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Francesco Simoncellinoreply@blogger.comBlogger1862125
Aggiornato: 1 ora 51 min fa

Crisi economiche: l'inevitabile risultato del settore bancario centrale

Mer, 14/09/2016 - 10:14




di David Stockman


L'effetto inesorabile del settore bancario centrale contemporaneo è un ciclo boom/bust pressoché infinito. Oltre a ciò, ci sono livelli d'instabilità finanziaria sistemica e una crescente allocazione errata di risorse economiche ed investimenti improduttivi. Alla fine, il mondo diventa più povero.

Perché? Perché gli aumenti della produzione e della ricchezza reale dipendono da un "prezzaggio" efficiente del capitale e del risparmio, ma il modus operandi delle banche centrali di oggi è quello di distorcere e falsificare senza sosta i prezzi finanziari.

Dopo tutto, l'essenza della ZIRP e della NIRP è quello di portare i tassi d'interesse al di sotto dei livelli di compensazione naturali, in modo da indurre un maggiore indebitamento e una maggiore spesa da parte delle imprese e dei consumatori.

È anche il risultato di un massiccio acquisto di obbligazioni in cui le banche centrali finanziano i loro acquisti con credito fiat. La loro gigantesca intrusione nel mercato obbligazionario spinge i rendimenti di questi titoli ben al di sotto i livelli accettati dai risparmiatori reali in un libero mercato.

Lo stesso vale per la dottrina dello stimolo attraverso il cosiddetto "effetto ricchezza". Dopo essere stato avviato da Alan Greenspan 15 anni fa, è stato abbracciato con un maggiore entusiasmo dai suoi successori alla FED e altrove.

Il canale di trasmissione della politica monetaria finisce all'1% della popolazione che possiede il 40% degli asset finanziari e al 10% che ne possiede l'85%. Vale a dire, i prezzi delle azioni sono volutamente spinti a livelli artificialmente alti per mezzo del fantomatico "allentamento finanziario". Quest'ultimo è un eufemismo che in realtà sta per finanziamenti a basso costo, o addirittura gratis, per i giocatori d'azzardo amanti dei carry trade e per gli speculatori fast money e le loro coperture assicurative.

Man mano che salgono le medie azionarie e i portfoli sovvenzionati dalla FED raggiungono picchi sempre più elevati, gli operatori dell'effetto ricchezza si sentono presumibilmente, beh, più ricchi. Sono motivati a spendere e ad investire, raddoppiando le scommesse sui loro guadagni e usandoli come garanzia per ottenere finanziamenti ancora più a buon mercato per maggiori speculazioni.

Il problema è che i prezzi finanziari non possono essere falsificati a tempo indeterminato. Alla fine, diventano oggetto di un gioco di fiducia e il rischio di shock e cigni neri supera la capacità delle banche centrali di scongiurarli. Poi arriva il giorno della resa dei conti in modo traumatico e violento.

Esattamente quel tipo di crisi che ora sta scendendo sui mercati globali. Infatti la massiccia intrusione delle banche centrali nei mercati finanziari, conduce ad un unico esito: crisi economica.

Oggi le banche centrali possiedono circa $21,000 miliardi di titoli di stato e titoli correlati ad essi, la maggior parte dei quali è stata acquistata negli ultimi due decenni e la quota preponderante dopo la crisi del 2008.




L'effetto di questa presenza ingombrante all'interno dei mercati a reddito fisso — cioè, il settore dei titoli di stato — è stata quella di gonfiare i prezzi delle obbligazioni sovrane. A sua volta, tale mispricing s'è diffuso a tutti i mercati esistenti.

Sopra ogni altra cosa, la falsificazione dei prezzi delle obbligazioni attuata dal QE significa che le banche centrali hanno scalzato i risparmiatori con soldi veri, rappresentanti la fonte marginale della domanda nei mercati dei titoli di stato. Ma per loro stessa ideologia e funzione, i banchieri centrali sono rigidamente e ferocemente anelastici nei confronti dei prezzi.

Ad esempio, Draghi pagherà qualsiasi prezzo — assolutamente qualsiasi prezzo — con i suoi $90 miliardi di QE mensili. Stabilisce il prezzo al margine, e allo stato attuale sembra essere un rendimento non inferiore al -0.4% per un titolo di stato della zona euro di qualsiasi durata. Presumibilmente ciò potrebbe includere un bond da 500 anni se i portoghesi fossero abbastanza furbi da emetterne uno.

Inutile dire che nessun risparmiatore razionale "investirebbe" in un decennale tedesco ai rendimenti negativi di oggi. La parola operativa qui è "risparmiatore", figura distinta dalle orde di speculatori amanti della leva finanziaria (nel mercato repo) che sono più che felici d'acquistare bund tedeschi in sovrapprezzo. Dopo tutto, sanno che lo zio Mario è pronto a comprarli ad un prezzo ancora più alto domani.

Ciononostante quando si sostituiscono i risparmiatori con i banchieri centrali al centro del processo di determinazione dei prezzi nei mercati finanziari, il sistema alla fine va in tilt.

Tale condizione è stata descritta in un lungo pezzo sul Wall Street Journal riguardante un recente sviluppo nei mercati del debito sovrano, i quali sfidano la natura umana e le dinamiche fondamentali delle moderne democrazie.

Cioè, i governi moderni non potranno mai cessare di emettere più debito a causa di un sistema welfaristico strabordante, di gruppi di pressione di ogni risma e della prevalenza di razionalizzazioni keynesiane per estrarre dai contribuenti tutto quel denaro che i politici sono inclini a spendere.

Eppure ora vi è una crescente "scarsità" di titoli di debito pubblico — l'equivalente di un unicorno fiscale:

Una baldoria di acquisti da parte delle banche centrali sta riducendo la disponibilità di titoli di debito pubblico e sta intensificando le guerre di offerte che scoppiano quando gli investitori diventano nervosi, facendo salire i prezzi e abbassando i rendimenti. Mercoledì il rendimento del decennale del Tesoro ha raggiunto un minimo storico.

"C'è un fattore scarsità, ma diventa davvero palpabile durante i periodi di stress quando i rendimenti collassano immediatamente," ha detto. "Si può rimanere chiusi fuori dal mercato obbligazionario proprio quando se ne ha più bisogno."

Mercoledì scorso il rendimento del ventennale giapponese è sceso sotto lo zero per la prima volta, unendosi ad un bacino mondiale di obbligazioni a rendimento negativo che si è espanso rapidamente nel corso dell'ultimo anno. In Svizzera i titoli di stato fino alla scadenza più lunga, un bond con una durata di quasi mezzo secolo, hanno ora rendimenti sotto lo zero. In Germania i titoli del debito pubblico con scadenza a gennaio 2031 sono trattati con rendimenti negativi.
A causa di questa "scarsità" del tutto folle, banche centrali e speculatori hanno guidato il rendimento di quasi $12,000 miliardi di titoli di debito pubblico — o quasi il 26% di tutti i bond sovrani del pianeta — nella zona sotto lo zero. Stiamo parlando di più di $1,000 miliardi tra titoli del debito pubblico tedesco e francese, e quasi $8,000 miliardi di titoli del debito pubblico giapponese.




Ciononostante, la crescente prevalenza di unicorni fiscali ha raggiunto livelli ancor più bizzarri. Questo perché le regole della stampa monetaria della BCE richiedono che i suoi acquisti di obbligazioni siano ripartiti su base proporzionale tra i suoi paesi membri.

Così gli scommettitori che hanno ammassato bund in risposta al Brexit, hanno abbassato ancor di più la curva dei rendimenti tedesca, ormai ben al di sotto del -0.4% della BCE.

Di conseguenza ora abbiamo una "no buy zone" fino ai bond a 8 anni sulla curva dei rendimenti tedesca. Questa è una "scarsità" artificiale e ridicola.




Ma la follia del "sottozero" non si ferma qui. Come anche indicato nel grafico, la curva dei rendimenti svizzera è negativa fino ai bond a 48 anni, dove quest'ultimo è trattato a -0.0082%. Allo stesso modo il decennale giapponese è trattato a -27 bps, mentre il bond a 40 anni produce una misera resa di 6 punti base.

La falsificazione sistematica dei prezzi degli asset finanziari è la sostanza di ciò che producono le banche centrali contemporanee. Tra quaranta anni da oggi, per esempio, l'ospizio del Giappone sarà più grande rispetto al suo mercato del lavoro, e il suo sistema fiscale e monetario cadrà molto prima.

Ma non importa. Prima che si autodistruggerà, la BOJ acquisterà tutto il debito del governo giapponese. Già ne possiede ¥426 miliardi — una cifra che è pari all'85% del PIL.

Quando si tratta di debito pubblico, quindi, possiamo affermare che la "determinazione dei prezzi" è morta e sepolta. Il Giappone è solo il bordo d'attacco, ma la tendenza è assolutamente chiara. Il prezzo del debito sovrano non ha più un mark to market sancito da risparmiatori e investitori che lo comprano, bensì un market maker impersonificato dalle banche centrali.

Eppure questa è solo la metà della storia, e nemmeno la parte più distruttiva. La verità è che la quota schiacciante del debito pubblico non è più di proprietà di risparmiatori con denaro reale. È di proprietà di banche centrali, fondi sovrani e speculatori amanti della leva finanziaria.

Per quanto riguarda questi ultimi, non scambiateli con speculatori con soldi reali e precedentemente risparmiati. Al contrario, si tratta di credito estratto dal valore dei bond il quale viene guidato sempre più in alto dalla gigantesca Offerta d'Acquisto delle banche centrali.

Ciò significa che i risparmi reali — che devono avere un rendimento nominale positivo — vengono spinti sempre più sulla sinistra della curva dei rendimenti sovrani, ma soprattutto sempre più in profondità nella zona rischiosa rappresentata dalle obbligazioni societarie. Il tutto alla ricerca di rendimenti decenti.

Al momento attuale, per esempio, ci sono quasi $3,000 miliardi di titoli spazzatura e prestiti spazzatura nei soli Stati Uniti, e questa cifra è il doppio di quella alla vigilia della grande crisi finanziaria. Ma questo non significa doppio rischio.

Questo perché una parte molto consistente del credito spazzatura è finito in speculazioni che 15 anni fa non sarebbero mai state intraprese. Vale a dire, è stato utilizzato per finanziare speculazioni sui prezzi delle materie prime (es. olio di scisto, estrazione mineraria, ecc.), sui prestiti subprime legati alle auto, sui finanziamenti per riacquisti di azioni proprie e sui pagamenti di dividendi da parte di società con una leva finanziaria elevata.

Infatti la fame per rendimenti decenti generata dalle banche centrali, ha sistematicamente infestato i mercati globali con ordigni finanziari esplosivi. Sebbene circa 100 principali banche centrali hanno trascorso gli ultimi sette anni a spingere i tassi d'interesse verso lo zero, o al di sotto, ci sono stati milioni di operatori finanziari e utilizzatori di capitale intenti a trovare modi per farla franca.

Oggi una di queste vie di fuga è saltata in aria quando il contingente obbligazionario convertibile del 2049, emesso da una banca tedesca sconosciuta, Bremen Landesbank (BLB), è sceso del 40% in pochi minuti — una mossa che, a sua volta, ha spaventato i mercati globali.




Si scopre che Bremen LB è una banca tedesca statale da $29 miliardi con una pesante esposizione a prestiti per spedizioni, la quale è ora di fronte a massicce svalutazioni e la necessità di raccogliere capitali dai suoi proprietari principali — Landesbank NordLB, la città di Brema, e l'associazione delle casse di risparmio in Northrhine Westfalia.

Ecco il punto: tutte le parti coinvolte sono a rischio di finire fuori pista. Infatti il burrone raffigurato qua sopra rappresenta una lunga catena di mispricing proveniente dal settore bancario centrale odierno.

Tale situazione è nata tempo addietro quando il credito a buon mercato a disposizione delle famiglie negli Stati Uniti e in Europa, ha causato un boom dei consumi in suddette nazioni e un boom delle esportazioni in Cina e in Estremo Oriente. Successivamente il capitale a buon mercato emesso dalle banche centrali asiatiche ha finanziato un boom degli investimenti in Cina e tra le sue nazioni satelliti nei mercati emergenti, cosa che, a sua volta, ha causato una massiccia domanda di petrolio greggio e navi porta-container.

Inutile dire che l'ulteriore capitale a buon mercato ha generato un enorme eccesso di capacità nel settore delle costruzioni navali, il quale ha bisogno di flussi di cassa per ripagare i debiti. Quindi l'enorme settore navale di Cina e Corea del Sud ha sfornato nuove navi come se non ci fosse un domani.

Ma la catena di S. Antonio ancora non era finita. Banchieri commerciali e altri intermediari che hanno acquistato e finanziato le navi in eccesso che i banchieri centrali avevano indirettamente costruito, necessitavano di migliorare i propri rendimenti. Così hanno finanziato i loro "asset" di nuova acquisizione con rendimenti come quelli delle obbligazioni Bremen LB, le quali oggi sono saltate in aria.

L'unica cosa che è assolutamente vera in un mercato finanziario globale da $300,000 miliardi è che Bremen LB non è la sola. Dopo $20,000 miliardi di stampa monetaria da parte delle banche centrali e 90 mesi di zero bound, questi ordigni finanziari esplosivi sono ormai ovunque.

Presto sapremo i loro nomi. La loro scomparsa rappresenterà la scomparsa delle banche centrali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Una rivolta populista -- per davvero stavolta

Mar, 13/09/2016 - 10:10




di Gary North


Il termine "rivolta populista" è stato usato per oltre un secolo. Ma, fatta eccezione per le tre campagne presidenziali fallite di William Jennings Bryan -- 1896, 1900, 1908 -- non ne abbiamo mai avuta una.

Eppure il termine è sopravvissuto. Perché? Perché l'Old Boy Network rappresentato dal Council on Foreign Relations ne è spaventato a morte. Essi e i loro portavoce intellettuali nei media e nel mondo accademico, vogliono che gli elettori credano che i "bifolchi nelle frange" sono una minaccia per l'America.

Fino a quest'anno, i populisti sono stati un semplice fastidio. Ma quest'anno, sono finalmente arrivati. Ce ne sono milioni, e stanno ignorando i media. Non possono essere manipolati dall'Old Boy Network.

La vecchia guardia del Grand Old Party ha perso il controllo. La situazione che sta affrontando Paul Ryan è simbolica. Era titubante nel sostenere Trump. Ora Trump ha restituito il favore con le stesse parole di Ryan. Il 6 maggio scorso quest'ultimo ha detto: "Non sono ancora pronto a sostenerlo." Il 2 agosto scorso Trump ha detto: "Non sono ancora pronto a sostenerlo."

Il 9 agosto Ryan potrebbe perdere le primarie repubblicane nel suo distretto. Un parvenu, Paul Nehlen, sta correndo contro di lui. L'establishment del partito repubblicano è preoccupato che questa situazione potrebbe diventare un replay del 2014, quando Eric Cantor perse contro uno sconosciuto



RYAN E IL TPP

Ryan è un promotore del TPP di Obama: il Trans-Pacific Partnership, una mostruosità da 2,000 pagine in cui gli Stati Uniti cederanno la loro sovranità ad una versione asiatica del NAFTA.

Obama ha detto che lo sottoporrà al Congresso dopo le elezioni. Sarà un Congresso "zoppo". Obama confida nella memoria corta degli elettori. Coloro che votano per il TPP contro l'aperta ostilità dei loro elettori, alla fine la faranno franca. Gli elettori non se ne ricorderanno nel 2020. Tutto sarà perdonato. "Ne sarà passata di acqua sotto i ponti." Si tratta di un gioco di potere anti-democratico. Clinton ha rinnegato il TPP.

Obama lo vuole come sua unica vittoria importante dopo l'ObamaCare del 2010. Ha davvero poco altro da mostrare per i suoi otto anni come presidente. Ma sembra che non avrà i voti. Quest'anno sono arrivati per davvero i populisti. Non vogliono la globalizzazione.

Ryan non ha detto che si opporrà apertamente al piano di Obama affinché il Congresso supporti il TPP dopo le elezioni. Ha usato la retorica del libero scambio come copertura.

Non c'è affatto libero scambio nel TPP. Non ci vogliono 2,000 pagine di parole senza senso per avere il libero commercio. Tutto ciò che serve è un voto, sì o no sulla riduzione dei dazi in base ad una percentuale specifica. Ma i globalisti non hanno mai voluto il libero scambio. Vogliono un commercio gestito -- commercio gestito da burocrati internazionali senza volto che non possono essere licenziati dai politici.

I burocrati sono anti-democratici. Non vogliono mantenere il potere in base ai capricci dei politici che affrontano gli elettori volubili ogni tot. anni. Vogliono posti di lavoro a vita e il potere a vita sulle masse. Questo è il motivo per cui hanno promosso leggi sul pubblico impiego fin dal 1880. Il TPP è solo la prossima fase della presa di potere burocratico che ha avuto inizio in Occidente agli inizi del XIX secolo in Francia: regolamentazione da parte di funzionari non eletti. È l'obiettivo dei socialisti in tutto il mondo. Ludwig von Mises lo descrisse nel suo libro del 1944, Bureaucracy:

I campioni del socialismo si definiscono progressisti, ma suggeriscono un sistema caratterizzato da una rigida osservanza della routine e da una resistenza ad ogni tipo di miglioramento. Si definiscono liberali, ma sono intenti a sopprimere la libertà. Si definiscono democratici, ma bramano la dittatura. Si definiscono rivoluzionari, ma vogliono rendere onnipotente lo stato. Promettono le benedizioni del giardino dell'Eden, ma hanno in programma di trasformare il mondo in un gigantesco ufficio postale. Ogni uomo, un impiegato subordinato in un ufficio. Che utopia allettante! Che nobile causa per cui combattere!
In nome del libero scambio, i globalisti esigono che gli elettori e i loro rappresentanti politici si arrendano ai burocrati internazionali.

Trump si oppone a tutto questo. Considera giustamente questo obbrobrio burocratico come "Figlio del NAFTA."

Sono un sostenitore del libero commercio -- tasse ridotte sulle vendite delle merci importate -- e lo sono sempre stato. Ciò risale ad un articolo che ho scritto nel 1969: "Guerra dei dazi: lo stile libertario." Ma mi sono opposto al NAFTA. Questo perché il NAFTA era un costrutto anti-libero scambio. Sostituiva alla sovranità nazionale una burocrazia internazionale. Una riduzione delle imposte sulle vendite delle merci importate, non merita la cessione della sovranità giudiziaria nazionale.

Obama comprende la natura di questo scambio. Lo vuole come sua eredità politica. Ryan è timido su questo tema. Non parla del TPP.

La maggior parte degli elettori americani non vuole questa cessione. I populisti di certo non la vogliono. Sono finalmente riapparsi come blocco unito di voti. Erano scomparsi fin dal 1908. Sono una minaccia per l'Old Boy Network che gestisce questo paese, e che è stato globalista fin dalle sue origini nel periodo successivo alla prima guerra mondiale. È stato fondato dall'intellighenzia britannica nel primo decennio del XX secolo: the Round Table Network. Poi venne fondato il Council on Foreign Relations nel 1921: il ramo americano del Round Table.

Se Ryan verrà sconfitto il 9 agosto, questo esito consegnerà un messaggio inequivocabile ai repubblicani al Congresso: "Le vostre carriere sono in pericolo." Sei membri repubblicani della Camera che erano saliti a bordo del rullo compressore TPP, sono appena scesi. Consigliano ad Obama di non attuare il suo piano.

Ovviamente non hanno fegato. Erano a bordo, ma hanno alzato le dita in aria per vedere da che parte soffiasse il vento. Si tratta di un uragano di livello 3. Così hanno spedito una lettera al Presidente.

Come i nostri elettori hanno ripetutamente espresso, l'America è profondamente preoccupata per l'impatto negativo degli accordi commerciali internazionali sui posti di lavoro americani, sulla produzione e sull'economia.
Così consigliano una rinegoziazione di questa mostruosità. Sono disposti a vendere la sovranità giudiziaria degli Stati Uniti. Vogliono solo un prezzo migliore.

Crediamo che sia necessario molto lavoro per le rinegoziazioni, in modo da garantire che il Trans-Pacific Partnership (TPP) funzioni per i lavoratori americani -- e non solo per quelli dei nostri partner commerciali.
Sono ancora a bordo, in linea di principio.

Un accordo di alto livello è fondamentale per il futuro del commercio, dal momento che non include solo gli attuali 12 paesi partecipanti, ma anche un modello affinché altri paesi possano unirsi in futuro.
Ma, per ora, consigliano una posticipazione.

Prenderò quello che posso ottenere. Questa posticipazione ucciderà il piano. Non c'è modo che questa mostruosità possa essere rinegoziata. È stata messa insieme in completa segretezza da eserciti di burocrati in tutto il mondo. Non volevano che i dettagli trapelassero tra la popolazione prima che l'accordo fosse siglato.

Obama cercherà di siglarlo come il suo canto del cigno.

Se Paul Ryan verrà sconfitto, il 9 agosto, Obama si brucerà dopo l'8 novembre se cercherà di convincere il Congresso a rompere sia con Trump che con la Clinton nella loro opposizione al TPP. Non credo che voglia questo esito come sua eredità politica. Non vuole essere ricordato come un cane al guinzaglio dell'Old Boy Network.



CONCLUSIONI

Il populisti sono arrivati -​​- milioni di loro. Stanno combattendo come non mai. Non possono essere placati. Trump è davvero la loro voce.

L'Old Boy Network è preoccupato per il loro ritorno alle urne sin dall'elezione fatidica del 1912, quando tre progressisti gareggiavano per la Presidenza: il Presidente Taft, Teddy Roosevelt e il professor Wilson. I populisti scomparvero nel 1912. Si fusero con l'elettorato generale, il quale non ha mai minacciato l'Old Boy Network.

Ora, senza preavviso, sono tornati. L'OBN è allo sbando.

Ryan ha raccolto 12 volte il denaro che ha raccolto Nehlen.

Nel 2014 era un candidato vincente.

La rivolta è appena iniziata. Nella prossima recessione, che sarà peggiore di quella 2008-9, la rabbia sarà enorme. Sarà chiaro a milioni di persone che i programmi dell'establishment non possono portare prosperità permanente. L'establishment ripeterà quello che ha detto nel 2009. Niente funzionerà come promesso.

Poi inizieranno le vere battaglie politiche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Eccoci di fronte ad un nuovo 2007

Lun, 12/09/2016 - 10:15




di David Stockman


Quasi ovunque sul pianeta le bolle finanziarie create dalle banche centrali nel corso degli ultimi due decenni, si stanno sgonfiando. Gli ultimi esempi sono i titoli bancari che si infrangono in Italia e altrove in Europa, e le improvvise sospensioni delle negoziazioni di tre fondi britannici immobiliari.

Se tutto questo sta cominciando a sembrare come l'agosto 2007, è perché lo è. E le smentite da parte dei trader nel casinò sono arrivate repentine.

All'epoca i permabull incolparono quello che definirono "una singola dose di bromuro", vale a dire, la tempesta finanziaria era dovuta ad un paio di errori isolati che non avevano alcun rapporto con le grandi tendenze del mercato, perché l'economia era presumibilmente solida come una roccia.

Così, il crollo inatteso di Countrywide Financial è stato attribuito agli eccessi immobiliari di Angelo Mozillo e il crollo dei mutui di Bear Stearns era presumibilmente dovuto ad una mancata supervisione.

Quindi il tutto si riduce al classico "Circolare! Non c'è niente da vedere qui!" Basta spostarsi avanti e continuare a comprare.

Infatti, dopo aver raggiunto un picco a 1550 il 18 luglio 2007, l'indice S&P 500 scese di circa il 9% il mese successivo, ma i cosiddetti "acquirenti durante i ribassi" tornarono alla carica su consiglio dei venditori ambulanti "esperti". Il 9 ottobre l'indice era di nuovo tornato al picco pre-crisi, a 1565, e poi da lì è andato alla deriva fino al settembre 2008.

Ovviamente i permabull avevano torto. Al momento del crollo della Lehma,n tutte le crepe finanziarie precedenti crearono enormi buchi e l'ascia si scagliò sul mercato azionario in modo violento.

Durante i 160 giorni successivi, l'indice S&P 500 è calato di un ulteriore 50%. Complessivamente andarono in fumo più di $10,000 miliardi di capitalizzazione di mercato.




L'ironia suprema di oggi è che i permabull insistono sul fatto che non esista alcuna lezione da imparare dalla Grande Crisi Finanziaria. Questo perché s'è scoperto che la liquidazione del singolo asset più rischioso dei tempi moderni, è stato anche un evento una tantum.

Non può accadere di nuovo, ci viene assicurato. Dopo tutto, le cause principali sono state eliminate.

In tal senso si è insistito che le banche degli Stati Uniti sono state tutte risanate e ora hanno bilanci "solidi". Allo stesso modo, il mercato immobiliare ha messo in scena una sana ripresa, ma rimane tiepido e stabile senza alcun segno di bolle. E i multipli PE del mercato azionario ricadono presumibilmente all'interno del loro range storico e sono pienamente garantiti dagli attuali tassi d'interesse ultra-bassi.

Questa è una sciocchezza, naturalmente. Durante lo scorso anno, per esempio, l'IPC core è aumentato del 2.20%, mentre questa mattina il decennale USA ha sforato il suo minimo storico a 1.38%. Il rendimento reale è negativo, e questo senza contare le tasse sui pagamenti degli interessi.

Pertanto affermare che è possibile cavalcare il mercato azionario ad un multiplo PE insolitamente elevato, implica che i tassi reali negativi siano una condizione permanente e che i governi saranno in grado di distruggere i risparmiatori fino alla fine dei tempi.

La verità è che i tassi d'interesse possono solo salire, il che significa che l'attuale repressione dei tassi è semplicemente assurda. Infatti dopo il breve rally della settimana scorsa, l'indice S&P 500 è scambiato al 24.3X degli utili riportati.

Inoltre gli $87 per azione riportati per il periodo conclusosi a marzo, rappresentavano un calo del 18% rispetto al picco dei $106 per azione registrato a settembre 2014. Quindi, di fronte al calo degli utili e all'inesorabile aumento dei tassi d'interesse, gli scommettitori nel casinò sono invitati a chiudere gli occhi e ad acquistare ancora una volta durante i ribassi.

E questa non è nemmeno la metà della storia. Questa volta è davvero diverso, ma non in senso positivo. L'ultima volta, dopo il dead cat bounce dell'agosto 2007, gli utili annuali dell'indice S&P 500 erano trattati a $85 per azione, il che significa che alla vigilia del crollo del 2008 il multiplo era solo del 18.4X.

Proprio così. Dopo l'esperienza pre-morte del 2008-2009 e una pseudo-ripresa economica, i giocatori d'azzardo nel casinò hanno drasticamente aumentato ancora una volta le valutazioni.

C'è una ragione per tale sconsideratezza, la quale va ben oltre la propensione degli scommettitori di Wall Street e i robo-trader di rimanere seduti ai tavoli finché le cose non vanno a rotoli. Vale a dire, sono incapaci di capire che la Finanza delle Bolle alimentata dalle banche centrali genera inesorabilmente cicli boom/bust che alla fine portano sempre a crash finanziari.

La Finanza delle Bolle si basa sulla falsificazione sistematica dei prezzi degli asset finanziari. Questa è l'essenza della ZIRP e della NIRP.

È anche il risultato di un massiccio acquisto di obbligazioni attraverso il QE delle banche centrali. Ed è lo scopo della dottrina dell'effetto ricchezza. Quest'ultimo è progettato per gonfiare i prezzi delle azioni ed i valori netti, incoraggiando così le famiglie ad accendere nuovi prestiti (rispetto a garanzie reali carenti) ed a spendere nell'aspettativa di una ricchezza reale sempre maggiore.

Il problema è che i prezzi finanziari non possono essere falsificati a tempo indeterminato. Alla fine, diventano oggetto di un gioco incentrato sulla fiducia, rischiando d'innescare crisi ed eventi imprevedibili che neanche le banche centrali sono in grado di controbilanciare. Poi arriva il giorno della resa dei conti e del dolore economico.

E questo ci porta al padre della Finanza delle Bolle, l'ex-presidente della FED Alan Greenspan. In una parola, ha abusato sistematicamente del potere della FED per cortocircuitare ogni singolo tentativo di correzione dei mercati finanziari durante tutto il suo mandato di 19 anni nell'Eccles Building.

Ciò include il panico dell'ottobre 1987, quando inondò il mercato con liquidità dopo il Lunedì Nero. Peggio ancora, inviò anche i gendarmi monetari della FED a New York affinché chiedessero a Wall Street di commerciare con parti che sapevano d'essere insolventi e di sostenere i prezzi delle azioni e altre valutazioni finanziarie che erano scollegate dai fondamentali.

Greenspan continuò ad ostacolare le forze di mercato ed a distruggere il processo di una determinazione onesta dei prezzi nei mercati monetari e dei capitali. Sicuramente fu questo che fece quando tagliò i tassi d'interesse nel 1989-1990, e quando schiacciò la rivolta giustificata dei bond vigilantes nel 1994 con un rinnovato slancio di stampa monetaria.

Idem quando salvò Long-Term Capital e sostenne il mercato azionario nell'autunno del 1998 — una manovra che generò la bolla delle dotcom e il conseguente collasso.

E poi assestò il colpo di grazia a ciò che rimaneva della determinazione onesta dei prezzi a Wall Street. Durante i 30 mesi successivi al dicembre del 2000, tagliò i tassi d'interesse dal 6.25% all'1.0% in un diluvio incessante di liquidità. Quest'ultima, a sua volta, diede il via alla bolla più folle nel mercato immobiliare che il mondo avesse mai visto.

Nel secondo trimestre del 2003, per esempio, i tassi furono portati fino all'1.0%, cifra che il sistema finanziario non aveva mai visto; e il sistema finanziario generò finanziamenti ipotecari ad un tasso annuale di $5,000 miliardi. Anche un paio di anni prima, un tasso di finanziamento ipotecario di $1,000 miliardi era considerato eccessivo.

Inutile dire che i prezzi delle case e i costi dei finanziamenti nell'edilizia abitativa vennero sistematicamente e radicalmente distorti. Il crollo del 2008-2009 era il risultato inesorabile della politica di Greenspan: falsificazione dei prezzi degli asset finanziari — una politica che il suo successore, lo zio Ben, ha raddoppiato e che è equivalsa a gettare fango in un ventilatore acceso.

Così, mentre siamo seduti sulla cuspide del prossimo crollo della Finanza delle Bolle, ora arriva Alan Greenspan per spiegarci ancora una volta che non sa nulla sulle bolle finanziarie. Secondo l'impenitente ex-Maestro, è tutta colpa dell'irrazionalità della "natura umana".

A suo dire le banche centrali non hanno nulla a che fare con tutto ciò!

"La bolla del 2000 è esplosa. A malapena abbiamo visto un cambiamento nell'attività economica. Il 19 ottobre 1987 il Dow Jones è sceso del 23% in un solo giorno. Non troverete la minima indicazione dell'esplosione di una bolla nei numeri del PIL – o nella produzione industriale o in qualsiasi altra cosa. Quindi penso che si debba decidere cosa stia causando cosa. Credo che il problema principale nei modelli finanziari sia quello di catturare gli effetti delle bolle. Queste ultime sono essenzialmente parte di una natura umana non interamente razionale. E lo si può vedere nei dati in modo molto chiaro."
E invece le cose non stanno così. Come Doug Noland ha osservato nel suo articolo più recente:

Nella loro intima essenza, le bolle riguardano l'eccesso di credito e le distorsioni nei mercati. Nelle grandi bolle c'è quasi certamente lo zampino dello stato. Sono tossiche e seducenti. Se la FED di Greenspan non avesse sostenuto artificialmente i mercati e inondato il sistema con liquidità dopo il crash del 1987, il credito si sarebbe ristretto e gli effetti della bolla sarebbero stati evidenti anche nei dati. Invece alla fine degli anni ottanta (il "decennio dell'avidità"), l'eccesso ha assicurato bolle nel debito spazzatura, nelle fusioni & acquisizioni e negli immobili. Sin da allora ci sono state bolle in serie.
Noland ha ragione, infatti. Durante la prima parte dell'epoca della Finanza delle Bolle, l'economia di Main Street è stata inondata di volta in volta da credito a buon mercato, il quale induceva le famiglie e le imprese a spendere i ricavi sfruttando una leva finanziaria superiore.

Alla fine, l'economia americana non ha fatto altro che eseguire un LBO su sé stessa. Il rapporto di leva storico dell'1.5X tra debito totale nel mercato del credito e reddito nazionale, salì al 3.5X alla vigilia della crisi finanziaria. Ciò significava che l'economia degli Stati Uniti si trascinava dietro $52,000 miliardi di debito nel dicembre 2007 — o $30,000 miliardi di più rispetto a quanto ce ne sarebbe stato col rapporto storico dell'1.5X.

Inutile dire che l'effetto leva una tantum sui bilanci collettivi dell'economia degli Stati Uniti ha effettivamente generare PIL incrementale, sebbene tale crescita economica fosse alimentata da debito insostenibile.

Pertanto l'affermazione di Greenspan, secondo cui le precedenti bolle non avevano fatto vacillare i numeri del PIL, fornisce al termine sofisma una nuova connotazione. Infatti la FED non ha fatto altro che reflazionare bolle scoppiate, rendendo la resa dei conti finale più traumatica e distruttiva.

Tuttavia, all'epoca Greenspan aveva addirittura applaudito l'esplosione della leva finanziaria nei bilanci delle famiglie. In realtà si vantava di come avesse indotto una maggiore spesa al consumo incoraggiando le famiglie americane a rifinanziare i loro castelli e poi a spendere il ricavato in MEW (mortgage equity withdrawal) per una nuova auto o un viaggio a Disneyland.

Ecco cos'è successo al rapporto di leva delle famiglie durante la campagna monetaria distruttiva di Greenspan. Pensava davvero che l'aumento del rapporto di leva durante il suo mandato, a quasi il doppio della media storica, fosse dovuto all'irrazionalità della natura umana?





In realtà la limpida ripresa della spesa per consumi delle famiglie, anche secondo le misure keynesiane della FED, non è affatto una conseguenza della natura umana. È la conseguenza delle politiche delle banche centrali che prima hanno spinto il settore delle famiglie verso una condizione insostenibile di Picco del Debito, e ora l'ha lasciato con un onere di debito schiacciante da $14,500 miliardi.

In breve, per sua natura la Finanza delle Bolle impregna il sistema con dispositivi finanziari esplosivi. E peggio ancora, ciò che Greenspan ha iniziato negli Stati Uniti è stato esportato al resto del mondo.

In parte ciò è stato causato dall'emulazione della Finanza delle Bolle da parte di tutte le banche centrali del mondo. Ed è stato aggravato dalle razionalizzazioni a favore della stampa di denaro, strategia implementata a causa del massiccio flusso di passività in dollari nel sistema finanziario globale.

Ora stiamo entrando nell'agosto 2007 per l'ennesima volta, ed è evidente dalla crisi del sistema bancario italiano. Quello che succede verso la fine di un ciclo boom/bust, è che quelle attività che non meritavano le loro valutazioni gonfiate vengono abbandonate dagli scommettitori, come è successo con Countrywide e Bear Stearns alla fine del 2007.

Nel caso della terza banca d'Italia, Monte dei Paschi di Siena, la festa è finita. È completamente insolvente e lo è stata per anni. Eppure non più tardi di due anni fa veniva trattata al 225X dell'attuale prezzo delle sue azioni.

Ma il crollo mostrato qui sotto non è dovuto ai mercati; è semplicemente aria speculativa alimentata dalla stampante di Mario Draghi che esce dalla bolla.




E questo non è un esempio isolato. Come abbiamo sottolineato la scorsa volta, il sistema bancario italiano nel suo complesso è insolvente. Sin dalla fine del secolo scorso, i suoi bilanci sono quasi triplicati e ora si attestano a €4,000 miliardi.




Questo numero rappresenta il doppio del PIL italiano, un rapporto decisamente aumentato rispetto al 2000. L'altra cosa fuori scala, oltre a questo tipo di esplosione dei bilanci delle banche, è stato l'accumulo di asset tossici nel sistema bancario commerciale.

Ora ci sono circa $3,000 miliardi di prestiti nel sistema bancario italiano e il 13% sono non-performanti. In termini relativi, stiamo parlando di un rapporto quasi 3 volte superiore al cattivo debito nel sistema bancario degli Stati Uniti al culmine della crisi dei mutui subprime.

Inutile dire che questi €400 miliardi di sofferenze stanno crescendo rapidamente. Monte dei Paschi, Unicredit e le altre tre grandi banche italiane hanno €119 miliardi di sofferenze. Invece alla fine del primo trimestre il patrimonio netto complessivo del sistema bancario italiano era di appena €125 miliardi.

Le banche italiane sono sostanzialmente insolventi. Che le azioni siano scese sin dal Brexit, e ora siano giù del 50%-70% rispetto all'inizio dell'anno, incarna semplicemente la comprensione tardiva degli speculatori che né il governo italiano né la BCE sono in grado di fare tutto il necessario per sostenere questa particolare truffa della Finanza delle Bolle.

Il primo ha chiesto alla UE di aggirare le regole riguardo il bail-in, mentre alla seconda non sarà consentito dai tedeschi di estendere il QE ai €187 miliardi di obbligazioni bancarie italiane che sono dirette verso un haircut.

Infatti, non più tardi di due anni fa il capitale e il debito del sistema bancario italiano era valutato a $400 miliardi. In realtà, non valeva sostanzialmente niente.

La battaglia del governo italiano per salvare questa catastrofe da un crollo completo, creerà senza dubbio la prossima crisi di governo e innescherà l'implosione dell'UE. Ma prima che queste eventualità si materializzeranno completamente, il punto più grande è già stato dimostrato.

Vale a dire, come Countrywide e i suoi compari nel 2007, l'implosione del sistema bancario italiano non è un evento una tantum. Invece, è parte integrante della Finanza delle Bolle.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Per l'euro meglio la retromarcia piuttosto che due velocità

Dom, 11/09/2016 - 16:00

Domani sera alle 19:00 sarò ospite del programma radiofonico Spazio Economia su Radio Voce Spazio, raggiungibile alla frequenza FM 93.80 oppure attraverso lo streaming in diretta a questo indirizzo. Si parlerà di Europa ed euro, in particolare dell'idea di Stiglitz di spezzare l'area valutaria europea in 2, in modo da permettere ai paesi del Club Med di ricorrere alla svalutazione monetaria per "alleviare" i propri problemi. Argomenti controversi che hanno bisogno di un approfondimento dedicato affinché si possa capire cosa non vada e come poterne uscire con meno lividi (economici) possibili.

Qui trovate il podcast della puntata.


In un'economia di mercato il denaro è importante, ma non fondamentale

Ven, 09/09/2016 - 10:03




di Francesco Simoncelli


Quando si guarda al cuore dell'economia, molto spesso la maggior parte delle persone pensa istintivamente al denaro. In quanto merce di scambio, e quindi altamente riconosciuto, esso gioca indubbiamente un ruolo importante all'interno della vita quotidiana degli individui. Non c'è da meravigliarsi se sia sulla bocca di tutti e nelle mani di tutti, così come nei pensieri di tutti. Ma è davvero così importante come crede la maggior parte degli individui? È davvero così importante come crede una determinata cerchia di accademici? Quanto dell'attività economica è influenzata realmente dal denaro? Queste sono tutte domande che all'apparenza sembrano scontante e sicuramente lo sono per chi non dispone di una teoria del capitale solida e coerente. In questo modo è facile ridurre tutte le soluzioni ai problemi economici a "semplici" manipolazioni degli aggregati monetari.

Travisando l'argomento chiave, si alimenta una fucina di errori che vanno a distorcere la percezione della realtà e con essa inficiare un andamento genuino dell'attività economica. Indirizzare la propria critica ai vari errori che scaturiscono dall'errore fondamentale è ovviamente una pratica controproducente, ma è pratica comune da parte della maggior parte dei critici. Sebbene abbiano tutte le ragioni di questo mondo a disinnescare bombe ideologiche simili, non si accorgono come tale sia solamente uno spreco di energie e attenzioni. Perché? Perché la maggior parte dei lettori non è in grado di seguire lunghe catene di ragionamento. Figuriamoci se queste si dipanano lungo una serie "infinita" di critiche ad una miriade di argomenti diversi.

Grattare lo strato su cui si sono sedimentati errori ideologici su errori ideologici non è sufficiente. È necessario scavare fino alla radice ignorando i vari strati di errori che nel tempo si sono sedimentati. Oggi inizieremo proprio da lì.



ALLE ORIGINI

Perché il denaro è così importante? In realtà non lo è. È utile, certo, ma non è importante nella vita di tutti i giorni, così come non lo è nel tessuto produttivo della società. Il suo ruolo si inserisce nel grande arazzo chiamato tessuto economico e, così come altri motivi sulla sua superficie, è indispensabile per capire il disegno nel suo complesso. Ciò significa che la mancanza di uno solo di questi motivi rappresenta la base per distorcere inevitabilmente il significato e il senso del disegno rappresentato sull'arazzo. Il denaro si inserisce in questo contesto e, sebbene rappresenti il motivo più ampio, la sua importanza è diluita nel complesso degli altri motivi. Perché? Perché è nell'occhio dell'osservatore che si viene a creare la comprensione del disegno rappresentato dall'arazzo. Questo significa che il punto fermo da cui bisogna partire quando si vuole analizzare il tessuto economico, è l'individuo agente.

Attraverso le sue azioni egli mette in atto quelli che sono i suoi desideri e le sue necessità, creando all'interno del tessuto economico una serie di movimenti che hanno una causa ed un effetto. L'importanza delle azioni degli individui agenti è proprio questa: influenzano in modo preponderante causa/effetto in economia. Ciò vale anche per il denaro. Pensate solo per un momento a Bitcoin: che valore avrebbe avuto se non fosse stato ampiamente commerciato dalla maggior parte degli attori di mercato?

Le azioni degli individui agenti sono il cuore dell'economia e attraverso il loro studio possiamo attribuire potenziali valori assegnati ai vari elementi costituenti l'ambiente economico. Infatti, sebbene l'imprevedibilità delle azioni umane non ci permetta d'essere assoluti, possiamo affermare senza paura d'essere smentiti che le azioni umane sono volte a massimizzare due parametri fondamentali della nostra vita: tempo ed efficienza. Attraverso di essi possiamo strutturare meglio la nostra esistenza e migliorarla dal punto di vista della condizione e del benessere. In particolar modo, il fenomeno dell'azione umana è un fenomeno apodittico, poiché con essa gli esseri umani affermano la vita e di conseguenza la volontà di migliorarla.

Facendo ricorso alle azioni umane, quindi, gli individui agenti stilano una scala di priorità nella loro vita e attraverso di essa scelgono quegli elementi più importanti nella loro vita. Una conseguenza di questa scelta è il valore d'uso conferito ad ogni elemento preso in considerazione. Tale processo è noto come "economizzazione" delle risorse economiche, ovvero, la valutazione e la distinzione d'uso dei vari elementi presi in considerazione dall'essere umano; in questo modo egli differenzia tra bene di consumo e bene strumentale i vari elementi presenti nell'ambiente economico, assegnando ad ognuno un costo di opportunità che è pronto a pagare in caso di errore. Nel corso del tempo l'individuo agente è passato attraverso diverse organizzazioni sociali che hanno caratterizzato i suoi rapporti e relazioni con gli altri esseri agenti, passando quindi da stati autarchici a stati cooperativi. È solo attraverso questi ultimi che l'essere umano è riuscito a sviluppare una struttura sociale grazie alla quale ha potuto vincere lo scontro con la sopravvivenza della propria razza, assestando colpi fatali alla povertà e all'inedia. La cooperazione tra gli esseri umani s'è rivelata, quindi, la carta vincente per conquistarsi un posto rivelante nella storia del mondo.

La cooperazione, ovviamente, crea aggregati sociali in cui i vari individui agenti comunicano attraverso il linguaggio commerciale: lo scambio. Migliorare, quindi, la propria condizione individuale ha significato entrare in contatto con altri esseri agenti per soddisfarne necessità e desideri in modo da soddisfare i propri. L'autarchia, infatti, permetteva agli individui d'entrare in possesso di una ristretta gamma di elementi coi quali la vita acquistava un tono grigio e malinconico. Sebbene la sussistenza sia il primo problema che l'essere umano tenda a risolvere, il ventaglio dei suoi desideri è pressoché infinito e comunicare attraverso lo scambio con altri esseri umani gli ha permesso di esplorarlo con maggiore profondità. In poche parole, l'essere umano ha iniziato a scalare la Piramide di Maslow. Ciò ha significato che ogni volta che una porzione di tale Piramide veniva garantita da una solida produzione, si sarebbe passati a quella successiva. Ad esempio, una volta che l'offerta di pane sarebbe stata garantita ogni giorno a quante più persone possibili, gli individui agenti avrebbero potuto anche preoccuparsi della produzione di pizza. Le economie di scala hanno aiutato non poco in questa operazione.

Sta di fatto che ciò che hanno ricercato con costanza e perseveranza gli individui agenti è stata una specializzazione delle loro mansioni. Più sarebbe stata raffinata la loro produzione, più avrebbero avuto la possibilità di attirare le attenzioni di un gruppo più ampio di individui agenti, e più questi ultimi sarebbero stati disposti a scambiare la loro produzione. In altre parole, gli individui agenti avrebbero iniziato a tessere la tela dell'arazzo. Più l'offerta dei loro beni sarebbe circolata, più avrebbero avuto la possibilità di entrare in possesso di una serie di beni tutti diversi tra loro, potendo quindi migliorare in modo esponenziale la loro condizione di vita e benessere. Fin qui, ovviamente, tutto bene poiché parrebbe un posto idilliaco in cui vivere, visto che tutti potrebbero entrare in possesso di ciò che desiderano in un solo e semplice scambio. Ma le cose non sono andate così, perché l'imprevedibilità giocata dalle azioni dell'essere umano è un fenomeno che, nonostante possa essere fonte d'incertezza, incarna lo scudo attraverso il quale potersi difendere da qualsiasi atto manipolatorio esterno a lungo termine.

Questo significa che in una società con forti possibilità di crescita, il bacino di desideri e necessità da soddisfare si sarebbe ramificato in rivoli altamente dispersivi e difficilmente controllabili. A sua volta, questo significa che sarebbero stati necessari una serie estenuante di scambi affinché tutti i desideri all'interno del tessuto economico potessero essere soddisfatti. Come abbiamo detto in precedenza, i due parametri che la maggior parte degli individui tiene a tendere in alta considerazione sono tempo ed efficienza. Di conseguenza girare per la città tutto il giorno per portare a termine una serie estenuante di scambi e poter quindi entrare in possesso dell'elemento finale desiderato, è quanto di meno efficiente possa esistere. Per non parlare dello spreco di tempo. Infatti, la "doppia coincidenza dei valori" sarebbe stato l'ostacolo principale affrontato dagli scambi tra individui agenti, oltre al problema secondario della divisione del capitale da commerciare. Vale a dire, era arduo scambiare una mucca per una sedia.

Ciò di cui si necessitava era un "intermediario". Gli attori di mercato pensavano in questi termini? Assolutamente no. Non si sono mai posti il problema. Come ricordato in precedenza, uno dei loro desideri più pressanti era quello di migliorare tempo ed efficienza nella loro vita. Questo vuol dire che hanno iniziato ad utilizzare involontariamente quelle merci che avevano una certa frequenza di scambio all'interno della società come mezzo intermedio con il quale raggiungere lo scopo che si erano prefissati all'inizio dello scambio. Vale a dire, se un attore di mercato aveva inizialmente intenzione di entrare in possesso del pane del panettiere, ma quest'ultimo era allergico al pesce che pescava, allora l'attore di mercato avrebbe potuto scambiare il pesce con il sale (la merce con il più alto valore di scambio all'interno di quella società) e quest'ultimo con il pane. Col passare del tempo, quindi, la merce con un alto valore di scambio all'interno della società avrebbe acquisito anche un alto valore d'uso, elevandola infine a merce di scambio.

Il processo spontaneo con cui è venuto in essere il denaro non è affatto unico all'interno della società. Infatti se prendete ad esempio la lingua, essa non è altro che una serie di convenzioni accettate dagli attori di mercato per facilitare la comunicazione verbale tra di essi. Nessuno ha inventato la lingua, bensì essa è stata il risultato di migliaia di anni d'evoluzione. Noi parliamo la nostra lingua perché con essa siamo in grado di esprimere nel minor tempo possibile e nel modo più chiaro possibile agli altri il nostro pensiero. Allo stesso modo, col denaro riusciamo a soddisfare i nostri desideri nel minor tempo possibile e col minimo sforzo. Non solo, ma diminuendo drasticamente i tempi dei vari scambi all'interno della società il denaro ha permesso agli attori di mercato di dedicare più tempo alla produzione dei loro manufatti e in questo modo ha permesso una maggiore specializzazione. La divisione del lavoro ha affondato le radici nella piramide di Maslow e ha permesso agli attori di mercato di scalarla con una maggiore facilità.

Quindi non è esistito nessun fondatore o mente lungimirante che un giorno ha creato in qualche modo la prima merce definita "denaro". Sono stati gli attori di mercato che attraverso le loro preferenze soggettive e le loro priorità, hanno conferito utilità ad una determinata merce elevandola a mezzo di scambio. Nel corso del tempo l'oro s'è dimostrato la forma di denaro con più utilità marginale a suo favore, in virtù delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e storiche.



QUANTA UTILITÀ MARGINALE POSSIEDE L'OFFERTA DI MONETA?

L'utilizzo di un mezzo di scambio e quindi il passaggio ad un'economia a scambio indiretto ha senza dubbio aiutato l'essere umano a progredire significativamente lungo il percorso della storia, permettendo alle varie unità che compongono l'umanità di sviluppare metodi di produzione nuovi e più raffinati con cui elevare la società nel suo complesso. Il XIX secolo ha visto un'impennata improvvisa di questo processo. E non ci siamo ancora fermati, e non c'è ragione alcuna per ritenere che ci possiamo fermare. Ma cosa ha fatto progredire, nello specifico, l'essere umano? Possibile che sia stato il denaro? Infatti la risposta è no, non è stato il denaro. Eppure viene considerato un elemento fondamentale all'interno dell'attuale società. Molte teorie, sia nel ramo economico che in altri rami di studio, hanno preso come punto centrale delle loro analisi o critiche il denaro.

Ma si sbagliavano. Il denaro, la merce più commerciata, non è fondamentale all'interno della rete di azioni individuali che compongono la società. Anche il denaro è sottoposto alla fatidica regola dell'utilità marginale, la quale decresce al decrescere delle priorità degli attori di mercato. Meno soddisfa le loro necessità, meno sarà utilizzato. E qualora abbandonato, verrà sostituito da qualcos'altro di più efficiente e in sintonia con la volontà degli attori di mercato. Ma se il denaro non è importante ai fini di un'analisi economica, cosa lo è? L'imprenditoria. La creatività. La produttività. In poche parole, lo smaltimento di tutti quegli ostacoli che si frappongono sulla strada lungo il miglioramento del benessere e della vita degli attori di mercato.

In questo senso l'uso del denaro è servito a ridurre i tempi degli scambi ed a migliorare l'efficienza con cui venivano portati a termine. In questo modo il mezzo di scambio, o denaro, ha pian piano ricoperto il ruolo di ingranaggio importante all'interno del meccanismo dei mercati; ma questi ultimi sono essenzialmente una serie di ingranaggi che lavorano per permettere agli attori di mercato di soddisfare al meglio i loro desideri.

La maggior parte di questi ultimi, infatti, non dà alcun peso alle varie statistiche riguardanti l'offerta monetaria quando va a fare la spesa. Ma questo non vuol dire che il denaro non influenzi il loro calcolo economico quando devono rapportarsi con l'ambiente economico per stabilire il prezzo di un prodotto. I prezzi, infatti, non sono altro che informazioni all'interno del panorama economico che permettono agli attori di mercato di comunicare tra di loro e, in base alla loro conoscenza, prendere decisioni. E anche il denaro ha un prezzo, perché è una merce come qualsiasi altra. Il tasso d'interesse, infatti, potremmo definirlo il "prezzo" del denaro. Grazie ad esso viene rispecchiata la preferenza temporale degli attori di mercato, e in questo modo avere un'idea più precisa di quando prendere in prestito denaro o risparmiarlo.

Di conseguenza, essendo il denaro un ingranaggio importante all'interno del processo di mercato, il tasso d'interesse, a sua volta, ricopre un ruolo importante nel suddetto processo poiché influenzante il resto dei prezzi presenti nell'ambiente di mercato. Facciamo un esempio. Immaginate di dover coltivare un orto, questo vuol dire piantare le relative piante di verdure che andranno a comporre suddetto orto. Al che bisognerà attendere il tempo necessario per veder crescere e poi maturare le colture piantate. Ciò richiede un investimento precedente che non rappresenta altro che l'aspettativa di un ritorno maggiore in futuro. Da cosa dipende questo "ritorno maggiore in futuro"? Dal tasso d'interesse

Le decisioni prese da milioni di agricoltori vanno ad influenzare i prezzi delle colture che coltivano, e questo a sua volta influenza le decisioni dei consumatori di comprare o astenersi dal comprare. E all'apice di questo albero di decisioni c'è il tasso d'interesse che funge da coordinamento della produzione, di conseguenza ogni manipolazione artificiale di tale tasso influisce pesantemente sulla produzione futura e sul consumo futuro. È per questo motivo che la pianificazione monetaria centrale delle banche centrali è assai pericolosa per l'ambiente economico nel suo complesso, visto che si prefigge di influenzare positivamente il tasso d'interesse di riferimento. Non lo controlla direttamente, ma modificando arbitrariamente l'offerta di moneta esistente tende a distorcerlo e mandare nell'ambiente economico segnali di mercato distorti.

A questo proposito, infatti, c'è un altro mito che aleggia nelle discussioni riguardanti il denaro, il quale lo renderebbero un elemento fondamentale da manipolare affinché si possa dirigere l'intera società verso lidi di presunta prosperità. Questo mito, nello specifico, recita che più il denaro circola, più possibilità ci saranno per progredire economicamente e favorire le attività economiche. Attenzione, perché questo non è solamente un mito che circola tra la popolazione, lo è diventato perché i banchieri centrali hanno investito le loro azioni con una patina di scientificità attraverso l'utilizzo di equazioni matematiche. In pratica, hanno cercato di bypassare le scelte degli attori di mercato sventolando il feticcio dell'econometria, scienza alla base delle loro decisioni.

Nel particolar caso dell'offerta di moneta, essi fanno riferimento all'equazione di scambio nota come equazione di Fisher: M*V = P*T, dove M sta per offerta di denaro, V sta per velocità con cui circola, P sta per media dei prezzi, e T rappresenta il totale delle transazioni. Molti economisti tendono a reputare costanti i parametri V e T, in questo modo concludono che modificando l'offerta di moneta i banchieri centrali possano controllare direttamente l'andamento dei prezzi e la crescita economica di un paese.




Il crollo della velocità di circolazione del denaro sin dall'inizio della Grande Recessione è stato usato dai banchieri centrali per inondare i mercati finanziari con denaro fiat ex novo, reputando questa la soluzione ai problemi attanaglianti anche il PIL (T) e la media dei prezzi (P). Per combattere una discesa della media dei prezzi, un PIL stagnante e un crollo della velocità del denaro, sono state implementate misure monetarie straordinarie. Ma come ho detto in precedenza, il denaro è importante in un'economia di mercato, ma non è fondamentale. Perché? Perché ciò che scambiamo nelle nostre transazioni non è il denaro, bensì la nostra produzione precedentemente creata per lo scopo specifico di entrare in possesso di quegli elementi che più desideriamo e che sono nella parte superiore del nostro elenco di priorità.

Lo scopo degli scambi degli attori di mercato, quindi, è quello di entrare in possesso della produzione altrui e per farlo hanno bisogno di un mezzo attraverso il quale facilitare suddetto scambio. Il denaro funge esattamente da "facilitatore" degli scambi tra attori di mercato, permettendo loro di risparmiare tempo e aumentando significativamente l'efficienza con cui portare a termine i loro scambi. È ininfluente il numero di volte in cui circola una banconota presumendo che tal parametro possa fomentare una crescita economica, perché ciò che conta è il possesso di un bene che deve in ultima analisi essere scambiato per un altro.

(Senza contare che l'equazione di Fisher non è altro che un'inutile tautologia, dal momento che potremmo riproporla in suddetti termini V = P*T/M. Ma se questo è vero, allora l'equazione originale potremmo riconsiderarla secondo questi termini: M* (P*T/M) = P*T, ovvero, P*T = P*T. Questo sarebbe come dire che €10 sono uguali a €10.)



L'OGGETTO INAMOVIBILE SI SCONTRERÀ CON L'OGGETTO IN MOVIMENTO

Quindi, qualsiasi soluzione si voglia implementare, sia che si tratti di banchieri centrali sia che si tratti di eccentrici monetari, la via del denaro non è altro che uno specchietto per le allodole con cui attirare in trappola gli sprovveduti. Come abbiamo visto, è la produzione il centro focale su cui si basano gli scambi commerciali tra attori di mercato, di conseguenza in assenza di produzione una maggiorazione dell'offerta monetaria è semplicemente un esercizio truffaldino con cui imbastire una falsa ripresa e ridistribuire la ricchezza reale all'interno del tessuto economico.

Ma ciò significa un consumo di risorse economiche senza una creazione precedente. Non solo, ma durante la consumazione si ha l'illusione che l'abbondanza di denaro sia un fenomeno correlato ad una relativa abbondanza di fondi mutuabili, i quali, a seguito di un calo del tasso d'interesse, segnalano la presenza di risparmiatori disposti a prestarli. I progetti industriali più a lungo termine diventano automaticamente percorribili, e intorno ad essi vengono attirati capitali umani e materiali. A cascata questi segnali economici distorcono i vari stadi della produzione, andando a sfornare elementi che hanno poca o nessuna utilità agli occhi degli attori di mercato.

Ciò significa che non appena la creazione di denaro fiat ex novo smette, suddetti progetti industriali si dimostrano per quello che sono: investimenti improduttivi. I tassi d'interesse aumentano, i fondi mutuabili spariscono, la mancanza di profitti manda in bancarotta quelle industrie a più alta intensità di beni capitali, i lavoratori finiscono sulla strada e i fallimenti a catena inducono una pulizia dei mercati. Ma tali eventi, nei precedenti cicli di boom/bust, sono sempre stati preceduti da rialzi dei tassi.

Qual è il problema? Tutte le principali banche centrali del mondo, eccetto la FED, stanno inflazionando la loro massa monetaria e il loro bilancio. A seguito dello scoppio della Grande Recessione, sono state implementate politiche monetarie straordinarie che avrebbero dovuto fungere da scintilla per una ripresa economica. Ovvero, attraverso il salvataggio di attività economiche privilegiate, si sperava di scatenare un effetto ricchezza a cascata all'interno del tessuto economico e rimandare nel tempo il dolore economico della pulizia dei mercati. O almeno così presumevano. Questo perché nel mondo reale esistono i bilanci e quelli di famiglie e piccole/medie imprese avevano raggiunto il limite della loro capacità di carico.




Di conseguenza la maggior parte del denaro fiat ex novo è rimasto confinato nel circuito finanziario, dove ha alimentato una serie di bolle speculative altamente incendiarie. L'inflazione dei prezzi degli asset ne ha abbassato drasticamente i rendimenti e ha costretto le varie figure nei mercati mondiali a sottoscrivere affari sempre più rischiosi, alla ricerca di rendimenti decenti alla fine dell'anno. Ciò ha disseminato i mercati mondiali di ordigni finanziari esplosivi e pachidermi societari che invece sarebbero dovuti fallire. Entità economicamente obsolete sono prosperate a scapito dell'economia più ampia che invece ha continuato ad arrancare per via della sottrazione di risorse economiche scarse da parte di suddette entità grazie alla manna monetaria delle banche centrali.

La pseudo-stabilità di cui siamo testimoni oggigiorno non è il risultato di un boom genuino dell'economia, bensì la fase di semi-boom indotta dalle azioni delle banche centrali e mirata ad evitare il bust con tutte le sue conseguenze. Problema: più le banche centrali interferiscono con i segnali di mercato, più diventano cieche nei confronti degli esiti delle loro azioni. Questo perché non fanno altro che diffondere un mispricing osceno di capitale e debito, il quale fomenta la creazione di ingenti errori economici necessitanti una pulizia. Ad esempio, se osserviamo il cosiddetto "indice della paura", il VIX, noteremo che esso è rimasto praticamente ai minimi fino a poco prima lo scoppio della precedente bolla immobiliare. Poi, d'improvviso, è schizzato verso l'alto.




La falsificazione della percezione dei partecipanti ai mercati mondiali era stata talmente vasta, che aveva diffuso un senso di ottimismo ingiustificato e convinzione che il boom sarebbe andato avanti per sempre. Per quanto possa essere diffuso questo ottimismo, alla base dei mercati ci sono risorse economiche scarse che se sprecate richiedono un prezzo da pagare. E alla fine, se i pianificatori monetari centrali non vogliono far andare le cose fuori controllo, devono assecondare le forze di mercato. Ma per salvare quelle entità protette dal loro cartello, i pianificatori centrali devono fare qualsiasi cosa in loro potere per non permettere al bust di mandarle fallite. È per questo motivo che è stato lanciato il QE insieme alla ZIRP come misure economiche straordinarie in grado di bilanciare una situazione disperata come quella proposta dalla Grande Recessione.

In realtà, quest'ultima altro non era che il risultato catastrofico delle precedenti intrusioni delle banche centrali nei mercati mondiali. E, come potete vedere dai grafici qui sotto, sono ormai intrappolate nella loro presunzione di conoscenza. I mercati degli asset e le entità obsolete che hanno salvato sono talmente dipendenti dall'allentamento monetario, che anche minuscoli aumenti dei tassi possono destabilizzare la loro capacità di rimanere a galla. Questo è il motivo per cui le banche centrali hanno aumentato la loro Gigantesca Offerta d'Acquisto. Questo è il motivo per cui la FED, ad esempio, ha finora rimandato ulteriori normalizzazioni dei tassi. Ed è sempre per questo motivo per cui sarà praticamente impossibile per le banche centrali diminuire l'ammontare dei loro bilanci.





Main Street, ormai, è fuori dai giochi e non ha alcun interesse per un qualsiasi eventuale aumento del tasso dei fondi federali. L'unico aumento che il debito delle famiglie ha visto sin dalla Grande Recessione è stato causato dai prestiti per studenti (garantiti dallo stato) e dai prestiti per automobili (garantiti da veicoli sopravvalutati). Gli immobili, che in passato erano stati utilizzati come bancomat, non sono più ipotecabili, né i salari possono garantire ulteriori botte di nuovo credito visto che per anni sono stati sottoposti ad una leva finanziaria fasulla. In parole povere, non hanno null'altro da impegnare e quindi sono tornate a spendere "alla vecchia maniera": attingendo dal proprio reddito. Quindi gli sbalzi nei tassi d'interesse di riferimento non avranno impatto su Main Street, ma ce l'avranno invece su quelle attività che fino ad oggi hanno gozzovigliato col credito facile: grandi imprese, grandi banche commerciali, stato.

Le pagliacciate accademiche della filosofia economica keynesiana hanno i giorni contati, così come l'attuale situazione economica che hanno fomentato con le loro dottrine. Il prossimo 21 settembre vedremo come agirà la FED, ma ad ogni modo ha esaurito le sue munizioni. Se procederà ad un rialzo dei tassi i mercati saranno presi da una necessità impellente di vendere. Mentre invece se proseguirà a voler rimandare ancora una volta il suo fatidico rialzo dei tassi, con la scusa dei "dati in entrata" deludenti, dovrà preoccuparsi di altri paesi del mondo che potrebbero lanciare un contagio finanziario (come Giappone, Europa, Cina). Inoltre, di fronte a queste minacce economiche estere, è a corto di polvere da sparo: non può scivolare nella NIRP senza scatenare una rivolta populista capeggiata da Trump e non può lanciare un nuovo stimolo monetario senza dichiarare il fallimento di quelli precedenti.

Quindi, con o senza rialzi dei tassi, il prossimo 21 settembre sarà un giorno da monitorare con cura poiché la situazione economica in cui siamo immersi non potrà far altro che scatenare un pandemonio nei mercati mondiali. I robo-trader probabilmente capiranno che non basteranno più le parole di zia Janet a rafforzare la fiducia, unica moneta che ormai regna sovrana nei mercati mondiali. Ma così come mostrato nel grafico del VIX, quando entra in vigore questa moneta, l'imprevedibilità dei risultati può causare un bagno di sangue o guadagni esorbitanti per chi è abbastanza lungimirante e attento a ciò che lo circonda.


RIPARTIRE DA BASI SOLIDE

In virtù di quanto detto, quindi, non bisognerebbe allarmarsi quando le forze deflazionistiche scatenate dal bust entrano in azione e tentano di ripulire l'ambiente economico dagli errori del passato. Ciò di cui saremo protagonisti non è una fase economica depressiva senza sbocchi concreti. Saremo invece protagonisti di un riallineamento delle informazioni di mercato che in precedenza erano stato offuscate dalle politiche interventiste centrali. Una maggiore chiarezza nella circolazione di suddette informazioni permetterà agli attori di mercato di comunicare con quanta più precisione possibile, la conoscenza in loro possesso. La crescita economica scaturirà dalla libera interazione degli attori di mercato e dalla loro capacità di fare affari ad un certo prezzo.

Come ho indicato in questo articolo, ricorrere alla fallacia della maggiorazione delle unità del mezzo di scambio non produce affatto ricchezza reale per gli attori di mercato. Questo perché non c'è scambio di produzione, bensì consumazione di quella esistente. La cosiddetta guerra alla deflazione e il raggiungimento di un fatidico numero legato all'inflazione dei prezzi, sono trucchi per giustificare l'esistenza di una ristretta cerchia d'individui presumibilmente in grado di guidare verso lidi di prosperità l'intera società. Il ruolo dei consumatori viene usurpato da queste figure tronfie di presunta onniscienza.

Cercano di sostituire il loro giudizio a quello degli attori di mercato, ma nella loro presunzione di conoscenza non si accorgono di come diventano ciechi ad ogni passo che fanno verso tale direzione. Ciò può andare avanti fino a quando il bacino dei risparmi reali è in crescita, ma una volta che inizia a stagnare, o peggio a declinare, i giorni dell'élite finanziaria e monetaria sono contati. Già oggi possiamo osservare come la legge dei rendimenti decrescenti è al lavoro per assicurarci questo esito. Successivamente si dovrà ripartire da basi solide se ci si vuole lasciare alle spalle l'attuale sistema economico e le storture che lo hanno accompagnato fin dal 1914. Ciò vuol dire ritornare proprio a questa data dal punto di vista monetario, ovvero, ripartire da dove ci siamo letteralmente fermati.

In altre parole, permettere alle forze di mercato di avere pieno effetto sull'ambiente economico, senza distorsioni o rallentamenti di sorta posti in essere da entità centrali. Molto probabilmente ciò significherà un ritorno ad una moneta coperta dall'oro; almeno come punto di partenza. Ciò, a sua volta, significherà che le valute mondiali di oggi torneranno ad essere quello che rappresentavano allora: un riferimento al peso in oro delle monete circolanti in paesi diversi. Non è un caso se le principali banche centrali si sono trasformate da venditrici d'oro in acquirenti d'oro. Il vento sta cambiando.






CONCLUSIONE

Il ruolo principale del denaro è quello di mezzo di scambio, il quale ci permette di scambiare qualcosa che abbiamo per qualcosa che vogliamo. Affinché ciò possa verificarsi, un individuo deve avere qualcosa di utile che può dare in cambio. Una volta che entra in possesso del denaro, può quindi scambiarlo per i beni che vuole. Qui abbiamo, in sostanza, uno scambio di qualcosa per qualcosa.

Invece quando abbiamo una situazione in cui si crea denaro dal "nulla", si va ad incentivare uno scambio di nulla per qualcosa. Ciò non fa altro che consumare il bacino dei beni reali ed indebolire quelle attività economiche che producono ricchezza reale. Intervenire sul denaro, quindi, altro non è che un palliativo di breve termine, mentre non fa nulla per risolvere i problemi di lungo termine legati sostanzialmente alla produzione e al disallineamento dei parametri cruciali di mercato.


Il collasso economico meritato del Venezuela

Gio, 08/09/2016 - 10:14




di Gary North


La maggioranza degli elettori del Venezuela è rappresentata da ladri. Hanno cercato di votare per ottenere una prosperità attraverso lo stato sociale.

Questa preferenza per il furto mediante le urne è esplosa loro in faccia.

Bene.

Immaginare che il furto possa produrre un qualsiasi altro risultato significa immaginare che:
  1. la disonestà è la politica migliore;
  2. i ladri vincono nel lungo periodo;
  3. la proprietà privata è un furto.

I venezuelani hanno eletto e ri-eletto il socialista Hugo Chavez. Chavez era un dittatore di latta il cui modello -- retoricamente e ideologicamente -- era Fidel Castro. Amava fare discorsi di tre ore. Amava ascoltarsi parlare.

Dopo che Chavez è morto di cancro, i venezuelani hanno votato per il suo successore: un ex-autista di autobus. Maduro porta avanti le politiche di Chavez.

Chavez ha preso le rendite petrolifere e ha creato burocrazie enormi, grazie alle quali i suoi compari politici hanno prosperato. Ha lasciato che parte di questo denaro arrivasse agli elettori, che lo hanno ri-eletto per quattro volte.

Il Venezuela era sostanzialmente Cuba con un reddito petrolifero. Ma ora i proventi del petrolio sono in calo. Il libero mercato è paralizzato. Maduro ha raddoppiato la tirannia dello stato sociale. Il governo confisca le risorse vitali, come il cibo. La carenza di cibo è diffusa a livelli strabordanti. Il governo lo raziona.

Peggio starà l'economia, più il governo di Maduro stringerà il cappio. Queste sono solo le conseguenze dello stato sociale: controllo dei prezzi, razionamento del cibo, riduzione dei consumi, e invettive contro nemici senza nome.

Questo disastro economico è talmente raccapricciante che il New York Times ha pubblicato questo editoriale:

Mentre è stato messo in campo il tentativo di spodestare il presidente Nicolás Maduro attraverso un referendum, il suo governo sta facendo aumentare il livello della repressione. Venerdì scorso Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza per 60 giorni, dicendo che era necessario per annullare ciò che ha descritto come "colpo di stato" e confrontarsi con "tutte le minacce internazionali e nazionali nei confronti della nostra nazione."

Le minacce che i venezuelani devono affrontare non sono il risultato di complotti stranieri o nazionali, ma della leadership disastrosa di Maduro. Sotto la sua presidenza, il sistema sanitario del paese s'è atrofizzato talmente tanto che i venezuelani muoiono ogni settimana a causa della carenza cronica di medicinali ed ospedali mal equipaggiati.

La violenza è aumentata vertiginosamente a causa di bande armate fedeli al governo che vagano per le strade. Durante i primi tre mesi di quest'anno, 4,696 persone sono state uccise in Venezuela, secondo il governo, e nel 2015 più di 17,700. Il bilancio trimestrale delle vittime è superiore ai 3,545 civili uccisi l'anno scorso in Afghanistan, un numero record.

La scarsità di beni alimentari e di base rischia di peggiorare l'economia del Venezuela, la quale continua a contrarsi. I prigionieri politici, nel frattempo, hanno languito dietro le sbarre per anni, vittime di un sistema giudiziario corrotto.

Questa crisi ha messo in luce le promesse vuote insite nelle politiche socialiste di Maduro e del suo predecessore, Hugo Chávez, spacciate sin dalla fine degli anni '90. Mentre molti venezuelani hanno avuto un assaggio di prosperità grazie ad abitazioni migliori, cibo sovvenzionato e salari più alti quando i prezzi del petrolio erano alti -- il petrolio rappresenta circa il 96% delle esportazioni del Venezuela -- il governo non è riuscito a costruire qualcosa di simile ad un'economia sostenibile.
Tutto questo è vero, e c'è molto, molto di più.

In linea di principio, nulla è cambiato da quando Chavez è stato eletto Presidente nel 1998. Era il capo del Partito Socialista Unito. Gli elettori sapevano esattamente quello che stava per accadere: furto attraverso le urne.

Ora i risultati sono in bella mostra: povertà diffusa. Chi l'avrebbe mai immaginato?

Così i furti sono aumentati. I disordini per il cibo sono ormai eventi quotidiani. Così anche i saccheggi.




Il Venezuela è l'unico paese dell'emisfero occidentale che potrebbe imitare Haiti.

Si tratta di uno stato fallito.

Si tratta di uno stato socialista. Quindi è chiaro che sia fallito. Il socialismo funziona fino a quando i soldi degli altri non si esauriscono.

Il denaro è finito.

Henry Louis Mencken lo disse meglio: "La democrazia è quella teoria secondo cui la gente comune sa quello che vuole, e merita di ottenerlo."

Quindi qual è la nostra responsabilità? Nei confronti del governo del Venezuela, nessuna.

Se siete a conoscenza di un ente caritatevole che davvero può far arrivare cibo alle famiglie in Venezuela, fate una donazione. Ma se il governo la confischerà, non fatela. Chiedete la prova che i destinatari stiano effettivamente ricevendo il cibo o altre forniture.

Mi dispiace per gli elettori impoveriti che hanno votato contro Chavez e Maduro. Ma coloro che li hanno eletti stanno imparando che le cattive idee hanno conseguenze negative. Esiste causa etica ed effetto etico nella storia.

Se v'è capitato di sentire le parole "stato fallito", potreste aver notato che non vengono mai applicate ad una società capitalista. Ci sono buone ragioni per cui le cose stanno così.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Unto Dunto sta barcollando pericolosamente sul muro dell'Eccles Building

Mer, 07/09/2016 - 10:15




di David Stockman


Questa mattina l'Eccles Building ha tirato fuori dalla naftalina il vice-presidente Stanley Fischer. A quanto pare il suo compito era quello di spiegare agli scribacchini nello zombie-box che le cose sono migliorate per l'economia degli Stati Uniti e che il Brexit non farà molti danni sul fronte interno. Come ha detto sulla CNBC:

"Prima di tutto, l'economia degli Stati Uniti, sin dai dati negativi di maggio riguardanti l'occupazione, è andata abbastanza bene. La maggior parte dei dati in entrata sembra buona," ha detto Fischer. "È chiaro che non si possono costruire castelli dopo un mese e mezzo di dati, ma va un po' meglio di prima."
Ci si potrebbe aspettare qualcosa di divertente da parte di Janet Yellen — è persa nel suo labirinto cinquantennale di stampo keynesiano. Ma Stanley Fischer ne sa sicuramente di più, e questo è il vero motivo per uscire dal casinò.

Quello che sta accadendo è che, dopo i 90 mesi di zero bound, la FED ha esaurito il tempo. L'attuale pseudo-ripresa — per quanto tiepida sia — sta chiaramente esaurendo la sua spinta. Così la FED non ha altra possibilità se non sedersi con i suoi occhi chiusi, mentre cerca disperatamente di parlare per stimolare il mercato azionario.

E questo significa tessere le lodi dell'economia degli Stati Uniti, non importa quanto sia plausibile o incompatibile con i fatti reali. Nessuna correzione del mercato azionario, o sell-off del 5%, può essere tollerato in questo frangente.

Questo perché l'economia degli Stati Uniti è così zoppicante che una correzione della gigantesca bolla finanziaria, ri-gonfiata dalla FED e dalle altre banche centrali dopo il marzo 2009, la scaraventerebbe in una vera e propria recessione. E questo, a sua volta, potrebbe far saltare in mille pezzi tutte le opere demenziali del FOMC attuate sin dal settembre 2008, e in realtà da quando Greenspan ha inaugurato l'era della Finanza delle Bolle nell'ottobre 1987.

Così, quando Fischer ha usato la frase "i dati in entrata sembrano buoni", stava facendo del suo meglio per impersonare Unto Dunto di Lewis Carroll. "Buoni" secondo il nostro politburo monetario:

"Quando io uso una parola," disse Unto Dunto in tono piuttosto sprezzante, "la scelgo per quello che significa per me — né più né meno."
Il fatto è che le "perdite" si estendono a vista d'occhio, ma la FED non può nemmeno sussurrare una parola circa i rischi giganteschi, le sfide e le minacce che incombono all'orizzonte.

Così, per la terza volta in questo secolo, una contrazione del ciclo economico arriverà senza preavviso. Ancora una volta i permabull e i robo-trader cadranno preda di una fuga precipitosa verso le uscite. Ma è Main Street, anch'esso attirato nel casinò per la terza volta in questo secolo, che per l'ennesima volta subirà devastanti perdite.

Infatti, se ci fosse anche un minimo di onestà nell'Eccles Building, verremmo messi in guardia circa l'indebolimento dell'economia statunitense, e non sentiremmo voci festanti su segni fugaci e superficiali di miglioramento.

Allo stesso modo, verrebbe riconosciuta la drastica sopravvalutazione di azioni, obbligazioni, immobili e altri titoli, e verrebbe ricordato agli investitori che un capitalismo sano richiede una correzione periodica di tali eccessi al fine di vagliare eventuali errori di allocazione delle risorse ed investimenti improduttivi di capitali.

Ancora più importante, verrebbe sconfessata l'utilità della politica monetaria — anche la sua attuale variante straordinaria — di rimuovere ostacoli strutturali, stimolare una crescita economica più robusta e creare maggiore ricchezza negli Stati Uniti.

A tal proposito, verrebbe particolarmente abiurata l'idea che lo stimolo monetario è giustificato perché le politiche fiscali e le normative statali, per esempio, sono presumibilmente insufficienti.

In realtà, lo stimolo monetario non è "l'unico gioco in città", come spesso affermato; è il gioco sbagliato. La stampa monetaria non è il miglior sostituto delle politiche pro-crescita, perché non è affatto pro-crescita.

Nella migliore delle ipotesi sposta l'incidenza dell'attività economica nel tempo, come quando i tassi bassi dei mutui fanno aumentare la costruzione delle case oggi e poi l'abbassano domani quando i tassi si normalizzano.

Ma lo stimolo monetario causa principalmente un mispricing sistemico degli asset finanziari. Trasforma i mercati monetari e dei capitali in arene di gioco in cui gli speculatori catturano enormi guadagni inattesi, mentre l'economia di Main Street viene privata della crescita e della produttività indotte da investimenti di capitale reale.

Durante la sua ospitata presso la CNBC, invece di dire che il futuro è tutto rosa e fiori, Fischer avrebbe dovuto far notare le anomalie nei mercati.

Vale a dire, il decennale del Tesoro USA — il punto di riferimento di tutto il sistema finanziario mondiale — aveva raggiunto un rendimento record dell'1.38%. Nello stesso momento, il mercato dei futures stava segnalando un indice S&P 500 a 2110 punti, o entro lo 0.09% del suo massimo storico, con un rapporto PE del 24X.

In un libero mercato neanche tra un milione di anni ci sarebbe potuta essere una tale combinazione di fattori. Davanti alle telecamere della CNBC, Fischer poteva osservare i titoli in sovrimpressione e notare come i mercati finanziari fossero totalmente distaccati dalla realtà. Invece ha preferito raccontare che tutto è rosa e fiori.

Ecco il punto, però: i modelli keynesiani primitivi della FED riguardano solamente la quantità di fattori economici e il cambiamento di breve periodo nei dati sul PIL e sull'occupazione. Non c'è nemmeno la comprensione di cosa siano questi fattori qualitativi, o come i "dati in entrata" si allineino con le tendenze storiche.

Il modello della FED riguarda solo aumenti sequenziali del PIL — anche se ci sono indicazioni palesi che non sono sostenibili, o compatibili, con i pre-requisiti di una prosperità capitalista salutare e stabile.

Tutte queste considerazioni erano evidenti nei dati pubblicati venerdì scorso e nei giorni successivi — gli elementi stessi che secondo Fischer sono migliorati "un po' rispetto a prima".

Il boom delle vendite delle automobili è stato un pilastro della debole ripresa globale sin dal 2009, ma a giugno anche queste vendite sono scese di un brusco 4.6% rispetto all'anno precedente. Inoltre, questo è un trend iniziato lo scorso autunno e un indicatore chiaro di come sia stato già raggiunto il picco delle vendite.




Ma questa non è nemmeno la metà della storia. Data la crescita della popolazione e delle famiglie sin dal picco del 2007, 18 milioni di unità dovrebbero essere la base di un'economia sana e sostenibile, non un picco momentaneo come è evidente nel grafico.

E questo punto è reso ancor più saliente dai fattori qualitativi dietro i livelli di picco raggiunti alla fine dello scorso anno. Vale a dire, il rimbalzo dai minimi della crisi 2008-2009 sono stati finanziati col debito, e la gran parte è stato emesso a chiunque potesse appannare uno specchietto retrovisore.

Proprio così. Dal fondo del ciclo delle auto a metà del 2010, le vendite di veicoli al dettaglio hanno rimbalzato ad un tasso annuale di $360 miliardi, mentre il totale dei prestiti per automobili è aumentato di $355 miliardi.




Inoltre, il basso tasso di default degli ultimi anni è stato un fattore fuorviante a causa della Finanza delle Bolle. Dato il crollo delle vendite delle auto nuove tra il 2007 e il 2011, vi è stata una forte riduzione nell'offerta di auto usate, facendo salire costantemente il valore di rivendita della flotta esistente.

L'aumento dei prezzi delle auto usate, a sua volta, ha facilitato ai consumatori marginali il rifinanziamento dei vecchi mutui in modo da acquistare nuovi veicoli, evitando così il default. Allo stesso tempo, i tassi d'interesse artificialmente bassi hanno permesso alle società finanziarie automobilistiche di finanziare prestiti e leasing a tassi di pagamento mensili estremamente bassi ma insostenibili.

Quindi il contributo delle auto alla crescita del PIL nel corso degli ultimi anni, aveva un carattere insostenibile. Non c'era alcun motivo, quindi, per ritenere che questi aumenti potessero essere replicati in modo permanente. Infatti c'erano tutte le ragioni per credere che il ciclo artificiale di finanziamento delle auto indotto dalla FED alla fine si sarebbe invertito.

Tale rischio si sta ora materializzando. Il ciclo artificiale di finanziamento delle auto si sta invertendo come una marea di auto usate — cosa che riflette le vendite boom degli ultimi quattro anni.




Di conseguenza, i prezzi delle auto usate stanno scendendo, indebolendo così l'ammissibilità dei nuovi prestiti. L'indice dei prezzi delle auto usate è ora in calo del 5% rispetto al recente picco, e sulla base dei cicli passati ha ancora molto da scendere.




Ahimè, prezzi in discesa delle auto usate significherà anche tassi di default in aumento per il semplice motivo che i mutuatari sommersi non saranno in grado di rifinanziare il loro "giro" in un nuovo, o più recente, veicolo usato.

Allo stesso modo, nuovi prestiti e leasing per automobili si restringeranno perché varranno meno le garanzie "residue" dietro di essi. Ciò significa che il rapporto prezzo/auto scenderà — proprio come i valori dei veicoli esistenti sono in calo. Il gap finanziario risultante significherà minori vendite e tassi di produzione più bassi nel settore delle auto.

In breve, non c'è stata alcuna ripresa sana nel settore delle auto a causa dei 90 mesi di ZIRP e della massiccia stampa monetaria. Questo stimolo monetario illegittimo ha generato solo un ciclo deforme di finanziamento delle auto che ora ha messo la retromarcia.

Inutile dire che Fischer ha evitato l'opportunità di parlare con sobrietà riguardo i venti contrari che sta affrontando il settore più forte della recente ripresa. E questo è illustrativo della situazione attuale. Lo stesso si può dire delle abitazioni — dove i mutui a buon mercato hanno aumentato i prezzi molto più dell'offerta esistente — e innumerevoli altri asset.

La recessione arriverà e la FED sarà di nuovo presa alla sprovvista, ma questa volta sarà anche a corto di polvere da sparo asciutta.

Infatti la FED sarà coì screditata quando il mercato andrà di nuovo in crash, che il settore bancario centrale keynesiano dovrà affrontare una crisi esistenziale.

Per tornare alla nostra metafora iniziale, Unto Dunto sta per cadere e stavolta tutti i pezzi grossi nella Città Imperiale non saranno in grado di rimetterlo insieme.

E questa sarebbe una cosa molto buona.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Come il denaro gratis fa diventare tutti più poveri

Mar, 06/09/2016 - 10:15




di Bill Bonner


BALTIMORE – Un caro lettore ci ha riportato alla mente un commento probabilmente proferito da Groucho Marx: "Un pasto gratuito? Lei non può permettersi un pasto gratuito."

Si riferiva al referendum nazionale in Svizzera. Gli elettori dovevano decidere se dare a tutte le persone residenti in Svizzera un pasto gratuito – un reddito annuo garantito di circa $30,000 l'anno.

Il problema con un reddito garantito (lo si ottiene e basta, non importa se si possiede un lavoro o meno) è un argomento di cui abbiamo scritto molto negli ultimi 15 anni.

È il problema di tutte le frodi... tutti gli sciocchi programmi di ridistribuzione... e tutti i programmi inerenti qualcosa in cambio di niente.

Ed è lo stesso se si "stimola" un'economia con "denaro" fasullo... fornendo aiuti esteri ai dittatori stranieri... o distribuendo pasti gratuiti agli elettori in patria.

Lo Stato Profondo, oltre ad essere maligno e divertente, è incompetente.

Combatte guerre solo per perderle. Non risolve i problemi e li peggiora. Guidato dalla FED della Yellen, "migliora" l'economia e fa diventare 9 persone su 10 più povere di quanto non fossero prima.

Oggi parleremo di una guerra speciale – la guerra alla povertà.

Gesù la respinse: "I poveri saranno sempre con voi." Ma questo non ha fermato i federali dal lanciare un attacco.

Fortunatamente sono così goffi, zoppi e incompetenti, che ci hanno risparmiato un disastro peggiore. Se fossero stati più intelligenti e meglio organizzati, avrebbero fatto ancora più danni.

Il presidente Lyndon Johnson dichiarò la sua guerra alla povertà più di mezzo secolo fa.

Da allora i federali hanno speso più di $16,000 miliardi in campagne contro la povertà. Oggi ci sono molti più poveri negli Stati Uniti di quanti ce n'erano allora – circa 39 milioni.

Già, applaudiamo i federali: non hanno fatto che peggiorare le cose!

Hanno speso $16,000 miliardi, si tratta di circa $1.7 milioni per ogni famiglia povera costituita da quattro persone... sufficiente per spazzare via la povertà per tutto il clan.

Ma ora i conservatori del "buon governo" hanno tirato fuori i loro calcolatori. Dicono che la guerra potrebbe essere combattuta in modo più efficiente, se ad ogni famiglia povera fosse consegnato un milione di dollari. Problema risolto! Il "povero" diventerebbe milionario. Missione compiuta!

E che stimolo economico che sarebbe!

Soprattutto per alcuni segmenti dell'economia. Tutto ad un tratto un'ondata di potere d'acquisto colpirebbe i mercati come il missile di un incrociatore della Marina degli USA.

I prezzi della cocaina salirebbero! Per quanto riguarda le Escalade nere con i vetri oscurati... GM non sarebbe in grado di sfornarle abbastanza velocemente.

Per alcuni mesi, il problema della povertà sarebbe risolto... e verrebbe sostituito da un sacco di altri problemi.

Poi il povero tornerebbe ad essere povero e i combattenti della povertà imbraccerebbero di nuovo le armi.

Il denaro gratis è una minaccia: rovina i ricchi e i poveri.

E più soldi vengono creati artificialmente... più la gente si può rovinare.

Ecco perché i figli dei genitori ricchi sono spesso più problematici rispetto a quelli dei poveri; i ricchi hanno più soldi da spendere.

In Aspen, in Colorado, per esempio – un enclave della ricchezza – i livelli di depressione e l'uso di droghe tra gli adolescenti sono tra i più alti rispetto alle comunità povere.

Prendere soldi in cambio di niente è un'abitudine facile da sviluppare... e un'abitudine difficile da spezzare.

I poveri – nei centri delle città degli Stati Uniti e nei paesi africani – hanno poche difese; anche un po' di elargimenti forniscono un forte slancio. Diventano subito dipendenti.

Le industrie locali scompaiono; non possono competere con i beni e i servizi gratuiti. Proliferano le cattive abitudini; aumentano criminalità e violenza.

Non è l'interesse che induce la gente a percorrere il sentiero del progresso economico. È il bisogno.

E non è l'abbondanza di capitale che induce la gente a volerne di più; è la scarsità. Togliete la necessità... e indebolirete l'intera faccenda. La gente smette anche di interessarsi.

Una delle innovazioni chiave che hanno costruito la civiltà moderna è stato il denaro.

Ha reso possibile lo spostamento della ricchezza attraverso lo spazio e il tempo.

Si poteva fare affari con qualcuno che non si conosceva – da una tribù diversa... con una lingua diversa... e una cultura diversa.

Non importava quello che pensava o quali dei adorava. I suoi soldi erano buoni come quelli di chiunque altro.

Questo è ciò che ha permesso alle persone di specializzarsi e fare quello che sapevano fare meglio. Non dovevano fare tutto da soli. Potevano concentrarsi sulla loro impresa più produttiva e quindi scambiare parte della produzione con gli altri.

Se vivevano in un luogo caldo, potevano coltivare banane o arance e scambiarle con grano e altri cereali di persone più a nord.

Beni e servizi hanno cominciato a muoversi (spesso con eserciti invasori) portando con sé nuove idee e innovazioni che hanno permesso a tutti d'andare avanti.

Non è una sorpresa se le tribù che sono state tagliate fuori in isole remote o nelle valli isolate, sono di solito più primitive rispetto al resto di noi. Non hanno avuto il vantaggio del contatto, del commercio e dello scambio.

Il denaro ha anche permesso alla ricchezza di trascendere il tempo. Costruite qualcosa. Lo vendete. Conservate il denaro nella borsa. Dieci anni dopo è ancora possibile spendere la ricchezza che avevate creato un decennio prima.

In alternativa è possibile utilizzare i soldi di qualcun altro, prendendoli in prestito – sulla base di una ricchezza creata molto tempo fa – per creare ricchezza futura... con la quale si può ripagare il debito e trattenere anche qualcosa per sé stessi.

Il denaro non è arrivato dal nulla; è arrivato da qualcosa. Doveva essere denaro onesto, non denaro fraudolento creato da banche centrali o governi centrali.

E non poteva essere rubato.

Invece doveva essere guadagnato – col lavoro, gli investimenti, il commercio e l'industria. È il prodotto... il frutto... dello sforzo. Non della pigrizia. E ha portato con sé un nuovo spirito, una nuova etica e una nuova filosofia su come funzionava il mondo.

"Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", disse Gesù.

Se avete intenzione di guadagnare, dovete prima dare. Rimuovete la necessità del dare, oltre che quella di prendere, e manderete al macero tutta questa storia.

Non c'è bisogno di piantare, se non c'è bisogno di raccogliere. Non c'è bisogno di dire "per favore" e "grazie"... o di alzarsi e scaldare il forno alle quattro del mattino... se si incassa un assegno senza neanche cuocere una singola pagnotta di pane.

E non c'è bisogno di risparmiare i propri soldi e investirli con saggezza, se si ha accesso a pseudo-risparmi in quantità illimitata.

Il denaro gratis crea l'illusione della ricchezza – in una famiglia o in un'economia – e fa diventare tutti più poveri.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Sono stati i derivati privi di regolamentazione a causare la crisi finanziaria?

Lun, 05/09/2016 - 10:16




di Robert P. Murphy


Nel 2008 pensavo ingenuamente che il "salvataggio" finanziario guidato dal Segretario del Tesoro, Henry Paulson, sarebbe stato come minimo controbilanciato dalla comprensione diffusa che la nostra crisi economica era stata opera del governo.

Come mi sbagliavo. Ancora oggi la stampa mainstream ci informa che il "consenso" crede che la fede cieca nel libero mercato abbia favorito la bolla immobiliare. L'articolo di Jacob Weisberg su Slate, “The End of Libertarianism,” riassume questo verdetto ufficiale: "Abbiamo evitato una depressione globale e stiamo fortunatamente puntando verso una delle peggiori recessioni da molto tempo. Questo grazie ad una crisi economica globale resa possibile dalle idee libertarie. [...] Qualsiasi professionista forense manderebbe sul banco degli imputati la teoria libertaria dei mercati finanziari."

Giusto per fare in modo che il libero mercato si prendesse la colpa del tracollo finanziario, Alan Greenspan stesso testimoniò davanti al Congresso che era "scioccato" dal fatto che l'interesse personale (in assenza di una regolamentazione paternalistica) non avesse costretto le istituzioni finanziarie ad adottare controlli adeguati del rischio. Greenspan — considerato dall'intellettuale medio come un convinto libertario — si spinse a dire che egli aveva "trovato un difetto nel modello che credevo fosse la struttura fondamentale del funzionamento del mondo."

Sosterrò che gli interventi statali, non il laissez-faire, hanno gonfiato la bolla immobiliare e scatenato la conseguente crisi finanziaria. Oltre a descrivere alcuni dei fattori generali coinvolti, ci concentreremo in particolare sulla colpa attribuita al mercato "non regolamentato" dei credit default swap.

Nonostante i loro giudizi di colpa, i critici come Jacob Weisberg puntano il dito contro modifiche normative specifiche che (presumibilmente) hanno favorito il boom immobiliare e la relativa vulnerabilità delle tante istituzioni finanziarie al crollo successivo dei prezzi delle case. Gli unici due esempi concreti sono la graduale abrogazione del Glass-Steagall Act e del Commodity Futures Modernization Act. A suo merito, Weisberg ammette candidamente di non aver individuato la proverbiale pistola fumante: "[Aver trascurato] di poter evitare il crollo del '08 è stato un peccato di omissione — non tanto il risultato della deregolamentazione di per sé, piuttosto la sfiducia nella regolamentazione finanziaria come meccanismo di controllo legittimo."

In generale, Weisberg e altri accusano Alan Greenspan, Phil Gramm (ex-presidente della Commissione Bancaria del Senato) e il presidente della SEC Christopher Cox, d'aver intenzionalmente ignorato, per ragioni ideologiche, gli avvertimenti riguardanti il mercato dei derivati.

Anche se questa fosse l'intera storia, non proverebbe necessariamente che questi uomini (e altri responsabili politici) fossero nel torto. Due analogie esagerate illustreranno il punto: supponiamo che un gruppo ambientalista facesse pressione sul governo affinché venissero vietate tutte le nuove costruzioni di case a partire dal 2002, o supponiamo che nel 2002 un'organizzazione marxista avesse fatto pressioni per la nazionalizzazione di tutti gli immobili. Una di queste mosse, col senno di poi, avrebbe evitato la bolla immobiliare e le conseguenze connesse. Ma questo non significa affatto che nel 2002 i funzionari statali sarebbero stati nel torto a rifiutare queste proposte.

Per lo stesso motivo, Greenspan e altri avevano validi motivi per resistere a nuove regolamentazioni riguardanti i mercati dei derivati. Come spiegheremo di seguito, tali asset complessi possono promuovere l'efficienza attraverso il trasferimento del rischio. In altre parole, l'economia mondiale è cresciuta più rapidamente di quanto sarebbe accaduto altrimenti, grazie anche alla proliferazione dei derivati. Quindi anche se Weisberg e gli altri avessero ragione, e la crisi finanziaria fosse colpa dei derivati ​​non regolamentati, resta ancora una questione empirica se il boom/bust immobiliare sia stato meglio del consumo extra reso possibile dalla proliferazione dei derivati.



Errori e peccati statali

In contrasto con la dichiarazione vaga secondo cui "qualcuno dovrebbe fare qualcosa" pronunciata dalla critica alla Mano Invisibile, i sostenitori del libero mercato possono puntare il dito contro interventi statali specifici che hanno favorito gli eccessi del boom immobiliare. Il più evidente è la gestione del tasso dei fondi federali da parte della FED di Greenspan e la crescita della base monetaria a seguito del crollo delle dot-com. La politica monetaria allentata di Greenspan ha coinciso con la ripresa del boom immobiliare. Quando la FED ha iniziato ad innalzare i tassi, i prezzi delle case hanno iniziato a stagnare e poi sono precipitati. Il collegamento tra la politica della FED e la bolla immobiliare è così evidente che anche gli analisti tradizionali appoggiano tale teoria.

Altre possibili cause sono il Community Reinvestment Act (CRA), una misura approvata da Carter che è stata rafforzata nel 1995 e utilizzata per esercitare pressione sulle banche e sulle casse di risparmio affinché concedessero prestiti in tutti i quartieri che avevano depositi presso le loro filiali, tra cui zone a basso reddito e con un basso rating di credito. Molti analisti hanno anche in parte incolpato la Federal Housing Administration, nonché le imprese sponsorizzate dal governo come Fannie Mae e Freddie Mac. Attraverso il sostegno federale, esplicito o implicito, queste agenzie sono state in grado di sostenere il mercato secondario dei mutui e concedere prestiti a persone che altrimenti non sarebbero state qualificate per ottenerli.

Quando si catalogano gli interventi statali che possono aver contribuito al boom immobiliare, dobbiamo menzionare l'esistenza del Working Group on Financial Markets — anche noto come "Plunge Protection Team" — istituito in risposta al crollo del mercato azionario nel 1987; così come la fiducia nella cosiddetta "Greenspan put", ovvero, la promessa della FED di fornire liquidità bancaria quando necessario. Come vedremo, la crisi finanziaria del 2008 è stata in gran parte il risultato di istituzioni che non sono riuscite a proteggersi da (quelli che sembravano essere) scenari improbabili ma catastrofici. Anche se scrittori come Nassim Nicholas Taleb hanno avvertito di "cose grosse all'orizzonte" o eventi "imprevedibili", gli investitori hanno minimizzato questi avvertimenti. "Dopo tutto," potrebbero aver pensato i manager di alto livello nel mezzo del boom immobiliare, "in caso di crisi il governo federale interverrà per salvarci. Non si tireranno indietro lasciando che l'intero settore dell'investment banking crolli a terra." I salvataggi ingegnerizzati da Paulson e Bernanke hanno fatto avverare questa convinzione. Col senno di poi, è praticamente chiaro perché imprese come Lehman Brothers e Bear Stearns abbiano agito in modo sconsiderato. Se i politici raccontano ad un uomo che gioca alla roulette che può conservare tutte le sue vincite, perdendone nel peggiore dei casi solo il 20%, è davvero irrazionale che lui prenda in prestito ingenti somme di denaro per scommettere?



Credit Default Swap

Il manifesto del (presunto) fallimento del settore finanziario deregolamentato è il mercato dei credit default swap (CDS). Tali contratti sono trattati over the counter, quindi nessuno sa esattamente quanto sia l'esposizione, ma a fine 2007 le stime collocavano il valore nozionale di tutti i CDS a $50,000 miliardi. È stato in gran parte a causa dell'emissione di CDS che AIG ha avuto bisogno di un salvataggio statale. AIG ha mostrato che il panico finanziario non era limitato alle imprese che hanno stupidamente overinvested in titoli garantiti da ipoteca, ma anche a quelle aziende che avevano emesso credit default swap sui titoli di queste imprese rischiose.

Anche se in pratica i CDS possono essere complessi, l'idea su cui si basano è semplice. Il venditore di un CDS si impegna a risarcire l'acquirente in caso di un "evento creditizio", come l'inadempienza di GM per le sue obbligazioni. In cambio, l'acquirente effettua pagamenti periodici al venditore. L'analogia ovvia è quella con un contratto di assicurazione, ma la differenza è che le persone possono comprare un CDS sulle obbligazioni di GM anche se non possiedono obbligazioni di GM. È come se qualcuno acquistasse un'assicurazione contro gli incendi sulla casa del suo vicino.

Uno dei motivi per cui questi contratti sono strutturati come "swap" piuttosto che come assicurazione standard, è quello di eludere le norme in materia di prodotti assicurativi tradizionali. Per esempio, se AIG voleva vendere un'assicurazione sulla vita ad un uomo in Florida, avrebbe dovuto mettere da parte riserve in base alle leggi vigenti in Florida in modo da soddisfare la polizza se l'uomo fosse morto una settimana dopo. Al contrario, se AIG avesse venduto un CDS ad un uomo in Florida, allora il governo avrebbe permesso ad AIG molta più discrezione riguardo al modo con cui gestire questa nuova potenziale passività nei propri libri contabili.

È facile capire perché i critici del libero mercato covino un tale disprezzo per i credit default swap. Sembra il classico caso in cui l'avidità a breve termine conduca ad un comportamento sconsiderato, il quale sarebbe stato impedito da una sorveglianza del governo.

Eppure le cose non sono così semplici. Dopo tutto, gli azionisti e i creditori di AIG non erano una manica di idioti. Si preoccupavano meno di proteggere la loro ricchezza rispetto ai politici di Washington? Comprendevano i derivati ​​meno rispetto ai burocrati statali? Guardando la questione da un altro punto di vista, perché gli acquirenti di CDS avrebbero dovuto mettere in dubbio che le controparti avrebbero adempiuto ai contratti se i regolamenti governativi non avessero applicato le stesse misure di salvaguardia applicate alle assicurazioni tradizionali?

Si scopre che la Mano Invisibile ha condotto tutti a cercare la sicurezza. Anche se tutti i dettagli non sono ancora disponibili, sembra che i modelli di rischio di AIG (sviluppati principalmente dal consulente accademico Gary Gorton) non siano da biasimare per le performance misere dell'azienda. Piuttosto AIG è stata guidata tra le braccia del governo perché i suoi grandi clienti (come Goldman Sachs) hanno insistito su quantità sempre maggiori di garanzie man mano che la crisi finanziaria ha continuato il suo corso.



Afflitti dall'illiquidità

In altre parole, i modelli di Gorton potrebbero ancora dimostrarsi abbastanza precisi. AIG non è stata paralizzata da una serie di eventi imprevisti. In realtà i detentori di CDS emessi da AIG si sono intimoriti riguardo la sua capacità di onorare i contratti, e AIG non poteva continuare a lavorare mentre soddisfaceva tutte le richieste di presentare maggiori garanzie contro queste bombe ad orologeria. In breve, AIG era afflitta da una mancanza di liquidità, non necessariamente dall'insolvenza. È vero che i dirigenti di AIG non sono riusciti a prepararsi adeguatamente per questa contingenza, ciononostante parte del mistero dietro il suo fallimento viene diradato quando ci rendiamo conto che AIG può benissimo aver valutato correttamente il rischio delle sue posizioni — non è riuscita a prevedere correttamente come i suoi clienti avrebbero valutato questo rischio nel bel mezzo di un panico finanziario globale e anche durante un periodo di "credit crunch" tra le grandi istituzioni.

Il caso di AIG rafforza anche il nostro punto: l'intervento statale azzittisce la potenza degli incentivi di mercato. Bisogna essere in due per ballare il tango. Il problema di AIG, alla vigilia del suo salvataggio, non era solamente colpa dei suoi dirigenti e azionisti, ma anche delle controparti che avevano acquistato i miliardi di dollari di CDS. In un mercato completamente libero, queste controparti sarebbero state soggette ai rischi di un potenziale fallimento di AIG. Invece le grandi aziende come Goldman Sachs possono contare sul governo degli Stati Uniti per liberarle dalla loro esposizione sconsiderata nei confronti di AIG. Infatti il New York Times riporta che Lloyd Blankfein, l'attuale amministratore delegato di Goldman Sachs, è stato l'unico dirigente bancario nella stanza quando i funzionari federali hanno deciso di salvare AIG — e questo poche ore dopo che avevano deciso di lasciar fallire Lehman Brothers. (Per quanto riguarda le richieste di Goldman nei confronti di AIG, ovvero più garanzie, anche le aziende "troppo grandi per fallire" adoperano una certa cautela — ma non abbastanza.)



Le persone commettono errori nei mercati

In situazioni come la crisi attuale, vi è una certa tentazione da parte degli economisti libertari di cercare interventi statali specifici che "hanno causato" i problemi. Questo è comprensibile, e in effetti ne abbiamo elencati alcuni. Ma dobbiamo anche ricordare che il fallimento è una parte normale del processo di mercato. Gli investitori e gli imprenditori non sono onniscienti. I fallimenti non segnalano l'inefficienza del mercato più di quanto il rovesciamento della fisica newtoniana non dimostra la debolezza del metodo scientifico.

Oltre alle colpe delle politiche statali, è anche vero — e i sostenitori del libero mercato non dovrebbero provare alcuna vergogna nell'ammetterlo — che molte istituzioni sono state sedotte da modelli matematici fantasiosi. Ciò è accaduto soprattutto quando i ragazzi prodigio del MIT hanno sviluppato programmi che andavano a semplificare le ipotesi riguardanti le probabilità alla base di vari eventi. Ad esempio, Moody's potrebbe aver valutato come estremamente sicuro un particolare titolo garantito da ipoteca, dal momento che era composto da migliaia di piccoli frammenti di mutui sparsi in tutto il paese. Prima della crisi dei subprime, la saggezza convenzionale affermava che "il settore immobiliare è locale". Si riteneva praticamente impossibile che tutti i mercati — da San Francisco a Las Vegas, Miami e Chicago — avrebbero potuto sperimentare simultaneamente un picco nei tassi di default dei mutui. Nessuno aveva mai visto una caduta del genere, quindi pareva un'ipotesi irragionevole. I modelli, sulla base di questa ipotesi, hanno prodotto risultati che andavano a confermare la sicurezza dei titoli garantiti da ipoteca.

Di fronte a questa realtà, molti pensatori di libero mercato vogliono dare la colpa esclusivamente alle politiche statali. Nel caso delle agenzie di rating, abbiamo alcuni contendenti. L'esempio più evidente è rappresentato dalle imprese dominanti (Moody's, Standard and Poor's, Fitch) che hanno tratto vantaggio dai regolamenti statali riguardanti banche e altre istituzioni. Se una società bancaria o assicurativa vuole investire in obbligazioni, il governo federale insiste che queste obbligazioni abbiano un certo livello di sicurezza. Naturalmente la banca non può semplicemente ingaggiare Joe il Bond Rater per schiaffarci sopra una bella "AAA". Le normative insistono sul fatto che un'agenzia di rating affidabile debba soddisfare determinati criteri. In pratica queste regole ossificano il mercato delle agenzie di rating, e in parte hanno protetto Moody's e le altre dalle ripercussioni disastrose causate dalle loro valutazioni riguardo i titoli garantiti da ipoteca.

Ma anche se i critici avessero ragione e l'attuale crisi fosse stata causata in gran parte da previsioni errate fatte dal settore privato, non rappresenterebbe una sconfitta schiacciante per il libero mercato. Dopo tutto, ci sono un sacco di esempi riguardanti decisioni aziendali orribili fatte da privati. I flop di Edsel e "New Coke", il rifiuto di Decca Records nei confronti dei Beatles e il rifiuto di una dozzina di editori nei confronti del primo manoscritto di Harry Potter, sono tutti esempi di errori imprenditoriali madornali. Dato il vantaggio del senno di poi, è abbastanza facile per noi ridere di quegli imprenditori che sono stati protagonisti di queste storie, e in virtù di ciò i critici del mercato potrebbero sostenere che il libero mercato non può essere attendibile nel campo dell'innovazione.

Tuttavia, la mera esistenza degli errori imprenditoriali non è un atto d'accusa nei confronti del libero mercato. Le persone possono raggiungere il successo solo quando corrono dei rischi. La virtù del mercato è che permette agli individui di rischiare il proprio denaro — o quello degli investitori che riescono a convincere a finanziarli — raccogliendone i frutti se hanno successo e subendo perdite se falliscono. Non c'è alcun motivo per supporre che i burocrati statali avrebbero progettato modelli migliori di valutazione del rischio. Infatti due economisti della FED hanno scritto nel 2005 un articolo in cui sostenevano che non esistesse alcuna bolla immobiliare!

Ciò che è veramente ironico è che gli sforzi statali per soccorrere i mercati — presumibilmente resi "necessari" dai mercati "non regolamentati" — sono serviti solamente per indebolirli ulteriormente. Non tutte le principali istituzioni sono state colte dall'isteria dei derivati durante il boom immobiliare. Nel 2002 Warren Buffett mise in guardia i propri investitori: i derivati ​​erano "armi finanziarie di distruzione di massa" che ad un certo punto avrebbero portato morte e distruzione. Le acquisizioni statali di AIG, Fannie e Freddie, così come il relativo piano di salvataggio da $700 miliardi, riducono la forza relativa di queste aziende che si sono comportate in modo più sensibile durante il boom. Quando arriverà la prossima crisi, sarà in parte colpa del governo perché ha appena dimostrato che giocare sul sicuro e adottare una prospettiva di lungo periodo non paga nei mercati finanziari degli Stati Uniti. È molto più redditizio andare verso lidi più rischiosi e successivamente rivolgersi al governo se le cose vanno fuori controllo.

Tra gli sforzi per assegnare la colpa della crisi finanziaria, i fan del libero mercato non dovrebbero perdere di vista i reali benefici dei derivati. I contratti futures sul petrolio, per esempio, consentono ai produttori e ai grandi consumatori, come le compagnie aeree, di bloccare determinati prezzi ed impegnarsi in progetti a lungo termine che altrimenti risulterebbero troppo rischiosi. Anche i tanti disprezzati credit default swap permettono il trasferimento del rischio nei negoziati reciprocamente vantaggiosi. Soprattutto in un contesto finanziario incerto, i contratti CDS consentono ad alcune imprese di fare cassa più facilmente — perché i loro finanziatori possono comprare CDS sulle obbligazioni — e il prezzo di un particolare contratto CDS comunica informazioni sullo stato di salute dell'azienda alla base di tale contratto. Questi benefici saranno azzittiti se il governo entra in scena ed impone regole top-down.

Nonostante le affermazioni dei loro critici — e anche di alcuni dei loro affini — non bisogna incolpare i mercati non regolamentati per gli errori sistematici del boom immobiliare. Tuttavia, anche se gli errori privati fossero la causa principale, ciò non toglie che i burocrati statali non avrebbero preso decisioni più sagge.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Determinazione dei prezzi, R.I.P.

Ven, 02/09/2016 - 10:07




di David Stockman


È stato veloce. Con quasi l'85% della perdite recuperate in tre giorni e i mercati risaliti, cosa c'è che non va?

Dopo tutto, le banche centrali sono presumibilmente pronte e, nel caso della BCE e della BOE, decise ad intervenire a tutti i costi. MarketWatch ha quindi osservato:

I mercati sono stati rinfrancati da rapporti che indicano come la Banca Centrale Europea stia valutando modifiche al suo programma di acquisto di obbligazioni, mentre "la Banca d'Inghilterra ha detto che sono andati all-in", ha detto Joe Saluzzi, co-responsabile del trading azionario presso Themis Trading.

La Banca Centrale Europea sta considerando di cambiare le regole per quanto riguarda i tipi di obbligazioni che può acquistare come parte del suo pacchetto di stimolo, in modo da sedare le preoccupazioni secondo cui potrebbe rimanere a corto di titoli da acquistare in base alle disposizioni attuali, secondo Bloomberg News. A tale dichiarazione hanno fatto seguito i commenti del governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney, secondo cui la banca centrale è pronta a sfruttare posizioni ulteriormente allentate di politica monetaria.
Ebbene, da queste parole potreste pensare che il folle Draghi stia preparando la madre di tutti QE, se ci sarà il pericolo che la BCE rimarrà "a corto di titoli da acquistare".

Chi avrebbe mai pensato che il debito dei governi della zona Euro non sarebbe mai stato abbastanza per soddisfare il pulsante "comprare" sulla stampante dello zio Mario? Infatti con un debito pubblico al 91% del PIL, potreste pensare che i $12,500 miliardi sarebbero stati più che sufficienti.




Risulta, tuttavia, che la frase operativa sia "sotto le disposizioni attuali". In un impeto di prudenza apparente, la BCE ha stabilito che per l'acquisto mensile di $90 miliardi di titoli di stato e altri titoli, acquisterebbe solo titoli con un rendimento superiore al suo tasso di deposito del -0.4%.

Proprio così. I geni presso la BCE hanno stabilito che i tassi sotto lo zero sono molto buoni, ma ad una condizione: fintanto che non devono pagare di più per possedere i titoli tedeschi, per esempio, rispetto alle banche tedesche che stanno pagando per depositare i fondi in eccesso presso la BCE.

Detto in altro modo, la BCE è sicura che non andrà in bancarotta anche se sta portando le compagnie di assicurazione, i fondi pensione, le banche e i risparmiatori esattamente in quella direzione.

Ma poi arriva il proverbiale Comma 22. Più obbligazioni Draghi promette di acquistare, più i front-runner nel casinò spazzoleranno queste obbligazioni nel mercato repo con una leva assurda — sapendo che lo zio Mario li ricompenserà con un grande guadagno sulla loro piccola porzione di capitale a rischio.

Ciò spinge i prezzi delle obbligazioni sempre più in alto e il rendimento più in basso. Alla fine, la fuga precipitosa per acquistare oggi quello che lo zio Mario acquisterà domani, ha spinto i rendimenti al di sotto del -0.4% per una quota crescente di obbligazioni sulla curva dei rendimenti tedesca.

L'evento Brexit ne ha solo aggravato l'assurdità. Come mostrato di seguito, ha fatto entrare altri $1,300 miliardi di titoli di stato in tutto il mondo nella zona sotto lo zero. Ora il totale globale è di $11,700 miliardi con rendimenti negativi, o il 26% di tutto il debito pubblico sul pianeta, tra cui più di $1,000 miliardi di debito pubblico tedesco e francese e quasi $8,000 miliardi di debito pubblico giapponese.




Da notare sul grafico qui sopra la quantità di debito a lungo termine ora scambiato a rendimenti negativi. Questo significa che il problema della "scarsità" affrontato dalla BCE è solo peggiorato.

In parte perché le regole della stampa di denaro della BCE, richiedono che i suoi acquisti di obbligazioni siano ripartiti su base proporzionale tra i suoi paesi membri.

Così gli scommettitori che si sono ammassati per acquistare bund in risposta al Brexit, hanno fatto scendere ancora di più la curva dei rendimenti tedesca al di sotto del -0.4%. Ora sulla curva dei rendimenti tedesca esiste una "no buy zone" fino ai bund a otto anni.




Né questa è l'estensione completa della follia dei tassi sotto lo zero. Come indicato anche nel grafico, la curva dei rendimenti svizzera è negativa fino alle obbligazioni a 48 anni, dove tali bond sono scambiati a -0.0082%, e i rendimenti del JGB a quarant'anni raggiungono scarsamente i 6 punti base.

Sì, per il 2056 la colonia di vecchi del Giappone sarà più grande rispetto al suo mercato del lavoro, e il suo sistema fiscale e monetario si sarà schiantato molto prima. Ma non importa. Prima che si autodistruggerà, la BOJ acquisterà tutto il debito del governo giapponese. Essa ne possiede già ¥426 miliardi — una cifra che è pari all'85% del PIL.

Quando si tratta di debito pubblico, quindi, possiamo tranquillamente dire che la relativa "determinazione dei prezzi" è morta e sepolta. Il Giappone è solo il bordo d'attacco, ma la tendenza è assolutamente chiara. Il prezzo del debito sovrano è ancorato dalle banche centrali, non è determinato dagli acquisti di risparmiatori ed investitori con soldi veri.

Inutile dire che tutto ciò è qualcosa di nuovo sotto il sole, e non in senso buono. Mentre i trader del casinò potrebbero non aver notato che la NIRP non è sempre stata con noi, questo grafico ci mostra quanto rapidamente si stia diffondendo il contagio. In meno di 2 anni un quarto del debito sovrano del mondo è scivolato nella regione inferiore della NIRP.




Chi l'avrebbe mai detto che un giorno avremmo pagato i governi affinché prendessero in prestito? Ma nei casinò sgangherati di oggi, i giocatori non se ne preoccupano affatto.

La cultura dello stimolo monetario s'è diffusa talmente tanto che la verità secolare, secondo cui gli stati non sono altro che miscredenti fiscali, è ormai andata completamente persa. L'unica cosa a cui guarda il "mercato" è quando arriverà il prossimo stimolo.

Ma la distruzione della determinazione dei prezzi nel mercato del debito sovrano, non è semplicemente una curiosità accademica di cui chiacchierare nelle aule universitarie. Al contrario, sta già avendo enormi conseguenze tossiche nella governance di bilancio e per i capitali.

Per quanto riguarda il primo aspetto, si consideri il caso della Francia e dei suoi $1,000 miliardi di debito pubblico a rendimenti negativi. Ciò equivale a quasi la metà del totale, che è cresciuto di quasi il 50% solo negli ultimi nove anni, e ora è pari all'85% del PIL.




Il fatto è che la Francia è un caso disperato di socialismo, in cui lo stato divora costantemente l'intera economia privata. La quota ricoperta dallo stato si sta spingendo verso il 57% del PIL, e non ha smesso di salire per quasi quattro decenni.

Eppure la Francia viene ora pagata per spendere e prendere in prestito ancora di più. Alla luce di ciò bisogna porsi una domanda: cosa succederà quando il dirigismo fiscale francese farà finire la sua economia in un declino permanente (è quasi lì adesso) e la BCE sarà infine costretta a spegnere la sua stampante monetaria?

Né lo scoppio della bolla obbligazionaria francese da $2,400 miliardi richiederà ancora molto tempo.

La candidatura populista di Marine Le Pen è già in programma per le elezioni presidenziali del 2017 in Francia. Il Brexit ha ora fornito nuovo impulso e credibilità alla sua piattaforma anti-UE.

Anche la sola possibilità di un Frexit potrebbe innescare un'ondata inarrestabile di vendite da parte dei front-runner di Draghi, i quali oggi stavano acquistando decennali francesi a 7 miseri punti di rendimento.

Detto in altro modo, in teoria Draghi sta ancorando i tassi dei titoli francesi nella zona sotto lo zero in modo da innescare l'inflazione. In pratica, invece, sta allestendo un monumentale ordigno finanziario che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento a causa del rischio Frexit, della recessione europea, di una rivolta tedesca nei confronti della BCE, o di numerosi altri potenziali catalizzatori.




Il rischio insito nella follia finanziaria della ZIRP è stato ben illustrato da Wolf Richter in un recente post. Ciò che egli ha sottolineato in relazione ai bund tedeschi è applicabile a tutti gli $11,700 miliardi di debito sotto lo zero.

Vale a dire, i front-runner e gli speculatori nel mercato obbligazionario sono seduti su gigantesche plusvalenze, generate dalle politiche delle banche centrali attraverso la falsificazione sistematica dei prezzi delle obbligazioni. Non c'è bisogno di essere un laureato in economia per capire che qualsiasi interruzione nella fiducia, farà sì che questi scommettitori afferrino i loro guadagni e scarichino le obbligazioni:

Che cosa significa questo per gli investitori che anni fa hanno acquistato le obbligazioni con scadenze lunghe? Ad esempio, il bund tedesco 4.75%, emesso nel 2008 e con scadenza a luglio 2040, è trattato a 202.3 centesimi sull'euro, dopo aver raddoppiato il suo valore nel corso degli ultimi otto anni. I venditori di questi bond sono i veri beneficiari delle politiche monetarie di Draghi, e possono venderli proprio alla BCE.
Questa osservazione evidenzia la menzogna che oggi circola nelle sale di Wall Street. La folla, insistente nel dire che non esiste alcuna bolla obbligazionaria — nonostante i $25,000 miliardi di debito pubblico con un rendimento dell'1% o meno — sostiene che il mercato stia scontando per il prossimo futuro un'economia debole.

No, non è così. È la legge della domanda e dell'offerta.

Tra i $21,000 miliardi di debito già posseduti dalle banche centrali e le migliaia di miliardi detenuti da speculatori e front-runner, c'è una grande differenza di scala; e, di conseguenza, ci sono enormi guadagni inattesi che attendono questi stessi speculatori.

Ironia della sorte, quando alla fine scoppierà la bolla obbligazionaria, la Ground Zero del crollo è probabile che sarà l'Italia e il suo debito da $2,400 miliardi — una parte del quale è stato emesso quando ancora Mario Draghi faceva parte del Tesoro italiano.

L'idea che il rendimento attuale dell'1.15% per il decennale italiano compensi anche lontanamente il rischio incorporato nella camera degli orrori fiscale ed economica italiana, è semplicemente risibile. Per non parlare del rischio del Brexit, che è solo la fase uno dello smembramento dell'Unione Europea culminante con un'ondata di rivolte populiste, tra cui un Movimento Cinque Stelle intento a portare l'Italia fuori dall'euro.

Infatti l'Italia è veramente un caso in cui un cieco guida un altro cieco. Il suo sistema bancario è essenzialmente insolvente, con quasi $400 miliardi di NPL (prestiti non performanti), ma l'economia stagnante dell'Italia sarebbe spacciata se le banche non venissero sostenute dallo stato o da un piano di salvataggio europeo.

Questo perché le fondamenta del sistema bancario italiano superano i $4,400 miliardi, o più del doppio le dimensioni del suo PIL. Di conseguenza, il settore bancario italiano pervade ogni angolo della sua economia da $2,000 miliardi.

Come mostrato di seguito, i bilanci bancari sono quasi triplicati nel corso degli ultimi 16 anni, anche se l'economia italiana è più piccola in termini reali di quanto non fosse nel 2007.

E questa non è nemmeno la metà della storia. Oltre alla massiccia quantità di sofferenze, ci sono anche circa $400 miliardi in titoli di stato italiani.

Inutile dire che questi titoli sono di gran lunga sopravvalutati a causa del QE di Draghi, ed il loro prezzo diminuirebbe se gli speculatori che finora hanno fatto front-running al programma d'acquisto dello zio Mario dovessero perdere la fiducia nella BCE o nella capacità del governo italiano di continuare la sua gigantesca farsa fiscale.




Si dà il caso che la sfida esistenziale si stia concretizzando in questo momento. Le principali banche italiane sono un fiume di perdite, e sono state oggetto di una massiccia svendita nel mercato azionario. I prezzi delle azioni sono in calo tra il 50% e il 75% sin dall'inizio dell'anno.

Così il governo Renzi ha tentato di organizzare un piano di salvataggio, ma è finito per sbattere contro quel tipo di Comma 22 presente nelle normative europee riguardanti i salvataggi: in base alle nuove norme bancarie entrate in vigore nel 2016, l'Italia non può iniettare fondi statali nel suo sistema bancario fino a quando non avrà prima costretto un "bail-in" per quelle banche richiedenti l'aiuto.

Ciò non solo significherebbe enormi perdite per depositanti e detentori di titoli bancari, ma anche il crollo immediato del governo Renzi. La terza banca più grande e più insolvente d'Italia è praticamente una branca del suo partito socialdemocratico.

Di conseguenza Renzi ha tentato di ottenere una proroga delle nuove norme sulla base del fatto che la crisi bancaria italiana s'è notevolmente intensificata dopo lo shock del Brexit. Ma la Merkel ha detto di no, e per un motivo evidente: le nuove norme del bail-in sono progettate per evitare nuove crisi fiscali negli stati membri e la necessità di ulteriori salvataggi finanziati dai tedeschi.

Ora l'Italia si trova di fronte alla reale possibilità di una corsa agli sportelli e una crisi di liquidità nel suo settore bancario da $4,400 miliardi. Di conseguenza sembra sia stata autorizzata dall'UE a stabilire una linea di credito di sostegno fino a $150 miliardi, ma in base alle norme UE può essere utilizzata solo per le banche solventi — di cui l'Italia non ne ha molte.

Inutile dire che tutto ciò non risolverà il problema di fondo, ma potrebbe affrettare il giorno della resa dei conti con Bruxelles e Berlino, motivo per cui i giorni dell'UE sono contati. Come ha osservato Zero Hedge:

Il Brexit sarà solo il capro espiatorio usato da Renzi e dall'Italia per aggirare i divieti della zona Euro. E se non ci riusciranno, tutto quello che dovrà fare Renzi sarà accennare ad un suo referendum. Poi guardate come la Merkel si arrampicherà sugli specchi per consentire all'Italia di fare ciò che vuole, proprio per evitare l'umiliazione di un potenziale "Italeave."
In breve, o l'UE aprirà le porte ad un rinnovato giro di salvataggi, che probabilmente comporterà il crollo del governo della Merkel, o autorizzerà l'Italia a spendere $50 miliardi per ricapitalizzare le sue banche e conservare i $400 miliardi di debito pubblico in loro possesso.

Ma con un debito pubblico già al 133% del PIL, perché qualcuno, tranne la stampante di Mario Draghi, dovrebbe acquistare titoli decennali ad un rendimento dell'1.15%?

C'era una volta la determinazione dei prezzi da parte dei bond vigilantes la quale manteneva i governi quasi-sobri e funzionalmente solventi. Adesso non esiste più.

Il cosiddetto Italian Job è solo l'antipasto in un mondo di stati falliti e mercati alla deriva.




Inutile dire che la vasta falsificazione dei prezzi del debito sovrano non è avvenuta per caso. Ha causato una folle corsa per rendimenti decenti tra i manager obbligazionari, cosa che, a sua volta, ha distorto e deformato come mai prima i mercati del debito societari.

I $400 miliardi di obbligazioni e prestiti ad alto rendimento ora liquidati nel mercato petrolifero, sono solo un esempio. Il livello record di denaro che dagli istituti di credito finisce nei mutui subprime per le auto e nei fondi CLO, sono un altro.

Solo negli Stati Uniti le obbligazioni societarie in circolazione sono aumentate da $3,000 miliardi alla vigilia della crisi finanziaria ai $7,000 miliardi di oggi. Questo aumento strabordante è stato riciclato nuovamente nel casinò per finanziare programmi d'ingegneria finanziaria, in modo particolare i riacquisti di azioni.

In una parola, senza un'onesta determinazione dei prezzi i mercati del debito di tutto il mondo sono stati trasformati in una trappola mortale. Stanno pagando i governi per fallire, mentre incentivano i piani alti delle grandi aziende a saturare i loro bilanci al fine di manipolare i prezzi delle loro azioni, anche se ciò compromette fatalmente la loro capacità di competere e crescere.

Come abbiamo detto — determinazione dei prezzi, R.I.P.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Argento: il denaro del passato e del futuro

Gio, 01/09/2016 - 10:17




di James Rockards


Prima del Rinascimento, il denaro esisteva come monete in metallo prezioso o lingotti. I cesari ed i re facevano incetta d'oro e argento, li dispensavano ai loro soldati, combattevano per essi, e lo rubavano gli uni dagli altri. La terra è stata un'altra forma di ricchezza fin dall'antichità. Ciononostante la terra non è denaro perché, a differenza di oro e argento, non può essere facilmente scambiata e non ha alcun grado d'uniformità.

Nel XIV secolo i banchieri fiorentini (chiamati così perché lavoravano su una panchina o su un banco nelle piazze di Firenze e di altre città-stato) accettavano i depositi di oro e argento in cambio di banconote; esse rappresentavano la promessa di restituire i metalli preziosi su richiesta. Le banconote erano una forma più conveniente di scambio rispetto al metallo fisico. Potevano essere trasportate per lunghe distanze e convertite in oro e argento presso le filiali di una banca fiorentina a Londra o Parigi.

Le banconote non erano debiti non garantiti, piuttosto erano ricevute di deposito su metalli preziosi.

I banchieri rinascimentali si resero conto che potevano mettere a miglior uso i metalli preziosi in loro custodia, come prestiti ai principi. Questa pratica lasciava in circolazione più banconote rispetto al metallo fisico in custodia. I banchieri contavano sul fatto che le banconote non sarebbero state tutte convertite in una sola volta, e che potevano recuperare in tempo l'oro e l'argento dai principi per soddisfare i rimborsi. Così nacque la "riserva frazionaria", dove il metallo fisico in custodia era una frazione rispetto alle banconote cartacee.

Nonostante l'avvento del sistema bancario, delle banconote e della riserva frazionaria, oro e argento mantennero il loro ruolo centrale come moneta mondiale. Principi e commercianti ancora detenevano monete d'oro e d'argento in borse e custoditi in casseforti. Metallo e cartamoneta circolavano fianco a fianco. Infatti, il sistema era basato sui metalli preziosi.

L'argento aveva un ruolo di primo piano in questo sistema. Ciò è riscontrabile nel successo del dollaro spagnolo, chiamato real de a ocho. Il dollaro spagnolo conteneva 0.885 once d'argento puro. Era una moneta da 22 carati con un peso totale di 0.96 once (una volta venne aggiunta una lega per la durabilità).

L'Impero spagnolo coniò il real de a ocho affinché divenisse il concorrente del Joachimsthaler del Sacro Romano Impero. Il Joachimsthaler era una moneta d'argento coniata nella St. Joachim Valley (thal in tedesco). La parola Joachimsthaler fu poi abbreviata in taler, antenato del "dollaro" americano.

Sia il real de a ocho spagnolo che il taler tedesco erano i predecessori del dollaro d'argento americano. I dollari spagnoli sono stati la moneta a corso legale negli Stati Uniti fino al 1857. Fino al 1997 il New York Stock Exchange ha trattato azioni in unità di un ottavo di dollaro, un retaggio del real de a ocho d'argento originale.

Monete d'argento simili vennero adottate in Borgogna, nei Paesi Bassi (chiamate leeuwendaalder o "leon dollaro") e in Messico a partire dal XVII secolo. I dollari d'argento spagnoli sono stati ampiamente utilizzati nel commercio mondiale. Fino al XIX secolo l'argento è stato quasi l'unica merce accettata dalla Cina in cambio della propria produzione. La Cina mise il proprio marchio sulle monete spagnole per metterle in circolazione anche sul proprio territorio. Se l'oro è stata la prima moneta mondiale, l'argento è stata la prima valuta mondiale.

La popolarità dell'argento come standard monetario si basava su domanda e offerta. L'oro è stato sempre scarso, l'argento più facilmente disponibile. Carlo Magno inventò il quantitative easing, o "QE", nel IX secolo, sostituendo l'argento al conio delle monete d'oro per aumentare l'offerta di moneta nel suo impero. La Spagna fece lo stesso nel XVI secolo.

L'argento possiede molte delle caratteristiche dell'oro. L'argento è di grado uniforme, malleabile, relativamente scarso e piacevole agli occhi. Dopo che gli Stati Uniti misero fuorilegge il possesso d'oro nel 1933, le monete d'argento circolarono liberamente. Gli Stati Uniti coniarono monete d'argento fino al 1964. La svalutazione iniziò nel 1965.

A seconda della moneta — centesimi, quarti, o mezzi dollari — la percentuale d'argento scese dal 90% al 40%, e, infine, a zero nei primi anni '70. Da allora le monete degli Stati Uniti in circolazione contengono rame e nichel.

Dall'antichità fino alla metà del XX secolo, anche i cittadini con mezzi modesti hanno conservato monete d'oro o d'argento. Oggi non ci sono monete d'oro o d'argento in circolazione. Tali monete esistono sotto forma di lingotti — tenuti fuori dalla vista.




Ecco un primo piano di un lingotto d'argento. Questi lingotti sono timbrati (proprio come la cartamoneta) con informazioni importanti. Potete chiaramente vedere il simbolo della raffineria che ha prodotto il lingotto (Argor Heraeus), il paese di origine (Svizzera) e la purezza dell'argento (999.9). C'è anche un simbolo per il saggiatore (MH Melter) che testa la purezza. I lingotti sono timbrati con una data (questo lingotto è del 2016) e un numero di serie univoco (non mostrati).

È tempo di aggiungere argento al vostro portfolio?

Io uso un metodo chiamato inferenza causale per fare previsioni sugli eventi in sistemi complessi, come ad esempio i mercati dei capitali. La metodologia dell'inferenza causale si basa sul Teorema di Bayes, una formula del XIX secolo scoperta da Thomas Bayes. La formula si presenta così nella sua forma matematica moderna:




In parole povere, questa formula dice che, aggiornando la nostra comprensione iniziale con nuove informazioni imparziali, miglioriamo la nostra comprensione. Ho imparato ad utilizzare questo metodo mentre lavoravo alla CIA, e lo applico ancora oggi.

Il lato sinistro dell'equazione è una prima stima della probabilità che accada un determinato evento. Le nuove informazioni vanno nella parte destra dell'equazione. Se sono coerenti con la nostra stima, vanno al numeratore (aumentando le probabilità del risultato atteso). Se sono incoerenti, vanno al denominatore (abbassando le probabilità del risultato atteso).

In questo caso abbiamo usato la formula per stimare le probabilità di un aumento significativo del prezzo dell'argento nei prossimi sei mesi. Stimiamo una probabilità del 60% che il prezzo dell'argento aumenterà almeno del 25% nei prossimi sei mesi. Questo è un segnale abbastanza forte da consigliare una raccomandazione "comprare" con la nostra metodologia Kissinger Cross.

Aggiorniamo continuamente la nostra previsione sulla base di nuove informazioni. Quali sono alcuni dei punti inclusi nella nostra più recente previsione?

  • Il prezzo dell'argento ha dimostrato grande capacità di recupero di fronte alle turbolenze finanziarie. L'argento è tornato un po' indietro dal suo recente massimo di $20.37 l'oncia del 13 luglio. Ma sta resistendo intorno ai $19.50 l'oncia, il prezzo più alto in due anni. E tutto ciò nonostante un sentimento ribassista dei trader in base alle relazioni del COMEX, scadenze di contratti futures (esercitanti di solito una pressione al ribasso sui prezzi), timori per il Brexit, requisiti di margine superiori nel COMEX, un dollaro più forte, e un nuovo ciclo di aumenti dei tassi a settembre da parte della FED. Di norma uno di questi fattori sarebbe sufficiente a far vacillare i prezzi dell'argento molto al di sotto i recenti massimi. Il fatto che l'argento abbia resistito di fronte a tutti e sei i fattori in una volta, è un segnale rialzista.
  • Oltre a tenere bene nonostante i fattori ribassisti, l'argento potrebbe ricevere una spinta da numerosi fattori positivi che non sono ancora stati pienamente valutati dai mercati. Nonostante la recente forza del dollaro e i segnali della FED nel voler rialzare i tassi, l'economia degli Stati Uniti non può permettersi un dollaro forte. Il dollaro forte è deflazionistico e spinge la FED più lontano dai suoi obiettivi d'inflazione. La FED non alzerà i tassi a settembre (e probabilmente nemmeno per il resto di questo anno). Una volta che sarà chiaro anche ai mercati, il dollaro si indebolirà e il prezzo in dollari dell'argento otterrà una spinta.
  • Indipendentemente da quale partito vincerà le elezioni presidenziali degli Stati Uniti a novembre, gli Stati Uniti sono intenzionati a far decollare l'elicottero monetario (stimolo fiscale monetizzato dalla FED) nel 2017. Se vincerà Hillary Clinton, ciò probabilmente significherà un aumento dei voti Democratici al Senato e una spesa per infrastrutture. Se vincerà Donald Trump, ha già promesso una massiccia spesa in infrastrutture.

In entrambi i casi, ci stiamo dirigendo verso una maggiore spesa, un deficit più grande, una maggiore stampa di denaro e, alla fine, più inflazione. La compresione di questo esito da parte dei mercati, a partire da metà novembre, sarà un potente vento favorevole per l'argento.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La maledizione dell'effetto ricchezza delle banche centrali

Mer, 31/08/2016 - 10:09




di David Stockman


I robo-trader e i permabull sono usciti di nuovo dalle loro caverne, offrendo l'ennesimo dead cat bounce privo di volume in un mercato che per 600 giorni non è andato da nessuna parte.

Proprio così. L'indice S&P 500 ha dapprima varcato la soglia dei 2060 punti a metà novembre del 2014, e poi ha fallito 40 tentativi di rottura sin da allora.




Tuttavia, c'è una ragione e c'è un colpevole dietro ai rally falliti.

Per quanto riguarda la prima, è tutta una questione di picco del ciclo economico. Il ciclo dei profitti ha raggiunto un picco sei trimestri fa, quando gli utili dell'indice S&P 500 sono arrivati a $106 per azione durante il periodo annuale conclusosi a settembre 2014. Per il periodo conclusosi a marzo 2016, invece, ha fatto registrare un utile a $87 per azione.

I profitti sono scesi del 18%, e questo dato è stato contenuto a causa dei $700 miliardi di riacquisti di azioni.

Allo stesso modo, quasi ogni misura dell'economia imprenditoriale reale ha raggiunto un picco. Per esempio, gli ordini delle spese in conto capitale esclusa la difesa sono in calo del 12% sin dal settembre 2014, le spedizioni su ferrovia e autotrasporto sono scese del 21% e del 6% rispettivamente, e le spedizioni dell'export sono giù del 13%.

Ma le misure più complete riguardanti l'attività economica — vendite totali delle aziende e rapporto scorte/vendite — raccontano la vera storia. Le vendite totali sono scese di quasi il 5% dal loro picco ad agosto 2014, e il rapporto scorte/vendite è salito costantemente a livelli da recessione.




Inoltre, non solo gli 84 mesi di espansione del ciclo economico nazionale volgeranno al termine, ma anche il super-ciclo globale.

Ci riferiamo qui al boom del credito ventennale e senza precedenti alimentato dalle banche centrali, il quale ha fatto salire la montagna del debito mondiale da $40,000 miliardi a $225,000 miliardi. Non solo tutto questo è diventato un enorme onere per l'attività economica, ma ha anche causato una massiccia baldoria di spese in conto capitale inefficienti e costruzioni di infrastrutture che non potevano essere sostenute e che finiranno per generare perdite impressionanti sul capitale reale.

Il cuore di questo super-ciclo, naturalmente, era lo Schema Rosso di Ponzi e la monumentale campagna di scavi, costruzioni, investimenti, prestiti e speculazioni che sono stati generati dopo il 1994 dalla stampante monetaria cinese. Ma l'economia cinese è ora bloccata con $30,000 miliardi di debito impagabile e quantità inimmaginabili di investimenti improduttivi, capacità in eccesso e sprechi (forse i Faraoni hanno sprecato di più nel costruire le piramidi).

È stato tutto alimentato da infinite dosi di credito sfornate dallo stato. Per esempio, sembra che la Cina abbia anche costruito campi sterminati di pale eoliche in base a questa situazione. Ma, ahimè, i venti non si sono alzati.

In breve, l'economia mondiale sta cambiando radicalmente. Il crack-up boom alimentato da due decenni di credito a basso costo, con epicentro in Cina e che a cascata s'è riversato in tutta la sua catena di approvvigionamento tra i mercati in via di sviluppo e tra i mercati sviluppati suoi fornitori di beni strumentali e beni di lusso, come la Germania e gli Stati Uniti, sta volgendo al termine. Ora stiamo entrando nella fase di bust e una lunga era crepuscolare di deflazione, liquidazioni e stagnazione.

Così il mercato azionario ha un disperato bisogno di una profonda correzione. La valutazione odierna degli utili al 23.8X è semplicemente ridicola, dato che i profitti aziendali sono in calo e senza possibilità di ripresa. Anche al 15X, o a 1300 punti per quanto riguarda l'indice S&P 500, sarebbe una valutazione esagerata in un mondo che sta finendo nella discarica economica.

E ciò ci porta al colpevole — il gruppo di folli domiciliati presso l'Eccles Building. Il mercato azionario e altri tipi di mercati non possono affrontare una correzione, perché la determinazione onesta dei prezzi è sostanzialmente stata distrutta dal cosiddetto effetto ricchezza delle banche centrali.

Cioè, in condizioni di Picco del Debito la repressione dei tassi d'interesse e la massiccia espansione del credito sono inutili per quanto riguarda l'economia di Main Street. Questo perché lo storico canale di trasmissione della politica monetaria è ormai rotto.

Piuttosto che mobilitare l'ultimo acquirente di auto che può appannare uno specchio retrovisore e l'ultimo giovane che può scarabocchiare una firma su un prestito per studenti, i tassi d'interesse a buon mercato non hanno fatto nulla per stimolare il vecchio adagio keynesiano "prendere in prestito e spendere" tra il 90% delle famiglie americane. Queste ultime non sono degne di credito e hanno già preso in prestito fino ai limiti dei loro redditi reali stagnanti.

Allo stesso tempo, il canale di trasmissione del credito alle imprese — il ciclo dei fondi presi in prestito che finisce per aumentare gli investimenti di capitale fisso — è stato compromesso ancora di più. La FED, dopo aver trasformato i mercati finanziari in casinò, ha trasformato i piani alti delle grandi aziende americane in bische clandestine amanti dell'ingegneria finanziaria.

Di conseguenza, anche se il debito commerciale non finanziario è salito da $11,000 miliardi alla vigilia della grande crisi finanziaria ai $13,500 miliardi di oggi, la totalità di tale aumento è stato riciclato nei mercati secondari, non negli investimenti primari in stabilimenti, attrezzature, tecnologia e altri investimenti reali.

In breve, il massiccio stimolo monetario della FED non ha mai lasciato i canyon di Wall Street. Non ha rinvigorito l'economia di Main Street, ma ha gonfiato solo una bolla finanziaria ancora più gigantesca rispetto alle due bolle precedenti di questo secolo.

L'aggiornamento di questa settimana riguardante la tiepida "crescita" del PIL reale all'1.1%, fornisce un ulteriore esempio di come lo "stimolo" monetario sia stato ridotto alla semplice inflazione degli asset finanziari e alla manipolazione dei mercati monetari e dei capitali.

In base alla sua terza revisione, il BEA ha concluso che il PIL reale è cresciuto di $44 miliardi, ma l'assistenza sanitaria ricopre $26 miliardi o il 58.4% del totale.

Detto in altro modo, a parte l'inefficiente settore sanitario della nazione — una condizione decisamente aggravata dall'Obamacare — il PIL reale è cresciuto di appena lo 0.47% nel primo trimestre. Questa è una cifra sufficientemente vicina allo zero anche per i feticisti dei numeri presso la FED e per i loro megafoni nella stampa finanziaria.




Il punto è questo: come può qualcuno sano di mente pensare che 90 mesi di ZIRP, o $3,500 miliardi in monetizzazione del debito statale, possano avere qualcosa a che fare con un settore dell'economia USA che ha generato una quota di gran lunga sproporzionata nella flebile crescita totale della nazione?

Il fatto è che praticamente tutti i nuovi posti di lavoro creati negli Stati Uniti sin dal volgere del secolo, sono stati creati in quello che noi chiamiamo Complesso HES, o salute, istruzione e stato sociale. Eppure questi posti di lavoro sono prevalentemente alimentati dal macchinario erariale della nazione.

Infatti, sono stati i $4,000 miliardi tra Medicare, Medicaid, benefici sanitari, spesa per l'istruzione, sussidi fiscali e programmi di assistenza sociale che hanno spinto la crescita di quei posti di lavoro. Lo stimolo monetario e la ZIRP non hanno fatto un bel niente al confronto.

Eppure, al di fuori del complesso HES, l'economia americana ha generato solo 2.9 milioni di posti di lavoro — principalmente nel settore part-time — sin da quando Bill Clinton ha fatto i bagagli nel gennaio 2001. Parliamo solo di 16,000 posti di lavoro al mese in un'economia che ne ha bisogno di 150,000 al mese, come minimo.




Alla fine lo stimolo monetario si riduce ad un effetto ricchezza nel contesto dell'odierna economia infatuata dal debito.

Il pompaggio monetario inaugurato da Alan Greenspan in risposta al Lunedì Nero dell'ottobre 1987, ha avuto due conseguenze fondamentali: i redditi reali del 90% della popolazione negli strati bassi della scala economica sono stati stagnanti; i livelli della ricchezza reale sono più bassi e le sue relative quote della torta economica sono costantemente diminuite.

Infatti i 13 punti percentuali di quote perse sono stati catturati dalle 120,000 famiglie (0.1%) all'apice della scala economica. Questa piccola fetta della nazione è stata la vera beneficiaria dell'effetto ricchezza sfoggiato dalla FED.




Allo stesso tempo, le bolle finanziarie e i bust sono diventati più frequenti e violenti, perché la FED ha distrutto i controlli naturali e gli equilibri di un mercato finanziario onesto. L'incapacità del mercato azionario, follemente sopravvalutato, di correggersi, come dimostrato ancora una volta negli ultimi due giorni, ne è la prova.

È anche la prova del pericolo estremo imminente. La recessione si sta avvicinando velocemente, come indicato da ogni punto dell'attività economica. Come mostrato di seguito, anche il traffico in corrispondenza dei fast food ha avuto una battuta d'arresto nel corso degli ultimi tre mesi.

Ma quando la presenza della crisi diventa innegabile, non dovete far altro che guardare di sotto. La FED è incagliata allo zero bound, senza nessuno strumento credibile di stimolo per Main Street.

In realtà, una mossa disperata verso tassi d'interesse negativi garantirebbe praticamente una rivolta populista, capeggiata da Donald Trump, contro la FED. In alternativa, un ritorno ad un nuovo round di QE causerebbe sicuramente una fuga precipitosa verso le uscite del casinò; sarebbe un'ammissione palese che il QE è stato un fallimento abissale.




Alla fine, anche i giocatori d'azzardo nel casinò — dopo essere stati raggirati per la terza volta in questo secolo — riusciranno a capire la verità. Le banche centrali si sono ridotte a gonfiare l'effetto ricchezza, e questa è una maledizione mortale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Il post-mortem del Brexit

Mar, 30/08/2016 - 10:13




di Alasdair Macleod


È passato un mese dopo il voto della Gran Bretagna per lasciare l'UE. Sono subentrati un nuovo primo ministro e un nuovo cancelliere, mentre David Cameron e George Osborne sono rimasti senza parole. Il terzo uomo nel triumvirato, Mark Carney, è ancora in carica. Dopo aver preso una posizione politica nel dibattito pre-referendario, non c'è dubbio che la caduta post-referendum della sterlina sia stata maggiore proprio a causa di ciò.

Questo articolo prende in considerazione le stime del Tesoro sugli effetti del Brexit sull'economia britannica e il ruolo di Carney nella vicenda, poi valuta le conseguenze effettive.



Le armi economiche di distruzione di massa del Tesoro inglese

Uno dei modelli del Tesoro prevedeva che il Brexit sarebbe costato ad ogni famiglia £4,300 ogni anno. C'erano almeno due cose sbagliate in questa previsione. In primo luogo, suddetto costo era stato presentato come perdita di reddito netta, in altre parole, la porzione di salario che la famiglia media avrebbe perso. La stima non riguardava nulla del genere, rappresentava invece le valutazioni del Tesoro in caso di Brexit: la perdita di PIL annuo diviso il numero di famiglie.

L'altra cosa sbagliata è altrettanto ovvia. Nessun modello economico è in grado di prevedere un risultato senza input soggettivi. Questo è il motivo per cui la spazzatura statistica in entrata produce spazzatura statistica in uscita. Si possono anche ricercare risposte specifiche in un modello economico alimentandone le ipotesi, ma si ha il sospetto che questa era la base principale di ciò che la stampa aveva soprannominato "Progetto Paura".

C'erano infatti due modelli del Tesoro, il primo descritto qui sopra, che aveva lo scopo di prevedere le prospettive a medio-lungo termine; e un secondo, che prevedeva una recessione immediata in caso avessero vinto i "leave". Questo è il modello VAR del Tesoro, il quale utilizza l'analisi statistica per misurare e quantificare il livello di rischio finanziario. L'ipotesi, senza alcuna base empirica, era che il Brexit sarebbe equivalso ad uno shock economico così grande come la crisi finanziaria del 2008.

Le conclusioni di questi due modelli hanno permesso a George Osborne di minacciarci con un disastro economico se non avessimo votato per il "remain".

Un punto importante che sembra essere stato ignorato dagli economisti del governo al momento delle loro previsioni, è che noi tutti andiamo avanti con la nostra vita, e con un certo successo se lo stato ci lascia in pace. È quando quest'ultimo interferisce che le cose iniziano ad andare male. Inoltre, i burocrati statali sono convinti che necessitiamo di accordi commerciali nazionali e sembrano incapaci di comprendere che la popolazione se la cava meglio col libero scambio.

Non divagheremo spiegando l'inutilità dei modelli economici, ma evidenzieremo l'abuso che ne fa il Tesoro. Un documento indipendente del professor David Blake, pubblicato dalla Cass Business School, espone l'intento reale del Tesoro. Egli si spinge fino a descrivere le conclusioni pubblicate come "dossier loschi", termini usati in precedenza per descrivere la relazione fasulla dell'intelligence che ci ha condotto nell'ultima guerra in Iraq. Tanto per fare un'analogia con quest'ultimo caso, è come se lo scopo della valutazione economica del Tesoro era quello di minacciarci con armi economiche di distruzione di massa inesistenti.

Le scoperte del professor Blake sono schiaccianti, ma hanno avuto scarsa risonanza negli ambienti finanziari rispetto alle previsioni del Tesoro, le quali sono state quasi sempre accettate senza riserve. Le previsioni del Tesoro sono state poi rafforzate quando Mark Carney, Governatore della Banca d'Inghilterra, è insolitamente intervenuto nel dibattito politico. Affermando che la Banca ha un mandato per avvertirci di minacce economiche, ha fornito alle previsioni del Tesoro una credibilità ingiustificata. Anche se ha negato la natura politica del suo intervento, non c'è alcun dubbio che era una bugia.

Se la Gran Bretagna avesse votato per rimanere nell'UE, non ci sarebbe stato alcun problema immediato per i mercati. In vista del voto, la sterlina si è apprezzata in una crescente convinzione che avrebbero vinto i "remain", perché le probabilità degli scommettitori dicevano così. Invece il voto è andato nella direzione opposta. E la ragione per cui i mercati hanno reagito in modo scomposto, è praticamente dovuta ai dossier loschi del Tesoro ed ai moniti di Mark Carney.

La sterlina è scesa subito di oltre il 10% e anche i mercati del mondo hanno preso una bella botta. Si è anche venuta a creare una corsa ai fondi immobiliari commerciali. Ma l'evento più importante, dal punto di vista della Banca d'Inghilterra, è stato il crollo della sterlina. Un evento contrario alla missione dichiarata della Banca: "Promuovere il bene del popolo del Regno Unito mediante la conservazione della stabilità monetaria e finanziaria."

L'intervento di Carney era una scommessa per il "remain", che poi è andata male. Spalleggiare l'inganno del Tesoro è stata una mossa sciocca e i mercati se ne sono accorti, e sebbene questi ultimi abbiano cercato di riacquistare il loro equilibrio, è rimasta la triste eccezione della sterlina. Il 14 luglio la Monetary Policy Committee ha deciso che non era necessario uno stimolo economico aggiuntivo. In altre parole, i mercati e la Banca stavano segnalando che per il Regno Unito il Brexit non ha avuto le conseguenze minacciate dal Tesoro, al di là di una svalutazione della sterlina del 10%. E questo molto probabilmente non si sarebbe verificato se i mercati non fossero stati condizionati a pensare che il Brexit sarebbe stato un disastro per la valuta inglese.

Se non fosse stato per la sensibilità della sua posizione, ci si sarebbe aspettati le immediate dimissioni di Carney. Ma la sostituzione di un governatore della banca centrale non è mai una cosa da fare in fretta, nell'interesse della stabilità del mercato. Pertanto Carney può fare le valigie tranquillamente.



Che cosa è successo alla recessione post-Brexit?

Un mese dopo il referendum, le previsioni del modello VAR del Tesoro sono ancora assenti. Londra è piena di persone, molte delle quali turisti stranieri che spendono soldi in caffè, ristoranti, teatri e altre attrazioni turistiche. Le strade di campagna pullulano ancora di roulotte, trattori, turisti e furgoni bianchi. Gli uomini d'affari vanno avanti con la loro vita e i loro investimenti, e va notato che questa settimana i sostenitori del "ramain", GSK, hanno annunciato un nuovo programma d'investimenti di capitale, uno dei tanti annunciati in questi ultimi giorni.

I nostri amici commerciali nel Commonwealth sono pronti a parlare con noi, anche la Cina. E chi può dimenticare la minaccia del presidente Obama quando si trattava di negoziare il T-TIP con l'UE? Ebbene, non siamo più nella parte posteriore della coda, ma davanti. Solo questa settimana è stato annunciato che i nostri amici americani potranno tornare a mangiare agnello gallese e manzo scozzese per la prima volta dopo vent'anni.

Improvvisamente tutti, con l'eccezione dell'UE, vogliono commerciare con noi. Un burocrate fino all'osso, Michel Barnier, è stato nominato per rappresentare la Commissione Europea nella vicenda Brexit. Ci si aspetta che metta i bastoni tra le ruote per qualsiasi accordo commerciale che il Regno Unito voglia stringere. Buona fortuna a lui, soprattutto ora che l'attenzione di tutti s'è spostata altrove.

La comunità scientifica, che ci ha messo in guardia circa la perdita dei sussidi e della cooperazione europea su vari progetti di ricerca, sta ora facendo marcia indietro. Il presidente della Royal Society dice che non esiste prova che gli organismi di finanziamento europei stiano discriminando i progetti di ricerca britannici. Il professor Nick Donaldson dell'University College di Londra, sottolinea che "il denaro sta scorrendo lungo il canale della ricerca e sviluppo, ma i nuovi prodotti non stanno arrivando sul mercato a causa dei costi incorporati nella direttiva europea Active Implantable Medical Device Directive del 1990 (Letters, Daily Telegraph, 26 luglio). Alla fine, saremo in grado di impostare le nostre regole in questa e altre questioni a beneficio della gente comune.

Dev'essere straordinario, soprattutto agli occhi di chi è stato traviato dalle previsioni del Tesoro, quanto velocemente i mercati e l'economia abbiano recuperato il loro equilibrio. Gli economisti mainstream sono confusi. Ancora una volta, dobbiamo fare riferimento alla relazione del professor Blake. Egli sottolinea che l'economia della Groenlandia è cresciuta rapidamente quando nel 1985 ha lasciato l'Unione Europea, e il commercio dell'Irlanda con il Regno Unito è rimasto invariato quando abbandonò la sterlina nel 1979. Entrambi questi risultati sono del tutto in contrasto con le ipotesi del Tesoro. Blake sottolinea, inoltre, che i modelli del Tesoro prevedevano un miglioramento economico del Regno Unito se avesse adottato l'euro, e che tutti i paesi del mondo starebbero meglio se aderissero all'UE. Andatelo a dire a Donald Trump.

Come minimo val la pena leggere i suoi punti chiave, se non si vuole leggere il documento del professor Blake nella sua interezza. Che il Tesoro abbia preso una simile cantonata induce a pensare che c'era un altro ordine del giorno, impresso nella mentalità dell'establishment geopolitico sin dal dopoguerra.

Nell'immediato c'è il problema evidente che la traiettoria economica e finanziaria dell'Unione Europea è diretta verso la crisi, e che l'intero progetto rischia di crollare. Se la Gran Bretagna fosse rimasta nell'UE avrebbe dovuto sacrificare i suoi valori di libero commercio per dirigersi insieme all'UE nel baratro.

Naturalmente c'è la possibilità che il governo britannico si rovini da solo. I segnali provenienti dall'establishment sono misti, per non dire altro. La Royal Bank of Scotland e la sua controllata NatWest stanno preparando i propri clienti a tassi d'interesse negativi sui loro conti di deposito. Molti economisti, immersi nelle credenze della scuola di Cambridge e fiduciosi nelle previsioni del Tesoro, desiderano ulteriori tagli dei tassi d'interesse e addirittura l'elicottero monetario.

Non possiamo sapere cosa ci riserverà il futuro, in particolare quando i governi tentano di micro-gestire le attività economiche dei loro cittadini. Non esiste alcuna prova che ci obbliga a sostenere che il governo britannico e la Banca d'Inghilterra siano molto meglio di qualsiasi altro governo occidentale e banca centrale. Né si può supporre che una fuga dall'UE sia una fuga dal loro modo di pensare.

Sappiamo con ragionevole certezza, sulla bilancia delle prove certe, che se le economie inglesi o europee finiranno in crisi, ciò non avrà nulla a che fare con il Brexit.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Perché la presunta “prosperità di Clinton” degli anni '90 è un mito ridicolo

Lun, 29/08/2016 - 10:13




di David Stockman


Che Hillary Clinton sia rimasta — inspiegabilmente — vicina al suo uomo per 40 anni sono fatti suoi. Ma ora lei vuole che anche 320 milioni di americani stiano dalla sua parte eleggendola presidente, in modo che possa fare di Bill lo zar economico della nazione:

Nel corso di un discorso in Kentucky ha detto: "Mio marito, che metterò a capo della rivitalizzazione dell'economia perché lui sa quello che sta facendo."
A dire il vero, no invece.

In realtà la presunta prosperità degli anni '90 è stata elargita da Alan Greenspan, e non in senso buono.

L'era della prosperità tecnologica s'è dimostrata in realtà il solito crack-up boom. Cioè, un simulacro di prosperità; un artefatto dell'inflazione monetaria e della speculazione finanziaria. Non solo era insostenibile; ma era sicuro che si sarebbe ritorto contro la nostra economia, e l'ha fatto col doppio dell'intensità prevedibile.

Il Boom di Greenspan era la fonte delle tossine finanziarie che hanno afflitto questo secolo. Vale a dire, le implosioni immobiliari e del credito dopo il 2007, il crollo del mercato azionario e il crollo delle bische clandestine a Wall Street nel 2008-2009, l'economia di Main Street in stallo dopo la crisi, gli indicibili guadagni inattesi per l'élite finanziaria abilitati dalla NIRP e dal QE, e la disperazione dell'entroterra statunitense che ha dato carburante alla campagna elettorale di Donald Trump — tutte queste cose hanno le loro radici nelle perfidie monetarie dello zio Al durante gli anni '90.

Nessuno degli "economisti" di Wall Street o di Washington è in grado di esporre il mito della Prosperità di Clinton. Ecco perché sono allineati alle parole presenti nel vangelo keynesiano.

Di conseguenza, pensano che l'intervento politico — soprattutto lo stimolo della banca centrale — possa fare la differenza. Cioè, possa innescare la crescita economica, migliorare gli standard di vita e la ricchezza rispetto a quello che accadrebbe se si lasciassero agire indisturbate le forze recessive e correttive dei mercati.

A dire il vero, perché dovrebbero pensarla diversamente? Anche quelli che fanno la danza della pioggia credono nella propria magia.

Ma una giusta lettura degli ultimi 25 anni suggerisce che non c'è stata affatto magia. Infatti la massiccia intrusione monetaria avviata da Greenspan dopo il Black Monday dell'ottobre 1987, non ha disinnescato il ciclo economico, ma l'ha sostituito temporaneamente con cicli sempre più furiosi di boom e bust. In tal modo ha distorto e deformato l'attività economica, non l'ha espansa; e la falsificazione dei prezzi finanziari e l'inflazionamento dei valori patrimoniali, non ha migliorato in modo permanente la ricchezza economica.

Di conseguenza ciò che viene esposto dai keynesiani come prova del successo economico del periodo Clinton, è in realtà il suo esatto contrario. Infatti la crescita media del PIL reale del 3.8% l'anno tra il quarto trimestre 1992 e il quarto trimestre 2000, è esattamente il motivo per cui la crescita è drasticamente rallentata all'1.2% annuo nel corso degli ultimi otto anni.

La presunta magia monetaria di Greenspan non ha fatto altro che rubare dal futuro in modo da pompare gli anni '90. Così facendo, ha lasciato il futuro profondamente e permanentemente compromesso. I posti di lavoro buoni della classe media sono andati persi, i redditi reali delle famiglie sono stagnanti, e il grande debito pubblico e privato sono la sua eredità.

Al centro della questione c'è l'esplosione del debito, e soprattutto dopo la cosiddetta rivolta dei bond vigilantes nel 1994. Da allora in poi, i mercati monetari sono stati ultra-allentati e il credito è diventato troppo a buon mercato.

Ma, come spiegato di seguito, la conversione dello zio Al alla dissolutezza monetaria non poteva arrivare in un momento peggiore, dato il contesto finanziario ed economico globale. Quello che il libero mercato avrebbe generato a fronte della massiccia eruzione del mercantilismo in Cina e nel resto dei mercati emergenti asiatici, sarebbe stato esattamente l'opposto del boom Greenspan/Clinton.

Cioè, al fine di adattarsi al drastico spostamento verso il basso della curva del lavoro e della produzione globale promulgato dal "made in China", l'economia degli Stati Uniti sarebbe dovuta tornare a tassi d'interesse elevati, risparmi elevati, crescita dei consumi tiepida, basso debito interno e mercati finanziari austeri.

Invece il tasso di risparmio delle famiglie è sceso dal 10% alla fine del 1992 al 4% alla fine del 2000. Allo stesso tempo, il debito totale nel mercato del credito è salito da $15,800 miliardi a $28,600 miliardi, o ad un tasso annuo del 7.7%.

Questa crescita del debito di famiglie, imprese e settore finanziario ha di gran lunga superato la crescita del PIL nominale, il quale è cresciuto invece ad un tasso annuo del 5.5%.

Vale a dire, durante la presidenza Clinton il debito nei mercati del credito è salito di quasi $13,000 miliardi, o del 3.4X rispetto ai $3,700 miliardi di crescita del PIL nominale nel corso del suddetto periodo.




Da questa equazione deformata è seguito tutto il resto. Ancora più importante, la spesa per i consumi ha cominciato a correre più veloce dei salari, il che significa che il processo di saturare i bilanci al fine di consentire alle famiglie di vivere oltre i propri mezzi, ha avuto pesanti ritorsioni. Non ha raggiunto il punto di rottura fino al 2007, quando infine i nodi sono venuti al pettine.




Più volte su queste pagine abbiamo sottolineato l'enorme crescita dei rapporti di leva delle famiglie, trucco da salotto una tantum della FED di Greenspan. Le banche centrali possono far crescere più rapidamente il PIL nominale, soppiantando temporaneamente la legge di Say.

Cioè, se viene aumentata la fonte naturale dei consumi e della spesa per investimenti (es. salari delle famiglie e flusso di cassa delle aziende) con finanziamenti incrementali rispetto alla capacità di bilancio, la spesa totale o il PIL si gonfieranno. Ma questo trucco funziona solo fino a quando il rubinetto della leva finanziaria raggiunge il punto di saturazione, o ciò che altrimenti potrebbe essere chiamato Picco del Debito.

Inutile dire che tale condizione è stata raggiunta nel 2007-2008, e sin da allora l'economia della nazione è rimasta in stallo. Ma i frutti del boom sono stati raccolti durante gli anni '90. I Clinton si sono semplicemente goduti il viaggio.

Poi è successo che a poco a poco la bolla monetaria di Greenspan ha perso la sua efficacia, mentre il sistema finanziario è diventato più saturo di debiti e speculazioni. Così, dopo un'espansione ad un ritmo del 3.8% durante il periodo 1992-2000, la crescita del PIL in termini reali è rallentata al 2.4% nel corso dei sette anni successivi fino al picco ciclico nel quarto trimestre del 2007. E poi durante gli otto anni successivi è scesa all'1.2% l'anno.

Ecco il punto. Non esiste alcun arco di otto anni nella storia moderna in cui la crescita economica s'è minimamente avvicinata a questa misura. Lo stato miserabile in cui si trova l'economia della nazione, rappresenta essenzialmente il giorno dopo la sbornia offerta da Bill e Hillary.

Detto in modo diverso, la massiccia speculazione finanziaria che ha alimentato il boom immobiliare e il boom del credito post-2000, e quindi il relativo bust, era parte integrante della deformazione finanziaria che nel corso degli anni '90 ha messo tutti questi grandi numeri sul tabellone. Contrariamente alla narrativa keynesiana, il 15 settembre 2008 non siamo stati colpiti da una sorta di "contagio" alieno arrivato su una cometa e la tiepida "ripresa" sin da allora non è stata causata da una sorta di battuta d'arresto una tantum. Era tutto opera delle intrusioni distruttive delle banche centrali.

Quindi l'essenza della prosperità di Clinton deriva da errori nella politica di Greenspan — un errore fatale che ha lasciato le famiglie sepolte sotto montagne di debiti e con redditi reali stagnanti.

È accaduto perché quando all'inizio degli anni '90 Deng lanciò la grande macchina cinese dell'esportazione mercantilista, Alan Greenspan era più interessato a coccolare Washington piuttosto che a tener fede alle convinzioni di una vita riguardo una moneta sonante.

Infatti quando entrò nell'Eccles Building nell'agosto 1987, lasciò alla reception il suo cappello colmo di principi sul gold standard. Non solo non l'ha mai richiesto indietro, ma, invece, ha abbracciato l'anti-deflazionismo istituzionale della banca centrale.

Questo tradimento ha provocato un mix letale culminato con lo svuotamento dell'economia americana, perché ha impedito al capitalismo americano di adattarsi allo tsunami di manufatti a basso costo provenienti dalla Cina e dalla sua catena di approvvigionamento nell'est asiatico.

Come abbiamo spiegato molte volte su queste pagine, l'unica politica compatibile con il regime monetario inflazionistico di Greenspan è stata il ritorno ad un commercio completamente manipolato e il passaggio a dazi elevati sui beni e servizi importati.

Ciò ha notevolmente rallentato la produzione estera, rimanendo fedele all'economia del Grande Pensatore. Dopo tutto, nel 1931 Keynes si trasformò in un protezionista e scrisse addirittura un'ode alle virtù dei "beni tessuti a mano".

Ahimè, nemmeno l'inflazione in un paese barricato dietro barriere commerciali funziona, come abbiamo visto durante la spirale inflazionistica tra la fine degli anni '60 e '70. Questo perché in un'economia chiusa l'allentamento monetario conduce ad un aumento di salari e prezzi interni a causa di troppa spesa alimentata dal credito facile; e questa spirale va fuori controllo in assenza della disciplina imposta dai beni e servizi esteri a basso prezzo.

Al contrario, l'impennata del debito nazionale in un'economia aperta — come in quella durante l'amministrazione Clinton — non ha come risultato la salita dell'IPC, ma la salita del costo delle importazioni. Infatti l'esplosione dei prestiti alle famiglie stimolata dalla FED nei primi anni '90, ha provocato un crescente indebitamento delle famiglie e un'impennata dei costi dei manufatti cinesi a basso costo.




Detto in modo diverso, se il rapporto della leva finanziaria delle famiglie non fosse stato fatto levitare, il debito totale delle famiglie al momento della crisi finanziaria sarebbe stato di $6,000 miliardi, e non di $14,000 miliardi. E questo significa, a sua volta, che negli anni '90 l'economia nazionale sarebbe stata messa sotto torchio dalla deflazione.

Non ci sarebbe stata alcuna prosperità sotto l'egida di Clinton. L'interazione tra denaro sonante e il sistema dei prezzi avrebbe ripristinato la posizione competitiva dell'economia degli Stati Uniti. I prezzi nominali, i livelli salariali e i costi sarebbero stati di gran lunga inferiori a quelli che abbiamo visto durante il Boom di Greenspan. Di conseguenza meno imprese avrebbero delocalizzato.

A quest'ora la crescita competitiva dell'economia nazionale sarebbe stata rigenerata. La sbornia di Main Street a causa della festa finanziaria 1992-2007, non sarebbe affatto esistita.

Allo stesso modo, Wall Street non si starebbe crogiolano nei suoi guadagni imprevisti da migliaia di miliardi, provenienti da sopravvalutazioni di bond, azioni e immobili; né le élite starebbero banchettando sugli zampilli di crescita nella Silicon Valley e altrove.

Le politiche inflazionistiche della FED di Greenspan e dei suoi successori hanno creato un buco gigante nel lato dell'offerta dell'economia degli Stati Uniti, e poi l'hanno riempito con $8,000 miliardi di debito incrementale che ha aspirato lo tsunami delle importazioni mostrato qui sopra. Ciononostante rappresenta ancora un avvoltoio sull'economia di Main Street.

Sotto la rosea superficie dei conti del PIL durante l'era Clinton e dopo, è sorta un'economia "panem et circenses". Le importazioni illimitate hanno massicciamente spostato la produzione nazionale e i redditi — nonostante abbiano imposto un limite massimo alla salita dell'IPC.

Il "made in Cina" su lato dei beni e il "made in India" sul lato dei servizi, hanno strozzato l'inflazione interna e hanno impedito una spirale inflazionistica. La domanda sempre crescente (alimentata dal debito) delle famiglie degli Stati Uniti per beni e servizi è stata incanalata nelle importazioni, le quali hanno svuotato le risaie e i campi agricoli nelle economie emergenti a favore delle fabbriche.

In una parola, l'inflazione monetaria della FED è stata esportata e con essa un pezzo enorme della produzione nazionale. Infatti il grafico qui sotto rappresenta la proverbiale pistola fumante. Il profondo rosso nelle partite correnti degli Stati Uniti durante il periodo 1992-2008, non sarebbe mai potuto accadere in un sistema con una moneta sonante.




Gli stampatori keynesiani e i presunti liberali dicono di passare oltre a queste cose. Secondo loro gli americani scelgono di prendere in prestito sempre di più dai loro fornitori esteri al fine d'importare beni e servizi meno costosi.

E invece no, non hanno "scelto" di tumularsi nel debito; sono stati indotti, incentivati ​​e sovvenzionati dal credito a basso costo. Il libero mercato non ruba dal futuro per vivere alla grande oggi, perché i tassi d'interesse onesti ripuliscono il mercato prima che le bolle del debito sfuggano di mano.

Il presunto libero commercio ha anche permesso a molte aziende d'ingrassare i propri profitti tramite l'arbitraggio tra salari gonfiati negli Stati Uniti e salari nei mercati emergenti. Infatti l'alleanza tra grandi imprese e FED a favore di denaro gratuito e presunto libero commercio, è uno dei patti più distruttivi della storia economica.

In ogni caso, il grafico qui sotto centra il punto. Durante i 29 anni da quando Greenspan è diventato presidente, sono aumentati i salari nominali dei lavoratori nazionali, passando dai $9.22 l'ora nell'agosto 1987 ai $21.26 l'ora di oggi. È stata questa crescita del 2.3X nei salari nominali che ha reso attraente il mondo del lavoro in Cina, India e nel resto dei mercati emergenti.

Allo stesso tempo, i salari aggiustati all'inflazione dei lavoratori nazionali non sono andati da nessuna parte.

Proprio così. Sono state create decine di milioni di posti di lavoro all'estero, ma in dollari costanti di potere d'acquisto, il salario medio dell'operaio nel 1987 era di $383 la settimana e 29 anni dopo è di $380 la settimana.




Durante l'arco di suddetti 29 anni, il bilancio della FED è cresciuto da $200 miliardi a $4,500 miliardi. Si tratta di una salita del 23X in un lasso di tempo decisamente breve. Greenspan ha sostenuto di essere il salvatore della nazione per aver portato il tasso d'inflazione fino a circa il 2% durante il suo mandato; e Bernanke e la Yellen si sono anch'essi presentati come aspiranti salvatori, pompando denaro per evitare che suddetto target scendesse al di sotto del parametro di riferimento.

Ma il 2% d'inflazione è un errore keynesiano fondamentale, e la massiccia esplosione del bilancio della banca centrale è la più grande farsa monetaria nella storia.

La presidenza Clinton s'è ritrovata in mezzo a questa fase, ma non si trattava di prosperità — e in modo particolare per quanto riguarda la bolla del mercato azionario e il boom di Wall Street alimentati dalla stampante monetaria della FED.

Infatti è stato da quest'ultimo che la Fondazione Clinton ha raccolto i suoi miliardi. Di conseguenza ciò di cui ha davvero bisogno l'America, non è una nuova presidenza Clinton, ma una resa dei conti per le bolle che sono spuntate fuori quando Bill era alla Casa Bianca.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Quando il denaro muore

Ven, 26/08/2016 - 10:11




di Gary North


È raro che il denaro possa morire, ma di tanto in tanto accade. È morto in Germania e Austria nel 1921-1923. È morto in Ungheria dopo la seconda guerra mondiale. È morto in Zimbabwe nel 2008-9, quando il resto del mondo era in recessione.

Ecco un caso famoso:

Or in tutto il paese non c’era pane, perché la carestia era gravissima; il paese d’Egitto e il paese di Canaan languivano a motivo della carestia. Giuseppe ammassò tutto il danaro che si trovava nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan, come prezzo del grano che si comprava; e Giuseppe portò questo danaro nella casa di Faraone. E quando il danaro fu esaurito nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan, tutti gli Egiziani vennero a Giuseppe e dissero: "Dacci del pane! Perché dovremmo morire in tua presenza? giacché il danaro è finito". E Giuseppe disse: "Date il vostro bestiame; e io vi darò del pane in cambio del vostro bestiame, se non avete più danaro". E quelli menarono a Giuseppe il loro bestiame; e Giuseppe diede loro del pane in cambio dei loro cavalli, dei loro greggi di pecore, delle loro mandrie di buoi e dei loro asini. Così fornì loro del pane per quell’anno, in cambio di tutto il loro bestiame. Passato quell’anno, tornarono a lui l’anno seguente, e gli dissero: "Noi non celeremo al mio signore che, il danaro essendo esaurito e le mandrie del nostro bestiame essendo passate al mio signore, nulla più resta che il mio signore possa prendere, tranne i nostri corpi e le nostre terre.  (Gen. 47:13-18)
La vecchia moneta in Egitto era morta. Era stata sostituita da un'altra: il grano. Aveva i tratti caratteristici del denaro. Era divisibile, portabile, facilmente riconoscibile e aveva un alto valore di mercato in relazione al volume e al peso. In tempi normali, il grano deficitava di queste quattro caratteristiche. Ma durante una carestia, le acquisiva temporaneamente. Questo è il motivo per cui, durante le carestie, il grano è denaro. Questo è il motivo per cui coloro che lo possiedono diventano ricchi, ammesso che non vengano uccisi.

"Non puoi mangiare l'oro." È una frase che solevo sentire da una persona che ridicolizzava il gold standard. Ma questo non è un buon argomento contro l'oro. Si tratta di un argomento a favore del cibo. Non solo non si può mangiare l'oro, non si può mangiare neanche il denaro di carta e le carte di credito in plastica. Quando il cibo è scarso, il denaro non ha più valore rispetto al cibo. Il denaro non può sostenere la vita, il cibo sì invece. Le previsioni degli egiziani erano inesatte. Avevano conservato il loro denaro piuttosto che acquistare cibo la stagione precedente e metterlo da parte. Le previsioni di Giuseppe erano esatte. Questo lo mise a capo del futuro dell'Egitto.

Ma cosa sarebbe successo se gli egiziani avessero sentito parlare del sogno e dell'interpretazione di Giuseppe? Che cosa sarebbe successo se tutti avessero creduto alla sua storia? Il denaro sarebbe morto l'anno precedente. Se tutti fossero corsi ad acquistare il raccolto, avrebbero scoperto che le loro offerte competitive avrebbero fatto salire il prezzo del grano. Questo aumento dei prezzi non sarebbe stato così marcato come quello dell'anno seguente, quando ci sarebbe stata una drastica riduzione dell'offerta di grano, ma sarebbe stata sufficiente a trasformare il grano in denaro.



PICCO DEL MERCATO

Questo dovrebbe metterci in guardia: non tutti possono uscire da un mercato al suo picco. Il motivo: oggi la quantità offerta per la vendita al prezzo di ieri, supera la quantità domandata al prezzo di ieri. Se i venditori vogliono tirarsene fuori, devono vendere ad un prezzo inferiore a quello di ieri. Se tutti vogliono tirarsene fuori oggi e nessuno vuole comprare, il prezzo scende a zero. Il mercato cessa di esistere.

Visto che è raro che noi possiamo vedere il futuro nello stesso modo contemporaneamente, i mercati non scendono a zero molto spesso. Ma nel passaggio biblico, abbiamo un caso in cui un gran numero di persone vede il futuro nello stesso modo contemporaneamente. Tutti hanno cercato di uscire dal vecchio mercato -- il mercato del denaro -- nello stesso momento. Così, il vecchio denaro è morto. Quello che era stato denaro l'anno precedente, ha cessato d'esserlo.

Quando avvengono eventi come questi, cambiamenti sociali senza precedenti sono all'ordine del giorno. Quando cala il valore del denaro, cala anche il precedente consenso sociale. Il valore del denaro si basa sul consenso. La popolazione prevede normalmente il futuro in questo modo: "Domani sarà più o meno come oggi." La maggior parte delle volte tale previsione è corretta. Ma quando non lo è, i membri della società scoprono che i loro sogni e progetti svaniscono. Cercano qualcuno da incolpare. Se incolpano loro stessi, sono maturi per il pentimento. Se incolpano i loro leader, la società è matura per una rivoluzione.

Prendete in considerazione gli anni '20. Gli "anni ruggenti" ruggivano di fiducia nelle nazioni alleate vittoriose. La gente aveva fiducia nelle interpretazioni di Freud per giustificare la loro infedeltà sessuale. Sognavano di diventare ricchi grazie ad un mercato azionario perennemente in ascesa. Poche persone guardavano con fascino la Germania e l'Austria che avevano distrutto le loro valute in un'ondata d'inflazione, 1920-1923. Ma poi tutto tornò alla normalità in entrambe le nazioni, e il boom dei prestiti passò dalle economie alleate a quelle sconfitte.

Negli Stati Uniti Darwin regnava sovrano dopo l'umiliazione del fondamentalismo nel processo di Scopes nel 1925 e la morte, cinque giorni dopo, di William Jennings Bryan. Sembrava che fosse iniziata una nuova era, un'epoca di illuminismo laico, tecnologia miracolosa e crescita economica. Liberati dalla "vecchia superstizione," gli uomini mangiavano, bevevano ed erano allegri. "Venite, io prenderò vino e ci ubriacheremo di bevande inebrianti; domani sarà come oggi, ce n'è una riserva molto grande." (Isaia 56:12)

Il sogno è finito in modo miserevole: la Grande Depressione, l'ascesa di Hitler, l'ascesa dello stato sociale e la seconda guerra mondiale. È stato proclamato un nuovo dio: il dio della pianificazione centrale. Questo dio è stato adorato da un manipolo di discepoli sin dal 1880, ma ora sarebbe stato posto sul trono, in tutto il mondo. Gli uomini proclamarono la saggezza delle élite scientifiche, le quali avrebbero usato la forza per ridistribuire la ricchezza del mondo. Ci sarebbe stata ricchezza per tutti.

Nel 1929 tutti non potevano tirarsi fuori contemporaneamente dal mercato azionario. Molti hanno cercato di farlo ad ottobre. Il mercato era stato in forte espansione a partire dalla fine della recessione nel 1921. Nel 1929 le persone avevano dimenticato che esistono i cicli economici nella vita. Nel 1931 la casa editrice Viking pubblicò una piccola antologia delle previsioni ottimistiche riguardanti l'economia e il mercato. Il libro aveva un titolo tipicamente americano, Oh, Yeah? Nel 1931 il peggio doveva ancora venire.

Nel 1929 il mercato aveva raggiunto il picco: nelle azioni e nella più antica tradizione americana dell'individualismo. Naturalmente questa tradizione è stata sotto attacco sin dalla Guerra Civile (1861-1865). In Gran Bretagna è stata sotta attacco sin dal 1870. In Germania l'individualismo non aveva alcuna tradizione. Nel 1929 lo stato sociale stava per diventare la nuova ideologia. Lo stato avrebbe presto usato la coercizione su una scala senza precedenti per "salvare il capitalismo da sé stesso", come recitava lo slogan.

Quando gli uomini di una certa intelligenza proclamano che l'unica salvezza dell'uomo autonomo sarà sempre a sua disposizione, dirigetevi verso le uscite. Il mercato si sta avvicinando ad un nuovo picco.



È INIZIATO TUTTO NEL 1694

Nel 1694 il governo britannico concesse l'atto costitutivo ad una banca di proprietà privata, affinché servisse la nazione come banca centrale: la Banca d'Inghilterra. Questa istituzione di proprietà privata avrebbe avuto in possesso la sovranità politica riservata di norma al governo civile: il diritto di creare denaro. Questa istituzione è stata unica nella storia occidentale. Avrebbe avuto il diritto di emettere moneta e credito sulla base di riserve di debito pubblico. La Banca d'Inghilterra divenne il modello per tutte le banche centrali del futuro.

In un primo momento è stata l'unica. Si era guadagnata la sua autorità sul denaro per mezzo di una promessa: comprare il debito del governo britannico. La banca promise di fare in modo che ci fosse sempre stato un mercato per i titoli di stato britannici. In cambio, la banca avrebbe avuto autorità sull'emissione del credito. Era un accordo comodo e molto redditizio per il gruppo chiuso di investitori della banca.

In questo secolo, il modello della Banca d'Inghilterra si è diffuso in ogni nazione industriale e nella maggior parte delle altre. Ogni nazione ha la sua banca centrale presumibilmente indipendente. La giustificazione di questa indipendenza è che i banchieri centrali non saranno tentati di soddisfare quei politici che richiederanno l'inflazionamento della moneta. C'è un grosso problema con questo argomento: le banche centrali e le banche commerciali traggono profitto dall'emissione di moneta fiat. Il XX secolo è stato il secolo dell'inflazione. È stato il secolo del settore bancario centrale.



L'OBIETTIVO DEL NWO: UNA MONETA UNICA

Il Nuovo Ordine Mondiale ha sempre voluto una moneta centrale. È fondamentale per uno stato centrale.

L'euro è il meglio che potevano ottenere. Questo non fa ben sperare per il NWO.

La zona Euro ha una moneta unica. Le nazioni della zona Euro hanno deciso di raccogliere le tasse in euro.

In teoria, l'euro potrebbe essere legato all'oro. La Banca Centrale Europea potrebbe quindi stabilire una completa convertibilità dell'euro in oro ad un rapporto fisso. "Portate X euro alla vostra banca locale e otterrete un certo ammontare d'oro." Altre banche centrali potrebbero fare lo stesso.

Ma i banchieri centrali non vogliono una cosa del genere. Nemmeno i governi civili. Un gold coin standard riduce l'autorità dei banchieri e dei politici nel creare soldi e spenderli senza dover prima ricevere nuovi depositi (banche) o aumentare le tasse. Un gold coin standard li costringe ad uscire dal business della creazione di moneta. Non possono più manipolare l'economia attraverso la creazione di denaro fiat. Questo riduce il loro potere, o, come preferiscono definirla loro, la loro flessibilità. Banchieri e stati è come se fossero incatenati da manette d'oro, e soffrono profondamente per questa restrizione.

Ciò che vogliono i banchieri centrali è flessibilità e stabilità allo stesso tempo. Vogliono controllare l'offerta di moneta nazionale, ma vogliono che le loro valute rimangano in circolazione ad un rapporto fisso con le altre. Preferiscono sempre inflazionare, ma non possono essere tutti d'accordo sul tasso d'inflazione adeguato. Vogliono essere come Dio, creare ricchezza con il potere fiat della loro parola collettiva. Ma i banchieri centrali hanno un problema: non si fidano degli altri banchieri centrali. Inoltre, non si fidano dei politici. E i politici non si fidano di loro.

Nella preparazione del trattato di Maastricht, i team di programmatori delle banche commerciali avevano un compito impossibile: creare un programma sui tassi di cambio che avesse consentito alle banche di operare come se avessero avuto una sola valuta quando invece ce n'erano 17.

I governi europei hanno un programma: creare la prima fase di un unico ordine mondiale. Secondo loro non troveranno resistenza. Un sistema con una moneta unica è il marchio della nuova sovranità politica inter-europea. Nulla ritarderà l'arrivo di questo nuovo agente sovrano. Se i codici di computer non lo permetteranno, allora tanto peggio per i codici di computer.

L'arroganza dell'uomo è alle stelle. Sin dalla torre di Babele, non s'era più vista un tale sovrastima della capacità dell'uomo. I risultati saranno simili. La torre di Bruxelles non verrà finita.



POLITEISMO E DIVISIONE DEL LAVORO

Siamo arrivati ​​ad un punto particolarmente vulnerabile nella storia. Credo che sia il punto più vulnerabile nella storia dell'uomo. L'uomo oggi crede nell'uomo. Sebbene gli occidentali riconoscano l'importanza della religione come cemento sociale che mantiene i cittadini obbedienti, non riconoscono l'autorità della legge di Dio. Non esiste alcun quadro morale, perché non esiste alcun quadro teologico. Non c'è altro dio se non quello della pianificazione centrale.

La società ha adottato alcune regole economiche, ma sono pragmatiche. Non hanno radici né nella teologia né nella metafisica. Il darwinismo ha verniciato il regno del soprannaturale con vernice rossa e poi ha dato occhiali da sole rossi a tutti coloro che frequentano le scuole pubbliche, le strutture d'intrattenimento e quasi tutti gli istituti d'istruzione superiore accreditati. "Non vedete niente, vero? Certo che no."

Questo ha portato la società a finire in trappola. Abbiamo fatto affidamento su esperti affinché inquadrassero le questioni morali, ma lo hanno fatto usando il darwinismo. Abbiamo creduto che l'economia fosse moralmente neutra -- una questione di pragmatismo -- ciononostante l'unica moralità accettata dagli economisti di libero mercato è il vangelo dell'efficienza del mercato. L'efficienza è il dio trionfale del nostro tempo, soprattutto ora che il dio della proprietà socialista è andato in bancarotta.

Ma, per parafrasare la madre di Forrest Gump, efficienza è chi efficienza fa. L'efficienza sotto una serie di condizioni potrebbe non essere efficienza sotto un'altra serie di condizioni. Ciò che ha funzionato ieri potrebbe non funzionare domani. Questa è la legge del darwinismo -- l'unica legge del darwinismo. Vi è sempre la possibilità di un gene mutante casuale, o un cambiamento nell'ambiente. Cambiate l'ambiente e cambierete l'equilibrio della natura. Una nuova specie potrebbe rivelarsi capace di sopravvivere in questo nuovo ambiente.

I darwinisti sociali sono alla ricerca di un fattore mutante casuale? Uno è stato pianificato: il Millennium Bug. Cercano la prova di un contesto mutato? Sembra che uno sia imminente: il crollo del sistema bancario a riserva frazionaria. Le regole del gioco -- la concorrenza -- stanno per cambiare. Com'è vero che le regole sono cambiate per la Torre di Babele, cambieranno anche quelle dell'efficienza economica nel futuro prossimo.



UN MONITO NEL 1942

Wilhelm Röpke non è stato l'economista di libero mercato più tecnico del nostro tempo, ma è stato il più preciso. È stato quell'economista di libero mercato che senza mezzi termini ha affermato che la teoria sociale è più ampia della teoria economica. L'economia è un sottoinsieme della teoria sociale, non il contrario. Röpke ha speso una grande quantità di tempo a riflettere sui fondamenti morali dell'ordine sociale moderno.

La Ricchezza delle Nazioni (1776) di Adam Smith inizia con una descrizione della produzione di uno spillo da parte di un artigiano. Un tale uomo poteva produrre una dozzina di spilli al giorno. Ma con le macchine, un gruppo di uomini poteva produrre migliaia di spilli. La differenza è la divisione del lavoro.

La divisione del lavoro ha reso l'Occidente la società più ricca nella storia dell'uomo. Ma per raggiungere questa ricchezza, disse Röpke, abbiamo ceduto la nostra vita al buon giudizio degli altri. Scrisse questo monito nel 1942. Viveva in Svizzera. Era un uomo segnato. I suoi libri erano stati soppressi dai nazisti. Se i nazisti avessero invaso e sconfitto le forze di difesa svizzere, probabilmente lui non sarebbe sopravvissuto. Nel frattempo, la divisione del lavoro era stata interrotta dalla guerra. La divisione del lavoro s'era ristretta. Questo mise in pericolo lo stile di vita delle persone.

Iniziò la sua analisi con la società. "Abbiamo visto che un rapporto economico serrato, che coinvolge una vasta scala di divisione del lavoro e un alto grado di dipendenza reciproca degli individui, è possibile solo in una serie di condizioni, tutte rientranti nell'integrazione 'socio-politica.' È quest'ultima che, in ultima istanza, fissa i limiti dell'integrazione economica. Ci dev'essere una struttura di istituzioni e un forte ordinamento giuridico, e dietro di essi, ci dev'essere un codice di norme osservato e principi di comportamento morali." Questo non è un problema tecnico; si tratta di una questione morale. La divisione del lavoro non sarebbe aumentata in Occidente senza un ordine sociale e morale.

È l'ordine morale e legale che ci protegge. "In questo modo, è possibile avere una società in cui tutti i membri possono sentirsi riparati in un'atmosfera di reciproca fiducia, sicurezza e continuità. Solo in questo modo è possibile ridurre e rendere sopportabile gli enormi rischi di un alto grado di dipendenza, inevitabilmente connesso con la divisione del lavoro." (p. 72) Cosa voleva dire con "enormi rischi"? Questi sono i rischi dell'interdipendenza. Se il quadro giuridico che sostiene il libero mercato dovesse fallire, la vita degli uomini sarebbe a rischio.



IL CIECO CHE ACCOMPAGNA UN ALTRO CIECO

Gli uomini hanno delegato ad altri il compito di produrre le merci che sostengono la vita. Questi altri hanno a loro volta delegato gran parte dei loro compiti alle macchine. Pochissime persone possono capire i linguaggi che fanno funzionare i computer.

Ora l'uomo considera sé stesso come un colosso che cammina a grandi passi attraverso la storia. Ma è dipendente. È totalmente dipendente dalle informazioni, soprattutto quelle riguardanti i prezzi. Se le informazioni sui prezzi spariranno all'improvviso, che cosa accadrà? Sarà cieco. E il rumore che lo circonderà lo renderà anche sordo.

Quel rumore possiamo immaginarlo. Quando gli assegni non saranno scritti in modo corretto, quando non ci si potrà fidare dei bonifici bancari, quando i comandi non potranno più essere eseguiti non appena verranno emessi, ognuno alzerà la cornetta del proprio telefono per chiamare qualcuno responsabile del proprio conto.

Tutto ciò che si acquista è espresso in denaro. Un prezzo è il prodotto di miliardi di offerte d'acquisto in competizione. Queste offerte d'acquisto ci danno informazioni sul valore di quasi tutto. La gamma dei prezzi per tutti i componenti di un'intera civiltà si basa sul sistema bancario a riserva frazionaria. Che cosa succede se c'è una corsa agli sportelli delle banche?

Il prezzo di ogni elemento che si compra cambierà drasticamente. Cadrà come una pietra, forse a zero, se lo stato si rifiuterà d'intervenire. Ma se né lo stato né la banca centrale creeranno cartamoneta per soddisfare la domanda di contanti, allora i prezzi saliranno alle stelle, almeno per un certo periodo di tempo. La cartamoneta non è la risposta. Come potete comprare qualcosa con i soldi di carta, se è necessario spedirli per posta? Non potete fidarvi del destinatario. Torniamo, quindi, al monito di Röpke sull'ordine morale e la divisione del lavoro. È possibile acquistare oltre i confini nazionali, o regionali, solo perché il destinatario si fida che la vostra banca onorerà il vostro pagamento. Cosa accade se la banca è vuota?

Se avviene una cosa del genere, e se non potete acquistare un oggetto guardando in faccia il venditore, allora non avrete alcun modo per acquistarlo. Né potrà farlo chiunque altro. Il castello di carte crollerà. La base di questo castello di carte è l'ordine morale e legale. Il secondo piano è il sistema dei prezzi e tutte le informazioni che esso trasmette. Questo castello di carte supporta l'intero ordine sociale. La sua costruzione è iniziata nel 1913 (Federal Reserve System).

"Quanto vale per te?" Questa domanda apparentemente innocua mantiene vivo il mondo di oggi. Di norma siamo in grado di fornire risposte rapide. Guardiamo il cartellino del prezzo, prendiamo in considerazione la nostra situazione finanziaria e diciamo: "Non tanto quanto mi stai chiedendo." Prendiamo decisioni, di giorno in giorno, perché abbiamo una buona idea di quanto possa valere quello che ci viene offerto in vendita. Questa storia finirà in un'economia dell'Alzheimer.

"Quanto vale per voi?" Questo è ciò che chiese Giuseppe al popolo d'Egitto. La risposta fu semplice: la loro stessa vita, la loro libertà. Si vendettero in schiavitù al faraone.



IO, LA MATITA

Nel 1957 Leonard E. Read scrisse quello che è diventato un classico, "Io, la matita." Che strumento meraviglioso è la matita. Read non aveva idea di come fosse fatta una matita, e questo fatto lo colpì. Parlò con un uomo che era a capo della produzione di matite. Nemmeno quest'ultimo sapeva come fossero fatte. La sua azienda acquistava tutti i componenti, ma non aveva idea di come fossero prodotti. Read si spinse oltre. Qualcuno sapeva come fossero fatte le macchine che creavano quei componenti? E le macchine che facevano le macchine? Conclusione: nessuno sa come fare una matita. Nessuno sa come fare una matita, ma una matita è così comune da costare poco -- e quasi nessuno ci fa caso.

Allora come può accadere un tale miracolo? Grazie alla divisione del lavoro e alla libertà che abbiamo di stipulare contratti l'un l'altro. Moltiplicate l'esempio di Read per tutta la gamma di alimenti che compriamo e strumenti che usiamo. Tempo fa, recandomi presso un negozio di ferramenta, ricordo di un ragazzino che chiedeva al proprio genitore di come funzionasse un televisore. La risposta: spingendo un interruttore.

Cosa accadrebbe se l'interruttore non funzionasse come previsto? Un crollo dell'Occidente. Cosa accadrebbe se solo l'1% di essi non dovesse funzionare come previsto? Su quanti interruttori facciamo affidamento per tenerci in vita e far funzionare i nostri sistemi? La cascata di fallimenti creati dal fallimento di un misero 1% potrebbe essere sufficiente ad arrestare sistemi dopo sistemi, fino al punto in cui nessun interruttore funzionerà più.

Quanto varrebbe una matita se non poteste comprarne un'altra?



CONCLUSIONE

Il libero mercato può impedire che il denaro muoia nella maggior parte degli scenari. Ma in un vero disastro -- una guerra nucleare o una pandemia causata da una guerra biologica -- il denaro potrebbe venire meno. La divisione del lavoro potrebbe crollare. Questo è il motivo per cui conservare gelosamente la pace è fondamentale.

Se il nostro denaro dovesse risultare inutile, allora il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di possedere quel tipo di denaro che non sarà mai inutile. Ma mantenere la pace è fondamentale affinché il denaro possa continuare ad esistere. Tendiamo a dimenticarlo. Partiamo dal presupposto che la pace sia in qualche modo gratuita. Non lo è. Non esiste una cosa come una pace a costo zero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Imposta progressiva sul reddito: la storia di tre fratelli

Gio, 25/08/2016 - 10:14




PS: Qualora i sottotitoli in italiano non partissero automaticamente, cliccare sul primo pulsante in basso a destra presente nella schermata del video.


Lo spettro dell'oro sta infestando il sistema monetario

Mer, 24/08/2016 - 10:06




di James Rickards


Per un secolo le élite hanno lavorato per eliminare l'oro sia fisicamente che ideologicamente.

Questa operazione ha avuto inizio nel 1914, con l'ingresso del Regno Unito nella prima guerra mondiale. La Banca d'Inghilterra voleva sospendere la convertibilità delle banconote in oro. Keynes lo reputò un errore. L'oro è una merce finita, ma il credito è pressoché infinito.

Rimanendo con l'oro, il Regno Unito avrebbe potuto conservare il suo status di credito e finanziare lo sforzo bellico. E accadde proprio questo, con i Morgan che infusero massicce dosi di credito nel Regno Unito, mentre tagliarono fuori la Germania. Questo finanziamento fu fondamentale e sostenne il Regno Unito fino a quando gli Stati Uniti non abbandonarono la neutralità e perturbarono l'ago della bilancia a sfavore della Germania.

Nonostante la convertibilità formale della sterlina con l'oro, la Banca d'Inghilterra scoraggiò con successo la conversione effettiva.

Le sovrane d'oro vennero ritirate dalla circolazione e trasformate in barre da 400 once. Questi lingotti limitarono la proprietà dell'oro ai ricchi e confinarono la presenza del metallo giallo nei caveau. Un simile scomparsa dell'oro, come moneta in circolazione, si verificò anche negli Stati Uniti.

Nel 1933 il presidente americano Franklin Roosevelt approvò un ordine esecutivo che vietava la proprietà dell'oro. Roosevelt si basò sul Trading with the Enemy Act del 1917 per avere l'autorità legale d'approvare suddetto editto. Dal momento che gli Stati Uniti non erano in guerra nel 1933, il nemico era presumibilmente il popolo americano.

Nel 1971 il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon pose fine alla convertibilità dei dollari USA in oro per i partner commerciali degli Stati Uniti. La chiusura della finestra dell'oro si supponeva fosse temporanea. Quarantacinque anni dopo, quella finestra è ancora chiusa.

Nel 1973 le nazioni del G-7 e il Fondo Monetario Internazionale demonetizzarono l'oro. I membri del FMI non erano più tenuti a detenere riserve auree. L'oro era ormai solo una merce come qualsiasi altra. Secondo le élite monetarie, ormai l'oro era morto.

Eppure, come il fantasma di Banquo, l'oro conserva ancora il suo posto al tavolo monetario. Gli Stati Uniti possiedono 8,133 tonnellate d'oro. I membri della zona Euro e la BCE ne possiedono 10,788 tonnellate. I possedimenti cinesi sono di 1,788 tonnellate, ma le cifre effettive dicono circa 4,000 tonnellate, in base ai dati affidabili provenienti dalle esportazioni di Hong Kong e dalle aziende minerarie cinesi.

La Russia possiede 1,447 tonnellate d'oro, e ne ha acquisite oltre 200 tonnellate l'anno. Di recente Messico, Kazakhstan e Vietnam, tra le altre nazioni, hanno aggiunto oro alle loro riserve. (Peccato per il Regno Unito, che invece ha venduto più della metà del suo oro a prezzi stracciati tra il 1999 e il 2002.)

Dopo decenni come venditori netti d'oro, le banche centrali sono diventate acquirenti netti nel 2010. È praticamente iniziata una corsa all'oro.

Perché? In alcuni casi, le banche centrali si stanno assicurando una protezione contro l'inflazione del dollaro USA.

La Cina ha $3,200 miliardi di riserve in valuta estera, oltre la metà delle quali è denominata in dollari USA (perlopiù titoli del Tesoro USA). Il dollaro non ha amico più grande della Cina. Ciononostante c'è ancora un pericolo d'inflazione. La Cina non può scaricare i buoni del Tesoro in suo possesso; il mercato per questi titoli è ampio, ma non così tanto da assorbire la quantità in mano ai cinesi.

Se la vendita di questi titoli diventa una minaccia per gli interessi degli Stati Uniti, un presidente degli Stati Uniti potrebbe congelare i conti cinesi con una telefonata.

I cinesi lo sanno. Sono bloccati con i loro dollari. Temono, a ragione veduta, che gli Stati Uniti vogliano usare l'inflazione per demolire la loro montagna di debiti da $19,000 miliardi.

La soluzione della Cina prevede l'acquisto di oro. Qualora il dollaro soffrisse per l'inflazione, i titoli del Tesoro USA in possesso della Cina si svaluteranno, ma il prezzo in dollari del suo oro salirà. Una riserva d'oro di grandi dimensioni è una diversificazione prudente. Le motivazioni della Russia sono geopolitiche. L'oro è l'arma del XXI secolo per le guerre finanziarie.

Gli Stati Uniti controllano i sistemi di pagamento in dollari e, con l'aiuto degli alleati europei, possono espellere gli avversari dal sistema dei pagamenti internazionale chiamato Swift. L'oro è immune a tali attacchi. L'oro fisico in custodia non può essere violato, cancellato, o congelato. Spostare l'oro è un modo semplice affinché la Russia possa regolare i suoi conti senza interferenze da parte degli Stati Uniti.

I paesi stanno anche acquisendo oro in previsione di un collasso del sistema monetario internazionale. Il sistema è crollato per tre volte il secolo scorso. Ogni volta i grandi poteri finanziari si sono riuniti per scrivere nuove regole.

È accaduto a Genova nel 1922, a Bretton Woods nel 1944 e allo Smithsonian Institution nel 1971. Il sistema monetario internazionale ha una durata di circa 30 anni.

Sono passati 30 anni dagli Accordi del Louvre (una sorta di versione aggiornata degli Accordi dello Smithsonian). Questo non significa che il sistema crollerà domani, ma nessuno dovrebbe rimanerne sorpreso se dovesse accadere. Quando i poteri finanziari si riuniranno per riformare il sistema, non ci sarà alcun desiderio di conferire privilegi al dollaro.

Lo yuan cinese e il rublo russo non sono vere e proprie valute di riserva. Gli unici punti di riferimento possibili per un nuovo sistema sono la moneta del FMI (i DSP) e l'oro.

I critici sostengono che non ci sia abbastanza oro da sostenere il sistema finanziario. Questa è una sciocchezza. C'è sempre abbastanza oro, è solo una questione di prezzo.

Sulla base dell'offerta di denaro M1 di Cina, zona Euro e Stati Uniti, e con il 40% di copertura aurea, il prezzo dell'oro sarebbe di $10,000 l'oncia.

A tal prezzo, potrebbe essere sostenuto un sistema monetario stabile basato sull'oro. Quando si tratta di élite monetarie, guardate quello che fanno, non quello che dicono.

Mentre le élite screditano l'oro in ogni occasione, lo stanno comprando, lo stanno accaparrando e si stanno preparando al giorno in cui l'oro fornirà un posto al tavolo della riforma sistemica.

È tempo che anche voi reclamiate il vostro posto con una asset allocation in oro fisico.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


Brexit: il prodotto civetta è stato smascherato

Mar, 23/08/2016 - 10:15




di Gary North


La sconfitta del "remain" il 23 giugno ha rappresentato uno dei più grandi giorni della mia vita. Ma io sono un americano. Perché dovrebbe interessarmi?

Risposta: perché mi oppongo al Nuovo Ordine Mondiale da più di mezzo secolo. Ho guardato queste persone intelligenti arrivare alla fase finale del più grande prodotto civetta del XX secolo. E ora ha iniziato a disintegrarsi. Il Brexit è stata la prima fase di questa disintegrazione.

La prima fase è iniziata in Inghilterra nel decennio dopo la guerra anglo-boera e prima della prima guerra mondiale. L'istituzione centrale, letteralmente e figurativamente, era il Round Table Group. Fondato nel 1909, era gestito da Lord Milner ed era finanziato da Cecil Rhodes. Il suo impegno era nei confronti dell'impero britannico. Si cercava una maggiore integrazione tra i paesi del Commonwealth, più la colonia in fuga: gli Stati Uniti d'America. Questo obiettivo risale a Rodhes, in onore del quale sono state proprio istituite le borse di studio di Rodhes.

La fase due è iniziata poco dopo la prima guerra mondiale. John D. Rockefeller, Jr. ha rappresentato la fonte principale di finanziamento negli Stati Uniti. Il suo agente era Raymond Fosdick, il fratello del pifferaio magico liberal del protestantesimo, Harry Emerson Fosdick.



PRODOTTO CIVETTA

Qual è stato il prodotto civetta? Attirare nella trappola di un governo unico mondiale gli intellettuali e poi i politici, promettendo una maggiore ricchezza attraverso il libero scambio. Creare alleanze di libero scambio non equivale ad un libero commercio, ma piuttosto scambi commerciali gestiti da burocrati internazionali. Stiamo parlando di dazi bassi e normative dettagliate riguardo produzione e distribuzione. La regolamentazione economica favorisce le grandi multinazionali che possono permettersi un sacco di avvocati costosi. Questo sistema di regolamentazione crea barriere economiche contro concorrenti neonati e più innovativi, ma purtroppo sotto-capitalizzati. In breve, utilizzare l'esca di una maggiore ricchezza nazionale per persuadere i leader nazionali ad accettare un governo internazionale basato su un trattato che richiede ai paesi membri di cedere gran parte della propria sovranità nazionale. La fase finale è la creazione di governi regionali centralizzati che assorbono i governi nazionali, in quello che diventa un immenso sistema burocratico internazionale che regola la maggior parte dei settori della vita quotidiana.

Gli argomenti a favore del libero scambio risalgono al 1752 con David Hume e in seguito al suo amico Adam Smith, il cui libro, La Ricchezza delle Nazioni (1776), è l'esempio per eccellenza. La libertà è più produttiva rispetto alla burocrazia statalista.

Il libero commercio significa due persone che possono legalmente accettare uno scambio, se decidono di farlo. Semplice. L'idea dello scambio volontario è odiata da quei produttori che non possono competere in modo efficace.

Il motivo per cui la Rockefeller Foundation pagò F. A. Hayek, Wilhelm Röpke e Ludwig von Mises per scrivere libri sul commercio internazionale, era quella di fornire l'esca economica.

Raymond Fosdick finì sul libro paga di John D. Rockefeller Sr. nel 1913. Finì sul libro paga di John D. Rockefeller Jr. nel 1916. Aveva incontrato Fosdick nel 1910. Fosdick era uno dei pupilli di Woodrow Wilson a Princeton. Qui trovate un breve riassunto della sua carriera. Però non parla della sua presenza alla Conferenza di Pace di Versailles, dove lui e Jean Monnet lavorarono insieme nel 1919 per creare la Società delle Nazioni. Anzi, Monnet non viene affatto menzionato. Inoltre non si parla del suo ruolo come avvocato personale e consigliere di John D. Rockefeller Jr., 1920-1936. Suo fratello Harry nel 1917 entrò a far parte del consiglio della Rockefeller Foundation.

Un altro protetto di Wilson fu John Foster Dulles. Era il nipote di John Foster, Segretario di Stato sotto Harrison, conosciuto come "the fixer". Era anche il nipote di Robert Lansing, Segretario di Stato di Wilson, il quale contribuì a far entrale gli Stati Uniti nella prima guerra mondiale. Fu Segretario di Stato sotto Eisenhower. Fu l'avvocato di Harry Emerson Fosdick nel processo del 1924 contro la Chiesa presbiteriana settentrionale. Era uno degli avvocati più ricchi d'America negli anni '30. Era un globalista. Era un intermediario tra le imprese americane e il governo di Hitler fino a quando una rivolta nel suo studio non lo costrinse a smettere. Fu un promotore precoce del Consiglio Mondiale delle Chiese, fondato poi nel 1948. Negli anni '30 presentò anche un programma per la creazione di un governo internazionale finanziato da una bassa tassazione sul commercio internazionale, organizzazione che sarebbe andata a vantaggio delle grandi aziende -- i suo clienti. Sarebbero state esenti dai dazi nazionali.

Questi uomini erano globalisti. Proclamavano la dottrina del libero scambio, ma sempre con questa clausola: il libero scambio è l'esca per la creazione di un governo internazionale con un commercio pianificato.



IL MODELLO

Il modello era lo Zollverein del 1833. La maggior parte dei principati tedeschi vennero portati in una zona di libero scambio: niente dazi all'interno di tale zona, e dazi elevati nei confronti delle importazioni. Funzionò. La voce di Wikipedia è corretta: "La fondazione dello Zollverein ha rappresentato il primo esempio nella storia in cui stati indipendenti si sono fusi in un'unione economica completa senza la creazione simultanea di una federazione politica o sindacale." Nel 1871 Bismarck riuscì a trasformare questa zona di libero scambio in un'unione politica nazionale: la Germania.

Jean Monnet comprese questa strategia. Nel 1951 fu il promotore dietro le quinte della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio. Il francese Robert Schuman era il proverbiale uomo visibile a tutti. Dice Wikipedia:

La Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA) era un'organizzazione internazionale destinata ad unificare alcuni paesi dell'Europa continentale dopo la seconda guerra mondiale. Venne istituita formalmente nel 1951 col trattato di Parigi, firmato da Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Paesi Bassi e Lussemburgo. La CECA è stata la prima organizzazione internazionale ad essere basata su principi di sovra-nazionalità, e avrebbe aperto la strada alla fondazione dell'Unione Europea.
La CECA venne istituita per mezzo di un trattato. I trattati sono la chiave di questa strategia. Gli elettori non hanno voce in capitolo.

Segue questo:

Con l'obiettivo di creare gli Stati Uniti d'Europa, vennero proposte altre due comunità, ancora una volta dai francesi. La Comunità Europea per la Difesa (CED) e la Comunità Politica Europea (CPE). Mentre il Trattato per quest'ultima venne elaborato dall'Assemblea Comune, la camera parlamentare della CECA, la CED venne respinta dal Parlamento francese. Il presidente Jean Monnet, una figura di spicco dietro le comunità, si dimise dall'Alta Autorità in segno di protesta e iniziò a lavorare su comunità alternative, in base all'integrazione economica piuttosto che all'integrazione politica.
Poi arrivò il trattato di Roma del 1957: la Comunità Economica Europea.

Passo dopo passo, decennio dopo decennio, le nazioni europee finirono in trappola.

La maggior parte di questa storia è di dominio pubblico. Tutto ciò che serve è Wikipedia, ma bisogna sapere dove cercare.

Il Trattato di Roma, nome originale del Trattato che istituiva la Comunità Economica Europea, è stato modificato da trattati successivi che ne avrebbero cambiato il contenuto. Il Trattato di Maastricht del 1992 istituì l'Unione Europea, con la CEE che diventava uno dei suoi tre pilastri. Quindi il trattato venne rinominato nel Trattato che istituiva la Comunità Europea (TCE).

Quando il trattato di Lisbona è entrato in vigore nel 2009, il sistema dei pilastri è stato abbandonato, e quindi la CE ha cessato d'esistere come entità giuridica separata dalla UE. Ciò ha portato a modifiche nel Trattato ed è stato rinominato Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE).
Nel 1973 il partito conservatore di Edward Heath portò la Gran Bretagna nella Comunità Europea (CE). Quest'ultima era costituita da "tre organizzazioni internazionali che erano governate dallo stesso insieme di istituzioni: la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA), la Comunità Europea dell'Energia Atomica (CEEA o Euratom) e la Comunità Economica Europea (CEE)." Non c'era alcuna Unione Europea. Non ancora.

Nel 1975 il governo laburista di Harold Wilson autorizzò un referendum. Votarono circa 25 milioni di persone. Due terzi votarono sì. Non ci fu alcun referendum per l'adesione all'Unione Europea quando l'UE venne creata col Trattato di Maastricht nel 1993.



LA PREVISIONE DI ENOCH POWELL

Fu dopo il referendum del 1975 che Enoch Powell, leader avversario della nazione, rilasciò un'intervista su quel voto importante. È stata ristampata qui. È  stato semplicemente profetico.

Powell: Ci sono due eventi, se così si possono definire, un po' confusi. Uno è la conferenza del Partito Conservatore in cui ho detto che non avrei mai dato l'assenso all'atto di abnegazione che porterebbe la Gran Bretagna ad aderire al Mercato Comune; e un incontro a East Ham nel settembre 1971, quando dissi che una cosa del genere non sarebbe accaduta. Sono ancora convinto che non accadrà. Sono convinto che la gente di questo paese non si lascerà assorbire in uno stato europeo.

Day: Ma lei ha detto che non ci saremmo uniti al Mercato Comune, e invece è accaduto il contrario, quindi non ha torto adesso come allora?

Powell: No signore, il popolo britannico non significa che lo sia perché non è ancora stato in grado di calcolare le implicazioni dell'essere nel Mercato Comune. Pensano ancora d'essere una nazione. Pensano ancora che avranno voce in capitolo sulle normative burocratiche e fiscali. Si sbagliano. Non è colpa dei molti pro-mercati se si sbagliano, ma il punto è che non posso neanche biasimarli. Ma impareranno.
Il 23 giugno 2016 l'elettorato britannico ha confermato la previsione di Powell. Hanno tirato fuori la nazione dalla trappola in cui era finita.

Ora, per grazia di Dio mediante i referendum, questa trappola cadrà a pezzi.



CONCLUSIONE

Ecco perché alle 3 del mattino del 24 giugno è iniziato uno dei migliori giorni della mia vita. I sogni di Cecil Rhodes, Lord Milner, Jean Monnet, John D. Rockefeller Jr., Woodrow Wilson, Raymomd Fosdick, John Foster Dulles, Robert Schuman, Edward Heath, Harold Wilson e David Cameron, sono andati in frantumi grazie al referendum britannico.

Non poteva accadere ad un gruppo più meritevole di imbonitori.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


La rivincita degli elettori/zoticoni: perché i giorni dell'élite finanziaria sono contati

Lun, 22/08/2016 - 10:05




di David Stockman


Gli oracoli dell'establishment si sono sbracciati per proclamare che il Brexit è già stato cancellato. A quanto pare, come nel caso del primo voto negativo per il TARP, due giorni di turbolenze nel mercato azionario e monetario hanno segnalato agli elettori/zoticoni dove hanno sbagliato.

La tesi è che le masse al di fuori di Londra si sono date la zappa sui piedi, dal punto di vista economico, sulla base di alcune paure ataviche degli immigrati e della globalizzazione culturale. Razzismo, anche.

Ma queste sono solo esplosioni emotive momentanee. Presto torneranno di nuovo a dove hanno imburrato il pane, e chiederanno un secondo referendum al fine di rimettere la Gran Bretagna sul treno europeo.

Così, Gideon Rachman, uno dei numerosi globalisti sul Financial Times, c'ha comunicato la sua depressione per il Brexit:

Ma poi mi sono reso conto che ho già visto questo film. So come va a finire. E non finisce con il Regno Unito che lascia l'Europa.

Qualsiasi osservatore lungimirante dell'UE dovrebbe avere familiarità con il risultato shock del referendum. Nel 1992 i danesi hanno votato per respingere il Trattato di Maastricht. Gli irlandesi hanno votato per respingere sia il Trattato di Nizza nel 2001 sia il Trattato di Lisbona nel 2008.

E cosa è accaduto? L'UE è andata avanti. Ai danesi e agli irlandesi sono state garantite alcune concessioni dai loro partner dell'UE. È stato indetto un secondo referendum. E la seconda volta che hanno votato, i trattati sono stati accettati. Allora perché qualcuno deve credere che la decisione del referendum della Gran Bretagna sia definitiva?
Ma naturalmente la nenia sprezzante di Rachman è esattamente il motivo per cui siamo arrivati al Brexit. I burocrati finanziari internazionali, che per diversi decenni hanno tirato le leve del potere presso le banche centrali, i Ministeri delle Finanze e le istituzioni ufficiali sovranazionali, sono diventati così abituati a non prendere un "No" come risposta che non riescono vedere la proverbiale scritta sul muro.

Vale a dire, gli elettori/zoticoni sono arrivati al limite della sopportazione e ormai non ce la fanno più ad andare avanti. Votando per lasciare il super-stato dell'UE domiciliato a Bruxelles, hanno compreso cosa significa ignorare per molto tempo i costi economici delle loro scelte.

Dopo tutto, il Regno Unito contribuisce al bilancio dell'UE con una somma di $10 miliardi l'anno e in cambio ottiene una dose economicamente dispendiosa di dirigismo normativo. Per non parlare della perdita di controllo alle frontiere e la cessione de facto dei suoi poteri legislativi e delle funzioni giudiziarie a burocrazie europee non elette.

Allo stesso tempo, l'aumento del commercio è generalmente un vantaggio, ma non è affatto la tirannia statalista della UE che può spronarlo. Questo perché per le sue esportazioni l'UE-27, e in particolar modo la Germania, ha molto più bisogno del mercato del Regno Unito che il contrario.

Dopo il Brexit, l'UE andrà al tavolo delle contrattazioni per un nuovo accordo commerciale con il Regno Unito, perché queste economie socialiste vacillanti hanno un disperato bisogno delle esportazioni. Allo stesso tempo, per la prima volta dopo tanto tempo i negoziatori britannici saranno liberi di cercare accordi commerciali più vantaggiosi con Stati Uniti, Canada, Australia e altri Paesi.

Non ci vuole tanto per capire che il Regno Unito dovrà puntare sul commercio. E contrariamente agli apologeti globalisti, disavanzi commerciali persistenti sono un grosso problema. Se accoppiati con un tasso di risparmio in indebolimento, significa che un Paese sta affondando sempre di più nel debito internazionale.

La bilancia dei pagamenti del Regno Unito è affondata nell'inchiostro rosso per 20 anni. Al 5% del PIL, l'attuale deficit delle partite correnti — che include i vantaggi favorevoli delle esportazioni dalla City di Londra e gli utili sugli investimenti esteri — è tra i più alti nel mondo sviluppato.

Per dirla senza mezzi termini, il Regno Unito sta lentamente andando in bancarotta.




Inoltre, la fonte della tendenza del conto delle partite correnti indicata qui sopra, è attribuibile al suo squilibrio commerciale unilaterale con l'UE-27. Come mostrato nel grafico qui sotto, il suo deficit con l'UE si è ampliato sempre di più a partire dal 2000, mentre il suo surplus commerciale con il resto del mondo è in costante crescita.

Qui non si tratta di mercantilismo. Il saldo bilaterale con un determinato paese, o un blocco commerciale, non importa se il trend complessivo del conto delle partite correnti è in buona salute.

Al contrario, il punto è che l'UE-27 ha bisogno dei mercati britannici aventi $65 miliardi d'eccedenze nette all'anno. E più della metà di queste eccedenze è imputabile alla Germania, la quale guadagna dal Regno Unito il 40% del suo surplus commerciale con il resto dell'UE.

Pertanto la continuazione di un accordo commerciale aperto, non richiede il sacrificio della democrazia britannica sull'altare degli statalisti di Bruxelles; richiede solo un accordo commerciale che offra vantaggi economici reciproci, e non impegni ingarbugliati con l'infrastruttura socialista del continente.




Queste tendenze commerciali negative non sono migliorate grazie ad una frenesia di risparmi interni che potrebbero finanziare il deflusso in modo sano. Al contrario, nell'ultimo quarto di secolo il tasso di risparmio delle famiglie inglesi è finito pericolosamente in basso.

I risparmiatori interni non finanziano il conto delle partite correnti del Regno Unito; sono gli istituti di credito stranieri e le banche centrali che lo fanno.




Lo stesso vale per il settore pubblico. Il Regno Unito ha avuto deficit di bilancio profondi e cronici a partire dai primi anni '90. Da allora il suo debito pubblico in rapporto al PIL è salito dal 35% a quasi l'85%.




Questi dati rendono cristallino che il Regno Unito ha un problema gigantesco: vive ben oltre i suoi mezzi, e tutte le sciocchezze di sinistra sulle cosiddette politiche di "austerità" del governo conservatore sono solamente un sacco di frottole politiche.

Infatti il governo Cameron ha sepolto nel debito i contribuenti britannici, proprio mentre proclamava la sua adesione alla rettitudine fiscale. Com'è evidente dal grafico qui sotto, l'unica diminuzione della quota di spesa in rapporto al PIL è dovuta alla fine della recessione globale. A quasi il 44%, le spese statali ancora ricoprono una quota considerevole della produzione economica.




Ecco il punto: rimanere nell'UE non può contribuire a risolvere i problemi economici e fiscali del Regno Unito. Ciò di cui c'è bisogno è meno tasse, meno stato sociale e una drastica riduzione dell'intervento normativo statale. Queste, però, non sono politiche che animano gli eurocrati di Bruxelles.

Quindi la nenia rumorosa di oggi, secondo cui il Brexit ha fatto del male all'economia inglese, è una sciocchezza. Per contro, che lo si voglia capire o meno, il Brexit ha liberato il Regno Unito da quello che sarà il disastro economico dello slogan "più Europa".

Infatti proprio questa formula, "più Europa", significa solamente mutualizzazione del debito e un tesoro comune con cui espropriare la prosperità tedesca.

Al contrario, per i tedeschi significa imposizione di controlli fiscali dell'UE sempre più onerosi in modo che possa continuare a calciare il barattolo (es. salvataggi bancari e saldi Target2) delle sue gigantesche passività.

L'esposizione tedesca è enorme ormai — con $75 miliardi di fondi di salvataggio già designati per l'ESM e l'EFSF, e saldi Target2 da $700 miliardi.

Infatti questi ultimi sono una bomba ad orologeria finanziaria e la vera ragione per cui l'ortodossia monetaria storica della Germania ha lasciato il posto alla follia della stampante monetaria di Draghi. Vale a dire, la Germania non può permettersi che l'euro e il sistema bancario centrale della BCE saltino in aria.

Di conseguenza, la Germania ha accettato un sistema di trasferimento fiscale folle condotto dalla BCE e mascherato da politica monetaria.

Ma i $90 miliardi al mese di Draghi non sono indirizzati alla "lowflation", allo stimolo del credito nei confronti del settore privato, alla crescita dei posti di lavoro, o ad una qualsiasi delle altre variabili macroeconomiche. Al contrario, il suo scopo è quello di monetizzare il debito di Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Francia e del resto degli altri stati bancarottieri, sovvenzionandoli con costi di carry molto bassi.

Inutile dire che questi tassi confezionati da Draghi non avrebbero mai potuto essere raggiunti in un mercato obbligazionario onesto. Eppure sono assolutamente necessari per far continuare la farsa della solvibilità fiscale di questi eurocrati amanti dello stato sociale.

Attualmente i saldi Target2 della Grecia sono negativi per $100 miliardi, mentre quelli della Spagna sono negativi per $325 miliardi e quelli dell'Italia sono negativi per $300 miliardi. In breve, il resto dell'UE-18 deve così tanto denaro alla Germania che permettere ad un altro paese di lasciare l'Unione Europea è impensabile per Berlino.

La richiesta di "più Europa", dunque, non deriva da un'illuminazione cosmopolita, come sostengono invece i media mainstream; si tratta di una mossa disperata per mantenere viva un'unione politica, monetaria e fiscale assolutamente difettosa che non avrebbe dovuto essere affatto inventata, e che ormai ha raggiunto la sua "data di scadenza".

Per lo stesso motivo, le forze del Brexit e le loro controparti populiste in tutto il continente non sono semplicemente un caso di impulsi nazionalistici, xenofobi, razzisti e roba simile. Al contrario, gli elettori/zoticoni vogliono semplicemente indietro i loro governi, e hanno ragione.

La verità è che il "progetto europeo" rappresenta gli impulsi più oscuri del regime Bruxelles/Francoforte, il quale ha poco a che fare con il libero scambio o la conservazione di relazioni pacifiche fra gli Stati d'Europa, e non ha nulla a che fare con il favorire la prosperità capitalistica.

Invece è una tirannia basata su globalismo, statalismo, finanziarizzazione e culto del settore bancario centrale. I suoi giorni sono contati perché anche gli elettori/zoticoni hanno capito che non funziona più, e che le sue enormi contraddizioni interne si stanno dirigendo verso un'enorme implosione.

Gli elettori britannici hanno deciso di uscire ed evitare i danni. Si spera che ci saranno presto molti altri casi di elettori/zoticoni in rivolta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/