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Siamo vicini ad un punto di svolta critico nella guerra tra valute

Freedonia - 10 ore 38 min fa
Se come dice Rickards le guerre tra valute sono come guerre reali, allora è lecito aspettarsi anche accordi sottobanco tra le forze in battaglia. Infatti, come ci ricorda lo stesso autore in un pezzo riguardante il meeting del G-20 del 26 febbraio scorso, è possibile che alcune nazioni abbiano sottoscritto un accordo segreto a Shanghai sulla falsariga degli Accordi del Plaza del 1985. All'epoca questi accordi vennero sottoscritti da USA, Francia, Germania Ovest, Giappone e Inghilterra, e, attraverso l'intervento nei mercati valutari, c'era la precisa di svalutare il dollaro USA in relazione allo yen e al marco. L'accordo segreto di Shanghai, invece, sottoscritto da USA, FMI, Giappone, Cina ed Europa, avrebbe lo scopo di svalutare lo yuan cinese. Dato che la Cina è la seconda economia mondiale e dato che, nonostante la PBOC si stia dando fare con la stampante monetaria senza risultati concreti, non è possibile svalutare ulteriormente lo yuan a meno di rischi crescenti. Non solo, ma visto che la sua economia è piena zeppa di bolle, un suo crollo potrebbe avere gravi ripercussioni per l'economia mondiale. La soluzione, secondo l'accordo segreto di Shanghai, sarebbe quella di far rafforzare le valute degli altri partner commerciali, in particolare yen ed euro, e indebolire lo yuan senza passare per l'ennesima svalutazione plateale. Non a caso è quello che è accaduto nonostante la BCE abbia aumentato il QE (salvo poi aggiungere che si sarebbe fermata qui) e la BOJ sia atterrata in territorio negativo. Quindi lo yuan è stato svalutato senza che la PBOC muovesse un dito, e grazie alla stretta connessione col dollaro, anche quest'ultimo ha ricevuto uno slancio svalutativo. Cosa accadde dopo gli Accordi del Plaza? Il dollaro scese di circa il 30% e il prezzo dell'oro salì più del 50%. Ad oggi, il prezzo dell'oro è salito del 20% sin dall'inizio dell'anno, mentre il dollaro è entrato in un trend ribassista. Tenetevi strette le vostre once d'oro.
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di James Rickards


Le guerre tra valute sono vere e proprie guerre. Possono durare più a lungo di quanto ci si possa aspettare, e sancire vittorie e perdite inattese. Nelle guerre vere non si combatte sempre. Ci sono periodi di quiete, seguiti da grandi battaglie, seguite da nuovi periodi tranquilli mentre gli eserciti si riposano e si riorganizzano.

Sembra che il recente periodo tranquillo sia finito e che la guerra tra valute stia entrando in una nuova battaglia importante. Il dollaro americano è passato da un minimo nell'agosto 2011 ad un massimo di 10 anni a metà del 2015. Questa salita del dollaro è stata alimentata dalla politica monetaria restrittiva della FED, iniziata a maggio 2013 con il "taper" di Bernanke e continuata a dicembre 2015 con il "liftoff" della Yellen.

Ma il dollaro forte ha infine raggiunto l'economia degli Stati Uniti, in netto rallentamento. Dopo lo "yen debole" del 2013 e "l'euro debole" del 2015, sembra sia arrivato di nuovo il momento di un dollaro debole. Le guerre tra valute sono tornate sulle coste statunitensi dopo l'atteggiamento remissivo della FED nelle sue dichiarazioni del 16 marzo scorso. Janet Yellen ha rafforzato suddetto atteggiamento nel suo discorso all'Economic Club di New York.

Ci sono svolte improvvise, dove un trend a lungo termine inverte la rotta. I "vincitori" di oggi (le valute forti) diventano improvvisamente i "perdenti" (le valute deboli) di domani, contrariamente alla maggior parte delle aspettative e delle previsioni di Wall Street.

Queste inversioni di tendenza non sono insolite nei mercati valutari; bisogna aspettarsele. Le valute importanti presentano caratteristiche più affidabili rispetto ai mercati mobiliari. Azioni e obbligazioni, infatti, possono andare a zero (in caso d'insolvenza o di fallimento) o all'infinito (quando una startup nel campo tecnologico diventa il prossimo Facebook o Uber). Ma tali estremi sono molto insoliti nelle valute, sebbene ci siano eccezioni come l'iperinflazione in Zimbabwe o in Venezuela.

I tassi di cambio incrociati tra le valute principali possono anche manifestare trend forti (su o giù), ma alla fine s'invertiranno. Negli ultimi cinque anni l'euro è stato tradato ad un massimo di $1.48 (29 aprile 2011) e ad un minimo di $1.05 (15 Marzo 2015). Questo è un intervallo ampio, ma tale rimane.

Ultimamente l'euro è stato tradato fino ad un massimo di $1.13, ma nessun analista si aspetta seriamente che l'euro arrivi a $2.00 o a $0.50 nel prossimo futuro. Il punto è che le valute vengono tradate in un intervallo, il che significa che mostrano punti di svolta critici ai limiti estremi del suddetto intervallo.

In un mondo senza un ancoraggio ad una valuta, che sia l'oro, il dollaro o i diritti speciali di prelievo (DSP), i tassi di cambio incrociati sono altamente volatili. Su base giornaliera, le valute sono difficili da prevedere o tradare. Ciononostante esistono le dinamiche di lungo periodo che sono utili per fare previsioni.

Si possono fare grandi profitti quando s'intuisce la giusta direzione e si fornisce al trade abbastanza tempo per andare a proprio favore.

Ci stiamo avvicinando ad uno di quei punti di svolta, nel caso specifico per il dollaro degli Stati Uniti.

Al fine di prevedere tali punti di svolta, io uso il mio metodo IMPACT. Questo metodo comporta l'utilizzo di una teoria della complessità per individuare le "proprietà emergenti". Una proprietà emergente è un evento sistemico che sembra provenire dal nulla e non può essere dedotto dalla conoscenza completa degli elementi nel sistema.

Altri definiscono le proprietà emergenti "cigni neri". Io preferisco il termine "proprietà emergente" perché è più scientifico, mentre "cigno nero" è rozzo e poco professionale.

In questo momento l'indicazione d'allarme più consistente è arrivata da quello che definisco "Yellen's Conundrum". Janet Yellen e la Federal Reserve vogliono una maggiore inflazione; l'hanno detto tante volte. Il loro obiettivo d'inflazione è del 2%, prendendo come riferimento il deflatore della spesa personale al consumo (PCE) su base annua. Janet Yellen e la Federal Reserve vogliono anche tassi d'interesse più elevati.

Lo scorso dicembre la FED ha disposto un percorso d'aumento dei tassi da 300 punti base in tre anni, che in media è un aumento di 25 punti base ogni riunione del FOMC. Malgrado ciò si concedono alcune deviazioni in base ai "dati in entrata" e alla performance economica reale. Ma l'aumento dei tassi d'interesse rende il dollaro più forte, situazione che è deflazionistica.

Quando la propria politica è dichiaratamente inflazionistica, come si può perseguire un percorso che invece è deflazionistico? Non è possibile. Le politiche contraddittorie della FED non hanno senso. O l'una o l'altra.

Capire il percorso della FED e come debba invertire la rotta, è la chiave per fare profitti fuori misura.

Il grafico qui sotto mostra da solo il vicolo cieco in cui è finita la FED:




Viene raffigurato l'indice del dollaro negli ultimi 10 anni. Il dollaro ha sperimentato un rally nel 2008-09 (in base ad un "fear trade" durante il panico) e poi è crollato nel 2009-2011 (sotto il QE1, QE2 e "Operation Twist"). Nell'agosto 2011 il dollaro ha raggiunto un minimo storico e, non a caso, il prezzo in dollari dell'oro ha raggiunto un massimo.

Il dollaro ha sperimentato un rally alla fine del 2011, dopo la fine del QE2 e il Twist, ma poi è sceso di nuovo con l'avvento del QE3 a settembre 2012.

Il punto di svolta è stato il restringimento della FED iniziato a maggio 2013, con il "taper" di Ben Bernanke. La FED non l'ha iniziato sin da subito, ma la semplice menzione è stata sufficiente per far impennare il dollaro. Inoltre ha anche innescato un crollo nei mercati emergenti, poiché si sono interrotti i flussi di hot money nei carry trade in quei luoghi e sono stati re-indirizzati nei buoni del Tesoro USA.

Questo enorme rally del dollaro è continuato fino all'attuazione effettiva del tapering (dicembre 2013), la rimozione della forward guidance (marzo 2015) e il "liftoff" della FED riguardo i tassi d'interesse (dicembre 2015).

L'intero ciclo rappresenta un aumento del 33% nel valore dell'indice del dollaro in 52 mesi. Ascese del 33% non sono insolite nelle azioni, ma sono altamente inusuali per quanto riguarda le valute. In un mondo in cui i tassi di cambio sono fluttuanti, i principali partner commerciali sono tenuti a mantenere una certa stabilità nei loro tassi di cambio incrociati.

Le condizioni del commercio, sulla base di fattori produttivi, risorse naturali, demografia, tecnologia, ecc., cambiano nel corso del tempo, ma non così velocemente.

Questa salita del dollaro è meglio definirla come uno shock basato sul desiderio della FED di "normalizzare" i tassi d'interesse e porre fine alla politica del tasso zero (ZIRP).

Ma la normalizzazione dei tassi d'interesse ha un costo elevato: disinflazione confinante con la deflazione. Il dollaro forte fa male agli utili delle società statunitensi e ai prezzi delle azioni in due modi: facendo diminuire le esportazioni e danneggiando gli utili all'estero che devono essere convertiti in dollari.

Questa tendenza deflazionistica derivante da un dollaro forte, spinge la FED più lontano dal suo obiettivo di un'inflazione al 2%. Questa dinamica può essere vista nel grafico qui sotto, il quale utilizza lo stesso intervallo di tempo del grafico precedente:




La linea orizzontale rossa mostra l'obiettivo d'inflazione della FED. La linea blu misura la core PCE, l'indicatore d'inflazione preferito dalla FED. Dopo otto anni non ha mai raggiunto il suo obiettivo. Negli ultimi quattro anni, dal minimo del dollaro nel 2011, l'indice dell'inflazione si è mosso lontano dall'obiettivo della FED.

La FED non capisce che questa combinazione tra tassi più elevati, dollaro più forte e più deflazione, è dovuta ai suoi modelli obsoleti. Secondo la FED, una crescita continua dell'occupazione crea carenze di manodopera che permettono ai lavoratori di chiedere una maggiorazione dei salari reali. Questi salari esercitano poi pressioni inflazionistiche sull'economia, anche se con un certo ritardo. In questa prospettiva la ZIRP della FED, 2008-2015, produrrà inflazione da un momento all'altro.

Ma non vi è alcuna evidenza a sostegno dei modelli della FED (es. "NAIRU", "curva di Phillips", "FRB/US"). I lavori stanno ritornando, ma le pressioni sui salari e l'inflazione non sono affatto in vista. Ciò che è visibile sono tassi più elevati, un dollaro più forte e una continua pressione deflazionistica.

Il dollaro è leggermente diminuito di valore tra fine febbraio e inizio marzo, quando è risultato chiaro che la FED non avrebbe rialzato i tassi d'interesse a marzo, come invece ci si aspettava dopo le dichiarazioni del FOMC a dicembre 2015. Ma il declino s'è invertito subito a fine marzo, quando la FED ha iniziato a segnalare che sarebbe tornata sul sentiero del rialzo dei tassi a giugno, o forse già ad aprile. Ora Janet Yellen sembra aver fatto marcia indietro per quanto riguarda aprile, e per il momento il dollaro è calato.

Ma cosa succederà quando la FED perderà la fiducia nei suoi modelli e cercherà d'innescare l''inflazione alla vecchia maniera, ovvero, con più accomodamento e un dollaro svalutato?

Cosa ci suggerisce il mio sistema IMPACT sul prossimo punto di svolta in questa guerra senza fine tra valute?

La risposta breve: le probabilità di un punto di svolta stanno crescendo, ma ancora non sono abbastanza consistenti per innescarlo. Ritengo che la FED possa alzare i tassi a giugno (forse, ma improbabile ad aprile) e continui a fare dichiarazioni a sostegno di una linea dura circa futuri rialzi dei tassi. Ciò metterà pressione al rialzo sul dollaro, compensando parzialmente gli sviluppi recenti.

Ma prima o poi, la debolezza dei mercati azionari e dell'economia degli Stati Uniti diventerà evidente anche per la FED. A quel punto, probabilmente alla fine del 2016, ci sarà un importante punto di svolta nelle guerre tra valute.

Ritengo che la FED invertirà la rotta, scegliendo un sentiero accomodante (es. forward guidance, tagli dei tassi, "elicottero monetario", QE, o addirittura tassi d'interesse negativi) e abbattendo il valore del dollaro. Alla discesa del dollaro, la FED otterrà alla fine l'inflazione che vuole ma potrebbe essere troppo tardi.

Questi punti di svolta richiedono che gli investitori siano agili a trarre enormi profitti. Il trade ideale in questo ambiente sarebbe un'opzione put a breve scadenza su una società globale statunitense con esposizione a perdite sui mercati FX e ad un rallentamento ciclico.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Big Question

Lew Rockwell Institute - 14 ore 46 min fa

The additional Special Forces the US will deploy in Syria are going to carry guns and engage in combat, says former Pentagon analyst Michael Maloof. The mission is potentially to train, but the question is what forces they will train, he adds.

The deployment of up to 250 Special Forces soldiers increases US forces in Syria six-fold and is aimed at helping militia fighters who have clawed back territory from Islamic State militants in a string of victories.

US President Barack Obama has confirmed plans to increase the US troop presence in Syria. He said the additional 250 personnel are intended to be deployed in the country, bringing the total to 300.

RT: The State Department said deploying troops is not the same as putting boots on the ground.  What’s the difference then?

Michael Maloof: There is no difference. Boots are on the ground, and [John] Kirby is a former military guy, so he is going to try and make a distinction between actual combat troops of 20,000–30,000 as opposed to Special Forces. You talk to Special Forces guys – they are taking fire, they are boots on the ground, they are in a combat mode. Even Colonel Steve Warren from the Pentagon, who briefs the Pentagon once a week, said as much. So they are in a combat situation, they are boots on the ground. Which you have here is a mission creep and you have an administration, that doesn’t want to admit they would have to go to Congress ultimately to get permission to deal with ISIS. They have refused to that until now.

RT: The State Department says the troops will have an advise-and-assist mission.  Will they stick to their remit, do you think?

MM: They are going to carry guns. They are going to be firing; they are going to be shot at. We’ve heard of people already, who have been killed in Iraq – especially who were advising and insisting – they got involved in the fray and they have been killed. We had to bring back the bodies. So they do engage in combat, they are armed. The mission potentially is to train, but the question is: who are you going to train? What forces are you going to train? Are You going to train these opposition groups? That is one of the big questions that are lingering here.

Rather than trying to come up with a definition of boots on the ground, and there are boots on the ground – period. Who are they going to assist? The Kurds? If you assist the Kurds too much – you get Turkey all upset. If you assist Al-Shabaab and all these other groups, who are supportive of ISIS and al-Nusra, then we’re basically back in the position of helping Al-Qaeda once again. Turkey also supports those groups. This is really undefined. I think the administration needs to come very clean on just precisely what they mean by boots on the ground and who they are going to assist. I have seen nothing to indicate, which troops they are going to be assisting.

RT: Do you think Washington will increase its military presence further over time?

MM: Oh yeah, that is inevitable. It will be increased, and this is a slip part of the slippery slope, this is mission creep, and this administration tries to split these hairs. And they don’t want to call a duck a duck at this point. It’s crazy. But they are trying not to show that they are having to ultimately go to Congress to invoke the War Powers Act. And they are going to have boots on the ground. But the question: who will we be assisting?

RT: What implications might the deployment of the troops have for the current security situation?

MM: I think it won’t do all that much… You got to keep in mind, when you have 300 Special Forces guys in there – maybe at least a half of them support personnel, intelligence and logistical support. The actual fighters and the gunslingers are going to be much fewer than that. They are going to probably do some training, but advising, guiding in the ordinance for the aircraft, when they are trying to hit ISIS positions if in the fact that they are working with opposition groups that are after ISIS as opposed to Syrian forces.

The statements, views, and opinions expressed in this column are solely those of the author and do not necessarily represent those of RT.

Reprinted from Russia Today.

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On the 30th Anniversary of Chernobyl

Lew Rockwell Institute - 14 ore 46 min fa

On the 30th anniversary of the world’s worst nuclear catastrophe yet, a new report shows radioactive contamination from the 1986 explosion at Chernobyl in Ukraine still lingers in startlingly large amounts across the border in neighboring Belarus.

In an exclusive report by the Associated Press, fresh milk from a Belarusian dairy farm contained a radioactive isotope, traceable to the Chernobyl disaster, at “levels 10 times higher than the nation’s food safety limits” — thirty years after the accident occurred.

Though the AP turned to a laboratory to test the milk, dairy farmer Nikolai Chubenok called the results “impossible.”

“There is no danger,” Chubenok asserted to AP journalists at his farm, just 28 miles from the site of the 1986 explosion and meltdown. “How can you be afraid of radiation?”

Though Chubenok and the Belarusian government — itself notoriously authoritarian and intent on denying the dangers still present — might insist on the area’s safety, other reports from doctors and scientists paint the landscape in a vastly different light.

Belarusian milk, though indicative, is inadequate in illustrating the astronomical devastation of the Chernobyl legacy.

In 1996, ten years after the explosions, meltdown, and raging nuclear fires at the Chernobyl Nuclear Power Plant, the International Atomic Energy Agency (IAEA) estimated the disaster had spewed “400 times more radioactive material into the Earth’s atmosphere than the atomic bomb dropped on Hiroshima.”

Lichens and mushrooms so thoroughly absorbed this radioactivity, in particular, radioactive cesium, that reindeer over 1,000 miles away in Norway — where the meat is eaten — remain unfit for human consumption. Wormwood Forest, near the accident site, stands as an eerie monument of contamination with dead trees turned ginger-colored. Mass evacuations of humans from the areas surrounding Chernobyl naturally led to an explosion in wildlife numbers in species such as boars and wolves. And, as scientists discovered in 2011, birds displayed 5 percent smaller brains than average due to radioactivity lingering in the atmosphere.

Estimating the total number of human casualties resulting from the spectacularly failed foray into nuclear energy has largely been an exercise in futility. Greenpeace estimated ten years ago the total number of cancer cases resulting from Chernobyl would top 250,000 — with around 93,000 of those being fatal. Based on a Belarusian study, Greenpeace surmised 60,000 people had perished in Russia and potentially an additional 140,000 in the Ukraine and Belarus would die directly as a result of Chernobyl radioactive contamination. That study challenged the lowball estimate of 4,000 total deaths proffered by the United Nations in 2005 — a figure eventually abandoned once it realized “unacceptable uncertainties” made quantifying fatalities too tricky.

As Timothy A. Mousseau wrote for U.S. News & World Report, “in the past decade population biologists have made considerable progress in documenting how radioactivity affects plants, animals, and microbes […]

“Our studies provide new fundamental insights about consequences of chronic, multigenerational exposure to low-dose ionizing radiation … The cumulative effects of these injuries result in lower population sizes and reduced biodiversity in high-radiation areas.

“Radiation exposure has caused genetic damage and increased mutation rates in many organisms in the Chernobyl region. So far, we have found little convincing evidence that many organisms there are evolving to become more resistant to radiation.”

In myriad ways, the Chernobyl catastrophe earned the distinction of being a darkly pivotal moment in history — not only did world perception of nuclear power drastically change, but an unsuccessful attempt by the government to downplay the extent of the accident is widely believed to have cemented the downfall of the Soviet regime.

Though the devastation at Fukushima often earns comparisons to Chernobyl, the latter still stands dubiously as the worst civic nuclear calamity in history. Thirty years after Chernobyl became a household name, its impacts are still experienced on an eye-opening scale.

Perhaps, when considering both Chernobyl and Fukushima, it’s imperative we ask whether risks of potentially devastating consequences resultant of human error or technical failure could possibly be worth our continued attempts to harness nuclear energy — particularly when advances in solar and the wind could make the long-term ‘experiment’ technologically and critically obsolete.

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Anything Trumps Hillary

Lew Rockwell Institute - 14 ore 46 min fa

It’s all over except the shouting. That is, the primary election season effectively ended last night and now the actual shouting match between Hillary and The Donald begins.

This will surely be the most entertaining election in US history, and probably the most pointless, too. After all, Hillary wants to use government to make Government Great Again. And Trump promises to use government to make America Great Again.

But the government doesn’t make anything great, including itself. It is a necessary evil that always and everywhere is driven toward self-aggrandizement and mission creep by the politicians and special interest lobbies which control its operations.

What government actually does is thwart the capacity of the people to pursue their own vision of greatness by encumbering their economic lives with burdensome taxation, regulation, roadblocks to opportunity and monetary fraud while saddling their public lives with endless Nanny State impositions and encroachments upon their personal liberty.

And, most especially, what the central state does in its current incarnation as Imperial Washington is to sabotage national greatness, not foster it, and saddle the economically listing American nation with a debilitating $800 billion national security apparatus that is wholly unnecessary.

The latter has long since morphed into a Warfare State leviathan. It pursues senseless and destructive foreign interventions that erode, not enhance, the safety and security of American communities. It impairs constitutional liberties at home under cover of exaggerated and often contrived threats of terrorism. And it breeds blowback and terrorism abroad wherever its drones, bombs, occupations and covert machinations intrude in matters that are none of our business.

But of course, that is exactly what Hillary’s candidacy is all about. Namely, insinuating the American state even more deeply and destructively into matters which are none of its business, and doing so at home and abroad with equal similitude.

Hillary Clinton allegedly protested the Vietnam War before becoming a Republican summer intern in 1967, but to my knowledge that was the last war she didn’t embrace. She was an enthusiastic backer of Bill Clinton’s feckless military interventions in the Balkans during the 1990s and a signed-up hawk for George Bush’s catastrophic wars in Afghanistan and Iraq.

As Donald Trump rightly says, her time as Secretary of State was an unmitigated disaster. The “peace candidate” actually won the 2008 election, but Secretary Clinton along with lifetime CIA operative and unabashed war-monger, Robert Gates, saw to it that peace never got a chance.

From the pointless, bloody “surge” in Afghanistan to the destructive intervention in Libya to the arming and aiding of jihadist radicals in Syria, Hillary has proved herself to be a shrill harpy of military mayhem. Indeed, she brought a fillip to the neocon playbook that has made Imperial Washington, even more, trigger happy.

To wit, Clinton has been a tireless proponent of the insidious doctrine of R2P or “responsibility to protect”. No one in their right mind could have concluded that the aging, pacified tent-bound Moammar Khadafy was a threat to the safety and security of the American people, and even the community organizer from South Chicago wanted to keep the American bombers parked on their runways.

But Hillary’s infamous emails leave no doubt that it was she who induced Obama to embrace the folly that quickly created yet another failed state, a hotbed of jihadism and barbaric hellhole in the middle east. Indeed, her hands are doubly bloody.

When Hillary bragged that “We came, we saw, he died”, it turns out that not just Khadafy but thousands of innocents have died, and not just from the chaos unleashed in Libya itself. The former dictator’s arsenals and mercenaries have now been dispersed all over North Africa and the middle east, spreading desolation in their wake.

Indeed, the CIA annex in Benghazi was actually in the business of recycling Libyan weapons to the jihadists in Syria through the ratline to Turkey. Is there any possibility at all that this would have happened, and that Ambassador Stevens would have been murdered, had Hillary not put the shive to Khadafy’s backside?

And then there is the ultimate proof that Hillary is an unreconstructed warfare statist who would bury America deeper in foreign quagmires and fiscal chains. To wit, she has become so blinded by the parochial delusions of Imperial Washington that she actually liked Vladimir Putin to Adolf Hitler.

C’mon. The man’s a monumental crook and no model citizen of the world, but he is no threat to American security whatsoever.

He presides over a third rate economy no larger than the GDP of the New York SMSA that essentially consists of a complex of petroleum fields, grain farms, and metal mines and a lethargic work force with a fondness for Vodka.

Until the constitutionally elected government of Ukraine was overthrown by a Washington-funded mob of  economically deprived citizens, disgruntled nationalists, and crypto-Nazi agitators in February 2014, Putin was basking in the glory of the Sochi Olympics and having petty quarrels with the crook who took over the tiny state of Georgia after the Soviet Union disappeared. The world disdained his oafish character, but no one claimed that he was fixing to invade Europe.

At the same time, anyone who knew the slightest thing about Ukraine’s history and its long co-existence in the shadow of Mother Russia understood that bringing it into NATO was a decidedly stupid idea and that threatening Russia’s rented naval homeport in Sevastopol, Crimea was sheer folly.

Not Hillary. She was soon at the barricades justifying the folly of the NATO confrontation with Russia and the self-defeating economic sanctions against Putin.

Even though she was out of office and in a position to recognize that the very same “partition” solution that had led to the severance of Kosovo from Serbia during the 1990s could have solved the Donbas and Crimea issues, she was having none of it.

Instead, by her lights NATO, which should have been disbanded after 1991, needs to go to the brink with Putin over essentially a Ukrainian civil war. And that’s just for starters.

Hillary keeps advocating a “no-fly” zone in Syria, but the Islamic State butchers don’t even have an air force.  So her so-called “humanitarian” no fly zone is just another way confront Putin.

Indeed, it’s designed to stop him from aiding the constitutionally sanctioned and secular government of Syria that has invited Russian help. Yet Hillary is so besotted by the beltway fatwa against Bashar al-Assad that she is oblivious to the fact that the Russian/Iranian/Syrian alliance has done more in a few months to weaken ISIS and its jihadist confederates than has Washington’s feckless bombing campaigns and futile attempts to arm “moderates” and organize a coalition of the region’s unwilling during the last two years.

Meanwhile, on the other side of the Potomac, Hillary wants to make Big Government even greater. Indeed, her victory speech last night was more or less an ode to free stuff.

Students who borrow hand-over-fist are going to be let off the hook while social security beneficiaries who already receive far more than they paid in are going to get a raise.

So are workers who are desperately hanging on to entry-level part-time jobs. Hillary is going to raise their wages to $15/hour, and presumably, then supply them with unemployment benefits, food stamps, and Medicaid when their jobs are off-shored or robotized.

Reprinted with permission from David Stockman’s Contra Corner.

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Silver Supply Trouble

Lew Rockwell Institute - 14 ore 46 min fa

Silver bullion prices are likely to rise further as there is “supply trouble brewing” as strong industrial and investment demand are confronted by declining supply.

“There are signs that this year could be a pivotal year for the silver market,” New York-based CPM Group said in its “Silver Yearbook 2016.”

CPM forecast a global deficit of 44.7 million ounces in 2016, much larger than the 11.9-million-ounce deficit in 2015 and the biggest deficit since 2005.

CPM expect demand for silver coins to fall to 142.8 million ounces this year, down from record levels of 145.7 million ounces in 2015. Silver coin demand in China, however, was forecast to rise to 24.5 million ounces from 22.3 million ounces in 2015.

Silver had its biggest quarterly rise in nearly 30 years in the first three months of 2016 as ETF investors, buying of silver coins and bars and speculators in the futures market pushed prices higher.

Silver prices fell to $13.60 an ounce in December, the lowest in more than six years. Silver has since rallied nearly 20 percent in the first three weeks of April to an 11-month high at $17.70 an ounce and has entered a new bull market.

Reprinted with permission from GoldCore.

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Forget Yellowstone

Lew Rockwell Institute - 14 ore 46 min fa

Eruptions at Snake River Plain in Idaho were “significantly larger” than geologists had previously thought.

Scientists from the University of Leicester discovered there were a staggering 12 massive eruptions over the course of four million years, beginning 12 million years ago.

The massive eruptions helped to form the 100 kilometre-wide Snake River Basin, with one of the most powerful eruptions occurring 8.1 million years ago. The eruption’s volume exceeded 1,900 km3 and created a 1.3km thick caldera.

Furthermore, the Snake River Plain is situated on the Yellowstone Hotspot track, a region which spans from Nevada, through Oregon and Idaho and then to Wyoming where Yellowstone Volcano is located.

Dr Tom Knott from the University of Leicester, said: “While it is well-known that Yellowstone has erupted catastrophically in recent times perhaps less widely appreciated is that these were just the latest in a protracted history of numerous catastrophic super-eruptions that have burned a track along the Snake River eastwards from Oregon to Yellowstone from 16 Ma to present.

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For Depression

Lew Rockwell Institute - 14 ore 46 min fa

Depression, no matters the cause, level of severity, of the length of time a person has suffered should be taken seriously. Feeling down and blue is something everyone experiences at some point in life but when this feeling becomes overwhelming and long-lasting, more than likely depression has set in.

Although there are times when conventional medicine is needed to treat this mental condition there are many times when Anti-Depression natural remedies are the best treatment.

Before providing some of the more effective natural cures for depression, we wanted to mention a couple of key points. For starters, of the approximate 20 million adults in the United States with depression, the majority never seek treatment.

This means that millions of people are suffering from the effects of depression needlessly. If at any time individual notices a feeling of sadness worsens or lasts longer than a few days, it is imperative to talk to a qualified doctor.

While depression can be the result of a traumatic experience such as divorce, major illness, death of a loved one, loss of a job, and so on, it can also be associated with an underlying health problem. For example, both anemia and hypothyroidism product symptoms of depression so in these cases, the health problem would need to be addressed along with the depression.

While many people respond well to natural cures for depression, some do not so again, talking to a doctor would be essential.There are multiple options for treating depression naturally, with some of the most effective and safe being those listed below.

Anti-Depression Natural Remedies

Diet

It has been proven time and time again that diet plays a key role in a person’s health. The same is true for depression in that consuming the wrong foods would make the problem worse whereas a proper diet would produce a significant improvement. For this, sweets, as well as alcohol should be avoided.

Interestingly, a lot of resources have been quoted as saying that someone with depression should also avoid caffeine but in truth, a study conducted over a ten-year period and involving more than 86,000 nurses shows the complete opposite. According to this long-term and massive study, the risk of suicide associated with depression in women was reduced by a whopping 66% in those who drank three cups of coffee a day.

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My Investment in Heaven

Lew Rockwell Institute - 14 ore 47 min fa

I am not an investor, I am a saver. It is my nature. At the track, I would more likely make a $2 show bet than a big payoff parlay. I admit to have dabbled in the stock market but didn’t make much money. In fact, I probably lost money despite investing during the bull markets. Even my “safe” investments in life insurance or bonds have given me headaches. No, I feel much better living well below my means and saving for the future than trying to get rich quick.

But as LRC readers know well, it is a horrible time to be a saver. The combined power of the world’s central banks and governments are against simple folks like me. Now, my main assets include my apartment in France, a TIAA annuity from my teaching days, physical gold, physical cash, and up to a few days ago, cash in the bank. In Guido Hülsmann’s magisterial Mises biography we learn that the master kept his money in the Austrian postal bank. I have my money in the French Banque Postal (quasi-governmental, assumed to be less leveraged), though I am still suspect of its solvency.

In spite of my saver over investor personality, I like to read investment articles that include a good dose of Austrian economics and libertarian philosophy. Some of my favorites in no particular order are David Stockman, Peter Schiff, Marc Faber, The Daily Bell, Jim Rodgers, Doug Casey, Simon Black, and Bill Bonner.  Also of note is David Collum, the Cornell chemistry professor who combines a technical outlook like I have in my day job with an interest in Austrian economics, for his Dave Goes Rogue Year in Review that is worth the time to read in full.  From these writers and my own study of the economic situation, I am mentally preparing for the worst. I am not a prepper but keep a few extra bottles of water around, batteries, an emergency first-aid kit and the previously mentioned cash.  But I live in a small apartment near Paris (the location of many well know social problems) so I cannot grow my own food or make other preparations.

However, my financial position has changed recently in lieu of a major investment, the exchange of the imaginary asset of computer digits representing cash in the bank for the physical asset of a house in the French countryside.  It is located on a hill among pastures for cattle of the famous Charolais breed; below in the valley are fields of grapes that produce the wines Saint Véran, Pouilly Fuissé, and Macon Villages (Pierreclos and Serrières) surrounding a Medieval castle. The structures (there are actually three) are from the 18th century with stone walls almost three feet thick. It is not farm land, but there is plenty of space to grow vegetables, not to mention the cherry, apple, pear, plum, and fig trees, the strawberry and raspberry plants, and the herb garden next to the kitchen.  Only in the last few years has there been a public water supply.  Still existing is a well water supply. And a reservoir for rain water that can be pumped for use in the garden.  There is a modern central heating system that uses fuel oil, but also a wood stove. The nearest neighbors include an extremely friendly elderly woman, who already has our key for emergencies, and the winemakers who enjoy long discussions of their craft while tasting their products (and other products like the local cheese). The principle residence was the barn, now well renovated. The property includes a two-bedroom, two bath house that was used as a Gite for rental income by the previous owners, but I only plan to have it available for family and friends. The third structure is the old house. It is a mess but has many rooms that can store anything from extra furniture to bicycles, to firewood.

It is not an isolated Caribbean island to escape the world’s problems. It is not an escape from the rapacious French government. But it is outside of the cities where riots and terrorism occur, and it is only a couple of hours from Switzerland. Furthermore, Burgundy has been a good place to live for at least a 1000 years. Thus, it is not the perfect bolthole for when the SHTF, but it’s not bad.

I am sure to have headaches from this old place and who knows how much it will cost in the end. But more importantly, I can relate to the recent post on Bill Bonner’s Diary (April 18, 2016), “When you ‘invest’ in a ranch in Argentina, you make no money… but at least you enjoy yourself.”  Likewise for me, when I look at the view of the grape vines and the castle, when I contemplate visits from my friends and family, longs days in the garden and walking through the hills, I believe I am investing in heaven.

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We Need Separation of Bathroom and State

Lew Rockwell Institute - 14 ore 47 min fa

The saga of the so-called Charlotte bathroom ordinance — and the state of North Carolina’s response to it — has taken on a life of its own. At the national level leftists are accusing North Carolina of bigotry while, in the name of tolerance, a growing list of performers and businesses are boycotting the state. Unfortunately, what has gotten lost in all the rhetoric surrounding this issue is the truth about both the original Charlotte law and the state’s response to it.

In late February the Charlotte, North Carolina, the city council passed an “antidiscrimination” law, scheduled to go into effect on April 1. It was aimed at protecting what, in the view of the city council, are the rights of those in the gay, lesbian, and transgender community. The centerpiece of this law was a provision that prohibits businesses providing bathrooms, locker rooms, and showers from the segregating usage of those facilities by gender, biologically defined. Biological males or females must be allowed to use the facilities of the opposite sex if they claim that that is the sex they identify with psychologically. (Note, no proof was required.)

Much of the criticism of the Charlotte bill was centered around two issues: the religious freedom of business owners and the privacy rights of people, particularly women, using a public bathroom and shower facilities. Most of the vocal opposition to the ordinance came from religious organizations and advocacy groups that focused on traditional values. As argued by John Rustin, President of the Family Policy Council:

Similar ordinances have been used to force small business owners like florists, bakers, photographers and bed-and-breakfast owners and others either to conform to a government-dictated viewpoint in violation of those sincerely held religious beliefs or to face legal charges, fines and other penalties that have ultimately caused some to go out of business.

Private Property, Not Religion, Is the Key

While religious liberty is an important concern, the issue is much broader. This ordinance was an assault on the rights of private property owners and economic freedom, regardless of one’s religious beliefs.

The primary targets of the Charlotte ordinance were privately owned businesses that offer bathrooms, changing rooms, showers, etc., for their customer’s convenience. The decision of how to structure access to these facilities may, for some, be based on their religious beliefs but for many others, it is a secular business decision. Their goal is customer satisfaction driven by the desire to make a profit and earn a living. The property that they use is privately owned, the investments that they make come from private funds, and those who reap the rewards or suffer the losses are private entrepreneurs. The bathrooms in their establishments are part of the product that they provide.

In a free society based on property rights and free markets, as all free societies must be, a privately owned business would have the right to decide whether or not it wants separate bathrooms strictly for men and women biologically defined, bathrooms for men and women subjectively or psychologically defined, completely gender neutral bathrooms with no labels on the doors, or no bathrooms at all.

Businesses Seek to Please Their Customers

Their goal is to provide the products and services that most of their customers want in an environment that those customers feel comfortable in. This environment may indeed be different for different establishments depending on the desires and cultural makeup of their clients. This Charlotte ordinance told businesses that they are not allowed to adjust their decisions regarding their bathroom, locker room, or shower facilities in order to accommodate customer preferences. In this sense, the now overturned Charlotte ordinance was a gross violation of property rights and economic freedom and on libertarian grounds needed to be overturned.

So what was the state of North Carolina’s response to all this? In fact, it was to restore freedom and property rights and to guarantee those rights across the state. The law in North Carolina that so many progressives are up in arms about does not prohibit businesses from having bathrooms, locker rooms, showers, etc., that allow use by people of all genders defined biologically, psychologically, or whatever. In a “myths vs facts” explanatory statement put out by the governor of North Carolina this was made quite clear:

Can private businesses, if they choose, continue to allow transgender individuals to use the bathroom, locker room or other facilities of the gender they identify with …?

Answer: Yes. That is the prerogative of private businesses under this new law. …The law neither requires nor prohibits them from doing so.

In other words, the state of North Carolina codified a basic libertarian principle: the separation of bathroom and state.

The only place where bathrooms, showers, etc., must conform with biological sex is in government-owned facilities — courtrooms, city halls, schools, etc., where this separation is not possible. So yes, in North Carolina 12-year old boys, defined by what body parts they are sporting, may not use the girls’ locker room and showers after gym class at the local public middle school. Of course, private middle schools are free to do what they want. If not believing that this is unjust discrimination makes me a bigot, then so be it.

So where does this approach leave the issue of religious freedom? For the most part, and particularly in cases like this, religious freedom is nothing more than the right to use your own property in a way that comports with your religious beliefs. This applies not only to the issue of who gets to use what bathrooms but also to the Little Sisters of the Poor and Obama’s contraceptive mandate, and most of the other religious freedom cases that are of concern to traditional values advocates. If property rights and economic freedom are the values that are upheld, then religious freedom will take care of itself.

Note: The views expressed on Mises.org are not necessarily those of the Mises Institute.

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How the CIA Writes History

Lew Rockwell Institute - 14 ore 47 min fa

LAST SUMMER I PAID a visit to Georgetown University’s Lauinger Library as part of my research on legendary CIA counterspy James Jesus Angleton. I went there to investigate Angleton’s famous mole hunt, one of the least flattering episodes of his eventful career. By the early 1960s, Angleton was convinced the KGB had managed to insert a penetration agent high in the ranks of the CIA.

In researching and writing a biography of Angleton, I constantly confront a conundrum: Was the man utterly brilliant? Or completely nuts?

Angleton is one of America’s archetypal spies. He was the model for Harlot in Harlot’s Ghost, Norman Mailer’s epic of the CIA, a brooding Cold War spirit hovering over a story of corrupted idealism. In Robert De Niro’s cinematic telling of the tale, The Good Shepherd, the Angletonian character was a promising product of the system who loses his way in the moral labyrinth of secret intelligence operations.

In real life, Jim Angleton was a formidable intellectual and canny bureaucrat who helped shape the ethos of the Central Intelligence Agency we have today. His doctrine of counterintelligence was widely influential, not only in the CIA but in the intelligence services of all the English-speaking countries. He pioneered pre-digital techniques of mass surveillance via an illicit mail-opening program called LINGUAL. He fed the intel to J. Edgar Hoover’s COINTELPRO operatives at the FBI who used it to harass, disrupt, and discredit leftist, antiwar and civil rights groups from the 1950s to the 1970s. His close liaison with the Mossad in the 1950s and 1960s helped forge a wide-ranging U.S.-Israel strategic relationship that has been central to U.S. foreign policy ever since.

Like them or not, his accomplishments were large. So were his mistakes.

Angleton’s fruitless mole hunt paralyzed the agency’s operations in the Soviet Union in the late 1960s. Speaking in 2012 at a conference on Angleton’s legacy, historian Christopher Andrew offered a nuanced view on the agency’s notorious mole hunter. “When somebody as bright, as distinguished, and so capable of friendship as Jim Angleton makes these sort of appalling errors that he does,” Andrew said, “then we are faced with one of the greatest personal tragedies in the modern history of U.S. and British intelligence.”

Yet no historian can give short shrift to the man whom the Daily Beast recently dubbed “The Spider.” Angleton, who died in 1987, was a master of Cold War power politics, and a seer of the coming U.S. surveillance state. His charisma gained him the confidence of several famous poets, a future pope, four Mossad chiefs, a presidential mistress, a couple of Mafiosos, the odd New York intellectual, and a global network of like-minded spooks.

Whatever his faults, Angleton acted zealously on a theory of history whose validity is hard to accept and hard to dispute. He believed that secret intelligence agencies controlled the destiny of mankind. During his 27-year career at the CIA, from 1947 to 1974, he acted as if the CIA and the KGB were struggling over the future of civilization itself — which, of course, they were.

The Cold War is over and Angleton is gone, but the espionage techniques he mastered — mass surveillance, disinformation, targeted assassination, and extrajudicial detention — remain with us, albeit on a much larger scale. Since September 11, 2001, the power of secret intelligence agencies to shape our future is obvious.

Yet it wasn’t until I went to Georgetown in search of one of Angleton’s darkest secrets that I came away with a personal lesson in how the CIA makes history — by erasing it.

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The Poisonous Tree

Lew Rockwell Institute - 14 ore 47 min fa

Would all of our lives be safer if the government could break down all the doors it wishes, listen to all the conversations it could find and read whatever emails and text messages it could acquire? Perhaps. But who would want to live in such a society?

To prevent that from happening here, the Framers ratified the Fourth Amendment, which is the linchpin of privacy and was famously called by Justice Louis Brandeis “the right to be let alone — the most comprehensive of rights and the right most valued by civilized men.” He wrote those words in his dissent in the first wiretapping case to reach the Supreme Court, Olmstead v. the United States, in 1928.

Roy Olmstead had been convicted for bootlegging on the basis of words he used in overheard telephone conversations. Because he had used a phone at his place of work that the government had tapped without breaking and entering his workplace, the high court ruled — despite the fact that the government had not obtained a warrant — that he had no right to privacy. Brandeis dissented.

There are several problems with this ruling. The first is the hypothetical nature of the challenge. Federal courts do not exist in a vacuum. They do not render advisory opinions. They can only hear real cases and real controversies involving real plaintiffs and real defendants, not hypothetical ones as was the case here.

The whole apparatus of hypothetical challenge and a hypothetical ruling is constitutionally meaningless. It was the moral and legal equivalent of a law school moot court oral argument. Yet federal and soon state law enforcement will interpret it as giving cover to the NSA/FBI practice of data sharing, which is clearly unconstitutional because it is the use of fruit from a poisonous tree.

FISA and the USA Freedom Act were enacted under the premise — the pretense — that the data collected under them would be used for foreign intelligence purposes only so that attacks could be thwarted and methods could be discovered. Yet the use by the FBI of extraconstitutionally obtained intelligence data for ordinary criminal prosecutions defies the stated purposes of the statutes and contradicts the Fourth Amendment.

If this is keeping us safe, who or what will safeguard our freedoms? Who will keep us safe from those who have sworn to uphold the Constitution yet defy it?

Reprinted with the author’s permission.

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Hitlerville

Lew Rockwell Institute - 14 ore 47 min fa

More than 2,000 documents and sketches have been released by the Munich authorities dating from the days of Nazism which detail Adolf Hitler’s plans to build a colossal new metropolis on the site of the city.

Munich always held a special place in Hitler’s dark heart. It was where he joined the Germany army to fight in World War One and where he founded the Nazi Party after it ended.

Hitler proposed a City Of The Movement with gargantuan buildings and roads destined to last 1,000 years.

The newly released documents show that he expected the major construction projects to be completed by August 1, 1948, with the new underground railway station servicing colonies to the south and east to be up and running the following year.

At the site of the current station, he charged his chief architect Albert Speer with constructing a 600-feet high obelisk dedicated to the Nazi Party.

At its pinnacle was to be a swastika-clutching German eagle, at its base in a special glass case the blood-flecked Nazi flag that Hitler carried with him through the streets of Munich in 1923 when he failed to seize power in a coup.

Hitler had lived in Munich just before World War I and remained fond of the city. He is pictured here with architect Hermann Giesler looking at a model of the proposed new Munich. Giesler was arrested after the war but was freed after only seven years, and died in 1987

Hitler designed railway coaches of 130 feet in length in trains 3,600-feet long to carry settlers to the conquered eastern territories.

None ever made it past the drawing board.

Double-decker train carriages were intended for people, some with bath tubs, hair salons, cinemas and flak guns on the roof.

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What’s Potassium For Anyway?

Lew Rockwell Institute - 14 ore 47 min fa

Sometimes referred to as an electrolyte, potassium is a naturally-occurring mineral and key nutrient for good health. Your nerves and muscles need it to function properly. It supports digestive and kidney health, regulates blood pressure and helps build strong bones. [1] It’s especially important for your heart, too. [2]

If you’re healthy, your body is generally able to keep potassium levels where they should be. Some conditions, such as diabetes, kidney disease, and alcoholism can disrupt this balance. Illnesses accompanied by conditions like diarrhea and vomiting can also upset potassium balance. Some drugs, like ACE inhibitors and ARBs, can throw off your body’s ability to regulate potassium and lead to high potassium levels.

3. Crimini Mushrooms

You can consume 640 mg of potassium in only five ounces of crimini mushrooms. These mushrooms are also an excellent source of vitamin B12, minerals like selenium and antioxidants. When cooking, try lightly sauteing crimini mushrooms to preserve flavor and nutrients.

4. Banana

The banana, also known as Musa acuminate colla, is well known as a top source of potassium. Athletes have a reputation of eating bananas to get an immediate energy boost and to recover from workouts. One medium-sized banana should offer about 360 mg of potassium.

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NATO-Linked Think Tanks In Control of Europe’s Refugee Policy – F. William Engdahl

Deep Politics Monitor - Mer, 27/04/2016 - 19:19
Apparently it's in somebody's interest to flood Europe with foreign immigrants  From RussiaInsider, By F. William Engdahl A flood of uncontrolled war refugees from Syria, Libya, Tunisia and other Islamic countries destabilized by Washington’s ‘Arab Spring’ Color Revolutions, has created the greatest social dislocation across the EU from Germany to Sweden to Croatia since the end of World

Alla fine c'è un lato positivo in tutta questa storia: il settore bancario centrale verrà ripudiato

Freedonia - Mer, 27/04/2016 - 10:07




di David Stockman


Da alcuni anni il piccolo gruppo di accademici keynesiani e burocrati che hanno preso il potere finanziario attraverso la stampante monetaria della FED, hanno giustificato la follia della ZIRP senza fine e del massiccio QE dicendo che c'è troppa poca inflazione. I burocrati del FMI hanno addirittura inventato il termine "lowflation" per definire il presunto flagello di una moneta che conserva la maggior parte del suo valore.

Tutta questa mania nei confronti dell'inflazione al consumo è un concetto intrinsecamente assurdo, perché non c'è uno straccio di prova che il 2% d'inflazione al consumo sia un'opzione migliore per l'aumento del tenore di vita della società. E la storia economica e la logica economica puntano esattamente nella direzione opposta.

Tra il 1870 e il 1913 negli Stati Uniti, per esempio, il reddito nazionale reale è cresciuto del 3.5% l'anno — l'aumento più alto per un periodo di 43 anni di storia. Eppure il tasso medio dell'inflazione durante quel lungo periodo di prosperità capitalistica, è stato inferiore allo 0.0%. Questa era una vera e propria "lowflation", ed è stata una benedizione per il lavoratore medio, non un flagello.

Ma questa settimana il BLS s'è lasciato sfuggire un urlo! Il core IPC, nei 12 mesi terminati a gennaio, è aumentato del 2.21% ed è in realtà è un po' superiore alla media annua dell'1.98% sin dal 2000.

Perdonate per aver riportato il rumore spurio del BLS al centesimo di punto percentuale, ma voglio sottolineare una verità fondamentale. Vale a dire, non c'è e non c'è mai stato alcun problema riguardante l'inflazione!

Il mantra dell'inflazione al 2% è solo una cortina fumogena per giustificare la massiccia intrusione nei mercati finanziari da parte di pianificatori monetari centrali ossessionati dal potere. Continuano a far disastri solo per aumentare il loro dominio sul sistema finanziario — sebbene 15 anni fa la teoria dell'inflazione al 2% fosse sconosciuta ai più, tranne che ad una ristretta cerchia di scribacchini accademici neo-keynesiani guidati da Ben Bernanke.

In realtà questa teoria è stata spiegata in un libro oscuro chiamato "Inflation Targeting" pubblicato nel novembre 1998 da Bernanke e da altri due tipi assetati di potere: Frederic Mishkin, che in seguito è stato nominato alla FED ed è diventato un sostenitore dei salvataggi di Wall Street del 2008; e Adam Posen, un accademico che ha spacciato le stesse assurdità presso la Banca d'Inghilterra e ha sempre sollecitato la BOJ affinché stampasse sempre più soldi.

Fate una ricerca. Il libro è al #2,503,823 posto nella classifica delle vendite di Amazon!

Eppure il target dell'inflazione è ormai accettato come un vangelo dalla stampa finanziaria, e non è difficile capire il perché. Wall Street lo ama perché giustifica le massicce iniezioni di liquidità, denaro gratis per i carry trade ed effetti ricchezza basati sulla manipolazione del mercato azionario da parte della banca centrale. Così, i giornalisti pigri non fanno altro che ripetere il mantra e lo fanno senza esaminarlo a fondo, come in questo pezzo su MarketWatch:

Sebbene troppa inflazione sia considerata pericolosa per l'economia, i funzionari della FED pensano che un tasso d'inflazione del 2% sia la cosa migliore per l'economia affinché possa crescere [...]. Negli ultimi quattro anni l'inflazione ha fatto registrare un andamento inferiore a quello del target. Una bassa inflazione è un segnale di debolezza della domanda nell'economia e solleva timori circa la deflazione, la quale può danneggiare l'economia, in particolare una con oneri di debito elevati come quella degli Stati Uniti.
Vediamo un po'. Durante lo scorso anno la spesa al consumo negli Stati Uniti per l'assistenza sanitaria è aumentata del 5%, le spese per ristoranti e bar sono aumentate del 9%, mentre la spesa per la benzina e altri prodotti energetici è scesa del 22%. Questo è il funzionamento del mercato — milioni di famiglie che riallocano la loro spesa in risposta alle variazioni dei prezzi relativi. Non ha niente a che fare con un'astrazione macroeconomica chiamata "debolezza della domanda".

In realtà, l'anno scorso la componente "cure mediche" registrata dall'IPC è aumentata del 3.3%, le abitazioni sono aumentate del 3.2%, mentre i prezzi della benzina sono diminuiti del 7.3%. Il tutto s'aggiungeva ad una variazione annua dell'1.34% dell'indice IPC, secondo i coefficienti arbitrari del BLS; era una situazione che non aveva niente a che fare con il ritmo delle spese al consumo, o qualsiasi altro proxy si voglia utilizzare per tenere traccia della "domanda aggregata". E soprattutto non era causa di un eccesso in una metrica stupida e primitiva che i keynesiani chiamano "output gap".

Quindi il giornalista di MarketWatch che ha presentato questo pezzo, un certo Greg Robb, stava scrivendo scemenze senza nemmeno saperlo. Senza questa paccottiglia pseudo-accademica, le ridicole deliberazioni mensili della FED sul tasso dei fondi federali sarebbero viste per la farsa che effettivamente sono.

Questa pretesa cronica di "messa a punto" del mercato monetario al centesimo di punto percentuale (ad esempio, 0.38% contro lo 0.12%), serve alla FED per consegnare la giusta quantità di "accomodamento" nella macroeconomia e raggiungere i suoi obiettivi d'inflazione e di disoccupazione. Eppure anche una lieve attenzione alle componenti interne dei vari indici dell'inflazione al consumo, mette in chiaro che la "lowflation" citata da MarketWatch significa discutere sul sesso degli angeli.

Vale a dire, si tratta di un esercizio inutile che non ha nulla a che fare con il miglioramento del mondo reale; è solo un rituale per giustificare l'esistenza e il potere del politburo monetario.

Il grafico qui sotto fornisce l'andamento delle quattro versioni dell'inflazione al consumo sin dal 2000. Le due versioni basate sull'IPC incarnano quello che viene chiamato un deflatore fisso, perché in teoria il peso dei vari componenti rimane invariato per lunghi periodi di tempo. È un tentativo per misurare nel tempo la variazione di prezzo di un paniere di beni e servizi, come farebbe un singolo consumatore o una famiglia.

Al contrario, i due indici della spesa al consumo personale (PCE) sono un tipo di deflatore a catena, il che significa che il peso delle componenti è costantemente regolato in base alla variazione della spesa aggregata al consumo. Così se c'è un passaggio dalle carni bovine al pollo, poiché le prime diventano troppo costose, i deflatori della PCE daranno più peso al pollo e meno alle carni bovine; e se le cose andassero davvero male, tanto che ognuno sarebbe costretto a mangiare solo carne in scatola e non bistecca o pollo, la PCE sarebbe spacciata.

Cioè, il peso di pollo e carni bovine scenderebbe a zero e la carne in scatola prenderebbe il loro posto. Inutile dire che una famiglia costretta a consumare il 100% di carne in scatola, in quanto il prezzo di pollo e carni bovine sarebbe fuori dalla sua portata, non rimarrebbe impressionata se venisse a sapere dell'assenza d'inflazione nella catena di ponderazione durante il periodo di riferimento!

Infatti gli indici della PCE sono un dispositivo accademico per sgonfiare nel tempo la spesa nominale dell'economia aggregata. In questo senso la riponderazione continua ha senso perché la spesa cambia nel corso del tempo.

In breve, i deflatori della PCE servono per la misurazione e la modellazione economica, e l'IPC per l'approssimazione della variazione del costo della vita delle famiglie medie. Ed è per questo che la previdenza sociale e gli aggiustamenti al costo della vita sono basati sull'IPC.

Quindi, ecco il punto. In un'economia globale massicciamente integrata come quella di oggi, gli impulsi dei costi e dei prezzi sono costantemente trasmessi attraverso mercati relativamente aperti per beni e servizi, e attraverso i flussi di capitali e di denaro che finanziano l'attività reale. In questa economia globale aperta, 25 punti base nel tasso del mercato monetario di New York, o anche 250 punti base, hanno ben poco a che fare con il tasso di variazione di due misure concettualmente differenti del livello generale dei prezzi, soprattutto quando misurate al centesimo di punto percentuale.

Il prezzo di mobili e scarpe da ginnastica ha a che fare con la quantità di lavoro in Cina, e non ha praticamente nulla a che fare con gli aggiustamenti mensili nei quadranti del mercato monetario manipolati dall'Eccles Building. Allo stesso modo, il prezzo dei servizi finanziari ha più a che fare con il costo marginale del lavoro in outsourcing a Bangalore, o con la riduzione dei costi di transazione dovuti agli smartphone, e non ha nulla a che fare con le dichiarazioni del FOMC.

Negli anni '50, quando l'economia degli Stati Uniti dominava il mondo, poteva anche esserci un blando legame tra il tasso di riferimento della FED e il tasso d'inflazione al consumo negli Stati Uniti. Questo perché il tasso di riferimento poteva stimolare famiglie e imprese ad accendere ulteirori prestiti e a spendere di più, il tutto in un'epoca antecedente il Picco del Debito. In queste condizioni, la spesa poteva temporaneamente sorpassare la produzione e la capacità, consentendo in tal modo un'accelerazione del livello generale dei prezzi a causa di un "eccesso di domanda".

Quei giorni sono ormai lontani. Gli Stati Uniti sono mescolati ad un'economia globale e il settore privato è incagliato in una condizione di Picco del Debito. I tassi del mercato monetario ancorati e manipolati dalla FED, non hanno praticamente nulla a che fare con la variazione a breve e medio termine degli indici dei prezzi al consumo.

Di conseguenza non vi è alcuna ragione al mondo per cui la FED debba prendere di mira il tasso d'inflazione, per non parlare delle variazioni dei decimali intorno al 2.00%. Semmai dovrebbe chiedere che il Congresso revochi il cosiddetto mandato della stabilità dei prezzi, poiché non ha più strumenti in grado di fare la differenza. Una volta raggiunto il Picco del Debito, la banca centrale è a tutti gli effetti fuori dai giochi.

Ma questa soluzione onesta non fornisce alcuna giustificazione per preferire la PCE all'IPC, o un'inflazione al netto dei beni alimentari e dell'energia quando è conveniente e l'indice dei prezzi pieno quando non lo è. Come ad esempio ora.

Durante l'ultimo anno, il tasso annuo dell'inflazione è stato dell'1.15% in base al deflatore della PCE, dell'1.34% in base all'IPC, dell'1.36% in base al deflatore della PCE meno cibo ed energia, e del 2.21% in base all'IPC meno cibo ed energia. Fino a quando l'inflazione globale delle materie prime ha imperversato, la FED ha sempre preferito le versioni senza beni alimentari ed energetici, il che significa che in questo momento stiamo parlando di circa 40 punti base di variazione intorno ad una media dell'1.80% d'inflazione tra le relative misure.

Chiamatela pure una doppia farsa, perché la FED non può assolutamente guidare l'economia degli Stati Uniti verso l'1.80% d'inflazione; né ha alcun motivo per schierarsi con l'indice a catena rispetto all'IPC. Infatti ero un membro del Congresso quando venne approvato l'Humphrey-Hawkins Act e io votai orgogliosamente no, e sono assolutamente certo che i politici che lo sostennero stavano pensando a prezzi stabili dal punto di vista della famiglia media, senza preoccuparsi del PIL o di qualsiasi altra misura artificiale.

Non solo, ma anche qualcuno con un cervello funzionante a giorni alterni riesce a capire che gli indici d'inflazione all'1.15% e all'1.34%, come riportati dalla PCE e dall'IPC, si trovano in questo range solo temporaneamente. Questo è dovuto al grande calo una tantum dei prezzi del petrolio e di altre materie prime, e all'effetto a cascata su beni e servizi lungo la catena di produzione.

E questa grande onda di deflazione globale, ironia della sorte, è dovuta agli eccessi monetari passati della FED e del suo convoglio globale di banche centrali, la cui massiccia emissione di credito fiat ha causato in tutta l'economia globale un boom insostenibile nella domanda d'energia, nelle commodity e negli investimenti di capacità. Non ha assolutamente nulla a che fare con i miseri aumenti del tasso dei fondi federali di quest'anno, o di una loro mancanza negli ultimi 84 mesi.

Alla fine l'obiettivo d'inflazione al 2% è un palese inganno per giustificare ciò che equivale ad un colpo di stato economico da parte di una banda non eletta di pianificatori monetari centrali. Negli ultimi 15 anni il tasso di variazione dei prezzi al consumo è stato dell'1.70% in base al deflatore della PCE meno cibo ed energia; dell'1.83% in base alla PCE; dell'1.98% in base all'IPC meno cibo ed energia; e del 2.15% in base all'IPC.

Queste piccole differenze sono banali. Allo stesso modo, è altrettanto banale la differenza tra la variazione media annua tra uno di quest'indici e la magia del 2.00%. E, soprattutto, praticamente nessuna variazione di questi tassi tendenziali dei prezzi al consumo è da attribuire alla micro-gestione della FED e alla repressione dei tassi d'interesse nel mercato monetario sin dal dicembre 2000.

L'obiettivo d'inflazione è stata una gigantesca copertura per una presa di potere monumentale. Ma, come vedremo nel prossimo paragrafo, gli accademici che hanno afferrato il potere non avevano idea di quello che stavano facendo nei mercati finanziari, ormai saturi di bombe finanziarie ad orologeria.

Quando nei mesi e anni a venire questi dispositivi esplosivi finanziari esploderanno, i banchieri centrali si troveranno ad affrontare una resa dei conti. L'immenso danno sociale derivante dall'implosione delle bolle sarà affibbiato a loro.




In un'economia globale da $80,000 miliardi e in un'epoca di Picco del Debito, la repressione dei tassi d'interesse e il massiccio QE sono andati quasi interamente a vantaggio dei mercati finanziari, non dell'economia reale. Il loro impatto primario è stato quello di falsificare i prezzi finanziari degli asset, i premi di rischio, le curve dei rendimenti, gli spread di credito, lo sconto del tempo e i rapporti rischio/rendimento in tutto il complesso di trading degli strumenti finanziari.

Hanno inoltre stimolato il gioco d'azzardo nell'allocazione del capitale a causa della massiccia intrusione della banca centrale nei mercati dei tassi d'interesse e nei mercati obbligazionari, poiché la ZIRP, la NIRP e il QE distruggono una determinazione onesta dei prezzi e gli ingredienti chiave dell'auto-regolamentazione dei mercati finanziari, ovvero, la disciplina e la stabilità finanziaria. Vale a dire, la politica della banca centrale rende troppo economica l'assicurazione contro i ribassi e rende troppo costoso shortare i mercati. Il trading bidirezionale lascia il posto ad uno slancio unidirezionale che alla fine gonfia bolle finanziarie, le quali, prima o poi, crollano in un mucchio di perdite e sprechi.

Inutile dire che non ci sono prove che il nostro politburo monetario passi il suo tempo a studiare gli effetti funesti che hanno le sue politiche. Vale a dire, il grado in cui esse fanno sì che gli spread di rischio s'appiattiscano, che il costo delle opzioni put diventi più economico, che emergano disallineamenti di volatilità, che si diffondano prodotti di finanza strutturata rischiosi, che il costo di finanziamento dei pronti contro termine diventi più economico, che i vincoli obbligazionari s'indeboliscano (es. COV lite indenture), ecc.

Detto in modo diverso, la quota preponderante delle emissioni della FED non lascia mai i canyon di Wall Street. Gli impatti di cui sopra e gli innumerevoli altri sono ciò di cui sono costituite queste intrusioni. Ma zia Janet trascorre il suo tempo a scarabocchiare la sua lavagna e a pensare al mercato del lavoro.

È irrilevante! ZIRP e QE non c'arrivano mai lì. Hanno deformano, distorto, degradato e distrutto i mercati finanziari, trasformandoli in casinò fedeli al capitalismo clientelare a alla corruzione.

E questo ci porta al reato nascente della NIRP. Quello che sta succedendo nella zona Euro, in Svizzera, in Svezia e in Giappone, è una cripto-NIRP o l'imposizione di tassi negativi sulle riserve in eccesso delle banche commerciali depositate presso le rispettive banche centrali. Ma questa manovra sta comprimendo solo i margini d'interesse bancari e sta causando una fuga dai titoli del settore bancario.

Allo stesso modo, questa cripto-NIRP ha spinto circa $7,000 miliardi di debito sovrano mondiale in territorio negativo. I rendimenti dei titoli di stato tedeschi fino al decennale sono ora negativi, perché gli speculatori stanno facendo front-running alla BCE e alle altre banche centrali.

Cioè, stanno puntando sull'apprezzamento del prezzo. I manager obbligazionari di tutto il mondo, ottenebrati come molti di loro lo sono, non sono diventati improvvisamente masochisti ed ansiosi d'assaggiare quel gustoso rendimento negativo!

In breve, i banchieri centrali del mondo stanno incitando i lemming a gettarsi dalla rupe. Questo esperimento incredibilmente pericoloso sta facendo finire l'economia reale sotto il peso schiacciante di debiti impagabili e giganteschi eccessi di capacità produttiva, infrastrutture e scorte di lavoro. Siamo di fronte alla madre di tutte le bolle obbligazionarie.

Alla fine i banchieri centrali otterranno quello che vogliono: NIRP tra quelle persone che cercano di risparmiare qualcosa. A dire il vero, là fuori ci sono economisti ingenui responsabili d'aver detto che non esiste alcuna differenza apprezzabile tra +30 punti base e -30 punti base su un conto di deposito.

C'è eccome, invece. Il segno negativo rappresenterà il grande punto di svolta. Il segno negativo rappresenterà le luci al neon lampeggianti che annunciano che lo stato sta confiscando il risparmio e la ricchezza del popolo.

Così, quando faranno sbarcare la NIRP tra la gente comune, le banche centrali firmeranno il loro certificato di morte. Quel giorno potrebbe non essere così lontano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L’eurozona abbraccia l’elicottero monetario

Von Mises Italia - Mer, 27/04/2016 - 09:27

Il 10 Marzo 2016, il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi ha fatto sorgere l’aspettativa che l’autorità monetaria potrebbe, ad un certo punto, istituire l’elicottero monetario. Quest’ultimo indica fondamentalmente una dispensa gratuita di nuova moneta, ad esempio, ai consumatori, alle imprese e agli enti del settore pubblico.

Perché la Bce vuole fare una cosa simile? Si teme che il settore bancario dell’eurozona non sia più disposto o in grado di sfornare sempre più credito e denaro. Si teme quindi che l’eurozona possa cadere nella deflazione; vale a dire in un periodo di calo dei prezzi accompagnati dal calo della produzione e dell’occupazione.

Questo, a sua volta, potrebbe mettere in pericolo l’intero euro-progetto. Alcuni economisti dicono che l’elicottero monetario potrebbe evitare un tale esito. La Bce ha solo bisogno di stampare nuova moneta e consegnarla a “chi ne ha bisogno”. La nuova moneta verrà utilizzata per l’acquisto di beni e servizi.

Questo, si dice, sosterrà i redditi nominali: porterà ad una maggiore produzione di beni e/o a prezzi dei beni più elevati.

 

Creazione di moneta, chi vince e chi perde

Le cose non sono però così semplici. Qualsiasi aumento della quantità di moneta porta ad una redistribuzione del reddito e della ricchezza tra le persone. I primi destinatari della nuova moneta possono acquistare beni a prezzi ancora invariati, mentre i riceventi successivi possono acquistare beni solo a prezzi già elevati.

I primi diventeranno più ricchi a spese di questi ultimi. Chi dovrebbe ottenere per primo la nuova moneta? E come queste dispense dovrebbero essere misurate: su una base pro capite, per reddito, o per conto in banca? Qualunque sia il criterio che verrà scelto, l’assegnazione di nuova moneta sarà un affare arbitrario.[1]

Anche se tutte le persone potessero godere allo stesso tempo dello stesso cambiamento proporzionale di loro disponibilità monetaria, esse saranno influenzate in modo differente.1 L’ultimo interesse per l’elicottero monetario è strettamente legato ai problemi creati dall’odierno regime a moneta legale.

La moneta legale è prodotta attraverso l’espansione del credito, e rende il debito complessivo dell’economia in crescita al di sopra delle entrate. Di conseguenza, il rapporto debito-reddito continua a scalare, determinando prima o poi una situazione di sovra-indebitamento.

Uno può sperare che l’elicottero monetario possa porre fine alla dinamica del debito sfavorevole causata dalla moneta legale. In primo luogo, sostituendo la creazione di moneta basata sul credito con l’elicottero monetario, ciò potrebbe impedire al carico del debito economico di salire ulteriormente, pur confermando un afflusso “sufficiente” di nuova moneta nel sistema economico.

In secondo luogo, la nuova iniezione di moneta innalza i redditi nominali. Gli economisti di mentalità keynesiana sostengono che l’aumento monetario induce la produzione di beni più alti. Tuttavia gli economisti di scuola Austriaca tengono una visione piuttosto diversa: vale a dire che l’iniezione di nuova moneta comporterà prezzi più alti.

Il punto indiscutibile è che la moneta ha una sola funzione: la funzione di mezzo di scambio. Tutte le altre funzioni della moneta (unità di conto e funzione di riserva di valore) sono solo sub-funzioni della funzione di mezzo di scambio della moneta. Qualsiasi aumento della quantità di moneta non fa e non può rendere un’economia più ricca, è solo inflazione.[2]

L’elicottero monetario non è un miglioramento sulla moneta legale quando si tratta di conseguenze inflazionistiche. È anch’essa creata dal nulla. In realtà, l’elicottero monetario potrebbe facilmente rivelarsi e divenire un incubo inflazionistico. Una volta che la banca centrale inizia l’emissione dell’elicottero monetario, la domanda di nuova moneta salirà alle stelle.

 

Le banche centrali e i gruppi politici d’interesse

La banca centrale sarà sempre più sotto la pressione politica per dispensare moneta a un numero crescente di “persone ed industrie in difficoltà” e l’aumento della quantità di nuova moneta non sarà mai sufficiente a soddisfare la domanda di moneta. Non è quindi troppo inverosimile supporre che la creazione di un elicottero monetario andrebbe facilmente fuori controllo.

Questo è quello che successe nel periodo della rivoluzione francese, quando il governo decise di emettere assignates, e più tardi mandats, come moneta cartacea non coperta, destinata a sostenere le finanze pubbliche e a rilanciare l’attività economica. Queste somme rappresentano l’elicottero monetario e hanno fallito miseramente, con conseguente iperinflazione nel 1796 e un crollo dell’economia.

Una volta che il governo rivoluzionario francese decise di emettere gli assignates, niente poté contenerne l’ulteriore emissione. Nel suo libro Fiat Money Inflation in France (1896), Andrew D. White rileva in questo contesto:

«il vecchio grido di una “scarsità del medium di circolazione” non venne placato; apparve non molto tempo dopo ogni emissione, non importa quanto grande. Ma ogni studente di storia finanziaria sa che questo grido viene sempre dopo tali emissioni (anzi, deve venire), a causa dell’obbedienza ad una legge naturale, l’ex scarsità, o meglio l’insufficienza di moneta ricorre non appena i prezzi vengono regolati al nuovo volume, e arriva qualche piccolo rilancio del business con il consueto aumento del credito».[3]

In considerazione della catastrofe economica causata dall’iperinflazione, quale diretta conseguenza di sempre maggiori emissioni di carta moneta non sostenuta, White osserva:

«L’acuta sofferenza da naufragio e rovina portata dagli assignats, mandats e dall’altra cartamoneta nel processo di ripudio perdurò quasi dieci anni, ma il periodo di recupero impiegò più a lungo rispetto alla generazione che ne seguì. Richiese pienamente quarant’anni per portare il capitale, l’industria, il commercio e il credito fino alla loro condizione quando la rivoluzione iniziò, e richiese un “uomo a cavallo” che stabilì la monarchia sulle rovine della Repubblica e buttò via milioni di vite per l’Impero, da aggiungere ai milioni che furono sacrificati dalla Rivoluzione».[4]

Dal punto di vista politico-economico, l’idea che l’elicottero monetario possa essere utilizzato con saggezza sembra illusorio. Suggerendolo, ad un certo punto può trasformare l’euro in un elicottero monetario, la Bce è entrata in un pendio scivoloso: l’istituzione dell’elicottero monetario potrebbe rivelarsi pericolosa e forse anche un colpo fatale alla già fragile architettura politico-economica dell’euro.

 

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Note

[1] Per una ulteriore spiegazione si veda Ludwig von Mises (1953), The Theory of Money and Credit, parte 2, capitolo 2 (II) §8, pagg. 137-145, specialmente pagg. 141-143.

[2] Ciò significa che i prezzi risultano essere più elevati rispetto a una situazione in cui la quantità di

moneta era rimasta invariata.

[3] A.D. White (1933 [1896]), Fiat Money Inflation in France, How It Came, What It Brought, and How It Ended (D. Appleton-Century Company: New York, London), pag. 46.

[4] Ibid., pag. 62.

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Once Libya, Now Take Your Pick: R2P Equals Right-2 Profit

Deep Politics Monitor - Mer, 27/04/2016 - 08:44
From Journal-Neo, 24.04.2016 By Seth Ferris Let us examine what happened in Libya in 2011. The NATO and US operation conducted there, on the basis of UN Security Council Resolution 1973, was supposed to bring about stability by establishing a no fly zone. Instead it ended up destroying the country – but no one seems to care, because it was the opportunity to intervene, not the end result,

John Taylor Gatto’s Open Letters

Lew Rockwell Institute - Mer, 27/04/2016 - 06:01

To: Mr. Donald J. Trump

2016 Republican Frontrunner for U.S. Presidency

Chairman & President

The Trump Organization

From: John Taylor Gatto

Two-Time New York State Teacher of the Year

New York City, N. Y.

info@JohnTaylorGatto.com

Dear Mr. Trump:

I am a strong supporter of yours, with both a national and an international following and have some suggestions to help with your campaign.convinced that if you get the nomination that you will win

Love and hugs,

John Gatto the teacher

P.S. You would win as an Independent or Libertarian, too. Get a vice-president on board soon—that will help enormously.  This would break the spirit of your opponents and scare the hell out of Hillary—who will be compelled to pick a loser. Get a VP, but no Bushes, please!

P.P.S. Let this serve as my official endorsement for you as President of the United States of America.

Reprinted with permission from John Taylor Gatto.

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Real, Non-Human Climate Change

Lew Rockwell Institute - Mer, 27/04/2016 - 06:01

QUESTION: Mr. Armstrong; I have read your thesis on global warming and that this is only part of a natural cycle. I admit that you have persuaded me whereas the claims are false especially that New York City should have been under water by now according Al Gore. You mentioned that there was global warming which enabled the Vikings to reach America because the ice melted. My question is rather blunt. If we are headed now into a global cooling period, what is the historical evidence that society also declines?

Thank you in advance

PD

ANSWER: I have reported that the peat fires in Borneo and Sumatra have exceeded all the emissions from the entire U.S. economy. This whole movement is to raise taxes based on the bogus theory of global warming. We are not powerful enough to alter the course of cyclical movement of the planet. Bouts of global cooling (ice ages) as well as warming periods predate the combustion engine and mankind. It is rather questionable analysis to claim we have altered the climate. We are capable of polluting things, true. But altering the climate is something beyond our power.

Volcanoes are a major issue in climate change. Yes, studies reveal that the Hawaiian Kilauea volcano eruption discharged between 8,000 and 30,000 metric tonnes of CO2 into the atmosphere each day, which has been going on for more than 20 years. However, gas studies worldwide by volcanologists have calculated that global volcanic CO2 production on land and under the sea release a total of 200 million tonnes of CO2 annually, but this is really in the absence of any real catastrophic eruptions. Volcanoes emit sulfur dioxide (SO2). When Mount St. Helens erupted on May 18, 1980, it produced 1.5 million metric tons of sulfur dioxide on that one day, and about 2 million metric tons for the entire event, which is far more than automobiles.

Moreover, volcanic production of CO2 is not really the issue in climate change. Instead of global warming from CO2, the plume of ash in the sky actually blocks the sun and reverses the climate from warm to cold like sitting under an umbrella at the beach. I have discussed Mount Tambora, which erupted in 1815 and threw into the air so much ash that it snowed during the summer of 1816 in New York City. It became known as 18-hundred-and-froze-to-death. I have shown the correlation of that eruption to wheat prices.

Maunder Minimum that sent the Earth into a cold period 300 years ago from the perspective of the cyclical energy output from the Sun. I have also gone into the evolution of science, which has been set in motion by the very discovery of a frozen woolly rhinoceros that altered science in many fields. I have explained how the temperature at the time of the American Revolution was at its lowest point in the cycle.

All of that said, the ice core samples have revealed that there were two major volcanic eruptions in 536 and 540 AD that sent Europe into an ice age and wiped out the Roman civilization. Flavius Odoacer (433–493) was a soldier who in 476 became the first king of Italy (476–493) after deposing Romulus Augustus, the last official Roman emperor in the West.

Odoacer was overthrown by Theodoric the Great (454-526), the Ostrogoth. Odoacer was followed by Athalaric (526-534) and a few others, then finally Baduila (541-552). So while Rome officially ends in the West with Romulus Augustus in 476 AD, the Ostrogoths fade out after 552 due to the climate changes. In the East, the change in climate appears to be linked to the Plague of Justinian (541–542), which was a pandemic that afflicted the Eastern Roman (Byzantine) Empire, especially its capital Constantinople, the Sassanid Empire, and port cities around the entire Mediterranean Sea. I have written about the political turmoil there in Byzantium, which preceded the plague during the Nika Revolt of 532 AD. I have also written about how empires die. It does seem that civil unrest rises when temperatures decline, which also increases the risk of revolution.

When Thera erupted around 1645-1650 BC, it created a climate change and marked the end of the Minoan civilization. They were conquered by the Mycenae who also captured Troy. As the weather turned cold, Greece went into a Dark Age. The Greeks migrated and other places called them the “sea people” since they did not know where they came from as they invaded Northern Africa. Homer wrote about the period before the Dark Age, known as the Heroic Period. Scholars thought this was fiction about Troy and Mycenae until Heinrich Schliemann (1822–1890) set out and discovered what Homer wrote about was history.

The historical evidence is rather extensive. It does appear that as we enter into a global cooling period, governments will fall, the disease will increase, and the risk of Western Civilization declining sharply becomes historically possible.

Reprinted from Armstrong Economics.

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Remember the Oil Price Dive?

Lew Rockwell Institute - Mer, 27/04/2016 - 06:01

Marc Faber, aka Dr. Doom, believes the worst of the oil price dive is over with only a $10 dollar dip at most likely to come to pass.

Faber, who is editor and publisher of ‘The Gloom, Boom & Doom Report’, made the comments in response to the meeting of OPEC and non-OPEC members on April 17.

This saw oil producing nations negotiate on stemming further price drops. However, a failure to agree on a freeze led the oil price to drop 7% to around $42-per-barrel.

Ahead of the meeting Iran had said that it would not participate as it has no intention of driving back production in order to curb supply. This has amplified already fractious relations between the oil producers.

‘There is a real tension between Iran and Saudi Arabia. However, supply will have to go back up once the oil price has hit $30-per-barrel because production at this point is no longer sustainable,’ he told Citywire Selector’s sister site Citywire Deutschland.

In getting a deal struck between oil-exporting countries a big focus has been on political relationships between Iran and Saudi Arabia.

Relations have become increasingly strained around the conflict in Syria. But, Faber added, Saudi Arabia has got more to lose from a low oil price.

‘Saudi Arabia and Iran are completely different. Iran is three times as big and the people are far better educated. In Saudi Arabia, the fear is a lot higher because the economy is so dependent on oil. How do you want to diversify a desert?’

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