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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1656125
Aggiornato: 29 min 36 sec fa

Il biscotto della fortuna sa tutto

Lun, 16/11/2015 - 11:15




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Mi sentivo particolarmente stanco, soprattutto dopo essere sprofondato in una sciatta auto-commiserazione alimentata dalla tequila; la mia esperienza introspettiva non mi ha permesso (di nuovo) di raggiungere la beatitudine del Nirvana, quindi niente esclamazioni del tipo “Perché non c'ho pensato prima!?!”.

Stavo seduto a terra e ruttavo, e, in un momento d'illuminazione accecante, ho compreso con chiarezza d'aver fallito in molte cose nella mia vita.

Compresa (paradossalmente) la capacità di gestire il fallimento, cosa che mi fa pensare d'essere PIU' stupido di quanto tutti pensano, il che mi fa sentire ancora peggio.

Poi, proprio quando ero pronto a toccare il fondo, dopo aver deciso di dare sfogo ai miei istinti di gola (ma questa volta con meno pancetta e più pornografia), sono stato assolutamente felice di leggere che Ben Bernanke sarebbe stato pagato $250,000 per tenere un discorso. Un discorso!

Ero rinato! Il motivo della mia ritrovata gioia di vivere era uno: Ben Bernanke è un totale fallimento SIA come ex-presidente della Federal Reserve e SIA perché è un'arrogante faccia d'asino keynesiana. Eppure guardate che bottino!

Un discorso! Un quarto di milione! Voglio dire, questo tipo è assolutamente un idiota se pensa che l'incomprensibile teoria econometrica keyensiana (es. sostituire alla contrazione dei consumi una maggiore spesa pubblica) possa impedire il collasso economico, il quale è un'inevitabile conseguenza delle espansioni monetarie che distorcono l'intera struttura dei prezzi di tutto.

E cosa abbiamo ottenuto da questa follia inflazionistica? Beh, allacciatevi le cinture di sicurezza, perché ho intenzione di dirvelo!

I prezzi dei bond sono saliti così in alto che i tassi d'interesse sono quasi arrivati a zero... letteralmente! Il rapporto P/E per l'S&P 500 è così alto che si trova nel range "più elevato di sempre"! Prezzi delle case che costano quattro volte il reddito medio! Un debito pubblico da $18,0000 miliardi, più del 100% del PIL! Un debito totale (governo, imprese e personale) a $60,000 miliardi rispetto ad un PIL di soli $17,000 miliardi!

La spesa pubblica (federale, statale e locale), i sistemi scolastici e una miriade di altre cose succhia-tasse, spendono circa il 40% del PIL!

E un enorme mercato pieno di derivati, in combinazione con gli obblighi del governo in maturazione, da miliardi e miliardi di dollari! Miliardi e miliardi! Somme veramente assurde!

E tasse, tasse, tasse su tasse ovunque!

E un vasto oceano di leggi su leggi! Regolamenti su regolamenti! Bolle, bolle, bolle su bolle!

Nel tardo XVIII secolo era possibile fare le stesse stupidaggini e nessuno avrebbe detto niente. Malgrado ciò la Francia condannò a morte John Law per gli stessi crimini che vediamo anche oggi: creazione spropositata di cartamoneta che rovinò la Francia con l'inflazione dei prezzi e la miseria economica.

Andava così male che Maria Antonietta (se ho capito bene) consigliò al popolo francese di mangiare dolci al posto del pane.

Forse (i documenti storici sono molto lacunosi) suggerì una bella torta con vari strati di cioccolato e una spessa glassa cremosa. La colazione perfetta!

Tuttavia, forse a causa del consumo di tutto quello zucchero nei dolci, i contadini francesi si stizzirono di fronte ai prezzi fuori controllo, alla fame e alla rovina economica che scaturisce da tali espansioni folli della massa monetaria, situazione che sfociò nella rivoluzione francese, l'ascesa di Napoleone, e bla bla bla; eppure — eppure! — eccoci tornati allo stesso punto! Creazione di MooOOOooolto denaro fiat!

In ogni caso, Dan Cofall stava riflettendo su quello che aveva detto Christine Lagarde, che definirò gentilmente come la delirante keynesiana farabutta socialista  a capo del famigerato Fondo Monetario Internazionale: è meglio pagare solo gli interessi sul debito e non il capitale sottostante.

Sebbene possa sembrare una posizione alquanto scema secondo il mio giudizio e quello di Cofall, o quello di qualsiasi altra persona di buon senso, non lo è dal punto di vista delle banche, degli stati e del vampirico settore dei servizi finanziari. Perché?

Perché le banche hanno creato oceani di denaro per prestarlo. Anno dopo anno, decennio dopo decennio! L'offerta di moneta è salita, gli interessi bancari sono saliti, le imprese sono aumentate, le tasse sono aumentate, la spesa dei consumatori è salita, la spesa pubblica è salita. Tutti hanno vinto... o almeno così sembrava!

Ora, se un debitore decide di pagare un debito, deve accumulare denaro in modo da poter rimborsare la banca. Il punto saliente è che l'offerta di moneta si restringe, la banca non guadagna più reddito dagli interessi e le cose vanno di male in peggio. Molto peggio.

Per inciso, voglio ricordare una cosa a coloro che amano andare in iperventilazione quando si parla di velocità del denaro (in fin dei conti, si tratta solamente del PIL diviso l'offerta di moneta) come indicatore della salute economica: il PIL può effettivamente ridursi, ma la velocità del denaro può lo stesso salire (indicando un'apparente salute economica) se l'offerta di moneta si riduce di più del PIL!

E infatti è quasi morto! R. Davis di ConsumerMetricsInstiture.com ha scritto: "Il Bureau of Economic Analysis (BEA) ha riferito che l'economia si sta contraendo ad un tasso annualizzato del -0.17%," cosa già abbastanza grave, ma questi babbei del BEA sono giunti a tale conclusione solo dopo aver "presupposto un deflatore disinflazionistico molto mite del -0.06%." Cosa? Un tasso d'inflazione negativo? Scandaloso!

Per quel che mi ricordo, ShadowStats.com calcola che l'inflazione dei prezzi si trova sicuramente intorno al 6%! 6%! 6%!

L'ho ripetuto volutamente per produrre un sinistro "666", giusto per indicare quanto sia diabolica la situazione in cui ci troviamo.

Preso dalla rabbia, ero sul punto di spalancare le finestre e denunciare le menzogne di questi mentecatti spudorati che infestano i mulini statistici dello stato, quando però mi sono accorto che Davis lo faceva con molta più classe ed eleganza di me: "È interessante, nel corso dello stesso trimestre il Billion Prices Project (BPP) ha fatto registrare un'inflazione annualizzata del +1.56%. Se la misurazione del BPP è stata utilizzata per deflazionare i dati nominali del BEA, allora l'economia si starebbe contraendo oltre un tasso annualizzato del -1.79%."

E se il tasso d'inflazione del 6% venisse utilizzato per rispecchiare con precisione la crescita del PIL reale, allora... Oddio! Siamo Dannatamente Fregati (SDF)!

Ora, non pretendo d'essere uno storico esperto, né posso vantarmi di ricordare date o personaggi famosi, o ricordare anche vagamente che la scorsa settimana ho promesso che avrei finalmente pulito il dannato garage dopo tutte quelle altre volte in cui non l'ho fatto per un motivo o per un altro, senza che poi mi venisse rinfacciato da qui all'età della pietra. Dannata memoria! Dannato garage!

Ma SO per certo che in Tutta La Dannata Storia Del Mondo (TLDSDM) una contrazione dell'offerta di denaro non è Mai Una Cosa Buona (MUCB), e, in generale, è Sempre Una Cosa Negativa (SUCN) perché ora non ci sono abbastanza soldi per sostenere lo status quo; alcune (la maggior parte) cose devono scendere di prezzo, e alcune (la maggior parte) persone perderanno soldi mentre l'intera struttura dei prezzi di ogni cosa si aggiusterà ai cambiamenti.

E visto che ci sono bolle ovunque, nel mercato azionario, nel mercato obbligazionario, nel mercato dei prestiti agli studenti, nel mercato immobiliare e nel settore bancario, potete capire perché la Federal Reserve, il settore dei servizi finanziari e il governo, sono così intenti a manipolare tutto e a mentire su tutto.

Quindi che cosa fare in un mondo di finzioni e bolle finanziarie? Oro e argento, naturalmente! Oro e argento sono occasioni, occasioni, occasioni come nessun'altra nella storia. Sono venduti a prezzi stracciati ed è un'occasione irripetibile da Cogliere Proprio Adesso (CPA)!

Vi sento ridere sotto i baffi mentre dite: "Che maleducato e arrogante, questo Mogambo! Tuttavia, rimango convinto del mio altezzoso rifiuto riguardo l'oro e l'argento, ignorando coscientemente sia 2,500 anni di storia economica sia questo ometto repellente che la plebaglia chiama Mogambo, Il Favoloso (MIF)."

Ora è il MIO turno di ridere, poiché i vostri commenti maligni non mi tangono. A casa ne sento di peggiori. Soprattutto quando mangio e gli schizzi di cibo volano a destra e a manca... i paragoni coi maiali sono scontati. Dilettanti!

Se fossimo in TV e ci trovassimo in un episodio della serie The Twilight Zone, la puntata finirebbe con il biscotto della fortuna che dice: "Presto imparerai una lezione importante, ma solo dopo che sarà troppo tardi."

Sarebbe meglio per voi se ascoltaste la lezione che ha da impartirvi la storia: comprare oro e argento. E poi forse l'episodio finirebbe felicemente, probabilmente con un messaggio ricco di speranza: "Presto troverai il vero amore, grandi ricchezze e vivrete felici e contenti". Un sogno che si avvera!

A meno che, naturalmente, non siate già sposati in quel momento!

Così, in qualunque modo andrà a finire col vostro nuovo amore e con tutti quei soldi, si tratta solo di due dei molti, molti altri vantaggi garantiti dal possedere oro e argento. A rischio di dovermi ripetere, whee!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La relazione degli inaffidabili — Perché la previdenza sociale potrebbe andare in bancarotta tra 12 anni

Ven, 13/11/2015 - 11:02
Uno dopo l'altro i programmi di welfare andranno a gambe all'aria. Questa è un'inevitabilità statistica. Questa è, più in generale, un'inevitabilità economica dovuta alla natura fraudolenta dei programmi previdenziali e pensionistici. In sostanza, sono solamente dei giganteschi schemi di Ponzi. La loro funzione è quella di fornire allo stato linfa vitale per la sua stupida attività finanziaria: prendere in prestito a breve e spendere a lungo. Solo lo stato poteva impegnarsi in una simile operazione. Di conseguenza non è una sorpresa se apprendiamo che il fondo fiduciario adibito ai programmi welfaristici per disabili andrà in bancarotta l'anno prossimo. Al giorno d'oggi gran parte della popolazione mondiale sopravvive grazie alla "generosità" del welfare state e, di riflesso, è totalmente dipendente dallo stato. Con l'acuirsi della situazione finanziaria, più individui si rivolgeranno a questa presunta scappatoia per deviare i colpi funesti della prossima crisi economica. Ma il potere ridistributivo del welfare state risiede nella capacità della società di creare ricchezza reale. Problema: al giorno d'oggi le continue interferenze dello stato e dei suoi tirapiedi, hanno indebolito progressivamente questo processo. Questo significa che quando gli assegni dello stato smetteranno d'arrivare ai "legittimi" beneficiari, la popolazione sperimenterà un brusco risveglio. Comprenderà quello che ha rifiutato di comprendere finora: le promesse dello stato vengono sempre e comunque infrante. Ciò vale anche per le pensioni e le prestazioni previdenziali. A tal proposito ho scritto un paper dettagliato sulle pensioni e sul sistema fraudolento su cui si basano. Potete scaricarlo gratuitamente a questo indirizzo. Ciononostante pochi l'hanno letto. Peggio ancora, pochi si preparano. Credono che tali problemi siano eventi lontani nel tempo, di cui non ci si debba occupare nell'immediato. In un momento storico in cui il capitale è più scarso che mai, la maggior parte delle persone preferisce affidarsi alle promesse assurde dello stato e attaccare quei messaggeri che tentano di sottolineare la natura fraudolenta del sistema pensionistico e previdenziale. Non lasciatevi fuorviare dalla propaganda statale. Pensate alle vostre opportunità e a come sia finanziariamente suicida affidarsi esclusivamente ad un unico ente per proteggere, in qualche modo, i propri risparmi. Fate, quindi, le vostre scelte, ma fatele sapendo che finirà male per chi si farà trovare impreparato.
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di David Stockman


La settimana scorsa i cosiddetti "fiduciari" nel sistema della previdenza sociale, hanno presentato la loro relazione annuale e gli stenografi nella stampa finanziaria mainstream hanno doverosamente segnalato che la resa dei conti, quando il fondo fiduciario rimarrà a secco, è stata spostata di un altro anno — fino al 2034.

Fate un respiro e calciate il barattolo. Ci mancano ancora cinque elezioni presidenziali!

Solo che non è questo quello che la relazione dice per davvero. I fondi OASDI (pensione e invalidità) hanno speso $859 miliardi durante il 2014, ma hanno incassato solo $786 miliardi in tasse, generando in tal modo $73 miliardi d'inchiostro rosso. E a detta dei fondi fiduciari stessi, i fondi OASDI vomiteranno un disavanzo di cassa da $1,600 miliardi durante i 12 anni che vanno dal 2015-2026.

Misurato usando le uniche cose che contano — entrate e uscite — il sistema della previdenza sociale è già fallito. Inoltre, anche in base alle rosee previsioni di bilancio della Casa Bianca, nei prossimi dodici anni le spese generali del fondo saranno superiori di $8,000 miliardi al netto delle imposte sui salari.

Inutile dire che questo significa che non ci sarà alcun surplus nei fondi per pagare il deficit OASDI. Lo zio Sam finanzierà i $1,600 miliardi di deficit di cassa aggiungendoli al debito pubblico. Cioè, Washington prevede di far sbarcare il lunario alla previdenza sociale seppellendo i contribuenti non nati sotto un debito pubblico più profondo, il tutto per finanziare i diritti insostenibili dell'attuale generazione di pensionati.

La domanda è questa: come hanno fatto questi tipi inaffidabili, guidati dal segretario del Tesoro Jacob Lew il quale ha firmato la relazione, a trasformare il fiume d'inchiostro rosso di oggi in altri 20 anni di tregua per i nostri politici codardi?

Lo hanno fatto riscattando asset fasulli; prenotando interessi fasulli su questi asset inesistenti; e proiettando una crescita del PIL non plausibile ed entrate fiscali fantasma.

E questa è solo la metà della storia!

Il fatto è che tutta la trafila della contabilità del fondo fiduciario permette a queste asserzioni fasulle di cumularsi, offuscando così il fallimento incipiente del sistema. E, come verrà dimostrato più avanti, questo è ciò che sta accadendo realmente — anche se si dà credito ai presunti "asset" da $2,790 miliardi che si trovavano nei fondi OASDI alla fine del 2014.

Detto in altro modo, i fondi fiduciari OASDI potrebbero risultare vuoti nel 2026, innescando un devastante 33% di tagli ai benefici degli imbranati benestanti che vivono nei campi da golf della Florida e a quelli delle vedove indigenti. Inutile dire che l'esercito di beneficiari previsti per la metà del prossimo decennio, non la prenderà molto bene.

Scorrerà il sangue per le strade di Washington e alla fine assisteremo ad uno sconcertante aumento delle tasse per finanziare il deficit. Tali misure disperate farebbero affondare una volta per tutte il mito di una crescita economica e il mito della creazione di posti di lavoro, illusioni che ancora aleggiano nell'economia degli Stati Uniti.

In breve, la relazione dei fondi fiduciari di quest'anno equivale ad un castello di carte contabile che sta camuffando una crisi sociale, politica ed economica imminente di una grandezza che non si era più vista dai tempi della Grande Depressione, o addirittura della guerra civile. Quindi ecco uno spacchettamento di questa massa di dati che oscura il pericolo imminente.

Il punto di partenza è la serie di dati nella relazione che apparentemente è solida. Vale a dire, il costo previsto di $15,500 miliardi nei prossimi 12 anni per pagare le pensioni, le pensioni d'invalidità e i relativi (minori) costi amministrativi.

Questo dato è sconcertante perché nei prossimi dodici anni si prevede che il numero dei beneficiari crescerà da 59 a 79 milioni, e che ognuno di questi cittadini abbia una paga che dà loro diritto ad un beneficio mensile. Anche l'aggiustamento COLA, ipotizzato tra il 2-3% ogni anno, è piuttosto difficile da discutere — quasi inutile se pensiamo all'aumento medio effettivo dell'IPC sin dal 2000.

Al contrario, l'aspetto monetario divertente lo troviamo sul lato dei finanziamenti. Quest'ultimo inizia con i $2,790 miliardi di "asset" parcheggiati nei fondi fiduciari OASDI alla fine del 2014.

In realtà, dietro questa cifra non c'è nient'altro che contabilità del governo. Questa cifra rappresenta presumibilmente i proventi del fondo fiduciario in base alle uscite, ma ogni centesimo è stato già speso molto tempo fa per portaerei, sussidi al cotone, progetti faranoici legati all'energia verde, strutture carcerarie per fumatori d'erba, borse di studio, monitoraggio dei cellulari operato dalla NSA, lanci spaziali e tutte le altre spese delle amministrazioni pubbliche di Washington.

Così, quando i tipi inaffidabili nei fondi fiduciari affermano che la previdenza sociale è "solvibile" fino al 2034, l'unica cosa che stanno dicendo realmente è che questo artefatto contabile da $2,790 miliardi non è stato ancora liquidato secondo le regole aritmetiche del fondo fiduciario. E stando a queste "regole" sarà piuttosto difficile da realizzare — non ultimo a causa della capitalizzazione degli interessi fantasma su tali asset fantasma.

Vale a dire, la relazione di quest'anno afferma che i fondi OASDI guadagneranno $1,200 miliardi in interessi nel corso dei prossimi dodici anni. A dire il vero, i pensionati e i risparmiatori della nazione potrebbero anche chiedere ai contabili di Washington come riusciranno ad ottenere un tasso d'interesse del 3.5% (ipotizzato) sugli asset del governo, se i normali cittadini guadagnano lo 0.3% sui conti bancari, o addirittura il 2.2% sui bond decennali.

Ma non è questa la vera truffa. Il fetore arriva dai calcoli del tutto arbitrari e ingiustificati circa il tasso di crescita del PIL nominale e di conseguenza il guadagno associato alle entrate fiscali sui salari.

Quello che hanno fatto i tipi inaffidabili nei fondi fiduciari, è stato giocare coi numeri affinché uscissero quelli desiderati. Cioè, hanno implicato un tasso di crescita del PIL sufficiente a mantenere il gettito fiscale sui salari vicino al livello dei pagamenti delle prestazioni, riducendo al minimo il disavanzo di cassa annuale.

Questo, a sua volta, fa sì che il saldo attivo del fondo fiduciario rimanga vicino al suo livello attuale di $2,700 miliardi, e, mirabile dictu, gli permetta di guadagnare $100 miliardi in "interessi" ogni anno. Tanto per capirci, i beneficiari non possono pagare i loro generi alimentari e i loro affitti con questo tipo di "reddito", ma serve solo a mantenere elevato l'equilibrio patrimoniale del fondo fiduciario e la sua solvibilità ancora per qualche anno.

Ma se inseriamo una cifra realistica per la crescita del PIL e per le entrate fiscali sui salari, il sistema di contabilità del fondo fiduciario crollerà; il barattolo invece di rimbalzare lungo la strada, sbatterà contro il muro dell'insolvenza.

Vale a dire, i tipi inaffidabili nei fondi fiduciari che hanno scritto la relazione, hanno presupposto che il PIL nominale crescerà ad un tasso annuo del 5.1% per i prossimi 12 anni. Ma il tasso di crescita reale non s'è mai neanche avvicinato a tale cifra durante tutto il XXI secolo fino ad oggi. Nel migliore dei casi queste persone stanno sognando, ma la verità è che o stanno mentendo o sono stupide.

Dati i venti contrari nel mondo e la mancata "velocità di fuga" interna, nessuno sano di mente si aspetta che il PIL degli Stati Uniti si alzi improvvisamente sui pedali e scatti in avanti. Eppure questo è esattamente ciò che i tipi inaffidabili nei fondi fiduciari previdenziali hanno ipotizzato: una crescita nominale del PIL del 35%, superiore al tasso di crescita effettivo del 3.8% registrato sin dal 2000.

Ma c'è di peggio. Poiché raggiungendo il picco del debito poco prima della crisi finanziaria, il tasso di crescita del PIL degli Stati Uniti è rallentato ancora di più. E nel prossimo decennio non vi sono prospettive per una ripresa economica significativa, soprattutto di fronte alla crescente marea deflazionistica nell'economia globale e all'inevitabile necessità della FED e delle altre banche centrali di normalizzare i tassi d'interesse. In mancanza di ciò, il sistema monetario mondiale imploderà.

Così, durante il primo trimestre del 2008, il quale ha segnato la fine della baldoria del credito interno, il PIL nominale era di $14,670 miliardi e durante il trimestre più recente ha raggiunto i $17,690 miliardi. Ciò equivale ad un aumento di soli $3,000 miliardi in sette anni e un tasso di crescita annuo del 2.7%.

Sicuramente ci sarà un'altra recessione prima del 2026. In caso contrario, ci ritroveremo con 200 trimestri consecutivi d'espansione del ciclo economico — una prospettiva assurda e mai sperimentata in precedenza. Infatti, nel mondo moderno guidato dal settore bancario centrale, in cui entrambe le recessioni di questo secolo sono state provocate dallo scoppio di bolle finanziarie, tale scenario è ancora più fuori di testa. Vale a dire, nessuna bolla che scoppia o crollo del mercato per 18 anni!

No, i cicli economici storici illustrati di seguito chiariscono che ci sarà un'altra crisi. Dopo tutto, in contrasto con l'ipotesi dei tipi inaffidabili nei fondi fiduciari secondo cui l'attuale ciclo economico durerà per sempre, e per la precisione altri 200 mesi fino alla fine del 2026, l'espansione media è durata solo 39 mesi e la più lunga solo 119 mesi.

Durante l'ultima contrazione del ciclo economico, infatti, il PIL nominale è diminuito del 3.4% tra il terzo trimestre 2008 e il secondo trimestre 2009. E quando si calcola la media con il tasso di crescita nominale del PIL (3.3%) che abbiamo avuto durante la cosiddetta ripresa degli ultimi quattro anni, non solo si ottiene il tasso tendenziale sopracitato (2.7%) di crescita del PIL nominale, ma si fa anche fatica a dire che potrà essere superato negli anni a venire.




Infatti vi è una marea deflazionistica che sta per inondare l'economia mondiale a causa degli ultimi 15 anni di stampa di denaro forsennata e repressione finanziaria da parte delle banche centrali. Monetizzando collettivamente $20,000 miliardi di debito pubblico e altri titoli, e spingendo i tassi d'interesse verso lo zero in termini nominali e in in territorio negativo in termini reali, hanno generato due massicce distorsioni deflazionistiche che hanno messo radici profonde nell'economia mondiale.

In primo luogo, il debito totale nei mercati del credito è salito da $85,000 miliardi a $200,000 miliardi. Questo significa che la futura crescita economica sarà gravata da costi debilitanti legati al servizio del debito.

Nel contempo i massicci sovrainvestimenti nel settore minerario, nel settore dell'energia, nel settore del trasporto e nel settore manifatturiero stimolati dal capitale a buon mercato, hanno generato un enorme eccesso di capacità. Questa situazione sta già causando una diminuzione dei prezzi delle materie prime e dei profitti industriali, e non c'è fine in vista.

I prezzi del ferro, che pochi anni fa hanno raggiunto un picco di $200 per tonnellata, ora sono sotto i $50 e vanno verso i $30. Stesso discorso per i prezzi del carbone che dai $400 per tonnellata si stanno dirigendo sotto i $100, mentre il greggio si sta dirigendo verso i $35 già raggiunti durante la scorsa crisi finanziaria, e il rame è sulla buona strada per passare dal picco dei $4/libbra a $1.

Queste correnti deflazionistiche sopprimeranno la crescita del reddito nominale per un decennio o più a causa di bassi investimenti di capitale, contrazione dei profitti industriali, crescita tiepida dei salari e calo dei prezzi di beni e servizi commerciabili. Di conseguenza, anche se il tasso medio di crescita del PIL nominale rimane al 2.7% realizzato nel corso degli ultimi sette anni, sarà davvero dura per l'economia americana.

Inutile dire che la legge dell'aritmetica può essere una cosa brutale se ci si aspetta una gamba rialzista assurda e si pretende che essa si realizzi a tutti i costi. In questo caso, un tasso di crescita del PIL al 5.1% come riportato nella relazione dei fondi fiduciari, porterebbe il PIL a crescere fino a $31,000 miliardi entro il 2026. Detto in altro modo, rispetto ai soli $3,000 miliardi di crescita nominale del PIL negli ultimi 7 anni, stiamo parlando di $14,000 miliardi nei prossimi 12 anni.

Ma vediamo un po'. Se teniamo conto dell'attuale crescita del 2.7%, allora il PIL arriverà a $24,000 miliardi nel 2026. Dal momento che le imposte sui salari OASDI sono pari a circa il 4.5% del PIL, non ci vuole tanto per capire che le entrate del fondo fiduciario sarebbero notevolmente inferiori (visto che l'economia si ritroverebbe $7,000 in meno).

Per essere precisi, i tipi inaffidabili nei fondi fiduciari hanno oliato la loro relazione per generare $1,425 miliardi di gettito fiscale per i prossimi 12 anni. Ma se teniamo conto del trend di crescita del PIL degli ultimi sette anni, i ricavi dalle imposte sui redditi sarebbero di soli $1,100 miliardi nel 2026, o $325 miliardi in meno rispetto alle aspettative.

Ed è qui che soggiace l'illusione contabile del fondo fiduciario. Ciò che conta non è semplicemente il delta di fine anno, ma l'intera area di differenza sotto la curva. Questo perché ogni dollaro in meno di gettito fiscale non solo riduce gli attivi di bilancio, ma anche gli interessi fantasma guadagnati su di essi.

Quello che succederebbe in uno scenario con minori entrate fiscali sui salari, è che gli attuali "asset" da $2,700 miliardi del fondo fiduciario inizierebbero a scomparire col passare del tempo. Di conseguenza verrebbe celermente revocato il permesso concesso a Washington di calciare il barattolo.

Vale a dire, invece di un totale di $13,200 miliardi di gettito fiscale dai salari per i prossimi 12 anni, l'attuale percorso di crescita del PIL ne genererebbe solo $11,200 miliardi. Quei $2,000 miliardi di differenza non solo farebbero a pezzi la maggior parte dei cosiddetti asset del fondo fiduciario, ma ridurrebbero anche il saldo finale tanto che ogni fine anno i guadagni dagli interessi sarebbero di $25 miliardi, e non di $100 miliardi come recita la relazione corrente.

In breve, entro il 2026 le entrate del fondo fiduciario sarebbero inferiori di $400 miliardi l'anno a causa di meno tasse e meno interessi. Di conseguenza il modesto deficit del fondo fiduciario previsto ($150 miliardi), esploderebbe a $600 miliardi.

Inutile dire che il massiccio deficit ammonterebbe a quasi il 33% delle uscite dell'OASDI ($1,800 miliardi) previste per il 2026. Ancora più importante, invece di un cuscino sano da $2,400 miliardi di asset, come proiettato dai tipi inaffidabili nei fondi fiduciari, il bilancio scenderebbe ad appena $80 miliardi a fine 2026.

Questa cifra rappresenta circa 15 giorni di spese dell'OASDI per il prossimo anno. Il sistema andrebbe in bancarotta. I benefici previdenziali verrebbero tagliati automaticamente al livello del gettito fiscale, o del 33%. La più grande crisi sociale del secolo si abbatterebbe su ogni collina e su ogni valle.

Sì, Jacob Lew è un burocrate di Washington/Wall Street che non riuscierebbe a cogliere i difetti della contabilità del fondo fiduciario nemmeno se qualcuno glieli facesse vedere puntandoli col dito. E a quanto pare la stessa cosa vale per gli altri amministratori del fondo fiduciario.

Ma qui è dove entra in gioco la venalità. Per arrivare al fatidico obiettivo di crescita del PIL nominale al 5%, la relazione degli amministratori del fondo fiduciario presuppone che il PIL reale raggiunga la crescita del 3.1% l'anno fino al 2020.

Oh, suvvia! Sin dal picco pre-crisi alla fine del 2007, la crescita del PIL in termini reali è stata in media solo dell'1.2% annuo, e solo dell'1.8% l'anno durante gli ulitmi 15 anni.

Chiunque abbia previsto una crescita reale del 3.1% fino al 2020, è un irresponsabile e un disonesto.

Definire la loro opera mendace la "relazione degli inaffidabili", è più lusinghiero di quello che in realtà meritano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Le valute fiat dipendono dalla fiducia, l'oro no

Gio, 12/11/2015 - 11:10
Nella loro scandalosa rincorsa alle politiche dello zio Mario, i paesi scandinavi stanno facendo sprofondare la loro popolazione in un incubo senza fine composto da tassi negativi e bolle incendiarie. Infatti, nonostante la propaganda della "lowflation", l'economia reale e i prezzi relativi raccontano tutta un'altra storia. Le bolle immobiliari in Svezia, Danimarca e Norvegia gonfiate attraverso le classiche espansioni monetarie allentate delle rispettive banche centrali sono delle bombe ad orologeria che, nonostante le chiacchiere dei pianificatori monetari centrali secondo cui "non c'è nulla di cui preoccuparsi", esploderanno in faccia a coloro che non vedono i segnali d'allarme. L'euforia li acceca. Tra l'altro, il fatto che la scandinavia, Svezia in particolare, stia diventando una società "cashless" è davvero preoccupante, e non solo per gli altri paesi del mondo che la vorrebbero emulare, ma anche per la popolazione autoctona che non avrà scampo dalle ritorsioni dello scoppio della bolla immobiliare. I pianificatori centrali faranno di tutto per mantenere l'apparenza della solvibilità e far sopravvivere un giorno in più l'attuale sistema a moneta fiat. L'Irlanda è l'ennesimo monito. Ce ne sono altri: Kenya, India, ecc. La distopia à la "1984" in cui sta finendo il mondo, non è altro che il tentativo della pianificazione centrale di mantenere in vita a tutti i costi la staticità obsoleta delle sue trame economiche e sociali, scaraventando a ritmi serrati la popolazione mondiale verso quella che si profila a tutti gli effetti come un'economia di comando. La nota triste è che la popolazione mondiale stessa sta avallando questo sistema, la quale crede scioccamente in un presunto "bene sociale superiore" e in accademici la cui onniscienza è certificata da lauree e master. È veramente mesto notare come degli adulti possano credere ancora alle favole e farsi sfilare da sotto il naso il portafoglio. La memoria storica delle dittature del secolo scorso è già sbiadita nel tempo.
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di Peter Schiff


Nel suo articolo del 17 luglio, Let’s Get Real About Gold, il giornalista del Wall Street Journal, Jason Zweig, ha paragonato l'interesse degli investitori nell'oro con la mania "Pet Rock" degli anni '70, quando i consumatori si convinsero che una roccia in una scatola avrebbe fornito loro una compagnia continua, elevato la loro posizione sociale e dato loro qualcosa di cui parlare alle feste.

Zweig afferma che la fede degli investitori nell'oro, che secondo lui è soltanto l'ennesimo metallo inerte con un buon marketing, è altrettanto irrazionale e ha impedito alle persone d'investire i propri soldi nel mercato azionario molto più redditizio.

Prima di tutto, il paragone di Zweig tra l'oro e i titoli azionari rappresenta una falsa dicotomia. L'oro non è un investimento. E', come dice Zweig, solo un sasso. Ma si tratta di un sasso estremamente scarso, con proprietà fisiche altamente desiderabili che per parecchio tempo è stato utilizzato come moneta. Di conseguenza non dovrebbe essere confrontato con azioni o immobili, ma con altre forme di denaro come il denaro fiat in circolazione oggi.

Ironia della sorte, in un mondo inondato da valute fiat create ad un ritmo sempre crescente, e il cui valore è esclusivamente derivato dalla fiducia nello stato, l'oro è l'unica forma di denaro il cui valore non richiede un atto di fede.

Non ho alcun attaccamento emotivo con l'oro. Non lo uso per coprire le mie mura, non lo faccio scorrere tra le mie dita e rido, non chiedo a mia moglie di poterla dipingere circondata da lingotti.

Quello che so è che prima che il mondo sposasse un sistema monetario fiat nella seconda metà del XX secolo, l'oro era il denaro scelto da quasi tutte le culture in ogni epoca storica. Questa supremazia si basava sulla scarsità dell'oro, la sua versatilità come metallo, le sue proprietà uniche ed utili, la sua bellezza e la sua ampia accettazione culturale come segno distintivo d'amore, di permanenza, di ricchezza e di successo.

Ci sono pochi dubbi: la gente sarà sempre disposta a desiderare e ad accumulare oro... per tutta una serie di motivi. L'unica domanda è quanto sarà disposta a pagare. Su questo punto alcuni hanno opinoni diverse.

Fino al 1971 il dollaro USA è stato sostenuto dalla fiducia che il governo avrebbe rimborsato le proprie banconote in oro. Ma, sin da allora, tale fiducia è stata sostituita da un'altra: gli individui sarebbero sempre stati disposti ad accettare dollari in cambio di beni e servizi. Questo passaggio mise il dollaro USA sullo stesso piano di tutte le altre valute fiat del mondo, il cui valore deriva dalla fiducia nello stato. Nel suo pezzo, Zweig sembra presumere che possedere valute non sia affatto un atto di fede.

La maggior parte degli investitori preferirebbe l'oro al peso argentino, al cedis ghanese, o al bolivar venezuelano. In realtà, ciò che Zweig sta dicendo è che le valute fiat buone non richiedono alcuna fiducia. Ma perché?

Presuppone che la forza del dollaro derivi da un determinato fattore: la fiducia che il governo degli Stati Uniti rimarrà fiscalmente responsabile. Ci sono poche prove a sostegno di questa tesi. Tutti i fattori tradizionali che determinano il valore di una moneta, vale a dire, la bilancia commerciale, i tassi d'interesse, i livelli del debito pubblico, la crescita economica, ecc. dovrebbero scatenare una pressione al ribasso sul dollaro. Il governo americano non ha fatto nulla per risolvere la crisi del debito a lungo termine.

Anche il Congressional Budget Office ammette che il deficit federale aumenterà in media di $35 miliardi l'anno fino alla fine del decennio. Entro il 2025 supereremo i mille miliardi di deficit (e tali proiezioni si basano su ipotesi troppo ottimiste di crescita economica).

Nonostante tutto questo, il dollaro è salito ad un massimo da dieci anni sulla base del Bloomberg Dollar Spot Index. Wall Street l'ha spiegato tirando in ballo i problemi in Europa e in Asia, dicendo che il dollaro ha i suoi problemi, ma è la "camicia meno sporca nella cesta dei panni sporchi". Gli analisti si aspettano tassi d'interesse più alti da parte della FED, il che assicurerebbe una forte domanda per il dollaro mentre le banche centrali di tutto il mondo continuerebbero ad abbassarli. Ma questo risultato deve ancora materializzarsi.

Alla fine del 2014 la maggior parte degli investitori credeva che la FED avrebbe cominciato ad aumentare i tassi nel primo trimestre del 2015. Ma la crescita economica deludente ha portato la FED a ritardare continuamente tale innalzamento. Tuttavia gli investitori continuano a pensare che una tale mossa sia proprio dietro l'angolo. Per giungere a questa conclusione, accettano ciecamente che la nostra economia possa sopravvivere a tassi più elevati quando invece tutti gli elementi oggettivi indicano il contrario.

In realtà, la fiducia nel dollaro si basa esclusivamente sulla convinzione che il dominio degli Stati Uniti sull'economia globale continuerà a tempo indeterminato, non importa quanto profondamente siamo indebitati, quanto in basso possano scendere i nostri tassi d'interesse e quanto possa essere sbilanciato il nostro commercio.

Abbiamo già visto questo film. Quando la fiducia nell'infallibilità dei banchieri centrali è alta, le voci mainstream tendono a mettere da parte l'oro e ripongono fiducia nel giudizio dell'uomo. Nel 1999 Floyd Norris del New York Times scrisse un articolo intitolato: "Chi ha bisogno dell'oro quando c'è Alan Greenspan?" Nonostante la tesi di Norris, la risposta a questa domanda è stata "tutti". Nei 12 anni successivi l'oro sarebbe salito del 650%.

Dal mio punto di vista, i mercati stanno ora riponendo più fiducia (mal riposta) nella saggezza di Janet Yellen. Di conseguenza l'oro è stato evitato come accaduto nel 1999. La propensione di Alan Greenspan per un allentamento della politica monetaria al fine di sostenere i mercati finanziari, ha portato alla creazione di due bolle pericolose: la prima nelle azioni (2000) e poi nel settore immobiliare (2007). Dato che l'allentamento della politica monetaria da parte dei successori di Greenspan è stato molto più grande, si può solo immaginare l'enormità del disastro economico che si profila all'orizzonte.

Quindi, sì, in un certo senso le mie decisioni d'investimento sono basate sulla fiducia, ma non è la stessa del Wall Street Journal. La mia fiducia è che i governi e le banche centrali continueranno ad accumulare debito e a svilire le loro valute, almeno fino a quando la prossima crisi non vi metterà fine.

Non esiste alcun precedente storico che possa portare ad una conclusione diversa. Ho anche fiducia che gli esseri umani preferiranno sempre un pezzo d'oro ad una risma di carta. Separate una moneta cartacea dal suo valore percepito ed avrete solmanete una risma di carta e inchiostro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Keynes, la Grande Depressione e il Grande Default

Mer, 11/11/2015 - 11:09




di Gary North


Le idee hanno conseguenze, ma non in un vuoto sociale. Non esiste e non può esistere.

Le idee portate avanti da una minoranza di studiosi marginali, o polemisti, a volte diventano le basi di movimenti sociali vittoriosi dopo che le istituzioni sociali esistenti vengono compromesse da una crisi sociale.



OTTIMISMO E RIVOLUZIONE SOCIALE

Sembra che ci sia un certo ottimismo insito nel pensiero della maggior parte dei membri della razza umana. È la fonte del sacrificio di qualcosa nel presente per il bene del futuro. Pensiamo che il futuro ci riserverà cose migliori, e quindi vale la pena sacrificare il consumo presente per il bene del consumo futuro. Questa è la base del risparmio. Questa è la base del capitale nella nostra società.

Sin dal 1640 è stata fondamentale la dottrina del progresso affinché una qualsiasi rivoluzione sociale in occidente potesse avere successo. Ogni rivoluzione offre speranza per il futuro. Di solito non offre dettagli sulla transizione tra oggi e la nuova utopia, ma c'è speranza.

Il libero mercato offre proprio questo. Adam Smith ne fu il principale promotore. I suoi discepoli estesero la sua visione della ricchezza delle nazioni. Il tempismo era perfetto: 1776. Quello fu il periodo in cui la rivoluzione industriale avrebbe iniziato a trasformare l'occidente e poi il mondo.

A partire dal 1800 circa il mondo assistette ad una crescita economica composta, limitata alla costa orientale degli Stati Uniti e alle isole britanniche. Nel 1820 la trasformazione economica stava lasciando prove storiche inconfutabili. Gli storici dell'economia discutono sulle cause di questa crescita, ma rappresentava qualcosa che non s'era mai visto prima. Nel 1850 il mondo era molto diverso. Una serie d'invenzioni trasformarono l'agricoltura moderna, i mezzi di trasporto moderni e le comunicazioni. Questo fu visibile a tutti sin dal 1851. Quello fu l'anno della grande Londra. Chiunque vide tale città, si rese conto che il mondo era radicalmente cambiato rispetto al 1800.

Ora sono passati più di due secoli da questo processo. Per noi è quasi impossibile pensare ad una società composta da esseri umani che sono sistematicamente pessimisti riguardo il futuro. Quello che iniziò lungo la costa atlantica anglofona, si è ora diffuso nei villaggi dell'India e della Cina. Ormai non c'è posto sulla terra in cui l'ottimismo, per quanto riguarda il futuro economico, non sia un presupposto fondamentale di ogni villaggio, tribù e famiglia. La realtà economica ha alimentato l'ottimismo umano fino a farlo crescere.

Sin dal 1800 c'è stato solo un periodo in cui la crescita economica si è fermata per più di un decennio: la Grande Depressione, la quale è stata seguita dalla seconda guerra mondiale. Negli anni '30 diminuì la produzione di quasi tutti i beni e servizi, e poi la guerra distrusse gran parte della produzione della prima metà degli anni '40. Questa distruzione era sistematica: bombe, eserciti e battaglie distrussero la produzione sfornata dalle fabbriche militari. Tutte le parti in conflitto erano impegnate a distruggere la crescita economica degli altri. Con l'eccezione degli Stati Uniti, tutte le nazioni coinvolte nel conflitto subirono una contrazione economica a causa della guerra. Ma c'era la piena occupazione per i sopravvissuti -- a salari al di sotto del mercato. C'era pianificazione centralizzata su una scala senza precedenti: razionamento.



LA RIVOLUZIONE KEYNESIANA

La parte più significativa degli anni '30 non fu la stagnazione economica decennale, bensì la trasformazione del pensiero della civiltà occidentale. Gli intellettuali cambiarono idea; gli elettori cambiarono idea.

Nella Germania nazista, nell'Italia fascista, in Gran Bretagna, in Giappone e negli Stati Uniti, ci fu un cambiamento d'opinione: dal libero mercato a favore della programmazione economica statale. Il segno distintivo di questa trasformazione fu l'accettazione del libro illeggibile di John Maynard Keynes, The General Theory of Employment, Interest, and Money, che venne pubblicato nel 1936. Una nuova generazione di economisti adottò questo libro e le sue prospettive, ancora oggi prevalenti. L'idea economica fascista di un'alleanza tra stato e imprese, divenne una pratica accettata quasi da tutti.

I gruppi con interessi particolari avevano sempre cercato i sussidi statali. Il mercantilismo, 1550-1800, era la manifestazione di questa visione del mondo. Ma, da un punto di vista accademico, gli economisti dopo Adam Smith disprezzavano il mercantilismo. C'erano alcuni che lo spalleggiavano, ma non erano dominanti.

Negli Stati Uniti è sempre esistito un certo supporto per i sussidi federali, tendenza rimarcata dal cosiddetto sistema americano del senatore Henry Clay. Abraham Lincoln fu uno dei primi convertiti. Ma la pesantezza del governo federale sull'economia generale era così piccola che questi interventi si limitavano principalmente alle strade, ai canali e ai progetti di trasporto. In altre parole, c'era un'alleanza stato-imprese, ma non c'era molta invasività da parte dello stato. Negli anni '30 la situazione cambiò.

Probabilmente sono l'unica persona che abbia mai notato quanto segue, ma vale la pena ripeterlo. La casa editrice Macmillan pubblicò tre libri che analizzavano le cause della Grande Depressione. Il primo venne scritto da un discepolo di Ludwig von Mises, Lionel Robbins. Probabilmente fu il più importante economista inglese a favore del libero mercato negli anni '30. Era collega di F. A. Hayek presso la London School of Economics, ma era anche un difensore del libero mercato e un Austriaco. All'epoca entrambi erano seguaci di Mises. Il libro di Robbins s'intitolava, The Great Depression. Venne pubblicato nel 1934. Un anno dopo il libro di Keynes, nel 1937, la Macmillan pubblicò un altro libro che analizzava la depressione dal punto di vista economico, anch'esso di stampo Austriaco. Quel libro s'intitolava, Banking and the Business Cycle. Entrambi i libri sono disponibili per il download, o l'acquisto, sul sito del Mises Institute. Sono entrambi abbastanza comprensibili. Il libro di Keynes è incomprensibile. Eppure surclassò il lbro di Robbins, il quale, per depressione, lo ripudiò negli anni '40. Il libro Keynes è ancora in stampa. Gli altri due libri sono stati essenzialmente dimenticati nel 1940.

L'economia moderna di stampo fascista che domina in occidente, il che significa un'economia sostenuta dalla contraffazione della banca centrale e dal deficit fiscale del governo centrale, nacque durante la Grande Depressione. Venne concepita molto prima, ma c'è voluta la Grande Depressione per fornire quelle che possiamo legittimamente chiamare "doglie". Oggi la maggior parte delle persone non riesce a concepire un mondo senza l'intervento dello stato e delle banche centrali, senza le garanzie pubbliche di ogni genere, e così via. Il Federal Register sforna circa 80,000 pagine di regolamenti ogni anno. Quest'ordine normativo è cumulativo. La maggior parte di questi regolamenti rimane sui libri. Non vengono abrogati dai burocrati; sono amplificati da nuove regole.

Nonostante la maggior parte degli economisti dice di sostenere il libero mercato, solo una manciata di economisti Austriaci favorisce la chiusura del Federal Reserve System. Eppure nel 1900 la maggior parte degli economisti negli Stati Uniti non era a favore di una banca centrale. Istituzione dopo istituzione, crisi dopo crisi, l'economia fascista ha aumentato il suo sostegno tra gli accademici, e ha aumentato il suo sostegno tra le masse. La previdenza sociale e il Medicare sono semplicemente le manifestazioni più visibili di questa prospettiva. Il popolo è completamente a favore di entrambi i programmi.

Sto sostenendo che una crisi economica chiama in causa nuovi modi per spiegarne l'origine. Queste nuove spiegazioni sono sempre le estensioni d'opinioni precedenti. Ma una nuova generazione di economisti adotterà un nuovo formato delle opinioni precedenti, inclusi anche gli errori in alcuni casi. Questa è la lezione della Grande Depressione. Keynes ha semplicemente battezzato ciò che i politici e i banchieri centrali stavano già facendo.

L'economia keynesiana è incoerente. Questo è il nostro grande vantaggio. I difensori dell'economia keynesiana, quando si trovano di fronte ad una folla per spiegare il sistema, proclamano i loro obiettivi e descrivono i loro interventi, ma non possono spiegare come tali interventi possano creare ricchezza. Il sistema è incoerente. È per questo motivo che la Teoria Generale è invocata, ma mai assegnata. Gli economisti della Scuola Austriaca ancora assegnano il saggio del 1920 di Mises, "Economic Calculation in the Socialist Commonwealth." È comprensibile.

Il grande vantaggio dei keynesiani è questo: le persone trovano difficile credere a quella teoria enunciata nel XVIII secolo, vale a dire, che l'evoluzione sociale, compresi i progressi economici, si basa sul processo decisionale individuale all'interno di un contesto di libero mercato. Per le persone è difficile credere all'idea che la coerenza nasca dalle decisioni individuali, e che non vi sia alcun ente organizzatore centrale. Adam Smith definì egregiamente questo sistema della provvidenza non pianificata: la mano invisibile.

Da un lato, la maggior parte delle persone crede in Dio. Dall'altro, la maggior parte delle persone crede nel libero arbitrio. Ha fiducia nella provvidenza di Dio, ma vuole anche la libertà personale. Vuole credere nel libero mercato, ma vuole anche credere che esista una coerenza generale fornita da Dio. Gli economisti non ci credono, ma la maggior parte delle persone non è composta da economisti. Questi ultimi ritengono che, come credevano Adam Smith e Adam Ferguson, la società è il risultato dell'azione umana, ma non il risultato di un disegno umano. Ci vuole grande fede per crederci, e la maggior parte delle persone non è in grado di sfoggiare una fede enorme. Vuole credere in Dio, ma non è del tutto convinta che il libero mercato sia il modo adottato da Dio per trasmettere coerenza. Per la maggior parte delle persone è più facile credere che siano i politici e i burocrati a fornire questa coerenza sociale ed economica, nonostante i ripetuti fallimenti di tale pianificazione. Per loro è difficile credere nella coerenza fornita dalla mano invisibile del sistema profitti/perdite del libero mercato. La gente vuole vedere una mano più visibile. Questa è stata una verità per tanti secoli, dalle piramidi dei Faraoni alle piramidi di Washington.

Questa ricerca di una mano visibile ha favorito la fede nel socialismo, ma ora che la fede socialista è crollata, a seguito del crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, c'è solo il keynesismo. Quest'ultimo è incoerente e nessuno può davvero spiegarlo, ma questo vale per ogni dottrina di Dio. È una questione di quanti misteri può tollerare la maggior parte delle persone. Ad un certo punto, ci si porrà il problema: quanto dolore economico siamo disposti a tollerare?

È più facile credere nel libero mercato che nel keynesismo, ma solo se si comprende la logica economica -- causalità attraverso offerte in competizione. Ma la maggior parte delle persone non capisce la logica economica. È per questo che supporta i dazi e altri interventi statali nel mercato.

Nel 1929, in qualche antro della mente di molte persone, c'era una fede in una sorta di dio. Finché il denaro continuava a scorrere e l'economia continuava a crescere, la gente credeva che il boom sarebbe durato per sempre. Questa credenza era fondamentale per il loro ottimismo. Non era sicura del perché ci fosse un boom, ma pensava che fosse durato per sempre. Voleva credere che i bei tempi sarebbero durati per sempre. Ma le cose non sono andate così.

La Grande Depressione rappresentò il grande ostacolo a quell'ottimismo. Indebolì la fede nella libertà politica occidentale e nella libertà economica occidentale. I fascisti e i nazionalsocialisti ne approfittarono. Il movimento socialista dei Fabiani ne approfittò in Gran Bretagna. Il New Deal ne approfittò negli Stati Uniti. Lenin (Ulyanov) ne aveva già approfittato nel 1917-1924, e Stalin (Djugishvili) ne stava approfittando.



CONCLUSIONI

Le nuove idee da sole non cambiano le menti di molte persone. Questo include anche gli intellettuali. Di solito c'è una crisi che funge da catalizzatore per cambiare le menti di milioni di persone. Le idee che già circolavano nel mondo degli intellettuali vengono applicate da una nuova generazione d'intellettuali, e, contemporaneamente, vengono applicate anche dai politici. Questo è ciò che crea le rivoluzioni.

È compito di suddetta generazione lavorare ai dettagli della nuova prospettiva fino a quando non emergerà una figura rivoluzionaria che guadagnerà sostegno politico, e verranno alla ribalta alcuni nuovi apologeti di tale visione del mondo che cominceranno a guadagnare discepoli. La forza delle idee da sola non produce rivoluzioni. Ci dev'essere un contesto sociale per permettere al catalizzatore delle idee rivoluzionarie di produrre una trasformazione sociale e politica.

Questo è il motivo per cui il Grande Default di tutti gli stati sociali occidentali creerà enormi opportunità per nuove idee. Indebolirà e distruggerà la visione del mondo keynesiana. Questa è una grande opportunità per i giovani anti-keynesiani che vogliono presentare la loro visione del mondo spiegando quello che accadrà. Ecco perché ho creato il Keynes project. (Qui su Freedonia trovate una cosa analoga cliccando sul tag "keynesismo", ndT)

Il corpo del materiale intellettuale che favorisce il libero mercato è oggi molto più grande di quanto non fosse nel 1940, 1950 o 1960. Negli anni passati questo materiale è andato fuori stampa. Ma oggi, grazie ai PDF e al World Wide Web, il Mises Institute ha pubblicato centinaia di volumi. Inoltre vi è un flusso costante di nuovi materiali prodotti online. Attendiamo solo il catalizzatore del Grande Default affinché produca le condizioni necessarie per la trasformazione di queste idee accademiche in programmi politici efficaci, soprattutto a livello locale. La decentralizzazione è l'onda del futuro. Il libero commercio e il World Wide Web forniranno i vantaggi dell'internazionalismo, non i burocrati globali.

Quando l'armadietto dei medicinali keynesiani sarà visibilmente vuoto, la gente esigerà spiegazioni; soprattutto sul perché l'economia è malata. Più di tutto, la gente vorrà suggerimenti su come riempirlo con qualcosa che può guarire la malattia. Ci sto lavorando. Così come ci stanno lavorando migliaia di altri scrittori. Non siamo più nel 1970. L'oligopolio della pubblicazione sta morendo.

Le idee hanno conseguenze, ma non in un vuoto sociale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

Il target dell'inflazione è senza maschera — L'IPC ha frantumato la tesi della ZIRP

Mar, 10/11/2015 - 11:06




di David Stockman


Beh, c'era d'aspettarselo. L'IPC ad agosto era del -0.1% ed è salito solo dello 0.2% rispetto all'anno scorso. Così Janet Yellen ora può dire, guardate, non c'è inflazione!

Ancora una volta, dunque, la FED ha una scusa per continuare a spalare denaro gratuito nel casinò. Se Stanley Fischer insisterà sul fatto che sono necessari ulteriori dati per verificare se l'inflazione al consumo sta progredendo verso la sua destinazione del 2%, e Bill Dudley convincerà Yellen & Co. che le condizioni finanziarie sono già "ristrette" di 25 punti base (come misurato dal Goldman’s Financial Conditions Index, GFCI), entreremo nell'ottantunesimo mese di ZIRP; e con esso ci sarà un breve rally, non la crescita frenetica che Wall Street sta aspettando da tempo.

Ahimè, saremo testimoni anche di come Main Street verrà messa in pericolo dal drappello di codardi, dissimulatori e fanatici accademici che gestiscono la banca centrale più potente del mondo. La prova è proprio nella tabella riepilogativa qui sotto, tratta dall'ultima relazione del BLS sull'inflazione.




Mostra chiaramente che i prezzi delle materie prime e dei beni stanno calando sulla scia della marea deflazionistica globale, mentre il costo di un tetto sopra la testa e dei servizi domestici si muove ad un ritmo più elevato. Di conseguenza non ci vuole un dottorato di ricerca in economia per capire che il tasso "medio" della variazione dei prezzi nel paniere dei beni di consumo usato dal BLS, non è altro che un incidente statistico annunciato ed è avulso dal modellamento da parte della FED.

In realtà, quel tasso si fa beffe del suddetto target al 2%. Quest'ultimo è sempre stato un obiettivo politico puramente arbitrario, dal momento che non è contenuto nell'Humphrey-Hawkins Act, né si fonda su uno straccio di prova storica secondo cui i punti decimali di differenza dal 2% d'inflazione al consumo possano generare una crescita economica o aumentare la ricchezza e il tenore di vita.

Ma ora c'è una biforcazione negli indici dei prezzi, la quale dimostra l'inutilità assoluta del cosiddetto target dell'inflazione. Da un lato c'è praticamente tutto ciò che viene prezzato e scambiato direttamente sui mercati mondiali con un segno negativo su base anno/anno.

Ciò include la benzina, che è giù del 23.3% rispetto ad agosto; il diesel, che è sceso del 34.6%; il gas e le utenze elettriche, che sono rispettivamente scesi dell'11.5% e dello 0.5%.

Allo stesso modo, tutte le altre commodity sono scese dello 0.5%, mentre i prezzi dei beni sono sostanzialmente scesi rispetto ad un anno fa, quasi senza eccezioni. Ad esempio, i prezzi dell'abbigliamento delle donne sono diminuiti del 2.1%, quelli delle coperture per finestre e pavimenti sono scesi del 4.9%, quelli degli elettrodomestici sono scesi del 3.5%, quelli delle attrezzature e degli arredi per la casa sono scesi del 3.1%, quelli dei mobili e della biancheria da letto sono scesi dello 0.9%, quelli di strumenti e forniture sono scesi dello 0.3%.

Anche l'andamento dei prezzi delle auto mette i bastoni tra le ruote alla FED e al suo target d'inflazione. Dopo sette anni di drastica soppressione dei tassi d'interesse, la quantità totale del credito per le automobili è salita quasi del 45% e il finanziamento per la massiccia flotta di nuovi veicoli in leasing è cresciuto ancora più rapidamente.

Di conseguenza, i parcheggi dei rivenditori d'auto sono ancora una volta inondati di veicoli usati. Questa impennata nell'offerta ha fatto scendere i prezzi medi delle auto usate dell'1.5% durante l'anno passato, mentre il prezzo delle auto nuove rimane sostanzialmente piatto in un mondo inondato da un eccesso di capacità produttiva.




In ogni caso, è veramente difficile comprendere il motivo per cui una banca centrale, con l'obiettivo della stabilità dei prezzi, si debba opporre così alacremente davanti a prezzi più bassi di benzina, utenze, abbigliamento e auto. Mi auguro che questi azzeccagarbugli accademici non credano veramente che le famiglie, le quali vedono ridursi la pressione sulle bollette del gas e delle varie utenze, abbiano deciso d'accumulare denaro perché l'IPC generale è quasi a zero.

Infatti la teoria secondo cui la "lowflation" indebolisca la crescita economica reale, soffochi la spesa per beni strumentali e beni di consumo, e in qualche modo distrugga il mondo del lavoro e dell'imprenditoria, è qualcosa di davvero imbarazzante; sopravvive solo perché rappresenta una comoda copertura per un'intrusione iperattiva delle banche centrali nei mercati monetari e finanziari, e perché sussidia la speculazione per mezzo della ZIRP e del QE.

Infatti, ecco una notizia flash per la "banda degli inflazionisti" rannicchiata nell'Eccles Building. Sin dalla fine del secolo scorso c'è stata troppa inflazione rispetto al potere d'acquisto dei lavoratori americani. Ad oggi non stanno spendendo per il semplice motivo che il reddito reale delle famiglie è diminuito, e non perché sono in attesa di un aumento dell'inflazione!




Inoltre, i numeri nelle tavole del BLS dicono alla banda degli inflazionisti nella FED di chiudere il becco e sedersi. Nella famiglia media circa i due terzi del costo della vita viene destinato alla casa, al trasporto, all'assistenza medica, all'istruzione, all'intrattenimento e simili. La variazione anno/anno del prezzo dei primi tre di questi elementi è stata rispettivamente del 3.1%, 2.1% e 2.2%, mentre il costo dell'andare al ristorante è aumentato del +2.7% e le spese per l'istruzione (non mostrate) sono aumentate del 3.5%.

Questi aumenti annuali in tali categorie non sono affatto un'aberrazione recente che finirà nel territorio del 2% se la FED non manterrà i tassi d'interesse allo zero percento. Infatti, l'aumento del 2.6% nell'ultimo anno in tutti i servizi meno quelli energetici, come sopra indicato, rappresenta una tendenza che è stata in vigore per la totalità di questo secolo fino ad oggi.

Allo stesso modo, dall'agosto 2013 all'agosto 2014 l'indice dei servizi meno l'energia è cresciuto ad un identico 2.6%. E l'indice è aumentato rispettivamente del 2.5%, 2.4% e 2.4%, in ciascuno dei tre anni precedenti. Infatti, sin dalla fine del secolo scorso, l'indice dei servizi meno quelli energetici è aumentato del 50%, o ad un tasso composto del 2.6%; e non vi è stata alcuna tendenza verso il basso.




Se l'economia americana fosse una gigantesca vasca da bagno, cosa che invece non è, l'indice dei prezzi riguardanti i servizi domestici sarebbe senza dubbio la parte del paniere più suscettibile all'influenza della banca centrale.

Eppure, come ha chiarito la relazione del BLS, le famiglie americane sono messe male dal punto di vista finanziario, e l'ultima cosa di cui hanno bisogno è la FED che gonfia il costo della casa, delle cure mediche, del trasporto e della maggior parte degli altri servizi. I loro stipendi, che sono cresciuti di un anemico 1.9% lo scorso anno, sono già stati erosi del 2.6% da questi servizi.

E questo ci riporta alla deflazione globale registrata nel prezzo in calo delle materie prime e delle merci, e al grafico che abbiamo pubblicato ieri sui bilanci gonfiati delle banche centrali (esclusi quelli di Stati Uniti ed Europa).

Per farla breve, il trucco della stampa di denaro è ormai obsoleto. L'inflazione di yen, won, yuan, real, rubli, ringgit, riyal, baht, ecc. spintonata negli ultimi due decenni dalle folli stampanti monetarie nell'Eccles Building, ha raggiunto il suo apice. Di conseguenza, è finito il boom turbolento, ma artificiale, stimolato in queste economie da una marea di credito interno; i prezzi e i profitti stanno ora soccombendo davanti ad una marea deflazionistica.

L'epicentro di questa inversione è il Casinò Rosso Cinese, la quale include anche gli stati petroliferi, gli esportatori di materie prime e gli esportatori mercantilisti che hanno banchettato grazie al boom della Cina.




Inutile dire che l'idea secondo cui l'economia degli Stati Uniti può essere dissociata da queste forze epocali, è sia ingenua sia in malafede. Verranno seriamente intaccate le attività imprenditoriali interne, dalle fabbriche della Caterpillar in Illinois agli impianti chimici a Houston fino agli autotrasportatori di sabbia e olio di scisto nel Baaken.

Né il danno sarà limitato ai materiali, all'energia e alle industrie dei beni strumentali degli Stati Uniti. La grande inflazione nei bilanci delle banche centrali estere raffigurata qui sopra, ha creato un'enorme domanda per gli asset denominati in dollari. Cioè, una grande offerta d'acquisto per bond dello stato, ETF e perfino singoli titoli azionari, posizioni tra l'altro finanziate non da risparmi reali ma dal credito fiat delle banche centrali.

Infatti il modus operandi delle quattro banche centrali qui sopra, è stato quello d'ancorare le loro valute a tassi di cambio artificialmente bassi. Questo, a sua volta, ha generato giganteschi avanzi nelle partite correnti degli stati petroliferi, dell'industria mineraria brasiliana, delle fabbriche dei componenti a Taiwan e delle fabbriche Apple cinesi, convertiti poi in un enorme domanda per obbligazioni e azioni dei mercati sviluppati.

Negli ultimi 15 anni, per esempio, il bilancio della banca centrale dell'Arabia è salito da $150 miliardi a oltre $800 miliardi, perché la sua politica era quella di mantenere il suo tasso di cambio piatto come una tavola a 3.75 riyal al dollaro. Così facendo, ha creato un'offerta d'acquisto artificiale per titoli del Tesoro USA, titoli cartolarizzati di mutui ipotecari, ETF e azioni IBM; il tutto dipendente dalla perpetuazione del boom globale e da prezzi del petrolio a $100.




Inutile dire che la grande deflazione globale ha già eliminato i giganteschi avanzi delle partite correnti degli stati petroliferi, la loro capacità d'ancorare le loro valute e la possibilità d'accumulare asset finanziari globali. Ad esempio, da un picco di $350 miliardi l'anno, il surplus saudita è già sceso in territorio negativo, dov'è probabile che rimarrà negli anni a venire poiché la domanda mondiale di petrolio vacillerà e l'offerta aumenterà.

Ciò significa che gli stati petroliferi liquideranno il loro gruzzolo di capitale per coprire i disavanzi delle partite correnti. La grande offerta d'acquisto delle banche centrali si trasformerà in un'implacabile offerta di vendita sui mercati di Londra, New York e sui mercati finanziari di tutto il mondo.




Infine il calo dei prezzi delle materie prime e delle merci scaturito dal bust deflazionistico del mondo, non può in alcun modo essere contrastato con un maggiore allentamento dell'offerta monetaria a favore del casinò di Wall Street. Se la FED deciderà di perseguire ulteriormente la ZIRP, il perché sarà inequivocabilmente evidente. Ora che ha scatenato i giocatori d'azzardo e le furie nel casinò, è terrorizzata dalla prospettiva d'imbrigliarli. In questo modo diventerà evidente che il progetto keynesiano degli ultimi due decenni è stato un fallimento e una frode.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Uno sviluppo preoccupante per i rialzisti del mercato azionario

Lun, 09/11/2015 - 11:00




di Bill Bonner


GUALFIN, Argentina – Sì, sembra proprio che stia arrivando. Il nostro amico di lunga data, Hense Ellis, riassume la situazione:

E' cominciata una nuova recessione globale. Il crollo dei prezzi delle materie prime e la crisi delle economie emergenti, porterà inevitabilmente ad un forte calo degli investimenti globali e ad una nuova ondata di disoccupazione.

Inoltre le recenti vendite nel mercato azionario stanno peggiorando le cose, creando un effetto ricchezza negativo che provocherà un calo dei consumi.
Un altro amico economista, Richard Duncan, aggiunge altri particolari:

  • L'economia cinese sta rallentando rapidamente.
  • L'economia indiana è più fragile di quanto si pensi.
  • Il crollo dei prezzi delle materie prime rappresenta un pesante fardello.
  • Il forte calo delle valute dei mercati emergenti è destabilizzante.
  • Il crollo del commercio mondiale è un duro colpo per i profitti aziendali.
  • L'eccesso di capacità industriale sta peggiorando.
  • La qualità del credito si sta deteriorando rapidamente.
  • La disponibilità di credito ha iniziato a prosciugarsi e diventerà molto più stringente.

Duncan ha una teoria sul perché stiano accadendo queste cose – una "mancanza d'eccesso di liquidità".

Come dice lui: "E' la liquidità che muove i mercati. Quando la liquidità è abbondante, i prezzi degli asset tendono a salire; quando è scarsa, i prezzi degli asset tendono a scendere."

Ciò di cui hanno bisogno gli investitori, quindi, è un modo per misurare e prevedere la liquidità.

La risposta di Duncan è qualcosa che lui definisce "indicatore della liquidità."

Quando la FED crea dollari attraverso il QE, inietta la liquidità nei mercati finanziari. Inoltre, quando le banche centrali estere investono le loro riserve in dollari di nuovo negli Stati Uniti, esse vanno ad aggiungersi alla liquidità.

Dall'altro lato dell'equazione, quando il governo prende in prestito dollari per finanziare il suo deficit di bilancio, assorbe liquidità.

Quando la liquidità totale (cioè, il QE e la quantità di dollari accumulati sotto forma di riserve in valuta estera) è più grande del deficit di bilancio, c'è liquidità in eccesso ed i prezzi degli asset tendono a salire. Ma quando la liquidità totale è inferiore al deficit di bilancio, vi è un drenaggio di liquidità ed i prezzi degli asset tendono a scendere.
In questo momento, secondo il modello di Duncan, la liquidità diventerà negativa nel 2015 e rimarrà negativa per ogni anno fino al 2019.

Questo è il motivo per cui Duncan avverte i suoi abbonati che si tratta di un "momento molto pericoloso" per i prezzi degli asset.

Giovedì scorso abbiamo mostrato come l'eccesso di liquidità ribollisse nel mercato dei finanziamenti ipotecari.

Dato che era facile entrare in possesso del denaro – grazie ai tassi bassi e alla cartolarizzazione dilagante del debito ipotecario – la gente comprava più case a prezzi sempre più alti.

Ciò ha spinto il valore della garanzia – le case – cosa che ha permesso alle persone di prendere in prestito ancora di più... e ha stimolato il settore delle costruzioni a costruire più case ed a venderle ad acquirenti sempre più marginali (subprime).

Il debito e il capitale sono schizzati sempre più in alto fino a quando sono crollati nel 2007-08. I prezzi delle case sono crollati e il valore del debito ipotecario è crollato insieme a loro.

Oggi, grazie in gran parte alla bolla della FED, i livelli dei proprietari di abitazioni sono tornati a dove si trovavano quasi mezzo secolo fa.

Ora vediamo accadere lo stesso fenomeno in altri settori. Come abbiamo scritto giovedì, il debito degli studenti, il debito per automobili e i titoli di debito societari, sono tutti una fonte guai.

E il quadro più grande è che le pompe non funzionano più nel modo in cui solevano funzionare. La crescita degli ultimi 20 o 30 anni è scaturita in gran parte – forse del tutto – da un'espansione del credito.

Le banche hanno prestato. I consumatori, le imprese e il governo hanno preso in prestito.

Molti degli ordini delle fabbriche sono finiti nei mercati in via di sviluppo, dove i costi erano più bassi. Ciò ha riversato in queste economie e nelle loro banche centrali un sacco di dollari, i quali sono stati investiti di nuovo in asset degli Stati Uniti.

Ecco Mike Dolan di Reuters:

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il valore in dollari delle riserve in valuta estera detenute da tutte le nazioni in via di sviluppo è aumentato di quasi $7,000 miliardi in un solo decennio, raggiungendo l'anno scorso un picco di circa $8,050 miliardi.

Mentre la Cina ha ricoperto il ruolo principale, pari a circa la metà di tale aumento, il suo boom economico ha creato un superciclo delle materie prime che ha inondato le casse delle nazioni ricche di risorse: dall'Asia alla Russia, al Brasile e al Golfo.

La stragrande maggioranza di questo denaro è finito nel Tesoro degli Stati Uniti e in altri bond a basso rischio dei paesi ricchi.
Capito?

I dollari presi in prestito negli Stati Uniti sono finiti nelle riserve in valuta estera delle banche centrali straniere – soprattutto in Cina.

Cosa c'avrebbero potuto fare?

Comprare più debito pubblico americano. Ridurre i costi d'indebitamento degli Stati Uniti. Rendere ancora più conveniente per gli americani prendere in prestito dollari e mandarli all'estero!

Ecco un grafico creato dal nostro team di ricerca per aiutarvi ad avere un quadro più chiaro di quello che sta succedendo...




Quindi è possibile attribuire gran parte della crescita globale alle riserve cinesi in valuta estera. Mentre salivano, sempre più denaro è finito di nuovo negli asset finanziari statunitensi... e gli americani hanno preso in prestito e speso sempre di più.

Ma ehi, ehi, ehi! Quelle riserve hanno ormai raggiunto l'apice. Di nuovo Dolan:

Le riserve FX dei mercati emergenti sono diminuite di circa cinquecento miliardi di dollari tra la metà del 2014 e la fine del primo trimestre del 2015, come mostrano i dati del FMI, e questo probabilmente è solo l'inizio.

Deutsche Bank ha stimato che è stato raggiunto il limite di quasi due decenni d'accumulo di riserve, e le banche centrali entro la fine del prossimo anno se ne libereranno fino a $1,500 miliardi per far fronte ai deflussi di capitali.
Naturalmente, come vi abbiamo detto ieri, non sappiamo nulla. E anche su di questo abbiamo i nostri dubbi.

Ma sembra che la fine di questo ciclo sia in vista.

Fate attenzione.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il treno monetario delle banche centrali è condannato: deragliamento o precipizio

Ven, 06/11/2015 - 11:07




di Francesco Simoncelli


C'è un treno che è partito e su cui tutti noi siamo a bordo. La maggior parte delle persone si sta godendo il viaggio, mentre lo speaker annuncia festante che all'arrivo in stazione sarà inaugurata una festa con tanto di barbecue. In lontananza, infatti, si vede del fumo nero salire in cielo e i passeggeri pensano che quello sia il segno di un buon pasto. Ciò li rende fiduciosi. Ciò li rende ansiosi d'arrivare a destinazione. Non presteranno particolare attenzione a quei presunti "guastafeste" che raccontano un'altra storia. I passeggeri non possono guardare in avanti e quindi si affidano alle comunicazioni dello speaker il quale parla direttamente col macchinista. Si fidano delle capacità del macchinista. Tendono a non fidarsi di quegli altri passeggeri che non credono alle parole dell'altoparlante e avvertono gli altri di come la situazione sia alquanto pericolosa, perché la puzza di bruciato non è di carne bensì di legno. Il treno si sta dirigendo a tutta velocità verso un ponte di legno sospeso che sta andando in fiamme.

Il macchinista spera d'accelerare in modo da poterlo superare indenne, ma non ha fatto i conti con la criticità della struttura. Allo stesso modo, le banche centrali stanno conducendo le economie che gestiscono giù da un dirupo. Sperano di passare indenni il ciclo economico che stanno cercando disperatamente d'evitare basandosi esclusivamente su una politica: gonfiare la prossima bolla. Quando si forniscono soldi quasi gratis a giocatori d'azzardo e speculatori privilegiati, non ha importanza se si stanno acquistando bond tedeschi o svizzeri, le posizione di trading finanziate finiscono sempre per alimentare effetti indesiderati che condurranno ad un nuovo intervento per "aggiustare" quanto di sbagliato creato con le precedenti politiche interventiste. Il monumentale azzardo morale abilitato dallo sfruttamento della leva finanziaria fino all'inverosimile e dalla creazione di titoli sempre più tossici, è quella scintilla che ha appiccato l'incendio.

I banchieri centrali non stanno cercando di domarlo, o di spegnerlo. Stanno cercando d'evitare il problema aumentando la velocità di crociera e sperando di superare indenni il ponte in fiamme. Non solo stanno rischiando di finire già da un dirupo insieme alle economie che gestiscono centralmente, ma rischiano anche deragliamenti improvvisi a causa della velocità sostenuta.



LE VORAGINI EUROPEE

Uno dei vagoni del treno è composto dai paesi europei. Le loro situazioni finanziarie sono tra quelle più preoccupanti in tutto il convoglio che si sta dirigendo a folle velocità verso il ponte in fiamme. Se la miopia degli investitori li porterà a rivalutare la moneta europea nei confronti del dollaro come eventuale protezione ultima, allora il loro risveglio sarà molto più che brusco. È probabile che nel breve periodo possa anche accadere una cosa del genere, ma le bombe ad orologeria economiche all'interno della zona Euro garantiscono un futuro tutt'altro che roseo per coloro che decidono di scommettere sull'euro. Se prendiamo come esempio alcuni dei PIIGS, pare che non abbiano mai conosciuto un bilancio in pareggio.





Nonostante il trattato siglato da tutti i paesi della zona Euro impedisse loro di sforare un debito/PIL oltre il 60%, nessuno l'ha rispettato. Francia e Germania in primis. Non è stata applicata alcuna sanzione negativa per questa violazione... perché quindi non continuare? Paesi come la Grecia e l'Italia hanno gozzovigliato con i deficit di bilancio, forti delle credenziali tedesche per dare credibilità ai loro ripagamenti. Hanno quindi risucchiato beni esteri senza produrre alcunché in cambio, mettendo nei guai quei paesi che sono stati fiscalmente responsabili. Azzardi morali e un settore pubblico in espansione hanno corroso sempre di più la loro capacità di creare ricchezza, fino a quando nel 2010 qualcuno s'è accorto dei pre-pensionamenti greci e di come ci potesse essere la "remota" probabilità che gli ellenici stessero truccando i loro conti. Il caos che s'è generato da quel punto in poi è stato determinato dal fatto che nessuno voleva pagare per i propri errori, ma soprattutto i paesi fiscalmente responsabili non volevano pagare per gli sgarri altrui; ciononostante, il progetto europeo è andato avanti con la Germania che ha ipotecato il futuro della propria nazione per salvare stati falliti e un sistema bancario commerciale decotto. Il FMI ha infranto le proprie regole e ha aiutato i greci; la BCE ha infranto la sua presunta rigidità e ha seguito una strada costellata d'interventi crescenti nei mercati; le banche commerciali hanno prestato denaro quasi gratis a stati falliti e questi ultimi hanno salvato le banche commerciali fallite spennando i contribuenti. Il salvataggio greco del 2010 è stato seguito da un altro salvataggio nel 2012, e ora siamo arrivati al terzo.

Cos'è cambiato? Nulla. La situazione economica e finanziaria dei PIIGS è peggiorata, trascinando a fondo anche gli altri paesi della zona Euro. Infatti, potremmo benissimo rinominarli PIIGSF. Sebbene i media finanziari stiano tirando un sospiro di sollievo dopo l'implementazione del terzo pacchetto d'aiuti, la Grecia non attuerà alcuna politica d'austerità... come non lo farà nessun altro dei paesi PIIGS. Perché? Perché non esistono sanzioni negative. La farsa di un'uscita di una qualsiasi nazione dall'UE è un teatro Kabuki, nessuno caccerà nessuno. Sarà gettato fumo negli occhi degli elettori. Il governo portoghese riceverà il messaggio e anche quello dell'Italia: cacciare qualcuno dall'UE innescherebbe una perdita di fiducia nel grande esperimento di centralizzazione pianifacata del NWO inaugurato nel 1919. Quando la Grecia andrà in default, questi problemi verranno a galla. La Merkel si trova sull'orlo di un abisso, sia finanziario che politico. Ha fondi e tempo limitati. Non sa cosa accadrà se si rifiuterà di fornire altri fondi alla dolina finanziaria rappresentata dal governo greco. Le sue opzioni sono limitate: salvare o rifiutarsi di salvare. Continuerà a scegliere la prima opzione. Anche se l'euro nel breve periodo non morirà, un suo probabile rimbalzo sarà il classico "dead cat bounce". Anche perché non dobbiamo scordarci la gigantesca offerta d'acquisto scatenata dalla BCE attraverso il suo Q€, il quale non è altro che il rimpiazzo del temporaneo rallentamento delle rotative della FED.

Sin dal 2008 le banche centrali hanno cercato di coordinarsi per tenere in piedi le due entità protette dal loro cartello economico: stati e banche commerciali. I vari giri di quantitative easing negli USA avevano questo scopo. Non sono mai stati ideati per "salvare" Main Street. I pianificatori monetari centrali hanno presupposto che questo esito sarebbe avvenuto in risposta ad un effetto a cascata generato dal denaro creato ex-novo. Negli stati USA con un'alta produzione di petrolio, ad esempio, è avvenuto proprio ciò grazie alla manna del credito facile. Ora questa illusione è finita e le patch di scisto si sono dimostrate quelle che erano sin dall'inizio: una bolla. Ma in particolar modo il QE2 ha funzionato come un cuscinetto per la crisi europea, perché ha permesso agli hedge fund d'attingere ad una linea di credito pressoché infinita con cui accaparrare quanti più bond statali possibili e sostenere artificialmente il mercato europeo. Di conseguenza la baracca europea s'è retta a galla perché è stata gonfiata una delle bolle più grandi mai viste nella storia dell'uomo: quella dei bond statali. È sempre stata questa la strategia dei pianificatori centrali: gonfiare un'altra bolla e poi passare la patata bollente al malcapitato successivo di turno. Così ha fatto Greenspan con Bernanke, ad esempio. E così ha fatto Bernanke con la Yellen. Stesso discorso con Trichet e Draghi. Problema: a novembre la FED ha messo un tetto all'aumento della base monetaria. All'improvviso il "whatever it takes" di Draghi è stato messo alla prova, con tutti quei player pronti a schiacciare il pulsante "vendere" se Draghi non si fosse sostituito alla Yellen per garantire un flusso costante di denaro con cui fare carry trade e sostenere artificialmente la vita di stati falliti.

Il caos intorno al mercato obbligazionario sovrano è talmente vasto che nemmeno i burocrati si sono accorti della confusione che hanno creato con le loro normative. Durante il periodo di crisi, in preda al panico, hanno impresso sui bond sovrani il marchio di asset "sicuri" e vaccinati da qualsiasi rischio. Questo li ha resi come degli scarafaggi dei motel: sono entrati nei bilanci dei grandi player, come banche commerciali ed hedge fund, e non ne sono usciti. Non solo, ma con il tetto ai deficit di bilancio, gli stati non ne possono emettere a iosa. È per questo motivo che all'inizio la BCE s'è trovata in difficoltà nell'adempiere al suo scopo di monetizzare bond sovrani europei al ritmo di €60 miliardi al mese.




A causa dei tassi negativi sui depositi in eccesso presso la BCE, le banche commerciali europee preferiscono detenere i bond sovrani come "ultima linea di fuoco" in caso di panico. In forza di Basilea III, che li considera asset privi di rischio, le banche commerciali europee si sono trincerate dietro questa muraglia di IOU per far apparire più solvibili i loro bilanci. Infatti, non potendo rivolgersi alle famiglie a causa del loro raggiungimento dello stato di "picco del debito" e tradando solo una piccola porzione degli IOU sovrani, i volumi di commercio di questi asset "privi di rischio" sono bassi e con essi i rendimenti annuali. Non sorprende, quindi, se gli istituti bancari europei sono a corto di €137 miliardi secondo un recente studio di JP Morgan.




La fame di rendimenti decenti ha spinto le banche commerciali nel casinò azionario in cui hanno spostato la maggior parte delle loro operazioni. È qui che viene riciclato quasi tutto il denaro preso in prestito grazie alla ZIRP, andando a gonfiare i prezzi di tutti quegli asset che hanno anche la minima potenzialità di salire di prezzo nel breve termine. In sintesi, è stata uccisa una qualsiasi parvenza di price discovery onesto in questo mercato ed è questo il motivo sostanziale per cui ultimamente abbiamo assistito alla discesa in borsa di Poste Italiane. Il denaro gratis che circola nelle sale del mercato azionario fa gola allo stato e quest'ultimo fa di tutto per entrarvi in possesso. Fa gola anche alle banche commerciali che stanno dando pieno sfogo alla cartolarizzazione di vari asset e quindi ottenere a fine anno un bilancio in crescita. Ma ciò non fa altro che rendere la situazione economica ancora più esplosiva, poiché abbiamo a che fare con pachidermi rigonfi di asset presumibilmente "sicuri" e tutta una serie di altri asset decisamente tossici. Senza scordarci i crediti inesigibili che ancora incagliano i bilanci delle banche commerciali. In un mondo finanziario in cui nessuno più sa quale asset sia di chi, gli zombie finanziari creati dall'espansione monetaria della banca centrale si stanno disintegrando lentamente a causa di quelle stesse misure non convenzionali che si supponeva avrebbero dovuto aiutarli.

In questo marasma la BCE ha annunciato che probabilmente prolungherà le sue misure d'intervento nell'economia per altri due anni, fino al 2018. Di conseguenza, ciò che finora ha fallito calmorosamente verrà prolungato e aumentato d'intensità. Infatti, quali sono stati i risultati degli interventi dello zio Mario? Gli istituti finanziari sono stati rimpinzati di pattume obbligazionario di stati falliti e l'economia più ampia continua a languire in una stagnazione perenne a causa della ridistribuzione delle risorse scarse a favore degli zombie finanziari mantenuti in vita artificialmente dalle politiche della banca centrale.





Ma con un ambiente finanziario sempre più saturo di asset con rendimenti ridicoli e stati necessitanti d'espandere la loro influenza per mantenere fede alle loro promesse folli, le banche commerciali saranno investite da una rinnovata fame di rendimenti decenti che le porterà a disincentivare ulteriormente il prestito all'economia più ampia caricando i malcapitati con tassi sui mutui sempre più alti. Almeno fino a quando non si raggiungerà il punto di rottura, ovvero, verranno presi di mira i depositi. Con l'era della digitalizzazione del denaro e della lotta del contante, i depositanti sono ostaggio delle banche commerciali che potranno chiamare in causa i bail-in per salvarsi dalla bancarotta. In Italia questa misura verrà dichiarata legittima dall'anno prossimo. A quel punto sarà molto interessante vedere cosa succederà perché le ipotesi sono tre: vendere asset (e questo significa anche bond statali con tutte le conseguenze del caso); controlli dei capitali; bandire di forza il denaro contante.

In breve, la società sarà ad un passo dal raggiungere un'economia di comando a tutti gli effetti.



LE TOPPE STATUNITENSI E LO SFILACCIAMENTO DEI MERCATI EMERGENTI

Ma stando così le cose, qual è la giustificazione delle politiche monetarie non convenzionali? Subito dopo il crollo del 2008 e Hank Paulson che ha servito all'America il mud sandwich, quali prove abbiamo che le politiche monetarie allentate abbiano aiutato l'economia più ampia? Eppure sento in ogni dove commentatori e presunti esperti affermare che siamo in una sorta di ripresa economica. Domanda: per chi? Non per Main Street. Allora per chi? Per le grandi aziende come Microsoft, Amazon, McDonald's; per tutti coloro che possono ricorrere ai LBO e altri trucchi d'ingegneria finanziaria abbeverandosi alla ZIRP; e per coloro a cui si spalancano le porte delle bische clandestine quali i mercati azionari odierni. Insomma, tutte quei grandi player in grado di poter mettere in gioco i propri flussi di cassa a garanzia di nuovi prestiti con cui ingozzarsi con carry trade da favola e prolungare artificialmente la loro vita.




Non solo, ma ciò ha dato vita ad un'altra distorsione all'interno dell'ambiente economico. Infatti se prima era la concorrenza che premiava quelle imprese che meglio servivano i clienti, così come dovrebbe accadere in ogni mercato onesto e libero, oggi le nuove imprese che vogliono innovare non nascono per imporsi nel mercato bensì per farsi assimiliare dalle grandi aziende e campare così di rendita. Non esiste più concorrenza, proprio perché la difficoltà d'accedere al credito impedisce alle realtà produttive d'imporsi sul mercato e chiamare a raccolta tutti quei consumatori desiderosi di spendere i loro soldi. Tutto ciò oggi non è più possibile perché gli attori di mercato, a seguito della bolla immobiliare, hanno raggiunto il proprio "picco del debito" e stanno affrontando un percorso di deleveraging. Quindi hanno contratto la loro scala dei desideri, retrocedendo lungo la piramide di Maslow, "costringendo" di conseguenza le grandi aziende a sopravvivere solo attraverso l'ingegneria finanziaria, gonfiando artificialmente il valore della propria società attraverso riacquisti d'azioni proprie, fusioni, ecc. Non stanno affatto investendo nel settore della ricerca & sviluppo; i loro sforzi sono concentrati a mantenere a galla l'illusione di solvibilità.

Ciò però non è un processo privo di rischi. Infatti, aziende che dovrebbero fallire a causa d'eccessi abilitati da interventi artificiali delle banche centrali, non fanno altro che sottrarre risorse scarse all'economia reale, impedendo di conseguenza al bacino della ricchezza reale di crescere e portare un maggiore benessere alla società nel suo complesso. No, Main Street non solo deve sobbarcarsi il proprio deleveraging, ma anche il peso di dover sostenere indirettamente pachidermi zombificati il cui unico destino sarebbe solamente quello d'andare in bancarotta. Non sorprende, quindi, se sono aumentati gli americani finiti nell'indigenza più nera e gli unici lavori che spuntano sono solamente part-time e con paghe incapaci di mantenere una famiglia.





Questo significa stagnazione incalzante per la popolazione, lasciandola con due opzioni: vivere a carico del welfare state, o tornare a vivere coi genitori e ritornando a scuola per ottenere un pezzo di carta migliore con cui sfoggiare una competenza. Per quelle famiglie che ancora possono permetterselo, questo significa accendere un prestito e contrarre nuovi oneri finanziari. La maggior parte delle volte viene posta come garanzia il reddito o la pensione. E con le banche commerciali strozzate da una fame di rendimenti decenti, come credete che verranno trattati coloro che si sono fidati di un tasso variabile? Non solo, come ripagheranno il debito mastodontico pendente sulle loro teste quegli studenti che si troveranno un mercato del lavoro incapace d'assorbire nuove leve prive d'esperienza pratica? Tali studenti rappresentano una garanzia che non può essere riscossa. Quindi le file del welfare state sono destinate a salire.





In realtà, questa è solo la punta dell'iceberg perché in realtà esistono molte altre passività nascoste ancora nell'ombra. A questo aggiungeteci anche il trend attualmente in atto che nel prossimo futuro porterà sempre più attori di mercato a dipendere dalla "generosità" dello stato. Problema: lo stato è incapace di generare profitti, poiché incapace d'effettuare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato. Mancando, di conseguenza, quella linfa vitale rappresentata dal bacino della ricchezza reale da cui attingere coercitivamente, tutte le attività in bolla alimentate dallo politiche pianificatrici centrali andranno in crisi. Non importa a quanto arriverà il livello d'interventismo di stato e banche centrali, queste bolle scoppieranno poiché non potranno più sottrarre risorse scarse ai creatori di ricchezza reale. Questo non è una sorta di processo lontano nel tempo. Sta già accadendo. Pensate alla Caterpillar. Questo gigantesco pachiderma produttore di macchine gialle, o più precisamente, beni capitali, ha tratto beneficio dalla baldoria del credito facile scatenata dalla Cina. Dopo che la Grande Recessione aveva iniziato a scuotere le fondamenta del capitalismo clientelare statunitense, i capitalisti rossi di Pechino hanno arroventato le loro stampanti monetarie gonfiando una gargantuesca bolla immobiliare e stimolato il commercio con tutti quei paesi emergenti desiderosi d'esportare minerali ed altri elementi.

Caterpillar non c'ha pensato due volte a delocalizzare, ad esempio, in Australia per partecipare alla festa del credito facile inaugurata dalla Cina e che ha reso l'Australia improvvisamente la nuova Eldorado grazie ai materiali che esportava in Cina. Ciò a sua volta ha inondato economie emergenti come Brasile, Australia, Turchia, Malesia, di uno tsunami di denaro il quale non ha alimentato commerci sani in accordo con segnali di mercato genuini, bensì ulteriori bolle. L'ondata deflazionistica a cui stiamo assistendo ora, non è altro che il risultato della politica monetaria cinese che ha puntato sulla politica monetaria per mantenere in piedi un'economia che era diventata dipendente dalle esportazioni negli Stati Uniti e in Europa prima della Grande Recessione del 2008. Di conseguenza, distorcendo ulteriormente i segnali di mercato in patria, ha permesso l'emersione di investimenti improduttivi che ha gonfiato di capacità in eccesso i settori minerari e il settore immobiliare. Il calo del prezzo delle commodity è il risultato del fallimento di quelle aziende che avevano puntato su tali mercati in base a segnali di mercato sballati e avulsi dalla realtà. La fabbricazione di elementi per cui non esiste domanda ha saturato i mercati mondiali con un'offerta di beni che in realtà nessuno vuole e che ha portato al fallimento parecchie industrie cinesi. Ciò a sua volta s'è riverberato sulla catena dei rifornitori della Cina, come l'Australia e il Brasile ad esempio, i quali stanno entrando in recessione. È probabile che cercheranno d'evitare questo fato ricorrendo alla loro stampante monetaria, ma ciò non farà altro che acuire il dolore economico e spostare la resa dei conti nel futuro, ma ad un prezzo più alto da pagare.

La disoccupazione è in aumento in Australia, soprattutto nel settore minerario, e al continuare di questo trend ci sarà grande pressione sul settore delle proprietà e immobiliare. Sono finiti i giorni in cui il governo australiano invitava gli individui a venire nella terra dei canguri a lavorare come minatori per una paga da favola. Era un'illusione, così come tutte le promesse dei painificatori statali. La RBA fino ad ora ha tagliato i tassi d'interesse due volte, portandoli al 2%. Inutile dire che la disperazione dei banchieri centrali li porterà ad adottare misure sempre più allentate per sostenere un'economia in reallentamento e insostenibile. Ciò vale anche per la Cina, la quale, nonostante i suzerain di Pechino spacchino i numeri fasulli del PIL al decimo di percentuale, ha appena iniziato a vedere lo strapiombo che si apre sotto i suoi piedi. In mezzo a questo caos sta cercando di tamponare la situazione svendendo i suoi possedimenti in valuta estera in cambio d'oro. Ma la vera storia è nei mercati emergenti, i quali stanno vedendo spegnersi quell'illusione che li aveva portati alla ribalta. Con essi si spegneranno anche gli ultimi profitti di quelle aziende estere che hanno delocalizzato per sfruttare tale situazione. Inutile dire che l'unica opzione che rimarrà loro, sarà quella di rivolgersi ancora più alacremente all'ingegneria finanziaria per restare a galla.

In due parole, quelle aziende che hanno fatto ricorso al credito facile e alla leva finanziaria, così come gli istituti di credito e quelli finanziari, appiccheranno il fuoco della prossima recessione.



PRIMA TOKYO, POI HARARE, PASSANDO PER CARACAS

In questo contesto, non esiste motto che possa essere più appropriato di questo: "Quando qualcosa non può più andare avanti, tende a fermarsi." È esattamente ciò che sta accadendo ora nel mondo economico e finanziario. Il ciclo economico che i banchieri centrali hanno alacremente combattuto sin dal disastro Lehman, è stato soppresso attraverso misure interventiste sempre più invadenti. Se prima del 2008 aveste chiesto agli stessi banchieri centrali la sostenibilità accademica e pratica di tali misure, tutti vi avrebbero accolto con una risata e vi avrebbero accompagnato alla porta. Dopo il 2008 si sono accodati silenziosamente al treno fatto partire dagli Stati Uniti: quantitative easing e ZIRP. In realtà, un treno simile era stato fatto partire un decennio prima in Giappone. Infatti il paese del sol levante è paragonabile ad una sorta di "paziente zero" dal punto di vista delle politiche monetarie allentate. Dopo una baldoria del credito scoppiata alla fine degli anni '80, i pianificatori monetari centrali giapponesi hanno in un primo momento lasciato che l'economia facesse il suo corso, ovvero, che la recessione purgasse l'ambiente economico da quegli eccessi che si erano accumulati durante la fase di boom insostenibile.

Infatti i cosiddetti "decenni perduti" non sono altro che un mito economico. La riallocazione delle risorse scarse a seguito di un ciclo economico presuppone dolore economico proporzionale alla quantità d'interventismo messa in atto durante il boom insostenibile, e, soprattutto, porta alla bancarotta quelle attività che hanno beneficiato artificialmente della manna monetaria delle banche centrali. Non solo, ma durante un periodo recessivo i debitori affrontano tempi duri. Problema: il più grande debitore di tutti è lo stato e in Giappone il debito pubblico è qualcosa di astronomico. In questa colonia di vecchi che ben presto farà i conti con una popolazione in rapido invecchiamento e scarse nascite, le finanze dello stato non c'hanno messo molto a finire sotto pressione, soprattutto le pensioni. Di conseguenza la BOJ è stata incaricata di "stimolare" l'economia con un giro di quantitative easing. Ovvero, sostenere quelle attività in bolla che stavano risentendo del processo purgativo operato dal ciclo economico.

Una fra tutte lo stato. Infatti non c'è voluto molto prima che i JGB vedessero calare i loro rendimenti a livelli ridicoli a seguito della grossa grassa offerta d'acquisto della banca centrale giapponese. Nel contempo, le banche commerciali hanno smesso di concedere prestiti e la popolazione ha smesso d'accendere nuovi prestiti.





I pianificatori monetari centrali è come se avessero diviso in due l'ambiente economico giapponese, separando economia reale ed economia drogata di credito gratuito. Detto in altro modo, hanno congelato il ciclo economico, sostenendo artificialmente una parte dell'economia (settore azionario e obbligazionario) mentre hanno permesso a Main Street di percorrere un sentiero di deleveraging dagli eccessi passati. In sintesi, è come se stessero aspettando che Main Street riesca a togliersi di dosso tutti gli eccessi del precedente boom insostenibile in modo che torni ad ingolfarsi di nuovi debiti. In realtà, non si sono accorti che sebbene Main Street stesse percorrendo un sentiero di deleveraging, si stava anche sobbarcando l'onere di tenere in vita attività economiche artificiali sopravvissute solo per volontà dei pianificatori monetari centrali. Ovvero, il quantitative easing non fa altro che ridistribuire silenziosamente risorse scarse dai creatori di ricchezza reale ai distruttori di ricchezza reale, e nel processo si distorce progressivamente qualsiasi forma di price discovery onesto. Questo significa un'inflazione dei prezzi degli asset raggiunti dal denaro creato ex-novo e una disinflazione di quegli asset che non vedono affatto il denaro di nuova creazione.

Quindi avremo una crescita spropositata di quei settori investiti dalla manna monetaria delle banche centrali, i quali investiranno in nuove misure d'ingegneria finanziaria piuttosto che nei dipartimenti come quelli di ricerca & sviluppo, e una stagnazione perenne di quei settori che vedranno sottrarsi nel tempo sempre più risorse scarse. Non è un caso se la situazione della classe media giapponese sia peggiorata sin dall'inaugurazione della cosiddetta Abenomics.





Ma l'errore più grave di questa banda di pianificatori monetari centrali è stata quella di credere alla balla keynesiana secondo cui le economie nazionali altro non sono che gigantesche vasche da bagno che possono essere riempite fino all'orlo della piena occupazione da PIL pontenziale e stimolo economico. Ciò presuppone un'economia chiusa avulsa dagli scossoni internazionali. Lasciatemi dire che questa è una sciocchezza mastodontica. La capacità in eccesso accumulata da tutte quelle grandi imprese che hanno beneficiato della manna monetaria delle banche centrali si riverserà in tutto il mondo e andrà a deprimere ulteriormente settori industriali martoriati da tasse, burocrazia e profitti calanti. L'ondata di deflazione globale a causa dell'eccesso d'investimenti improduttivi guidati dai tassi d'interesse ultra-bassi, riverserà nel mondo una quantità esorbitante di materie prime che deprimerà ulteriormente settori industriali già depressi. In concomitanza, ci sarà un repricing di quei settori industriali che fino ad ora hanno visto una domanda repressa a causa delle politiche monetarie allentate.

La corsa al denaro per entrare in possesso di beni che improvvisamente risulteranno eccessivamente scarsi darà luogo ad uno sfogo inflazionistico atto semplicemente a segnalare agli attori di mercato un ritorno ad un price discovery genuino e agli imprenditori dove si trovano veramente i posti in cui investire e indirizzare la produzione. La lotta al contante e i controlli di capitale, la cui propaganda già serpeggia nella società, serviranno a disinnescare questa inevitabile eventualità. L'ultimo trucco della pianificazione monetaria centrale per sopravvivere un giorno in più. La BOJ già adesso sta monetizzando tutti gli asset monetizzabili (tra azioni e obbligazioni) e la BCE pare decisamente intenzionata ad espandere la propria cerchia di asset acquistabili. In Cina abbiamo visto cosa succede se si vendono allo scoperto asset giudicati "invendibili" dai suzerain del capitalismo rosso.

I banchieri centrali, quindi, cercheranno di sostituirsi sempre di più alle forze di mercato ricoprendo un ruolo sempre più decisivo come market maker. Ciò significa un controllo capillare dei mercati. Ciò significa, in sostanza, un'economia di comando. Abbiamo già visto questo film e sappiamo come andrà a finire: 1989. Mises l'aveva spiegato nel suo classico del 1920, Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. Io lo sto ripetendo e ri-spiegando per l'attuale ciclo economico apparentemente infinito.



CONCLUSIONE

Il convoglio delle banche centrali sta manovrando un treno diretto verso un ponte in fiamme. Sperano di passarlo prima che crolli. Nella loro foga stanno accelerando ogni oltre limite immaginabile, rischiando di deragliare. I passeggeri nei vagoni vengono rassicurati: il fumo in lontananza è il barbecue che li attende in città. Non è così. Il treno o finirà giù dal ponte incendiato, o deraglierà. L'impossibilità di un rialzo dei tassi da parte della FED, la discesa dell'Europa in territorio negativo per quanto concerne i tassi d'interesse, la polveriera cinese e tutta la catena di suoi paesi fornitori, e la colonia d'anziani in Giappone, non hanno modo di tirare il freno d'emergenza. Sono fuori uso: demonetizzazione dell'oro.

Il ciclo economico congelato nel 2008 dalle banche centrali, sta lentamente riprendendo il suo corso. Perché? Perché quello delle banche centrali è un bluff, non hanno affatto il controllo sull'economia. Possono influenzarla, ma non possono direzionarla a piacere. Possono aggirare le leggi economiche, ma non possono violarle. Questo vuol dire che le forze di mercato lavorano in background per far emergere risultati diversi da quelli che i pianificatori monetari centrali si aspettano. Ma tempi disperati portano con sé misure disperate. Ciononostante, il destino dell'esperimento monetario globale delle banche centrali non cambia: deragliamento o precipizio. Ovvero, o inflazione di massa, o Grande Depressione II.

Siete dei clientelisti? Siete dipendenti dal welfare state? Siete posizionati long su obbligazioni e azioni? Avete lasciato indifesi i vostri risparmi? Se a tutte queste domande la risposta è "no", allora non avete nulla di cui preoccuparvi. Lo sconquasso a cui andranno incontro le attività in bolla e, di riflesso, le agenzie di pianificazione centrale non influenzerà (o se lo farà, sarà solo in minima parte) coloro che si preparano adeguatamente. Il Grande Default non eliminerà le vostre arti. Non eliminerà le vostre capacità. Non eliminerà le vostre idee. Invece andrà ad eliminare tutti quei privilegi che gli zombie finanziari non hanno fatto altro che accatastare sin dal 1971. Dalle bolle scoppiate nascono sempre nuove opportunità, soprattutto, vengono segnalate quelle più remunerative ed economicamente sostenibili. È questo lo scopo di una recessione, non quello di "spazzare via il mondo".


C'è un'altra bolla subprime pronta ad esplodere

Gio, 05/11/2015 - 11:05




di Bill Bonner


GUALFIN, Argentina – Dow giù di 239 punti ieri – o dell'1.5% – dopo che il Giappone ha fatto registrare il suo più grande rialzo azionario giornaliero in sette anni.

La situazione si sta facendo sempre più interessante.

Se si tratta solo di "volatilità", come sostengono i tipi di Wall Street sulla stampa, probabilmente passerà presto. Tutto andrà bene. Torneremo alle imbecillità di routine prima della fine del mese.

Ma se questi movimenti annunciano un mercato orso, i prezzi delle azioni negli Stati Uniti potrebbero essere tagliati a metà... o più.

E potrebbeero non recuperare per 10 a 20 anni.

Toro o orso, quindi?

Nessuno lo sa naturalmente. Ma ci sembra come se tutta la baracca sia sempre pronta a crollare.

Finora la correzione ha tranciato $12,500 miliardi di utili nei mercati azionari globali. Ci sono poche ragioni per cui le azioni possano risalire... e molte per cui possano scendere ulteriormente.

La crisi finanziaria globale del 2008, era incentrata sul debito ipotecario. Ce n'era troppo che non poteva essere rimborsato. Quando il valore della garanzia – case – è sceso, la bolla è scoppiata.

Oggi i consumatori hanno circa la stessa quantità di debito. Ma ora gli eccessi li ritroviamo nei prestiti per automobili e nel debito degli studenti.

Come potete vedere qui sotto, nel 2007 il totale dei prestiti per automobili era pari a circa $781 miliardi. Oggi ha superato i mille miliardi di dollari.

E nello stesso periodo di tempo i prestiti agli studenti sono più che raddoppiati: $1,300 miliardi.




Anche in questo caso, la garanzia sta perdendo valore.

I prezzi delle automobili usate scendono, poiché i leasing terminano e più auto usate tornano sul mercato.

Per quanto riguarda il debito degli studenti, la "garanzia collaterale" è rappresentata dalla capacità di guadagno della persona che ha acceso il prestito.

Ed ecco un accenno di ciò che sta accadendo: secondo il Center for Immigration Studies, sin dal 2007 tutti i proventi netti nei posti di lavoro sono andati agli immigrati – sia legali che illegali.

E la stragrande maggioranza di questi lavori è emersa nel settore dell'ospitalità – camerieri, anfitrioni, facchini, ecc. (posti di lavoro a basso salario).

Ecco perché i tassi di default dei prestiti agli studenti sono alle stelle. La "garanzia collaterale" non è così buona come i finanziatori pensavano che fosse.

Ma oggi rivolgeremo il nostro sguardo al debito societario, che è salito a $5,200 miliardi rispetto ai $3,200 miliardi nel 2007...

Come abbiamo riportato, i clientelisti ai piani alti hanno approfittato dei tassi ultra bassi della FED per prendere in prestito denaro... acquistare azioni delle proprie aziende... e sguazzare in lauti bonus mentre il resto delle azioni saliva di prezzo.

(Quando le società ricomprano le azioni proprie, le cancellano. Ciò aumenta automaticamente l'utile per azione di quelle in circolazione e ne aumenta il valore.)

Ma la truffa potrebbe essere sul punto di finire. Riporta il Financial Times:

Con una montagna di debiti da $4,000 miliardi in scadenza nei prossimi cinque anni, verrà chiamata in causa la dipendenza delle società americane dal denaro a buon mercato.

Secondo Standard & Poor's le società americane si sono affrettate a siglare oneri finanziari a buon mercato prima del presunto rialzo dei tassi, rifinanziando più di $1,000 miliardi ogni anno tra il 2012 e il 2014.

Condizioni di finanziamento più rigorose segneranno un punto di svolta nella recente abbuffata di debito. Le grandi aziende hanno avuto un accesso facile al denaro, firmando assegni per acquisizioni da miliardi di dollari e per finanziare riacquisti e dividendi – tutti accolti favorevolmente dagli investitori, mentre i prezzi delle azioni sono saliti rispetto ai minimi del 2009.

Ma all'aumentare dei tassi, gli investitori potrebbero sperimentare il rovescio della medaglia dei finanziamenti a basso costo. Gli analisti avvertono che le aziende inizieranno ad andare in default, in particolare nel settore energetico, il quale si è trovato lungo la linea di fuoco poiché i prezzi delle materie prime sono caduti in picchiata.
E' probabile che le teste di legno nei media mainstream diranno che il settore corporativo degli Stati Uniti non è mai stato in forma migliore.

Ma come accade per la frutta, essa inizia a marcire dall'interno sebbene l'esterno sembri ancora buono.

Ecco cos'è successo realmente...

Grazie ad una FED generosa sin dall'inizio della crisi finanziaria, le aziende sono state in grado d'accendere prestiti a tassi d'interesse bassissimi.

E hanno usato molto di questo denaro preso in prestito per aumentare i prezzi delle loro azioni tramite i riacquisti.

Et voilà! Il trucco è davanti ai nostri occhi.

I prezzi delle azioni salgono. E, all'aumentare di tali prezzi, migliora il rapporto tra debiti finanziari e patrimonio – il quale mostra quanto debito stanno usando le aziende per finanziare la crescita rispetto al valore del loro patrimonio netto.

Le aziende possono avere più debiti... ma per giustificarli possono mostrare un prezzo più elevato delle azioni.

Quando nel 2007 è scoppiata la bolla del debito ipotecario, è stato il segmento più debole – subprime – a detonare per primo. Sarà la stessa cosa per il settore delle corporazioni.

Ecco di nuovo il FT sul debito societario subprime:

Moody's e S&P avvertono che, all'aumentare dei tassi d'interesse, nei prossimi anni potrebbero aumentare anche i default. Tale preoccupazione è stata espressa anche da fondi obbligazionari come Pimco.

Gli analisti di S&P si aspettano che entro il giugno 2016 i tassi d'insolvenza tra le aziende di basso livello possano arrivare al 2.9%, quasi il doppio del tasso nel 2013.

L'elenco di Moody's delle aziende con rating B3 e con outlook negativo o inferiore – i gradini di rating più bassi nello spazio "speculativo" – ha eclissato il 200 registrato per la prima volta nel luglio 2010.
Gli utili societari hanno raggiunto un plateau quest'anno. E i prezzi delle azioni non sono più in costante aumento, come invece è accaduto dopo che l'ultimo mercato orso ha toccato il fondo nel 2009.

Cosa succede quando i creditori non sono più disposti a concedere credito alle corporazioni?

Sappiamo esattamente quello che accade – perché è accaduto già due volte in questo secolo.

Nel 2000 e nel 2008 i prezzi delle azioni sono saliti... e la frutta sembrava più succosa.

Poi il credito è crollato... i prezzi delle azioni sono crollati... e le cose sono tornate ad una situazione più normale – fino a quando i federali non sono tornati di nuovo in azione.

Il nostro consiglio: mangiate la frutta ora.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La stupida tesi per prolungare la ZIRP

Mer, 04/11/2015 - 11:10




di David Stockman


So che prendersela con un vecchio che sarebbe dovuto andare in pensione tempo fa è come sparare sulla croce rossa, ma il capo economista di Dow Jones/MarketWatch, Irving Kellner, ha pubblicato qualcosa di veramente stupido, cosa che merita una risposta per le rime — soprattutto dopo i suoi 40 anni a Wall Street come economista presso Chase, Chemical and Manufacturers Hanover, ecc.

Sposando la tesi dell'ennesimo ritardo nell'innalzamento dei tassi, Kellner ha offerto questa gemma di rara bruttezza:

Ogni giorno porta con sé un nuovo motivo per cui la Federal Reserve dovrebbe riflettere prima d'innalzare i tassi d'interesse. [...] Innanzitutto c'è stato il recente tonfo dei prezzi delle azioni.
Eh? A quanto pare i ribassi ora sono "tonfi" e non sono più consentiti.




In realtà, speravo in una serie di motivi migliori per giustificare tale ritardo. Ahimè, le cose invece sono peggiorate!

Non che Kellner abbia scorto una recessione in agguato dietro l'angolo, la quale potrebbe essere stata segnalata dalla recente "correzione" nel mercato azionario.

No, in realtà il mercato ha inciampato per paura che la FED potesse interrompere la festa, e secondo lui questo è un motivo sufficiente per far scorrere il denaro facile per l'ottantunesimo mese consecutivo:

Sono state avanzate una serie di ragioni per spiegare questo tonfo, ma una sola è quella fondamentale: al mercato azionario non piaceva l'idea che i giorni del denaro facile, il quale ha mantenuto le azioni a galla, stavano per finire.
Porprio così. La tesi per l'accomodamento monetario è che Wall Street preferisce un ambiente accomodante.

Detto in altro modo, la FED e le altre banche centrali hanno generato una bolla talmente mostruosa e incendiaria che non osano rischiare di bucarla — anche se questo significa perpetuare a tempo indeterminato la follia assoluta della ZIRP.

Infatti, nel suo rimbambimento precoce, Kellner ha sostenuto esattamente questo. La FED deve mantenere i tassi allo zero perché tutte le altre banche centrali stanno facendo la stessa cosa.

Un altro motivo per cui la FED deve far rimanere dove sono i tassi, è che la maggior parte delle altre banche centrali sta facendo la stessa cosa. Un atteggiamento restrittivo da parte della FED in un momento d'allentamento globale, aggraverebbe solamente i suoi effetti sia a livello nazionale sia a livello internazionale.
Beh, è proprio così, ma questo è esattamente il problema. Negli ultimi 20 anni ci siamo ritrovati in un periodo di "allentamento globale". A causa della folle stampa di denaro da parte del convoglio delle varie banche centrali, è stata epurata dal sistema economico la nozione stessa di disciplina finanziaria e di price discovery onesto nei mercati monetari e in quelli dei capitali.

Sin da quando Greenspan ha salvato le grandi banche di Wall Street all'epoca della crisi del peso nel 1994 e la Cina di Deng ha usato la stampante monetaria rossa per svalutare del 60% il RMB nello stesso anno, i bilanci delle banche centrali sono saliti freneticamente. Da una base combinata di circa $2,000 miliardi, ora hanno raggiunto i $22,000 miliardi.

Per i casinò finanziari non stiamo parlando di spiccioli. Stiamo parlando di una montagna di credito, ed è cresciuta del 13% l'anno per due decenni — quasi senza tregua.

Di conseguenza l'economia globale è stata saturata con un ammontare insostenibile di $200,000 miliardi tra debiti pubblici e privati; con un'immensa quantità d'investimenti improduttivi, capacità in eccesso e pressioni deflazionistiche; e con prezzi degli asset notevolmente e sistematicamente falsificati a causa della massiccia intrusione delle banche centrali nei mercati finanziari mondiali.

Inutile dire che l'epicentro di questa deformazione monetaria senza precedenti, è stato lo Schema di Ponzi rosso della Cina. Ma secondo le luci keynesiane di Kellner, questa piramide di credito da $28,000 miliardi è una sorta di "centrale elettrica" economica che sta soffrendo di una leggera perdita di potenza, fornendo l'ennesimo motivo per ritardare un aumento dei tassi:

Ci sono crescenti preoccupazioni riguardo lo stato dell'economia cinese. Fino a poco tempo fa era una centrale elettrica che contribuiva a spingere molte altre economie. Ultimamente, però, la domanda proveniente dalla Cina ha rallentato, trascinando giù i prezzi delle commodity.
Poi c'è la solita nenia di un ritorno ai vecchi tempi quando il keynesismo "funzionava". A quanto pare 25 punti base in più nei canyon del Wall Street — tassi che Main Street può vedere solo col binocolo — sgretoleranno esportazioni, costruzioni e automobili:

[...] tassi d'interesse più alti saranno come un freno per la ripresa nascente. Danneggeranno le esportazioni, incoraggiando le importazioni. La restrittività in materia monetaria danneggerà anche i tassi d'interesse di settori sensibili come le automobili e gli immobili.
Oh, suvvia. Questo vecchio pazzo rimbambito sta dicendo che se non ci sarà più denaro quasi gratis, scomparirà anche la prosperità dell'economia di mercato. Non sia mai che i secoli di progresso economico prima del 1995 — quando i tassi d'interesse non sono mai scesi a zero — possano suggerire il contrario.

La tesi sciocca di Kellner a favore di una maggiore ZIRP può essere decisamente arretrata e stupida, ma è anche la tesi della stragrande maggioranza degli economisti di Wall Street. Come Kellner, sono stati ipnotizzati dalla magia della stampante della FED... tanto che non riescono a vedere l'incendio nella foresta perchè assorti a guardare un solo albero illeso.

Bene, ecco la foresta. La FED è seduta su una polveriera. Come il mio collega, Lee Adler, ha fatto notare l'altro giorno, l'eruzione del credito della Federal Reserve a partire dai primi anni '90, ma soprattutto dopo la crisi finanziaria, ha inondato il sistema bancario con riserve in eccesso.

Vale a dire, i cosiddetti fondi "necessari" sono nel range dei $95 miliardi, ma le riserve in eccesso parcheggiate presso la FED di New York ammontano a $2,600 miliardi. Quindi, come mostrato di seguito, le massicce emissioni di credito della FED non hanno mai lasciato i canyon di Wall Street.




Inutile dire che questo enorme serbatoio di denaro ha causato un'inflazione travolgente, ma nei beni che sforna Wall Street — azioni e obbligazioni — non nei prodotti e nei servizi creati da fabbriche, negozi e uffici di Main Street.

Sembra che Kellner e i suoi compari di viaggio si siano persi anche questo. Infatti la ragione principale per cui la FED dovrebbe continuare ad inflazionare i prezzi degli asset finanziari già drasticamente gonfiati, è che le sue misure d'inflazione al consumo rimangono ben al di sotto del target del 2%:

Non a caso, il tasso d'inflazione rimane ben al di sotto del range ricercato dalla FED.
Beh, ovviamente. La grande montagna di riserve in eccesso creata dalla stampante nell'Eccles Building può essere gestita dalla FED di New York, ma l'inflazione ruggente che ha scatenato nei prezzi degli asset finanziari s'è diffusa a macchia d'olio attraverso il sistema finanziario globale.

Di conseguenza, due decenni di credito a buon mercato quasi illimitato hanno caricato l'economia mondiale con livelli impressionanti di capacità in eccesso nel settore energetico, nel settore minerario, nel settore manifatturiero, nel settore dei trasporti e nel settore della distribuzione. Ma come il crack-up boom nelle materie prime e nei beni strumentali, questa deformazione alimentata dalle banche centrali s'è trasformata in una deflazione implacabile.

Detto in altro modo, le banche centrali dei paesi sviluppati insistono sul fatto che devono tenere i tassi del mercato monetario allo zero perché non c'è abbastanza inflazione al consumo. In realtà, è stata la mastodontica inflazione del credito degli ultimi due decenni che ha potenziato la deflazione attualmente in atto.




In realtà, la folle stampa di denaro da parte della FED negli ultimi due decenni, avrebbe causato un crollo tonante del dollaro se le altre banche centrali non avessero acceso le proprie stampanti. Così facendo hanno emesso una marea di yen, won, yuan e real per agganciare i loro tassi di cambio al dollaro, acquistando enormi quantità di bond sovrani statunitensi e di altri paesi sviluppati.

Questa cascata di denaro non solo ha impostato un minimo artificiale al tasso di cambio del dollaro, sopprimendo pertanto l'inflazione interna degli USA, ma ha anche alimentato l'emissione di migliaia di miliardi di dollari off-shore da parte di governi e corporazioni esteri. Cioè, i money manager statunitensi affamati di rendimenti hanno ingoiato $10,000 miliardi tra obbligazioni estere intrinsecamente rischiose e prestiti — una quota elevata di quest'ultimi emessi dai mercati emergenti — in un disperato tentativo di battere i loro punti di riferimento e continuare a gestire i loro AUM (asset under management).

Infatti il miglior modo per constatare la deformazione monetaria degli ultimi due decenni, è quello d'osservare la crescita esplosiva dei bilanci delle banche centrali e delle cosiddette riserve valutarie fra i quattro principali settori dell'economia mondiale (esclusi Stati Uniti ed Europa).




Inutile dire che tutte e quattro le banche centrali indicate qui sopra sono paragonabili agli scarafaggi dei motel: hanno acquistato passività in dollari e in altre valute dei paesi sviluppati, vendendole solo raramente. Gli stati petroliferi, per esempio, durante il boom ventennale del credito hanno mantenuto i loro tassi di cambio piatti come una tavola, nonostante ampi avanzi nelle partite correnti anno dopo anno. Di conseguenza, negli ultimi 15 anni lo stato patrimoniale delle banche centrali degli stati petroliferi è esploso da $150 miliardi a più di $1,000 miliardi.

Ovviamente questo stesso modello è stato copiato dagli esportatori mercantilisti come il Giappone, la Corea del Sud e Tiawan, nonché dalla madre di tutti gli esportatori mercantilisti: la macchina del capitalismo rosso cinese.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Bandire il denaro contante

Mar, 03/11/2015 - 11:10
L'ultimo libro di Leonardo Facco ci ricorda come sia importante porre al primo posto delle proprie battaglie la libertà senza se e senza ma. In questi tempi bui di propaganda statale e soppressione incalzante delle varie libertà individuali, questa discussione letteraria sull'importanza del denaro fisico squarcia il mantello della notte così come un faro trafigge le tenebre segnalando ai marinai stanchi l'appropinquarsi del porto sicuro. Un messaggio a tutti coloro ottenebrati dalle nenie tedianti spacciate per verità. Ovvero, che il denaro contante favorirebbe il terrorismo, l'evasione fiscale e roba simile. Gli zombie economici, i clientelisti e i pianificatori centrali sono tutti concentrati a rendere il mercato un ammasso quanto più uniforme possibile. Combattono strenuamente contro la sua dinamicità. Vinceranno? Qualche battaglia forse, ma non la guerra. La dinamicità del mercato prevale sempre sulla staticità insostenibile della pianificazione centrale. Quindi, sebbene i banchieri centrali e lo stato si stiano adoperando per bandiere il denaro contante, il libero mercato ha fatto già la sua mossa portandosi (come sempre) in vantaggio. L'emersione di Bitcoin, a tal proposito, non è un caso. E' la risposta del libero mercato all'invasione statale delle libertà individuali. L'influenza della criptomoneta è diventata talmente forte che addirittura un funzionario della banca centrale irlandese ha affermato che nel futuro prossimo potrebbe scardinare la sovranità dello stato. Infatti le potenzialità della blockchain e delle varie criptomonete sta spingendo per una maggiore decentralizzazione dei poteri, eliminando intermediari finanziari obsoleti. La diffusione di Bitcoin e delle altre criptomonete è un fenomeno in netta crescita, favorendo la nascita di nuove opportunità. Il numero di start-up ed imprenditori che cercano di sfruttare questi nuovi mezzi per creare nuove realtà finanziarie (es. depositi in garanzia, prestiti in bitcoin, ecc.), è in costante aumento. A livello mondiale i bitcoin sono accettati da più di 100,000 commercianti e le transazioni con tale moneta ammontano a circa $80 milioni l'anno. Sebbene stiamo ancora parlando di una frazione rispetto alle transazioni totali con carte di credito, il Bitcoin rappresenta un'alternativa valida per l'emancipazione individuale dallo stato e dal suo sistema di controllo.
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di Bill Bonner


GUALFIN, Argentina – Settembre è passato. Come previsto, la volatilità del mercato è in aumento. La Grande Guerra degli Zombie si sta intensificando e gli investitori sono sempre più spaventati.

Ieri il Dow ha perso 470 punti – un calo di quasi il 3%. Ecco Bloomberg:

Anche la borsa USA si è unita all'ondata di vendite in tutto il mondo, dopo il mese peggiore per le azioni nell'arco di tre anni e le continue preoccupazioni per un rallentamento della Cina.

"Il problema è tanto la Cina quanto quello che stiamo vedendo nei fondamentali economici qui", ha detto Matt Maley, stratega azionario per la Miller Tabak & Co LLC a New York.

"Un sacco di utili societari sono rimasti feriti dalle storie provenienti dalla Cina e la situazione sta peggiorando. Le persone stanno perdendo la fiducia a causa di quello che sta succedendo, non solo nel mercato azionario, ma anche nei dati".
Sì, gli investitori stanno perdendo la fiducia...

Probabilmente stanno perdendo la fiducia nei manager aziendali, per esempio.

Chi ha voglia di possedere azioni di società gestite da zucconi che acquistano le azioni delle loro aziende a prezzi record poco prima di una svendita importante?

O forse si stanno chiedendo se i $200,000 miliardi di debito totale mondiale (circa il 300% della produzione totale) saranno mai rimborsati...

O forse stanno iniziando a capire che le politiche della FED sono fraudolente e truffaldine.

Ma attenzione! Dato lo scossone delle ultime due settimane, aspettatevi un forte contrattacco da parte degli zombie e dei loro alleati.

Alcuni governatori della FED – forse addirittura Janet Yellen – ci diranno di non preoccuparci di un ritorno a tassi d'interesse più "normali".

Siamo ancora troppo lontano per vedere una normalizzazione ora. E sicuramente i tipi di Wall Street verranno intervistati dai media finanziari e affermeranno di come i mercati diventano irragionevolmente timorosi di volta in volta. Diranno agli investitori di come sia il momento d'andare a caccia di buoni affari.

Dow a 25,000! Perchè no?

E forse hanno ragione. C'è sicuramente uno sfogo inflazionistico in attesa di sprigionarsi.

Le azioni saliranno, ma non prima d'essere crollate.

Nel frattempo, guardatevi le spalle: c'è una strana ombra che vi segue.

Attaccherà le nostre linee di rifornimento. I clientelisti e i federali cercheranno di tagliare le nostre finanze e la nostra via di fuga, intrappolandoci tra l'incudine della deflazione del mercato e il martello dell'inflazione della FED. Non ci sarà scampo, non ci sarà via d'uscita.

La scorsa settimana, l'autorevole Financial Times ha pubblicato un articolo in cui si chiedeva l'abolizione del contante. Era intitolato “The case for retiring another ‘barbarous relic’”, e sosteneva che il denaro contante causa "un sacco di distorsioni nel sistema economico".

Riuscite a crederci?

Il denaro contante provoca distorsioni economiche! Dal FT:

L'esistenza del denaro contante – uno strumento portatore di un tasso d'interesse pari a zero – limita la capacità delle banche centrali di stimolare un'economia depressa. La preoccupazione è che le persone cambino i loro depositi in denaro se una banca centrale porta i tassi in territorio negativo.
Ha anche ripetuto le solite frasi vuote secondo cui il denaro contante finanzia il terrorismo, l'evasione fiscale e il mercato nero. Bandire il denaro contante, dice, "renderebbe la vita più facile ad un governo che cerca di combattere la contrazione dell'economia."

Capite dove stiamo andando a finire, vero cari lettori?

Se i federali riusciranno a bandire il denaro contante, vi avranno completamente sotto il loro controllo. Investirete quando loro decideranno che dovete investire. Potrete comprare quando ve lo diranno loro e quello che vi diranno loro di comprare.

Sarete costretti a mantenere i vostri soldi in una banca – una banca controllata, naturalmente, dai federali.

Direte che avrete "denaro in banca", ma non sarà vero. Tutto quello che avrete sarà un credito nei confronti della banca. (I depositi bancari sono esattamente questo.)

Come ora, la vostra banca avrà un po' di soldi in contanti a portata di mano nei caveau, ma non abbastanza da soddisfare tutte le passività pendenti.

Se questo nuovo attacco avrà successo, per legge non avrà più accesso ai contanti. E neppure voi...

Sarete completamente circondati. Se i federali volessero costringervi a spendere... o ad investire... il vostro denaro, imporranno semplicemente un "tasso d'interesse negativo". Lo faranno imponendo semplicemente una tassa sui depositi superiore al tasso d'interesse che ricevete sui vostri risparmi.

Nel 2001 in Argentina le banche hanno temporaneamente interrotto le loro attività. Quando hanno riaperto, i possedimenti in dollari erano stati convertiti in pesos con una perdita di circa i due terzi!

Nel 2013 a Cipro hanno intaccato i grandi conti con una tassa del 50% per ricapitalizzare le banche.

E di recente, negli Stati Uniti, JPMorgan Chase ha inviato una lettera ai suoi grandi depositanti dicendo loro che dal primo maggio avrebbe imposto una cosiddetta "tassa sull'utilizzo del bilancio" pari all'1% l'anno. Questo ha spinto il tasso d'interesse netto di tali depositanti in territorio negativo.

Al calare delle azioni, ci si può aspettare che sempre più persone vogliano possedere denaro contante. Se le azioni scendono del 10%, il "costo d'opportunità" di possedere denaro contante scenderà di un pari importo.

La gente vorrà possedere denaro contante, ma se questa manovra d'accerchiamento avrà successo ve lo potrete scordare. Tutto quello che vi ritroverete per la mani, sarà un credito nei confronti di alcuni dei debitori più insolventi dell'intera economia.

Nel 2008 quasi tutte le principali banche americane erano sull'orlo del fallimento.

Ma se i federali riescono a separarci dal contante, non andranno fallite. Perché le banche ci prenderanno in ostaggio – con la piena approvazione della FED, dei clientelisti nel Congresso e degli zombie in tutto il mondo – per risultare solvibili.

Le banche sono in stallo. Impongono limiti ai prelievi di denaro. Vogliono che voi andiate di persona, ecc. ecc.

In questo momento non essere in grado d'ottenere denaro contante, è considerato solo un fastidio. Ma basta aspettare... non passerà molto prima che verranno annunciate nuove iniziative per "stimolare la domanda".

Forse saranno i tassi d'interesse negativi. Forse un'imposta generale. Ma prima o poi, la prossima crisi del credito colpirà duramente...

Allora la vostra incapacità d'ottenere denaro contante sarà più di un semplice fastidio. Sarà un colpo mortale. Sarete bloccati con un conto bancario presso un istituto in bancarotta.

E i federali e i loro compari nelle banche vi diranno quando e come potrete avere accesso al vostro denaro.

I federali annunceranno una "vacanza bancaria". Possono vietare i trasferimenti verso i venditori d'oro o i conti in valuta estera. O forse si limiteranno a prendere tempo – mentre il denaro perderà rapidamente valore – per bandire i vostri soldi.

Se questa nuova campagna avrà successo, sarà quasi impossibile riuscire a proteggersi.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Abbiamo già visto questa storia prima d'ora — Mercati mondiali già giù di $13,000 miliardi

Lun, 02/11/2015 - 11:10
Dopo che Goldman Sachs e Citigroup hanno "velatamente" intimato alla FED di continuare lungo il suo attuale percorso costituito da un mercato monetario allo zero percento e d'implementare nuove misure allentate in caso di panico, ecco arrivare le prime avvisaglie "ufficiali" di una recessione imminente. La massiccia stampa di denaro e la repressione finanziaria messa in campo dalle varie banche centrali ha causato un mispricing di debito, equity, asset finanziari, valute e quant'altro, eppure quando una recessione si staglia all'orizzonte ecco arrivare puntuali le grida a favore di salvataggi e ulteriori manomissioni dei mercati. Ma soprattutto, si cerca d'ostacolare il processo di correzione in nome di un presunto "bene superiore". Sin dal 2008 le vendite al dettaglio degli Stati Uniti, ad esempio, sono salite dell'1.1% annuo rispetto al 4-6% annuo facente riferimento alle riprese precedenti. Questo per dire che il quantitative easing è rimasto confinato nei canyon del mercato azionario, dove ha alimentato ulteriori distorsioni e deformazioni andando ad intaccare i bilanci puliti delle aziende piuttosto che quelli delle famiglie (i quali avevano raggiunto il "picco del debito" dopo lo scoppio della bolla immobiliare). E cosa c'hanno fatto le corporazioni con questo tsunami monetario? Hanno investito in settori come la ricerca & sviluppo? Minimamente. In realtà i piani alti hanno preso in ostaggio i bilanci delle loro aziende e li hanno immolati sull'altare della ZIRP, ingolfandoli di pattume derivante dall'ingegneria finanziaria. In breve, la ZIRP non ha generato una baldoria di credito a buon mercato tra le piccole/medie imprese e le famiglie di Main Street; il suo impatto inflazionistico ha riguardato fondamentalmente i canyon finanziari a cui hanno accesso le grandi aziende, andando a gonfiare la terza grande bolla di questo secolo. Ma in un modo o nell'altro le bolle scoppiano, e a questo giro daranno il via alle danze recessive tutte quelle corporazioni che hanno gozzovigliato con la ZIRP.
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di David Stockman


Il mercato azionario statunitense s'è gonfiato quasi ininterrottamente sin dal Lunedi Nero dell'ottobre 1987, quando il nuovo presidente della FED, Alan Greenspan, andò nel panico e aprì i rubinetti monetari.




In realtà l'S&P 500 è salito di quasi il 1000% considerando il recente picco di maggio, ma ciò non a causa di un ciclo economico tradizionale o un boom della crescita di Main Street. Al contrario, il reddito medio familiare nel 1989 era di $53,000 in dollari costanti del 2013 — o esattamente dove si trova ancora oggi.




Invece il grande picco dell'indice azionario statunitense raffigurato qui sopra, ha svolazzato verso l'alto per più di due decenni a causa della grande bolla finanziaria alimentata dalle banche centrali. Con i $225,000 miliardi di debito, l'economia mondiale è drasticamente sovradimensionata — dal boom cinese lungo tutta la catena globale dei mercati emergenti (EM) che l'ha rifornito, senza scordare gli stati petroliferi che gli hanno fornito energia e i mercati sviluppati (DM) che hanno consumato più di quanto hanno prodotto e che si sono strafogati di prestiti e guadagni inattesi speculativi.




Ora la marea si sta ritraendo. Il crollo globale dei prezzi delle materie prime e la depressione delle spese in conto capitale, stanno abbassando i profitti delle corporazioni — una linea di tendenza che si intensificherà notevolmente nel corso dell'anno prossimo.

Nel contempo le banche centrali hanno raggiunto il loro limite. Le banche dei mercati emergenti, come quella della Cina, devono ora ridurre il loro sistema monetario e creditizio al fine d'evitare la monumentale fuga di capitali. Negli ultimi cinque trimestri la Cina ha fatto registrare un deflusso di $800 miliardi.

Le banche centrali dei mercati sviluppati si trovano in una situazione ben peggiore. Hanno tenuto i tassi d'interesse a zero per sette anni e hanno acquistato quote di debito pubblico attraverso il credito fiat del QE. Ma mentre gonfiavano enormemente i prezzi degli asset finanziari, queste manovre radicali non hanno aiutato l'economia di Main Street. Di conseguenza la credibilità delle banche centrali sta evaporando e sta montando la confusione politica, l'indecisione e l'incoerenza.

L'implicazione per il mercato azionario è semplice. La perdita di fiducia nelle stampanti monetarie delle banche centrali farà contrarre i multipli di valutazione. Nel contempo il crollo globale dei prezzi delle materie prime, il tonfo della spesa in conto capitale e il calo dei volumi degli scambi, porteranno molto presto ad una recessione mondiale — una che le banche centrali saranno incapaci d'invertire tramite lo stimolo monetario.

Ciò significa che i prezzi delle azioni finiranno sotto pressione a causa di multipli più bassi e rendimenti più bassi. Infatti non s'è solo esaurito il cosiddetto ciclo di (pseudo)ripresa sin dal giugno 2009, ma anche la ventennale Finanza delle Bolle alimentata dalle banche centrali.




A dire il vero, i mercati toro non muoiono facilmente, e in particolare quelli che sono stati alimentati con una dieta epocale fatta di soldi facili sfornati dalle banche centrali. Quindi è probabile che i massimi saranno testati più e più volte, fino a quando l'ultimo acquirente durante i ribassi non capitolerà e l'ultimo robo-trader non verrà riprogrammato solo per vendere nonostante le chiacchiere cautelative delle banche centrali.

Per questo motivo sta crescendo la probabilità di un'inversione malgrado i recenti massimi di breve durata. Questi ultimi rappresentano una specie di rigor mortis monetario di un falso mercato toro, e non la prova di un nuovo segmento rialzista.

Nel caso dell'S&P 500, i massimi spasmodici si trovano tra 2075 e 2125. Eppure ieri ha chiuso al livello approssimativo già raggiunto all'inizio del maggio 2014. Quindi per quasi 500 giorni il mercato azionario non è andato da nessuna parte, ed ora affronta i venti contrari di una crisi economica globale e di una banca centrale sempre più paralizzata.




Ora i mercati azionari di tutto il mondo sono particolarmente vulnerabili, perché costituiscono la ciliegina volatile in cima alla bolla finanziaria globale. Già nel 1994, quando la FED e le altre banche centrali inaugurarono la loro folle stampa di denaro, il valore combinato dei mercati azionari di tutto il mondo era di circa $15,000 miliardi. Tra maggio/giugno scorso la capacita totale del mercato azionario globale era di $75,000 miliardi.

Da quel momento quasi $13,000 miliardi sono stati spazzati via — i due quinti dei quali solo nel mercato azionario cinese. Ma questo è solo l'inizio.

Durante l'ultima crisi 2008-2009, i mercati azionari mondiali sono scesi da $64,000 miliardi a $30,000 miliardi, o più del 50%. E non scordiamoci le migliaia di miliardi di perdite sui mutui subprime, sui titoli cartolarizzati e sui titoli spazzatura. In tutto il mondo venne liquidato circa il 16% ($38,000 miliardi) dei $240,000 miliardi tra capitalizzazione del mercato azionario e debito totale.




In base al recente picco, la finanza di tutto il mondo si attesta a $300,000 miliardi ($225,000 miliardi di debito più $75,000 miliardi di equity), ma questa volta è molto più vulnerabile ad una drastica correzione. Questo perché il crollo del 2008 è stato fermato in fretta, anche se in modo artificiale, da una campagna monetaria senza precedenti condotta dalla FED e presto abbracciata da quasi tutte le altre banche centrali del pianeta.

Questa volta non ci sarà alcun salvataggio di Wall Street, perché le banche centrali hanno finito le munizioni a loro disposizione. Hanno affossato i mercati monetari allo zero percento per 80 mesi consecutivi, e non possono scendere di più. E Stati Uniti, zona Euro e Giappone hanno ampiamente dimostrato che il quantitative easing (QE) non stimola l'economia di Main Street dopo che quest'ultimo ha raggiunto una condizione di "picco del debito"; si limita ad inflazionare i prezzi degli asset finanziari, alimentando così bolle finanziarie sempre più pericolose.

Quindi nonostante la diffusa aspettativa secondo cui le banche centrali tenteranno un nuovo round di stimolo monetario, mentre la deflazione globale prende forza e i mercati finanziari continuano a cadere a pezzi, è altamente improbabile che questa misura disperata reflazionerà la bolla finanziaria mondiale da $300,000 miliardi.

Il grafico della capitalizzazione del mercato azionario mondiale qui sopra potrebbe essere rinominato così: "Guardate di sotto!"


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


L'emergenza infinita — Perché nel casinò è sempre tempo di ZIRP

Ven, 30/10/2015 - 11:04




di David Stockman


In base all'ultima relazione sul mondo del lavoro, siamo ancora impantanati in una situazione d'emergenza economica — talmente estrema che ha comportato l'ottantunesimo mese di tassi d'interesse a zero, come sentenziato nel corso della riunione del FOMC dello scorso settembre. Tutto ciò nonostante il fatto che il tasso di disoccupazione abbia raggiunto l'obiettivo della FED della piena occupazione: 5.1%.

Ma questa non è nemmeno la metà della storia. Il tasso di disoccupazione ad agosto si trovava nel quintile più basso della storia moderna.

Proprio così. Ci sono state 535 relazioni mensili sul lavoro sin dal 1970, ma solo in 98 mesi, o il 18% delle volte, il tasso di disoccupazione è arrivato al 5.1% o ad un numero inferiore.

In una parola, il tasso di disoccupazione ufficiale si trova in quella che negli ultimi 45 anni è stata la cosiddetta zona di conclusione macroeconomica. Questo ci suggerisce che l'emergenza è finita?

Nient'affatto. Le teste di legno nei media finanziari hanno insistito su un altro differimento del cosiddetto "lift-off", poiché l'economia è presumibilmente ancora fragile. Anche i cosiddetti moderati della FED — Stanley Fischer e John Williams — hanno blaterato qualcosa d'incoerente mentre attendono maggiori dati economici "in entrata".

Le uniche informazioni "in entrata" che contano per loro sono le medie del mercato azionario. Vale a dire, se lo scorso ottobre le parole di Bullard hanno bloccato il ribasso dell'S&P 500, la prossima volta il FOMC cercherà d'evocare la stessa magia; e se il mercato soccomberà ad un altro po' di vertigini, la FED inventerà un'altra scusa per ulteriori ritardi.

Infatti, il vero obiettivo dell'Humphrey-Hawkins Act è trasparente: evitare a tutti i costi un "risk-off".

Quindi possiamo tranquillamente definire tutto ciò, un'esilarante farsa cosmica. La gente comune è in grave pericolo, perché gli stati e le loro banche centrali hanno messo i giocatori d'azzardo a capo dello spettacolo economico.

Questo è evidente in Europa, dove i burocrati di Bruxelles/Francoforte sono spaventati a morte per una fuga precipitosa verso le uscite da parte di quei giocatori d'azzardo che "hanno affittato" (sul mercato repo) le obbligazioni europee sovrane sulla scia dell'ukase di Draghi. Ora hanno trasformato la Grecia in una prigione di debitori, spegnendo gli ultimi resti di un governo democratico e imponendo oneri di debito che si avvicineranno ai $500 miliardi quando ci si renderà conto del nuovo piano di salvataggio della Grecia e dei massicci debiti della BCE.

L'economia greca, malconcia e ancora in contrazione, o farà la fine di Atlantide sprofondando sotto il Mar Egeo oppure diventerà una bomba micidiale. Cioè, quando la Grecia andrà infine in default, innescherà la scomparsa dell'euro, del progetto europeo e del sistema bancario traballante dell'intero continente — infarcito con debiti impagabili d'economie socialiste economicamente sclerotizzate.

Nel contempo la folle coppia Abe/Kuroda è riuscita a mandare l'economia giapponese in recessione — sebbene gestiscano il più grande schema di Ponzi di riacquisti sovrani della storia. Vale a dire, la Banca del Giappone è arrivata ad acquistare un quadrilione di debito pubblico giapponese non appena è stato emesso, agganciando così il decennale giapponese a 36 (ridicoli) punti base e inondando gli investitori del Giappone con una bolla speculativa che rappresenta solamente un incidente annunciato.

Nel vicino paese del capitalismo rosso, la correzione statalista diventa più assurda di giorno in giorno. Dopo aver inviato camion carichi di $300 miliardi per comprare azioni indesiderate e una flotta di poliziotti per arrestare chiunque si azzardasse a venderle, il capo della stampante monetaria cinese ha detto al G-20 che il mercato azionario cinese, ammontante a $5,000 miliardi, aveva finalmente superato il suo momento critico.

Quando la scorsa notte il mercato di Shanghai ha aperto a quasi il -2%, la "squadra di casa" è scesa in campo schiacciando il pulsante "acquistare" in un disperato tentativo di dargli ragione. In un attimo, il casinò rosso ha improvvisamente invertito la rotta volando verso il 3% alla chiusura del mercato.

Ormai i suzerain del capitalismo rosso dipendono da una cosiddetta PPT (Squadra di Protezione Anti-cali) per tenere a bada la vecchia signora con la falce. Con più titolari di conti azionari retail (90 milioni) che membri del partito comunista (80 milioni), e più conti di trading (287 milioni) che gente in Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Thailandia (267 milioni), una risata è davvero d'obbligo. Vale a dire, gli eredi della rivoluzione anti-capitalista di Mao non hanno altra scelta che sostenere il mercato azionario al fine d'offuscare il vortice deflazionistico che spazzerà via il castello di carte cinese.

Anche così, il gigantesco elefante rosso nella stanza è difficile da nascondere. Ecco perché il capitale è in piena fuga, come sottolineato dalla notizia di ieri sera secondo cui le riserve valutarie cinesi sono diminuite di $94 miliardi nel solo mese d'agosto — nonostante un enorme surplus delle partite correnti.

Questo è anche il motivo per cui nel mese d'agosto le importazioni della Cina sono crollate del 14% e le esportazioni di quasi il 6%, e perché le vendite di auto sono di nuovo calate sensibilmente. Infatti il piattume nella produzione industriale, nel consumo d'energia e nel trasporto di merci, mostra un'economia in stallo o peggio.




Almeno i governanti di Pechino non fanno mistero del fatto che stanno manipolando l'indice azionario. Dopo tutto, la pratica attuata dal partito comunista è quella del "comando e controllo".

Non è così per la combriccola ipocrita di codardi, dissimulatori e dogmatici keynesiani che gestisce la FED. Queste persone hanno al massimo una comprensione effimera dei rudimenti del capitalismo e del libero mercato.

Eppure insistono sul fatto che il mercato più importante di tutto il capitalismo — il mercato monetario in cui i trader e gli speculatori finanziano migliaia di miliardi di posizioni e inventari — non è affatto un mercato; invece secondo loro è un dipartimento amministrativo della banca centrale, disciplinato dai 12 membri del FOMC e soggetto alla loro valutazione soggettiva del rumore macroeconomico "in entrata".

Detto in altro modo, la FED ha spento tutti i prezzi; e in tale processo ha diffuso una falsificazione in tutto il mercato dei capitali — cioè, debito, equity e i loro derivati. Così Wall Street e i suoi equivalenti in tutto il mondo sono diventati dei casinò dove i giocatori d'azzardo se la vedono contro i croupier domiciliati nelle principali banche centrali.

Ma i nostri pianificatori monetari centrali non ammetteranno mai lo stato pietoso in cui languono. Quindi, per quello che ormai equivale ad un incantesimo rituale, persistono nel forgiare le loro politiche con rumore stagionalmente mal adattato, costantemente rivisto e intrinsecamente incompleto. Alla fine sono proprio queste le basi fragili su cui si basa il settore bancario centrale contemporaneo.

La verità è che le banche centrali emettono crediti dal nulla in un sistema finanziario planetario senza confini, il quale è popolato dai demoni delle bolle finanziarie. Questo denaro praticamente gratis permette ai giocatori d'azzardo e agli speculatori di non smettere mai di cercare nuove forme di carry trade, asset collateralizzati e algoritmi che disconettono il casinò dall'economia reale.

Inoltre la storiella dei tassi d'interesse a zero per stimolare l'economia reale è una farsa. Questo perché nel corso degli ultimi due decenni le banche centrali hanno alimentato un'abbuffata di debito di proporzioni impressionanti. Il debito totale nel mercato del credito è cresciuto dai $40,000 miliardi nel 1995 ai $200,000 miliardi dello scorso anno. Questa espansione del credito da $160,000 miliardi è stata quasi quattro volte superiore alla crescita del PIL mondiale ($45,000 miliardi) durante lo stesso periodo.

Di conseguenza il mondo sviluppato ha raggiunto una condizione di "picco del debito", dove il 90% delle famiglie o è in difficoltà finanziarie o dipende dal welfare state; invece il mondo emergente è investito dal "picco della capacità", dove la baldoria di costruzioni, estrazioni e investimenti improduttivi ha lasciato queste economie ad annegare in capacità industriale in eccesso e infrastrutture pubbliche vuote.

In tale contesto l'unica cosa che i tassi d'interesse a zero possono fare è: alimentare un paio di spasmi "risk-on" nel casino; fornire una flebo di capitali a basso costo alle aziende nei mercati sviluppati che desiderano riacquistare le proprie azioni drasticamente gonfiate; fornire una linea di vita temporanea ai mercati emergenti e agli zombie nei settori delle commodity in emorragia di denaro.

Ma ciò che non può fare, è raggiungere il cosiddetto target della massima occupazione; o l'obiettivo della stabilità dei prezzi, come da definizione perversa della FED al 2% in base al deflatore della spesa personale al consumo — meno cibo ed energia, o qualsiasi altra cosa il politburo monetario scelga d'eliminare dalla cifra finale.

Il tasso d'inflazione è ora fortemente soppresso dalla deflazione globale che scorre dai mercati sviluppati in picco del debito e dai mercati emergenti con capacità in eccesso generate dalle stampanti monetarie delle banche centrali negli ultimi due decenni. Oltre a questo, non c'è uno straccio di prova nella storia economica e nella logica che dimostri che c'è una crescita più sostenibile con un 2% d'inflazione al consumo rispetto ad uno 0%.

Ma alla fine tutte le chiacchiere della FED a sostegno della ZIRP sono radicate in un modello del tutto obsoleto di vasca da bagno economica. Cioè, l'idea che il credito della banca centrale venga iniettato in un'economia interna chiusa, non in un casinò globale aperto a tutti, e che queste iniezioni finiranno per stimolare un'entità economica invisibile chiamata "domanda aggregata" fino alla piena occupazione.

Dal 2000 la FED ha emesso $4,000 miliardi di credito. Ma, come ha mostrato l'ultima relazione sul mondo del lavoro, il tasso di disoccupazione al 5.1% non ha niente a che fare con il riempimento della vasca da bagno economica degli Stati Uniti al suo presunto limite potenziale della piena occupazione.

Come mostrato di seguito, nonostante il target della disoccupazione al 5% sia stato raggiunto per tre volte sin dalla fine degli anni '90, le misure reali rappresentanti gli input impiegati dall'economia statunitense sono scesi costantemente. Il rapporto tra occupazione e popolazione è sceso di cinque punti percentuali, o di 12.5 milioni di lavoratori, e le ore totali di lavoro non agricole non hanno rotto la linea piatta in 15 anni.





Inoltre il numero dei posti di lavoro dei capifamiglia ad un salario a tempo pieno, langue ancora quasi due milioni al di sotto del livello all'inizio del secolo.




Inutile dire che l'ultima relazione sul mondo del lavoro sottolinea perfettamente il motivo per cui basare la politica della FED sui "dati in entrata", come quelli del BLS sull'occupazione, rappresenta una manna per il casinò.

Visto che la FED ha lasciato invariati i tassi d'interesse lo scorso settembre, è difficile immaginare una relazione che piacerà agli stampatori di denaro e ai giocatori d'azzardo di Wall Street dimodoché abbandonino la ZIRP.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Attenzione! Clientelisti al lavoro...

Gio, 29/10/2015 - 11:13
Il commercio mondiale continua a languire. Gli ultimi dati provenienti dal Baltic Dry Index ce lo confermano. Il doppio boom che ha investito l'intero globo è finito. Prima la baldoria del credito facile negli USA ha creato una domanda artificiale di beni e servizi in tutto il mondo, facendo volare dollari ai quattro angoli del mondo (soprattutto nei paesi emergenti, sotto forma di riserve di valuta estera); poi, una volta scoppiata la bolla immobiliare, il boom inaugurato dalla FED è stato portato avanti dalle singole banche centrali dei suddetti paesi emergenti. Le deformazioni economiche a cui hanno portato queste politiche sono esplose dapprima in Cina, portando ad un rallentamento dei suoi settori industriali (soprattutto quello dell'acciaio) e delle sue importazioni di materie prime. Ciò ha lasciato paesi esportatori, come l'Australia e il Canada, con vendite minori e debiti elevati. Tutti questi paesi stanno facendo i salti mortali per evitare una svalutazione delle proprie valute nei confronti del dollaro, perché ciò non farebbe altro che acuire la terza guerra tra valute di questo secolo. Quindi vengono intaccate le riserve in valuta estera, e tutti questi paesi sperano che la FED non alzi i tassi. Infatti, tassi d'interesse più elevati sarebbero un'anatema per le economie mercantiliste dei mercati emergenti, poiché finora è stato il credito a buon mercato (soprattutto in America) che ha alimentato uno tsunami di spese al consumo insostenibili... cosa che a sua volta ha trainato artificialmente le economie emergenti. Senza le esportazioni, la crescita illusoria di quest'ultime cadrebbe definitivamente in pezzi, velocizzando l'entrata in scena della prossima recessione globale. A questo giro non ci sarà alcuna Cina che ne allevierà il dolore, e tutte le economie globali dovranno far fronte allo sgonfiamento di tutte le bolle finora gonfiate dalle rispettive banche centrali. In queste condizioni la FED non si azzarderà ad "alzare i tassi d'interesse"; invece, al primo segnale di panico, tornerà ad una politica monetaria allentata.
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di Bill Bonner


TIVOLI, New York – Le azioni statunitensi erano piatte. Un rimbalzo a Tokyo. Un rimbalzo a Shanghai. L'oro ha fatto registrare una perdita di $7 nel trading di New York.

Rumore, in altre parole. Niente di cui preoccuparsi. Cerchiamo quindi di ricordare ai nostri lettori, e a noi stessi, quello che sta realmente accadendo.

Questa è una Grande Guerra degli Zombie. La lotta è tra gli zombie, i loro alleati clientelisti e il resto del mondo.

Questa è la vera lotta in Grecia, per esempio.

Gli addetti ai lavori – approfittando della capacità del governo greco di prendere in prestito a tassi d'interesse bassi – godono di benefici che altrimenti non sarebbero disponibili.

Ora Atene è profondamente in debito... e gli addetti ai lavori sono disperati perché vogliono continuare a far scorrere il credito (a loro vantaggio!).

Probabilmente ricorderete che gli zombie sono persone che vivono a spese delle altre. Non sono persone cattive, ma il sistema permette loro... o le condanna... ad approfittarsi degli altri.

Alcuni dei modi in cui gli zombie parassitano gli altri sono abbastanza evidenti. Ottengono sussidi, garanzie e pagamenti direttamente dai federali (i quali affermano di dover fornire un servizio essenziale).

Altri modi sono meno visibili. Le normative invasive, ad esempio, tengono fuori i concorrenti, aumentano i margini di profitto e forniscono posti di lavoro zombie ad ispettori, regolatori e nullafacenti vari ed eventuali.

Charles Hugh Smith ci fornisce un buon esempio, documentando l'esperienza di uno dei suoi corrispondenti:

Per tanti anni molti dei miei amici e parenti che sono venuti a cena a casa mia, mi hanno detto che avrei dovuto "aprire un ristorante"...

Circa cinque anni fa c'era un ristorante in vendita non troppo lontano da casa mia. Ho pensato di comprarlo, ma a quel tempo l'economia non stava andando bene, e ho voluto temporeggiare prima di compiere un simile passo.

Infine il ristorante ha chiuso e al suo posto ha aperto un'attività diversa. Quest'ultima ha iniziato a speriemntare varie difficoltà nel 2014, e così ho deciso che poteva essere il momento d'aprire un chiosco alimentare in quello spazio. Quanto poteva essere difficile?
Quanto?

Troppo…

La storia è troppo lunga per riportarla tutta. Un permesso ha portato alla necessità di presentarne un altro. Poi ha dovuto aspettare un'ispezione. Quest'ultima ha portato ad ulteriori requisiti – allargare questo, sostituire quello, mettere così, togliere quello... una cosa dopo l'altra... mese dopo mese... documento dopo documento.

Norme cavillose... codici sciocchi... regole stupide... tutta una serie d'inutilità costose e perditempo. Infine anche un imprenditore esperto è stato costretto a rinunciare:

In sostanza ho speso sette mesi per cercare di capire non solo cosa dovevo fare, mentre pagavo l'affitto e le utenze, ma anche le complessità di quanto richiesto dallo stato.

La legge in Nevada è chiamata Nevada Revised Statutes, o NRS. Gli statuti per i prodotti alimentari al dettaglio contengono circa 500 pagine. E questi sono solo i codici che riguardano il cibo. Poi ci sono quelli che riguardano la costruzione, l'impianto elettrico, l'impianto idraulico e molte altre cose (come ad esempio la conformità all'ADA, al parcheggio per disabili, ecc.).

Così, ho chiuso. Mi hanno battuto.

E mi stupisco sempre quando i politici usano la formula "creeremo posti di lavoro". Beh, io sono un imprenditore e ho creato migliaia di posti di lavoro negli ultimi 25 anni...

Ma qui ci sarebbero stati come minimo sei posti di lavoro che non hanno visto la luce.
Nel frattempo l'Harvard Business Review ci mette al corrente di una cifra scioccante: tra il 2003 e il 2012 le società quotate nell'S&P 500 hanno speso il 54% dei loro profitti per riacquistare le proprie azioni (ridurre il numero – e aumentarne il prezzo – delle azioni in circolazione).

Queste aziende hanno dedicate un altro 37% dei loro guadagni per pagare i dividendi. Ciò significa che il 91% degli utili delle aziende americane di spicco è andato agli azionisti. Solo il 9% è finito negli investimenti di capitale, nella ricerca & sviluppo, nell'espansione aziendale e negli aumenti salariali.

Quando abbiamo visto questo numero, abbiamo pensato che ci doveva essere un errore. Negli ultimi 20 anni abbiamo re-investito circa il 90% dei nostri profitti nel nostro settore – l'opposto di quello che hanno fatto le 449 aziende nell'S&P 500.

Che tipo d'attività sarebbe così miope da dare via così tanto capitale?

Che tipo di società spenderebbe così poco nella ricerca & sviluppo... nello sviluppo del business... e negli investimenti di capitale?

Ah... poi ce ne siamo resi conto: sono i clientelisti!

In primo luogo, chiunque si stia domandando perché un'azienda possa fare una cosa talmente sciocca, l'Harvard Business Review ci dà la risposta:

Nel 2012 i 500 dirigenti più pagati nominati nel proxy statement delle società per azioni USA, hanno ricevuto in media $30.3 milioni ciascuno; il 42% del loro compenso è arrivato dalle stock option e il 41% dai premi per azione.

I riacquisti d'azioni sul mercato aperto ne hanno aumentato la domanda e ne hanno automaticamente aumentato il prezzo, anche se solo temporaneamente; inoltre hanno consentito alle aziende di soddisfare gli obiettivi trimestrali per quanto riguardava gli utili per azione.
I clientelisti sono pagati per farlo.

Probabilmente vi state chiedendo come questo si inserisca nella Grande Guerra degli Zombie. Non si tratta semplicemente di capitalismo? Non si tratta semplicemente del loro denaro... con cui possono fare ciò che vogliono?

Rispondiamo a queste domande con delle nostre domande: com'è possibile che possano fare una cosa del genere? Potreste pensare che, gestendo una qualsiasi attività commerciale, essi vogliano conservare più denaro. Sono capitalisti, giusto? Hanno bisogno di capitale, giusto?

Beh, state sottovalutando la sottigliezza del piano di guerra degli zombie.

È alimentato quasi interamente dal credito... fornito a bassissimo costo dai loro compari nella FED. Il credito a buon mercato permette alle corporazioni americane di prendere in prestito ingenti somme di denaro a fronte di spese minime, e distribuire questo denaro agli azionisti... e, soprattutto, agli addetti ai lavori nelle corporazioni.

I clientelisti ai piani alti stanno saccheggiando le principali corporazioni americane del loro capitale e lo stanno sostituendo col debito. La popolazione pagherà i costi del credito a buon mercato sotto forma di un'inflazione futura. Nel frattempo, gli addetti ai lavori nelle corporazioni si godono il bottino sotto forma di bonus spaziali.

Ecco perché gli zombie stanno lottando così duramente affinché la bolla del credito si gonfi ulteriormente – non, come comunemente pubblicizzato, perché stimola una ripresa.

Il credito a buon mercato fornisce loro un modo per prendere ciò che non li appartiene.

E la guerra continua...

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Breve anatomia di un crash

Mer, 28/10/2015 - 11:06




di Alasdair Macleod


Il mese scorso abbiamo visto qualcosa che non accade molto spesso: sembrava d'essere entrati nelle prime fasi di un crollo globale del mercato azionario.

Per il momento gli investitori sono in stato di shock, in cerca di rassicurazioni e intenti a preservare il loro patrimonio piuttosto che a riflettere sulle ragioni economiche più ampie che l'hanno provocato. Per i commentatori finanziari mainstream la colpa è sempre riconducibile a fattori remoti, come la crisi finanziaria della Cina, e ha poco a che fare con gli eventi più vicini. Analisi di questo tipo sono selettive e mal impostate. Lo scopo di questo articolo è quello di fornire una panoramica del contesto economico in cui si trovano odiernamente i mercati, così come le probabili conseguenze.

Le origini di una crisi sono profondamente radicate nel sistema finanziario e risalgono all'invenzione delle banche centrali, e più in particolare all'accordo di Bretton Woods, il quale era alla base del sistema monetario del dopoguerra. Negli anni '40 gli economisti stavano iniziando ad abbracciare la nuova visione keynesiana secondo cui la legge di Say, la legge dei mercati, è irrilevante e l'offerta e la domanda di beni e servizi possono essere considerate indipendenti l'una dall'altra; e, soprattutto, i risparmi dovrebbero essere re-indirizzati nel consumo immediato e sostituiti da un approccio più flessibile nei confronti della moneta e del credito.

Keynes voleva una nuova super-valuta, che chiamava bancor. Invece il mondo ottenne il dollaro e il "full faith and credit" del governo degli Stati Uniti, garantito dalle sue considerevoli riserve auree. Mentre le banche centrali potevano scambiare dollari per oro a $35 l'oncia, non c'era alcun limite effettivo all'emissione di dollari e di credito. Ciò permise all'America di finanziare le guerre in Corea e Vietnam senza ricorrere alla tassazione. Quando quei dollari, dapprima finiti all'estero, ritornarono in patria verso la fine degli anni sessanta, iniziò la corsa contro i dollari e in favore dell'oro, portando allo Shock di Nixon quando gli Stati Uniti gettarono l'accordo di Bretton Woods nella pattumiera della storia.

Sin dagli anni '70 il dollaro ha continuato a ricoprire il suo ruolo di valuta di riserva mondiale senza alcun convertibilità in oro. Il governo degli Stati Uniti cercò di togliere all'oro lo status di moneta, negando il fatto che avesse avuto un tale ruolo. Questa propaganda è persistita fino ad oggi: il progresso incarnato nelle valute fiat emesse dagli stati. Avendo così eliminato le catene del denaro sonante, moneta e credito vennero espansi per pagare i prezzi alti del petrolio nei primi anni '70, e messi a disposizione dei mutuatari latino-americani senza alcun vincolo significativo. Nella seconda metà di suddetto decennio, il potere d'acquisto del dollaro calò progressivamente.

L'espansione monetaria e del credito sin da Bretton Woods ha danneggiato i calcoli aziendali nello stesso modo in cui la riserva frazionaria aveva fatto nel corso degli ultimi cento anni. Invece di crisi bancarie periodiche, che liquidavano l'eccesso di debito e i crediti inesigibili, le banche sono state salvate ed è stato permesso un ulteriore accumulo di debiti nel cicli economici successivi. Nemmeno gli aumenti dei tassi d'interesse alla fine degli anni settanta, progettati per bloccare un'inflazione galoppante dei prezzi, riuscirono a far regredire il debito totale.

Questi eccessi monetari e creditizi hanno portato alla crescita della speculazione finanziaria. Ciò è culminato col boom delle dot-com (bolla simile agli eccessi di borsa del 1927-1929 e alimentata dallo stesso grado di speculazione pubblica registrato nelle bolle Mississippi e South Sea di trecento anni fa). I mercati azionari sono stati salvati solo dalle azioni senza precedenti della FED nel 2001-2003, la quale ha ridotto i Fed Funds Rate all'1%, ponendo le basi per la bolla immobiliare del 2005-2007. E come tutti sappiamo, è stato lo scoppio di questa bolla che ha portato alla crisi finanziaria che ha fatto fallire Bear Stearns e Lehman Bros.

Secondo McKinsey Global Institute, il debito globale è passato da $142,000 miliardi nel 2007 a $199,000 miliardi alla fine del 2014. Questo è stato un tasso di crescita più lento rispetto al periodo 2000-2007, ma la differenza può essere spiegata con l'espansione della base monetaria e il livello medio più alto dei tassi d'interesse nel corso del periodo precedente. Anche il debito del settore bancario ombra è cresciuto, fonte di finanziamento alternativa a breve termine. Resta il fatto che l'instabilità finanziaria odierna è la conseguenza di un debito eccessivo, e il sistema finanziario globale è intrinsecamente più rischioso di quanto non fosse al momento della crisi Lehman.

Il ricorso al debito quale motore economico, rappresenta l'altro lato della medaglia dell'espansione della quantità totale di denaro. Ciò può andare avanti solo perché la gente continua ad accettare che il denaro conserva il suo valore di scambio oggettivo.



Tassi d'Interesse

Sin dalla fine degli anni '70 le principali banche centrali, guidate dalla FED, hanno strappato il controllo dei tassi d'interesse ai mercati sul presupposto che l'attività economica e l'inflazione dei prezzi possono essere gestiti centralmente variandoli su ordine dello stato. Tale politica è molto diversa dal modo in cui i tassi d'interesse sono fissati dal libero mercato. Il pregiudizio filosofico dietro la gestione statale dei tassi d'interesse, secondo cui i mutuatari sono più meritevoli dei creditori, ha una lunga storia alle spalle. Sin da quando le banche centrali hanno controllato i tassi d'interesse, hanno sempre favorito i mutuatari a scapito dei risparmiatori, con il risultato prevedibile che il debito globale s'è ampliato senza una produzione di base a sostenerlo. E senza guadagni accantonati grazie alla produzione, il debito non può essere rimborsato, quindi dev'esserci un default.

Prevenire questo default è diventato un problema sempre più impellente, ed è diventato il compito primario delle banche centrali. Le famiglie, le imprese, il governo e il settore finanziario, sono tutti esposti ad un default per il debito, e l'unico mezzo che le banche centrali possono impiegare è la creazione di denaro per favorire l'espansione del credito bancario ad un ritmo sempre crescente; una sorta di rimedio che è risultato efficace dopo il disinnesco della crisi Lehman e il successivo giro di quantitative easing. I tassi d'interesse a zero hanno fatto sì che la capitalizzazione degli interessi non pagati venisse ridotta al minimo, ma allo stesso tempo hanno favorito un indebitamento ancora più improduttivo. I mercati stanno segnalando l'appropinquamento di una nuova crisi finanziaria, e presto sarà il momento di scatenare di nuovo l'arma monetaria.

Ogni crisi è di una grandezza maggiore rispetto a quella precedente. L'innesco questa volta sarà il brusco rallentamento della produzione mondiale. Senza la foglia di fico dell'aumento della produzione produttiva, il problema del debito globale diventerà fin troppo evidente da ignorare, anche per gli ottimisti.



L'Inevitabile Conclusione

I mercati azionari ci stanno dicendo ancora una volta che la crisi del debito è piombata su di noi. La piega che prenderanno gli eventi da qui in poi non può essere prevista, ma possiamo essere certi che nei prossimi mesi i governi saranno pronti a smuovere cielo e terra per prevenire una crisi profonda. Tornerà, quindi, la pseudo-lezione della crisi Lehman: inondare il sistema con denaro fiat aggiusta le cose. Sparirà qualsiasi pretesa di una disciplina monetaria, sparirà qualsiasi pretesa di un aumento dei tassi d'interesse, e sparirà qualsiasi vincolo sull'emissione di più debito. Una crisi degli investimenti improduttivi diventerà una crisi del sistema finanziario, la quale si trasformerà presto in una crisi delle valute. Possiamo stare certi che il debito non verrà estinto dai debitori che fanno i conti coi creditori, bensì dallo svilimento del denaro e questo risultato è l'obiettivo non dichiarato dei responsabili delle politiche.

È una conclusione importante. Infatti essa postula che l'unica soluzione a disposizione delle banche centrali sia la distruzione delle proprie valute ad un tasso esponenzialmente accelerante, e non lento come accadeva durante l'era Bretton Woods. Non possiamo giudicare se questa strategia funzionerà ancora una volta, rimandando di nuovo nel tempo la crisi finale. Ma possiamo prevedere le circostanze future in modo più chiaro, e soprattutto possiamo immaginare con più facilità come i banchieri centrali ripeteranno le politiche sbagliate di Rudolf Havenstein, presidente della Reichsbank tedesca nel 1921-1923. Nel prevedere questa crisi finale per quei paesi che percorrevano il cammino della corruzione della propria moneta, l'economista von Mises la chiamò crack-up boom, il boom che mette fine a tutti i boom, quando la gente comune comprende infine l'inutilità della valuta statale e la spende il più rapidamente possibile in cambio di qualsiasi cosa possa ancora acquistare. Svaniscono, così, le ultime vestigia della funzione del denaro come merce di scambio.

L'iperinflazione del denaro fiat e la prospettiva di un crollo finale del suo potere d'acquisto, stanno diventando sempre più probabili alla luce degli eventi finanziari odierni. Tutto ciò si può dedurre grazie ad una teoria economica solida, ed è confermato da documenti storici di crisi simili. Possiamo aspettarci che questo risultato venga approvato anche dalla macroeconomia, la quale si basa sulla negazione della legge di Say e induce in errore i responsabili politici dei governi.

Solo che questa volta la minaccia sarà globale, perché dovunque va il dollaro, e il dollaro è ancora la valuta di riserva mondiale, andiamo tutti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Sta arrivando una recessione globale... e non sarà piacevole

Mar, 27/10/2015 - 11:04
La retorica di una ripresa dell'economia statunitense sta guadagnando sempre più trazione. Perché? Perché fondamentalmente la maggior parte degli analisti e dei commentatori osserva i numeri sui monitori dei computer, vede che sono positivi e conclude che è in atto una ripresa economica. Infatti, se si osserva la percentuale di cambiamento annuale del PIL USA, si noteranno dei miglioramenti. Qual è il problema, quindi? Sebbene sia possibile calcolare la ricchezza reale a livello individuale, è estremamente difficile farlo a livello nazionale. E, no, non basta sommare le singole ricchezze individuali, poiché significherebbe sommare patate e pomodori e aspettarsi un risultato significativo. Per questo motivo, quindi, il PIL non calcola la ricchezza reale di un paese, bensì aggrega varie spese che non hanno alcuna connessione tra di loro e aggiusta il risultato finale al deflatore dei prezzi (un parametro di dubbia utilità). Più denaro c'è e più denaro viene speso, più si suppone che l'economia sia forte. Da questo punto di vista non sorprende se la FED viene considerata il primum movens dell'economia, poiché attraverso il pompaggio monetario può influenzare l'andamento del PIL. Una cosa è certa: la ricchezza reale non può assolutamente essere creata dalla stampante monetaria. Quindi, sebbene sia molto difficile stabilire con certezza la quantità totale di ricchezza reale, siamo invece in grado di dire quali fattori la indeboliscono. Ovvero, la crescita del bilancio della FED a circa $4,500 miliardi e l'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse allo 0.25%, hanno messo in moto una deviazione delle risorse scarse verso quelle attività che le hanno sprecate e che quindi hanno ridotto la ricchezza reale. Sin dal novembre scorso, però, la FED ha frenato la sua creazione di denaro ex-novo e questo fatto sta mettendo costante pressione verso l'alto a quelle attività che hanno beneficiato della politica monetaria allentata della banca centrale. Anche nelle statistiche ufficiali inizia a vedersi questa incrinatura. Perché queste non sono cattive notizie? Perché i creatori di ricchezza reale potranno di nuovo accedere alle risorse scarse con cui contribuire al benessere reale degli USA.
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di Bill Bonner


SIRACUSA, Sicilia – "In caso di dubbio, andate in Italia", suole dire quel detto.

Noi siamo sempre in dubbio. Quale posto migliore dove andare?

Oggi vi diremo perché una recessione globale è ormai assai probabile.

Ma prima, un aggiornamento sulla Sicilia... dove abbiamo trascorso gli ultimi giorni.

La Sicilia non è esattamente Italia. Si trova al centro del Mediterraneo, dove ogni marinaio assonnato o ambizioso costruttore di un impero doveva lavarsi. I fenici, i greci, i cartaginesi, i romani, i bizantini, gli arabi, i normanni, gli spagnoli e i francesi – tutti hanno cercato di governare la Sicilia. Gli italiani sono solo gli invasori più recenti.

Abbiamo affittato una piccola Fiat 500 per esplorare l'isola. Manca di potenza, ma è perfetta per spostarsi velocemente in spazi ristretti.

Ieri abbiamo visitato le rovine greche e romane. La Valle dei Templi ad Agrigento è una meraviglia. Ivi è situato uno dei templi greci meglio conservati al mondo.

A due ore di distanza c'è una villa romana con alcuni dei migliori affreschi mai scoperti. A quanto pare erano sepolti sotto una colata di fango e quindi si sono conservati per 1,000 anni.

La Sicilia che abbiamo visto finora, è straordinariamente aperta. Montagne rocciose, campi aperti, vasti pascoli – c'è poca ombra. Deve fare terribilmente caldo in estate. Se fossimo noi a gestire le cose, pianteremmo più alberi.

Eppure è bello vedere così tanta campagna. Una cosa che abbiamo notato è che ci sono migliaia di case abbandonate – grandi casali in pietra – in tutta l'isola. Anche le piccole città si sono spopolate.

Nelle grandi città – Siracusa e Palermo, per esempio – si vedono molti immigrati provenienti dall'Africa e dall'India. Ma le piccole città e le zone rurali sembrano perdere persone, lasciando le case vuote.

Di più sulla Sicilia tra un momento...

Torniamo ai mercati, il Dow è salito di 200 punti – o poco più dell'1% – venerdì scorso.

E il gigante Glencore ha recuperato la maggior parte delle perdite rispetto alla settimana scorsa. La paura di un paio di settimane fa sembra essersi attenuata. Tutto è "tornato alla normalità" – o quasi.

Azioni e obbligazioni ancora vengono scambiate a prezzi folli. Gli imbonitori di Wall Street ancora "parlano dei loro libri" in TV. E la FED sta ancora promettendo un rialzo dei tassi – forse entro la fine dell'anno.

C'è chi ci crede, c'è chi non ci crede. Nella misura in cui ci si crede, sarà una strategia disastrosa nel breve periodo. Nella misura non non ci si crede, sarà una strategia disastrosa nel lungo periodo.

Negli Stati Uniti un rialzo dei tassi (o anche la previsione di tassi d'interesse più elevati) spinge gli investitori verso i dollari. Questo aumenta il prezzo dei dollari per i titolari di valuta estera.

Chiunque abbia un debito denominato in dollari e non li può stampare a volontà – in particolare, i governi e le società nei mercati emergenti – è in una posizione scomoda.

E quando si mettono i debitori tra Scilla e Cariddi – cioè, tra l'incudine e il martello – molti di loro sono costretti ad arenarsi.

Il dollaro USA è la valuta di riferimento dell'economia mondiale.

Quando il valore di cambio del dollaro sale, è un altro modo per dire che i dollari sono scarsi. E quando i dollari sono scarsi, il commercio mondiale tende a rallentare.

In altre parole, si crea una situazione opposta a quella accomodante che la FED cerca di raggiungere.

Ne vediamo già gli effetti. Le vendite delle macchine gialle – retroescavatori, caricatori, bulldozer, ecc. – sono in calo da tre anni. Le merci containerizzate provenienti dalla Cina sono scese del 30% sin dal 2013. L'economia mondiale sta rallentando. Una recessione globale è ora alle porte.

D'altra parte, se non credete che la FED alzerà i tassi – e noi non ci crediamo – allora c'è qualcos'altro da dire. La FED non ha rialzato i tassi nella sua ultima riunione per un motivo. Deve vedere il problema in via di sviluppo nell'economia mondiale, come noi. E deve rendersi conto che il suo obiettivo di politica dev'essere quello d'abbassare il prezzo del dollaro, non quello d'alzarlo.

La nostra previsione: la FED si farà avanti, ma non per elevare il dollaro con tassi d'interesse più alti, bensì per seppellirlo con una linea di politica costituita da tassi d'interesse negativi (NIRP)... divieto d'uso dei contanti... e qualunque altra cosa necessaria. Sono misure che stanno arrivando... insieme a bolle più grandi e ancor più pericolose.

Ma lasciamo stare la FED per un attimo...

Venerdì scorso siamo atterrati a Palermo. La città ha una cattiva reputazione.

"Alla gente non piace Palermo perché era controllata dalla mafia", c'ha spiegato un tassista.

"Hanno corrotto chi di dovere e poi hanno costruito tutti quei palazzi brutti che avete visto nella periferia della città. Molte volte hanno dovuto abbattere edifici antichi che erano lì da centinaia di anni."

E' vero che ci sono condomini brutti nelle colline circostanti Palermo. Ma ci sembrava che questa storia appartenesse anche ad altra città. I condomini che ha costruito la mafia non erano più brutti di quelli costruiti dal governo democraticamente eletto di Baltimora.

"Com'è stato vivere in una città controllata dalla mafia?", abbiamo chiesto.

"Non era poi così male. Hanno ucciso persone che li minacciavano – ma oltre a ciò, la mafia gestiva la situazione in modo abbastanza decente."

"Non c'era molto crimine. Se qualcuno rubava qualcosa, di solito potevate andare dalla mafia e il maltolto vi sarebbe stato ridato indietro."

E c'è dell'altro…

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché i bellimbusti negli hedge fund sono stati schiacciati

Lun, 26/10/2015 - 11:02




di David Stockman


La distruzione dei mercati finanziari onesti da parte della FED e delle altre banche centrali ha creato una classe di bellimbusti negli hedge fund. Molti di loro hanno cavalcato le bolle sin da quando Alan Greenspan è salito al timone della FED nel 1987; e adesso non solo ritengono d'essere geni degli investimenti, ma minacciano di diventare permalosi se la FED o chiunque altro voglia provare a lasciare a secco il casinò.

Leon Cooperman, che è un trader ex-Goldman e ora titolare di un fondo gigante chiamato Omega Advisors, è uno dei più insopportabili sbruffoni tra questi cavalcatori di bolle. All'inizio di questa settimana l'ha dimostrato per l'ennesima volta.

Sembra che il suo fondo abbia subito una perdita tonante di oltre il 10% durante il ribasso nel mercato azionario di agosto, contro il quale la FED non ha preso provvedimenti. Ma piuttosto che accettare la responsabilità per il fatto che il suo portfolio d'azioni faceva acqua da tutte le parti, Cooperman ha snocciolato un sermone in cui incolpava di slealtà altri giocatori del casinò:

Lee Cooperman, il fondatore di Omega Advisors, si è unito al coro crescente d'investitori che accusano le strategie di trading esoteriche, ma sempre più influenti, introdotte da hedge fund come Bridgewater, per aver scatenato le vendite della scorsa settimana — e il suo scarso rendimento ad agosto.
Bene. Ma come fa Bridgewater a contare le carte in modo da provocare una tale agitazione ai tavoli da gioco?

In una parola, Ray Dalio, fondatore del colosso Bridgewater, ha fatto la stessa cosa di Cooperman e per quasi altrettanti decenni. Vale a dire, contare le carte sotto gli occhi degli sciocchi pianificatori monetari centrali domiciliati nell'Eccles Building.

A dire il vero, il fondo di Dalio ha avuto rendimenti superlativi e c'è senza dubbio una qualche magia algoritmica incorporata nel computer di Bridgewater. Ma alla fine è tutto in funzione dei mercati dei capitali rotti che sono stati usurpati e truccati dalla FED.

L'unica cosa che bisogna sapere sulle strategie implementate da Bridgewater e dai suoi imitatori, e che ora hanno suscitato le ire dei giocatori d'azzardo più primitivi come Cooperman, è rappresentata dal seguente grafico:




Si tratta, ovviamente, "dell'effetto ricchezza" della stampante monetaria della FED. Ci sono stati circa 30 "ribassi" identificabili sin dal marzo 2009 e ognuno ha visto una rinnovata frenesia d'acquisti da parte dei giocatori del casinò. E per una buona ragione.

Il salvataggio disperato e assolutamente ingiustificato di Wall Street da parte della FED di Bernanke al momento del crash post-Lehman, ha insegnato ai giocatori una profonda lezione. Cioè, avrebbero potuto riporre fiducia nel fatto che la FED li avrebbe inondati di denaro quasi gratis nonostante tutti i pericoli, e che avrebbe fatto ricorso a qualsiasi intervento di manipolazione dei prezzi per mantenere alte le medie azionarie.

Mai in tutta la storia economica circa diecimila scommettitori hanno guadagnato così tanti miliardi in cambio di così poco valore economico aggiunto. Ma ciò che Dalio ha fatto in questo contesto, è stato inventare un modo più efficiente per mettere a nudo la monumentale generosità della FED.

Vale a dire, i computer di Bridgewater comprano titoli durante la "fase euforica", quando la volatilità delle azioni è in calo e i prezzi in aumento; e poi durante i "ribassi" si spostano nei bond, quando la volatilità delle azioni è in aumento e la mandria si sta ritirando in cerca di un porto fatto da buoni del Tesoro e altri titoli a reddito fisso, facendo così salire il prezzo di questi ultimi.

In breve, esiste sempre un giorno di paga in ogni tipo di tempo finanziario di breve periodo, perché i computer di Bridgewater sono come pompe aspiranti monetarie; spurgano costantemente la volatilità dai portfoli.

Ma attenzione, perché il grafico qui sopra non potrebbe mai esistere in un mercato libero e onesto.

Non si potrebbero creare algoritmi per pompare fuori la volatilità e spremere il mercato, perché la regolarità delle onde su cui si basano non è naturale; è l'opera di una banca centrale che è stata presa in ostaggio dai giocatori del casinò.

Né "ostaggio" è una parola troppo forte. Ai tempi di di Paul Volcker e William McChesney Martin chiunque avesse anche sussurrato la possibilità di 80 mesi di ZIRP, sarebbe stato affiancato alla scuola di William Jennings Bryan come sciroccato monetario.

Però, com'è accaduto nelle ultime settimane, il lungo regno delle stampanti monetarie mondiali ha cominciato a sprigionare fratture. Dall'altra parte del mondo, in Cina, quella che era diventata "un'offerta d'acquisto" ventennale da $4,000 miliardi per i bond del Tesoro degli Stati Uniti e altri titoli a reddito fisso dei mercati sviluppati, s'è trasformata in "un'offerta di vendita".

Ciò si rivelerà come uno dei più grandi punti di svolta finanziari della storia. Durante il corso dello schema di Ponzi cinese da $28,000 miliardi, i suzerain rossi di Pechino hanno acquistato bond statali a palate e quindi hanno mantenuto alto il loro prezzo e bassa la volatilità nel mercato obbligazionario.

A dire il vero, questo non era un atto di carità nei confronti dei consumatori e dei governi d'America infatuati dal debito. È stato fatto per agganciare il tasso di cambio RMB/dollaro e quindi oliare la sua macchina mercantilista incentrata sulle esportazioni.

Ma era troppo bello per esere vero, perché ogni volta che la Banca del Popolo Cinese (PBOC) ha acquistato il debito dello Zio Sam ampliava simultaneamente il sistema bancario interno e l'offerta di credito in RMB. Inoltre, dopo che Pechino ha lanciato la sua folle campagna di costruzione d'infrastrutture in risposta alla crisi finanziaria del 2008, il falso boom immobiliare che ne è seguito ha attirato sempre più ondate di hot money dall'estero, gonfiando in tal modo l'economia nazionale cinese.

Infatti la PBOC è stata costretta a lasciar salire lentamente il RMB rispetto al dollaro per non far diventare il suo sistema bancario una trottola impazzita. Ma il RMB in costante aumento ha drasticamente accelerato l'afflusso di capitali esteri e di fondi speculativi nell'economia cinese, riempiendo così i caveau della PBOC con $4,000 miliardi all'inizio di quest'anno rispetto a qualche centinaio di miliardi di dollari alla fine del secolo.




Ma queste non erano riserve monetarie nel senso stretto del termine; erano il frutto di una stupida politica mercantilista e della conversione di un uomo ingenuo, e superstite delle depredazioni di Mao, il quale riteneva che il potere del partito comunista poteva essere meglio amministrato con la stampante monetaria piuttosto che con le armi.

Ma Deng ha semplicemente scatenato un Mostro del Credito che ha aspirato capitali e risorse provenienti da tutto il mondo in un vortice di scavi, costruzioni, prestiti, investimenti e speculazioni intrinsecamente instabili e incendiari. Era solo una questione di tempo prima che questo castello di carte iniziasse a traballare e crollare.

Ciò è avvenuto nel 2015 — circa 30 anni dopo che Deng ha proclamato come fosse glorioso essere ricchi. Così dicendo, egli non aveva idea che un simulacro del capitalismo gestito da burocrati comunisti si sarebbe trasformato in una macchina del giudizio universale.

In ogni caso, ciò che sta accadendo ora in Cina è che gli speculatori — sia interni che esteri — hanno gettato la maschera. Questo è stato particolarmente vero dopo che Pechino ha cercato disperatamente d'alleviare il suo problema col debito societario, gonfiando una bolla da $5,000 miliardi nel mercato azionario.

Questo è avvenuto nonostante i capi di partito abbiano inviato camion carichi di denaro contante per impedire il crollo del mercato azionario e camion pieni di poliziotti per arrestare coloro troppo zelanti nel vendere ciò che la PBOC stava cercando d'acquistare. Ciò vuol dire che infine la fiducia nello Schema di Ponzi Rosso è andata in frantumi.

Di conseguenza, il denaro sta uscendo dalla Cina attraverso mille rivoli finanziari. Per evitare che il tasso di cambio del RMB precipitasse ed incitasse in tal modo una fuga di capitali più furiosa, la PBOC ha ingranato per la prima volta la retromarcia in modo sostenuto e strategico da quando è nato il presunto miracolo del capitalismo rosso.

Ray Dalio non se l'aspettava, perché nonostante la competenza di Bridgewater con gli algoritmi di trading, il suo staff di macroeconomisti è composto da menti keynesiane. Ahimè, non avevano considerato il fatto che gli Austriaci avessero spiegato "come e perché" molto tempo prima.

Vale a dire, l'esperimento di Pechino con il capitalismo rosso sarebbe finito in un crack-up boom, poiché l'infinita offerta d'acquisto per i bond statunitensi da parte dei capitalisti rossi si sarebbe trasformata in una dirompente e sgradita offerta di vendita di centinaia di miliardi di bond sovrani e altre passività in dollari/euro/yen.

Per farla breve, durante le giravolte dello scorso agosto i prezzi delle obbligazioni non sono aumentati come è accaduto quando il mercato azionario è sceso del 12% nell'ottobre dell'anno scorso. Di conseguenza, il portfolio di Bridgewater è stato inondato da troppa volatilità sia sul lato obbligazionario sia sul lato azionario. Così le pompe aspiranti algoritmiche hanno scaricato pacci di azioni per drenare la nave di Dalio.

Di conseguenza, ad agosto Bridgewater ha spazzato via i suoi profitti annuali in un paio di giorni. Inutile dire che i grandi player nel casinò si stanno sparando a vicenda, mentre si allineano davanti all'Eccles Building per un altro giro di Kool Aid.

Ray Dalio ha già detto che è tempo per un QE4. Si rende conto che la grossa grassa offerta d'acquisto della FED è necessaria per sostituire l'offerta d'acquisto del capitalismo rosso sul mercato dei bond sovrani, e, quindi, far riprendere a funzionare i suoi algoritmi.

Nel contempo Goldman oggi ha sguinzagliato il suo capo economista affinché dicesse che la relazione sul mondo del lavoro di venerdì scorso, rappresenta un forte argomento per non aumentare i tassi a settembre. Perché abbiamo bisogno di un altro mese di ZIRP quando 80 mesi hanno finora fallito nel loro intento, non l'ha detto.

Non importa. Potete essere sicuri di questo: se il mercato rimbalzerà rispetto ai 1967 punti, è probabile che la FED annuncerà una mossa decisiva a settembre, permettendo al casinò di mettere in scena un breve rally.

Allo stesso modo, se il mercato scenderà ancora di più, la FED difenderà l'instabilità dei mercati e rinvierà ancora una voltà il patetico innalzamento da 25 bps, causando così una timida ripresa di breve durata.

Quello che non accadrà, invece, è un'altra gamba rialzista nel falso mercato toro costruito dalla FED e dai suoi compari di viaggio nelle altre banche centrali. Questo perché lo "shortamento" globale del dollaro sta finalmente arrivando alla fine.

Per quasi due decenni le banche centrali dei mercati emergenti hanno acquistato bond statunitensi, così come hanno fatto i produttori di materie prime e gli stati petroliferi. Così facendo, hanno aiutato la FED a guidare il tasso di riferimento verso livelli economici assurdi.

Questo è ciò che accade quando la stampante monetaria viene utilizzata per generare $12,000 miliardi di cosiddette riserve valutarie e $22,000 miliardi totali per gli scarafaggi monetari del mondo, noti anche come banche centrali e fondi sovrani.

A sua volta, questa massiccia pila di denaro è diventata la garanzia per l'emissione privata di crediti sovrani e aziendali in tutti i mercati emergenti, rallentando così la fame di rendimenti decenti tra i money manager disperati.

Ma ora il castello di carte cinese sta crollando, facendo precipitare anche tutta la catena di rifornimento della Cina. Un esempio tra i tanti è il Brasile, dove la produzione industriale è in calo dell'8% rispetto ad un anno fa, e continua a calare; o la Corea del Sud dove le esportazioni sono diminuite vertiginosamente.

Metaforicamente parlando, i dollari stanno ritornando a tutta velocità verso l'Eccles Building. La Cina e gli stati petroliferi stanno vendendo e i prestatori off-shore di dollari stanno rilasciando margin call.

Alla fine, sia le bolle obbligazionarie sia le bolle azionarie gonfiate così incautamente dalla FED e dalle altre banche centrali dopo il settembre 2008, scoppieranno in risposta al maremoto deflazionistico.

Inutile dire che tale eventualità sarà la campana a morto per i trade degli hedge fund. Ciò causerà una volatilità che costringerà gli algoritmi a mangiarsi vivi i loro portfoli.

I padroni dell'universo negli hedge fund riescono a sillabare "assicurazione sui portfoli"?




Leon Cooperman e i suoi compari si ritroveranno presto a pregare per un evento (relativamente) di poco conto come quello dell'ottobre 1987.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La tempesta perfetta

Ven, 23/10/2015 - 10:03




di Francesco Simoncelli


Sorpresi? Non dovreste esserlo. Dopo che Janet Yellen ha lasciato invariati i tassi dei Fed Funds lo scorso 17 settembre, qualche commentatore è rimasto interdetto. Anche nelle file Austriache ci sono stati sostenitori di un “rialzo” e di un “nuovo easing”; lasciatemi dire che sono stati troppo zelanti nelle loro conclusioni. La verità la disse qualche anno fa il Financial Times: “They’re flying blind”. Ovverosia, i banchieri centrali stanno andando alla cieca. Non è una novità. Come altro potremmo giustificare misure non convenzionali che persistono nonostante ci troviamo in una presunta ripresa economica? La più fiacca da sessant’anni a questa parte, tra l’altro. Siamo entrati ufficialmente nell’ottantunesimo mese consecutivo di ZIRP, e troviamo che Main Street ancora langue in una stagnazione perenne.





Da questi grafici possiamo notare che i presunti miglioramenti giustificanti un rialzo dei tassi, sono stati raggiunti perché nel mondo del lavoro si sono ritirati dalla forza lavoro una carovana di persone. Inoltre le cifre del BLS conteggiano anche i tipi che consegnano pizze, montano palchi per le serate musicali e incartano hamburger come lavoratori a “tempo pieno”. Inutile dire che, come minimo, dieci anni fa questi erano tutt’altro che posti di lavoro, bensì lavoretti svolti da studenti per racimolare quanto bastava per pagarsi la retta. Oggi il part-time è la regola, i lavori da capofamiglia sono letteralmente quasi scomparsi del tutto.

Ma non è finita qui, perché l’allentamento monetario della FED sino al novembre scorso, ha invaso come uno tsunami i canyon di Wall Street e da lì non è più uscito. I soloni monetari nell’Eccles Building sono stati formati secondo la teoria keynesiana facente riferimento alla vasca da bagno di James Tobin, ovverosia, per permettere all’economia di riprendersi basta semplicemente riempire la vasca da bagno dell’economia nazionale di domanda aggregata. Quindi la Federal Reserve ha scatenato una tremenda offerta d’acquisto nei mercati del debito sovrano degli USA in modo da permettere alle banche TBTF non solo di proteggere i propri bilanci disastrati con la nuova liquidità, ma anche di speculare nei mercati azionari e obbligazionari societari per elargire il cosiddetto effetto ricchezza a cascata. Non è andata così. La baldoria generata dal credito facile rilasciato dalla Federal Reserve ha permeato l’ambiente economico con bolle finanziarie in ogni dove. Infatti, gli unici lavori a tempo indeterminato spuntanti sul suolo americano sono stati registrati in quei pochi stati che hanno visto esplodere la mania delle patch di scisto.

In breve, le banche commerciali hanno utilizzato le riserve in eccesso sfornate dalla FED come collaterale per la loro salute e poi ricorrendo alla leva finanziaria hanno cercato di rastrellare quanti più asset possibile con un rendimento positivo visto che un bilancio in pareggio verrebbe considerato come un bilancio in perdita. Tutto ciò, a catena, ha fatto esplodere una mania all’interno dei casinò finanziari, la quale prevedeva di sfruttare LBO, IPO e qualsiasi altra misura d’ingegneria finanziaria per recuperare credito e con esso speculare nei mercati per impossessarsi di qualsiasi asset avesse una qualche probabilità d’ascesa. Di conseguenza il mercato azionario e il mercato obbligazionario hanno perso qualsiasi cosa rassomigliasse a un price discovery onesto, rilasciando in tali ambiente finanziari una mole di deformazioni e distorsioni senza precedenti. È così che sono proliferate le nuove industrie petrolifere sul suolo americano: il credito a basso costo ha permesso ad attività rischiose d’essere considerate alla pari di quelle più sostenibili.

Ciò non riguarda solo il settore petrolifero, ma un po’ tutto l’ambiente economico americano, il quale è stato inondato ancora una volta di capacità in eccesso.




Questa fame di rendimenti a causa della ZIRP della FED, però, penalizza indirettamente Main Street, il quale è costretto a intaccare i propri risparmi per sopravvivere visto che il rendimento del capitale è prossimo allo zero. In realtà, si tratta di un gigantesco furto imbastito per tenere a galla i TBTF protetti dal cartello della banca centrale, i quali risucchiano risorse scarse dall’economia più ampia per prolungare un giorno ancora la loro esistenza. In poche parole, si nutrono di ricchezza reale deviandola a loro favore e distruggendola. Nel frattempo, nonostante la FED abbia smesso d’inflazionare la base monetaria sin dal novembre scorso, riescono a sopravvivere sfruttando i carry trade a costo zero e implementando misure d’ingegneria finanziaria che vanno dai riacquisti d’azioni proprie fino alle fusioni & acquisizioni.

Ma attenzione, perché anche un piccolo perturbamento nei carry trade da favola di cui hanno goduto finora i TBTF potrebbe far crollare un castello di carte costruito sulle basi argillose di un’espansione monetaria e del credito. È per questo motivo che la Fed è spaventata a morte all’idea di dover aumentare i tassi d’interesse. Perché? Perché non ha una strategia precisa nel farlo. La prossima volta che leggerete gente che parlerà della Fed che dovrà aumentare i tassi d’interesse ponetevi questa domanda: “Come farà?” Nessuno ne parla, proprio perché nessuno lo sa. Stiamo parlando di bacchette magiche? Sarà necessario solo che la Yellen lo dica? Sin da quando è stato inaugurato il QE1 i comunicati stampa della Fed sono diventati dei semplici prestampati in cui cambiano solo alcuni numeri. Il resto è tutto uguale. O per meglio dire, il resto è tutto Fed-speak: borbottii e mugolii senza senso conditi con qualche parola in gergo tecnico. Quindi qual è il piano?

La FED non ha alcun potere sui tassi d’interesse a breve termine e a lungo termine dei buoni del Tesoro. Nel momento in cui terminerà la possibilità di fare front-running alle banche centrali sui bond del Tesoro, verranno scaricati con una tale rapidità che i livelli degli interessi schizzeranno talmente in alto da arrivare alla luna. La FED, quindi, non può iniziare a vendere il proprio cumulo di bond sovrani dall’alto del suo bilancio da $4,400 miliardi senza scatenare un panico che manderebbe Washington in bancarotta diretta. È per questo motivo che nel meeting di giovedì scorso la Yellen ha tenuto a puntualizzare che i profitti maturati dagli asset nel suo bilancio verranno re-investiti negli stessi asset (principalmente Treasuries e MBS).

La FED non ha alcun potere sui tassi dei Fed Funds. Questo rappresenta il tasso a cui le banche commerciali prestano denaro ad altre banche commerciali. Sin dalla crisi del 2008 le banche commerciali hanno una paura maledetta di prestare nuovamente denaro ad altri istituti bancari. Sanno a cosa vanno incontro. Non possono fidarsi d’istituti i cui bilanci sono un disastro. Inoltre hanno parcheggiato presso i depositi della Fed circa $2,500 miliardi in riserve in eccesso. Non hanno alcun bisogno immediato di prestiti quindi. Fondamentalmente è questo il motivo per cui il tasso di riferimento della FED rimane inchiodato quasi allo 0%: le banche commerciali non prestano denaro e Main Street non vuole prestiti. Finché quelle riserve rimarranno lì, non c’è alcun modo che i tassi possano salire. Ma il drenaggio di quelle riserve significa la mancanza di collaterale per quelle entità TBTF che in caso di recessione avranno disperatamente bisogno di liquidità.

La FED inoltre paga lo 0.25% su queste riserve. Come può permettersi d’aumentare tale interesse in un ambiente economico affamato di rendimenti decenti? Se volesse aumentare tali interessi dovrebbe pagarli dai suoi profitti di fine anno. Problema: ogni soldo che finirebbe per andare nelle casse delle banche commerciali, non finirebbe nelle casse di Washington. Questo a sua volta significherebbe un aumento dei deficit dello zio Sam. Il dolore economico sarebbe raddoppiato in caso di recessione, perché i deficit verrebbero aumentati ulteriormente scaraventando gli USA in un abisso fiscale.

Quindi lo ripeto: qual è il piano esattamente? La FED aumenterà i tassi d’interesse per magia? Quali aumenterà? No, non accadrà niente di tutto ciò. È per questo che la Yellen ha annunciato un nuovo ritardo nell’aumento dei tassi d’interesse. Ripeterà la stessa cosa al prossimo meeting del 28 ottobre.

Nel frattempo i nodi vengono al pettine, mentre le bolle gonfiate in tutto il mondo dalle stampanti monetarie iniziano a sgonfiarsi. Il peggio non è ancora arrivato in Cina, siamo solo alle battute iniziali. Infatti cos’è il mercato azionario cinese se non un’enorme bisca clandestina in cui un branco di pianificatori monetari centrali ha imposto per decreto una crescita del valore delle azioni? Come ho spiegato nel cappello di questo articolo, la Cina è pronta a spiralizzare ulteriormente il livello d’azzardo morale legato alle speculazioni a leva. Ovverosia, cerca di “alleggerire” la sua situazione finanziaria rendendola più esplosiva. Pazzia! Il credito facile sfornato dalla stampante monetaria della PBOC ha ingolfato progressivamente i bilanci delle varie istituzioni presenti sul suo suolo: dal settore pubblico a quello privato, passando da un artificio finanziario a un altro per sostenere il tutto.

Negli ultimi tempi i conti di trading si sono moltiplicati a macchia d’olio, e improvvisamente tassisti e panettieri sono diventati grandi esperti di finanza. Inutile dire che sono stati fregati dai loro broker, poiché servendosi del margin debt si sono uniti a una festa che ormai è agli sgoccioli. Ma una volta entrati in questo caos si sono accorti troppo tardi che erano i classici polli da spennare, come hanno dimostrato i furgoni della polizia appartati in ogni dove per impedire che qualche temerario vendesse azioni allo scoperto e andasse contro il “sogno del capitalismo rosso”. Malgrado ciò, i giocatori d’azzardo più sofisticati hanno iniziato a spostare i loro patrimoni fuori da queste bische clandestine, sfoggiando un deflusso di capitali da $800 miliardi negli ultimi trimestri. Ciò è andato ad alimentare ulteriormente le bolle immobiliari sparse in tutto il globo, dall’Australia a Londra fino in Canada.

L’innesco di questa situazione esplosiva è stato acceso dalla FED dopo che ha premuto il freno lo scorso novembre in materia monetaria, cosa che ha, di riflesso, coinvolto la Cina: una delle condizioni affinché gli USA avrebbero permesso l’entrata della Cina nel paniere di valute del FMI, era quella di un peg yuan/dollaro. L’apprezzamento del dollaro s’è riverberato sulle politiche monetarie cinesi, poiché non solo ha reso più costose le politiche mercantiliste a cui erano abituati i capitalisti rossi, ma li ha anche costretti ad avere un atteggiamento più sobrio nei mercati del credito.

I cambiamenti avvengono al margine, e i pezzi del domino stanno iniziando a cadere laddove il boom artificiale globale stimolato dalle politiche delle banche centrali ha attecchito per ultimo: i mercati emergenti. Il Brasile ne è l’esempio lampante. Seguiranno l’Australia e il Canada. Inutile dire che, in un modo o nell’altro, è stata la Fed stessa a trascinare tutti in questo guaio. Dapprima permettendo agli americani di saturarsi di debiti e inondando il mondo con dollari freschi di stampa. Questo a sua volta ha stimolato le altre banche centrali a seguire l’esempio e, per “proteggersi” in caso di crisi, a ingozzarsi di dollari. Ciò ha significato un boom artificiale interno trainato dal settore delle esportazioni. Poi, con l’arrivo della Grande Recessione, i paesi emergenti hanno visto prosciugare la domanda d’esportazioni e si sono rivolti ai propri mercati interni. Ciò non solo ha alimentato bolle nei loro settori immobiliari e obbligazionari, ma anche in quelli delle commodity.

Ora che i nodi stanno venendo al pettine, soprattutto in Cina, l’inversione epocale a cui si sta affacciando il mondo a seguito delle misure di repressione finanziaria da parte delle banche centrali, è qualcosa di mai visto prima. Col rallentamento cinese, seguiranno i bust dei vari mercati emergenti. Ciò significherà, tra le altre cose, il dishoarding delle riserve estere di questi paesi. Ovverosia, inizieranno a vendere dollari per tamponare l’inchiostro rosso nei loro conti. Questo significa che gli USA vedranno ritornare in patria un sacco di liquidità che prima era stata “rapita” dalle altre economie del mondo sotto l’illusione che il dollaro sia la merce più liquida in circolazione. Questo significa che se in un primo momento il mondo soffrirà di un rullo deflazionistico a causa del re-pricing di quegli asset gonfiati artificialmente durante il periodo di boom, in seguito si trasformerà in inflazione di massa a causa della sconsideratezza monetaria delle banche centrali.

Le politiche monetarie non convenzionali messe in atto sin dal 2008 "funzionano" solo se ci sono bilanci puliti all'interno dell'ambiente economico. Dopo il fiasco della bolla immobiliare Bernanke/Greenspan, le famiglie sono fuori gioco; con la recente deflazione dei prezzi nelle commodity, le corporazioni stanno raggiungendo il loro picco del debito. Come ho ripetuto spesso su queste pagine, saranno i default a catena di quelle aziende i cui piani alti hanno sfruttato la ZIRP per ingolfare i bilanci e ricavare guadagni da favola, che innescheranno la prossima recessione. E' un percorso già in atto. Le vendite stagnanti e gli inventari strabordanti porteranno al collasso quelle aziende che hanno pasteggiato con le spese in conto capitale per finanziare riacquisti d'azioni, LBO, IPO e fusioni & acquisizioni. Ovvero, si sono strafogate d'ingegneria finanziaria senza pensare minimamente ad innovare. Le banche centrali non hanno più la capacità di far nulla. La Yellen continuerà a rimandare il fatidico giorno del rialzo dei tassi. Ma il fallimento di queste corporazioni metterà fine alla presunta onniscienza di cui ancora godono i banchieri centrali. Il rialzo dei tassi sarà, quindi, una conseguenza di questi fallimenti e non la volontà dei banchieri centrali.

Siamo alle porte di una tempesta perfetta, e la prossima recessione sarà più dura di quella del 2008. Tenete, quindi, gli occhi ben aperti per i prossimi 12–18 mesi.


Il moltiplicatore keynesiano esiste davvero?

Gio, 22/10/2015 - 10:12




di Frank Shostak


La maggior parte degli economisti pensa che gli aumenti nelle spese al consumo tendano a mettere in moto un processo in grado di rafforzare la crescita economica in base al multiplo della spesa iniziale.

Un esempio vi chiarirà le cose. Supponiamo che gli individui, per ogni dollaro ricevuto, spendano $0.9 e risparmino $0.1. Inoltre, supponiamo che i consumatori aumentino la loro spesa di $100 milioni. Come risultato, i ricavi dei dettaglianti aumentano di $100 milioni. Questi ultimi, in risposta all'aumento del loro reddito, consumano il 90% dei $100 milioni, vale a dire, incrementano la spesa per beni e servizi di $90 milioni. I destinatari di questi $90 milioni a loro volta spendono il 90% dei $90 milioni, vale a dire, $81 milioni. Poi i destinatari di questi $81 milioni spendono il 90% di tale somma, cioè $72.9 milioni e così via. La chiave di questo modo di pensare è che la spesa di una persona diventa il reddito di un'altra persona. In ogni fase della catena della spesa, le persone spendono il 90% del reddito supplementare che ricevono. Questo processo si conclude, o almeno così si sostiene, con una potenziale produzione complessiva di $1 miliardo (10*$100 milioni) rispetto alla spesa iniziale di $100 milioni.

Si osservi che più è grande la spesa, maggiore sarà il reddito supplementare e maggiore sarà il moltiplicatore, e pertanto maggiore sarà l'impatto della spesa iniziale sulla produzione complessiva. Per esempio, se le persone cambiano le loro abitudini e spendono il 95% di ogni dollaro ricevuto, il moltiplicatore diventerà 20. Al contrario, se decidono di spendere solo l'80% e risparmiare il 20%, allora il moltiplicatore sarà 5. Tutto questo significa che meno sarà il risparmio, più grande sarà l'impatto di un aumento della domanda globale sulla produzione complessiva.

Davvero più risparmi rappresentano un male per l'economia, come indica il modello del moltiplicatore keynesiano? Prendete per esempio Bob l'agricoltore che ha prodotto una ventina di pomodori e ne consuma cinque. Ciò che resta a sua disposizione sono quindici pomodori (risparmio reale). Con l'aiuto di questi quindici pomodori, Bob può ora assicurarsi vari altri beni.

Per esempio, può comprare una pagnotta di pane dal fornaio John pagandola cinque pomodori. Bob acquista anche un paio di scarpe da Paul il calzolaio, pagandole dieci pomodori. Si noti che un risparmio reale a sua disposizione limita la quantità di beni di consumo che Bob può comprare.

Il potere d'acquisto di Bob è limitato alla quantità di risparmio reale, vale a dire, i pomodori a sua disposizione. (Allo stesso modo, se John il panettiere ha prodotto dieci pani e ne consuma due, i suoi risparmi reali sono otto pagnotte di pane. Allo stesso modo, se da una produzione di due paia di scarpe Paul ne utilizza una per sé, allora il suo risparmio reale è un paio di scarpe.)

Quando Bob l'agricoltore esercita la sua domanda di una pagnotta e un paio di scarpe, sta trasferendo cinque pomodori a John il panettiere e dieci pomodori a Paul il calzolaio. I pomodori risparmiati da Bob sostengono e migliorano la vita e il benessere del fornaio e del calzolaio. Allo stesso modo, la pagnotta di pane risparmiata e il paio di scarpe risparmiato sostengono la vita e il benessere di Bob l'agricoltore. Si noti che sono i beni di consumo finali risparmiati che sostengono il panettiere, il contadino e il calzolaio, e che rendono possibile la conservazione del flusso della produzione.

I proprietari dei beni di consumo finali piuttosto che scambiarli per altri beni di consumo, potrebbero decidere di usarli per assicurarsi strumenti e macchinari migliori. Con questi ultimi potrebbero aumentare la produzione futura e migliorare la qualità dei beni di consumo offerti. Si noti che attraverso lo scambio di una parte dei loro beni di consumo risparmiati con utensili e macchinari, i proprietari dei beni di consumo stanno trasferendo i loro risparmi reali a quelle persone che si specializzano nella realizzazione di questi strumenti e macchinari. I risparmi reali sostengono queste persone mentre sono occupate a costruire suddetti strumenti e macchinari.

Una volta che vengono ultimati questi strumenti e macchinari, ciò consente un aumento della produzione dei beni di consumo. Quando il flusso della produzione si espande, ceteris paribus, ciò permette l'accumulo di ulteriori risparmi, cosa che a sua volta consente un ulteriore aumento della produzione di utensili e macchinari. Questo a sua volta permette d'incrementare ulteriormente la produzione dei beni di consumo, vale a dire, aumentare il potere d'acquisto nell'economia. Quindi, contrariamente al pensiero popolare, più risparmi espandono il flusso di produzione dei beni di consumo.

Può un aumento della domanda di beni di consumo portare ad un aumento esponenziale della produzione? Affinché possa soddisfare l'aumento della sua domanda di beni, il panettiere deve disporre di mezzi di pagamento, cioè, pane per pagare beni e servizi che desidera. Abbiamo visto che il panettiere acquista cinque pomodori pagandoli con una pagnotta di pane. Allo stesso modo, il calzolaio sostiene la sua domanda di dieci pomodori con un paio di scarpe. L'agricoltore sostiene la sua domanda di pane e scarpe con i suoi quindici pomodori risparmiati.

Ogni volta che l'offerta di beni finali aumenta, ciò consente un aumento della domanda di beni. L'aumento della produzione di pane del panettiere gli permette d'aumentare la sua domanda di beni. È in questo senso che l'aumento della produzione di beni dà origine alla domanda di merci. Le persone producono cose per esercitare la loro domanda di beni, affinché siano in grado di sostenere la loro vita e il loro benessere. Abbiamo visto che ciò che consente l'espansione dell'offerta di beni di consumo è l'aumento dei beni d'investimento, o strumenti e macchinari. E tale aumento è solo consentito da un risparmio reale incrementato. Possiamo quindi dedurre che l'aumento del consumo dev'essere in linea con un aumento della produzione.

Da ciò possiamo anche dedurre che il consumo non genera un aumento della produzione in base al multiplo a cui aumentano i consumi. L'aumento della produzione è sincronizzato col bacino dei risparmi reali e non è vincolato alla domanda dei consumatori in quanto tale. La produzione non può espandersi senza il sostegno del bacino dei risparmi reali, vale a dire, non è qualcosa che può emergere dal nulla.



Lo Stato e il Moltiplicatore

Esaminiamo l'effetto di un aumento della domanda da parte dello stato sulla produzione complessiva di un'economia. L'ambiente economico è composto da un fornaio, un calzolaio e un agricoltore, ma ora entra in scena un altro attore. Quest'ultimo esercita la sua domanda di beni per mezzo della forza.

Può tale domanda dar luogo ad una maggiore produzione come ritiene il pensiero popolare? Al contrario, essa impoverisce i produttori. Il fornaio, il calzolaio e il contadino saranno costretti a privarsi dei loro prodotti in cambio di nulla e questo a sua volta indebolirà il flusso di produzione dei beni di consumo finali. Come si può vedere, non solo l'aumento delle spese statali non incrementa la produzione generale, ma al contrario indebolisce il processo di generazione di ricchezza reale. Come disse Mises:

[...] Non c'è bisogno di sottolineare il dato di fatto che uno stato può spendere o investire solo quello che porta via dai suoi cittadini, e che la sua spesa e i suoi investimenti limitano la spesa e gli investimenti dei cittadini privati.[1]

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, L'Azione Umana, 3rd revised edition, Contemporary Books Inc, p. 744.

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