettivamente da deficit ed eccedenze commerciali. Invece i saldi TARGET2 rendono positiva la carenza di denaro che deriva dalle importazioni in eccesso, e riducono le eccedenze di denaro che si accumulano nelle mani degli esportatori. Riciclano i soldi spesi dagli italiani in modo che possano essere spesi di nuovo, o anche accumulati fuori d'Italia, all'infinito. I saldi TARGET2 sono la prova vivente di quanto ci sia di ridicolo dietro al progetto dell'euro.

Hague fornisce un'eccezione alla sua tesi, citando la maggiore produttività della Germania e suggerendo che l'unica via d'uscita per l'Italia è quella d'attuare riforme coraggiose per aumentare la produttività allo stesso livello di quella della Germania. Non dice quali potrebbero essere queste riforme, ma lo dico io: il nuovo governo dovrebbe ridimensionarsi dal 52% del PIL a meno del 40%, meno è meglio è. Porre fine alla distruzione del capitale da parte dello stato, farà miracoli. Le politiche fiscali dovrebbero favorire i risparmiatori. Allo stesso tempo, dovrebbe essere permesso agli italiani di andare avanti con la loro vita e capire che lo stato non li sosterrà con elargizioni sociali.

Infine la conclusione di Hague, sebbene sia corretta dal punto di vista giuridico, non è corretta da un punto di vista strettamente economico. Egli afferma che lasciare l'euro è molto più complicato che lasciare l'Unione Europea, non essendoci un Articolo 50. Egli implica che se l'Italia ritornasse alla lira, non c'è dubbio che crollerebbe rapidamente portandosi dietro le sue banche, perché i creditori italiani si aspetterebbero d'essere rimborsati in euro, mentre il costo dei prestiti in lire continuerebbe ad aumentare rapidamente, indebolendo le finanze pubbliche.

Tuttavia, contrariamente a tutto quello che i keynesiani hanno insegnato agli studenti creduloni, l'obiettivo economico dell'indipendenza monetaria dovrebbe essere quello di una moneta solida, non in continuo deprezzamento. L'Italia ha abbastanza oro per organizzare un gold exchange standard per sé stessa o, in alternativa, potrebbe creare un comitato valutario con l'euro e garantire che la lira conservi valore agli occhi dei creditori stranieri. In entrambi i casi si richiede qualcosa di nuovo ai politici italiani: devono stringere i denti sulle finanze pubbliche e permettere che il capitale sia riassegnato dalle imprese moribonde a nuove attività imprenditoriali dinamiche. Si può fare, e l'Italia emergerebbe rapidamente come una nuova forza industriale.

Ma sarà fatto? Purtroppo no, e qui dobbiamo concordare con Hague. In comune con i loro omologhi altrove, i politici italiani si sono circondati da "yes-men" economici, addestrati a giustificare gli interventi statali nell'economia. È diventato un circolo vizioso che in ultima analisi si concluderà con l'instabilità economica, una crisi ed un eventuale collasso.



Il pensiero di gruppo targato Carney

Hague, sebbene sia un politico britannico di alto livello molto rispettato, perlomeno non è coinvolto nelle politiche monetarie o fiscali in Italia. Molto più pericoloso è qualcuno con la mano sul timone monetario: Mark Carney, Governatore della Banca d'Inghilterra. Di recente ha tenuto un discorso a Liverpool e ha incolpato tutti tranne gli economisti della Banca d'Inghilterra per il fallimento economico in atto. Ha detto che i politici devono promuovere una globalizzazione che funzioni per tutti. Davvero? E come faranno? Egli ha accusato gli economisti mainstream per non aver capito "la realtà dei guadagni irregolari provenienti dal commercio e dalla tecnologia". Ma sicuramente noi tutti sappiamo che gli economisti mainstream, tra cui quelli nella stessa Banca d'Inghilterra, hanno un record impareggiabile nel fare le cose sbagliate. Aspettarsi che sfoggino improvvisamente previsioni cristalline, è un pio desiderio di Carney.




Ha poi rimproverato quelle aziende che non pagano le tasse. Questa è la classica retorica "è colpa di qualcun altro", e ha ignorato il fatto che il denaro utilizzato dal settore privato è più produttivo, a differenza di quello in mano statale che invece viene sprecato. Più tasse sono un desiderio dello stato, ma le tasse sono anti-produttive.

Il governatore ha sostenuto poi che la politica monetaria della Banca d'Inghilterra è stata "molto efficace" e che "i dati non supportano l'idea che il periodo di tassi bassi sia andato a beneficio dei ricchi ed a scapito dei meno ricchi." Ovviamente s'è scordato di dire come sia calato il potere d'acquisto degli stipendi fissi e dei pensionati, mentre i mercati azionari sono arrivati ai massimi grazie ai tassi d'interesse soppressi ed alle iniezioni di denaro attraverso il quantitative easing. Sì, caro Carney, i miei amici della classe media hanno tratto vantaggio dai loro investimenti e dalle loro proprietà grazie all'inflazione monetaria, ma ancora pagano i loro giardinieri e cameriere all'incirca lo stesso salario svalutato.

Questo punto è importante non solo per la cattiva gestione dell'economia nel Regno Unito, ma anche per quella europea. Carney s'è attirato numerose critiche per aver predetto rovina economica in caso di Brexit. Ciò presupponeva che restare in Europa fosse notevolmente meglio che lasciarla, e conferma che i suoi omologhi in Europa, propugnanti le stesse idee, hanno una comprensione della situazione economica quanto quella sua. Carney ha ovviamente sbagliato, ma ancora non c'è stato alcun mea culpa.

Se Carney e Hague vogliono criticare gli eventi economici attuali, dovrebbero iniziare a comprendere correttamente gli effetti negativi di un intervento fiscale e monetario. Devono rendersi conto che puntellare aziende defunte abbassando il costo del denaro e supportandole con contratti di governo, è da luddisti ed è distruttivo. E soprattutto dovrebbero rendersi conto che la gente comune è infinitamente adattabile: ha una grande capacità di resistere alla stupidità dello stato e a quella della banca centrale, e sarebbe invogliata a pagare le tasse se le fosse permesso di badare ai propri affari senza dover soffrire di una micro-gestione centralizzata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I regali di Natale più venduti sin dal 1983

Gio, 16/03/2017 - 11:16




di Jeffrey Tucker


Lasciate che sia il mercato a decidere.

Queste sette parole sono tra le più rivoluzionarie nella storia del genere umano.

In un primo momento il mercato potrebbe apparire come una serie di segnali ed indicatori su un tabellone. Ma dietro i numeri ed i bilanci si trovano valori umani, indicatori sulla mappa che la gente usa per trovare la via d'uscita dallo stato di natura.

Con mercato, non intendiamo una forza spersonalizzata e al di fuori della nostra vita. Intendiamo le scelte delle persone riguardo la loro vita. Il mercato è quello che io e voi scegliamo, e cosa fanno gli altri per servire ogni nostro desiderio in un contesto di libertà e diritti umani.

Lasciare che il mercato decida significa accettare i risultati, anche se a livello personale vogliamo che accadesse qualcos'altro. Riconoscere questo fatto, ci darà più pace e prosperità di qualsiasi altro sistema che invece coinvolge imposizioni sulla vita e sulla proprietà altrui. Non dobbiamo amare ogni risultato, ma ci rendiamo conto che nel lungo periodo, e per la maggior parte delle persone, il mercato garantisce un accesso ad una vita migliore.



Abbasso i prepotenti

Quelle sette parole, quindi, rappresentano un ripudio della dittatura, dell'autoritarismo, del dispotismo, e di ogni altra forma d'imposizione contro le persone e le loro esigenze. Suggeriscono una fiducia in un processo modellato dalle persone stesse, e le loro decisioni sono una guida migliore rispetto anche a quelle di persone presumibilmente più intelligenti armate di tutti i poteri dello stato. Suggeriscono una deferenza nei confronti di qualcosa al di fuori del nostro controllo diretto, ma all'interno del micro-controllo di tutti gli altri: non solo le persone che conosciamo, ma miliardi di persone che non conosciamo.

I risultati del mercato non alimentano l'utopia di nessuno. Ma questo è il punto: nessuno arriva a realizzare la visione di quello che dovrebbe essere, perché sappiamo che la realizzazione dell'utopia di una persona è molto probabile che porterà ad un incubo per tutti gli altri. Se si stabilisse un insieme minimo di regole generali – non rubare, non usare la violenza, non fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te – si creerebbe una cultura politica che genererebbe più opportunità per tutti di prosperare e realizzare i propri sogni.



Ma non è sbagliato?

C'è una critica persistente secondo cui il mercato sarebbe privo di sentimento, virtù e anche morale. Questo non è vero, e non bisogna far altro che guardare alle feste natalizie per averne conferma. Il più sacro dei periodi dell'anno è associato con l'apoteosi degli scambi commerciali. Questo non è un caso. Commercio significa persone che danno cose agli altri e che ne ricevono altre in cambio. Significa servire l'un l'altro in pace e con amore.

Se questo è vero, allora le feste natalizie dovrebbero ravvivare il mercato come null'altro. Ma c'è un problema: i risultati del mercato sono senza copione. Nessuno può anticipare chi vince e chi perde. Sfuggono ad un qualsiasi tentativo di previsione, e ci ricordano costantemente l'assenza dell'onniscienza in questo mondo.

E se amate la libertà, e siete disposti a convivere con la realtà dell'inconoscibilità del futuro, questa è una cosa bella. Potete dire: "Oh, è brillante" o "È davvero di cattivo gusto" o "Sebbene sia molto venduto lo trovo ridicolo", ma capite che è la cosa migliore se i consumatori abbiano facoltà di scelta e se i produttori siano in grado di mettere a disposizione la loro creatività al servizio delle masse.

Non è necessario amare i risultati del mercato per capire come tale sistema permetta alle persone di avere facoltà di scelta sulle decisioni cruciali di come la società utilizza le sue risorse produttive, creando sempre più ricchezza da cui tutti traggono beneficio.



E allora chi vince?

È decisamente entusiasmante guardare il mercato in azione, soprattutto quando si prende in considerazione il lungo termine, come ad esempio il 1983. A prima vista sembra folle e casuale. Perché qualcuno dovrebbe avere a cuore "Cabbage Patch Kids" o "Barney" il dinosauro o "Tickle Me Elmo?" Sono solo stupidi giocattoli, giusto? Forse no. Tutti questi prodotti hanno alimentato l'immaginazione umana e hanno permesso alle persone di immaginare mondi fantasiosi. Sono simboli degli aspetti più imprevedibili ed affascinanti della personalità umana.

Nessuno di questi giocattoli sarebbe potuto nascere dalla mente di un qualche pianificatore centrale, sia durante la campagna elettorale sia durante lo svolgimento della carica. Sono invece nati da un settore bellissimo, fantasioso e produttivo che noi chiamiamo mercato. Non possiamo far altro che rimanere basiti davanti a tutti i suoi misteri e sorprese, soprattutto davanti alla sua capacità di trovare lavoro laddove un qualsiasi pianificatore intellettuale, dittatore, o burocrate sapientone non sarebbe stato in grado.

Ma pensateci: il mercato incarna un'autenticità straordinaria. I risultati dicono la verità nuda e cruda: evidenziano ciò che è economicamente sostenibile nel quadro delle disponibilità esistenti tra risorse e tecnologia, e realizzano i nostri sogni a cui diamo più valore. Si noti che i risultati utilizzano la divisione del lavoro in tutti i modi possibili e immaginabili, a prescindere dalla classe, dalla razza, dal sesso, dalla lingua e dalla nazione. Il mercato non è limitato alla cosiddetta "identità" che ritroviamo nella politica di tutti i giorni.

Forse questo è il motivo per cui tanti intellettuali disprezzano il mercato. Esso rivela delle verità a cui non possono accedere, non importa quanto siano brillanti o che titoli di studio possano avere. Il mercato passa oltre ogni presunzione, ogni idea preconcetta di quello che dovrebbe essere, e presenta la realtà così com'è. Può non star bene, oppure si può vedere la meravigliosa personalità umana quando le persone hanno diritti e libertà.

Sono sicuro che mentre scorrerete la lista qui sotto, sorriderete e vi rallegrerete della bellezza del mercato. Un meraviglioso modello in cui a tutti gli acquirenti è permesso di dipingere un bel quadro. E i risultati sono sorprendenti, proprio perché nessuna persona è al comando.

E anche se ci sono decenni di storia a cui far riferimento, questa è una cosa che sappiamo; quello che non sappiamo, invece, è cosa ci porterà l'anno presente. È un mondo di gioie e sorprese, proprio come la mattina di Natale. Il mercato invita tutti a sperimentare tale gioia ogni giorno della propria vita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/





Allarme rosso nel casinò — Sei licenziato!

Mer, 15/03/2017 - 11:07




di David Stockman


L'entroterra statunitense sta soffrendo dal punto di vista economico e Trump avrebbe potuto fare due cose per alleviare la sua condizione: ripulire la FED chiedendo le dimissioni della Yellen e del vice-presidente Stanley Fischer, terminando così la guerra distruttiva ai risparmiatori (ZIRP) ed a posti di lavoro e salari (2% d'inflazione); alleggerire il carico fiscale da $1,200 miliardi sugli stipendi dei lavoratori e sulle imprese.

Ma non ne ha fatta neanche una.

Inoltre è assolutamente certo che le chiacchiere intorno ai musulmani non faranno altro che prolungare la presunta abrogazione dell'Obamacare. Una maggioranza risicata del GOP nel Congresso finirà per sostituire l'Obamacare con qualcosa che sarà quasi la fotocopia di quello originale.

Poi c'è anche la questione della bomba ad orologeria rappresentata dal tetto del debito. Il debito pubblico è arrivato a $19,900 miliardi ed il bilancio disponibile del Tesoro è di $380 miliardi. Quando il 15 marzo tornerà alla ribalta questo argomento, stimo che il limite d'indebitamento del Tesoro sarà congelato a $20,100 miliardi ed un margine operativo che durerà dai 4 ai 6 mesi.

Ancora più importante, piuttosto che un disegno di legge fiscale sulla scrivania del presidente, come è avvenuto con Ronald Reagan, ad agosto ci sarà una crisi del tetto del debito, nessuna risoluzione di bilancio e niente stanziamenti mentre l'anno fiscale si avvicinerà al termine il 30 settembre.

In breve, in questo particolare momento storico, la paralisi politica ed economica è cosa buona e giusta.

Di conseguenza l'intero autunno e inverno saranno dedicati ad un negoziato per l'estensione del tetto del debito, risoluzioni di breve termine, shutdown reali e minacciati e, soprattutto, conflitto politico e disfunzioni come mai la Città Imperiale aveva visto prima d'ora.

Scommetto che il casinò inizierà a prendere sul serio questo scenario molto presto. E quando l'aria uscirà fuori dalla bolla nel mercato azionario, Trump non dovrà fare altro che una cosa: attaccare la FED. Aveva assolutamente ragione quando durante la campagna elettorale ha detto che il folle pompaggio monetario ed i 100 mesi di ZIRP della FED hanno creato una "grossa, grassa e brutta bolla".

Ed è diventata ancor più grande dopo la sua elezione. L'unica ragione possibile per il rally azionario successivo è stata la promessa di uno stimolo fiscale da parte di Trump, il quale avrebbe incoraggiato l'economia degli Stati Uniti e fatto levitare i profitti — i quali erano risultati in diminuzione negli ultimi otto trimestri.

Dopo tutto, anche gli stampatori folli keynesiani della FED sono a corto di scuse per mantenere i tassi d'interesse allo zero bound; e dopo 93 mesi, il ciclo economico è già oltre la data di scadenza.

Così quando gli utili segnalati dell'indice S&P 500 hanno raggiunto il grande picco del 26X, i giocatori d'azzardo nel casinò di Wall Street hanno puntato tutte le loro fiches.




Infatti stanno già ululando alla luna preannunciando nuove gambe rialziste: secondo loro un taglio fiscale per le aziende dal 35% al 20% o 15% si tramuterà in un potenziale aumento di $15-20 per azione negli utili dell'indice S&P, fornendo quindi una giustificazione ai folli prezzi odierni delle azioni.

Hanno incautamente scommesso che il cittadino più dirompente, impulsivo, ed imprevedibile mai arrivato alla Casa Bianca avrebbe mobilitato rapidamente il macchinario frammentato, disfunzionale e paralizzato di Washington ed avrebbe confezionato uno stimolo fiscale simile ai leggendari "100 giorni" di FDR.

L'ironia vuole che nella sua prima settimana in carica abbia messo in moto una serie di eventi che faranno implodere la bolla durante il suo primo anno in carica.

Inutile dire che gli incorreggibili spacciatori della filosofia "acquistare durante i ribassi" torneranno alla carica man mano che l'implosione acquisirà slancio.

Ma questa volta la FED o Washington non forniranno alcun salvagente. Questa volta il casinò sarà un luogo pericoloso man mano che Donald Trump calerà il sipario sul periodo della Finanza delle Bolle — 30 anni d'inflazione del debito e della finanza che hanno favorito l'impero di Trump e poi l'hanno portato direttamente nell'Ufficio Ovale.

E ora la marcia funebre si farà più marcata e più incessante che mai nel mercato azionario. E non ci sarà nessuno di credibile nell'Eccles Building quando il casinò di Wall Street alla fine esploderà. La Yellen e il suo braccio destro, Stanley Fischer, si stanno avvicinando al termine del loro mandato nel 2018, mentre eventuali incaricati nominati da Trump dovranno affrontare il disastro e non sapranno che pesci prendere.

La maggior parte dei possibili candidati alla FED non sarebbe altro la guardia pretoriana di Goldman Sachs alla Casa Bianca (Gary Cohn, Steve Bannon e Steve Mnuchin), oltre ad essere tutti keynesiani.

Questo è in sostanza quello che si ottiene quando le ridicole lezioni di un professore della Stanford, John Taylor, ancora sopravvivono, le quali sono solo l'ennesima versione della ricerca della prosperità economica attraverso la stampante monetaria, mentre come al solito s'impedisce una determinazione onesta dei prezzi a Wall Street.

Inutile dire che date le circostanze, i robo-trader di Wall Street saranno in un mare di guai. Sono stati condizionati e programmati ad agire come se la FED avrebbe sempre coperto loro le spalle. Ben presto, però, quello che sperimenteranno sarà una cacofonia monetaria nelle orecchie.

Detto in altro modo, l'incombente Recessione che è sicuro farà seguito al rally farlocco stimolato dall'elezione di Trump, distruggerà la credibilità della pianificazione monetaria centrale inaugurata da Greenspan. E senza il pompaggio monetario, non vi sarà alcun ostacolo ad una "determinazione onesta dei prezzi" che è stata a lungo repressa nei mercati finanziari.

La ragione per cui la prossima recessione sarà così violenta e traumatica è che i drogati di stimolo monetario che sono rimasti a Wall Street, saranno colti totalmente di sorpresa. Credo che la maggior parte di ciò che appare sulla stampa finanziaria mainstream, come ad esempio le parole ottimiste su Reuters, Bloomberg e MarketWatch riguardo l'indice S&P proiettato verso i 2600 punti, sia scritta solamente da automi con un copione da seguire. Voglio dire, come si può ancora dar retta al reparto di ricerca di Deutsche Bank? Dopo tutto, non sarebbe diventata un pachiderma insolvente da $2,000 miliardi, se fosse popolata da ricercatori che considererebbero con sobrietà la follia che ha sostituito quelli che una volta erano mercati finanziari funzionanti.

Questo era molto tempo fa, naturalmente, ed i mercati a due vie non sono vagamente ricordati dagli odierni giocatori d'azzardo inetti. Ma potreste pensare che abbiano sentito parlare del marzo 2000 e dell'ottobre 2007 grazie a qualche momentaneo flashback di realtà che ogni tanto appare su Twitter, l'odierno oracolo dei mercati.

Nel caso in cui l'abbiano dimenticato, ecco un promemoria. Durante i circa 90 giorni di negoziazione tra metà novembre 1999 ed il 27 marzo 2000, il NASDAQ 100 salì di quasi il 100%. Gli speculatori erano talmente baldanzosi che avrebbero addirittura sfidato la forza di gravità.

Eppure, ad un anno esatto da suddetta vetta, l'indice scese del 63% e vi fu una carneficina in quei conti di trading che avevano inseguito quella follia finanziaria.

E comprare durante i ribassi non aiutò. Alla fine del settembre 2002, il NASDAQ 100 aveva perso l'83% del suo valore. E poi ci sono voluti 16 anni affinché l'indice ritrovasse il suo valore in termini nominali, nonostante rimanesse ancora giù del 30% in dollari reali di potere d'acquisto.

Ora non si parla altro che dell'indice S&P 500, il quale ha raggiunto un valore di $20,000 miliardi per la prima volta nella storia. Pare che ci sia un qualche tipo di gara per determinare chi sia più cieco — i robo-trader che hanno seguito questa follia, o la Casa Bianca di Trump che presto raggiungerà il traguardo dei $20,000 miliardi di debito pubblico.

Se Trump avesse avuto un vero team economico, qualcuno l'avrebbe informato che l'imminente tetto del debito fermerebbe tutte quelle cose che vorrebbe fare e che pubblica allegramente su Twitter.

La media mobile a 12 mesi delle entrate del governo è ormai finita in territorio negativo su base annua. Questo particolare parametro significa una sola cosa: recessione.




Peggio ancora, altre componenti delle entrate federali stanno lampeggiando in rosso. La raccolta delle imposte sul reddito è calata dello 0.3% rispetto ad un anno fa e le entrate provenienti dalle aziende sono scese del 12%.

Come chiarisco spesso nei miei commenti riguardo i "posti di lavoro falsi" riportati dal Bureau of Labor Statistics (BLS), la sacca dei soldi del Tesoro degli Stati Uniti non mente, soprattutto perché non è plasmata o manipolata da squilibri stagionali o fattori fantasiosi di nascita/morte. Invece giorno dopo giorno 170 milioni di contribuenti e datori di lavoro pagano ciò che hanno guadagnato.

Ed i contributi di entrambe le categorie si stanno riducendo.

Mentre nessuno sembra prestare attenzione a questa componente molto importante contenuta nei fantomatici "dati in entrata", sono fiducioso di una cosa: quando la recessione in arrivo diventerà innegabile e il Congresso rimarrà impantanato nel caos, e quando non ci sarà risoluzione al deficit di bilancio strabordante, assisteremo ad una tempesta finanziaria perfetta.

La FED, il Congresso, Wall Street e gli stranieri vicini e lontani diventeranno l'oggetto dell'ira di Trump. Da lì in poi inizierà per davvero il lavoro del Grande Sfasciatore.

In tal caso, il panico del 2008 al confronto sarà un picnic. Quindi lasciatemi dirlo di nuovo, non c'è momento migliore di oggi per posizionarsi short.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Lo stato è il dottor Jekyll o il signor Hyde?

Mar, 14/03/2017 - 11:07




di Jeffrey Tucker


È tutto finito sui titoli dei giornali. Trump deve abbandonare i suoi interessi commerciali, altrimenti potrebbe usare il suo nuovo potere in modi loschi. Quindi deve costruire un muro tra il suo business ed il servizio pubblico. Da parte sua ha giurato di ripulire Washington, vale a dire, bonificare la palude, perché tutto il sistema è ovviamente corrotto. Infatti le elezioni stesse erano una lotta su chi fosse più corrotto, con rivelazioni quotidiane sui conflitti d'interesse, gli insabbiamenti, le menzogne, le accuse, le smentite, e così via.

Tutte queste accuse presumono un certo ideale: un settore pubblico incontaminato che non serva gli interessi clientelari, ma la cittadinanza. Fin da quando è esistito lo stato, sono esistiti coloro che volevano purificarlo dai suoi eccessi e dalle sue corruzioni, liberarlo dai suoi parassiti, e purificarlo da ogni macchia di peccato proveniente dall'interesse privato. Lo stato dovrebbe servire il popolo con un occhio al bene comune, dichiarano, e dovrebbe essere parte della soluzione al problema del male nel mondo, e non contribuire al problema stesso.

Lo stato, anche data la sua dimensione gigantesca, dovrebbe essere buono e questo significa anche moralmente buono, altrimenti non può sperare di essere efficace. Ma c'è un problema: nessuno è d'accordo su come debba essere questa bontà. La sinistra si scandalizza se uno stato saccheggia le nazioni estere, spia la vita privata dei suoi cittadini e scatena la polizia contro innocenti, ma chiede allo stesso stato di saccheggiare i proprietari di immobili e spiare la loro vita commerciale. La destra è disgustata da uno stato che spende miliardi per finanziare i fannulloni, ma vuole che lo stesso stato sperperi miliardi in appalti militari e sicari.

Se solo potessimo separare il bene dal male!

Naturalmente non c'è accordo su ciò che costituisca il bene e il male, ma sia sinistra che destra continueranno a martellare sul perché devono cambiare quello che a loro non piace e spingere lo stato a fare quello che a loro piace. Però è un compromesso instabile, e quindi entrambe le parti lavorano costantemente per spingere in qualche modo lo stato a fare cose buone (secondo la loro ottica) e non cose cattive (secondo la loro ottica).

Ora passiamo alla metafora letteraria.

Il romanzo di Robert L. Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, non parlava solo di una persona la cui personalità cambiava a causa di una pozione che beveva. Il dottor Jekyll era un idealista e un cittadino onesto, un pilastro della comunità, un modello di gentiluomo vittoriano. All'interno era tormentato dall'ipocrisia. Era infastidito dalla costante presenza della tensione tra il bene e il male che viveva dentro di lui. Cercava di separarli l'uno dall'altro in modo che il dottor Jekyll potesse perseguire motivazioni pure in tutto quello che faceva, mentre il suo alter ego potesse compiere opere malvagie senza sporcare il buon nome del dottore.

Il dottor Jekyll trova il modo grazie ad un processo scientifico che però non riesce a rivelare del tutto, il quale coinvolge alcuni sali particolari. Beve la pozione e si trasforma incredibilmente in un'altra persona: più bassa, più pelosa e più primitiva in emozioni e desideri – l'incarnazione del male. Il signor Hyde è un personaggio ripugnante che non prova alcun rimorso ed importuna tutti. Alla fine commette anche un omicidio.

Beve la pozione di nuovo e si ritrasforma nel dottor Jekyll. Ma c'è un intoppo: mentre il signor Hyde è puro male, il dottor Jekyll non è pura bontà. È lo stesso mix di tensioni che era prima.



Perché non possiamo eliminare il male?

Ebbene, l'esempio del dottor Jekyll è una buona descrizione dei risultati della maggior parte delle leggi di uno stato. Sebbene siano create per superare le vecchie forme del male, creano invece nuovi ostacoli e rafforzano il male in quanto tale rendendo la cosa pubblica meno diffidente nei suoi confronti. Uno stato che viene percepito come giusto, potrebbe essere più pericoloso di quello che viene guardato con sospetto. Talvolta lo stato corrotto può effettivamente essere migliore di uno buono, se questo significa che le leggi ingiuste possono essere aggirate attraverso tangenti e regalie.

Ogni tot. anni, ad esempio, molte grandi città eleggono un sindaco che promette di fare piazza pulita dei cattivi e riportare in auge il bene. Il proprietario di un bar mi ha detto che teme sempre questi cambiamenti, perché significa codici assurdi e requisiti delle licenze applicati fino in fondo. In un sistema corrotto, c'è bisogno solo di corrompere alcuni poliziotti e burocrati. Con uno stato buono, invece, bisogna tirar fuori decine di migliaia di dollari per gruppi di pressione, avvocati e specialisti legislativi al fine di mantenere viva la propria attività.

Ho incontrato di recente persone che m'hanno detto le stesse cose in Brasile. La gente mi dice che le tangenti che la polizia chiede sono in realtà piuttosto abbordabili, e sono una soluzione di gran lunga migliore rispetto all'essere trascinati in tribunali burocratici con stuoli di avvocati tutt'intorno. È molto più facile spendere qualche soldo e togliersi il pensiero. Solo pochi anni fa era comune mantenere la tangente tra i propri documenti, in modo che quando la polizia li chiedeva poteva subito prenderla. Ma anche questo è stato reso illegale. Ora le tangenti sono più difficili da dare e richiedono accorgimenti più sottili.



Il signor Hyde non può essere contenuto

Nel libro di Stevenson, il signor Hyde diventa più forte col passare del tempo rispetto al dottor Jeykll. Mentre una volta la trasformazione era provvisoria, alla fine diventa quasi permanente, mentre il lato buono del dottor Jekyll sembra restringersi e diventare meno presente.

Lo stesso vale per uno stato buono. Una volta che lo stato viene riformato, il passo successivo è ovvio: uno stato pulito che fa cose meravigliose, incontaminate dalle pratiche nefaste, dovrebbe essere libero di estenderle con più libertà ed efficacia. E forse è per questo motivo che le riforme statali nell'ultimo secolo e mezzo hanno espanso lo stato piuttosto che ridurlo. E quando uno stato si allarga a macchia d'olio, le cose non finiscono mai bene; attira sempre più male e finisce per espandere la corruzione piuttosto che restringerla.

Lo stesso vale per i gruppi di pressione che hanno un interesse selettivo nelle attività dello stato. La Destra ritiene che lo stato dovrebbe provvedere alla difesa comune, ma così facendo chiude un occhio sugli orribili abusi che si verificano in tempo di guerra. La Sinistra ritiene che lo stato dovrebbe ridistribuire la ricchezza e, quindi, finge di non accorgersi che ciò richiede un aumento della violenza contro la proprietà e sovvenziona le peggiori tendenze della natura umana.

Al crescere dello stato, la sua capacità di fare del male si espande ad un ritmo molto più rapido. Qualunque sia il vero bene che lo stato potrebbe essere in grado di fare, viene fagocitato dai crescenti livelli di corruzione, concussione, tangenti, violenza, leggi arbitrarie, e tutto il resto che cercava di scacciare.

Basta riflettere sui salvataggi del 2008, o sulla recente proposta di una spesa per infrastrutture. In teoria questi programmi possono solo fare del bene; in realtà finiscono sempre per generare quantità sorprendenti di male, e finiamo per guardarci in faccia sbigottiti poiché credevamo che non sarebbe potuto succedere.

Un altro esempio lo ritroviamo nella linea di politica industriale che sta gradualmente emergendo nell'epoca Trump. Trump e Pence hanno minacciato la Carrier con dazi sui suoi prodotti se le sue fabbriche dovessero trasferirsi in Messico. Ma attraverso i negoziati, e qualche accordo sottobanco, quasi 1,000 posti di lavoro sono stati salvati. Questo è un bene, giusto?

Espandete queste minacce, questi subdoli ricatti, questi incentivi per fare ciò che i politici vogliono, queste promesse di benessere per il paese nel suo complesso, e vi ritroverete un problema: spingere per il bene scatenerà sicuramente nuove forme di male.

Ecco la vera lezione da apprendere quando si dice che lo stato può essere purificato, come ammette anche il dottor Jekyll: "Ho capito che il fardello della nostra vita è destinato a restare per sempre sulle spalle dell'uomo, e quando si cerca di scrollarlo di dosso, ritorna più pesante e più terribile che mai."

Ciò di cui abbiamo bisogno non è più bontà per lo stato. Abbiamo solo bisogno di molte meno opportunità che il dottor Jekyll beva la pozione e governi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Inflazione non significa prezzi in ascesa

Lun, 13/03/2017 - 11:00




di Frank Shostak


Esiste una certa unanimità tra gli economisti ed i vari commentatori economici: l'inflazione vuol dire un aumento generale dei prezzi di beni e servizi. Da questo si è stabilito che tutto ciò che contribuisce all'aumento dei prezzi, innesca inflazione.

Un calo della disoccupazione, o un aumento dell'attività economica, vengono visti come potenziali inneschi inflazionistici. Anche altri fattori, come gli aumenti dei prezzi delle materie prime o dei salari dei lavoratori, sono considerati come potenziali inneschi.

Se l'inflazione è solo un aumento generale dei prezzi, come sostiene il pensiero popolare, allora perché è considerata come una cattiva notizia? Che tipo di danni fa?

Gli economisti mainstream sostengono che l'inflazione provoca acquisti speculativi, i quali generano sprechi. L'inflazione, si sostiene, erode anche i redditi reali dei pensionati e delle persone a basso reddito, e provoca una cattiva allocazione delle risorse economiche. L'inflazione, si sostiene, indebolisce anche la crescita economica reale.

Perché un aumento generale dei prezzi dovrebbe danneggiare alcuni gruppi di persone e non altre? L'inflazione come fa a portare ad una cattiva allocazione delle risorse? Perché un aumento generale dei prezzi dovrebbe indebolire la crescita economica reale?

Inoltre se l'inflazione viene innescata da diversi fattori, come la disoccupazione o l'attività economica, allora sicuramente è solo un sintomo e quindi non può causare nulla di tutto ciò.

Per capire cos'è l'inflazione dobbiamo stabilire la sua definizione e per fare ciò dobbiamo stabilire come avviene questo fenomeno. Dobbiamo risalire alla sua origine storica.



L'essenza dell'inflazione

Dal punto di vista storico, l'inflazione aveva origine quando il sovrano di un paese avrebbe costretto i suoi cittadini a dargli tutte le loro monete d'oro con il pretesto che una nuova moneta avrebbe sostituito quella vecchia. Nel processo il re avrebbe falsificato il contenuto delle monete d'oro, mescolandolo con altri metalli. Su questo argomento Rothbard scrisse:

La Zecca fondeva e coniava di nuovo tutte le monete del regno, dando indietro ai cittadini lo stesso numero di "sterline" o "marchi", ma con un peso più leggero. Le once d'oro o d'argento rimanenti, venivano intascate dal Re ed utilizzate per pagare le sue spese.[1]
A causa della diluizione delle monete d'oro, il sovrano poteva coniare una maggiore quantità di monete e mettersi in tasca le monete extra. (Poteva sottrarre risorse reali ed usarle per sé stesso.) Quella che passava per una moneta d'oro pura, era in realtà una moneta d'oro diluita.

L'inflazione, quindi, è l'aumento del numero di monete d'oro a causa della diluizione del metallo giallo. Successivamente all'aumento della quantità di monete, mascherate da monete d'oro pure, i prezzi in termini monetari sarebbero saliti (es. più monete vengono scambiate a fronte di una determinata quantità di merci).

Si noti che quello che abbiamo qui è un'inflazione di monete, vale a dire, un'espansione del numero di monete. Grazie all'inflazione, il sovrano può effettuare uno scambio di nulla per qualcosa (può deviare risorse dai cittadini a sé stesso).

Si noti inoltre che l'aumento dei prezzi in termini monetari, è causato dalla precedente inflazione delle monete. Si osservi, tuttavia, che è l'aumento delle monete e la diluizione dell'oro in esse contenuto che consente la deviazione di risorse a favore del sovrano, e non un aumento dei prezzi in quanto tali.

Nell'epoca del gold standard, abusare del mezzo di scambio divenne molto più facile attraverso l'emissione di cartamoneta non coperta da oro.

L'inflazione significa quindi un aumento della quantità di ricevute scoperte mascherate da crediti reali nei confronti del metallo sottostante, l'oro.

Il titolare delle ricevute scoperte può effettuare uno scambio di nulla per qualcosa. Come conseguenza dell'aumento della quantità di ricevute (inflazione di ricevute) abbiamo anche un aumento generale dei prezzi.

Si osservi che l'aumento dei prezzi si sviluppa a causa dell'aumento delle ricevute cartacee che non sono coperte da oro.

Inoltre coloro che emettono ricevute scoperte deviano beni reali a loro favore, senza dare alcun contributo alla produzione di nuovi.

Nel mondo moderno, il denaro non è più l'oro, ma la cartamoneta; quindi l'inflazione in questo caso è un aumento dello stock di cartamoneta.

Non diciamo che l'aumento dell'offerta di moneta provoca inflazione. Quello che stiamo dicendo è che l'inflazione è l'aumento dell'offerta di moneta.



L'inflazione significa distruzione di ricchezza

Si noti che l'aumento dell'offerta di moneta mette in moto uno scambio di nulla per qualcosa. Permette un dirottamento dei finanziamenti reali dai creatori di ricchezza ai possessori del denaro appena creato. Questo è ciò che mette in moto una cattiva allocazione delle risorse, e non aumenti dei prezzi in quanto tali.

I redditi reali dei creatori di ricchezza scendono non a causa degli aumenti generali dei prezzi, ma a causa dell'aumento dell'offerta di moneta. Quando il denaro viene espanso (cioè, creato "dal nulla") i possessori del denaro appena creato possono entrare in possesso di beni reali senza dare alcun contributo alla produzione di nuovi.

Di conseguenza i creatori di ricchezza che hanno contribuito alla produzione di beni reali, scoprono che il potere d'acquisto del loro denaro è diminuito dal momento che esistono meno beni reali da cui possono attingere — non possono esercitare pienamente i loro diritti sui prodotti finali dal momento che questi beni non ci sono più.

Una volta che i creatori di ricchezza hanno meno risorse reali a loro disposizione, questo danneggerà ovviamente la formazione di ricchezza reale. Di conseguenza ne risentirà anche la crescita economica reale.

L'aumento generalizzato dei prezzi a seguito di un'aumento dell'offerta di moneta, erode la ricchezza reale. Gli aumenti dei prezzi di per sé, tuttavia, non causano questa erosione.



Può l'aumento dei prezzi delle materie prime causare inflazione?

Secondo la maggior parte degli economisti, un fattore importante dietro un aumento generale dei prezzi è il rincaro delle materie prime.

Abbiamo visto che l'inflazione è causata da un atto deliberato di svalutazione della moneta — in un gold standard significa emissione di cartamoneta scoperta, mentre in un paper standard significa un aumento dell'offerta di cartamoneta.

Un aumento dei prezzi delle materie prime in quanto tale, non è correlato ad un atto di appropriazione indebita. Per esempio, in un'economia di mercato un aumento del prezzo del petrolio rispetto al prezzo delle altre merci è solo un riflesso dei cambiamenti nella domanda delle persone. Ovviamente non ha nulla a che fare con un atto di svalutazione della moneta, causato dalla crescita dell'offerta di cartamoneta.

Inoltre se il prezzo del petrolio sale e se le persone continuano ad utilizzare la stessa quantità di petrolio come prima, la gente sarà costretta a destinare più denaro al petrolio. Se lo stock di moneta delle persone rimane invariato, saranno disponibili meno soldi per altri beni e servizi.

Questo naturalmente implica che il prezzo medio di altri beni e servizi debba scendere. Ricordate che un prezzo rappresenta la somma di denaro pagato per una unità di bene. (Il termine "medio" è usato qui solo in forma concettuale; siamo ben consapevoli che una tale quantità non possa essere calcolata.)

Si noti che il denaro totale speso per i beni, non cambia; viene alterata solo la composizione della spesa: più petrolio e meno per altri beni. Il prezzo medio dei beni, o di denaro per unità di bene, rimane invariato.

Di conseguenza il ritmo dell'aumento dei prezzi di beni e servizi in generale è vincolato al tasso di crescita dell'offerta di moneta, ceteris paribus, e non al tasso di crescita del prezzo del petrolio.

Non è possibile che aumenti del prezzo del petrolio mettano in moto un aumento generale dei prezzi di beni e servizi.

Possiamo quindi concludere che il cosiddetto aumento generale dei prezzi, che sembra seguire un aumento di prezzo delle materie prime, come il petrolio, è causato da un aumento dell'offerta di moneta. (Dal momento che un'iniezione di denaro "dal nulla" non entra immediatamente in tutti i mercati, un aumento generale dei prezzi deriva da precedenti aumenti dell'offerta di moneta.)

La maggior parte degli economisti quando discute la questione degli aumenti generali dei prezzi, che etichetta invece come inflazione, non menziona mai la parola denaro. La ragione è la mancanza di una buona correlazione statistica tra le variazioni dell'offerta di denaro ed i cambiamenti nei vari indici prezzo, come l'IPC.

Attraverso la correlazione statistica non possiamo stabilire se i cambiamenti nell'offerta di moneta causano variazioni dei prezzi.

Una correlazione statistica, o una sua mancanza, tra due variabili non dovrebbe essere il fattore determinante per stabilire una causalità. Bisogna capirlo mediante un ragionamento sulla struttura della causalità.



Le aspettative d'inflazione possono innescare un aumento generale dei prezzi?

Abbiamo visto che, di regola, un aumento generale dei prezzi dei beni è causato da un aumento della quantità di denaro, ceteris paribus.

Quindi gli aumenti generali dei prezzi, che vengono etichettati dal pensiero popolare come inflazione, rappresentano un aumento dell'offerta di moneta.

Ma per quanto riguarda la situazione in cui gli aumenti dei prezzi delle materie prime innescano aspettative d'inflazione, che a loro volta rafforzano un aumento generale dei prezzi? Di certo le aspettative d'inflazione devono incarnare un importante fattore trainante dietro l'aumento generale dei prezzi...

Infatti secondo la maggior parte degli economisti, le aspettative d'inflazione sono il fattore trainante dietro l'aumento generale dei prezzi.

Una volta che la gente inizia ad anticipare l'aumento dell'inflazione nel futuro, essi fanno levitare la loro domanda di beni nel presente avanzando offerte d'acquisto e facendo salire in tal modo i prezzi dei beni.

Inoltre, secondo il pensiero popolare, le aspettative dei lavoratori per un aumento dell'inflazione li spingono a chiedere salari più alti. Gli aumenti dei salari, a loro volta, fanno salire il costo di produzione dei beni e servizi e costringono le imprese a trasferire questi aumenti ai consumatori aumentando i prezzi.

È vero che le imprese fissano i prezzi, ed è anche vero che gli imprenditori tengono conto dei vari costi di produzione. Tuttavia le imprese sono alla mercé del consumatore, il quale è l'arbitro finale.

Il consumatore determina se il prezzo stabilito è "giusto", per così dire. Se lo stock di moneta non è aumentato, allora i consumatori non si ritroveranno più soldi per sostenere l'aumento generale dei prezzi di beni e servizi, ceteris paribus.

In conclusione, per quanto riguarda le aspettative di un aumento dei prezzi in futuro, ceteris paribus, i consumatori non saranno in grado di aumentare la loro domanda di beni nel presente (non potranno fare offerte d'acquisto nei confronti dei beni facendone alzare i prezzi) in assenza di una maggiorazione dello stock di cartamoneta. Di conseguenza la quantità di denaro spesa per unità di merce, rimarrà invariata.

Quindi, indipendentemente da quali siano le aspettative delle persone, se l'offerta di moneta non è aumentata, allora la spesa monetaria per i vari beni non potrà aumentare. Ciò significa che nessun aumento dei prezzi potrà aver luogo senza un corrispondente aumento del pompaggio monetario.

Si noti che le aspettative d'inflazione in quanto tali non causano una svalutazione della moneta, quindi in questo senso un aumento delle cosiddette aspettative d'inflazione non ha nulla a che fare con l'inflazione — cioè, un aumento del denaro "creato dal nulla".

Immaginate che la FED riesca in qualche modo a convincere la gente che le politiche delle banche centrali siano finalizzate a fermare l'inflazione ed a mantenere una stabilità dei prezzi, ma allo stesso tempo aumenti il ritmo di crescita dell'offerta di moneta.

Anche se le aspettative d'inflazione erano stabili, il processo distruttivo viene lo stesso messo in moto indipendentemente da queste aspettative, proprio a causa dell'aumento del ritmo di crescita della moneta. Si noti che le aspettative e le percezioni delle persone non possono compensare questo processo distruttivo.

Non è possibile alterare la realtà mediante le aspettative. Il danno che è stato fatto, non può essere annullato per mezzo di aspettative e percezioni.

Quando l'inflazione viene vista come un aumento generale dei prezzi, allora tutto ciò che contribuisce all'aumento dei prezzi viene definito inflazione. La banca centrale e la riserva frazionaria non vengono più considerate come le fonti dell'inflazione, ma piuttosto varie altre cause.

In questo contesto non solo le banche centrali non hanno nulla a che fare con l'inflazione, ma vengono addirittura considerate dei combattenti dell'inflazione.

Su questo tema Mises scrisse:

Per evitare d'essere incolpati per le conseguenze nefaste dell'inflazione, lo stato ed i suoi scagnozzi ricorrono ad un trucco semantico. Cercano di cambiare il significato dei termini. Definiscono "inflazione" l'inevitabile conseguenza dell'inflazione, vale a dire, l'aumento dei prezzi. Sono ansiosi di relegare nell'oblio il fatto che questo aumento sia prodotto da un aumento della quantità di denaro e di sostituti del denaro. Non parlano mai di questo aumento. Danno la colpa alle imprese per l'aumento del costo della vita. Questo è il classico caso in cui il ladro grida "prendete il ladro." Lo stato, che ha prodotto l'inflazione moltiplicando l'offerta di moneta, incrimina i produttori ed i commercianti e s'incensa come fautore di prezzi più bassi.[2]

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Murray N. Rothbard, What Has Government Done to Our Money? (Auburn, Ala.: Mises Institute, Libertarian Publishers, 2010), p. 58.

[2] Ludwig von Mises, Economic Freedom and Interventionism, p. 94.

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