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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1321125
Aggiornato: 1 ora 55 min fa

Un colpo di fortuna retorico o provvidenziale: "I Have a Dream!"

Ven, 04/04/2014 - 10:30




di Gary North


Il 28 Agosto scorso è stato il 50° anniversario del celebre discorso di Martin Luther King, conosciuto come "I Have a Dream." Si merita un'attenta considerazione perché è ampiamente considerato come il più importante discorso della storia americana.

La popolazione non capisce perché quel discorso abbia funzionato. Il grande pubblico non conosce quasi nulla del relativo contenuto. La persona media non è mai andata su YouTube ad ascoltarlo almeno una volta, per non parlare di più volte. L'ho ascoltato molto attentamente. Lo considero un capolavoro retorico.

Permettetemi di riformularmi. Considero la parte finale del discorso un capolavoro retorico. C'è una ragione: fu improvvisato. E' il discorso improvvisato più famoso della storia americana.



IL DISCORSO SCRITTO

Ci sono diverse storie su come è stato scritto il discorso. Sto usando il resoconto fornito da Clarence B Jones, socio di King, che era un avvocato. E' l'autore di un libro del 2011 su questo tema: Behind the Dream: The Making of the Speech That Transformed a Nation. Jones e King avevano lavorato insieme sul discorso, e certi temi che King aveva usato erano stati consigliati da Jones stesso. Mi da l'idea di una promessa. Una promessa forse fatta da Abraham Lincoln sin dalla Proclamazione di Emancipazione. Il tema del discorso era questo: il governo degli Stati Uniti nel 1963 non aveva mantenuto la sua promessa del 1863. In altre parole, la promessa di Lincoln era un assegno in bianco. E' stato respinto più volte.

Storicamente è una sciocchezza. Lincoln non aveva mai fatto una simile promessa. Ma King fece appello a Jefferon: "Tutti gli uomini sono creati uguali." La considerava una promessa. Il fatto che la Dichiarazione di Indipendenza non avesse mai avuto alcuna legittimazione era fuori tema. King stava scrivendo un discorso, non un trattato storico. La Dichiarazione era altamente retorica ed anche il discorso di King.

Così non fece leva sull'assegno respinto, anche se quel giorno la maggior parte dei suoi ascoltatori avrebbe capito il riferimento. Parlò di una promessa. Il suo era il linguaggio di un avvocato, ecco perché venne scritto da un avvocato. Jones si vantava di aver fatto parte di questo processo, anche se non afferma di essere stato il responsabile esclusivo della versione finale. Ma non c'è dubbio che fosse la fonte di quella metafora.

Era una metafora giudizialmente intelligente. Ma non stava funzionando. Le persone non dedicano la loro vita ad una causa sulla base di una promessa o di un assegno potenzialmente in bianco (sperando che questa volta il conto avrà fondi sufficienti).

I primi due terzi del discorso erano essenzialmente arringhe di un avvocato. Fu pronunciato da un ministro, un uomo che aveva costruito la sua reputazione parlando di questioni civili e politiche. Perché pensava che una simile arringa avrebbe funzionato di fronte al più grande raduno che si era mai visto a Washington D.C. e ad una delle manifestazioni più coinvolgenti (emotivamente) della storia? C'erano 250,000 persone. Il più grande raduno di persone prima di allora contava circa 47,000 individui: il Bonus Army del 1932 durante la Grande Depressione. Erano un quinto. Inoltre, l'esercito comandato da Douglas McArthur spinse il Bonus Army fuori città e bruciò le sue tende.

Stranamente, c'è una perfetta giustificazione biblica per questa arringa. Seguendo il messaggio dei profeti dell'Antico Testamento, un'arringa era appropriata. Gli avvocati del Vecchio Testamento erano i profeti e pronunciarono una serie di invettive contro la nazione di Israele e la nazione di Giuda. I loro obiettivi erano soprattutto i capi, ma includevano anche l'intera società. Erano arringhe legali. Quindi c'era una legittima tradizione dietro l'uso di tale linguaggio. Ma non è la lingua comune in ambienti ecclesiastici. Tuttavia, noi non ricordiamo questo discorso come un discorso costituito da una promessa. Eppure questo era il cuore metaforico del discorso originale.

Tutti sapevano che King era il protagonista. Era per questo che lo lasciarono parlare per ultimo. Doveva rappresentare il culmine della marcia. Doveva rappresentare il punto più alto della marcia. Doveva lasciare un'eredità. E la lasciò, ma non fu l'eredità di Jones e King che, la sera prima, diedero vita al discorso.



L'INTERRUZIONE

Jones descrive quello che successe dopo. Questa testimonianza dovrebbe trovarsi in ogni libro di testo che parla del discorso. Eppure non è ben nota, anche se ha ricevuto qualche attenzione quest'anno.

Sui gradini del Lincoln Memorial, Martin, che era quasi arrivato al settimo paragrafo del discorso che gli avevo consegnato, fece una pausa dopo aver detto: "Non possiamo tornare indietro." Non c'era nulla di insolito. Le esitazioni e le pause erano tutte parte del suo processo oratorio, erano i ritmi che aveva imparato dal pulpito. Eppure, in quella frazione di secondo di silenzio, successe qualcosa di storico ed inaspettato. In quella pausa, Mahalia Jackson gridò dallo stand degli organizzatori: "Dì loro del 'Sogno' Martin, parla loro del 'Sogno!'" Non molte persone la sentirono.

Ma io sì.

Ed anche Martin. (pp. 111-12)
Mahalia Jackson aveva cantato un breve frammento di un brano evangelico reso celebre nei primi anni '50 da Clara Ward Singers, "How I Got Over." Eppure nella versione di Jones, ed in molte altre, si dice che abbia cantato "Buked and Scorned." E' strano. Se l'avesse cantata, lo fece molto prima quel giorno. Ecco quello che cantò ad un evento precedente.




Nel 1963 Mahalia Jackson era la cantante gospel più famosa del mondo. Aveva lavorato con King sin dal 1957. Dovunque lui parlasse, lei ci cantava. Erano buoni amici e si fidava di lei.

Così a metà del discorso, quando lei gli disse di fare quello che avrebbe dovuto fare, lui lo fece. Se dobbiamo credere a Jones, King demolì senza molti indugi il resto del discorso sui cui lui e Jones avevano lavorato. Lo sostituì con la retorica di un discorso precedente pronunciato a Cobo Hall: "Io ho un sogno." Era lì che la Jackson l'aveva sentito, e pensò che questo era ciò di cui aveva bisogno il popolo di Washington.

Aveva perfettamente ragione. King esitò solo per un momento, ci viene detto, e poi lo cambiò. Lo sentiva, e poi non esitò.

Il problema è che non ci sono prove che lo confermano. Le riprese del discorso indicano che Jones si sbaglia.



LA CRONOLOGIA DELLA SOSTITUZIONE

Jones dice che la transizione sia avvenuta con le parole "non possiamo tornare indietro." Le sentiamo al minuto 8:26 del video. Se fu in quel momento che la Jackson disse quella frase, non ebbe alcun impatto. King continuò con la sua arringa. Arrivò poi alla sezione del discorso in cui faceva un elenco di condizioni che i Negri non potevano più sopportare.

Mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci a marciare sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono coloro che chiedono ai devoti dei diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non potremo mai essere soddisfatti finché il Negro sarà vittima degli indicibili orrori della brutalità della polizia. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica dei viaggi, non potranno trovare alloggio nei motel delle autostrade e negli alberghi delle città.
Continuò a dare occhiate ai suoi appunti. Stava chiaramente leggendo. Pronunciò male una parola, poi la corresse: "vittima."

In quel momento il discorso sembrava più un trattato sociologico che un'arringa di un avvocato.

Notiamo il cambiamento, o meglio lo percepiamo, al minuto 11:20: "Io vi dico, oggi, amici miei...." La telecamera inquadra la folla mentre esplode in un fragore di applausi. Poi si ferma.

Riprende al minuto 11:28. Qui è dove lascia stare i suoi appunti preparati. Lo potete vedere: da quel momento in poi non guarda più in basso. Alza lo sguardo al cielo, brevemente, e poi guarda la folla.

Non guarda più indietro.

"Quindi, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, ho ancora un sogno. E' un sogno profondamente radicato nel sogno americano." E' qui che iniziò il discorso di cui ci ricordiamo. Qui fu dove l'avvocato King si fece da parte e prese il sopravvento il reverendo King.





Più avanti nel discorso passò a parlare di libertà. Citò "My country 'tis of thee, sweet land of liberty,"parlando delle valli come descritte nella canzone. Portò il suo pubblico in una sorta di trekking spirituale attraverso le montagne del nord-est, poi dell'ovest e poi giù per le colline del Mississippi, o come le chiamò lui, le molehills. Più e più volte disse: "Lasciate risuonare la libertà." Non ritornò più all'immaginario del sogno.

Per quanto riguarda "Let Freedom Ring," un discorso molto simile venne dato da un amico di King, il reverendo Archibald J. Carey, Jr. alla Republican National Convention del 1952. Il reverendo Carey non menzionò le Stone Mountain, Georgia, come fece King. Fu un grande discorso nel 1952. Era ancora buono nel 1963. Perché lasciare che un buon discorso andasse sprecato? (Plagio? Certo. Ma King lo fece per tutta la vita.)

Infine, concluse con la famosa frase: "Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente."



BYPASSARE I SOCIALISTI

Col suo discorso King oscurò l'altra metà della marcia su Washington. Dimentichiamo quello che voleva una parte della marcia su Washington: lavori pubblici. Tale evento venne sponsorizzato dalla March on Washington for Jobs and Freedom.




Venne organizzata da due socialisti: A. Philip Randolph e Bayard Rustin. Negli anni '20 Randolph aveva corso come candidato politico per il partito socialista a New York. Rustin era stato un comunista, ma dopo un po' ammorbidì la sua posizione e finì per essere un socialista. Il suo obiettivo principale era quello di portare il governo federale a creare posti di lavoro e ad aumentare il salario minimo.

Il discorso di King trascurò qualsiasi riferimento al lavoro. Verteva sulla giustizia. Verteva sulle libertà. Verteva sull'escatologia: il suo sogno dell'America del futuro. Verteva sulla riconciliazione delle razze basata su di una morale comune, avvolgendola nelle fasce delle immagini bibliche. Questa strategia fu il cuore della sua retorica dall'inizio della sua carriera fino alla notte prima di morire. In quella notte, citò l'esperienza di Mosè sul monte Pisga che guarda la terra promessa. Disse che avrebbe potuto non attraversarla, proprio come Mosè. Venne assassinato il giorno dopo.

Abbiamo ancora il salario minimo. Abbiamo ancora alti tassi di disoccupazione tra i giovani maschi neri, proprio come negli anni '50 in cui veniva introdotto il salario minimo. E' una cosa che non cambia mai, proprio perché l'economia del salario minimo non cambia mai. Quando per gli adolescenti neri maschi diviene illegale competere con i bianchi, non ottengono posti di lavoro. Il governo toglie loro la migliore strategia tattica per competere: "Lavorerò per meno. Per favore dammi una possibilità."

Circa un decennio dopo il suo discorso, scomparve il razzismo conclamato del profondo Sud. Oggi ci sono chiese conservatrici bi-razziali in Mississippi ed a Memphis. Per anni ne sono stato membro.

La retorica della parte finale del discorso di King è sopravvissuta nel corso dei decenni non perché fosse una richiesta di intervento economico al governo federale, ma perché era un invito alla libertà ed alla giustizia per tutti, con la grazia di Dio. Questa retorica ancora persiste in America, ma è stata cooptata dai politici. Gli avvocati fanno del loro meglio per riaffermare questa retorica dal pulpito: invertire quello che Mahalia Jackson fece cinque decenni fa. "Dicci del sogno!"



CONCLUSIONE

Il resoconto di Jones è dettagliato, ma penso che la sua memoria gli stia giocando brutti scherzi. I ricordi lo fanno sempre.

Ebbi un attimo per chiedermi che cosa stesse accadendo. Poi vidi Martin spingere da un lato del leggio il testo del suo discorso. Cambiò marcia in un attimo, abbandonando la versione del testo che aveva preparato la notte precedente, allontanandosi da tutto ciò che aveva scarabocchiato ai margini. Osservando tutto ciò dal mio posto, sapevo che si era appena messo nelle mani di Mahalia, abbandonandosi allo spirito del momento. E' qualcosa che uno speaker non può percepire quando scrive in una tranquilla stanza di hotel. E' qualcosa che bisogna sentire dal leggio, ma per la maggior parte degli oratori è troppo tardi una volta arrivati lì.

Non per Martin Luther King, Jr. però.

Mi avvicinai alla persona in piedi accanto a me e dissi: "Queste persone non lo sanno ancora, ma sono quasi pronte per andare in chiesa." Dal suo linguaggio del corpo e dal tono della voce, sapevo che Martin stava per trasformarsi nel superbo predicatore Battista quale era; come le tre generazioni di predicatori Battisti prima di lui nella sua famiglia. (pp. 112-13)
Penso che Jones possa aver ragione sulla sequenza di quanto accaduto. Non aveva ragione sulla cronologia. O le parole di Mahalia Jackson fecero fatica ad arrivare al destinatario, o altrimenti le pronunciò successivamente -- versione a cui io preferisco credere. Ma sono disposto a darle credito per quelle parole, perché mandarono in secondo piano l'avvocato King, e misero sul podio il reverendo King.

Nella storia della retorica americana, due discorsi cambiarono la nazione. Uno fu il discorso "Cross of Gold" di William Jennings Bryan alla Democratic National Convention del 1896. L'altro fu "I Have a Dream." Col senno di poi, il discorso di King segna il passaggio dal dominio di George Wallace del 1963, a cui fece riferimento brevemente nel suo discorso (anche se non per nome), al pentito George Wallace del 1978 che annunciò la sua conversione al Cristianesimo, e che si scusò per quello che aveva fatto. Se questa non è una risposta alla preghiera, non so cosa altro possa essere.

King iniziò il suo discorso smentendo quello di Abraham Lincoln a Gettysburg. "Cento anni fa...." Oggi non verrebbe ricordato se avesse continuato con la sua arringa da avvocato. Ma non lo fece. Smise di invitare il governo federale al pentimento ed invitò i suoi ascoltatori alla fede nella provvidenza di Dio. Non concluse il suo discorso con "Grande Gerrymander, finalmente siamo liberi."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli