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Euroscettico? No, Europessimista

Luogocomune.net - Mer, 27/05/2015 - 14:40
Vorrei proporvi un giochino: leggete queste frasi, e indovinate chi le ha scritte prima di arrivare alla fine (non è difficile).

"La pace [che] si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni Nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più Nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali. Cancellare il ruolo delle Nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare."

"Non contenti dei risultati disastrosi provocati dal maggioritario, si vorrebbe da qualche parte dare un ulteriore giro di vite, sopprimendo la quota proporzionale per giungere finalmente alla agognata meta di due blocchi disomogenei, multicolorati, forzati ed imposti. Partiti che sono ben lontani dalla maggioranza assoluta pensano in questo modo di potersi imporre con una sorta di violenta normalizzazione."

"Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia politica è sopra ogni altra l'arma preferita. Il resto è affidato all'informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla tattica ed alla conquista di aree di influenza. Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche, sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che è ormai straripante."

"Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici. A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione. La privatizzazione è presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca. Una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale." [...]

Government witch hunt to eliminate Monsanto critics

Deep Politics Monitor - Lun, 25/05/2015 - 20:26
Government witch hunt to eliminate Monsanto critics US Dept. of Agriculture scientists under the gun; explosive details by Jon Rappoport May 19, 2015 - NoMoreFakeNews.com   “Anybody can fake scientific results. But to be believed, you want a prestigious organization behind you with a billion-dollar budget and access to compliant reporters. You want to manipulate technical language. You

La questione "sciiti-sunniti"

Luogocomune.net - Lun, 25/05/2015 - 17:30
AVVISO: Questa sera puntata interessante a Border Nights. Abbiamo parlato di: cancro e scelta di morire - Charlie Hebdo - terrorista marocchino - caso Germanwings - caso Moro - uso della logica nell'analisi dei fatti - 11 settembre e motivazioni - Kubrick e missioni Apollo - scie chimiche - Movimento 5 Stelle. Dalle ore 22 qui oppure qui.

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Detto in modo grossolano, il contrasto che esiste fra sciiti e sunniti nel mondo islamico è un po' l'equivalente del contrasto fra cattolici e protestanti all'interno della chiesa cristiana.

Con una differenza però: lo scisma fra cattolici e protestanti avvenne 500 anni fa, dopo 1500 anni dalla comparsa del loro Profeta sulla terra, mentre lo scisma fra sciiti e sunniti avvenne immediatamente dopo la morte di Maometto, il Profeta della religione islamica. La disputa infatti nacque proprio nel momento di decidere chi fosse il legittimo successore di Maometto, che morì senza lasciare figli maschi: a contendersi l'eredità del Profeta furono da una parte il Califfo Yazid, che diede origine al ceppo religioso sunnita, e dall'altra l'Imam Husayn ibn ‘Al, che diede origine al ceppo sciita. (Ancora oggi i sunniti hanno come massima figura il califfo, mentre gli sciiti hanno l'imam). [...]

EXPO. E’ “L’INFAME” CAPITALISMO (non Carlo Petrini o Jeffrey Sachs) A NUTRIRE 7 MILIARDI DI PERSONE (Il ruolo fondamentale del cristianesimo)

Von Mises Italia - Lun, 25/05/2015 - 08:00

Da tanti pulpiti si tuona contro questo mondo infame in cui – si dice – i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma è davvero così?

No. Il 26 aprile scorso “Il Sole 24 ore” ha dedicato diverse pagine al primo “Rapporto Fondazione Hume-Sole 24 ore” da cui si evince che “negli ultimi 15 anni si sono ridotti gli squilibri a livello globale”. Seguono numeri e grafici. Ma potete star certi che nessuno si curerà di quei dati.

Anche l’Expo di Milano mostra la realtà che però viene poi contraddetta dalla sua narrazione ideologica, paradossalmente vicina agli slogan dei manifestanti “No Expo” di Milano.

Dopo il comunismo è arrivato il luogocomunismo, un rancido minestrone di banalità catastrofiste contro lo sviluppo, la tecnologia, il mercato, l’industria e il profitto.

Ma un’Esposizione universale che nel 2015 ha come tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” anzitutto dovrebbe dichiarare ufficialmente morta e sepolta proprio quell’ideologia apocalittica che da Malthus, passando per Darwin e Marx, è arrivata a noi con le teorie del Club di Roma diventate poi pensiero dominante negli organismi internazionali e ora perfino in Vaticano (come dimostra il protagonismo di Jeffrey Sachs oltretevere e ciò che ha detto il cardinal Turkson del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace).

MALTHUS SEPOLTO

Dunque Malthus nel suo “Saggio sul principio della popolazione” del 1798 sosteneva che la crescita naturale della popolazione aveva una progressione geometrica (2, 4, 8, 16…), mentre la produzione di cibo una progressione aritmetica (2, 3, 4, 5…).

Da qui la previsione di sovrappopolazione, carestie, rivolte, epidemie e il collasso finale del sistema.

Che questo teorema fosse balordo lo si poteva capire subito, infatti nel 1870 il filosofo americano Emerson fece notare che Malthus non aveva considerato il vero fattore decisivo dell’economia politica: l’ingegno umano.

Lo ha ricordato in uno splendido articolo, sul sito “Agrarian Sciences”, Luigi Mariani, già docente di Agronomia e Agrometeorologia all’Università di Milano. Egli segnala che il XX secolo presenta dati che seppelliscono Malthus: grazie alla rivoluzione agricola infatti “le produzioni delle grandi colture sono aumentate di 5-6 volte a fronte di un aumento di 4 volte della popolazione mondiale. Questo è stato un fattore decisivo (insieme alle migliori cure mediche ed alle migliori condizioni di vita) per scongiurare la catastrofe malthusiana”.

Aggiornando con gli ultimi dati Fao le statistiche mondiali di produzione delle quattro grandi colture che sono alla base dell’alimentazione umana, Mariani precisa che “le rese dal 1961 ad oggi sono cresciute del 300 per cento per frumento, del 283 per cento per mais, del 240 per cento per riso e del 219 per cento per soia”.

Dunque Malthus ha preso una gran cantonata e il fattore uomo, che poi significa tecnologia, scienza, impresa, investimenti, profitto, commercio, è la più grande delle risorse e non è affatto il cancro del pianeta come crede un certo ecologismo (oltretutto proprio la tecnologia e lo sviluppo riducono drasticamente pure l’inquinamento urbano).

Lo stesso discorso fatto per le colture vale anche per le materie prime e le fonti di energia che – paradossalmente – invece di diminuire, aumentano grazie all’“ingegno umano” (cioè scienza, tecnologia e impresa); e qui rimando alla montagna di dati fornita da Bjorn Lomborg nel suo “L’ambientalista scettico”.

CONSEGUENZE

Mariani tira tre preziose conclusioni. La prima dice che “al contrario di quanto quasi tutti vanno in questi anni dicendoci, il clima non si è fatto più proibitivo per fare agricoltura”.

La seconda: “le periodiche intemperanze del tempo atmosferico (siccità, piovosità eccessiva, gelo, ecc.) sono ampiamente controbilanciate dai maggiori livelli di CO2 e dalla sempre migliore tecnologia umana (in termini di nuove varietà, concimazioni, irrigazioni, trattamenti fitosanitari, diserbi, tecniche conservazione dei prodotti, ecc.), la quale garantisce un sempre più efficace adattamento alla variabilità climatica”.

La terza conclusione: se grazie alla tecnologia oggi (dati Fao) l’89 per cento della popolazione mondiale gode di sicurezza alimentare, mentre nel 1970 ne godeva solo il 63 per cento e nel 1950 meno del 50 per cento, significa che va estesa a tutto il pianeta.

Questa è la realtà. Poi ci sono le narrazioni ideologiche, oggi dominanti, che dicono l’esatto opposto.

LUOGOCOMUNISTI

Prendo, come esempio, il documento firmato da tre guru del luogocomunismo, Ermanno Olmi, Carlo Petrini e don Luigi Ciotti e intitolato “Per un’Expo che getti un seme contro la fame nel mondo”.

Evitando di citare i dati strepitosi sopra riportati, essi tuonano: “Il pericolo tuttora reale è che l’esposizione universale sia solamente l’occasione strumentale per parlare e promuovere il cibo come merce”.

Ma che significa? Coloro che producono e distribuiscono cibo, dal contadino al dettagliante, hanno diritto a vendere i loro prodotti e ad essere remunerati altrimenti smetterebbero di produrli e faremmo tutti la fame.

Più in generale è proprio la grande rivoluzione industriale relativa all’agricoltura, seguendo la logica degli investimenti, dell’innovazione tecnologica e dei profitti che ha permesso oggi di nutrire gran parte dell’umanità.

Se 60 anni fa vivevano sulla Terra 2 miliardi di persone e 1 miliardo faceva la fame, mentre oggi siamo 7 miliardi e 6,2 miliardi hanno cibo a sufficienza, è proprio grazie al vituperato capitalismo che trasforma il cibo in merce, non è certo grazie a Carlo Petrini, né a Olmi o a don Ciotti. Se non considerassimo “il cibo come merce” moriremmo tutti di fame.

Poi i tre intellettuali si lanciano in filippiche strappalacrime di questo tipo: “Oggi la fame che perseguita grandi parti di mondo, determina migrazioni epocali, bibliche. Il Mediterraneo ogni giorno è tomba di una disperata umanità che cerca… il cibo quotidiano”.

Come abbiamo visto non è affatto vero che “oggi la fame perseguita grandi parti del mondo”, ma è vero il contrario: mai nella storia si è riusciti a nutrire tanta gente.

E gli esodi di massa sono dovuti in parte a guerre e oppressioni. In parte si verificano proprio nelle terre che non hanno “il cibo come merce”, ossia non hanno quello sviluppo fondato su industria, tecnologia e mercato.

Non ce l’hanno spesso per flagelli come l’islamismo che sta letteralmente devastando l’Africa subsahariana, ma su cui i nostri enfatici intellettuali evitano di puntare il dito.

IL FATTORE CRISTIANO

E’ storicamente dimostrabile che i fattori antropologici sono decisivi e – per esempio – un substrato culturale cristiano ha favorito lo sviluppo basato su istruzione, impresa, ricerca scientifica, investimenti e tecnologia, dentro un orizzonte che favorisce la democrazia e il rispetto dei diritti sociali e umani.

Del resto nessuno al mondo è tanto impegnato contro la fame quanto i cristiani, con gli aiuti nelle emergenze umanitarie, ma anche con iniziative di sviluppo che vanno dalla costruzione di pozzi, scuole e ospedali, all’artigianato e alla fondazione di università.

Vale pure per gli sprechi alimentari. In Italia il Banco Alimentare, la più grande iniziativa concreta che convoglia tonnellate di derrate alimentari verso i più bisognosi, nasce in ambito cattolico, ma ha aggregato attorno a sé energie di tutti i tipi e soprattutto è nata dal rapporto con una grande industria alimentare e dalla collaborazione della grande distribuzione.

Che non sono affatto nemici, ma protagonisti della nutrizione dell’umanità.

L’uomo non è il cancro del pianeta, ma la sua più grande risorsa anche per la salvagiardia dell’ambiente, perché nessuno inquina e devasta più della natura stessa.

Tanti si battono per proteggere la biodiversità, ma assai pochi si battono per quella che Benedetto XVI ha chiamato l’ecologia umana, a salvaguardia della vita, dell’integrità e della dignità dell’essere umano. Che è il grande “principio non negoziabile”.

Articolo di Antonio Socci, apparso su “Libero”, 3 maggio 2015, e ripreso dal sito dell’Autore

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Social science provides a lot of useful insight as to why logic and data are rarely convincing

Deep Politics Monitor - Lun, 25/05/2015 - 06:54
By Matt Manos | Watts Up With That? | May 23, 2015  … In their latest speeches on global warming, Obama and the Pope weren’t trying to convince skeptics that Catastrophic Anthropogenic Global Warming (CAGW) is real. Instead, they were sending signals to their supporters on what “all right thinking people” should be saying. This is classic in-group/out-group communication. Obama and the Pope

Commenti liberi

Luogocomune.net - Sab, 23/05/2015 - 20:20
Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

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2 notizie brevi:

Rand Paul blocca al Senato USA il rinnovo del Patriot Act. E' bastato l'ostruzionismo di un solo senatore, il libertarian Rand Paul, per impedire che venisse rinnovato il Patriot Act, che va in scadenza in queste ore. Paul si è opposto al rinnovo perchè questo prevedeva anche l'estensione del diritto della NSA a controllare tutte le conversazioni private (telefoniche, via web, ecc.) degli americani, cosa a cui i libertarian si oppongono fermamente.

Dall'Argentina alla Francia, dalla Germania agli Stati Uniti, attivisti di tutto il mondo protestano contro la Monsanto. Ma noi non ne sappiamo niente. Come mai?

Il consiglio di Pascal ai liberali: siate Bastiat!

Von Mises Italia - Ven, 22/05/2015 - 08:00

Sono parecchi i motivi che impediscono la diffusione del liberalismo tra la gente. Oggi, ne discutiamo solo uno. Trattasi di un motivo che troppo spesso sottovalutiamo, forse per il suo carattere, per così dire, metodologico.

Mi riferisco al modo di esporre agli altri e in pubblico le teorie liberali e libertarie.

La scena che si ripropone su forum, blog e video è solitamente la seguente.

Ci sono un liberale e un non-liberale che discutono su un qualsivoglia argomento. Cosa fa solitamente il primo per convincere il secondo ad assumere posizioni liberali sull’argomento in questione?

Tiene (congiuntamente o alternativamente) 2 comportamenti:

1) comincia a dargli del socialista, comunista, nazi-fascista e cosi via, aggiungendo che non apprezza le potenzialità della proprietà privata e della libertà;

2) comincia a parlare di diritto naturale e dell’assoluta inviolabilità delle libertà individuali.

Credete che il liberale riuscirà nel suo intento, almeno nell’ 1% dei casi?

Sì e no: , se il non-liberale ha in sè già un qualche apprezzamento verso il valore della libertà; no, se il non-liberale è uno che ce l’ha a morte col capitalismo laissez-faire.

Dove sta il problema, quindi?

Eccolo: noi liberali vogliamo combattere le offese e i “ragionamenti intuizionisti” degli altri con altrettante offese e ragionamenti “intuizionisti” che potrebbero attirare solo chi già apprezza il valore della libertà.

Mi capita spesso di cadere in questa trappola, soprattutto quando non ho voglia di discutere o non mi ritengo ben preparato su un argomento. Tuttavia questo non è un buon motivo per continuare su una strada che è intrinsecamente sbagliata, per lo meno se abbiamo a cuore la diffusione del liberalismo nella nostra società.

Cosa c’entra Blaise Pascal in tutto questo? C’entra parecchio.

Proprio in queste settimane, mentre leggevo alcuni dei suoi “Pensieri”, mi sono imbattuto in alcune riflessioni interessanti, che presento qui:

“Quando si vuol discutere utilmente, e dimostrare a un altro che sbaglia, conviene osservare da quale lato egli considera la cosa, perché essa di solito da quel lato è vera, e riconoscergli questa verità, ma scoprirgli l’aspetto per cui essa è falsa.”

Pascal ci espone proprio il metodo cui facevamo riferimento all’inizio: se vogliamo convincere qualcuno cerchiamo di capire la sua posizione e riconosciamo le sue verità. Dopodichè, esponiamo l’altra faccia della medaglia.

E continua Pascal:

“Egli di ciò sarà contento, perché vedrà che non s’ingannava, e che sbagliava soltando nel non vederne altri aspetti: ora, non ci si affligge per non veder tutto, ma non si vuole ammettere di essersi ingannati.”

A ben vedere, questo è proprio il metodo usato magistralmente da Frédéric Bastiat nelle sue opere: riconoscere la verità di ciò che SI VEDE ma mostrare anche ciò che NON SI VEDE.

Proviamo, ora, a rendere il tutto più comprensibile con un esempio: ci sono il solito liberale e il solito non-liberale che discutono (ad esempio) di inquinamento. Il secondo, ovviamente, accusa il capitalismo laissez-faire di tutti i disastri ambientali.
Cosa potrebbe fare il primo (il liberale) per convincere il secondo (il non-liberale) ad assumere posizioni liberali su quell’argomento?

Magari, invece di accusarlo di essere un pianificatore centrale o di non capire la bellezza dell’ordine spontaneo, potrebbe cominciare riconoscendo la verità di quanto ha affermato il non-liberale: è vero, molte imprese inquinano e hanno inquinato!
A questo punto, però, il nostro liberale potrebbe spiegare come questo non sia un effetto del capitalismo laissez-faire dal momento che questa dottrina propugna la tutela della proprietà privata: se tu mi inquini senza il mio consenso, mi dispiace, ma stai violando la mia proprietà. Nota 1

Detto questo, bisogna intendersi su un punto: le risposte di un liberale non devono per forza essere argomenti economici di difficile comprensione, ma possono anche essere spiegazioni di alcuni dei “possibili” modi in cui, in una società libera, si risolverebbero molti dei problemi odierni (come nell’esempio sopra fatto). Proprio per questo è utile essere sempre ben informati su parecchi temi, per cos’ dire, “politici”.

Credo che SOLO DOPO aver proceduto a questo modo, possa essere di qualche utilità opporre al nostro interlocutore (non-liberale) la celebre frase di F.A. Hayek:

“Sarebbe altrettanto facile screditare la teoria del metodo scientifico per il fatto che non porta a previsioni controllabili di quel che scoprirà la scienza, quanto lo è screditare la teoria dl mercato per il fatto che non riesce a prevedere quali risultati particolari questo riuscirà a raggiungere.”

Non auspichiamo la nascita di nuovi Bastiat!

Dobbiamo essere noi stessi nuovi Bastiat!

Nota 1

So che la questione non è così semplice, ma non era il caso di entrare qui nei dettagli.

Articolo di Miki Biasi apparso in origine su The Road to Liberty e qui riprodotto per gentile concessione dell’Autore

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Conferenza di Richard Gage - Domande del pubblico

Luogocomune.net - Gio, 21/05/2015 - 19:30
Questa mattina il sito è rimasto chiuso per problemi tecnici. Ci scusiamo con i nostri utenti. (M.M.)

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Le domande principali (hanno risposto sia R. Gage che G. Chiesa): Chi ha tratto vantaggio dall'11 settembre? Chi sponsorizza le conferenze di Richard Gage? Quale è la funzione della Trilateral e del Gruppo Bilderberg? Esistono movimenti politici associabili ad Architects & Engineers? Che cosa sarebbe necessario per risvegliare l'opinione pubblica? Si può fare qualcosa contro il NIST per aver mentito nella stesura del proprio rapporto? Rischio di guerra mondiale e posizione dei cinesi sullo scacchiere internazionale. Come difendersi dalla violazione della privacy (caso NSA) e come arrivare alla "casalinga di Voghera"? Building 7 argomento migliore per introdurre la questione 9/11.

"Abbiamo il nemico in casa!"

Luogocomune.net - Mer, 20/05/2015 - 19:10
Figuriamoci se prima o poi non arrivava in Italia il "terrorista marocchino con i barconi degli immigrati".

Era scritto nelle stelle, era scritto sui muri, era scritto fra le righe degli articoli e delle dichiarazioni degli ultimi mesi, era scritto persino sull'oroscopo di Novella 2000. E non solo la cosa si è avverata, ma è successa proprio nel momento in cui Renzi aveva un bisogno estremo di distrarre l'attenzione dalla sua ultima mossa vigliacca, nella quale ha deciso di rimborsare agli italiani solo una parte minima delle pensioni arretrate, e solo "una tantum".

Cosa c'era di meglio, a questo punto, che non un "brividone" nazionale come l'arresto di Touil Abdelmajid?

Un perfetto "Wag the Dog" all'italiana, con tanto di urla e strepiti dei leghisti in Parlamento, i quali aspettavano soltanto una notizia del genere per dare la stura agli ultimi conati di imbecillità programmata.

"Erano mesi che lo dicevamo - strillano i leghisti - che i terroristi arrivano sui barconi. Ora ne abbiamo la certezza!" E la Gelmini starnazza: "Abbiamo il nemico in casa!"

Nel frattempo nessuno si preoccupa del fatto che la madre e i vicini di casa di Abdelmajid sostengano in modo categorico che il giovane si trovasse in Italia il giorno della strage. Ma soprattutto, nessuno si preoccupa della totale mancanza di logica ...

Here Come The TRUTH BOMB(s)! — Bill Holter

Deep Politics Monitor - Mar, 19/05/2015 - 22:12
by Bill Holter, SGT Report.com: A few months back I theorized the rest of the world led by a Chinese/Russian alliance might let loose with a “truth bomb” or a series of them. It is clear the U.S. has been on a pathway in the desire to start a war. We have pressed in Syria and the Ukraine but so far to no avail. From the standpoint of the U.S., it is my opinion that a war is “necessary”

Global Warming e Nuovo Ordine Mondiale

Luogocomune.net - Mar, 19/05/2015 - 08:50
Maurice Newman, il consigliere economico del primo ministro australiano Abbott, ha accusato le Nazioni Unite di "utilizzare dati scientifici falsificati sul cambiamento climatico per introdurre un nuovo ordine mondiale".

È già da tempo che il governo australiano cerca di far fallire in ogni modo possibile qualunque tentativo di dialogo a livello mondiale sui cambiamenti climatici, ma ora l'intervento di Newman punta chiaramente il dito contro il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. Newman ha detto che "le Nazioni Unite stanno usando dei modelli falsificati per sostenere l'aumento delle temperature, in modo da porre fine alla democrazia e imporre un governo autoritario."

"La vera agenda è quella di concentrare l'autorità politica - ha detto Newman - Il riscaldamento globale è soltanto l'esca, ma si tratta in realtà di un nuovo ordine mondiale sotto il controllo delle Nazioni Unite, che si oppone al capitalismo e alla libertà e che sta utilizzando il catastrofismo ambientale per raggiungere il proprio obiettivo."

A questo punto seguire il dibattito diventa veramente complicato, ...

Le disuguaglianze statistiche tra le razze dimostrano la discriminazione?

Von Mises Italia - Lun, 18/05/2015 - 08:00

Nota dell’editore: Walter Williams è un insigne analista ed economista alla George Mason University di Fairfax, Virginia. Questo saggio fu originariamente pubblicato nel Novembre 2012 sotto il titolo “Diversità, Ignoranza e Stupidità” in The Freeman, il periodico della Foundation for Economic Education).

George Orwell era solito ammonire: “A volte il primo dovere degli uomini intelligenti è la riaffermazione dell’ovvio”. Questo è esattamente ciò che voglio fare – parlare dell’ovvio.

Docenti di diritto, tribunali e scienziati sociali hanno a lungo sostenuto come le grandi disuguaglianze statistiche provino l’esistenza di schemi e pratiche discriminatorie. Dietro tale visione c’è l’idea secondo cui senza discriminazioni, saremmo etnicamente distribuiti in modo proporzionale nelle caratteristiche socioeconomiche come ad esempio il reddito, l’educazione, il tipo di occupazione ed altri fattori. Non esiste una singola prova in alcun luogo ed in alcun tempo della storia dell’umanità che confermi come senza discriminazioni ci sarebbe una rappresentanza proporzionale, nonché un’assenza di grandi disuguaglianze statistiche relative a razza, sesso, nazionalità o a qualunque altra caratteristica. Tuttavia, molte delle nostre idee, leggi, controversie legali e politiche pubbliche sono basate sul concepire la proporzionalità come norma. Consideriamo dunque qualche grande disuguaglianza, per poi decidere se queste rappresentino ciò che avvocati e giudici chiamano “schemi e pratiche discriminatorie” e pensando poi a quali azioni correttive andrebbero intraprese.

Gli ebrei non raggiungono nemmeno l’1% della popolazione mondiale e soltanto il 3% di quella americana, eppure costituiscono il 20% dei premi Nobel ed il 39% dei vincitori americani. Questa è una gigantesca disuguaglianza statistica: è la commissione che aggiudica i Nobel a discriminare in favore degli ebrei, o sono gli ebrei ad essere impegnati in una cospirazione accademica contro tutti noi? In ogni caso, durante la Repubblica di Weimar – in Germania – gli ebrei erano soltanto l’1% della popolazione tedesca, ma rappresentavano il 10% dei dottori e dei dentisti del paese, il 17% degli avvocati ed una larga percentuale della comunità scientifica tedesca. Il 27% dei premi Nobel tedeschi sono ebrei.

La National Basketball Association (NBA, la lega professionistica americana di basket, ndr.) nel 2011 annoverava quasi l’80% dei giocatori neri ed il 17% bianchi. Se questa differenza è sconvolgente, pensate che gli asiatici sono solo l’1%. Non è abbastanza?  Cosa dire del fatto che i giocatori NBA più pagati sono neri e che per 45 volte su 57, un nero ha vinto il premio di Most Valuable Player (miglior giocatore stagionale, ndr.). Tali enormi disuguaglianze si verificano esattamente all’opposto nella National Hockey League, dove meno del 3% degli atleti sono neri. Questi costituiscono invece il 66% dei giocatori professionisti NFL e AFL (rispettivamente, la lega di football americano e australiano, ndr); nel restante 34%, non c’è un singolo sportivo giapponese. A tal proposito, non preoccupatevi, secondo il Japan Times Online (consultato il 17 Gennaio 2012): “Lo scout Larry Dixon dei Dallas Cowboys assicura che, posto che il mondo sta diventando ‘più piccolo’ a causa della globalizzazione, un giorno ci sarà un giocatore giapponese nella National Football League – sebbene non possa prevedere con certezza quando ciò accadrà”.

Mentre i giocatori professionisti neri di baseball sono scesi dal 18% di vent’anni fa, all’8.8% odierno, si rinvengono enormi differenze nei risultati conseguiti: quattro dei sei giocatori con più home-run totalizzati in carriera sono neri, così come ciascuno dei primi otto giocatori ad aver rubato più di 100 basi in una stagione. I neri, i cui avi giunsero dall’Africa Occidentale – inclusi gli afro-americani – detengono più del 95% dei record relativi alle discipline atletiche basate sulla corsa.

Come si spiegano queste enormi differenze nello sport? Richiedono l’attenzione dei tribunali?

Esistono peraltro delle disuguaglianze che potrebbero sconcertare in tema di diversità tra le persone. Per esempio, gli asiatici conseguono con regolarità i voti più alti nella parte matematica del SAT (Scholastic Aptitude Test, una prova attitudinale richiesta per l’ammissione ai college americani, ndr), mentre i neri hanno i più bassi.

Poi ci sono le disuguaglianze etniche/razziali sulla mortalità. Alle donne americane-vietnamiti è riscontrato un tasso di incidenza del cancro della cervice ben cinque volte più alto di quello delle donne caucasiche. Inoltre, tra due e undici volte più alto è il tasso relativo al tumore del fegato fra le popolazioni cinesi, filippine, giapponesi, coreane e vietnamite rispetto a quello dei caucasici.

La malattia di Tay-Sachs è rara fra popolazioni diverse dagli ebrei aschenaziti (di discendenza europea) e dai Cajun del sud della Louisiana; gli indiani Pima dell’Arizona hanno i tassi di diabete più alti al mondo; il cancro alla prostata è quasi due volte più comune fra gli uomini neri che fra i bianchi.

Come se non bastasse, c’è la questione della segregazione. La pagina “Room for Debate” del New York Times del 21 Maggio 2012 esordiva con “Jim Crow è morto, la segregazione continua. È tempo di ripristinare il servizio di scuolabus?”.

Il Civil Rights Project dell’Università di Harvard nel Gennaio 2003 dichiarava che le scuole erano sempre più etnicamente isolate, aggiungendo: “Gli obiettivi riguardanti i diritti civili non sono stati raggiunti. Da più di un decennio, l’intero paese ha imboccato il sentiero che porta ad una maggior segregazione”. Sei anni dopo, il Civil Rights Project di UCLA riportava: “le scuole negli Stati Uniti risultano più segregate oggi di quanto non lo siano state negli ultimi 40 anni”.

Pensiamo alla segregazione. Osservazioni casuali delle partite di hockey su ghiaccio suggeriscono come gli spettatori neri non siano minimamente rappresentativi con riferimento alla popolazione generale. Un’osservazione simile può essere fatta anche riguardo l’opera, le gare di equitazione e le degustazioni di vino. Le statistiche sulla popolazione del South Dakota, Iowa, Maine, Montana, Wyoming e Vermont evidenziano che neanche l’1% degli abitanti è nero; d’altro canto, in stati come la Georgia, l’Alabama e il Mississippi, i neri sono sovra-rappresentati rispetto alla loro percentuale nella popolazione generale.

Le persone di colore sono poco più del 50% della popolazione di Washington D.C. Il Reagan National Airport serve quella zona; come tutti gli altri aeroporti, ha delle fontanelle d’acqua. In nessun caso è stato possibile osservare se il 50% di chi le usa sia un uomo di colore: sarebbe una stima rozza, ma credo che ogni giorno non più del 10-15% delle persone che le usano siano di colore. Vorrebbe forse dire che le fontane del Reagan National Airport sono razziste? Diremmo che lo sono gli stati del South Dakota, dell’Iowa, del Maine, del Montana, del Wyoming e del Vermont? Oppure le partite di hockey su ghiaccio, l’opera, l’equitazione e le degustazioni di vino? Inoltre, qualcuno proporrebbe mai di portare dei neri in bus in South Dakota, Iowa, Maine, Montana e nel Wyoming, e i bianchi da questi stati alla Georgia, Alabama e Mississippi al fine di raggiungere un equilibrio etnico? Che azione correttiva può essere presa per conseguire l’integrazione razziale alle partite di hockey, all’opera, alle gare di equitazione e alle degustazioni di vino?

Una piccola riflessione mostra che le persone danno al termine “discriminazione razziale” un significato per l’uso di fontane, per l’opera e per le partite di hockey, ed uno completamente diverso per le scuole. Il ragionevole test per stabilire se le fontane del Reagan National Airport compiono atti discriminatori consisterebbe nello stabilire se una persona di colore sia libera di bere da una qualsiasi di esse. Se la risposta è affermativa, le fontane non sono affatto razziste – sebbene nessun nero voglia usarle per dissetarsi. Lo stesso identico test andrebbe eseguito per le scuole. Ossia, se uno studente nero vive in un particolare distretto scolastico, è forse libero di frequentare una particolare scuola? Se sì, la scuola non è luogo di segregazione, ancorché nessun nero effettivamente la frequenti. Quando un’attività non è etnicamente mista, un termine migliore sarebbe “etnicamente omogenea”, e ciò non significa affatto che essa sia discriminatoria.

 Voglio sperare che le persone pronte a gridare che le scuole sono luoghi di segregazione, non facciano altrettanto per le fontane degli aeroporti, per gli stati, per l’opera e per le partite di hockey su ghiaccio.

Riassumendo

  • Non esiste una singola evidenza in alcun luogo ed in alcun tempo della storia dell’umanità volta a dimostrare che senza discriminazioni vi sarebbe una rappresentanza equa e un’assenza di grandi disuguaglianze statistiche derivanti da razza, sesso, nazionalità o qualunque altra caratteristica.
  • Osservazioni casuali eseguite alle partite di hockey su ghiaccio suggeriscono come gli spettatori neri non siano minimamente rappresentativi con riferimento alla loro presenza nella popolazione generale. Ma ciò non significa “discriminazione”.
  • Per ulteriori informazioni, vedi:

“Discrimination and Liberty” di Walter E. Williams: http://tinyurl.com/mk7eu27

“The Economics and Politics of Discrimination” di George C. Leef: http://tinyurl.com/pkcu249

“Capitalism: Discrimination’s Implacable Enemy” di John Hood: http://tinyurl.com/m37vmju

“A Chance to End Racism in America” di Wendy McElroy: http://tinyurl.com/m5fq2yv

“Race and Economics: How Much Can Be Blamed on Discrimination?” di D. W. MacKenzie: http://tinyurl.com/pfsuhtm

“Lending Discrimination: The Unending Search” di Robert Batemarco: http://tinyurl.com/kb58n3w

Articolo di Walter Williams su Fee.org

Traduzione di Alessio Cuozzo

Adattamento a cura di Antonio Francesco Gravina

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So What Can We Do?

Deep Politics Monitor - Dom, 17/05/2015 - 11:14
From Martin Armstrong, May 16, 2015 This Sovereign Debt Crisis is the nature of the beast we face. Understanding that crisis is half the battle for after the business cycle turns, there will be a lot of finger-pointing but you can bet it will never be pointing at government. It does not matter what country we are from, the people are the same. The audience last night in Warsaw was

The Hidden Government Group

Deep Politics Monitor - Dom, 17/05/2015 - 10:44
From Voltaire Network | Ottawa (Canada) | 15 May 2015 by Peter Dale Scott   Peter Dale Scott is considered the father of “Deep Politics”— the study of hidden permanent institutions and interests whose influence on the political realm transcends the elected, appointed and career officials who come and go. A Professor of English at Berkeley and a former Canadian diplomat, he is the

Commenti liberi

Luogocomune.net - Sab, 16/05/2015 - 20:47
Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

David Cameron ci riprova

Luogocomune.net - Sab, 16/05/2015 - 08:00
di Riccardo Pizzirani

Già nello scorso ottobre il premier inglese Cameron si era distinto durante una conferenza <1> nell’etichettare coloro che non credono nella versione ufficiale del 9/11 e del 7/7 come “estremisti non-violenti”, equiparandoli anche ai nazisti, ai membri del ku-klux-klan e ad altri estremisti “che fanno proselitismo nelle scuole e nelle università”.

E proprio l'altro ieri, fresco di una vittoria elettorale che con solo il 36,8% lo porta ad avere la maggioranza assoluta in parlamento (non è fantastica la repubblica?), Cameron ha affermato <2> che “per troppo tempo la Gran Bretagna è stata una società passivamente tollerante, dicendo ai propri cittadini: fintanto che obbedite alla legge noi vi lasceremo in pace. Questo spesso ha significato che siamo dovuti restare neutrali tra diversi valori. E questo ha aiutato ad incrementare una narrativa di estremismo e di lamentela. Ora il governo volterà pagina in modo conclusivo su questo approccio fallimentare. Questo significa promuovere attivamente certi valori”

In realtà le norme sembrano puntare proprio all’opposto: cioè ad evitare che determinati - altri - valori vengano condivisi. [...]

Israele, grande stato democratico

Luogocomune.net - Ven, 15/05/2015 - 10:27
Durante una manifestazione in Israele, un giovane ebreo americano ha espresso la sua opinione sulla questione palestinese. Guardate cosa è successo.


Lettera al governo: Fermate le armi!

Von Mises Italia - Ven, 15/05/2015 - 08:00

Caro governo,

“noi tutti” ci siamo qui riuniti per farvi una richiesta: dovete impedire, una volta per tutte, l’uso delle armi ai privati cittadini.

Siamo stufi di rivedere sempre le stesse scene.

Non meritiamo di svolgere il nostro mestiere con la tranquillità che dovrebbe essere tipica di ogni lavoro?

Pensate: proprio quando siamo vicinissimi alla raccolta dei frutti del nostro lavoro, questi privati cittadini ci puntano le loro armi contro, trattenendo così i prodotti della nostra attività.

Quindi ribadiamo: è davvero necessario lavorare con l’ansia di essere sparati in qualunque momento?

Per questi motivi, Governo, vi chiediamo di intervenire! E dovete farlo subito! Per il nostro bene.

Tuttavia, se non riterrete sufficiente quanto detto finora, caro Governo, vi esponiamo le considerazioni di alcuni nostri amici:

Cosa significherebbe sostanzialmente “armi libere per i privati cittadini”?
Esattamente questo, caro Governo: gli organi di sicurezza dello Stato non avrebbero più il potere di eseguire perfettamente gli ordini di un governo democraticamente eletto, in quanto si dovrebbe temere la reazione di alcuni cittadini.

Dovete ammettere quanto tutto ciò sia contrario al “dialogo” democratico.

Fin qui, caro Governo, le considerazioni dei nostri amici.

A noi, però, queste considerazioni appaiono troppo moderate: se vogliamo estirpare la piaga delle armi, dobbiamo abolirle tout court. D’altronde cosa ci assicura che coloro che voi, caro Governo, avete preposto alla nostra sicurezza, in momenti di follia, ci puntino le armi contro?

Ciò che bisogna fare, è togliere le armi anche agli organi di sicurezza. Sarebbe anche più carino acciuffare i furfanti: non si farebbe loro del male e sconterebbero serenamente la loro pena in carcere.

Non è, questo, degno di uno Stato che voglia chiamarsi “civile”?

E’ una lettera piuttosto corta, ne siamo consci. Tuttavia speriamo che queste poche righe, caro Governo, vi facciano cogliere le ragioni più intime della nostra richiesta.

Confidiamo in ulteriori e proficue collaborazioni.

Con affetto,

ladri, rapinatori e autocrati di tutto il mondo

Articolo di Miki Biasi originariamente apparso su The Road to Liberty e qui riprodotto per gentile concessione dell’Autore

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Movimento 5 Stelle: qualcosa sta cambiando

Luogocomune.net - Mer, 13/05/2015 - 18:50
Chi segue con attenzione il ciclo televisivo avrà certamente notato che da qualche settimana è in corso un cambio di atteggiamento da parte dei media mainstream verso il Movimento 5 Stelle.

È un cambiamento lento e sottile, ovviamente, poiché nasconde conflitti, ipocrisie e malafede in quantità industriali, ma è tuttavia un cambiamento innegabile: lentamente - e loro malgrado - i media mainstream stanno iniziando ad accettare l'idea che Movimento Cinque Stelle sia una realtà ormai permanente, con la quale sarà necessario fare i conti fino in fondo, e della quale non sarà più possibile liberarsi con una semplice mitragliata di etichette e di battute preconfezionate.

Si nota infatti nei media mainstream - lo ripeto, loro malgrado - una forma progressiva di rispetto per i vari esponenti dei 5 Stelle che da qualche mese ormai si presentano con regolarità a tutti i talk-show più importanti, e con grande umiltà e chiarezza espongono al pubblico le loro posizioni.

Che poi questa forma di rispetto sia soltanto una paura mascherata fa poca differenza: il succo è che le idee del Movimento Cinque Stelle cominciano a circolare a livello mainstream, e quando queste idee vengono messe a confronto con i farfugliamenti fantapolitici degli altri partiti, la differenza diventa evidente anche per un pubblico meno preparato.

Il picco di questa evoluzione si è certamente avuto lunedì sera, ...

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – II parte

Von Mises Italia - Mer, 13/05/2015 - 08:00

Il professor Samuelson e la “Preferenza Rivelata”

“Preferenza rivelata” – preferenza rivelata dalla scelta compiuta – sarebbe stata un’espressione appropriata per il nostro concetto. Ma è stata utilizzata per la prima volta da Samuelson per un suo concetto apparentemente simile ma in realtà profondamente diverso. La differenza fondamentale è questa: Samuelson presuppone l’esistenza di una sottostante scala di preferenze che forma la base delle azioni di un uomo e che rimane costante nel corso delle sue azioni nel tempo. Samuelson poi usa procedure matematiche complesse in un tentativo di “tracciare una mappa” della scala di preferenze dell’individuo sulla base delle sue numerose azioni.

 Il primo errore qui è l’assunzione che la scala di preferenze rimanga costante nel tempo. Non vi è ragione alcuna per presupporre una simile ipotesi. Tutto ciò che possiamo dire è che un’azione, in uno specifico punto nel tempo, rivela parte della scala di preferenze di un uomo in quel momento. Non vi è alcun motivo valido per assumere che essa rimanga costante da un punto del tempo a un altro.8

 I teorici della “preferenza rivelata” non si rendono conto di assumere l’ipotesi della costanza; credono che la loro premessa sia solo quella del comportamento coerente, che identificano con la “razionalità”. Essi ammettono che le persone non so no sempre “razionali”, ma difendono la loro teoria come una buona prima approssimazione o anche come una teoria dotata di valore normativo. In ogni caso, come ha fatto notare Mises, costanza e coerenza sono due cose completamente diverse. Coerenza significa che una persona mantiene un ordine transitivo nella graduatoria della sua scala di preferenze (se A è preferito a B e B è preferito a C, allora A è preferito a C). Ma la procedura della preferenza rivelata non si basa su tale assunzione, né su quella di costanza – secondo cui un individuo mantiene la stessa scala di valori nel tempo. Mentre la prima situazione potrebbe essere definita irrazionale, non vi è certamente alcunché di irrazionale nel fatto che le scale di valori di una persona cambino nel tempo. Quindi nessuna teoria valida può essere costruita sulla premessa della costanza di comportamento.9

 In base all’ipotesi di costanza, una delle procedure più assurde è consistita nel tentativo di giungere alla scala di preferenze del consumatore non attraverso l’osservazione dell’azione reale ma attraverso questionari. In vacuo, alcuni consumatori vengono intervistati esaurientemente su quale teorico gruppo di beni preferirebbero rispetto ad un altro e così via. Non solo tale procedura soffre dell’errore della costanza, ma non può essere attribuita alcuna certezza al mero fatto di interrogare le persone quando esse non si trovano di fronte alle scelte nella realtà. Non solo la valutazione di una persona differirà se parla delle scelte oppure se si trova nella situazione in cui sceglie effettivamente, ma in più non vi è la garanzia che stia dicendo la verità. 10

La bancarotta dell’approccio della preferenza rivelata non è mai stato illustrato meglio che da un importante seguace, il professor Kennedy. Dice Kennedy: “In quale scienza rispettabile l’ipotesi di coerenza (cioè di costanza) sarebbe accolta per un solo momento?” 11 Tuttavia egli sostiene che debba essere mantenuta ugualmente, altrimenti la teoria dell’utilità non servirebbe ad alcuno scopo proficuo. L’abbandono della verità in nome di una spuria utilità è una caratteristica tipica della tradizione positivista-pragmatista. Tranne che in certe ipotesi ausiliarie, dovrebbe essere ovvio che ciò che è falso non può essere utile nella costruzione di una teoria vera. Questo è particolarmente vero nell’economia, che è esplicitamente costruita su assiomi veri.12

Psicologismo e comportamentismo: trappole gemelle

 La dottrina della preferenza rivelata è un esempio di ciò che possiamo definire la fallacia dello “psicologismo”, che consiste nel considerare le scale di preferenza come se esistessero quali entità separate, indipendenti dall’azione reale. Lo psicologismo è un errore frequente nell’analisi dell’utilità. È basato sulla premessa che l’analisi dell’utilità sia una sorta di “psicologia” e che quindi l’economia, nell’elaborazione dei fondamenti della sua struttura teoretica, debba addentrarsi nell’analisi psicologica.

 La prasseologia, base della teoria economica, invece differisce dalla psicologia. La psicologia esamina il come e il perché le persone danno vita ai valori. Tratta il contenuto concreto dei fini e dei valori. L’economia, invece, si basa semplicemente sulla premessa dell’ esistenza dei fini, e quindi deduce la sua teoria valida da tale premessa generale.13 Essa quindi non ha nulla a che fare con il contenuto dei fini o con le operazioni interne della mente dell’uomo che agisce. 14

Se lo psicologismo dev’essere evitato, va evitato anche l’errore opposto del comportamentismo. Il comportamentista vuole eliminare completamente dall’economia il “soggettivismo”, cioè l’azione motivata, in quanto ritiene che qualsiasi traccia di soggettivismo non sia scientifica. Il suo ideale è il metodo della fisica, che tratta l’esame dei movimenti di materiali non mossi da scopi, inorganici. Nell’adottare questo metodo egli getta via la conoscenza soggettiva dell’azione, su cui è fondata la scienza economica; di fatto rende impossibile qualsiasi indagine scientifica sugli esseri umani. L’approccio comportamentista in economia ebbe inizio con Cassel, e il seguace contemporaneo più importante è il  professor  Little.  Little rifiuta la teoria della preferenza  dimostrata perché essa assume  l’esistenza  della  preferenza.  Egli  si  vanta  del  fatto  che,  nella  sua  analisi,  l’individuo massimizzante “alla fine scompare”, il che significa, ovviamente, che scompare anche l’economia. 15 Gli errori dello psicologismo e del comportamentismo hanno un’origine comune: il desiderio da parte dei loro sostenitori di dotare i loro concetti e procedure di “significato operativo”, sia nel campo del comportamento osservato sia nell’ambito delle operazioni mentali. Vilfredo Pareto, probabilmente il fondatore di un approccio esplicitamente positivista in economia, sostenne entrambi gli errori. Rifiutando l’approccio della preferenza dimostrata in quanto “tautologico”, Pareto cercò da un lato di eliminare le preferenze soggettive dall’economia, e dall’altro di investigare e misurare le scale di preferenza indipendentemente dall’azione reale. Pareto è stato, per molti aspetti, l’antenato spirituale della maggior parte dei teorici dell’utilità contemporanei. 16 17.

Una nota sulla critica del professor Armstrong

Il professor Armstrong ha elaborato una critica dell’approccio della preferenza rivelata che si potrebbe indubbiamente applicare anche alla preferenza dimostrata. Egli afferma che, quando viene preso in considerazione più di un bene, le scale di preferenza individuali non possono essere unitarie, e non possiamo ordinare i beni su un’unica scala.18 Al contrario, la caratteristica di una scala di preferenze dedotta è proprio di essere unitaria. Un uomo può scegliere tra due alternative, in base al maggiore o minor valore, solo se le colloca su un’unica scala. Ogni mezzo verrà impiegato in funzione dell’uso preferito. La scelta reale quindi dimostra sempre le preferenze rilevanti ordinate su una scala unitaria.

Tratto da Rothbardiana

Traduzione di Piero Vernaglione

Note

8. L’analisi di Samuelson soffre anche di altri errori, come l’uso delle scorrette procedure basate sui “ numeri indici”. Sugli errori teoretici dei numeri indici cfr. Mises, Theory of Money and Credit, pp. 187-94.

9. V. Mises, Human Action, pp. 102-3. Mises dimostra che Wicksteed e Robbins hanno commesso un errore analogo.

10. È un merito di Samuelson il rifiuto della tecnica del questionario. I professori Kennedy e Keckskemeti, per ragioni differenti, difendono il metodo del questionario. Kennedy afferma semplicemente, in maniera piuttosto illogica, che le procedure in vacuo comunque vengono utilizzate, quando il teorico afferma che una quantità maggiore di un bene è preferita a una quantità minore. Ma ciò non è in vacuo; è una conclusione basata sulla conoscenza prasseologica secondo cui, essendo un bene qualsiasi oggetto di azione, finché rimane un bene quantità maggiori devono essere preferite a quantità minori. Kennedy quindi ha tort o quando afferma che questo è un argomento circolare, perché il fatto che l’azione esiste non è “circolare”. Keckskemeti in realtà afferma che, ai fini della scoperta delle preferenze, il metodo del questionario è preferibile all’osservazione del comportamento. La base delle sue tesi è una dicotomia spuria fra valutazioni di utilità e valutazioni etiche. Le valutazioni etiche possono essere considerate coincidenti con i giudizi di utilità, oppure una sottospecie di essi, ma non possono essere distinte. Cfr. Charles Kennedy, “Th e Common Sense of Indifference Curves,” Oxford Economic Papers (January 1950): 123-31; Kenneth J. Arrow, “Review o f Paul Keckskemeti’s Meaning, Communication, and Value,” Econometrica (January 1955): 103.

11. Kennedy, “The Common Sense of Indifference Curves. ” L’articolo di Kennedy offre la miglior descrizion e sintetica dell’approccio della preferenza rivelata.

12. Anche questo errore deriva dalla fisica, in cui assunzioni quali l’assenza di attrito sono utili come prime approssimazioni – per conoscere fatti da leggi esplicative sconosciute. Per un proficuo scetticismo sul valore dei falsi assiomi, cfr. Martin Bronfenbrenner, “Contemporary Economics Resurveyed,” Journal of Political Economy (April 1953).

13. L’assioma dell’esistenza dei fini può essere considerato una proposizione nella psicologia filosofica. In quel senso, la prasseologia poggia sulla psicologia, ma poi il suo sviluppo diverge dalla psicologia in senso stretto. Sulla questione dello scopo, la prasseologia si pone esattamente nel solco della tradizione leibniziana della psicologia filosofica in opposizione alla tradizione lockiana sostenuta dai positivisti, dai comportamentisti e dagli associazionisti. Per un’illuminante analisi di questa tematica, cfr. Gordon W. Allport, Becoming (New Haven, Conn.: Yale University Press, 1955), pp. 6-17.

14. Di conseguenza la legge dell’utilità marginale dec rescente non è basata su qualche legge psicologica della sazietà dei desideri, ma sulla verità prasseologica secondo cui le prime unità di un bene saranno utilizzate per g li usi di maggior valore, le unità successive per gli usi di maggior valore successivi, e così via.

15. M.D. Little, “A Reformulation of the Theory of Co nsumers’ Behavior,” Oxford Economic Papers (January 1949): 90-99.

16. Vilfredo Pareto, “On the Economic Phenomenon,” International Economic Papers 3 (1953): 188-94. Per un’eccellente confutazione cfr. Benedetto Croce, “O n the Economic Principle, Parts I and II,” ibid.: 1 75-76. 201. Il famoso dibattito Croce-Pareto è un illuminante esempio di iniziale controversia fra visioni prasseologiche e positiviste in economia.

17. Un interessante esempio contemporaneo della combinazione di entrambi i tipi di errori è rappresentato da Vivian C. Walsh. Da un lato egli è un comportamentista estremo, che rifiuta di ammettere che qualsiasi preferenza è rilevante per l’azione, o può essere dimostrata dall’azione. Dall ’altro assume anche la posizione psicologista estrema secondo cui gli stati psicologici in sé possono essere direttamente osservati. A tal fine egli fa affidamento sul “senso comune”. Ma tale posizione è fallace perché le “osservazioni” psicologiche di Walsh sono idealtipi e non categorie analitiche. Walsh afferma: “dire che un individuo è un fumatore è diverso dall’asserire che egli sta fumando in questo momento”, attribuendo all’economia il primo tipo di asserzione. Ma questo tipo di asserzioni sono idealtipi storici, rilevanti per la storia e la psicologia, ma non per l’analisi economica. Vivian C. Walsh, “On Descriptions of Cons umers’ Behavior,” Economica (August 1954): 244-52. Sugli idealtipi e le loro relazioni con la prasseologia cfr. Mises, Human Action, pp. 59-64.

18. Wallace E. Armstrong, “A Note on the Theory of Cons umer’s Behavior,” Oxford Economic Papers (January 1950): 199 e segg. Su questo punto cfr. la replica di Little, in I.M.D. Little, “The Theory of Consumer’s Beh avior—A Comment,” ibid., 132-35.

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