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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1248125
Aggiornato: 2 ore 27 min fa

Illusioni sull'origine della ripresa economica

Mar, 15/04/2014 - 10:11




di Greg Canavan


Mentre il polverone nei mercati del ferro e del rame si deposita a terra, facciamo un passo indietro e valutiamo i danni.

Entrambi i metalli sono fortemente coinvolti nella bolla del credito della Cina. Cioè, commercianti, speculatori e chiunque altro abbia voluto entrarci ha "monetizzato" le sue partecipazioni di rame/ferro e poi ha speculato con i proventi.

Nelle ultime settimane è diventato chiaro come le autorità cinesi abbiano voluto mettere fine a questa speculazione destabilizzante. Hanno quindi progettato una vendita di yuan nei confronti del dollaro. Questo perché un trading preferito tra gli speculatori era quello di fare una scommessa basata su un derivato: lo yuan avrebbe continuato ad apprezzarsi rispetto al dollaro. Politica monetaria allentata, come al solito.

Almeno fino a quando le autorità non vi hanno posto fine. Le loro azioni hanno un po' spaventato il mercato e hanno inflitto alcune perdite. Poi è arrivato il primo default di obbligazioni societarie, un altro avvertimento agli speculatori. Oltre a questo, c'è stato il recente report rilasciato dal parlamento cinese in cui si facevano numerose menzioni di un freno all'eccesso di capacità nel settore siderurgico. Un classico avvertimento lanciato a coloro che hanno puntato su quel minerale.

Combinati, questi eventi sembravano accadere uno dietro l'altro, ed è per questo che la scorsa settimana avete assistito a grandi diminuzioni di prezzo sia del rame che del ferro. Le liquidazioni tendono ad essere brevi e taglienti, quindi per il momento potete probabilmente aspettarvi un po' di calma in questi mercati.

Ma ora la questione è: com'è la domanda per questi metalli? Inferiore a quanto soleva essere. Dopo cinque anni di crescita del credito senza precedenti, possiamo tranquillamente dire che la performance passata non è indicativa del futuro.

Con il mercato in un umore rialzista, non c'è dubbio che spazzerà via le preoccupazioni della Cina e darà una lezione ad alcuni speculatori: speculazione finita, pasticcio ripulito, andiamo avanti.

A nostro avviso, questo è l'inizio del disfacimento della massiccia bolla del credito in Cina. Le autorità cercheranno di contenerla, e potrebbero anche riuscirci all'inizio, ma una volta che il masso guadagnerà velocità diventerà sempre più difficile fermarlo.

Però non c'è solo la Cina con un problema di bolla del credito/debito. Il mondo è davvero impazzito quando ha pensato che l'attuale "ripresa" fosse qualcosa di diverso dall'ennesimo tentativo di alimentare la crescita attraverso il debito.

Secondo un recente rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), da metà 2007 a ​​metà del 2013 i livelli di debito globali sono aumentati del 40% arrivando a superare i $100 bilioni. Si tratta di un aumento di $30 bilioni, gran parte del quale è debito pubblico.

Quindi cerchiamo di capirci qualcosa. Dopo aver sopportato le peggiori condizioni finanziarie ed economiche nella Grande Depressione, a causa dello scoppio della bolla del debito privato, abbiamo aumentato il nostro indebitamento del 40% per provare a progettare una ripresa. La sanità mentale è solo un ricordo sbiadito del passato?

Questa massiccia iniezione di "denaro" (perché il debito pubblico viene effettivamente speso nell'economia globale non appena viene creato) non ha nemmeno portato ad una crescita economica osservabile, ha solamente causato un paio di crisi e ha aumentato le tensioni sociali. Ben fatto!

Ma il meglio deve ancora venire. La relazione della BRI sottolinea, inoltre, che durante lo stesso periodo di tempo il valore di tutto l'equity mondiale è sceso di $3.86 bilioni, a $53.8 bilioni. L'equity rappresenta il capitale privo di rischi, mentre il debito è solo un obbligo verso qualcun altro. Il fatto che l'equity sia tornato a quello della metà del 2007, vi dà qualche indicazione circa il successo di questa "ripresa." Non stiamo creando ricchezza, stiamo solo creando guadagnai transitori alimentati dal debito.

Con l'equity in calo e il debito in ascesa, l'economia globale è nettamente più indebitata rispetto a prima. In realtà, secondo le cifre della BRI, i livelli di "gearing" del mondo sono passati dal 121% del 2007 al 185% del 2013.

Non c'è da meravigliarsi se i prezzi dell'equity stanno andando così bene in seguito all'ultima bolla del debito. Stanno beneficiando di un enorme aumento della leva finanziaria. Se siete confusi, considerate che "l'equity" è la base su cui la leva opera la sua magia.

Quindi se acquistate una casa da $500,000 con un acconto del 10%, il vostro "equity" sulla casa è di $50,000. Avete una leva finanziaria di 10 a 1. Se i prezzi delle case aumentano del 5%, il vostro equity guadagna $25,000, o il 50%. Ecco come funziona la leva finanziaria. Funziona anche nella direzione opposta. Un calo del 5% cancellerebbe il 50% del valore del vostro equity.

In altre parole, una piccola dose di crescita può tradursi in buoni guadagni di capitale in un'economia altamente dipendente dalla leva finanziaria. Questo è esattamente ciò che sta accadendo ora. La crescita del debito pubblico sta alimentando la crescita economica, la quale sta sfruttando i guadagni nei mercati azionari globali.

Sembra tutto grandioso, non è vero? Ma non pensateci troppo, potreste diventare un po' nervosi. Quanto tempo può durare? Finché avremo fiducia nei titoli di stato. Ma se i governi continuano a spendere come se non ci fosse un domani, questa fiducia diminuirà lentamente. Ecco perché si sta facendo tanto rumore per un contenimento della spesa ed un ritorno alla "normalità" per i tassi di interesse.

Ma questo non può avvenire se la crescita non rallenterà fino a livelli inaccettabili. Una crescita più lenta o stagnante in un'economia altamente indebitata inizierà ad impattare in modo negativo sui valori dell'equity, soprattutto se verrà seguita da una recessione (motivo per cui i "gestori" dell'economia faranno di tutto per evitarla).

In breve, siamo alla fine della linea temporale dell'attuale sistema del debito. E' incredibile, ma siamo riusciti ad allungarla per altri cinque anni utilizzando la credibilità dei governi di tutto il mondo e spendendo sempre di più.

Per quanto possiamo dire, non resta loro molta credibilità. Nei prossimi anni, ciò diventerà dolorosamente evidente. I tumulti nei mercati del credito della Cina potrebbero essere il catalizzatore della prossima crisi del debito. Perché se la Cina rallenta, gli Stati Uniti dovranno riempire il vuoto. Il che significa più spesa basata sul debito.

Questa potrebbe essere la goccia che farà traboccare il vaso.

Saluti


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il socialismo dell'Europa e della Svizzera ha reso gli immigrati un problema politico

Lun, 14/04/2014 - 10:10




di Frank Hollenbeck


Il partito populista svizzero, Unione Democratica di Centro, ha promosso e vinto un referendum per limitare il numero di immigrati nel paese. Il partito ha accusato gli immigrati di un abbassamento generale dei redditi e di "rubare" posti di lavoro che altrimenti sarebbero andati ai cittadini svizzeri. Ha anche incolpato gli immigrati per una miriade di altri problemi minori, come la scarsità di case e gli imbottigliamenti stradali. L'esito del referendum dispone che la Svizzera debba rinegoziare entro tre anni l'accordo bilaterale con l'UE sulla libera circolazione delle persone, o revocarlo del tutto.

La reazione dell'UE alla votazione svizzera è stata rapida. Ha sospeso i colloqui con la Svizzera sulla sua partecipazione alla ricerca Horizon e ai programmi di Erasmus. Ha anche fatto trapelare la possibilità di ulteriori sanzioni e ha dichiarato che l'attuale accordo bilaterale tra l'UE e la Svizzera non permette scelte selettive sulla circolazione dei lavoratori.

La risposta disattenta dell'UE alla votazione svizzera, dimostra che i politici europei sono ciechi alle implicazioni del voto svizzero il quale, in realtà, riflette la punta dell'iceberg politico.

La Svizzera è un paese con uno standard di vita elevato e un tasso di sisoccupazione molto basso (4.1%). Eppure la maggioranza ha votato per cacciare gli immigrati. Avremmo potuto aspettarci scelte simili in paesi che stanno messi molto peggio, come la Grecia e la Spagna, dove i tassi di disoccupazione sono a livelli record e la disoccupazione giovanile sfora il 50%. Il partito anti-immigrazione della Francia, il Fronte Nazionale, ha ottenuto buoni risultati alle elezioni locali e si è prenotato per svolgere un ruolo di primo piano nel prossimo futuro. Purtroppo, la piattaforma economica del partito è a favore di un controllo ancora più centralizzato, barriere commerciali e protezionismo clientelare.

E' un peccato che il socialismo europeo abbia portato a questi sentimenti anti-immigrati. Molte di queste posizioni, dopo tutto, sono basate su falsità radicate in idee popolari sbagliate.

La prima falsità è che abbiamo una quantità fissa di posti di lavoro disponibili. Se fosse davvero così, allora le più grandi popolazioni avrebbero i tassi di disoccupazione più elevati. Un esempio semplice chiarisce questo punto. Supponiamo di avere 100 persone che producono 100 cose. Che cosa accadrà alla disoccupazione se aggiungiamo 100 persone a questa comunità? I nuovi saranno disoccupati? Certo che no, i 100 nuovi individui producono e consumano. I nuovi arrivati permetteranno alla comunità di produrre e consumare molto più di 200 cose, grazie alla specializzazione del lavoro.

La crescita economica deriva da due fonti. La prima è un aumento della base di capitale, la quale aumenta la produttività marginale del lavoro. La seconda dagli utili derivanti dalla divisione del lavoro. L'aggiunta di 100 persone permette un aumento generale del livello di vita di tutti gli individui nella comunità. L'immigrazione in Svizzera ha aumentato, non diminuito, il tenore di vita del cittadino medio svizzero. Conduce ad un aumento dei salari reali, non ad una diminuzione. Gli immigrati hanno permesso al cittadino medio svizzero di specializzarsi meglio in altri campi, raccogliendo profitti lungo le linee del vantaggio comparato. Ciò che è vero per gli scambi tra le nazioni (entrambe guadagnano), vale anche per gli scambi tra gli individui. Che fine avrebbe fatto il rinomato settore farmaceutico svizzero senza il 45% di impiegati (la maggior parte dei quali è costituita da scienziati altamente qualificati) non svizzeri che lo compongono?

La seconda falsità vuole che gli immigrati siano i responsabili della mancaza di immobili. Fissando la sua moneta a 1.2 franchi svizzeri rispetto all'euro, la banca centrale svizzera ha ceduto il controllo della sua offerta di moneta. Dal 2007 l'offerta di moneta (M1) è aumentata oltre il 100%. Ciò ha gonfiato una bolla immobiliare e ha portato ad un aumento generale dei costi degli affitti. Inoltre, le leggi d'uso del suolo ed altri impedimenti edili hanno creato la stessa carenza di immobili come in Francia.

Che dire della congestione del traffico? Naturalmente è il settore pubblico, e non quello privato, che è responsabile per la costruzione delle strade e l'organizzazione del flusso del traffico. Gli elettori svizzeri sembrano dimenticare che anche gli immigrati pagano le tasse, le quali vengono utilizzate per costruire le infrastrutture stradali.

Il referendum avrà un maggiore impatto sull'economia svizzera rispetto a quello che pensano molti commentatori. La Svizzera è fortemente dipendente da una miriade di multinazionali. Raramente queste corporazioni esitano quando si tratta di cambiare la loro struttura per essere più competitive. Caterpillar ha stabilito la sua sede europea a Ginevra, principalmente perché ha negoziato con il governo svizzero un importante accordo sulle imposte sui redditi d'impresa. Questo accordo fiscale ha giustificato gli stipendi sensibilmente più elevati che Caterpillar paga ai suoi dipendenti svizzeri. Non ha molto senso che Caterpillar resti a Ginevra se è limitata, o incerta , sul numero di stranieri che può assumere. Caterpillar può spostare facilmente la sua sede in un paese dell'Unione Europea che consenta una libera circolazione di lavoratori e capitale, soprattutto se può negoziare un altro accordo sulle imposte sui redditi d'impresa in quei paesi (ad esempio, Spagna o Portogallo) alla disperata ricerca di investimenti esteri.

Il referendum svizzero ci mostra che si sta avvicinando una tempesta, e gli eurocrati sembrano ignorare la necessità di rivedere il loro modello socialista. Il governo greco, per esempio, ha dimostrato chiaramente di preferire che la sua popolazione sprofondi nella povertà (44%), che la sua nazione venga declassata da "sviluppata" a "in via di sviluppo" e che il suo tasso di suicidi raggiunga livelli record, piuttosto che attuare riforme strutturali seriamente orientate al mercato.

Benjamin Franklin disse una volta: "La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa avere per pranzo," e le implicazioni sono molto importanti poiché la maggior parte lavora per il governo o dipende dal governo per il proprio sostentamento. Naturalmente, niente di tutto ciò sarebbe stato possibile se i governi non potessero stampare denaro così liberamente. La tassazione diretta avrebbe reso chiaro alla popolazione che non esistono i pasti gratis.

Il socialismo svizzero ed il legame con l'euro hanno reclamato il loro pedaggio sull'economia svizzera, e molti immigrati ne pagheranno il prezzo. E' probabile che le cose peggiorino nel resto d'Europa, prima che possano migliorare.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Bolla immobiliare 2.0

Ven, 11/04/2014 - 10:16




di David Stockman


Le grandi campagne di stampa monetaria della FED inondano i canyon di Wall Street con denaro a costo zero. Cioè, la nostra banca centrale canaglia consente agli speculatori ed ai giocatori d'azzardo di accumulare enormi posizioni patrimoniali con prestiti a breve termine quasi gratuiti. E' come assemblare un'auto con acciaio, pneumatici , batterie, elettronica e vernice praticamente a costo zero. (Vedi “Yellenomics: The Folly of Free Money”)

Questa equazione truccata dovrebbe produrre un "effetto ricchezza" e quindi ingannare le masse affinché spendano di più oggi, lasciando il futuro in mano ai loro conti IRA. Purtroppo, dopo tre bolle devastanti in questo secolo — dotcom, immobiliare e il crollo azionario del 2008-09 — le masse non stanno abboccando all'amo della FED.

Pertanto l'unico "effetto ricchezza" tangibile è quello che passa attraverso la stampante monetaria della banca centrale ed il conseguente aumento dei prezzi degli asset, permettendo ai ricchi di diventare ancora più ricchi. Dopo tutto l'1% possiede più del 40% degli asset finanziari, ed il 10% ne possiede quasi i quattro quinti.

Gli zeloti accademici che gestiscono la FED stanno armeggiando con un sistema perverso che dona enormi vantaggi agli strati sociali superiori. Ma la ZIRP punisce ed indebolisce Main Street, e non c'è modo migliore di vederlo se non nella falsa ripresa immobiliare in corso — soprattutto il mini-boom dei prezzi delle case eruttato a Phoenix, Los Vegas, Sacramento, California del Sud e Florida, gli stessi luoghi gravemente tartassati dal crollo del 2007-2009.

Gli speculatori e gli hedge fund, armati con denaro quasi gratis, sono sempre a caccia di un nuove "asset class" con cui fare carry trade. Così, quando i prezzi delle case sono scesi del 40-70% nei mercati subprime più devastati e hanno causato un massiccio aumento dei pignoramenti, i giocatori d'azzardo di Wall Street non hanno perso tempo. Ben presto i loro agenti hanno raggiunto i gradini dei tribunali, aumentando i pignoramenti nell'ordine delle centinaia e delle migliaia. E nel casinò americano alimentato dalla FED, niente attirerà di più il carry trade di queste "nuove asset class" con prezzi in costante aumento.

I prezzi delle case in molti di questi mercati erano morti stecchiti, ma improvvisamente sono saliti del 25-50% nel corso di una breve intervallo di 10-20 mesi nel 2012-2013. Ed è fondamentale capire la ragione di questa inversione scioccante: gli hedgies di Wall Street e gli amanti dell'LBO alimentano la frenesia di acquisto in luoghi come Phoenix senza mai svenarsi col portafoglio — dal momento che si vantano di comprare basso e vendere alto. Ma lo fanno inseguendo i fogli di calcolo dei modelli finanziari, credendo che ogni prezzo sia "a buon mercato" finché i suddetti modelli sputano fuori l'IRR previsto (tasso interno di rendimento).

Ed è qui che entrano in gioco gli effetti funesti del nostro regime monetario pianificato centralmente. Questi modelli postulano periodi di investimento da 2-5 anni ed incorporano la promessa che la FED manterrà i tassi di interesse "bassi" durante quell'intervallo temporale. Con costi bassi e carry trade stabili, i ventinovenni in abiti da $5,000 dollari arriveranno a Scottsdale (AZ) a cavallo di tosaerba John Deere per far funzionare le loro nuove asset class — cioè, ricoprire il ruolo di proprietari di case unifamiliari in tutte le zone residenziali. Dopo aver accumulato migliaia di tali proprietà nei tribunali, ora sono in affari nel neonato business "buy to rent."

Come fanno questi "padroni di casa" della Harvard Business School a sapere cosa inserire nelle spese di gestione provvisorie (es. le erbacce, le infestazioni degli alberi, la muffa in cantina, le riparazioni idrauliche, la manutenzione del tetto e le lamentele dell'affittuario)? Non lo sanno! Le enormi operazioni messe insieme da artisti del calibro di Blackstone (@ 40,000 abitazioni) e Colony Capital (@ 20,000 abitazioni) sono in realtà affari "virtuali" in cui quasi tutti ricoprono il ruolo di "appaltatori." Ma questo è un eufemismo per ex-carpentieri, broker nel campo dei mutui subprime e periti immobiliari che hanno perso il lavoro dopo il crollo del settore immobiliare. Ora sono stati riciclati come acquirenti, esperti, consulenti e operatori nell'attività principe di questa nuova generazione di padroni di casa. Ed il loro compito è quello di generare volume – proprio come ai tempi dei mutui subprime: nome diverso, stessa vecchia storia.

E' possibile, quindi, che gli econometrici di Wall Street stiano sfornando modelli che includano costi irrisori e insostenibili sugli interessi, sottovalutando pesantemente le spese di gestione? No — è assolutamente certo! Di conseguenza, i loro modelli li hanno spronati a fare offerte troppo alte per le proprietà immobiliari. A dire la verità, questa nuova banda di "padroni di casa" non è affatto composta da cosiddetti pesci piccoli; stanno semplicemente cavalcando l'ennesima bolla.

In realtà, gli speculatori veterani di Wall Street non sono diventati miliardari con l'imprudenza o con storie d'investimento non plausibili. Conoscono a menadito il ciclo boom/bust seriale della FED. Siamo ora al terzo round sin dal 1990 e la formula vincente è chiara. In primo luogo, accumulare il più possibile gli asset scoppiati (a seguito della bolla) dopo che si è toccato il fondo; poi "finanziare" questi investimenti con titoli spazzatura e titoli cartolarizzati quando i money manager vanno alla disperata ricerca di rendimenti; e infine dirigersi verso la rampa d'uscita non appena si registrano guadagnai per un paio di trimestri e si possono infinocchiare i ritardatari alla festa (es. fondi comuni e investitori azionari) con qualche proiezione di profitto.

Dato questo scenario, l'imperativo è la velocità, il volume, la crescita del fatturato e degli investimenti. Non sorprende, dunque, che l'ultima cosa a cui stavano pensando gli speculatori di Wall Street era dare fondo alle loro risorse per riparare i tetti, quando 24 mesi fa si sono buttati a capofitto nei mercati immobiliari. Invece hanno abbracciato modelli d'investimento "O&M Lite" (gestione e manutenzione) — fiduciosi che il ciclo economico brevettato della FED avrebbe permesso loro di estrarre il biglietto vincente prima (per così dire) che i tetti sarebbero davvero crollati.

La miracolosa ripresa dei prezzi degli immobili in questi mercati corrisponde ad una sola cosa: un'altra bolla immobiliare — questa basata su una forma istituzionale di mutui subprime piuttosto che mutui retail. In particolare, i laboratori di metanfetamina di Wall Street hanno già inventato una nuova variante di rifiuti tossici sotto forma di rendite cartolarizzate. Detto in modo diverso, ora stanno affettando e sminuzzando i flussi di reddito sulla base di modelli ipotetici che prendono in considerazione l'occupazione media, il volume d'affari degli affittuari, gli aumenti degli affitti, i costi di riparazione e molto altro. Tutto ciò non è testato e probabilmente inconoscibile, poiché questo settore — distaccato da quello degli affitti — è nato solo ieri.

In sostanza, non dovrebbe essere tanto difficile capire perché la bolla della finanza della FED sia così perversa. Basta considerare la tesi controfattuale: immaginate che non ci sia un carry trade sulle linee bancarie e su altri tipi di finanziamento utilizzati per finanziare la fase di accumulo degli asset; ipotizziamo che per soddisfare i loro compensi, i manager (impauriti dal reddito fisso) non siano costretti ad inseguire un rendimento fino in fondo allo spettro del rischio; e supponiamo l'assenza di mercati IPO che prevedibilmente si arroventano durante le ultime fasi di queste bolle sponsorizzate dalla FED.

In queste condizioni non avreste tipi con abiti da $5,000 a cavallo di John Deere diretti a Scottsdale, né econometrici da strapazzo intenti a riparare tetti. Avreste invece esiti di libero mercato, dove le famiglie che hanno scelto di affittare case unifamiliari darebbero soldi a "signorotti" finanziariamente sobri ed operativamente competenti. L'idea che Colony Capital di Los Angeles o Blackstone di Park Avenue posseggano economie di scala magiche nel mercato degli affitti familiari, è semplicemente folle.

Ancora più importante, in un libero mercato non avreste movimenti di prezzo del 35% in 15 mesi. Ciò potrebbe accadere nei mercati del grano durante un periodo di siccità, ma non nel segmento immobiliare dove il giro d'affari degli asset è lento, i costi di transazione sono elevati, la domanda organica è vincolata all'espansione dei redditi delle famiglie e non ci sono picchi di hot money.

Purtroppo, i possessori di dottorati che assecondano il nostro politburo monetario sono letteralmente degli idraulici monetari amanti dei numeri: immaginano di dover pompare aggressivamente la "domanda" nella vasca economica della nazione, altrimenti nota come PIL potenziale. Di conseguenza, il fatto che i prezzi delle case siano aumentati per 19 mesi consecutivi ed abbiano sperimentato i loro più grandi guadagni sin dal 2005, è la prova che il livello dell'acqua sta arrivando al bordo – proprio dove avevano sperato.

L'errore qui è l'incapacità di considerare la qualità e l'origine dei numeri, non soltanto le loro grandezze quantitative. I prezzi in aumento in questa bolla immobiliare 2.0 non sono dovuti alla domanda organica, salutare e sostenibile dei proprietari. Quest'ultima è una funzione legata all'aumento dei salari delle famiglie, cosa decisamente scarsa. In effetti, i redditi salariali reali sono saliti solo del 2% rispetto a sette anni fa, quando la prima bolla immobiliare aveva raggiunto l'apice.

In verità, la FED è finita in un rompicapo economico. Il suo strumento, la ZIRP, non genera altro che un ciclo di aumenti dei prezzi degli asset del tutto avulsi dall'economia reale di Main Street.

Emergono due fattori chiave da questa bolla immobiliare 2.0. In primo luogo, la percentuale di case vendute in cambio di contanti è aumentata dallo storico 10% al 50% — un aumento sbalorditivo se pensiamo che oggi le famiglie non sono tanto a filo col denaro contante. Ma i bidoni di denaro che sono stati scaricati nei quartieri residenziali dai nuovi proprietari di Wall Street, hanno disattivato il “mortgage loan governor” sui prezzi degli immobili residenziali — un meccanismo che storicamente ha mantenuto i prezzi delle case ancorati ai rimborsi, ai redditi ed a rapporti passivi/attivi prudenti.

La ZIRP della FED non solo ha fatto volare i prezzi delle abitazioni, ma ha anche buttato fuori dal mercato i salariati onesti. Nonostante i tassi di interesse sui mutui trentennali siano ancora ad un livello storicamente basso, 4.5%, il reddito medio per finanziare un mutuo su una casa standard ammonta a $52,000 — cifra del 30% superiore al picco della bolla immobiliare 1.0 nel 2006.

Il motivo è perverso. In quel periodo le famiglie con un reddito di $40,000 riuscivano finanziare il prezzo medio di una casa, grazie anche alla disponibilità di certe opzioni di pagamento ed altri mutui subprime che hanno gonfiato artificialmente il potere d'acquisto dei mutuatari. La pulizia di questo sistema ha necessariamente richiesto un sostanziale adeguamento verso il basso dei prezzi precedentemente in bolla, e li avrebbe mantenuti bassi per un certo periodo di tempo in modo che i redditi delle famiglie ed i prezzi delle case sarebbero potuti tornare al loro rapporto storico.

Invece i tipi con abiti costosi a cavallo dei John Deere hanno fatto aumentare artificialmente i prezzi delle case con l'ingegneria finanziaria, e il miglioramento del reddito delle famiglie è stato escluso dall'equazione. Così, con gli standard dei mutui ipotecari un po' normalizzati — la compensazione dei prezzi medi degli immobili è stata in gran parte vaporizzata dalla bolla finanziaria.

Alla fine, non abbiamo affatto una sana ripresa del mercato immobiliare, ma una che viene sorretta da una bolla finanziaria. Il tradizionale capofamiglia che compra la sua prima casa è una figura pressoché assente, perché le giovani famiglie sono sepolte sotto $1+ bilione di debiti studenteschi.

In secondo luogo, circa 20 milioni dei 50 milioni di mutuatari della nazione sono ancora economicamente sommersi — cioè, hanno contratto così tanto debito durante la bolla immobiliare 1.0 che non possono ripagare il vecchio mutuo e le loro spese di intermediazione salgono. Infine, anche quelle famiglie che non sono sommerse, sono costrette ad inseguire un aumento artificiale dei prezzi delle abitazioni causato dalle speculazioni con la ZIRP.

Per molti aspetti, dunque, il mercato immobiliare della nazione non è mai stato così malsano. Invece di milioni di speculatori appartenenti a Main Street che hanno creduto fino alla fine che i prezzi delle case sarebbero andati alle stelle, ora abbiamo qualche migliaio di speculatori istituzionali che se ne andranno dalla città sui loro John Deere il più velocemente possibile — non appena troveranno medici e dentisti che acquistino le azioni e le obbligazioni spazzatura che vengono emesse per finanziare i giocatori d'azzardo di Wall Street, figure emerse solo grazie alla politica della FED.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


L'equazione della FED per guadagnare dal mercato azionario

Gio, 10/04/2014 - 10:05




di Bill Bonner


L'altro giorno, da bravi cittadini, abbiamo fatto una chiamata alla SEC.

"Esiste un grande sistema per manipolare i prezzi delle azioni," abbiamo detto all'agente amichevole.

"Devo dirle che la chiamata viene registrata in modo da poter meglio servire il pubblico," ha risposto.

"Oh, non si preoccupi. La NSA la registrerà comunque."

"Sta parlando di un titolo specifico?"

"Oh, no... di tutti."

"Vuol dire uno scandalo come quello di Madoff?"

"No... no... Questo va molto, molto oltre lo scandalo Madoff. Stiamo parlando di una manipolazione molto più grande. Intenzionale. Conoscenza premeditata. Pompaggio di tutti i prezzi delle azioni. Bilioni di dollari."

"Chi è il responsabile?" ha chiesto l'agente... con un certo tono preoccupato della voce. Iniziava a sospettare di avere a che fare un pazzo.

"La FED, naturalmente."

"Uh... grazie..."

"Deve braccare quei bastardi."

"Uh... sì... ci daremo un'occhiata."

"OK, grazie. Pensavo che avreste dovuto sapere."

La scorsa settimana Wall Street si è risvegliata dal suo torpore e si è strofinata gli occhi. Gli investitori si sono scrollati di dosso le cattive notizie del Giappone e dell'Europa.

Per quanto riguarda le cattive notizie provenienti dagli Stati Uniti... importavano a pochi. Sì, l'economia è più debole di quanto si pensasse — con il peggior report sul mondo del lavoro in due anni. No, non c'erano neanche buone notizie provenienti dagli utili societari.

Ma hey — i valori degli asset non dipendono più dalla performance dell'economia di Main Street. Questo è un mercato manipolato. Il Dow è salito di oltre 100 punti, invertendo una tendenza preoccupante.

Sin dall'inizio dell'anno, le azioni degli Stati Uniti sono state sempre vendute. Ma martedì scorso gli investitori sono tornati in riga... e hanno ripreso coi loro deliri...

Sì! L'unica cosa che conta è che la FED sia sempre pronta. Le azioni sono manipolate al rialzo. Volontariamente. Consapevolmente. Intenzionalmente.

Janet Yellen può anche parlare di un tapering del quantitative easing (QE). Ma non può attuarlo realmente. L'economia ha bisogno di più sostegno da parte della FED. Ma la FED non mette denaro nelle tasche delle famiglie normali. Potete constatarlo dando un'occhiata ai posti di lavoro, ai salari o ai prezzi al consumo. Il CPI statunitense si è mosso di poco.

Questo perché l'intervento della FED rimane confinato all'economia finanziaria — dove denaro facile e credito facile partoriti dalla ZIRP e dal QE alimentano direttamente i mercati azionari, obbligazionari e immobiliari.

Guardate un qualsiasi grafico azionario... identificate i giri di QE... e vedrete che QE = guadagni in borsa. La liquidità spinge in alto soprattutto i prezzi degli asset, non l'economia reale.

I prezzi degli asset non riflettono i "fatti" genuini riguardanti imprese o consumatori. Sono distorti e contorti dalle autorità.

La scorsa settimana abbiamo notato che sin dal 2009 azioni, obbligazioni e immobili hanno aggiunto $21 bilioni al bilancio della nazione. Ma al tasso a cui l'economia sta creando ricchezza reale, ci vorranno 70 anni per recuperare il ritardo con i prezzi degli asset. Azioni, obbligazioni e immobili contano tutti su una crescita che non avverrà mai. O almeno non accadrà abbastanza presto da giustificare tali prezzi elevati.

Quello che ha fatto salire così tanto le azioni l'anno scorso è stata la FED che ha reso disponibile un sacco di liquidità — mentre il governo federale ne ha utilizzato di meno rispetto all'anno prima. Ciò ha lasciato un sacco di liquidità in eccesso a vagare in cerca di una casa.

Che cosa ha trovato? Azioni e immobili!

Molto probabilmente continueremo su questa strada. Adesso seguitemi...

  1. I federali pensano di poter gestire l'economia
  2. Considerano le recessioni e/o il calo dei prezzi degli asset come problemi da aggiustare
  3. Pensano di poter prevenire queste cose con più QE

In effetti... hanno ragione!

Senza il sostegno della FED, l'economia sarebbe probabilmente finita in recessione. Il PIL degli Stati Uniti è salito di $350 miliardi l'anno scorso. La FED l'ha compensato con $1.2 bilioni in QE. Anche così, l'economia ancora arranca. Senza, l'economia crolla. La FED non potrebbe tollerarlo, quindi deve continuare con il QE.

Nel frattempo, il governo federale sta assorbendo $400 miliardi in meno rispetto allo scorso anno a causa di un deficit di bilancio più basso. Questo lascia un po' di capitali a spasso e bisognosi di adozione. Chi se li prenderà?

Azioni! Immobili! Sì, caro lettore, probabilemtne vedremo ulteriori guadagni nel 2014.

Questo è palese manipolazione dei mercati. La FED non la nasconde. Anzi, ne è addirittura fiera.

Suvvia, SEC, mettete in carcere gente per molto meno. Casi da qualche milioncino. Ed i pezzi grossi? Che ne dite di una cospirazione da bilioni di dollari per aumentare i prezzi delle azioni?

Arrestate Janet Yellen! Vogliamo vederla sfilare nella classica "perp walk."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La fine dell'austerità?

Mer, 09/04/2014 - 10:10
Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali il debito globale ha sforato i $100 bilioni. +$30 bilioni sin dall'inizio della Grande Recessione, e gli stati mondiali sono i responsabili principali. Proprio quelli che più si diceva fossero stati colpiti dall'austerità? Se questa è "austerità" ho paura a considerare il suo opposto. I bassi tassi di interesse forniti dalle politiche delle banche centrali hanno aiutato a creare questa situazione. Tenendo in vita attività decotte ed inutili per la prosperità del resto della popolazione, esse stanno lentamente erodendo il bacino della ricchezza reale da cui trae vigore il mercato, condannando ad una stagnazione perenne tutti coloro al di fuori della cerchia degli "amici degli amici." Ma al pubblico viene venduta un'altra storia. Tra gli oneri da ripagare basta togliere l'ammontare di interessi dovuti e "magicamente" le condizioni finanziarie degli stati migliorano. Solo i truffatori possono pretendere che un tale ragionamento possa contare.
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di Mark Thornton


Il presidente Barack Obama ha pubblicato di recente il suo bilancio in cui richiede la "fine dell'austerità." Si tratta di una dichiarazione davvero sorprendente, soprattutto perché arriva da un presidente il cui governo ha speso la più alta percentuale di PIL nella storia e ha accumulato più debito di tutti gli ex-presidenti messi insieme. Cosa intendeva dire con austerità?

In tutto il mondo ci sono dimostrazioni giornaliere di austerità. E' definita un veleno in tempi di crisi economica, mentre altri la definiscono come l'elisir delle depressioni economiche.

Il rifiuto dell'austerità da parte del presidente rappresenta la visione keynesiana che rifiuta l'austerità ed abbraccia un approccio alla recessione fatto di "spesa e prestiti" — aumento della domanda aggregata. Ciò che sta davvero rifiutando, sono i tagli infinitesimali al ritmo di aumento della spesa e gli ostacoli politici che si frappongono ai nuovi programmi di spesa.

Mentre i bilanci 2009-2012 sono risultati relativamente piatti, restano ancora superiori del 15% rispetto a quello del 2008 e del 75% superiori rispetto a quelli del decennio precedente. Questo balzo quadriennale della spesa è stato finanziato con $5 bilioni di aumento del debito nazionale. E questa si chiamerebbe austerità?

Il tipo di austerità che attira l'attenzione quotidiana della stampa di tutto il mondo è quella promossa dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale. Questo approccio "austero" prevede tagli ai servizi pubblici ed aumenti delle tasse in modo da rimborsare, a tutti i costi, i creditori corrotti del governo. Questo approccio pro-bankster, esasperato dai media, non fa altro che generare manifestazioni di piazza violente.

Gli economisti della scuola austriaca rifiutano sia l'approccio keynesiano sia quello tutto-tasse del FMI. Anche se gli "austriaci" vengono spesso soprannominati "austerici," essi sostegno un'austerità vera. Quest'ultima comporta il taglio dei bilanci pubblici, riducendo stipendi, benefici salariali e prestazioni pensionistiche. Comporta anche la vendita di beni pubblici ed il ripudio del debito pubblico. Invece di aumentare le tasse, l'approccio austriaco sostiene una diminuzione delle tasse.

Nonostante tutto il trambusto in paesi come la Grecia, non c'è stata affatto austerità... tranne che nei paesi dell'Europa orientale. Ad esempio, la Lettonia è il paese più austero dell'Europa e anche una delle economie in più rapida crescita. L'Estonia ha attuato una politica di austerità che è dipesa in gran parte da tagli agli stipendi statali. Al contrario, non c'è un'austerità significativa nella maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale o negli Stati Uniti. Come spiega il professor Philipp Bagus: "Il problema dell'Europa (e degli Stati Uniti) non è troppa austerità, ma troppo poca — o una sua assenza."

Austerità vera significa vivere secondo uno stile di vita molto limitato. L'esempio migliore è il monaco che vive mangiando lo stretto necessario per sopravvivere, che indossa abiti semplici, che possiede una mobilia costituita da pochi pezzi, e che utilizza solo gli utensili necessari. I suoi giorni sono caratterizzati da lunghe ore di lavoro e di preghiera, senza tempo libero da dedicare a hobby o ad altre attività di svago.

L'austerità applicata ad un intero paese non deve necessariamente essere così dura e ascetica. Significa semplicemente che il governo deve vivere all'interno dei propri mezzi.

Se il governo dovesse adottare uno stile di vita come il "monaco libertario" di sopra, allora dovrebbe ridurre semplicemente le spese per la difesa, senza eserciti permanenti e armi nucleari. Il debito nazionale verrebbe totalmente ripudiato. Ciò comporterebbe alcune difficoltà di breve periodo, anche se la prosperità di lungo periodo sarebbe maggiore.

In realtà, l'austerità tipica non è poi così severa. I dipendenti del governo vedrebbero tagli a salari, benefici salariali e prestazioni pensionistiche, misure necessarie per equilibrare il bilancio. I maggiori tagli cadrebbero su politici, nominati e burocrati di alto livello. Dato che tali riduzioni arriverebbero quando la maggior parte della popolazione si troverebbe a dover affrontare tagli e difficoltà, e dato che i dipendenti pubblici sono in genere molto ben compensati, non è irragionevole aspettarsi che loro sopportino la maggior parte del carico di una politica di austerità.

Un settore particolarmente adeguato per i tagli è la regolamentazione del governo. Quest'ultima è un onere sui contribuenti, scoraggia l'imprenditorialità e ci rende meno sicuri. Un recente studio empirico ha scoperto che la regolamentazione è estremamente costosa e che "l'eliminazione del posto di lavoro di un unico regolatore farebbe crescere l'economia americana di $6.2 milioni e creerebbe quasi 100 posti di lavoro nel settore privato ogni anno."

L'austerità vera funziona meglio con tagli fiscali. Per aiutare la crescita bisogna comprendere che alcune imposte sono molto scoraggianti per la produzione. I tagli fiscali su investimenti e capitali stimolano l'attività economica e la produttiva.

Gli aumenti delle imposte suggeriti dal FMI non hanno alcun senso. In tempi duri, le politiche di governo dovrebbero essere guidate dall'idea di aumentare la produzione, non renderla più onerosa tramite tasse più alte. Un po' come se il nostro monaco asceta costringesse i cittadini comuni a seguire i suoi doveri e oneri.

Il presidente Obama ha anche suggerito una maggiorazione delle imposte (di nuovo), proponendo di rimuovere le "agevolazioni fiscali" per i pensionati ricchi. Questo sarebbe il primo passo verso un raid nei nostri conti IRA. Alcuni hanno persino suggerito che "l'austerità" dovrebbe estendere le tasse agli enti di beneficenza e alle organizzazioni no-profit ed altri hanno suggerito di togliere loro le esenzioni fiscali, che non rappresenterebbe altro che un aumento sottobanco delle tasse. Questi sono alcuni dei suggerimenti più stupidi, soprattutto nelle crisi economiche, e non rappresentano affatto un'austerità vera.

L'austerità non significa, per esempio, tagli di bilancio che eliminerebbero la raccolta dei rifiuti o il licenziamento dei vigili del fuoco, lasciando intatti l'esercito, l'istruzione e lo stato spione. Questa è solo una forma di estorsione che non risolve il problema. Rivela solo la vera natura e gli intenti di chi lavora nel governo.

Lo stimolo keynesiano non funziona. Neanche l'approccio del FMI funziona. Solo l'austerità vera funziona. Questo significa tagliare i redditi, i benefici salariali e le prestazioni pensionistiche dei dipendenti pubblici. Questo da solo dovrebbe incoraggiarli ad avere una nave più piccola in futuro. Licenziare i regolatori, eliminare i regolamenti, tagliare le tasse e vendere gli asset del governo sarebbero tutte strategie utili nel processo di ripresa.

Il presidente Obama e il Congresso dovrebbero darsi da fare per decidere ciò che è meglio per l'economia e la popolazione americana, invece di arricchire se stessi e coloro che mangiano nella mangiatoia pubblica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Autodeterminazione individuale vs. Nazionalismo Ucraino o Russo, Parte II

Mar, 08/04/2014 - 10:08




[La prima parte di questo articolo la trovate qui.]



di Richard Ebeling


L'annessione della Crimea da parte del presidente russo Vladimir Putin ha riempito i titoli dei giornali di tutto il mondo, poiché sta tentando di invertire ciò che egli ha definito "la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo" – il crollo dell'Unione Sovietica. Ma occorre ricordare che questo conflitto ha le sue radici in due idee che hanno afflitto il mondo per oltre due secoli: il nazionalismo e l'interventismo del governo negli affari economici.

Nei primi anni del XIX secolo, la nuova idea nazionalista di autodeterminazione era considerata una logica estensione del concetto generale di libertà individuale e di libertà di scelta.


Proprio come un individuo dovrebbe avere la libertà di guidare la propria vita secondo i propri valori, credenze e ideali; proprio come dovrebbe essere libero di associarsi pacificamente con chi vuole sulla base di obiettivi condivisi o scambi reciprocamente vantaggiosi; allo stesso modo il popolo dovrebbe avere la libertà di scegliere in quale stato vivere.



Libertà e il governo sotto cui vivere

L'ideale liberale comprendeva il diritto individuale alla libertà di movimento. Cioè, se un individuo sceglieva di trasferirsi in un altro paese per vivere o lavorare, e finché restava pacifico nella sua condotta e pagava i suoi conti, allora non ci dovevano essere ostacoli giuridici che gli impedissero di migrare liberamente da una parte ad un'altra del mondo.

Così, se una persona non era d'accordo con il governo sotto cui viveva, o si considerava in qualche modo oppresso o perseguitato da sudetta autorità politica, aveva la libertà di "votare con i piedi" e trasferirsi presso una giurisdizione politica di suo gradimento.

Tuttavia, è stato anche sostenuto che le persone non dovrebbero lasciare la loro casa e paese a causa dell'oppressione di un governo tirannico. Dovrebbero essere in grado di influenzare e determinare la carica politica e, attraverso questa, le politiche attuate dal governo. Nacque così la necessità di un governo rappresentativo al posto delle monarchie assolute, le quali pretendevano di governare per "diritto divino."

È stato anche affermato, come nella Dichiarazione di Indipendenza americana, che quando un governo diventa opprimente, e dopo molti tentativi ragionevoli e pacifici di manifestare le proprie rimostranze, gli individui hanno il diritto di sostituire quel governo e formarne uno nuovo che farà rispettare i loro diritti inalienabili alla vita, alla libertà e alla proprietà acquisita onestamente. Questa fu la logica che i padri fondatori americani adottarono nella rivoluzione contro la Gran Bretagna e nel formare la propria nuova nazione e sistema politico.



Autodeterminazione e il diritto alla secessione pacifica

Ma perché gli uomini dovrebbero sopportare i costi umani e materiali del cambiamento violento, se non intendono più vivere sotto una particolare autorità politica? Così, sorse l'idea di un diritto alla secessione pacifica.

Se un gruppo di persone che ha condiviso una serie di valori e credenze comuni, o una lingua o una cultura, volesse formare il proprio paese (indipendente da quello a cui era appartenuto fino a quel momento), o si volesse unire ad un altro paese esistente tramite uno spostamento territoriale, dovrebbe essere libero di prendere tale decisione.

La premessa fondamentale di questo diritto alla secessione era da ritrovarsi nel diritto all'autodeterminazione dell'individuo. Lo spiego' con grande forza di persuasione l'economista austriaco Ludwig von Mises nel suo libro "Liberalism" (1927):

“Il diritto all'autodeterminazione, per quanto riguarda la questione della partecipazione ad uno stato, significa questo: ogni volta che gli abitanti di un determinato territorio, sia esso un villaggio, un intero quartiere o una serie di distretti adiacenti, rendono noto, mediante un plebiscito volontario, che non vogliono più rimanere in quello stato a cui sono appartenuti fino a quel momento, ma desiderano formare uno stato indipendente o trasferirsi in un altro altro stato, i loro desideri devono essere rispettati. Questo è l'unico modo per prevenire rivoluzioni e guerre civili o internazionali. . .

Il diritto all'autodeterminazione di cui parliamo, non è un diritto delle nazioni, ma piuttosto è il diritto di quegli abitanti in un territorio grande abbastanza da formare un'unità amministrativa indipendente. Se fosse possibile concedere suddetto diritto ad ogni singola persona, dovrebbe essere fatto.

Cio' non è fattibile solo a causa di considerazioni tecniche [es. forze di polizia e giustizia], le quali rendono necessario che una regione sia considerata come una singola unità amministrativa e che il diritto all'autodeterminazione sia limitato alla volontà della maggior parte degli abitanti di aree abbastanza grandi da contare come unità territoriali in grado di gestire un paese.”

Il collettivista si rivolge all'autodeterminazione nazionale

Il problema nacque tra il XIX e XX secolo quando l'idea del diritto individuale all'autodeterminazione, come spiegata da Mises, venne sostituita  dal concetto collettivista di autodeterminazione nazionale.

Cioè, l'unità del processo decisionale non era più l'individuo, ma "il popolo" definito come un gruppo nazionale che condivideva alcune caratteristiche comuni (es. linguaggio, cultura, religione, etnia o razza) e una presunta "patria nazionale" su una particolare area geografica.

Una volta insediato, il governo che rappresentava quel gruppo nazionale doveva usare la sua autorità politica per imporre l'uso di una determinata lingua, o indottrinare tutti gli abitanti di tale "stato-nazione" nei costumi e nelle tradizioni di quel gruppo nazionale attraverso la scolarizzazione, la propaganda e restrizioni all'introduzione di influenze culturali "aliene" – a prescindere dalla volontà dei singoli cittadini di quel paese, compresi quelli che avrebbero potuto costituire una minoranza linguistica o culturale.



Interventi governativi contro le minoranze nazionali

Spesso, nella storia europea, i governi nazionali hanno discriminato duramente le minoranze linguistiche, etniche o religiose all'interno dei loro confini nazionali. Vennero utilizzate procedure di regolamentazione per impedire a tali minoranze di praticare certe professioni o mestieri. Vennero imposte tasse che a parole erano definite "neutre dal punto di vista della lingua," ma che finirono per prendere di mira alcuni settori dell'economia al cui interno c'erano molti membri delle minoranze, ponendoli in una situazione di svantaggio competitivo rispetto al gruppo nazionale di maggioranza.

Gli interventi del governo nell'economia (attraverso tassazione e procedure burocratiche) hanno imposto oneri di parte sugli individui e sui gruppi linguistici, etnici e religiosi minoritari; misure quasi sempre nascoste sotto la copertura della "salvaguardia" del patrimonio culturale, linguistico o storico del gruppo nazionale di maggioranza.

Qui possiamo osservare la cosiddetta "autodeterminazione nazionale" e gli attuali dilemmi interventisti nella crisi internazionale tra Russia e Ucraina. Questa parte d'Europa non ha mai avuto la possibilità di assorbire completamente le idee "dell'Occidente" riguardo la filosofia politica dell'individualismo, della libertà personale, della proprietà privata, del rispetto dei contatti e dello stato di diritto imparziale.



Il collettivismo della Russia imperiale e sovietica

L'unico scopo del governo è quello di saccheggiare gli altri attraverso privilegi politici, favori e "connessioni" con coloro che hanno autorità, questo concetto ha pervaso la Russia sia in epoca imperiale (prima della rivoluzione bolscevica) sia in epoca comunista nei settantacinque anni di pianificazione centrale dell'economia.

Nella vecchia Russia sotto la monarchia assoluta, lo zar era il proprietario nominale di tutte le terre e delle proprietà sopra di esse. Il possesso non era un "diritto" che apparteneva all'individuo, ma un privilegio concesso dallo zar ad una persona e ai suoi eredi.

Sia il plebeo che il nobile potevano vedersi togliere dallo zar tutto ciò che possedevano se fossero caduti in disgrazia o se si fossero opposti ai desideri del sovrano assoluto. Ciò includeva anche l'esilio nelle vaste terre desolate della Siberia.

Dopo la rivoluzione comunista del 1917, tutti i terreni di proprietà privata e il capitale vennero confiscati e trasferiti al nuovo stato socialista rivoluzionario. I mezzi di produzione erano controllati e gestiti dal nuovo governo sovietico attraverso un sistema globale di pianificazione centrale – ovviamente in nome del popolo e per il suo bene.

Con il governo socialista come singolo produttore e datore di lavoro, il destino di ogni persona all'interno dell'Unione Sovietica era determinato da come egli si sarebbe inserita nel "piano" socialista di costruire un radioso futuro collettivista.



Privilegi politici nella società sovietica "senza classi"

La cosiddetta "società senza classi" dell'Unione Sovietica era un intricato sistema di potere, privilegio e controllo comandato dal Partito Comunista. Le gradazioni di privilegio permeavano tutto il sistema sovietico: assegnazioni di appartamenti, accessi speciali a negozi di alimentari e cliniche mediche, accettazione in istituti di istruzione superiore e in resort, il tutto in base alla propria posizione all'interno della struttura del partito o all'occupazione nelle diverse imprese statali.

Il sistema sovietico funzionava in base al "rango" posseduto all'interno delle gerarchie di potere. Nella struttura del Partito Comunista i subalterni versavano un "tributo" a quelli sopra di loro sotto forma di "doni" e "servizi," ricevendo, a loro volta, "favori" e vantaggi per la loro lealtà e obbedienza. Un sistema che ricordava molto quello feudale tra signori e servi della gleba.

In tale sistema il concetto di "diritto" alla vita, alla libertà e alla proprietà non aveva alcun significato. L'unica regola era quella di prendere ciò che si poteva da qualsiasi accesso privilegiato alle risorse e ai beni posseduti e prodotti dallo stato.

Ingannare, manipolare e rubare quello che si poteva era la natura della "concorrenza" nel paradiso della pianificazione centrale socialista. L'unica "regola del gioco" era quella di non farsi prendere, cercando di rimanere "nelle grazie" dei propri superiori nella struttura comunista del potere e di usare gli altri in qualsiasi modo che potesse favorire il proprio interesse personale.



Ucraina e Russia, terre di saccheggio

Questo è il lascito ereditato da chi è salito al potere nella nuova e "democratica" Ucraina, così come è accaduto anche nella Federazione russa post-sovietiva.

Ogni partito politico che sin dal 1991 ha vinto le elezioni in Ucraina, ha usato il potere dello stato per arricchire i suoi membri più importanti e coloro che hanno fornito sostegno e fedeltà in cambio di privilegi e favori vari.

L'Ucraina, come la maggior parte delle altre ex-repubbliche sovietiche, è stata una terra di abusi, corruzione ed enormi saccheggi da parte di oligarchi plutocratici e gruppi di interesse in grado di manipolare le sale interventiste del potere politico.

In Ucraina le migliaia di persone che nel febbraio scorso manifestavano contro il governo corrotto e assassino di Victor Yanukovich, hanno mostrato il desiderio, e alcuni perdendo anche la vita, di volere un paese "nuovo" e più filo-occidentale.

Eppure tra questi ucraini c'è un numero significativo di ardenti nazionalisti che è più interessato alle proprie concezioni collettiviste che ad una società più aperta e libera, in cui ogni cittadino puo' scegliere volontariamente su questioni come lingua e cultura, e puo' vivere la propria la vita così come ritiene giusto.

A questo proposito la differenza principale tra Ucraina e Russia sin dal crollo dell'Unione Sovietica, è che la Russia è un paese più grande da saccheggiare e di gran lunga peggiore nel suo autoritarismo politico sotto Vladimir Putin.

Nulla accade in Russia senza collegamenti, "spinte" e tangenti. I diritti di proprietà non hanno alcun significato – un giorno avete un'attività e quello successivo puo' essere confiscata con false accuse; poi se il proprietario è russo puo' essere imprigionato e mandato in Siberia, se invece è straniero puo' essere espulso dal paese con relativa perdita del suo investimento.

I mezzi di informazione, in particolare la radio e la televisione, sono sotto il controllo monopolistico del governo. Anche i giornali "indipendenti" ed altri punti di informazione su internet sono soggetti a gradi coscienti di auto-censura sotto la minaccia di arresti. Agli occidentali vengono revocate le varie autorizzazioni ed i visti per risiedere in Russia, se malauguratamente decidono di diffondere informazioni che in qualche modo rappresentano una sfida o una minaccia per l'attuale sistema di potere russo.

Il dissenso in strada è spesso placato con la mano pesante della polizia, e con il pericolo di ammende elevate e periodi incerti di reclusione.



I conflitti etnici all'interno della Russia

Inoltre, il governo centrale russo, quelli regionali e quelli municipali hanno trattato con dispotismo alcune minoranze etniche nella Federazione russa. Diversi gruppi musulmani nella regione montuosa del Caucaso, in particolare i ceceni, hanno tentato di ottenere l'indipendenza nazionale.

Questa situazione ha portato distruzione e migliaia di morti, poiché il governo russo sotto Putin ha cercato di schiacciare le ribellioni in quella parte del paese. In risposta, i ceceni e altri gruppi affini hanno fatto ricorso ad attacchi terroristici indiscriminati a Mosca e, più di recente, in una stazione ferroviaria a Volgograd.

In molte parti del paese i russi sono arrabbiati e spaventati. I ceceni e gli altri gruppi nella regione meridionale della Russia europea sono stati maltrattati, derubati e in alcuni casi sono stati uccisi. Nonostante il fatto che ogni cittadino russo abbia libertà di movimento e residenza entro i confini della Federazione russa, i ceceni e altri gruppi sono stati costretti ad ottenere permessi di soggiorno o addirittura sono stati espulsi da Mosca e da altre città, solo a causa della loro etnia.



Il conflitto ucraino e russo per la Crimea

A Kiev si dice che la Crimea sia parte integrante dell'Ucraina e non può distaccarsene senza l'approvazione di tutto il paese. A Mosca si dice che la Crimea rappresenti una zona storicamente importante per la Russia, e il popolo della penisola dovrebbe decidere se aderire o meno alla Federazione russa.

Il problema è che la Crimea è popolata da tre gruppi: russofoni che costituiscono quasi il 60% della popolazione, ucraini che rappresentano circa il 25% delle persone e tartari musulmani che costituiscono crica il 12% della popolazione.

Se un referendum sul futuro della Crimea dovesse chiamare alle urne tutta la popolazione dell'Ucraina, o i rappresentanti nel parlamento di Kiev, la maggioranza ucraina voterebbe senza dubbio contro. La maggioranza di russofoni in Crimea sarebbe costretta a vivere in un paese al quale non si sente di appartenere.

Qualsiasi votazione in Crimea, anche se "giusta" e sotto il controllo internazionale per impedire "irregolarità," finirebbe inevitabilmente con la vittoria della maggioranza russa e l'unificazione alla Federazione russa. Cio' forzerebbe molti ucraini e tartari ad essere cittadini di un paese (la Russia) nel quale non vorrebbero vivere.

Dopo il comportamento criminale delle bande russofone "di difesa" e quello brutale delle forze militari russe sin dalla loro "non invasione," le minoranze ucraine e tartare si sentirebbero certamente frustrate e timorose se il risultato di un referendum fosse pro-Russia.

Nel contempo, dato che un numero considerevole di russofoni in Crimea ha sostenuto il movimento per l'annessione alla Russia, se la penisola dovesse rimanere all'Ucraina il risentimento e la rabbia nei loro confronti potrebbe facilmente tradursi in una spirale di "ritorsioni," o anche l'arresto e la detenzione di alcuni di loro come "traditori" alla madrepatria ucraina.

Questi possibili esiti rispecchiano l'effetto dell'autodeterminazione pensata in termini nazionalistici e collettivisti: deve decidere la "nazione ucraina nel suo complesso," o deve decidere la maggioranza all'interno della penisola di Crimea e imporre il risultato alle minoranze etniche e linguistiche.



Una soluzione per la Crimea più in sintonia con l'autodeterminazione individuale

Quale potrebbe essere una "terza via" liberale al posto di un referendum ucraino a livello nazionale o un plebiscito inneggiante a "chi vince si prende tutto"? Una soluzione a questo dilemma, come discussa da Ludwig von Mises, prevede che ogni villaggio e città in Crimea abbia un plebiscito in cui i residenti possano decidere tra l'indipendenza, la riunificazione con la Russia, o restare con l'Ucraina.

La nuova mappa politica della Crimea assomiglierebbe molto ad una scacchiera colorata: quei villaggi o città a maggioranza ucraina e tartara, sarebbero dello stesso colore dell'Ucraina; altre porzioni della Crimea, forse gran parte della penisola, sarebbero dello stesso colore della Russia; e alcune aree sarebbero di un colore diverso da quello dell'Ucraina o della Russia, se in quei distretti o città la maggioranza optasse per formare un governo separato.

Le minoranze etniche o linguistiche sarebbero sollevate dal disagio continuo di trovarsi circondate da una maggioranza di persone che parla una lingua diversa o pratica diversi costumi? Scomparirebbero discriminazione politica o favoritismo della maggioranza se venisse utilizzato il potere dello stato? Purtroppo, la risposta è solo una: "No."

Finché la gente crederà che regolamentare il commencio e l'industria, redistribuire la ricchezza e interferire nella libera associazione delle persone sia dovere e responsabilità del governo, il potere politico verrà usato a beneficio di alcuni e a spese di altri.

Ma un sistema di plebiscito locale nel determinare la formazione dei governi e dei confini delle entità politiche, darebbe ad ogni individuo più peso nel decidere il proprio futuro rispetto a quando è perso nella grande massa di persone del moderno stato-nazione. E come minimo tenderebbe a minimizzare il numero di persone che potrebbero trovarsi ad essere una minoranza etnica o linguistica.

Il fatto che alcune delle aree appartenenti ad una certa autorità politica potrebbero non essere contigue, ma separate da territori di altri paesi, non dovrebbe essere considerato un problema se tra di loro esiste un minimo di libertà di circolazione e di libero scambio. Un risultato particolarmente illuminante dell'Unione Europea è stata l'abolizione dei controlli alle frontiere, così la gente può muoversi liberamente tra i paesi membri (come fanno gli americani tra i vari stati degli Stati Uniti).

Se un metodo più liberale venisse applicato ovunque per risolvere questi tipi di controversie, allora i confini statali e le frontiere politiche non sarebbero più determinate dal sangue e dalla conquista, ma dalle scelte delle stesse persone che risiedono in tali aree.

Inoltre, potrebbero essere oggetto di revisione al cambiamento della demografia e delle preferenze delle persone. Un plebiscito potrebbe essere tenuto una volta ogni dieci o venti anni, come formalità. Oppure potrebbe essere tenuto ogni volta che, per esempio, i due terzi della popolazione in una zona presentino una petizione per indire un tale plebiscito.

Tale modo di definire i confini delle entità politiche non implica necessariamente il nazionalismo esclusivista. Gli abitanti di alcune regioni, città o distretti potrebbero voler formare stati separati o unirsi a quelli più grandi (multi-etnici, multi-linguistici e culturalmente diversi). Inoltre, nella misura in cui c'è libertà di movimento e di commercio, tutti possono trarre vantaggio dalla diversità della cultura mondiale e da una divisione del lavoro internazionale.



L'ideale dell'autodeterminazione individualista per il futuro

Purtroppo tante persone ed i loro governi non sono pronti per un tale sistema di tolleranza e rispetto nello stabilire gli affari politici e le linee di confine. Troppi ancora sostengono il punto di vista collettivista secondo cui il gruppo o la tribù possiede l'intero territorio di uno stato-nazione, compresi coloro che vivono, lavorano e muoiono al suo interno.

Ma possiamo desiderare che dopo un certo numero di guerre e campagne di terrorismo contro gli innocenti, le persone possano finalmente riuscire a vedere l'importanza e il valore del rispetto dei diritti e delle scelte degli altri individui con i quali vivono in questo mondo travagliato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Salario minimo: La prova del nove per gli economisti

Lun, 07/04/2014 - 10:13
«“Si potrebbe fare alla svelta una legge sul salario minimo che preveda il carcere per i datori di lavoro che non la rispettano». È la proposta del viceministro per l’Economia Enrico Morando, intervenuto al workshop Ambrosetti di Cernobbio. Morando pensa a «un accordo di secondo livello che possa derogare su tutto,tranne che sulle disposizioni di legge, rispetto al contratto nazionale.” [...]
La proposta di Morando si inserisce nel secondo pacchetto di misure del Jobs act del governo Renzi. ddl di delega al Governo per la riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, il riordino dei contratti e il sostegno alla maternità e alla conciliazione è stato infatti presentato al Senato.
È l’altro tassello, dopo il decreto su contratti a termine e apprendistato, già in discussione alla Camera. La delega, come tale, fissa i principi e i criteri degli interventi da realizzare. Il governo avrà poi sei mesi di tempo per i decreti legislativi. Tra gli obiettivi indicati, la revisione della cig (quella in deroga andrà ad esaurirsi, come già previsto dalla riforma Fornero), l’introduzione dell’assegno universale di disoccupazione, del contratto a tutele crescenti, del compenso orario minimo, l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione fino ad un "tax credit" per le mamme.»


-- Morando: “Ora legge su salario minimo, in carcere i datori che non la rispettano”, La Stampa, 5 aprile 2014.
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di Gary North


Nel corso dell'ultimo mezzo secolo ho imparato che esistono due criteri per capire se un economista ha davvero a cuore l'idea di scambio volontario come mezzo per aumentare la produttività ed i proventi netti. Uno di questi è il libero scambio. L'altro è il salario minimo come fonte di aumento della disoccupazione.

Il primo di questi criteri risale a The Wealth of Nations di Adam Smith (1776), e prima di lui, più di 20 anni prima, agli scritti del suo amico David Hume. Entrambi si opposero a quello che oggi viene chiamato mercantilismo: la coercizione dello stato per aumentare la ricchezza nazionale.

Entrambe queste posizioni -- libero scambio tra le frontiere e libero scambio nei rapporti di lavoro -- vanno a favore di contratti volontari tra individui.

La tesi del libero scambio di solito viene presentata in termini di commercio oltre i confini nazionali, ma si può dire lo stesso se assistiamo a transazioni oltre qualsiasi confine. A nessuno importa se le merci attraversano le frontiere statali, i confini provinciali e i CAP, ma se ne discute quando abbiamo a che fare con i confini nazionali. Questo perché gli oppositori del libero commercio discutono solo dei confini nazionali. Questa limitazione giurisdizionale è illogica, proprio perché il protezionismo è illogico.

Il salario minimo ostacola i contratti volontari tra datori di lavoro e dipendenti. Riduce il numero di tali contratti perché aumenta il costo della contrattazione. Rende illegale la contrattazione dei salari al di sotto del salario minimo, esattamente nello stesso modo in cui le quote sulle importazioni rendono illegali eventuali contratti fra individui che vivono su lati opposti di un confine nazionale. I costi vengono aumentati dalla burocrazia, cioè dalla minaccia di sanzioni negative. Pertanto viene chiamata in causa una della leggi economiche fondamentali: a parità di condizioni, un prezzo superiore diminuirà la richiesta di un determinato bene. Se si nega questa legge, si nega ogni ragionamento economico. Se il rapporto prezzo-quantità richiesta non è vero, allora l'intero corpus della teoria economica non è vero. Non esiste una teoria economica coerente se suddetta legge non è vera.



GRUPPI CON INTERESSI PARTICOLARI

I gruppi con interessi particolari assumono economisti che sostengono che, in certi casi, questo rapporto prezzo-domanda non è vero. Alcuni gruppi di imprese vogliono tariffe più alte e quote sulle importazioni più elevate affinché possano assicurarsi un mercato interno protetto, e quindi prezzi più alti, e quindi maggiori profitti. Assumono economisti che sostengono che le tariffe e le quote non limitano la crescita economica. Non dicono il motivo per cui vengono richieste tariffe e quote (e cioè, per limitare il commercio), ma sostengono che queste restrizioni siano un bene per la nazione nel suo complesso.

Al contrario, quegli economisti che difendono un aumento del salario minimo sostengono che questa legge va ad aumentare la scelta individuale ed il benessere dei lavoratori in generale, senza danneggiare i datori di lavoro. Questa è una follia. Non vi è altro modo per descriverla in modo più preciso. Questa è una follia. Ciò significa che l'economia non sarebbe più coerente. Eppure scopriamo, anno dopo anno, che sempre più economisti giungono alla conclusione che il salario minimo sia una buona idea. Negli ultimi 35 anni la percentuale di economisti che crede che il salario minimo crei disoccupazione per i lavoratori a basso salario, è diminuita di circa il 90% fino a raggiungere circa il 50% di tutti gli economisti.

Grazie ad un recente documento del Congressional Budget Office sugli effetti di un salario minimo a $10 l'ora, che secondo il CBO crea disoccupazione per mezzo milione di persone, coloro che difendono il salario minimo sono andati su tutte le furie negando la legittimità di tale documento. Si tratta di una questione importante, perché Obama vuole aumentare i salari minimi a $10 l'ora. Si tratta di una questione politica molto calda. Per Obama sarà una grande vittoria, se riuscirà a convincere la maggioranza dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti a votare questa modifica.



UN DIFENSORE DEL SALARIO MINIMO

Il seguente è un fatto importante. Lo apprendiamo da un articolo pubblicato sul sito Politico. "Michael Reich è professore di economia e direttore dell'Institute for Research on Labor and Employment presso l'Università della California, Berkeley."

Chi è costui? Ce lo dice la voce su Wikipedia. Nel 1968 è stato uno dei fondatori dell'Union of Radical Political Economists, l'ala New Left/marxista all'interno della professione economica. Apprendiamo anche questo:

Negli anni '60 e '70, Reich ha lavorato con David Gordon, Richard Edwards ed altri economisti marxisti e neo-marxisti ben noti. Concentrandosi sull'economia del lavoro, il gruppo ha ristretto il proprio campo sui mercati del lavoro segmentati . . . .

Reich è stato un insegnante presso la Boston University per tre anni, e poi nel 1974 è diventato assistente professore di economia presso l'Università della California a Berkeley. Nel 1989 è stato promosso a professore ordinario. Reich ha tenuto corsi sull'economia marxista, sull'economia politica e sulla storia del pensiero economico.
Cos'è l'Institute for Research on Labor and Employment? Si tratta di un'appendice di estrema sinistra a Berkeley che è all'opera da 60 anni. Ottiene soldi dalle fondazioni di sinistra. Attualmente svolge attività di ricerca in queste aree: California Living Wage, Green Economy, Health Care Reform, Job Creation, Minimum Wage. (http://www.irle.berkeley.edu)

A differenza dell'Hoover Institution, che è giuridicamente distinto dalla Stanford University e finanziato privatamente, l'IRLE è parte integrante dell'Università -- finanziato dalla California. Ottiene notevole prestigio da questa connessione legale.

Niente di tutto questo viene menzionato su Politico.

In un articolo di Reich, che è stato proprio pubblicato su Politico, apprendiamo quanto segue.

Qui non siamo nel mondo semplice dell'ABC dell'economia, in cui un prezzo più elevato, cioè un salario minimo più alto, significa automaticamente meno domanda di lavoratori.
Fin dall'inizio, l'autore dice che quello che sta per presentare non è ciò che viene insegnato dall'ABC dell'economia. Ma ciò che viene insegnato dall'ABC dell'economia è considerata la base della teoria economica moderna. Di solito è materiale keynesiano. Può essere neoclassico. Non è della scuola austriaca. Ciononostante rappresenta il cuore dell'istruzione formale nella teoria economica, e fin dall'inizio dell'articolo apprendiamo che quello che leggeremo non è ciò che viene insegnato dall'ABC dell'economia.

Problema: "Perché dovremmo credere alle sue conclusioni?" Inoltre, se dovessimo credergli, perché dovremmo credere nell'ABC dell'economia? In altre parole, se ha ragione, allora l'ABC dell'economia non è corretta -- per niente. Ad un prezzo più alto, qualcosa sarà richiesta di più. Ma se l'ABC dell'economia non è corretta, che cos'è economia? E' ovvio quello in cui vuole farci credere: l'economia New Left o addirittura il marxismo.

Perché sarebbe buono un aumento obbligatorio del salario minimo? Ci dice questo:

Per esempio, l'offerta di lavoro può anche rispondere facilitando ai datori di lavoro l'assunzione di lavoratori ed il prolungamento del loro impiego. I lavoratori più esperti sono i lavoratori più produttivi. Le imprese possono anche aumentare i loro prezzi piuttosto che ridurre il numero dei dipendenti. Gli economisti considerano l'effetto di un aumento di salario minimo come una questione da definire attraverso prove empiriche.
Se per i datori di lavoro è possibile assumere lavoratori e prolungarne il tempo dell'impiego grazie al salario minimo, allora è altrettanto possibile che raggiungano tale esito se aumentassero i salari unilateralmente. Questo presuppone che siano disposti a pagare salari più elevati al fine di ottenere un certo risultato: meno turnover. Se è possibile ottenere un vantaggio seguendo tale pratica, sarebbe ancora più vantaggioso se solo le società imprenditoriali verificassero questa teoria. In seguito le altre imprese potrebbero copiarle. In questo modo ci sarebbero un sacco di casi di studio sui benefici dell'aumento dei salari.

Ma l'autore non raccomanda tutto ciò, anzi non lo menziona affatto. Quello che dice è che ci dovrebbe essere una legge nazionale che imponga questo cambiamento, e solo allora, sotto la minaccia di sanzioni negative, le aziende scopriranno che salari più alti imposti per la legge produrranno questi benefici. In altre parole, lo stato è tenuto ad imporre sanzioni negative affinché gli uomini d'affari riconoscano gli enormi benefici dervati da un salario superiore ai livelli di mercato. E' un processo che passa per una sola strada: rendere illegale il sistema dei prezzi di mercato in quei settori dell'economia che sono sotto la legislazione del salario minimo.

Non si ferma qui. Sprofonda ancora di più nelle paludi dell'irrazionalità economica. In ginocchio nel fango, il Dr. Reich continua così.

I miei co-autori ed io dimostriamo che i confronti tra gli stati che hanno aumentato i salari minimi, non rappresentano un campione casuale di tutti gli stati. Si differenziano in base alle loro tendenze occupazionali. Poi mostriamo che in quegli stati con salari minimi più alti, rispetto a tutti gli altri, la disoccupazione tra gli adolescenti stava già crescendo (seppur lentamente) due anni prima che fossero introdotti tali aumenti. In altre parole, salari minimi più alti sono correlati ad una crescita minore dell'occupazione, ma non ne consegue che ne siano la causa.
Quindi la disoccupazione tra gli adolescenti stava crescendo più lentamente in quegli stati con salari minimi più alti. Questo è esattamente ciò che insegna l'ABC dell'economia, ed è esattamente ciò che insegna l'economia della scuola austriaca. Ma ci viene detto che l'aumento del salario minimo non ne è la causa. Quale sia la vera causa non si sa, ma viene sottolineato che non è colpa del salario minimo.

Questo è l'approccio standard degli economisti quando trovano qualcosa che conferma empiricamente la teoria economica, ma che non vogliono che sia confermata. Danno la colpa a qualcos'altro. Deve essere stato qualcos'altro, perché se esiste causa-effetto nella teoria economica, allora gli elettori possono resistere all'intervento dello stato. Quindi se il risultato di una legge statale o federale è esattamente ciò che insegna l'ABC dell'economia e se questo risultato è negativo per la crescita economica, allora l'economista dirà che le statistiche sono solamente correlate a questo risultato negativo. La correlazione è solo una di tante cose, una di tante cose folli. Ma non è la causa.

In breve, sostengono che non esista causa-effetto in economia. Ma in questo caso, l'assenza di causa ed effetto è la prova del nove. Questo economista afferma la legittimità del controllo dei prezzi -- un minimo ai prezzi -- per migliorare l'economia.



MASCHI ADOLESCENTI NERI

Sappiamo dove si manifestano con molta probabilità i principali effetti del salario minimo: nell'impiego di maschi adolescenti neri. Qui è dove l'economista dovrebbe iniziare il suo studio statistico. Perché? Perché i dipendenti meno desiderabili sono i maschi adolescenti neri. Sono discriminati dai datori di lavoro. Questa è stata una realtà sin dal dopoguerra. Questo è il motivo per cui gli studi passati sugli effetti del salario minimo si sono concentrati sulla disoccupazione maschile degli adolescenti neri. La correlazione statistica è così stretta che questo è stato l'esempio preferito da coloro che si oppongono al salario minimo. Ogni volta che è stato aumentato il salario minimo, dopo un breve lasso di tempo è salito anche il tasso di disoccupazione dei maschi adolescenti neri. Ciò è stato studiato per più di mezzo secolo. Non ci sono state eccezioni a questo risultato. Conclusione: le statistiche confermano la teoria dei prezzi.

Quindi gli economisti che non vogliono accettare questa correlazione vanno alla ricerca di altri tipi di correlazioni, in modo che possano negare che la suddetta correlazione abbia qualcosa a che fare con la causalità. Questo è ciò che hanno fatto i difensori del salario minimo per oltre mezzo secolo. Il problema è che la maggior parte degli economisti è giunta alla conclusione che questa destrezza di mano sia addirittura legittima; non solo, ma che riesca anche a smentire l'ABC dell'economia.

Viviamo in un mondo dove c'è una quantità crescente di persone che consegue un dottorato in economia, eppure non capisce la materia che ha studiato. Non credono nell'ABC dell'economia. Non credono nell'assioma fondamentale dell'economia (es. quando aumentano i prezzi, a parità di condizioni, diminuisce la domanda). Non credono che questo assioma si possa applicare in quei settori dell'economia in cui hanno un impegno ideologico: mantenere vivo il potere del governo federale sullo scambio di mercato.

Sto aspettando che uno di questi non-economisti produca uno studio, completo e dettagliato, che dimostri come la disoccupazione maschile degli adolescenti neri non aumenti entro 12 mesi dall'approvazione di un incremento del salario minimo.



CONCLUSIONE

In definitiva, o l'economia è logica oppure non lo è. O porta ad intuizioni sul modo in cui le persone si comportano, oppure no.

Se gli aumenti del salario minimo non portano ad un aumento della disoccupazione tra quei gruppi che non sono favoriti dai datori di lavoro, allora l'ABC dell'economia e l'economia in generale non sono vere. L'economia non è quindi una scienza. Non vale la pena andare all'università per studiarla. Non vale la pena guadagnare un dottorato di ricerca, a meno che non vogliate curare le pubbliche relazioni di quei gruppi con interessi particolari.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Un colpo di fortuna retorico o provvidenziale: "I Have a Dream!"

Ven, 04/04/2014 - 10:30




di Gary North


Il 28 Agosto scorso è stato il 50° anniversario del celebre discorso di Martin Luther King, conosciuto come "I Have a Dream." Si merita un'attenta considerazione perché è ampiamente considerato come il più importante discorso della storia americana.

La popolazione non capisce perché quel discorso abbia funzionato. Il grande pubblico non conosce quasi nulla del relativo contenuto. La persona media non è mai andata su YouTube ad ascoltarlo almeno una volta, per non parlare di più volte. L'ho ascoltato molto attentamente. Lo considero un capolavoro retorico.

Permettetemi di riformularmi. Considero la parte finale del discorso un capolavoro retorico. C'è una ragione: fu improvvisato. E' il discorso improvvisato più famoso della storia americana.



IL DISCORSO SCRITTO

Ci sono diverse storie su come è stato scritto il discorso. Sto usando il resoconto fornito da Clarence B Jones, socio di King, che era un avvocato. E' l'autore di un libro del 2011 su questo tema: Behind the Dream: The Making of the Speech That Transformed a Nation. Jones e King avevano lavorato insieme sul discorso, e certi temi che King aveva usato erano stati consigliati da Jones stesso. Mi da l'idea di una promessa. Una promessa forse fatta da Abraham Lincoln sin dalla Proclamazione di Emancipazione. Il tema del discorso era questo: il governo degli Stati Uniti nel 1963 non aveva mantenuto la sua promessa del 1863. In altre parole, la promessa di Lincoln era un assegno in bianco. E' stato respinto più volte.

Storicamente è una sciocchezza. Lincoln non aveva mai fatto una simile promessa. Ma King fece appello a Jefferon: "Tutti gli uomini sono creati uguali." La considerava una promessa. Il fatto che la Dichiarazione di Indipendenza non avesse mai avuto alcuna legittimazione era fuori tema. King stava scrivendo un discorso, non un trattato storico. La Dichiarazione era altamente retorica ed anche il discorso di King.

Così non fece leva sull'assegno respinto, anche se quel giorno la maggior parte dei suoi ascoltatori avrebbe capito il riferimento. Parlò di una promessa. Il suo era il linguaggio di un avvocato, ecco perché venne scritto da un avvocato. Jones si vantava di aver fatto parte di questo processo, anche se non afferma di essere stato il responsabile esclusivo della versione finale. Ma non c'è dubbio che fosse la fonte di quella metafora.

Era una metafora giudizialmente intelligente. Ma non stava funzionando. Le persone non dedicano la loro vita ad una causa sulla base di una promessa o di un assegno potenzialmente in bianco (sperando che questa volta il conto avrà fondi sufficienti).

I primi due terzi del discorso erano essenzialmente arringhe di un avvocato. Fu pronunciato da un ministro, un uomo che aveva costruito la sua reputazione parlando di questioni civili e politiche. Perché pensava che una simile arringa avrebbe funzionato di fronte al più grande raduno che si era mai visto a Washington D.C. e ad una delle manifestazioni più coinvolgenti (emotivamente) della storia? C'erano 250,000 persone. Il più grande raduno di persone prima di allora contava circa 47,000 individui: il Bonus Army del 1932 durante la Grande Depressione. Erano un quinto. Inoltre, l'esercito comandato da Douglas McArthur spinse il Bonus Army fuori città e bruciò le sue tende.

Stranamente, c'è una perfetta giustificazione biblica per questa arringa. Seguendo il messaggio dei profeti dell'Antico Testamento, un'arringa era appropriata. Gli avvocati del Vecchio Testamento erano i profeti e pronunciarono una serie di invettive contro la nazione di Israele e la nazione di Giuda. I loro obiettivi erano soprattutto i capi, ma includevano anche l'intera società. Erano arringhe legali. Quindi c'era una legittima tradizione dietro l'uso di tale linguaggio. Ma non è la lingua comune in ambienti ecclesiastici. Tuttavia, noi non ricordiamo questo discorso come un discorso costituito da una promessa. Eppure questo era il cuore metaforico del discorso originale.

Tutti sapevano che King era il protagonista. Era per questo che lo lasciarono parlare per ultimo. Doveva rappresentare il culmine della marcia. Doveva rappresentare il punto più alto della marcia. Doveva lasciare un'eredità. E la lasciò, ma non fu l'eredità di Jones e King che, la sera prima, diedero vita al discorso.



L'INTERRUZIONE

Jones descrive quello che successe dopo. Questa testimonianza dovrebbe trovarsi in ogni libro di testo che parla del discorso. Eppure non è ben nota, anche se ha ricevuto qualche attenzione quest'anno.

Sui gradini del Lincoln Memorial, Martin, che era quasi arrivato al settimo paragrafo del discorso che gli avevo consegnato, fece una pausa dopo aver detto: "Non possiamo tornare indietro." Non c'era nulla di insolito. Le esitazioni e le pause erano tutte parte del suo processo oratorio, erano i ritmi che aveva imparato dal pulpito. Eppure, in quella frazione di secondo di silenzio, successe qualcosa di storico ed inaspettato. In quella pausa, Mahalia Jackson gridò dallo stand degli organizzatori: "Dì loro del 'Sogno' Martin, parla loro del 'Sogno!'" Non molte persone la sentirono.

Ma io sì.

Ed anche Martin. (pp. 111-12)
Mahalia Jackson aveva cantato un breve frammento di un brano evangelico reso celebre nei primi anni '50 da Clara Ward Singers, "How I Got Over." Eppure nella versione di Jones, ed in molte altre, si dice che abbia cantato "Buked and Scorned." E' strano. Se l'avesse cantata, lo fece molto prima quel giorno. Ecco quello che cantò ad un evento precedente.




Nel 1963 Mahalia Jackson era la cantante gospel più famosa del mondo. Aveva lavorato con King sin dal 1957. Dovunque lui parlasse, lei ci cantava. Erano buoni amici e si fidava di lei.

Così a metà del discorso, quando lei gli disse di fare quello che avrebbe dovuto fare, lui lo fece. Se dobbiamo credere a Jones, King demolì senza molti indugi il resto del discorso sui cui lui e Jones avevano lavorato. Lo sostituì con la retorica di un discorso precedente pronunciato a Cobo Hall: "Io ho un sogno." Era lì che la Jackson l'aveva sentito, e pensò che questo era ciò di cui aveva bisogno il popolo di Washington.

Aveva perfettamente ragione. King esitò solo per un momento, ci viene detto, e poi lo cambiò. Lo sentiva, e poi non esitò.

Il problema è che non ci sono prove che lo confermano. Le riprese del discorso indicano che Jones si sbaglia.



LA CRONOLOGIA DELLA SOSTITUZIONE

Jones dice che la transizione sia avvenuta con le parole "non possiamo tornare indietro." Le sentiamo al minuto 8:26 del video. Se fu in quel momento che la Jackson disse quella frase, non ebbe alcun impatto. King continuò con la sua arringa. Arrivò poi alla sezione del discorso in cui faceva un elenco di condizioni che i Negri non potevano più sopportare.

Mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci a marciare sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono coloro che chiedono ai devoti dei diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non potremo mai essere soddisfatti finché il Negro sarà vittima degli indicibili orrori della brutalità della polizia. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica dei viaggi, non potranno trovare alloggio nei motel delle autostrade e negli alberghi delle città.
Continuò a dare occhiate ai suoi appunti. Stava chiaramente leggendo. Pronunciò male una parola, poi la corresse: "vittima."

In quel momento il discorso sembrava più un trattato sociologico che un'arringa di un avvocato.

Notiamo il cambiamento, o meglio lo percepiamo, al minuto 11:20: "Io vi dico, oggi, amici miei...." La telecamera inquadra la folla mentre esplode in un fragore di applausi. Poi si ferma.

Riprende al minuto 11:28. Qui è dove lascia stare i suoi appunti preparati. Lo potete vedere: da quel momento in poi non guarda più in basso. Alza lo sguardo al cielo, brevemente, e poi guarda la folla.

Non guarda più indietro.

"Quindi, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, ho ancora un sogno. E' un sogno profondamente radicato nel sogno americano." E' qui che iniziò il discorso di cui ci ricordiamo. Qui fu dove l'avvocato King si fece da parte e prese il sopravvento il reverendo King.





Più avanti nel discorso passò a parlare di libertà. Citò "My country 'tis of thee, sweet land of liberty,"parlando delle valli come descritte nella canzone. Portò il suo pubblico in una sorta di trekking spirituale attraverso le montagne del nord-est, poi dell'ovest e poi giù per le colline del Mississippi, o come le chiamò lui, le molehills. Più e più volte disse: "Lasciate risuonare la libertà." Non ritornò più all'immaginario del sogno.

Per quanto riguarda "Let Freedom Ring," un discorso molto simile venne dato da un amico di King, il reverendo Archibald J. Carey, Jr. alla Republican National Convention del 1952. Il reverendo Carey non menzionò le Stone Mountain, Georgia, come fece King. Fu un grande discorso nel 1952. Era ancora buono nel 1963. Perché lasciare che un buon discorso andasse sprecato? (Plagio? Certo. Ma King lo fece per tutta la vita.)

Infine, concluse con la famosa frase: "Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente."



BYPASSARE I SOCIALISTI

Col suo discorso King oscurò l'altra metà della marcia su Washington. Dimentichiamo quello che voleva una parte della marcia su Washington: lavori pubblici. Tale evento venne sponsorizzato dalla March on Washington for Jobs and Freedom.




Venne organizzata da due socialisti: A. Philip Randolph e Bayard Rustin. Negli anni '20 Randolph aveva corso come candidato politico per il partito socialista a New York. Rustin era stato un comunista, ma dopo un po' ammorbidì la sua posizione e finì per essere un socialista. Il suo obiettivo principale era quello di portare il governo federale a creare posti di lavoro e ad aumentare il salario minimo.

Il discorso di King trascurò qualsiasi riferimento al lavoro. Verteva sulla giustizia. Verteva sulle libertà. Verteva sull'escatologia: il suo sogno dell'America del futuro. Verteva sulla riconciliazione delle razze basata su di una morale comune, avvolgendola nelle fasce delle immagini bibliche. Questa strategia fu il cuore della sua retorica dall'inizio della sua carriera fino alla notte prima di morire. In quella notte, citò l'esperienza di Mosè sul monte Pisga che guarda la terra promessa. Disse che avrebbe potuto non attraversarla, proprio come Mosè. Venne assassinato il giorno dopo.

Abbiamo ancora il salario minimo. Abbiamo ancora alti tassi di disoccupazione tra i giovani maschi neri, proprio come negli anni '50 in cui veniva introdotto il salario minimo. E' una cosa che non cambia mai, proprio perché l'economia del salario minimo non cambia mai. Quando per gli adolescenti neri maschi diviene illegale competere con i bianchi, non ottengono posti di lavoro. Il governo toglie loro la migliore strategia tattica per competere: "Lavorerò per meno. Per favore dammi una possibilità."

Circa un decennio dopo il suo discorso, scomparve il razzismo conclamato del profondo Sud. Oggi ci sono chiese conservatrici bi-razziali in Mississippi ed a Memphis. Per anni ne sono stato membro.

La retorica della parte finale del discorso di King è sopravvissuta nel corso dei decenni non perché fosse una richiesta di intervento economico al governo federale, ma perché era un invito alla libertà ed alla giustizia per tutti, con la grazia di Dio. Questa retorica ancora persiste in America, ma è stata cooptata dai politici. Gli avvocati fanno del loro meglio per riaffermare questa retorica dal pulpito: invertire quello che Mahalia Jackson fece cinque decenni fa. "Dicci del sogno!"



CONCLUSIONE

Il resoconto di Jones è dettagliato, ma penso che la sua memoria gli stia giocando brutti scherzi. I ricordi lo fanno sempre.

Ebbi un attimo per chiedermi che cosa stesse accadendo. Poi vidi Martin spingere da un lato del leggio il testo del suo discorso. Cambiò marcia in un attimo, abbandonando la versione del testo che aveva preparato la notte precedente, allontanandosi da tutto ciò che aveva scarabocchiato ai margini. Osservando tutto ciò dal mio posto, sapevo che si era appena messo nelle mani di Mahalia, abbandonandosi allo spirito del momento. E' qualcosa che uno speaker non può percepire quando scrive in una tranquilla stanza di hotel. E' qualcosa che bisogna sentire dal leggio, ma per la maggior parte degli oratori è troppo tardi una volta arrivati lì.

Non per Martin Luther King, Jr. però.

Mi avvicinai alla persona in piedi accanto a me e dissi: "Queste persone non lo sanno ancora, ma sono quasi pronte per andare in chiesa." Dal suo linguaggio del corpo e dal tono della voce, sapevo che Martin stava per trasformarsi nel superbo predicatore Battista quale era; come le tre generazioni di predicatori Battisti prima di lui nella sua famiglia. (pp. 112-13)
Penso che Jones possa aver ragione sulla sequenza di quanto accaduto. Non aveva ragione sulla cronologia. O le parole di Mahalia Jackson fecero fatica ad arrivare al destinatario, o altrimenti le pronunciò successivamente -- versione a cui io preferisco credere. Ma sono disposto a darle credito per quelle parole, perché mandarono in secondo piano l'avvocato King, e misero sul podio il reverendo King.

Nella storia della retorica americana, due discorsi cambiarono la nazione. Uno fu il discorso "Cross of Gold" di William Jennings Bryan alla Democratic National Convention del 1896. L'altro fu "I Have a Dream." Col senno di poi, il discorso di King segna il passaggio dal dominio di George Wallace del 1963, a cui fece riferimento brevemente nel suo discorso (anche se non per nome), al pentito George Wallace del 1978 che annunciò la sua conversione al Cristianesimo, e che si scusò per quello che aveva fatto. Se questa non è una risposta alla preghiera, non so cosa altro possa essere.

King iniziò il suo discorso smentendo quello di Abraham Lincoln a Gettysburg. "Cento anni fa...." Oggi non verrebbe ricordato se avesse continuato con la sua arringa da avvocato. Ma non lo fece. Smise di invitare il governo federale al pentimento ed invitò i suoi ascoltatori alla fede nella provvidenza di Dio. Non concluse il suo discorso con "Grande Gerrymander, finalmente siamo liberi."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Autodeterminazione individuale vs. Nazionalismo ucraino o russo, Parte I

Gio, 03/04/2014 - 10:12




di Richard Ebeling


La crisi ucraino-russa che nelle ultime settimane ha alimentato le preoccupazioni e le paure del mondo, ruota intorno a due pretese contrastanti di autodeterminazione nazionale.

Perchè questo conflitto? Riguarda il destino di un popolo e come verrà deciso da quali autorità sarà governato.

Gli americani non capiscono perché per molti in Europa e in altre parti del mondo tale scontro genera rabbia e paura, e perché può sfociare in un potenziale o reale conflitto violento.



La filosofia americana dell'individualismo

Il sistema politico americano era basato su una filosofia incentrata sull'individualismo. Cioè, ogni individuo è riconosciuto in possesso di alcuni diritti inalienabili come quello alla vita, alla libertà e alla proprietà acquisita in modo onesto. L'individuo non è proprietà di un monarca assoluto o di una maggioranza arbitraria.

Nell'ambito del sistema americano tradizionale, quasi ogni area della vita umana era vista come una questione privata della persona che aveva il diritto inalienabile di guidare e progettare la propria vita secondo i propri valori, credenze e scopi. Presero forma, e cambiarono nel tempo, le relazioni interpersonali nella società sulla base di associazioni e scambi volontari reciprocamente vantaggiosi.

In campo sociale, questa filosofia individualista implicava che le persone dovessero essere giudicate come individui, e non sulla base di "accadimenti alla nascita" come la lingua, la religione, l'etnia o la razza. Naturalmente, e purtroppo, le persone nelle loro interazioni sociali con gli altri non hanno sempre perseguito questo ideale. Gli americani, nella loro vita privata, troppo spesso hanno giudicato gli altri e hanno agito sulla base di pregiudizi razziali, religiosi, linguistici, ecc.

Tuttavia, quando la segregazione razziale negli anni '60 era ancora legge negli stati del sud, sempre più americani riconobbero che quell'imposizione legale era incompatibile con i principi fondanti del paese, e non poteva sopravvivere nel lungo periodo.

I pregiudizi privati e gli atti discriminatori sulla base della razza, della religione o della lingua erano per certo moralmente riprovevoli, ma faceva parte della libertà di un individuo decidere con chi associarsi. Tuttavia tale discriminazione non doveva essere portata nell'arena della politica sociale o economica del governo, poiché sarebbe stata considerata una violazione dei diritti individuali: sarebbe stato utilizzato il potere dello stato per danneggiare alcune persone sulla base di una classificazione collettiva della loro identità.

Gli americani sono stati anche un popolo molto mobile. Fin dai tempi coloniali, gli americani sono sempre stati favorevoli allo "spostamento." Quella frase del XIX secolo attribuita a Horace Greeley, "Vai ad ovest giovane uomo," ha rappresentato il motto culturale della nazione. Gli immigrati provenivano da paesi lontani e sparsi in tutto il continente, come fece ogni generazione dei nativi americani.

Mentre il continente è stato "conquistato" e insediato molto tempo fa, gli americani ancora fanno fagotto e cambiano casa/lavoro molto più facilmente rispetto alla maggior parte degli europei.

Il continuo abbattimento delle barriere alla migrazione all'interno dell'Unione Europea sta cambiando questo aspetto, soprattutto tra le giovani generazioni di europei, ma in generale è ancora inferiore rispetto a quella degli americani. La gente in Europa, a causa della sua maggiore immobilità, ha tradizionalmente sentito una forte "connessione" con una zona geografica specifica.



La filosofia europea del collettivismo

La storia dell'Europa si fonda su una filosofia del collettivismo: l'idea che il gruppo venga prima dell'individuo, che la sua identità, scopi e significato siano legati ad una particolare "tribù" in cui è nato.

Una delle più potenti variazioni sul tema collettivista è stato il nazionalismo. Prima della scomparsa del monarchismo alla fine del XVIII e all'inizio del XIX secolo, l'individuo doveva la sua fedeltà al re o all'imperatore che sosteneva di possedere e dominare tutto e tutti con autorità assoluta, di solito affermata per "diritto divino."

Ma con l'avvento della Rivoluzione Francese nel 1789, tutto questo cominciò a cambiare. Con la fine della monarchia, sorse il problema: "Se non al re, a chi l'individuo deve la sua fedeltà?" Venne dichiarato che entro i confini di quello che era stato il territorio dell'ex-re, il nuovo sovrano sarebbero state "le persone." La "nazione" era la nuova collettiva a cui l'individuo doveva la sua fedeltà e per la quale doveva sacrificarsi se il bene della "nazione" lo richiedeva.



Nazionalismo e identità collettivista

Ma cosa ha differenziato una "nazione" o un "popolo" rispetto ad un altro? Alcuni dei sostenitori e propagandisti del nuovo ideale nazionalista dell'identità umana hanno parlato di una cultura comune o un insieme di tradizioni estese a molte generazioni, le quali hanno plasmato il carattere dell'individuo definendo chi fosse e a chi fosse connesso.

Altri parlavano di lingua o di razza come collante di un popolo, utilizzando spesso il termine "uno" per specificare l'appartenenza. Si diceva che la struttura del linguaggio e il significato delle parole plasmasse il pensiero e il ragionamento di un gruppo di persone, dunque tutti coloro che parlavano la stessa lingua erano in qualche modo connessi l'un l'altro. Secondo altri invece, si trattava della connessione tra quelli provenienti dallo stesso ceppo genetico; l'identità collettiva e il senso di "unità" tra un gruppo di persone era da ritrovarsi "nel sangue."

Tutti questi modi di identificare la nazionalità di un popolo erano spesso legati ad una zona geografica in Europa, che per un lungo periodo di tempo segno' la patria storica o "naturale" delle persone che condividevano quella radice collettivista comune.

L'ascesa del nazionalismo nel diciannovesimo e all'inizio del ventesimo secolo sprono' tutti i "popoli repressi" (vale a dire, quelle minoranze nazionali che vivevano in un paese dominato dalla maggioranza di un'altra nazionalità) ad avere i propri stati-nazione in modo da preservare e proteggere la loro lingua, l'unicità culturale ed etnica.

Inoltre, dal momento che sotto il sistema monarchico le terre erano state conquistate o acquisite attraverso matrimoni reali che non avevano nulla a che fare con quei confini geografici "naturali" dei vari gruppi nazionali, sorse l'esigenza di ridisegnare i confini. Questi ultimi, si diceva, avrebbero dovuto riflettere i gruppi nazionali che vivevano all'interno di tali aree.

C'era un problema pero', soprattutto in Europa centrale e orientale. Centinaia di anni di guerre, conquiste e migrazioni avevano creato "sovrapposizioni" delle popolazioni nazionali. Era quasi impossibile tracciare bene e ordinatamente le linee politiche sulle mappe in modo che solo quelli di un determinato gruppo nazionale vivessero entro i propri confini.

Ogni stato-nazione conteneva inevitabilmente una o più minoranze appartenenti ad altri gruppi linguistici, culturali o etnici.

Se la filosofia liberale e individualista che era alla base del sistema politico americano fosse stata presente anche in Europa, ci sarebbero stati pochi "conflitti" (o nessuno) tra i diversi gruppi nazionali che vivevano nello stesso paese.

Alcune persone potevano ritenere fastidioso o scomodo che alcuni dei loro vicini parlassero una lingua diversa, o praticassero una religione diversa o avessero diverse tradizioni culturali. Ma se i loro sistemi politici si fossero basati su quei principi individualisti e liberali dell'America, allora non ci sarebbero stati favori politici elargiti a beneficio della maggioranza e a scapito dei membri di qualsiasi gruppo in minoranza.

Ma, ahimè, ciò non accadde... soprattutto in Europa centrale e orientale. I governi vennero eletti o salirono al potere con lo scopo di garantire e salvaguardare gli interessi del gruppo nazionale in maggioranza. Gli interventi governativi, i regolamenti e le restrizioni andarono a beneficio di un gruppo e a scapito di tutti gli altri. A volte ciò includeva atti di violenza e brutalità che il governo istigo' o si volto' dall'altro lato mentre accadevano.



Il nazionalismo ed i conflitti per i confini

Questo ideale di autodeterminazione nazionale porto' nel XIX secolo all'unificazione politica italiana e tedesca, nonché alle rivolte dei polacchi contro i russi e degli ungheresi contro gli austriaci.

La prima guerra mondiale disintegro' l'impero tedesco, austro-ungarico e russo che dominavano l'Europa centrale e orientale. Al loro posto sorsero una serie di nuovi stati-nazione volti a rappresentare un nuovo ordine politico di autodeterminazione nazionale. Molti dei governi di questi stati-nazione utilizzarono la copertura dell'indipendenza nazionale e la conservazione nazionale per discriminare, politicamente ed economicamente, i gruppi di minoranze nazionali sotto la loro giurisdizione.

Hitler gioco' su queste "ingiustizie" nei confronti delle minoranze di lingua tedesca nella vicina Cecoslovacchia e Polonia, per giustificare la necessità di usare la forza politica e militare per proteggerle e portarle all'interno dei confini nazionali in modo che la Germania nazista potesse essere "pura."

All'indomani della seconda guerra mondiale, l'Unione Sovietica conquisto' l'Europa orientale. L'imposizione di governi comunisti nei paesi controllati da Mosca, servì a sopprimere tutte le differenze nazionaliste e le animosità del periodo pre-seconda guerra mondiale.

Ma con il crollo di questi regimi comunisti nel 1989-1990 e della stessa Unione Sovietica nel 1991, tornarono a galla molti dei conflitti nazionalisti. Nel 1993 la Cecoslovacchia si separo' pacificamente in due stati.

L'espressione più brutale di questi conflitti emerse nel corso degli anni '90, quando i vari gruppi nazionali che formavano la Jugoslavia gareggiarono per l'indipendenza e per rivendicare quelle terre che rappresentavano i loro confini storici "legittimi"... inutile dire che queste rivendicazioni si sovrapponevano inevitabilmente con quelle degli altri gruppi nazionali.



Confini e nazionalismo nei paesi post-sovietici

Con la disintegrazione dell'Unione Sovietica alla fine del 1991, le quindici "Repubbliche Sovietiche" che costituivano l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (U.R.S.S.) divennero stati-nazione indipendenti. Il problema era che i loro confini nazionali rappresentavano l'eredità della leadership sovietica, in alcuni casi quella di Stalin stesso.

Per quanto riguarda la Crimea, era un'unità provinciale all'interno della Repubblica Sovietica Russa e venne trasferita sotto la giurisdizione della Repubblica Sovietica Ucraina mediante un decreto del governo centrale di Mosca nel febbraio 1954. Fu un "regalo" per celebrare il trecentesimo anniversario della fusione dell'Ucraina nell'Impero russo.

Sia la Russia post-sovietica sia l'Ucraina contengono minoranze linguistiche, o etniche, all'interno dei loro confini. In Russia, cio' è stato evidenziato dal conflitto che il governo di Mosca ha mosso contro i gruppi islamici nelle regioni montane del Caucaso del nord, il più brutale dei quali è stato quello contro i ceceni che desideravano l'indipendenza nazionale.

I confini politici dell'Ucraina includono i due gruppi linguistici dominanti: gli ucraini che costituiscono circa il 68% della popolazione, ed i russi che costituiscono circa il 30%. (Praticamente tutti gli ucraini conoscono e utilizzano anche il russo, e molti di lingua russa conoscono e capiscono l'ucraino.)

Nella penisola di Crimea, la ripartizione è quasi il 60% di lingua russa, il 25% di lingua ucraina e il 12% Tartari, che sono musulmani e parlano una lingua basata sul turco. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, la Crimea è rimasta parte del nuovo stato indipendente dell'Ucraina. Nessuno ha preso in considerazione il fatto che molte delle persone che parlano russo, avrebbero preferito far parte della Federazione russa post-sovietica.

Molti ucraini, soprattutto nella parte occidentale del paese, sono stati a lungo anti-russi. Prima della prima guerra mondiale questa parte dell'Ucraina faceva parte dell'impero austro-ungarico, e dopo il 1918 fu incorporata nella nuova Polonia.

L'Ucraina occidentale fu solo annessa all'Unione Sovietica nel 1939, quando i tiranni totalitari Hitler-Stalin stipularono il famigerato patto di dividersi la Polonia e l'Europa orientale.

La "sovietizzazione" dell'Ucraina occidentale ando' avanti a passi spediti, con molti ucraini che finirono uccisi o deportati in Siberia dalla polizia segreta di Stalin. E questo dopo che milioni di altri ucraini nella parte del paese già controllata dall'Unione Sovietica furono uccisi, affamati o ammazzati di lavoro nei primi anni '30, come parte del piano di collettivizzazione forzata di Stalin.

Nel giugno del 1941 un numero considerevole di ucraini collaboro' attivamente con i nazisti dopo che invasero l'Unione Sovietica, partecipando anche all'assassinio di massa degli ebrei. Anche dopo la fine della guerra nel 1945, le bande di nazionalisti ucraini continuarono fino al 1951 a combattere l'esercito sovietico nelle foreste dell'Ucraina occidentale.

I nazionalisti più radicali tra gli ucraini vogliono limitare la libertà linguistica e l'educazione linguistica dei russofoni nelle zone orientali del paese, dove è maggiormente concentrata quella parte di popolazione di lingua russa. Ma molti ucraini hanno poca o nessuna compassione per tali politiche discriminatorie contro i loro concittadini.

Un buon numero di cittadini russofoni del paese, si sente molto più legato alla tradizione linguistica e culturale della Russia. Molti si risentono del fervore nazionalista anti-russo di alcuni dei loro concittadini ucraini e spesso si ritrovano a guardarli dall'alto in basso, considerandoli "piccoli fratelli" del più "grande" popolo russo.

In Crimea, al giorno d'oggi, questi sentimenti hanno raddoppiato il loro carico. Anche se separata dalle manipolazioni della macchina propagandistica del governo russo, la maggior parte dei russofoni che vive in Crimea preferirebbe una maggiore autonomia dalle autorità ucraine, o addirittura essere politicamente annessa alla vicina Russia.

Parallelamente, i gruppi di lingua ucraina nella popolazione in Crimea, insieme ai Tartari, preferirebbero far parte dell'Ucraina piuttosto che finire sotto lo stretto controllo politico di una maggioranza di lingua russa.

Va sottolineato che la propaganda arrivata dalla Russia (secondo cui c'è stato un cambio di gestione "fascista" a Kiev, capeggiato da criminali nazisti ed estremisti nazionalisti ucraini) dopo il rovesciamento del presidente ucraino, Victor Yanukovich, non è altro che un'esagerazione.

Molte delle migliaia di persone che erano per le strade della capitale ucraina ad opporsi al governo corrotto di Yanukovych, e decine delle quali sono state uccise dalle forze governative, provenivano da un ampio spettro della società ucraina, politicamente ed etnicamente. Ciononostante, i membri dei partiti ucraini più estremisti hanno un considerevole numero di incarichi ministeriali nel governo provvisorio, il quale traghetterà il paese fino alle elezioni che si terranno a maggio 2014.



Il nazionalismo e l'interventismo

Tuttavia, il cuore del conflitto nasce da due problemi: primo, "l'autodeterminazione" è definita in termini collettivi. Non è diritto dell'individuo decidere in quale stato-nazione, o altra entità politica, potrà vivere. No, questa è una questione riservata al gruppo linguistico e culturale nel suo complesso, a cui egli identifica la sua appartenenza.

Il presupposto implicito è che tutte quelle persone che condividono una lingua o una cultura o una religione comune, hanno stessi interessi e desideri. Ciò include una preferenza nel voler appartenere allo stesso stato-nazione, custode e guardiano dell'identità nazionale di un gruppo contro quella di altri gruppi nazionali che si presume siano una "minaccia" per la collettività.

In secondo luogo, nonostante il grado di riforme orientate al mercato che sono state introdotte sia in Ucraina che Russia sin dalla frantumazione dell'Unione Sovietica, il fatto è che entrambi, nei loro modi distinti, sono a favore di politiche interventiste e manipolatorie.

Il governo è visto come un dispnsatore di benefici, privilegi e protezione dalla concorrenza. Connessioni politiche, corruzione ed influenza sono le caratteristiche peculiari della ricchezza e dello status sociale. La corruzione ha fruttato decine di miliardi grazie ai "favoritismi" politici, ovviamente a scapito della maggioranza della popolazione.

Gli ucraini temono che se finissero sotto il controllo della Russia, le leve del privilegio e della rapina funzionerebbero di più per i russi che per loro; così diventerebbero le vittime da cui altri trarrebbero vantaggio. Specularmente, alcuni russofoni in Ucraina temono che i nazionalisti ucraini più radicali potrebbero usare il potere politico per reprimerli e discriminarli (culturalmente ed economicamente).

Ma va anche detto che una distinzione importante tra l'Ucraina e la Russia, è che nella prima un gran numero di persone è sceso in strada e ha dimostrato, a volte con la perdita della propria vita, il desiderio di un cambiamento politico reale dalla corruzione politica. Resta da vedere se questo sia anche foriero di un cambiamento da una filosofia collettivista ad una individualista.

In Russia, invece, il dissenso politico viene tenuto sotto controllo da un regime autoritario. Vladimir Putin considera il crollo dell'Unione Sovietica la più grande tragedia geopolitica del XX secolo, e vorrebbe ripristinare la "grandezza della Russia" in termini di potere politico e timore sulla scena mondiale. Agli occhi di Putin, l'Ucraina e la Crimea devono finire nella sfera di influenza russa come una questione di "interesse nazionale," anche se questo comporta l'uso della forza militare e di menzogne propagandistiche.

Dal momento che due autorità politiche non possono occupare e avere il controllo amministrativo sulla stessa area geografica – o la sovranità nazionale e politica ucraina o la sovranità nazionale e politica russa sulla Crimea – il conflitto e il controllo politico dei confini rischia di trasformarsi in una vera e propria guerra.

Esiste una via d'uscita? Visto che la realtà nazionalista dello stato-nazione fa appello all'identità collettiva e rende improbabile una risoluzione dei conflitti, quale potrebbe essere una soluzione liberale o individualista a questa crisi?

Lo discuteremo la prossima settimana nella Parte II.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La situazione ucraina e le implicazioni per l'oro

Mer, 02/04/2014 - 10:13
Ormai è molto tempo che la Cina continua ad accatastare montagne di oro fisico, sottraendo qualsiasi lingotto in circolazione dalle mani occidentali. Ma considerando questa situazione da un punto di vista strettamente logico e coerente, bisognerebbe domandarsi: perché la Cina sta agendo così? Come mai le sue azioni non hanno fatto impennare i prezzi dell'oro? Se fossimo vissuti in un ambiente scevro da manipolazioni centrali avremmo trovato risposte nei mercati, ma così non è quindi dobbiamo scavare un po' prima di arrivare alle risposte. Per quanto riguarda la prima domanda, la Cina sta cercando di proteggersi da una gigantesca bolla del credito che si porta dietro circa $1 bilione di asset non performanti e prestiti ombra (in un prossimo articolo di Greg Canavan vedremo le situazioni che hanno spinto la PBoC a gonfiare una simile bolla, oltre a quella immobiliare). Per quanto riguarda la seconda domanda, la risposta è semplice: mercato cartaceo dell'oro. Il mercato dei futures sull'oro si muove principalmente su binari fiduciari, ovvero, la risoluzione dei contratti viene conclusa in denaro fiat e solo raramente i trader decidono di redimere il bene sottostante. C'è quindi la possibilità di creare dal nulla contratti che eccedono la quantità di oro disponibile. E indovinate quale paese è stato uno dei più grandi venditori di posizioni short sul mercato dell'oro cartaceo? La Cina. E non dimentichiamoci delle manipolazioni effettuate da banche centrali e commerciali, come JP Morgan ad esempio. In altre parole, il crollo del settore bancario ombra della Cina potrebbe essere il momento che tutti i gold bug stavano aspettando; e se ci aggiungiamo che l'occidente è carente di metalli preziosi ed è un malato cronico di debito, le cose si faranno davvero interessanti nel futuro prossimo.
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di Alasdair Macleod


L'intervista di Robert Peston, business editor della BBC, a Hank Paulson, Segretario del Tesoro degli Stati Uniti al tempo della crisi Lehman, è un pezzo davvero affascinante. Secondo Paulson i cinesi gli dissero di aver ricevuto un messaggio dai russi in cui suggerivano di fare squadra per ridurre i prezzi di Fannie e Freddie "in modo da massimizzare le turbolenze a Wall Street." I cinesi declinarono l'offerta, ma così facendo hanno fatto sì che il Tesoro USA fosse consapevole di come la Cina e la Russia avessero il potere di rompere i mercati dei capitali occidentali.

Questo rappresenta un problema per gli strateghi geopolitici della NATO, ormai esposti alla situazione in Crimea. Supponendo che le opzioni militari non siano praticabili, la condizione finanziaria dell'Occidente è troppo fragile per sopportare un'altra guerra finanziaria con il più grande esportatore mondiale di energia e l'ottava economia mondiale, figuriamoci un'alleanza tra Russia e Cina. L'America ha anche problemi a contenere le ambizioni territoriali della Cina nel Pacifico, tra cui il tentato possesso delle isole Senkaku del Giappone e le Scarborough Shoal delle Filippine. A meno che l'America non punisca adeguatamente la Russia per la sua acquisizione della Crimea, la Cina potrebbe essere incoraggiata a credere che gli Stati Uniti non siano più quelli di una volta. Almeno questa è la preoccupazione a Washington.

Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti e anche il Regno Unito sarebbero andati ben oltre nell'imporre sanzioni contro russi e ucraini. Tra di loro si è frapposta un UE più cauta. La divisione degli interessi all'interno della NATO ha permesso a Putin di avere la meglio sull'occidente. Ora sta gettando acqua sul fuoco affermando di non avere ulteriori piani su altre regioni ucraine. Tuttavia, il governo ucraino e l'occidente non credono alle sue parole, né tanto meno il popolo russo a cui è stato trasmesso un messaggio più entusiasta.

In tutto ciò, non dovrebbe essere trascurata la posizione della Cina. Come co-fondattrice insieme alla Russia dello Shanghai Cooperation Organization (SCO), la Cina è destinata ad essere dalla parte della Russia o almeno a non opporvisi, tesi confermata dalla sua astensione alla risoluzione ONU (voluta dagli USA) sulle vicende inerenti la Russia e la Crimea. Solo questa mattina Putin ha espresso pubblicamente la sua gratitudine alla Cina.

Ciò significa che l'occidente non solo si sta confrontando con la Russia, ma potenzialmente anche con la Cina e con gli altri membri dello SCO. I rapporti della Russia con la SCO implicano la possibilità di utilizzare l'oro come arma contro l'occidente, perché la maggior parte dei governi coinvolti nello SCO hanno acquistato attivamente oro fornito dalle banche centrali occidentali. Finora i membri della SCO si sono accontentati di accumulare l'oro dell'occidente approfittando del calo dei prezzi, facendo attenzione a non perturbare il mercato.

Non possiamo dire che la crisi ucraina sia finita. E' probabile che Putin non sarà pienamente soddisfatto finché non ci sarà un governo filo-russo a Kiev. E se un politico russo deciderà di avere un'altra conversazione con la Cina per massimizzare le turbolenze a Wall Street, spingere al rialzo il prezzo dell'oro è l'ovvia arma finanziaria.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


L'economia degli Stati Uniti è debole a causa del maltempo?

Mar, 01/04/2014 - 10:09
«[...] La banca centrale non crea nulla di reale, né risorse né beni né servizi. [...] Quando la banca centrale crea denaro, i trader, gli hedge funds e le banche sono in prima linea nel beneficiare della maggiore variabilità e della tendenza al rialzo dei prezzi degli assets. Inoltre, i contratti dei future e di altri prodotti derivati ​​sui tassi di cambio o sui tassi di interesse non erano necessari prima del 1971, dato che l’attività di copertura era per lo più inutile. [...] Quindi la banca centrale ha giocato un ruolo preminente come un “Robin Hood all’incontrario,” aumentando la torta economica che va ai ricchi affondando lentamente la classe media verso la povertà.
Janet Yellen ha recentemente dichiarato: "mi auguro che (…) l’inflazione si sposti di nuovo verso il nostro obiettivo a più lungo termine del 2%," dimostrando il suo impegno per una politica istituzionalizzata di furto e di redistribuzione della ricchezza. La BCE non è migliore. La sua strategia LTRO è stata quella di dare prestiti a lungo termine alle banche con evasive garanzie d’acquisto dei titoli di stato, le quali li hanno prontamente acquistati e depositati presso la banca centrale per nuovi prestiti più economici per altri titoli di stato. Questo non ha nulla a che fare con la liquidità e tutto ciò ha invece a che fare con l’aumento dei profitti delle banche. Eppure ogni euro che la banca centrale crea è una tassa su tutti coloro che utilizzano l’euro. Si tratta di una tassa sui saldi di cassa. Si sta prendendo dall’uomo che lavora per dare ai ricchi banchieri europei. Questa è chiaramente una porta posteriore della monetizzazione del debito, con il settore bancario che agisce come intermediario prendendo un bel taglio succoso. La stessa logica si applica alla ridistribuzione creata dal pagare gli interessi sulle riserve delle banche statunitensi.
Preoccupato delle disuguaglianze di reddito, il presidente Obama e i Democratici hanno suggerito tasse ancora più alte per i ricchi ed aumenti del salario minimo. Essi si stanno erroneamente concentrando sui risultati anziché sulle cause delle disuguaglianze di reddito.»

-- Come le banche centrali causano l’aumento delle disuguaglianze, Frank Hollenbeck, L'Indipendenza, 1 marzo 2014.
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di Frank Shostak


Alcuni dati economici chiave degli Stati Uniti mostrano un visibile indebolimento. Il National Association of Home Builders/Wells Fargo sentiment index è crollato a 46 a febbraio, da 56 di gennaio.

Il New York Federal Reserve Bank’s Empire State general business conditions index è sceso a 4.48 a febbraio, da 12.51 del mese precedente.




Inoltre il tasso di crescita annuo della costruzione di nuove abitazioni è sceso a -2% a gennaio, dal 6.6% del mese precedente. Il tasso di crescita annuale delle case vendute è sceso a -5.1% a gennaio, dal -0.2% di dicembre — una crescita negativa che dura da tre mesi.

Inoltre il Philadelphia Fed business index è sceso a -6.3 a febbraio, dal 9.4 di gennaio.




La maggior parte dei commentatori economici incolpa le condizioni metereologiche avverse per l'indebolimento dei dati economici, le quali hanno attanagliato gran parte degli Stati Uniti. Secondo questo modo di pensare, l'economia rimane forte e le brevi battute d'arresto sono divute ai consumatori ed alle imprese che rimandano gli acquisti. Tuttavia questa situazione si dovrebbe invertire, o almeno così si sostiene, una volta che il tempo migliorerà.

Non c'è dubbio che le condizioni meteorologiche possano causare interruzioni nell'attività economica. Tuttavia riteniamo che il recente indebolimento dei dati potrebbe essere l'effetto del bust incipiente causato da un calo nella dinamica di crescita dell'offerta di moneta (vedere i dettagli sotto).

Inoltre suggeriamo che i fenomeni di recessione non sono causati dalla debolezza dell'economia, come descritto dai vari indicatori economici, ma dalla liquidazione delle varie attività che sono emerse grazie all'aumento del tasso di crescita dell'offerta di moneta. Ecco perché.

Un aumento nell'offerta di moneta mette in moto uno scambio di nulla per qualcosa, cosa che equivale ad una deviazione di ricchezza reale da attività generatrici di ricchezza verso attività non generatrici di ricchezza. Questa deviazione indebolisce i generatori di ricchezza e a sua volta indebolisce la loro capacità di far accrescere il bacino globale della ricchezza reale (cioè, indebolisce la loro capacità di far crescere l'economia).

L'espansione delle attività emerse grazie all'offerta di moneta crescente è tutto ciò che costituisce un "boom" economico o una falsa prosperità economica.

Si noti che una volta che c'è un rafforzamento nel ritmo dell'espansione monetaria, indipendentemente da quanto sia forte e grande una particolare economia, si rafforzerà anche la deviazione di ricchezza reale. Una volta che rallenta il ritmo dell'espansione monetaria, rallenterà anche la deviazione di ricchezza reale verso coloro che la sprecano.

Ciò significa che le varie attività in bolla, o attività non produttive, otterranno meno sostegno dall'offerta di moneta e finiranno sotto pressione.

Un indebolimento delle attività in bolla è tutto ciò che costituisce una recessione. Indipendentemente da quanto è grande e forte un'economia, un calo del tasso di crescita dell'offerta di moneta andrà ad indebolire le varie attività in bolla che sono emerse grazie al precedente aumento dell'offerta di moneta.

Ciò significa che le recessioni (o bust economici) non hanno nulla a che fare con la cosiddetta forza di un'economia, il miglioramento della produttività, o la gestione delle scorte da parte delle imprese.

Per esempio, in risposta ad una posizione monetaria allentata da parte della FED e alla successiva espansione del tasso di crescita dell'offerta di moneta, emergono varie attività false.

Anche se tali attività sono ben gestite e possono contare su scorte molto cospicue, questi requisiti non saranno di grande aiuto una volta che la banca centrale invertirà la sua politica monetaria allentata. Per ripetere, queste attività sono solo il prodotto della politica monetaria allentata della banca centrale. Una volta che viene invertita tale posizione, indipendentemente dall'efficienza nella gestione delle scorte, queste attività finiranno sotto pressione e correranno il rischio di essere liquidate.

Avendo stabilito che le recessioni sono causate dalle liquidazioni delle attività improduttive, perché sono ricorrenti? A causa delle politiche della banca centrale, le quali mirano ad aggiustare le conseguenze non intenzionali derivanti dai suoi precedenti tentativi di stabilizzare la cosiddetta economia.

A causa del ritardo tra le variazioni monetarie e quelle nelle attività economiche, la banca centrale è costretta a rispondere agli effetti delle precedenti politiche monetarie. Queste risposte agli effetti delle politiche del passato danno origine alle fluttuazioni del tasso di crescita dell'offerta di moneta e, a sua volta, ai cicli di boom-bust ricorrenti.

Suggeriamo che un calo del tasso annuo di crescita dell'AMS, dal 14.8% dell'ottobre 2011 all'8.1% del gennaio 2014, rappresenta una minaccia per le varie attività in bolla emerse grazie ad un aumento del tasso annuale di crescita dell'AMS, dal 2.2% del giugno 2010 al 14.8% dell'ottobre 2011.

Tenuto conto del fatto che c'è un ritardo tra l'evoluzione dell'offerta di moneta e le variazioni nelle attività economiche, è molto probabile che l'aumento della dinamica di crescita dell'AMS (dal giugno 2010 all'ottobre 2011) sta ancora dominando la scena economica.

Col passare del tempo, però, suggeriamo che un calo della dinamica di crescita dell'AMS (dall'ottobre 2011 al gennaio 2014) potrà affermare la sua predominanza sul panorama economico. Ciò sarà rispecchiato dal declino delle attività in bolla e, a sua volta, nei diversi indicatori dell'attività economica.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Dollari USA: I canali del sistema finanziario

Lun, 31/03/2014 - 10:11




di Greg Canavan


Sin dal maggio dello scorso anno, le notizie finanziarie si sono concentrate fondamentalmente sulla possibilità di un tapering. Non preoccupatevi, non ne discuteremo qui... lo menzioniamo solo perché pensavamo al dollaro e alle valute in generale, e anche a ciò che determina il valore di una moneta.

Vedete, noi pensiamo che tutta la storia del tapering sia solo una truffa. La storia che vi viene data in pasto recita che l'economia americana sta migliorando e che, di conseguenza, i tassi di interesse devono "normalizzarsi."

Quello che sta irrobustendo questo concetto è il rafforzamento del dollaro. Gli investitori vedono che il dollaro sta aumentando rispetto a tutta una serie di altre valute e pensano che rappresenti una preferenza per gli asset degli Stati Uniti, preferenza basata sullo stato di salute della loro economia.

Pensiamo che sia molto più complicato di così.

Ci basiamo sulla considerazione che il capitale fluisca attraverso una moneta, e non in essa. Questa idea avrà bisogno di un po' di spiegazioni, ma è davvero interessante quindi seguiteci.

Innanzitutto, bisogna comprendere il flusso generale dei capitali in tutto il mondo. Semplificando, gli Stati Uniti sono la fonte di gran parte della liquidità mondiale ed il capitale fluisce attraverso i loro $500 miliardi annui di deficit commerciale.

In altre parole, gli Stati Uniti succhiano $500 miliardi di beni e servizi in più rispetto a quelli che inviano al resto del mondo, quindi devono compensare questa quantità eccedente con la cartamoneta. In realtà pagano con prestiti, e lo fanno attraverso l'emissione di buoni del Tesoro.

Di conseguenza i capitali fluiscono fuori dal paese attraverso il dollaro (per comprare, ad esempio, yuan cinesi) per pagare beni e servizi. Ma quasi istantaneamente i cinesi rimandano indietro i capitali attraverso il dollaro, o per meglio dire, mediante asset denominati in dollari (come i buoni del Tesoro).

E' questo flusso costante che sostiene il valore del dollaro. Quando escono un po' più di capitali rispetto a quelli che entrano, il dollaro si indebolisce rispetto a qualsiasi valuta che non mantiene un flusso uguale. E quando l'afflusso è maggiore del deflusso, accade il contrario.

Quindi quello che state vedendo ora, è un afflusso verso asset denominati in dollari. Ma, come abbiamo detto, è più complesso di così. Ecco quello che pensiamo stia accadendo...

I flussi di capitale basati sul commercio internazionale di beni e servizi sono solo una parte dell'equazione. I flussi di capitale "speculativi" giocano un ruolo importante nel determinare il valore di una valuta.

Ad esempio, il governo degli Stati Uniti emette buoni del Tesoro per finanziare il suo deficit, cosa che rappresenta una spesa per beni e servizi reali. Questi bond, pur essendo IOU del governo, rappresentano anche un asset finanziario... uno di quelli che il relativo titolare può "usare" per le sue speculazioni.

Cioè, se possedete un bond del Tesoro lo potete utilizzare come garanzia per prendere in prestito dollari e poi spenderli per esporvi, ad esempio, nei mercati emergenti. Quando il QE era in pieno vigore e la liquidità scorreva, tale trading era abbastanza popolare.

Ma ora, con il mercato in attesa che la festa del QE finisca, o come minimo di un suo rallentamento, tali flussi speculativi si stanno invertendo. Il capitale speculativo sta tornando velocemente indietro attraverso il dollaro, spingendo verso l'alto il suo valore rispetto a tutta una serie di valute (soprattutto valute dei mercati emergenti).

Quindi ci sono due flussi di capitale da tenere a mente qui: quello che riguarda gli scambi di beni e servizi reali e quello che fa riferimento al trading finanziario/speculativo.

In questo momento pensiamo che la forza del dollaro sia più legata a quello che sta accadendo sul lato speculativo del mercato... i flussi finanziari. E se abbiamo ragione, sta in realtà mascherando importanti debolezze strutturali del dollaro.

Perché?

A causa di ciò che sta accadendo sul lato commerciale dello spettro. Gli Stati Uniti stanno ancora generando un deficit commerciale annuo di circa $500 miliardi (cioè un deflusso di dollari per pagare beni e servizi). Affinché il dollaro rimanga stabile (ignorando il lato finanziario delle cose, per il momento) gli stranieri devono colmare questa lacuna mandando indietro capitale (comprando asset denominati in dollari).

Ma in questo momento i creditori esteri non lo stanno facendo. L'appetito per gli asset statunitensi di lungo termine, in particolare le obbligazioni del Tesoro, è in calo ... e di tanto. Questa non è una cosa buona per il dollaro, ma in questo momento i capitali speculativi stanno tornando negli Stati Uniti (passando per il dollaro) e stanno mascherando questo problema strutturale.

E la promessa della FED di un tapering sta peggiorando le cose. Attualmente la Federal Reserve sta comprando mensilmente circa $35 miliardi di buoni del Tesoro, o $360 miliardi l'anno. Questo è più che sufficiente per coprire il deficit commerciale, ma non è certamente salutare avere la propria banca centrale che finanzia il 100 % del consumo in eccesso.

In realtà, è addirittura pericoloso. Perché invece di farlo gli stranieri, situazione che comporta la vendita di valuta estera per acquistare dollari, la FED sta creando più dollari per acquistare asset denominati in dollari.

Ciò può sembrare un po' confuso, quindi cerchiamo di semplificare ulteriormente. Quando gli stranieri finanziano i deficit degli Stati Uniti, tale pratica rappresenta un'autentica domanda di dollari (o di circolazione dei capitali attraverso i dollari). Quando lo fa la Federal Reserve, rappresenta un aumento del dollaro rispetto alle valute estere. Non è un bene per il suo valore di lungo termine.

E tutti quei "dollari," o asset denominati in dollari, sono ancora là fuori. 30 e rotti anni di deficit commerciali siedono nelle banche centrali straniere di tutto il mondo sotto forma di buoni del Tesoro degli Stati Uniti. Lo stock di debito federale, detenuti all'estero, è enorme. In altre parole, c'è una grande quantità di debito denominato in dollari al di fuori dei confini degli Stati Uniti.

Come probabilmente saprete, i prezzi sono fissati al margine. Il prossimo venditore (e l'acquirente) fissa il prezzo di una sola unità dell'enorme stock denominato in dollari.

Quindi se qualche straniero volesse vendere, e nessun altro straniero volesse comprare, è probabile che sarà la FED a diventare il compratore marginale. Tale transazione è negativa per il dollaro, in quanto creerebbe una transazione in cui il dollaro compra il dollaro.

In ultima analisi sarà negativo sia per il valore del biglietto verde sia per i partner commerciali degli Stati Uniti. A sua volta ciò aumenterà il prezzo delle importazioni, che potrebbe spingere verso l'alto il valore nominale del deficit commerciale e peggiorare le cose. O gli Stati Uniti potrebbero mettere la testa a posto e consumare di meno, cosa che solo rendimenti obbligazionari più elevati potrebbero costringere a fare.

Chi lo sa? Ma quello che sta diventando più chiaro sono i problemi irrisolvibili di un eccesso di debito in tutto il sistema finanziario internazionale. Il tapering, i flussi di capitali speculativi, l'aumento dei rendimenti obbligazionari e la riduzione del deficit commerciale spronata dai finanziamenti esteri, sono tutti fenomeni intrecciati.

I prossimi anni saranno molto interessanti. Molti scenari possono ancora saltare fuori, ma una ripresa sostenibile degli Stati Uniti non è uno di essi.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Una teoria inconsistente e inconcludente: il keynesismo

Ven, 28/03/2014 - 11:08




di Francesco Simoncelli


Al cuore dell'economia moderna esiste un'unica teoria che in tutti questi anni ha guidato le politiche degli stati, delle banche centrali e gli insegnamenti nelle aule accademiche: la teoria keynesiana. Le azioni intraprese per combattere le recessioni, per stabilizzare l'economia, per mettere mano ai bilanci, hanno sempre fatto riferimento agli insegnamenti promulgati per la prima volta nel 1936 quando apparve la General Theory. La stampa mainstream plaude ogni volta che i dirigenti politici parlano in questi termini, perché questo vuol dire un aumento della spesa. E molto probabilmente incentivi all'editoria. Siamo di fronte ad una delle pietre miliari della storia del pensiero economico che ha più influenzato il corso degli eventi dell'essere umano nell'ultimo secolo.

Grazie alle teorie keynesiane, o per meglio dire quelle neo-keyensiane propagandate da Paul Samuelson, gli stati hanno trovato terreno fertile per radicare meglio la loro presenza nell'immaginario collettivo come identità salvifica. Attraverso le loro decisioni politiche è possibile arrivare alla salvezza economica, ed è proprio per questo che devono essere legittimati ad avere carta bianca in quei momenti in cui sono richieste decisioni drastiche. Quanto c'è di vero in queste asserzioni?

Credo che ormai abbiate capito che oggi andremo a dissezionare le teorie del secondo marmittone.



PRIMA DEL KEYNESISMO

La teoria keynesiana arrivò in un periodo di grande caos finanziario ed economico, per il quale i vari stati del mondo avevano gran parte delle responsabilità (avendo speso denaro oltre le loro capacità ed avendo abusato della stampante monetaria). Il 1914 è l'anno dello spartiacque, quello in cui il pensiero economico tradizionale viene messo da parte per fare spazio alle irresponsabilità e alle demenze della guerra mondiale. Tutti i paesi del mondo seguono la stessa linea di azione: spesa a deficit.

Il gold standard era ovviamente un intralcio per questa linea d'azione, quindi gli stati sospesero il suo ruolo come mezzo di scambio. Stampare carta era più facile, inoltre i debiti di guerra potevano essere accollati alle nazioni perdenti. Nonostante ciò, alla fine della prima guerra mondiale tutte le nazioni del mondo ne uscirono con le ossa rotte, soprattutto dal punto di vista economico perché pensarono di ritornare al gold standard ai tassi di cambio pre-bellici.

Per l'Inghilterra sarebbe stato un disastro, perché si pensava di poter ignorare a cuor leggero l'inflazione di massa che aveva avuto luogo negli anni del combattimento. Questo avrebbe dovuto forzare due decisioni: vendere oro o restrignere l'offerta di moneta. Qualsiasi delle due decisioni sarebbe stata sensata ed avrebbe permesso al mercato di ripulirsi dagli errori precedenti; ma lo stato, ora come allora, non brilla certo per arguzia e intelligenza. Montagu Norman, capo della BoE all'epoca, invitò il suo amico negli Stati Uniti, Benjamin Strong capo della FED di New York, a persuadere in qualche modo il presidente della Federal Reserve affinché pompasse l'offerta monetaria del suo paese, così da evitare un assalto alle riserve aureee britanniche.

Benjamin Strong morì nel 1928, e fino a quella data riuscì ad esaudire il desiderio del suo amico. Poi la FED smise di creare denaro e questo incanalò l'economia statunitense verso il crollo azionario del 1929.

Stampare denaro è sempre stato un escamotage per cercare di tassare indirettamente la popolazione ed accentrare più risorse pecuniarie nelle mani dei primi ricevitori del nuovo denaro, nonché avere vita facile per ripagare i debiti; però prima della comparsa della General Theory coloro che sostenevano una posizione simile dovevano scontrarsi con il pensiero economico dominante, il quale era dedito a promulgare una politica conservatrice nei bilanci. (es. niente interferenze statali nei mercati, valuta stabile ancorata all'oro, tasse e spese al minimo.)

Infatti, gli economisti del diciottesimo e diciannovesimo secolo avevano dimostrato come l'intervento dei governi nei mercati avrebbe impedito un loro funzionamento in accordo con i desideri degli attori economici che li compongono.

Non solo era possibile arrivare a questa conclusione attraverso il ragionamento, ma per chi fosse stato ancora scettico era possibile annoverare a supporto di tale tesi una sequela di esempi storici. Un esempio su tutti, il gold standard che per secoli è durato nell'Impero Bizantino. Infatti, avendo come monito l'ennesimo fallimento della cartamoneta per gentile concessione delle strambe teorie di John Law, gli economisti sapevano che il governo doveva tenere le mani lontano dalla stampante monetaria affinché si volesse avere una moneta stabile. Questo era il motivo per cui sostenevano un gold standard e un bilancio dei governi in pari.

Infatti, i governi non hanno né la capacità né la conoscienza per poter direzionare in modo sano i mercati; più la loro azione è limitata alla sola protezione della proprietà privata ed a far rispettare i contratti, più la prosperità economica sarà una realtà per la società. E' questo quello che avvenne nell'America del XIX secolo, come viene spiegato nel libro di Robert Higgs The Transformation of the American Economy, 1865-1914. Tali principi, nonostante la creazione della Federal Reserve, erano ancora vivi nella popolazione americana quando nel 1920 il presidente William Harding risolse con successo una delle depressioni più brevi nella storia del settore bancario centrale. Come fece? Due parole: laissez-faire.

Morì nel 1923 e con lui una parte di quel rigore ideologico e morale verso la libertà che caratterizzò gli USA delle prime colonie; infatti, l'Inghilterra tornò al gold standard nel 1925, e da allora in poi la FED iniziò la sua corsa verso l'espansionismo artificiale perpetuo. Questa strategia andava a tutto vantaggio dello stato, il quale si trovava ad avere l'occasione di poter ampliare la sua sfera d'influenza potendo incamerare i frutti dell'inflazione grzie alla FED e quelli del clientelismo grazie alla spesa a deficit.

L'azione irresponsabile della pianificazione centrale culminò con la depressione degli anni '30, periodo in cui le politiche sconsdierate che erano state adottate fino a quel momento non sembravano funzionare. Cosa successe? Perché sembrò tornare il sole tutto d'un tratto? Vennero infrante delle promesse. Roosevelt sospese di nuovo il gold standard, e con la creazione del FDIC al mercato venne impedito di ripulire l'ambiente economico. Da quel momento in poi l'establishment politico e bancario avrebbe agito seguendo una sola massima: quando niente sembra più funzioanre, basta semplicemente implementare più della stessa cosa che non ha funzionato. Inondarono, quindi, il mercato con denaro fiat.




Fu da questi semi che germogliò il keynesismo. Politici e banchieri centrali sapevano di essersi spinti oltre, e che non potevano più tornare indietro, quindi avevano bisogno di una giustificazione agli occhi della popolazione.



DEVIAZIONE SULLA VIA VERSO LA LIBERTA': IL NEW DEAL

Non bisogna tralasciare uno dei capisaldi dell'attivismo burocratico e fiscale dell'epoca: il New Deal. Questo pacchetto di misure voluto dall'amministrazione Roosevelt segnò profondamente la storia del pensiero economico negli anni a venire, perché rappresentò il primo passo concreto verso l'espansione dell'influenza dello stato e la distruzione della proprietà privata. Il mix di nazionalismo ed autarchia contenuto nel New Deal servivano solo ad imbastire una sequenza di controlli dei prezzi e controlli della produzione.

John T. Flynn ha scritto un favoloso libro sulla figura di Roosevelt, andando proprio a concentrare la lente d'ingrandimento sugli errori commessi dall'allora presidente degli Stati Uniti: The Roosevelt Myth. Qui apprendiamo che lui e la sua amministrazione, avendo sperimentato un rally nel mercato azionario e nelle proprietà agricole, quando scoppiò la bolla pensarono di aggredire i prezzi bassi come modo per curare la depressione incipiente.

L'aumento delle tasse, dei legacci burocratici e della propaganda anti-imprese contribuì a far peggiorare il periodo di stagnazione in cui erano entrati gli Stati Uniti, con l'attività economica che rallentava ulteriormente a causa della gesione miope di Roosevelt e dei suoi tirapiedi. Una delle leggi più tossiche partorite da questi ultimi fu il NIRA (Nation Industrial Recovery Act): introduzione di un salario minimo nonostante le capacità dei lavoratori; maggior potere ai sindacati; costi della manodopera elevati; ecc. L'effetto di queste politiche fu uno solo: disoccupazione. Non poteva essere altrimenti, perché l'ABC dell'economia ce lo conferma: ad un prezzo maggiore, la domanda diminuisce.

Dopo tutte queste nuove strategie e la sospensione del gold standard, la Grande Depressione avrebbe attanagliato il paese per altri quindici anni. Nel 1948, infatti, con l'abolizione delle regole imposte dal New Deal e con taglio della spesa pubblica di circa il 60%, l'economia statunitense potè recuperare dagli squilibri accumulati in passato. Solo in quell'anno la produzione del settore privato aumentò di un terzo, e dopo 18 anni gli investimenti privati di capitale videro finalmente il segno positivo. Come ci spiega Robert Higgs nel suo saggio Regime Uncertainty: Why the Great Depression Lasted So Long and Why Prosperity Resumed after the War, non furono le misure adottate da Roosevelt a far tornare gli USA su un cammino di prosperità bensì l'affievolimento della presa statale sul mercato.



LE PRESCRIZIONI DEL KEYNESISMO

Nella piena turbolenza dei mercati e con politiche la cui diffidenza era nota, i dirigenti politici si trovavano a fare i conti con gli errori della loro presunzione di conoscenza e con la volontà di mantenere in piedi a tutti i costi un sistema ormai decotto. L'arrivo della teoria generale di Keynes rappresentò una manna dal cielo. Si sarebbero trovati per le mani una dottrina che avrebbe predicato esattamente il loro corso d'azione: controllo centrale dell'economia, irresponsabilità fiscale, consumismo sfrenato.

Passo dopo passo le mani dello stato erano finite sull'economia, andando a conquistarne ogni giorno che passava un pezzo in più. Erano state fatte troppe promesse e le risorse per mantenerle non c'erano. Si scelse la via più facile nel breve termine: ignorarle. Come? Sei parole, le più insensate ed irresponsabili mai pronunciate nella storia del pensiero economico: nel lungo periodo saremo tutti morti. La classe dirigente aveva ora la giustificazione che tanto bramava dalla classe accademica, potevano innalzare un simbolo attraverso il quale continuare ad agire secondo i propri capricci. Il prezzo da pagare sarebbe stato salato. Ma non sarebbe arrivato allora.

C'erano carriere da seguire. Denaro da raccogliere. E' così che il mondo ha abbracciato il keynesismo.

La nuova teoria introdotta da Keynes andava a colpire le basi del libero mercato, accusandolo di essere irrazionale e prigioniero dei cosiddetti "spiriti animali" degli imprenditori, i quali provocavano ampie fluttuazioni nella produzione, nell'occupazione e nei prezzi. Stava sovvertendo quella rivoluzione nel pensiero e nel sistema produttivo che aveva dato i natali ad uno dei periodi più floridi nella storia dell'uomo, una crescita economica come sperimentata in quel periodo resta ancora senza precedenti. Keynes non stava facendo altro che ribaltare le convinzioni che avevano generato questa crescita senza precedenti, elevando il governo a figura onnisciente in grado di salvare le sorti dell'economia attraverso deficit durante le fasi di depressione (per stimolare una crescita) e surplus durante le fasi di boom (per tenerla a bada).

Affinché gli stati potessero essere liberi di agire in tal modo, dovevano prima di tutto liberarsi dalle "manette" dell'oro in modo da poter gestire una moneta elastica e manipolarne l'offerta, il tasso di interesse ed il suo valore di cambio nei mercati esteri. Queste prescrizioni erano necessarie perché potevano garantire un certo ammontare di spesa pubblica da utilizzare per investimenti e per mettere al lavoro un bacino crescente di lavoratori. Keynes stava chiaramente sovvertendo l'ABC dell'economia, ma questo non importava: la sua era una giustificazione plausibile all'operato di una classe dirigente disposta a fare di tutto pur di rimanere al proprio posto.

Non solo credeva che economisti brillanti come lui potevano aiutare i politici ad uscire da situazioni difficili, ma accusava il libero mercato di essere incapace di ripulire l'ambiente economico dagli errorri accumulati. Domanda e offerta passavano in secondo piano, lasciando campo libero ai capricci di una cerchia di individui che si ritrovavano "l'obbligo morale" di poter fissare i prezzi su basi "giuste" e "ragionevoli." Anche se si voleva ignorare l'ABC dell'economia, quest'ultima non ignorava la realtà: carenze ed eccedenze. Alla domanda dei sindacati di aumentare i prezzi dei salari, lo stato rispondeva con una dose maggiore di quelle politiche che avevano causato i problemi economici in prima istanza. L'obiettivo era la cosiddetta "piena occupazione" delle risorse umane inattive, le quali, languendo nel limbo tra sindacati e governo, vennero incanalate oltreoceano a ricoprire il ruolo di carne da macello.

Ma andiamo con ordine. Lo stimolo attraverso la spesa, nell'ottica keynesiana, serve ad infodnere nel governo la capacità di entrare in possesso di fondi che possono essere spesi per creare nuovi lavori. La teoria, definita moltiplicatore keynesiano, recita che la spesa che finisce nelle tasche di qualcuno, diventerà il reddito di qualcun altro quando spenderà quel denaro. Qual è il problema? Il denaro speso dallo stato non cade dagli alberi, il quale ha tre modi per entrarne in possesso: tasse, prestiti, stampa di denaro. Qualunque modo prediliga, il risultato è lo stesso, ovvero, lo stato distrugge i lavori. O per meglio dire, sposta denaro da un lavoro ad un altro senza preoccuparsi della produttività e dell'efficienza di tale mossa. Non c'è correlazione tra crescita economica e crescita della spesa pubblica.[1]




L'illusione di poter conferire un alone magico alla spesa del governo è alquanto fuorviante, perché lo stato si appropria delle risorse che spende attraverso la coercizione quindi non deve fare alcuna fatica per guadagnarsele. Espande solamente la sua sfera d'azione cercando di capire, attraverso il suo punto di vista ristretto, cosa può essere "utile" alle persone. Inutile dire che fallisce miseramente.

La classe dirigente è incapace di operare un calcolo economico in accordo con i desideri del mercato. La sua natura predatoria glielo impedisce. Anche quando prende in prestito denaro attraverso l'emissione di IOU abbiamo a che fare con la stessa situazione. Quando lo stato spende piú soldi di quelli che incassa, esso sta commettendo un atto fraudolento nei confronti dei contribuenti che sta vessando. Per poter proseguire le proprie attività, va sul mercato e offre dei IOU come promessa di pagamenti futuri. Cioè spende nel breve termine e prende in prestito nel lungo termine. Una "linea d’investimento" assai criticabile, la quale non può portare che a una lunga agonia, culminante nel default. Ma andiamo avanti. Lo stato promette a coloro che gli concedono credito un ripagamento sicuro alla scadenza. Aspettate un momento, però: chi paga? Perché, da quanto appreso finora, il finanziamento cui fa ricorso lo stato non produce alcun bene o servizio (cioè la ricchezza totale della nazione non aumenta). Se, ad esempio, concedessimo credito a un’azienda neonata che volesse acquistare macchinari per realizzare un’idea ritenuta tecnologicamente rivoluzionaria, il calcolo imprenditoriale alla base di quest’attività ci conferirebbe enormi guadagni dalla resa futura dell’investimento, perché sarebbero soddisfatti i desideri dei consumatori, che sono i decisori ultimi del successo e del fallimento di qualsiasi attività imprenditoriale, in un mercato libero.

Quindi, l’interesse generato dalle obbligazioni private è ripagato attraverso un aumento della produzione. Lo stato, invece, spende semplicemente quel che incassa. Lo definireste "investimento," questo? Non solo: prendendo in prestito dalla popolazione autoctona, esso devía risorse reali verso settori che non sarebbero mai stati finanziati volontariamente dagli attori di mercato. Il presunto investimento si trasforma: da giudizio di mercato, diventa giudizio politico. Gl’investimenti improduttivi cui s’è dedicato il sistema statale in tutti questi anni non hanno fatto altro che distruggere ricchezza reale: spese per un sistema di welfare crescente e per guerre sanguinose. Questo è ciò che fa lo stato, e i debiti accumulati finora non saranno mai ripagati. Saranno rinnovati negli anni. Altrimenti, perché il debito pubblico starebbe ancora crescendo, se l’impegno dello stato fosse davvero quello di ripagarlo? Peggio ancora: non solo l’investitore non riceve alcun bene o servizio in cambio, ma parte dell’investimento dev’essere ripagata da lui stesso attraverso il sistema fiscale.

Ma se ci troviamo in un periodo recessivo, e questo denaro verrebbe usato per stimolare l'economia ritardando il giorno della resa dei conti, lo stato sarebbe costretto ad attuare una serie crescente di manipolazioni ed intereferenze con la struttura produttiva e sociale fino a sprofondare in una spirale dittatoriale. Tutti quei settori che erano prosperati grazie al falso boom indotto dalla precedente espansione monetaria, finirebbero sotto pressione e necessitanti di un salvataggio. Non solo per rimanere in attività, ma anche per correggere i salari all'interno della loro presunta attività imprenditoriale.

Il mancato aggiustamento degli errori, diffonde falsi segnali in tutto il panorama economico andando a distorcere sempre di più la struttura produttiva di un paese. Sempre più individui si presenteranno alle porte dello stato per essere salvati perché incapaci di poter organizzare le proprie attività. La pianificazione centrale espande la sua cecità al resto dell'economia, decretando la fine della democrazia di mercato ed inaugurando un'economia di controllo.[2]



RINCARARE LA DOSE

Oltre alla spesa pubblica ed ai prestiti, la classe dirigente venne incitata nella General Theory a manipolare i tassi di interesse armeggiando con l'offerta di moneta.

Il giusto rimedio per il ciclo economico non lo si deve cercare abolendo i boom e quindi facendoci navigare in uno stato di semi-depressione; ma lo si deve cercare abolendo le depressioni per mantenerci in uno stato permanente di quasi-boom.[3]
Questa politica tenta di ridurre gli interessi sui debiti attraverso una tassazione indiretta della popolazione, mascherando una linea d'azione palesemente truffaldina con una patina di altruismo. Visto che la tassazione diretta rende visibile il dolore economico, la classe dirigente parla di "giustizia sociale" quando deve ricorrere alla stampante monetaria, promettendo un El Dorado di prosperità a tutti coloro che si fideranno dei loro eletti. In realtà, in virtù dell'effetto Cantillon che caratterizza una pratica simile, i piccoli risparmiatori verranno pesantemente puniti mentre verranno premiati, ad esempio, i possessori di azioni.

L'illusione di un miglioramento delle condizioni economico-finanziarie dura solo temporaneamente, o almeno finché i prezzi si aggiustano al nuovo equilibrio riportando a galla la situazione iniziale con tutta una serie di nuovi problemi. Sopprimere i tassi di interesse attraverso uno stimolo dell'offerta di moneta distorce la struttura di produzione e la struttura dei finanziamenti, lanciando nel panorama economico il falso segnale secondo cui i risparmiatori sono ancora disposti ad elargire nuovi fondi. E' un bluff, l'espansione monetaria in un sistema monetario fiat non è coperta da risparmi reali e devia le risorse scarse verso attività che molto probabilmente le sprecheranno.

Una volta che il nuovo denaro scorre nell'economia più ampia, i prezzi si aggiustano al margine fino ad intaccare ogni settore; si viene a creare una situazione alquanto sgradevole per coloro che ricevono per ultimi (o non ricevono affatto) il denaro fiat di nuova creazione. Questo richiede l'ulteriore intervento del governo, il quale impone controlli dei prezzi nel vano tentativo di tappare una falla con un dito. L'economia inizia a viaggiare su binari separati: uno ufficiale (manipolato), uno ufficioso (mercato nero).

Quest'ultimo tenta di sopperire ai desideri espressi dagli attori di mercato, i quali attraverso le loro azioni mantengono vivo il libero mercato. Nonostante le prime fasi della produzione possano vedere un miglioramento dal punto di vista dei costi e dei salari, questo stato di cose non rimane sempre così perché a fronte di un'espansione artificiale del denaro fiat non segue un aumento della produzione, la quale viene deviata verso settori non richiesti dalle necessità sane degli attori economici. Scrisse Ludwig von Mises:

Il corso espansionistico non è sostanzialmente influenzato dal fatto che alla sua vigilia vi siano capacità inutilizzate, scorte eccedenti invendute e lavoratori disoccupati. Supponiamo che vi siano attrezzature non usate per l'estrazione del rame, scorte di rame invendute e lavoratori disoccupati delle miniere cuprifere. Il prezzo del rame sia a un livello al quale l'estrazione non è conveniente per alcune miniere, i cui lavoratori vengano licenziati; vi siano speculatori che si astengano dal vendere le loro scorte. Ciò che è necessario per rendere nuovamente redditizie queste miniere, per dare lavoro ai disoccupati e per esitare le scorte senza ridurre i prezzi al di sotto di costi di produzione, è un incremento p dell'ammontare di beni capitali disponibili, abbastanza grande perchè ne segua un aumento dell'investimento, della produzione e del consumo tale da provocare un aumento adeguato nella domanda del rame.

Se peraltro questo aumento non appare e gli imprenditori, illusi dall'espansione del credito, agiscono nondimento come se p fosse realmente disponibile, le condizioni sul mercato del rame durante l'espansione sono come se p fosse stato realmente aggiunto all'ammontare dei beni capitali disponibili. Ma tutto ciò che s'è detto circa le inevitabili conseguenze dell'espansione del credito vale anche per questi. La sola differenza è che, per il rame, l'espansione inadeguata della produzione non occorre sia raggiunta con la sottrazione di capitale e lavoro da impieghi in cui questi avrebbero soddisfatto meglio i bisogni dei consumatori. La nuova espansione incoccia in un cattivo investimento di capitale e di lavoro già influenzati dall'espansione precedente che il processo di riaggiustamento non ha ancora assorbito.[4]
In realtà, il vero spettro che aleggia durante i periodi in cui la classe dirigente tenta di reflazionare l'economia attraverso uno stimolo monetario, non è quello di costi e prezzi in aumento nel presente, ma di un loro ulteriore aumento nel futuro. Quando i banchieri centrali avviano le rotative per mantenere artificialmente in piedi investimenti decotti, lo fanno in un panorama perlopiù deflazionistico.[5] Quando il denaro di nuova creazione, dopo un certo lasso di tempo, inizia a fluire nell'economia più ampia ha un effetto anti-deflazionistico, e non inflazionistico. In un certo modo, rassicura la popolazione: scongiura un aumento futuro dei prezzi facendole credere che i prezzi non scenderanno più.

Questa situazione è temporanea perché al continuo fluire del nuovo denaro, il panorama economico inizia ad essere pungolato dagli effetti inflazionistici dell'espansiome monetaria. Se la testardaggine dei pianificatori centrali li conduce a creare quantità sempre crescenti di denaro e credito, il processo finisce per sfuggire di mano portando ad una severa svalutazione della valuta nazionale (a tutto vantaggio delle nazioni estere che, se si sono astenute dal perseguire politiche simili, possono comprare merci e servizi a prezzo scontato). Sovvenzionando indirettamente il mercato estero, quello interno inizia a subire gli aumenti dei costi derivati da un'inflazione dei prezzi perpetua.

L'insostenibilità della situazione generata dal denaro fiat, porta la realtà a scontrarsi con l'illusione monetaria, generando un solo possibile evento: aumento dei tassi di interesse. Infine anche i salari subiscono le stesse pressioni, perché come scrisse Adam Smith: "Sebbene i salari dei lavoratori siano pagati in denaro, il loro reddito reale, come quello di tutti gli altri uomini, non consiste nel semplice denaro, ma nel valore del denaro; non nei pezzi di metallo, ma in quello che può acquisire con essi."[6] Le misure monetarie servirebbero solo ad abbassare il costo della manodopera in modo silenzioso senza che gli interessati se ne possano accorgere.

La General Theory di Keynes, così come abbiamo detto, rappresentava un ribaltamento delle teorie di libero mercato che fino al 1914 avevano garantito una certa prosperità alla popolazione americana, ma che nella Grande Depressione vennero messe in discussione dato il persistere della stessa. Infatti Keynes accusava il libero mercato di non essere in grado di ripulire il panorama economico dagli errori commessi in precedenza, creando una serie di risorse inattive senza uno scopo. Queste risorse comprendevano anche il mondo del lavoro. Nonostante la General Theory venne seguita da altri libri (improntati da una connotazione austriaca, come The Great Depression di Lionel Robbins nel 1937) che davano una spiegazione alla Grande Depressione con approcci diversi, Keynes ottenne tutte le attenzioni. E' ovvio, giustificò tutto quello che fino a quel momento avevano fatto i governi: contrarre deficit.

Nonostante Keynes assicurò nel suo libro che la sua teoria fosse di carattere generale ed applicabile in periodi transitori, i suoi discepoli si spinsero oltre facendole assumere un carattere permanente. "Più della stessa cosa," sarebbe stata questa la formula principe.

Ma che succede se, per esempio, lo stato dovesse ritirare la propria influenza diminunedo spesa, tasse e finanziamenti attraverso i prestiti? Secondo i keynesiani ci sarebbe una recessione. Questo è vero nel breve termine, infatti la disoccupazione aumenterebbe. Ma cambierebbero anche i destinatari della spesa degli individui, i quali si ritroverebbero molti più fondi nelle loro tasche. Il mercato non presenta risorse inattive, ma individui che scelgono cosa fare o cosa non fare. Le interferenze della pianificazione centrale canalizzano i lavori verso settori della produzione praticamente inefficienti, che non solo drenano risorse ma inglobano sempre più manodopera che sarà destianta alla disoccupazione nella fase di bust. La resa dello stato ad intervenire ulteriormente non dobbiamo definirla come recessione, bensì come il superamente stesso della recessione. Una volta che vengono liquidati quegli investimenti decretati dal mercato come improduttivi, verranno sostituiti da attori economici che invaderanno la scena e faranno quello per cui esistono gli imprenditori: soddisfare il cliente.

Avendo più soldi in tasca e avendo una visione più chiara dell'ambiente economico (scevra da interferenze centrali), gli individui faranno le loro scelte premiando quelle attività che più soddisferanno i loro desideri. L'abbassamento del costo della manodopera, dovuto alla riallocazione delle risorse umane, sarà controbilanciato nel tempo da un potere d'acquisto stabile della moenta e da una produzione industriale in rapida ascesa.

Il keynesismo poggia su un grande inganno: sostiene che la spesa pubblica possa far funzionare il mercato, mentre non può farlo quella dei privati. Capite benissimo che questo non ha senso.



SAY O NON SAY

L'altro argomento che diede lustro alla General Theory fu la sua presunta confutazione della legge di Say. Secondo Keynes la legge di Say era vera solo quando l'economia aveva una piena occupazione, ma cessava la sua validità in periodi caratterizzati da risorse inattive. E' davvero così? Innanzitutto vediamo di capire cosa dice la legge di Say:

Un prodotto terminato offre da quell'istante uno sbocco ad altri prodotti per tutta la somma del suo valore. Difatti, quando l'ultimo produttore ha terminato un prodotto, il suo desiderio più grande è quello di venderlo, perché il valore di quel prodotto non resti morto nelle sue mani. Ma non è meno sollecito di liberarsi del denaro che la sua vendita gli procura, perché nemmeno il denaro resti morto. Ora non ci si può liberare del proprio denaro se non cercando di comperare un prodotto qualunque. Si vede dunque che il fatto solo della formazione di un prodotto apre all'istante stesso uno sbocco ad altri prodotti.[7]
A prima vista sembrerebbe un dilemma riconducibile all'uovo e alla gallina. In effetti le persone vorrebbero sempre saziare la loro fame attraverso un buon pranzo. Il problema è: se lo possono permettere? Cosa possono offrire in cambio al contadino, ad esempio, per entrare in possesso delle sue merci? Ad esempio, per permettere al contadino di allevare i capi di bestiame che producono latte e carne, coloro intenzionati ad acquistare i suoi prodotti potrebbero costruirgli un recinto di legno in cui far pascolare gli animali. La produzione di una cosa (recinto/offerta) permette ad un individuo di acquistare vettovaglie (latte o carne/domanda).

Qui in gioco ci sono i desideri degli attori economici che entrando in uno scambio, cercano di entrare in possessodi quegli oggetti che più daranno loro soddisfazione. Sono loro, quindi, che decidono come allocare le risorse nel panorama economico. Immaginiamo ora che qualcuno sia in grado di creare un mezzo di scambio dal nulla. Perché darsi la pena di produrre qualcosa quando si può avviare uno scambio fasullo (qualcosa in cambio di niente)? Viene quindi a mancare un pezzo della produzione (offerta), e più questa convinzione dello scambio fasullo permea l'ambiente economico più la produzione incasserà colpi deleterei.

La legge di Say ha smesso di essere vera? Non credo proprio. Nell'equazione del libero mercato si è inserito un parametro esterno che perturba l'equilibrio tra domanda e offerta, creando squilibri crescenti e duraturi se non ripuliti. Infatti, il produttore che è entrato in possesso di beni in cambio di cartamoneta priva di valore, ha diminuito la ricchezza della società perché ha consumato quegli asset. Nonostante l'interdipendenza di tutte le attività economiche, Keynes si sbagliava quando affermava che fosse il consumo la loro forza motrice. E' la produzione.

Al progredire della situazione iniziale ed al continuo consumo di beni e servizi, arriva un punto di saturazione in cui il mercato si rende conto che la strada intrapresa all'inizio di questo processo non è sostenibile: troppo denaro a caccia di troppo pochi beni. E' necessaria un'inversione, con il conseguente abbandono della cartamoneta come asset affidabile negli scambi. Tutti coloro che hanno invece creduto nella "potenza" della cartamoneta e che hanno costruito attività basate su di essa, vanno falliti. Non sono altro i cosiddetti investimenti improduttivi di cui abbiamo parlato prima, e le risorse umane attirate in questi business devono essere riallocate altrove non appena il tessuto economico si riprende da tale shock. Questo processo richiede due cose essenziali: tempo e flessibilità.

Qualora la cartamoneta dovesse ancora giocare un ruolo in questa situazione, perché ad esempio un'entità terza obbliga l'utilizzo di tale strumento negli scambi, allora il mercato troverà enormi difficiltà nel cercare di riportare le cose al loro punto di equilibrio. In questo punto si inserisce l'errore di Keynes, il quale suggerisce al governo di subentrare e rimpiazzare il consumo privato con un aumento della spesa pubblica. Questa strategia non fa altro che creare più domanda a scapito dell'offerta, cercando di bloccare in un punto preciso il sistema di prezzi in modo da favorire quelle entità che dovrebbero essere spazzate via dalla pulizia del mercato.

La loro improduttività non farà altro che erodere il bacino della ricchezza della società, distruggendo sempre più produzione quanto più questa strategia verrà tenuta in vita.

E' questo quello che accadde anche durante la Grande Depressione. La presenza distorsiva della banca centrale venne tenuta in vita attraverso misure draconiche che andavano ad ingessare il mercato. Soprattutto quello del lavoro, quando ad esempio col New Deal i sindacati guadagnare maggior potere di esercitare pressioni politiche. Questo cartello monopolistico spinse il governo ad aumentare i salari dei lavoratori al di sopra dei livelli di mercato (privo di interferenze). Come ci ricorda l'ABC dell'economia, quando aumenta il prezzo la domanda cala e l'unico esito poteva essere uno solo: sovrabbondanza di lavoratori (disoccupazione).

Ci si rifiutò di capire che fu lo stato a prolungare la depressione, ma questo rifiuto aveva un prezzo: mancanza di una giustificazione. E' per questo che Keynes venne accoltoa braccia aperte quando apparve sulla scena mondiale. Nonostante la sua teoria fosse un conglomerato di concetti fuorvianti e pessima esposizione letteraria, venne idolatrato. Lo stato prese infine il suo agognato scettro e divenne un dio a tutti gli effetti, e Keynes il suo messia.



TEMPI MODERNI

Al giorno d'oggi la maggior parte delle persone non da peso alle politiche implementate dallo stato. Avendolo riconosciuto come entità salvifica, accetta perlopiù passivamente le ricette che i suoi organi decisionali prendono in merito ai vari problemi affrontati dalla società. Le teorie keynesiane, oltre ad essere propugnate dall'ambiente accademico, sono state assimilate per osmosi anche dalla popolazione. O perlomeno la versione iper-semplificata delle fallacie economiche keyensiane. Tutto ciò grazie al lavoro di propaganda promosso da Paul Samuelson, il quale, in veste di promotore del neo-keynesismo, ha fornito una traduzione della General Theory secondo linee più comprensibili. Questo ambiente ha permesso ai pianificatori centrali di spingersi oltre, di varcare quei limiti che anche gli accademici sostenitori della teoria keynesiana credevano non potessero essere varcati.

Gli stimoli monetari senza precedenti a cui abbiamo assistito sin dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, sono qualcosa di mai visto prima nella storia dell'economia. Queste misure hanno spiazzato il mondo accademico, il quale si ritrova suo malgrado a sostenere una linea d'azione mai tentata prima d'ora. In realtà, tutto ciò sottolinea come le intenzioni dello stato fossero bel altre rispetto a quelle propagandate nel corso degli anni. Il mondo accademico è stato innalzato agli allori della fama per il suo sostegno, ora ne pagherà le cosneguenze.

E' inutile sbracciarsi dicendo che questo Keynes non l'avrebbe mai approvato, questo invece è esattamente l'esito della sua giustificazione originale. Il mondo accademico, nonostante qualche titubanza, è intrappolato nelle disilluse strategie auto-distruttive dello stato. Anch'esso è intrappolato nelle sue stesse menzogne. I keynesiani sono intrappolati in quello stesso sistema che per anni hanno difeso. Periranno insieme ad esso. Quando accadrà gli Austriaci saranno lì a ricordare: "Ve l'avevamo detto, e vi avevamo detto anche perché."

La ZIRP che la maggior parte dei paesi sta perseguendo, seppur apparentemente benefica nel breve periodo, porta con sé i semi della sua stessa distruzione. In un ambiente pervaso da tassi artificialmente bassi, gli investitori sono alla disperata ricerca di investimenti che possano rendere loro un ritorno decente. Questo li spinge sempre di più verso quegli asset altamente pericolosi, emessi da imprese bisognose di finanziamenti in un ambiente pervaso da tassi bassi.

Anche le banche sono dei giocatori in questo mercato, dato il tasso di interesse reale negativo. C'è fame di rendimenti nel mercato di oggi, e questa fame sta direzionando la banderuola verso una errata valutazione del rischio. Il risultato sarà un nuovo bust, poiché la manipolazione del tasso di interesse conduce sempre a distorsioni economiche e squilibri artificiali nel sistema dei prezzi. Ogni boom può anche essere differente, ma la caratteristica comune rimane sempre la politica monetaria allentata da parte della banca centrale.

Alla fine le bolle scoppiano sempre, portandosi dietro il loro carico di errori e manipolazioni passate. Più si ritarda questa inevitabilità, più dolore economico sarà percepito. Perché? Quattro parole: non esistono pasti gratis. In natura uno scambio di qualcosa per niente è semplicemente un controsenso e va contro qualsiasi ragionamento umano sensato. (Pensate un momento al Baltic Dry Index, un termometro sulla produzione globale; è ai minimi storici dall'inizio della recessione e prosegue a far registrare record negativi.)

Come sosteneva Friedrich Hayek, più la società si dirige verso una centralizzazione dei poteri, più diviene difficile per il singolo individuo agire in conformità con le proprie azioni. La crescita economica non è qualcosa che si può pianificare a tavolino. Richiede risparmi, capitale ed investimenti in un ambiente di mercato non ostacolato. In assenza di questi requisiti, la condanna è solo una lunga e decrepita stagnazione.



CONCLUSIONE

Il keynesismo sarà chiamato al banco dei testimoni per rispodnere delle sue colpe: giustificazione di un positivismo presumibilmente saggio consegnato nelle mani della pianificazione centrale. Il trenno dell'economia è lanciato a tutta velocità verso un cavalcavia in fiamme. I banchieri centrali non sanno come fermarlo. Il compito dei keynesiani è quello di far credere ai passeggeri che il fumo che si vede in lontananza è quello di un barbecue che li aspetta arrivati in città. Stanno sudando freddo. Sanno cosa li aspetta. L'hanno sempre saputo.


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Note

[1] A Historical and Statistical Analysis of U.S. Fiscal Stimulus Activity, 1953-2011, Antony Davies, Bruce Yandle, Derek Thieme, Robert Sarvis, 5 aprile 2012.

[2] Ludwig von Mises, Planned Chaos, Foundation for Economic Education; 1st Ed(AsSuch) edition (giugno 1981).

[3] John Maynard Keynes, The General Theory of Employment, Interest, and Money (Amherst, N.Y.: Prometheus Books, 1997), p. 322.

[4] Ludwig von Mises, L'Azione Umana, Capitolo XX sez. 9.

[5] Allo scoppio di una bolla alimentata dal denaro fiat, si innesca un processo purgativo che fa calare bruscamente i prezzi di quegli asset che avevano beneficiato dell'espansione monetaria. Le forze di mercato riportano i prezzi laddove sarebbero dovuti stare in assenza di una manipolazione artificiale. Il buon economista non dovrebbe "tifare" o lodare questo tipo di deflazione, perché è il risultato di interferenze esterne nelle decisioni individuali degli attori economici. Dovrebbe semplicemente limitarsi a dire che questo non è altro che il risultato inevitabile di un boom artificiale alimentato dalla stampante monetaria. Un evento doloroso, ma necessario. Discorso diverso per la deflazione dei prezzi in un gold standard, la quale non è altro che il risultato augurabile di un aumento dell'offerta di beni e servizi di un paese a fronte di un'offerta di moneta pressoché stabile. Cfr. George Selgin, A Plea for (Mild) Deflation.

[6] Adam Smith, The Wealth of Nations, Lonra, 1796, Libro I, p. 440.

[7] J.B. Say, Treatise on Political Economy, Libro I, Cap. XV, pp. 141-142.

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Come l'inflazione distrugge la ricchezza delle nazioni

Gio, 27/03/2014 - 11:07




di Jospeh T. Salerno


[Nota dell'editore: Questo articolo è tratto dalla prefazione di Joseph Salerno alla terza edizione del libro di Brendan Brown Euro Crash: How Asset Price Inflation Destroys the Wealth of Nations.]


Brendan Brown è un rara avis — un abile economista finanziario ed un acuto osservatore dei mercati finanziari e della politica, i cui scritti prolifici conferiscono una profonda comprensione teorica. Brown scrive in un inglese semplice, ma può anche trasformare una frase in uno spettacolo letterario. Il "terrore monetario" caratterizza la politica della FED e della BCE (Banca Centrale Europea), perché devono creare deliberatamente aspettative inflazionistiche nei mercati dei beni e servizi in modo da porre rimedio alla contrazione economica. "L'attacco virulento" dell'inflazione dei prezzi degli asset descrive al meglio l'imprevedibilità, i tempi ed il punto di origine di tali variazioni nei prezzi: la manipolazione dei tassi di interesse a lungo termine da parte della banca centrale e il percorso imprevedibile e irregolare che prende l'inflazione nei vari mercati degli asset (sia a livello nazionale che all'estero).

Infatti la prosa di Brown ricorda alcuni tra i migliori scrittori di economia e nel giornalismo economico, come Lionel Robbins e Henry Hazlitt. E come questi illustri predecessori, Brown è attento nel valutare con attenzione le opinioni di coloro che critica, mentre argomenta rigorosamente la propria posizione senza parlare a vanvera e senza scendere a compromessi. Ma soprattutto, Brown non ha paura nel fare nomi e nell'attribuire le colpe a coloro tra le élite politiche e le alte sfere dei dirigenti finanziari, le cui decisioni sono responsabili dello stato caotico in cui versa il sistema monetario globale contemporaneo.

In questo libro, Brown sfodera le sue formidabili capacità espositive nel sostenere che la crisi attuale e il crollo imminente dell'UME (Unione Monetaria Europea) sono attribuibili a profonde falle nelle fondamenta originali dell'euro. Questi difetti hanno reso l'UME particolarmente vulnerabile al virus dell'inflazione dei prezzi degli asset, il quale è stato sguinzagliato nel mondo dalla Federal Reserve poco dopo che l'euro ha visto la luce nel 1999.

Allo scorrere delle pagine, Brown difende coraggiosamente diverse posizioni teoriche di base che sono in radicale opposizione all'ortodossia prevalente. Ad esempio, Brown dissente fortemente dal punto di vista convenzionale riguardo a ciò che costituisce l'equilibrio monetario. Respinge esplicitamente la posizione associata a Milton Friedman e Anna Schwartz, la quale è profondamente radicata nella macroeconomia mainstream e nelle politiche della banca centrale. Questa dottrina è superficiale, arbitraria e strettamente miope poiché interpreta l'equilibrio monetario come "stabilità dei prezzi" nei mercati dei beni e servizi, ignorando completamente i mercati degli asset. In posizione diametralmente opposta, Brown formula un concetto molto più ricco e più profondo di equilibrio monetario, che attinge alle idee dei teorici della scuola austriaca (es. Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Lionel Robbins e Murray Rothbard).

Secondo Brown, una tendenza verso l'equilibrio monetario si ottiene quando la politica monetaria si astiene dal correggere i tassi di interesse di mercato rispetto ai tassi "naturali" corrispondenti. I tassi di interesse determinati dai mercati finanziari sono slegati da quelli "naturali," nel senso che portano un coordinamento spontaneo tra le decisioni volontarie delle famiglie (quanto risparmiare e quale profilo di rischio adottare) e le decisioni aziendali (quanto e in quali progetti investire). Tale coordinamento assicura l'accumulazione del capitale, l'aumento della produttività del lavoro ed un processo di crescita sostenibile che mantiene un equilibrio dinamico tra tutti i beni ed i mercati del lavoro. L'elemento principale per mantenere l'equilibrio monetario è un rigoroso controllo della base monetaria, come accadeva, per esempio, sotto il gold standard classico. Nel contesto delle istituzioni esistenti, su cui si concentra Brown, l'equilibrio monetario richiede una regola che obblighi la FED ad astenersi completamente dal manipolare i tassi di interesse di mercato e, invece, ad esercitare uno stretto controllo sulla crescita della base monetaria.

Il concetto di equilibrio monetario, secondo Brown, permette — anzi, impone — una deflazione dei prezzi nel medio periodo in risposta alla crescita naturale dell'offerta di beni e servizi. Questo è accaduto durante il periodo di massimo splendore del gold standard classico nella seconda parte del XIX secolo, quando i prezzi in calo andavano di pari passo con la rapida industrializzazione e l'aumento senza precedenti degli standard di vita. Secondo Brown, è proprio il tentativo di soffocare (mediante un determinato obiettivo di inflazione di cui si fanno garanti le banche centrali) questa tendenza di prezzo, benigna e necessaria, che distorce inevitabilmente i tassi di interesse di mercato e crea uno squilibrio monetario.

Brown spiega che tale squilibrio monetario non si manifesta necessariamente con un'inflazione dei prezzi al consumo nel breve periodo. In realtà, i sintomi compaiono generalmente sotto forma di un surriscaldamento dei mercati degli asset. Infatti alcuni episodi di grave squilibrio monetario, come quelli che si sono verificati negli Stati Uniti durante il 1920, il 1990 e negli anni che hanno portato alla crisi finanziaria del 2007-2008, possono emergere senza perturbazioni discernibili nei mercati dei beni e servizi. I mercati degli asset surriscaldati vengono completamente ignorati nel concetto Friedmaniano di equilibrio monetario che sta alla base della politica di Bernanke-Draghi. Brown sostiene acutamente che uno dei motivi per cui l'inflazione dei prezzi degli asset viene trascurata, è da ritrovarsi nell'approccio positivista che è ancora dominante nell'economia accademica. La febbre speculativa nei mercati degli asset è quasi impossibile da quantificare o misurare, e quindi non si adatta perfettamente ai tipi di ipotesi che sono necessari per la verifica empirica.

Dopo aver steso il suo approccio teorico, Brown lo usa come base per costruire un avvincente racconto interpretativo sulle origini, lo sviluppo e le prospettive disastrose dell'euro. Nel processo, individua e descrive le decisioni e le politiche della BCE e della Federal Reserve che hanno generato l'attuale condizione in cui langue l'euro. Ma Euro Crash non si limita a delineare la storia della moneta nel suo titolo; si dipana e scioglie il complesso intreccio di eventi e politiche che sin dal 1990 hanno segnato l'evoluzione pericolosa del sistema monetario globale.

Questo libro è una sfida radicale alle dottrine predominanti, le quali hanno viziato profondamente la politica monetaria sin dal 1980. Sappiatelo: leggere questo libro sarà un'esperienza intellettuale davvero frizzante. Come un tuffo a capofitto in una piscina fredda, vi rinfrescherà la mente e vi farà risvegliare accanto ad un ricco bagaglio di nuove idee.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


E' alle porte una deflazione di massa? Ovviamente no, ma Ambrose Evans-Pritchard la teme lo stesso

Mer, 26/03/2014 - 11:10




di Gary North


Ambrose Evans- Pritchard è un giornalista Keynesiano. Teme la deflazione dei prezzi più di ogni altro risultato economico. Per anni ha messo in guardia il suo pubblico contro la deflazione dei prezzi.

In altre parole, teme una recessione che riassesterà i prezzi degli asset secondo quello che le persone sono davvero disposte a pagare. Teme un momento in cui sparirà l'inflazione dei prezzi che è stata creata dall'inflazione monetaria della banca centrale, facendo ritornare i prezzi in linea con ciò che i clienti sono disposti a pagare. Teme l'autorità del cliente.

Tutti gli economisti la temono, tranne gli Austriaci. Rifiutano l'idea che l'inflazione della banca centrale (che distorce i prezzi più importanti nell'economia -- i tassi di interesse) debba tornare alla normalità. Pensano che le banche centrali debbano creare denaro fiat al fine di abbassare i tassi -- per sempre.

Credono che la politica dell'inflazione monetaria, una volta adottata, non debba mai essere abbandonata.

Pertanto, il titolo recita: World risks deflationary shock as BRICS puncture credit bubbles.

Gli Austriaci leggono questo: il mondo rischia prezzi più bassi per merci e capitali se i BRICS riducono la contraffazione legalizzata.

Egli scrive: "Per come stanno le cose, la prossima recessione spingerà il sistema economico occidentale verso la deflazione."

Gli Austriaci leggono: "La teoria Austriaca del ciclo boom-bust funziona ancora."

Egli scrive: "E' un fatto che le due superpotenze monetarie -- USA e Cina -- stiano considerando una politica più restrittiva."

Gli Austriaci leggono: "E' un fatto che le due superpotenze monetarie -- USA e Cina -- debbano considerare una politica più restrittiva."

Poi lancia il suo avvertimento: "Metà dell’economia mondiale è ad un passo da una trappola deflattiva. L’FMI dice che ora la probabilità che ciò accada potrebbe essere del 20%."

Le economie sono minacciate da una trappola simile solo quando la contraffazione della banca centrale ha creato un boom insostenibile. Tutti i boom sono insostenibili se sono alimentati dalla contraffazione. Quando smette la sua opera di falsificazione, tassi più alti non sono una coincidenza. E' l'esito del libero mercato: riassesto dei prezzi degli asset che erano stati gonfiati dalla contraffazione.

Una circostanza importante è che le due superpotenze monetarie -- USA e Cina -- starebbero entrambe adottando misure restrittive che portano verso tale rischio, senza dubbio perché hanno ponderato che le bolle speculative stanno diventando un pericolo ancora più grande.
Un'analisi corretta da parte sua. Un'analisi corretta dalla parte dei banchieri centrali.

"Dobbiamo essere estremamente vigili," ha detto a Davos Christine Lagarde del FMI. "Il rischio di deflazione è quel che accadrebbe se ci fosse uno shock in quelle economie che ora hanno tassi di inflazione bassi, ben al di sotto del target. Credo che nessuno possa negare che nell'eurozona l'inflazione è ben al di sotto il target dichiarato."
Corretto. Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le proprie preferenze.

Non è difficile immaginare quale sarebbe la portata dello shock. Già abbiamo la Turchia, l’India e il Sud Africa che stanno tirando il freno a mano, costretti a difendere le loro valute a causa del prosciugamento della liquidità globale.
Corretto. Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le proprie preferenze.

"Se le reazioni del mercato al tapering fossero precipitose, i paesi in via di sviluppo potrebbero vedere diminuire i flussi di denaro fino all’80% per diversi mesi," dice il rapporto. Un quarto di queste economie rischia un arresto improvviso. "Anche se questi aggiustamenti potrebbero essere di breve durata, rischiano di infliggere gravi tensioni accrescendo potenzialmente i rischi di crisi."
Le bolle scoppiate sono un grande male per gli analisti Keynesiani. Le bolle sono un modo di vita per loro -- il modo in cui il mondo dovrebbe funzionare.

Quello che ci serve, quindi, sono leggi che impediscano agli investitori di vendere i loro investimenti e comprare le loro valute nazionali.

Cita un rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale: l'alter ego del FMI.

Il rapporto dice che potrebbe esserci bisogno di controlli sui capitali per superare la tempesta -- o tecnicamente per superare "l'Impossibile Trinità" dell'autonomia monetaria, un tasso di cambio stabile e la libera circolazione dei capitali.
Come sempre, i Keynesiani odiano il libero mercato. Odiano il diritto delle persone di comprare e vendere alle loro condizioni. Odiano la libertà.

William Browder di Hermitage dice che è proprio qui che la crisi ci sta conducendo, e sarà una brutta sorpresa per gli investitori scoprire che il loro denaro è bloccato -- come è già successo a Cipro e sta succedendo anche in Egitto. La reazione a catena diventa evidente. "La gente inizierà a chiedersi quale paese sarà il prossimo," ha detto.
Questo è esattamente ciò che la gente dovrebbe chiedere oggi.

I mercati emergenti rappresentano ormai la metà dell'economia mondiale, quindi ci stiamo muovendo in un territorio inesplorato. Dopo la crisi della Lehman circa $4 bilioni di fondi esteri si sono riversati sui mercati emergenti, gran parte dei quali da allora si muove sulla strategia del "momentum money," che arriva tardi alla festa. Il FMI dice che circa $470 miliardi sono direttamente legati al QE della FED. "Non sappiamo quanto di questo denaro stia per uscire di nuovo da questi mercati, o quanto velocemente," ha detto un funzionario del Fondo.
Questa è una sciocchezza. Non è successo. I dollari non "si sono diffusi" in nazioni straniere. Il dollaro non è una moneta in quelle nazioni. I dollari digitali rimangono nelle banche statunitensi. Non lasciano gli Stati Uniti. Tutto ciò che accade è che la proprietà di tali conti cambia: da stranieri a residenti negli Stati Uniti. Lo spiego qui: http://www.garynorth.com/public/7768.cfm.

[Nota: non sta parlando di nazioni del Terzo Mondo in cui le banconote di carta degli Stati Uniti, che non sono investite, servono come una moneta alternativa per i clienti. Queste non sono nazioni dove è fluito il capitale occidentale. In ogni caso, i prelievi di denaro cartaceo negli Stati Uniti invertono il processo di riserva frazionaria. Ciò è deflazionistico.]
Ciò che temono i Keynesiani è che i proprietari statunitensi rivenderanno la proprietà degli asset in altre nazioni. Le bolle scoppieranno.

Gli Austriaci chiedono: "E allora?"

Un paese dopo l'altro è ora costretto a politiche restrittive. Più un tale stato di cose va avanti, e più il problema si diffonde, tanto maggiore è il rischio che si trasformi in uno shock globale deflazionistico.
Corretto. Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le loro preferenze.

La Banca Centrale della Turchia ha preso misure drastiche per fermare la fuga di capitali, raddoppiando il suo tasso di riacquisto dei bond dal 4.5% al 10%. In breve tempo ciò porterà l'economia ad un punto morto e, in ultima analisi, può rivelarsi futile come la difesa ideologica della sterlina da parte della Gran Bretagna nel settembre 1992.
Corretto. Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le loro preferenze.

Il Sud Africa ha alzato i tassi di mezzo punto al 5.5% per difendere il rand, e l’India martedì li ha alzati di un quarto di punto all’8%, tutti costretti a stringere i denti con la crescita che si affievolisce. Sono mesi che il Brasile e l’Indonesia tentano di frenare un deprezzamento della valuta che rischia di andar fuori controllo da un momento all'altro.
Corretto. Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le loro preferenze. Ciò è benigno, non maligno.

Altri paesi stanno meglio -- soprattutto perché le loro partite correnti sono in surplus -- ma perfino loro stanno perdendo spazi di manovra. Il Cile ed il Perù avrebbero bisogno di tagliare i tassi per contrastare il crollo del prezzo dei metalli, ma in questo clima teso non osano farlo.
Corretto. Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le loro preferenze.

La Russia ha un piede nella recessione, ma non può intervenire per riavviare la crescita poiché il rublo è sprofondato al minimo storico rispetto all'euro. La banca centrale sta bruciando le riserve ad un ritmo di $400 milioni al giorno per difendere la valuta, implementando di fatto una politica restrittiva. Per quanto riguarda l'Ucraina, l'Argentina e la Thailandia, sono già fuori controllo.
Notate la frase : "Fuori controllo." Si tratta del controllo dei governi centrali.

Corretto. Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le loro preferenze.

La Cina sta marciando ad un proprio ritmo con un conto capitale chiuso e riserve da $3.8 bilioni, ma anch'essa sta trasmettendo un potente impulso deflazionistico a tutto il mondo. L'anno scorso ha investito altri $5 bilioni in nuovi impianti ed investimenti fissi -- quanto gli USA e l’Europa insieme -- inondando l'economia globale di altra capacità in eccesso.
Corretto. Capacità in eccesso è una frase in codice Keynesiana che sta per "capacità che non era affatto necessaria. Era una bolla indotta dall'inflazione della banca centrale. Ora la banca centrale ha cessato di gonfiare bolle."

Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le loro preferenze.

I mercati hanno una fede commovente nel fatto che lo stesso Politburo responsabile della spettacolare bolla del credito da $24 bilioni -- una volta e mezza più grande del sistema bancario degli Stati Uniti -- stavolta riuscirà a sgonfiare la bolla con delicatezza, con un'abilità che è mancata alla FED nel 1928, alla Banca del Giappone nel 1990 e alla Banca d'Inghilterra nel 2007.
Promemoria per Evans-Pritchard: "Le bolle scoppiano. Non vanno via lentamente."

Manoj Pradhan, di Morgan Stanley, dice che la Banca Centrale della Cina sta cercando di rientrare dai debiti e di alzare i tassi allo stesso tempo, cosa che "amplifica i rischi per la crescita." Si tratta di un'impresa eroica, come effettuare interventi chirurgici senza anestesia. E' l'esatto opposto di quello che ha fatto la FED dopo il 2008, quando il QE ha aiutato ad assorbire lo shock. Morgan Stanley dice che il 45% di tutto il credito privato in Cina deve essere rifinanziato nel corso dei prossimi 12 mesi, quindi allacciatevi le cinture.
I governanti comunisti della Cina sono come i governanti Keynesiani in occidente. Vogliono rinviare il dolore politico. Chiederanno che la banca centrale torni alla sua politica precedente. Odiano l'autorità del cliente.

Inoltre, la Cina sta facendo fatica a mantenere floride le sue industrie al tasso di cambio corrente. Patrick Artus, di Natixis, dice che i salari in continuo aumento -- ed il calo di produttività - fanno sì che ora produrre l'Airbus A320 a Tianjing costi il 10% in più che produrlo a Tolosa.
"La Cina sta facendo fatica" significa "i politici della Cina sono mercantilisti che sovvenzionano il settore delle esportazioni attraverso l'imposizione di controlli dei prezzi sulle valute. Questa politica fa salire i salari interni. I costi aumentano. Il mercantilismo riduce la produzione di altri settori attraverso l'aumento dei costi. David Hume descrisse questo processo nel 1752. E' ancora valido.

Le implicazioni sono evidenti. La Cina prima o poi può tentare di ribassare lo yuan per mantenere le sue quote di mercato, al di là di ciò che dicono al Congresso degli Stati Uniti, in parte per fermare il Giappone che sta guadagnando terreno grazie alla sua svalutazione del 30% con l’Abenomics. Albert Edwards di Société Générale dice che questo potrebbe trasformarsi nello shock deflazionistico finale, in confronto al quale la crisi asiatica del 1998 è una bazzecola.
Tutti i Keynesiani sono mercantilisti. Vogliono finanziare le esportazioni inflazionando la valuta nazionale. Evans-Pritchard non fa eccezione.

L’Europa ha già lasciato crollare le sue difese dietro una Linea Maginot di politica monetaria ortodossa. I dati Eurostat mostrano che Italia, Spagna, Olanda, Portogallo, Grecia, Estonia, Slovenia, Slovacchia, Lettonia, così come i paesi con il cambio ancorato all’euro come Danimarca, Ungheria, Bulgaria e Lituania, sono entrati tutti in piena deflazione sin dal mese di maggio, all'inasprimento della pressione fiscale. I prezzi sono in calo in Polonia e in Repubblica Ceca sin dal mese di luglio, e in Francia sin dal mese di agosto.
Ma non la Germania. Questo è ciò che fa infuriare i Keynesiani in Europa. Non la Germania.

Prima di Natale Mario Draghi ha parlato della necessità di un "margine di sicurezza" contro la deflazione, ma ora sembra stranamente passivo come se fosse sottomesso alla Bundesbank.
Corretto. Rallegriamoci. La Germania è in carica.

Adesso ci troviamo quasi al quinto anno del vecchio ciclo -- che è già molto maturo -- e l’80% dell'economia globale applica misure restrittive o tagli agli stimoli. Per come stanno le cose, la prossima recessione spingerà il sistema economico occidentale oltre la soglia della deflazione.
Rallegriamoci. I clienti riaffermeranno le loro preferenze.

La FED sta sicuramente sfidando la sorte, con $10 miliardi di tapering ad ogni meeting, in un contesto di deflazione incipiente, come continua a sottolineare il capo della FED di Minneapolis, Narayana Kocherlakota.
Buone notizie! La FED ha annunciato ulteriori misure restrittive da $5 miliardi al mese. Tanto la contraffazione andrà solamente avanti ad un tasso di $780 miliardi l'anno. Deflazione alla maniera della FED!

Quelli che pensano che la deflazione sia innocua dovrebbero ascoltare Haruhiko Kuroda della banca del Giappone, che ha vissuto 15 anni di prezzi in calo.
No, non è vero. I prezzi per 15 anni non sono scesi in Giappone. E' un mito Keynesiano. I prezzi sono rimasti invariati. La prova è qui: http://www.garynorth.com/public/7225.cfm

I profitti aziendali si sono prosciugati. Gli investimenti in tecnologia si sono atrofizzati. L'innovazione è svanita. "Ha provocato una mentalità molto negativa in Giappone," ha detto.
Il Giappone ha fatto registrare un avanzo commerciale per tre decenni, terminato solo nel 2011, l'anno del disastro di Fukushima. Ora ha un lieve deficit, ma non con gli Stati Uniti. Come è possibile che il Giappone ce l'abbia fatta fino a Fukushima, data la versione Keynesiana della debole economia giapponese?

Il Giappone ha avuto i più alti tassi di interesse reali del mondo avanzato, cosa che ha causato una spirale di interessi composti che hanno portato ad una crescita dell’onere del debito, mentre il PIL nominale si contraeva.
Traduzione: "il Giappone ha premiato i risparmiatori."

Un esito simile in Europa porterebbe all’esplosione delle traiettorie del debito del Club Med.
Il Club Med non è il Giappone. I residenti nel Club Med non hanno risparmiato. Hanno preso in prestito. Tutti hanno avuto deficit nella bilancia dei pagamenti con l'euro, proprio come i critici dell'euro avevano previsto prima del 1999.

Ambrose Evans-Pritchard è tanto Keynesiano quanto Paul Krugman. Né lui né Krugman comprendono la teoria Austriaca del ciclo boom-bust. Krugman è semplicemente più aperto sulla sua ignoranza.

Possiamo tranquillamente ignorarli entrambi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Ritardare il default richiede un prezzo elevato da pagare

Mar, 25/03/2014 - 11:02




di Thorsten Polleit


Il credito è un meraviglioso strumento che può far progredire la divisione del lavoro, aumentando così la produttività e la prosperità della società. La concessione del credito permette ai risparmiatori di diffondere il loro guadagno nel panorama economico. Contraendo prestiti, gli investitori possono attuare piani di spesa produttiva che non sarebbero stati in grado di permettersi se avessero dovuto fare affidamento solo sulle loro risorse.

Gli effetti benefici del credito possono avere luogo solo se il credito stesso e il sistema monetario si basano solidamente sui principi del libero mercato. E questo è un grave problema per le economie di oggi: il credito ed il sistema monetario sono inconciliabili con il sistema del libero mercato.

Allo stato attuale, tutte le principali valute del mondo — il dollaro statunitense, l'euro, lo yen giapponese o il renminbi cinese — rappresentano cartamoneta scoperta sponsorizzata dallo stato, o il cosiddetto denaro "fiat." Queste valute hanno tre caratteristiche. In primo luogo, le banche centrali hanno il monopolio sulla produzione di denaro. In secondo luogo, il denaro viene creato dal credito bancario — o "dal nulla" — senza che i finanziamenti siano garantiti da risparmi reali. E terzo, il denaro può essere ampliato in qualsiasi quantità politicamente desiderata.

Un sistema monetario fiat soffre di una serie di profonde falle economiche ed etiche. E' inflazionistico, provoca inevitabilmente ondate di speculazione, provoca investimenti improduttivi e cicli "boom/bust," e generalmente favorisce un debito eccessivo. E il denaro fiat favorisce ingiustificatamente i pochi a spese dei molti: i primi destinatari del nuovo denaro traggono vantaggio a scapito di coloro che lo ricevono in un secondo momento ("Effetto Cantillon").

Ma c'è una questione che merita un'attenzione particolare: l'onere del debito, che si accumula nel tempo in un sistema monetario fiat, diventerà insostenibile. La ragione principale è che l'atto di creare credito e denaro dal nulla, accompagnato da tassi di interesse artificialmente soppressi, incoraggia investimenti improduttivi: non hanno la capacità di guadagno per ripagare il conseguente aumento del debito.

I governi sono i colpevoli principali dell'accumulo di un debito eccessivo, aiutati dalle banche centrali che forniscono una fonte inesauribile di credito a costi artificialmente bassi. I politici finanziano le promesse elettorali con il credito, e gli elettori acconsentono perché si aspettano di beneficiare dalla "cornucopia" del governo. La classe dirigente e la classe dei governati sono abbastanza fiduciose nel poter rinviare il rimborso dei debiti alle generazioni future.

Tuttavia, arriva un momento in cui gli investitori privati non sono più disposti a rifinanziare il debito in scadenza, per non parlare di finanziare un ulteriore aumento dell'indebitamento di banche, aziende e governi. In una tale situazione, il boom della cartamoneta è destinato a crollare: la crescente preoccupazione per le inadempienze rappresenta un nemico mortale per il denaro fiat. E una volta che si prosciuga il flusso del credito, il boom si trasforma in bust. Questo è esattamente ciò che stava per accadere nel 2008 in molte aree valutarie di tutto il mondo.

Un bust può evolvere facilmente in una depressione su larga scala, il che significa banche fallite, aziende in bancarotta ed anche alcuni governi a gambe all'aria. L'economia si contrae bruscamente, causando disoccupazione di massa. Tale situazione sarà prevedibilmente interpretata come un calvario — piuttosto che un adeguamento economico reso inevitabile dalle devastazioni del precedente boom.

Tutti — quelli nella classe dirigente e nella classe dei governati — vorranno fuggire dal disastro. Minacciati dalle estreme difficoltà economiche e dalla disperazione politica, i loro occhi si rivolgeranno alla banca centrale che, purtroppo, può stampare tutto il denaro che desidera e mantenere solvibili i mutuatari sotto stress, ma prima di tutto banche e governi.

Mettere mano alla stampante sarà percepita come la politica del male minore — una reazione che si è ripetuta molte volte in tutta la storia travagliata del denaro cartaceo scoperto. Dalla fine del 2008, molte banche centrali hanno mantenuto a galla le banche commerciali, fornendo loro nuovo credito praticamente a tasso zero.

In realtà questa politica ha lo scopo di fare in modo che le banche sfornino ancora più credito e denaro fiat. Più credito e denaro, forniti a tassi di interesse bassissimi, sono considerati come il rimedio ai problemi economici (che invece sono stati causati dalla stessa cura che si vuole spacciare come soluzione). Questo non è certo un percorso che ispira fiducia.




Fu Ludwig von Mises che comprese come il boom del denaro fiat finirà per trasformarsi in un collasso del sistema economico. L'unica questione aperta è se un tale esito sarà preceduto da una svalutazione della moneta o no:

Il boom non può continuare all'infinito. Ci sono due alternative. O le banche continuano ad espandere il credito senza restrizioni, provocando in tal modo il continuo aumento dei prezzi ed un'orgia crescente di speculazione, che, come in tutti gli altri casi di inflazione illimitata, finirà in un "crack-up boom" e in un crollo del sistema moentario e creditizio; o le banche smettono prima che venga raggiunto questo punto, rinunciano volontariamente ad un'ulteriore espansione del credito e, quindi, finiscono in una crisi. In entrambi i casi ne segue una depressione.[1]
Una politica monetaria dedicata a scongiurare ad ogni costo i default porterebbe ad uno scenario piuttosto difficile nel futuro: depressione preceduta da inflazione. Questo è uno scenario molto simile a quello accaduto, per esempio, nell'inflazione monetaria della Francia del XVIII secolo.

Secondo Andrew Dickson White, la Francia ha emesso cartamoneta:

cercando un rimedio ad un male relativamente piccolo, accettando però un male infinitamente più pericoloso. Per curare una malattia temporanea nel suo carattere, è stato somministrato un veleno che ha corroso le viscere della prosperità francese.

E' progredito secondo una legge della fisica sociale che potremmo definire la "legge dell'emissione e degli ammortamenti." E' stato relativamente facile astenersi dal primo giro di svalutazione; è stato estremamente difficile astenersi dal secondo; dal terzo; fino a quando è stato impossibile fermarsi del tutto.

Ha portato alla rovina [...] il commercio e la produzione, l'interesse mercantile, l'interesse agricolo. Era come se qualcuno volesse aprire una diga solo per irrigare un giardino.

Si è conclusa in una prostrazione finanziaria, morale e politica della Francia — una prostrazione da cui solo Napoleone riuscì a sollevarla.[2]

[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Ludwig von Mises. Interventionism: An Economic Analysis. Irvington-on-Hudson, N.Y.: Foundation for Economic Education, 1998. P. 40.

[2] Andrew Dickson White. Fiat Money Inflation in France, How It Came, What It Brought, and How It Ended. D. Appleton-Century Company Inc., New York and London: D. Appleton-Century, 1933. S. 66.

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Comprare oro: Il test anti-idioti del Mogambo Guru

Lun, 24/03/2014 - 11:24




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


All'apertura della scena, le luci turbinano su uno sfondo nero vorticando follemente in una danza caleidoscopica sconnessa tra luce e buio. In lontananza, si odono sirene. Il mio viso è mezzo nascosto nella penombra, e sto pulendo la canna lucente di quella che sembra una mitragliatrice... quando all'improvviso guardo dritto nell'obiettivo della telecamera.

Guardo fisso nell'obiettivo, i miei occhi socchiusi ed iniettati di sangue saettano da una parte all'altra come un piccolo topo spaventato, e sussurando raucamente dico: "La Federal Reserve sta monetizzando il debito! Siamo Dannatamente Fregati (SDF)!"

Questa, come è implicito dalla paura isterica nei miei occhi, è solo la punta di uno squallido iceberg, poiché il viscido governo ha raggiunto nuovi abissi di depravazione ammettendo di impegnarsi attivamente nella manipolazione del mercato azionario, del mercato obbligazionario, del mercato immobiliare, del mercato dei prestiti agli studenti e ora dell'oro e dell'argento. Tutto. "Sostenerli," come si dice, ma tutti finanziati dalla malvagia Federal Reserve che crea montagne di moneta.

Forse è questa conoscenza di una diffusa frode ufficiale che sta scolpendo uno sguardo angosciato sul mio viso, come quello che mi sovviene quando colpisco la palla e finisce a pochi centimetri dalla buca, o cade ("plop") in una trappola di sabbia; o peggio, attraversa tutto il green, come se mi prendesse in giro, E POI si dirige dritta nella maledetta trappola di sabbia, al che io sussulto gridando: "Zitta! Zitta! Zitta, accidenti a te! Te la farò pagare, stupida palla!"

O quando la palla invece di finire in buca rimbalza fuori, o quando serro i pugni per la rabbia nei confronti di qualche mezzasega che esclama: "Ehi, idiota! Fai schifo! Prendi qualche lezione di golf! Ne hai davvero bisogno!"

Forse sono tutte queste cose insieme, o anche altre preoccupazioni, come... oh, non so... la probabilità che vostra moglie vi stia mettendo del veleno nel cibo. E anche se lei lo nega ed accetta prontamente di cambiarvi il piatto, osserva furtivamente ogni vostro movimento rimuginando nella sua piccola mente deviata un piano oscuro per aggirare il vostro ingegnoso stratagemma di smembrare la sua trama diabolica.

O forse la parte peggiore è quando la gente viene da me e dice: "Ehi! Non sei tu quello Sbruffone Idiota di un Mogambo (SIM) che mi ha urlato di comprare oro e argento, e quando non l'ho fatto mi ha urlato che ero un cretino?"

Mi gonfio orgogliosamente il petto e dico: "Sì! Sono io!"

Poi devo ascoltarli mentre mi meldicono e ridono di me, il loro disprezzo è palpabile dal momento che l'oro e l'argento sono stati degli investimenti terribili negli ultimi due anni grazie alla manipolazione del governo, mentre le azioni e le obbligazioni sono aumentati di prezzo grazie alla suddetta manipolazione del governo.

Così, come non mi sono mai stancato di dire, guai a me.

Soffro il tormento di avere Assolutamente e Dannatamente Ragione (ADR) poiché la storia ha dimostrato che l'oro e l'argento sono gli investimenti supremi quando i governi agiscono in modo fiscalmente e/o monetariamente bizzarro. E ora la banca centrale americana ha creato così tanto denaro, che tutto e tutti sono incredibilmente sommersi dal debito per la somma incredibile di oltre il 400% — se non il 700%! — del PIL!

Eppure i prezzi di oro e argento sono diminuiti fino al costo di produzione grazie agli interventi ed alle manipolazioni approvati e perpetrari dal governo, tanto che gli idioti hanno il coraggio di venirmi a cercare e osano — osano! — criticarmi per le perdite nelle loro riserve auree, quando dovrebbero inginocchiarsi (inginocchiarsi!) davanti a me (a me!) ringraziandomi (ringraziandomi!) per aver elargito loro (elargito!) i Consigli Immortali del Mogambo (CIM), come ad esempio: "Comprate oro, argento e petrolio, e se non lo fate dimostrerete solo di essere l'idiota di turno; probabilmente un idiota Keynesiano, che è il peggior tipo di idiota!"

E a proposito di idioti Keynesiani... Vi presento Janet Yellen, nuovo presidente della Federal Reserve, una delle peggiori idiote Keynesiane nei confronti della quale sono sempre stato, e sempre sarò, molto scortese seguendo il modello del Classico Disprezzo del Mogambo (CDM).

Forse Dan Cofall dell'omonima Cofall Letter l'ha inchiodata quando l'ha colta a dire che la Federal Reserve: "[...] non deve solo combattere l'inflazione o monitorare il sistema finanziario. Deve cercare di aiutare le famiglie ordinarie a rimettersi in piedi e creare un mercato del lavoro dove le persone possano sentirsi al sicuro in modo da poter andare avanti."

Che cosa?!? L'uso di questa punteggiatura vi consente di capire che sia io che il Junior Mogambo Ranger (JMR) Dan eravamo, e rimaniamo, completamente apoplettici davanti alla seguente assurdità: la FED deve "creare un mercato del lavoro." Come diavolo fa una banca a fare una cosa del genere? Il Congresso ha cercato di farlo, e ha fallito, per oltre un centinaio di anni! Hahaha!

L'unica buona notizia, nella valanga di cattive notizie, è che l'oro viene venduto al costo di produzione, anche se in realtà è una di quelle notizie metà buone e metà cattive.

Infatti è una cattiva notizia per quelli che già possiedono oro, mentre è buona per quelli che lo comprano.

La notizia veramente buona è che questo non può durare a lungo a fronte degli implacabili e massicci acquisti cinesi, e sto scommettendo sull'imperativo storico secondo cui le persone accumulano oro e argento in tempi difficili. E così le persone che comprano oro e argento in questo momento trarranno vantaggio — un grande vantaggio — dalla corruzione sfacciata del governo! E' solo una questione di tempo. Whee!

E uno di questi mietitori di bonanza finanziaria sarà un tizio il cui nickname è Chuck Norris, il quale ha commentato un articolo su zerohedge.com: "Non sono scemo, il prezzo dell'oro è stato soppresso artificialmente. Mi ha permesso di accumularlo a prezzi migliori. Spero che rimanga basso il più a lungo possibile, in realtà. Ne comprerò di più!!"

Naturalmente ci sono quelli che polemizzano se questo sia o meno il VERO Chuck Norris, quello di "Walker Texas Ranger," poiché il VERO Chuck Norris è così sovrumano che con un calcio rotante puà trasformare un lingotto di piombo IN un lingotto d'oro.

Allora perché dovrebbe scomodarsi ad accumulare oro come noi comuni mortali, se non per dimostrare che è abbastanza intelligente da conoscere la Scuola Austriaca e la storia economica del mondo, oltre ad essere un attore bello, ricco ed un ottimo candidato come Junior Mogambo Ranger (JMR)?

Per risolvere l'arcano enigma, esaminiamo la punteggiatura dell'utente Norris e scopriamo due — dico due! — punti esclamativi, segno evidente di un codice segreto attraverso il quale tutti i Junior Mogambo Ranger (JMR) capiscono immediatamente una cosa: "qui c'è qualcosa di importante."

Pensateci.

Pensateci su.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Come i Keynesiani hanno vinto... e perderanno

Ven, 21/03/2014 - 11:05




di Gary North


Reality Check

Un membro del sito ha posto questa domanda:

Perché il Keynesismo ha prevalso? Dr. North, nel 1950 Henry Hazlitt scrisse The Failure of the New Economics in cui demolì frase per frase la General Theory con argomentazioni chiare ed inconfutabili. Non riesco ad immaginare un qualsiasi campo di studio in cui una teoria possa essere dominante dopo tale confutazione. E' il trionfo della propaganda sui fatti? Il 99% di tutti i professori di economia è senza spina dorsale o è stupido? Le persone incolpano Hayek per non aver sfidato Keynes, ma certamente l'ha fatto Hazlitt (anche se un po' più tardi). I federali finanziano il 90% della ricerca economica in modo che solo i Keynesiani ottengano tali finanziamenti? Come si spiega questa situazione sconcertante?
Sono contento che l'abbia chiesto.

Cominciamo con il principio fondamentale che ha sostenuto l'economia moderna, e che ha sostenuto l'economia in gnerale fin da quando Adam Smith pubblicò The Wealth of Nations nel 1776. Questo principio si chiama egoismo illuminato. L'economia insegna che gli individui prendono decisioni secondo i propri interessi personali. Questo principio non è stato contestato da Ludwig von Mises, il quale affermò che gli individui agiscono in modo da ridurre il malcontento. L'azione umana si basa sull'interesse personale.

Con questo background, lasciatemi discutere della storia dell'economia Keynesiana.



HAZLITT CONTRO KEYNES

Lasciatemi cominciare con la sua domanda: Perché il libro di Henry Hazlitt non ha avuto successo?

Henry Hazlitt non aveva un dottorato di ricerca. Non era un laureato. Al tempo in cui scrisse The Failure of the "New Economics" (1959), non era più un giornalista del New York Times. Aveva una colonna su Newsweek, ma Newsweek non è una rivista professionale. Soleva essere una rivista popolare, così non è stata citata dagli economisti professionisti. (Non è più citata da nessuno.) Gli articoli di Hazlitt su Newsweek sono disponibili in una collezione, Business Tides.

Hazlitt fece seguire a questo libro Critics of Keynesian Economics (1960). Era una raccolta di articoli di giornale in cui veniva criticata la posizione di Keynes. Nessuno l'aveva fatto prima di allora.

Il libro venne pubblicato 23 anni dopo la pubblicazione della General Theory. Più importante, venne pubblicato 11 anni dopo la pubblicazione del libro di testo universitario di Paul Samuelson, Economics, che è stato il libro di economia più letto mai pubblicato.

Il libro venne pubblicato dalla Van Nostrand. Era una piccola casa editrice che si trovava a Princeton, New Jersey. Non era una casa editrice accademica. Mentre non conosco tutti i dettagli, sono abbastanza certo che il libro venne sovvenzionato. Si trattava della stessa casa editrice che il Volker Fund utilizzò in quegli anni per pubblicare una serie di libri sul libero mercato, tra cui la prima edizione di Man, Economy, and State (1962) di Rothbard. Nel 1963 pubblicò anche La Grande Depressione. Nessuno di questi libri ha avuto un qualche impatto accademico. Nessuno è mai stato assegnato a studenti che studiano in un istituto abilitato a concedere dottorati in economia. (Vent'anni dopo la sua pubblicazione, lo storico Paul Johnson utilizzò La Grande Depressione per analizzare il fenomeno economico di quegli anni. Questa analisi venne pubblicata in Modern Times nel 1983, oltre 30 anni fa. Nessun altro storico importante ha citato il libro di Rothbard. E' ancora nel dimenticatoio.)

E' altamente improbabile che la Van Nostrand abbia messo soldi nel marketing. Il Volker Fund all'epoca era diretto da F. A. Harper. Era un brav'uomo, ma non sapeva nulla di marketing. Il Volker Fund non ha mai fatto molto per quanto riguarda la pubblicità. Pubblicò libri, ma non li commercializzò attivamente. Non commercializzò mai i libri all'interno della comunità accademica. Nessuno nel mondo accademico ha mai sentito parlare di uno dei libri del Volker Fund. Con l'eccezione di Man, Economy, and State di Rothbard, non erano dei libri molto buoni. Erano raccolte di saggi scritti principalmente da professori oscuri in istituzioni oscure. Il migliore di questi è stato quello di Israele Kirzner, The Economic Point of View (1960), ma come ammise in seguito non parlò della teoria imprenditoriale di Mises. A partire dal 1973, trascorse il resto della sua carriera cercando di rimediare a questo errore.

Hazlitt smontò pezzo per pezzo la General Theory. E' stata una presentazione magistrale. Ma dovete capire questo fatto fondamentale: quasi nessuno ha mai letto la General Theory. Praticamente nessuno nel mondo accademico nel 1959 aveva mai letto la General Theory, né l'ha mai letta sin da allora. E' sempre stata in stampa, ma non è mai stata assegnata agli studenti. Leggete un qualsiasi libro moderno di economia o articolo di giornale, è raro trovarci una nota di rimando alla General Theory. Ancora più raro è trovarci una nota che cerca di dimostrare un punto diverso da questo: "Sì, Keynes ha insegnato questo." La General Theory viene ignorata. In realtà, lo è sempre stata.



LIBRI DI TESTO ED INIZIAZIONE

Le gilde accademiche sono come tutte le gilde nella storia: si basano sull'iniziazione, si basano sullo screening, si basano su anni di apprendistato -- i giorni precedenti alla concessione della cattedra -- a prescindere dalla domanda di mercato, si basano sulle barriere all'entrata imposte dagli stati -- in questo caso, l'accreditamento.

Le gilde accademiche sono basate sui libri di testo. Qui è dove inizia il processo di screening: economia al primo anno. Di coloro che sopravvivono, lo stadio successivo sarà affrontare l'ABC dell'economia: economia intermedia. Anche questa si basa su un libro di testo. Solo dopo finiscono i libri di testo, sostituiti dalle monografie. C'è stato un solo libro di testo della Scuola Austriaca sull'ABC dell'economia: Market Theory and the Price System (Van Nostrand, 1963) di Kirzner. Non ha mai visto una seconda stampa. Kirzner non l'ha mai rivisto.

Pertanto quella che è nota come economia Keynesiana è la versione di Keynes, che è essenzialmente la versione di Paul Samuelson (e lo è sempre stata sin dal 1948). Si presenta in una forma completamente diversa dal modo in cui la presentò Keynes. Questo è il motivo per cui la presentazione di Samuelson è definita neo-Keynesismo. E' un po' come L'Origine delle Specie di Darwin e L'Origine dell'Uomo. Nessuno ha realmente letto questi libri. Nel 1876 erano state vendute solo 16,000 copie dell'Origine delle Specie. Nonostante emersero confutazioni dei due libri di Darwin, non hanno avuto alcun effetto nel mondo accademico. L'unica cosa che conta è ciò che dicono i libri di testo, perché stabiliscono il quadro in cui vengono presentate le idee dell'autore originale.

Nessuno ha mai scritto una critica sistematica dell'economia di Paul Samuelson. Eppure sarebbe stata una cosa necessaria dal 1949 in poi. Qualcuno nel campo del libero mercato avrebbe dovuto mettere i soldi per smontare quel libro, capitolo per capitolo. Ma nel 1948 l'unico think tank Austriaco era la Foundation for Economic Education (FEE), ed operò per soli due anni. Leonard Read non era un laureato. Non aveva mai letto un libro di testo di qualsiasi tipo. Negli Stati Uniti non c'era alcun economista della Scuola Austriaca con un dottorato, a parte Ludwig von Mises (che non scrisse libri di testo) e F. A. Hayek (nemmeno lui li scrisse mai). Non credevano nei libri di testo.

L'unico libro di testo di economia a livello universitario che contiene concetti Austriaci, è Economic Logic di Mark Skousen. E' stato pubblicato da una piccola casa editrice che normalmente non pubblica libri di testo. La prima edizione è apparsa nel 2000. Il contenuto è un minestrone di insensatezze (come "elasticità" e "misurare l'elasticità") della moderna economia neoclassica, discusse però come se fossero sensate. Un libro di testo apertamente Austriaco direbbe "sensibilità del prezzo," non "elasticità," e respingerebbe l'idea di misurare la sensibilità dei prezzi in quanto incompatibile con la teoria soggettiva del valore. Lo studente non viene avvertito: "La seguente idea è un errore dell'economia neoclassica." Il contenuto è presentato sotto forma di libro di testo standard, ma non è commercializzato come un libro di testo. Non costa $150. Non include un CD- ROM per gli studenti. Non c'è un'edizione per gli insegnanti, con lezioni online, domande d'esame e risposte, e diapositive in PowerPoint. E' un libro in brossura. Non è stato ideato per essere assegnato da un dipartimento di economia. Non conosco alcun dipartimento di economia che lo consigli.

Ai libri di testo non è permesso discutere del Federal Reserve System come un cartello creato dal governo a favore del settore bancario. Il libro di testo di Skousen non fa eccezione. Non inizia con una presentazione come quella in What Has the Government Done to Our Money? (1964) di Murray Rothbard. Non analizza il sistema bancario a riserva frazionaria come ne Il Mistero dell'Attività Bancaria (1983) dello stesso Rothbard, dove si dimostra che la riserva frazionaria è un sistema di redistribuzione di ricchezza fraudolento. Prima presenta una tesi a favore del gold standard, poi ne presenta una contro. È la strategia dell'economista tradizionale: "Due piedi in una staffa." Ma questa incapacità di decidere non verte sulla previsione economica, ma su un punto importante: la teoria monetaria. Certo, se fosse stato apertamente a favore del gold standard, il libro sarebbe stato automaticamente respinto dal 99% dei dipartimenti di economia. Ma tanto è successo comunque. Quindi mi chiedo: "Perché ritirare i pugni?" Il sistema universitario è truccato. E' meglio togliersi i guanti di velluto.

I dipartimenti di economia scelgono i libri di testo e sono prevalentemente controllati da Keynesiani. Non c'è modo che un libro di testo di livello universitario, apertamente anti-Keynesiano, possa oggi essere accettato da una qualsiasi università importante. Quindi la motivazione finanziaria di scrivere un libro di testo apertamente anti-Keynesiano è debole. Il libro di testo di Skousen può essere utilizzato in alcune università, ma non viene utilizzato in una qualsiasi università importante, perché non è stato pubblicato da una delle case editrici di New York specializzate nella pubblicazione dei libri di testo. I dipartimenti di economia, controllati dai Keynesiani, lo respingerebbero.



IL "KEYNES PROJECT"

So cosa si deve fare. E' ciò che si sarebbe dovuto fare sin dal 1949: una confutazione su larga scala della General Theory. Non è mai stata fatta. Deve coinvolgere tutti gli aspetti dell'editoria. E' una preparazione ad una confutazione completa dei libri di testo prevalenti. Skousen ha fatto qualcosa di simile in Textbooks on Trial (1990), ma non ha lasciato traccia.

Per leggere il mio piano, cliccate qui: http://www.garynorth.com/public/department135.cfm

L'ho annunciato nel 2009. Volevo solo un economista che dedicasse la sua carriera a rispondere a Keynes. Non ho mai avuto risposte.

Mi sono offerto di pagare $5,000 nel 2008 a qualsiasi economista della Scuola Austriaca che avesse scritto una guida allo studio di Failure of the "New Economics" di Hazlitt. La volevo per il 50° anniversario del libro. Un uomo ha accettato, ma dopo pochi mesi se n'è tirato fuori. Ha detto di essere troppo occupato. Eppure non ha mai pubblicato nulla. Insegna presso un college privato oscuro. Insegna quattro corsi di un semestre. Ciò significa 12 ore settimanali. Occupato, occupato, occupato.

Perché dovrebbe essere nell'interesse di un giovane economista fare qualcosa di simile? Non lo è infatti. Le università non concedono molte cattedre di questi tempi. E' troppo costoso. L'offerta di laureati dalle principali università è immensa. Perché rovinare la propria carriera accademica prima del suo inizio?

Per dirla più concretamente, perché diventare un Rothbard ? Trascorse gran parte della sua carriera insegnando economia al Brooklyn Polytechnic.

Per quanto riguarda i professori di ruolo, non vi è alcuna ragione per cui queste persone vorrebbero lavorare 20-30 ore a settimana per 20 anni e produrre i materiali necessari per confutare la General Theory. Hanno un impiego a vita. Insegnano 6 ore a settimana. Alcuni vengono pagati $175,000 l'anno. Ma anche se uno di loro si accollasse l'onere, quasi nessuno lo leggerebbe una volta finito. Gli studenti non laureati non hanno tempo o incentivi. Nemmeno i laureati. I nuovi professori sono troppo impegnati a cercare di farsi pubblicare in qualche rivista. Questa è la via per la cattedra.

Ancora una volta: il mondo accademico si basa sulle gilde. Queste espellono scettici e critici.

L'unica ragione per farlo è quella di costruire la propria reputazione prima del crollo dell'economia, cosa che chiamerà il Keynesismo al banco degli imputati. Si tratta di una scelta imprenditoriale. E' una decisione del tutto o niente. C'è enorme incertezza. I burocrati raramente agiscono in modo imprenditoriale. La gente accettata dal sistema corporativo universitario è composta da burocrati per formazione e di solito per istinto. È per questo che cercano persone in possesso di dottorati.

Finché i Keynesiani gestiscono il governo federale, il Federal Reserve System, il sistema universitario ed il sistema bancario commerciale, non ci sarà alcun motivo monetario affinché gli economisti (che vogliono entrare in queste gilde ben pagate) sfidino tale sistema. Semmai lo sfidassero, diventerebbero dei paria.



RARAMENTE LE IDEE HANNO CONSEGUENZE

Le idee hanno conseguenze, ma solo raramente. Hanno conseguenze solo dopo che il sistema prevalente è crollato. Questo è stato il motivo per cui Keynes ha avuto un successo intellettuale e istituzionale nel 1936. La Grande Depressione durava da sei anni. La vecchia guardia era vulnerabile.

La casa editrice di Keynes, la Macmillan, aveva pubblicato nel 1934 un'analisi di libero mercato della Grande Depressione: The Great Depression di Lionel Robbins. Un anno dopo il libro di Keynes, la Macmillan pubblicò una spiegazione migliore scritta da tre economisti, tutti dimenticati: Banking and the Business Cycle (1937). Questi libri non hanno avuto alcuna influenza. Dopo la seconda guerra mondiale, Robbins ripudiò pubblicamente il suo libro.

Le persone supportano certi sistemi per motivi diversi dalla coerenza intellettuale. Lo fanno da giovani, mentre vengono scrutinati dalla gilda, e poi finiscono per difenderli per il resto della loro carriera. Nelle scienze, come in ogni altro campo, le persone detengono posizioni in base a come sono stati formati, a chi paga i loro stipendi ed a ciò che è conveniente. Solo in rarissimi casi ci sono eccezioni. Di solito le ritroviamo in tempi di crisi economica o istituzionale. Nelle scienze, una nuova invenzione può imporre un cambiamento. L'invenzione veniva definita impossibile dagli esperti che erano predisposti al vecchio punto di vista. Vengono spazzati via. Ma questo non accade spesso in economia.

L'unica volta che è successo in economia è stato nel 1871-1873: la rivoluzione marginalista (teoria soggettiva del valore). Non ci fu crisi economica. Ma i marginalisti si divisero subito in tre campi regionali: Austria. Inghilterra ed Europa continentale.

La visione Keynesiana del mondo è coerente con le politiche di spesa a deficit dei governi nazionali, così come con le politiche inflazionistiche delle banche centrali. Questo è il motivo per cui John Maynard Keynes ebbe successo nel 1936. Il libro sembrava convalidare le politiche che i governi avevano perseguito per metà decennio.

Poi arrivò la seconda guerra mondiale. Tutti i governi occidentali a quel punto adottarono deficit enormi ed inflazione monetaria. Accoppiarono a queste politiche anche controlli dei prezzi e dei salari. Ciò abbassò i salari reali, in modo che quegli uomini che non andarono in guerra sarebbero stati in grado di trovare un impiego. Questo valeva anche per un sacco di donne. Quando la guerra era ormai finita, queste politiche erano state adottate da tutti i governi. Nessun governo tornò al gold standard dopo il 1933. Nessun governo tornò alla stabilità monetaria. Tutti i governi continuano a seguire le politiche di spesa a deficit.

Fatto: pochissime persone prendono decisioni di carriera basate su principi filosofici. Prendono le loro decisioni in base al proprio interesse personale, e gli economisti non hanno alcun interesse personale nel distruggere le loro carriere. Quindi, dal momento che nessuno li preme a riconsiderare i libri di testo d'economia e dal momento che non esiste un libro di testo d'economia della Scuola Austriaca, gli studenti saranno formati nel Keynesismo, nel neo-Keynesismo, nell'economia neoclassica, nella teoria della public choice, nel monetarismo, o in una qualsiasi delle varianti che è disponibile sul mercato.

[A proposito, la frase "le idee hanno conseguenze" deriva da un libro di Richard Weaver. Il libro non ha mai venduto bene. Non lo vedete mai nelle note a pié pagina. Dubito che chi dica "le idee hanno conseguenze" abbia mai sentito parlare di Weaver o del suo libro, figuriamoci se l'abbia addirittura letto. Ma il titolo è diventato famoso.]


ECONOMISTI DI CORTE

Ogni corte ha bisogno dei suoi storici. Ogni corte ha bisogno dei suoi economisti. Ogni corte ha bisogno dei suoi curatori delle pubbliche relazioni. Ogni corte vuole trovare una giustificazione per le sue politiche.

Tutte le corti del governo sono Keynesiane oggi, ed è un fenomeno in accelerazione. I deficit sono più grandi che mai durante i periodi di pace. Non c'è alcuna possibilità che qualcuno possa ottenere un punto d'appoggio, o anche un appiglio, all'interno di quella che è effettivamente ed operativamente l'unica chiesa in America, vale a dire, il sistema scolastico finanziato dalle tasse, che comprende la maggior parte delle università.

Ci sono carriere ben pagate per coloro che difendono l'ordinamento presente. E' sempre stato così.

I rischi per la carriera sono bassi per coloro che difendono l'ordinamento presente. E' sempre stato così.

C'è pace per coloro che difendono l'ordinamento presente. E' sempre stato così.

C'è fama per coloro che difendono l'ordinamento presente. E' sempre stato così.

C'è la possibilità di un premio Nobel per gli economisti nelle principali università. Il premio è di $1.4 milioni. Il denaro parla.

Come ho scritto in un libro pubblicato nel 1988, "Murray Rothbard non potrà mai vincere il premio Nobel." Avevo ragione.



CONCLUSIONE

Questo, in sintesi (o forse non così tanto), è il motivo per cui Failure of the "New Economics" di Hazlitt non è riuscito a cambiare l'opinione nel mondo accademico o in qualsiasi altro luogo all'interno dell'establishment. Era destinato al fallimento sin dal giorno della sua pubblicazione. Ma sono contento che sia stato pubblicato. Mi ha risparmiato un sacco di problemi quando l'ho letto nei primi anni '60.

Dopo l'inevitabile collasso statistico di Medicare, Medicaid e Previdena Sociale, Keynes subirà lo stesso destino di quegli economisti degli anni '30 che non riuscirono ad identificare le fonti della Grande Depressione: le politiche monetarie della banca centrale, la riserva frazionaria, un minimo ai salari imposto dal governo, la spesa a deficit e i dazi. I Keynesiani sono al comando oggi. Quando le loro politiche finalmente creeranno il disastro, diranno che il mondo aveva bisogno di deficit più grandi ed una maggiore inflazione monetaria. "Avevamo bisogno di più della stessa cosa!"

Gli autocrati di ruolo moriranno o andranno in pensione. Una nuova generazione di economisti accademici scriverà i libri di testo. Gli standard di screening della gilda cambieranno. La General Theory verrà sostituita. Economics di Samuelson verrà sostituito. L'istruzione on-line romperà i cartelli accademici. La concorrenza dei prezzi sostituirà il programma di accreditamento dello stato, lo screening dei libri di testo e la promessa della cattedra.

Il Grande Default produrrà il Grande Decentramento.

Permettetemi di concludere con una valutazione di Keynes. Appare alla fine della General Theory.

Le idee degli economisti e dei filosofi politici, sia quando hanno ragione sia quando hanno torto, sono più potenti di quanto si possa comunemente pensare. Infatti il mondo è governato da poco altro. Uomini pratici, che si credono del tutto esenti da qualsiasi influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto.
Questo finirà per essere il suo epitaffio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La lenta marcia verso la rovina

Gio, 20/03/2014 - 11:20




di Bill Bonner


Ben 50,000 cani randagi vagano per le strade e le case vuote della fallita Detroit, sostituendo i residenti, minacciando gli esseri umani che rimangono e superando la capacità della città di trovare loro una casa o una morte pacifica.

Sono tra le vittime di un collasso finanziario e politico.

Detroit, un ex-centro di fabbriche automobilistiche, il 18 luglio ha dichiarato il più grande fallimento municipale negli USA dopo anni di declino. La città aveva più di $18 miliardi di debito a lungo termine e aveva accumulato un disavanzo di quasi $400 milioni. Il calo delle entrate ha forzato tagli a polizia, vigili del fuoco... e accalappiacani.

Hey. I cani non votano. Non danno contributi alle campagne elettorali. Non hanno alcun lobbista a Washington. Chi se ne frega.

Non troverete personale del Dipartimento della Difesa errare nelle baraccopoli vuote di una città in bancarotta.

Siete testimoni di una delle meraviglie della moderna democrazia imperiale. Nel loro sforzo di arricchire l'industria della difesa, non solo gli Stati Uniti si sono impegnati in tutte le guerre che volevano, ma hanno anche sostenuto determinate parti in causa. Farsi gli affati propri sembra essere fuori questione.

Quindi, per quanto riguarda l'Egitto, gli Stati Uniti sono liberi di decidere cosa fare. Si schiereranno con coloro che pretendono di rappresentare le forze della democrazia, della luce, della giustizia e del progresso? O sosterranno la parte che promette legge, ordine e un trattato affidabile con Israele?

Francamente, non ce ne frega niente. Ma lasceremo ai cari lettori l'esercizio di scommettere, se lo desiderano.

Ecco il Wall Street Journal, naturalmente, che dice ai suoi lettori: “Time to Choose Sides in Egypt.”

Ed ecco John Bolton che sostiene, naturalmente, una politica di sfrenatezza:

Le crisi in un Medio Oriente al collasso e nei paesi africani stanno cedendo il passo ad un caos regionale più ampio, il quale è ora un fattore geostrategico...
Blah. Blah. Blah.

Esiste un asino più grande di John Bolton?

Non fa menzione del proprio ruolo nel caos regionale in Medio Oriente. E' stato un grande guerrafondaio — a sostegno dell'invasione dell'Iraq, che ora costa agli Stati Uniti oltre i $5 bilioni. E chi c'ha guadagnato? Solo i terroristi islamici... e l'industria della difesa.

Ora Bolton dice che dovremmo andare in Egitto a sostegno dei militari.

Perché?

Non ama i Fratelli Musulmani. Quanti ne ha incontrati? Non lo sappiamo, ma si ha l'impressione che li consideri delle persone cattive.

Contro di lui sul WSJ c'è Elliott Abrams. Non abbiamo capito molto delle argomentazione di Abrams, tranne che secondo lui i governanti militari sono persone cattive. Volevamo citare un passo per voi, ma non abbiamo trovato nulla che valesse la pena di riportare.

Diversi editoriali esortano gli Stati Uniti a sostenere la Fratellanza Musulmana in Egitto, se "crediamo veramente nella democrazia."

Beh, a quanto pare noi siamo fuori!

La cosa veramente interessante è notare come l'industria della difesa, i ficcanaso ed i guerrafondai si siano ritrovati in una situazione vincente.

Nessuno sa da che parte sta Dio. Nessuno sa cosa accadrà se una parte vincerà o l'altra perderà. Tutto quello che sappiamo con ragionevole certezza è che più interverremo negli affari degli altri, più spunteranno nemici... e più risorse nazionali verranno trasferite agli zombie nel settore della difesa.

Ma è così che va. A poco a poco, a piccoli passi impercettibili, quello che una volta era assurdo e odioso diventa normale e accettabile. E poi ci si sveglia e ci si rende conto che le cose sono andate troppo oltre... e non c'è più modo di tornare indietro.

Ecco qualcosa su cui rifelttere dal libro di Milton Mayer, They Thought They Were Free, in cui i tedeschi ricordano come a poco a poco cambiò la vita dal 1933 al 1945:

Vivere in questo processo significa non essere assolutamente in grado di accorgersene — sforzatevi di credermi — a meno che non si possieda un elevato grado di consapevolezza ed acutezza politica, che pero' la maggior parte di noi non ha mai avuto occasione di sviluppare.

Ogni passo era così piccolo, così insignificante, così ben spiegato, o, a volte, "rammaricato," che nessuno fu in grado di percepirlo proprio come un contadino non si accorge di come (giorno dopo giorno) cresce il grano nel suo campo (a meno che qualcuno non si fosse staccato da tutto il processo sin dall'inizio, a meno che non si fosse capito il tutto sin dal principio... tante "piccole misure" che nessun "patriottico tedesco" capì dove sarebbero andate a parare). Un giorno, poi, si scopre di aver fatto il passo più lungo della gamba.
Zombie. Debito. Ingerenza statale nell'economia. Il Pentagono che si intromette negli affari degli altri.

Gli americani si stanno rendendo conto di aver fatto il passo più lungo della gamba.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


L'individualismo è la carta vincente

Mer, 19/03/2014 - 11:23
Parlando di individualismo, oggi, non si può non menzionare anche un altro concetto caro ai libertari: la proprietà di sé stessi. E' da questo principio apodittico che si generano a cascata gli altri diritti di proprietà, assioma enunciato dapprima da Locke nel Secondo Trattato sul Governo Civile: "Ogni persona è proprietaria di sé stessa." Da qui elaborò il concetto di homesteading, attraverso il quale gli individui acquisivano il diritto di possedere oggetti fisici. Il libero arbitrio ricopre un ruolo fondamentale nella filosofia libertaria ed è un punto fermo da cui ripartire per arrivare ad un'epistemologia chiara del mondo. Siamo, quindi, davvero proprietari di noi stessi? E' davvero auto-evidente tale concetto? Nonostante al giorno d'oggi possa essere "difficile" crederlo (dati i tempi che corrono), l'assioma enunciato da Locke è tuttora valido. Non c'è bisogno di presentare una "difesa" della schiavitù volontaria per dimostrare la veridicità della proprietà di sé stessi, basta invece rivolgersi a tre esempi della nostra esistenza che ci ricordano come la persona sia la fonte ultima delle sue volontà: la donazione degli organi, il suicidio ed il matrimonio (ebbene sì, proprio il matrimonio). Scevri da giudizi etici e morali, questi esempi rappresentano la concezione umana e la relativa comprensione del possesso di sé. Si è poi liberi di credere alle illusioni, ma questo è un altro discorso.
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di James E. Miller


In un recente pezzo su Dish intitolato “Can American Conservativism Be Saved?” Andrew Sullivan tenta di promulgare la sua visione politica per sopravvivere al collettivismo narcisistico. Riflettendo su un saggio scritto da Wilfred McClay, l'ex-direttore di New Republic descrive la geografia dell'America come una forza che all'inizio del secolo scorso ha contribuito, in parte, a "liberare gli spiriti animali del capitalismo." La "grandezza" delle montagne californiane, le ampie pianure del Midwest e la frontiera selvaggia furono gli elementi motore dell'individualismo nella Gilded Age.

La possibilità infinita dell'uomo di domare e conquistare la natura ha, secondo Sullivan, danneggiato l'idea di comunità in America. Come discepolo del filosofo conservatore Michael Oakeshott, si offende di fronte al profondo "individualismo" che considera come "una forma di disprezzo per la tradizione e la società." Ciò non solo indebolisce la società, ma Sullivan sostiene che interferisca anche con la possibilità di concepire un confine necessario tra il mondo materiale e l'esistenza consapevole di vivere in un determinato contesto storico.

La critica di Sullivan è identica a quella di altri scrittori conservatori della sfera classica. Quei pensatori influenzati dal grande Russell Kirk tendono a respingere qualsiasi teoria politica che considerano troppo rigida. L'ideologia, nelle parole di Kirk, "è una formula politica che promette all'umanità un paradiso terrestre; ma in realtà ha creato una serie di inferni terrestri." Accettare che non esista "alcuna deviazione dalla Verità Assoluta" è ciò che rende qualcuno un ideologo, e quindi incapace di scoprire una vera e propria soluzione ai mali della società.

D'altra parte, il conservatore si immagina come un pragmatico – una sorta di pensatore scientifico che considera tutte le opzioni prima di fare una scelta. Molte volte questo si riduce ad un giudizio puramente utilitaristico e privo di una vera considerazione sulla moralità. Esiste una sorta di avversione ad un cambiamento drastico; ma a volte ci si perde perché si vuole rimanere "rispettabili" in certi ambienti sociali. Dio ce ne scampi dal voler apparire come emarginati agli occhi di coloro con cui si è già in disaccordo.

Mentre il conservatorismo viene dipinto come una prospettiva del tutto ragionevole, l'individualismo è gettato in questo mare di dogmi dove rimane a nuotare accanto ai più illogici aneliti collettivisti. La caricatura dell'uomo burbero e rude viene spesso usata come fallacia dell'uomo di paglia per opinare sui limiti della libertà. Lavorare in un ambiente privo di interazioni sociali: la classica immagine che viene erroneamente affibiata ai sostenitori dell'individualismo che considerano l'individuo il punto chiave per comprendere il comportamento umano.

Sullivan è colpevole, e non comprende pienamente la verità inconfutabile che invece vuole a tutti i costi confutare. Afferma che coloro che vedono l'individuo come il punto focale di tutte le azioni e le finalità, posseggono in qualche modo un rancore contro la società, la tradizione, la cultura, la religione e la decenza comune. "Egoista," questa parola abusata, banale e fragile, è l'aggettivo preferito da progressisti e conservatori che vogliono denigrare i propri avversari mentre fanno appello ad un bene superiore. Sembra davvero romantico quando si dipinge se stessi come un martire disinteressato del bene più grande. Ma l'umiltà non ha bisogno di esasperazioni. Non più dell'uomo che si vanta del proprio inutile sacrificio.

L'individualismo non è un credo basato sul desiderio di essere lasciati in pace e vivere la vita in conformità con qualunque principio si voglia adottare. Non è solipsismo, né è rappresentato dalla descrizione emotiva di Sullivan: "un semplice filisteo." Non è il conquistatore eroico delle montagne. E non è l'avido capitalista crudele che fa lavorare i bambini fino allo sfinimento per profitti sempre più marginali.

L'individualismo non è una scusa per cogliere il frutto proibito – è al cuore di ciò che C.S. Lewis definì "l'Assoluto." E' in sintonia con il tessuto logico e morale dell'universo per un solo motivo: solo gli individui possono svolgere un'azione. I governi, gli stati, i gruppi, le associazioni, i sindacati, i villaggi, le città, i paesi e la società in generale, sono costituiti nient'altro che da singoli individui.

Quando si dice che una città "agisce" per abolire una pratica sgradevole, il vero significato è che una piccola minoranza di individui interviene per imporre un decreto. La frase "noi come società" ha lo stesso significato: alcuni hanno deciso per il resto degli altri. Spesso i diritti e le libertà dei dissidenti sono trattati come un ostacolo scomodo da eliminare in modo da forzare l'accettazione. Gli appelli alla risposta collettiva sono solo motivi nebulosi che difettano di una vera denotazione. Questo è il motivo per cui coloro con cervelli piccoli e bocche grandi si trovano spesso a richiedere l'azione del settore pubblico.

Proprio come la legge di Say sostiene che il consumo non può avvenire senza una produzione precedente, così la legge naturale dice che solo gli individui possono agire. L'individualismo non impedisce quello che Ta-Nehisi Coates definisce "The Blast" – "la comprensione che siete più di quello che qualcun altro vuole da voi, che siete più di quello che la socioeconomia vuole da voi" – ma è l'unica scappatoia epistemologica affinché avvenga. Qui è dove Sullivan inciampa ed è costretto ad adottare la visione di sinistra con cui non è d'accordo, o almeno non sulla carta.

Il giudizio prudenziale è senza dubbio buono, e non vi è alcun motivo per cui l'individualista non possa farlo suo. Le convinzioni personali possono variare, dall'edonismo al monatismo, ma rimane la razionalità intrinseca dell'individualismo. E' senza tempo e può benissimo risiedere nel Logos. Citando McClay, Sullivan sostiene che il razionalismo – che in genere è la giustificazione per l'individualismo – tende a "precludere" la nostra capacità di emanciparci "dall'intenzionalità" e dal "bisogno durevole di trascendenza." Questa affermazione si schianta davanti al muro impenetrabile della logica, poiché solo l'individuo può concepire il mondo spirituale e il fine del suo Creatore. Questo soggettivismo è inerente alla scelta umana, e non smentisce il "bene" oggettivo. Semmai si completano a vicenda nella spaccatura senza fine tra la scelta del male o del bene.

L'individualismo non è una filosofia per una discussione pragmatica, perché gli avversari devono necessariamente agire in conformità con ciò che negano. È simile all'analogia di Lewis: tentare di versare il vino nella "cavità alla base della stessa bottiglia." È un credo che rimane vero indipendentemente dall'argomento affrontato. Non ci può essere nessun altro modo, a meno che colui che lo nega non perda ogni comprensione cosciente.

Così, mentre i conservatori, i socialdemocratici, gli statalisti, i fascisti ed i socialisti si dilettano a scolpire la società perfetta, credono erroneamente che la popolazione si piegherà volontariamente alla loro volontà. Così come è impossibile che uno intuisca i desideri dei molti, non è possibile agire a nome di coloro che non hanno dato il loro assenso. Limiti e umiltà hanno un ruolo preciso nella società civile. La venerazione conservatrice della tradizione è anche un bene di per sé, ma non si avvicina necessariamente al livello logico che guarda al mondo come ad un posto abitato da esseri con libero arbitrio.

Se Sullivan avesse ragione, starebbe con gli individualisti e si opporrebbe ad ogni centralizzazione statalista. Più lo stato cresce, più la società civile si affievolisce. La sussidiarietà è priva di senso con un governo federale sempre più invadente. Non opporsi ai diktat incessanti che escono da Washington, significa sottomettersi all'idolatria ed alla forza materiale. In breve, Andrew Sullivan è confuso e non è una sorpresa considerando la sua incapacità nel seguire la logica della sua proposizione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli