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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1769125
Aggiornato: 18 min 55 sec fa

Fermi al 2011, ma stavolta è peggio

Ven, 22/07/2016 - 10:08




di Francesco Simoncelli


L'isterismo di questi giorno intorno alla situazione delle banche italiane, è qualcosa di davvero esilarante visto che è iniziata la classica corsa da parte dei policymaker alla rassicurazione più stupida. Ormai è fin troppo evidente alla maggior parte delle persone come questi clown non siano altro che degli sciamani voodoo che millantano di possedere l'elisir di lunga e perenne crescita. E clown non è affatto una parola forte riferita a gente come Padoan o Angela Merkel, i quali si sforzano di raccontare le sciocchezze più grandi solo per calmare le acque. Questa gente ha la minima idea di cosa sia, ad esempio, un trend di lungo termine? Oppure una visione d'insieme di quello che sta accadendo in Europa? Stando alle loro frasi o lo ignorano, oppure lo sanno e fanno finta di niente per permettere ai clientelisti di mantenere i loro posti di comando e privilegio.

Basterebbero i seguenti due grafici per mettere in discussione quanto finora detto da entrambi.





Ebbene sì, a meno che questa "percezione errata", come la chiama Padoan, non ha afflitto gli investitori sin dalla notte dei tempi, qualcuno s'è accorto di come il settore bancario commerciale non sia altro che il figlio deforme della politica monetaria allentata delle banche centrali. Non esiste più una determinazione onesta dei prezzi per quanto riguarda la valutazione degli attivi nei loro bilanci. Peggio ancora, non esiste più una determinazione onesta dei prezzi per quanto riguarda la valutazione delle passività nei loro bilanci. L'ingegneria finanziaria abilitata dalla BCE, ad esempio, sin da quando ha aperto i battenti, ha permesso a quelle entità all'inizio della catena del credito di sfruttare questo vantaggio e riversare sulla società una cascata di segnali di mercato distorti.

I banchieri centrali lo definiscono "effetto ricchezza", ovvero, la manna monetaria che a catena investe parti diverse del tessuto economico fino ad arrivare al suo ultimo strato. Il problema, però, con questa teoria è che si basa su concetti teorici sballati, i quali considerano obiettivi raggiungibili cose come il PIL potenziale e la piena occupazione. Miraggi. Illusioni. L'unica cose che le strategie monetarie allentate provocano è una ridistribuzione della ricchezza a favore di quelle entità all'inizio della catena del credito, e questo vuol dire banche commerciali e stato. Il resto del tessuto economico vede pian piano erodere il proprio potere d'acquisto in una perenne lotta per riuscire a sbarcare il lunario.

La percezione di questo furto oltre ad essere nascosta in quanto l'inflazione dei prezzi altro non è che una tassa nascosta, viene ulteriormente celata agli occhi degli individui focalizzando la loro attenzione su non-problemi quotidiani. Non è un caso se in frangenti critici spunta sempre una qualche campagna d'odio nei confronti di un qualsiasi gruppo della società. Questo distoglie ulteriormente l'attenzione degli attori di mercato dai problemi più urgenti che riguardano la loro vita. Il rumore di fatti di cronaca insignificanti e la canalizzazione dell'odio è uno degli espedienti più comuni tra i policymaker per "bussare" sulla spalla degli attori di mercato, farli girare da un lato e quindi fregare loro il portafogli.




Non cascateci. Senza concentrazione è facile finire nelle trappole. Da cosa viene distolta la concentrazione? Il settore bancario sta finendo praticamente in un burrone. Niente delle politiche messe in campo da questi buffoni sta funzionando. Il vecchio adagio keynesiano secondo cui bastava supportare la domanda di mercato, sta cadendo a pezzi ai piedi di coloro che tirano le leve nelle banche centrali. La stampante monetaria, ormai attiva giorno e notte nella maggior parte delle nazioni sviluppate e in via di sviluppo, sta solamente spingendo verso il torrente un asino che non vuole bere. Nei cosiddetti anni d'oro, il presunto effetto ricchezza a cascata abilitato dalle banche centrali, permetteva alle banche commerciali di erogare prestiti a "cani e porci" e, di conseguenza, pavoneggiarsi nei mercati come entità prive di rischio e in grado di gestire qualsiasi tipo di asset.

Era praticamente stata dichiarata la morte del ciclo economico. In realtà, il rischio veniva celato agli occhi degli attori di mercato attraverso l'espansione monetaria artificiale alimentata dalle banche centrali, la quale non ha fatto altro che nascondere gli errori del passato sotto errori più gravi che si sarebbero palesati in futuro. Monte dei Paschi è diventata un investimento improduttivo a causa della sua gestione sconsiderata delle attività bancarie che negli anni hanno caratterizzato il proprio management. Il caso non è diverso da tutte quelle grandi banche che hanno gozzovigliato col credito a basso costo, sfruttando l'ingegneria finanziaria (es. fusioni/acquisizioni, dividendi inattesi, ecc.) per raggiungere posizioni presumibilmente superiori. All'apparenza queste situazioni paiono durare per sempre, poi, però, arriva sempre il redde rationem. Così come arriverà per l'attuale UE moribonda. Lo zio Mario credeva che col QE potesse rimettere in carreggiata le cose facendo prosperare artificialmente il tessuto economico, in modo che, ancora una volta, gli errori di ieri potessero essere assorbiti dagli errori (più gravi) che si sarebbero palesati domani.

Ma questa gente non ha idea di cosa voglia dire determinazione dei prezzi, mispricing e picco del debito. Lo scopriranno. Così come lo scopriranno tutti coloro che, facendo ancora affari con MPS o avendoci ancora il proprio conto deposito, non saranno in grado di leggere la proverbiale scritta sul muro e che pensano che le colpe siano costantemente altrui (leggi tedeschi, ad esempio).

E adesso si pensa di risolvere questi problemi attraverso intrusioni più pervasive nei mercati, come ad esempio il divieto di short-selling imposto dalla Consob. Ma questa gente è talmente stupida, credendosi più furba dei mercati, che dimentica sempre particolari importanti: gli investitori possono comprare CDS e aggirare il divieto.

Ma il punto è il seguente: impedire ad entità decotte di essere ristrutturate attraverso un default non farà altro che catapultare in esse fondi che verranno sprecati, restringendo sempre di più il bacino di ricchezza reale presente nel tessuto economico. È esattamente questo il motivo per cui finora non abbiamo assistito ad una vera e propria ripresa, bensì ad un'alternanza di brevi salite e ripide discese. La continua canalizzazione di risorse reali dalle unità produttive verso quelle entità in bancarotta, costituisce la nuova fonte di errori economici che riverserà nel tessuto economico una quantità maggiore di investimenti improduttivi e stagnazione economica. Se ci pensate, infatti, qual è stata la risposta di Draghi a seguito del Brexit? Più pompaggio monetario. È questa la sola e unica risposta in mano a dementi monetari domiciliati presso le principali banche centrali del mondo.

Quindi, no, il Brexit non c'entra nulla con questa lente d'ingrandimento finita sulle banche commerciali italiane, è la naturale conseguenza dell'espansione monetaria artificiale e degli obbrobri finanziari che genera. Oppure pensate che il decennale italiano sia calato magicamente nella "terra della stabilità" grazie ad un governo responsabile da punto di vista fiscale? Pensate che i consumi abbiano mostrato un piccolo spasmo verso l'alto perché il fisco ha dato tregua agli italiani? Oppure pensate che la burocrazia europea abbia allentato la sua presa?

Niente di tutto ciò. Le obbligazioni italiane sono aumentate di prezzo grazie al "whatever it takes" di Draghi che, permettendo ai front-runner di comprare oggi quello che lui comprerà domani, le ha trasformate in scarafaggi da motel: sono entrate nei bilanci degli investitori istituzionali e non ne sono uscite. Non solo, ma a rincarare la dose ci s'è messo anche Basilea III, il quale ha dichiarato i bond statali "asset privi di rischio". Per quanto riguarda i consumi, la deflazione della bolla dell'olio di scisto sta dando una tregua ai consumatori europei, abbassando i prezzi di quelle merci che basano parte della loro produzione sul petrolio. Infine, per quanto riguarda la burocrazia, le cose sono peggiorate.




E quale è stata la risposta dello zio Mario? Più droga monetaria. Il mix esplosivo di keynesismo e friedmanismo, ovvero, stimolo della domanda aggregata e crescita "controllata" dell'offerta di moneta, sono serviti come cavallo di Troia per espellere dai mercati un mark to market onesto degli asset e una disciplina finanziaria. Le teorie di Keynes e Friedman in campo monetario hanno fatto da apripista per strategie degeneri come il quantitative easing e la repressione dei tassi d'interesse. Ma indovinate un po'? Questa gente presumibilmente onnisciente domiciliata presso le principali banche centrali del mondo non ha affatto bandito cose come domanda/offerta, per non parlare del ciclo economico. Continuando sulla via della follia monetaria ne sta esacerbando gli effetti futuri e questo accadrà quando le banche centrali perderanno il controllo del giocattolo rotto che tentano strenuamente di tenere insieme. Voglio dire, che speranze ha questa gente di continuare a gestire economie costituite da miliardi e miliardi di decisioni prese ogni secondo pensando solamente di poter spingere il pulsante "stampa" sulle loro stampanti monetarie? La prova che presto perderanno il controllo delle loro azioni è stata fornita dalla decisione di Draghi di aumentare la portata del suo QE, dalla decisione della Yellen di rimandare ancora una volta l'aumento dei tassi d'interesse, della decisione di Kuroda di sprofondare ulteriormente nella terra della NIRP, ecc.

Tutte queste decisioni costituiscono la proverbiale scritta sul muro per coloro che sanno leggerla. Poi, ovviamente, c'è l'economia reale che lancia segnali allarmanti, come ad esempio la produzione industriale italiana finita nel seminterrato della storia economica.




Sarebbe interessante, quindi, sapere come sia possibile che il salvataggio di banche fallite possa in qualche modo far ritornare la curva ai livelli pre-2011, quando l'Italia è il paese in cui fare impresa è diventato sempre più difficile.



Oltre a ciò sarebbe interessante sapere come far sprofondare i tassi d'interesse di riferimento al livelli negativi possa spingere gli attori di mercato ad accendere nuovi prestiti. I banchieri centrali non hanno risposte. E di ciò si può essere sicuri perché altrimenti non avrebbero messo in campo le misure che finora hanno messo in campo. Non hanno idea di cosa voglia dire fare impresa e non hanno la minima idea di come si creino posti di lavoro. Il loro unico compito è quello di proteggere coloro facenti parte del loro cartello: grandi banche commerciali e stato. Nel farlo si sono spinte troppo oltre lungo l'interventismo nei mercati, gonfiando bolle gigantesche nei settori azionari e obbligazionari andando quindi ad inficiare, lentamente ed inesorabilmente, i rendimenti stessi di quelle entità che si presumeva dovessero aiutare.

Questo perché, in base alla loro visione keynesiana dei mercati, spingendo sull'acceleratore monetario non si sono accorti che i bilanci di famiglie e piccole/medie imprese sono saturi dopo la loro ultima campagna monetaria. Quindi, col passare del tempo e man mano che i bilanci delle varie entità di mercato si saturavano, i banchieri centrali non si sono accorti che la loro capacità di perpetuare lo stato di semi-boom si assottigliava, proprio perché sempre più bilanci si saturavano e restavano pochi attori di mercato capaci di spingere un nuovo ciclo economico, senza passare per una correzione. Questo ha permesso agli errori economici di sedimentarsi e radicarsi alla base del tessuto economico, distorcendo i segnali recepiti nei mercati. Questi meccanismi di feedback, importanti per una prosperità genuina, hanno indebolito la capacità dei creatori di ricchezza reale e hanno ingrassato i bilanci di quelle entità privilegiate.

Ma a che prezzo? Cannibalismo finanziario tra quelle entità che ancora posseggono bilanci puliti, o semi-puliti: grandi imprese e grandi banche commerciali. L'ingegneria finanziaria, in virtù di ciò, ha raggiunto livelli assurdi ed è per questo che c'è una paura folle al solo pensiero che una sola di queste entità possa andar fallita. Ed è per questo che c'è una paura folle al solo pensiero che Monte Paschi Siena possa andare fallita. Ed è per questo che c'è una paura folle al solo pensiero che Deutsche Bank possa andare fallita.

I mercati azionari e obbligazionari sono diventati delle bische clandestine i cui titoli non riflettono più un mark to market genuino, ma rispondono a quello che è diventato il loro market maker: le banche centrali. Non appena i canyon di suddetti mercati vedranno prosciugarsi i fiumi di credito a basso costo... beh, non si potrà far altro che guardare di sotto. La pseudo-ripresa di cui va blaterando la stampa finanziaria è solo nei numeri, e più nello specifico nei mercati manipolati artificialmente dalle azioni delle banche centrali. La gente comune non ha affatto goduto della manna monetaria perché, avendo raggiunto una condizione di Picco del Debito, ha deciso di spendere alla vecchia maniera: facendo affidamento sui propri redditi, sfiduciando invece il vivere oltre i propri mezzi attraverso i prestiti facili. La gente comune solo adesso può vedere a quale mostro ha dato in pasto la propria mente e i propri risparmi.



SABBIE MOBILI

Infatti non bisogna soprassedere il fatto che i rendimenti del mercato obbligazionario abbiano raggiunto un minimo storico, mentre i rendimenti del mercato azionario abbiano raggiunto un massimo storico. Mentre tutt'intorno sta rimanendo nient'altro che terra bruciata, questi due mercati di riferimento principali segnalano un'era di prosperità di lungo termine. Davvero? Stiamo parlando di ulteriori mesi di allentamento monetario senza recessione? Siamo arrivati al novantesimo mese di stimolo monetario e repressione dei tassi d'interesse e tutto quello che abbiamo ottenuto è un misero blip nei numeri di Main Street, più che altro posti di lavoro rinati dopo essere stati spazzati via dall'ultima recessione. E in base a questo ambiente l'establishment si aspetta ulteriori mesi di pseudo-ripresa quando invece la media storica è stata di circa settanta mesi. Non solo, si sta addirittura proiettando l'attuale pseudo-ripresa fino al 2026, con conseguente raggiungimento di duecento mesi di repressione dei tassi d'interesse e stimolo monetario.

La domanda quindi è: quanto ancora riuscirà a resistere Main Street agli assalti dei pianificatori monetari centrali atti a confiscare silenziosamente la sua ricchezza reale?

Ma attenzione perché la vera storia arriva adesso. Infatti la piaga della repressione dei tassi d'interesse e la conseguente fame di rendimenti decenti scatenata all'interno dei casinò, sta intaccando uno dei comparti fondamentali su cui si basa l'attuale fiducia nello stato e nella sua presunta lungimiranza. Anzi, tale comparto risulterà addirittura il suo tallone d'Achille. Sto parlando dei fondi pensione, i quali non sono altro che giganteschi caveau pieni di titoli di stato. Non esiste alcuna cassetta di sicurezza in una qualsiasi banca recante il vostro nome e al cui interno ci sono tutti i vostri contributi. Il sistema pensionistico è un cosiddetto sistema pay as you go, dove i soldi in entrata vengono spesi immediatamente e quelli in uscita vengono presi dalla fiscalità generale e da asset fruttanti un interesse. In realtà, gli asset in tale contesto non sono affatto un investimento poiché gli interessi che fruttano non solo il risultato di investimenti genuini nel mercato, bensì sono il risultato della pesca a strascico del fisco.




L'assetto di questo "processo di pagamento" è delirante e rispecchia in sostanza la costante necessità di entrare in possesso di nuove risorse per pagare i propri obblighi. Problema: lo stato non è in grado di creare realtà produttive poiché la sua natura gli impedisce di effettuare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato. Non è un caso, infatti, che attualmente il rendimento medio degli asset in suo possesso dovrebbe essere del 7% per effettuare i pagamenti pensionistici. Ma questo è un problema anche per i fondi pensionistici privati, la maggior parte dei quali durante i "bei vecchi tempi" poteva garantire contratti pensionistici con in pancia asset "sicuri" fruttanti un interesse del 4%.

Dopo l'evento Lehman, le banche centrali hanno fatto di tutto per sostenere artificialmente il sistema bancario commerciale e il sistema statale, impedendo che andassero in bancarotta. Gli aiuti sfornati dai banchieri centrali, però, sono rimasti confinati nel settore finanziario dove hanno gonfiato la terza grande bolla di questo secolo: quella nel mercato dei titoli di stato. È per questo che la Yellen ha una paura infernale a lasciar aumentare ulteriormente il tasso di riferimento negli USA. È per questo che Draghi è stato costretto ad intervenire direttamente nei mercati attraverso il quantitative easing, mossa che va contro il trattato di Maastricht e contro tutto quello che era stato detto in precedenza dallo stuolo di eurocrati nel Parlamento europeo.

Mentre lo stato può, in un certo senso, contare sul fisco, gli altri fondi pensione sono e saranno costretti a ricorrere ad asset più rischiosi affinché possano continuare a tenere aperti i battenti. Come noterete dal grafico qui sotto, i titoli spazzatura ad alto rendimento sono diventati il nuovo rifugio per tutti quegli istituti alla ricerca di rendimenti decenti e positivi. Ma l'esplosività di questa corsa è data proprio dall'artificialità della situazione finanziaria in cui siamo immersi. Infatti, date ancora un'occhiata al grafico qui sotto e più precisamente al lasso di tempo tra il dicembre 2015 e il gennaio 2016. Noterete sicuramente l'impennata dei rendimenti a seguito dell'inizio del rialzo dei tassi d'interesse negli USA. Al primo segno della fine della manna monetaria, i robo-trader e tutti coloro con un pizzico di sale in zucca si sono diretti verso le uscite.




Questi asset, in un mercato libero dagli ostacoli delle banche centrali, sono altamente illiquidi e rappresentano delle bombe ad orologeria finanziarie che scoppieranno nei bilanci di coloro talmente stupidi da lasciarli lì dove si trovano. Ciò riguarda anche parecchi fondi pensione che, oltre a prestare nel mercato monetario il denaro dei loro clienti, sono state costrette ad ingozzarsi di pattume finanziario per rimanere a galla.

Ma c'è un limite a quello che le banche centrali possono fare. La loro politica monetaria, ad esempio, non può portare i tassi di riferimento sotto lo zero. La rivolta politica che ne scaturirebbe destabilizzerebbe lo status quo, soprattutto quando guardiamo a quanto consenso ha raccolto Donald Trump. E, soprattutto, i rendimenti decrescenti insiti nelle politiche statali affosseranno sempre più la sua capacità di fare debito, perché ogni nuova unità di quest'ultimo eroderà quantità crescenti di PIL.

Insomma, il territorio inesplorato in cui si sono avventurate le principali banche centrali del mondo, portando i tassi di riferimento in prossimità dello zero ed alcune anche sotto lo zero, incarna la sicurezza che i banchieri centrali perderanno il controllo. Voglio dire, i bilanci gonfi di cui dispongono non possono essere sgonfiati senza scatenare una crisi sistemica diffusa, ed è per questo quindi che stanno andando avanti verso l'oblio. Più in particolare, è questo il motivo per cui Draghi ha inserito nel suo programma d'acquisto mensile di bond anche quelli IG, ovvero, quelli societari. E con un rating di credito in media del BBB. Quale valore aggiunto stanno dando alla società queste aziende in termini di creatività e posti di lavoro? Impercettibile. Per caso è attraverso l'illusione di un azzeramento del rischio che si spinge imprenditori e investitori a ricercare la prosperità? Questa è la ricetta per adagiarsi sugli allori. Di recente la Banca d'Italia ha pubblicato la lista di quelle imprese nei confronti delle quali il rischio finanziario è stato temporaneamente sospeso dal programma d'acquisto mensile di bond di Draghi.

Questa rappresenta una manna per i front-runner e per tutti coloro che vogliono fare denaro a breve termine, cavalcando l'onda dell'artificialità smossa dallo zio Mario. La maggior parte di questi bond, infatti, ha un rating BBB e un volta trasformati in scarafaggi da motel verranno coccolati dalla BCE. Potete star certi che non verranno lasciati scendere troppo di prezzo nel caso in cui il rating dovesse peggiorare, visto che in tal modo il bilancio stesso della BCE ne verrebbe intaccato. Ma il lungo termine è tutto un altro discorso visto che, tali aziende, sono state scelte arbitrariamente da una cerchia ristretta di persone e non hanno alcuna idea dove si muoverà il mercato domani. Questo vuol dire sostenere fino al fallimento un insieme di realtà che possono perdere la domanda genuina degli attori di mercato, rappresentando solamente delle gigantesche industrie che sfornano oggetti che nessuno vuole e per cui non esiste mercato. Quanto potrà durare lo stimolo della BCE in un ambiente simile e con un panorama economico ancora ansioso di togliere dalla propria schiena gli eccessi del passato?






RIPOSIZIONARSI IN ANTICIPO

In questo contesto è utile offrire ai lettori alcuni consigli mediante i quali riuscire a scansare agilmente la tormenta in arrivo sui mercati finanziari. Esistono molti modi al giorno d'oggi affinché si possano proteggere i propri risparmi, ma è bene avere chiaro cosa si vuole dai propri investimenti. Questa è una domanda che qualsiasi investitore deve porsi. Inoltre, come ormai ben sapete, i miei non sono inviti all'azione ma semplicemente dei suggerimenti di un osservatore attento. Permette al mio bacino di lettori di trarre profitto da quanto leggono su queste pagine, è un modo per mostrare loro quanto io sia impegnato riguardo la loro salute finanziaria. Inoltre, seguendo il principio della mano invisibile, il miglioramento della condizione altrui non potrà far altro che andare a beneficio di colui che l'ha innescata.

Quindi osserviamo alcune mosse da poter intraprendere nell'attuale panorama economico. Sostanzialmente ce ne sono due, una di breve termine e una di lungo termine. Per quanto riguarda la prima, è da fine dell'anno scorso che sono stato all'erta al consiglio di Kyle Bass: shortare lo yuan. Inutile dire che aveva ragione se guardiamo il seguente grafico.




L'economia cinese sta peggiorando ogni giorno che passa, e la PBoC è impegnata ad arginare l'eventualità di un dissesto dello Schema Rosso di Ponzi attraverso l'iniezione continua di nuova liquidità. Ora, secondo un recente report di SocGen, c'è una forte probabilità che il cambio USD-CNY possa arrivare a 7.10 durante quest'anno e possibilmente a 8.0 durante l'anno prossimo. Quindi l'azione in questo caso ha una lasso di tempo di un anno per essere performata, con una vendita posizionata all'eventuale raggiungimento della soglia USD-CNY 8.0.

Questo, ovviamente, se consideriamo il breve termine. Per quanto riguarda il lungo termine, non c'è dubbio che l'asset migliore su cui fare affidamento è l'oro. Soprattutto adesso che la FED è intrappolata nella zona grigia dei tassi ultra-bassi. Proprio così, perché dopo l'annuncio di zia Janet di voler rinunciare ad un ulteriore rialzo dei tassi dopo lo scorso dicembre, c'è stato uno spike di prezzo impressionante dei prezzi dell'oro. (Ricordate: stiamo parlando del prezzo dell'oro in dollari.)

Non solo, ma ha ottenuto maggiore spinta dalla decisione della BoJ di atterrare nella terra dei tassi negativi per cercare disperatamente di stimolare l'economia nipponica. Tutti questi segnali sono altamente rialzisti per coloro interessati a proteggere i propri investimenti ed evitare loro il dolore dei tassi negativi. Come abbiamo visto nelle sezioni precedenti, l'economia globale è tutt'altro che sana e ha enormi errori economici che deve correggere. In un modo o nell'altro saranno corretti, ma nel frattempo il dolore economico si diffonderà tra coloro che si faranno trovare impreparati. Ovvero, coloro che non riusciranno a posizionarsi adeguatamente per evitare i colpi mortali provenienti da mercati mondiali sopravvalutati.

L'oro è un asset che permette la protezione della propria ricchezza. E non è un caso se il prossimo target di prezzo viene dato a $1,500. I guai stanno eruttando, lentamente, in tutto il mondo. E in momenti d'incertezza il miglior amico degli investitori è l'oro. Se alcuni investitori non possono permettersi d'accedere subito al metallo fisico, possono inizialmente scommettere sugli ETF con base metalli preziosi (come il NYSE:GLD, il NYSE:FNV, o il NYSE:SLV). Facendo arbitraggio sui prezzi del commercial paper market, visto che quest'ultimo sale più in fretta rispetto al prezzo del metallo fisico (proporzionalmente quando cala, invece, lo fa più repentinamente dei prezzi del metallo fisico). Infatti, chiunque avesse puntato sul SLV qualche giorno prima del Brexit, avrebbe visto aumentare i suoi guadagni del 12%. Una volta intascati gli utili, si possono girare per comprare metallo fisico.

C'è un tempo per investire e c'è un tempo per proteggersi. Questo la maggior parte degli investitori non lo capisce. Ed è per questo motivo che la maggior parte degli investitori subirà enormi perdite. Posizionarsi in anticipo è la chiave, soprattutto perché le nazioni sono mercantiliste e in quanto tali faranno di tutto per far tornare l'inflazione dei prezzi affinché il prezzo delle loro esportazioni possa salire. In un modo o nell'altro la otterranno. Ma il problema con queste politiche è che vanno fuori controllo. È per questo che posizionarsi in anticipo è fondamentale.



CONCLUSIONE

L'Italia è una pentola a pressione. I crediti inesigibili all'interno del settore bancario commerciale vanno oltre i €300 miliardi, e rappresentano un 17% dei prestiti totali. Dato che questa cifra nel corso degli anni è cresciuta, non si può far altro che concludere come il problema si sia radicato piuttosto che essere risolto. Soprattutto in considerazione del fatto che l'economia italiana viene privata di risorse economiche cruciali a causa degli sprechi della macchina pubblica e della voracità dell'ingegneria finanziaria.

La solvibilità ultima dell'attuale status quo giace nel sistema pensionistico, il quale continua ad essere corroso dalle politiche stesse di coloro che sono al comando e che dovrebbero conservarlo. L'impossibilità di una sua conservazione nel tempo, però, è presto detta: le pensioni sono una schema di Ponzi e in quanto tali salteranno in aria. L'illusione su cui sono state fondate si sta sgretolando sotto i rendimenti negativi dei titoli di stato, asset alla base di qualsiasi fondo pensione. È per questo che lo stato italiano, ad esempio, sta lavorando per trasformare i contribuenti da creditori in debitori. Per quanto sia folle questa decisione, non servirà a scongiurare la bancarotta delle pensioni e dello stato sociale. Ne ritarderà solo l'avvento.

Per questi motivi, quindi, è bene prepararsi adeguatamente e cercare di schermare in tutti i modi possibili i propri risparmi. Le cose non sono cambiate molto sin dall'ultima crisi finanziaria. Questo perché gli errori economici alla base della passata crisi non sono stati affatto corretti, bensì sono stati acuiti dai massicci interventi delle banche centrali. La prossima recessione sarà peggiore.


Perché il capitalismo funziona

Gio, 21/07/2016 - 10:06




PS: Qualora i sottotitoli in italiano non partissero automaticamente, cliccare sul primo pulsante in basso a destra presente nella schermata del video.

Egualitarismo ed élite – Parte III

Mer, 20/07/2016 - 10:11




di Murray N. Rothbard


Alla luce di questa analisi, dunque, esaminiamo il Nuovo Egualitarismo di Gruppo. Come tutti sappiamo, i nuovi egualitaristi cercano i gruppi "oppressi" che hanno un più basso reddito, status, o lavori meno prestigiosi di altri, affinché diventino gli "oppressori". Nel pensiero classico di sinistra, o Marxismo, c'era solo un gruppo di presunti "oppressi", il proletariato. Dopodiché sono state aperte le chiuse, e gli elenchi di oppressi designati, o "vittime accreditate", hanno proliferato all'infinito. Si cominciò con i neri oppressi, poi in rapida successione ci furono le donne, gli Ispanici, gli Indiani Americani, gli immigrati, i "disabili", i giovani, i vecchi, i bassi, i molto alti, i grassi, i sordi e così via all'infinito. Il punto è che la proliferazione è, a tutti gli effetti, senza fine. Ogni individuo "appartiene" ad una pressoché infinita varietà di gruppi o classi. Prendete, per esempio, un Sig. John Smith. Può appartenere ad un numero enorme di classi: es. le persone con cognome "Smith", le persone di nome "John", le persone alte 175 cm, le persone al di sotto dei 180 cm, le persone che vivono a Battle Creek, Michigan, le persone che vivono a nord della linea Mason-Dixon, le persone con un'entrata di tot., e così via. E fra tutte queste classi, c'è un numero pressoché infinito di mutazioni. Si è arrivati al punto che la sola "teoria dell'oppressione" è che tale gruppo abbia un reddito, o un patrimonio, o uno status, inferiore rispetto ad altri gruppi. Il gruppo al si sotto della media, qualunque esso sia, è perciò per definizione "oggetto di discriminazione", e perciò è designato come oppresso. Laddove qualunque gruppo al di sopra della media sta, per definizione, attuando la discriminazione, e dunque è un oppressore.

Ogni nuova scoperta di un gruppo di oppressi può portare all'egualitarista molti sostenitori e creare molti "oppressori" da essere colpevolizzati. Tutto ciò di cui c'è bisogno per trovare fonti sempre nuove di oppressori sono dati e computer, e, ovviamente, esploratori del fenomeno, poiché i ricercatori stessi sono membri felici della classe elitaria Procusteana.[1]

Il fascino che l'egualitarismo di gruppo esercita sulla classe intellettual-tecnocratica-terapeutica-burocratica, dunque, è che genera un flusso senza fine e sempre in aumento di gruppi da coalizzare intorno allo sforzo politico egualitario. Ci sono, perciò, di gran lunga più potenziali sostenitori da riunire intorno alla causa di quanti se ne troverebbero se soltanto i "poveri" fossero esortati a reclamare e promuovere i propri "diritti". E se la causa si espande, naturalmente, c'è una moltiplicazione di lavori e un'accelerazione di fondi dei contribuenti che affluiscono nei forzieri dell'élite Procusteana dominante, una caratteristica non accidentale della spinta egualitaria. Joseph Sobran ha scritto di recente che, nel lessico corrente, il "bisogno" è un desiderio del popolo di depredare la ricchezza degli altri; "l'avidità" è il desiderio degli altri di trattenere per sé il denaro che hanno guadagnato; e la "compassione" è la funzione di coloro che negoziano il trasferimento. L'élite dominante può essere considerata la classe "professionalmente compassionevole". È facile, ovviamente, essere abbondantemente "compassionevoli" se altri sono costretti a pagarne il costo.

L'accelerazione del Nuovo Egualitarismo porta, abbastanza rapidamente, a problemi. Primo, c'è ciò che Mises chiamò "l'esaurimento del fondo di riserva", ovvero, le risorse disponibili da poter essere depredate per pagare tutto questo. A corollario, insieme a questo esaurimento può arrivare la "ripercussione", quando coloro veramente oppressi, gli sfruttati – coloro che William Graham Sumner definì una volta Uomini Dimenticati – potrebbero averne abbastanza, sollevarsi e spezzare le catene che hanno legato questo Gulliver e indotto a sostenere gli oneri parassitari crescenti.



La nuova élite egualitaria

Concludiamo con uno dei grandi paradossi del nostro tempo: il potente richiamo per "l'uguaglianza" è guidato dallo scopo decisamente non egualitario di arrampicarsi sulle spalle di un potere politico assoluto, un trionfo che renderà gli egualitaristi stessi un'élite in reddito e patrimonio così come in potere. Dietro le suppliche mielose, ma manifestamente assurde, per l'eguaglianza c'è uno spietato desiderio di piazzarsi al vertice della nuova gerarchia di potere. La nuova élite intellettuale e terapeutica impone il proprio dominio nel nome dell'eguaglianza. Come narra Anthony Flew: l'eguaglianza "serve ad unificare e giustificare l'ideologia di certi gruppi sociali [...] l'ideale Procusteano ha, ed è destinato ad avere, la più potente capacità di attrarre coloro che già detengono, o sperano di detenere in futuro, un ruolo prominente o remunerativo nella macchina della sua imposizione."[2]

In una brillante e mordente critica all'attuale ascesa degli intellettuali di sinistra, il grande economista e sociologo Joseph Schumpeter, scrivendo ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, indicò che il capitalismo "borghese" di libero mercato del diciannovesimo secolo, spazzando via le strutture aristocratiche e feudali, e affrontando il ruolo "irrazionale" della religione e delle virtù eroiche per conto dell'utilitarismo della contabilità, riuscì nell'impresa di distruggere le protezioni necessarie per la sua esistenza. Come Schumpeter scrive vivacemente: "La Borsa è un povero sostitutivo del Santo Graal". Schumpeter prosegue:

La razionalità capitalista non la fa finita con gli impulsi sub o super-razionali. Li lascia andare fuori controllo, rimuovendo i limiti delle tradizioni sacre o semi-sacre. In una civiltà a cui mancano i mezzi e perfino la volontà di comprenderli, essi scateneranno un putiferio [...]. Così come la richiesta di credenziali utilitaristiche non è mai stata indirizzata a re, signori, e papi in uno schema mentale giuridico che avrebbe accettato la possibilità di una risposta soddisfacente, allo stesso modo il capitalismo affronta il processo davanti ai giudici che hanno la sentenza di morte in tasca. Andranno avanti, qualunque difesa sentiranno; il solo successo che una difesa vittoriosa potrebbe produrre è una modifica dell'accusa.
Il processo capitalista, aggiunge Schumpeter, "tende a rimuovere gli strati protettivi, a demolire le proprie difese, e a disperdere le guarnigioni delle proprie trincee". Inoltre

il capitalismo crea un quadro mentale che, dopo aver distrutto l'autorità morale di molte altre istituzioni, alla fine si rivolta contro i propri sostenitori; il borghese scopre con sorpresa che l'attitudine razionalista non si ferma alle credenziali di re e papi, ma prosegue fino ad attaccare la proprietà privata e l'intero schema di valori borghesi.
Di conseguenza, osserva Schumpeter, "la fortezza borghese diviene politicamente indifesa". Ma,

una fortezza indifesa invita l'aggressione, specialmente se all'interno c'è un ricco bottino [...]. Senza dubbio è possibile anche comprarli. Ma questa opzione non viene presa in considerazione quando si scopre che si può avere tutto.
Schumpeter nota che questa crescente ostilità verso il capitalismo di libero mercato in un tempo in cui esso ha portato al mondo libertà e prosperità mai viste prima, è confermato dal fatto che

c'era pochissima ostilità (nei confronti del capitalismo di libero mercato) finché la posizione borghese era sicura, sebbene ci fossero molte più ragioni dietro questa ostilità: si è diffusa di pari passo con il crollo delle mura di protezione.[3]
A capo della propulsione che spingeva ad approfittarsi di questa debolezza borghese, c'erano gli intellettuali di sinistra, una classe moltiplicata in grande numero dalla prosperità del capitalismo e dai continui sussidi statali alle scuole pubbliche, all'alfabetizzazione formale, e alle comunicazioni moderne. Questi sussidi non solo hanno contribuito a creare una vasta classe di intellettuali, ma per la prima volta nella storia hanno anche fornito loro, così come all'apparato statale, gli strumenti necessari per indottrinare le masse.[4] Infatti, dato che l'ordine di libero mercato dei borghesi era profondamente legato ai diritti di proprietà privata, e dunque alla libertà di parola e di stampa, era impossibile "disciplinare" gli intellettuali, o come disse Schumpeter "sottomettere gli intellettuali". Quindi gli intellettuali, nutriti dal seno della società capitalista di libero mercato, colsero la prima opportunità per rivoltarsi selvaggiamente contro i loro benefattori, "mordere le fondamenta della società capitalista" e organizzare una scalata al potere usando il monopolio del processo di formazione dell'opinione, ovvero, sovvertendo i significati originali di parole quali "libertà", "diritti", e "uguaglianza".[5] Forse l'aspetto che lascia qualche speranza in questo processo è che, come il tardo sociologo Christopher Lasch osserva nel suo nuovo lavoro, i valori, le attitudini, i principi e i programmi dell'élite intellettuale sempre più arrogante, siano talmente contrastanti con quelli delle masse che si verifichi un rigurgito controrivoluzionario, ed infatti proprio in questo stesso momento sembrerebbe stia accandendo in tutto il paese.[6]

Nel suo brillante saggio, "Equality as a Political Weapon", Samuel Francis rimprovera quei conservatori oppositori dell'egualitarismo di sprecare una grande quantità di energia nella critica filosofica, storica e antropologica del concetto e della dottrina dell'uguaglianza. Tutta questa "critica formale", per quanto gratificante ed illuminante, dichiara Francis, in realtà è fuori bersaglio.

In un certo senso, credo che si sia colpito un cavallo morto o, più strettamente, un unicorno morto, una bestia che esiste solo nella leggenda. Il difetto, credo, è che la dottrina formale dell'uguaglianza di per sé non esiste o quantomeno non sia importante.[7]
Com'è possibile? La dottrina dell'eguaglianza "non è importante", spiega Francis, "perché nessuno, salvo forse Pol Pot o Ben Wattenberg, ci crede veramente, e nessuno, men che meno quelli che la professano più energicamente, è realmente motivato da essa." Qui Francis cita il grande Pareto:

un sentimento di eguaglianza [...] è correlato direttamente agli interessi di individui tesi ad evitare alcune diseguaglianze non a loro favore, e ad instaurare nuove diseguaglianze che saranno a loro favore, queste ultime quale loro principale preoccupazione.[8]
Dopodiché Francis sottolinea che "il significato reale" della "dottrina dell'uguaglianza", così come il "vero potere quale forza sociale e ideologica", non può essere meramente contrastato con critiche formali. Poiché

il significato reale della dottrina dell'eguaglianza è che serve come arma politica, da sfoderare in qualunque occasione utile e abbattere barriere, umane o istituzionali, a vantaggio di quei gruppi che la portano nel loro arsenale ideologico.[9]
Perciò, per proporre una risposta efficace all'egualitarismo regnante dei nostri tempi, non è sufficiente dimostrare l'assurdità, la natura anti-scientifica e auto-contraddittoria, della dottrina egualitarista, così come le disastrose conseguenze del programma egualitario. Bisogna smascherarlo quale copertura per la sete di potere delle élite intellettuali e mediatiche della sinistra liberal attualmente al potere. Poiché queste élite sono anche le classi che finora hanno modellato l'opinione pubblica, il loro dominio non potrà essere rimosso finché non verrà mostrato alla popolazione oppressa, istintivamente opposta a queste élite, la vera natura delle forze odiate che la stanno governando. Tanto per usare gli slogan della Nuova Sinistra alla fine degli anni '60, l'élite dominante dev'essere "demistificata", "delegittimata", e "de-santificata". Nulla può provocare la loro de-santificazione più della consapevolezza pubblica della vera natura dei loro slogan egualitari.


[*] traduzione per Francesco Simoncelli's Freedonia a cura di Giuseppe Jordan Tagliabue: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


=> Qui il link alla Prima Parte: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2016/07/egualitarismo-ed-elite-parte-i.html

=> Qui il link alla Seconda Parte: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2016/07/egualitarismo-ed-elite-parte-ii.html


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Note

[1] Sul nuovo gruppo egualitarista, si veda Rothbard, Freedom, Inequality, and Primitivism and the Division of Labor, pp. 8–15.

[2] Flew, Politics of Procrustes, pp. 11–12.

[3] Joseph A. Schumpeter, Capitalism, Socialism, and Democracy (New York: Harper & Bros., 1942), pp. 137, 143–44.22.

[4] Per una discussione illuminante sull'uso di tali sussidi e tecnologia da parte dell'élite politica e mediatica per manipolare il supporto delle masse, si veda Benjamin Ginsberg, The Captive Public: How Mass Opinion Promotes State Power (New York: Basic Books, 1986), pp. 86–98.

[5] Schumpeter, Capitalism, p. 150.

[6] Si veda Christopher Lasch, ‘The Revolt of the Elites,” Harper’s 289 (November 1994): 39–49.

[7] Samuel Francis, “Equality as a Political Weapon,” Essays in Political Economy 10 (July 1991): 2. Il saggio venne inizialmente esposto nell'aprile 1991 come lezione in una conferenza del Ludwig von Mises Institute: “Equality and the Free Society”. Pubblicato anche in Beautiful Losers: Essays on the Failure of American Conservatism (Columbia, Mo.: University of Missouri Press, 1993).

[8] Samuel Francis, Beautiful Losers: Essays on the Failure of American Conservatism, pp. 208–9. La citazione di Pareto è tratta da The Mind and Society di Pareto stesso (New York: Harcourt, Brace, 1935), vol. 2, pp. 735–36.

[9] Francis, Beautiful Losers, p. 209.

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Egualitarismo ed élite – Parte II

Mar, 19/07/2016 - 10:07




di Murray N. Rothbard


La ferrea legge dell'oligarchia

Una delle ragioni per cui il programma politico egualitarista deve portare all'installazione di una nuova élite politica coercitiva, è che le gerarchie e le disuguaglianze nel processo decisionale sono inevitabili in qualunque organizzazione umana che raggiunge un qualunque grado di successo nell'ottenimento dei propri scopi.

Robert Michels osservò per primo questa Ferrea Legge dell'Oligarchia vedendo i partiti Socialdemocratici in Europa nel tardo diciannovesimo secolo, impegnati ufficialmente all'uguaglianza e all'abolizione della divisione del lavoro, in pratica diretti da una piccola élite al comando. E non c'è nulla, al di fuori delle fantasie egualitariste, di sbagliato con questo fatto umano, o legge della natura. In ogni gruppo o organizzazione, ci sarà sempre l'ascesa di un ristretto gruppo di comando di quelli più capaci, energici, e dediti all'organizzazione. Conosco, per esempio, una piccola società musicale a New York, ma pur sempre di successo. Sebbene ci sia una commissione eletta annualmente dai propri membri, il gruppo è stato governato per anni dal ruolo benevolo, ma assolutamente autocratico, del suo presidente, una donna molto intelligente, innovativa e, sebbene impiegata a tempo pieno altrove, capace e disposta a dedicare un'incredibile quantità di tempo e di energia a questa organizzazione. Alcuni anni fa un certo malcontento contestò questo ruolo, ma la sfida fu facilmente respinta, poiché ogni membro razionale era perfettamente consapevole che lei era assolutamente vitale al successo dell'organizzazione.

Non solo non c'è nulla di sbagliato in questa situazione, ma sia benedetto il gruppo nel quale una persona simile esiste e si fa avanti! È assolutamente giusta la crescita del potere, in organizzazioni volontarie o di mercato, del più capace ed efficiente, in una "aristocrazia naturale", in termini Jeffersoniani. Il voto democratico, al suo meglio quando gli azionisti di una corporazione votano il dividendo della loro quota di proprietà delle attività societarie, è solo in seconda battuta utile quale metodo di rimozione degli aristocratici naturali o "monarchi" guastati o, in termini Aristotelici, che sono deteriorati da "monarchi" a "tiranni". Il voto democratico, perciò, anche al suo meglio è scarsamente un bene primario, men che meno un bene di per sé, tale da essere glorificato o perfino deificato.

Durante la metà degli anni '60, la Nuova Sinistra, prima di scivolare verso lo Stalinismo e una violenza bizzarra, stava cercando di mettere in atto una nuova teoria politica: la democrazia partecipativa. La democrazia partecipativa suonava libertaria, poiché l'idea era che la regola della maggioranza, anche in un'organizzazione privata e volontaria, fosse "coercitiva", e perciò tutte le decisioni di questa organizzazione dovevano essere separate dal potere oligarchico. Ogni membro avrebbe partecipato egualmente, e per di più, ogni membro avrebbe dovuto dare il proprio consenso ad ogni decisione. In un certo senso, la Regola dell'Unanimità prefigura e pareggia la Regola dell'Unanimità di James Buchanan e "l'economia del benessere" paretiana.

Qui ci fu un esperimento sociologico affascinante. Non solo, come ci si potrebbe aspettare, si giunse a poche decisioni di qualsiasi genere, ma le "riunioni del consiglio" si estesero all'infinito, così che tali riunioni si espansero fino a diventare vita a sé – una sorta di situazione No Exit Sartriana. Quando un mio amico lasciò la riunione ogni giorno alle 17 in punto per andare a casa, fu accusato di abbandonare la riunione e perciò di "tradire il collettivo" e la scuola, cercando di vivere una sorta di vita privata al di fuori della riunione. Forse è questo ciò che hanno in mente i teorici politici di sinistra odierni che esaltano la "vita pubblica" e la "virtù civica": abbandonare le vite private per conto di una virtuosa e perenne riunione collettiva della "comunità".

Non dovrebbe sorprendere se la Free University of New York non durò molto a lungo. Deteriorò rapidamente da un abito scolastico all'"insegnamento" dell'astrologia della Nuova Sinistra, tarocchi, canalizzazione dell'energia, euritmia e quant'altro, mentre gli studiosi fuggirono prima che entrasse in azione una sorta di legge di Gresham sociologica. (Come per la coppia fondante, la donna finita in prigione per aver cercato di far saltare una banca; mentre l'uomo, con gli occhi sempre più vitrei, in una sorta di gioco di prestigio sociologico s'era fissato che la sola occupazione morale per un sociologo rivoluzionario fosse quella del riparatore di radio).

La teoria educativa della Nuova Sinistra, in quel periodo, permeava anche i college molto più ortodossi in tutto il paese. In quei giorni, la dottrina non era tanto che l'insegnamento dovesse essere "politicamente corretto", ma che il normale rapporto insegnante-studente fosse il male poiché intrinsecamente non uguale e gerarchico. Poiché si presumeva che l'insegnante ne sapesse più dello studente, ne conseguiva che l'unica forma di educazione veramente egualitaria e "democratica", il modo per mettere insegnante e studente su uno stesso livello, era quella di rottamare il contenuto del corso e sedersi tutti insieme a discutere i "sentimenti" dello studente. Non solo tutti i sentimenti sono in qualche modo uguali, almeno nel senso che i sentimenti di una persona non possono essere considerati "superiori" ad altri, ma quei sentimenti sono presumibilmente le uniche materie "rilevanti" per gli studenti. Un problema che sollevò questa dottrina, ovviamente, è perché gli studenti, o più correttamente i loro genitori a lungo sofferenti, dovevano pagare facoltà qualificate nell'insegnamento di economia, sociologia, o qualunque altra materia, ma non quelle in psicoterapia dove ci si riuniva a chiacchierare dei sentimenti degli studenti?



Istituzionalizzazione dell'invidia

Come ho elaborato altrove, l'impulso egualitario, una volta assicurata la legittimazione, non può essere placato. Se le entrate monetarie o reali diventano equalizzate, o perfino se il potere decisionale fosse equalizzato, altre differenze tra persone sarebbero amplificate e risulterebbero irritanti per l'egualitarista: diseguaglianza in aspetto, intelligenza, e così via.[1] Un punto intrigante, tuttavia: ci sono alcune diseguaglianze che non sembrano mai indignare gli egualitaristi, vale a dire le ineguaglianze di entrate tra coloro che forniscono direttamente servizi ai consumatori, nello specifico atleti, attori e intrattenitori televisivi, artisti, scrittori, drammaturghi, musicisti rock. Forse questa è la ragione del potere persuasivo del famoso esempio "Wilt Chamberlain" di Robert Nozick in difesa dei redditi determinati dal mercato. Ci sono due possibili spiegazioni:
  1. che i valori di questi consumatori siano portati avanti dagli egualitaristi stessi, dunque considerati legittimi;
  2. che, con l'eccezione dell'atletica, questi sono campi riconosciuti come dominati da forme di intrattenimento e arte che non richiedono un vero talento.

Le differenze di reddito, perciò, sono equivalenti a vincere alla lotteria, o i vincitori nel gioco d'azzardo sono considerati universalmente come "fortunati", con nessuna invidia o attributi superiori da poter affibbiare loro.[2]

Il sociologo tedesco Helmut Schoeck ha sottolineato che l'egualitarismo moderno è essenzialmente l'istituzionalizzazione dell'invidia. In contrasto con società di successo o funzionali, dove l'invidia è quasi considerata un'emozione di cui vergognarsi, l'egualitarismo allestisce un'attitudine pervasiva secondo la quale l'eccitazione dell'invidia attraverso la manifestazione di qualche forma di superiorità è considerata il male maggiore. Oppure, come dice Schoeck, "il valore più alto è evitare l'invidia."[3] Infatti, gli anarchici comunisti puntano esplicitamente ad eliminare la proprietà privata poiché credono che quella proprietà dia origine a ineguaglianza, e dunque ai sentimenti di invidia, e perciò "causa" crimini violenti contro coloro che detengono maggiori proprietà. Ma come fa notare Schoeck, l'egualitarismo economico non sarebbe sufficiente, cosa a cui farebbe seguito l'uniformità obbligatoria di aspetto, intelligenza ecc.[4]

Ma anche se tutte le ineguaglianze e differenze possibili tra gli individui potessero in qualche modo essere sradicate, aggiunge Helmut Schoeck, rimarrebbe comunque un elemento irriducibile: la mera esistenza della privacy individuale. Per come la mette Schoeck, "se un uomo fa veramente uso del proprio diritto di essere da solo, sarà stimolata la noia, l'invidia, e la sfiducia dei suoi concittadini [...]. Chiunque si auto-escluda, che levi le tende e trascorra un periodo di tempo al di fuori del raggio di osservazione, è visto come un potenziale eretico, uno snob, un cospiratore."[5] Dopo alcuni commenti sul "peccato di privacy" nella cultura Americana, in particolar modo nella diffusissima politica delle porte aperte tra accademici, Schoeck si rivolge al kibbutz Israeliano e al suo fin troppo riverito filosofo, Martin Buber. Buber sostiene che per costituire una "comunità reale," i membri assolutamente uguali del kibbutz devono "avere reciproco accesso gli uni verso gli altri ed essere pronti gli uni per gli altri." Schoeck così interpreta Buber: "una comunità di eguali, dove nessuno debba invidiare nessun altro, non è garantita dalla mera assenza di possesso, ma richiede un possesso reciproco, in termini puramente umani [...]. Chiunque deve avere il tempo per tutti gli altri, e chiunque accumuli il proprio tempo, le proprie ore di svago, e la propria privacy, si auto-esclude."[6]



Il nuovo egualitarismo di gruppo

Fin qui abbiamo descritto ciò che potremmo chiamare egualitarismo "classico", o Vecchio egualitarismo, il quale si prefigge di rendere tutti gli individui in qualche modo uguali, generalmente in reddito e patrimonio. Ma negli anni recenti, siamo stati tutti soggetti ad un fiorente ed accelerante Nuovo Egualitarismo, il quale enfatizza non che ogni individuo dev'essere reso uguale, ma che il reddito, il prestigio, e lo status di una proliferazione infinita di "gruppi" siano resi uguali gli uni agli altri.

Ad un primo sguardo potrebbe sembrare che il nuovo egualitarismo di gruppo sia meno estremo o irrealistico del vecchio credo individuale. Perché se ogni individuo è in realtà totalmente uguale ad ogni altro per reddito, patrimonio, o status, la logica conseguenza è che ogni gruppo sottostante di tali individui sia altrettanto uguale. Spostare l'enfasi dall'egualitarismo individuale a quello di gruppo, implica l'accettazione di un grado inferiore di uguaglianza. Ma questa conclusione fraintende completamente il nocciolo dell'egualitarismo, vecchio o nuovo. Nessun egualitarista si aspetta veramente di essere in uno stato di assoluta uguaglianza, ma ciononostante inizia la propria analisi da questo punto di partenza.

Forse possiamo gettare una luce sulla vera natura della spinta egualitarista, e la relazione tra il Vecchio e il Nuovo movimento, non focalizzandoci, come si fa di solito, sui loro obbiettivi di uguaglianza, evidentemente assurdi e auto-contraddittori, ma sui mezzi richiesti per conseguire questi scopi: ossia la salita al potere di un apparato di Stato Procusteano, la nuova élite coercitiva. Chi sono le élite Procusteane? Ovvero, quali gruppi sono necessari per costituire tale élite? Per una strana coincidenza, la composizione di tali gruppi sembra corrispondere, quasi uno per uno, a quelle persone che si sono mostrate maggiormente entusiaste circa l'egualitarismo nel corso degli anni: intellettuali, accademici, opinionisti, giornalisti, scrittori, mezzi di comunicazione, lavoratori sociali, burocrati, consiglieri, psicologi, consulenti, e specialmente per il nuovo egualitarismo di gruppo sempre più crescente, un vero e proprio esercito di "terapisti" e allenatori alla sensibilità. In più, naturalmente, ideologi e ricercatori che sognano di scoprire nuovi gruppi che necessitano di egualitarizzazione.

Se questi gruppi, che potremmo definire "intellighenzia", sono la forza trainante della Vecchia e della Nuova personificazione dell'egualitarismo, come spera questa minoranza di convincere una maggioranza del pubblico a rivoltare un apparato di potere dispotico nelle sue mani? In primo luogo, gli intellettuali iniziano con un grande vantaggio, ben al di là della loro modestia numerica: sono dominanti entro la "classe di opinionisti" che cerca di dare forma all'opinione pubblica, e spesso ha successo in questa funzione. Come quasi sempre accade, i governanti di Stato hanno bisogno del supporto di una classe di opinionisti che generi il consenso del pubblico. Nel Vecchio Egualitarismo, i futuri governanti cercano di portare dalla loro parte coloro che apparentemente sono i beneficiari del programma egualitario: i gruppi a basso reddito che diverrebbero i maggiori percettori del trasferimento, o dell'assorbimento della ricchezza (parte del trasferimento dal ricco, naturalmente, andrebbe nei forzieri delle stesse élite Procusteane, gli intermediari del trasferimento di ricchezza egualitaria). Per ciò che riguarda il ricco depredato, loro sarebbero indotti a supportare il sistema in quanto dovrebbero espiare la loro "colpa" di essere più ricchi dei loro concittadini impoveriti. L'infusione del senso di colpa è un percorso classico nella persuasione della ricca vittima a consegnare la propria ricchezza senza lottare.

Ogni successo nel Vecchio Programma Egualitario portò all'espansione del numero, della ricchezza, e del potere della nuova élite Procusteana, risultando in una sempre minore definizione del "ricco" da poter depredare, e una sempre più alta definizione del "povero" da dover essere sussidiato. Questo processo è stato chiaramente all'opera negli Stati Uniti e nel mondo occidentale nel ventesimo secolo. Dall'essere confinati alla fascia di reddito più alta, per esempio, i pagatori dell'imposta sul reddito sono scesi ai livelli in cui c'è la più numerosa classe media. Allo stesso tempo, il "livello di povertà" da sussidiare e coccolare ha marciato costantemente verso l'alto, poiché la "linea di povertà" è stata continuamente rivista verso l'alto e i sussidiati sono aumentati dai molto poveri ai disoccupati fino ai più ricchi "lavoratori poveri".

Dal punto di vista degli egualitaristi, comunque, la debolezza del Vecchio Egualitarismo è che ha solo una categoria di beneficiari, "il povero", comunque lo si definisca, e un'altra categoria di depredati, "il ricco". (Che loro stessi siano notevoli beneficiari è sempre lasciato nascosto oltre il velo dell'altruismo e della presunta esperienza. Chiunque altro sollevasse il punto sarebbe considerato poco da gentiluomo o, peggio ancora, potrebbe finire nella tanto derisa "teoria della cospirazione della storia")[7]


[*] traduzione per Francesco Simoncelli's Freedonia a cura di Giuseppe Jordan Tagliabue: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Murray N. Rothbard, Freedom, Inequality, Primitivism, and the Division of Labor, 2nd ed. (1971; Auburn, Ala.: Ludwig von Mises Institute, 1991); e Rothbard, “Egalitarianism as a Revolt Against Nature,” in Egalitarianism as a Revolt Against Nature and Other Essays (Washington, D.C.: Libertarian Review Press, 1974), pp. 1–13.

[2] Helmut Schoeck fa riferimento “all'eguaglianza assoluta di opportunità che prevale in un gioco di possibilità che può essere vinto da pochi, come i giocatori sanno sin dall'inizio.” Schoeck sottolinea che “il vincitore di una lotteria non viene invidiato da tanti. Questo perché il metodo di selezione del vincitore è costituito da eguali opportunità per tutti. Una moglie non si lamenterà col marito per non aver comprato il giusto biglietto della lotteria... nessuno soffrirebbe di complessi d'inferiorità a causa di un fallimento ripetuto.” Helmut Schoeck, Envy: A Theory of Social Behavior (New York: Harcourt, Brace and World, 1970), p. 240.

[3] Ibid., p. 151.

[4] Per esempi su questa distopia egualitarista, si veda L. P. Hartley, Facial Justice (London: Humish Hamilton, 1960) e Kurt Vonnegut, Jr., “Harrison Bergeron” (1961), in Welcome to the Monkey House (New York: Dell, 1970), pp. 7–13.

[5] Schoeck, Envy, p. 295.

[6] Martin Buber, Paths in Utopia (Boston: Beacon Press, 1958), pp. 144ff.; Schoeck, Envy, pp. 298–99.

[7] Penso che ciò di cui si ha bisogno per percepire queste relazioni non sia una “teoria” pretenziosa, ma solo la volontà di stracciare il velo di offuscamento e vedere quello che sta accadendo realmente, e comprendere di conseguenza che l'imperatore è nudo.
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Egualitarismo ed élite – Parte I

Lun, 18/07/2016 - 10:07




di Murray N. Rothbard


La presunta auto-evidenza dell'uguaglianza

Una delle grandi glorie del genere umano è che, in contrasto con le altre specie, ogni individuo è unico, dunque insostituibile; qualunque siano le similitudini e gli attributi comuni tra gli uomini, sono le loro differenze che ci portano ad onorare, o celebrare, o deplorare le qualità o le azioni di una particolare persona.[1] È la diversità, l'eterogeneità degli esseri umani che è uno dei più straordinari attributi del genere umano.

Questa fondamentale eterogeneità rende ancora più curioso il moderno ideale di "uguaglianza". Perché "uguaglianza" significa uniformità – due entità sono "uguali" se e solo se sono la stessa cosa. X = Y solo se sono o identici, o se sono due entità che sono le stesse in alcune attribuzioni. Se X, Y e Z sono "uguali in lunghezza", significa che ognuna di esse è identica in lunghezza, diciamo 3 piedi. Le persone, dunque, possono solo essere "uguali" nella misura in cui sono analoghe in alcuni attributi: perciò, se Smith, Jones e Robinson sono alti 4 piedi e 11 pollici ciascuno, dunque sono "uguali" in altezza. Ma ad eccezione di questi casi speciali, le persone sono eterogenee, e diverse, cioè, sono "diseguali". La diversità, e dunque "l'ineguaglianza", è perciò un fatto fondamentale della razza umana. Così come consideriamo la quasi adorazione universale contemporanea del santuario dell'"uguaglianza", fino al punto da aver virtualmente cancellato tutti gli altri obbiettivi o principi di etica? E a capo di questa adorazione ci sono stati filosofi, accademici, e altri leader e membri delle élite intellettuali, seguite dalle truppe dei formatori delle opinioni nella società moderna, ivi inclusi esperti, giornalisti, ministri, insegnanti di scuole pubbliche, consiglieri, consulenti di relazioni umane e "terapisti". E ciononostante, dovrebbe essere abbastanza evidente che la spinta a perseguire l'"uguaglianza" viola crudamente la natura essenziale del genere umano, e perciò può solo essere perseguita, per non dire aver successo, attraverso l'uso di estrema coercizione.

La venerazione odierna dell'uguaglianza è, infatti, una nozione molto recente nella storia del pensiero umano. Tra i filosofi o i pensatori più prominenti l'idea era scarsamente presente prima della metà del diciottesimo secolo; se menzionata, era solo per farne oggetto di orrore o scherno.[2] La natura profondamente anti-umana e violentemente coercitiva dell'egualitarismo fu chiarita nell'influente mito classico di Procuste, che "costrinse i viaggiatori di passaggio a sdraiarsi su un letto, e se erano troppo lunghi per il letto mozzava le parti del corpo che sporgevano, mentre allungava le gambe di quelli che erano troppo bassi. Per questa ragione gli fu dato il nome di Procuste [lo Stiratore]."[3]

Uno dei rari filosofi moderni critici dell'uguaglianza affermò che "possiamo chiedere se un uomo è più basso di un altro, o possiamo, come Procuste, cercare di stabilire l'uguaglianza tra tutti gli uomini nei suoi confronti."[4] Ma la nostra risposta fondamentale alla domanda se l'uguaglianza esista nel mondo reale deve essere chiaramente negativa, e ogni tentativo di "stabilire l'uguaglianza" può solo risultare nelle grottesche conseguenze di ogni sforzo Procrustiano. Come, dunque, possiamo non vedere l'"ideale" di uguaglianza di Procuste come qualcosa di mostruoso e innaturale? La prossima domanda logica è perché Procuste scelse di perseguire uno scopo così chiaramente anti-umano, e che può solo portare a risultati catastrofici?

Nel contesto della mitologia Greca, Procuste persegue semplicemente un obiettivo "estetico" folle, presumibilmente seguendo la sua stella personale secondo cui ogni persona deve essere precisamente uguale in altezza e in lunghezza al suo letto. Eppure, questa sorta di non-argomento, questo blando assunto che l'ideale di uguaglianza non richieda giustificazioni, è endemico tra gli egualitaristi. Infatti l'economista di Chicago Henry C. Simons sponsorizzava una tassa sul reddito progressiva perché riteneva l'ineguaglianza di reddito "chiaramente malvagia o non piacevole."[5] Presumibilmente Procuste avrebbe potuto usare lo stesso tipo di "argomento" in conto alla "non piacevole" natura dell'ineguaglianza dell'altezza, se si fosse preoccupato di scrivere un saggio a sostegno del proprio particolare programma egualitarista. Infatti, molti scrittori danno semplicemente per scontato che l'uguaglianza sia e debba essere un obbiettivo primario della società, e che non necessita di alcun argomento di supporto, nemmeno un fragile argomento da un'estetica personale. Robert Nisbet aveva e ha ancora ragione quando scrisse due decenni fa:

È evidente che per il resto di questo secolo [...] l'idea di uguaglianza sarà sovrana praticamente in tutti i circoli che si occupano delle basi filosofiche della politica pubblica [...]. Nel passato, le idee unificanti tendevano ad avere una sostanza religiosa. Ci sono certamente dei segni che l'uguaglianza sta prendendo un aspetto sacrale fra molte menti oggigiorno, e che sta rapidamente acquisendo uno stato dogmatico, almeno tra un gran numero di filosofi e scienziati sociali.[6]
Il sociologo di Oxford A. H. Halsey, infatti, fu "incapace d'individuare alcuna ragione se non la "malvagità" per la quale qualcuno dovesse opporsi" al programma egualitarista. Presumibilmente quella "malvagità" poteva essere solo diabolica.[7]



“Uguaglianza” in cosa?

Esaminiamo ora il programma egualitarista con più attenzione: cosa, esattamente, dovrebbe rendere uguali? La vecchia, o "classica" risposta è il reddito monetario. Le entrate di denaro dovevano essere rese uguali.

In superficie, questo sembrava chiaro, ma subito sorsero delle gravi difficoltà. Dunque, l'uguaglianza dovrebbe essere per persona o per famiglia? Se la moglie non lavora, le entrate domestiche dovrebbero aumentare in proporzione? I figli dovrebbero essere obbligati a lavorare per rientrare nella rubrica degli "uguali", e se così, a che età? Inoltre, il patrimonio non è importante come il reddito annuale? Se A e B guadagnano ciascuno $50,000 all'anno, ma A possiede un patrimonio accumulato di $1 milione, e B non possiede alcunché, il loro reddito uguale riflette scarsamente un'uguaglianza di posizione finanziaria.[8] Ma se A è tassato più pesantemente a causa del suo patrimonio accumulato, non è un'ulteriore penalizzazione su parsimonia e risparmio? E come si possono risolvere questi problemi?

Ma anche mettendo da parte il problema del patrimonio, e focalizzandosi solo sul reddito, si può veramente equalizzare il reddito? Certamente il parametro da equalizzare non può essere semplicemente l'entrata monetaria. Il denaro è, dopo tutto, solo un pezzo di carta, un'unità di conto, così che l'elemento da rendere uguale non può essere meramente un numero astratto, ma devono essere le merci e i servizi che possono essere acquistate con quel denaro. Il mondo egualitario (e certamente l'egualitarista impegnato non può certo fermarsi ai confini nazionali) si preoccupa di livellare non soltanto il totale della moneta, ma l'effettivo potere d'acquisto. Dunque, se A riceve uno stipendio di 10,000 dracme l'anno, e B guadagna 50,000 fiorini, l'equalizzatore dovrà inventare quanti fiorini sono effettivamente equivalenti ad una dracma in relazione al potere d'acquisto, prima che possa brandire la sua ascia equalizzatrice correttamente. In breve, ciò che gli economisti definiscono "reali" e non mere entrate monetarie, devono essere livellate per tutti.

Ma una volta che l'egualitarista accetta di focalizzarsi sulle entrate reali, cade in un groviglio di inestricabili e irrisolvibili problemi. Perché un grande numero di merci e di servizi non sono omogenee, e non possono essere replicate per tutto. Uno dei beni che i Greci possono consumare con le loro dracme è quello della vita nelle isole Greche. Questo servizio (di beneficiare continuamente delle isole Greche) è inevitabilmente precluso agli Ungheresi, agli Americani e a chiunque altro al mondo. Allo stesso modo, cenare regolarmente in un caffè sul Danubio è un servizio inestimabile negato al resto di noi che non vive in Ungheria.

Come il reddito reale può essere equalizzato in tutto il mondo? Come si può misurare il piacere delle isole Greche, o cenare sul Danubio, in rapporto ad altri servizi? Se io sono del Nebraska, e le manipolazioni del cambio hanno presumibilmente equalizzato le mie entrate con un Ungherese, com'è possibile paragonare vivere in Nebraska al vivere in Ungheria? Il pantano peggiora sulla contemplazione. Se l'egualitarista considera che il piacere Danubiano è in qualche modo superiore a godere la vista e i panorami dell'Omaha, o di una fattoria del Nebraska, su quali basi l'egualitarista tasserà l'Ungherese e sussidierà chiunque altro? Come farà a misurare, in termini monetari, il "valore di cenare sul Danubio"? Ovviamente il rigore severo della legge naturale gli impedisce, per quanto chiaramente vorrebbe farlo, di prendere fisicamente il Danubio e parcellizzarlo equamente per ogni abitante in ogni parte del mondo. E che dire di quelle persone che preferiscono i panorami e la vita in una comunità agricola del Nebraska ai peccati di Budapest? Chi, dunque, sarà tassato e chi sussidiato, e di quanto?

Forse nella disperazione, gli egualitaristi potrebbero arretrare sull'idea che la localizzazione di ognuno rifletta le sue preferenze, e che dunque dobbiamo semplicemente presumere che le posizioni possono essere accantonate nel grande riordino egualitario. Ma mentre è vero che praticamente ogni punto del mondo è amato da qualcuno, è altrettanto vero, e largamente, che alcuni luoghi sono ampiamente preferiti ad altri. E il problema di posizione è presente anche tra nazioni. È generalmente riconosciuto, sia dai residenti sia dagli esterni invidiosi, che la Baia di San Francisco è, per clima e topografia, molto più vicina ad un Paradiso terrestre piuttosto che, diciamo, il West Virginia o Hoboken, New Jersey. Perché dunque questi ottenebrati forestieri non si spostano nella Baia di San Francisco? In primo luogo, molti di loro lo hanno fatto, ma altri sono impediti dalla sua piccola dimensione che (tra le altre cose, le restrizioni del tutto umane, quali le leggi urbanistiche) e dai severi limiti alle opportunità di migrazione. Dunque, nel nome dell'egualitarismo, dovremmo imporre una tassa speciale sui residenti della Baia e su altri punti prestabiliti, per ridurre il loro reddito di benessere psichico, e sussidiare il resto di noi? E che ne dite di riversare sussidi in alcune aree designate quali malinconiche, ancora una volta con l'obbiettivo di parificare le entrate reali? E come potrebbe un governo egualitarista trovare quante persone in generale, e a maggior ragione ogni singolo residente, amano la Baia e quanto reddito negativo patiscono dal vivere, diciamo, in West Virginia o Hoboken? Ovviamente non possiamo chiedere ai vari residenti quanto amino o detestino le loro aree di residenza, poiché i residenti di ogni luogo da San Francisco a Hoboken avrebbero ogni incentivo a mentire, e correre a dichiarare alle autorità quanto disprezzano il luogo dove vivono.

E la localizzazione è solo uno dei più ovvi esempi di bene non omogeneo e di servizi che non possono essere resi uguali in tutte le nazioni del mondo.

Per di più, anche se il patrimonio e le entrate reali fossero entrambe livellate, si possono rendere uguali le persone, le loro capacità, le loro culture, i tratti somatici? Anche se la posizione monetaria di ogni famiglia fosse la stessa, i figli non nasceranno in famiglie con nature, capacità, e qualità differenti? Tutto questo non è, per usare un termine caro agli egualitaristi, "ingiusto"? Come possono le famiglie essere rese uguali, cioè, uniformi? Il figlio di una famiglia acculturata, intelligente e saggia non gode di un vantaggio "sleale" nei confronti di una famiglia in bancarotta, idiota e disfunzionale? Gli egualitaristi devono dunque spingere e sostenere, come hanno fatto molti teorici comunisti, la nazionalizzazione di tutti i bambini dalla nascita, e il loro allevamento in identici asili nido legali di stato. Ma anche in questo caso, l'obbiettivo di uguaglianza e uniformità non può essere raggiunto. Il fastidioso problema della localizzazione rimarrà, e un nido di stato nella Baia di San Francisco, sebbene per ogni altro aspetto identico ad uno nelle zone selvagge della Pennsylvania centrale, godrà di inestimabili vantaggi, o, alla fin fine, di inestirpabili differenze dagli altri nidi. Ma al di là dei luoghi, la gente, gli amministratori, le infermiere, gli insegnanti, all'interno e all'esterno dei vari accampamenti, saranno del tutto diversi, dando dunque a ciascun bambino un'esperienza inevitabilmente diversa, e distruggendo la ricerca dell'uguaglianza per tutti.

Naturalmente un opportuno lavaggio del cervello, la burocratizzazione, la robotizzazione e la morte dello spirito negli accampamenti di stato, possono aiutare tutti gli insegnanti e infermiere, così come i bambini, a ridurre il tutto ad un più comune denominatore, ma le inestirpabili differenze e i vantaggi rimarranno lo stesso.

E perfino se, per amor di discussione, potessimo presumere l'uguaglianza generale fra reddito e patrimonio, altre disuguaglianze non solo rimarrebbero, ma, in un mondo di entrate eguali, diventeranno ancor più lampanti e più importanti nel pesare le persone. Differenze di posizione, differenze di occupazione, e disuguaglianze nella gerarchia lavorativa e dunque nello status e nel prestigio diventeranno sempre più importanti, poiché il reddito e il patrimonio non saranno più un metro di giudizio o di valutazione delle persone. Le differenze di prestigio fra medici e falegnami, o tra dirigenti e operai, diventeranno ancor più accentuate. Naturalmente il prestigio del lavoro può essere equalizzato eliminando del tutto le gerarchie, abolendo tutte le organizzazioni, corporazioni, gruppi di volontari ecc. Tutti avranno dunque egual rango e potere decisionale. Le differenze in prestigio potrebbero essere eliminate solo entrando nel paradiso Marxista e abolendo ogni specializzazione e divisione del lavoro tra le occupazioni, così che ognuno farebbe tutto. Ma in questo tipo di economia, la razza umana morirebbe ad una notevole velocità.[9]



La nuova élite coercitiva

Quando affrontiamo il movimento egualitarista, iniziamo a trovare la prima contraddizione pratica, se non logica, dentro il programma stesso: ovvero che i suoi primari sostenitori non sono in alcun modo catalogabili tra i poveri e gli oppressi, ma sono professori di Harvard, Yale, e Oxford, così come altri leader dell'élite sociale e del potere. Quale tipo di "egualitarismo" è questo? Se questo fenomeno dovrebbe impersonare una massiccia presunzione di colpa liberale, è dunque curioso che vediamo molto pochi esponenti di questa élite di "mea culpa" che realmente si svestono dei loro beni mondani, del prestigio, dello status, e vanno a vivere umilmente e anonimamente tra i poveri e gli indigenti. Piuttosto il contrario, sembra che non inciampino in nessun gradino nella loro scalata verso la ricchezza, fama, e potere. Al contrario, si crogiolano nell'auto-compiacimento e nelle congratulazioni per i colleghi allineati al loro pensiero altamente morale nel quale si sono occultati.

Forse la risposta a questo puzzle si trova nel nostro vecchio amico Procuste. Poiché non esistono due persone uniformi o "uguali" in nessun senso in natura, o risultano in nessuna società volontaria, per imporre e mantenere tale uguaglianza è necessario imporre permanentemente un'élite di potere armata con un potere coercitivo devastante. Perché un programma egualitarista richiede chiaramente un'élite potente che governi e detenga le formidabili armi della coercizione e perfino del terrore richiesto per far funzionare la tortura Procusteana: forzare ognuno in uno stampo egualitarista. Perciò, almeno per l'élite al potere, qui non c'è "uguaglianza", solo vaste diseguaglianze di potere, decisionismo e, senza dubbio, reddito e patrimonio.

Dunque, il filosofo Inglese Anthony Flew indica che "l'ideale Procusteano è, ed è destinato ad essere, l'attrattiva più potente per coloro che già detengono, o sperano di detenere in futuro, un ruolo prominente o parti remunerativi nella macchina dell'imposizione." Flew nota che questo ideale Procusteano è "l'ideologia unificante e giustificante di una classe emergente di consiglieri politici e professionisti dello stato sociale", aggiungendo in modo significativo che "queste persone sono sia coinvolte professionalmente, sia in debito per il loro passato e futuro avanzamento di carriera, al business dell'imposizione di questo stesso ideale."[10]

Che la necessaria conseguenza di un programma egualitario sia decisamente la creazione di un'élite non-egualitaria con un potere senza scrupoli fu riconosciuto e condiviso dal sociologo Inglese marxista-leninista Frank Parkin. Parkin concluse che "l'Egualitarismo sembra richiedere un sistema politico nel quale lo stato sia in grado di tenere sotto controllo i gruppi sociali e occupazionali che, in virtù delle loro capacità o educazione o attributi personali, potrebbe altrimenti tentare di reclamare una fetta sproporzionata di benefici sociali. Il modo più efficiente di tenere tali gruppi sotto scacco è negarne i diritti di organizzazioni politiche o, in altri mondi, di minarne l'eguaglianza sociale. Questo presumibilmente è il ragionamento che soggiace il caso Marxista-Leninista per un ordine politico basato sulla dittatura del proletariato."[11]

Ma come mai Parkin e quelli del suo stampo non sembrano accorgersi che questo esplicito assalto alla "uguaglianza sociale" porta a tremende disuguaglianze di potere, autorità decisionale e, inevitabilmente, reddito e ricchezza? Davvero, perché non si pongono quasi mai questa domanda apparentemente ovvia? Ci potrebbe essere un'ipocrisia o perfino un inganno all'opera?


[*] traduzione per Francesco Simoncelli's Freedonia a cura di Giuseppe Jordan Tagliabue: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


=> Qui il link alla Seconda Parte: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2016/07/egualitarismo-ed-elite-parte-ii.html

=> Qui il link alla Terza Parte: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2016/07/egualitarismo-ed-elite-parte-iii.html


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Note

[1] Mi rendo conto che gli studiosi di api e formiche sottolineeranno la divisione del lavoro tra i vari gruppi di specie, ma non sono affatto convinto che una singola ape o formica abbia una “personalità” degna d'essere onorata, rispettata, o pianta.

[2] Alla fine dell'undicesimo secolo il grande Arab al-Ghazali denunciò l'idea dell'uguaglianza forzata e avvertì strenuamente che qualsiasi porzione di ricchezza deve essere volontaria. Si veda S. M. Ghazafar and A. A. Islahi, “The Economic Thought of an Arab Scholastic: Abu Hamid al-Ghazali (1058–1111),” History of Political Economy 22 (Summer 1990): 381–403.

[3] Antony Flew, The Politics of Procrustes: Contradictions of Enforced Equality (Buffalo, N.Y.: Prometheus Books, 1981), frontespizio.

[4] J. R. Lucas, “Against Equality Again,” Philosophy 52 (July 1977): 255.

[5] Henry C. Simons, Personal Income Taxation (Chicago: University of Chicago Press, 1938), p. 19.

[6] Richard Nisbet, “The Pursuit of Equality,” The Public Interest 35 (1974): 103, citazione in Antony Flew, Politics of Procrustes, p. 20.

[7] Citazione in ibid., pp. 22, 187.

[8] L'imposta sul reddito progressiva, un dispositivo fiscale amato dagli egualitaristi per uguagliare i redditi, ignora le differenze tra le ricchezze. Di conseguenza per quei multi-milionari con bassi redditi annuali, non sarebbe difficile supportare una tassa progressiva; a differenza dei loro concorrenti di mercato con un reddito alto, ma con una bassa ricchezza. Cf. Ludwig von Mises, Human Action, 3rd rev. ed. (Chicago: Henry Regnery, 1966), p. 809.

[9] Sull'ideale marxista dell'abolizione della divisione del lavoro, si veda Murray N. Rothbard, Freedom, Inequality, Primitivism, and the Division of Labor (Menlo Park, Calif.: Institute for Humane Studies, 1971), pp. 10–15 (reprinted 1991 by the Ludwig von Mises Institute); e Paul Craig Roberts, Alienation and the Soviet Economy, 2nd ed (New York: Holmes and Meier, 1990).

[10] Flew, Politics of Procrustes, pp. 11–12, 62.

[11] Frank Parkin, Class Inequality and Political Order (London: Paladin, 1972), p. 183; citazione in Flew, Politics of Procrustes, pp. 63–64.

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La guerra al risparmio continua

Ven, 15/07/2016 - 10:05




di David Stockman


La guerra delle banche centrali ai risparmiatori è radicata in un caso monumentale di Grande Menzogna. Ecco quello che ora guadagna su un conto di deposito un operaio in pensione che è riuscito a risparmiare $5,000 l'anno dopo 40 anni di fatica e sudore in un'acciaieria. Vale a dire, una sola tazza di cappuccino.

Eppure i banchieri centrali affermano di non aver assolutamente nulla a che fare con questa ingiustizia economica.

Proprio così. Un rendimento che equivale ad un cappuccino di Starbucks al giorno su un gruzzolo da $200,000, non sarebbe il risultato di una massiccia intrusione delle banche centrali nei mercati finanziari e dell'ancoraggio dei tassi d'interesse allo zero bound; è causato, invece, da un "eccesso di risparmio" globale e una bassa crescita economica.

Di recente Mario Draghi ha insistito che la politica monetaria ultra-allentata e la NIRP non sono

[...] il problema, ma un sintomo di un problema di fondo causato da un "eccesso globale di risparmio" e da una mancanza di appetito per gli investimenti [...]. Questo eccesso — definito come "sovrabbondanza globale di risparmio" da Ben Bernanke, ex-presidente della Federal Reserve — è ciò che c'è dietro al declino storico dei tassi d'interesse negli ultimi decenni, ha detto il presidente della BCE.
C'è da dire che Draghi non se l'è presa solo con l'ossessione per il risparmio da parte di cinesi che lavorano 12 ore al giorno nelle fabbriche d'assemblaggio di iPhone. Così ha chiosato lo stampatore folle europeo:

L'area della moneta unica è stata "anch'essa una protagonista" [...]
In realtà, questa è una gran bella bugia. Il tasso di risparmio delle famiglie nella zona Euro è in calo fin dalla nascita della moneta unica. E tale erosione di lungo termine non ha rallentato neanche quando Draghi ha proferito il suo ukase nell'agosto del 2012.




Sì, il cosiddetto double-speak dei banchieri centrali come quello di Draghi fa riferimento a qualche sotterfugio statistico, affermando che gli "avanzi delle partite correnti" sono la stessa cosa del "risparmio nazionale". A dire il vero, non sono nulla del genere; gli avanzi e i deficit delle partite correnti sono un'identità contabile nell'ambito degli schemi contabili keynesiani di tutto il mondo, e per tutte le nazioni non rappresentano affatto un risparmio ma discrepanze statistiche.

In realtà, gli avanzi e i deficit delle partite correnti sono una funzione delle politiche delle banche centrali e del loro impatto su salari interni, prezzi e costi. Gli avanzi cronici delle partite correnti sono il risultato di un ancoraggio dei cambi al di sotto dei livelli economici e di una repressione di salari e prezzi interni, e i deficit cronici sono il contrario.

Detto in altro modo, ciò che i banchieri centrali affermano che sia "eccesso di risparmio" generato da famiglie e imprese, che devono essere punite per i loro peccati, è in realtà una deformazione del commercio mondiale e dei flussi di capitale radicata nelle macchinazioni dei banchieri centrali.

Ciò è evidente nei numeri di Draghi. Egli rimprovera la Germania e la zona Euro per aver alimentato la sovrabbondanza di risparmio, come rappresentato dalle loro eccedenze delle partite correnti rispettivamente del 5% e del 3% del PIL. Ma questo è il classico caso in cui il bue dà del cornuto all'asino.

Durante i 14 anni prima dell'ukase di Draghi, col quale affermava di voler scardinare il tasso di cambio allora prevalente di 1.30-1.40 dollari per euro, la zona Euro non aveva un surplus delle partite correnti.

Ciò che Draghi indica come il problema che sta riparando, è principalmente una sua creazione!

Vale a dire, è la conseguenza di un 20% di svalutazione dell'euro effettuata sotto la sua guida, e anche del temporaneo miglioramento del commercio europeo grazie alla sovrabbondanza globale di petrolio e materie prime. E anche in quest'ultimo caso, è stata l'azione dei banchieri centrali che ha scatenato il boom del credito a buon mercato degli ultimi due decenni, con conseguente eccesso d'investimenti in capacità di produzione nel settore energetico e minerario.

In ogni caso, le eccedenze della zona Euro a partire dal 2011 riportate di seguito, non rappresentano consumatori e imprese che non spendono abbastanza e risparmiano troppo. Al contrario, queste eccedenze contabili sono solo un'altra fase del sistema massicciamente deformato del commercio globale e dei flussi di capitale. Questi ultimi, a loro volta, sono il frutto di un sistema marcio di falsificazione dei mercati monetari e dei capitali.




Infatti, quando i risparmi sono misurati in modo onesto, non c'è una sola economia dei mercati sviluppati che nel corso degli ultimi decenni non abbia subito un forte calo del tasso di risparmio. Il tasso di risparmio delle famiglie, ad esempio, non solo è diminuito ben oltre la metà, ma, così facendo, è andato esattamente nella direzione sbagliata.

Cioè, la generazione dei baby boomer s'è diretta verso il punto di flesso del pensionamento a partire dal 2010. Il tasso di risparmio avrebbe dovuto salire verso un picco generazionale, non scivolare nel sotterraneo della storia.




A questo proposito, il Giappone è il manifesto della questione — una nazione mangia-risparmi.

Così, le tanto decantate famiglie frugali del Giappone nel periodo pre-1990 sono letteralmente scomparse dalla faccia della terra. Questo sviluppo funesto si è verificato proprio quando il Giappone necessitava di un considerevole risparmio per i decenni successivi, quando si sarebbe trasformato in una colonia di pensionati.




Il declino secolare profondo dei tassi di risparmio delle famiglie in tutti i mercati sviluppati, è l'avvertimento che le banche centrali hanno drasticamente deformato il sistema finanziario, e ora stanno raccontando la proverbiale Grande Menzogna di un "eccesso di risparmio" al fine di giustificare la loro continua aggressione sui depositanti. Ecco perché sotto un sistema monetario sonante, il tipo di boom degli investimenti vissuto dai mercati emergenti nel corso degli ultimi due decenni, sarebbe stato accompagnato dall'impennata dei risparmi.

Durante il grande boom globale tra il 1870 e il 1914, per esempio, Gran Bretagna, Francia, Olanda e, in misura minore, Germania, erano enormi esportatori di capitali. Al contrario, i mercati emergenti dell'epoca — Stati Uniti, Argentina, Russia, India, Australia, ecc. — erano grandi importatori di capitali.

Ciò aveva un enorme senso economico. Le economie avanzate dell'epoca guadagnavano surplus commerciali esportando macchinari, materiale rotabile, acciaio, prodotti chimici e manufatti di consumo, e poi re-investivano tali surplus in prestiti e investimenti in navi, miniere, ferrovie, fabbriche, porti e infrastrutture pubbliche nelle economie in via di sviluppo.

Il cardine di questo circolo virtuoso, naturalmente, era il denaro globale comune. Cioè, le valute rappresentavano un certo peso in oro e, di conseguenza, erano convertibili a tasso fisso per lunghi periodi di tempo. Gli investitori e le compagnie di assicurazione inglesi, per esempio, investivano in obbligazioni denominate in sterline emesse da mutuatari stranieri, perché sapevano che suddetti bond erano tanto buoni quanto l'oro e che il loro unico vero rischio era un default del mutuatario sugli interessi o sul capitale.

Il convoglio odierno delle stampanti monetarie ha ribaltato la logica del capitalismo sotto il gold standard. Di conseguenza, nel corso degli ultimi decenni i produttori asiatici e le petro-economie sono diventati risparmiatori ed esportatori di capitali, mentre le economie più avanzate del pianeta sono diventate importatrici di capitali. Infatti gli economisti keynesiani e i monetaristi hanno definito questi enormi avanzi delle partite correnti degli Stati Uniti una cosa meravigliosa.

No, non lo erano. Donald Trump ha ragione — anche se per i motivi sbagliati.

Fin dagli anni '70 gli Stati Uniti hanno preso in prestito circa $8,000 miliardi dal resto del mondo, e non ai sensi delle leggi dell'economia, come invece proclama il consenso keynesiano/monetarista. Al contrario, la stringa ininterrotta di deficit delle partite correnti mostrata qui sotto — la misura di base del prestito annuale dall'estero — è stata accumulata in violazione delle leggi del denaro sonante; ed è stata alimentata dall'abbandono della convertibilità del dollaro con l'oro nell'agosto del 1971.




Alla fine, la FED ha trovato una scusa dopo l'altra per inondare il mondo con passività in dollari. In realtà, le passività nel bilancio della FED (cioè, i dollari) erano pari a soli $65 miliardi prima dell'agosto del 1971, il che significa che sono esplose del 70X, a $4,500 miliardi, negli anni successivi.

Questo inflazionamento del sistema monetario, a sua volta, ha consentito al credito complessivo dell'economia degli Stati Uniti di salire dai $1,700 miliardi nel 1971 ai $63,500 miliardi attuali. Ciò significa che il rapporto debito pubblico/privato e reddito nazionale dell'economia degli Stati Uniti, è salito dal suo livello storico di 1.5X nel 1971 a 3.5X di oggi.




Inutile dire che il male di questa massiccia inflazione monetaria è la sua contagiosità. Gli ultimi 45 anni hanno dimostrato che non esiste una cosa come una stampa di denaro in un solo paese.

In realtà, la baldoria dell'indebitamento in America, Giappone ed Europa ha giocato a favore dei mercantilisti politici in Asia orientale e nei petro-stati. Agganciando le loro valute non ad uno standard fisso come l'oro, ma alla massiccia emissione di dollari scoperti, sono diventati esportatori di capitali e "risparmiatori". Questo perché al fine d'impedire una salita delle proprie valute rispetto ai dollari e agli euro, le loro banche centrali hanno accumulato enormi quantità di titoli di stato statunitensi ed europei intervenendo cronicamente nei mercati FX.

Gente, questo non è un eccesso di risparmio; è la conseguenza di una massiccia stampa monetaria a livello mondiale. Se la Cina non avesse svalutato la sua moneta del 60% nel 1994 e non l'avesse mantenuta più o meno legata al diluvio di dollari sin da allora, le sue tanto decantate riserve in valuta estera da $4,000 miliardi e l'espansione del 60X del suo credito interno — da $500 miliardi a metà degli anni '90 a $30,000 miliardi di oggi — non sarebbero mai esistiti neanche tra un milione di anni.




I grafici qui sotto, di conseguenza, non hanno nulla a che fare con un "eccesso di risparmio". Se nel 1994 la valuta cinese fosse stata collegata all'oro, il tasso di cambio tra dollari e RMB sarebbe crollato molto tempo fa, e la capacità dell'America di vivere per decenni al di là dei propri mezzi scambiando debito del Tesoro per i manufatti cinesi sarebbe finita tempo fa.




Alla fine, le chiacchiere dei banchieri centrali sul presunto "eccesso di risparmi" fanno riferimento ad un'identità contabile inerente al commercio mondiale. I mercantilisti che scelgono di scambiare il sudore della fronte dei loro lavoratori (Cina e Asia orientale) e le loro risorse energetiche e minerarie (i petro-stati) in cambio di IOU, si ritrovano avanzi delle partite correnti; coloro che emettono questi debiti accumulano deficit.

E tutto ciò non ha nulla a che fare con troppi risparmi da redditi reali. È la conseguenza della stampa monetaria dilagante che ha gravato l'economia mondiale con $225,000 miliardi di debito impagabile e grandi eccessi di capacità produttiva che negli anni a venire si tradurranno in pressioni deflazionistiche e bassa crescita.

Infatti i banchieri centrali sono scesi così in profondità nella tana della follia monetaria, che non riconoscono più la differenza tra risparmi onesti di famiglie, profitti aziendali e avanzi statali, e crediti fiat generati ex-nihilo dalle banche centrali e dalle istituzioni finanziarie. Di conseguenza, l'economia globale è stata gravata da investimenti improduttivi ed eccedenze delle spese in conto capitale che ormai hanno innescato una deflazione globale travolgente e un crollo dei profitti nelle industrie primarie e in quelle dei beni strumentali.

Detto in modo diverso, nel corso degli ultimi due decenni i livelli folli di spese in conto capitale in Cina e nei mercati emergenti, non erano una funzione di lavoratori che hanno risparmiato troppo in base ai 60 centesimi l'ora in salario. Invece la follia economica mostrata nel grafico qui sotto, è dovuta ai banchieri centrali e alla loro stupida emissione di credito fiat da $20,000 miliardi.




E questo ci porta alle mendacità di Bernanke, Yellen e soprattutto Draghi. Questo pazzo ha risposto così alle lamentele tedesche circa la sua guerra ai risparmiatori europei:

"[...] Non c'è abbastanza domanda di capitale in altre parti del mondo per assorbire l'eccesso di risparmio senza avere, nel contempo, rendimenti in calo," ha detto Draghi [...]. "In un ambiente del genere, i bassi tassi d' interesse della banca centrale non sono il nemico, ma esattamente quello che era necessario per rilanciare la domanda di investimenti [...]. Se le banche centrali non l'avessero fatto, gli investimenti sarebbero risultati poco attraenti," ha detto Draghi. "Altrimenti l'economia sarebbe rimasta in recessione."
Che idiozie. Se non c'è "abbastanza domanda di capitale", allora perché la BCE ha ritenuto necessario finanziare le esigenze di finanziamento dei governi europei attraverso "porte sul retro", o il cosiddetto QE? Spazzolando $1,000 miliardi tra debiti pubblici e privati nel corso degli ultimi 14 mesi, ha semplicemente soppiantato la domanda privata riguardo i titoli d' investimento.

Ma lo scopo della BCE è stato quello di sopprimere i rendimenti e il costo del denaro, seguendo la teoria keynesiana secondo cui la zona Euro può tornare alla prosperità mediante l' accumulo di maggior debito. Cioè, punendo i risparmiatori e premiando i debitori tramite la falsificazione dei tassi d' interesse, Draghi sostiene che le banche centrali possono creare per magia crescita e ricchezza.

Come direbbe Trump, non esiste!




Sì, il mondo è probabile che affronterà una depressione delle spese in conto capitale nel corso degli anni a venire, a causa della gigantesca capacità in eccesso alimentata dal boom del credito degli ultimi due decenni. Ma tale condizione funesta è stata causata dai banchieri centrali. Ciò significa che nessuna quantità di credito aggiuntivo a costo zero genererà investimenti produttivi.

Quindi la Grande Menzogna insita nel cosiddetto "eccesso di risparmi", è particolarmente odiosa. I banchieri centrali la stanno usando come pretesto per punire brutalmente i risparmiatori per le conseguenze dei propri errori.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La vera ragione per cui abbiamo uno stato sociale

Gio, 14/07/2016 - 10:15




di Bill Bonner


BALTIMORE – Alla fine gli svizzeri hanno votato "no".

La volta scorsa ci siamo chiesti perché qualcosa in cambio di niente non funziona mai.

Non nella politica monetaria. Non nello stato sociale o negli aiuti esteri. Non nel commercio.

Mai.

Ma qualcosa in cambio di niente è ciò che la maggior parte della gente vuole.

Gli svizzeri hanno votato contro la concessione a tutti i cittadini di un "reddito di base universale" da circa $30,000 l'anno, a prescindere dal fatto che abbiano o no un lavoro. Ma l'idea è improbabile che svanisca.

Due terzi degli elettori britannici dice d'essere a favore di questa idea. E la provincia dell'Ontario in Canada proverà a fare qualcosa di simile.

Se avete seguito questo blog, sapete come e perché abbiamo uno stato sociale.

Non perché i leader attuali sono più riflessivi e attenti rispetto a quelli del passato. Invece la rivoluzione francese e quella americana hanno rivoluzionato la semantica, facendo credere alle persone che ci fosse una certa differenza tra "cittadini" e "sudditi".

Quando le persone pensano d'essere a capo di un governo, piuttosto che comprendere d'essere suoi sottoposti, non si chiedono più cosa il governo possa fare per loro, ma cosa possano fare loro per esso!

Le élite, che controllano il governo, hanno una risposta rapida: è possibile pagare tasse più alte!

E potete farvi saltare in aria in una delle nostre guerre estere.

Invece d'essere costretti a servire nell'esercito del re, i cittadini si arruolano di loro sponte. E poiché il loro denaro viene utilizzato solo per progetti di cui loro beneficiano – selezionati dai loro rappresentanti eletti – devono pagare di più.

Almeno questa era la teoria.

Sì, gli elettori sono un fastidio. Eppure lasciare che le masse pensino d'essere al comando, è un assioma che ancora produce benefici; si può depredarle di più in questo modo.

Ma il nuovo cittadino del XIX secolo aveva un fucile e una scheda elettorale.

E se poteva abbattere Giorgio III o Luigi XVI, avrebbe potuto far cadere qualsiasi governo.

Così, circa un secolo dopo che la testa di Luigi rotolò, il primo cancelliere della Germania, Otto von Bismarck, capì come mantenere docili i cittadini: dare loro qualcosa in cambio niente. Una pensione!

Attraverso una serie di atti nel 1880, la Germania di Bismarck mise in atto il primo stato sociale al mondo – tra cui l'assicurazione sanitaria pubblica e un programma pensionistico pubblico.

Se le persone fossero dipese dai federali per la loro pensione, avrebbero seguito quasi tutto quello che avrebbero detto questi ultimi.

Questa è stata l'origine di ciò che conosciamo come stato sociale – il governo raccoglie denaro dai cittadini e poi ne restituisce una parte sostanziale.

Alcuni ottengono posti di lavoro. Alcuni ottengono prestazioni dall'assistenza sanitaria pubblica. Quasi tutti ottenengono la pensione.

Oggi la maggior parte dei governi opera in base al modello di Bismarck – prende i soldi dai cittadini e fornisce loro benefici "pubblici".

Il modello ha funzionato splendidamente per 100 anni.

I politici, continuamente a caccia di voti, cercano di rendere quanto più indolore possibile la pillola. "Liberal" e "conservatori" hanno capito che, per essere eletti, dovevano promettere agli elettori sempre più "benefici".

Il conservatorismo reale (a favore di un governo limitato) è praticamente scomparso. I politici hanno promesso una serie di risarcimenti agli elettori: indennità di disoccupazione, cure mediche, farmaci, abitazioni e altre dispense.

Ma più ottenevano qualcosa in cambio di niente, più ne volevano.

Fortunatamente le popolazioni e le economie erano in rapida crescita.

Il giovane lavorava... e gli venivano promessi benefici – farmaci e pensioni – di cui avrebbe potuto godere quando sarebbe diventato più vecchio.

Fino a quando le popolazioni erano in crescita e le economie s'espandevano, l'unico problema era decidere chi avrebbe dovuto ottenere cosa.

Ecco perché le elezioni erano così importanti. "Sono aste anticipate di beni rubati", come disse il giornalista H.L. Mencken.

Ma sono aste di beni che non sono stati nemmeno creati... figuriamoci rubati.

E ora il dare alle persone anziane qualcosa in cambio di niente sta finendo nei guai: non c'è più così tanto da dare... e ci sono molte più persone con le mani allungate.

I sistemi pensionistici pubblici – come la previdenza sociale negli Stati Uniti – avevano pochi beneficiari prima della seconda guerra mondiale. Ora ce ne sono a iosa.

La matematica non funziona più. Invece di ottenere più di quanto pagato, i cittadini ora si aspettano di ottenere meno.

Forse molto meno.

Non solo ci sono più anziani, ma anche i federali hanno danneggiato l'economia che li sostiene.

Come?

Normative nebbiose e sciocche... privilegi speciali ed elargimenti... licenze... sussidi.

"Bill, vorrei davvero tagliare i vostri alberi", ha detto Tommy strascicando le parole.

Tommy ha lavorato con il suo bulldozer nella nostra azienda agricola in Maryland.

"Ma non è più come una volta. Ora è necessario un permesso per tutto, per non parlare di tagliare gli alberi. Si presenta un forestale [probabilmente un neo-laureato alla University of Vermont]... e ti dice quali alberi si possono tagliare. Non sto scherzando."

Così ora dobbiamo rimanere in contatto con il governo della contea... il governo dello stato... e per quanto ne sappiamo, presto diventerà un caso federale.

Il lavoro rallenterà. Ci saranno altre tasse da pagare.

E perché? Perché qualcun altro dovrebbe dirci quali alberi tagliare? Come tutto ciò potrebbe far diventare migliore il mondo?

Molto probabilmente non lo diventerà. Sarà solamente meno efficiente. La produttività sta ora andando a ritroso... e se questo trend continuerà, lo stato sociale è condannato al fallimento.

"Cavolo... ci sono anche i serpenti tra quegli alberi", ha detto Tommy. "E io odio i serpenti."

"Ho lavorato col mio trattore [un bulldozer] per tutta la vita. Più di 60 anni. E non m'è mai capitata una cosa del genere prima. Stavo facendo il mio lavoro e tutto ad un tratto, mi sono guardato intorno e mi sono ritrovato tra i piedi un grosso serpente nero. Era proprio dietro di me, appeso al finestrino e mi guardava la spalla.

"Non credo tu abbia mai visto correre un ottantenne come corsi io."

"Cos'è successo al serpente?" abbiamo chiesto.

"Oh... l'ho conciato per le feste."

E ora lo stato sociale non ha più senso. Se una persona può ottenere di più dalle assicurazioni private, dall'assistenza sanitaria privata e dall'istruzione privata, perché sostenere i federali?

In altre parole, lo stato sociale ha funzionato finché la gente poteva ottenere qualcosa in cambio di niente. E quest'ultima pratica non sarà più tanto attraente agli occhi degli elettori.

Ma aspettate: perché non rubare a Pietro per pagare Paolo?

Tassare i pochi ricchi... e dare il denaro ai molti poveri. Ricordate, si tratta pur sempre di un sistema di regole della maggioranza! Perché non farlo funzionare così?

Oh, cari lettori, a volte ci fate ridere per davvero. L'avete dimenticato? Gli elettori in realtà non controllano il sistema.

Pietro sì, invece.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'ipocrisia fiscale di Washington ha superato ogni limite

Mer, 13/07/2016 - 10:06




di David Stockman


È davvero entusiasmante quando Donald Trump oltraggia gli ipocriti della Beltway. Ma la sua proposta di condonare parte del debito pubblico è stata impagabile...

Non appena Trump ha detto ad alta voce quella che è già la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti, un coro di sabotatori fiscali della Beltway ha cominciato ad urlare circa la santità delle promesse di credito dello Zio Sam.

Vediamo. Da 89 mesi a questa parte, la Federal Reserve ha scaraventato i tassi d'interesse allo zero bound, perché l'economia degli Stati Uniti deve avere un 2% d'inflazione al fine di crescere e prosperare.

Oltre ad una manciata di zoticoni nel Congresso, non c'è quasi un lavoratore a Washington, da entrambe le parti della barricata, che abbia messo in discussione questa proposizione. Nessuno mette in dubbio l'adeguatezza o l'efficacia, per non parlare della sanità, del target d'inflazione al 2% dell'accoppiata Bernanke/Yellen.

Ma ammettiamo pure che la FED arrivi al suo fatidico obiettivo d'inflazione. Ciò significa che in 30 anni gli investitori intascherebbero 54.5 centesimi in denaro aggiustato all'inflazione per ogni dollaro di capitale investito nei trentennali del Tesoro USA.

Se questa non è bancarotta, è sicuramente uno "sconto" più profondo di quello che Trump aveva in mente mentre blaterava sulla CNBC.

Infatti non è altro che una grande politica monetaria verso l'inadempienza!

Ma poiché Trump ha avuto il coraggio d'affrontare l'argomento — per caso o per volontà — gli spendaccioni della Città Imperiale stanno sbraitando per soffocarci in una marea di parole riguardo una falsa rettitudine fiscale.

E gli scribacchini dei media mainstream ci aggiungono anche la loro ipocrisia fiscale. Secondo loro tutto ciò che è stato fatto nella Città Imperiale in questi ultimi decenni, era giusto. Certo, a loro modo di vedere non può esistere una crisi fiscale che possa giustificare le idee radicali come quelle offerte da Trump.

Ma in ultima analisi la folla della Beltway e le loro cheerleader nei media mainstream che spacciano la follia del debito senza fine, stanno praticamente garantendo che alla fine ci sarà un default. È solo che la strategia di Trump è più onesta.

Qui sotto vi mostro il perché l'ipocrisia fiscale di Washington è "andata troppo oltre."

L'establishment di Washington e i media mainstream vorrebbero farci credere che nel 2008-2009 Obama, la FED e il Congresso abbiano salvato il paese dalla Grande Depressione 2.0.

Vogliono che voi pensiate che sin da allora abbiamo marciato risolutamente verso la ripresa economica e la stabilizzazione fiscale.

No, non è così. Non c'è stata alcuna ripresa economica significativa e la condizione fiscale della nazione è spaventosa.

Per quanto riguarda la prima, ci sono meno posti di lavoro "da capofamiglia" a tempo pieno rispetto a prima della crisi. Allo stesso modo, il reddito reale del nucleo familiare medio è di gran lunga inferiore rispetto a quando l'amministrazione Clinton ha lasciato la Casa Bianca nel gennaio 2001.




Ma tra tutte le chiacchiere della Beltway, nessuna è più fastidiosa di quella degli architetti economici della Casa Bianca che sulle pagine di Politico rimproverano Trump sulla responsabilità fiscale.

Queste persone non sanno cosa sia la vergogna. E tra loro ci sono un paio di burocrati di Washington più colpevoli di Gene Sperling, che era a capo del consiglio di politica economica di Obama.

Tra il dicembre 2008 e oggi, il debito pubblico è esploso da $10,700 miliardi a $19,400 miliardi. Ciò significa che durante la presidenza di Obama, e con la consulenza di Sperling, il debito pubblico di nuova emissione è stato pari all'80% del debito totale creato durante i precedenti 220 anni della repubblica e dei 43 presidenti!




Proprio così. La Casa Bianca di Obama s'è crogiolata nella dissolutezza fiscale come mai prima. Eppure questo tipo ha l'audacia di proferire un discorso ipocrita sulla santità del credito di Washington:

[...] [Trump non ha] senso dell'importanza economica e storica dell'America, sostenendo un impegno sconsiderato nei confronti del nostro debito nazionale [...]. Le obbligazioni del Tesoro USA sono gli asset finanziari meno rischiosi sul pianeta e rappresentano il punto di riferimento rispetto al quale viene impostato il prezzo di tutti gli altri asset finanziari [...]. Anche la minima consapevolezza che Trump potrebbe giocare con il fuoco economico, facendo intuire che i Treasuries non sono più senza rischi, scuoterebbe le fondamenta dei mercati finanziari globali, il che significa che il tasso d'interesse di ogni altro asset finanziario — mutui, prestiti auto, credito a grandi e piccole imprese — potrebbe salire un sacco.
Sperling e la sua gente hanno mai considerato quanto alti potrebbero essere i tassi d'interesse senza la massiccia frode nel mercato obbligazionario alimentata dalla FED e dal resto delle banche centrali di tutto il mondo?

Anche i tipi presumibilmente più ignoranti tra di noi nel campo economico, a quanto pare compreso Donald Trump, sanno che né Washington, né il Fondo Monetario Internazionale, né il G-20 hanno abrogato la legge della domanda e dell'offerta. Né la CIA ha ancora classificato come segreto di stato l'ammontare del debito sovrano e degli altri asset finanziari che negli ultimi due decenni le banche centrali del mondo hanno aspirato in nome dello "stimolo" monetario.

Il fatto è che circa $19,000 miliardi — tra cui più della metà dei titoli del Tesoro americano quotati — sono stati sequestrati nei caveau delle banche centrali a partire dalla metà degli anni '90. Tutto questo debito sarebbe altrimenti gravato sulla limitata offerta mondiale di risparmio reale, facendo salire i tassi d'interesse. Invece è stato fatto sparire dalla circolazione dalle autorità monetarie premendo semplicemente il tasto "comprare" sulle loro stampanti monetarie digitali.

E l'approvazione di Bush/Obama di questa forma di default è arrivata con la nomina di keynesiani dichiarati alla presidenza della FED. Ogni volta che il piccolo numero di membri del Congresso fiscalmente responsabili ha cercato di fermare l'ascesa della spesa pubblica rifiutandosi d'aumentare il tetto del debito federale, i loro avversari della Beltway li hanno stremati. Hanno sbandierato la "piena fiducia e credito", sapendo che la FED e il suo stuolo di front-runner a Wall Street avrebbero acquistato il flusso di nuova carta proveniente dal Tesoro USA.

In tale ottica, Sperling raccomanda a Trump di studiare in modo da non fare più figuracce. Egli parla a vanvera di come "generazioni di americani hanno beneficiato da quell'impegno storico iniziato da Alexander Hamilton al fine di garantire solidità alla piena fiducia e credito nei confronti degli Stati Uniti."

Poi ha continuato il suo sproloquio suggerendo che Trump manca completamente di saggezza e coraggio, a differenza di Obama. L'ex-stratega fiscale di Obama ha detto quanto segue:

Immaginate se fossimo nel bel mezzo di un'altra situazione di stallo del debito come nel 2011 e un Presidente Trump dicesse al mondo — o ripetesse al mondo — che le turbolenze di bilancio potrebbero creare dubbi sul debito degli Stati Uniti. Sarebbe disposto a ricomprare il debito a sconto e istruirebbe il suo Segretario del Tesoro a prendere in considerazione tale opzione?
E se poi andasse avanti per giorni a confondere i mercati circa le sue vere intenzioni? Qualcuno crede davvero che senza Trump non ci sarebbe un panico globale con danni economici sconosciuti per l'economia globale e per la reputazione economica di lungo termine degli Stati Uniti?

Bene, ecco cos'è realmente accaduto. Circa l'80% della spesa federale è costituita da trasferimenti, servizio del debito e altri impegni imprescindibili per legge. Il tetto del debito è l'unico modo col quale può essere arrestata l'espansione inarrestabile di questa trappola fiscale mortale.

Così quando coloro che si battono in petto per la "fiducia e credito" su entrambe le estremità di Pennsylvania Avenue hanno annullato la rivolta nell'agosto 2011, hanno assicurato che la marcia di Washington verso il default sarebbe continuata senza sosta.

In realtà, il totale delle prestazioni dello stato sociale è cresciuto da $1,000 miliardi l'anno alla fine del secolo scorso ai $2,700 miliardi di oggi. Nei prossimi 15 anni lo tsunami dei trasferimenti sociali diventerà una trappola fiscale mortale.

Così mentre i tipi come Sperling difendevano la santità della "piena fiducia e credito" e quella dei debiti impagabili, le generazioni nate e non ancora nate sono state derubate. Ma la trappola mortale è stata lasciata dov'è dalle presunte sentinelle fiscali di Washington.

Sin dalla fine del secolo scorso, i trasferimenti dello stato sociale sono cresciuti a circa il 2X del tasso dei salari. Per quanto tempo ancora questi geni pensano che questa tendenza possa andare avanti?

Ma non preoccupatevi, troveremo il modo di uscirne. I segnapunti fiscali ufficiali di Washington nel Congressional Budget Office (CBO), hanno ritenuto dall'alto della loro saggezza keynesiana che il ciclo economico è stato ufficialmente sconfitto e che l'anno prossimo l'economia degli Stati Uniti entrerà nel nirvana della piena occupazione.

Non solo quello. Rimarrà così nei secoli dei secoli. Fino al 2026 avremo 207 mesi consecutivi senza una fase di recessione, secondo il CBO.

Sì, questo è ciò che giura e spergiura la brigata dei sostenitori della "piena fiducia e credito". Ma anche in questo caso, il deficit di bilancio raggiungerà i $1,300 miliardi e il 5% del PIL entro il 2026.

Riuscite ad immaginare cosa accadrà nel mondo reale quando lo Schema Rosso di Ponzi si sgretolerà definitivamente e l'economia globale cadrà in una recessione deflazionistica prolungata?

Inutile dire che Sperling ha lasciato la Casa Bianca ed è ora al soldo di Hillary, la quale promette di abbassare a 50 anni l'età per accedere al Medicare e di distribuire una buona quantità di altre cose gratis seguendo il copione di Bernie.

La minaccia fiscale è in agguato con o senza Donald Trump. In realtà, sono i burocrati come Sperling e i politici come Hillary che hanno spianato la strada alla sua pericolosità.

E proprio nel momento giusto.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Lo stato sociale è condannato a fallire

Mar, 12/07/2016 - 10:10




di Bill Bonner


BALTIMORE – Oggi non piagnucoleremo riguardo lo Stato Profondo.

Invece ci siederemo ai suoi piedi, ammireremo il taglio della sua mascella e canteremo le sue lodi.

Gli siamo grati... e non solo come fonte di divertimento. In breve, ci delizia la sua incompetenza.

Questo ci porta alla mente un piccolo elemento apparso sui notiziari che, come una palla da biliardo che attraversa il tavolo in feltro, ne colpisce altre due o tre prima di fermarsi.

Le abbiamo dovute tirare fuori dalle loro buche e le abbiamo esaminate. E che frode meravigliosa incarna ognuna di esse! Democrazia! Banca centrale! Stato sociale!

Pensiamo agli svizzeri come ad un popolo prudente ed attento. Hanno i piedi per terra e la testa sulle spalle.

Ma hanno indetto un referendum patetico e ridicolo, uno così mal concepito che è degno degli economisti americani... o degli intellettuali francesi.

In particolare, la Svizzera ha votato su una proposta per dare un "reddito di base" a tutti i residenti in Svizzera, che lavorassero o meno: un reddito annuo garantito di $30,000.

Potreste avere la stessa reazione che abbiamo avuto noi: questo è pazzia!

Se si può guadagnare $30,000 l'anno senza lavorare, sarà difficile che chiunque voglia guadagnare meno di $60,000 (circa $30,000 al netto delle tasse in molti luoghi) per alzarsi la mattina e indossare la sua tuta.

Perché prendersi la briga?

I camerieri ci abbandoneranno ai nostri tavoli, i nostri bicchieri saranno vuoti e i nostri piatti saranno sporchi. I parcheggiatori se ne andranno in giro con le loro automobili nuove. I cuochi di hamburger toglieranno il loro grembiule e se ne andranno a casa. Tutti i posti di lavoro a basso reddito, e alcuni a medio, saranno abbandonati.

Ma questa proposta desta diverse preoccupazioni e sta trovando molti sostenitori...

In primo luogo, ci sono gli zombie.

Sempre desiderosi di ottenere qualcosa in cambio di niente, anche perché ci vedono tanto da guadagnare in questo caso.

In secondo luogo, i "conservatori del buon governo" immaginano che lo stato possa funzionare in modo più razionale ed efficiente.

Vedono i federali che sventolano i loro programmi del welfare. Credono che questo possa rappresentare un modo più semplice e più efficace per offrire qualcosa in cambio di niente alle moltitudini immeritevoli.

Sono convinti che se si spendono migliaia di miliardi per combattere una guerra alla povertà, si potrebbe anche vincere.

In terzo luogo, le élite di tutte le fedi e convinzioni sono ansiose di ricorrere a qualsiasi pretesto per dare soldi agli zombie in cambio dei loro voti. È un modo per manipolare le masse, ottenere il controllo del potere di polizia dello stato, e usarlo per i propri scopi.

In quarto luogo, coloro i cui cuori sanguinano a causa della "disuguaglianza" ritengono che i federali possano tamponare tale ferita.

Ma sfugge loro il punto. Gli addetti ai lavori che controllano lo Stato Profondo non vogliono eliminare le disuguaglianze; vogliono aggiungerne altre. Usano il governo per ottenere più soldi, potere e status. E possono ottenere queste cose portandole via ai loro legittimi proprietari.

(Questa è una delle ragioni principali per cui lo stato sociale è destinato al fallimento.)

In quinto luogo, ci sono quelli che sono preoccupati per i robot!

Cosa?

Sì, vi è una crescente preoccupazione che i robot si faranno carico dei lavori del mondo.

Ad esempio, ci sono 3.5 milioni di camionisti negli Stati Uniti. Molti, o la maggior parte di lavori simili, potrebbero presto divenire storia grazie a camion auto-guidati (che sono già operativi).

Stessa cosa accadrà a milioni di altri posti di lavoro ora svolti dagli esseri umani. Avvocati, commercialisti, attuari, architetti, preparatori atletici – qualsiasi carriera che coinvolge procedure di routine è vulnerabile ad interruzioni da parte della nuova generazione di "robot intelligenti".

I robot sono sempre migliori e più economici; in confronto gli esseri umani stanno diventando più stupidi e più costosi. Alcune persone credono che i robot sostituiranno gradualmente tutti, tranne i lavoratori più creativi, più imprenditoriali e meglio istruiti.

Abbiamo segnalato che il salario di 9 lavoratori su 10 negli Stati Uniti non è più alto oggi rispetto a quanto fosse 40 anni fa, dopo averlo aggiustato all'inflazione.

Potrebbe andare molto peggio: 9 lavoratori su 10 potrebbero finire definitivamente fuori mercato. Ecco il giornalista James Neilson del Buenos Aires Herald:

Ci sono già molti milioni di poveri inattivi. Ben presto, potrebbero diventare miliardi.

Il progresso tecnologico se li sta lasciando alle spalle ad una velocità allarmante. La cosiddetta "Intelligenza artificiale" – robot, sistemi computerizzati, e quant'altro potrà inventare la gente nella Silicon Valley – ricoprirà ampie fasce dell'economia.

In questo modo priverà tutti dei propri posti di lavoro, e solo una piccola minoranza di lavoratori si salverà.
E cosa succederà poi? Come farà la maggior parte delle persone a sostenersi quando non avrà un posto di lavoro?

Questo è ciò che i politici svizzeri pensano di aver capito.

L'idea di un reddito garantito non è certo nuova. I Romani avevano il loro panem et circenses.

Anche le classi lavoratrici di Roma erano state messe fuori mercato dai "robot" – schiavi catturati in molte conquiste belliche di Roma.

Gli schiavi a poco a poco iniziarono a svolgere i lavori più umili – soprattutto nei grandi latifondi – lasciando una grande fetta della popolazione di Roma inattiva e irrequieta. Al fine di mantenerla docile, i romani elargirono grano e organizzarono combattimenti di gladiatori nel Colosseo. (Oggi esistono le elargizioni dello stato sociale e i dibattiti presidenziali.)

L'economista americano Milton Friedman propose un'imposta negativa sul reddito (NIT). Stava cercando di rendere più efficiente il sistema del welfare.

Le amministrazioni Nixon e Carter proposero un programma di reddito garantito negli anni '60 e '70, con l'obiettivo di rendere più equo e più efficiente il sistema.

E il partito dei Verdi incluse una proposta NIT nella sua piattaforma del 2010, Dio solo sa per quale motivo.

Cosa c'è di sbagliato in queste proposte? Cosa c'è che non va con lo stato sociale?

Rimanete sintonizzati...

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La truffa del target dell'inflazione e perché creerà la madre di tutti i crolli

Lun, 11/07/2016 - 10:11




di David Stockman


Lo stimabile Martin Feldstein in un recente articolo mette nella giusta prospettiva la situazione in cui si trova la FED. In sostanza, ha messo in discussione tutta la retorica sul famigerato obiettivo d'inflazione.

Un problema fondamentale con un obiettivo esplicito d'inflazione è la difficoltà di sapere se è stato raggiunto.
Questo problema è chiaramente evidente nel grafico qui sotto. Potremmo dire che i prezzi dei beni sono ben oltre la portata della FED, perché sono impostati dai mercati mondiali e dal costo marginale del lavoro in Cina e nei mercati emergenti.

Pertanto l'indice IPC per servizi quali cure mediche, istruzione, trasporti, ristorazione, ecc. è la misura più rilevante. Se c'è qualcosa di magico in questo 2.00%, allora, missione compiuta!

Su una base di cinque anni, l'inflazione dei servizi è del 2.2% annuo, e durante l'anno passato è arrivata fino al 3.2%.




Ma se la FED non fosse costituita da burocrati assetati di potere in cerca di ogni scusa per inserirsi nei mercati finanziari e dominarli, potrebbe anche riconoscere il merito di ciò che abbiamo chiamato "IPC Usando il Mercato degli Affitti".

Questo perché l'IPC normale dà una ponderazione del 25% all'OER (owners equivalent rent). Infatti il BLS chiede ad un piccolo campione di proprietari di case, quanto chiederebbero al mese se dovessero affittare i loro castelli.

Non ne hanno idea! Quindi il BLS inserisce un po' di rumore statistico in un algoritmo e gli conferisce il 25% dell'intero indice!

Per sfuggire a queste sciocchezze, abbiamo cambiato l'OER nel grafico qui sopra e l'abbiamo sostituito con un indice degli affitti che un venditore privato fornisce ai clienti reali nel settore degli affitti immobiliari. I risultati ci portano esattamente al titolo dell'articolo di Feldstein: “Ending the Fed’s Inflation Fixation”.

Dopo tutto, può un adulto credere che vi sia una qualche differenza significativa tra il 2.0% e l'1.9% su base tendenziale di cinque anni? O anche che il tasso dell'1.6% registrato negli ultimi 12 mesi costituisca una "mancanza" significativa che impatta negativamente un'economia da $18,000 miliardi, in cui il collasso globale del petrolio e delle materie prime ha chiaramente depresso temporaneamente l'indice IPC?

Allora perché la FED insiste sul deflatore della PCE meno cibo ed energia per misurare il suo obiettivo d'inflazione? È tecnicamente o teoricamente superiore alle decine di misure alternative disponibili, tra cui il Billion Prices Project index?

Ovviamente no.

Bernanke e i suoi discepoli hanno abbracciato il deflatore della PCE meno cibo ed energia, solo perché in questi ultimi anni è stato il metro di misurazione più conservativo dell'inflazione. Insomma permette a questa gente di rimanere nella terra dello "stimolo".

Queste persone vogliono solo giustificare un dominio sul mercato finanziario, diventato ormai un'anomalia storica e una fonte di falsificazione dei prezzi, investimenti improduttivi, speculazione rampante e fame di rendimenti decenti. E la pistola fumante sono i dati scartati dai miliardi di transazioni che quotidianamente attraversano il cyberspazio.

Il grafico qui sotto mostra che l'inflazione al consumo è stata a lungo al di sopra del 2.0% nel mondo reale delle transazioni. La linea rossa chiara è scesa sotto il marcatore del 2% solo quando il petrolio è sceso da $100 al barile a $40.

Gente, questo non significa mancare l'obiettivo. Questa discesa riflette proprio l'opposto.

Vale a dire, le banche centrali del mondo hanno fornito così tanto credito a buon mercato negli ultimi anni, che gli investimenti in eccesso tra energia e materie prime hanno generato una condizione di eccesso d'offerta cronico e, pertanto, trend di prezzo deflazionistici.

L'appiattimento temporaneo dell'indice dei prezzi al consumo, quindi, è dovuto agli errori di politica monetaria di ieri; e non è un motivo affinché le banche centrali mantengano i tassi d'interesse ancorati a zero.




Ma non è finita qui, perché la disonestà intellettuale di quelli che tifano per il tasso d'inflazione al 2% va ben oltre. Il livello dell'indice generale dell'inflazione al consumo, indipendentemente da quello che si sceglie, è una funzione dei suoi componenti. Cioè, il valore complessivo dell'indice è un derivato statistico di una media ponderata.

Eppure le due forze motrici dell'IPC, sin da quando nel 2012 è stato adottato ufficialmente l'obiettivo d'inflazione, sono stati l'assistenza medica e i prodotti energetici al consumo, come la benzina e il gasolio per il riscaldamento.

Nel corso dei 48 mesi successivi, la componente riguardante i servizi medici è aumentata del 2.9% annuo, mentre quella dell'energia è scesa del 7.7% l'anno. Nessuno di questi cambiamenti è guidato dagli artifizi keynesiani, come la "domanda aggregata" per l'economia interna, o qualsiasi altra cosa la banca centrale può lontanamente sfornare o manipolare.

Invece i prezzi dell'energia sono guidati dalla domanda, dall'offerta, dalla capacità produttiva e dai movimenti negli inventari all'interno di un PIL globale da $80,000 miliardi; ed i prezzi sanitari sono guidati da macchinazioni di terze parti in un sistema medico da $3,000 miliardi asfissiato dalla burocrazia.

Gettate la componente OER fasulla insieme a questi due elementi e otterrete il 40% del peso nell'IPC, e qualcosa di meno nel deflatore della PCE. Detto questo, è anche solo lontanamente razionale credere che le deliberazioni e gli interventi del FOMC abbiano qualcosa a che fare con il secondo punto percentuale dell'IPC durante gli ultimi quattro anni?

Potreste concludere che il nostro politburo monetario sia costituito da accademici confusi e burocrati inetti che sfornarno cifre fantasiose sull'inflazione, ma vi sbagliereste.

La verità è che questi burocrati assetati di potere hanno occupato i loro posti in maniera così sfacciata, che non possiamo far altro che definire questa usurpazione "colpo di stato". Non c'è assolutamente nulla nella legge Humphrey-Hawkins che richieda questo tipo di ricerca fanatica di un 2.00% d'inflazione, o di un tasso U-3 al 4.99%.




E questo ci porta ad un punto ancora più importante nel post di Feldstein per quanto riguarda la vera funzione della FED nei confronti dell'inflazione. Cioè, il suo vero mandato riguardo l'inflazione, se davvero ne ha uno, non si propone di regolare ogni mese al secondo punto decimale dopo la virgola suddetto tasso; dovrebbe essere vigile per un eventuale scoppio dell'inflazione su base tendenziale.

Con un margine d'errore così grande, non ha senso focalizzarsi sulla politica monetaria nel tentativo di raggiungere un obiettivo preciso d'inflazione. Il problema di cui si preoccupano i consumatori, e che dovrebbe essere oggetto della politica della FED, è quello d'evitare un ritorno all'inflazione in rapido aumento come quando si passò da meno del 2% nel 1965 al 5% nel 1970 e oltre il 12% nel 1980.

Anche se non possiamo conoscere il vero tasso d'inflazione, possiamo vedere se il tasso d'inflazione misurato inizia a salire rapidamente. Se ciò accade, sarebbe un segno che anche l'inflazione vera è in aumento a causa dell'eccesso di domanda nei mercati dei prodotti e del lavoro. Questo dovrebbe suggerire alla FED di restringere la politica monetaria.
Ecco il punto. Feldstein è stato in questo ambiente sin dalla fine degli anni '60, e sa una cosa o due su come funzionano le economie e quello che le banche centrali possono e non possono fare con i loro strumenti primitivi: ancoraggio del mercato monetario, manipolazione della curva dei rendimenti ed effetti ricchezza a cascata.

Quello che non possono fare è microgestire il PIL o mettere a punto il tasso a breve termine di salari, prezzi, produzione e posti di lavori, i quali sono radicati in un sistema economico e finanziario globale. Tentare di farlo comporta solo più falsificazione dei prezzi nei mercati finanziari e un'inflazione degli asset finanziari.

Questo perché una volta arrivati ad una condizione di Picco del Debito, il trucco da salotto una tantum dei banchieri centrali non funziona più e in realtà si ritorce loro contro. Rendere il credito artificialmente a basso costo ha indotto famiglie e imprese a sfruttare i loro bilanci e i loro coefficienti di leva al fine d'integrare le fonti naturali di consumo e investimento (rispettivamente salari e flusso di cassa aziendale) con prestiti incrementali.

Ma ora il credito a buon mercato non arriva nemmeno alla gente comune; crea solo più debito collateralizzato e maggiore speculazione a Wall Street.

Detto in modo diverso, quando i bilanci delle famiglie e delle imprese si saturano e non riescono più ad assorbire ulteriore debito, l'uomo del mercato repo prende il sopravvento. Cioè, gli speculatori spingono il prezzo degli asset finanziari sempre più in alto, permettendo loro di ipotecarli ed ottenere una maggiore quantità di finanziamenti.

Inutile dire che il credito a buon mercato non lascia mai i canyon di Wall Street a causa del Picco del Debito raggiunto da famiglie e imprese, impedendo alla politica monetaria di finire nelle tasche di Main Street; ciò causa un mispricing degli asset finanziari. Come ha detto Feldstein:

[...] ma i tassi d'interesse rimangono eccessivamente bassi e stanno spingendo gli investitori e gli istituti di credito ad assumersi maggiori rischi per raggiungere rendimenti decenti, cosa che porta ad un grave mispricing degli asset. Il rapporto utili/prezzi dell'S&P 500 è superiore al 50%, al di sopra della sua media storica. Gli immobili commerciali hanno un prezzo come se i bassi rendimenti dei titoli obbligazionari dureranno per sempre. Le banche e gli altri istituti di credito stanno prestando a mutuatari con basso rating di credito e concedono prestiti con un minor numero di condizioni.

Quando i tassi d'interesse ritorneranno alla normalità, ci saranno perdite sostanziali per investitori, creditori e debitori. L'impatto negativo sull'economia globale potrebbe rivelarsi molto grave.
Proprio così, ma "grave" non è la parola giusta.

La FED è stata dirottata da un drappello di sciocchi i cui obiettivi sono irrilevanti e irrealizzabili. Non c'è uno straccio di prova che la crescita sostenibile e la vera prosperità avverranno al 2.00% d'inflazione rispetto ad un 1.60%, il quale ha prevalso nel corso dell'ultimo anno come registrato dal deflatore della PCE. E in un'economia mondiale aperta che ha raggiunto il Picco del Debito, i banchieri centrali non hanno la capacità di guidare l'economia di Main Street verso i loro obiettivi d'inflazione illegittimi.

Così, i 90 mesi di ZIRP hanno trasformato i mercati finanziari in bische clandestine.

Questa gente ha creato la madre di tutti i crolli finanziari. E questa volta sarà evidente agli occhi del mondo chi è il responsabile della carneficina risultante.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Le conseguenze del Brexit

Ven, 08/07/2016 - 10:05




di Francesco Simoncelli


È così la Gran Bretagna ha deciso: fuori. Inutile dire che il panico s'è diffuso tra tutti quei cori che continuano a tessere le lodi di un'unione coatta dei popoli. Ignorano cosa sia la libera associazione. Ignorano cosa siano le libertà individuali. Sono apologeti di un ordine sociale top-down. Blaterano di libertà, in realtà ciò che intendono è esattamente l'opposto. Sono i figli deformi di quel progetto che Jean Monnet e Raymond Fosdick idearono a tavolino all'inizio del XX secolo. L'Europa altro non è che un esperimento della pianificazione centrale in cui, attraverso il cavallo di troia del libero commercio e della libera circolazione dei beni, i pianificatori centrali hanno cercato d'ingabbiare le decisioni individuali degli attori di mercato.

Il libero commercio è, ovviamente, una manna per la società nel suo complesso, però il solo obiettivo degli eurocrati era quello d'implementare un commercio gestito centralmente. Ovvero, secondo le loro regole arbitrarie e non secondo le regole del mercato: un acquisto, un voto. Il nuovo ordine mondiale è essenzialmente questo: commercio gestito a tavolino da una manica di burocrati non eletti da nessuno. Non esistono benefici sociali diffusi in questo modo di organizzare la società, e il Brexit altro non è che la relativa conseguenza empirica. Ciò che abbiamo visto attraverso il referendum inglese è la materializzazione della perdita della fiducia degli individui nei grandi schemi della pianificazione centrale.

Ovviamente non è sufficiente a creare un sovvertimento di massa di tale ordine, ma quando la prossima recessione colpirà e metterà alla berlina l'incapacità delle banche centrali di farvi fronte, allora gli euroscettici smetteranno di essere tali e si trasformeranno in veri credenti di un'uscita dall'UE e dall'euro. Questo è un processo già in incubazione. Soprattutto, è un processo inarrestabile poiché l'accentramento e il globalismo cederanno il passo al decentramento e alla sovranità nazionale. Tutte le sovranità che il NWO ha lentamente eroso nel corso di questi anni, saranno legittimamente riscattate dagli individui attraverso le loro azioni.

È per questo che la campagna dei "remain" s'è fondata su spauracchi e paura. Oltre a ciò, non c'era uno straccio di motivazione per cui la Gran Bretagna dovesse rimanere in Europa. È questo l'atteggiamento dei burocrati: arroganti e supponenti nei confronti degli altri. Credono di detenere il diritto di governare la società. Chi ha garantito loro questo diritto? Non si sa. Ma sta di fatto che l'Unione Europea ha fatto il suo corso. Sebbene si dica tra la gente che l'UE non poteva funzionare perché nata su presupposti sbagliati, ciò è solo rumore per le azioni reali degli europei: l'Unione Europea non doveva nascere affatto. È una creatura burocratica, e come tale è sempre stata destinata a fallire.

Ciò è ulteriormente dimostrato dalla volontà crescente di altri paesi d'indire lo stesso referendum tenutosi in Gran Bretagna e votare per lasciare/rimanere. Nel frattempo dovranno passare due anni prima che la Gran Bretagna possa concludere tutti i negoziati per rendere effettiva la sua dipartita dall'Europa. Le altre nazioni staranno a vedere perché la Gran Bretagna segnerà un precedente nei negoziati. Infatti le altre nazioni potranno ritenere di poter staccare accordi migliori da una loro dipartita dall'Unione Europea, quindi metteranno pressione alla gigantesca macchina burocratica europea. Ciò è sicuramente vero per Germania, Italia e Francia, le quali offrono i maggiori contributi al budget europeo.

La loro situazione finanziaria non è affatto sicura, e quando saranno scaduti i due anni di negoziati per l'abbandono effettivo della Gran Bretagna, la recessione globale avrà già colpito. Nessuno potrò dire che sarà colpa della Gran Bretagna, perché nessuna delle economie europee è in buone condizioni. Tutte sono sulla stessa barca ed è una barca che sta affondando.

Ma attenzione, perché questa storia non è affatto nuova. Stiamo semplicemente assistendo a come i mercati alla fine correggono SEMPRE gli errori economici. Che siano rimandati nel tempo, o sepolti sotto una mole di regole arbitrarie, ingegneria finanziaria e dispotismi fiscali, si paga sempre dazio qualora si cade in errore. La vera domanda che bisogna porsi è la seguente: quanto dolore economico è necessario affinché l'ambiente economico possa essere purgato da tali errori? A giudicare dalla mole gigantesca d'interventismi messa in campo dalle banche centrali, molto.

Voglio dire, al giorno d'oggi ci sono circa $10,000 miliardi di bond sovrani trattati a rendimenti negativi, mentre il mercato azionario è stimato al 24X dei suoi guadagni reali nonostante i segni di una recessioni siano visibili in ogni dove. Ed è proprio questo il cuore della questione: la più grande bolla della storia finanziaria è stata gonfiata negli ultimi 8 anni nei bond statali. Infatti i membri dei PIIGS non sono diventati improvvisamente nazioni degne di credito perché il livello di disoccupazione è calato o perché sono state applicate riforme strutturali per snellire l'ingerenza statale.

No, è stato l'ukase dello zio Mario nel 2012 che ha scatenato una rissa tra i front-runner e tra gli investitori istituzionali affinché accaparrassero fino all'ultimo pezzo di carta sovrano. I bond statali, quindi, sono diventati come scarafaggi nei motel: sono entrati nei loro bilanci e non sono più usciti. Non è un caso se la BCE stia adesso monetizzando anche i bond IG, visto che non sa più cosa accidenti monetizzare per stimolare un'economia che non vuole assolutamente prendere in prestito a causa del raggiungimento del Picco del Debito.

Ciononostante i banchieri centrali continuano ad interferire con le forze di mercato e impedire a tutti i costi una sana pulizia dell'ambiente di mercato. Inutile ricordare che la risposta di Draghi a possibili incertezze derivanti dal Brexit è quella di emettere maggiore liquidità. E come questo dovrebbe funzionare se finora s'è dimostrato un fallimento? Quantunque vengano ostacolate, le forze di mercato trovano il modo di fare il loro corso, ponendo fine a tutte quelle pianificazioni monetarie che tengono attaccate al supporto vitale artificiale entità economicamente decotte. Un caso di specie è l'Italia.




La situazione finanziaria in Italia è una delle peggiori in Europa, con una tassazione fuori controllo e una spesa pubblica impossibile da arginare. Il comparto bancario, che si tenta di rendere credibile con la ridicola invenzione di Atlante, è ricolmo di crediti inesigibili e banche fallite, come dimostra l'ultimo esempio in ordine cronologico della Popolare di Vicenza. Nonostante la BdI aveva segnalato in un'ispezione la gestione "verticistica" della banca, nulla si è mosso, poiché se gli ingranaggi della burocrazia vengono oliati a dovere allora tutto rimane immobile. E così è stato, nascondendo il reale stato di salute della banca e traendo in inganno i piccoli risparmiatori i quali hanno comprato azioni a prezzi fuori mercato. Adesso, in seguito alla sua crisi, quelle azioni non valgono più nulla, mentre la banca è stata salvata dal fondo Atlante.

Ma le banche verranno salvate perché negli anni precedenti sono state grandi accaparratrici di bond sovrani, e la minima fluttuazione nei tassi d'interesse di tali obbligazioni potrebbe scatenare un caos finanziario a catena. L'attuale sistema finanziario è talmente interconnesso che nessuno ormai sa cosa è di chi e chi possiede cosa. Il fallimento di una banca italiana potrebbe far restringere l'attivo di un'altra banca dall'altra parte del mondo e scatenare così un effetto domino. La crisi LTCM del 1998, in sostanza, è iniziata allo stesso modo, col fallimento di alcune banche thailandesi fino al quasi-fallimento di JP Morgan se non fosse intervenuta la FED.

I salvataggi saranno all'ordine del giorno, ma qual è il limite? Stiamo parlando di un settore bancario che detiene circa €400 miliardi dei €2,000 miliardi di debito pubblico italiano. E dato il ritmo a cui quest'ultimo è cresciuto, arrivando al 135% del PIL, non c'è speranza che possa essere ripagato. Quindi le banche e gli stati sono due zoppi che si appoggiano alla stessa stampella: il contribuente. Ma, come abbiamo visto col caso Popolare di Vicenza, i risparmiatori continuano ad essere uccisi dal punto di vista finanziario dagli errori economici che emergono prorompenti dalle condotte sballate degli anni precedenti. Questo significa minore capacità, da parte degli attori di mercato, di creare ricchezza reale. Questo, di conseguenza, significa minore possibilità da parte della pianificazione centrale di sequestrarne per far sopravvivere le sue sacche di clientelismi un giorno più a lungo.

Inutile ricordare come tutto ciò non possa durare a lungo, poiché, come diceva la Thatcher, alla fine i soldi degli altri finiscono. E quando ciò accadrà, non ci resterà che guardare di sotto date le altezze raggiunte a causa delle sconsideratezze di banchieri centrali i politici. Il QE e i vari LTRO di Draghi saranno ricordati come la mossa più stupida da parte di un banchiere centrale. Questa gente ha agito in questo modo perché ha fede nella pianificazione centrale. Pensa che una manciata di uomini sia in grado di dirigere arbitrariamente una società composta da milioni e milioni di persone. Il Brexit ha dimostrato, per l'ennesima volta, il contrario. Ciò che rimane loro in mano è un mercato con prezzi distorti e una determinazione genuina dei prezzi morta e sepolta.

In questo contesto l'Unione Europea e la BCE sono finiti. La rinnovata voglia di sovranità nazionale rappresenta il proverbiale chiodo nella bara del progetto europeo.

Sarà un piacere veder cadere a pezzi questo mostro burocratico.


I tassi d'interesse non torneranno più normali: l'intima relazione tra il Tesoro USA e la FED

Gio, 07/07/2016 - 10:01




di David Howden


L'anno scorso è stato un anno difficile per gli investitori. L'oro è sceso del 10%. Il Dow Industrials è sceso del 2.5% e la maggior parte degli indici obbligazionari è andata giù dello stesso ammontare.

Un istituto la cui performance nel 2015 è risultata molto buona, è stata la Federal Reserve. Ha fatto registrare il suo anno più redditizio. I $100 miliardi in reddito netto sfoggiati l'anno scorso hanno rappresentato un leggero miglioramento rispetto all'anno precedente. Stiamo parlando di una cifra circa tre volte superiore a quella sfoggiata a partire dal 2007, l'ultimo anno prima che la FED avviasse i suoi programmi di quantitative easing a seguito della crisi finanziaria.

Dal momento che la FED non esiste per generare profitti, alcuni potrebbero essere confusi quando si trovano di fronte notizie del genere.

Ecco come funziona. Ogni volta che la FED amplia l'offerta monetaria, acquista un asset. Tipicamente si tratta di un titolo finanziario, come un bond del Tesoro USA, e le controparti in genere sono le grandi banche. La Figura 1 fornisce uno sguardo semplificato al bilancio della FED alla fine del 2015 e a come s'è evoluto nel corso dell'anno:


Figura 1: Stato patrimoniale della FED semplificato (in milioni di dollari)

Rispetto agli anni precedenti, il 2015 è stato relativamente tranquillo per la FED. Dopo aver completato il processo di tapering dei suoi programmi di quantitative easing nell'ottobre 2014, gli asset detenuti dalla FED sono rimasti costanti nel corso dell'anno. Ciò è stato in netto contrasto con i sei anni precedenti, durante i quali la FED ha acquistato $3,500 miliardi in asset. La FED guadagna interessi sui suoi asset, ma la maggior parte delle sue passività sono infruttifere, come i $1,400 miliardi di banconote nelle tasche dei cittadini o nei nostri materassi. La FED paga interessi sulle riserve in eccesso depositate presso le altre Reserve Bank, ma l'attuale 0.5% rappresenta una goccia nel mare rispetto alle sue entrate complessive.



Ma la FED cosa ci fa coi sui proventi?

Ogni anno la FED riconsegna al Tesoro degli Stati Uniti il ​​suo utile netto, e quindi rappresenta un'importante fonte di finanziamento per il governo federale. La Figura 2 ci mostra come questa cosa si sia evoluta sin dal 2001.


Figura 2: Interessi del Tesoro e Riconsegne della FED (in miliardi di dollari)

Una decina di anni fa, quando la FED aveva uno stato patrimoniale più piccolo, le riconsegne erano abbastanza costanti, circa $20 miliardi l'anno. Tutto questo è cambiato dopo il 2008, quando i programmi di quantitative easing hanno aumentato la quantità di asset fruttiferi generanti fondi da trasferire di nuovo al Tesoro. La cifra di quest'anno, $97.7 miliardi, è quattro volte superiore all'importo trasferito circa dieci anni fa, un tasso di crescita annuale di oltre il 16%. (Almeno qualcosa sta crescendo rapidamente in questa economia.)



Pesca grossa per il Tesoro USA

Per il Tesoro degli Stati Uniti le riconsegne della FED sono equivalenti ad un pasto gratis. Quando qualcuno compra un bond del Tesoro, il governo deve pagargli gli interessi. Questo vale anche per la FED, ma poi a fine anno quest'ultima riconsegna gli interessi al Tesoro.

Il governo federale ha pagato $223 miliardi d'interessi l'anno scorso. La FED ha riconsegnato quasi $100 miliardi, portando le spese nette per gli interessi a circa $125 miliardi. Non solo i tassi d'interesse storicamente bassi stanno rendendo più facile per il Tesoro USA contrarre più prestiti, poiché se l'avesse fatto chiunque altro sarebbe stato classificato come subprime; la FED sta interferendo in tutti i modi possibili immaginabili.

Nella Figura 2 viene anche mostrata la percentuale della spesa per gli interessi federali che viene riconsegnata dalla FED. Nel 2015 questa cifra si avvicinava al 45% e rappresenta un buon modo per raffigurare il pasto gratis che la FED fornisce al Tesoro USA.

In tempi più "normali" (cioè, prima del 2008) la FED ridava al Tesoro USA circa il 10-15% della spesa per interessi. Questa cifra è cresciuta fino a quasi quattro volte tale importo nel corso degli ultimi sette anni e non sembra che questo trend s'invertirà tanto presto.



Le implicazioni per “l'indipendenza” della FED

Per quanto gli economisti possano parlare d'indipendenza della FED rispetto al Congresso, queste riconsegne rappresentano un forte legame. In realtà, dal momento che incentivano la spesa federale, creano una forma di politica parafiscale nelle mani della FED, oltre alle sue opzioni di politica monetaria più comuni.

Dal momento che il debito del Tesoro non è quasi mai ripagato in termini netti (le vecchie emissioni sono sostituite con nuove emissioni di debito), il vero costo nel finanziare il debito del governo degli Stati Uniti non è l'ammontare lordo del debito, ma la spesa annua per gli interessi. Vista in questo modo, lo scorso anno quasi la metà del debito del Tesoro è stata finanziata dalla FED. Senza queste riconsegne della FED, il Congresso o avrebbe dovuto trovare una fonte di finanziamento alternativa (non sono sicuro che ci sarebbero stati molti acquirenti per i $2,500 miliardi di IOUSA in mano alla FED), oppure avrebbe dovuto tagliare seriamente la spesa pubblica.

Quanto è grave? Il bilancio operativo della NASA è stato di circa $18 miliardi l'anno scorso, quindi una mancanza di riconsegne della FED avrebbe costretto il Tesoro USA a tagliare circa cinque programmi di dimensioni equivalenti a quelli della NASA. Il Supplemental Nutrition Assistance Program (precedentemente conosciuto come "buoni pasto") è costato $70 miliardi nel 2014. Senza le riconsegne della FED, il Congresso avrebbe dovuto smettere di sussidiare tutti i destinatari di tal programma.

Più importante nei cuori di molti americani, è l'assegno mensile della previdenza sociale. Nel 2014 sono stati spediti circa $830 miliardi in assegni della previdenza sociale. Senza le riconsegne della FED, i pensionati avrebbero visto un taglio del 12% sui loro assegni previdenziali.

Tutti coloro che sono preoccupati per la dimensione crescente del governo federale, mettere fine alle riconsegne della FED significherebbe mettere un freno alle finanze pubbliche e forzare una riflessione seria su quali programmi statali tagliare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/



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di Bill Bonner


BALTIMORE – Vediamo... gli utili societari statunitensi sono scesi per tre trimestri di fila.

Il reddito medio familiare è più basso di quanto non fosse 10 anni fa.

E ora JPMorgan Chase ha aumentato la sua stima del rischio di una recessione.

Queste cose potrebbero far riflettere gli investitori sobri: è un buon momento per acquistare azioni quando i loro prezzi sono i più alti nella storia degli Stati Uniti?

A quanto pare, non ci pensano minimamente...

Ieri le azioni degli Stati Uniti sono salite di nuovo, dopo che la FED ha annunciato l'ennesimo ritardo nella "normalizzazione" dei tassi d'interesse.

Il Dow è salito di 156 punti, arrivando in territorio positivo per il 2016.

Evviva! Gli investitori – almeno quelli che hanno monitorato passivamente l'indice – si sono rimessi in pari. E con ulteriori intromissioni della banca centrale, forse riusciranno a tenere la testa fuori dall'acqua per il resto del 2016. Buona fortuna!

Potreste ricordare la nostra previsione: la FED non tornerà MAI PIÙ ad un tasso d'interesse "normale".

Perchè no?

Molti analisti di Wall Street dicono che la mossa della FED, portare i tassi d'interesse ad un livello più normale – dopo sette anni di ZIRP – era "troppo affrettata".

Noi riteniamo, invece, che fosse troppo tardi. La FED ha già distorto troppe cose per troppo tempo.

La sua politica di denaro facile ha creato speculazioni, errori e cattiva allocazione delle risorse.

Le piante finanziarie che sono cresciute in questo ambiente – mutanti grotteschi che richiedono enormi dosi di liquidità – non possono sopravvivere ad un cambiamento delle stagioni.

Ma queste piante sono grandi. E potenti.

Washington... il settore sanitario... quello immobiliare... Wall Street... controllano il governo degli Stati Uniti, la burocrazia e i maggiori settori economici – in particolare il settore della sicurezza nazionale da $1,000 miliardi l'anno.

Ciò di cui hanno bisogno – ciò di cui l'intera economia ha bisogno – è una correzione. Il debito in eccesso dev'essere eliminato. È per questo che esistono i cicli del credito, i fallimenti e le depressioni.

"Normale" significa correzioni. Ma i federali non possono lasciare che accada.

Hanno fondato le loro carriere – e le loro fortune – sul mito che il ciclo del credito possa essere domato... così da prevenire gravi battute d'arresto. Non rinunceranno proprio ora, ammettendo la sconfitta. Non lasceranno andare in rovina i loro amici clientelisti.

Sì, i federali hanno creato questo bizzarro mondo finanziario. Non possono risolvere il problema perché vogliono che rimanga irrisolto. Quindi se non migliora la vita delle famiglie, che cosa fanno? Migliorano quella LORO – quella di federali e dei loro clietelisti nello Stato Profondo. E questo è ciò che conta davvero.

Su queste pagine abbiamo dimostrato come il sistema sia diventato "estrattivo" piuttosto che produttivo.

In un'economia normale e sana, le persone lavorano, risparmiano, investono e creano ricchezza reale un dollaro alla volta. Ma il dollaro di oggi è diverso. E anche l'economia è diversa. Funziona col credito, non col risparmio reale; accumula debiti, non ricchezza.

Invece d'incoraggiare il risparmio – che è quello che serve per fare progressi – penalizza la parsimonia. Nel corso degli ultimi 10 anni, i risparmiatori statunitensi hanno perso quasi $8,000 miliardi, estorti da loro mediante la ZIRP della FED.

Mentre i risparmiatori sono stati puniti, i mutuatari sono stati premiati.

Dal 1980 l'economia degli Stati Uniti ha accumulato circa $50,000 miliardi di debito – ben oltre la produzione reale che poteva sostenerlo.

Questi $50,000 miliardi non sono usciti dal lavoro onesto e dal risparmio. Invece sono usciti dalle banche – dal nulla.

E ora l'economia produttiva di Main Street deve pagare gli interessi... e il capitale... su quel debito – si estrae ricchezza reale dall'economia reale e viene inviata a Wall Street e agli altri settori privilegiati.

La truffa è così elegante che nemmeno una persona su 1,000 capisce come funziona. L'abbiamo studiata per anni, e siamo ancora in soggezione. Ma il risultato è evidente: le persone oneste lavorano e lottano per rimanere nello stesso posto, mentre la ricchezza reale va alle élite.

Le persone normali potrebbero non comprenderlo, ma a loro non piace. E contano su Donald J. Trump affinché faccia qualcosa.

Ma anche le migliori truffe alla fine vengono scoperte. Il peso del debito schiaccia l'economia reale. I settori produttivi affondano nel fango. La manifattura scompare. Gli affari rallentano. Il commercio rallenta. I prestiti rallentano.

E presto i federali pagheranno le persone affinché prendano in prestito! Circa un terzo del debito pubblico dei paesi sviluppati – per un valore di circa $7,000 miliardi – è ora trattato a rendimenti negativi.

E poi, ancor più eleganza...

Con l'economia mondiale che rallenta, le banche centrali si adattano al mondo che hanno creato.

Come?

Con politiche più truffaldine.

"I rischi globali spingono la FED ad agire...", leggiamo sul Financial Times di oggi...

La Federal Reserve ha ridimensionato le sue previsioni per il rialzo dei tassi d'interesse, avvicinandosi alle aspettative del mercato che prevedono un rialzo di 25 bps a causa dei rischi per gli Stati Uniti provenienti dagli sviluppi globali, finanziari ed economici.

Capite come funziona?

Le banche centrali distruggono l'economia reale con denaro a buon mercato e le cosiddette politiche estrattive. Poi, mentre l'economia crolla, devono portare le loro politiche in linea con l'economia stagnante. Devono giurare di smettere d'aumentare i tassi per riportarli alla normalità.

E dal momento che le loro politiche non potranno mai produrre una prosperità vera, non potranno mai produrre un'economia in grado di supportare tassi d'interesse normali.

Normalizzazione?

Dimenticatevela.

Alla fine la normalità ritornerà, ma non perché la vuole la FED. Invece i mercati si normalizzeranno – brutalmente – sul cadavere della FED...

...che è l'unico modo che ci piace.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Uno sguardo all'interno della prossima crisi europea: perché ormai sono tutti preoccupati per le banche italiane

Mer, 06/07/2016 - 10:09




da Zerohedge


A maggio del 2013 abbiamo scritto un articolo intitolato "Europe's EUR 500 Billion Ticking NPL Time Bomb" in cui mettevamo in evidenza quello che era il più grande pericolo per le banche europee: i prestiti non performanti.



 

Abbiamo inoltre detto che "il problema dei prestiti non performanti dell'Europa è una questione che sta concentrando una serie crescente di spacconate secondo cui la BCE può inglobare questa immondizia sul suo bilancio poiché i politici si rendono conto che le sofferenze e i prestiti non performanti (NPL) riducono la capacità delle banche di concedere prestiti, ostacolando il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Le sofferenze consumano capitale e rendono le banche più avverse al rischio, specialmente per quanto riguarda i prestiti ai mutuatari ad alto rischio quali le PMI. Con l'Italia (NPL 13.4%) che sta seguendo la stessa traiettoria triste delle sofferenze della Spagna, la situazione si sta rapidamente aggravando (ad una media crescente intorno al 2.5% annuo)."

La conclusione era altrettanto semplice:

La morale della favola è che alla fine si tratta di un problema di crediti inesigibili, e più ce ne sono, maggiori saranno i deterioramenti sul lato dei passivi, inclusi i depositi. Come avevamo detto all'epoca – La vera domanda in Europa è: quanti deterioramenti saranno in grado di sobbarcarsi le banche nelle diverse nazioni europee prima che i depositi debbano subire un haircut? I prestiti non performanti sono arrivati ad un totale di €720 miliardi in tutta la zona Euro nel 2012 e €500 miliardi solo nelle banche della periferia.
Ora, tre anni più tardi, la bomba sembra essere sul punto d'esplodere (o potrebbe essere già esplosa in silenzio), e ciò risulta evidente in un articolo esaustivo apparso sul Wall Street Journal, in cui ci si concentra sul sistema bancario insolvente dell'Italia e vengono accusate – e chi altri altrimenti – le centinaia di miliardi di sofferenze sui libri delle banche come i colpevoli della crisi imminente in Europa.

A dire il vero, non c'è niente di nuovo qui, anche se è un buon riassunto del Comma 22 in cui si trova l'Italia: leggiamo dall'articolo del WSJ intitolato "Bad Debt Piled in Italian Banks Looms as Next Crisis."

Il referendum in Gran Bretagna ha prodotto fosche previsioni per l'economia inglese. Il danno al resto dell'Europa potrebbe essere più immediato e potenzialmente più grave. Il rischio è più concentrato nel settore bancario italiano. In Italia il 17% dei prestiti delle banche sono andati a male. Ciò equivale a quasi 10 volte il livello negli Stati Uniti, dove, anche nei momenti peggiori della crisi finanziaria 2008-09, è stato solo del 5%. Tra le banche quotate nella zona Euro, gli istituti di credito italiani rappresentano quasi la metà del totale dei crediti inesigibili.

Anni di standard lassisti riguardo la concessione dei prestiti hanno lasciato le banche italiane impreparate quando il crollo economico di pochi anni fa ha fatto salire il tasso dei fallimenti. In una grande banca, Banca Monte dei Paschi di Siena SpA, le sofferenze erano così ingombranti che è stato creato un team di 700 persone per affrontare tale problema e trovare una soluzione. Alcune settimane fa la banca ha messo in vendita il pacchetto di crediti inesigibili nella speranza che un partner straniero avrebbe accelerato il processo di liquidazione.

Il referendum britannico per uscire dall'Unione Europea ha aggravato le tensioni sulle banche europee e quelle dell'Italia in particolare. Ha messo in pericolo la vendita di Monte dei Paschi, dicono alcuni banchieri, e ha creato nuova incertezza in un momento in cui i creditori sono alle prese con tassi d'interesse bassissimi (anche negativi) e lenta crescita economica.

Il Brexit ha fatto sorgere molte preoccupazioni secondo cui le banche centrali terranno bassi i tassi d'interesse più a lungo di quello che avrebbero fatto altrimenti, nel tentativo di contrastare la crescita lenta — nella zona Euro così come in Gran Bretagna. Le azioni delle banche europee sono calate dopo il voto, quelle in Italia molto di più rispetto alle altre. Sin dal 23 giugno scorso le azioni di Monte dei Paschi sono scese di circa un terzo. Questa situazione rischia d'innescare una crisi di fiducia nelle banche italiane, dicono gli analisti. Anche se l'Italia ha una sola banca classificata come significativa a livello globale in base alle normative bancarie internazionali — UniCredit — alcuni analisti dicono che lo stress bancario peggiorato opo il Brexit potrebbe minacciare la stabilità in Italia e, potenzialmente, anche quella dell'UE.

"Il Brexit potrebbe portare ad una vera e propria crisi bancaria in Italia", ha detto Lorenzo Codogno, ex-direttore generale del Tesoro italiano. "Il rischio di un crollo della zona Euro è chiaramente concreto se le preoccupazioni intorno al Brexit non vengono affrontate immediatamente."

Un rapido excursus sul perché a seguito del Brexit le banche italiane si sono affrettate per ottenere un permesso speciale dall'Europa affinché salvasse le banche locali, poiché il bail-in avrebbe molto probabilmente innescato una corsa caotica agli sportelli.

Quando è arrivata la crisi finanziaria alla fine del 2008, le banche italiane tendevano a rinnovare i prestiti i cui mutuatari non pagavano in tempo, nella speranza che una ripresa economica si sarebbe presa cura del problema. Due anni fa le difficoltà delle banche italiane hanno dato i natali al primo modello di stress test europeo per gestire i guai bancari. Il governo italiano ha chiesto l'autorizzazione all'UE di iniettare €40 miliardi nelle sue banche per stabilizzare il sistema.

Per farlo è necessario infrangere una norma anti-salvataggio adottata nel 2014, la quale costringe i soggetti economici delle banche in difficoltà — azionisti, obbligazionisti e alcuni depositanti — a pagare un prezzo finanziario prima che debbano farlo i contribuenti del paese.

Roma sostiene che la rottura di questa norma rappresenterebbe un piccolo prezzo da pagare per erigere un firewall contro un possibile contagio finanziario derivante dal Brexit. I partner europei dell'Italia, guidati dalla Germania, rifiutano l'idea, lasciando Roma esposta al rischio di una crisi bancaria.

...soprattutto se l'uomo che era responsabile delle banche italiane nel 2008, Mario Draghi, dovesse essere in qualche modo identificato come il responsabile dell'insolvenza del sistema finanziario in Italia. Finora la Merkel è stata contraria ad un salvataggio in piena regola, sapendo che l'ulteriore "rottura delle norme europee" significherebbe semplicemente più denaro sborsato dai contribuenti tedeschi.

E mentre aspettiamo l'esito di questa soap opera, che a partire da ieri sera ha visto dure parole di frustrazione espresse dal primo ministro Renzi e indirizzate a Draghi, ecco alcuni numeri:

Quando nel 2014 la Banca Centrale Europea ha iniziato la supervisione delle più grandi banche della zona Euro, le cose sono diventate più difficili da gestire. Il nuovo supervisore ha applicato criteri più severi per la dichiarazione dei crediti deteriorati rispetto a quelli adottati dalla Banca d'Italia, dicono i banchieri. Ad aprile ha costretto una banca a subire maggiori svalutazioni sui crediti deteriorati, prima che ricevesse la sua benedizione a fondersi con un'altra banca. Il risultato è che i crediti deteriorati delle banche italiane ora superano i €360 miliardi — quadruplicati rispetto al livello del 2008 e continuano ad aumentare.

I tentativi delle banche di scaricare alcuni dei crediti deteriorati sono stati in gran parte un flop, a causa delle discrepanze di valutazioni con i potenziali acquirenti. Le banche hanno svalutato i crediti in sofferenza a circa il 44% del loro valore nominale, ma gli investitori credono che il vero valore sia più vicino al 20% o 25% — il che implicherebbe una svalutazione supplementare di €40 miliardi.

Una delle ragioni per le basse valutazioni è l'enorme difficoltà di liberarsi di un prestito non performante in Italia. I tribunali italiani ci mettono otto anni, in media, per cancellare le procedure di insolvenza. Un quarto dei casi richiede 12 anni. Inoltre, in molti casi, la garanzia del prestito è la casa di famiglia, o l'attività commerciale.

"C'è un disperato bisogno di garanzie collaterali liquide", ha detto Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved Group Credit Management. "In questo momento, siamo bloccati tra aste e procedure giudiziarie che rendono molto difficile riscuotere il prestito."

Il problema è che Roma si trova nella classica situazione "lose-lose":

Con gli investitori che quest'anno hanno inflitto una batosta alle sue azioni, UniCredit ha rimosso il suo amministratore delegato, Federico Ghizzoni. La scorsa settimana, con le sue azioni in calo, s'è affrettata a nominare un nuovo amministratore delegato, Jean-Pierre Mustier, ex-capo del settore corporate e investment banking. Nel più breve lasso di tempo Mustier deve presentare un piano di ristrutturazione convincente e raccogliere fino a €9 miliardi per sostenere la fiducia degli investitori. UniCredit ha rifiutato di commentare. Il governo italiano ha spinto per una soluzione ampia che ricapitalizzasse le banche, quando ha fatto appello alla UE per avere il permesso di iniettare €40 miliardi negli istituti di credito. Il governo italiano sostiene che senza una tale mossa, i problemi bancari italiani potrebbero evolvere in una crisi più ampia.

"Vi è un'epidemia, e l'Italia è il paziente più ammalato", ha dichiarato Pierpaolo Baretta, sottosegretario al Ministero dell'Economia. Se "non fermiamo l'epidemia, diventerà un problema di tutti [...]. Lo shock del Brexit ha creato un senso d'urgenza." La scorsa settimana il primo ministro italiano, Matteo Renzi, ha ricordato il problema durante il suo incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel.

La Commissione Europea, con il forte sostegno di Berlino, ha respinto la richiesta italiana. Alcuni funzionari europei in privato hanno espresso fastidio, perché Roma è stata lenta a trovare una soluzione al suo problema bancario e ne sta pagando il prezzo. Ora, dicono, gli italiani stanno usando il Brexit per avere il permesso di piegare le norme.


Roma ha criticato il sistema bancario dell'UE e non vuole utilizzare le nuove regole del "bail-in", le quali prevedono l'ordine in cui le parti interessate devono sopportare perdite in modo da rimettere in carreggiata una banca in difficoltà. Circa €187 miliardi di obbligazioni bancarie sono nelle mani di investitori retail, i cui valori potrebbero essere spazzati via da una risoluzione adottante le nuove regole del bail-in.

L'anno scorso più di 100,000 investitori in quattro piccole banche italiane hanno visto evaporare i loro investimenti. Alcuni hanno perso i loro risparmi di una vita. La polemica è esplosa il dicembre scorso dopo che mezzi d'informazione italiani hanno riferito del suicidio di un pensionato per aver perso €110,000 di risparmi investiti in una delle suddette banche.

Tali problemi non tangono minimamente Bruxelles. "Ogni nonna ha acquistato azioni bancarie," ha detto un funzionario UE. "Ecco come ci è stata presentata la cosa [...]. Questo lavoro dev'essere fatto nel rispetto delle regole, usando tutta la flessibilità esistente."

In tal caso, "ogni nonna" in Italia ha un grosso problema, ma non così grande come quello di Renzi, perché se inizia la corsa agli sportelli (prima del bail-in), sarà tutto finito per il sistema bancario più insolvente d'Europa.

Infine, mentre quanto finora detto non rappresenta nulla di nuovo — ne abbiamo parlato per oltre 5 anni — finora l'Europa e Wall Street sono riusciti ad ignorarlo. Come mostra l'ultimo report di JPM sui mercati, però, l'attenzione di tutti è ormai focalizzata solo sull'Italia.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Cialtronaggine economica infinita

Mar, 05/07/2016 - 10:15




di Bill Bonner


BALTIMORE – Finanza o politica? Non sappiamo quale tema sia più allegro.

Le primarie repubblicane e le politiche monetarie della FED sembrano competere per le prime pagine dei giornali. Qual è più assurda? Qual è più scandalosa? Quale può ottenere più ascolti?

La politica, guidata da Donald J. Trump, è stata chiaramente in testa... fino a ieri. Poi il mondo del denaro, con Janet L. Yellen, è schizzato in avanti nella corsa tra le notizie più imbarazzanti.

Il Dow ha guadagnato 83 punti.

“Cautious Yellen drives global stocks near 2016 peak,” ha riferito Reuters. La storia in sé è stata un notevole tributo a tutta la cialtronaggine dietro al sistema monetario attuale.

A prima vista, "una Yellen prudente" sembrerebbe una frase incongrua con le azioni in aumento verso il "picco del 2016." Di norma essere prudenti significa essere attenti e calmi, non incoraggiare la speculazione.

A far salire le azioni non è stato tanto quello che la Yellen ha detto, piuttosto è stato quello che non ha fatto, ovvero, non ha fatto quello che abbiamo pensato che lei non avrebbe fatto. Cioè, finora non ha fatto un solo passo nella direzione di una politica monetaria "normale"; la nostra ipotesi è che non lo farà mai.

Perchè no? Perché potrebbe essere un mero strumento nelle mani dei furfanti a capo dello Stato Profondo? Forse perché la sua teoria economica è stupida, superficiale e ingenua?

O perché lei e il suo predecessore, Ben Bernanke, hanno danneggiato talmente tanto il mondo che non è rimasto nulla da cui tornare? Hanno bruciato i ponti... le nostre fabbriche... i nostri risparmi... e tutto il resto dietro di loro. Ora è meglio fare i bagagli, uscire... e andare avanti.

Questo è più o meno quello che Charlie Munger si aspetta che accadrà.

Alla domanda se la FED avesse ridotto il proprio bilancio ai livelli pre-Grande Recessione (vendendo di nuovo al settore privato i $4,000 miliardi di obbligazioni acquistate negli ultimi otto anni), il partner di lunga data di Warren Buffett ha detto:

Mi ricordo di un caffè a 5 centesimi e nuove automobili a $600. Il valore del denaro continuerà a scendere. Negli ultimi 50 anni abbiamo vissuto il periodo migliore della storia umana. È destinato a peggiorare. Vi consiglio di prepararvi per il peggio, perché le piacevoli sorprese sono facili da gestire.
Un mondo finanziario "normale" non esiste più.

La Yellen ha continuato a dire che queste briciole di incoscienza – la possibilità di non tornare alla normalità – hanno fornito uno "stabilizzatore automatico" al sistema finanziario globale. Proprio così. (Ed è qui che si comincia a ridere in modo incontrollato.) Non solo il credito scandalosamente a buon mercato ha "stabilizzato" il sistema, ma lo ha fatto anche l'aspettativa di una maggiorazione di tale dose!

Forse affermare che NON cercherà più di tornare alla normalità calmerà i nervi degli investitori. Forse la normalità non è una gran bella cosa, dopo tutto.

In ogni caso, gli speculatori possono continuare a fare qualunque cosa losca stessero facendo... liberi dalla paura che la "normalità" li aspetti dietro l'angolo per sorprenderli.

Ma che cosa può essere? Una complicazione, le "prospettive per l'inflazione," "l'incertezza", dice la Yellen. Il Financial Times chiarisce: “Potrebbe volerci molto prima che l'inflazione possa tornare all'obiettivo del 2% impostato dalla FED.”

La Yellen è preoccupata per la mancanza d'inflazione allo stesso modo in cui gli agricoltori sono preoccupati per la mancanza di pioggia. La sua risposta è quella di fare più danze rituali... e proferire più formule magiche... che finora hanno solo prodotto più siccità.

In Giappone questi riti monetari voodoo vanno avanti da 26 anni. È da metà degli anni '80 che teniamo d'occhio il Giappone, quando tutti erano sicuri che tale nazione era la cosa più redditizia in tutta l'econosfera.

Questo presunto miracolo economico è saltato in aria nel 1989, e la liquidità è scomparsa. Da allora il Giappone è stato il Sahara del mondo sviluppato. QE, ZIRP, NIRP, deficit monumentali, le frecce di Abe... niente ha funzionato per far piovere.

Si pensava che i tassi d'interesse negativi, annunciati alla fine dell'anno scorso, sarebbero serviti a qualcosa. Si pensava che i risparmiatori avrebbero alzato le mani al cielo, avrebbero aperto i loro portafogli... e avrebbero speso, speso, speso per evitare di pagare la tassa sul risparmio.

Invece i risparmiatori hanno risparmiato di più. Che altro potevano fare? Con tassi negativi avevano bisogno di maggiori risparmi per ottenere lo stesso risultato finanziario per unità di denaro.

Risultato: a gennaio le vendite al dettaglio in Giappone erano sceso del 2.3% rispetto al mese precedente.

Ma i federali giapponesi non si arrendono. E ora si rivolgono a due degli stregoni più celebri al mondo – Paul Krugman e Joseph Stiglitz – per un consiglio su cosa fare.

Il Giappone ha avuto enormi deficit fiscali nel tentativo di rilanciare l'economia. Dopo un quarto di secolo di questi deficit, l'isola nipponica ha ora il debito pubblico lordo pari al 240% del PIL e quasi nove volte le entrate fiscali.

La maggior parte della spesa è utilizzata per finanziare programmi per gli anziani – assistenza sanitaria e pensioni – e ciò rende difficile tagliarla. Le finanze pubbliche del Giappone non sono altro che un enorme programma obbligatorio e sotto-capitalizzato per la vecchiaia... un programma che è sicuro che andrà in rovina.

Ma non preoccuparti, Giappone. Secondo il Financial Times, i due Premi Nobel sono andati a Tokyo e hanno detto – se riuscite a crederci – che il Giappone ha bisogno di più liquidità, cioè, "una politica fiscale più flessibile."

Sì, come se New Orleans avesse avuto bisogno di un acquazzone dopo l'uragano Katrina.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'economia globale è in stallo

Lun, 04/07/2016 - 10:11




di David Stockman


Le esportazioni della Corea del Sud sono scese a $41 miliardi ad aprile, segnando il 16° mese consecutivo di calo delle vendite estere. Il risultato del mese scorso ha rappresentato un calo dell'11.2% rispetto all'anno precedente, e un calo del 18% rispetto all'aprile 2014. Inoltre il mese scorso le esportazioni verso la Cina sono diminuite del 18.4%, a seguito di un calo del 12.2% a marzo.




Il crollo delle esportazioni della Corea non è un'aberrazione solitaria. Lo stesso modello è evidente in tutta la catena dell'export dell'est asiatico. Questo perché lo Schema Rosso di Ponzi è al suo ultimo inning. Pechino sta pompando furiosamente sull'acceleratore del credito, ma senza alcun risultato.

Come se non l'avessimo già sottolineato abbastanza, creare PIL con l'espansione sfrenata del credito non vuol dire creare ricchezza o stimolare una crescita sostenibile; si tradurrà semplicemente in una resa dei conti finale, quando gli eccessi speculativi insiti nella moneta fiat imploderanno su sé stessi.

La Cina è sicuramente vicina a questo tipo d'implosione. Durante il primo trimestre il credito totale, o quello che Pechino definisce "finanziamento sociale", s'è espanso ad un tasso annualizzato di $4,000 miliardi. Si tratta di una crescita del 57% rispetto all'anno precedente e ha rappresentato una crescita del debito al 38% del PIL su base annuale.

Detto in altro modo, durante i primi 90 giorni del 2016 la Cina ha accatastato un altro miliardo di dollari di debito su quello attuale da $30,000 miliardi, mentre il suo PIL nominale s'è ampliato a meno di $175 miliardi.

Proprio così. Lo Schema Rosso di Ponzi sta generando appena $1 di PIL per ogni $6 di nuovo debito. E gran parte del "PIL" generato durante il primo trimestre, riflette la nuova costruzione di appartamenti vuoti e infrastrutture pubbliche ridondanti.

Ormai dovrebbe essere evidente che l'economia cinese è una barzelletta finanziaria destinata ad un crollo, e che le sue statistiche economiche sono un tessuto d' invenzioni e d' illusioni. Anche i suoi dati relativi alle esportazioni sono imbottiti di cifre fasulle, progettate per nascondere la fuga di capitali.

L'implicazione del trend delle sue esportazioni è inconfondibile. Quando si mette da parte la teatralità del rumore statistico nei dati, le esportazioni sono diminuite del 10% nel primo trimestre. Questo è il peggior calo trimestrale sin dal 2009 in mezzo alla grande recessione globale, ed era quasi il doppio del tasso di declino durante il terzo e quarto trimestre 2015.




Ecco il punto. La Cina non può essere in crescita del 6.7% quando la sua macchina dell'export è a corto di gas, come è evidente dal grafico qui sotto. Questo perché lo Schema Rosso di Ponzi è stato costruito sulle esportazioni sovvenzionate tramite la stampante monetaria della PBOC. Ma ora che i mercati sviluppati hanno raggiunto la condizione di picco del debito, le chiacchiere stanno a zero.

Vale a dire, i consumatori occidentali hanno esaurito la loro capacità d'indebitamento — così gli esportatori cinesi sono fuori gioco. Sta conservando l'apparenza di una crescita del PIL mediante la costruzione di cattedrali nel deserto e giocando un brutto scherzo all'Occidente.

Dopo tutto, i numeri del PIL della Cina possono essere manipolati e riportati in modo distorto, ma lo stile adottato dai compagni di Pechino è lo stesso ragionamento economico che ha portato il Grande Pensatore a sostenere che scavare buche e poi riempirle fosse una panacea ai problemi economici. I seguaci moderni di Keynes a Wall Street credono alla stessa cosa.




Questi ultimi hanno spacciato anche il mito della transizione graduale della Cina verso il consumo interno. Ma una volta che la banca centrale satura i bilanci della nazione, come è accaduto rapidamente in Cina, la crescita dei consumi deve necessariamente far riferimento al tasso di crescita della produzione e del reddito. Nel caso della Cina, tale vettore scenderà perché si bloccherà la grande baldoria di costruzioni e investimenti di capitale.

In breve, la Cina ha già un rapporto debito/PIL del 300%. Inoltre il denominatore di questo rapporto è marcio fino al midollo, in quanto è fondamentalmente costituito da massicci investimenti improduttivi e infrastrutture pubbliche ridondanti; un giorno i primi verranno cancellati e le seconde abbandonate, in quanto dei pesi morti per l'economia cinese.

Ancora più importante, i lavoratori licenziati dal settore edile e industriale e il restringimento dell'attività economica, incideranno pesantemente sul flusso di cassa corrente e sulla capacità sempre più limitata d'accendere prestiti — anche nello Schema Rosso di Ponzi. Quindi i cinesi ridurranno la spesa, e non la ricicleranno, come proclamano costantemente i propagandisti di Wall Street.

Cioè, la Cina sta affondando nella deflazione e nelle liquidazioni, non sta virando per diventare un grande centro commerciale in stile Stati Uniti. Questi ultimi sono diventati così prendendo in prestito dal resto del mondo, in modo che i consumatori americani potessero vivere ben oltre i loro mezzi. Ahimè, la Cina ha già utilizzato la sua carta di credito nazionale, e non c'è rimasto nessuno sul pianeta da cui prendere in prestito.

Infatti vi sono prove abbondanti della recessione incombente. La Cina è un gigantesco macchinario per convertire materiali: importa materie prime e beni intermedi, e li converte in beni finali e prodotti di consumo per l'esportazione. Di conseguenza, quando calano i volumi delle importazioni, abbiamo un importante indicatore che ci dice che lo Schema di Ponzi cinese sta cadendo a pezzi.

Le importazioni nel primo trimestre sono scese del 13.3% rispetto all'anno precedente, e questa cifra rappresenta un peggioramento rispetto al calo dell'11.8% nel quarto trimestre. Come Jeff Snider ha dimostrato col grafico qui sotto, il trend delle importazioni cinesi è passato da una modalità "rallentamento" a "declino accelerato".




Se la Cina stesse vivendo una transizione graduale verso il consumo interno, le importazioni non sarebbero in calo ai ritmi raffigurati qui sopra. Dopo tutto, i due più grandi settori della sua economia sono l'edilizia e il mercato al dettaglio — entrambi dipendono dal flusso continuo delle importazioni: materie prime nel primo caso, e beni di lusso dalle economie sviluppate nel secondo.

Inutile dire che il crollo della produzione in Cina sta diffondendo dolore economico tra quelle economie esportatrici che prosperavano durante la fase di boom dello Schema Rosso di Ponzi.

Singapore, che è il fulcro del sistema, è sceso ancora più nettamente della Corea. Le esportazioni a marzo sono diminuite del 14% rispetto all'anno precedente e quasi del 21% rispetto a marzo 2014.




Allo stesso modo, le esportazioni di Hong Kong sono scese quasi del 9% negli ultimi due anni, mentre le esportazioni di Taiwan sono scese del 19% nello stesso periodo. In entrambi i casi, il tonfo nelle spedizioni verso la Cina ha generato un'erosione continua in questi numeri. Durante l'anno scorso, per esempio, le esportazioni di Hong Kong verso la Cina sono scese dell'11%.





Allo stesso modo, le esportazioni indonesiane sono scese del 21%. Nel caso del Brasile, che era essenzialmente un satellite dell'export nei confronti della Cina, il valore in dollari delle sue esportazioni è diminuito del 24% sin dal 2013.





Nel corso degli ultimi due mesi, lo Schema Rosso di Ponzi ha vissuto l'ennesima mini-bolla speculativa. Sembra proprio che l'orda di giocatori d'azzardo, che ad un certo punto hanno aperto 387 milioni di conti di trading, si sia ammassata di nuovo nelle commodity. Anche se quest'ultimo focolaio non ha fatto altro che alimentare un rimbalzo fasullo del 50-70% nel prezzo dei futures (ferro, cotone, acciaio), non si trattava affatto di una ripresa economica sostenibile.

Infatti, durante il primo trimestre la Cina ha consumato 332 milioni di tonnellate di combustibili derivati dal petrolio (benzina e distillati) rispetto ai 339 milioni di tonnellate durante il primo trimestre del 2015. Tale riduzione del 2% non solo nega la storiella della ripresa cinese, ma rappresenta anche un punto di flesso tagliente nell'andamento del consumo di petrolio.

Vale a dire, tra il 2011 e il 2015 il consumo cinese di carburante nei primi trimestri, come misurato dalle spedizioni delle sue due società petrolifere statali più grandi, è passato da 271 milioni di tonnellate a 339 milioni di tonnellate, un aumento del 5.5% annuo. Al contrario, ora si sta restringendo e questo è un segno della deflazione, non un ritorno a tempi di boom.

C'è un motivo per cui le spese in conto capitale stanno affondando in tutto il mondo, il Giappone sta scivolando in recessione, l'Europa sta traballando e gli Stati Uniti proseguono lungo la linea piatta. Vale a dire, le banche centrali hanno alimentato un cosiddetto crack-up boom che sta facendo esattamente ciò che Mises predisse; sta fracassando i mercati.

Gli economisti moderni non hanno alcuna dimestichezza con tale vocabolo e descrivono i dati commerciali di ogni giorno come prova che l'economia globale è in "stallo".

Questa è una metafora aeronautica, naturalmente, ma significa la stessa cosa.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


TSA, Brexit e l'implosione del mostro burocratico

Ven, 01/07/2016 - 10:12




di Francesco Simoncelli


Sono dell'idea che l'esperienza personale sia un ottimo modo per trasmettere concetti generali alla maggior parte delle persone. Probabilmente perché è possibile condividere con altri eventi similari che hanno caratterizzato le nostre vite. In questo modo entrare in sintonia con i lettori è decisamente più facile. Non solo, ma il messaggio rimane impresso senza il bisogno di un fiume di parole o opera di convincimento.



UN TRANQUILLO WEEKEND DI... SICUREZZA

Oggi è una serena giornata estiva. Fuori ci sono -52° ed è soleggiato. Trentanovemila piedi dal suolo non sono l'ideale per prendere una boccata d'aria. Ciononostante, la vista dello Stivale da una così considerevole altezza mi permette di ammirare il nostro paese da un'angolatura diversa. Tutti i problemi e patemi peculiari che si possono odorare stando a contatto con gli individui che popolano l'Italia, passano in secondo piano quando essi diventano talmente piccoli da svanire in un agglomerato di colori e figure geometriche. Il verde dei boschi, l'arcobaleno di auto che scorre lungo le arterie stradali, le abitazioni fuoriuscite da una scatola di Lego, l'azzurro intenso del mare, le scie spumose delle imbarcazioni. Da questa altezza i problemi sembrano letteralmente eterei ed inconsistenti, come se finalmente l'Italia avesse sbrogliato quella matassa di difficoltà che ne ingessano lo sviluppo.

Per un momento si dimentica anche quanto siano diventati invadenti i controlli all'interno degli aeroporti, nonché paranoici. Se la sicurezza delle persone è davvero così a rischio, perché treni e navi non sono altrettanto blindati? E gli autobus? Eppure anch'essi sono obiettivi sensibili. Se lo scopo dei pazzi scatenati è quello di creare il caos, non esiste obiettivo presumibilmente sicuro che possa garantire una certa immunità dalla furia delle bestie selvagge.




In realtà esistono individui, e sopratutto individui pronti. Infatti l'incognita di trovare persone pronte a rispondere ai pazzi scatenati rappresenterebbe un forte deterrente in quegli eventi riguardanti atti di terrorismo. Fino a quanto siamo disposti a farci rovistare nei nostri effetti personali per dimostrare la nostra innocenza? A quante libertà siamo disposti a rinunciare per farci cullare da un'illusione di sicurezza, quando sappiamo benissimo di nuotare in un mare di incertezze? La miglior fonte di sicurezza è quando noi scegliamo di essere sicuri. Armati o disarmati, è esattamente questo quello che ci permette di evitare situazioni potenzialmente dannose in cui la delega di aspetti chiave della nostra sfera individuale finisce per creare mostri burocratici; come la TSA, ad esempio.



DISCESA NELL'INFERNO BUROCRATICO

Inizia tutto con una lunga fila. Il simbolismo gioca un ruolo fondamentale nell'invasione delle libertà personali. Questo perché lo stato opera a vari livelli sulla psicologia umana. È questo che gli garantisce la sua presa ferrea sulla mente degli individui. Il ruolo giocato dai dettagli è fondamentale quando si vuole comprendere come lo stato cerca di prevaricare la sfera individuale delle persone.

Le lunghe file, infatti, servono a ricordare lo spreco. Ovvero, quanto la burocrazia sia incapace di valutare uno degli asset più importanti per gli attori di mercato: il tempo. Creando inutili incanalamenti affinché vengano applicati stupidi regolamenti, l'individuo viene privato del giudizio riguardante l'allocazione delle risorse, di conseguenza è come se venisse privato delle sue azioni. Ciò conduce ad errori. Ma i burocrati sono troppo idioti per capirlo. Questo perché sono keynesiani fino al midollo.

Il passo successivo è lo svuotamento delle proprie tasche. Ciò vuol dire che la burocrazia può mettere le mani dove vuole e quando vuole. La proprietà legittimamente acquistata viene sequestrata da coloro in possesso di un distintivo. Non è nemmeno più necessaria la pistola! La sua minaccia scatta automaticamente nella mente della maggior parte degli individui non appena vede il distintivo. Anni e anni di addomesticamento danno i loro frutti.

E se qualcuno vi deruba (accidentalmente o meno)? Scordatevi il rimborso, la burocrazia, e soprattutto gli imbecilli che la compongono, non hanno alcuna cura della vostra proprietà. Ciò che è vostro è loro; in fin dei conti non è questo il volere della maggioranza quando approva mostri burocratici come la TSA? E dov'è la maggioranza quando un branco di idioti invade le vostre proprietà e ognuno di voi vorrebbe gridare allo scandalo? È questo lo scopo della maggioranza, vale a dire, guardare passivamente lo stupro delle libertà individuali mentre ogni singolo individuo urla al suo interno per divincolarsi da questo sopruso? Inutile urlare in quei momenti, è troppo tardi riscoprirsi, volontariamente o involontariamente, amanti della libertà. Questi sono i risultati quando si bela a favore di una maggiore presenza dello stato nella propria vita.

Ma il misfatto più grave arriva successivamente, quando viene invasa la più sacra delle proprietà individuali: quella del proprio corpo. In questo modo si completa un cerchio tracciato molto tempo fa dall'apparato statale, il quale, attraverso il welfare state, ha inondato gli individui con una serie crescente di interventi mirati a scacciare l'indipendenza degli individui nella gestione della propria vita e dei propri beni. Dalla scuola all'assistenza sanitaria fino ai sussidi, lo stato ha sostituito il ruolo centrale delle scelte individuali con la sua influenza accentratrice, dissestando progressivamente il tessuto sociale ed economico. Tale processo non è regressivo e continua la sua escalation nel corso del tempo fino a far annegare tutte le libertà personali, cosa che inevitabilmente si conclude con l'implosione stessa dello stato.

Nel frattempo, però, una valanga di oppressione sommerge gli individui i quali vedono maltrattati e bistrattati i loro corpi. Non c'è possibilità di sottrarsi, nemmeno se ci si conforma chiedendo un minimo di interesse per la propria salute. Voglio dire, quanto è igienico togliersi le scarpe e camminare sullo stesso pavimento su cui hanno camminato Dio solo sa quante altre persone? Eppure la burocrazia è felice di spendere ogni qual volta è in grado di aumentare la propria influenza, soprattutto quando questo avviene col beneplacito degli attori di mercato. Invece la presenza di semplici sacchetti di plastica o altro materiale per prevenire malattie è sempre assente. Perché? Perché è una questione di simbolismo. Ovvero, la comparazione a delle bestie. Le bestie non agiscono, ma vivono per istinto. E questa è un'enorme differenza con gli esseri umani, le cui azioni sono propositive.

Rendendo quanto più istintive possibili le azioni degli attori di mercato, la burocrazia cerca instancabilmente il modo per conformare in un amalgama monoforme la varietà e il differenziamento presenti nell'ambiente di mercato. Questo perché altrimenti non avrebbe potere alcuno. Se la massa tende ad andare istintivamente verso un'unica direzione, allora la burocrazia e lo stato in generale guadagneranno un potere pressoché illimitato.

Ora immaginate se la prossima volta che andate a giocare una partita di bowling, il gestore vi accogliesse con queste parole: "Benvenuti signori e signore. Siamo spiacenti ma abbiamo finito le calze di stoffa per proteggere i vostri piedi. Il nostro locale è affollato perché abbiamo deciso di aprire solo una pista per giocare, quindi vi invitiamo ad aspettare qui per le prossime 3 ore mentre vi girate i pollici." Non passerà molto tempo prima che un locale simile chiuda i battenti. Perché? Perché il mercato ascolta le lamentele dei clienti e fa di tutto per porvi rimedio, altrimenti la strada verso il fallimento è assicurata. Nessuno si sognerebbe di mettere la vostra salute in pericolo e pensare di poterla fare sempre franca. Ma, soprattutto, nessuno e dico nessuno in un ambiente di mercato si sognerebbe mai di mettervi le mani in tasca e rovistarvi dentro per vedere cosa avete.

Ebbene sì, è questo quello che è diventata la cosiddetta "Land of the free", un coacervo di piccoli tiranni che vanno in estasi non appena riescono ad aggrappare una briciola di potere. Se un anziano, frastornato da questo gigantesco circo burocratico composto da imbecilli e altra schiuma d'umanità, non svuota totalmente le tasche e inavvertitamente dimentica qualcosa (come ad esempio il portafogli), si vede assalire il proprio corpo da un bastardo con il distintivo che si arroga il diritto d'invadere la proprietà altrui e di rovistarne al suo interno. È davvero sconcertante notare come l'abbattimento della volontà individualista abbia fatto breccia nella mente della maggior parte delle persone, riducendole a meri robot che ciondolano verso l'oblio.

La frustrazione che ne scaturisce viene riversata sul prossimo, ed è qui quindi che notiamo una certa apatia da parte degli individui nei confronti dei propri simili e una rabbia repressa pronta ad esplodere ad ogni pié sospinto. Questa non è la natura dell'essere umano, questa è la natura di una bestia chiusa in gabbia. Lo stato infatti non è l'apice della civiltà moderna, ma l'apice della bestializzazione umana in nome di un presunto bene superiore. In realtà, non esiste nulla di tutto ciò. “The cake is a lie.” Quella attuale è una guerra tra bande che cercano di spartirsi il potere ultimo di possedere quante più anime possibili da sfruttare e vivere al massimo col minimo sforzo. Le élite non sono altro che gli aspiranti direttori di uno zoo, non viviamo affatto in una società civile.



LA VIA VERSO L'INFERNO BUROCRATICO È LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI

Il fatto che queste misure siano approvate con le migliori intenzioni non ne elimina la natura intromissiva. Infatti è questo presunto interesse verso il bene comune che permette alle peggiori norme di vedere la luce e di ottenerne l'approvazione a livello sociale. È come se la libertà individuale fosse un mezzo di scambio attraverso il quale poter rinunciare a piacimento e comprare sicurezza. Ciò si basa sul presupposto che, in quanto individui e apoditticamente liberi, possiamo riprenderci le nostre libertà individuali qualora vogliamo. Ma lo stato non è composto da uomini. Lo stato è un'idea: il monopolio della forza sugli individui. L'idea non ha sentimenti o compassione, l'idea è quella che è poiché essa viene pensata. Di conseguenza non può essere sottoposta a mutamenti, poiché solo un essere pensante può mutare, mentre invece l'idea, essendo pensata, rimane quello che è per tutto il tempo in cui viene applicata.

È per questo motivo che lo stato non può essere cambiato. Chiunque voglia provarci si scontrerà sempre con una forza contraria che renderà vani tutti i tentativi di equiparare stato e libero mercato. Lo stato minimo, infatti, è un ossimoro in quanto costringe l'apparato statale ad andare contro la sua natura. Non sorprende, quindi, se gli esempi di stato minimo abbiano infine fallito e si è passati progressivamente ad un'invasione crescente delle libertà individuali degli attori di mercato.

Lo stato è un'idea e come tale quando applicata non si ferma finché non raggiunge lo scopo per cui è stata pensata: pianificazione di ogni aspetto della vita sociale. Problema: l'idea, seppur pensata, è in contrasto con una concorrenza di altre idee che spingono per essere applicate. Sabotare questo processo è impossibile, perché significherebbe sterminare gli esseri pensanti. In sostanza, è per questo che lo stato non avrà mai successo a soggiogare gli esseri pensanti, o attori di mercato. Lo stato è un'idea pensata, mentre invece gli attori di mercato sono esseri pensanti che possono far nascere nuove idee. È l'eterna lotta tra staticità statalista e dinamicità del libero mercato.

La prima cerca di rincorrere la seconda a suon di normative e restrizioni, ma il divario è incolmabile. Non è un caso se il caos burocratico a livello europeo stia rendendo la vita impossibile agli attori di mercato, ma questo significa una crescente mancanza di conformazione e fallimenti nel lungo periodo. Scrisse Mises in Bureaucracy:

L'interventismo economico è una politica controproducente. Le singole misure che applica non raggiungono i risultati perseguiti. Conducono ad uno stato di cose che, dal punto di vista dei suoi stessi sostenitori, sono molto meno auspicabili rispetto alla situazione che dovevano modificare. La disoccupazione prolungata, i monopoli, la crisi economica, la restrizione generale della produttività, il nazionalismo economico, e la guerra sono le conseguenze inevitabili dell'interferenza statale con le imprese. Tutti questi mali per i quali i socialisti incolpano il capitalismo, sono il prodotto di questa presunta politica "progressista". Gli eventi catastrofici, che sono un vantaggio da sfruttare per i socialisti radicali, sono il risultato delle idee di chi dice: "Io non sono contrario al capitalismo, ma..." Queste persone non sono altro che alfieri della socializzazione e della burocratizzazione. La loro ignoranza genera il disastro.
Ma per quanto possa essere rigido l'assetto statalista, alla fine paga il dazio della sua natura. Gli errori all'interno dell'ambiente di mercato diventano incontrollabili e la burocrazia deve cedere porzioni di sovranità per non crollare sotto il suo stesso peso. Ciò è accaduto, ad esempio, nel periodo post-seconda guerra mondiale in Germania, dove il Ministro delle Finanze, Ludwig Erhard, si distaccò dai "consigli" provenienti dagli Stati Uniti e rifiutò in toto l'implementazione di controlli dei prezzi e razionamenti per far riprendere l'economia tedesca. Al contrario, permise una discesa dell'offerta di denaro del 90% e tagliò l'imposta sul reddito dall'85% al 18% per i redditi superiori ai 2,500 marchi. Inutile dire che l'economia più ampia reagì positivamente a queste disposizioni e, in virtù di una maggiore libertà, le attività commerciali aumentarono la loro offerta di beni e la produzione industriale salì del 50% nel solo 1948.

Erhard comprese come la dismissione dei controlli sui prezzi, l'introduzione di principi monetari sonanti e l'abbattimento della tassazione, erano gli ingradienti principali per permettere agli individui di organizzare al meglio l'ambiente economico che li circondava in accordo con le loro necessità; e non far accordare l'ambiente economico con le necessità dello stato. Questo non solo permise a Erhard di rimanere in carica per parecchio tempo e di consentire all'economia tedesca devastata di rimettersi in carreggiata, ma anche di impedire al mostro burocratico di mangiare di nuovo fette crescenti dell'economia tedesca.

Ciò in netto contrasto con l'economia inglese, ad esempio, dove i controlli dei prezzi non vennero aboliti fino al 1954 e il suo governo socialista post-bellico nazionalizzò le industrie chiave della nazione. La differenza marcata tra declino economico dell'Inghilterra e ascesa economica della Germania incarna l'essenza della rovina burocratica e della benedizione di mercati liberi. Non è un caso se la sterlina perse il suo ruolo di riserva mondiale nel 1944. Infatti 30 anni prima, quando l'Inghilterra decise d'inflazionare la massa monetaria per sostenere i propri sforzi bellici e sospendere il gold standard, i burocrati inglesi gettarono le basi per questo esito inaspettato. Sono pur sempre umani, e di conseguenza le loro azioni sono altamente fallibili, soprattutto quando cercano di tenere insieme apparati composti da migliaia e migliaia di attori di mercato. Il cervello umano non è predisposto per funzionare in questo modo.

Quindi nel 1922, quando alla conferenza di Genova si decise di riportare l'Inghilterra ad un gold standard, lo si fece con una parità aurea ai tassi pre-bellici. Churchill decise d'ignorare l'enorme inflazionamento della massa monetaria durante la guerra e ben presto, nel 1926, l'Inghilterra divenne il presagio della Depressione che sarebbe scoppiata tre anni più tardi, con il suo oro che lasciava la patria a ritmi frenetici. Questi eventi permisero al dollaro di affiancare la sterlina come valuta di riserva mondiale. Infine, nel 1939, quando l'Inghilterra sospese di nuovo la conversione sterlina/oro, il ruolo della sterlina come riserva mondiale cessò definitivamente, cosa che venne ufficializzata a Bretton Woods quando il dollaro scalzò la sterlina e le opinioni di Keynes vennero ignorate. Perché vennero ignorate? Perché se gli Stati Uniti avessero ceduto alle sue opinioni, avrebbero perso mordente nei negoziati mondiali e non avrebbero potuto assestare il "colpo mortale" alla sterlina e all'impero britannico.

Adesso il dollaro sta assaporando lo stesso destino. La burocrazia è fallimentare nel lungo periodo ed è incapace di organizzare la società secondo schemi sostenibili. L'ultimo esempio è il Brexit. Ci sono voluti 70 anni affinché il NWO realizzasse il gigantesco mostro burocratico rappresentato dall'Unione Europea, ma ce ne vorranno di meno affinché cada a pezzi. Le idee obsolete muoiono. Vengono sostituite da nuove idee. Chi le ha le nuove idee? Gli attori di mercato, i quali non si preoccupano affatto di trattati internazionali e altra immondizia simile, mentre si preoccupano invece delle proprie attività e attraverso di esse delle attività altrui. Lo scambio di mercato è quello che permette agli attori di mercato di poter attingere dal miglior modo di relazionarsi con gli altri.

Agli attori di mercato non interessa se il mostro burocratico dell'Europa cade a pezzi, perché essi andranno avanti con la loro vita e le loro attività. E con essi la società nel suo complesso. Nessuna tragedia, quindi, ma sicuramente grande devastazione per i programmi ben congeniati dei parassiti burocratici. Queste sono buone notizie per le nostre libertà individuali.

La perdita di fiducia nell'attuale sistema a pianificazione centrale è visibile a tutti. Non è ancora sufficiente a sovvertire l'intero sistema, ma quando arriverà la prossima recessione suddetta perdita di fiducia sarà più ampia. Ora si tratta di negoziare i migliori termini per l'uscita. Migliore sarà l'accordo, più i movimenti euroscettici saranno tentati a promuovere con maggiore strenuità le loro posizioni. "Possiamo staccare un accordo migliore!" Stiamo assistendo alla lenta fine di un'era, ma questo non significa affatto la fine della società. È un nuovo inizio.



CONCLUSIONE

Quando ci si lascia alle spalle mostri burocratici come la TSA, si accede ad un ventaglio di attività che desiderano soddisfare i bisogni dei viaggiatori. E se falliscono? Chiudono bottega. Nessuno si dispera. Nessuno si strappa i capelli su futuri disastri riguardanti la chiusura di un'attività commerciale. C'è dispiacere, ma tutto finisce lì. Perché? Perché qualcuno la sostituirà e offrirà maggiore efficienza correggendo gli errori dell'attività precedente. Passo dopo passo, dispotismo dopo dispotismo, la burocrazia rimane a corto di fondi e di supporto popolare.

Ma ciò che vale per l'individuo, vale anche per le nazioni.

Quando ci si lascia alle spalle mostri burocratici come l'UE, si accede ad un ventaglio di nuove opzioni che garantiscono agli individui una maggiore facoltà di scelta. Normative complesse e costose lasciano il passo ad un'interazione volontaria tra attori di mercato, cosa che si traduce in un miglioramento del benessere sociale ed economico. Esempi come la Germania post-seconda guerra mondiale, la Cina post-Mao e la Russia post-1991, ci ricordano come mercati più liberi vanno a beneficio della società nel suo complesso.

Questa è la ragione per cui l'Occidente continua a tentennare lungo il baratro del fallimento, mentre le nazioni in via di sviluppo cavalcano l'onda del futuro. Le sabbie mobili della normativa burocratica asfissiante inghiottiranno tutti coloro che decideranno di rimanere nelle sue grinfie.


L'impossibilità di un atterraggio di fortuna

Gio, 30/06/2016 - 10:09




di David Stockman


Mentre i robo-trader giocano coi punti sui grafici, val la pena considerare come andrà a finire questa storia. Dopo tutto, alla chiusura dei mercati di oggi l'S&P 500 era valutato al 24.3X degli utili per azione. Cioè, le valutazioni sono alle stelle, ma la storia finanziaria è caduta nelle profondità delle possibilità future.

Detto in modo diverso, ogni inizio anno gli analisti sanno che ciò che spinge gli LBO è il tasso di crescita previsto per fine anno. Diventate abbastanza fantasiosi circa le possibilità, e potrete ritrovarvi con un ottimo ritorno sugli investimenti, anche se gli anni successivi potrebbero sembrare un po' burrascosi.

A quanto pare poco importa se gli utili siano scesi per cinque trimestri consecutivi e a $86.53 per azione sono ora giù del 18.5% rispetto al loro picco del settembre 2014. S'ignora anche che questo trimestre sarà in negativo del 10% e che non vi è alcuna base razionale per un rimbalzo in tempi brevi.

Ma da qualche parte dietro ai robo-trader ci sono persone senza cervello che acquistano ciò che Wall Street sta scaricando. E che lo sappiano o meno, a 24.3X stanno scommettendo su un grande tasso di crescita di fine anno nonostante le turbolenze deflazionistiche che affliggono l'economia globale.

Ecco il punto, però. L'attuale ondata deflazionistica non è una deviazione una tantum che passerà a tempo debito. Per l'analogia di cui sopra, non abbiamo soltanto due anni di numeri pessimi con un robusto valore a fine anno.

Quello che abbiamo, invece, è semplicemente una serie di onde d'urto iniziali partite dalle banche centrali. In agguato, quindi, c'è un rischio insondabile, non una crescita straordinaria.

In una parola, il mercato azionario non vale nemmeno 15X dei suoi utili correnti, o a 1300. Alla fine i tipi senza cervello là fuori che si fanno buggerare dai continui dead cat bounce, ringrazieranno la loro buona stella se le loro perdite saranno solo del 40%.

Il vicolo cieco storico davanti a noi è drammaticamente evidente se guardiamo alla BOJ e alla follia della NIRP. E il Giappone sta seguendo solo quelle politiche raccomandate dai keynesiani e che vengono anche seguite dalla BCE e dalla FED.

L'ultimo posto sulla terra che può permettersi tassi d'interesse negativi, è proprio il Giappone. Si tratta di una colonia di vecchi in lizza per il fallimento fiscale. Tra un paio d'anni avrà un disperato bisogno di acquirenti per i suoi titoli di stato, i quali non rappresentano affatto la loro ricchezza in yen.

Eppure Kuroda-san ha appena ribadito al parlamento giapponese che può andare più in profondità nella NIRP, se necessario, o comprare più titoli con il QEE — anche se questo coinvolgerebbe $50 miliardi l'anno di ETF a causa della scarsità di titoli di stato giapponesi.

E "scarso" non è certo un termine adeguato. La BOJ sta ora acquistando più del 100% delle nuove emissioni di debito fiscale del Giappone, e queste a loro volta ammontano a quasi il 50% della spesa corrente. Eppure dopo che i pazzi alla BOJ acquistano le loro quote mensili, rimangono solo pochi bond in circolazione.

Così adesso il decennale giapponese è trattato ad un tasso negativo di 13 punti base. È diventato così scarso che è emersa una comica caccia a rendimenti decenti in quel che resta del mercato dei titoli di stato giapponese. Vale a dire, gli investitori istituzionali giapponesi al fine di trovare rendimenti "positivi" si accalcano verso la fine della curva dei rendimenti, dove stanno raccogliendo obbligazioni a 40 anni ad un rendimento di soli 29 punti base.

Questo è semplicemente orrendo. Ecco come apparirà la colonia giapponese di vecchi tra 40 anni da oggi. Stiamo parlando di un 40% di riduzione delle dimensioni della popolazione in età lavorativa.

L'attuale popolazione in età lavorativa del Giappone (75 milioni) sta già barcollando sotto il peso delle imposte correnti e del costo della vita elevato. Ma quando raggiungerà 45 milioni entro il 2060, la matematica diventerà proibitiva.




In altre parole, il culto dei tassi d'interessi ultra-bassi e l'assioma keynesiano secondo cui la prosperità può essere sempre creata con più debito, sta letteralmente distruggendo la capacità del Giappone di adoperare una governance razionale. In realtà, ciò di cui ha bisogno il Giappone è esattamente l'opposto della NIRP — cioè, alti tassi d'interesse e forti ricompense per il differimento del consumo presente.

In preparazione della bomba ad orologeria rappresentata dalla demografia, ad esempio, i politici del Giappone dovrebbero ricercare a tutti i costi avanzi di bilancio. E potrebbero essere molto più inclini a farlo se avessero dovuto affrontare i cosiddetti bond vigilantes, non un branco di manager obbligazionari disperati a caccia di 29 miseri punti base di rendimento.

Allo stesso modo, le famiglie del Giappone dovrebbero essere attratte da una quantità maggiore di risparmio, ma è accaduto esattamente il contrario. Nel 2015 il famoso alto tasso di risparmio del Giappone, che era stato quasi del 20% nei primi anni '80, ha raggiunto lo zero.




Ad un certo punto il Giappone dovrà prendere in prestito da stranieri, ma non ci saranno acquirenti a 29 punti base per titoli quarantennali la cui garanzia è costituita da una casa di riposo che una volta era una nazione. In breve, il sistema finanziario del Giappone è sicuro che collasserà, azzerando migliaia di miliardi di titoli di stato giapponesi.

Sì, la BOJ potrebbe anche annullare le migliaia di miliardi di JGB che ha in pancia, quando la crisi diventerà così disperata da richiedere un Giubileo per i Debitori. Ma è proprio questo il punto — il caos finanziario incombente incarna un mondo in cui i tassi di crescita di fine anno non meritano un multiplo del 24.3X.

Infatti, quando il Giappone sarà il primo paese ad andare in default, nessuna obbligazione sovrana sul pianeta sarà investibile ai tassi ridicoli di oggi. Quindi le perdite incorporate nei mercati obbligazionari di tutto il mondo sono già nell'ordine delle decine di migliaia di miliardi.

Lo stato ridicolo in cui versa il mercato dei titoli di stato del Giappone è stato spiegato più dettagliatamente in un altro post, ma non vi è nulla di straordinario perché è ormai un fenomeno planetario.

Un altro vicolo cieco simile lo ritroviamo nella madre di tutti i debiti impagabili: lo Schema Rosso di Ponzi. Con poco meno di $30,000 miliardi di debito finanziario impagabile, le aziende cinesi stanno ora affrontando l'inesorabile deflazione del giorno dopo.

Vale a dire, stanno tentando di ripagare i loro banchieri rivalendosi sui loro fornitori. Come mostrato di seguito, nel sistema aziendale della Cina i pagamenti ora soffrono di una dilazione di 192 giorni. Ed è per questo che tutto il suo castello di carte rischia di crollare con un botto. Ad un certo punto i miliardi di crediti non pagati di cui è composta questa catena di S. Antonio, supereranno di gran lunga la capacità dei banchieri statali della Cina di contenerli e supereranno anche la crescente flotta di cellulari della polizia per mantenere in riga questo gigantesco schema di Ponzi.




Infatti questo aumento dei debiti ha due implicazioni spiacevoli. La prima è che il mito della capacità di Pechino di una governance economica onnisciente e infallibile, sarà fatto a pezzi. È stato tutto un fraintendimento — il fallimento della "crescita" spacciata dai propagandisti di Wall Street, farà capire loro che il doping monetario attraverso un sistema bancario controllato dallo stato finanzia solo una spesa pubblica incontrollata ed emissioni infinite di asset a reddito fisso; e non genera affatto una crescita efficiente o una ricchezza sostenibile.

Ma i suzerain rossi di Pechino stanno già dimostrando che quando l'espansione del credito finisce, non hanno idea di cosa fare. A questo proposito, ora sembra che nel primo trimestre il sistema bancario cinese abbia generato nuovo credito ad un tasso annuale di $4,000 miliardi, o quasi il 40% del PIL.

Inoltre il cosiddetto "settore siderurgico" cinese ha avuto nuova vita grazie ad una domanda artificiale per investimenti di capitale e infrastrutture. Di conseguenza, a marzo la produzione di acciaio della Cina ha raggiunto un massimo storico, provocando un aumento temporaneo dei prezzi, e le acciaierie chiuse hanno riaperto.

Tanti saluti al restringimento del credito promesso dalla banca centrale cinese e allo smantellamento dei 150 milioni di tonnellate di capacità annunciato dai burocrati di Pechino qualche mese fa. Sin da quando Deng ha scoperto la stampante monetaria nel seminterrato della PBOC, il partito comunista cinese ha fatto un patto con il diavolo finanziario. Ma ora è troppo tardi per fermare lo Schema Rosso di Ponzi, il che significa che è in programma un'altra implosione del debito.

E non sarà contenuta entro i confini del Regno di Mezzo. Come ha anche spiegato l'autore del pezzo, “Red Ponzi Imploding — How It Will Turn The EM Into A Wasteland”, Douglas Bulloch:

I massicci investimenti cinesi in infrastrutture hanno creato l'illusione temporanea di ricchezza, mentre i livelli del debito globale sono cresciuti senza sosta. La maledizione delle commodity ha poi indebolito il progresso economico reale in tutto il mondo, poiché le élite hanno inseguito eccedenze in diminuzione. Questo ha lasciato esposti i produttori; uno in particolare – il Venezuela – è rapidamente diventato una terra desolata. La Russia è stata lasciata in uno stato di declino industriale e demografico, e il Brasile ha confermato gli stereotipi sulla corruzione latinoamericana. Tutto perché gli ordini si stanno prosciugando e il denaro è finito. Sia il Brasile sia la Russia si trovano ad affrontare la possibilità di un crollo imminente. L'India, al contrario, è una promessa mai mantenuta, la quale gioca alla tartaruga e la lepre con la Cina.

L'unica vera storia nella parola BRICS è sempre stata la "C", e l'enorme boom degli investimenti che ha alimentato i prezzi delle commodity ha fatto letteralmente impazzire il mondo. C'erano soldi per i programmi sociali in Brasile, c'erano i soldi per il nuovo modello di esercito di Putin e c'erano i soldi per le Olimpiadi e la Coppa del Mondo in entrambi i paesi. Poi c'erano i soldi per i palazzi di Londra, c'erano i soldi per i conti bancari panamensi, c'erano i soldi per le piccole guerre e alcuni avanzi per le presunte istituzioni di un "nuovo ordine mondiale".

Ora il dilemma della politica cinese è di tutti. Dopo aver trascorso 15 anni a succhiare i consumi e gli investimenti da tutto il mondo, la Cina ora ha una capacità produttiva che non può assolutamente sostenere, e si affaccia su un mondo riluttante a compensare le carenze della domanda cinese. Quindi sta accumulando debiti che avrà difficoltà a pagare ed investitori che si aspettano un ritorno che non riceveranno.
Solo il permabull più sfegatato potrebbe sostenere che l'economia statunitense è disaccoppiata dalla Cina e dai mercati emergenti. Ma per fugare ogni dubbio, basta considerare le sue implicazioni nell'ennesimo trimestre di utili in calo.

Vale a dire, le vendite di Coca-Cola (KO) per il primo trimestre sono scese del 4% rispetto all'anno precedente ed è il dodicesimo calo delle vendite negli ultimi 13 trimestri. Allo stesso modo, l'utile netto è sceso di oltre il 5%.

Ma KO non è trattata al 27X degli utili perché gli scommettitori pensano che i baby-boomer americani stanno per essere improvvisamente rapiti un rinnovato desiderio di Coca-Cola. Gli attuali livelli da capogiro presuppongono che gli abitanti della Cina e dei mercati emergenti, andranno in fissa con tale bevanda frizzante.

Inutile dire che il grande boom del credito in Cina/mercati emergenti degli ultimi 20 anni si sta trasformando in un crollo deflazionistico e drenerà la "frizzantezza" dal prezzo delle azioni Coca-Cola. Nel corso degli ultimi quattro anni, le vendite di Coca-Cola e il suo utile netto sono costantemente diminuiti. Eppure il suo PE è lievitato dal 17X al 27X. Cioè, andando a ritroso ha generato $50 miliardi di capitalizzazione di mercato.




Come abbiamo detto, fate attenzione alla crescita di fine anno. I segni premonitori sono ovunque e ciò che sta dall'altra parte non è un mondo di valutazioni al 24.3X.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La prima vittima del Brexit: l'Italia prepara €40 miliardi per salvare le banche

Mer, 29/06/2016 - 10:10




da Zerohedge


Il mercato a malapena ha avuto il tempo di digerire il Brexit della scorsa settimana, che già la nazione europea più inguaiata dal punto di vista finanziario, l'Italia, sta usando il Brexit come pretesto per implementare un piano di salvataggio da €40 miliardi per le sue banche insolventi.

Come ha riferito in precedenza il WSJ, il governo italiano sta prendendo in considerazione un aumento di capitale per il sistema bancario del Paese, dopo che venerdì scorso gli istituti di credito italiani sono stati colpiti da un selloff tagliente dei titoli bancari, innescato dal voto in Gran Bretagna. Ovviamente il Brexit non ha nulla a che fare con tutto ciò: come tutti sanno ormai, le banche italiane sono gravate da €360 miliardi (e in aumento) di sofferenze (circa il 18% dei bilanci totali delle banche italiane), scarsa redditività a causa dei bassi tassi d'interesse, riserve di capitale sottili e costi alti. Sono state proprio queste preoccupazioni che hanno dato i natali ad Atlante, una sorta di "bad bank" che avrebbe dovuto far fronte a tali preoccupazioni. Poi però è diventato dolorosamente ovvio che i suoi fondi da €4.25 miliardi erano del tutto inadeguati per lenire anche la più piccola possibilità di fallimento delle banche italiane.

Secondo Ambrose Evans-Pritchard, il paese è la prima vittima del contagio del Brexit e ciò rappresenta un promemoria che i destini economici della Gran Bretagna e del resto dell'Europa sono saldamente intrecciati. Morgan Stanley ha avvertito in un nuovo documento che il PIL della zona Euro si contrarrebbe quasi quanto il PIL britannico in uno "scenario di stress elevato". "Quando la Gran Bretagna starnutisce, l'Italia si prende il raffreddore. È l'anello più debole della catena europea", ha detto Lorenzo Codogno, ex-direttore generale del Tesoro italiano e ora impiegato presso Advisors Macro LC.

Così, per non lasciare che una crisi vada sprecata, l'Italia ha deciso di utilizzare il referendum britannico come capro espiatorio e fornire quasi dieci volte tanto in nuovo capitale affinché le banche italiano lo usino (e ne abusino) come lo riterranno più opportuno. Inoltre il Telegraph ci informa che una task force di governo sta monitorando gli eventi ora per ora, impegnandosi in tutte le misure necessarie per garantire la stabilità delle banche. "L'Italia farà tutto il necessario per rassicurare la gente", ha detto il premier Matteo Renzi. "Questo è il momento della verità che tutti stavamo aspettando da tempo. Solamente non sapevamo che sarebbe stato il Brexit che avrebbe messo in moto gli eventi", ha detto un importante banchiere italiano.

Secondo il WSJ, il presidente della Commissione Finanze della Camera, Maurizio Bernardo, ha confermato che il governo sta studiando opzioni per sostenere il settore bancario, tra cui un aumento di capitale, e ha detto che verso la fine di questa settimana potrebbe essere approvato un decreto legge "con misure che vanno in questa direzione". Finora non è stata presa alcuna decisione, in quanto il governo sta monitorando la reazione dei mercati dopo la flessione di venerdì.

Ancora non è ben chiaro come tale intervento potrà essere attuato. Inoltre non è chiaro come tale ricapitalizzazione bancaria con fondi pubblici si concilierebbe con le normative vigenti dell'UE e della BCE, le quali vietano i salvataggi statali di banche insolventi, anche se l'Europa ha una lunga storia nel trovare enormi lacune a questo particolare divieto. Ultimo, ma non meno importante, non è chiaro come le parti interessate, azionisti, obbligazionisti e depositanti non assicurati, verrebbero intaccate sotto un tale piano di salvataggio.

I funzionari statali italiani stanno studiando una ricapitalizzazione delle banche diretta dallo stato, finanziata da un prestito obbligazionario speciale. Si vuole anche una moratoria per le regole riguardanti il "bail-in" e per le cosiddette svalutazioni degli obbligazionisti, ma questi passi sono impossibili ai sensi delle leggi comunitarie. Renzi ha sollevato l'argomento con urgenza in un incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande, in un vertice a Berlino lunedì scorso. "C'è bisogno di una sospensione delle regole riguardanti il bail-in e le norme sugli aiuti di stato, altrimenti non vedo come possiamo andare avanti", ha detto Codogno.

La nuova riforma riguardante il bail-in ha portato i nodi al pettine, cogliendo alla sprovvista le autorità dell'UE. Era destinata a proteggere i contribuenti facendo in modo che i creditori subissero gravi perdite se una banca fosse finita nei guai, ma è stata mal progettata e ha portato ad una fuga dalle azioni delle banche. La Banca d'Italia ha chiesto una revisione completa delle norme riguardanti il bail-in.

Il WSJ aggiunge che il governo potrebbe ricorrere ad un'eccezione a questa regola date le condizioni di mercato eccezionali. "Credo che le misure potrebbero comprendere un mix di fondi pubblici e privati", ha dichiarato Bernardo.

Nel frattempo l'Italia ha scelto un grande catalizzatore a cui dare la colpa per la crisi che ha travolto il suo sistema bancario, il quale è risultato nei guai per gran parte dell'ultimo decennio. Le scosse di assestamento del voto britannico hanno continuato a far tremare i mercati finanziari, abbattendo il prezzo delle azioni europee, con i titoli bancari in netto declino.

Lunedì scorso le azioni della Banca Monte dei Paschi di Siena sono diminuite del 12.2%, mentre quelle d'Intesa Sanpaolo sono scese del 12.5%. Il FTSE Mib ha perso il 12.5% venerdì, e i titoli bancari sono stati i più colpiti.

L'ennesimo piano di salvataggio sarebbe una manna per le banche, le quali stanno lottando per ridurre le loro esposizioni ai prestiti in sofferenza. Come riportato in precedenza, gli investitori si sono dimostrati riluttanti a pagare i prezzi a cui le banche chiedevano di vendere i loro prestiti in sofferenza, il che significa che le banche italiane sono bloccate: non possono apporre un mark to market ai loro prestiti in sofferenza senza intaccare severamente la loro base di capitale, e non ci sono acquirenti ai prezzi correnti.

Come ha fatto l'Italia ad arrivare ai sopraccitati €40 miliardi? Proprio come nel caso dei calcoli di Neil Kashkari riguardanti il TARP, dove stimava che le banche statunitensi necessitassero di $700 miliardi o il 5% dei $14,000 miliardi di mutui residenziali e commerciali, l'Italia sta usando una regola empirica simile a quella di Neil Kashkari. I consulenti finanziari hanno calcolato che per portare circa €200 miliardi di prestiti in sofferenza vicino al loro valore reale di mercato, il sistema bancario avrebbe bisogno di una svalutazione collettiva dei crediti in sofferenza di circa €40 miliardi. Alcune stime collocano la svalutazione necessaria a circa €30 miliardi.

Ed ecco da dove escono i €40 miliardi.

Finora le banche si sono rifiutate di compiere un'azione così drastica, poiché credono che il prezzo di mercato dei prestiti in sofferenza dovrebbe essere più alto, in particolare considerando il valore di una parte delle garanzie collaterali in appoggio ai suddetti prestiti in sofferenza. Il problema è che nelle ultime settimane potenziali acquirenti (es. hedge fund) hanno tentennato di fronte a questi prezzi di vendita.

Per ora l'Italia finge di non voler accettare la realtà:

"Le banche italiane hanno la capacità di affrontare questa crisi da sole", ha detto Giovanni Sabatini, direttore generale dell'associazione bancaria italiana, ABI, commentando la possibilità di un sostegno del governo al settore.
Tuttavia, in seguito alla prossima esperienza di pre-morte del settore bancario italiano, la versione ufficiale cambierà rapidamente.

Ad oggi è praticamente impossibile per le banche italiane raccogliere capitali. Sono sotto una pressa, poiché la BCE richiede conformità con rigidi rapporti d'adeguatezza patrimoniale, in alcuni casi esigendo ingenti infusioni di capitale. La crisi bancaria è diventata politicamente esplosiva in Italia, soprattutto alla fine dell'anno scorso quando migliaia di piccoli risparmiatori sono stati spazzati via in quattro banche regionali. Sono stati classificati come obbligazionisti minori, anche se molti di loro erano solo risparmiatori comuni che non si rendevano conto di ciò che veniva fatto coi loro soldi.

Secondo Codogno, la BCE sta "involontariamente destabilizzando le banche, nel tentativo troppo zelante di rendere più sicure le banche europee." È quasi come se Mario Draghi avesse dato "luce verde" al Brexit, come una sorta di "crisi programmata" che sarebbe stata utilizzata per attivare il piano di salvataggio tortuoso delle banche italiane, le stesse banche di cui Draghi era regolatore durante il suo mandato nella Banca d'Italia, e le cui azioni hanno portato a numerose cause legali che mettono in discussione la legittimità della banca centrale sotto la presidenza di Draghi.

L'Italia è ormai paralizzata sotto la struttura vigente della zona Euro. Gli analisti dicono che ha un disperato bisogno di un salvataggio bancario, lungo le linee del "TARP" statunitense del 2008, il quale ha usato i fondi federali per assorbire asset tossici e stabilizzare le banche. Una misura simile è vietata dalla zona Euro. Il risultato probabile è che l'Italia di Renzi sarà "costretta" a prendere la situazione nelle proprie mani e mettere in atto un salvataggio unilaterale del sistema bancario italiano a dispetto dell'UE, a meno che non riceva concessioni da Bruxelles e le riceva presto. Quelli che lo conoscono dicono che non immolerà il Paese per il bene della purezza ideologica europea.

Di conseguenza il Brexit sarà solo il capro espiatorio usato da Renzi e dall'Italia per aggirare i divieti della zona Euro. E se non ci riuscirà, tutto quello che Renzi dovrà fare, sarà accennare ad un referendum riguardante l'uscita dell'Italia dall'Europa. Guardate poi come la Merkel si arrampicherà sugli specchi per consentire all'Italia di fare tutto ciò che vuole, proprio per evitare l'umiliazione di un potenziale "Italeave."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La crescita dei posti di lavoro non equivale ad un aumento della ricchezza

Mar, 28/06/2016 - 10:15
In un mondo del lavoro in cui i robot e gli algoritmi stanno iniziando ad avere un ruolo sempre più predominante, il libero mercato eliminerà le professioni obsolete. Nella classe media ce ne sono tante, soprattutto a causa delle continue interferenze dello stato. Sono posti di lavoro insostenibili, i quali vengono finanziati con la refurtiva fiscale. Le finanze statali, però, hanno la loro scritta sul muro: passività non finanziate. Sebbene i funzionari possano continuare a scappare e farla franca, non possono nascondersi. Alla fine affronteranno il giorno del giudizio dal punto di vista fiscale. Parecchi lavori che stanno passando al vaglio del libero mercato, sono legati alle materie umanistiche. Coloro che le studiano possono anche avere un'intelligenza di poco sopra la media, ma sono abbastanza in sintonia con le forze di mercato per capire se davvero c'è domanda per il loro lavoro? In un mondo permeato dallo stato, questo calcolo economico è intorbidito. Quindi, non potendo calcolare il futuro prossimo, perseguono a sprecare tempo ed energia per raggiungere un posto di lavoro che più che altro è una chimera. E lo è stata sin dagli anni '60. Non riescono a vedere come dovrebbero re-indirizzare il loro percorso verso materie scientifiche, come la matematica o la fisica, ad esempio. Invece persistono a voler realizzare un percorso di studi che non li porterà da nessuna parte, soprattutto ora con un mercato saturo di domanda di professori e maestri a causa di un'offerta pompata all'inverosimile da uno stato scarsamente lungimirante. Coloro che hanno intrapreso un percorso umanistico sono rimasti abbagliati dal presunto posto fisso garantito dalle manipolazioni statali. Hanno abbandonato l'idea di analizzare le forze di mercato e hanno scelto la via più semplice. Pensavano davvero di battere il sistema. Pensavano davvero che ci fosse rimasto quel solo fatidico posto vacante e che loro l'avrebbero catturato. Invece scoprono di essere disoccupati o precari a vita. Al massimo diventare professori aggiunti: pessimo lavoro, pessima paga, poche sicurezze, niente speranza di un posto migliore. Gli individui imparano la lezione? No, se lo stato sovvenziona artificialmente un particolare settore. Ma il Grande Default cambierà questo paradigma e coloro non abbastanza lungimiranti da capire come un algoritmo sarà in grado di sostituire il proprio lavoro, rimarranno col proverbiale cerino in mano. Già adesso il settore scolastico è di fronte a tale cambiamento: homeschooling e video su internet. Il mondo del lavoro sta cambiando e con esso devono cambiare le previsioni degli imprenditori: fornire servizi che gli algoritmi ancora non possono fornire.
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di Ryan McMaken


In risposta alle recenti affermazioni da parte dell'amministrazione Obama e altri, secondo cui sono stati creati "milioni di posti di lavoro", ho esaminato i dati per vedere se tali affermazioni fossero vere. Si scopre che la crescita dei posti di lavoro sin dalla recessione del 2008 è stata abbastanza debole, e difficilmente rappresenta qualcosa di cui vantarsi.

Tuttavia le nostre conclusioni tendono a basarsi sull'idea che la crescita dei posti di lavoro sia sinonimo di guadagni in ricchezza e prosperità economica.

È davvero così?

In un mercato non ostacolato, la risposta sarebbe no e per diversi motivi.

Prima di tutto, all'aumentare della produttività dei lavoratori, questi ultimi dovrebbero lavorare meno ore per conservare il loro tenore di vita.

In secondo luogo, al diminuire dei costi dei beni (grazie alla crescente produttività) si dovrebbe lavorare meno ore per conservare lo stesso tenore di vita.

Ciò si tradurrebbe in settimane di lavoro più brevi e giornate lavorative più corte, ma potrebbe anche manifestarsi a livello familiare dove le famiglie potrebbero vivere non più con due, ma con un solo reddito. In alternativa, le persone potrebbero andare in pensione prima, lasciando così la forza lavoro.

In altre parole, nel corso del tempo in un'economia ben funzionante sarà necessario meno lavoro umano per sostenere il proprio tenore di vita, a parità di condizioni. (Se i consumatori desiderano aumentare costantemente il loro tenore di vita, decideranno di lavorare di più sacrificando il tempo libero.)



Le tendenze storiche nelle ore di lavoro

Anche nella nostra economia ricca di ostacoli e tutt'altro che libera, possiamo ancora vedere questa tendenza di base. Il numero di ore di lavoro necessarie per conservare il tenore di vita goduto dai nostri nonni, per esempio, è inferiore rispetto al 1950.

Se i consumatori della classe media fossero soddisfatti con una residenza modesta in un sobborgo, una macchina, una sola linea telefonica, niente aria condizionata e niente accesso ad internet, molti di loro lavorerebbero molte meno di quanto sia necessario per conservare uno standard di vita in linea con la classe media.

Negli anni '50, per esempio, mia madre condivideva una camera con tre fratelli in una casa con due camere da letto nel centro di Los Angeles. Andava ad una scuola cattolica privata dove c'erano 50 studenti in una sola classe. Per la sua famiglia non esistevano vacanze o viaggi in Europa o in località balneari.

Eppure nessuno avrebbe descritto quello stile di vita come "impoverito" o "da classe inferiore." Era uno stile di vita da classe media, ma poteva essere mantenuto solo lavorando più di 40 ore ogni settimana presso l'azienda di famiglia, dove entrambi i genitori lavoravano regolarmente.

Questa esperienza non era affatto atipica.

Nonostante l'aumento del tenore di vita sin da allora, le ore di lavoro sono diminuite. Infatti secondo Robert Fogel in, The Fourth Great Awakening and the Future of Egalitarianism, from 1880 to 1995, il numero delle ore giornaliere di un capofamiglia trascorse sul lavoro sono scese da 8.5 ore a 4.7 ore. Nel frattempo il tempo libero è aumentato da 1.8 ore a 5.8 ore.

In uno studio di Thomas Juster e Frank Stafford, si è constatato che dal 1965 al 1981 negli Stati Uniti le ore lavorative settimanali sono scese da 51.6 ore a 44 ore per gli uomini. Per le donne, il lavoro è salito da 18.9 ore a 23.9 ore. Quest'ultimo dato era prevedibile, poiché in suddetto periodo le donne hanno cominciato ad entrare nel mercato del lavoro ad un ritmo maggiore rispetto a prima. Stiamo parlando di lavoro salariato comunque, e se includiamo i "lavori di casa" scopriamo che il "lavoro totale" per le donne durante suddetto periodo è passato da 60.9 ore a 54.4 ore. Le donne sono passate da lavori domestici a lavori di mercato in suddetto periodo, ma nel complesso, le ore di lavoro sono diminuite. Anche per gli uomini il lavoro totale è diminuito, da 63.1 ore a 57.8 ore. (In suddetto periodo per gli uomini sono aumentati i lavori di casa.)

In un altro studio condotto da Mary Coleman e John Pencavel, la media delle ore settimanali lavorative è scesa per gli uomini bianchi da 44.1 ore nel 1940 a 42.9 ore nel 1988. È scesa per le donne bianche da 40.6 ore a 35.5 ore rispetto al periodo sopracitato.

Lo standard di vita è aumentato in entrambi i suddetti periodi: la metratura delle unità abitative è aumentata, le automobili sono diventate più comuni, e servizi come i telefoni, le lavatrici, i computer e la climatizzazione sono diventati più comuni. Il lavoro stesso è diventato meno pericoloso in suddetti periodi di tempo.



L'invenzione della "pensione"

Anche se le ore di lavoro sono diminuite, la produttività è sufficientemente aumentata per consentire ad un gran numero di lavoratori di lasciare la forza lavoro in anticipo, ovvero, di "andare in pensione". Come spiegato da W. Andrew Achenbaum in The Wilson Quarterly, lavorare bene nei cosiddetti anni d'oro era pratica comune nel XIX secolo e anche prima. Gli agricoltori benestanti che possedevano terre, potevano permettersi di tagliare significativamente le ore di lavoro man mano che invecchiavano, ma generalmente gli operai comuni dovevano lavorare il più a lungo possibile o affrontare la miseria.

È stato solo durante la fine del XIX secolo, con l'accelerazione della produttività dei lavoratori, che questi ultimi si sono potuti ritirare dal mondo del lavoro ad un tasso crescente. C'è da dire però che molti dei loro lavori sono diventati obsoleti, che gli piacesse o meno. Scrive Achenbaum:

L'obsolescenza del lavoratore anziano è uno dei motivi per cui il 1890 segna l'inizio della tendenza a lungo termine verso il ritiro degli anziani dalla forza lavoro. In quell'anno circa i due terzi degli uomini d'età compresa tra i 65 e più anni, erano ancora nella forza lavoro — più o meno la stessa percentuale che troviamo oggi nei paesi in via di sviluppo, come il Brasile e il Messico. Nel 1920 quel numero era sceso al 56%, e nel 1940 era arrivato al 42%. Oggi è il 27%.
Ai tempi del salario di sussistenza, i lavoratori potevano lavorare per decenni senza molte opportunità per accumulare capitale e, quindi, "andare in pensione" era solo un'altra parola per descrivere la povertà. All'aumentare della produttività dei lavoratori e dell'accumulazione di capitale, le imprese private hanno potuto permettersi di creare una nuova cosa chiamata "fondi pensione".

L'avvento delle pensioni statali ha accelerato la tendenza, con grandi trasferimenti di ricchezza dai lavoratori presenti ai lavoratori passati. Il fatto che questi trasferimenti di ricchezza non abbiano ridotto i lavoratori presenti ai livelli di sussistenza, è dovuto anche agli aumenti di produttività del nuovo lavoro industrializzato e meccanizzato. In sostanza, i lavoratori avrebbero sostenuto sia sé stessi sia i pensionati presenti, pur vivendo aumenti percettibili nel tenore di vita. Una situazione del genere non sarebbe mai stata politicamente fattibile in un'epoca precedente, in cui i lavoratori si sarebbero probabilmente ribellati contro una nuova tassa (per mantenere i lavoratori in pensione) che li avrebbe impoveriti. Questo nuovo mondo in cui i lavoratori potevano sostenere le loro famiglie, oltre ad alcuni sconosciuti, è stato un trionfo dei mercati che ironicamente ha permesso agli stati di farla franca con tasse più alte.



Quindi la crescita dei posti di lavoro equivale ad un progresso economico?

Una volta misuravamo il progresso economico prendendo in considerazione la capacità delle famiglie di nutrirsi e dormire in un letto caldo. Lo facciamo ancora per quanto riguarda il mondo in via di sviluppo, in cui la "povertà estrema" è un problema reale.

Nel mondo industrializzato, tuttavia, la "povertà estrema" non esiste e il 78% dei "poveri" ha aria condizionata e la maggior parte possiede telefoni cellulari. Oggi le agenzie federali avrebbero considerato "sotto lo standard", lo stile di vita di cui godeva mia madre negli anni '40. All'epoca quelle condizioni erano considerate da classe media. Ma come ha osservato Ludwig von Mises: "Il lusso di oggi è la necessità di domani."

A quanto pare, se dovessimo misurare il numero di ore di lavoro necessarie per assicurarci prodotti alimentari e un tetto sulla testa, difficilmente necessiteremmo di un orario da lavoro a tempo pieno.

Questo è il motivo per cui nel corso del tempo, la quantità di lavoro svolto dagli esseri umani è diminuito. Ora sono le macchine a svolgere il lavoro che molte persone svolgevano una volta, e in modo più economico.

Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti hanno una produzione più industriale oggi rispetto al passato, anche se un numero inferiore di persone è impiegato nel settore manifatturiero. Questo è il motivo per cui i nostri nonni lavoravano più ore rispetto ai nostri genitori, anche se gli standard di vita sono più alti oggi rispetto agli anni '60.

Così, nel lungo termine, non possiamo dire che più posti di lavoro equivalgono ad una maggiore prosperità. Infatti potremmo sostenere che un minor numero di posti di lavoro, un minor numero di ore di lavoro e un minor numero di lavoratori, rappresentano un aumento della prosperità. Il lavoro minorile, ad esempio, non è più essenziale per sostenere uno standard di vita decente a livello familiare. Tutti quei lavori sono ormai inutili.

Quindi come dovremmo rispondere quando i politici affermano d'aver "creato milioni di posti di lavoro"? Dovremmo considerarla una misura di miglioramento economico?

Nel breve periodo questa può essere una metrica utile. Dobbiamo chiederci se l'economia sia cambiata a tal punto negli ultimi dieci anni, da permettere a meno persone di lavorare. Ancora più importante, dobbiamo considerare se il prezzo di beni e servizi sia diminuito in modo significativo. Più persone stanno scegliendo volontariamente di adottare un basso tenore di vita per permettersi più tempo libero o per svolgere lavori extra-mercato?

Queste sono tutte domande che dovrebbero essere prese in considerazione quando si parla di posti di lavoro e miglioramenti economici. In realtà, l'unica misura che conta è il salario reale delle famiglie e la loro ricchezza, e ciò che può essere acquisito con suddetti. Tutto il resto è rumore che illustra i limiti dei dati economici aggregati.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'intruglio rialzista di Wall Street

Lun, 27/06/2016 - 10:07




di David Stockman


In un post recente, Jeff Snider uccide una volta per tutte le gambe perennemente rialziste dei venditori ambulanti di Wall Street. Appena 22 mesi fa (giugno 2014), Wall Street proiettava per il 2015 utili GAAP per azione di $144.60 per l'S&P 500.

Inutile dire che non c' hanno preso. In realtà erano troppo alti del 67%, ma la storia interessante è quella che descrive come ci siano arrivati a quel numero.

Dato che i risultati effettivi del 2013 e i documenti 10-K erano storia antica a giugno 2014, uno potrebbe pensare che questa gente stesse fumando oppio. Vale a dire, le suddette stime per il 2015 incarnavano un guadagno biennale del 45% rispetto al dato effettivo di $100.20 per azione per il 2013.

Entro il marzo 2015 le stime del consenso erano state abbassate a $111.34 per azione, in quanto le speranze del giugno precedente non avevano funzionato. Infatti i risultati GAAP per il 2014 erano arrivati a soli $102.31 per azione, vale a dire un piccolo guadagno di appena il 2.1% l'anno e un buco impossibile da colmare rispetto all'utile proiettato del 45%.

Peggio ancora, a dicembre 2014 la cifra segnalata non solo era fuori bersaglio; in realtà rappresentava un'inversione di rotta. La ripresa degli utili post-crisi aveva già raggiunto il picco a $106 per azione a settembre 2014 ed era scesa di quasi il 4%.

Ma a quanto pare non importava. La stima del consenso di $111.34 per il 2015 rappresentava un guadagno di quasi il 9% rispetto al 2014. Come al solito, faceva tutto parte del programma per la seconda metà dell'anno. L'utile GAAP del primo trimestre 2015 di $25.81 stava già serpeggiando e rappresentava un calo del 6% rispetto all'anno precedente.

Ma a Wall Street gli intrugli rialzisti vengono preparati tutto il giorno. Una volta arrivati alle stime di settembre del consenso finanziario, gli utili della prima metà dell'anno erano già giù del 17%. Ma il consenso era ottimista per l'ultimo trimestre. Gli utili per azione venivano quindi proiettati a $95.06, rappresentanti un calo annuale del 7%.

Ma l'ottimismo era troppo ottimista ed è andato in fumo. Alla fine dell'anno gli utili GAAP chiudevano in calo del 14% rispetto al livello del 2013, non in salita del 45%!




Ma questa non è nemmeno la metà della storia. In questa epoca di Finanza delle Bolle, Wall Street presume che la crescita degli utili sia qualcosa di identificabile. Così, nonostante il disastro totale sopra descritto per quanto riguarda le gambe perennemente rialziste per il 2015, le previsioni stanno sfondando di nuovo il tetto. Anche su base GAAP, le stime del consenso per fine anno sono di $111.50 e $126.50 rispettivamente per il 2016 e il 2017.

Il punto, però, non solo è che le gambe perennemente rialziste sono aumentate del 29% per l'anno in corso, quando i risultati/stime per il primo trimestre sono già giù del 10%, o del 46% per il 2017; il punto è che i venditori ambulanti di Wall Street sono così intossicati dalla vita nel casinò, da non capire che la festa è finita. Vale a dire, i margini di profitto sono arrivati ad un massimo di tutti i tempi, ma hanno raggiunto un picco e la spinta dell'ingegneria finanziaria è sicuramente finita.

I margini di profitto per l'S&P 500 hanno raggiunto un picco di quasi il 10% nel 2014 e sono già scesi di un quinto. E come dobbiamo ripetere ancora una volta, il ciclo economico non è stato bandito. Il grafico qui sotto fornisce tutte le informazioni necessarie per capire quello che accade ai margini di profitto quando la prossima recessione farà la sua inesorabile comparsa.




Allo stesso tempo, è una certezza che i riacquisti di azioni proprie scenderanno poiché i tassi d'interesse alla fine si normalizzeranno e prendere in prestito per acquistare azioni diventerà meno attraente. L'ingegneria finanziaria, di conseguenza, ha una data di scadenza.




Infatti il manifesto dell'ingegneria finanziaria è incarnato dai risultati di IBM; sono letteralmente un fiasco e sono un indicatore del dove i piani alti delle grandi aziende stanno portando le società americane, sotto gli auspici del sistema distruttivo della Finanza delle Bolle della FED.

Le vendite di IBM sono in calo per il sedicesimo trimestre consecutivo — questa volta del 4.5%. Nel frattempo i suoi profitti al netto delle tasse sono crollati del 67%, da $3 miliardi nel primo trimestre 2015 a solo $1 miliardo nel trimestre in corso.

Ma gli ultimi risultati di IBM sono stati salvati da un annichilimento totale grazie all'ennesimo sussulto dell'ingegneria finanziaria. Ha registrato un accantonamento fiscale negativo di $983 milioni, o negativo del 95%. A parte questa foglia di fico, IBM ha fatto registrare l'utile trimestrale al netto delle tasse più basso in due decenni!




Inutile dire che più di un decennio d'ingegneria finanziaria non ha nulla di speciale. IBM ha riversato nel casinò riacquisti d'azioni proprie e dividendi al fine di far levitare il prezzo delle sue azioni e inondare i suoi dirigenti con guadagni dalle stock option.

Ma anche la miope distruzione della propria base di capitale non funziona più. Dopo il disastro di ieri sera, le sue azioni sono scese del 6% rispetto al loro recente dead cat bounce e ora sono il 33% inferiori al picco del 2013 a $215 per azione.

Il suo CEO e il consiglio d'amministrazione non sono stati cacciati a pedate, perché hanno inondato di doni il casinò e gli intermediari finanziari che vi lavorano. Vale a dire, nel corso dell'ultimo decennio, IBM ha riacquistato $100 miliardi di azioni e ha pagato $33 miliardi in dividendi.

Ciò equivale al 100% del suo reddito netto cumulato — quindi non sorprende se le vendite e i profitti continuano a restringersi. Allo stesso tempo, IBM ha speso quasi $30 miliardi in acquisizioni e ha aumentato il debito totale da $10 miliardi a $31 miliardi.

In breve, IBM è stato un sogno fatto solo di ingegneria finanziaria. Ma, ahimè, l'ingegneria finanziaria non crea valore, e se praticata abbastanza a lungo, lo distrugge.

Ciò è evidente nel grafico qui sotto. Negli ultimi tre anni, le vendite di IBM sono diminuite del 21%, o più di $20 miliardi. Allo stesso modo, il suo utile netto è sceso del 23% e i suoi profitti lordi del 37%.

Proprio così. A marzo i suoi utili al lordo delle tasse erano di $14 miliardi rispetto ai $22.3 miliardi di tre anni fa.

Detto in modo diverso, la contrazione delle vendite e la costante erosione dei margini operativi, che sono scesi dal 20.6% al 17.4%, hanno provocato il caos nei profitti reali di IBM. L'unica ragione per cui il suo reddito netto non riflette pienamente il naufragio finanziario che gli ingegneri finanziari hanno scatenato su IBM, è la contorsione delle sue disposizioni fiscali.

Come mostrato nel terzo rettangolo, il suo tax rate effettivo era già ad un minimo del 24.0% a marzo 2013. Ora è al 7.3% su base annuale. Mentre continuerà a scendere, questi escamotage stanno raggiungendo i loro limiti.

Infatti non pagare le tasse non è vizio particolare. Anche così, però, non è possibile sfruttare una base di guadagni una tantum in termini di reddito che è stato rubacchiato al fisco.




Di tanto in tanto, zia Janet ha affermato che non esistono bolle nel mercato azionario e che lei è perplessa sul motivo per cui la produttività stia sbiadendo e la crescita continui a rallentare.

Forse avrebbe dovuto contemplare le conseguenze della massiccia intrusione della banca centrale nei mercati finanziari, la quale ha sostituito una determinazioen dei prezzi onesta e una sana disciplina finanziaria con l'ingegneria finanziaria.

Per quanto riguarda la prima cosa, il mercato oggi ha chiuso al 24X degli utili effettivi dell'S&P. Questo è un incidente visto al rallentatore, ed è uno totalmente attribuibile alla follia degli 87 mesi consecutivi di ZIRP e massiccio QE.

Per quanto riguarda la seconda cosa, IBM non è un'aberrazione unica, ma il manifesto dell'ingegneria finanziaria che inesorabilmente condurrà ad una liquidazione degli asset produttivi. Su una base aggiustata all'inflazione, la spesa di IBM per il settore della ricerca & sviluppo è calata del 20% negli ultimi quattro anni e le sue spese in conto capitale sono scese del 40%.




Questo intruglio di Wall Street che comprende gambe perennemente rialziste e ingegneria finanziaria, è veleno allo stato puro. Ma zia Janet non ne ha idea.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/