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Dopo il barcollamento verso il nulla, il mercato azionario necessiterà ancora una volta della stampella della FED

Freedonia - 12 ore 37 min fa

Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Oggi l'S&P ha chiuso esattamente a 2100, il culmine di un sacco di sali e scendi. In realtà, circa sei mesi fa ai primi di febbraio, l'indice raggiungeva la stessa cifra.




Ma non siate turbati, ci viene detto da Wall Street. Quello che indica il grafico qui sopra è una correzione di un mercato sano. Proprio così — una correzione nel tempo, non nel prezzo!

La parte sana, secondo gli imbonitori sell-side, è dovuta al fatto che il mercato non possa scendere a patto che non ci sia una recessione, e in vista non ce n'è alcuna. Quindi rilassatevi, contate le vincite e rinfrescatevi per la prossima spinta in alto.

Ora siamo a 74 mesi di cosiddetta ripresa, e secondo gli standard delle passate espansioni aziendali è davvero sbilenca.

A tal proposito, le prove abbondanti provenienti dai dati "in entrata" indicano che questo ciclo si avvicina al suo punto d'esaurimento. Ma il punto è che nessuna delle tre espansioni leggermente più lunghe indicate nel grafico, è lontanamente rilevante per le nostre circostanze attuali; non forniscono alcun tipo d'assicurazione che una visita da parte della recessione rappresenti un passaggio indolore.




L'espansione lunga 105 mesi durante gli anni '60, per esempio, è un testamento dell'economia "guns and butter" di Lyndon Johnson. Alla fine spinse l'economia americana fino al punto d'ebollizione a causa della grande mobilitazione per la guerra del Vietnam e per il programma spaziale. Quando l'espansione Kennedy-Johnson si concluse definitivamente nel 1968, ci sono voluti quasi tre anni di crescita economica inferiore alla media per stabilizzare la macroeconomia e spurgare le febbri inflazionistiche che erano state scatenate.

Bisogna ricordare che i bilanci puliti sono il bersaglio delle misure di stimolo monetarie e fiscali, le quali rubano dal futuro per spendere nel presente. Le lunghe espansioni degli anni '80 e '90, infatti, sono state in gran parte alimentate dal basso costo dei mutui e del credito al consumo.

Da un rapporto storicamente stabile tra debito e reddito delle famiglie a circa il 75%-80% prima del 1980, nel corso dei successivi 25 anni tale rapporto è salito inesorabilmente. Ma, com'è anche ovvio, le famiglie hanno raggiunto una condizione di picco del debito al tempo della crisi finanziaria. Ora non sono neanche lontanamente in grado d'indebitarsi di nuovo e portare l'economia americana verso un'espansione indefinita.




Non solo l'economia americana è ancora satura di $59,000 miliardi tra debito pubblico e privato, e quindi incapace di galoppare a tempo indeterminato sulla scia di un'espansione del credito interno, si trova anche ad affrontare venti contrari senza precedenti dal lato dell'economia globale.

Come abbiamo dimostrato più volte, questa volta è davvero diverso. La frenesia di costruzioni, investimenti, indebitamento e speculazione messa in scena sin dal 2008 dai governanti cinesi del capitalismo rosso e dai mercati emergenti loro fornitori di materie prime, non è mai stata eguagliata da nessuno dei cicli economici del dopoguerra riportati nel grafico qui sopra.

Quindi quello che abbiamo ora, è uno sconcertante eccesso di capacità su scala planetaria. Ciò significa che si sta propagando una burrascosa deflazione dalla Cina e dalla sua base di fornitori, in quanto stanno tentando disperatamente di vendere materiali e vari beni a qualsiasi prezzo che possa produrre un flusso di cassa positivo al netto dei costi variabili, e quindi ripagare le piramidi torreggianti di debito che sono state erette negli ultimi due decenni.

Tra le altre cose, questo significa che è anche finita la modesta salita del PIL USA spronata dalle esportazioni. Come mostrato di seguito, a giugno il livello delle esportazioni era già in calo del 6.4% rispetto all'anno precedente.




Ma quando si scompone il numero della riga in alto, le implicazioni per le tendenze delle spedizioni future sono davvero scoraggianti. Questo perché una parte sostanziale della salita delle esportazioni dopo il tonfo del commercio mondiale nel 2008, era dovuta ai prodotti trasformati e ai beni capitali — entrambi gli elementi risucchiati nelle grandi fauci del boom Cina/mercati emergenti, che però ora è finito.

Le esportazioni USA di forniture e materiali industriali sono scese del 18% rispetto al loro picco nel secondo trimestre del 2014. Allo stesso modo si sono comportate le esportazioni di beni strumentali, e, se le tendenze delle vendite estere di Caterpillar sono di una qualche utilità, il tonfo vero e proprio deve ancora arrivare.





A dire il vero gli apologeti keynesiani dello status quo e i loro alleati a Wall Street, sostengono che l'instabilità delle esportazioni degli Stati Uniti sia solo una fase temporanea causata dalla recente forza del dollaro. In breve, hanno torto.

Il ciclo di deflazione globale che si sta addensando all'orizzonte, devasterà il settore delle esportazioni degli Stati Uniti. Ecco perché la Cina e le economie emergenti stanno entrando in un periodo prolungato di calo della domanda di beni strumentali e di materie prime, mentre cercano di tenere a galla la frenesia degli ultimi due decenni nel settore immobiliare.

Nel frattempo la gigantesca "carenza di dollari" nelle economie emergenti, riflessa in un debito totale da $4,500 miliardi, genererà una corsa disperata alla ricerca di dollari. Vale a dire, quella che finora è stata una fame per rendimenti decenti, si trasformerà in una fuga in preda al panico dal debito dei mercati emergenti, poiché aumenteranno le perdite e le carenze di liquidità tra i mutuatari dei mercati emergenti.

Di conseguenza, il dollaro ha appena iniziato la sua ascesa e ciò ha anche implicazioni radicali per le spese in conto capitale della nostra nazione. Vale a dire, il crack-up boom globale incarna un ciclo classico in cui ci sono stati un grande eccesso d'investimenti e malinvestment in beni strumentali. Tra il prosciugamento della domanda per le esportazioni e l'alluvione imminente d'importazioni di prodotti industriali collegati all'acciaio, gli incentivi per la spesa in conto capitale della nostra nazione si ridurranno drasticamente.

Questo è già evidente nella tendenza calante degli ordini di beni strumentali. Come indicato dal rapporto mensile più recente, il dato di giugno è stato inferiore del 6.4% rispetto a quello dell'anno precedente.




Ancora una volta la scomposizione del dato ci mostra ulteriori dislocazioni sottostanti. Uno stimolante della spesa in conto capitale dopo il tonfo del 2009, è stata l'impennata degli investimenti nella patch di petrolio e di gas, e in misura minore in quelle del carbone, del ferro e in altre industrie estrattive. Inutile dire che la spesa in conto capitale in questi settori si sta raffreddando, poiché nel secondo trimestre di quest'anno è scesa del 35% in termini reali rispetto al picco nel quarto trimestre 2014.

Detto in altro modo, le spese in conto capitale nel settore energetico e minerario sono raddoppiate tra il 2009 e il 2014, ma ora stanno colando a picco di fronte al bust globale delle materie prime e alla deflazione industriale.




In realtà, la cattiva notizia è che le spese lorde in conto capitale per attrezzature si stanno invertendo dopo essere appena decollate durante gli ultimi sei anni di cosiddetta ripresa. Cioè, la spesa reale per attrezzature è già scesa rispetto al suo picco nel secondo trimestre del 2014 — anche se la crescita nominale cumulata sin dalla fine del 2007 è stata in media solo del 2% l'anno e praticamente nulla in termini reali.




Coloro che negano la presenza di una recessione, tendono a sottovalutare allegramente i venti contrari nei settori dell'esportazione e della spesa in conto capitale, e ignorano il fatto che la spesa del settore pubblico è bloccata dal suo picco del debito. A quanto pare tutto questo non conta, perché secondo loro il consumatore americano equivale al coniglio dell'Energizer. Eppure, come sottolineano anche da Lance Roberts, l'andamento reale delle spese al consumo personali non è conforme alla teoria dei suddetti negazionisti.




La ragione per la tendenza tiepida qui sopra, non è difficile da identificare. La maggior parte delle famiglie non è ancora in grado d'aumentare il proprio indebitamento, e quindi è costretta a spendere solo quello che guadagna.

Di conseguenza non dovrebbe essere una sorpresa se luglio è stato il terzo mese consecutivo in cui l'americano medio ha speso meno rispetto allo stesso mese di un anno fa, come registrato da un sondaggio di Gallup. Infatti, dei sette mesi del 2015, cinque hanno visto un calo della spesa dei consumatori anno/anno.




Il fatto che il reddito totale dei dipendenti nel secondo trimestre sia arrivato al livello più basso mai registrato, sicuramente ha qualcosa a che fare con le tendenze tiepide nei consumi registrate da Gallup.

Ma alla fine la prova reale che i salari dei consumatori stanno raggiungendo un punto morto, la ritroviamo in una serie di dati "in entrata" che non mente. Vale a dire, i dati giornalieri sulle ritenute d'acconto pubblicati dal Tesoro degli Stati Uniti.

Come mostrato di seguito, la manna per lo zio Sam, rappresentata da una ripresa dei redditi e dalla fine di alcuni tagli fiscali nel 2012-2014, si è esaurita. La media mobile a tre mesi delle ritenute d'acconto è ora in forte calo. Al 3.5% su base anno/anno, è appena positiva la netto dell'inflazione.




Quindi abbiamo di fronte un calo delle esportazioni, un indebolimento per le spese in conto capitale, una spesa dei consumatori tiepida, salari e ritenute d'acconto in calo, e, come illustrato di seguito, un accumulo di scorte aziendali che non si vedeva dalla vigilia della Grande Recessione.

Così il barcollamento del mercato azionario non può essere una "correzione", dopo tutto. Il significato più probabile è che il mercato azionario si trova ad affrontare una ripresa che è agli sgoccioli, e una banca centrale che è a corto di polvere da sparo.

Non è certo il tipo di pausa che porta buone notizie.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


About This Bear Market

Lew Rockwell Institute - 16 ore 40 min fa

Following Monday’s historic stock market downturn, many politicians and so-called economic experts rushed to the microphones to explain why the market crashed and to propose “solutions” to our economic woes. Not surprisingly, most of those commenting not only failed to give the right answers, they failed to ask the right questions.

Many blamed the crash on China’s recent currency devaluation. It is true that the crash was caused by a flawed monetary policy. However, the fault lies not with China’s central bank but with the US Federal Reserve. The Federal Reserve’s inflationary policies distort the economy, creating bubbles, which in turn create a booming stock market and the illusion of widespread prosperity. Inevitably, the bubble bursts, the market crashes, and the economy sinks into a recession.

The Real Reason the Empire Hates Putin

Lew Rockwell Institute - 16 ore 40 min fa

Russian President Vladimir Putin has drafted a bill that aims to eliminate the US dollar and the euro from trade between CIS countries.

This means the creation of a single financial market between Russia, Armenia, Belarus, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan and other countries of the former Soviet Union.

“This would help expand the use of national currencies in foreign trade payments and financial services and thus create preconditions for greater liquidity of domestic currency markets”, said a statement from Kremlin.

The bill would also help to facilitate trade in the region and help to achieve macro-economic stability.

an obligatory transition to settlements in the national currencies (Russian ruble, Belarusian ruble, dram and tenge respectively) must occur in 2025-2030.

Today, some 50 percent of turnover in the EEU is in dollars and euro, which increases the dependence of the union on countries issuing those currencies.

Outside the CIS and EEU, Russia and China have been trying to curtail the dollar’s dominance as well.

In August, China’s central bank put the Russian ruble into circulation in Suifenhe City, Heilongjiang Province, launching a pilot two-currency (ruble and yuan) program. The ruble was introduced in place of the US dollar.

In 2014, the Russian Central Bank and the People’s Bank of China signed a three-year currency swap agreement, worth 150 billion yuan (around $23.5 billion), thus boosting financial cooperation between the two countries.

Reprinted from Russia Today.

10 Books and Their Influence

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

When someone reads the right book at the right time in their life, it can have a profound effect. Such is the case for the people on this list, who come from all walks of life. These people have singled out a book that they read which had a life-changing effect on them. They, in turn, affected the worlds of popular culture, science, technology, and politics.

10 Competing Against Time – Tim Cook

Is Trumpism the New Nationalism?

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

Since China devalued its currency 3 percent, global markets have gone into a tailspin. Why should this be?

After all, 3 percent devaluation in China could be countered by a U.S. tariff of 3 percent on all goods made in China, and the tariff revenue used to cut U.S. corporate taxes.

The crisis in world markets seems related not only to a sinking Chinese economy, but also to what Beijing is saying to the world; i.e., China will save herself first even if it means throwing others out of the life boat.

Disbelievers in New World Order mythology have long recognized that this new China is fiercely nationalistic. Indeed, with Marxism-Leninism dead, nationalism is the Communist Party’s fallback faith.

China has thus kept her currency cheap to hold down imports and keep exports surging. She has run $300 billion trade surpluses at the expense of the Americans. She has demanded technology transfers from firms investing in China and engaged in technology theft.

“What’s in it for us?” he seems ever to be asking.

He has called Vladimir Putin a Russian patriot and nationalist with whom he can talk. He has not joined the Republican herd that says it will cancel the Iran nuclear deal the day they take office, re-impose U.S. sanctions and renegotiate the deal.

Trump says he would insure that Iran lives up to the terms.

While his foreign policy positions seem unformed, his natural reflex appears nonideological and almost wholly results-oriented. He looks on foreign trade much as did 19th-century Republicans.

They saw America as the emerging world power and Britain as the nation to beat, as China sees us today. Those Americans used tariffs, both to force foreigners to pay to build our country, and to keep British imports at a price disadvantage in the USA.

Then they exploited British free trade policy to ship as much as they could to the British Isles to take down their factories and capture their jobs for U.S. workers, as the Chinese do to us today.

Whatever becomes of Trump the candidate, Trumpism, i.e., economic and foreign policy nationalism, appears ascendant.

Mummies Know Best

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

In 2008, Greg Thomas, a cardiologist from California, was in Cairo for work. While there, he visited the Egyptian Museum of Antiquities with another cardiologist, Adel Allam of Al Azhar University in Cairo. They came across the mummy of King Merneptah, a pharaoh who lived 3,200 years ago. The description on Merneptah’s case said he had suffered from atherosclerosis, the buildup of plaque on artery walls. Both men were sure this must be wrong. How could an ancient Egyptian have had heart disease, when most of the risk factors for the disease – obesity, unhealthy diet, smoking and lack of exercise – did not then exist? But could they prove it?

Thomas, a professor at the University of California, Irvine and Allam discussed how they could find out more about Merneptah’s arteries. They theorised that any arterial plaques might still be visible on a CT scan, a computerised x-ray technology that produces 3D images. Plaques contain calcium, which degrades slowly – a key reason that bones endure for so long.

After months of negotiation with officials, the pair began scanning the museum’s mummies (ironically, Merneptah was excluded, as Egyptian archaeological officials ruled that royal mummies could not be part of the project). What they found surprised them: many showed clear signs of fatty buildup in their arteries. When the results are adjusted for age (pre-modern people had shorter life-spans, so most of the remains are of people who died in their

Don’t Fall for a Bogus Passport

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

When I was a teenager, I was a fan of the Rolling Stones. I bought their 1971 album, Sticky Fingers, immediately after its release.

Unfortunately, the record was unplayable. The slider of a working zipper on the cover had pressed into the vinyl – making the third track, “Wild Horses,” skip. As a result, when Mick Jagger sang, “Wild horses couldn’t drag me away,” the record went no further. “Wild horses couldn’t drag me away” played over and over again until I physically picked up the tonearm and moved the needle beyond the indentation in the vinyl.

I thought of this episode in my life when preparing today’s article, because it may sound like a broken record. That’s because the topic I’m writing about – passport scams – is not a new one for me. Indeed, I just did a Web search with my name on this topic and found that I’ve written at least three warnings on the subject in the last few years.

Is buying a shady second passport worth the risk? I don’t think so, but the companies dealing in these documents continue to flourish, so they’re obviously finding a ready market.

Like it or not, if you’re looking for a second passport, there are only a few legitimate options. The best way to qualify for one is through your ancestry. If your parents (sometimes grandparents) were born in another country, there’s a good chance you qualify for citizenship there. Ireland is the best known example, but there are many others. To find out, do some research on the Internet or contact the nearest consulate of that country to see if you qualify.

Another route to a second passport is your spouse. If he or she has a citizenship other than the one you have, there’s likely a procedure in place where you can acquire it as well. Again, do some research to find out.

The best option is ordinary naturalization in another country. In most cases, that requires that you first qualify for residence. You must then live in that country for at least two years (more commonly, 5-10 years) until you qualify for citizenship. Once you do, you can then apply for a passport. Argentina, Peru, and the Dominican Republic are probably the easiest countries to qualify for citizenship after a relatively short period of legal residence.

Finally, there are a handful of officially recognized programs that provide a 100% legal path to citizenship and passports in a reasonably short time. The most affordable of these programs are in the Caribbean: the Commonwealth of Dominica, St. Kitts & Nevis, and most recently, Antigua & Barbuda and Grenada. In the EU, both Cyprus and Malta have much more expensive citizenship-by-investment programs.

Depending on your family situation (and whom you want to join you), these programs range in price from under $150,000 to well over $1 million.

Like it or not, in the world of second passports, there’s really no such thing as a “free lunch.” Anyone who says anything to the contrary is either a fool or just trying to take your money.

Reprinted with permission from Nestmann.com.

Living on the Razor’s Edge

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

According to W. Somerset Maugham, materially one must live on the razor’s edge between poverty and minimal subsistence in order to cultivate the life of the spirit. I’ve always respected Maugham’s wisdom and understanding of human nature, and Larry Darrell, in search of a Tao, is among my favorite fictional characters. Maugham wrote The Razor’s Edge in 1944, at age 70, an extraordinary achievement and way ahead of the times. The world was at war and here was an old closeted homosexual writing beautifully about the West’s inability to promote the good life through wealth.outrageous, his ventriloquistic syntax taken down verbatim by hacks who should know better.

The reason I bring up The Razor’s Edge is because I’ve been doing the opposite of what Larry sought for most of his life, namely living the life of Riley among the vulgarly rich and famous. It all began innocently enough. The world I knew back then was a much more uncomplicated place; people were immaculately dressed and elegantly tailored, and doing little work was actually considered chic. It suited me perfectly. At 20 I got on the tennis tour and saw most of the world as a result. Ten years after the war had ended, Europe had recovered, and driving through it was one of the great pleasures of life. Just imagine, the old continent without many cars and even fewer migrants. Taking the train was also a pleasure. The small shops and little dwellings that one could admire from the windows are now gone, replaced by supermarkets and car parks, not to mention cement tower blocks. Just as the music changed from jazz and Gershwin to zombie noise during the ’60s, television turned to junk, art became a commodity to be traded like pork bellies, and newspapers began reporting on the comings and goings of scum like the Hiltons and the Kardashians. No wonder I now hate the modern world with such passion, and no wonder I hit the bottle the way I do.

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Chrissie Hynde Spoke About Her Own Rape

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

Chrissie Hynde has committed the ultimate sin for a former feminist icon: she has offended the Sisterhood.

The Pretenders singer, whose sultry looks graced a million teenagers’ bedroom walls in the 1980s, has perpetrated the terrible crime of speaking her mind about rape and sexual assualt.

For that she must now pay the price and be cast out of the Sisterhood.

The exact details of her transgression have been angrily spelt out by professional feministas who lined up to attack Miss Hynde for daring to talk about her own personal experience of sexual violence.

Cue outraged squeals of “You can’t say that!” from the Sisterhood. Because, according to feminist orthodoxy, women are not allowed to say what they think. In this brave new world, all women are embraced and championed, but only as long as they say The Right Thing.

Miss Hynde, once seen as a strong feminist role model, had unwittingly breached the first rule of the Sisterhood club: if you want to belong, then you have to conform.

There is no room for debate, nuanced argument or even personal opinion in the Sisterhood orthodoxy. You’re either a Sister and agree that women take no responsibility for anything that happens to them or their bodies whatever the circumstances, or you are a “rape apologist”. It’s one or the other.

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The Inoffensive Everyday Phrases

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

Innocuous phrases Alison Parker used every day to describe her job may have led to her death, simply because Vester Lee Flanagan thought they were racist.

The 24-year-old TV reporter who was shot and killed by the disgruntled ex-employee on Wednesday somehow angered him by using terms like ‘swinging’ by an address or going out into the ‘field’ while she was an intern at WDBJ.

It sheds further light on the murderer’s erratic behavior, details of which have emerged since he callously gunned down Parker and cameraman Adam Ward live on breakfast TV.

The report, seen by the New York Post, that was written by news editor Greg Baldwin read: ‘One was something about ‘swinging’ by some place; the other was out in the ‘field’.’

Parker, who was referred to by her middle name as Bailey in the documents, was never disciplined for the remarks.

But they appear to be the ‘racist’ comments Flanagan was referring to when he Tweeted in the aftermath of the deadly shooting.

Ryan Fuqua, a video editor at WDBJ, told The Post: ‘That’s how that guy’s mind worked. Just crazy, left-field assumptions like that.’

‘He was unstable. One time, after one of our live shots failed, he threw all his stuff down and ran into the woods for like 20 minutes.’

Trevor Fair, a 33-year-old cameraman at WDBJ, told the newspaper the words Parker used are commonplace but that they would routinely anger Flanagan.

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We Don’t Need No Stinkin’ Free Speech

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

“If the freedom of speech be taken away, then dumb and silent we may be led, like sheep to the slaughter.”—George Washington

The architects of the American police state must think we’re idiots.

With every passing day, we’re being moved further down the road towards a totalitarian society characterized by government censorship, violence, corruption, hypocrisy and intolerance, all packaged for our supposed benefit in the Orwellian doublespeak of national security, tolerance and so-called “government speech.”

Long gone are the days when advocates of free speech could prevail in a case such as Tinker v. Des Moines. Indeed, it’s been 50 years since 13-year-old Mary Beth Tinker was suspended for wearing a black armband to school in protest of the Vietnam War. In taking up her case, the U.S. Supreme Court declared that students do not “shed their constitutional rights to freedom of speech or expression at the schoolhouse gate.”the only viewpoint that matters is the government’s.

We are becoming a nation of idiots, encouraged to spout political drivel and little else.

In so doing, we have adopted the lexicon of Newspeak, the official language of George Orwell’s fictional Oceania, which was “designed not to extend but to diminish the range of thought.” As Orwell explained in 1984, “The purpose of Newspeak was not only to provide a medium of expression for the world-view and mental habits proper to the devotees of IngSoc [the state ideology of Oceania], but to make all other modes of thought impossible.”

If Orwell envisioned the future as a boot stamping on a human face, a fair representation of our present day might well be a muzzle on that same human face.

If we’re to have any hope for the future, it will rest with those ill-mannered, bad-tempered, uncivil, discourteous few who are disenchanted enough with the status quo to tell the government to go to hell using every nonviolent means available.

However, as Orwell warned, you cannot become conscious until you rebel.

Hot Wheels

Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

Wheels can be hot in more than ways than one. The National Insurance Crime Bureau (NICB) has released its annual report detailing the most stolen vehicles for the past year in the U.S. It also offers some tips to keep your car out of the hot wheels lot.

The vehicle at the top of the top ten used hot wheels list is the Honda Accord with 51,290 Accords stolen in 2014. The Accord is closely followed by its little sibling the Honda Civic with 43,936 stolen last year.

The Accord and Civic are not only the hottest nation wide models, but they also make the top two stolen vehicles in a lot of states including Arizona, California, Colorado, Massachusetts, New Jersey, New York, Oregon, and Pennsylvania. The two Honda’s also fall close to the top, or with one or the other in the top slots, of most of the other states.

Chevrolet Impala (746)

  •   Nissan Altima (687)
  •   Dodge Charger (680)
  •   Taotao Scooter/Moped (592)
  •   Toyota Corolla (578)
  •   Chevrolet Cruze (566)
  • Ford Focus (505)
  • Reprinted from Car Pro.

    Do You Hate To Go to Museums?

    Lew Rockwell Institute - 16 ore 41 min fa

    It’s impossible to please everyone. Even the finest institutions struggle to make every guest happy—just look at the reviews complaining of long lines, large crowds, and curt security guards on sites like Yelp and TripAdvisor. But the toughest customers to leave reviews seem to have missed the point of the places they’ve visited entirely.

    1. “I HATE ART, I HATE TOUR GUIDES, AND I HATE THEM FOR TAKIN DOWN THE ROCKY STATUE.”

    Dali. Degas. Manet. Monet. All of these artists are present at the Philadelphia Museum of Art. But the best piece of art at the museum, according to this Yelp reviewer, was the Rocky statue, which was moved from the top of the museum steps to the bottom in 2006. (Sic from here on out.) “i hate them for takin down the rocky statue,” she wrote. “I would reccommend the place if u like sober tour guides and borin naked art sculptures… trust me that all there is…”

    2. “I EXPECTED SIGHTS FROM NIGHT AT THE MUSEUM.”

    4. “THE STUFF HERE CAN PROBABLY BE SEEN ANYWHERE. LIKE ANY RIPLEY’S BELIEVE IT OR NOT WORTH ITS SALT.”

    The original collection that makes up Philadelphia’s Mutter Museum of Medical Oddities was donated by Thomas Dent Mutter, a surgeon who pioneered plastic surgery for burn victims, to the Philadelphia College of Physicians in 1858. In addition to a number of wax figures (many collected by Mutter himself), the museum includes the conjoined livers of Chang and Eng Bunker, pieces of Einstein’s brain, and the tallest skeleton on exhibit in North America. It was all very dull to this “super, super easy to please” Yelp reviewer, who wrote that “The stuff here can probably be seen anywhere. Like any Ripley’s Believe It Or Not worth its salt.” (Probably not, actually.)

    A reviewer on TripAdvisor was similarly underwhelmed, complaining that “This museum is basically two floors of skulls, more skulls, and fetuses in jars … To appreciate the things this place offers, you need to have an interest in the medical field … I thought I was going to see cool things—like a fork stuck in an esophagus and things like that.” Yes, a woman whose body became encased in soap in its grave totally pales in comparison to a fork stuck in an esophagus.

    5. “THERE IS NOTHING PARTICULARLY UNIQUE OR FASCINATING AND THE ROOMS … ARE LARGELY UNIMPRESSIVE.”

    There’s a lot you could say about Chateau Versailles, the palace away from palace of Louis XVI and Marie Antoinette. That its many opulent rooms are unimpressive probably isn’t one of them, but this TripAdvisor reviewer would beg to differ: “The building is impressive but inside less so,” the hall of mirrors being the one exception. “Would I recommend this attraction. If you have never visited a royal residence with extensive grounds or are particularly interested in French royal history then yes. But if you have been to other sites such as those in Bavaria or Britain, then Versailles has nothing to add.”

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    Intervista a Fabio Mini

    Luogocomune.net - Mar, 01/09/2015 - 14:20
    Fabio Mini: Generale di Corpo d’Armata, capo di Stato Maggiore della NATO, capo del Comando Interforze delle Operazioni nei Balcani e comandante della missione in Kosovo.

    di Enzo Pennetta

    Gen. Mini, nel suo libro “La guerra spiegata a…” afferma che non esistono guerre limitate, o meglio che una potenza che si impegna in una guerra limitata ne prepara in realtà una totale. Nell’attuale situazione di conflittualità diffusa, che sembra seguire una specie di linea di faglia che va dall’Ucraina allo Yemen passando per Siria e Irak, dobbiamo quindi aspettarci lo scoppio di un conflitto totale?

    La categoria delle guerre limitate, trattata dallo stesso Clausewitz, intendeva comprendere i conflitti dagli scopi limitati e quindi dalla limitazione degli strumenti e delle risorse da impiegare. Doveva essere il minimo per conseguire con la guerra degli scopi politici. E la guerra era una prosecuzione della politica. Erano comunque evidenti i rischi che il conflitto potesse degenerare ed ampliarsi sia in relazione alle reazioni dell’avversario sia in relazione agli appetiti bellici, che vengono sempre mangiando. Con un’accorta gestione delle alleanze e delle neutralità, un conflitto poteva essere limitato nella parte operativa e comunque avere un significato politico più ampio. Oggi la guerra limitata non è più possibile neppure in linea teorica: gli interessi politici ed economici di ogni conflitto, anche il più remoto e insignificante, coinvolgono sia tutte le maggiori potenze sia le tasche e le coscienze di tutti. La guerra è diventata un illecito del diritto internazionale e non è più la prosecuzione della politica, ma la sua negazione, il suo fallimento. Nonostante questo (o forse proprio per questo) lo scopo di una guerra non basta più a giustificarla e chi l’inizia, oltre a dimostrare insipienza politica, si assume la responsabilità di un conflitto del quale non conosce i fini e la fine. [...]

    Questo è l'inizio della liquidazione, non la fine

    Freedonia - Mar, 01/09/2015 - 10:12
    Sebbene ci siano molti utenti che continuano a pretendere una data precisa in cui questo castello di carte cadrà, questo blog non ne darà alcuna. Io non ne darò alcuna. Perché? Perché non ho la palla di vetro. Chi continua a richiedere insistentemente una data, non ha ben chiara la teoria Austriaca del ciclo economico. Ho scritto un libro a tal proposito per facilitarne la comprensione. Se, ad esempio, il vostro medico vi suggerisce di troncare col fumo per far del bene al vostro sistema cardiaco, sarebbe sciocco chiedere quante sigarette potete ancora fumare prima di tirare le cuoia. Nessuno lo sa. E' bene tenere a mente una cosa, quindi: non appena c'è una qualsiasi entità centrale che manipola artificialmente i risultati dei mercati, potete star certi che avrà luogo una correzione proporzionale all'intervento iniziale. Perché? Perché le entità centrali agiscono in base ad istantanee del mercato; quest'ultimo, invece, è guidato da forze dinamiche che rendono obsolete le istantanee di cui si serve l'entità centrale. La conoscenza decentrata all'interno dell'ambiente di mercato garantisce questo risultato; ciò è qualcosa che una commissione statale non potrà mai riuscire a capire o decifrare. Problema: sin dal 2008 sono state messe in campo misure senza precedenti per far sopravvivere l'attuale sistema economico. Gli errori si sono moltiplicati. Ciononostante ci sono parecchie teste di legno nei media mainstream che propagandano una ripresa avvenuta, quando invece si tratta solamente di una facciata la quale nasconde la stagnazione epocale che sta attraversando Main Street. Ma la cosa che nessuno fa notare è come la Yellen si presume che faccia "aumentare" questi tassi. In realtà, nessuno lo sa. Perché? Perché la FED sta bluffando. Non appena il Dow Jones chiuderà 1,000 punti sotto l'attuale trend, non tarderemo a vedere un nuovo intervento da parte dei banchieri centrali americani. Ma stavolta non sarà affatto come il 2008, i tassi sono già a zero. Allora probabilmente assisteremo allo scenario descritto dalla NYFED tre anni fa.
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    di Bill Bonner


    BALTIMORE, Maryland – Donald Trump è già sull'orlo della bancarotta?

    Non lo sappiamo. Ma alla fine del primo trimestre gli investitori possedevano circa $24,000 miliardi in azioni. I prezzi sono scesi di circa il 10% sin da allora... lasciando i ricchi meno ricchi di $2,400 miliardi.

    I titoli di stato sono pressoché aumentati. I junk bond sono scesi.

    E l'immobiliare?

    Ci vuole più tempo affinché reagisca. L'immobiliare non viene "marked to market" immediatamente. Acquirenti e venditori scoprono i prezzi lentamente.

    La "ricchezza" creata nella Fase III del boom del credito degli Stati Uniti, era in gran parte falsa. È saltata fuori non appena la FED ha abbassato a zero il prezzo del denaro.

    Il credito mal prezzato ha fornito ai giocatori d'azzardo, agli intriganti e ai clientelisti, i mezzi per manipolare i mercati e innalzare artificialmente i loro asset.

    Ma ora…

    Tutti quei lamenti e piagnistei riguardo il famoso "Un Percento" che si stava arricchendo...

    Tutte quelle richieste di una maggiore regolamentazione e ridistribuzione per risolvere questo "problema"...

    Tutti quegli sproloqui su come il capitalismo ha sempre reso i ricchi più ricchi ed i poveri più poveri...

    Tutto uno spreco di tempo ed una frode. Il capitalismo è innocente. Questo è stato un lavoro interno – un crimine commesso dai clientelisti e da chi nel governo ha permesso loro di farlo.

    È stato il loro escamotage non solo per sguazzare in migliaia di miliardi di dollari trafugati ad altri, ma anche per conservare potere, status e ricchezza accumulati nel corso degli ultimi tre decenni.

    I politici non hanno avuto più interesse a risolvere questo "problema", non più di un lupo che vuole risolvere il problema di una grande presenza di pecore grasse. Ma non preoccupatevi, un mercato orso si prenderà cura della situazione!

    Ieri il Dow è salito più di 400 punti... e poi ha invertito la rotta nell'ultima ora. Ha concluso la giornata giù di 205 punti, o dell'1.3%.

    Non è una buona notizia per chi si aspetta un trend a V dopo la disfatta storica di lunedì scorso.

    Chissà dove andranno ora le azioni. Ma è raro che i mercati procedano in linea retta. Invece, come un gatto con un topo, giocano con gli investitori prima d'infliggere loro il colpo di grazia.

    Il nostro capo ricercatore del mercato azionario, Stephen Jones, si aspetta un declino del 50+% nelle azioni statunitensi: "Un evento che può iniziare entro i prossimi tre mesi."

    Se ha ragione, siamo solo all'inizio di tale declino, non alla fine. Quello che abbiamo visto finora è stato solo il primo balzo del gatto.

    Ma l'indicatore di Stephen è solo una delle tante idee diverse, ricerche e raccomandazioni che dovreste usare per formare una vostra opinione e prendere le vostre decisioni d'investimento.

    E ricordate, questa è la Grande Guerra degli Zombie. Non è cominciata la settimana scorsa. Non finirà questa settimana.

    Gli zombie... i loro alleati, i clientelisti... e i loro sostenitori nel governo stanno tutti lottando per proteggere ciò che non è loro. Vogliono conservare i loro guadagni illeciti. Non si arrenderanno facilmente.

    Sin dal 1987 la FED si è impegnata ad usare il suo potere per sostenere i prezzi degli asset.

    Dal punto di vista economico, non ha senso. Le banche centrali non hanno alcun modo per sapere quanto dovrebbero valere determinati asset. Né hanno alcuna ragione per voler far aumentare i prezzi delle azioni.

    Come disse l'economista Austriaco Friedrich Hayek, la conoscenza economica è dispersa tra gli individui, non tra i tecnocrati del governo.

    Attraverso il libero mercato, gli individui "scoprono" i prezzi degli asset; i professori della finanza presso il Federal Open Market Committee non sono tenuti a manipolarli attraverso interventi sul mercato.

    Ma come la marijuana in un college, tutti lo fanno. Ecco che arriva la Banca del Popolo di Cina a distorcere i mercati del Regno di Mezzo. Come riferisce Bloomberg:

    La Cina è tornata a tirare le sue leve... tagliando i tassi d'interesse per la quinta volta sin dal novembre scorso e abbassando la quantità di denaro che le banche devono mettere da parte.

    Mercoledì il tasso sui prestiti ad un anno scenderà di 25 punti base, al 4.6%, ha riferito la Banca del Popolo di Cina sul suo sito web, mentre il tasso di deposito ad un anno scenderà di un quarto di punto percentuale all'1.75%.

    FortuneMarkets di Trump scopre quanto vale un titolo in base ai guadagni attesi dalla compagnia. Manipolare i prezzi delle azioni non cambia questo fatto. Quindi tutto questo ambaradan è una truffa.

    Ma i clientelisti amano questo sistema. Con i federali che sostengono artificialmente il mercato, i ricchi – i proprietari della maggior parte degli asset finanziari del mondo – possono correre più rischi e arricchirsi.

    Hanno capito che non potevano perdere...

    Ecco come Donald è diventato così ricco – facendo grandi scommesse sull'aumento dei prezzi degli immobili.

    Trump è andato in bancarotta quattro volte. Fareste meglio a non fidarvi di lui consegnandogli le vostre finanze personali. Ma può essere l'uomo che guiderà il governo degli Stati Uniti. Ha l'esperienza che serve a Washington!

    Il problema è che se gli americani sono alla ricerca di qualcuno con il tocco di Re Mida, la favolosa fortuna di Trump può trasformarsi dall'oro in scorie.

    Le sue dichiarazioni pubbliche sono sottili, ma le sue pratiche di business – grandi scommesse, alta leva finanziaria – sono ben note. Durante l'ultima crisi è stato definito (da noi) "l'uomo più povero del mondo", con un patrimonio netto di MENO $100 milioni.

    Chissà cosa succederà quando ci troveremo di fronte ad un vero e proprio crollo. Trump potrebbe dover dichiarare bancarotta una quinta volta!

    Quando questa liquidazione si intensificherà, Trump, Wall Street e l'Un Percento perderanno soldi.

    Il capitale fittizio dei federali tornerà laddove è uscito – dal nulla.

    I ricchi non saranno così ricchi... i poveri (relativamente parlando) non saranno così poveri... e tutti i buonisti che blaterano d'ingiustizia, potranno tornare ad aggiornare il loro status di Facebook.

    Saluti,


    [*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


    Want Your Children Well-Educated and Safe?

    Lew Rockwell Institute - Mar, 01/09/2015 - 06:01

    Many public primary and secondary schools are dangerous places. The Justice Department’s Bureau of Justice Statistics and the Department of Education’s National Center for Education Statistics show that in 2012, there were about 749,200 violent assaults on students. In the 2011-12 academic year, there were a record 209,800 primary- and secondary-school teachers who reported being physically attacked by a student. Nationally, an average of 1,175 teachers and staff were physically attacked, including being knocked out, each day of that school year. In Baltimore, each school day in 2010, an average of four teachers and staff were assaulted. Each year, roughly 10 percent of primary- and secondary-school teachers are threatened with bodily harm.

    In terms of academic achievement, home-schoolers beat out their public school counterparts. In reading, language, math, science and social studies, the average home-schooler scores somewhere near the 80th percentile. The average public school student taking these standardized tests scores at the 50th percentile in each subject area. Home-schoolers also tend to score higher than their public school counterparts on college admittance tests, such as the ACT and SAT.

    Home schooling is not without its critics. Some of it is ludicrous, as shown in an excellent article in City Journal titled “Homeschooling in the City,” by Matthew Hennessey. Stanford University political scientist Rob Reich has called for tighter regulation of home schooling to ensure that “children are exposed to and engaged with ideas, values, and beliefs that are different from those of the parents.” My question to Reich is: Whose ideas and values should children be exposed to? Georgetown University law professor Robin L. West worries that home-schooled children grow up to become right-wing political “soldiers” eager to “undermine, limit, or destroy state functions.” West would like to see home schooling more highly regulated and home-schoolers subjected to mandatory testing and periodic home visits in order “to give the state a window into the quality of home life, and a way to monitor signs of abuse.”

    Home-schoolers have a defense against this sort of meddling. The Home School Legal Defense Association is a nonprofit organization established to defend and advance the constitutional right of parents to direct the education of their children. The National Home Education Research Institute provides educational resources and research for home-schooling parents. Its founder, Dr. Brian D. Ray, recently published “African American Homeschool Parents’ Motivations for Homeschooling and Their Black Children’s Academic Achievement.” His findings are proof that home schooling is effective for not only white youngsters but black youngsters, as well.

    Arguing With the Politically Correct

    Lew Rockwell Institute - Mar, 01/09/2015 - 06:01

    Remember Monty Python’s “Argument Clinic,” where Michael Palin is trying to procure an argument from John Cleese? Palin is frustrated that Cleese won’t move past contradictions. He insists a true argument is “A collective series of statements to establish a definite proposition,” and Cleese responds with “No, it isn’t.” As a kid, I saw it as a bunch of funny British guys doing something with the language I didn’t understand. Today, I see it as a tombstone—a stark reminder that the art of discussion is dead.

    (2) ANECDOTAL EVIDENCE

    Every time you notice a pattern, people assume you think what’s generally true must be universally true. Now all they have to do is come up with one example that contradicts this and your whole point blows away like dust in the wind. This comes up virtually every time I debate Jesse Ventura. He met an Indian who’s offended by the Washington Redskins; ergo, all Indians hate the name.

    This ridiculously obvious fallacy has killed millions of people or, more specifically, prevented millions of people from being born in the first place. Someone’s fortysomething aunt has twins after her seventh session of in vitro (total cost: $84,000) and all of a sudden all women can have kids forever. This anecdotal evidence has led women to wait way past their 30s for kids who aren’t ever going to arrive. Those nonexistent kids won’t be having kids either. And so on.

    Read the Whole Article

    The Ammo Can First Aid Kit

    Lew Rockwell Institute - Mar, 01/09/2015 - 06:01

    When it comes to having a well-stocked first aid kit, I want to be prepared.  I truly do.  Having spent weeks at a time on a boat in the remote waters of British Columbia, I have always understood that a drugstore and medical doctor may not be accessible.  If sick or wounded, I would be on my own.

    So why then, were my first aid supplies in such a disorderly mess?

    In hindsight, I believe that in spite of having good intentions, it was a lot easier to keep purchasing supplies then to organize them.  It was easy to get something on Amazon then toss it in a drawer or into the  large “first aid” bin I keep in the garage.  The problem with this method is that I never really had a good handle on what I had and what I really would need in an emergency.  I simply kept buying and tossing, buying and tossing.  Sound familiar?

    Were You an Un-PC Yalie?

    Lew Rockwell Institute - Mar, 01/09/2015 - 06:01

    I’ve recently received information that Yale University may be about to rename what is possibly the most picturesque of the twelve colleges that house its undergraduate population. Calhoun College, which flanks stately Elm Street in the now badly run-down city of New Haven, is for me a scene of youthful memory. As a graduate student in the mid-1960s, I would cut across the Calhoun yard, which was enclosed by Tudor Gothic buildings, on the way to the Sterling Library. There I labored on my dissertation and could see the college as I entered and left the building. Although constructed as recently as the 1930s, Calhoun emitted an old-world architectural aura. What gave it additional charm for me was its name. It bore the name of the venerable South Carolina senator, who as late as October 2000 was declared in a senate resolution one of America’s seven greatest senators.

    J.C. Calhoun graduated from Yale with honors in 1804 and then attended Litchfield Law School, an institution at which the Connecticut Yankee Aaron Burr had studied in the early 1770s. Litchfield was then an early American law school that Yale graduates often attended, until Yale started its own school of law in 1824. Whenever my parents had visitors who came from a long distance, I would drive them from Bridgeport to Litchfield, to show these guests the worn seats in the eighteenth-century building where Calhoun and other early American leaders had received instruction. Later I took my children to see this historical site when we were traveling through Connecticut. Iuniversity in Williamsburg, Virginia.  Considering how the media continue to move our political discussion toward the left, the Obamas may have been turned into archconservatives by the time the renaming occurs.  Hillary Clinton and Bernie Sanders may also work as new names for Calhoun, since both combine in varying degrees economic Marxism with Cultural Marxist calls for social and cultural control. The kiddies at Yale should love both Democrats as name-givers.

    My own favorite for a new name for Calhoun College is Ellen Jane Willis (1941-2006), a Jewish feminist, abortion advocate and apostle of gay marriage whom I once met at a Telos gathering in New York (once was enough). Although Ellen had the unfortunate, indeed fatal habit of smoking (she died of lung cancer), she had so many offsetting virtues that Yalies might forgive her one atavistic habit. Ellen was no namby-pamby cultural radical but hoped that the nationalization of gay marriage, a goal for which she worked arduously in Greenwich Village, would change our entire way of life. To start with, it would subvert patriarchal relations nurtured by heterosexual unions. For another thing, gay unions would strike a blow against individuals and groups that Ellen didn’t particularly like. But let there be no doubt on this matter: my deceased acquaintance was solid on all stands that Yale now cherishes; and it would be a fitting homage to her memory if Calhoun College were renamed for her. “Let’s go for Ellen!” is my rallying cry for the renaming campaign that is about to begin.

    By the way, I used to donate every year to the Yale Alumni Fund (my younger son still does) but then I decided that there were needier institutions for the mentally infirm to which I should give my modest sum.

    How Trump Handled a Disruptive Immigrationite

    Lew Rockwell Institute - Mar, 01/09/2015 - 06:01

    Even those of us who are not supporters of either Donald Trump or Jeb Bush can learn something by comparing how each of these men handled people who tried to disrupt their question-and-answer period after a speech.

    After Bush’s speech, hecklers from a group called “Black Lives Matter” caused Bush to simply leave the scene. When Trump opened his question-and-answer period by pointing to someone in the audience who had a question, a Hispanic immigration activist who had not been called on simply stood up and started haranguing.

    Trump told the activist to sit down because someone else had been called on. But the harangue continued, until a security guard escorted the disrupter out of the room. And Jeb Bush later criticized Trump for having the disrupter removed!

    What kind of president would someone make who caves in to those who act as if what they want automatically overrides other people’s rights — that the rules don’t apply to them?

    “I cannot but ask myself why this so much greater interest in red than black,” he said.

    The vogue has changed since then — and it can change again, when some other group comes along that catches the fancy of the trend-setters, and sways politicians who go along to get along.

    The goal of “the rule of law and not of men” has increasingly been abandoned in favor of government picking winners and losers.

    Too many in the media and in academia do the same.

    Time and again, we have seen false charges of rape set off instant lynch mob reactions in the media and academia, regardless of how many previous false charges of rape have later been exposed as hoaxes.

    The problem is not with the particular choices made as to whose interests are to override other people’s interests, but that picking winners and losers, in defiance of facts, is choosing a path that demoralizes a society, and leads to either a war of each against all or to a backlash of repression and revenge.

    The recent televised murder of two media people by a black man who said that he wanted a “race war” was one sign of the madness of our times. Nobody who knows anything about the history of race wars, anywhere in the world, can expect anything good to come out of it. Unspeakable horrors have been the norm.

    It is a long way from a couple of disruptive incidents on the political campaign trail to a race war. But these small incidents are just symptoms of larger and worse things that have already happened in America, when the rules have been routinely waived for some.

    We do not need to risk still worse consequences if we get yet another President of the United States who acts as if it is just a question of whose ox is gored.

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