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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1364125
Aggiornato: 2 ore 3 min fa

L'impossibilità dei tassi di interesse negativi

Gio, 03/07/2014 - 10:09
La paura irrazionale per la deflazione è uno di quei baubau sventolato davanti i nasi delle persone affinché cedano alle pretese dei pianificatori centrali. Lungo il corso della storia del XX secolo, ad esempio, questa strategia ha permesso di invadere segmenti crescenti della libertà individuale. Sebbene la realtà dica qualcosa di diverso, manipolare la semantica e torcere dati statistici rimane la strategia preferita degli spacciatori di fumo. Stranamente l'inflazione nei prezzi degli asset passa quasi sempre in sordina. Sin dal primo giro di quantitative easing dello zio Ben, il mercato azionario e quello obbligazionario hanno iniziato la loro ascesa verso record storici gonfiati artificialmente. Anche l'Europa ne ha risentito, e si è adeguata alla situazione assecondando lo zio Sam. Il carry trade che ne è emerso (prendere in prestito denaro a costo zero per riversarlo, principalmente, in obbligazioni e azioni) ha persmesso alle banche comemrciali di schivare il proiettile fatale. Arrivati a questo punto, dove la situazione richiede dosi crescenti di interventismo nell'economia per essere sostenuta, lo zio Mario pensa che pungolando le banche con tassi negativi sui loro depositi presso la BCE, egli le possa spronare a concedere più credito per spronare una nuova euforia farlocca. Andate a pagina 221 della relazione annuale della Banca d'Italia e osservate la tabella che vi troverete, in questo modo capirete perché questa è un'opzione non percorribile. La disconnessione delle informazioni veicolate dai prezzi in un ambiente monetario stabile, ha generato il caos economico di cui siamo testimoni e le banche centrali ne hanno grande colpa.
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di James E. Miller


I banchieri centrali devono essere davvero disperati. Dopo il vano tentativo di rilanciare l'economia globale attraverso la sincronizzazione en masse della stampa di denaro, stanno rilanciando per l'ennesima volta la stessa politica fallimentare. Ora non è più sufficiente creare un'offerta di moneta infinita. Il popolino deve essere punito per aver avuto il coraggio di risparmiare denaro nei propri conti bancari. I tassi di interesse possono anche trovarsi ad un punto straordinariamente basso, ma è il momento di portarli più in basso.

I maniaci europei della pianificazione stanno suonando la carica, con la Banca Centrale Europea che di recente ha annunciato una serie di misure per abbassare dallo 0% al -0.1% il tasso sui depositi delle banche. Proprio così; la BCE vuole far pagare le banche qualora decidano di stipare i loro soldi nel caveau della banca centrale. L'obiettivo è invogliare le banche a prestare denaro, piuttosto che lasciarlo parcheggiato all'interno di un deposito. Dopo tutto, la BCE sta comprando titoli di stato dagli stessi istituti finanziari. Sarebbe un peccato non spingere questi soldi nell'economia. In questo modo, verrà somministrata agli spiriti animali una dose di eccitanti ed inizieranno a consumare allo stesso ritmo pre-crisi. Questa è la teoria, comunque.

Come al solito, gli appassionati della stampante monetaria stanno celebrando la mossa. James Pethokoukis dell'American Enterprise Institute applaude alle "intenzioni" di questa strategia. Bill Gross di PIMCO ritiene che ci sia bisogno di un'azione aggressiva per aumentare l'inflazione dei prezzi. Le principali agenzie di stampa stanno descrivendo la manovra della BCE come una "politica di tassi di interesse negativi." La frase viene sballottata in giro e richiama qualcosa che potrebbe avere conseguenze interessanti.

E' raro i media possano vantare una solida conoscenza dei principi economici, quindi ci si dovrebbe chiedere: esiste davvero qualcosa come un tasso di interesse negativo? È davvero possibile modificare il costo del denaro in modo che sia essenzialmente gratuito?

Ripensateci. La regola economica secondo cui non esistono pasti gratis è ancora vera, anche in un ambiente con tassi di interesse "negativi". Non esiste denaro gratuito. Prenderlo in prestito non sarà mai a costo zero. Qualcuno deve sempre pagare.

Per decenni le banche centrali hanno distorto il pensiero su cosa sia realmente il tasso di interesse. Manipolare il costo del denaro è il modus operandi di una banca centrale. La missione è quella di influenzare il comportamento umano attraverso il monopolio sulla produzione di denaro, e non garantire una fluttuazione regolare tra chi vuole consumare subito e chi vuole rinviare per il futuro.

Come tutti i prezzi, i tassi di interesse servono come mezzo per allocare razionalmente i beni in base alle preferenze dei consumatori. Nel caso dell'interesse, tale preferenza si riflette nel desiderio di agire nel presente piuttosto che nel futuro. Ludwig von Mises definì questo concetto "preferenza temporale", la quale è un "requisito categorico dell'azione umana". Nessun sofisma può cambiare il fatto che la gente preferisce beni e servizi ora, piuttosto che in futuro. Come disse Mises: "l'atto di gratificare un desiderio implica che la sua soddisfazione nel presente sia preferibile ad una futura."

I tassi di interesse devono essere sempre positivi per riflettere lo sconto dei beni futuri rispetto agli stessi beni presenti. E' una verità fondamentale che non può essere confutata attraverso la creazione infinita di denaro. Ma, come sottolinea l'economista Pater Tenebrarum, i tassi di interesse di mercato possono includere elementi come "i premi di rischio, i premi dei prezzi ed i profitti." In senso nominale, talvolta i tassi di interesse possono riflettere una preferenza negativa. Ma ciò non smentisce questa legge inviolabile: i beni presenti sono preferibili a quelli futuri.

E' un po' un inganno definire la nuova politica della BCE "tassi di interesse negativi", poiché suggerisce che una regola fondamentale dell'economia può essere ribaltata se esiste abbastanza volontà politica da aggiustare l'economia. Sin dalla crisi finanziaria del 2008, gli economisti ed i sapientoni di tutti i tipi hanno sollecitato sforzi più aggressivi da parte delle banche centrali del mondo. La Federal Reserve e la Banca Centrale Europea erano i bersagli principali di tale incoraggiamento (fallendo nell'ampliare l'offerta di moneta ad un livello tale da mettere a tacere i loro critici). Certo, migliaia di miliardi di dollari e di euro sono stati creati dal nulla. E sì, le banche sono più che mai piene di liquidità. Ma la disoccupazione rimane incredibilmente alta e l'economia non ha ancora raggiunto un livello di crescita tale da soddisfare i pianificatori centrali.

Far pagare quelle banche che mantengono il denaro a bordo campo, è un disperato tentativo di scuotere le forze di mercato. Ma dal momento che gli effetti inflazionistici sono sempre effimeri, questo è più che altro un gioco psicologico. Lo scopo della banca centrale è quello di spremere le economie attraverso la creazione di un "effetto ricchezza". Se le persone si sentono più ricche, perché gli oneri finanziari sono in calo ed i prezzi degli asset sono in aumento – a causa di una iniezione di moneta che spinge i prezzi in su – allora è probabile che spenderanno di più. E' tutto un circolo virtuoso, fino a quando non crolla.

Non esiste qualcosa come un tasso di interesse negativo, in quanto è un'impossibilità logica. Siamo stati nutriti dalla propaganda: elicotteri che sganciano sacchi di soldi. Il punto di questa politica è far pagare una tassa alle banche in modo che le stesse la passino ai clienti. In questo modo, le persone sarebbero più riluttanti a mettere i loro soldi in conti di deposito o in conti di risparmio. Se debbono pagare un prezzo per il deposito, invece di ricevere un interesse, saranno più propense ad abbuffarsi presso il negozio locale. La filosofia alla base dei tassi di interesse "negativi" è quella di incoraggiare la spesa. E' una visione miope del mondo, e una perfettamente sintetizzata dal motto di Keynes: "Nel lungo periodo siamo tutti morti."

La creazione della prosperità economica non è l'unico ordine del giorno dei pianificatori centrali keynesiani. Il loro obiettivo primario è quello di piegare la realtà con le parole e le azioni. E' completamente utopico e non può essere fatto; ma questo non scoraggerà gli ingegneri sociali che spingono pulsanti presso la banca centrale. Diranno alla popolazione che la prosperità è a portata di mano, mentre inonderanno l'economia con cartastraccia. Solo alcuni traggono vantaggio da questa farsa, ma è abbastanza per placare le masse per un breve periodo. Nel frattempo, l'economia continua il suo giro sulle montagne russe della distorsione causata dagli ingegneri monetari che presumono di sapere di più di quanto sappiano realmente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


I consumatori sono i re in un'econmia di libero mercato

Mer, 02/07/2014 - 10:16




di Christopher Westley


Uno dei miei economisti preferiti nella storia del pensiero economico è il grande austriaco Carl Menger (1840-1921). Mentre la corrente principale della professione economica riconosce a Menger il suo contributo alla rivoluzione marginalista del 1870, lo ignora perché il suo quadro teorico non si presta a prescrizioni di linee di politica. In un'epoca in cui la professione economica viene in gran parte considerata come una branca ombra dello stato, i pensatori come Menger (e coloro che lavorano nella sua tradizione) non vengono esaltati o studiati nello stesso modo riservato a pensatori come Irving Fisher, John Maynard Keynes, Milton Friedman o Paul Krugman.

Questo è vero se non altro perché lo stato tende a non finanziare universitari o scuole di pensiero economico che non promuovono il suo ruolo centrale nell'economia o che non forniscono giustificazioni economiche alle sue interferenze con le forze di mercato. In assenza di tale contesto, il monetarismo della scuola di Chicago o il keynesismo della Ivy League avrebbero avuto molto meno rilievo nella scienza economica.

Il quadro teorico di Menger si differenzia dalle moderne interpretazioni economiche, perché ha rappresentato il culmine dello sviluppo del pensiero economico in era pre-Progressista, già sbocciato nel corso dei secoli soprattutto in Europa continentale con i pensatori scolastici del Medioevo e con i liberali francesi come Turgot, Cantillon e Say. Queste persone potrebbero anche aver studiato economia seguendo le Scienze Morali del XIX secolo, ma il loro slancio in tal campo era principalmente dovuto al desiderio umano di capire meglio il mondo e le leggi naturali che lo governano. Il loro interesse era per l'economia in quanto economia, e non semplicemente come strumento politico per far apparire lo stato più scientifico, efficiente, o benigno. (In realtà è l'esatto opposto.)

Quindi per studiare l'economia come scienza, soprattutto in un'epoca in cui sembra regnare una certa confusione su tale materia, non è una cattiva idea iniziare da Carl Menger.

Menger nacque in Galizia, una regione allora austriaca ma che ora è in Polonia, da una famiglia benestante con radici in Boemia. Durante le pause dagli studi presso le Università di Praga e Vienna, Menger lavorava come giornalista finanziario e sviluppò un certo talento per la scrittura di romanzi e commedie che venivano serializzate sui giornali.

Fu durante il suo lavoro di giornalista che Menger notò l'importanza delle discrepanze tra le dottrine economiche classiche sui fenomeni di mercato e quelle della sua epoca di cui si occupò nel corso della sua professione. Subito dopo aver ricevuto la laurea in legge presso l'Università di Cracovia nell'agosto del 1867, Menger intraprese lo studio formale dell'economia politica nel tentativo di comprendere meglio e risolvere queste discrepanze — uno sforzo che lo portò alla pubblicazione di Principi di Economia nel 1871.

Mentre Menger riconobbe che gli economisti classici avevano dato un contributo significativo allo sviluppo della teoria economica, credeva che uno dei loro difetti principali si ritrovasse nelle loro analisi del consumatore, una lacuna che è stata ampliata dalla loro enfasi sulla teoria del valore-lavoro e la loro teoria rudimentale dei prezzi (secondo cui i prezzi erano fenomeni derivanti in gran parte dal calcolo economico di uomini d'affari). Il contributo principale di Menger con il suo Principi, è stato quello di inserire il primato dei consumatori nella determinazione del valore e (per estensione) del prezzo, non solo sul mercato ma in tutte le attività economiche.

L'approccio mengeriano, che oggi chiamiamo scienza della prasseologia, ha sottolineato l'importanza dell'azione umana individuale derivante dal desiderio di soddisfare le esigenze personali e dal rapporto di questi bisogni con il mondo esterno. Avere un bisogno ed essere consapevoli che il mondo esterno possiede alcune caratteristiche che permettono all'individuo di soddisfarle, fornisce la base per l'azione umana logica e la valutazione soggettiva di beni e servizi. Menger ha inoltre osservato che al cambiamento della nostra conoscenza rispetto al mondo esterno, cambiano anche le esigenze individuali. Gli sforzi per soddisfare i bisogni sentiti, presuppongono il riconoscimento delle relazioni di causa/effetto che forniscono la base per tutte le azioni umane.

Si noti come quanto detto sia del tutto irrilevante per gli aderenti alla scuola keynesiana o di Chicago. La differenza principale è che entrambe le scuole visualizzano la singola persona (o attore) come un oggetto che deve essere manipolato in nome del successo delle linee di politica. Per i Chicagoboys questo successo si basa sui risultati di mercato che sono più vicini ai loro ideali preconcetti di efficienza del mercato; mentre per i keynesiani questo successo si basa sul raggiungimento dei livelli arbitrari di occupazione di breve periodo, i quali si ottengono penalizzando il risparmio e il consumo gratificante. Per entrambe le scuole la persona umana è un ingranaggio in una macchina economica che deve essere costretta ad agire in modi che facciano funzionare i loro sistemi. Tale è il punto di vista moderno — le sue radici si ritrovano nell'Era Progressista — ed è in contrasto con la storia dell'economia da Aristotele fino a Menger (e non solo attraverso coloro che hanno sviluppato il sistema di Menger).

Ma nel 1870 Menger applicò coraggiosamente le sue implicazioni alla determinazione del valore. Egli osservò che dal momento che le merci sono esterne alla persona umana e riconosciute soggettivamente come in possesso di qualità che consentono la soddisfazione di un certo bisogno, potrebbero essere differenziate in beni di ordine diverso. In Principi scrisse che esistono i beni d'ordine primario, come i beni che consumiamo per soddisfare i bisogni. Questi sono i classici beni di consumo.

I beni d'ordine secondario sono beni necessari per produrre i beni di ordine primario; mentre una macchina può essere un bene d'ordine primario che va a soddisfare una necessità per il trasporto, i beni d'ordine secondario includerebbero il vetro, la gomma, il cromo e tutti gli altri input che compongono la macchina. I beni d'ordine terziario sono tutti quei beni che sono necessari per produrre i beni d'ordine secondario, e così via, con forme più complesse di produzione e caratterizzate da ordini più distanti di produzione.

Tuttavia i valori di tutti i beni di qualsiasi ordine derivano dal desiderio iniziale del singolo individuo di soddisfare una necessità sentita, quindi la gomma non ha valore in sé o grazie al lavoro necessario per la sua produzione, ma a causa del desiderio umano iniziale per il trasporto. Questa comprensione dei beni è in netto contrasto con l'idea dei neoclassici, secondo cui il valore dei fattori economici fa riferimento alla loro utilità tecnica nella produzione. La teoria del valore di Menger rappresenta un'espansione della legge di Say, secondo cui l'offerta crea la propria domanda, ed è la giusta risposta teorica agli sciroccati monetari (al tempo di Menger così come a quegli di oggi) che non vedono differenza tra capitale diretto dallo stato e capitale ideato e diretto dal settore privato.

In verità, il capitale creato dal governo soddisfa le esigenze delle classi politiche e gli interessi clientelari ad esso collegati, mentre il capitale diretto dal settore privato mira alla soddisfazione del consumatore.

Senza l'influenza dello stato nello sviluppo del pensiero economico del XX secolo, è probabile che oggi Menger sarebbe conosciuto come un importante economista che corresse le carenze della scuola classica; e soprattutto non sarebbe mai stato necessario che l'economia classica si fosse suddivisa in varie scuole neoclassiche, caratterizzate da strumenti di indagine adeguati alle scienze fisiche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


L'orribile minaccia di Draghi: “Abbiamo finito? Certo che no!”

Mar, 01/07/2014 - 10:15




di David Stockman


L'ultima conferenza stampa della BCE equivaleva ad una farsa monetaria. Come può un qualsiasi adulto credere che un taglio di 10 bps dei tassi di riferimento (da un livello già microscopico di 25 bps) possa cambiare una situazione economica che sta già gemendo sotto il peso di $60 bilioni di debito pubblico e privato?

Qual è esattamente il punto dei tassi negativi sui fondi bancari depositati presso la BCE quando non ci sarà mai alcun acquirente? Dopo tutto, le banche europee hanno parcheggi alternativi in cui stipare il contante. Come può un nuovo acronimo, chiamato TLTRO, nascondere il fatto che sia essenzialmente un nuovo programma di prestiti gratuiti? Come indicato da questo nuovo atto della BCE, verranno spostati alcuni fondi dal settore ipotecario, obbligazionario o da altri scopi speculativi e saranno incanalati in finanziamenti definiti "produttivi". E poi si ripartirà dal "via", dove i privilegiati raccoglieranno alcuni fondi TLTRO delle BCE e ritireranno il proprio premio per tutto il fastidio.

Questo sciocco giochetto, infatti, è l'opera di keynesiani disperati a Francoforte che abbracciano due proposizioni che sono inequivocabilmente e palesemente sbagliate. Vale a dire, che l'economia dell'area euro stia annaspando a causa di un piccolo calo nel credito non finanziario e che la "bassa inflazione" sia il grande ostacolo che impedisce alle ruote del credito e del commercio di girare ad un ritmo più soddisfacente.

In verità, la zona euro ha sperimentato un'esplosione della crescita del credito bancario nel settore privato non finanziario. Come mostrato di seguito, i prestiti bancari totali sono cresciuti ad un CAGR del 7.5% durante i 10 anni prima dell'inizio della crisi finanziaria nel 2008. Durante quei giorni felici non c'era ovviamente niente di sbagliato con il credito bancario — soprattutto in considerazione del fatto che nel corso dello stesso decennio il PIL della zona euro è cresciuto soltanto ad un CAGR del 4.4%. Espresso in termini di dollari assoluti, il guadagno confina con una frenesia nel prestito. Durante suddetto decennio, il debito non finanziario totale nella zona euro è cresciuto dell'equivalente di $7 bilioni — vale a dire, di un importo pari all'intero portfolio di crediti del sistema bancario degli Stati Uniti alla vigilia della crisi.

Quindi quello che è successo non è altro che il modello DM universale. I bilanci dei mutuatari erano drammaticamente sottoposti a leva finanziaria — con il credito non finanziario che è passato dal 77% del PIL nel 1998 al 104% un decennio più tardi. Ma quello che è successo dopo è comunque conforme al modello, cioè il settore economico delle famiglie dell'area dell'euro ha raggiunto il picco di indebitamento nel periodo pre-crisi finanziaria, il che significa che sin da allora i rapporti di leva non si sono mossi.

Così, durante i quattro anni successivi finiti all'inizio del 2012 — a pochi mesi prima del "whatever it takes" di Draghi — il credito non finanziario nella zona euro è cresciuto meno dell'1% annuo, e il rapporto di leva è rimasto incatenato a circa il 105% del PIL. Inoltre, questo rallentamento del 90% nel tasso di crescita del credito non aveva nulla a che fare con l'attuale sciocchezza di una bassa inflazione. Nel decennio prima della crisi finanziaria, il CPI dell'area euro è aumentato ad un tasso del 2.1% annuo, e durante i quattro anni post-crisi ad un tasso annuo dell'1.8%.

Sicuramente non è stata una riduzione di 30 bp nel tasso di inflazione al consumo che ha portato ad un brusco arresto la crescita dei prestiti. E' stato il fatto che i bilanci delle famiglie e delle imprese nella zona euro erano decotti. Questo è stato particolarmente vero nei paesi periferici dove la festa dei prestiti pre-crisi è stata decisamente sconsiderata. In breve, il problema era il picco del debito, non la bassa inflazione.

La prova che mette il chiodo nella bara la ritroviamo dall'inizio del 2012. Durante tale periodo di 27 mesi il CPI è aumentato da 113.5 a 118.3 — vale a dire, ad un tasso annuo del 2.0% — nonostante tutte le lamentele insistenti su un'inflazione inferiore all'1% nel corso degli ultimi mesi. Nel frattempo, il debito non finanziario totale è sceso di circa il 3% — anche se rimane vicino al picco del 102% del PIL dell'area euro.

Nel mondo keynesiano dove tutto è un flusso, e le condizioni patrimoniali non importano, i responsabili politici continuano a martellare sul chiodo dei tassi di interesse quando la crescita economica rallenta o è marginalmente negativa. Così facendo, tendono ad afferrare qualsiasi condizione transitoria e la trasformano in una foglia di fico per giustificare i loro sforzi febbrili per evocare più elisir di debito.

Ma dovrebbero rispondere a questo quesito. Se i bilanci non contano e la bassa inflazione è come un posto di blocco, perché il debito non finanziario è cresciuto ad un tasso annuo del 7.5% con un CPI al 2.1% durante il 1998-2008, ma si è ridotto del 3% nel 2012-2014 quando il CPI ha avanzato ad un ritmo del 2.0%? La risposta ovvia è che i bilanci completamente ingolfati possono essere sfruttati solo una volta, e la festa del debito è finita sei anni fa.

Infatti poco meno di €10 bilioni di debiti non finanziari totali, è una cifra quasi identica a quella del 2008. Sin da allora, tuttavia, la sbornia post-festa del debito ha lasciato un'impronta indelebile, ma i burocrati incompetenti e keynesiani che dominano la politica di Bruxelles e Francoforte non riescono a vederla.

La realtà è che nella zona euro il PIL ha smesso di crescere perché l'onere complessivo del debito e le tasse hanno arrestato il motore della crescita. Così, tra il 1° trimestre 2008 e il 1° trimestre 2014, il PIL nominale è cresciuto soltanto ad un tasso annuo dello 0.7% — una sciocchezza rispetto alla crescita del 4.4% durante il decennio precedente alla crisi finanziaria.

Allo stesso tempo, l'idea che l'Europa abbia troppo poca inflazione nel CPI è assurda, come dovrebbe essere evidente dal grafico qui sotto. Come si suol dire, la linea dell'indice del CPI sale in basso a sinistra fino in alto a destra, e raramente ha perso un colpo in due decenni consecutivi. Di conseguenza, dall'inizio del 2008 il CPI dell'area euro è salito ad un CAGR dell'1.9%. Questo è il target più vicino possibile a quello della BCE (appena al di sotto del 2.0%).





Ma rappresenta anche un promemoria del vero problema europeo. Il PIL reale è ancora al di sotto del livello pre-crisi, perché su una base tendenziale l'inflazione è in aumento più rapidamente del PIL nominale. Di conseguenza, cercando di stimolare una maggiore inflazione, Draghi e la sua banda di geni monetari non farebbe altro che ampliare il divario tra inflazione/PIL nominale, e quindi aggravare il problema della crescita reale!

L'intera proposizione secondo cui più inflazione porterà ad un maggiore indebitamento, è semplicemente sbagliata in condizioni di debito ai massimi livelli. Draghi e compagnia stanno solo spingendo a tutto gas sul pedale del debito keynesiano.




Ironia della sorte, l'unica ragione per cui l'area dell'euro sta subendo un rallentamento momentaneo nel suo trend inflazionistico, è che i giocatori d'azzardo finanziari hanno fatto "call" al bluff di Draghi di metà 2012. Dovrebbe essere evidente, ormai, quale piega abbia preso la festa del sistema finanziario globale durante la nostra epoca di pianificazione centrale monetaria, di brutale repressione finanziaria e di disconnessione tra i prezzi degli asset e il rischio.

Di conseguenza, il gioco d'azzardo ha rastrellato il debito sovrano fortemente scontato della periferia  dell'Europa e non si è più guardato indietro. Gli acquisti hanno generato altri acquisti tra i player; e l'aumento dei prezzi del debito ha spinto le banche commerciali a caricarsi delle emissioni sovrane delle proprie nazioni.

Inutile dire che è stato l'afflusso di denaro dell'azzardo morale che ha condotto il debito spagnolo e italiano da rendimenti superiori al 7% a rendimenti inferiori al 3% (senza alcun cambiamento nei fondamentali macro e fiscali sottostanti), oppure che ha permesso la "ri-apertura" del mercato del debito greco sotto il 5%, cosa che ha anche causato un repentino e persistente aumento del tasso di cambio dell'euro — spingendolo su del 10% mentre si dipanava il cosiddetto miracolo di Draghi. Nel radunare i player, Draghi ha anche importato un carro carico di pressione deflazionistica di breve periodo.

L'economia della zona euro è rimasta al palo sin dalla crisi finanziaria del 2008. Gli errori sottostanti si sono accumulati per 50 anni con l'aumento della forte pressione fiscale, la forte dipendenza dal welfare state e il capitalismo clientelare della moderna banca centrale.

Ora Draghi & Co. hanno abbracciato il compito futile di forzare più debito nei bilanci che sono saturi e più inflazione in un'economia che si sta contraendo in termini reali. Ma l'unica cosa in cui forse possono avere successo, è creare un'altra corsa sull'euro — la quale farebbe sparire i player globali e farebbe crollare il prezzo del debito sovrano in tutta la periferia dell'euro.

Alla fine, però, forse i keynesiani di Francoforte faranno qualcosa di utile. Cioè, scateneranno un'altra crisi che potrà finalmente mettere fuori gioco l'euro.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Soluzioni per gli investimenti in un'epoca di follia monetaria

Lun, 30/06/2014 - 10:00




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Sempre più spesso vengo pungolato dalle critiche che mi ricordano come io sia pigro (pensiero solitamente formulato come "pigro schifoso") perché non mi piace lavorare in generale e come IO sia diventato effettivamente ostile a lavorare.

Ok, ammetto che avrei potuto essere una persona migliore in molti, molti modi, e che sono diventato sempre più strano e paranoico sin dal 1987, la "data dell'infamia" in cui il demone dall'inferno, noto come Alan Greenspan, divenne presidente della Federal Reserve e diede vita a questa folle inflazione dell'offerta di moneta.

In conseguenza di ciò, i miei rapporti con la carriera e con la famiglia sono peggiorati in quanto entrambi mi hanno sempre perseguitato affinché "mi presentassi sul dannato posto di lavoro," esercitassi le mie "responsabilità familiari" e agissi come un vero "padre" invece di comportarmi come un vecchio paranoico che è terrorizzato dall'inflazione dell'offerta di moneta perché si traduce in un'inflazione rovinosa dei prezzi, e bla, bla, bla siamo dannatamente fregati.

Il fatto triste è che sono spaventato a morte perché TUTTO quello che mi interessa è la mia sopravvivenza personale, salvare me stesso dall'orribile crollo dell'economia, delle banche, degli asset e del potere d'acquisto del dollaro. Tutti e tutto verranno devastati dall'inflazione dei prezzi causata dall'inflazione omicida dell'offerta di moneta ordita dalla malvagia Federal Reserve, la quale ha gonfiato ormai una moltitudine di bolle nelle azioni, nelle obbligazioni, negli immobili, nel debito privato, nel debito studentesco e nell'enorme, suicida, folle, scandaloso deficit di spesa del governo federale! Incredibile!

Paralizzato dalla paura, potete sicuramente capire perché io sia preda di un'isteria paranoica e di un odio ribollente, sentimenti a cui il mio capo sembra immune: "Basta con questa storia dell'oro, dell'argento e del petrolio, pensa a lavorare invece!" Dovrebbe supplicarmi in ginocchio: "Dicci che ci ami! Per favore! Dicci che ci ami!"

Dopo aver chiuso le porte con una doppia mandata, impostato l'allarme su "Risposta Letale Massima" e sceso nel confortevole ripostiglio sotto le scale, uno ritrova una certa armonia in un ambiente simile poiché lascia che la paranoia scemi in serenità; effetto coadiuvato da un sacco di tempo per mangiare burritos, bere birra e pensare a certe cose. Cose come: "Che diavolo è questo tanfo?" (I miei calzini.)

Avendo avuto successo nella risoluzione di quel mistero, ho rivolto la mia attenzione alla domanda successiva: "Come è possibile che siamo stati così, così, Così Dannatamente Stupidi (CDS) da ignorare le glorie della scuola austriaca (basate sul capitalismo, sulla libera impresa e su un'offerta di moneta stabile) e invece ci siamo auto-distrutti con la stupidità keynesiana (basata su debiti soverchianti, deficit di spesa abnormi e una quantità di moneta in continua espansione)?"

Voglio dire, a COSA stavamo pensando mentre mandavamo tutto a puttane?

A questo proposito, nel corso degli ultime settimane il Junior Mogambo Ranger (JMR) Phil S. mi ha mandato diversi articoli sulla terrificante cornucopia di ormoni e sostanze chimiche nella nostra acqua, nel cibo che mangiamo e nell'aria che respiriamo; per non parlare della grande invasione di specie esotiche di piante e animali, qualcosa di cui certamente preoccuparsi oltre all'Armageddon economico che piomberà su di noi.

Poi c'è la recente scoperta che, quasi incredibilmente, il comportamento viene ereditato nel proprio DNA! Stupefacente! Questo significa che se siete un coniuge pigro e un genitore sotto lo standard, oppure un dipendente inutile e stupido, allora anche i vostri figli lo saranno! Oops! Peccato per loro!

E ora abbiamo la nuova scienza dell'epigenetica, cioè "controllo genetico mediente fattori diversi dalla sequenza del DNA," come gli inquinanti di cui sopra e un milione di altre cose che vanno ad alterare il vostro DNA, cosa che a sua volta modificherà il vostro comportamento in modo imprevedibile! Oddio! Non se ne esce!

Ora, come noterete dallo sguardo inorridito sul mio viso impietrito, sono più depresso e folle di paura che (gulp!) mai! Che mai! E anche molto, molto più paranoico!

Ma questa roba genetica non solo spiega il comportamento bizzarro che vedo intorno a me, ma anche il perché la maggioranza delle persone non si stia affrettando a comprare oro e argento in preda al terrore. Il loro DNA è talmente danneggiato che ormai sono troppo stupidi!

Ma, ripeto, ci vuole un Particolare Tipo Di Stupido (PTDS) per rendersi conto che dopo migliaia di anni non è cambiato nulla in economia. Denaro, debiti, interessi, tasse e regolamentazione del governo sono sempre esistiti. Niente di nuovo.

E quando si scopre che il fallimento e la rovina economica si ripresentano ogni volta che l'offerta di moneta viene ampliata artificialmente, allora un Particolare Tipo di Stupido (TSDS) diventa una cosa tangibile con ogni nuovo dollaro creato dalla malvagia Federal Reserve.

Già sento le vostre suppliche. "Oh, guai a noi! Aiutaci, Meraviglioso E Saggio Mogambo (MESM), la cui brillante intelligenza economica illumina l'intero settore della galassia! Quindi dicci, maestro sublime e MESM assoluto, deve esistere per forza un Particolare Tipo Di Genio (PTDG) baciato dal karma per mettere le cose a posto!"

Tanto per cominciare, per parafrasare Leslie Nielsen nel film Airplane!, "Smettila di chiamarmi Shirley!"

Per quanto riguarda un PTDG, gioite perché io, come sottolinea la MESM del paragrafo precedente, sono qui per rispondere alle vostre preghiere!

Come mostra CHIARAMENTE la storia, quelle persone che in questo momento stanno comprando oro, argento e petrolio rappresenteranno quel Particolare Tipo Di Genio (PTDG) che cavalcherà l'inevitabile salita dell'oro e dell'argento.

Quando accadrà? Facile! Dopo che tutto il resto sarà andato a ramengo!

Semplice. Elegante. Quindi: "Whee! Questa roba dell'investire è facile!"

Beh, forse non così piacevole, ma, devo ammetterlo, facile!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Preparatevi alla morte dei petrodollari

Ven, 27/06/2014 - 10:03




di Addison Wiggin


[La prima parte di questo saggio, Il boom energetico degli Stati Uniti metterà fine allo status di valuta di riserva mondiale del dollaro, è stata pubblicata ieri.]


"Poniamo che gli Stati Uniti non vogliano più importare tanto petrolio arabo", dice Erik Townsend facendo un esperimento mentale. "Beh, se così fosse, è davvero difficile capire perché gli arabi dovrebbero continuare a prezzare il loro petrolio in dollari; i loro maggiori clienti sarebbero in Cina e in Brasile e nei paesi che non hanno alcun motivo di trattare in dollari."

Siamo in debito con Townsend per averci aiutato a capire come si potrebbe dipanare la fine dei petrodollari. Erik ha sfruttato la fortuna della sua prima carriera, come imprenditore di software, per avviare la sua seconda carriera come manager di hedge fund che conosce il mercato dei futures del petrolio.

Pensateci: dov'è l'incentivo a mantenere i prezzi del petrolio in dollari e mantenere grandi riserve in dollari se gli Stati Uniti non sono più il vostro più grande cliente?

"Il crollo del sistema dei petrodollari, dove il petrolio non verrebbe più pagato in dollari a livello internazionale, rappresenterebbe in sostanza la campana a morto per il dollaro come valuta di riserva. Significa che gli USA non potranno più contrarre prestiti forti di “privilegi esorbitanti”, e significa che il mercato del Tesoro degli Stati Uniti sperimenterà un'impennata fuori controllo dei tassi di interesse."

Improvvisamente il fatto che gli USA abbiano bisogno di minori importazioni risulta ininfluente quando "il resto del mondo non userà più dollari come mezzo di scambio."

Gli sceicchi arabi produttori di petrolio, hanno più dollari di quanti ne possano usare. Nei tre decenni prima del 2000, le entrate totali delle esportazioni di energia dal Medio Oriente ammontavano a $3.5 bilioni. Nei 13 anni successivi, il totale è salito a più di $8 bilioni. Secondo una stima degli esperti, nelle mani del Medio Oriente giacciono circa $8-10 bilioni di saldi in valuta (in gran parte dollari).




Quanto a lungo vorranno conservare tutti quei dollari? Soprattutto quando l'Asia e il Pacifico rappresentano ormai un terzo del consumo mondiale di petrolio e gli Stati Uniti solo il 20%...

Nel frattempo, il primo importatore di petrolio al mondo — la Cina ha preso questa corona dagli Stati Uniti lo scorso autunno — sta facendo la sua parte per indebolire i petrodollari. Negli ultimi anni la Cina ha stretto accordi con molti dei suoi partner commerciali per fare affari con le loro valute. Cina e Russia, Cina e Brasile, Cina e Australia, anche Cina e il suo nuovo/vecchio nemico Giappone — tutti hanno fatto ricorso a currency swap e altri accordi per bypassare il dollaro.

Lo scorso novembre lo Shanghai Futures Exchange stava pensando di prezzare i suoi contratti futures sul petrolio greggio sia in yuan che in dollari, con l'obiettivo di rendere tale disposizione il nuovo punto di riferimento asiatico. "Lo yuan è diventato più internazionale e più riconosciuto che mai nel mercato finanziario", ha detto a Reuters il capo di una ditta di commercio cinese.

Ma mentre gli arabi si agitano per il valore dei loro dollari... ed i cinesi si muovono attivamente per diversificarsi dal dollaro... i russi potrebbero sferrare il colpo finale.

"Martedì 4 marzo, secondo me, è stato come la crisi dei missili di Cuba per la storia del mondo", afferma Erik Townsend, con un presagio inquietante di eventi futuri.

In superficie, il peggio della crisi tra Ucraina e Russia sembrava essere passato. I mercati si stavano calmando mentre il presidente russo Putin parlava sul tema per la prima volta — promettendo che avrebbe usato la forza in Ucraina solo come "ultima risorsa" se la popolazione russofona fosse stata in pericolo.

Poi ci sono stati altri due interventi di funzionari russi che hanno ricevuto poca attenzione.

L'assistente economico al Cremlino Sergei Glazyev ha detto che di fronte a sanzioni occidentali, la Russia potrebbe cercare di evitare il dollaro per le transazioni internazionali. "Troveremmo un modo non solo per ridurre la nostra dipendenza dagli Stati Uniti, ma anche per ottenere grandi benefici per noi stessi."

"Annunciare sanzioni finirebbe per ritorcersi contro il sistema finanziario degli Stati Uniti, cosa che causerebbe la fine della loro dominazione sul sistema finanziario globale."

Iperbole? Sì. Glazyev è una figura di basso spessore? Certo . Ma poi, come per sottolineare queste osservazioni, il portavoce del Ministero degli Esteri Alexander Lukashevich ha detto: "Dovremo rispondere... se provocati da azioni irresponsabili da parte di Washington... e non necessariamente in modo simmetrico."

Sì, è solo un portavoce... ma parla a nome del ministro degli esteri Sergei Lavrov. E mentre andiamo in stampa, ha ancora il suo lavoro.

"E' uno dei linguaggi più forti che io abbia mai sentito da un diplomatico", dice Erik Townsend. "E' come se la Russia stesse dicendo: “Stati Uniti, se volete giocare a questo gioco, se volete venire a dirci cosa possiamo fare nel nostro paese, perché siete gli Stati Uniti e pensate che potete ignorare il diritto internazionale, perché avete un'innata arroganza — se è questo quello che pensate, premeremo un pulsante e scaraventeremo il vostro paese in una crisi valutaria e obbligazionaria che metterà fine alla vostra egemonia economica nel mondo, e noi abbiamo il potere di farlo”."

"Non sarei sorpreso se qualcuno in Cina l'avesse sentito e ora sentisse squillare il telefono."

"Se questi due paesi uccidessero la valuta di riserva mondiale, le cose cambierebbero improvvisamente. Quindi, se voi foste nei loro panni, perché non accordarsi per farlo? Immaginate se potessero introdurre una valuta tutta loro. Cina e Russia che creano una nuova moneta e dicono: “Non abbiamo intenzione di usare lo yuan cinese. Cereeremo questa nuova moneta. Si chiama Asiabuck o qualcosa del genere, ed è sostenuta da qualcosa di reale, preferibilmente l'oro ”."

Dovete capire che questa è una possibilità, non una previsione. Ma quasi nessuno se n'è accorto.

Sin da quel giorno, c'è stata poca tregua per i russi. A fine aprile il sito web Voice of Russia — precedentemente noto come Radio Moscow — ha pubblicato un articolo intitolato “Time Is Running out for the U.S. Dollar.”

Citava il commento di un economista russo: "Gli Stati Uniti non hanno molto tempo per prepararsi ad un serio indebolimento del dollaro sulla scena mondiale e, viceversa, ad un serio rafforzamento del ruolo delle altre valute. La quantità massima di tempo su cui possono contare è 18 mesi."

Dal punto di vista dei russi, 18 mesi potrebbero essere un pò ottimisti.

"Dubito che possa scatenarsi una crisi valutaria e obbligazionaria sotto gli occhi di Obama", afferma Erik Townsend. "Gli restano solo un paio di anni di mandato; ci stiamo avvicinando. Ma tra otto e più anni — supponendo che il prossimo presidente riceva due mandati — penso che avremo l'occasione di veder saltare in aria il mercato obbligazionario USA, per un motivo o un altro."

"Questo significa che il nostro prossimo presidente presiederà al disastro finanziario più grande e complesso della storia. Il 2008 sarà un pic-nic rispetto a quello che ancora ci aspetta."

Offerte di lavoro perse, case perse, speranza persa... e poi?

In quel momento i leader americani si siederanno con i loro vari "partner" commerciali e diranno loro che la Cina e la Russia diventeranno le potenze mondiali più grandi e più cattive — a meno che l'Occidente non unisca le forze per dare vita ad una nuova valuta di riserva globale. "Assisteremo all'unione del dollaro e dell'euro, e di qualsiasi altra valuta voglia salire a bordo."

"Cosa fareste se gli Stati Uniti dicessero una cosa simile: “Guardate, non possiamo vivere in quell'altro nuovo mondo. E' troppo radicale. Significherebbe la fine della vita come la conosciamo. Pertanto tutti i paesi che non sono allineati con la Cina e la Russia, devono essere dalla nostra parte.” E quello che faranno sarà fornire alle élite politiche una via di fuga, ma tutti gli altri saranno fregati."

Cioè, ci sarà un tasso di conversione tra il dollaro e la nuova valuta per le élite... e un altro per tutti gli altri.

Rivolta per le strade? Forse sì, forse no. Townsend suggerisce che il meccanismo di conversione sarà così complicato che solo pochi riusciranno a comprenderlo e ancora di meno riusciranno a capire quello che sta accadendo intorno a loro — proprio come i salvataggi del 2008. "Il governo è molto bravo a rendere le cose complicate al fine di oscurare ciò che sta realmente accadendo."

E pensare che tutto è iniziato con la ritrovata prosperità americana causata da abbondanti scoperte energetiche sul suolo USA.

Quando arriverà il Giorno del Giudizio? Quando i sauditi o i russi o i cinesi staccheranno la spina ai petrodollari?

Townsend dice che non accadrà sotto la presidenza Obama. Sembra una previsione credibile.

Forse il momento arriverà quando l'America sarà abbastanza indipendente dalle forniture di petrolio straniero — il momento in cui i petrodollari saranno poco necessari per ungere gli ingranaggi del commercio internazionale. Quello sarà il momento in cui gli sceicchi e gli oligarchi si dirigeranno verso le uscite.

Riportiamo alla mente il grafico di ieri:




Siamo passati dall'importare il 60% del nostro fabbisogno di petrolio nel 2005, al 40% attuale. Nei prossimi cinque anni, questo numero si ridurrà ulteriormente al 30%.

Questa "soglia del 30%" potrebbe rappresentare benissimo la proverbiale scritta sul muro: la crisi è vicina. Nessuna garanzia, ovviamente... ma non è difficile credere che qualcuno a Riyadh o a Mosca o a Pechino stia guardando questi stessi dati mentre l'US Energy Information Administration li mette online ogni mese.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il boom energetico degli Stati Uniti metterà fine allo status di valuta di riserva mondiale del dollaro

Gio, 26/06/2014 - 10:14




di Addison Wiggin


Austria, 1920-1921: il governo stampò soldi per coprire i suoi debiti della prima guerra mondiale.

I costi di cibo e carburante schizzarono fino alle stelle. Le banche invitarono i loro clienti a convertire le corone austriache in una moneta più stabile... anche se era contro la legge.

Una vedova rispettosa della legge vide evaporare la sua fortuna durante una corsa agli sportelli. Nel libro di Adam Fergusson, When Money Dies, è stata riportata una voce del suo diario…

"Perché non pensa che la corona si riprenderà di nuovo?" [Ho chiesto al mio banchiere.]

"Riprendersi!" ha detto con una risata... "provi solo a pensare alla promessa su questa banconota da 20 corone e cerchi di ottenere, ad esempio, 20 corone d'argento in cambio."

"Sì, ma le mie sono garantite dallo stato: sicuramente non ci può essere niente di più sicuro, giusto?"

"Mia cara signora, dov'è lo stato che garantisce queste banconote? E' morto."
Abbiamo già raccontato questa storia. La ripetiamo ancora per due ragioni. In primo luogo per ricordare che la maggior parte degli squilibri che hanno causato il Panico del 2008 sono ancora presenti. Ma questo forse lo sapevate già.

C'è un'urgenza in più per raccontare questa storia: davvero il dollaro USA rappresenta la panacea di tutti i mali come dicono gli esperti? Potrebbe rivelarsi la rovina definitiva del dollaro. Corse agli sportelli bancari, controlli sui capitali, default per il debito nazionale — e tutto a causa della "prosperità" di cui stiamo godendo adesso.

I nostri sospetti sono stati sollevati nel mese di gennaio... quando due politicanti "opposti" si tenevano per la mano e cantavano in dolce armonia in merito al boom dell'energia degli Stati Uniti.

"Il gas naturale a buon mercato ci permette di riportare la produzione sul suolo interno", dice il sindaco di Chicago ed ex-capo dello staff di Obama Rahm Emanuel. Come risultato, la produzione "ritornerà in modi che possiamo a malapena anticipare", dice l'ex-candidato repubblicano alla presidenza Steve Forbes. Entrambi erano alla CNBC per pubblicizzare un evento chiamato “Reinventing America Summit”.

Non che non siamo d'accordo: sembra tutto molto familiare, come se si stesse seguendo la tesi di "Rinnovare l'America" del nostro Byron King enunciata più di due anni fa. Prima era troppo radicale. Ora è saggezza convenzionale.

Malgrado la prosperità di questo boom dell'energia... alla fine farà da anfitrione alla prossima grande crisi economica. Anzi, intaccherà lo status del dollaro come "moneta di riserva" mondiale una volta per tutte.

Lo diciamo sapendo che ci attireremo l'ira della saggezza convenzionale...

  • "La rivoluzione petrolifera statunitense, che si sta tranquillamente svolgendo dietro le quinte, ha iniziato ad esercitare un'influenza diretta sui mercati dei cambi — a vantaggio del dollaro", dice un report di UBS
  • "Lo status di valuta di riserva mondiale, accoppiato ad una minore dipendenza dagli investitori stranieri, stimolerà la moneta nei prossimi cinque anni", dice uno strategist di Société Générale
  • A causa dei "progressi tecnologici che consentono di estrarre petrolio e gas dallo scisto", dice il fund manager David Donora di Threadneedle Investments, "il dollaro godrà probabilmente di un periodo di forza."

Giusto. Almeno fino a quando non è così.

La cosa che sta contribuendo a sostenere il dollaro ora, abbatterà in ultima analisi tutti quei puntelli che supportano il biglietto verde ed il suo status di valuta di riserva mondiale. Non domani e neanche l'anno prossimo, ma la destinazione è impostata... e il nostro arrivo è certo. Non sarà esattamente come Vienna nel 1921... ma sarà altrettanto orribile.

Quindi allacciatevi le cinture: alcuni dei temi che tratteremo potrebbero sembrarvi vecchi... ma vi prometto che mai prima d'ora avete collegato i puntini in questo modo.

Nel 2013 la produzione di petrolio degli Stati Uniti ha raggiunto una media di 7.5 milioni di barili al giorno. L'incremento rispetto al 2012 ha rappresentato una grande notizia per gli Stati Uniti. Infatti è il quarto aumento annuo più grande rispetto a qualsiasi altro paese... e l'Arabia Saudita detiene i primi tre posti.

E non finisce qui. L'anno del picco della produzione di greggio degli Stati Uniti è stato il 1970 — un pò timido, 10 milioni di barili al giorno. Come si vede dal grafico qui sotto, il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti proietta che la nazione toccherà ancora una volta quel numero entro il 2019.




Nel 2005 — solo nove anni fa — gli Stati Uniti hanno importato il 60% del loro fabbisogno di petrolio. Nel 2012 questo numero è crollato al 40%. Guardate il grafico qui sotto e vedrete che la percentuale è destinata a ridursi ancora di più nel prossimo quarto di secolo. Ricordatevelo — perché torneremo su questo grafico più avanti.




Mentre andiamo in stampa, un barile di petrolio cosa $100, prendere o lasciare. Ogni milione di barili al giorno di nuova offerta, significano $100 milioni di petrolio non importato ogni anno. La riduzione dei costi di importazione, un deficit commerciale più basso, meno dollari che scorrono all'estero — una grande notizia per il dollaro, eh? Va tutto bene, giusto?

Beh, sì... solo che adesso l'intera struttura che per 40 anni ha supportato il sistema finanziario globale sta cominciando a disintegrarsi.

Dal 1974 il mondo ha vissuto coi "petrodollari".

I petrodollari sono spuntati fuori dalle ceneri del sistema di Bretton Woods, dopo che nel 1971 il presidente Nixon recise l'ultimo legame del dollaro con l'oro.

Negli anni post-seconda guerra mondiale, Bretton Woods rese il dollaro la moneta di riserva mondiale — la valuta per le transazioni transfrontaliere. Se voi foste stati un governo straniero o una banca centrale, avreste considerato il dollaro tanto buono quanto l'oro — per ogni $35 che si restituivano al Tesoro degli Stati Uniti, si otteneva in cambio un'oncia d'oro.

Probabilmente conoscete il resto della storia: gli stranieri si resero conto che Washington stava stampando troppi dollari, i francesi volevano più oro di quanto gli USA fossero disposti a rinunciare e Nixon "chiuse la finestra dell'oro". Ma senza l'oro, cosa avrebbe continuato a cementare la posizione del dollaro come valuta di riserva mondiale?

Dopo lo "shock petrolifero" del 1973-74, in cui i prezzi del petrolio andarono da $3 al barile a $12, il Segretario di Stato Henry Kissinger ebbe un'idea e convinse la famiglia reale saudita a farne parte.

L'affare era questo: l'Arabia Saudita avrebbe prezzato il petrolio in dollari statunitensi ed avrebbe usato la sua influenza per spingere altre nazioni dell'OPEC a fare lo stesso. In cambio, il governo americano avrebbe accettato di proteggere l'Arabia Saudita ed i suoi alleati contro gli invasori stranieri e le ribellioni interne.

La Casa di Saud ne era davvero allettata — il peso delle forze armate statunitensi avrebbe consentito a 7,000 capi di famiglia di vivere nello stile a cui erano abituati.

Il vantaggio per Washington era più sottile — ma non meno importante. Chiunque avesse voluto acquistare petrolio, avrebbe avuto bisogno di dollari. Ciò significava una domanda perenne di dollari ed un ciclo come questo...

  • I dollari utilizzati per comprare petrolio sono depositati nel sistema bancario per sostenere il credito internazionale;
  • Tale credito supporta l'acquisto di beni americani — tutto, dagli aerei Boeing al mais dell'Archer Daniels Midland. Oh, e anche il debito del Tesoro degli Stati Uniti. Impossibile dimenticarlo.

"Questo accordo fornì al dollaro un posto speciale tra le valute mondiali, e in sostanza il biglietto verde era “coperto” dal petrolio", ha spiegato nel 2006 Ron Paul in un discorso lungimirante alla Camera. "L'accordo fornì al dollaro un vigore artificiale, con benefici finanziari enormi per gli Stati Uniti. Ci permise di esportare la nostra inflazione monetaria, comprando ad un grande sconto petrolio ed altri beni (all'aumentare dell'influenza del dollaro)."

Poi fece una previsione: "La legge economica richiede che lo scambio onesto necessiti solo di cose con valore reale. Il caos che un giorno risulterà dal nostro esperimento con il denaro fiat, richiederà un ritorno al denaro con un valore reale. Sapremo che quel giorno si sta avvicinando, quando i paesi produttori di petrolio richiederanno oro, o il suo equivalente, in cambio del loro petrolio, piuttosto che dollari o euro."

Strano come stiano evolvendo le cose... il grande boom energetico americano sta velocizzando l'arrivo di quel giorno. Domani continueremo a parlarne...

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Una parola di quattro lettere che potrebbe farvi diventare ricchi

Mer, 25/06/2014 - 10:14
Quando lo dice il Mogambo, potete star certi che non vi sta prendendo in giro e non sta affatto scherzando. Ricordate no? Oro, argento e... petrolio. Ed è proprio questo asset che pare vivere un periodo eccellente nell'offerta. A quanto pare gli Stati Uniti si sono riscoperti dei grandi petrolieri, e come Daniel Day Lewis nella pellicola cinematografica "Il Petroliere", camminano su pozze di oro nero. Non a caso ieri è stato pubblicato un articolo di Hayek in cui si precisava come la domanda per gli investimenti non fosse direzionata esclusivamente dai fattori monetari in un ambiente artificialmente manipolato. Cioè, non tutti gli investimenti intrapresi dagli imprenditori sono economicamente fasulli in un ambiente inondato da denaro a buon mercato. Ce ne possono essere alcuni in grado di sopravvivere alla catastrofe del bust ed essere redditizi anche in un ambiente con tassi di interesse in ascesa.
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di Matt Insley


Credo che voi ed io stiamo vivendo in un'epoca di ricchezza senza precedenti.

Negli ultimi 10 anni gli Stati Uniti hanno invertito la rotta, letteralmente.

Siamo passati dall'essere un paese che importava enormi quantità di petrolio e gas — ad essere un paese che sta seduto su grandi forniture di petrolio e gas, proprio sotto i nostri piedi. C'è ricchezza reale che scorre sotto terra.

Oggi voglio condividere quello che sembra essere il prossimo punto caldo di questa storia in continua evoluzione — e potenzialmente la nostra possibilità di profitto!

Ma prima cerchiamo di chiarire una cosa...

Alcune persone sono riluttanti a credere nella rimonta energetica degli Stati Uniti. Pensano che il boom petrolifero dell'America sia un fuoco di paglia. Ma questi oppositori perderanno una grande opportunità proprio sotto il loro naso.

Ogni giorno che passa, le principali fonti di notizie continuano a sfornare stime stupende sulle risorse.

In realtà, qui ci sono due statistiche che si dovrebbero prendere in considerazione...

  1. Nel 2015 gli Stati Uniti potrebbero diventare i principali produttori di greggio al mondo, superando la Russia e l'Arabia Saudita. N°1... nel mondo. Questa è una previsione che anche Byron King ha esposto nel suo articolo "Remade in America"... e si sta avverando prima di quanto avremmo potuto immaginare!

  2. Entro il 2019, secondo la Energy Information Administration, gli Stati Uniti supereranno il loro picco di produzione di petrolio greggio. Produrremo più petrolio che mai qui negli Stati Uniti.

I lettori di lunga data sanno che non potrei essere più che entusiasta.

Infatti la prossima volta che riempirete il serbatoio del carburante presso la stazione locale, non penserete all'Arabia Saudita, alla Nigeria e alla Russia. Invece penserete al Texas, al North Dakota, all'Oklahoma, alla Louisiana e persino al Colorado!

Questi sono i giochi che oggi stanno facendo la differenza... e continueranno a farla per decenni. Qui negli Stati Uniti rappresenta un'incredibile inversione di tendenza.

L'America potrebbe diventare il principale produttore di greggio al mondo.

Ho parlato con i grandi trivellatori, i piccoli trivellatori, le società di servizi, i proprietari di impianti di trivellazione... La risposta è la stessa.... Questo non è un fuoco di paglia. E' un'opportunità decennale per l'America... e per gli investitori!

E mentre il "secondo boom del petrolio" guadagna più trazione in America, c'è una parola di quattro lettere che vorrete sentir pronunciare poiché foriera di profitti.

Quella parola di quattro lettere è "rigs" (impianti petroliferi, ndt).

I lettori di lunga data sanno che abbiamo raccomandato di approfittare della piattaforma petrolifera della Nabors Industries (NBR:NYSE). E da come vanno le cose, ci sarà molto più movimento al rialzo per tali azioni.

Per dare avvio a questa macchina sputa soldi, date un'occhiata al grafico qui sotto:




Il grafico qui sopra riporta il conteggio delle perforazioni negli Stati Uniti. I calcoli sono stati fatti e inseriti da Baker Hughes, e includono il lavoro degli impianti di perforazione di petrolio e gas sulla terraferma.

Nel corso del 2012 e 2013 l'indice è rimasto relativamente abbattuto/stagnante, ma come si può vedere dal grafico qui sopra, c'è stato un piccolo aumento sostanziale nel 2014.

Il secondo boom petrolifero dell'America è qui! E noi ci apprestiamo a dimostrarlo.

Circa il 67% delle perforazioni sopra riportate, rappresentano una perforazione di pozzi orizzontali. Questi ultimi, come probabilmente sapete, vengono utilizzati principalmente per le formazioni di argillite petrolifera.

C'è molto di più in questa storia, quindi cerchiamo di sbucciare un paio di strati della cipolla...

Nel corso del 2012 e il 2013, i dati del grafico hanno toccato il fondo a 1,750 impianti. Uno sguardo esterno potrebbe concludere che un calo di 250 impianti o giù di lì (dopo un picco nel 2011) rappresenterebbe una perdita di vigore del boom del petrolio. Ma uno sguardo più attento noterebbe una tendenza opposta.

Cioè, con l'avvento di tecniche di perforazione più efficienti, tra cui la perforazione Multipad, un unico impianto specializzato potrebbe produrre MOLTO più petrolio di quanto si pensava. Questi impianti specializzati diventeranno molto più performanti. Quindi, anche a fronte di un calo del numero di impianti, la produzione di petrolio continuerebbe a decollare.

Pensate ad oggi e vedrete due tendenze positive da seguire:

  1. L'uso di impianti più specializzati e maggiore efficienza per impianto.
  2. Un aumento effettivo nella produzione complessiva (più di 103 impianti petroliferi a pieno regime entro la fine del 2014).

Sommare questi due elementi e non c'è da meravigliarsi se il nostro nome preferito nel settore degli impianti petroliferi, Nabors, è in crescita del 51% l'anno. Date un'occhiata:




Nabors è un fornitore di piattaforme specializzate, ricercato dai produttori di scisto.

Gli impianti sono in grado di perforare un pozzo di scisto e poi "spostarsi" a pochi metri per perforare un altro pozzo sullo stesso pad. E' uno spettacolo incredibile se non lo avete mai visto...




La perforazione mostrata qui sopra rappresenta una trivella nella formazione di bakken nel North Dakota. L'operatore dell'impianto (un dipendente di Nabors) controlla la perforazione dalla piccola scatola blu (con finestra) situata a circa 30 metri da terra sul lato sinistro della piattaforma. Nel frattempo, la trivella (la grande massa verticale nera al centro della piattaforma) è pronta a girare fino a migliaia di metri sottoterra.

Ecco una diversa angolazione, dalle scale che vanno fino alla cabina di comando:




OK, finora non avete visto qualcosa di veramente "speciale" su questo impianto di perforazione, oltre ad un sacco di funzionalità legate alla trivellazione high-tech e un equipaggio che sa come usarle.

La parte "specializzata" è illustrata di seguito:




Il "piede" gigante giallo nella foto qui sopra (ce ne sono quattro che circondano l'impianto) è in grado di sollevare l'intero impianto e di "spostarlo" un paio di metri più in là per perforare un nuovo pozzo.

Se i vostri occhi non stanno uscendo fuori dalle orbite per lo stupore, allora non amate queste cose come me!

Vedete, invece di dover attendere 10, 15 o 30 giorni per smontare un impianto di perforazione e impostare la nuova posizione, queste trivelle "mobili" possono perforare pozzi multipli dallo stesso pad ad una velocità allucinante. (Certo, certo, si muove pochi centimetri l'ora, ma avete capito il punto.)

Questo è una notizia bomba per il boom petrolifero dell'America. L'impianto di perforazione nella foto qui sopra rappresenta un vero punto di svolta. E la tecnologia utilizzata per realizzarlo è la vera responsabile dell'attuale boom nella produzione petrolifera americana.

Invece di trivellare 40 giorni a pozzo, stanno cercando di ridurli a 10 (o meno!). Questo tipo di innovazione tecnologica sta fornendo ai produttori di scisto un grande risparmio nei costi. In effetti questa storia non è "nuova," ma sta passando davanti ai nostri occhi proprio ora.

Aumento della domanda per impianti specializzati. E aumento della domanda per gli impianti in generale.

Questo significa grande redditività per Nabors. Tirate le somme e capirete che c'è un sacco di redditività in queste quattro lettere: RIGS (impianti petroliferi, ndt).

Tenete i vostri scarponi ben infangati,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


L'investimento che fa emergere un aumento della domanda di capitale

Mar, 24/06/2014 - 10:16




di Friedrich A. Hayek


[Questo articolo apparve per la prima volta su The Review of Economic Statistics, novembre 1937.]


Lo scopo di questo articolo è quello di presentare una tesi che stia alla base delle moderne "teorie monetarie sull'over-investment" del ciclo economico, in una forma che, per quanto ne so, non è mai stata espressa ma che rende questa particolare tesi così evidente da blindare la sua correttezza logica.

Questo, naturalmente, non significa necessariamente che le teorie che si basano in gran parte su questa tesi forniscano un resoconto adeguato di tutti o di eventuali cicli economici, ma dovrebbe essere utile per dimostrare l'inadeguatezza di quelle teorie che ignorano completamente l'effetto in questione. Inoltre, dovrebbe chiarire alcuni fraintendimenti e malintesi che hanno reso così difficile giungere ad un accordo sui punti puramente analitici coinvolti.

Non sorprenderà nessuno scoprire che la fonte di questa confusione si ritrova nell'ambiguità del capitale a lungo termine. In analisi statica, il termine capitale si riferisce anche al valore aggregato di tutti i beni strumentali e alla loro "quantità", misurati in termini di costi (o in qualche altro modo). Ma questo è poco significativo, perché all'equilibrio queste due grandezze devono necessariamente coincidere. Nell'analisi dei fenomeni dinamici, tuttavia, questa ambiguità diventa estremamente pericolosa.

In particolare, la tesi statica secondo cui un aumento della quantità di capitale porterà ad un calo della sua produttività marginale (che ai fini del presente articolo chiamerò tasso di interesse), quando viene applicata alle dinamiche economiche e alla quantità di beni strumentali, potrebbe diventare decisamente errata.



L'importanza relativa alla quantità di investimenti e alla forma che prendono

L'ipotesi che un aumento della quantità di beni capitali andrà necessariamente a diminuire il rendimento atteso su ulteriori investimenti, è generalmente considerata come un'ovvietà. E', quindi, opportuno precisare i rapporti reali tra le due grandezze in una forma che potrebbe, forse, sembrare un po' paradossale. La tesi principale di questo articolo: l'effetto che avrà l'attuale produzione di beni capitali sulla domanda futura di fondi investibili, non dipenderà tanto dalla quantità di beni di investimento prodotti, ma dal tipo di beni capitali prodotti o dalle forme degli attuali investimenti; inoltre, un aumento dell'attuale produzione di beni capitali non diminuirà la domanda di fondi investibili, ma la aumenterà, e quindi il tasso di interesse.

Il primo punto principale è che la maggior parte degli investimenti viene effettuata in attesa di ulteriori investimenti, per i quali sarà necessaria l'attrezzatura che ha formato gli elementi del primo investimento. Ciò si può esprimere dicendo che gli investimenti attuali saranno influenzati da una certa aspettativa sul futuro prossimo: che andranno avanti ad una certa velocità (o che il tasso di interesse rimarrà ad una certa cifra). Il successo degli investimenti attuali dipenderà da questa aspettativa.

Pertanto, la maggior parte dei singoli investimenti deve essere considerata alla stregua di semplici anelli di una catena che viene completata se le sue parti servono alla funzione per cui sono state create (anche se la catena fosse costituita da atti distinti di vari imprenditori). Il fabbricante di un qualsiasi tipo di macchinario spera che questo vada a migliorare il suo stabilimento. La sua speranza è che gli utilizzatori di queste macchine saranno in un secondo momento disposti ad installare macchine aggiuntive, che queste macchine saranno appetibili per coloro che più tardi saranno disposti ad investire in quei prodotti, ecc. ecc.

Il primo investimento di una tale catena, quindi, deve essere effettuato solo se si prevede un certo guadagno dal tasso di interesse. Ma questo non significa che una volta lanciato questo investimento, il processo di ulteriori investimenti non verrà continuato se le condizioni cambieranno in senso sfavorevole — se, per esempio, aumenta il tasso di interesse al quale il denaro può essere preso in prestito. Se gli investimenti già effettuati sono irrevocabilmente legati ad uno scopo particolare, questo fornisce un margine entro il quale i profitti totali attesi possono scendere senza incidere sulla redditività di quegli investimenti ancora necessari per completare la catena.

Infatti se il capitale fisso già creato è specifico per lo scopo prefissato, verrà utilizzato anche se il rendimento copre poco più del costo di utilizzo (lasciando scoperti interessi e ammortamento); e dal momento che i proprietari di questo capitale fisso lo utilizzeranno, malgrado guadagneranno solo poco più del semplice costo di esercizio, nelle fasi successive della catena finiranno per intascare quasi l'intero importo (che avrebbero originariamente guadagnato da interessi e ammortamenti) sotto forma di premio sugli investimenti.

In queste fasi successive gli imprenditori entrano, quindi, in possesso di un importo per pagare meno i prodotti delle fasi precedenti (perché l'attrezzatura esiste già) e pagare quelle spese atte a completare la catena degli investimenti. E maggiore sarà la quantità di investimenti già realizzati rispetto a quelli ancora necessari per utilizzare le attrezzature già esistenti, tanto maggiore sarà il tasso di interesse che potrà essere spuntato aumentando i capitali per quegli investimenti che andranno a completare la catena.



"Completamento degli investimenti" e il tasso di interesse

Ovviamente la domanda di capitale, in ogni particolare momento, non dipende tanto dalla produttività che fornirebbe una struttura di capitale reale e completata — la pianificazione a lungo termine della produttività degli investimenti — quanto dalla proporzione tra quella parte che è già stata completata e la parte che deve ancora essere completata. Solo per una frazione molto piccola degli investimenti totali — gli investimenti marginali che rappresentano l'inizio di nuove catene di investimenti — la domanda di fondi reagirà prontamente ad una variazione del tasso a cui il capitale può essere preso in prestito. Per il resto, la domanda di capitale sarà altamente anelastica rispetto alle variazioni del tasso di interesse.

Le conseguenze di ciò possono essere facilmente visualizzate con un esempio schematico. Supponiamo che gli investimenti passati siano stati guidati dall'aspettativa di un tasso di interesse al 4%, ma che per completarli ora sia necessaria una maggiore offerta di fondi mutuabili rispetto a quelli disponibili. Supponiamo inoltre che se gli investimenti del passato fossero stati guidati dall'aspettativa di un tasso di interesse del 5%, quei finanziamenti necessari per continuare questi processi di investimento coinciderebbero con l'attuale offerta. Questo non significa che una volta effettuati gli investimenti in previsione di un tasso del 4%, un loro aumento di un punto percentuale — cioè, alla cifra che, se prevista correttamente, rappresenterebbe un tasso di equilibrio — sarà sufficiente a ridurre la domanda di prestiti al livello dell'offerta.

Se una parte considerevole delle attrezzature da utilizzare fosse già stata realizzata, molti investimenti, che tanto per iniziare non sarebbero mai stati redditizi se fosse stato previsto un tasso di interesse del 5%, risulterebbero ancora validi anche ad un tasso molto superiore. La perdita ricadrà interamente su quegli imprenditori che in passato, in attesa di un tasso di interesse più basso, avevano già costruito nuovi impianti, ecc. Ma le concessioni che saranno costretti ad introdurre nei prezzi, al di sotto del loro costo effettivo di produzione, consentiranno agli altri imprenditori di andare avanti con l'installazione di nuovi macchinari, cosa che non sarebbe stata possibile se gli sviluppi fossero stati previsti correttamente fin dall'inizio.

La costruzione di una grande centrale idroelettrica che sarebbe stata proficua se il tasso di interesse fosse rimasto al 4%, si potrebbe rivelare improduttiva se dovesse aumentare suddetto tasso. Ma, una volta che è stata costruita e le spese per l'energia elettrica aggiustate per ottenere il massimo profitto rispetto alle spese correnti, darà luogo ad una ulteriore domanda di capitale per l'installazione di motori elettrici, ecc., la quale non sarà ridotta malgrado l'emersione di un tasso di interesse molto superiore al 5%.

Fino a che punto il tasso di interesse dovrà salire per portare la domanda di prestiti in equilibrio con l'offerta? Dipenderà, come abbiamo visto, dalla proporzione tra quella parte dei processi di investimento completi (svolti prima dell'aumento imprevisto del tasso di interesse) e quella parte di spese complessive che devono ancora essere sostenute. Se, in un caso particolare, gli interessi al 4% sul capitale già investito e sull'ammortamento rappresentassero il 30% del prezzo previsto della merce finale, allora gli interessi coinvolti nell'utilizzazione dell'impianto esistente e dei suoi prodotti dovrebbero salire in modo da assorbire tutto questo 30% (prima che la domanda di capitale per questo scopo verrebbe effettivamente ridotta). Se del restante 70% del costo totale il 15% venisse ancora impiegato in aspettativa di interessi al 4%, i tassi di interesse dovrebbero salire di circa il 12% prima che la redditività degli investimenti completi sia equivalente allo zero.

Contro tutta questa argomentazione si potrebbe obiettare che essa ignora completamente l'effetto del rialzo dei tassi di interesse sulla sostituzione del capitale nelle "fasi iniziali". E' certamente vero che questi elementi non verranno sostituiti, ma l'implicazione che questo possa alleviare in qualche modo la domanda di fondi per gli investimenti, è certamente errata. Nella misura in cui tali elementi, in condizioni normali, avrebbero bisogno di sostituzione, queste sostituzioni verrebbero finanziate con l'ammortamento attualmente guadagnato. Non costituirebbero una domanda di fondi disponibili per gli investimenti. Ma se — e questo è più probabile — non fossero ancora diventati maturi per la sostituzione, l'ammortamento guadagnato per gli investimenti sarebbe preso temporaneamente altrove. Il mancato guadagno di un ammortamento, o solo una piccola quota di esso, significherà quindi una riduzione dell'offerta di fondi investibili, cioè, rappresenterà un fattore che tenderà a far aumentare (piuttosto che diminuire) il tasso di interesse.



Cause di una richiesta urgente di fondi per il completamento degli investimenti

Restano da considerare le cause che possono determinare una tale situazione. In quali condizioni la domanda di capitale addizionale per completare una determinata struttura di capitale, farà salire il tasso di interesse ad una cifra molto superiore al tasso che è compatibile con la gestione permanente di quella struttura?

In linea di principio la risposta è sicuramente chiara. Tutto ciò che porterà le persone ad aspettarsi un tasso di interesse più basso, o una maggiore offerta di fondi investibili (che esisteranno quando arriverà il momento del loro utilizzo), forzerà i tassi di interesse molto più in alto di quanto sarebbe avvenuto se le persone non si fossero aspettate un tasso così basso. Ma mentre è vero che un calo inatteso nel tasso di risparmio, o una nuova domanda di capitale imprevista — una nuova invenzione, per esempio — possono generare una situazione del genere, la più importante causa di tali false aspettative è probabilmente un aumento temporaneo nell'offerta di tali fondi attraverso l'espansione del credito ad un tasso che non è sostenibile. In questo caso la maggiore quantità di investimenti presenti indurrà le persone ad aspettarsi che tale situazione continui per un certo periodo di tempo, e di conseguenza le invoglierà ad effettuare investimenti che richiederanno un tasso simile affinché possano essere compeltati con successo.[1]

Non è tanto la quantità di investimenti attuali, ma è la direzione che prendono — il tipo di beni strumentali che vengono prodotti — quella che determina la quantità di investimenti futuri se si vuole che quelli presenti vengano incorporati con successo nella struttura della produzione. Ma è la quantità di investimenti resi possibili dalla corrente offerta di fondi che determina le aspettative per il tasso degli investimenti e quindi la forma che verrà data a quelli nel presente. Ora possiamo vedere la giustificazione per la forma un pò paradossale della tesi da cui siamo partiti all'inizio di questo articolo. Un aumento del tasso di investimento, o della quantità di beni strumentali, può far aumentare (piuttosto che abbassare) il tasso di interesse, se tale aumento ha determinato l'aspettativa futura di una maggiore offerta di fondi investibili che in realtà è imminente.

Se questa affermazione è corretta, e se le sue ipotesi sono empiricamente giustificate, questo significa che gran parte delle analisi puramente monetarie del ciclo economico mainstream sono costruite su fondamenta molto insufficienti. Se quanto detto è vero, dovrà essere abbandonata l'affermazione comune secondo cui il rendimento atteso sul capitale investito, o "l'efficienza marginale del capitale", può essere trattato come una semplice funzione decrescente della quantità di beni capitali esistenti, o dell'attuale tasso di investimento, e con essa bisognerà abbandonare gran parte delle tesi che vogliono un calo più rapido "dell'efficienza marginale del capitale" rispetto al tasso di interesse monetario.

Se l'investimento passato sprona ulteriori investimenti piuttosto che quelli di natura meno redditizia, questo significherebbe anche che l'aumento del tasso di interesse verso la fine di un boom — che tanti autori ritengono si possa spiegare solo con fattori monetari che influenzano l'offerta di fondi mutuabili — può essere adeguatamente spiegato da fattori reali che influenzano la domanda. Ciò dimostra, inoltre, che un'analisi puramente monetaria, che prende in considerazione solo i tassi di investimento senza analizzare la struttura di questi investimenti e l'influenza che i fattori monetari possono avere su questa struttura di produzione reale, è destinata a trascurare alcuni elementi significativi. E, forse, spiega anche perché un'attenta analisi della struttura temporale della produzione (non in termini di un periodo "medio" della produzione) è una base necessaria per un'analisi soddisfacente del ciclo economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Per un approfondimento di queste connessioni si vedano i miei articoli "Preiserwartungen, monetäre Störungen und Fehlinvestitionen," NationalØkonomisk Tidsskrift, Vol. 73/3 (1935) (anche una versione in francese in Revue des Sciences Economiques, Liege, ottobre 1935), e "The Maintenance of Capital," Economica, II (New series, agosto 1935), in particolare pp. 268 et seq.

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L'importanza del capitale nella teoria economica

Lun, 23/06/2014 - 10:19
Ci risiamo. Eppure le confutazioni a queste sciocchezze non sono mancate. Ma a quanto pare certe assurdità trovano sempre terreno fertile, e questo sinceramente è qualcosa che non finirà mai di stupirmi. Comunque, l'ultimo arrogante in ordine cronologico a gonfiare il petto ed asserire come il capitalismo sia un sistema "fallimentare" è Thomas Piketty nel suo libro Capital in the XXI Century. La sua ignoranza nella conoscenza della storia economica è imbarazzante, visto che mostra come prova inconfutabile delle sue tesi il continuo arricchimento di quel 1% della popolazione a scapito del resto di noi. E' davvero così? Peccato che il nostro "esimio" autore si scordi di come funziona la legge di Pareto. Peccato che il nostro "esimio" autore si scordi di come funzioni il settore bancario centrale e come esso modelli l'economia. Peccato che il nostro "esimio" autore si scordi di come non sia la quantità degli investimenti a fare la differenza, ma la qualità. E indovinate un pò? La Casa Bianca e il FMI sono entusiasti del suo lavoro, soprattutto quando parla di progressivismo nella tassazione e tasse sulla "ricchezza". Magicamente gli anni di clientelismo scompaiono dal radar e ci ritroviamo catapultati a nostra insaputa in un'economia di libero mercato, dove sono stati perseguiti investimenti stimolati da risparmio reale ed evidenziati da segnali di mercato sani. Sciocchezze. Così come nel 1936, lo stato ha bisogno di continue giustificazioni per agire agli occhi degli individui.
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di Robert P. Murphy


Una delle caratteristiche principali dell'economia di mercato è il capitale. Infatti il sistema della libera impresa e della proprietà privata, viene spesso indicato con il termine capitalismo. Gli economisti, a loro volta, hanno sempre incluso il concetto di capitale nelle loro teorie e nei loro modelli sin dalla nascita dell'economia come disciplina autonoma. È giusto notare che, mentre scrivo questo articolo, il tomo di Thomas Piketty, Capital in the Twenty-First Century, è il best-seller n°1 tra tutti i libri su Amazon.

Tuttavia è stato frainteso il ruolo del capitale e il suo posto nella teoria economica. Anche se questo aspetto è stato affinato alla luce della nuova teoria della produttività marginale dei prezzi, il crescente formalismo dell'economia nel XX secolo ha condotto molti economisti a scordare le nuove intuizioni.

Questo articolo descrive questi sviluppi e spiega perché molti degli economisti di oggi trarrebbero beneficio da una migliore comprensione della natura del capitale. La questione è importante non solo per capire la teoria di base della distribuzione del reddito, ma anche per comprendere temi complessi (come i cicli economici).



Definire il capitale

Una definizione standard di capitale è "mezzi di produzione di prodotti", che è un concetto fisico. Tuttavia gli economisti usano anche il termine "capitale" per indicare una somma di denaro. Quindi vi è una distinzione fondamentale tra capitale finanziario e capitale strumentale. Gli economisti utilizzano spesso lo stesso termine, "capitale," per fare riferimento allo stesso concetto. Ad esempio, il proprietario di una lavanderia a gettoni potrebbe dire: "Ho $300,000 di capitale investito nella mia attività". Vuol dire che se vendesse tutti gli asset dell'impresa e pagasse tutte le sue passività (come ad esempio un mutuo sulla proprietà detenuto dalla banca), si ritroverebbe con $300,000 in denaro. Qui "capitale" ovviamente è un concetto finanziario che coinvolge i prezzi di mercato ed è denominato in unità monetarie.

Tuttavia un economista potrebbe dire: "Oltre ai due operai e alla terra su cui si trova l'edificio, la lavanderia utilizza capitale sotto forma di lavatrici, asciugatrici e distributori automatici che dispensano detersivo e salviette ammorbidenti per l'asciugatrice". In questo caso con "capitale" si intende beni fisici, e questi non possono essere aggregati in un unico numero.

La distinzione tra capitale finanziario e capitale strumentale è fondamentale.



L'interesse non è il rendimento del capitale strumentale

Gli economisti classici classificavano in tre modi il reddito ed i fattori di produzione: la terra fruttava un affitto; il lavoro fruttava i salari; e il capitale fruttava l'interesse (o profitto). Questo schema classico è sopravvissuto fino ad oggi: nel linguaggio comune "affitto" è ciò che una persona paga al locatore; "salario" sono i redditi maturati dai lavoratori che vendono i loro servizi di manodopera; e, in molti modelli economici, l'interesse è pari al "prodotto marginale del capitale".

Tuttavia, come hanno sottolineato economisti come Frank Fetter e Irving Fisher, queste classificazioni nette crollanno alla luce della teoria moderna dei prezzi.[1] Ad esempio, supponiamo che un magnate immobiliare possegga un grande appezzamento di terreno agricolo e lo affitti ai mezzadri per $100,000 l'anno. Chiaramente tali pagamenti annuali sono "affitti" e sono dovuti alla produttività marginale della terra.

Tuttavia, supponiamo che il prezzo di mercato del terreno sia di $1 milione. Pertanto se il proprietario continua a tenere il terreno (piuttosto che venderlo a titolo definitivo) e si limita ad affittarlo, egli sta implicitamente investendo $1 milione del suo capitale finanziario, su cui sta guadagnando un rendimento del 10%. Se le obbligazioni a lungo termine fruttassero il 12%, il proprietario potrebbe prendere seriamente in considerazione la vendita del terreno e commutare il suo capitale (finanziario) in obbligazioni, dove guadagnerebbe un rendimento più elevato. Giudicati da questo punto di vista, quindi, sembra che anche i pagamenti annuali dei mezzadri ad un proprietario siano una forma particolare di interesse. Questo semplice esempio mostra che è sbagliato considerare "interesse" un particolare tipo di reddito dovuto solo ai proprietari di capitale strumentale; l'interesse è dovuto anche al proprietario di terreni, sotto forma di percentuale di rendimento sul "valore attuale capitalizzato" della terra.



L'interesse non è il "prodotto marginale del capitale (strumentale)"

Anche se l'esempio della sezione precedente sembra abbastanza semplice, la sua lezione è rilevante anche per gli economisti laureati di oggi. In base a modelli matematici semplificati, è stato insegnato loro che in un'economia di mercato competitiva, il tasso di interesse reale è uguale al "prodotto marginale del capitale", così come il salario reale è uguale al "prodotto marginale del lavoro".

La logica è semplice: se un'impresa assume un lavoratore per un'ora supplementare, la sua produzione aumenterà di un certo importo. Se il mercato del lavoro è competitivo, l'impresa deve versare al lavoratore un salario corrispondente al valore di mercato di questo incremento nella produzione fisica dell'impresa.

Allo stesso modo — come ragionano tipicamente gli economisti moderni — se l'azienda assume un'unità addizionale di capitale, la produzione fisica aumenta, e quindi l'impresa deve pagare ai proprietari di questo capitale un interesse corrispondente al valore di mercato di questo incremento nella produzione fisica.

Tuttavia questa logica confonde capitale strumentale con capitale finanziario. Se un'impresa impiega un bene strumentale specifico per unità di tempo, il pagamento è il prezzo d'affitto del bene strumentale. Ad esempio, supponiamo che un magazzino paghi $100,000 l'anno ad una società indipendente che gestisce flotte di carrelli elevatori. Questi pagamenti annuali sono chiaramente dovuti al "prodotto marginale" dei carrelli elevatori; il magazzino può vendere più servizi ai suoi clienti quando li usa.

Tuttavia questi fatti tecnologici non ci dicono nulla circa il tasso di interesse di cui godono i proprietari dei carrelli elevatori. Al fine di determinarlo, dovremmo conoscere il prezzo di mercato dei carrelli elevatori. Ad esempio, se i carrelli elevatori che la società indipendente affitta al magazzino potessero essere venduti sul mercato aperto ad $1 milione, allora i loro proprietari godrebbero di un rendimento del 10% annuo in base al loro capitale investito. Ma se i carrelli elevatori potessero essere venduti a $2 milioni, allora il pagamento di $100,000 — a causa del "prodotto marginale" dei carrelli elevatori — corrisponderebbe solo ad un tasso di interesse del 5%. Questo semplice esempio illustra come la conoscenza del prodotto marginale del capitale di per sé, non ci permette di fissare il tasso di interesse. Il rapporto tra la produttività del capitale e il tasso di interesse non è direttamente analogo al rapporto tra produttività del lavoro e salario.[2]



Applicazione ai cicli economici

Le riflessioni di questo saggio potrebbero sembrare curiosità teoriche o "filosofiche" di scarsa utilità pratica. Tuttavia, il mancato apprezzamento della natura eterogenea della struttura del capitale può portare a gravi errori di politica.

Considerate le argomentazioni politiche sul ciclo economico. Molti economisti di libero mercato abbracciano la teoria del "Real Business Cycle" (RBC), la quale sostiene che il tipico ciclo economico sia dovuto a "shock" nei fondamentali dell'economia (legati alla tecnologia o all'offerta di risorse). Nei modelli RBC, le recessioni sono in realtà la risposta "ottimale" a questi shock reali, e gli interventi del governo (attraverso lo "stimolo" monetaria o fiscale) serviranno solo ad ostacolare l'adattamento dell'economia alle nuove informazioni.[3]

Sebbene i modelli formali RBC siano internamente coerenti ed obbediscano alle "aspettative razionali", molti economisti li trovano plausibili per spiegare le recessioni del mondo reale. Gli eonomisti keynesiani ridacchiano al tentativo di caratterizzare lunghi periodi di elevata disoccupazione e di altre risorse inattive, come una risposta "razionale" ai fondamentali sottostanti. Per illustrare quanto secondo i keynesiani sia sciocco l'approccio RBC, essi fanno sarcasticamente riferimento alla Grande Depressione come "alla Grande Vacanza".[4] Il loro punto è che gli anni '30 furono chiaramente caratterizzati da una carenza di domanda aggregata, piuttosto che da lavoratori che sceglievano volontariamente di ritirarsi dal mercato in risposta alle nuove informazioni.

I keynesiani hanno un'altra linea di attacco contro il tentativo di alcuni economisti di libero mercato di spiegare le recessioni come una "risposta ottimale" a nuove informazioni sui fondamentali.[5] Quando c'è un crollo finanziario e le persone si rendono improvvisamente conto che non erano così ricche come pensavano in precedenza, la risposta ottimale non è quindi lavorare di più? Certo, potremmo elaborare un modello nello spirito della RBC che "funzioni", ma non sfiderebbe il buon senso? I keynesiani spesso dicono che gli Stati Uniti avevano lo stesso numero (o più!) di lavoratori e macchine nel 2009 come nel 2008; non vi era alcuna ragione tecnologica per cui il PIL effettivo dovesse scendere, in modo che il "PIL potenziale" sarebbe potuto salire secondo la sua traiettoria originale.[6]

Segregati negli aggregati macroeconomici, i keynesiani sembrano avere una forte tesi contro i teorici RBC e altri economisti di libero mercato che pensano che l'economia dovrebbe essere lasciata in pace di "sistemare le cose" durante una recessione. Se usiamo un modello che rappresenta lo stock di capitale con un unico numero (lo chiamano "K"), allora è difficile capire perché un periodo di boom dovrebbe portare ad un "post-sbornia" di recessione. Eppure, se adottiamo un modello più ricco che comprende la complessità e l'eterogenicità della struttura del capitale, possiamo vedere che gli "eccessi" di un periodo di boom possono avere effetti negativi a lungo termine. In questo quadro, ha senso che dopo lo scoppio di una bolla vedremmo un tasso di disoccupazione insolitamente elevato e altre risorse "inattive", mentre l'economia "ricalcola", tanto per usare una metafora di Arnold Kling.[7]



Analogia col capomastro di Mises

Il modo migliore che conosco per spiegare la rilevanza della teoria del capitale rispetto ai cicli economici, è quello che fa riferimento all'esempio del capomastro di Ludwig von Mises, che qui adatterò per approfondire la nostra tesi.[8]

Immaginate un capomastro che ha un tot. di mattoni, ghiaia, lastre di vetro, legname, lavoratori e altri input. Sulla base delle sue informazioni, elabora progetti per una grande casa. Tuttavia, secondo i suoi progetti, si presume che abbia 10,000 mattoni a sua disposizione, quando in realtà ne ha solo 9,000. Questo "progetto di investimento" è fisicamente insostenibile. Non importa quello che fa, il costruttore non sarà in grado di completare la casa rappresentata nei progetti.

Ora supponiamo che ad un certo punto i lavoratori si rendano conto di questa discrepanza. Essi considerano di dirlo al capomastro, ma non vogliono turbare l'ottimismo del cantiere. Guardate come sono felici tutti i carpentieri ed i muratori! Sarebbe un colpo terribile per il morale: rivelerebbe la terribile realtà. Così i subalterni usano teloni e altri dispositivi per mantenere vivo il progetto originale.

Tuttavia, ad un certo punto, l'illusione deve finire. Nel momento in cui il capomastro si rende conto che c'è una discrepanza di 1,000 mattoni tra i suoi progetti e le scorte fisiche, la sua reazione immediata sarà quella di urlare a tutti i subalterni: "SMETTETE DI LAVORARE!"

Il capomastro esaminerà quindi i progressi ed i materiali ancora disponibili. Altererà i progetti per costruire la migliore casa possibile, in funzione delle risorse "mal investite" nel periodo artificiale. Una volta che ridisegna i progetti, i lavoratori inattivi sul sito verranno reinseriti solo gradualmente nel processo di costruzione. Ad esempio, per fare in modo che il posto di lavoro sia pronto ad una ripresa generale delle attività, potrebbe essere necessario svolgere prima alcuni compiti chiave. Inoltre alcuni operai specializzati, forse il tipo che sa come installare vasche idromassaggio, potrebbe finire per essere del tutto superfluo nella revisione del progetto.

Per ampliare l'analogia, si noti che prolungare il "boom edilizio" artificiale fa peggiorare solamente il periodo di "bust", poiché più e più risorse verranno bloccate in configurazioni specifiche, come concepito in un progetto irraggiungibile. Inoltre una volta che diviene chiaro l'errore, la risposta ottimale è l'arresto immediato della produzione. I lavoratori e le altre risorse diventano inattive e torneranno a lavoro solo gradualmente. Questo risultato è la conseguenza del ruolo che hanno i beni strumentali; non ha nulla a che fare con le preferenze dei lavoratori per il tempo libero o i cambiamenti nella tecnologia. Così la storia standard della RBC, quando incorporata in un modello con una struttura di capitale eterogenea, è molto più plausibile come diagnosi, per esempio, per l'attuale bolla immobiliare statunitense.



Conclusione

Sebbene il capitale svolga un ruolo centrale nella teoria economica e nel mondo, molti economisti non vi hanno dato sufficiente attenzione. Anche il libro dell'economista Piketty dedica una spiegazione molto semplicistica del capitale, considerandolo un aggregato unico. Un corretto apprezzamento della struttura eterogenea del capitale mostra la debolezza degli approcci teorici standard, che impiegano "semplificazioni per convenienza analitica" i quali non fanno altro che oscurare la realtà economica. Per citare solo due vantaggi: l'apprezzamento del capitale chiarisce importanti questioni sulla distribuzione del reddito e fornisce anche una spiegazione molto più convincente dei possibili limiti della politica monetaria e fiscale per stimolare l'occupazione durante le recessioni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Si veda per esempio Frank A. Fetter (1977), Capital, Interest and Rent: Essays in the Theory of Distribution, ed. with intro. by Murray N. Rothbard, (Kansas City: Sheed, Andrews and McMeel); e Irving Fisher (1910), Elementary Principles of Economics (Norwood, MA: MacMillan Co.), p. 422.

[2] Nel mio lavoro tecnico ho spiegato che gli economisti moderni sorvolano questi punti, apparentemente elementari, perché i loro modelli standard analizzano economie semplici con un solo bene. Si veda Robert P. Murphy (2005), "Dangers of the One-Good Model: Böhm-Bawerk's Critique of the 'Naïve Productivity Theory' of Interest." Journal of the History of Economic Thought, Vol. 27, No. 4 (dicembre 2005), pp. 375-382.

[3] Un primo riferimento alla teoria RBC è Kydland, Finn E. and Edward C. Prescott (1982), "Time to Build and Aggregate Fluctuations." Econometrica 50 (6): 1345-1370.

[4] Si veda, per esempio, Paul Krugman, "How Did Economists Get It So Wrong?" New York Times Magazine, 2 settembre 2009: http://www.nytimes.com/2009/09/06/magazine/06Economic-t.html

[5] Per un esempio di questo tipo di critica, con un linguaggio colorito, si veda Karl Smith (2010), "You Can't Overwork Yourself By Smoking Joints and Watching Too Many Episodes of Jersey Shore," Modeled Behavior blog post, 30 novembre 2010, disponibile a: http://modeledbehavior.com/2010/11/30/you-cant-overwork-yourself-by-smoking-joints-and-watching-too-many-episodes-of-jersey-shore/

[6] Per esempio, si veda Brad DeLong (2013), "And I Do Not Understand the Federal Reserve's Current Thinking At All," Grasping Reality blog post, 22 agosto 2013, disponibile a: http://delong.typepad.com/sdj/2013/08/and-i-do-not-understand-the-federal-reserves-current-thinking-at-all.html

[7] Per esempio si veda Arnold Kling (2010), "The Recalculation Story: A Summary," EconLog blog post, 24 luglio 2010, disponibile a: http://econlog.econlib.org/archives/2010/07/the_recalculati_2.html

[8] Si veda Ludwig von Mises (1949), Human Action (Auburn, AL: The Ludwig von Mises Institute), Capitolo 20. Online a: http://www.scribd.com/doc/94875073/Von-Mises-L-Azione-Umana-miglior-grafica

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Crepe strutturali #2

Ven, 20/06/2014 - 10:10




di Francesco Simoncelli


[La Prima Parte di questo saggio potete trovarla a questo indirizzo.]


TOKYO OGGI, PECHINO DOMANI

Se volete un esempio di come apparirà l'occidente nel futuro prossimo rivolgete il vostro sguardo al Giappone. Il paese nipponico sta camminando su un filo di rasoio per quanto riguarda la sua politica fiscale e monetaria, e questo a causa di un enorme peso che si porta dietro: scelte sbagliate mai corrette. Sebbene la BoJ abbia dato tregua ai suoi risparmiatori negli ultimi due decenni, la stabilità dei prezzi che ha caratterizzato questo periodo pare ormai solo un lontano ricordo con la nuova strategia di Shinzo Abe. Si è passati quindi dal mercantilismo al keynesismo sotto steroidi. Il debito pubblico, infatti, è esploso a causa di una spesa statale fuori controllo.

Il Giappone, quindi, è riuscito a sopravvivere grazie ad un mercato che vedendo ammorbiditi alcuni ostacoli che lo imbrigliavano, ha potuto esprimere il suo potenziale produttivo. Ma la necessità dello stato di finanziarsi non è scomparsa e sebbene la popolazione fosse piuttosto incline a comprare titoli di stato, è intervenuta la demografia a sentenziare l'impossibilità di continuare ad alimentare un apparato improduttivo quale quello statale. Nel 2013 la popolazione giapponese è diminuita di 217,000 unità rispetto all'anno precedente, mentre le nascite sono state di circa un milione (il numero più basso sin dalla fine della seconda guerra mondiale). Più importante è il tasso di fertilità, il quale si è attestato all'1.43 nel 2013, troppo basso (sarebbe necessaria una cifra intorno al 2.0) per mantenere i livelli della popolazione costanti nel lungo termine.

Con questi numeri, la popolazione in età da lavoro sarà soverchiata progressivamente da quella dei pensionati. E, come abbiamo detto già in precedenza, lo stato non produce nulla quindi ha solo due modi per mantenere vivo il suo sistema: prendere in prestito le risorse, o depredarle. Questo significa maggiori oneri per lo stato, e di conseguenza per i contribuenti. Questo significa aumento della tassazione, diretta e indiretta. Questo significa aumento dei tassi di interesse e scoppio della bolla obbligazionaria.

Con l'Abenomics ha avuto inizio, ufficialmente, l'ultimo raid a ciò che restava dei risparmi della popolazione giapponese.





Tutte le "scuse" o le giustificazioni che potete sentire a sostegno dell'azione sconsiderata della BoJ, servono a mascherare una sola verità: tenere vivo un sistema clientelare facente riferimento allo stato e gli altri partecipanti al cartello mondiale delle banche centrali. Infatti, come per la maggior parte degli stati mondiali, i rendimenti obbligazionari giapponesi sono ai minimi storici, grazie soprattutto all'intervento della BoJ. Ma questa strategia, insieme ad un tassazione in aumento e ad un deficit quasi al 10% del PIL, non aiuterà affatto l'economia giapponese. Anzi, sarà il colpo di grazia. Infatti, in questo ambiente economico ampiamente distorto e di istituzioni di credito alla ricerca di rendimenti decenti per sostenersi, gli errori sono all'ordine del giorno. Oltre alle banche commerciali alla ricerca di profitti, ci sono anche i fondi pensione nelle stesse condizioni. E questo vale sia per il Giappone che per gli altri stati occidentali.

Leggete, ad esempio, questo articolo del WSJ in cui si sottolinea come i più importanti fondi pensione siano carichi di junk bond per soddisfare i requisiti finanziari a cui devono far fronte. L'unica cosa che finora ha tenuto a galla il paese nipponico è stato il settore nucleare, che grazie alla generazione di energia a basso costo ha permesso di ammortizzare i prezzi crescenti delle importazioni. Ma dopo i recenti disastri e data la sismicità del territorio, non pare una soluzione perseguibile ancora per molto. Oltre a ciò aggiungeteci anche il socialismo rampante in cui sta sprofondando il paese e la costante perdita di potere d'acquisto dello yen, e vi ritroverete per le mani un mix esplosivo. Già adesso il governo impiega personale per svolgere lavori assurdi e progettare grandi opere inutili, per non parlare degli standard di vita in declino dovuti ad un impoverimento generale della popolazione.

In questo momento il Giappone è fautore di uno degli esperimenti keynesiani di stimolo dell'economia più folli mai visti. Il processo di erosione del bacino dei risparmi reali è lento ma inesorabile. E' alla stregua di una trasfusione. Una trasfusione di sangue dal vostro braccio destro al vostro braccio sinistro. Non risolvete niente facendo così, ed agendo in questo modo ogni volta che si procede a trasferire il sangue da un braccio ad un altro perdete parte del vostro sangue. C'è bisogno di tempo affinché i globuli rossi possano riformarsi, e le trasfusioni vanno avanti al ritmo di una al giorno. Prendere in prestito denaro per consumarlo, è il modo peggiore di mettere a frutto i risparmi della società. Manipolando coattamente i segnali di mercato non fa altro che impedire agli individui di svolgere le proprie attività secondo i loro desideri. Questa compressione delle necessità non è salutare se si vuole una crescita sana dell'economia in accordo con le forze di mercato. Esse, comunque, verranno soddisfatte (in un modo o nell'altro) ma ad un prezzo maggiorato, e questo è un trend insostenibile nel lungo termine.

Solo i risparmi ed un ambiente economico scevro da interferenze con i segnali di mercato può portare alla formazione di capitali e agli investimenti, spingendo positivamente la capacità produttiva. Quando la produzione cresce, cresce anche la disponibilità di beni e servizi e la loro accessibilità, andando ad influenzare ottimamente gli standard di vita. Prima di poter consumare qualcosa, è necessario produrre qualcosa. E con gli alti livelli di distorsione economia presenti nel panorama economico al giorno d'oggi, la produzione viene erosa dalla credenza che esistano pasti gratis creabili attraverso la stampante monetaria. Non è possibile creare alcunché dal nulla, ad eccezione di illusioni e false speranze.

Il Giappone non sfuggirà al suo destino, questo significa che non sfuggirà ad una crisi del debito. Il continuo indebolimento dello yen sarà la scintilla che farà scoppiare la situazione esplosiva che si è andata a creare nel corso dei decenni nel paese nipponico. Un altro paese seguirà le orme di quello Giapponese. Finora è rimasto, in un modo o nell'altro, ai margini delle discussioni, ma i fondamentali della sua economica sono tanto scadenti quanto quelli di qualsiasi altro paese sulla scena mondiale. Sto parlando della Cina. Dopo aver aperto le porte (almeno parzialmente) al libero mercato alla fine degli anni '70, la Cina ha conosciuto subito cosa volesse dire applicare il keynesismo per salvaguardare gli interessi privilegiati e rimandare nel tempo il conto salato di una mancata pulizia del mercato. Oggi l'economia cinese è diventata un minestrone di pianificazione centrale comunista, keynesismo sotto steroidi, dipendenza dalla banca centrale ed imprenditoria allo sbando. Quando il modello di pianificazione si è scontrato con la realtà, invece di lasciare agire le forze di mercato si è scelto di bere l'elisir del debito keynesiano: ad oggi il paese ha un debito complessivo di circa $25 bilioni rispetto al "misero" bilione di 14 anni fà.

Patria di una delle bolle immobiliari più grandi della storia, la banca centrale cinese ha eguagliato ogni record quando si parla di stimoli monetari. Ci sono letteralmente città vuote che pullulano in tutta la Cina. L'eccessiva spesa dello stato in attività improduttive, la crescente burocratizzazione del paese e l'ingolfamento dei bilanci bancari con asset non performanti, stanno stritolando quel fenomeno mediatico che fino a qualche anno fà era definito il "miracolo cinese". Non durerà molto a lungo.

L'inevitabile scoppio della bolla immobiliare cinese andrà ad intaccare principalmente il settore bancario commerciale, il quale è enormemente esposto ai prestiti che ha concesso negli anni passati durante il periodo euforico della bolla. La maggior parte di questi prestiti sono stati utilizzati nel settore delle costruzioni e quest'ultimo rappresenta il 55% del PIL della Cina; ora però i nodi stanno venendo al pettine. I pianificatori centrali sono ben consapevoli del rischio che stanno correndo e pensano di poter ristrutturare il settore bancario commerciale con conseguenze minime per l'economia più ampia. C'è un grande problema con questa "soluzione": il mercato repo. Le cartolarizzazioni che sono avvenute sulla scia del boom immobiliare, hanno creato asset tossici che sono stati posti come garanzia per altri prestiti o ceduti temporaneamente in cambio di liquidità. Nessuno sa quanto questa catena sia lunga, ma basta che si spezzi un singolo anello affinché tutto cada a pezzi. Ricordate come la Grecia fosse considerata "un'economia piccola" prima del 2010? Eppure ha rischiato di far cadere nell'oblio l'intera Eurozona. E la bolla dei subprime statunitensi? Anche quella era considerata un "affare di poco conto" rispetto alla grandezza dell'economia americana. Ricordate come la magistratura italiana abbia tirato in ballo la banca Nomura nello scandalo MPS? Quella presunta "svista" è stata tutta colpa di questo mercato confusionale in cui le passività di uno diventano l'attivo di un altro.




Questo tipo di mercato è una frode su scala globale. In un mondo in cui la liquidità a buon mercato sfornata dalle banche centrali è il segnapasso del commercio moderno, non c'è da sorprendersi se l'azzardo morale abbia dato vita ad abomini economici simili. L'economia cinese imploderà, certo, e trascinerà con sé il resto della brigata dei pianificatori centrali. Quello sarà il giorno della resa dei conti. Quello sarà il giorno in cui gli individui potranno assaporare il gusto amaro delle promesse infrante. Quello sarà il giorno in cui comprenderanno appieno il prezzo che si paga quando lo stato, le banche centrali e la burocrazia sprecano deliberatamente le risorse scarse.



GUERRA FREDDA VERSIONE 2.0

Oltre all'esuberanza nel mercato azionario, ai livelli storicamente bassi dei rendimenti obbligazionari statali e alla velocità del denaro che è sprofondata sin dallo scoppio della Grande Recessione, il mondo intero cammina su un ponte traballante e fatiscente: i pianificatori centrali stentano a far ripartire la "prosperità" economia attraverso i loro metodi. Il meccanismo con cui elargivano illusioni è rotto. Il debito accumulato fino ad ora è soverchiante e dato che gli errori del passato sono stati semplicemente spazzati sotto il tappeto, qualsiasi evento imprevisto può scatenare una crisi superiore a quella appena "superata" (per essere precisi dal punto di vista nominale, perché dal punto di vista reale i sintomi che l'hanno generata ancora languono irrisolti).

Ai pianificatori centrali non piace perdere il controllo, questo significa delegittimazione davanti alla popolazione. Questo significa esporre il fianco alle forze di mercato. Fino ad adesso i loro bluff hanno calmato le acque, ma con i fondamentali economici completamente distorti è impossibile immaginare cosa accadrà domani. Le continue manipolazioni hanno reso sempre più incerto il futuro, tanto da far ammettere agli stessi banchieri centrali, "stiamo andando alla cieca". Date queste premesse, il Grande Default delle economie mondiali è inevitabile. Ma sappiamo che lo stato farà di tutto per sopravvivere, quindi non dovremmo sorprenderci se la situazione geopolitica si può surriscaldare tanto da scatenare un conflitto. Come in ogni guerra, i debiti li pagano i perdenti.

La recente degenerazione della situazione ucraina ne è la prova. Il braccio di ferro tra ovest ed est è ancora vivo. Il blocco dei BRIC sta cercando di scalzare il dollaro dal suo status di riserva mondiale, proponendo accordi diversi tra i vari paesi interessati. In più stanno accumulando oro a ritmi incessanti. Sebbene gli accordi in valute alternative al dollaro siano ancora performati attraverso monete cartacee, penso che in futuro il ruolo dell'oro sarà predominante. Non credo in un ritorno ad un gold standard, anche perchè sarebbe farlocco poiché ancora decretato da un qualche governo; secondo me, invece, assisteremo all'inaugurazione di Bretton Woods II. I BRIC stanno finendo i preparativi per presentare al mondo la loro banca, la quale molto probabilmente servirà per saldare i conti commerciali internazionali in oro, defenestrando il dollaro dal suo status di valuta di riserva mondiale e promuovendo l'internazionalizzazione dello yuan attraverso le sue enormi riserve d'oro.

E' stato attraverso il proprio oro che l'Iran ha commerciato con Cina e Russia aggirando le sanzioni USA. Ed è così che Cina e Russia commerceranno col resto del mondo aggirando le sanzioni USA. La crisi ucraina non ha fatto altro che inasprire i rapporti tra ovest ed est.




Il 26 maggio, giorno del Memorial Day negli Stati Uniti, l'oro fa un balzo tornando sopra i $1,300 l'oncia. A mercati chiusi in America, i trader del mondo credono che l'intensificarsi delle tensioni ucraine durante quei giorni avrebbero accentuato il divario tra ovest ed est, portando quest'ultimo ad accumulare ancora più metallo giallo e a liquidare titoli di debito USA (soprattutto dopo che la Russia era uscita allo scoperto, dichiarando di voler abbandonare il dollaro negli accordi bilaterali). E così accadde.





Guarda caso, nello stesso momento in cui la Russia continuava a liquidare debito dello zio Sam, entrava in scena il Belgio a raccattare i cocci. Non c'è da sorprendersi, quindi, se gli schieramenti sulla scena geopolitica vedono USA e Europa da una parte e Russia e Cina dall'altra.




Non è la prima volta che USA e Europa si scambiano favori attraverso le banche estere. Il giorno dopo, alla riapertura dei mercati statunitensi e alla dichiarazione di guerra alla Russia di Poroshenko (nuovo presidente dell'Ucraina), l'oro è calato significativamente. In altre parole, i continui sbuffi di prezzo dell'oro sono dovuti ad un consistente volume di trading sottostante. Quando la manipolazione dei banchieri centrali si arresta per un qualche motivo, i segnali di mercato tornano ad essere quelli di sempre andando a veicolare informazioni. In questo caso il messaggio è chiaro: l'occidente preferisce la carta senza valore al metallo giallo. La tradizione occidentale non vede l'oro come asset di rifugio, bensì considera solamente la speculazione con cui tirare su un pò di contanti. Nel mercato dei futures dei metalli preziosi, questi ultimi non vengono quasi mai riscattati. In oriente, la tradizione è diversa. L'oro ha ancora un ruolo.

La Cina è pingue di oro. La Turchia anche. L'India anche. Dubai anche. Istituti come il Comex, il Gld Fund, il London LBMA sono a corto d'oro. La diffidenza nei confronti di questi ultimi sta crescendo, e oltre alla Germania anche l'Austria ha chiesto di poter riavere indietro il proprio oro parcheggiato dallo zio Sam. L'unico modo per soddisfare queste richieste è dilatare i tempi e derubare quelle nazioni che ne hanno in abbondanza. Come l'Ucraina, ad esempio. Se i due paesi europei possono sembrarvi una goccia nel mare, allora pensate all'Arabia Saudita. Il più grande partner degli Stati Uniti sin dagli anni '70, vuole allontanarsi dallo zio Sam. Infatti è stata da poco annunciata l'istituzione di Sovereign Wealth Fund saudita che può gestire i propri investimenti in maniera indipendente dalla banca centrale. Tale fondo vede la presenza di circa $700 miliardi di capitali, i quali sono ripartiti in asset finanziari (azioni USA, obbligazioni USA/europee/inglesi/giapponesi, ecc.), immobili, immobili finanziari, ecc.

Questa mossa è arrivata in seguito alla realizzazione che USA e Inghilterra stanno silenziosamente cercando di depredare l'oro arabo dalle banche in cui è immagazzianto. Le recenti pressioni su Credit Suisse e BNP Paribas affinché si fondano rispettivamente con UBS e Societe Generale, puzza di manovra statunitense per facilitare eventuali raid nei depositi sauditi contenenti oro. Si dice che quando un coyote è accecato dalla fame inizia a mangiarsi da solo...

L'Arabia Saudita, agendo in questo modo, tenterà di vendicarsi liquidando bond sovrani e non è detto che la liquidazione di cui abbiamo parlato poco sopra sia interamente da attribuire ai russi. Non solo, ma il suo strizzare l'occhio alla Cina e ai BRICs sarà foriero di un deciso cambiamento di paradigma sulla scacchiera geopolitica, decretando il progressivo isolamento degli Stati Uniti e dei suoi lacchè.



CONCLUSIONE

Il capitalismo clientelare è tutto quello di cui sono costituiti i mercati al giorno d'oggi. Le forze di mercato sono relegate spregiativamente al cosiddetto "mercato nero", propagandando un certo scetticismo nei loro confronti. Qualunque siano le parole usate per manomettere il pensiero razionale degli individui, esse proseguono per la loro strada smascherando la falsa onnipotenza di cui forgiano i pianificatori centrali.

La sedimentazione di errori nel corso degli anni ci sta avvicinando al giorno della resa dei conti, mentre la corruzione dei fondamentali economici procede a tamburo battente per conformare la società ai capricci di una ristretta cerchia di individui. E' impossibile procedere su questa strada, perché presuppone l'omologazione degli individui in un unico essere. L'essere umano non è affine a questa inclinazione, la sua soggettività, i suoi desideri, le sue necessità, le sue aspirazioni, sono tutte forze che spingono verso il decentramento piuttosto che verso l'accentramento.

Agli occhi del mondo, l'esperimento keynesiano sta andando a gambe all'aria. Buenos Aires oggi, l'occidente domani.

Il vostro gold standard personale

Gio, 19/06/2014 - 10:21
Sebbene su queste pagine si parli principalmente di metalli preziosi come oro e argento, c'è un altro protagonista che è rimasto finora dietro le quinte. Thomson Reuters GFMS prevede che il suo prezzo passerà entro la fine dell'anno a $1,700 a causa, soprattutto, di un deficit dell'offerta di 700,000 once. Sto parlando del platino. Come di consueto, il primato della domanda per questo metallo va ancora una volta alla Cina, la cui fame per il platino ammonta al 65% della domanda globale. Subito dopo l'India. Inoltre i recenti scioperi nelle miniere sudafricane di platino, non hanno fatto altro che solidificare la loro posizione. L'occidente, invece, preferisce la carta... come al solito. Gli ETF sul platino sono apparsi sul mercato solo nel 2007 e l'anno scorso hanno visto un aumento repentino dei loro commerci. E ora che gli short-term trader scorpriranno che l'offerta sta scarseggiando? Malgrado siano in questo mercato per il denaro cartaceo, spuntato attraverso "giochetti" con la leva finanziaria, il metallo fisico rimarrà la scelta oculata per il lungo termine. Insieme al platino c'è anche un altro metallo che ha fatto segnare record significativi, soprattutto dal febbraio di quest'anno con guadagni nel range del 20% sul prezzo spot. Sto parlando del palladio. "Tenetelo d'occhio" perché risulterà molto importante quest'anno (tenendo a mente anche il sopracitato deficit nell'offerta di platino).
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di James Rickards


Non esiste una banca centrale al mondo che voglia tornare ad un gold standard. Ma non è questo il punto. Il punto è se invece saranno costrette a tornarci.

Ho avuto conversazioni con alcuni dei presidenti delle Federal Reserve Bank. Quando si chiede loro di punto in bianco: "Esiste un limite teorico al bilancio della FED?" rispondono di no. Rispondono che esistono ragioni di politica per aumentarlo o abbassarlo, ma che non esiste un limite alla quantità di denaro che è possibile stampare.

Ciò è completamente sbagliato. Questo è quello che dicono; così è come pensano; ed è così che si comportano. Ma nel profondo del loro cuore, alcuni funzionari presso la FED sanno che è sbagliato. Per fortuna le persone possono votare con i piedi.

A coloro che affermano che il gold standard è morto, dico che in un certo senso è ancora vivo. Si può far rivivere il gold standard acquistando oro. In altre parole, se si pensa che il valore della cartamoneta finirà in pericolo, o che la fiducia nella moneta cartacea potrà svanire, un modo per proteggersi è quello di acquistare oro, e non c'è nulla che ve lo impedisca.

La contro replica tipica è: "A che serve possedere oro? Prima o poi lo confischeranno, come fece Roosevelt nel 1933?"

Trovo che sia estremamente improbabile.

Nel 1933 la Grande Depressione aveva già compiuto quattro anni, e per Roosevelt quella situazione era nuova. La gente parla dei suoi primi cento giorni, ma egli chiuse le banche dopo che prestò giuramento e confiscò l'oro solo poche settimane più tardi.

E Elliot Ness non andava di porta in porta sfondandola e prendendo l'oro. Presero di mira un piccolo numero di persone che possedeva nei caveau delle banche 400 once in barre. Riuscirono a sottrarlo perché erano in grado di chiudere le banche e usarle come intermediari per confiscare l'oro. Ma adesso la situazione è molto più dispersiva, e c'è molta meno fiducia nello stato.

Se lo stato cercasse oggi di confiscare l'oro, ci sarebbero varie forme di resistenza. Lo stato lo sa. Quindi non emanerebbe un tale ordine, perché sa che non può essere applicato, e potrebbe causare vari tipi di disobbedienza civile, opposizioni, ecc.

Finché potete possedere oro, potete avere il vostro gold standard convertendo cartamoneta in oro. Vi consiglio di farlo in una certa misura. Non tutti i vostri soldi, ma vi consiglio di trasformare il 10% dei vostri beni investibili in oro (per l'investitore prudente, forse il 20% per l'investitore aggressivo — non di più).

Queste sono allocazioni piuttosto elevate in relazione a ciò che le persone hanno. La maggior parte delle persone non possiede affatto oro, e l'insieme delle istituzioni ha una dotazione di oro di circa l'1.5%. Quindi, anche se si prendesse la fascia bassa di questo intervallo, non ci avvicineremmo neanche al 10%. Infatti le istituzioni non hanno potuto raddoppiare la loro ripartizione in oro. Non c'è abbastanza oro nel mondo — ai prezzi correnti — per soddisfare tale domanda.

Eppure le banche centrali non vogliono tornare ad un gold standard. Ma se l'oro è una reliquia barbarica, se l'oro non ha alcun ruolo nel sistema monetario, se l'oro è un investimento "stupido", allora perché i cinesi ne hanno 5,000 tonnellate? Sono stupidi?

Se si materializzeranno certi scenari, vedrete salire il prezzo dell'oro... e di tanto. Potrebbe salire di molto in un breve periodo di tempo. Non salirà del 10% l'anno per sette anni fino a raddoppiare il prezzo odierno. Sarà uno scatto verso l'alto, magari segnando una tendenza al rialzo, con un sacco di volatilità. All'inizio seguirà una sorta di lento trend verso l'alto... e poi un picco... e poi un altro picco... e poi un super picco. Il tutto potrebbe avvenire nel giro di 90 giorni — sei mesi al massimo.

Quando ciò accadrà, vedrete due Americhe. Un'America che si troverà impreparata: i risparmi in moneta cartacea saranno spazzati via; i 401(k) verranno svalutati; le pensioni, le assicurazioni e le rendite verranno svalutate attraverso l'inflazione... Perché ricordate, non sarà solo il prezzo dell'oro a salire.

E' come misurare la temepratura di un paziente col termometro, prendendosela con quest'ultimo se segna 40°. Non è colpa del termometro; vi dice solamente cosa sta succedendo. Allo stesso modo il prezzo dell'oro non è un obiettivo economico o uno scopo in sé; si tratta di un segnale di prezzo. Vi dice cosa sta succedendo nell'economia. E l'oro ai livelli di cui sto parlando significa che staremmo quasi rasentando l'iperinflazione.

A questo punto bisogna dare più credito all'oro. Ora avete varcato la soglia. Nel momento in cui pensate all'oro e alla cartamoneta, fianco a fianco, ottenete questi livelli di prezzo: tra $7,000-8,000 l'oncia. Non sono inventati. Non vogliono essere provocatori. Sono in realtà il frutto di calcoli matematici. Questi sono i numeri che ottenete quando dividete l'offerta di moneta per la quantità di oro sul mercato.




Le persone saranno costrette a prestare maggiore attenzione a questi argomenti. O i cinesi sono idioti — cosa che non sono — o la gente inizierà a comprare oro, cosa che farà.

Ma se le valute di carta saranno sfiduciate (cosa del tutto possibile) e ci sarà inflazione galoppante (cosa del tutto possibile), si dovrà tornare ad un gold standard... Non perché lo voglia qualcuno, ma perché sarà necessario per calmare i mercati.

Vi consiglio di acquistare l'oro ai livelli attuali — a circa $1,300 — e cavalcare l'onda fino a questi livelli molto più elevati ($4,000-5,000 l'oncia) e poi valutare la situazione. Siate agili. Non potete semplicemente scrivere un piano di gioco oggi e seguirlo passo dopo passo. Questa è una sciocchezza. Dovete essere agili; dovete seguire gli sviluppi; dovete essere pronti a cambiare idea sulla base di nuove notizie.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La vasca da bagno di Janet Yellen: Mi scusi dottoressa, ma ci sono bolle lì dentro!

Mer, 18/06/2014 - 10:04




di David Stockman


Alcune persone sono nate e cresciute per ripetere gli errori e sembra un destino a cui non possono sfuggire. Questo è il problema di Janet Yellen con la "vasca da bagno dell'economia," esempio neo-keynesiano degli anni '60.

Come è diventato chiaro da decenni, la Grande Inflazione degli anni '70 fu un'esercitazione antincendio che ci ha dimostrato che l'attivismo keynesiano non funziona. Quel trauma storico ci ha dimostrato che la "piena occupazione" e il "PIL potenziale" sono invenzioni immaginarie di scribacchini provenienti dai dipartimenti di economia della Ivy League — non qualcosa che è raggiungibile da parte delle autorità fiscali e monetarie, o addirittura misurabile in un'economia di libero mercato.

Ancora più importante, l'inflazione a due cifre, la crescita esitante ed i cicli boom/bust degli anni '70 e inizio '80 hanno dimostrato che le manipolazioni interventiste progettate per realizzare la cosiddetta "piena occupazione," in realtà hanno concretizzato il contrario, cioè, hanno solo amplificato l'instabilità economica.

Ironia della sorte la pistola fumante è in mano al dipartimento di economia di Yale, che è stato ispirato negli anni '60 e '70 da uno dei keynesiani più arroganti dei tempi moderni — James Tobin. Sono state le teorie neo-keynesiane di Tobin e il ruolo interventista di Kennedy-Johnson che hanno dato origine alla Grande Inflazione e alle sue conseguenze distruttive.

Eppure il professor Tobin potrebbe essere perdonato per l'esperimento scientifico della piena occupazione. Dopo tutto, l'economia americana si era appena innamorata dei grandi modelli matematici e delle loro equazioni che sicuramente avrebbero generato risultati benefici.

Ma non c'è stato dibattito su quello che è successo dopo. La Heller-Tobin CEA proclamò che l'America dei primi anni '60 — un'economia che Eisenhower aveva lasciato in uno stato di salute buono e non inflazionistico — era troppo "fiacca." Ciò includeva i livelli di disoccupazione (@ 5.5% nel 1962!) e una scarsa utilizzazione delle risorse di capitale e umane al loro livello di piena occupazione, in modo da raggiungere il "PIL potenziale".

Quest'ultimo si riteneva matematicamente calcolabile e secondo i medici keynesiani di JFK era superiore di decine di miliardi rispetto al PIL normale. Di conseguenza, fino a quando la vasca economica della nazione non fosse stata riempita fino all'orlo, c'era un urgente bisogno di stimoli fiscali e monetari.

Quando i conservatori protestarono che i deficit dovevano essere riservati alle emergenze nazionali ed erano potenzialmente inflazionistici, Tobin ed i suoi accoliti sbuffarono che i tradizionalisti non capivano come l'economica fosse "fiacca" e quali fossero le cure. Come la intendevano loro, "fiacca" era un'economica senza pasti gratis che doveva essere spronata attraverso una politica "accomodante", fino a che anche l'ultimo operaio siderurgico non fosse stato richiamato al lavoro e ogni stabilimento automobilistico non traboccasse di lavoratori.

Presto l'esperimento andò fuori strada con grandi deficit finanziati da tagli fiscali, un generoso credito d'imposta per le imprese, aumenti giganti della spesa federale per la lotta alla povertà e subito dopo la guerra in Vietnam. E tutto questo fu accompagnato da un costante martellamento da parte di Tobin affinché la politica monetaria divenisse "più allentata". Questo comprendeva esperimenti monetari incocludenti, come il "twist " nel mercato obbligazionario statale e l'infinita pontificazione su come il crescente eccesso di dollari all'estero fosse in realtà un dono per il resto del mondo.

Se gli europei avessero voluto riscattare i loro dollari in eccesso, come avevano il diritto di fare sotto Bretton Woods, Tobin aveva un piano: invece dell'oro, dare loro titoli di debito decennali degli Stati Uniti che non sarebbero mai stati ripagati.

Inutile dire che il tutto finì in disgrazia. La strategia guns and butter di Johnson si arroventò; l'inflazione salì; si diffusero improvvisamente carenze; proliferarono grandi scioperi industriali; la bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti si immerse in un profondo rosso; e poi divampò una crisi durante l'inverno del 1967-1968. Nel frattempo la FED veniva pressata affinché "allentasse" la politica fiscale, affinché i politici potessero incasinare tutto.

La storia rende chiaro che lì per lì la FED venne addomesticata. Quando Johnson chiuse il gold pool mentre usciva dalla porta della Casa Bianca e Nixon sferrò il colpo di grazia alla redimibilità aurea degli Stati Uniti a Camp David nell'agosto 1971, il dollaro USA lasciò il mondo tradizionale degli standard monetari. Da allora intraprese il nuovo viaggio verso uno standard cartaceo, che regna oggi tra tutte le banche centrali.

Ma ecco il crimine storico. La redimibilità e l'esperienza collaudata di uno standard monetario basato sull'oro, furono distrutte dai dottorati la prima volta che misero le mani sulle leve della politica economica nazionale. Nel gergo di Breaking Bad, la colpa per l'immenso disordine economico del 1966-1983 ricade su di loro.

Ma i danni causati dalla demenza del professor Tobin non si esauriscono qui. Invece di tornare a Yale castigato dal disastro che aveva causato, trascorse i decenni successivi ad insegnare ad un'intera generazione di studenti le virtù dell'economia della vasca da bagno e che far levitare la "domanda aggregata" era la chiave essenziale per mantenere l'economia statunitense in linea col suo potenziale di piena occupazione.

Detto diversamente, non sopportando il suo fallimento come promotore di politiche economiche, Tobin rimase un evangelista di una proposizione arrogante: una piccola cricca di economisti è in grado di fornire risultati macroeconomici di gran lunga superiori ai risultati del libero mercato, nel quale esistono interazioni tra milioni di produttori, consumatori, risparmiatori, investitori, imprenditori e speculatori.

Come è noto, uno dei primi studenti di Tobin a cui venne conferito un dottorato di ricerca fu Janet Yellen. Correva l'anno 1971. Se il paragone keynesiano della vasca da bagno era una sciocchezza allora, lo è sicuramente anche oggi — Washington non dovrebbe interessarsi nemmeno lontanamente alla fonte dell'offerta marginale del lavoro e del capitale, figuriamoci misurarla, calibrarla e calcolarla in una equazione politica.

Eppure ecco Janet Yellen, in un'audizione davanti al Congresso, che rimane fedele al professor Tobin. Non ha nemmeno cambiato una parola dopo 43 anni!

"Alla luce del notevole livello di fiacchezza che viene riscontrato nei mercati del lavoro e la prosecuzione di un'inflazione al di sotto dell'obiettivo (della FED) del 2%, rimane giustificato un elevato grado di accomodamento monetario", ha detto la Yellen.
Tutto questo per giustificare la folle strategia della FED: per il 68° mese consecutivo ha mantenuto a zero il tasso del mercato monetario — una condizione che non si è mai verificata in tutta la storia umana. Beh, eccetto nel Giappone post-bolla comunque, ed è evidente quanto stia funzionando "bene".

Ma in base ai macro-modelli keynesiani — i tassi di interesse a zero rappresentano un modo coerente di combattere la "fiacchezza". Il presupposto è che l'economia degli Stati Uniti — anche mentre si prepara ad entrare nel sesto anno di "ripresa" — sia ancora carente di quel misterioso ectoplasma chiamato "domanda aggregata". Quindi bisogna applicare più della stessa cosa per tenere bassi i tassi di interesse — ovvero, 5 bps sui fondi federali.

Bene, vediamo. Le attività non finanziarie hanno aumentato il loro debito da $11.0 bilioni alla vigilia della crisi finanziaria (76 mesi fa) a $13.6 bilioni di oggi, ma questo immenso indebitamento è finito nell'ingegneria finanziaria sotto forma di riacquisti di azioni, LBO e M&A. La "domanda aggregata" attuale per impianti e per spese in macchinari è ancora a $70 miliardi o il 5% al di sotto del picco del 2007. Come può un altro mese di ZIRP realizzare ciò che i primi 67 mesi non hanno realizzato?

E poi c'è il consumatore, il quale ha effettuato acquisti durante tutti i 40 anni di sonnambulismo della Yellen, ma ora sono finalmente ed inequivocabilmente scesi. L'indebitamento delle famiglie è salito dopo i saccheggi di Tobin/Nixon/Milton Friedman degli anni '60 e '70, ma ora si sta contraendo. Detto in modo diverso, per 40 anni la FED ha fatto ricorso allo spettro della "fiacchezza" per diminuire periodicamente i tassi di interesse, ma ciò ha fatto solo in modo che le famiglie aumentassero i loro rapporti di indebitamento — spendendo di più oggi e ipotecando il loro futuro.

Di conseguenza, la FED non stava affatto creando "domanda aggregata". Stava semplicemente gonfiando la spesa dei consumatori stratificando la crescita del credito in cima al reddito disponibile. Ma con i rapporti di indebitamento che hanno iniziato la loro lunga discesa verso una parvenza di realtà, la FED non può evocare alcuna domanda, e continua a smanettare lo stesso con la leva dei tassi di interesse.




Il pathos della ZIRP è ancora più evidente nel grafico qui sotto. Come è possibile che i tassi di interesse a zero possano generare una tale domanda aggregata, quando nel corso dell'ultimo anno quasi il 100% dell'indebitamento è finito agli schiavi del debito studentesco e ai mutuatari subprime automobilistici che finiranno sommersi prima che possano ripagare i loro oneri?

Al tempo stesso, il credito ipotecario non è in espansione ed è rimasto al palo sin dal suo rapporto storico di 2-3x rispetto a salari e redditi da lavoro. Le uniche eccezioni sono i prestiti jumbo agli acquirenti (benestanti) di case ed il recente aumento del tasso variabile delle home equity per sbizzarrirsi con i rapporti di leva. Ma c'è davvero bisogno della ZIRP per finanziare un altro viaggetto ai Caraibi? Il fatto è che il meccanismo di trasmissione del credito alle famiglie è rotto. Eppure la Yellen continua a cantare la vecchia canzone di Tobin, parola per parola.




Poi c'è il settore pubblico. Ma santo cielo — è possibile che i politici possano ingozzarsi di debito per l'ennesimo anno consecutivo facendo credere che non costi nulla? Infatti la FED di Bernanke-Yellen è diventata una grande dispensatrice di deficit, abbassando il costo del debito federale a livelli così ridicoli che i politici non hanno altra scelta se non seguire questo trend. La FED ha preso il controllo della politica fiscale attraverso la ZIRP e il QE.

Il punto ovvio è che non esiste alcuna giustificazione economica/razionale ai 68 mesi di ZIRP. E' completamente legata ad un attaccamento atavico all'economia della vasca da bagno. Essa rappresenta il trionfo della pseudo-scienza sulla ragione e sulla storia. Essa incarna un modello basato sugli aggregati, sull'aritmetica e sugli algoritmi piuttosto che sui prezzi, sulle scelte e sui mercati.

E questo ci porta alla terrificante cecità della Yellen nei confronti delle bolle, fatto confermato dal suo continuo blaterare di un "valore degli asset disallineato". Ma l'essenza della sua inconsapevolezza riguardo le bolle che la circondano, è dovuta agli insegnamenti di Tobin sul denaro facile.

In breve, quando si trattava di tassi di interesse, Tobin non insegnava economia; teneva conferenze sull'idraulica monetaria. Secondo l'economia della vasca da bagno, il tasso dei fondi federali è un controllo idraulico sciocco — la leva pavloviana che si tira quando si desidera una domanda aggregata maggiore. Ma ecco una notizia. In realtà è la cosa più intelligente nel firmamento finanziario — cioè, rappresenta il prezzo del denaro.

Infatti è il prezzo più importante di tutto il capitalismo, perché regola la forza proteiforme e combustibile della speculazione — cioè, l'istinto umano (profondamente radicato) di ottenere qualcosa in cambio di niente se ne si ha anche una minima possibilità. Di conseguenza l'ultima leva con cui la FED dovrebbe giocare, è il prezzo del denaro; e l'ultima zona economica che dovrebbe cercare di "stimolare" sono i mercati monetari di Wall Street. Ecco dove i demoni e le furie del breve periodo sviluppano i loro trading — tra un ciclo economico ed un altro.

Detto diversamente, il tasso dei fondi federali è il prezzo del rischio — il regolatore che guida le operazioni di carry trade. È il meccanismo attraverso il quale viene espanso il credito nel mondo del gioco d'azzardo di Wall Street, grazie anche alla re-hypothecation. Quando il tasso dei fondi federali è ultra basso per lunghissimi periodi di tempo, espande in maniera massiccia il carry trade — cioè, qualsiasi asset finanziario con una resa o un potenziale di apprezzamento nel breve periodo, finisce (in un modo o nell'altro) sottoposto a leverage nel mercato dei pronti contro termine, delle opzioni o degli scambi strutturati — perché la re-hypothecation produce un grande profitto da piccoli equity.

Inutile dire che le massicce operazioni di carry trade contenute nel gioco d'azzardo di Wall Street, rappresentano una deformazione profonda e pericolosa del capitalismo. In quei mercati monetari che non sono ancorati al settore bancario centrale, i focolai della speculazione fanno schizzare in alto i tassi del mercato monetario al fine di stimolare la creazione di più risparmi reali. Il tasso del mercato monetario è quindi il poliziotto che mantiene il casinò sotto controllo.

Di conseguenza lo spread del carry trade può passare da positivo a negativo rapidamente, il che significa che gli asset finanziari possono percorrere sempre queste due vie. Non esiste, quindi, alcuna vincita facile garantita dal denaro a costo zero. Non esistono hedge fund e carry trader che possono influenzare i prezzi sempre più in alto, proprio perché i premi sono economicissimi.

Inutile dire che i 30 anni di interventismo della FED nei mercati monetari, li ha distrutti; si è passati dal price discovery al sottolineare col pennarello rosso quelle parole o aggettivi che cambiavano nell'ultimo meeting della FED.

Eppure la FED è stata impegnata nei mercati monetari per così tanto tempo, che non riconosce nemmeno la firma che vi ha lasciato. I disordini speculativi e le bolle finanziarie (i risultati dell'abbassamento artificiale del tasso di interesse) sono considerati alla stregua di forze esogene che possono provenire da qualsiasi parte del pianeta, tranne che dall'Eccles Building. E anche se per alcuni errori la responsabilità viene imputata alla grande casa della pianificazione centrale monetaria, la colpa finisce sempre per ricadere sulla regolamentazione e sulla vigilanza, e sempre dopo il fatto.

Ai burocrati testoni che hanno continuato a popolare la FED, piace blaterare e proferire parole senza senso su come le bolle siano "ovvie" ma nessuno è in grado di identificarle... almeno fino a dopo che scoppiano. In questo spirito, la Yellen ieri ha ricordato ai pianificatori centrali monetari il quinto emendamento:

"Le varie metriche non ci suggeriscono che siamo in bolla." D'altra parte, ha detto che alcuni rendimenti azionari potrebbero essere sopravvalutati. "Ci sono sacche in cui possiamo potenzialmente individuare errori di valutazione."

Queste sono le parole di una accolita di Tobin — un idraulico monetario ben addestrato. Il riferimento alle "varie metriche" è evidentemente il rapporto PE dell'S&P 500. Ma il bordo del mercato non sta nelle blue chip — vive negli anelli esterni della speculazione, come il Russell 2000, l'universo del credito spazzatura e del settore EM globale.

La Yellen non ha idea di cosa siano i mercati, il carry trade e le dinamiche insidiose del canale d'azzardo di Wall Street; malgrado ciò, continua a smanettare con la leva dei fondi federali. Lei sta semplicemente leggendo da un elenco di banalità fornite dal personale della FED.

Ma è un fatto che il margin debt abbia raggiunto un picco senza precedenti — sia in dollari sia in percentuale del PIL, dove supera attualmente il 2.73% rispetto al 2.66% del marzo 2000. Chissà, forse potrebbe avere qualcosa a che fare con il Russell 2000 dopo che di recente è stato tradato a 100x; o che fosse salito da 350 nei primi mesi del 2009 a 1200 — cioè una percentuale del 290% — con la ripresa più tiepida nella storia di Main Street.




Poi c'è il mondo del credito spazzatura. L'emissione di CLO ha già superato la follia del 2007 (quasi $100 miliardi) e Wall Street sta di nuovo fornendo finanziamenti con pronti contro termine triplicando la leva finanziaria nel mercato LBO-CLO. [...]

Quindi ci risiamo. Sono 40 anni che persiste l'immagine della FED in veste di idraulico. Quando scoppierà la grande Bolla dell'accoppiata Bernanke-Yellen — diranno ancora una volta che non era affatto prevedibile una cosa del genere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Facebook abbatterà lo stato?

Mar, 17/06/2014 - 10:13
L'articolo di oggi di North è possibile traslarlo anche per quanto riguarda i nostro governo. Dopo che Renzi è entrato a far parte dei cosiddetti "dirigenti politici di spicco," è finito nel mirino della satira e degli sbeffeggiamenti. Perché? Perché il suo percorso non è diverso da coloro che l'hanno preceduto: un mucchio di retorica e tante menzogne. Basta dare un'occhiata alle cifre del DEF stilato dall'amministrazione Renzi per rendersene conto. Andate a pagina 21, ad esempio, e scoprirete come le chiacchiere dei dirigenti politici siano solo fumo per nascondere i veri intenti. Nei prossimi anni avremo a che fare con una spesa sempre crescente e un livello di tassazione in aumento. Basti pensare, ad esempio, che dal primo di luglio, in virtù della tassazione delle "rendite finanziarie," i depositi bancari ed i certificati di deposito verranno caricati di un 36% di prelievo fiscale sugli interessi. Parliamo di interessi intorno al 2%, perché è fuori dal mondo che di questi tempi le banche italiane possano offrire qualcosa di superiore. Ma gli annunci sono stati tanti, tutti indirizzati a creare sensazionalismi senza alcuna base concreta ad uno sguardo più attento. Lo stesso vale per il cosiddetto "Job Act," il quale non fa altro che perpetrare il grande distacco tra imprenditori e lavoratori i quali non possono stilare accordi volontari tra di loro. I contratti aziendali sono un'utopia, solo lo stato sa meglio cosa è bene per tutti noi. Il contratto nazionale resta un obbligo, andando a strizzare l'occhiolino (ancora una volta) ai sindacati fonte inesauribile di rigidità nel mercato del lavoro. Con un panorama così distorto e decadente, come sorprendersi se poi gli investimenti esteri se la danno a gambe levate?
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di Gary North


Sto per farvi una domanda retorica: Quando è stata l'ultima volta che avete visto una vignetta politica positiva su Obama?

Non è solo un problema di Obama. Quante vignette positive avete visto su George W. Bush dopo il 2003?

Del resto, quante vignette positive avete visto su Bill Clinton? Quanti vignettisti politici hanno difeso Clinton durante lo scandalo Lewinsky?

Questo è un trend: quando si parla di media pubblici, le critiche al presidente sono molto più probabili che un suo supporto, articolo dopo articolo, vignetta dopo vignetta. Le pagine dei giornali tradizionali possono difendere un presidente, ma se si leggono gli articoli quello che viene trasmesso non è altro che negatività.

I politici devono affrontare questa realtà nei media nazionali: "Se sanguina, affonda il colpo." Le cattive notizie di solito ottengono la priorità su quelle buone. L'unica eccezione sistematica è stato il sito web HappyNews.com. Un mio amico l'ha creato anni fa, ma non ha mai trovato un modo per farci soldi. L'ultimo post è del 15 ottobre 2013. Le notizie buone sono finite.

Basta chiedere ad Obama.



KROKODIL

Nel 1922 c'era una rivista umoristica in Unione Sovietica con questo nome: Krokodil. La sua critica era limitata a quei gradini più bassi del governo, ma solo da un punto di vista umoristico. Lenin comprese che c'era un lato oscuro nell'umorismo russo, e sapeva che era una minaccia per il suo regime. Anche Stalin lo capiva altrettanto bene. I governanti capirono che questo tipo di umorismo nero doveva avere delle briglie. Cercarono di controllarlo. Vi posero dei limiti. Ma non tentarono di sopprimerlo del tutto. Sapevano a cosa sarebbero andati incontro. Anche nei gulag c'era umorismo. Esempio:

    Da quanto tempo sei dentro?

    Venti anni.

    Che cosa hai fatto?

    Niente.

    Sciocchezze. La condanna per niente è soli dieci anni.

In Unione Sovietica la letteratura metropolitana continuò a circolare, e al progredire della tecnologia di riproduzione digitale crebbe anche la sua portata di pubblico. (La legge fondamentale dell'economia è questa: "Quando il prezzo scende, aumenta la domanda.") Questa cosa veniva chiamata samizdat. Contribuì ad indebolire l'Unione Sovietica. Ci sono voluti decenni, ma alla fine la legittimità di quel governo scomparve.

Oggi, in particolare su Facebook e in generale su Internet, ci sono mezzi per ridicolizzare lo stato, e quest'ultimo non può farci niente. Il costo di questa operazione è sostanzialmente zero. Il costo marginale di creare una vignetta negativa è di gran lunga compensato dai rendimenti marginali di attaccare lo stato. Non finirà tanto subito, anzi non finirà affatto.



FIDUCIA IN DECLINO

L'azienda di sondaggi Rasmussen ha rilasciato alcune cifre sorprendenti.

Il trentasette per cento (37%) dei probabili elettori degli Stati Uniti ora teme il governo federale, secondo un nuovo sondaggio della Rasmussen Reports. Il quarantasette per cento (47%) no, ma un altro 17% non ne è sicuro.

Forse perché il 54% degli intervistati ritiene (in parte) che il governo federale rappresenti una minaccia alla libertà individuale piuttosto che un suo protettore. Solo il 22% considera il governo federale come un protettore dei diritti individuali, e questo dato è in calo rispetto al 30% dello scorso novembre. Leggermente di più (24%) sono gli indecisi.

Nel dicembre 2012 gli elettori erano equamente divisi su questa questione: il 45% aveva detto che il governo federale era un protettore dei diritti individuali, mentre il 46% lo descriveva come una minaccia a tali diritti.
Raramente vengo colpito dai sondaggi, perché so come i sondaggisti possono strutturare le domande in modo da influenzarne l'esito. Ma quando la stessa azienda pone la stessa domanda, ed i risultati sono significativamente diversi, faccio attenzione. Qualcosa di fondamentale potrebbe cambiare.

La variazione delle percentuali è notevole. Stiamo assistendo ad un fondamentale ripensamento sul governo federale da parte del popolo americano. La domanda è questa: perché?

Potremmo dare la colpa ad Obama, ma l'opinione pubblica su Obama è stata abbastanza costante. Non è un presidente popolare, ma non è nemmeno un presidente odiato. I sondaggi indicano che il 45-50% del popolo americano pensa che stia facendo un buon lavoro. Questi risultati vanno su e giù. Non c'è stato alcun cambiamento di rilievo sin dalla metà del 2009.

Se Obama non è il motivo principale di questo calo di fiducia nel governo americano, allora che cosa lo è? C'è ostilità nei confronti dell'ObamaCare. Forse questo può spiegare il cambiamento. Ma il programma non ha ancora dimostrato di essere un disastro totale. L'applicazione delle sue regole continua ad essere rinviata. Non ha intaccato la tipica famiglia americana. Nessuno sembra sapere esattamente cosa stia per accadere per quanto riguarda la disponibilità delle polizze, il prezzo delle polizze e il numero di persone che saranno coperte quando nel 2016 arriveranno le elezioni presidenziali.

Se questo calo di fiducia, soprattutto nei confronti del Congresso, è parte di un disegno a lungo termine, allora entro un decennio la fiducia nel governo federale diventerà quasi inesistente. Il tasso di declino della fiducia è notevole. Tutto ciò che declina del 3% l'anno è in grossi guai. Ma tutto ciò che diminuisce di cinque punti percentuali in un anno non solo è in grossi guai; è sull'orlo del collasso. "Solo il 19% della popolazione ora crede che il governo federale possa fare la cosa giusta in determinate situazioni, un calo rispetto al 24% del giugno dello scorso anno."

Mi sembra significativo che non ci sia già una crisi all'orizzonte. Le cose stanno andando discretamente, eppure c'è un calo incredibile di fiducia nel governo federale.

Visto che non sappiamo cosa abbia causato questo declino, non sappiamo cosa potrebbe invertirlo. Quando l'80% degli elettori penserà che il governo federale non potrà più essere degno di fiducia, saremo di fronte ad un cambiamento epocale nell'opinione pubblica. A questo punto la fiducia nel governo federale sarà irrecuperabile. Quando solo un quinto della popolazione si fida del governo, la legittimità svanisce. Eppure è tale legittimità che persuade la gente a cooperare volontariamente con le norme ed i regolamenti dello stato. Se però la popolazione è convinta che il governo federale non sia degno di fiducia, allora diminuirà la sua volontà di continuare ad obbedire alle regole del governo federale. E' la cooperazione volontaria, non la minaccia della forza, che rappresenta il fondamento di ogni governo civile. Se qualsiasi settore dello stato ricorresse alla forza fisica e alla minaccia di sanzioni per obbligare l'obbedienza, esso non sopravviverebbe molto a lungo. E' l'obbedienza volontaria della popolazione, basata sulla tradizione e su un senso di legittimità morale dello stato, che giorno dopo giorno la convince a fare quello che dice lo stato.



RESISTENZA PASSIVA

La resistenza passiva abbatterà qualsiasi istituzione. Questa fu l'intuizione di Saul Alinsky una generazione fa, e quella di Mohandas Gandhi negli anni '20 e '30. Quando le persone ritirano il loro sostegno ad un'istituzione, poiché credono che non sia più affidabile, i suoi giorni di vita sono contati.

Le persone cooperano per un sacco di ragioni. Non vogliono guai. Non vogliono subire un procedimento penale da qualche agenzia federale. Non conoscono i limiti della legge. Vogliono solo badare ai loro affari quotidiani, e sono disposte a rimanere negli schemi di comportamento abituali proprio per evitare guai. Ma i dirigenti del governo federale non dovrebbero aspettarsi una simile cooperazione quando il gioco inizia a farsi duro. Quando eventi esterni perturbano la vita di un gran numero di persone, le loro abitudini cambieranno. Se coglieranno un vantaggio nell'infrangere le regole, inizieranno ad infrangerle. Non saranno trattenuti dalla loro coscienza, proprio perché non crederanno più che il governo federale stia operando su una base morale.

Questo brusco calo della fiducia non è stato innescato da un evento particolare. In altre parole, il governo federale non può invertire questo declino cambiando la sua posizione su una particolare legge o imposizione. Niente di particolare, a questo pare sia dovuto il declino della fiducia nello stato. Quest'ultimo deve quindi sperare che suddetto declino sarà invertito da un'altra infusione di "niente di particolare." Se non può essere invertito, allora diminuirà la capacità dello stato di usare la coercizione per ottenere risposte specifiche. Troppe persone non collaboreranno.

Non siamo spettatori di un cambiamento importante nella politica del Congresso. Non siamo spettatori di una resistenza organizzata contro una qualsiasi branca dello stato. Ma la fiducia sta rapidamente scomparendo. Le critiche pubbliche allo stato non sembrano essere la fonte di questo declino, perché non esiste un unico problema che l'abbia scatenato. Non sappiamo identificare il nesso causa-effetto.

Questa è una buona notizia per i critici del governo federale, ed è una cattiva notizia per il Congresso.

I risultati del sondaggio indicano che le persone sono in modalità sfiducia, ma sono anche in modalità obbedienza. Questa discrepanza non può continuare all'infinito. O l'obbedienza scemerà, oppure verrà ripristinato un certo grado di fiducia.

All'erosione dell'obbedienza farà seguito l'ulteriore erosione della fiducia. Questo renderà le cose ancora più dure per i burocrati. Non otterranno più il sussidio implicito presente nella conformazione volontaria.



FACEBOOK

Se dovessi individuare la causa di questo declino nella fiducia, punterei il dito sull'effetto di Facebook. I social media sono intrinsecamente deleterei per l'autorità.

La capacità delle persone di ottenere un grande seguito chiedendo supporto per una qualsiasi grande organizzazione, in particolare lo stato, è limitata. I critici, mediante il loro criticismo costante e le loro continue valutazioni negative, sono molto più inclini a guadagnare un seguito. Le vignette politiche raramente sono positive. Penso che questo sia probabilmente vero per i social media in generale. Mentre una particolare organizzazione caritatevole può avere i suoi sostenitori, e pochi critici, questo non è vero per gli stati. In generale gli americani sono pronti a sottolineare le incongruenze dei burocrati, e sono pronti a criticare le azioni specifiche delle agenzie governative. E' molto più facile che si diffondano le critiche allo stato su Internet che le sue lodi. Gli scettici hanno un vantaggio. I critici hanno un vantaggio. I disegnatori hanno un vantaggio.

Penso che tutto questo non possa essere invertito. Non credo che torneremo ad una cosa del genere: "Ora è il momento che tutti gli uomini buoni vengano in aiuto del partito."

Quando ci sono le elezioni politiche, i due principali partiti politici fanno del loro meglio per portare i fedeli alle urne. Fanno anche del loro meglio per attrarre gli indipendenti, e questo appello indebolisce quasi sempre il loro tentativo di portare i fedeli hard-core alle urne. Le elezioni presidenziali hanno luogo solo una volta ogni quattro anni. L'amore per i partiti raggiunge un crescendo nelle settimane prima delle elezioni presidenziali, ma poi si spegne nei due anni successivi. Nel frattempo, Facebook va avanti.

Post dopo post, vignetta dopo vignetta, il governo federale viene ridicolizzato. Questo perché, nelle parole di Agostino, il ridicolo è la risposta adeguata alle cose che sono ridicole. Il ridicolo è la prospettiva di base dei social media quando prendono di mira il governo federale.

Questa situazione ebbe una battuta d'arresto nel 2001, ma all'epoca non esisteva Facebook. Pochi sono i siti come Facebook, o addirittura nessuno, che espongono questo principio: "Lasciate le truppe in Afghanistan a tempo indeterminato."



CONCLUSIONE

Gli statalisti stanno per perdere la guerra ideologica. Hanno già perso la guerra dei social media. E' semplicemente una questione di tempo.

La nostra liberazione si avvicina.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


3 regole essenziali quando si ha a che fare con lo stato

Lun, 16/06/2014 - 10:05
Oggi è un giorno tremendo per molti italiani, viste le scadenze tributarie incipienti che si vedono costretti a pagare. Il caos intorno alle aliquote da praticare è ben noto, segno distintivo di come lo stato sia solo un cane rabbioso in cerca di vittime da spolpare per soddisfare a tutti i costi la sua sopravvivenza. E, ovviamente, se doveste mancare uno di questi "appuntamenti" col fisco l'onere della prova ricadrebbe su di voi. Siete colpevoli fino a prova contraria e il fisco può avanzare qualsiasi pretesa voglia, toccherebbe a voi smentirla. I super-ricchi hanno dalla loro squadre di avvocati e commercialisti che gettano fumo sui loro redditi. Quel tanto che basta da non farli finire in galera se scoperti. L'individuo della classe media, invece, è il bersaglio preferito dal fisco perché tende ad evadere dalle sue grinfie non pagando. Nonostante l'asfissiante presa dello stato dal punto di vista tributario, la retorica pro-tasse è ancora viva e vegeta quindi bisogna fare attenzione a come ci si muove. Bisogna individuare i punti deboli e solo dopo attaccare. Pensate, ad esempio, al residuo fiscale. Ogni sistema può essere fatto cadere. Ogni sistema è vulnerabile. Se si riesce ad individuare il punto debole del sistema, è possibile sfruttarlo.
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di Harry Browne


[Questo saggio è un estratto del libro How I Found Freedom in an Unfree World di Harry Browne. Sebbene pubblicato nel 1973, i temi e le lezioni che espone sono tanto rilevanti oggi quanto lo erano all'epoca in cui venne pubblicato il libro. Browne è stato un pioniere delle newsletter finanziarie, e produsse in serie soluzioni operative per chi volesse scappare dagli effetti dello stato sulle loro vite e sulle loro finanze. Siamo orgogliosi di condividere un paio dei suoi pensieri.]


Il primo principio nel trattare con lo stato è questo: non esserne intimoriti.

Quel poco che lo stato riesce ad ottenere è quasi sempre dovuto alla partecipazione volontaria dei suoi cittadini. Coloro che non vogliono aiutare lo stato possono andare per la loro strada, senza incorrere in troppi problemi.

Il secondo principio è: non confrontarsi con lo stato. Un modo sicuro per rendersi la vita miserabile è quello di attaccare lo stato a testa bassa. Le sue risorse sono limitate, e non possono essere sprecate per rintracciare ogni possibile violatore di ogni legge. Ma certamente indirizzerà il suo potere verso chiunque lo sfidi pubblicamente.

Quindi, trattenetevi, fate quello che dovete fare.

La terza regola nel trattare con lo stato è: non organizzarsi. Non avere un grande gruppo di persone che sfidi le leggi fiscali, che promuova modi di aggirare lo stato, o che vìoli apertamente le norme.

Aderendo alle proteste, si potrebbe finire in carcere. E non avrete molta libertà lì.

E le campagne di massa sono bersagli facili. Ecco dove lo stato è interessato a spendere volentieri le sue risorse limitate. Quando molte persone fanno la stessa cosa, è facile fermarle approvando leggi o applicando quelle esistenti.

Quando si agisce da soli, tuttavia, di solito non ne valete la pena.

E quando si agisce da soli, è possibile fare tutto ciò che è necessario per stare al passo con lo stato. Se vengono approvate nuove leggi, potete modificare i vostri metodi per continuare a fare quello che volete fare.

Nessuno stato ingombrante può muoversi velocemente come un individuo che è determinato a superarlo.

Ci sono infinite possibilità per evitare lo stato — senza crisi, senza battaglie in tribunale, o senza paura di essere incarcerati.

Iniziate elencando le restrizioni statali che inibiscono la vostra libertà.

Determinate le possibili conseguenze. Può darsi che potreste cavarvela con un avvertimento. E potreste anche scoprire che ci sono modi legali per eludere le restrizioni — se ne vale la pena.

In molti casi, si può semplicemente ignorare la legge senza incorrere in conseguenze pericolose. In altri potreste incorrere in più problemi — come consultare un avvocato o un commercialista.

Ma agite da voi. Non organizzatevi, e non cercate leader che vi aiutino. Qualsiasi attività grande abbastanza da richiedere un leader, è anche grande abbastanza da essere notata e attaccata.

Per la maggior parte delle persone, ci sono scappatoie più che sufficienti per agire liberamente senza correre il rischio di vìolare la legge. Più che altro, c'è bisogno di una certa determinazione per farlo.

Ad esempio, sò di una società che opera con successo a dispetto delle normative statali. Lo stato in cui si trova ha cercato di porla sotto licenza per cinque anni, e una agenzia federale ha cercato di chiuderla per aver violato una legge. Lo stato ha anche approvato una legge speciale per portare l'azienda sotto la sua giurisdizione.

Ma ad oggi l'azienda opera ancora a modo suo, soddisfacendo i propri clienti e facendo profitti per i suoi proprietari. Ha optato agilmente per un diverso metodo di funzionamento ogni volta che si è vista imposta una nuova normativa. Ha dovuto pagare spese legali, ma quelle sono insignificanti rispetto ai profitti che avrebbe perso se avesse ceduto ai burocrati.

Una volta ho avuto un'esperienza simile. Gestivo una piccola azienda in California — gravata da imposte sui salari, requisiti contabili e altri regolamenti imposti dal governo. C'erano tasse per la previdenza sociale, tasse per l'indennità disoccupazione, tasse per l'assicurazione contro l'invalidità, tasse sul reddito e trattenute. Mi costavano tempo e denaro, e riducevano la paga che i miei dipendenti portavano a casa.

Ricevevo regolarmente comunicazioni da un'organizzazione il cui scopo era quello di abolire le imposte sui salari. Chiedevano fondi, naturalmente, e volevano che mi unissi al loro movimento di protesta per abolire le ritenute fiscali una volta che l'organizzazione sarebbe stata abbastanza grande da essere intimidatoria.

Naturalmente, non mi sono fatto coinvolgere. Invece ho licenziato tutti i dipendenti (me compreso) e stipulato contratti con ogni persona per i suoi servizi. Poiché non avevo più alcun dipendente, non dovevo più pagare le imposte sui salari o le ritenute d'acconto. Nessun burocrate mi chiamava per scoprire perché languivano le entrate per lo stato.

Nel frattempo, il movimento di protesta è morto ed altri datori di lavoro hanno continuato a pagare le tasse sui salari.

I "dipendenti" della mia società avevano un ulteriore vantaggio. Erano ormai imprenditori indipendenti, vendevano i propri servizi a me in modo che potessero designare le loro case come loro uffici, venendo nel mio per svolgere i servizi per me.

Di conseguenza, ognuno di loro aveva molte più deduzioni fiscali. Avrebbero potuto rivendicare come detrazioni aziendali parte delle loro spese familiari, bollette telefoniche, spese per l'auto e altre cose che normalmente sono considerate spese personali. Anche senza alcuna imposta sul reddito, molto pochi di loro dovevano pagare tasse alla fine dell'anno.

Nessuno di loro si è preso la briga di presentare stime fiscali trimestrali, e nessuno di loro ha incontrato alcuna difficoltà con l'Internal Revenue Service.

Il semplice cambiamento dallo status di dipendente a quello di imprenditore indipendente, ha comportato minori imposte per tutti gli interessati. E' un piccolo esempio — ma probabilmente ci sono milioni di persone che potrebbero utilizzare tale scappatoia e non lo fanno.

E' ben noto che ci sono migliaia di milionari che non pagano le imposte sul reddito. Alcuni di loro evitano anche le tasse sulla proprietà. Di tanto in tanto, c'è un po' di frastuono su questo problema al Congresso, ma non ci sono cambiamenti effettivi.

Nessuna legge fiscale potrebbe essere scritta (a meno di una confisca totale) senza possedere numerose scappatoie. Quando se ne chiude una, se ne apre un'altra. Può essere che anche ai membri del Congresso non piaccia pagare le tasse.

Alcune persone evadono le tasse cambiando la loro cittadinanza e/o avendo società di holding in paesi esentasse. Se guadagnate $25,000 o più all'anno, forse dovreste prenderla in considerazione come soluzione. Altri si muovono in paesi con strutture fiscali più favorevoli. Sapevate, per esempio, che scrittori, artisti e altre persone creative sono esenti da imposte sul reddito in Irlanda?

Le leggi prevedono scappatoie che permettono agli individui di istituire fondazioni personali esentasse, in modo da ricevere il loro reddito pieno e pagare le loro spese — senza che i soldi siano tassati per chiunque sia coinvolto. Purtroppo, circa cinque anni fa un gruppo di persone ha cercato di organizzare questo metodo in un movimento di massa, cosa che ha portato ad una compensazione della situazione. Ma la scappatoia viene ancora usata.

Anche le imposte di successione possono essere evitate giuridicamente. A volte c'è solo bisogno che la proprietà venga co-intestata o trasferita prima della morte. La cosa importante è evitare la normale elaborazione giuridica post-mortem.

Ci sono una moltitudine di modi per evitare legalmente le tasse. Non posso elencarli qui, o verrebbe vanificato il loro scopo. E non troverete articoli sulle tasse nelle riviste.

Gran parte delle informazioni contenute in tali articoli provengono direttamente dai libretti che accompagnano la vostra dichiarazione dei redditi. Ma una volta che siete determinati a tagliare le tasse, sarete in grado di trovare il modo migliore.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Crepe strutturali #1

Ven, 13/06/2014 - 10:14




di Francesco Simoncelli


«Oggi ci sono uomini considerati dei grandi economisti, che disdegnano il risparmio e raccomandano la spesa sconsiderata su scala nazionale come modo per raggiungere la prosperità; e quando qualcuno evidenzia quali saranno le conseguenze di lungo periodo di queste politiche, replicano in modo poco serio, come farebbe un padre premuroso con un figliol prodigo: "Nel lungo periodo siamo tutti morti." E tali bazzecole diventano dotti epigrammi e saggezza convenzionale.»

~ Henry Hazlitt, Economics in One Lesson


E' passato un bel po' da quando non abbiamo fatto un bel riassunto della situazione economica globale, quindi oggi ci appresteremo a rimediare a questa mancanza. Ce ne andremo in giro per il mondo ed analizzeremo le debolezze strutturali insite nelle economie mondiali di oggi. Cercheremo soprattutto di capire come venga propagandata una ripresa fasulla dei mercati, quando invece tutti i problemi del sistema attuale ancora languono irrisolti. Prima di iniziare vorrei esporre qualche concetto che ancora sfugge alla maggior parte delle persone sulla nascita del capitalismo, sulle sue "regole" e sulla sua evoluzione.



C'ERA UNA VOLTA IL CAPITALISMO DI LIBERO MERCATO

Concentratevi e fate mente locale. Ora, pensate al termine capitalismo e associate ad esso tutto ciò che vi viene in mente nei prossimi 30 secondi. E' un margine di tempo adeguato per consentire al lettore di richiamare tutti i possibili luoghi comuni su questo sistema produttivo. Esattamente, perché diversamente da quello che si può pensare d'acchito, il capitalismo non è un sistema "politico"... diversamente dal socialismo. Sono, quindi, pronto a scommettere che la maggior parte dei lettori si è lasciata trascinare nel vortice della nebulosità che circonda l'ordine capitalistico. In questo modo vengono messe nello stesso calderone anche società ed imprese aiutate artificialmente da una cerchia ristretta di individui, i quali per mantenere in piedi il sistema clientelare di cui sono protettori non disdegnano di ricorrere ai mezzi politici per entrare in possesso delle risorse di cui necessitano.

Il sociologo Franz Oppenheimer fu colui il quale utilizzò questa terminologia per evidenziare la differenza tra uno scambio volontario e uno scambio forzato. Nel corso della storia, gli individui hanno potuto scambiare i frutti del proprio lavoro in due modi: attraverso i mezzi economici e attraverso i mezzi politici. Gli individui, usando i mezzi economici, entrano in contatto per scambiare beni o servizi in modo pacifico. Il mezzo economico, infatti, prevede che le parti in causa siano d’accordo volontariamente nello scambiare gli oggetti che possiedono. Parallelamente ai mezzi economici esistono i mezzi politici, ossia quegli scambi in cui una parte in causa costringe un’altra a compiere uno scambio. Così, le interazioni tra gli individui non sono più volontarie, bensì spinte attraverso la forza.

Non è un caso che si parli di mezzi economici quando si fa riferimento allo scambio volontario, proprio perché il mercato è il luogo nel quale si incontrano gli individui per soddisfare i loro bisogni attraverso lo scambio stesso. Non è compito di questo saggio sondare le varie situazioni che possono scaturire da uno scambio di mercato, quindi ci limiteremo a dire che gli individui traggono maggior profitto dallo scambio pacifico piuttosto che dalle situazioni di conflitto. Il termine capitalismo deriva sostanzialmente da una parola indo-europea e andava a descrivere un determinato numero di capi di bestiame (capitale attraverso il quale i relativi possessori potevano sopravvivere). Il primo ad usare la parola capitalismo nella storia letteraria fu un certo William Thackeray, il quale amava scrivere storie strappa-lacrime sulle condizioni degli operai nelle fabbriche (senza preoccuparsi delle realtà, tra l'altro). Il termine venne in seguito affibbiato a quei mercanti che tentavano di entrare nelle classi aristocratiche.

Nonostante fosse un termine utilizzato per descrivere un metodo di produzione per allocare risorse, fu Marx che gli conferì una connotazione negativa allargando il suo significato alla società ed alle teorie economiche. Estremizzando e facendo confusione sulle letture di Adam Smith, trasformò quel termine: un modo di allocare risorse in base alla proprietà privata dei mezzi di produzione divenne il fine ultimo degli uomini che possiedono capitale. La strada sarebbe stata tutta in discesa da qui in poi: da Max Weber che criticò Marx e il termine capitalismo, a Fisher, a Keynes, a Friedman e compagnia cantante. Così come pochi hanno letto Il Capitale di Marx, lo stesso è accaduto per la General Theory, e la confusione partorita da uno si è protratta nel tempo dando vita ad un potente mezzo propagandistico con cui fare un minestrone. La semantica ha fatto il suo lavoro ed i pianificatori centrali hanno preso possesso, attraverso il sotterfugio, del timone della barca. Provate a leggere L'Azione Umana di Mises, non troverete menzione del termine "capitalismo", solo una distinzione tra economia di mercato e di economia pianificata.

Le forze di mercato, sebbene ostacolate progressivamente dall'invadenza della pianificazione centrale, hanno cercato di direzionare in modo sano la produzione all'interno della società. L'economia, infatti, è composta dalle azioni dei singoli individui, la cui mutevolezza non ne permette il completo imbrigliamento. E' stata l'economia di mercato a liberare la società dalla piaga della schiavitù; è stata l'economia di mercato a liberare gli uomini comuni dalla scarsità di cibo; è stata l'economia di mercato, attraverso l'industrializzazione, a concedere agli uomini comuni quegli agi che in passato potevano permettersi solo i nobili; ecc.

E' stato grazie a figure come quelle di Mises, Hayek e Rothbard se si è potuto fare di nuovo chiarezza sul termine capitalismo: la libertà degli individui negli scambi e nel possedere diritti di proprietà. Disse Mises: “Una società che sceglie tra capitalismo e socialismo, non sta scegliendo tra due sistemi sociali; sta scegliendo tra cooperazione sociale e la disintegrazione della società.” Disse Hayek: “La preservazione di quello che è conosciuto come sistema capitalistico, ovvero, il sistema del libero mercato e della proprietà privata dei mezzi di produzione, rappresenta una condizione essenziale per la sopravvivenza dell'umanità.” Disse Rothbard: “Il capitalismo di libero mercato è una rete di scambi volontari e liberi in cui i produttori lavorano, creano e scambiano le loro merci per quelle di altri ad un certo prezzo.”

I meccanismi insiti nel sistema capitalistico (es. profitti/perdite, domanda/offerta, costi/benefici) sono gli strumenti in mano agli imprenditori affinché possano individuare quei settori poco sfruttati e quindi creare determinati elementi maggiormente voluti dalla popolazione. Il loro successo, infatti, è determinato dalla soddisfazione dei consumatori, i quali rappresentano i re indiscussi in un'economia di mercato. Il loro giudizio è "spietato". Coloro che finiscono fuori mercato devono adattarsi e reinventarsi oppure perire e finire nel dimenticatoio. E' questa la sanzione suprema che permette una rete onesta di scambi volontari. La produzione genera la domanda attraverso la quale le imprese possono prosperare e quindi avvantaggiare anche l'intera società. L'allocazione corretta dei risparmi reali (i quali rappresentano un flusso), permette a questo stato di cose di continuare e generare un costante miglioramento delle condizioni di vita.

C'è quindi differenza tra una libera impresa e una direzionata da un ente di pianificazione centrale come lo stato.



CAPITALISMO CLIENTELARE, OGGI

Quando oggi si pensa al capitalismo, si pensa prevalentemente a grandi gruppi finanziari, grandi banche, grandi catene commerciali, ecc. L'uso spregiativo che ne viene fatto, tende ad essere utilizzato dalle persone per etichettare negativamente determinate entità presenti sul mercato. Non c'è un particolare distinguo tra coloro che sono riusciti ad arricchirsi servendo gli altri e coloro che si sono arricchiti depredando gli altri. Sono tutti fatti della stessa pasta, a quanto pare. In questo modo l'immaginario collettivo fa del male anche a sé stesso, perché in questo calderone di confusione va a finirci anche la libera impresa, considerata alla stregua di una pratica selvaggia e disumanizzante.

Come è stato detto prima, il capitalismo fa riferimento a quel sistema di produzione in cui c'è libertà di scambio e di possesso dei diritti di proprietà: come fanno, quindi, ad essere soddisfatti pienamente questi requisiti quando sulla scena economica esiste un apparato coercitivo e monopolistico quale il sistema statale? Non lo sono. Esso parassita continuamente il tessuto produttivo di una nazione, succhiandone la linfa vitale attraverso la sua redistribuzione arbitraria della ricchezza. Forgiandosi dell'onnipotenza di sapere dove allocare meglio le risorse scarse, finisce quasi sempre per incappare in errori i quali vengono sostenuti perché rappresentano la fonte del privilegio e della sopravvivenza dello stato stesso. Il sistema quindi è semi-libero e all'aumentare degli errori aumenta anche l'ingerenza dello stato nell'economia.

Le tasse sono un modo mediante il quale si manifesta materialmente questa ingerenza. L'altro è l'inflazione dei prezzi a seguito di un aumento della massa monetaria. Perché agisce in maniera così fraudolenta? Perché esso rappresenta un investimento improduttivo. L’apparato statale è incapace di produrre, perché non sa operare un calcolo economico: quindi deve prendere altrove (distruggendo lavori) e spendere laddove ritiene arbitrariamente più proficuo. Come ben descritto in Planning for Freedom di Ludwig von Mises, esso ha bisogno di controllare porzioni crescenti del mercato al fine di garantire la propria sopravvivenza. Passo dopo passo, ci si avvicina ad un’economia di comando, dove ogni prezzo e ogni informazione finiscono per esser controllati dai pianificatori centrali. L’insostenibilità di lungo termine di quest’assetto è palese. La storia ci ha fornito un esempio: il crollo del muro di Berlino e il suicidio del partito comunista in Russia. Sebbene negli anni passati fosse ancora possibile ammortizzare gli squilibri causati dalle interferenze statali grazie ad una forte presenza delle forze di mercato, oggi il crescendo di manipolazioni ha raggiunto picchi assurdi.

Tale propensione alla follia può essere sottolineata dando uno sguardo ai livelli dei tassi di interesse storicamente bassi supervisionati dalla FED. Sebbene siano passati ben cinque anni dall'inizio ufficiale della crisi economica, lo zio Sam langue ancora in un limbo economico di sofferenza. Continuando a distorcere i fondamentali dell'economia, tiene in vita attività fallite spacciate per artificialmente sane. La FED non può più astenersi ormai, il grado di dipendenza dalle sue azioni va ben oltre quello che abbiamo visto finora nella storia economica del mondo. Questo significa che non ci sarà più nessun Paul Volcker in grado di vendere di nuovo il bluff di una FED in grado di avere ben saldo il controllo della situazione. Stavolta sono andati oltre. Hanno varcato definitivamente la soglia tra interferenza ed interventismo diretto. Purtroppo, era ineluttabile un simile esito.

Pianificatori centrali come il "Maestro" Greenspan sono figure da additare per il recente sconquasso economico. Malgrado la creazione della FED sia l'evento principe su cui scaricare le colpe, la spinta finale verso il baratro è stata data da mister Alan. Una delle più grandi bolle immobiliari è scoppiata a causa delle sue azioni sconsiderate, e nonostante si continuasse a ripetere di come sia impossibile prevedere lo "scoppio di una bolla", gli alti funzionari della FED hanno persino negato la sua presenza nell'ottennio 1994-2006. I prezzi degli immobili negli Stati Uniti, in questo lasso di tempo, sono aumentati per 111 mesi consecutivi. Questa aberrazione non solo ha trascinato gli USA in un inferno economico/finanziario, ma anche altri paesi i quali hanno portato avanti azioni di politica monetaria simile per stare al passo con gli stampatori folli presso l'Eccles Building. Un esempio su tutti è la Cina mercantilista, la quale ha stampato denaro ingolfando il bilancio della propria banca centrale gravandolo di titoli del Tesoro USA e MBS di Fannie/Freddie. Ma di questo parleremo più avanti.

Così 96 mesi dopo il picco della bolla immobiliare Bernanke/Greenspan, ci sono ancora 20 milioni di famiglie sommerse e carenti di equity con cui uscire dal pantano fangoso accumulato negli anni dalla FED. Infatti pignoramenti e costi esorbitanti dei mutui a cui si sono legati, hanno tagliato le gambe alla classe media impedendo a coloro che ne fanno parte di prosperare quel tanto che bastava da cambiare casa e comprarne una migliore (permettendo, di conseguenza, ai cosiddetti first time buyer di entrare nel mercato e comprare la loro prima casa ad un prezzo accessibile). Quel che resta sono lande desolate di immobili vuoti ed una massa di individui che cerca di avere un tetto sopra la testa andando in affitto. E qui entrano in gioco altri due esiti della pianificazione monetaria centrale: l'effetto redistributivo top-down della stampante monetaria, l'azzardo morale delle entità sovvenzionate artificialmente dal denaro gratis.

L'Effetto Cantillon dell'inflazionismo monetario premia coloro che ricevono per primi il denaro fresco di stampa. Coloro che lo ricevono per ultimi, o non lo ricevono affatto, vengono derubati silenziosamente del potere d'acquisto dei soldi nel loro protafoglio. L'allentamento monetario con cui ha gozzovigliato il duo Greenspan/Bernanke, e che ora sta portando avanti la Yellen, ha sostanzialmente generato questo effetto sostenendo a spese di tutta la popolazione quelle entità che nel 2008 sarebbero dovute scomparire a seguito di una sana pulizia del mercato. Lehman Brothers è stata solamente l'agnello sacrificale per giustificare agli occhi della popolazione più interventismo, sventolando più volte davanti al suo naso il feticcio "velenoso" della deflazione dei prezzi.




La popolazione viene danneggiata in molti modi da una politica inflazionista, come ad esempio un mercato del lavoro debole, salari reali in declino e scoraggiamento del risparmio.




Inutile dire, quindi, che i vincitori sono i grandi debitori e quelle attività privilegiate: lo stato, le grandi corporazioni e le grandi banche d'affari. Tutte le promesse di un futuro più roseo, che passava attraverso un presenza più forte della banca centrale nell'economia e un maggiore regolamentazione dei mercati, sono state puntualmente disattese. La lenta agonia della classe media è tutto ciò che rimane. Coloro che hanno potuto continuare ad operare contrariamente alle forze di mercato hanno beneficiato di ingenti infusioni di liquidità, e l'hanno parcheggiata presso i depositi della FED. Solo una piccola porzione ha invaso l'economia più ampia, altrimenti avremmo assistito ad una catastrofe economico/finanziaria di proporzioni bibliche. Il bello di questa storia è che ci sono addirittura giornalisti di caratura mondiale che spingono per uno scenario simile. Uno di questi, ad esempio, è Martin Wolf. In questo suo editoriale sul FT sprona le banche centrali a fare di più, e ad inondare l'economia più ampia di denaro gratis invocando la cosiddetta "eutanasia del rentier". Questa è la classica logica keynesiana: risolvere i problemi con debito ed una maggiore espansione monetaria.

Grazie a questo elisir, la classe media non ha più un futuro... soprattutto se si pensa che è anche sotterrata sotto una pila irripagabile di debiti studenteschi. E che fa il Congresso? Cerca di allentare ulteriormente la concessione del credito! Non bastava il fiasco immobiliare, alla popolazione viene venduta un'immagine dell'economia completamente distorta pretendendo che un ammontare di $1.1 bilioni di debiti non esistano.




Considerato lo stato decadente del mercato del lavoro e le condizioni salariali della classe media sopra descritte, quali conseguenze avranno sulla produzione americana? Sarà erosa pezzo dopo pezzo. "Quando qualcosa non può più andare avanti, si fermerà" diceva Herbert Stein. Infine, come per aggiungere la ciliegina sulla torta, il comparto bancario continua a ingozzarsi di pattume obbligazionario/azionario alla disperata ricerca di rendimenti decenti in questo panorama distorto. I loro bilanci sono ancora disastrati e rappresentando un investimento improduttivo che doveva essere pultio dall'azione delle forze di mercato cinque anni fa, la sua sopravvivenza continua a drenare risorse dall'economia più ampia. Le distorsioni operate dalla banca centrale per mantenerlo artificialmente in vita hanno rotto il sistema di price discovery e di ponderazione del rischio. In questo modo proseguono alla cieca alla ricerca di "investimenti" redditizi per nascondere quanto più a lungo possibile la cancrena della loro esistenza. Questo le conduce a fagocitare asset di dubbia qualità ed a crearne altrettanti di dubbia qualità, aumentando la mole di errori all'interno del tessuto economico.

In questo preciso istante la "finanza creativa" ha partorito altri abomini, e dopo le cartolarizzazioni dei mutui della precedente bolla immobiliare adesso si sta dilettando a cartolarizzare il flusso degli affitti. Quanto potrà durare questa situazione data la descrizione sopra fornita della classe media statunitense? Nella loro ottica questa domanda non si pone, perché finché ci sarà la FED che elargirà denaro praticamente gratis potranno continuare ad agire sconsideratamente comprando qualsiasi asset a prezzo nominale, gonfiandone il valore e facendo sembrare tutta rosa e fiori una situazione che in realtà marcisce nel profondo. In questo articolo del WSJ potete leggere nel dettaglio di come funziona l'indebitamento a leva del settore bancario centrale e del pattume che ingloba. L'ultima volta non è finita bene, e nemmeno la prossima.



IL LIMBO EUROPEO

Giovedì scorso è stato il giorno dello zio Mario, in cui la maggior parte dei commentatori economici e dei trader si aspettava un sostanzioso cambio di marcia da parte della BCE. Sin dall'ultimo LTRO, la banca di Francoforte è rimasta passivamente alla porta cercando di sgonfiare il proprio bilancio e sterilizzando quegli asset inglobati durante i picchi neri della crisi europea. Una mossa astuta per far credere ai mercati di avere la situazione sotto controllo e di aver implementato una "exit strategy" da percorsi non convenzionali. Il bluff non è durato molto perché il pattume obbligazionario è stato riparcheggiato nei bilanci della banche commerciali, e questi bilanci sono un'orgia di artifizi contabili. Sembra quasi che si stiano sforzando per profumare un cadavere in modo da affermare senza ombra di dubbi che sia vivo.

Quindi è arrivato il discorso del "whatever it takes" ma in questo modo lo zio Mario ha solo fatto una cosa: comprato tempo. Ha semplicemente fornito una garanzia a sostegno delle attività del comparto bancario europeo, la liquidità ce l'ha messa la FED ed altre banche centrali del mondo che hanno acquistato le obbligazioni statali dei paesi europei.




Il settore bancario centrale è un cartello, ed ognuno dei suoi componenti dipende dall'altro. Grazie alla "generosità" altrui l'Europa è rimasta in piedi fino ad ora, ma ciò non basta perché gli investimenti improduttivi che dovevano essere eliminati alla comparsa della crisi sono rimasti tutti là: settore bancario comemrciale e obbligazioni statali. Continuano a drenare risorse, sono una dolina per le risorse nell'economia più ampia. Si pensa ingenuamente che anche stavolta si possa schivare il proiettile fatale, ma si è ormai andati troppo oltre. Il deleveraging artificiale imposto su Main Street non farà altro che condannarlo ad una lenta agonia costituita da un rallentamento industriale, produttivo e creativo, a vantaggio di entità incancrenite che ancora spasimano per conservare il loro "corpo" recalcitrante. Sono funzionali al sistema. Danno una parvenza di trasparenza. Da intermediario tra mutuatario e prestatore, il settore bancario commerciale si è trasformato in hub per una serie infinita di privilegi e sotterfugi finanziari.

L'ultima prova in ordine cronologico è rappresentata proprio dal discorso dello zio Mario. Nella sua relazione finale ha affermato con sarebbe cambiato il panorama in base alle sue nuove disposizioni "rivoluzionari" e "determinanti". Un altro bluff con cui cerca ancora di guadagnare tempo, quindi guardatevi bene dai titoli sensazionalistici dei giornali. Infatti i trader continuano ad andare long sull'EURUSD. Già a gennaio le banche commerciali avevano ripagato €450 miliardi dei prestiti LTRO consentendo il riassorbimento delle riserve in eccesso, quindi il tasso negativo sui depositi presso la BCE non le tange.




Il taglio del tasso benchmark è uno specchietto per le allodole, perché in realtà l'ambiente economico resta ancora incline ad essere avverso al prestito. Le banche commerciali hanno ancora bilanci disastrati e le persone sono scoraggiate a fare impresa. L'unica nota di cui tenere conto è la volonta di monetizzare i titoli del mercato ABS. Detto in altre parole, tentare di aggirare i vincoli della BCE per quanto riguarda le obbligazioni statali ed acquistare titoli emessi dalle banche commerciali a valore nominale (mentre queste ultime continuano ad ingozzarsi di titoli di stato europei). Questi tipi di asset sono risultati in calo sin dall'inizio della crisi mondiale e per una ragione ben solida: la tossicità legata all'azzardo morale di cui sono forieri ha quasi disintegrato l'economia mondiale.




Tornare a gonfiare il valore di questi asset ha il solo scopo di far apparire più solidi i bilanci delle banche commerciali. In questo modo si prenderebbero due piccioni con una fava: si terebbe in piedi un comparto bancario decotto, il quale a sua volta continuerebbe a riempirsi di titoli di stato europei. Nessun conseguenza apparente? Nessun problema. Lo stato continuerebbe a spendere e continuerebbe a distruggere quei lavori e quelle imprese a cui sottrae risorse. La vera miccia che farà scoppiare il barilotto di polvere da sparo europeo saranno proprio i default aziendali. Ne abbiamo prova qui in Italia. La desertificazione produttiva e industriale nel nostro paese è impressionante, ma lo stato non può tirarsi indietro pena il suo fallimento immediato. In questo modo lo si rimanda solamente nel tempo, ma ad un prezzo più salato. Quando arriverà quel giorno, perché quel giorno è sicuro che arriverà, la BCE deciderà di intervenire attivamente. La reputazione della Germania è quella che ha salvato fino ad ora le sorti dell'Europa, e la sua inossidabile reticenza ad un QE è quella che ha alimentato questa reputazione. Questo nell'ottica di poter trovare un modo per sistemare i problemi nell'eurozona, ma fino ad ora tutto è fallito proprio perché le forze di mercato spingono per una recessione.

Però nonostante con la bocca la Merkel dicesse "no, no" con gli occhi diceva "sì, sì", visto quanto il paese teutonico ha "investito" nell'Europa meridionale. Così, di fronte ad un'imminente crisi che rischierà di buttare l'intera eurozona nel baratro la Germania non farà obiezioni ad un QE. La BCE seguirà la via già tracciata dallo zio Ben e da Abe, andando a creare caterve di soldi digitali per tenere a galla una nave che affonda. Per un semplice motivo: i risparmi reali, i quali permettono una crescita sana dell'economia e in accordo con le forze di mercato, non si possono creare dal nulla. Guardate, ad esempio, le orribili cifre a cui è arrivato il BDI (una sorta di termometro della produzione industriale mondiale).

Scrive David Stockman in merito alla questione ABS:

[...] Il mercato ABCP non è un luogo dove i mutuatari commerciali o i consumatori possono trovare una nuova fonte di credito al di fuori del sistema bancario. Si tratta invece di un'arena di ingegneria finanziaria in cui le banche avranno la possibilità di spuntare falsi profitti attraverso un espediente contabile noto come "gain-on-sale". Ciò significa che quando i crediti esigibili sulle carte di credito o i prestiti alle piccole imprese sono "raggruppati" dalle banche commerciali (che li emettono) e venduti in canali fuori bilancio (sotto forma di ABCP), i profitti possono essere incassati immediatamente. Infatti la tecnologia moderna consente di considerare come profitto lo strisciamento della carta di credito nel nanosecondo in cui accade, e la contabilità tradizionale consente di accreditare profitti da un prestito per automobili (7 anni emesso al 110% del valore del veicolo) non appena la macchina esce fuori dal lotto del rivenditore.

La pistola fumante dell'attuale manovra della BCE è contenuta nell'andamento del mercato statunitense ABCP. Nel periodo precedente alla crisi del 2008 ha raggiunto un picco di $1,200 miliardi, ma sin da allora è scomparso. Ora ammonta a $250 miliardi, 80% sotto il picco del luglio 2007.
Come si può notare, nonostatne il gergo finanziario, l'unico strumento in mano alle banche centrali è sempre lo stesso: fare la stessa cosa all'infinito e aspettarsi risultati diversi. E' per questo che vengono inventate scuse puerili come la presunta "lowflation". E' per questo che niente è stato aggiustato in Europa. E' per questo che niente potrà essere aggiustato da qualsiasi misura partorita da una banca centrale.




[Cliccate qui per leggere la seconda parte di questo saggio: http://johnnycloaca.blogspot.com/2014/06/crepe-strutturali-2.html ]


Il problema con l'empirismo

Gio, 12/06/2014 - 10:18
«[...] Ossessione numeri -- Dietro alle verifiche ci sono enormi interessi economici: il dato del recupero dell’imposta serve a molti. Sia ai politici che ai finanzieri. Nella Guardia di Finanza il raggiungimento degli obiettivi legittima l’ottenimento dei premi incentivanti e gli stipendi stellari dei generali, che sono decine: uno per provincia, più uno per regione. [...]
Indietro non si torna -- A fine anno i generali chiedono il dato dell’imposta evasa constatata e lo confrontano con quello dell’anno prima. Il risultato non può essere inferiore a quello di 12 mesi prima. Se il dato scende bisogna dar conto al reparto centrale di Roma del perché si siano recuperati meno soldi e il comandante del reparto periferico rischia di vedersi bloccare la carriera. Per questo le nostre verifiche proseguono anche di fronte a evidenti illogicità. I nostri ufficiali parlano solo di numeri e quando hanno sentore di un risultato, magari per una previsione affrettata di un ispettore, corrono dai loro superiori anticipando che da quella verifica potrà venir fuori un certo risultato: a quel punto non si può più tornare indietro. Il verbale diventa subito una statistica, una voce acquisita e ufficiale di reddito non dichiarato. Quando si prospetta un ventaglio di possibilità per risolvere una contestazione si concentrano le energie sempre su quella che porta il risultato più alto. Che sarebbe poco grave se fosse la strada giusta. Ma spesso non lo è. Per la Finanza quello che conta è il dio numero. Il nostro unico problema è come tirarlo fuori.»

~ Confessioni di un finanziere: "Incasso tangenti per lo Stato", Libero, 27 aprile 2014.
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di James E. Miller


L'aforisma di Mark Twain, "ci sono le bugie, le dannate bugie, e le statistiche", ha il privilegio di essere usato molto spesso e mai abbastanza. Tale detto viene sfoderato quando si ha a che fare con persone che sono troppo ottuse per capire cosa succede oltre il loro naso. Sono quelli che fingono scetticismo, ma accettano avidamente qualunque evidenza empirica a sostegno del loro dogma.

Questi criminali contro l'intelletto sono in larga parte statistici, vale a dire gli economisti. Passano le loro giornate in attesa di avventarsi sui loro detrattori, non appena entrano in possesso di qualche dato che giustifica il loro collettivismo. La disoccupazione si è spostata lentamente in su? C'è bisogno di maggiori stimoli statali! La disoccupazione scende leggermente? Grazie al cielo Washington sta spendendo così tanti soldi da dare un posto di lavoro alle persone!

Il punto è che ogni dato può essere preso ed infilato in un discorso in modo da soddisfare un particolare percorso politico. Le statistiche del governo spesso forniscono un pot-pourri di finzioni facilmente modellabili. E poiché i fatti e le cifre provengono direttamente dalla bocca dello stato, sono spesso considerati come vangelo. Chi la pensa diversamente – che i burocrati potrebbero avere i propri motivi per falsificare le informazioni – è considerato come uno sciocco che gira con la carta stagnola in testa.

L'eccezione si ha quando un qualche funzionario pubblico canaglia viene colto a falsificare le statistiche per scopi politici.

Il New York Post, un giornale non proprio noto per il suo orgoglio nel dare notizie accurate, ha riportato di recente la storia di come il Census Bureau sapesse della manipolazione del rapporto sull'occupazione avvenuta durante la corsa alle elezioni del 2012. Pochi mesi prima che l'America confermasse Obama allo Studio Ovale, il tasso di disoccupazione nazionale scese dall'8.1% al 7.8%. Non rappresentava una diminuzione significativa, ma i mezzobusti l'hanno fatta passare come tale. Il NyPo – che si basa su una "fonte affidabile" ma sconosciuta – sostiene che la cifra è stata intenzionalmente falsificata.

Inutile dire che affermazioni basate su un'origine anonima non sono le più credibili delle fonti. Anche l'uomo della strada si guarda bene dal credere a fonti anonime. Vuole delle prove a sostegno, e non solo il sentito dire.

Il report del NyPo potrebbe essere tutto fumo e niente arrosto, ma non è lontano dal regno delle possibilità. I lavoratori nel settore pubblico hanno tutto l'interesse a mantenere i loro posti di lavoro. Nel 2010 Julius Buckmon, dipendente del Census Department, è stato licenziato per aver falsificato alcuni risultati. Sostiene di averlo fatto perché arrivarono ordini dall'alto.

Inoltre, il metodo ufficiale che usa lo stato per misurare la disoccupazione è già abbastanza opaco. I lavoratori presso il Bureau of Labor Statistics chiamano le famiglie e si informano sulle condizioni di lavoro degli abitanti. Non attaccano gli intervistati ad una macchina della verità. Il tutto si basa sull'affidabilità dell'imbranato comune. E anche quando i dati vengono raccolti, i media utilizzano la misura meno rigorosa sulla disoccupazione, nota come U3, per i titoli dei loro articoli. Tale misura non tiene conto dei lavoratori scoraggiati, i quali sono gettati nello scaglione U6 insieme ai lavoratori part-time in cerca di un lavoro a tempo pieno. Così il biochimico che lava i piatti nel ristorante locale, mentre ogni mattina visiona gli annunci in cerca di una nuova posizione, viene lasciato fuori. Fin dall'inizio della depressione America cinque anni fa, il tasso di disoccupazione U6 non è riuscito a scendere sotto le due cifre. Ma evidenziando solo i numeri da "prima pagina", il presidente ed i suoi burocrati buttano una luce su un quadro altrimenti buio.




La manipolazione dei dati da parte del governo non è una novità. Per decenni Stalin trasse in inganno gli economisti occidentali con rapporti errati sulla crescita economica nel suo paradiso comunista. Nel 1989 Paul Samuelson, senza dubbio il più influente economista accademico della fine del XX secolo, scrisse nel suo famoso libro: "l'economia sovietica è la prova che, contrariamente a quanto molti scettici avevano creduto in precedenza, l'economia socialista può funzionare e persino prosperare". Due anni dopo, l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si è disintegrata. Non è mai stato pubblicato nessun mea culpa.

Nonostante le carenze filosofiche dell'empirismo, la società considera i dati come un feticcio. La ragione è semplice: i numeri e le statistiche non solo ci sollevano dal dover proporre argomentazioni coerenti, rendono più facile non pensare.

Questo è il problema con lo scientismo radicale e l'empirismo in generale: l'idea che la logica non sia necessaria per interpretare le informazioni e comprendere appieno il mondo circostante. Le statistiche e le cifre sono modellabili. Possono essere utilizzate per supportare il laissez faire, lo statalismo, l'interventismo, o qualsiasi altro "-ismo" che vi viene in mente.

I dati sono inutili senza una solida teoria per interpretarli. Altrimenti può anche trattarsi di un foglio con numeri a caso. Eppure i positivisti empirici sono pronti a respingere l'idea che le cose possono essere dimostrate senza prove osservabili. Come si chiese Murray Rothbard nel suo saggio “In Defense of Extreme Apriorism”:

Qual è stata finora la "prova" vantata degli empiristi, se non una proposizione oscura in bella vista?
Un approccio fatto solo di prove empiriche è destinato a morire sul manto della metodologia popolare. Qualunque cosa possono mostrare i dati, può essere facilmente spiegata con vuote pontificazioni ed ipotesi controfattuali. Gli aderenti allo scientismo vengono lasciati balbettanti nella loro logica incoerente. In sostanza, nessuna conferma fattuale convincerà i veri credenti nell'empirismo positivo. Parlano bene della verifica sensoriale, ma non hanno una scusa per il loro canone.

Non è paranoico affermare che i burocrati del governo distorcerebbero i numeri per assicurarsi che il loro cavaliere in armatura scintillante resti alla Casa Bianca. Nonostante quello che vorrebbero farci credere Nancy Pelosi, Paul Krugman e il consiglio editoriale del New York Times, i dipendenti pubblici non sono boy scout con distintivi di merito. Sono altrettanto egoisti e conniventi come i trader di Wall Street.

Questa è la lezione più importante da ricordare: i politici ed i loro scagnozzi pagati indebitamente mentono. Vi venderanno un macinino, non rispetteranno i patti, sguinzaglieranno le banche contro di voi e quindi richiederanno la vostra fedeltà eterna. Tutto quello che dicono deve essere preso con le pinze, compresi i rapporti mensili.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


All'interno del mito della “lowflation”: Una disquisizione sull'inflazione vista e non vista

Mer, 11/06/2014 - 10:04




di David Stockman


Dopo che l'altro giorno ho pagato le mie bollette, continuavo a pensare ai costi del riscaldamento e delle utenze elettriche — l'inverno è stato insolitamente duro qui a New York, come in gran parte della nazione. Ma poi ho notato un resoconto di un mezzobusto di CNS News.com che conteneva alcuni grafici storici sui prezzi delle utenze, e mi sono ricordato che questo inverno ha portato con sé qualcos'altro: i costi delle utenze di casa e del carburante sono aumentati ad un ritmo incessante per più di un decennio.

Infatti, nonostante il peso modesto (5%) attribuito alle utenze e al carburante nel paniere dei prezzi del BLS, ci sono poche famiglie in America che sono sfuggite alla loro ascesa implacabile. L'americano medio non considererebbe questi costi come una componente banale del proprio indice del costo della vita, né esprimerebbe sollievo se tutto rimanesse perfetto sul fronte dell'inflazione — dal momento che questi rialzi nelle utenze e nel carburante sono stati compensati dal calo dei prezzi dell'iPad e dagli aggiustamenti edonici del prezzo della loro berlina da $40,000.

Il fatto è che l'indice dei prezzi dell'energia elettrica è aumentato del 5.3% negli ultimi 12 mesi e ha raggiunto il livello più alto di tutti i tempi. Ma ho capito. Ciò non conta come "inflazione" perché non si trova nella misurazione preferita dalla FED — il deflatore PCE senza cibo ed energia. E sì, c'è un punto nell'indice in cui si parla della volatilità di breve periodo di quelle componenti legate alle commodity, come il prezzo a Kwh della vostra utenza locale.

Diamine, il prezzo dell'energia è anche stagionale — in aumento in primavera, con un picco in estate per l'aria condizionata e poi un calo in autunno-inverno. Quest'ultimo, presumibilmente, è già stato preso in considerazione negli squilibri stagionali del BLS. Ma possiamo affermare che su una base di breve periodo (un paio di trimestri o anche anni), vi è probabilmente un sacco di "rumore" nei prezzi dell'energia elettrica.

Quando si arriva ad un lasso di tempo di un decennio, però, le cose cambiano. Già nel 2004-05 il governo disse che il prezzo medio dell'energia elettrica era 9.0 centesimi/Kwh, rispetto ai 13.5 centesimi registrati la scorsa settimana. Facendo due conti, è un tasso di crescita composto del 4.5% in oltre un decennio. E non è rumore. E' un segnale. E' inflazione.




Nell'articolo sulla tendenza al rialzo delle bollette, CNSNews.com ha effettivamente citato i numeri di marzo dell'indice e dell'anno prima, non solo il delta mensile. E poi ha aggiunto il danno alla beffa, mettendo il rialzo dell'utenza elettrica nel contesto globale del trend dei prezzi dell'energia:

L'indice destagionalizzato dei prezzi dell'elettricità del BLS è salito a 209.341 a marzo, il numero più alto che mai; un rialzo di 10.537 punti o del 5.3% da 198.804 del marzo 2013.... Negli ultimi 12 mesi l'indice energetico è aumentato dello 0.4%, con l'indice del gas naturale in aumento del 16.4%, l'indice dell'energia elettrica in aumento del 5.3% e l'indice dell'olio combustibile in aumento del 2.1%. Questi aumenti hanno più che compensato un calo del 4.7% nell'indice dei carburanti.
E' normale che sorgano alcune domande. Per prima cosa, data l'entità della variazione dell'indice dell'energia elettrica e di quello a doppia cifra anno/anno del gas, balza alla mente qualcosa di diverso dai prezzi in calo degli iPad. Eppure la stampa finanziaria ha banalizzato all'inverosimile i dati economici registrati, concentrandosi esclusivamente sui "delta" mensili (tanto che il nostro politburo monetario se l'è cavata con tesi ridicole come la "lowflation"). Le tendenze che confutano questa assurdità sono in realtà proprio lì, in bella vista — ma anche il pubblico attento è raro che le riconosca.

Questo saggio si prefigge di fornire la prova schiacciante che durante il decennio in cui i banchieri centrali hanno ragliato sulla "deflazione", in realtà c'è stata inflazione. Si prefigge anche di fornire prove sulla complicità delle statistiche governative: utilizzare l'inflazione che non si vede (vale a dire "imputata") per diluire e oscurare l'inflazione che si vede (cioè i costi delle utenze).

La precedente citazione da CSN News potrebbe essere intesa come se negli ultimi dodici mesi l'inflazione fosse stata ben contenuta — nel mondo dell'energia. Mentre i prezzi dell'energia elettrica e del gas naturale hanno ruggito verso l'alto, la debolezza di prodotti basati sul greggio — olio combustibile e benzina — ha compensato quasi del tutto gli aumenti. Sembrerebbe quasi che non ci sia niente da vedere qui. Solo più "rumore" da lasciare ai calcoli degli esperti nell'Eccles Building.

Non esattamente. Avere una certa prospettiva storica è sempre un buon punto di partenza. Altrimenti si potrebbe finire come la FED, la quale cerca futilmente di valutare la vasta effusione del rumore a breve termine proveniente da un'economia post-industriale da $17 bilioni. Infatti i dati "in entrata" sono così pieni di stime, imputazioni, squilibri stagionali e successive revisioni, da essere quasi privi di significato.

E la prova di ciò è nelle trascrizioni delle riunioni della FED — rilasciate con un ritardo di 5 anni. Le trascrizioni mostrano che nei punti di svolta di un ciclo economico e finanziario, il politburo monetario agisce sostanzialmente alla cieca — come lo era in primavera, estate e inizio autunno del 2008. Ancora più importante, i dati "in entrata" citati con una certa autorità da molti partecipanti del FOMC per quanto riguarda le componenti del PIL, dell'occupazione, dell'inflazione e di altri trend macroeconomici, sono spesso introvabili nei dei dati ufficiali attuali — essendo stati rivisti nel frattempo.

Quindi partendo con una prospettiva di 100 anni sui prezzi dell'energia elettrica, il grafico qui sotto rende chiaro il quadro più ampio: l'ascesa dei keynesiani nel settore bancario centrale dopo l'agosto 1971 è associata ad un'inflazione persistente, non ad una deflazione. Così, tra il 1913 e il 1960, i prezzi dell'energia elettrica negli Stati Uniti erano piatti — non c'era affatto un trend inflazionistico.

Non casualmente tale epoca si concluse con l'assalto Johnson-Nixon alla rettitudine fiscale e alla moneta sonante. Infatti sin dall'arrivo ufficiale della discrezione della banca centrale nel 1971 — cioè, una moneta ancorata ai capricci del FOMC — è esistita una distorsione inflazionistica sistematica nei prezzi delle utenze.




Ma c'è di più. Il giugno 1997 è la data in cui la FED di Greenspan andò all-in nella sua politica di manomissione infinita del mercato finanziario. In quel frangente la FED aveva trascorso alcuni mesi a contemplare quel famoso avvertimento di Greenspan "sull'esuberanza irrazionale" e aveva fatto un mezzo tentativo di rallentare la mandria di Wall Street spingendo in su i tassi di interesse. Dopo una reazione decisamente negativa, invece, i tassi furono abbassati nel giugno 1997 e l'Eccles Building non guardò mai più indietro.

Durante i successivi 17 anni il bilancio della FED sarebbe esploso da $400 miliardi ai $4.5 bilioni di oggi. Dieci volte tanto.

Ancora più importante, ricordiamo che durante la maggior parte di questo periodo la FED ha condotto battaglie ricorrenti contro una "deflazione" incombente o solo immaginaria. Eppure, come mostra il grafico qui sotto, l'aumento medio del CPI è stato del 2.3%/anno in quel periodo; e, giustamente, non c'è nulla di escluso da quel numero perché ogni singolo cittadino americano ha mangiato e ha avuto bisogno di riscaldamento e carburante durante quei 17 anni.

Ma ecco il punto. Per quanto riguarda la parte di inflazione che è "vista", come in una bolletta mensile, il tasso di incremento è stato molto superiore al 3.5% annuo. Per coloro che pensano che questo tipo di inflazione "moderata" sia una cosa salutare, considerate ciò che un dollaro risparmiato oggi varrebbe dopo 30 anni di lavoro sotto un ritmo di inflazione del 3.5%. Risposta: 35 centesimi.

Insomma, non una sola delle 115 milioni di famiglie americane — affittuari, proprietari e debitori — può sfuggire alla bolletta mensile dell'energia elettrica. $200 al mese non sono bazzecole, e il trend del 3.5% degli ultimi 17 anni ha appena accelerato al 5.3%. E questo è successo proprio mentre viene annunciata la "lowflation."




Tale tendenza inflazionistica pluridecennale, non è affatto un'esclusiva dei prezzi dell'energia elettrica. Considerate la benzina, che è lievemente calata di prezzo negli ultimi trimestri ma il cui trend non lascia alcun dubbio.

Nel corso degli ultimi diciassette anni, i prezzi della benzina al dettaglio sono aumentati di 6.5% CAGR e quasi del 6.0% negli ultimi nove anni. Nonostante i prezzi del petrolio siano saliti alle stelle dopo il settembre 2007 e successivamente sono diminuiti dopo il picco di $150/bbl nel 2008, i prezzi della benzina sono aumentati ad un tasso del 3.0% sin dall'inizio della crisi finanziaria.

Quindi non lasciate che le recenti linee al ribasso nel grafico qui sotto turbino il politburo monetario. Le persone che viaggiano in macchina hanno sperimentato un'inflazione costante, mentre i pompieri della FED gridavano di dover scongiurare la deflazione.




OK, c'erano alcune persone nel campus di Princeton che non avevano un'auto e andavano in bicicletta o a piedi. Ma avevano bisogno di combustibile per il riscaldamento in inverno e non c'era niente di disinflazionistico in questa spesa — soprattutto per le 10 milioni di famiglie che si riscaldano.

Negli ultimi 17 anni l'indice è salito ad un ritmo annuo dell'11%; e del 6% CAGR dal 2007. Il fatto che non sperimentiamo un picco del petrolio come a metà 2008, è solo una "magra consolazione". Un bene essenziale che costava circa $0.50 a gallone quando Bernanke ha iniziato a delirare sul pericolo della "deflazione" nel 2002, ora costa $3.00.




Sì, durante lunghi periodi di tempo, la maggior parte delle persone mangia e beve. Evidentemente non c'è nulla di deflazionistico, o disinflazionistico o benigno nel sotto-indice del BLS degli alimenti e delle bevande. E' aumentato del 2.4% l'anno durante i 17 anni in cui Greenspan ha buttato la disciplina monetaria fuori dall'Eccles Building; e del 2.0% l'anno da quando Bernanke ha dichiarato guerra alla deflazione alla fine del 2007.

Inoltre non vi è nulla in quella curva crescente che possa suggerire un improvviso calo negli ultimi trimestri. Durante i 12 trimestri terminanti a marzo 2014, i prezzi alimentari e delle bevande sono aumentati ad un tasso annuo del 2.2%.




L'osservazione qui sopra ci porta ad un ovvio corollario. Se riscaldate qualcosa, dovete affittarla o possederla. Per le 40 milioni di famiglie che affittano il loro castello, non c'è stato niente di deflazionistico per lungo tempo. Negli ultimi 17 anni gli affitti sono aumentati ad un tasso composto del 3.0%. E non vi è alcun segno di un rallentamento significativo. Gli affitti sono aumentati del 2.8% nei dodici mesi fino a marzo di quest'anno, e del 2.7% l'anno precedente.




Rimangono 75 milioni di famiglie che possiedono le proprie case, e secondo il BLS per loro il tasso di inflazione è stato molto più benigno. Ne terremo sicuramente nota, ma vale la pena notare che se la casa è di proprietà o in affitto, ci sono sempre i costi per il sistema fognario, la raccolta dei rifiuti e le riparazioni.

Secondo il BLS non c'è stato alcun segno di deflazione in una qualsiasi di queste categorie. Il costo per il sistema fognario e la raccolta dei rifiuti, ad esempio, è raddoppiato sin da quando Greenspan ha avuto il suo momento di esuberanza irrazionale. Ciò equivale ad un tasso di incremento annuo del 4.5% nella vita di ogni giorno. Per quanto riguarda le riparazioni, il CAGR è aumentato del 4.8% l'anno dal 1997. E in nessuna di queste categorie vi è stata alcuna decelerazione significativa.





Questo ci porta ai fitti figurativi (owners equivalent rent, OER) — per cui possiamo notare tre cose. In primo luogo, contano per il 25% del CPI. In secondo luogo, comprendono il 40% dell'inflazione visibile secondo l'Eccles Building — vale a dire, il CPI meno cose come cibo ed energia. E, infine, sono calcolati mediante una metodologia che può essere descritta solo come una farsa burocratica.

Ogni mese viene chiesto a diverse migliaia di intervistati che possiedono case, e probabilmente desidererebbero affittarle, che cosa si sarebbero aspettati di guadagnare mensilmente se avessero affittato la loro proprietà.

Evidentemente non ne hanno idea — e nemmeno il Dipartimento del Commercio che conduce l'indagine o il BLS che elabora i dati. E si presuppone che i dati grezzi provengano veramente dagli intervistati, e non da dipendenti del Census Bureau che a fine mese si affrettano per arrivare alla loro quota di interviste. Alcune fughe di notizie recenti si sono concentrate esattamente su questo punto.

Eppure anche se vengono misurati in maniera dubbia, vi è stata inflazione significativa negli OER nel corso degli ultimi 17 anni: 2.4% annuo per l'esattezza. Questa cifra è misteriosamente rallentata all'1.7% l'anno dal 2007, ma anche tale tasso non si qualificherebbe come deflazione. Gli OER raddoppierebbero ogni 40 anni a tale tasso.




Ma negli ultimi 17 anni i prezzi delle case, misurati dal Case-Shiller repeat sales index, sono aumentati ad un tasso annuo del 5.2%, il doppio degli OER. E questo nonostante il boom del settore immobiliare e del successivo bust.




Senza dubbio qualche stregone della FED suggerirà di non farsi turbare da questo enorme divario tra i prezzi delle case e degli OER. Nella sua saggezza, la FED ha represso radicalmente il tasso benchmark del Tesoro, il che significa che i costi per i proprietari di abitazioni sono diminuiti drasticamente. Quindi, sì, il fatto che nel corso degli ultimi 17 anni il prezzo delle abitazioni sia salito a 2x rispetto al tasso dei fitti figurativi, ha senso!

Inutile dire che ora che i tassi di interesse stanno cominciando a normalizzarsi, anche il costo della proprietà — cioè, gli OER — inizierà ad accelerare. Evidentemente i combattenti della deflazione nell'Eccles Building non si aspettano tutto ciò — forse perché hanno un posto in prima fila nella fabbrica statale dove vengono sfornati i dati sugli OER.

C'è una componente del CPI che ha sperimentato un'autentica deflazione sin dal 1990 — e cioè i beni soggetti a quella riduzione del costo del lavoro che ha portato allo svuotamento delle risaie dell'Asia orientale. Pertanto l'indice che comprende i mobili per la casa, gli elettrodomestici, gli arredi, gli strumenti e le forniture — che ha un peso del 4% nel CPI — è leggermente diminuito sin dal 1997.




Lo stesso vale per l'abbigliamento e le scarpe che rappresentano un altro 3.5% del CPI. Eppure gli articoli per la casa sono diminuiti ad un ritmo cumulativo del 2% negli ultimi 17 anni e l'abbigliamento e le scarpe del 4%. Questi cali modesti sono benvenuti, ma diventano insignificanti rispetto ai rialzi cumulativi del 50-100% dei beni e servizi sopra evidenziati.

E il calo dei prezzi dei beni commerciabili non ha nemmeno cominciato a controbilanciare l'aumento invisibile dei costi medici, dell'istruzione e di altri servizi.

Il politburo monetario ha veramente raggiunto un punto di disperazione. Pur di far rimanere in gioco i grandi player di Wall Street, mantiene i tassi del mercato monetario a zero e si sforza di mantenere intatti i carry trade nel mondo degli affari. Ma 7 anni di ZIRP sono stati talmente inutili che richiedono l'invenzione di una gigantesca menzogna — il mito dell'assurda "lowflation" — per mantenere attiva la stampante monetaria nel seminterrato dell'Eccles Building.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Un paese possiede le chiavi del mercato dell'oro

Mar, 10/06/2014 - 10:11
E' probabile che l'occidente continuerà a resistere nell'apprendimento delle lezioni offerte dalla storia. Sono convinto che essa si ripeta per far notare anche a quegli individui con un QI davvero minuscolo, dove sbagliano. E' probabile, quindi, che l'occidente continuerà a resistere nell'apprendimento delle lezioni offerte dalla scuola austriaca. Questo significa che il flusso di oro che percorre la strada da ovest ad est, continuerà nel futuro prossimo. Nonostante le svalutazioni competitive imperverseranno più intensamente nelle nostre economie, l'oro ancora non verrà considerato un asset degno di essere acquistato per proteggersi in modo adeguato. In oriente è "tradizione" che avvenga una scelta simile, sanno come "votare" in caso di azioni sconsiderate. In occiente, invece, ci si affida ai modelli tecnici e ai numeri per gestire il proprio patrimonio. Gli stop-loss negli investimenti in oro da parte di quegli investitori "spaventati" dal costante crollo del prezzo del emtallo giallo, li hanno convinti a vendere le loro posizioni a favore di cartamoneta. Non c'è una teoria di fondo quando si parla di investimenti, si agisce in base a modelli statistici. Quanto valgono questi modelli che prendono in considerazione riferimenti numerici ampiamente manipolati dalle banche centrali?
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di Frank Holmes


L'anno scorso la domanda di oro del settore privato in Cina ha raggiunto un livello record di 1,132 tonnellate, e secondo il World Gold Council (WGC) la nazione asiatica potrebbe facilmente dominare il mercato dell'oro, in quanto prevede una domanda crescente fino al 20% entro il 2017.

Questa proiezione del WGC ci conferma ciò che ho scritto in precedenza: l'amore della Cina per il metallo giallo rimane robusto. Stiamo assistendo alla trasformazione di questo paese in una potenza economica, e ora, nel più grande mercato mondiale dell'oro!

Penso che sia importante che gli investitori riconoscano i principali fattori alla base di questa crescita enorme...


1. Una nuova classe media ha più soldi da spendere.

Nonostante tutti i numeri grandiosi che vediamo nel mercato dell'oro della Cina, la nazione asiatica non è sempre stata la "gallina dalle uova d'oro". Nella relazione recente del WGC, China’s Gold Market: Progress and Prospects, apprendiamo che solo negli ultimi anni la Cina ha visto l'ascesa di una classe media supportata da redditi più alti. Ad esempio, Shenzhen è attualmente una città con più di 10 milioni di persone, la quale rappresenta il 70% della fabbricazione di gioielli della Cina. 30 anni fa, però, era solo una piccola città di circa 330,000 persone, il che significa che a quel tempo la domanda dei consumatori per l'oro era minima.

Negli ultimi 10 anni, tuttavia, è emersa una nuova classe media ed i consumatori hanno sfruttato la loro nuova ricchezza. Mentre il PIL ha cominciato a salire, la gente ha incrementato l'acquisto di gioielli e monete d'oro. Oltre ad una maggiore spesa per questi elementi, è progredita anche la domanda di investimenti per il metallo giallo poiché la popolazione cercava una protezione contro l'inflazione.


2. I gioielli sono ancora il motore della domanda.

La relazione del WGC ribadisce anche l'attuale potere del Love Trade, uno dei due principali driver dell'oro insieme con il Fear Trade, riguardo all'affinità culturale per il metallo prezioso in particolare in Asia, India e Medio Oriente. I consumatori continuano ad acquistare gioielli d'oro e monete anno dopo anno, e la domanda aumenta in sintonia con i regali per le feste e le celebrazioni religiose.

Come si può vedere nel grafico qui sotto, dal 2004 il volume dei gioielli d'oro consumato in Cina è triplicato. Per di più, nel 2013 la Cina ha superato l'India come il più grande consumatore e produttore di gioielli al mondo. Secondo un recente articolo di Reuters, le vendite di gioielli d'oro in India sono rallentate del 10% da quando lo scorso anno sono state imposte restrizioni alle importazioni – un probabile fattore che ha fatto guadagnare il primato alla Cina.




3. La domanda industriale è sempre più importante.

Sebbene non così forte come la domanda per i gioielli d'oro, la crescita del PIL cinese ha aumentato anche la domanda industriale di oro. Il WGC dice che l'elettronica è la fonte predominante di questa domanda industriale. L'oro è utilizzato in cellulari, computer, circuiti e di recente anche l'industria automobilistica ha visto un aumento della domanda per il metallo giallo.

L'oro può sembrare una scelta costosa quando si assemblano le parti dei cellulari o i connettori degli airbag nei veicoli, ma come afferma la relazione: "Anche se i produttori stanno sempre cercando di ridurre il costo dei componenti e sostituire l'oro con alternative a basso costo, questo non può essere fatto quando in primo piano ci sono le prestazioni ottimali e, soprattutto, i problemi di sicurezza."

Nella nostra presentazione, The Many Uses of Gold, spieghiamo altri modi in cui viene utilizzato l'oro; non solo per le esigenze industriali, ma anche per i progressi medici e tecnologici.


4. La Cina si sta allontanando dal dollaro statunitense.

Quando si tratta di riserve in valuta estera, quelle della Cina ammontavano a $3.8 bilioni nel 2013, un forte aumento a partire dalla metà degli anni '90 come si può vedere dal grafico qui sotto. Ci sono diverse sfide che attendono il sistema monetario della nazione asiatica; il sistema multi-valuta, che include il renminbi e il dollaro, non è facile da gestire.

Ma in che modo le riserve cinesi in valuta estera ed i problemi monetari possono essere un driver per la domanda di oro?




Tanto per cominciare, secondo il WGC, la crescita delle riserve della Cina (implicita al surplus delle partite correnti del paese) ha visto una predominanza di dollari USA. La Cina ha usato il dollaro per comprare titoli di stato americani, ma dopo la crisi finanziaria globale e l'inizio del quantitative easing (QE), la Cina ha iniziato ad allontanarsi dalla sua esposizione al dollaro.

In un recente articolo del Casey Research, anche Bud Conrad è intervenuto sul declino dello status di riserva del dollaro in paesi stranieri come la Cina: "Nel 2000 il dollaro rappresentava il 55% di tutte le riserve di valuta estera. In 14 anni quel numero è sceso al 33%. Entro il 2020, secondo le mie previsioni, scenderà al 20%. A quel punto anche altre grandi economie del mondo non avranno bisogno di dollari per il commercio internazionale."

Credo che la politica del governo sia uno dei componenti chiave di questo cambiamento, e all'insorgere di sfide fiscali e geopolitiche tra i due paesi, non c'è da meravigliarsi che la Cina voglia allontanarsi dal dollaro e, quindi, diversificare in oro. L'oro è un hard asset, cosa che lo rende una scelta valutaria privilegiata per la Cina. Per quanto riguarda l'oro, la relazione del WGC afferma addirittura che: "Non può essere creato dal nulla secondo i capricci delle banche centrali. Né può essere manipolato a beneficio del suo emettitore."

Quindi a cosa sta pensando la Cina?

Forse la Banca Popolare Cinese sta amplificando le sue riserve d'oro per diversificarsi dal dollaro, ma rimane una domanda: quanto oro ha la Cina?

Come ha riportato Mineweb la scorsa settimana, la Cina considera Pechino uno scalo importante per un'importazione aggiuntiva di oro, un chiaro indicatore che ulteriore metallo giallo troverà la sua strada nel paese. La Cina non rilascia numeri ufficiali sulle sue importazioni di oro, così Pechino rappresenterà una fonte di dati non ufficiale. Invece di riferire il proprio traffico di oro, altri paesi segnalano i propri dati sulle esportazioni di oro alla Cina. Hong Kong ci permette di comprendere meglio le riserve auree della Cina, e a febbraio ho scritto di come la Svizzera abbia pubblicato per la prima volta sin dal 1980 i dati sul commercio di oro. Solo attraverso queste relazioni possiamo dedurre la quantità di oro che la Cina detiene veramente.




Alla fine non importa l'esatta quantità di oro che possiede la Cina, questo paese è un buon esempio di come i driver della sua domanda siano rimasti invariati. Le persone in tutto il mondo reagiscono con preoccupazione alle politiche statali che possono svalutare la moneta, guardando così all'oro con una certa attrazione. Al fiorire delle economie, la gente avrà più soldi da spendere in oro. Continuerà anche il Love Trade; finchè ci saranno celebrazioni culturali e tradizioni religiose, i consumatori acquisteranno regali sotto forma di metallo giallo.

E' importante seguire il denaro, o in questo caso l'oro, per vedere come la gente di tutto il mondo reagisce a questa merce rara. Guardate al futuro, e scoprirete se la Cina riuscirà a tenere le chiavi del mercato dell'oro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli