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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1404125
Aggiornato: 2 ore 51 min fa

Gli investimenti migliori in un mercato globale pericoloso

Mar, 02/09/2014 - 10:14




di James Rickards


Raramente il rapporto tra geopolitica e finanza globale è stato più collegato e complesso come lo è oggi.

Saper investire ed allocare gli asset tra le varie classi richiede la comprensione dei driver strategici connessi alla valutazione ed alla volatilità. Ecco un tour intorno al mondo per permettere agli investitori di individuare i momenti critici e le loro implicazioni.

La disintegrazione dell'Iraq è tutt'altro che finita. La situazione peggiorerà ulteriormente facendo salire i prezzi del petrolio. La marcia ISIS-sunnita verso Baghdad è stata temporaneamente rallentata dalla chiamata alle armi sciita, e dall'intervento iraniano sul lato degli sciiti e del governo di al-Maliki. L'ISIS si sta raggruppando e sta consolidando le sue posizioni in attesa di ulteriori aiuti dai suoi sponsor sauditi. Tutto questo è un preludio a battaglie molto più grandi.

La guerra in Iraq ha il potenziale per diventare una guerra regionale. La Turchia può essere tirata dentro dalla nascita di uno stato curdo nel nord dell'Iraq. L'Iran è già stato risucchiato dal conflitto per supportare al-Maliki. Siria ed Iraq si sono effettivamente fusi perché i confini sono stati cancellati. La Giordania è relativamente debole e verrà ferita da rifugiati e dalle ripercussioni belliche.

Il territorio giordano è utilizzato sia dall'ISIS sia dagli Stati Uniti per le loro operazioni. Nessuno di questi sviluppi si risolverà presto, quindi la regionalizzazione del conflitto andrà avanti con implicazioni negative per le forniture energetiche regionali.

La reazione rilassata della Casa Bianca riguardo la situazione in Iraq è facilmente spiegabile con il fatto che Obama ha allacciato un dialogo con l'Iran lo scorso dicembre, quando ha annunciato la possibilità di un accordo sui programmi nucleari dell'Iran e ha rimosso alcune sanzioni economiche.

La politica estera di Obama prevede un ritiro degli Stati Uniti, ma anche lasciarsi dietro dei "poliziotti" regionali che mantengano ordine nei loro quartieri. L'Iran è il poliziotto preferito da Obama in Medio Oriente, quindi gli Stati Uniti vi fanno affidamento affinché ristabilisca l'ordine in Iraq in modo silenzioso.

La distensione con l'Iran è un tradimento dell'Arabia Saudita. Sin dal 1974 il dollaro USA è stato sostenuto dai "petrodollari": gli Stati Uniti si impegnavano a garantire la sicurezza della Casa di Saud ed in cambio i sauditi avrebbero prezzato in dollari il petrolio. Di conseguenza i paesi del mondo sarebbero stati costretti a detenere riserve in dollari per poter acquistare petrolio.

Ora che gli Stati Uniti stanno rinnegando la loro metà dell'accordo, l'Arabia Saudita può abbandonare i petrodollari. Soprattutto in virtù dei suoi nuovi rapporti energetici con la Cina. Tutti questi sviluppi puntano ad un debolezza del dollaro, anche se riuscirà ritagliarsi un momento di sicurezza grazie ad una tregua temporanea.

Tra l'altro la crisi ucraina è ancora viva. Putin ha ottenuto grandi vantaggi in Crimea e in Ucraina orientale. Gli Stati Uniti e le sanzioni economiche europee sono state attenuate a sufficienza da smorzare temporaneamente le tensioni. Non appena gli attacchi dell'ISIS in Iraq hanno distratto la Casa Bianca, Putin ha colto l'occasione e ha spostato i carri armati russi in varie parti dell'Ucraina e ha tollerato l'abbattimento di un aereo da trasporto di truppe.

Putin si sta dimostrando paziente, sveglio e concentrato rispetto alla Casa Bianca, che invece è impulsiva, goffa e si distrae facilmente. Questa crisi non andrà via presto e metterà pressione sui prezzi del petrolio e dell'oro.

In Europa il capo della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha di recente abbassato due tassi di interesse, oltre all'inaugurazione di un tasso di interesse negativo. Draghi ha dimostrato ancora una volta che lui è l'unico banchiere centrale che comprende il suo lavoro. Dice poco e fa meno, ma è tutto molto efficace perché continua a tenere asciutta la polvere da sparo e non cerca di fare più di quello che effettivamente può.

Le sue recenti iniziative dimostrano la sua dedizione alla stabilità dei prezzi e che probabilmente non stamperà denaro impegnandosi in un quantitative easing, “QE”, al fine di stimolare la crescita. Draghi sa che questa strategia non funzionerà, né si unirà alle guerre valutarie svalutando l'euro.

L'euro ha quasi toccato il fondo per ora e probabilmente aumenterà poiché è chiaro che Draghi si separerà dagli amici dediti al denaro facile come la FED, la Banca d'Inghilterra, la Banca Popolare di Cina e la Banca del Giappone.

La Cina è nel bel mezzo di un'enorme bolla immobiliare e del credito. Molti si aspettavano che questa bolla sarebbe scoppiata nel 2015; tuttavia secondo le recenti evidenze la bolla sta scoppiando più velocemente e questi problemi potrebbero venire alla ribalta nel 2014. La Cina ha riserve sufficienti per salvare il suo sistema bancario, ma non senza conseguenze.

La crescita cinese rallenterà bruscamente e ci saranno ricadute in altri mercati poiché le banche cinesi vendono asset buoni nelle economie sviluppate per raccogliere denaro e soddisfare le esigenze interne. Le folle inferocite assalteranno le banche esigendo il rimborso dei “wealth management products” che sono stati venduti dalle banche. Questi disordini si diffonderanno.

La situazione globale somiglia a quella degli anni '70. La FED si impegnò in politiche di denaro facile nel 1971 e nel 1972, in parte per facilitare la rielezione di Richard Nixon. L'alta inflazione non emerse subito. Prevalse l'illusione monetaria e ci fu una certa reticenza nel cambiare atteggiamento. Ma una serie di eventi geopolitici nel 1972-1973, culminanti con la guerra dello Yom Kippur nell'ottobre del 1973, portarono ad un embargo ed a prezzi del petrolio nettamente più elevati. Ciò a sua volta fece levitare le aspettative inflazionistiche.

Sin da allora gli economisti hanno accusato lo "shock petrolifero" per l'inflazione degli anni '70. Ma una corretta comprensione degli eventi ci dice che è stato il denaro facile ad innescare la miccia e l'embargo del petrolio a far divampare l'incendio.

È necessaria sia la miccia sia la scintilla per avere l'incendio dell'inflazione. Lo stesso vale anche oggi. La FED ed altre banche centrali hanno stampato migliaia di miliardi di dollari negli ultimi quattro anni. Finora l'inflazione è stata perlopiù domata. Ma il denaro stampato è solo la miccia; è ancora necessaria una scintilla. Gli eventi in Medio Oriente, l'Ucraina e la Cina di oggi possono essere quella scintilla.

Il risultato potrebbe essere in realtà il peggiore dei mondi possibili — inflazione più alta e crescita debole, chiamata "stagflazione". La FED è tra l'incudine ed il martello. Se raffreddano la stampante monetaria, bucheranno le bolle speculative.

Se la stampante monetaria continua ad andare a pieni giri, l'inflazione guadagnerà forza. All'emergere di nuovi dati deboli per il resto di quest'anno, la FED si renderà conto che il tapering l'ha indebolita. Questo farà sì che lanci un nuovo giro di allentamento quantitativo, o QE4, nel 2015.

A questo punto si faranno largo i casini geopolitici, e fungeranno da scintilla per l'inflazione che andrà oltre le aspettative della FED. Scoppieranno le bolle immobiliari ed azionarie, le banche si ritroveranno di nuovo in difficoltà e gli asset più sicuri saranno energia, oro, terreni, risorse naturali, agricoltura ed altri hard asset.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Spesa del governo e tassi di interesse negativi

Lun, 01/09/2014 - 10:13




di Dickson Buchanan


A giugno la Banca Centrale Europea (BCE) ha anunciato qualcosa di storico e decisamente diabolico. Ha deciso di inaugurare la stagione dei tassi di interesse negativi per i depositi overnight. Ecco i dettagli dalla trascrizione ufficiale:

Il tasso sui depositi presso la banca è stato abbassato di 10 punti base, a -0.10%. Tali modifiche entreranno in vigore l'11 giugno 2014. Il tasso negativo si applicherà anche alle riserve in eccesso in relazione ai requisiti minimi di riserva ed ad alcuni altri depositi detenuti presso l'Eurosistema.
La soppressione forzata dei tassi di interesse da parte delle banche centrali non è affatto una politica nuova. Il secolo scorso è pieno di esempi in cui si è abusato di questo potere e delle relative conseguenze. La ZIRP (Zero Interest Policy Rate) è intrinsecamente inflazionistica, punisce i risparmiatori sottraendo qualsiasi rendimento sul denaro e li spinge verso speculazioni sempre più rischiose al fine di ottenere un guadagno. Né possiamo dimenticare il suo ruolo centrale nel generare il temuto ciclo economico boom/bust. Negli ultimi cinque anni gli Stati Uniti e la zona Euro hanno armeggiato con la ZIRP. La decisione della scorsa settimana da parte della BCE di oltrepassare il limite sconfinando in territorio negativo, segna un evento storico e mostra fino a che punto le banche centrali sono disposte ad andare nel distruggere l'economia globale.

Perché tassi di interesse negativi? In verità, questa domanda potevamo già porcela per i tassi a zero.

La risposta di Mario Draghi (e Janet Yellen): "[...] le misure contribuiranno ad un ritorno verso tassi di inflazione a livelli più vicini al 2%."

E' più corretto dire che le banche centrali sono terrorizzate dalla deflazione. Con deflazione intendono un calo generale dei prezzi aggregati. Puntano il dito contro la Grande Depressione ed il crollo finanziario del 2008 per portare esempi particolarmente brutti di deflazione che non vogliono rivivere. Ecco perché, al calare dei prezzi , sono intervenute con misure straordinarie e non convenzionali (TARP, ZIRP, salvataggi, QE, ecc.). Vogliono che i prezzi aumentino continuamente, tutti, dalle azioni alle obbligazioni agli stipendi ai beni di consumo. Vogliono che prenda piede l'effetto ricchezza keynesiano. A loro non importa se non potete più acquistare oggi quello che acquistavate cinquant'anni fa con la stessa quantità di denaro (o depositi elettronici).

Si sforzano di raggiungere questo obiettivo ampliando l'offerta totale del credito, mettendo sempre più euro (o dollari) nelle mani di più persone con la speranza che li spenderanno in qualcosa aumentandone quindi il prezzo. Mentre la ZIRP già adempie a questa prospettiva, in quanto riduce il costo complessivo dei prestiti, i tassi di interesse negativi vanno un passo oltre. Un tasso di deposito negativo significa che la BCE farà pagare lo 0.10% per mantenere il denaro al sicuro. I rapporti della BCE con le banche europee sono simili a quelli di alcuni genitori con i propri figli. Mentre la ZIRP equivale a regalare caramelle ad un ragazzino per cercare di convincerlo a fare ciò che si vuole, un tasso di deposito negativo equivarrebbe ad una sculacciata per non aver fatto quello che si voleva.

Naturalmente le banche commerciali non sono bambini e nemmeno titolari di aziende. Sono molto più intelligenti. Non rispondono sempre in modo uniforme nel modo in cui vorrebbero le banche centrali. Piuttosto, come in tutti i casi di pianificazione centrale, questa decisione avrà conseguenze non intenzionali e costose.

È possibile portare l'asino al ruscello, ma non è possibile costringerlo a bere. Il mercato del credito, come qualsiasi altro mercato, è una strada a doppio senso. Aumentare semplicemente l'offerta totale del credito rappresenta solo la metà dello scambio previsto. Rimarrà lì fino all'arrivo di una domanda adeguata. A questo punto è importante ricordare il nostro contesto. Sono cinque anni che siamo nel territorio ZIRP — il credito non è stato particolarmente difficile da trovare — e ne siamo saturi. In Europa (come negli Stati Uniti) le banche sono sedute su grandi mucchi di riserve, sculacciate da Draghi affinché le prestino. Ma questo non rende magicamente aziende o individui meritevoli di credito. Per molti, soprattutto tra i paesi marginali d'Europa, non ha senso indebitarsi quando stanno ancora cercando di venir fuori dalla prima (o seconda) ondata. Le aziende non sono fiorenti e la disoccupazione è ancora dilagante. Questi paesi sono davvero pronti a sprofondare ancora di più nei debiti? Le banche hanno davvero intenzione di prestare loro denaro?

Guardate la cosa dal punto di vista delle banche. Cosa scegliereste tra pagare lo 0.10% per tenere al sicuro il vostro capitale, o prestarlo ma solo a coloro che stanno lottando per pagare i debiti precedenti? Un'analisi semplice suggerirebbe: "Accidenti, non esiste una buona alternativa qui, ma la meno costosa potrebbe essere pagare lo 0.10% dato che potremmo perdere molto di più se estendessimo nuovo credito." Alla fine della giornata, imporre tassi di interesse negativi potrebbe non portare a quello che spera Draghi.

In alternativa, e preghiamo che non avvenga, punire le banche perché sono prudenti potrebbe costringerle a giocare più pericolosamente! Al fine di evitare la tassa, potrebbero iniziare a prestare denaro a chi pare loro, solvibile o insolvente. Gli speculatori scaltri intuiranno l'opportunità ed inizieranno a cortolarizzare debito spazzatura in pacchetti apparentemente interessanti e sicuri nella speranza che le banche commerciali non li esaminino a fondo. Con questa nuova decisione di Draghi, hanno per le mani una carta vincente. Per le banche diventerebbe sempre più costoso usare discrezione nei prestiti, perché dovranno pagare (lo 0.10%) per implementarla. Questo è il peggior scenario possibile poiché introduce l'incentivo perverso di generare un nuovo ciclo di debito tossico, con un potenziale ancora maggiore di default.

In secondo luogo, e questo fa sembrare Draghi uno sciocco, anche se le banche prestassero le loro riserve, molte torneranno indietro nel sistema bancario. Keith Weiner ha scritto un grande articolo su Forbes, dove dice:

Il denaro non lascia mai il sistema bancario. Si tratta di un circuito chiuso, con il denaro che va da una parte all'altra, ma resta sempre sotto la custodia di una banca. Il prestito non evita la necessità di depositare denaro presso la BCE, o negli Stati Uniti, presso la Federal Reserve.
Quando si prende in prestito denaro da una banca, quest'ultima dà la somma totale in pile di carta colorata? No, ciò che si riceve dalla banca è una notazione di aumento del credito sul proprio conto in banca. Niente va dentro o fuori della banca. Rimane lì. Ciò vale sia per il finanziamento su larga scala, sia per voi e per me. Il prestito non evita la necessità di depositare contanti presso una banca.

Però è più probabile che accada qualcos'altro e non è affatto di buon auspicio: apparentemente costrette in una morsa, le banche commerciali hanno ancora un modo per evitare la tassa della BCE ed effettuare prestiti con pochi rischi. In realtà possono prestare denaro, senza alcun rischio, acquistando titoli di stato. Ed in effetti è questo ciò che hanno fatto. Guardate i grafici dei rendimenti dei decennali spagnoli ed italiani.


Fonte: Bloomberg

Fonte: Bloomberg

Il tasso di interesse è inverso al prezzo di un'obbligazione. Se le banche stanno comprando titoli di stato, allora il loro prezzo salirà e la resa scenderà. Guardate i grafici. Dopo l'annuncio, il 5 giugno, entrambi i tassi sono scesi.



Conclusione

Il risultato della decisione di Draghi non porterà ad un aumento dei prezzi, a nuove imprese, o ad un aumento della spesa dei consumatori. Servirà a fornire un tasso di interesse ancora più basso sul debito pubblico, cosa che permetterà a governi già insolventi di prendere in prestito più soldi e quindi rinegoziare più facilmente le loro obbligazioni esistenti. Quando ci si ferma a pensarci, ci si deve chiedere: è questo il vero motivo per cui la BCE ha fatto quello che ha fatto? Forse il gergo accademico potrebbe essere un travestimento per il vero obiettivo: le banche centrali esistono per permettere a governi insolventi di prendere in prestito più soldi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli