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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1405125
Aggiornato: 2 ore 13 min fa

Vendere, vendere, vendere... La follia dei banchieri centrali ha raggiunto vette epiche

Lun, 22/12/2014 - 11:11




di David Stockman


Il sistema finanziario globale è in frantumi. Ovunque nel mondo la fantomatica crescita si sta raffreddando, gli investimenti vacillano, il commercio rallenta, c'è una grande capacità industriale in eccesso, c'è un picco del debito privato, i bilanci pubblici sono al collasso, ci sono guerre valutarie, il conflitto politico-militare si sta intensificando e c'è una disconnessione senza precedenti tra economie sature di debito e mercati finanziari irrazionalmente esuberanti.

Eppure due banche centrali hanno promesso maggiore eroina monetaria e, presto, l'indice S&P 500 raggiungerà i 2070. Cioè, i robo-trader hanno gonfiato il rapporto PE del suo paniere di aziende con sede negli USA di circa venti volte i guadagni segnalati.

E questi guadagni rappresentano sicuramente un pericolo in un mondo in cui il Giappone sta colando a picco, il castello di carte della Cina è al collasso, l'Europa sta affondando in una tripla recessione e la falsa ripresa negli USA sarà presto smentita per il 5° anno consecutivo. Quindi va da sé che se esistesse un "price discovery" nel casinò di Wall Street, il tasso di capitalizzazione di questi guadagni palesemente taroccati (ossia, gonfiati grazie a riacquisti di massa) sarebbe decisamente meno esuberante.

In realtà non è cambiato nulla per quanto riguarda lo stato precario del mondo. Tranne... tranne che lo zio Mario ha fatto l'ennesima promessa vuota — questa volta farà qualsiasi cosa "per aumentare il più velocemente possibile l'inflazione e le aspettative di inflazione"; e, quasi contemporaneamente, i compagni disperati a Pechino assestavano un'altra forte gomitata nello stomaco dei risparmiatori cinesi, abbassando il tasso di deposito di 25 punti base, al 2.75%.

Vediamo. Può essere vero che la crescita europea stia vacillando perché non c'è abbastanza inflazione? Il boom immobiliare e finanziario cinese si sta raffreddando rapidamente perché la Banca Popolare Cinese (PBoC) è stata troppo avara?

La risposta è ovviamente un NO risonante. Allora perché le azioni dovrebbero salire sulla base di due annunci che non possono assolutamente alleviare la recessione in Europa o il crollo degli investimenti in Cina?

Non può trattarsi solo di dati discutibili. Oggi il PIL reale dell'Europa non è superiore a quello nel terzo trimestre del 2006. E' evidente come il rallentamento temporaneo dell'inflazione al consumo (a causa dei prezzi del petrolio in calo e dell'impatto transitorio dei tassi di cambio) non possa spiegare questa lunga tendenza verso il nulla.




Infatti, durante questo stesso periodo l'ICP dell'Europa è aumentato di quasi il 20%. Dove sta scritto o è stato provato che un'inflazione media al 2% annuo generi una crescita economica? Non c'è uno straccio di prova per tale proposizione — quindi l'impegno di Draghi nel voler raggiungere questa fatidica cifra per salari e conti bancari delle famiglie europee, non significa necessariamente una maggiore crescita, più profitti e più capitalizzazione di mercato dell'S&P.




In effetti, l'intero clamore per la "deflazione" e l'impegno di Draghi a fare tutto il necessario per aumentare in fretta l'inflazione, ha a che fare con un "allarme" transitorio degli ultimi 12-18 mesi nell'indice dei prezzi. Ma questa è la prima volta che un cambiamento nel ciclo globale delle materie prime e nel tasso di cambio dell'euro causa un tonfo temporaneo dell'andamento dei prezzi al consumo? I dati storici gridano "No".




In realtà, l'unico modo in cui l'indebolimento dell'inflazione può impattare sulla crescita di breve periodo del PIL reale è se i consumatori aumentassero nettamente il loro tasso di risparmio, in attesa di prezzi più bassi. Questa è l'affermazione banale degli stampatori folli keynesiani, ma dove sono le prove? Dopo un temporaneo aumento del tasso di risparmio personale in Europa durante la Grande Depressione, esso è regredito alla sua recente media storica ed è rimasto piatto, anche se i tassi di inflazione hanno decelerato sin dal 2012.




No, il problema in Europa non è troppo poca inflazione nel breve periodo; il problema sono i livelli impressionanti delle tasse, il debito pubblico e il dirigismo interventista che rappresenta un ostacolo permanente e debilitante per la crescita. Draghi ha già portato a zero i tassi di deposito della BCE, e le conseguenze ora si stanno diffondendo rapidamente a imprese e consumatori attraverso il sistema bancario. Chi finanzierà questa montagna di debito pubblico a rendimenti reali negativi, quando il fast money è sbucato fuori dalla BCE andando ad abbassare il valore dell'euro?




Allo stesso modo, il segnale della notte scorsa dalla Cina era un avvertimento per correre ai ripari. La Stapmante Popolare della Cina è rimasta accesa giorno e notte in tutto questo secolo, e sin dal 2000 ha ampliato il proprio bilancio di nove volte. Ora anche i suoi padroni del capitalismo rosso a Pechino sanno che tutto ciò ha alimentato livelli abnormi di costruzioni edili, investimenti improduttivi e speculazione immobiliare da capogiro in tutto il paese. Il fatto che abbiano dovuto aprire ancora una volta il rubinetto monetario è la prova che non possono fare a meno della stampante monetaria, e che un duro atterraggio è solo una questione di tempo.




La strada che sta percorrendo la Cina è monitorata dal canarino nelle miniere di ferro. Come quasi tutto il resto, la sua industria siderurgica è massicciamente sovradimensionata. Ha 1.1 bilioni tonnellate di capacità, ma circa 600 miliardi tonnellate di domanda sostenibile. Detto in altro modo, la capacità di acciaio in eccesso è superiore alla produzione combinata di Stati Uniti, Giappone ed Europa messi insieme. Di conseguenza, quando la sua bolla immobiliare scoppierà, il mercato mondiale sarà inondato di acciaio a basso costo e ogni sorta di prodotto legato ad esso, tra cui le automobili. Durante l'anno in corso, la Cina esporterà più acciaio rispetto a quello che produrrà l'industria statunitense.




In breve, c'è una marea di deflazione industriale in arrivo a causa di due decenni di repressione finanziaria alimentata dalle banche centrali di tutto il mondo. Ciò, a sua volta, scatenerà una corsa al ribasso per le banche centrali — una corsa già in atto dato che il Giappone sta scavando la fossa allo yen. Presto il resto dell'Asia orientale — e soprattutto la Cina — dovrà unirsi alla corsa o scoprirà quanto velocemente le sue economie basate sull'export coleranno a picco.

Poi toccherà ai manovratori disperati della BCE, poiché anche la macchina dell'export tedesca vacillerà di fronte alla crollo della crescita in Cina e alle svalutazioni competitive in tutto il mondo. Detto in altro modo, gli annunci delle banche centrali di ieri sera erano il segnale di partenza per un'implosione monetaria che presto scuoterà i mercati finanziari e la produzione reale, il commercio, l'occupazione e il reddito a livello mondiale.

Qualcuno dovrebbe riprogrammare gli algoritmi. In caso contrario, uno di questi giorni strapperanno un titolo di giornale in cui ci sarà scritto a caratteri cubitali: "Vendere, vendere... vendere."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Ehi Austriaci, dov'è l'inflazione?

Ven, 19/12/2014 - 11:11




di Nick Newell


Di tutte le critiche che ricevono gli economisti Austriaci, questa è la più ragionevole e legittima di tutte. Molti economisti Austriaci (così mi hanno detto) hanno previsto che quando Ben "The Bubble" Bernanke inflazionò drasticamente l'offerta di moneta in risposta alla Grande Recessione del 2009, ciò avrebbe causato un'inflazione galoppante. Poiché una cosa del genere non è avvenuta, l'economia Austriaca è al 100% sbagliata e tutti i colleghi Austriaci dovrebbero andare a sedersi in un angolo e lasciare che i keynesiani rompano alcune finestre per noi.

Questa è la saggezza convenzionale, ci viene detto, sia che si tratti di meme su Facebook o di Paul Krugman e gente della sua risma. Se ci troviamo di fronte all'inflazione nel senso più stretto del termine, ovvero, il potere d'acquisto di un'unità di valuta, allora no, non vediamo inflazione. Guardare ad un indice di inflazione equivale a rivolgersi all'economia keynesiana per ottenere una spiegazione: aggrega tutte le informazioni tranne quelle importanti.



Ciò Che Si Vede

Ecco i valori effettivi dell'inflazione calcolati dal Bureau of Labor Statistics (BLS). Come si può vedere, l'inflazione è rimasta intorno al 2-3% negli ultimi 14 anni, e questi valori renderebbero certamente orgogliosi i banchieri centrali e rappresenterebbero una pacca sulla spalla affinché continuino su questa strada. Rallegratevi, l'inflazione non è un problema! I prezzi sono stabili e tutto va bene. Ma aspettate, non c'è stata una gigantesca bolla immobiliare nel 2008?

Durante la bolla immobiliare l'inflazione era a circa il 2-3%, eppure ha completamente distrutto la nostra economia e le conseguenze di quell'evento ancora oggi si riverberano nell'ambiente economico. Quindi la questione non riguarda solo l'assenza di un'inflazione galoppante. Dovremmo guardare a qualcosa di più che un singolo numero di un indice.



Ciò Che Non Si Vede

Prima di tutto dobbiamo partire enunciando la funzione del denaro. Non è utilizzato per uno scambio diretto; non acquistiamo denaro al fine di utilizzarlo direttamente per soddisfare i nostri bisogni. Non mangiamo il denaro, né lo usiamo come carta da parati nella nostra casa (se qualcuno lo fa, per favore mi inviti a cena a casa sua). Il suo unico utilizzo è nello scambio indiretto; scambiamo i nostri prodotti col denaro solo per utilizzarlo in un secondo momento per entrare in possesso di un altro bene che useremo direttamente per soddisfare i nostri bisogni. Poiché in un potenziale scambio non tutti possono desiderare ciò che possediamo, e viceversa, usiamo il denaro per aggirare questa doppia coincidenza dei bisogni.

Il potere d'acquisto misura la quantità di unità monetaria espressa in prezzi delle merci. Per misurare l'inflazione, il Bureau of Labor Statistics (BLS) la calcola sulla base di un "paniere" di prodotti selezionati per formare l'Indice dei Prezzi al Consumo (ICP). La variazione del costo totale del paniere viene poi utilizzata per determinare quanto è cambiato il potere d'acquisto della moneta.

Questo "paniere" rappresenta beni reali, merci che usiamo direttamente. Il denaro rappresenta una sorta di rivendicazione su questi beni reali. Pertanto, se le rivendicazioni su questi beni reali aumentano mentre i beni reali rimangono gli stessi, allora dovremmo aspettarci inflazione. Ciò sarebbe vero se la nostra economia fosse chiusa (se non commerciasse con altri paesi), se la tecnologia rimanesse stagnante, se la popolazione rimanesse stabile, se la preferenza per i saldi di cassa di persone, imprese e banche rimanesse stabile e se le tasse rimanessero costanti.

Se tutte queste condizioni fossero vere, se le rivendicazioni sui beni reali aumentassero (diciamo del 20%) e i beni reali rimanessero gli stessi, il potere d'acquisto di queste rivendicazioni (denaro) diminuirebbe. Il rapporto tra denaro e beni reali aumenterebbe da 1:1 a 1.2:1.

Il problema con questa logica semplicistica è che nessuna di queste condizioni è vera nell'economia reale. Allora perché non si vede inflazione?

Diamo un'occhiata ai possibili motivi per cui l'inflazione non è alta, nonostante un drammatico aumento dell'offerta di moneta.


Saldi di Cassa

I saldi di cassa di persone, banche e imprese potrebbero essere in aumento (accumulano denaro). Questo denaro non entra nel circolante e finché non viene speso non andrà ad aumentare i prezzi.

La FED può inflazionare l'offerta di denaro quanto vuole, ma non può costringere le persone a spendere la nuova moneta; può solo incoraggiare le persone, le imprese e le banche a farlo. Se le persone non spendono la nuova moneta, non entra nel sistema e l'inflazione non può verificarsi... ancora.

Supponiamo di avere un reddito di $10,000 di cui $9,000 vengono spesi in consumi o investimenti. Questo significa che ora il saldo di cassa sarebbe di $1,000 , cioè, si trattiene il 10% del proprio reddito come denaro nel portafogli. Ora supponiamo che l'offerta di moneta aumenti del 10% e si riceva nuovo denaro proporzionale alla quantità che si possiede. Il reddito aumenterebbe del 10%, da $10,000 a ($10,000)(1.1) = $11,000. Ma supponiamo che si decida di non aumentare il consumo o l'investimento nonostante l'aumento del proprio reddito. Verrebbero ancora spesi $9,000 in consumi o investimenti, e il resto rappresenterà un saldo di cassa di $2,000.

Fino a quando questa nuova moneta non verrà spesa, l'inflazione non influenzerà la struttura dei prezzi delle merci che si comprano. Anche se il nuovo denaro è in possesso dei consumatori, se non viene introdotto nell'economia non inciderà sui prezzi perché l'aumento dell'offerta di denaro è finita direttamente nei saldi di cassa. L'inflazione non si verificherà fino a quando i saldi di cassa non diminuiranno.

Il saldo di cassa esiste in caso di necessità, in caso si voglia comprare qualcosa in futuro. E' come una rivendicazione di beni reali ma nel futuro. Aumentare il proprio saldo di cassa è paragonabile ad aumentare rivendicazioni su beni reali futuri. Nel grafico qui a fianco, se la nuova moneta aumenta semplicemente il saldo di cassa, ciò rappresenterà solo una rivendicazione futura sui beni reali e non influenzerà i prezzi nel presente. Il riquadro rosso indica ciò che riguarda l'attuale struttura dei prezzi, vale a dire, le rivendicazioni future non stanno influenzando i prezzi attuali anche se la quantità di denaro è aumentata.

Supponiamo che nell'esempio di prima, in cui il reddito è aumentato a $11,000 a causa dell'inflazione, si decida di tenere la stessa proporzione sotto forma di saldo di cassa (ovvero, il 10% del reddito). A questo punto vengono spesi $9,900 e il saldo di cassa sarebbe di $1,100. L'aumento della spesa nominale fa sì che i produttori aumentino i prezzi delle cose che vengono acquistate, e in questo modo l'inflazione si farà strada nell'economia. Piuttosto che rimanere seduti sul denaro, viene aumentata la quantità di denaro spesa causando un aumento dei prezzi.

Ora che abbiamo stabilito come un saldo di cassa maggiore sia in grado di prevenire l'inflazione, possiamo chiederci: le persone, le imprese e le banche hanno aumentato i loro saldi di cassa? La risposta è sì.

Le imprese statunitensi al di fuori del settore finanziario sono in possesso di più liquidità che mai nei loro bilanci, con $1.64 bilioni alla fine del 2013. Questa rappresenta una crescita del 12% rispetto al record precedente nel 2012 [...]”

Un sacco di "nuovo" denaro non è stato introdotto nell'economia. Invece è stato trattenuto dalle aziende nei propri saldi di cassa. Fino a quando le aziende li continueranno ad aumentare, parte dell'inflazione verrà attutita... almeno finché non li diminuranno spendendo il nuovo denaro.


Deficit Commerciale

I deficit commerciali ci permettono di "esportare" la nostra inflazione verso quei paesi che adottano il nostro dollaro. Una volta che questo denaro ritorna negli Stati Uniti, allora anche la relativa inflazione inizierà a palesarsi. Gli Stati Uniti hanno un grande deficit commerciale, il che significa che stiamo importando molti più beni di quanti ne stiamo esportando in altri paesi. Gli Stati Uniti hanno deficit commerciali fin dagli anni '70, ed ecco il grafico a partire dal 2000.

Nel 2013 il deficit commerciale era di $476 miliardi. Questo significa che gli stranieri hanno saldi di cassa in dollari americani che non vengono spesi in prodotti americani per la somma di $476 miliardi, ma solo nel 2013. E' la stessa cosa di individui o imprese che aumentano i propri saldi di cassa a livello nazionale. Questo denaro viene trattenuto piuttosto che essere speso in prodotti americani. Almeno finora. Simili ai saldi di cassa, rappresentano rivendicazioni future e non influenzano l'attuale struttura dei prezzi.

Ad un certo punto i dollari americani torneranno di nuovo negli Stati Uniti, sia attraverso lo scambio diretto con l'acquisto di maggiori esportazioni americane sia attraverso altri mezzi indiretti. Una volta che accadrà, quello sarà il momento in cui l'inflazione inizierà ad aumentare. Se si tratterà delle esportazioni, aumenterà la domanda dei fattori di produzione (gli input) nelle industrie esportatrici, aumentando i prezzi di questi fattori e rimuovendo capitale dalle industrie non esportatrici. Ci sarà più concorrenza per il capitale, che vedrà un aumento di prezzo, e gli aumenti dei prezzi si diffonderanno gradualmente nell'economia americana.


Avanzamenti Tecnologici

I progressi tecnologici diminuiscono il prezzo delle merci, consentendoci di spendere i nostri risparmi in beni supplementari. Pensate, ad esempio, ai computer. Ecco l'indice dei prezzi dei personal computer e delle unità periferiche calcolato dal BLS. Dal 1999 il prezzo di queste cose è sceso di circa l'85%.

Questo significa che nel 2009 si potevano spendere $100 per la stessa cosa che dieci anni prima costava $700. Un risparmio di $600 da spendere per altre cose. Il potere d'acquisto dei redditi aumenta perché la stessa quantità di denaro può comprare più cose in modo da migliorare il proprio tenore di vita. Non aumenta il reddito nominale, diminuisce il costo della vita.

L'inflazione, invece, riduce i vantaggi che ci vengono donati dal progresso tecnologico. Considerando lo stesso esempio dei computer, supponiamo un notevole inflazionamento dell'offerta di moneta in quei 10 anni (in realtà la FED l'ha fatto e lo fa ancora). Supponiamo che l'inflazionamento sia stato così tanto che il potere d'acquisto di un dollaro sia diminuito dell'85%, vale a dire, $7 del 1999 valgono solo $1 nel 2009. Supponiamo, inoltre, l'acquisto di un computer nel 1999 e poi di un altro nel 2009. A prima vista potreste pensare che il costo di un computer e delle relative periferiche non cambi. Vengono spesi $700 nel 1999 per un computer e viene spesa la stessa quantità anche nel 2009.

Il costo della vita dovrebbe essere in calo e il potere d'acquisto di un dollaro dovrebbe aumentare grazie a questi progressi. Ma l'inflazione ha rubato un po' di potere d'acquisto del reddito. Il costo nominale di un computer non è aumentato, quindi l'inflazione sembra stabile. Ma l'inflazione si è sostituita ai vantaggi delle innovazioni tecnologiche. Senza l'inflazione nel 2009 si sarebbe acquistato un nuovo computer e le relative periferiche, e nelle tasche del consumatore sarebbero rimasti $600. Con l'inflazione c'è solo l'acquisto di un computer senza ulteriori soldi nelle tasche.

Nel grafico qui di fianco, i $600 extra verrebbero spesi per altri beni reali. Ciò è rappresentato con la voce "real asset growth". Ma come si può vedere, le rivendicazioni sui beni reali sono aumentate a causa dell'inflazione, e la struttura dei prezzi sembra essere rimasta immutata.

Naturalmente questo è un semplice esempio per mostrare come l'inflazione vi deruba. In realtà l'inflazione ha spazzato via solo alcuni e non tutti i risparmi. Senza l'inflazione monetaria, l'indice dei prezzi dei computer sarebbe diminuito più nettamente, poiché il denaro avrebbe conservato più potere d'acquisto durante quel periodo di 10 anni e il costo della vita sarebbe diminuito in misura maggiore.

Ma qui stiamo parlando di un solo settore dell'economia. Immaginate come sarebbero meno costosi i prodotti di altri settori economici se i loro progressi tecnologici avessero potuto ridurre realmente il costo della vita nella stessa proporzione. Più denaro viene creato, meno vantaggio si ottiene da un minor costo della vita grazie alla tecnologia.



Leggere Tra le righe

Queste tre ragioni possono spiegare perché non vediamo un drammatico aumento dell'indice dell'inflazione. Ma il problema più grande è che le misure dell'inflazione non ci dicono se il capitale viene allocato al meglio per soddisfare le esigenze più urgenti dei consumatori, se i consumatori e i contribuenti sono derubati dai banchieri centrali e se la nostra economia è su un percorso sostenibile oppure in bolla.

Quali sono le risposte a queste domande? L'inflazione monetaria, insieme a tassi di interesse artificialmente bassi, induce solamente i consumatori ad un eccesso di consumi e gli investitori ad investimenti improduttivi. Non pensate che ci siano bolle? Chiediamolo ai maghi monetari del FMI (che credono agli unicorni, ai chupacabra e all'economia keynesiana): il FMI teme che tassi di interesse ultra bassi stiano alimentando bolle negli asset. Ma non preoccupatevi, l'inflazione è bassa. Stampare moneta non crea ricchezza; ruba il potere d'acquisto di coloro che la detengono.

Perché, dunque, l'inflazione è ancora così bassa? I saldi di cassa e le esportazioni non sono entrati nell'economia americana, ma un giorno accadrà. Anche gli effetti deflazionistici hanno contrastato l'inflazione.

Diversi economisti di diverse scuole, tra cui lo stesso Keynes, concordano profondamente sui mali dell'inflazione:

“L'inflazione è una tassa fuorilegge” – M. Friedman

“Non credo che sia esagerato dire che la storia è in gran parte una storia di inflazione, di solito generata dagli stati per il loro stesso tornaconto” – F. A. Hayek

“Con un continuo processo di inflazione, lo stato può confiscare, segretamente e inosservato, una parte importante della ricchezza dei suoi cittadini” – J. M. Keynes
Qualcuno trae beneficio dall'inflazione, ma di certo non sono i cittadini.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Più QE per un elettorato zombificato

Gio, 18/12/2014 - 11:08




di Bill Bonner


“Niente è più persistente di quell'antipatia contro certe nazioni e l'affezione passionale nei confronti di altre dovrebbe essere esclusa, e al loro posto dovrebbero essere coltivati sentimenti giusti e amichevoli nei confronti di tutti. La nazione che si abbandona ad un odio abituale, o un affetto abituale, nei confronti di un'altra è in un certo senso schiava.” – Discorso di addio di George Washington


Il QE è morto. Lunga vita al QE!

Questa volta è stata la Banca Centrale Europea che ha portato gli alcolici. Gli investitori statunitensi si sono recati al bar e si sono serviti; il Dow è salito di 69 punti. L'oro ha continuano a scivolare.

Dal momento che la FED ha concluso il suo programma di QE, la Banca del Giappone e la BCE si sono fatte avanti promettendo più soldi ai mercati azionari.

Draghi ha affrontato una maggiore pressione affinché faccia di più per sostenere un rallentamento dell'economia della zona Euro dopo che la Banca del Giappone la scorsa settimana ha inaspettatamente annunciato di voler aumentare il suo bilancio di altri $730 miliardi.

E alla fine della sua riunione di ieri, la BCE ha annunciato un piano per comprare altri titoli garantiti da asset per un valore di €1 bilione. Questo porterà il bilancio della BCE ai livelli del 2012.

Secondo la narrazione mainstream, gli Stati Uniti sono sulla via della ripresa, mentre il Giappone e l'Europa arrancano.

La globalizzazione? Lasciate perdere. Gli Stati Uniti si sono apparentemente "separati" dal resto del mondo. E ora il Giappone e la zona Euro hanno bisogno di più QE.

La storia è interessante, ma falsa. Gli Stati Uniti non possono separarsi dal resto del mondo. Anche gli Stati Uniti stanno arrancando.

Questo è il messaggio vero e proprio dalle elezioni di medio termine. I democratici avevano promesso molto, ma non hanno mantenuto. Gli elettori — i cui redditi reali sono calati sin dalla fine del secolo — conoscevano la verità.

Ora è il turno dei repubblicani: fare promesse che non possono mantenere. Non possono mantenerle perché ci vorranno importanti cambiamenti per far riprendere l'economia. Gli elettori non vogliono alcuna modifica sostanziale. E comunque i repubblicani non hanno intenzione di fare alcun cambiamento.

Benefici e privilegi speciali hanno zombificato l'elettorato. Non vuole nulla di diverso, vuole semplicemente di più.

Che cosa sarebbe diverso?

Facile: un'imposta sul reddito piatta, una politica estera neutrale e un bilancio in pareggio.

C'è una qualche possibilità di realizzare una di queste cose? Avete sentito cosa ha promesso Mitch McConnell? Verrebbe votato da un solo membro del Congresso?

La Russia ha un'imposta sul reddito piatta al 13%. Semplice. Facile. Agevole da amministrare.

Una flat tax potrebbe far risparmiare miliardi e aiuterebbe le imprese, gli investitori e le famiglie. Ma il Congresso non potrà mai votare per una flat tax, perché vorrebbe dire rinunciare al suo potere di distribuire favori speciali.

Questo è ciò che rende un'elezione nazionale una sorta di incontro di wrestling — e non solo perché i concorrenti possono essere sbruffoni e incredibilmente stupidi. A volte c'è qualcosa di veramente importante in gioco: gli interessi privati delle élite contro l'interesse pubblico di tutti gli altri.

Per quanto riguarda una politica estera neutrale, potremmo semplicemente andarcene e guardare i sunniti e gli sciiti uccidersi a vicenda senza il nostro aiuto e la nostra artiglieria pesante. Questo potrebbe essere un bene per loro e per noi, ma sarebbe un male per il settore della sicurezza.

Ma aspettate... C'è "una minaccia terroristica globale che cerca di fare la guerra a tutti gli americani", hanno detto Mitch McConnell e John Boehner sul Wall Street Journal.

I terroristi non sembrano prendersela con gli svizzeri.

Perché no?

"Evitare coinvolgimenti esteri", disse Washington, pensando al futuro. Ma oggi, la città che porta il suo nome non ha mai rifiutato un tale coinvolgimento.

Un pareggio di bilancio?

Oops... abbiamo detto qualcosa di sbagliato?

Gli economisti di professione si coprirebbero la bocca per silenziare le loro risate.

Che terribile errore che sarebbe, si affretterebbero a dirvi. Dobbiamo incoraggiare bilanci sbilanciati. Dobbiamo fare in modo che la gente spenda soldi — i cittadini, le imprese e il governo — non che li risparmi.

Gli americani stanno arrancando in questo panorama economico; l'indebitamento netto delle famiglie americane è sceso sin dal 2007, ma le imprese e il governo stanno facendo di tutto per aumentare la schiavitù per i debiti.

Perché dovrebbe essere una buona idea spendere soldi che non si hanno?

Beh, esiste qualcosa chiamato "paradosso della parsimonia" e recita: il risparmio può essere buono per un individuo, ma è un male per l'economia nel suo complesso.

Quando una singola persona risparmia, egli migliora le sue finanze personali. Ma quando molte persone risparmiano, la spesa dei consumatori scende. Poi le vendite scendono... i profitti scendono... e l'intera economia scompare in una qualche topaia inesplorata.

È per questo che Martin Wolf sul Financial Times ha parlato di "troppi" risparmi per quanto riguarda il Giappone.

Come gran parte dell'economia moderna, il "paradosso del risparmio" è una sciocchezza.

Il risparmio offre alle famiglie un sostegno contro il disastro. Dà loro capitale di cui hanno bisogno per migliorare il loro tenore di vita.

Nella nostra azienda agricola, ad esempio, abbiamo una catasta di legna a circa 50 metri dalla porta della cucina. In inverno passiamo una discreta quantità di tempo solo a portare dentro casa la legna da ardere.

Quindi mettiamo da parte qualche risparmio... e usiamo i soldi per costruire una legnaia vicino alla casa. Risparmiamo tempo. Possiamo vivere più comodamente (un tenore di vita più elevato) e abbiamo tempo a disposizione per fare altre cose (più produzione).

La stessa cosa avviene in un'economia. Il denaro speso è denaro che è andato via per sempre. Ma il denaro risparmiato e investito è denaro che aumenta il nostro tenore di vita, aumenta i salari e aumenta la nostra ricchezza.

Gli Stati Uniti, il Giappone e l'Europa stanno ancora stimolando i consumi e scoraggiando il risparmio.

In Giappone, questa storia va avanti da più di 20 anni — con poco da mostrare a parte uno dei più alti rapporti di debito pubblico/PIL al mondo. Queste politiche hanno fallito in tutto il mondo. Questa è una delle ragioni per cui l'elettore americano si è rivoltato contro i democratici; li ha considerati colpevoli.

Ma sono estremamente popolari a Wall Street — la più grande fonte di finanziamento della campagna di rielezione di Mitch McConnell. Nel corso degli ultimi cinque anni, la FED ha incanalato $3.6 bilioni nel sistema finanziario, i quali sono per lo più passati, o si sono fermati, a Wall Street. Qualunque contributo ci sia voluto per sostenere lo sblocco del caveau della FED, deve essere stato l'investimento di maggior successo di sempre.

Il QE è morto?

Con questo tipo di adrenalina nelle vene di Wall Street, sarà sorprendente se non ritornasse più.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


La vera ragione per cui l'economia globale è un tale disastro – E come aggiustarla

Mer, 17/12/2014 - 11:15
La pubblicazione di oggi (costituita da 1 e 2 articoli dello stesso autore), come quella di qualche tempo fa di Richard Duncan, è un po' controversa. Le ragioni di fondo sono corrette, ma ci sono punti in cui l'autore non comprende la profondità di alcuni concetti espressi. Uno di questi è il fatto che le persone che creano ricchezza debbano essere lasciate in pace. Assolutamente giusto. Pensate a tutti coloro che hanno creduto in determinate idee e le hanno finanziate. Immaginate se invece fossero stati degli insegnanti in una scuola pubblica, ad esempio. Quale sarebbe stato lo standard di vita della società nel suo complesso? Ovviamente, peggiore. O per meglio dire, sarebbe stata privata di un componente essenziale per far avanzare la sua ricchezza  ad una velocità superiore. L'imprenditore è una figura fondamentale all'interno del panorama economico. Egli, rompendo i vincoli che fino a quel momento l'insieme degli attori economici aveva posto al progresso, riesce a migliore dapprima la sua condizione e di riflesso quella del resto della popolazione. Qual è il problema? Essere salvati dallo stato. Ciò significa remare contro la volontà degli attori economici. Ciò significa rallentare la possibilità che la società ha di migliorare sé stessa. Ciò significa rivolgersi ad un uomo con una pistola e un distintivo che andrà dagli altri uomini per riscuotere risorse da dare a chi è stato palesemente dichiarato "superfluo" (dal punto di vista produttivo). Inoltre, il denaro non è affatto una misura. E' semplicemente un mezzo attraverso il quale si facilita lo scambio tra due individui. Avere una chiara epistemiologia aiuta a districarsi in quella selva di concetti che ci troviamo di fronte ogni giorno nel panorama economico.
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di Steve Forbes


L'economia globale è un disastro perché la maggior parte di economisti, banchieri e leader politici non capisce uno dei temi più importanti: il denaro. Quando si tratta di politica monetaria, capiscono alla rovescia, grazie alle idee sgangherate di John Maynard Keynes.

Prima di Keynes & Co., gli economisti comprendevano come l'economia reale consistesse nella creazione di prodotti e servizi. Il denaro era il simbolo dell'economia. Rappresentava quello che la gente aveva prodotto. Era un facilitatore del commercio.

La capacità delle persone di commerciare tra di loro è il modo in cui raggiungere uno standard di vita più elevato. Il denaro misura la ricchezza; non è la ricchezza stessa. Si tratta di un credito nei confronti di prodotti e servizi che le persone hanno creato. Ecco perché la contraffazione è illegale; è un furto. Ma quando è lo stato che la pratica, lo chiama quantitative easing, o stimolo.

Il denaro riflette quello che facciamo nel mercato. Ma invece di riconoscere tale verità di base, Keynes disse l'esatto contrario. Secondo il suo modo di pensare, il denaro controllava l'economia.

Modificate l'offerta e potrete modificare la produzione economica, proprio come un termostato controlla la temperatura di una stanza. Lo stato, e non il mercato, è il vero motore del commercio.

Gli altri "attori economici", come investitori, venture capitalist, imprenditori e dirigenti d'azienda, sono secondari; si limitano a rispondere alle richieste dei funzionari di governo e ai banchieri centrali. (Mentre i monetaristi si concentravano esclusivamente sulla massa monetaria, Keynes riteneva che fosse utile impiegare gli strumenti fiscali, come ad esempio le spese e le tasse, per contribuire a guidare l'economia. Lui e i suoi accoliti, tuttavia, non comprendevano come le imposte fossero una barriera o un ostacolo per l'attività commerciale; le consideravano come un modo di controllare il potere d'acquisto totale di un'economia, o la "domanda aggregata".)

Keynes condivideva un punto di vista con gli economisti classici: considerava l'economia come una macchina che avrebbe dovuto funzionare senza problemi. Nel suo quadro teorico, i cosiddetti cicli economici — boom & bust — erano fenomeni da studiare fino a quando non si sarebbe trovato il modo di eliminarli. I classicisti pensavano che si sarebbe dovuta implementare più "concorrenza perfetta" tra le imprese, una regolamentazione statale minima, livelli prudenti di spesa pubblica, un gold standard e tasse basse, insieme ad una lotta contro le pratiche bancarie scorrette.

Il culto di Keynes pensava che il libero mercato fosse intrinsecamente instabile, i capitalisti erano i loro peggiori nemici e i funzionari statali saggi, come Keynes, erano necessari per salvare gli uomini d'affari da loro stessi. Attuate i giusti controlli statali — in primo luogo monetari — e l'economia scorrerà senza problemi.

Joseph Schumpeter riteneva che sia i classicisti sia i keynesiani fossero completamente in errore nel guardare l'economia come se fosse un orologio. Per lui "l'equilibrio" non esisteva. Infatti il mercato è in continua evoluzione; il ritmo varia, ma le cose non rimangono mai ferme. Nuovi metodi, nuove invenzioni e un tasso costante di miglioramento delle cose esistenti, fanno in modo che i funzionari statali non possano mai gestire un'economia nel modo in cui si guida una macchina.

L'unica, singola economia è quella globale. Eppure Keynes presumeva che l'economia britannica potesse essere trattata come se fosse un'entità isolata. Troppi paesi oggi formulano politiche secondo ipotesi simili.

La lista di Forbes dei 400 americani più ricchi e la nostra lista dei miliardari globali, dimostrano che Schumpeter aveva ragione. Gli "attori economici" sono i cosiddetti elementi motore. Lo stato può ostacolare le loro attività, oppure può creare un ambiente in cui possano crescere e fiorire.

Ciò può sembrare scontato. Eppure le economie di tutto il mondo sono in difficoltà. I capi di governo e gli economisti parlano di politica monetaria, come se si potessero rinvigorire economie che stanno affogando a causa di una tassazione eccessiva, di una burocrazia soffocante e una enorme spesa pubblica.

(Ricordate, lo stato non crea risorse. Le prende attraverso la tasszione, i prestiti o l'inflazione, cioè — e qui Keynes aveva ragione — un'altra forma di tassazione.)

La maggior parte degli stati detesta la verità: la gente nelle nostre liste è essenziale per la prosperità e un tenore di vita più elevato. Lo stato vuole che i benefici di ciò che creano queste persone, ma non vuole che nessuno si arricchisca creandole.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Il Wall Street Journal di recente ha pubblicato un articolo dal titolo “Devaluation Gains Currency” che iniziava con questa frase: "I motori dell'esportazione del mondo stanno balbettando, mettendo pressione su molte nazioni affinché indeboliscano le loro valute in modo da far ripartire le loro economie."

Questa tattica — NON — ha funzionato tanto bene nei primi anni '30 quando nazioni in bancarotta si impegnavano disperatamente in svalutazioni competitive, un fenomeno che all'epoca era soprannominato "beggar thy neighbour". Quella brutta esperienza diede vita a nuove istituzioni nel secondo dopoguerra, create per evitare che una tale calamità si potesse ripetere.

Non siamo in procinto di sperimentare nulla sulla scala della Grande Depressione, ma ciò che sta avvenendo dimostra la scarsa comprensione economica di questi giorni.

Le vendite si sono dimostrate deludenti, sia all'estero sia in patria, a causa di una cattiva politica di governo: tassazione eccessiva, normativa del lavoro asfissiante, livelli osceni di spesa pubblica (i governi non creano risorse, ma le prendono dai produttori di beni e servizi), una scala crescente di clientelismo, una bufera infinita di regole sconcertanti ed editti e, naturalmente, politiche monetarie scriteriate. Se i paesi si concentrassero sul taglio dei tax rate e stabilizzassero le loro valute, le pulsazioni dell'attività commerciale accelererebbero improvvisamente, creando così le condizioni — leggi: pressioni — per altre riforme virtuose.

Adam Smith in La Ricchezza delle Nazioni demolì il dogma mercantilista secondo cui erigere barriere alle importazioni e sovvenzionare le esportazioni equivalga a creare ricchezza. Il commercio non è a somma zero; entrambe le parti beneficiano da una transazione. Un deficit della bilancia commerciale non equivale ad un'impresa che perde denaro; è un artefatto contabile (con brevi eccezioni, abbiamo avuto un deficit commerciale per più di 400 anni, sin da quando venne fondata Jamestown nel 1607).

Sentire lamentarsi la Federal Reserve dei paesi che svalutano le loro valute è davvero uno spasso, considerando che gli Stati Uniti sono dei manipolatori cronici in quanto nel 1971 hanno fatto saltare il sistema di Bretton Woods basato sull'oro. Un esempio di superficialità nell'uso della politica monetaria possiamo riscontrarlo nei primi anni dello scorso decennio quando il Dipartimento del Tesoro, con la connivenza della FED, ha deciso di svalutare gradualmente il biglietto verde al fine di "combattere" il nostro deficit commerciale. Il risultato è stato catastrofico.

Quando una valuta fondamentale come il dollaro viene svalutata, il denaro finisce in hard asset come le materie prime e le case. Gli investimenti produttivi sbiadiscono. Il prezzo del petrolio, che a partire dalla metà degli anni '80 aveva una media di poco più di $21 al barile, è schizzato alle stelle. Questo aumento ha portato molti a credere che eravamo a corto di roba, catalizzatore (insieme alla paura infondata che la Terra stesse per essere fritta dal sole) per centinaia di miliardi di dollari in sussidi per le "energie alternative".

Quando la politica monetaria si allontana dal conservare la salubrità di una moneta e affronta con decisione il panico finanziario occasionale, crea sempre danni.

Il pericolo non è la crescita economica perduta, ma le conseguenze politiche che sorgono quando le democrazie sembrano annaspare e le giornate di progresso sembrano agli sgoccioli. Queste circostanze sono terreno fertile per le tirannie.

La Federal Reserve è arrabbiata per la recente forza del dollaro, temendo che ciò possa sventare il suo desiderio di creare una certa quantità di inflazione e che quindi possa ritardare la crescita economica. Nella mente della FED un biglietto verde più forte danneggia le esportazioni, causando l'ennesimo stop alla crescita. Il risultato, borbotta la banca centrale, è l'ennesimo rinvio di una misura accennata in precedenza: l'aumento dei tassi di interesse a partire da metà 2015.

Le nuove paure della FED sono una cattiva notizia, perché porteranno a ciò che Janet Yellen & Co. temono di più: un'economia più debole. Non capita mai che la banca centrale riconosca che le sue azioni dopo il panico del 2008-09 siano state il più grande ostacolo ad una ripresa economica vigorosa.

Il credito è un fattore critico per il commercio, dal finanziamento delle scorte agli acquisti per l'espansione delle imprese esistenti. La profondità e l'ampiezza dei mercati dei capitali degli Stati Uniti hanno rappresentato un enorme vantaggio per la nostra capacità di nutrire nuove imprese e sopperire alle esigenze di tutti i giorni. La voglia senza fine della FED di "stimolare" l'economia — dall'Operation Twist a tutte le varianti di quantitative easing — ha avuto delle conseguenze non intenzionali: distorcere gravemente e ostacolare il funzionamento dei nostri mercati del credito e, di conseguenza, la capacità della nostra economia di espandersi.

I tassi di interesse sono il costo del credito. Sopprimerli ostruisce le arterie del commercio. Il governo federale ha avuto un accesso facile e quasi gratutito al denaro (deficit senza lacrime), come la maggior parte delle grandi imprese. Per altre aziende commerciali, tuttavia, la situazione è stata molto più difficile e incerta.

Ad esempio, la dimensione delle linee di credito si è ridotta, le condizioni in base a cui il denaro viene prestato sono più rigorose e le garanzie personali vengono richieste molto più frequentemente.

Paradossalmente i regolatori bancari ancora passano al setaccio la maggior parte dei prestiti alle piccole/medie imprese. "Rafforzate la vostra posizione di capitale" è l'ammonimento normativo rivolto alle banche, che ha invece l'effetto di sopprimere il prestito.

La Federal Reserve ha creato una grande quantità di denaro per finanziare i suoi acquisti di titoli di stato a lungo termine e titoli garantiti da ipoteca. Il settore privato ne è uscito danneggiato (effetto crowding out, NdT).

La FED si agita davanti alla popolazione sventolando la minaccia della deflazione. Ma le sue azioni stanno deflazionando l'economia, per non parlare dei mercati delle materie prime. Gli speculatori che si posizionano long su oro e petrolio, prendono nota.

Il bilancio obeso della nostra banca centrale ha accecato i suoi osservatori impedendo loro di vedere gli effetti delle azioni della FED. Sì, le riserve bancarie si sono moltiplicate più velocemente dei conigli. Ma grazie ai vincoli normativi e alla pressione di accumulare più capitale, così come la dipendenza di ricevere interessi su tali riserve in eccesso, non si è verificata una corrispondente espansione del credito.

La crescita dell'offerta di moneta M2 è stata anemica, un contrasto suggestivo con gli anni '70, quando un rigonfiamento delle riserve (di gran lunga inferiore a quello di oggi) portò a un'esplosione del costo della vita. All'epoca la FED acquistò solo titoli di stato a breve termine, gli ostacoli normativi ai prestiti erano relativamente miti e non c'era una soppressione a tutto campo del prezzo del credito.

La Federal Reserve fece un danno immenso negli anni '70. E lo sta facendo ancora oggi, anche se in modo molto diverso.

Sorprendentemente, allora come oggi, la critiche alla banca centrale americana sono per lo più smorzate. Questa entità, sempre più potente e dirompente, è un'istituzione rivestita di teflon impenetrabile.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Concorrenza indesiderata: La vera ragione per cui la disoccupazione giovanile è così alta

Mar, 16/12/2014 - 11:16




di Bill Bonner


Ieri non c'è stata molta azione nel mercato azionario e nell'oro. Gli americani erano occupati alle urne... partecipando alla fantasia solenne del moderno stato democratico.

Circa il 60% dei cittadini che era ammesso a votare alle elezioni di medio termine, è rimasto lontano dai seggi elettorali. Il resto ha sprecato il proprio tempo in fila e a dare il proprio voto ai soliti truffatori, ruffiani e sciocchi che ricoprono le cariche pubbliche.

Per esempio, gli elettori dell'11° distretto congressuale hanno appena rieletto il repubblicano Michael Grimm di Staten Island.

Il giornale locale dice che Grimm è una "testa calda", una persona "di cattivo gusto" e ha reso Staten Island lo "zimbello della nazione" dopo essere stato incriminato con 20 capi di imputazione per frode postale, frode fiscale e falsa testimonianza.

A gennaio Grimm ha minacciato di gettare dal balcone del Campidoglio il giornalista politico Michele Scotto, dopo che quest'ultimo ha cercato di interrogarlo su un'indagine vertente le campagne elettorali.

Forse il giornalista ha previsto il destito di Staten Island. Non lo sappiamo. Ma comprendiamo gli elettori che hanno espresso il loro voto nei confronti di Grimm. Almeno loro non hanno dubbi di ciò che gli aspetta — esattamente ciò che si meritano.

Il problema con i pagliacci politici, come ha osservato Henry Cate, è che vengono eletti. Poi tutti noi dobbiamo conviverci.

Solo circa uno su quattro, tra coloro tra i 18 e i 29 anni, ha votato alle elezioni di medio termine. Avendo realizzato che non avrebbero ottenuto nulla, il 75% dei giovani ha disertato le urne.

I giovani stanno entrando in un mondo diverso da quello in cui siamo partiti. Lo vediamo sui giornali e lo vediamo nelle nostre case. Abbiamo sei giovani adulti in famiglia, di età compresa tra i 21 e i 36 anni. Solo uno possiede una casa. Solo uno è sposato. Solo uno ha figli.

Eravamo allo show radiofonico Money Answers di Jordan Goodman e dicevamo agli ascoltatori perché la disoccupazione giovanile è così alta.

"In Europa, Giappone e Stati Uniti abbiamo economie in rapido invecchiamento", abbiamo spiegato.

"Nel corso del tempo, sempre più persone capiscono come usare il governo per ottenere privilegi e benefici che non potrebbero ottenere da sole. Alcuni sono relativamente piccoli — come ad esempio parcheggi speciali e sedie a rotelle elettriche. Alcuni sono grossi — contratti per la sorveglianza da miliardi di dollari, per esempio."

"Tutti vogliono ottenere qualcosa nel modo più semplice possibile. E il modo più semplice è spesso pagare un lobbista per ottenere un accordo speciale per voi... il vostro settore... o la vostra attività."

"In genere, le persone vogliono proteggere i loro salari e i loro stili di vita attraverso l'imposizione di restrizioni alle nuove leve. Autorizzazioni. Regolamenti. Certificazioni professionali."

"In senso più ampio, vogliono chiudere i confini in modo che gli stranieri non possano entrare e competere onestamente. Ma quasi tutti i settori e le professioni hanno il loro imbroglio — dalle quote sulle importazioni, alle sovvenzioni, alle regole sul lavoro. Come le corporazioni della Vecchia Europa, cercano di conservare i loro diritti e mantenere alti i loro stipendi in modo da tenere fuori i nuovi concorrenti."

Chi sono i nuovi concorrenti?

I giovani. Cercano di entrare nella forza lavoro e trovano le porte chiuse. Questo è il motivo per cui il tasso di disoccupazione, tra i 20 e i 24 anni, va oltre il 50% in Spagna e il 22% in Francia. E negli Stati Uniti, è il doppio di tutti gli altri.

Questo è un grosso problema per il mercato immobiliare americano. Gravati da circa $1 bilione in debiti studenteschi... e vedendo precluso l'accesso a posti di lavoro ben retribuiti ... i giovani non possono permettersi di comprare case.

“First-Timers Fade Further” annuncia un titolo del Wall Street Journal:

Negli ultimi tre decenni la quota di neo-acquirenti di case si è ristretta significativamente; erano una fetta solida del mercato immobiliare, la cui assenza sta sollevando interrogativi sul cataclisma che si è abbattuto sui potenziali proprietari di abitazioni.
Perché? Basta seguire il denaro.

Dal 1974 il reddito lordo guadagnato da coloro tra i 25 e i 34 anni, in percentuale del reddito lordo medio, si è ridotto di più di un quarto. Questo lascia più giovani a vivere con i genitori... o in affitto.

Secondo Lawrence Yun della National Association of Realtors:

L'aumento degli affitti e il rimborso dei prestiti studenteschi rende più difficile risparmiare, soprattutto per i giovani adulti che hanno di fronte prospettive di lavoro limitate e una crescita salariale assente dopo l'ingresso nella forza lavoro.
Questo non riguarda solo il mercato immobiliare, ma anche la cultura. Come i loro colleghi giapponesi ed europei, i giovani americani non sembrano prendere il toro per le corna.

Al contrario, sono titubanti — reticenti... riluttanti... meno impegnati... meno competitivi... meno inclini ad avviare nuove imprese... e meno indipendenti.

Che cosa vogliono? Che cosa si aspettano?

Non solo non si affrettano a comprare case, stanno anche ritardando il matrimonio e l'avere tanti figli.

Bene? Male?

Non lo sappiamo. Di certo è una situazione diversa.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Incantesimi ciclici — L'assurdo linguaggio economico dei burocrati keynesiani

Lun, 15/12/2014 - 11:11




di David Stockman


Se volete un esempio concreto del fallimento intellettuale dei nostri dirigenti politici keynesiani, vi basta rivedere il pezzo del Wall Street Journal che parla di come la Comunità Europea abbia ridimensionato per l'ennesima volta le sue previsioni ufficiali sulla crescita economica. La cosa interessante non sono gli scienziati di Bruxelles che avevano torto, ma il fatto che persistano a giocare coi numeri come se stessero lanciando un incantesimo magico.

Sì, il sacerdozio keynesiano sta lavorando con testi sacri e numeri magici. Una di queste rivelazioni ci dice che il 2% di inflazione è la cifra giusta per soddisfare il dio del PIL e che ogni ammanco si ripercuoterà sulla crescita e sull'occupazione. Ma non ci sono prove empiriche che un 2% o 1% o 3% di variazione annua dell'inflazione al consumo possano essere magici — anche se fosse misurata in modo onesto. E' solo la parola del sacerdozio keynesiano.

Un altro principio sacro postula l'abbandono delle leggi di una vita economica corretta, infatti il creatore keynesiano ha ordinato che i governi di tutto il mondo debbano sempre sforzarsi di portare la crescita del PIL al suo tasso "potenziale" pieno. Nessuna eccezione. Un mondo senza fine.

Anche se i testi non sono chiari sul valore numerico esatto riguardo la crescita potenziale del PIL, la congregazione di oggi sostiene che debba essere circa il 3%, riflettendo la crescita storica dell'offerta di lavoro più i guadagni della produttività. Nel corso degli ultimi 14 anni, però, abbiamo raggiunto solo la metà di quel numero — circa l'1.8% annuo — negli Stati Uniti, e solo una frazione minore in Europa.

Di conseguenza questa linea immaginaria riguardo il "PIL potenziale" è ora molto al di sopra dei livelli di produzione effettivi. Questo enorme divario tra l'economia reale e quella potenziale, a sua volta, permette al sacerdozio keynesiano di invocare una crociata senza fine affinché le agenzie fiscali e la banca centrale sanino suddetto divario.

Ciò significa, in sostanza, che ora l'apparato statale ora è totalmente dipendente dallo stimolo economico. In realtà la banca centrale è diventata talmente sottomessa al rituale keynesiano, che il suo è essenzialmente il tentativo di micro-gestire gli enormi accumuli di PIL — circa $17 bilioni negli Stati Uniti e in Europa — su base mensile. Questo è il motivo di tutti i vertici e le conferenze stampa post-meeting.

Ma questo è assurdo. Il flusso di informazioni in un'economia da $17 bilioni è troppo vasto per essere digerito e valutato dai 12 membri mortali del FOMC, e il loro strumento preferito — la manipolazione del tasso di interesse — non può plasmarne il corso di breve periodo. Questo è particolarmente vero in quanto la macroeconomia non è un sistema chiuso, ma aperto ad ogni sorta di complicazione e di compensazione proveniente dal commercio, dai flussi di capitale e dagli impulsi finanziari di un'economia mondiale da $80 bilioni.

Eppure i burocrati keynesiani non hanno nemmeno la vaga idea di quanto siano idiote le loro previsioni e le azioni politiche, poiché non fanno altro che tentare l'impossibile. Ed è qui che l'ultima previsione ufficiale della Comunità Europea si mostra in tutta la sua rifulgente imbecillità.

Data l'enorme complessità dell'economia mondiale — più la valanga scatenata dalla campagna giapponese di distruzione dello yen, il raffreddamento dell'euforia cinese per le costruzioni, il fallimento della maggior parte dell'Europa e il massiccio spostamento di reddito e di ricchezza nelle tasche dell'1% — nessuno sano di mente dovrebbe tentare di prevedere quale sarà la crescita esatta del PIL a un anno da ora, figuriamoci a tre. Le incertezze e le aberrazioni in tutto il mondo sono dilaganti, e nessuna può essere risolta dai modelli DSGE dei keynesiani.

I burocrati della Comunità Europea, così come tuti gli altri keynesiani nel mondo, ci provano lo stesso e si sentono in dovere di effettuare regolazioni capillari due volte l'anno — soprattutto per coprire la loro rettifica cronica sul quadro di breve termine, che, in ogni caso, si rivela errata abbastanza presto.

Non troppo tempo fa la Comunità Europea ha previsto che nel 2015 gli utili reali della produzione potrebbero raggiungere in media il 2.5%. All'arrivo della revisione primaverile di quest'anno, la proiezione è scesa all'1.7%; e ora il suo aggiornamento autunnale è sceso ulteriormente all'1.1%. Sì, e mentre stavano spaccando i numeri al capello, le previsioni della Comunità Europea hanno dovuto fare i conti con una realtà "deludente", la quale ha fatto abbassare le previsioni per il 2014 allo 0.8% rispetto all'1.2% della primavera scorsa.

La Comunità Europea ha anche resuscitato le sue previsioni di un PIL all'1.7% — che erano state proiettate per il 2014, un po' prima che fossero ridotte al loro livello attuale dello 0.8%. Sembra che questo numero magico non venga mai abbandonato; è stato ripresentato anno dopo anno. Adesso è stato riproposto per il 2015, ma dal momento che ormai sembra fuori portata, i veggenti a Bruxelles non hanno avuto difficoltà a rilanciarlo per il 2016.

Questo rituale con numeri magici è ridicolo perché non presuppone alcuna differenza se le prospettive per il PIL a tre anni da ora saranno dello 0.8%, dell'1.2%, dell'1.7% o qualsiasi altro numero in tale intervallo. Si tratta solo di rumore e follia.

Perché allora persistono in questo rituale? Beh, perché nei testi sacri è scritto che l'azione politica è indispensabile per colmare il divario del PIL, e che la grandezza di tale divario e gli interventi politici necessari dipendono da una previsione macro. Quest'ultima è, in effetti, la mappa per il loro intervento politico.

Tuttavia, ora che l'output gap è diventato gigantesco e i banchieri centrali credono che ci sia grande "fiacchezza" nella forza lavoro — che in parte è riflessa nei tassi ufficiali di disoccupazione in Europa, mentre qui è in gran parte offuscata dai numeri fasulli del BLS — il progetto keynesiano si trova di fronte ad una realtà amara: è praticamente impossibile credere che il "gap" e la "fiacchezza" siano dovuti a fattori ciclici.

Due semplici serie storiche ce lo dimostrano. In primo luogo non vi è stato praticamente alcun aumento nelle ore di lavoro nel corso degli ultimi 15 anni. Non è ciclico — è una condizione fondamentalmente disastrosa o un trend.




In secondo luogo, i redditi reali delle famiglie sono scesi negli ultimi 15 anni. Anche questa non è fiacchezza temporanea e "ciclica"; si tratta di una misura che sottolinea la decadenza dell'economia nazionale.




Quindi la politica odierna dello stimolo perpetuo è del tutto inadatta ai problemi reali, perché queste sfide si trovano sul lato dell'offerta dell'economia. Quest'ultima è gravata da debito, tasse, barriere normative, clientelismo, inefficienze e welfare state dilagante. Non hanno nulla a che fare con la "domanda aggregata", e non potevano essere risolti con ulteriori debiti e prestiti a famiglie e imprese. La ZIRP della FED ha già dimostrato di non poter stimolare il credito per la spesa al consumo e beni strumentali a causa del blocco stradale imposto dal "picco del debito".

Eppure i burocrati keynesiani continuano a chiedere uno "stimolo" anticiclico perché sono prigionieri di un incantesimo, la cui formula risale alla catechesi keynesiana originale. Essa richiede l'intervento durante la fase finale del ciclo economico per attivare il pump priming e superare le recessioni. Lo stimolo era l'eccezione, non la norma; incarnava l'idea che dopo la spinta dello stato — il capitalismo di mercato avrebbe potuto prendersi cura di sé stesso. Il corollario era che la politica fiscale e monetaria si sarebbe normalizzata rapidamente una volta che sarebbe iniziata la ripresa.

In effetti i keynesiani dei primi anni '60 promettevano che ci sarebbe stato un surplus fiscale durante la metà del ciclo. Per questo i "deficit anticiclici" non erano una forma di monetizzazione dei debiti dello stato, perché il prestito in questione era considerato temporaneo (cioè, sarebbe stato rimborsato dalle eccedenze nel periodo di ripresa). E i banchieri centrali, come il grande William McChesney Martin che non era affatto un keynesiano, si sforzavano di "andare contro corrente" e di togliere la brocca del punch proprio quando iniziava la festa.

Ma nel corso degli ultimi due decenni il progetto di stimolo keynesiano è migrato dalle autorità fiscali alle banche centrali. Ciò ha avuto conseguenze di vasta portata, in quanto ha spostato il luogo di elaborazione delle politiche dal macchinario legislativo a burocrati non eletti e accademici dotati di poteri virtualmente plenari e 13 anni di mandato.

Quel che è peggio è che è stato permesso loro di giocherellare con i mercati monetari e dei capitali nella falsa convinzione di poter controllare l'evoluzione della macroeconomia attraverso il suo centro nevralgico finanziario e di guidare il PIL verso la piena occupazione.

Di conseguenza si è scatenato l'inferno. Questi interventi non hanno aiutato l'economia reale, né hanno chiuso l'output gap immaginario. Invece il massiccio stimolo della banca centrale ha distrutto i mercati dei capitali e ha consentito ad un casinò gigante di banchettare con denaro gratuito e con tanti altri meccanismi di salvataggio concessi dalle banche centrali.

Ma il vero pericolo non è che i keynesiani avevano torto allora, quando il keynesismo fiscale insegnato da James Tobin negli anni '60 suggeriva allo stato di apportare un aiuto anticiclico in favore dell'economia privata. No, il keynesismo ha sempre avuto torto. Si basa sulla presunta instabilità ciclica del capitalismo di mercato e sulla sua tendenza cronica a finire in recessione, depressione e in un buco nero in assenza di cure dello stato.

L'evidenza di quanto detto è l'evento fondante del vangelo keynesiano — la Grande Depressione degli anni '30. La sua tragicità è nota all'umanità di tutto il mondo, eppure il disastro degli anni '30 non era dovuto alle instabilità intrinseche del capitalismo o ad un libero mercato senza regole.

Invece la Grande Depressione nacque dal caos finanziario della prima guerra mondiale, che distrusse il sistema monetario e travolse il mondo col debito e l'inflazione; e grazie alle manipolazioni della FED negli anni '20, la Banca d'Inghilterra e altre banche centrali tentarono di ripristinare lo status quo ante-1914 senza quella disciplina di bilancio e finanziaria che caratterizzò la prosperità e la stabilità dell'ordine liberale internazionale basato sul gold standard e sul libero scambio di merci, capitali e lavoro.

Sin da allora tutti i cicli economici più miti sono stati generati dallo stato a causa di eccessi della finanza bellica e un'economia surriscaldata, come nel caso delle guerre di Corea e del Vietnam; e in tempo di pace c'erano gli incantesimi dell'espansione monetaria delle banche centrali, le quali avrebbero dovuto correggere i propri eccessi attraverso il rigore monetario e la recessione.

Nelle economie aperte e in un sistema commerciale globale l'unica cosa che conta sono i prezzi, non gli aggregati. Il problema dell'America è che i suoi costi di produzione e i prezzi del lavoro sono troppo alti, e le sovvenzioni per la produzione inefficiente sono troppo grandi. Questo è il motivo per cui c'è così tanto lavoro "fiacco" e perché la crescita della produzione e della ricchezza è stata così tiepida sin dalla fine degli anni '90, quando la Cina è divenuta la forza trainante dell'economia globale.

Detto in altro modo, le nozioni keynesiane del "PIL potenziale" e della "domanda aggregata" non hanno alcun fondamento nel mondo reale. Sono dogmi. Rappresentano la religione in cui crede l'apparato burocratico dello stato.

E' già abbastanza grave che questa religione distruttiva abbia condotto alla farsa delle previsioni economiche della Comunità Europea. La cosa peggiore, però, è che i burocrati keynesiani non desisteranno dal ricorrere alla stampa di denaro e ai prestiti, fino a quando non avranno soffocato il capitalismo di libero mercato e avranno monetizzato così tanto debito pubblico che il sistema finanziario non potrà far altro che implodere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Riflessioni sulla legge di Moore

Ven, 12/12/2014 - 11:10




di Gary North


Remnant Review

Legge di Moore: il numero di transistor per pollice quadrato su un chip raddoppia ogni [??] mesi. Il numero di mesi si assottiglia decennio dopo decennio. Il ritmo è accelerato sin dal 1965, quando Moore fece la sua osservazione. Oggi quel numero potrebbe essere 12.

Il costo delle informazioni continua a scendere, decennio dopo decennio. Questa è stata una costante come minimo sin dal censimento degli Stati Uniti nel 1890 -- il primo censimento con schede perforate.

"Quando il prezzo scende, la domanda aumenta": la legge della domanda. E' il fondamento della scienza economica.

Un tasso costante di crescita produce una curva esponenziale. Come ho descritto nel 1970, la continuità produce discontinuità.

Come ho sostenuto, sempre nel 1970, ogni curva esponenziale ha sempre rallentato, e poi si è fermata. E' diventata a forma di S. Si esauriscono le risorse. Questa è la legge dei rendimenti decrescenti. Gli economisti l'hanno enunciata per quasi due secoli. Ma l'Occidente ha avuto una crescita composta per oltre due secoli. La curva non si è fermata. Si è estesa a tutto il mondo, poiché il libero mercato si è esteso attraverso la concorrenza sui prezzi. La libertà è sempre meno costosa. Ne verrà richiesta di più. La concorrenza dei prezzi funziona. Questa è una cosa molto buona.

Poi c'è quella risorsa insostituibile: il tempo. Il tempo è una freccia. Non torna indietro. La seconda legge della termodinamica è di fatto una legge. Le cose si degradano, finiscono. Soprattutto, il tempo si esaurisce. Il mondo si sta degradando.

Ciò solleva la questione fondamentale della nostra epoca: ​​la legge di Moore è davvero una legge, o è l'osservazione di un fenomeno temporaneo? Moore pensa che la risposta corretta sia la seconda.

Alcuni osservatori no.



SUPER INTELLIGENZA

Reason ha pubblicato una recensione del libro di Nick Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies.  E' stato pubblicato dalla Oxford University Press.

E se l'umanità sancisse la creazione di macchine intelligenti? Questa è la domanda impellente al cuore del nuovo libro di Nick Bostrom, Superintelligece. Bostrom sostiene, in modo convincente, che la prospettiva di macchine super intelligenti è "la sfida più importante e più scoraggiante che l'umanità abbia mai affrontato." Se non riusciremo a rispondere per le rime a questa sfida, conclude, l'intelligenza artificiale malevola o indifferente (IA) è probabile che ci distruggerà.
Se accurata, questa sintesi è di gran lunga la più apocalittica che abbia visto in un libro pubblicato da un'importante casa editrice universitaria. Penso che sia una sintesi accurata, ma la valutazione è altrettanto accurata? Non penso, ma mi baso sulla teologia, non sulla tecnologia.

Ecco la mia posizione. La conoscenza è sempre analogica. I dati possono essere digitali, ma la conoscenza è una questione di giudizio, e il giudizio è analogico. Una macchina non può esercitare il giudizio. E' in grado di rispondere solo ai dati strutturati da equazioni matematiche. Eseguire un algoritmo non è lo stesso di esercitare un giudizio.

Se si calcia una macchina, si sta imputando umanità ad una macchina. Non è viva.

Una macchina non è né gentile né malevola. Non se ne preoccupa.

Il mondo non è impersonale. Una macchina sì. Non è pertanto responsabile. Gli uomini sì.

Una macchina non ha anima e nessun fondoschiena da prendere a calci.

L'intelligenza è una questione di giudizio. Non si tratta di dati digitali e algoritmi.

Una macchina è uno strumento. Il problema è che le persone malvagie possono mettere le mani e le menti su potenti strumenti.

Questo è il motivo per cui non mi preoccupo di questo scenario.

Sin dall'invenzione del calcolatore elettronico a metà del XX secolo, i teorici hanno pensato a come far diventare una macchina tanto intelligente quanto un essere umano. Nel 1950, per esempio, il pioniere informatico Alan Turing propose la creazione di una macchina che simulasse la mente di un bambino e che potesse essere istruita fino al livello adulto. Nel 1965 il matematico I.J. Good osservò che la tecnologia deriva dall'uso dell'intelligenza. Quando l'intelligenza usa la tecnologia per migliorarsi, sosteneva, il risultato sarebbe stato un ciclo di feedback positivo -- un'esplosione di intelligenza -- in cui l'auto-miglioramento dell'intelligenza sarebbe sfociato nella super intelligenza. Concluse che "la prima macchina ultra intelligente sarà l'ultima invenzione dell'uomo, a condizione che tale macchina sia abbastanza docile da dirci come tenerla sotto controllo." Come mantenere il controllo è la questione affrontata da Bostrom.

Circa il 10% dei ricercatori sull'intelligenza artificiale crede che la prima macchina a livello dell'intelligenza umana arriverà nei prossimi 10 anni. Il 50% crede che sarà sviluppata entro la metà di questo secolo, e quasi tutti pensano che sarà realizzata entro la fine del secolo. Dal momento che la nuova IA probabilmente avrà la capacità di migliorare i propri algoritmi, l'esplosione della super intelligenza potrebbe essere una questione di giorni, ore, o addirittura secondi. L'entità risultante, afferma Bostrom, sarà "intelligente, nello stesso senso in cui un essere umano medio è intelligente rispetto ad un coleottero o un verme." Alla velocità di elaborazione nettamente superiore a quella del cervello umano, fa notare Eliezer Yudkowsky del Machine Intelligence Research Institute, una IA potrebbe condensare i pensieri di un anno in 31 secondi.
Si tratta di fantascienza? Gli esperti dicono di no. È semplicemente uno scenario che rappresenta un'estensione delle tendenze esistenti, estrapolato da un futuro lontano meno di un secolo.

La chiave per comprendere questo scenario è la definizione di intelligenza. Gli esperti vedono l'intelligenza come una miscela di dati digitali e algoritmi. Un processo decisionale privo di etica. Un processo decisionale senza responsabilità.

Questa è fantascienza.



CONTINUITA' E DISCONTINUITA'

Ecco la mia preoccupazione. Posso immaginare una serie di eventi che potrebbero invertire questa tendenza. Tutti comportano uno sfaldamento della divisione internazionale del lavoro. Quello che non riesco a immaginare è un evento che possa invertire questa tendenza e che di per sé non sia apocalittico. Non riesco ad immaginare un'inversione di tendenza che si basi su una tendenza rivale. La continuità indica la super intelligenza. Non c'è discontinuità che possa far cessare la continuità esistente. La grandezza di una discontinuità che possa invertire questa tendenza dovrebbe essere così immensa, dal punto di vista sociale, che rappresenterebbe un vero e proprio crollo dell'ordine sociale. In altre parole, la tendenza attuale è tanto una parte integrante dell'ordine sociale esistente che tutto ciò che potrebbe invertirla minaccia lo stesso ordine sociale esistente.

Più a lungo la continuità farà il suo corso, maggiore dovrà essere la portata della discontinuità sufficiente ad invertirla. Inoltre, quanto più la continuità andrà avanti, più l'intero ordine sociale diventerà interdipendente dalla sua continuazione.

Detto in altro modo, è una scelta obbligata: se la supportiamo saremo dannati, se non la supportiamo saremmo dannati lo stesso.

La tendenza di base è la tendenza verso la super intelligenza, almeno è quello che ci viene detto. Ma è vero? Siamo di fronte a macchine che si trasformeranno in creature intelligenti, poi creature super intelligenti, e poi padroni? Sarà una battaglia tra Terminator e l'umanità? È una guerra quello di cui si sta parlando: uomini contro le macchine? Sarebbe terreno fertile per la fantascienza, non per l'etica

Tutto questo ha a che fare con la divisione del lavoro. Ha a che fare con l'interdipendenza del sistema economico. E' ciò che Hayek scrisse nel 1945. Il sistema del libero mercato sta introducendo informazioni nell'ambiente economico. I possessori di questa conoscenza sono alla ricerca di profitto: lo scambio di una serie di condizioni per una migliore ad un tasso di rendimento superiore alla media. Hayek aveva ragione: non vi è alcuna agenzia governativa che possa creare una potenza intellettuale sufficiente da superare la conoscenza decentrata di una società libera. Questa è una difesa della libertà e io l'ho accettata senza riserve.



DECENTRAMENTO E OPPORTUNITA'

Questo mi porta a riflettere su ciò che sta facendo il decentramento per mettere le informazioni nelle mani di milioni di persone che non vi avrebbero mai potuto accedere prima. Questo è ciò che sta facendo Internet.

C'è una catastrofe che ci potrebbe colpire domani, e che scatenerebbe un crollo della civiltà. E' stato possibile per oltre 35 anni: un attacco russo con missili balistici intercontinentali armati con testate nucleari. Questo è tecnologicamente possibile, ma anche statisticamente improbabile.

L'Unione Sovietica aveva un'ideologia ufficiale: conquistare tutto il mondo. Era ufficialmente marxista. La Russia non ha più quell'impulso. Il nazionalismo russo non è più una filosofia dell'impero mondiale. Inoltre il declino del tasso di natalità russo, che ha portato ad un declino della popolazione russa, indica che il nazionalismo è meno aggressivo di quanto non fosse un secolo fa. L'impero dello zar nel 1900 era molto più grande della Federazione Russa di oggi.

Il nazionalismo russo ha sempre limitato l'imperialismo comunista. Stalin era un georgiano; Trotsky era un ebreo ateo. Stalin era molto più nazionalista di Trotsky. La visione di Stalin del socialismo contraddiceva la visione di Trotsky della rivoluzione in tutto il mondo. Stalin lo fece assassinare. Quella era la risposta del nazionalismo russo all'internazionalismo comunista. L'assassino usò addirittura una scure, simbolo del nazionalismo russo. L'ascia è stata un simbolo del nazionalismo russo per 1,000 anni. Dal punto di vista simbolico, l'icona e l'ascia superarono la falce e il martello.

Le probabilità di un attacco missilistico agli Stati Uniti da parte del governo russo è al limite dell'improbabile. La Russia dipende economicamente dalle esportazioni verso l'Occidente. Esporta oro, petrolio e gas naturale. Questo mercato crollerebbe immediatamente se l'economia degli Stati Uniti capitolasse a causa di un attacco russo. Inoltre ci sarebbe un attacco di rappresaglia contro la Russia. Ecco il mio punto. La natura molto centralizzata delle armi nucleari è una delle principali restrizioni alla guerra nucleare. Le vittime saprebbero chi ha lanciato i missili. Ci sarebbe una rappresaglia. Ecco perché non abbiamo mai avuto una guerra nucleare.

Ora diamo un'occhiata al libero mercato: sta abbassando drasticamente il costo di produzione delle armi biologiche. Questo costo continuerà a diminuire. Questo è l'effetto della legge di Moore. Questo è l'effetto della scoperta del genoma. Sappiamo che ci saranno enormi innovazioni nel campo della biologia.

Ecco il problema. Con il declino dei prezzi, la domanda aumenterà. Con il declino dei prezzi, ci vorranno meno soldi rispetto al passato per produrre un'arma biologica apocalittica. Ad un certo punto, cioè ad un certo prezzo, uno scienziato pazzo sarà in grado di produrre l'arma. Questa è la logica della legge di Moore. Questa è la logica della concorrenza dei prezzi. Questa è la logica del capitalismo di libero mercato.

Non c'è modo di sapere chi potrebbe farlo. Non c'è modo di vendicarsi nei confronti di chi lo farebbe. Un burocrate del governo che lancerebbe un attacco ad una nazione nemica, sa che ci saranno ritorsioni da parte dei sopravvissuti all'attacco. Ma uno scienziato pazzo equipaggiato con un laboratorio rudimentale di armi biologiche, può essere in grado di evitare il rilevamento e quindi evitare ritorsioni.

Questo è il lato oscuro del decentramento: è liberatorio, ma non messianico. Il peccato non si supera con la concorrenza dei prezzi. Il decentramento e l'innovazione abbassano il costo del peccato, insieme al costo di tutto il resto. Il peccato ha un prezzo più competitivo. La legge della domanda è sempre valida: al calo del prezzo, la domanda sale. Non dobbiamo confondere l'efficienza con la rigenerazione.

Ecco un esempio letterario importato dalla mitologia islamica: un genio che esce dalla lampada. Alcuni team di ricercatori rilasciano accidentalmente un organismo assassino.

Un'altra cosa è un laboratorio governativo per le armi biologiche. Ciò potrebbe produrre una vera e propria arma di distruzione di massa. Potrebbe liberarsi, accidentalmente o deliberatamente.

Se la nanotecnologia diventa disponibile, allora stiamo davvero parlando di geni e lampade. La nanotecnologia consentirà ai piccoli microbi di riprodursi e combinarsi. Potremmo essere a 50 anni di distanza da uno scenario simile, ma dubito che siano 100 anni. Pensate a quel vecchio film di fantascienza, Blob - Il fluido che uccide.

Non si tratta di scenari fantascientifici. Si tratta di un'estensione delle tendenze esistenti, oltre a rappresentare una discontinuità. Un genio è sempre una fonte di discontinuità: tre desideri.

Ne basterebbe solo uno. Ciò, di conseguenza, abbasserebbe le probabilità di uno.



LA LEGGE DI MOORE E IL NICHILISMO

Così ci viene detto che siamo di fronte a tre implicazioni della legge di Moore. Una riguarda i programmi stessi: super intelligenza. E' falsa, presuppone che la conoscenza prescinda le responsabilità personali. Una seconda riguarda piccoli arme biologiche di distruzione di massa. Queste sono minacce reali, perché la conoscenza è personale, e questo significa etica. Ci sono persone cattive là fuori. Una terza presuppone che la ricerca scientifica vada storta. Anche questa rappresenta una minaccia.

Il problema, ancora una volta, è questo: le tendenze sono chiare. Le tendenze indicano il continuo aumento delle applicazioni informatiche e il loro calo dei prezzi. Ciò che oggi può essere prodotto in modo molto costoso da gruppi governativi di ricercatori, sarà possibile produrlo per piccole squadre di nichilisti rivoluzionari prima della fine di questo secolo.

Le persone malvagie saranno in grado di acquistare macchine potenti.

I nichilisti rivoluzionari esistono davvero. Ci sono persone che credono davvero che la razza umana sia un cancro per madre natura. Credono davvero che la cosa eticamente giusta da fare sia quella di ridurre la popolazione mondiale di circa 500 milioni di persone. Si tratta di un impulso religioso. Questa religione non si riscontra nella popolazione generale. La ritroviamo tra le persone molto intelligenti e altamente istruite.

La vecchia protezione era questa: il numero di persone che avrebbero potuto tirare fuori qualcosa di simile era così limitato, e la spesa era così immensa, che la probabilità statistica che accadesse una cosa del genere era vicino all'impossibile. Ma al calare del prezzo della tecnologia e all'aumento della potenza della tecnologia, diventa sempre più possibile che piccoli gruppi di nichilisti rivoluzionari distruggano la società moderna.

Siamo di nuovo al dilemma di cui abbiamo parlato prima: l'unica cosa, scientificamente parlando, che sembra in grado di fermare queste tendenze è un evento discontinuo che metterebbe a rischio l'ordine sociale. Ci sarebbe uno sfaldamento della divisione del lavoro.

Ma c'è di più. Ci sono eventi discontinui che ri-modellano le tendenze, le deviano.

E c'è sempre un'altra cosa: la legge dei rendimenti decrescenti. Io preferisco quella dei mostri dall'id.



MOSTRI DALL'ID

Non si tratta solo di macchine. Si tratta di uomini.

Bostrom illustra vari percorsi verso il raggiungimento della super intelligenza. Due, discussi brevemente, comportano il potenziamento dell'intelligenza umana. In uno, le cellule staminali di embrioni vengono dapprima trasformate in sperma e uova, e poi combinati di nuovo per produrre successive generazioni di embrioni, e così via, con l'idea di generare persone con un QI medio di circa 300.
Fantascienza.

L'altro approccio prevede interfacce cybernetiche innestate nel cervello con cui potenziare l'intelligenza umana. Bostrom rigetta, più o meno, entrambi i percorsi: sia quello eugenetico sia quello cybernetico, anche se riconosce che rendere le persone più intelligenti potrebbe contribuire ad accelerare il processo di sviluppo della super intelligenza nelle macchine.
Fantascienza.

La questione che dobbiamo affrontare ora non è come integrare l'uomo e la macchina. Questo è uno scenario da fantascienza. Piuttosto il problema è porre limiti etici a coloro che usano le macchine. Ciò significa sanzioni.

Se ci fidiamo dello stato, vale a dire dei burocrati di ruolo, affinché imponga tali sanzioni, poniamo la nostra fede in un falso dio.

Allora quale assetto istituzionale è in grado di imporre sanzioni positive e negative? Uno che si basa sulla conoscenza decentrata. Nient'altro è in grado di monitorare e modellare i trend.

Ecco il problema.

Bostrom sostiene che è importante capire come controllare una IA prima di accenderla, perché resisterà ai tentativi di cambiare i suoi obiettivi finali una volta attivata. In tal caso, avremo una sola possibilità di dare all'IA i giusti valori e obiettivi. In linea di massima, Bostrom prende in considerazione due modi con cui gli sviluppatori potrebbero cercare di proteggere l'umanità da una super intelligenza malvagia: controllo delle capacità e selezione della motivazione.
Fantascienza. Inoltre si tratta solamente di gergo accademico. Burocratese. Somewhere, over the rainbow, way up high.

"Nel frattempo, Bostrom pensa che sia più sicuro se la ricerca su una IA super intelligente avanzi lentamente." Cosa importa quello che pensa? Non ha alcun potere di imporlo. Non è Dio. Nessun governo nazionale può farlo.

Ed egli esorta i ricercatori e i loro sostenitori ad impegnarsi per il bene comune: "La super intelligenza dovrebbe essere sviluppata solo a beneficio di tutta l'umanità e al servizio di ideali etici ampiamente condivisi." Un sentimento bello, ma data l'attuale rivalità internazionale e commerciale, l'adozione universale di questo principio sembra improbabile.
Molto improbabile.



CONCLUSIONE

Dove siamo arrivati, quindi?

Vorrei saperlo. Se fossi più intelligente, potrei.

Nessuno sulla terra è abbastanza intelligente da saperlo.

Ma non mi serve saperlo per forza. Ho fiducia in due cose: Dio e processi di mercato. Per coloro che rifiutano entrambi, posso solo dire questo: i trend sono in atto. Se si considera affidabile lo stato affinché dia loro forma attraverso la conoscenza a disposizione delle commissioni, si dispone di una sola speranza: un po' di forte discontinuità.

Nel frattempo, la legge di Moore è in atto. . . nel presente. È la grande costante. . . nel presente. È il grande trend. . . nel presente.

Forse può essere rovesciata da una discontinuità inattesa. Non voglio pensare a quanto dovrebbe essere discontinuo tale evento. Nemmeno voi dovreste. Preferisco di gran lunga la legge dei rendimenti decrescenti.

Il trend è endogeno. Si è auto-generato nell'economia. L'economia di mercato è enorme. I partecipanti sono molti. La prossima innovazione è per sua natura imprevedibile. Chiunque poteva immaginarla. La riduzione dei prezzi può contribuire al suo sviluppo.

I trend precedenti hanno esaurito le risorse. La legge dei rendimenti decrescenti ha vinto. Ma la crescita economica è andata avanti. La creatività e la libertà hanno sostenuto il processo di crescita. Poche persone vogliono fermare tale processo. Molte persone non vogliono una crescita economica pari a zero.

La legge di Moore presenta un alto tasso di crescita mai eguagliato nella storia: 50 anni. Sembra permanente. Ma l'apparenza inganna.

Nessuno stato può fermare questo trend, a meno che non voglia scatenare una conflagrazione. E' un trend del libero mercato. Questo processo sembra condurre verso una forte discontinuità: qualcosa di nuovo sotto il sole. Sta diventando esponenziale.

Torniamo all'articolo di Kurzweil sulla legge dei rendimenti acceleranti. Torniamo di nuovo a questo articolo. Egli pensa che la grande discontinuità sarà quella che lui definisce la singolarità: una fusione tra uomo e macchina.

Fantascienza.

Bostrom teme una discontinuità: l'evoluzione delle macchine in divinità. Io no. Le macchine non saranno mai intelligenti. Riciclare i rifiuti attraverso gli algoritmi non equivale ad essere intelligenti. Non equivale ad un processo decisionale responsabile.

I programmi per computer sono digitali, non sono analogici. Non sono fatti a immagine dell'uomo, non più di quanto l'uomo sia fatto a immagine di una macchina. Il mondo non è un gigantesco orologio, e l'uomo non è un piccolo ingranaggio in esso. Gli ingranaggi non sono agenti responsabili. Né lo sono le macchine. Gli ingranaggi non compiono azioni propositive. Nemmeno le macchine. Gli ingranaggi non pianificano. Né lo fanno le macchine.

Per quei teologi -- perché questo è quello che sono -- che pensano che gli uomini siano ingranaggi di una macchina cosmica, la prossima singolarità non pianificata rappresenterà una nuova evoluzione. Ma chi la supervisionerà? L'umanità (nel senso di alcuni uomini) o le macchine? Si preoccupano di questo.

Io no. Ma sono preoccupato per una manciata di persone che può usare un po' di tecnologia in modo irresponsabile. Un qualche genio devastante può uscire dalla lampada.

Ecco il mio punto. Il problema è etico, non riguarda le cifre. Nessuna discontinuità cambierà questa cosa. . . a parte quella che pone il limite su ogni curva esponenziale: la scarsità insostituibile del tempo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


F. A. Hayek: Un breve ritratto

Gio, 11/12/2014 - 11:08




di Francesco Simoncelli


«La logica è legata a questa condizione: supporre che si diano casi identici, perché senza costanti l'uomo non può sopravvivere.» -- Friedrich Nietzsche


Oggi 11 dicembre ricorre il quarantesimo anniversario in cui F. A. Hayek ricevette il Premio Nobel per l'economia. Sebbene il suo iter teorico prese una strada diversa da quella tracciata da Mises, dal punto di vista socio-economico, egli rimane ancora uno dei più grandi contributori al pensiero Austriaco quando parliamo di ciclo economico e sistema dei prezzi. La sua conoscenza dell'economia lo portò a scalare ben presto le vette della materia, conducendo i suoi studi a lasciare un segno indelebile nella storia di tale materia. Non mancò neanche di risultare determinante in materie come la giurisprudenza e la psicologia. La figura di Hayek, infatti, si è prestata nel corso del tempo ad una mutazione perenne dettata dalla sua inclinazione alla ricerca e allo studio dell'essere umano in tutta la sua completezza. Non basterebbero dieci vite per presentare un lavoro omnicomprensivo dell'essere umano, ma l'economista viennese è riuscito a lasciare una sintesi più che adeguata attraverso la quale avere dei paletti di riferimento nel caso in cui dovessimo perdere di vista il nostro obiettivo: l'essere umano agente. Oggi io voglio cercare di presentare una "sintesi della sintesi", con tutta la modestia del caso; voglio proporvi una biografia esaustiva di quest'uomo e del suo pensiero per onorare la sua memoria e la grande conoscenza senza tempo che ci ha lasciato.

Nato a Vienna l'otto maggio del 1899, a diciotto anni entra nell'Università di Vienna dove riesce a conseguire una laurea in giurisprudenza nel 1921 e una in scienze politiche nel 1923. E' proprio in questo ambiente che inizia a sviluppare il suo interessamento per la teoria Austriaca, stimolato dapprima dal professor Friedrich Wieser e poi cementato da Ludwig von Mises. Ciò risulta evidente per molte idee che hanno costellato il pensiero di Hayek, soprattutto quelle relative al ciclo economico, all'inefficienza dei sistemi socialisti, alla nocività dell'interventismo statale e la metodologia di studio. Dopo un breve viaggio negli Stati Uniti, Hayek nel 1925 diventa presidente dell'Austrian Institute for Business Cycle Research. Sebbene in quel momento fosse ancora una piccola realtà, presto avrebbe guadagnato prestigio.



HAYEK SUL CICLO ECONOMICO

Ciò sarebbe accaduto con la pubblicazione del libro Prices and Production (1931), il quale non era altro che la raccolta di una serie di seminari che Hayek tenne all'inizio degli anni '30 a Londra presso la London School of Economics. Questo manoscritto divenne così influente che con esso crebbe vertiginosamente anche la fama dell'economista di Vienna. Ma la differenza vera la fa il libro Monetary Theory and the Trade Cycle (1933) in cui Hayek inaugura la sua sfida decennale contro Keynes sulla teoria economica, e non a caso il terreno di scontro è proprio la Grande Depressione. Nella sua opera Hayek descrive come un attivismo febbrile da parte della Federal Reserve negli anni '20 abbia portato all'accumulo di una serie tale di errori da culminare con quella che viene ricordata come una delle peggiori crisi della storia umana.

In quegli anni il mondo aveva accolto un nuovo tipo di gold standard, in cui l'oro era stato relegato a semplice comparsa nel panorama monetario, lasciando la scena a dollari e sterline. Tale organizzazione iniziò a sgretolarsi sotto il peso delle sue contraddizioni nel 1925, quando l'allora governatore della Banca d'Inghilterra, Montagu Norman, convinse il governatore della Federal Reserve di New York, Benjamin Strong, a sollecitare il governatore della Federal Reserve affinché inflazionasse l'offerta di moneta statunitense. Gli inglesi tentavano in questo modo di arrestare l'enorme deflusso di oro dal paese che lo stava mandando in bancarotta. Tornare alla parità aurea senza considerare l'espansionismo monetario della prima guerra mondiale fu un grave errore, ma ciò venne ignorato. Fu un errore che richiese un prezzo alto da pagare.

Infatti l'interventismo della FED non rimase senza conseguenze, perché all'aumentare dell'offerta monetaria aumentarono di riflesso le riserve bancarie. Di colpo il panorama economico si ritrovava per le mani una quantità di fondi mutuabili disponibili da sfruttare senza un risparmio reale a sostenerli. La struttura economica ne venne pesantemente influenzata, andando ad abbassare artificialmente i tassi di interesse e inducendo gli individui ad accendere una quantità spropositata di mutui. All'inizio del ciclo economico ciò che si percepisce è una presunta sensazione di stabilità, ed è quello che accadde anche durante la seconda metà degli anni '20: prima che il denaro di nuova creazione influenzasse l'economia più ampia c'era bisogno di tempo, perché la sua propagazione non avviene uniformemente e tutta in una volta. Avviene per gradi e in modo scomposto.

Nel frattempo quegli investimenti che con un tasso di mercato non manipolato non erano realizzabili, con un tasso di mercato manipolato diventano miracolosamente accessibili, inducendo gli individui a concentrare risorse umane e materiali nella loro realizzazione. Data la loro impossibile conclusione, tali progetti richiedono dosi crescenti di finanziamenti e con un crescente calo dei tassi di interesse la speranza di realizzarli resta viva. Essa si infrange contro il muro della realtà una volta che la banca centrale tira il freno a mano, ovvero, quando un aumento generalizzato dei prezzi costringe i banchieri centrali a smettere di manipolare il mercato per cercare di capire cosa stia succedendo. Nel biennio 1928-1929 si verificò proprio questo, con la Federal Reserve che smettendo di gonfiare l'offerta di moneta e di deviare ricchezza reale verso attività in bolla, innescò la liquidazione di queste ultime che culminò con il crash azionario dell'ottobre del 1929.

Hayek, nel suo libro, non aveva fatto altro che raffinare la teoria di Mises esposta nel 1912 e affermare che l'azzardo morale del settore bancario commerciale non era altro che una conseguenza della falsa lungimiranza dei banchieri centrali. Credendo di poter stabilizzare il mercato attraverso i loro interventi, avevano innescato un processo decisamente peggiore che avrebbe richiesto anni di dolore economico per essere pulito. Infatti la bancarotta delle attività in bolla, grazie al previo inattivismo della banca centrale, avrebbe consentito al mercato di eliminare tutti quegli investimenti in disaccordo con la volontà di mercato, di riaggiustare la struttura dei prezzi in modo da rispecchiare una realtà economica in sincronia con i desideri degli attori economici e di riallocare forza lavoro e risorse materiali verso quegli stadi della produzione più necessitanti di tali fattori di produzione.

Nonostante la chiarezza degli argomenti di Hayek e la prova storica della depressione del 1920, la propaganda statalista ebbe il sopravvento sfruttando il malcontento di tutte quelle persone che erano state risucchiate dalle attività in bolla e che non volevano veder ridimensionata la loro posizione. Ciò alimentò i sindacati. Ciò alimentò la burocrazia. Ciò alimentò la richiesta di ulteriori interventi nell'economia. E con Keynes che si erse ad alto dacerdote di queste "soluzioni", oscurò la figura dell'economista viennese nel 1936 quando pubblicò con la Macmillan la sua General Theory.

Qui Hayek commise un errore: non rispose direttamente con una confutazione dettagliata. Questa sarebbe arrivata circa 25 anni dopo con Henry Hazlitt, ma ormai era tropo tardi. Il keynesismo era ormai divenuto predominante. Hayek si limitò a tradurre una serie di articoli e saggi di Mises che cercavano di indirizzarsi al problema, ma il pubblico non recepì il messaggio. Il libro Collectivist Economic Planning venne ignorato poiché strategicamente e intellettualmente inadatto ad indebolire la nuova macroeconomia spacciata da Keynes.

L'influenza di Hayek andò via via scemando nel mondo accademico e nella mente della popolazione in generale, e così anche la teoria Austriaca. Questo trend si invertì nel 1948, quando Hayek iniziò lentamente a spostarsi da temi strettamente economici a quelli più socio-economici e filosofici.



HAYEK SULL'IMPORTANZA DELLA CONOSCENZA DECENTRATA

Quello fu l'anno di Individualism and Economic Order (1948). In questo fantastico libro apprendiamo come l'economista viennese si stesse chiedendo come l'agire umano influenzasse l'ambiente circostante, e come quest'ultimo influenzasse l'attore economico. Studiare le vie dell'azione umana lo portarono a sondare il meccanismo di coordinamento che intercorre tra le varie azioni degli individui: il sistema dei prezzi. Questo, infatti, rappresenta una sorta di smistatore di tutte le informazioni presenti sul mercato, la cui decentrazione e soggettività impedisce ad un qualsiasi ente centrale di poterne usufruire a piacimento senza ripercussione alcuna. Ogni individuo è possessore di conoscenze esclusive che gli permettono di decifrare la mole di informazioni che ogni giorno percorrono il mercato. La specializzazione in questo compito permette ai vari individui di avere successo economicamente e, soprattutto, è quella che permette alla divisione del lavoro di assegnare compiti specifici ad individui specifici secondo le loro abilità.

Tali concetti vengono rafforzati nel capolavoro The Use of Knowledge in Society (1945) in cui Hayek prosegue con la sua analisi dell'azione umana e porta ad un livello superiore le basi gettate in precedenza. Qui apprendiamo che nella società esistono, principalmente, tre tipi di conoscenza. Una è la conoscenza scientifica, quella che si può acquisire attraverso uno studio particolareggiato di determinate materie. Questo tipo di conoscenza viene acquisita da coloro che, ad esempio, frequentano le università o il sistema scolastico più in generale; ovvero, coloro che rinunciando a parte del loro tempo lo impiegano per approfondire schematicamente il loro sapere riguardo un campo di studio specifico. In secondo luogo c'è la conoscenza delle circostanze particolari, quella che si ritrova nelle cosiddette esperienze di vita.

Credo che ognuno di noi abbia sperimentato nella propria vita un momento in cui, nonostante tutte le sue conoscenze accumulate durante gli anni di studi, si sia ritrovato ad andare nel panico poco prima di applicarle. O, per fare un altro esempio, immaginate uno speaker ad una conferenza. Immaginate che sia la sua prima volta. Nonostante tutto il sapere che può aver accumulato nella sua carriera, ritrovarsi in quella situazione nuova per lui lo potrebbe indurre a commettere errori a causa dell'ansia o della titubanza davanti ad un pubblico che pende dalle sue labbra. Sebbene avesse provato giorni addietro esercitandosi davanti ad uno specchio, l'impatto con la realtà si potrebbe dimostrare diverso da quello che si era prefigurato in mente. Può pur sempre chiedere aiuto o consiglio a chi ha già affrontato esperienze simili, provando di conseguenza a cercare di acquisire una dose di sicurezza maggiore in vista del suo turno, ma ciò non toglie che qualsiasi cosa abbia studiato in precedenza non riuscirà a prepararlo adeguatamente per quel primo impatto. Solo una esperienza continua di discorsi pubblici lo farà diventare esperto, e soprattutto lo forgerà per affrontare tutti quegli imprevisti che possono spuntare nei momenti meno opportuni. Lo stesso vale per un qualsiasi altro lavoro in cui eventi eccezionali possono destabilizzare la capacità conoscitiva del capo di un'azienda, il cui successo dipenderà ovviamente da come supererà tali eventi.

Infine abbiamo la cosiddetta conoscenza tattica. Questa classificazione è pittoresca perché con essa si intende tutte quelle persone capaci di svolgere un compito ma che non saprebbero esprimerlo a parole, ovvero, non saprebbero comunicare verbalmente ad un altro individui la loro conoscenza. Immaginate ad esempio una madre e un padre che si ritrovano a crescere un figlio. Sicuramente cercheranno di ottenere consigli da altri genitori che hanno già passato l'esperienza. La maggior parte di loro non saprà spiegare compiutamente e dettagliatamente come performare questo compito. Ci si limiterà ad enunciare un paio di frasi di rito e qualche incoraggiamento, lasciando l'arduo compito alla coppia di neo-genitori. Non sapranno spiegarlo, ma ci sono riusciti lo stesso a crescere in modo sano (si spera) i loro figli. Ciò vale, ovviamente, per qualsiasi altro lavoro. Dal punto di vista imprenditoriale ciò lo si nota nella prontezza dei riflessi da parte degli imprenditori nel vagliare il mercato e scoprire quelle opportunità che potrebbero fare al caso loro, e, sfruttandole, staccare un profitto e soddisfare i desideri dei consumatori.

Così come Hayek raffinò la posizione di Mises, oggi Israel Kirzner sta raffinando la posizione di Hayek in questo campo. La realtà di tutti giorni, quindi, suggerisce che l’informazione non è mai un asset completamente pubblico, e ognuno di noi è depositario esclusivo di qualche rilevante frammento di informazione. L’informazione è asimmetrica. Se l’informazione fosse distribuita perfettamente tra tutte le parti, invece, non ci sarebbe alcun incentivo a scambiare, perché tutti sarebbero dotati delle stesse preferenze. Lo scambio economico è anche uno scambio di informazioni. Se non fossimo dotati di informazioni differenti sulle varie opzioni che derivano dalle scelte, non esisterebbe scambio.

Ma il discorso di accettazione del Nobel segna la rinascita di Hayek e The Pretense of Knowledge segna una pietra miliare nella storia dell'economia Austriaca. In quel memorabile pezzo di antologia, l'economista viennese ci descrive come le forze di mercato saranno sempre superiori a qualsiasi pianificazione centrale diretta da un qualche essere umano illuminato o manciata di essere umani presumibilmente onniscienti, la quantità sconfinata di informazioni presenti nel mercato assicura un sempiterno fallimento di coloro che hanno l'ardire di intraprendere un simile percorso. I pianificatori centrali, infatti, non comprendono come la natura dell'informazione non sia solo quantitativa, ma anche qualitativa. Quindi loro potranno raccogliere tutte le informazioni che desiderano, ma non avranno mai gli strumenti per decifrarla con successo e per loro tornaconto. Non potranno avere mai le capacità e le conoscenze di un imprenditore che è in grado di anticipare i movimenti del mercato, perché mentre l'imprenditore segue la corrente del mercato per trarne profitto i pianificatori centrali vogliono controllare e direzionare la corrente del mercato per trarne profitto. Se immaginiamo il mercato come un fiume, l'imprenditore ci naviga; il pianificatore centrale vuole costruire una diga invece, peccato, però, che non abbia le competenze e la diga finirà per crollare.

Scrisse Hayek:

La complessità organizzata indica questo: il carattere delle strutture che la espongono dipende non solo dalle proprietà dei diversi elementi di cui sono composte e dalla frequenza relativa con cui si presentano, ma anche dal modo in cui i diversi elementi sono collegati tra loro. Nella spiegazione del funzionamento di tali strutture non possiamo, per questo motivo, sostituire le informazioni sui diversi elementi con informazioni statistiche, ma necessitiamo delle informazioni complete su ogni elemento se dalla nostra teoria dobbiamo dedurre previsioni specifiche su eventi separati. Senza tali informazioni specifiche sui diversi elementi saremmo limitati a ciò che, in un’altra occasione, ho chiamato “semplici previsioni della struttura” – previsioni di alcuni degli attributi generali delle strutture che si formeranno, non contenenti specifiche dichiarazioni circa i diversi elementi di cui le strutture si comporranno.

Ciò è particolarmente vero per le nostre teorie che spiegano la determinazione dei sistemi dei prezzi e degli stipendi relativi che si formeranno in un mercato funzionante. Nella determinazione di questi prezzi e stipendi entreranno gli effetti di informazioni particolari possedute da ciascuno dei partecipanti nel processo di mercato – una somma di fatti che, nella loro totalità, non possono essere noti all’osservatore scientifico o a qualunque altra mente individuale. È, in effetti, la fonte della superiorità dell’ordine del mercato e la ragione per cui, quando non è soppresso dai poteri pubblici, rimuove regolarmente altri tipi di ordine, il fatto che nella risultante allocazione delle risorse sarà utilizzata una conoscenza particolare, la quale esiste soltanto dispersa fra innumerevoli persone, più grande di quella che una sola persona può possedere. Ma poiché noi, gli scienziati che osservano, non potremo mai conoscere tutti i fattori determinanti di un tale ordine e di, conseguenza, nemmeno potremo sapere a quale particolare struttura di prezzi e stipendi la domanda eguaglierebbe ovunque l’offerta, allo stesso modo non potremo misurare le deviazioni da quell’ordine; né possiamo verificare statisticamente la nostra teoria, secondo la quale sarebbero le deviazioni da quel sistema di “equilibrio” di prezzi e stipendi a rendere impossibile vendere certi prodotti e servizi ai prezzi a cui sono offerti. [...]

Il conflitto fra ciò che il pubblico nel suo umore attuale si aspetta dalla scienza, al fine di soddisfare speranze popolari e ciò che è realmente in suo potere fare, è una questione seria perché, anche se i veri scienziati riconoscessero tutti le limitazioni nel campo degli affari umani, finché il pubblico si aspetterà di più, ci sarà sempre chi fingerà, e forse onestamente crederà, di poter fare di più, di quanto sia realmente in suo potere, per rispondere alle esigenze stesse. È spesso abbastanza difficile per l’esperto, e certamente in molti casi impossibile per il profano, distinguere fra pretese legittime ed illegittime avanzate nel nome della scienza. L’enorme pubblicità, recentemente fatta dai media a un rapporto “scientifico” circa I limiti alla crescita e il silenzio degli stessi media sulla critica devastante che questo rapporto ha ricevuto dagli esperti competenti, deve renderci, in qualche modo, prudenti riguardo l’uso che può esser fatto del prestigio della scienza. Non solo nel campo dell’economia sono stati lanciati proclami esagerati, in nome di una direzione più scientifica di tutte le attività umane e dell’opportunità di sostituire processi spontanei con il “controllo umano cosciente”. Se non sbaglio, la psicologia, la psichiatria e alcuni rami della sociologia, per non parlare della cosiddetta filosofia della storia, sono ancor più influenzate da ciò che ho definito pregiudizio scientistico e dai proclami speciosi su ciò che la scienza può realizzare.

Se dobbiamo salvaguardare la reputazione della scienza e impedire l’arrogarsi di conoscenza basata su una somiglianza superficiale della procedura con quella delle scienze fisiche, un grande sforzo dovrà essere orientato verso la confutazione di tali pretese, alcune delle quali sono ormai diventate interessi acquisiti di sezioni di università riconosciute. Non possiamo essere abbastanza riconoscenti a moderni filosofi della scienza come sir Karl Popper, il quale ci ha consegnato un test con cui possiamo distinguere fra cosa possiamo accettare come “scientifico” e cosa no – un test che, sono sicuro, alcune dottrine ora ampiamente accettate come “scientifiche” non passerebbero. Ci sono alcuni particolari problemi, tuttavia, in relazione a quei fenomeni essenzialmente complessi di cui le strutture sociali rappresentano un caso così importante, che mi fanno desiderare di riaffermare, in conclusione ed in termini più generici, le ragioni per le quali in questi campi non soltanto ci sono ostacoli assoluti per la previsione di eventi specifici, ma perché comportarsi come se possedessimo una conoscenza scientifica tale da permetterci di oltrepassarli può in sé diventare un serio ostacolo al progresso dell’intelletto umano.
Avere preso consapevolezza di come il sistema dei prezzi strutturasse la società aiutando gli individui a districarsi nel panorama economico, permise ad Hayek di estendere i suoi studi ad altre materie, come la giurisprudenza e la psicologia. Ma il libro che io ho più apprezzato è stato The Fatal Conceit (1988). A ottantotto anni suonati ancora era capace di padroneggiare le facoltà mentali ed estrapolare da essi pezzi di letteratura che sarebbero rimasti nella storia. Era inarrestabile. In quest'ultima sua fatica, egli continua a limare le idee che hanno caratterizzato il suo percorso accademico ma lo fa osservando come la libertà non è altro che il destino ultimo dell'umanità. E' come se portasse ad un livello superiore il concetto di "mano invisibile" di Smith descrivendo come il ruolo coordinativo del sistema dei prezzi conduce la società verso un "ordine spontaneo". E' un'utopia? Forse no. Pensate a quando comunicate. Pensate alla lingua che parlate. L'ha pianificata qualcuno a tavolino? No, è l'unione di una serie di convenzioni a cui gli individui hanno dato ampiamente un significato e su cui concordano utile l'utilizzo.

Lo stesso vale per la società. Sebbene un piccolo nucleo di persone può, in qualche modo, essere controllato dato il numero esiguo di partecipanti, l'ingrandimento di questo numero impone la prerogativa di un sistema decentrato di informazioni affinché l'ambiente economico possa rimanere prospero. L'unica mente, che può conoscere tutti gli individui di una ristretta cerchia di persone, fallisce nel suo intento pianificatore quando questo numero si allarga e la divisione del lavoro richiede anch'essa un ampliamento. Saranno le azioni individuali a generare organizzazione, e non un progetto partorito da una qualsiasi mente umana. Quest'ultima, infatti, tenderebbe a distorcere a suo favore il sistema dei prezzi conducendo la società lungo la via verso la schiavitù. Secondo Hayek, e come scrisse anche in The Road to Serfdom (1944), l'unico modo per prevenire una situazione del genere è quello di affidarsi ad un Rule of Law.[1] Detto in altro modo, le società libere secondo l'ottica di Hayek potrebbero esistere solo se il relativo governo è limitato dal Rule of Law.



UNA SPLENDIDA CARRIERA, SEPPUR CON QUALCHE MACCHIA

Il prestigio della carriera di Hayek non deriva affatto dal Nobel, bensì da quello che la sua mente ha partorito e quello che il suo pugno ha inciso sulla carta. Ma anche Hayek ha commesso alcuni errori durante il suo cammino accademico. Essi sono lampanti nel libro The Constitution of Liberty del 1960. Per la precisione nel Capitolo XVI. Leggiamo alcuni stralci:

Vi è poi la questione importante della sicurezza, una protezione contro i rischi comuni a tutti, dove il governo può spesso o ridurre tali rischi o assistere le persone. Qui, tuttavia, dev'essere tracciata un'importante distinzione tra due concezioni di sicurezza: una sicurezza limitata può essere obiettivo raggiungibile (e cioè nessun privilegio), al contrario di una sicurezza assoluta che invece in una società libera non può essere affatto raggiunta. La sicurezza limitata entra in gioco solo contro gravi privazioni fisiche, un minimo di sussistenza per tutti; la garanzia di un determinato livello di vita, che è determinato confrontando lo standard goduto da una persona o un gruppo con quello di altri. La distinzione, allora, è tra la sicurezza di un reddito minimo uguale per tutti e la sicurezza di un reddito particolare che una persona si pensa debba meritare. [...]

Quella che noi oggi conosciamo come assistenza pubblica, che viene fornita da tutti i Paesi, non è altro che la vecchia legge per i poveri adattata alle condizioni moderne. La necessità di tale disposizione in una società industriale è indiscussa -- anche se fosse solo nell'interesse di coloro bisognosi che necessitano di una protezione contro la disperazione. Probabilmente è inevitabile che questo sollievo non debba limitarsi a coloro che non sono stati in grado di sopperire alle proprie esigenze (i "poveri meritevoli", come si suole chiamarli), ma l'ammontare non dovrebbe essere più di quanto sia assolutamente necessario per mantenerli in vita e in salute. Dobbiamo anche aspettarci che la disponibilità di questa assistenza indurrà alcuni a trascurare il fatto che tale disposizione è solo contro le emergenze. [...]

Una volta che diventa dovere del pubblico provvedere ai bisogni estremi della vecchiaia, della disoccupazione, della malattia, ecc., a prescindere dal fatto che le persone abbiano potuto e dovuto provvedere a loro stesse, e in particolare una volta che la salute è garantita in misura tale da ridurre gli sforzi degli individui, sembra un ovvio corollario costringerlo a fornire protezione contro quei rischi comuni della vita. [...]

Infine, una volta che lo stato richiede a tutti di prendere disposizioni del genere che solo alcuni avevano preso prima, ne deriva un ragionevole corollorario secondo cui lo stato dovrebbe contribuire allo sviluppo di istituzioni appropriate. [...]

Fino a questo punto la giustificazione per l'intero apparato della "Previdenza Sociale" può essere accettata dai difensori della libertà più coerenti.
Sebbene Hayek ci abbia avvertito per quasi tutta la sua vita dei pericoli che incombono sulla strada verso la libertà, in questo capitolo egli pare prevedere una deviazione. Lascia spazio di manovra allo stato. Secondo questo modo di ragionare è possibile imporre paletti ad un apparato famelico come lo stato. "Qui e non oltre", si dice. Ogni volta questo limite viene scavalcato, e ogni volta la formula rimane la stessa: "Qui e non oltre." Abbiamo visto questo balletto per il tetto al debito federale statunitense. Aprire uno spiraglio di legittimità alla Previdenza Sociale significa aprire uno spiraglio di legittimità alle azioni dello stato. E' sempre stato così. Quando pensate allo stato e pensate di dovergli concedere qualcosa, ricordate questa formula: "Se gli dai un dito, si prederà il braccio." Attraverso lo specchietto per le allodole rappresentato dal welfare state, lo stato continua a finanziarsi e ad espandersi. E questo è un trend che nel futuro non potrà cambiare. Qualunque inversione volontaria dello stato porterà a questo risultato: default ordinato. Non accadrà mai. I costi verranno espansi. La burocrazia ad essi annessa verrà espansa. La libertà ne risentirà drammaticamente. Infine, ci sarà un default disordinato perché a questo condurranno i piani assistenziali nel lungo termine: rappresentano delle doline economiche che risucchiano risorse materiali e umane.

Ronald Hamowy espone queste criticità nel pensiero di Hayek nel seguente articolo: http://oll.libertyfund.org/pages/hamowy-s-critique-of-hayek-s-concept-of-freedom

Se Hayek era disposto ad accettare quanto scritto in quel capitolo del suo libro del 1960, allora abbiamo di fronte due persone diverse: prima e dopo il 1960. Questo non accadde con Mises o Rothbard, i quali avevano una visione chiara di cosa fosse la libertà. Non persero mai di vista il loro obiettivo. Mises fornì gli strumenti epistemologici in Theory and History (1957). Rothbard li rafforzò in Man, Economy and State (1962). Hayek li smarrì. Sebbene diede prova di averne in argomenti come il calcolo economico, la conoscenza decentrata, il sistema dei prezzi, sembrò deficitarne quando parlò dei programmi di assistenza medica e pensionistica e, più in generale, dello stato sociale. Se una persona non riesce a classificare questi programmi come una minaccia alla libertà, allora manca di quell'intuizione che connette i principi generali ai casi specifici.



CONCLUSIONE

Friedrich Hayek è stato un economista che, con tutti i suoi pregi e difetti, ha segnato gran parte del pensiero Austriaco moderno. I suoi studi ci hanno permesso di migliorare la nostra conoscenza dei mercati e, soprattutto, di migliorare la conoscenza di noi stessi. Sebbene si possa imputare una sorta di alone mistico intorno all'apparato statale e a coloro che lo gestiscono, non sono nient'altro che uomini comuni come me e voi. Si limitano ad entrare nelle vite delle persone e a privarle di risorse e libertà. I burocrati dietro una scrivania non sono affatto la fonte dell'ordine sociale. Sono il disordine sociale. E' oggi che stiamo vivendo il caos, è l'apparato statale che sovverte la libertà la vera fonte di caos sociale. Accentrare i poteri per "controllare meglio e fare il bene della società" è una presunzione di conoscenza. Ciò di cui ha bisogno la società per prosperare è decentramento. Ciò di cui ha bisogno la società per ottenere ordine sociale è decentramento.

Presumere che un'entità centrale possa risolvere tutti i nostri problemi è sciocco e assurdo. Solo ognuno di noi è in grado di risolverli "con prontezza" e "nell'immediato". Perché, come ricorda Hayek, il vero nemico della pianificazione centrale è il tempo. Lo scorrere del tempo porta a dei cambiamenti e tali cambiamenti portano tutta una serie di nuove informazioni. Anche se fosse possibile acquisire un'istantanea del mondo con tutte le informazioni concernenti, un attimo dopo sarebbe già storia vecchia e sorpassata. Le informazioni in questione, infatti, sarebbero scadute e inutilizzabili.

Ed è proprio questo il cuore del problema della conoscenza e delle informazioni: non si tratta solo dell'economia, si tratta delle nostre vite. Pianificare l'economia significa invadere la nostra sfera individuale e decidere per noi. Tale invasione viene ridotta con uno stato minimo, ma è pur sempre presente e pronta a ritornare qualora l'onniscienza dei pianificatori centrali prendesse di nuovo vigore nelle menti intorbidite della popolazione. Ci sono le nostre vite in gioco. La possibilità di abbattere il leviatano è concreta, ma deve essere chiaro qual è la strada da seguire. Mises e Rothbard l'hanno seguita fino in fondo; Hayek l'ha smarrita alla fine della sua carriera.


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Note

[1] Rule of Law significa che tutte le iniziative del governo devono passare al vaglio di un set fisso di regole e leggi, le quali vengono decise prima della sua formazione e non possono essere cambiate arbitrariamente. Essendo stabilite in questo modo, si sa in anticipo a cosa condurranno certe azioni e, soprattutto, a quali sanzioni.

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Keynes, Lenin e l'iperinflazione

Mer, 10/12/2014 - 11:12
Ci sono ancora commentatori là fuori che si sforzano di trovare lati positivi o spiegazioni plausibili al recente tonfo del Giappone. Ci mostrano grafici sulla disoccupazione, sull'occupazione, trasformazioni delle statistiche del PIL e quant'altro per venderci l'idea che il Giappone non è in recessione. Sono d'accordo. Non lo è. Infatti il Giappone è economicamente morto. Guardate quest'immagine e fissatela nella mente. Rappresenta il fallimento del mantra keynesiano spacciato come verità: "I deficit aiutano a superare una recessione." Lo yen sta sanguinando a morte a causa delle politiche economiche e fiscali dell'accoppiata Abe/Kuroda. E' già da un anno che questo blog si adopera a spiegarne le origini e le conseguenze. La politica folle di Abe è stata un fallimento sin da quando è stata implementata due anni fa e l'Abenomics non ha fatto altro che danneggiare l'economia reale. Le banche possono far finta di essere in salute e l'indice azionario può sfondare i tetti; nel frattempo la popolazione viene spremuta e si arrocca sempre di più nei propri saldi di cassa, ed essendo la spesa al consumo circa il 60% del PIL giapponese, l'economia non sta subendo colpi di coda da parte dell'inflazione dei prezzi. Nel frattempo i primi ricevitori del denaro di nuova creazione possono derubare del potere d'acquisto coloro che lo ricevono per ultimi o non lo riceveranno affatto. Su base cumulata, tutte le misure monetarie sono schizzate in alto; ma soprattutto è il bilancio della BoJ che si è impennato esponenzialmente. Il Giappone è un paese estreamemente interconnesso con il sistema bancario globale; se l'Europa è stata salvata dalla FED finora, chi salverà la BoJ?
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di Gary North


Nel 1919 John Maynard Keynes divenne una figura internazionale di notevole influenza grazie al suo libro, Le Conseguenze Economiche della Pace. Era una critica sull'imposizione dei risarcimenti bellici alla Germania in base al Trattato di Versailles.

In quel libro, Keynes fece le seguenti osservazioni.

Si dice che Lenin abbia dichiarato che il modo migliore per distruggere il sistema capitalista fosse quello di svilire la moneta. Con un continuo processo di inflazione, i governi possono confiscare, segretamente e inosservati, una parte importante della ricchezza dei loro cittadini. Con questo metodo non solo confiscano, ma lo fanno arbitrariamente; e mentre il processo impoverisce i molti, arricchisce i pochi. La vista di questo riarrangiamento arbitrario di ricchezza non solo colpisce la sicurezza, ma la fiducia nella distribuzione della ricchezza. Coloro ai quali il sistema porta guadagni inattesi, persino al di là delle loro aspettative o desideri, diventano i "profittatori", l'oggetto dell'odio della borghesia, che l'inflazionismo ha impoverito, e del proletariato. Con il procedere dell'inflazionismo e l'oscillazione selvaggia del valore della moneta di mese in mese, tutti i rapporti tra debitori e creditori, che costituiscono il fondamento ultimo del capitalismo, diventano così disordinati da divenire quasi privi di significato; e il processo di confisca della ricchezza degenera in un gioco d'azzardo e una lotteria.

Lenin aveva certamente ragione. Non vi è mezzo più sicuro e subdolo per rovesciare l'attuale base della società rispetto a quello di svilire la valuta. Il processo coinvolge tutte le forze nascoste della legge economica sul lato della distruzione, e avviene in un modo che nemmeno un uomo su un milione può diagnosticarlo.
Questa divenne una delle affermazioni più citate di quel libro. Eppure il manoscritto non verteva sull'inflazione, Lenin e la distruzione del capitalismo. Ma la citazione era semplicemente troppo importante per i difensori del gold standard tradizionale.

A partire dagli anni '70, l'autenticità della citazione di Lenin venne messa in discussione da una serie di economisti e storici. Non vi è alcun riferimento a questo concetto nelle opere complete di Lenin. L'ostilità nei confronti del gold standard era così grande, che questa volta addirittura Keynes venne chiamato in causa dai suoi accoliti accademici. Se si tratta di attaccare il gold standard o chiamare in causa Keynes, i keynesiani sono disposti a chiamare in causa Keynes. Prima le cose più importanti.

Ma si scopre che Keynes aveva ragione, e la critica a Keynes su questo punto era sbagliata. Lenin disse molto di più rispetto al breve estratto che Keynes gli attribuì. Lenin mise in chiaro perché credesse che l'inflazione avrebbe distrutto il capitalismo. Stava supervisionando il processo di questa distruzione, e l'uso della cartamoneta era cruciale nei suoi piani organizzativi. Ecco cosa disse:

Centinaia di migliaia di rubli sono stati emessi quotidianamente dal nostro Tesoro. Questo non viene fatto per riempire le casse dello stato con carta praticamente senza valore, ma con l'intenzione deliberata di distruggere il valore del denaro come mezzo di pagamento. Non vi è alcuna giustificazione per l'esistenza del denaro nello stato bolscevico, in cui le necessità della vita devono essere pagate solo col lavoro.

L'esperienza ci ha insegnato che è impossibile sradicare i mali del capitalismo con la semplice confisca ed espropriazione, poiché per quanto spietate possano essere tali misure, gli speculatori astuti e ostinati delle classi capitaliste riusciranno sempre a sfuggirvi e continuare a corrompere la vita della comunità. Il modo più semplice per sterminare lo spirito del capitalismo è quindi quello di inondare il paese con banconote prive di garanzie finanziarie di qualsiasi tipo.

Ormai una banconota da cento rubli è quasi priva di valore in Russia. Presto anche il contadino più semplice si renderà conto che è solo un pezzo di carta inutile. Gli uomini smetteranno di desiderarle e accumularle non appena scopriranno che non compreranno nulla, e la grande illusione del valore e del potere del denaro, su cui lo stato capitalista si basa, sarà definitivamente distrutta.

Questo è il vero motivo per cui le nostre stampanti monetarie stanno sfornando rubli giorno e notte, senza riposo.
Questa dichiarazione è stata ristampata in un articolo di due economisti, Michael V. White e Kurt Schuler: "Who Said 'Debauch the Currency': Keynes or Lenin?" E' stato pubblicato sul Journal of Economic Perspectives, Volume 23, Numero 2 (Primavera 2009), p. 217. Questa è una pubblicazione dell'American Economic Association. L'articolo è online.

Il motivo per cui gli studiosi non l'hanno trovata nelle opere complete di Lenin è che fu riportata sui giornali dell'epoca. Gli autori dell'articolo ce lo spiegano: "Il 23 aprile 1919 il Daily Chronicle di Londra e il New York Times pubblicarono una relazione di un colloquio con Lenin. Datato 22 aprile e cablato da Ginevra, suddetta relazione sosteneva di basarsi su 'note autentiche di un colloquio con Vladimir Ulianoff Lenin, il sommo sacerdote del bolscevismo, che furono comunicate da un giornalista a Mosca'."

Poiché l'autore di questo articolo non fu mai identificato, gli scettici la definiscono una bufala. Ma Lenin non disse che si trattava di una bufala, né contestò la dichiarazione sommaria di Keynes. Nel 1920 commentò il libro di Keynes, ma non definì falsa quell'affermazione.



L'OSSERVAZIONE E' CORRETTA?

Le iperinflazioni che si sono verificate in Germania, Austria e Ungheria nei primi anni '20 non distrussero il capitalismo. Di certo espropriarono investitori e possessori di obbligazioni, polizze vita, conti bancari e altri investimenti che erano legati al valore delle rispettive valute fiat. Ciononostante altri capitalisti prosperarono. Chi aveva acquistato beni immobili per mezzo di un mutuo, o qualsiasi agricoltore che aveva acquistato la sua fattoria per mezzo di denaro preso in prestito da una banca, ne beneficiò notevolmente. Ci furono vincitori e vinti, ma più perdenti che vincitori.

Tranne che in tempo di guerra, e fatta eccezione per il periodo immediatamente successivo alla guerra perduta, solo una nazione occidentale ha avuto iperinflazione: lo stato di Israele a metà degli anni '80. Le iperinflazioni tedesche e austriache finirono nel 1924. La memoria dell'iperinflazione in Germania ha impartito una lezione ai banchieri centrali tedeschi.

Ci furono periodi in cui emerse quella che potremmo definire inflazione repressa, dove le nazioni inflazionano le loro valute, ma controllano i prezzi e i salari per legge e quindi nascondere gli effetti di questa politica. Tuttavia non abbiamo mai visto una situazione in occidente in cui il capitalismo è stato chiamato in causa a seguito dell'iperinflazione. Lenin aveva torto. Keynes aveva torto.

L'iperinflazione è un fenomeno di breve durata. Per sua stessa natura interrompe i processi di mercato. Ma ciò significa che sconvolge i processi di mercato legali, rendendo redditizio il mercato nero. In reazione all'affarismo durante le grandi inflazioni subito dopo la prima guerra mondiale, ci fu una notevole ostilità contro i capitalisti, soprattutto i capitalisti ebrei. Ma poiché gli ebrei erano perlopiù gente di città, e l'iperinflazione ferì di più le città che le campagne, dove invece era praticabile il baratto, gli ebrei nelle città vennero espropriati di tutti i loro beni. E' vero che molti agricoltori se la cavarono, ma uno dei titoli dei libri più brevi del mondo è questo: Famous Jewish Farmers.

Le iperinflazioni ridistribuiscono la ricchezza. Non durano a lungo, perché non è possibile condurre affari economici con una valuta che è crollata. È possibile pagare i vecchi debiti, ma non si può comprare qualsiasi cosa di valore. Distruggono la divisione del lavoro nei mercati legali e la trasferiscono nei mercati neri. Poiché l'iperinflazione non è compresa dalla maggioranza delle persone, ci sono pochi vincitori e ci sono un sacco di perdenti. Ma non abbiamo visto un passaggio diretto da iperinflazione al socialismo o al comunismo.

Si dice spesso che Hitler fosse il risultato dell'iperinflazione in Germania. Questa non è una valutazione accurata. La Repubblica di Weimar rimase in vita per nove anni a seguito dell'iperinflazione, prima che Hitler salisse al potere nel 1933. Non era un'istituzione socialista. Aveva quello che potremmo definire un'inclinazione verso il welfare state, ma non fu segnata dalla proprietà dello stato dei mezzi di produzione. Era più come il New Deal che l'URSS. Hitler fece correre la Germania su questi stessi binari.

L'iperinflazione è un bau-bau. Non dovrebbe esserlo.

Il problema delle banche centrali non è che conducono all'iperinflazione. Il problema delle banche centrali è il ciclo infinito di espansione e contrazione, di euforia e delusione. Questi periodi tendono ad aumentare il controllo degli stati sull'economia, soprattutto durante i periodi dei grandi salvataggi bancari. Vi è un passo verso il keynesismo, ma non c'è uno spostamento netto verso il socialismo o il comunismo. Le vittime dell'iperinflazione non invocano il rovesciamento del capitalismo. Non si sono spinte nemmeno ad invocare la cessazione della banca centrale. Il settore bancario centrale è entrato in voga durante la prima guerra mondiale, e sin da allora non ha mai fatto un passo indietro. La Germania e l'Austria non hanno abolito le loro banche centrali dopo il 1923. Se l'iperinflazione del periodo 1921-1923 non convinse gli elettori che il gold coin standard è superiore alla banca centrale, allora i banchieri centrali hanno ragione a non vedere alcuna minaccia al loro controllo sulle economie nazionali.

L'iperinflazione non è nel nostro futuro. I debiti enormi del moderno welfare state non sono tali da poter essere pagati con due o tre anni di iperinflazione. Le promesse politiche fatte dagli stati alla popolazione, sono promesse che si pensa si estendano attraverso i secoli: irrevocabili. Gli oneri fiscali della Previdenza Sociale e del Medicare non possono essere alleviati dall'iperinflazione. Quest'ultima produce la distruzione della moneta. Le promesse politiche del welfare state moderno rimarranno sui libri anche dopo un'iperinflazione. Questo è il motivo per cui lo stato e le banche centrali non traggono alcun guadagno dall'iperinflazione.

L'iperinflazione richiama l'attenzione sull'incompetenza dei banchieri centrali. Questo è il motivo per cui ai banchieri centrali non piace, tranne quando gli stati li costringono a finirvi dentro.

L'inflazione al 450% nello stato di Israele nel 1984, non ha portato alla chiusura della banca centrale. Smise di inflazionare. Il capitalismo è rimasto intatto. Ci vorrà più di un'iperinflazione per distruggere il capitalismo o le banche centrali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Perché l'élite politica ha bisogno del vostro voto

Mar, 09/12/2014 - 11:14




di Bill Bonner


"Ciao, sono Michelle Obama..."

Si sentono le cose più incredibili per le strade di Baltimora. Il giorno delle elezioni un altoparlante montato su un furgone bianco va su e giù per le strade con un messaggio registrato.

Ci avviciniamo per carpirlo, e scopriamo che è la voce della First Lady la quale esorta a votare tutti gli aventi diritto.

Come si dice a Wall Street, sembrava "un libro parlante". L'élite politica ha bisogno del voto delle masse come il trattore ha bisogno del gasolio — per andare dove deve andare.

La scorsa settimana il Wall Street Journal ha rinfrancato i nostri spiriti quando ci ha comunicato che le aspettative di vita sono più lunghe di quanto pensassimo. I nuovi dati mostrano che un uomo di 65 anni probabilmente vivrà fino a 86.6 anni — ben due anni in più rispetto all'ultima previsione.

Altri due anni? Cosa ci faremo?

Correre per una carica pubblica? Imparare una lingua straniera? Rapinare un negozio di liquori e finire 24 mesi in carcere?

Aspettate un attimo, perché non tutto può essere rosa e fiori. "Le nuove stime [...] potrebbero eventualmente aumentare le passività dell'età pensionabile di circa il 7%", puntualizza il WSJ.

L'ultima volta che abbiamo guardato, gli Stati Uniti erano così sott'acqua da farsi venire un malore da decompressione. Secondo i principi contabili del GAAP, Washington è in rosso di circa $212 bilioni — denaro che non ha — per pagare le pensioni e le prestazioni dell'assistenza sanitaria.

Se le persone vivono più a lungo, tali oneri devono aumentare. Vediamo, il 7% di $212 bilioni... Hmmm... potete farli anche voi i conti. Il nuovo totale dovrebbe essere di circa $15 bilioni in più.

E se le cose stanno così, che cosa significa per le pensioni e i sistemi di assistenza sanitaria in tutto il mondo sviluppato?

Significa che andranno in bancarotta, guidati da quei vecchietti dei giapponesi.

Sì, nella gara per vedere quale welfare state moderno andrà in bancarotta per primo, il Giappone è in testa.

Come i lettori di vecchia data già sanno, l'essenza dello stato è la rapina a mano armata. Persuasi ad andare alle urne da Michelle, gli elettori fantasticano di essere coloro che possono decidere il fato degli Stati Uniti d'America. Ma è l'elite che si trova sul sedile del conducente.

Questa è la nostra osservazione... e la conclusione di due studi universitari riportati di recente su queste pagine. La popolazione si limita a votare per qualsiasi candidato la inganna meglio.

Poi l'élite utilizza il potere dello stato per trasferire ricchezza e potere dagli elettori a sé stessa. Motivo per cui la formazione paramilitare delle forze di polizia locali è così allarmante: suggerisce che useranno il pugno duro su di noi.

Ai vecchi tempi erano antipatiche. Nel XIX secolo l'esercito di Napoleone ancora calpestava tutta l'Europa riempiendosi la bocca con Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Ma nel loro cuore albergava solo il furto. I soldati della Grande Armée rubavano tutto quello che potevano.

Lo stato moderno richiede più frode che forza. Il capitalismo dipende da complessi rapporti di fiducia e da investimenti fissi di lungo termine. Rubare le cose sconvolge tali pratiche. La produzione diminuisce. Le nazioni che non hanno alcun rispetto per le esigenze del capitalismo, hanno economie deboli. E le economie deboli non possono permettersi molta potenza di fuoco.

Questo è ciò che ha portato la Cina e la Russia ad abbandonare le loro credenze comuniste nel tardo XX secolo. Le economie di comando sono economie deboli, e le economie deboli non possono competere militarmente.

Dopo la Rivoluzione Francese, quasi tutti i Paesi più importanti percepivano di dover far sentire più importante la gente comune, come se fosse a capo dello stato.

E dopo Bismarck i partiti politici percepirono di dover offrire agli elettori una qualche forma di assistenza sociale. In caso contrario, avrebbero affrontato una "rivolta delle masse".

Questo è quello che ha trasformato i governi di oggi in grandi compagnie di assicurazione cleptocratiche. Gestiscono programmi di assistenza sanitaria e di previdenza gravemente inefficienti; le élite rubano gran parte del flusso di cassa (sussidi, QE, Fannie Mae, prodotti farmaceutici, salvataggi, ecc.).

Questo modello ha funzionato abbastanza bene negli ultimi 150 anni. I capitalisti hanno aggiunto più carne alla dieta dell'uomo medio e più tempo libero alla sua vita. Sentendosi più ricco, ha richiesto... ed è stato in grado di supportare... programmi di assicurazione sempre più ambiziosi.

Ma il modello di Bismarck ha raggiunto il suo apice nella seconda metà del XX secolo. I grandi aumenti dei redditi reali si sono conclusi negli anni '70 in Europa e negli Stati Uniti. I Ford e i Rockefeller sono spariti. E i nuovi capitalisti sono stati così incatenati da tasse, norme e regolamenti che hanno trovato difficoltà ad andare avanti.

Anche il debito e la demografia hanno ridotto i tassi di crescita. Ma la gente voleva ancora più benefici e si è rivolta allo stato e agli istituti di credito per ottenerli. I presidenti Johnson e Nixon hanno reciso il legame del dollaro con l'oro nel 1968 e nel 1971 — permettendo loro di sprofondare di più nel debito rispetto al passato.

All'aumentare dei benefici, più divenivano importanti agli occhi delle persone che li ricevevano... più divenivano costosi per le tasche degli stati. I politici avrebbero scoperto che non potevano aumentare le tasse o tagliare tali benefici. Tutto quello che potevano fare era prendere in prestito di più.

Come è raccontato superbamente dall'ex-consigliere economico di Reagan, David Stockman, il Partito Repubblicano ha perso la lotta per i bilanci in pareggio nei primi anni '80.

Da allora in poi non vi è stata più un'opposizione seria ai deficit. All'inizio del XXI secolo più della metà degli elettori riceveva un sostegno da parte dello stato. I lupi hanno superato gli agnelli nei seggi elettorali; cosa ci fosse sul menù era una conclusione scontata.

Negli Stati Uniti il taglio delle spese militari potrebbe ancora finanziare la spesa sociale. Ma anche il settore della sicurezza è stato assorbito dal gigantesco complesso assicurativo — con milioni di lupi che bramano posti di lavoro, contratti, assistenza sanitaria e prestazioni pensionistiche.

E ora — con popolazioni brizzolate, un tasso di natalità in calo, un debito insostenibile e una crescita lenta — le rivendicazioni aumentano. Il modello della compagnia di assicurazioni è diretto verso la bancarotta. La buona notizia della scorsa settimana sulle aspettative di vita è che abbiamo una buona possibilità di vivere abbastanza a lungo da vederla.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Il vostro “panem et circenses” personale

Lun, 08/12/2014 - 11:16




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Per diverse settimane la tragica anima del Mogambo è stata turbata da lievi perturbazioni nella Forza, tanto per usare una vecchia metafora di Star Wars, le quali hanno portato in primo piano la questione interessante di come se la caverebbe una spada laser Jedi contro un paio di mitragliatrici calibro .50.

Oltre a riflettere su questo tipo di questioni profondamente filosofiche, era la solita situazione "È tutto tranquillo... è tutto troppo tranquillo...", dove ci si guarda sempre le spalle e si intravedono nemici in agguato in ogni ombra. Ogni nervo, muscolo e pelo del corpo è teso, il che non fa che dimostrare il suddetto punto.

Per esempio, ho iniziato a rilevare strane vibrazioni quando ho letto quello che gente come Paul Krugman dice su Janet Yellen & Co. per quanto riguarda la politica monetaria.

E quando li chiamo per farmi spiegare come mai sono i soliti Terrestri idioti che non capiscono di economia, mi riagganciano in faccia!

Voglio dire, dico chiaramente alla segretaria che io sono il Favoloso e Geniale Mogambo (FGM) e che chiamo per farmi spiegare come mai la loro idea keynesiana del Quantitative Easing non sia stata altro che un grande, grosso e schifoso fallimento; inoltre mi piacerebbe sapere che cosa hanno intenzione di proporre dopo per quanto riguarda la politica monetaria, ed è meglio che NON sia più quello stupido Quantitative Easing, poiché sono pronto a chiarire nel dettaglio quanto debbano essere idioti a credere che l'inflazionamento della massa monetaria (e anche l'aumento del debito) possa funzionare. Voglio dire, che possibilità ha di funzionare? Una su un milione? Una su un zilione? Eppure si vorrebbe continuare su questa strada per molto tempo ancora!

Ma, ahimè, non riesco a farlo capire a nessuno. Mai! Anche dopo che spiego chiaramente alla segretaria chi sono, il Favoloso e Geniale Mogambo (FGM), e perché sto chiamando nella speranza di velocizzare le cose.

Anche riformulare l'analisi di sopra, attraverso le osservazioni di un Junior Mogambo Ranger (JMR), non dà, purtroppo, alcun risultato.

Così, esausto e confuso, vengo lasciato con un senso di terrore crescente, cosa che si addice alla situazione.

Tuttavia sapevo istintivamente che stava accadendo qualcosa di GROSSO, poiché la fronte corrugata e gli spasmi del mio corpo mi dicevano di abbandonarmi ad un frenetico acquisto di oro, argento e armamenti difensivi.

E con il cuore in gola e il corpo ricoperto da sudori freddi, mi rendevo improvvisamente conto che il motivo per cui non mi rispondevano POTEVA essere solo uno: credevano davvero che il colossale tentativo dalla Federal Reserve di stampare denaro per uscire dalla crisi fosse il modo giusto, favoloso, miracoloso, glorioso di agire. Anche se 2,500 anni di storia economica, una triste storia in cui uno stato dopo l'altro è finito in bancarotta, dimostrano il contrario.

Dato che io sono il già citato Favoloso e Geniale Mogambo (FGM), ho sempre saputo che il fine ultimo della grottesca espansione dell'offerta di moneta era quello di espandere le dimensioni dello stato per far rivivere, in un modo o nell'altro, le famigerate politiche di "panem et circenses" dell'antica Roma: le masse, impoverite da aumenti dei prezzi, falcidiate da un governo oppressivo e da condizioni di vita pessime, vengono placate dallo stato che dà loro cibo e intrattenimento, una politica disastrosa che porta sempre a Cose Molto Molto Brutte (CMMB).

Quindi ero più paranoico e cinico del solito.

Sentimenti amplificati dalla lettura di un articolo su Zerohedge dal titolo agghiacciante: "It Begins?" Quando l'ho visto mi è parso di sentir urlare spiriti irrequieti e ululare lupi famelici in lontananza, i quali si avvicinavano sempre di più. Sempre di più.

"It Begins?", mi dispiace dirlo, non è il titolo di un nuovo film horror in cui vengono spiattellati su tutto lo schermo litri di sangue e proiettili di ogni calibro, in cui ci sono esplosioni di fuoco, inseguimenti ad alta velocità e orde di zombie mutanti che per lo più sembrano bellissime modelle in lingerie, solo meno vestite.

Invece "It Begins?" si riferisce ad un articolo della rivista Foreign Affairs, scritto da Mark Blyth e Eric Lonergan del Council on Foreign Relations, cosa che è abbastanza inquietante di per sé.

L'essenza dell'articolo è questa: "Stampare di meno ma trasferire di più: perché le banche centrali dovrebbero dare i soldi direttamente al popolo." Accidenti!

Per risparmiare la fatica di strofinarvi gli occhi per la completa incredulità, andiamo direttamente al punto: "Piuttosto che cercare di stimolare la spesa del settore privato attraverso l'acquisto di asset o cambiamenti nei tassi di interesse, le banche centrali, come la FED, dovrebbero consegnare il denaro direttamente ai consumatori."

Lanciare denaro dai grattacieli! E' panem et circenses a palate! "Ecco un po' di soldi per comprare cibo e intrattenimento!" Wow!

Gli autori, che hanno torto su tante cose importanti in questo articolo, hanno comunque assolutamente ragione quando dicono: "A breve termine tali trasferimenti di denaro potrebbero rimettere in moto l'economia"!!!

I tre punti esclamativi conclusivi sono stati aggiunti da me in modo da conferire un accento chiaramente drammatico alla cosa, per assicurarmi che voi capiate che milioni di consumatori che spendono improvvisamente un sacco di nuovo denaro farebbero di sicuro riprendere l'economia!! Wow! Che boom che ne uscirebbe!

La parte più ridicola è quando hanno detto che dare denaro alle persone "non causerebbe inflazione dannosa, e pochi dubbi sul fatto che funzionerebbe. L'unica vera domanda è perché nessun governo c'abbia provato." Hahahaha!

Ve l'avevo detto che avevano torto su alcune cose e qui ce ne sono tre in una sola volta, perché, in primo luogo, è certo che CAUSEREBBE inflazione, ma viene definita "dannosa".

E, contrariamente alla ridicola conclusione degli autori, nessuno dubita che funzionerebbe! Nessuno! Un sacco di nuovi capitali scaricati in un'economia NON avvierebbero un boom? Hahahaha!

E la ragione per cui nessun governo c'ha provato è perché E' Dannatamente Stupido (EDS), poiché "Nessun governo che ha lanciato soldi alla popolazione è durato abbastanza a lungo da poterlo raccontare."

Gli autori pensavano di essere così intelligenti da anticipare l'obiezione dello Sgradevole Mogambo Contrario (SGC): "Un'inflazione terrificante è garantita, idioti, e la povera gente diverrebbe sempre più povera e affamata, e tutti se la prenderebbero coi propri figli che piangerebbero per la fame, per il freddo e per la pioggia, e tutto degenererebbe quando le persone scatenerebbero un caos per le strade, e ben presto non si potrebbe più comprare una buona pizza nel raggio di chilometri."

Invece di sgattaiolare via per la vergogna e per il mio disprezzo, perseverano nel rendersi ridicoli: "Altri critici avvertono che lanciare denaro dagli elicotteri potrebbe causare inflazione. I trasferimenti, tuttavia, sarebbero uno strumento flessibile. I banchieri centrali potrebbero decollare ogni volta che lo riterrebbero opportuno e aumentare i tassi di interesse per compensare eventuali effetti inflazionistici." Hahahahahahaha!

I banchieri centrali potrebbero lanciare sempre più denaro "ogni volta che lo riterrebbero opportuno"... ma se qualche tempo dopo la FED dovesse ritenere "opportuno" smettere di lanciare denaro e, quindi, causare un rallentamento economico, rischiando una deflazione dei prezzi degli asset con un leverage di 100 a 1? Hahahaha! Come direbbero i Monty Python: "Tira l'altra leva!"

Alzare i tassi di interesse per sterilizzare in qualche modo uno tsunami di denaro contante? Mi preoccuperei dei tassi di interesse se ricevessi sempre più denaro e l'inflazione dei prezzi stesse ruggendo? Hahaha! Che fessi!

Ma a parte gli scherzi e la stupidità, qualcuno si sta aspettando un po' di nuove entrate? No perché Chuck Butler di EverBank riferisce che "il credito al consumo (leggi indebitamento) a luglio è cresciuto di $26 miliardi, e la cifra di giugno è stata rivista al rialzo ($18.8 miliardi) rispetto a quella pubblicata in precedenza ($17.2 miliardi)."

Lui, come me, lo caratterizza così: "Roba da matti, come se il 2008 non fosse mai accaduto! Cosa diavolo sta succedendo qui? Possibile che nessuno impari mai?"

Dave Gonigam, direttore di The 5 min. Forecast, seziona quella cifra: "Rispetto al totale, $5.4 miliardi sono costituiti da carte di credito — un impulso inedito durante la 'ripresa economica' anemica di questi ultimi cinque anni."

"Dei restanti $20.6 miliardi, la maggior parte è costituita da prestiti per comprare auto e prestiti agli studenti."

Queste persone hanno improvvisamente posti di lavoro per spiegare le loro spese folli? No. In realtà, ancora meno persone hanno un lavoro.

E se volete un po' di cattive notizie sul fronte dell'occupazione, oltre alle solite storie sconvolgenti su un tasso di disoccupazione alto e di come i lavori stanno scomparendo più velocemente di una pizza in una partita del Super Bowl, il pamphlet intitolato "Pocket World in Figures" della rivista The Economist ha una tabella dal titolo “Largest Manufacturing Output” che mette gli Stati Uniti in cima alla lista, a $1,771 miliardi.

Questo ci conferisce un misero vantaggio di $14 miliardi rispetto alla Cina. La situazione si aggrava se si guarda alla tabella successiva nella sezione “Largest Services Output”: gli Stati Uniti sono ancora al primo posto, a $10,574 miliardi, mentre il secondo posto è detenuto dal Giappone con $3,904 miliardi e il terzo dalla Cina con $3,172 miliardi.

In breve, tutti quei lavoratori statunitensi nel settore dei servizi sono impiegati per produrre qualcosa. Probabilmente tutto ciò ha qualcosa a che fare con il nostro deficit commerciale da $40 miliardi al mese! Hahaha!

Ma a parte il deficit commerciale, questi "servizi" e la bizzarria di lanciare denaro alla gente ci porterà quasi certamente ad una nuova politica fiscale che li giustificherà entrambi dal momento che il comportamento che una volta era considerato idiota e suicida, ora è considerato l'unica via d'uscita. Qualcuno ha detto "nuova guerra"? Se la storia è una guida, non ci sarà da sorprendersi.

E quando il governo inizierà a distribuire tutti quei soldi, e spenderli verrà elevato a dovere patriottico, sarà tempo di prendere i pop-corn!

E se questa cosa del "dare i soldi direttamente alle persone" avrà anche una vaga speranza di essere implementata, allora sarete lieti di avere un po' di tempo per accumulare un sacco di oro e argento durante la Grande Festa Monetaria (GFM) che sicuramente ne seguirà, e se avrete un altro po' di tempo per pensare e sognare ad occhi aperti scoprirete che i loro prezzi schizzeranno in alto a causa della calamità inflazionistica della sopra citata Grande Festa Monetaria (GFM). Tutto il resto è cenere e mal di cuore. Poesia!

Whee! Questa roba dell'investire è facile!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


GSIB: calciare il barattolo diventa sempre più insidioso

Ven, 05/12/2014 - 11:11




di Francesco Simoncelli


Le notizie degli ultimi giorni ci forniscono una moltitudine di esempi di come in realtà i burocrati finanziati dalle tasse altro non sono che bugiardi patentati. Ovvero, quando i nodi arrivano al pettine raddoppiano la promessa che avevano fatto in precedenza e si rivolgono alla popolazione (simbolicamente) affinché essa capisca perché è necessario un cambio di rotta. Esso viene annunciato con questa formula: "La situazione è critica, ma se agiamo ora è possibile invertirla." Non si inverte mai. Non è mai accaduto. Coloro che pretendono di avere una sorta di preveggenza azzardano una previsione, ubriacati dalla loro teoria presumibilmente solida. Inutile dire che fanno la figura degli sciroccati una volta che gli avvenimenti dimostrano il contrario di quello che avevano previsto. E' accaduto a Keynes quando nel 1927 disse: "Non avremo più alcun crash nei nostri tempi." E' accaduto a Irving Fisher nel 1928: "Ci potrà essere una lieve recessione, ma niente di paragonabile ad un crash", e nel 1929: "Il mercato azionario pare aver raggiunto quello che è a tutti gli effetti un plateau permanente. Prevedo che il mercato azionario andrà più in alto nelle prossime settimane." Sebbene le loro teorie sarebbero dovute finire nella pattumiera della storia, sono sfuggite a questo destino.

Roosevelt riabilitò Keynes. Friedman, più in là, avrebbe riabilitato Fisher. Al giorno d'oggi abbiamo i vari Martin Wolf e Paul Krugman che pretendono un attivismo oltremisura delle banche centrali. Secondo il loro punto di vista basterebbe essenzialmente questo per smorzare gli "spiriti animali" degli individui e permettere al settore pubblico di colmare il gap della domanda aggregata. Con un semplice schiocco di dita la stagflazione di oggi si trasformerebbe in un periodo di crescita sostenibile senza paragoni. A tal proposito Draghi pare aver scelto di percorrere questa via. Sebbene nessuno l'abbia votato, verrà rotto un patto che sembrava inossidabile circa 14 anni fa. Lo zio Mario è seriamente intenzionato a comprare bond statali, smantellando l'attuale sistema che li considera principalmente delle garanzie ai prestiti che concede la BCE. Si è pronti a fare sul serio. Stavolta è diverso. O almeno così ci viene detto.

Sebbene il QE sia stato un fallimento in Giappone e negli USA, adesso ci proverà Draghi. Gli stress test in realtà sono andati male, ma ovviamente questo non si poteva dirlo palesemente. Soprattutto ora che la FED ha temporaneamente messo in pausa il proprio QE. Perché? Perché il boom petrolifero sul suolo americano ha concesso una tregua e perché l'Europa è in condizioni peggiori. Ma come ancora esistono istituti TBTF (Es. troppo grandi per fallire) negli Stati Uniti, in Europa abbiamo le GSIB (Es. banche importanti a livello globale e a livello sistemico). Questo significa che la generosità della FED finora ha costituito una grande manna per entrambe queste figure.





L'Abenomics sotto steroidi da sola non basta, la BCE non può più restare a bordo campo. La BCE, infatti, ha potuto sgonfiare il proprio bilancio a seguito dell'opportunità garantita dalla FED, la quale ha permesso ai GSIB di ripagare le due tranche di LTRO precedenti. Ciò non ha avuto alcuna influenza sui bilanci di tali istituti, i quali sono stati gravati ulteriormente da investimenti improduttivi a seguito dei loro gioco d'azzardo nel mercato azionario alla ricerca di rendimenti decenti con cui chiudere l'anno in positivo. In un panorama di fondamentali di mercato annacquati, il mercato azionario non è altro che una gigantesca bolla in attesa di scoppiare. La maggior parte del denaro creato dalle banche centrali, infatti, oltre a finire in riserve in eccesso ha infiammato una delle bolle più grandi della storia: quella nel mercato obbligazionario statale. La seconda più grande è quella nel mercato azionario. Main Street, invece, è rimasto sostanzialmente a secco.




C'è poca volontà da parte delle persone di prendere in prestito, e c'è poca volontà delle banche di prestare denaro data l'incertezza nel panorama economico, i fondamentali annacquati e i loro bilanci disastrati.




L'intenzione della BCE, quindi, è quella di salvaguardare questi istituti attraverso l'acquisto di titoli emessi dai GSIB, così da iniettare denaro nelle loro riserve in modo che possano dare una parvenza di stabilità attraverso la conformazione ai rapporti di capitale. Ciò consente un gearing maggiore. Ciò consente un azzardo morale maggiore attraverso scommesse più azzardate. Ciò consente ad entità improduttive di sopravvivere nonostante il parere negativo dell'economia di mercato. Ma un bail-in per un istituto simile è inverosimile in pratica, perché senza la promessa di un bailout e di un pieno appoggio della banca centrale la probabilità di un contagio sistemico mondiale è una cosa certa. Questo significa che l'ultima ruota del carro, i depositanti, saranno fregati due volte. Le cose potrebbero sfuggire di mano senza che nessuno se ne accorga.

Quello che stiamo osservando ora è un cambio della guardia: le principali banche centrali del mondo devono sincronizzare le loro azioni affinché possano fornire all'attuale mercato una parvenza di stabilità. Questo significa che calceranno il barattolo, perché le misure che si vogliono perseguire in Europa non sono altro che una serie di puntelli atti a sorreggere bilanci di istituti GSIB che rappresentano delle vere e proprie bombe ad orologeria.



"CIRCOLARE, NON C'E' NIENTE DA GUARDARE QUI! VA TUTTO BENE!"

La FED ha smesso temporaneamente il suo QE perché lo spettacolo ora è concentrato principalmente su un'Europa moribonda. Ma gli USA non sono affatto "guariti". La stampa mainstream è concentrata sul PIL e sull'occupazione di nuovo ruggente. Ciò non perturba il mantra fornito dalla gilda accademica: "Non agitare le acque." Inoltre, veicola un altro mantra caro alla gilda accademica e all'establishment keynesiano: "I deficit aiutano a superare una recessione." Davvero? Credo che sarò ritenuto "scortese" per quello che ho da dire.

I rallegramenti si sono susseguiti viralmente alla notizia che il tasso di disoccupazione USA fosse sceso al 5.8%, un risultato presumibilmente attribuibile alle politiche della banca centrale e ai suoi sforzi per stabilizzare l'ambiente economico. Può darsi. Come al solito, però, non si distinguono i dettagli e si tende, seguendo ciecamente la teoria sgangherata keynesiana, a considerare superiori gli aggregati. Infatti se guardiamo le cifre del BLS scopriremo che da 7 anni a questa parte i lavori full-time hanno fatto la fine del dodo, lasciando un mondo praticamente incerto sul fronte del lavoro per quelle leve che si affacciano per la prima volta in tale contesto. I part-time sono spuntati in ogni dove. Per non parlare degli scoraggiati i quali hanno deciso di tirare i remi in barca e coloro che si accontentano delle elargizioni del welfare statunitense.




I numeri in questione non indicano una ripresa sostenibile, bensì un'economia che sta dilapidando risorse materiali e risorse umane attraverso l'inflazionamento di vecchie e nuove bolle. Le cifre positive sventolate nel PIL rappresentano una crescita nominale guidata principalmente da una gigantesca bolla nel settore azionario e nel settore obbligazionario. Infatti non ci sono investimenti. C'è ridondanza degli investimenti. Non c'è innovazione, c'è stagnazione tecnologica. I profitti sono legati saldamente ad una euforia artificiale.



Senza un lavoro a tempo pieno, il quale spesso remunera il soggetto con paghe alte e costanti, le nuove leve saranno costrette ad arrancare durante la loro vita ricorrendo alla propria famiglia per sopravvivere. Questi nuclei sono ancora schiacciati dal peso dell'euforia del passato che, sebbene abbiano tentato di alleviarla riducendo la loro esposizione al debito, non riescono a scrollarsi di dosso a causa del panorama economico distorto nei fondamentali. La nebbia della propaganda mainstream vuole una ripresa dei consumi, nuovo indebitamento, vivere secondo quell'illusione di poter spendere soldi che non si hanno senza conseguenza alcuna. Questa illusione è entrata nella mente degli individui sin dal 1971: "Se può farlo lo stato, perché non posso farlo io?" Quindi nonostante il lavoro part-time, si può sfruttare la solvibilità dei propri genitori per accendere nuove linee di credito e accedere a quella vita a cui loro hanno potuto godere tempo addietro. Hanno lavorato duro sia per loro che per i loro figli, pensano che debbano concedere il meglio per loro e che il futuro aggiusterà ogni cosa. Non hanno una visione chiara del futuro a causa di segnali discordanti. Commettono errori.

Gli stessi errori commessi da coloro che espongono i propri stipendi per pagare le rate del mutuo. Gli hedge fund, finanziati dalla generosità della FED, hanno iniziato a rastrellare quante più abitazioni possibili e hanno fatto raggiungere un fondo alla bolla scoppiata nel 2008; essendo amanti dei carry trade stabili, si sono lanciati in una nuova attività "buy to rent". Dato che la maggior parte delle persone negli USA non può permettersi una casa di proprietà, come denotano anche i bassi livelli dei first home buyer, le hanno affittate. Questo ha permesso loro di creare un nuovo tipo di cartolarizzazione non più fondato sui mutui, bensì sui flussi di pagamento degli affitti. Ma con un panorama occupazionale come quello sopra descritto, quanto è sostenibile questa catena?

In realtà non lo è, e se le stesse regole applicate al settore privato per quanto riguarda la bancarotta fossero applicate anche a TBTF, GSIB e settore pubblico, a quest'ora i media mainstream starebbero parlando di come lo zio Sam sia destinato a schiantarsi a terra con un fragore assordante.




Questo trend continuerà su questi binari. Tagliare la spesa? Politicamente inaccettabile. Tagliare le tasse? Fiscalmente suicida. Cosa si farà? Più della stessa cosa. Più deficit. Più burocrazia. Più denaro gratis. Questo significa che sebbene il QE sia stato temporaneamente sospeso, il mercato azionario ai livelli attuali non può fare a meno degli interventi della banca centrale per restare a galla. Gli investimenti improduttivi che hanno generato questa euforia non ne potranno fare a meno. Perché? Perché i $2.5 bilioni di riserve in eccesso create per sostenere artificialmente i TBTF sono ancora tutte lì. Drenare quelle risorse significherebbe esporre il sistema bancario commerciale alle forze di mercato, significherebbe accettare le conseguenze dell'azzardo morale, significherebbe ammettere che la FED rappresenta in realtà un cartello costituito da banche e settore statale. I continui interventi della FED nell'economia di mercato hanno affossato un sano price discovery e un mark-to-market dei titoli commerciati giornalmente. Non solo, ma hanno svilito l'unità monetaria che tutti usano per scambiare.




Nonostante la FED sia riuscita a fare in modo che la maggior parte del denaro creato sin dalla prima campagna di QE rimanesse intrappolato nel circuito finanziario, generando una tremenda inflazione dei prezzi negli asset, piccole porzioni sono riuscite a raggiungere l'economia più ampia sconquassando gli standard di vita di coloro nelle cui mani il denaro di nuova creazione è arrivato per ultimo o non è arrivato affatto. Sin da quando la FED ha aperto i battenti, non ha fatto altro che salvaguardare gli interessi di gruppi con interessi particolari lasciando al proprio destino funesto il resto della società. Infatti, se guardate il grafico qui sopra, il dollaro ha perso circa il 98% del suo potere d'acquisto sin da quando è stato approvato il Federal Reserve Act.

Questo è il vero segnale di mercato che ci comunica come il sistema monetario fiat stia implodendo.



DA OVEST A EST

Stati Uniti ed Europa non sono soli nella loro dipartita finanziaria. La politica del calcio al barattolo è diventata globale. La Cina, diversamente dai Paesi occidentali, ha accumulato una quantità di oro fisico a ritmi fuori da ogni cosa vista finora. Perché? Non credo per un ritorno al gold standard (o al limite, qualcosa di lontanamente simile). Credo che quando i nodi verranno al pettine gli hard asset faranno la differenza, soprattutto in un mondo ormai soffocato in uno tsunami di moneta fiat. Anche l'oro è stato trascinato nell'irrazionalità cartacea, i mercati dei futures strabordano di contratti onorati in cartamoenta piuttosto che con l'asset sottostante. Anche qui è stata usata la riserva frazionaria, con lo stesso oro presente nelle bullion bank che è stato messo a garanzia di più e più contratti alla volta. La strategia cinese, e più in generale quella dell'Asia, è prepararsi ad un soft landing rispetto all'hard landing che attende l'Occidente.

Sicuramente avrete sentito parlare di shadow banking, ovvero, quelle operazioni portate avanti dal settore bancario commerciale tenute fuori dai bilanci ufficiali. In questo modo il ricorso alla leva può essere maggiore (fino a 40 volte il patrimonio investito), sebbene la banca in questione non godrà di una linea di credito da parte della banca centrale (o perlomeno, non subito). Ebbene sin dal 2008 il settore bancario ombra della Cina è quadruplicato.




La maggior parte di questo credito è andato a sovvenzionare progetti improduttivi ed enormi sprechi di capitale, portando l'economia cinese su un sentiero pericoloso. Mentre la banca centrale era occupata a stampare yuan per tenere basso il tasso di cambio rispetto al dollaro, sono emersi una serie di prodotti finanziari sempre più rischiosi dato il panorama lacunoso di investimenti con rendimenti positivi. Un esempio specifico sono i wealth management products. Essi rendono più dei depositi bancari, ma vengono erroneamente considerati tanto "sicuri" quanto gli stessi depositi bancari. Le istituzioni che li emettono incanalano i fondi ricevuti in settori la cui capacità è satura (Es. settore immobiliare). Non solo, ma la maggior parte degli istituti di credito che li emette lo fa per ripagare i vecchi debiti e spesso sono conteggiati off-budget.




A coronare questa situazione esplosiva, c'è il fatto che la maturità di questi prodotti finanziari si sta assottigliando nel tempo. Sette anni fa solo una piccola parte di WMP maturava prima di 90 giorni e la maggior parte aveva scadenza superiori all'anno. Oggi la situazione si è totalmente ribaltata. E' un grande schema di Ponzi. Come schematizza David Stockman:

[...] In due decenni la Cina ha costruito una grande economia di Ponzi che è marcia fino al midollo. Ha 1.5 miliardi di tonnellate di acciaio, ma un "volume di vendita" di meno della metà — cioè, la domanda di acciaio per automobili, elettrodomestici ed edfici una volta che svanirà l'attuale sbronza per la costruzione di cattedrali nel deserto. Lo stesso vale per le sue industrie nel settore del cemento, le costruzioni navali, quelle solari ed il settore dell'alluminio — per non parlare dei 70 milioni di appartamenti di lusso vuoti e le vaste distese di autostrade, ferrovie veloci, aeroporti, centri commerciali e nuove città.

In breve, la gigantesca bolla del credito cinese rappresenta il più grande malinvestment delle varie risorse economiche — manodopera, materie prime e beni strumentali. In effetti i porcili nelle campagne sono stati riempiti di rame e i quartieri urbani rimpinzati di vetro e cemento; accorgimenti che non rendono nulla, ma in questo schema di Ponzi cinese ognuno di essi è diventato "garanzia" per altri "prestiti."

La Cina si è diretta verso i confini economici del pianeta — in quelle che potremmo definire Terre Monetarie Sconosciute — il quale si basa sul principio circolare del prestito, della costruzione e di altri prestiti. In sostanza, si tratta di una gigante re-hypothecation dove il "debito" di uno diventa "l'attivo" di un altro.

Così i governi locali si ritrovano magri introiti, ma enormi debiti basati sulla sopravvalutazione delle terre. Gli imprenditori minerari affrontano un crollo dei prezzi e dei ricavi, ma allo stesso tempo anche un'impennata a doppia cifra dei tassi di interesse sui prestiti bancari ombra garantiti da riserve di carbone sopravvalutate. I cantieri navali non hanno ordini, ma enormi debiti garantiti dalla costruzione di nuove baie. Gli speculatori hanno collateralizzato enormi scorte di rame e di ferro a prezzi che stanno già diventando storia antica.

La Cina è sulla cuspide della più grande margin call della storia. Una volta che i valori degli asset inizieranno a declinare, le sue piramidi di debito si ritroveranno esposte a fallimenti e crolli. Indubbiamente il governo lotterà per mantenere viva la prosperità attraverso la stampante, forse ci riuscirà per un altro mese o trimestre, ma si stanno formando crepe ovunque perché la frenesia del credito è stata troppo estrema.
E' per questo motivo che sta accumulando oro. Sono convinto che lo stia facendo per attutire in qualche modo il tonfo che la sua economia dovrà sopportare per liberarsi da tutti questi errori economici. Utilizzando quanto più oro possibile per proteggersi contro la tempesta incipiente, ha intenzione di catturare due piccioni con una fava: uscire meglio delle altre nazioni dalla prossima crisi finanziaria (sottraendo quanto più oro dall'Occidente) e sostituire al dollaro lo yuan come moneta di riserva globale. Dopo aver stipulato accordi commerciali da onorare in yuan con altre grandi nazioni mondiali, ultimamente è toccato anche al Qatar e al Canada. La lenta marcia della de-dollarizzazione prosegue inesorabile. Come riporta questo articolo della CBC, l'accordo tra Cina e Canada permetterà alle due nazioni di commerciare attraverso lo yuan e il dollaro canadese, togliendo di mezzo qualsiasi intermediario (Es. il dollaro USA). In tutto il mondo, lo yuan sta diventando la valuta per il commercio, per gli investimenti e per il risparmio. Che agli USA piaccia o no, il futuro si sta dirigendo verso Oriente perché il resto del mondo vuole emanciparsi dal dollaro.




E con il Giappone che ha deciso di distruggere quel che rimane della sua economia attraverso una Abenomics sotto steroidi, l'intero sistema monetario fiat è diretto verso una brutta fine. Sebbene Giappone ed Europa rappresentino due cadaveri che sembrano vivi solo perché i pianificatori centrali li ricoprono di incensi odorati per farne sparire la puzza, anche l'economia USA versa nelle stesse condizioni. Lo zio Sam utilizza semplicemente un profumo più forte. Ma la sua capacità di calciare il barattolo lungo la strada sta diventando sempre più difficile dati gli eventi di cui veniamo a conoscenza ogni giorno. i vari accordi commerciali stipulati dalla Cina sono uno di questi eventi. Un altro, ad esempio, è la quantità abnorme di oro posseduta dalla PBoC e potrebbe non essere un azzardo affermare che ormai essa detiene più oro di tutti al mondo. Guarda caso la stessa posizione in cui si trovarono gli USA alla fine della seconda guerra mondiale. In tutti questi anni la Cina ha comprato oro dall'Occidente, riducendo nel tempo la quantità di oro fluttuante necessaria a coprire i contratti futures nei mercati a termine. Tale oro è stato impiegato più e più volte in diversi contratti e qualora dovesse essere preferito al denaro fiat, il castello di carte del Comex diventerebbe un vago ricordo.

E' probabile, secondo me, una nuova Bretton Woods sotto l'egida della Cina, ma l'oro rimarrà comunque de-monetizzato. Si baserà sulle promesse dello stato di onorare i propri impegni. Una parodia di gold coin standard. Una pantomima. Un teatro kabuki. Resterà solo da vedere se gli USA si faranno da parte senza scalciare, oppure prima del loro "canto del cigno" scateneranno qualche guerra per non affermare che ormai è da tempo che Fort Knox è vuoto.



CONCLUSIONE

C'è una realtà là fuori che sta diventando sempre più chiara anche ai più scettici: se si fornisce denaro gratis ad un'entità prossima alla bancarotta, non si fa altro che finanziare l'insostenibilità. L'attivismo delle banche centrali crea pachidermi inefficienti necessitanti di una dose di risorse crescenti per sopravvivere. Tali risorse vengono sottratte dall'economia più ampia che non può più utilizzarle per progetti d'investimento sostenibili, ovvero, in accordo coi desideri degli attori di mercato. Le politiche anticicliche delle banche centrali non faranno altro che acuire il dolore economico: se verranno portate fino all'estremo, sviliranno totalmente l'unità monetaria; se verranno arrestate, porteranno ad una recessione. Non c'è scampo.

Qualsiasi tentativo di aggirare l'inevitabile pulizia del mercato finirà per ritorcersi contro i banchieri centrali. Credono di poter aggirare le leggi dell'economia per sempre. Si sbagliano.

Non esistono pasti gratis. Chiunque pensi il contrario o è uno sciocco, oppure crede alle favole.


Un commento sull'esito del referendum svizzero

Gio, 04/12/2014 - 11:11
La Svizzera ha sempre attratto gli investitori per la sua natura conservatrice nel campo della politica monetaria. Questo fenomeno ha visto un'inversione all'inizio degli anni 2000, quando il paese elvetico ha commesso lo stesso errore madornale di Gordon Brown: vendere oro. L'inversione è stata completata nel 2011: corsa al ribasso insieme all'euro. Il recente risultato del referendum sull'oro è la prova che la componente interventista e distorsiva dell'economia mista prende sempre il sopravvento. Alla conferenza Interlibertarians, incentrata proprio su questo argomento e tenutasi il 30 novembre scorso a Lugano, ho illustrato il modo in cui si formano le economie miste e le conseguenze nel voler seguire fino in fondo i dettami ad esse connessi: http://www.movimentolibertario.com/2014/12/banche-centrali-e-oro/
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di Frank Hollenbeck


Il referendum svizzero se n'è andato così com'è venuto: in silenzio. C'è stato molto rumore per nulla. Anche se fosse passato, l'iniziativa non avrebbe avuto alcun impatto reale sulla capacità della Banca Nazionale Svizzera di stampare denaro o condurre la sua politica monetaria.

La BNS sta difendendo un minimo di prezzo tra il franco svizzero (1.2) e l'euro. Legando la propria valuta a quella europea, la BNS ha sostanzialmente scelto di seguire la politica monetaria allentata dei suoi vicini. Ha acquistato euro stampando franchi svizzeri, poi ha rimandato i primi nell'offerta di moneta europea acquistando titoli di stato europei. A questo proposito la BNS potrebbe anche aver usato gli euro per acquistare dollari e poi oro. In entrambi i casi, gli euro o i dollari sono ritornati sul mercato e di conseguenza l'azione svizzera non influenza le rispettive offerte di moneta. Dobbiamo tenere a mente che i tassi di cambio sono determinati dalle differenze nei ritmi di crescita monetaria e dall'anticipazione di queste differenze.

Il governo svizzero e la BNS erano contrari all'iniziativa referendaria. Ciò non dovrebbe sorprendervi, anche perché è usanza dello stato quella di utilizzare tattiche di paura per giustificare i propri furti.

La BNS ha affermato che il referendum avrebbe ostacolato la sua flessibilità nell'affrontare una crisi di liquidità o un'inflazione galoppante. Dal momento che non avrebbe potuto vendere il proprio oro, la BNS sosteneva che avrebbe faticato a fornire liquidità in caso di crisi bancaria. Naturalmente intendeva una limitata capacità di espandere il proprio bilancio, affermazione che in realtà è una sciocchezza. Non c'è niente che possa fermare una banca centrale dallo stampare denaro fiat per fornire liquidità e stamparne ancora di più per comprare oro.

La BNS sosteneva, inoltre, che se avesse dovuto vendere asset sul suo bilancio per combattere l'inflazione, l'impossibilità di vendere il 20% del suo patrimonio avrebbe limitato il suo spazio di manovra. Questa affermazione è più sciocca di quella precedente. Non c'era nulla nei quesiti referendari che avrebbe limitato la capacità della BNS di vendere il restante 80% dei suoi asset. Il 20% è un minimo, non un massimo! Inoltre non dobbiamo mai dimenticare che l'inflazione è un fenomeno monetario. La banca centrale chiede flessibilità per gestire un problema creato dalla sua stessa flessibilità.

Inoltre tra il 1936 e il 2000 il bilancio della BNS era per il 40% costituito da oro. Questo vincolo ha in qualche modo inficiato la sua politica monetaria? Sin dal 1914 il franco svizzero ha perso il 90% del suo valore rispetto all'oro. In che modo, quindi, l'attuale minimo patrimoniale avrebbe intaccato lo spazio di manovra della banca centrale? Una lettura superficiale della stampa finanziaria avrebbe evidenziato chiaramente che non sarebbe accaduto nulla di quanto propagandato.

Nonostante tutto il rumore, la Svizzera non sarebbe tornata ad un gold standard. Quest'ultimo, infatti, impedirebbe ad uno stato di usare la stampante monetaria per finanziare la spesa pubblica. Una caratteristica fondamentale di un vero gold standard prevede che i singoli individui possano convertire la cartamoneta in oro ad un prezzo fisso. Senza questa funzione il gold standard sarebbe simile a quella parodia chiamata sistema di Bretton Woods, il quale fallì rapidamente perché non impediva agli stati di creare più banconote dell'oro esistente.

Anche se l'iniziativa referendaria avrebbe fatto poco per limitare la BNS, si trattava di un passo nella giusta direzione: simile al tentativo di Ron Paul di revisionare la Federal Reserve. Ma il referendum ha sottolineato un punto importante: il sentimento pubblico percepisce che c'è qualcosa di marcio in Danimarca! Ogni dollaro, euro, yen, che stampano le banche centrali, rappresenta una tassa sui saldi di cassa. Una tassa nessuno per cui nessuno ha votato. E' un furto. Anche se i banchieri centrali possono partecipare a pranzi lussuosi con i loro abiti di Armani, essi non sono altro che contraffattori. L'unica differenza tra loro e il tipo che stampa denaro nella sua cantina è che non temono una retata della polizia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Mercati liberi: Beni a basso costo, maggiore ricchezza, lavori migliori

Mer, 03/12/2014 - 11:13




di Gary North


La questione è stata sollevata su uno dei forum riguardo il futuro della produzione negli Stati Uniti.

Iniziamo col dare la risposta osservando il seguente grafico sulla produzione mondiale. Non ci sono solo gli Stati Uniti; c'è l'Europa occidentale, il Giappone e il mondo intero. Come potete vedere, il contributo della manifattura alla produzione economica totale è diminuito costantemente nel corso degli ultimi 40 anni. Se il grafico fosse tornato indietro di altri 40 anni, avremmo visto lo stesso tipo di pendenza. E' un fenomeno mondiale. E' un fenomeno irreversibile. Ha accompagnato l'estensione della crescita economica mondiale nel terzo mondo, in particolare in Asia.


http://www.uschamberfoundation.org/blog/post/manufacturing-s-declining-share-gdp-global-phenomenon-and-it-s-something-celebrate/34261

Ci sono persone che si lamentano di come la manifattura abbia diminuito la sua presenza percentuale nel prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Ciò accade perché non hanno familiarità con il fenomeno mondiale. Non capiscono che la crescita economica è accompagnata da un declino del settore manifatturiero.



IL CUORE DELLA RICCHEZZA MODERNA

Il cuore della ricchezza non è la manifattura; il cuore della ricchezza è la conoscenza applicata per ridurre la percentuale totale della produzione manifatturiera nell'economia globale, e per aumentare la ricchezza delle masse attraverso i servizi. Questi servizi possono essere digitali. Possono essere personali. Ma non si basano sulla produzione manifatturiera.

Il mio amico Bill Myers ama ripetere questo motto: "Vendi elettroni, non atomi." E' una grande frase. Non vendete pezzi di roba; vendete idee, intrattenimento, efficienza e tutto quello che può ridurre il costo delle materie prime, il costo del capitale e il costo di produzione. Tagliare i costi; ridurre i prezzi; diventare ricchi.

Questo è il motivo per cui la produzione manifatturiera sarà sempre più gestita da macchine che sono controllate da programmi informatici. Questo libera l'umanità dalle fatiche della vita.

Per secoli, e anche millenni, i genitori hanno tentato di far entrare i loro figli in qualche gilda dimodoché non avrebbero dovuto fare un lavoro fisico. Quello che vogliono praticamente tutti i genitori per i loro figli, è esattamente ciò che il mercato libero ha fornito in tutto il mondo. Eppure ci sono persone che si lamentano del declino della produzione manifatturiera in percentuale dell'economia globale. Questo declino è stato una delle più grandi benedizioni del mondo moderno, una risposta alle preghiere millenarie dei genitori; eppure ci sono persone che credono onestamente che l'America stia rimanendo indietro, perché la percentuale dell'economia americana ricoperta dalla produzione manifatturiera è costantemente in calo.

Ciò che gli individui vogliono per i loro figli, a volte non lo vogliono per l'economia globale. Si vuole che i propri figli non finiscano a fare un duro lavoro manuale, e poi ci si lamenta del declino del numero di posti di lavoro in tale campo. Chi ragiona in questo modo soffre di dissonanza cognitiva.

In tutto il mondo le nazioni industriali hanno esternalizzato la produzione manifatturiera in nazioni straniere che sono povere, e l'hanno affidata a macchine e programmi informatici che non si preoccupano del lavoro duro. I lavori vengono svolti meglio che mai da poveri in paesi stranieri e da robot che stanno diventando sempre più efficienti grazie alle migliori tecniche di produzione e ad una migliore programmazione informatica.

In ogni fase di questo processo ci sono stati i luddisti che si sono lamentati della sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine. La frase "sabotaggio" deriva dalla parola francese che sta per scarpa. I lavoratori che perdevano il posto di lavoro gettavano le scarpe nei macchinari per romperli. L'uso della coercizione contro i proprietari di imprese.

Ogni fase nel corso degli ultimi 200 anni in cui le macchine hanno sostituito il lavoro umano, è stata caratterizzata da uno straordinario aumento della produzione e anche da uno straordinario aumento della ricchezza pro-capite. Il nostro mondo è completamente diverso dal mondo del 1800, e la ragione è stata lo sostituzione di lavoratori con capitale minimo con lavoratori con una quantità crescente di capitale. Sono stati sostituiti da lavoratori con strumenti migliori. Questi strumenti migliorano ogni giorno che passa, e sempre più lavoratori vengono sostituiti. Si muovono verso nuove aree di servizio. Questa è stata la storia della trasformazione del mondo nel corso degli ultimi 200 anni. Viviamo in un posto migliore. Perché adesso le persone si preoccupano del fatto che le macchine e i programmi informatici continueranno a sostituire i lavoratori in molti campi? Questo è ciò che è avvenuto per due secoli. Perché dovremmo aspettarci che si fermi adesso?



LA CURVA ECONOMICA ESPONENZIALE

Ciò che c'è di diverso ora, è questo: il processo di crescita sta diventando esponenziale. La domanda ora è questa: gli accordi sociali che hanno prevalso negli ultimi 200 anni continueranno a prevalere per i prossimi 200 anni? In altre parole, le istituzioni sociali che sono state costrette a cambiare su larga scala nel corso degli ultimi due secoli, sopravviveranno alla transizione verso un mondo completamente diverso nei prossimi due secoli?

La velocità del cambiamento economico sta accelerando, come accade sempre quando si ha a che fare con le ultime fasi di una curva esponenziale. La legge di Moore e la legge di Metcalfe si sono unite per trasformare il mondo negli ultimi 40 anni. Tale disposizione non subirà un'inversione. Al contrario, accelererà. Stiamo visualizzando la legge dei rendimenti acceleranti. La legge di Moore ci dice che il numero di circuiti su un chip raddoppia ogni anno o -- al massimo -- ogni 18 mesi. Il cuore di questo processo è il costo calante delle informazioni digitali. La legge di Metcalfe si riferisce al valore sempre maggiore delle informazioni, poiché il numero di partecipanti aumenta in un sistema di comunicazione. Pensate al "FAX". Poi pensate a "Facebook".

Non c'è niente di nuovo in questo processo di crescita composto. E' andato avanti per oltre due secoli. La novità è l'arrivo di una crescita economica esponenziale. La percentuale del tasso di variazione può rimanere la stessa, o addirittura calare un po', ma a causa della grande base economica a cui ora si applica suddetto tasso, il cambiamento sociale necessario per tenere il passo con il cambiamento economico sembra essere in ritardo. Non esiste un concetto equivalente alla legge di Moore nel campo delle relazioni sociali. Le tradizioni sono dure a morire; le aziende che non tengono il passo con l'evoluzione tecnologica muoiono abbastanza facilmente.

Dovrebbe essere ovvio ormai che l'istituzione che sta per essere sostituita è lo stato-nazione occidentale. E' burocratico e non è efficiente. Ha fatto promesse economiche agli elettori che non può assolutamente mantenere. Subirà un massiccio calo della legittimità. Eppure la legittimità è il fondamento della politica moderna. Nel corso della storia è stato il fondamento di ogni politica. Al declinare della legittimità dello stato-nazione moderno, insieme con la sua performance economica, emergeranno nuovi assetti istituzionali che lo sostituiranno. Il problema è che non sappiamo quali saranno. Il fatto fondamentale delle istituzioni sociali è questo: non possono essere progettate con successo secondo un modello top-down. Emergono sempre dalla competizione e dallo scambio, fenomeni che prevalgono all'interno della società nel suo complesso. Non possono essere sviluppati dalle commissioni.



CONCLUSIONE

Non c'è alcun dubbio che la produzione come l'abbiamo conosciuta sta per essere radicalmente trasformata dalla stampa 3-D. Non c'è modo di cambiarlo. Non vi è alcun modo per invertirlo. E' una cosa che è destinata ad accelerare. Ci condurrà verso un enorme decentramento. Ci condurrà verso un'epoca di creatività nel campo della produzione manifatturiera mai vista prima. Questo sarà il risultato del decentramento, dell'informatizzazione e della stampa 3-D.

C'è solo un accordo sociale che può far fronte a questo processo: il mercato libero. Si basa su segnali di prezzo per coordinare gli sforzi. Il sistema di feedback profitti/perdite in un'economia monetaria è ciò che mobilita la migliore informazione disponibile. Nessuna commissione governativa è in grado di competere in un mercato aperto con le informazioni decentrate che scaturiscono dalla volontà di profitto degli individui.

Chi vorrà far parte della produzione manifatturiera entrerà in un campo in cui i lavoratori qualificati saranno ben pagati, ma saranno sotto pressione per tenere il passo con il ritmo della tecnologia. Coloro che non terranno il passo, saranno scalzati dalla competizione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


La strada verso lo Zimbabwe è lastricata di buone intenzioni dei banchieri centrali

Mar, 02/12/2014 - 11:13


Oggi ci occuperemo della presunta lungimiranza dei banchieri centrali leggendo due articoli strettamente correlati. Uno di Bill Bonner che tratterà il tema da un punto di vista generale parlando di come Europa e Giappone stanno impostando il loro futuro economico, e l'altro di David Stockman che invece si scaglierà contro l'ultima follia partorita dall'establishment europeo: il piano Juncker.

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di Bill Bonner


Quando si parla di politica ed economia scopriamo di vivere in un mondo di fantasia.

I pianificatori centrali sostengono di poter migliorare la nostra economia. Fingiamo di crederci.

Una banca centrale ha mai contribuito con un solo centesimo, una peseta, uno zloty o una frazione di una qualsiasi valuta a migliorare la ricchezza del mondo?

Non che noi sappiamo.
Ma in tutto il mondo i banchieri centrali fingono di sudare e faticare a nome del genere umano — correggendo... aggiustando... annullando le decisioni di uomini e donne onesti che svolgono le loro attività quotidiane.

I tassi di interesse sono troppo alti! L'inflazione è troppo bassa! Non c'è abbastanza domanda! Troppo risparmio! Sono onniscienti e onnipotenti.

In Giappone — ora di nuovo in recessione — il primo ministro Shinzo Abe è decollato per una missione kamikaze. Vittoria o morte! O rilanciare l'economia nipponica... o la ucciderà!

Abe potrebbe riuscirci, ma siamo sicuri della nostra scommessa: non ce la farà.

Il nostro nuovo Commercio del Decennio — comprare azioni giapponesi e vendere titoli di stato giapponesi — punta a catturare il disastro.

Abe e il suo folle co-pilota presso la Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, si sono allacciati le cinture. Stanno per decollare... creando una quantità incredibile di nuova moneta e credito.

L'economia giapponese la desidera e vi dipende. Ma quando si sparge la voce che lo stato non è in grado di ripagare i propri debiti, è sicuro che dietro l'angolo ci siano guai.

Gli investitori scaricano titoli di stato giapponesi, lasciando la Banca del Giappone come l'unica fonte di finanziamento dei deficit statali.

Questo metterà il Giappone più o meno nella stessa situazione in cui si trovava lo Zimbabwe nei primi anni 2000... e l'Argentina negli anni '80. Le azioni saliranno, mentre gli investitori cercheranno sicurezza in asset produttivi. Le obbligazioni e lo yen crolleranno.

E in Europa Bloomberg riporta:

Mario Draghi ha rafforzato il suo impegno di stimolare l'area dell'Euro dicendo che la Banca Centrale Europea non può risparmiare colpi nella sua lotta per rilanciare l'economia.

"Faremo quello che dobbiamo per aumentare l'inflazione e le aspettative di inflazione il più velocemente possibile, come richiede il nostro duplice mandato", ha detto il presidente della BCE in una conferenza a Francoforte. Alcune aspettative di inflazione "sono in calo a livelli che riterrei troppo bassi", ha detto.

"Draghi sta inviando un chiaro segnale che è in arrivo un maggiore stimolo", ha detto Lena Komileva, capo economista presso G Plus Economics Ltd. a Londra. "Se le attuali misure della BCE si dimostrassero deludenti e le aspettative di inflazione non riusciranno a riprendersi, la BCE agirà per espandere il QE."
Nel Vecchio Mondo la gente si aspetta prezzi stabili.

"E cosa ci sarebbe di male?" sentiamo chiederci.

Ma è un problema, come dice il suo capo banchiere. "Eccessivamente bassa" è come Draghi descrive la paura della popolazione nei confronti dell'inflazione. Ha giurato di fare qualcosa al riguardo.

Cosa?

La stessa cosa che stanno facendo i giapponesi!

Nel Nuovo Mondo l'economia reale continua a peggiorare. Ma il mercato azionario va a gonfie vele come una mongolfiera in cartone animato per bambini.

La FED ha spento il gas al QE. Ma ha la mano sulla valvola, pronta ad attivare i getti non appena i prezzi scenderanno.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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di David Stockman


La disperazione e la frode dell'apparato keynesiano diviene sempre più stupefacente di giorno in giorno. A quanto pare gli azzeccagarbugli di Bruxelles annunceranno presto un nuovo bazooka da $400 miliardi per svegliare l'economia europea dal suo letargo. Questo nuovo "stimolo" dovrebbe migliorare tutti i tipi di infrastrutture e di investimenti privati che presumibilmente sono rimasti bloccati per mancanza di capitali a basso costo nei mercati privati.

Stanno scherzando? Grazie al bluff di Draghi ("whatever it takes") e agli hedge fund (che sono andati all-in facendo front running alla campagna di acquisto di bond da patrte della BCE), da questa mattina il governo corrotto e fallito della Spagna può prendere in prestito tutti i soldi di cui potrebbe necessitare per le infrastrutture a quasi il 2.0% per dieci anni. E qualsiasi esportatore tedesco o costruttore di macchine potrà prendere in prestito ad un piccolo spread rispetto ai decennali tedeschi, che sono commerciati a 73 punti base. Qualunque sia l'intenzione o lo scopo, gli stati di ogni tipo e le imprese ragionevolmente sane in gran parte dell'Europa potranno accedere ai capitali ai tassi repressi dalle banche centrali, cosa che equivale a denaro gratuito.

E, tuttavia, questi stolti vogliono portare il carbone a Newcastle. Beh, la realtà è peggiore di così perché non solo Newcastle non ha bisogno di carbone, ma l'imminente "Piano Juncker" non porterà affatto nuovo carbone!

In realtà, non un centesimo dei $400 miliardi è in possesso dell'UE: è tutta leva finanziaria e gioco delle tre carte. Così, non avendo notato che la maggior parte degli stati che compongono l'Unione Europea è già in bancarotta, i burocrati di Bruxelles prevedono di evocare questo nuovo "stimolo" con un rapporto di 15:1. Vale a dire, l'attuale "capitale"di $375 miliardi in nuovi finanziamenti UE ammonta a soli $26 miliardi.

Ma aspettate. L'UE è evidentemente in bancarotta, quindi dove prenderebbe i $26 miliardi di "capitali"? Inutile dire che un Tesoro vuoto non ha mai fermato i burocrati keynesiane dal dispensare l'elisir magico dello "stimolo" monetario.

Così scopriamo che i $20 miliardi di "capitali" nel Piano Juncker saranno composti da "garanzie" degli stati membri, non contanti in mano. E i restanti $6 miliardi saranno composti da fondi già esistenti nella Banca Europea per gli Investimenti (BEI) — denaro che è disponibile nel bilancio della BEI perché "garantito" dagli stessi stati membri in bancarotta, i quali non hanno un centesimo da inviare a Bruxelles.

E' un cane che si morde la coda, e non porta a niente.

Secondo un articolo di Bloomberg i $400 miliardi di stimolo saranno utilizzati per "seminare gli investimenti nelle infrastrutture" e "condividere i rischi di nuovi progetti con gli investitori privati".

Vediamo. Davvero i burocrati doppiogiochisti di Bruxelles ritengono che il continente necessiti di ulteriori infrastrutture pubbliche e che questa mancanza spieghi la stagnazione in Europa? Dopo tutto, i paesi periferici non solo sono sepolti nel debito, ma negli ultimi due decenni sono stati inondati anche da ogni sorta di autostrade, trasporti pubblici e altre strutture pubbliche che i fondi comunitari e i loro bilanci pubblici gonfiati potevano acquistare.

La Spagna ha strade di prima classe che percorrono tutta la penisola, per esempio, ma il suo problema è la mancanza di camion carichi che le utilizzino. Lo stesso vale per l'Italia, che ha strade splendide, stazioni ferroviarie, aeroporti e porti marittimi dalle Alpi fino alla punta dello stivale, ma un'economia che è soffocata da tasse, burocrazia e corruzione. Né si può dire che il sistema ferroviario ad alta velocità francese, le autostrade della Germania o i canali e le dighe dell'Olanda sono stati trascurati.

In effetti, una parte sostanziale della crisi del debito sovrano in Europa è dovuta al fatto che l'apparato politico keynesiano è stato assolutamente dissoluto nella costruzione di infrastrutture di proprietà pubblica o sovvenzionate per favorire i capitalisti clientelari. Allora perché Bruxelles si sente costretto a lanciare un gigantesco gioco delle tre carte destinato a finanziare infrastrutture ancora più insostenibili?

La stessa domanda vale per gli investimenti privati. L'idea stessa che le economie europee soffrano di una capacità di produzione privata "sottotono" è davvero risibile. Quello che in realtà si è verificato dopo la metà degli anni '90, a seguito della piena attuazione del mercato unico e della moneta unica, è stato uno tsunami di prestiti e investimenti privati.

Tra il 1996 e il 2011, per esempio, i prestiti bancari al settore privato sono quasi triplicati, marciando ad un tasso composto del 7.0% e saltando dal 55% del PIL al 95% nel corso dello stesso periodo. Ciò, tra l'altro, non include le migliaia di miliardi supplementari (in euro e in dollari) che le imprese situate nella Comunità Europea hanno raccolto nei mercati mediante le obbligazioni.




Il plateau raggiunto sin da allora non è dovuto alla scarsità di capitale o ai mutuatari tenuti fuori dal mercato da tassi di interesse troppo alti. No, il problema è che ci sono pochi mutuatari degni di credito rimasti che abbiano effettivamente bisogno di fondi per progetti che genereranno ritorni redditizi.




In breve, il "Piano Juncker" è solo un altro capitolo della finanziarizzazione sponsorizzata dallo stato che ha effettivamente aggravato il malessere economico dell'Europa. Il vero problema è l'economia statalista — cioè, i sussidi dello stato sociale, il dirigismo e la finanziarizzazione.

L'Europa ha una disoccupazione alta, una crescita fuori dai radar e debiti travolgenti perché i costi del lavoro sono troppo elevati a causa di leggi statali assurde, livelli brutali di tassazione sui salari, sindacati e inattività sovvenzionata. Allo stesso modo, l'impresa, la produttività e l'innovazione sono vanificati da un triplo strato di interferenze burocratiche a livello locale, nazionale ed europeo... una cosa che farebbe addirittura impallidire i capitalisti rossi di Pechino.

Detto in altro modo, ciò che resta del capitalismo europeo deve essere liberato dalla mano oppressiva dello stato. Ma la crisi della crescita, dell'occupazione e del debito, generata da una fede cieca nell'economia keynesiana, sta spingendo la Comunità Europea a fare l'opposto di quello che dovrebbe fare. Invece di rimuovere gli ostacoli alla prosperità, le burocrazie di Bruxelles stanno aumentando la rigidità distruttiva della centralizzazione.

Inutile dire che quest'ultimo gioco delle tre carte da $400 miliardi è solo l'ennesimo monumento al feticismo keynesiano per i numeri, il quale corrode la prosperità capitalistica nel mondo. Quando lo stato cerca di microgestire l'economia attraverso le manovre fiscali e l'intervento della banca centrale, esso finisce per confondere la creazione sostenibile di ricchezza reale con i numeri inutili del PIL. In effetti, la prima non può essere affatto generata o controllata dallo stato; è impossibile da pianificare ed è il risultato di azioni di milioni di produttori, consumatori, risparmiatori, investitori, innovatori e imprenditori nell'economia reale.

Molto tempo fa Keynes stesso ricordò, forse involontariamente, la profonda differenza tra il PIL e la ricchezza. Se volessimo un numero più alto di PIL — che misura la spesa, e non la ricchezza — i governi dovrebbero distribuire cucchiai in modo che milioni di cittadini possano scavare buche e altri milioni possano riempirle. Sembrerebbe che gli uomini a Bruxelles stiano cercando di implementare la versione moderna di questa teoria.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Sulla scia dell'Hormegeddon

Lun, 01/12/2014 - 11:09




di Bill Bonner


L'hormegeddon (tale parola è stata creata da Bonner prendendo ispirazione da Horme, spirito dell'antica mitologia greca, NDT) è un fenomeno moderno. E' diventato una realtà solo dopo l'avvento della civiltà. Senza la civiltà, non ci sono masse. Senza le masse, non ci sono movimenti di massa, illusioni di massa, rivolte di massa ed epidemie di massa.

Tutti i fenomeni di massa funzionano in modo simile alla malattia. Passando da una persona all'altra in grandi gruppi, i batteri infettivi si moltiplicano e mutano. Quelli uccisi dagli antibiotici e dagli anticorpi naturali muoiono. Quelli che non sono uccisi continuano ad adeguarsi e continuano ad evolversi.

Senza il contatto frequente con il nemico, l'obiettivo diventa debole e vulnerabile. Nel corso del tempo, più le persone hanno successo nel difendersi — evitando le invasioni di batteri mortali — più diventano suscettibili al prossimo invasore.

All'indebolimento delle difese, il rapporto rischio/rendimento — per il potenziale invasore — migliora. Più il bersagio ha avuto successo a resistere all'invasione, più diventerà irresistibile per l'invasore.

Questa intuizione ci pone in una cornice mentale estremamente cinica e pessimista. Il progresso nella vita umana sembra impossibile. Più le persone diventano civili, più sono tentate dalla barbarie. Immaginate, per esempio, una comunità talmente civile da non avere serrature agli armadietti dei liquori e mercanti che lasciano i loro beni incustoditi sui marciapiedi, mentre i poliziotti nel pomeriggio si fanno una dormita. Chi potrebbe resistere alla tentazione di rubare?

E' vero che la cooperazione si basa sulla fiducia, e alti livelli di fiducia portano benefici ad una società: riducono i costi di transazione mentre incoraggiano la specializzazione e il commercio. Ma questo aumenta solo i premi per chi vorrebbe infrangere la legge. All'aumentare del rapporto rischio/rendimento, barare diventa più attraente.

Immaginate una città nel Medioevo, circondata da forti mura di pietra. Tale città poteva diventare ricca con lo scambio e col commercio — attività di cooperazione che producono un profitto da accumulare. Le pareti in pietra, presidiate da soldati esperti, avrebbero tenuto a bada i nemici.

Migliori erano le difese, più a lungo i commercianti e i produttori della città potevano portare avanti i loro affari senza essere molestati. E più ricchezza potevano accumulare. Ma questa crescita avrebbe potuto spronare i nemici. Il costo dell' attacco — armi, soldati mercenari, armature, vettovaglie e così via — poteva rimanere lo stesso, ma la ricompensa sarebbe aumentata sotto forma di un miglior ritorno sugli investimenti.

Allo stesso tempo, la città, non subendo attacchi da decenni, sarebbe diventata compiacente. Avrebbe potuto ignorare le sue difese e trascurare il pagamento dei propri soldati. "Perché sopportare il costo della protezione quando è chiaramente inutile?" si potevano chiedere i padri della città. Questo, naturalmente, avrebbe fatto abbassare il costo di un attacco ostile... e tentare ulteriormente il potenziale invasore.

Nel mondo sviluppato di oggi, possiamo osservare questa tentazione in forme molto meno minacciose — assistenza medica gratuita per gli anziani, pagamenti di invalidità per le persone obese, agenzie governative che fingono di "fare del bene", e così via. La possiamo osservare in forme meno benigne — droni, spionaggio, calpestamento dell'habeas corpus, guerre estere, ecc.

Il ciclo della civiltà lo possiamo ritrovare anche nel mercato obbligazionario. La cooperazione e la fiducia nel progreso della civiltà producono rendimenti positivi netti ... e il calo dei rendimenti dell'interesse. Non si tratta solo di speculazione.

Secondo “History of Interest Rates” di Sidney Homer e Richard Sylla, i tassi di interesse del XIV e XV oscillavano tra il 10% e il 25% nei Paesi Bassi e tra il 15% e il 20% in Francia. Al progredire della civiltà, i tassi di interesse sono scesi — nel XX secolo negli Stati Uniti oscillavano tra il 3% e il 4%.

Ma questo grande progresso, avendo fatto scendere i rendimenti degli interesse nel corso dei secoli, non era un affare a quote costanti. Era ciclico. Ogni volta che i tassi scendevano "troppo in basso", troppo denaro veniva prestato ad un numero eccessivo di mutuatari marginali.

La regola civile è semplice: quando si prende in prestito denaro, bisogna ripagarlo. Ma le famiglie andavano troppo oltre. I creditori trascuravano la debolezza dei bilanci dei loro debitori. I mutuatari tendevano a sopravvalutare la loro solidità finanziaria. Gli imprenditori intraprendevano progetti troppo ambiziosi. I mercanti ipervendevano. Le bancarotte aumentavano. E il tasso di rendimento reale scendeva non appena la fiducia cedeva il passo alla paura (di perdere denaro).

Alta cooperazione = alta tentazione. Al margine, dove si svolgono tutte le cose importanti della vita, gli standard di prestito lassisti portano i mutuatari a chiedere prestiti che non possono rimborsare. Il desiderio di ottenere privilegi, status e flussi di reddito travolge il rispetto dei protocolli di cooperazione che hanno portato a rendimenti positivi.

Appaiono nuovi "valori" che sembrano giustificare una deroga alle regole originali. Fiducia in sé stessi, tolleranza e indipendenza, per esempio, vengono sostituiti da equità, sicurezza e assistenza sanitaria universale. Tuttavia si noterà ancora una netta distinzione tra i vecchi valori e quelli nuovi.

Essi riflettono un cambiamento di atteggiamento: dall'assunzione di rischi all'evitare i rischi, dalla costruzione del patrimonio alla tutela del patrimonio e dal laissez-faire al controllo centralizzato. Possono anche essere espressi come diritti di diverso tipo. I primi sono i diritti di fare qualcosa per sé stessi. I secondi sono i diritti di costringere qualcun altro a fare qualcosa per voi. I primi richiedono cooperazione. I secondi richiedono solo paura e violenza.

Senza la cooperazione civile, l'hormegeddon non sarebbe possibile. Le imprese collettive su grande scala hanno bisogno della ricchezza e dell'organizzazione delle società civili. Tali società diventano civili perché evitano i benefici di breve termine della violenza favorendo, invece, i benefici di lungo termine della cooperazione.

Il loro successo genera il fallimento, la fiducia genera il parassitismo aggressivo e vediamo un ritorno alla violenza. Sotto la scure del rispetto dei nuovi diritti, il ritorno sugli investimenti scende. Poi l'élite-zombie diventa spietata nei suoi sforzi di proteggere i propri guadagni.

Lo stato è il giocatore chiave in questo processo. Come abbiamo visto, è sempre e ovunque un istituto reazionario che favorisce gli interessi del passato e del presente (che rappresentano un serbatoio di voti, cotributi, tradimenti) rispetto a quelli del futuro (non avvenuto, sconosciuto, impotente e innocuo). Ma sulla scia dell'hormegeddon, lo stato diventa un vero e proprio mostro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Le politiche delle banche centrali e la possibilità di diventare insolventi

Ven, 28/11/2014 - 11:13
La pubblicazione di oggi è un esame approfondito di come e se le banche centrali possono diventare insolventi, senza tralasciare le eventuali conseguenze. Shostak, Howden e Murphy sono gli autori che si alternano in questo post. E ora che il programma di QE negli Stati Uniti è ufficialmente in "pausa", il Giappone e l'Europa stanno prendendo il sopravvento. Le principali banche centrali mondiali si stanno sincronizzando per darsi il cambio nel ruolo di "stampatori folli". Il feticcio è quello deflazione (uno spauracchio INESISTENTE, tra l'altro), con il quale si sta alimentando una bomba ad orologeria devastante. Ad ogni modo, finirà male.
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di Frank Shostak


La Federal Reserve può continuare a stimolare l'economia degli Stati Uniti perché l'inflazione è una minaccia incombente, questo è quanto ha detto il presidente della Federal Reserve Bank di Minneapolis, Kocherlakota. "Mi aspetto un tasso di inflazione al di sotto del 2% nei prossimi quattro anni, fino al 2018. Ciò significa che c'è più spazio per una politica monetaria allentata in modo da stimolare la domanda senza incappare nell'insidia di generare troppa inflazione."

Il tasso annuo di crescita dei prezzi al consumo (ICP) si è attestato all'1.7% ad agosto, rispetto al 2% di luglio. Secondo la nostra stima, il tasso annuale di crescita dell'ICP potrebbe chiudere all'1.4% a dicembre. Entro dicembre del prossimo anno prevediamo un tasso annuo di crescita dello 0.6%.




La Domanda Crea Più Offerta?

Il presidente della FED di Minneapolis sostiene che un aumento della domanda di beni e servizi mediante un pompaggio monetario aggiuntivo, possa rafforzare la crescita economica. Ritiene che attraverso il rafforzamento della domanda di beni e servizi, la loro produzione subirà un netto miglioramento. Ma perché?

Se per mezzo di un pompaggio monetario si può rafforzare la crescita economica, allora ciò implica che per mezzo del pompaggio monetario è possibile creare ricchezza reale e generare una prosperità economica eterna.

Ciò significherebbe anche che la povertà in tutto il mondo sarebbe dovuta sparire molto tempo fa, soprattutto se si pensa che la maggior parte dei paesi ha banche centrali che possiedono l'abilità di pompare denaro. Eppure la povertà nel mondo persiste ancora.

Nonostante il massiccio pompaggio monetario sin dal 2008 e il tasso di interesse intorno allo zero, i responsabili della FED sembrano infelici della cosiddetta ripresa economica. Si noti che il bilancio della FED, che si attestava a $0.86 bilioni nel gennaio 2007, è salito a $4.4 bilioni a settembre di quest'anno – un pompaggio monetario di quasi $4 bilioni.




La Produzione Precede la Domanda

Suggeriamo che non esiste una categoria indipendente chiamata domanda. Prima che un individuo possa esercitare la sua domanda per beni e servizi, lui/lei deve produrre altri beni e servizi utili. Una volta che questi beni e servizi vengono prodotti, gli individui possono esercitare la loro domanda per i prodotti che desiderano. Questo risultato è ottenuto attraverso lo scambio tra cose prodotte e denaro, che a sua volta può essere scambiato per altri beni. Si noti che il denaro serve come mezzo di scambio – non produce assolutamente nulla. Permette lo scambio di qualcosa con qualcos'altro. Qualsiasi politica che si traduce in pompaggio monetario, porta ad uno scambio di niente per qualcosa. Ciò equivale ad un indebolimento del bacino della ricchezza reale – e quindi prospettive ridotte per l'espansione di questo bacino.

Per stimolare la crescita economica – la produzione di ricchezza reale – è necessario rimuovere tutti quei fattori che indeboliscono il processo di generazione di ricchezza. Uno dei principali fattori negativi che indeboliscono la generazione di ricchezza reale è la politica monetaria espansiva della banca centrale, la quale aumenta la domanda senza una previa produzione di ricchezza. (Una volta che viene arrestata la creazione di denaro dal "nulla", si ferma la deviazione di risorse dai produttori di ricchezza reale verso attività non produttive. Ciò lascia più finanziamenti reali nelle mani dei produttori di ricchezza – consentendo loro di rafforzare il processo di generazione di ricchezza, cioè permette loro di far crescere l'economia.)



La Domanda Stimolata Artificialmente Distrugge la Ricchezza

Il rafforzamento artificiale della domanda mediante il pompaggio monetario, porta alla deplezione del bacino della ricchezza reale. Significa aumentare il numero di individui che attingono dal bacino della ricchezza reale senza che essi aggiungano nulla in cambio – un impoverimento economico.

Più a lungo dura la politica allentata della FED, più diventa difficile per i produttori di ricchezza creare ricchezza reale e impedire un restringimento del bacino della ricchezza reale.

Infine, il fatto che il tasso annuale di crescita dell'ICP sia in declino non significa che il pompaggio monetario della FED sarà innocuo. Indipendentemente dall'inflazione dei prezzi, il pompaggio monetario rappresenta uno scambio di niente per qualcosa (cioè, un impoverimento economico).


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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di David Howden


Le autorità monetarie centrali godono di una posizione privilegiata nel sistema monetario. Le persone tendono a considerare gli economisti e i politici in queste istituzioni come dei semidei; individui che se in possesso di abbastanza risorse, possono garantire che l'economia continui su un sentiero di costante progresso economico. Tuttavia, a differenza dei semidei greci di un tempo, i banchieri centrali di oggi sono comuni mortali che devono lavorare entro i confini e i vincoli dell'istituzione che dirigono.

Mentre sfoderano un'aura di invincibilità, la verità è che l'efficacia delle loro politiche ha dei limiti severi.

Di norma una banca centrale persegue l'obiettivo della stabilità dei prezzi regolando l'offerta di moneta per alterare indirettamente il tasso di sconto, rendendo, di conseguenza, i prestiti più o meno attraenti. La recente crisi richiama l'attenzione su una funzione secondaria di queste banche — vale a dire, come prestatori di ultima istanza.

Dopo il crollo della Lehman Brothers nel settembre 2008, le banche centrali di tutto il mondo sono intervenute in uno sforzo congiunto per scambiare asset deteriorati e illiquidi del settore bancario privato con debito pubblico di qualità superiore. Mentre questo processo procede senza ostacoli nelle sue fasi iniziali, le banche centrali si ritrovano ben presto con un bilancio in carenza di debito di qualità superiore da scambiare. L'unico strumento rimasto loro per combattere la crisi di liquidità è stata un'espansione quantitativa — aumentare l'offerta di moneta e quindi mettere nuova liquidità a disposizione del sistema bancario per ripianare le sue passività.

Grazie a questa espansione qualitativa, le banche centrali sono state in grado di salvare i sistemi bancari interni che erano pesantemente indebitati in valuta nazionale. Tuttavia altre economie che facevano affidamento su finanziamenti esteri non sono state altrettanto fortunate. L'insolvenza della Banca Centrale d'Islanda alla fine dell'anno scorso, ha sollevato la questione; diverse banche centrali sono ancora a rischio.

Le banche centrali che sono solo in grado di gonfiare l'offerta di moneta nella propria valuta nazionale, devono affrontare sfide significative quando si trovano di fronte a sistemi bancari fortemente indebitati in passività monetarie denominate in valuta estera. Come ha dimostrato il recente esempio islandese, la possibilità di insolvenza della banca centrale crea l'opportunità di riformare veramente il sistema bancario.



Quando le Banche Centrali Vanno in Bancarotta

Murray Rothbard, nel suo libro The Case Against the Fed, sostiene che un settore bancario privato e libero è disciplinato dalla minaccia di una corsa agli sportelli, cosa che impedisce un accumulo eccessivo di ​​passivi rispetto agli attivi. Un sistema a riserva frazionaria non è sottoposto a tale vincolo. Il denaro fiat concede all'autorità monetaria centrale un vantaggio fondamentale: i propri passivi — in primo luogo la base monetaria — non saranno mai riscattati in qualcosa di diverso dalle stesse unità nominali in cui sono denominati.

Guido Hülsmann spiega questa particolarità con la sterlina britannica:

Fino al 1914, e poi tra il 1925 e il 1931, la Banca d'Inghilterra redimeva le sue banconote da £20 in una quantità di oro che fu chiamata "la somma di £20". Oggi redime queste banconote in altre banconote dello stesso tipo. Il punto è che in passato l'espressione "la somma di £20" aveva un significato giuridico diverso da quello che ha oggi. All'epoca dava accesso a circa cinque once d'oro. Oggi significa qualcosa di diverso. La sospensione dei pagamenti ha trasformato l'espressione "la somma di £20" in una tautologia autoreferenziale — ora corrisponde a £20 banconote di carta.[1]
Il risultato è che i passivi possono essere ritirati gonfiando l'offerta di moneta, e non attraverso il sacrificio di risparmi reali. La capacità della banca centrale di svalutare i passivi nazionali attraverso l'inflazione monetaria, ha dato luogo alla sua funzione spesso citata come prestatore di ultima istanza. Di conseguenza se le banche si trovassero di fronte ad una crisi di liquidità, gli imprenditori presumono che la banca centrale sia in grado di muoversi in fretta per espandere l'offerta di moneta e scongiurare una crisi.

Oggi i mercati monetari globali hanno assunto un tono più riservato, poiché la turbolenza economica ha fatto in modo che molte istituzioni finanziarie sperimentassero un problema di liquidità. Molte banche centrali hanno quindi assunto il ruolo di market maker in modo da garantire che la liquidità rimanesse abbastanza alta e impedire che le aziende di fronte a suddetto problema non finissero in bancarotta.

Ignoriamo per il momento se debbano essere sostenute artificialmente quelle aziende che hanno fatto un errore imprenditoriale in passato e che ora sono di fronte all'insolvenza. La domanda davvero interessante è questa: è possibile in tutti i casi, come affermano comunemente gli imprenditori?

Di recente la FED ha sfiorato l'insolvenza poiché ha usato i propri attivi per salvare un sistema finanziario vacillante. Mentre la FED ha scambiato debito pubblico di alta qualità per debito subprime di cui era gravato il settore bancario commerciale, la banca centrale ha esaurito una grande quantità dei suoi attivi e si è avvicinata al proprio vincolo di finanziamento.

A questo punto la FED ha adottato una soluzione semplice: ha ampliato l'offerta di denaro a disposizione del settore bancario commerciale, permettendo così di ritirare i suoi passivi denominati in dollari. Dal momento che le passività erano denominate in valuta nazionale, ha potuto ritirarle espandendo semplicemente l'offerta di moneta. In questo modo la FED ha evitato una crisi di liquidità senza difficoltà significative (lasciando da parte i danni nascosti associati a tutte le espansioni di denaro).



Un Problema Globale

Che cosa succede se un sistema bancario non è gravato da debito denominato in valuta nazionale, ma piuttosto da debito denominato in una valuta estera?

In questo caso l'autorità monetaria centrale è limitata nel suo ruolo di prestatore di ultima istanza. Può emanare modifiche normative che interessano obblighi di riserva, coefficienti di adeguatezza patrimoniale, ecc. Può perseguire operazioni di mercato aperto con le sue attività di bilancio per compensare le operazioni. In alternativa, può gonfiare la propria offerta di moneta. I suoi attivi posseduti in passività estere diventano il fulcro per conservare la solvibilità del sistema bancario in questione.

Quando la liquidità globale è seriamente ristretta, le economie fortemente denominate in valuta estera percepiscono rapidamente dolore economico. Il sistema bancario islandese è l'esempio più recente di questo problema. La Banca Centrale d'Islanda non poteva far altro che inflazionare la corona nazionale; di conseguenza il settore bancario islandese — che era fortemente indebitato in passività estere (principalmente yen giapponesi e franchi svizzeri) — ha ceduto all'insolvenza.

Mentre la liquidità evaporava nell'autunno 2008, le istituzioni globali, abituate a rinnovare continuamente i debiti, affrontavano la sfida del doverli ripagare. Tuttavia dovevano farlo senza poter compensare contemporaneamente le loro posizioni di debito (cioè, un prolungamento delle scadenze rinnovando il debito esistente). Tali passività erano dovute in valuta estera, e così il sistema bancario islandese non è stato in grado di adempiere ai propri obblighi.

La banca centrale ha provato a ricoprire il ruolo di prestatore di ultima istanza, ma aveva poche opzioni. Mancava di asset esteri con cui finanziare il settore finanziario in difficoltà. Alla fine il sistema ha sfruttato currency swap e linee di credito da parte delle nazioni amiche per scongiurare un collasso finanziario devastante. Di conseguenza, nel XXI secolo la Banca Centrale d'Islanda è diventata la prima banca centrale di un paese sviluppato ad essere insolvente.[2]

L'Islanda aveva un rapporto debito/PIL tra il 60% e il 70% durante il picco del suo boom. Diversi paesi oggi sono caratterizzati da livelli simili, tra cui molti Paesi dell'Europa orientale — soprattutto Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania e Serbia — i quali devono affrontare rapporti di debito/PIL in denominazione estera superiori al 66%.

La maggior parte di questi paesi ha già ricevuto prestiti dal FMI per alleviare le pressioni causate da questi squilibri. Un nuovo scoppio di turbolenze finanziarie può aggravare il vincolo di liquidità generato da questo debito estero. Questi paesi possono divenire insolventi se i loro sistemi bancari risultano essere troppo esposti ad un debito estero troppo sottoposto a leva finanziaria.



Conclusione

Le banche centrali godono di una certa riverenza nelle discussioni sulle questioni monetarie. A loro disposizione hanno una serie apparentemente infinita di strumenti e armi pronte a correggere qualsiasi "squilibrio" di mercato che minaccia la stabilità economica. Tuttavia queste istituzioni sono tanto utili quanto gli asset che rappresentano. Le politiche monetarie espansive non possono risolvere tutti i problemi che una banca centrale deve affrontare. I Paesi i cui settori bancari sono fortemente indebitati in passività monetarie denominate in valuta estera, scopriranno alla fine che la banca centrale (che li ha attirati verso queste posizioni) è impotente.

Jésus Huerta de Soto dimostra, nella sua opera magistrale Money, Bank Credit, and Economic Cycles, che il sistema bancario attuale gode del privilegio giuridico di poter trattare i conti di deposito come se fossero prestiti. Il settore bancario centrale sostiene questo sistema a riserva frazionaria, assicurando che le banche commerciali illiquide otterranno liquidità in tempi di crisi.

La possibilità che una banca centrale vada in bancarotta supera la questione se essa stessa debba essere abolita, poiché in casi simili è come se si auto-abolisse. I sistemi fortemente indebitati in valuta estera sono particolarmente vulnerabili a questa possibilità, proprio perché le banche centrali sono solo in grado di salvare obbligazioni denominate in valuta interna.

Un noto adagio recita: "Non metterci le mani se funziona". Gli economisti hanno a lungo sostenuto che i pianificatori centrali sono necessari per garantire la stabilità economica. I loro fallimenti incombenti potrebbero finire per esporre la sterilità di questa stessa funzione.

Speriamo che una volta che queste autorità monetarie verranno riconosciute come inutili, saranno rimosse in funzione delle reali esigenze e richieste di un ordine economico prospero. Il free banking, che opera in base ai principi giuridici di una produzione privata di denaro, farà in modo che un settore bancario di dimensioni aberranti non si venga mai a creare. Né invocherà la fallacia di un'autorità monetaria centrale onnipotente sempre in guardia e pronta a salvare il capitalismo dai propri eccessi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Jörg Guido Hülsmann, The Ethics of Money Production (Auburn: Ludwig von Mises Institute, 2008), p. 162.

[2] Nei Paesi in via di sviluppo possiamo trovare esempi di banche centrali andate in bancarotta. La Reserve Bank of Zimbabwe è un esempio calzante. Di recente anche la National Bank of Tajikistan si è ritrovata ad essere insolvente. Mentre quest'ultimo caso è stato causato dalla corruzione interna piuttosto che da condizioni economiche, esistono altri casi in cui la trappola dell'insolvenza scatta anche per le banche centrali.

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di Robert P. Murphy


Alla luce dei piani di Bernanke per l'acquisto di $600 miliardi di debito pubblico a lungo termine, molti economisti accademici stanno cominciando a preoccuparsi: la Federal Reserve può diventare insolvente? In questo articolo spiegherò queste paure e sosterrò come la FED, con la sua stampante monetaria, non può fallire nel modo in cui falliscono altre società.

Tuttavia se la FED dovesse diventare insolvente da un punto di vista contabile, sempre più persone inizierebbero a rendersi conto di quanto sia nichilista il sistema a denaro fiat della nostra banca centrale. In questo senso, ulteriori cicli di "quantitative easing"[3] sono davvero rischiosi per la FED.



Lo Stato Patrimoniale di una Banca Centrale

Per capire cosa sta succedendo con la Federal Reserve nella vita reale, è più facile lavorare con un esempio semplificato. Supponiamo che il seguente sia il bilancio di una banca centrale:

Hypothetical Central-Bank Balance Sheet, InitialASSETS
LIABILITIES + SHAREHOLDERS' EQUITY$1 trillion in one-year government bonds (with yield of 0.25%)
$500 billion in paper currency notes held by the public at large

$150 billion in paper currency notes held in commercial-bank vaults as reserves

$250 billion in commercial-bank electronic reserves on deposit with the central bank

$100 billion in shareholders' equitySum: $1 trillion
Sum: $1 trillion
Sul lato sinistro dello stato patrimoniale ci sono gli attivi della nostra ipotetica banca centrale. In particolare, la banca detiene $1 bilione (secondo l'attuale valutazione di mercato) in titoli di stato che maturano ad un anno. Il rendimento a scadenza di questi titoli è attualmente dello 0.25%.

Sul lato dei passivi, la banca centrale ha tre importanti elementi. In primo luogo ci sono $500 miliardi di pezzi di carta verdi posseduti dalla popolazione nei propri portafogli e portamonete, cassette di sicurezza, materassi.

In secondo luogo le banche commerciali in questo Paese ipotetico hanno $150 miliardi in moneta di carta immagazzinata nei loro bancomat e caveau. Quando i clienti delle banche commerciali si presentano, cercando di ritirare "contanti" dai loro conti correnti, questi $150 miliardi sono la prima linea di difesa.

In terzo luogo ci sono $250 miliardi di depositi presso la banca centrale. La banca centrale è una "banca della banca", per così dire. Proprio come Joe Smith può avere un conto corrente con Banca Acme, anche quest'ultima a sua volta può avere un conto corrente presso la banca centrale. La tabella qui sopra illustra che se si dovessero sommare tutte le voci elettroniche su quanto ogni banca commerciale ha in deposito presso la banca centrale, il totale sarebbe $250 miliardi.

E' importante rendersi conto che quest'ultima categoria di passività non corrisponde (attualmente) a moneta fisica. I $250 miliardi che Banca Acme et al. hanno in deposito presso la banca centrale, sono costituiti interamente da voci contabili elettroniche. A differenza di Banca Acme — che deve mantenere in cartamoneta parte del denaro "in riserva" al fine di soddisfare le richieste di prelievo dei clienti — la banca centrale non ha bisogno di accumulare una scorta di cartamoneta.

La ragione è molto semplice: la stampante del governo è a disposizione della banca centrale. Se, per esempio, la Banca Acme decide che vuole irrobustire le proprie dotazioni di cartamoneta, può dire alla banca centrale: "Vorremmo prelevare $1 miliardo da nostro conto con voi." In tal caso, la banca centrale sottrarrà $1 miliardo dal conto elettronico della Acme e farà sfornare al Bureau of Engraving and Printing $1 miliardo in nuove banconote.

(In questo semplice scenario — dove la Acme ha ritirato $1 miliardo dal suo conto — le passività della banca centrale cambierebbero, non nel totale, ma solamente nella composizione. Ora ci sarebbero $151 miliardi in riserve detenute come cartamoneta nei caveau delle banche, mentre ci sarebbero solo $249 miliardi in riserve elettroniche in deposito presso la banca centrale.)

Infine si noti che le tre passività raggiungono solo $900 miliardi. Poiché gli attivi della banca centrale sono $1 bilione, i restanti $100 miliardi rappresentano patrimonio netto. (E' importante ricordare che la Federal Reserve, anche se è una creatura del governo, è di proprietà di azionisti privati​​.) In termini di principio contabile, tale banca centrale ipotetica è solvibile; i suoi attivi superano le passività.



Un Giro di Quantitative Easing

Ora supponiamo che il capo della nostra ipotetica banca centrale voglia far uscire la sua economia da una recessione espandendo il bilancio di $600 miliardi. Normalmente si sarebbe impegnato in "operazioni di mercato aperto" e avrebbe acquistato titoli di stato a breve termine per abbassare i tassi di interesse a breve termine.

Purtroppo per il nostro stimolatore, i tassi a breve termine sono già a livelli bassissimi. Pertanto il banchiere centrale decide di acquistare obbligazioni dal suo governo che maturano a dieci anni (anziché ad uno).

Ecco come si presenterà il bilancio dopo il giro di quantitative easing:

Hypothetical Central-Bank Balance Sheet, After Q.E.ASSETS
LIABILITIES + SHAREHOLDERS' EQUITY$1 trillion in one-year government bonds (with yield of 0.25%)
$500 billion in paper currency notes held by the public at large$600 billion in ten-year government bonds (with yield of 2%)
$150 billion in paper currency notes held in commercial-bank vaults as reserves

$250$850 billion in commercial-bank electronic reserves on deposit with the central bank

$100 billion in shareholders' equitySum: $1.6 trillionSum: $1.6 trillion
Come è avvenuto questo processo nell'effettivo? E' stato abbastanza semplice. La banca centrale ha firmato assegni per acquistare dal mercato secondario $600 miliardi di titoli di stato a dieci anni.

Quando i bond dealer nel settore privato depositano questi assegni nei propri conti correnti con la Banca Acme, i saldi di quest'ultima con la banca centrale aumentano di conseguenza. Nella tabella qui sopra ho mostrato il cambiamento: le passività della banca centrale sotto forma di riserve bancarie elettroniche ammontano ora a $850 miliardi — rispetto ai precedenti $250 miliardi.

A questo punto gli azionisti della banca centrale hanno ancora lo stesso patrimonio netto. Ma ora la loro impresa è più sottoposta alla leva finanziaria, in quanto il rapporto tra passività e patrimonio netto è cresciuto da 9:1 a 15:1. In un certo senso — e questa è una descrizione che molti economisti hanno utilizzato ultimamente — la banca centrale ha "preso in prestito a breve termine" al fine di "prestare a lungo termine".

Cioè, la banca centrale ha indirettamente prestato denaro a lungo termine al governo (acquistando i titoli a dieci anni), prendendo in prestito denaro "a breve termine" dal sistema bancario/popolazione.[4]

Quali che siano i presunti benefici del nostro ipotetico acquisto di asset per $600 miliardi, pongono innegabilmente la banca centrale ad un rischio maggiore.



La Banca Centrale Va in Bancarotta?

Supponiamo che l'inflazione dei prezzi inizi a salire nel nostro mondo ipotetico, quindi i tassi di interesse ad un anno saliranno all'1% mentre i rendimenti decennali salteranno all'8%. Questo fa crollare il valore di mercato del portfolio obbligazionario della banca centrale. Ora il bilancio si presenterà così:

Hypothetical Central-Bank Balance Sheet, After Interest Rates SpikeASSETS
LIABILITIES + SHAREHOLDERS' EQUITY$993 billion in one-year government bonds (with yield of 1%)
$500 billion in paper currency notes held by the public at large$355 billion in ten-year government bonds (with yield of 8%)
$150 billion in paper currency notes held in commercial-bank vaults as reserves

$850 billion in commercial-bank electronic reserves on deposit with the central bank

($152 billion) in shareholders' equitySum: $1.3 trillion
Sum: $1.3 trillion
Come illustra la tabella, il picco dei tassi di interesse fa sì che la banca centrale perda $7 miliardi sui suoi asset a breve termine, ma $245 miliardi sulle sue obbligazioni a lungo termine. Poiché si è incautamente esposta a maggiori rischi sul tasso di interesse, la nostra ipotetica banca centrale è ora tecnicamente insolvente. Cioè, le sue passività superano l'attivo di circa $152 miliardi.



A Chi Importa?

Anche se la nostra banca centrale sembra essere insolvente, cosa potrebbe ostacolare il suo funzionamento in pratica? Le passività sono denominate in denaro fiat nazionale. Se qualcuno entra in una filiale della banca centrale, tira fuori una banconota da $20 e dice: "Voglio redimerla!", il cassiere può tranquillamente rispondere: "Vuole due banconote da $10, o quattro da $5?"

Le cose si fanno più complicate per una piccola banca centrale che ha passività denominate in altre valute. Ma per quanto riguarda la Federal Reserve — con passività denominate in dollari — è difficile vedere quali ostacoli effettivi si troverebbe ad affrontare se i suoi commercialisti dovessero annunciarne improvvisamente l'insolvenza. Anche se ci fosse una "corsa agli sportelli della FED", in cui tutte le banche commerciali vogliono ritirare nello stesso giorno le loro riserve elettroniche, i banchieri centrali non dovrebbero andare nel panico: possono ordinare al Tesoro di accendere la stampante per scambiare la cartamoneta in voci su libretti degli assegni elettronici. (Questo è un trucco disponibile per i soli banchieri commerciali.)

Tuttavia, se la banca centrale dovesse diventare davvero insolvente, sarebbe una cosa scandalosa. Il governo probabilmente dovrebbe "prenderne il controllo", a meno che non voglia che la popolazione si renda conto di come il sistema sia una gigante operazione di contraffazione legalizzata.

A mio parere, è questa la preoccupazione principale dei banchieri. A loro certamente non piace che migliaia di economisti scrivano sulla possibilità che la FED vada in bancarotta, perché sempre più persone vengono portate a riflettere sulla logica del nostro folle sistema bancario.



Conclusione

Ora sarà interessante guardare il dibattito accademico sul "QE2". Sebbene siano focalizzati sulla questione della solvibilità, economisti e altri analisti si stanno lentamente rendendo conto che la "exit strategy" di Bernanke potrebbe fallire se e quando i tassi di interesse saliranno bruscamente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[3] Dovrei evidenziare che alcuni osservatori attenti della FED, come Jeffrey Rogers Hummel, pensano che Bernanke non stia avviando un "QE2" e che non intende espandere il bilancio della FED.

[4] Specialmente se la banca centrale paga interessi alle banche commerciali affinché tengano le loro riserve ferme nei depositi (piuttosto che ritirarle in valuta); questo ragionamento ha una certa plausibilità.

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Un'opportunità d'oro per la Svizzera

Gio, 27/11/2014 - 11:09
Mancano ormai pochi giorni al fatidico referendum svizzero. Oggi dedicherò un articolo proprio su questo argomento, proprio per descrivere in cosa consisterà l'essenza di quello che voteranno gli svizzeri. Coloro interessati, ovviamente, potranno recarsi all'evento Interlibertarians a Lugano per approfondire le conseguenze dell'esito di tale referendum. Nel frattempo apprendiamo che alcuni stati stanno cercando di abbandonare silenziosamente la festa del denaro fiat, appropinquandosi verso le uscite. Germania, Olanda, Francia, Austria hanno chiesto il rimpatrio di parte del loro oro detenuto all'estero. Adesso si aggiunge anche la Svizzera. La prima domanda che potreste porvi è questa: "Che cambia? Perché preoccuparsi di un caveau rispetto ad un altro?" L'offerta totale di oro disponibile non cambierebbe. Ciò che cambierebbe, invece, è l'offerta d'oro fluttuante, ovvero, quell'oro posseduto dalle bullion bank le quali possono utilizzarlo più e più volte come garanzia in contratti diversi. Alzi la mano chi sta gridando ad alta voce "Riserva frazionaria!". Questi istituti, infatti, amano onorare i propri contratti con denaro fiat poiché non si aspettano che tutti i clienti si presentino a ritirare l'asset fisico nei contratti che stipulano: l'oro. Il mercato dei futures funziona così. Se il referendum svizzero dovesse avere successo, l'offerta di oro fluttuante si ridurrebbe mettendo più pressione su quelle bullion bank che giocano col mercato dell'oro cartaceo. Tempi interessanti ci attendono.
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di Thorsten Polleit


L'Iniziativa

Il referendum sul rimpatrio dell'oro svizzero avrà luogo il prossimo 30 novembre.[1] I punti che gli elettori si ritroveranno ad analizzare sono i seguenti:

  1. La Banca Nazionale Svizzera (BNS) non potrà vendere le sue riserve auree;

  2. Le riserve auree della Banca Nazionale Svizzera dovranno essere conservate in Svizzera; e

  3. La Banca Nazionale Svizzera dovrà conservare almeno il 20% del proprio patrimonio sotto forma di oro (cioè, la "regola del 20%").

Il bilancio della BNS ammonta attualmente a CHF522.3 miliardi (franchi svizzeri), con le sue riserve auree e i crediti relativi alle operazioni sull'oro pari a CHF39.4 miliardi. La quota di oro negli attivi della Banca Nazionale Svizzera è, quindi, circa il 7.5% — notevolmente inferiore a quella richiesta dall'iniziativa.

Se il referendum avrà successo, cioè, se l'iniziativa verrà adottata, la BNS dovrà aumentare le sue riserve auree rispetto al suo patrimonio complessivo. Ciò può essere fatto in due modi:

  1. Se il bilancio della BNS rimarrà quello attuale (a causa degli acquisti di valuta estera effettuati negli ultimi anni), la BNS dovrà comprare oro per un ammontare di circa CHF65 miliardi.

  2. La BNS potrà, in alternativa, ridurre il proprio bilancio (al livello che aveva alla fine del 2007) vendendo riserve di valuta estera fino a che le riserve auree non ammonteranno ad almeno il 20% del suo patrimonio. Ciò, tuttavia, sembra un'ipotesi improbabile e non verrà esaminata qui.[2]

Supponiamo che la BNS deciderà di comprare oro — e che ciò richiederà una quantità abbastanza considerevole di denaro. Come verranno finanziati questi acquisti? E quali saranno le conseguenze?



Finanziamento degli Acquisti di Oro

La BNS potrà finanziare i propri acquisti di oro scambiando le sue riserve di valuta estera — in gran parte costituite da euro, ma anche dollari USA, yen giapponesi e sterline inglesi. Questo percorso avrà tre effetti:

  • L'acquisto di oro in cambio di riserve estere lascerà invariata l'offerta di moneta svizzera; insomma non sarà una scelta inflazionistica, in quanto non influirà sulla quantità di denaro svizzera.
  • Le valute vendute dalla BNS per comprare oro tenderanno a svalutarsi nei confronti del franco svizzero; vedremo più da vicino questo aspetto qui sotto.
  • Gli acquisti della BNS tenderanno ad aumentare il prezzo dell'oro; naturalmente questo effetto non può essere quantificato con precisione.



Limitare la Creazione di Moneta

Se si dovrà conformare alla regola del 20%, la BNS potrà ancora aumentare la quantità di moneta nazionale: in particolare, se vorrà creare nuovi franchi svizzeri dovrà acquistare oro sul mercato e/o da privati (cittadini svizzeri o stranieri.[3]

Detto questo, l'iniziativa non farà ritornare la Svizzera ad un gold standard, in base al quale la Banca Nazionale Svizzera dovrà, per esempio, rimborsare i franchi in oro. Tuttavia, l'iniziativa sarà certamente foriera di alcune implicazioni molto positive.

In primo luogo, la regola del 20% renderà più difficoltosa una politica monetaria espansionistica. Per aumentare la quantità di moneta, la BNS dovrà comprare oro per coprire il 20% dell'importo di franchi emessi.

L'espansione del franco svizzero non sarà legata solo all'oro fisico — che è il mezzo ultimo di pagamento ed è scarso — ma tali operazioni saranno "visibili" e potranno essere più facilmente sanzionate dalla popolazione svizzera.

Inoltre la regola del 20% costringerà le banche ad adottare un approccio molto più cauto. La riserva frazionaria, per esempio, sarà molto meno attraente e praticabile, in quanto le banche non potranno più aspettarsi che la BNS intervenga in loro aiuto stampando nuova moneta fiat.

In ultimo, ma non meno importante, l'iniziativa renderà meno inflzionabile il franco svizzero, soprattutto perché scoraggerà notevolmente la creazione di moneta dal nulla da parte delle banche commerciali — che è anche la causa centrale dei cicli di boom/bust.



Sul Tasso di Cambio Minimo della BNS

Dallo scoppio della crisi finanziaria ed economica internazionale, la BNS ha combattuto contro l'apprezzamento del franco svizzero nei confronti dell'euro. A tal fine, la BNS ha comprato euro con l'emissione di nuovi franchi svizzeri.

Alla fine del 2008, le riserve in valuta estera della Banca Nazionale Svizzera ammontavano a soli CHF47.4 miliardi. Alla fine del 2011, erano già aumentate a CHF257.5 miliardi. Allo stesso modo, la base monetaria è passata da CHF99.1 miliardi a CHF137.7 miliardi.

Dal 6 settembre 2011 la Banca Nazionale Svizzera difende un "tasso di cambio minimo" di 1.20 franchi svizzeri per euro,[4] una politica in base alla quale le riserve estere della Banca Nazionale Svizzera sono salite costantemente fino ai CHF471.4 miliardi registrati lo scorso agosto; la base monetaria è aumentata a CHF373.5 miliardi.

Se la BNS sarà costretta a conformarsi alla regola del 20%, non potrà più continuare questo tipo di politica. Perché? L'iniziativa, se messa in pratica, renderà il franco svizzero ancora più attraente agli occhi degli investitori internazionali.

La valuta svizzera si apprezzerà, in particolare nei confronti dell'euro. Poiché la Banca Centrale Europea (BCE) potrebbe benissimo intraprendere una stampa di denaro su grande scala, metterebbe in moto un flusso considerevole di capitali dalla zona Euro alla Svizzera.




Secondo la regola del 20%, la politica della BNS, che prevedeva l'acquisto di euro attraverso l'emissione di nuovi franchi svizzeri, non sarà più possibile: i nuove franchi svizzeri potranno essere emessi solo se prima viene acquistato oro.

Un apprezzamento del tasso di cambio danneggerà economicamente la Svizzera? La risposta è no. Lo svizzero dovrà lavorare ed esportare di meno per importare le stesse quantità di prima. Le aziende potranno tagliare i prezzi e i salari, nel caso in cui avranno bisogno di aumentare la loro competitività.



La Svolta

Se messo in pratica, la Swiss Gold Initiative aumenterà le probabilità che la Svizzera possa proteggersi efficacemente contro le politiche distruttive che sono le attuali protagoniste nel mondo dalla cartamoneta scoperta.

Sembra che la BNS non possa, o non voglia, discostarsi dagli schemi monetari allentati perseguiti in tutte le principali aree valutarie. Solo il popolo svizzero può fermare una politica monetaria che prima o poi finirà con una svalutazione della loro moneta.

La regola del 20%, ovviamente, non rappresenta il punto di arrivo quando parliamo di un sistema e di una moenta perfettamente sonanti: libero mercato monetario, free banking e nessuna banca centrale. Tuttavia, se rispettata rigorosamente, la regola del 20% può rappresentare un punto di partenza molto promettente in un viaggio verso una moneta veramente sonante.

Se gli svizzeri adotteranno l'iniziativa in pratica, il mondo si renderà conto che esistono alternative all'odierna follia della cartamoneta scoperta. In questo senso, un'iniziativa di successo potrebbe essere un punto di svolta per un futuro migliore; per la Svizzera e anche per molti altri paesi del mondo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Per maggiori informazioni consultare: Swiss Gold Initiative.

[2] Per restringere il proprio bilancio, la BNS dovrebbe vendere valuta estera e ricevere in cambio franchi svizzeri. Per portare le riserve estere ai loro livelli "pre-crisi", la quantità di franchi svizzeri dovrebbe scendere di circa CHF420 miliardi. Tale cifra supererebbe la base monetaria svizzera (che attualmente ammonta a CHF373.5 miliardi) e ridurrebbe sostanzialmente anche l'aggregato monetario M1 (che attualmente ammonta a CHF566.4 miliardi, infatti lo spingerebbe al di sotto dei suoi livelli alla fine del 2007, ovvero, CHF268.9 miliardi). In altre parole, una contrazione del bilancio della BNS senza una grave deflazione è un'inevitabilità e questa non è un'opzione che la BNS prenderebbe in considerazione — e probabilmente non otterrebbe consenso politico.

[3] In senso stretto, l'incremento della quantità di franchi svizzeri sarà solo possibile se la BNS registrerà l'oro sul lato degli attivi del suo bilancio.

[4] Consultare il comunicato stampa della BNS datato 6 settembre 2011.

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Due concetti incompresi: la velocità del denaro e la deflazione

Mer, 26/11/2014 - 11:10
Oggi potremmo deliziare i nostri occhi non con uno, ma ben due articoli di Macleod (1 & 2) il quale ci condurrà ad esplorare il mondo dei miti duri a morire. Nel frattempo vorrei concentrarmi, in questa breve introduzione, su una breve analisi della situazione giapponese. Come dicevo in questo mio articolo dell'ottobre scorso riguardo le operazioni nel mercato repo, la FED stava creando una scarsità artificiale nel mercato obbligazionario statale distorcendone il relativo mark-to-market. Ora apprendiamo (per quanto paradossale possa sembrare) la possibilità che il QE sia terminato a causa di una scarsità eccessiva di T-bond a 10 anni. Questo, come ci mostra questo grafico di JP Morgan, pare non essere un problema per il Giappone. Ogni nuova emissione sarà prevalentemente fagocitata dalla BoJ, annientando ogni parvenza di onesto price discovery, di rischio legato ai rendimenti e di calcolo dell'inflazione. Tesi confermata anche da questo articolo della Reuters, in cui si afferma che la ripresa è troppo debole e si è scelto di ritardare l'introduzione di una nuova tassa. Ovvero, più della stessa cosa. La cosa da notare, comunque, è che la popolazione sta diventando pesantemente scontenta delle politiche folli di Abe, sentimento confermato da un calo ulteriore della fiducia dei consumatori ad ottobre (scesa a 38.9 rispetto al 39.9 del mese precedente). Quanto può essere sostenibile una pratica simile?
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di Alasdair Macleod


Se c'è un concetto che illustra la differenza tra un approccio macroeconomico top-down e la realtà della vita quotidiana, è la velocità di circolazione della moneta. Confrontate le seguenti frasi:

"Il crollo della velocità testimonia la sostanziale allocazione improduttiva del capitale causata da regimi monetari allentati degli ultimi 20 anni." Nota di ricerca di un broker rilasciata il settembre scorso

"Gli economisti matematici si rifiutano di iniziare le loro indagini dalla domanda dei vari individui nei confronti dell'offerta di denaro. Essi invece introducono il concetto spurio di velocità del circolante, seguendo il modello della meccanica." Ludwig von Mises, L'Azione Umana.

L'obiettivo di questo articolo non è sottolineare il disaccordo con la conclusione del broker; piuttosto è quello di esaminare la base su cui è costruita.

L'idea della velocità di circolazione è nata dalla teoria quantitativa della moneta, la quale collega le variazioni nella quantità di moneta alle variazioni del livello generale dei prezzi. Ciò è indicato nell'equazione dello scambio, in cui gli elementi di base sono il denaro, la velocità e la spesa totale, o PIL:

Quantità di Denaro x Velocità del Circolante = Spesa Totale (o PIL)

Supponendo di essere in grado di quantificare sia il denaro sia la spesa totale, otterremmo la velocità. Ma questo non ci dice perché la velocità varia: tutto quello che sappiamo è che deve variare al fine di bilanciare l'equazione. Si potrebbe ugualmente affermare che due grandezze completamente indipendenti possono essere messe in un'equazione matematica, fintanto che viene inclusa una variabile la cui unica funzione è quella di mantenere sempre in equilibrio l'equazione stessa. In altre parole, l'equazione non ci dice nulla di per sé.

Questo è un problema irrisolto data l'attuale dipendenza degli analisti da statistiche e modelli informatici. Il dubbio lasciato dalla statistica risiede nel suo progresso compiuto nel quantificare l'economia, tanto che alla London School of Economics una macchina chiamata MONIAC (monetary national income analogue computer) utilizzava la meccanica dei fluidi per modellare l'economia del Regno Unito. Questo e altri modelli informatici più recenti danno credito ingiustificato all'idea che l'economia possa essere modellata, che derivazioni come la velocità possano essere spiegate e che da tutto ciò possano essere tratte conclusioni valide.

La critica di Von Mises si basa sulla logica: l'economia è una scienza sociale e non una scienza fisica. Pertanto le relazioni matematiche devono limitarsi strettamente alla contabilità e non essere confuse con l'economia, o come diceva lui, con l'azione umana. Purtroppo il concetto di velocità è così radicato nel nostro modo di pensare, che di solito questo punto vitale ci sfugge. Infatti lo stesso vale per il PIL, o il lato destro dell'equazione.

Il PIL è solo una identità contabile: niente di più. Mette nello stesso calderone il gin con le palle da golf, riducendo entrambe le cose ad un valore monetario. Gli statistici selezionano ciò che viene incluso in modo che ci sia uno squilibrio in favore dei beni di consumo rispetto agli investimenti di capitale. Il PIL non ci dice nulla su un'economia mutevole composta da successi, fallimenti e desideri/necessità umane difficili da prevedere, che presi tutti insieme formano il progresso economico. E poiché è viziato nella sua composizione e non ci dice nulla circa il progresso, il valore di questa statistica è grossolanamente esagerato.

L'unica certezza apparente nell'equazione è la quantità di denaro, assumendo che sia tutto registrato. Nessuno sembra preoccuparsi del denaro non registrato, come quello nel settore bancario ombra, quindi dovremmo lasciar cadere qualsiasi dubbio su tale questione. Se il denaro fosse sonante, come lo era quando venne concepita la teoria quantitativa della moneta, si potrebbe supporre che un aumento della sua quantità tenderebbe ad aumentare i prezzi. Ciò venne sperimentato dopo l'importazione spagnola di oro e argento dal Nuovo Mondo nel XVI secolo, e dopo i boom minerari in California e Sud Africa. Ma mettere in relazione un aumento della quantità di oro con i prezzi in generale, è al massimo la somma di un certo numero di fattori diversi che determinano il rapporto di prezzo tra denaro e beni.

Oggi il denaro sonante, il cui potere d'acquisto era regolato dalle preferenze umane oltre i confini nazionali, non c'è più. Invece abbiamo valute fiat il cui potere d'acquisto è formalizzato in scambi con l'estero. Quando l'8 ottobre 2008 la corona islandese si dimezzò di valore, tale evento non ebbe niente a che fare con cambiamenti nella quantità di denaro o col PIL islandese. Ma se cercassimo di interpretare la velocità in questo caso, ci troveremmo di fronte ad un'eccezione poiché essa aumentava nonostante i prezzi sul mercato interno assorbivano lo shock impartito dagli scambi con l'estero.

Il collasso valutario dell'Islanda non è un evento isolato. Il potere d'acquisto di una moneta fiat varia continuamente, fino al punto di perderlo del tutto. La verità è che l'utilità di una moneta fiat dipende interamente dalle opinioni soggettive dei singoli individui espresse attraverso i mercati, e non ha nulla a che fare con un rapporto meccanico della quantità. A questo proposito, un limite al potenziale illimitato di emissione della valuta o un cambiamento nella percezione di stabilità finanziaria nei confronti di coloro che la emettono, come ha scoperto l'Islanda suo malgrado, possono essere sufficienti a destabilizzarla.

Secondo l'equazione, non è così che le cose dovrebbero funzionare. L'ordine degli eventi procede prima attraverso un aumento della quantità di moneta e poi attraverso un aumento dei prezzi, perché la logica monetarista afferma che i prezzi aumentano a causa di una spesa di denaro extra, e non per denaro ancora da spendere. Con una teoria meccanica, non ci può essere spazio per la soggettività.

E' quindi assurdo concludere che la velocità sia un segnale importante. Il monetarismo ci deve ancora arrivare, ma quando finalmente lo scoprirà, comprenderà che la velocità non è altro che un fattore per equilibrare la sua equazione. Sarebbe stato meglio se la citazione del broker si fosse limitata ai regimi monetari allentati degli ultimi 20 anni, i quali sono responsabili per la sostanziale cattiva allocazione del capitale, troncando totalmente la parte sulla velocità.

Forse un piccolo slittamento sulla via verso una conclusione sensata; ma è indicativo della falsa meccanizzazione del comportamento umano presupposto dai moderni macro-economisti. Tuttavia va anche notato che è impossibile far quadrare il concetto di velocità del circolante con un semplice fatto della vita di tutti i giorni: noi guadagniamo i nostri stipendi solo quando ce li abbiamo in mano e solo dopo li possiamo spendere. Questa è una velocità costante di circa uno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Non c'è dubbio che i rischi di deflazione siano aumentati nelle ultime settimane, se non altro perché il dollaro è aumentato notevolmente rispetto alle altre valute.

Capire la natura effettiva di questo rischio, al contrario di quello che dicono le teste di legno, sarà fondamentale per la sopravvivenza finanziaria, in particolare per quella di coloro con un interesse nei metalli preziosi.

La struttura economica associa la deflazione, o il calo dei prezzi, ad una mancanza di domanda. Da ciò ne consegue che se viene lasciata sfogare, la deflazione porterà a fallimenti di imprese e, in definitiva, ad insolvenze bancarie a causa della contrazione del credito bancario. Pertanto, prosegue tale ragionamento, la domanda e la fiducia dei consumatori devono essere stimolate per assicurarci che questo non accada.

Dobbiamo tenere a mente tutto ciò quando dobbiamo giudicare la risposta agli eventi attuali. Per il momento possiamo notare l'esistenza di segni che preoccupano le banche centrali: l'economia giapponese sta implodendo nonostante l'espansione monetaria aggressiva; la zona Euro mostra gli stessi sintomi; il Regno Unito è fortemente dipendente dal commercio con la zona Euro e le sue ottime prestazioni si stanno raffreddando. Il grafico sottostante ci mostra come quanto detto qui sopra si sia riflesso nelle loro rispettive valute.




Particolarmente allarmante è stata la performance sin da metà ottobre, con lo yen che è letteralmente sprofondato. Dato l'effetto previsto sull'inflazione dei prezzi degli Stati Uniti, possiamo essere certi che se queste valute si indeboliranno ulteriormente la FED agirà.

Per comprendere la portata del problema bisogna osservare l'enormità dei flussi di capitali coinvolti. Il grafico seguente ci mostra la relazione tra le principali valute mondiali e il dollaro stesso.




Il rapporto di leva tra la base monetaria USA e quella globale è di oltre quaranta volte. Mentre il Giappone e la zona Euro affrontano una crisi profonda, i flussi di capitale ritornano nuovamente verso il dollaro, cosa che sembra stia accadendo proprio oggi. Gli economisti, che ancora aspettano una crescita economica per gli Stati Uniti, sembrano sembrano non aver ben compreso le implicazioni più ampie per l'economia degli Stati Uniti e il dollaro stesso.

La FED, che porta il peso della valuta di riserva mondiale, finirà sotto pressione affinché plachi la situazione: svilirà il dollaro. Finora la svalutazione del dollaro sembra aver riscosso scarso successo a livello di prezzi al consumo, cosa che potrebbe spronarla ad agire in modo più aggressivo. Ma è meglio fare attenzione: non si tratta di una semplice messa a punto.

Per il momento i mercati dei capitali sembrano adattarsi alla deflazione frammentaria. Gli analisti stanno rivedendo al ribasso le loro aspettative di crescita per il Giappone, l'Eurozona e la Cina, e suggeriscono di vendere le commodities. Devono ancora applicare la stessa logica alle azioni e valutarne l'effetto sulle finanze pubbliche: quando lo faranno, ci si potrà aspettare rendimenti dei titoli di stato in ascesa e un calo delle azioni.

Il calo del prezzo dell'oro è un fenomeno avulso dalla realtà economica. Mentre è superficialmente facile collegare un dollaro forte a un prezzo dell'oro debole, questa argomentazione non tiene conto degli inevitabili rischi sistemici e di cambio che derivano da una crisi economica. L'apparente mispricing di oro, azioni, obbligazioni e valute indica anche che sono tutti maturi per una correzione simultanea, guidata da ciò che l'establishment economico definisce deflazione, ma che più correttamente viene definita crollo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Perché un ritorno al denaro sonante è quasi impossibile

Mar, 25/11/2014 - 11:11




di Ron Paul


Il mio interesse per il mondo della politica germogliò la domenica del 15 agosto 1971. Per decenni, io, come tutti gli americani, ho vissuto in un paese dove era illegale possedere oro. L'idea sembra assurda oggi, ma c'è stato un tempo in cui lo stato sequestrò l'oro di tutti i cittadini e lo mise fuori legge.

Da quel momento in poi, anche la cartamoneta in circolazione non fu più coperta da oro. Poi, in quella domenica del 1971, il presidente Nixon recise l'ultimo legame tra gli americani e il denaro sonante: chiuse la finestra internazionale dell'oro, la quale permetteva ai governi stranieri di scambiare 35 dollari di carta per un'oncia d'oro. Quello fu l'ultimo giorno in cui il denaro ebbe un qualche valore avulso dalla volontà del governo. E nessuno sembrò preoccuparsene.

Ero molto preoccupato per la cattiva gestione del denaro, per quello che avrebbe significato per l'economia degli Stati Uniti e per la nostra libertà. Iniziai a cercare modi per sensibilizzare di nuovo le persone al denaro sonante, o almeno consentire loro di possedere oro legalmente.

Mentre venivo sempre più coinvolto nel tentativo di legalizzare la proprietà dell'oro, ebbi l'opportunità di incontrare alcuni degli economisti più eminenti di libero mercato, tra cui Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek e Murray Rothbard. Incontrare e apprendere da queste menti brillanti fu illuminante, poiché non solo appresi una sana teoria economica, ma imparai anche a diffondere quel messaggio al popolo americano.

Quando il deputato locale si dimise a metà del suo mandato, decisi di correre per il suo posto, pensando che il peggio che mi potesse capitare fosse vincere. Fortuna volle che vincessi quell'elezione e altri tre termini, in un'epoca in cui l'America stava affrontando un'inflazione alta, tassi di interesse elevati e disoccupazione alta.

E non passò nemmeno un decennio prima che il dollaro fiat creato da Nixon causasse seri problemi economici. Gli americani erano alla ricerca di risposte, chiedendo perché il sistema economico propagandato come fautore di crescita economica e la liberazione dalle costrizioni dell'oro erano ora i responsabili di una delle crisi economiche più gravi e più lunghe sin dalla Grande Depressione.

Fin dall'inizio del mio servizio come membro del Congresso, ho cercato di usare il mio ufficio come una piattaforma educativa per rendere gli americani consapevoli delle intrusioni e delle depredazioni del governo federale. La politica monetaria è sempre stata un problema che mi ha profondamente preoccupato, data l'importanza del denaro sonante in una società libera.

Il mio coinvolgimento con la Scuola Austriaca ha rafforzato l'importanza del denaro sonante, visto che la teoria Austriaca del ciclo economico — i boom e bust — spiega con precisione le conseguenze disastrose del denaro fiat; conseguenze di cui stiamo soffrendo anche adesso. E così ho cercato di istruire il popolo americano sulle questioni monetarie.

Durante i miei primi anni al Congresso, ho ricoperto il ruolo di membro della House Banking Committee e della U.S. Gold Commission, dove ha cercato di condividere il mio punto di vista Austriaco piuttosto impopolare. In qualità di membro della Banking Committee (che poi è diventata la Financial Services Committee), ho cercato di portare alla luce gli effetti distruttivi del Federal Reserve System e della sua politica monetaria sul dollaro e sul tenore di vita della persone.

Come membro della Gold Commission, ho sostenuto il ritorno all'uso dell'oro come moneta. Insieme a Lew Lehrman presentai una relazione alla Commissione, un dissenso dal parere di maggioranza che poi fu poi trasformata nel libro The Case for Gold.

Dopo una lunga pausa, sono tornato al Congresso nel 1997 e più precisamente nella Banking Committee, ricoprendo nel 2011 il ruolo di presidente della Domestic Monetary Policy Subcommittee (DMP) — la sottocommissione con giusrisdizione sulla Federal Reserve e sul denaro della nazione. La presidenza di questa sottocommissione era l'unica posizione a Washington che avessi mai voluto, e per molti anni sembrava che non l'avrei mai raggiunta.

Quando sono tornato al Congresso nel 1997, i miei termini di servizio precedenti non mi furono riconosciuti e così dovetti ricominciare tutto da capo. Ogni volta che mi sembrava di essere ad un passo da quella presidenza, succedeva qualcosa e ne venivo allontanato. Una volta un membro più anziano si era unito alla sottocommissione, un'altra volta due sottocommissioni dovevano unirsi, ma il risultato era sempre lo stesso: venivo escluso.

Questa charade è andata avanti fino al 2007, quando Spencer Bachus passò di grado. Fu allora che divenni idoneo per la Domestic and International Monetary Policy Subcommittee. Quando Bachus divenne presidente della Financial Services Committee nel 112° Congresso, ciò mi permise di prendere la presidenza della sottocommissione DMP.

Ci sono alcuni che si aspettano che un singolo deputato possa fermare da solo una legge incostituzionale o riparare a tutto ciò che c'è sbagliato a Washington. Quando sono diventato presidente della DMP, probabilmente c'erano molti che si aspettavano che io avessi fermato in qualche modo la politica monetaria espansiva della Federal Reserve. Magari avessi potuto!

La realtà, però, è che un singolo membro del Congresso, un presidente di una sottocommissione o anche un presidente di una commissione, può fare poco per spostare il Congresso in una direzione che né capisce né trova politicamente appetibile.

Ci vogliono i numeri per raggiungere il successo legislativo, e i numeri non sono favorevoli al denaro sonante. Invece di concentrarsi su ciò che è bene per il paese, i membri del Congresso troppo spesso sono più interessati a segnare i punti politici, a gestire la loro immagine pubblica, o a conservare i loro buoni rapporti con la leadership del partito.

Alla luce di questi fatti, mi sono reso conto che un singolo membro del Congresso può fare ben poco (dal punto di vista legislativo) per promuovere la causa della libertà. Anche ricoprire la presidenza del DMP, la sottocommissione con un certo potere sulla Federal Reserve, significa avere poche possibilità di frenare la FED, soprattutto quando la Camera è contro di noi, per così dire.

Quello che la presidenza della DMP mi ha permesso di fare, è qualcosa che ho sempre pensato che fosse necessario: istruire. E' impossibile parlare di riforma quando le persone non sanno nulla circa il sistema che deve essere cambiato o le opzioni per cambiarlo. Quindi ho cercato di portare alla luce le questioni importanti riguardanti la moneta che per decenni non erano state discusse nelle sale del Congresso.

Nelle nostre audizioni abbiamo esaminato i problemi dell'attuale sistema monetario; il rapporto tra la Federal Reserve e il debito pubblico; l'impatto negativo dell'espansione moentaria sull'economia; la creazione del ciclo di espansione e contrazione; e la sofferenza causata dalla falsa prosperità del credito a basso costo.

Abbiamo esaminato i problemi del nostro sistema bancario a riserva frazionaria, gli impedimenti al denaro sonante che emergono dal mercato e persino l'abolizione della Federal Reserve. Attraverso il mio ufficio al Congresso, abbiamo invitato oratori per dare lezioni sulla storia e sul denaro allo staff di altri uffici — lezioni che sono state viste da centinaia di migliaia di persone su YouTube.

Anche con l'attenzione sull'istruzione, la sottocommissione non ha trascurato il suo dovere di sorvegliante, svolgendo un lavoro più attento rispetto ai tre mandati precedenti messi insieme.

Abbiamo tenuto audizioni sulle azioni della FED durante la crisi finanziaria, sulle sue linee di swap non garantite con le banche centrali estere e abbiamo sondato lo status delle riserve auree del governo degli Stati Uniti — che sono costituite per lo più da oro sequestrato ai cittadini americani quando ne venne bandito il possesso. (Le nostre indagini sembrano aver indotto la zecca degli Stati Uniti ad effettuare una verifica dell'oro detenuto presso la Federal Reserve Bank di New York, cosa che non è mai stata fatta da quando l'oro venne messo in quel caveau molti decenni fa.)

Certo, avremmo potuto fare molto di più ma purtroppo non è stato possibile, dato il nostro tempo e le risorse limitate. Per questo ci sarà sempre qualche rimpianto.

Il premio Nobel Friedrich Hayek disse che: "[...] Tutti coloro che vogliono fermare la deriva verso un controllo statale sempre più invadente, dovrebbero concentrare i loro sforzi sulla politica monetaria." Col mio tempo al Congresso, la mia breve presidenza della DMP e le mie altre iniziative varie ho sempre cercato di seguire questo consiglio.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/