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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1430125
Aggiornato: 1 ora 49 min fa

Dalla Svizzera al QE di Draghi: Il mercato globale è pieno di bombe ad orologeria innescate

Ven, 30/01/2015 - 11:06




di Francesco Simoncelli


Giovedì scorso lo zio Mario ha infine accontentato chi si stracciava le vesti affinché implementasse misure straordinarie data la presenza di una situazione straordinaria che non vuole scomparire. Dopo tutte le promesse fatte sin dal suol discorso "whatever it takes", esse si sono in qualche modo concretizzate nell'ultima conferenza stampa in cui informava il pubblico che la BCE è ormai disposta ad inglobare nel suo bilancio circa un terzo del debito pubblico emesso da ogni Paese della zona Euro. Sebbene il rischio sugli asset acquistati sia stato ripartito sulle varie banche centrali nazionali, ha tenuto a ricordare che l'OMT è ancora in piedi e può essere usato in qualsiasi momento. Rassicurante. Viene da chiedersi come mai i vari giornalisti presenti alla conferenza stampa fossero preoccupati perlopiù del "risk sharing"... Basilea III non ci assicurava del contrario? Draghi ha glissato con sorrisi beffardi. In realtà sa che il debito dei Paesi europei, soprattutto quelli della periferia, sono solamente bombe ad orologeria finanziarie. I rendimenti ridicoli dei titoli di stato italiani, ad esempio, sono figli della repressione finanziaria attuata dalle varie banche centrali del mondo.

La ZIRP e i giri di quantitative easing della FED hanno assicurato un flusso continuo di risorse monetarie con cui gli speculatori di Wall Street, principalmente hedge fund e banche commerciali, hanno potuto pasteggiare azzerando il rischio connesso. L'oceano di liquidità partorito dalla FED è stato utilizzato da questi giocatori d'azzardo per fare offerte in lungo e in largo il mercato mondiale e raccattare tutti quegli asset che avevano rendimenti in grado di fornire loro carry trade sempiternamente proficui. Ogni intervento della banca centrale ha sortito una manipolazione sempre maggiore. I mercati sono drogati di denaro fiat, non ne possono fare a meno pena un dolore economico senza precedenti. Sono stati, quindi, rastrellati tutti quegli asset che a fronte di tassi di interessi monetari prossimi allo zero avrebbero garantito un ritorno positivo sugli "investimenti". Sin dal 2008 il price discovery all'interno dei mercati mondiali è stato severamente distorto, creando un ambiente economico in cui sono state piazzate varie bombe ad orologeria finanziarie.

Il primo settore a subirne le conseguenze è stato quello obbligazionario degli stati, i cui rendimenti sono stati abbassati artificialmente grazie agli interventi delle banche centrali, in particolare la FED, la PBOC e la BOJ. Fornendo benzina quasi gratis, è stato sovvenzionato azzardo morale per tenere in piedi un settore dell'economia che avrebbe avuto bisogno di una severa pulizia da parte delle forze di mercato. Invece, a seguito del crash immobiliare del 2008, le banche centrali hanno fatto quello per cui sono state create: preservare il cartello di cui sono a protezione e sostenere le finanze degli stati.




Infatti i primi due QE della FED sono serviti a puntellare i bilanci disastrati delle banche commerciali, le quali hanno potuto sopravvivere nonostante la mole di asset non performanti sui loro bilanci. Beh, poco male... anche perché a cosa servirebbe la doppia contabilità altrimenti? Se poi ci aggiungiamo che si può essere salvati da un cosiddetto prestatore di ultima istanza, le cose si fanno molto più semplici. Quindi per garantirsi un flusso continuo di rendimenti, i giocatori d'azzardo sopracitati si sono letteralmente lanciati nel mercato divorando qualsiasi cosa potessero acquistare. Nel caso dell'Europa, ha permesso alla BCE di respirare e tirare per un pò il freno a mano. Guardate il grafico qui sopra. Notate come nel 2013 i bilanci della FED divergano da quelli della BCE. I giocatori d'azzardo, attraverso i fondi elargiti generosamente dalla FED, hanno potuto rastrellare il pattume obbligazionario dei vari stati europei, affittando, in un certo senso, il debito pubblico della periferia dell'Eurozona. Se questa mossa è servita principalmente per ammorbidire i tedeschi riguardo l'implementazione di un QE attraverso la propaganda martellante di una "catastrofe deflazionistica", non lo so; sta di fatto che in questo modo la zona Euro ha comprato tempo.

A conferma della mia tesi abbiamo lo stop al QE da parte della FED. Oltre a confermare un certo grado di cooperazione tra le varie banche centrali, notiamo come l'inflazionismo monetario sia ormai cronico all'interno del panorama economico. Infatti, sebbene Draghi abbia ricordato giovedì scorso che le attuali misure sono in qualche modo temporanee e da terminare entro il settembre del prossimo anno, ha raccomandato che gli stati europei adottino riforme strutturali. Non lo faranno. Non l'hanno fatto finora e non possono farlo in futuro. Perché? Perché l'apparato statale conosce un solo verbo: spendere. Non sa fare altro. Prende coercitivamente da un gruppo e in qualche modo redistribuisce tale ricchezza pensando di poter indirizzare il mercato secondo il suo volere. Non funziona così. Non possedendo la capacità di effettuare un calcolo economico in accordo con i desideri del mercato, è destinato a imprimere sempre di più la sua volontà su quella del libero mercato. Questa influenza si estende nel breve termine. Si protrae nel medio termine. Muore nel lungo termine. Man mano che si va avanti, però, le informazioni da controllare si fanno così numerose che il brevissimo termine diventa la sola cosa che è possibile prevedere. E' insostenibile. E' per questo che il QE della BCE non si fermerà il prossimo settembre. O continuerà ad intervenire, o lo dovrà fare un'altra banca centrale. In entrmabi i casi il dado è ormai tratto.

Che sia attraverso un'inflazione di massa o una depressione, le manipolazioni delle banche centrali semplicemente non possono andare avanti all'infinito. Il mercato si aggiusta ai nuovi segnali, e per tenere in piedi le vecchie politiche è necessario intervenire di nuovo con maggiore veemenza. Ma, soprattutto, non è possibile smobilitare le vecchie politiche pena un panico generale con relativa perdita del controllo. Guardate infatti il bilancio della FED, è rimasto stazionario. Lo stesso vale per le riserve in eccesso create ed iniettate nelle banche commerciali: sono ancora tutte lì. Non c'è via di scampo. Le banche centrali si sono intrappolate. Infatti ritirare quelle riserve significherebbe esporre all'insolvenza tutti quegli istitituti che fino ad ora sono stati sorretti artificialmente dalle banche centrlai, e attraverso i quali è stata venduta a Main Street l'illusione di una ripresa nominale. La svendita dei titoli di stato sarebbe pressoché immediata causando buchi enormi sia nei bilanci delle banche commerciali, degli hedge fund e dei fondi pensione, sia in quelli delle banche centrali stesse. E' stato grazie ai primi che l'euforia è stata fatta passare dal settore obbligazionario statale a quello azionario.

Sebbene la maggior parte del denaro creato dalla FED è stato parcheggiato presso i suoi depositi, una modesta porzione di esso è finito in nuovi prestiti. A fronte di norme più stringenti da parte delle banche commerciali e di una maggiore richiesta di garanzie liquide, gli unici che potevano permettersi di accendere dei prestiti erano quelle figure che potevano mettere sul banco un grande ammontare di liquidità nel caso di default. E' in questo modo che i ricchi sono diventati più ricchi. Questi prestiti, però, non sono stati utilizzati per migliorare i prodotti creati dalle aziende o a sovvenzionare settori come la Ricerca & Sviluppo. No, questi fondi sono finiti nella bisca di Wall Street, andando a gonfiare altre bolle finanziarie.






Il risultato che abbiamo ottenuto è una stagnazione industriale e le varie grandi industrie forzate a ri-acquistare le proprie azioni invendute. Purtroppo per i pianificatori centrali, questi sono trucchi che funzionano una sola volta e come possiamo vedere dal grafico sulle entrate dell'IBM stanno già esauendo la loro magia. Poi entra di nuovo in gioco la realtà. Per prolungare la baldoria si lascia che entrino nel casinò anche gli investitori marginali, coloro il cui compito è venire spennati. Questi sono coloro che arrivano per ultimi alla festa e comprando ai massimi, sperano che il mercato continuerà a salire.





L'ingegneria finanziaria delle banche centrali ha, quindi, soppresso la maggior parte dei rendimenti all'interno del mercato mondiale, lanciando segnali rassicuranti secondo cui non c'è nulla di cui preoccuparsi. Proprio ora si sta festeggiando la pseudo-ripresa degli Stati Uniti. Sarebbero queste le basi? In realtà sono decisamente fragili. Allo stesso modo si festeggia anche in Europa per l'avvenuta conversione di Draghi al keynesismo sotto steroidi. Si presume che questa misura cambierà cinque anni di completo degradamento. Non succederà. Perché? Per lo stesso motivo per cui non ha funzionato negli Stati Uniti e in Giappone. Il denaro è semplicemente un mezzo di scambio e attraverso di esso facilitiamo le nostre interazioni con quegli individui con cui commerciamo. Pompare nuova moneta nell'economia non aiuta affatto a migliorare questa realtà, anzi mette in moto un processo in cui si viene scambiato qualcosa per niente. Coloro che ricevono per primi le nuove unità di denaro possono approfittarne per entrare in possesso di vantaggi che coloro che lo riceveranno per ultimi non avranno. In questo modo il beneficio dello scambio, che permette ad entrambe le parti che lo performano di stare meglio, viene sbilanciato a favore di una parte. Detto in parole povere, è la banca centrale che alimenta le disuguaglianze sociali ed economiche.

Nonostante tutte le chiacchiere sfornate dai media mainstream, i salari mediani delle famiglie statunitensi sono diminuiti negli ultimi 6 anni e il tasso di povertà è aumentato con 47 milioni di americani ora dipendenti dai food stamp e dai vari assegni sfornati dal governo federale. La stagnazione industriale e la ridondanza degli investimenti preclude una correzione dei mercati, permettendo così alle forze di mercato di direzionare le risorse matriali e umane verso quei bisogni più urgenti da soddisfare. Succederà altrettanto in Europa. Nonostante il QE, i fondamentali non cambieranno affatto. La lotta di Main Street non cambierà affatto. Questo significa che lo stato farà nuove promesse e continuerà a spendere. Non c'è modo di cambiare questa realtà: la pianificazione centrale dell'economia è destinata ad esplodere in faccia a coloro che credono di poterla utilizzare per direzionare l'economia. Essi agiscono in base ai loro modelli matematici, ignorando la volontà del mercato. Infatti l'attuale misura di QE è stata implementata facendo ricorso alla sciocca identità contabile enunciata da Irving Fisher: M*V=Y*P. In questa relazione si presume che la fotografia di scambi monetari effettuati in un certo momento nel tempo, possano fornire un qualche indizio su dove andrà l'economia e come poterla indirizzare. I monetaristi, nel caso specificio, affermano che V (velocità circolazione moneta) può essere considerata costante e che Y (prodotto nazionale lordo) non sia affatto influenzato dalle variabili monetarie e quindi assumenre che sia costante nel breve termine. In questo modo possono affermare che un qualsiasi aumento di M (massa monetaria) si ripercuoterà proporzionalmente in P (prezzi aggregati).

Arrivare ad una conclusione simile, però, è sbagliato. È molto importante capire chi riceverà la nuova moneta, come la spenderà e in quale lasso di tempo. Inoltre va considerato qual è il sentimento delle banche e dei consumatori (se sono, rispettivamente, disposti a prestare e a prendere in prestito), quali sono le aspettative per il futuro, ecc. Tutti elementi che in quella identità contabile spariscono, e quindi diviene facile affermare che i banchieri centrali possono essere in grado di "stabilizzare" i prezzi agendo sul lato della massa monetaria. Non è un caso se le due crisi economiche più devastanti dell’età contemporanea siano state precedute da un decennio in cui si riteneva che gli obiettivi di “stabilità dei prezzi” fossero stati rispettati.

Infatti, come abbiamo visto in un precedente articolo, i motivi per cui la stampa monetaria senza precedenti non si è materializzata in inflazione dei prezzi sono molteplici e non riconducibili a fredde operazioni matematiche. Ma non ottenendo i risultati desiderati, i banchieri centrali continuano a spingere sullo stesso tasto. E' una strada pericolosa quella su cui stiamo camminando, perché la presunzione di conoscenza da parte dei banchieri centrali sta tenendo in piedi un sistema sociale ed economico al collasso. Infatti la crisi che ancora perdura non è affatto di origine ciclica, ma è strutturale. I mercati del debito hanno raggiunto un punto di saturazione che sta lentamente consumando il bacino dei risparmi reali dell'Europa. Infatti le forze di mercato stanno spingendo per una recessione, visto che ce n'è bisogno, ma vengono contrastate dalle forze anticicliche delle banche centrali che hanno permesso un lieve deleveraging nel settore privato gonfiando a dismisura quello pubblico. Austerità? Non per lo stato. Deflazione? Nei sogni degli statalisti. Cosa mai potrebbe andare storto?



EVENTI IMPREVISTI: LA THAILANDIA, LA SVIZZERA E LA GRECIA

I banchieri centrali sono esseri umani. Non c'è bisogno quindi di "divinizzarli". Sono come voi e me, e possono commettere errori stupidi come voi e me. Inoltre, sempre come voi e me, possono cercare testardamente di riparare ai loro sbagli cercando di mettere toppe qua e là nella speranza di poter aggiustare laddove è stato commesso l'errore. Diversamente da voi e me, però, essi sono in grado di influenzare il resto dell'economia attraverso le loro azioni. Se io, ad esempio, dovessi commettere un errore con la mia azienda e cercassi di correggerlo, nel caso fallissi ci rimetterei solo io. Il mercato mi sostituirebbe con un altro attore in grado di imparare dai miei sbagli. Nel caso dei banchieri centrali, invece, essi possono deturpare i segnali di mercato all'interno del panorama economico attraverso la politica monetaria. Se falliscono, quindi, chi ci rimette è una grande fetta della popolazione che invece non è responsabile.

E' per questo motivo che gli Austriaci, e in particolare Ron Paul, ha sempre sostenuto la possibilità di chiudere una volta per tutte la FED. E' per questo che io ho sempre sostenuto la chiusura di una qualsiasi banca centrale sul suolo europeo. Infatti i banchieri centrali, essendo umani come noi, credono testardamente di poter raddrizzare le cose facendo riferimento al set di strumenti a loro disposizione per contrastare situazioni presumibilmente contrarie all'economia. Entra in gioco anche un fattore psicologico: non vogliono fare la figura degli incompetenti così come non la vorrebbe fare un qualsiasi imprenditore a capo di un'azienda. Entrambe le figure perseverano fin quando la situazione non diviene praticamente insostenibile e devono gettare la spugna. Nel caso dei banchieri centrali, però, ciò apre la porta a tutta una serie di conseguenze non volute. Un esempio recente lo ritroviamo nella volontà della BNS di togliere il tasso di cambio ancorato con l'euro a 1.20 CHF.

Nel 2009, a seguito della crisi scoppiata in Grecia, gli investitori spaventati dalle conseguenze che i conti greci truccati avrebbero potuto generare, decisero di diversificare i loro asset puntando sul franco svizzero. La frenesia legata a questo trading ha inizialmente fatto salire il valore del CHF rispetto all'euro. Sebbene i grandi esportari si lamentassero nei confronti della BNS, c'era anche un altro settore che stava iniziando a subire perdite: le banche commerciali. Le loro attività guardano principalmente all'estero e hanno asset denomianti in euro e passività in franchi. Se, ad esempio, A prende in presito euro dalla banca svizzera B e l'euro nel corso del tempo si svaluta, tale svilimento andrà a favore di A facendo crollare il valore del prestito sul bilancio di B. Se invece C prende in prestito franchi (e la sua fonte di guadagno è denominata in euro) dalla banca svizzera D e il franco si rivaluta nel corso del tempo rispetto all'euro, per un po' D avrà un vantaggio su C. Ma a lungo andare l'onere del debito potrebbe farsi troppo gravoso per C e potrebbe andare in default. Quest'ultimo scenario sarebbe peggiore rispetto al primo.

In entrambi i casi i bilanci delle banche commerciali si erodono. La BNS, quindi, ha pensato di agganciare il franco svizzero all'euro ad un cambio fisso, in modo da garantire un certo "equilibrio". In questo modo la BNS si è impegnata a stampare franchi e venderli per comprare euro e altre valute estere.




La popolazione svizzera non ne ha affatto goduto e ha dovuto sopportare il fatto di ritrovarsi per le mani un mezzo di scambio svilito. Situazione che si sarebbe acuita poiché nell'aria aleggiava già lo spettro di un QE europeo, cosa che avrebbe costretto la BNS a seguire la BCE in una svalutazione competitiva senza fine. Detto in modo diverso, la BNS avrebbe dovuto espadnere a dismisura un bilancio già incredibilmente gonfio stampando franchi svizzeri e comprando valute estere. D'altro canto questo sarebbe stato un enorme pasto gratis agli speculatori sui carry trade, i quali avrebbero potuto prendere in prestito franchi svizzeri a tassi di interesse ribassati e investire in valute estere con tassi di interesse più alti. Fino al 15 giugno scorso questo carry trade ha retto e dato che trading simili vengono effettuati con una forte leva finanziaria, la decisione di togliere il peg ha causato non poche vittime nel mondo finanziario. Soprattutto a causa della rivalutazione repentina da parte del franco svizzero. Sono, quindi, fioccate le margin call e parecchi trader si sono ritrovati pesantemente esposti a perdite ingenti: prendete ad esempio Everest Capital's Global Fund, FXCM, ecc.

Anche le banche commerciali e la stessa BNS sono rimaste vittima di perdite di bilancio, poiché le passività in franchi erano superiori agli asset (a causa della continua perdita di valore dell'euro). E' molto probabile che la BNS abbia voluto fermarsi ora puntando tutto sull'apprezzamento del dollaro in modo da tamponare le perdite. Sebbene sia molto difficile che una banca centrale possa dichiarare bancarotta, la BNS ha preferito non seguire nell'oblio l'euro e ingurgitare ora la pillola amara del dolore economico. I controlli dei prezzi, di qualsiasi tipo, distorcono il caclolo economico e favoriscono un'allocazione errata delle risorse.

Nel 1997 il thai baht venne sganciato dal suo peg con il dollaro. Il tasso di cambio artificiale aveva creato investimenti improduttivi in tutta l'area del sud-est asiatico, e quando venne smobilitato la stessa regione sprofondò in crisi. L'anno successivo il panico si diffuse in Russia, mandando in default la nazione per il suo debito. C'era un hedge fund statunitense estremamente esposto al mercato obbligazionario russo che a causa di questa crisi era ad un passo dal fallimento: Long-Term Capital Management (o LTCM). Se questo hedge fund fosse fallito, non avrebbe più potuto pagare i suoi obblighi nei confronti delle banche di Wall Street, le quali si sarebbero ritrovate grossi buchi di bilancio. LTC venne quindi salvata da JPM, Citibank e Goldman Sachs con la complicità della Federal Reserve che tagliò i tassi di interesse e aprì le porte alla bolla dot-com.

I banchieri centrali credevano di avere tutto sotto controllo, invece la loro presunzione di conoscenza è esplosa loro in faccia circa 7 anni dopo quando scoppiò il mercato dei mutui subprime. Vennere spiazzati perché puntellarono gli hedge fund e si ritrovarono per le mani una bomba ad orologeria finanziaria da un'altra parte. Quindi corsero ai ripari, proveddendo ad espandere l'offerta di moneta della nazione ad un livello mai visto prima per salvaguardare i "big player" e ad implementare misure più restrittive per la concessione di nuovo credito. Ma come è accaduto in quegli anni, stanno ignorando da dove arriverà il prossimo colpo alla loro presunta onniscienza: il falso boom nel mercato dell'olio di scisto. L'espansione artificiale dell'offerta di denaro e la ZIRP hanno contribuito a creare un'euforia senza precedenti nel mercato petrolifero, inducendo varie imprese ad investire in tale settore credendo che il prezzo del petrolio sarebbe rimasto "per sempre" tra gli $80-100/bbl. Non solo, ma i mercati emergenti hanno scommesso anche su un dollaro debole, invece si sta rafforzando a seguito del QE in pausa e di un probabile aumento dei tassi di interesse. Così come accaduto nel 1997 e successivamente nel 2007, le crisi sono scoppiate a seguito di eventi presumibilmente "insignificanti" che hanno messo in moto un domino di eventi i quali sono culminati con una crisi. La Svizzera, quindi, con la sua recente decisione di togliere il peg con l'euro potrebbe aver messo in moto quella che sarà la prossima crisi. I mercati mondiali sono saturi di debito e distorsioni da parte delle banche centrali, e se la storia è una maestra di vita tra un anno o due potremmo osservare le tremende cosneguenze dell'esplosione di queste bombe ad orologeria finanziarie.

Infine, oltre alla decisione improvvisa della Svizzera che ha inflitto numerose perdite, c'è da considerare la Grecia la quale rappresenta ancora una mina vagante all'interno dell'Eurozona. Se gli eventi messi in moto dalla BNS sono lenti a dipanarsi, un improvviso default della Grecia accelererebbe il tutto. Il Paese ellenico è esposto a circa €300 miliardi di debiti nei confronti del FMI, degli altri paesi della zona Euro, della BCE e di creditori privati. Dato che i pianificatori centrali vogliono tenere in piedi un'economia insostenibile basata sugli eccessi pre-crisi, la Grecia dovrà andare in default per gran parte di questo debito. Questo è il motivo per cui nessuno smetterà di gettare denaro in questa dolina economia. Questo è il motivo per cui tutti i moniti del nord Europa nei confronti del sud Europa sono un bluff. Sono tutti sulla stessa barca. Un piccolo cambiamento nello status quo potrebbe mettere in moto eventi che manderebbero repentinamente fuori controllo la presa della pianificazione centrale sull'economia europea.

Quindi questo teatro Kabuki andrà avanti, con una parte che premerà per riforme strutturali e l'altra che continuerà a ricevere denaro non facendole. Quando mai è stato possibile risolvere una crisi del debito aggiungendo ancora più debito?



CONCLUSIONE

Quello che ormai si vede regolarmente sui mercati è una continua corsa per seguire trend fasulli che si pensa possano continuare per sempre. Una volta che si invertono gli sciocchi rimangono con un pugno di mosche in mano. Non capiscono come le banche centrali siano delle abili manipolatrici, o se lo comprendono lo ignorano e cercano di fare front-running alle loro decisioni. Ma quando le inversioni di trend stabiliti sono repentine, le perdite sono enormi ed impreviste. Allo stesso modo, pochi oggi si aspettano un aumento dei tassi di interesse e dell'inflazione nei prezzi. Quando ciò accadrà, perché è inevitabile che accada, allora tutto quello in cui si è creduto finora cadrà a pezzi. I fondamentali delle varie economie sono distorti ed è per questo motivo che le stesse forze che hanno costretto la BNS ad invertire il suo controllo dei prezzi, agiranno anche sulle altre banche centrali del mondo. Le forze di mercato sono inesorabili.

La lezione che a questo punto avremmo dovuto apprendere dai recenti sconquassi finanziari, è che gli apologeti dello stato e i banchieri centrali non sono degni di fiducia. Non imparano dai loro errori, e i loro presunti tentativi di aggiustare le cose finiscono per peggiorarle. L'unico modo per proteggersi dalla loro follia crescente e dalle bombe finanziarie sparse in tutto il mercato globale, è possedere oro.


Il fine partita keynesiano si cristallizza nella follia monetaria del Giappone

Gio, 29/01/2015 - 11:09




di David Stockman


Se gli stampatori folli presso la BOJ venissero trattati come dei paria dal resto del mondo, potremmo rallegrarci del fatto che sul pianeta c'è ancora un minimo di sanità mentale. Ma avviene l'opposto. Istituzioni come il FMI, il Tesoro degli Stati Uniti e le altre grandi banche centrali li incitano, mentre la squadra di piromani keynesiani guidata dal professor Krugman si lamenta che il Giappone sia troppo mite con il suo "stimolo".

Adesso abbiamo nuovi dati che ci conferamo di come il Giappone sia un manicomio finanziario — anche se il suo modello di politica è abbracciato da funzionari e analisti di un certo calibro. La notizia più recente riportata dal Cabinet Office ci informa che quest'anno il tasso di risparmio delle famiglie del Giappone è sceso a -1.3%, entrando per la prima volta in territorio negativo da quando sono state registrate le serie storiche nel 1955.

Solo una generazione fà il Giappone veniva descritto come un popolo di risparmiatori. Prima dello scoppio della bolla finanziaria alla fine degli anni '80, le famiglie risparmiavano regolarmente il 15-25% del reddito. Ma dopo quasi tre decenni di politiche keynesiane, il Giappone è ora incappato in una trappola finanziaria/demografica che non dà scampo.

Dal momento che il Giappone si rifiuta ostinatamente di accettare gli immigrati, i suoi dati demografici di lungo termine sono un disastro. Di conseguenza chi farà la differenza nei prossimi decenni è già nato, è già stato conteggiato, è già stato assunto ed è già stato aggiunto nelle proiezioni.

La forza lavoro del Giappone, che conta 80 milioni di unità, scenderà a 40 milioni entro il 2060. Allo stesso tempo, i suoi attuali 30 milioni di pensionati continueranno ad aumentare, il che significa che in ultima analisi supereranno il numero di lavoratori.

A fronte di tali fatti scoraggianti, ne consegue che alla vigilia del suo bust demografico il Giappone ha bisogno di risparmi elevati e tassi di interesse generosi per aumentare le uova nel paniere dei pensionati; un tasso di cambio forte per attirare capitali stranieri e assorbire i suoi $12 bilioni di debito pubblico, che ammontano già al 230% del PIL; e un aumento dei redditi reali al fine di coprire la pesante tassazione (inevitabilmente necessaria) per chiudere il suo gap di bilancio e contenere il debito pubblico.

Ma dato che sta seguendo politiche fiscali e monetarie keynesiane, mettendo sotto steroidi l'Abenomics, va da sé che stanno prevalendo le condizioni opposte. In particolare, nessuna famiglia o istituto in Giappone può guadagnare qualcosa dai risparmi. Il tasso del mercato monetario, il quale determina i rendimenti dei depositi di denaro, è passato da un "picco" di 100 punti base (per quanto possa sembrare assurdo) prima della crisi finanziaria ai 10 punti base di oggi, vale a dire, niente.




Ma ciò che sorprende di più è che il rendimento del decennale giapponese è sprofondato ad un minimo storico dello 0.31%. Data l'insistenza della BOJ nel voler raggiungere il target d'inflazione del 2% a qualunque costo, è lecito dire che la politica ufficiale dell'Abenomics è quella di spennare i titolari di debito pubblico a lungo termine.

Non riuscendo a pensare alle conseguenze delle sue azioni, la BOJ vuole che le banche, le famiglie e le altre istituzioni finanziarie investano risorse in qualcosa di perdente. Vale a dire, il programma di acquisto di bond della BOJ è diventato così grande da essere arrivato a fagocitare il 100% delle nuove emissioni del governo. In termini pratici questo significa che il debito pubblico si è effettivamente ridotto, e che il mercato dei titoli di stato è stato inghiottito a tutti gli effetti dalla BOJ.

Non c'è nient'altro che un'implacabile banca centrale. Dati recenti provenienti dal fondo pensionistico statale giapponese (GPIF), per esempio, mostrano che tale istituto ha già venduto alla BOJ centinaia di miliardi di dollari in titoli di stato.

Inutile dire che questa monetizzazione di tutto il mercato dei titoli di stato è un suicidio finanziario. La BOJ ora non osa fermare le stampanti monetarie, perché senza la sua domanda il mercato si schianterebbe violentemente. Eppure il 40% delle entrate del governo del Giappone viene già utilizzato per ripagare il suo gigantesco debito pubblico. Anche un aumento di 180 punti base dei rendimenti medi (il che significa un tasso ancora inferiore al 2% per il decennale giapponese) sarebbe sufficiente ad assorbirne il resto. Proprio così, il 100% delle entrate del governo verrebbe utilizzato solo per ripagare il proprio debito.

Ciò equivale ovviamente ad uno scenario fiscale comico, ma è comunque matematicamente concreto. Anche con l'aumento delle imposte al consumo dal 5% all'8%, le amministrazioni pubbliche del Giappone avrebbero una spesa di circa ¥100 bilioni l'anno a fronte di un gettito fiscale da ¥50 bilioni.




Come è evidente dal grafico qui sopra, questo divario è diventato più marcato a partire dai primi anni '90, quando i missionari keynesiani hanno convertito i burocrati locali alla religione della spesa in deficit. Ora, dopo aver sprecato 25 anni a costruire autostrade e ponti verso il nulla, il governo di Abe è riuscito a rinviare un aumento delle tasse fino al 2017. Questo significa che il debito pubblico continuerà a salire e che la BOJ monetizzerà implacabilmente il 100% delle nuove emissioni di debito pena una devastante impennata dei tassi di interesse.

Questa è una situazione fuori da ogni concezione logica. Sin dai primi anni '90 i rendimenti dei titoli giapponesi sono calati a causa della repressione finanziaria della BOJ, oltre ad un boom disinflazionistico stimolato dall'espansione del credito fiat delle altre banche centrali. I rendimenti del debito pubblico del Giappone sono a zero e, difatti, le maturazioni fino a due anni sono tradate a rendimenti negativi.




L'onere del debito pubblico è salito senza sosta sin dagli anni '80 a causa delle politiche fiscali di stampo keynesiano, come dimostrato nel grafico qui sotto. E ora, a causa dell'Abenomics, un altro 7-10% del PIL verrà risucchiato dal debito pubblico.




Il grafico qui sotto cattura al meglio la natura disperata della trappola del debito del Giappone. In termini di yen — e questa è la metrica legata alle entrate di bilancio del Giappone — il reddito nazionale non ha registrato alcuna crescita netta sin dal 2006! E l'Abenomics non ha affatto modificato le cose. Nel trimestre più recente il prodotto nazionale lordo non era superiore a quello del gennaio 2013.




In breve, l'equazione fiscale del Giappone è finita in una morsa brutale in cui il denominatore (PNL) rappresenta un elettrocardiogramma piatto, mentre il numeratore (il debito pubblico) continua a salire. Almeno per il momento, quindi, il Giappone ha fatto pienamente ricorso alla stmapante monetaria per finanzare i suoi conti pubblici.

La BOJ sta distruggendo lo yen e sta precludendo la possibilità di un afflusso di capitali internazionali nel Paese — salvo speculazioni di breve termine da parte dei carry trader di New York, Londra e delle altre arene in tutto il mondo. Di conseguenza, il forte calo del tasso di cambio sin dal 2012 è probabile che si accentui di più nel futuro prossimo. Più a lungo la BOJ stamperà enormi quantità di nuovi yen per finanziare il 100% del deficit pubblico, più questo calo si farà marcato.




Il crollo della valuta, a sua volta, significherà che il costo della vita su un arcipelago che importa il 100% della sua energia e la maggior parte delle materie prime, è destinato a salire. I salari reali coleranno a picco. Infatti queste cose segnano l'ennesimo punto irto nei cosiddetti dati in entrata. Il novembre scorso i salari reali sono crollati del 4.3% su base annua, il 17° declino mensile e il più ripido sin dal dicembre 2009.




Il disastro keynesiano è quindi completo. L'enorme campagna monetaria della BOJ per finanziare il deficit sta erodendo i salari reali, ritardando un aumento delle tasse in grado di colmare il divario fiscale e di ridurre gli oneri finanziari. Con la ZIRP i pazzi presso la BOJ stanno anche cancellando la figura del risparmiatore e, con un tasso di cambio in picchiata, stanno allontanando gli investitori internazionali. Di conseguenza non vi è alcun modo onesto per finanziare il deficit pubblico, il che significa che la stampante monetaria continuerà a rombare.

Questa strategia equivale ad una missione suicida. Ma ciò che spaventa veramente, è che il modello di politica del Giappone è stato approvato e adottato dai governi e dalle banche centrali di tutto il mondo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Austriaci, riserva frazionaria, moltiplicatore monetario e spesa in deficit

Mer, 28/01/2015 - 11:11
La scelta di Draghi (lanciare un QE "made in UE") rappresenta un chiaro indizio di come la BCE, e le altre banche centrali del mondo, si siano intrappolate da sole in quella che è una trappola senza via di scampo. Infatti ora che la FED si è presa una pausa dal suo QE, la BCE ha dovuto fare qualcosa per sostenere in qualche modo la precedente promessa del "whatever it takes". E' stato deciso che si sarebbero acquistati nei prossimi 18 mesi €1.1 bilioni di bond degli stati europei. Finché la FED elargiva denaro quasi-gratis, gli speculatori hanno potuto accaparrare pattume obbligazionario europeo col denaro quasi-gratis generosamente offerto dallo zio Sam, scommettendo sulla promessa dello zio Mario che, prima o poi, anche lui avrebbe acceso le rotative. Miliardi di titoli francesi, italiani spagnoli, portoghesi e greci sono finiti quindi in hedge fund, ad esempio. E' come se avessero "affittato" tali asset, tenendosi pronti a venderli una volta che la BCE si sarebbe decisa a lanciare il cosiddetto bazooka. Questa non è altro che una gigantesca frode per mantenere in piedi la credibilità degli stati europei al collasso. Alla popolazione questa operazione è stata giustificata sotto lo spettro di una presunta deflazione. Non esiste niente di tutto ciò. Al di fuori del mercato delle commodities e dei materiali industriali, i cui prezzi vengono indeboliti dal raffreddamento della follia immobiliare cinese, l'inflazione c'è e si fa sentire. L'esperimento monetario europeo partorito dalla mente di Jean Monnet si sta sfaldando e gli eurocrati corrono ai ripari cercando di arraffare quanto più possibile prima di dichiarare bancarotta. Se prima era lo zio Ben a detenere lo scettro di falsificatore legalizzato più scalmanato, ora tale scettro può passare allo zio Mario. Ma a parte ciò, oggi andremo alla radice di alcuni dei mali che ostacolano un mercato libero da interferenze e suddetti mali rispondono al nome di riserva frazionaria, moltiplicatore monetario e spesa in deficit. Analizziamoli da un punto di vista Austriaco attraverso questi due articoli (1 & 2).
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di Robert Batemarco


Di recente John Tamny ha scritto un pezzo su Forbes intitolato: “The Closing of the Austrian School’s Economic Mind” in cui ha criticato alcune affermazioni fatte da Frank Hollenbeck nell'articolo “Confusing Capitalism with Fractional Reserve Banking.”

Tamny va ben oltre la critica a Hollenbeck, poiché afferma che molti economisti Austriaci moderni sostengono punti di vista sulla politica monetaria che sono in contrasto con gran parte del corpo teorico fornito dalla stessa Scuola Austriaca. Il tema che secondo Tamny divide gli Austriaci è la riserva frazionaria. Così facendo, egli solleva diversi argomenti che non possono resistere ad un esame critico.

La posizione Austriaca afferma che la riserva frazionaria conferisce la proprietà di determinati fondi a più di una persona. L'individuo che li deposita ha un diritto di proprietà su di essi; ma quando questi stessi fondi vengono utilizzati per concedere un prestito, anche il mutuatario ne possiede la proprietà. Ciò che alimenta le corse agli sportelli bancari è proprio questo scenario: due o più persone che possono rivendicare la proprietà sugli stessi fondi. L'esistenza di un'assicurazione sui depositi le ha ridotte al minimo, scongiurando la situazione in cui più proprietari cercano di rivendicare la proprietà dei loro fondi nello stesso momento. L'assicurazione sui depositi equivale ad un salvataggio preventivo delle banche. Dato che si tratta di un privilegio speciale, piuttosto che di uno sviluppo naturale del mercato, ne consegue che le restrizioni alla riserva frazionaria sarebbero un argomento prettamente libertario... rispetto all'interferenza statale acclamata da Tamny.

La sua incapacità nel comprendere come la riserva frazionaria porti due o più persone a rivendicare la proprietà sugli stessi fondi, lo conduce a negare la logica del moltiplicatore della moneta. Infatti scrive:

Il problema è che la nozione stessa di "moltiplicatore monetario" rappresenta un'impossibilità logica; anche un'analisi superficiale sarebbe sufficiente per capirlo. [...] Secondo gli Austriaci, il denaro può essere moltiplicato. La Banca A accetta $1,000, presta $900 alla Banca B, poi la Banca B presta $810 alla Banca C, poi la Banca C presta $729 alla Banca D, ecc. Ben presto i $1,000 si "moltiplicano" più volte al diffondersi del credito.
Il concetto di moltiplicatore monetario non è affatto univoco agli Austriaci. Io l'ho appreso quarant'anni fa da un libro di testo di Paul Samuelson e dal libricino della FED, Modern Money Mechanics. E' anche il fulcro di ogni libro di testo sul sistema monetario; viene anche spiegato nel libro più recente di Paul Krugman. Infatti la natura del processo è una delle preposizioni più controverse in economia — con preposizione economica si intende, ad esempio, un punto di vista sostenuto sia da Murray Rothbard che da Paul Krugman. Infatti se non esistesse un moltiplicatore della moneta, non si potrebbe spiegare perché nel 2008, prima del QE1, M1 era 1.6 volte la base monetaria. Né il coefficiente di riserva obbligatoria (uno strumento di politica monetaria diventato troppo potente per essere utilizzato dopo il 1937) avrebbe alcun effetto sulla massa monetaria in assenza dell'effetto del moltiplicatore monetario.

Le controversie non nascono dal riconoscimento della sua esistenza, ma se crei o no distorsioni nell'economia. Le distorsioni introdotte dalla riserva frazionaria, e in misura ancora maggiore dalle banche centrali, costituiscono l'elemento centrale della teoria Austriaca del ciclo economico. L'idea di base è che la creazione di denaro (e anche di credito, dal momento che il nuovo denaro viene prestato) aumenta l'offerta di fondi mutuabili e abbassa i tassi di interesse senza aumentare l'offerta dei risparmi reali. Ciò inganna gli investitori facendo credere loro che esistono maggiori risorse, rispetto a quelle attualmente disponibili, per progetti d'investimento. Questi ultimi vengono avviati su vasta scala, dal momento che molti investitori cercano di entrare in possesso delle stesse risorse produttive. Così facendo fanno salire i prezzi di queste risorse, riducendo la redditività dei loro progetti d'investimento. Le imprese rimarranno a corto di risorse necessarie per completare proficuamente i loro investimenti, esponendole ad errori economici e trasformando il boom in bust.

Tamny contesta le affermazioni del paragrafo precedente facendo ricorso ad una definizione idiosincratica del credito. Egli afferma che: "Il credito non può essere moltiplicato. Punto. Per ogni individuo che ottiene credito, deve esserci un risparmiatore disposto a darvi accesso." Questa affermazione è supportata da una preziosa intuizione di base: prestare denaro a coloro che desiderano acquistare beni che non potrebbero altrimenti permettersi, non crea beni supplementari. L'equivoco nasce dall'uso della parola credito per descrivere i beni che vengono acquistati. Credo che sia l'uso eccentrico di questa parola che metta in disaccordo Tamny e gli Austriaci. Ecco l'Allegato A:

Forse un'altra risposta logica a questa linea di pensiero è il boom immobiliare che ha avuto luogo negli anni 2000. E' vero o no che è stato alimentato dal credito facile? Cerchiamo di essere seri. Credere che i tassi bassi fissati dalla FED siano stati i responsabili del boom immobiliare, equivale a credere che il controllo degli affitti renda abbondanti gli appartamenti. Ma non è così, e né i bassi tassi decretati dalla FED hanno scatenato il boom immobiliare.
Gli Austriaci concordano sul fatto che elargire più prestiti di quelli che sarebbero stati concessi in un mercato non ostacolato, non contribuisce a creare nuovi beni. Ma nel breve termine c'è l'illusione di una quantità di risorse maggiori, perché il processo di creazione del credito non requisisce d'un colpo le risorse da coloro il cui denaro diminuisce inizialmente di valore a causa dell'Effetto Cantillon. Purtroppo molti imprenditori che cercano di espandere le loro operazioni agiscono basandosi su questa illusione. Quando la nuova moneta raggiungerà coloro il cui denaro ha perso inizialmente valore, e si vedranno costretti a re-indirizzare la loro domanda, diverrà evidente che ulteriore credito non creerà affatto nuovi beni.

L'ultima cosa di cui vorrei discutere qui è la critica di Tamny ad una riserva del 100% sui depositi a vista. Secondo lui questa cosa imposibiliterebbe i prestiti tra mutuatari e risparmiatori. Ha torto. Gli Austriaci non hanno alcun problema con quei risparmiatori che acquistano obbligazioni di una società alla ricerca di ulteriori finanziamenti, né se le acquistano dalla sua banca d'investimento attraverso una IPO oppure sul mercato secondario, né se stipulano con una banca un deposito vincolato sapendo che non avranno diritti su quei fondi fino alla scadenza. In tutti questi casi, gli intermediari prendono in prestito dai risparmiatori al fine di prestare tali risparmi (non si tratta esattamente di un prestito nel caso delle azioni). Quello a cui si oppongono gli Austriaci è ben altro: dire ai depositanti che possono esercitare il possesso sui loro fondi depositati, quando invece le banche li hanno prestati a qualcun altro.

L'eliminazione della riserva frazionaria ridurrebbe la spesa per investimenti, ovviamente non a zero ma ad un livello più sostenibile. Ciò non eliminerebbe del tutto gli errori imprenditoriali, i quali sono parte integrante dell'incertezza futura, ma eliminerebbe quegli errori generati da piani insostenibili basati su segnali di mercato falsificati (tassi di interesse al di sotto il loro tasso di mercato), attenuando, o nel migliore dei casi, eliminando il ciclo economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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di Frank Shostak


Alcuni economisti, come il premio Nobel Paul Krugman, ritengono che durante una crisi economica è dovere dello stato avere grandi deficit di bilancio per riportare le cose alla normalità. Su questo punto — dato che dal 2011 al 2014 il tasso di crescita del prodotto interno lordo reale (PIL) è rimasto intorno al 2% — molti esperti sono del parere che il deficit di bilancio, che nel 2014 è ammontato a $483 miliardi, non è stato abbastanza grande.




Secondo questo modo di pensare, se la domanda aggregata si indebolisce a causa di un rallentamento delle spese al consumo, allora lo stato deve intervenire e aumentare la sua spesa per evitare che la domanda aggregata diminuisca ulteriormente. Si noti che nel 2014 le spese statali sono ammontate a $3.5 bilioni rispetto ai $1.788 miliardi nel 2000 — un aumento del 96%.




La Spesa Pubblica E' Buona per l'Economia?

Paul Krugman e altri commentatori sono del parere che un aumento del deficit di bilancio, in risposta a grandi spese pubbliche, può essere una buona notizia per l'economia.

Inoltre sostengono che esistono ben poche prove empiriche secondo cui i deficit di bilancio soffocano la crescita economica. Secondo loro può solo essere d'aiuto per quell'economia il cui percorso di crescita scende sotto la media. Al contrario, gli oppositori di questa tesi ritengono che un ampliamento del deficit di bilancio tende ad essere monetizzato e successivamente porta ad una maggiore inflazione.

Inoltre un ampliamento del deficit di bilancio tende ad alimentare un effetto crowding out nei confronti del settore privato, e questo soffoca la crescita economica. Quindi, secondo quest'ultimo punto di vista, uno stato deve evitare, per quanto possibile, un ampliamento del deficit di bilancio. In realtà l'attenzione dovrebbe focalizzarsi sempre sul raggiungimento di un pareggio di bilancio.



Perché un Aumento della Spesa Rappresenta una Cattiva Notizia

Suggeriamo che l'obiettivo di aggiustare il deficit di bilancio (mantenerlo grande o eliminarlo del tutto), potrebbe essere una politica errata. In definitiva, ciò che conta per l'economia non è la dimensione del deficit di bilancio, ma la dimensione della spesa pubblica — la quantità di risorse che lo stato accalappia per sé stesso. Si noti che, contrariamente a quanto dice Krugman, riteniamo che un aumento della spesa delle amministrazioni pubbliche rappresenta una cattiva notizia per l'economia.

Si osservi che uno stato non crea ricchezza — più spende, più risorse deve prendere dai creatori di ricchezza. Ciò a sua volta indebolisce il processo di creazione di ricchezza. Ciò significa che il livello effettivo di tassazione è la dimensione dello stato e nient'altro. Ad esempio, se lo stato prevede di spendere $3 bilioni e finanzia queste spese mediante $2 bilioni in tasse, ci sarà una mancanza, etichettata come deficit, di $1 bilione. Dato che queste spese devono essere finanziate in un modo o nell'altro, significa che oltre alle tasse lo stato deve fare ricorso ad altri mezzi di finanziamento come i prestiti o la stampa di denaro.

Lo stato impiegherà ogni mezzo a sua disposizione per ottenere le risorse dai creatori di ricchezza. Quindi ciò che conta è che le spese siano di $3 bilioni, e non che il deficit sia di $1 bilione.

Ad esempio, se lo stato aumentasse le tasse per $3 bilioni e di conseguenza avesse un bilancio in pareggio, cambierebbe il fatto che sottrae $3 bilioni di risorse ai creatori di ricchezza? Riteniamo che un aumento della spesa delle amministrazioni pubbliche metta in moto una deviazione di ricchezza da quelle attività creatrici di ricchezza verso quelle che la sperperano. Questa situazione conduce all'impoverimento economico. Quindi, in questo senso, un aumento della spesa pubblica per rilanciare la domanda aggregata dovrebbe essere considerato come una cattiva notizia per il processo di creazione di ricchezza e, quindi, per l'economia in generale.

Contrariamente a quanto dicono commentatori come Krugman, il FMI e vari funzionari della FED, suggeriamo che un taglio della spesa delle amministrazioni pubbliche dovrebbe essere considerato come una grande notizia per i creatori di ricchezza. Naturalmente è una cattiva notizia per le varie forme di vita artificiale emerse grazie ad un aumento della spesa delle amministrazioni pubbliche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Il paradosso della crescita economica moderna

Mar, 27/01/2015 - 11:13




di Bill Bonner


[La volta scorsa Bill ha discusso del pericoloso ruolo ricoperto dal QE in un'economia zombificata. Oggi amplia tale concetto facendoci osservare da vicino i risultati elettorali del novembre scorso e un paio di statistiche allarmanti sull'economia degli Stati Uniti. Leggiamo...]


Gli elettori non amano i repubblicani più di quanto non amino i democratici. Ma il novembre scorso Obama e i democratici sono stati ritenuti responsabili per il triste stato in cui versa l'economia.

Sono stati scaricati. Un'impiccagione probabilmente sarebbe stata meno dolorosa.

Abbiamo ricordato molte volte che il reddito medio delle famiglie è inferiore rispetto a quello che era all'inizio del XXI secolo. La famiglia media aveva $57,000 di reddito quando la grande palla è scesa a Times Square alla fine del XX secolo. Oggi la cifra è di $52,000.

Le azioni sono sostanzialmente salite più in alto, così come i profitti aziendali. Perché la gente comune non guadagna più soldi?

Dopo tutto, viviamo nella più grande economia che l'uomo abbia mai creato. Più persone hanno più soldi che mai, quindi c'è un sacco di capitale per finanziare nuove imprese.

Inoltre, sempre più persone sono laureate. Quindi non c'è carenza di persone istruite per riempire posti negli uffici. E ci sono più scienziati e ingegneri impegnati nello sviluppo di nuovi farmaci, nuove macchine e nuove sostanze chimiche.

L'economia dovrebbe sperimentare una crescita strabiliante, posti di lavoro a iosa e redditi più elevati per tutti.

E non dimenticate che ci sono più persone che mai il cui ruolo nella nostra economia è quello di migliorare le cose — più agenzie governative, più programmi statali e più burocrati.

Questi dipendenti "pubblici" stanno tutti lavorando a tempo pieno per migliorare la sorte dei cittadini. La Federal Reserve da sola ha 17,015 dipendenti — la maggior parte dei quali è composta da impiegati o economisti. Di sicuro gli sforzi congiunti di così tante persone intelligenti hanno gettato le basi per un'economia migliore... o no?

A quanto pare no. Non solo il reddito per la maggior parte delle persone sta diminuendo, ma il debito delle famiglie è più che raddoppiato sin dall'inizio del secolo. È vero, è un po' più basso di quanto non fosse nel 2008. Ma è ancora più di $13 bilioni.

E poi c'è quest'altro inghippo: per un giovane soleva essere facile entrare nella forza lavoro e per una persona anziana soleva essere un piacere lasciarla. Ora per le persone che hanno bisogno di posti di lavoro è difficile trovarli... e per i vecchietti è difficile rinunciarvi.

La partecipazione alla forza lavoro per le persone tra i 25 e i 54 anni è scesa dall'83% all'81%. E ora il 40% delle persone con più di 55 anni ha un posto di lavoro; nel 1990 questa cifra raggiungeva solo il 30%.

Sin dal 1979 i redditi dell'1% sono triplicati. Ma quando parliamo della classe media americana, negli ultimi 35 anni il reddito è sceso. In fondo — dove si trova il 20% più povero della popolazione — i redditi sono scesi di un incredibile 60%.

Nel 2000 il 69% degli americani intervistati si diceva soddisfatta di come stessero andando le cose negli Stati Uniti. Ora solo il 23% afferma di essere soddisfatto, cosa che non sorprende alla luce dei dati che abbiamo appena visto.

Per alcuni la frustrazione è insopportabile. Nel 2001 circa 16 uomini su 100,000 si sono uccisi. Ora la cifra è 25 su 100,000 — un aumento del 56%.

Si potrebbe pensare che questo tipo di feedback costringerebbe economisti e politici a prenderne atto, a riconsiderare le politiche degli ultimi decenni.

Ma no. Economisti celebri come Paul Krugman, Joseph Stiglitz e Larry Summers — così come quelli alla FED, al Tesoro USA, alla BCE, alla Banca del Giappone, alla Banca d'Inghilterra e al FMI — condividono lo stesso modello economico interventista... uno che è stato sviluppato nella prima metà del secolo scorso ed elaborato nel corso degli ultimi 60 anni.

Prendendo spunto da Keynes, questi economisti ritengono che un'economia stagnante soffra di una mancanza di domanda. La loro logica dice che se solo si aumentasse la "domanda", ciò innescherebbe una crescita... la quale porterà posti di lavoro e redditi più alti.

Ma la domanda è una cosa naturale. Essa si verifica quando le persone hanno guadagnato dei soldi... e quando preferiscono comprare qualcosa con quei soldi piuttosto che risparmiarli.

I federali sanno che non possono giocherellare con questo tipo di domanda. Tutto quello che possono fare è creare una "domanda-surrogato" sopprimendo i tassi di interesse e facilitando l'accesso al credito.

Se questo non funziona, si preparano per altre due iniziative. La prima è venuta alla luce alla fine del mese scorso, quando la Banca del Giappone ha annunciato che il suo programma di QE non solo sarebbe stato aumentato a ¥80 bilioni ($700 miliardi) l'anno, ma avrebbe anche triplicato i suoi acquisti di ETF giapponesi e REIT.

Tutto ciò, naturalmente, ha stimolato i prezzi del mercato azionario... gli speculatori giapponesi hanno ringraziato.

Come ogni altra iniziativa negli ultimi due decenni, l'ultimo intervento della BOJ ha reso i ricchi più ricchi. Ma non aspettatevi che questa nuova mossa risulti determinante per l'economia giapponese o per la classe media. Entrambe hanno bisogno di un miglioramento economico reale, e non di più chiacchiere sullo "stimolo".

Se si potesse davvero stimolare la domanda mediante la creazione di una falsa domanda, l'Argentina e lo Zimbabwe avrebbero due delle economie più importanti del mondo.

E oggi Harry Reid sarebbe ancora un senatore di spicco.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


La falsa calamità della deflazione

Lun, 26/01/2015 - 11:03




di David Stockman


Coloro che si stracciano le vesti contro la cosiddetta calamità della deflazione, stanno semplicemente sostenendo un non sequitur economico. Vale a dire, il fatto che i prezzi al consumo nell'UE siano finiti in territorio negativo (0.2%) a dicembre, non implica che debba essere immediatamente accesa la stampante della BCE.

Beh, è ovvio che l'ICP si sia momentaneamente indebolito. Il petrolio greggio ha fatto registrare un tonfo monumentale di oltre il 50% sin dalla metà del 2014. Ciò ha temporaneamente trascinato in basso l'ICP della zona Euro. Negli ultimi 12 mesi i prezzi dell'energia nella zona Euro sono diminuiti del 6.3%, e tutto il resto è ancora dello 0.6% superiore rispetto ad un anno fa.

Quindi qual è l'emergenza? Si tratta dello stesso contrattempo che ha fatto registrare l'ICP quando il petrolio è crollato nella seconda metà del 2008. Come è evidente qui sotto, quell'episodio non ha gettato in un buco nero l'intera economia. In realtà l'ICP dell'Eurozona c'ha messo poco a riprendersi, tornando al di sopra del 2.5% in pochissimo tempo.




La verità è che l'UE-19 vive nell'abbondanza e i consumatori si sono presi una pausa; e, dall'altro lato dell'equazione economica, produce pochissimo petrolio. La produzione petrolifera in Europa si trova principalmente nel Regno Unito e in Norvegia, e questi due Paesi hanno le loro valute. Di conseguenza la BCE dovrebbe concedere più di un anno sabbatico alla sua stampante monetaria e dichiarare la vittoria per il conseguimento del suo obiettivo: "stabilità dei prezzi".

Ritenere che un'inflazione pari a zero rappresenti un qualche precursore di una calamità deflazionistica, equivale a credere agli asini che volano. Sin dal 2008 non c'è stato alcun cambiamento strutturale nell'economia della zona Euro, e quindi non esiste alcuna base empirica per affermare che i salari e i prezzi si spiralizzeranno in quella che sarà una caduta mortale verso il basso. In realtà è stato il dirigismo di Bruxelles che ha reso prezzi e salari ancora più "rigidi" e "viscosi", a causa della valanga di nuove normative, sussidi e altri interventi nell'economia.

La zona Euro, come il resto dei mercati emergenti, soffre di una distorsione inflazionistica incorporata in sei decenni di storia durante i quali l'euro e le valute che l'hanno preceduto hanno perso potere d'acquisto mese dopo mese. Le famiglie stanno finalmente assaporando quella che possiamo senza dubbio definire una breve tregua dalla tassa dell'inflazione. Comunque non esiste motivo razionale per non credere che il livello dei prezzi riprenderà la sua inarrestabile marcia verso l'alto.




La storiella della deflazione nella zona Euro è pura fantasia, e non ci vuole molto per documentare tale affermazione. In primo luogo, non vi è alcun segno di un crollo dei salari. Come si fa, quindi, ad avere una spirale deflazionistica se i salari continuano a crescere?

Come illustrato qui sotto, a causa della pesante sindacalizzazione e delle leggi protezionistiche sul lavoro, i salari della zona Euro sono stati per molto tempo a bordo di un ascensore in perenne salita, e non presentano segni di "deflazione". Il compenso totale per lavoratore è salito del +1.3% negli ultimi dodici mesi — un tasso identico all'1.3% registrato durante l'anno precedente, e non molto al di sotto del tasso annuo dell'1.7% che è stato registrato sin dalla metà del 2010.




Se si prendono in considerazione gli articoli prodotti nell'Eurozona, la storia è la stessa. Nel caso dei servizi totali, la variazione di prezzo registrata a dicembre è dell'1.25% — una cifra che è stata raggiunta due volte prima di questo secolo senza effetti indesiderati.




Nel caso specifico dei servizi immobiliari e degli affitti, il tasso di inflazione non è molto inferiore al 2% — un livello che si è imposto negli ultimi anni.




Allo stesso modo, il tasso di inflazione nella produzione di servizi ricreativi e personali non ha mostrato segni discendenti. Il tasso di incremento è di circa l'1.5%, ed è nella fascia che è prevalsa per la maggior parte di questo secolo.




Lo stesso vale per i servizi di trasporto. L'indice continua a crescere ad un tasso dell'1.5% rispetto a quello registrato nell'ultimo decennio o giù di lì (+2.5%). Non è un bene per la produttività e la crescita se nella zona Euro il tasso di inflazione per il trasporto di persone e merci sia in leggera diminuzione? Dov'è l'allarme?




In breve, lo stop momentaneo nella salita dei prezzi della zona Euro è quasi interamente dovuto al calo mondiale dei prezzi delle materie prime emerso sin dal picco della bolla cinese nel 2012; e non scordiamoci l'effetto ritardato della forza dell'Euro prima della metà del 2014.

Nel caso dei prodotti non alimentari (inclusa l'energia), per esempio, l'indice dei prezzi della produzione è sceso di circa il 25% dal suo picco nel 2011/12. Dal momento che la zona euro importa gran parte della sua energia e delle materie prime industriali, tale discesa non rappresenta uno sviluppo positivo?

E c'è di più. I prezzi delle materie prime sono ancora il doppio rispetto al loro livello pre-2005. In altre parole, la gigantesca bolla globale delle materie prime generata dalla rapida espansione del credito in Cina, nei paesi BRIC e nei mercati emergenti ha finalmente iniziato a rallentare, e i suoi effetti ora si stanno facendo strada negli indici dei prezzi della zona Euro. Invece di una crisi, il raffreddamento dell'inflazione nella zona Euro rappresenta una tregua benvenuta dall'aberrante bolla del credito alimentata dalle banche centrali negli ultimi dieci anni.




Anche nel caso dei prodotti alimentari, il forte calo sin dal 2012 è una minaccia solo per gli agricoltori francesi... nel peggiore dei casi. Come si può sostenere che una riduzione del 20% dei costi del cibo danneggerà il tenore di vita di 350 milioni di consumatori nella zona Euro, o che causerà una sottoperformance cronica nella macroeconomia?




Infine, i prezzi calanti al di fuori del settore delle importazioni, delle materie prime e dei prodotti industriali trasformati che li incarnano, non hanno nulla a che fare con la politica monetaria a breve termine. L'indice dei prezzi per i servizi di comunicazione, per esempio, è negativo del 2.5% — ma non è una novità. Grazie alla rivoluzione tecnologica nel settore della comunicazione e un modesto grado di liberalizzazioni, i prezzi in questo settore sono in calo da circa due decenni, rappresentando un vantaggio per la crescita economica e il benessere dei consumatori.




In breve, la paura per la deflazione nella zona Euro non ha nulla a che fare con la realtà empirica o il buon senso. Invece è pura propaganda uscita dalle bocche dei burocrati di Francoforte e Bruxelles, scimmiottata e amplificata dai venditori ambulanti nel casinò del mercato azionario che sostengono di essere "economisti" e "strateghi".

Poi, in perfetto orario, arriva questa assurdità di James Ashley, presunto economista presso RBS Capital Markets:

"L'emergere di un'inflazione negativa anima lo spettro di un possibile periodo prolungato di deflazione", ha detto James Ashley, economista presso RBC Capital Markets. "In altre parole, per quei politici che fino ad ora sono rimasti titubanti sull'opportunità o meno di adottare ulteriori provvedimenti, questo non rappresenta altro che il vibrante appello di una situazione che urla la sua gravità."
Giusto. Un solo mese di inflazione negativa rappresenta certamente un "vibrante appello" — per chiedere alla BCE di lanciare i siluri monetari. Può essere che RBS sia stata occupata ad esporre i propri clienti e i propri fondi a titoli italiani prevedendo che sarebbe arrivata dalla BCE una gigantesca offerta d'acquisto per la spazzatura obbligazionaria italiana?

Alla fine è tutto abbastanza semplice. I banchieri centrali keynesiani che gestiscono il mondo hanno più potere di qualsiasi altro governatore nella storia umana. Sono inebriati da questo potere, e di conseguenza hanno abbracciato proposizioni per le quali non esiste alcuna evidenza empirica.

Non esiste alcuna prova che un 2% di inflazione sia qualcosa di benefico per la crescita economica e il tenore di vita della società rispetto ad un 1% o uno 0% o un -0.2%. Non sta scritto in nessuno dei trattati e dei documenti ufficiali che il mandato della "stabilità dei prezzi" richieda esattamente un aumento annuale del 2% nell'ICP — e soprattutto non meno, anche per pochi mesi transitori.

E' tutto inventato di sana pianta. E ora viene ripetuto in modo così implacabile dai banchieri centrali e dai media finanziari, che ha assunto la forma di un incantesimo rituale. Così, uno degli uomini più pericolosi al mondo, Mario Draghi, di recente ha ripetuto per l'ennesima volta questa balla senza batter ciglio.

"Se l'inflazione rimane bassa per un lungo periodo, la gente potrebbe aspettarsi che i prezzi scendano ancora di più e rinviare le loro spese," ha avvertito in un'intervista pubblicata la scorsa settimana il presidente della BCE Mario Draghi.
Non c'è uno straccio di prova per affermare che il 90% delle famiglie, che è stata dimenticata durante l'era della massiccia inflazione negli asset finanziari alimentata dalle banche centrali, ritarderà gli acquisti dei beni di prima necessità, o anche degli sfizi, presupponendo che i prezzi potrebbero abbassarsi di più il mese o l'anno prossimo. La sua Grande Bugia si adatta al pugno di pianificatori centrali monetari che gestiscono il sistema finanziario mondiale e alle migliaia di speculatori e giocatori d'azzardo che con le loro azioni rovinose fanno lo scalpo a numerose fortune.

Sì, la zona Euro ha un problema di crescita e di posti di lavoro, proprio come la maggior parte dei mercati emergenti e gli Stati Uniti. Ma il problema non è che l'inflazione è troppo bassa. E' lo stato — compresa la banca centrale — che sta distruggendo la macchina del capitalismo di libero mercato attraverso la burocrazia asfissiante, la fiscalità oppressiva, lo scoraggiamento del risparmio e, soprattutto, la grande deviazione di capitali, tecnologia e risorse umane nella più grande bisca che il mondo abbia mai conosciuto.

Purtroppo esiste una calamità, ma non ha nulla a che fare con il -0.2% di inflazione nella zona Euro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Lo scoppio della bolla energetica rappresenterà il nuovo crash immobiliare

Ven, 23/01/2015 - 11:07




di David Stockman


Vediamo un po'. Tra il luglio 2007 e il gennaio 2009 il prezzo mediano delle abitazioni residenziali negli USA è sceso da $230k a $165k, o del 30%. Deve esserci stato un qualche tipo di super "taglio delle tasse".

Infatti il crollo brutale dei prezzi delle abitazioni ha rappresentato "risparmi" per l'ammontare di $400 miliardi l'anno all'interno del giro d'affari dell'edilizia residenziale, un giro da $1.5 bilioni l'anno. Con tutti quei soldi in più nelle loro tasche, si può pensare che i consumatori fossero nella posizione di spendere di più in scarpe, magliette e aragoste.




Purtroppo non è andata così. E, no, non perché si fingeva che gli immobili fossero "beni capitali" o perché le operazioni fossero in gran parte "finanziate" con un rapporto di leva dell'85%. Nessuna di queste banalità ha cambiato i redditi dei consumatori o il potere d'acquisto di per sé.

Invece il boom del credito ipotecario si è fermato improvvisamente, mentre aumentavano i tassi di default dei mutui subprime. Questa brusca battuta d'arresto nell'espansione del credito ipotecario, a sua volta, ha causato la rottura della catena di attività economiche artificiali ad essa legata.

Era una specie di boom del debito. Il grafico qui sotto rappresenta tutti i tipi di credito ipotecario, tra cui i mutui commerciali. Dopo tutto, la costruzione fuori controllo di centri commerciali in quel periodo, per esempio, era dovuta all'insostenibile boom iimmobiliare — soprattutto l'inaugurazione di "nuove comunità" negli stati pieni di sabbia, dove i costruttori edili cercavano di dimostrare a Wall Street che erano "macchine di crescita".

Presto Scottsdale AZ e Ft Myers FL avrebbero sfornato centri commerciali che al loro interno avrebbero ospitato tutta una serie di negozi al dettaglio e ristoranti — insieme a quelle attività generate dai canali IPO. Anche questi figliastri della bolla dei mutui si diceva che fossero dei potenti motori di "crescita". Jim Cramer stesso lo affermò — solo che si è dimenticato di dire quello che è successo quando la musica si è fermata.




Durante la bolla del credito, catene simili sono spuntate anche nel segmento alberghiero. Man mano che il debito ipotecario andava spiralizzandosi, le famiglie hanno iniziato a trattare le loro case come se fossero dei bancomat attraverso un processo chiamato "cash-out finance" o MEW (mortgage equity withdrawal). Al culmine della frenesia dei prestiti nel 2006-2007, il tasso MEW era circa di $500-800 miliardi l'anno. Così l'aumento del 10% del reddito delle famiglie non è stato una conseguenza di un aumento dei salari e degli stipendi, o addirittura un aumento della generosità di Washington.

In realtà, era molto più facile di così. Le famiglie americane non hanno dovuto far altro che premere il pulsante del bancomat (Es. le loro case) e spendere il ricavato in vacanze più lunghe e lussuose. Non c'è voluto molto prima che hotel e resort sperimentassero un forte rialzo grazie ad un'impennata dell'occupazione e prezzi delle camere più alti.

Al margine, la domanda incrementale che ha catapultato gli hotel verso un periodo presumibilmente brillante, era costituita da credito ipotecario creato dal nulla dal sistema finanziario. Ma nel breve periodo è risultato un segnale forte per maggiori investimenti negli hotel.

Ovviamente si trattava di un falso segnale e la baldoria intorno alla costruzione degli hotel era semplicemente un gigante investimento improduttivo. La spesa nella costruzione di nuove strutture è esplosa da $10 miliardi a $40 miliardi l'anno durante i 70 mesi successivi all'inizio del 2003. Tranne....tranne quando il boom dei mutui è andato a rotoli e attingere dal MEW non era più fattibile, a quel punto i nuovi hotel sono risultati inutili e il boom edilizio è ritornato alla linea di partenza in appena 20 mesi.




Tra il quarto trimestre del 2000 e il quarto trimestre del 2007, il credito ipotecario statunitense si è ampliato in modo impressionante: $8 bilioni. "Impressionante" non è un'iperbole. La crescita del debito ipotecario nel corso dei suddetti 84 mesi, ha superato quasi il 20% di tutto il debito ipotecario che esisteva al volgere del secolo. Il CAGR per quel periodo era del 12% annuo, o superiore alla capacità di crescita sostenibile della produzione e dei redditi. Così il credito ipotecario è passato dal 65% del PIL al 100% in un battito d'ali.

Lo tsunami del credito ipotecario ha superato addirittura la più fervida immaginazione della truppa populista amante della stmpa monetaria. Ma ecco la parte assurda. Il politburo monetario ha guardato questa marea crescente e non ne era minimamente allarmata. Infatti Greenspan e Bernanke hanno pensato che il MEW fosse uno strumento meraviglioso per oliare la spesa delle famiglie e quindi giustificare la convinzione falsa che una manciata di banchieri centrali potessero guidare l'economia degli Stati Uniti verso il nirvana della piena occupazione.




La curva parabolica qui sopra non rappresenta affatto un libero mercato. Dato che questo tipo di esplosione creditizia non può verificarsi senza causare un'impennata dei tassi di interesse (andando quindi a soffocare tale euforia), si sarebbe dovuto verificare un forte aumento del tasso di risparmio negli Stati Uniti in modo da permettere al mercato di aggiustarsi secondo i tassi di interesse prevalenti.

Non ci vuole una ricerca storica approfondita per ricordare che una cosa simile non è mai accaduta. Neanche minimamente. Infatti il tasso di risparmio delle famiglie degli Stati Uniti è affondando sin da quando Greenspan ha preso le sue contromisure in risposta al crollo del mercato azionario nell'ottobre 1987. E una volta che il Maestro è andato all-in aprendo i rubinetti monetari nel gennaio 2001, mandando così i tassi del mercato monetario dal 6% all'1% nei 30 mesi successivi, il risparmio delle famiglie ha ripreso la sua caduta nel seminterrato della storia.

Come mostrato di seguito, dopo il picco del boom ipotecario in cui la domanda per il risparmio era alta, il tasso di risparmio è praticamente scomparso, raggiungendo quasi il 2.5% del reddito personale. Rispetto ai tassi pre-Greenspan del 10-12.5% (sulla base dei criteri di misurazione attuali NIPA), significa che l'economia degli Stati Uniti è stata prosciugata dei suoi risparmi nel momento stesso in cui è esplosa la mania del debito ipotecario.

Detto in modo diverso, il boom del credito ipotecario è esploso in maniera incontrollata perché i prezzi del debito e del risparmio sono stati completamente distorti e falsificati dai pianificatori centrali monetari presso la FED. L'eruzione del credito ipotecario, a sua volta, ha finanziato una spesa sconsiderata e investimenti improduttivi in tutta l'economia degli Stati Uniti — ponendo le basi per la successiva liquidazione dolorosa.




La bolla immobiliare e il bust, in effetti, hanno rappresentato una lezione dolorosa sul pericolo generato dalla repressione finanziaria delle banche centrali. Il mispricing del risparmio e del debito ipotecario ha provocato una cascata di distorsioni nella spesa e negli investimenti, la quale ha danneggiato immensamente l'economia di Main Street, perché ha fatto in modo che le bolle economiche insostenibili seguissero quelle finanziarie.

Il boom e il bust dell'edilizia residenziale e il relativo calo dei posti di lavoro sono abbastanza evidenti. Ma l'ascesa e la discesa violenta rappresentata nel grafico qui sotto, non è una qualche anomalia che si verifica una volta ogni 100 anni. Invece era un effetto prevedibile e generalizzabile della banca centrale, la quale ha alimentato un mispricing del debito e dell'equity a botte di denaro fiat.




L'unico modo per descrivere quanto avvenuto è parlare della liquidazione violenta delle bolle. Dopo essere raddoppiata tra la metà del 2000 e la metà del 2006 a causa delle bolle delle case e dei mutui, la spesa edilizia residenziale è scesa del 65% nei 36 mesi successivi. Non era esattamente la "Grande Moderazione" di Bernanke pronunciata con così tanta noncuranza nel marzo 2004 — quasi 24 mesi prima del tonfo sopracitato.

E non era neanche una questione riguardante un qualche studio elaborato dal dipartimento di economia di Princeton. Come direbbe il presidente Obama, "alcune persone" hanno fatto male i conti. Infatti, quasi il 50% di tutti i dipendenti nell'edilizia residenziale si è ritrovata senza lavoro pochi anni dopo il bust.




Ora sostituite il termine "spese di estrazione e produzione" del settore dell'olio di scisto ad investimenti e occupazione del settore immobiliare, e avrete una chiara comprensione sul dove andranno i grafici di domani. Ma la storia del crollo immobiliare ci ricorda anche che le lunghe carovane che scapperanno in massa da Bakken in North Dakota, rappresenteranno solo il primo impatto.

Il vero problema con la repressione finanziaria della banca centrale è che piazza mine finanziarie in luoghi nascosti in tutto il sistema finanziario e nell'economia reale. In effetti l'unica cosa su cui hanno ragione i keynesiani è che c'è un effetto "moltiplicatore" in atto. Cioè, la catena di distorsioni che deriva dal mispricing di capitali e dall'esplosione del credito fiat, si moltiplica più volte man mano che scorre nel sistema economico.

Ecco perché in questo momento è importante rivedere il grafico preferito dal Maestro durante il boom immobiliare. In tre anni più di un bilione e mezzo di dollari l'anno è entrato nella spesa corrente delle famiglie mediante i salvadanai rappresentati dall'equity (Es. le case). Secondo alcune stime il tasso di picco è stato quasi di $800 miliardi o, come sopra indicato, il 10% del reddito disponibile totale.

Inutile dire che questo boom artificiale è fluito in lungo e in largo nell'economia statunitense, generando vendite di borse, strumenti per pilates, televisori a schermo piatto, ogni genere di multiproprietà e innumerevoli altri effetti che altrimenti non sarebbero avvenuti. Così quando è scoppiata la bolla del debito ipotecario, il PCE reale è sceso per 20 mesi consecutivi — a differenza di quanto sperimentato in precedenza durante il dopoguerra.

Ma, come mostrato di seguito, ciò non è accaduto a causa di una qualche misteriosa scomparsa della "domanda aggregata" keynesiana. La spesa per consumi ha vacillato perché il bancomat degli americani (Es. la casa) aveva finito i liquidi.





Ecco il punto. In un mercato libero e onesto, per il debito e il capitale non ci sarebbe stato alcun MEW. Il boom del credito ipotecario si sarebbe strozzato da solo. Cioè, se la FED non avesse armeggiato col prezzo del debito, i tassi di interesse sarebbero saliti alle stelle e le famiglie americane sarebbero state incentivate ad aggiungere denaro ai loro nidi, non ad intaccare l'equity delle loro case.

E questo ci porta esattamente alla prossima bolla — il boom energetico. I bilioni di MEW che le famiglie americane hanno estratto dal valore gonfiato dell'equity delle loro case, non è rimasto entro i confini di un modello di economia chiusa. Invece, nel corso del decennio precedente alla crisi finanziaria, una buona porzione di quel denaro è finita nella domanda per camicie, scarpe, elettronica e altri gadget di fabbriche esportatrici cinesi.

E durante quel boom dei consumi alimentato dal debito, i tassi di interesse non sono rimasti bassi perché i lavoratori in Cina sono stati colti da un appetito fuori misura per il risparmio, come solevano dipingere i sofismi vomitati da Greenspan e Bernanke. No, era la PBOC che aveva un enorme appetito — per una crescita economica mercantilista ottenuta portando i suoi tassi di cambio a livelli artificialmente bassi in modo da mantenere in piena espansione le fabbriche esportatrici.

Così per contrastare le politiche della FED sul costo del debito negli Stati Uniti, la PBOC ha manipolato il tasso di cambio del RMB, inondando la sua economia con un'enorme espansione del credito che a sua volta ha alimentato investimenti in capacità industriali e nelle infrastrutture interne. Tra il 2000 e il 2014, il credito della Cina è salito da $1 bilione a $25 bilioni. Di conseguenza il suo PIL (gonfio di credito) si è ampliato da $1 bilione a $9 bilioni in un batter d'occhio; e il suo consumo di petrolio greggio è salito da 2 milioni di barili al giorno a 8 milioni.

In breve la FED ha esportato nel mondo intero il suo modello di bolla finanziaria, soprattutto in Cina e nei mercati emergenti. Il risultato è stata un'era di crescita mondiale, ma falsa, e prezzi artificialmente alti del petrolio (fino a $115 al barile).

Quando i prezzi del petrolio si sono accoppiati con i rendimenti ridicoli dei titoli spazzatura (a malapena al di sopra dei 300 bps rispetto ai titoli del Tesoro USA), il risultato è stata la solita bolla. Vale a dire, un flusso da mezzo bilione di dollari è finito in obbligazioni ad alto rendimento e prestiti al settore energetico, spronando di conseguenza un'esplosione nella produzione dei liquidi di scisto da 1 milione a più di 4 milioni di barili al giorno.

Come nel caso della bolla immobiliare, il boom energetico era un incidente annunciato — l'ennesimo esperimento folle di quei pazzi che governano le banche centrali del mondo. Ora sta esplodendo in perfetto orario. I grafici deprimenti successivi al crollo del settore immobiliare, ora tornano in auge per quanto riguarda lo scoppio della bolla dell'olio di scisto e per tutte quelle attività finanziarie instabili che ne sono derivate.

Il grafico qui sotto ci mostra che ogni posto di lavoro creato negli Stati Uniti durante gli ultimi sette anni, è assegnabile a tutti quegli stati in cui c'è olio di scisto; e tali stati saranno i primi a risentirne delle conseguenze.




Ma c'è qualcosa di ancora più significativo. L'attuale crollo del prezzo del petrolio non sta mettendo un solo centesimo nelle tasche delle famiglie americane — nonostante le teste di legno della CNBC dicano il contrario. Abbiamo a che fare con un grande alluvione di debito e capitale mal prezzati che sono finiti nel settore energetico a causa della ZIRP della FED e delle politiche di QE.

Ciò ridurrà le spese e gli investimenti gonfiati in modo artificiale. Abbiamo a che fare con lo stesso bust immobiliare di sei anni fa, solo in un settore diverso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Quando le banche centrali creano “oceani di liquidità”, ecco come finisce

Gio, 22/01/2015 - 11:15
Oggi è il fatidico giorno in cui lo zio Mario si dice debba decidere del futuro della zona Euro. Non so voi, mai io credo che il fato dell'Eurozona fosse segnato sin dalla sua nascita. In un modo o nell'altro questi esperimenti monetario finiscono allo stesso modo: nel caos finanziario. Sebbene il trattato di Maastricht restringa la capacità della BCE di acquistare direttamente debito pubblico dei Paesi europei, sono ormai quasi cinque anni che sta cercando di aggirare questo vincolo per soddisfare le necessità politiche di quegli apparati statali che in caso di fallimento farebbero crollare l'intera zona Euro. E' dal marzo di quasi cinque anni fa, infatti, che si cerca di veicolare nell'immaginario collettivo l'esigenza impellente di raggiungere il presunto obiettivo della stabilità dei prezzi. Per raggiungere questo scopo, a quanto pare, c'è bisogno di stabilizzare le economie a livello aggregato attraverso l'acquisto del loro debito pubblico. Insomma, trasformare la BCE nella FED. ora che quest'ultima ha temporaneamente smesso di spalleggiare la zona Euro e alimentare le bolle sul suolo nazionale, la realtà economica sta entrando di prepotenza nei mercati finanziari cercando di riportare una certa sanità nella formazione dei vari prezzi. Ovviamente questa correzione non sarebbe esistita senza un precedente intervento da parte delle banche centrali, ma viene utilizzato come scusa per crocifiggere il fantasma della deflazione (quando invece quella che stiamo sperimentando è disinflazione) e giustificare le banche centrali a sostenere artificialmente entità privilegiate (come le banche commerciali e lo stato). Prendere di mira il tasso di inflazione o il PIL nominale e cercare di gonfiare le misure monetarie non è la strada verso la prosperità. Anzi. La miglior politica monetaria è nessuna politica monetaria.
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di Bill Bonner


Le azioni vengono scambiate a un nuovo record. Anche le opere d'arte hanno raggiunto un nuovo record.

Da Bloomberg:

Una scultura in gesso bianco alta quasi 6 piedi di Jeff Koons, raffigurante una donna con tre borse Hermes Birkin, è stata venduta per $4 milioni ad un'asta di beneficenza a New York, il 60% in più rispetto ad opere simili in passato.

La vendita di "Gazing Ball" ha fatto registrare un bottino da $673 milioni per l'arte impressionista e moderna, ponendo le basi per una potenziale stagione da record se prezzi simili continueranno ad affiorare anche questa settimana.

"Sono estremamente rialzista sul mercato dell'arte," ha detto Rajiv Chaudhri, presidente di Sunsara Capital LLC e collezionista d'arte, durante l'evento presso il ristorante Four Seasons di New York. "I prezzi continueranno a salire. C'è ancora tanta ricchezza privata da creare. L'arte è il bene supremo."
Chaudhri ha torto su molte cose...

In primo luogo la ricchezza privata è fasulla; viene fabbricata dalle banche centrali.

In secondo luogo l'arte non è l'asset definitivo, ma probabilmente uno superficiale e inaffidabile.

E in terzo luogo, il mercato dell'arte non andrà nel modo in cui lui immagina. Quando il denaro scorre via, gli appassionati saranno puniti: rimarranno bloccati coi loro acquisti.

Eppure Chaudhri ha ragione su una cosa: ci sono un sacco di soldi in giro.

Sì, i ricchi sono diventati molto più ricchi negli ultimi anni. L'1% ora possiede il 35% della ricchezza degli Stati Uniti. L'80% ne possiede solo l'11%.

Da dove viene tutto questo denaro?

Abbiamo visto gli effetti del QE sui bilanci dei titolari di asset del Paese: nel corso degli ultimi cinque anni il QE li ha premiati con un ammontare tra i $2.5 bilioni... e un massimo di $9 bilioni.

Ora, con così tanti spiccioli nelle loro tasche, i ricchi possono fare offerte per le creazioni di Jeff Koons... i condomini di Manhattan... o per quello che vogliono.

Ma anche con quanto detto non abbiamo risposto alla domanda: da dove viene tutto questo denaro?

Conoscete già la risposta: dalle banche centrali. E conoscete già da dove l'hanno preso: dal nulla.

Le banche centrali hanno creato oceani di liquidità. Come l'acqua, doveva andare da qualche parte. Nel nostro caso, è finito in azioni, immobili, opere d'arte... e tante altre cose.

E ora che il programma di QE negli Stati Uniti è ufficialmente in "pausa", il Giappone e gli europei stanno prendendo il sopravvento.

"Il consiglio della BCE sostiene il salvataggio da €1 bilione", era il titolo del Financial Times alla fine della scorsa settimana.

"Mario Draghi ha ottenuto il sostegno unanime dal consiglio direttivo della Banca Centrale Europea per iniettare €1 bilione e salvare l'economia della zona Euro dalla stagnazione", continua l'articolo.

E ciò arriva sulla scia delle notevoli notizie dal Giappone.

La Banca del Giappone ha un nuovo governatore, Haruhiko Kuroda. A quanto pare è ancora più spericolato e ritardato rispetto al primo ministro Shinzo Abe.

Kuroda ha aumentato l'acquisto di asset da parte della banca centrale a ¥80 bilioni ($700 miliardi) l'anno. E parte di questa transazione comprende acquisti diretti di REIT giapponesi ed ETF. Il blog Real Time Economics ci dice:

In aggiunta alle obbligazioni, la BoJ sta investendo pesantemente negli asset privati [...] acquistando azioni in forma di exchange-traded funds, o ETF, e titoli immobiliari attraverso fondi comuni di investimento, o J-REIT. Tali asset venivano acquistati anche prima, ma ora verranno triplicati. Le cifre sono piccole rispetto agli acquisti di JGB — ¥3 bilioni per gli ETF, ¥90 miliardi di J-REIT — ma possono avere una grande influenza sui mercati.
"Ehi... volete un po' di effetto ricchezza? Ve lo diamo noi l'effetto ricchezza!"

I giapponesi sono pionieri — almeno nel mondo delle politiche finanziarie suicide. Quindi non passerà molto tempo prima che la FED ritorni nel business della stampa di denaro.

Molto probabilmente aspetterà che il mercato azionario vada nel panico. Poi potrebbe iniziare l'acquisto di azioni... in modo diretto.

Il mercato azionario statunitense crollerà perché c'è sempre meno denaro a sostegno. I $3.6 bilioni in QE hanno contribuito a spingere verso l'alto l'indice S&P 500 del 200% dal suo minimo del 9 marzo 2009.

Ma ora il QE, come abbiamo detto prima, è in "pausa". E le operazioni di stampa di denaro in Giappone e in Europa probabilmente non riusciranno a raggiungere abbastanza in fretta gli Stati Uniti per mantenerli a galla.

Al contrario, la liquidità si prosciugherà — a poco a poco... e poi improvvisamente.

Non solo è finito il QE, ma è finita anche la grande spinta che gli Stati Uniti hanno usato per avere deficit commerciali.

Al suo apice, il deficit delle partite correnti degli Stati Uniti aveva raggiunto gli $800 miliardi. Tale denaro è uscito dagli Stati Uniti per acquistare beni di produzione straniera.

Per interrompere l'apprezzamento delle valute estere rispetto al dollaro, le banche centrali straniere — in particolare la Banca Popolare Cinese — hanno dovuto stampare moneta per comprare questi dollari. Poi li hanno investiti di nuovo negli Stati Uniti. Questo era una specie di QE prima che arrivasse il QE vero e proprio, dice il nostro amico Richard Duncan.

Gli Stati Uniti sono stati inondati da una marea di liquidità dagli stampatori d'oltremare. Questo è ciò che ha contribuito a gonfiare la bolla del mercato azionario nel 1999 e poi la bolla finanziaria e immobiliare nel 2008.

Ma anche questa è andata.

Il deficit delle partite correnti è quasi la metà rispetto a quello di una volta. E mentre l'industria petrolifera americana estrae sempre più petrolio dalla terra, ci saranno meno dollari diretti all'estero per acquistare energia e di conseguenza un deficit delle partite correnti più basso.

Questo significherà che gli stranieri acquisteranno meno asset statunitensi... e "l'eccesso di liquidità" farà galleggiare i prezzi degli asset. Il boom dell'energia non terrà a galla i prezzi degli asset; li aiuterà ad affondare.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Manicomio monetario europeo

Mer, 21/01/2015 - 11:07




di David Stockman


Se volete sapere dove si sta dirigendo l'esperimento monetario mondiale — vi basta dare un'occhiata al manicomio monetario in Europa. E tale espressione assume particolare risonanza poiché di ora in ora diventa più evidente che l'Europa e l'euro non sono stati affatto aggiustati. Infatti, nonostante il time out rappresentato dal "whatever it takes" di Draghi, la crisi si è metastatizzata in deformazioni sempre più virulente.

La prossima crisi monetaria europea sarà causata dalle politiche di repressione finanziaria e dalla ZIRP della BCE, le quali — come altrove — hanno distrutto un price discovery onesto nell'enorme mercato del debito sovrano in Europa. Non c'è altro modo per spiegare i rendimenti assurdamente bassi dei titoli di stato decennali e le diverse storture fiscali che caratterizzano l'UE-19.

Sulla scia della pioggia di tasse di Hollande e dell'espansione della burocrazia in tutto il suo Paese, per esempio, perché non caricarsi di obbligazioni decennali francesi ad un rendimento dello 0.78%? Sì, il bond francese di riferimento è ora tradato come quello giapponese, non i numeri interi che invece hanno caratterizzato il debito francese sin dal tempo della Peste Nera. I rendimenti minuscoli di oggi non rappresentano altro che una piccola percentuale rispetto ai tassi che sono prevalsi in tempi più recenti, compreso il tasso al 3.5% alla fine del 2008.




Ma non importa. Tra l'altro, cosa potrebbe andare storto tanto da giustificare un aumento di poche centinaia di punti base sul rendimento in modo da compensarne il rischio? Uno scettico potrebbe rispondere avanzando varie ipotesi: perdita di capitale a causa dell'inflazione, rischio di credito a causa del deterioramento dei conti francesi e, soprattutto, la possibilità che l'euro vada kaput e gli obbligazionisti vengano pagati con qualcos'altro — come i franchi svalutati di Madame Le Pen.

Suvvia non c'è da preoccuparsi, festeggiate i 78bps! A quanto pare l'inflazione è stata abolita una volta e per sempre — il che implica che i sottili rendimenti nominali di oggi non richiedano spazio di manovra per una possibile perdita di capitale a causa di un aumento dei prezzi. Eppure l'unica prova di ciò è un piccolo blip al ribasso nell'ICP francese sin da quando il prezzo mondiale del petrolio ha cominciato a scendere la scorsa estate, cosa che ha generato un tasso di inflazione annuale dello 0.5%.

Ma perché mai sei mesi di aberrazioni economiche devono essere più credibili di 15 anni di verità? Vale a dire, l'ICP francese è salito ad un ritmo dell'1.7% annuo sin dal 1999 — una tendenza non diversa rispetto al resto d'Europa e al Nord America. C'è davvero stato un cambiamento così profondo nel sistema finanziario che il grafico qui sotto può essere tranquillamente cestinato nella pattumiera della storia? Possono essere anche cestinati 100 anni di svalutazione persistente del potere d'acquisto della moneta? Tale pratica è stata davvero abbandonata nell'agosto 2014?




Poi c'è la questione del rischio finanziario reale. Con il passare dei mesi diventa più palese l'ambiguità del governo Hollande in relazione ai suoi obiettivi di deficit. Ha rinviato per la terza volta il contenimento del rapporto deficit/PIL al 3% e, tra l'altro, sta per raggiungere la soglia del debito/PIL al 100%, dove la trappola del debito e una crescita fiacca diventano quasi irreversibili.




Come gran parte d'Europa, la Francia sta palesemente soccombendo alla trappola del debito. Sin dal 2008, quando il suo rapporto debito/PIL è cresciuto a dismisura, il PIL reale si è a malapena spostato, aumentando a meno dell'1% in 7 anni.




E mentre la Francia non riusciva a districarsi dalla sua trappola del debito, stava sicuramente spendendo come se non ci fosse un domani, finendo in una crisi fiscale sempre più profonda. Le spese statali hanno ormai raggiunto il 57% del PIL, superando di gran lunga il già debilitante 46% del PIL che prevaleva quando nei primi anni '80 salì al potere per la prima volta il governo socialista di Mitterrand.




Il punto qui è che i numeri fiscali funesti della Francia non riflettono solamente un ciclo economico ispido, o un governo incompetente che può essere sostituito alle prossime elezioni. Il problema è strutturale, progressivo e quasi irreversibile.

Il governo Hollande è solo l'ultimo di una serie di governi statalisti che ha armeggiato con un bilancio statale in continua espansione; i protagonisti, infatti, sono stati gli aumenti fiscali ad hoc piuttosto che una profonda riforma del welfare state e dei sussidi. Ma confiscare oltre il 50% dei guadagni delle persone ha solo esacerbato la morte fiscale della Francia, poiché dovremmo aggiungere al conto anche le tante e nuove barriere all'imprenditoria, agli investimenti di capitale e ad una crescita economica sostenibile.

E dulcis in fundo ci ritroviamo il rendimento ridicolo dei suoi titoli di stato ai 78 bps di oggi. Vale a dire, la proposizione che economie avanzate di nazioni come la Francia non possano andare in default e che quindi non c'è alcun rischio sovrano che debba essere riflesso nel rendimento di tali bond.

Questa è una grossa balla. In realtà, la Francia alla fine andrà in default — o attraverso la ri-emersione dell'inflazione dopo una monetizzazione del debito pubblico da parte della BCE, o attraverso una sua uscita dall'euro se i tedeschi riusciranno a tenere ancora spenta la stampante della BCE.

Inutile dire che i 78 punti base di oggi non anticipano nessuno di questi risultati inevitabili. Anche perché non sono altro che un artefatto partorito dalla manipolazione della BCE nel mercato dei titoli di stato. Sono riconducibili ad una monetizzazione dei vari debiti statali attraverso gli hedge fund e gli speculatori fast money, i quali fanno front-running alla BCE in attesa di rivendere questi titoli in sovrapprezzo a Draghi il prossimo 22 gennaio. Chiamatela pure monetizzazione anticipata.

Sia se tedeschi cedano o no a fine mese, gli scommettitori nelle obbligazioni francesi affronteranno un brusco risveglio. Se i tedeschi si piegheranno e permetteranno alla BCE di acquistare bond francesi, spagnoli, portoghesi, italiani, ecc., la svalutazione dell'euro guadagnerà trazione in quella che risulterà una parità col dollaro o addirittura qualcosa di più in basso. In breve, l'ICP francese tornerà di nuovo alla cifra storica del 2% o più in alto.

Detto in modo diverso, dopo che i fast money scaricheranno le loro obbligazioni a Draghi, anche i trend follower più lenti — soprattutto le banche commerciali che si sono ingozzate di debito sovrano dei loro Paesi dopo la metà del 2012 — si ritroveranno sul fronte della vendita. Anche le banche quasi-socialiste e i fondi pensione europei non si sentiranno più a loro agio seduti su rendimenti reali profondamente negativi.

Nel caso più probabile in cui i tedeschi accettino un compromesso sottoforma di "QE lite" della BCE, dove la banca centrale di ogni nazione garantirà il rischio di credito sugli acquisti del proprio debito sovrano, i fast money verranno spiazzati. Questi ultimi stanno scommettendo che il decennale francese continuerà a basarsi sul rischio di credito della Germania, non su quello della Francia. Il prezzo si aggiusterà in un nanosecondo quando questa cosa diventerà evidente.

Infine se i tedeschi rimarranno inflessibili sul QE o se la BCE resterà paralizzata a causa delle elezioni greche e una successiva situazione di stallo con le richieste di Syriza — richieste che creeranno un buco enorme nel bilancio della BCE se soddisfatte, soprattuto per quanto riguarda la parte in cui si parla di un condono di gran parte dell'enorme debito greco — la svendita di titoli sovrani sarà veloce e furiosa in tutto lo spettro dei Paesi periferici dell'Eurozona.

Infatti il decennale italiano, che ad oggi rende solo l'1.72%, risulterebbe molto vulnerabile ad una svendita violenta. Anche nel caso italiano la storia è uguale a quella francese — a parte il fatto che la metastasi fiscale è ben più avanzata. L'economia italiana non è più grande in termini reali di quanto non lo fosse nel 1999. Eppure l'onere del suo debito è costantemente cresciuto e ora ha superato il punto di non ritorno.




Alla fine della fiera, la bomba fiscale francese e quella italiana segneranno la fine dell'euro così come lo conosciamo. L'unica cosa che impedirà un assalto alle migliaia di miliardi di titoli francesi e italiani, ora arroccati precariamente dietro al tasto "vendere" dei fast money, sarà una massiccia monetizzazione dei debiti pubblici. Ma questo significherebbe un tasso di cambio calante e un'inflazione in ripresa, eventi reputati intollerabili dai tedeschi.

Quindi la Grecia può inaugurare una crisi molto più destabilizzante rispetto ad una sua uscita dall'euro, o da un prolungato stallo riguardo il suo debito nei confronti delle istituzioni europee e del Fondo Monetario Internazionale. Se manderà in pausa il "whatever it takes" di Draghi, si materializzeranno all'istante le profonde conseguenze di quelli che sono prezzi falsi e mercati falsi per il debito sovrano.

Quando i circa $7 bilioni di titoli di stato francesi, italiani, spagnoli e di altri paesi periferici finiranno in vendita, il default della Grecia sarà pari ad un errore di arrotondamento. E l'euro inciamperà verso quella che sarà una morte precoce.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Paura e odio a Parigi

Mar, 20/01/2015 - 11:10




di Bill Bonner


Parigi sembrava una città sotto assedio quando ci siamo arrivati sabato scorso.

Elicotteri sopra le teste. Gendarmi ovunque. Paura e delirio dietro ogni rue.

Anche col minuscolo François Hollande a capo, il governo francese sembrava improvvisamente diventato forte – i muscoli flessi, le sue guance rosee e tanta energia per raggiungere lo scopo.

"La guerra è la salute dello Stato", disse lo scrittore americano Randolph Bourne.

"Confrontate quello che questi commando islamici hanno fatto a Charlie Hebdo e quello che ha fatto il team di Navy SEAL con Osama bin Laden", ci ha suggerito provocatoriamente un francese.

"Entrambi sono stati addestrati per uccidere. Entrambi hanno ucciso persone inermi in nome della loro causa. Bin Laden era stato accusato di un reato grave, ma non c'è mai stato alcun processo. Nessun verdetto. Anche i disegnatori sono stati accusati di un reato grave... almeno dal punto di vista degli islamisti radicali. In entrambi gli attacchi, gli assassini hanno anche freddato persone innocenti che non erano state accusate di nulla."

"Qual è la differenza?" ci ha chiesto. Non è rimasto per avere una risposta.

Ne avevamo una: secondo la nostra tradizione occidentale, prendere in giro qualcuno non è un crimine capitale. Tramarne l'assassinio di migliaia, invece, sì.

Ma quell'individuo aveva colto un punto. I criminali – i fratelli Kouachi – credevano in una tradizione diversa... un diverso insieme di regole... e un diverso tipo di giustizia.

Una volta che l'omicidio è consentito, la gente va a caccia dei bersagli... e fa saltare loro le cervella.

Le credenze dei fratelli Kouachi possono essere strane, ma il loro piano d'azione aveva un qualcosa di familiare. Era uscito direttamente dal Manuale del Rivoluzionario.

Il loro attacco andava oltre la semplice vendetta contro lo sbeffeggio del profeta Maometto.

Ci sono più di 5 milioni di musulmani in Francia. La maggior parte di loro è gente che rispetta la legge. Pochi prendono seriamente la jihad. Per questo vengono colpiti obiettivi di alto profilo, per convertire questi musulmani laici alla causa.

Il terrore potrebbe rivoltare la maggioranza dei francesi contro di loro e provocare il governo a reagire in modo eccessivo. I Kouachi devono aver sperato che la Francia avrebbe dichiarato "guerra".

Non solo questo darà agli assassini la dignità dei soldati, ma radicalizzerà la minoranza... fornendo ai jihadisti più reclute e un maggiore sostegno finanziario.

Gli Stati Uniti hanno dato un grande aiuto all'Islam radicale. Sono stati i maltrattamenti dei prigionieri di Abu Ghraib che hanno motivato i Kouachi e che, come hanno detto loro, li ha convinti a diventare terroristi.

Bombardamenti, droni, torture, invasioni – e uccisioni di migliaia di persone innocenti – il Pentagono ha fatto la sua parte: creare e armare l'ISIS, così come altri gruppi violenti.

Ora i terroristi stanno ottenendo la stessa collaborazione dalla Francia.

Qui è dove si incontrano i mondi del denaro e della geopolitica. Il collegamento è il credito. Senza il credito pressoché illimitato del mondo post-1971, non sarebbero esistite le baracconate odierne nella politica e nella finanza.

Sin dal 1970 l'eccesso di credito – al di sopra e al di là del rapporto credito/PIL che esisteva fino al 1980 – ha fornito agli Stati Uniti circa $35 bilioni di potere di spesa.

Gli americani hanno preso in prestito e hanno speso. Il PIL del pianeta ha iniziato a girare più veloce, mentre la gente ha speso sempre più soldi che non aveva in cose di cui non aveva bisogno.

Ciò comprende anche il vasto "complesso militare-industriale" da cui ci metteva in guardia il presidente Eisenhower... e i "coinvolgimenti esteri" che hanno cercato di evitare Washington, Adams e i padri fondatori.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/




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L'ebbrezza del culto keynesiano — I consigli deliranti di Krugman e Rogoff

Lun, 19/01/2015 - 11:15




di David Stockman


Oggi vi darò un paio di ragioni per capire meglio il perché gli economisti keynesiani rappresentano una minaccia per il mondo. Sembra che sia Kenneth Rogoff di Harvard sia Paul Krugman della Princeton abbiano una forte influenza globale, riuscendo a vendere elisir magici a politici disperati e banchieri centrali che sono già sepolti — finora senza alcun risultato — sotto ondate senza precedenti di "stimoli" fiscali e monetari.

Ma non importa. I professori hanno una soluzione in tre parti, e questa richiede più, più……e più della stessa cosa! Fare spazio ad uno stimolo monetario maggiore dopo sei anni di ZIRP, quindi; ma non è finita qui perché il professor Rogoff ne ha una ancora più infantile. Vale a dire, abolire i contanti. Proprio così, il parolaio di Harvard propone di confiscare i vostri salvadanai e qualsiasi roba verde che può ancora nascondersi nel vostro portafoglio.

Nel frattempo Krugman ha fatto un viaggetto veloce a Tokyo, dove a quanto pare è stato determinante nel convincere il primo ministro del Giappone ad annullare il prossimo aumento dell'imposta sui consumi, una mossa che era assolutamente necessaria per arginare il flusso di inchiostro rosso della nazione. Ma perché non spendere qualche altro anno in più ad aggiungere debito a quello già esistente, che è già al 230% del PIL ed aumenterà inesorabilmente in una nazione che sta rapidamente diventando una colonia di pensionati? Dopo tutto, il professor Rogoff ha ora messo a punto un sistema che permette alle banche centrali di monetizzare tutto il debito che anche lo stato più dissoluto può emettere.

Iniziamo quindi con l'incredibile assalto del professor Rogoff ai contanti e alle monete delle persone — un preludio necessario per un'espansione monetaria della banca centrale ancora più strabordante. Ecco equello che di recente ha sostenuto in un "prestigioso" forum di politica internazionale:

L'economista di Harvard Kenneth Rogoff sostiene sul FAZ che la valuta cartacea dovrebbe essere vietata del tutto. In questo modo le banche centrali potrebbero imporre più facilmente tassi di interesse negativi. Gli evasori fiscali e i criminali avrebbero vita difficile. Da questo punto di vista le banconote e le monete appaiono superflue, ha detto in una presentazione presso l'istituto IFO di Monaco di Baviera. Le misure per stimolare l'economia potrebbero essere attuate più facilmente in questo modo.
In breve, le banche centrali dovrebbero intensificare la loro devastante guerra ai risparmiatori abbassando ancora di più i tassi di interesse fino a farli diventare negativi sia nominalmente che realmente. Ma ora sono ostacolate per due ragioni.

Anche se volessero percorrere la loro strada preferita, ovvero, abbassare i tassi di interesse "reali" ancora di più in territorio negativo per innalzare l'inflazione al consumo, sono bloccate dalla realtà economica. Le famiglie sono ancora sepolte nel debito e non possono più prendere in prestito, spendere e gonfiare i loro indici di leva finanziaria come invece hanno fatto nei 40 anni precedenti la crisi finanziaria del 2008. Allo stesso modo, un'economia globale deflazionistica — che annega in una capacità industriale in eccesso e in cattivi investimenti generati da quasi due decenni di repressione finanziaria mondiale — pone un coperchio sul prezzo dei beni di consumo. Quindi questa strada è preclusa.

Allo stesso tempo, i tassi di interesse sono già a zero in termini nominali, il che significa che solo tassi nominali significativamente negativi potranno ridurre ulteriormente il peso del debito pubblico. Tuttavia anche i banchieri centrali sono abbastanza furbi da capire che se le autorità monetarie e fiscali dello stato si spingessero troppo in là nell'imporre tassi negativi sui depositi bancari o minacciassero i depositanti con "bail-in", potrebbero suscitare una corsa agli sportelli. Sì, in quest'epoca di tecnologia impressionante in cui le persone si svagano presso gli Starbucks agitando i loro smartphone alla cassa, i nostri padroni keynesiani sono preoccupati per una possibile un'eruzione di tanti Ben Franklin dai bancomat.

E dovrebbero esserlo a ragion veduta. Dietro tutta la tecnologia dei sistemi di pagamento elettronico, esiste ancora il "deposito di denaro". Cioè, ci sono crediti digitali da qualche parte nel sistema bacario e nei fondi monetari che possono essere ritirati attraverso pagamenti elettronici.

Detto in modo diverso, c'è voluto un secolo prima che gli assegni cartacei riducessero drasticamente la necessità del denaro contante e c'è voluto mezzo secolo prima che le carte di credito finissero quasi il lavoro. Ma i banchieri centrali keynesiani sono terrorizzati da portamonete e casseforti piene fino all'orlo di biglietti verdi.

Beh, richiedete un interesse del 4% per il privilegio di conservare un deposito in denaro presso un fondo bancario o un fondo monetario, per esempio, e vedrete salire la domanda di denaro contante. In tale contesto, i contanti rappresenterebbero l'ultima risorsa dei popoli contro la confisca arbitraria della loro ricchezza da parte delle autorità finanziarie dello stato. Sebbene possa sembrare strano, in un mondo in cui le stampanti monetarie keynesiane sono letteralmente impazzite schiacciando quel che rimaneva di un onesto price discovery nel mercato dei depositi e del debito, i biglietti verdi potrebbero rivelarsi l'ultima barriera contro la distruzione dei risparmiatori.

Quindi, sì, nel 2014 abbiamo un professore di Harvard che va in giro cercando di impersonare Franklin Roosevelt. FDR confiscò l'oro degli americani nel 1933. Ora il professor Rogoff vuole il loro denaro contante — l'ultimo rifugio in cui i cittadini possono salvaguardare anonimamente la loro ricchezza, schermandola dalle depredazioni dello stato.

L'intero piano di Rogoff, dunque, contiene un sinistro avvertimento. I protagonisti della mafia keynesiana si rendono conto che l'enorme debito che le loro politiche hanno creato in tutto il mondo, può essere gestito solo da un regime permanente di repressione finanziaria e riduzione in schiavitù dei risparmiatori. Eppure, se ci si dovesse spingere troppo in là, si verificherebbe una fuga dai "depositi di denaro" (che lo stato può controllare) verso il "denaro contante" (che circolerebbe al di là delle grinfie statali).

E ciò ci porta al deplorevole professor Krugman in Giappone. L'ultima cosa di cui hanno bisogno i pazzi scatenati che hanno ideato l'Abenomics è una giustificazione keynesiana spuria per una spesa in deficit ancora più sconsiderata.

Honda, 59 anni, un accademico che conosce Abe, 60 anni, da tre decenni ed è consigliere economico del primo ministro, si era opposto alla mossa di aprile e gli aveva consigliato di ritardare la prossima. E' intervenuto Krugman, premio Nobel che ha scritto articoli sul perché un rinvio fosse necessario. "Questo ha rinforzato la decisione di Abe — Krugman era Krugman, ed è stato molto convincente" ha detto Honda [...]. "Lo definirei un incontro storico." E' stato in limousine [...] che Honda ha detto a Krugman, 61 anni, qual era la posta in gioco alla riunione. L'economista [...] ha avuto la possibilità di contribuire a convincere il primo ministro, il quale ha dovuto rimandare l'incremento nel 2015.
Vediamo. Fin dalla sua crisi finanziaria nel 1989, il Giappone ha reso la spesa in deficit un modello di vita. Nel corso degli ultimi 10 anni, per esempio, il suo bilancio è in continuo deficit e ha una media di nuovi prestiti di quasi il 7% del PIL all'anno.




Tutti questi deficit giganti, tuttavia, non hanno "stimolato" il PIL del Giappone. In realtà, il suo PIL nominale odierno è lo stesso di quello di due decenni fa.




Di conseguenza, il Giappone ora si trova in una trappola del debito: disavanzi di bilancio giganti anno dopo anno a fronte di un PIL nominale statico, hanno fatto salire il rapporto della leva finanziaria. Rispetto al reddito nazionale, il debito pubblico è ora più grande di 7 volte di quello nel 1980, e 2 volte più grande di quello di qualsiasi altra nazione.




Infatti a partire dalla metà degli anni '90 le entrate delle amministrazioni pubbliche del Giappone sono rimaste bloccate a ¥45 bilioni l'anno, mentre le spese per autostrade e ponti verso il nulla e per il sostegno di una popolazione vecchia sono salite costantemente verso i ¥100 bilioni l'anno. Di conseguenza, fino al suo recente aumento dell'imposta sui consumi dal 5% all'8%, il Giappone stava raccogliendo in tasse solo 50 centesimi su ogni dollaro speso.

Quindi era logico che dovesse implementare una nuova misura fiscale per aumentare le entrate. L'aumento delle imposte al consumo dell'aprile scorso (per cui ha protestato Krugman) ha raccolto solo circa ¥4 bilioni su base annua, lasciando un gap fiscale in continuo ingrandimento.




Sì, l'aumento delle tasse al consumo dell'aprile scorso ha preso soldi dalle tasche dei consumatori e il secondo aumento dall'8% al 10% ne avrebbe presi altri. Una volta questo si chiamava ripagare i conti; e, alla luce della follia fiscale raffigurata nel grafico qui sopra, sarebbe stato salutato come un passo verso la salubrità fiscale.

Ma gli stati di tutto il mondo hanno perso l'orientamento; Il Giappone è solo il caso limite più eclatante. Dopo aver rinviato il secondo aumento delle imposte al 2017, il Giappone sta entrando nel fine partita keynesiano.

Ha scelto di finanziare in modo permanente oltre la metà del suo bilancio di governo mediante i prestiti, e poi di monetizzare il 100% del debito annuale. Ciò porterà sicuramente ad un crash tonante dello yen e alla distruzione di ciò che resta dei risparmiatori, vecchio vanto del Giappone. Vorrà dire che la prima nazione-ospizio passerà i suoi giorni in crisi fiscale e in miseria economica.

Un giorno si dirà che in questo arcipelago si trovava uno degli uomini più folli dal punto di vista economico. Se i sopravvissuti potranno affiggere una targa, in cima a tutti gli altri nomi andrebbero quelli dei professori Rogoff e Krugman.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Benvenuti nell'era del Grande Default

Ven, 16/01/2015 - 11:10




di Francesco Simoncelli


Parlare dei mercati finanziari oggi, equivale a parlare di un centro di salute mentale. Voglio dire, come si può pretendere di continuare a sostituire bolle su bolle e sperare di farla franca? Ormai non è più una questione riguardante la svogliatezza dei banchieri centrali nel voler imparare dai propri errori, bensì la volontà di perseverare ad ignorare quelli passati e commetterne di nuovi. E' per questo motivo che il panorama economico odierno è costellato da una serie di bolle che trascineranno, ancora una volta, le persone di Main Street a dover pagare per errori che non hanno commesso. Saranno nuovamente chiamate a ricoprire il ruolo di garanzia collaterale dietro gli squilibri generati dai pianificatori centrali. Non c'è scampo. Finché si girerà la testa dall'altro lato, i ladri potranno continuare indisturbati a mettere le mani nelle tasche dei passanti negligenti. Credono che i loro portafogli siano al sicuro. Credono di aver adottato contromisure adeguate per impedire ai ladri di fuggire col malloppo. Credono di poter fare affidamento su un sistema che con una mano offre un segno di pace, e con l'altra fa segno ad un complice di trafugare la ricchezza nelle tasche del povero illuso.

In questo modo il malcapitato girerà per la città senza accorgersi di essere stato derubato, fiducioso che la sua protezione è garantita da qualcuno di cui fidarsi. Non si accorgerà di nulla finché non entrerà in un negozio e dovrà pagare per quello che desidera acquistare. Quello sarà un risveglio amaro. Se la confusione annebbierà la sua testa, inveirà contro il cielo. Se lascerà il giusto spazio alla deduzione logica, capirà chi è il responsabile dietro la rapina e prenderà adeguate contromisure.



E' QUESTA SPAZZATURA CHE TIENE VIVO IL MERCATO AZIONARIO?

I media mainstream ultimamente hanno strombazzato ai quattro venti la notizia di come gli USA siano tornati ad essere la "locomotiva" della ripresa economica globale. Su quali basi? Non è chiaro. Potete leggere qui come la presunta ripresa economica statunitense non sia altro che fumo e numeri manipolati: http://johnnycloaca.blogspot.com/2014/12/il-ruggito-della-tigre.html

Il dato interessante che vi voglio ricordare è quello dei $500 miliardi di bond spazzatura legati al settore petrolifero. La disperazione degli ingegneri finanziari è talmente grande, da aver addirittura abbassato il valore di titoli che in un mercato non ostacolato avrebbero tassi di interesse altissimi. Invece nell'attuale panorama economico, pervaso da tassi di interesse di riferimento prossimi allo zero, la fame di rendimenti delle varie attività presenti sul mercato le ha portate ad inglobare nei loro bilanci asset di dubbia qualità. Con quale denaro? Quello fornito generosamente dalla FED, che col suo aiuto ha permesso ad attività economiche decotte di tenere aperti i battenti. Rappresentando delle attività che drenano ricchezza, poiché incapaci di generare risultati positivi in accordo con un mercato onesto, devono aumentare i rischi delle loro scommesse al fine di poter staccare profitti e chiudere l'anno in attivo (o perlomeno in pareggio). Le manipolazioni della FED vengono trasferite come un'onda al mercato più ampio, incanalando gli illusi verso quei trading che all'apparenza sembrano degli affari irripetibili.




I titoli riguardanti il settore petrolifero nell'intero mercato dei junk bond ricoprono circa il 20% e con l'attuale discesa del prezzo del petrolio, nonché la liquidazione di investimenti diventati improduttivi, il settore dell'energia sta accusando il colpo. La bolla dell'olio di scisto rappresenta il cosiddetto canarino nella miniera. A meno di interventi da parte delle autorità bancarie centrali, le bancarotte nel settore dell'olio di scisto si ripercuoteranno in tutto il mercato dei titoli spazzatura. Dal grafico qui sopra potete notare quali sono stati i rendimenti di tali titoli una volta che la realtà economica ha provato ad imporre le sue sanzioni. Sono altamente pericolosi e tossici. Negli ultimi cinque mesi c'è stato un sostanziale e costante aumento di questi tassi, segno che c'è un certo fermento nell'aria.

Infatti, come ci spiega questo articolo sul The New American, gli investitori nel mercato dei junk bond sono in qualche modo nervosi e si stanno dirigendo verso le uscite. Aumenti simili portano con sé una certa probabilità di crollo. E' accaduto nel 2001. E' accaduto nel 2008. Accadrà di nuovo. L'attuale panorama economico sta facendo scommesse in base ad una politica monetaria allentata che ha distorto la distinzione netta tra società generatrici di ricchezza e quelle sperperatrici di ricchezza. La scommessa pericolosa, a questo giro, è stata quella di pensare che il prezzo del petrolio sarebbe rimasto perennemente a $80-100/bbl. senza particolari intoppi. L'euforia è stata alimentata dalla FED. Ora che il tapering sta facendo aleggiare gli spettri di un possibile aumento dei tassi di interesse la prossima primavera, la realtà sta cercando di pulire gli squilibri del passato.

Questo significa che se il prezzo del petrolio continuerà a calare, cosa molto probabile, gli investimenti improduttivi che si sono sviluppati intorno al suo prezzo manipolato incapperanno in perdite e infine andranno in bancarotta. Se volete sapere dove andrà il mercato azionario quest'anno, tenete gli occhi aperti sul mercato dei titoli spazzatura.



ESUBERANZA IRRAZIONALE O MANIPOLAZIONE CRONICA?

Nonostante i segnali allarmanti provenienti da questi mercati, lo show continua e lo fa con la benedizione dei protagonisti nei media mainstream che si crogiolano nei numeri senza guardare i fondamentali. Preferiscono il fumo all'arrosto. Quindi una volta che esploderanno loro in faccia questi liquami finanziari, saranno catapultati direttamente nella critica più veeemente e spasmodica al cosiddetto "libero mercato", ignorandone l'essenza, poiché dal loro punto di vista ha concesso spazio ad una sorta di esuberanza irrazionale. Quest'ultima, secondo loro, è la responsabile del caos finanziario che scaturirà dalla prossima recessione e invocheranno, inoltre, l'intervento delle banche centrali e degli stati affinché si prendano cura di un ambiente economico cronicamente incline a saturarsi di investimenti improduttivi.

Non comprendono causa ed effetto in economia, quindi senza una teoria solida e un modello di studio come cartina tornasole, vagano per le lande delle prove empiriche. Quella che ad esempio viene decantata come ripresa degli Stati Uniti non è altro che una ripresa nominale, ovvero, solo sulla carta. Si guardano i numeri sui monitor e si dice che l'economia è in ripresa. No, questa fantomatica "ripresa" è fasulla ed è basata su un castello di carte a cui basterà un alito di vento per crollare. La sequenza di bolle che sta sostenendo questa illusione e l'ingegneria finanziaria alla base, permettono di sventolare dati confortanti circa l'economia. Prendete ad esempio l'occupazione. Oltre ai part-time, la maggior parte dei posti di lavoro è stata risucchiata da quegli stati che hanno visto sul loro suolo l'eurzione della bolla dell'olio di scisto. Nel resto degli altri stati le cose sono stagnanti, se non in declino. E l'unica cosa che sta profumando un cadavere decrepito, sono le spese pubbliche e l'inutilità dei numeri del PIL.




Ora che la FED si è presa una pausa dal QE, pian piano la realtà tornerà a far sentire la sua voce. Il prezzo del petrolio continua a scendere tornando ad un livello consono tra domanda/offerta. Questo metterà pressione a quelle attività che, sfruttando i finanziamenti quasi gratis dello zio Ben, sono prosperate sottraendo risorse umane e materiali all'economia. Ovvero, invece di generare ricchezza, l'hanno sprecata. La bolla dell'olio di scisto sarà solo la prima di una lunga serie di bolle che hanno permesso di tenere in piedi la baracca. Sarà come il 2008, ma stavolta con una dose maggiore di dolore economico.

Oltre ai prodotti finanziari tossici basati sui prestiti "allegri" alle industrie nel settore petrolifero, non scordiamoci anche le cartolarizzazioni nel settore immobiliare le quali si basano sul flusso degli affitti. Ebbene guardiamo questi due grafici. Il primo rappresenta l'aumento dei prodotti finanziari legati agli appartamenti in affitto rispetto a quelli legati alle case in vendita. Il secondo rappresenta un grafico sugli affitti e la loro ascesa da 4 anni a questa parte, proprio dopo che la bolla immobiliare ha toccato il fondo. Questa è la nuova bolla che va a sostituire quella dei subprime del 2007, solo che allora i pacchetti di titoli spazzatura comprendevano mutui rischiosi ora, invece, comprendono titoli legati alla sostenibilità degli affitti. Dato che la bolla nel settore energetico ha risucchiato capitali e risorse umane, quando scoppierà dovrà liquidarli. Chi sarà in grado di sostenere un affitto alle stelle senza lavoro? E dove pensate che siano finiti quei prodotti dell'ingegneria finanziaria se non nella pancia di qualche TBTF? Più non performing loans, più errori, più distorsioni.





Ma la cosa non cambia nemmeno in un Paese come il Giappone, in cui lo stimolo monetario è arrivato a livelli abnormi, il mercato obbligazionario presto diventerà una discarica di carta a cielo aperto e i salari reali sono a livelli infimi. Secondo alcuni, infatti, questi risultati rappresentano il "successo". La realtà ci dice invece come stanno le cose, ovvero, le azioni della banca centrale e i suoi effetti stanno impoverendo progressivamente il popolo giapponese. Sin da quando Abe ha inaugurato la sua ricetta per far riprendere l'economia giapponese, lo Yen ha perso il 40% del suo valore. In nome di quale teoria, se non quella scioccamente propugnata dal keynesismo, si può pensare che impoverire gli attori economici possa garantire un qualche ventaggio economico? Come si possono stimolare le esportazioni in un Paese che, data la natura del suo territorio, è costretto ad importare la maggior parte dei beni di cui usufruisce? Di conseguenza invece di stimolare le esportazioni, l'elisir keynesiano dell'Abenomics non ha fatto altro che peggiorare i conti commerciali giapponesi.

Non stupisce se i prezzi delle importazioni siano saliti di quasi 30 punti percentuali negli ultimi due anni, andando ad intaccare seriamente quelle aziende che devono lavorare con materie grezze e altri input provenienti dall'estero.





E' una linea di politica che "funziona" solo nel breve termine, poi il mercato si aggiusta alle nuove tendenze e fa pagare uno scotto altissimo per le manipolazioni del passato. La ricchezza attraveso la stampante monetaria è un'illusione passeggera e fugace, destinata a schiantarsi contro le rocce della realtà economica: il Giappone è un ospizio la cui popolazione in invecchiamento supera la forza lavoro. E con un debito alle stelle, un'implosione di tale sistema non solo è un evento da temere ma anche uno a cui prepararsi. Nel frattempo, però, i credenti nella fede keynesiana hanno tirato fuori lo spauracchio della deflazione per nascondere sotto il tappeto le cosneguenze velenose delle loro politiche: il Giappone è seppellito sotto una mole strabordante di debiti e la sua industria è stata costantemente abbattuta pezzo dopo pezzo. In altre parole, il Giappone è in bancarotta.




Non c'è uno straccio di prova che un'inflazione ad una data cifra possa far resuscitare questo Paese. Non c'è uno straccio di prova che il Giappone abbia affrontato una deflazione dei prezzi negli anni passati (come non c'è deflazione dei prezzi nell'economia occidentale). Sebbene il tasso di risparmio delle famiglie giapponesi sia diminuito nel tempo, il Paese ha sperimentato una sorta di stabilità dei prezzi sin dagli anni '90. I burocrati keynesiani hanno sventolato lo spauracchio della deflazione per razionalizzare la monetizzazione del debito pubblico; è come se la banca centrale fosse stata autorizzata a perorare una manipolazione costante di tutto il sistema finanziario, basata sull'illusione che il denaro fiat e le bolle possano stimolare produzione, reddito e ricchezza. Detto in altro modo, le politiche fiscali e monetarie di stampo keynesiano hanno sepolto i settori pubblici sotto pile di debito insostenibile. Il Giappone ha raddoppiato la posta in gioco, perché un'intera generazione di banhcieri centrali è stata istruita a credere nella dissolutezza monetaria e a rimandare nel tempo i problemi. Quelli del Giappone sono stati rimandati al 2017, e Shinzo Abe si sta rivelando per quello che è: un folle.




Ma non è il solo. Pensate alla Svizzera. Il mese scorso la BNS ha annunciato la volontà di sforare in territorio negativo per quanto riguarda i tassi di interesse, ovvero, chiunque volesse acquistare franchi svizzeri deve pagare una sorta di "tassa". La strategia è quella di tenere alla larga coloro che desiderano scostarsi dall'area Euro, impedendo di conseguenza un apprezzamento della valuta svizzera. La loro ostinazione prevede un tasso di cambio franco-euro a 1.20, e questo significa che la BNS sarà pronta a sfornare nuova base monetaria per acquistare tutto il pattume cartaceo presente sul mercato. Ora che la FED si è presa una pausa dal QE, stanno entrando in scena i suoi sostituti. Prima il Giappone, poi la Svizzera. Il bilancio della BNS è aumentato di cinque volte negli ultimi sei anni, abbattendo l'immagine di quello che una volta era considerato un Paese di rettitudine monetaria.

La BNS ha annunciato ufficialmente di aver aderito al vangelo del keynesismo. Sosterrà, quindi, una politica mercantilista all'ennesima potenza: impedire alla popolazione autoctona di godere di importazioni a basso prezzo al fine di sovvenzionare le esportazioni; ovvero, svendere i prodotti creati in Svizzera. Questa visione distorta del commercio venne confutata da Adam Smith nel 1776. Venne confutata ancor prima da David Hume nel 1753. I keynesiani, però, continuano a non capirlo. I media mainstream e le aule accademiche pendono dalle loro labbra, quindi la popolazione svizzera si beccherà banconote cartacee mentre le persone all'estero otterranno merci a prezzi stracciati.

L'attuale scenario fa solamente parte di quella che viene chiamata "race to debase", dove ogni banca centrale tenta di avvantaggiarsi sulle altre svilendo la propria divisa. Sebbene questa folle corsa verso il fondo venne innescata dal dollaro, i due LTRO della BCE hanno tirato dentro anche la BNS. A seguito dello tsunami di euro sfornato da Draghi, i banchieri centrali svizzeri si sono "difesi" rispondendo allo stesso modo e in misura maggiore. Ciò, insieme all'aiuto della FED, ha permesso di tenere a galla l'Unione Europea. Siamo giunti ad una fase successiva della crisi mondiale: se prima si poteva ricorrere alla "race to debase" per avvantaggiarsi, l'accumulo di errori economici mai ripuliti sta costringendo le varie banche centrali del mondo a coordinarsi affinché possano calciare tutte insieme il barattolo. Come abbiamo visto nella sezione precedente, il mercato mondiale è talmente saturo di spazzatura finanziaria che ormai nessuno sa cosa sia di chi. L'interconnessione e la scarsa ponderazione del rischio hanno messo in pericolo il sistema monetario fiat che ormai ha bisogno di manipolazioni costanti e sempre più assurde per sopravvivere. Questo significa che presto entrerà in gioco anche la BCE con un QE vero e proprio (in un modo o nell'altro, monetizzando ad esempio bond legati al piano Juncker come spiegato qui: http://johnnycloaca.blogspot.com/2014/12/il-ruggito-della-tigre.html ).

E' inevitabile. Così come è inevitabile che la FED non normalizzerà la sua linea di politica quest'anno e farà ricorso ancora una volta al QE. La necessità nascerà dallo scoppio della bolla dell'olio di scisto, la quale metterà a rischio, in una sorta di reazione a catena, anche le altre bolle gonfiate finora (Es. bolla obbligazionaria, bolla prestiti studenteschi, bolla azionaria, reflazione bolla immobiliare, tanto per citarne alcune) dalle politiche "non convenzionali" messe in campo sin dal 2009. Quando accadrà, il prezzo del petrolio tornerà a salire. Ogni illusione legata ad una possibile normalizzazione della linea di politica andrà a farsi benedire, una volta per tutte. Intrappolati in una sorta di stimolo "perenne", una tale strategia può funzionare nel breve termine ma nel lungo periodo condanna la popolazione ad un'agonia economica culminante con la depletazione irreversibile del bacino dei risparmi reali.



UN ESEMPIO EFFICACE

Quando una banca centrale decide di intervenire, va sul mercato secondario e rastrella, principalmente, quanto più pattume obbligazionario statale che può. Allo stato piace, perché potrà indebitarsi a tassi di interesse irrisori e fuori mercato. Chi ci rimette sono gli investitori privati. Attualmente il decennale italiano rende a circa il 2%, e chi decide di investire in tale strumento finanziario non ne ricaverà quasi niente. Anzi, molto probabilmente ci perderà. Gli italiani, quindi, hanno smesso di risparmiare e stanno abbandonando i loro investimenti classici, soprattutto quelli riguardanti i buoni del Tesoro. Se una volta il nostro Paese era rinomato per l'alto tasso di risparmio, ora non è altro che l'ombra di sé stesso.




Perché? Perché l'inflazione distrugge i risparmi. Più in generale, le politiche monetarie allentate distruggono il risparmio. Il keynesismo loda l'inflazione monetaria e l'inflazione dei prezzi, pensa che attraverso di essa si possa raggiungere una prosperità in ascesa: "I prezzi di oggi sono alti, ma quelli di domani saranno ancora più alti, quindi consumate!" Allo stesso modo, lo stato loda l'inflazione monetaria e l'inflazione dei prezzi perché in questo modo può vivere oltre i propri mezzi senza che la maggior parte della popolazione se ne accorga, e può ammassare enormi quantità di debiti in forza del fatto che la bance centrale entrerà in scena per svalutarli. Ma come è possibile tutto ciò? Come fanno a farla franca? Fino a quando possono farla franca? Facciamo un esempio.

Quando pensate al processo inflazionistico, pensate a come esso avviene. Pensate ad una dose di droga allucinogena che causa dipendenza. Così come una tale sostanza entra nell'organismo in un punto specifico del corpo (es. la vena), anche il processo inflazionistico entra nell'economia in un determinato punto. Nello specifico, attraverso un'espansione artificiale dell'offerta di moneta da parte delle banche centrali; gli effetti di questa pratica vengono distribuiti inizialmente al settore bancario e a quello statale. Ovvero, entrambe queste istituzioni sono in grado di accedere ad un ammontare di denaro senza aver prima prodotto qualcosa per entrarne in possesso. Questo significa che mediante il processo di espansione monetaria, ci sono delle figure privilegiate nell'ambiente economico che accedendo per prime ai nuovi fondi creati del nulla possono usufruirne per avvantaggiarsi rispetto al resto della società.

Quindi il processo inflazionistico entra in un punto specifico dell'economia e nel tempo invade il resto dell'economia più ampia. Così come una sostanza allucinogena ha bisogno di tempo per raggiungere i recettori a cui si potrà legare e scatenare, quindi, il suo effetto biologico, l'inflazione monetaria invaderà l'economia più ampia dopo un certo lasso di tempo. Ciò non toglie come il suo sia fondamentalmente un effetto redistributivo della ricchezza presente in un determinato momento nell'economia presa in considerazione. Infatti, coloro che entrano in possesso del nuovo denaro creato dal nulla sono in grado di esercitare questo loro potere redistributivo comprando beni ai prezzi di ieri e ai quali i mercanti riuscivano a vendere le loro merci accontentando i vari attori di mercato. In questo modo coloro che hanno accesso per primi al denaro di nuova creazione possono usufruire del cosiddetto "pasto gratuito", ovvero, poter comprare più merci ad un prezzo effettivamente scontato. Agendo in questo modo costringono i mercati ad aumentare i prezzi in modo da adattare l'offerta di beni alla nuova quantità di denaro presente sul mercato, danneggiando di conseguenza coloro che riceveranno il denaro di nuova creazione più avanti nel tempo o non lo riceveranno affatto. Infatti, prima che questi ultimi attori di mercato possano entrare in possesso del denaro di nuova creazione, devono spendere un ammontare superiore di denaro per comprare beni e servizi ad un prezzo maggiorato intaccando il loro cumulo di risparmi per far fronte a tali spese. Nel momento in cui entrano in possesso del nuovo denaro, il potere redistributivo dell'inflazionismo monetario ha già avuto effetto sul panorama economico e ha eroso parte del potere d'acquisto della moneta, nonché parte dei risparmi di Main Street.

Non solo lo stato riesce, in questo modo, ad imporre una tassa invisibile sulla popolazione ignara, ma una volta che ci si accorge del dolore economico che ne deriva il furto è già stato compiuto e il ladro è scappato col malloppo. Inoltre le banche commerciali, a fronte di un cumulo di risparmi diminuiti all'interno del panorama economico, sono in grado di offrire linee di credito a buon mercato e indebitarsi diventa più "facile". Ma non è la stessa cosa che accade anche con una sostanza allucinogena? Una volta che ha raggiunto i recettori su cui è in grado di legarsi, rilascia la sostanza biologica di cui è portatrice. Il corpo, di conseguenza, percepisce una sensazione di euforia; anche se in realtà si sta facendo del male incosapevolmente. Allo stesso modo, nel processo inflazionistico vengono concessi nuovi prestiti a fronte di un risparmio reale inesistente per quella valanga di liquidità che si vuole trasmettere nell'economia più ampia. Gli imprenditori, credendo di poter avviare attività che prima erano economicamente impraticabili a causa di una bacino dei risparmi reali più esiguo, cadono in errore. Ma in tale frangente c'è spazio solo per l'euforia. Vengono inaugurate nuove attività credendo che in mancanza di profittabilità le perdite potranno essere tamponate attraverso nuovi prestiti.

Ricordate che è l'accesso facile al credito che tiene in piedi queste attività altrimenti insostenibili, e tale credito facile si è materializzato grazie alla stampante monetaria della banca centrale. Ma come abbiamo detto qualche rigo più sopra, sebbene l'euforia faccia da protagonista il corpo del drogato viene progressivamente indebolito e debilitato. Le attività improduttive, avendo accesso facile al credito, riescono ad espandersi e sottraggono risorse preziose a quelle attività, invece, che in un mercato epurato da queste distorsioni sarebbero state premiate in modo sano e onesto. Questo significa che viene data la priorità a beni capitali che saranno utilizzati da attività improduttive. Questo significa che le materie prime saranno ri-direzionate verso quelle attività improduttive. Questo significa che una quantità crescente di lavoratori si sentirà spinta ad entrare a far parte di queste attività improduttive. L'illusione della loro profittabilità può durare finché durerà un ambiente economico caratterizzato da credito facile. Sebbene la loro natura improduttiva si rivelerà ex post, ovvero, una volta che l'espansionismo della banca centrale rallenterà o cesserà del tutto, i prodotti che sfornano sono semplicemente inutili. Attirando verso di loro risorse materiali e umane, e producendo di conseguenza beni e servizi superflui, i costi inizieranno ad aumentare in tutto il panorama economico poiché è come se si stesse sovvenzionando lo spreco. E data la natura scarsa delle risorse economiche, sprecarle comporta un costo da pagare.

L'aumento dei prezzi è paragonabile al segnale che il corpo del drogato sta iniziando a "tollerare" la sostanza allucinogena. Infatti, a fronte della dose iniziale di droga, non si avrà lo stesso effetto euforico. L'organismo avrà sviluppato una quantità maggiore di recettori che dovranno essere "riempiti" affinché si possa sperimentare di nuovo l'euforia iniziale. Finché questi recettori non verranno eliminati fisiologicamente, la necessità di "riempirli" si farà sempre più insistente nella mente del drogato. Resistervi sarà molto più difficile rispetto alla prima dose. L'impellenza di ricreare l'euforia iniziale, per cancellare il dolore derivante dall'eliminazione dei recettori, sarà l'elemento motore che condurrà il drogato a perdurare sulla via verso l'auto-distruzione. L'inflazione funziona allo stesso modo. Dopo che il sistema economico inizia a "tollerare" la nuova quantità di denaro, iniziano a palesarsi le prime incrinature. La competizione fasulla a cui vengono sottoposte le aziende che sarebbero state proficue in presenza di un mercato non drogato dal credito facile e i prezzi distorti derivanti dal nuovo denaro che lentamente invade l'economia più ampia, inducono in errore sempre più persone. Gli investimenti diventano ridondanti e vengono attuati solo nella prospettiva che prezzi più alti riusciranno a garantire profitti in grado di ripagare gli investimenti iniziali. Il panorama economico diventa una distesa di attività cloni. Il calcolo economico e la divisione del lavoro ne risentono pesantemente.

Il panorama economico inizia a fare i conti con una prospettiva costellata da perdite e fallimenti. In assenza di una nuova dose di sostanza allucinogena in quantità maggiori, o nel nostro caso, in assenza di un inflazionismo monetario maggiore, le forze di mercato forzeranno nell'ambiente economico una recessione per ripulirlo da quelle attività che in assenza di un espansionismo monetario artificiale non sarebbero mai emerse. All'aumentare della dose iniettata, però, aumentano anche i recettori e questo rappresenta la fine del drogato: o morirà o andrà in bancarotta. Per quanto riguarda l'economia, invece, essa si deteriorerà: fallimenti sequenziali, prezzi in aumento, produzione distorta. I prezzi, segnali economici fondamentali, vengono sempre più annebbiati inducendo in errore un numero crescente di attori economici. Il processo inflazionistico, quindi, non può andare avanti per sempre, perché se esso viene portato alle sue estreme conseguenze, come accaduto in Germania nel 1923, distruggerà definitivamente l'unità monetaria. Questa è una conseguenza che i banchieri centrali non vogliono. Metterebbe in discussione la loro autorità. Come il drogato che perderebbe il lavoro, anche i banchieri centrali perderebbero la fiducia della popolazione: cambierebbero unità monetaria. Questo significa che drogheranno il sistema monetario quel tanto che basta per dare un senso di "normalità" all'organismo debilitato. Sebbene ciò ritarderà l'emersione di nuovi recettori necessitanti nuova droga, l'inevitabilità di questo processo porta con sé la sua stessa fine: o una depressione fa pulizia degli errori del passato, o l'attuale sistema monetario evaporerà davanti agli occhi dei pianificatori centrali.

In un modo o nell'altro c'è bisogno di passare attraverso un processo di liquidazione dei cattivi investimenti che porta con sé una determinata dose di dolore economico. Per quanto riguarda il drogato, dolore fisico. Il dolore necessario per fare pulizia sarà proporzionale alla quantità di distorsioni immessa nell'ambiente economico. Quindi, più sono state le distorsioni, maggiore sarà il dolore che bisognerà sopportare. Nel caso del drogato egli dovrà soffrire fisicamente affinché il suo corpo si riprenda dalla debilitazione e dall'assuefazione imposta dalla sostanza allucinogena, nonché riprende le sue normali mansioni (Es. mangiare regolarmente, tornare a lavoro, ecc.). Per quanto riguarda l'economia, invece, si tratta di re-indirizzare gli input affinché vadano a soddisfare i bisogni più urgenti degli attori economici, vale a dire, quelli soppressi dalla deviazione artificiale di risorse economiche dai creatori di ricchezza agli sperperatori di ricchezza. E' un prezzo duro da pagare? Certamente. Ma non sarebbe stato imposto se non si fosse sbagliato in prima istanza. E' il prezzo da pagare per sopravvivere. Infatti le persone che il drogato ha allontanato a causa delle sue abitudini errate, sono felici di sapere che egli ha abbandonato le grinfie illusorie di un percorso che avrebbe portato solo rovina. Sebbene sappiano gli errori commessi da chi si è drogato, tenderranno ad accusare la sostanza allucinogena per il cattivo comportamento. Cosa accade invece con l'economia di mercato? Non viene individuata la causa reale della catastrofe che ha avuto luogo. No, si ricercano tutti quegli effetti scaturiti e si prendono provvidementi a riguardo.

La depressione, non dimentichiamocelo, non è il prodotto di un fallimento intrinseco all'economia di mercato, come solgono affermare gli statalisti. E' il ritorno ad un'economia di mercato purgata dagli errori del passato. Un sistema free banking, anche senza il cento per cento di riserva, non potrà mai sviluppare il tipo di inflazione che nasce dalle politiche interventiste di un'economia di comando o mista. L'inflazione è il risultato diretto delle politiche statali, ed è allo stato a cui dobbiamo dare la colpa. E' soprattutto una questione morale, poiché se si lascia spazio allo stato di inflazionare arbitrariamente una moneta (soprattutto una che non deriva dalle scelte degli attori di mercato), la decadenza morale risultate porterebbe ad accettare progressivamente qualsiasi altro tipo di abuso messo in campo da questo apparato truffaldino. Significherebbe tornare ad usare di nuovo la sostanza allucinogena. Bisogna frenarsi. Come fare? F. A. Hayek in Denationalisation of Money descrive come il modo migliore per avere denaro onesto sia quello di lasciare la scelta agli individui, abolendo di conseguenza il monopolio di conio nelle mani dello stato. Valute private in concorrenza, dove quella migliore emergerebbe come mezzo di scambio preferito da parte degli attori di mercato. Una cosa del genere possiamo osservarla nella proliferazione delle valute digitali come Bitcoin.

Inoltre, per quanto riguarda il settore bancario per il quale si continua a riproporre normative ingenue sulla falsariga del Glass-Steagall Act, il modo per rendere competitivo e "onesto" questo settore passa attraverso il ritorno ad un free banking. Mises, infatti, sosteneva come questa particolare pratica bancaria potesse imprimere un certo grado di onestà nel settore bancario lasciando alla concorrenza l'onere di premiare e punire quelle aziende presenti sul mercato. Senza la protezione artificiale di un cartello come quello della banca centrale, il settore bancario commerciale sarebbe trattato alla stregua di qualsiasi altra azienda, e in caso di fallimento asset e clientela passerebbero a quelle realtà più in sintonia con la soddisfazione dei desideri degli individui. Queste sono le sanzioni punitive in caso di errori gravi e irreparabili. Questa è la legge del libero mercato. O decidiamo di abbandonare una volta per tutte le droga allucinogena del denaro fiat, oppure essa ci porterà alla morte economica, morale e politica.



CONCLUSIONE

Le fondamenta su cui è costruito l'attuale sistema monetario ed economico stanno marcendo a ritmo battente. Ovunque nel mondo il picco del debito riguardante settore pubblico e privato è un problema insormontabile. I vari stati stanno cercando di diluire i loro oneri inflazionando le proprie divise, ma cercando di mantenere le conseguenze di questo inflazionismo il più lontano possibile da Main Street. Poco alla volta, però, esso lo raggiungerà. Non c'è modo di controllare qualcosa come l'economia di mercato la quale è nelle mani dei miliardi di attori economici in tutto il mondo. Passo dopo passo, i piani ben congeniati dell'establishment si sfalderanno contro la realtà delle cose: l'attuale panorama economico è semplicemente saturo di errori economici.

ZIRP, NIRP e tutti gli altri abomini partoriti dal settore bancario centrale stanno uccidendo quel che rimane di un onesto price discovery all'interno del panorama economico mondiale. Prima il breve termine, poi il brevissimo termine. Poi l'oblio assoluto. Le attuali bolle, dalla reflazione immobiliare alla bolla obbligazionaria statale a quella azionaria fino a quella dello scisto, danneggerranno in gran parte quelle realtà che fino a ieri erano considerate big player. Esattamente. Così come i coyote, in assenza di altro cibo, si mangiano da soli, così l'attuale sistema in assenza di prede da spennare si sta fagocitando da solo.

La necessità è la madre delle invenzioni, e stiamo vedendo che i banchieri centrali ne hanno molta. Sono in trappola. Qualsiasi aumento dei tassi di interesse sopra lo zero sconquasserà l'attuale sistema monetario ed economico. Il rischio di perdere il controllo salirà al salire dei tassi di interesse. Quindi è possibile che possano permettere loro di salire per un po', ma poi si tornerà ancora ad intervenire per paura di non riuscire a mettere toppe ad una situazione che diventerà via via arroventata. Benvenuti nell'era in cui i banchieri centrali verranno smascherati per quello che sono. Benvenuti nell'era in cui le passività non finanziate dei vari stati decreteranno la riconsiderazione del ruolo dello stato nella società. Benvenuti nell'era del Grande Default.


Gli stati dovrebbero imporre normative più stringenti sulle grandi imprese?

Gio, 15/01/2015 - 11:13




di Frank Shostak


L'economista francese Jean Tirole dell'Università di Tolosa, ha vinto l'ultimo (in ordine temporale) Premio Nobel per l'Economia grazie all'elaborazione di metodi più efficienti per la regolamentazione di quei settori dominati da poche grandi imprese. Secondo Tirole, le grandi imprese indeboliscono il buon funzionamento dell'economia di mercato poiché hanno la possibilità di influenzare i prezzi e la quantità di prodotti.

Di conseguenza questo indebolisce il benessere degli individui nell'economia. Secondo questo modo di pensare, l'inefficienza presuppone una deviazione da uno stato ideale di mercato come quello descritto nel quadro della "concorrenza perfetta".



Il Modello della "Concorrenza Perfetta"

Nel mondo della concorrenza perfetta, un mercato è composto dalle seguenti caratteristiche:

  • Sul mercato ci sono molti compratori e venditori
  • Vengono commerciati prodotti omogenei
  • Acquirenti e venditori sono perfettamente informati
  • Non ci sono ostacoli o barriere all'entrata nel mercato

Nel mondo della concorrenza perfetta, acquirenti e venditori non hanno alcun controllo sul prezzo del prodotto. Devono accettare quello che viene proposto loro.

Presupporre l'informazione perfetta, e così l'assoluta certezza, implica che non vi è più spazio per l'attività imprenditoriale perché nel mondo della certezza non ci sono rischi e quindi non c'è bisogno di imprenditori.

Se le cose stessero così, chi introdurrebbe nuovi prodotti e in che modo? Secondo i sostenitori del modello della concorrenza perfetta, qualsiasi situazione reale che si discosta da questo modello è considerata non ottimale per il benessere dei consumatori. Essi raccomandano, quindi, che lo stato intervenga ogni volta che si palesa tale deviazione.

Contrariamente a questo modo di pensare, la concorrenza non scaturisce da un gran numero di partecipanti in quanto tali, ma è il risultato di una grande varietà di prodotti.



Concorrenza sui Prodotti, Non sulle Imprese

Maggiore è la varietà, maggiore sarà la concorrenza e quindi più benefici ci saranno per il consumatore.

Quando un imprenditore introduce sul mercato un nuovo prodotto — l'esito del suo sforzo intellettuale — acquisisce il 100% della nuova nicchia di mercato che si viene a costituire.

Seguendo la logica del modo di pensare comune, tuttavia, questa situazione non dovrebbe accadere perché non farà altro che indebolire il benessere dei consumatori. Se questo modo di pensare (ad esempio, il modello della concorrenza perfetta) venisse rispettato rigorosamente, non emergerebbero più nuovi prodotti. In un ambiente del genere, la gente lotterebbe per rimanere in vita.

Una volta che un imprenditore introduce sul mercato un nuovo prodotto e ne trae profitto, attira la concorrenza. Si noti che ciò che dà origine alla concorrenza è la volontà dei consumatori di acquistare il nuovo prodotto. I produttori dei vecchi prodotti devono sfornare nuove idee e nuovi prodotti per catturare l'attenzione dei consumatori.

Il punto di vista popolare, secondo cui un produttore che domina un mercato potrebbe sfruttare la sua posizione aumentando il prezzo al di sopra del livello competitivo, è errato.

L'obiettivo di ogni azienda è quello di fare profitti. Questo, tuttavia, non può essere raggiunto senza offrire ai consumatori un prezzo adatto.

E' nell'interesse di ogni uomo d'affari garantire un prezzo a cui la quantità che viene prodotta può essere venduta con profitto.

Nel fissare questo prezzo, il produttore-imprenditore dovrà considerare quanti soldi i consumatori sono propensi a spendere per il suo prodotto. Dovrà prendere in considerazione i prezzi dei vari prodotti della concorrenza. Dovrà anche prendere in considerazione i suoi costi di produzione.

Se il cosiddetto produttore dominante non terrà conto di questi fatti, subirà perdite.

Ma al di là di ciò, i funzionari statali come possono stabilire se il prezzo di un prodotto sia al di sopra del cosiddetto livello competitivo dei prezzi? Come possono sapere quale dovrebbe essere il prezzo competitivo?

Se i funzionari statali cercano di far rispettare un prezzo più basso, quest'azione potrebbe spazzare via l'incentivo a produrre il prodotto stesso.

Quindi, piuttosto che migliorare il benessere dei consumatori, le politiche dello stato serviranno solo a peggiorare le cose. (A tal proposito non esistono metodi matematici, per quanto sofisticati, che possano dirci quale dovrebbe essere il livello competitivo dei prezzi. Coloro che sostengono che le teorie dei giochi potrebbero farcela, sono sulla strada sbagliata.)

Contrariamente al modello della concorrenza perfetta, ciò che dà luogo ad un ambiente più competitivo non è un gran numero di partecipanti in un particolare mercato, bensì una grande varietà di prodotti competitivi. Le politiche dello stato, nello spirito del modello della concorrenza perfetta, distruggeranno la differenziazione dei prodotti e dunque la concorrenza.



I Prodotti Sono Eterogenei

L'idea che i vari fornitori possano offrire un prodotto omogeneo non è sostenibile. Infatti, se avvenisse una cosa del genere, perché mai un acquirente dovrebbe preferire un venditore ad un altro? (L'idea di far rispettare l'omogeneità del prodotto, al fine di emulare il modello della concorrenza perfetta, non porterà ad alcuna concorrenza.)

Dal momento che la differenziazione dei prodotti è l'essenza della libera concorrenza di mercato, significa che ogni fornitore di un prodotto ne ha il controllo al 100%. In altre parole, è un monopolista.

La differenziazione del prodotto è garantita dalla varietà di idee e talenti che possiede ogni imprenditore. Questa differenza di idee e talenti si manifesta nel modo in cui è fatto il prodotto, nel modo in cui viene confezionato, nel luogo in cui viene venduto, nel modo in cui viene offerto al cliente, ecc.

Per esempio, un hamburger che viene venduto in un bellissimo ristorante è un prodotto diverso da un hamburger che viene venduto in un negozio da asporto. Quindi, se il proprietario di un ristorante guadagna consensi dalla vendita di hamburger, qualcuno dovrebbe porre dei limiti alle sue attività? Dovrebbe, quindi, modificare il suo modo di operare e convertire il suo ristorante in un negozio da asporto al fine di conformarsi al modello della concorrenza perfetta?

Tutto ciò con cui abbiamo a che fare è la preferenza individuale dei vari consumatori: preferiscono cenare al ristorante piuttosto che nel negozio da asporto. Allora, cosa c'è di sbagliato?

Supponiamo ora che i consumatori abbiano completamente abbandonato i negozi da asporto e acquistino hamburger solo al ristorante, questo significa che lo stato debba intervenire?

L'intera questione di un monopolio dannoso non ha alcuna rilevanza nel contesto del libero mercato. Un monopolista dannoso rischia di emergere quando lo stato, per mezzo di licenze e autorizzazioni, limita la varietà di prodotti in un determinato mercato. (I burocrati statali decidono quali prodotti devono essere forniti sul mercato.)

Imponendo restrizioni e limitando la varietà dei beni e dei servizi offerti ai consumatori, lo stato limita le scelte dei consumatori riducendo così il loro benessere.



Sintesi e Conclusione

Suggeriamo che l'idea dello stato che regola le grandi imprese, al fine di promuovere la concorrenza e difendere il benessere delle persone, sia un errore. Tale intervento soffoca solamente la concorrenza di mercato e abbassa il tenore di vita. L'obiettivo di Alfred Nobel era quello di premiare gli scienziati le cui invenzioni e scoperte miglioravano la vita delle persone e il loro benessere. Rafforzare i controlli statali nei mercati è in contrasto con lo spirito del Premio Nobel.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


La banca centrale può controllare i tassi di interesse?

Mer, 14/01/2015 - 11:07
Tenersi da parte notizie apparse gli anni passati pubblicate dai saltimbanchi monetari, come Krugman, aiuta a smascherare la loro incompetenza Quindi, sebbene il nostro supereroe abbia gongolato il 28 novembre scorso denigrando la posizione di coloro che si aspettavano un aumento dei tassi di interesse a seguito del tapering, fu egli stesso (per quanto paradossale possa sembrare) quattro anni fa a spiegare il meccanismo alla base: contano di più i flussi che i titoli in quanto tali. E' per questo che i titoli del Tesoro USA continuano a languire in una zona di bassi rendimenti (oltre al fatto che la FED re-investirà i proventi dei titoli maturati in nuovi T-bond). E' per questo che il dollaro ancora guadagna trazione. Gli investitori credono nel potere di "guarigione" della banca centrale americana. La FED ha sottratto dal mercato una fetta consistente di tali titoli creando artificialmente un appetito che col tempo ha acquistato costanza. Anche perché se la FED fosse subentrata totalmente alle emissioni del Tesoro, quanta credibilità le sarebbe rimasta? Le sue sono illusioni. Manipolazioni. Distorsioni. Influenza i mercati affinché prendano una certa direzione, poiché se si sostituisse totalmente ad essi l'illusione finirebbe molto presto. Nella seguente pubblicazione potrete approfondire tali concetti attraverso due articoli fusi di Robert Murphy (uno e due).
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di Robert P. Murphy


Nel mio ultimo post ho spiegato il duplice punto di vista di Paul Krugman: da un lato critica aspramente la BCE per il restringimento del 2011 attuato mediante l'aumento dei tassi di interesse; e, dall'altro, si lamenta di come ci siano così tanti idioti nel mondo finanziario che pensano che il QE2 abbia in qualche modo spinto verso il basso i tassi di interesse.

Tuttavia, pensare che la FED sia impotente (almeno durante una trappola della liquidità) in materia di tassi di interesse non rappresenta una posizione condivisa solo da Krugman. Jeffrey Rogers Hummel, per esempio, ha composto un lungo saggio in cui sostiene che le banche centrali non sono così potenti quando si tratta di tassi di interesse (come la maggior parte degli analisti pare pensare). In questo post voglio prendere, per la prima volta, le parti del parere mainstream: le banche centrali hanno un ampio margine di discrezionalità quando si tratta di tassi di interesse, anche i tassi di interesse "reali" (aggiustati all'inflazione dei prezzi) .

In primo luogo, diamo un'occhiata al federal funds target rate e all'effective federal funds rate in un certo periodo di tempo, quando la FED "ha tagliato i tassi" bruscamente e poi li "ha alzati" di nuovo. Il grafico seguente mostra la stretta connessione:




OK, quindi il grafico qui sopra fa sembrare che gli obiettivi annunciati dalla FED per quanto riguarda il tasso dei federal funds siano molto accurati. Ma forse i funzionari della FED stavano solo anticipando un movimento dei mercati già in atto? Dopo tutto, un astronomo potrebbe indicare come si "muoverà" Venere nel cielo notturno e (se sa quello che sta facendo) sembrerà in grado di controllare le orbite planetarie. E' la stessa cosa che sta succedendo con il mio grafico qui sopra?

No, non proprio. La FED ha vari modi per influenzare il movimento del tasso dei federal funds, perché (attraverso le operazioni di mercato aperto) ha il potere di aggiungere o rimuovere riserve dal sistema. Il tasso dei fed funds è il tasso di equilibrio di mercato connesso ai prestiti delle riserve: vendendo asset e drenando riserve, la FED può spingere verso l'alto il prezzo dei prestiti del (piccolo) bacino delle riserve. Oppure, acquistando nuovi asset e aggiungendo riserve al sistema bancario, la FED può spingere verso il basso il prezzo dei prestiti del (grande) bacino delle riserve.

Il grafico seguente mostra la relazione tra la crescita anno/anno della base monetaria (che la FED può controllare direttamente con i suoi acquisti di asset) e il livello dell'effective fed funds rate, dal 1990 all'agosto 2008 (poco prima che la base monetaria si impennasse, perché non avevo voglia di schiacciare il grafico):




La descrizione da manuale delle operazioni di mercato aperto, e come la FED le usa per alzare/abbassare i tassi di interesse, sembra corrispondere decentemente col grafico qui sopra. Nei primi anni '90, quando il tasso dei fed funds (linea rossa) è sceso, la base monetaria (linea blu) è cresciuta rapidamente. Poi, quando la FED ha iniziato ad innalzare i tassi nel 1995, la crescita della base monetaria è scesa drasticamente. C'è stata un'altra impennata della base monetaria nei primi anni 2000, che è coincisa con il famoso taglio dei tassi di Greenspan, e poi la crescita della base monetaria è tendenzialmente scemata mentre la FED innalzava i tassi dal 2004 in poi.

Non fraintendetemi, il grafico qui sopra ha un sacco di "slittamenti"; ci sono periodi che non rientrano esattamente in questa storia. Se volessimo essere più precisi, avremmo bisogno di prendere in considerazione una risoluzione più fine sulla crescita della base monetaria (piuttosto che guardare l'andamento anno/anno) e avremmo bisogno di guardare anche alle aspettative. Ma il mio punto è che lo schema generale degli ultimi 18 anni sembra abbastanza chiaro: la FED "controlla" i tassi di interesse attraverso la sua capacità di accelerare o rallentare la crescita del suo bilancio.

In conclusione, non è affatto un concetto folle pensare che i vari giri di QE abbiano schiacciato i tassi di interesse, anzi, era la logica ufficiale di questi programmi secondo molte persone, tra cui i funzionari della FED stessa. Guardate, ecco Bernanke in un discorso in cui dice come i vari programmi di QE abbiano spinto verso il basso i tassi di interesse:

Negli ultimi anni le azioni della Federal Reserve hanno riguardato anche i premi, attraverso una serie di programmi denominati Large-Scale Asset Purchase (LSAP). Questi programmi sono costituiti da acquisti sul mercato aperto di titoli di debito, titoli garantiti da ipoteca e titoli del Tesoro a lungo termine. Nella misura in cui i titoli del Tesoro e i titoli garantiti delle agenzie non sono sostituti perfetti di altri asset, gli acquisti di tali asset da parte della Federal Reserve dovrebbero abbassare i loro premi, mettendo pressione al ribasso sui tassi di interesse a lungo termine e allentando le condizioni finanziarie in senso più ampio. Anche se gli effetti stimati variano, un crescente corpo di ricerca sostiene che i LSAP siano efficaci per abbassare i premi e, quindi, ridurre i tassi a lungo termine. Naturalmente la Federal Reserve ha utilizzato questo approccio non convenzionale per abbassare i tassi a lungo termine, perché, con tassi a breve termine vicini allo zero, non può più utilizzare il suo approccio convenzionale di tagliare il target del federal funds rate.
Ora, in tutta onestà, credo che Hummel potrebbe obiettare: "Beh, non c'è dubbio che Bernanke volesse alimentare il mito secondo cui può controllare i tassi di interesse, ma ha torto." Tuttavia sarebbe difficile che Krugman possa sostenere che Bernanke fosse confuso quando parliamo di QE2 e tassi di interesse, dal momento che ha affermato che l'ex-Governatore era l'uomo giusto a cui affidare il timone della FED durante la crisi. In ogni caso, in spirito di equità vi segnalo questo pezzo in cui Krugman prima loda Bernanke per essere andato fino in fondo, poi sostiene che è impotente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Più studio l'episodio di Bill Gross, più diventa interessante. In un post precedente ho discusso di come Paul Krugman avesse ragione a dire che la scommessa di Gross contro il Ministero del Tesoro gli sarebbe esplosa in faccia, ma l'impostazione di questa previsione secondo il suo quadro keynesiano era sbagliata. In questo post voglio andare oltre, fornendo sia la teoria sia la prova che i programmi di quantitative easing della FED (QE) hanno davvero abbassato i tassi di interesse a lungo termine.

Krugman in questo post, e ancora di più Brad DeLong in quest'altro, chiariscono come Gross stesse scommettendo che la fine del QE2 avrebbe portato ad un aumento del rendimento del decennale USA (e forse anche quelli di altri titoli del Tesoro). Ora Krugman e DeLong stanno cercando di spiegarci perché Bill Gross avesse torto (o fosse cieco, secondo il punto di vista di Krugman – DeLong a suo credito è molto più civile).

Ora, teoricamente, anche un buon keynesiano, pienamente consapevole della trappola della liquidità e del ritorno della depressione, potrebbe credere che i programmi di QE abbiano abbassato i tassi di interesse a lungo termine. Beh, ecco Krugman stesso nel marzo 2009 che ci spiega la logica dietro al QE, quando venne annunciato per la prima volta:

La grande novità di questa settimana è stata la decisione della FED di acquistare $1 bilione di obbligazioni a lungo termine, andando oltre la normale politica di acquisto di debito a breve termine. Buona mossa – ma probabilmente vale la pena sottolineare che sì, ciò espone la FED, e indirettamente il contribuente, ad alcuni rischi [...].

La FED sta [...] creando una nuova passività: la nuova base monetaria per comprare questi titoli. In effetti sta stampando $1 bilione e lo sta utilizzando per acquistare obbligazioni. È inflazionistico? Speriamo di sì! La ragione per un quantitative easing è che la normale espansione monetaria, stampare denaro per comprare debito a breve termine, non ha trazione a causa dei tassi prossimi allo zero. Guadagnare un po' di trazione – in effetti, ottenere un effetto inflazionistico – è ciò che si prefigge tale politica.

[...]

Ma qui sta il punto: se e quando l'economia si riprenderà, è probabile che i tassi di interesse a lungo termine saliranno, soprattutto se l'attuale politica della FED riuscirà ad abbassarli. [Il sottolineato è mio.]
Così, quando la FED ha annunciato il QE al mondo, Krugman ha scritto sul suo blog che lo scopo di quella politica era abbassare i tassi di interesse a lungo termine. Gli Stati Uniti erano in una trappola della liquidità (a giudizio di Krugman) all'epoca, situazione non dissimile da quella odierna, in cui Krugman rotea sfastidiato i suoi occhi quando sente parlare tipi come Gross (il quale pensava che in qualche modo il QE teneva bassi i tassi di interesse).

Non voglio accanirmi troppo su questo punto, perché Krugman era davvero in disaccordo con Gross nel 2011, prima che il QE2 terminasse (e quindi anche Gross aveva torto). Ho riportato la citazione qui sopra perché penso che sia ironico; penso che dimostri come avevo ragione quando ho sostenuto nel mio post precedente che il disaccordo tra Krugman e la previsione di Gross non verteva proprio sulle opinioni del primo riguardo una trappola della liquidità di per sé.



La Prova

In ogni caso, passiamo alla prova empirica. Il QE2 ha smosso i tassi di interesse? Qui devo dare ragione a Krugman: i rendimenti del decennale statunitense hanno fatto l'esatto opposto di ciò che aveva detto Gross. Il QE2 è stato annunciato (anche se la stessa FED non ha definito ufficialmente "QE" questi programmi) il 3 novembre 2010 ed è finito nel giugno 2011. Poi è stata annunciata l'Operation Twist nel settembre 2011.

Con questa linea temporale in mente, ci si sarebbe aspettato (se vi piaceva la visione del mondo di Bill Gross) che i rendimenti del decennale sarebbero scesi nel novembre 2010 e che avrebbero iniziato a salire intorno a giugno 2011, solo per ridursi drasticamente nel settembre 2011 con l'annuncio dell'Operation Twist.

Beh, se andate a controllare i grafici, noterete che la storia reale è quasi l'opposto: i rendimenti sono saliti vertiginosamente nel novembre 2010 ed erano in caduta libera nell'agosto 2011. Inoltre i rendimenti sono aumentati di nuovo con l'annuncio del Twist.

Il problema è che in macroeconomia e in finanza si ha a che fare con le aspettative, così come altri fattori che ostacolano il vostro piccolo "esperimento". Per esempio, il grande trionfo repubblicano alle elezioni del novembre 2010; forse aveva qualcosa a che fare con i rendimenti in rialzo. (Potrebbe essere così perché gli investitori pensavano che i repubblicani avrebbero promosso la crescita futura, o che avrebbero agito da folli e avrebbero causato un default del Tesoro.) E in ogni caso, non c'è motivo di aspettarsi un'altalena improvvisa dei prezzi da una politica annunciata con largo anticipo (come ad esempio uno stop agli acquisti di obbligazioni).

Ecco perché è un bene se possiamo discernere quando i mercati hanno cominciato a sospettare le mosse future riguardo la linea di politica. Un episodio molto più definito in questo senso è il "taper", quando la FED ha iniziato a spargere suggerimenti secondo cui avrebbe terminato il programma QE3. Ricordo con certezza che la popolazione ha appreso l'esistenza di questa volontà nell'aprile 2013, quando sono stati rilasciati i verbali della riunione di marzo. Poi Bernanke l'ha detto ufficialmente al Congresso il 22 maggio 2013.

Tuttavia, e questo lo ricordo distintamente, il 18 settembre 2013 la FED "ha sorpreso i mercati" con il suo annuncio: avrebbe rinviato il tapering.

Così, l'episodio del tapering ci fornisce un buon esempio in cui i mercati sono stati inizialmente portati a credere una cosa (che gli acquisti della FED si sarebbero interrotti prima di quanto i mercati avevano inizialmente pensato) e poi è successo il contrario (la FED avrebbe continuato a comprare più a lungo di quanto fosse stato annunciato in precedenza).

In base a questo fatto, il rendimento del decennale si è comportato proprio come avrebbe voluto Bill Gross:




Si noti che il trend dei rendimenti è salito intorno ad aprile/maggio del 2013, quando sono cominciate le chiacchiere su un possibile tapering. Dalla testimonianza di Bernanke del 22 maggio fino a metà settembre, il rendimento del decennale USA è salito di un punto percentuale.

La linea verticale mostra il giorno precedente all'annuncio di un rinvio del tapering. Potete vedere come il rendimento sia sceso abbastanza bruscamente il giorno successivo (quando l'annuncio è diventato ufficiale).

Tenete a mente che tutte queste tendenze sottostimano l'impatto effettivo, in quanto gli addetti ai lavori erano stati sicuramente già avvisati e così hanno cominciato a spingere i prezzi in vista dell'annuncio. Ad esempio, si può vedere che nel mese di settembre il rendimento ha iniziato a scendere un paio di giorni prima del rinvio effettivo; sono sicuro che ci sono state fughe di notizie.



Conclusione

In conclusione, voglio ribadire che NON sto dicendo "Bill Gross in realtà aveva ragione". No, ha puntato un mucchio di soldi e ha sbagliato. Quando si tratta di speculazione finanziaria, non importa se si aveva "davvero" ragione ma altri fattori X si sono intromessi; gli imprenditori devono prevedere il futuro reale, non un ipotetico futuro a parità di condizioni.

Tuttavia, ho pensato che fosse importante sottolineare che quando Paul Krugman (e, in misura minore, Brad DeLong) ci spiega perché Bill Gross aveva torto, le sue spiegazioni non funzionano. Gross non era pazzo a pensare che il QE2 avrebbe abbassato i rendimenti del Tesoro; Krugman stesso ha ammesso che era l'obiettivo del QE, e (almeno a marzo 2009) Krugman non ha avuto alcun problema con questo ragionamento.

Inoltre, quando si parla di QE3 (non QE2), abbiamo un esempio migliore per quanto riguarda le aspettative degli investitori. In questo quadro di riferimento, il rendimento del decennale USA si è comportato proprio come aveva previsto Gross.

In sintesi, anche se la previsione di Bill Gross era totalmente sbagliata, penso ancora che i vari programmi di QE della FED abbiano abbassato i tassi di interesse nella curva dei rendimenti. Questa evidenza è valida sia in teoria – anche secondo Krugman – sia in pratica, poiché abbiamo visto almeno un episodio importante in cui si è verificata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


C'è una gigantesca bolla del debito pronta a scoppiare

Mar, 13/01/2015 - 11:14




di Bill Bonner


Ieri non c'è stata molta azione sul mercato. Il Dow ha chiuso in parità. L'oro non si è mosso. Una giornata piatta.

Gli schermi televisivi sono piatti. Alcuni cantanti sono piatti. Le torte escono piatte. I pneumatici sono piatti. I pugili vanno a terra piatti. Anche i morti.

Prima o poi, tutti noi finiremo piatti.

Uno dei nostri editorialisti preferiti, Thomas Friedman, ha scritto un libro su questo argomento, The World Is Flat.

Potete contare su Friedman. Ha qualcosa da dire su qualsiasi argomento.

Ha così tanti pensieri perché non gli costa niente. Non è un pensatore profondo.

Ma non ce l'abbiamo con i pensieri superficiali. Per certi versi sono migliori. Sono facili da capire e da ripetere alle cene. E, soprattutto, molto più lesti da citare.

Questo è il vero vantaggio del pensiero superficiale: è la benzina che i somari mettono nei loro serbatoi.

Dimenticate le sfumature. Ignorate i paradossi. Non pensateci su troppo. Date loro una semplice idea, e la useranno per fare un grande pasticcio.

Friedman vuole migliorare il mondo. In realtà, non vuole che le cose migliorino. Se lo volesse davvero, allora aggiusterebbe le sue finestre, raccoglierebbe la spazzatura lungo i marciapiedi e flirterebbe con donne grasse.

No. Insiste affinché le persone facciano quello che dice lui. Non è un vero uomo d'azione; è una vera e propria rottura di scatole. Ha un piano per ogni situazione e una soluzione per ogni problema. In ogni caso, sostiene di prevedere il futuro e di poterlo migliorare prima che accada.

Ricordate il nostro motto: le persone che cercano di costringere gli altri a rispettare le loro idee, sono sempre persone le cui idee sono idiote. Potete citare liberamente questa frase.

Anni dopo la pubblicazione, Friedman ha spiegato quello che voleva comunicare col suo libro del 1993:

Quando ho scritto The World Is Flat, ho detto che il mondo è piatto. Sì, siamo tutti collegati. Facebook non esisteva; Twitter era un suono; il cloud era una nuvola; il 4G era un posto auto; LinkedIn era una prigione; le applicazioni erano ciò che si inviava nei college; e Skype, per la maggior parte delle persone, era un errore di battitura.
Friedman aveva ragione. La globalizzazione, sotto l'egida della Pax Americana, era una tendenza. L'ha capito subito. L'ha presa in giro. E ha scritto un libro su di essa che è diventato un bestseller.

Ma c'era molto di più della semplice globalizzazione nelle nuove tecnologie e nel capitalismo americano.

È importante sottolineare che è stata finanziata da un nuovo sistema monetario corrotto. Secondo l'accordo di Bretton Woods del dopoguerra, le nazioni straniere avrebbero legato le loro valute al dollaro USA... e il dollaro era legato all'oro ad un tasso fisso.

Nel corso dei secoli l'oro si è dimostrato utile. Potrebbe non essere il denaro perfetto, ma è stato il migliore finora scoperto.

Alcune criptovalute, come ad esempio Bitcoin, potrebbero eventualmente rivelarsi più utili, ma questo lo deciderà il futuro. Per noi, per il momento, l'oro funziona. Il denaro "fiat", o la cartamoneta, no.

Dal momento che l'offerta d'oro è limitata, i prezzi al consumo tendono a rimanere stabili. L'offerta di credito è limitata, perché la moneta è limitata. Quando aumenta la domanda per il credito, il prezzo (i tassi di interesse) sale. E il boom alimentato dal credito volgerà al termine.

Negli anni '60 il presidente Johnson perseguì una guerra costosa e senza speranza in Vietnam, e un programma ambizioso di elargizioni clientelari. "Guns and butter" — voleva tutto.

Quando i nodi vennero al pettine, i maghi finanziari a Washington ebbero un'idea: "Invece di pagare in oro, come di consueto (e legale), cambiamo il sistema in modo da poter pagare i nostri debiti in IOU — pezzi di carta verdi che chiameremo dollari."

"Aspettate un attimo", obiettarono le persone più premurose. "Un sistema monetario puramente fiat non ha mai funzionato. Se è possibile creare denaro reale stampando semplicemente pezzi di carta verde, ognuno potrebbe farlo. "

Decise a non pensarci troppo, le autorità applaudirono i benefici di questa nuova moneta "flessibile".

Nel 1968 Johnson chiese al Congresso di eliminare il requisito che il dollaro fosse coperto dall'oro. Poi nel 1971 il suo successore, Richard Nixon, pose fine alla convertibilità diretta del dollaro in oro.

In tal modo gli Stati Uniti abbandonarono l'oro e aprirono il vaso di Pandora del denaro fiat. Non ci sarebbe stato quasi nessun limite alla quantità di denaro che poteva essere creata... o al numero di bolle che potevano essere gonfiate.

La gente avrebbe potuto comprare cose che non poteva permettersi, e probabilmente di cui non aveva bisogno, con soldi che non aveva. Carte di credito, linee di credito, mutui e loro derivati!

Senza l'oro, gli unici cartelli rimasti indicavano la direzione sbagliata. I consumatori americani hanno acquistato — a credito — merci cinesi. I dollari sono volati in Cina. E per impedire che la propria valuta si apprezzasse rispetto al dollaro, il governo cinese ha dovuto creare renminbi per comprare dollari da possessori privati.

Ciò ha causato un boom in Cina, cosa che ha aggiunto capacità in eccesso nell'export cinese e ha schiacciato sempre di più la produzione industriale degli Stati Uniti.

Cosa doveva farci la Cina con tutti quei dollari? Doveva investire di nuovo negli Stati Uniti. Così ha comprato debito del Tesoro americano. Questo ha contribuito ad abbassare i tassi di interesse negli Stati Uniti, stimolando maggiori acquisti alimentati dal credito.

Il mondo non è stato tanto appiattito, bensì è stato modellato dalla politica monetaria statunitense e ha assunto una forma grottesca.

I cinesi hanno prodotto troppo. Gli americani hanno consumato troppo. E in tutto il mondo, una grande bolla del debito è diventata sempre più grande — in procinto di scoppiare.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Prasseologia, scienze naturali e banche centrali

Lun, 12/01/2015 - 11:14




di Doug French


Janet Yellen deve sentirsi come se stesse dando da mangiare ai gatti. La Federal Reserve sta mantenendo i tassi di interesse a zero, pensando che l'uomo della strada spenderà soldi o comprerà azioni. La Yellen vuole far aumentare il nostro carico di rischio, perseverando sulla strada tracciata da Bernanke.

La banca centrale ha quadruplicato il proprio bilancio e non può generare abbastanza inflazione dei prezzi per rendere felici i notabili monetari. (Alcuni di noi direbbero che non hanno guardato abbastanza bene.) I dottorati non riescono a capirlo. Non comprendono come sia possibile che dopo l'iniezione di $4.5 bilioni non sia successo niente. Tutte quelle persone intelligenti armate di modelli complicati e del potere della stampante monetaria, e non sta accadendo nulla ad eccezione di un'altra bolla a Wall Street. Yawn.

Un paio di dipendenti della St. Louis FED pensano di aver trovato la risposta. Gli economisti Yi Wen e Maria A. Arias hanno sollevato la questione nel loro paper: "Perché l'aumento della base monetaria non ha provocato un aumento proporzionale nel livello generale dei prezzi (o nel prodotto interno lordo)?"

E' possibile che le persone abbiano ripensato ai loro modelli di vita dopo il crollo del 2008 e stiano facendo la cosa saggia — risparmiare denaro — a prescindere dai perversi incentivi che la banca centrale li sta sventolando in faccia? Sì, infatti secondo Wen e Arias: "La risposta sta nella volontà del settore privato di accumulare soldi invece di spenderli. Tale aumento senza precedenti della domanda di moneta ha rallentato la velocità del denaro."

Forse è meglio se la FED si rinfreschi un po' le idee con la prasseologia... lo studio dell'azione umana, il cui enunciato, come ci ricorda Murray Rothbard, recita: "I singoli esseri umani agiscono, cioè, il fatto sempiterno che gli individui si impegnano in azioni consapevoli per raggiungere determinati obiettivi. Questo concetto di azione è in contrasto con un comportamento puramente riflessivo, o istintivo, che non è utilizzato per raggiungere obiettivi. "

Il problema, come sottolinea Rothbard, è che "la prasseologia rappresenta la metodologia distintiva della Scuola Austriaca." Possiamo contare il numero di economisti Austriaci che lavorano alla FED, beh, su nessuna mano.

I keynesiani presso la banca centrale pensano che le persone siano così insignificanti che possono essere inserite in equazioni e modelli per determinare come impostare il tasso dei Fed Funds, o a quanto debba ammontare un QE.

Wen e Arias si riferiscono ad un'equazione che probabilmente cercavate di dimenticare, sentita in una di quei corsi di economia noiosi: MV = PQ. M sta per denaro, V sta per velocità, P sta per livello dei prezzi e Q sta per quantità di beni e servizi prodotti.

I ricercatori hanno inserito i numeri e hanno concluso: "L'inflazione negli Stati Uniti sarebbe dovuta arrivare al 31% l'anno tra il 2008 e il 2013, quando l'offerta di moneta è cresciuta ad un ritmo medio del 33% l'anno e la produzione è cresciuta ad una media appena al di sotto del 2%."

Oops. I prezzi aumentano a meno del 2%, secondo il modo in cui il governo li "conta".




La velocità del denaro (quante volte un dollaro gira nell'economia), come riflette il grafico, è precipitata da oltre il 17X prima della recessione a 4.4X durante la prima metà del 2014.

Secondo Arias e Wen, i consumatori sono tristi sin dalla crisi finanziaria per una buona ragione: "La drastica riduzione dei tassi di interesse ha costretto gli investitori a ri-aggiustare i propri portfoli, strizzando l'occhio al denaro liquido e sfavorendo gli asset fruttiferi (Es. titoli di stato)."

Tutto questo ha senso dal punto di vista prasseologico. L'azione umana è mirata a raggiungere obiettivi migliorando le condizioni di una persona. Questo non significa che le persone abbiano sempre ragione. "Tutto ciò che afferma la prasseologia è che l'attore economico adotta obiettivi e ritiene, a ragione o a torto, che possa raggiungerli con l'impiego di taluni mezzi", spiega Rothbard.

Ma dopo un crollo finanziario devastante, che ha lasciato milioni a testa in giù per il loro principale asset — la casa — e con conti pensione molto più piccoli, ha perfettamente senso che MV = PQ abbia rallentato. Scrive Rothbard:

L'econometria non solo tenta di scimmiottare le scienze naturali utilizzando complessi fatti storici eterogenei come se fossero fatti di laboratorio omogenei e ripetibili; tenta anche di ridurre la complessità qualitativa di ogni evento ad un numero quantitativo, e quindi aggrava l'errore agendo come se questi rapporti quantitativi rimanessero costanti nella storia umana. In netto contrasto con le scienze fisiche, che poggiano sulla scoperta empirica di costanti quantitative, l'econometria, come ha sottolineato più volte Mises, non è riuscita a scoprire una singola costante nella storia umana. E date le mutevoli condizioni della volontà umana, la conoscenza, i valori e le differenze tra gli uomini, è inconcepibile che l'econometria possa mai scoprirla.
Ovviamente nulla di tutto ciò dissuade i banchieri centrali, insieme ai pianificatori centrali, dal continuare a stampare denaro; e la coppia di St. Louis probabilmente non ha migliorato la propria carriera commentando la politica del loro datore di lavoro:

A questo proposito, la politica monetaria non convenzionale ha rafforzato la recessione stimolando la domanda di moneta del settore privato attraverso il perseguimento di una politica di tassi di interesse troppo bassi (vale a dire, la politica dei tassi di interesse a zero).
Gli individui agiscono con uno scopo in mente e hanno capito che il rendimento dei titoli di stato pari a zero non è meglio del denaro, e, di fatto, sono più rischiosi. Wen e Arias scrivono: "La migliore forma di asset privo di rischio non è rappresentano dai titoli di stato a breve termine, ma dal denaro." Così le famiglie sono sedute su $2.15 bilioni di risparmi — un aumento di circa il 50% nel corso degli ultimi cinque anni — e le banche hanno $2.8 bilioni di riserve.

Secondo un sondaggio Gallup dell'aprile scorso, il 62% degli americani intervistati ha dichiarato di preferire il risparmio; il 34% la spesa. Fino alla crisi, i numeri erano circa 50-50.




L'economia non è un'equazione da risolvere o una macchina da riparare. Si tratta di oltre 314 milioni di persone che agiscono con uno scopo. "La prasseologia, così come i vari aspetti sani delle altre scienze sociali," ha scritto Rothbard, "poggia sull'individualismo metodologico, sul fatto che solo gli individui percepiscono, assegnano un valore, pensano e agiscono"... e se devono farlo, accumulano denaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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di Frank Shostak


Gli economisti sono sempre stati invidiosi delle scienze naturali. Hanno pensato che se nell'economia fossero stati introdotti i metodi delle scienze naturali, come gli esperimenti condotti nei laboratori, ciò avrebbe migliorato la nostra comprensione del mondo.

Ma mentre un laboratorio è un luogo valido in cui fare ricerca nel campo delle scienze naturali, non è lo stesso in economia. Perché?

Un laboratorio è necessario in fisica poiché solo lì uno scienziato può isolare i vari elementi relativi all'oggetto della sua indagine.

Anche se lo scienziato è in grado di isolare i vari fattori, non conosce le leggi che li governano.



Ipotesi e Certezza Logica

Tutto quello che può fare è avanzare ipotesi sulla "legge vera" che regola il comportamento delle varie particelle identificate.

Non può essere certo delle leggi "vere" della natura. Su questo argomento Murray Rothbard ha scritto:

Le leggi possono essere solo ipotizzate. La loro validità può essere determinata solo da una deduzione logica delle loro conseguenze, le quali possono essere verificate facendo ricorso ad esperimenti di laboratorio. Anche se le leggi spiegano i fatti, e le loro inferenze sono coerenti tra di loro, le leggi della fisica non possono mai essere stabilite in modo assoluto. Proprio perché un'altra legge può rivelarsi più elegante o in grado di spiegare una più ampia gamma di fatti. In fisica, dunque, le spiegazioni postulate devono essere ipotizzate in modo tale che esse o le loro conseguenze possano essere provate empiricamente. Anche così, le leggi sono solo temporanee piuttosto che valide in modo assoluto.
Contrariamente alle scienze naturali, i fattori relativi all'azione umana non possono essere isolati e suddivisi in elementi semplici.

Tuttavia in economia abbiamo una determinata conoscenza di certe cose, che a loro volta potrebbero aiutarci a capire il mondo dell'economia.

Ad esempio, sappiamo che un aumento dell'offerta di moneta genera una situzione in cui viene scambiato qualcosa per nulla. Ciò conduce ad una deviazione di ricchezza da coloro che la creano a coloro che la sprecano. Questa è una conoscenza certa e non deve essere verificata.

Sappiamo anche che per una determinata quantità di beni, un aumento dell'offerta di moneta (ceteris paribus) deve portare ad un esborso maggiore di denaro per unità di merce — un aumento dei prezzi delle merci. (Ricordate, il prezzo è la quantità di denaro per una unità di un bene).

Sappiamo anche che se nel paese A l'offerta di moneta cresce ad un ritmo più veloce dell'offerta di moneta nel paese B, allora nel corso del tempo, ceteris paribus, la valuta di A deve deprezzarsi nei confronti della moneta di B. Questa conoscenza ci arriva dalla legge della scarsità.

Quindi per qualcosa che rappresenta una conoscenza certa, non vi è alcun obbligo di una verifica empirica.



Come Può Essere Applicata Questa Conoscenza?

Ad esempio, se osserviamo un aumento dell'offerta di moneta alimentato dalla banca centrale — possiamo concludere che ciò determina una deviazione di ricchezza reale da coloro che la creano a coloro che la sprecano. Comporta l'indebolimento del processo di generazione di ricchezza.

Questa conoscenza, però, non può dirci quale sia lo stato del bacino della ricchezza reale e quando la cosiddetta economia si sgretolerà.

Mentre si possono ricavare alcune conclusioni da certi fattori, l'interazione complessa dei vari fattori impedisce la conoscenza di ciascun fattore in qualsiasi punto nel tempo.

Alcuni fattori come l'offerta di moneta — in quanto opera con un certo ritardo — può fornirci informazioni utili su eventi futuri — come i cicli di boom/bust e l'inflazione dei prezzi. Ma una variazione dell'offerta di moneta non interessa tutti i mercati nello stesso momento. Va da un individuo ad un altro individuo — da un mercato all'altro. (E' questo che causa il ritardo dai cambiamenti nell'offerta di moneta e ai suoi effetti nei vari mercati.)

Contrariamente alle scienze naturali, in economia — attraverso la consapevolezza che ogni effetto deve avere una causa e la comprensione della legge della scarsità (più abbiamo, meno importante diventa) — siamo in grado di ricavare l'intero corpo della conoscenza economica.

Questa conoscenza, che non dovrebbe essere confusa con la conoscenza acquisita da campi relativi come la storia, la storia economica e la statistica, è certa e non deve essere verificata mediante esperimenti in laboratorio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Rannichiatevi e copritevi — La calma sta finendo, la tempesta è in arrivo

Ven, 09/01/2015 - 11:10




di David Stockman


Il 15 Settembre 2008 è stato il giorno in cui la Lehman è morta e le banche centrali del mondo sono andate all-in guidate dalla FED. E' stato un tuffo epocale nella deformazione monetaria più pericolosa che il mondo abbia mai visto.

In quel momento era in atto una liquidazione di quel che rimaneva dei mercati dei capitali. Una pulizia dal marciume speculativo che si era accumulato durante l'era Greenspan. Ma la falsa depressione sbandierata dall'accolito della FED, Ben Bernanke, non ha lasciato operare questa pulizia. Lo zio Ben sventolava il feticcio di una'imminente Grande Depressione 2.0 — mandando nel panico Washington, Wall Street e il resto del mondo.

Il giorno successivo AIG sembrava come Ground Zero — il luogo in cui è stato confezionato l'intero "contagio" sistemico. In verità AIG non era portatrice di un misterioso contagio finanziario che era arrivato da una cometa dello spazio profondo.

Come la storia ha ormai dimostrato, gli $800 miliardi nel bilancio patrimoniale di AIG erano perfettamente solvibili. Non un contratto d'assicurazione sulla vita, né una polizza in qualsiasi parte del mondo era in pericolo la mattina del 16 settembre.

L'unica cosa marcia erano i CDS (credit default swap) della filiale inglese di AIG, i quali erano monumentalmente illiquidi. Joseph Cassano e gli altri incompetenti che la gestivano, avevano passato i due decenni precedenti a raccogliere monetine (i premi dei CDS) di fronte ad un rullo compressore, mentre si sfregavano le mani all'idea di tutti quegli utili — tutto per il bene dei loro bonus stratosferici.

Ma con l'implosione del mercato dei mutui cartolarizzati, dovevano soddisfare le margin call sui contratti d'assicurazione alla cui base c'erano CDO ipotecari. In verità, però, tutta la montagna dei CDS era una falsa assicurazione sebbene la holding di AIG non avesse ricevuto un'accertazione giuridica sulle centinaia di miliardi di dollari e asset liquidi sistemati in decine delle sue principali filiali.

Sul piano giuridico e sul flusso di cassa, l'impero assicurativo di Hank Greenberg era essenzialmente un fondo comune. Cassano e la sua combriccola stavano implicitamente impegnando asset (attraverso un rating AAA sponsorizzato da AIG) appartenenti a qualcun altro — cioè, le altre filiali e i commissari statali che li controllavano.

Eppure questo fatto scandaloso non solo non ha scatenato una crisi mondiale, non ha affatto scatenato una crisi. Sì, le centinaia di miliardi di contratti CDS venduti da Cassano a Londra, erano fasulli e non potevano essere rimborsati — dal momento che la holding non aveva capitale liquido disponibile. Tuttavia venivano acquistati da una dozzina delle più grandi banche del mondo, tra cui Deutsche Bank, Barclays, Societe Generale, Bank of America/Merrill Lynch e Goldman Sachs, tanto per citare alcuni dei soliti sospetti. E come ho documentato in The Great Deformation, queste banche avrebbero potuto permettersi il lusso di subire il colpo dei CDO — colpo ampiamente meritato tra l'altro.

Per quanto riguarda il primo punto, il bilancio complessivo delle grandi banche colpite era di circa $20 bilioni all'epoca e la perdita potenziale sui contratti CDS, che la holding di AIG non poteva coprire, era di circa $80 miliardi. Dopo tutto la maggior parte dei CDO che queste mega-banche aveva acquistato e poi magicamente trasformato in crediti AAA, era costituita dalle cosiddette tranche “super-senior”. Il sudiciume alla base delle strutture di capitale dei CDO — che hanno generato profonde perdite — era stato impegnato dagli investitori e dai fondi fiduciari istituzionali in villaggi di pescatori norvegesi e roba simile.

Così il giorno della resa dei conti per la frode rappresentata dai CDS di AIG, non sarebbe affatto stata una minaccia per il sistema bancario del mondo. Le perdite potevano essere pari allo 0.5% delle loro posizioni combinate — una botta unica che i broker di Wall Street avrebbero consigliato di ignorare e che avrebbe potuto intaccare i bonus dei banchieri l'anno successivo o anche meno.

E quei banchieri stupidi dovevano essere puniti per la loro negligenza, stupidità e avidità. Purtroppo Cassano non è mai stato incriminato per la sua caterva di CDS fasulli, nonostante fosse una frode in bella vista. Chiunque avesse letto il 10K di AIG avrebbe visto che il suo bilancio consolidato era pingue di stop ai dividendi e limiti di capitale imposti dalle autorità di regolamentazione alle filiali. Cassano non ha mai, mai avuto il denaro per soddisfare richieste di margin call o per ripagare i crediti reali; le sue illusioni se le sono bevute solo i fessi.

Ma questo fiume di stupidità e negligenza era davvero enorme se consideriamo la storia dell'era finanziaria moderna; era davvero il Rubicone. Il Segretario Paulson, Bernanke e la cricca di Wall Street, trasformando con destrezza di mano un colpo trascurabile al bilancio delle mega-banche del mondo — la maggior parte delle quali era istituzioni quasi-socialiste in Europa e sarebbero state salvate dai loro governi in ogni caso — nel presunto crollo del possente AIG, hanno aperto la porta all'attuale follia monetaria globale.

All'epoca AIG era una sottospecie di gold standard finanziario — un pachiderma con un bilancio AAA che teneva insieme l'intero mercato finanziario. Quando di punto in bianco — senza neanche un paio di giorni di preavviso per il pubblico attento — sembrava finita in un buco nero da $180 miliardi, non solo sarebbe nato il mito del crollo sistemico e del "contagio" finanziario; ma avrebbe guadagnato una risonanza immediata anche in tutta Wall Street e Washington.

Il resto è storia, come si suol dire. E che fantastica, ma deplorevole storia è stata. A causa dei maledetti feticci del passato che oggi animano il giornalismo mainstream, ci si è già dimenticati dei bilanci mastodontici delle banche centrali — i quali non esistevano neanche lontanamente sei anni fa. Infatti, era una cosa inimmaginabile allora — anche per lo stesso Bernanke.

Ma dopo il catalizzatore AIG, è giunta alla ribalta la folle stampa monetaria. Come illustrato qui sotto, ci sono voluti 94 anni affinché la FED aumentasse il suo bilancio a $900 miliardi — qualcosa raggiunto costantemente, creando nuovo credito dal nulla nel corso degli anni e dei decenni. Ma in sei settimane dalla cosiddetta crisi AIG, Bernanke ha fatto quello che i suoi predecessori avevano realizzato in un intero secolo.

E poi non si è fermato più. Per combattere il presunto nemico del "contagio" e impedire una sana pulizia di Wall Street, alla fine del 2008 ha quasi triplicato il bilancio della FED e da lì è andato ancora oltre.




E naturalmente non è stata solo la FED ad arroventare le rotative della stampante monetaria. A causa della loro ideologia keynesiana, le altre banche centrali del mondo hanno seguito l'esempio. Al tempo della crisi, il bilancio combinato di FED, BCE e BoJ era di $3.5 bilioni o circa l'11% del PIL. In breve tempo questo numero avrebbe raggiunto $11 bilioni o il 30% del PIL del cosiddetto G-3.

Se contiamo la BOE, la PBOC, le banche centrali degli esportatori di petrolio, la Russia, la banca centrale indiana e quella australiana, avremo un bilancio totale superiore ai $16 bilioni o circa il triplo del livello pre-crisi.




Questo tsunami di credito delle banche centrali ha fatto poco per l'economia reale in luoghi dove il settore privato aveva già raggiunto un "picco del debito", come negli Stati Uniti e in Europa; e ha alimentato un ultimo giro di investimenti improduttivi in luoghi dove tale picco non era stato ancora raggiunto, come Cina, Brasile e gran parte del resto dei mercati emergenti.

Ma in tutti questi Paesi non ha fatto altro che alimentare un'inflazione nei prezzi degli asset finanziari che nessuno aveva mai visto prima.

Prima del raffreddamento recente, i mercati azionari di tutto il mondo avevano raggiunto una capitalizzazione di circa $75 bilioni rispetto ai $25 bilioni del marzo 2009. E, sì, $50 bilioni di guadagni in un batter d'occhio hanno fatto meraviglie per il patrimonio netto del cosiddetto 1%.

Ma ha fatto anche qualcosa di diverso; ha distrutto le restanti vestigia di una stabilità dei mercati finanziari e di un price discovery onesto. Dopo 6 anni di tsunami monetario delle banche centrali, i segnali di mercato genuini sono stati annacquati; le posizioni short sono state seppellite; gli scettici sono stati buttati fuori a calci; gli investitori anziani si sono ritirati; gli speculatori hanno acquistato "protezioni" (cioè, scommesse sull'S&P 500) a pochi spiccioli; e la legge "comprare nei ribassi" è diventata inattaccabile.

Ancora più importante, i mercati dei capitali sono stati trasformati in casinò praticamente privi di tutte le informazioni economiche......tranne i comunicati stampa delle banche centrali, utili per il front-running da parte di banche commerciali, società di intermediazione e hedge fund. Alla fine, l'unico motivo per comprare nei mercati era l'irrefrenabile salita di tutte le classi di asset rischiosi; e l'unico rischio di cui valeva la pena preoccuparsi, era rappresentato dai comunicati dei banchieri centrali e dei loro tirapiedi a Wall Street.

Fino a quando la truffa della banca centrale andrà avanti, non vi sarà motivo per non comprare, comprare, comprare. Il più grande pagliaccio nel mondo finanziario, Jim Cramer di CNBC, è diventato un profeta. Infatti, la spensieratezza di quest'uomo è diventata parte integrante del casinò.

E il VIX è la pistola fumante. Nell'arco di circa 72 mesi, i banchieri centrali del mondo hanno buttato il rischio finanziario fuori dal casinò.




In realtà, non l'hanno bandito; hanno solo fatto finta che non esistesse. Quando ogni asset finanziario aumenta, il casinò crea la propria garanzia collaterale: il guadagno di ieri diventa il titolo ipotecato, o ri-ipotecato, di domani a garanzia del prossimo giro di acquisti. E finché i valori patrimoniali si gonfiano, il rischio insito in queste catene viene smorzato.

Ma questo è esattamente il motivo per cui l'attuale madre di tutte le bolle finanziarie è così pericolosa e instabile. L'"offerta" marginale dipende da garanzie i cui valori sono gonfiati, caratteristica nascosta nella selva e nelle trame di tutto il sistema finanziario globale. Per esempio, quando due sere fa il mercato azionario cinese ha subito un vuoto d'aria del 5.5% nel giro di pochi minuti, è accaduto perché le autorità finanziarie hanno cancellato obbligazioni repo emesse da agenzie di sviluppo locali fallite.

Detto in modo diverso, l'economia mondiale è piena di bombe ad orologeria finanziarie, perché la repressione finanziaria della banca centrale ha causato un drastico mispricing di quasi ogni classe di asset finanziario.

Come ha fatto notare Ambrose Evans-Prichard, la ZIRP delle banche centrali ha compresso radicalmente i mercati del debito del mondo. Questo significa che i tassi di capitalizzazione — la base per valutare decine di migliaia di miliardi di titoli a reddito fisso e immobiliari in tutto il mondo — sono così ridicolmente bassi da essere addirittura stupidi:

Ormai è chiaro che il mondo è diventato dipendente dagli stimoli delle banche centrali. Bank of America ha detto che 56pc del PIL mondiale sono attualmente supportati da tassi di interesse pari a zero, e così anche 83pc di titoli nelle borse mondiali. La metà di tutti i titoli di stato del mondo, rende meno dell'1pc. Circa 1.4 miliardi di persone stanno vivendo con tassi negativi, in una forma o nell'altra.
Inutile dire che questa repressione finanziaria delle banche centrali ha scatenato un inseguimento scriteriato per "rendimenti" o guadagni di breve termine. Di questi tempi il concetto di "esuberanza irrazionale" pare aver acquisito una nuova connotazione. Prendete in considerazione, ad esempio, gli sfortunati investitori in fondi comuni o i gestori istituzionali che hanno acquistato CLO e CDO nel settore energetico. Qual è la garanzia per i rendimenti al 5% pubblicizzati da questi fondi — titoli spesso emessi e gestiti dalla stessa gente che l'ultima volta ha venduto prodotti finanziari simili nel settore immobiliare?

La garanzia è rappresentata da prestiti a leva emessi da operatori nel settore dell'olio di scisto. La garanzia collaterale dietro questi prestiti a leva, a sua volta, è rappresentata dalle rocce di scisto che sono risultate inutili fino al 2005 e oggi risulterebbero altrettanto inutili senza un costo del greggio nettamente più alto e un costo dei capitali nettamente più basso.

Detto in altro modo, la garanzia dell'olio di scisto va a farsi friggere dopo circa due anni, a meno che non venga lanciato nuovo denaro nei pozzi petroliferi e i prezzi del petrolio non tornino ben al di sopra dei $75-80 al barile. Ma con il prezzo del petrolio che ora sta sprofondando verso i $50, presto le perforazioni si fermeranno, la produzione andrà a farsi benedire, il valore della garanzia dell'olio di scisto regredirà a zero, i mutuatari andranno in default, i CLO nel settore energetico imploderanno e i cacciatori di rendimenti verranno lasciati con un pugno di mosche in mano.

Non si può dire la stessa cosa per i titoli di stato italiani al 2%? Come ricordato di seguito, l'economia italiana non è cresciuta per sei anni, il suo rapporto debito/PIL è schizzato in alto e il suo sistema politico si sta disintegrando.





Quindi, da dove è arrivata la "domanda" dopo il "whatever it takes" di Draghi che in soli 24 mesi ha abbassato dal 7% al 2% il rendimento di questa spazzatura obbligazionaria?

Beh, l'ha creata la BCE stessa. Gli speculatori hanno fatto front-running alla dichiarazione di Draghi, hanno comprato un mucchio di obbligazioni italiane e quindi hanno scaricato i loro acquisti nel mercato dei pronti contro termine. Sì, la ZIRP delle banche centrali significa essenzialmente un carry trade a costo zero; è la fonte di quella domanda a cui non interessa se il 2% è sufficiente. I bond vengono trattenuti solo per qualche giorno o addirittura per qualche ora, almeno finché può essere sfruttato il mercato dei pronti contro termine e i prezzi obbligazioni continuano a salire.

Poi, un bel giorno, le cose vanno a rotoli. Credete che le obbligazioni internazionali in dollari — un esempio del debito da $9 bilioni dei mercati emergenti — emesse dalle banche turche a garanzia dei loro prestiti rappresentino una storia diversa? Basta solamente guardare alla catena di garanzie. Istanbul è composta da chilometri di appartamenti ed edifici commerciali vuoti che sono la garanzia dei prestiti bancari turchi. Ma qual è l'equity dei costruttori immobiliari che hanno stipulato questi prestiti — se non il loro "investimento" nel governo di Erdogan? Il più delle volte il suddetto equity è costituito dagli acconti sullo spazio di costruzione; denaro sborsato dagli speculatori che l'hanno preso in prestito dalle stesse banche.

In un mondo pervaso dalla ZIRP, le catene di garanzie collaterali si estendono così in profondità nel mondo sotterraneo della speculazione che nessuno riesce più a capire cosa appartiene a chi. Almeno finché le cose non esplodono. Poi apprenderemo del "rischio" che era stato spinto sotto il tappeto durante la grande bolla degli ultimi 6 anni, proprio come è successo nel settembre 2008.

In breve, il rischio è venuto fuori dal suo nascondiglio; le catene di garanzie collaterali si stanno incrinando; le bombe ad orologeria finanziarie stanno cominciando ad esplodere.

Non c'è nulla di particolarmente nuovo in questi sviluppi — anche perché è la terza volta che accade in questo secolo. Ma forse stavolta c'è qualcosa di diverso.

Questa volta la carneficina finanziaria potrebbe essere peggiore, perché il recente tsunami monetario della banca centrale è stato decisamente più grande e più virulento di quello che ha preceduto l'evento Lehman o l'implosione delle dot-com.

Inoltre le banche centrali ora hanno terminato la polvere da sparo asciutta — i tassi di interesse sono già a zero. Questo significa che un ricorso ad una nuova espansione monetaria non potrà essere giustificato come un tentativo di "stimolare" la macro-economia mediante un abbassamento temporaneo dei tassi di interesse a livelli "straordinariamente" bassi.

Invece una nuova esplosione del bilancio della FED in stile Bernanke, come quella che ha fermato il tracollo finanziario nell'autunno/inverno 2008-2009, verrà considerata esattamente per quello che è — ciarlataneria monetaria e una mossa dettata dalla disperazione.

Quindi rannichiatevi e copritevi. Questa tempesta potrebbe essere apocalittica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Sarebbe un male per l'economia se il petrolio scendesse a $3 al barile?

Gio, 08/01/2015 - 11:12




di Gary North


Se il prezzo del petrolio scendesse a $3 al barile, e vi rimanesse per 10 anni, sarebbe una cosa buona.

E se questo portasse ad una massiccia disoccupazione nel settore petrolifero? Sarebbe una cosa buona.

Ma il compito primario di un'economia di libero mercato non è quello di equilibrare l'offerta e la domanda? Sì. Quindi non è importante che l'occupazione rimanga alta dimodoché anche la produzione possa rimanere alta? Questo è il punto di vista del keynesismo. E' anche il punto di vista del mercantilismo. Ma la domanda è sbagliata. Un'azienda non impiega un sacco di gente affinché la produzione rimanga alta. Impiega un sacco di persone affinché la produzione soddisfi la domanda ad un prezzo che è vantaggioso per l'azienda. Se un'azienda continuasse a produrre grandi quantità di merci che non potrebbero essere vendute con profitto, commetterebbe un errore terribile. Sprecherebbe risorse. A questo punto sarebbe meglio chiudere bottega. Andare a pesca. Fermare lo spreco.

L'economia di libero mercato, secondo Adam Smith, e anche secondo Ludwig von Mises, dovrebbe produrre beni al fine di soddisfare la domanda dei clienti. Il compito dell'economia di libero mercato non è quello di impiegare più persone possibili. Non è fare in modo che gli investitori ricevano un tasso di rendimento normale. Il compito dell'economia di libero mercato è quello di permettere ai consumatori di trovare tutto ciò di cui hanno bisogno ad un prezzo che sono disposti a pagare. Tale prezzo viene definito prezzo di compensazione. Il compito centrale degli imprenditori è quello di creare una produzione che sarà venduta con profitto ad un prezzo di compensazione.

Cos'è un prezzo di compensazione? E' il prezzo oltre il quale nessuno venderà l'oggetto e nessuno lo acquisterà, a meno che tale prezzo non cambi. Se un imprenditore è in grado di prevedere quale sarà questo prezzo, e quindi organizzerà la capacità produttiva al fine di soddisfare questa domanda ad un prezzo che produrrà un profitto, allora il denaro investito sarà stato ben speso e ne guadagnerà altro.

Il compito dell'imprenditore non è quello di capire quante persone dovrebbero essere impiegate, ad eccezione di un unico scopo: produrre qualcosa che il mercato comprerà. Non è compito dell'imprenditore servire i lavoratori. Il compito dell'imprenditore è servire gli acquirenti. Qualsiasi altro punto di vista porterà ad una qualche variante del mercantilismo. Adam Smith confutò tale posizione nel 1776, ma il mondo è pieno di mercantilisti che non hanno letto Smith, o che non capiscono Smith, o che non ritengono vantaggioso ammettere quanto affermato da Smith perché vogliono sbancare col mercantilismo. E, in fin dei conti, è proprio quello che fece Adam Smith. Un anno dopo aver scritto La Ricchezza delle Nazioni (1776), finì sul libro paga del governo come capo dell'ufficio doganale del ramo scozzese dell'Impero Britannico. Fece soldi riscuotendo i pagamenti tariffari che credeva fossero un male per l'economia.



PETROLIO MENO CARO

Sfregamenti di mani nervosi, lamenti e stridori di denti sono i protagonisti delle preoccupazioni odierne in cui il prezzo del petrolio scende e le compagnie petrolifere perderanno un sacco di soldi.

Alcune persone credono davvero che il compito numero uno dell'economia di libero mercato sia quello di fornire agli investitori tassi di rendimento alti. Poi, sempre secondo il loro punto di vista, quello successivo sarebbe la concessione di saggi salariali al di sopra di quelli di mercato. Solo alla fine queste persone si concentrano sul compito dell'imprenditore, e cioè equilibrare l'offerta e la domanda ad un prezzo che lo mantenga in affari.

La discesa del prezzo del petrolio è un male per quelle persone che hanno investito in titoli spazzatura emessi da un sacco di compagnie petrolifere, le cui azioni sono scese di circa il 60%. I loro bond stanno andando anche peggio. Ciò che è buono per il consumatore americano, e per ogni altro consumatore, è petrolio a basso costo che viene venduto a prezzi bassi. Ciò permette ai consumatori di raggiungere più efficacemente i loro obiettivi. Il fatto che un sacco di aziende in questo settore stiano andando in bancarotta poiché hanno preso in prestito troppo denaro, non è di alcun interesse per i consumatori. "Non è un nostro problema."

Se i produttori di petrolio vogliono vendere petrolio ad un prezzo particolare, e questo prezzo è vantaggioso sia nel breve sia nel lungo periodo (si pensi all'Arabia Saudita), è irrilevante se un sacco di compagnie petrolifere americane (che non avrebbero mai dovuto iniziate i loro progetti) ora scoprono di essere in bancarotta. Dovranno vendere i loro beni a quegli imprenditori che sono stati abbastanza intelligenti da rimanere fuori dal mercato dell'olio di scisto. Il petrolio sarà ancora nel terreno, ma gli investitori che hanno pagato l'attrezzatura per estrarlo hanno fatto un grosso errore. Non hanno visto quello che stava per succedere. Hanno perso il loro investimento. Questo è un loro problema, non dei consumatori. E non è nemmeno un problema del Federal Reserve System, del Dipartimento del Tesoro, o di chiunque altro voglia estrarre sangue da una rapa.

La disoccupazione salirà sicuramente nel North Dakota. Questo è un male per tale stato, ma al resto del Paese non importerà. Anche se portasse disoccupazione in Texas, varrebbe lo stesso principio. Qualcuno ha fatto un errore e il calo del prezzo del petrolio ha portato grandi perdite per quelle persone che l'hanno commesso. Questo è il sistema dei prezzi di libero mercato. Questo è il sistema profitti/perdite. Si tratta solo di trasmettere le informazioni ai partecipanti. Le informazioni che sta trasmettendo ai dirigenti delle aziende che hanno preso in prestito troppo denaro sono queste: "State per andare in bancarotta. Siete stati pesati sulla bilancia e siete stati trovati mancanti. Finirete fuori da questa linea di mercato. Qualcun altro vi sostiuirà."

Questa è esattamente l'informazione che deve essere trasmessa a queste persone. E' anche l'informazione che deve essere trasmessa alle persone che saranno in grado di comprare questi cattivi investimenti ad un prezzo ribassato. Poi saranno in grado di staccare degli utili una volta che il prezzo del petrolio risalirà.

Il prezzo del petrolio tornerà a salire. Nel febbraio 2009, West Texas Intermediate commerciava un barile di petrolio a $37.51. Alla fine di dicembre, il prezzo era arrivato a poco meno di $80 al barile. Ma quelle persone che hanno investito sul presupposto che non sarebbe ritornato a $37.51 al barile hanno perso. I loro investimenti costavano troppo. Avrebbero dovuto aspettare a comprare. Questa è l'imprenditorialità: perdite e profitti.

E' un bene avere un sacco di petrolio ad un prezzo economico. E' un male per quegli imprenditori nell'olio di scisto che non sono stati molto bravi a prevedere tale esito, ma questo non è un problema dei consumatori. Questo non è un problema del governo federale. Questo non dovrebbe essere un problema del Federal Reserve System.



MERCANTILISMO KEYNESIANO

Purtroppo il keynesismo è una forma di mercantilismo. Il keynesismo insegna che la ricchezza viene creata dall'investimento, in particolare dall'investimento degli stati che spendono a deficit. Il keynesismo ritiene fondamentale che l'investimento vada avanti, anche se la produzione non risultasse proficua. Il keynesismo è convinto che deficit pubblici e tassi di interesse abbassati dalle banche centrali, se combinati, generano occupazione. E' vero; creeranno occupazione. Poi, quando la domanda dei consumatori non conferma le decisioni prese dagli imprenditori keynesiani sovvenzionati dalle politiche statali, scopriamo che le loro iniziative erano fallimentari. Questa è una cosa buona. Quando un'impresa produce perdite, dovrebbe essere eliminata dal processo di mercato. Questo è ciò che accadrà a molte aziende che hanno scommesso sul fracking e che per rimanere redditizie hanno bisogno di un prezzo del petrolio a $80 al barile.

Il prezzo del petrolio potrebbe tornare anche a quella cifra. Nulla dice che debba rimanere al livello attuale, cosa che sta infliggendo enormi perdite ad imprenditori che non hanno previsto quanto sta accadendo. Ma questa non è una minaccia per l'economia americana o l'economia mondiale. Il fatto che gli imprenditori che hanno preso decisioni sbagliate subiscano perdite, è una cosa assolutamente buona. E' un bene per l'economia. Riduce gli sprechi. Espelle dal mercato quegli imprenditori che non hanno previsto con precisione la situazione attuale. Questa è la giustificazione tradizionale del sistema di libero mercato, e tale logica non è cambiata solo perché il prezzo del petrolio è sceso del 50% da giugno.

Non cessa mai di stupirmi come quelle persone che si professano sostenitrici del libero mercato, siano in realtà dei keynesiani. Credono davvero che sia un male per l'economia quando emerge la natura improduttiva di investimenti fatti da imprenditori mediocri e il loro valore cola a picco. Questo è ciò che sta accadendo oggi per quanto riguarda l'olio di scisto. I consumatori dovrebbero rispondere così: "Non è un nostro problema."



CONCLUSIONE

La produzione non è il grande vantaggio del capitalismo. La produzione che possiede una domanda ad un prezzo specifico, è il grande vantaggio del capitalismo. Il concetto chiave è il prezzo di compensazione. Non la produzione aggregata. Non l'occupazione aggregata. Non la stabilità dei prezzi aggregati. E' questo, e solo questo: la produzione che possiede una domanda ad un prezzo oltre il quale nessun altro comprerà o venderà. Questo è tutto. Questa è l'economia in una lezione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


La soluzione monetaria russa

Mer, 07/01/2015 - 11:07




di Alasdair Macleod


L'ipotesi che segue, se attuata, è certo che avrà un effetto significativo sull'oro e sul rapporto tra oro e tutte le valute cartacee.

La ri-monetizzazione dell'oro da parte di una grande potenza come la Russia, richiamerebbe l'attenzione sui difetti delle valute fiat emesse da quegli stati incapaci o non disposti a fare lo stesso. Sarebbe uno scisma in un ordine monetario mondiale basato sul dollaro.

La Russia ha chiarito il suo preminente obiettivo monetario: farla finita con il dollaro statunitense per quanto riguarda il commercio estero, un'ambizione che condivide con la Cina e i suoi partner asiatici. Inoltre, nel breve termine, la debolezza del rublo sta indebolendo l'economia russa costringendo la Banca Centrale di Russia (BCR) ad imporre tassi di interesse alti per difendere la valuta e ad aumentare il peso del debito in valuta estera. Non c'è dubbio che uno degli obiettivi delle sanzioni economiche della NATO è quello di danneggiare l'economia russa, indebolendone la valuta, e questa politica sta funzionando poiché quest'anno il rublo è sceso del 30% nei confronti del dollaro (con la prospettiva di ulteriori cali).

La Russia si sta confrontando con la realtà: usare i dollari negli scambi esteri la mette in svantaggio nella guerra valutaria contro l'America e i suoi alleati della NATO. C'è una soluzione che è stata suggerita in un recente articolo di John Butler, ed è quella di collegare il rublo all'oro o, più correttamente, inaugurare un gold exchange standard.[1] Il professor Steve Hanke della John Hopkins University ha proposto in alternativa che la Russia stabilisca un comitato valutario per stabilizzare il rublo. Il professor Hanke sottolinea che nel 1918, dopo la rivoluzione bolscevica quando la Gran Bretagna e altre nazioni alleate invasero e controllarono brevemente la regione, la Russia settentrionale legò il rublo alla sterlina inglese. Quello che non ha detto è che all'epoca la sterlina sarebbe stata accettata come sostituto dell'oro, quindi un comitato valutario era l'equivalente di un gold exchange standard ma in terre straniere.

Nel corso degli anni il professor Hanke ha prestato il suo consiglio a diversi governi affinché introducessero un comitato valutario, ma probabilmente possiamo escluderla come opzione per la Russia a causa del suo desiderio di tagliare i ponti col dollaro. Tuttavia l'idea di Butler (Es. legare il rublo all'oro) è sicuramente fattibile. Il debito estero del settore pubblico russo ammonta a soli $378 miliardi in un'economia da $2 bilioni, le sue riserve di valuta estera ammontano a $429 miliardi di cui oltre $45 miliardi sono in oro fisico, e il deficit di bilancio di quest'anno è probabile che sarà di circa $10 miliardi, considerevolmente meno dell'1% del PIL. Questi rapporti suggeriscono che un gold exchange standard potrebbe funzionare fintanto che viene mantenuta una disciplina fiscale e viene moderata l'espansione del credito.

Una volta inaugurato, i russi non verrebbero limitati nell'acquisto e nella vendita di oro per conservare il tasso di cambio del metallo giallo. La BCR ha anche il potere di gestire la liquidità dei rubli, e come sottolinea John Butler, potrebbe emettere obbligazioni a cedola che sarebbero attraenti rispetto al possesso di rubli in contanti. Con l'emissione di questi titoli, al pubblico verrebbe offerto un rendimento superiore ai tassi di leasing con cui l'oro viene commerciato sul mercato di Londra. Pertanto, mentre si tornerebbe ad avere dimestichezza con il denaro sonante, la popolazione regolerebbe i propri affari finanziari ad un tasso di interesse notevolmente inferiore a quello attuale del 9.5%-10%, ma nel contesto di una moneta sonante verrebbe sempre rimborsato. Ovviamente la BCR dovrebbe monitorare l'espansione del credito bancario al fine di garantire che tassi di interesse più bassi non producano un pericoloso aumento dei prestiti bancari compromettendo tale organizzazione.

In breve, la banca centrale potrebbe facilmente contrastare qualsiasi tendenza al rimborso in oro dei rubli, ritirando questi ultimi dalla circolazione e limitando il credito. Inoltre bisognerebbe prendere in considerazione i rubli all'estero, ma la situazione attuale è favorevole. E' probabile che gli speculatori nei mercati dei cambi abbiano venduto rubli in cambio di dollari ed euro a causa della situazione ucraina e per sfruttare i prezzi del petrolio più bassi. L'annuncio di un gold-exchange standard potrebbe quindi portare ad una maggiore domanda estera di rubli nei mercati valutari, perché queste posizioni verrebbero chiuse quasi certamente. Poiché oggi vi è un basso appetito per l'oro fisico nei mercati dei capitali occidentali, sarebbe improbabile che i titolari esteri di rubli li possano scambiare per l'oro, preferendo di venderli in cambio di altre valute fiat. Ora potrebbe essere un buon momento per introdurre un gold-exchange standard.

La minaccia più grande ad una parità rublo-oro deriverebbe probabilmente dalle bullion bank di Londra e New York che acquisterebbero rubli da presentare alla BCR in cambio di lingotti, così da coprire le loro posizioni short. Ciò potrebbe essere eliminato da normative a restrizione di tali scambi, ma anche permettendo l'emissione di rubli per accordi non commerciali e non il contrario.

Possiamo constatare che la gestione di un gold-exchange standard è certamente possibile. Stando così le cose, il tasso di cambio potrebbe essere impostato vicino ai prezzi correnti, diciamo 60,000 rubli l'oncia. Invece di un intervento nei mercati valutari, la BCR dovrebbe utilizzare le sue riserve di valuta estera per costruire e conservare oro a sufficienza in modo da gestire comodamente il tasso di cambio rublo-oro.

Una volta stabilita la connessione rublo-oro, è probabile che il prezzo dell'oro si stabilizzerà rispetto alle altre valute, e probabilmente aumenterà qualora venga ri-monetizzato. Dopo tutto, la Russia ha circa $380 miliardi di riserve di valuta estera, la maggior parte delle quali può essere utilizzata per acquistare oro. Tale numero equivale a quasi 10,000 tonnellate di oro ai prezzi correnti, a cui possono essere aggiunti i ricavi futuri dall'esportazione di energia. E se altri Paesi cominciassero a seguire l'esempio della Russia, anch'essi si ritroverebbero a vendere dollari per l'oro.

Il costo della vita della popolazione russa dovrebbe iniziare a scendere non appena il rublo si stabilizzerà, in particolare per quei beni essenziali alla vita. Ciò ha implicazioni politiche fortemente positive rispetto al dolore attuale dell'inflazione dei prezzi alimentari all'11.5%. Nel corso del tempo il risparmio nazionale crescerebbe, stimolato da un welfare state ristretto, da una stabilità monetaria di lungo termine e da tasse basse. Questo è l'ambiente ideale per lo sviluppo di una forte base manifatturiera, come ha chiaramente dimostrato l'esperienza post-bellica della Germania, ma senza i suoi costi sociali e fiscali alti.

Gli economisti occidentali, istruiti nella gestione della domanda, penseranno che sia una follia imporre un gold-exchange standard e rinunciare alla possibilità di espandere la quantità di moneta fiat, ma ignorano l'evidenza empirica di una Gran Bretagna prospera che nel 1844 aveva un gold standard. Non capiscono che l'inflazione monetaria crea incertezza per gli investimenti di capitale e distrugge i risparmi reali necessari per finanziarli. Invece credono alla fallacia che il progresso economico possa essere gestito attraverso la svalutazione della valuta e la distruzione dei risparmi.

Essi danno per scontato che la Russia abbia bisogno di svalutare i suoi costi per rendere redditizi il settore energetico e minerario. Ancora una volta, questa è una fallacia esposta dall'esperienza del 1800, quando tutti gli interessi britannici oltremare, che fornivano le materie prime all'Impero, erano gestiti in base ad una sterlina d'oro. La Russia, infatti, per non essere gravata dai costi ingestibili dei debiti e del welfare, per mantenere i mercati del lavoro flessibili e poco regolamentati e per avere un bilancio in pareggio, può gettare le basi di un impero eurasiatico duraturo abbracciando un gold-exchange standard; come la Gran Bretagna dopo le guerre napoleoniche, il futuro della Russia giace nelle nuove opportunità e non nelle industrie e nelle istituzioni presenti.

In poche parole, è il caso che la Russia prenda in considerazione un passo del genere; se cogliesse questa opportunità di stabilire un gold-exchange standard, non ci saranno conseguenze per i suoi rapporti economici con il resto del mondo, lo stesso vale per le questioni geopolitiche.

Per le nazioni occidentali sarebbe difficile accusare la Russia di voler indebolire il sistema monetario globale basato sul dollaro. Dopo tutto, nel corso della riunione del G20 a Brisbane è stato detto al presidente Putin che la Russia non era la benvenuta come partecipante agli affari internazionali, e la linea ufficiale della FED afferma che l'oro non ha più un ruolo nella politica monetaria.

Tuttavia, se la Russia adottasse un gold-exchange standard è quasi certo che risveglierebbe questioni mai sparite all'interno delle altre nazioni del G20, soprattutto i tentativi di lunga data delle banche centrali di de-monetizzarlo. Potrebbe segnare l'inizio della fine per il sistema monetario internazionale basato sul dollaro, dividendo il mondo in due fazioni: quelli che vorrebbero seguire l'esempio della Russia e quelli che non potrebbero o non vorrebbero. Il discriminante potrebbe essere il livello di spesa pubblica e il livello delle passività di lungo termine del welfare state, perché gli stati che succhiano troppa ricchezza dalle loro popolazioni e devono affrontare costi sociali crescenti non saranno in grado di soddisfare le condizioni necessarie per ancorare le proprie valute all'oro. In questa categoria possiamo metterci quasi tutte le nazioni avanzate, le cui valute sono prevalentemente il dollaro, lo yen, l'euro e la sterlina. Altre nazioni senza questi oneri e che godono di tax rate più bassi, hanno la possibilità di impostare un gold-exchange standard se desiderano isolarsi da una futura crisi monetaria fiat.

Lo scopo di questo articolo è, inoltre, quello di esaminare lo stesso caso ma per altri paesi, come la Cina, la quale sta lavorando ad un obiettivo simile. Naturalmente la Russia potrebbe non contemplare attivamente un gold standard, ma ogni giorno che passa Vladimir Putin sta mostrando il desiderio di consolidare il controllo politico ed economico della Russia sulla regione eurasiatica, mentre si allontana da America ed Europa occidentale. L'istituzione dell'Unione Eurasiatica Economica, il dominio dell'Asia in partenariato con la Cina attraverso lo Shanghai Cooperation Organisation e i piani per istituire un'alternativa alla rete di pagamenti bancari SWIFT, sono tutte testimonianze del suddetto esito. Sarebbe quindi negligente escludere quella cosa che potrebbe mettere fine ai tentativi esteri di indebolire il rublo e l'economia russa: spostare la guerra valutaria lontano dagli scambi con l'estero e nel mercato dell'oro fisico, dove Russia e Cina hanno le carte migliori da giocare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Dal punto di vista tecnico un gold standard è uno standard monetario in cui la merce di scambio è l'oro, i depositi e le banconote sono interamente garantiti da monete d'oro, e nell'economia circolano monete d'oro. Un gold exchange standard permette l'utilizzo di altri metalli come monete e l'emissione di valuta e credito senza la piena copertura di oro, purché la banca centrale possa convertirli in oro su richiesta.

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Un dialogo sulla giustizia sociale

Mar, 06/01/2015 - 11:23




di Gary North


Che cos'è la giustizia sociale? L'economista Walter Williams ci dà una risposta.

"Io mi tengo quello che guadagno, e voi conservate quello che guadagnate. Se credete di meritare qualcosa di quello che io guadagno, siete pregati di spiegare il perché."
Il dottor Williams è scettico circa le motivazioni di quelle persone e di quei gruppi con interessi particolari che chiedono ai politici e ai burocrati di ruolo di usare la violenza contro coloro che beneficiano dallo scambio volontario, il tutto in nome della giustizia collettiva. E' anche scettico circa i risultati promessi dai difensori di tale intervento.

Viviamo in un'epoca in cui gli elettori hanno eletto politici che votano per programmi di intervento dello stato. Persone con distintivi e pistole minacciano coloro che prosperano attraverso lo scambio. Eppure la disuguaglianza economica è ancora dilagante. Ma scopriamo anche un'altra cosa: chi diventa molto ricco sembra essere in grado di evitare il lungo braccio della legge. In realtà sembrano esserne i beneficiari. Un secolo dopo che il movimento Progressista ha incassato i suoi più grandi trionfi -- il Federal Reserve System, l'imposta federale sul reddito e l'elezione diretta dei senatori -- vi è ancora disuguaglianza economica. Gli eredi spirituali del movimento Progressista offrono una soluzione: più della stessa cosa.

Quelli di noi che sono scettici nei confronti dei Progressisti e dei loro eredi, propongono una restrizione al potere dello stato.

Se si ottiene giustizia individuale, ci sarà una maggiore giustizia sociale. Questa è la nostra posizione. Iniziamo ad essere ascoltati. Nel frattempo, l'economia occidentale è nelle mani di banchieri centrali non eletti e di poche decine di grandi banche, spalleggiate dalle stesse banche centrali. Ci viene detto che le banche centrali sono necessarie perché ci assicurano l'indipendenza del settore bancario dalla politica. I difensori della giustizia sociale ci credono -- tutto in nome della democrazia di massa. Quello che abbiamo,invece, sono i cartelli più potenti della storia: i cartelli delle banche commerciali.

La coerenza non è uno dei punti di forza di coloro che difendono la giustizia sociale.

Per comprendere meglio le loro posizioni, immaginate un dibattito tra un liberal e uno scettico.


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Liberal: Vengo in nome del Popolo.

Scettico: Quale popolo?

L: Gli Oppressi, i Diseredati, Gli Sfruttati, Le Vittime di Forze Malevole che Sfuggono al Loro Controllo.

S: Intendi gli elettori indecisi sul welfare.

L: Io non la metterei così.

S: Infatti.

L: Sei un apologeta di un libero mercato non regolamentato.

S: Sono un apologeta della proprietà privata.

L: Vuoi dire "Ogni uomo per sé stesso."

S: Intendo "Ogni uomo con sé stesso."

L: Alcune persone hanno più di quello di cui hanno bisogno.

S: Ho una soluzione.

L: Quale?

S: Crescita economica sufficiente, in modo che ognuno di noi abbia più di quello di cui ha bisogno.

L: Ma alcune persone avranno ancora più di altri.

S: Stai spostando l'argomento da "più di cui ha bisogno" a "più di altri."

L: E' la stessa cosa.

S: E invece no.

L: Io voglio una società in cui ognuno abbia ciò che gli serve. "Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni."

S: Come hai intenzione di realizzare tale società?

L: Con la mobilitazione degli elettori.

S: Ho capito. "Non rubare, a meno che non avrai la maggioranza dei voti."

L: Stai ricorrendo alla retorica.

S: Sì, ma è retorica basata sulla logica.

L: Nel tuo mondo i ricchi diventerebbero più ricchi e i poveri sempre più poveri.

S: Nel mio mondo il produttivo diventerebbe più ricco del meno produttivo.

L: Determinato dal ricco!

S: Determinato dalla clientela.

L: Ma il ricco usa la pubblicità per sfruttare questi clienti.

S: Assumono le stesse agenzie pubblicitarie che assumono i politici nei periodi elettorali.

L: Ecco perché abbiamo bisogno di leggi sui finanziamenti delle campagne politiche.

S: Questo è ciò che dicono sempre i politici in carica.

L: Voglio che tutti partano alla pari.

S: Come stabilito dai politici in carica.

L: Voglio neutralità.

S: Come stabilito dai politici in carica.

L: Un uomo, un voto.

S: Come quando i politici in carica modificano i distretti elettorali per favorire un certo partito.

L: Stai dicendo che non c'è neutralità?

S: Sistemi rivali di causa/effetto morale sono allergici alla neutralità.

L: Vuoi dire che non partiranno mai alla pari?

S: Non quando ci sono definizioni contrastanti di giustizia.

L: Allora come possiamo ottenere giustizia?

S: Riducendo il potere delle persone con distintivi e pistole.

L: Vuoi dire un governo più limitato?

S: Voglio dire un governo civile più limitato. Ci sono altre forme di governo. Ad esempio, che ne pensi di un maggiore auto-governo?

L: Ma questo significherebbe mettere la società nelle mani degli Sfruttatori.

S: Significherebbe mettere l'economia nelle mani dei clienti. La società è ciò che ne risulterebbe.

L: Ma le persone ricche rimarrebbero al comando.

S: Al comando di che cosa?

L: Dei mezzi di produzione.

S: Per utilizzarli come?

L: Per sfruttare Le Masse.

S: Vendendo loro quello che vogliono.

L: Ma non sanno cosa è bene per loro.

S: E sicuramente tu lo sai.

L: Sì. Ecco perché voglio aiutarle. Per il loro bene.

S: L'ho capito quando hai detto: "Vengo in nome del Popolo."

L: Ma io parlo davvero a nome del Popolo.

S: Chi lo dice?

L: Gli elettori.

S: Perché votano in questo modo?

L: Perché è stato insegnato loro a rispettare la giustizia sociale.

S: Dove li è stato insegnato?

L: Nelle scuole pubbliche.

S: Da chi?

L: Istruttori qualificati.

S: Selezionati da chi?

L: Esperti.

S: Selezionati da chi?

L: Esperti ancora più esperti.

S: Con quale autorità?

L: Con quella di esperti con una autorità statale.

S: Come sono arrivati ​​lì?

L: Con un concorso.

S: Indetto da chi?

L: Esperti.

S: Dove hanno sviluppato le loro competenze?

L: Al college.

S: Finanziati da chi?

L: I contribuenti, per lo più.

S: Questi esperti sono di ruolo -- fuori dal controllo politico.

L: Sì.

S: Perché?

L: Per mantenere la politica fuori dall'istruzione.

S: Con politica, intendi gli elettori.

L: Sì.

S: Vuoi dire Le Masse.

L: Sì.

S: Che non sanno cosa è bene per loro.

L: Sì.

S: E tu arrivi a loro nome.

L: Sì.

S: Sei di ruolo?

L: Non ancora.

S: Ma ci stai lavorando.

L: Molto.

S: L'incarico di ruolo è pagato profumatamente.

L: Nell'istruzione pubblica soprattutto.

S: Ma i punteggi dei test sono calati per una generazione.

L: Questo perché gli elettori non sono stati disposti a finanziare l'istruzione a sufficienza.

S: Perché non sanno cosa è bene per loro?

L: Esattamente!

S: Quindi vuoi limitare il libero mercato.

L: Sì.

S: Perché?

L: Perché si basa sull'interesse personale, non sull'interesse pubblico.

S: E tu lo fai per il pubblico interesse.

L: Sì.

S: Arrivi a nome delle Masse Sfruttate.

L: Sempre.

S: Perché non parlano a nome proprio? Perché hanno bisogno di te?

L: Perché non sanno parlare in modo eloquente.

S: Quindi tu sai farlo più loro.

L: Ho avuto un'istruzione superiore.

S: Ma vuoi farmi credere che non stai agendo nel tuo interesse personale.

L: Sì.

S: Desideri creare programmi di governo affinché operino a nome delle Masse Sfruttate.

L: Sì.

S: Chi gestirà questi programmi?

L: Gli esperti.

S: Dove hanno preso le loro competenze?

L: Te l'ho già detto.

S: Quanto saranno pagati questi esperti?

L: Un salario onesto per una giornata di lavoro onesta.

S: Determinato da chi?

L: Da esperti.

S: So dove stiamo andando a parare.

L: Comprendi alla svelta.

S: Quando lo comprenderanno anche i contribuenti?

L: Quando saranno in possesso di un'istruzione superiore.

S: Amministrata dal sindacato degli insegnanti.

L: I cui membri sono esperti.

S: Esperti di ruolo.

L: Sì.

S: Tranne in California, dove un giudice ha annullato l'essere di ruolo per gli insegnanti finanziati dalle tasse.

L: Ci sarà un appello.

S: Non c'è dubbio.

L: Questa sentenza sarà ribaltata in appello.

S: Perché?

L: Perché è un attacco a coloro che parlano a nome del Popolo.

S: Gente più o meno come te.

L: Persone istruite.

S: Questa è la tua versione di neutralità.

L: Sì.

S: Questa è la tua versione della parità di condizioni.

L: Sì.

S: E' di parte.

L: Nell'interesse delle Masse. Pertanto è in equilibrio.

S: E coloro che parlano a loro nome?

L: Tutti i punti di partenza sono uguali. Alcuni dovrebbero esserlo più di altri.

S: E' qualcosa che suona stranamente familiare.

L: Sì, infatti.

S: Non credo che possiamo essere d'accordo su ciò che costituisce la corretta definizione di "equilibrio".

L: Allora devono deciderlo gli elettori.

S: Fino a quando non restano a corto del denaro altrui.

L: Sei veramente uno scettico.

S: Già.


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

La morale della storia è questa: ogni ragionamento è circolare.

Ci sono circoli viziosi. Ci sono circoli virtuosi. Il dibattito sulla giustizia sociale è un circolo vizioso.

Ci sono persone con distintivi e pistole. Difendono la proprietà di qualcuno. Il dibattito verte su quale proprietà debba essere difesa.

E' un dibattito che verte su due punti di vista sul furto:

Non rubare.
Non rubare, a meno che non hai la maggioranza dei voti.
Fate la vostra scelta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Siamo alle solite: Come con la bolla immobiliare, la FED sta ignorando la bolla dell'olio di scisto

Lun, 05/01/2015 - 11:13




di David Stockman


Quella in cui ci troviamo è la terza bolla degli ultimi due decenni generata dalla banca centrale, ma il nostro politburo monetario non s'è accorto di nulla. Vale a dire, i cattivi investimenti e la mania del debito dietro l'olio di scisto. Chiamatela pure sbronza monetaria. Non è esagerato dire che gli inquilini dell'Eccles Building meritino ogni singola parola del famoso epiteto di Talleyrand: "Non hanno imparato nulla e hanno dimenticato il resto." Vale a dire, durante l'ultimo ciclo hanno sostenuto di favorire la Grande Moderazione e la piena occupazione permanente. Non ha funzionato. Quando è scopiata la bolla immobiliare, ha spazzato via tutti i guadagni fasulli consentiti dalla baldoria monetaria di Greenspan/Bernanke. Alla fine del periodo di liquidazione terminato all'inizio del 2010, c'erano 2 milioni di posti di lavoro in meno rispetto a quelli all'inizio del secolo.




Non preoccupatevi. La FED ha semplicemente raddoppiato la posta in gioco. Invece di espandere il proprio bilancio del 50%, come accaduto negli otto anni tra il 2000 e il 2008, ha letteralmente messo il turbo, gonfiando di cinque volte le sue passività in soli sei anni. Eppure, anche dopo i lavori sbandierati nella relazione di venerdì scorso, a novembre c'erano tre milioni di posti di lavoro in meno rispetto a quelli nei primi anni 2000.




Proprio così. Due cicli di folle espansione monetaria e ciò che hanno da mostrare sono due impennate di breve durata nelle statistiche dei posti di lavoro part-time, i quali svaniscono con lo scoppio delle bolle finanziarie.




Quindi, sì, i nostri pianificatori monetari hanno dimenticato il resto. Non importa quali siano stati i risultati effettivi. Il piccolo drappello di accademici non eletti e burocrati che controllano la banca centrale della nazione, crede di avere il diritto divino di poter accendere la stampante monetaria in qualunque momento voglia, anche se ciò danneggia il 99% degli americani che non ha i biglietti per il casinò come gli hedge fund.

Si potrebbe pensare che il presunto "economista del lavoro" si sentirebbe come minimo turbato a guardare il grafico qui sotto. Anche i liberal come la Yellen riconoscono di solito che la virtù principale dello stato è quella di generare "beni pubblici" che contribuiscono al benessere sociale — non che si tratti di una fonte di produttività e di creazione di ricchezza. Per questi compiti sono necessarie l'impresa privata e l'efficienza imprenditoriale.

Bene, allora. I pianificatori monetari come spiegano che le ore di lavoro nel settore delle imprese non agricole non ha visto alcun cambiamento sin dal terzo trimestre del 1999? Cioè, nada, nichts, niente, nisba negli ultimi 15 anni!




La FED non impara mai perché il suo è un incantesimo — vale a dire, la gestione di una dottrina religiosa. È per questo che la sua devozione per i pomposi "dati in entrata" è una farsa. Non c'è nulla di empirico e rigoroso in ciò che fa.

Anche ora che il tasso di disoccupazione ufficiale si trova da diversi mesi tra il 5-6%, il FOMC si vanta del suo successo nell'aver ravvivato l'economia mentre ha mantenuto il piede sull'acceleratore dello stimolo monetario "straordinario".

Parlando di "successo", poi, basta spendere anche solo poche ore a guardare il tasso di disoccupazione U-3 per capire che non vale la carta su cui è stampato: l'enorme dislocazione del tasso di partecipazione della forza lavoro. Cioè, il denominatore è truccato e il rapporto risultante è falso.

E dimenticate la scusa del pensionamento dei baby boomer. Il grafico qui sotto mostra il tasso di occupazione per quella parte di popolazione tra i 16 e i 54 anni. Si è schiantato durante gli ultimi due decenni di tremenda stampa monetaria. In particolare, la popolazione di età compresa tra i 16-54 è cresciuta di 37 milioni sin dal 2000, ma il numero di dipendenti non agricoli in questa fascia di età lavorativa è cresciuta di appena 4 milioni. Sì, l'economia iper stimolata dalla FED ha generato posti di lavoro solo per il 10% dei lavoratori di quella fascia d'età che sono entrati nella forza lavoro.

Solo un coro di cantori dottrinali lo definirebbe un "successo".




D'altra parte la linea di politica è stata sicuramente "non convenzionale". Ora siamo al 72° mese di ZIRP, e non c'è assolutamente nulla di simile nella storia economica del pianeta. E questa bizzarria della ZIRP non è neanche lontanamente riconducibile ad un qualche disturbo nell'economia privata, come ad esempio "la deflazione". Tassi a zero nel mercato monetario sono stati sfornati dall'Eccles Building.

Ma questa strategia non porta a niente di costruttivo, perché se la crescita e la ricchezza potessero essere generate dal denaro fiat esse sarebbero state le protagoniste degli ultimi 100 anni, e non solo degli ultimi sette. Le persone che hanno gestito questo Paese prima della governance monetaria attuale, non erano così stupide da aver trascurato questo presunto elisir economico; né erano così ingenue da pensare che premere il pulsante "stampa" più e più e più volte potesse magicamente sostituirsi al duro lavoro, agli sforzi produttivi, alle imprese e alla crescita.

Quindi i pianificatori monetari non hanno imparato niente. La ZIRP, il QE, la redistribuzione della ricchezza, il casinò del mercato azionario e tutto il resto dell'armamentario della FED con cui reprime e manipola i mercati finanziari, hanno tutti un unico effetto: gonfiare bolle finanziarie innaturali, insostenibili e inconcepibili.

Eppure l'Eccles Building, ancora una volta, non vede alcuna bolla quando addirittura sono palpabili in tutto il sistema finanziario. Fino alla fine la FED e tutti i suoi portavoce e maghi hanno negato l'esistenza di una bolla immobiliare. Nel marzo del 2007 Bernanke spiegò come fosse stata "contenuta". E contrariamente ai suoi apologeti, la Yellen era seduta proprio lì che inveiva contro la sobrietà monetaria.

In quell'anno eravamo arrivati all'apice della curva a parabola, infatti i prezzi delle case aumentarono per 111 mesi consecutivi tra il 1994 e il 2007. I prezzi medi delle case raddoppiarono durante quell'intervallo.

Ma questa spettacolare impennata non aveva nulla a che fare con l'economia della scarsità. Chiunque mezzo sveglio avrebbe notato che i prezzi del legname e dei materiali da costruzione non aumentarono nemmeno di poco, né i salari nelle imprese edili, nelle commissioni di intermediazione immobiliare o in qualsiasi altro fattore di produzione.

Niente. In fondo, il cuore della mania immobiliare era il prezzo dei terreni. Questo è l'asset per cui si pagano cifre esorbitanti quando la banca centrale armeggia con i prezzi dei capitali e del debito.




Anche se i prezzi dei terreni venivano spinti a livelli irrazionali, non c'era bisogno di spendere notte e giorno in discariche di dati per documentare il tutto. Tutto quello che bisognava fare era guardare il prezzo delle azioni dei costruttori edili.

Come ho documentato in The Great Deformation, la capitalizzazione di mercato dei sei costruttori edili più grandi della nazione (tra cui DH Horton, Lennar, Hovnanian, Pulte, Toll Brothers e KBH Home) salì da $6.5 miliardi nel 2000 a $65 miliardi nel 2005-2006. Eppure c'era solo bisogno di analizzare il bilancio e le informazioni di una qualsiasi di queste aziende e si sarebbe svelato l'arcano. Non erano affatto costruttori edili; erano banche di terreni che non possedevano un solo martello o una sega o un falegname o un elettricista.

Detto in modo diverso, l'impennata dei profitti dei costruttori edili non era altro che il guadagno speculativo sulle loro terre — guadagni guidati dalla mania dei mutui a buon mercato che era stata scatenata da Greenspan quando tagliò il cosiddetto tasso di interesse dal 6% all'1% in appena 30 mesi tra il 2001 e il 2004.

Infatti, tale stupidità è paragonabile ad una negligenza intenzionale. DH Horton era il mostro più grande — un negozio gigante che non ha mai costruito una singola casa, ma ha accumulato terreni e ha venduto prefabbricati a decine di migliaia. Al politburo monetario non è venuto in mente che i guadagni undici volte superiori in appena 5 anni di DH Horton non erano affatto profitti economici sostenibili?




Così ora arriviamo alle prove attuali della bolla finanziaria — il fatto che i titoli spazzatura e i prestiti a leva abbiano fatto registrare un'impennata nel settore energetico negli Stati Uniti nel corso degli ultimi decenni — e nello specifico nel settore dello scisto e del gas.

Gente, non c'è alcun bisogno di sapere che il prezzo del petrolio dovrebbe essere $80.28 al barile affinché la Eagle Ford finisca l'anno in pareggio, come ha dimostrato un documento recente, o $55 se si rivogliono tutti i "costi non recuperabili" come le locazioni per la superficie e le infrastrutture dei giacimenti di petrolio. Il punto è che un libero mercato non avrebbe mai investito $50 miliardi di capitali sottoposti a leva — figuriamoci $500 miliardi — in titoli sotto i 400bps e privi di rischio con cui speculare selvaggiamento nell'estrazione dell'olio di scisto.

Il fatto è pochi giacimenti di scisto nordamericani farebbero soldi sotto i $55/barile WTI in base ad un ciclo completo (costo di locazione, tasse, spese generali, trasporto, innalzamento dei costi, ecc.). Come mostrato di seguito, tale cifra in realtà è inferiore di $10.




In breve, non appena il prezzo di mercato del petrolio incontrerà la prossima gamba al ribasso nell'area $50/bbl., gran parte del lavoro di fracking diventerà una scommessa perdente. Inoltre, dato lo stato vacillante dell'economia globale e l'enorme offerta in eccesso, è probabile che l'attuale crollo del greggio sarà più come quello del 1986 che quello del 2008-09, che venne resuscitato artificialmente dalle stampanti monetarie delle banche centrali del mondo.

Allora perché c'è una depressione nello scisto? Perché non esiste una combinazione più tossica di costi elevati fissi dei pozzi di petrolio, che producono il 90% della loro produzione in meno di due anni, e la vasta gamma di incertezza di breve periodo, che si applica al prezzo di vendita della merce più importante del mondo.

Sicuramente non c'è bisogno di ripeterlo, ma ecco il percorso del prezzo del greggio negli ultimi 100 mesi. Vale a dire, è andato da $40 al barile a $150, poi di nuovo a $40 fino a $115 e ora è tornato a circa $60 in quello che è un orizzonte temporale estremamente breve.




Ovviamente quello che abbiamo qui è un'altra gigantesca deformazione dei mercati dei capitali e del relativo flusso dell'attività economica. Il cosiddetto "miracolo dello scisto" non è avvenuto con qualche aiuto dalla tecnologia di Silicon Valley. La tecnologia di perforazione orizzontale e il fracking con i prodotti chimici esistono da decenni. E' l'economia che è cambiata, e questo è accaduto grazie all'Eccles Building con qualche aiuto da Wall Street.

Non era forse chiaro dopo i mutui tossici dell'ultima volta, che quando la banca centrale si impegna in una profonda e prolungata repressione finanziaria non produce altro che una corsa precipitosa verso dei "rendimenti" decenti (non garantiti da nessun rapporto ragionevole tra rischio/rendimento)? Non doveva essere lontanamente possibile vendere un junk bond sullo scisto o un CLO che si basassero su un asset con una vita effettiva di due anni e un flusso di entrate soggette a selvagge oscillazioni dei prezzi. La redditività di ogni emettitore di junk bond è sempre stata dipendente da un aumento senza fine del ciclo di emissione delle obbligazioni spazzatura.

Detto in modo diverso, gli operatori E&P negli scisti bituminosi e nel gas sono macchine che consumano drasticamente capitale. A causa dei ritmi in rapido declino dei pozzi di scisto, le imprese devono accedere a più e più capitale proprio per tenere in piedi l'attività. Se non incanalano soldi nel fondo dei pozzi, muoiono insieme a tutto il capitale che è stato utilizzato in precedenza.

Nel caso dell'olio di scisto, per esempio, si stima che se le perforazioni si dovessero fermare solo per un mese, la produzione a Eagle Ford, Bakken e in uno o due delle altre importanti province scenderebbe di 250,000 barili al giorno. Dopo quattro mesi il calo sarebbe di 1 milione di barili al giorno, e dopo un anno scomparirebbe circa la metà degli attuali quattro milioni di barili di olio di scisto.

Ecco perché tutto ad un tratto c'è tanto clamore sul "pareggio" dei bilanci. Ovviamente le nuove perforazioni non scenderanno a zero in qualsiasi scenario di prezzo, ma a tutti gli effetti la rivoluzione dello scisto potrebbe terminare altrettanto velocemente come il boom immobiliare del 2006-2007. In effetti il boom dei finanziamenti dello scisto presume l'eliminazione sia del ciclo dei junk bond sia del ciclo del prezzo del petrolio.

Inutile dire che è impossibile. Quindi la "correzione" imminente potrebbe essere tanto veloce quanto violenta, come è accaduto col crollo del settore immobiliare.




Infatti nel breve periodo il crash dello scisto potrebbe essere peggiore. La baldoria della perforazione alimentata dal debito degli ultimi 5 anni è ormai acqua passata e produrrà un aumento dei livelli di produzione per alcuni trimestri, fino a quando l'attività di perforazione non si ridurrà nettamente e alcuni degli operatori più capitalizzati smetteranno di scavare per evitare perdite sulle locazioni in scadenza.

Mentre il prezzo di mercato WTI è spinto verso i $50/barile, ricordiamo che il profitto per il produttore è molto meno. Nel caso della più grande provincia dell'olio di scisto, il Bakken, il ritorno è di $11 al di sotto del WTI. Di conseguenza si abbasserà il flusso di cassa e con esso evaporerà la fonte dei finanziamenti delle perforazioni.

Ma la grande gamba ribassista è in arrivo nel mercato dei titoli spazzatura. Questa volta Wall Street è stata ancor più spericolata rispetto a quanto accaduto con i mutui cartolarizzati tossici. Appena sei mesi fa ha venduto $900 milioni di titoli spazzatura legati a Rice Energy ad un rating CCC.

Tali titoli sono stati venduti a circa 400 bps sopra il decennale USA, e contro ogni previsione sono andati a ruba. Cioè, c'era una domanda di $4 miliardi che ha generato i seguenti risultati: ha prodotto $100 milioni di flusso di cassa cumulato rispetto ai $1.2 miliardi di spese in conto capitale. In breve, se il mercato dei titoli spazzatura muore, Rice Energy è spacciata.

In effetti il caso della Forest Oil, uno dei primi pionieri del gigante Eagle Ford, mostra cosa succede quando latitano i nuovi finanziamenti. A causa della scarsità di capitali, questa società una volta prospera ha fatto la fine della HR Horton — perdendo il 99% dellla sua capitalizzazione di mercato.




Ecco la cosa più importante, però. Rice Energy non è un'anomalia, è il manifesto dell'intero schema di Ponzi che ruota attorno al mercato spazzatura dell'olio di scisto. Prendete poi il leader leggendario del branco — Continental Resources (CLR). Il suo proprietario, Harold Hamm, ha brillantemente valutato l'opportunità del Nord Dakota una volta che è diventato chiaro che le banche centrali del mondo non avrebbero tollerato il tonfo del petrolio a $40 dopo la crisi finanziaria.

In assenza della massiccia epidemia di debito spazzatura, egli non avrebbe avuto i miliardi per il suo divorzio o per tenere a galla il valore delle sue azioni dopo il crollo del 40% dei prezzi del petrolio e il tonfo del 60% di CLR da metà anno. Nel corso degli ultimi 9 anni CLR ha generato $8 miliardi di flusso di cassa operativo rispetto ai $14 miliardi di spese in conto capitale — la maggior parte delle quali versate nel Bakken.

Le meraviglie del debito a buon mercato. CLR aveva $140 milioni di debito nel 2005, quando il boom dell'olio di scisto era ancora agli albori. Ora è aumentato di 43 volte: circa $6 miliardi.

Inutile dire che la questione non è se Harold Hamm possa trattenere i suoi miliardi. Invece la questione è se i tipi nell'Eccles Building al prossimo giro riusciranno a conservare la loro credibilità.

Man mano che il boom globale si raffredderà, la domanda di petrolio scemerà, il mercato dei titoli spazzatura finirà sotto pressione e i siti dell'olio di scisto cadranno in depressione; ed è probabile che qualcuno noti accidentalmente il grafico qui sotto.

Si tratta dell'ennesimo trucco della banca centrale. Venerdì scorso le cifre dell'occupazione nei 45 stati senza olio di scisto erano inferiori di 400,000 unità rispetto al 2007. Proprio così, negli ultimi sette anni non è stato creato neanche un posto di lavoro — nemmeno part-time.

Tutti i nuovi posti di lavoro sono spuntati nei 5 stati con l'olio di scisto. Cioè, sono stati prodotti dallo tsunami di capitali a buon mercato generato dalla FED: la banca centrale ha alimentato la ripresa globale la quale ha creato l'illusione di un prezzo del petrolio perennemente a $100.

Sì, il politburo monetario c'è cascato di nuovo.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/