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What Google autocomplete tells us about America

Deep Politics Monitor - Gio, 24/04/2014 - 17:14
From Sovereignman, by Simon Black April 23, 2014 Santiago, Chile "Why does Obama suck?" If you're not sure, ask Google. It seems that millions of Americans already have asked this question, along with: "Why does the government want to kill us?", and "Can the government take your gold?" These are among the jewels of Google autocomplete-- instantly displaying results from the most popular

Democrazia e spesa pubblica

Freedonia - Gio, 24/04/2014 - 10:12




di Gregory Bresiger


Negli ultimi 80 anni o giù di lì, si è sperato che gli stati divenissero erogatori di maggiori servizi. Ciò significa conti sempre più salati per i contribuenti di questa generazione e delle generazioni non ancora nate. Dal momento che gli stati hanno i bilanci quasi costantemente in rosso, spesso assomigliano a dei tossicodipendenti alla disperata ricerca della dose successiva. La dose, nel caso degli stati, è il continuo bisogno di denaro a scapito della ricchezza dell'intera economia.

Una delle illusioni alimentate dallo stato è la sindrome "pagherà il prossimo." Di solito, negli stati democratici maturi, i legislatori guardano ai cicli elettorali e capiscono che non c'è mai abbastanza denaro per sostenere le loro promesse. Spostano, quindi, i problemi nel futuro stampando denaro ed emettendo obbligazioni che non scadranno fino a dopo la vittoria alle elezioni.

Tuttavia, nella maggior parte delle democrazie, per dirla con le parole dell'ex-allenatore di calcio George Allen: "Il futuro è adesso." Decine di milioni di persone negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone sono andate in pensione, dopo una vita passata a pagare le tasse per fondi pensione statali scorretti. Le democrazie si trovano in difficoltà nel mantenere le vecchie promesse fatte dai politici precedenti, la maggior parte dei quali ora gode di grosse pensioni statali mentre i contribuenti lottano per pagare i conti accumulati alle loro spalle. Quindi, pagare i conti è un problema perenne per i politici che devono fronteggiare le elezioni.

Ad esempio, nel corso degli anni i governi di destra e di sinistra negli Stati Uniti si sono attribuiti la presenza di eccedenze nei fondi fiduciari della Previdenza Sociale e del Medicare. Li hanno usati per pagare i debiti politici e per far sembrare più piccoli i deficit. Tuttavia il presidente Bill Clinton ha implicitamente ammesso la truffa. Alla fine della sua presidenza esortò i legislatori "a salvare" la Previdenza Sociale. Perché doveva essere salvata? Dove erano finiti anni di tasse elevate sui salari?

Fortunatamente per i poltici, la maggior parte degli elettori non sembra capire che la spesa del passato ora minaccia i loro stili di vita ed il valore delle loro valute. La truffa va avanti, mentre gli stati impongono nuove tasse per mantenere vive le promesse dei governi passati. Così oggi l'ultima trovata fiscale è un rimaneggiamento di un vecchio adagio: "Pagheranno i ricchi."

Mentre una vasta ricchezza finirà nelle casse dello stato, il resto di noi non sarà minimamente sfiorato secondo questa affermazione. I servizi pubblici — tutto, dai servizi medici gratuiti ad un'istruzione gratuita fino a servizi di trasporto superbi e così via — saranno garantiti ad un prezzo basso o nullo perché pagheranno i ricchi — chiunque essi siano.

Qui a New York City, un nuovo sindaco con forti legami sindacali vuole ampliare i programmi della scuola pubblica imponendo tasse maggiori su coloro che guadagnano $500,000 o più l'anno. A livello nazionale, il presidente Obama ha sottolineato che coloro che guadagnano $250,000 o più l'anno dovrebbero pagare più tasse. Questa tesi si basa anche sull'idea che lo stato debba intervenire per curare il problema della cosiddetta "uguaglianza dei redditi."

Secondo questo modo di pensare, alcune squadre non dovrebbero vincere altri campionati (i New York Yankees, il Real Madrid, i Green Bay Packers, i Boston Celtics) perché ne hanno vinti molti di più rispetto alla maggior parte delle altre squadre. La logica è la seguente: la lega, o lo stato, deve correggere le disparità. Ma le disuguaglianze tra gli esseri umani sono molte e sono impossibili da definire, poiché ogni individuo è unico. Infatti questi tipi di politiche non solo non funzionano, ma fanno male alla nostra economia. Sono state discusse ed in alcuni casi provate. In effetti, viene "spontaneo" dire: "Stai facendo troppo bene. Dobbiamo fermarti."

Mi ricorda molto la politica fiscale post-seconda guerra mondiale, quando la sua natura progressiva dominava il sistema prima che l'amministrazione Kennedy la sopprimesse nei primi anni '60. Negli Stati Uniti tra gli anni '40 e '50, c'era un tax rate marginale del 94%. Pensateci: eravate in grado di trattenere solo sei centesimi di ogni dollaro che guadagnavate. Perché uno dovrebbe scomodarsi a guadagnare quel dollaro in più? Questo è ciò che accadde tra gli anni '40 e '50. In una situazione del genere, le persone con un reddito alto smetterebbero di lavorare quando si avvicinerebbero a quel 94%.

Come potrebbe aiutare la società una cosa simile?

Infatti danneggia l'economia ed il talento delle persone. Che dire dei ricchi? Per loro voglio la stessa cosa che voglio per tutti gli altri. Voglio che continuino a spendere ed investire quanto vogliono, senza preoccuparsi di ciò che J.S. Mill definiva "una tassa sul successo." Voglio che consumino o contribuiscano a sostenere la produzione avviando imprese, le uniche in grado di generare "lavori" (obiettivo questo con cui si riempiono la bocca i nostri politici, nonostante una disoccupazione record e una debole crescita del lavoro).

Ma per quanto riguarda il resto di noi — quelli che guadagnano $250,000 o meno? Dubito che aumentare le tasse ai ricchi, che costituiscono una piccola percentuale della società, farà molta differenza. Considerate che molti stati occidentali hanno deficit nel range delle centinaia di miliardi di dollari ogni anno. Il concetto di spennare il ricco è stupido e controproducente. In primo luogo, consideriamo le persone che hanno già la ricchezza. Se gli stati continuano ad aumentare le tasse, queste persone possono smettere di lavorare poco prima di raggiungere la soglia che decreta la loro "appartenenza" alla classe ricca. A differenza del resto di noi, i ricchi non bisogno di lavorare per i salari, hanno già una notevole ricchezza.

E per il resto di noi, individui a medio e basso reddito, qualcuno per caso pensa che lo stato una volta incassato il bottino voglia redistribuirlo diminuendoci le tasse?

Potete smettere di ridere adesso.

La confutazione della sindrome "pagheranno i ricchi" è questa: in primo luogo, anche il più alto tax rate marginale sui ricchi non potrà mai generare la quantità di denaro che lo stato si aspetta. Al salire delle tasse diminuisce l'impegno delle persone nel lavoro, o, nel caso di persone con redditi modesti, lavoreranno in nero. Questo è un problema enorme in una nazione con una fiscalità alta come l'Italia. In secondo luogo, la storia dei tanti programmi del governo centrale ci ricorda che gli enormi proventi del fisco vengono consumati in spese amministrative.

La burocrazia è dannatamente costosa. Soprattutto quando parliamo di portaerei o di Previdenza Sociale. Tempo fà ho preso parte alla conferenza dell'economista Jeffrey Burnham, il quale ha detto: ogni volta che la Previdenza Sociale ha avuto un surplus, i governi se lo sono mangiato tutto. Ecco un altro esempio del solito "magna magna" che caratterizza gli stati democratici: negli Stati Uniti, durante gli anni '80, c'era l'esigenza di bonificare discariche piene di rifiuti tossici. Il governo, attraverso la tassazione, raccolse centinaia di miliardi di dollari. Cosa è successo alle discariche? Poche sono state bonificate.

Perché?

La maggior parte del denaro è stato speso in costi amministrativi. Lo stato non deve aumentare le tasse ai ricchi, o al resto di noi. Dovrebbe tagliarle chiudendo interi reparti pubblici e vendendo i suoi beni. Lasciate che gli individui, tutti, portino a casa più dei loro soldi guadagnati duramente. Con la Previdenza Sociale ed altri programmi del welfare di fronte ad incredibili lacune di bilancio, è più importante che mai permettere alle persone di avere risparmi privati ​​e di fare investimenti. Intendo asset sotto il loro controllo, e non dipendenti da un programma statale che può cambiare i livelli di pagamento con un tratto di penna di un politico.

Lasciate che la gente non dipenda dal prossimo, o dai voti dei politici. Lasciate che le persone costruiscano le proprie attività e prendano il controllo delle loro vite attraverso un sistema meraviglioso — più proprietà privata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


The United States Debt Meltdown, And The Coming Dollar Collapse

Deep Politics Monitor - Mer, 23/04/2014 - 21:41
by Ken Jorgustin, Modern Survival Blog:  The United States government and the Federal Reserve must keep interest rates near zero – because if they don’t, there will be great difficulty in paying the interest on the debt they’ve accumulated, which could bring it all (the economy and our way of life) crashing down. There’s one problem though. The only way the United States can maintain their

Mary Poppins sulla Luna

Luogocomune.net - Mer, 23/04/2014 - 19:50


Molte immagini della NASA suggeriscono che gli astronauti abbiano utilizzato dei cavi d'acciaio per simulare la gravità lunare, e che quindi le riprese delle missioni Apollo in realtà siano state fatte sulla terra.

This Is How Empires Collapse

Deep Politics Monitor - Mer, 23/04/2014 - 17:47
By Charles Hugh Smith via Washington's Blog This is how empires collapse: one complicit participant at a time. Before an empire collapses, it first erodes from within. The collapse may appear sudden, but the processes of internal rot hollowed out the resilience, resolve, purpose and vitality of the empire long before its final implosion. What are these processes of internal rot? Here are

In occidente è aumentata la disuguaglianza economica sin dal 1897? Probabilmente no.

Freedonia - Mer, 23/04/2014 - 10:15
L'articolo di oggi è l'ennesima piccola perla da annoverare tra quelle che già North ci ha fornito nel corso degli anni. E' bene integrare questo articolo con quello pubblicato a novembre dello scorso anno: "Capitalismo clientelare e welfare state: culo e camicia." E' importante rileggerlo perché impariamo una lezione fondamentale sul vero obbiettivo del welfare state: non ha affatto cambiato la redistribuzione della ricchezza, ha solo cambiato chi raggiunge il vertice e con quali regole. Perché? Perché il principio di Pareto è ancora vero nonostante tutte le lagne dei benpensanti sulla tassazione e sulla spesa del governo. Se ai tempi di Pareto questo principio era vero perché guidato da un mercato pressoché privo di ostacoli che premiava coloro che meglio servivano i clienti, oggi è vero perché coloro al vertice sfruttano il potere dello stato per rimanerci e prosperare. La propaganda odierna per una redistribuzione più equa della ricchezza per mano di pistole e distintivi, non farà altro che sostituire i pezzi grossi al vertice. Loro vanno e vengono, quelle poltrone rimangono. La popolazione è mossa dall'invidia. E' accecata dall'invidia. Non riesce a vedere che l'ente a cui si rivolge per cercare più "equità," è lo stesso che la distrugge. Allo stato sta a cuore la propria clientela; la popolazione comune non ne fa parte.
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di Gary North


Molte persone hanno sentito parlare della legge 80/20. Questa è la famosa legge di Pareto.

Vilfredo Pareto era un economista italiano che insegnava in Svizzera nel tardo XIX secolo. In quello che rimane il più importante libro di economia mai tradotto inglese, pubblicato nel 1897, Pareto osservò che la distribuzione della ricchezza in ogni paese europeo esaminato era così ripartita: circa il 20% della popolazione possedeva circa l'80% del capitale del paese.

Questa distribuzione è anche applicabile in molti campi al di fuori della distribuzione del reddito e della distribuzione della ricchezza. Nessun economista o altro teorico sociale sa spiegare chiaramente perché esista questa distribuzione. E' uno dei motivi per cui gli economisti raramente ne discutono in dettaglio. Sembra di finire di fronte alla realtà statistica: la curva a campana. Ma è così universale, e lo è stata per tanto tempo, che chi la liquida come irrilevante probabilmente sta commettendo un errore.

Una delle critiche al capitalismo, sia di libero mercato del 1900 sia di quello odierno, è che crea enormi disuguaglianze della ricchezza. Ecco il problema: ci viene detto che stiamo vivendo in un'epoca di crescente disuguaglianza di ricchezza. Ma le statistiche lo confermano? C'è stato un cambiamento significativo?

Ecco l'esempio di un pezzo propagandistico che si basa su uno studio sulla disuguaglianza di ricchezza e che è del tutto ignaro di ciò che Pareto scoprì nel tardo XIX secolo. In un recente articolo sulla disuguaglianza di reddito, che è stato pubblicato dal quotidiano britannico di sinistra, The Guardian, veniamo a conoscenza di una relazione pubblicata da un'organizzazione di sinistra, Oxfam, la quale afferma:

Questa "cattura delle opportunità" da parte dei ricchi a scapito delle classi povere e medie, ha portato ad una situazione in cui il 70% della popolazione mondiale vive in paesi dove la disuguaglianza è aumentata sin dagli anni '80 e l'1% delle famiglie possiede il 46% della ricchezza globale -- quasi £70 bilioni.
Non ho alcun dubbio che qualcosa di simile a questa distribuzione sia vera. Ciò dimostra quanto segue: nel corso dell'ultimo secolo ci può essere stato un calo della disuguaglianza.

Lasciatemi spiegare le statistiche della curva di Pareto. Abbiamo ancora a che fare con la suddetta distribuzione 20-80. Quindi se il 20% della popolazione possiede l'80% della ricchezza, allora il 4% della popolazione (cioè il 20% del 20%) possiede il 64% della ricchezza (80% moltiplicato .8). Andiamo avanti. Ciò significa che lo .8% della popolazione (cioè il 4% del 20%) possiede circa il 51% della ricchezza (64% moltiplicato .8). La normale distribuzione di Pareto indica che l'1% della popolazione dovrebbe possedere all'incirca il 55% della ricchezza, non il 46%. Pertanto, il 46% indica una diminuzione della disuguaglianza.

La distribuzione di Pareto può cambiare un po' -- da nazione a nazione, di generazione in generazione -- ma non di molto.

Eppure Oxfam dice che c'è stato un aumento della disuguaglianza. Fa ricadere la colpa sulla diminuzione della tassazione progressiva sul reddito. C'è stato un calo del carico fiscale in Gran Bretagna e negli Stati Uniti negli anni '80, ma negli Stati Uniti le tasse sono ri-aumentate leggermente sotto Clinton. In generale, le aliquote sono state ridotte un po' nel corso degli ultimi tre decenni in Occidente. Eppure ci viene detto che la disuguaglianza economica è aumentata negli ultimi 30 anni.

Quello di cui abbiamo bisogno per valutare gli effetti del welfare state è una serie di studi sulla distribuzione del reddito, paese per paese, ad un intervallo di 20 anni ognuno. Capire se la distribuzione di Pareto sia cambiata, quando e per quanto tempo. Questi risultati devono essere comparati con il carico fiscale di ciascun periodo. C'è qualche correlazione? La mia ipotesi: no. Ma prima che i difensori della redistribuzione della ricchezza vengano presi sul serio, devono fornire la prova di tale correlazione. Siamo ancora in attesa. E' da un secolo che aspettiamo.

Nella relazione di Oxfam non vi è alcuna menzione di Pareto. Non c'è mai in questi pezzi propagandistici. Sarebbe troppo imbarazzante. Altrimenti dovrebbero fornire la prova che qualcosa è cambiato. Dovrebbero spiegare perché dopo un secolo di tassazione per il welfare state, la ricchezza è stata ridistribuita di poco (se non affatto).



85 PERSONE AL VERTICE

Il comunicato stampa si riferiva ad uno studio di Oxfam sulla disuguaglianza nell'economica mondiale. C'è scritto che 85 persone possiedono tanta ricchezza quanto quella di 3.5 miliardi di persone. Questo era il titolo del Guardian e di decine di altri giornali. Era un titolo forte. Lo studio lo trovate qui.

Domanda: è vero? Abbiamo bisogno di prove dettagliate -- più di quelle riportate nella relazione. Altra cosa necessaria: si tratta di un passaggio rispetto alle generazioni precedenti? Anche ciò ha bisogno di prove.

In secondo luogo, anche se fosse vero, queste 85 persone sono più produttive, attraverso investimenti di capitale, della metà più povera della popolazione mondiale? In altre parole, se queste 85 persone fossero diventate insegnanti in scuole superiori, e se nessuno le avesse sostituite da questa posizione, la metà della popolazione mondiale avrebbe il doppio della ricchezza che ha oggi? Se sì, dove sono le prove che la loro produttività/ricchezza sarebbe raddoppiata se queste 85 persone non fossero mai diventate ricche?

Queste 85 persone si sono arricchite rubando da 3.5 miliardi di altre persone? Se sì, dove sono le prove? Come hanno fatto queste 85 persone a confiscare metà della ricchezza di queste persone che vivono in nazioni del terzo mondo o in zone rurali della Cina e dell'India?

Poi c'è la questione del reddito non monetario. L'economista P. T. Bauer ci disse una generazione fa che le statistiche monetarie emesse dai governi sottovalutavano il reddito reale.

Se queste 85 persone si sono arricchite grazie all'attuale sistema di welfare, che è stato imposto nel secondo decennio del XX secolo, come hanno fatto? Come è stato possibile che nonostante il massiccio aumento della tassazione e della regolamentazione economica sin dal 1914, i ricchi abbiano mantenuto la loro ricchezza e addirittura l'abbiano aumentata rispetto ai poveri? In altre parole, che differenza ha fatto il moderno welfare state nella distribuzione del reddito? La risposta statisticamente corretta sembra essere questa: "Poca." La disuguaglianza di oggi è vicina a dove era nel 1897.

Oxfam passa poi a fare un appello divertente ed ingenuo ai super-ricchi, affinché abbandonino il proprio interesse personale. Oxfam li supplica di smettere di usare i paradisi fiscali per schermare la loro ricchezza dalla tassazione delle nazioni in cui vivono. Oxfam accusa i paradisi fiscali. Ma dove sono le prove di questa presunta relazione di causa-effetto? Non c'è nella relazione.



LA SETTIMANA DI DAVOS

Oxfam ha pubblicato la sua relazione ed il suo comunicato stampa nella settimana della riunione annuale dei super-ricchi a Davos, Svizzera. Oxfam chiede a coloro che sono riuniti al WEF di impegnarsi a fare quanto segue:

Sostenere la tassazione progressiva e non evadere le tasse;

Astenersi dall'utilizzare la propria ricchezza per cercare favori politici che indeboliscono la volontà democratica dei loro concittadini;

Rendere pubbliche tutte le partecipazioni in società e trust di cui sono i proprietari ed i beneficiari finali;

Sfidare i governi ad utilizzare le entrate fiscali per fornire assistenza sanitaria universale, istruzione e protezione sociale per i cittadini;

Richiedere un salario di sussistenza in tutte le aziende di loro proprietà o che controllano;

Sfidare gli altri membri dell'élite economica ad unirsi a loro in questi impegni.
Questo comunicato stampa è un ulteriore esempio di interventismo del welfare state, adottato in nome dell'aiuto ai poveri. Ma il welfare state ha ridotto la crescita economica, e quindi ha ridotto la ricchezza dei poveri. Viene richiesta più della stessa cosa. Tuttavia, la distribuzione del reddito non è cambiata molto sin dal 1897, nonostante la tassazione progressiva, i sistemi sanitari finanziati dal governo, i sistemi pensionistici finanziati dal governo e tutto il resto dell'interventismo del welfare state.



CONCLUSIONE

La disuguaglianza economica continuerà. L'unica domanda è questa: quanto grande sarà la torta economica complessiva? I ricchi otterranno la loro quota di ricchezza, il che significa che otterranno la distribuzione di Pareto. Chiunque dica che tutto ciò non è economicamente equo, deve dimostrare come sia possibile che in ogni società studiata ci sia qualcosa di simile. Certo, a livello mondiale questo non è cambiato molto, come rivela la relazione di Oxfam. Se questo non è giusto, allora perché i vari welfare state del mondo hanno prodotto praticamente la stessa distribuzione economica di quando non esistevano? Perché la stessa distribuzione di Pareto viene attaccata dalla sinistra, generazione dopo generazione, che ha visto approvate le sue politiche di tassazione progressiva e ha visto approvato il welfare state in ogni nazione occidentale? Perché questa distribuzione non è mai cambiata significativamente e permanentemente verso l'uguaglianza?

La sinistra non se lo chiede mai. La destra se non lo chiede mai. Ma io continuo a chiedermelo.

Quando vedete un appello per la politica dell'equità, dovete sapere che qualche gruppo politico organizzato sta puntando al vostro denaro in nome della tassazione dei ricchi. Ho scritto su questo argomento nel 1993, nel mio articolo "The Politics of Fair Share." Nulla è cambiato da allora.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La Moneta: IV Parte

Von Mises Italia - Mer, 23/04/2014 - 08:00

 Canali di trasmissione della moneta e politica monetaria

Il controllo della quantità di moneta, e in generale la politica monetaria, è realizzato dalla banca centrale attraverso diversi strumenti.

Per quanto riguarda la base monetaria, oggi il principale canale di creazione è costituito dai finanziamenti della banca centrale alle aziende di credito, che si trovano con scarsa liquidità. Sono le operazioni di mercato aperto, che assumono la forma di operazioni di rifinanziamento principali (pronti contro termine, trasferimento di fondi in cambio di titoli con restituzione entro 2 settimane) o di rifinanziamento a più lungo termine (a 3 mesi)[1].

Questo canale rappresenta l’espressione più importante della strategia di politica monetaria adottata dalle banche centrali, perché è attraverso il finanziamento della liquidità al sistema bancario che esse riescono a influenzare gli aggregati monetari e i tassi di interesse di mercato (infra)[2].

Un secondo canale di creazione è l’estero: se vi è un saldo attivo della bilancia dei pagamenti, gli operatori ricevono valuta estera, che viene convertita in moneta nazionale dalla banca centrale: dunque un surplus della bilancia dei pagamenti si traduce in un’iniezione di base monetaria. Viceversa, se la bilancia dei pagamenti è in disavanzo, si ha distruzione di base monetaria.

Un terzo canale può essere il Tesoro: se vi è un disavanzo pubblico, parte di esso può essere coperto con modalità che prevedono immissione nel sistema di base monetaria. Tali modalità sono tre: 1) acquisto di titoli pubblici da parte della Banca centrale; 2) il Tesoro ha un conto corrente di tesoreria presso la Banca centrale; al fine di assicurare liquidità al Tesoro per far fronte a sfasamenti temporali fra incassi e pagamenti, la banca centrale apre una linea di credito temporanea, effettuando pagamenti per conto del Tesoro; 3) emissione di monete metalliche (di piccolo taglio) da parte del Tesoro.

Nell’Unione monetaria europea tale canale non è più previsto, è stato chiuso nel 1994 per impedire che il finanziamento dei fabbisogni pubblici comprometta il conseguimento del fine della stabilità dei prezzi da parte della BCE.

Oltre alle operazioni di mercato aperto sopra esaminate (acquisto o vendita di attività, generalmente titoli pubblici), altri strumenti della politica monetaria sono: il tasso ufficiale di interesse (t. u. di riferimento repo, tasso di sconto)[3], la riserva obbligatoria[4], i controlli amministrativi (massimale sugli impieghi, vincolo di portafoglio; oggi desueti), la moral suasion.

La banca centrale può influenzare anche alcune variabili che nella catena causale sono vicine agli strumenti; tali variabili non vengono definite strumenti ma obiettivi operativi. Ad esempio, le summenzionate operazioni di mercato aperto, che a partire dagli anni Ottanta del Novecento sono diventate lo strumento principale per regolare la liquidità, sono funzionali ad influenzare il tasso di interesse di mercato[5], che oggi è diventato lo strumento (meglio, l’obiettivo intermedio) fondamentale, a discapito della base monetaria. Le banche centrali cioè modificano la base monetaria nella componente delle riserve delle banche, ma in funzione della fissazione del tasso di interesse.

Tali strumenti, come detto, sono funzionali al controllo della quantità di moneta; che può essere considerato un obiettivo intermedio[6] rispetto agli obiettivi finali. L’obiettivo finale che oggi le banche centrali dichiarano come primario è la stabilità dei prezzi (misurata dal tasso di inflazione; inflation targeting. Ad esempio, la BCE ha stabilito che l’indice dei prezzi al consumo deve essere inferiore al 2% annuo). In passato era frequente anche l’obiettivo della crescita dell’output (tasso di incremento del Pil), con l’obiettivo connesso della piena occupazione.[7]

In conclusione, quando la Banca centrale vuole aumentare la quantità di moneta in circolazione, dunque praticare una politica monetaria espansiva, può: attraverso le operazioni di mercato aperto, acquistare titoli; o ridurre il tasso ufficiale di interesse (che, come visto, si trasmette agli altri tassi, aumentando la domanda di moneta e l’offerta di credito da parte delle banche); o diminuire il coefficiente di riserva obbligatoria. La quantità di moneta, grazie al meccanismo esaminato, è un multiplo della cifra trasferita. Se viceversa la banca centrale intende attuare una politica monetaria restrittiva, effettuerà operazioni di segno opposto.

Relativamente alla politica monetaria della Banca centrale, molto vivace è stato il dibattito “discrezionalità” verso “regole”.

Nell’attuale sistema a riserva frazionaria l’offerta di moneta ha una volatilità molto maggiore, in quanto l’effetto moltiplicativo fa schizzare vero l’alto la quantità complessiva in seguito ad una modifica dei comportamenti di segno espansivo (stampa di carta moneta, riduzione delle riserve, aumento dei depositi da parte del pubblico) ma fa anche contrarre drasticamente la quantità in seguito a comportamenti di segno opposto[8].

Domanda di moneta

La domanda di moneta è domanda per detenere contanti, nel proprio portafoglio, in casa o in banca. Anche le quantità domandate di moneta, come i beni, dipendono dalle scale di valori degli individui, e dunque anche alla moneta si applica la teoria dell’utilità marginale[9]. La gente domanda moneta per i servigi che essa offre, in particolare perché consente di cederla in futuro contro i beni desiderati (mezzo di scambio). Ogni individuo, sulla base dei propri giudizi, determina l’ammontare di cassa che ritiene appropriato: in particolare, è l’utilità marginale dell’unità monetaria (euro, dollaro o oncia d’oro) a determinare l’intensità della domanda.

Per “domanda di moneta” si intendono le quantità di moneta ottenute dai soggetti in cambio dei beni o servizi ceduti più la moneta trattenuta in contanti.

Dunque, sul piano formale, la moneta viene domandata per due motivi, e dunque è costituita da due componenti:

1) domanda di moneta da scambio (exchange), derivante dal fatto che chiunque venda beni o servizi (compreso il lavoro) ottiene in cambio moneta. Legge (e rappresentazione grafica): al ridursi del valore di scambio della moneta aumenta la domanda di moneta da transazioni, e viceversa. Infatti, essendo aumentati i prezzi dei beni, ciascuno riceve maggiori unità monetarie in cambio (della stessa quantità) dei beni ceduti. Viceversa, se si riducono i prezzi, si riceve un numero di unità monetarie inferiore.

La variabile indipendente è il valore di scambio (prezzo) perchè è esso che determina l’utilità soggettiva della moneta, in quanto la moneta serve come mezzo di scambio, non per il consumo diretto, e quindi l’utilità che se ne trae è principalmente legata alla possibilità di cederla in cambio di beni.

La curva è fortemente anelastica, dunque la pendenza è molto elevata: ciò perché è anelastica la curva di offerta del venditore del bene, in quanto il suo interesse primario è cedere il bene per conseguire un reddito (solo in caso di speculazione non vi è l’esigenza di cedere rapidamente il bene); di conseguenza è anelastica anche la curva di domanda di moneta ottenuta in cambio del bene.

2) domanda di moneta per riserva (reservation), che deriva dal desiderio di trattenere presso di sé la moneta precedentemente ottenuta. Si trattiene moneta perché si attende il momento propizio per effettuare uno scambio, dunque la moneta trattenuta per riserva continua a mantenere la sua funzione di mezzo di scambio, l’unico aspetto è che gli scambi sono futuri. Questa detenzione di contanti è sempre determinata dall’utilità marginale della moneta: trattenere una data quantità di moneta in un dato momento può apportare maggiore utilità dell’acquisto di beni; perché vige l’incertezza e gli individui non sanno con precisione tutte le spese future e il momento preciso in cui le effettueranno; ad esempio, vi possono essere acquisti imprevisti: si può guastare la macchina o è necessario acquistare delle medicine, oppure i prezzi futuri potrebbero ridursi. Questo secondo tipo è una domanda post-income, cioè che eventualmente si manifesta dopo che un individuo ha guadagnato il proprio reddito monetario; egli infatti può spenderlo (in beni di consumo o di investimento) oppure aggiungerlo alla propria disponibilità di contanti (cash balance); in questo secondo caso aumenta la domanda per riserva. Legge (e rappresentazione grafica): al ridursi del potere d’acquisto della moneta (il suo valore di scambio) aumenta la domanda di moneta per riserva, e viceversa. Infatti, un potere d’acquisto più basso significa che i prezzi dei beni sono aumentati (le disponibilità di contanti valgono meno in termini reali), dunque le persone hanno bisogno di maggiori quantità di moneta per effettuare gli eventuali acquisti [inoltre i più alti prezzi dei beni scoraggiano gli acquisti]; quindi, aumenta la quantità di moneta detenuta in contanti. Viceversa, un aumento del potere d’acquisto della moneta, cioè prezzi più bassi, fa sì che le persone detengano più moneta di quella necessaria per i precedenti acquisti di beni o cautelativa; allora aumentano le spese per l’acquisto di beni (di consumo o di investimento) e la moneta detenuta si riduce.

I servizi che la moneta rende sono condizionati dal suo potere d’acquisto. Ciascuno desidera avere in cassa non un numero definito di monete ma il corrispettivo di un definito ammontare di potere d’acquisto.

Questa è solo una classificazione formale, che non va confusa con i fattori che influenzano le variazioni della domanda di moneta. Questi sono tanti: valutazioni di utilità immediata, motivi speculativi, frequenza dei pagamenti[10], comportamenti che consentono di economizzare la moneta (es. le compensazioni[11]), le aspettative relative ai prezzi futuri (chi ritiene che i prezzi dei beni a cui è interessato saliranno, ne compra di più oggi, e dunque riduce il suo contante; chi crede che i prezzi cadranno restringe i suoi acquisti e accresce il contante[12]). Dunque i fattori non possono essere rigidamente ridotti a due determinanti considerate come due entità indipendenti, come ad esempio fa il pensiero keynesiano, che suddivide in  1) domanda di moneta per transazioni e 2) domanda di moneta speculativa; ciascuna delle quali è determinata da un’unica variabile, rispettivamente il livello del reddito e la “preferenza per la liquidità”.

Comunque, entrambe le componenti (formali) della domanda di moneta reagiscono allo stesso modo rispetto al valore di scambio; quindi, considerando la domanda di moneta complessiva, la legge è la medesima: al ridursi del valore di scambio della moneta aumenta la domanda di moneta, e viceversa[13].

In genere il termine “tesoreggiamento” (hoarding) ha una connotazione negativa, come se si trattasse di un comportamento vizioso e antisociale: esso non è altro che un aumento della domanda di moneta, e non v’è niente di male in ciò, vuol dire che alcuni individui ricavano maggiore utilità dal detenere moneta (tacendo qui della questione etica inerente il diritto di libertà di ciascun individuo a compiere tale azione economica). È vero che la moneta serve per gli scambi, ma non solo per quelli presenti, anche per quelli futuri; dunque se un individuo si sente più sicuro rispetto alle incertezze del futuro (o perché vuole speculare sui cambiamenti del valore di scambio della moneta) trattenendo moneta, non vi è danno per la società. Tra l’altro, un aumento della domanda di moneta, a parità di offerta, determina un aumento del potere d’acquisto della moneta (infra), esito a parole auspicato da economisti e politici, anche se tradito nella pratica dalle politiche monetarie prevalenti. “Detesoreggiamento” (dishoarding) è l’opposto.

Non è vero che la domanda di moneta è illimitata: si confonde il desiderio di essere ricchi con le esigenze di cassa. Se affluisce nelle mani di un individuo nuova moneta, egli non la tesaurizzerà indefinitamente: parte sarà spesa o per il consumo o per investimenti; nessuno trattiene moneta più di quanta gliene occorre per i bisogni di cassa. E in ogni caso, poiché la moneta viene acquisita in cambio di beni, la quantità di moneta che un individuo può ricevere è limitata dalla quantità di beni che può dare in cambio.

Di Piero Vernaglione Tratto da Rothbardiana Link alla III parte Link alla V Parte [attivo dalla settimana prossima, NdR]

[1] Le banche private fanno fronte ad esigenze immediate di liquidità anche sul mercato interbancario overnight, rappresentato da prestiti fra banche con rientro nella giornata lavorativa successiva.

[2] Quando la Banca centrale acquista asset da una banca, in genere accredita la somma sul conto che la banca tiene presso la Banca centrale medesima. Dunque non stampa e presta moneta fisica (cash), ma opera una modifica elettronica a livello contabile. Tale circostanza non modifica la natura dell’operazione, cioè la creazione di moneta dal nulla, perché la banca commerciale ha ora una maggiore disponibilità per i prestiti ai clienti, fatta salva la quota di riserva.

[3] È il tasso sulle operazioni di rifinanziamento alle banche pronti contro termine viste sopra (operazioni di mercato aperto). Nell’Eurosistema a partire dal 1° gennaio 1999 sostituisce il Tasso Ufficiale di Sconto, gestito dalla Banca d’Italia. Dal 2000 il tasso sulle operazioni di rifinanziamento non è più fisso (come era il repo) ma variabile con sistema di asta: la Bce fissa un tasso minimo di offerta (che assume il ruolo di indicatore del precedente tasso fisso), successivamente gli operatori specificano gli importi desiderati e i tassi proposti; l’interazione fra offerta e domanda di fondi dà luogo a un tasso di aggiudicazione medio. Dall’inizio dell’Unione monetaria tale tasso ha oscillato fra il 2% e il 4%. Negli Stati Uniti la Federal Reserve, oltre al tasso di sconto, manovra anche il tasso sui Fed Funds, che è il tasso interbancario overnight, dunque a brevissimo termine.

[4] Nell’Eurosistema l’aliquota di riserva è stata pari al 2% fino al dicembre 2011, quando è stata ridotta all’1%. La riserva va detenuta presso la Banca centrale dello Stato di insediamento. Negli Stati Uniti la quota di riserva è del 10%.

[5] Tassi di interesse di mercato monetario sono ad esempio il tasso interbancario overnight , i tassi interbancari Euribor e Libor, i tassi sugli spostamenti di fondi con scadenza entro i 12 mesi. Il tasso di interesse ufficiale (pronti contro termine) della banca centrale influenza il tasso di interesse overnight; quest’ultimo a sua volta è per le banche il tasso di riferimento nel fissare il tasso di interesse sui depositi (più basso, mark down) e sui prestiti (più alto, mark up); infine si trasmette anche al tasso di interesse sui titoli di stato a breve termine. Il tasso di interesse a lungo termine dipende in via principale dalle scelte di risparmio e investimento dei privati, in particolare dalla preferenza temporale. Le variazioni artificiali dei tassi indotte dalle banche centrali inviano agli investitori segnali errati, che per gli Austriaci sono la causa delle oscillazioni cicliche.

[6] Essendo le economie aperte agli scambi con l’estero, può assumere rilevanza il tasso di cambio. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta del Novecento molte banche centrali hanno adottato come obiettivo intermedio l’ancoraggio del tasso di cambio del proprio paese alla valuta di paesi “forti”, cioè di grandi dimensioni e con prezzi stabili. L’Italia negli anni Ottanta adottò tale politica relativamente al marco.

[7] Schematizzando il tutto: STRUMENTI: finanziamenti della banca centrale, tasso ufficiale di interesse, riserva obbligatoria. OBIETTIVI OPERATIVI o INTERMEDI: tassi di interesse di mercato (interbancario overnight, Euribor, Libor, fondi entro 12 mesi), quantità di moneta. OBIETTIVI FINALI: stabilità dei prezzi, crescita del pil.

[8] Relativamente alle determinanti dello stock complessivo di moneta, si possono individuare due approcci: gli autori classici e monetaristi ritengono che la quantità di moneta sia in sostanza controllabile, e controllata, dalla Banca centrale. I postkeynesiani invece sottolineano il carattere endogeno della moneta, in quanto determinata dai comportamenti autonomi del pubblico (variazioni nella detenzione di circolante o depositi) e delle banche (variazioni delle riserve libere); tali comportamenti sarebbero in ultima istanza orientati dai “bisogni del commercio”. Per Kaldor l’offerta di moneta è endogena soprattutto perché la banca centrale non può rifiutare lo sconto di titoli primari che le vengono presentati, altrimenti alcune banche rischierebbero l’insolvenza per carenza di liquidità; sul piano empirico l’adeguamento dell’offerta di moneta alla domanda sarebbe dimostrato dal fatto che sia la Fed (1980-82) sia la banca centrale britannica (1979-82) non sono riuscite a mantenere il tasso di crescita entro gli obiettivi prefissati: ad esempio, in Gran Bretagna nel 1981 M3 crebbe del 22% contro un obiettivo del 6-10%.

[9] Questo importante contributo fu offerto da Mises in Teoria della moneta e del credito del 1912. In questo modo la teoria della moneta non rimaneva più separata dalla teoria economica generale basata sull’utilità e sull’azione individuale; la teoria monetaria non restava isolata in un contesto macro erroneo fatto di “velocità di circolazione”, “livelli dei prezzi” ed “equazioni dello scambio”. La separazione fra analisi micro e analisi macro, introdotta da Ricardo, viene ricomposta. Come si vedrà fra breve, una conseguenza è che un aumento della quantità di moneta non determina meccanicamente un incremento proporzionale di tutti i prezzi (e di un inesistente ‘livello dei prezzi’): il potere d’acquisto della moneta si riduce, ma non è detto che ciò avvenga nella stessa percentuale, perché bisogna vedere cosa avviene alla domanda di moneta, cioè cosa succede all’utilità marginale della moneta. Influenzando le utilità relative, l’aumento di offerta di moneta cambia i prezzi e i redditi relativi.

[10] La frequenza con cui si riceve il reddito (in cambio dei beni e/o dei servizi ceduti) condiziona la domanda di moneta. Ad esempio, se Smith e Jones ricevono entrambi € 1000 al mese, ma Smith li riceve mensilmente, mentre Jones riceve € 250 a settimana, allora la detenzione media di moneta di Smith sarà più alta di quella di Jones; in particolare, quella di Smith sarà pari a € 500, mentre quella di Jones sarà pari a € 125, un quarto. Infatti, ipotizziamo che entrambi equiripartiscano giornalmente la spesa: Smith spenderà circa € 33 al giorno (€1000 : 30), Jones circa € 35 al giorno (€250 : 7). Smith il primo giorno del mese disporrà di € 1000; il secondo giorno di € 967, il terzo € 934 ecc. fino ad arrivare al trentesimo giorno con € 0. Dividendo la somma di questi valori per 30 si ottiene la detenzione media da parte di Smith, che è appunto pari a € 500. Jones invece il primo giorno dispone di € 250, il secondo di € 215, il terzo € 180 ecc. e il settimo giorno € 0: la media è pari a € 125. Dunque, quanto minore è la frequenza dei pagamenti ricevuti, tanto maggiore è la domanda di moneta; e viceversa. Tuttavia, nella realtà, la frequenza dei pagamenti non muta spesso nel tempo, dunque cambiamenti nella domanda di moneta (e per conseguenza nei prezzi) causati da tale fattore sono trascurabili.

[11] Se Rossi deve a Bianchi €100, Bianchi deve a Verdi € 100 e Verdi deve a Rossi € 100, non c’è bisogno che tutti e tre domandino moneta per saldare il debito, perché possono compensare. Compensando, la domanda di moneta passa da € 300 a zero.

[12] Dunque le aspettative accelerano la caduta (nel primo caso) e l’aumento (nel secondo) dei prezzi. In un certo senso il mercato sconta la riduzione o l’aumento dei prezzi, e fa verificare la variazione temporalmente prima. Le aspettative sono basate sugli eventi del recente passato, non sono forze indipendenti, non nascono dal nulla e non cambiano in maniera arbitraria e improvvisa, dunque non possono essere la causa prima delle variazioni dei prezzi. La causa prima è la variazione della quantità di moneta decisa dalle autorità monetarie, a cui le aspettative reagiscono.

[13] Per evidenziare le differenze fra pensiero mainstream e teoria Austriaca, si illustra di seguito una versione della teoria della domanda di moneta più vicina a quella presentata dalla letteratura economica contemporanea.

La domanda di moneta (M1) dipende innanzi tutto dalle transazioni, che possono essere espresse dal reddito (Pil) o dalla spesa per consumi (C). La relazione è positiva. Gli individui trattengono moneta per le spese da effettuare. Tuttavia la detenzione di moneta fa perdere il reddito da interessi che potrebbe essere conseguito se si investisse in titoli. Se il tasso di interesse aumenta gli individui sono indotti a ridurre la quantità di moneta detenuta, per acquistare titoli. In pratica, all’aumentare del tasso di interesse si riduce l’intervallo di tempo fra un prelievo e l’altro, e quindi si riduce la detenzione di moneta. Dunque il secondo fattore che condiziona la domanda di moneta è il tasso di interesse. La correlazione è negativa.

Se la sincronizzazione fra incassi (cessione di titoli contro moneta) e pagamenti fosse perfetta non ci sarebbe bisogno di detenere moneta e la domanda di moneta sarebbe pari a zero; ma ciò è impossibile, c’è un limite alla conversione continua di moneta in titoli e viceversa. Infatti nel fare ciò si devono sopportare dei costi di transazione, costituiti dal tempo che si perde e dalla scomodità nella conversione, dallo spreco di energie nella pianificazione finanziaria ecc. All’aumentare dei costi di transazione aumenta la domanda di moneta, al ridursi dei costi si riduce. La correlazione è positiva.

Md = l (Y, r, g)

             +  -  +

dove g è il costo di ogni operazione (valore monetario che l’individuo attribuisce al tempo perso e alla scomodità necessari per effettuare la transazione).

La funzione aggregata è data dalla somma delle domande di moneta dei singoli individui.

L’equazione è espressa in termini nominali. Se la domanda di moneta è espressa in termini reali, bisogna aggiungere il livello dei prezzi  P come fattore che condiziona la domanda di moneta. In genere la correlazione è positiva.

Per quanto riguarda le diverse teorie della domanda di moneta, per i classici e i neoclassici la ragione fondamentale che induce i soggetti a detenere moneta è racchiusa nella sua funzione di mezzo di pagamento, consiste cioè nella mancanza di sincronia tra incassi e pagamenti. Nella formulazione di Fisher, l’ammontare di moneta detenuta dipende dal numero delle transazioni e dal loro valore unitario, cioè dai prezzi; nonché dalla velocità di circolazione della moneta, condizionata da aspetti istituzionali (la teoria della domanda di moneta deriva dalla teoria quantitativa  nella forma MV=PT , infra).

Marshall e gli economisti di Cambridge portano l’attenzione sulle ragioni individuali di detenere moneta più che sui fattori istituzionali; la moneta fornisce una pluralità di servizi; nell’equazione di Cambridge M = kPy (dove k è l’inverso della velocità di circolazione e y il reddito in termini reali) la proporzione del reddito detenuta in forma monetaria è la risultante delle valutazioni individuali.

Keynes individua, oltre ai moventi transattivo e precauzionale, un movente speculativo nella detenzione di scorte monetarie: la diversità di opinioni circa il livello futuro del tasso di interesse induce i soggetti a speculare. Se il tasso di interesse è alto (rispetto al tasso ritenuto “normale”) gli operatori esprimeranno una bassa domanda di moneta, in quanto è conveniente acquistare titoli, in modo da conseguire guadagni in conto capitale quando in futuro l’interesse si ridurrà; e viceversa. Dunque la domanda di moneta per motivi speculativi è correlata negativamente con il tasso di interesse. Keynes enfatizza la funzione di riserva di valore della moneta: se gli operatori sono pessimisti circa il futuro, deterranno il risparmio in forma di moneta, dunque esso non si tradurrà in investimento (domanda di moneta potenzialmente infinita – trappola della liquidità); in tal modo Keynes cerca di dimostrare l’impossibilità di uscire endogenamente da una depressione.

Nell’approccio di portafoglio proposto da Tobin (1958) i soggetti, a differenza dell’ipotesi di Keynes, sono incerti sui livelli futuri del tasso di interesse. I portafogli degli individui sono determinati dal rendimento (relazione inversa con la domanda di moneta) e dal rischio delle attività, e dipendono dall’avversione o dalla propensione al rischio dei diversi individui. In genere però i soggetti deterranno un portafoglio diversificato, parte in moneta e parte in titoli, e non “o tutto titoli o tutto moneta” come nell’ipotesi keynesiana.

Per M. Friedman la moneta è un unicum difficilmente sostituibile con altri strumenti finanziari. La domanda di moneta (che non è altro che uno dei tanti modi di detenere ricchezza) dipende dalla ricchezza (materiale e umana) complessiva, espressa in termini di reddito permanente; dai rendimenti delle attività alternative alla moneta (azioni, obbligazioni, beni reali); dai gusti del pubblico. Per Friedman le verifiche empiriche dimostrano che l’influenza dei tassi di interesse sulla domanda di moneta è trascurabile;  la variabile chiave è il reddito permanente (in termini nominali; in ogni caso la domanda di moneta è omogenea di primo grado rispetto ai prezzi, cresce nella stessa misura del livello dei prezzi): la domanda di moneta è una frazione stabile di esso M = k · Yp, dove k è l’inverso della velocità di circolazione della moneta. Le determinanti della domanda di moneta consentono a Friedman di trarre conclusioni sul meccanismo di trasmissione contrarie a quelle di Keynes: scompare la domanda  di moneta speculativa, con le sue oscillazioni, e dunque viene  meno  l’elemento attraverso cui si manifesta la crisi e la depressione. Aumenti dell’offerta di moneta danno luogo ad aumenti nella domanda di beni reali.

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Spronare il bust

Freedonia - Mar, 22/04/2014 - 10:12




di Thorsten Polleit


La Causa Principale della Crisi è il Sistema Creditizio

I dati economici suggeriscono che le grandi economie di tutto il mondo – Stati Uniti, Europa e Giappone – stiano uscendo dalle crisi finanziarie. La produzione è in aumento, lo "stress" del mercato finanziario è diminuito ai livelli pre-crisi, gli spread creditizi sono in calo e, forse più importante, i prezzi delle azioni continuano a salire.

Tuttavia, questi sviluppi ci suggeriscono davvero che è in corso una sana ripresa economica? In realtà, dovremmo prendere per buona questa storia della ripresa? Per rispondere a questa domanda occorre una solida teoria economica. Perché non si può dare un senso ad un qualsiasi dato senza impiegare una teoria; un'interpretazione dei dati senza una teoria è semplicemente impossibile.

La scuola austriaca d'economia, come prescrisse Ludwig von Mises (1881-1973), fornisce una teoria economicamente solida. Si basa sulla logica dell'azione umana, un asioma inconfutabilmente vero. Mises definì prasseologia la sua ricostruzione dell'economia lungo le linee della logica dell'azione umana. C'è molto da imparare, soprattutto in vista degli attuali sviluppi economici in tutto il mondo.

Un'analisi prasseologica rivela che la causa principale della recente crisi finanziaria ed economica può essere ritrovata nel sistema monetario creditizio, o denaro fiat. In un tale sistema monetario, le banche commerciali, con l'aiuto delle banche centrali, continuano ad espandere lo stock di moneta attraverso l'estensione del credito, il quale non è sostenuto da risparmi reali. E' esattamente qui che risiede il problema.

La creazione di nuovo denaro fiat attraverso l'espansione del credito bancario, sopprime artificialmente i tassi di interesse. Questo, a sua volta, mette in moto un boom artificiale. Tuttavia, prima o poi il boom deve giungere al termine: è un esito inevitabile del sistema monetario creditizio che il boom prima o poi si traduca in un bust.



Ama il Boom, Ingiuria il Bust

È un dato di fatto, però, che la gente ami il boom. Sembra portare prosperità. Aumenta i profitti delle imprese, porta nuove opportunità di lavoro, crea redditi più elevati ed aumenta i prezzi degli asset (come ad esempio le azioni ed i prezzi degli immobili). Il boom fa sentire bene imprenditori, lavoratori e politici.

Vale l'opposto con il bust. Fa sentire male le persone, in quanto è in genere un'esperienza piuttosto deludente. Riporta le persone coi piedi per terra. Rivela gli investimenti improduttivi delle imprese, causa perdite aziendali, riduce l'occupazione e il reddito, e semina terrore tra coloro che detengono asset. I governi finiscono sotto pressione poiché le entrate fiscali iniziano a diminuire.

Quello di cui spesso la gente non si rende conto, tuttavia, è che il boom stesso rappresenta il periodo in cui si generano i problemi: è durante il boom che le risorse scarse vengono sprecate, con conseguente emersione di investimenti improduttivi. Ed è il bust che li corregge e riporta l'economia verso l'equilibrio.

In questo contesto possiamo capire che cosa rappresenta l'attuale ripresa economica: nella migliore delle ipotesi mette in moto un'altra ripresa artificiale, un boom, alimentato da tassi di interesse artificialmente soppressi e da un aumento dello stock di moneta fiat.

La struttura produttiva e occupazionale che si forma in questo ambiente di tassi di interesse artificialmente soppressi ed interferenze di mercato da parte del governo, puo' essere sostenuta solo se i tassi di interesse vengono ridotti a livelli sempre più bassi. Questo, a sua volta, genera una dinamica disastrosa.



Boom e Bust come Conseguenza del Denaro Fiat

Suddetta dinamica disastrosa conduce alla ricomparsa del ciclo boom/bust. Fu Mises, nel suo Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel del 1912, che scoprì le conseguenze delle ripetute iniezioni di denaro creato attraverso l'espansione del credito:

Il movimento ondulatorio che interessa il sistema economico, il ripetersi di periodi di boom che sono seguiti da periodi di depressione, è il risultato inevitabile dei tentativi, ripetuti più e più volte, di abbassare il tasso di interesse lordo mediante l'espansione del credito.
Nel tentativo di sfuggire al malessere causato dall'espansione della moneta fiat, la gente finisce per sostenere la stessa politica a dosi maggiori: è d'accordo, e addirittura richiede, una politica monetaria più allentata, destinata a superare gli attuali ostacoli economici (e politici).

Mentre non ci dovrebbero essere dubbi sugli esiti di queste azioni, resta ancora una grande incertezza: non si può dire nulla in anticipo sui tempi del boom e del bust.

Lo scoppio della prossima crisi dipenderà da condizioni particolari che non possono essere previste in anticipo su una base scientifica. La tempistica del bust non può essere calcolata con una formula. Tale calcolo è al di là della scienza economica .

Tuttavia, la scuola austriaca offre ad imprenditori ed investitori preziose conoscenze che altre teorie non possono offrire: fintanto che il sistema monetario fiat rimane al suo posto, le economie ed i mercati finanziari rimarranno afflitti da cicli boom/bust ricorrenti.

Per di più, la teoria austriaca fornisce l'intuizione preziosa secondo cui il sistema monetario fiat, ad un certo punto, raggiungerà il suo limite: la politica di creare boom artificiali non può andare avanti per sempre. Mises lo disse in poche parole:

"Non vi è alcun mezzo per evitare il collasso finale di un boom causato dall'espansione del credito. L'alternativa è se la crisi debba arrivare prima come risultato di un abbandono volontario di un'ulteriore espansione del credito, o successivamente, come catastrofe totale del sistema valutario."

In questo senso la ripresa congiunturale in atto, fortemente alimentata dalle politiche delle banche centrali che hanno tenuto artificilmente bassi i tassi di interesse, sta gettando i semi del prossimo bust – che potrebbe tradursi in un malessere superiore a quello osservato nel 2008 e nel 2009.

Una cosa è certa: le banche centrali continuano a lavorare con successo verso il rafforzamento della prossimo bust.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Commenti liberi

Luogocomune.net - Dom, 20/04/2014 - 20:30
Commenti e segnalazioni degli utenti sulle notizie più recenti.

(In serata verrà pubblicato il video "Mary Poppins sulla Luna")

PAPER CURRENCIES FACE ULTIMATE COLLAPSE- LOSS OF CONFIDENCE IN THE DOLLAR COULD PROPEL SILVER TO $75

Deep Politics Monitor - Sab, 19/04/2014 - 19:33
by The Doc via maxkeiser.com Podcast: Play in new window | Download London expert Alasdair Macleod returns to the SD Weekly Metals & Markets with his brilliant PM analysis, including: Chinese 2013 gold demand 7,603 tons- More than DOUBLE Global Supply & mainstream estimates! Macleod states that China’s total gold reserves (public & private) may be between 10 and 25,000 tons of gold!

Il Cristo storico

Luogocomune.net - Sab, 19/04/2014 - 01:00
Per “Cristo storico” si intende la intricata disputa fra teologi, esegeti, archeologi, studiosi laici e credenti, che dura ormai da oltre un secolo, sulla effettiva esistenza del personaggio di Gesù Cristo.

In altre parole, molti nel corso del tempo si sono domandati, e continuano a domandarsi, “ma Gesù è esistito davvero, o è soltanto una bella fantasia”?

Diciamo subito che non vi sono prove assolute nè in un senso nè nell’altro. Vi è però una sufficiente quantità di riscontri documentali - fra cui primeggiano ovviamente i Vangeli - per affermare almeno che un certo predicatore di nome “Joshua” abbia calcato il suolo della Palestina in quel periodo storico. Il vero problema, casomai, è stabilire quali episodi a lui attribuiti siano veri e quali eventualmente no.

Nel cercare di ricomporre questo complicato puzzle, infatti, subentrano continuamente possibilità di una lettura allegorica, che spesso “sdoppiano” il personaggio di Gesù in una versione prettamente umana, ed un suo possibile duplicato “simbolico”, con valenze anche divine.

In altre parole, il Gesù che predicava alle genti nelle piazze è lo stesso Gesù che faceva i miracoli e camminava sull’acqua? O forse quello “miracoloso” è uno strato aggiuntivo, sovrapposto alla figura del normale predicatore per aumentarne la credibilità presso i suoi contemporanei? Oppure ancora, i “miracoli” erano veri miracoli - nel senso che trasgredivano le leggi della natura - o erano solo rappresentazioni metaforiche di banali eventi quotidiani? (Ad esempio, nella comunità degli Esseni il sacerdote che praticava i battesimi raggiungeva il centro della pozza d’acqua camminando su una sottile plancia di legno, e visto da lontano sembrava che camminasse sull’acqua. Era infatti definito, all’interno della comunità, “colui che cammina sull’acqua”. Se Cristo fosse stato – come molti sostengono – un sacerdote esseno, faceva dei veri miracoli, o era semplicemente uno a cui non piaceva bagnarsi i piedi?)

Ma il vero problema, che rende difficile una qualunque ricostruzione storica, sta nel fatto che la stessa fonte dei Vangeli sia “inaffidabile” per sua natura. Contrariamente a quanto molti credono, infatti, i Vangeli “degli apostoli” non furono scritti direttamente da Marco, Matteo Luca e Giovanni, ....

Riesumare vecchie sciocchezze

Freedonia - Ven, 18/04/2014 - 10:04




di Francesco Simoncelli


«Incolpare l'avidità per la crisi finanziaria, è come incolpare la gravità per un incidente aereo.» ~ Lawrence White


L'ultimo marmittone di cui ci occuperemo, il terzo in ordine cronologico dopo gli MMTers e Keynes, risponde al nome di Karl Marx. Nell'articolo di oggi andremo a dissezionare un pezzo che di recente è uscito sulla rivista musicale Rolling Stones e ha fatto molto scalpore. Soprattutto perché si pensava che certe sciocchezze fossero ormai morte e sepolte, invece tocca rimboccarsi le maniche, prendere una pala e sotterarle ancora una volta. Il nome del pezzo è alquanto bizzarro: Marx Was Right: Five Surprising Ways Karl Marx Predicted 2014. Di sorprendente c'è solo la cecità dell'autore nel riassumere una serie di punti presenti nel pensiero marxiano ed incollarli a dei riferimenti odierni; il risultato lascia sbigottiti per la superficialità con cui sono trattati certi temi. A questo giro, purtroppo, di divertente ci sarà ben poco ma solo molto materiale per cui rilasciare una cascata di lacrime.

Il miglior punto di partenza è questo articolo di Richard Heilbroner apparso sul New Yorker il 10 settembre del 1990: After Communism. Dopo aver passato una vita a decantare le lodi dei sistemi socialisti a pianificazione centrale, a sostenere la superiorità di un'economia di controllo e a profetizzarne un futuro di successo, fu costretto a sottoscrivere quello che un economista tedesco aveva detto circa 70 anni prima: "Mises aveva ragione." Il presunto successo di un'economia socialista aveva aperto le porte a carriere accademiche, aveva assegnato premi Nobel, aveva gettato discredito su coloro che osavano affermare il contrario. Un'altra giornalista, Judy Shelton, nel 1987 avvertì di un imminente crollo dell'Unione Sovietica: venne ignorata.

Il mondo accademico accolse garbatamente la sua opinione e la accompagnò alla porta. A puntare il dito verso l'uscio fu Paul Samuelson, il quale scrisse in uno dei suoi libri sull'URSS: "Contrariamente a quello che dicono molti scettici, l'economia sovietica è la prova che [...] un'economia socialista può funzionare e perfino prosperare." Poi, due anni dopo l'allarme della Shelton, il crollo del muro di Berlino rappresentò la fine dell'esperimento socialista e tutta la propaganda che per 72 anni si portò dietro.

Da quell'anno in poi tutti quegli economisti che si sarebbero professati marxisti sarebbero stati accolti con risa e scherni: erano ormai degli zimbelli. Non ne rimangono molti in giro. La vergogna ha preso il sopravvento. Salvo sporadiche apparizioni, come quella su Rolling Stones, le teorie marxiste sono morte e sepolte. La loro riesumazione non ha gli effetti sperati: riguadagnare la dignità perduta. Questi tentativi falliscono prima ancora di vedere la luce.



L'ORDINE CAPITALISTICO E IL DISORDINE SOCIALISTA

L'articolo di Rolling Stones parte in quarta sostenendo che, nell'ottica marxiana, esistono cinque punti fondamentali attraverso i quali Marx è riuscito a predire con successo gli esiti che ci hanno condotto allo sfacelo di oggi. Lasciatemi dire subito una cosa: l'autore tralascia subito un fatto importante, ovvero, il suicidio del Partito Comunista nel 1991. Non ce n'è menzione. Il lettore viene velocemente catapultato in un calderone propagandistico che vuole convincerlo di come sia necessario ripartire da zero, senza badare al passato. Se c'è una lezione che dobbiamo apprendere qui è solo una: bisogna imparare dagli errori del passato e non ripeterli. Sean Mcelwee pare non aver fatto tesoro di questo consiglio.

Il primo punto ci dice che le crisi sono causate da una sorta di shock finanziario dovuto a strumenti intrinsecamente maligni come le azioni e i credit default swap. Ad un certo punto il mercato raggiunge un punto di saturazione tale da respingere qualsiasi altra immissione di suddetti strumenti. Lo stesso lo si puo' dire per i debiti ipotecari contratti dalle persone di Main Street. Hanno cercato di compensare le loro disuguaglianze di reddito attraverso una costante immersione nei debiti, finché non ce l'hanno più fatta e la bolla immobiliare è scoppiata.

Quindi la sola esistenza di questi strumenti finanziari è foriera di una crisi. Questa pseudo-spiegazione pecca di una descrizione dettagliata dei cicli economici, pecca di una teoria del capitale e pecca di superficialità. I derivati, ad esempio, non sono quel pericolo ambulante che vogliono farci credere che siano. Sono utili nella loro funzione di protezione e minimizzazione dell'incertezza, ma diventano pericolosi quando esiste un ente in grado di distorcere i segnali di mercato. (Soggetto fortemente auspicato da Marx.) La mancanza di una teoria riguardo i cicli economici espone a critiche severe le tesi marxiste, le quali incolpano eventi esogeni al sistema a moneta fiat senza indagarne le cause. Non c'è nessuna menzione alle politiche monetarie di Greenspan. Non c'è alcuna menzione alle politiche monetarie di Bernanke. Da dove provenivano i soldi resi disponibili nelle mani della cosiddetta "speculazione"?

Ci si limita ad incolpare il cosiddetto "capitalismo." Esso non è un sistema sociale, è semplicemente un sistema produttivo che prevede la proprietà privata dei mezzi di produzione. Perché? Perché solo gli individui attraverso le loro azioni imprenditoriali riescono a districarsi nelle nebbie dell'incertezza dell'azione umana. Un sistema a pianificazione centrale è incapace di farlo. E quello di oggi non è altro che un ibrido, in cui l'intervento di pianificatori centrali scavalca le scelte imposte dalle forze di mercato, ovvero, i consumatori. Le scavalca ma non le annulla.

Scrisse Ludwig von Mises:

Sotto il capitalismo la proprietà privata dei fattori di produzione è una funzione sociale. Gli imprenditori, i capitalisti ed i proprietari terrieri sono mandatari, per così dire, dei consumatori, ed il loro mandato è revocabile. Per essere ricchi, non è sufficiente aver risparmiato ed accumulato capitale. E' necessario investire di nuovo e di nuovo in quelle linee in cui vengono meglio soddisfatti i desideri dei consumatori. Il processo di mercato è un plebiscito ripetuto ogni giorno, ed espelle inevitabilmente dalle fila delle persone proficue coloro che non utilizzano la loro proprietà in accordo con gli ordini impartiti dalla gente. Ma gli affari, il bersaglio dell'odio fanatico da parte di tutti i governi contemporanei e dei sedicenti intellettuali, acquisiscono e conservano grandezza solo perché lavorano per le masse. Gli stabilimenti che si rivolgono al lusso di pochi non raggiungono mai grandi dimensioni.

Il difetto di storici e politici del XIX secolo è stato quello di non essere riusciti a rendersi conto che i lavoratori sono stati i principali consumatori dei prodotti dell'industria. A loro avviso, il salariato era un uomo che lavorava ad esclusivo beneficio di una classe parassitaria. Lavoravano sotto l'illusione che le fabbriche avevano alterato la sorte degli operai. Se avessero prestato attenzione alle statistiche avrebbero facilmente scoperto la fallacia di questo argomento. La mortalità infantile calò, la durata media della vita aumentò, la popolazione si moltiplicò, e l'uomo comune godeva di servizi che il benestante di epoche precedenti nemmene si sognava.

Tuttavia, questo arricchimento delle masse senza precedenti era soltanto un sottoprodotto della rivoluzione industriale. Il suo principale risultato fu il trasferimento della supremazia economica dai proprietari terrieri alla totalità della popolazione. L'uomo comune non era più una bestia da soma che doveva accontentarsi delle briciole che cadevano dai tavoli dei ricchi. Le tre caste di paria che caratterizzavano l'età pre-capitalista — gli schiavi, i servi della gleba, e quelle persone che autori patristici e scolastici, nonché la legislazione Britannica dal XVI al XIX secolo, denominavano poveri — scomparvero. I loro rampolli divennero, in questo nuovo stato di affari, non solo lavoratori liberi, ma anche clienti.
Il ruolo dell'imprenditore è quello di anticipare il livello del consumo futuro, nella sua ricerca del profitto è indirizzato a produrre quegli elementi che i clienti desiderano di più. Il calcolo imprenditoriale richiede capacità che non tutti hanno e deve essere operato in un ambiente economico il più scevro possibile da manipolazioni. Ovviamente, gli imprenditori cercano sempre di pagare il meno possibile i loro input (tra cui anche i lavoratori), ma la concorrenza tra di loro permette di far salire i salari a quei livelli in cui viene soddisfatto il valore marginale del prodotto. La manodopera, così come ogni altra risorsa, viene retribuita in base al suo contributo alla produzione. E diversamente dalle previsioni di Marx, la classe proletaria non è finita in povertà. (Certo, non si è arricchitta come altre persone, ma rispetto al passato sta molto meglio.)




Come mai? Perché nella società è sempre persista una disuguaglianza di reddito definita dalla legge 80/20 di Pareto. Nonostante l'avvento del welfare state questa situazione non è cambiata, sono solo cambiati destinatari: quei gruppi con interessi particolari più vicini alla stampante monetaria. Se prima questa divisione era marcata dalla soddisfazione dei clienti attraverso la produzione di beni, adesso è influenzata dai capricci della pianificazione centrale. Non c'è niente di tutto questo nell'analisi di Mcelwee. Non c'è nessuno sforzo per cercare di inquadrare la situazione fiananziaria attraverso le motivazioni individuali. Non c'è alcuna menzione dell'azzardo morale.

Il sistema marxista non è altro che il prodromo di quello keynesiano.



CONTRADDIZIONI E CONFUSIONE

Poi l'autore del pezzo passa a parlare di presunti "appetiti immaginari" che guidano verso l'irrazionalità gli individui, soprattutto quel tipo di irrazionalità che sfocia nel consumo. E qui notiamo le classiche contraddizioni presenti nel pensiero marxista, poiché se Mcelwee qualche riga prima dipingeva i lavoratori come vittime di un impoverimento cavalcante, adesso fa dietrofront e afferma:

E' un modo duro ma accurato per descrivere l'America contemporanea, dove la popolazione possiede oggetti di lusso e nonostante tutto è guidata da un bisogno costante di comprare cose nuove.
Non essendoci un'indagine prasseologica seria e approfondita nel sistema marxista, l'azione umana viene snobbata e considerata irrazionale perché non consona con la visione del mondo dello scienziato chiamato a "migliorarlo." Così come Marx ed i suoi seguaci provavano disprezzo per il proletariato della loro epoca, Mcelwee veicola l'idea che i suoi compatrioti siano delle bestie grufolanti in attesa del prossimo pasto.

Diversamente da quello che sostiene implicitamente Mcelwee, gli individui non sono degli zombie senza cervello disposti a consumare qualsiasi cosa venga dato loro in pasto dalla pubblicità (pensateci, altrimenti non esisterebbero le ricerche di mercato). Gli individui rispondono agli incentivi. Ad esempio, durante la bolla immobiliare degli USA il costo del denaro è diminuito a causa dell'espansione artificiale dell'offerta di denaro. Oltre che nei tassi di interesse di riferimento, cio' si è riflesso nei tassi ipotecari. Il denaro costava di meno e quindi indebitarsi costava di meno. Era una decisione razionale. "Più case per lo stesso pagamento mensile -- che affare!"

Quando la politica monetaria è stata invertita ed indebitarsi non era più un affare, gli americani hanno smesso di contrarre debiti e hanno cercato di ripagare quelli vecchi. Pensare che le persone non agiscano così significa immaginarle sciocche. Non lo sono. Prendono decisioni razionali calcolando le variabili. Non fanno cose autodistruttive come lo stato, che sin dall'inizio della recessione ha continuato ad accumulare quantitativi ingenti di debito pubblico. Anche i dati dimostrano un comportamento razionale da parte delle famiglie americane.




All'indomani della recessione, il fardello di debito da ripagare che gravava sui redditi delle famiglie è iniziato a scendere, segno di un cambio di tendenza. Anzi, le persone sono state più lungimiranti delle corporazioni perché il dato raggiunge il picco nel quarto trimestre del 2007 per poi scendere inesorabilmente. Sono state stupide? No. Si sono fidate troppo di un mercato drogato dal denaro fiat? Sì.

Mcelwee prosegue aggiungendo maggiore confusione, definendo il FMI opera del capitalismo. Ho capito bene? Leggiamo da Wikipedia:

Il Fondo monetario internazionale (International Monetary Fund, di solito abbreviato in FMI in italiano e in IMF in inglese) è un'organizzazione composta dai governi di 188 Paesi e insieme al gruppo della Banca Mondiale fa parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods, dalla località in cui si tenne la conferenza che ne sancì la creazione. L'FMI è stato formalmente istituito il 27 dicembre 1944, quando i primi 29 stati firmarono l'accordo istitutivo e l'organizzazione nacque nel maggio del 1945. Attualmente gli Stati membri sono 188.
A quanto pare questo doveva essere solo un titolo in neretto a scopo sensazionalistico, solo per intorbidire la mente del lettore il quale sarà invitato a credere che le corporazioni hanno il controllo delle strutture pubbliche. Chi ha il potere di scrivere le leggi ha il vero controllo. Le corporazioni possono avere il denaro e con esso influenzare il corso delle leggi. Questa pratica ha un nome: capitalismo clientelare. E' un processo che tende ad aumentare il potere e la giurisdizione dello stato, il quale è costretto a cercare nuovi partner per tenere a galla la sua rete di clienti.

In questo modo il consumatore non è più il re incontrastato del mercato, ma l'elettore la cui soddisfazione passa attraverso un sistema di violenza e coercizione. Quale elettore? Quello che è impiegato in quelle corporazioni di cui abbiamo parlato poco prima. Che tipo di sitema di produzione è mai questo? Uno che produce privilegi per alcuni a scapito di altri. Non esiste alcun vantaggio comparativo, solo sussidi per zombie affamati di porzioni di mercato.

Questo non è capitalismo. E' clientelismo. Il capitalismo prevede la soddisfazione del consumatore e questa puo' arrivare solo se la produzione si rivolge alla massa. Guadagna efficienza dalla specializzazione del lavoro e dalla divisione del lavoro, le quali aumentano il grado di soddisfazione dei desideri degli individui. Solidificano nella produzione di ogni giorno quegli oggetti che in passato erano consdierati dei lussi e perfezionano il loro funzionamento per guadagnare un vantaggio sulla concorrenza. Una singola nazione non è in grado di generare un tale grado di benessere, ma attraverso la cooperazione tra nazioni è possibile raggiungerlo.

Non è il protezionismo la strategia per la prosperità, non serve rinchiudersi all'interno di confini immaginari e cedere alla miope mentalità di dichiarare una guerra commerciale nei confronti di tutti i paesi circostanti. Il commercio e lo scambio sono sempre stati la chiave degli indiviui per riuscire a migliorare la propria condizione, sconfiggendo la miseria e sopravvivendo alle avversità della vita. Questo successo è stato anche garantito da quella che Ricardo chiamava legge dei vantaggi comparati, grazie alla quale la specializzazione del nostro vicino ci permette di migliorare il nostro stile di vita e a nostra volta di migliorare quello suo.

Marx non comprende tutto ciò perché il suo punto di vista non affonda le radici nello studio dell'azione umana. Crede che l'agire umano sia irrazionale. Non crede nel libero mercato, crede nelle pistole e nei distintivi.



IL PREZZO PIU' BASSO VINCE

Poi l'articolo passa a gettare catrame e penne sulla catena aziendale Walmart. Su quali basi? Aziende simili non fanno altro che costituire dei monopoli nel loro settore imprenditoriale. Domanda: e allora? Perché dovrebbe essere un problema se un'azienda, anche se detentrice di un monopolio in un certo settore, viene premiata dai consumatori? E' davvero un problema che in un determinato mercato ci sia una sola impresa che produca un determinato bene? Forse. Se prendiamo come esempi determinati segmenti di mercato ci accorgiamo di essere "circondati" da monopoli; ad esempio, la Asus ha il monopolio sui notebook Asus, la Fanta ha il monopolio sull'aranciata Fanta, ecc. Ma allora il “monopolio,” ci si potrebbe chiedere, non è un problema? Ovviamente si, ma non perché vi sia una sola azienda a produrre un determinato prodotto. Potrebbe farlo, eccezionalmente ed a prezzi bassi. Qual è quindi il dannato intoppo?

I problemi sorgono quando si tenta, e si ha successo, di impedire che altri concorrenti entrino in scena; ad esempio, attraverso vie giuridiche (cavilli legali e burocratici), attraverso la violenza (assoldare delle persone per operare minaccie ed intimidazioni verso coloro che si vuole escludere), ecc. In questi casi il “capitalista,” nonostante possa vendere degli ottimi prodotti e grazie ad essi essere arrivato al successo, vuole solidificare la sua posizione, ottenere "per legge" il diritto al profitto, ed impedire agli altri di fargli concorrenza. Questo è il monopolio da combattere.

Se alcune imprese si "mettono d'accordo" per vendere un determinato bene ad un determinato prezzo, ottenendo grandi guadagni, questo spronerà altri imprenditori ad entrare sul mercato presentando un prezzo minore per accaparrarsi la clientela. Se quelle stesse imprese in accordo impediscono ai nuovi imprenditori di presentarsi sul mercato, utilizzando mezzi legali, allora quel mercato non è più “concorrenziale” e quindi si genera quella situazione che bisogna ostacolare. Ogni imprenditore, essendo essere umano, mira ad ottenere una certa rendita da una posizione e tentare di proteggersi contro la possibile concorrenza; ma senza l’intervento dello stato in suo soccorso questi scopi non possono essere raggiunti.

Vediamo di portare un sempio concreto. Peter Schiff ha avuto una buona idea. Si è recato in un parcheggio di Walmart e ha provato a persuadere i clienti ad accettare un incremento del 15% per quello che avevano appena comprato. Perché? Per permettere agli impiegati di Walmart di guadagnare $15 l'ora.

Chi ha sottoscritto l'iniziativa? Nessuno. I clienti di Walmart sono lì per pagare prezzi bassi, non per pagare stipendi alti. Questa azienda non ha tra la sua clientela gente facoltosa, ma gente in una fascia di reddito medio-bassa ed impiega personale con basse capacità. Sfrutta un segmento di mercato che non avrebbe trovato soddisfazione, o che si sarebbe impoverito ulteriormente, in mancanza di una realtà come Walmart. Non solo, ma tutti quegli impiegati con scarse qualità lavorative sarebbero rimaste a spasso. Perché i marxisti se la dovrebbero prendere con quelle aziende che assumono personale con questo livello di qualificazione, e non con quelle che non lo assumono affatto?

Questo, ad esempio, è il problema con i sindacati che usano lo stato per costringere le aziende a pagare salari al di sopra del livello di mercato. Si rivolgono allo stato per impedire al lavoratore potenziale di lavorare per meno di quello che chiede il sindacato. Si rivolgono allo stato affinché renda illegali quelle aziende che pagano i lavoratori meno di quello che i loro membri ricevono.

I consumatori non vogliono pagare salari elevati. Vogliono prezzi bassi. Questa cosa non riguarda solo Walmart, ma tutto il mercato.






DA ADAM SMITH A MARX

L'articolo di Rolling Stones si chiude con una critica ai salari e ai profitti. E' chiaro che si vuole presentare al lettore la vecchia teoria dello sfruttamento del lavoratore a vantaggio del cosiddetto capitalista. Questa è una teoria che fa acqua da tutte le parti. L'idea che i profitti non siano altro che una parte tolta ai salari, risale ad Adam Smith. E' proprio in The Wealth of Nations che Smith sostiene come ai salari venga sottratto cio' che appartiene giustamente ai lavoratori, perché egli immagina una determinata situazione in cui il lavoratore svolge un certo tipo di lavoro ed il risultato è il relativo salario.

All'inizio, secondo Smith, esiste un'economia in cui ci sono lavoratori che producendo un certo bene guadagnano una remunerazione per i loro sforzi. A stravolgere questo equilibrio si presentano i cosiddetti capitalisti, che esponendosi attraverso i loro capitali, forniscono al lavoratore una spinta in più per migliorare il loro lavoro. Pero' devono guadagnare qualcosa da questo investimento, altrimenti non l'avrebbero intrapreso in prima istanza: il profitto. In questo senso è intesa la sopracitata sottrazione dei profitti ai salari dei lavoratori.

Il pensiero di Marx si muove intorno a questa struttura, spingendola verso le sue estreme conseguenze. E' qui che Marx entra a gamba tesa ed introduce una visione che sarebbe rimasta per sempre impressa nell'immaginario collettivo: paragono' i profitti che intascavano i capitalisti alla schiavitù. Secondo il suo punto di vista, tutto quello che producevano in eccesso veniva depredato dal capitalista il quale lasciava loro solo il necessario per la sussistenza. Il compito dei capitalisti, quindi, si riduceva ad un duplice obiettivo: aumentare le ore di lavoro per intascare più profitti possibili; diminuire al massimo il salario.

Bisogna subito precisare una cosa: Smith sbaglio' quando definì "salario" gli introiti guadagnati dai lavoratori quando eseguivano un lavoro in assenza di un finanziatore. Non avevano costi di produzione da sottrarre alla loro produzione perché essi stessi svolgevano il ruolo di capitalisti/lavoratori. In questo contesto non esisteva un salario, bensì un guadagno dalla potenziale vendita del proprio oggetto. Per farla breve, era esattamente il profitto. Quello che fanno invece i capitalisti, è creare il salario ed essere i responsabili dei costi di produzione. In questo modo si scinde la figura che prima era la stessa, dividendo il ruolo di finanziatore da quello di realizzatore dell'oggetto. Il lavoratore, quindi, si deve solo occupare della parte relativa alla creazione dell'oggetto (cosa per cui verrà retribuito attraverso il salario) mentre il capitalista si occuperà dei costi di produzione e delle attrezzature (cosa per cui guadagnerà un profitto alla vendita dell'oggetto).

Tale profitto, ovviamente, scaturirà dal successo che avrà sul mercato il prodotto presentato al consumatore, il quale rappresenta la figura principe da soddisfare. E' lui che decreta la "vittoria" o la "sconfitta" di una determinata impresa, è attraverso le sue scelte che premia o punisce le attività imprenditoriali presenti sulla scena economica. E' inutile pensare che solo perché una persona abbia immesso una certa dose di lavoro in un eterminato prodotto, egli debba essere remunerato per forza. Il valore con cui determiniamo l'utilità marginale di un oggetto è soggettivo, ed ognuno di noi presenta un diverso set di valori con cui predispone le proprie scelte.

Il ruolo del capitalista, quindi, non è solo quello di fornire attrezzature, salari e gestire i costi di un'azienda, ma anche individuare quei settori di mercato che possono essere sfruttati per trarre un guadagno. La creatività e le idee che possiede hanno bisogno di coordinazione e cooperazione per essere realizzate, quindi si circonda di tutta la manodopera di cui ha bisogno per dare forma alle sue invenzioni. Il compito del capitalista, quindi, è anche organizzativo. Non tutti riescono ad individuare settori di mercato validi da cui trarre un vantaggio pecuniario, ma soprattutto, non tutti sono in grado di avere idee che la maggior parte degli attori economici apprezzerà. Ovviamente, la figura del capitalista e dell'imprenditore possono anche non coincidere, perché l'organizzazione della produzione e la sua gestione richiedono risorse e non sempre chi ha le idee ha anche il denaro. In questo caso, il finanziatore dell'idea trarrebbe il suo profitto dal tasso di interesse sul prestito con cui viene finanziato il progetto dell'imprenditore.

Pensate un momento ad Ulisse, per cercare di capire meglio. Pensate a come la sua idea fece vincere ai greci la guerra contro Troia. Certo, ebbe bisogno dell'aiuto dei suoi compagni soldati per metterla in atto, ma la fonte dell'idea rimaneva lui. Aveva visto qualcosa che gli altri non erano riusciti a vedere, sconfino' in una regione strategica nella quale nessuno era ancora arrivato. L'idea era sua, ma aveva bisogno d'aiuto per metterla in atto. Questo aiuto svolge solamente il ruolo di esecutore dell'idea, il suo compito si esaurisce non appena viene completata l'azione materiale. Infatti, è Ulisse colui il quale viene associato al Cavallo di Troia, il suo profitto è stato entrare nella storia (mentre quello dei suoi compagni la fine della guerra).

Il capitalismo, quindi, funziona in maniera diversa da quella propagandata da Marx e dai suoi seguaci. Infatti, fu la rivoluzione industriale a migliorare le condizioni di vita di tante persone che nell'era pre-rivoluzionaria morivano di stenti e di miseria. Non solo, ma con essa vennero ridotte consistentemente anche le ore lavorative degli operai e, soprattutto, i bambini non avrebbero più dovuto lavorare. Grazie allo stipendio dei loro genitori e la produzione industriale che in due generazioni raddoppio', gli individui beneficiarono delle meraviglie del sistema produttivo capitalista. Non era un problema se i salari rimanevano costanti, quelli reali aumentavano a vista d'occhio grazie ad un'offerta di beni crescente e ad un sistema monetario stabile.



CONCLUSIONE

Una delle migliori confutazioni della teoria marxista venne presentata da Eugen von Böhm Bawerk nel libro La conclusione del sistema marxiano. Uno dei migliori libri che spiega senza pregiudizi le meccaniche capitalistiche è Capitalism: A Treatise on Economics di George Reisman. Comprendere quello di cui si parla è la chiave per non cadere vittima delle sciocchezze spacciate per verità. Mcelwee non ha fatto tesoro di questo suggerimento, spero che invece lo facciate voi.


I confini dello Stato

Von Mises Italia - Ven, 18/04/2014 - 07:00

Per il liberale non v’è contrasto fra politica interna e politica estera, e il dubbio tanto spesso sollevato e discusso approfonditamente in relazione al fatto che le questioni estere abbiano precedenza su quelle interne – o viceversa – è, ai suoi occhi, ingannevole. Poiché il liberalismo, sin dal principio, è un concetto politico che abbraccia tutto il mondo, e le stesse idee che cerca di realizzare all’interno di un’area limitata sono valide anche per le più larghe sfere della politica mondiale. Se il liberale fa una distinzione fra la politica interna e quella estera è unicamente per fini di comodità e classificazione, per suddividere in macro-gruppi la vasta sfera dei problemi politici e non perché sia dell’opinione che per ognuno di essi valgano principi diversi.

L’obiettivo della politica interna del liberalismo è lo stesso di quello della sua politica estera: la pace. Mira alla stessa pacifica cooperazione fra le nazioni come all’interno di ciascuna di esse. Il punto di partenza del pensiero liberale è il riconoscimento del valore e dell’importanza della cooperazione umana, e le intere politiche e programmi del liberalismo sono progettati per servire lo scopo del mantenimento dell’attuale stato di mutua cooperazione fra i membri della razza umana, estendendolo ulteriormente. L’ideale ultimo immaginato dal liberalismo è la perfetta cooperazione dell’intero genere umano, in maniera pacifica e senza attriti. Il pensiero liberale volge lo sguardo sempre all’intera umanità, non soltanto a parti di essa. Non si ferma a gruppi circoscritti, non finisce ai confini del villaggio, della provincia, della nazione o del continente. Il suo pensiero è cosmopolita ed universale: racchiude tutti gli uomini e l’intero mondo. Il liberalismo è, in questo senso, umanesimo; ed il liberale, un cittadino del mondo, un cosmopolita.

 Oggi, in cui il mondo è dominato da idee illiberali, il cosmopolitismo è sospetto agli occhi delle masse. In Germania ci sono patrioti fanatici che non possono perdonare quei grandi poeti tedeschi, specialmente Goethe, i cui pensieri e sentimenti, invece che essere confinati dai legami nazionali, ebbero un orientamento cosmopolita. Si pensa che esista un conflitto inconciliabile fra gli interessi della nazione e quelli del genere umano e che colui che diriga le sue aspirazioni ed i suoi sforzi verso il benessere dell’intera umanità disgreghi, in tal modo, gli interessi della propria nazione. Nessuna convinzione potrebbe essere più sbagliata. Il tedesco che smette di adoperarsi per il bene di tutti gli uomini lede anche gli interessi specifici dei suoi compatrioti – ovvero quelli dei suoi simili con cui condivide una terra ed un linguaggio comune e con cui spesso forma una comunità etica e spirituale – tanto quanto uno che si adoperi per il bene dell’intera Germania leda gli interessi della sua città natale. Poiché l’individuo ha lo stesso interesse nel veder prosperare il mondo intero di quello che ha nel veder sbocciare e fiorire la comunità locale in cui vive.

I nazionalisti sciovinisti, che sostengono l’esistenza di inconciliabili conflitti d’interessi fra le varie nazioni del mondo e cercano l’adozione di una politica finalizzata all’assicurare – con la forza se necessario – la supremazia della propria nazione su tutte le altre, generalmente sono i più appassionati nell’insistere sulla necessità e l’utilità di un’unità nazionale interna. Più grande è l’enfasi che usano sulla necessità di una guerra contro l’estero, contro altre nazioni, più proclamano con insistenza la pace e la concordia fra i membri della loro nazione. A questa domanda di unità interna il liberale non si oppone affatto. Al contrario: la richiesta di pace all’interno di ogni nazione è essa stessa un risultato del pensiero liberale e salì alla ribalta soltanto quando le idee liberali del diciottesimo secolo furono accettate più apertamente. Prima della filosofia liberale, con la sua incondizionata esaltazione della pace che influenzò le menti degli uomini, gli scoppi delle guerre non si limitavano a conflitti fra un paese e l’altro. Le nazioni erano esse stesse lacerate da continui conflitti civili e sanguinarie lotte interne. Nel diciottesimo secolo i britannici si schieravano ancora in battaglia fra di loro a Culloden, così come anche nel tardo diciannovesimo secolo, in Germania, mentre la Prussia intraprese la guerra contro l’Austria, gli altri stati tedeschi si unirono in battaglia, da entrambe le parti. All’epoca la Prussia non vide nulla di sbagliato nel combattere al fianco dell’Italia contro l’Austria tedesca e, nel 1870, soltanto il rapido progredire degli eventi impedì all’Austria di unirsi alla Francia nella guerra contro la Prussia ed i suoi alleati. Molte delle vittorie di cui l’esercito prussiano è così orgoglioso furono vinte da truppe prussiane contro altri stati tedeschi. Fu il liberalismo che insegnò per la prima volta alle nazioni come preservare nella loro conduzione degli affari interni quella pace che si desidera insegnar loro a mantenere anche nelle relazioni con gli altri paesi.

È dal carattere internazionale della divisione del lavoro che il liberalismo trae la sua ferma e inoppugnabile tesi contro la guerra. La divisione del lavoro per lungo tempo è andata al di là dei confini di una sola nazione. Nessuna nazione civilizzata può oggi soddisfare come comunità auto-sufficiente i propri bisogni tramite la sua sola produzione. Tutte sono obbligate ad acquisire dei beni dall’estero e a pagarli esportando i propri prodotti nazionali. Tutto ciò che avrebbe l’effetto di prevenire o fermare lo scambio internazionale di beni arrecherebbe un immenso danno all’intera civiltà umana e minerebbe il benessere e, certamente, le basi stesse dell’esistenza di milioni e milioni di persone. In un’era in cui le nazioni sono reciprocamente dipendenti dai prodotti di provenienza straniera le guerre non possono più essere intraprese. Dato che ogni arresto nel circolo delle importazioni potrebbe avere un effetto decisivo sui risultati di una guerra intrapresa da una nazione coinvolta nella divisione internazionale del lavoro, una politica che desideri prendere in considerazione la possibilità di una guerra dovrebbe cimentarsi nel rendere la propria economia nazionale auto-sufficiente, ossia, dovrebbe puntare – anche in tempo di pace – a far sì che la divisione internazionale del lavoro finisca ai suoi stessi confini. Se la Germania avesse desiderato isolarsi da tale divisione mondiale e avesse tentato di soddisfare tutti i propri bisogno direttamente tramite la propria produzione nazionale, il prodotto annuale totale sarebbe diminuito e così il benessere, lo standard di vita ed il livello culturale dei tedeschi sarebbero calati considerevolmente.

Tratto da “Liberalism” di Ludwig von Mises

Traduzione di Alessio Cuozzo

Adattamento a cura di Giovanni Barone

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JFK: Un uomo spaventato dalla Castr"o"zione

Freedonia - Gio, 17/04/2014 - 10:27



Alla ricorrenza del fiasco della Baia dei Porci, andiamo ad analizzarne alcuni retroscena.

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di Gary North


Reality Check

Fidel Castro è l'ultimo dei comunisti. Non siede più sul trono di Cuba. Ora è suo fratello minore (82 anni) a gestire lo spettacolo. Ma il movimento che Fidel lanciò nel 1953 vive ancora nel suo corpo invecchiato. La vittoria che conseguì nel Capodanno del 1959 è politicamente intatta. Tutto il resto è andato e venuto. Lui è l'ultimo comunista malandato.

Castro è stato la nemesi di Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush, Clinton, Bush jr. e ora Obama. Tutti sono vissuti all'ombra dei rendimenti elettorali della Florida, e hanno dovuto inghiottire il loro orgoglio. Tutti hanno reagito a chi era, a che cosa aveva fatto e potrebbe ancora fare. Lui è rimasto. Loro sono andati e venuti.

Se non ci fosse stato Fidel Castro, non ci sarebbe stato Marco Rubio.

Se non ci fosse stato Fidel Castro, potreste comprare un sigaro cubano legalmente.

Quando Kinky Friedman si accese un sigaro cubano, e ne offrì uno a Bill Clinton, quest'ultimo disse: "Uh, sai, questo è illegale in questo paese. Non puoi farlo." Friedman rispose: "Non stiamo sostenendo la loro economia. Stiamo bruciando i loro campi."



CASTR"O"ZIONE

John Fitzgerald Kennedy non si riprese mai dal fiasco della Baia dei Porci, evento progettato da Allen Dulles, approvato da Eisenhower ed ereditato da Kennedy. Rischiò una guerra nucleare durante la crisi dei missili cubani per evitare ciò che la stampa avrebbe descritto come "Kennedy viene Castrato di nuovo."

Nell'ottobre del 1962, i sovietici avrebbero potuto spazzare via grandi città degli Stati Uniti orientali anche senza i missili cubani. Era dal luglio 1961 che avevano sottomarini nucleari con missili nucleari al largo della costa, a cinque minuti di distanza da Washington D.C. e New York. Kennedy non poteva fare nulla. Quindi la loro esistenza venne ignorata pubblicamente. I missili di Cuba sarebbero stati visibili; i sottomarini no. Era tutta una questione di percezione -- pubbliche relazioni. La crisi dei missili cubani fu gestita per difendere principalmente l'immagine da macho di Kennedy, non per difendere la patria.

Per due mesi il senatore di New York Kenneth Keating, un repubblicano, aveva messo in guardia circa i missili di Cuba. Presenziò a 10 interventi e 14 dichiarazioni pubbliche su questo argomento, da agosto ad ottobre. L'amministrazione Kennedy la considerò una sciocchezza. Ma quando i sovietici stavano per armare i missili, Kennedy si ritrovò un enorme problema politico. Sarebbe passato per un idiota. Keating aveva avvertito gli elettori, ed i tirapiedi di Kennedy l'avevano ridicolizzato.

Per capire il suo dilemma -- un dilemma politico -- dobbiamo considerare uno dei discorsi più importanti della sua carriera. Non viene mai trattato nei libri di testo, ma stabilì la dottrina Kennedy sull'auto-censura della stampa.



LA RICHIESTA DEL BAVAGLIO NEL DISCORSO DI KENNEDY

Il 27 aprile 1961 Kennedy tenne un discorso ad un gruppo di editori di giornali: l'American Newspaper Publishers Association. Fu un discorso sul perché la stampa avrebbe dovuto mostrare auto-controllo nella pubblicazione di articoli negativi sui fallimenti della politica estera della sua amministrazione.

Certo, non lo disse apertamente. Invece sollevò la questione della sicurezza nazionale. Il titolo: "Il Presidente e la Stampa."

Se volete capire questo discorso, pensate a Tom Sawyer ed alla staccionata. Avrebbe dovuto imbiancarla. Stava cercando volontari.



SCADENZE COMUNISTE

Iniziò con una breve storia sui primi anni di Karl Marx. Marx è stato un disoccupato per tutta la vita. Prendeva il sussidio di disoccupazione dal suo compagno Engels, un comunista capitalista. Per un breve periodo è stato un giornalista in un giornale di New York. Siamo nel 1851. Voleva più soldi. Il proprietario rifiutò. Quest'ultimo era un riformatore liberale, Horace Greeley. Kennedy commentò.

Ma quando tutti i suoi appelli finanziari vennero rifiutati, Marx si guardò intorno alla ricerca di altri mezzi di sostentamento e di fama, infine chiuse il suo rapporto con il Tribune e dedicò il suo talento a quella causa che lasciò in eredità al mondo i semi del leninismo, dello stalinismo, della rivoluzione e della guerra fredda.

Se solo quel giornale capitalistico di New York lo avesse trattato più gentilmente, se solo Marx fosse rimasto un corrispondente straniero, la storia avrebbe potuto essere diversa. E spero che tutti gli editori terranno a mente questa lezione la prossima volta che riceveranno un appello guidato dalla povertà per un piccolo aumento.
Una scenetta davvero divertente. Ma Marx era già un comunista nel 1851. Lui ed Engels scrissero Il Manifesto del Partito Comunista in forma anonima alla fine del 1847. Avevano una scadenza. Non la rispettarono. Predissero una rivoluzione imminente in Europa. Il libro era in tedesco. Venne pubblicato a Londra il 21 Febbraio 1848. La rivoluzione del 1848 scoppiò il 22 febbraio in Francia. Le copie raggiunsero la Germania nel mese di giugno. Marx non ha mai rispettato le scadenze. Più soldi da parte di Greeley non avrebbero cambiato l'impegno di Marx col comunismo -- o il suo odio per le scadenze. Continuò a scrivere articoli fino al 1861. (Engels ne scrisse alcuni quando Marx non rispettò le sue scadenze. Possiamo anche capire quali. Sono quelli più comprensibili.)

Così il contesto del discorso di Kennedy era la gilda dei giornalisti. Stava parlando al loro forum nazionale. In questo contesto parlò dell'Unione Sovietica, ma non la menzionò mai per nome. Sarebbe stato un duro colpo dal punto di vista diplomatico. Il muro di Berlino venne eretto quattro mesi dopo. La sua introduzione su Marx rese chiaro il suo quadro di riferimento: il comunismo internazionale.



SICUREZZA NAZIONALE ED UNA STAMPA AUTO-IMBAVAGLIATA

Iniziò la sezione principale del discorso così:

La parola "segretezza" è in sé ripugnante in una società libera e aperta; e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli rappresentati da eccessi di segretezza e dall'occultamento dei fatti superano di gran lunga i rischi di quello che invece saremmo disposti a giustificare.
Questa era pura e semplice dottrina cattolica. La Chiesa proibì l'appartenenza alla massoneria, la quale ha avuto una lunga storia negli Stati Uniti. Fu fondamentale per la rivoluzione americana. Kennedy lo sapeva. Sapeva che gli americani guardavano con un certo fascino alle società segrete. Iniziò la sua presentazione con una comoda falsità: "[...] noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete."

Poi parlò a favore della segretezza.

Chiedo però ad ogni editore, ad ogni direttore e ad ogni giornalista della nazione di riesaminare i suoi stessi parametri e di riconoscere la natura del pericolo che corre il nostro paese. In tempo di guerra il governo e la stampa di solito si sono uniti nel tentativo, basato principalmente sull'autodisciplina, di impedire divulgazioni non autorizzate al nemico. In tempo di "chiaro ed effettivo" pericolo, i tribunali hanno confermato che persino i diritti garantiti dal Primo Emendamento debbano sottomettersi alla necessità pubblica di sicurezza nazionale.
Stava parlando dell'URSS.

Oggi non è stata dichiarata alcuna guerra -- e per quanto violento possa essere lo scontro, potrebbe non essere mai dichiarato nel modo tradizionale. La nostra qualità della vita è in pericolo. I nostri nemici dichiarati proliferano in tutto il globo. La sopravvivenza dei nostri amici è in pericolo. E tuttavia non è stata dichiarata alcuna guerra, nessun esercito ha oltrepassato un confine, nessun missile è stato lanciato.

Se la stampa aspetta una dichiarazione di guerra prima di imporsi l'auto-disciplina delle condizioni di guerra, posso solo dire che nessuna guerra ha mai rappresentato una minaccia più grande alla nostra sicurezza. Se state aspettando un "reale ed effettivo pericolo," posso solo dire che il pericolo non è mai stato più reale e la sua presenza non è mai stata più incombente.
Diede questo discorso il 27 aprile, 10 giorni dopo il fiasco della Baia dei Porci. La CIA l'aveva programmata sotto Eisenhower, Kennedy venne quindi umiliato giorni prima del 27 aprile. Il suo discorso era un ovvio riferimento a questo fiasco. Sapeva che i segreti sull'incompetenza totale del governo sarebbero fuoriusciti presto.

Poi continuò:

È necessario un cambiamento nei punti di vista, nelle tattiche, nelle finalità -- da parte del governo, della gente, di ogni uomo d'affari o leader sindacale e di ogni giornale. Poiché siamo osteggiati in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si avvale principalmente di mezzi occulti per espandere la propria sfera di influenza -- attraverso l'infiltrazione piuttosto che l'invasione, la sovversione piuttosto che le elezioni, l'intimidazione piuttosto che la libera scelta, la guerriglia notturna piuttosto degli eserciti diurni. È un sistema che ha investito molte risorse umane e molti materiali nella costituzione di una macchina efficientissima e perfettamente oliata che combina operazioni militari, diplomatiche, d'intelligence, economiche, scientifiche e politiche.
In breve: "E' colpa dei comunisti. Non è colpa della CIA!" Oppure, come diceva Oliver Hardy a Stan Laurel: "Ecco un altro bel pasticcio in cui ci hai cacciato."

I suoi preparativi non vengono resi pubblici, ma occultati. Ai suoi errori non vengono dedicati i titoli di testa, ma vengono nascosti. I dissidenti non sono elogiati, ma messi a tacere. Nessuna spesa viene messa in discussione, non viene pubblicata nessuna indiscrezione, non viene svelato nessun segreto. In poche parole, la Guerra Fredda viene portata avanti con una disciplina di guerra che nessuna democrazia si augurerebbe o desidererebbe mai di eguagliare.
Qual era la soluzione? Auto-controllo, naturalmente. "Non pubblicare cose che potrebbero mettere in imbarazzo me o la CIA."

I nemici di questa nazione hanno apertamente vantato di acquisire informazioni attraverso i giornali, informazioni che altrimenti avrebbero potuto acquisire solo mediante il furto, la corruzione e lo spionaggio; i dettagli dei piani segreti di questa nazione per contrastare le operazioni del nemico, sono stati disponibili ad ogni lettore di giornali, amici e nemici; la dimensione, la forza, la posizione e la natura delle nostre forze ed armi, i nostri piani e strategie per il loro uso, sono stati tutti descritti dalla stampa e da altri mezzi di informazione in un tal dettaglio da soddisfare qualsiasi potenza straniera; e almeno in un caso la pubblicazione di dati relativa ad un meccanismo segreto, come i satelliti, è stati seguita da una sua alterazione necessaria a scapito di tempo e denaro.
Il problema era che i sovietici sapevano i piani per la Baia dei Porci prima ancora che accadesse. Peggio, la CIA sapeva che i sovietici sapevano. Venne lanciata ugualmente. Wikipedia lo riassume.

Il 29 aprile 2000 un articolo sul Washington Post, "Soviets Knew Date of Cuba Attack", ha riferito che la CIA aveva informazioni che indicavano come l'Unione Sovietica sapesse dell'invasione, e non informò Kennedy. Il 13 aprile 1961 Radio Mosca mandò in onda un telegiornale in lingua inglese prevedendo l'invasione, "un complotto ordito dalla CIA" utilizzando "criminali" pagati. L'invasione avvenne quattro giorni dopo.
Kennedy invece l'ha saputo il 27 aprile. Voleva prevenire cose simili -- prevenire che finissero sulla stampa americana. Ebbe successo. Solo nell'aprile del 2000 alcuni sono venuti a conoscenza della trasmissione sovietica.

E' chiaro quello a cui voleva far riferimento questo discorso: controllo dei danni. Stava manipolando la stampa. Niente di nuovo qui.



UN TEORICO DELLA COSPIRAZIONE INGENUO

Con questo in mente, leggete l'analisi di questo anti-cospirazionista di Destra. Ecco la sua valutazione del discorso di Kennedy.

Non è esattamente quello che ci troviamo ad affrontare oggi? JFK sta parlando di ciò che definiva "Gnomi di Zurigo." Nello specifico si sta riferendo ai bankster, al NWO ed al nemico di tutta l'umanità. Questi gnomi utilizzeranno i russi per far rispettare una legge marziale brutale che completerà la distruzione degli Stati Uniti.
Il problema non è se Kennedy "sapesse" del Nuovo Ordine Mondiale, in realtà lui era un Presidente ingenuo e pseudo-macho che era stato fregato da Allen Dulles. Kennedy aveva il potere di avviare una Terza Guerra Mondiale nucleare, e ci andò vicino un anno e mezzo dopo: la crisi dei missili cubani.

Kennedy era uno strumento del NWO, non il suo espositore. Era un uomo che, 10 giorni prima del discorso, era stato preso con le braghe calate, metaforicamente parlando. (Non è mai stato preso così letteralmente. La stampa l'ha coperto.)



CONCLUSIONE

Il contesto del discorso di Kennedy era la Baia dei Porci, non la riserva frazionaria.

Cercate il contesto di qualsiasi documento che citate. Il contesto è di solito la chiave per comprenderlo. Cercate gli avvertimenti velati sul Nuovo Ordine Mondiale solo dopo aver esaminato il contesto con cura.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Muso contro muso. E gli altri stanno a guardare

Luogocomune.net - Mer, 16/04/2014 - 20:20
Gli americani lo chiamano "preaching to the choir", che significa letteralmente predicare ai membri del proprio coro, ovvero a coloro che già la pensano come te.

E' quello che stanno facendo Beppe Grillo e Matteo Renzi, impegnati in un testa a testa per riuscire a riportare la vittoria alle prossime elezioni europee.

Grillo continua a ripetere che Renzi è un buffone e un bugiardo, che è inaffidabile e che parla senza mai supportare le proprie parole con fatti concreti.

Renzi continua a ripetere che Grillo rappresenta l'antipolitica, che è un demagogo senza un progetto reale, e che tutto quello che Grillo aveva promesso di fare in realtà lo sta facendo lui, Matteo Renzi.

I due continuano ad attaccarsi a vicenda, e nel farlo utilizzano argomentazioni che risuonano in pieno all'interno della propria base, ...

Nomi Prins Author of “All the Presidents Bankers“ on Upcoming Collapse

Deep Politics Monitor - Mer, 16/04/2014 - 14:42
from USA Watchdog: Best-selling author Nomi Prins warns, “Never before have the Government and the Fed collaborated so extensively by propping up the banking system to the detriment of the population.” Prins lays out a long history of the relationships between U.S. Presidents and bankers that date back to Teddy Roosevelt and JP Morgan. On her new book titled “All the Presidents’ Bankers,”

L'oro cartaceo non è buono come quello fisico

Freedonia - Mer, 16/04/2014 - 10:15




di Doug French


Per la prima volta in assoluto, la maggioranza degli americani ha paura del proprio governo federale. Un sondaggio di Pew Research ha rilevato che il 53% degli americani pensa che il governo stia minacciando i loro diritti e le loro libertà personali.

Gli americani non sono magnanimi nemmeno per quanto riguarda la valuta statale. Invece di possedere dollari ed altri asset finanziari, gli investitori stanno immagazzinando ricchezza sotto forma di opere d'arte, vino e auto d'epoca. L'Economist ha riportato a novembre: "Questa frenesia d'acquisto [...] sta alimentando una certa diffidenza negli asset finanziari."

Ma mentre i grandi capitali stanno facendo segnare record su record nel mercato dell'arte e stanno facendo aumentare i prezzi immobiliari, la diffidenza nei confronti del governo non ha spinto le attenzioni sulla reliquia barbarica. L'umile dollaro è salito rispetto all'oro sin dal settembre 2011.

Ogni banchiere centrale sulla terra ha giurato fedeltà alla fede keynesiana, e il metallo giallo è ritornato sui suoi passi a quasi $700 l'oncia rispetto al suo picco di $1,895. Gli unici limiti alla creazione di moneta fiat sono la fantasia dei banchieri centrali e la volontà dei banchieri commerciali di concedere prestiti. Stando così le cose, il principale colpevole per le prestazioni poco brillanti dell'oro negli ultimi due anni è un altro, e John Hathaway di Tocqueville Asset Portfolio l'ha spiegato nella sua straordinaria relazione "Let's Get Physical."

Hathaway osserva che la produzione di oro è finita in una zona di bonaccia. Attualmente costa di più produrre un'oncia che venderla. Minare l'oro è costoso; sono ormai passati i giorni in cui si pescavano grandi pepite nei torrenti della California o dell'Alaska. Devono essere spostate e trattate milioni di tonnellate di minerale solo per ricavarne piccoli pezzi di metallo, e negli ultimi anni sono stati trovati solo pochi grandi depositi.

"La produzione post-2015 sembra destinata a declinare e forse anche bruscamente," spiega Hathaway.

Satoshi Nakamoto ha creato una sorta di oro digitale nel 2009, anch'esso limitato nell'offerta. Non più di 21 milioni di bitcoin saranno "minati," e attualmente ce ne sono meno di 12 milioni. Satoshi ha creato la versione informatica dell'oro, facile da miniera nei primi anni. Ma come l'attività di estrazione dell'oro, minare bitcoin diventa sempre più difficile. Oggi è necessario un supercomputer per risolvere le equazioni che verificano le transazioni in bitcoin — che in sostanza è il processo che crea la cripto-moneta.

Il valore di questa moneta alternativa è esploso rispetto alla valuta del governo, passando da meno di $25 a bitcoin nel maggio 2011 a quasi $1,000 di recente. Uno dei motivi è sicuramente la sua portabilità. Il business è un fenomeno globale oggi, in contrasto con il mondo antico dove la maggior parte viveva la propria vita all'interno di un raggio di 25 miglia. Così, portare bitcoin nel proprio telefono è preferibile a trasportare in giro Krugerrand.



Nessun Bitcoin cartaceo

Ma anche se la portabilità può far guadagnare popolarità a Bitcoin, non spiega perché è aumentato vertiginosamente mentre l'oro è sceso.

Hathaway punta il dito sulla differenza tra l'azione dei prezzi nei tempi antichi rispetto a quelli moderni. "L'incongruenza Bitcoin/oro si spiega con il fatto che gli ingegneri finanziari non hanno ancora scoperto un modo per collateralizzare i bitcoin nel trading a leva. Non c'è (ancora) un mercato dei futures basato su Bitcoin, niente derivati, nessun mercato repo."

Quindi chiunque voglia speculare con Bitcoin deve acquistarne alcuni, cosa che spinge verso l'alto il suo prezzo.

Invece l'oro ha un'infrastruttura finanziaria matura e vasta che ne gonfia l'offerta — su carta — esponenzialmente. Poi Hathaway cita l'esperto Jeff Christian del gruppo CPM che nel 2000 scrisse: "Un'oncia d'oro è ora coinvolta in una mezza dozzina di operazioni." E mentre "il volume fisico non è cambiato, i contratti cartacei si sono moltiplicati."

Il processo generale inizia quando un produttore d'oro estrae e raffina il minerale. Poi i raffinatori lo vendono alle bullion bank, soprattutto a Londra. Parte viene venduto a gioiellieri e zecche. "L'oro fisico che rimane a Londra sotto forma di barre non allocate è la base per i commerci a leva con l'oro cartaceo. Questa catena di eventi è perfettamente normale e in linea con i tempi," spiega Hathaway.

Egli stima che giornalmente vengono commerciati l'equivalente di 9,000 tonnellate di oro, mentre solo 2,800 tonnellate vengono estratte annualmente.

L'oro è prestato, dato in leasing, ipotecato e re-ipotecato più e più volte. Questa è la ragione, ad esempio, per cui ci vorrà tanto tempo affinché i tedeschi possano rimpatriare le loro 700 tonnellate di oro attualmente conservate a New York e Parigi. Mentre un paio di aerei potrebbero trasportare l'intero stock in Germania in poco tempo, solo 37 tonnellate sono state consegnate un anno dopo la richiesta. Le 700 tonnellate sono programmate per essere consegnate entro il 2020. Tuttavia, sembra che non ci sia abbastanza oro fisico libero e svincolato per soddisfare questo programma. Ai tedeschi è stato detto che possono solo guardare il loro oro, ma non toccarlo.



Sfruttare la leva a Londra

La City di Londra offre un contesto normativo favorevole alle mega-banche affinché possano sfruttare la leva finanziaria. Jon Corzine ha utilizzato le norme di Londra sulla rehypothecation per sfruttare i depositi dei clienti di MF Global e fare una scommessa da $6.2 miliardi nell'Eurozona. I contratti con i clienti di MF gli hanno consentito di fare una cosa del genere.

Dopo il crollo di MF, Christopher Elias ha scritto su Thomson Reuters: "La leva finanziaria è come una droga per Wall Street; aumenta i rendimenti ma amplifica anche i costi. Con MF Global che aveva raggiunto un rapporto di leva di 40 a 1 al momento del suo crollo, non c'era bisogno di un default dell'Eurozona per innescare la sua caduta — tutto quel che serviva era che questi enormi costi superassero la sua base patrimoniale."

Il lavoro di Hathaway propone una tesi piuttosto simile: il mercato dell'oro è altrettanto indebitato come MF Global, si tratta di una montagna di transazioni di carta in bilico su un po' di oro fisico. "A differenza del mercato dell'oro fisico," scrive Hathaway, "che non è suscettibile ad assorbire grandi flussi di capitale, il paper market, attraverso la rehypothecation quasi infinita, è l'ideale per l'attività di trading iperattivo; soprattutto in concomitanza con le scommesse sul FX, sugli indici azionari e sui tassi di interesse."

Questo iper-leveraging ricorda il boom del debito immobiliare americano degli ultimi dieci anni. La cartolarizzazione di Wall Street ha spianato la strada agli acquisti, alle vendite ed ai trasferimenti elettronici dei mutui. Fintanto che i prezzi delle case aumentavano ed i proprietari di case erano in regola coi pagamenti, tutto andava bene. Tuttavia, una volta che i compratori hanno smesso di pagare, la corsa per determinare quali istituti di credito possedevano quali abitazioni ha portato al caos del mercato. In molti stati, i processi di pignoramento non sono ancora finiti.

Il fallimento di una manciata di controparti nel mercato dell'oro cartaceo avrebbe un effetto mille volte peggiore. In molti casi, cinque su dieci (o più) istituti di credito reclameranno diritti di proprietà sullo stesso oro fisico. I mercati dell'oro si bloccherebbero per mesi, se non anni, durante la procedura fallimentare, rimuovendo milioni di once dal mercato. Ci vorrebbero decenni affinché l'industria mineraria ricostruisse l'offerta.

Inoltre, Hathaway ritiene che una maggiore regolamentazione "potrebbe portare, tra le altre cose, a norme più severe per le garanzie reali, regole sulla rehypothecation, ecc. Questo potrebbe portare ad una corsa per l'oro fisico." E se i regolatori non inaspriscono queste disposizioni, potrebbero farlo gli ETF, il LBMA ed il Comex per il bene della fiducia dei clienti.

Quello che Hathaway chiama il "bacino torbido" di Londra, ha sostenuto il trading dell'oro cartaceo al di là della quantità di oro fisico disponibile. Questo bacino si sta prosciugando e sta creando la madre di tutti gli short squeeze. In tale scenario, le persone con ETF ed altri crediti cartacei sull'oro saranno devastate, avverte Hathaway. Riceveranno "lettere educate e di scuse che offriranno loro una risoluzione dei contratti in contanti a prezzi ben al di sotto del mercato fisico." Non sarà l'inflazione che farà salire il prezzo dell'oro, ma lo smantellamento dell'enorme leverage.

Gli americani hanno ragione a temere il loro governo, ma dovrebbero anche temere il loro sistema finanziario. I governi hanno sempre trasformato le loro valute in carta straccia. Un pezzo di carta che vi dà diritto ad una quantità d'oro può fornirvi un comfort maggiore rispetto ai dollari fiat.

Tuttavia, in un momento di panico, l'oro cartaceo non avrà lo stesso effetto. In quei frangenti preferireste possedere qualcosa di reale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La Moneta: III Parte

Von Mises Italia - Mer, 16/04/2014 - 08:00

Critiche alla riserva frazionaria

Per gli Austriaci il sistema basato sulla riserva frazionaria è un sistema di contraffazione legalizzata. In esso, infatti, due soggetti diversi sono titolari della proprietà dello stesso bene: nell’esempio numerico precedente, quando la banca X presta i primi €900, questi sono contemporaneamente nella disponibilità del depositante A e di B, colui che ha preso in prestito; ciò che rappresenta un’impossibilità giuridica. Per uno dei due dunque è stata creata moneta artificiale dal nulla. In realtà, X ha commesso appropriazione indebita, perché ha trasferito a B una proprietà di A. E A non ne ha più la disponibilità, come è dimostrato da ciò che accadrebbe se decidesse di ritirarla. È come se una compagnia aerea emettesse più biglietti dei posti (assegnato lo stesso posto a più persone); se il giorno del viaggio si presentano tutti, la truffa viene scoperta; il sistema bancario a riserva frazionaria regge perché non tutti si presentano il giorno del viaggio. Libertà di contratto significa che due soggetti, X e B, dispongono delle loro proprietà, non che si accordano disponendo della proprietà di un terzo, A.

La conferma che la moneta fiduciaria creata attraverso la riserva frazionaria è moneta fittizia è data dal fatto che, appena i risparmiatori si recano agli sportelli e la reclamano, essa evapora, scompare.

La contraffazione è consentita dal fatto che il sistema con Banca centrale pubblica monopolista ha reso il settore bancario un cartello.

Per la Banca centrale vale la considerazione fatta per qualsiasi ente pubblico pianificatore: non ha le informazioni e i segnali di prezzo necessari per poter coordinare in maniera efficiente il sistema economico, in questo caso monetario; dunque provoca solo distorsioni.

Non lasciando fallire le banche irresponsabili, questo sistema impedisce la selezione fra imprese buone e cattive. Per di più, l’impossibilità di fallire, e dunque la mancanza di rischio, induce le banche a operare con ancora minor prudenza (azzardo morale). Questo meccanismo di irresponsabilità è ulteriormente alimentato dall’assicurazione obbligatoria dei depositi: i clienti delle banche sono meno attenti perché, in caso di fallimento della banca, non perdono i propri risparmi; e le banche effettuano investimenti più rischiosi perché, in caso di insolvenza, i clienti verrebbero risarciti con il fondo di garanzia interbancario imposto dalla legge[1].

Effetti – Nel meccanismo di moltiplicazione gli effetti sono tre: 1) inflazione, cioè aumento della quantità di moneta e dunque riduzione del suo potere di acquisto; 2) redistribuzione del reddito a favore: della banca, sotto forma degli interessi che essa incassa sulla moneta creata dal nulla; di coloro che prendono in prestito, che possono acquistare beni e servizi; e dei venditori di tali beni e servizi che godono degli aumenti di prezzo indotti dall’incremento di domanda; 3) essendo la moneta creata dal nulla, senza un precedente risparmio, l’effetto è una distorsione nell’allocazione delle risorse che viene successivamente pagato con la recessione o la depressione (teoria del ciclo).

Nel caso di sovraemissione di moneta cartacea rispetto all’oro, l’atto fraudolento è dato dal fatto che i certificati senza copertura vengono scambiati sul mercato sulla stessa base di quelli con copertura, in quanto sul piano grafico sono identici; dunque vengono scambiati beni (di cui i certificati dovrebbero essere rappresentativi) che non esistono.

La moneta è il bene più soggetto alla pratica della sovraemissione, perché è un bene che non viene utilizzato per il consumo diretto, ma per lo scambio; quindi le persone non hanno bisogno di avere presso di sé l’oro, basta loro il certificato (non farebbero così per un bene come la macchina, che procura un’utilità nel momento in cui se ne ha la disponibilità). Inoltre, essendo l’oro un bene omogeneo (fungibile), a chi ritira non interessa di avere esattamente l’unità fisica di oro che aveva depositato; ciò consente alla banca di sovraemettere con più facilità: a chiunque viene a ritirare si può dare un’unità qualsiasi dell’oro disponibile.

Non bisogna confondere questa pratica con il credito (la vera e propria intermediazione fra risparmiatori e investitori), attività perfettamente legittima e ineccepibile. Il credito consiste in questo: l’individuo A trasferisce alla banca B 1000 once d’oro o euro, e la fondamentale differenza rispetto al semplice deposito è che risparmiatore (A) e banca (X) si accordano sul periodo di tempo per il quale la banca può disporre della somma di moneta senza che il risparmiatore possa ritirarla. Al termine del periodo – ad esempio un anno solare – la banca restituisce la somma con l’aggiunta di un determinato tasso di interesse. La banca a sua volta presta questa somma all’imprenditore B, ad un tasso di interesse maggiore (è il suo guadagno per aver svolto la funzione di indirizzare il risparmio verso coloro che ne hanno bisogno). La banca ha trasferito a B moneta “vera”.

Ma se la banca crea moneta dal nulla e la trasferisce a B, ha messo in circolazione carta senza copertura (e ha aumentato la quantità di moneta). Inoltre, nel credito, prima B e poi la banca (ad A) devono restituire la somma alla data di scadenza, cioè in un dato tempo futuro. Invece nella creazione di moneta fiat qualunque possessore del certificato o dell’assegno può chiedere di convertirlo in oro (o, oggi, in banconote) in qualsiasi momento; cioè, per la banca, il debito è istantaneo (se arriva il cliente per la conversione), l’asset che ne è all’origine (credito) non lo è (ad es. ha scadenza un anno, il tempo di durata del prestito). Nelle banche dunque viene violata una regola di sana contabilità rispettata in ogni altro settore: in un’impresa la struttura temporale degli attivi (asset) non deve essere più lunga della struttura temporale del passivo; cioè i crediti devono rientrare prima dei debiti equivalenti, o comunque alla scadenza di un debito vi deve essere un attivo equivalente per farvi fronte.

Questo tipo di credito si chiama credito di circolante (circulating credit), mentre il credito serio, non truffaldino, realizzato con la moneta vera si chiama credito merce (commodity credit).

In conclusione per produrre credito non c’è bisogno di creare moneta fasulla, senza copertura. Non è vero che affinché vi sia il credito è necessaria la riserva frazionaria.

Dunque le due attività delle banche, che andrebbero tenute separate (e in passato lo erano), sono l’attività di deposito (nella quale non dovrebbero prestare la moneta depositata; e per il servizio svolto incamerare una commissione, non un interesse) e l’attività di intermediazione (possono prestare perché c’è un accordo con il cliente depositante; la differenza fra l’interesse incassato e l’interesse pagato al depositante è il reddito per il servizio svolto)[2].

La riserva frazionaria implica una deliberata confusione fra le due attività.[3]

Aggregati monetari

Dunque nei sistemi monetari contemporanei i tipi di moneta, cioè le forme che la moneta assume, sono:

 

[4][5][6]

Nella maggior parte delle classificazioni è definito anche un aggregato più ampio, M3, costituito da M2 più alcuni strumenti emessi da istituti bancari o finanziari, come i fondi pronti contro termine, le quote di fondi di investimento monetario e le obbligazioni con scadenza fino a due anni[7]. M3 è l’aggregato utilizzato dalla Bce ai fini degli obiettivi di politica monetaria[8].

Tale classificazione segue un criterio di “convertibilità”, cioè di trasformabilità immediata e senza costi (alla pari) in mezzo di pagamento[9]. I depositi a vista vengono in genere compresi nella moneta perché sono considerati sostituti perfetti della moneta, in quanto 1) sono prontamente convertibili in contanti alla pari e 2) sono utilizzati per effettuare qualunque pagamento. In un sistema a riserva frazionaria i depositi a vista di fatto non sono tutti convertibili in contante; ma ciò che conta è che il pubblico crede che siano immediatamente convertibili, e dunque possono essere considerati moneta. Se la fiducia in una banca venisse meno, i suoi depositi a vista non sarebbero più considerati equivalenti al denaro contante; dunque la loro caratteristica di moneta è subordinata alla circostanza della fiducia del pubblico. Tuttavia, nel quadro giuridico-istituzionale contemporaneo, l’eventuale intervento della banca centrale, che può stampare moneta e prestarla alla banca in difficoltà, e l’assicurazione sui depositi garantiscono la conversione immediata alla pari, rendendo dunque i depositi a vista sostituti perfetti dei contanti.

Per quanto riguarda i depositi vincolati (a scadenza), il loro inserimento nell’offerta di moneta è controverso. I contrari sostengono che rappresentano una forma di credito in quanto 1) la banca può per legge chiedere un periodo di tempo, in genere 30 giorni, prima di convertire il deposito in contante, sicché esso non è immediatamente convertibile a richiesta, ciò che è il requisito-chiave per stabilire se un asset è moneta o no; 2) su un deposito vincolato non si possono emettere assegni e un prelievo di contante può essere effettuato solo dietro presentazione del libretto; dunque tale deposito non è facilmente trasferibile; e 3) sui depositi vincolati la banca paga interessi, e va considerata moneta solo quella che non frutta interessi. I favorevoli (Rothbard) replicano che 1) il preavviso di 30 giorni di fatto non viene mai applicato; 2) l’operazione di prelievo è solo un po’ più lunga (bisogna andare in banca e prelevare il contante) ma la sostanza del processo è la stessa: un deposito detenuto presso una banca è la fonte di un pagamento monetario; 3) è capitato che anche sui depositi a vista le banche abbiano pagato interessi. In sostanza, se i depositi a risparmio sono moneta dipende da un fatto culturale, cioè dalle convenzioni e abitudini che si affermano in un dato sistema economico: se tali depositi vengono convertiti a vista in moneta standard, allora possono essere inseriti nell’offerta di moneta [10].

Quasi moneta – La quasi moneta non è moneta, dunque non va computata nell’offerta di moneta complessiva. Per quasi moneta si intendono i beni che hanno un altissimo grado di commerciabilità: obbligazioni di alta qualità, alcune azioni, alcune merci all’ingrosso. In genere sono titoli che hanno un ampio mercato e sono immediatamente vendibili al più alto prezzo che il mercato fisserà. Il test per stabilire che non sono moneta consiste nel fatto che non sono utilizzati per rimborsare i debiti, né si pretende che siano accettati come mezzi di pagamento. Tuttavia vengono tenuti come asset dagli individui e la loro presenza riduce la domanda di moneta, che viene così economizzata. Sulla base del criterio della convertibilità immediata, anche i titoli di stato vengono però spesso inseriti nell’offerta di moneta.

Le attività finanziarie possono essere rappresentate lungo un continuum che va dalla massima liquidità (disponibilità per gli scambi) e zero interesse (moneta) ad alto interesse e zero liquidità (l’obbligazione di una società), con posizioni intermedie che costituiscono un mix delle due caratteristiche. In tal modo si evidenzia che tutte le attività finanziarie offrono un rendimento, dove quello della moneta è costituito dai servizi derivanti dalla disponibilità, cioè la scambiabilità immediata con tutti i beni.

L’offerta di moneta è il numero totale di unità monetarie nel sistema economico.

Se si utilizza moneta merce, lo stock totale di moneta in una società è il numero totale di unità (in genere unità di peso, es. once) della merce in un dato momento; in sostanza, è il peso totale della moneta-merce in un dato tempo. Esso dipende dalla produzione del passato e da quella annuale. Incrementi della quantità di moneta (merce) possono determinarsi solo in seguito all’estrazione di nuovo metallo[11], mentre riduzioni della quantità di moneta si verificano solo in seguito all’usura fisica del bene e agli usi non-monetari, cioè gli impieghi industriali (es. gli orecchini, le collane ecc.).

Un aumento dei mezzi fiduciari aumenta la quantità di moneta (e una riduzione li riduce). Infatti i certificati non coperti creati dal nulla si aggiungono alle disponibilità di cassa degli individui.

Dunque un aumento o una diminuzione della quantità di mezzi fiduciari influenza il potere d’acquisto della moneta in modo identico alle variazioni della quantità di moneta.

In ogni dato momento esiste un dato stock di moneta, e ogni unità di essa sarà posseduta da qualcuno. È dannoso e fuorviante, come fece Fisher, trattare la moneta come qualcosa la cui caratteristica peculiare è di “circolare”, o dividerla in “moneta circolante” e “moneta oziosa”: la moneta non “circola” come se fosse guidata da un processo meccanico e impersonale, bensì viene trasferita dal portafoglio di una persona a quello di un’altra. In ogni momento tutta la moneta è sempre in possesso di qualcuno, cioè è nella sua dotazione monetaria (contanti).

Di Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

Link alla II Parte

Link alla IV Parte [attivo dalla settimana prossima, NdR]

[1] In Italia la somma che viene coperta arriva fino a circa 103.000 euro per ciascun correntista (2008).

[2] Un argomento spesso utilizzato a favore della riserva frazionaria è che, con la riserva del 100%, le banche non potrebbero trarre guadagni sufficienti dalla loro attività. Ma l’obiezione è curiosa: come tutte le altre imprese, le banche hanno il diritto di conseguire profitti in maniera lecita; profitti che, come detto sopra, sarebbero dati dalle commissioni per l’attività di deposito e dagli interessi nell’attività di intermediazione.

[3] Gene Callahan sulla natura dei prestiti: quando un individuo prende in prestito moneta per acquistare un trattore, è il trattore che prende in prestito, non la moneta. Non ci si deve far fuorviare dal velo della moneta, la gente la prende in prestito per i beni che con essa può acquistare. Questo si può vedere meglio se si considera che, qualunque sia la quantità di moneta in circolazione, tutti coloro che prendono in prestito considerati insieme non possono ottenere più trattori, case, macchinari e materie prime di quelli che i prestatori presi tutti insieme possono fornire.

[4] A rigore vanno aggiunte anche le valute estere cedute dagli operatori che affluiscono alle riserve della Banca centrale. Oggi la maggior parte della base monetaria è costituita dalle riserve delle banche. Nei paesi dell’area dell’euro il circolante è complessivamente pari a 588,3 miliardi di euro (valori a febbraio 2007).

[5] I depositi a vista nell’Eurozona sono pari a 3120,4 miliardi di euro (febbraio 2007).

[6] Nell’Eurozona sotto questa voce vengono compresi i depositi con durata prestabilita fino a 2 anni (1468,3 miliardi) e i depositi rimborsabili con preavviso a 3 mesi (1537,9 miliardi).

[7] Coloro che criticano l’inserimento di queste componenti fra la moneta fanno osservare che alcune di esse non rappresentano la forma in cui avviene il pagamento finale dei beni e servizi acquistati, un utile criterio per sapere che cosa è moneta.

[8] Gli aggregati monetari ampi mostrano maggiore stabilità di quelli ristretti in quanto sono meno influenzati da processi di sostituzione fra le componenti realizzati dagli istituti bancari e finanziari; ma sono meno controllabili degli aggregati ristretti. La Bce fissa il valore di crescita di M3 sulla base dell’obiettivo di tasso di inflazione (tetto 2%), della stima della crescita del  Pil reale (2-2,5%) e dei mutamenti della velocità di circolazione della moneta (- 1%); in conseguenza di questi valori, nel 1999 e nei due anni successivi il Consiglio direttivo decise di fissare il valore di riferimento al 4½ per cento annuo.

[9] Molti economisti, anziché il termine “convertibilità”, utilizzano il termine “liquidità”; ma i due concetti sono diversi: infatti la liquidità è la vendita di un’attività in cambio di moneta, ma non a un tasso fisso (alla pari), bensì al tasso corrente, che è fluttuante, e quindi potrebbe causare perdite in conto capitale. Dunque non basta che un’attività sia molto liquida per essere moneta. Ad esempio, un’azione può essere molto “liquida”, ma il fatto che la sua conversione in moneta non sia fatta ad un tasso fisso, ma al tasso di mercato del momento, esclude che l’azione faccia parte dell’aggregato moneta (e infatti nessun economista ve la inserisce). E lo stesso vale per qualunque strumento di credito. La liquidità di un’attività è condizionata dalla scadenza (più è vicina, più l’attività è liquida) ed è in genere correlata negativamente con il rendimento: quanto maggiore è l’interesse meno liquida è l’attività. Inoltre, quanto più elevata è la scadenza, più alto è il tasso di interesse.

[10] Per la scuola Austriaca, in seguito al soggettivismo della teoria, non è possibile definire in astratto e per sempre quali asset compongono la moneta: infatti, se è moneta ciò che è immediatamente mezzo di pagamento o ciò che è immediatamente convertibile alla pari in mezzo di pagamento, che un singolo asset abbia questa caratteristica dipende dalla valutazione soggettiva di coloro che devono riceverlo in cambio dei beni ceduti. Per Rothbard, in un dato momento storico, fine anni ’70, l’offerta di moneta è stata composta da: contanti + depositi a vista + depositi a risparmio delle banche commerciali e delle cooperative di risparmio e credito (savings and loan association) + i certificati di deposito (detratta la penalità per il rimborso anticipato) + il corrispettivo monetario delle polizze delle compagnie di assicurazione sulla vita (in quanto convertibili alla pari in contanti su richiesta in qualsiasi momento). M.N. Rothbard, Austrian Definitions of the Supply of Money, in L. Spadaro (a cura di), New Directions in Austrian Economics, Sheed Andrews and McMeel, Kansas City, 1978, pp. 143-156; ristampato in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 337-349. J. Salerno inserisce in quella che definisce True Money Supply (TMS) i contanti (cash), i depositi a vista (demand deposit) presso le banche (compresi i depositi dello stato presso le banche e la banca centrale), i depositi a risparmio e le obbligazioni di risparmio del Tesoro (U.S. Savings Bonds, componente di M3 nella classificazione ufficiale; per Salerno sono convertibili istantaneamente a un valore sotto la pari ma fissato in anticipo). J. Salerno, The ‘True’ Money Supply: A Measure of the Supply of the Medium of Exchange in the U.S. Economy, in  “Austrian Economics Newsletter” 6, primavera 1987, pp. 1–6. F. Shostak invece propone una classificazione più restrittiva, non inserendo i depositi vincolati, che vengono ritenuti una transazione a credito. Anche se la banca non impone i termini di attesa (es. i 30 giorni) per il prelievo, per soddisfare la domanda del cliente cede altri asset in cambio di contanti; gli acquirenti degli asset si privano dei loro contanti, che vengono trasferiti al cliente del deposito a risparmio (F. Shostak, The Mistery of the Money Supply Definition, in “The Quarterly Journal of Austrian Economics” vol. 3, No. 4, inverno 2000, pp. 69–76). Per tutti questi autori Austriaci le quote dei Money Market Mutual Funds (MMMF; fondi comuni che investono in strumenti del mercato monetario, dunque di breve termine e altamente liquidi, come titoli pubblici, certificati di deposito, carta commerciale, accettazioni bancarie) non devono essere incluse, in quanto non sono convertibili alla pari; rappresentano solo uno spostamento di moneta da un soggetto a un altro, non la creazione di nuova moneta, e dunque computarli rappresenterebbe una duplicazione.

[11] In un sistema aureo di mercato, la quantità di oro da estrarre sarà determinata dal mercato come per ogni altro prodotto: in base al profitto atteso. Il profitto dipenderà dal confronto fra valore del prodotto (ricavi) e costi. Ma poiché l’oro è la moneta, la quantità estratta dipenderà dai costi di produzione, che saranno in parte determinati dal livello generale dei prezzi. Se i prezzi salgono, saliranno anche i costi dell’estrazione, e la produzione di oro si ridurrà o si bloccherà. Viceversa se i prezzi si riducono.

Qualcuno ha obiettato che un incremento annuo, anche piccolo, nella produzione di oro è un esempio di fallimento del mercato, perché se qualsiasi quantità di moneta va bene, allora produrre oro è uno spreco, oltre che un’azione inflazionistica. Ma questa affermazione ignora il fatto che l’oro, oltre ad essere moneta, è anche un bene di consumo: dunque un aumento dell’offerta di oro determina una riduzione del suo prezzo, dunque una riduzione del prezzo dei beni d’oro (gioielli ecc.), e ciò rappresenta un incremento di benessere per la società.

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Illusioni sull'origine della ripresa economica

Freedonia - Mar, 15/04/2014 - 10:11




di Greg Canavan


Mentre il polverone nei mercati del ferro e del rame si deposita a terra, facciamo un passo indietro e valutiamo i danni.

Entrambi i metalli sono fortemente coinvolti nella bolla del credito della Cina. Cioè, commercianti, speculatori e chiunque altro abbia voluto entrarci ha "monetizzato" le sue partecipazioni di rame/ferro e poi ha speculato con i proventi.

Nelle ultime settimane è diventato chiaro come le autorità cinesi abbiano voluto mettere fine a questa speculazione destabilizzante. Hanno quindi progettato una vendita di yuan nei confronti del dollaro. Questo perché un trading preferito tra gli speculatori era quello di fare una scommessa basata su un derivato: lo yuan avrebbe continuato ad apprezzarsi rispetto al dollaro. Politica monetaria allentata, come al solito.

Almeno fino a quando le autorità non vi hanno posto fine. Le loro azioni hanno un po' spaventato il mercato e hanno inflitto alcune perdite. Poi è arrivato il primo default di obbligazioni societarie, un altro avvertimento agli speculatori. Oltre a questo, c'è stato il recente report rilasciato dal parlamento cinese in cui si facevano numerose menzioni di un freno all'eccesso di capacità nel settore siderurgico. Un classico avvertimento lanciato a coloro che hanno puntato su quel minerale.

Combinati, questi eventi sembravano accadere uno dietro l'altro, ed è per questo che la scorsa settimana avete assistito a grandi diminuzioni di prezzo sia del rame che del ferro. Le liquidazioni tendono ad essere brevi e taglienti, quindi per il momento potete probabilmente aspettarvi un po' di calma in questi mercati.

Ma ora la questione è: com'è la domanda per questi metalli? Inferiore a quanto soleva essere. Dopo cinque anni di crescita del credito senza precedenti, possiamo tranquillamente dire che la performance passata non è indicativa del futuro.

Con il mercato in un umore rialzista, non c'è dubbio che spazzerà via le preoccupazioni della Cina e darà una lezione ad alcuni speculatori: speculazione finita, pasticcio ripulito, andiamo avanti.

A nostro avviso, questo è l'inizio del disfacimento della massiccia bolla del credito in Cina. Le autorità cercheranno di contenerla, e potrebbero anche riuscirci all'inizio, ma una volta che il masso guadagnerà velocità diventerà sempre più difficile fermarlo.

Però non c'è solo la Cina con un problema di bolla del credito/debito. Il mondo è davvero impazzito quando ha pensato che l'attuale "ripresa" fosse qualcosa di diverso dall'ennesimo tentativo di alimentare la crescita attraverso il debito.

Secondo un recente rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), da metà 2007 a ​​metà del 2013 i livelli di debito globali sono aumentati del 40% arrivando a superare i $100 bilioni. Si tratta di un aumento di $30 bilioni, gran parte del quale è debito pubblico.

Quindi cerchiamo di capirci qualcosa. Dopo aver sopportato le peggiori condizioni finanziarie ed economiche nella Grande Depressione, a causa dello scoppio della bolla del debito privato, abbiamo aumentato il nostro indebitamento del 40% per provare a progettare una ripresa. La sanità mentale è solo un ricordo sbiadito del passato?

Questa massiccia iniezione di "denaro" (perché il debito pubblico viene effettivamente speso nell'economia globale non appena viene creato) non ha nemmeno portato ad una crescita economica osservabile, ha solamente causato un paio di crisi e ha aumentato le tensioni sociali. Ben fatto!

Ma il meglio deve ancora venire. La relazione della BRI sottolinea, inoltre, che durante lo stesso periodo di tempo il valore di tutto l'equity mondiale è sceso di $3.86 bilioni, a $53.8 bilioni. L'equity rappresenta il capitale privo di rischi, mentre il debito è solo un obbligo verso qualcun altro. Il fatto che l'equity sia tornato a quello della metà del 2007, vi dà qualche indicazione circa il successo di questa "ripresa." Non stiamo creando ricchezza, stiamo solo creando guadagnai transitori alimentati dal debito.

Con l'equity in calo e il debito in ascesa, l'economia globale è nettamente più indebitata rispetto a prima. In realtà, secondo le cifre della BRI, i livelli di "gearing" del mondo sono passati dal 121% del 2007 al 185% del 2013.

Non c'è da meravigliarsi se i prezzi dell'equity stanno andando così bene in seguito all'ultima bolla del debito. Stanno beneficiando di un enorme aumento della leva finanziaria. Se siete confusi, considerate che "l'equity" è la base su cui la leva opera la sua magia.

Quindi se acquistate una casa da $500,000 con un acconto del 10%, il vostro "equity" sulla casa è di $50,000. Avete una leva finanziaria di 10 a 1. Se i prezzi delle case aumentano del 5%, il vostro equity guadagna $25,000, o il 50%. Ecco come funziona la leva finanziaria. Funziona anche nella direzione opposta. Un calo del 5% cancellerebbe il 50% del valore del vostro equity.

In altre parole, una piccola dose di crescita può tradursi in buoni guadagni di capitale in un'economia altamente dipendente dalla leva finanziaria. Questo è esattamente ciò che sta accadendo ora. La crescita del debito pubblico sta alimentando la crescita economica, la quale sta sfruttando i guadagni nei mercati azionari globali.

Sembra tutto grandioso, non è vero? Ma non pensateci troppo, potreste diventare un po' nervosi. Quanto tempo può durare? Finché avremo fiducia nei titoli di stato. Ma se i governi continuano a spendere come se non ci fosse un domani, questa fiducia diminuirà lentamente. Ecco perché si sta facendo tanto rumore per un contenimento della spesa ed un ritorno alla "normalità" per i tassi di interesse.

Ma questo non può avvenire se la crescita non rallenterà fino a livelli inaccettabili. Una crescita più lenta o stagnante in un'economia altamente indebitata inizierà ad impattare in modo negativo sui valori dell'equity, soprattutto se verrà seguita da una recessione (motivo per cui i "gestori" dell'economia faranno di tutto per evitarla).

In breve, siamo alla fine della linea temporale dell'attuale sistema del debito. E' incredibile, ma siamo riusciti ad allungarla per altri cinque anni utilizzando la credibilità dei governi di tutto il mondo e spendendo sempre di più.

Per quanto possiamo dire, non resta loro molta credibilità. Nei prossimi anni, ciò diventerà dolorosamente evidente. I tumulti nei mercati del credito della Cina potrebbero essere il catalizzatore della prossima crisi del debito. Perché se la Cina rallenta, gli Stati Uniti dovranno riempire il vuoto. Il che significa più spesa basata sul debito.

Questa potrebbe essere la goccia che farà traboccare il vaso.

Saluti


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Conferenza a sorpresa

Luogocomune.net - Lun, 14/04/2014 - 21:20
Questa sera sono andato a sentire una conferenza nella cittadina dove abito, in Calabria.

Il tema della conferenza era l'informazione, dal punto di vista filosofico e sociale. Dopo l'introduzione però, con mio grande stupore, ho visto comparire sullo schermo le immagini delle Torri Gemelle che bruciavano.

Il relatore infatti aveva deciso di utilizzare l'argomento dell'11 settembre come punto di partenza per una discussione sul meccanismo dell'informazione e della comunicazione.

Con mio grande piacere ho così potuto vedere sullo schermo un'intervista a Bob McIlvaine (padre di una vittima delle Torri gemelle, ed uno dei più noti attivisti del Movimento per la verità sull'11 settembre). Poi ho sentito un intervento di Giulietto Chiesa, ...
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