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Francesco [email protected]
Aggiornato: 1 settimana 6 giorni fa

L'ansia tedesca per l'inflazione potrebbe portare ad uno shock elettorale nel 2017

Lun, 13/02/2017 - 11:06




di Brendan Brown


Il mantra della BCE, che imposta la sua linea di politica in base all'unione monetaria nel suo complesso e non per il suo grande membro (Germania), potrebbe far comparire un evento imprevedibile — sotto forma di shock politico tedesco il prossimo autunno. I funzionari politici con sede a Francoforte stanno ignorando le osservazioni dell'economista premio Nobel Robert Mundell: le banche centrali dei vari stati membri non sono attente ai sintomi d'instabilità monetaria che affliggono i loro membri economici dominanti — per esempio: Ontario in Canada e New South Wales in Australia. (La California, che copre circa il 13% dell'economia degli Stati Uniti, non si qualifica come "dominante".)

L'economia tedesca sta ora emettendo segnali di forti disturbi monetari, sebbene vengano soffocati dalle varie medie statistiche in tutta l'area dell'euro registrate dalle burocrazie monetarie di Francoforte. Il cancelliere Merkel, la moderna Metternich e disperatamente in lotta per sostenere lo status quo europeo, a quanto pare non sente e non vede uno qualsiasi di questi segnali d'allarme. Tra questi, un tasso d'inflazione in salita (già all'1.7% anno/anno a dicembre — pari al 2.5% se, come negli Stati Uniti, venissero inclusi i fitti imputati delle abitazioni occupate dai proprietari — e probabilmente superiore nei prossimi trimestri). Degno di nota è anche un mercato surriscaldato nel settore immobiliare residenziale ed un surplus commerciale enorme (a circa l'8% del PIL) alimentato da una moneta ultra-economica.



Sacrificare i consumatori tedeschi per salvare il progetto europeo

L'apparente insensibilità del cancelliere tedesco deriva dal suo bisogno che Mario Draghi "faccia tutto il necessario" per salvare il progetto europeo. E Draghi ha bisogno della Merkel per salvare la stabilità finanziaria italiana. Alle prossime elezioni per il Bundestag, gli elettori tedeschi avranno la possibilità di respingere questa coppia. Le fonti di malcontento economico sono i risparmiatori su cui vertono tassi reali profondamente negativi, gli aspiranti proprietari di case, gli affittuari preoccupati circa la convenienza degli affitti e quegli individui che lottano per provvedere alla loro vecchiaia. E chi lo sa, potrebbe scoppiare una guerra commerciale USA/Europa, il cui catalizzatore sarebbe l'enorme surplus commerciale tedesco e l'euro a buon mercato. Ci sarebbero una miriade di potenziali vittime.

Anche così, non sarà facile per questi elettori insoddisfatti rovesciare lo status quo, dato che si confronteranno 7 partiti. Il meglio che possiamo sperare è una situazione di stallo. Ciò potrebbe verificarsi se vi sarà sufficiente reazione contro le "élite" di Berlino e Francoforte, le quali hanno promesso ai loro concittadini una protezione totale contro il pericolo economico dopo l'abbandono del Marco tedesco. Infatti è stato il leader della Bundesbank (il professor Otmar Issing), che Berlino ha mandato alla BCE, che ha formulato un quadro politico d'inflazione permanente (l'obiettivo d'inflazione al 2%) e che non si è opposto alla consuetudine dei policymaker di ignorare i sintomi monetari provenienti dai membri dominanti.

Molti cittadini tedeschi, soprattutto i lettori accaniti del Bild, mettono in discussione le motivazioni della BCE, sospettando che Mario Draghi abbia sottoposto il risparmio tedesco a tassi d'interesse reali fortemente negativi per salvare il governo italiano e le banche italiane. Professori di spicco provenienti da istituti di ricerca, sono d'accordo sul fatto che la BCE stia perseguendo una politica inflazionistica in modo da alleviare la crisi del debito nell'Europa meridionale.

Questo è l'incubo che temevano i pionieri tedeschi dell'Unione Monetaria Europea. E infatti l'attuale capo della Bundesbank lo scorso anno ha difeso la BCE contro gli attacchi di politici tedeschi (tra cui il ministro delle finanze Schaeuble) e della stampa riguardanti il gigantesco trasferimento di risparmio tedesco nell'Europa meridionale tramite la BCE.

Sia la BCE sia i capi della Bundesbank sembrano concordare che a volte la Germania debba accettare condizioni d'inflazione simili per il bene della stabilità monetaria. (Negherebbero che l'aumento dei prezzi sia sintomatico di un'inflazione monetaria, data la loro fissazione per le medie della zona Euro.) In particolare, sono del parere che prezzi e salari tedeschi dovrebbero essere elevati al di sopra del trend per un certo periodo di tempo in modo da ridurre il calo di quelli altrove, praticamente un modo per arrivare ad una sorta di "ri-equilibrio".



Segnali di pericolo economico ed un possibile contraccolpo politico

Non ci vuole granché per capire che i segni dell'inflazione monetaria si trovano sia nel cuore dell'Europa (Germania) sia nella periferia. Ciò comprende bassi spread di credito e gigantesche operazioni di carry trade che si sono formate in valute (fuori dai tassi negativi europei e dentro le valute estere), credito (fuori dal rischio di credito basso e dentro il rischio di credito alto) e premi di termine (fuori dai titoli di stato a breve maturità e dentro quelli a lunga maturità).

Qualsiasi inversione dei carry trade nel bel mezzo di un calo dei mercati finanziari globali, renderebbe vulnerabile l'élite tedesca, compresa l'Unione Cristiano-Democratica, il Partito Socialdemocratico e la Bundesbank, alla rabbia popolare in un periodo antecedente le elezioni. Senza una tale inversione vi sarebbe il rischio di una salita dell'inflazione, altro anatema per tanti elettori tedeschi, specialmente nel contesto di tassi nominali a zero o negativi. Il voto più forte contro l'élite è un voto per il partito Alternative per la Germania (AFD), oppure il Partito della Sinistra. Non c'è dubbio che i partiti principali cercheranno tutti di propagandare la santità delle scelte della BCE.

Prendere in considerazione l'esito di un voto anti-élite nei mercati della Germania significherà probabilmente prendere sul serio uno scenario in cui la grande coalizione (CDU/Unione Cristiano Sociale/SDP) perde la propria maggioranza parlamentare; l'SDP e l'AfD potrebbero arrivare a parimerito per il secondo posto (15-20% ciascuno del voto popolare) e la Sinistra in un range del 10-15%. Quindi potrebbe essere possibile che non esca nessuna coalizione di governo funzionale, innescando nuove elezioni.

CDU/CSU, per riconquistare il sostegno dell'AfD, potrebbero scaricare Angela Merkel e trovare un nuovo candidato cancelliere che allevi le rimostranze tedesche per quanto riguarda l'unione monetaria (e, naturalmente, l'immigrazione). Tanti voti per CDU/CSU in questa potenziale seconda elezione potrebbero significare la formazione di un governo con partner (forse FDP e Verdi) che stringerebbero un accordo di coalizione a patto di una revisione delle clausole monetarie nel Trattato di Maastricht. L'obiettivo sarebbe quello di invertire la "erosione costituzionale" dei primi due decenni delll'UME che hanno reso la Germania altamente vulnerabile all'inflazione ed ai trasferimenti fiscali indiretti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il sogno di una notte di mezza età: la pensione

Ven, 10/02/2017 - 11:00




di Francesco Simoncelli


L'ambiente economico in cui ci troviamo ad operare le nostre scelte non è qualcosa che è possibile scindere dalle manipolazioni dei pianificatori monetari centrali. Purtroppo per noi, sebbene le scelte volontarie dei vari attori di mercato riescano a contrastare efficacemente la presunta onniscienza di suddetti ingegneri, la mano pesante dei loro interventi riesce pur sempre ad inficiare la completa validità delle scelte dettate dall'ambiente di mercato. In questo modo il futuro proiettato dalla lungimiranza degli attori di mercato viene distorto inevitabilmente dalla saccenza di un manipolo di individui che ritiene d'avere la formula magica per un Eden economico. Non è così e la persistenza della crisi economica, nonostante una pseudo-ripresa sventolata dai media mainstream, ne è la prova. Non esiste conoscenza nelle decisioni prese dai policymaker, bensì esiste l'asservimento a benefici di breve termine. Non esiste un piano per raggiungere la prosperità economica consono con le esigenze dei vari attori di mercato, esiste la convinzione di un manipolo di persone che l'economia nel suo complesso dovrebbe eseguire delle linee presumibilmente salutari dal punto di vista economico.

In sintesi, non esiste un focus ai bisogni dei vari attori di mercato poiché materialmente impossibile da realizzare; esiste invece la distruzione dei singoli piani individuali che avrebbero apportato miglioramenti significativi al futuro del panorama economico. Col passare del tempo questa distruzione erode progressivamente il bacino dei risparmi reali, andando a compromettere seriamente quelle attività che, in assenza d'intromissione centrale, avrebbero prosperato sfornando beni e servizi domandati genuinamente dalla popolazione e migliorando la divisione del lavoro. Invece le risorse economiche scarse vengono ridistribuite ad attività che le sprecano, incanalando la società lungo una strada costituita da un lento ed inevitabile declino, qualora tale meccanismo dovesse persistere.

In questo contesto va ad inserirsi uno dei temi che su questo blog è stato spesso riproposto. Perché? Perché rappresenta l'ultima colonna grazie alla quale il parassitismo dello stato viene ancora accettato. Sto parlando del sistema pensionistico pubblico. Esso si presume che metta da parte i soldi che i contribuenti pagano in tasse e li investa in titoli sicuri. L'obiettivo è quello di ottenere più soldi affinché si possano pagare quei contribuenti che vanno in pensione. L'immaginario comune, infatti, presuppone l'esistenza di una qualche cassetta di sicurezza in una qualche banca famosa che conserva i loro soldi fino alla pensione. Non solo, ma a ciò suddetto immaginario aggiunge anche la fantasia che tali soldi siano investiti in asset "sicuri" che alla fine renderanno un capitale maggiore. Alla fine non funzionano così anche tutti gli altri fondi pensione? Quelli privati probabilmente, ma quelli pubblici no.

Lo stato è l'unica istituzione talmente stupida nella società da prendere in prestito a breve termine e spendere a lungo termine. Alla fine questa consuetudine lo manderà in bancarotta, ma non perirà senza provare a sopravvivere un giorno in più. Questo significherà operare raid nei fondi pensione per decurtare le prestazioni che aveva promesso nel momento in cui riscuoteva i contributi. Il CBO degli Stati Uniti, ad esempio, prevede (in modo ottimistico) che entro il 2033 lo zio Sam sarà in grado di garantire solo i tre quarti delle prestazioni pensionistiche. Attenzione, perché qui stiamo parlando di cifre on-budget, visto che se si considerano anche quelle off-budget abbiamo a che fare con una bomba finanziaria ben oltre i $200,000 miliardi. Queste sono passività non finanziate nel presente, ovvero, passività di bilancio esistenti ora; ciò a sua volta vuol dire che i pianificatori centrali devono tirare fuori questa somma adesso e sperare che gli investimenti in cui verranno gettati renderanno, come minimo, il 5%. E questo solo per rendere sostenibile l'attuale quantità di baby-boomer che sta andando in pensione.




Secondo il Wall Street Journal i baby-boomer hanno risparmiato nei loro conti di risparmio circa $10,000 miliardi, ma se pensiamo che esistono circa 75 milioni di persone che ricadono in questa categoria, allora abbiamo a che fare con $133,000 a persona. Una cifra che difficilmente potrà sopperire a circa 20 anni di pensionamento. Senza contare che il panorama economico per i loro figli è diventato a dir poco duro. Inoltre la prima ondata di baby-boomer è andata in pensione nel biennio 2013-2014, e guardate cosa è accaduto nel contempo:




Esatto: i contributi in entrata non basteranno a sorreggere la quantità di prestazioni in uscita.




In passato i fondi pensione potevano "contare" su investimenti sicuri come le obbligazioni del Tesoro o le obbligazioni societarie con rating elevato. I rendimenti di questi titoli "sicuri" avrebbero aiutato i fondi pensione a far crescere i loro conti quel tanto che bastava per pagare i pensionati. Ma tutto questo è cambiato da quando la FED ha abbassato i tassi d'interesse e li ha tenuti inchiodati allo zero bound per quelli che sono ormai 94 mesi.



EUFORIA INGIUSTIFICATA

La FED, così come le altre principali banche centrali, ha sostenuto alacremente il settore finanziario dell'economia, presentando la tesi secondo cui un presunto "effetto ricchezza" a cascata si sarebbe materializzato nell'economia grazie alla trasmissione di presunta ricchezza reale dal mercato azionario/obbligazionario al resto dell'ambiente economico. Questa teoria, purtroppo, è tratta direttamente dal libro magico del keynesismo, secondo il quale non esistono mai bilanci che si possono saturare e la domanda aggregata è solamente una funzione monetaria. Indovinate un po' invece? La baldoria del credito facile terminata nel 2008, almeno per Main Street, ha fatto raggiungere alla maggior parte degli americani il livello di Picco del Debito. In questa condizione sono tornati a spendere alla vecchia maniera: in base al reddito corrente. Nonostante i pungolamenti da parte degli economisti keynesiani, la banca centrale ha fatto ben poco per migliorare l'occupazione reale o il consumo per la stragrande maggioranza degli americani.

Quindi il denaro di nuova creazione è rimasto principalmente intrappolato nel sistema finanziario, andando a gonfiare i prezzi degli asset. Le uniche realtà che hanno potuto godere di questa manna sono state quelle i cui asset finanziari sono stati comprati in massa. In questo modo le grandi imprese, invece di sviluppare settori cruciali per la produzione, hanno riciclato il denaro nei casinò finanziari del mondo, cedendo in ostaggio i loro bilanci alla speculazione selvaggia di robo-trader e amanti della leva finanziaria. Quindi la pseudo-ripresa di cui siamo stati testimoni nell'ultimo periodo è stata sostanzialmente una funzione dell'espansione del credito e dell'ingegneria finanziaria, uccidendo l'innovazione e spianando la strada ad un mercato drogato dal credito e disposto ad alzare l'asticella dell'azzardo morale ad un nuovo livello.

La prossima recessione segnerà quindi la fine dell'efficacia delle banche centrali di calciare il barattolo lungo la strada. Main Street, l'elemento motore dell'economia, non sarà in grado di diventare ancora una volta la discarica in cui scaricare pattume finanziario attraverso il credito facile per mandare avanti la baracca.




C'è una grande differenza tra una ripresa economica supportata dalla forza economica sottostante al contrario di un'inflazione dei prezzi degli asset derivante da iniezioni di liquidità. La prima è sostenibile, mentre quest'ultima è "sostenibile" solo finché ci sono bilanci puliti da saturare. Gli interventi delle banche centrali sono finiti, soprattutto perché c'è un limite al numero di bond che possono essere scambiati per contanti prima che il mercato del credito si inceppi del tutto. C'è anche un limite alla capacità del mondo di funzionare nel contesto di un ambiente permeato da tassi d'interesse negativi. L'economia non è un macchinario che può essere guidato dalla presunta lungimiranza di un manipolo di individui che presumibilmente possono muovere le leve monetarie in una banca centrale. L'economia è un complesso stratificato di decisioni individuali che mirano a migliorare il benessere e la vita degli attori di mercato. Ognuno di loro ha un piano specifico per giungere alla migliore conclusione che considera soddisfacente per la sua persona.

Infatti in un mercato privo di ostacoli la redditività delle imprese, ad esempio, deriva dalla loro capacità di soddisfare al meglio i desideri degli attori di mercato. Sebbene il valore sia nell'occhio del consumatore, l'imprenditore di successo è colui che riesce ad intuire ed anticipare questo valore in base ad un calcolo economico effettuato in base a fondamentali di mercato genuini. La progressione sociale, tecnologica ed economica derivante da questo assetto è decisamente elevata, perché se pensate ad esempio a quanto sia utile per voi un'automobile o il vostro portatile e moltiplicate questa utilità per tutte le persone nel mondo, il risultato eclisserà totalmente i profitti monetari registrati dalla varie imprese. Discorso diverso, invece, se di mezzo ci sono privilegi, protezioni, barriere all'entrata, sussidi statali, ecc. In questo panorama economico i benefici sono ad esclusivo appannaggio delle imprese coinvolte, perché non essendo in grado di soddisfare le necessità degli individui, si abbeverano alla fonte del monopolio statale per impedire alla concorrenza di spodestarle dal loro trono.

In un mondo come quello attuale, in cui il capitalismo clientelare è imperante, la spia del profitto non rappresenta più un segnale genuino che determina quale impresa debba "sopravvivere" e quale "perire", bensì rappresenta una corsa sfrenata a sfruttare gli aiuti statali ed è in questo modo che i pochi prosperano a scapito dei molti. E questo è particolarmente vero quando pensiamo al recente rally nell'azionario guidato dall'elezione di Trump. La sua inclinazione al protezionismo ed al clientelismo può benissimo far salire in borsa determinate società legate al settore industriale che potrebbe essere "stimolato" da una politica fiscale allentata, ma questo significa un arricchimento esclusivo ed artificiale di quelle realtà inondate dal denaro pagato in tasse dagli americani. I ponti e le autostrade in America non stanno crollando. È così che il mercato diventa un gioco a somma zero, in cui alcuni traggono profitto mentre altri vengono lasciati in condizioni peggiori.

Il rally nell'azionario ed il sentimento positivo lascerà profonde ferite all'interno del tessuto economico americano, soprattutto perché soffocherà lentamente quel tipo d'imprenditoria dedito alla soddisfazione dei desideri degli attori di mercato per prosperare, unico modo attraverso il quale passa una ripresa economica genuina e sostenibile. Man mano che i profitti diventano sempre più arbitrari e legati a favoritismi, anche quelle aziende che continuano a creare valore avranno più difficoltà a giustificare i loro profitti. Questa perdita di fiducia nella base etica del mercato eroderà il supporto per mercati veramente competitivi, confondendo le persone e facendole finire per supportare abomini sociali partoriti dalla pianificazione centrale.

Gli utili e l'aumento dei prezzi delle azioni in mercati veramente liberi, riflettono una creazione di valore reale connesso alla soddisfazione dei desideri degli attori di mercato. Gli utili e l'aumento dei prezzi delle azioni in un sistema di nazionalismo economico e clientelismo, riflettono la soddisfazione dei desideri di chi ha il potere politico. Le imprese e gli attori politici possono guadagnare più potere ed influenza, ma la maggior parte degli individui, molti dei quali hanno creduto alle loro parole suadenti in periodo elettorale, saranno i grandi perdenti.



LA PALUDE ITALIANA TRASCINERÀ A FONDO L'EUROPA

Sebbene mi sia focalizzato principalmente sugli Stati Uniti per portare avanti il mio punto, diamo anche un breve sguardo all'Italia e a come può rappresentare la goccia che farà traboccare il vaso europeo. Il seguente grafico è emblematico:




In esso è rappresentato il motivo per cui alla fine la BCE perderà il controllo della situazione europea. I front-runner, cavalcando inizialmente l'euforia fuoriuscita dalla stampante monetaria di Draghi, stanno tornando ad essere quello che erano una volta: bond vigilantes, araldi di morte della sconsideratezza fiscale baldanzosamente sfoggiata dagli stati. La crisi bancaria in Italia sta giocando un ruolo chiave in questa "resurrezione". Il problema principale è l'alto tasso di prestiti non performanti (NPL) del settore bancario commerciale italiano. Circa il 17% di tutti i prestiti delle banche italiane è in sofferenze secondo l'Autorità Bancaria Europea. La banca messa in condizioni peggiori è Monte dei Paschi di Siena, con €45 miliardi di NPL ed altri incagli.

Il fallimento dell'aumento di capitale del dicembre scorso la dice lunga sullo stato reale della banca senese, ed è per questo che lo stato italiano s'è fatto avanti per salvarla, sborsando €6.6 miliardi degli €8.8 miliardi necessari per tenerla a galla. Il 29 luglio dello scorso anno è risultata la peggiore nell'Unione Europea dopo gli stress test condotti dalla BCE. Da allora MPS è finita sotto la lente d'ingrandimento per la sua incapacità di gestire i suoi prestiti tossici. In virtù di ciò la BCE intimava l'urgenza di una "ricapitalizzazione", rivedendo le cifre iniziali di altri tre miliardi di euro dopo il fallimento della cordata di privati ed il fondo Atlante nel voler salvare MPS.

Il fatto che l'Europa sia tornata alla politica fallimentare dei salvataggi bancari, dopo che a Brisbane nel 2014 s'era deciso d'implementare il bail-in, rischia di far perdere molti soldi agli investitori e, soprattutto, rischia di erodere il pilastro su cui si fonda l'attuale sistema finanziario: la fiducia. Infatti quando MPS infine fallirà, perché questo è il destino delle doline finanziarie, altre banche italiane verranno colpite dal cosiddetto "effetto contagio" ed i €20 miliardi stanziati dal parlamento italiano per assistere le banche in difficoltà non saranno affatto sufficienti.

Non solo, ma questo "effetto contagio" non sarà contenuto alla sola Italia, perché, ad esempio, le banche degli Stati Uniti hanno un'esposizione superiore ai $2,000 miliardi nei confronti delle banche europee. Ciononostante stiamo già vedendo sotto i nostri occhi la prossima recessione prendere forma. Voglio dire, il fallimento della cordata di privati per la ricapitalizzazione, i soldi pubblici per salvare le banche, il ritorno dei bond vigilantes, lo stato pietoso in cui versano altre banche europee (es. Deutsche Bank, Banco Popolare in Spagna, ecc.)

Nel frattempo ecco cosa ha avuto il coraggio di dire Padoan: “[...] Ciò che ci distingue da molti interlocutori è la ricetta per perseguire l’obiettivo: mentre altri pensano che l’austerità sia il modo migliore se non addirittura l’unico per ridurre il debito, noi siamo convinti che l’enfasi debba essere messa sulla crescita e l’occupazione."

Quindi, ancora oggi, il fantasma di James Tobin ancora aleggia tra di noi. Non c'è da sorprendersi se tra i posti di comando ci siano economisti di stampo neo-keynesiano che ancora credono alla favoletta della vasca da bagno, rappresentata dalla nazione nel suo complesso, la quale deve essere riempita di domanda aggregata. In questo modo si raggiungerà il nirvana della piena occupazione e della presunta crescita economica. Se non sbaglio in periodo di presunta crescita economica il vate di questi cialtroni ricordava come il deficit dovesse essere ridotto piuttosto che aumentato. Invece ogni santissimo giorno si chiede flessibilità perché il mercato del lavoro è fiacco e bisogna raggiungere il PIL potenziale.

Secondo questi imbecilli economici ridurre la mole dell'interventismo dello stato nel settore produttivo della società equivale ad una bestemmia accademica. Soprattutto perché la loro misura di crescita preferita, il PIL, contiene la fantomatica G, ovvero, la spesa pubblica. In questo modo si può spacciare la storiella che c'è fiacchezza nei dati in entrata e quindi stimolare la domanda aggregata attraverso la spesa pubblica è un percorso auspicabile. Inutile dire che siamo di fronte ad una tautologia economica. La spesa pubblica sottrae risorse economiche scarse dal settore privato e le alloca in un modo avulso da un calcolo economico genuino, perché lo stato è incapace di rispettare le leggi economiche fondamentali. Non è in grado di operare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato perché non deve comportarsi come una impresa per incamerare le proprie entrate, ad esempio.

Questo significa, a sua volta, che all'aumentare della distruzione delle risorse economiche scarse, finirà sotto pressione il bacino della ricchezza reale, impedendo ulteriormente l'emersione di una crescita economica genuina. Quindi, no, caro Padoan, una "vera" austerità (cosa mai vista finora), una diminuzione della spesa pubblica e delle tasse, è l'unico modo per permettere ai mercati di pulirsi e far emergere quelle realtà più in linea con le forze di mercato. Ma questo pare proprio non accadrà, soprattutto perché il mese scorso l'Italia ha ottenuto l'approvazione da parte della Commissione Europea affinché il governo italiano possa stanziare fino a €150 miliardi per le sue banche in difficoltà. Questo in un momento in cui il prezzo delle azioni Monte dei Paschi è crollato oltre l'80%.

Senza contare che se non dovessero bastare i fondi stanziati dal governo italiano, allora dovrebbe entrare in gioco l'Unione Europea stessa. Infatti se il parlamento tedesco dovesse accettare questa disposizione per salvaguardare lo status quo, questo significherebbe un maggiore peso sui contribuenti tedeschi che fino ad ora hanno rappresentato la garanzia collaterale dietro il progetto europeo.




Il piano di salvataggio statale per le banche italiane potrebbe essere un forte indicatore: il 2017 potrebbe essere l'inizio di un trend molto preoccupante per la zona Euro. Aggiungeteci la dolina finanziaria per eccellenza all'interno dell'UE, ovvero la Grecia, che continua a sprofondare nella melma dei prestiti-ponte, ed avrete ben chiara la lenta agonia che attende il futuro del progetto europeo. Monte dei Paschi non rappresenta altro che il domino che innescherà una nuova serie di salvataggi bancari e l'inizio della perdita di fiducia nell'infallibilità delle banche centrali.



IL SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ETÀ: LA PENSIONE

Dopo aver analizzato il panorama economico di questo inizio anno, possiamo tracciare un bilancio di quello che si trovano di fronte coloro che sperano di ottenere una pensione ed i manager stessi che gestiscono i fondi pensione. Questi ultimi, infatti, si trovano davanti la triste biforcazione di continuare ad investire in bond statali "sicuri" (ottenendo rendimenti incapaci di garantire le prestazioni future), oppure investire in asset più rischiosi (ottenendo rendimenti nel breve termine congrui coi piani di pagamento, ma esponendo la loro attività ad un rischio incompatibile con la loro missione). La FED, in questo modo, ha innalzato il livello di ferocia della sua guerra contro i risparmiatori, incoraggiando l'ambiente economico a ritenere un'opportunità quella d'investire in un mercato azionario drogato di credito a buon mercato.

Come abbiamo visto finora, l'euforia nel ristretto mondo finanziario è stata un parto delle banche centrali e del loro presunto "effetto ricchezza a cascata". Non c'è niente di genuino negli attuali fondamentali di mercato che possa giustificare il rally nel mercato azionario statunitense. Ed ora, per la terza volta in questo secolo, si sta cercando di vendere la balla agli investitori retail di un mercato azionario crescente all'infinito e di un ambiente economico senza una recessione per 207 mesi di fila. Non è un caso se i pesci grossi stiano vendendo azioni, scaricando il pattume azionario gonfiato dalla stampante monetaria ai cosiddetti "sciocchi più sciocchi". Di conseguenza questo è un pericolo per gli investitori retail, ma soprattutto per i fondi pensione.

È notizia recente che il rally azionario alimentato dall'elezione di Trump, abbia consentito ai fondi pensione di ridurre il loro fiume d'inchiostro rosso di $116 miliardi. Ora, sebbene questo fiume sia ancora nel range dei $414 miliardi e questi sono soldi necessari affinché si possano ottemperare a tutti gli obblighi pensionistici, il fatto cruciale è che suddetta riduzione è figlia di stime: maggiori aspettative circa rendimenti superiori dagli investimenti futuri. In sostanza questa gente si aspetta che il rialzo dei tassi d'interesse permetterà loro di tornare ad investire in bond statali con rendimenti decenti e che le azioni nei loro portfoli non incapperanno in perdite.

Gente, solo gli sciocchi si stanno bevendo la favoletta del Dow a 20,000 proiettato verso i 30,000. L'era della contabilità fantasiosa è destinata a concludersi in modo rovinoso, poiché ormai gli errori economici accumulati sono un quantitativo esorbitante. A nessuno è venuto in mente che se le stime di suddetta riduzione sono troppo ottimistiche, i fondi pensione dovranno mettere più soldi per proteggere le loro posizioni? Con quali prestiti in un mondo in cui sta vedendo un aumento dei costi dei finanziamenti? Davvero lo stato può permettersi il fallimento di uno di questi fondi e rischiare una rivolta per le strade? Con quali soldi può salvarli visto che la FED sta tirando il freno a mano?

L'unico modo che i pianificatori monetari centrali hanno per tamponare temporaneamente questa situazione è raddoppiare la posta in gioco, inglobando una quantità maggiore di azioni. Secondo il WSJ questo piano è proprio quello a cui stanno pensando le banche centrali.




Ma se questa strada verrà perseguita ulteriormente i tassi negativi faranno a pezzi ciò che rimane di Main Street e del bacino della ricchezza reale, mentre il mercato azionario alla fine sperimenterà una crisi della fiducia che renderà insolventi le banche centrali. E sebbene non possano diventare insolventi teoricamente, possono diventarlo praticamente.

Fortunatamente, in questo caos pianificato, per gli investitori retail e per coloro che aspirano ad avere un piccolo gruzzolo per la vecchiaia, ci sono ancora opzioni. Nel momento storico in cui ci troviamo la maggior parte degli investitori non ha capito che esiste un tempo per investire ed un tempo per proteggersi. Quest'ultima opzione viene presa in considerazione al margine quando si stilano i piani di portfolio, ed è comunemente affiancata da posizioni significativamente "propositive" nei confronti degli investimenti. Il caos monetario e politico di cui siamo testimoni ci ricorda come quello attuale sia un periodo storico in cui conta la protezione, poiché essa stessa rappresenta, ora, un investimento per il futuro. (Ovviamente non dovete prendere i seguenti consigli come un invito "sicuro" all'azione, bensì come integrazione alle informazioni che già avete in possesso, in modo da poter avere una panoramica a 360° riguardo a come muovervi in questa palude finanziaria.)

Di conseguenza il breve periodo offre grandi occasioni per posizionarsi short nei confronti del mercato azionario, soprattutto all'appropinquarsi del 15 marzo. In secondo luogo il proprio portfolio dovrebbe contenere come minimo un 10% d'allocazione in oro fisico. La proverbiale scritta sul muro è data dall'enorme esposizione che Russia e Cina hanno sfoggiato nei confronti dell'oro. Negli ultimi dieci anni la prima ha aumentato le sue riserve d'oro del 280% (da 386.5 tonnellate nel 2006 a 1,498.7 tonnellate nel 2016), mentre la seconda del 203% (da 600 tonnellate a 1,823.3 durante lo stesso periodo). Aumenti simili si sono visti anche in Turchia, Iran, Kazakistan, ecc.

In India l'appetito per l'oro fisico è aumentato in vista della folle tentativo del presidente Modi di scoraggiare l'uso del denaro contante. Con una produzione mineraria piatta, vendite in Occidente ormai esigue ed acquisti spropositati in Oriente, è solo una questione di tempo prima che la catena delle delivery salti una consegna generando una corsa all'oro. Il tutto nonostante le costanti manipolazioni di prezzo. Cosa guardare per individuare l'inizio di questa corsa? Innanzitutto il dumping dei titoli di stato dello Zio Sam da parte dei creditori esteri, i quali stanno lentamente sbarazzandosi del pattume obbligazionario americano. Lentamente perché sanno in cosa potrebbero incappare se smobilitassero tali investimenti tutti in una volta: una legge del 1977 permetterebbe al presidente statunitense di bloccare i conti di coloro che posseggono suddetti titoli.




L'altro indicatore è mostrato nei seguenti due grafici, dove vengono mostrati i possedimenti da parte di Cina e Arabia Saudita di titoli di stato statunitensi.





E, come abbiamo visto prima, gli acquisti d'oro sono aumentati. Ovviamente non è opportuno mettere le proprie fiches tutte in un'unica scommessa, poiché il mondo della tecnologia ci sta venendo incontro per apportare una buona dose di decentramento ad un ambiente economico pesantemente distorto dalle contorsioni dei pianificatori centrali. In particolare, un futuro promettente l'avrà Bitcoin, grazie alla sua caratteristica che permetterà agli individui di custodire la propria ricchezza in uno strumento che non solo ne manterrà il valore, ma lo aumenterà vertiginosamente man mano che l'esperimento monetario delle banche centrali fallirà inevitabilmente. Privacy ed anonimato permetteranno di avere per le mani una succulenta scommessa da cui trarre profitto nel futuro prossimo. Ciò servirà anche ad evadere i controlli di capitali che gli stati metteranno in piedi per controllare quanto più possibile la ricchezza degli individui e sfruttarla per sopravvivere ancora un giorno in più. Cina e India, e più in generale la lotta al contante, sono un monito da non sottovalutare; rappresentano le misure oppressive insite nel futuro economico dominato da una pianificazione top-down.

Al giorno d'oggi la capitalizzazione totale dei vari mercati finanziari totalizza i $300,000 miliardi, come possiamo vedere dal seguente grafico (il quale, però, non tiene conto dei mercati immobiliari, altrimenti staremmo parlando di circa $500,000 miliardi).




Quindi immaginate per un momento quando decine di migliaia di miliardi inizieranno a cercare un'alternativa agli investimenti canonici qui sopra raffigurati. Oro e argento hanno rappresentato porti sicuri, ma non è detto che gli investitori non cerchino alternative e vogliano differenziare ulteriormente i loro portfoli. E Bitcoin, in un mondo in cui gli stati si stanno affannando per restare in vita, può rappresentare oltre che un valido modo per emanciparsi dalle follie dirigiste, anche il punto di partenza verso quel decentramento verso cui il libero mercato ci sta proiettando.

Con una attuale capitalizzazione di mercato di $14 miliardi, immaginate cosa potrebbe rappresentare per il prezzo dei Bitcoin un flusso anche solo dell'1% dai suddetti $300,000 miliardi. Anzi, volendo essere "pessimisti", immaginate cosa potrebbe rappresentare per il prezzo di Bitcoin un flusso dello 0.1%. Un'infusione di $300 miliardi farebbe schizzare in alto la capitalizzazione di mercato di 20 volte, e dato che i bitcoin in circolazione sono limitati nell'offerta (circa 18 milioni, tenendo anche conto di quelli persi e di quelli ancora da minare), il prezzo si moltiplicherebbe per la stessa cifra. E anche se considerassimo un flusso di denaro dello 0.05%, staremmo parlando di un balzo in su di dieci volte.

Prestate quindi attenzione ai segnali, cari lettori e lettrici, e preparatevi adeguatamente alla prossima tempesta finanziaria, i cui venti stanno già soffiando nelle sale dei casinò finanziari. Fate in modo che il futuro dei vostri risparmi rimanga nelle vostre mani e non in quelle di enti terzi che lo dilapideranno.


La guerra al denaro contante peggiora

Gio, 09/02/2017 - 11:15




di James Rickards


La guerra al denaro contante è un tema che ho riproposto molte volte.

Questa guerra è in pieno svolgimento in Europa e negli Stati Uniti. Gli stati prevedono di utilizzare i tassi d'interesse negativi, le tasse e altre tecniche per derubare i risparmiatori della loro ricchezza. Per farlo, devono far finire i risparmi in conti digitali presso le grandi banche controllate dallo stato.

Fino a quando i risparmiatori detengono contanti, possono evitare molte di queste tecniche di confisca. Pertanto gli stati sono determinati ad eliminare i contanti.

L'ultimo campo di battaglia in questa guerra è l'India. In un annuncio shock dell'otto novembre, l'India ha dichiarato che le banconote da 500 e 1,000 rupie non sono più a corso legale. Immaginate — il denaro nel vostro portafoglio diventa immediatamente inutile per decreto governativo. Questo è quello che è successo.

Ci sono state eccezioni per ospedali e stazioni di servizio. Naturalmente sono spuntate ovunque lunghe file e alcune persone si sono precipitate presso gli ospedali per pagare in anticipo prestazioni mediche future con banconote ormai senza valore. L'alternativa è depositare le banconote in banca.

Lì gli indiani avrebbero ricevuto "credito digitale". Naturalmente gli esattori delle tasse erano in attesa presso le banche per chiedere dove la gente avesse preso i soldi. Coloro che non avevano una risposta accettabile, sono finiti nei guai. Questa non è la fine della guerra ai contanti, è solo l'inizio.

La decisione dell'India sta avendo effetti a catena devastanti per l'economia indiana e il mercato dell'oro. Le conseguenze della decisione sono sia spaventose che incoraggianti — spaventose perché mostrano la capacità degli stati di distruggere ricchezza, e incoraggianti perché mostrano l'ingegnosità degli individui che vivono sotto il tacco di uno stato oppressivo.

Una conseguenza immediata è che la cartamoneta ha iniziato ad essere trattata a sconto rispetto al valore nominale. In parole povere, si potevano vendere illegalmente le banconote da 1,000 rupie ad un intermediario per 750 rupie in tagli più piccoli.

L'undici novembre l'intero sistema bancario in India ha cominciato a rimanere a corto di denaro contante e di forme alternative di pagamento, mentre emergevano scambi in oro e col baratto. Non pensate a queste cose come a qualcosa che accade solo nei paesi poveri. Scene simili accadranno anche negli Stati Uniti e in Europa, man mano che le élite diventeranno più disperate.

Le élite globali stanno utilizzando i tassi d'interesse negativi per mimare gli effetti dell'inflazione — far sparire il vostro denaro. Un modo per evitare i tassi d'interesse negativi è quello di possedere denaro contante. Al fine di evitare questa opzione, le élite hanno lanciato una guerra al contante.

La guerra al contante ha due spinte principali. La prima è quella di rendere difficile l'accesso al denaro contante. Le banche statunitensi, utilizzando il Modulo SAR (comunicazione di sospetto), riferiranno di chiunque ritiri più di $3,000 in contanti, poiché potenzialmente coinvolto in "attività sospette".

La seconda è quella di eliminare le banconote di grosso taglio. Gli Stati Uniti si sono sbarazzati della banconota da $500 nel 1969 e la banconota da $100 ha perso l'85% del suo potere d'acquisto sin da allora. Con un po' più d'inflazione, la banconota da $100 sarà ridotta ad un comune resto.

La guerra al contante è una notizia vecchia, ma ci sono nuovi sviluppi. Lo scorso maggio la Banca Centrale Europea ha annunciato che avrebbe interrotto la produzione di nuove banconote da €500. Le banconote da €500 ancora circolanti saranno ancora a corso legale, ma non ne saranno prodotte di nuove.

Ciò significa che nel corso del tempo, le banconote saranno scarse e gli individui che avranno bisogno di tagli grandi dovranno pagare un prezzo superiore al valore nominale, ad esempio, €502 in tagli più piccoli per una banconota da €500. Il premio di €2 in questo esempio è praticamente un tasso d'interesse negativo sulla liquidità.

L'idea dietro la guerra al contante è quella di convogliare forzatamente i risparmiatori nei conti bancari digitali, in modo che il loro denaro possa essere sottratto sotto forma di tassi d'interesse negativi. Una soluzione semplice sarebbe quella di accumulare contanti.

Se i contanti diventano scarsi (o quasi inutili a causa dell'inflazione), i risparmiatori possono pagare un lieve sovrapprezzo per le banconote di grosso taglio. Il premio scompare perché la banconota non paga alcun interesse. Le élite hanno effettivamente trovato un modo per avere tassi d'interesse negativi al di fuori dei conti digitali.

Un'altra soluzione ai tassi d'interesse negativi è quella di comprare oro fisico. Ma se lo stato ha dichiarato guerra al contante, la guerra all'oro può essere tanto lontana? Probabilmente no.

Ma gli stati usano sempre il riciclaggio di denaro, il traffico di droga e il terrorismo come scusa per tenere sotto controllo i cittadini onesti e privarli della possibilità di utilizzare alternative al denaro contante, come cartamoneta fisica e oro. Quando si inizia a vedere articoli di giornale su criminali che utilizzano l'oro al posto del contante, questo significa una spinta alla regolamentazione statale dell'oro.

Indovinate un po'? Un articolo simile è apparso proprio questa primavera su Bloomberg. Questo è un motivo in più per comprare oro fisico ora, mentre è ancora possibile.

Come se inflazione, confisca e tassi negativi non siano già sufficienti, le élite globali stanno coordinando un nuovo piano per una tassazione globale. Come al solito, c'è un nome tecnico affinché i profani non capiscano il piano. Si chiama base erosion and profit shifting, o "BEPS".

Il progetto BEPS viene gestito dall'OCSE e dal G-20, con il Fondo Monetario Internazionale che contribuisce come supporto tecnico. Se siete interessati al BEPS, c'è un intero sito web dedicato ai piani di tassazione globale e ai vari passi per implementarlo.

Val la pena dare un'occhiata al sito web. Per parafrasare quella famosa frase attribuita a Trotsky: "Potreste non essere interessati al BEPS, ma il BEPS è interessato a voi."

Il piano delle élite globali non si ferma qui. C'è anche il cambiamento climatico monitorato dalle Nazioni Unite. Questo programma si chiama United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC).

La storia del cambiamento climatico è un argomento controverso, ma non c'è bisogno di parlarne in maniera approfondita per i nostri scopi. È sufficiente sapere che il cambiamento climatico è una piattaforma conveniente per una moneta unica mondiale e una tassazione mondiale.

Questo perché il cambiamento climatico non rispetta i confini nazionali. Se si ha un problema globale, allora si possono giustificare soluzioni globali. Un piano per una tassa globale affinché si finanzino infrastrutture legate al cambiamento climatico con una moneta unica mondiale, è la fine dei giochi.

Il cambiamento climatico è correlato al sistema monetario internazionale. Christine Lagarde non dà quasi mai un discorso sulla finanza senza menzionare il cambiamento climatico. Lo stesso vale per le altre élite monetarie. Sanno che il cambiamento climatico è il loro percorso per il controllo finanziario globale.

Questo è il piano delle élite globali. Una moneta unica mondiale, un'inflazione mondiale e una tassazione mondiale, con il FMI come banca centrale del mondo e il G-20 come Consiglio di Amministrazione. Niente di tutto questo è un segreto. È tutto in bella vista.

Questo ci riserba il futuro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La rivoluzione fallita

Mer, 08/02/2017 - 11:15




di David Stockman


Le rivoluzioni hanno a che fare con cambiamenti drastici all’interno di un regime di potere stabilito. I piani di Ronald Reagan, tuttavia, non comprendevano fin dal principio cambiamenti di questo genere. Ma i miei piani sì, e non solo i miei, ma anche quelli di un piccolo gruppo di intellettuali sostenitori della visione economica che privilegia l’offerta alla domanda (supply-side economics).

La Rivoluzione Reagan, come allora la definii, richiedeva un assalto al welfare state americano. Ed era l’unico modo per sostenere gli enormi tagli alle tasse che per Reagan erano cruciali.

Allo stesso modo si sarebbero dovute eliminare, o comunque modificare, quarant’anni di promesse, programmi d'assistenza, diritti sociali e reti assistenziali decretati dal governo federale.

Una vera rivoluzione della politica economica avrebbe significato una battaglia politica rischiosa con i gruppi elettorali al cui beneficio andava la generosità di Washington – beneficiari dello stato sociale, veterani, agricoltori, insegnanti, dipendenti pubblici, industria immobiliare, ecc.

L’idea centrale della Rivoluzione Reagan, oltre ai tagli al budget e alle tasse, era un governo minimo – una creatura sobria e ingenerosa, capace di offrire un’equa giustizia pubblica e nient’altro.

La sua visione di una società buona si basava sulla forza e sul potenziale produttivo di uomini liberi in un mercato libero. Cercavamo di incoraggiare la produzione senza restrizioni di capitale e così anche l’espansione del welfare privato. Immaginavamo l’opposto del gigantesco arazzo di dipendenze, scudi, protezioni da una costa all’altra degli Stati Uniti, intessuto dai politici nazionali.

Ecco la verità: la Rivoluzione Reagan non ha mai avuto alcuna possibilità di successo.

Questa rivoluzione sfidava gli enormi interessi che muovono le forze della democrazia americana. Il nostro sistema madisoniano, tripartitico e con le due camere legislative affinché il potere sia equamente diviso, è un sistema conservatore e non radicale. Abbraccia il passato e s'inoltra nel futuro un passo alla volta: non si può iniziare una rivoluzione senza inciampare e cadere.

Contrariamente a quanto molti pensano, Reagan fu un politico del consenso e non un ideologo. Non cercò di fare una rivoluzione, proprio perché non era nelle sue corde.

Reagan tendeva a destra, senza dubbio, ma la sua visione conservatrice rimase solo una visione. Aveva un certo buon senso per le direzioni di lungo termine, ma nessun progetto di governo radicale. Non aveva alcun piano concreto per dislocare la società americana a lui contemporanea.

Io fornii quel piano. Come tutti i rivoluzionari, io ed i miei colleghi supply-sider volevamo portare il nostro programma davanti al grande pubblico e farlo dunque uscire dalla nicchia minoritaria dove era stato elaborato. Allora lo lanciammo con toni squillanti per farlo arrivare alle orecchie di ogni politico. Sottolineammo la parte facile – i tagli delle tasse. Quella parte della dottrina che prevedeva il dare all’elettorato e non prendere.

Nel gennaio 1980, i consulenti della campagna elettorale di Reagan decisero di  fargli ripassare i principali temi politici nazionali. Jack Kemp, Art Laffer e Jude Wanniski lo istruirono secondo la dottrina supply-side.

Gli parlarono dalla "Curva di Laffer", secondo cui tasse più basse portano entrate più alte per l’erario. Reagan intuì subito che questa teoria era vera e mai ne dubitò. Raccontò una storia personale di come la configurazione tributaria di "natura confiscatoria" impedì a lui e ad altri amici attori di accettare nuove parti perché i ricavi extra li avrebbero inseriti in una fascia tributaria più alta.

Tasse alte provocano una diminuzione del lavoro, a differenza di tasse basse. Ma la traduzione della Curva di Laffer nel mondo economico reale del 1981 fu complicata.

Un taglio delle tasse aumenterà le entrate erariali solo partendo da un’economia ad inflazione nulla. Ma Reagan ereditò un’economia con un’inflazione dei prezzi al 12%. Eravamo tutti d’accordo che l’inflazione doveva essere fermata.

Ma quando si drena l’economia dalla sua inflazione, accade qualcosa di strano. Le finanze governative finiscono sulla stessa barca con quelle di agricoltori, estrattori di petrolio e ogni altro: vengono invalidate tutte le precedenti proiezioni di ricavo, e si disconnette la relazione fra le entrate e la spesa. Improvvisamente sparisce il guadagno inflazionistico inaspettato del Tesoro. Mantenere la solvibilità del budget richiese riduzioni di spesa draconiane – una sostanziale, e politicamente dolorosa, diminuzione del welfare state americano.

Il mio progetto per un cambiamento radicale dell’economia nazionale avrebbe colpito milioni di persone nel breve periodo. Richiedeva il taglio dei cordoni ombelicali che correvano da Washington ad ogni angolo della nazione. Richiedeva l’applicazione spietata di sacrifici di breve periodo per ottenere guadagni nel lungo periodo.

Questi principi si scontrarono con la realtà politica. Nel corso del tempo i politici avevano indotto decine di milioni di cittadini ad accettare buoni spesa, previdenze sociali, programmi per i veterani e molto altro. Affinché la Rivoluzione Reagan potesse concretizzarsi, avrebbero dovuto essere tagliati.

Solo un cancelliere di ferro ce l’avrebbe fatta e Ronald Reagan non poteva farcela...

Ronald Reagan si dimostrò essere troppo buono, troppo gentile e troppo sentimentale, sempre attento a dar retta a storie di cittadini sfortunati. Vedeva prima d’ogni altra cosa le difficoltà delle persone reali. Contrariamente alla sua immagine di uomo di destra, la sua ideologia arretrava sempre quando sapeva che un singolo individuo ne sarebbe uscito danneggiato.

Questo è il motivo per cui non fu in grado di guidare una vera rivoluzione della politica economica americana.

Nel 1982 avevo capito che una Rivoluzione Reagan sarebbe stata impossibile – era una metafora slegata dalla realtà politica ed economica. Era semplicemente irrilevante dal punto di vista attuativo in un mondo in cui i politici hanno l’ultima parola.

È vero: riuscimmo a ridurre modestamente la portata del disastro fiscale nazionale, nonostante l’opposizione. Riducemmo le spese per la difesa. Feci in modo che i politici approvassero alcuni tagli alla spesa interna e facemmo scendere il deficit a $200 miliardi, un mero errore di arrotondamento nel mondo di oggi.

Non mi piacque per nulla unire le forze con quelle dei politici al Congresso. Non potevo sopportare l’idea di stringere accordi per preservare i loro sprechi ed i loro introiti. Non mi piacque l’idea di aumentare le entrate erariali per pagare gli agricoltori affinché non mungessero le loro mucche o i costruttori affinché edificassero hotel di lusso nei ghetti.

Ma i politici al Congresso avevano una virtù fondamentale: erano pronti ad affrontare la realtà economica. I sognatori alla Casa Bianca – io per primo – no invece.

In ultima analisi non ci fu alcuna Rivoluzione Reagan nella gestione economica della nazione. Tutti i cordoni ombelicali esistono ancora, perché la popolazione elegge dei politici che vogliono mantenerli ben saldi. Questo è un ostacolo insormontabile.

Ho aderito alla Rivoluzione Reagan come ideologo radicale. Ho imparato la lezione: nessuna rivoluzione del genere era possibile.

Il fatto è che i politici possono essere una minaccia: non smettono mai d'inventare manovre di governo illecite che succhiano il sangue all’economia nazionale. I loro ammortizzatori sociali e le loro marchette elettorali sono inefficienti. Non pensano altro che alla prossima elezione.

C’è una sola cosa peggiore a questa, ed è la tracotanza ideologica: presumere che il mondo possa essere reso migliore con uno schiocco di dita. È la falsa credenza che in una democrazia capitalistica possiamo guardare al di là del futuro prossimo e incatenare lo stato ad un progetto definito. Le cose non stanno così e non bisognerebbe nemmeno provarci a farlo...

Auguro a Trump tutta la fortuna di questo mondo. Ne ha bisogno se ha intenzione di “bonificare la palude”.

Mi chiedo solo se abbia una qualche idea delle difficoltà a cui andrà incontro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


C'è una sovrabbondanza di risparmi?

Mar, 07/02/2017 - 11:15




di Frank Shostak


Nel suo discorso alla Federal Reserve di New York il 5 ottobre 2016, il Vice Presidente della Federal Reserve, Stanley Fischer, ha suggerito che un calo visibile del tasso d'interesse naturale negli Stati Uniti potrebbe essere causa di una sovrabbondanza di risparmi. Secondo Fischer, un aumento dei risparmi e una riduzione degli investimenti hanno significativamente abbassato il tasso d'interesse naturale. Per Fisher e altri commentatori questo significa che l'economia potrebbe essere caduta in una situazione in cui un maggior risparmio indebolisce la crescita economica.

La maggior parte degli economisti è d'accordo che, al fine di far crescere l'economia, il risparmio è un "must". Sono i risparmi che finanziano l'investimento in beni strumentali come computer, attrezzature e macchinari, cosa che a sua volta rende l'economia più produttiva. Si sostiene che, mentre il risparmio svolge un ruolo importante nella crescita di un'economia, a volte il troppo risparmio può effettivamente essere una cosa negativa.

Per esempio, si ritiene che se la domanda dei consumatori è debole, allora più risparmio ridurrà le loro spese e quindi indebolirà la crescita economica. Dopo tutto, il motore dell'economia è la spesa al consumo e il risparmio è l'opposto del consumo, o almeno così si sostiene.

Secondo questo modo di pensare, se le persone decidono di risparmiare una gran parte del loro reddito, allora solo una piccola quantità di produzione avrà un mercato. La produzione dovrà essere bassa, perché non ci sarà domanda per maggiori quantità di produzione.

Inoltre si ritiene che sebbene il risparmio possa spianare la strada verso la ricchezza individuale, se la nazione nel suo complesso decide di risparmiare di più, il risultato può essere una povertà diffusa.



Che cos'è il risparmio?

Se John il fornaio produce dieci pagnotte di pane e ne consuma due, i suoi risparmi sono di otto pagnotte di pane. Il risparmio del fornaio è rappresentato dalla sua produzione di pane meno la quantità che ha consumato.

Il risparmio del fornaio gli permette di ottenere altri beni e servizi. Per esempio, ora può scambiare il suo pane risparmiato per altri beni di consumo, oppure può scambiarlo per parti di ricambio del forno.

Scambiando il suo pane per altri beni di consumo, il panettiere può ampliare la varietà di prodotti finali che può consumare.

Lo scambio del suo pane risparmiato per pezzi di ricambio ed utensili gli consentirà di migliorare il forno, cosa che a sua volta renderà possibile un incremento della qualità e della quantità della produzione di pane.

Si noti che la decisione del fornaio determina quanto del suo pane risparmiato sarà dedicato al suo consumo personale e quanto all'acquisto di parti di ricambio e utensili per il forno.

Si noti inoltre che scambiando il suo pane risparmiato per parti di ricambio del forno ed utensili, il fornaio trasferisce il suo pane risparmiato ai produttori di pezzi di ricambio ed utensili. Il pane, insieme con altri beni finali di consumo, sostiene la vita ed il benessere di questi produttori e permette loro di mandare avanti le loro attività produttive.

Si osservi che il risparmio supporta il consumo del fornaio ed i produttori di parti di ricambio ed utensili. Si noti inoltre che quando il fornaio scambia il suo risparmio per beni finali di consumo e per utensili e parti di ricambio, li paga con i suoi risparmi. I suoi mezzi di pagamento sono le pagnotte di pane risparmiate.



È possibile avere troppo risparmio?

Questo equivale a chiedere se abbiamo troppa ricchezza reale. Maggiore è il bacino dei beni di consumo finali risparmiati, migliore sarà la qualità e la quantità delle attrezzature e dei macchinari che possono essere creati, i quali, a loro volta, daranno luogo ad una maggiore produzione di beni di consumo finali, cioè, un aumento del tenore di vita.

Il risparmio non può mai essere un male per la crescita economica. Inoltre, come abbiamo visto, il risparmio è interamente assorbito nel consumo dei produttori di beni di consumo finali e dei produttori di attrezzature e macchinari, ad esempio, i produttori di beni strumentali.

Quindi se il risparmio è la chiave per la creazione di ricchezza, allora è assurdo suggerire che può essere un bene per i singoli individui, ma non necessariamente per la nazione nel suo complesso. Dal momento che non esiste una nazione senza individui, il risparmio è un bene per le persone così come lo è per la nazione.

Che dire della visione comunemente accettata secondo cui la forza trainante di un'economia è la domanda dei consumatori? Secondo questo modo di pensare, ciò che rappresenta una minaccia per l'attività economica è la scarsità di domanda. Tuttavia, non esiste mai un problema con la domanda. Ciò che conta è avere sempre abbastanza mezzi per sostenere la domanda.



Non c'è troppo risparmio, c'è invece troppa creazione di moneta

Esaminiamo ora l'effetto dell'espansione monetaria sul bacino del risparmio reale. Un'espansione dell'offerta di moneta non è mai guadagnata, vale a dire, non è coperta da beni e servizi — viene creata "dal nulla". Quando tale denaro viene scambiato per i beni, equivale ad un consumo non supportato da produzione.

Di conseguenza un possessore di denaro onesto, vale a dire, un individuo che ha prodotto ricchezza reale e vuole quindi esercitare la sua rivendicazione sulle merci, scopre che non può recuperare tutti i beni che aveva precedentemente prodotto e scambiato per denaro.

Scopre che è sceso il potere d'acquisto del suo denaro. La stampa di denaro indebolisce i creatori di ricchezza e di conseguenza indebolisce nel corso del tempo il bacino del risparmio reale. (Essendo ormai più poveri, i creatori di ricchezza possono permettersi meno risparmio rispetto a prima — le loro preferenze temporali sono destinate ad aumentare.)

In un mondo senza banche centrali e riserva frazionaria, la differenza tra il reddito monetario e le spese monetarie in beni di consumo, vale a dire, il risparmio monetario, sarà un riflesso dello stato del risparmio.

Non sarà la stessa cosa in un mondo dove si crea denaro "dal nulla." In questo caso un aumento della differenza tra il reddito monetario (a causa di un aumento dell'offerta di moneta) ed una data quantità di spesa monetaria per beni di consumo, non dovrebbe essere considerato come un aumento del risparmio.

In realtà tale aumento dovrebbe essere considerato come una cattiva notizia per il processo di formazione della ricchezza reale e per il bacino del risparmio reale.

Sono altamente discutibili le dichiarazioni dei vari funzionari della FED, come Stanley Fischer e l'ex-presidente della FED, Ben Bernanke, secondo cui una tendenza al ribasso del tasso d'interesse naturale, tra gli altri fattori, è causata da un forte aumento del risparmio. Suggeriamo che questa tendenza al ribasso non è causata da un eccesso di risparmio, ma dal pompaggio monetario e dalla manomissione dei tassi d'interesse da parte della FED al fine di portare l'economia lungo un percorso di crescita immaginaria e stabilità dei prezzi.

Si noti che la FED ha abbassato il suo tasso d'interesse di riferimento sin dal maggio 1981. Il target del tasso dei fondi federali è stato abbassato dal 19% nel maggio 1981 fino allo 0.5% a giugno di quest'anno. In risposta alla posizione monetaria allentata della FED, la nostra misura monetaria (AMS) è aumentata dell'882% tra il maggio 1981 e il giugno 2016.




La possibilità che l'economia degli Stati Uniti possa essere caduta in una situazione in cui la politica monetaria allentata non riesca a "defibrillare" l'attività economica, potrebbe essere indicativo che il bacino della ricchezza reale e del risparmio reale sono in guai seri.

Una massiccia esplosione monetaria sin dagli anni '80, a causa dell'insorgenza della deregolamentazione finanziaria, probabilmente ha gravemente indebolito il processo di formazione della ricchezza reale.

Quindi da questo punto di vista è del tutto possibile che l'economia degli Stati Uniti possa essere in una fase di crescita economica debole prolungata. Ma non a causa di un risparmio eccessivo, bensì a causa di un pompaggio monetario eccessivo.

Per rilanciare l'economia, non bisogna aumentare la spesa pubblica al fine di stimolare la domanda aggregata, come suggerito da molti esperti. Bisogna, invece, ridurre drasticamente la spesa pubblica e le attività della FED nei mercati finanziari. Ciò fornirà più spazio al settore privato affinché sia libero di creare più ricchezza reale e rilanciare l'economia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I bond vigilantes fermeranno la Trumponomics

Lun, 06/02/2017 - 11:08




di David Stockman


Sì, i bond vigilantes sono tornati. Accolgo con favore il ritorno dei bond vigilantes e non solo perché sono l'unica forza che può fermare la folle corsa verso un bagno di sangue fiscale, il quale è stato favorito dal team di Trump.

Il loro ritorno segna anche la fine della falsificazione del debito e dei prezzi di altri asset finanziari, implementata dalle banche centrali di tutto il mondo a partire dalla metà degli anni '90.

Ciò che è realmente accaduto sin da allora, è che i "bond vigilantes" di un tempo si sono trasformati in "front-runner" delle banche centrali. Cioè, i trader di obbligazioni, che solevano vendere titoli di stato quando percepivano dissolutezza fiscale, sono passati al lato "comprare" del mercato, mentre si sviluppava l'era dell'espansione del bilancio delle banche centrali e delle spese folli in acquisti di obbligazioni connesse al quantitative easing (QE).

Non c'era davvero alcun mistero — era solo la legge della domanda e dell'offerta. Le banche centrali stavano drenando i mercati da miliardi di debito pubblico, facendo salire i prezzi delle obbligazioni e facendo scendere i rendimenti verso lo zero.

In tale contesto, va da sé che i trader hanno comprato tutto quello che saliva di prezzo e si aspettavano che sarebbe salito di più. Allo stesso tempo, le banche centrali non hanno lasciato alcun dubbio sul fatto che sarebbero intervenute costantemente, annunciando massicci acquisti mensili.

L'aumento da $20,000 miliardi dei bilanci delle banche centrali nel corso degli ultimi due decenni, è stato amplificato dagli ex-bond vigilantes che si sono trasformati in "front-runner". Dopo tutto, gli acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali sono stati fondamentalmente diversi rispetto all'azione degli operatori in un mercato libero.

Infatti le banche centrali hanno l'autorità legale di commettere frodi finanziarie giornaliere, finanziando i loro acquisti di titoli di stato sul mercato aperto con denaro creato dal nulla. Quando questo denaro viene iniettato nel sistema bancario come pagamenti ai vari dealer, il prezzo del debito pubblico viene fatto levitare artificialmente.

I possedimenti totali delle banche centrali di tutto il mondo erano a circa $2,000 miliardi a metà degli anni '90, quando i bond vigilantes hanno dato gli ultimi segni di vita.

Ma dopo il 2000 l'ingolfamento dei bilanci delle banche centrali, e di conseguenza l'offerta d'acquisto artificiale per il debito pubblico, li ha convertiti in "front-runner". In questo modo hanno intascato centinaia di miliardi di profitti inattesi con l'acquisto a leva di titoli di stato, facendone salire sempre di più i prezzi.

Gli speculatori hanno semplicemente acquistato i bond e li hanno finanziati grazie ad un mercato monetario a costo zero, praticamente senza rischio, trasformando in tal modo il mercato obbligazionario nel postbruciatore dell'offerta d'acquisto delle banche centrali. I trader obbligazionari non hanno mai intascato così tanto facendo così poco, il che significa che grandi quantità di capitali speculativi sono finite nei mercati del debito pubblico in modo del tutto innaturale ed insostenibile.

L'ironia della situazione attuale è ben degna di nota. La madre di tutte le bolle obbligazionarie globali è stata essenzialmente gonfiata dai bond vigilantes, i quali sono entrati nel business del front-running dopo che nel 1994 Greenspan urlò "mi arrendo!" quando il tasso d'interesse sul debito pubblico cominciò a salire.

Se l'ormai ex-gold bug ed economista di libero mercato decaduto avesse conservato i suoi principi e la sua integrità una volta designato come presidente della FED, l'età dei massicci debiti statali sarebbe stata fermata già da allora. Una recessione economica dolorosa avrebbe reso chiaro che i 12 anni di baldoria coi deficit da parte dell'accoppiata Reagan/Bush — i quali hanno portato il debito pubblico da $1,000 miliardi a $4,000 miliardi — avrebbero avuto delle conseguenze economiche.

Infatti il prezzo da pagare sarebbe stato sotto forma di tassi d'interesse di gran lunga più alti a compensazione del mercato. Questo, a sua volta, avrebbe "spiazzato" gli investimenti privati in capitale finanziario ed immobiliare, ed avrebbe innescato un aggiustamento economico doloroso.

Invece Greenspan scelse di annullare il verdetto onesto dei bond vigilantes ed inaugurò l'era dell'espansione massiccia dello stato patrimoniale delle banche centrali e degli acquisti di obbligazioni. Questo errore madornale lungo la strada monetaria rinviò il giorno della resa dei conti, perché, in sostanza, permise ai governi di parcheggiare i loro debiti nei bilanci delle banche centrali mondiali a costi quasi gratuiti.

Infatti quando Greenspan uccise i bond vigilantes nel 1994, il bilancio della FED era di circa $275 miliardi e quello di tutte le principali banche centrali del mondo era di $2,000 miliardi.

L'operato di Greenspan innescò un'esplosione di passività in dollari tra i bilanci delle banche centrali mondiali. Se non avessero svalutato le proprie valute in risposta allo tsunami di dollari di Greenspan, le loro valute sarebbero salite alle stelle, compromettendo in tal modo le politiche stataliste e mercantiliste che erano già in vigore nei rispettivi paesi.

In ogni caso, i bond vigilantes erano stati sepolti sotto l'enorme baldoria di acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali — solo per riemergere come front-runner. Hanno finito per catturare profitti inattesi che non erano nemmeno immaginabili durante i loro giorni come disciplinatori onesti dei governi dissoluti.

Probabilmente non esiste un modo per quantificare l'impatto di questa situazione — banche centrali e front-runner — sull'offerta d'acquisto dei bond, ma sarà immensa. Non è un caso se lo scorso agosto circa $13,000 miliardi su $42,000 miliardi di debito sovrano globale, erano trattati a tassi sotto lo zero e la maggior parte del resto si trovava nella zona +/- 1%.

In breve, il mercato obbligazionario globale è stato torturato da un'offerta d'acquisto a senso unico che non s'era mai vista in un qualsiasi mercato finanziario. Il mondo finanziario ha semplicemente barcollato in avanti.

Per coincidenza storica, i banchieri centrali keynesiani stanno per essere spodestati dal loro trono — e molto prima di quanto si pensi — dalla prospettiva della Trumponomics e delle sue massicce aggiunte ai debiti già torreggianti dello Zio Sam. Ecco perché i front-runner nel mercato obbligazionario stanno morendo lentamente, in quella che è praticamente un'inversione del processo messo in moto nel 1994 da Greenspan.

Donald Trump ed il suo team hanno perso la battaglia ancor prima di scendere in campo sventolando una falsa prosperità futura sulla base del pompaggio monetario keynesiano.

Di conseguenza i bond vigilantes stanno ora ruggendo. Questo perché senza la Gigantesca Offerta d'Acquisto delle banche centrali si sta tornando a fare profitti alla vecchia maniera: vendendo i titoli obbligazionari che colano a picco, non comprando la cartaccia che invece sale.

L'intera dinamica del mercato obbligazionario globale e del sistema finanziario negli ultimi due decenni, è stata catturata dai premi artificiali sui prezzi delle obbligazioni creati dalla massiccia espansione dei bilanci delle banche centrali.

Ma una volta che quest'ultima svanisce, i front-runner si faranno beffe di Donald Trump.

Nel bel mezzo del bagno di sangue fiscale che è sicuro ne seguirà, la Trumponics verrà semplicemente stritolata. Che un programma d'infrastrutture da $1,000 miliardi possa contribuire a far tornare grande l'America, è decisamente sbagliata come idea.

Può solo riempire la palude di Washington con più gruppi d'interesse e racket finanziario, ingigantendo il settore pubblico e rendendolo più dispendioso con infrastrutture che non può permettersi e di cui non ha bisogno — come i treni ad alta velocità.

Questa nuova realtà manderà presto in frantumi la falsa euforia post-elettorale che ha colpito i mercati finanziari, e coprirà in un bagno di sangue fiscale la nuova amministrazione Trump quando tenterà di perseguire il suo programma economico.

In una parola, l'aumento dei tassi d'interesse, i deficit in aumento ed i bond vigilantes stanno tornando nella Città Imperiale dopo 25 anni di latitanza. Il risultato sarà una conflagrazione di bilancio come quella già vista nel 1981.

Ma questa volta lo zio Sam è praticamente fallito e il gioco d'azzardo con i titoli obbligazionari orchestrato dalle banche centrali è decisamente finito.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La FED pensa di poter usare il tasso d'interesse “naturale” per gestire l'economia

Ven, 03/02/2017 - 11:12




di Frank Shostak


È ampiamente accettato che per mezzo di politiche monetarie adeguate, la banca centrale degli Stati Uniti possa traghettare l'economia verso un percorso di crescita, stabilità economica e prosperità. L'ingrediente chiave nel raggiungimento di questo esito è la stabilità dei prezzi.

Alcuni esperti sono del parere che ciò che impedisce il raggiungimento della stabilità dei prezzi sono le fluttuazioni del tasso dei fondi federali intorno al tasso d'interesse neutrale, noto anche come "tasso naturale".

Si sostiene che il tasso neutrale sia coerente con la stabilità dei prezzi e un'economia equilibrata. Ciò che è necessario è che i policymaker presso la FED indirizzino con successo il tasso dei fondi federali verso il tasso d'interesse neutrale.

Una volta che la FED porta il tasso dei fondi federali in linea con il tasso d'interesse neutrale, si può raggiungere la stabilità dei prezzi e la stabilità economica.

Di recente alcuni funzionari della FED hanno affermato che il tasso naturale è attualmente molto basso, e che la sua discesa può riflettere una perdita di potenziale economico. Se questo modo di pensare è giusto, allora ci sono implicazioni serie per la FED: un tasso naturale basso significa che la FED non potrebbe spostare molto in alto il suo tasso dei fondi federali a breve termine, se prima non restringe la sua linea di politica.

Mercoledì 5 ottobre 2016, parlando ad un seminario a New York, il vice presidente della FED, Stanley Fischer, ha detto che era preoccupato circa i cambiamenti nel risparmio globale e che i modelli d'investimento possono aver fatto scendere il tasso naturale. Di conseguenza, ha detto, "potremmo essere bloccati in un nuovo equilibrio di lungo periodo caratterizzato da una crescita lenta."

Questo modo di pensare, che ha le sue origini negli scritti dell'economista britannico Henry Thornton, è stato articolato nel tardo XIX secolo dall'economista svedese Knut Wicksell.[1]

L'attuale quadro di riferimento per le operazioni delle banche centrali di tutto il mondo si basa in gran parte sugli scritti di Wicksell.



Il quadro di riferimento di Knut Wicksell riguardo la stabilità dei prezzi

L'elemento centrale nel quadro di Wicksell è il tasso d'interesse naturale, che egli stesso definì come: "Un certo tasso d'interesse sui prestiti che è neutrale rispetto ai prezzi delle materie prime, e non tende né ad aumentare né a scendere. Questo è necessariamente equivalente al tasso d'interesse che sarebbe determinato dalla domanda e dall'offerta in assenza di denaro e se tutti i prestiti fossero effettuati sotto forma di beni capitali reali. Si tratta più o meno del valore attuale del tasso d'interesse naturale sul capitale."[2]

Il tasso d'interesse naturale è definito come il tasso al quale la domanda di capitale fisico mutuabile coincide con l'offerta di risparmi espressi in grandezze fisiche.[3]

Nel suo quadro di riferimento, Wicksell fa una chiara distinzione tra il tasso d'interesse che viene determinato nei mercati finanziari e il tasso d'interesse fissato nel mondo reale senza soldi.

Mentre il tasso d'interesse nei mercati finanziari è determinato dalla domanda e dall'offerta per il denaro, il tasso d'interesse naturale è impostato da fattori reali. Il denaro non ha nulla a che fare con la determinazione dei tassi d'interesse nel mondo reale delle merci. Secondo Wicksell:

Se il denaro è prestato a questo stesso tasso d'interesse, serve solamente come un mantello per coprire una procedura che, dal punto di vista puramente formale, ne avrebbe potuto benissimo fare a meno. Le condizioni di equilibrio economico sono soddisfatte esattamente nello stesso modo.
Nel quadro wickselliano, il denaro riguarda solo il livello dei prezzi. L'effetto del denaro sul livello dei prezzi non è però diretto, opera attraverso il divario tra il tasso d'interesse del mercato monetario e il tasso naturale.



Se si potesse identificare il tasso naturale, lo si potrebbe utilizzare per manipolare l'economia

Il meccanismo funziona così — se il tasso di mercato scende al di sotto del tasso naturale, l'investimento supererà i risparmi e la domanda aggregata sarà maggiore rispetto all'offerta aggregata. Supponendo che l'eccesso di domanda sia finanziata dall'espansione dei prestiti bancari, questo porta alla creazione di nuova moneta, che a sua volta fa salire il livello generale dei prezzi.

Al contrario, se il tasso di mercato sale al di sopra del tasso naturale, il risparmio supererà gli investimenti, l'offerta aggregata supererà la domanda aggregata, i prestiti bancari e lo stock di denaro si contrarranno ed i prezzi scenderanno.[4] Quindi ogni volta che il tasso di mercato è in linea con il tasso naturale, l'economia sarà in uno stato di equilibrio e non ci sarà pressione né al rialzo né al ribasso sul livello dei prezzi. Deviazioni del tasso d'interesse del mercato monetario rispetto al tasso naturale, metteranno in moto cambiamenti nell'offerta di moneta, cosa che a loro volta disturberanno il livello generale dei prezzi.

Secondo Wicksell:

Se fosse possibile accertare e specificare il valore corrente del tasso naturale, si osserverebbe che qualsiasi deviazione del tasso monetario da questo tasso naturale sarebbe collegata con l'aumento o il calo dei prezzi a seconda che la deviazione sia verso il basso o verso l'alto.
Inoltre Wicksell sosteneva che per stabilire se la politica monetaria fosse ristretta o allentata, non è sufficiente prestare attenzione al livello dei tassi d'interesse del mercato monetario, ma bisogna paragonare i tassi d'interesse del mercato monetario con il tasso naturale.

Se il tasso d'interesse di mercato è superiore al tasso naturale, allora l'orientamento della politica è ristretto. Al contrario, se il tasso di mercato è inferiore al tasso naturale, allora l'orientamento della politica è allentato.

Come si fa ad implementare questo quadro di riferimento? Il problema principale è che il tasso d'interesse naturale non può essere osservato. Come si può dire se il tasso d'interesse di mercato è al di sopra o al di sotto del tasso naturale?

Wicksell suggeriva che i policymaker dovessero prestare molta attenzione alle variazioni del livello dei prezzi. Un aumento del livello dei prezzi richiederebbe un adeguamento al rialzo del tasso monetario, mentre un livello dei prezzi in discesa segnalerebbe che il tasso d'interesse monetario dovrebbe essere abbassato.

Le banche dovrebbero regolare il tasso d'interesse del mercato monetario nella stessa direzione, prendendo come riferimento i movimenti del livello dei prezzi.

Si noti che oggi tutte le banche centrali seguono questa procedura. In risposta agli aumenti negli indici di prezzo oltre una certa cifra, la FED alza il target del tasso dei fondi federali.

Al contrario, quando gli indici di prezzo crescono ad un ritmo considerato troppo basso, la FED abbassa il target.

Nonostante il fatto che il tasso d'interesse naturale non possa essere osservato, gli economisti moderni sono del parere che si possa stimare in vari modi indiretti. Per esempio, si può stabilire facendo la media del valore del tasso dei fondi federali reali (tasso dei fondi federali meno inflazione dei prezzi) per un lungo periodo di tempo.

Altri economisti sostengono che il tasso naturale varia nel tempo e rifiutano l'idea che il tasso naturale possa essere approssimato ad un dato medio. Al fine di catturare i movimenti del tasso d'interesse naturale, gli economisti ora utilizzano metodi matematici sofisticati.[5]



I tassi d'interesse nei mercati finanziari sono diversi dai tassi d'interesse nell'economia reale?

In un mondo senza denaro, come suggerito da Wicksell, sarebbe ancora possibile stabilire il tasso d'interesse? In un mondo senza denaro ci sarebbero tassi di cambio tra i vari beni reali presenti e futuri.

Per esempio, una mela presente verrebbe scambiata per due patate tra un anno. In alternativa, una camicia verrebbe scambiata per tre pomodori tra un anno. Avremmo solo vari rapporti.

Non esisterebbe alcun modo per stabilire da questi rapporti il tasso di rendimento per una mela presente in termini di patate future (non sarebbe possibile calcolare la percentuale tra patate e mele, non sono merci uguali).

Solo con l'esistenza del denaro si può stabilire il tasso di rendimento.

Per esempio, la preferenza temporale di un fornaio, basata sul suo particolare set di priorità e necessità, determina quando sarà pronto a prestare dieci dollari – che ha guadagnato con la vendita di dieci pagnotte di pane – a quei mutuatari che promettono di rimborsarlo con undici dollari tra un anno.

Allo stesso modo la preferenza temporale di un calzolaio, che si forma in accordo con il suo particolare set di priorità e necessità, determina quando sarà un potenziale mutuatario. Una volta che l'operazione è compiuta, entrambe le parti ne trarranno beneficio. Il fornaio otterrà undici dollari tra un anno, i quali valuta molto più dei suoi attuali dieci dollari. Per il calzolaio il valore presente dei dieci dollari supera il valore degli undici dollari tra un anno.

Come si può vedere, sia il denaro sia il fattore reale (preferenze temporali) sono coinvolti nello stabilire il tasso d'interesse di mercato, al 10%. Si noti che il fornaio ha dapprima scambiato dieci pagnotte di pane per il denaro, cioè dieci dollari. Poi ha prestato i dieci dollari affinché ne potesse ottenere undici dopo un anno. Il tasso d'interesse che egli acquisisce è del 10%. Dopo un anno il panettiere può decidere quali prodotti acquistare con gli undici dollari.

Per quanto riguarda il calzolaio, egli deve generare abbastanza scarpe al fine di guadagnare almeno undici dollari per rimborsare il prestito del panettiere.

Si osservi che senza l'esistenza del denaro – il mezzo di scambio – il fornaio non sarebbe in grado di stabilire la quantità di beni futuri con cui dovrebbe essere pagato per le sue dieci pagnotte in modo da rispettare il tasso di rendimento del 10%. Si potrebbe sostenere che il calzolaio possa rimborsare il fornaio con 11 pagnotte di pane dopo un anno. Vi è il problema se il pane tra un anno di tempo possa essere considerato identico al pane presente. Senza l'esistenza del denaro, non sarebbe stato semplice stabilire il tasso di rendimento. Inoltre, perché il panettiere dovrebbe accettare d'essere pagato in pane visto che il pane che aveva creato in prima istanza gli serviva per entrare in possesso di altri beni e servizi (come ad esempio le scarpe)?

Quindi se il tasso di rendimento è difficile da stabilire in un'economia reale senza denaro, sarebbe assurdo prestare denaro senza alcun collegamento con il mondo reale – dopo tutto il ruolo del denaro è quello di facilitare lo scambio di beni e servizi reali.



Scoprire il tasso d'interesse naturale è impossibile

Di conseguenza non ci può essere alcuna separazione tra i tassi d'interesse di mercato reali e quelli finanziari. C'è solo un tasso d'interesse, ed è impostato dall'interazione tra preferenze temporali degli individui e l'offerta e la domanda di moneta.

Dal momento che le influenze della domanda e dell'offerta di moneta e le preferenze temporali degli individui per quanto riguarda la formazione del tasso d'interesse s'intrecciano, non ci sono modi o mezzi per isolare suddette influenze.

Quindi la pratica comunemente accettata del calcolo del tasso d'interesse reale, sottraendo le variazioni percentuali dell'indice dei prezzi al consumo dal tasso d'interesse di mercato, è errata.

Quindi se il tasso d'interesse reale non può essere stabilito, ne consegue che nemmeno il tasso d'interesse naturale può essere stabilito.

Possiamo quindi concludere che i tentativi degli economisti e dei banchieri centrali di stabilire il tasso d'interesse naturale, devono essere considerati una missione impossibile.

Inoltre, secondo il quadro di riferimento wickselliano, al fine di mantenere una stabilità economica e dei prezzi, una volta che viene chiuso il divario tra il tasso d'interesse dei mercati finanziari e il tasso naturale la banca centrale deve assicurarsi, per mezzo di una politica monetaria adeguata, che non emerga più. Mantenere una politica adeguata significherebbe che la banca centrale dovrebbe manipolare l'offerta di moneta, cosa che a sua volta genererà solo instabilità economica.

Il nostro esame del modo di pensare dei policymaker della FED, ci rivela che le politiche perseguite dalla banca centrale degli Stati Uniti promuoveranno solo più instabilità. L'essenza del pensiero della FED fuoriesce dagli scritti di Knut Wicksell, il quale suggeriva che la chiave per la stabilità economica fosse un tasso d'interesse dei mercati finanziari quanto più vicino al tasso d'interesse naturale.

La nostra analisi ha mostrato che non è possibile isolare il cosiddetto tasso naturale. Di conseguenza le politiche che mirano ad un tasso d'interesse sconosciuto corrono il rischio di promuovere maggiore instabilità economica.

Inoltre, anche se uno sapesse qual fosse il tasso naturale, raggiungere e mantenere questo obiettivo attraverso le politiche monetarie destabilizzerebbe l'economia. Di conseguenza qualsiasi tentativo di portare il tasso d'interesse di mercato verso il tasso naturale attraverso politiche monetarie, non è vero che non avrebbe alcun effetto sull'economia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] "Henry Thornton: seminal monetary theorist and father of modern central bank" di Robert Hetzel in Economic Review, Luglio/Agosto 1987, Federal Reserve Bank of Richmond.

[2] Si veda “Interest and Prices” di Knut Wicksell, 1898.

[3] Karl Pribram, A History of Economic Reasoning, The John Hopkins University Press, 1983, p. 322.

[4] Thomas M. Humphrey  "Interest rates, expectations, and the Wicksellian policy rule," Federal Reserve Bank of Richmond, Luglio 1975.

[5] Thomas Laubach e John C Williams, “Measuring the Natural Rate of Interest,” Board of Governors of the Federal Reserve System, Novembre 2001.

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Il piano “Ghiaccio-9”

Gio, 02/02/2017 - 11:14




di James Rickards


La metafora principale che uso nel mio ultimo libro, The Road to Ruin: The Global Elites’ Secret Plan for the Next Financial Crisis, è qualcosa che si chiama "Ghiaccio-9".

Ghiaccio-9 può risultare familiare ad alcuni lettori, forse non alla maggior parte, poiché è qualcosa che ho preso in prestito dal romanziere Kurt Vonnegut.

Scrisse un breve romanzo nei primi anni '60 chiamato proprio Ghiaccio-nove. Se non lo conoscete, vi consiglio di leggerlo. È breve e divertente.

Il mio libro, d'altra parte, non è affatto divertente. Parlo della fine del sistema finanziario e della possibilità reale che molte persone possano perdere tutti i loro risparmi. È coinvolgente, intrigante e leggibile, ma onestamente non posso dire che sia divertente. Quello di Kurt Vonnegut, invece, lo è, anche se parla di un dispositivo mortale.

Una variante di una molecola d'acqua inventata da uno scienziato diversa solo in un aspetto: fondeva a 114 gradi fahrenheit e congelava a temperatura ambiente. Se una molecola di questa strana acqua fosse venuta in contatto con una molecola regolare d'acqua, la molecola regolare si sarebbe trasformata in ghiaccio-9. Ciò accadeva più e più volte, in progressione geometrica.

Ghiaccio-9 era mantenuta in una fiala, ma se fosse stata aperta e la molecola fosse finita in acqua normale, tutta quell'acqua sarebbe stata congelata. Poi si sarebbe diffusa e avrebbe ghiacciato laghi, fiumi, oceani e tutta l'acqua del mondo.

Naturalmente tutti sul pianeta Terra sarebbero morti. Era un dispositivo mortale, una metafora della distruzione nucleare. Questo libro uscì proprio nel periodo della crisi missilistica cubana, quindi era un tema molto d'attualità.

Nel mio libro, prendo la metafora del ghiaccio-9 e la applico al sistema finanziario. Il punto è che una parte del sistema finanziario non può essere isolata. Un contagio inizia in una parte del sistema e si diffonde. Questo perché nel momento in cui una parte viene isolata, ognuno corre dall'altra per cercare di riprendere i propri soldi.

La descrizione migliore di un panico finanziario: tutti vogliono indietro i loro soldi in una sola volta.

Il processo ben presto va fuori controllo. Ognuno vende azioni, obbligazioni, immobili, vende di tutto. Tutti vogliono i loro soldi indietro in una sola volta, oppure pensano che possano riuscirci, invece non ci riescono. Scopriranno che quello che effettivamente hanno in loro possesso sono azioni, obbligazioni e immobili e fondi nei mercati monetari, e non potranno riavere indietro i loro soldi.

Immaginate un blocco dei fondi del mercato monetario. Nessuno può riprendere i propri soldi. Poi tutti si riversano nelle banche chiedendo la stessa cosa, ma le banche sono chiuse. Poi ognuno cerca di vendere le proprie azioni, ma il mercato azionario è chiuso. E così via. In altre parole, nel momento in cui una parte del sistema viene isolata, tutta la domanda di liquidità si sposta in un'altra parte. Ma viene prosciugata e anche quella parte del sistema deve essere chiusa. Presto l'intero sistema viene arrestato, perché è profondamente interconnesso. Ecco servita la metafora del ghiaccio-9, in quanto non è solo una molecola d'acqua che diventa ghiaccio, tutta l'acqua nel mondo si trasforma in ghiaccio perché è tutto collegato.

Permettetemi di chiarire meglio la metafora. Il punto è che la pressione si muove da una parte del sistema ad un'altra. Non si può semplicemente chiudere una parte. È necessario spegnere l'intero sistema ed è quello che potrebbe accadere.

Il posto più sicuro in cui mettere il denaro è proprio in banca, fino al limite assicurato. Credo che il governo federale dovrà onorare il FDIC, che assicura il denaro depositato fino a $250,000 per ogni conto.

Se ne avete di più, potete dividere i vostri soldi tra due banche. Se siete una persona sola con, ad esempio, $500,000, potete depositare $250,000 in una banca e $250,000 in un'altra. Non in un ramo diverso della stessa banca, ma in una banca differente. Entrambi i conti saranno assicurati per l'intero importo. Questo è ciò che è accaduto a Cipro. Il governo ha onorato la sua assicurazione per l'importo indicato. Ma i depositi che superavano la somma assicurata sono stati confiscati e trasformati in azioni della banca.

Questo è un bail-in ed è diverso da un piano di salvataggio statale. Quest'ultimo è quando il governo usa la stampante e il denaro dei contribuenti per salvare un istituto finanziario. Tutte le persone che hanno rapporti con l'istituto finanziario, che si tratti di depositanti, obbligazionisti, ecc., possono dormire sonni tranquilli. Tutti tengono i loro soldi. Un bail-in è diverso...

In un bail-in il governo dice: "Non vi aiuteremo. Non useremo i soldi del governo. Non useremo il denaro della banca centrale. Prenderemo i soldi già nella banca e li convertiremo in azioni della bad bank; mentre nel caso degli obbligazionisti, non otterranno 100 centesimi a dollaro, invece otterranno 80 centesimi a dollaro, ecc. ecc."

Useranno i soldi già nella banca, che si tratti di depositanti, obbligazionisti o azionisti, e useranno quel denaro per riparare il bilancio.

Questo è ciò che accadrà con Deutsche Bank e con le banche italiane che si trovano in difficoltà. Accadrà anche con altre banche sull'orlo del fallimento negli Stati Uniti. Come ho già detto, si è assicurati fino all'importo garantito, anche se il governo potrebbe chiudere le banche per diversi giorni.

Ecco perché vi consiglio di mantenere un po' di denaro contante in un luogo sicuro al di fuori del sistema bancario. Sto parlando della cartamoneta, ora. Avere un po' di denaro contante è come avere batterie e torce elettriche. Io vivo in un luogo in cui a volte ci sono uragani e tempeste, quindi la corrente elettrica va via a volte. È meglio avere un paio di batterie. E, per quanto ci riguarda, questo significa denaro contante.

Ricordate, quando non c'è corrente elettrica, non funziona nulla. I bancomat non funzionano. I distributori di benzina non funzionano, ecc.

Provate a ritirare $20,000 in contanti dalla vostra banca e verrete segnalati al governo. Finirete nei file accanto a quelli di Al-Qaeda e dei cartelli della droga. Non è qualcosa di divertente.

Il punto è che potreste pensare di poter riavere il vostro denaro, ma non è così. Quando ci proverete, verrete trattati come dei criminali. Questo è naturalmente parte della guerra al contante ed è pericoloso. Il popolo americano sarà trattato come pecore al macello. Sarà ammassato in gabbie digitali, ovvero, le banche.

La maggior parte delle persone pensa di vivere in un sistema fatto di contanti, ma in realtà le cose non stanno così. Quanto denaro avete nelle borse e nei portafogli? Probabilmente non tanto. È possibile utilizzare carte di debito, AutoPay, il conto bancario online, Apple Pay, carte di credito. È tutto digitale. Non c'è molto denaro, e se si tenta di riprenderlo, non è possibile riaverlo.

Ecco perché vi consiglio di mettere i vostri soldi in oro fisico o argento, in una monster box. Una monster box ha 500 once di American silver eagle. Costano circa $10,000 sul mercato. Dovreste trovare un buon rivenditore che non vi faccia pagare troppo la commissione.

Ma preserverete la vostra ricchezza. In una situazione d'emergenza, la gente sceglierà questa soluzione. Molte persone saranno liete di cedere alcuni generi alimentari per un solida oncia d'argento, perché nessuno si fiderà di nessun altro tipo di denaro.

Raccomando anche l'immobiliare come parte del vostro portfolio. Sarà ancora lì se c'è una tempesta, o un'interruzione di corrente, o se la vostra banca verrà chiusa. Queste sono alcune delle cose che consiglio prima della prossima grande crisi.

Non c'è bisogno d'essere impotenti quando arriverà la prossima la crisi. La si potrà vedere arrivare ad un miglio di distanza se si sa cosa cercare, e ci sono sicuramente misure che si possono adottare.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Bonificare la palude 2.0: Trump & Reagan

Mer, 01/02/2017 - 11:13




di David Stockman


C'è una certa rabbia per l'idea che Donald Trump possa essere un degno successore di Ronald Reagan e quindi innescare un boom economico nel mercato azionario.

Infatti ci sono ancora in giro supply-sider, come Stephen Moore, che insistono sul fatto che la cosiddetta Trumpenomics innescherà un boom ed una crescita economica.

Possiamo aspettarci che i venditori ambulanti di azioni a Wall Street credano stupidamente ad una prospettiva così fantasiosa, ma è addirittura imbarazzante quando si tratta di un presunto pro-capitalista e pro-libero mercato come Moore.

La crescita economica che di fatto si verificò durante l'era Reagan, fu il risultato di un imbroglio storico.

Venne alimentata da una massiccia espansione del debito pubblico, seguita da un peccato più grande nei confronti delle leggi di una finanza funzionale. Vale a dire, i soldi stampati da Greenspan monetizzarono il debito pubblico, uccidendo in tal modo i bond vigilantes e rimandando ad un futuro indefinito gli effetti distruttivi derivanti da un aumento del finanziamento pubblico.

Ironia della sorte, siamo arrivati a suddetto "futuro indefinito". Questo vuol dire che per Donald Trump oggi non è più possibile fare quello che Reagan fece allora. Ossia, consentire all'economia degli Stati Uniti di indebitarsi ed incamminarsi verso una falsa prosperità che prima o poi porta ad un'economia mal funzionante ed all'inevitabile rimborso del debito.

La ripresa economica di Reagan sfruttò un bilancio nazionale relativamente pulito. Al momento del suo insediamento, il debito pubblico ammontava a $980 miliardi, solo il 31% del PIL. Alla fine dell'epoca Reagan/Bush arrivò quasi a $4,000 miliardi, un'esplosione in tempo di pace che non si era mai vista nella storia americana.

In entrambi i miei libri, The Great Deformation e Trumped!, ho documentato come sarebbe dovuto già arrivare il giorno della resa dei conti per tutto questo ingiustificabile gozzovigliare col debito pubblico — rimandato più volte sin da quando Greenspan venne messo a capo della FED e scoprì la stampante monetaria nel seminterrato dell'Eccles Building nell'ottobre 1987.

Ben presto Greenspan scoprì che il credito a buon mercato ed un ampio flusso di liquidità nel mercato azionario, lo resero l'eroe della città. Per 19 anni ha gonfiato il sistema monetario ed i mercati finanziari. In sostanza ha parcheggiato il massiccio deficit di Reagan/Bush nel bilancio della FED e delle altre banche centrali di tutto il mondo.

Infatti le altre principali banche centrali hanno iniziato a credere che non avevano altra scelta se non quella di replicare la grande inflazione monetaria della FED. L'alternativa sarebbe stata un'impennata dei tassi di cambio ed un colpo incapacitante alle esportazioni di cui sono diventate dipendenti le economie della maggior parte dei paesi dell'Asia e dei mercati emergenti, come pure i Petro-stati ed altri fornitori di materie prime.

Ma come osservò Herbert Stein, ogni tendenza insostenibile prima o poi tende a fermarsi. A questo punto il debito pubblico oltrepasserà sicuramente i $20,000 miliardi prima che Donald Trump si insedi (ora è già sopra i $19,800 miliardi). Ciò significa che arriverà al 105% del PIL, fermo restando il fatto che ci troviamo in un ambiente economico completamente diverso rispetto a quello del 1981.




In sostanza, Ronald Reagan ha seminato vento e Donald Trump ha ereditato la tempesta. Nel 1981 vi era ancora spazio nel bilancio dello Zio Sam, ma ora è esaurito — sia politicamente, sia finanziariamente.

In questo contesto, mi preme ricordare che la FED è a corto di polvere da sparo. Nel corso degli ultimi tre decenni ha espanso il proprio bilancio e ha monetizzato il debito pubblico, passando da $200 miliardi nel 1981 ai $4,400 miliardi di oggi. Stiamo parlando di un incremento del 22X durante un arco di tempo in cui il PIL nominale è cresciuto solo del 5X.

L'elezione di Trump significherà la fine dello "stimolo" monetario e fiscale che ha alimentato una falsa prosperità per Main Street e una valutazione spropositata degli asset finanziari per Wall Street.

Accolgo con favore questa prospettiva perché le attuali classi dirigenti di Wall Street e Washington hanno portato la nazione sull'orlo della rovina. Il capitalismo clientelare, il racket finanziario, l'aggressione imperiale e le elargizioni sociali finanziate col debito, però, non si eclisseranno nella notte senza far rumore.

Quindi dovrà esserci prima un fallimento epocale delle politiche stataliste affinché siano completamente screditate e le élite che controllano le leve del potere siano finalmente spodestate.

Donald Trump ha definito questo compito "bonificare la palude". Ma gli incorreggibili giocatori d'azzardo a Wall Street hanno escogitato un nuovo trucco: la cosiddetta Trumpflation, un nuovo round di stimolo fiscale tramite tagli fiscali e lavori pubblici.

Peccato per loro, però, che non ci sarà alcun grande stimolo fiscale di Trump, perché i bond vigilantes sono risorti dal loro sonno pluri-decennale.

Questo in prospettiva che la FED abbia smesso di monetizzare il debito pubblico, il che significa che se prima fare front-running nel mercato obbligazionario era un'operazione altamente lucrativa, ora è diventata una trappola finanziaria mortale.

Sin dall'otto novembre scorso sono stati già persi più di $2,000 miliardi nei mercati obbligazionari di tutto il mondo e siamo solo all'inizio — soprattutto se si considera anche l'implosione delle bombe ad orologeria finanziarie che sono state sparse in tutto il sistema finanziario globale attraverso la repressione finanziaria e la falsificazione dei tassi d'interesse da parte delle banche centrali.

Nonostante la momentanea euforia a Wall Street sullo stimolo fiscale, ciò che ci attende è un bagno di sangue fiscale. E non c'è alcuna via di fuga, checché ne dica Stephen Moore con la sua ipotetica e fantasiosa crescita del 4% — una visione che purtroppo contagia l'intero team di Trump, Wall Street e gli economisti supply-sider.

In realtà, tutta la crescita economica possibile in un'economia gravata da $64,000 miliardi tra debito pubblico e privato, è già stata inserita nella linea di base del Congressional Budget Office.

Nel frattempo è bene ricordare che Ronald Reagan cercò di bonificare la palude nel 1981, ma non c'è riuscito. La quota di spesa pubblica in rapporto al PIL non è mai diminuita, la spesa per il welfare state è stata lasciata completamente intatta, mentre quella per la difesa è cresciuta facendo passi da gigante.

Ma Reagan se l'è cavata, perché Washington ha calciato il barattolo — chiedendo prestiti e stampando soldi — per i 35 anni successivi.

Donald Trump, al contrario, non ha nemmeno un vago programma per bonificare la palude — solo slogan buoni su Twitter.

Ha dichiarato di avere già speso $3,600 miliardi dei $4,200 miliardi previsti in bilancio — vale a dire, l'86% della "palude".

Ancora una volta la palude l'avrà vinta. E con la Città Imperiale nel caos e la menzogna dello "stimolo fiscale", è possibile un solo risultato: la bolla finanziaria gonfiata sin dal gennaio 1981 alla fine scoppierà.

E questa volta non sarà possibile rigonfiarla, perché gli stimoli monetari e fiscali hanno completamente esaurito la loro capacità di sfidare le leggi fondamentali dell'economia e di una sana gestione finanziaria.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il nostro incubo keynesiano

Mar, 31/01/2017 - 11:15




di Frank Hollenbeck


Non è un eufemismo dire che sin dal 2008 la politica economica degli Stati Uniti è stata di stampo keynesiano. I tassi d'interesse sono vicini allo zero e il debito nazionale si attesta a quasi $20,000 miliardi. Questo è un risultato diretto dell'applicare la prescrizione politica raccomandata nella Teoria Generale di Keynes. Un giorno il suo libro sarà probabilmente accostato al Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx, come opere che hanno generato false nozioni riguardo la realtà con conseguenze disastrose.

Keynes ha derivato la maggior parte delle sue conclusioni contro il capitalismo eliminandone la caratteristica essenziale: regolazione dei prezzi per allocare le risorse economiche scarse laddove la società lo ritiene più urgente. La sua teoria presuppone una rigidità dei prezzi.

Supponiamo che qualcuno sostenga che la gravità non ci tiene ancorati al pianeta come disse Newton, e che la gente galleggerebbe nello spazio a meno che non si costruiscano grandi reti per salvare l'umanità. Una tale persona verrebbe molto probabilmente trasportata d'urgenza in ospedale – a patto che non sia keynesiano, visto che i pazzi ormai sono a piede libero. Presumendo un'inflessibilità dei prezzi, Keynes concluse che la disoccupazione poteva essere una presenza fissa in un'economia capitalista e che la contraffazione legale (politica monetaria), o la formula "rubare a Pietro per pagare Paolo" (politica fiscale), potevano essere politiche economiche sane. Invece di essere additato come un economista ignorante e sciroccato, a Keynes è stato dato lo status di genio economico.

Perché un tale libro, scritto male come la Teoria Generale di Keynes, è così acclamato? Ha innumerevoli errori di logica e le definizioni sono sempre mutevoli (ad esempio risparmio, efficienza marginale del capitale e tassi d'interesse). La risposta è semplice: i politici mettono Keynes su un piedistallo perché ha dato loro il fondamento teorico per giustificare politiche che precedentemente venivano ridicolizzate dagli economisti classici.

Prendete, ad esempio, il concetto di moltiplicatore fiscale: non esiste! Esiste invece solo nella mente illogica di professori e scrittori keynesiani. Dal momento che questo concetto è incorporato in ogni libro universitario, cerchiamo di farne una breve ricapitolazione: se lo stato spende $1, qualcuno riceverà $1, e ne spenderà una parte, diciamo 80 centesimi, che verranno ricevuti da qualcun altro che ne spenderà solo una frazione, e così via. I keynesiani, poi, introdurranno una bella formula e diranno che in questo caso il moltiplicatore è 5 e $1 speso dallo stato creerà $5 in reddito nazionale.

Ma la domanda sorgerebbe spontanea: come ha fatto ad essere finanziato il singolo dollaro iniziale di spesa? Qui il keynesiano ha una risposta precisa: il moltiplicatore del budget all'equilibrio. Se lo stato spende $1 e tassa per $1, la spesa sale lo stesso di 20 centesimi dal momento che la persona che è stata tassata avrebbe speso solo 80 centesimi. Il moltiplicatore in questo caso è di $1. A questo punto la maggior parte dei professori proseguirebbe con un altro argomento, inosservato da parte degli studenti incauti e che rappresenta l'assunto insidioso alla base di questa conclusione teorica.

Il concetto di moltiplicatore vuole far credere che i 20 centesimi sono stati risparmiati, o trattenuti in contanti – l'equivalente di stipare denaro sotto il materasso. Se, invece, l'importo tassato andasse a ridurre il risparmio[1], $1 di spesa pubblica scalzerebbe $1 di consumi e spesa per investimenti (risparmio); il moltiplicatore sarebbe pari a zero, e la spesa pubblica e la politica di bilancio non avrebbero un'influenza diretta sulla produzione attraverso la domanda aggregata. Naturalmente se prendessimo in considerazione l'offerta, il moltiplicatore sarebbe negativo. Come disse Murray Rothbard, si tratta di un trasferimento di "risorse dal [settore privato] produttivo al settore pubblico parassitario." I $20,000 miliardi di debito pubblico attuali riflettono la spesa pubblica, o risorse reali che sarebbero state messe a miglior uso se fossero state lasciate in mani dei privati.

Keynes sosteneva anche la cosiddetta "eutanasia del rentier", con l'abbassamento dei tassi d'interesse a zero. I suoi fedeli seguaci nell'Eccles Building a Washington hanno seguito il suo consiglio alla lettera. Eppure, come disse Mises, questo punto di vista riguardo i tassi d'interesse è di una ingenuità insuperabile.[2]

Un professore di microeconomia spiegherà ai suoi studenti come il controllo dei prezzi crei una divergenza tra ciò che la società vuole e quello che produce – la conseguenza non intenzionale è rappresentata da laghi di vino, montagne di burro e disoccupazione rampante. Ciononostante questo economista schizofrenico proseguirà dicendo che giocherellare con il prezzo più importante del capitalismo, il tasso d'interesse, risolverà i problemi economici della società.

La realtà è che l'economia non è come una macchina e i tassi d'interesse non sono come il pedale dell'acceleratore. I tassi d'interesse giocano un ruolo chiave nell'allineamento tra domanda e offerta nel tempo. Più a lungo s'interferisce con i tassi d'interesse, maggiore sarà il disallineamento e maggiore sarà l'aggiustamento inevitabile e necessario per riallineare l'offerta con la domanda.

Attualmente ci troviamo in una buca profonda. Questa linea di politica mal concepita porterà al cosiddetto crack-up boom che Mises aveva previsto e sarà molto peggio del 2008. Eppure non abbiamo il consenso intellettuale affinché possiamo uscirne. Quel che è peggio è che la prossima crisi fomenterà senza dubbio più richieste per implementare quelle strategie che fino ad ora hanno fallito. Agli economisti di oggi è stato fatto il lavaggio del cervello affinché credessero che l'unica soluzione fosse una maggiore spesa pubblica e una maggiore stampa di denaro. Il fine partita sarà decretato dall'iperinflazione, la quale porterà a dittature. Eppure c'è un'alternativa migliore, e inizia con:

  1. Ristabilire una moneta sonante;
  2. Porre fine alla riserva frazionaria;
  3. Mettere fine alle banche centrali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] La definizione corretta di risparmio monetario è trasferimento dei crediti da un gruppo all'altro. Questa è la definizione che ritroviamo nella teoria dei tassi d'interesse nei fondi mutuabili. Il risparmiatore non applica le sue rivendicazioni e sarà in grado di consumare più beni e servizi in futuro. Egli effettua questo trasferimento a favore di quegli investitori che ne faranno miglior uso, acquistando impianti ed attrezzature che poi produrranno beni e servizi in futuro. Keynes ha creato una grande confusione quando ha usato la parola "risparmio" per riflettere due atti: il trasferimento dei crediti (definizione classica di risparmio) e il trattenimento dei crediti, o accaparramento.

[2] "Riguarda l'interesse come compensazione della rinuncia temporanea al denaro nel senso più ampio – un punto di vista di un'ingenuità insuperabile. I critici scientifici erano perfettamente giustificati quando lo trattavano con disprezzo; non vale nemmeno la pena nominarlo. Ma è impossibile astenersi dal sottolineare che queste stesse opinioni sulla natura dell'interesse occupano un posto importante nel giudizio popolare, e che vengono continuamente proposte e consigliate come base per le misure di politica bancaria."

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Isolare la Russia è una perdita di tempo e denaro

Lun, 30/01/2017 - 11:10




di James Rickards


Il presidente Obama ha condotto la politica estera più deleteria rispetto a qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti dai tempi di Woodrow Wilson.

Ciò non è dovuto solo ad un ambasciatore morto per le strade di Bengasi, ad una falsa linea rossa in Siria che ha portato a 400,000 morti, 2 milioni di feriti e due milioni di profughi, a perdere l'Egitto nei confronti dei radicali islamici, o ad aver dato potere ad un regime terrorista in Iran.

Solo questi sviluppi sono sufficienti a classificare Obama tra i peggiori presidenti in politica estera. Ma l'errore madornale di Obama è stato solamente uno: la sua incapacità di cogliere le dinamiche della bilancia del potere tra Stati Uniti, Russia e Cina. Ciononostante, l'errore di Obama ha favorito l'apertura di Trump per salvare la politica estera dalla tomba e l'occasione per gli Stati Uniti di ripristinare la loro leadership nel mondo.

Ci sono tre potenze principali nel mondo: Stati Uniti, Russia e Cina. Tutte le altre nazioni sono alleati secondari o terziari. In un sistema a tre potenze, l'oggetto della politica estera di una potenza principale è quello di allinearsi con una delle altre a scapito della terza.

Una grande potenza che non persegue questa politica diventa la vittima di un'alleanza tra le altre due. Una simile alleanza non deve essere permanente; si può cambiare, come è avvenuto con l'apertura di Nixon nei confronti della Cina, la quale mise la Russia sulla difensiva e portò infine alla caduta dell'Unione Sovietica.

Questa dinamica non è difficile da capire. Coloro che giocano a Risiko! sanno che mentre il gioco inizia con sei giocatori, non passa molto prima che rimangano solo in tre. A quel punto è imperativo che due giocatori si alleino e distruggano il terzo, attaccandolo sistematicamente e rinunciando ad attaccarsi a vicenda. La vittima viene rapidamente cancellata dal tabellone.

Naturalmente la geopolitica è più complessa del Risiko!. È raro che i giocatori vengano rimossi dal tavolo; sono solo temporaneamente avvantaggiati o svantaggiati nel perseguire i loro obiettivi nazionali. Ma la dinamica "due contro uno" è fondamentalmente la stessa. Bismarck lo sapeva ieri e Kissinger lo sa oggi. Solo Obama pare proprio non saperlo.

Obama ha aderito ad un'ideologia mondialista che, al di fuori delle aule delle facoltà universitarie e dei saloni di Georgetown, non trova aggancio col mondo reale. Nella visione del mondo di Obama, gli stati nazionali sono un problema, non una soluzione.

Gli obiettivi globali su questioni come il cambiamento climatico, il commercio, il programma fiscale mondiale dell'OCSE e il programma del FMI riguardo una moneta mondiale, richiedono istituzioni globali. Gli stati nazionali sono impedimenti temporanei ad una governance globale, la quale può essere costruita attraverso istituzioni transnazionali non democratiche.

Nel frattempo la Russia e la Cina non hanno mai perso di vista i loro interessi nazionali. Mentre i loro leader partecipano diligentemente ai vari avvenimenti multilaterali, come il G20 ed i vertici regionali, hanno costantemente messo la Russia e la Cina al primo posto. Per la Russia e la Cina il mondo è un posto pericoloso in cui l'interesse nazionale è la sola cosa che conta; non la fantasia globalista di Obama di un ordine mondiale.

Questo realismo che non scende a compromessi da parte di Russia e Cina, combinato con una mancanza di realismo da parte di Obama, ha portato al peggior risultato possibile per gli Stati Uniti: Russia e Cina si sono alleate e stanno costruendo un'alternativa di lunga durata al sistema basato sul dollaro degli Stati Uniti

Queste iniziative Russia/Cina comprendono una cooperazione tra i paesi BRICS, lo Shanghai Cooperation Organisation, l'Asia Infrastructure and Investment Bank, la Nuova Via della Seta, e sforzi comuni per allestire sistemi bellici ed aerospaziali.

Negli ultimi dieci anni la Russia ha aumentato le sue riserve d'oro del 203%, mentre la Cina ha aumentato le sue del 570%. Tali accumuli d'oro hanno lo scopo di gettare le basi per un sistema monetario internazionale non più basato sul dollaro. Nessuna grande potenza ha prevalso a lungo senza una grande valuta. Quando la fiducia nel dollaro sbiadirà, il potere degli Stati Uniti sbiadirà con esso.

Obama ha commesso un errore grossolano, in quanto ha permesso a Russia e Cina di perseguire la dinamica del "due contro uno". Per fortuna non è troppo tardi per invertire questa dinamica. I segni della nuova amministrazione Trump sono incoraggianti. Le prime azioni e gli appuntamenti suggeriscono che egli capisce la posizione precaria degli Stati Uniti, e si sta già muovendo per cambiare lo status quo.

La Russia è un alleato più naturale degli Stati Uniti che della Cina. La Russia è un sistema parlamentare, anche se con sfumature autocratiche; la Cina è una dittatura comunista. La Russia ha la Chiesa ortodossa, mentre la Cina è ufficialmente atea. La Russia sta incoraggiando una crescita della popolazione, mentre la politica del figlio unico e degli aborti selettivi in Cina ha provocato la morte di oltre venti milioni di bambine.

Questi aspetti culturali — le elezioni, il cristianesimo e la formazione della famiglia — forniscono alla Russia una naturale affinità con le nazioni occidentali. La Russia è anche superiore alla Cina dal punto di vista militare, nonostante i recenti progressi cinesi. Tutto ciò rende la Russia l'alleato più desiderabile in qualsiasi scenario "due contro uno".

L'argomento più potente per stringere la mano alla Russia e dare scacco matto alla Cina, è l'energia. Gli Stati Uniti e la Russia sono i due produttori di energia più grandi del mondo. La produzione di energia negli Stati Uniti è destinata ad espandersi, soprattutto con l'appoggio dell'amministrazione Trump.

Anche la produzione russa si espanderà, grazie in parte alle iniziative guidate da Rex Tillerson di Exxon, che presto diventerà Segretario di Stato. La Cina ha poche riserve di petrolio e di gas naturale, e si basa molto su forme sporche di carbone ed energia idroelettrica. Il resto del fabbisogno energetico della Cina è soddisfatto attraverso le importazioni.

Un'alleanza tra Stati Uniti e Russia, sostenuta dall'Arabia Saudita, potrebbe mettere in pericolo l'economia cinese e, per estensione, la posizione del Partito comunista cinese. Questa minaccia è sufficiente a garantire la conformità della Cina con gli obiettivi degli Stati Uniti.

Un'intesa USA/Russia potrebbe anche portare alla riduzione delle sanzioni economiche occidentali sulla Russia. Ciò aprirebbe la porta ad una alleanza tra la Germania e la Russia. Queste due economie hanno quasi una perfetta complementarità, poiché la Germania è ricca dal punto di vista tecnologico e povera dal punto di vista delle risorse naturali, mentre la Russia è esattamente l'opposto.

Isolare la Russia è una perdita di tempo e denaro. La Russia è la dodicesima economia più grande del mondo, ha la più grande estensione di terra di qualsiasi altro paese del mondo, è una potenza nucleare, ha abbondanti risorse naturali, ed è una destinazione fertile per gli investimenti esteri. La cultura russa è altamente resistente alle pressioni esterne, ma aperta alla cooperazione estera.

Proprio come cinquant'anni di sanzioni imposte dagli Stati Uniti non sono riuscite a cambiare il comportamento di Cuba, le sanzioni degli Stati Uniti nei confronti della Russia non ne cambieranno il comportamento. Un accordo è il corso migliore che possono prendere gli eventi, non lo scontro. La nuova amministrazione Trump pare proprio capirlo.

Le voci statunitensi come quelle di John McCain, Mitch McConnell e Lindsey Graham sono pronte a dire: "La Russia non è nostra amica." Perché no? Potrebbe essere perché il presidente Obama è stato pubblicamente umiliato da Vladimir Putin quando ha detto che era "come un bambino annoiato all'ultimo banco della classe"?

Potrebbe essere perché Obama ha proclamato che la Russia governata da Putin è "dalla parte sbagliata della storia"? In realtà il senso della storia di Putin risale a Pietro il Grande. Per Obama pare non esistere niente più indietro del 1991.

La maggior parte delle tensioni tra Stati Uniti e Russia hanno origine dalle invasioni della Crimea e dell'Ucraina orientale nel 2014. Ma l'invasione russa della Crimea non doveva essere accolta come una sorpresa. I servizi segreti statunitensi e britannici e le ONG estere hanno destabilizzato il governo filo-russo a Kiev nel primi mesi del 2014, causando la fuga in Russia del presidente ucraino Yanukovich.

L'Ucraina non è mai stata adatta per entrare nella NATO e nell'UE. Sarebbe stato meglio lasciarla come nazione "quasi neutrale" tra est ed ovest piuttosto che mettere il suo status in gioco. L'Ucraina è sempre stata culturalmente divisa. Ora è anche politicamente divisa.

La mano della Russia sull'Ucraina è stata forzata dagli interventi occidentali miopi di Obama e David Cameron. Obama presto lascerà la scena; Cameron l'ha già lasciata. Putin invece è ancora al comando, non una sorpresa per un uomo le cui attività comprendono le arti marziali e gli scacchi.

Per fortuna non è troppo tardi per ristabilire un equilibrio di potere che favorisca gli Stati Uniti. La Cina è una potenza egemone nascente che dovrebbe essere limitata. La Russia è un alleato naturale che dovrebbe avere potere. Gli Stati Uniti hanno commesso un errore grossolano nella loro politica estera degli ultimi otto anni.

La nuova amministrazione Trump ha l'opportunità di correggere questi errori costruendo ponti con la Russia.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Non siamo tutti Negan, lo stato è Negan

Ven, 27/01/2017 - 11:08




di Francesco Simoncelli


Non è la prima volta che propongo riflessioni spingendo i lettori di questo blog a guardare film o serie TV. Chiunque voglia rinfrescarsi le idee, può consultare la seguente etichetta. Lo faccio perché l'intrattenimento può raggiungere un pubblico molto più ampio nell'epoca moderna; ma non solo, ciò sprona i lettori a considerare ciò che li circonda, ad avere un occhio critico nei confronti di quello che hanno di fronte e, soprattutto, a trarre una lezione da quelle situazioni che all'apparenza possono esserne scevre. Essendo poi io un appassionato cinefilo, mi viene abbastanza spontaneo elaborare commenti filosofici e sociali dalle pellicole che guardo. Nel caso particolare di oggi, parleremo un po' della serie TV, The Walking Dead, focalizzandoci sulla stagione in corso. Perché? Perché grazie a questo telefilm la maggior parte delle persone può comprendere come siano nati il concetto e l'essenza dello stato moderno.

Franz Oppenheimer per primo ha tracciato la linea storica e sociologica che c'ha permesso d'indagare a fondo l'origine di questo pachiderma parassitario, ma mi rendo conto che potrebbe risultare  alquanto "noioso" per un pubblico apatico nei confronti di un testo accademico come quello dello studioso tedesco. Quindi rivolgiamoci al grande schermo, e cerchiamo di trarvi quante più lezioni possibili per comprendere propriamente quei concetti che ancora ci sfuggono. E sono pochi gli argomenti tanto controversi quanto la comprensione di cosa sia realmente lo stato.

Siamo circondati da individui che ancora credono che rivolgersi allo stato equivalga in qualche modo ad esorcizzare i problemi sociali che attanagliano la vita di tutti i giorni. Cos'è questa assuefazione alla droga statale? Come si può sostenere un'istituzione che chiede con coercizione oltre la metà degli onesti guadagni delle persone in cambio di presunti servizi? E quando questa promessa non viene mantenuta, come si può altresì perdonare questa mancanza più e più volte?

Sebbene l'indole umana possa essere labirintica, esiste un punto in cui le cose falsificate assumono la loro vera forma, apparendo infine per quello che in realtà sono: truffe e raggiri. L'attuale situazione finanziaria mondiale sta esponendo la realtà dello stato per quella che è: un parassita annidato al cuore della società che si ciba avidamente della vita di quest'ultima, portandola inevitabilmente all'implosione. Ma la cecità della maggior parte delle persone è ancora talmente estesa, da non far percepire loro come la quintessenza dello stato, la rapina attraverso le tasse, sia la base del consenso e dell'approvazione della vessazione e dell'esistenza dell'apparato statale. Addirittura pagare le tasse diventa parte della "legalità", falsità che viene ricordata quanto più sovente possibile dai lacchè e dai sacerdoti che osannano lo stato. Nonostante si accumulino scandali su scandali su come vengono sperperati i soldi estorti dal lavoro onesto, i pochi secondi d'indignazione vengono magicamente cancellati dagli slogan vuoti enunciati dai recinti della propaganda statale.

Facciamoci, quindi, aiutare dalla serie TV, The Walking Dead, per capire la vera natura dello stato e come fare per emanciparsi dal controllo mentale e sociale esercitato per decenni da questo parassita.



CAPIRE COS'È LO STATO SIGNIFICA POTERLO ABBANDONARE

Iniziamo con un po' di background per capire di cosa stiamo parlando. Avverto i lettori che questa parte avrà alcuni spoiler sulla trama del telefilm. Ambientato negli Stati Uniti, la storia di questa serie TV narra fondamentalmente le vicende dell'ex-poliziotto Rick Grimes (Andrew Lincoln), sopravvissuto insieme alla sua famiglia e ad un gruppo di altri individui incontrati lungo il suo cammino ad una invasione zombie. Nel corso delle stagioni vediamo la regressione della civiltà allo stato selvaggio, dove un mero utilitarismo fa da padrone nella maggior parte degli episodi. Gli unici rapporti civili sono quelli che intercorrono all'interno dei vari accampamenti, i cui individui all'interno cercano di unire le forze per avere più possibilità di sopravvivenza.

I rapporti commerciali sono azzerati. La fiducia nel prossimo è azzerata. Possiamo riassumere la sequenza degli episodi fino alla settima stagione con questa formula: vita mea, mors tua. I primi segni di cambiamento li avvertiamo nella sesta stagione, quando il gruppo di cui fa parte anche il protagonista si stabilisce in una comunità molto grande, quella che a tutti gli effetti assomiglia ad una città. Da nomadi si offrono di fornire protezione alla nuova città in cambio di un posto in cui stare. Non solo, ma addirittura si scopre che stanno iniziando a spuntare nuove città di stanziali con cui sarà possibile commerciare.

Nonostante la piaga dei morti viventi che attanaglia la Terra, inizia a palesarsi uno spiraglio di speranza, tornando a quella condizione sociale che più ha aiutato gli uomini a prosperare nel corso della storia: lo scambio. In loro emerge di nuovo quello spirito civile che li rende consci di come potrebbero migliorare le loro condizioni attraverso il commercio con queste nuove realtà. Non avendo nulla da barattare, però, si offrono di liberare la comunità con cui vorrebbero commerciare da una banda di vessatori che li tengono sotto scacco. Stretto l'accordo, si passa all'azione. Ciò che ignora il gruppo del protagonista è che la banda di vessatori fa parte di una "organizzazione" più grande che si fa chiamare i Salvatori. Come capo hanno un tipo chiamato Negan (Jeffrey Dean Morgan), il quale, non tollerando l'affronto, decide di organizzare una spedizione punitiva.

Da qui in poi si scende in una spirale di violenza senza fine, in cui Negan mostra come abbia sotto il suo comando un esercito di manigoldi in grado di tenere sotto scacco diverse altre comunità, chiedendo loro gran parte della loro "ricchezza" pena una pesante dose di brutalità. Il gruppo di Rick, dopo aver imparato ad avere paura dei morti, tornerà ad aver paura anche dei vivi ed a conformarsi alle regole di Negan. Peggio, dovrà lavorare per lui e soddisfare la sua necessità di ottenere un tributo ogni tot. tempo.

Ma la domanda è: perché Negan è al comando? Perché il suo esercito necessita della brutalità che sposso ostenta? Perché un altro di loro non sarebbe tanto buono quanto lo è Negan? Perché egli incarna la violenza. Negan, così come lo stato, rappresenta la persuasione coercitiva che gli altri tanto rifuggono e di cui gli altri hanno così tanta paura. Ecco perché i suoi sudditi si affannano a difenderlo. Ecco perché coloro che compongono lo stato si affannano a proteggere quelle figure carismatiche in grado di raccogliere il consenso tra la grande massa. La figura del leader carismatico rappresenta il collante che tiene insieme la truffa dello stato e l'illusione che esista qualcosa di buono nelle politiche statali. Nel mondo della serie TV, The Walking Dead, Negan impersona la quintessenza della massima violenza in un mondo in cui le regole paiono ormai un ricordo del passato. Esistono vari gradi di violenza, ormai, ma quello di Negan affonda le radici nella parte più oscura dell'animo umano, e questo carisma viene riconosciuto dai suoi sottoposti i quali vi scommettono in modo da poter annichilire la volontà altrui e attraverso le scorribande vivere del lavoro altrui.

Nel mondo reale, invece, è il carisma quella caratteristica che consente ad alcuni individui di emergere dalla massa e ricoprire la figura di leader. Ma cosa succede quando queste figure finiscono a capo di un apparato coercitivo come lo stato? Succede che una persona, o un piccolo gruppetto di persone, finisce a capo di un'istituzione che è capace di mettere i bastoni tra le ruote ed intaccare la genuinità dei processi di mercato. Questo interventismo, a sua volta, significa una serie pressoché infinita di interventi atti a mettere una toppa agli errori causati dalle scelte precedenti. Questo perché, come diceva F. A. Hayek, la pretesa di sapere da parte degli individui li porta ad imporre sull'intero ambiente di mercato i loro desideri piuttosto che lasciare che siano quelli degli attori di mercato a prevalere. Divieti, ostacoli burocratici, ingorghi giudiziari, sono tutti tentativi maldestri per provare testardamente che si ha ragione o per impedire che le correzioni di mercato facciano il loro corso.

Oltre al carisma i leader politici fanno affidamento alla metafora dello stato paternalista per permettere agli individui di cadere più facilmente nella truffa, elevando il loro ruolo a padri premurosi in grado di poter indirizzare nel modo giusto il futuro dei loro figli, ovvero, i cittadini. Questo specchio per le allodole serve principalmente a garantire una scappatoia per quelle politiche atte a favorire gruppi clientelari che foraggiano le campagne elettorali dei leader politici. Il clientelismo è la forza dello stato, poiché, analogamente alla figura di Negan, i gruppi clientelari si affidano a quei leader politici che più hanno presa sulla popolazione attraverso il loro carisma affinché mandino avanti i loro programmi.

In una società libera, o al limite con uno stato limitato, non esisterebbero ruoli di leadership, solo ruoli di vigilanza affinché non venga commessa violenza contro la proprietà e la persona altrui. La società libera incita gli individui ad essere i capitani del loro destino, senza che si intrometta qualcuno che si presume "sappia più di loro" e ne decida il destino. La libertà non passa attraverso la bocca altrui.

È per questo che bisogna guardare con diffidenza tutti coloro che si offrono di consegnarci un futuro di libertà, proprio perché le uniche persone che possono consegnarcelo per davvero siamo noi stessi. È pericolosissimo cedere la propria libertà alla volontà altrui, soprattutto quando si tratta di decisioni che riguardano, oltre i frutti del proprio lavoro, il proprio corpo. Essere amanti della libertà significa soprattutto lasciare che gli altri facciano le proprie scelte anche se sono in disaccordo con i nostri principi. Assecondare percorsi dannosi per la libertà e la prosperità economica, come quello che passa da un'ideologia collettivista della società e da un interventismo rampante nell'economia, ci porterà a finire lungo quella che Hayek chiamava "via verso la schiavitù". E questa è un'altra lezione che impariamo da Negan, ad esempio.

Accentrando il potere nella sua figura, Negan elimina il dissenso all'interno della comunità che intende sottomettere facendo ripetere in modo maniacale che "Tutti sono Negan", spacciando questo concetto come una sorta di "Tutti per Uno, Uno per Tutti." Ma la violenza con cui viene imposto questo diktat inficia un qualsiasi scopo comune in cui ogni individuo è libero di perseguire i propri interessi per raggiungere infine il bene comune. E questo comportamento non è assimilabile all'odierno patriottismo sfoggiato dai cosiddetti statalisti hardcore, disposti a giustificare le nefandezze dello stato in nome di un non ben specificato bene superiore? Il collettivismo sfrenato uscente dalla comunità messa in piedi da Negan e quello reale propagandato dai megafoni statali, rappresentano la quintessenza dell'anima dello stato, dove si cerca di accomunare individui con desideri e personalità diverse in un meltin pot monoforme e senza la possibilità che possano scappare.



REGOLE ARBITRARIE E SOPPRESSIONE DELL'INDIVIDUALITA'

Nel mondo di The Walking Dead, Negan è colui che fa le leggi. Giuste o sbagliate? Non esiste nessuno al di sopra di lui che può giudicare la sensatezza delle leggi. In stagioni passate abbiamo visto come lo stesso Rick fosse caduto in una trappola simile, ma poi comprese come fosse l'unione spontanea d'intenti a fare la forza e non la semplice paura. L'autarchia è un controsenso, poiché nel corso del tempo abbiamo visto che l'uomo è riuscito a sopravvivere alle avversità grazie alla cooperazione. È stata quest'ultima la carta vincente che le persone hanno potuto giocare per garantirsi un futuro su questa Terra.

Ma l'essere umano non è buono a prescindere, alcuni aspetti della sua indole lo portano a scegliere la violenza come modo d'agire. È per questo motivo che sono venute in essere le leggi, regole generali attraverso le quali potersi rapportare ed avere chiaro in mente come esistesse qualcosa "al di sopra" degli individui. Le leggi non servono solo come monito in caso di comportamento sbagliato. Servono a ricordare agli individui che nessuno può arrogarsi il diritto di cambiarle senza un consenso generale.

Scrive Rothbard:

[Nel suo libro La libertà e la legge,] la tesi principale del Professor [Bruno] Leoni è che perfino i più devoti economisti di libero mercato hanno imprudentemente ammesso che le leggi devono essere create da una legislazione governativa; Leoni mostra che questa concessione fornisce un’inevitabile porta per la tirannia dello Stato sull’individuo. L’altro lato della medaglia, derivato dall’aumentare l’intervento governativo nel mercato libero, è stato l’aumento della legislazione, con la sua conseguente coercizione da parte di una maggioranza – o, più spesso, da parte di un’oligarchia di pseudo -”rappresentativi” di una maggioranza – sul resto della popolazione. In questa connessione, Leoni presenta una brillante critica dei recenti scritti di F. A. Hayek sullo “stato di diritto”. In contrasto con Hayek, che chiede di avere regole legislative generali in contrapposizione alle bizzarrie di arbitrari burocrati o di “amministratori della legge”, Leoni fa notare che la reale e sottostante minaccia alla libertà individuale non è l’amministratore, ma lo stato legislativo che rende la regolamentazione amministrativa possibile. Leoni dimostra che non è sufficiente avere regole generali applicabili a tutti e scritte in anticipo, in quanto queste stesse regole possono invadere la libertà – e, in generale, lo fanno.

Il grande contributo di Leoni è quello di mettere in evidenza persino ai più fedeli teorici del laissez-faire un’alternativa alla tirannia nel campo della legislazione. Piuttosto che accettare o la legge amministrativa o la legislazione, Leoni si appella ad un ritorno alle antiche tradizioni e principi della “legge fatta dal giudice” [in assenza di precedenti, ndt] come metodo per limitare lo Stato ed assicurare la libertà. Nella legge privata dell’antica Roma, nei codici civili continentali, nella common law anglosassone, “legge” non significava ciò che pensiamo oggi: promulgazione senza fine da parte di un legislatore o di un esecutivo. La “legge” non era promulgata, bensì trovata o scoperta; era un corpo di regole usuali che erano cresciute tra le persone, come i linguaggi o le mode, spontaneamente ed in modo puramente volontario. Queste regole spontanee costituirono “la legge”; ed era il lavoro degli esperti di legge – vecchi uomini della tribù, giudici, o avvocati – determinare quale fosse la legge e come la legge si applicasse ai numerosi casi di dispute che nascevano continuamente.
Quando lo stato entra nel business della legislazione permette ai burocrati di armeggiare con le leggi, creando un arbitrio innaturale nel corpo legislativo il quale favorisce diversi gruppi nella società. Di conseguenza le leggi precedentemente considerate qualcosa di "al di sopra" le persone, vengono abbassate al livello dei "comuni mortali". Violarle, quindi, non fa più emergere un dubbio morale, bensì diventa quasi "normale" non rispettarle. È per questo motivo che al giorno d'oggi il crimine è più dilagante, soprattutto perché, come già detto, più uno stato legifera più la corruzione diventa invadente. Ciononostante i megafoni statali strombazzano del periodo più sicuro mai visto dagli individui in tutto l'arco storico, demonizzando invece epoche del passato. La verità, invece, è tutt'altra, soprattutto quando si indagano le meccaniche e gli eventi che vengono presentati in modo distorto dallo stato. Ad esempio, le menzogne comunemente accettate sul Far West (1, 2, 3).

Ma il cuore di questa propaganda risiede nel sistema scolastico, il quale prepara le giovani leve al futuro inculcando nelle loro menti il verbo statalista. Non è un caso, infatti, che Negan voglia insegnare una lezione al figlio di Rick dopo che quest'ultimo, in un raptus di rabbia, impugna un'arma ed uccide un paio di scagnozzi dell'armata dei Salvatori. Lo scopo di Negan, lo scopo dello stato, non è quello di distruggere fisicamente i giovani, ma quello di assorbirne l'essenza vitale piano piano attraverso l'obbedienza e il lavoro, distruggendoli psicologicamente nella loro individualità.





Per questo gli fa fare un tour del suo accampamento e mette a nudo la sua personalità, e le sue fragilità, per distruggerlo psicologicamente. Il momento in cui lo fa girare senza la benda che gli copre l'occhio offeso è significativo dell'intromissione dello stato negli aspetti più intimi degli individui e poi esporli al pubblico giudizio. La privacy non è qualcosa di sacro, peggio ancora non lo è la proprietà del proprio corpo. Negan può avere accesso ad ogni particolare della vita dei suoi sottoposti e, mascherando inizialmente i suoi modi con una patina di cortesia, quando non vede conformità alla sua volontà non pensa due volte a minacciare di violenza.

Il processo d'indottrinamento è talmente efficace che sono pochi quei soggetti che riescono a sottrarsi. Ciò viene sottolineato quando Negan, mentre porta in giro il figlio di Rick, gli fa tenere in mano l'arma con cui incute timore: una mazza che il despota chiama Lucille. Il ragazzino avrebbe l'occasione di chiudere la faccenda con Negan quando questi è distratto da una faccenda che richiede la sua attenzione, ma non riesce a colpirlo. L'aura dispotica ha già avuto la meglio sull'indole del ragazzino, inducendolo a rinunciare al suo intento di ucciderlo. Ma non è finita qui, perché Negan, volendo accompagnare il ragazzino, Carl Grimes (Chandler Riggs), al suo accampamento d'appartenenza, gli impartisce l'ennesima lezione sullo stato: gli statalisti sono sacrificabili.

Coloro che hanno subito il lavaggio del cervello da parte dello stato, sono pedine spendibili. Credono ciecamente nell'autorità statale che sarebbero disposti anche a sacrificare la loro stessa vita per esso. Queste persone non rappresentano una minaccia per lo stato, e vengono usate come monito per gli altri affinché rinuncino alla loro indole individualista. Nel telefilm notiamo questo aspetto quando Negan uccide un compagno della comunità di Rick, il quale, avendogli proposto di prendere il comando al posto del protagonista, viene squartato sotto gli occhi di Carl. Lo stato utilizza i lacchè per propagandare il suo verbo, ma non si fa scrupolo ad eliminarli quando necessario.

Questa lezione viene impartita anche allo stesso Rick quando viene costretto da Negan a guardare l'assassinio di due suoi amici. Rick deve rimanere in vita affinché la sua sottomissione sia da monito agli altri. Lui, la figura carismatica del gruppo, fungerà da avvertimento per tutti gli altri senza che Negan si sporchi ulteriormente le mani. Emblematica la scena quando Negan costringe Rick, attraverso una macabra prova, a togliersi dal volto uno sguardo di sfida che gli aveva precedentemente lanciato.



CIO' CHE È VOSTRO, È MIO

E arriviamo al punto centrale di questo saggio sullo stato ispirato dalla serie TV, The Walking Dead. Negan esige, oltre alla cessione di tutte le armi, metà di tutto ciò che i suoi sottoposti producono. In cambio si riceve protezione contro i morti viventi e qualsiasi altra minaccia esterna. Non solo, ma se ci si rifiuta di sottostare alle regole da lui imposte, o si finisce ammazzati oppure sbattuti in una delle celle nel suo carcere. Chiunque stia pensando al sistema tributario, ha praticamente capito di cosa sto parlando. È talmente tanto lontano dalla realtà, soprattutto con una pressione fiscale odierna oltre il 75% tra tasse dirette e tasse indirette? Potremmo dire che Negan sia addirittura più clemente!

L'economista austriaco Joseph Schumpeter riteneva che il sistema fiscale di una nazione poteva servire come base utile per determinare l'ascesa e la caduta di un paese, dal momento che il sistema fiscale riflette le idee politiche di quella società nel corso del tempo. Molti dei liberali classici del XIX secolo credevano che ciò che un uomo guadagnava attraverso la sua produzione era suo per "diritto naturale". Molti degli economisti classici di quel tempo, da un punto di vista più utilitaristico, rafforzavano questo punto di vista sottolineando che la tassazione del reddito e del capitale indeboliva gli incentivi per il lavoro, il risparmio e gli investimenti, riducendo in tal modo la crescita del capitale e quindi ritardando aumenti del tenore di vita nella società.

L'idea di un sistema fiscale con tasse basse per finanziare uno stato limitato era caratteristica di un'epoca storica dedita ai principi dei diritti individuali e al rispetto della proprietà privata.

L'ascesa delle idee socialiste, interventiste e assistenziali sociali nel XX secolo, hanno creato un regime fiscale completamente diverso. Lo stato doveva usare il suo potere di tassare per abolire lo sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi. Doveva usare la sua autorità fiscale per influenzare e determinare gli investimenti e la creazione di posti di lavoro in varie parti del paese. Doveva utilizzare i suoi strumenti fiscali per rendere i paesi agricoli più industrializzati e rendere i paesi industriali più agricoli. Doveva utilizzare i dazi doganali per controllare il flusso delle importazioni e degli investimenti nel paese, e sovvenzionare l'esportazione di determinati beni, risorse o servizi fuori dal paese.

Le imposte sono state rese uno strumento d'ingegneria sociale ed un dispositivo per favorire determinati gruppi d'interesse. In tale epoca di collettivismo fiscale, nulla è più detestato da parte delle autorità statali di qualsiasi tentativo dei contribuenti di sfuggire alle grinfie dell'esattore delle tasse.



LE SCELTE HANNO CONSEGUENZE

Lasciate che io torca per un momento il famoso titolo del libro di Richard Weaver, per introdurvi, cari lettori, alla figura di Morgan Jones (Lennie James). Il personaggio in questione è quanto di più libertario si possa concepire. Dopo aver perso moglie e figlio a causa della piaga degli zombie, durante le sue peregrinazioni trova una sorta di redenzione incontrando uno strano individuo che lo introduce alla pratica dell'aikido. Ponendo questa arte marziale come filosofia di vita, egli ne applica i principi anche nella vita di tutti i giorni, cercando di mostrare agli altri come seguire principi di base semplici possa aiutare a vivere meglio.

Infatti uno dei principi fondamentali del suo "credo" è esattamente il principio su cui si fonda la filosofia libertaria: il principio di non aggressione. Rifiutandosi di essere il primo ad usare violenza, Morgan ci mostra come sia importante per un'esistenza pacifica difendere la propria vita e le relative proprietà solo quando minacciate. Scatenare guerre o conflitti in prima istanza è controproducente per un'esistenza prospera e proficua. Ciononostante è altrettanto importante sapersi difendere, poiché viviamo in un mondo eterogeneo in cui non tutti gli individui seguono gli stessi principi. A volte preferiscono ricorrere alla mera violenza per cercare di vivere al massimo col minimo sforzo.

In caso di attacco violento, non c'è pietà per coloro che decidono di ricorrere a questo infimo espediente. Ciò non significa uccidere, però. Infatti il grado di violenza è commisurato al grado di aggressione mostrato dall'aggressore. Infatti Morgan, col suo credo, ci ricorda come ogni vita sia importante. E questa lezione ci viene ricordata anche nel telefilm quando un manigoldo, provando empatia per un membro della comunità di Rick, si sacrifica per salvarlo. Come detto in precedenza, la cooperazione è stata la caratteristica fondamentale affinché il genere umano avesse potuto superare le insidie della natura e della storia. Di conseguenza più membri produttivi contiene la società, più è facile accedere ad una vasta gamma di produzione attraverso la quale migliorare il proprio benessere e la propria vita.

È stata l'abbondanza di beni e servizi nel mercato che ha garantito agli esseri umani la possibilità di superare lo stadio della mera sussistenza e godere di uno stile di vita superiore. È stata la divisione del lavoro e la specializzazione risultante che ha consentito di sconfiggere la povertà. Lo stato, invece, attraverso la sua cosiddetta "guerra alla povertà", sottrae risorse economiche scarse al settore produttivo e gli impedisce di rispondere alla domanda genuina di mercato. In questo modo diventa molto difficile soddisfare le esigenze genuine degli attori di mercato, i quali non possono accedere a beni/servizi necessitati e il bacino della ricchezza reale ne risente. Infatti, sebbene lo stato si voglia magnificare dicendo di essere in lotta contro la povertà, essa è stata debellata dall'abbondanza dei mercati e degli accordi volontari tra gli attori di mercato.

La nostra società è figlia del successo industriale del XIX secolo e del relativo progresso che nessuno aveva visto arrivare. È stato qualcosa che ha cambiato per sempre la storia dell'uomo. Come mai proprio il 1800? È una domanda che ancora suscita dibattito, ma una cosa è certa: il mondo in cui gli attori di mercato avevano vissuto fino a quel momento sarebbe cambiato in un modo irriconoscibile. Una crescita tra il 2 ed il 3% che nessuno ha visto arrivare. Un cambiamento radicale della società occidentale, se ci pensate, che ha avuto luogo in una generazione. Quasi incredibile. Cosa cambiò in sostanza? Fondamentalmente due cose: l'informazione e la retorica.

Ai tempi degli antichi Romani l'informazione viaggiava a circa 1 miglio l'ora. All'inizio del 1800 l'informazione viaggiava a 1.4 miglia l'ora. Dall'invenzione del telegrafo la velocità dell'informazione è aumentata di circa cento volte al secondo. La retorica invece ha radici che si possono tracciare fino al XVII secolo, precisamente in Olanda dove iniziò a prendere piede un senso di legittimità nei confronti della ricchezza personale derivata dall'imprenditorialità e dalla creatività personale che avrebbe portato a delle innovazioni tecnologiche. Non solo, a questi cambiamenti nel corso del tempo se ne aggiunsero altri due man mano che si diffondevano in Europa (soprattutto nelle isole britanniche): cambiamento dell'etica, un cambiamento di mentalità alimentato inizialmente dai Calvinisti (la ricchezza personale è legittima); fiducia nel futuro, orientamento verso il futuro.

Queste idee rivoluzionarie vennero formalizzate nel libro, La Ricchezza delle Nazioni, di Adam Smith, in cui si affermava che la ricerca della ricchezza personale generava ricchezza anche per l'intera nazione. Questi cambiamenti portarono il mondo a sperimentare una delle crescite economiche e sociali più significative della storia umana.





Quindi lo stato non è affatto il fautore di un miglioramento delle condizioni di vita della società, bensì ha dapprima eroso il bacino della ricchezza reale e poi ha "dichiarato guerra" a quelle stesse conseguenze fuoriuscite dalle sue azioni. Ovviamente è una battaglia che non può vincere, perché significherebbe ridurre le proprie dimensioni. Ma come possiamo vedere ogni giorno, il welfare state, il dispensatore di briciole dello stato, è un potente dispositivo ammaliante che tiene al lazzo la maggior parte delle persone. Non riescono ad immaginare un'alternativa al di là della violenza ridistributiva dello stato, considerando quindi impossibile associazioni volontarie e solidali. Un'impossibilità, invece, smentita dalla storia. Non solo smentita dalla storia, ma addirittura smentita dai tempi correnti. Senza contare le iniziative votate al volontarismo e alla protezione della proprietà privata e dei diritti individuali rappresentate da Liberland, Liberstad, Sandy Springs, ecc.

All'aumentare delle rappresaglie e delle violenze dello stato, gli individui tenderanno a secedere in qualche modo dalle sue grinfie. Allo stesso modo, notiamo come nella serie TV Morgan inizi ad avere vari discepoli della sua filosofia, riuscendo a cambiare il punto di vista di personaggi che prima erano totalmente votati alla violenza.



CONCLUSIONE

Questo breve saggio ha analizzato le similitudini che intercorrono tra la serie TV, The Walking Dead, e la natura dello stato. In particolare ho analizzato la figura dell'antagonista della stagione in corso, Negan, per permettere alla maggior parte delle persone di comprendere cosa sia veramente lo stato. L'unico modo di evadere da un recinto è capire d'essere in un recinto. Ho scelto questa metafora perché suddetto personaggio rappresenta davvero al meglio le azioni dello stato e la sua essenza predatoria. Chi non prova il desiderio di evadere dalla tirannia di Negan?


Il rally nell'azionario guidato da Trump: la più grande occasione di sempre per posizionarsi short

Gio, 26/01/2017 - 11:13




di David Stockman


Il rally nell'azionario guidato da Trump si dimostrerà quello che è sempre stato: una bolla di sapone. Si basa solamente sul passaggio da una politica ad un'altra ed è sgusciato fuori dalle sale di Wall Street nella notte dell'ultima tornata elettorale.

Dopo tutto, quale modo migliore per portare gli agnelli al macello se non quello d'invertire il mercato con un aumento di più di 1,000 punti del Dow Jones poche ore dopo la scioccante elezione di Donald Trump come 45° Presidente degli Stati Uniti?

A dire il vero, abbiamo accolto con favore l'elezione di Trump perché ha ripetutamente accusato le classi dirigenti di Wall Street e di Washington. Scaraventerà Washington in un vortice di caos politico ed economico. In pochi mesi l'incombente tetto del debito in scadenza ($20,000 miliardi) e l'economia americana affaticata, praticamente in recessione, potranno finalmente porre fine al continuo calcio al barattolo riguardo la politica fiscale nazionale.

Quest'anno i libri contabili dello Zio Sam torneranno a vomitare deficit annuali da migliaia di miliardi di dollari. Lo Stimolo di Trump così tanto sbandierato fino ad ora, sarà solo un lontano ricordo. Assisteremo, invece, ad una deflagrazione politica con lo shutdown del governo federale e toppe d'emergenza per estendere di qualche mese la capacità del Tesoro USA di prendere in prestito.

Quello di cui stiamo parlando, è uno scenario fiscale dove tutti i nodi vengono al pettine. Questo è ciò che l'elezione di Trump preannuncia veramente.

Dopo tutto, neanche un Houdini in politica sarebbe in grado di governare quando migliaia di miliardi di dollari in nuovo deficit implodono sulla Città Imperiale. Quindi come ci si può aspettare che un inesperto come Trump — che twitta contro truffatori e ricattatori politici della Beltway, salvo poi dovervi scendere a patti per vincere le sue monumentali sfide fiscali ed economiche — rappresenterà l'elemento distruttore dello status quo?

Infatti, nel contesto attuale, i democratici scenderanno in guerra fin dal primo giorno se Trump manterrà fede alla sua promessa elettorale di abrogare quel disastro noto come Obamacare e continuerà ad attaccare quei simboli d'identità politica su cui è fondato il Partito Democratico contemporaneo.

Sì, Chuck Schumer vorrebbe stringere un accordo sulle infrastrutture (es. i treni per New York), ma questo non è il 1981 e lui non è Tip O'Neill. L'idea che possa esistere una qualche cooperazione bipartisan su un pacchetto di stimolo fiscale, è un sogno irrealizzabile.

In realtà, gli odierni mezzi busti televisivi non ricordano che non esisteva alcun compromesso bipartisan neanche al tempo di Reagan; questo è un mito revisionista spacciato dagli agiografi di Reagan e da Chris Matthews a nome del suo ex-capo e Presidente della Camera.

Il famoso taglio delle tasse di Reagan nel 1981 passò alla Camera solo per un pelo: grazie ad una fragile coalizione del GOP e alla simpatia della popolazione nei confronti di Reagan, dopo il tentativo di assassinio. La maggioranza democratica combatté con i denti e con le unghie per tutto l'iter legislativo.

Il cosiddetto "compromesso bipartisan" arrivò solo quando si palesarono le inevitabili conseguenze fiscali disastrose. Cioè, quando dal 1982 al 1984 vennero approvate leggi per aumentare le tasse e recuperare il 40% di entrate dal precedente taglio delle tasse di Reagan, in modo da arginare l'allora emorragia d'inchiostro rosso. Anche così il debito nazionale triplicò sotto lo sguardo di Reagan, passando dai $930 miliardi alla fine del mandato di Jimmy Carter ai $2,600 miliardi nel dicembre 1988.

Allo stesso modo, non c'è possibilità che le varie fazioni all'interno del GOP, ovvero, i neocon, i guerrieri socio-culturali, i veri credenti nei tagli fiscali e/o semplicemente i vecchi politici legati agli stanziamenti di fondi pubblici, saranno in grado di concordare e approvare qualsiasi cosa assomigli anche vagamente ad un grande stimolo fiscale concepito da Wall Street.

In realtà, Trump ha correttamente identificato una Grande e Brutta Bolla Speculativa che aleggiava su Wall Street durante la campagna elettorale e ha anche detto che alla fine scoppierà. Quello che non ha detto è che la sua ascesa alla Casa Bianca sarà lo spillo che la farà scoppiare.

L'indice S&P 500 a 2213 ed al 24.5X dei guadagni segnalati, sono risultati alquanto bizzarri. Non esiste quindi alcuna strada in su, ma solo il rischio di un ribasso ed una crisi che porti alla paralisi politica.

Gente, la classe dirigente non avrebbe mai lasciato governare Donald Trump — anche se avesse avuto un programma economico coerente e ragionevolmente plausibile. Ma ha solo slogan, battute di spirito, banalità e vecchie idee sul taglio delle tasse e sul costruire strade e ponti. Non ha la minima idea di come possano essere finanziate queste opere senza far schizzare alle stelle il deficit federale e far risvegliare i “bond vigilantes”.

La verità è che i mercati finanziari si stanno dirigendo verso una tempesta perfetta: fallimento delle politiche delle banche centrali, una carneficina nel mercato obbligazionario, una recessione mondiale ed un bagno di sangue fiscale a Washington. Gli investitori dovrebbero fare passaparola e tenersi pronti.

Ciononostante ogni giorno gli operatori finanziari ed i robo-trader si sono affrettati a mandare i grafici azionari verso nuovi massimi, in base all'assurda illusione che lo “scettro dello stimolo” sarebbe stato tolto alla FED (paralizzata e senza polvere da sparo asciutta) e consegnato nelle mani di una nuova "crescita" targata Partito Repubblicano a Washington.

Per i motivi fin qui elencati, è esattamente il contrario. Non ci sarà nessun governo funzionante, o politica economica coerente, nei prossimi quattro anni. Ciò significa che non ci sarà nessuno stimolo fiscale gigantesco sotto forma di investimenti in infrastrutture e di enormi sgravi fiscali, e nessuna compensazione economica per frenare le forze recessive che ora incombono sull'economia degli Stati Uniti.

Quello che trasparirà sarà un bagno di sangue fiscale come mai visto prima d'ora nella storia di Washington. Trump ha ereditato $20,000 miliardi di debito pubblico: una bomba ad orologeria che è impostata per esplodere il 15 marzo prossimo e getterà nello sconforto Washington prima dei tanto decantati 100 giorni dall'insediamento.

Inoltre quando i consulenti di Trump si prenderanno la briga di fare i conti, scopriranno che si è già messo in conto un supplemento di nuovo deficit da $15,000 miliardi per il prossimo decennio — prima che mettano in conto un centesimo di più di un eventuale nuovo stimolo di Trump.

Infatti ora che Trump ha nominato due speculatori di Wall Street — Steven Mnuchin al Tesoro e Wilbur Ross al Commercio — alla guida della sua squadra economica, la calamità fiscale è praticamente certa. Non hanno la minima idea che lo Zio Sam è fallito e che la crescita reale del 3-4%, in una nazione sepolta sotto $64,000 miliardi di debito pubblico e privato, è solamente un'illusione destinata a trasformarsi in un incubo fiscale.

Ecco la morale della storia: il mercato azionario a 2213 punti sull'indice S&P 500 è l'occasione di una vita per posizionarsi short.

Saluti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


I dati economici senza una buona teoria economica sono inutili

Mer, 25/01/2017 - 11:05




di Frank Shostak


Al fine di "dare un senso" ai dati, gli economisti utilizzano diversi metodi statistici che variano da modelli altamente complessi ad una semplice visualizzazione dei dati storici.

È generalmente ritenuto che mediante correlazioni statistiche si possano organizzare i dati storici in un corpo d'informazioni, che a sua volta può servire come base per la valutazione dello stato in cui versa l'economia.

Si ritiene che attraverso l'applicazione di metodi statistici si possano estrarre dalla realtà quei fatti concernenti lo stato in cui versa l'economia.

Purtroppo le cose non sono così semplici come sembrano. Per esempio, è stato osservato che cali del tasso di disoccupazione sono associati ad un aumento generale dei prezzi di beni e servizi.

Dovremmo allora concludere che i cali della disoccupazione sono un innesco principale per l'inflazione dei prezzi?

A confondere ulteriormente la questione, è stato anche osservato che l'inflazione dei prezzi è correlata con i cambiamenti nella massa monetaria. Inoltre, è stato stabilito che i cambiamenti nei salari mostrano un'elevata correlazione con l'inflazione dei prezzi.

Allora, cosa dovremmo concludere dopo tutto questo? Qui abbiamo non una, ma tre "teorie" dell'inflazione. Come possiamo decidere quale sia la teoria giusta?

Secondo il modo di pensare comune, il criterio per selezionare una teoria dovrebbe essere il suo potere predittivo. Su questo argomento Milton Friedman scrisse:

L'obiettivo finale di una scienza positivista è lo sviluppo di una teoria o ipotesi che produca previsioni valide e significative su fenomeni non ancora osservati.[1]
Finché il modello (teoria) "funziona", è considerato come un quadro valido per quanto riguarda la valutazione di un'economia. Una volta che il modello (teoria) si rompe, cerchiamo un nuovo modello (teoria).

Per esempio, un economista afferma che le spese dei consumatori per beni e servizi sono determinate dal reddito disponibile.

Una volta che questo punto di vista viene convalidato per mezzo di metodi statistici, viene impiegato come strumento nelle valutazioni della direzione futura della spesa dei consumatori. Se il modello non riesce a produrre previsioni accurate, viene sostituito o modificato con l'aggiunta di altre variabili esplicative.

La natura sperimentale delle teorie implica che la nostra conoscenza del mondo reale sia sfuggente.

Dal momento che non è possibile stabilire "come le cose funzionano veramente," allora non importa quali siano le ipotesi alla base di un modello. In realtà va bene tutto, purché il modello possa produrre buone previsioni. Secondo Friedman:

La questione rilevante per sindacare sui presupposti di una teoria non è se siano descrittivamente realistici, perché non lo sono mai, ma se sono approssimazioni sufficientemente buone per lo scopo. E a questa domanda si può rispondere solo vedendo se la teoria funziona, il che significa se produce previsioni sufficientemente accurate.[2]


Economisti teorici & economisti pratici

Il punto di vista secondo cui la nostra conoscenza è provvisoria e che non possiamo mai essere certi di nulla, ha dato origine a due gruppi di economisti — in un campo ci sono i cosiddetti teorici, o “ivory-tower economists,” che generano vari modelli immaginari e li usano per dare un giudizio sul mondo dell'economia.

Nell'altro campo abbiamo i cosiddetti economisti "pratici", che traggono il loro parere esclusivamente dai dati. Mentre gli ivory-tower economists sono convinti che la chiave per il segreto dell'universo economico passi per dei modelli astratti, gli economisti "pratici" sostengono che se uno "tortura" i dati abbastanza a lungo, alla fine verrà a galla la verità.

Ma i metodi statistici non sono di alcun aiuto in questo senso. Tutto ciò che i vari metodi statistici possono fare è confrontare i movimenti delle varie informazioni storiche.

Questi metodi non possono identificare le forze motrici dell'attività economica. Analogamente, i modelli che si basano sulla fantasia degli economisti non sono di grande aiuto, in quanto queste teorie non sono accertate dal mondo reale.

La teoria economica, tuttavia, deve avere un solo scopo — spiegare l'essenza dell'attività economica.

Noi riteniamo che l'economia riguardi le attività umane che cercano di promuovere la vita ed il benessere delle persone. Le persone si impegnano in attività varie: eseguono lavori manuali, guidano auto, camminano per le strade e cenano nei ristoranti.

La caratteristica distintiva di queste attività è che sono tutte propositive.

Così il lavoro manuale può essere un mezzo affinché alcune persone possano guadagnare soldi, cosa che a sua volta permette loro di raggiungere diversi obiettivi, quali l'acquisto di cibo o vestiti.

Pranzare in un ristorante potrebbe essere un mezzo per stabilire rapporti commerciali.

Guidare un'auto potrebbe essere un mezzo per raggiungere un determinato luogo. In altre parole, le persone operano in un quadro di fini e mezzi; usano vari mezzi per arrivare a determinati fini.

Le azioni propositive implicano che le persone valutano vari mezzi a loro disposizione in base ai loro fini.

In qualsiasi punto nel tempo, le persone hanno una grande varietà di scopi che vorrebbero raggiungere. Ciò che ne limita il raggiungimento è la scarsità di mezzi.

Quindi, una volta che diventano disponibili più mezzi, può essere raggiunto un numero maggiore di scopi, o obiettivi (ad esempio, gli standard di vita delle persone aumenteranno).

Un'altra limitazione nel raggiungere diversi obiettivi è la disponibilità di mezzi idonei: per sedare la mia sete nel deserto, ho bisogno d'acqua. I diamanti non mi saranno di alcun aiuto in questo senso.



Dare un senso ai dati

Nel corso di una crisi economica si osserva un calo generalizzato della domanda di beni e servizi. Dobbiamo allora concludere che il calo della domanda sia la causa di una recessione economica?

Sappiamo che le persone si sforzano di migliorare la loro vita e il loro benessere. I loro obiettivi sono quindi illimitati. L'unico modo affinché la domanda generale possa calare è tramite l'incapacità delle persone di sostenere le loro singole domande. In breve, i problemi sul fronte della produzione (vale a dire, con i mezzi) sono probabilmente causati da un calo generale osservato nella domanda.

In alternativa, considerate la situazione in cui la banca centrale afferma che un aumento della crescita nell'offerta di moneta, mentre l'inflazione dei prezzi è bassa, possa innescare una crescita economica reale.

Per dare un senso a questa affermazione, dobbiamo esaminare l'essenza del denaro. Il denaro è il mezzo di scambio e può facilitare l'accumulo della ricchezza reale. Non può crearla di per sé. Il denaro non può essere utilizzato nella produzione. Non può essere utilizzato nei consumi.

Possiamo concludere che la stampa di denaro non è il mezzo appropriato per promuovere la crescita economica. L'obiettivo — innescare una crescita economica reale — non può essere raggiunto per mezzo della stampa di moneta. Quindi se si scopre una correlazione positiva tra il tasso di crescita della massa monetaria e l'attività economica, non si dovrebbe saltare alla conclusione che il denaro possa far crescere l'economia.

Sapere che le persone perseguono azioni propositive ci permette anche di valutare il modo di pensare comune secondo cui il "motore" dell'economia è la spesa dei consumatori (ad esempio, l'idea che la domanda crea l'offerta). Sappiamo, però, che senza mezzi non può essere soddisfatto alcuno scopo. Ma i mezzi non emergono dal nulla; devono essere prima prodotti, di conseguenza la forza trainante è l'offerta e non la domanda.

Il fatto che le persone perseguano consapevolmente azioni propositive ci fornisce una conoscenza precisa, che è sempre valida per quanto riguarda gli esseri umani. Questa conoscenza getta le basi per un quadro coerente che consente valutazioni significative dello stato in cui versa un'economia.

I dati devono essere considerati come una descrizione degli eventi storici. Non hanno "alcun valore" di per sé. Devono essere interpretati mediante una teoria, che non può essere determinata dai dati. Anche tale teoria può essere derivata da una certa conoscenza elementare, come quella secondo cui gli esseri umani operano perseguendo uno scopo — e che il loro comportamento è consapevole.

Su questo tema Rothbard scrisse:

Ecco un esempio che a Mises piaceva usare per dimostrare la differenza tra due modi fondamentali di approcciarsi al comportamento umano: Grand Central Station durante l'ora di punta. Il comportamentista "oggettivo" o "veramente scientifico", sottolineava, osserverebbe gli eventi empirici: per esempio, la gente corre avanti e indietro, senza meta in certi momenti della giornata. E questo è tutto quello che saprebbe. Ma il vero studioso dell'azione umana partirebbe dal fatto che il comportamento umano è propositivo, e capirebbe che lo scopo è quello di prendere il treno la mattina per andare a lavoro, il contrario di notte, ecc. È ovvio chi dei due scoprirebbe di più sul comportamento umano, e quindi quale dei due sarebbe il vero "scienziato".[3]
Le conclusioni raggiunte dai modelli "puramente" teorici sono discutibili, dal momento che queste conclusioni sono derivate ​​dall'immaginazione degli economisti e non si basano sui fatti della realtà.

Un modello che non viene derivato dalla realtà, non può assolutamente spiegare il mondo reale. (In questo senso, il fatto che le persone perseguano azioni coscienti e propositive è un fatto della realtà. Quindi qualsiasi cosa che viene giustamente derivata da questa affermazione, è in linea con la realtà.)

Ad esempio, al fine di spiegare la crisi economica in Giappone, il famoso economista Paul Krugman ha impiegato un modello che presuppone che le persone siano uguali e vivano per sempre, e che tale risultato è dato.[4]

Pur ammettendo che queste ipotesi non sono realistiche, Krugman ha sostenuto che in qualche modo il suo modello può essere utile per offrire soluzioni alla crisi economica in Giappone.



La capacità predittiva potrebbe essere un criterio per accettare un modello?

Il punto di vista popolare, che stabilisce la capacità predittiva come criterio per l'accettazione di un modello, è discutibile.

Nemmeno le scienze naturali, che l'economia mainstream cerca di emulare, convalidano i loro modelli in questo modo.

Per esempio, una teoria applicata alla costruzione di un razzo prevede alcune condizioni che devono prevalere se si vuole un lancio di successo.

Una delle condizioni è il bel tempo. Giudicheremmo la qualità di una teoria sulla propulsione dei razzi se è in grado di prevedere con precisione la data del lancio del razzo?

La previsione che il lancio avverrà in una data particolare si realizzerà solo se tutte le condizioni stabilite saranno soddisfatte.

Se le cose andranno così, non si può sapere in anticipo. Per esempio, il giorno previsto del lancio è probabile che piova.

Tutto ciò che ci può dire la teoria della propulsione dei razzi è che se saranno soddisfatte tutte le condizioni necessarie, allora il lancio del razzo avrà successo.

La qualità della teoria, tuttavia, non è contaminata da una incapacità di fare una previsione precisa sulla data del lancio.

La stessa logica si applica anche all'economia. Così possiamo dire con sicurezza che, ceteris paribus, un aumento della domanda di pane ne alzerà il prezzo. Questa conclusione è vera, e non provvisoria.

Il prezzo del pane salirà domani, o in futuro? Questo non può essere stabilito dalla teoria della domanda e dell'offerta.

Dovremmo quindi respingere questa teoria e definirla inutile perché non è in grado di prevedere il prezzo futuro del pane?

Secondo Mises:

L'economia può prevedere gli effetti che ci si può attendere se si ricorrere a misure precise di politica economica. Si può rispondere alla domanda se una determinata politica sia in grado di raggiungere gli scopi preposti, se la risposta è negativa: quali saranno i suoi effetti reali. Ma, naturalmente, questa previsione può essere solo "qualitativa".[5]
La natura arbitraria dell'economia mainstream ha dato origine alla conclusione secondo cui c'è un abisso tra teoria e la pratica. C'è distinzione tra valutazioni teoriche e pratiche. Si sentono spesso commenti come "si tratta di una grande teoria; tuttavia, non riesco a farne uso". Eppure non esiste una teoria tanto buona, ma non applicabile. Per essere applicabile, una teoria deve essere derivata dai fatti della realtà, come ad esempio che gli esseri umani interagiscono con azioni propositive. Questa conoscenza ci permette di effettuare una valutazione valida per quanto riguarda il funzionamento dell'economia, senza fare ipotesi arbitrarie.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Milton Friedman, Essays in Positive Economics, Chicago: University of Chicago Press, 1953.

[2] Ibid.

[3] Dalla prefazione di Murray N. Rothbard per Theory and History di Ludwig von Mises.

[4] Paul Krugman, “Japan’s Trap,” Maggio 1998.

[5] Ludwig von Mises, The Ultimate Foundation of Economic Science, p. 67.

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Solo gli idioti potevano credere ad una reflazione guidata da Trump

Mar, 24/01/2017 - 11:15




di David Stockman


Se avevate bisogno dell'ennesima prova che le banche centrali del mondo hanno distrutto una determinazione onesta dei prezzi nei mercati finanziari, questi ultimi giorni ve l'hanno fornita.

Il sell-off di quasi $2,000 miliardi nei mercati obbligazionari globali era giustificato, ma è accaduto per le ragioni sbagliate, mentre l'aumento di 600 punti dell'indice Dow conferisce al termine stupido tutta una nuova accezione.

Invece i venditori ambulanti di fumo a Wall Street hanno detto che si trattava del ritorno dell'inflazione "buona" e di una "crescita" stimolata dalle politiche fiscali.

Guarda caso questa intuizione è saltata fuori esattamente alle 2:00 di notte il giorno delle elezioni, quando il mercato ha improvvisamente scoperto che la vittoria elettorale di Donald Trump non sarebbe stata un disastro per le azioni — che solo 3 ore prima erano state abbattute di 800 punti da un sell-off nel mercato dei futures — e che invece era il momento di risalire a bordo, perché il casinò sarebbe stato invaso da una nuova mega-dose di stimolo.

Proprio così. Donald Trump, in combutta con i repubblicani del Tea Party ed i clienti abituali dell'establishment del GOP, guidati da Paul Ryan, avrebbe presto inondato l'economia con tagli fiscali e un enorme programma di spesa in infrastrutture.

E questo per non parlare della difesa, dei muri lungo il confine e dei giorni felici d'inchiostro rosso nel bilancio.

Gente, l'intera storia della reflazione guidata da Trump si è basata su una sciocchezza.

Lo Zio Sam non stimolerà nulla nei prossimi anni, perché è in bancarotta.

La scadenza incombente (15 marzo) del tetto al debito pubblico, rappresenta la spada di Damocle sulla testa dell'establishment.

Infatti il debito pubblico e il deficit annuale sono gli elefanti gemelli nella stanza. In realtà, ecco la bomba che colpirà Washington intorno a febbraio...

Anche senza una recessione riconosciuta, le proiezioni del Congressional Budget Office (CBO) sul disavanzo saliranno a $1,000 miliardi durante il (solo) termine di Trump.

Una volta che questo diventerà evidente, la luna di miele sarà finita. Washington scenderà in aspri scontri su ogni singolo aspetto della politica di bilancio — e scoppierà la battaglia tra stimolo ed austerità.

In base a queste circostanze, non ci sarà alcun piano di 100 giorni per reflazionare l'economia americana. Non saranno nemmeno in grado di gestire il tetto del debito abbastanza a lungo da guadagnare tempo per mettere in atto una sorta di taglio delle tasse e stimolo fiscale.

L'estate del 2017 farà sembrare la crisi del 2011 un picnic. Allora i mercati erano così scossi che scesero di quasi il 18% tra maggio e agosto.

Ma a differenza del presente, la crisi del tetto del debito di allora venne risolta nel momento in cui iniziò la cosiddetta ripresa. C'era ancora una grande fiducia nell'efficacia del QE della FED e si pensava che lo stimolo fiscale di Obama avrebbe favorito il rimbalzo.

In quelle circostanze il compromesso sul tetto del debito venne visto come un metodo per "acquistare tempo" in modo che "la crescita" avrebbe potuto erodere e, presumibilmente, eliminare i deficit.

Come ho detto più volte, l'estensione del tetto del debito non era un "compromesso". Era una bomba fiscale per garantire all'amministrazione successiva di accumulare migliaia di miliardi in prestiti necessari per far sopravvivere Washington — il cosiddetto welfare/warfare state.

A tale proposito, l'ingenuità del Team di Trump è qualcosa di incredibile. Credono davvero che andando a Washington bonificheranno la palude.

Neanche per sogno. Presto ci annegheranno dentro.

La bomba del tetto del debito è stato a lungo un tema bollente a Capitol Hill, ma ecco il punto: nonostante la vittoria di Trump, il GOP e gli attivisti del Tea Party si sono ormai resi conto che i ricorrenti accordi sul tetto del debito sin dal 2011 erano tutte frodi fiscali.

Non sorprende, quindi, se i repubblicani alla Camera abbiano votato 167-79 contro il cosiddetto accordo Boehner-Obama nell'ottobre 2015. Quest'ultimo è passato grazie ad un voto 187-0 tra i democratici alla Camera, i quali si aspettavano di confermare la loro presenza alla Casa Bianca.

Solo gli ingenui possono credere che i democratici voteranno per un aumento del tetto del debito in cambio del sostegno a Trump per una riduzione fiscale, la quale fornirà metà dei suoi benefici ($300 miliardi) all'1% e circa i tre quarti al 5% dei contribuenti statunitensi.

E ciò accadrà mentre il partito democratico verrà rilevato dall'ala progressivista Sanders-Warren nella lotta per il potere nell'era post-Clinton.

Allo stesso tempo, non c'è possibilità che Trump possa ottenere anche solo la metà dei voti dei 241 membri dei repubblicani alla Camera a sostegno di un aumento del tetto del debito insieme ad una legge per le infrastrutture gradita ai democratici, senza grandi riduzioni delle imposte sul reddito.

E questo perché, a differenza del 2011, le proiezioni sul deficit stanno salendo — dopo essere aumentato del 35%, a quasi $600 miliardi, nell'anno fiscale appena concluso.

Detto in altro modo, sul fronte fiscale ci saranno molti meno voti per calciare il barattolo. E ciò sarà particolarmente vero ora che la FED ha smesso di monetizzare il debito e il cosiddetto dollaro "in ascesa" costringerà la Banca del Giappone, la Banca Centrale Europea e la PBOC a fare lo stesso.

In breve, le banche centrali sono quasi andate a ramengo e questo significa che i bond vigilantes stanno resuscitando dopo 25 anni d'assenza. Per 4 mesi il decennale USA ha visto salire i propri rendimenti, dall'1.35% dal minimo post-Brexit del luglio scorso a quasi il 2.3% di lunedì scorso, e questo è solo un assaggio del crollo della bolla obbligazionaria in agguato dietro l'angolo.

Con deficit e rendimenti dei titoli svettanti, ed i bond vigilantes che stanno inaspettatamente tornando alla carica in una sorta di estasi fiscale, i repubblicani alla Camera sono destinati a diventare assassini politici non solo nei confronti dello stimolo fiscale di Trump, ma per qualsiasi forma di governance di bilancio ordinata.

Infatti l'attuale previsione del CBO proietta $9,300 miliardi di deficit per i prossimi 10 anni, ma anche questa è una sciocchezza. Non mette in conto alcuna recessione per 206 mesi — un evento che non si è mai verificato nella storia dell'umanità. Tiene conto anche di $2,500 miliardi di presunti tagli alla spesa e scappatoie fiscali in scadenza che il Congresso non ha alcuna intenzione di sottoscrivere.

Se si sostituisce la storia degli ultimi 10 anni allo scenario "rose e fiori" del CBO, si finisce con un minimo di $15,000 miliardi di debito pubblico aggiuntivo entro il 2026.

Cioè, gli Stati Uniti hanno già $35,000 miliardi — non $20,000 miliardi — in debito pubblico, che saranno pari al 145% del PIL entro la metà del prossimo decennio.

Quindi non ci sarà alcun tipo di stimolo fiscale. L'establishment che ha portato la nazione in questo stato pietoso è stato ripudiato, ma non sostituito.

Anche i robo-trader capiranno presto che la FED è a corto di polvere da sparo asciutta e che il ramo fiscale del governo si sta dirigendo verso il caos.

Di conseguenza è solo una questione di settimane — o mesi al massimo — prima che scoppi la terza bolla più grande di questo secolo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


“Fiat Money Quantity” e oro a $11,000

Lun, 23/01/2017 - 11:11




di Alasdair Macleod


È il momento di rivisitare la Fiat Money Quantity (FMQ), la quale calcola i dollari depositati nel sistema bancario, il denaro delle banche commerciali in deposito presso la FED e il contante.

Oltre a farci vedere in che modo progredisce l'espansione della moneta fiat, un obiettivo di questa misura è quello di fornire alcune indicazioni sul rapporto col prezzo dell'oro. È particolarmente indicato osservare questa misura in un momento in cui gli analisti bancari sono diventati in generale ribassisti, credendo che il rally dell'oro sia ormai finito.

L'idea alla base della FMQ è definire la quantità di denaro fiat, che poi può essere confrontata con il valore dell'oro monetario, ovvero, tutto lo stock d'oro fisico estratto. Una descrizione più completa della FMQ può essere consultata qui. L'aggiornamento del grafico di lungo termine è mostrato qui sotto.




Il grafico mostra la tendenza a lungo termine della crescita della FMQ stabilita prima della crisi finanziaria, e l'effetto conseguente delle misure monetarie introdotte per salvare il sistema bancario. Questa rapida espansione della FMQ ci avverte dei potenziali effetti dell'inflazione monetaria sui prezzi. Tali effetti sono per il momento ancora latenti, perché l'espansione della FMQ è avvenuta principalmente nelle riserve bancarie detenute nel bilancio della FED, e quindi non nella moneta in circolazione.

L'ultimo punto fa riferimento al primo settembre scorso e la crescita della FMQ sta mostrando nuovi segni di accelerazione. All'interno di questa accelerazione, vi è stato un calo delle riserve bancarie possedute presso la FED, da $2,786.9 miliardi ad agosto 2014 a $2,265.3 miliardi. Ciò è stato più che compensato da una maggiore crescita dei depositi bancari e dei conti di risparmio, da $9,006 miliardi a $10,571 miliardi. La preoccupazione, quando la FED creò le riserve in eccesso attraverso il quantitative easing, era che queste un giorno sarebbero state utilizzate per alimentare prestiti a riserva frazionaria. L'altro lato del credito bancario fa riferimento ai depositi della clientela ed ai risparmi, così il timore iniziale è passato.

L'espansione del credito bancario può essere rilevata anche nel grafico successivo, rappresentante M2 meno M1, cosa che ci dà un'approssimazione del credito bancario.




In questo grafico l'espansione al di sopra del trend di crescita è iniziata all'inizio del 2016. Tra i due grafici, possiamo confermare che sia i depositi bancari sia il prestito bancario stanno accelerando al di sopra delle tendenze consolidate.

Molti commentatori stanno ignorando l'espansione del credito bancario, ma è un problema serio. Forse perché la crescita del prestito bancario all'interno dell'economia degli Stati Uniti sembra essere moderata. La risposta la possiamo trovare in parte nel mercato dei prestiti internazionali, in particolare alle banche straniere e alle economie dei mercati emergenti che non ricorrono a swap di dollari a livello della banca centrale. Di sicuro i tassi LIBOR in dollari sono notevolmente superiori rispetto al tasso pagato dalla FED sulle riserve in eccesso, forse riflettendo una domanda internazionale crescente per i prestiti in dollari.

Se il declino delle riserve presso la FED fosse la conseguenza di tassi del mercato monetario più elevati, significherebbe che l'espansione della moneta sarebbe entrata in una nuova fase. L'ulteriore espansione del credito bancario dovrà essere controllata aumentando il Fed Funds Rate, almeno per chiudere il divario col LIBOR. Quindi un aumento di suddetto è già in ritardo e probabilmente dovrebbe essere superiore allo 0.25% per portare la crescita del credito bancario sotto controllo.

La FED ha un problema con l'aumento dei tassi, perché andrebbe ad ampliare i differenziali dei tassi d'interesse con le altre principali valute. Il dollaro è abbastanza forte così com'è, e qualsiasi aumento dei tassi d'interesse favorirebbe ulteriormente un rafforzamento del dollaro, portando ad una potenziale instabilità monetaria. Poi c'è la questione degli effetti sui valori patrimoniali, in particolare sui titoli di stato, non solo negli Stati Uniti ma in particolare nella zona Euro. Se i rendimenti dei titoli salgono, le valutazioni delle azioni e delle proprietà saranno anch'esse minacciate, per non parlare del costo del debito pubblico in aumento.



Implicazioni per l'oro

Tenendo sempre a mente che il prezzo dell'oro e il potere d'acquisto del dollaro sono variabili soggettive, le loro quantità relative saranno sempre un fattore che ne determinerà i prezzi. Siamo riusciti a definire, per quanto possibile, la quantità di depositi in dollari fiat, ma qual è la quantità d'oro in modo da determinarne un valore teorico?

James Turk, con l'assistenza di Juan Castaneda, ha prodotto nel 2012 un documento su questo argomento. Sulla base del suo lavoro, si può supporre che oggi lo stock estratto sia di circa 169,000 tonnellate, una cifra per inciso circa 10,000 tonnellate in meno rispetto ad altre stime. Quanto di questo può essere considerato oro monetario?

Ufficialmente le riserve delle banche centrali ammontano a 33,978 tonnellate, pari al 20% della nostra stima dello stock estratto. In teoria, questo oro non è disponibile per la popolazione come denaro, perché nessuna banca centrale oggi gestisce un gold-exchange standard. Ma ci sono ulteriori problemi con la determinazione della quantità del cosiddetto oro monetario detenuto da governi e dalle loro banche centrali. Siamo certi che le riserve dichiarate non rappresentano il conteggio totale dei lingotti d'oro in mano agli stati, in particolare per quanto riguarda la Cina e la Russia. Inoltre è noto che le riserve d'oro vengono contate due volte in molti casi, perché l'oro che è stato affittato o scambiato è segnalato come se fosse ancora di proprietà delle banche centrali. Inoltre non vi è alcun modo di sapere se gli stati sono in realtà onesti nelle loro dichiarazioni.

Ciò è particolarmente vero per il Tesoro degli Stati Uniti, che secondo i racconti della FED possiede 8,133.5 tonnellate d'oro. Se il Tesoro degli Stati Uniti possegga veramente questo oro non è chiaro, perché i lingotti d'oro presumibilmente in suo possesso spesso sono stati utilizzati dall'Exchange Stabilisation Fund per manipolarne i prezzi. Creato con il Gold Reserve Act del 1934, l'ESF è segreto e non deve rendere conto né al Congresso nè al popolo americano.

Ci viene chiesto di credere, in barba al mandato dell'ESF e alle prove aneddotiche del contrario, che l'ESF non abbia materialmente modificato i suoi possedimenti d'oro fisico negli ultimi trentacinque anni. Inoltre, dato che la Cina e la Russia hanno fatto dilagare l'importanza strategica dell'oro, non è una possibilità remota che gli stati Uniti abbiano segretamente accumulato oro fisico al di fuori dei conti del Tesoro USA. Non lo sappiamo.

C'è anche l'annosa questione dei gioielli, che si pensa comunemente rappresentino circa il 60% delle riserve d'oro estratte. Siamo consapevoli che l'India considera i gioielli in oro una forma di risparmio a lungo termine e di garanzia per il finanziamento d'emergenza, ma tutti gli altri invece? In genere consideriamo l'oro come oggetto di valore, ma non è la stessa cosa quando considerato come denaro, sebbene l'opinione pubblica sia suscettibile a cambiamenti in questo senso se il prezzo dell'oro dovesse aumentare in modo significativo.

Questo ci porta ad alcune stime traballanti riguardo la quantità di dollari americani per oncia d'oro. Potremmo prendere i numeri del Tesoro USA riguardo le riserve ufficiali (8,133.5 tonnellate) e dire che ogni oncia copre $56,171 di moneta fiat. Ma sarebbe un paragone privo di significato, perché non esiste convertibilità e non possiamo contare sulla precisione dei dati governativi riguardo la quantità d'oro che detiene.

Il meglio che possiamo fare è prendere i prezzi di mercato dell'oro e rettificarli secondo l'aumento della Fiat Money Quantity, prendendo un punto di riferimento nella storia. Il grafico seguente prende il 1934, anno in cui il prezzo di scambio dell'oro venne aumentato a $35, non che potesse essere effettivamente negoziato dalla popolazione.




Le due linee ci danno un massimo ed un minimo per tutti i tipi di speculazione. La linea superiore (blu scuro) rappresenta il prezzo dell'oro dal 1934, sgonfiato sia dalla FMQ sia dall'aumento delle scorte d'oro estratte; la linea inferiore rappresenta il prezzo dell'oro sin dal 1934 sgonfiato solo dalla FMQ. Queste indicazioni ci danno un range di valore rettificato in dollari del 1934 tra $3.76 e $12.87, al prezzo nominale di oggi a $1,250.

Certo, il prezzo di $35 nel 1934 non era un prezzo di mercato equo, essendo stato imposto dal governo Roosevelt, ma la nostra intenzione non è quella di dare una definizione precisa del valore dell'oro, perché, come detto all'inizio, tutti i valori sono in realtà soggettivi. Possiamo solo ipotizzare che se l'oro prezzato in dollari di oggi comportasse lo stesso rapporto alla quantità di dollari esistenti circa ottant'anni fa, la fascia di prezzo in dollari di oggi sarebbe tra i $4,000 e gli $11,640.

Tornando al percorso in accelerazione della FMQ, la nostra valutazione del suo effetto sul valore dell'oro non esclude ulteriori aumenti nella FMQ stessa. Se, o forse quando, l'oro si sposterà al di sopra i livelli correnti verso i $2,000, è probabile che ci sarà una presa di coscienza diffusa di un'inflazione monetaria accelerante. In tal caso, il livello generale dei prezzi aumenterà più velocemente e gli aumenti dei tassi d'interesse potrebbero rivelarsi insufficienti per sostenere il potere d'acquisto del dollaro. Un potere d'acquisto del dollaro in discesa significherebbe inevitabilmente un prezzo dell'oro in rapido aumento.

In conclusione, non solo la FMQ sta continuando a crescere sopra la sua tendenza di lungo termine, ma sembra stia accelerando perché le banche stanno diminuendo le loro riserve in eccesso per aumentare i prestiti. Le implicazioni inflazionistiche a livello dei prezzi sono evidenti. L'oro è già sottovalutato in misura sostanziale. Pertanto l'ulteriore espansione della FMQ sembra certo che infine porterà ad un riesame completo del rapporto di prezzo tra dollari fiat e oro fisico, a beneficio dell'oro ed a scapito del dollaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Accordi commerciali: un problema mondiale

Ven, 20/01/2017 - 11:04




di Alasdair Macelod


La conferenza annuale del partito conservatore è iniziata domenica scorsa e l'attenzione dei media s'è focalizzata per lo più sulla posizione del governo in relazione alla Brexit.

Non è una sorpresa, perché la May è risultata reticente ed ha evitato di alimentare un battibecco con l'UE negoziando in pubblico. L'unica notizia rilevante è che il cosiddetto Article 50, quello che darà formalmente notifica dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE, dovrebbe entrare in vigore entro la fine di marzo.

La Brexit riguarda per lo più gli accordi commerciali, ed è per questo che le grandi imprese stanno facendo lobby ed i funzionari dell'UE stanno spargendo in giro la loro retorica. Negli Stati Uniti Donald Trump minaccia di strappare il NAFTA e si rifiuta di ratificare il Trans-Pacific Partnership. Ha anche attaccato la Cina, accusandola d'aver rubato la produzione e l'occupazione americana. Non dobbiamo mai credere a qualsiasi cosa dica un politico, ma se non altro Trump sembra aver identificato il risentimento elettorale sulla questione del commercio.

Questo articolo esaminerà la teoria alla base del commercio e dimostrerà che il libero scambio, non la promozione degli interessi costituiti, dovrebbe essere l'obiettivo economico principale. Diversi approcci a questo tema spinoso potrebbero accentuare la scissione del commercio mondiale in due flussi separati: economie emergenti in rapida crescita e un vecchio ordine sempre più lento.



Le Corn Laws e lo Smoot-Hawley

Il libero commercio è diventato una questione politica in Gran Bretagna quando l'Importation Act del 1815, che imponeva dazi sui cereali importati, portò a prezzi artificialmente alti del grano, andando a beneficio dei latifondisti ed a spese dei poveri. Venne abrogato dall'Importation Act del 1846.

Oggi sembra di risentire il dibattito prima della legge del 1815, con i produttori che cercano sempre di intralciare la concorrenza straniera a danno del consumatore. Tuttavia, ci sono tutte le ragioni per credere che l'abolizione delle barriere commerciali e dei dazi sarebbe tanto vantaggioso per le economie contemporanee quanto l'Importation Act del 1846 lo fu per la Gran Bretagna e l'economia globale allora. Allo stesso modo, se questo è vero, allora le restrizioni commerciali e i dazi ostacolano il progresso economico, e tutti i paesi che attuano maggiori restrizioni al commercio perseguono quindi una politica deliberata a favore della disoccupazione. A sostegno di ciò, non dobbiamo far altro che guardare all'introduzione catastrofica dello Smoot-Hawley Act negli Stati Uniti.

Molti politici contemporanei attribuirono il successo degli Stati Uniti negli anni '20 alla legislazione protezionista: il Fordney-McCumber Tariff del 1922. Gli economisti, tenendo a mente che stiamo parlando di tempi pre-keynesiani, avevano una visione molto diversa da quella della classe politica: gli anni venti ruggivano non per il Fordney-McCumber. Quando 1,028 economisti scrissero al presidente Hoover affinché ponesse il veto allo Smoot-Hawley, egli ignorò il consiglio ed approvò la legge, ritenendola coerente con la sua "politica di salari alti" per i lavoratori americani. Oggi gli storici dell'economia tendono a minimizzare lo Smoot-Hawley, concentrandosi sul crollo del mercato e sulla spiegazione di Irving Fisher riguardo la bancarotta di circa 9,000 banche. Col senno di poi, keynesiani come J. K. Galbraith hanno attribuito la depressione al crollo di Wall Street, il risultato inevitabile di un calo della spesa per investimenti e della domanda dei consumatori.

Questi sono errori, poiché spiegano solo una parte della storia. Il protezionismo americano provocò ritorsioni nei confronti dei suoi principali partner commerciali, ed i produttori americani scoprirono che i dazi sulle importazioni di materie prime e prodotti semi-lavorati imposti dal governo rendevano le loro merci insostenibili, ponendoli fuori dal mercato. La conseguenza fu un'ondata di fallimenti industriali e una forte contrazione sia del commercio nazionale sia di quello internazionale. Il risultato finale fu che il commercio mondiale si contrasse da $35.6 miliardi a meno di $12 miliardi tra il 1929 e il 1934.

L'effetto sui prezzi delle commodity fu catastrofico. Invece di proteggere gli agricoltori americani, una promessa del presidente Hoover, il crollo dei prezzi dei cereali nel 1930-1932 (già in calo durante gli anni venti) portò nient'altro che guai a suddetti agricoltori. Non solo in America, ma in tutto il mondo. Il grano, che aveva raggiunto un picco di prezzo a $2,45 per bushel nel 1920, scese ad un minimo di 49 centesimi nel 1932. L'imposizione di restrizioni commerciali attraverso dazi elevati con lo Smoot-Hawley Act del 1930, svolse un ruolo importante nella Grande Depressione, riducendo i prezzi delle materie prime e mandando in bancarotta agricoltori, imprese commerciali e banche.



L'odierna teoria del commercio

Le lezioni di storia sul commercio, dalle Corn Laws della Gran Bretagna allo Smoot-Hawley Act in America, vengono per lo più ignorate dai macroeconomisti di oggi. I politici attribuiscono istintivamente i deficit commerciali alla concorrenza estera sleale, quando i deficit commerciali sono in realtà il risultato di un'espansione del credito, di una contrazione del risparmio e dei disavanzi pubblici. I politici riescono solo a pensare alla tutela del lavoro basandosi esclusivamente sugli effetti superficiali, esibendo un'ignoranza scandalosa su ulteriori conseguenze.

Le cose sono diverse oggi, in quanto vi è un'Organizzazione Mondiale del Commercio che stabilisce le norme; la maggior parte ignorate da... sorpresa delle sorprese... Stati Uniti ed Europa. Questo assetto ha portato il mondo a viaggiare su un doppio binario, in cui l'America e l'Unione Europea tendono a permettere un commercio internazionale su base ristretta, mentre le nazioni emergenti commerciano tra di loro liberamente. Non bisogna sforzarsi per indovinare quale di queste due categorie stia crescendo più rapidamente rispetto agli altri.

Un'altra differenza è che l'economia si è spostata da quella classica a quella neoclassica, il che significa che è cambiato anche il parere degli esperti dato ai politici. Non aspettatevi affatto una banda di 1,028 economisti, come accadde ai tempi del presidente Hoover, che scrive al presidente Trump e gli ricorda gli effetti tossici di quando si pone limiti al commercio. Nella UE i benefici del libero commercio vengono riconosciuti solo tra gli stati membri. Da tutta questa confusione si sta allontanando la Gran Bretagna, che, attraverso la Brexit, ha votato per abbandonare i legacci europei sul commercio.

Purtroppo la classe politica britannica, con poche eccezioni, è ignorante (come lo è anche Donald Trump) quando si tratta di politica commerciale. I politici sono più aperti alle persuasioni da parte delle società di lobbying, interessate solo a proteggere i loro mercati ed i propri margini di profitto. I consulenti dei politici ed i funzionari pubblici tendono ad appartenere al club dei keynesiani, pensando che tutti i problemi economici possano essere risolti con la gestione della domanda nell'economia interna mediante lo stimolo della fiducia dei consumatori.



La posizione britannica

Con tutti i pregiudizi istituzionali sul suo ruolo e le pressioni del settore industriale, la May, il Primo Ministro inglese, dovrà presto stilare negoziati commerciali con l'UE. Per il momento sta giocando una partita sulla difensiva e si rifiuta di sbottonarsi sia davanti la stampa sia tra i suoi deputati senza incarichi di governo. È una strategia ragionevole, se si tratta di resistere alle pressioni di lobby e se si ha un obiettivo chiaro in mente.

È del tutto possibile, ma non abbiamo modo di saperlo e non bisogna dimenticare che la maggior parte del governo britannico è fermamente in linea con l'establishment. Tuttavia possiamo affermare che i suoi due ministri pro-Brexit sono intenzionati a stilare accordi di libero scambio con il Commonwealth, la Cina e una serie di altri candidati che li accoglieranno a braccia aperte.

Ciò è stato in parte confermato da Liam Fox, segretario al commercio internazionale, che nel suo discorso alla conferenza ha affermato che gli accordi commerciali esistenti tra gli altri paesi e l'UE verrebbero semplicemente rinnovati. La Nuova Zelanda si è anche offerta di prestare alla Gran Bretagna i propri negoziatori commerciali per contribuire ad accelerare il processo. Secondo le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, la Gran Bretagna dovrebbe proporre offerte simili anche ai suoi partner commerciali, tra cui l'UE, cosa che potrebbe facilmente trasformare la Gran Bretagna in una zona di libero scambio.

Non sarà nell'interesse commerciale dell'UE rifiutare una proposta di libero scambio da parte del Regno Unito, perché gli altri paesi dell'Unione Europea sono esportatori netti nei confronti della Gran Bretagna. Tuttavia l'UE potrebbe decidere di respingere una proposta commerciale britannica per motivi puramente politici: Bruxelles vorrà scoraggiare altri stati membri a non seguire l'esempio della Gran Bretagna.

Se le cose andranno così, non tutto sarebbe perduto, perché la Gran Bretagna potrebbe facilmente ridurre l'imposta sulle società multinazionali e compensare gli esportatori con sede nel Regno Unito per quelle perdite derivanti dall'intransigenza dell'UE. Con una combinazione tra accordi di libero scambio, che possono essere approvati molto rapidamente, e l'arma fiscale, la Gran Bretagna può effettivamente dire ai suoi partner commerciali europei "prendere o lasciare". Sarebbe molto più efficace e pratico che cercare di negoziare un accordo commerciale complesso, cosa che richiede il sostegno politico di tutti gli altri 27 stati membri dell'UE.

I critici della Brexit e le società di lobbying non capiscono un altro punto cruciale: l'UE è una nave alla deriva e con ogni probabilità sta sprofondando in un buco nero di propria creazione. Sappiamo tutti che il sistema bancario di Eurolandia è nei guai, ma poche persone indagano più a fondo. Le banche sono solo il messaggero. Le economie di Italia, Spagna e Francia sono in grave declino, per non parlare di Portogallo e Grecia. Si possono sostenere le banche per tutto il tempo che si vuole, ma non si risolveranno i problemi di fondo.

Visto che queste verità stanno diventando sempre più evidenti, quelle aziende britanniche ansiose d'entrare nei mercati UE scopriranno d'aver sprecato il loro tempo. Per questo motivo un ritardo nell'approvare l'Article 50 fino a marzo, potrebbe rafforzare la posizione negoziale della Gran Bretagna sulla scia di un declino economico dell'UE.



Due sentieri per il commercio mondiale

Torniamo ai due approcci contrastanti riguardo il commercio mondiale: le nazioni emergenti che commerciano più liberamente rispetto agli Stati Uniti e all'Unione Europea. In passato le nazioni emergenti avevano un sostanziale svantaggio, visto che era loro negato l'accesso ai mercati americani ed europei, spesso per motivi spuri. La loro situazione era simile a quella delle nazioni post-prima guerra mondiale, che essendo state impoverite dalla guerra, non erano in grado di reagire contro la Fordney-McCumber Tariff del 1922.

Oggi l'equilibrio di potere nel commercio si è spostato in modo significativo, con le nazioni emergenti che commerciano sempre più tra di loro e diventano meno dipendenti dal commercio con gli Stati Uniti. Inoltre, per quanto riguarda l'Unione Europea e gli Stati Uniti, l'Organizzazione Mondiale del Commercio fa sì che la quantità dei dazi sia molto inferiore rispetto ai tassi punitivi sotto lo Smoot-Hawley.

La Cina ha diversi accordi di libero scambio, i più importanti dei quali sono l'ASEAN-China Free Trade Area e lo Shanghai Cooperation Organisation. Non c'è dubbio che la Cina ed i suoi partner di libero scambio si risentano sempre di più dell'approccio americano al commercio, e quindi si stiano allontanando dalla sfera d'influenza americana. Inoltre il pericolo per gli Stati Uniti e l'Unione Europea è il loro approccio protezionistico al commercio, il quale ha ripercussioni negative sulla loro performance economica, probabilmente più di quanto si rendano conto.

Questo non fermerà gli Stati Uniti e l'Unione Europea dall'intensificare la loro autarchia. Ciò sfornerà inevitabilmente fattori geopolitici cruciali. Washington non vorrà vedere accordi di libero scambio tra Regno Unito e Cina, e, eventualmente, con la Russia. Una preoccupazione ricorrente è che il commercio con questi partner metterà all'angolo il dollaro e promuoverà gli interessi dei suoi nemici, qualcosa che il Regno Unito sta già facendo incoraggiando il commercio in yuan a Londra.

Dietro le quinte l'America sembra certa di poter impedire alla Gran Bretagna di perseguire un percorso di libero scambio. Pertanto coloro pro-libero scambio nel governo britannico sono contro un establishment suscettibile a consigli e minacce provenienti da interessi di parte, compresi l'UE, gli Stati Uniti e le multinazionali dominate da interessi americani. Invece gli economisti neoclassici, e quei politici che consigliano, saranno ignari dei danni causati dal loro approccio e non si schiereranno a favore del libero scambio.

La tentazione sarà quella di trovare una sorta di compromesso. Ma la vera scelta che deve affrontare la Gran Bretagna è tra il bianco o il nero: rimanere con il vecchio modello imperialista, o unirsi con il nuovo, abbracciando il libero scambio come beneficio economico generale per tutti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La vera missione di Trump dovrebbe essere quella di sradicare le erbacce

Gio, 19/01/2017 - 11:15




di David Stockman


Non può essere sottolineato abbastanza: dopo l'elezione di Trump le classi dirigenti di Wall Street/Washington sono state licenziate e insieme ad esse anche le loro politiche di guerra, debito e bolle.

Quindi dobbiamo iniziare a far sloggiare le uova marce — in particolare la combriccola anti-lavoratori e pro-Wall Street di liberal e sciocchi keynesiani che dimora presso l'Eccles Building.

In tale contesto, è auspicabile che Trump prenda una pagina dal copione di Ronald Reagan del 1981.

Vale a dire, sradicare le erbacce piuttosto che cercare un modo per placare Wall Street e mantenere in vita l'attuale sistema distruttivo della Finanza delle Bolle.

Questo è ciò che fece Ronald Reagan quando diede a Paul Volcker il permesso di uccidere il mostro dell'inflazione, rifiutandosi di "stimolare" l'economia per uscire dalla recessione risultante. Così facendo, si mise contro l'establishment repubblicano.

Infatti il leader della maggioranza al Senato, Howard Baker, maledisse i tagli fiscali di Reagan definendoli un "gioco d'azzardo". Inoltre se la prese spesso con Volcker, chiedendogli di "togliere il suo piede dal collo" degli americani.

Eppure Reagan perseverò ed ignorò il parere conciliante dei clienti abituali della Beltway. E ciò che ne venne fuori fu una vittoria mozzafiato sull'inflazione e un'economia che presto sarebbe rimbalzata da sola senza una mano da parte dello "stimolo" keynesiano.

La leadership repubblicana di oggi è di gran lunga peggiore sul fronte conciliante di quanto non fosse Howard Baker. In realtà lo Speaker Ryan e Mitch McConnell hanno dimostrato più volte d'essere l'equivalente di sedie a sdraio pieghevoli — decisi a soddisfare l'establishment di Washington ed assolutamente disposti a non agitare le acque.

Sono stati tra quei repubblicani che nel settembre 2008 hanno costretto la Camera ad abrogare il rifiuto iniziale al piano di salvataggio TARP; e hanno messo i bastoni tra le ruote al Tea Party su ogni manifestazione riguardo il tetto del debito federale.

Su quest'ultimo punto, infatti, la scusa per alzare bandiera bianca nell'agosto 2011 verteva sulle presunte ricadute politiche. Secondo i media mainstream, la popolazione era indignata nei confronti dei repubblicani perché una manciata di agenzie, come ad esempio il Patent Office and Washington Monument, erano state chiuse visto che — a differenza di tre quarti degli uffici di Washington — non erano considerate "essenziali per la salute e la sicurezza pubblica."

Ma questa è una sciocchezza. Le rimostranze riguardo una responsabilità fiscale strombazzate dai media mainstream e poi abbracciate dalla leadership repubblicana, non erano altro che una foglia di fico. La vera ragione è che la leadership repubblicana è così ignorante dal punto di vista finanziario e così asservita ai suoi finanziatori di Wall Street, che sbraita e cede agli allarmismi ogni volta che le azioni scendono in media di oltre il 4-5%.

Se anche Trump percorrerà questa strada, sarà finito prima ancora di giurare per la carica. Una determinazione onesta dei prezzi nel mercato azionario è stata completamente decimata da decenni di eroina monetaria da parte della FED. Ciò che rimane a Wall Street non è altro che una bisca clandestina per computer ad alta velocità e trader fuoriusciti da un casinò di Las Vegas.

Le medie azionarie non segnalano più niente di concreto, e invece di allocare il capitale affinché Main Street lo usi al meglio, fanno esattamente il contrario. Cioè, allocano malamente il capitale su scala monumentale dandolo in pasto all'ingegneria finanziaria amata dai piani alti delle grandi aziende americane.

Sin dall'ultima crisi, questi ultimi si sono praticamente giocati i flussi di cassa ed i bilanci delle loro aziende in modo da distribuire $15,000 miliardi nelle sale da gioco di Wall Street, sotto forma di riacquisti d'azioni, fusioni & acquisizioni e dividendi finanziati a debito.

Questa è la conseguenza della falsificazione sistematica del prezzo del debito e di altri asset finanziari da parte della FED, la quale è convinta che 94 mesi di ZIRP servano a stimolare l'economia di Main Street.

No, le cose non stanno così. Serve solo a fornire ai giocatori di Wall Street denaro gratis per i loro carry trade e per tenere in vita le bolle nelle azioni e nelle obbligazioni sovrane.

È per questo che niente conta ormai se non una prova di forza da parte di Trump, ovvero, svuotare l'Eccles Building da tutti quei distruttori del mondo del lavoro e della ricchezza reale, a cominciare da Janet Yellen.

Sì, ciò potrebbe causare un crollo del mercato azionario, ma fino a quando il caos finanziario continuerà a succhiare la linfa vitale dall'economia americana, nient'altro conta davvero.

A tale proposito i robo-trader del casinò hanno capito tutto alla rovescia. Sono stati nutriti dagli stimolanti di Washington per così tanto tempo, che a quanto pare credono che con Trump sarà la stessa cosa e che la retorica di quest'ultimo riguardo la crescita degli Stati Uniti ed il rinnovamento del capitalismo americano dovrebbe essere presa sul serio.

E invece no. È solo ars oratoria che sarà presto soffocata dalla trappola fiscale della Città Imperiale.

Ecco perché. Il primo ordine del giorno di Trump sarà un aumento del tetto del debito pubblico di ben oltre $20,000 miliardi. Eppure non c'è una sola possibilità che egli possa avere una maggioranza tra i democratici ostili ed i repubblicani spaccati del Congresso affinché raggiunga un accordo entro il marzo 2017.

Infatti la scadenza del termine del tetto del debito è il problema principale, perché la prossima primavera porterà ad una crisi immediata di governo.

Trump scoprirà presto che ogni blocco di voti che riuscirà a conquistare, richiederà una serie di compromessi su tutto ciò che ha promesso di fare nei primi 100 giorni.

Il presidente Trump potrebbe anche essere costretto a fare marcia indietro riguardo la sua promessa di uccidere l'Obamacare al fine di ottenere i voti democratici per quanto riguarda l'aumento del tetto del debito. E questo perché non c'è una possibilità al mondo che i repubblicani del Tea Party saranno d'accordo con migliaia di miliardi di debito pubblico in più come loro primo ordine del giorno.

Ironia della sorte, sono tre gli individui che rappresentano l'ipocrisia fiscale delle élite della Beltway: l'ex-Speaker John Boehner, il suo successore Paul Ryan, che solo un giorno prima delle elezioni è riuscito a pronunciare in pubblico e ad alta voce il nome di Donald Trump, e il presidente uscente Barack Obama. Ma è stato un accordo dietro le quinte dell'ottobre 2015 di questo trio che ha lasciato questa bomba ad orologeria sulla soglia del nuovo presidente.

Ciò significa che Washington sarà paralizzata per mesi dopo il suo insediamento.

Non esiste alcun taglio fiscale di massa, non esiste alcuna iniziativa infrastrutturale, o qualsiasi altra variazione di "stimolo fiscale", che possa spronare i mercati obbligazionari e faccia salire ad altezze vertiginose le medie azionarie.

Come ho detto in precedenza, il ciclo elettorale 2016 ha cancellato i ponti delle élite e delle famiglie criminali Clinton e Bush. Ma, purtroppo, inizia solo ora il lungo incubo nazionale, che è stato in agguato nelle loro politiche distruttive concernenti guerra, debito, finanza e bolle.

Ed è per questo che Donald Trump dovrebbe seguire un'altra pagina del copione di Ronald Reagan. Non smise mai di dare la colpa alle politiche fallimentari di Jimmy Carter per tutte le avversità che si scagliarono contro di lui e Volcker.

Anche Trump dovrebbe fare lo stesso. Dovrebbe esigere che la Yellen e Fischer rassegnino le loro dimissioni il giorno stesso del suo insediamento, in modo che le scuderie monetarie possano essere spazzate per bene dalla sporcizia keynesiana.

Deve incolpare la Yellen e Barack Obama per tutto il tempo che gli sarà necessario a sradicare le erbacce, e quindi far tornare Wall Street al suo ruolo di allocatore e costruttore di capitali — non il casinò petulante che sta annientando la prosperità americana e la democrazia.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Lo scopo della guerra non è quello di vincerla

Mer, 18/01/2017 - 11:09




di Bill Bonner


È una bellissima giornata qui in Irlanda.

Una buona giornata per l'inaugurazione della nostra nuova sede all'estero – un palazzo in stile classico che è stato costruito da una famiglia locale di commercianti nel 1860.

Più tardi daremo un breve discorso, ringraziando tutti gli interessati... berremo un paio di bicchieri di vino... sperando di non aver commesso un grosso errore.

Abbiamo investito – pesantemente – nel palazzo, dove avremo ben 200 dipendenti.

Rappresenta capitale... accumulato nel corso degli ultimi 35 anni... che ora è ancorato in un angolo dimenticato di un paese straniero.

Non rappresenta "soldi in banca." E non è denaro nel mercato azionario. Non può sfuggire a tasse elevate. Non può elargire un tasso di rendimento più alto.

È qui... su questa piccola isola, soggetto alle maree della politica e degli affari, incapace di proteggersi da entrambi.

Gli investimenti di capitale a lungo termine (saranno necessari 20 anni per vedere un ritorno) hanno bisogno di tempo. E questa prerogativa porta con sé rischi.

Ecco perché esistono i tassi d'interesse sul capitale prestato... e perché i tassi d'interesse negativi reali sono impossibili. O fraudolenti.

Il tempo porta crisi, problemi, sfide, battute d'arresto... e il processo triste dell'invecchiamento, dei guasti e del decadimento.

Col tempo, tutto scompare. Siamo sicuri, per esempio, che non ci vorrà molto tempo prima che il mercato imploda.

I profitti delle imprese sono in calo. Il PIL sta affondando. La produttività è in discesa per il periodo più lungo sin dagli anni '70.

E secondo il rapporto CAPE, che prende in esame i prezzi delle azioni relativi agli ultimi 10 anni di profitti, solo tre volte negli ultimi 100 anni (nel 1929, nel 2000 e nel 2007) le azioni stato così costose.

Il crack, quando arriverà, produrrà nuove esigenze di stimolo fiscale e denaro dagli elicotteri.

Tanto per essere chiari, lo stimolo fiscale lo ritroviamo nel debito pubblico e nella spesa pubblica. Lo ritroviamo, quindi, nel deficit pubblico.

Il cosiddetto "elicottero monetario" è spesa pubblica finanziata direttamente dalla creazione di moneta da parte della banca centrale. Nemmeno un dollaro viene aggiunto al deficit pubblico.

Sono molto simili; ciò che conta è il modo in cui sono finanziati.

La prossima recessione provocherà richieste per una spesa per progetti infrastrutturali. Questi saranno accompagnati da stime sul quando tali progetti restituiranno qualcosa di concreto.

I numeri sono una pura assurdità. Senza un costo reale del capitale e un modo per prezzare la produzione o capire il profitto di un progetto, tutti i calcoli sono pura finzione.

Ma stiamo divagando...

Fin qui tutto bene. Se vincerà Hillary, non cambierà nulla.

Se vincerà Trump, non cambierà nulla. Ma potrebbe scuotere gli investitori.

Chi lo sa?

Una delle cose più difficili da capire circa la nostra situazione attuale è il modo in cui le cose non sono quello che sembrano.

Abbiamo scritto spesso su come il denaro sia fasullo. Come i tassi d'interesse siano fasulli. Come le statistiche siano fasulle. (Prendete in considerazione il "tasso di disoccupazione"... per favore!)

Anche le nostre "guerre" sono fasulle. Quando i federali annunciano una nuova guerra, diamo naturalmente per scontato che il loro obiettivo sia quello di battere il nemico.

Non è così. Al contrario, vogliono che la guerra continui. Ciò significa NON sconfiggere il nemico. In questo modo ENTRAMBE le parti vincono.

La Guerra alla Povertà è stata la prima delle nostre false "guerre". È stata una bella collusione tra i poveri ed un intero settore – 92 programmi statali – i quali hanno ricevuto e speso soldi.

Dichiarata nel 1964, la Guerra alla Povertà è già costata $22,000 miliardi... e va ancora avanti.

Perché?

Perché i poveri prendono soldi. E perché la "élite" che controllano il flusso dei soldi ottengono il sostegno degli elettori poveri... e anche una parte sostanziale di suddetti soldi.

Per ogni dollaro distribuito, gli addetti alla lotta contro la povertà trattengono 72 centesimi (una cifra ampiamente discussa, ma tutt'altro che certa). Se questa cifra è corretta, gli addetti ai lavori hanno tirato su più di $15,000 miliardi negli ultimi 50 anni – facendo finta di combattere la povertà!

La Guerra alla Droga è stata dichiarata nel 1971.

L'economista di Harvard, Jeffrey Miron, dice che ai contribuenti è costata $41 miseri miliardi.

La "guerra" la si comprende meglio se la si considera come un partenariato pubblico-privato – tra il business delle droghe illegali e le agenzie statali contro tale business.

Dopo tutto, dove sarebbe l'ex-tossicodipendente e ora "zar della droga" in America, Michael Botticelli, senza gli spacciatori di droga?

E senza la DEA dove sarebbero i boss della droga?

Supponiamo che dovessero competere sul prezzo, sulla qualità e sul servizio... invece che sulle sparatorie. Sarebbero messi fuori dal mercato da tipi con diapositive di PowerPoint e fogli di calcolo.

I giganti del tabacco e le aziende di liquori – con decenni di esperienza, reti di distribuzione, canali di vendita al dettaglio, marketing e know-how – dovrebbero subito darsi da fare.

Al contrario, l'industria delle droghe illegali – incluse agenzie statali come BATF, DEA, FBI, polizia locale, prigioni, tribunali, e tutta una sottocultura di criminali – rimane in piedi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Eliminare il denaro contante salverà l'economia?

Mar, 17/01/2017 - 11:15
Oltre alla spiegazione teorica che ci fornisce Shostak abbiamo anche quella materiale. Infatti ci basta guardare al caos che ha generato in India il recente divieto delle banconote da 500 e 1,000 rupie. Infatti non ha fatto altro che portare disperazione nella vita di milioni di indiani, poiché rappresentando circa l'80% del denaro circolante, li ha impossibilitati ad acquistare liberamente quei beni fondamentali di cui hanno bisogno e ha spazzato praticamente via i loro risparmi. Le file ai bancomat erano inevitabili, il tutto per affrettarsi a cambiare denaro ormai senza valore per denominazioni inferiori. La stampante monetaria dell'India ha lavorato giorno e notte per rifornire le banche.  E questo non ha fatto altro che mettere in moto il cosiddetto effetto Cantillon, diluendo il potere d'acquisto della moneta e avvantaggiando i primi ricevitori, ovvero, il settore bancario commerciale e coloro ai posti di comando. Chi ci rimette, ovviamente, sono i poveri. Potreste testardamente pensare che il divieto ai contanti abbia raggiunto lo scopo prefissato: eliminare la corruzione, intralciare i riciclatori di denaro e scovare gli evasori fiscali. Come al solito scopriamo che tutte queste figure hanno trovato scappatoie, mentre lo stato incappa nell'ennesimo fallimento dirigista. Infatti le grandi imprese e i pezzi grossi hanno schiere d'avvocati con cui trovare la soluzione alla presunta misura adottata contro di loro, e non è un caso che siano rimasti praticamente illesi dalla mossa di Modi. Invece, la massa, coloro verso cui è mirato il provvedimento in realtà, è stata colpita fin nel profondo, con le piccole imprese che hanno subito il colpo peggiore. Per non parlare dell'indotto nel mercato dei diamanti, il quale è composto da figure eterogenee che vengono seriamente intaccate. Quindi siate ben accorti, perché l'India è il paziente zero per quanto riguarda la guerra al contante e all'oro; se pensate che niente di tutto ciò possa accadere in Occidente, state sbagliando di grosso. L'india è un monito dei tempi che verranno, ma può essere anche una lezione da cui imparare ed ergersi a favore di un mondo più decentralizzato.
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di Frank Shostak


Data la crescita economica ancora sottotono, molti esperti sono del parere che la presenza di denaro contante abbia costretto le banche centrali a fissare tassi negativi per stimolare l'attività economica. Si sostiene che in una futura crisi economica o finanziaria, gli attuali bassi tassi limiterebbero l'efficacia della politica monetaria.

La presenza di denaro contante, si sostiene, impedisce alle banche centrali di abbassare i tassi ad un livello che rilancerà l'attività economica. Ciò che impedisce la riduzione dei tassi è che questa mossa danneggerà gravemente i risparmiatori che mantengono il loro denaro in diversi conti bancari e questo è considerato come politicamente inaccettabile.

L'abolizione del denaro contante, si sostiene, migliorerà la capacità delle banche centrali di utilizzare i tassi negativi (forse fino a -5% l'anno) fornendo loro una maggiore flessibilità e gli strumenti per affrontare un rallentamento.



Avremo una maggiore crescita economica senza contanti?

Sostenendo l'abolizione del denaro contante, molti esperti stanno dicendo implicitamente che il denaro contante può essere sostituito dal denaro elettronico. Quest'ultimo può funzionare a patto che gli individui sappiano che possono convertirlo in denaro fiat, cioè, denaro su richiesta.[1]

Senza un quadro di riferimento, non è possibile l'introduzione di nuove forme con cui saldare le transazioni.

Il denaro è emerso dal baratto per consentire forme più complesse di commercio e calcolo economico. La caratteristica distintiva del denaro è che è il mezzo generale di scambio, e si è evoluto attraverso le azioni private diventando la merce più commerciata. Su questo argomento Mises scrisse:

Esisterebbe una tendenza inevitabile che eliminerebbe le merci meno commerciate dalla serie di merci usate come mezzi di scambio, finché alla fine non rimarrebbe solo una merce, universalmente impiegata come mezzo di scambio; in una parola, il denaro.[2]
Inoltre su questo argomento Rothbard scrisse:

Proprio come in natura c'è una grande varietà di capacità e risorse, esiste una varietà simile nella commerciabilità delle merci. Alcune merci sono più richieste di altre, alcune sono più divisibili in unità più piccole senza subire una perdita nel valore, alcune sono più durevoli nel tempo, alcune più trasportabili lungo grandi distanze. Tutti questi vantaggi apportano loro una maggiore commerciabilità. È chiaro che in ogni società le merci più commerciabili saranno progressivamente selezionate come mezzi per lo scambio. Dal momento che sono sempre più selezionate come mezzi di scambio, vedranno aumentare la loro domanda in virtù di suddetto uso e così diventeranno ancor più commerciabili. Il risultato è una spirale auto-rinforzante: più commerciabilità provoca più ampio utilizzo come mezzo di scambio, cosa che a sua volta provoca più commerciabilità, ecc. Infine uno o due merci vengono utilizzate come mezzi di scambio generali in quasi tutti gli scambi, e queste sono chiamate denaro.
Il denaro è la cosa per la quale vengono scambiati tutti gli altri beni e servizi. Inoltre il denaro deve emergere come merce. Un oggetto non può essere utilizzato come moneta a meno che non possieda già un valore di scambio oggettivo basato su altri usi. L'oggetto deve avere un prezzo preesistente per poter essere accettato come denaro.

Perché? La domanda di un bene deriva dal suo beneficio percepito. Per esempio, le persone necessitano di cibo perché ne hanno bisogno per nutrirsi. Per quanto riguarda il denaro, le persone ne hanno bisogno non per l'uso diretto nei consumi, ma al fine di scambiarlo per altri beni e servizi. Il denaro non è utile in sé, ma perché ha un valore di scambio ed è scambiabile con altri beni e servizi.

Il vantaggio che offre il denaro è il suo potere d'acquisto: il suo prezzo in termini di beni e servizi. Affinché qualcosa venga accettato come denaro, deve avere un potere d'acquisto preesistente — un prezzo. Questo prezzo potrebbe emergere solo se avesse un valore di scambio istituito nel baratto.



Perché il denaro fiat continua ad essere utilizzato come moneta

Una volta che una cosa diventa accettata come mezzo di scambio, continuerà ad essere accettata anche se la sua utilità non monetaria scompare. La ragione? Adesso le persone sono in possesso di informazioni precedenti sul suo potere d'acquisto. Questo a sua volta permette loro di dare forma alla domanda di moneta.

La chiave è la conoscenza del potere d'acquisto precedente. È questo fatto che ha reso possibile l'abolizione della convertibilità della cartamoneta in oro, preparando così il terreno per l'introduzione dello standard cartaceo.

Il punto cruciale qui è che un oggetto deve avere un potere d'acquisto stabilito per essere accettato come mezzo generale di scambio, cioè, denaro.

Al cuore del sistema monetario di oggi non c'è più l'oro, ma monete e banconote emesse da governi e banche centrali.

Monete e banconote costituiscono il denaro standard che conosciamo e sono impiegati nelle transazioni. Ciononostante è il legame storico con l'oro che permette alla cartamoneta d'essere accettabile in cambio.

È stato attraverso un lungo processo di selezione che le persone hanno accettato l'oro come merce più commerciata.

L'oro quindi è diventato il quadro di riferimento per le varie forme di pagamento. L'oro ha costituito la base per il valore del denaro fiat di oggi.

Inoltre la moneta elettronica non è una nuova forma di denaro che sostituisce le forme precedenti, ma è solo un nuovo modo di impiegare il denaro esistente nelle transazioni.

Visto che la moneta elettronica non è denaro reale, ma semplicemente un modo diverso di impiegare il denaro fiat esistente, ovviamente non può sostituirlo.

Si potrebbe sostenere che un decreto statale potrebbe forzare l'uso della moneta elettronica e sradicare lo standard cartaceo corrente. Questo approccio non funzionerebbe.

La moneta elettronica è un semplice dispositivo per immagazzinare informazioni relative a debiti e crediti. Non può acquisire potere d'acquisto indipendente; non può diventare denaro.

Funziona allo stesso modo con gli assegni, i quali non possono acquisire un potere d'acquisto indipendente dal denaro cartaceo.

Il semplice fatto che la gente preferisca avere meno moneta in tasca ed impiegare in misura maggiore la moneta elettronica, non implica una diminuzione della domanda per il denaro fiat, come invece hanno suggerito alcuni commentatori.[3]

Finché le persone scambiano beni e servizi tra loro, ci sarà una domanda di denaro.

Un nuovo modo di impiegare il denaro non significa che il denaro sarà sostituito, o che ci sarà un calo della domanda nei suoi confronti.

Qualora dovesse palesarsi per davvero questa scomparsa della domanda, sarebbe la fine della divisione del lavoro e dell'economia di mercato.

In un documento inedito intitolato "Technology and the Case for Free Banking," David Friedman e Kerry Macintosh sostengono che la nuova tecnologia potrebbe rendere possibile la realizzazione di forme sofisticate di baratto. Questo a sua volta rimuoverebbe completamente la necessità del denaro.

Tuttavia, perché una nuova tecnologia dovrebbe alterare l'essenza del baratto? Come potrebbe guadagnarsi da vivere un professore d'economia se i produttori di cibo, per esempio, non fossero interessati a scambiare direttamente le loro merci con le sue lezioni d'economia?



I tassi d'interesse bassi non stimolano la crescita economica

Ritenere che i tassi d'interesse molto bassi possano rilanciare la crescita economica significa essere convinti che i tassi d'interesse bassi possano innescare la crescita economica.

Il tasso d'interesse è solo un indicatore, per così dire. In un'economia di mercato senza ostacoli rispecchia le preferenze temporali degli individui.

Qualsiasi linea di politica che va a soffocare i tassi d'interesse falsifica i segnali dagli individui ai produttori, mettendo così in moto una cattiva allocazione di ricchezza reale.

Questo a sua volta indebolisce il processo di creazione di ricchezza e la capacità delle imprese di far crescere il loro business e, quindi, l'economia nel suo complesso.

Inoltre la crescita economica non può essere potenziata per mezzo di tassi d'interesse bassi.

L'aumento della produzione di beni e servizi, l'essenza della crescita economica, non può essere realizzato dalla domanda in quanto tale, ma dal miglioramento delle infrastrutture che consente un aumento della produzione di beni e servizi.

(Un abbassamento dei tassi d'interesse e la conseguente cattiva allocazione della ricchezza reale indebolisce il processo di creazione di ricchezza e indebolisce quindi la capacità di migliorare le infrastrutture.)

Se i tassi d'interesse bassi fossero la soluzione ed innescassero una robusta crescita economica, perché i tassi vicino allo zero nelle maggiori economie hanno finora fallito in questa impresa? Inoltre perché i tassi a -5% dovrebbero rilanciare la crescita economica? Perché non a -10%, o forse -20%?

Si noti che l'abolizione del denaro contante implica la rimozione del denaro in quanto tale e, di conseguenza, la distruzione della divisione del lavoro e dell'economia di mercato. È probabile che invece di promuovere la crescita economica, l'abolizione del denaro contante, affinché le banche centrali possano abbassare i tassi d'interesse in territorio negativo, porterà alla distruzione dell'economia di mercato e al massiccio impoverimento economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Si veda "The Technology Revolution and Monetary Evolution" di Lawrence H. White in The Future of Money in the Information Age, ed. James A. Dorn (Washington, DC: Cato Institute, 1997), Cap. 2.

[2] Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit, Cap. 1, pp. 32–33.

[3] Si veda "E-Money: Friend or Foe of Monetarism?" di George Selgin in The Future of Money in the Information Age (Washington, DC: Cato Institute, 1997), Cap. 13.

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