Skip to main content
Condividi contenuti
Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1360125
Aggiornato: 9 min 50 sec fa

Il rigor mortis europeo

Ven, 19/09/2014 - 10:06




di Francesco Simoncelli


[Questo articolo è apparso in precedenza sul magazine online The Fielder.]


Scrivere della crisi europea equivale ormai a sparare sulla croce rossa. La visione mainstream di una Europa unita sta cadendo a pezzi sotto gli incessanti fallimenti della pianificazione centrale. Gli eurocrati credevano, infatti, di poter dar luce al loro esperimento monetario unico senza intoppi; per un certo periodo di tempo è andata così, ma come accade sempre quando abbiamo a che fare con la pianificazione centrale, essa è destinata a vedersi sgretolare tra le sue mani i suoi piani presumibilmente ben congeniati. Di conseguenza, sono iniziati i salti mortali per tenere a galla una barca che fa, vistosamente, acqua da tutte le parti. Finora, tutto non ha fatto altro che fallire. Dai fondi di "solidarietà" tra i vari stati membri fino ad una burocrazia invadente, la persistenza della stagnazione (che man mano si è tramutata in stagflazione) sta facendo arrovellare il cervello di coloro i quali si presume "sappiano meglio" cosa sia bene per il resto delle persone.

L'unica idea che sono stati in grado di avanzare non è affatto originale: pungolare la BCE affinché arroventi le rotative. In questi giorni il cambio EUR/USD ha visto un considerevole assottigliamento, da 1,338 nella seconda settimana di agosto fino a 1,313 dell'ultima. Come possiamo vedere da questo grafico, la BCE è tornata ad emettere foglietti di carta colorata. Stando a quanto riferisce Bloomberg, Draghi è ancora impegnato a sorreggere in tutti i modi possibili un comparto bancario i cui ultimi spasmi vengono scambiati per segnali di vita. Se non fosse stato per l'intervento attivo della banca centrale, a quest'ora i banchieri commerciali starebbero vendendo polizze assicurative porta a porta. Ma tutto ha un suo tempo.

Ad ora, la BCE si limiterà ad una sorta di mini-QE andando ad acquistare titoli cartolarizzati nel mercato degli ABS. Questi titoli fanno riferimento principalmente al settore subprime dei prestiti automobilistici ed immobiliari, ovvero, si cercherà di alleggerire ulteriormente il fardello del comparto bancario commerciali trasformando la BCE in una discarica in cui gettare tutto quel pattume generato fino ad ora dal suddetto settore finanziario in grave crisi. Infatti, i bilanci delle banche sono totalmente un disastro e continuare a nascondere questa evidenza con soluzioni di fantasia che rimandano nel tempo il giudizio finale del mercato, non aiuterà affatto una ripresa dell'economia.

Questo non fermerà affatto le banche commerciali dal prestare denaro allo stato comprando i loro titoli di stato, ma ciò che si vuole  conseguire (in potenza) con tale mossa è la ripresa del credito all'economia più ampia. In realtà questa è solo una pia illusione. Per quanto riguarda la società, e quindi gli individui in generale, è riluttante a prendere in prestito nuovi fondi per avviare un'attività. Il panorama economico è estremamente incerto, i segnali di mercato distorti e la voracità dello stato picchia forte sull'entusiasmo degli imprenditori. Inoltre, e ciò è più sconcertante, in Italia un terzo di tutte le richieste di prestito è destinato a saldare debiti preesistenti. Lo scoraggiamento è il vero padrone qui, ed i tassi di interesse reali raccontano tutta un'altra storia.





Al contrario, per le banche commerciali e lo stato i costi di finanziamento sono ultra bassi. Questo perché il compito ufficioso del settore bancario centrale è quello di aiutare in qualsiasi modo queste due entità. Sebbene i bond statali siano stati considerati "privi di rischi" da Basilea III, essi nella realtà non lo sono affatto poiché rappresentano la capacità dei singoli stati i estrarre ricchezza crescente dalla propria popolazione. Ovvero, la capacità degli stati di predare voracemente il bacino dei risparmi reali. Fin quando è in crescita, seppur esigua, questa strategia può andare avanti; una volta che diventa stagnante, o peggio si riduce, la capacità dello stato di garantire per le sue spese folli viene a mancare.

Il segnale di un bacino dei risparmi reali in pericolo è il fallimento coatto delle piccole e medie imprese, oltre ad una mancanza di rotazione economica all'interno dell'economia. Queste due principali condizioni rappresentano due spie dall'allarme che ci avvertono che bisogna fare attenzione a come si agisce. Allo stato attuale, tali segnali sono stati ignorati con noncuranza. Si offre allo stato un pasto gratis attraverso l'intermediazione delle banche commerciali che, forti dell'appoggio della banca centrale, sono disposte ad ingozzarsi di pattume oggligazionario statale per continuare a mandare avanti la giostra. Poi, a loro volta, gli stati salvano le banche in difficoltà.

Il coacervo di azzardo morale creato finora è qualcosa di abnorme, e va oltre qualsiasi cosa vista finora. Sin dal panico del 2008, è stato fatto poco e niente per risolvere il caos finanziario prolungato dalla necessità di salvaguardare i cosiddetti TBTF. Visto che gli artifizi contabili hanno consentito ai pianificatori centrali di schivare il proiettile fatale ancora una volta, si è preferito tornare a strafogarsi con l'indebitamento tronfi del fatto che in un modo o nell'altro è sempre possibile sfuggire alla sorte avversa. La formula magica è la solita: denaro dei contribuenti, interventismo crescente, manipolazione dei parametri economici. E' questo quello che è stato fatto finora, non c'è quindi da sorprendersi se le cattive si rincorrono giorno dopo giorno.

In Italia, ad esempio, in questi giorni si parla di un decreto del governo che dovrebbe finalmente sbloccare la situazione incagliata. In sostanza, lo stato italiano sta cercando in tutti i modi di ridare vita ad una bolla (presumibilmente quella dei lavori pubblici) per sostituire la bolla immobiliare scoppiata dopo la chiusura dei rubinetti da parte della BCE. Il governo Renzi non farà altro che spendere e creare nuovi investimenti improduttivi sopra quelli ancora da liquidare.


Ameco Chart: Total expenditure: general government :- ESA 1995 (Including one-off proceeds (treated as negative expenditure) relative to the allocation of mobile phone licences (UMTS)) (UUTG)

Ma la cosa che fa impallidire è come verrà utilizzata la CDP, la quale rappresenta una fonte di finanziamento non indifferente per lo stato italiano. Nel decreto ci saranno: "[...] disposizioni per il potenziamento dell’operatività di Cassa Depositi e prestiti a supporto dell’economia." Questo significa più passività off-budget. Questo significa più intromissione della burocrazia nel libero mercato. Questo significa un default più doloroso. Perché a tutto ciò dobbiamo aggiungere la falsa efficienza dello stato nel campo imprenditoriale, il deserto industriale incalzante ed un sistema pensionistico condannato sin dalla nascita.



PATTINARE SUL GHIACCIO SOTTILE

Tali problemi, tuttavia, non riguardano solo il nostro paese. La decisione di continuare a calciare il barattolo è ormai una strategia implementata a livello globale. Infatti, come ci spiega Reuters, i pianificatori centrali del mondo sono finalmente giunti ad una risposta all'annosa domanda "Cosa fare per uscire dal tunnel della crisi?" Come soleva dire Quelo: "La risposta è dentro di te, però è sbagliata." I leader mondiali del G-20 hanno fatto sapere che a novembre alle banche sarà permesso di emettere particolari obbligazioni che permetteranno loro di aumentare la qualità del loro capitale. Beh, come se JP Morgan e Deutsche Bank non fossero già abbastanza ingombrate di titoli di debito tossico da far girare in tutto il mondo!

Arrivati a questo punto, apprendiamo come gli stimoli economici attuati fino ad ora non siano più sufficienti per tenere in piedi l'attuale sistema (soprattutto grazie alla FED, la quale non solo ha supportato artificilamente il mercato americano ma anche quello europeo), quindi la richiesta è per una loro maggiorazione. Nonostante i bilanci delle banche commerciali siano una catastrofe, pieni zeppi di asset non performanti, si cerca di farli apparire sani con una domanda artificiale  per titoli che di produttivo non hanno nulla. Si continuerà semplicemente a gettare cartastraccia ai problemi economici.

Questa strategia è in netto contrasto con il volere del libero mercato, il quale sta forzando ancora una recessione in questo ambiente economico dati i livelli di errori accumulati fino ad ora.




Gli attori di mercato pagheranno a caro prezzo la presunzione dei pianificatori centrali, ricoprendo il ruolo di garanzia ultima dietro i loro azzardi morali. I contribuenti, infatti, saranno persistentemente chiamati a salvare la giornata qualora la situazione dovesse sfuggire di mano ed i piani ben congeniati dovessero dileguarsi in una bolla di sapone. Quanto può andare avanti una cosa del genere? Non per molto. Il numero di persone da parassitare si sta facendo sempre più esiguo, date le distorsioni che continuano ad accumularsi ed i fondamentali di mercato palesemente truccati.




Questo significa che più persone diventeranno dipendenti dagli assegni di Washington. Questo significa spesa pubblica fuori controllo. Questo significa Grande Default. Il welfare state manderà in bancarotta il moderno sistema statale, e con esso verranno infrante le tante promesse fatte all'elettorato. Quel giorno la maggior parte delle persone che verrà colta di sorpresa imparerà una lezione che, si spera, ricorderà a vita: non prestare più denaro allo stato e non credere nel suo potere presumibilmente salvifico.




Nel frattempo, sul fronte estero lo Shanghai Cooperation Organisation (SCO) continua a raccogliere adesioni. Il suo intento è chiaro: spodestare il dollaro come valuta universale nei pagamenti internazionali. Ultima a cedere al suo fascino è stata la Turchia, il cui ruolo di intermediario l'ha avvicinata ai BRICS sgonfiando il suo interesse per la NATO. Russia e Cina si stanno muovendo per offrire un'alternativa concorrenziale al biglietto verde, ed è davvero interessante notare come la banca centrale della Russia e tutte quelle facenti parte dello SCO abbiano aumentato le loro riserve d'oro negli ultimi anni.



UNA PROPOSTA MODESTA

Il contesto finora presentato, ha le sue radici in un sistema bancario protetto da un cartello e forte di privilegi d'impresa unici. La possibilità di poter in qualche modo manipolare il mezzo di scambio della società, pone il settore bancario in una posizione decisamente invidiabile. Questo risultato è stato raggiunto, nel corso degli anni, attraverso favori chiesti ed attuati dagli stati, i quali non hanno fatto altro che consolidare il potere degli istituti di credito. Propaganda e leggi ad hoc hanno lavorato per mettere fuori gioco le forze di mercato e sopprimerle quanto più a lungo possibile. Ciò ha posto barriere all'ingresso nel mercato monetario, impedendo ad eventuali concorrenti di presentare la loro offerta.

Seppur soppresse, le forze di mercato sono ancora vive. Non ci hanno mai abbandonato, perché siamo noi stesse ad alimentarle. I pianificatori centrali lo sanno, ed è per questo che stanno intensificando le normative per rendere il sistema bancario commerciale il referente principale per la maggior parte delle persone. Pensate, ad esempio, ai vostri conti in banca, a cosa succederebbe se voleste ritirare tutto il contato depositato. Sareste sommersi di scartoffie, per non parlare della visita a casa vostra di un agente del governo intenzionato "ad aiutarvi". Il vostro controllo sulla vostra vita è qualcosa che lo stato in questo momento non può permettersi. La volontà volubile degli individui li rende delle mine vaganti impossibili da predire. Questo significa che la situazione potrebbe sfuggire di mano in modi repentini ed imprevedibili.

Gli stessi metodi utilizzati per reprimere le libertà individuali si ritorceranno contro a coloro che li stanno implementando. La riserva frazionaria dà, la riserva frazionaria toglie. Se volete guardare la morte dello stato e dei suoi tentacoli, allora tenete d'occhio Bitcoin. Non ci sarà alcuna rivoluzione. Non ci sarà alcuna riforma partorita da una commissione qualsiasi. Il dinamismo del mercato spazzerà via, una volte per tutte, l'immobilismo anacronistico dello stato. Pensate alle poste.

Nel futuro prossimo, sempre più persone si rivolgeranno al laissez-faire per riscoprire quanto potenziale è stato finora represso da una manica di parassiti in giacca e cravatta. Ed è per questo che vi dico: abbracciate il laissez-faire! E' l'unico modo per velocizzare il processo di erosione di quei privilegi costruiti nel tempo da un sistema truffatore ed ingannatore. E' l'unico modo per smantellare le barriere all'entrata erette a difesa dello status quo monetario. E' l'unico modo per liberarsi una volte per tutte del cartello rappresentato dalle banche centrali.

Un ritorno alla concorrenza nel sistema monetario significherebbe disciplina, ponderazione del rischio e, soprattutto, calcolo economico. Le banche commerciali non avrebbero più salvagenti lanciati dalla politica per uscire da situazioni pericolose create da esse stesse. Niente più FDIC. Niente più soldi dei contribuenti. Niente più pistole e distintivi a guardia di entità protette. Solo la libertà, e nel nostro caso il free banking, metterebbe un serio freno alle espansioni monetarie incontrollate ed ai tremendi bust che ne seguono. Le azioni degli individui faranno il resto, andando a soddisfare le necessità di coloro che desiderano accendere prestiti e di coloro che desiderano depositare denaro.

Non c'è niente che la normativa civile e commerciale non possa affrontare quando si parla di banche, obbligando coloro che intendono fare affari con gli istituti di credito a rispettare gli oneri dei termini contrattuali stipulati. Lasciare che lo stato continui a controllare e regolamentare il settore bancario commerciale fino alle sua inevitabile implosione, non farà altro che ingigantire gli errori ed il dolore economico da sopportare quando questa situazione non potrà più andare avanti.


Eroi veri: i “giusti” ed i buoni

Gio, 18/09/2014 - 10:19




di Bill Bonner


“Se tutti spazzassero le proprie soglie, il mondo sarebbe un luogo più pulito.”

-Goethe


Esistono così tanti difetti nel carattere umano che anche una parrucchiera si annoierebbe se dovesse elencarli.

Ma oggi ci concentreremo solo su due che reputiamo più divertenti: voglio usare il cervello per migliorare il mondo, ma quando mi ci metto, il cervello cessa di funzionare.

Il difetto comincia ad apparire, acutamente, quando il tipico Homo sapiens raggiunge la sua adolescenza. Qui è quando il suo cervello è forte ed attivo, ma non è ancora stato messo alla prova dall'esperienza. Pensa ancora di poter risolvere qualsiasi problema.

In un libro di memorie della sua giovinezza, per esempio, un amico d'infanzia di Adolf Hitler ha scritto che il futuro Fuhrer attraversava il quartiere e sottolineava come avrebbe migliorato le cose — cambiato il colore di una casa... abbattuto le colonne di un'altra... riparato il tetto di una terza. Ma, invece di comprarsi una casa e cercare di realizzare le sue ambizioni architettoniche, il giovane Hitler cercò di cambiare il volto del mondo intero.

E qui arriviamo all'altro difetto — non dei leader, ma dell'uomo comune. Si è pronti ad andare avanti a tutti i costi. In pochi anni, i tedeschi si espansero in tutta Europa, creando scompiglio e caos... cercando di imporre lo sconclusionato nuovo ordine di Hitler.

"Ricordo", ha detto un uomo che abbiamo incontrato ieri, "che io ero lì; e oggi non sarei qui se non fosse stato per una di quelle persone che noi chiamiamo i “giusti”."

Sì, caro lettore, ancora una volta non scriveremo sui tanti imbranati in mezzo a noi, ma di pochi eroi veri. Molti di loro sono stati premiati qui a Parigi ieri, durante una cerimonia speciale nel Pantheon.

Quando i nazisti rivelarono i loro piani per il miglioramento del mondo, gli ebrei scoprirono che non c'era posto per loro in quel progetto. Molti fuggirono in Francia. Poi, quando i panzer entrarono a Parigi, scoprirono che non avevano fatto abbastanza. La razza padrona, con la connivenza attiva del governo francese, rastrellò presto gli ebrei e li rimpatriò in Germania, o per lavorare nei campi di concentramento... o per essere sterminati.

Solo poche persone — i Giusti — si presero la briga di fare qualcosa.

"Avevo solo tre anni all'epoca", ha spiegato il nostro amico a pranzo. "Ma mia madre e mio padre sapevano che potevano essere presi da un giorno all'altro. Avevamo amici che possedevano un bar/hotel fuori Parigi. Si offrirono di prendersi cura di me. Furono davvero coraggiosi, perché se fossero stati scoperti probabilmente sarebbero stati mandati nei campi di concentramento — o addirittura uccisi. E la cosa peggiore era che ci si doveva nascondere... non solo dai tedeschi, ma anche dai vicini di casa, perché non si sapeva se avessero potuto denunciarti alla Gestapo o no."

"Allora queste persone mi presero con loro e dissero a tutti che ero il loro nipote... scaricando le “colpe” su un figlio troppo libertino ed una madre sconosciuta. Se qualcuno mi avesse chiesto chi fossero i miei genitori, avrei dovuto dire che non lo sapevo."

"Per un po' i tedeschi rimasero accampati nel cortile dell'hotel, con gli ufficiali nelle camere. Erano davvero molto cordiali. Uno di loro mi diede una tavoletta di cioccolato. Ma avevo paura di mangiarla perché mia madre mi aveva detto che i tedeschi avrebbero potuto avvelenarmi. Così la diedi al cane e guardai per vedere cosa sarebbe successo. Al cane non accadde niente... così ne tenni anche un po' per me."

"Quelli erano tempi spensierati. Ma oggi, sto andando al Pantheon. Sono un testimone... una testimonianza viva... di come alcune persone possono fare davvero cose coraggiose, anche quando non ne avrebbero ragione. E si sa, questa è una cosa della seconda guerra mondiale... e forse l'unica cosa... di cui i francesi possono essere orgogliosi."

Sì, caro lettore. Ci sono persone che non cercano di migliorare il mondo, cosa che non solo è senza speranza, ma anche inutile e disastrosa. Invece i veri eroi fanno quello che possono per migliorare il mondo intorno a loro. Qui, rendiamo onore ad un altro paio di loro.

Negli Stati Uniti eseguire un'operazione alla cataratta costa circa $1,650. Probabilmente non vi aspetterete molte operazioni simili in un paese come l'India, dove il reddito pro capite è meno di $1,000. Ma oggi in India ci sono cinque ospedali che eseguono più di 180,000 operazioni agli occhi ogni anno. Ogni operazione costa circa $110. La maggior parte dei pazienti non paga nulla.

Questo grazie al Dr. Govindappa Venkataswamy, che nel 1976 a Madurai ha fondato il suo Aravind Eye Hospital da 12 posti letto. All'epoca aveva già 57 anni.

Il dottor V. voleva diventare un ginecologo, ma rimase paralizzato da un'artrite reumatoide in tenera età. Gli ci vollero due anni per riprendersi. Visto che non poteva più prendersi cura dei neonati, rivolse lo sguardo allo studio dell'oculistica, e progettò strumenti speciali che si fossero adattati alle sue mani. Scoprì che poteva fare operazioni agli occhi in modo più semplice, veloce e molto più conveniente.

L'ispirazione, dice, gli venne da McDonald. Scoprì la famosa M dell'insegna a 55 anni e questa scoperta gli cambiò la vita.

"In America ci sono potenti dispositivi di marketing per vendere prodotti come la Coca-Cola e gli hamburger," dice. "Tutto quello che voglio vendere è una buona vista, e ci sono milioni di persone che ne hanno bisogno... Se la Coca-Cola può vendere miliardi di bibite e McDonald può vendere miliardi di hamburger, perché Aravind non può vendere milioni di operazioni di ripristino della vista? Con la vista le persone potrebbero essere liberate dalla fame, dalla paura e dalla povertà."

"Nel terzo mondo una persona non vedente viene indicata spregiativamente come “una bocca senza mani”," dice il dottor V. "E' dannoso per la sua famiglia e per tutto il villaggio. Ma tutto quello di cui ha bisogno è un intervento di 10 minuti. Per una settimana deve portare le bende, quella successiva gliele vengono tolte. La gente non si rende conto che un tale intervento chirurgico è disponibile, o che può permetterselo, perché è gratis. Dobbiamo vendere a chi ha più bisogno."

L'ospedale si accolla i costi di coloro che non possono pagare. I clienti paganti sborsano 50 rupie (circa $1) per la consultazione e scelgono la loro sistemazione: camere di "classe A" ($3 al giorno) che sono private; camere di "classe B" ($1,50 al giorno) in cui un bagno è condiviso; o camere di "classe C" ($1 al giorno), essenzialmente un tappeto sul pavimento. I clienti paganti scelgono tra un intervento chirurgico con punti di sutura ($110) e uno senza ($120).

Da quando ha iniziato, i suoi ospedali oculistici hanno ripristinato la vista ad oltre un milione di persone in India. Anche con piccole entrate per paziente, Aravind realizza un profitto con un margine lordo del 40%. Un'operazione viene completata; un'altra ne segue a ruota. E' apparentemente un'impresa molto efficiente e produttiva.

Aravind ora fa più interventi chirurgici agli occhi di qualsiasi altra clinica in tutto il mondo, e senza accettare contributi pubblici. Questi ospedali sono totalmente auto-sostenuti. Né il dottor V. tenta di intascare un profitto per sé dall'impresa. Vive con una pensione, senza prendere soldi dall'Aravind.

Il dottor V. sta aiutando i poveri alla grande. Ma li aiuta anche in maniera molto diversa da un qualsiasi "miglioratore del mondo". Li considera degli individui.

"I consulenti parlano dei “poveri”", dice. "Nessuno all'Aravind fa discorsi simili. “Il povero” è un termine volgare. Definireste Cristo un uomo povero? Definire “povere” certe persone vi mette in una posizione superiore, vi acceca non permettendovi di comprendere quanto voi siate poveri — e in Occidente ce ne sono molti: emotivamente e spiritualmente. In America avete molti comfort, ma avete paura gli uni degli altri."

Il dottor V. si occupa solo di fare operazioni agli occhi... rapide ed economiche. Il miglioramento del mondo è venuto — come sempre — come un sottoprodotto dell'azione privata. Nello stato di Tamil Nadu, dove si trova il suo ospedale principale, l'incidenza della cecità è del 20% inferiore rispetto al resto dell'India.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il giorno in cui gli Stati Uniti si rifiutarono di pagare i loro debiti

Mer, 17/09/2014 - 10:11




di Addison Wiggin


L'anno era il 1944. Per la prima volta nella storia moderna venne raggiunto un accordo internazionale per gestire la politica monetaria tra le nazioni. C'era la possibilità di creare una valuta internazionale stabile e garantire la stabilità monetaria una volta per tutte. In totale, 730 delegati provenienti da 44 nazioni si riunirono per tre settimane in un hotel a Bretton Woods, New Hampshire.

Fu un'opportunità significativa, ma non raggiunse il vero potenziale che conteneva. Tuttavia, rappresentò lo stesso un punto di svolta nella storia monetaria.

Il risultato di questo incontro internazionale, l'accordo di Bretton Woods, aveva lo scopo originario di rimarginare le ferite lasciate dalla seconda guerra mondiale attraverso una serie di programmi di stabilizzazione delle valute e prestiti infrastrutturali alle nazioni devastate dalla guerra. Nel 1946 il sistema era in piena attività, grazie anche alla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS, la Banca Mondiale) ed al Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Ciò che rende così interessante l'accordo di Bretton Woods è il fatto che il piano per la politica monetaria internazionale si basava su nazioni che accettavano di aderire ad un gold standard globale. Ogni paese che firmò l'accordo promise di mantenere il valore della sua moneta all'interno di uno stretto margine connesso al valore dell'oro. Il FMI venne istituito per occuparsi degli squilibri di pagamento temporanei.

Questo sistema ha funzionato per 25 anni, ma era viziato nelle sue ipotesi sottostanti. Agganciare una valuta internazionale all'oro ad un cambio fisso di $35 l'oncia, non prese in considerazione la variazione del valore reale dell'oro sin dal 1934. Il dollaro aveva perso potere d'acquisto durante e dopo la seconda guerra mondiale, e mentre le economie europee si riprendevano, il crescente drenaggio delle riserve auree degli Stati Uniti condannò l'accordo di Bretton Woods.

Questo problema è stato descritto da un ex-vice presidente della Federal Reserve Bank di New York:

Fin dall'inizio, l'oro è stato il punto vulnerabile del sistema di Bretton Woods. Eppure l'impegno assunto dal governo degli Stati Uniti ai sensi della legislazione di Bretton Woods è facilmente comprensibile, tenuto conto delle circostanze eccezionali del momento.

Alla fine della guerra, il nostro ammontare di oro era pari a $20 miliardi, circa il 60% del totale delle riserve auree ufficiali. Nel 1957 le riserve auree degli Stati Uniti superarono, con un rapporto di 3 ad 1, le riserve totali in dollari di tutte le banche centrali estere. Il dollaro cavalcava i mercati dei cambi come un colosso.
Con l'esaurimento delle sue riserve auree nel 1971, gli Stati Uniti sganciarono la loro moneta dal gold standard e Bretton Woods non fu più praticabile.

Per certi aspetti, le idee alla base del sistema monetario di Bretton Woods erano molto simili ad un'economia da nazioni unite. La combinazione della depressione mondiale del 1930 e la seconda guerra mondiale furono cruciali nel condurre tante nazioni ad un vertice economico di tale portata.

La scusa fu che le barriere commerciali ed i costi elevati causarono una depressione mondiale, almeno in parte. Inoltre, in quel periodo era pratica comune usare la svalutazione della moneta per incidere sulle importazioni dei paesi limitrofi e ridurre i disavanzi di pagamento.

Purtroppo tale pratica portò a deflazione, a disoccupazione cronica, e ad una riduzione del commercio internazionale. Tra le lezioni apprese nel 1930 (ma poi dimenticate da molte nazioni) c'era la comprensione che l'uso della moneta come strumento economico tattico provoca sempre più problemi di quanti ne risolva.

La situazione è stata riassunta bene da Cordell Hull, Segretario di Stato degli Stati Uniti dal 1933 al 1944, che scrisse:

Il commercio senza ostacoli combacia con la pace; le tariffe elevate, le barriere commerciali e la concorrenza economica sleale combaciano con la guerra [...]. Se potessimo ottenere più libertà nel flusso del commercio [...] in modo che un paese non divenisse geloso di un altro e il tenore di vita di tutti i paesi potesse salire, eliminando così l'insoddisfazione economica che genera la guerra, potremmo avere una ragionevole possibilità di una pace duratura.
Il suggerimento di Hull, secondo cui la guerra ha spesso una radice economica, è ragionevole data la posizione della Germania e del Giappone negli anni '30. L'embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti contro il Giappone, inteso specificamente a ridurre l'espansione giapponese, può essere stata una delle cause principali per l'atteggiamento belligerante del Giappone.

Un altro osservatore ha concordato con questa posizione, dicendo che i rapporti economici scadenti fra le nazioni "si traducono inevitabilmente in guerra economica che sarà un preludio ad una guerra militare su scala più vasta."

Bretton Woods aveva l'intenzione originaria di appianare il conflitto economico, in riconoscimento dei problemi che provoca la disparità economica. Le nazioni alla riunione sapevano che questi problemi economici erano in parte responsabili della guerra stessa, e che la riforma economica avrebbe aiutato a prevenire guerre future.

A quel tempo, gli Stati Uniti erano senza dubbio la nazione più potente del mondo, sia militarmente che economicamente. Dato che i combattimenti non ebbero luogo sul suolo americano, il paese costruì la sua potenza industriale durante la guerra vendendo armi ai suoi alleati. La produzione nel 1945 era due volte quella dell'intero quadriennio 1935-1939.

Grazie al loro predominio economico, gli Stati Uniti ottennero la leadership a Bretton Woods. E' anche importante notare che gli Stati Uniti all'epoca possedevano l'80% delle riserve auree del mondo. Di conseguenza gli Stati Uniti avevano ogni motivo per accettare l'uso del gold standard al fine di organizzare le valute del mondo e di creare e favorire il libero scambio. Il gold standard si è evoluto nel corso di un periodo di centinaia di anni, passando attraverso varie forme: pianificato da una banca centrale, dal governo, o da un comitato di imprenditori.

Durante la maggior parte del XIX secolo, il gold standard ha dominato il cambio delle valute. L'oro ha creato un tasso di cambio fisso tra le nazioni. L'offerta di moneta era limitata alle riserve auree, così le nazioni prive di oro erano tenute a prendere in prestito denaro per finanziare la produzione e gli investimenti.

Quando era in vigore il gold standard, è vero che la somma netta del surplus e del deficit commerciale era pari a zero, perché i conti infine venivano saldati in oro — ed anche il credito era limitato. Nel sistema monetario fiat di oggi è il credito (e non l'oro) che determina la quantità di denaro che un paese può spendere. La potenza economica non viene più dettata dalle riserve auree, ma dal potere di indebitamento di un paese. Il deficit commerciale ed il surplus commerciale sono "in equilibrio" solo in teoria, perché la disparità tra le due parti è finanziata con il debito.

I tassi ancorati — il valore della valuta al valore dell'oro — mantenevano ragionevole la politica economica, la quale era basata sulla produttività e sulle riserve d'oro di una nazione. A seguito di Bretton Woods, il tasso ancorato venne formalizzato da un accordo tra le principali potenze economiche del mondo.

Il concetto era buono. Tuttavia, il dollaro divenne la valuta internazionale e le altre nazioni ancorarono le loro valute al dollaro piuttosto che al valore dell'oro. Il risultato effettivo di Bretton Woods fu quello di sostituire il gold standard con il dollar standard. Una volta che gli Stati Uniti legarono il dollaro all'oro al valore di $35 l'oncia, l'intero sistema si stabilizzò, almeno per un po'. Dal momento che il dollaro era convertibile in oro e le altre nazioni ancorarono le loro valute al dollaro, si venne a crare uno pseudo-gold standard.

L'economista britannico John Maynard Keynes rappresentava la Gran Bretagna a Bretton Woods. Keynes preferiva istituire un sistema che avrebbe favorito una crescita economica piuttosto che un sistema ancorato all'oro. Preferiva la creazione di una banca centrale internazionale e forse anche una moneta mondiale. Propose alla conferenza di perseguire tale obiettivo: "Trovare una misura comune, uno standard comune, una politica comune, accettabile da tutti e che non infastidisca nessuno."

Le idee di Keynes non vennero accettate. Gli Stati Uniti, nella loro posizione economica di primo piano, preferirono il piano offerto dal loro rappresentante, Harry Dexter White. La posizione degli Stati Uniti aveva lo scopo di creare e mantenere la stabilità dei prezzi, piuttosto che una crescita economica. Di conseguenza, il progresso del Terzo Mondo sarebbe stato raggiunto attraverso prestiti e investimenti nelle infrastrutture attraverso il FMI, che venne incaricato di gestire i deficit commerciali al fine di evitare la svalutazione della moneta.

Unendosi al Fondo Monetario Internazionale, ad ogni paese veniva assegnata una quota di commercio per finanziare lo sforzo internazionale, preventivato in origine a $8.8 miliardi. La disparità tra i paesi doveva essere gestita attraverso una serie di prestiti. Un paese poteva prendere in prestito dal FMI che avrebbe agito come una banca centrale.

L'accordo di Bretton Woods non conteneva alcuna disposizione per la creazione di riserve. Si pensava che la produzione di oro sarebbe stata sufficiente per continuare a finanziare la crescita e che eventuali problemi di breve termine sarebbero stati risolti attraverso i prestiti.

Anticipando un volume elevato di domanda per tali prestiti, i partecipanti a Bretton Woods formarono la BIRS, elargendo ulteriori $10 miliardi (che sarebbero stati sborsati dai paesi membri). Gli accordi e le istituzioni che emersero da Bretton Woods, non erano adeguati per i problemi economici dell'Europa del dopoguerra. Gli Stati Uniti sperimentavano enormi surplus commerciali mentre il fardello del debito bellico europeo si faceva più pesante. Le riserve statunitensi erano enormi ed in crescita ogni anno.

Nel 1947 divenne chiaro che il FMI e la BIRS non avrebbero risolto i problemi economici del dopoguerra europeo. Per aiutare ad affrontare il problema, gli Stati Uniti istituirono un sistema per stimolare la ripresa economica tra i paesi europei.

L'European Recovery Program (meglio conosciuto come Piano Marshall) fu organizzato per dare sussidi ai paesi in modo che potessero portare avanti la ricostruzione. I problemi delle nazioni europee, secondo il segretario di Stato George Marshall: "Sono molto più grandi della loro attuale capacità contributiva, quindi devono ricevere un aiuto sostanziale o affrontare il deterioramento economico, sociale e politico."

Tra il 1948 ed il 1954, gli Stati Uniti diedero a 16 nazioni dell'Europa occidentale $17 miliardi in sovvenzioni. Credendo che gli ex-nemici Giappone e Germania sarebbero diventati i mercati futuri per le esportazioni degli Stati Uniti, vennero emanate politiche per favorire la crescita economica. Durante questo periodo, fece la sua comparsa la guerra fredda e la relativa corsa agli armamenti. L'URSS aveva firmato l'accordo di Bretton Woods, ma si rifiutò di aderire al FMI.

Pertanto le riforme economiche proposte si trasformarono, in parte, nella lotta tra il capitalismo ed il comunismo.

Divenne sempre più difficile mantenere l'ancoraggio del dollaro all'oro a $35 l'oncia. C'era un mercato aperto per l'oro a Londra, e le crisi ne influenzarono il valore. Il conflitto tra il prezzo fisso dell'oro fra le banche centrali ed il suo valore di mercato aperto, dipendevano dal momento. Durante la crisi dei missili di Cuba, per esempio, il valore dell'oro sul mercato aperto era di $40 l'oncia. La fede nel gold standard da parte dei leader degli Stati Uniti, iniziò a vacillare.

Il presidente Lyndon B. Johnson disse nel 1967 che:

L'offerta mondiale di oro non è sufficiente a far funzionare l'attuale sistema — perché l'uso del dollaro come valuta di riserva è essenziale al fine di creare la liquidità internazionale necessaria per sostenere il commercio mondiale e la crescita.
Nel 1968 Johnson approvò una serie di misure volte a ridurre il deflusso di oro dagli Stati Uniti. Nonostante ciò, il 17 marzo del 1968 una corsa all'oro fece chiudere il London Gold Pool in modo permanente. A questo punto era ormai chiaro che mantenere il gold standard sotto la configurazione di Bretton Woods non era più pratico. O il sistema monetario cambiava o il gold standard doveva essere rivisto.

Durante questo periodo, il FMI istituì i Diritti Speciali di Prelievo (DSP) per utilizzarli nel commercio tra i paesi. L'intenzione era quella di creare un tipo di sistema con oro cartaceo, sgonfiando la pressione sugli Stati Uniti in modo che potessero continuare a ricoprire il ruolo di banchieri centrali del mondo.

Tuttavia, ciò non risolse il problema; l'esaurimento delle riserve auree degli Stati Uniti andarono avanti fino al 1971. A quel tempo, il dollaro USA era sopravvalutato in relazione alle riserve auree. Gli Stati Uniti detenevano solo il 22% della copertura in oro delle riserve valutarie. I DSP agirono come un paniere di valute nazionali per scongiurare gli inevitabili squilibri commerciali.

Tuttavia Bretton Woods mancava di un qualsiasi meccanismo efficace per controllare la crescita delle riserve. Solo l'oro e l'asset degli Stati Uniti erano considerati seriamente come riserve, ma la produzione di oro era in ritardo. Di conseguenza, le riserve in dollari dovettero espandersi per compensare la mancanza di oro, causando un crescente deficit delle partite correnti negli Stati Uniti. La soluzione, si sperava, sarebbero stati i DSP.

Mentre nascevano questi strumenti, la loro efficacia di lungo termine poteva solo essere oggetto di discussione. Oggi i DSP costituiscono circa l'1% delle riserve non auree dei membri del FMI, e quando nel 1971 gli Stati Uniti uscirono dal gold standard, Bretton Woods smise di funzionare come un organismo monetario centrale.

In teoria i DSP — usati oggi su una scala molto limitata di transazioni tra il FMI ed i suoi membri — potrebbero rappresentare l'inizio di una moneta internazionale. Anche il nostro amico Jim Rickards pensa che sia probabile. Ma dato l'ampio uso del dollaro come piolo per tante valute in tutto il mondo, è improbabile che possa verificarsi un tale cambiamento prima che le circostanze la rendono l'unica scelta.

Il sistema di Bretton Woods crollò, in parte a causa dell'espansione eccessiva delle capacità di finanziamento degli Stati Uniti e di altri paesi membri in relazione alla quantità d'oro disponibile. In sostanza, gli Stati Uniti avevano dichiarato implicitamente il default.

Come ci ha detto Lewis Lehrman in una intervista nella sua casa nel Connecticut, co-autore di Case for Gold insieme a Ron Paul, il presidente Nixon: "Approvò un ordine esecutivo il 15 agosto 1971 ed annunciò 'Mi dispiace, noi non pagheremo i nostri debiti'."

Per i prossimi due minuti smettete di fare quello che state facendo e guardate il video qui sotto, ne vale davvero la pena. Vedrete il vero intento di Nixon nel voler rimuovere le "manette d'oro" dal polso degli Stati Uniti, in modo da poter spendere i vostri soldi...





Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


I sindacati sono nemici del lavoro

Mar, 16/09/2014 - 10:16




di George Reisman


Molti americani, forse una sostanziale maggioranza, credono ancora che, indipendentemente da eventuali problemi che potrebbero aver causato, i sindacati sono un'istituzione che esiste nell'interesse personale dei salariati. Infatti molti credono che sono i sindacati che si frappongono tra il salariato medio ed una vita di salari di sussistenza, un orario di lavoro estenuante e condizioni lavorative terribili.

I sindacati e la popolazione ignorano quasi totalmente il ruolo essenziale svolto dal calo dei prezzi per raggiungere un aumento dei salari reali. Considerano degno di nota solo l'aumento dei salari monetari. Infatti nel nostro ambiente economico con un'inflazione cronica, trovare prezzi che in realtà calano è relativamente raro.

Tuttavia l'unica cosa che può spiegare un aumento dei salari reali in tutto il sistema economico, è un calo dei prezzi in relazione ai salari. E l'unico modo per realizzare una cosa simile è un aumento della produzione per lavoratore. Più produzione per lavoratore — una maggiore produttività della manodopera — serve ad aumentare l'offerta di beni e servizi in relazione all'offerta di manodopera che li produce. In questo modo, si riducono i prezzi in relazione ai salari e quindi aumentano i salari reali e gli standard di vita.

Ciò che fa aumentare i salari monetari in tutto il sistema economico, non coincide con ciò che fa aumentare i salari reali. Gli incrementi dei salari monetari sono essenzialmente il risultato dell'aumento dell'offerta di denaro e del conseguente aumento del volume complessivo della spesa nel sistema economico. In assenza di un aumento della produttività, l'espansione monetaria e la spesa vanno ad aumentare i prezzi più dei salari. Questo risultato può essere impedito solo se la produzione per lavoratore aumenta in contemporanea con l'incremento dell'offerta di denaro e dei volumi di spesa, di conseguenza in questo scenario i prezzi aumentano meno dei salari. La presenza di questi prezzi inferiori sarebbe stata cancellata se i protagonisti fossero stati solo l'aumento dell'offerta di moneta  e dei volumi di spesa.

Con poche eccezioni, i salari reali di tutto il sistema economico non salgono perché emergono salari monetari più elevati. In sostanza, salgono solo in presenza di una maggiore offerta di beni e servizi in relazione all'offerta di manodopera, abbassando i prezzi rispetto ai salari. La verità è che il miglioramento del tenore di vita viene percepito diversamente quando paragoniamo singoli salariati, uomini d'affari e capitalisti con i salariati medi. L'individuo lo percepisce attraverso il guadagno di più soldi. Il salariato medio lo percepisce attraverso prezzi più bassi.

Questa discussione vuole dimostrare che l'aumento dei salari monetari, per cui lottano i sindacati, non è affatto la fonte di un aumento dei salari reali. La fonte di un aumento dei salari reali è una produttività crescente della manodopera, che avviene sempre con un calo dei prezzi, non con l'aumento dei salari monetari.

Infatti, gli sforzi dei sindacati nell'aumentare i salari monetari sono profondamente contrari all'obiettivo di innalzare i salari reali ed il tenore di vita. Quando i sindacati cercano di elevare il tenore di vita dei loro membri mediante l'aumento dei loro salari monetari, questo sforzo si trasforma inevitabilmente in un tentativo di rendere artificialmente scarso il lavoro. Questo è il loro unico modo per aumentare i salari dei loro membri. I sindacati non hanno molto potere sulla domanda di lavoro, ma spesso esercitano un notevole potere sull'offerta di lavoro. E la loro tecnica per innalzare i salari prevede di rendere l'offerta di lavoro la più scarsa possibile, almeno nel particolare settore o attività di cui si occupa un determinato sindacato.

Così, ogni volta che possono, i sindacati tentano di ottenere il controllo sull'ingresso nel mercato del lavoro. Cercano di imporre programmi di apprendistato, o requisiti vari imposti dallo stato. Tali misure hanno lo scopo di abbassare l'offerta di manodpera in un determinato settore e quindi consentire di guadagnare redditi più alti a chi ha la fortuna di esservi ammesso. Anche quando i sindacati non riescono a ridurre direttamente l'offerta di manodopera, l'imposizione delle loro richieste per salari al di sopra del mercato ha l'effetto di ridurre il numero dei posti di lavoro in un determinato settore e, di conseguenza, l'offerta di manodopera.

Gli aumenti salariali artificiali imposti dai sindacati hanno come risultato la disoccupazione. Questa situazione si viene a creare quando è possibile una formazione rapida dei sindacati. Se, come negli Stati Uniti di oggi, la maggioranza dei lavoratori in uno stabilimento decide di voler essere rappresentata da un sindacato, allora i salari imposti dai sindacati saranno effettivi anche in quei settori senza sindacati.

I datori di lavoro nei settori senza sindacati si sentiranno in dovere di offrire ai loro dipendenti stipendi paragonabili a quelli percepiti dai lavoratori nel sindacato — anzi, forse addirittura ancora più elevati — al fine di impedire la loro sindacalizzazione.

Aumenti salariali diffusi vanno a trincerare un gran numero di lavoratori in numerose occupazioni, cosa che mette estrema pressione ai saggi salariali di qualsiasi area del sistema economico che rimane scoperta. A salari sufficientemente bassi, queste aree scoperte avrebbero potuto assorbire la fuoriuscita di lavoratori provenienti da altre aree. Ma le leggi del salario minimo impediscono a queste aree scoperte di far scendere abbastanza in basso i loro salari.

Per la maggior parte di coloro abbastanza fortunati da conservare i propri posti di lavoro, la conseguenza più grave dei sindacati è l'abbassamento o la riduzione drastica della produttività dei lavoratori. Con poche eccezioni, i sindacati sono in aperto contrasto con l'aumento della produttività dei lavoratori. E' come se fosse una questione di principio. Si oppongono all'introduzione di macchinari per risparmiare lavoro sulla base del fatto che essi provocano disoccupazione. Si oppongono alla concorrenza tra i lavoratori. Come ha sottolineato Henry Hazlitt, costringono i datori di lavoro a tollerare livelli occupazionali gonfiati, come ad esempio i fochisti, il cui ruolo è quello di spalare carbone sulle locomotive a vapore, che vengono riassegnati sulle locomotive a diesel. Impongono situazioni in cui la forza lavoro viene utilizzata in modo anti-economico per creare lavori, come la richiesta di svitare e avvitare quei materiali già adeguatamente avvitati. Impongono classificazioni dei lavoratori, e richiedono che gli specialisti siano impiegati per svolgere un lavoro che altri potrebbero fare facilmente — per esempio, richiedere le capacità di un imbianchino per riparare danni accidentali ad una parete commessi da un elettricista, i quali potrebbero essere facilmente riparati dall'elettricista stesso.

A chi comprende il ruolo cruciale svolto dalla produttività del lavoro nell'innalzamento dei salari reali, dovrebbe essere anche ovvio che la lotta dei sindacati contro l'aumento della produttività del lavoro li rende acerrimi nemici dell'aumento dei salari reali. Per quanto possa essere radicale questa conclusione, per quanto possa essere in contrasto con l'opinione prevalente dei sindacati stessi (i quali si considerano la fonte della crescita dei salari reali negli ultimi centocinquanta anni o più), il fatto è che nella loro lotta contro l'aumento del produttività del lavoro, i sindacati hanno combattuto attivamente l'aumento dei salari reali!

Lungi dall'essere i fautori del miglioramento del tenore di vita del lavoratore medio, i sindacati operano più o meno in totale ignoranza di ciò che effettivamente aumenta il tenore di vita del lavoratore medio. In conseguenza della loro ignoranza, sono responsabili delle disuguaglianze artificiali nei saggi salariali, della disoccupazione e dell'abbassamento dei salari reali e del tenore di vita del lavoratore medio. Tutte queste conseguenze distruttive ed anti-sociali derivano dal fatto che mentre le persone guadagnano più denaro attraverso l'aumento della produzione e dell'offerta complessiva di beni e servizi (cosa che riduce i prezzi ed innalza i salari reali in tutto il sistema economico), i sindacati aumentano i guadagni monetari dei loro membri facendo esattamente l'opposto. Riducono l'offerta e la produttività dei lavoratori, e quindi riducono l'offerta dei beni e dei servizi (aumentandone di conseguenza i prezzi) che i loro membri contribuiscono a produrre, andando a ridurre i salari reali in tutto il sistema economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Krugman e l'economia della vasca da bagno

Lun, 15/09/2014 - 10:10
L'economia keynesiana vive in un mondo di fiabe, in cui i deficit non contano e l'ammassarsi di debiti su debiti forma montagne verdi con tanti bei fiorellini. Nella realtà, gli economisti formati nelle aule universitarie vengono a contatto con queste sciocchezze quotidianamente e non tutti riescono a scamparvi. Basterebbe usare la logica, ma questa non è prerogativa comune a quanto pare. Infatti, non desta alcuno scalpore l'apparizione di articoli come questo in cui si dice chiaramente che il debito, in sostanza, non conta e che il trend previsto è del tutto "rassicurante". Addirittura sottoscrive le previsioni del CBO secondo cui il PIL nominale crescerà del 4.3% nei prossimi 25 anni! Questo significa luce verde per le spese del governo, il quale si ritroverà la giustificazione accademica per aumentare l'attuale deficit di bilancio. Cosa potrà mai andare storto? Il mercato dei prestiti automobilistici, ad esempio. E' passato quasi un anno ormai da quando il deterioramento di questi prodotti finanziari ha iniziato ad avanzare a passi da gigante, con ritardi nei ripagamenti e tassi di insolvenza in ascesa. La distorsione dei segnali economici da parte della FED ha creato un ambiente falsamente accomodante per la concessione di nuovo credito, e nell'ultimo anno Main Street si è unito di nuovo a Wall Street nei bagordi finanziari. Oltre alla bolla dei prestiti studenteschi, la bolla dei prestiti automobilistici è destinata a scoppiare e creare ulteriore scompiglio in un mercato ormai distaccato da fondamentali economici sani. Krugman ignora causa ed effetto, preferisce affidarsi a numeri e modelli econometrici pensando di poterli sostituire alla volontà di milioni di individui. In "The Use of Knowledge in Society", Hayek rimarcava la differenza tra informazione e conoscenza e la loro importanza nei processi di mercato. Senza proprietà privata non esistono prezzi sani, e senza di essi non esiste informazione; la conoscenza, invece, è un concetto qualitativo (piuttosto che quantitativo come l'informazione, poiché essa può essere parziale). L'imprenditorialità è qualcosa che si impara attraverso la propria esperienza ed il proprio piglio creativo, e non può essere trasmesso o insegnato al primo che passa. La pianificazione centrale crede di poterli manipolare entrambi. Così facendo è come se creasse una macchina senza freni (imprenditori) ed una strada senza segnali (prezzi). Finché non ci sarà comprensione di come funziona il mercato, l'interventismo ed il clientelismo continueranno a favorire i privilegiati a scapito del resto della popolazione... col beneplacito dei cosiddetti accademici.
___________________________________________________________________________________


di David Stockman


E' una fortuna che Paul Krugman scriva una rubrica per quei lettori del New York Times che vogliono ascoltare la linea di partito senza tutto quel gergo da economisti ed equazioni. Quindi ecco una spiegazione direttamente dall'oracolo keynesiano: l'economia statunitense è in realtà una vasca da bagno gigante che soffre costantemente di perdite. Di conseguenza, il percorso per la prosperità è che lo stato — soprattutto la sua banca centrale — pompi nuova "domanda" nella vasca fino a che non sia piena fino all'orlo. Semplice.

Spesso ci sono persone che parlano delle nostre difficoltà economiche come se fossero complicate e misteriose, senza presentare una soluzione. Come ha sottolineato di recente l'economista Dean Baker, niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Enunciare quello che è andato storto, infatti, è assurdamente semplice: abbiamo avuto una gigantesca bolla immobiliare, e, quando è scoppiata, ha lasciato un buco enorme nella spesa. Tutto il resto sono note a margine.

E la risposta politica adeguata è stata semplice: riempire quel buco nella domanda.
È vero, la bolla immobiliare e del credito sono scoppiate. Ma questo è l'unico punto di contatto nel dibattito tra keynesiani ed austriaci. Questi ultimi considerano le bolle come un ampliamento artificiale dell'attività economica dovuto al credito a buon mercato e ad investimenti improduttivi che ne derivano.

Quando le bolle scoppiano, quindi, vengono eliminati — o per dirlo alla vecchia maniera, liquidati — la falsa redditività degli investimenti, la produzione, l'occupazione ed i redditi. Inoltre, la liquidazione è l'equivalente della rimozione di un cancro; viene rimosso un tumore maligno, ma non si riduce la ricchezza reale della società o il tenore di vita della popolazione.

La ragione di ciò è la legge di Say. Cioè, una domanda sostenibile deve scaturire dalla produzione; una "spesa" valida deve provenire dal reddito guadagnato nel processo di offerta di beni e servizi reali. Ciò include la spesa che viene finanziata attraverso i redditi attuali dei risparmiatori, e la spesa che viene finanziata dalle tasse sui produttori.

In tale contesto, il "denaro" è solo un intermediario: facilita gli scambi tra i produttori, ma non dà luogo ad una "domanda" incrementale indipendente da beni e servizi già consegnati. Di conseguenza, quando scoppia una bolla del credito non c'è perdita di domanda aggregata basata sulla produzione. Ciò che scompare è la domanda monetaria artificiale che è stata originariamente attivata dalla banca centrale e dal sistema finanziario, e non dall'economia produttiva di Main Street.

Pertanto, non c'era nessun "buco" da riempire dopo l'implosione della bolla immobiliare e creditizia nel 2008. La voglia di Krugman di "riempire quel buco" implica l'opposto della legge di Say. Vale a dire, abbraccia il concetto keynesiano di quella che potrebbe essere definita la "conservazione della domanda". Secondo questo ragionamento, la spesa che si è originata dal credito fiat deve essere preservata da stimoli monetari e fiscali, sempre e dovunque, attraverso nuove iniezioni di "domanda" artificiale.

Non c'è bisogno di molta fantasia, però, per vedere dove si va a parare — diritti verso l'elicottero che sgancia denaro. Nei sette anni prima dello scoppio della crisi finanziaria nel 3° trimestre 2008, il debito totale del mercato del credito è salito da $28 bilioni a $53 bilioni — o ad un tasso annuo del 9.2%.




Al contrario, il PIL nominale durante lo stesso periodo si è espanso di un "misero" 4.8% annuale, o alla metà del tasso di crescita del credito. Di conseguenza, proprio durante questo breve intervallo di 7 anni, il rapporto aggregato leva finanziaria/PIL si è espanso dal 2.7x al 3.5x. In breve, il boom della "domanda" della bolla immobiliare di Greenspan/Bernanke stava prendendo in prestito risorse dal futuro, e non veniva finanziato mediante la produzione corrente.




L'insostenibilità della crescita nominale del PIL finanziata da un rapporto di leva sempre crescente, è evidente ricorrendo alla semplice aritmetica. Supponete che l'enorme espansione del credito del 2001-2008 fosse una cosa buona e che il trend dovesse essere preservato per altri 7 anni, come recita il mantra keynesiano che segue il copione della conservazione della domanda. Anche se l'espansione del credito avesse perso rapidamente la sua efficacia durante l'ultima bolla (poiché ulteriore debito sfornava meno PIL ogni anno), supponete inoltre che il PIL nominale fosse riuscito a crescere dell'4.8% l'anno — paragonato al misero 2.4% attuale.

Sotto tali ipotesi, un "taglia e incolla" del trend 2001-2008 porterebbe entro il 2015 a $100 bilioni di debito nei mercati del credito su $20.6 bilioni di PIL. Il rapporto leva finanziaria/PIL si attesterebbe poi al 4.8x.

Inutile dire che il trend alimentato dal credito del 2001-2008 non potrebbe essere sostenuto senza un collasso economico e finanziario. Detto diversamente, il tasso di crescita della domanda diretto dalle politiche espansionistiche di Greenspan/Bernanke non potrebbe essere perseguito, e in primo luogo non dovrebbe essere attuato.

Ironia della sorte, la bolla immobiliare che il professor Krugman vuole preservare era in realtà la sua idea. Nel 2002 ha suggerito alla FED di sostituire la bolla dotcom con una bolla immobiliare. Ora propone che il "buco" lasciato dal crollo immobiliare venga riempito da un'espansione aggressiva negli investimenti pubblici, vale a dire, una bolla dei lavori pubblici.

In particolare, lo scoppio della bolla è stato (ed è tuttora) un buon momento per investire in infrastrutture. In tempi prosperi, la spesa pubblica per strade, ponti e così via concorre con il settore privato per le risorse. Dal 2008, tuttavia, la nostra economia è stata inondata da disoccupati (soprattutto lavoratori nel settore edile) e da capitale senza un posto dove andare (motivo per cui gli oneri finanziari del governo sono ai minimi storici). Mettere a frutto queste risorse inutilizzate per costruire cose utili, avrebbe dovuto essere un gioco da ragazzi.

Ma ciò che è realmente accaduto è stato esattamente l'opposto: un crollo senza precedenti nella spesa per infrastrutture. La spesa pubblica per le costruzioni (aggiustata all'inflazione ed alla crescita della popolazione) è scesa di oltre il 20% dall'inizio del 2008. In termini politici, ciò rappresenta una terribile piega; siamo riusciti ad indebolire l'economia nel breve periodo ed anche nel lungo periodo. Ben fatto!
Ecco la parte che il professor Krugman non ha menzionato. Abbiamo già avuto una bolla dei lavori pubblici! La spesa pubblica per le costruzioni è cresciuta ad un tasso annuo del 10% nel lasso di tempo fino al crollo del 2008. Il declino di cui si lamenta è modesto, e ancora riflette un tasso di crescita reale del 2% sin dal 1990. Riempire il "buco" con la prosecuzione delle opere pubbliche pre-bolla 2008, dunque, comporterebbe lo stesso tipo di cattivi investimenti e sprechi che sono scaturiti dalla bolla immobiliare.




Ecco gli stessi dati in dollari. Data la natura clientelare delle spese per opere pubbliche, è del tutto improbabile che una bolla in questo settore (raccomandata dal professor Krugman) possa andare a migliorare la ricchezza nazionale e gli standard di vita. Ma riempirebbe la vasca da bagno keynesiana, ed a quanto pare è esattamente quello che Krugman vuole.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli


L'ascesa del “Petro-yuan” e la lenta erosione dell'egemonia del dollaro

Ven, 12/09/2014 - 10:10
L'introduzione all'articolo di oggi sarà breve perché esso stesso dice molto. Voglio solo aggiungere un paio di notizie attraverso le quali poter capire a che punto è arrivato il processo di de-dollarizzazione tra le varie nazioni del mondo e come lo yuan ne sta traendo beneficio. Gli ultimi tre mesi, infatti, hanno visto una Russia in crescente contrasto con gli USA, il risultato è stato sfavorevole per il biglietto verde. Prima Gazprom inizia ad accettare pagamenti in yuan, poi l'Inghilterra concorda con la Cina swap di valute (e la Svizzera la segue a ruota), poi la Turchia rompe i rapporti con gli USA, infine i BRICS lanciano il loro veicolo di finanziamento estraneo al dollaro. Russia e Cina non hanno dimostrato teoricamente che un mondo senza dollaro è possibile, bensì quel mondo è già qui... nella pratica. Vediamo chi saranno i prossimi a salire su questo treno.
___________________________________________________________________________________


di Ron Paul


Per 70 anni uno dei fondamenti del potere americano è stato il dollaro, il cui ruolo è stato quello di moneta più importante del mondo. Negli ultimi 40 anni la sua dominanza nei mercati energetici internazionali ha rappresentato la sua presunta inossidabilità. Oggi la Cina non solo sta diventando una potenza economica, ma anche un mercato importante per gli esportatori di idrocarburi nel Golfo Persico ed una minaccia per il predominio del dollaro nel mercato energetico — con profonde conseguenze per la posizione strategica dell'America.

Sin dalla seconda guerra mondiale, la supremazia geopolitica dell'America ha fatto leva non solo sulla forza militare, ma anche sulla posizione del dollaro come valuta di riserva mondiale. Dal punto di vista economico il primato del dollaro gli consente di godere di "enormi vantaggi", minimizzando il rischio di cambio per le imprese statunitensi. La sua reale importanza, però, è strategica: il primato del dollaro permette all'America di coprire i suoi deficit di bilancio e delle partite correnti stampando semplicemente più cartamoneta — questo è precisamente il modo in cui Washington finanzia il suo potere da oltre mezzo secolo.

Sin dagli anni '70 una colonna del primato del dollaro è stato il suo ruolo dominante nella determinazione dei prezzi del petrolio e del gas. Ciò mantiene alta la domanda mondiale di dollari. Alimenta anche la voglia di dollari da parte dei produttori di energia, cosa che rafforza la posizione del dollaro come asset di riserva a livello mondiale; inoltre, i dollari possono essere "riciclati" nell'economia degli Stati Uniti per coprire i deficit americani.

Molti ritengono che la preminenza del dollaro nei mercati dell'energia deriva dal suo status di valuta di riserva mondiale. Ma il ruolo del dollaro in questi mercati non è né naturale né una funzione della sua posizione dominante. In realtà, è stato progettato dai responsabili della politica statunitense dopo il crollo dell'ordine monetario di Bretton Woods nei primi anni '70, ponendo fine alla versione iniziale del primato del dollaro ("egemonia del dollaro 1.0"). Collegare il dollaro alla negoziazione internazionale del petrolio è stata la chiave per creare una nuova versione del primato del dollaro ("egemonia del dollaro 2.0") — e, per estensione, per finanziare altri quaranta anni di egemonia americana.



Oro ed Egemonia del Dollaro 1.0

Il primato del dollaro è stato sancito in occasione della conferenza di Bretton Woods nel 1944, dove gli alleati degli americani aderirono al progetto di Washington di un ordine monetario internazionale. La delegazione della Gran Bretagna — guidata da Lord Keynes — e quella di ogni altro paese partecipante, salvo gli Stati Uniti, preferiva la creazione di una nuova valuta emessa dal neonato Fondo Monetario Internazionale (FMI) come principale fonte di liquidità globale. Ma questo avrebbe ostacolato le ambizioni americane di un ordine monetario dollaro-centrico. Anche se quasi tutti i partecipanti preferivano l'opzione inglese, il potere schiacciante dell'America fece sì che alla fine prevalessero le sue preferenze. Così, sotto il gold exchange standard di Bretton Woods, il dollaro fu ancorato all'oro e le altre valute ancorate al dollaro, il che lo rese la principale forma di liquidità internazionale.

C'era, però, una contraddizione nella visione di Washington. L'unico modo in cui l'America poteva diffondere abbastanza dollari per soddisfare le esigenze di liquidità mondiali, era attraverso disavanzi nelle partite correnti a tempo indeterminato. Mentre l'Europa occidentale ed il Giappone si riprendevano e riconquistavano la competitività, questi deficit crescevano. Data la domanda crescente dell'America — per finanziare l'aumento dei consumi, l'espansione dello stato sociale e l'allargamento del suo potere nel mondo — l'offerta di moneta statunitense presto superò le riserve auree. Sin dagli anni '50 Washington lavorò per convincere o costringere i titolari di dollari stranieri a non scambiare i biglietti verdi con l'oro. Ma l'insolvenza non poteva essere scongiurata a lungo: nell'agosto del 1971 il presidente Nixon sospese la convertibilità dollaro/oro, ponendo fine al gold exchange standard; nel 1973 sparirono anche i tassi di cambio fissi.

Questi eventi sollevarono diversi interrogativi sulla solidità a lungo termine di un ordine monetario basato sul dollaro. Per conservare il loro ruolo di fornitori di liquidità internazionale, gli Stati Uniti avrebbero dovuto continuare ad accumulare disavanzi delle partite correnti. Ma questi deficit stavano andando fuori controllo, poiché l'abbandono di Bretton Woods si intersecò con altri due sviluppi: l'America divenne un importatore netto di petrolio nei primi anni '70; l'affermazione sulla scena mondiale dei membri chiave dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) nel 1973-1974 generò un aumento del 500% del prezzo del petrolio, aggravando la pressione sulla bilancia dei pagamenti statunitense. Con il legame tra il dollaro e l'oro reciso ed i tassi di cambio non più fissi, la prospettiva di un deficit statunitense sempre più grande faceva germogliare preoccupazioni circa il valore di lungo termine del dollaro.

Queste preoccupazioni ebbero risonanza speciale tra i grandi produttori di petrolio. Sin dagli anni '20 il petrolio era prezzato in dollari sui mercati internazionali — ma, per decenni, venne utilizzata anche la sterlina negli acquisti di petrolio transnazionali, anche dopo che il dollaro la sostituì come valuta di riserva mondiale. Fino a quando la sterlina fu ancorata al dollaro e il dollaro era "buono quanto l'oro", il sistema era economicamente sostenibile. Ma dopo che Washington abbandonò la convertibilità dollaro/oro e il mondo passò da tassi di cambio fissi a fluttuanti, emerse la necessità di scegliere una nuova valuta per commerciare il petrolio. Con la fine della convertibilità dollaro/oro, i principali alleati dell'America nel Golfo Persico — lo Scià in Iran, il Kuwait e l'Arabia Saudita — finirono per favorire un cambio nel sistema dei prezzi dell'OPEC: dai prezzi denominati in dollari, alla loro denominazione secondo un paniere di valute.

In questo contesto, molti degli alleati europei dell'America volevano far rivivere l'idea (enunciata da Keynes a Bretton Woods) di fornire liquidità internazionale tramite una valuta emessa dal FMI — i cosiddetti "diritti speciali di prelievo" (DSP). Dopo che l'aumento dei prezzi del petrolio gonfiò i loro conti correnti, l'Arabia Saudita ed altri alleati arabi degli Stati Uniti spinsero affinché l'OPEC iniziasse la fatturazione in DSP. Inoltre guardavano con interesse le proposte europee per riciclare i petrodollari attraverso il FMI, al fine di incoraggiare la sua affermazione come fornitore principale di liquidità internazionale post-Bretton Woods. Ciò avrebbe significato che Washington non avrebbe più potuto continuare a stampare dollari per sostenere l'aumento dei consumi, l'incremento delle spese sociali e l'espansione della sua influenza globale. Per evitare tutto ciò, i politici americani dovettero trovare nuovi modi per incentivare gli stranieri a detenere quelli che ormai erano dollari fiat.



Petrolio ed Egemonia del Dollaro 2.0

A partire dalla metà degli anni '70 le amministrazioni degli Stati Uniti misero a punto due strategie. Una era massimizzare la domanda di dollari come valuta transnazionale. L'altra era invertire le restrizioni di Bretton Woods sui flussi di capitali transnazionali; con la liberalizzazione finanziaria, l'America poteva sfruttare l'ampiezza e la profondità dei suoi mercati dei capitali, e poteva coprire i suoi deficit di bilancio e delle partite correnti attirando capitali stranieri a costi relativamente bassi. Forgiare forti legami tra la vendita di idrocarburi e il dollaro era fondamentale su entrambi i fronti.

Per creare tali legami, Washington convinse i suoi alleati arabi nel Golfo a cedere la gestione della loro sicurezza agli Stati Uniti in cambio di un aiuto finanziario. Oltre ad infrangere le promesse fatte ai partner europei e giapponesi, l'amministrazione Ford spinse clandestinamente l'Arabia Saudita e gli altri produttori arabi a riciclare quantità sostanziali dei loro petrodollari nell'economia statunitense attraverso intermediari privati (in gran parte degli Stati Uniti), piuttosto che attraverso il FMI. L'amministrazione Ford chiese anche il supporto per le finanze tese di Washington, raggiungendo accordi segreti con l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti affinché le loro banche centrali acquistassero grandi quantità di titoli del Tesoro USA al di fuori delle aste normali. Queste disposizioni impedirono al FMI di spodestare gli Stati Uniti come principale fornitore di liquidità internazionale; inoltre contribuirono all'ampliamento dei deficit degli Stati Uniti, spalleggiato dal re-investimento di dollari esteri in America tramite i mercati finanziari privati e gli acquisti di titoli di stato statunitensi.

Pochi anni dopo, l'amministrazione Carter strinse un altro accordo segreto con i sauditi: Riyadh si impegnava ad esercitare la sua influenza in modo da garantire che l'OPEC continuasse a prezzare in dollari il petrolio. Tale impegno risultò fondamentale per ampliare l'egemonia del dollaro come valuta transnazionale nel mercato petrolifero. Col collasso del sistema dei prezzi amministrato dall'OPEC a metà degli anni '80, l'amministrazione Reagan suggerì che le vendite di petrolio transfrontaliere fossero fatturate in dollari. Prezzare il petrolio — e, più tardi, il gas — in dollari garantiva che le vendite di idrocarburi non solo fossero espresse in dollari, ma venissero anche saldate col biglietto verde, generando un costante sostegno alle domanda di dollari in tutto il mondo.

In breve, queste occasioni furono fondamentali nella creazione "dell'egemonia del dollaro 2.0". E sostanzialmente hanno retto finora, nonostante la periodica insoddisfazione araba per la politica mediorientale degli Stati Uniti, ovvero, l'allontanamento degli Stati Uniti da altri produttori del Golfo (l'Iraq di Saddam Hussein e la Repubblica islamica dell'Iran) e l'interesse per il "petro-Euro" nei primi anni 2000. I sauditi, in particolare, hanno difeso vigorosamente la tradizione di un prezzo del petrolio espresso in dollari. Mentre l'Arabia Saudita ed altri importanti produttori petroliferi ora accettano il pagamento in altre valute quando parliamo delle loro esportazioni di petrolio, la quota maggiore delle vendite mondiali di idrocarburi continua ad essere saldata in dollari, perpetuando lo status del dollaro come valuta transnazionale più importante del mondo. L'Arabia Saudita ed altri produttori nel Golfo hanno rispettato la loro parte dell'accordo acquistando grandi partite di armi statunitensi; la maggior parte ha anche agganciato le proprie valute al dollaro — un impegno che gli alti funzionari sauditi descrivono come "strategico". Mentre la quota dei dollari nelle riserve globali è scesa, il riciclaggio dei petrodollari aiuta a mantenerli la valuta di riserva mondiale.



La Sfida della Cina

Eppure la storia e la logica ci avvertono che le pratiche attuali non sono scolpite nella pietra. Infatti l'ascesa del "petroyuan" sta spronando il sistema monetario ad essere meno dollaro-centrico nei mercati internazionali dell'energia.

Mentre la Cina diventata uno dei principali attori sulla scena energetica mondiale, ha anche intrapreso una campagna di internazionalizzare della propria valuta. Una quota crescente del commercio estero della Cina viene espresso e regolato in renminbi; sta crescendo anche l'emissione di strumenti finanziari denominati in renminbi. La Cina sta perseguendo un processo di liberalizzazione dei capitali, essenziale per la piena internazionalizzazione del renminbi; inoltre sta permettendo una maggiore flessibilità ai tassi di cambio dello yuan. La Banca Popolare di Cina (PBOC) ora ha accordi di swap con oltre trenta banche centrali — il che significa che il renminbi già svolge efficacemente il ruolo di valuta di riserva.

I politici cinesi apprezzano i "vantaggi" di cui gode il dollaro; il loro scopo non è quello di rimpiazzarlo col renminbi, ma di posizionare lo yuan a fianco del biglietto verde come valuta transnazionale e di riserva. Oltre ai benefici economici (ad esempio, riduzione dei costi di cambio per le imprese cinesi), Pechino vuole — per motivi strategici — rallentare ulteriormente la crescita delle sue enormi riserve in dollari. La Cina ha visto aumentare la propensione americana a tagliare fuori i paesi dal suo sistema finanziario come strumento di politica estera, e si preoccupa che Washington possa farlo anche con lei; l'internazionalizzazione del renminbi può mitigare tale vulnerabilità. Più in generale, Pechino comprende l'importanza del dollaro per il potere americano; intaccandolo, la Cina può contenere un eccessivo unilateralismo degli Stati Uniti.

Da tempo la Cina ha inserito gli strumenti finanziari nel suo programma per accedere agli idrocarburi stranieri. Ora Pechino vuole che i principali produttori di energia accettino il renminbi come valuta transnazionale — il che include la risoluzione degli acquisti di idrocarburi in renminbi — e lo incorporino nelle riserve delle loro banche centrali. I produttori hanno motivo di essere ricettivi. La Cina, nel futuro prossimo, diventerà il principale mercato incrementale per gli idrocarburi del Golfo Persico e dell'ex-Unione Sovietica. Le aspettative di lungo termine sull'apprezzamento dello yuan facilitano l'accumulo di renminbi in termini di diversificazione del portfolio. E mentre l'America è vista sempre più come una potenza egemone in declino, la Cina viene vista come il suo sostituto per eccellenza. Anche per il Golfo arabo, che per tanto tempo ha fatto affidamento su Washington come suo garante della sicurezza, sarà più conveniente stringere legami con Pechino. Per la Russia i rapporti in deterioramento con gli Stati Uniti spingono una cooperazione con la Cina, contro quello che sia Mosca che Pechino considerano una potenza in declino, ma ancora pericolosamente instabile e nervosa.

Per diversi anni la Cina ha pagato con i renminbi alcune delle sue importazioni di petrolio dall'Iran; nel 2012 la PBOC e la Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti hanno istituito uno swap di valute da $5.5 miliardi, gettando le basi per saldare in renminbi le importazioni di petrolio da Abu Dhabi — un importante ampliamento dell'utilizzo del petroyuan nel Golfo Persico. L'accordo sino-russo da $400 miliardi sul gas che è stato siglato quest'anno, prevede il pagamento in renminbi per gli acquisti cinesi di gas russo; se completato, questo significherebbe un ruolo apprezzabile per il renminbi nelle transazioni relative al gas.

Guardando al futuro, l'uso del renminbi per saldare le vendite internazionali degli idrocarburi aumenterà sicuramente, accelerando il declino dell'influenza americana nelle regioni produttrici di energia. Inoltre, per Washington diventerà più difficile finanziare quelle che la Cina ed altre potenze considerano politiche estere eccessivamente interventiste — una prospettiva su cui la classe politica americana non ha ancora cominciato a riflettere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


E' ovvio che il governo sta mentendo sul 9/11

Gio, 11/09/2014 - 10:20




di Gary North


Questo mese, in Canada, una campagna sta sfidando la versione del governo sul 9/11. Sono a favore di questa iniziativa, sia professionalmente come storico sia come severo scrutinatore delle posizioni ufficiali del governo.

Ecco un breve video su questa campagna.





Si tratta di un video dall'aspetto professionale. Può funzionare. Un sacco di persone possono essere coinvolte. Ma meno di 4,000 l'hanno visto.

Il gruppo vuole svolgere un'opera divulgativa. Sono totalmente a favore di opere divulgative sul 9/11. Questo potrebbe essere un appiglio per spronare opere divulgative su altre questioni. Le persone che finalmente capiscono come siano state manipolate dai manipolatori nel governo degli Stati Uniti, diventeranno probabilmente più inclini ad accettare il messaggio che gli inganni partono da molto lontano.

Il video si concentra sul Canada. Può funzionare. Rispetto ai loro cugini americani, i canadesi sono più propensi a pensare che il governo americano sia disposto a mentire. Comunque, questa è la mia ipotesi.

Ma la domanda che mi viene in mente è questa: "Chi sta mettendo i soldi per questa campagna?" E successivamente: "Perché?"

Sono un grande credente nella ricerca della verità storica. Credo anche che quasi nessuno si sia impegnato in tale ricerca, e la maggior parte di quelli che l'hanno fatto non aveva molto denaro.

Quando abbiamo a che fare con la versione del governo, fatevi sempre questa domanda: "Chi sta coprendo?" Ma non dimenticate quest'altra: "Chi paga per scoprirlo?" E questa: "Perché?"



DIVULGARE

Fatto: non serve divulgare qualcosa se non avete un programma molto esplicito e ben focalizzato per mobilitare le persone. La campagna di marketing deve essere un'estensione del piano di mobilitazione. Deve rafforzare questo piano. Deve ignorare tutto ciò che non è un aspetto di questo piano.

Abbiamo risorse limitate. È molto facile sprecarle. Questo è il motivo per cui è necessaria una campagna di marketing: risparmiare risorse. Bisogna avere un obiettivo specifico per le spese. Bisogna avere indicatori di successo. Bisogna avere una rapida comunicazione delle spese. Bisogna avere un modo per generare denaro dalla campagna in modo che non debba essercene un'altra.

Fino a quando tutto questo non sarà a posto, e testato su scala limitata e statisticamente rappresentativa, il denaro sparirà.

Potremmo chiamarlo direct marketing. Eppure solo poche persone riescono a comprenderlo, e meno ancora si impongono di seguire questa procedura.

Le persone che salgono a bordo di progetti "divulgativi" lo fanno per molte ragioni. Non esiste un modello universale per aderire ad una causa. E' troppo costoso ideare una campagna di reclutamento separata da ciascuna di queste motivazioni. Il budget è troppo piccolo. I mercati sono troppo diversificati. Le motivazioni personali sono troppo varie.

Anche coloro che promuovono la versione ufficiale hanno molteplici motivazioni. Ma hanno un enorme vantaggio: i soldi del governo, il potere del governo ed i media mainstream, che temono il potere del governo e vogliono i suoi soldi.

Molte persone non hanno il tempo di ripensare a tutte le posizioni del governo. Anche se si tratta di grandi posizioni, le persone non hanno il tempo di ripensarci nel dettaglio. Percepiscono il costo personale di tali indagini. Semmai capissero che sono stati ingannati deliberatamente, potrebbero perdere la fiducia nel governo. Questo equivale ad abbandonare quella religione che avete coltivato sin dalla vostra giovinezza. I costi sono alti. Più si è anziani, più capitale emotivo è stato investito in questo "mercato". Abbandonare la fede nella linea ufficiale significa ammettere di essere già caduti preda di un grande inganno. Significa fare la figura degli scemi. Eravate un "capro espiatorio", come potremmo definire Lee Harvey Oswald.

Un vecchio adagio recita: "Non si può cambiare solo una cosa." Quando si abbandona la fiducia nelle spiegazioni ufficiali del governo, allora vi sentite come se doveste offrirne uno migliore. Questo apre un enorme vaso di Pandora. Questo vi farà seguire le orme del bianconiglio. Poi vi farà scendere a fondo nella sua tana. Diverrete come Alice. Potreste entrare nel paese delle meraviglie. Potreste non uscirne più.



PERDITA DI FIDUCIA

La mia perdita di fiducia nelle versioni ufficiali della storia americana, è iniziata nell'autunno del 1958. Scrissi una tesina sull'attacco giapponese a Pearl Harbor. Raggiunsi una conclusione: non solo nella prima settimana del dicembre 1941 il presidente Roosevelt sapeva dell'imminenza di un attacco, per un anno aveva autorizzato politiche che secondo lui avrebbero provocato un attacco del genere. Il ministro della guerra Henry L. Stimson parlò per Roosevelt quando nel 25 novembre 1941 scrisse questa voce nel suo diario: "La domanda era come avremmo dovuto manovrarli [i giapponesi] affinché sparassero il primo colpo. . . ."

Nel 1958 non sapevo che era stato ministro della guerra sotto Taft, segretario di stato sotto Hoover e successivamente conosciuto come "presidente dell'establishment americano". Ero giovane e ingenuo nel 1958. Non sono più giovane. Confido di non essere nemmeno ingenuo . . . non sul governo degli Stati Uniti comunque.

Questa settimana ho letto un altro libro che pretende di spiegare il perché i giapponesi attaccarono Pearl Harbor: Operation Snow (2012). Incolpa Stalin e Harry Dexter White. Non si avvicina nemmeno a dimostrare la sua tesi. L'autore dice esplicitamente che il presidente Roosevelt non sapeva nulla di quello che stava per accadere a Pearl Harbor, che non pungolo' in alcun modo i giapponesi affinché attaccassero la flotta. Quindi, sostiene il libro, Harry Elmer Barnes aveva torto (Prefazione, p. xx). Questo libro è stato pubblicato dalla Henry Regnery Company, il cui fondatore ha pubblicato il resoconto più dettagliato sulle manipolazioni dietro le quinte di Roosevelt: Back Door to War: The Roosevelt Foreign Policy, 1933-1941 (1952) di Charles C. Tansill, che nel 1952 era uno dei due o tre storici americani più illustri in fatto di politica estera americana. Non compare nella bibliografia di Operation Snow. Né in quella di President Roosevelt and the Coming of the War (Yale University Press, 1948) di Charles Beard. Operation Snow non ha alcuna nota a pié pagina. Eppure la Regnery l'ha pubblicato.

Questo è ciò che accade ad ogni movimento che si dedica a respingere la posizione ufficiale del governo. I dilettanti poco qualificati ottengono uno sbocco per le loro teorie raffazzonate. Lo stesso vale per gli squinternati totali. Allora gli scettici devono spendere più tempo e denaro per cercare di mantenere in carreggiata il movimento.

Problema: non esiste solo una carreggiata. Per il governo sì, ma non per gli scettici.

Questo è il motivo per cui ci sono più libri sull'assassinio di Kennedy di quelli su qualsiasi altro evento della storia moderna: troppe tracce. Il governo ha una sola traccia: la relazione della Commissione Warren.

Al centro di ogni movimento revisionista ci deve essere un presupposto fondamentale: "Le versioni del governo sugli eventi storici nazionali sono vere fino a prova contraria."

Il movimento revisionista è infatti un movimento di resistenza. E' quello su cui poggia l'onere della prova, almeno nella mente della maggior parte dei cittadini. Deve quindi iniziare la sua ricerca raccogliendo prove schiaccianti riguardo un singolo fatto centrale. Deve dimostrare che tutto quello che il governo ed i media mainstream hanno promosso, non esiste. Sono questi i semi iniziali del dubbio: piantateli, irrigateli, nutriteli e poi aspettate che germoglino per raccogliere altri semi.

Problema: non appena uno scettico di primo piano nel campo dei revisionisti offre una teoria di ciò che è accaduto, viene aperto il vaso di Pandora. Ciò inizierà quasi immediatamente. Può anche dare slancio al movimento revisionista.

Quando si identifica ciò che non poteva essere successo, si mette in dubbio la versione del governo. Si puo' anche mettere un cartello di "Deviazione" sul sentiero del bianconiglio.

Nel caso del 9/11, gli scettici dovrebbero iniziare dal luogo dello schianto del volo United Airlines 93 a Shanksville, Pennsylvania. Non c'erano detriti. Conclusione: non era il luogo dello schianto. Qualunque cosa sia successa all'aereo, non è finito nel sito ufficiale dello schianto.

Il decollo dello scetticismo dovrebbe iniziare laddove non ci può essere un contro-argomento -- preferibilmente un argomento basato sulla fisica o sull'ingegneria. Iniziare dove il rapporto ufficiale non offre alcuna prova. Iniziare dove c'è un silenzio auto-imposto accompagnato da una ridicolizzazione delle teorie cospirazioniste.

Questo sarà sufficiente a sollevare seri dubbi.

Non appena i ricercatori di Shanksville riescono a far trapelare questa storia e la difendono in modi diversi -- video, articoli, libri -- si può andare avanti e parlare dell'Edificio 7.

Nel frattempo, gli specialisti dell'Edificio 7 costruiscono la loro tesi. "Perché questa sembra una demolizione controllata?"

Intanto ci sono anche gli scettici sull'incidente del Pentagono che fanno il loro lavoro. "Cosa ha colpito veramente il Pentagono?"

Tutti loro dovrebbero continuare a chiedere questo: "Perché non ci hanno mai fatto sentire le registrazioni delle "scatole nere" -- che in realtà sono arancioni -- le quali tengono traccia dei dati di volo che precedono un incidente?" Buio assoluto da parte del governo.

"Ce ne sono quattro di quelle dannate cose."

Se l'obiettivo è quello di sollevare seri dubbi sulla versione del governo, questo approccio avrà successo. D'altra parte, se l'obiettivo è quello di spiegare i quattro incidenti aerei mediante una narrazione coerente, ci vorrà una vita e non ci sarà concordanza. La narrazione verrà sopraffatta dal rumore. La complessità irriducibile della storia farà affondare un resoconto che ha note sufficienti da fonti sufficientemente affidabili.

Per chi è alla ricerca di una teoria su quello che è accaduto il 9/11, questo è un buon punto di partenza: http://www.garynorth.com/public/12227.cfm



CONCLUSIONE

La conclusione del teorema di Gödel si applica anche alla storiografia. E' impossibile che gli esseri umani possano proporre un unico resoconto (coerente ed al contempo completo) su un qualsiasi evento basandosi solamente sulla propria evidenza limitata. Più informazioni abbiamo, meno consistenza avrà il nostro resoconto.

Ciò vale anche per la versione ufficiale. Quindi cerchiamo di concentrare le nostre risorse limitate per persuadere le persone intelligenti: il governo non sta dicendo la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità.

Poi procederemo al passo successivo: "Il governo sta mentendo."

Poi seguiremo la confessione, seguiremo il denaro e seguiremo le organizzazioni coinvolte nella versione ufficiale del governo. Poniamoci questa domanda economica: "Chi vince? Chi perde?" Poi passiamo a quella politica: "Chi? Per chi?" Questa era la domanda di Lenin, un maestro di domande simili.

Poi poniamo la domanda che pose Lenin, rubandola a Cherneshevsky: "Che cosa si deve fare?"

Non si può giungere alla verità, tutta la verità e nient'altro che la verità. Nemmeno il governo può. Ma potete scommettere che non ci proverà nemmeno. Mostrate come e perché il governo sta mentendo. Mostrate che la menzogna fa parte del programma del governo. Questo dovrebbe essere abbastanza per chiunque.

Sarà sicuramente abbastanza per me.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Come prendere in prestito denaro o stamparlo dal nulla conduce ad un vicolo cieco: il caso italiano

Mer, 10/09/2014 - 10:01




di David Stockman


All'inizio di questa settimana Bloomberg ha pubblicato un grafico sulla crescita reale della retribuzione oraria nei primi 60 mesi di ogni ciclo sin dal 1949. Il guadagno medio in 11 cicli è stato del 9% e la cifra più grande è stata del 19% mezzo secolo fa.

Dopo 60 mesi di ZIRP e QE sin da quando è ufficialmente finita la Grande Recessione nel giugno 2009, otteniamo un quadro molto diverso: i salari reali sono aumentati di appena lo 0.5%, e nel grande schema delle cose è semplicemente un arrotondamento.




Sicuramente il grafico qui sopra rappresenta anche la prova che la massiccia stampa di denaro non funziona. Dopo tutto, il Politburo monetario afferma che serva a reflazionare salari, posti di lavoro e redditi. Infatti, la FED ha manifestato noncuranza per le enormi bolle nel sistema finanziario, e per sei anni consecutivi ha mantenuto i tassi del mercato monetario inesorabilmente a zero sostenendo come non avesse ancora finito di "stimolare" il mercato del lavoro.

Allora perché questo esperimento fallimentare e pericoloso continua senza sosta — come la Yellen confermerà a Jackson Hole? Evidentemente è irresistibilmente comodo sia per Wall Street che per Washington. Il primo gode di un carry trade favoloso grazie alla ZIRP ed a Greenspan/Bernanke/Yellen; il secondo gode della carta "esci di prigione" grazie alla massiccia repressione dei tassi di interesse da parte della FED. Infatti, con il debito pubblico a $17.7 bilioni, la riduzione fraudolenta (intrinseca a tassi di interesse ultra bassi) del ripagamento del debito ammonta a $500 miliardi l'anno (in crescita).

Detto in modo diverso, mentre Wall Street dovrebbe agire con la massima cautela, vi è in realtà un'esuberanza irrazionale oltre la più fervida immaginazione. E mentre ci dovrebbe essere nervosismo a Washington a causa dell'accumulo di altri $15 bilioni di debito nel prossimo decennio (sotto uno "scenario non-roseo"), c'è compiacimento assoluto ed universale.

Il male della pianificazione centrale monetaria, naturalmente, lo possiamo individuare in quello che sta accadendo: distorce drasticamente i segnali di prezzo e, quindi, semina i semi di shock finanziari correttivi e diffonde disordine economico. Ma c'è qualcos'altro, e di peggio. Vale a dire, la dipendenza dalla stampa di denaro e dal debito è diventata così profondamente radicata a Wall Street ed a Washington, che la propaganda mainstream ha perso ogni parvenza di prospettiva storica e giudizio realistico sul percorso suicida su cui è diretto l'attuale sistema.

Per esempio, non viene riconosciuta la portata monumentale dell'espansione monetaria e dell'accrescimento del debito sin dall'inizio del XXI secolo, e si presume che sia solo una caratteristica permanente e sostenibile del panorama finanziario. E tale cecità potrebbe anche essere comprensibile se fosse stata accompagnata da un insolito aumento della prosperità. In realtà, le metriche fondamentali della prosperità — crescita reale del PIL, occupazione dei capifamiglia, investimenti in beni produttivi e redditi reali delle famiglie — sono andate tutte nella direzione opposta, dopo essere scese drasticamente al di sotto di tutte le medie storiche.

I grafici qui sotto sono tutti connessi. La crescita del PIL in termini reali nel corso degli ultimi 14 anni è stata in media solo dell'1.8% — appena la metà del tasso medio durante i precedenti 50 anni. Allo stesso modo, i lavori dei capifamiglia sono ancora del 5% al di sotto dei livelli di inizio secolo; l'investimento netto reale in impianti e macchinari è del 20% al di sotto dei suoi livelli alla fine degli anni '90; ed il reddito reale medio delle famiglie è diminuito del 5%.







La giustapposizione di queste tendenze funeste con le metriche del debito e del denaro, non ha bisogno di ulteriori elaborazioni. Se prendere in prestito e stampare denaro fosse il modo per arrivare alla prosperità, i grafici qui sotto sarebbero le nostre cartine tornasole. Sin dalla fine del secolo precedente, il bilancio della FED si è ampliato del 10x; il debito totale nel mercato del credito è aumentato a $30 bilioni; e il debito federale è salito del 3x.






Eppure queste giustapposizioni si perdono nel marasma propagandistico dei media mainstream. I dati "in entrata" vengono torturati e razionalizzati per dimostrare che un paio di dosi di denaro e di debito in più risolveranno la situazione. Di conseguenza, il modello ed i segnali vengono oscurati in mezzo al rumore.

Forse è utile considerare un caso più avanzato di questa follia keynesiana. Prendiamo in considerazione l'Italia. Nonostante tutte le isterie circa il fatto che la BCE non abbia implementato un QE a tutti gli effetti, non vi può essere alcun dubbio che il denaro ed il debito in Europa siano fluiti liberamente sin dalla fine degli anni '90 e dal lancio ufficiale dell'Euro. E come si poteva prevedere, un carry trade meno costoso sul debito pubblico non ha aiutato l'Italia a superare la sua propensione verso un debito pubblico fuori misura.




Come mostrato di seguito, il debito pubblico in Italia è attualmente pari al 135% del PIL, cifra che rappresenta un fardello maggiore di $500 miliardi solo dal 2000, quando il debito pubblico ha superato per la prima volta la soglia del 100% del PIL.




Inutile dire che negli ultimi 14 anni il massiccio stimolo fiscale ed i tassi di interesse ultra-bassi della BCE, non hanno prodotto la crescita e la prosperità promessa. In realtà, la macroeconomia in Italia è precipitata in un declino secolare scioccante. I consumi reali delle famiglie, per esempio, hanno ormai ripercorso tutta la strada fino ai livelli del 1998.




Lo stesso schema lo ritroviamo nelle tendenze del PIL complessivo dell'Italia — la cui base imperfetta considera la spesa pubblica come parte della "crescita". Sin dal 2005, il PIL in Italia ha fatto registrare performance più negative che positive. Di conseguenza, il livello effettivo del PIL reale è ormai decaduto ai livelli raggiunti 14 anni fa.





Secondo una prospettiva storica più ampia, ed azzerando il rumore di breve termine, la media mobile della crescita decennale del PIL reale italiano ci dice come stanno veramente le cose. Dopo 14 anni di espansione del debito senza precedenti e di finanziamenti allegri della BCE, la crescita del PIL in Italia è precipitata dal 4% al -0.5% secondo l'osservazione più recente. Eppure non c'è mai stato nemmeno un accenno nel copione keynesiano che ritenesse possibile una contrazione secolare di questa grandezza.




Aggiungeteci anche i dati demografici negativi in Italia, ed otterrete una trappola del debito che non lascia scampo. Se George W. Bush fosse stato un economista, avrebbe esclamato: "Questa bagnarola non reggerà molto a lungo".




Tra un decennio o due i dati demografici della forza lavoro saranno così anche negli USA, e forse per allora avrete capito dove ci hanno condotto i nostri politici e le stampanti monetarie keynesiane. E no, la destinazione non è la terra della prosperità permanente propagandata dai media mainstream.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Nell'eurozona arriverà il QE – e come ovunque sarà un fallimento

Mar, 09/09/2014 - 10:10
Dalla legge di Parkinson sappiamo che la burocrazia statale è un blob che si espande indefinitamente fino a sommergere e soffocare la società. Il suo interesse è il breve termine; è in questo lasso di tempo che agisce garantendosi privilegi e potere. Ciò che stiamo passando oggi non è altro che il risultato di decisioni sballate prese anni fa. Ai burocrati conviene ignorare le conseguenze di lungo termine, non ricoprirebbero il loro loro ruolo se ci tenessero o se ne preoccupassero. Questo discorso possiamo traslarlo benissimo al dibattito attuale su un probabile QE nella zona euro per pungolare adeguatamente l'economia in rallentamento. Spronare la domanda aggregata, si dice, farà ripartire investimenti e consumi; ma come è possibile che gonfiare oltremodo il bilancio della banca centrale con asset di dubbia qualità possa rilanciare il perseguimento di investimenti produttivi? Anche se la BCE iniziasse a tutti gli effetti un giro di QE, ciò non porterebbe altro che ad un'allocazione errata di risorse, ulteriori errori imprenditoriali e bolle negli asset. In un certo senso, quello che è stato raggiunto negli USA (abbassamento storico dei rendimenti obbligazionari statali), è stato anche raggiunto in Europa grazie ai mercati e alle banche commerciali (spalleggiate dalla BCE). Quale è stato il risultato? Stagnazione peggiore. I problemi sono ancora tutti lì: i bilanci delle attività improduttive sono un disastro, le attività commerciali sono strozzate dal fisco, l'indebitamento privato non ha subito un deleveraging, spesa pubblica e tasse continuano a salire, ecc. Si è comprato solo tempo, ed il QE in Europa (qualora implementato) non farà altro che guadagnare solo altro tempo in attesa di miracoli che non arriveranno. Il cappio al collo della pianificazione centrale si fa sempre più stretto, perché soffocando l'economia in generale non fa altro che soffocare se stessa. E' una questione di tempo prima che imploda.
___________________________________________________________________________________


di Detlev Schlichter


I dati non hanno portato con sé nessuna sorpresa e nemmeno le risposte dei commentatori. Dopo una serie di relazioni deboli arrivate dalla Germania negli ultimi mesi, i dati relativi al PIL della zona Euro pubblicati la scorsa settimana hanno confermato che nel secondo trimestre l'economia ha rallentato. Com'era prevedibile, questo ha portato a nuove richieste di intervento della BCE. “Europe now needs full-blown QE” ha diagnosticato l'editorialista del Financial Times, e sulla prima pagina il giornale ha citato Richard Barwell, economista europeo della Royal Bank of Scotland: "E' tempo che la BCE prenda il controllo e faccia quello che deve fare, invece di sfornare misure deboli come quelle presentate nel mese di giugno."

Mi chiedo se la richiesta di maggiori "stimoli" sia ora semplicemente una reazione impulsiva, meri riflessi pavloviani imbevuti di cinque anni di implacabile allentamento monetario. Questi economisti ed editorialisti hanno pensato realmente a cosa possono condurre i loro suggerimenti? Se sì, perché pensano che i mali europei verranno curati dal denaro facile e dal credito a basso costo? Pompare sempre più soldi freschi di stampa nel sistema bancario rappresenta davvero la risposta ad ogni problema economico? Il QE è stato un successo laddove è stato implementato?

Il fatto è che negli anni il denaro è fluito in dosi maggiori. Certo, le banche commerciali non hanno ceduto nel concedere nuovo credito, ma ciò non sorprende dato che si stanno ancora leccando le ferite del 2008. La "valutazione della qualità degli asset" ed una regolamentazione più severa stanno facendo la loro parte, e se queste misure sono necessarie per rendere più sicura la finanza, come affermano i relativi sostenitori, allora il loro abbandono per il bene di una rapida ripresa del PIL -- e di breve durata -- non sembra consigliabile. Il fatto è che i creditori sono riluttanti a concedere prestiti ed i mutuatari sono riluttanti a prendere in prestito, ed entrambe le figure hanno buone ragioni per la loro riluttanza.

Pensiamo davvero che le aziende italiane, francesi e tedesche abbiano cassetti pieni di progetti di investimento interessanti che verrebbero messi in cantiere immediatamente se solo i tassi fossero più bassi? Penso che qualunque progetto di investimento di Siemens, BMW, Total e Fiat sarebbe già stato realizzato, dato il panorama economico allettante fornito dal denaro facile. Questa droga monetaria ha un rendimento marginale in rapida diminuzione.



Prospettiva Globale

Nella maggior parte delle principali economie, i tassi sono vicini allo zero da più di cinque anni e sono state adottate varie misure di stimolo aggiuntive, tra cui alcune da parte della BCE che non sono state un QE a titolo definitivo. Eppure l'economia globale è poco frizzante. I sostenitori dell'attivismo della banca centrale punteranno agli Stati Uniti ed al Regno Unito. Di recente la crescita in questi paesi è stata più forte e molti si aspettano un aumento dei tassi di interesse in un futuro non troppo lontano. Eppure anche se prendiamo gli ultimi dati trimestrali sul PIL degli Stati Uniti, l'attuale ripresa, iniziata nel 2009, è ancora la più lenta sin dalla Seconda Guerra Mondiale. La FED non ha ancora finito con il suo programma di acquisto di bond, dissolvendolo molto lentamente e con attenzione, temendo che l'economia, o in ogni caso i mercati finanziari, potessero imbizzarrirsi in un ambiente più "normale" (se qualcuno sa ancora cosa sia). Vedremo quanto mordente è rimasto nell'economia una volta che lo stimolo verrà rimosso completamente ed i tassi di interesse cominceranno a salire -- se questo accadrà mai.

Poi c'è il Giappone. Sotto la guida di Abe e Kuroda, è fermamente impegnato in un QE al quadrato ricoprendo il ruolo di protagonista nel movimento "crescita attraverso la stampa di denaro". Nel secondo trimestre l'economia si è contratta di un incredibile 6.8% annualizzato, imitando quelle prestazioni registrate quando il Giappone venne investito da uno tsunami nel 2011. Questa volta la contrazione economica sembra che sia stata guidata principalmente da un aumento delle imposte sulle vendite (credo che i governi debbano tenere sotto controllo il loro deficit, soprattutto quando parliamo di Giappone), le quali avevano inizialmente generato un primo trimestre forte, in quanto i consumatori si sono dati al consumo sfrenato in previsione dell'aumento fiscale. Ora è tempo di pagare. Eppure, guardando attraverso i due trimestri, il Wall Street Journal parla di "lenta ripresa del Giappone, nonostante un pesante stimolo".



Altrove il Dibattito E' Andato Oltre

Nei paesi anglosassoni il dibattito circa gli effetti collaterali dell'allentamento monetario sembra intensificarsi. La scorsa settimana Martin Feldstein e Robert Rubin, in un editoriale per il Wall Street Journal, hanno avvertito dei rischi per la stabilità finanziaria dovuti alla politica di stimolo della FED, la quale punta verso valori alti degli asset ed una minimizzazione dei premi al rischio, sottolineando che è stato chiesto troppo alla politica monetaria. Paul Singer, fondatore dell'hedge fund Elliott Management e nemesi di Cristina Fernandez de Kirchner, ha affermato che la politica monetaria ultra allentata ha fallito e che invece sono necessarie riforme strutturali ed un contesto normativo più favorevole alle imprese. Tutto questo prima ancora di prendere in considerazione la mia posizione (quella propugnata dalla scuola austriaca), secondo cui ogni forma di stimolo monetario è in ultima analisi distruttiva perché (al meglio) può comprare un po' di crescita di breve termine al prezzo di distorcere i mercati dei capitali e seminare i semi di una correzione futura. Nessuno stimolo monetario può mai portare ad una crescita duratura.

Niente di tutto questo sembra turbare gli appassionati dell'interventismo monetario in Europa. Quando i dati deludono, la risposta inevitabile è quella di chiedere alla BCE di stampare più soldi.

I critici della BCE hanno ragione quando affermano che la BCE di recente è stata meno accomodante rispetto ad alcuni dei suoi cugini, vale a dire la FED e la Banca del Giappone. L'economia della zona euro sta di fronte a noi senza molto trucco monetario. Se non ci piace quello che vediamo, allora la colpa dovrebbe andare alla politica inefficace dell'élite europea, al presidente socialista francese Hollande, alle politiche fiscali anti-ricchi ed alla burocrazia statale fuori controllo che paralizza il paese; alla Merkel, che non solo non è riuscita ad emanare un unico programma di riforme pro-crescita da quando è diventata cancelliere della Germania (per quanto tempo il paese può fare affidamento sulle riforme di Schroeder del 2002?), ma ora abbraccia la politica di un salario minimo nazionale ed un'età pensionabile al di sotto dei 63 anni, posizioni che in precedenza aveva contestato; al boy scout Renzi, che parla parla, ma finora non è riuscito a concludere nulla. Ma poi l'ironia della sorte vuole che saltino fuori affermazioni come: "In democrazia il popolo riesce a mettere in riga i propri governanti." Gli impedimenti strutturali europei alla crescita spesso sembrano godere di grande sostegno pubblico.

Richiedere condizioni monetarie ancora più allentate e credito a buon mercato è il segno di una bancarotta intellettuale e d'incompetenza politica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La scusa della malattia mentale

Lun, 08/09/2014 - 10:13
Sebbene quella di oggi possa sembrare una pubblicazione "anomala", ritengo sia pertinente con gli argomenti di discussione che spesso snoccioliamo su queste pagine. Ultimamente la cronaca nera ha fatto da padrona negli organi di informazione mainstream, andando a portare sulla bocca dell'opinione pubblica i classici "mostri della porta accanto". La peculiarità dell'efferatezza con cui vengono compiuti determinati gesti violenti, però, tende ad essere sminuita da moventi avulsi da una logica razionale (o di quello che ne rimane, comunque). Magicamente la persona giustifica le proprie azioni chiamando in causa entità soprannaturali attraverso le quali vorrebbe giustitifcare il proprio gesto. Da cosa deriva questa mancanza di responsabilità? Pensateci, nella società moderna lo stato tende a dirci praticamente quasi tutto quello che bisogna o non bisogna fare: "Noi sappiamo meglio ciò che è bene per voi, abbiamo anche pistole e distintivi, quindi se ci tenete al vostro bene farete quello che diciamo noi." Pretende di sostituirsi alla scelte degli individui riguardo i loro gusti: sesso, cibo, bevande, sicurezza, ecc. Lo stesso vale per la professione psichiatrica e l'industria del farmaco. Dietro la psichiatria si estende un vasto apparato burocratico che prolifera grazie all'influenza dello stato, il quale, come in tutte le cose, cerca di sfruttare qualsiasi mezzo per ingabbiare l'individuo in una prigione di prevedibilità.
___________________________________________________________________________________


da Taki's Magazine


Sembrava tutto così intenzionale.

Secondo i documenti del tribunale, il 31 maggio due ragazzine di dodici anni del Wisconsin hanno condotto una compagna di classe nel bosco e l'hanno accoltellata 19 volte, lasciandola morire. Sotto interrogatorio della polizia, le due hanno dichiarato che era da mesi che volevano ucciderla.

La polizia dice che le due ragazze avevano originariamente complottato per uccidere la loro vittima durante un pigiama party. Il loro piano prevedeva di tenerle la bocca chiusa, accoltellarla al collo e mettere le coperte sopra il suo corpo per dare l'apparenza che stesse dormendo. Invece hanno cambiato piano decidendo di ucciderla il giorno dopo nel bagno di un parco pubblico. Quando una delle colpevoli è andata nel panico, le ragazze hanno nuovamente modificato i loro piani e hanno portato la loro vittima nel bosco per giocare a nascondino.

Secondo la testimonianza della dodicenne Anissa Weier (che si è auto-incriminata), dopo aver accoltellato la ragazzina le ha detto di sdraiarsi a terra e di rimanere tranquilla, dimodoché avrebbe perso meno sangue mentre lei e la sua complice sarebbero andate a chiedere aiuto. La Weier ha detto alla polizia che non aveva intenzione di cercare aiuto, voleva solo che la vittima smettesse di urlare così da non richiamare l'attenzione sulla scena del crimine.

"La parte cattiva di me voleva che morisse, la parte buona di me voleva che vivesse", avrebbe detto la Weier alla polizia. La sua presunta complice, Morgan E. Geyser, ha detto: "Non provo rimorso."

Le ragazzine hanno anche detto alle autorità di aver commesso il reato per placare Slender Man, un uomo alto, magro e senza volto facente parte dell'immaginario horror, il quale ha la capacità di far spuntare lunghi viticci dalle sue mani e dalla schiena. Sono diventate ossessionate da Slender Man dopo aver visionato il sito Creepypasta Wiki. Secondo le due dodicenni, questo essere risiedeva in un palazzo del Wisconsin e sarebbero andate a vivere con lui dopo avergli offerto questo sacrificio di sangue.

I vicini di casa delle ragazze erano stupefatti, sostenendo come fossero delle "brave ragazze" provenienti da famiglie "normali e benestanti". Le due sono state accusate di omicidio volontario e rischiano fino a 60 anni di carcere se condannate.

Data la pianificazione elaborata, anch'io dubito che la tenera età delle ragazze le assolva dalle loro cattive intenzioni. I bambini sono molto più intelligenti degli adulti quando si parla di apprendere le cose. La maggior parte degli adulti sembra dimenticare di essere bambini. Forse fa parte della degenerazione del cervello e di una minore responsabilità che arriva con l'età adulta.

Ma ciò non fermerà mai un avvocato dal cercare una buona scusa. "Hanno solo 12 anni e hanno problemi di salute mentale", ha detto Anthony Cotton, uno degli avvocati della difesa delle ragazze. "Non c'è alcun dubbio che abbiano bisogno di cure."

Ogni volta che qualcuno dice che non c'è "alcun dubbio" circa un determinato problema, il mio primo istinto è quello di metterlo in discussione. E l'idea stessa di "malattia mentale" puzza di stronzata, secondo me. Mi ricorda altre falsità come l'idea che la violenza sessuale non abbia nulla a che fare col sesso, che la razza non esista ma il razzismo è ovunque, e che l'alcolismo è una malattia piuttosto che un difetto del carattere.

L'idea stessa della "malattia mentale" è schizoide. Ciò implica che la "malattia" sia in qualche modo un'entità separata dalla persona, scaricando così la responsabilità sulla malattia piuttosto che sull'individuo. Isolare la malattia permette di fingere che la personalità sia stata infettata da un germe, quando la spiegazione più probabile è che abbiamo semplicemente a che fare con una personalità cattiva. L'errore fondamentale nel concetto di "malattia mentale" consiste nel creare una dualità tra un'afflizione immaginaria della persona ed il nucleo del suo stesso essere.

Ciò non ha nulla a che fare con i disturbi neurologici. Queste sono condizioni fisiche che possono essere diagnosticate. Ma nella maggior parte dei casi, la "malattia mentale" sembra un modo economico e disonesto per evitare quelli che sono difetti caratteriali fondamentali.

Nonostante le sue successive collaborazioni sfortunate con gli scientologi, Thomas Szasz ha sttolineato questo concetto nel suo saggio del 1960 “The Myth of Mental Illness”, il quale è diventato un libro un anno dopo:

La malattia mentale non è letteralmente una "cosa" — o un oggetto fisico — e quindi può "esistere" solo nello stesso modo in cui esistono altri concetti teorici. [...] Come tale, è un'erede dei miti religiosi, come la credenza nella stregoneria. [...] I nostri avversari non sono demoni, streghe, il destino, o la malattia mentale. Non abbiamo nessun nemico che possiamo lottare, esorcizzare, o dissipare con una "cura". Ciò che abbiamo sono problemi, sia che questi siano biologici, economici, politici, o sociopsicologici.
Szasz veniva trattato come uno stregone dalla maggior parte di coloro che ottenevano entrate significative della professione psichiatrica. Incolpare per le proprie azioni deliberate la "malattia mentale", è una versione moderna della formula "Me l'ha fatto fare il diavolo" — o, in questo ultimo caso, "Me l'ha fatto fare Slender Man".

La società moderna è apparentemente inondata dalla "malattia mentale" e annega nelle pillole per trattarla. A quanto pare abbiamo dimenticato l'abuso politico ben documentato della psichiatria nei regimi comunisti e le pratiche barbare come la lobotomia e l'elettroshock. Tutti i nuovi stabilizzatori dell'umore e le pillole della felicità sembrano aver cancellato i ricordi di come sia stata usata la psichiatria: un martello per distruggere le anime e schiacciare la volontà dei dissidenti politici e degli anticonformisti.

Non ho mai visto una diagnosi psicologica o un farmaco psichiatrico migliorare l'umore, il comportamento o le circostanze di vita di nessuno. Ho visto solo dipendenza da antidepressivi e tranquillanti, i quali rendono le persone molto meno capaci di risolvere i loro problemi. Comunque, una persona dopo l'altra insiste di aver "bisogno" dei propri farmaci, e chi mette in dubbio questa realtà non "comprende" la malattia mentale. No, capisco perfettamente quello che sta succedendo — il problema non è la malattia mentale, è la debolezza del carattere.

Quello che sorprende, però, è che non sono più i dissidenti politici ad essere curati; sono i conformisti pro-stato che stanno divorando volontariamente i farmaci. Al giorno d'oggi la "malattia mentale" è stata inserita in ogni sorta di comportamento doloso, mentre le uniche persone considerate in completo controllo dei propri pensieri ed azioni sono i presunti razzisti, i sessisti e gli omofobi — i veri dissidenti ed i capri espiatori della società moderna. Ci sono casi isolati, ma non mi sembra che la "malattia mentale" sia stata utilizzata come difesa contro accuse di odio-crimine. Tutti gli altri, però, sono schiavi della loro malattia mentale.

Ironia della sorte, quando le persone sono sotto farmaci rinunciano a prendersi la responsabilità per il loro comportamento; quindi non sorprende se così tanti assassini di massa siano pieni di pillole fino alle orbite oculari. Quando rallentano il ritmo di ingurgitamento, sembra diminuire la probabilità che possano uccidere.

L'idea che le persone non siano responsabili delle loro azioni, conduce tendenzialmente ad un comportamento meno responsabile. Diversi studi hanno suggerito che meno una persona crede nel libero arbitrio, più è probabile che menta, imbrogli, rubi, diventi aggressivo e cada vittima della conformità insensata. Meno crede di avere il controllo sulle sue azioni, peggio agirà. Così, l'idea della "malattia mentale" crea più problemi di quanti ne risolva. Pertanto le malattie mentali non devono essere curate, perché probabilmente non esistono. La gente deve essere guarita dall'illusione che il problema sia la malattia mentale; il vero guaio è la mancanza di forza di volontà.

Gli avvocati della difesa, gli psichiatri ed i venditori ambulanti di pillole che guadagnano dalla malattia mentale, continueranno ad insistere che invece è reale. Dopo tutto, questo è il loro lavoro.

Ma se le accuse contro le due ragazzine del Wisconsin sono vere, incolpare la "malattia mentale" è un'azione tanto sciocca quanto incolpare Slender Man dell'accaduto. La spiegazione più semplice — eppure la più difficile da accettare per la maggior parte delle persone — è che le ragazzine l'hanno fatto perché hanno scelto di farlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli





Rotazione economica (roundabout economics)

Ven, 05/09/2014 - 10:11




di Francesco Simoncelli


[Questo articolo è apparso in precedenza sul magazine online The Fielder.]


Le notizie degli ultimi giorni si sono concentrate sul default conclamato dell'Argentina. Sebbene Ecuador e Venezuela siano nelle stesse condizioni, la maggior parte delle analisi economiche hanno fallito nello spiegare la natura di questa bancarotta. Inondare di dati e resoconti storici può essere certamente istruttivo, ma cosa rimane al lettore? La sua mente filtrerà queste informazioni e non rimarrà niente nella sua memoria, soprattutto non vi rimarrà la lezione economico che si può trarre da eventi simili. Senza una teoria a supporto dei dati, gli individui tenderanno a commettere gli stessi errori. Cosa dovremmo imparare, quindi, dal caos argentino?

Innanzitutto bisogna distinguere nettamente la società e lo stato. Continuando a prendere come esempio l'Argentina, possiamo affermare senza il timore di essere smentiti che il paese sudamericano è pingue di materie prime, le quali contribuiscono a rendere ricca una nazione nella quale si trovano. Ma da sole queste risorse non bastano, c'è bisogno di altro.

Nello specifico, le libertà individuali. All'aumentare delle libertà individuali, aumenta la possibilità di incrementare la ricchezza di una nazione. Questa lezione ci è stata inizialmente insegnata nel 1776, sin da quando venne pubblicato The Wealth of Nations di Adam Smith; ma a quanto pare siamo lenti ad apprendere. Dando un'occhiata all'Index of Economic Freedom possiamo saggiare la posizione delle varie nazioni mondiali in base alla libertà economica presente sul loro territorio e trarre le relative considerazioni. L'Argentina non è messa bene in questa classifica, e già questo dovrebbe suggerirci qualcosa.

Gli individui nella loro vita sono naturalmente inclini ad entrare in contatto con altri individui per operare scambi. Attraverso queste azioni essi cercano di migliorare il loro standard di vita e, conseguentemente, di soddisfare i desideri degli altri attori economici. Agendo in questo modo, essi migliorano ed elevano anche la ricchezza di una nazione, incanalando risorse laddove sono più urgentemente richieste. Questo processo non è qualcosa che avviene "automaticamente", bensì richiede estrema ponderazione di variabili insite nella natura della volontà umana. Ovviamente, gli imprenditori non sono soli e non brancolano nel buio, perché in loro soccorso arrivano i segnali di mercato (es. prezzi, domanda/offerta, profitti/perdite, costi/benefici)  che permettono loro di operare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato.

Il successo viene premiato con guadagni, la sconfitta con la bancarotta. Qualcuno si strappa i capelli se fallisce un'impresa? Sicuramente i proprietari. I lavoratori saranno colti da disperazione finché non troveranno un nuovo posto di lavoro. E il resto della popolazione? Non ci farà caso. Perché? Perché ha scovato un'altra impresa che soddisfa maggiormente e in modo più efficiente i suoi desideri. Gli asset della società fallita verranno rilevati da altre che li metteranno meglio a frutto. Il fallimento di un'impresa ha mandato nel panico un intero paese? Non direi. La nascita di imprese sostitutive garantisce una certa immunità da una cosa simile.

Certo, ci potrà essere un periodo di dolore economico, ma passerà. Passa sempre. Invece, cosa mette in ginocchio un intero paese? O nel nostro caso specifico, perché l'Argentina è andata di nuovo in default?

Facciamo un passo indietro e consideriamo come lo stato argentino abbia immagazzinato quell'ammontare di debiti che hanno fatto evolvere la situazione fino al punto critico a cui assistiamo oggi. Infatti, diversamente dai singoli individui, i burocrati all'interno dell'apparato statale non sono capaci di distinguere gli investimenti produttivi da quelli improduttivi, proprio perché naturalmente avulsi da un completamento corretto del calcolo economico. L'apparato statale sorregge le sue attività finanziarie attraverso il prelievo forzoso delle risorse di cui necessita. Non ci sono bilanci da tenere d'occhio o da equilibrare, lo stato è l'unica entità che può operare in perdita. Per quanto paradossale possa sembrare questa affermazione, questo atteggiamento può essere descritto solo con due parole: truffa e raggiro. La discriminante con cui lo stato elargisce risorse è riconducibile al puro capriccio dei burocrati, allocando suddette risorse in modo arbitrario senza nessun criterio che possa essere ricondotto ad una volontà del mercato.

In questo modo alcune attività prosperano a scapito di altre, ma a che prezzo? La mancanza di rotazione. Vengono sostenute attività imprenditoriali in modo artificiale, esponendo il resto delle altre attività ad un'esistenza scandita dalla riverenza e dall'eventuale salvataggio di quelle unità finanziate artificialmente. In questo modo i giganti rimangono giganti, sicuri di poter bypassare il giudizio del mercato e quindi tenere aperti i battenti seppure le perdite inizino a farsi consistenti. L'ingigantimento di alcune imprese, quindi, è solo il risultato dell'interventismo dello stato, il quale, cercando di accaparrarsi quanti più voti possibili, spezza progressivamente il meccanismo sano di rotazione dell'economia. Non c'è più sostituzione. Ci sono barriere all'ingresso. Il mercato viene ingessato, sia quello imprenditoriale che quello del lavoro. E', quindi, naturale che quei settori protetti approfittino del loro status privilegiato per navigare nei soprusi; gli incentivi negativi che sbocciano da eventi simili, non fanno altro che generare ondate di proteste che invocano ulteriori interferenze, andando ad intensificare i legacci burocratici che rappresenteranno solamente l'ennesimo peso da sopportare per quelle attività che cercano di operare il più possibile in accordo con le forze di mercato.

L'ingordigia di pochi viene pagata dalla maggior parte della popolazione, la quale pretende che sia lo stato stesso a risolvere i problemi che esso stesso ha creato in prima istanza. Che ironia! Che paradosso!

Merito della propaganda scolastica, senza dubbio; e così ci ritroviamo con un apparato che apparentemente può fare il bello ed il cattivo tempo con le risorse della società e passarla liscia qualora si trovasse a dover pagare per i propri errori. Ma è davvero così? Quanti default ci vogliono prima che questo dramma veda la sua giusta fine? Il caso argentino è emblematico. Sin dal fallimento dell'Autral, il problema cronico che ha attanagliato le finanze argentine è stata una spesa sconsiderata da parte della sua classe politica ed una politica inflazionista per nascodnerne le tracce. L'unico motivo per cui è rimasta ancora in piedi è da ritrovarsi nell'uso della credibilità estera, come quella del FMI e della Banca Mondiale, i quali hanno sempre esteso prestiti all'Argentina solo per veder crescere il suo deficit di bilancio.

In quest'ultima occasione, il paese ha cercato di rinvigorire la sua credibilità stipulando obbligazioni sotto la giurisdizione della corte di New York, impegnandosi a rispettare i suoi impegni accettati in suddetta sede. Dopo il 1990 il pesos venne legato al dollaro, impedendo alla banca centrale di stampare più moneta nazionale rispetto ai dollari che entravano nel paese. Ma questo non ha fermato di certo l'inventiva dei pianificatori centrali, i quali hanno risolto questo dilemma espandendo la quantità di debito estero (prezzato in dollari). Più emettevano debito, più era possibile per la banca centrale stampare denaro.






Le politiche inflazioniste servivano a concentrare grandi quantitativi di risorse nelle mani dello stato, derubando la popolazione autoctona e cercando di stare dietro ai pagamenti dovuti all'estero. La cecità dei pianificatori centrali è disarmante; infatti, data la loro concentrazione sul breve termine, non vedevano come stavano indebolendo significativamente la produttività interna del paese, impedendo un calcolo economico secondo segnali di mercati scevri da manipolazioni (oltre a derubare i risparmi degli individui). Il 31 luglio il giudice Griesa non ha dovuto far altro che leggere il contratto stipulato dall'Argentina per decretarne il default, data la sua volontà di negare i pagamenti dovuti ai suoi creditori. E la popolazione argentina sarà ancora una volta la vittima ultima della negligenza dei suoi politici, e ne pagherà ingiustamente le conseguenze. I bagordi con spesa pubblica e deficit portano tutti a questo risultato, e sebbene il default può essere usato come strumento politico per infinocchiare i creditori, tale tecnica non durerà a lungo. Perché? Dodici parole che dovreste ricordare: "Fool me once, shame on you; fool me twice, shame on me."

Scrisse Henry Hazlitt:

[...] Cominciamo dal bilancio dello stato: è quasi impossibile evitare l’inflazione se il bilancio è costantemente negativo, perché il deficit sarà quasi sicuramente finanziato ricorrendo a mezzi inflazionistici che portano, direttamente o indirettamente, a stampare più moneta. Le spese governative non sono inflazionistiche finchè sono coperte dalla pressione fiscale o da risparmi reali. Ma quando le spese si spingono oltre un certo livello questi mezzi si rivelano impraticabili e si ricorrerà a stampare moneta. Inoltre, anche se i ricavi governativi dalla tassazione non sono necessariamente inflazionistici, minano il sistema produttivo e di libera imprenditoria, quindi una riduzione della spesa pubblica va in senso contrario all’inflazione.

Il Tesoro (quindi il governo) e la Banca Centrale contribuiscono entrambi al processo inflativo, poiché mantengono bassi in maniera artificiale i tassi d’interesse, dai quali si genera l'aumento del credito bancario. Infatti un incremento nella richiesta di prestiti si accompagna ad un incremento della quantità di moneta, e a sua volta l’ incremento della quantità di moneta mantiene bassi i livelli dei tassi d’interesse. In particolare ciò si verifica quando la Banca Centrale compra i bond governativi alla pari (cioè a un tasso uguale a quello concesso alle singole banche): la Banca Centrale dovrebbe pagare tassi sui bond più alti di quelli che concede alle singole banche, specialmente in periodi di pesante inflazione, per evitare una eccessiva espansione del credito: in presenza di tassi sui bond governativi più elevati, è più costoso per le singole banche chiedere un prestito alla Banca Centrale, quindi le singole banche chiederanno meno prestiti alla Banca Centrale e ne concederanno meno ai propri clienti. Poichè la Banca Centrale paga questi bond (da cui si generano i prestiti) stampando nuova moneta (ciò è chiamato la Monetizzazione del debito pubblico), se i tassi pagati dalla Banca Centrale sono più alti il credito bancario diminuisce e di conseguenza diminuisce la quantità di nuova moneta stampata. La politica di mantenere bassi i tassi d’interesse ha perciò il suo corrispondente nella politica di autofinanziamento del debito pubblico mediante l'emissione di nuova moneta. [...]

Uno degli effetti dell’inflazione è di ridistribuire la ricchezza: all’inizio del processo inflativo, prima che le distorsioni diventino talmente consistenti da creare grossi problemi al sistema produttivo, alcuni gruppi di persone sono favoriti rispetto ad altri, quindi hanno interesse a mantenere in vigore un sistema inflativo. Tanti invece rimangono delusi quando scoprono di non poter battere l’inflazione, e che il costo della vita aumenta più del salario; l’ipocrisia corrente dice: che diminuiscano i prezzi praticati dagli altri, e aumentino i miei ricavi.

I governi guidano la via dell’ipocrisia, volendo mantenere una politica di piena occupazione combattendo allo stesso tempo l’inflazione mentre, come disse un accanito sostenitore delle politiche inflative “l’inflazione è i nove decimi della piena occupazione”. Ma si era dimenticato di dire che il risultato dell’inflazione è una recessione e, peggio ancora, la sfiducia del pubblico nel capitalismo, individuato erroneamente come la causa della recessione stessa.

L’inflazione ha tanti effetti negativi: diminuisce il valore della moneta, aumenta il costo della vita, reduce I risparmi, disincentiva gli investimenti, incoraggia la speculazione a spese del lavoro, mina la fiducia nel libero mercato.
I creditori impareranno la lezione. Smetteranno di fidarsi delle promesse di un manipolo di pianificatori centrali che hanno promesso loro la luna. Anche i governi occidentali si troveranno ad affrontare lo stesso destino. E' l'inevitabilità di coloro che pensano di poter acquistare tempo e prestigio attraverso la stampante monetaria. Una volta che si raggiunge il punto critico, ovvero, non si possono più tenere a bada le forze di mercato, tutti gli errori soppressi esplodono in faccia ai burocrati arroganti. Dall'inflazione, quindi, arriveremo ai controlli sui capitali, alle carenze, ai controlli sui prezzi; tutto ciò non farà altro che erodere marcatamente il bacino dei risparmi reali. Senza di esso, qualsiasi interventismo risulterà inutile ed i burocrati non potranno più vendere le proprie menzogne.

L'Argentina è nel bel mezzo di questo processo, in una fase avanzata potremmo dire. Ma ciò non cambia il destino che aspetta tutti gli stati mondiali: hanno stipulato promesse che non potranno mantenere. Ad un certo punto verranno infrante, sotto il considerevole peso delle passività non finanziate legate ai programmi di welfare. Previdenza sociale ed assistenza sanitaria, sono questi i nomi degli inneschi che costringeranno anche i più riluttanti tra di noi, ad aprire gli occhi ed a smettere di prestare denaro ad una entità truffaldina e parassitaria.




Testimoni della nascita di una moneta nuova e migliore

Gio, 04/09/2014 - 10:10




di Jeffrey Tucker


Infine, Apple ha ceduto. Accetterà le app dedicate al trading di Bitcoin su iPhone e iPad. L'avevano già fatto una volta, ma poi hanno fatto marcia indietro, lasciando gli utenti bloccati per un anno. Di fronte alla rivolta degli utenti e alla comprensione che Bitcoin è qui per rimanere, Apple è tornata alla sua precedente politica di tolleranza.

Perché questo comportamento schizoide? E' quello che affronta ogni nuova innovazione. Il flusso e riflusso tra scetticismo e apertura non si ferma fino a quando non è integrata.

Questa notizia arriva pochi giorni dopo l'annuncio che Expedia ora accetterà pagamenti in Bitcoin. Kings College sta facendo lo stesso. Il cantante 50 Cent sta vendendo il suo nuovo album in Bitcoin. PayPal continua a far segnare prestazioni positive, ma il volume di Bitcoin potrebbe superare PayPal entro la fine dell'anno. eBay ha già aggiunto una sezione che permette il trading di Bitcoin.

Ogni giorno le notizie raccontano di storie sempre più favorevoli agli sviluppi delle criptovalute. Non molto tempo fa, ogni calo di prezzo generava una raffica di articoli intitolati perlopiù così: "Bitcoin E' Morto". Oggi l'isteria sta morendo, poiché le persone si sono abituate al processo di price discovery.

Non c'eravamo nel XIX secolo per guardare le ferrovie trasformarsi da una semplice idea ad una realtà che avrebbe cambiato il mondo. Non abbiamo assistito al modo in cui la lampadina è gradualmente passata dall'illuminare un laboratorio ad illuminare il mondo.

Non eravamo lì per vedere il volo del primo prototipo di aeroplano. Oggi esistono viaggi aerei che coprono l'interno globo. Sarebbe stato fantastico assistere all'evoluzione nel tempo del motore a combustione interna, dell'acciaio, della radio, o della stampa stessa. Ma noi non abbiamo avuto questo lusso.

Il privilegio della nostra epoca è quello di poter guardare i progressi delle criptovalute e di Bitcoin in particolare.

Per centinaia di anni si è ipotizzato che il denaro provenisse dallo stato e da un consenso sociale. Necessita di progettisti potenti per crearlo, renderlo sicuro, gestirlo. Gli stati e gli istituti bancari che lo proteggono sono stati il suo punto di riferimento e solo pochi si sono presi la briga di mettere in discussione tale idea. Coloro che hanno tentato di creare un conio privato, sono stati repressi.

Poi è arrivato Bitcoin. E' iniziato come un libro bianco nel 2008, proprio nel bel mezzo di una crisi finanziaria globale. Era una proposta per una nuova moneta radicata in un sistema di pagamento. Tale sistema di pagamento sarebbe vissuto su una rete distribuita, con copie in tutto il mondo. Sarebbe stato gestito da utenti incentivati, in modo che nessuno in particolare ne sarebbe stato a capo. Non c'era nessun punto centrale da attaccare, quindi non era facile da schiacciare.

La sua promessa era la re-invenzione del denaro stesso. E con essa arrivava un sistema di pagamento largamente migliore di qualsiasi alternativa in grado di abbattere la rete legata alle monete nazionali. È più veloce, più economico, più sicuro e più universale, poiché usare Bitcoin non richiede banche o assegni e non richiede la fiducia di terze parti.

E' notevole. E mentre guardiamo accadere questi eventi — siamo solo nelle prime fasi — possiamo assaporare come la tecnologia entra nel nostro mondo.

Ogni giorno guardo le notizie su Bitcoin. Solevo a pensare: "Wow, questo è un grande giorno per Bitcoin."

Ora mi rendo conto che non esistono grandi giorni per Bitcoin; vi è una lunga marcia fatta di piccoli passi in una determinata direzione: il suo uso nel mondo commerciale, la costruzione di una infrastruttura orientata ai produttori ed una conoscenza pubblica distribuita a piccole dosi.

Non esiste alcuna scorciatoia per questo processo. Noi Bitcoiner sappiamo dove è diretto il mercato. E' frustrante constatare che non abbia ancora raggiunto la sua destinazione, ma se ci pensate bene questo processo ha alle sue spalle solo 5 anni e il progresso compiuto è davvero incredibile.

Non esiste alcuna scorciatoia allo sviluppo progressivo delle infrastrutture commerciali, al miglioramento della tecnologia, al trial & error. E con ciò arrivano anche tutte le debolezze delle nuove tecnologie, tra cui i truffatori, gli imbonitori, i pompa e sgonfia e le carenze tecnologiche inaspettate.

I critici di Bitcoin sembrano avere questa aspettativa: arrivati a questo punto tutte le cose dovrebbero essere al loro posto, altrimenti la tecnologia è ridicola e non ha futuro. Perché dovremmo pensarla in questo modo? Probabilmente perché siamo nati in questo mondo, circondato da strumenti che sono già passati attraverso il processo d'uso. Non eravamo qui quando i treni sono deragliati per la prima volta, quando le stockjobber rubarono i soldi provenienti dalle azioni sulle ferrovie, quando le case andarono a fuoco a causa dei primi impianti elettrici, quando gli incidenti aerei erano di routine.

Ciò che rende meravigliosa la nostra vita di oggi, è costituito da tecnologie che sono state messe alla prova da tempo. Ci si aspetta che tutte le cose funzionino perfettamente, e che tutte le cose che sono preziose debbano essere usate a livello di massa.

Siamo anche ridicolmente viziati. Nella nostra epoca frenetica, ogni pochi mesi abbiamo imparato ad aspettarci versioni nuove e migliori di tutto. Siamo estremamente intolleranti nei confronti di un qualsiasi breve passo indietro. Ci sarebbe una sorta di rivoluzione se improvvisamente venisse approvata una legge che ci facesse tornare agli iPhone 1.0, od a Windows 2000. Qualunque progresso sia già qui, tendiamo a considerarlo come un diritto umano.

Questo ci rende meno tolleranti verso quel processo disordinato che è insito in ogni progresso tecnologico.

Ricordo molto bene quando è uscito l'iPhone 5, c'è stato un piccolo problema con l'improvvisa caduta delle chiamate. Il Congresso ha indetto sedute. E' stata una vergogna. Il Congresso non ha inventato nulla, e la maggior parte di quelli al suo interno non sa nulla circa i rischi associati con le imprese. Non sanno nemmeno cosa significhi prendersi la responsabilità delle proprie azioni legislative, le quali falliscono e nessuno di loro ne paga il prezzo.

Invece di deplorare i passi lenti ed i passi falsi nel mondo di Bitcoin, celebriamo l'opportunità di vedere in tempo reale la nascita di una nuova moneta e di un nuovo sistema di pagamento. Potremmo imparare come progredisce il mondo: attraverso salti selvaggi verso l'ignoto, con ogni potere del mondo allineato contro quel progresso che in qualche incredibile modo avviene comunque.

Cordiali saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Ritirate la legittimità politica

Mer, 03/09/2014 - 10:07
Non conoscevo questa poesia di Kipling. A dir la verità ero rimasto fermo al Libro della Giungla, ma fa sempre piacere venire a conoscenza di quei pezzi della letteratura che hanno molto da dire. Soprattutto questa poesia, in cui Kipling avverte esplicitamente i lettori di vari malesseri che la società avrebbe patito. Corporativismo, consumismo, collettivismo, parassitismo, tutti questi sono malanni che da anni affliggono la società nel suo complesso. I megafoni dello stato hanno svolto un ruolo preponderante nella coltivazione di questi malanni, raggirando le masse con la sua propaganda; trasformando gli individui, attraverso il sistema scolastico pubblico, in automi. Ingozzandoli di false idee, programmandoli affinché seguano i dettami di coloro che si presume "sappiano di più". Pecore, più che automi. Le voce dietro i megafoni è sempre stata quella del keynesismo, la cui suadenza ha promosso uno dei mantra più diffusi al giorno d'oggi: la salvezza attraverso lo stato. E' legittimo cedere la ricchezza creata con le proprie mani ad un nugolo di parassiti che la sprecherà. Bisogna identificarli per quel che sono: lupi travestiti da agnelli. Cosa pensate che accadrà quando questo travestimento salterà?
___________________________________________________________________________________


di Gary North


Al giorno d'oggi sentiamo spesso questo modo di dire: punto di svolta. Anche questo: punto di flesso. Sono due modi per indicare lo stesso processo.

E' composto da due momenti: il decollo e lo schianto.

Il decollo si basa sull'immagine di una curva esponenziale. Ad un certo punto schizza verso l'alto. Questo rappresenta un punto di svolta. Credo che oggi si possa identificare con la discussione di Ray Kurzweil sulla legge di Moore e sulla legge dei rendimenti acceleranti.

Lo schianto si basa sull'immagine di due linee parallele che ad un certo punto si intersecano. Una o entrambe devono finire. Un esempio: le passività non finanziate del governo degli Stati Uniti (in rapida crescita) e le entrate attese del governo degli Stati Uniti (non in rapida crescita). Questa prospettiva è meglio espressa dalla legge di Stein: "Quando qualcosa non può più andare avanti, tenderà a fermarsi." Questo è un punto di svolta, nel modo in cui un incidente ferroviario è un punto di svolta.

Penso che oggi entrambe le tendenze siano in azione. Una ha a che fare con la crescita economica composta. Nel lungo periodo, prevale. L'altra ha a che fare con l'espansione dello stato. Ha a che fare con il breve periodo. Il modello di percorso è un incidente ferroviario.



THE GODS OF THE COPYBOOK HEADINGS

La mia poesia preferita è di Kipling: The Gods of the Copybook Headings. Tratta della guerra permanente tra verità -- il peccato originale e la scarsità -- e l'ultima moda, definita gli dei del mercato. Intendeva il mercato della pubblica opinione.

AS I PASS through my incarnations in every age and race,
I make my proper prostrations to the Gods of the Market Place.
Peering through reverent fingers I watch them flourish and fall,
And the Gods of the Copybook Headings, I notice, outlast them all.

We were living in trees when they met us. They showed us each in turn
That Water would certainly wet us, as Fire would certainly burn:
But we found them lacking in Uplift, Vision and Breadth of Mind,
So we left them to teach the Gorillas while we followed the March of Mankind.

We moved as the Spirit listed. They never altered their pace,
Being neither cloud nor wind-borne like the Gods of the Market Place,
But they always caught up with our progress, and presently word would come
That a tribe had been wiped off its icefield, or the lights had gone out in Rome.
Si capisce il punto ed è questo: non esistono pasti gratis.

With the Hopes that our World is built on they were utterly out of touch,
They denied that the Moon was Stilton; they denied she was even Dutch;
They denied that Wishes were Horses; they denied that a Pig had Wings;
So we worshipped the Gods of the Market Who promised these beautiful things.
Poi arriva la strofa da cui apprendiamo una piccola lezione sul presente.

When the Cambrian measures were forming, They promised perpetual peace.
They swore, if we gave them our weapons, that the wars of the tribes would cease.
But when we disarmed They sold us and delivered us bound to our foe,
And the Gods of the Copybook Headings said: "Stick to the Devil you know."
Scegliete il minore dei mali. Poi cercate costantemente di sostituire gli dei del mercato -- l'opinione pubblica -- con gli dei dei proverbi e delle massime.



IL MINORE DEI MALI

Ci sono due prospettive ideologiche, oggi, che sostengono questa posizione. In politica, il conservatorismo. In economia, le aspettative razionali. Coloro che promulgano questo assunto non sono dediti al laissez-faire: "Lasciateci in pace." Sono realisti: "Lasciatelo stare." Non interferite con le leggi del sistema. Il mercato risponderà. Smettetela di perder tempo. Ma gli economisti non riescono ad astenersi dal raccomandare riforme. Il movimento delle aspettative razionali è condannato. Gli economisti sono inclini alla manipolazione. Anche i riformatori politici e coloro in cerca di potere.

E in un certo senso, anche tutti noi.

Nessuno è un conservatore avverso a qualsiasi cambiamento. La vecchia regola del conservatorismo dice questo: "Se non è necessario un cambiamento, è necessario non cambiare." Ma questo motto ammette la possibilità che a volte sia necessario cambiare.

Problema: non è possibile modificare solo una cosa.

Il mio consiglio: cambiare le cose marginalmente. Cambiarle costantemente. I cambiamenti marginali si accumulano. Se sono positivi, producono enormi benefici nel tempo. La lentezza della crescita economica americana, dal 1800 ad oggi, con solo 16 anni di inversione (1930-1946), ha creato un mondo che sarebbe stato inconcepibile nel 1800. Il mondo ha imitato la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Il mondo è incomparabilmente ricco, e continuerà ad esserlo.

Non sono un fan delle rivoluzioni. Capisco il punto di Engels: nulla è più accentratore di una rivoluzione.

Ma gli anti-autoritari richiedono che lo Stato venga abolito in un colpo solo, prima ancora che le condizioni sociali che gli hanno dato vita siano state distrutte. Chiedono che il primo atto della rivoluzione sociale sia l'abolizione dell'autorità. Questi signori hanno mai visto una rivoluzione? Una rivoluzione è certamente la cosa più autoritaria che ci sia; è l'atto con il quale una parte della popolazione impone la sua volontà su un'altra mediante l'uso di fucili, baionette e cannoni -- mezzi autoritari; e se la parte vittoriosa non vuole ritrovarsi ad aver combattuto invano, deve sostenere questa regola tramite il terrore che le sue armi ispirano nei reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un solo giorno se non avesse fatto uso di questa autorità armata contro la borghesia. Dovremmo rimproverarla per non averne usato abbastanza?

Pertanto, delle due l'una: o gli anti-autoritari non sanno di cosa stanno parlando, nel qual caso stanno creando solo confusione; o lo sanno, e in tal caso tradiscono il movimento del proletariato. In entrambi i casi, servono la reazione.
Volete slogan da attaccare sul paraurti della macchina? Ce li ho. "Riforma, non rivoluzione." "Niente finanziamenti, niente catene." "Ritira la legittimità nei confronti di Washington."

Il decentramento favorisce i cambiamenti marginali. Il decentramento favorisce la concorrenza. Il decentramento indebolisce la rivoluzione. Siamo nel bel mezzo di un processo mondiale di decentramento. Ha a che fare con la tecnologia. Ha a che fare con le reti di comunicazione. Ha a che fare con un aspetto della legge di Moore: la costante riduzione del costo dell'informazione.

Questo è il motivo per cui non siamo diretti verso una rivoluzione. Siamo diretti verso una secessione.

Il cuore di questo movimento di secessione disorganizzato e decentrato è questo: il ritiro della legittimità politica, elettore dopo elettore.



CATTIVE NOTIZIE E BUONE NOTIZIE

Per prima cosa, la cattiva notizia. Il primo di luglio Gallup ha riportato che il 79% degli americani è soddisfatto del grado di libertà negli Stati Uniti. Ogni volta che il 79% di un gruppo di intervistati crede in qualcosa, si tratta di un'anomalia statistica. La convinzione è solida come una roccia.

Sicuro?

In secondo luogo, la buona notizia. La relazione è iniziata nel modo seguente:

Meno americani sono soddisfatti della libertà di indirizzare la propria vita rispetto a sette anni fa -- un calo di 12 punti percentuali, passando dal 91% del 2006 al 79% del 2013. In questo stesso periodo, la percentuale di americani insoddisfatti della libertà di indirizzare la propria vita è più che raddoppiata, dal 9% al 21%.
Così, il parere dell'opinione pubblica sul grado di libertà non è solido come una roccia. Si sta sciogliendo, ma lentamente. Aspettate altri vent'anni, ed assisteremo ad una perdita di fiducia politica significativa.

Questo è fondamentale: la perdita di fiducia politica. Perché è importante? Perché va a braccetto con un'altra idea, la perdita della legittimità politica. La legittimità è imputata dai cittadini. Non è innata. Ogni volta che la legittimità svanisce, scompare anche la cooperazione volontaria. Diventa quindi più costoso far rispettare la conformità.

Il sondaggio di Gallup ha anche rivelato che gli Stati Uniti sono la nazione numero 36 a livello internazionale. Ciò significa che una percentuale maggiore di residenti in 35 nazioni è più soddisfatta del proprio grado di libertà rispetto agli americani. L'Uzbekistan, ad esempio, è al 92%. Credo che i residenti in Uzbekistan abbiano un concetto diverso di libertà rispetto agli americani.

Ecco il punto importante: nazione dopo nazione, la gente si è abituata allo stato. Hanno aggiustato il loro pensiero a questi limiti familiari. Per citare Kipling, hanno scelto il minore dei mali. E' una buona cosa, in media. Non per sempre. In media.

Se cambiano il loro parere troppo velocemente, potrebbero scatenare una rivoluzione. Poi la libertà ne risentirà. Engels aveva ragione.

C'è un sito utile, End of the American Dream. Di tanto in tanto pubblica brevi elenchi di prove sul declino, ciascuno contenente un collegamento ad una documentazione adeguata. Segue un approccio simile all'Economic Collapse blog.

Di recente ha pubblicato una relazione sul sondaggio Gallup. Ci dà una buona notizia: crescente sfiducia nel governo federale.

Inoltre ha pubblicato due dozzine di esempi in cui la compiacenza ha aperto le porte a specifiche invasioni nella nostra privacy da parte del governo federale.

Quindi? Siamo diretti nella giusta direzione? Qual è la giusta direzione? Penso che sia questa: la perdita di fiducia/legittimità.

Il governo è una burocrazia. La prerogativa e la motivazione delle burocrazie è quella di crescere. Più personale significa più gestione; più gestione significa più promozioni. Questo è il fatto centrale della legge di Parkinson: "Il lavoro si espande in modo da riempire il tempo previsto per il suo completamento." Parkinson stava parlando del desiderio di una promozione, che in una burocrazia richiede più subalterni.

Ci sono limiti alla crescita. Il limite principale alla crescita dello stato è il bilancio.

Ritorno ora ad una delle mie tesi ottimistiche: il limite posto sul rapporto tra entrate fiscali federali e PIL. Non va mai al di sopra del 20%. Questo è un tetto politico che il governo degli Stati Uniti ha infranto solo una volta, nel 1944. In quell'anno -- l'ultimo anno della seconda guerra mondiale -- raggiunse il 21%.




Questo significa che esistono solo due modi affinché il governo federale possa aumentare la spesa:
  1. tassare un'economia in crescita;
  2. prendere in prestito.

In questi giorni, sta prendendo in prestito al ritmo di mezzo bilione di dollari l'anno. Non può continuare per sempre. Si fermerà.

La chiave ora è la crescita dei diritti assistenziali, in particolare il Medicare. Le passività non finanziate sono nella gamma dei $200 bilioni, secondo il Prof. Lawrence Kotlikoff della Boston University. Questo è il tallone d'Achille del governo federale. Questo è il motivo per cui le spese richieste dalla normativa vigente raggiungeranno il limite del credito disponibile. A quel punto, i politici dovranno riscrivere la legge. Dovranno andare in default ridefinendo i diritti assistenziali legittimi.

Quando si ridefiniscono i pensionamenti legittimi, milioni di elettori che si trovano dalla parte dei perdenti revocheranno la legittimità al governo federale.

Il processo è già iniziato. Ce lo dicono i sondaggi di Gallup.

Poi ci sarà un punto di svolta. Ce ne sarebbe stato uno anche se Malcolm Gladwell non avesse scritto The Tipping Point: How Little Things Can Make a Big Difference. Ma questo non sarà di poco conto. E' al cuore della fiducia moderna nel presunto potere salvifico del governo federale. Il Medicare è il cuore della bestia -- la prova di bilancio del suo status messianico. Che cosa costituisce la sua sopravvivenza? Questi quattro fattori: tassazione, debito, regolamentazione e denaro fiat. Dal punto di vista istituzionale, questi sono rappresentati dall'IRS, dal Tesoro, dalle agenzie governative e dal Federal Reserve System.

Qual è il fattore centrale? Questo: l'ascesa del diritto amministrativo. Sono d'accordo con il grande storico del diritto di Harvard, Harold Berman. L'introduzione al suo libro magistrale, Law and Revolution (1983), dice tutto. L'ascesa del diritto amministrativo minaccia la tradizione giuridica occidentale. Il diritto amministrativo investe le agenzie esecutive con il potere di scrivere le leggi, giudicare e far rispettare la leggi. Questo è il fondamento della tirannia. Se continuerà, assisteremo davvero all'erosione delle nostre libertà, una alla volta.

Non continuerà. Non può continuare. Ha già ridotto la crescita economica americana. Sta usando il deficit per far continuare il processo. Sta usando la Federal Reserve, la quale crea denaro fiat a sufficienza da comprare il debito federale pari al deficit federale annuale: $500 miliardi l'anno.



DUE PROCESSI

Ci sono due processi sociali in corso di svolgimento:
  1. l'espansione del diritto amministrativo;
  2. la perdita di fiducia nello stato.

Queste sono visioni del mondo rivali. Sono confessioni di fede rivali. Entrambe non possono continuare. Il popolo dovrà scegliere.

Questi processi sono internazionali.

La burocrazia è in simbiosi con il diritto amministrativo. La burocrazia è intrinsecamente anti-politica. E' la prospettiva del Servizio Civile. E' la prospettiva dei professori di ruolo. E' la prospettiva degli esperti certificati dallo stato e dalle gilde. E' la prospettiva delle élite istruite rispetto alle masse non certificate. E' intrinsecamente anti-democratica. E' anche anti-mercato per lo stesso motivo. Il libero mercato consente ai consumatori di indirizzare la struttura della produzione.

Gli elettori hanno posto la loro fiducia nello stato messianico. Il Medicare è il cuore della questione. Lo è anche la Previdenza Sociale. Ma il Medicare è la minaccia maggiore per il bilancio federale. Questo è il motivo per cui i difensori dello stato messianico si concentrano sulla presunta solvibilità della Previdenza Sociale. Il Medicare è chiaramente condannato, statisticamente parlando. I suoi difensori non discutono di queste statistiche in pubblico.

Gli dei dei proverbi e delle massime stanno aspettando sulle rive del fiume il passaggio del cadavere del Medicare, sicuri che tale evento renderà nota ancora una volta la loro presenza.

As it will be in the future, it was at the birth of Man
There are only four things certain since Social Progress began.
That the Dog returns to his Vomit and the Sow returns to her Mire,
And the burnt Fool's bandaged finger goes wabbling back to the Fire;
Ma la strofa finale si dimostrerà corretta?

And that after this is accomplished, and the brave new world begins
When all men are paid for existing and no man must pay for his sins,
As surely as Water will wet us, as surely as Fire will burn,
The Gods of the Copybook Headings with terror and slaughter return!
Paura, sì. Terrore, forse. Massacro, forse no. Questo punto di svolta può ancora essere evitato. Come? Col contrabbando.



CONTRABBANDO

I mercati liberi non sono mai stati eliminati, solo soppressi. In ogni sistema con controlli statali, ci sono contrabbandieri.

Il contrabbando facilita le transizioni. Il contrabbando è sempre marginale. Il contrabbando crea accordi istituzionali non ufficiali, ma redditizi, che riducono gli effetti delle rivoluzioni politiche e della contrazione economica. Il contrabbando è un processo che si auto-alimenta.

Quello che è stato contrabbandato di più in ogni epoca, sono le idee. Come dice il mio amico Percy Greaves: lo stato non può sparare alle idee.

Il World Wide Web è il più grande network di contrabbando di idee nella storia. La domanda è: Quali operazioni di contrabbando metterà a miglior frutto il Web?

La mia dichiarazione di fede è questa: non quelle dello stato.

Il contrabbando può portare alla secessione. Può portare ad un ritiro della fiducia e della speranza nello stato messianico. Può portare a soluzioni istituzionali alternative allo stato messianico. Esempio: istruzione on-line a sostituzione dell'istruzione finanziata dalle tasse. Ciò è tecnicamente possibile oggi. Ad un certo punto, comunità dopo comunità, arriveremo ad un punto di svolta.

Il marchio di questo punto di svolta sarà questo: l'incapacità dei governi locali di ottenere prestiti obbligazionari, nonostante la mianccia di una perdita di fondi integrativi provenienti dal governo federale.

Impossibile, dite? Ripetete questo mantra: "Quando gli assegni di Washington verranno respinti."

Quello sarà il giorno della resa dei conti. Quello sarà il punto di svolta.

Quando le cose non possono andare avanti, tenderanno a fermarsi.



CONCLUSIONE

Può davvero accadere tutto ciò? Il sistema keynesiano può semplicemente andare in bancarotta al vertice? Sì.

Esiste un precedente? Sì. Due. La Cina e l'URSS. Ho descritto la storia della loro inevitabile scomparsa qui: http://johnnycloaca.blogspot.com/2014/08/il-suicidio-della-pianificazione.html

Torno alla mia proposta. Riforma, non rivoluzione. Niente finanziamenti, niente catene. Ritirate la legittimità a Washington.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Gli investimenti migliori in un mercato globale pericoloso

Mar, 02/09/2014 - 10:14




di James Rickards


Raramente il rapporto tra geopolitica e finanza globale è stato più collegato e complesso come lo è oggi.

Saper investire ed allocare gli asset tra le varie classi richiede la comprensione dei driver strategici connessi alla valutazione ed alla volatilità. Ecco un tour intorno al mondo per permettere agli investitori di individuare i momenti critici e le loro implicazioni.

La disintegrazione dell'Iraq è tutt'altro che finita. La situazione peggiorerà ulteriormente facendo salire i prezzi del petrolio. La marcia ISIS-sunnita verso Baghdad è stata temporaneamente rallentata dalla chiamata alle armi sciita, e dall'intervento iraniano sul lato degli sciiti e del governo di al-Maliki. L'ISIS si sta raggruppando e sta consolidando le sue posizioni in attesa di ulteriori aiuti dai suoi sponsor sauditi. Tutto questo è un preludio a battaglie molto più grandi.

La guerra in Iraq ha il potenziale per diventare una guerra regionale. La Turchia può essere tirata dentro dalla nascita di uno stato curdo nel nord dell'Iraq. L'Iran è già stato risucchiato dal conflitto per supportare al-Maliki. Siria ed Iraq si sono effettivamente fusi perché i confini sono stati cancellati. La Giordania è relativamente debole e verrà ferita da rifugiati e dalle ripercussioni belliche.

Il territorio giordano è utilizzato sia dall'ISIS sia dagli Stati Uniti per le loro operazioni. Nessuno di questi sviluppi si risolverà presto, quindi la regionalizzazione del conflitto andrà avanti con implicazioni negative per le forniture energetiche regionali.

La reazione rilassata della Casa Bianca riguardo la situazione in Iraq è facilmente spiegabile con il fatto che Obama ha allacciato un dialogo con l'Iran lo scorso dicembre, quando ha annunciato la possibilità di un accordo sui programmi nucleari dell'Iran e ha rimosso alcune sanzioni economiche.

La politica estera di Obama prevede un ritiro degli Stati Uniti, ma anche lasciarsi dietro dei "poliziotti" regionali che mantengano ordine nei loro quartieri. L'Iran è il poliziotto preferito da Obama in Medio Oriente, quindi gli Stati Uniti vi fanno affidamento affinché ristabilisca l'ordine in Iraq in modo silenzioso.

La distensione con l'Iran è un tradimento dell'Arabia Saudita. Sin dal 1974 il dollaro USA è stato sostenuto dai "petrodollari": gli Stati Uniti si impegnavano a garantire la sicurezza della Casa di Saud ed in cambio i sauditi avrebbero prezzato in dollari il petrolio. Di conseguenza i paesi del mondo sarebbero stati costretti a detenere riserve in dollari per poter acquistare petrolio.

Ora che gli Stati Uniti stanno rinnegando la loro metà dell'accordo, l'Arabia Saudita può abbandonare i petrodollari. Soprattutto in virtù dei suoi nuovi rapporti energetici con la Cina. Tutti questi sviluppi puntano ad un debolezza del dollaro, anche se riuscirà ritagliarsi un momento di sicurezza grazie ad una tregua temporanea.

Tra l'altro la crisi ucraina è ancora viva. Putin ha ottenuto grandi vantaggi in Crimea e in Ucraina orientale. Gli Stati Uniti e le sanzioni economiche europee sono state attenuate a sufficienza da smorzare temporaneamente le tensioni. Non appena gli attacchi dell'ISIS in Iraq hanno distratto la Casa Bianca, Putin ha colto l'occasione e ha spostato i carri armati russi in varie parti dell'Ucraina e ha tollerato l'abbattimento di un aereo da trasporto di truppe.

Putin si sta dimostrando paziente, sveglio e concentrato rispetto alla Casa Bianca, che invece è impulsiva, goffa e si distrae facilmente. Questa crisi non andrà via presto e metterà pressione sui prezzi del petrolio e dell'oro.

In Europa il capo della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha di recente abbassato due tassi di interesse, oltre all'inaugurazione di un tasso di interesse negativo. Draghi ha dimostrato ancora una volta che lui è l'unico banchiere centrale che comprende il suo lavoro. Dice poco e fa meno, ma è tutto molto efficace perché continua a tenere asciutta la polvere da sparo e non cerca di fare più di quello che effettivamente può.

Le sue recenti iniziative dimostrano la sua dedizione alla stabilità dei prezzi e che probabilmente non stamperà denaro impegnandosi in un quantitative easing, “QE”, al fine di stimolare la crescita. Draghi sa che questa strategia non funzionerà, né si unirà alle guerre valutarie svalutando l'euro.

L'euro ha quasi toccato il fondo per ora e probabilmente aumenterà poiché è chiaro che Draghi si separerà dagli amici dediti al denaro facile come la FED, la Banca d'Inghilterra, la Banca Popolare di Cina e la Banca del Giappone.

La Cina è nel bel mezzo di un'enorme bolla immobiliare e del credito. Molti si aspettavano che questa bolla sarebbe scoppiata nel 2015; tuttavia secondo le recenti evidenze la bolla sta scoppiando più velocemente e questi problemi potrebbero venire alla ribalta nel 2014. La Cina ha riserve sufficienti per salvare il suo sistema bancario, ma non senza conseguenze.

La crescita cinese rallenterà bruscamente e ci saranno ricadute in altri mercati poiché le banche cinesi vendono asset buoni nelle economie sviluppate per raccogliere denaro e soddisfare le esigenze interne. Le folle inferocite assalteranno le banche esigendo il rimborso dei “wealth management products” che sono stati venduti dalle banche. Questi disordini si diffonderanno.

La situazione globale somiglia a quella degli anni '70. La FED si impegnò in politiche di denaro facile nel 1971 e nel 1972, in parte per facilitare la rielezione di Richard Nixon. L'alta inflazione non emerse subito. Prevalse l'illusione monetaria e ci fu una certa reticenza nel cambiare atteggiamento. Ma una serie di eventi geopolitici nel 1972-1973, culminanti con la guerra dello Yom Kippur nell'ottobre del 1973, portarono ad un embargo ed a prezzi del petrolio nettamente più elevati. Ciò a sua volta fece levitare le aspettative inflazionistiche.

Sin da allora gli economisti hanno accusato lo "shock petrolifero" per l'inflazione degli anni '70. Ma una corretta comprensione degli eventi ci dice che è stato il denaro facile ad innescare la miccia e l'embargo del petrolio a far divampare l'incendio.

È necessaria sia la miccia sia la scintilla per avere l'incendio dell'inflazione. Lo stesso vale anche oggi. La FED ed altre banche centrali hanno stampato migliaia di miliardi di dollari negli ultimi quattro anni. Finora l'inflazione è stata perlopiù domata. Ma il denaro stampato è solo la miccia; è ancora necessaria una scintilla. Gli eventi in Medio Oriente, l'Ucraina e la Cina di oggi possono essere quella scintilla.

Il risultato potrebbe essere in realtà il peggiore dei mondi possibili — inflazione più alta e crescita debole, chiamata "stagflazione". La FED è tra l'incudine ed il martello. Se raffreddano la stampante monetaria, bucheranno le bolle speculative.

Se la stampante monetaria continua ad andare a pieni giri, l'inflazione guadagnerà forza. All'emergere di nuovi dati deboli per il resto di quest'anno, la FED si renderà conto che il tapering l'ha indebolita. Questo farà sì che lanci un nuovo giro di allentamento quantitativo, o QE4, nel 2015.

A questo punto si faranno largo i casini geopolitici, e fungeranno da scintilla per l'inflazione che andrà oltre le aspettative della FED. Scoppieranno le bolle immobiliari ed azionarie, le banche si ritroveranno di nuovo in difficoltà e gli asset più sicuri saranno energia, oro, terreni, risorse naturali, agricoltura ed altri hard asset.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Spesa del governo e tassi di interesse negativi

Lun, 01/09/2014 - 10:13




di Dickson Buchanan


A giugno la Banca Centrale Europea (BCE) ha anunciato qualcosa di storico e decisamente diabolico. Ha deciso di inaugurare la stagione dei tassi di interesse negativi per i depositi overnight. Ecco i dettagli dalla trascrizione ufficiale:

Il tasso sui depositi presso la banca è stato abbassato di 10 punti base, a -0.10%. Tali modifiche entreranno in vigore l'11 giugno 2014. Il tasso negativo si applicherà anche alle riserve in eccesso in relazione ai requisiti minimi di riserva ed ad alcuni altri depositi detenuti presso l'Eurosistema.
La soppressione forzata dei tassi di interesse da parte delle banche centrali non è affatto una politica nuova. Il secolo scorso è pieno di esempi in cui si è abusato di questo potere e delle relative conseguenze. La ZIRP (Zero Interest Policy Rate) è intrinsecamente inflazionistica, punisce i risparmiatori sottraendo qualsiasi rendimento sul denaro e li spinge verso speculazioni sempre più rischiose al fine di ottenere un guadagno. Né possiamo dimenticare il suo ruolo centrale nel generare il temuto ciclo economico boom/bust. Negli ultimi cinque anni gli Stati Uniti e la zona Euro hanno armeggiato con la ZIRP. La decisione della scorsa settimana da parte della BCE di oltrepassare il limite sconfinando in territorio negativo, segna un evento storico e mostra fino a che punto le banche centrali sono disposte ad andare nel distruggere l'economia globale.

Perché tassi di interesse negativi? In verità, questa domanda potevamo già porcela per i tassi a zero.

La risposta di Mario Draghi (e Janet Yellen): "[...] le misure contribuiranno ad un ritorno verso tassi di inflazione a livelli più vicini al 2%."

E' più corretto dire che le banche centrali sono terrorizzate dalla deflazione. Con deflazione intendono un calo generale dei prezzi aggregati. Puntano il dito contro la Grande Depressione ed il crollo finanziario del 2008 per portare esempi particolarmente brutti di deflazione che non vogliono rivivere. Ecco perché, al calare dei prezzi , sono intervenute con misure straordinarie e non convenzionali (TARP, ZIRP, salvataggi, QE, ecc.). Vogliono che i prezzi aumentino continuamente, tutti, dalle azioni alle obbligazioni agli stipendi ai beni di consumo. Vogliono che prenda piede l'effetto ricchezza keynesiano. A loro non importa se non potete più acquistare oggi quello che acquistavate cinquant'anni fa con la stessa quantità di denaro (o depositi elettronici).

Si sforzano di raggiungere questo obiettivo ampliando l'offerta totale del credito, mettendo sempre più euro (o dollari) nelle mani di più persone con la speranza che li spenderanno in qualcosa aumentandone quindi il prezzo. Mentre la ZIRP già adempie a questa prospettiva, in quanto riduce il costo complessivo dei prestiti, i tassi di interesse negativi vanno un passo oltre. Un tasso di deposito negativo significa che la BCE farà pagare lo 0.10% per mantenere il denaro al sicuro. I rapporti della BCE con le banche europee sono simili a quelli di alcuni genitori con i propri figli. Mentre la ZIRP equivale a regalare caramelle ad un ragazzino per cercare di convincerlo a fare ciò che si vuole, un tasso di deposito negativo equivarrebbe ad una sculacciata per non aver fatto quello che si voleva.

Naturalmente le banche commerciali non sono bambini e nemmeno titolari di aziende. Sono molto più intelligenti. Non rispondono sempre in modo uniforme nel modo in cui vorrebbero le banche centrali. Piuttosto, come in tutti i casi di pianificazione centrale, questa decisione avrà conseguenze non intenzionali e costose.

È possibile portare l'asino al ruscello, ma non è possibile costringerlo a bere. Il mercato del credito, come qualsiasi altro mercato, è una strada a doppio senso. Aumentare semplicemente l'offerta totale del credito rappresenta solo la metà dello scambio previsto. Rimarrà lì fino all'arrivo di una domanda adeguata. A questo punto è importante ricordare il nostro contesto. Sono cinque anni che siamo nel territorio ZIRP — il credito non è stato particolarmente difficile da trovare — e ne siamo saturi. In Europa (come negli Stati Uniti) le banche sono sedute su grandi mucchi di riserve, sculacciate da Draghi affinché le prestino. Ma questo non rende magicamente aziende o individui meritevoli di credito. Per molti, soprattutto tra i paesi marginali d'Europa, non ha senso indebitarsi quando stanno ancora cercando di venir fuori dalla prima (o seconda) ondata. Le aziende non sono fiorenti e la disoccupazione è ancora dilagante. Questi paesi sono davvero pronti a sprofondare ancora di più nei debiti? Le banche hanno davvero intenzione di prestare loro denaro?

Guardate la cosa dal punto di vista delle banche. Cosa scegliereste tra pagare lo 0.10% per tenere al sicuro il vostro capitale, o prestarlo ma solo a coloro che stanno lottando per pagare i debiti precedenti? Un'analisi semplice suggerirebbe: "Accidenti, non esiste una buona alternativa qui, ma la meno costosa potrebbe essere pagare lo 0.10% dato che potremmo perdere molto di più se estendessimo nuovo credito." Alla fine della giornata, imporre tassi di interesse negativi potrebbe non portare a quello che spera Draghi.

In alternativa, e preghiamo che non avvenga, punire le banche perché sono prudenti potrebbe costringerle a giocare più pericolosamente! Al fine di evitare la tassa, potrebbero iniziare a prestare denaro a chi pare loro, solvibile o insolvente. Gli speculatori scaltri intuiranno l'opportunità ed inizieranno a cortolarizzare debito spazzatura in pacchetti apparentemente interessanti e sicuri nella speranza che le banche commerciali non li esaminino a fondo. Con questa nuova decisione di Draghi, hanno per le mani una carta vincente. Per le banche diventerebbe sempre più costoso usare discrezione nei prestiti, perché dovranno pagare (lo 0.10%) per implementarla. Questo è il peggior scenario possibile poiché introduce l'incentivo perverso di generare un nuovo ciclo di debito tossico, con un potenziale ancora maggiore di default.

In secondo luogo, e questo fa sembrare Draghi uno sciocco, anche se le banche prestassero le loro riserve, molte torneranno indietro nel sistema bancario. Keith Weiner ha scritto un grande articolo su Forbes, dove dice:

Il denaro non lascia mai il sistema bancario. Si tratta di un circuito chiuso, con il denaro che va da una parte all'altra, ma resta sempre sotto la custodia di una banca. Il prestito non evita la necessità di depositare denaro presso la BCE, o negli Stati Uniti, presso la Federal Reserve.
Quando si prende in prestito denaro da una banca, quest'ultima dà la somma totale in pile di carta colorata? No, ciò che si riceve dalla banca è una notazione di aumento del credito sul proprio conto in banca. Niente va dentro o fuori della banca. Rimane lì. Ciò vale sia per il finanziamento su larga scala, sia per voi e per me. Il prestito non evita la necessità di depositare contanti presso una banca.

Però è più probabile che accada qualcos'altro e non è affatto di buon auspicio: apparentemente costrette in una morsa, le banche commerciali hanno ancora un modo per evitare la tassa della BCE ed effettuare prestiti con pochi rischi. In realtà possono prestare denaro, senza alcun rischio, acquistando titoli di stato. Ed in effetti è questo ciò che hanno fatto. Guardate i grafici dei rendimenti dei decennali spagnoli ed italiani.


Fonte: Bloomberg

Fonte: Bloomberg

Il tasso di interesse è inverso al prezzo di un'obbligazione. Se le banche stanno comprando titoli di stato, allora il loro prezzo salirà e la resa scenderà. Guardate i grafici. Dopo l'annuncio, il 5 giugno, entrambi i tassi sono scesi.



Conclusione

Il risultato della decisione di Draghi non porterà ad un aumento dei prezzi, a nuove imprese, o ad un aumento della spesa dei consumatori. Servirà a fornire un tasso di interesse ancora più basso sul debito pubblico, cosa che permetterà a governi già insolventi di prendere in prestito più soldi e quindi rinegoziare più facilmente le loro obbligazioni esistenti. Quando ci si ferma a pensarci, ci si deve chiedere: è questo il vero motivo per cui la BCE ha fatto quello che ha fatto? Forse il gergo accademico potrebbe essere un travestimento per il vero obiettivo: le banche centrali esistono per permettere a governi insolventi di prendere in prestito più soldi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Combattere per il petrolio?

Ven, 29/08/2014 - 10:13




di Murray N. Rothbard


[Nota dell'editore: la guerra all'Iraq è stata fatta per il petrolio? Chuck Hagel, che era stato appena nominato Segretario alla Difesa, la pensa così; o almeno la pensava così nel 2007. E per il neocon Bill Kristol, questo rappresenta un grosso problema. Michael Moore ha risposto a Kristol citando diversi conservatori che sostanzialmente concordavano con Hagel. Uno degli esperti citati era Ann Coulter, il quale sosteneva che fosse giusto che gli Stati Uniti combattessero per il petrolio perché il paese ne ha bisogno. Murray Rothbard, nell'approfondire le motivazioni principali della prima guerra in Iraq, ha fissato un punto cruciale. L'intervento in Iraq è in effetti per il petrolio. Ma non si tratta dell'acquisizione del petrolio di per sé, ma della sua acquisizione da parte di alcuni produttori di petrolio. È la guerra non è per il capitalismo dei consumatori, ma per i capitalisti clientelari.]


Perché l'intervento in Arabia?


(The Free Market, Novembre 1990. Incluso in Making Economic Sense.)


Nel trambusto per l'intervento del presidente Bush nella penisola arabica, un paio di osservatori sobri hanno fatto notare la curiosa mancanza di chiarezza nell'obiettivo strategico di Bush: è per difendere l'Arabia Saudita (e questo regno è davvero sotto attacco?); per scacciare l'Iraq dal Kuwait; per ripristinare quello che Bush ha stranamente denominato il "governo legittimo" del Kuwait (reso "legittimo" da quale processo?); per deporre o uccidere Saddam Hussein (e sostituirlo con chi?); o per bombardare a tappeto l'Iraq da qui fino all'età della pietra?

C'è stata anche meno discussione su una questione un po' diversa, seppur più sconcertante: perché improvvisamente ci siamo ritrovati interessati all'Arabia Saudita? Perché questa isteria? Perché il più massiccio riarmo militare sin dai tempi del Vietnam, ed il dispiegamento di quasi tutto il nostro esercito, aviazione, marina e marines, in questo punto del globo dove non c'è nemmeno un obbligo convenzionale per gli Stati Uniti?

(1) Il tipo grosso ed il tizio piccolo. Ciò che è sconcertante per alcuni di noi è invece cristallino per il generale H. Norman Schwarzkopf, comandante delle forze Usa nella "Operazione Desert Shield". Stizzito dalle domande dei media, il generale ha risposto: "Non leggete i giornali? Sapete tutti perché siamo lì. Un tiranno ha attaccato un soggetto indifeso e noi siamo qui per fermarlo."

Il generale stava, ovviamente, utilizzando la metafora dell'azione della polizia. Un ragazzone sta massacrando di botte un tipo gracile, ed il poliziotto interviene per porre fine all'aggressione.

Purtroppo, ad un'analisi più approfondita, la metafora solleva molte più domande che risposte. A parte il problema evidente: perché gli Stati Uniti rappresentano il sedicente poliziotto internazionale? I poliziotti, vedendo il cattivo fuggire e dileguarsi nel suo quartiere, non lo circondano con la forza ed affamano l'intero quartiere per stanarlo. Ancor meno i poliziotti bombardano a tappeto la zona sperando che il cattivo resti ucciso. I poliziotti operano secondo il principio fondamentale che i civili innocenti non devono essere uccisi o presi di mira durante il tentativo di cattura dei colpevoli.

Un altro punto cruciale: i governi non sono simili agli individui. Se un gradasso se la prende con un tipo debole, l'aggressore sta invadendo il diritto della vittima alla sua persona ed alla sua proprietà. Ma i governi non possono essere considerati individui innocenti che possiedono solo i diritti di proprietà sul loro territorio. I confini di uno stato non sono acquisizioni produttive, come la proprietà privata. Sono quasi sempre il risultato di aggressioni e di coercizione da parte dei governi di entrambe le parti. Non possiamo pensare che ogni stato attuale abbia il diritto assoluto di "possedere" o controllare tutto il territorio entro i suoi confini (generalmente arbitrari).

Un altro problema con il presunto principio del poliziotto statunitense nella difesa di tutti i confini: che dire dell'invasione dello stesso governo degli Stati Uniti a Panama di qualche tempo fa? Chi può mettere le manette agli Stati Uniti? La solita storia recita che gli Stati Uniti stavano "ripristinando" elezioni libere a Panama. Un modo strano per giustificare l'intervento contro l'Iraq, dal momento che il Kuwait e l'Arabia Saudita sono entrambi oligarchie assolutiste che sono lontane anni luce dalla "democrazia" o dalle "elezioni libere."

(2) Saddam Hussein è un uomo molto cattivo, il "macellaio di Baghdad". Assolutamente, ma era altrettanto un macellaio anche l'altro giorno, quando era un nostro valoroso alleato contro la terribile minaccia per il Golfo rappresenta dai fanatici sciiti dell'Iran. A proposito, gli sciiti fanatici sono ancora lì, ma -- così come il dittatore della Siria, Hafez Assad, il macellaio di Hama -- sembra che si siano magicamente trasformati in nostri prodi alleati contro Saddam Hussein.

(3) Ma un giorno (tre, ma più probabilmente dieci anni) Saddam Hussein potrebbe acquisire armi nucleari. E allora? Gli Stati Uniti ne hanno a bizzeffe, il risultato della sua Guerra Fredda con l'Unione Sovietica, anch'essa pingue di armi nucleari durante i decenni in cui era considerata il nostro Nemico implacabile. Allora perché c'è molta più isteria ora contro Saddam rispetto ai tempi dell'Unione Sovietica? Inoltre Israele da tempo ha armi nucleari e l'India ed il Pakistan sono sul punto di una guerra per il Kashmir, e anche loro hanno le armi nucleari. Allora perché di loro non ci preoccupiamo?

L'appello a principi più alti, come spiegazione coerente per l'intervento americano, non avrà successo. Molti osservatori, pertanto, si sono concentrati sull'economia come spiegazione.

(4) La Guerra per il Petrolio. Saddam, invadendo il Kuwait e minacciando il resto dell'Arabia, rischia (come ha detto una persona nel mondo del giornalismo) di diventare il "re mondiale del petrolio". E' stata avanzata questa spiegazione per giustificare come gli USA debbano difendere il consumatore americano a fronte di un innalzamento astronomico del prezzo del petrolio da parte dell'Iraq.

Ancora una volta, tuttavia, ci sono molti problemi con la spiegazione "Prezzo del Petrolio". Lo stesso Establishment che ora si preoccupa dei prezzi del petrolio come "minaccia per lo standard di vita americano", trattò con calma e forza d'animo la quadruplicazione dei prezzi del petrolio nei primi anni '70, quando eravamo molto più dipendenti dal petrolio del Golfo di quanto lo siamo ora. Perché allora non c'è stata un'invasione statunitense dell'Arabia Saudita per abbassare il prezzo del petrolio? Se c'è così tanta preoccupazione per il consumatore, perché così tanti politici non abbassano le accise sui carburanti di 50 mastodontici centesimi al gallone?

E' chiaro che il potere dell'OPEC, come tutti i cartelli, è strettamente limitato dalla domanda dei consumatori, e che il suo potere di aumentare il prezzo del petrolio è di gran lunga inferiore rispetto agli anni '70. Secondo le migliori stime, anche se Saddam Hussein avesse conquistato l'intero Golfo, non avrebbe potuto aumentare il prezzo del petrolio al di sopra dei $25 al barile. Ma gli Stati Uniti, con l'embargo, il blocco e le continue minacce di guerra, sono già riusciti ad aumentare il prezzo del greggio a $40 al barile!

In realtà, sarebbe più plausibile supporre che l'obiettivo del massiccio intervento di Bush sia stato quello di aumentare il prezzo del petrolio, non di abbassarlo. E considerando la visita presidenziale del vice di Bush in Arabia Saudita, specificamente per sollecitarla ad aumentare i prezzi, i suoi legami di lunga data con il petrolio del Texas e con la Big Oil in generale, così come la recessione del Texas negli ultimi anni, questa intuizione comincia ad apparire fin troppo credibile.

Ma la spiegazione più probabile per l'intervento di Bush non è stata ancora enunciata. Questo punto di vista non si concentra sul prezzo del petrolio, ma sul suo approvvigionamento, e in particolare sugli utili. Per certo, come ha sottolineato Joe Sobran, Saddam non ha intenzione di controllare il petrolio al fine di distruggerne l'offerta oppure la relativa clientela di tutto il mondo.

Sin dal 1930 i Rockefeller e le altre grandi compagnie petrolifere occidentali hanno avuto rapporti intimi con i canoni assolutisti del Kuwait e dell'Arabia Saudita. Durante quel decennio e la seconda guerra mondiale, il re Ibn Saud dell'Arabia Saudita concesse un monopolio su tutto il petrolio sotto il suo dominio all'Aramco controllata dai Rockefeller, mentre i $30 milioni in pagamenti di canoni per la concessione vennero sborsati dal contribuente americano.

La U.S. Export-Import Bank influenzata dai Rockefeller, sganciò altri $25 milioni a favore di Ibn Saud per costruire una ferrovia dal suo palazzo principale, ed il presidente Roosevelt stanziò in segreto $165 milioni all'Aramco affinché costruisse tubazioni in tutta l'Arabia Saudita. Inoltre l'esercito americano venne assegnato per costruire un aeroporto e la base militare a Dhahran, nei pressi dei campi petroliferi dell'Aramco, dopo di che la base costata svariati milioni di dollari venne girata, gratis, ad Ibn Saud.

E' vero che l'Aramco fu gradualmente "nazionalizzata" dalla monarchia saudita nel corso degli anni '70, ma ciò equivale solo ad un cambiamento nei termini di questa partnership: oltre la metà del petrolio saudita viene ancora girato al vecchio consorzio dell'Aramco affinché lo possa vendere a tutto il mondo. In più la Mobil Oil dei Rockefeller, oltre ad essere un elemento chiave dell'Aramco, è impegnata in due grandi joint venture con il governo saudita: una raffineria di petrolio ed un complesso petrolchimico che costano più di $1 miliardo ciascuno.

Oleodotti e raffinerie devono essere costruiti, e la Standard Oil of California (ora Chevron), parte dell'Aramco, ha incaricato di questo compito il suo socio di lunga data, la Bechtel. Quest'ultima (che ha fornito un posto nel governo federale ai segretari George Schultz e Casper Weinberger) sta ora costruendo alacremente Jubail, una nuova città industriale da $20 miliardi nel Golfo Persico, così come molti altri grandi progetti in Arabia Saudita .

Per quanto riguarda il Kuwait, il suo emiro negli anni '30 concesse un monopolio petrolifero alla Kuwait Oil Co., una partnership della Gulf Oil e della British Petroleum, e ormai la ricca famiglia Sabah possiede un grande pezzo della British Petroleum e possiede anche depositi enormi presso la Chase Manhattan e la Citibank (entrambe influenzate dai Rockefeller).

L'Iraq, d'altra parte, è stato a lungo un paese petrolifero canaglia... nel senso che si è trovato al di fuori della rete Rockefeller-Wall Street. Così, quando il 2 agosto è scoppiata la crisi, le grandi banche di Wall Street, tra cui Chase e Citibank, hanno detto ai giornalisti che praticamente non avevano nessun prestito pendente, né depositi dovuti, con l'Iraq.

Quindi può anche darsi che la guerra di Bush sia una guerra per il petrolio, ma non nel senso di una battaglia eroica per conto di un basso costo del petrolio per agevolare il consumatore americano. George Bush, prima di ascendere alla vicepresidenza, è stato membro della commissione esecutiva della potente Commissione Trilaterale di David Rockefeller. La società di esplorazione petrolifera di Bush, Zapata, è stata finanziata dalla famiglia Rockefeller. Quindi questa Guerra per il Petrolio potrebbe essere semplicemente uno sforzo per espandere il controllo dei Rockefeller sul Medio Oriente.


Perché la guerra? La connessione col Kuwait


(The Rothbard-Rockwell Report, maggio 1991. Incluso in The Irrepressible Rothbard.)


Perché siamo finiti in guerra nel Golfo? La risposta resta oscura, ma forse possiamo trovare una spiegazione esaminando l'inquietante collegamento del Kuwait col nostro governo. (Sono in debito con un eccellente articolo su un oscuro tabloid di New York, Downtown di Bob Feldman, "The Kissinger Affair," 27 marzo.) Lo Sabahklatura che governa il Kuwait è immensamente ricco, soldi derivati dal bottino delle tasse/"royalty" estratte dai produttori di petrolio semplicemente perché la tribù Sabah rivendica la "sovranità" su quel prezioso asset nel bel mezzo del deserto. La tribù Sabah non ha alcuna rivendicazione legittima sui proventi del petrolio; non ha fatto nulla per esserne il primo appropriatore o il primo utilizzatore.

E' ragionevole supporre che la famiglia Sabah sia pronta ad utilizzare una parte modesta di quella ricchezza illecita per acquistare difensori ed avvocati negli Stati Uniti. Ora concentriamo la nostra attenzione sulla figura sinistra, ma quasi universalmente amata, di Henry Kissinger, un portavoce, consigliere e servitore dell'impero mondiale dei Rockefeller. Kissinger è così amato, infatti, che ogni volta che appare su Nightline o Crossfire è da solo, dal momento che sembra rappresentare una lesa maestà (o addirittura bestemmia) controbattere ai suoi pronuncimenti banali. Solo una manciata di brontoloni di estrema destra ed estrema sinistra disturbano questo consenso accogliente.

Nel 1954 Kissinger, un politologo di Harvard ed ammiratore di Metternich, uscì dalla sua oscurità accademica per diventare consigliere permanente sulla politica estera del governatore di New York Nelson Aldrich Rockefeller. Il dottor K svolse quel ruolo fino ad acquisire una certa padronanza della politica estera nelle amministrazioni Nixon e Ford. In quel ruolo Kissinger giocò un ruolo importante nel prolungare ed estendere la guerra del Vietnam, nell'omicidio di massa di civili causato da attentati terroristici in Vietnam, nel bombardamento segreto della Cambogia e nell'invasione del Laos.

Da quando lasciò la carica nel 1977, Kissinger ha continuato a svolgere un ruolo molto influente nella politica americana, nei media americani e nell'impero mondiale dei Rockefeller. Fu Kissinger, insieme a David Rockefeller, che risultò decisivo nella decisione disastrosa del presidente Carter di approvare che lo Scià rovesciasse l'Iran, vecchio amico e alleato dei Rockefeller, una decisione che ha portato alla crisi degli ostaggi iraniani ed alla caduta di Carter. Oggi Kissinger continua a servire come amministratore fiduciario del potente Rockefeller Brothers Fund, come consigliere della Chase Manhattan Bank dei Rockefeller e come membro dell'International Advisory Committee della stessa Chase. L'influenza di Kissinger sui media è evidente avendo fatto parte del consiglio della CBS Inc. ed essendo stato un consulente pagato per NBC News ed ABC News. Queste tre emittenti ricoprono buona parte del network dell'informazione.

Ma il ruolo principale e più redditizio di Kissinger è stato quello di capo della Kissinger Associates a New York, fondata con un finanziamento ottenuto nel 1982 dalla ditta bancaria internazionale di E.M. Warburg, Pincus and Company. A livello superficiale la Kissinger Associates (KA) è una "società di consulenza internazionale," ma tale "consulenza" copre molti peccati, e nel caso della KA questo significa influenza politica internazionale per le sue due dozzine di clienti importanti. In una relazione approfondita sulla KA del 20 aprile 1986, Leslie Gelb del New York Times Magazine rivela che "in quello stesso anno dalle 25 alle 30 imprese hanno pagato la KA tra i $150,000 ed i $420,000 ciascuna per ottenere influenza politica." Come fa notare blandamente Gelb: "Le superstar [della KA] erano persone che certamente avevano i contatti telefonici di alti funzionari del governo americano e di quelli stranieri." Oserei dire che si otteneva più della semplice influenza politica. Gli uffici della KA a New York e Washington sono piccoli, ma rappresentano una potere non indifferente. (E' una coincidenza che il quartier generale della KA a Park Avenue si trova nello stesso edificio della filiale della Chase Manhattan Bank, la Commercial Bank of Kuwait?)

Chi erano queste "superstar?" Uno di loro, che nel 1986 è stato vice presidente della KA, non è altro che il generale Brent Scowcroft, ex-consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Ford e, ricoprendo lo stesso ruolo sotto George Bush, è il principale architetto della guerra del Golfo. Uno dei migliori clienti del generale era la Kuwait Petroleum Corporation, che ha pagato Scowcroft per i suoi servizi almeno dal 1984 al 1986. Inoltre Scowcroft divenne direttore della Santa Fe International (SFI) nei primi anni '80, non molto tempo dopo la SFI è stata acquistata dalla Kuwait Petroleum Corporation. Il vecchio capo di Scowcroft si è unito a lui nella direzione della SFI: Gerald Ford. Una delle attività della SFI è la perforazione di pozzi di petrolio in Kuwait, un'operazione che, ovviamente, ha dovuto essere sospesa dopo l'invasione dell'Iraq.

Brent Scowcroft, è chiaro, ha goduto di una connessione lunga e redditizia col Kuwait. E' una coincidenza la presentazione di Scowcroft al Consiglio di Sicurezza Nazionale il 3 agosto 1990, che secondo il New York Times (21 febbraio) "ha cristallizzato il pensiero della gente e galvanizzato il supporto" per una "risposta forte" contro l'invasione irachena del Kuwait?

Con Scowcroft, tra l'altro, non si esaurisce l'elenco di amministratori Repubblicani tra la Kissinger Associates. Un altro alto funzionario della KA, Lawrence Eagleburger, sottosegretario di stato sotto Reagan, è tornato a ricoprire un'alta carica come vice segretario di stato sotto George Bush dopo un periodo di lavoro presso la KA.

Di vitale importanza alla KA sono i membri del suo consiglio di amministrazione. Uno è T. Jefferson Cunningham III, che è anche direttore della Midland Bank of Britain, altro cliente della KA. Il punto interessante qui è che il 10.5% di questa banca da $4 miliardi è posseduto dal governo del Kuwait. E Kissinger, come capo della KA, è naturalmente interessato a promuovere gli interessi dei suoi clienti, i quali includono la Midland Bank e quindi il governo del Kuwait. Questo collegamento ha qualcosa a che fare con il punto di vista ultra-interventista di Kissinger nella guerra del Golfo? Nel frattempo Kissinger continua ad operare nel Foreign Intelligence Advisory Board del presidente Bush, che non solo dona a Kissinger un canale per dare consigli ma gli dà anche l'accesso ad informazioni di sicurezza nazionale che potrebbero rivelarsi utili per i clienti aziendali della KA.

Un altro cliente della KA è la Fluor Corporation, che ha un interesse particolare nell'Arabia Saudita. Poco prima dell'invasione del 2 agosto, l'Arabia Saudita ha deciso di lanciare un progetto dai $30 ai $40 miliardi per espandere la produzione di petrolio, e ha concesso due contratti petroliferi enormi alle corporazioni Parson e Fluor. (New York Times, 21 agosto)

Un membro del consiglio di amministrazione della KA è il presidente dell'ARCO Robert O. Anderson; l'ARCO, anch'essa cliente della KA, è impegnata in un'esplorazione e perforazione petrolifera nel mare della Cina con la Santa Fe International, la filiale del governo del Kuwait.

Altri membri del consiglio della KA sono William D. Rogers, sottosegretario di stato nell'amministrazione Eisenhower e da tempo nella Dewey-Rockefeller di New York; l'ex-presidente della Citibank (Rockefeller) Edward Palmer; ed Eric Lord Roll, economista e presidente dell'istituto bancario S.F. Warburg di Londra.

Forse il membro più interessante della KA è una delle figure più amate dal movimento conservatore, William E. Simon, segretario del tesoro nelle amministrazioni Nixon e Ford. Quando Simon lasciò la carica nel 1977, è diventato un consulente per la Bechtel Corporation, che ha avuto i maggiori contratti di costruzione per raffinerie di petrolio e città in Arabia Saudita. Inoltre Simon è diventato un consulente per Suliman Olayan, uno degli uomini d'affari più ricchi e potenti in Arabia Saudita. Stretto collaboratore della ricca famiglia reale saudita, Olayan aveva servito bene la Bechtel ottenendo il contratto multi-miliardario per costruire la città petrolifera di Jubail. Nel 1980, inoltre, Olayan ha assunto William Simon per essere il presidente di due società di investimento insieme all'influente principe saudita Khaled al Saud.

La Bechtel, i Rockefeller e la famiglia reale saudita hanno avuto per lungo tempo una connessione intima. Dopo che i sauditi hanno concesso al consorzio petrolifero dell'Aramco (dominata dai Rockefeller) il monopolio del petrolio in Arabia Saudita, i Rockefeller hanno portato ai loro amici della Bechtel contratti di costruzione. La Bechtel Corporation, naturalmente, ha anche contribuito alla scalata di George Shultz e Cap Weinberger ai posti di comando dei Repubblicani. Per completare il cerchio, l'ex-capo di Simon, Suliman Olayan, è stato, nel 1988, il più grande azionista della Chase Manhattan Bank dopo lo stesso David Rockefeller.

Il motivo è chiaro. Un vecchio slogan della New Left recitava che "non c'è bisogno di un meteorologo per dirvi come soffia il vento". Allo stesso modo, non c'è bisogno di essere un "teorico della cospirazione" per capire che cosa sta succedendo qui. Tutto quello che dovete fare è essere disposti ad usare gli occhi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Come trarre profitto dal metallo prezioso dimenticato

Gio, 28/08/2014 - 10:08




di Byron King


Vi metterò a conoscenza di un trend per il quale gli investitori istituzionali si morderanno i gomiti in futuro — sto parlando della rinascita dell'argento.

Dopo 3 anni di mercato orso, l'argento sembra aver toccato il fondo.

Di conseguenza, il prezzo di questa merce trascurata potrebbe essere sulla buona strada per i $30. Oggi voglio mostrarvi come sfruttare questa opportunità. Come vedrete, l'argento può proteggere la vostra ricchezza dalla tempesta perfetta di violenza settaria ed incompetenza burocratica. Ora è il momento di dare uno sguardo a questo metallo.

In primo luogo, vorrei spiegare come siamo arrivati qui.

Negli ultimi 3 anni l'argento ha avuto una vita difficile. Tutto è iniziato con la decisione della FED di interferire con l'economia.

Il mercato è ancora alle prese con gli effetti della politica monetaria della Federal Reserve. Sin dal 2008 abbiamo visto una dose costante di stampante monetaria e manipolazione del tasso di interesse — cosa che consegna agli investitori un mondo artificiale.

Questo mondo artificiale ha gettato fumo negli occhi di molti investitori. Le persone vanno a caccia di Facebook e Twitter. Stanno inseguendo i creatori di app ed altre dinamiche .

Nel frattempo, con il denaro che fugge dagli hard asset più sicuri, il prezzo dell'argento ha preso un colpo.

Il nostro analista tecnico, Greg Guenthner, mi ha mostrato una metrica che svela una dimensione invisibile di questa tendenza.

“Moving average convergence divergence (MACD), la linea sotto il grafico dei prezzi, mostra la quantità di traffici che avviene in un dato momento nel mercato dell'argento. Un picco nei trading — visto nel settembre 2012 — ha innescato la caduta precipitosa del prezzo dell'argento."




I prezzi dell'argento sono crollati poiché gli investitori di Wall St., desiderosi di giocare i loro soldi in investimenti più rischiosi, si sono trasferiti nel mercato azionario, ringraziando con devozione lo stimolo della FED. Ebbene, la festa sta giungendo al termine...

Come sapete, l'economia è ormai paragonabile ad un insieme di pezzi avulsi tenuti insieme con lo scotch e si sta sgretolando lentamente. Il QE è agli sgoccioli ed un aumento dei tassi di interesse è all'orizzonte.

Naturalmente non si può lanciare denaro ad un problema ed aspettarsi che funzioni nel lungo periodo.

Né il governo può aspettarsi di sostenere debiti da migliaia di miliardi di dollari. Il conto verrà probabilmente pagato sotto forma di una correzione di mercato.

Inoltre, le forze naturali del mercato spingeranno in alto l'inflazione fino a compensare gli sforzi della FED direzionati ad una manipolazione artificiale dei tassi. Per molti aspetti, l'inflazione è sempre in agguato dietro le quinte. E può solo peggiorare nei prossimi anni. Questa è una grande notizia per i possessori di argento.

Come possiamo rafforzare la nostra difesa contro il nemico conosciuto come inflazione? Sviluppando una posizione unica per l'argento.

Una mossa ideale non sarebbe solo quella di proteggersi contro la crescente ondata di inflazione, ma anche contro la volatilità dei trading degli investitori istituzionali volubili.

I banchieri di Wall Street sono soggetti ai capricci delle mode che passano. Hanno la lungimiranza di un moscerino della frutta; sono solo interessati al breve termine.

Voi siete qui per il lungo termine. Possedete quella lungimiranza che vi permette di scorgere i guadagni degli anni a venire.

First Majestic Silver Corp. (NYSE:AG) è una società a media capitalizzazione che vi aiuterà a far maturare i frutti della vostra lungimiranza. L'ho rivelato ai lettori di Oustanding Investment Insider il mese scorso. Tuttavia, dato che non l'ho trattata come una raccomandazione ufficiale, mi piacerebbe condividerla anche con voi.

First Majestic è una società mineraria focalizzata sulla produzione di argento in Messico. L'azienda sta riversando i suoi sforzi nell'aumentare l'efficienza delle sue miniere esistenti.

Una cosa lontano dalla norma per le società minerarie.

Le società minerarie ad alta capitalizzazione gettano milioni nell'esplorazione per scovare potenziali siti minerari. Quando le ricerche sfornano un ritorno misero, quasi inevitabilmente a causa dei costi astronomici dell'esplorazione, i loro bilanci finiscono in rosso. Potete immaginare che cosa significhi questo per la redditività delle compagnie minerarie.

La First Majestic rifugge da questa strategia in favore di una che è redditizia.

Vedete, la First Majestic si concentra sull'espansione della produzione delle sue miniere esistenti.




E questa tattica sta dando i suoi risultati. Nel primo trimestre, la produzione di argento è aumentato del 33% rispetto al primo trimestre 2013. Giusto in tempo per la rinascita dell'argento.

Traete conforto dalla forte correlazione tra il prezzo azionario di questa azienda ed il prezzo dell'argento. La correlazione fa luce sul grafico sconfortante qui sopra. Non preoccupatevi. Al rialzo dell'argento, seguirà anche quello della First Majestic. In realtà, sin dal giugno scorso stiamo vedendo una solida inversione di tendenza nel prezzo delle azioni, come indicato dall'area cerchiata sul grafico. E questo potrebbe essere solo l'inizio.

Traete profitto dal punto di svolta del prezzo dell'argento costruendo una posizione con la First Majestic.

Tutto sommato, le circostanze stanno convergendo affinché sia questo il momento in cui proteggere la vostra ricchezza. Potete proteggervi contro il rischio della fallibilità politica, con l'argento.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La sola prescrizione per una ripresa economica reale

Mer, 27/08/2014 - 10:07




di Dan Amoss


Nel 2012 i notabili che gestiscono l'Unione Europea hanno scelto la stagnazione alla ristrutturazione. Ecco una conseguenza di quella scelta: le aspettative per una ripresa economica sostenibile continuano sempre ad essere disattese.

Due anni fa il capo della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha promesso di fare "tutto il possibile" per tenere unita la zona euro. Ha bluffato gli investitori nervosi inducendoli a credere in un programma di acquisto di bond soprannominato “Outright Monetary Transactions”, o “OMT”.

Sin dal bluff dell'estate 2012, la BCE non ha dovuto comprare molti titoli di stato emessi da Italia, Spagna, o altri paesi periferici dell'UE; invece li hanno comprati le banche commerciali. L'acquisto implacabile di bond ha portato a rendimenti obbligazionari notevolmente bassi in quei paesi con profili di credito rischiosi.

Ma il salvataggio reciproco tra banche e stati non può durare per sempre. Le deboli banche dell'UE possono assorbire le obbligazioni solo con una quantità crescente di credito. Alla fine, l'economia reale dell'Europa periferica deve riprendersi al fine di supportare i grandi stock di debito pubblico. E non si sta riprendendo...

La produzione industriale delude frequentemente; i tax rate non possono andare più in alto; i produttori non sono competitivi; i grandi mercati esportatori, tra cui la Cina, hanno rallentato; e, soprattutto, i burocrati europei hanno sprecato risorse scarse per sostenere un sistema insostenibile.

C'era bisogno di una pulizia di massa dei crediti in sofferenza nel sistema bancario, ed una ricapitalizzazione delle banche. Ma si è deciso di impedire una ristrutturazione delle banche — probabilmente a causa della paura di corse agli sportelli e di un contagio. Le ristrutturazioni bancarie che si sono verificate erano troppo piccole per fare la differenza.

Così le sofferenze e gli incagli, spazzati sotto il tappeto per alcuni anni con artifizi contabili, potrebbero essere sul punto di emergere di nuovo...

Il Banco Espírito Santo, una grande banca portoghese, è sottocapitalizzata. Si è anche impegnata in pratiche contabili discutibili (come le altre sue compagne in tutta Europa). C'è una certa riluttanza a declassare i crediti inesigibili.

Dopo il picco nel boom del credito, i banchieri hanno fatto tutto il possibile per ritardare l'ammortamento dei crediti inesigibili, sperando di "schivare il proiettile" del deficit di capitale concedendo nuovi prestiti e incassando profitti dal carry trade. Le banche centrali hanno tagliato i tassi di interesse, cosa che ha abbassato i costi di finanziamento delle banche commerciali. Poco alla volta Draghi ha acquistato le banche dell'UE progettando un massiccio carry trade nelle obbligazioni sovrane. Ma anche questo trading sta finendo. Le banche dell'UE dove troveranno i profitti per compensare le perdite sui crediti che stanno lentamente ri-emergendo?

I banchieri centrali stanno seguendo la politica del tasso zero ("ZIRP") per alleviare il dolore delle bolle creditizie scoppiate. Ma dopo anni dell'esperimento globale chiamato ZIRP, sta diventando chiaro che puntellare le vecchi banche in bancarotta significa in realtà impedire una ripresa reale.

Sono d'accordo con la conclusione di David Stockman che ha presentato in questo articolo:

Quindi forse è il momento che la FED cambi mentalità. Cioè, che l'Eccles Building rifugga dalla manipolazione del tasso di interesse e dalla ZIRP, e quindi consenta ai mercati finanziari di impegnarsi nuovamente in un onesto price discovery; e consenta al ciclo economico naturale di fare il proprio corso senza l'interferenza dei 12 membri del Politburo monetario, lasciando la riallocazione dei mercati nelle mani dei 317 milioni di consumatori, produttori, investitori, imprenditori e anche speculatori che compongono l'economia.
Questa è la ricetta giusta per una vera ripresa economica sostenibile. Ma cerchiamo di non illuderci: ci sono poche possibilità che la FED la implementi. E' raro che le istituzioni introducano cambiamenti proattivi; invece, reagiscono alle crisi.

Spingendo i tassi d'interesse a livelli artificialmente bassi, la FED ha gonfiato la bolla dei mutui americani e l'immancabile crash del 2008. Ma, purtroppo, il ciclo boom-bust non ha stimolato nella FED un'auto-riflessione. Incredibilmente, la FED è emersa dalla crisi come un eroe!

Così ha rincarato la dose con la ZIRP, con conseguente inflazione degli asset per i ricchi e stagflazione per la classe media. L'inflazione degli asset non ha favorito l'economia reale (come previsto dalla FED di Bernanke). Il quantitative easing (QE) ha rimarcato di più le disuguaglianze di reddito, aggravando gli squilibri economici ed allentando la pressione sui bilanci pubblici.

La "repressione finanziaria" dei responsabili della politica non sta funzionando, sostiene Russell Napier di CLSA in una nota recente. La repressione finanziaria consiste nella manipolazione dei tassi di interesse al di sotto del tasso di inflazione. I risparmiatori poi sopportano il costo del deleveraging di un sistema finanziario sovraccarico.

"[Bisognerebbe] farsi domande sull'attuale consenso: tutta la medicina reflazionistica è un bene per i proprietari di capitali", scrive Napier. "La fiducia tra i capitalisti che solo le autorità possano renderli più ricchi è davvero bizzarra, in quanto la memoria storica non contiene prove per associare l'azione del governo a valutazioni e rendimenti più alti. In un mondo dove il QE non svaluta i debiti e l'attivismo del governo non è tra le cose da fare, le valutazioni azionarie avrebbero davanti a loro una lunga strada in discesa."

Napier afferma che cinque anni di QE globale siano stati necessari — ma non sufficienti — per ridurre la leva finanziaria nel sistema finanziario. Eppure i responsabili della politica continuano a scommettere sull'attivismo. Nuovi interventi includono il "finanziamento dei prestiti" nel Regno Unito, ed i piani della BCE per incanalare il QE in alcuni settori privilegiati dell'economia.

Queste tattiche, sostiene Napier, equivalgono ad una allocazione del credito dettata dallo stato. In altre parole: "Capitalismo con caratteristiche cinesi".

Napier sostiene in modo convincente che l'inefficienza delle economie dirette dallo stato, dovrebbe portare a basse valutazioni nel mercato azionario. Sono d'accordo.

Ecco come vi potete preparare per una lenta discesa nelle valutazioni del mercato azionario: siate molto esigenti circa le azioni in vostro possesso. Le aziende con vantaggi competitivi duraturi terranno meglio. Alcune azioni possono superare un contesto di mercato ribassista e fornire grandi rendimenti. Ma l'idea che ogni azione possa salire perché le banche centrali stanno stampando denaro, sta diventando molto stantia.

Per quanto riguarda le azioni da evitare, starei lontano da qualsiasi cosa vi esponga alle banche europee. Queste banche hanno semplicemente ritardato — non evitato — la ristrutturazione.

La ristrutturazione è devastante per gli azionisti esistenti, ma offre buoni rendimenti per i nuovi entranti.

Tanto per cominciare, evitate di possedere banche europee quotate. Qui ci sono alcune ETF specifici che si dovrebbero evitare: l'iShares MSCI Italy ETF (NYSE: EWI), l'iShares MSCI Spain ETF (NYSE: EWP) e l'iShares MSCI France ETF (NYSE: EWQ). Questi ETF sono composti da banche esposte a crediti inesigibili.

Nel corso del tempo, sempre più investitori riconosceranno la trappola che le banche centrali hanno preparato per loro. Il QE non può essere annullato senza gravi danni ai prezzi delle obbligazioni, degli immobili e dei titoli azionari. Poiché questi asset servono come garanzia del sistema bancario, prezzi più bassi riaccenderebbero i timori di un default. Un mercato orso per gli immobili ed i paper asset metterebbe a tacere le chiacchiere di un restringimento della politica monetaria.

Quindi, quali classi di asset potrebbero beneficiare della diffusa comprensione che le banche centrali sono intrappolate in un quantitative easing permanente? Oro, argento e società estrattrici.

Eccone una da prendere in considerazione: Yamana Gold (AUY: NYSE; YRI: TSX). Le sue miniere in Sud America e Messico hanno minerali di buona qualità. Il bilancio di Yamana e il flusso di cassa sono abbastanza sani da finanziare la crescita continua della produzione, oltre ai dividendi.

Yamana è una delle poche grandi aziende di estrazione dell'oro in grado di generare un flusso di cassa positivo e costante con l'oro a $1,100 l'oncia. Questa è una buona protezione contro i ribassi. Ma se la media dei prezzi dell'oro sarà di $1,500 tra oggi e il 2018, Yamana potrebbe generare più di $2 miliardi di flusso di cassa cumulato.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Perché non sono un sionista

Mar, 26/08/2014 - 10:14
Sebbene gli articoli presentati finora sulla questione mediorientale siano stati decisamente chiari, è meglio ribadire alcuni punti a scanso di equivoci. Il problema qui non sono né gli ebrei né i palestinesi, il problema sono i fanatici e gli psicopatici al potere. Nel nostro caso, i cosiddetti sionisti e le forze arabe terroriste. Entrambi (ebrei e musulmani) hanno vissuto insieme senza problemi in Palestina per diversi secoli, fino all'arrivo dei coloni sionisti. La loro convinzione presuppone l'esistenza di uno stato ebraico in cui solo chi è di religione ebraica può avere la piena cittadinanza. Sia chiaro: il sionismo non è l'ebraismo. Il movimento sionista è una ideologia politica di origine ottocentesca, in contrasto con l'ortodossia ebraica ed osteggiato da un cospicuo insieme di rabbini. Ebrei ed arabi, in realtà, non sono popoli nemici. Uno stato unico in cui vivevano pacificamente insieme ebrei e musulmani già esisteva, precedentemente all'arrivo dei primi coloni sionisti. Poi sono arrivati i fanatici con un esercito che spara sui bambini, che lancia fosforo bianco, che circonda le città con un muro, che ruba le terre, che brucia gli ulivi. Questi eventi hanno seminato odio, e laddove c'era cooperazione si è fomentata la distruzione. Per gli arabi, quindi, gli assalitori sono diventati "tutti" ebrei (come per gli indiani i bianchi erano tutti "wasi'chu", eccetto quelli che avevano deciso di abbandonare la loro precedente civiltà). Quando viene fatto scoppiare l'odio, le distinzioni non solo sono difficili, sono controproducenti. Non porti una penna ad un duello con la spada. Entrambe le popolazioni stanno pagando un prezzo alto per la follia dei loro governanti. La Palestina a suon di morti ammazzati, Israele vedendo etichettati gli ebrei (tutti) come dei carnefici. Come suggerisce giustamente questo articolo di Haaretz, "Israele deve sottoporsi ad una rivoluzione culturale".
___________________________________________________________________________________


di Scott Lazarowitz


Come ho già detto in precedenza, sono ebreo. In realtà, sono un ebreo angosciato. Ma non sono un sionista. Sono un individualista ed un sostenitore della proprietà privata e dell'associazione volontaria.

Ma visto che le parole sionismo e sionisti sono spesso gettate nella mischia con noncuranza ed ignoranza, voglio chiarire il loro significato.

Sin dal tardo XIX secolo, il sionismo è stato un movimento politico che ha promosso una patria per gli ebrei, con la mistica "Terra di Israele" idealizzata come la "Terra promessa" di Dio agli ebrei. Tuttavia, i sionisti più influenti considerano Israele (o la Palestina, come era conosciuta prima del 1948) l'unica "patria sicura per gli ebrei". Ma, come Murray Rothbard ha sottolineato, Israele era già abitata. L'insediamento degli ebrei in quel lembo di terra non ha visto contratti volontari e trasferimenti dei titoli di proprietà, bensì sequestri coatti effettuati da burocrati statali e dai loro esecutori armati.

Quindi direi che le sollecitazioni del secolo scorso rivolte a tutti gli ebrei del mondo, affinché si fossero stabiliti nel piccolo territorio di Israele, non erano affatto di natura "ebraica", poiché la realizzazione dell'obiettivo del sionismo ha violato gli insegnamenti morali del giudaismo (e del cristianesimo), ed è una cosa che non potrebbe funzionare nella pratica.

Infatti, oltre al desiderio di scacciare i palestinesi, nel corso dei decenni gli ideologi al comando hanno dimostrato un'inclinazione alla persecuzione e forse anche peggio. Per esempio, dal punto di vista morale come fanno i sionisti a spiegare l'embargo della Striscia di Gaza, per cui i palestinesi non sono autorizzati a viaggiare a Gerusalemme o in Cisgiordania?

Per quanto riguarda la praticità di tale organizzazione, essere circondati da arabi, musulmani, o paesi persiani, come potrebbe far allontanare le ritorsioni e far sentire protetti gli ebrei -- soprattutto in considerazione del contraccolpo naturale dopo anni di sequestri di terre dei palestinesi, espulsioni degli arabi dalla Palestina ed occupazioni militari?

E quanti ebrei attualmente in Israele sono stati vittime di oppressioni o di discriminazioni, al contrario dei palestinesi in Israele ed a Gaza che sono effettivamente vittime?

Vedete, non molti degli ebrei in Israele sono vittime. Ma sembra che parecchi si vedano come tali, come ha sottolineato l'esperto di antisemitismo Antony Lerman.

Ma sembra che sia politicamente scorretto parlare negativamente di Israele, o criticare i suoi burocrati e le loro aggressioni illegali, tanto da essere etichettati come "antisemiti" da parte di persone ignoranti e intolleranti. I campus universitari vogliono criminalizzare le critiche ad Israele, ed il dissenso tra le fila dei leader ebrei si è notevolmente ridotto a causa delle tattiche intimidatorie maccartiste.

Il giornalista di Haaretz e critico della guerra a Gaza Gideon Levy, ha scritto che è stato "quasi linciato" da una folla di israeliani arrabbiati mentre veniva intervistato fuori da un centro commerciale.

E, ironia della sorte, ora sembra che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu vuole che l'UE "disciplini strettamente" le proteste contro la guerra a Gaza e le critiche contro Israele, per paura di "un altro Olocausto" in Europa come reazione alle sue aggressioni a Gaza. (Perché mi vengono in mente i jihadisti islamici che condannano ogni critica all'Islam o ai musulmani e giustificano l'omicidio degli "infedeli"?)

Ed ora il Senato americano ha approvato all'unanimità una risoluzione per sostenere i crimini di guerra di Israele a Gaza. Pochi anni fa i ruffiani bigotti al Congresso hanno applaudito il loro eroe Netanyahu. E il Congresso ora vuole spendere ancora più dollari dei contribuenti americani per il sistema di difesa dell'esercito israeliano "Iron Dome", il quale potrebbe anche non essere molto efficace. Questo in aggiunta ad un nuovo impianto "misterioso" conosciuto come "sito 911" che l'Army Corps of Engineers degli Stati Uniti sta costruendo per l'aeronautica militare israeliana, così come molti altri progetti costosi.

I contribuenti americani avevano già finanziato la distruzione degli impianti di trattamento delle acque reflue a Gaza durante la guerra 2008-09, e l'embargo è stato uno strumento per evitare che la popolazione di Gaza riparasse le infrastrutture e, quindi, è stata costretta a bere acqua non trattata. In effetti sta avvenendo la stessa cosa ora, e l'ulteriore distruzione di strutture idriche e fognarie finanziata dai contribuenti americani sta causando gigantesche crisi sanitarie.

Nelle aggressioni attuali, gli israeliani hanno bombardato case, scuole e ospedali, mentre hanno erroneamente sostenuto che Hamas stesse usando i civili come scudi umani. Nella guerra Israele-Gaza del 2008-2009, Amnesty International ha concluso che non c'era alcuna prova che Hamas stesse usando "scudi umani". Tuttavia, gli stessi israeliani hanno usato i palestinesi come "scudi umani".

Prima dell'8 luglio, giorno in cui è stata avviata “l'Operation Protective Edge” (l'attuale guerra di Israele contro Gaza), il 15 maggio i soldati israeliani hanno ucciso due ragazzi palestinesi che non rappresentavano alcuna minaccia. I soldati israeliani hanno anche ucciso diversi bambini palestinesi che giocavano su una spiaggia.

A quanto pare la violenza perpetrata dai soldati israeliani contro i palestinesi è davvero frequente. E l'organizzazione israeliana Breaking the Silence ha dimostrato che picchiare i bambini palestinesi è normale routine.

Leggiamo un breve passaggio tratto dal report di Breaking the Silence sulla guerra 2008-09 a Gaza: "Le testimonianze dei militari descrivono l'uso di [...] munizioni al fosforo bianco in quartieri densamente abitati, distruzione di edifici estranei a qualsiasi minaccia diretta alle forze israeliane e regole di ingaggio che hanno portato all'uccisione di innocenti [...] nonché dure dichiarazioni fatte da funzionari di basso e alto rango che attestano il deterioramento morale della società e dell'esercito." Un'altra storia controversa si è focalizzata su soldati israeliani con t-shirt che schernivano l'uccisione di donne palestinesi incinte e dei bambini.

A mio parere, l'attuazione forzata del sionismo ha favorito una società in cui sono stati istituzionalizzati il razzismo, un sentimento supremacista e l'estremismo nazionalista.

Per comprenderne il come, rivolgete lo sguardo all'indottrinamento dei bambini israeliani. A maggio gli israeliani hanno celebrato il loro sessantaseiesimo Giorno dell'Indipendenza, che i palestinesi chiamano "Catastrofe" o Nakba Day. I bambini israeliani hanno giocato con granate finte, pistole e lanciarazzi. Il militarismo sembra essere solo un altro fatto della vita, come essere anti-arabi (e anti-cristiani). Come citato sul The Forward, Gideon Levy ha scritto: "Quando Hamas tratta i suoi bambini allo stesso modo, i genitori israeliani commentano con disgusto: Guardate quelle bestie."

Nella società israeliana, il razzismo anti-arabo e la discriminazione sono dilaganti. In un precedente articolo ho portato all'attenzione del lettore alcune leggi emanate da Israele, gli autobus separati e le scuole per israeliani e palestinesi. Un sondaggio del 2006 condotto dal Center for the Struggle Against Racism, ha scoperto che il 68% degli intervistati ebrei in Israele non voleva vivere nello stesso condominio con un arabo, il 40% riteneva che "lo stato deve sostenere l'emigrazione dei cittadini arabi", quasi la metà non avrebbe lasciato entrare in casa propria un arabo, e il 41% riteneva che i luoghi di intrattenimento dovevano essere separati. In un sondaggio analogo del 2007, più della metà degli intervistati ebrei credeva che un matrimonio tra una donna ebrea ed un uomo arabo fosse un "tradimento nazionale".

Un sondaggio del 2010 tra gli studenti delle scuole superiori israeliane condotto dai ricercatori della Maagar Mochot e della Tel Aviv University, ha scoperto che metà degli studenti si opponevano alla parità dei diritti per gli arabi in Israele, e più della metà avrebbe vietato agli arabi di servire nel Knesset israeliano. Un altro sondaggio del 2010 tra i giovani israeliani condotto dalla Friedrich Ebert Foundation e dal Macro Center for Political Economics, ha scoperto che il 46% dei giovani avrebbe revocato qualsiasi diritto agli arabi in Israele. Il 60% dei giovani riteneva che "una leadership forte" era più importante dello stato di diritto, e, quando è stato chiesto loro cosa provassero nei confronti degli arabi, il 25% ha risposto: "odio". Un sondaggio del 2012 condotto dai sondaggisti dell'Israel’s Dialogue, ha anche mostrato una percentuale rilevante di ebrei israeliani che approvava le politiche ufficiali di discriminazione contro gli arabi e che avrebbe negato ai palestinesi il diritto di voto.

Per quanto riguarda Gaza, la "questione araba" e il sentimento di uno "stato ebraico" -- il che significa che solo gli ebrei possono vivere in Israele -- il Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, un ex-membro dell'estrema destra militante nel partito del rabbino Meir Kahane, ha invocato uno stato di Israele libero dagli arabi ed una "pulizia profonda" della Striscia di Gaza. Lieberman ritiene, inoltre, che Israele debba trattare Hamas come gli Stati Uniti hanno trattato i giapponesi alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

E seguendo le orme collettiviste di Lieberman, il figlio del defunto primo ministro Ariel Sharon, Gilad Sharon, nel 2012 scrisse un editoriale in cui affermava che: "Dobbiamo schiacciare interi quartieri a Gaza. Appianare tutta Gaza. Gli americani non si fermarono con Hiroshima — i giapponesi non si stavano arrendendo abbastanza velocemente, così colpirono anche Nagasaki. Non dovrebbe esserci elettricità a Gaza, né benzina o veicoli in movimento, niente."

Sempre nel 2012, l'ex-Ministro degli Interni Eli Yishai commentò così l'attacco a Gaza denominato Operazione Pilastro Difensivo: "L'obiettivo dell'operazione è quello di far tornare Gaza al Medioevo, solo allora Israele sarà tranquillo per i prossimi 40 anni." Il membro del Knesset Michael Ben-Ari, rincarò la dose: "Non ci sono innocenti a Gaza", ed esortò Israele a "calpestarli!"

Un rabbino ortodosso molto popolare che è morto lo scorso ottobre, il rabbino Ovadia Yosef, credeva che i non-ebrei dovessero essere servi degli ebrei. In un sermone dichiarò che: "I goyim [i non-ebrei] sono nati solo per servirci. Non hanno altro posto nel mondo — solo servire il popolo di Israele." Il rabbino Yosef considerava l'Autorità Palestinese in questo modo: "Tutte queste persone malvagie dovrebbero perire. Dio le dovrebbe colpire con una piaga, insieme ai palestinesi." E degli arabi disse: "E' vietato essere misericordiosi nei loro confronti. È necessario sparare missili ed annientarli. Sono il male e sono maledetti." Il figlio di Rabbi Yosef, il rabbino Yaakov Yosef anch'egli morto all'inizio dell'anno scorso, approvava un libro controverso del 2009, The King Torah, in cui si promuove l'uccisione di non ebrei (inclusi gli innocenti).

Potreste pensare che dopo la Germania nazista, l'Olocausto ed il processo di Norimberga, i sionisti e gli ebrei israeliani fossero diventati più sensibili nei confronti delle minoranze e degli innocenti, ed avessero esercitato tolleranza sulle culture diverse e sulle opinioni religiose diverse. E potreste pensare che non si sarebbero impegnati in pensieri collettivisti-squadristi, come la persecuzione di un intero gruppo di persone a causa delle azioni di alcuni di loro. (Lo so, sono un po' esigente quando si tratta di coerenza morale.)

Per quanto riguarda la fondazione dello stato attuale di Israele, molti sionisti espressero sentimenti ideologici in cui la priorità era quella di portare gli ebrei di tutto il mondo nella Terra di Israele piuttosto che salvarli dall'oppressione. Per esempio, il primo premier israeliano, David Ben-Gurion, dichiarò: "Se avessi dovuto scegliere se salvare tutti i bambini in Germania e portarli in Inghilterra o salvarne la metà e portarli nella Terra di Israele, avrei scelto la seconda..."

L'obiettivo principale del sionismo è stato quello di concretizzare nella Terra di Israele il concetto biblico di "Terra promessa" di Dio agli ebrei. Ma quanto c'è di vero e verificabile in questa affermazione? Perché la Bibbia dice così? Alcune persone credono che Dio abbia scritto la Bibbia, ma in realtà, a mio avviso, gli uomini hanno scritto la Bibbia sostenendo che Dio l'abbia scritta. Ma sono sicuro che questo dibattito non verrà mai risolto.

Ma una cosa è credere in tutto questo e tentare di attuare una tale ideologia per mezzo di contratti volontari e trasferimenti di titoli di proprietà, come auspicava il fondatore del sionismo moderno Theodor Herzl. Un'altra è come sono andate davvero le cose.

L'ideologia collettivista del sionismo è diventata una passione che guida i cuori e le menti di alcuni ebrei, di alcuni cristiani religiosi e di strateghi politici che sfruttavano la situazione degli ebrei per ottenere potere, arraffare le terre, e così via. E alcuni degli attivisti più estremi hanno cercato di portare avanti ulteriori espansioni, credendo di dover rendere Israele una "superpotenza" del Medio Oriente per la sua stessa sopravvivenza.

Ma con la distruzione che hanno scatenato le ideologie collettiviste in tutto il XX secolo, potreste pensare che le persone più razionali avrebbero rifiutato di promuovere il sionismo.

E' meglio che ogni ebreo (o cristiano, o musulmano, ecc.) viva in un luogo adatto alle proprie esigenze in base alle sue preferenze climatiche, economiche, sociali e di sicurezza. A mio parere, non è particolarmente salutare trovare una nuova posizione geografica per adempiere ad una promessa biblica, e, visto quanto sia pericoloso Israele a causa del conflitto tra gli espropriatori e gli espropriati, lo stato di Israele è un esempio calzante.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Quel terribile aumento delle tasse che ci condannerà tutti quanti

Lun, 25/08/2014 - 10:21
A quanto pare l'onniscenza dei pianificatori centrali sta scricchiolando vistosamente. Sebbene i loro volti siano privi di emozioni, le loro gambe stanno ballando il twist. Ora salta fuori che il tasso di interesse è davvero qualcosa con cui non giocare, e non rappresenta solo l'assunzione di rischi ma anche il coordinatore temporale delle preferenze degli individui. La sua manipolazione artificiale determina allocazioni errate delle risorse, facendo emergere investimenti improduttivi. Aspettate un attimo... ma i tassi di interesse sono ridicolmente bassi sin dal 2008! Bingo! I banchieri centrali non sanno più dove sbattere la testa. Ed insieme alla loro presunta utilità nell'economia, va a farsi benedire anche la metafora keynesiana dell'economista "idraulico" o "meccanico", figure professionali in grado di aggiustare qualsiasi guasto mettendo mano alla cosa rotta.
___________________________________________________________________________________


di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Posso sentire il resto della famiglia là fuori, battere i pugni contro il Mogambo Bunker Della Paranoia Isterica (MBDPI) affinché io sblocchi la porta, esca immediatamente fuori, smetta di agire come un pazzo e come minimo vada a raccogliere i cartoni di pizza vuoti nel giardino dei vicini (perché sono giunte delle lamentele, puzzano e blah blah blah).

Beh, i vicini possono anche lamentarsi di qualche innocente cartone colorato gettato qua e là in tutto il quartiere, ma non vengono mai a dirmelo in faccia. No! Invece li guardo, quei piccoli codardi, mentre fanno capolino dalle loro tende orrende e mi osservano mentre metto in sicurezza il perimetro di casa contro le invasioni di qualche agente del governo, elicotteri invisibili e/o creature extraterrestri, tutti quanti aventi scopi sinistri, cosa che saprebbero anche loro se leggessero le notizie, conoscessero i fatti, o vedessero quei simpatici documentari scientifici in cui ci sono tanti "omini verdi" che arrivano dallo spazio profondo.

Comunque, se marciassi davanti le porte di casa loro e domandassi rumorosamente: “Hey! Che diavolo AVETE da guardare? Huh? Perché vi nascondete come ratti non appena vi faccio una domanda?” Ogni volta reagiscono come se nulla fosse accaduto, pronunciadosi innocenti e negando ogni accusa... sporchi bugiardi.

E se poi aggiungessi alla domanda precedente (proprio per farli uscire allo scoperto): “Cosa diavolo volete sapere di me, pezzi di sterco terrestre troppo stupidi per comprare oro, argento e petrolio quando l'intera storia dell'economia comanda che facciate Proprio Questa Cosa (PQC) in un momento in cui l'offerta di denaro viene aumentata Così Dannatamente Tanto (CDT), Così Velocemente (CV) e per Così Dannatamente Tanto Tempo (CDTT)? Cosa vorreste sapere di più? Verremo fatti a pezzi, finiremo a morire di fame in qualche fogna maleodorante, rovinati dalle folli conseguenze della teoria economica keynesiana e dai minorati mentali che popolano la Federal Reserve ed il Congresso. Il loro intento è vederci soffrire, e questo è chiaro quando osserviamo come metà della popolazione americana sia ormai dipendente dai contanti e dai benefici dello zio Sam. Come è possibile che tutto questo non possa sembrare anche a voi, poveri idioti, Totalmente Fuori di Testa (TFT)?” Come sempre, loro risponderebbero: “Non abbiamo visto niente! Ci dispiace! Non farci del male! Per favore, non farci del male!”

E non c'è ragione che io esca fuori dal MBDPI. Qui dentro ho tutto quello che mi serve: oro, argento, azioni petrolifere, TV via cavo, snack croccanti e fragranti, mitragliette Uzi caricate ed una comoda sedia sdraio reclinabile per il mio culo grosso.

Mentre là fuori, nel freddo mondo crudele, si sta riunendo ancora una volta il G-7 per discutere quasi sicuramente di come la Banca Centrale Europea scaricherà enormi quantità di liquidità nell'eurozona, perseguendo la sporca politica idiota del Quantitative Easing. L'economia mondiale sarà inondata di liquidità negli anni a venire, la quale nel breve termine genererà inflazione nei prezzi di azioni, bond, settore immobiliare e mercati del debito (“scacciare la deflazione!”), ma in seguito scatenerà una gigantesca e rovinosa inflazione nei prezzi di energia e cibo, perché l'inflazione dei prezzi segue sempre l'inflazione dell'offerta di moneta. E' una regola, gente!

E sicuramente non ci sarà da divertirsi "là fuori", soprattutto con gente che si indigna e si innervosisce per qualche cartone di pizza vuoto a rovinare il panorama, quando invece dovrebbero essere terrorizzati per il malumore diffuso, la carenza di cibo, gli aumenti dei prezzi e le rivolte per le strade di un mondo che si trasformerà in un tetro incubo post-apocalittico pregno di zombie affamati che venderanno i propri reni per guadagnare soldi e comprarsi un telefono cellulare nuovo e farsi l'ennesimo tatuaggio.

Un altro degli orrori che mi impedisce di mettere un piede fuori dal bunker, è quello che ci viene comunicato da Rande Spiegelman dello Schwab Center for Financial Research. A quanto pare è in cantiere una nuova tassa, cosa che equivale a pestare una merda per strada ed Esserne Trionfalmente Orgogliosi (ETO)!

L'economia sta collassando, la disoccupazione è rampante, i prezzi stanno aumentando, ed ecco che arriva un'altra bella tassa a rallegrarci la giornata! Follia! Demenza fiscale!

Ma qui non si tratta di come la follia fiscale corrisponda esattamente alla follia del Congresso, si tratta di una nuova "sovrimposta sulle rendite" per i contribuenti ad alto reddito che secondo Spiegelman "aggiungerà una soprattassa del 3.8% sul reddito netto da investimenti", portando i picchi fiscali verso nuove vette agghiaccianti. "Con la nuova addizionale le plusvalenze di lungo termine ed i dividendi potranno essere tassati ad un tasso cumulato del 23.8% (20% + 3.8%), mentre gli interessi sui dividendi ed il reddito da locazione potranno essere tassati con un'aliquota ordinaria del 43.4% (39.6% + 3.8%)."

Questo è un aumento fiscale, rispettivamente, del 19% e del 10%! Oddio! Giganteschi aumenti fiscali per gran parte dell'economia! Siamo Dannatamente Fregati (SDF)! Meglio riderci istericamente su "Hahahaha!" e dire addio agli ultimi barlumi di sanità mentale.

E le cose peggiorano, poiché John Williams di ShadowStats.com calcola che la disoccupazione, come misurata nel mondo REALE, sta languendo ad un tasso sbalorditivo del 23.2%. Oddio!

Eppure, come per magia, il Consumer Installment Debt è salito di $27 miliardi ad aprile raggiungendo complessivamente i $3.175 miliardi, nuovo record di sempre che spiega solo parzialmente perché il deficit mensile della bilancia commerciale fosse salito di $47 miliardi e quello commerciale di $65.8 miliardi! Queste sono tutte notizie terribili!

E non sono solo io che sta notando queste cose, anche John Rubino di DollarCollapse.com ha qualche altra cattiva notizia perché il "comprare al margine", misura speculativa per quanto riguarda le azioni, "ha raggiunto un picco a gennaio, è sceso a febbraio ed ora sta diminuendo pesantemente."

Non solo, ma "i tassi di interesse stanno sprofondando", indicando una diminuzione nella domanda di denaro, e "l'ampiezza del mercato si sta contraendo", che dal punto di vista numerico significa che sempre più azioni stanno scendendo piuttosto che salendo.

Probabilmente ha notato lo sguardo inorridito che si è venuto a creare sul mio volto dopo questa caterva di cattive notizie, ed è per questo che infine ha chiosato: "I vari stati del mondo stanno provando a gonfiare attivamente una bolla negli asset in modo da far sentire abbastanza ricco l'individuo medio affinché ricominci a spendere."

Beh, non mi sono mai sentito ricco e ho una famiglia che spende forsennatamente ogni giorno, quindi per me non significherebbe nulla. Ma possiamo concordare sul fatto che il mercato azionario, il mercato obbligazionario, il mercato immobiliare ed il mercato generale del debito non possano far altro che salire a seguito di uno tsunami di denaro che fluisce nell'economia attraverso la spesa pubblica.

Per provarvelo, vi propongo un'altra sua citazione: "Uno potrebbe dire che i mercati finanziari stiano rispondendo razionalmente alla prospettiva di bilioni di nuovi dollari ansiosi di finire in azioni e bond (oppure case di lusso, pezzi di arte e altri asset preferiti dall'1%)."

Il compiacimento per aver trovato qualcuno con cui concordare è stato subito soverchiato dal terrore: "Quello a cui stiamo assistendo, in breve, è un tentativo davvero affascinante da parte dei vari stati mondiali di sospendere quelle leggi che fino ad ora hanno regolato l'economia."

Leggi! Leggi dell'economia! E' come ho sempre detto anche io, Il Grande Mogambo (IGM) dalla grande bocca e dall'arroganza illimitata! Tanto per essere chiari: comprate oro, argento ed azioni petrolifere con particolare zelo, quando lo stato supporta attivamente l'enorme produzione di valuta da parte della Federal Reserve per finanziare mostruosità fiscali soffocanti! Fatelo perché esistono leggi in economia! Leggi!

Forse, in un volo di fantasia, potrei supporre filosoficamente e metafisicamente che suddette leggi siano nate al momento del Big Bang e della creazione dell'universo! Impressionante! Un sistema davvero chiuso!

E comunque una di queste leggi dice che l'oro, l'argento e l'energia acquistano valore durante il collasso di un sistema economico stupido, come l'attuale farsa keynesiana che propone di rimpiazzare la spesa al consumo (bloccata sotto il peso di una Federal Reserve che ha creato così tanto denaro da SEPPELLIRE vivo il consumatore sotto pile e pile di debito) con un'enorme spesa a deficit dello stato in modo da raccattare quanto più debito del Tesoro possibile! E il bello è che il conto salato sarà lasciato al contribuente sotto forma di aumenti delle tasse e dell'inflazione dei prezzi! Tutto ciò è più che oltraggioso!

Quindi se siete come me ed avete già smesso di leggere questo stupido articolo, e siete andati a controllare la posta o a bazzicare in qualche sito web a luci rosse, vi perderete questa Legge Dell'Economia Senza Tempo Vera Sin Dal Big Bang (LDESTVSDBB): comprate oro, argento e petrolio in un'economia a denaro fiat. Non ci perderete! E' la legge dell'universo!

Estasiato dalla saggezza cosmica di quanto detto, mi chiedo: "Che altro dire?"

Ci sono! Whee! Questa roba dell'investire è facile!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli