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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1712125
Aggiornato: 40 min 23 sec fa

Il prezzo è sbagliato e alla fine le banche centrali saranno costrette ad assalire il casinò

6 ore 15 min fa




di David Stockman


Il casinò è incorreggibile. Dopo uno short squeeze monumentale che ha alzato le medie azionarie proprio di fronte ad una miriade di segnali di pericolo, Goldman Sachs ha avuto il coraggio di dichiarare quanto segue:

Il nostro modello suggerisce che l'SPX è più attraente ora rispetto a qualsiasi altro momento nel corso degli ultimi 20 anni.
Ci dev'essere qualcosa di strano nell'aria, perché è difficile capire come Goldman possa ancora avere dei clienti. La sua dichiarazione assurda è solo indicativa dell'orribile minaccia indirizzata a ciò che resta degli investimenti della gente comune.

Vale a dire, la FED e le altre banche centrali hanno completamente falsificato i prezzi dei mercati finanziari e hanno distrutto tutti i meccanismi ordinari della disciplina finanziaria. Primo fra questi i venditori allo scoperto e un costo significativo dei carry trade.

I mercati sono quindi scardinati da qualsiasi connessione con la realtà economica e dai fondamentali, il che significa che sono in grado di dar luogo ad un lungo periodo di spasmodici dead cat bounce che avranno un solo risultato finale.

Vale a dire, quegli investitori ingenui e disperati di Main Street che ancora, inspiegabilmente, frequentano il casinò, verranno spennati per l'ennesima volta. I tecnici di mercato sono lieti di chiamare questa cosa "distribuzione". Vorrei che qualcuno a Wall Street chiamasse le cose per quelle che sono e la facessimo finita con questa sciarada.

L'S&P 500 si sta dirigendo verso i 1300 rispetto al picco dei 2130 a maggio del 2015. E ora che abbiamo i risultati del quarto trimestre, vi è un unico numero che conta davvero.

Per l'S&P 500 gli utili annuali a fine anno 2015 erano pari a soli $86.46 per azione. Tal numero è la spada che taglia la testa al toro. Ad un multiplo PE plausibile del 15X, ciò implica 1300 per l'indice S&P 500.

Rappresenta anche un calo del 18% rispetto al picco dell'S&P 500 di $106 per azione a settembre 2014. E ancora più importante, significa che i robo-trader e i giocatori d'azzardo negli hedge fund hanno riportato il mercato al 23.1X degli utili.

Questo è qualcosa di completamente fuori scala... eccetto quando la recessione è già arrivata senza che i permabull di Wall Street l'abbiano notata.

Ma ecco la cosa importante riguardo il 23.1X ora dipinto sulla porta d'ingresso del casinò. Arriva in un momento in cui i cosiddetti rapporti PE storici sono troppo alti rispetto alla realtà. Vale a dire, in un mondo che sta scivolando verso un declino deflazionistico prolungato, i tassi di capitalizzazione dovrebbero cadere nel sotterraneo della storia.

Perché? Perché gli utili correnti valgono molto meno del normale e la loro crescita nel futuro prossimo giace da qualche parte tra lo zero e il niente.

Così, quando i tassi di capitalizzazione dovrebbero scendere mentre il casinò dice che stanno salendo, si fa finta che tutto stia andando bene. Il nostro collega Lance Roberts mette questa storia nel giusto un contesto storico.

Per la terza volta in questo secolo, gli utili societari sono già in caduta libera, ma i permabull di Wall Street sono ancora rivolti maliziosamente nella parte in alto a destra del grafico.




Ma questa volta il retroscena è ancor più losco. Quando gli utili dell'S&P 500 avevano raggiunto un picco di $84.92 per azione nel giugno 2007 (su base annuale), erano cresciuti ad un tasso annualizzato del 6.8% rispetto al picco precedente di circa $54/azione nel terzo trimestre del 2000. Al contrario, al livello di $86.46 nel periodo annuale terminato il quarto trimestre 2015, il tasso di crescita implicito in 8 anni è stato... beh, niente di niente a meno che non si preferiscano due cifre di precisione dopo lo zero. In tal caso, il CAGR è stato dello 0.22%.

Proprio così. Sulla base degli utili societari reali che i CEO e i CFO devono certificare, pena il carcere, i profitti sono ora poco al di sopra del livello del giugno 2007, e stanno scendendo ancora una volta lungo il pendio scivoloso tracciato già due volte in questo secolo dalle bolle finanziarie gonfiate dalle banche centrale.

Sì, i venditori ambulanti a Wall Street vi diranno che, nonostante il fatto che lo zio Sam spenda $1 miliardo l'anno per perseguire i malfattori contabili, questi profitti GAAP devono essere ignorati perché sono ascrivibili alle componenti non ricorrenti.

Ebbene, sì, lo sono. Come ha mostrato un'eccellente indagine del Wall Street Journal, la versione dei venditori ambulanti di Wall Street prevedeva per il 2015 utili di $1,040 miliardi per l'S&P 500. Questa cifra era del 32% superiore a quella della contabilità GAAP: $787 miliardi!




La differenza di $253 miliardi indicata per il 2015 nel grafico qui sopra, non vale niente quando bisogna valutare le azioni. Dopo tutto, cosa hanno a che fare le voci non ricorrenti — svalutazioni di asset, chiusure d'impianti, costi di chiusura degli esercizi, riduzioni degli avviamenti, oneri di ristrutturazione e costi delle stock option — con la presunta autorevolezza di Wall Street?

Quest'ultima va sempre dal basso a sinistra in alto a destra nel grafico qui sotto. E questo perché, a quanto pare, agli occhi di Wall Street le banche centrali saranno sempre disposte a coprirgli le spalle...




Non esattamente. Il grafico qui sopra è stato riproposto più e più volte ed è risultato clamorosamente errato ogni volta, e soprattutto nei punti di svolta del ciclo economico.

Infatti il divario da $253 miliardi tra utili riportati e l'intruglio rialzista di Wall Street per il 2015, è quasi della stessa grandezza di quello nella Grande Recessione. L'utile netto aggregato dell'S&P 500 per il 2007 era di $730 miliardi — così gli imbonitori sell-side non hanno avuto nessun problema ad insistere sul fatto che il mercato azionario era "ragionevolmente" prezzato. Nel corso del 2007 la capitalizzazione media dell'indice S&P era $13,000 miliardi, il che implicava un multiplo PE del 18X.

Infatti gli utili GAAP quell'anno erano solo di $587 miliardi, il che significa che i numeri degli imbonitori sell-side di Wall Street erano superiori del 24% rispetto al livello dei profitti registrati presso la SEC. Come sta accadendo adesso, i venditori ambulanti avevano affermato d'ignorare i $144 miliardi di oneri e spese ritenuti non ricorrenti; né si accorsero del multiplo di mercato del 22X su base GAAP e questo numero era estremamente costoso rispetto a qualsiasi standard storico nella parte finale del ciclo economico.

Inutile dire che Wall Street sarebbe rimasto scioccato quando l'anno successivo avrebbe scoperto la verità sulle gambe perennemente rialziste degli imbonitori sell-side di Wall Street. Durante la primavera del 2007 avevano felicemente previsto la solita cosa — cioè, nel 2008 gli utili sarebbero aumentati del solito 12-15% a circa $120 per azione. In realtà ci fu un $50 per azione secondo questi venditori ambulanti, ma solo $15/azione su base GAAP.

Espresso in termini aggregati, quest'ultimo dato significa che i profitti dell'S&P erano calati a $132 miliardi nel corso del 2008, dopo che le aziende dovettero svalutare $304 miliardi di asset drammaticamente sopravvalutati e operazioni di business diventate irrimediabilmente inutili. In breve, in quei due anni le società nell'S&P 500 si sobbarcarono quasi $450 miliardi tra oneri e perdite che i venditori ambulanti di Wall Street dissero d'ignorare. Stiamo parlando del 37% dei presunti utili per il 2007-2008.

Detto in modo diverso, il mercato dovrebbe essere un'agenzia d'attualizzazione. Eppure a ottobre 2007, in un momento in cui i mercati subprime e del credito erano visibilmente rotti — i fondi ipotecari di Bear Stearns e Countrywide Financial erano quasi saltati in aria, e Merrill Lynch e AIG erano in evidente difficoltà — l'indice era valutato a $13,000 miliardi in base alle teorie fantasiose allora ampiamente diffuse a Wall Street.

Proprio così. Il mercato azionario tradava al 100X gli utili effettivi che si sarebbero dovuti concretizzare l'anno successivo, non al 13X spacciato giorno dopo giorno dalle teste di legno nello zombie-box.

Così eccoci di nuovo al punto di flesso di una bolla finanziaria alimentata dalla banca centrale. Come allora, i picchi registrati nel corso del 2015 si sono trasformati in denaro e capitale distrutto — il più delle volte a causa di distorsioni dovute alla falsificazione dei tassi d'interesse, del prezzo del debito e dei titoli azionari.

Per esempio, nel corso del 2015 mentre il settore energetico nell'S&P 500 aveva fatto registrare perdite effettive di $45 miliardi, gli imbonitori sell-side hanno sventolato profitti per $48 miliardi. Questi $93 miliardi di differenza significavano qualcosa dal punto di vista finanziario?

Certo che sì. Erano composti principalmente da massicce svalutazioni del valore delle riserve di petrolio e gas. Ma è stato il boom del credito globale alimentato dalle banche centrali che ha spinto il prezzo del petrolio al di sopra dei $100 al barile e ha incoraggiato massicci investimenti improduttivi.

E poi, per aggiungere la beffa al danno, è stata la drastica repressione post-crisi dei tassi d'interesse che ha innescato una fame per rendimenti decenti tra i gestori di fondi e i giocatori d'azzardo. Queste deformazioni economiche, a loro volta, hanno incoraggiato le grandi aziende ad accendere nuovi prestiti nel mercato del prestito spazzatura per un ammontare di $400 miliardi e finanziare gli investimenti nell'olio di scisto e altrove.

Quelle gigantesche svalutazioni possono essere interpretate da Wall Street come estraneità non ricorrenti, ma in realtà rappresentano perdite nel capitale reale.

Lo stesso vale per gli altri settori analizzati dall'indagine del WSJ. Le aziende nel campo dei materiali hanno riferito $13 miliardi di utili GAAP rispetto ai $30 miliardi dei feticisti delle gambe rialziste. E le aziende nel campo sanitario hanno guadagnato $104 miliardi secondo i principi contabili GAAP rispetto ai $157 miliardi immaginati dagli analisti di Wall Street. La differenza di $70 miliardi in questi due settori non sono spiccioli.

La maggior parte è rappresentata da svalutazioni di asset e oneri di ristrutturazione per investimenti anti-economici e F&A fallimentari. Vale a dire, le cose che la falsificazione dei prezzi finanziari da parte delle banche centrali favoriscono inevitabilmente.

Anche nel settore della tecnologia, il grado con cui Wall Street ne ha stravolto gli utili è imbarazzante. Mentre i feticisti delle gambe rialziste hanno segnalato $218 miliardi di utili complessivi, i rapporti inviati alla SEC hanno mostrato solo $176 miliardi. All'interno di questi $42 miliardi d'inchiostro rosso invisibile, c'erano un sacco di F&A fallimentari e costi delle stock option che diluiscono gli utili degli azionisti.

In un recente articolo su BloombergView, Michael Schuman s'è focalizzato sul punto principale della follia dei tassi d'interesse negativi. Mentre faceva notare come gli investitori stanno ora pagando il governo del Giappone quando emette bond decennali, ha puntualizzato come questa pratica stia diventando universale.

Infatti chi altro, oltre alla BOJ, potrebbe acquistare bond a tassi negativi? È esattamente questo il motivo per cui il crollo finanziario incombente sarà così grave e di lunga durata. Vale a dire, si tratta di front-runner che prevedono di rimediare una plusvalenza e poi uscire prima che il castello di carte crolli.

Il colpevole è la Banca del Giappone. Lo scopo dei suoi programmi di stimolo — quantitative easing, tassi d'interesse negativi — è quello di far uscire prezzi sbagliati: abbassare artificialmente i tassi d'interesse e forzare le banche a prestare denaro. La BOJ, in altre parole, sta cercando di modificare i prezzi per cambiare la struttura degli incentivi nell'economia al fine d'ingegnerizzare certi risultati — aumentare l'inflazione, incoraggiare gli investimenti e innescare la crescita economica. Il problema è che la BOJ non ha raggiunto nessuno di questi obiettivi. L'inflazione a gennaio era praticamente a zero. Il prodotto interno lordo ha subito una contrazione in due degli ultimi tre trimestri.

Invece la BOJ sta creando nuovi problemi indebolendo il meccanismo dei prezzi. La banca centrale sta acquistando così tanti titoli di stato che li ha effettivamente spogliati del rischio per gli investitori e del costo per i mutuatari. Gli investitori probabilmente hanno acquistato i bond con rendimenti negativi ipotizzando di poterli rivendere alla BOJ.
Questo è quello che altrimenti potrebbe essere definito un agguato. Le migliaia di miliardi di dollari degli speculatori sono finiti in trade di questo tipo in tutti i mercati finanziari. La bolla dotcom e i crolli post-Lehman sono stati solo le prove generali.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Quando il contante verrà messo fuorilegge... solo i fuorilegge possiederanno il contante

Mar, 03/05/2016 - 10:13




di Bill Bonner


BALTIMORE - L'economista di Harvard Larry Summers è una fonte affidabile di sproloqui e un portavoce del cosiddetto Stato Profondo.

Per far capire ai lettori di cosa si tratta, possiamo riassumere il concetto dicendo che gli elettori non hanno voce in capitolo quando si tratta di decidere chi gestisce il paese. Invece al potere c'è un "governo ombra" composto da élite, clientelisti, lobbisti, burocrati, politici e zombie – alias lo Stato Profondo.

In parole povere, non importa quale partito sia al potere; il governo ombra è quello che comanda.

Volete sapere cos'ha in mente ora il governo ombra?

Leggete Larry Summers.

"È tempo d'uccidere le banconote da $100,", ha scritto sul Washington Post (un'altra fonte affidabile di sproloqui).

Il governo ombra vuole utilizzare una moneta che possa facilmente controllare, tassare e confiscare. E la cartamoneta a quanto pare ha fatto il suo tempo...

La Francia ha già vietato alla sua popolazione d'effettuare transazioni in denaro al di sopra dei €1,000. La Norvegia e le più grandi banche della Svezia stanno sollecitando l'abolizione totale del denaro contante. E ci sono piani ai più alti livelli del governo d'Israele, India e Cina per rimuovere il denaro contante dalla circolazione.

L'amministratore delegato di Deutsche Bank, John Cryan, prevede che il denaro contante tra 10 anni da oggi "probabilmente non esisterà più".

Ed ecco Summers sul Washington Post:

Le attività illecite sono facilitate quando un milione di dollari pesa 2.2 libbre in quanto si possono usare banconote da €500, invece peserebbe 50 libbre se il taglio più alto delle banconote fosse di €20.
Propone "un accordo globale per fermare l'emissione di banconote di valore superiore ai $50 o $100. Tale accordo sarebbe più significativo di qualunque altra cosa il G7 o il G20 abbia fatto negli anni passati."

Perché Summers è così sicuro che bandire i $100 sia una cosa buona?

Scopriamo che la sua fonte è un documento di ricerca che dice così – presentato da Peter Sands, ex-amministratore delegato di British Bank Standard Chartered, e pubblicato per la Harvard Kennedy School of Government.

"Le banconote di taglio alto", dice la relazione, "svolgono un piccolo ruolo nel funzionamento dell'economia legittima, ma un ruolo cruciale nell'economia sommersa".

Sands dovrebbe saperne qualcosa, soprattutto quando si parla di nascondere denaro.

Mentre era amministratore delegato, l'autorità regolatrice massima di New York minacciò di togliere a Standard Chartered la sua licenza bancaria. Si sosteneva che la banca "tramò" con il governo iraniano per nascondere 60,000 transazioni illegali – per un ammontare come minimo di $250 miliardi.

Su questo blog non pretendiamo di sapere come migliorare il mondo. Sappiamo solo quello che ci piace. E non ci piace quando le altre persone ci dicono cosa fare.

L'anno scorso abbiamo viaggiato in tutto il mondo. Siamo andati dove volevamo andare. Abbiamo fatto più o meno quello che volevamo fare. Di rado abbiamo avuto la sensazione che qualcuno ci stesse comandando a bacchetta.

Ma torniamo agli Stati Uniti...

"Slacci la cintura. Si tolga le scarpe. Ha qualcosa in tasca? Le svuoti..."

"Accendere le luci. Allacciare le cinture di sicurezza. Mettere in funzione i tergicristalli."

Questa mattina, passeggiando nel parco, abbiamo trovato questo cartello:

Tenete a Freno i Vostri AnimaliNon è solo una cortesia nei confronti dei vostri viciniÈ LA LEGGE
Le persone che vogliono costringervi a seguire le loro idee, sono sempre persone le cui idee sono stupide.

"Fate sempre il contrario di quello che vi dicono di fare", c' ha detto un amico in Francia il cui padre, durante la seconda guerra mondiale, era sindaco di una piccola città.

"C'era stato 'un incidente.' Credo che la Resistenza avesse ucciso un soldato tedesco nella zona. Fu in quel momento, verso la fine della guerra, che i nazisti facevano rappresaglie contro i civili. Così dissero a mio padre di radunare tutti gli abitanti nella piazza del paese."

"Invece mio ​​padre disse a tutti di correre nei boschi. Sono stati fortunati. Sono sopravvissuti alla guerra."

E ora Summers vuole portare il nostro denaro nella piazza del paese.

Invece delle banconote da $100, vuole costringerci ad utilizzare cifre elettroniche registrate in una banca regolamentata a livello federale.

Avete mai visto uno di questi "dollari elettronici", cari lettori?

Noi no. Non sappiamo come sono fatti. E siamo profondamente sospettosi riguardo tutta la faccenda.

La Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone – insieme alle banche centrali in Danimarca, Svezia e Svizzera – hanno già imposto un tasso d'interesse negativo (praticamente una tassa) sui conti che le banche commerciali detengono presso i loro istituti (i cosiddetti "conti di riserva").

Queste banche centrali sperano che le banche commerciali trasferiranno ai loro clienti questa nuova tassa.

Questo è già successo in Svizzera...

Il nostro collega Chris Lowe c' ha detto che quest'anno Alternative Bank Schweiz (ABS) inizierà ad imporre un tasso d'interesse negativo sui depositi dei clienti.

ABS applicherà una sanzione annuale del 0.125% sui depositi inferiori ai 100,000 franchi svizzeri e una sanzione annuale dello 0.75% sui depositi superiori ai 100,000 franchi svizzeri.

In sostanza, ABS sta punendo i suoi clienti che mantengono i loro soldi in deposito.

Se mettete $1 milione in banca con uno 0.75% d'interesse negativo, un anno dopo vi ritroverete $992,500. La banca ha confiscato $7,500.

Ad un tasso negativo, diciamo, del 3%... pagate $30,000 l'anno solo per mantenere il vostro denaro in deposito.

Sembra una truffa...

Gli stati aboliscono i contanti. Non avete altra scelta se non quella di lasciare i vostri risparmi in deposito. E siete costretti a pagare le banche per conservare il vostro denaro.

Ma aspettate...

Le banche non stanno affatto custodendo il "vostro" denaro. Un deposito bancario rappresenta un credito che la vostra banca ha nei vostri confronti. Non ci sono contanti in un caveau... solo tanti 1 e 0 su un database da qualche parte.

Se la banca decide di non ridarvi il "vostra" denaro, peggio per voi.

È come se qualcuno si offrisse di custodire la vostra torta di ciliegie. Poi se la mangia, promettendo di ridarvene una uguale quando lo desiderate. Ma ha la faccia tosta di richiedere un pagamento mensile per "custodire" la torta.

E quando la vorrete indietro, non sarà in grado di ridarvela. "Peccato, oggi non c'è. Provate a tornare domani."

Oppure: "Mi dispiace, ma il governo ha dichiarato le ciliegie un frutto in via d'estinzione. Non sono autorizzato a ridarvi indietro la torta. Però era molto gustosa."

Quanto vi verrebbe a costare questa torta elettronica... se dovete pagare qualcuno per mangiarla al posto vostro?

Immaginate di dover pagare qualcuno per guidare la vostra automobile. O di dover pagare voi l'affitto all'affittuario di casa vostra.

Quando dovete pagare qualcuno per togliervi il denaro dalle mani, potete immaginare quanto valgano i soldi che avete in tasca.

E quando la vostra banca – o il governo ombra – vorrà confiscare il vostro denaro, chi la fermerà?

Almeno se avete i contanti dovranno presentarsi fisicamente da voi. Quando il denaro è depositato "in banca" – nient'altro che conti elettronici – tutto quello che devono fare è premere un pulsante.

Questo è ciò che è accaduto a Cipro. Le banche si stavano sfracellando. Così hanno confiscato i depositi per cercare di tornare di nuovo in pista.

Chi fermerà la stessa cosa in America?

Giudici nominati dal governo ombra? La polizia sul libro paga del governo ombra? I politici al soldo del governo ombra?

Quando il contante viene messo fuorilegge... solo i fuorilegge avranno i contanti. E tali noi saremo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'economia di Lake Wobegon e il welfare state

Lun, 02/05/2016 - 10:03




di Gary North


Remnant Review

"Beh, questo è il News from Lake Wobegon, dove tutte le donne sono forti, tutti gli uomini sono di bell'aspetto, e tutti i bambini sono sopra la media." - Garrison Keillor
Per capire perché il welfare state continuerà ad espandere le sue operazioni fino a quando non arriverà il Gradne Default, dobbiamo capire come funziona l'economia di Lake Wobegon. È la convinzione diffusa che ognuno pagherà meno della sua giusta quota per quanto riguarda il pagamento dei conti ammassati dal welfare state.

È qualcosa che venne descritto bene nel 1974 da James Dale Davidson. Ricordo la notte in cui vidi lo show di Johnny Carson. Ancora non capisco come qualcuno di così serio fosse stato invitato a quello show. Probabilmente era questo il motivo.

Carson gli chiese di descrivere come il Congresso spendesse i soldi. La sua metafora: lo stato si ritrova una carta di credito senza limiti. Gli elettori consegnano questa carta a tutti i membri del Congresso. Davidson chiese agli spettatori d'immaginare come si potrebbero ripagare i debiti in queste condizioni. Alla fine dell'anno tutti i conti gestiti dal Congresso vengono pagati equamente dai distretti di ogni membro del Congresso. Non importa quanto avessero ricevuto; tutti loro pagano lo stesso importo. L'impulso è ovvio: ogni membro del Congresso spende tanto quanto gli è possibile per ottenere maggiori attenzioni da parte del Congresso nei confronti del suo distretto. Non c'è alcun freno alla spesa. Poi disse che questa era un'approssimazione di come funzionasse il Congresso.

Oggi la dimensione del deficit federale testimonia l'accuratezza dello scenario descritto da Davidson.

Questa è l'economia di Lake Wobegon in azione. Ad un certo punto manderà in bancarotta i governi nazionali dell'Occidente. Tutti andranno in default. Gli elettori non fermeranno questo processo prima del giorno della resa dei conti, perché sono veri credenti nell'economia di Lake Wobegon.



DALLA CULLA ALLA TOMBA

Il modo di dire "dalla culla alla tomba" è stato sempre utilizzato per descrivere il welfare state moderno. L'associazione non è corretta. L'era del welfare negli Stati Uniti può essere divisa in due parti:
  1. dai sei anni fino alla maturità liceale;
  2. dai 63 anni fino alla morte.

Culla. Qualche gruppo demografico deve pagare per far funzionare il welfare state. Non si tratta di persone sotto ai 18 anni, e nemmeno di quelle che sono andate in pensione. Pertanto, per definizione, la frase "dalla culla alla tomba" è fuorviante. È dalla culla all'età adulta, e poi dalla pensione alla tomba.

Eppure anche questo è eccessivo. Non abbiamo asili nido gratuiti per tutti negli Stati Uniti. Quindi il welfare state inizia a circa sei anni, quando la maggior parte dei bambini inizia ad andare nelle scuole pubbliche. Finisce quando lo studente arriva alla maturità. Per circa due terzi degli studenti stiamo parlando di 18 anni. Per il resto, parliamo di altri cinque anni. Circa la metà di tutte le matricole si laurea in sei anni. Poi, per una manciata relativa, c'è la specializzazione.

Quindi, quando parliamo di sostegno statale di un'intera generazione, stiamo parlando di un welfare state che finanzia la vita delle persone da sei anni fino ai 18 anni, e finanzia un altro terzo di tal gruppo fino ai 22 o 23 anni.

A questo punto si suppone che i laureati entrino nel mondo del lavoro ed incassino abbastanza soldi da supportare tutti quelli dietro di loro e tutti coloro oltre i 62 anni. In altre nazioni la distribuzione per età sarà diversa, ma questa è un'approssimazione universale.

Vincitori. I maggiori beneficiari del welfare state che comprende la fascia d'età da sei anni alla maturità, sono i dipendenti statali nel sistema scolastico. I servizi erogati agli studenti valgono meno del 10% della spesa totale. Se consideriamo la Khan Academy come una fonte d'istruzione, un servizio erogato gratuitamente a oltre 26 milioni di studenti iscritti, allora l'intero sistema scolastico dalle elementari al liceo rappresenta un grande spreco di soldi. Questo denaro va a burocrati che sono i primi beneficiari del trasferimento di ricchezza. I grandi beneficiari sono gli amministratori. Poi vengono gli insegnanti. Poi i custodi, gli autisti di scuolabus e il personale di supporto.

In altre parole, per quanto riguarda le spese per l'istruzione, la maggior parte non va a vantaggio dei poveri bensì della classe media. La fascia del welfare state dai sei anni ai 18 anni è costruita in nome dei poveri, ma in realtà i grandi beneficiari sono le persone nella classe media facenti parte di alcuni cerchi burocratici. In termini di reddito, alcuni di loro sono una spanna in su rispetto alla classe media.

La crescita dell'istruzione obbligatoria dopo la seconda guerra mondiale è stata la fonte principale del trasferimento di ricchezza attraverso la scuola superiore. Come detto prima, circa il 95% di tutte le spese per l'istruzione liceale vanno a beneficio di burocrati di ruolo e non a studenti o alle loro famiglie. Sappiamo che i primi due anni di liceo sono essenzialmente sprecati dal punto di vista accademico. Gli studenti non imparano molto. I rendimenti netti riguardo l'esperienza liceale sono limitati agli ultimi anni.

Quindi il welfare state prima della maturità rappresenta solamente un trasferimento di ricchezza dai contribuenti ai burocrati. Il rendimento netto dei presunti beneficiari rappresenta il 10% della ricchezza estratta ai contribuenti.

Oggi gli studenti possono accedere gratuitamente alla maggior parte delle lezioni di quei professori appartenenti ad università prestigiose. Sono su YouTube. Senza altre spese aggiuntive, tutti gli altri istituti scolastici potrebbero pubblicare le lezioni dei loro professori entro quattro anni.

Oggi i genitori stanno pagando affinché i loro figli vengano istruiti. I computer possono diminuire i costi di questo processo. La Khan Academy è l'esempio lampante.

Ormai tutte queste informazioni sono facilmente disponibili, ma la maggior parte delle persone non ne è a conoscenza e nemmeno se ne cura.

Negli Stati Uniti, sin dal 1830 in Massachusetts, i genitori hanno creduto che le loro famiglie potessero beneficiare dall'estrazione di ricchezza dagli altri gruppi d'età. Quindi non rinunceranno facilmente a questo presunto beneficio. Oggi è chiaro che per una famiglia i benefici istruttivi netti sono solo un'illusione. Si tratta di un trasferimento di ricchezza da persone che sono produttive a persone che sono intrinsecamente improduttive: dipendenti delle scuole pubbliche. Quello che forniscono può essere ottenuto gratuitamente con la Khan Academy. Queste persone sono a sussidio dello stato. Si suppone che svolgano servizi aventi un certo valore, in realtà potrebbero essere forniti online gratuitamente. La Khan Academy l'ha dimostrato. Questa non è un'ipotesi.

Quindi il welfare state comprendente la fascia d'età dai sei anni fino alla maturità, non si basa su una presunta solidarietà nei confronti dei poveri meritevoli, ma si basa sul potere politico, sul potere ideologico e, soprattutto, sul potere religioso dell'unica e sola chiesa d'America: la scuola pubblica.

Questo è un problema profondamente religioso. I sacerdoti hanno sempre preteso il controllo sui contenuti dell'istruzione. Sin dalla metà del XIX secolo, solo il sistema gestito e finanziato dalle famiglie ha sfidato tale establishment. Questa è una battaglia per le menti e le anime delle persone. Non è tanto una battaglia sul trasferimento di ricchezza. Si tratta di una battaglia contro il controllo statale sul pensiero della prossima generazione di elettori.

L'illusione dei benefici economici alle famiglie è una chimera. I presunti beneficiari finiscono per pagare troppo in tasse di proprietà nel corso della loro carriera lavorativa, e le prestazioni didattiche nei confronti dei loro figli sono minime. Eppure non cambieranno. Oggi almeno l'85% di tutti gli americani ha i propri figli nel sistema scolastico pubblico.

Tomba. Ora diamo un'occhiata alle altre spese sociali importanti: le pensioni e l'assistenza medica finanziata dalle tasse. In questo caso i beneficiari più numerosi si trovano nella classe media. Ecco perché ce ne sono così tanti di loro. Hanno i voti. La classe media paga il sistema, sperando di ricevere più denaro di quello versato. È l'economia di Lake Wobegon. Ognuno spera di prendere più di quanto versato.

Allo stesso tempo insistono d'aver pagato per tutti i benefici che ricevono. I beneficiari non ammettono a sé stessi o a chiunque altro di vivere a sussidio dello stato. Non ammettono che sostanzialmente è questo il welfare. Dicono che sia un loro diritto. Dicono d'aver pagato. Franklin Roosevelt istituì la previdenza sociale nel 1935. Sapeva fin dall'inizio che i pagamenti dei lavoratori avrebbero indebolito qualsiasi resistenza nei confronti del sistema, perché la gente non avrebbe mai ammesso che in realtà si trattava di un programma di welfare state. La gente non ammetterà di vivere in un sistema di trasferimento obbligatorio di ricchezza.

C'è un'altra cosa da considerare. La gente pensa per davvero di riuscire a vivere più a lungo rispetto a quanto sia statisticamente possibile. Questa è davvero l'economia di Lake Wobegon. Credono anche che avranno diritto a supporto medico per tenerli in vita per ulteriori tre anni, o cinque anni, o di più. Si aspettano di ricevere dalla previdenza sociale e dal Medicare quanti più benefici possibili.

Lo stato quindi viene visto come un'istituzione salvifica. Assume una delle caratteristiche a lungo attribuite a Dio. La gente prega Dio quando è a corto di denaro, salute, o tempo. Oggi non sentono più il bisogno di pregare Dio, perché lo stato offre sollievo dai problemi della vita.

Nelle tasche di chi finisce il denaro? In questi giorni i grandi beneficiari sono i professionisti nel settore sanitario. La maggior parte del denaro finisce ad amministratori degli ospedali, medici e personale di supporto.

Tutto questo viene fatto in nome dei poveri. Poi, una volta che i sistemi entrano in vigore, i vantaggi vanno alla classe media. Gli elettori credono che lo stato abbia il potere di sistemare le cose, quindi il welfare state negli Stati Uniti è soprattutto un'affermazione religiosa. La sovvenzione principale è rappresentata dal Medicare, la quale è nel range dei $1,000 al mese per pensionato. È questo ciò che manderà in bancarotta il welfare state moderno.



FUNZIONI SACERDOTALI

Analiticamente parlando, le funzioni principali del welfare americano sono di natura religiosa. Sono di natura religiosa negli anni della formazione scolastica, perché il denaro va a sostenere quello che è funzionalmente un sacerdozio. Si tratta di un sacerdozio certificato dallo stato. L'istruzione è stata tradizionalmente un'area presa in consegna dai sacerdoti. Le famiglie erano sempre state le prime educatrici, ma il gruppo di supporto atto a fornire servizi educativi al di fuori della famiglia è sempre stato il sacerdozio. Questa cosa non è cambiata. La differenza principale è la seguente: oggi è lo stato che fornisce i sacerdoti, non la chiesa. Lo stato soleva contare sui sacerdoti, ma ora ha eliminato l'intermediario: la chiesa. Il caso del Massachusetts è lampante. Lo stato del Massachusetts smise di sostenere le chiese Congregazionali nel 1833, e dal 1837 istituì una Commissione Statale per l'Istruzione. Più chiaro di così...

Dal pensionamento fino alla morte, il governo federale viene visto come una famiglia sostitutiva. La famiglia era sempre presente alla morte della persona anziana. La famiglia sosteneva la persona anziana fino al punto di morte. Oggi lo stato sostiene l'anziano fino alla morte, assumendo così le funzioni primarie della famiglia.

Negli Stati Uniti, quindi, c'è stato un trasferimento dell'autorità dalla famiglia allo stato.

C'è stato un trasferimento dell'autorità dalla chiesa allo stato per quanto riguarda l'istruzione avanzata.



CONCLUSIONI

Il fatto significativo è questo: le famiglie hanno votato a favore di questi trasferimenti di ricchezza. La motivazione è ovvia: gli individui guardano all'onere finanziario rappresentato dall'istruzione e dalla pensione, e adottano l'economia di Lake Wobegon. Pensano che sfuggiranno ai loro obblighi consentendo allo stato d'entrare in scena e tassare tutti al fine di finanziare il programma scolastico e il programma sanitario. Non si sono mai seduti per stimare quale fosse l'onere fiscale complessivo nei loro confronti. Hanno solamente presunto che avrebbero battuto il sistema. Ancora una volta, questa è l'economia di Lake Wobegon. La gente pensa di poter sfuggire ai propri oneri, quando in realtà finisce sempre per pagarli.

Questo è il motivo per cui la gente va a Las Vegas, scommette sugli eventi sportivi e compra i biglietti della lotteria. È così che funziona l'economia di Lake Wobegon.

Morale della storia: la gente pensa di poter battere le probabilità e vota di conseguenza. Votano per trasferire l'autorità dalla famiglia, in primo luogo, e dalle chiese, in secondo luogo, perché hanno adottato l'economia di Lake Wobegon.

Una volta che cominciano a contribuire al sistema, chiedono benefici. Questo è il motivo per cui non abbandoneranno il welfare state moderno. Guardano la loro situazione e vedono che sono intrappolati nel sistema fiscale, dalla maturità fino alla pensione. Devono contribuire al sistema. Quindi il loro obiettivo è quello di massimizzare i benefici che possono estrarre dal sistema. Vogliono prendere più di quello che hanno versato.

In questo contesto è come se il Congresso avesse una carta di credito.

Ad un certo punto andrà in default.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Bombe ad orologeria finanziarie nascoste in piena vista

Ven, 29/04/2016 - 10:10




di David Stockman


L'orso è in arrivo, e imperverserà nei canyon di Wall Street col sangue grondante da denti e artigli. Ancora una volta i nostri pianificatori monetari centrali — per la terza volta in questo secolo — verranno colti di sorpresa. Questo perché hanno speso due decenni a deformare, distorcere e a distruggere ciò che un tempo erano mercati finanziari liberi. E come al solito sono all'oscuro delle bombe ad orologeria finanziarie che nel frattempo hanno piazzato.

La sostanza del settore bancario centrale keynesiano è quella di falsificare i prezzi degli asset finanziari. In sostanza, questo significa agganciare i tassi d'interesse al di sotto dei livelli di compensazione di mercato, in base alla teoria che ne deriveranno più prestiti e spesa.

Negli ultimi anni a questo canale della trasmissione della politica monetaria è stata aggiunto il canale FX, che opera per mezzo del deprezzamento della moneta e dello stimolo delle esportazioni; e il canale dell'effetto ricchezza, il quale cerca di far levitare la ricchezza di carta del 10% delle famiglie più ricche, in modo che esse si sentano incoraggiate a spendere di più in empori del lusso, BMW e vacanze di lusso.

Inutile dire che la svalutazione della moneta potrebbe funzionare per una piccola economia esportatrice come la Nuova Zelanda. Ma su scala globale è solo una ricetta per una "race to debase". In ultima analisi non porta altro che inflazione delle materie prime e dei beni importati, e riallocazione di reddito e ricchezza dalle industrie nazionali e dalle famiglie agli esportatori e ai loro azionisti. Il Giappone ne è la prova.

Per quanto riguarda il canale FX, la scorsa settimana su Bloomberg anche il grande capo di Blackrock, Peter Fisher, ha capito come stanno le cose:

"Ma cerchiamo d'essere chiari, tassi negativi per il tasso FX rappresenteranno una svalutazione competitiva", ha affermato. "Il Fondo Monetario Internazionale è stato istituito per impedire una cosa del genere, quello che abbiamo fatto negli anni '20 e '30 è stato un disastro."
Si tratta di una misura d'eutanasia indotta nella politica americana da 20 anni di dominio della banca centrale, cosa che ha addirittura reso credibile il canale dell'effetto ricchezza. Rappresenta un massiccio trasferimento fiscale verso il 10% delle famiglie statunitensi più ricche che possiedono l'85% degli asset finanziari.

Inoltre questo odioso Robin Hood al contrario è costituito da 12 burocrati non eletti che siedono nel FOMC. Dalle loro sedie svolgono esperimenti monetari sulla popolazione americana senza responsabilità alcuna.

Che questi saccheggi stiano promuovendo una ridistribuzione terribilmente ingiusta della ricchezza dalla gente comune ad una piccola élite di giocatori d'azzardo, robo-trader e cavalcatori di bolle, è confermato anche dal successo di Bernie Sanders e Donald Trump. Oltre ad alimentare la xenofobia e il pregiudizio razziale, Trump si sta dirigendo verso la nomina del GOP perché, ironia della sorte, si è auto-finanziato e può gridare ad alta voce che non è la marionetta di nessuno.

Oltre all'ingiustizia, vi è anche stupidità. Nell'illegittima teoria dell'effetto ricchezza, c'è la presunzione spuria che il gioco d'azzardo a Wall Street possa essere ben guidato dalla banca centrale. Così facendo, i nostri pianificatori monetari centrali credono di poter scatenare un circolo virtuoso di aumenti di spese, redditi e produzione.

Alla fine, secondo questi azzeccagarbugli, la produzione, il reddito e i profitti raggiungono i prezzi aumentati degli asset finanziari. Di conseguenza non vi sono bolle; e, invece, la ricchezza della società continua a salire sempre e comunque.

Non esattamente. Le banche centrali hanno stimolato il crollo delle bolle speculative finanziarie. Ogni volta.

La FED e gli altri professionisti della politica dell'effetto ricchezza, non hanno affatto ben guidato i mercati finanziari. Li hanno trasformati in casinò e alla fine sono diventati restii a limitarli per paura di un attacco loro isterico. Bernanke l'ha scoperto nella primavera del 2013, e la Yellen per tre volte ora — ad ottobre 2014, ad agosto 2015 e a gennaio-febbraio 2016.

Ma a differenza degli ultimi due cicli economici, dove i nostri pianificatori monetari centrali sono riusciti a far risalire il tasso del mercato monetario fino al 6% e al 5%, nel 2000 e nel 2007 rispettivamente, questa volta la combriccola di keynesiani ha fatto durare lo zero bound fino alla fine del ciclo naturale di ripresa del capitalismo.

Di conseguenza i casinò sono pieni di bombe ad orologeria finanziarie come mai prima d'ora. Peggio ancora, i banchieri centrali sono così confusi che stanno tutti convergendo verso quelle pseudo-soluzioni che infiammeranno queste bombe ad orologeria.

Cioè, tassi d'interesse negativi. Questa farsa riflette una disperazione irrazionale tra i banchieri centrali ed i loro compagni di viaggio, e presto scatenerà una tempesta di fuoco tra rivolte politiche, tesaurizzazione della valuta e panico tra i giocatori d'azzardo all'interno del casinò.

Oltre a ciò, stanno schiacciando i margini d'interesse netti delle banche, mettendo in pericolo la solvibilità del sistema bancario stesso che le banche centrali sostengono d'aver salvato e sistemato.

Parleremo di alcune di queste bombe ad orologeria nella sezione sottostante, ma prima bisogna sottolineare che lo scoppio della terza bolla di questo secolo è imminente. Questo perché sia l'economia globale sia quella nazionale si stanno raffreddando rapidamente, il che significa che la recessione è dietro l'angolo.

In base al grafico qui sotto, raffigurante i 16 milioni di datori di lavoro della nazione che inviano i sostituti d'imposta all'IRS in base alle ore effettive di lavoro utilizzate — e tralasciando i lavori fantasma incorporati nelle fantasie del BLS, come gli aggiustamenti nascita/morte e gli aggiustamenti stagionali — il mio collega Lee Adler riferisce che le riscossioni aggiustate all'inflazione sono diminuite del 7-8% rispetto all'anno precedente secondo la media mobile più recente.




Come Lee ha fatto notare su Wall Street Examiner:

Il tasso di variazione della riscossione dei sostituti d'imposta s'è avvicinato ad un livello che non solo segnala recessione, ma indica una depressione economica. Il 18 febbraio 2016, il tasso di variazione era -5.6% in termini nominali rispetto al corrispondente periodo di un anno fa. Stiamo parlando di un calo rispetto al -3.7% di una settimana prima, al +0.6% di un mese prima, al +5.8% di tre mesi fa e al +8.7% del febbraio 2015 [...]. Aggiustato al tasso di crescita nominale delle remunerazioni ai dipendenti, il tasso annuo reale di variazione è ora circa -7.5/-8% anno su anno.
Quindi ci sarà una carneficina nel casino quando diventerà evidente che la recessione ha di nuovo fatto visita a questa terra fiera, ma che la FED è del tutto a corto di polvere da sparo asciutta. Non c'è possibilità al mondo che la NIRP funzionerà.

Anche Peter Fisher ha ammesso che la NIRP rappresenta la fine della strada per i banchieri centrali keynesiani:

Fisher ritiene che la crescente propensione dei banchieri centrali per tassi di riferimento negativi, nasce dal desiderio d'evitare d'ammettere che hanno sparato tutte le loro munizioni monetarie.
Imboccando questo vicolo cieco, questi fanatici hanno creato un'immenso danno sociale. Infatti i nostri pianificatori monetari centrali sono diventati così auto-illusi e assetati di potere, che ora dispensano sciocchezze con assoluta nonchalance. In un discorso alla Columbia University l'attuale operatore dietro la stampante della FED, Simon Potter della NYFED, ha riproposto suddette sciocchezze:

La FED soleva usare una scarsità di riserve bancarie per impostare la politica monetaria, ma ha dovuto adottare nuovi strumenti per aumentare i tassi, avendo un bilancio da $4,500 miliardi.

"Abbiamo raggiunto un ottimo controllo sul tasso dei fondi federali, e lo abbiamo fatto evitando effetti indesiderati per il sistema finanziario o per la stabilità finanziaria", ha detto Potter.
Quest'uomo sta scherzando? Non esiste un mercato dei fondi federali degno di questo nome. Il gigantesco programma d'acquisto di obbligazioni della FED e le monumentali riserve in eccesso da esso risultanti, hanno distrutto il mercato dei fondi federali molto tempo fa.

Beh, ecco i "nuovi strumenti" della FED. Quello che producono non è un prezzo finanziario o un tasso d'interesse; ciò che producono è un tasso contraffatto.

Vale a dire, la FED ha alzato il tetto sulle sue operazioni reverse repo da $300 miliardi a $2,000 miliardi e ha fissato il rendimento a 25 punti base. Oltre a ciò ha aumentato il bacino dei repo con le banche estere a $250 miliardi, per cui paga circa 33 punti base. Infine, il tasso d'interesse che paga alle banche associate con le riserve in eccesso (IOER) ammontanti a circa $2,500 miliardi, è stato portato a 50 punti base.

La combinazione di queste tre cose rappresenta la madre di tutte le Offerte d'Acquisto. E non dimentichiamoci del fatto che il Tesoro degli Stati Uniti sta inondando il mercato con i suoi bond. Come potrebbe essere altrimenti dato che i tassi del mercato monetario, compresi i fondi federali, sono nel range dei 25-50 punti base?

E allora? La FED sta funzionando come una gigantesca idrovora monetaria per nessuno scopo razionale di sorta, e si basa su una frode finanziaria.

Sul primo punto, non vi è una singola attività imprenditoriale razionale in America che vorrebbe finanziare il suo capitale d'esercizio con un'offerta overnight. Ecco perché anche i tassi fluttuanti del mercato revolving hanno termini di un anno o più, e garanzie contrattuali se gli accordi non sono rispettati.

Gli unici beneficiari del denaro overnight a 38 bps sono i giocatori d'azzardo di Wall Street, e sarebbero altrettanto grati per un ancoraggio a 12 bps, o 100 bps, o anche 250 bps. L'unica cosa che hanno veramente a cuore è la certezza circa il costo di carrying sui loro gettoni da gioco — qualcosa che l'ancoraggio della FED fornisce immancabilmente. Dal punto di vista di Main Street, tuttavia, l'ancoraggio dei fondi federali è una farsa inutile.

Quindi, sì, gli sciocchi keynesiani nell'Eccles Building stanno creando ciò che equivale ad un'offerta da $6,000 miliardi in modo da agganciare con grande precisione un tasso del mercato monetario che non ha assolutamente peso per Main Street. Questo perché le famiglie e le imprese degli Stati Uniti hanno già raggiunto la condizione di Picco del Debito. Di conseguenza il vecchio canale della trasmissione della politica monetaria è rotto. I pianificatori monetari centrali, di conseguenza, stanno portando al fiume un asino che non vuole bere, deformando e destabilizzando ulteriormente un sistema finanziario che è già sul punto d'implodere.

Ma ciò che rende il mondo così pericoloso, è che il FOMC è completamente perso in un marchingegno alla Rube Goldberg ed è capace di qualsiasi mossa disperata. Dopo tutto vi basta ricordare da dove proviene questa Gigantesca Offerta d'Acquisto da $6,000 miliardi.

I $2,000 miliardi di reverse repo rappresentano sostanzialmente una FED che sta dando in pegno una parte del suo enorme bilancio da $4,500 miliardi tra titoli di stato e titoli garantiti da ipoteca. E, sì, queste garanzie sono state precedentemente acquistate con credito fiat, il quale era stato depositato nei conti bancari dei dealer di Wall Street che avevano venduto questi titoli sulla scrivania delle Operazioni di Mercato Aperto della FED.

Il sistema bancario nel suo complesso non aveva un bisogno immediato delle nuove riserve iniettate attraverso il QE, così le hanno accumulate presso la FED di New York, le quali sono passate da appena $40 miliardi nell'agosto 2008 agli attuali $2,500 miliardi. Accatastate come sono in torreggianti cumuli digitali al 33 di Liberty Street, la seconda componente dei "nuovi strumenti" della FED mantiene sequestrate queste quantità precedentemente inconcepibili di riserve in eccesso presso la NYFED. Cioè, il sistema bancario viene corrotto dai 50 bps di pagamenti IOER per farle rimanere lì.

Non ci dovrebbe essere alcuna confusione qui. La FED sta sovvenzionando gratuitamente le sue banche associate per la somma di $13 miliardi all'anno, in modo da impedire che questi fondi finiscano nel mercato monetario e annullino il suo obiettivo inutile sui fondi federali.

E lo stesso vale per i 33 bps guadagnati dalle banche estere che hanno depositato $250 miliardi di liquidità in eccesso nel bacino repo estero della FED di New York. Sicuramente Deutsche Bank, Barclays, BNP Paribas e altri dinosauri del socialismo europeo, sono grati per un rendimento migliore sul loro denaro rispetto al rendimento negativo offerto dalla banca centrale a Francoforte.

E questa è solo la metà della storia. Tutte le tangenti pagate attraverso questi tre diversi canali al fine di raggiungere un obiettivo completamente inutile nel mercato dei fondi federali, riduce i "profitti" annuali dei federali.

La FED guadagna circa $120 miliardi l'anno dal suo bilancio da $4,500 miliardi accumulato con credito fittizio piuttosto che con proventi dal duro lavoro, dalla produzione e da valore economico reale. Consuma $5-6 miliardi per i suoi 22,000 membri dello staff e per il suo esercito di consulenti, molti dei quali altrimenti farebbero finta d'insegnare "economia" in college e università. Ora spende circa $15 miliardi per pagare l'IOER e gli interessi sui suoi reverse repo e sui depositi bancari esteri, con "profitti" netti di circa $100 miliardi.

Questi profitti vengono poi ridati al Tesoro degli Stati Uniti come una grande tangente per mantenere buoni i politici ad entrambe le estremità di Pennsylvania Avenue. Peggio ancora, i profitti ricevuti dalla FED sono considerati un controbilanciamento per gli interessi sul debito pubblico da $19,000 miliardi, consentendo in tal modo ai politici di credere che esista un pasto gratis fiscale.

Purtroppo tutto questo rimescolamento monetario fraudolento ha una terribile conseguenza nei casinò finanziari qui e all'estero. Spinge i tassi d'interesse a livelli sub-economici ed innesca una caccia massiccia a rendimenti decenti tra i money manager di tutto il mondo e i giocatori d'azzardo.

Oggi Bloomberg ha pubblicato uno studio in cui racconta le conseguenze funeste che questa caccia a rendimenti decenti ha avuto sulle industrie energetiche e minerarie del mondo. Vale a dire, ha consentito alle aziende in settori industriali altamente ciclici, rischiosi e volatili di prendere in prestito somme di denaro finora inimmaginabili, e di gettarle in investimenti improduttivi e capacità in eccesso.

Una possibile spiegazione è il livello d'esposizione che hanno le banche e gli investitori rispetto al settore. Le 5,000 più grandi società quotate in borsa (monitorate da Bloomberg) nei settori dell'energia, del ferro, dell'acciaio, dei metalli e delle miniere, hanno debiti per $3,600 miliardi secondo i loro rapporti finanziari più recenti, o il doppio di quelli che avevano alla fine del 2008.

Cinque anni fa le aziende monitorate da Bloomberg avevano più utile operativo che debito. Ora avrebbero bisogno di più di otto anni delle loro attuali entrate, senza contare interessi, imposte e ammortamenti, per cancellare i loro obblighi netti.

Gli investitori obbligazionari affamati di rendimenti hanno aspirato un sacco di questo debito e ora detengono circa $2,100 miliardi di obbligazioni. Saranno i primi a sentire il dolore economico considerando che Standard & Poor's ha già declassato quei titoli del 47% rispetto al suddetto ammontare, e che solo negli ultimi 12 mesi ha sentenziato 400 rating negativi nei settori dell'energia e delle materie di base. Tale scala e profondità ricorda il modo in cui le banche furono abbattute dalle società di rating durante la crisi finanziaria del 2008.

Non è chiaro dove si trovi l'altra porzione dei $3,600 miliardi di passività, ma probabilmente la maggior parte è dovuta alle banche. Se i rimanenti $1,500 miliardi sono davvero sui bilanci delle istituzioni finanziarie, ciò rappresenterebbe circa l'1.5% dell'attivo totale di tutte le banche del mondo. Ciò non sembra molto significativo, o preoccupante. Ma per mettere le cose nel giusto contesto, alla fine del 2007 i mutui subprime degli Stati Uniti rappresentavano meno dell'1% dell'attivo delle banche quotate.

Per fortuna il debito delle società nel settore delle materie prime non è stato riconfezionato in altri titoli strani, com'è accaduto invece coi mutui immobiliari americani, diffondendo in tal modo l'esposizione. Ma la sua vastità, e il fatto che una grande porzione sia in possesso delle banche, suggerisce l'esistenza di un enorme rischio globale.
La morale della favola è presto detta. La grande ondata di materie prime e deflazione industriale che ora sta spazzando via l'economia mondiale, è figlia della baldoria del debito alimentata dalle banche centrali negli ultimi due decenni. Eppure ora fanno finta che questo vento contrario per la crescita abbia avuto origine da una forza esogena che dev'essere affrontata con una maggiore intrusione monetaria.

Ecco come si arriva al reato della NIRP. Le banche centrali keynesiane non possono immaginare un problema per il quale più debito non sia la soluzione. Ma non è la mancanza di "domanda aggregata" che sta facendo diventare inattive una quota crescente di industrie nella perforazione petrolifera; né la presunta mancanza di "domanda aggregata" ha fatto scendere le vendite delle macchine minerarie di Caterpillar, o ha fatto precipitare il Baltic Dry Index ai minimi da 30 anni a questa parte.

Sono i profitti in calo e un disperato bisogno di conservare il flusso di cassa, i motivi per cui produzione, salari e profitti nel settore delle materie prime e dell'energia si stanno sfracellando. Le spese in conto capitale del colosso minerario BHP rappresentano un proxy per quella che sta diventando una depressione globale delle spese in conto capitale nell'economia industriale del mondo.

Vale a dire, al culmine del boom del credito globale di pochi anni fa, il bilancio sociale di BHP era di circa $23 miliardi. Quest'anno, invece, si prevedono solo $7 miliardi e solo $5 miliardi nel 2017.

Inutile dire che non ci vuole molta fantasia per immaginare come un taglio del 78% nelle spese per investimenti di un gigante come BHP, fornitore di macchinari pesanti e infrastrutture come linee ferroviarie e impianti portuali, si riverserà a cascata lungo la catena industriale. E dal momento che i dirigenti che gestivano queste operazioni vengono licenziati a destra e a sinistra, è abbastanza certa anche un'altra cosa.

Cioè, non ci sono acquirenti per debito incrementale, con o senza NIRP, delle industrie minerarie ed energetiche globali. Sono stati commessi danni epici, e l'eccesso di capacità e malinvestment ci accompagneranno negli anni a venire. Centinaia di miliardi di debiti che hanno finanziato questa massiccia e scriteriata baldoria d'investimenti, saranno ristrutturati o cancellati del tutto, come già sta emergendo nelle patch scisto negli Stati Uniti.

Questi tipi di bombe ad orologeria finanziarie sono in agguato ovunque nell'economia globale — anche se i banchieri centrali non le vedono.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Siamo vicini ad un punto di svolta critico nella guerra tra valute

Gio, 28/04/2016 - 10:10
Se come dice Rickards le guerre tra valute sono come guerre reali, allora è lecito aspettarsi anche accordi sottobanco tra le forze in battaglia. Infatti, come ci ricorda lo stesso autore in un pezzo riguardante il meeting del G-20 del 26 febbraio scorso, è possibile che alcune nazioni abbiano sottoscritto un accordo segreto a Shanghai sulla falsariga degli Accordi del Plaza del 1985. All'epoca questi accordi vennero sottoscritti da USA, Francia, Germania Ovest, Giappone e Inghilterra, e, attraverso l'intervento nei mercati valutari, c'era la precisa di svalutare il dollaro USA in relazione allo yen e al marco. L'accordo segreto di Shanghai, invece, sottoscritto da USA, FMI, Giappone, Cina ed Europa, avrebbe lo scopo di svalutare lo yuan cinese. Dato che la Cina è la seconda economia mondiale e dato che, nonostante la PBOC si stia dando fare con la stampante monetaria senza risultati concreti, non è possibile svalutare ulteriormente lo yuan a meno di rischi crescenti. Non solo, ma visto che la sua economia è piena zeppa di bolle, un suo crollo potrebbe avere gravi ripercussioni per l'economia mondiale. La soluzione, secondo l'accordo segreto di Shanghai, sarebbe quella di far rafforzare le valute degli altri partner commerciali, in particolare yen ed euro, e indebolire lo yuan senza passare per l'ennesima svalutazione plateale. Non a caso è quello che è accaduto nonostante la BCE abbia aumentato il QE (salvo poi aggiungere che si sarebbe fermata qui) e la BOJ sia atterrata in territorio negativo. Quindi lo yuan è stato svalutato senza che la PBOC muovesse un dito, e grazie alla stretta connessione col dollaro, anche quest'ultimo ha ricevuto uno slancio svalutativo. Cosa accadde dopo gli Accordi del Plaza? Il dollaro scese di circa il 30% e il prezzo dell'oro salì più del 50%. Ad oggi, il prezzo dell'oro è salito del 20% sin dall'inizio dell'anno, mentre il dollaro è entrato in un trend ribassista. Tenetevi strette le vostre once d'oro.
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di James Rickards


Le guerre tra valute sono vere e proprie guerre. Possono durare più a lungo di quanto ci si possa aspettare, e sancire vittorie e perdite inattese. Nelle guerre vere non si combatte sempre. Ci sono periodi di quiete, seguiti da grandi battaglie, seguite da nuovi periodi tranquilli mentre gli eserciti si riposano e si riorganizzano.

Sembra che il recente periodo tranquillo sia finito e che la guerra tra valute stia entrando in una nuova battaglia importante. Il dollaro americano è passato da un minimo nell'agosto 2011 ad un massimo di 10 anni a metà del 2015. Questa salita del dollaro è stata alimentata dalla politica monetaria restrittiva della FED, iniziata a maggio 2013 con il "taper" di Bernanke e continuata a dicembre 2015 con il "liftoff" della Yellen.

Ma il dollaro forte ha infine raggiunto l'economia degli Stati Uniti, in netto rallentamento. Dopo lo "yen debole" del 2013 e "l'euro debole" del 2015, sembra sia arrivato di nuovo il momento di un dollaro debole. Le guerre tra valute sono tornate sulle coste statunitensi dopo l'atteggiamento remissivo della FED nelle sue dichiarazioni del 16 marzo scorso. Janet Yellen ha rafforzato suddetto atteggiamento nel suo discorso all'Economic Club di New York.

Ci sono svolte improvvise, dove un trend a lungo termine inverte la rotta. I "vincitori" di oggi (le valute forti) diventano improvvisamente i "perdenti" (le valute deboli) di domani, contrariamente alla maggior parte delle aspettative e delle previsioni di Wall Street.

Queste inversioni di tendenza non sono insolite nei mercati valutari; bisogna aspettarsele. Le valute importanti presentano caratteristiche più affidabili rispetto ai mercati mobiliari. Azioni e obbligazioni, infatti, possono andare a zero (in caso d'insolvenza o di fallimento) o all'infinito (quando una startup nel campo tecnologico diventa il prossimo Facebook o Uber). Ma tali estremi sono molto insoliti nelle valute, sebbene ci siano eccezioni come l'iperinflazione in Zimbabwe o in Venezuela.

I tassi di cambio incrociati tra le valute principali possono anche manifestare trend forti (su o giù), ma alla fine s'invertiranno. Negli ultimi cinque anni l'euro è stato tradato ad un massimo di $1.48 (29 aprile 2011) e ad un minimo di $1.05 (15 Marzo 2015). Questo è un intervallo ampio, ma tale rimane.

Ultimamente l'euro è stato tradato fino ad un massimo di $1.13, ma nessun analista si aspetta seriamente che l'euro arrivi a $2.00 o a $0.50 nel prossimo futuro. Il punto è che le valute vengono tradate in un intervallo, il che significa che mostrano punti di svolta critici ai limiti estremi del suddetto intervallo.

In un mondo senza un ancoraggio ad una valuta, che sia l'oro, il dollaro o i diritti speciali di prelievo (DSP), i tassi di cambio incrociati sono altamente volatili. Su base giornaliera, le valute sono difficili da prevedere o tradare. Ciononostante esistono le dinamiche di lungo periodo che sono utili per fare previsioni.

Si possono fare grandi profitti quando s'intuisce la giusta direzione e si fornisce al trade abbastanza tempo per andare a proprio favore.

Ci stiamo avvicinando ad uno di quei punti di svolta, nel caso specifico per il dollaro degli Stati Uniti.

Al fine di prevedere tali punti di svolta, io uso il mio metodo IMPACT. Questo metodo comporta l'utilizzo di una teoria della complessità per individuare le "proprietà emergenti". Una proprietà emergente è un evento sistemico che sembra provenire dal nulla e non può essere dedotto dalla conoscenza completa degli elementi nel sistema.

Altri definiscono le proprietà emergenti "cigni neri". Io preferisco il termine "proprietà emergente" perché è più scientifico, mentre "cigno nero" è rozzo e poco professionale.

In questo momento l'indicazione d'allarme più consistente è arrivata da quello che definisco "Yellen's Conundrum". Janet Yellen e la Federal Reserve vogliono una maggiore inflazione; l'hanno detto tante volte. Il loro obiettivo d'inflazione è del 2%, prendendo come riferimento il deflatore della spesa personale al consumo (PCE) su base annua. Janet Yellen e la Federal Reserve vogliono anche tassi d'interesse più elevati.

Lo scorso dicembre la FED ha disposto un percorso d'aumento dei tassi da 300 punti base in tre anni, che in media è un aumento di 25 punti base ogni riunione del FOMC. Malgrado ciò si concedono alcune deviazioni in base ai "dati in entrata" e alla performance economica reale. Ma l'aumento dei tassi d'interesse rende il dollaro più forte, situazione che è deflazionistica.

Quando la propria politica è dichiaratamente inflazionistica, come si può perseguire un percorso che invece è deflazionistico? Non è possibile. Le politiche contraddittorie della FED non hanno senso. O l'una o l'altra.

Capire il percorso della FED e come debba invertire la rotta, è la chiave per fare profitti fuori misura.

Il grafico qui sotto mostra da solo il vicolo cieco in cui è finita la FED:




Viene raffigurato l'indice del dollaro negli ultimi 10 anni. Il dollaro ha sperimentato un rally nel 2008-09 (in base ad un "fear trade" durante il panico) e poi è crollato nel 2009-2011 (sotto il QE1, QE2 e "Operation Twist"). Nell'agosto 2011 il dollaro ha raggiunto un minimo storico e, non a caso, il prezzo in dollari dell'oro ha raggiunto un massimo.

Il dollaro ha sperimentato un rally alla fine del 2011, dopo la fine del QE2 e il Twist, ma poi è sceso di nuovo con l'avvento del QE3 a settembre 2012.

Il punto di svolta è stato il restringimento della FED iniziato a maggio 2013, con il "taper" di Ben Bernanke. La FED non l'ha iniziato sin da subito, ma la semplice menzione è stata sufficiente per far impennare il dollaro. Inoltre ha anche innescato un crollo nei mercati emergenti, poiché si sono interrotti i flussi di hot money nei carry trade in quei luoghi e sono stati re-indirizzati nei buoni del Tesoro USA.

Questo enorme rally del dollaro è continuato fino all'attuazione effettiva del tapering (dicembre 2013), la rimozione della forward guidance (marzo 2015) e il "liftoff" della FED riguardo i tassi d'interesse (dicembre 2015).

L'intero ciclo rappresenta un aumento del 33% nel valore dell'indice del dollaro in 52 mesi. Ascese del 33% non sono insolite nelle azioni, ma sono altamente inusuali per quanto riguarda le valute. In un mondo in cui i tassi di cambio sono fluttuanti, i principali partner commerciali sono tenuti a mantenere una certa stabilità nei loro tassi di cambio incrociati.

Le condizioni del commercio, sulla base di fattori produttivi, risorse naturali, demografia, tecnologia, ecc., cambiano nel corso del tempo, ma non così velocemente.

Questa salita del dollaro è meglio definirla come uno shock basato sul desiderio della FED di "normalizzare" i tassi d'interesse e porre fine alla politica del tasso zero (ZIRP).

Ma la normalizzazione dei tassi d'interesse ha un costo elevato: disinflazione confinante con la deflazione. Il dollaro forte fa male agli utili delle società statunitensi e ai prezzi delle azioni in due modi: facendo diminuire le esportazioni e danneggiando gli utili all'estero che devono essere convertiti in dollari.

Questa tendenza deflazionistica derivante da un dollaro forte, spinge la FED più lontano dal suo obiettivo di un'inflazione al 2%. Questa dinamica può essere vista nel grafico qui sotto, il quale utilizza lo stesso intervallo di tempo del grafico precedente:




La linea orizzontale rossa mostra l'obiettivo d'inflazione della FED. La linea blu misura la core PCE, l'indicatore d'inflazione preferito dalla FED. Dopo otto anni non ha mai raggiunto il suo obiettivo. Negli ultimi quattro anni, dal minimo del dollaro nel 2011, l'indice dell'inflazione si è mosso lontano dall'obiettivo della FED.

La FED non capisce che questa combinazione tra tassi più elevati, dollaro più forte e più deflazione, è dovuta ai suoi modelli obsoleti. Secondo la FED, una crescita continua dell'occupazione crea carenze di manodopera che permettono ai lavoratori di chiedere una maggiorazione dei salari reali. Questi salari esercitano poi pressioni inflazionistiche sull'economia, anche se con un certo ritardo. In questa prospettiva la ZIRP della FED, 2008-2015, produrrà inflazione da un momento all'altro.

Ma non vi è alcuna evidenza a sostegno dei modelli della FED (es. "NAIRU", "curva di Phillips", "FRB/US"). I lavori stanno ritornando, ma le pressioni sui salari e l'inflazione non sono affatto in vista. Ciò che è visibile sono tassi più elevati, un dollaro più forte e una continua pressione deflazionistica.

Il dollaro è leggermente diminuito di valore tra fine febbraio e inizio marzo, quando è risultato chiaro che la FED non avrebbe rialzato i tassi d'interesse a marzo, come invece ci si aspettava dopo le dichiarazioni del FOMC a dicembre 2015. Ma il declino s'è invertito subito a fine marzo, quando la FED ha iniziato a segnalare che sarebbe tornata sul sentiero del rialzo dei tassi a giugno, o forse già ad aprile. Ora Janet Yellen sembra aver fatto marcia indietro per quanto riguarda aprile, e per il momento il dollaro è calato.

Ma cosa succederà quando la FED perderà la fiducia nei suoi modelli e cercherà d'innescare l''inflazione alla vecchia maniera, ovvero, con più accomodamento e un dollaro svalutato?

Cosa ci suggerisce il mio sistema IMPACT sul prossimo punto di svolta in questa guerra senza fine tra valute?

La risposta breve: le probabilità di un punto di svolta stanno crescendo, ma ancora non sono abbastanza consistenti per innescarlo. Ritengo che la FED possa alzare i tassi a giugno (forse, ma improbabile ad aprile) e continui a fare dichiarazioni a sostegno di una linea dura circa futuri rialzi dei tassi. Ciò metterà pressione al rialzo sul dollaro, compensando parzialmente gli sviluppi recenti.

Ma prima o poi, la debolezza dei mercati azionari e dell'economia degli Stati Uniti diventerà evidente anche per la FED. A quel punto, probabilmente alla fine del 2016, ci sarà un importante punto di svolta nelle guerre tra valute.

Ritengo che la FED invertirà la rotta, scegliendo un sentiero accomodante (es. forward guidance, tagli dei tassi, "elicottero monetario", QE, o addirittura tassi d'interesse negativi) e abbattendo il valore del dollaro. Alla discesa del dollaro, la FED otterrà alla fine l'inflazione che vuole ma potrebbe essere troppo tardi.

Questi punti di svolta richiedono che gli investitori siano agili a trarre enormi profitti. Il trade ideale in questo ambiente sarebbe un'opzione put a breve scadenza su una società globale statunitense con esposizione a perdite sui mercati FX e ad un rallentamento ciclico.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Alla fine c'è un lato positivo in tutta questa storia: il settore bancario centrale verrà ripudiato

Mer, 27/04/2016 - 10:07




di David Stockman


Da alcuni anni il piccolo gruppo di accademici keynesiani e burocrati che hanno preso il potere finanziario attraverso la stampante monetaria della FED, hanno giustificato la follia della ZIRP senza fine e del massiccio QE dicendo che c'è troppa poca inflazione. I burocrati del FMI hanno addirittura inventato il termine "lowflation" per definire il presunto flagello di una moneta che conserva la maggior parte del suo valore.

Tutta questa mania nei confronti dell'inflazione al consumo è un concetto intrinsecamente assurdo, perché non c'è uno straccio di prova che il 2% d'inflazione al consumo sia un'opzione migliore per l'aumento del tenore di vita della società. E la storia economica e la logica economica puntano esattamente nella direzione opposta.

Tra il 1870 e il 1913 negli Stati Uniti, per esempio, il reddito nazionale reale è cresciuto del 3.5% l'anno — l'aumento più alto per un periodo di 43 anni di storia. Eppure il tasso medio dell'inflazione durante quel lungo periodo di prosperità capitalistica, è stato inferiore allo 0.0%. Questa era una vera e propria "lowflation", ed è stata una benedizione per il lavoratore medio, non un flagello.

Ma questa settimana il BLS s'è lasciato sfuggire un urlo! Il core IPC, nei 12 mesi terminati a gennaio, è aumentato del 2.21% ed è in realtà è un po' superiore alla media annua dell'1.98% sin dal 2000.

Perdonate per aver riportato il rumore spurio del BLS al centesimo di punto percentuale, ma voglio sottolineare una verità fondamentale. Vale a dire, non c'è e non c'è mai stato alcun problema riguardante l'inflazione!

Il mantra dell'inflazione al 2% è solo una cortina fumogena per giustificare la massiccia intrusione nei mercati finanziari da parte di pianificatori monetari centrali ossessionati dal potere. Continuano a far disastri solo per aumentare il loro dominio sul sistema finanziario — sebbene 15 anni fa la teoria dell'inflazione al 2% fosse sconosciuta ai più, tranne che ad una ristretta cerchia di scribacchini accademici neo-keynesiani guidati da Ben Bernanke.

In realtà questa teoria è stata spiegata in un libro oscuro chiamato "Inflation Targeting" pubblicato nel novembre 1998 da Bernanke e da altri due tipi assetati di potere: Frederic Mishkin, che in seguito è stato nominato alla FED ed è diventato un sostenitore dei salvataggi di Wall Street del 2008; e Adam Posen, un accademico che ha spacciato le stesse assurdità presso la Banca d'Inghilterra e ha sempre sollecitato la BOJ affinché stampasse sempre più soldi.

Fate una ricerca. Il libro è al #2,503,823 posto nella classifica delle vendite di Amazon!

Eppure il target dell'inflazione è ormai accettato come un vangelo dalla stampa finanziaria, e non è difficile capire il perché. Wall Street lo ama perché giustifica le massicce iniezioni di liquidità, denaro gratis per i carry trade ed effetti ricchezza basati sulla manipolazione del mercato azionario da parte della banca centrale. Così, i giornalisti pigri non fanno altro che ripetere il mantra e lo fanno senza esaminarlo a fondo, come in questo pezzo su MarketWatch:

Sebbene troppa inflazione sia considerata pericolosa per l'economia, i funzionari della FED pensano che un tasso d'inflazione del 2% sia la cosa migliore per l'economia affinché possa crescere [...]. Negli ultimi quattro anni l'inflazione ha fatto registrare un andamento inferiore a quello del target. Una bassa inflazione è un segnale di debolezza della domanda nell'economia e solleva timori circa la deflazione, la quale può danneggiare l'economia, in particolare una con oneri di debito elevati come quella degli Stati Uniti.
Vediamo un po'. Durante lo scorso anno la spesa al consumo negli Stati Uniti per l'assistenza sanitaria è aumentata del 5%, le spese per ristoranti e bar sono aumentate del 9%, mentre la spesa per la benzina e altri prodotti energetici è scesa del 22%. Questo è il funzionamento del mercato — milioni di famiglie che riallocano la loro spesa in risposta alle variazioni dei prezzi relativi. Non ha niente a che fare con un'astrazione macroeconomica chiamata "debolezza della domanda".

In realtà, l'anno scorso la componente "cure mediche" registrata dall'IPC è aumentata del 3.3%, le abitazioni sono aumentate del 3.2%, mentre i prezzi della benzina sono diminuiti del 7.3%. Il tutto s'aggiungeva ad una variazione annua dell'1.34% dell'indice IPC, secondo i coefficienti arbitrari del BLS; era una situazione che non aveva niente a che fare con il ritmo delle spese al consumo, o qualsiasi altro proxy si voglia utilizzare per tenere traccia della "domanda aggregata". E soprattutto non era causa di un eccesso in una metrica stupida e primitiva che i keynesiani chiamano "output gap".

Quindi il giornalista di MarketWatch che ha presentato questo pezzo, un certo Greg Robb, stava scrivendo scemenze senza nemmeno saperlo. Senza questa paccottiglia pseudo-accademica, le ridicole deliberazioni mensili della FED sul tasso dei fondi federali sarebbero viste per la farsa che effettivamente sono.

Questa pretesa cronica di "messa a punto" del mercato monetario al centesimo di punto percentuale (ad esempio, 0.38% contro lo 0.12%), serve alla FED per consegnare la giusta quantità di "accomodamento" nella macroeconomia e raggiungere i suoi obiettivi d'inflazione e di disoccupazione. Eppure anche una lieve attenzione alle componenti interne dei vari indici dell'inflazione al consumo, mette in chiaro che la "lowflation" citata da MarketWatch significa discutere sul sesso degli angeli.

Vale a dire, si tratta di un esercizio inutile che non ha nulla a che fare con il miglioramento del mondo reale; è solo un rituale per giustificare l'esistenza e il potere del politburo monetario.

Il grafico qui sotto fornisce l'andamento delle quattro versioni dell'inflazione al consumo sin dal 2000. Le due versioni basate sull'IPC incarnano quello che viene chiamato un deflatore fisso, perché in teoria il peso dei vari componenti rimane invariato per lunghi periodi di tempo. È un tentativo per misurare nel tempo la variazione di prezzo di un paniere di beni e servizi, come farebbe un singolo consumatore o una famiglia.

Al contrario, i due indici della spesa al consumo personale (PCE) sono un tipo di deflatore a catena, il che significa che il peso delle componenti è costantemente regolato in base alla variazione della spesa aggregata al consumo. Così se c'è un passaggio dalle carni bovine al pollo, poiché le prime diventano troppo costose, i deflatori della PCE daranno più peso al pollo e meno alle carni bovine; e se le cose andassero davvero male, tanto che ognuno sarebbe costretto a mangiare solo carne in scatola e non bistecca o pollo, la PCE sarebbe spacciata.

Cioè, il peso di pollo e carni bovine scenderebbe a zero e la carne in scatola prenderebbe il loro posto. Inutile dire che una famiglia costretta a consumare il 100% di carne in scatola, in quanto il prezzo di pollo e carni bovine sarebbe fuori dalla sua portata, non rimarrebbe impressionata se venisse a sapere dell'assenza d'inflazione nella catena di ponderazione durante il periodo di riferimento!

Infatti gli indici della PCE sono un dispositivo accademico per sgonfiare nel tempo la spesa nominale dell'economia aggregata. In questo senso la riponderazione continua ha senso perché la spesa cambia nel corso del tempo.

In breve, i deflatori della PCE servono per la misurazione e la modellazione economica, e l'IPC per l'approssimazione della variazione del costo della vita delle famiglie medie. Ed è per questo che la previdenza sociale e gli aggiustamenti al costo della vita sono basati sull'IPC.

Quindi, ecco il punto. In un'economia globale massicciamente integrata come quella di oggi, gli impulsi dei costi e dei prezzi sono costantemente trasmessi attraverso mercati relativamente aperti per beni e servizi, e attraverso i flussi di capitali e di denaro che finanziano l'attività reale. In questa economia globale aperta, 25 punti base nel tasso del mercato monetario di New York, o anche 250 punti base, hanno ben poco a che fare con il tasso di variazione di due misure concettualmente differenti del livello generale dei prezzi, soprattutto quando misurate al centesimo di punto percentuale.

Il prezzo di mobili e scarpe da ginnastica ha a che fare con la quantità di lavoro in Cina, e non ha praticamente nulla a che fare con gli aggiustamenti mensili nei quadranti del mercato monetario manipolati dall'Eccles Building. Allo stesso modo, il prezzo dei servizi finanziari ha più a che fare con il costo marginale del lavoro in outsourcing a Bangalore, o con la riduzione dei costi di transazione dovuti agli smartphone, e non ha nulla a che fare con le dichiarazioni del FOMC.

Negli anni '50, quando l'economia degli Stati Uniti dominava il mondo, poteva anche esserci un blando legame tra il tasso di riferimento della FED e il tasso d'inflazione al consumo negli Stati Uniti. Questo perché il tasso di riferimento poteva stimolare famiglie e imprese ad accendere ulteirori prestiti e a spendere di più, il tutto in un'epoca antecedente il Picco del Debito. In queste condizioni, la spesa poteva temporaneamente sorpassare la produzione e la capacità, consentendo in tal modo un'accelerazione del livello generale dei prezzi a causa di un "eccesso di domanda".

Quei giorni sono ormai lontani. Gli Stati Uniti sono mescolati ad un'economia globale e il settore privato è incagliato in una condizione di Picco del Debito. I tassi del mercato monetario ancorati e manipolati dalla FED, non hanno praticamente nulla a che fare con la variazione a breve e medio termine degli indici dei prezzi al consumo.

Di conseguenza non vi è alcuna ragione al mondo per cui la FED debba prendere di mira il tasso d'inflazione, per non parlare delle variazioni dei decimali intorno al 2.00%. Semmai dovrebbe chiedere che il Congresso revochi il cosiddetto mandato della stabilità dei prezzi, poiché non ha più strumenti in grado di fare la differenza. Una volta raggiunto il Picco del Debito, la banca centrale è a tutti gli effetti fuori dai giochi.

Ma questa soluzione onesta non fornisce alcuna giustificazione per preferire la PCE all'IPC, o un'inflazione al netto dei beni alimentari e dell'energia quando è conveniente e l'indice dei prezzi pieno quando non lo è. Come ad esempio ora.

Durante l'ultimo anno, il tasso annuo dell'inflazione è stato dell'1.15% in base al deflatore della PCE, dell'1.34% in base all'IPC, dell'1.36% in base al deflatore della PCE meno cibo ed energia, e del 2.21% in base all'IPC meno cibo ed energia. Fino a quando l'inflazione globale delle materie prime ha imperversato, la FED ha sempre preferito le versioni senza beni alimentari ed energetici, il che significa che in questo momento stiamo parlando di circa 40 punti base di variazione intorno ad una media dell'1.80% d'inflazione tra le relative misure.

Chiamatela pure una doppia farsa, perché la FED non può assolutamente guidare l'economia degli Stati Uniti verso l'1.80% d'inflazione; né ha alcun motivo per schierarsi con l'indice a catena rispetto all'IPC. Infatti ero un membro del Congresso quando venne approvato l'Humphrey-Hawkins Act e io votai orgogliosamente no, e sono assolutamente certo che i politici che lo sostennero stavano pensando a prezzi stabili dal punto di vista della famiglia media, senza preoccuparsi del PIL o di qualsiasi altra misura artificiale.

Non solo, ma anche qualcuno con un cervello funzionante a giorni alterni riesce a capire che gli indici d'inflazione all'1.15% e all'1.34%, come riportati dalla PCE e dall'IPC, si trovano in questo range solo temporaneamente. Questo è dovuto al grande calo una tantum dei prezzi del petrolio e di altre materie prime, e all'effetto a cascata su beni e servizi lungo la catena di produzione.

E questa grande onda di deflazione globale, ironia della sorte, è dovuta agli eccessi monetari passati della FED e del suo convoglio globale di banche centrali, la cui massiccia emissione di credito fiat ha causato in tutta l'economia globale un boom insostenibile nella domanda d'energia, nelle commodity e negli investimenti di capacità. Non ha assolutamente nulla a che fare con i miseri aumenti del tasso dei fondi federali di quest'anno, o di una loro mancanza negli ultimi 84 mesi.

Alla fine l'obiettivo d'inflazione al 2% è un palese inganno per giustificare ciò che equivale ad un colpo di stato economico da parte di una banda non eletta di pianificatori monetari centrali. Negli ultimi 15 anni il tasso di variazione dei prezzi al consumo è stato dell'1.70% in base al deflatore della PCE meno cibo ed energia; dell'1.83% in base alla PCE; dell'1.98% in base all'IPC meno cibo ed energia; e del 2.15% in base all'IPC.

Queste piccole differenze sono banali. Allo stesso modo, è altrettanto banale la differenza tra la variazione media annua tra uno di quest'indici e la magia del 2.00%. E, soprattutto, praticamente nessuna variazione di questi tassi tendenziali dei prezzi al consumo è da attribuire alla micro-gestione della FED e alla repressione dei tassi d'interesse nel mercato monetario sin dal dicembre 2000.

L'obiettivo d'inflazione è stata una gigantesca copertura per una presa di potere monumentale. Ma, come vedremo nel prossimo paragrafo, gli accademici che hanno afferrato il potere non avevano idea di quello che stavano facendo nei mercati finanziari, ormai saturi di bombe finanziarie ad orologeria.

Quando nei mesi e anni a venire questi dispositivi esplosivi finanziari esploderanno, i banchieri centrali si troveranno ad affrontare una resa dei conti. L'immenso danno sociale derivante dall'implosione delle bolle sarà affibbiato a loro.




In un'economia globale da $80,000 miliardi e in un'epoca di Picco del Debito, la repressione dei tassi d'interesse e il massiccio QE sono andati quasi interamente a vantaggio dei mercati finanziari, non dell'economia reale. Il loro impatto primario è stato quello di falsificare i prezzi finanziari degli asset, i premi di rischio, le curve dei rendimenti, gli spread di credito, lo sconto del tempo e i rapporti rischio/rendimento in tutto il complesso di trading degli strumenti finanziari.

Hanno inoltre stimolato il gioco d'azzardo nell'allocazione del capitale a causa della massiccia intrusione della banca centrale nei mercati dei tassi d'interesse e nei mercati obbligazionari, poiché la ZIRP, la NIRP e il QE distruggono una determinazione onesta dei prezzi e gli ingredienti chiave dell'auto-regolamentazione dei mercati finanziari, ovvero, la disciplina e la stabilità finanziaria. Vale a dire, la politica della banca centrale rende troppo economica l'assicurazione contro i ribassi e rende troppo costoso shortare i mercati. Il trading bidirezionale lascia il posto ad uno slancio unidirezionale che alla fine gonfia bolle finanziarie, le quali, prima o poi, crollano in un mucchio di perdite e sprechi.

Inutile dire che non ci sono prove che il nostro politburo monetario passi il suo tempo a studiare gli effetti funesti che hanno le sue politiche. Vale a dire, il grado in cui esse fanno sì che gli spread di rischio s'appiattiscano, che il costo delle opzioni put diventi più economico, che emergano disallineamenti di volatilità, che si diffondano prodotti di finanza strutturata rischiosi, che il costo di finanziamento dei pronti contro termine diventi più economico, che i vincoli obbligazionari s'indeboliscano (es. COV lite indenture), ecc.

Detto in modo diverso, la quota preponderante delle emissioni della FED non lascia mai i canyon di Wall Street. Gli impatti di cui sopra e gli innumerevoli altri sono ciò di cui sono costituite queste intrusioni. Ma zia Janet trascorre il suo tempo a scarabocchiare la sua lavagna e a pensare al mercato del lavoro.

È irrilevante! ZIRP e QE non c'arrivano mai lì. Hanno deformano, distorto, degradato e distrutto i mercati finanziari, trasformandoli in casinò fedeli al capitalismo clientelare a alla corruzione.

E questo ci porta al reato nascente della NIRP. Quello che sta succedendo nella zona Euro, in Svizzera, in Svezia e in Giappone, è una cripto-NIRP o l'imposizione di tassi negativi sulle riserve in eccesso delle banche commerciali depositate presso le rispettive banche centrali. Ma questa manovra sta comprimendo solo i margini d'interesse bancari e sta causando una fuga dai titoli del settore bancario.

Allo stesso modo, questa cripto-NIRP ha spinto circa $7,000 miliardi di debito sovrano mondiale in territorio negativo. I rendimenti dei titoli di stato tedeschi fino al decennale sono ora negativi, perché gli speculatori stanno facendo front-running alla BCE e alle altre banche centrali.

Cioè, stanno puntando sull'apprezzamento del prezzo. I manager obbligazionari di tutto il mondo, ottenebrati come molti di loro lo sono, non sono diventati improvvisamente masochisti ed ansiosi d'assaggiare quel gustoso rendimento negativo!

In breve, i banchieri centrali del mondo stanno incitando i lemming a gettarsi dalla rupe. Questo esperimento incredibilmente pericoloso sta facendo finire l'economia reale sotto il peso schiacciante di debiti impagabili e giganteschi eccessi di capacità produttiva, infrastrutture e scorte di lavoro. Siamo di fronte alla madre di tutte le bolle obbligazionarie.

Alla fine i banchieri centrali otterranno quello che vogliono: NIRP tra quelle persone che cercano di risparmiare qualcosa. A dire il vero, là fuori ci sono economisti ingenui responsabili d'aver detto che non esiste alcuna differenza apprezzabile tra +30 punti base e -30 punti base su un conto di deposito.

C'è eccome, invece. Il segno negativo rappresenterà il grande punto di svolta. Il segno negativo rappresenterà le luci al neon lampeggianti che annunciano che lo stato sta confiscando il risparmio e la ricchezza del popolo.

Così, quando faranno sbarcare la NIRP tra la gente comune, le banche centrali firmeranno il loro certificato di morte. Quel giorno potrebbe non essere così lontano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il fallimento dei tassi negativi e la salvezza grazie alla blockchain

Mar, 26/04/2016 - 10:14




di Frank Hollenbeck


Ora è solo una questione di tempo prima che la banca centrale degli Stati Uniti segua le orme delle banche centrali in Giappone, Unione Europea, Danimarca, Svezia e Svizzera, ed implementi tassi negativi sui depositi di riserva.

L'obiettivo è quello di costringere le banche commerciali a prestare le loro riserve in eccesso. Il presupposto è che tale prestiti stimoleranno la domanda aggregata e risolleveranno le sorti delle varie economie. Usando la stessa logica usata nel 2008, la soluzione ad un problema di debito sarebbe quella d'aggiungere più debito. Eppure c'è un vecchio adagio: si può portare un asino al torrente, ma non si può costringerlo a bere! Con l'economia mondiale che affonda nella recessione, poche banche hanno clienti meritevoli di credito e molte banche stanno avendo difficoltà a riscuotere i vecchi prestiti.

I prestiti non performanti in Italia sono passati da circa il 5% nel 2010 a oltre il 15% di oggi. Il bust dell'olio di scisto ha lasciato nei libri contabili di molte banche degli Stati Uniti oltre mille miliardi di dollari di prestiti altamente rischiosi. I tassi d'interesse molto bassi in Giappone e nell'Unione Europea hanno fatto poco per stimolare la domanda in un ambiente economico pieno d'investimenti improduttivi ed impedimenti statali crescenti.

Le politiche delle banche centrali hanno spinto i rendimenti dei titoli di stato in territorio negativo. Quasi $7,000 miliardi di titoli di stato sono attualmente tradati a tassi negativi.

Ma la teoria economica presuppone che i tassi negativi siano una cosa impossibile. Dopo tutto, perché dovreste comprare un buono del Tesoro per $1,005 se dopo un anno otterreste in cambio $1,000, quando invece potete riempire il vostro materasso con $1,005 e ritrovarvi la stessa somma dopo un anno? Alcuni direbbero che l'immagazzinamento del denaro è costoso e rischioso, ma ciò vale anche per la maggior parte degli asset.

La ragione è in realtà abbastanza semplice e mostra quanto sia diventata distorsiva la politica monetaria in tutto il mondo: ha senso comprare un buono del Tesoro per $1,005 se avete intenzione di venderlo a più di $1,005 prima che giunga a maturazione. Nel mondo di oggi, la banca centrale è spesso il compratore ultimo dei buoni del Tesoro e ci perde soldi. È solo un altro tipo di monetizzazione del debito.

(Ed è, tra l'altro, qualcosa che i tedeschi volevano evitare quando è stata creata la BCE.)



Dobbiamo semplicemente stampare più soldi!

Il vero problema è il modo in cui viene insegnata la politica monetaria in quasi tutti i programmi universitari del mondo. Prendete un qualsiasi libro di testo di macroeconomia e vi spiegherà come la domanda e l'offerta di liquidità vadano a determinare i tassi d'interesse. L'economia viene trattata come una macchina e i tassi d'interesse sono considerati il pedale dell'acceleratore. Quando la realtà non corrisponde al modello, l'economista di oggi, invece di mettere in discussione il modello e la teoria, presuppone che più della stessa cosa farà combaciare la realtà col modello.

Il problema nasce da un equivoco fondamentale sul ruolo dei tassi d'interesse. Nel 1912 Mises disse quanto segue circa la nostra attuale visione sul denaro:

[Questo punto di vista riguardo il denaro] considera l'interesse come una semplice compensazione per la rinuncia temporanea al denaro — un punto di vista di una ingenuità insuperabile. I critici scientifici erano perfettamente giustificati quando lo trattavano con disprezzo; non val neanche la pena di menzionarlo. Ma è impossibile astenersi dal sottolineare che queste opinioni sulla natura dell'interesse occupano un posto importante nel giudizio popolare, e vengono continuamente propugnate e consigliate come base per le misure di politica bancaria.
Infatti i tassi d'interesse riflettono il rapporto tra il valore assegnato al consumo presente rispetto a quello assegnato al consumo futuro. Cioè, il denaro non è solo l'ennesima merce che può risolvere i nostri problemi se ci limitiamo a crearne di più. Il denaro svolge una funzione chiave nel coordinare la produzione e la domanda nel tempo.

Più s'interferisce con i tassi d'interesse, più si creerà un disallineamento tra domanda e offerta nel tempo, e tanto più sarà doloroso l'aggiustamento per riallineare la produzione con la domanda e far tornare l'economia lungo una crescita economica sostenibile. I tassi negativi garantiranno solamente un maggior disallineamento tra produzione e domanda.

Come accaduto in Giappone, le economie occidentali che perseguiranno una politica di tassi bassi o negativi possono aspettarsi decenni di bassa crescita, a meno che non decidano d'abbandonare queste politiche monetarie "non ortodosse". Le recessioni non sono un problema di domanda insufficiente. Sono un problema d'offerta disallineata dalla domanda.



La guerra al contante

Nel frattempo, uno degli obiettivi di alcuni dei partecipanti a Davos è quello di spingere il mondo verso una società senza contanti, poiché un aumento dei saldi di cassa limiterebbe l'efficacia dei tassi negativi. Sanno che se eliminano i contanti, le banche centrali avranno un maggior controllo sulla massa monetaria e sulla capacità di condurre l'economia verso i loro obiettivi macroeconomici.

Finché esisterà il denaro contante, la gente deterrà liquidità in tempi d'incertezza. Si tratta di una saggia alternativa quando tutte le altre opzioni sembrano improduttive o irrazionali — e mantenere i contanti in una banca in un periodo di tassi negativi è, ceteris paribus, irrazionale. Le banche centrali, non a caso, vorrebbero quindi togliere la possibilità di detenere liquidità al di fuori del sistema bancario. Peggio, le persone che detengono denaro al di fuori del sistema potrebbero risparmiarlo piuttosto che spenderlo. Dal punto di vista keynesiano, questa è un'eventualità che dev'essere fermata.

Questa è solo l'ultima frontiera della politica monetaria di cui siamo stati testimoni sin dalla crisi finanziaria del 2008. La miglior politica monetaria, tuttavia, è nessuna politica monetaria, e le banche centrali dovrebbero prendersi una lunga vacanza in modo che l'economia mondiale possa finalmente guarire.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/



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di Max Rangeley


Nell'ultimo secolo molti paesi hanno fatto esperimenti con l'imposizione dei prezzi e la pianificazione centrale. In questo momento il governo del Venezuela sta fissando i prezzi di molti prodotti. Questo ha portato a diffuse carenze di beni che noi, in quanto abitanti fortunati di economie semi-libere, diamo per scontato.

L'imposizione dei prezzi ha fallito in tutti i settori dell'economia in cui s'è provato ad implementarla. Ma mentre alcuni economisti seri suggerirebbero che abbiamo una squadra di burocrati che fissa il prezzo della gomma, del frumento, o del caffè, c'è una sfera dell'economia che ancora è pianificata centralmente – il nostro sistema monetario. Ciò fallirà proprio come la pianificazione centrale è sempre fallita. Ora stiamo entrando in una nuova fase pericolosa del fissaggio dei prezzi da parte delle banche centrali. Non essendo riuscite a stimolare le economie con anni di tassi d'interesse a zero, ora stanno discutendo la prospettiva di tassi d'interesse negativi (e alcune l'hanno addirittura introdotta), la reductio ad absurdum dell'economia monetaria moderna.

L'economista Friedrich von Hayek ha ricevuto il premio Nobel per l'economia nel 1974 per aver dimostrato come la manipolazione dei tassi d'interesse e dei tassi monetari, provoca distorsioni economiche e genera il ciclo di boom/bust. Negli anni '70 scrisse anche diversi articoli su come l'emissione di denaro privato si sarebbe dimostrata l'unica soluzione a lungo termine. Se la gente potesse scegliere quale tipo di denaro utilizzare, sarebbe altamente improbabile che punterebbe su quello che viene abitualmente svalutato dallo stato o utilizzato per un'espansione artificiale del credito.

Oggi la tecnologia alla base di Bitcoin, conosciuta come blockchain, sta finalmente ricevendo l'attenzione che merita. La blockchain è un libro mastro pubblico che permette alle persone di fare scambi tra di loro e, allo svilupparsi di tale tecnologia, concedere prestiti, senza l'interferenza di burocrati e banchieri centrali. La rete Bitcoin è uno sviluppo embrionale di qualcosa di molto grande e rivoluzionario – che potrebbe eliminare del tutto la necessità delle banche centrali.

Tuttavia, c'è una battaglia incombente. Le banche centrali stanno già parlando di sostituire il denaro contante con le loro valute digitali, cercando di trovare un compromesso basato sulla tecnologia della blockchain. Ciò significa che la politica dei tassi d'interesse negativi potrebbe essere attuata senza una via di scampo per i risparmiatori.

All'interno del campo economico, la battaglia filosofica fondamentale del secolo scorso è stata quella tra pianificazione centrale e libera impresa. La tecnologia della blockchain apre un nuovo fronte. Da un lato consentirà a valute emesse privatamente di competere tra di loro affinché le persone possano commerciare liberamente e scegliere i loro mezzi monetari. Dall'altro lato consentirà alle banche centrali e agli stati d'avere il controllo completo sul denaro che verrà emesso.

La teoria di Hayek descriveva anche come la manipolazione dei tassi d'interesse da parte delle banche centrali sarebbe inevitabilmente finita. Mentre l'economia si satura di credito artificialmente a buon mercato, lo stimolo della banca centrale non funziona più. L'economia raggiunge un punto critico – un Katastrofenhausse – dove i mercati del credito scoppiano, sfilacciando le cuciture dell'economia.

Con la bolla del debito globale che ora ha sorpassato i $200,000 miliardi, il nostro sistema monetario pianificato centralmente farà una fine molto più brusca di quanto si possa prevedere. Con la tecnologia della blockchain abbiamo i mezzi per sostituirlo con qualcosa basato sulla libertà e sulla libera impresa, piuttosto che con la filosofia fallita della pianificazione centrale e del fissaggio dei prezzi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il declino del principio di legalità

Lun, 25/04/2016 - 10:10




di F. A. Hayek


La saggezza politica, acquisita attraverso l'amara esperienza delle varie generazioni, spesso sbiadisce lungo il graduale cambiamento del significato delle parole che esprimono le sue massime. Sebbene l'apparenza delle frasi rimanga la stessa, vengono lentamente spogliate del loro significato originale fino a quando risultano vuote e banali. Infine, un ideale per il quale le persone hanno combattuto con passione in passato, cade nel dimenticatoio perché manca di un appellativo generalmente inteso. Se la storia dei concetti politici è in generale d'interesse solo per lo specialista, in tali situazioni spesso non c'è altro modo di scoprire ciò che sta accadendo se non tornare alla fonte, al fine di recuperare il significato originario del fonema che usiamo ancora. Al giorno d'oggi questo è certamente vero per il concetto di Principio di Legalità, il quale era l'ideale fondamentale della libertà degli inglesi, ma che ora sembra aver perso sia il suo significato sia il suo fascino.

Ci sono pochi dubbi circa la fonte da cui gli inglesi del tardo periodo Tudor e all'inizio di quello Stuart, hanno estrapolato l'ideale politico per cui i loro figli avrebbero combattuto nel XVII secolo; è stata la riscoperta della filosofia politica dell'antica Grecia e dell'antica Roma che, come sostenne Thomas Hobbes, ha ispirato il nuovo entusiasmo per la libertà. Ma se ci chiediamo quali fossero quelle caratteristiche nell'insegnamento degli antichi che scatenassero quel loro grande appeal, la risposta degli accademici moderni non è troppo chiara. Non dobbiamo prendere sul serio l'affermazione di moda secondo cui la libertà personale non esisteva nell'Atene antica: tutto ciò che può essere stato vero per la democrazia degenere contro la quale reagì Platone, non era certamente vero per quegli ateniesi i cui generali, in un periodo di estremo pericolo durante la spedizione in Sicilia, dichiararono di combattere per un paese in cui avevano "discrezionalità illimitata per vivere a loro piacimento". Ma da dov'è emersa questa libertà nel "più libero tra i paesi liberi", come lo definì Nicia, tanto da illuminare sia i Greci stessi sia gli elisabettiani?

La risposta risiede in parte in una parola greca che gli elisabettiani hanno preso in prestito dai Greci, ma che sin da allora è caduta in disuso; la sua storia, sia nell'antica Grecia sia successivamente, ci offre una curiosa lezione. Il termine Isonomia appare nel 1598 nell'opera di John Florio, World of Wordes, ed è una parola italiana che significa "leggi uguali per tutte le persone"; due anni dopo viene tradotta in inglese, "isonomy", da Philemon Holland nella sua traduzione di Livio in cui viene descritta una situazione in cui le leggi sono uguali per tutti e i magistrati hanno la loro dose di responsabilità di fronte ad esse. Poi è stata utilizzata con una certa frequenza durante il XVII secolo, e "uguaglianza di fronte alla legge", "stato di diritto" e "principio di legalità", sembrano essere solamente interpretazioni successive del concetto descritto dal termine greco.



Leggi uguali per tutti

La storia della parola in greco antico è di per sé istruttiva. Era un termine molto antico che aveva preceduto quello di Demokratia, come nome per un ideale politico. Per Erodoto era "il più bello di tutti i nomi" per un ordine politico. La necessità di leggi uguali per tutti, concetto intrinseco a tale termine, rappresentava una rivolta contro la tirannia. Dopo che venne raggiunta la democrazia, il termine continuò ad essere utilizzato come giustificazione e poi come travestimento del carattere vero della democrazia: il governo democratico avrebbe presto proceduto a distruggere quella stessa uguaglianza davanti alla legge da cui aveva derivato la sua giustificazione. I Greci avevano pienamente compreso che i due concetti, anche se correlati, non avevano lo stesso significato. Tucidide parla senza esitazione di un "un'oligarchia isonomica"; e poi scopriamo che isonomia è stato un termine usato anche da Platone in contrasto con la democrazia, piuttosto che in suo favore.

Alla luce di questo sviluppo i passaggi celebri di Politica di Aristotele, in cui egli discute i diversi tipi di democrazia, anche se non utilizza più il termine isonomia, sono in sostanza una difesa di questo vecchio ideale. I lettori probabilmente ricorderanno come egli sottolinea che "è più corretto che sia la legge a disciplinare piuttosto che uno qualunque dei cittadini", che le persone in possesso di potere supremo "dovrebbero essere nominate solo come custodi e servitori della legge", e in particolare come condanna il tipo di governo sotto il quale "governano le persone e non la legge". Tale governo, secondo lui, non può essere considerato come uno stato libero: "Poiché quando il governo non è nelle leggi, allora non c'è stato libero, poiché la legge dovrebbe essere suprema su tutte le cose"; egli sostiene anche che "qualsiasi struttura di questo genere che concentra tutto il potere nei voti delle persone non può chiamarsi democrazia, poiché i suoi decreti non possono essere definiti generali nella loro estensione". Insieme con l'altrettanto famoso passo in Retorica, in cui sostiene che "è importante che le leggi definiscano quanti più punti possibili in modo da lasciarne il meno possibile alle decisioni dei giudici", abbiamo una dottrina piuttosto coerente di governo della legge.

Quanto tutto questo significasse per gli Ateniesi, lo dimostra un racconto di Demostene su una legge introdotta da un ateniese in base alla quale "non era lecito proporre una legge che colpisse un individuo, a meno che la stessa non valesse per tutti gli Ateniesi", perché egli era del parere che "ogni cittadino ha una quota uguale di diritti civili, cosicché tutti dovrebbero avere una quota uguale nelle leggi". Anche se, come Aristotele, Demostene non utilizza più il termine isonomia, l'affermazione è poco più di una parafrasi del vecchio concetto.



La riscoperta nel XVII secolo

Una controversia tra Hobbes e Harrington, sull'origine della formula "governo delle leggi e non degli uomini", indica com'erano vivi questi punti di vista degli antichi filosofi nella mente dei pensatori politici del XVII secolo. Hobbes l'aveva descritto come "l'ennesimo errore della politica di Aristotele, poiché in una repubblica ben ordinata non dovrebbero governare gli uomini bensì le leggi". Harrington replicò che "una società civile basata sul fondamento del diritto o dell'interesse comune" deve "seguire Aristotele e Livio [...] l'impero delle leggi, non degli uomini".

A quanto pare per gli inglesi del XVII secolo gli autori latini, in particolare Livio, Cicerone e Tacito, divennero fonti sempre più importanti di filosofia politica. Ma anche se non consultarono la traduzione olandese di Livio, dove avrebbero trovato la parola, era ancora l'ideale greco dell'isonomia a cui facevano riferimento in tutti i loro punti cruciali. Omnes legum servi sumus ut liberi esse possumus di Cicerone [siamo tutti servi delle leggi in modo da poter essere liberi] (ripetuto più tardi, quasi parola per parola, da Voltaire, Montesquieu e Kant) è l'espressione più concisa dell'ideale di libertà sotto la legge. Durante il periodo classico del Diritto Romano si ricomprese come non ci fosse alcun conflitto tra la libertà e la legge; soprattutto come le sue generalità, certezze e restrizioni ponessero limiti all'autorità, condizione essenziale per la libertà. Questa condizione durò fino a quando la legge inflessibile (strictum ius) venne progressivamente abbandonata nell'interesse di una nuova politica sociale. L'egregio studioso del Diritto Romano, F. Pringsheim, ha descritto questo processo sin dalle sue origini sotto l'imperatore Costantino:

L'impero assoluto proclamò, insieme al principio di equità, che l'autorità della volontà imperiale fosse avulsa dalla barriera del diritto. Giustiniano con i suoi dotti professori portò questo processo alla sua conclusione.


Lotta per la libertà economica

Quando si tratta di mostrare ciò che gli inglesi dei secoli XVII e XVIII hanno prodotto con la tradizione classica che avevano riscoperto, dobbiamo per forza di cose snocciolare qualche citazione. Ma molte delle espressioni più significative ed istruttive della dottrina alla base, così come s'è sviluppata, purtroppo sono meno note di quello che in realtà avrebbero meritato. Né oggi viene ricordato che la lotta decisiva fra il Re e il Parlamento, che ha comportato l'identificazione e l'elaborazione del Principio di Legalità, è stata combattuta principalmente sul tipo di questioni economiche che ancora oggi sono al centro delle varie polemiche. Per gli storici del XIX secolo le misure di Giacomo I e Carlo I, le quali generarono un conflitto, sembravano abusi antiquati senza attualità. Oggi alcune di queste controversie hanno qualcosa di straordinariamente familiare. (Nel 1628 Carlo I evitò di nazionalizzare il carbone solo quando gli venne fatto notare che ciò avrebbe potuto provocare una ribellione!)

Fu la richiesta di leggi uguali per tutti i cittadini che permise al Parlamento d'opporsi agli sforzi del re per regolare la vita economica. Gli uomini sembravano aver capito, meglio di quanto non accada oggi, che il controllo della produzione significa sempre creazione di privilegi: dare il permesso a Pietro di fare ciò che Paolo non è autorizzato a fare. La prima grande affermazione rappresentate il Principio di Legalità, ovvero, leggi certe e uguali per tutti e limitazione delle discrezionalità amministrative, è contenuta nella Petizione dei Reclami del 1610; nacque a seguito delle nuove norme per la costruzione a Londra e il divieto di produzione di amido di frumento. In quella occasione la Camera dei Comuni si pronunciò così:

Tra i molti altri punti di felicità e di libertà che i sottoposti di Vostra Maestà hanno goduto, il più caro e prezioso è il seguente: essere guidati e governati dalla certezza del principio di legalità, il quale dà sia al capo sia alle membra ciò che appartiene loro di diritto, senza lasciare spazio ad una forma di governo incerta ed arbitraria. [...] Da questa radice è sbocciato il diritto incontestabile del popolo di questo regno: non essere soggetto a subire alcuna punizione che si estenda alle loro vite, terre, corpi, o beni, diversa da quella che viene ordinata dal diritto comune di questa terra o dagli statuti redatti in Parlamento.
L'ulteriore sviluppo di quella che i giuristi socialisti contemporanei hanno sprezzantemente respinto come dottrina Whig del Principio di Legalità, è stato strettamente connesso alla lotta contro il monopolio statale e in particolare alla discussione riguardante lo Statuto dei Monopoli del 1624. È stato proprio a questo proposito che quella grande fonte di dottrina Whig, Sir Edward Coke, sviluppò la sua interpretazione della Magna Carta e che lo portò a dichiarare (nel suo Institutes):

Se ad un qualsiasi uomo venisse fatta una concessione, occuparsi di carte o trattare per fare affari, tale concessione sarebbe contro la libertà e la libertà del soggetto [...] e di conseguenza contro questa grande Carta.
Abbiamo già riportato le posizioni caratteristiche espresse da Hobbes e Harrington. Qui non ci interessa rintracciare quei passi concernenti lo sviluppo della dottrina e passeremo sopra anche all'esposizione classica di John Locke, fatta eccezione per una delle sue affermazioni raramente citate. Il suo obiettivo è quello che gli scrittori contemporanei hanno definito "addomesticamento del potere":

Le leggi sono state fatte [...] per limitare il potere e moderare il dominio di ogni parte e membro della società.
La forma in cui la dottrina è diventata proprietà comune degli inglesi, è stata determinata più dagli storici che hanno presentato le conquiste della rivoluzione alle generazioni successive che dagli scritti dei teorici politici. Quindi se vogliamo sapere cos'ha significato la tradizione in questione per l'inglese di fine XVIII e inizio XIX secolo, non possiamo far altro che rivolgerci a History of England di David Hume per ottenere un'interpretazione riguardo il progresso politico dal "governo della volontà" al "governo del diritto". C'è un passaggio in particolare, che fa riferimento alla soppressione della Star Chamber nel 1641, il quale mostra quello che egli riteneva il significato principale degli sviluppi costituzionali del XVII secolo:

Nessun governo, a quel tempo o in qualsiasi altro tempo, è sopravvissuto senza una certa autorità arbitraria; e credo sia chiaro il perché la società umana non potrà mai arrivare ad uno stato di perfezione senza adottare massime generali e rigide della legge e dell' equità. Ma il Parlamento pensò giustamente che il re, dato il suo potere discrezionale, fosse un magistrato troppo eminente per essere attendibile, il quale avrebbe potuto facilmente portare alla distruzione della libertà. E nel caso in cui si riscontrassero alcuni inconvenienti quando si aderisce strettamente alla legge, i vantaggi li controbilancerebbero, tanto da rendere l'inglese per sempre grato alla memoria dei suoi antenati che stabilirono questo nobile principio.
In seguito questa dottrina Whig ha trovato la sua espressione classica in molti passaggi familiari di Edmund Burke. Ma se vogliamo una dichiarazione più precisa del suo contenuto, dobbiamo rivolgerci ad alcuni dei suoi contemporanei meno conosciuti. Una dichiarazione caratteristica è stata attribuita a Sir Philip Francis ed è la seguente:

Il governo d'Inghilterra è un governo della legge. Tradiamo noi stessi se siamo in contrasto con lo spirito delle nostre leggi; inoltre sovvertiamo l'intero sistema della giurisprudenza inglese ogni volta che affidiamo ad un potere discrezionale la vita, la libertà, o la fortuna degli individui, sulla presunzione che non sarà abusato.
Che io sappia, la massima considerazione della logica dietro a tutta questa dottrina la ritroviamo nel capitolo "Of the Administration of Justice" del libro Principles of Moral and Political Philosophy di Archdeacon Paley:

La prima massima di uno stato libero è che le leggi siano fatte da un gruppo di uomini e gestite da un altro; in altre parole, che il carattere legislativo e quello giudiziale siano tenuti separati. Quando questi uffici sono uniti nella stessa persona o commissione, vengono approvate leggi particolari per casi particolari, spesso scaturite da motivi parziali e indirizzate a fini privati; mentre se sono tenuti separati, le leggi generali saranno approvate da un gruppo di uomini senza che possano prevedere su chi andranno ad incidere; e, quando approvate, verranno applicate da altri [...].

Il Parlamento non sa su quali individui ricadranno i suoi atti; non ha tesi o parti che lo costituiscano; nessun progetto privato da servire; di conseguenza le sue risoluzioni saranno suggerite dalla considerazione degli effetti e dalle tendenze universali, le quali producono sempre regolamenti imparziali e comunemente vantaggiosi.
Qui, a mio avviso, abbiamo quasi tutti gli elementi che insieme producono la dottrina complessa che il XIX secolo ha definito Principio di Legalità. Il punto principale è che, dati i suoi poteri coercitivi, la discrezionalità delle autorità dovrebbe essere strettamente vincolata da leggi stabilite in anticipo in modo che l'individuo possa prevedere con certezza come verranno utilizzati questi poteri in casi particolari; e che le leggi stesse siano veramente generali e non creino privilegi per una classe o una persona, ovvero, che vengano approvate in considerazione dei loro effetti di lungo periodo e quindi nell'ignoranza più assoluta su quali saranno i singoli individui che ne beneficeranno o ne verranno danneggiati. Che la legge debba essere uno strumento utilizzato dagli individui per i loro fini e non uno strumento utilizzato dai legislatori sulla gente, rappresenta il senso ultimo del Principio di Legalità.

Dal momento che questo Principio di Legalità è una sorta di governo, un governo di ciò che dovrebbe essere la legge, non potrà mai essere un governo di diritto positivo. Il legislatore non potrà mai limitare efficacemente i suoi poteri. Il governo è piuttosto un principio meta-legale che può operare solo attraverso la sua azione sull'opinione pubblica. Finché godrà di fiducia, conserverà la sua legislazione entro i limiti del Principio di Legalità. Una volta che non sarà più accettato o comprensibile all'opinione pubblica, ben presto la legge stessa sarà in conflitto con il Principio di Legalità.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il pendio scivoloso e la grande scogliera

Ven, 22/04/2016 - 10:06




di Francesco Simoncelli


Nell'effettivo è passato un anno da quando la BCE ha lanciato il proprio quantitative easing attraverso il quale sta cercando di rivitalizzare un'economia europea da coma irreversibile. La strategia è quella di scatenare un effetto ricchezza a cascata utilizzando il mandato ufficioso di tutte le banche centrali mondiali: salvaguardare la salute finanziaria dello stato e delle grandi banche commerciali. Si presume che attraverso di loro sarà possibile veicolare all'economia più ampia quegli input necessari per innescare una ripresa economica. Finora non è accaduto niente di tutto ciò. Addirittura non esistono abbastanza bond sovrani che la BCE possa comprare in modo da soddisfare la sua promessa d'acquisto mensile ammontante ora a €80 miliardi.

Di conseguenza il QE è stato ampliato anche ad altri settori. Infatti sono stati inclusi nel QE anche i cosiddetti investment grade bond. Come anticipato in questo articolo, bisognava trovare un modo per dare legittimità al Piano Juncker ed ecco la BCE pronta a monetizzare qualsiasi asset si muova o no nei casinò. I pianificatori monetari centrali stanno cercando in tutti i modi di attizzare il fuoco della domanda aggregata affinché faccia bruciare di nuovo il fuoco della ripresa economica. Finora non abbiamo visto niente di tutto ciò. Perché? Perché se l'incentivo alla base degli investimenti non è genuino, allora la sua sostenibilità sarà messa in pericolo una volta che suddetto incentivo svanirà. Il miglior esempio che si possa presentare a tal proposito, è quello dell'industria dei beni capitali e di come viene distorta dall'iniezione del denaro fiat.



L'IMPORTANZA DELLA TEORIA AUSTRIACA DEL CAPITALE

La produzione industriale è una rete di processi le cui singole componenti sono costituite da due input fondamentali: risorse di capitale umano e risorse naturali. Ogni stadio della produzione superiore necessita di quelli precedenti, oltre che ai due input fondamentali. Se dovessi semplificare drasticamente questi concetti, in nostro aiuto arriva la teoria del capitale Austriaca che ci permette di comprenderli appieno. Infatti non c'è esempio migliore del naufrago su un'isola deserta che si ritrova d'improvviso sprovvisto di tutte quelle comodità che in precedenza godeva nella società civile. Una volta compresa la sua situazione deve economizzare l'ambiente circostante e determinare quale possa essere il costo d'opportunità di ogni singola risorsa naturale presente sull'isola. Ovvero, deve decidere quale sarà la migliore allocazione di ogni risorsa naturale a sua disposizione.

Inutile dire che la sua sopravvivenza si baserà inizialmente sulla mera sussistenza, andando a consumare beni di consumo come pesce, frutta, ecc. Non avendo a disposizione una struttura industriale ben definita alle sue spalle, non può godere di beni specifici che potrebbero garantirgli un tenore di vita superiore. Quindi deve accontentarsi, almeno inizialmente, di consumare le risorse naturali. Infatti dovrà dapprima costruirsi un flusso costante di beni di consumo (reddito) prima di poter pensare di investirne parte per elevare il suo tenore di vita.

Questo significa che dovrà raccogliere giornalmente un certo numero di frutta per poter garantire la propria sopravvivenza, utilizzando il lavoro del suo corpo per consumare i beni di consumo. Ma, come abbiamo detto in precedenza, esiste un costo d'opportunità quando si economizzano le risorse naturali, e questo vuol dire che i beni di consumo possono essere utilizzati come beni intermedi (nella produzione di qualcos'altro) piuttosto che consumati semplicemente. Infatti, piuttosto che consumare tutta la frutta che riesce a raccogliere, può rinunciare a parte di essa e metterla da parte nel corso de tempo. In questo modo dividerà in due il suo reddito: parte verrà consumato e parte verrà investito nel futuro. Una volta che avrà a disposizione abbastanza risparmi, potrà smettere di raccogliere frutta e dedicare i suoi sforzi per creare un oggetto che gli permetta di diversificare la sua dieta. Ovvero, aggiungerà uno stadio di produzione alla sua attività industriale. Nel caso specifico, deciderà di costruire una rete per catturare pesci.

Grazie ai risparmi messi da parte potrà sostenere la sua vita nel periodo in cui dovrà dedicare la maggior parte del suo tempo a costruire la suddetta rete. Unendo il lavoro e le risorse naturali che lo circondano, riesce a trasformare un bene di consumo in un bene capitale. Ma quest'aggiunta di uno stadio di produzione porta con sé un altro fattore: la manutenzione dei beni di capitale. Quindi vediamo ora di rendere un po' più complesso il nostro esempio per cercare di capire l'importanza della teoria Austriaca del capitale e come essa spieghi l'attuale stagnazione economica.

Diciamo che il nostro naufrago, arrivato a questo punto, utilizzi 5 ore per raccogliere frutta; 5 ore per pescare; 5 ore per fare manutenzione; 5 ore per preparare il cibo; e infine 4 ore le utilizzi in disutilità del lavoro. Seguendo questo modello di produzione egli riesce a gestire in modo sostenibile le varie attività in cui è impegnato e garantire a sé stesso un flusso costante di reddito. Non solo, ma in futuro potrà aggiungere un ulteriore stadio di produzione quando avrà sufficienti risparmi da parte, riuscendo a creare una vanga con cui seminare piante ad esempio. Si noti che questo processo graduale è in funzione del livello dei risparmi posseduti dal naufrago, questo significa che più ne avrà più riuscirà ad accorciare i tempi tra la creazione di uno stadio di produzione e l'altro. Il punto fondamentale di questo processo è che i vari stadi della produzione non possono essere saltati, poiché la distribuzione delle ore di lavoro e di manutenzione verrebbero stravolte.

Supponiamo che un giorno la marea porti a riva le vettovaglie di una nave naufragata al largo. D'improvviso il nostro naufrago potrà godere di una manna inattesa. Perché lavorare e spaccarsi la schiena quando avrà a disposizione cibo in abbondanza grazie a questo colpo di fortuna? Ridurrà, quindi, le ore dedicate a raccogliere frutta, pescare e fare manutenzione. Per tutte queste attività vi dedicherà solo 2 ore e ridistribuirà le restanti alla preparazione del cibo e alla disutilità del lavoro. L'improvvisa manna non è nata da uno stadio di produzione sostenibile, ma da un evento una tantum che spinge il produttore a consumare i risparmi e i beni di capitale fintanto che il flusso distorsivo della produzione continuerà a fare il suo effetto. Inoltre, più sarà intenso il flusso distorsivo, maggiore sarà il tempo dedicato alla disutilità del lavoro e minore sarà quello dedicato alla manutenzione dei beni di capitale esistenti.

Terminato il flusso distorsivo, il naufrago si ritroverà a corto di risparmi alimentari con cui sostenere la sua vita e con degli oggetti marci che non potrà più utilizzare come prima. Di conseguenza dovrà tornare a quello stadio di produzione originale che gli garantiva un reddito costante  e col tempo gli avrebbe permesso di guadagnare risparmi sufficienti da aggiungere ulteriori stadi produttivi al suo processo "industriale".

Nella realtà, ovviamente, le cose sono molto più complesse, ma questo semplice esempio serve a far capire ai lettori come funziona il processo produttivo a livello industriale e come un flusso distorsivo esterno possa deviare risorse da attività sostenibili ad attività insostenibili. Nello specifico, come il denaro scoperto distorca la produzione industriale e in particolar modo quella legata ai beni di capitale. Infatti i progetti più a lungo termine sono quelli che più risentono di un cambiamento nei tassi d'interessi e di conseguenza quelle industrie in tal campo recepiscono questo messaggio come una "luce verde" nei confronti del loro investimenti. Queste imprese che s'impegnano in progetti la cui realizzazione è distante molti anni dal presente, rendono più circolare la produzione industriale perché attraverso i loro investimenti fanno in modo che il denaro preso in prestito si concentri fondamentalmente in quegli stadi di produzione superiori. Ad esempio, quello delle materie prime.

È così che, ad esempio, è nata la bolla dell'olio di scisto che al giorno d'oggi sta inondando il mondo con un'offerta di petrolio nettamente superiore alla domanda. Le industrie di beni di capitale, a seguito del boom del credito facile alimentato dalle banche centrali, hanno approfittato del calo degli interessi per accedere a nuove linee di credito con cui finanziare le proprie attività. Queste industrie, ovviamente, necessitavano di un grande influsso di materie prime per dare pieno sfogo alle loro catene di montaggio. È così che, ad esempio, la Caterpillar e la Komatsu hanno sfoggiato utili da favola nel post-crisi; e, indirettamente, questo ha significato un boom delle miniere di ferro, carbone e bauxite in Australia per sostenere la domanda di suddette imprese. Questo è un circolo vizioso che alimenta sé stesso fino a quando l'effetto del credito creato ex-novo non raggiunge i beni di consumo. Il canale di trasmissione in quest'ultimo caso sono sostanzialmente gli stipendi dei lavoratori che queste industrie assumono progressivamente.

In sostanza, la storia Austriaca di base è che durante il boom artificiale, la forza lavoro ed altre risorse vengono incanalate in progetti d'investimento non compatibili con il livello generale del risparmio reale. Prima o poi, la realtà alza la sua brutta testa ed i progetti insostenibili devono essere abbandonati prima del completamento. Gli imprenditori realizzano di essersi orribilmente sbagliati durante il boom, ognuno si sente più povero e riduce drasticamente i consumi, e molti lavoratori vengono licenziati affinché la struttura produttiva possa essere modificata alla luce della rivelazione. Questo significa che l'ago della bilancia, una volta che la banca centrale smette d'inondare l'ambiente economico con denaro scoperto, sono esattamente quelle imprese che hanno beneficiato di più dell'espansione monetaria artificiale: le industrie nel settore dei beni di capitale.

La recessione nasce proprio da loro e dura il tempo necessario a riallocare in modo sostenibile le risorse scarse presenti nell'ambiente economico verso quelle realtà che le useranno nel mondo più efficiente e soddisfacente (per i consumatori) possibile. La Grande Deflazione cui stiamo assistendo oggi è l'effetto di una volontà di far continuare quanto più a lungo possibile la fase di boom del ciclo economico ripartito nel 2009. Non è una caso, ad esempio, se le grandi banche commerciali si stiano impegnando a tenere (in qualche modo) solvibili le imprese nel settore petrolifero e zia Janet continua a rimandare il rialzo dei tassi d'interessi iniziato lo scorso dicembre. Ma nel frattempo l'eccesso d'offerta dei prodotti sfornati e i profitti in calo, le stanno lentamente uccidendo e quando accadrà esse rappresenteranno l'epicentro da cui si propagherà la recessione economica. Da quel momento in poi la riallocazione delle risorse economiche scarse, trasformerà la Grande Deflazione in Grande Inflazione.



NEGATIVITÀ EUROPEA

Le banche centrali stanno facendo di tutto affinché tutto ciò non accada. Continuano a calciare il barattolo sperando di far continuare l'ambiente economico lungo l'ottovolante del ciclo boom/bust in base al presupposto che saranno in grado di gestire qualsiasi situazione. Ma la situazione in cui siamo finiti è un mistero per tutti. Niente di quello che è accaduto dopo il 2008 s'era mai visto nel mondo economico occidentale (tranne in Israele nel 1985). Non è un caso se Draghi, nella sua ultima dichiarazione concernente la politica monetaria della BCE, abbia incorporato nel programma europeo di quantitative easing gli "investment grade asset", rappresentativi del mondo della grande impresa.

La politica monetaria allentata ha reso più ridondanti gli stadi più alti della produzione industriale, andando a gonfiare bolle come quelle nell'olio di scisto e nel settore automobilistico. Infatti il settore bancario commerciale, incapace di trasmettere la politica monetaria della banca centrale all'economia più ampia poiché in condizione di picco del debito, ha "investito" nel mercato ad alto rendimento per proteggere i propri margini di profitto messi in pericolo dalla ZIRP. Questo comportamento ha fornito carburante incendiario a compagnie la cui sostenibilità degli investimenti è stata distorta da questa gigantesca offerta d'acquisto alimentata dalla politica monetaria allentata delle banche centrali. Di conseguenza sono stati sfornati prodotti per cui non c'era domanda reale e ora i nodi sono arrivati al pettine: profitti in calo e capacità in eccesso.

Sebbene questa ridondanza abbia sequestrato lavoro e capitali fornendo all'economia più ampia impulsi di una pseudo-ripresa, Main Street continua a voler percorrere un percorso di deleveraging, rallentato purtroppo dal salvataggio artificiale di entità che sarebbero dovute fallire. Infatti la persistente condizione di picco del debito sta facendo fallire visibilmente i tentativi dei banchieri centrali di reflazionare l'economia di Main Street. Ma attenzione, perché i profitti in calo e la capacità in eccesso stanno portando verso il fallimento quelle società che hanno goduto della manna monetaria delle banche centrali. A meno di salvataggi centrali (come sta facendo Draghi, ad esempio, comprando bond IG), la liberazione di lavoro e capitale da riallocare in modo sostenibile nell'ambiente economico causerà una dolorosa inflazione dei prezzi.

Sin dall'annuncio dello zio Mario d'includere nel suo QE i bond IG, visto il cortocircuito normativo a livello di quelli statali (es. tetto ai deficit), gli investitori sono stati letteralmente contagiati dalla pazzia dei pianificatori monetari centrali e stanno affondando mani e piedi nelle bombe ad orologeria finanziarie per fare front-running alla BCE e godere di lauti carry trade. Dato che la prospettiva dei tassi negativi aleggia da un bel po', gli investitori si stanno accapigliando per entrare in possesso di tutto quel pattume obbligazionario societario e poi rivenderlo alla BCE.

È questo il piano per la ripresa economica? Caricare di ulteriore polvere da sparo le bische clandestine? Diffondere nell'ambiente economico ulteriori investimenti improduttivi in cambio di spasmi di pseudo-ripresa nel breve termine? Parafrasando il buon vecchio Clint Eastwood: "Go ahead ECB, make my day!"



SULL'ORLO DELLA SCOGLIERA

Ironia della sorta saranno esattamente quegli aiuti centrali che rappresenteranno il tallone d'Achille delle banche commerciali. Infatti sin dall'inizio della scoperta delle lande inesplorate della nuova politica monetaria in cui i tassi del mercato monetario sono stati praticamente ridotti a zero, le banche hanno goduto di una manna monetaria artificiale attraverso la quale puntellare i loro bilanci. Queste risorse monetarie, che sono state utilizzate per mostrare ai mercati come i bilanci disastrati delle grandi banche commerciali potessero reggere ad uno shock dei mercati e proseguire la loro normale attività. In realtà queste torreggianti riserve monetarie sono state parcheggiate presso le banche centrali e hanno funto da gigantesca offerta d'acquisto per determinati asset. Principalmente i bond sovrani dei vari governi. Poi si è passati ai mercati azionari.

In questo modo le banche centrali hanno salvato indirettamente tutte quelle entità che ritenevano pericolose per un crollo sistemico dei mercati finanziari globali. Non è un caso, ad esempio, che la FED abbia salvato AIG e Fannie/Freddie attraverso l'acquisto di titoli garantiti da ipoteca. Non è un caso che la BCE abbia iniziato a monetizzare dapprima solamente i titoli di stato europei e poi abbia proseguito estendendo il suo programma di QE ai bond IG e agli ABS.

Queste mosse non sono altro che il frutto malato della nuova politica monetaria atta a sovvenzionare all'infinito carcasse economiche che non fanno altro che sprecare le risorse economiche che sequestrano dall'ambiente economico. Farle restare in vita significa non solo far proseguire la stagnazione secolare in cui stanno finendo le varie nazioni del mondo, ma anche acuire esponenzialmente il dolore economico da sopportare una volta che ci ritroveremo di fronte ad un'inevitabile correzione dei mercati. I bilanci gonfi di pattume obbligazionario/azionario delle varie banche commerciali, faranno aumentare le loro sofferenze a causa dei fallimenti aziendali di cui abbiamo parlato nelle sezioni precedenti.

Non serve altro che il buon senso per notare come l'escalation di misure interventiste non stia facendo affatto bene alle varie economie che, loro malgrado, si ritrovano protagoniste di scenari al limite del folle. Nello specifico, i tassi negativi sono quanto di più folle potessero immaginare la banda di keynesiani che popolano le varie banche centrali. Innanzitutto non considerano una cosa fondamentale: il canale della trasmissione della politica monetaria all'economia più ampia è rotto, soprattutto perché famiglie e piccole/medie imprese hanno raggiunto una condizione di picco del debito. Questo vuol dire che la reflazione delle varie bolle non può passare da loro quando scoppieranno. Fin dal post-Grande Recessione sono stati presi in ostaggi i bilanci di grandi aziende e famiglie benestanti, le quali hanno potuto accedere a nuovi prestiti grazie soprattutto al loro "retaggio" e alla loro disponibilità di liquidità come garanzia.

Ma cosa hanno fatto? Hanno gozzovigliato nelle bische clandestine, incoraggiando pratiche sempre più audaci di ingegneria finanziaria e annullando de facto una ponderazione onesta del rischio e un onesto price discovery. Riacquisti d'azioni proprie, acquisizioni & fusioni, ecc. hanno rappresentato la nuova El Dorado per suddetti soggetti, facendo salire le valutazioni degli asset e delle capitalizzazioni di mercato attraverso illusioni alimentate dal convoglio delle stampanti monetarie. È così che s'è cercato di creare valore aggiunto; è così che s'è cercato di trasmettere la politica monetaria all'economia più ampia, attraverso un presunto effetto ricchezza a cascata; è così che, ad esempio, i settori del lusso hanno fatto registrare una crescente domanda.

A che prezzo? La nascita di bolle più esplosive e più pervasive rispetto alle due d'inizio secolo. Ora ci ritroviamo in un ambiente in cui la maggior parte degli attori di mercato non ha idea di chi possieda cosa e come gli effetti a catena possono facilmente trasferirsi da un soggetto inadempiente ad un altro. I tassi negativi in Europa, ad esempio, stanno portando al limite estremo la politica dei tassi d'interesse a zero. I margini di profitto delle banche vengono erosi se non investono propriamente i loro capitale, quindi vanno a caccia di affari sempre più rischiosi basandosi sull'accomodamento monetario persistente delle banche centrali.





Di conseguenza la vera minaccia all'attuale sistema economico e finanziario non sono altro che le banche centrali stesse.

La loro smania di controllo le ha portate verso un pendio scivoloso il quale culmina con una scogliera. Non riusciranno a smettere di "ficcanasare" nell'economia più ampia, poiché hanno messo in gioco tutto affinché potessero salvaguardare le entità protette dal cartello che loro rappresentano. E così facendo si sono lanciate in un'avventura di cui non ignoravano l'esito. All'aumentare delle loro misure, aumenterà il bacino di elementi che potranno far saltare in aria l'attuale sistema. Non è un caso, ad esempio, se in Italia c'è molta apprensione per quando riguarda la costituzione di un fondo salva-banche. Aspettatevi, per l'ennesima volta, la partecipazione della CDP in questa ennesima buffonata. Sembra ormai che per qualsiasi cosa debba essere finanziata in Italia a livello di "investimento pubblico", ci sia sempre la garanzia finale rappresentata dai risparmi di coloro tanto ingenui d'aver lasciato i loro averi in mano alle Poste Italiane. Questi ultimi sono gli stessi che inveiscono contro quelli che "hanno i soldi in conti off-shore", senza notare come la mandria di buoi stia lentamente venendo trasferita in un'unica recinzione.

L'interconnessione tra tutti questi elementi nel mondo della finanza, rende l'attuale sistema di una esplosività mai vista prima d'ora. In questo contesto la FED sta cercando, a sua volta, di rallentare il corso degli eventi, lasciando salire di 25 bps il tasso pagato per le riserve in eccesso detenute presso il 33 di Liberty Street. Questo non solo è un sovvenzionamento per quelle grandi banche domiciliate sul suolo statunitense, ma anche per quelle estere.




Ma questo significa meno soldi che entrano per il Tesoro a fine anno. Questo significa un deficit in ascesa nel futuro prossimo per lo zio Sam. Questo significa maggiori risorse sequestrate dallo stato a discapito del settore privato. Aggiungeteci una possibile trasmissione dei tassi negativi ai depositanti e i due grafici qui sotto rappresenteranno la falla che farà colare a picco il mito della presunta ripresa.





L'economia più ampia sta dicendo forte e chiaro che l'attuale percorso impostato dallo stato e dalle banche centrali è insostenibile. È una questione di tempo e del giusto catalizzatore prima che l'intero castello di carte crolli vorticosamente.



CONCLUSIONE

La continua intrusione da parte delle autorità pianificatrici centrali nel tessuto economico, ha creato una catena di errori economici che ne hanno distorto la produzione. La teoria Austriaca del capitale spiega nel dettaglio come questa distorsione arrechi enormi danni nel lungo periodo. Il processo è messo in moto non appena avviene la prima, leggera intrusione. Da lì in poi si scende lungo un pendio scivoloso da cui non esiste ritorno. Esiste solo una scogliera dalla quale si finirà inevitabilmente nel vuoto. Maggiore saranno le intrusioni, maggiore sarà la velocità di caduta.

I pianificatori monetari centrali hanno spacciato la favoletta secondo cui avrebbero bandito il ciclo economico. Attraverso i vari trucchi finanziari stanno riuscendo a tenere in piedi un castello di carte barcollante. La domanda che pochi si pongono: a che prezzo? Dopo aver fatto fuori famiglie e piccole/medie imprese, la saturazione dei bilanci delle grandi imprese ha rappresentano l'ancora di salvataggio della pianificazione monetaria centrale. Le ha permesso di reflazionare vecchie bolle e di gonfiarne di nuove. Inoltre, pur di inglobare quanti più attori di mercato possibili, ha elargito prestiti quasi gratis all'economia più ampia.




Non esiste più un mark to market onesto. Esiste solo un market maker (es. le banche centrali) che sta tirando fuori dal cilindro qualsiasi espediente per portare verso vette più assurde i mercati finanziari e verso vette più dispotiche la società. È così che finisce un boom insostenibile. È così che finisce un'organizzazione sociale basata sul furto.


Perché il denaro coperto dall'oro non provoca i cicli boom/bust

Gio, 21/04/2016 - 10:12




di Frank Shostak


Secondo il pensiero popolare, non tutti gli aumenti nell'offerta di moneta avranno un effetto rilevabile sull'attività economica. Ad esempio, se un aumento dell'offerta è accompagnato da un corrispondente aumento della domanda di denaro, ci viene detto, allora non ci sarà alcun effetto sull'economia. L'aumento dell'offerta di moneta è neutralizzato, per così dire, da un aumento della domanda di moneta, o la volontà di conservare una maggiore quantità di denaro rispetto a prima.

Cosa s'intende per domanda di moneta? E come questa domanda differisce dalla domanda di beni e servizi?

La domanda di un bene non è la domanda di un particolare bene in quanto tale, ma la domanda per i servizi che offre suddetto bene. Per esempio, la domanda degli individui nei confronti del cibo è dovuta al fatto che il cibo fornisce elementi necessari che sostengono la vita e il benessere di un individuo. La domanda qui significa che la gente vuole consumare il cibo per ottenere gli elementi necessari che sostengono la loro vita e il loro benessere.

Inoltre la domanda di moneta nasce in base ai servizi che fornisce il denaro. Tuttavia, invece di consumarlo, la gente domanda denaro al fine di scambiarlo per beni e servizi. Con l'aiuto del denaro, le altre merci diventano più commerciabili — di più rispetto ad un'economia basata sul baratto. Questo perché il denaro è la merce più commerciabile.



Perché le persone domandano denaro

Prendete per esempio un fornaio, John, che produce dieci pagnotte di pane al giorno e ne consuma due. Scambia le otto pagnotte per vari prodotti, come frutta e verdura. Si osservi che la capacità di John d'ottenere frutta e verdura si basa sulla sua produzione per pagarli, ovvero, otto pagnotte di pane. Il fornaio paga per frutta e verdura con il pane che ha prodotto. Si noti inoltre che l'obiettivo della sua produzione di pane, oltre a conservarne un po' per sé, è quello d'acquisire altri beni di consumo.

Un aumento della produzione di John, diciamo da dieci a venti pagnotte al giorno, gli permette d'acquisire una maggiore quantità e una maggiore varietà di beni rispetto a prima. Come risultato dell'aumento della produzione di pane, il potere di acquisto di John è aumentato. Questo aumento del potere d'acquisto non si traduce necessariamente in una maggiore quantità di beni e servizi in un'economia basata sul baratto.

Nel mondo del baratto, John potrebbe avere difficoltà ad ottenere le varie merci che vuole. Può accadere che un agricoltore possa decidere di non voler scambiare le sue verdure per il pane. Per superare questo problema, John dovrebbe prima scambiare il pane con un'altra merce, la quale ha una più ampia accettazione rispetto al pane. John dovrà, quindi, scambiare il suo pane per il prodotto più accettato e poi utilizzarlo per ottenere le merci che vuole veramente.

Si noti che scambiando il suo pane per un bene più accettabile, John alza la sua domanda nei confronti di tale bene. Si noti inoltre che la domanda di John per la merce più accettata non è mossa dalla sua volontà di conservarla, bensì di scambiarla per i prodotti che vuole. Ricapitolando, la ragione per cui entra in possesso della merce più accettata è perché sa che con l'aiuto di questa medesima potrà scambiare più facilmente il pane con i prodotti che vuole.

Ora supponiamo che ci sia un aumento nella produzione della merce più accettata. Come risultato, scende il prezzo unitario della merce più accettata in relazione alla quantità degli altri beni. Tutto questo, tuttavia, non ha nulla a che fare con la produzione di beni in generale. L'aumento dell'offerta di un bene più accettato non ostacolerà la produzione di altri beni e servizi. Ovviamente se il potere d'acquisto di suddetta merce dovesse continuare a diminuire, allora le persone la sostituiranno con qualche altra merce più stabile.

In molte società, attraverso un processo di selezione, le persone hanno optato per l'oro come merce più accettata. L'oro è diventato quindi denaro.



Denaro reale & “denaro dal nulla”

Supponiamo ora che aumenti la domanda di denaro di un qualsiasi individuo. Un modo che le banche hanno per soddisfare questa domanda è quello di trovare finanziatori disposti a prestare denaro. Con l'aiuto della mediazione delle banche, coloro disposti a prestare denaro possono trasferire i loro soldi ai mutuatari. Ovviamente tale operazione non è dannosa per nessuno.

Un altro modo per le banche di soddisfare suddetta domanda è, invece, creare denaro in modo fittizio — soldi non coperti da oro — e poi prestarlo.

Si noti che l'aumento dell'offerta di denaro finisce nelle tasche degli individui sotto forma di prestiti. Ci dev'essere sempre un primo destinatario del denaro di nuova creazione.

Questo denaro, che è stato creato "dal nulla", verrà impiegato in uno scambio di beni e servizi (ovvero, permetterà uno scambio di nulla per qualcosa). Ciò equivale a deviare ricchezza reale da coloro che la creano a coloro che la sprecano, cosa che inizialmente si maschera da prosperità economica.

In tale processo i creatori di ricchezza reale si ritrovano a loro disposizione meno risorse, cosa che a sua volta indebolisce la loro capacità di far crescere l'economia.



Una maggiore “domanda di denaro” è ciò che ci salverà?

Potrebbe un corrispondente aumento della domanda di denaro prevenire i danni che il denaro creato "dal nulla" infligge ai creatori di ricchezza?

Supponiamo che, a causa di un aumento della produzione di beni, la domanda di denaro aumenti nella stessa misura dell'offerta di denaro "dal nulla". Ricordiamo che le persone usano il denaro per scambiarlo con le altre merci. Quindi ad un certo punto i titolari di denaro "dal nulla" scambieranno i loro soldi per le merci. Una volta che questo accade, c'è uno scambio di nulla per qualcosa e ciò indebolirà la situazione dei creatori di ricchezza.

Possiamo quindi concludere che, indipendentemente dal fatto che la domanda totale di denaro sia in aumento o in calo, quello che conta qui è che gli individui utilizzano i soldi nelle loro transazioni. Come abbiamo visto, una volta che il denaro "dal nulla" viene introdotto nel processo di scambio, ciò va ad indebolire i creatori di ricchezza e questo a sua volta compromette il potenziale della crescita economica. Chiaramente, poi, l'espansione del denaro "dal nulla" è sempre una cattiva notizia per l'economia. Di conseguenza è errato il punto di vista secondo cui è innocuo avere un aumento di denaro "dal nulla" — malgrado sia "coperto dalla domanda".

Al contrario, un aumento dell'offerta di moneta d'oro non permetterà uno scambio di nulla per qualcosa. Inoltre un aumento dell'offerta della moneta-merce non innesca i cicli di boom/bust.

Possiamo inoltre dedurre che è solo l'aumento del denaro "dal nulla" il responsabile del ciclo boom/bust, indipendentemente della cosiddetta domanda complessiva di denaro.



L'oro causa i cicli boom/bust?

Secondo la maggior parte degli economisti, tuttavia, in un'economia con un gold standard, un aumento dell'offerta d'oro genera distorsioni simili a quelle generate dal denaro creato "dal nulla".

Le cose non stanno proprio così.

Cominciamo con un'economia basata sul baratto. John il minatore produce dieci once d'oro. La ragione per cui lo estrae è perché ritiene che vi sia un mercato per tale merce. Dal momento che le persone lo richiedono, sappiamo che l'oro contribuisce al benessere degli individui. John scambia le sue dieci once d'oro per vari prodotti, come le patate e i pomodori.

Ora le persone hanno scoperto che l'oro, oltre ad essere utile per la creazione di gioielli, è utile anche per altre applicazioni. Assegnano, quindi, all'oro un valore di scambio superiore rispetto a prima. Di conseguenza John il minatore può scambiare le sue dieci once d'oro per più patate e pomodori.

Dovremmo considerarla una cattiva notizia perché ora John sta incamerando più risorse?

No, perché questo è proprio quello che accade sul mercato. Col passare del tempo la gente assegna una maggiore importanza ad alcuni beni e una minore importanza ad altri. Ora alcuni beni vengono considerati più importanti di altri in relazione alla vita e al benessere delle persone. Esse hanno scoperto che l'oro è utile per un altro uso, come mezzo di scambio ad esempio. Di conseguenza alzano ulteriormente il prezzo dell'oro in termini di pomodori e patate. L'oro è ora prevalentemente richiesto come mezzo di scambio — la domanda per gli altri servizi dell'oro, come gli ornamenti, è ora inferiore rispetto a prima.

Vediamo cosa succede se John dovesse aumentare la produzione d'oro. Il vantaggio è che ora l'oro ricopre il ruolo di mezzo di scambio. In questo senso fa parte del bacino della ricchezza reale e promuove la vita e il benessere delle persone. Uno degli attributi che ha reso l'oro utile come mezzo di scambio, è la sua scarsità.

Ciò significa che un produttore di un bene che lo va a scambiare per l'oro, si aspetta che conservando il metallo giallo il potere d'acquisto del suo sforzo si preservi nel tempo. Se per qualche motivo ci fosse un forte aumento della produzione d'oro e questa tendenza dovesse persistere, ceteris paribus il valore di scambio dell'oro sarebbe soggetto ad un declino persistente rispetto alle altre merci. In base a tali condizioni le persone tenderebbero ad abbandonare l'oro come mezzo di scambio e cercherebbero altri prodotti affinché ricoprano tale ruolo.

All'aumentare dell'offerta d'oro, diminuisce il suo ruolo come mezzo di scambio e aumenta la sua domanda per altri usi. Quindi l'incremento della produzione d'oro non genera sprechi e rinforza il bacino della ricchezza reale. Quando John il minatore scambia l'oro per altri beni, s'impegna in uno scambio di qualcosa per qualcosa. Scambia ricchezza per ricchezza.

Agli antipodi di tutto ciò, c'è la stampa di ricevute rappresentanti oro (cioè, ricevute che non sono coperte al 100% da oro). Si tratta di una frode e l'inflazione è proprio questo; imposta una piattaforma per il consumo senza dare alcun contributo al bacino della ricchezza reale. I certificati vuoti permettono uno scambio di nulla per qualcosa, cosa che a sua volta innesca i cicli di boom/bust. La stampa di certificati scoperti devia il risparmio reale dalle attività creatrici di ricchezza ai detentori di certificati scoperti. Ciò conduce al cosiddetto boom economico.

La deviazione di risparmio reale avviene per mezzo dei certificati scoperti (cioè, denaro scoperto). Una volta che la stampa di denaro scoperto rallenta o s'arresta, si ferma anche il flusso di risparmio reale che viene deviato verso quelle attività che hanno beneficiato di tale manna artificiale. Di conseguenza queste attività vanno fallite — emerge un bust economico.

Nel caso di un aumento dell'offerta d'oro, non abbiamo alcuna truffa. Il fornitore dell'oro va semplicemente ad aumentare la produzione di un prodotto utile. Quindi, in questo senso, non abbiamo uno scambio di nulla per qualcosa. Di conseguenza non emergono neanche le bolle. Ricapitolando, il produttore di ricchezza, avendo prodotto qualcosa di utile, può scambiarlo per altri beni. Non ha bisogno di denaro scoperto per incamerare ricchezza reale. Si noti che un fattore importante per la nascita di un boom è rappresentato da iniezioni di denaro "dal nulla". La scomparsa di quest'ultimo è invece la causa principale di un bust. L'iniezione di denaro "dal nulla" genera bolle, mentre la sua scomparsa le distrugge.

Con un gold standard — un vero gold standard senza le manipolazioni della banca centrale — questo non può avvenire. Di conseguenza con un gold standard il denaro non può sparire, in quanto l'oro non può svanire. Possiamo quindi concludere che il gold standard, se non viene distorto, non favorisce i cicli di boom/bust.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Davos: l'unità di terapia intensiva del Nuovo Ordine Mondiale

Mer, 20/04/2016 - 10:13
Non molto tempo fa è risuonata in tutto il mondo dell'informazione la notizia secondo la quale l'amministratore delegato della Apple, Tim Cook, avrebbe negato la disponibilità della casa di Cupertino di creare un software in grado di hackerare dispositivi elettronici di proprietà di coloro che hanno compiuto la strage di San Bernardino. Rifiutandosi di dar effettività all'ordine di un giudice e fornire suddetto software all'FBI, la notizia ha subito fatto alzare un polverone. Come noterete dall'articolo del Corriere, i media mainstream hanno capito come al solito le cose al contrario, insinuando la possibile nascita di effetti avversi nei confronti della sicurezza delle persone. Purtroppo per noi, al giorno d'oggi la carta stampata è costellata perlopiù da pennivendoli che si limitano a svolgere il ruolo di grancassa dell'establishment, troppo svogliati per osservare "ciò che non si vede". Davvero si pensa che se domani la Apple annunciasse d'aver sviluppato un software simile, l'FBI sarebbe l'unica realtà a volerne entrare in possesso? Qualsiasi stato potrebbe avanzare "ragionevole richiesta" d'entrarne in possesso. Oltre alla perdita di libertà personali, la Apple probabilmente perderebbe clienti e, a sua volta, denaro. Infatti per queste aziende prima delle richieste dell'establishment, ci sono gli affari e questi ultimi si fanno solo se si soddisfano i clienti. E i clienti non si sentono affatto soddisfati se sanno che c'è qualcuno che, da un momento all'altro, può decriptare senza sanzione alcuna i propri dati sensibili. Comunque la Apple non è l'unica che ha imbastito questa battaglia, c'è anche Microsoft. Prima viene il mercato, poi, eventualmente, gli accordi istituzionali.
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di Gary North


Ogni anno a gennaio le persone più ricche del mondo si riuniscono a Davos, in Svizzera, presso il World Economic Forum.

Sono presenti anche le menti migliori e più brillanti nella comunità keynesiana. Questi sono i cosiddetti braccianti.

Ogni anno tutti sperano di sentire qualche grande discorso che trasformerà la propria attività o la propria carriera. Alla fine delle sessioni tutti pensano che abbiano perso il grande discorso, ancora una volta, proprio come accaduto l'anno precedente.

Gli economisti della Scuola Austriaca non sono invitati ai festeggiamenti. Questo perché non credono che la pianificazione centrale keynesiana delle banche centrali abbia un futuro. Continuano a dirlo e questo messaggio non è congeniale al World Economic Forum.

Quest'anno i comunicati stampa preliminari su alcuni dei principali interventi, indicano che il Nuovo Ordine Mondiale si sta trasformando nel Nuovo Disordine Mondiale. Gli accoliti della pianificazione centrale stanno perdendo il controllo e ora lo stanno ammettendo.



RETI: PERSONALE & DIGITALE

La rete internazionale della vecchia guardia sta capendo che sta venendo sostituita dalle reti digitali. Sono come i trader specializzati nei mercati futures delle materie prime, i quali per oltre un secolo hanno gridato e utilizzato segnali manuali per comunicare le loro decisioni d'acquisto e vendita. Queste persone sono state sostituite dai computer. La stessa cosa sta accadendo al Nuovo Ordine Mondiale.

Potreste pensare che stia esagerando. Permettetemi, quindi, di citare un articolo di un rappresentante del Nuovo Ordine Mondiale, il direttore della filiale europea del Council on Foreign Relations.

Il modello keynesiano si basa sull'idea che le commissioni di specialisti siano in grado di prendere decisioni migliori rispetto alle forze di mercato. I keynesiani insistono sul fatto che la concorrenza di mercato da sola non sia sufficiente. Il loro problema è questo: la concorrenza di mercato si basa sui computer, e i grandi disegni dei pianificatori centrali e dei sostenitori dello stato sociale stanno perdendo terreno. Questo ha fomentato grande costernazione ai piani alti.

Ad esempio, i mercati del lavoro sono stati rivoluzionati dall'informatizzazione e dai robot che vengono finanziati dalla stesse persone che vanno a Davos e che si arricchiscono in tal modo.

Il vero cambiamento rivoluzionario è un processo rapido, fluido e intrinsecamente indeterminato. Ma finora non vi è stata alcuna indicazione di un cambiamento economico trasformativo che partorirà tipi di politiche -- per esempio, un reddito minimo di base, maggiori investimenti in beni pubblici, cooperazione multilaterale accresciuta, una maggiore integrazione regionale -- promuoventi la stabilità politica.
In altre parole, l'informatizzazione sta creando una cooperazione economica internazionale. Le reti digitali si stanno diffondendo oltre i confini geografici. Ma, orrore degli orrori, non esiste alcuna agenzia internazionale sfornante sanzioni paragonabili a quelle emesse dai governi nazionali. Mentre il commercio, il denaro digitale, le informazioni e quasi tutto il resto che fa girare il mondo diventa transnazionale, i pianificatori centrali perdono il controllo. La pianificazione centrale è sempre stata limitata alla sovranità nazionale e quest'ultima sta perdendo il controllo sul flusso di fondi, il flusso delle merci e il flusso delle informazioni.

In reazione a tutto ciò, sta emergendo un nuovo nazionalismo infastidito nei confronti del commercio internazionale. È infastidito dall'apertura delle frontiere. Ma invece di cedere il potere, come in passato, i rappresentanti degli elettori hanno deciso di recuperarlo dalla rete transnazionale. Il NWO l'ha capito già da un po'.

Al contrario, invece d'abbracciare la nuova connettività globale, vi è un desiderio di costruire recinti e muri, resistere agli accordi commerciali e ripristinare l'indipendenza nazionale.
Così, da un lato, l'internazionalizzazione si diffonde al di fuori dei confini della pianificazione centrale keynesiana. Si diffonde nei paradisi fiscali e questo processo sta accelerando. Il keynesismo non è in grado d'allocare asset oltre i confini nazionali. Dall'altro lato, invece, le forze che stanno guadagnando potere politico oggi, lo fanno a scapito dei tipi che si riuniscono a Davos.

In breve, il Nuovo Ordine Mondiale è spacciato. L'internazionalità del libero mercato sta indebolendo il controllo nazionale delle agenzie nazionali di pianificazione politica e burocratica. Nel frattempo le forze politiche si stanno muovendo per indebolire gli accordi istituzionali internazionali che erano stati gli strumenti di controllo utilizzati dai pianificatori internazionali keynesiani e dagli oppositori della sovranità nazionale.

Questi ultimi non sanno come affrontare questo duplice problema. Nella misura in cui l'economia diventa transnazionale, il Nuovo Ordine Mondiale perderà potere. Come mai? Perché non esiste alcun organismo internazionale che abbia la possibilità d'imporre sanzioni oltre i confini nazionali. L'economia digitale sta lavorando contro di loro. Sta anche lavorando contro il settore bancario centrale.

Ma la politica del nazionalismo non si basa più sui tipi di connessioni che hanno caratterizzato il Council on Foreign Relations e i suoi vari cloni nelle altre nazioni. Il crescente nazionalismo intorno al mondo non è nazionalismo keynesiano del Nuovo Ordine Mondiale, piuttosto è un nazionalismo che favorisce la sovranità nazionale, e non le offerte transfrontaliere suadenti create da burocrati statali al soldo dei conglomerati transnazionali.



UGUAGLIANZA: UNA CAUSA PERSA

La retorica dell'uguaglianza è sempre stata prominente nel NWO. Ma è stata la disuguaglianza quella che ha dominato. L'economista Vilfredo Pareto ne discusse nel 1897. La ricchezza è oggi più diseguale di quanto non fosse quando ne parlò. Le coscienze della folla di Davos sono punzecchiate dai risultati delle strategie d'investimento dei suoi membri super-ricchi. Continuano a diventare sempre più ricchi e la disuguaglianza continua ad aumentare.

Che cosa dovrebbe fare un multi-miliardario guidato dal senso di colpa?

I lamenti s'intensificano.

L'ex-ministro degli esteri tedesco, Joschka Fischer, dipinge un quadro desolante. Indica una reazione nazionalistica in Occidente -- esemplificata dalla forza di leader politici come Donald Trump negli Stati Uniti, il primo ministro ungherese Viktor Orbán, il capo politico polacco Jaroslaw Kaczynski e la leader francese del Front National Marine Le Pen. Uno dei motivi dietro il loro successo è che "il 'Mondo dell'Uomo Bianco' è in declino, sia a livello globale sia nelle società occidentali." Gli etno-nazionalisti retrogradi di oggi difendono un'identità e una visione del mondo "minacciata dall'immigrazione, dalla globalizzazione dei mercati del lavoro, dalla parità di genere e dall'emancipazione giuridica e sociale delle minoranze sessuali."
Ma quando guardiamo a Davos, la gente è perlopiù bianca ed è perlopiù di sesso maschile. Oh, povero me!

Per usare il linguaggio di Hayek, l'ordine spontaneo si sta allontanando da queste persone. Avevano pensato che la manipolazione keynesiana delle economie nazionali avrebbe funzionato altrettanto bene a livello transfrontaliero. Hanno promosso un commercio gestito. Hanno promosso l'egemonia della banca centrale. E ora guardate quello che hanno ottenuto.

E il processo di distruzione creativa sta avvenendo più velocemente che mai. Di fronte all'ascesa fulminea di Uber, per esempio, ai tassisti tradizionali "viene chiesto di conformarsi in una manciata di giorni piuttosto che di anni, lasciando poco tempo ai sistemi democratici di determinare quale strategia adottare per attutire i contraccolpi dei cambiamenti."
Con "sistemi democratici" s'intende pianificazione keynesiana. Tante promesse, così poco tempo!



PERDERE IL CONTROLLO

Mentre Internet diventa sempre più usato, gli smartphone diventano più economici e la Wi-Fi s'allarga, l'egemonia keynesiana viene sostituita in modo costante. Non c'è niente che queste persone possano fare al riguardo. Possono urlare, possono scalciare e possono promuovere questa o quella organizzazione non governativa (ONG), ma non c'è nulla che possano fare per invertire la diffusione della comunicazione digitale. Non possono più controllare i media. I giornali stanno andando fuori mercato. La TV via cavo sta sostituendo le reti televisive. Matt Drudge ha molta più influenza rispetto al New York Times.

L'unico sistema ancora sotto il loro controllo è il sistema universitario. Quando la carta migliore nella vostra mano è un professore di ruolo, la vostra posizione non è tanto allegra. Un vecchio di 60 anni con una giacca di tweed e toppe di pelle sui gomiti, che non ha rivisto i suoi appunti dal 1988 e che tiene lezioni in non più di sei classi alla settimana, non è roba da usare per dominare il mondo.

Dal loro punto di vista, sta andando tutto all'inferno. "[...] Le istituzioni multilaterali globali si sentono minacciate dalla nuova generazione di club in competizione." Che orrore!

Diventano più ricchi, ma solo se cedono alle forze di mercato. Fanno più soldi, ma hanno meno controllo. Nell'ordine sociale del libero mercato, il cliente è il re, non il produttore. Quest'ultimo serve i suoi clienti, non il contrario. Il libero mercato non è la politica. I politici vessano le persone. I produttori nell'ordine di mercato sono servitori, e se non soddisfano le esigenze dei clienti, i clienti portano il loro business altrove. I produttori se ne risentono, ma non c'è nulla che possano fare al riguardo. Le forze di mercato trasferiscono l'autorità ai consumatori, e questi ultimi ora comprano e vendono a livello transfrontaliero. I nazionalisti di tutte le varietà, sia di destra, keynesiani, o di sinistra, stanno combattendo una battaglia di retroguardia.



CONCLUSIONE

Quelle persone che si radunano a Davos, stanno ascoltando la lettura del testamento di un sistema che risale al decennio precedente la prima guerra mondiale. La loro classe sociale è stata ai posti di comando per un secolo. Ora, però, Uber li sta sostituendo.

"Uber, Uber, Uber alles!"


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


TUTTI gli uomini sono creati uguali?

Mar, 19/04/2016 - 10:16




di Bill Bonner


WATERFORD – Siamo seduti in un ristorante vicino al porto di Waterford.

Qui si radunavano migliaia di emigranti disperati per partire alla volta dell'America.

Ma durante la carestia in Irlanda e in Scozia, il passaggio attraverso l'Atlantico era più un biglietto per una tomba in acqua che per una vita migliore.

I tassi di mortalità arrivavano fino al 30% – facendo guadagnare ai vascelli il nome di "navi bara".

Se gli emigrati riuscivano ad arrivare negli Stati Uniti o in Canada, le loro prospettive miglioravano. I loro figli o nipoti sarebbero potuti diventare presidente. O, come il vostro scrittore, almeno avere la possibilità di visitare di nuovo Waterford.

Ma torniamo negli Stati Uniti, dove le paghe non agricole sono aumentate di 211,000 unità a novembre... aggiungendosi ai 271,000 posti di lavoro creati ad ottobre.

E la FED di Janet Yellen s'è attenuta al suo piano di voler iniziare a normalizzare i tassi d'interesse.

Nel frattempo dall'Europa arriva la notizia che Mario "Whatever It Takes" Draghi ha deluso gli investitori. L'ultimo pacchetto di stimolo del presidente della Banca Centrale Europea è stato meno stimolante rispetto a quello che gli investitori speravano.

È stato come un bambino che si aspetta una nuova bici per Natale. E poi, guardando sotto l'albero la mattina di Natale, tutto quello che trova è un maglione e un libro. Il povero ragazzo rimane avvilito per il resto della giornata.

Il Dow ha lasciato per strafa 252 punti – o circa 1.5 punti percentuali.

È questo il problema con le misure di stimolo fasulle. Bisogna continuare a stimolare... o i bambini viziati restano di cattivo umore.

Ma cambiamo argomento...

Yuval Harari, professore di storia presso l'Università Ebraica di Gerusalemme, ritiene che l'idea secondo cui tutti gli uomini sono creati uguali sia un "mito".

È il genere di narrativa condivisa – non basata su alcuna realtà oggettiva – che tiene insieme la società moderna.

Oggi scaveremo negli archivi per saperne di più su questo argomento...

"È in gran parte una questione di dimensioni... Infatti tutto potrebbe essere ridotto ad una questione di dimensioni", ha detto un lettore ieri.

Stavamo parlando del modo in cui funzionano le cose... e del perché c'è una grande differenza tra il modo in cui le persone interagiscono abbastanza bene nei piccoli gruppi e il modo in cui sembrano perdere il controllo in quelli grandi.

"Sì," ha continuato il nostro amico, "una volta che si va oltre ciò che è comunemente noto come 'dimensione dell'uomo', le cose perdono tutto il loro significato."

È una domanda che ci ha lasciato perplessi per anni: com'è possibile che un uomo abbastanza intelligente possa benissimo destreggiarsi nel traffico senza uccidersi, ma chiedete allo stesso uomo la sua opinione sul riscaldamento globale, la guerra alla povertà, o l'istruzione pubblica... e quello che otterrete è una quantità immensa di sciocchezze assurde?

Abbiamo detto molte volte che c'è tanta differenza tra una riunione cittadina nel New England e il governo federale degli Stati Uniti. La dimensione della riunione cittadina nel New England è una cosa che il cervello umano è preparato ad affrontare.

Nel corso della riunione cittadina, un uomo può sapere chi è un deficiente e chi è un imbroglione.

Ma quando si tratta di politica nazionale, lo stesso uomo è completamente mal equipaggiato per fare la stessa distinzione – come un meccanico che si presenta con un paio di forbici... o un veterinario con una chiave inglese.

Egli ignora i fatti... l'innocenza delle procedure... ed è completamente impotente davanti ai controlli. Non riesce a distinguere i conniventi dagli imbranati onesti. Non ha punti di riferimento significativi.

Cosa può fare questo povero diavolo se non ricorrere a miti, bugie e semplificazioni?

"Se non combattiamo i comunisti in Vietnam", diceva nel 1965, "dovremo combatterli in California!"

"Se vogliamo una popolazione più istruita, dobbiamo spendere di più per l'istruzione pubblica", diceva nel 1975.

"Se non ci opponiamo all'Impero del Male, conquisterà il mondo", diceva nel 1985.

"Se investiamo in un portfolio bilanciato di titoli, nel lungo periodo faremo sempre soldi", diceva nel 1995.

Cosa può fare?

Sostituisce la conoscenza e l'esperienza con slogan vuoti. Sostituisce le prove dettagliate con ampie generalizzazioni categoriche. Cifre precise e calcoli complicati lasciano il posto alle statistiche e alle medie.

Il mondo che vede in TV diventa il suo mondo – un mondo in cui i dettagli sono sbiaditi e sostituiti da caricature e medie nazionali.

Si dà luogo ad una nuova comprensione delle cose. Le norme non sono impostate secondo l'esperienza individuale, ma secondo la radiodiffusione nazionale in cui le particolarità sono eliminate... i colori sbiaditi e la conoscenza reale si perde nell'etere.

Invece di parlare il suo dialetto, l'uomo parla la lingua franca del telegiornale della sera. Invece d'indossare gli abiti che gli piacciono, si veste per soddisfare le apparenze. Invece dei suoi pensieri, la sua mente è piena di fanatismo nazionalistico, miti e truffe.

All'aumentare della dimensione del suo mondo, le sfumature e le particolarità locali perdono il loro fascino.

L'uomo comincia a vedere sé stesso e il suo mondo in termini nuovi. Non è più importante se la sua casa è confortevole e attraente secondo i suoi standard; ora dev'essere accettabile in termini nazionali.

Egli si rende conto che molte persone vivono in abitazioni "scadenti". E lo standard non è certo una cosa che l'uomo può impostare da sé. Invece lo standard è impostato da persone senza alcuna conoscenza dettagliata.

Si tratta di uno standard basato su medie... generalità... e incentivi di cui è completamente all'oscuro.

Quanti piedi quadrati a persona? Quanto riscaldamento? Quanta aria condizionata? In che modo questi standard s'adattano alla National Builders’ Association e alla Steamfitters Union?

Poi, per fare in modo che tutte le case soddisfino i loro standard, vengono imposte delle norme – regolamenti edilizi... regole urbanistiche... materiali standard.

Il proprietario non si chiede più: questa casa è abbastanza sicura per me? Ora la domanda è: questa casa soddisfa gli standard di sicurezza moderni?

Probabilmente per gli standard odierni anche il Re Sole, Luigi XIV, viveva in alloggi scadenti.

Anche l'istruzione assume un nuovo aspetto...

Non è sufficiente imparare le cose; i ficcanaso sono incapaci nell'organizzare l'apprendimento individuale. Ciò che possono organizzare è "l'Istruzione".

Gli insegnanti non devono preoccuparsi dei singoli studenti, e nemmeno dei curricula locali. Tutti devono imparare la stessa cosa. E devono impararla allo stesso modo.

Il mondo può essere infinitamente complesso. Ma nel programma istruttivo nazionale, i dettagli devono essere scansati – come il lavoro dettagliato nel restaurare una vecchia casa – in modo che tutto ciò che rimanga sia misurabile, standardizzato, quantificato e assegnato da burocrati che potrebbero non aver mai incontrato un singolo studente in tutta la loro vita.

E la formula per il miglioramento è sempre la stessa: gli standard dell'istruzione non sono all'altezza? Bisogna spendere più soldi!

Chi se ne frega se qualcuno sta davvero apprendendo qualcosa! La cosa fondamentale è che tutti gli studenti digeriscano lo stesso sproloquio in modo da lasciare il recinto scolastico con gli stessi pregiudizi e le stesse illusioni. Gli stessi miti. Lo stesso racconto.

Il taglialegna nel New Hampshire o il coltivatore di cavoli in California scoprono presto che non solo vivono in un tugurio "scadente" e che sono "ignoranti", ma anche che sono "poveri".

La povertà è sempre una misura relativa... ma rispetto a che cosa?

Un uomo può essere perfettamente felice con il suo destino. Può non avere acqua corrente, riscaldamento e soldi. Immaginatelo a curare il suo giardino, a dare da mangiare ai suoi polli e ad aggiustare il suo tetto. Nel bosco può anche costruire una distilleria per trasformare i frutti della terra in distillati ancor più prelibati.

Infatti, in base a tutto ciò che conta per lui, potrebbe benissimo affermare di vivere una vita ricca, confortevole e piacevole. Ma al crescere della scala di confronto, i dettagli che rendono la sua vita così gradevole scompaiono nello sciacquone della statistica.

Scopre di trovarsi al di sotto della "soglia di povertà". Scopre d'essere "svantaggiato" e "non privilegiato". Può anche consolarsi sapendo che ha "diritto" ad un "alloggio decente."

Forse si qualificherà per entrare nel programma dei buoni pasto.

L'idea d'essere "povero" potrebbe non aver mai sfiorato la sua mente prima. Potrebbe vivere in una parte del mondo dove ognuno è povero quanto lui... e tutti sono perfettamente felici nella loro povertà.

Ma ora questo sortilegio lo perseguita come una maledizione. La povertà sembra qualcosa da cui debba fuggire... qualcosa da cui debba uscire... qualcosa per cui qualcuno debba fare qualcosa!

La sua nuova coscienza lo ha trasformato in uno scontento. Il pover'uomo – precedentemente felice nei suoi dettagli ingenui – è ora infelice nel suo ruolo da provinciale povero.

Ecco la cosa peggiore: la TV e l'opinione popolare lo inducono a pensare che è l'opinione che gli altri hanno di lui – non il suo punto di vista – quella che conta davvero.

Nel giro di pochi mesi, ha dimenticato quanto era contento.

Lo spettacolo pubblico lo ha trasformato in un idiota.

Si vede in TV come un povero disgraziato. I giornali nazionali dicono che ha bisogno d'aiuto. Lo prendono in giro per come parla. E ora gli agenti federali sono nei boschi alla ricerca della sua distilleria!

In tutto il mondo i costumi locali, gli stili, i modi, gli accenti, stanno scomparendo. Con l'aumento della scala, con l'espansione dell'economia di mercato a livello globale, le persone vengono omogeneizzate, livellate.

Il loro cibo, la loro musica, i loro vestiti – tutti vengono mescolati tra loro, standardizzati... e come mescolare i resti nei barattoli di vernice – si finisce con l'avere il grigio.

Le variazioni regionali resistono solo nella forma folkloristica.

Che andiate a New Orleans, Nashville, o Vienna, sentirete la stessa musica, troverete le stesse mode negli stessi negozi e mangerete lo stesso hamburger del McDonald. Un investitore a Mumbai parla la stessa lingua di uno di New York.

Ma sono le particolarità degli investimenti che fanno la differenza tra il fallimento e il successo. Queste sono cose che i media finanziari mondiali non possono deturpare... il tipo di conoscenza precisa, dettagliata e particolare di cui si ha realmente bisogno per il successo negli investimenti.

Invece ciò che l'investitore ottiene è una formazione scolastica pubblica: non sa niente... e pensa di sapere tutto.

E dal momento che tutti gli investitori sanno più o meno la stessa cosa – vale a dire, tutti condividono le stesse illusioni e le confondono con la saggezza – i mercati tendono a riflettere le mode popolari come se fossero gli ultimi blue jeans della stagione.

Lo stesso fenomeno lo ritroviamo nella politica estera di una nazione.

Un uomo sa perfettamente che dev'essere in grado di difendersi. Intorno alle colline del New Hampshire può reputare basso il rischio di un attacco, e così andare disarmato. Ma passeggiare tra i vicoli di Manchester potrebbe essere un tantino diverso.

All'aumentare delle dimensioni, diventa più difficile giudicare il rischio.

Dategli un po' di telegiornale... e sarà pronto ad andare in guerra contro gente che non ha mai incontrato, in luoghi in cui non è mai stato, per ragioni che non potrà mai capire.

Anche in questo caso, l'uomo viene confuso dalle dimensioni delle cose. Non può conoscere i fatti, le persone, o addirittura la teoria. Non sa in cosa si sta immischiando, ma è pronto a pagare con la vita.

Anche nelle questioni personali, come la salute, l'uomo si ritrova vittima delle dimensioni.

Il suo stato di salute conta poco; ciò che conta sono le statistiche. È sopraffatto dagli slogan e dai pregiudizi dei media nazionali.

Pesa troppo? Fa abbastanza esercizio? Mangia abbastanza frutti di mare? Dovrebbe fare un check-up ogni anno; cosa dicono le statistiche? Che cosa gli dicono i giornali?

Le chiacchiere sulle dimensioni non si fermano neanche davanti alla porta della camera da letto. Può aver goduto di una vita sessuale soddisfacente, ma ora deve vedersela con i confronti... le medie... le aspettative statistiche sulla stampa nazionale.

Lo sta facendo abbastanza spesso? Lo sta facendo abbastanza bene?

Prima queste questioni erano personali e private. Aveva l'abitudine d'impostare i propri standard. Ma ora non esiste qualcosa come una questione privata. Non c'è quasi più niente di privato, personale, dettagliato, locale e importante che non ceda alla standardizzazione su larga scala.

Non sa più ciò che conta davvero e fa riferimento solo allo spettacolo pubblico... da quanto spesso la gente fa l'amore a che tipo di mal governo c'è in Iraq.

Ora siamo tutti uguali.

Viviamo nelle stesse case. Mangiamo lo stesso cibo. E soffriamo delle stesse illusioni di tutti gli altri.

Se siamo infelici, è perché la TV dice che dovremmo esserlo.

Solo ora siamo tutti uguali...

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Abbiate fede: i nostri opponenti sono imbecilli dal punto di vista economico

Lun, 18/04/2016 - 10:15




di Gary North


Non ho mai avuto molta pazienza. Suppongo che questo sia uno dei miei difetti caratteriali.

Non sopporto gli sciocchi. Suppongo che questo sia un altro dei miei difetti caratteriali.

Uso una retorica forte per affrontare gli imbecilli dal punto di vista economico. Questo non lo considero uno dei miei difetti caratteriali. Lo considero uno dei miei punti di forza.



IMBECILLI DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO

Tutto intorno a noi ci sono imbecilli dal punto di vista economico. Li troviamo nei principali dipartimenti d'economia delle università. Li troviamo sui siti dei media finanziari. Certamente li troviamo nel Congresso. Soprattutto, li troviamo nel Federal Open Market Committee. Queste persone credono che una commissione governativa piena di burocrati di ruolo, sia meglio equipaggiata per risolvere i problemi economici rispetto al libero mercato.

Sono davvero imbecilli dal punto di vista economico. Possono avere un QI che abbia permesso loro di superare l'università o la scuola di specializzazione. Ma quando si tratta di comprendere causa ed effetto, sono imbecilli. Non capiscono d'esserlo. Ripetono i cori che li circondano.

Perché gli imbecilli dal punto di vista economico hanno un seguito? Perché gli elettori vogliono disperatamente giustificare il fatto che hanno usato lo stato, e in particolare il governo federale, per confiscare la ricchezza gli uni dagli altri. Vogliono credere in cuor loro che stanno facendo la cosa moralmente giusta quando danno licenza d'inviare un gradasso con un distintivo e una pistola per dire al cittadino sfortunato "o sganci i soldi, oppure andrai in prigione." Esiste un intero sistema politico ed economico che si basa su quest'analisi, su questa minaccia.

Chi si basa su questo tipo d'immoralità intellettuale, non è un giudice affidabile su un qualsiasi tipo d'argomento. Quando questa persona va in cerca del famigerato "consiglio degli esperti" per giustificare un furto, è probabile che troverà solo logici di terz'ordine che non riescono a seguire una catena di ragionamento e che tessono le lodi del furto organizzato.

S'inizia con un problema morale. S'inizia con una violazione del comandamento "non rubare". La civiltà moderna si basa su una violazione sistematica di questo comandamento.

Oggi la stragrande maggioranza degli elettori è convinta che l'ordine economico presente non violi affatto questo principio. Praticamente tutti i pastori nei pulpiti ne sono convinti. Non predicano contro il furto organizzato del keynesismo moderno. Non pensano che sia parte della loro vocazione evidenziare le ovvie implicazioni etiche del sistema statale, il quale costringe le persone a sostenere altre persone solo perché queste ultime non vogliono trovare un lavoro.

O forse queste altre persone vogliono trovare un lavoro, ma scoprono che la concorrenza al di fuori del paese è difficile d'affrontare. Quindi invitano gli imbecilli dal punto di vista economico affinché facciano propaganda in favore delle barriere commerciali alle merci importate. Fortunatamente su questa particolare questione ci sono un numero limitato d'imbecilli dal punto di vista economico con una certa influenza, e non ce ne sono stati molti sin dagli inizi del XIX secolo. Da Adam Smith fino a Murray Rothbard, gli economisti che hanno compreso causa ed effetto si sono opposti alle barriere commerciali. Quindi coloro che sentono d'avere il diritto d'impedire agli stranieri di competere contro di loro, devono fare appello agli imbecilli dal punto di vista economico.

Suppongo che non dovrei usare una retorica forte. La frase "imbecilli dal punto di vista economico" è retorica forte, ma queste persone lo sono davvero. Non riescono proprio a capire causa/effetto e l'analisi economica. Questo è il motivo per cui a loro non piace l'economia della Scuola Austriaca. È per questo che la maggior parte di loro favorisce la banca centrale. È per questo che favoriscono l'intervento statale nell'economia. La loro reazione istintiva ad ogni problema è quella di chiamare in causa lo stato affinché approvi una legge, istituisca una burocrazia e mandi persone con distintivi e pistole a dire agli altri cosa fare. Per queste persone tutto ciò rappresenta un modo di vivere. Lo è anche per gli economisti di corte che sono sul libro paga dello stato nelle università finanziate con le tasse.



PESSIMA ETICA E RISULTATI DOLOROSI

Se non ci fossero tratti auto-distruttivi nel carattere morale delle istituzioni attuanti il furto organizzato, non credo che saremmo riusciti a vincere la battaglia. Se fosse solo una questione di buoni argomenti e cattivi argomenti, non credo che avremmo potuto vincere. L'interesse personale è davvero dominante. Questo è ciò che c'insegna l'analisi economica, e io ci credo in questo principio.

Ma l'interesse personale per conto del furto organizzato è fuori luogo. Fortunatamente il libero mercato possiede una serie efficace d'anticorpi. Quando gli individui utilizzano la violenza o la minaccia della violenza per interferire con i processi di mercato, non prendono in considerazione le conseguenze di lungo termine. Col tempo pagheranno dazio. Ci sarà un Grande Default. Ci sarà qualcosa che sconvolgerà la vita di quegli elettori, così come quella delle loro vittime, che votano a favore dell'espansione degli stati nella vita dei cittadini.

I difensori del furto organizzato negano che ci possano essere sanzioni negative per quella società che segue queste pratiche, ma, come ho detto, tali difensori sono imbecilli dal punto di vista economico.

Se le idee errate e una pessima etica non avessero prodotto cattivi risultati, la tesi a favore della libertà non sarebbe mai decollata. La gente l'avrebbe semplicemente ignorata. Ma in realtà esistono sanzioni negative che produrranno disastri in quelle società che estendono l'influenza e il potere del governo civile ai processi di mercato. La popolazione rimarrà stupita quando queste sanzioni arriveranno. Milioni di elettori andranno in cerca di risposte. In tal periodo di confusione, costernazione ed enormi perdite di capitale, verranno distrutti i sogni e i programmi di generazioni di ladri compiacenti, e i ladri vorranno sapere come sia successo.

Credo che il successo del film, The Big Short, sia indicativo dell'opportunità che ci attende. Il film non parla del Federal Reserve System, ma di certo parla dei banchieri, dell'avidità e del fatto che lo stato non abbia fatto nulla per proteggere le vittime. Quando arriverà per davvero il "big short", i difensori della libertà avranno l'opportunità d'entrare nell'arena competitiva delle idee. Avremo questo vantaggio: non siamo imbecilli dal punto di vista economico. Siamo capaci di seguire causa ed effetto. Siamo capaci d'esprimere queste idee senza ricorrere a formule arcane. Siamo capaci di parlare una lingua comprensibile. La maggior parte dei nostri avversari non ha queste capacità. Non sono capaci di farsi capire dalla popolazione in generale.



UNA BATTAGLIA DI SLOGAN

I keynesiani non hanno l'equivalente di questo slogan: "Non esiste qualcosa come un pasto gratis." Questo è uno slogan potente. Lo è anche questo: "Non si può ottenere qualcosa in cambio di niente." Anche quest'altro: "Se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente lo è." E anche quest'altro: "L'onestà è la miglior politica." Ma, sopra tutti gli altri, c'è questo: "Non rubare".

I keynesiani hanno questo slogan: "Vengo in nome dello stato e sono qui per aiutarvi." L'intero comparto teorico del keynesismo si basa su questo slogan.

Questo è il motivo per cui val la pena difendere la libertà. Anche quando la stragrande maggioranza degli elettori non vuole ascoltare le argomentazioni, dobbiamo continuare a proporle. Dobbiamo continuare ad evidenziare che ci saranno terribili ripercussioni quando si viola il principio dello scambio volontario. Non veniamo ascoltati, tranne che durante le crisi. Ho buone notizie. Ci saranno un sacco di crisi durante le quali verremo ascoltati.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché i demolitori keynesiani stanno puntando a bandire i contanti

Ven, 15/04/2016 - 10:05




di David Stockman


Larry Summers è uno sciocco keynesiano pretenzioso, ma c'è un motivo se lo definisco come Vicario del Grande Pensatore sulla Terra. Vale a dire, ogni volta che fallisce l'ennesimo esperimento keynesiano nel campo dell'interventismo — come gli 84 mesi di ZIRP e il massiccio QE — egli tira fuori un nuovo punto di vista sul perché ci sia bisogno di un altro esperimento interventista, o frode finanziaria sponsorizzata dallo stato.

In questo momento sta conducendo la carica in quello che è il più grande colpo di pazzia mai concepito. Vale a dire, tassi d'interesse negativi in base alla sciocca teoria che il tasso d'interesse "naturale" nel mercato monetario è ad un livello straordinariamente basso. Di conseguenza la banca centrale dovrebbe portare il "tasso della politica monetaria" sotto lo zero per raggiungere il livello appropriato di "accomodamento" in un'economia che si rifiuta di raggiungere la "velocità di fuga".




E non viene mai sottolineato abbastanza che non esiste quell'etere economico definito "accomodamento". È solo una storia di copertura utilizzata dai banchieri centrali keynesiani per agganciare i tassi d'interesse al di sotto dei livelli di compensazione del mercato e per manipolare la curva dei rendimenti in modo da "stimolare" maggiori investimenti.

Ma dopo 86 mesi è evidente che tutto questo "accomodamento" monetario ha fallito. Falsificare il costo del denaro e del capitale può funzionare solo se le famiglie e le imprese prendono in prestito più di quanto avrebbero fatto altrimenti; e poi usano il credito al consumo per beni di consumo e d'investimento. Un altro nome per questa pratica è ingolfamento dei bilanci privati, derubando così la produzione e il reddito futuri.

Con $62,000 miliardi di debito pubblico e privato, l'economia statunitense ha raggiunto una barriera economica chiamata picco del debito. A scopo pratico, può essere misurato attraverso il rapporto della leva finanziaria della macroeconomia, il che ammonta attualmente al 3.5X del reddito nazionale. Questa cifra è più del doppio rispetto a quella storica dell'1.50X che ha prevalso durante i periodi di guerra, di pace e di boom/bust prima del 1970.

Detto in modo diverso, negli ultimi due decenni la FED e le altre banche centrali hanno scaraventato l'economia mondiale in un LBO planetario. Nel caso degli Stati Uniti, stiamo parlando di circa $35,000 miliardi.

Sì, questa è una zavorra anti-crescita che spiega perché non c'è stata alcuna "velocità di fuga" e perché sin dal 4° trimestre 2007 il tasso di crescita reale delle vendite è stato solo dell'1.3% rispetto al picco storico compreso tra il 2.5% e il 3.5%.

E io uso questo picco a ragion veduta, perché è ormai chiaro che, dopo la recente relazione di dicembre sulle vendite delle aziende e sui numeri degli inventari, siamo sull'orlo di una recessione. Le vendite totali sono diminuite del 4.6% rispetto al loro picco del luglio 2014 e il rapporto vendite/inventari è salito di nuovo ad un massimo recessivo di 1.39X.

Eppure il Vicario e i suoi compari nell'Eccles Bulding e a Wall Street insistono affinché il pedale del credito venga spinto con più veemenza — sebbene il Picco del Debito significhi che il debito delle famiglie è ancora $400 miliardi al di sotto del picco pre-crisi e che i $2,000 miliardi aggiuntivi di debito delle imprese sono stati riciclati nuovamente nel casinò di Wall Street tramite riacquisti d'azioni proprie e F&A scriteriate. L'investimento netto reale in impianti, attrezzature e tecnologie, infatti, è ancora il 18% al di sotto del picco del 2007, e anche del livello che era stato raggiunto alla fine del secolo.

E questo ci porta alla teoria strampalata dei tassi d'interesse negativi e del presunto crollo del "tasso naturale" d'interesse nel mercato monetario. Quest'ultima teoria è solo voodoo economico. Al confronto le stramberie di Art Laffer sembrano un modello di formulazione scientifica.

La verità è che c'è solo un "tasso naturale" d'interesse, e questo è quello prodotto in un mercato finanziario onesto tramite l'interazione tra risparmiatori e debitori. Un tale tasso ora non esiste e non è esistito per decenni a causa della massiccia intrusione della FED nel mercato monetario. Infatti, come questione puramente fisica, anche il cosiddetto mercato dei fondi federali non esiste più, perché la FED l'ha asfissiato sotto un diluvio di $3,500 miliardi tra acquisti di obbligazioni e riserve in eccesso.

Quindi il professor Summers sta metaforicamente difendendo il ragazzino che ha ucciso i suoi genitori e poi si appella alla clemenza del giudice poiché è orfano. Cioè, i tassi d'interesse sono nel cimitero della storia perché le banche centrali li hanno sepolti lì.

L'ancoraggio del tasso d'interesse e la dottrina dell'effetto ricchezza della FED hanno fallito completamente, ma ora i keynesiani come Summers vogliono spingersi oltre.

Ciò significa che la medicina keynesiana non ha funzionato perché la FED non ha pompato abbastanza stimolanti monetari nel corpo già drogato dell'economia nazionale. Quindi, secondo la mente contorta di questi tizi, ora dobbiamo scavare ancor più a fondo nella repressione finanziaria per allineare i costi dei prestiti con un tasso d'interesse naturale inesistente.

È l'ennesimo caso d'obiettivo strategico inventato di sana pianta, proprio come l'obiettivo d'inflazione al 2%. Ma c'è un problema pratico con la NIRP. Vale a dire, se viene spinta oltre i pochi punti base di rendimento negativo sulle riserve in eccesso presso la banca centrale, la NIRP causerà sicuramente una fuga vecchio stile verso le banconote. Il classico materasso pieno di soldi contanti.

Dopo tutti questi anni a predicare la falsificazione dell'economia, il professor Summers e i suoi compari, come il professor Peter Sands di Harvard, hanno scoperto la guerra al crimine!

Ma il loro orrore ritrovato nei confronti del crimine equivale ad un tipo della NRA che dice che sono le persone ad uccidere, e non le armi. Nel nostro caso potremmo dire che i criminali non riciclano il denaro, evadono le tasse e commettono atti di terrorismo, sono le banconote di grosso taglio che lo fanno!

Naturalmente queste ultime sono circolate per secoli. Ciononostante ogni sostenitore della NIRP sul pianeta ha aderito alla campagna per l'abolizione delle banconote di grosso taglio, tra cui i $100 e le €500.

Il professor Summers, in un recente articolo sul Washington Post, ha scritto quanto segue:

Il fatto che — come sottolinea Sands — in certi ambienti le €500 siano definite come le "Bin Laden", conferma le argomentazioni contro la loro esistenza. L'ampia analisi di Sands è del tutto convincente sul legame tra le banconote di grosso taglio e la criminalità. Ha sicuramente ragione quando dice che le attività illecite sono facilitate se un milione di dollari pesa 2.2 libbre in banconote da €500, invece che 50 libbre in banconote da $20. E ha altrettanto ragione nel sostenere che la tecnologia sta ovviando a qualsiasi necessità di banconote di grosso taglio nel commercio legale.
Vediamo. Un milione di dollari d'erba pesa attualmente 200 libbre. Se fosse costretto ad arrangiarsi, El Chapo non avrebbe i corrieri della droga per smerciare 50 libbre di banconote ciascuno? Se il riciclaggio dei proventi della droga rappresenta una grande piaga sociale, perché non legalizzare il commercio della droga e girare il business a Phillip Morris?

Userebbe sicuramente il denaro digitale per pagare i suoi fornitori. E se anche volessimo eliminare l'evasione fiscale, il buon professore crede davvero che i pezzi grossi di Wall Street, o le persone ricche in generale, vengano pagati in banconote per quello che fanno?

Sono i giardinieri, le cameriere e i fattorini che vengono pagati in contanti, non le persone con redditi significativi. Ciononostante portare allo scoperto questa gente non richiede l'abolizione del denaro contante. Basta esentarli dalle tasse sul reddito e far pagare le loro quote sociali al registratore di cassa quando acquistano beni e servizi.

In breve, c'è una sola ragione dietro la campagna per l'abolizione delle banconote di grosso taglio. Si tratta di un passo necessario per implementare la NIRP. Vale a dire, si aprirebbe la strada per la confisca obbligata della ricchezza e del risparmio di milioni di cittadini americani nel perseguimento di una teoria assurda che porterebbe alla distruzione definitiva di un price discovery onesto e della disciplina finanziaria nel casinò di Wall Street.

Di certo non esiste nulla di più economicamente distruttivo, oltre alle trappole della leva finanziaria e del rischio finanziario piazzate nel corso degli ultimi due decenni, ma soprattutto dopo la crisi economica. Infatti l'idea stessa che i sostenitori keynesiani del sistema bancario centrale invochino ulteriore supporto ai carry trade dei giocatori d'azzardo — ed è qui che finirebbe la NIRP — è un segnale di pericolo che si annida nella fitta nebbia finanziaria.

Durante la grande stampa monetaria sin dal 2008, i banchieri centrali hanno massicciamente e inesorabilmente deformato i mercati finanziari; e hanno premiato le forme più bizzarre e instabili di gioco d'azzardo e assunzione di rischi in tutta la storia del sistema finanziario. Non hanno idea delle bombe ad orologeria finanziarie innescate in tutto l'ambiente finanziario, così come non ce l'avevano quando CDS e CDO spuntavano ovunque.

È solo una questione di tempo prima che si verifichi l'ennesimo crollo. Infatti quando l'incombente recessione globale diventerà plateale, i giocatori del casinò di Wall Street andranno nel panico.

Dopo una bolla trentennale, credono che le banche centrali siano infallibili e che tutte le crisi economiche e le correzioni del mercato possano essere curate con nuovi cicli di stimolo monetario. Ma questa non è affatto una verità finanziaria; si tratta di una falsa generalizzazione basata su un trucco monetario una tantum che ormai ha esaurito la sua magia.

Vale a dire, le banche centrali hanno esaurito la polvere da sparo asciutta. Dopo più di due decenni di pompaggio monetario sconsiderato, ora sono bloccate allo zero bound e hanno bilanci orribilmente gonfi.

Quindi la correzione questa volta sarà molto diversa. Non ci sarà rapida reflazione, il che significa che la liquidazione dei cattivi investimenti e delle attività finanziarie sopravvalutate durerà per anni.

Infatti durante questa parte del ciclo, i banchieri centrali potrebbero rivelarsi dei sabotatori, non dei salvatori. Man mano che ricorreranno a manovre sempre più nuove e illogiche, come i tassi d'interesse negativi (NIRP), genereranno paura e non fiducia.

La prova migliore a supporto della mia tesi? Ciò che è avvenuto in Giappone sin da quando il suo folle banchiere centrale, Haruhiko Kuroda, ha annunciato il passaggio alla NIRP pochi giorni dopo che aveva negato una manovra simile. Sin dalla sua dichiarazione del 29 gennaio, il mercato azionario giapponese è precipitato del 16% rispetto al gennaio dell'anno scorso e del 25% rispetto al picco della scorsa estate, cancellando in tal modo gran parte della bolla triennale alimentata dall'Abenomics.




Né il Giappone è un caso isolato. Segnali d'avvertimento riguardo il cambiamento epocale in corso, continuano ad accumularsi su tutti i fronti. Le economie leader dell'Asia hanno iniziato l'anno con un tonfo pesante, tra cui un calo delle esportazioni cinesi dell'11.5% rispetto al gennaio dell'anno scorso, un calo del 13.5% in India e un tonfo del 18.5% in Corea del Sud.

Allo stesso modo, la Germania ha concluso il 2015 con una flessione inaspettata delle esportazioni e della produzione industriale, mentre anche i dati commerciali del Giappone sono scivolati — con le esportazioni scese dell'8% e le importazioni scese del 18% rispetto all'anno precedente. Di conseguenza nel quarto trimestre l'economia giapponese ha fatto registrare una contrazione dell'1.4% del PIL.

Per saggiare l'andamento dell'economia globale non c'è miglior indice del Baltic Dry Index, perché tiene traccia delle spedizioni globali quotidiane di cereali, ferro e del resto del complesso delle materie prime. Il fatto che ora sia precipitato ad un minimo sin da quando è stato ideato nel 1985, sottolinea che l'attività industriale in tutto il mondo sta affondando rapidamente.




In risposta a queste correnti deflazionistiche, i mercati finanziari mondiali si sono ritirati bruscamente. Tra i 44 importanti mercati azionari internazionali, quasi la metà sono già in mercato orso, come segnalato da un calo del 20% o più rispetto ai recenti massimi. E alcuni dei mercati più cruciali del mondo — Germania (DAX), Giappone e Cina — sono giù del 30% o più.




Non sorprende se questi cali drastici abbiano finora intaccato solo la superficie di Wall Street. I "permabull" stanno già dicendo che la correzione è finita e stanno spingendo i loro clienti ad acquistare durante i ribassi. Le grandi case bancarie hanno obiettivi di prezzo di fine anno per l'indice S&P 500 e sono superiori ai livelli attuali. Nello specifico, c'è un obiettivo di guadagno dell'11% per Goldman, del 15% per Morgan Stanley, del 16% per Barclay's e del 17% per RBC Capital.

Un cinico potrebbe respingere questa esuberanza come la solita sparata di Wall Street. Dopo tutto, non si possono vendere azioni, ETF e altri prodotti finanziari agli investitori quando si prevede un mercato orso.

La verità è che i giocatori di Wall Street, come il personaggio di Jim Carrey in The Truman Show, hanno vissuto nelle bolle per così tanto tempo che non capiscono neanche lontanamente l'artificialità e l'insostenibilità dell'attuale sistema finanziario.

Ritengo che il grafico qui sotto metta tutto questo in prospettiva. Per gran parte degli ultimi tre decenni, il sistema finanziario degli Stati Uniti s'è espanso a quasi il doppio del tasso di crescita del PIL. Anche una vaga familiarità con le leggi dell'aritmetica, ci ricorda che il divario sempre più ampio tra produzione economica e valore di mercato delle obbligazioni/azioni, non può continuare in eterno.
Ma vi è un punto ancora più importante. Vale a dire, le deboli prestazioni dell'economia statunitense negli ultimi due decenni non giustificano il drastico aumento del tasso di capitalizzazione del grafico qui sotto.

Detto in modo diverso, azioni e debito devono essere supportati da interessi e dividendi provenienti dal flusso del reddito nazionale (PIL). Dal punto di vista storico, il tasso della capitalizzazione finanziaria negli Stati Uniti — cioè, il valore combinato del debito e del capitale — è stato di uno stabile 2.0X del reddito nazionale. Ma dopo la crisi finanziaria dell'ottobre 1987, quando Greenspan iniziò ad arroventare la stampante monetaria, il tasso della capitalizzazione ha iniziato a salire in modo costante e non ha più guardato indietro.

Ora ammonta a circa il 5.4X del reddito nazionale. Ma ciò è avvenuto durante un periodo in cui il tasso di crescita tendenziale dell'economia degli Stati Uniti è diminuito della metà — dal 3.0% l'anno all'1.3% in un lasso di tempo di otto anni.

Nel 1987 la somma tra capitale e debito negli Stati Uniti era di $11,000 miliardi. Oggi supera i $93,000 miliardi. Non c'è da stupirsi se i raccoglitori di asset come Blackrock siano andati alla grande!

Ma questo è anche il motivo per cui stanno finendo in un burrone. Mentre l'epoca post-bolla fatta di recessioni globali, deflazione finanziaria e liquidazioni dispiegherà tutto il suo potenziale, i $93,000 miliardi illustrati qui sotto si contrarranno bruscamente, così come il loro equivalente totale a livello mondiale da $300,000 miliardi.




Quindi negli anni a venire assisteremo ad una contrazione del valore degli asset finanziari da decine di migliaia di miliardi. E l'implosione più drammatica sarà quella nel settore ETF.

Come mostrato nel grafico qui sotto, il numero di queste entità finanziarie è cresciuto da circa 600 a 5,500 negli ultimi 12 anni, e gli AUM sono esplosi da $450 miliardi a $3,000 miliardi. Questo è un tasso di crescita composto del 21% sin dal 2005. Inoltre la quasi totalità di tale crescita è avvenuta dopo la crisi finanziaria del 2008.




Quindi andiamo al sodo. Prima della bolla delle dotcom di Greenspan, gli ETF non esistevano nemmeno e non sarebbero mai potuti esistere in un mercato libero ed onesto. Questo perché attraggono fondamentalmente speculatori professionisti e trader che amano scommettere sui pony finanziari.

Al contrario, non vi è alcun motivo per cui gli investitori reali vorrebbero possedere un enorme cesto di titoli bancari, o azioni del settore energetico, o ETF del settore biotecnologico. Quest'ultimo (IBB) comprende 150 titoli diversi, tra cui quasi 100 start-up la cui scienza è estremamente difficile da valutare e i cui profitti/perdite sono in gran parte inesistenti.

L'unico scopo dell'IBB, quindi, è stato quello di consentire agli speculatori d'accodarsi dietro al momentum nei titoli biotech scattato nel 2012. Questo momentum poi ha messo il turbo grazie all'afflusso di capitale speculativo attraverso l'IBB e altri ETF.

La stessa cosa è successa con gli ETF nel settore energetico. Uno dei principali panieri di ETF in questo settore si chiama XLE e comprende 40 aziende che vanno dai giganti come Exxon alle raffinerie come Valero, alle società di servizi petroliferi come la Halliburton, alle piccole aziende come Newfield Exploration. L'iShare equivalente si chiama IXC ed è ancor più diversificato, con 96 aziende di varia grandezza e spacializzazione sparse in varie aree geografiche

Inutile dire che nessun investitore crederebbe che questo coacervo finanziario possa essere analizzato razionalmente. Dopo tutto, il punto dei mercati competitivi è quello di far emergere vincitori e vinti. Quindi comprare un intero settore per una singola azione, significa assecondare il rumore finanziario e disfare tutto il duro lavoro dei mercati.

Gli exchange traded fund, in fondo, sono un prodotto dei casinò finanziari, e non del libero mercato. Essi offrono a trader e speculatori la possibilità di "scommettere sul bianco o sul nero" per poche ore, giorni o settimane in base ai titoli dei giornali e al momentum. Non a caso nel corso degli ultimi cinque anni XLE ha completato un viaggio verso il nulla man mano che la bolla del petrolio si gonfiava e poi scoppiava.

La massiccia quantità di trading che s'è verificata in questo arco di tempo è stata economicamente inutile. È stata solo una manna per scommettitori e robo-trader. Non ha affatto aggiunto efficienza o liquidità di mercato al capitalismo imprenditoriale americano.




L'implicazione è semplice. Il boom degli ETF ha funzionato come un acceleratore per l'impennata del mercato. Il capitale speculativo è finito in questi fondi proliferanti, e poi è stato intermediato dai market maker di Wall Street nelle migliaia di singoli titoli che li compongono.

Questo effetto è importante perché evidenzia l'artificiosità e l'instabilità dei mercati azionari di oggi. Vale a dire, ogni volta che un ETF ha iniziato ad essere tradato al di sopra del valore patrimoniale netto delle azioni sottostanti a causa degli speculatori, i finanziatori hanno emesso nuove azioni ETF ai market maker. Questi ultimi, a loro volta, hanno acquistato un paniere di azioni che rappresentava il mix di asset del fondo e le hanno scambiate per le azioni ETF.

Noi la chiamiamo la Grande Offerta d'Acquisto che ha contribuito ad indebolire le forze di mercato che normalmente mantengono sotto controllo la speculazione. Ma ora che la bolla finanziaria in tutto il mondo si sta sgonfiando, crediamo che la dinamica inizierà a cambiare. Cioè, gli ETF ora subiranno una Grande Offerta di Vendita che farà sprofondare il mercato ad un ritmo accelerante.

La ragione è semplice. I $3,000 miliardi di ETF non rappresentano un mercato per gli investitori. Si tratta di un casinò dove il denaro si muove dentro e fuori tra bolle e momentum; ed è anche un luogo pericoloso dove sono stati attirati investitori retail ingenui.

Man mano che l'economia globale e i mercati finanziari scivolano lungo il ciclo deflazionistico, il denaro fuggirà dagli ETF ad un ritmo accelerante, lasciando ancora una volta di stucco i giocatori d'azzardo gabbati da Wall Street. Alla fine ci sarà panico e causerà un'implosione tonante nel settore degli ETF.

Quello che attende gli investitori retail è probabilmente peggio. Questo perché gli ETF incarnano intrinsecamente un mismatch di liquidità. Quasi sempre le azioni sottostanti non sono così liquide quanto gli ETF che le rappresentano.

Questo significa che gli investitori retail affronteranno momenti dolorosi dal punto di vista finanziario, dove le azioni ETF si schianteranno violentemente a terra. Malgrado gli azionisti abbiano tentato di proteggere i loro portfoli con stop-loss, si ritroveranno forti perdite; o si faranno semplicemente prendere dal panico e venderanno.

Il tonfo del mercato il 26 agosto dell'anno scorso, c'ha fornito un assaggio. Nei mercati di oggi i "trading halt" si verificano quando un titolo si muove verso l'alto, o verso il basso, troppo in fretta rispetto al trading range dei circuit breaker di mercato. Normalmente ogni giorno avvengono circa 40 "trading halt", ma durante il tonfo del 26 agosto ce ne sono stati quasi 1,300. E il 78% coinvolgevano ETF, e non i singoli titoli.

Questo è fondamentale, perché di solito solo un terzo dei "trading halt" riguarda azioni ETF. Detto in cifre tonde, di solito ci sono circa 15 trading halt al giorno riguardanti gli ETF, ma il 26 agosto il numero è salito a 1,000.

Inoltre, nel corso di questo processo di panico, il rischio di grandi gap di prezzo era dolorosamente evidente. Gli ETF di Vanguard chiamati VDC, per esempio, sono scesi del 32% quel giorno, mentre le posizioni sottostanti del fondo sono scese solo del 9%. Gli investitori retail, in preda al panico, hanno venduto tutti questi titoli.

Il punto qui non è un appello alla regolamentazione della SEC. Tutt'altro!

Invece dopo un paio di episodi simili durante questo mercato orso — che deve inesorabilmente accadere a causa del mismatch di liquidità — gli investitori retail si troveranno a disagio con gli ETF. Inutile ricordare che si dirigeranno frettolosamente verso le uscite.

Ma gli ETF sono solo uno dei tanti dispositivi finanziari esplosivi che sono stati promossi dai nostri banchieri centrali, come i $700,000 miliardi di vari derivati finanziari.

Pensateci bene — il crimine qui non sta nel comportamento anti-sociale che le banconote di grosso taglio possono occasionalmente facilitare. Il crimine qui è che siamo governati da un'élite di sciroccati monetari così disperati da voler eliminare qualcosa di naturale e innocuo come il contante.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La disperazione della banda dei falliti: salvare le banche italiane

Gio, 14/04/2016 - 10:13
Se avevate il sentore che questo ridicolo piano per "salvare" le banche fosse la fotocopia del Piano Juncker, beh, datevi una pacca sulla spalla perché avete indovinato. Ovvero, si parte da una base striminzita di capitale e poi ci si rivolge alla "magia" della leva finanziaria per creare dal nulla una potenziale manna monetaria infinita. Sulla base di questa prospettiva si fa (letteralmente) finta che le cose possono essere aggiustate e migliorate. A rafforzare questa illusione c'è la garanzia sottostante, la quale, quasi sempre, è il contribuente europeo (nel nostro caso, il contribuente italiano che ha depositi presso Poste Italiane e che la CDP usa per finanziare investimenti improduttivi a destra e a manca). Quindi qual è il piano? Prendere le sofferenze bancarie, tagliuzzarle e sminuzzarle, cartolarizzarle in nuovi presunti titoli fruttiferi, e venderle ai poveri sciocchi. Inutile dire che in un mercato libero e onesto questi tipi di cartolarizzazioni non esisterebbero, poiché il rischio non varrebbe la candela. Infatti l'esplosività dell'attuale situazione europea è alimentata soprattutto dai tassi nel mercato monetario ormai prossimi al sotto zero. Eccolo il risultato della fame di rendimenti scatenata dalla politica monetaria post-Grande Recessione, ovvero, un'escalation di rischio dove non si capisce più chi possiede cosa e cosa è di chi. Si è, quindi, creata una struttura finanziaria su basi argillose e queste nuove cartolarizzazioni rappresentano solo l'ennesimo strato posizionato su suddette basi. Poi, ovviamente, quando scopriremo per l'ennesima volta che "qualcuno" aveva esagerato con la valutazione di queste cartolarizzazioni e andranno ad intossicare il bilancio di Atlante, subentrerà la BCE che ingloberà nel suo programma di QE questi particolari ABS. Infatti il suddetto non è solo un problema bancario italiano, ma riguarda l'intera Europa e la BCE finirà per diventare una discarica a cielo aperto. A meno che, ovviamente, qualcuno non stacchi prima la spina.
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da Zero Hedge


Un vecchio adagio recita che una crescita economica forte e sostenuta possa curare molti mali economici, se non tutti, quindi non c'è da sorprendersi se così tante banche centrali siano determinate a raggiungerla. Ciononostante, il loro obiettivo finale s'è dimostrato sempre sfuggente. In altre parole, faranno di tutto per raggiungerlo, ma si rifiutano d'adottare un qualsiasi altro mezzo al di fuori degli strumenti a loro disposizione – tra cui il libero mercato.

L'ultima novità ci arriva dall'Italia, e non sono solo voci e insinuazioni. Sono riemersi alcuni elementi molto brutti che tutti davano per morti nel 2011. Sin dalla metà dell'anno scorso i titoli bancari, quelli europei in particolare, stanno attraversando un momento difficile, quindi la condizione reale delle banche europee è senza dubbio un tema primario nei dibattiti politici – sia dal punto di vista fiscale che monetario. Questo problema è più pressante in Italia, dove i titoli azionari delle banche italiane sono calati del ​​35% (nel FTSE Italy Bank Index) rispetto al "solo" 25% delle banche europee nello Stoxx Europe 600.

I rappresentanti delle principali banche italiane (non capisco come una banca possa rientrare in questa categoria, dal momento che è una distinzione piuttosto dubbia nel caso specifico) si sono incontrati con i funzionari del governo per discutere dell'ennesimo piano di salvataggio. Le banche vogliono finanziamenti statali e si sono accordate per un veicolo finanziario al fine di scaricare la loro mole gigantesca di sofferenze bancarie. Chiedevano la stessa nel 2012, fino a quando Mario Draghi non ha proferito la sua "promessa" la quale ha abbassato artificialmente i rendimenti dei titoli sovrani e bancari poiché i "mercati" hanno dato per scontato che quella era la fine della storia.

È l'ennesima prova del difetto principale nella teoria ortodossa. Si riteneva che la Grande Recessione rappresentasse un'interruzione temporanea del trend economico precedente (che di per sé non era tanto robusto); una deviazione consistente causata in gran parte dallo "shock" finanziario alimentato dal panico bancario globale. La teoria della ripresa economica si basava su questo presupposto, quindi il compito primario delle banche centrali era quello di ripristinare la funzione bancaria. Da qui in poi, con un percorso finanziario chiaro, l'economia si sarebbe ripresa completamente e col tempo la crescita avrebbe alleviato questi grandi squilibri.

Non è mai andata così, soprattutto in Europa e in particolare con gli eventi del 2011. Ancora una volta la BCE ha considerato la "normalizzazione della funzione finanziaria" la sua priorità, prima con l'OMT e poi con i vari LTRO. Tutto questo sembrava aver funzionato e il dicembre 2011 è stato l'ultimo dei grandi momenti di panico. Con i rendimenti obbligazionari e gli spread di credito molto bassi e senza ulteriori grattacapi a livello bancario, avrebbe dovuto palesarsi la fantomatica ripresa economica; ma non c'è stata.




Data la politica monetaria allentata e direzionata quasi esclusivamente all'interno del loro quadro di riferimento, le banche italiane si sono date ad una baldoria di acquisti di bond sovrani di proporzioni epiche. Dall'inizio del LTRO, le banche italiane hanno aumentato del 79% la loro esposizione ai titoli sovrani europei, spendendo più di €312 miliardi, mentre la BCE ha fornito una "copertura" di prezzo attraverso i suoi vari programmi. Mentre tutto ciò avrebbe dovuto imprimere un maggiore impulso verso una ripresa economica, non ha fatto altro che spostare la traiettoria dei portfoli di credito italiani.

Sin dall'inizio del 2012 le sofferenze nelle banche italiane sono aumentate dell'83%. A poco meno di €200 miliardi, i prestiti non performanti sottolineano il perché le banche italiane stanno rifiutando l'invito della trasmissione della politica monetaria.




Invece il sistema bancario in Italia ha utilizzato la "manna monetaria" della BCE (a partire dal LTRO) per trincerarsi nella liquidità. Quello che Keynes descrisse per gli attori di mercato reali è vero anche per il settore bancario commerciale, solo che le banche centrali non ne hanno tenuto conto. Ci dev'essere un motivo per accedente prestiti, non solo perché i tassi sono bassi e si presume che debbano "stimolare" la domanda di prestiti. In assenza d'opportunità di profitto totale, le banche massimizzano qualunque rendimento (anche piccolo) la cui priorità è la sicurezza e soprattutto la liquidità (un fattore che la BCE, o qualsiasi altra banca centrale, distorce ulteriormente intromettendosi nei "mercati").




Le banche italiane hanno inteso la promessa di Draghi di "fare tutto il necessario" non come un segnale per resuscitare il rischio e la finanziarizzazione, ma piuttosto per ridurre i loro portfoli di credito. Infatti non è difficile discernere il motivo per cui non c'è stata alcuna ripresa economica; e quindi nessun freno ai prestiti non performanti che ormai sono arrivati quasi all'11% di tutti i prestiti in Italia. E non sono stati solo ridotti i portfoli di credito, ma anche l'attività bancaria totale, una tendenza che è riscontrabile in tutto il mondo.




Tutto questo dovrebbe essere il capitalismo al suo meglio. Le banche centrali continuano a sforzarsi per riavviare una ripresa economica che non avrà luogo, perché le banche commerciali non vogliono e in realtà non possono. Quanto finora detto comincia a rispondere al perché i titoli bancari sono stati sotto pressione per tanto tempo, così come la liquidità globale; inoltre c'è una comprensione crescente che il monetarismo non funziona, perché la finanziarizzazione non è capitalismo e quindi richiede un agente monetario attivo per essere tenuta in vita. I monetaristi sostengono che stanno provando a stimolare gli "spiriti animali" del capitalismo, ma ciò non è affatto vero e le banche italiane sono la prova evidente. In realtà ricercano solo la manna della "stampante monetaria", anche se molti ritengono che non sia così.

Senza la partecipazione volontaria del sistema bancario, in particolare la capacità dei suoi bilanci in tutte le loro forme, tra cui prestiti e altre negoziazioni monetarie, la politica monetaria sarebbe costituita solo da promesse vuote. La ripresa di un'economia finanziarizzata dev'essere determinata dai titoli bancari, mentre il recupero del settore bancario è secondario; la crescita dei prestiti non è un fattore importante per il capitalismo, ma un suo sottoprodotto. Però, per un breve periodo di tempo, il tutto è sembrato risolto, poiché i titoli bancari italiani sono saliti in base alla promessa che il governo italiano avrebbe potuto salvare le banche. Oltre al fatto che il QE non ha mai funzionato, questa gente in realtà non sa quello che sta facendo. Le entità insolventi rimarrano insolventi, il denaro scoperto rimarrà scoperto, e la ripresa economica è qualcosa di completamente avulso da una ripresa economica reale. Le banche centrali non possiedono alcuna polvere magica; ormai non riescono nemmeno più a far credere di possederne una.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Cos'è la trinità impossibile?

Mer, 13/04/2016 - 10:11




di James Rickards


La Trinità Impossibile è una semplice regola con implicazioni profonde. È stata scoperta dall'economista premio Nobel Robert Mundell nei primi anni '60.

La regola è che un paese non può avere nello stesso momento una politica monetaria indipendente, un conto dei movimenti di capitale aperto e un tasso di cambio fisso.

Questo è tutto.

Si possono avere due di queste tre condizioni. Si può anche averne solo una o nessuna, se volete. Ma non si possono avere tutte e tre allo stesso tempo. Se ci provate, fallirete — i mercati garantiranno per questo esito.

Tali fallimenti (che avvengono) rappresentano alcune delle migliori opportunità di profitto. È l'aver capito la Trinità Impossibile che ha permesso a George Soros di scommettere contro la Banca d'Inghilterra il 16 settembre 1992 (denominato "Mercoledì nero" negli ambienti bancari britannici). Soros guadagnò oltre $1 miliardo quel giorno.

Comprendere e utilizzare la Trinità Impossibile fa miracoli se riuscite ad individuare le giuste condizioni e ad impostare i vostri trade in anticipo in relazione agli inevitabili fallimenti politici delle banche centrali.

Ecco come funziona...

La prima parte della Trinità Impossibile riguarda una politica monetaria indipendente.

Questo significa semplicemente che la vostra banca centrale può fissare i tassi dove vuole senza alcun riguardo per quello che stanno facendo le altre banche centrali. Se si desidera allentare la politica monetaria per aiutare la propria economia, e un'altra banca centrale vuole restringere per prevenire l'inflazione, va bene. Ogni banca centrale fa la sue cose.

La seconda parte della Trinità Impossibile riguarda un conto dei movimenti di capitale aperto.

Questa parte fa riferimento alla capacità degli investitori di portare i loro soldi dentro e fuori di un paese in modo rapido e facile. Se volete investire in Cina, dovrete prendere i vostri dollari, convertirli in yuan e investire in azioni, obbligazioni o altri investimenti esteri.

Molto spesso è qualcosa che non si fa da soli; il broker lo fa per voi. Se acquistate un exchange traded fund (ETF) cinese, potreste pensare d'aver acquistato un titolo in dollari sul New York Stock Exchange.

Ma dietro le quinte il fondo rappresentante l'ETF deve comprare le azioni cinesi. Direttamente o indirettamente, i vostri dollari finiscono nelle mani della PBOC, la quale emette yuan per completare l'acquisto delle azioni locali.

Oppure diciamo che siete una società globale, come IBM o General Electric, e volete investire $1 miliardo in una fabbrica in Australia o Brasile. Vale lo stesso discorso.

I dollari degli investitori finiscono nella banca centrale del paese di destinazione, e l'investitore ottiene valuta locale per completare l'acquisto. Questo è un modo attraverso il quale le banche centrali accumulano le loro riserve di dollari USA e di altre valute forti (l'altro modo è coi surplus commerciali).

Fin qui tutto bene. Ora diciamo che desiderate vendere il vostro investimento e portare fuori dal paese estero i vostri soldi.

Il processo che abbiamo appena descritto funziona al contrario. La banca centrale estera prende i proventi in valuta locale dalla vostra vendita e vi dà dollari dalle sue riserve.

Questo processo, entrare e uscire in modo rapido e veloce da un investimento estero, è l'essenza di un conto dei movimenti di capitale aperto. È come una porta girevole.

Ma a volte la porta girevole rimane incastrata con voi dentro. Questo accade quando una banca centrale non lascia uscire il vostro denaro fuori dal paese. Poi la porta girevole diventa un po' come l'Hotel California (“You can check-out any time you like, but you can never leave”). Quando questo accade, si dice che il paese ha un conto dei movimenti di capitale chiuso.

La terza parte della Trinità Impossibile è un tasso di cambio fisso.

Questo significa semplicemente che il valore della valuta in relazione ad un'altra, è ancorato ad un tasso fisso.

Formalmente i peg vincolanti sono stati abbandonati dal sistema monetario internazionale nel 1974, non molto tempo dopo che il presidente Richard Nixon pose fine alla convertibilità dei dollari in oro ad un tasso fisso. Dal 1974 tutte le principali valute hanno tecnicamente fluttuato rispetto alle altre.

Ma molti paesi ancorano le loro valute ad altre in modo informale, utilizzando l'intervento delle banche centrali e di altri strumenti di policy.

Ad esempio, lo yuan cinese è stato ancorato informalmente al dollaro statunitense ad un tasso di circa 6.2 a 1 per la maggior parte del 2014 e 2015. La Cina ha inaspettatamente rotto l'ancoraggio lo scorso agosto (provocando un crollo dei mercati azionari negli Stati Uniti) e ha svalutato lo yuan a 6.3 a 1. Sin da allora lo yuan è stato svalutato ulteriormente, e ora è tradato a circa 6.48 a 1.

Molti paesi perseguono ancoraggi formali ed informali nei confronti di altre valute, di solito il dollaro statunitense.

Lo schema qui sotto rappresenta la Trinità Impossibile. In questo schema, il conto dei movimenti di capitale aperto è etichettato come "A", il tasso di cambio fisso è etichettato come "B" e la politica monetaria indipendente è etichettata come "C".

La teoria della Trinità Impossibile sostiene l'impossibilità che un paese possa raggiungere la somma A + B + C allo stesso tempo. Qualsiasi paese che ci prova è destinato a fallire:




Questa è la teoria. Che dire della pratica? Cosa c'è di così impossibile?

Consideriamo il caso di un paese — chiamiamolo Freedonia — che vuole tagliare il suo tasso d'interesse dal 3% al 2% per stimolare la crescita. Nel contempo il principale partner commerciale di Freedonia, Sylvania, ha un tasso d'interesse del 3%.

Freedonia ha anche un conto dei movimenti di capitale aperto (per incoraggiare gli investimenti diretti esteri).

Infine Freedonia ancora il suo tasso di cambio a Sylvania ad un rapporto di 10 a 1. Si tratta di un tasso di cambio per stimolare le esportazioni da Freedonia a Sylvania.

In questo esempio, Freedonia sta tentando di far avverare la Trinità Impossibile. Vuole un conto dei movimenti di capitale aperto, un tasso di cambio fisso e una politica monetaria indipendente (ha un tasso d'interesse del 2% mentre il tasso di Sylvania è del 3%).

Cosa succede dopo?

Gli arbitraggisti si mettono al lavoro. Prendono in prestito denaro da Freedonia al 2% per investire a Sylvania al 3%. Questo fa sì che la banca centrale di Freedonia venda le sue riserve di valuta estera e stampi moneta per soddisfare la domanda di prestiti in valuta locale e gli investimenti in uscita. Stampare moneta locale esercita una pressione al ribasso sul tasso di cambio fisso e causa inflazione dei prezzi locali.

Alla fine qualcosa si rompe.

Freedonia può restare a corto di valuta estera ed essere costretta a chiudere il conto dei movimenti di capitale, o a rompere l'ancoraggio (questo è quello che è successo nel Regno Unito nel 1992, quando George Soros scommise contro la Banca d'Inghilterra). O Freedonia stamperà così tanti soldi che l'inflazione andrà fuori controllo e dovrà alzare i tassi d'interesse (qualcosa di simile sta accadendo in Brasile ultimamente).

La risposta politica può variare, ma il risultato finale è che Freedonia non può mantenere la Trinità Impossibile. O dovrà alzare i tassi d'interesse, o chiudere il conto dei movimenti di capitale, o rompere l'ancoraggio, o fare tutte e tre le cose, per evitare di perdere tutti i suoi cambi e andare in bancarotta.

Questo vi mostra quanto sia potente la Trinità Impossibile come strumento analitico.

Quando vedete un paese che cerca di raggiungere la Trinità Impossibile, state sicuri che in un modo o nell'altro il suo sistema si romperà. Potete cominciare a prendere decisioni d'investimento in previsione di tale rottura.

Al contrario, quando vedete un paese che evita la Trinità Impossibile, potete avere più fiducia nella sua gestione economica. In questo modo si possono prendere decisioni d'investimento sulla base di tale livello di fiducia.

La Trinità Impossibile è uno strumento per separare i paesi con buone politiche da quelli con cattive politiche. È anche uno strumento usato per fare previsioni accurate basate sulla sostenibilità di tali politiche.

Tra l'altro, vi è una grande eccezione alla Trinità Impossibile: gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti stabiliscono i tassi d'interesse in modo indipendente e hanno un conto dei movimenti di capitale aperto. Gli Stati Uniti non ancorano ufficialmente il dollaro ad una qualsiasi altra valuta (quindi tecnicamente non infrangono la Trinità Impossibile), mentre invece lo fanno altri paesi.

Perché gli Stati Uniti non hanno conseguenze negative? Perché gli Stati Uniti non hanno bisogno di valuta estera.

Il dollaro è la valuta di riserva globale (circa il 60% delle riserve mondiali e circa l'80% dei pagamenti globali), quindi gli Stati Uniti non possono mai restare a corto di valuta estera, possono semplicemente stampare più dollari! Questo è ciò che i francesi negli anni '60 definirono "Privilegio Esorbitante del Dollaro".

Ora capite perché così tanti partner commerciali stanno cercando di fuggire da un sistema globale basato sui dollari. Il gioco è truccato a favore degli Stati Uniti. Per questo non durerà. I giorni del re dollaro sono contati.

Utilizzare la Trinità Impossibile per individuare le tendenze e prendere decisioni d'investimento richiede un sacco d'analisi. Ci sono tre criteri che possono andare male (A, B e C) e tre modi per aggiustarli (di nuovo, A, B, e C). Questo ci dà nove scenari di base (3 x 3 = 9) e molti altri se si prendono in considerazione le politiche ibride o combinate (un paese potrebbe svalutare la propria moneta e imbastire controlli dei capitali).

Non è necessario che vi immergiate nei dettagli o che prendiate una laurea in economia per usare la Trinità Impossibile. Vi basta continuare a leggere questo blog per ottenere continui aggiornamenti che vi semplificheranno il compito. Siamo sempre alla ricerca di politiche non sostenibili che alla fine scoppieranno.

Vi auguro il meglio,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché i capitalisti sono ripetutamente “ingannati” dal ciclo economico?

Mar, 12/04/2016 - 10:10




di Frank Shostak


Secondo la teoria Austriaca del ciclo economico (ABCT) l'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse da parte della banca centrale, porta ad una cattiva allocazione delle risorse perché le imprese s'impegnano in vari progetti di capitale che — prima dell'abbassamento dei tassi d'interesse — non erano considerati realizzabili. Questa cattiva allocazione delle risorse è comunemente descritta come boom economico.

Come regola generale, gli imprenditori scoprono il loro errore una volta che la banca centrale — che è stata determinante nell'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse — inverte la sua posizione, cosa che a sua volta porta ad un arresto dell'espansione del capitale e ad un bust economico.

Secondo l'ABCT l'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse tende una trappola agli imprenditori, attirandoli in attività commerciali insostenibili che si scoprono tali sola una volta che la banca centrale restringe la sua posizione monetaria.

I critici dell'ABCT sostengono che non vi è alcun motivo per cui gli imprenditori dovrebbero cadere ancora e ancora preda di un abbassamento artificiale dei tassi d'interesse.

Gli imprenditori dovrebbero imparare dall'esperienza, sostengono i critici, e non cadere nella trappola prodotta da un abbassamento artificiale dei tassi d'interesse.

Correggere le aspettative annullerà o neutralizzerà l'intero processo del ciclo boom/bust, il quale viene messo in moto dall'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse.

Di conseguenza i critici dell'ABCT sostengono che tale teoria non sia una buona candidata a spiegare i moderni fenomeni di ciclo economico. Secondo un critico dell'ABCT, Gordon Tullock:

Si potrebbe pensare che gli imprenditori siano indotti in errore in base al ciclo di Rothbard e che non riescano ad anticipare il successivo innalzamento del tasso d'interesse. Che possano continuare a commettere quest'errore, però, sembra improbabile. Rothbard e altri Austriaci sostengono che di norma gli imprenditori sono ben informati ed elaborano giudizi corretti. Per lo meno si potrebbe supporre che un imprenditore ben informato ed interessato a questioni importanti riguardanti il mondo dell'imprenditoria, leggerebbe Mises e Rothbard e, di conseguenza, anticiperebbe l'azione dello stato.
Anche Mises stesso aveva ammesso la possibilità che in futuro gli imprenditori non avrebbero risposto alla politica monetaria allentata, impedendo in tal modo la messa in moto del ciclo boom/bust. Nella sua risposta a Lachmann (Economica, Agosto 1943), Mises scrisse:

Può essere che gli imprenditori in futuro smetteranno di reagire all'espansione del credito rispetto a come facevano in passato. Può essere che eviteranno di usare il denaro facile per le loro operazioni, perché terranno a mente la fine inevitabile del boom. Alcuni segni lasciano presagire un tale cambiamento. Ma è troppo presto per fare una dichiarazione positiva.


Le aspettative contano?

Secondo i critici dell'ABCT, se gli imprenditori dovessero anticipare che l'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse rischia d'essere seguito in futuro da un atteggiamento più ristretto, il loro comportamento in risposta a questa anticipazione neutralizzerà il verificarsi del ciclo boom/bust. Ma è vero che gli imprenditori sono suscettibili ad agire in base ad aspettative corrette, come suggeriscono i critici?

Inoltre la chiave per i cicli economici non è solo il comportamento degli imprenditori, ma anche il comportamento dei consumatori in risposta all'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse — dopo tutto, gli imprenditori adeguano le loro attività alla domanda dei consumatori. Quindi in base a tutto ciò si può generalizzare e pensare che le aspettative corrette da parte delle persone dovrebbero prevenire il ciclo boom/bust. Ma è vero?

Ad esempio, se John, a seguito di un atteggiamento allentato da parte della banca centrale, potesse abbassare il tasso d'interesse sul suo mutuo, perché dovrebbe rifiutarsi di farlo anche se sa che un tasso d'interesse più basso porta a cicli di boom/bust?

Come individuo, l'unica preoccupazione di John è il suo benessere. Pagando meno interessi sul suo debito, John avrà a disposizione più mezzi di pagamento. Potrà permettersi varie soddisfazioni che in precedenza non poteva permettersi.

A seguito della posizione allentata della banca centrale, aumenta la domanda di beni e servizi di John e di altri titolari di mutui ipotecari. (Anche in questo caso bisogna rendersi conto che tutto questo non avrebbe avuto luogo senza il sostegno da parte della banca centrale, la quale manipola il tasso d'interesse verso il basso.)

Il lavoro dell'imprenditore è quello di soddisfare le esigenze future dei consumatori. Così ogni volta che egli osserva un abbassamento dei tassi d'interesse, sa che molto probabilmente ciò fornirà un impulso alla domanda di vari beni e servizi.

Quindi se vorrà staccare un profitto, dovrà adottare le disposizioni necessarie per soddisfare la domanda futura.

Per esempio, se un costruttore si rifiuta d'agire in relazione al probabile aumento della domanda di case, perché crede che questa sia causa della politica monetaria allentata della banca centrale e non può essere sostenibile, allora finirà fuori mercato molto velocemente.

Essere nel business delle costruzioni significa essere in sintonia con la domanda delle abitazioni. Allo stesso modo, qualsiasi altro imprenditore in un determinato settore dovrà rispondere alle probabili variazioni della domanda se vorrà rimanere in attività.

Un imprenditore ha solo due opzioni — o essere in un particolare business o non esserci affatto. Una volta che decide d'esserci dentro, significa che l'imprenditore risponderà alle variazioni della domanda di beni e servizi in quel particolare business, indipendentemente dalle cause che stanno alla base dei cambiamenti nella domanda.

Non riuscire a farlo lo metterà fuori mercato molto rapidamente. A prescindere dalle aspettative, una volta che la banca centrale restringerà la sua posizione monetaria, la maggior parte degli imprenditori "verrà beccata". Una posizione più ristretta indebolirà la domanda di beni e servizi, e questo metterà pressione alle varie attività commerciali che sono nate grazie alla posizione monetaria allentata. Emerge un bust economico.

Possiamo concludere che le aspettative corrette non possono impedire i cicli di boom/bust una volta che la banca centrale ha abbassato artificialmente i tassi d'interesse. L'unico modo per fermare la minaccia dei cicli boom/bust è l'abolizione delle manipolazioni della banca centrale. Di norma, però, le banche centrali rispondono al bust con un nuovo allentamento, dando così il via ad una nuova fase del ciclo boom/bust.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Beata ingenuità: la Yellen e i suoi discorsi sconclusionati

Lun, 11/04/2016 - 10:04




di David Stockman


Questa storia sta diventando davvero folle. Ecco cosa ha detto Janet Yellen sulla possibilità di tassi d'interesse negativi:

Alla luce delle esperienze dei paesi europei e di altri che hanno implementato tassi negativi, stiamo considerando questa opportunità perché vorremmo essere preparati nel caso in cui dovessimo tornare ad essere accomodanti.
Le parole chiave qui sono "paesi europei" e "tornare ad essere accomodanti". Eppure basta un breve momento di riflessione per affermare che zia Janet sta delirando. Dire che la sua ingenuità la porta a fare discorsi sconclusionati, è dire poco.

Dice le stesse maledette cose più e più volte, senza fine.

Qualcuno dovrebbe dire a zia Janet e alla sua combriccola di stampatori monetari keynesiani che non esiste l'etere economico definito "accomodamento". Questo è puro e semplice FEDspeak, poiché questa gente crede erroneamente che l'economia americana sia sempre in procinto d'affondare a meno che non venga stimolata e sostenuta da un intervento politico della banca centrale.

No, le cose non stanno così. Zia Janet può preferire un taglio di capelli alla Beatles, ma non è lei a poter scongiurare una qualsiasi altra catastrofe economica. Il diluvio che sta arrivando è in realtà opera della FED e del casinò di Wall Street, non dei capitalisti di Main Street.

Ci sono solo due canali di trasmissione concreti attraverso i quali la FED può influenzare la nostra economia da $18,000 miliardi, oltre a sovvenzionare semplicemente gli speculatori di Wall Street affinché facciano offerte d'acquisto per gli asset finanziari.

Può iniettare credito dal nulla nel mercato obbligazionario al fine d'aumentarne i prezzi ed abbassarne i rendimenti. E può falsificare i tassi d'interesse del mercato monetario e la curva dei rendimenti. Entrambi questi effetti sono finalizzati ad indurre le imprese e le famiglie a prendere in prestito di più di quanto potrebbero permettersi, e poi a spendere di più di quello che producono.

Questo è il vecchio trucco da salotto keynesiano e, sì, ha funzionato 50 anni fa quando i professori keynesiani di zia Janet iniziarono a prendere di mira i bilanci d'America. Ma ora quei bilanci di famiglie e imprese sono tutti saturi, perché siamo giunti ad una condizione di picco del debito, insieme alla maggior parte del resto del mondo.

Infatti, nel caso delle famiglie degli Stati Uniti, tra la fine degli anni '60 e il 2008 la massiccia leva finanziaria allegata al reddito salariale ha iniziato ad invertirsi lentamente. Sebbene la FED voglia far abbeverare Main Street al fiume del credito, il suo fallimento è evidente dal grafico qui sotto. Ma a quanto pare zia Janet è ancora intrappolata in una distorsione temporale, portando avanti le volontà del fantasma di James Tobin che incitava ad ingolfare i bilanci dalla linea rossa in poi.




Di conseguenza, l'effetto stimolante dei tassi d'interesse bassi e ultra-bassi non lascia mai i canyon di Wall Street. E quando accade, finisce ai mutuatari più deboli. Cioè, studenti e acquirenti d'automobili.

Al di fuori di questi recinti — dove si verificherà la prossima ondata d'inadempienze o salvataggi statali — c'è stata una crescita negativa nel debito delle famiglie sin dalla crisi finanziaria. Nonostante gli 86 mesi di ZIRP, il debito totale delle famiglie è ancora $400 miliardi sotto il picco pre-crisi, e il debito ipotecario e quello legato alle carte di credito sono in calo di oltre $1,000 miliardi.




Allo stesso modo, l'aumento di $2,000 miliardi del debito aziendale totale non è finito in beni produttivi, come impianti, attrezzature e tecnologie. È stato scaraventato nell'ingegneria finanziaria favorita dalla bolla finanziaria e alimentata dalle politiche della FED. Cioè, riacquisti d'azioni proprie e F&A sono stati usati per riciclare debito aziendale di nuova emissione nei canyon di Wall Street.

Visto che gli 86 mesi di ZIRP hanno già dimostrato che il vecchio trucco da salotto keynesiano — vale a dire, il canale di trasmissione della politica monetaria a famiglie e imprese — è morto, perché zia Janet dovrebbe pensare che un paio di punti base sotto lo 0.0% dovrebbero fare una qualche differenza?

E soprattutto dopo che c'ha provato la BCE senza alcun risultato! Com'è evidente dai dati sui prestiti bancari nella zona Euro, l'estensione del credito alle imprese private è calata sin dal 2012 quando Draghi ha proferito il suo ukase. La mossa della BCE d'abbassare in territorio negativo i tassi di deposito, non ha affatto cambiato questa tendenza.

Allo stesso modo, il debito delle famiglie in Europa è salito tra il 2000 e il 2010, ma sin da allora è oscillato lungo la linea piatta. E la ragione va ben oltre le capacità della BCE o quelle di qualsiasi altra banca centrale. Vale a dire, le famiglie europee hanno raggiunto il cosiddetto picco del debito, il che significa che giocherellare coi tassi di deposito è inutile e irrazionale.




Potrebbe sembrare sconcertante che la Yellen, Bernanke e i loro seguaci, dopo l'esperienza europea, abbiano tutti iniziato a pensare seriamente alla NIRP, ma questi idraulici monetari non riescono a capire la differenza tra scarabocchi transitori e tendenze durature reali.

Ecco uno sguardo più ampio al credito bancario elargito alle famiglie e alle imprese nella zona Euro. Non c'è bisogno di una laurea in economia per spiegare perché la NIRP è un fallimento colossale in un'Europa infatuata dal debito.




Perché i nostri banchieri centrali pensano che la NIRP possa stimolare la crescita del credito ed espandere il PIL in un mondo arrivato al picco del debito?

Beh, la verità è che non lo pensano; lo presumono. Dal momento che credono erroneamente che Main Street sia del tutto dipendente dalle loro cure costanti, secondo loro qualsiasi sviluppo avverso di breve periodo necessita di una maggiore intrusione da parte della politica monetaria.

Infatti questa posizione intellettuale fallace s'è spinta così lontano che ora il ciclo di feedback negativo delle loro bolle, viene interpretato come prova che le condizioni monetarie sono troppo "ristrette" e sono necessarie più politiche di stimolo — come la NIRP — per compensare i venti contrari alla crescita.

Ecco una chicca presa dalla testimonianza di zia Janet.

Le condizioni finanziarie negli Stati Uniti sono diventate meno favorevoli alla crescita, con cali nelle misure più ampie dei prezzi azionari, tassi dei prestiti più elevati per i mutuatari più rischiosi, e un ulteriore apprezzamento del dollaro. Questi sviluppi, se si dimostreranno persistenti, potrebbero pesare sulle prospettive future dell'attività economica [...].
Non ci vuole molta esperienza per leggere tra le righe. Zia Janet sta dicendo che non importa se la FED abbia speso anni per gonfiare i mercati azionari tramite massicce iniezioni di liquidità e falsificazione dei prezzi degli asset rischiosi. Qualsiasi correzione dei prezzi azionari che potrebbe causare un rallentamento della crescita economica e dei posti di lavoro, dev'essere contrastata a tutti i costi.

In breve, l'unica cosa che ha in programma di fare per una bolla che scoppia è quella di reflazionarla. Equivale ad un ragazzino che ha ucciso i suoi genitori e poi si rimette al buon cuore del giudice per il fatto che è un orfano!

Infatti l'assurdità del ragionamento circolare di zia Janet è stata esposta in tempo reale durante la sua testimonianza al Senato. Anche il buffone di corte ufficiale della FED, Jon Hilsenrath, non poteva far altro che sottolineare la tagliente ironia:

"Stiamo [...] guardando con molta attenzione il mercato finanziario globale e gli sviluppi economici che possono rappresentare un rischio per l'economia", ha detto. "Li stiamo valutando, sapendo che questi fattori potrebbero influenzare l'equilibrio o la traiettoria dell'economia, e quindi potrebbero influenzare l'orientamento della politica monetaria."

I prezzi delle azioni sono scesi, come ha ricordato la Yellen. In quello che sembra un ciclo di feedback perverso, è preoccupata per le condizioni del mercato le quali potrebbero schiacciare l'economia; e una mancanza di fiducia potrebbe far scendere ulteriormente i mercati.
Ogni riga della sua testimonianza si compone di notazioni sui dati in entrata che sono stati ripetuti mese dopo mese e non hanno portato ad alcun risultato; o si fa riferimento all'economia degli Stati Uniti come ad un'economia chiusa in base ad un modello obsoleto di vasca da bagno — uno che poi viene contraddetto dalle chiacchiere sui venti contrari provenienti dalla Cina, i prezzi mondiali del petrolio e delle materie prime, e la contrazione delle esportazioni degli Stati Uniti.

Ovviamente non si possono avere entrambe le cose. O la FED ha il controllo totale sulla "domanda aggregata" e può usare le sue leve monetarie fino a quando l'economia degli Stati Uniti non sarà piena fino all'orlo e tutta la "fiacchezza" verrà drenata dal mercato del lavoro, o c'è una massiccia interazione con il resto del mondo. Se è vera quest'ultima proposizione — e lo è — allora zia Janet è veramente persa nei meandri labirintici del keynesismo.

Dopo tutto, perché dovrebbe spendere diversi paragrafi della sua testimonianza vantandosi del successo della FED per aver creato 13 milioni di posti di lavoro e aver portato il tasso di disoccupazione U-3 al 4.9% se, per sua stessa osservazione, l'economia americana viene bastonata da un insieme di forze esterne alla vasca da bagno del PIL nazionale?

Perché queste metriche riguardanti il mercato del lavoro dovrebbero contare qualcosa, quando sono soggette a forze al di fuori del mandato della FED? O l'Eccles Building ora s'è auto-nominato banca centrale del mondo?

Sebbene le letture recenti degli indicatori economici non suggeriscano un brusco rallentamento della crescita cinese, la diminuzione del valore di cambio del renminbi ha intensificato l'incertezza sulla politica dei tassi di cambio della Cina e sulle prospettive future riguardo la sua economia. Questa incertezza ha portato ad un aumento della volatilità nei mercati finanziari globali e, in un contesto di persistente debolezza all'estero, ha esacerbato le preoccupazioni circa le prospettive di crescita globale. Queste preoccupazioni riguardo la crescita, insieme alle forti condizioni dell'offerta ed a scorte elevate, hanno contribuito al recente calo dei prezzi del petrolio e di altre materie prime. A loro volta i prezzi bassi delle materie prime potrebbero innescare tensioni finanziarie nelle economie esportatrici di materie prime, in particolare nelle economie dei mercati emergenti più vulnerabili e per quelle imprese produttrici di materie prime in molti paesi. Qualora uno qualsiasi di questi rischi dovesse materializzarsi, l'attività economica estera e la domanda per le esportazioni degli Stati Uniti potrebbero indebolirsi e le condizioni dei mercati finanziari potrebbero restringersi ulteriormente.
Il punto è che zia Janet sta solo dando fiato alla bocca. Questo estratto qua sopra nega completamente l'idea che esista un ciclo economico puramente interno che la FED possa gestire e manipolare fino alla proverbiale piena occupazione.

Infatti l'economia globale di oggi da $80,000 miliardi è composta da una pletora di mari in tempesta a causa di zia Janet. Allora perché misurare la crescita dei posti di lavoro a partire dal fondo della recessione, o addirittura prendersi la briga di fare riferimento al tasso di disoccupazione U-3 totalmente viziato, quando il mondo odierno straborda di lavori part-time e non più lavori da capofamiglia?

Il fatto è che il 62% dei "nuovi" lavori rappresenta posti di lavoro "rinati"; sin dal picco pre-crisi sono stati creati solo 5 milioni di posti di lavoro netti, il che rappresenta il tasso di crescita più debole nella storia moderna. Allo stesso modo, il rapporto popolazione/impieghi è ancora a livelli bassi e ha recuperato solo una piccola frazione di quello che s'è lasciato dietro durante il post-crisi; tutto ciò rende il tasso U-3 essenzialmente privo di significato.




Quindi, ecco il punto fondamentale: zia Janet e la sua combriccola sono completamente persi. E ora si agitano facendo finta di gestire i quadranti monetari nell'Eccles Building in base ai dati in entrata.

Inutile dirvi che se la stanno facendo sotto. Hanno dichiarato guerra ai risparmiatori e si stanno impegnando per rendere il loro assalto ancor più letale. E la loro falsa dottrina dell'effetto ricchezza li sta scoppiando in faccia, riducendo i mercati finanziari a montagne russe.

Se zia Janet avesse occupato una qualsiasi altra carica di governo, da tempo sarebbe finita nella bolla dell'impeachment.

Forse Donald Trump prenderà atto del suo assalto a decine di milioni di pensionati, risparmiatori, imprenditori e gente comune. Verranno tutti sacrificati sull'altare keynesiano di zia Janet e dei giocatori d'azzardo di Wall Street.

Così, dopo tutto quello che è accaduto finora, ci vorrà solo una voce fuori dal coro per innescare una rivolta contro il reato della NIRP — e poi il casinò scoprirà a che prezzo ha gozzovigliato fino ad ora.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'inutile retorica del “tutto va a gonfie vele”: l'Italia è al capolinea

Ven, 08/04/2016 - 10:06




di Francesco Simoncelli


Quanto ci vuole a dire una sciocchezza? A quanto pare molto poco. Quanto ci vuole ad evidenziare che era una sciocchezza? Poco più di molto poco. Problema: le sciocchezze richiedono brevi catene di ragionamento, mentre invece la dimostrazione che fosse una sciocchezza richiede lunghe catene di ragionamento. La maggior parte delle persone non riesce a seguire le lunghe catene di ragionamento. Questo vuol dire che colui che ha intenzione di dimostrare che qualcuno abbia detto una sciocchezza, sarà ulteriormente messo in difficoltà da una scarsa attenzione dimostrata dal pubblico. Di conseguenza molto spesso colui che dice una sciocchezza riesce a farla franca. Peggio, la sua sciocchezza diventa la base per costruire una nuove serie di tesi altrettanto sciocche. Alla fine, fortunatamente, il mucchio di sciocchezze crolla sotto il proprio peso, ma coloro che c'hanno creduto, nel frattempo, debbono fare i conti con la propria ingenuità e con quanto hanno perso.

Inutile dire che in Italia abbiamo chi le spara grosse. Il "nostro" presidente del consiglio riesce a farla franca con la sua retorica perché si basa sulle sciocchezze e su brevi catene di ragionamento. Ottiene l'attenzione. Gioca sul fatto che l'elettore medio non si prenderà la briga di controllare e vagliare quanto detto. Molto spesso neanche i media mainstream lo fanno. Quindi tocca farlo alla stampa indipendente. Per il momento, infatti, il "nostro" presidente del consiglio ha potuto tranquillamente seppellire l'etere sotto una caterva di proposizioni inesatte e fantasiose, perché la BCE sta guardando le spalle ai malati d'Europa. Nello specifico, ha scatenato nei mercati una gigantesca offerta d'acquisto per il pattume obbligazionario statale, la quale ha indotto investitori istituzionali e non ad accaparrare titoli di stato facendo front-running al "whatever it takes" di Draghi.

Questa mossa ha abbattuto i rendimenti delle obbligazioni statali, permettendo agli stati europei, e soprattutto all'Italia, di prendere una boccata d'aria dalla grave crisi iniziata con la Grecia nel 2010. Ovviamente questa strategia è totalmente artificiale e non ha assolutamente niente a che fare con mercati liberi e onesti. Sebbene Draghi continui a chiedere che gli stati "facciano le riforme", non accade nulla di tutto ciò perché l'unica cosa che il QE comporta, è un maggiore azzardo morale, una determinazione dei prezzi falsificata e un rischio mal prezzato. Di conseguenza il "nostro" presidente del consiglio sta facendo la voce grossa a livello europeo affinché venga approvato un deficit maggiore per l'Italia, solo in virtù della manna monetaria alimentata da Draghi.

Infatti se non fosse per l'effetto temporaneo del QE, l'Italia avrebbe dovuto operare una vera spending review e non avrebbe potuto scatenare la rapacità del fisco. Non solo, ma avrebbe soprattutto dovuto contenere il proprio deficit affinché gli investitori esteri comprassero il suo debito. Nessuno avrebbe potuto incolpare i bond vigilantes di un presunto complotto, perché le evidenze sarebbero state sotto gli occhi di tutti. Infatti di fronte ad una levata di scudi come quella riportata da questo articolo di Bloomberg, dove i vari funzionari pubblici italiani si sentono oltraggiati dalle richieste tedesche, quale credibilità avrebbe potuto avere a livello finanziario un paese che si rifiuta di constatare la fragilità dei propri conti pubblici? Per non parlare dei bilanci colabrodo delle grandi banche commerciali. Gli addetti ai lavori continuano a spacciare la favoletta dei CDS come metodo per tenere d'occhio le performance e la solidità di una banca. Nel caso di Unicredit e MPS, ad esempio, notiamo che nell'ultimo anno l'andamento dei CDS è stato pressoché piatto, sono schiazzati in alto all'inizio dell'anno e poi sono ritornati alla media degli ultimi 12 mesi non appena lo zio Mario ha sparato il nuovo bazooka.

Cosa vuol dire? Vuol dire che i fondamentali di mercato sono disconnessi dalla realtà. Vuol dire che affidarsi ai CDS per "prevedere" un presunto malanno in realtà bancarie come quelle citate, equivale a chiudere il cancello della fattoria una volta che gli animali sono scappati. Fare affidamento su questi strumenti per cercare di prevedere i malanni economici significa bendarsi gli occhi e affidarsi agli azzardi dei casinò. Gli addetti del settore non comprendono questo fatto perché si limitano a guardare i grafici sui monitor senza avere uno straccio di teoria a supporto. Anzi, li basterebbe leggere qualche articoletto sul web nei confronti di Monte dei Paschi e Unicredit per farsi un'idea dell'immensa cantonata che prendono quando consigliano ai propri clienti di fidarsi d'istituti bancari come quelli citati. Addirittura ritengono che siano tra i più solidi! Stiamo parlando, ad esempio, di una realtà come quella di Unicredit che si accinge a licenziare circa 10,000 dipendenti secondo un recente articolo di Bloomberg.

A questo bisogna aggiungere la politica della NIRP che continua a scatenare una fame di rendimenti decenti tra le realtà finanziarie e bancarie, per le quali un bilancio in pareggio equivale ad un bilancio in perdita. I margini di profitto negli ambienti azionari e obbligazionari verranno utlteriormente limati, costituendo un mal prezzamento incendiario del rischio e del debito.




Visto che il canale della trasmissione della politica monetaria alla gente comune e alle piccole/medie imprese è rotto, il denaro di nuova creazione continuerà ad essere riciclato nel casinò azionario fino a quando i rendimenti diventeranno così minuscoli da essere insignificanti. Allora tutto il pattume tradato a livelli sotto lo zero, visto che ormai ci sono in circolazione circa $7,000 miliardi in bond sovrani con rendimenti negativi, esploderà in faccia a tutti coloro che hanno gozzovigliato con la manna monetaria delle banche centrali. Nel frattempo ulteriori risorse economiche verranno risucchiate da quelle attività che beneficiano della manna monetaria, rendendo il percorso di deleveraging di Main Street ancor più doloroso. E questo rappresenta un doppio smacco per le attività aiutate artificialmente dalla manna monetaria delle banche centrali, perché oltre a veder erosi i margini di profitti nelle bische clandestine, dovranno fare i conti con un ambiente economico distorto che impedisce una corretta allocazione delle risorse economiche verso quelle attività economicamente sostenibili. Questo significa fallimenti e bancarotte, che a loro volta si ripercuoteranno sui bilanci bancari. Questo vuol dire sofferenze sui bilanci bancari in continua ascesa.




I robo-trader, gli imbonitori sell-side nel casinò e gli addetti ai lavori nel settore bancario inebriati dalla retorica keynesiana, non vedono arrivare nulla di tutto ciò. Per ben due volte in questo secolo non l'hanno visto arrivare.

Quindi, no, non esiste alcun "mega-complotto" contro l'Italia da parte della Germania, ma solo l'ingenua e sterile speranza (ovviamente per ragioni economiche legate fondamentalmente ai saldi Target2) di quest'ultima di voler cambiare un paese prossimo alla bancarotta ufficiale. E quando parlo di "bancarotta del paese" non sto esagerando. Come definireste un paese che continua a prendere in prestito denaro e a spenderlo in progetti improduttivi? Nonostante tutte le chiacchiere sulla fantomatica riduzione della spesa pubblica, quest'ultima continua a rimanere a livelli da record a circa €830 miliardi. Non solo, a questo dobbiamo aggiungerci l'assurda pressione fiscale italiana reale che si attesta ormai al 70%. Insomma, gli italiani lavorano praticamente per lo stato. Dov'è la creatività? Dov'è l'innovazione? Si pensa di uscire da una stagnazione secolare costruendo cattedrali nel deserto come il ponte sullo stretto? Se la storia è una guida, Hoover ci provò con la sua diga e fallì. Invece la retorica delle sciocchezze ancora attecchisce tra gli elettori. La loro pigrizia nel voler seguire lunghe catene di ragionamento li costerà caro: sia in termini pecuniari sia in termini di libertà e privacy.

Voglio dire, vi basta considerare quanto sia diventata ingerente la burocrazia. Pensate alla follia delle ingiunzioni di pagamento, dove il malcapitato di turno deve prima pagare e poi dimostrare la veridicità di quanto affermato dallo stato. Pensate a quanto ci vuole ad aprire un'attività. Ma la vera propaganda nel nostro paese non tanto sono le proiezioni stimate del PIL utilizzate dal governo per costruire castelli in aria, che poi si schiantano a terra quando escono i numeri reali. Infatti bisogna ricordare ai lettori disattenti che i numeri dell'Istat vengono rivisti costantemente una volta usciti. Se poi la politica sfrutta i dati grezzi per mostrare all'elettorato il presunto successo del suo governo, non bisogna gridare allo scandalo una volta uscite le rettifiche. La balla esisteva già da prima, utilizzando cifre temporanee come base per la gestione dei conti pubblici. Questa è pura e semplice cialtronaggine. Non c'è bisogno di soffermarsi più di tanto sul tira e molla con i dati Istat, i quali vengono segnalati dal "nostro" presidente del consiglio qualora positivi o vengono soprasseduti qualora negativi.

Gente, il vero inganno è la cosiddetta caccia all'evasore. La scusa principe per aizzare i contribuenti gli uni contro gli altri, sviando l'attenzione dalla rapacità dello stato. Infatti non si stanno affatto "recuperando" fondi dall'evasione fiscale, poiché con gli strumenti repressivi in mano allo stato ci sono poche vie di fuga, è il costante aumento della pressione fiscale, delle contribuzioni e la costante riduzione delle detrazioni che ha permesso allo stato italiano d'incamerare più risorse dalla popolazione. E che cosa ha fatto? Ha speso di più.

La giustificazione dell'evasore, quindi, serve al "nostro" presidente del consiglio e ai suoi sicofanti per continuare a tenere una mano ben ferma nel portafoglio degli italiani e un piede ben saldo sulla loro testa. E questa è solo una metà dell'intera storia. Infatti la metà più interessante la ritroviamo nelle chiacchiere sul lavoro. La ripresa economica di cui vanno blaterando i media mainstream e i politici è solo nei numeri, non nella realtà. Soprattutto in un'economia in cui il lavoro è stato tagliato e sminuzzato e poi diviso tra impiegati in call center, fattorini, camerieri, montatori di palcoscenici, ecc. Questi lavori non offrono affatto retribuzioni da capofamiglia, quelle che permettono agli individui di comprare casa e costruire una famiglia.

Infatti se guardiamo i dati riguardanti l'impiego a temo indeterminato, noteremo un trend nettamente al di sotto della propaganda del "nostro" presidente del consiglio, il quale si sta pavoneggiando nei suoi comizi a botte di striscioni pro-Jobs Act. No, i politici non sono affatto in grado di creare posti di lavoro. Non hanno gli strumenti adatti nelle loro mani per fare impresa. Non sono in grado d'effettuare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato.





Come si nota dal primo grafico, siamo ben lontani dal picco pre-crisi e questo nonostante il massiccio aiuto da parte della BCE. Quindi il "nostro" presidente del consiglio e la sua compagine di partito possono festeggiare quanto vogliono, resta il fatto che la stampa di denaro e la gigantesca crescita del debito pubblico sin dall'inizio del secolo hanno prodotto un mercato del lavoro che potremmo definire "panem et circenses". Rispetto all'impiego a tempo indeterminato diamo un'occhiata al part-time.




Quindi, a seguito della Grande Recessione non sono nati posti di lavoro nuovi, bensì sono semplicemente rinati quelli persi durante il breve periodo di crisi. Gli interventi centrali da parte di stati e banche centrali hanno messo i bastoni tra le ruote alla correzione e hanno permesso alle attività  sovvenzionate artificialmente o che potevano accendere nuove linee di credito, di risucchiare artificialmente forza lavoro. I posti di lavoro tendenzialmente a tempo indeterminato sono spuntati qui. Nello specifico per quanto riguarda l'Italia, nel settore dei mezzi di trasporto il quale, secondo l'ultimo comunicato dell'Istat, continua a far registrare un forte aumento. Grazie sostanzialmente alla bolla dei prestiti per automobili negli USA, ad esempio, le esportazioni di automobili sono cresciute a ritmo battente nell'ultimo anno. Ma così come accaduto sui nostri lidi, stiamo parlando di un effetto illusorio guidato dalla stampante monetaria, la quale crea trappole economiche che infine scattano e mandano in bancarotta le aziende e sulla strada i lavoratori.

Ciononostante è da un po' di giorni che la combriccola del PD si sta vantando di come la produzione italiana sia aumentata grazie soprattutto alla gestione presumibilmente saggia del presidente del consiglio. Senza stare troppo a questionare sul cherry-picking dei dati di questi imbonitori, i quali passano da quelli grezzi a quelli destagionalizzati solo per propagandare la favoletta del "tutto va a gonfie vele", osserviamo il trend di lungo termine della produzione industriale italiana totale.




Un blip, signori e signore, non fa primavera e siamo ben lontani rispetto ai numeri pre-recessione.

Ma il cuore della questione sono i beni durevoli. Perché? Perché indicano la volontà degli italiani di comprare beni che non vengono consumati su base giornaliera. Indicano la volontà delle persone d'impegnarsi nei confronti del lungo termine per comprare beni ad alto costo. Quando il loro consumo diminuisce o diventa stagnante, c'è una mancanza di fiducia nel mondo del lavoro e nell'economia in generale. Le persone sono spaventate, quindi tagliano l'acquisto di beni non essenziali. Guardate lo stato in cui versa l'indice dei beni durevoli.




Quindi, no, non è affatto la volta buona questa. E la volontà d'aumentare i deficit statali non farà altro che acuire questa situazione pericolosa.

Ma sia in Cina sia negli USA, la macchina dell'importazione si sta spegnendo. Il commercio globale, come denotano anche le letture tetre del Baltic Dry Index, sta rallentando visibilmente. La pesante intrusione nei mercati da parte delle banche centrali negli ultimi 8 anni e il raggiungimento della condizione di picco del debito in quasi tutto l'Occidente, rappresentano un mix incendiario che sta facendo diffondere in tutto il mondo un'ondata di deflazione che deprimerà i profitti e le spese in conto capitale di tutte quelle industrie che hanno goduto della manna monetaria. Inutile dire che la Fiat sarà una di queste. Infatti secondo le stime del WSJ solo quest'anno torneranno indietro 3.1 milioni di veicoli alle concessionarie a seguito dell'espirazione dei leasing, il 20% in più rispetto al 2015 e tale numero salirà a 3.6 milioni l'anno prossimo e a 4 milioni quello successivo.




Una correzione di mercato è inevitabile. Questo perché gli errori economici del passato non sono stati affatto corretti, e a questi se ne sono aggiunti altri. In realtà, il nostro paese è fallito all'incirca 20 anni fa e nessuno se n'è accorto.


Cambiamento climatico, risorse rinnovabili ed economia

Gio, 07/04/2016 - 10:06




di Frank Hollenbeck


Molti socialisti si sono riciclati come ambientalisti e hanno preso a cuore il cambiamento climatico come mezzo per predicare l'agenda socialista di pianificazione e controllo.

Questi socialisti parlano dello scioglimento dei ghiacciai e della necessità di forzare gli agricoltori in Normandia, ad esempio, ad interrompere l'uso dei loro trattori il martedì. Chiunque metta in discussione i precetti fondamentali del cambiamento climatico, viene considerato immediatamente come un ignorante che nega l'evidenza scientifica del cambiamento climatico.

Eppure ciò che abbiamo imparato dall'economia è che queste affermazioni circa i cambiamenti climatici non possono essere considerate come fatti scientifici. Va al di là delle capacità scientifiche dell'uomo, proprio come per gli economisti è impossibile trarre conclusioni di causalità dai dati empirici. L'empirismo può supportare un argomento teorico in economia, ma non può provare o confutare una teoria economica.

In passato gli economisti rappresentavano l'argine intellettuale contro le idee popolari sbagliate, le cattive idee, o le politiche governative basate su falsi presupposti. Ma oggi sono pochi gli economisti che sfidano i precetti degli ambientalisti riguardo il cambiamento climatico, o che discutono la logica delle posizioni sulle risorse rinnovabili. Al giorno d'oggi fin troppi economisti si sono venduti al nemico e hanno rinunciato al ruolo di difensori del senso comune e del pensiero razionale.

Quindi cos'ha da dire l'economia circa la posizione degli ambientalisti secondo cui le emissioni di carbonio conducono al cambiamento climatico?

Oltre 100 anni fa i limiti dell'empirismo in economia erano cristallini. Nell'articolo, “The Elasticity of the Demand for Wheat”, R. A. Lehfeldt (1914) tentò di determinare l'elasticità della domanda di grano osservando i dati storici sui prezzi rispetto al relativo consumo. Tentò di correggere le variazioni degli altri fattori (ceteris paribus) e scoprì che l'elasticità della domanda di grano era di 0.6.

Basandoci su questo studio dovremmo concludere che la curva della domanda di grano è, in realtà, inclinata verso l'alto? Questo studio empirico ha dimostrato che la teoria economica è sbagliata?

Qualsiasi economista di buon senso dovrebbe spiegare che ciò che si osserva non rappresenta una serie di punti su una curva stabile e perfettamente prevedibile, ma punti d'intersezione tra domanda e offerta in continua evoluzione, o punti in movimento verso l'equilibrio. Una curva della domanda è come una fotografia: è valida solo per quell'istante in cui viene scattata, poiché altri fattori cambiano costantemente il modo in cui è posizionata la curva istante dopo istante. È impossibile misurare empiricamente la pendenza di una curva della domanda.

Allora cosa deve fare l'economista? Tornare alla teoria rendendosi conto che l'empirismo è solamente suo supporto, e non un sostituto della teoria economica. Molti economisti (alcuni con premi Nobel) si prendono troppa libertà quando affermano l'esistenza di una relazione empirica e causale tra due variabili. Questo tipo d'analisi economica è un grave disservizio alla professione.

Dal momento che non abbiamo un laboratorio per condurre esperimenti economici, è difficile per l'economista distinguere tra associazione e causalità, o determinare la direzione del nesso di causalità.

La stessa logica vale per i sostenitori del cambiamento climatico. Il mondo è estremamente complesso e in continua evoluzione. È impossibile per l'ambientalista provare il nesso di causalità tra le emissioni di carbonio e il riscaldamento globale, o cambiamento climatico che si voglia. Gli ambientalisti hanno gli stessi limiti degli economisti -- l'impossibilità d'eseguire un test in laboratorio. Quindi è inammissibile limitare la libertà personale basandosi su qualcosa che resterà nient'altro che un'ipotesi possibile.

Un altro piccolo cruccio degli ambientalisti è rappresentato dalle risorse rinnovabili. Secondo molti ambientalisti, lo stato dovrebbe spendere dollari dei contribuenti per sovvenzionare lo sviluppo e la ricerca delle risorse rinnovabili. Alcune università hanno anche creato cattedre in economia sulle risorse rinnovabili.

Tutta questa discussione sulle risorse rinnovabili è in gran parte inutile ed è, in realtà, un sotterfugio per spingere l'agenda del cambiamento climatico.

Prendete il petrolio, per esempio. Al momento ne abbiamo una grande abbondanza e molte compagnie petrolifere hanno scoperto grandi depositi di petrolio, ma hanno deciso che non è economicamente sostenibile trivellarli. Hanno deciso che non vale la pena utilizzare le due risorse rinnovabili non abbondanti, capitale e lavoro, per estrarlo. Se lavoro e capitale fossero beni gratuiti, allora questo petrolio sarebbe già stato estratto dal terreno. Ciò che limita l'estrazione del petrolio è la scarsità di queste due risorse rinnovabili, capitale e lavoro, e non la disponibilità di petrolio. Perché, quindi, dovremmo preoccuparci di una risorsa abbondante? L'Institute of Energy Resources stima che gli Stati Uniti abbiano più di 400 anni di petrolio recuperabile. Gli aggettivi rinnovabili e non rinnovabili davanti alla parola risorse non hanno alcun senso, e sono usati solamente per propagandare l'agenda socialista.

Gli ambientalisti diranno che abbiamo bisogno di sviluppare queste risorse rinnovabili, perché un giorno saremo a corto di risorse non rinnovabili. Il presidente Carter nel 1980 dichiarò che il petrolio sarebbe finito entro il 2000 e il presidente Obama ha usato questa logica per giustificare la spesa di $100 miliardi dei contribuenti sulle risorse rinnovabili (es. Solyndra). Gli ambientalisti, come la maggior parte degli statalisti, credono d'essere nella posizione migliore per predire il futuro. Questa tesi è carente di qualsiasi sostanza. La ragione per cui usiamo il petrolio oggi è perché rappresenta la forma più conveniente d'energia. Se così non fosse, useremmo qualcos'altro. Man mano che rimarremo a corto di petrolio, i prezzi saliranno inducendo la sua sostituzione e lo sviluppo di soluzioni alternative.

Tuttavia, non abbiamo bisogno che lo stato induca tali cambiamenti, o spenda i soldi delle nostre tasse per attuare politiche che allocano risorse in modo sub-ottimale. Il costo delle turbine eoliche è sceso del 30% negli ultimi cinque anni. I pannelli solari sono sempre meno costosi e più efficienti, cosa che ci ricorda i progressi nella tecnologia dei microchip. Un giorno potrebbero diventare la forma più conveniente d'energia, ma saranno i mercati a determinare quando accadrà. Lasciate che il mercato decida come dovrebbero essere allocate le risorse per soddisfare al meglio i bisogni più urgenti dei consumatori. Sussidi e vantaggi fiscali (sia per le risorse rinnovabili sia per quelle non rinnovabili) sono inutili e distorsivi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/