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Francesco Simoncellihttps://plus.google.com/107590944263229374944noreply@blogger.comBlogger1324125
Aggiornato: 1 ora 3 min fa

La fine dell'austerità?

Mer, 09/04/2014 - 10:10
Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali il debito globale ha sforato i $100 bilioni. +$30 bilioni sin dall'inizio della Grande Recessione, e gli stati mondiali sono i responsabili principali. Proprio quelli che più si diceva fossero stati colpiti dall'austerità? Se questa è "austerità" ho paura a considerare il suo opposto. I bassi tassi di interesse forniti dalle politiche delle banche centrali hanno aiutato a creare questa situazione. Tenendo in vita attività decotte ed inutili per la prosperità del resto della popolazione, esse stanno lentamente erodendo il bacino della ricchezza reale da cui trae vigore il mercato, condannando ad una stagnazione perenne tutti coloro al di fuori della cerchia degli "amici degli amici." Ma al pubblico viene venduta un'altra storia. Tra gli oneri da ripagare basta togliere l'ammontare di interessi dovuti e "magicamente" le condizioni finanziarie degli stati migliorano. Solo i truffatori possono pretendere che un tale ragionamento possa contare.
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di Mark Thornton


Il presidente Barack Obama ha pubblicato di recente il suo bilancio in cui richiede la "fine dell'austerità." Si tratta di una dichiarazione davvero sorprendente, soprattutto perché arriva da un presidente il cui governo ha speso la più alta percentuale di PIL nella storia e ha accumulato più debito di tutti gli ex-presidenti messi insieme. Cosa intendeva dire con austerità?

In tutto il mondo ci sono dimostrazioni giornaliere di austerità. E' definita un veleno in tempi di crisi economica, mentre altri la definiscono come l'elisir delle depressioni economiche.

Il rifiuto dell'austerità da parte del presidente rappresenta la visione keynesiana che rifiuta l'austerità ed abbraccia un approccio alla recessione fatto di "spesa e prestiti" — aumento della domanda aggregata. Ciò che sta davvero rifiutando, sono i tagli infinitesimali al ritmo di aumento della spesa e gli ostacoli politici che si frappongono ai nuovi programmi di spesa.

Mentre i bilanci 2009-2012 sono risultati relativamente piatti, restano ancora superiori del 15% rispetto a quello del 2008 e del 75% superiori rispetto a quelli del decennio precedente. Questo balzo quadriennale della spesa è stato finanziato con $5 bilioni di aumento del debito nazionale. E questa si chiamerebbe austerità?

Il tipo di austerità che attira l'attenzione quotidiana della stampa di tutto il mondo è quella promossa dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale. Questo approccio "austero" prevede tagli ai servizi pubblici ed aumenti delle tasse in modo da rimborsare, a tutti i costi, i creditori corrotti del governo. Questo approccio pro-bankster, esasperato dai media, non fa altro che generare manifestazioni di piazza violente.

Gli economisti della scuola austriaca rifiutano sia l'approccio keynesiano sia quello tutto-tasse del FMI. Anche se gli "austriaci" vengono spesso soprannominati "austerici," essi sostegno un'austerità vera. Quest'ultima comporta il taglio dei bilanci pubblici, riducendo stipendi, benefici salariali e prestazioni pensionistiche. Comporta anche la vendita di beni pubblici ed il ripudio del debito pubblico. Invece di aumentare le tasse, l'approccio austriaco sostiene una diminuzione delle tasse.

Nonostante tutto il trambusto in paesi come la Grecia, non c'è stata affatto austerità... tranne che nei paesi dell'Europa orientale. Ad esempio, la Lettonia è il paese più austero dell'Europa e anche una delle economie in più rapida crescita. L'Estonia ha attuato una politica di austerità che è dipesa in gran parte da tagli agli stipendi statali. Al contrario, non c'è un'austerità significativa nella maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale o negli Stati Uniti. Come spiega il professor Philipp Bagus: "Il problema dell'Europa (e degli Stati Uniti) non è troppa austerità, ma troppo poca — o una sua assenza."

Austerità vera significa vivere secondo uno stile di vita molto limitato. L'esempio migliore è il monaco che vive mangiando lo stretto necessario per sopravvivere, che indossa abiti semplici, che possiede una mobilia costituita da pochi pezzi, e che utilizza solo gli utensili necessari. I suoi giorni sono caratterizzati da lunghe ore di lavoro e di preghiera, senza tempo libero da dedicare a hobby o ad altre attività di svago.

L'austerità applicata ad un intero paese non deve necessariamente essere così dura e ascetica. Significa semplicemente che il governo deve vivere all'interno dei propri mezzi.

Se il governo dovesse adottare uno stile di vita come il "monaco libertario" di sopra, allora dovrebbe ridurre semplicemente le spese per la difesa, senza eserciti permanenti e armi nucleari. Il debito nazionale verrebbe totalmente ripudiato. Ciò comporterebbe alcune difficoltà di breve periodo, anche se la prosperità di lungo periodo sarebbe maggiore.

In realtà, l'austerità tipica non è poi così severa. I dipendenti del governo vedrebbero tagli a salari, benefici salariali e prestazioni pensionistiche, misure necessarie per equilibrare il bilancio. I maggiori tagli cadrebbero su politici, nominati e burocrati di alto livello. Dato che tali riduzioni arriverebbero quando la maggior parte della popolazione si troverebbe a dover affrontare tagli e difficoltà, e dato che i dipendenti pubblici sono in genere molto ben compensati, non è irragionevole aspettarsi che loro sopportino la maggior parte del carico di una politica di austerità.

Un settore particolarmente adeguato per i tagli è la regolamentazione del governo. Quest'ultima è un onere sui contribuenti, scoraggia l'imprenditorialità e ci rende meno sicuri. Un recente studio empirico ha scoperto che la regolamentazione è estremamente costosa e che "l'eliminazione del posto di lavoro di un unico regolatore farebbe crescere l'economia americana di $6.2 milioni e creerebbe quasi 100 posti di lavoro nel settore privato ogni anno."

L'austerità vera funziona meglio con tagli fiscali. Per aiutare la crescita bisogna comprendere che alcune imposte sono molto scoraggianti per la produzione. I tagli fiscali su investimenti e capitali stimolano l'attività economica e la produttiva.

Gli aumenti delle imposte suggeriti dal FMI non hanno alcun senso. In tempi duri, le politiche di governo dovrebbero essere guidate dall'idea di aumentare la produzione, non renderla più onerosa tramite tasse più alte. Un po' come se il nostro monaco asceta costringesse i cittadini comuni a seguire i suoi doveri e oneri.

Il presidente Obama ha anche suggerito una maggiorazione delle imposte (di nuovo), proponendo di rimuovere le "agevolazioni fiscali" per i pensionati ricchi. Questo sarebbe il primo passo verso un raid nei nostri conti IRA. Alcuni hanno persino suggerito che "l'austerità" dovrebbe estendere le tasse agli enti di beneficenza e alle organizzazioni no-profit ed altri hanno suggerito di togliere loro le esenzioni fiscali, che non rappresenterebbe altro che un aumento sottobanco delle tasse. Questi sono alcuni dei suggerimenti più stupidi, soprattutto nelle crisi economiche, e non rappresentano affatto un'austerità vera.

L'austerità non significa, per esempio, tagli di bilancio che eliminerebbero la raccolta dei rifiuti o il licenziamento dei vigili del fuoco, lasciando intatti l'esercito, l'istruzione e lo stato spione. Questa è solo una forma di estorsione che non risolve il problema. Rivela solo la vera natura e gli intenti di chi lavora nel governo.

Lo stimolo keynesiano non funziona. Neanche l'approccio del FMI funziona. Solo l'austerità vera funziona. Questo significa tagliare i redditi, i benefici salariali e le prestazioni pensionistiche dei dipendenti pubblici. Questo da solo dovrebbe incoraggiarli ad avere una nave più piccola in futuro. Licenziare i regolatori, eliminare i regolamenti, tagliare le tasse e vendere gli asset del governo sarebbero tutte strategie utili nel processo di ripresa.

Il presidente Obama e il Congresso dovrebbero darsi da fare per decidere ciò che è meglio per l'economia e la popolazione americana, invece di arricchire se stessi e coloro che mangiano nella mangiatoia pubblica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli