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High-Level NSA Whistleblower Says Blackmail Is a Huge – Unreported – Part of Mass Surveillance

Deep Politics Monitor - Lun, 21/07/2014 - 13:21
by WashingtonsBlog - July 21, 2014  The Untold Story In the NSA Spying Scandal: Blackmail It is well-documented that governments use information to blackmail and control people. The Express reported last month: British security services infiltrated and funded the notorious Paedophile Information Exchange in a covert operation to identify and possibly blackmail establishment figures, a Home

La manipolazione del prezzo dell'oro non avrà ripercussioni

Freedonia - Lun, 21/07/2014 - 10:10
«Due settimane fa, quando è uscita la notizia del primo caso confermato di manipolazione dei prezzi dell'oro (perché nonostante tutti gli "scettici" sostenessero il contrario, e cioè che ogni altra classe di asset poteva essere sistematicamente manipolata, ma non l'oro, giammai l'oro, si è invece scoperto che -- sì -- anche il prezzo dell'oro è stato manipolato), avevamo detto che questo sarebbe stato solo il primo di molti casi simili (e molto diversi) presentati alla popolazione. Oggi, tramite il Financial Times, apprendiamo solo una minuscola frazione di ciò che potrebbe saltare fuori da questo articolo: "Trading to influence gold price fix was ‘routine’." Approviamo la supervisione editoriale che ha preferito la parola "influenzare" a "manipolare" -- trasmette al lettore sensazioni molto più... distaccate.»

~ Gold Price Manipulation Was "Routine", FT Reports, Zero Hedge, 3 giugno 2014.
___________________________________________________________________________________


di Greg Canavan


Che si tratti di una coincidenza o no, non lo sappiamo, ma l'oro è rimasto molto tranquillo sin da quando lo scorso aprile Deutsche Bank ha lasciato la propria posizione nel London gold fixing panel.

Prima di ciò, i regolatori stavano indagando su questo London gold "fix"... e qualcosa puzzava.

Il London gold fix è un processo mediante il quale cinque banche di investimento impostano (errr... aggiustano) il prezzo dell'oro due volte al giorno a Londra. E' andato avanti così sin dal 1919, quando N.M. Rothschild controllava il processo.

Ma a gennaio la Deutsche Bank ha annunciato che avrebbe abbandonato la sua posizione (sotto la pressione del regolatore finanziario tedesco). Si sperava che avesse venduto la sua posizione ad un altro player, ma stranamente nessuno era interessato. Di conseguenza a fine aprile ha lasciato il suo posto con un preavviso di due settimane.

Allo stesso tempo la Deutsche si è dimessa anche dal silver fix. Poiché la correzione quotidiana del prezzo dell'argento aveva solo tre partecipanti, questa mossa ha effettivamente ucciso il processo di fissaggio dei prezzi. La correzione del prezzo dell'argento, che ha avuto inizio nel 1897, cesserà ad agosto di quest'anno.

Quindi qui abbiamo un player importante che esce da una posizione apparentemente venerabile. Poi, poche settimane più tardi, la Financial Services Authority (FSA) del Regno Unito ha multato Barclays Bank per un ammontare di £26 milioni per aver manipolato il processo del gold fix. Naturalmente questo è stato solo un incidente isolato, e la FSA ha anche multato un "trader ombra" di Barclays per un ammontare di £96,000 per aver preso parte alla manipolazione.

Forse è per questo che il prezzo dell'oro è stato molto tranquillo in queste ultime settimane. I manipolatori sanno che i regolatori stanno guardando. Ognuno si sta comportando "bene", ma non durerà a lungo.

La multa a Barclays per aver manipolato il gold fix, evidenzia che razza di racket degenere sia diventato l'intero sistema finanziario. E' un grande modello di business per le banche e gli stati. Ecco come funziona:

I governi e le banche centrali assicurano una costante politica di inflazionismo e di denaro facile... il quale fluisce nelle grandi banche commerciali prima che arrivi a chiunque altro nell'economia. Questo fiume di denaro è sicuro che corromperà anche il cittadino più onesto, perché quando si tratta di soldi se ne può sempre avere di più, giusto?

E' ovvio poi che in un tale sistema si avranno errori di giudizio, mancanza di supervisione, inganno e corruzione. Ma le autorità di regolamentazione cercano di fermare tutto ciò?

No, impongono solo multe per ottenere la loro parte. Le multe non scoraggiano il comportamento negativo; sono solo un costo del fare business.

Nel 2013 la FSA ha incassato quasi £500 milioni... finora è arrivata a £141 milioni.

Secondo l'analisi del Financial Times, le banche d'investimento globali hanno pagato $100 miliardi per vertenze giuridiche dopo la crisi finanziaria del 2008. Eppure nessun dirigente di una qualsiasi grande banca ha avuto a suo carico accuse penali.

Il nostro insegnante di economia al liceo una volta ci disse: "Ragazzi, se state pensando di entrare nel business della criminalità, fate il lavoro dei colletti bianchi. Ci andranno leggeri se vi coglieranno in fallo." Aveva fatto centro... più di quanto avrebbe pensato al momento.

I regolatori non sono interessati alle accuse penali. Non sono interessati a scoraggiare tale comportamento. Sono interessati a prendere la loro parte ed a mandare avanti il gioco. E' uno sporco racket e siete voi che ne state pagando il prezzo.

Date un'occhiata alla storia di Barclays. La recente multa per il gold fixing fa riferimento al 2012, pochi giorni dopo che la stessa banca ha ricevuto una multa record per la manipolazione del tasso di interesse "Libor". Ora i dirigenti della banca sono sotto investigazione da parte del Serious Fraud Office del Regno Unito, per affari sporchi in Qatar nel corso del 2008. Ma che bella banca che è Barclays!

Non aspettatevi che queste cose si fermino qui. E' quello che succede nelle ultime fasi del capitalismo clientelare. I critici sono pronti a sottolineare come il capitalismo sia il problema. Non è così.

Il problema principale è la manipolazione costante del tasso di interesse. Mantenendo i tassi al di sotto del "tasso naturale" (il tasso di libero mercato in cui si incrociano le esigenze dei risparmiatori e degli investitori) per un periodo di tempo prolungato, si vengono a creare distorsioni su grande scala; non c'è, quindi, una sana correzione degli errori accumulati.

Nel frattempo, i banchieri si comportano male ed i regolatori tassano questo comportamento (ma non lo scoraggeranno). Questa situazione porterà ad un maggiore risentimento e ad una la lotta di classe. Gli estimatori di Thomas Piketty e dei suoi schemi marxisti di ridistribuzione della ricchezza guadagneranno trazione, e la ricchezza reale diminuirà ulteriormente poiché i produttori verranno tassati a morte.

Tornando alla manipolazione dell'oro, stiamo asisstendo all'inizio della fine di un'epoca a Londra. Il Financial Review riporta oggi che:

La Cina ha avvicinato banche estere e produttori di oro affinché partecipino insieme ad un gold exchange mondiale a Shanghai, hanno riferito persone vicine alla vicenda. Il più grande produttore e importatore mondiale del metallo giallo cerca una maggiore influenza sulla determinazione dei prezzi.

La scorsa settimana lo Shanghai Gold Exchange (SGE) ha ottenuto il via libera dalla banca centrale per lanciare una piattaforma di trading globale, una mossa che potrebbe sfidare il predominio di New York e di Londra nel commercio dell'oro e nella determinazione dei prezzi.
Questa è una grande impresa, e ci vorrà un po' di tempo. Ma se la Cina può garantire un processo di prezzaggio più trasparente rispetto a Londra, sarà sulla buona strada per usurparne il posto come centro importante di commercio di oro. L'altra grande sfida per la Cina è quella di proteggere i diritti della proprietà privata.

I grandi detentori di oro (pensate ai sauditi) sono felici di lasciare il loro oro a Londra, perché il Regno Unito è sicuro (è un'isola ed è difficile da invadere) e sanno che le autorità non confischeranno il loro oro. Ha una lunga storia di protezione della proprietà privata.

I sauditi si sentirebbero sicuri a lasciare il loro oro sul continente cinese? Non adesso. Ma la Cina può sgretolare il vantaggio competitivo del Regno Unito promulgando leggi sui diritti di proprietà e sostenendole in tutte le circostanze.

Per lo meno la Cina vuole sviluppare un hub di trading asiatico per il metallo prezioso, così come per altre materie prime di cui è grande consumatrice. Strappare una parte di questo ruolo a Londra dovrebbe migliorare la trasparenza dei prezzi e del business. Quando si tratta di hub di trading, la liquidità genera altra liquidità e potrebbe presto dominare il mercato, trasformando Londra in una semplice unità di immagazzinamento... non è un business molto redditizio.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Commenti liberi

Luogocomune.net - Lun, 21/07/2014 - 09:30
Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

(in realtà si è aperta una lunga discussione sugli UFO).

Il padre fondatore del capitalismo clientelare

Von Mises Italia - Lun, 21/07/2014 - 08:00

Non appena il governo federale annunciò il suo (iniziale) salvataggio dei plutocrati di Wall Street, immettendo un trilione di dollari “nel sistema”, i difensori dell’iniezione di liquidità tirarono fuori ciò che apparentemente credevano fosse la loro arma segreta: il mito di Alexander Hamilton come presunto inventore del capitalismo americano. Costoro dichiararono che Hamilton avrebbe approvato detta modalità d’intervento. Caso chiuso. Come potrebbe una persona qualsiasi sindacare “l’architetto dell’economia americana”?

Forbes.com pubblicò immediatamente un articolo intitolato “Alexander Hamilton contro Ron Paul” per far passare il concetto che le critiche libertarie mosse all’iniezione di liquidità dovessero essere estromesse dal dibattito, dato che Hamilton fu un così grande statista, se confrontato con il parlamentare Paul e i suoi sostenitori. La versione on line del Wall Street Journal seguì di lì a poco con un pezzo a firma dello storico dell’economia John Steele Gordon in cui si affermava che il nostro vero problema era rappresentato da un settore bancario non abbastanza centralizzato; auspicava un supervisore/regolatore del mercato finanziario; supportava l’iniezione di liquidità; e, ancor più importante, accusava dell’attuale crisi economica… Thomas Jefferson! Jefferson si oppose alla prima banca centrale americana, la banca degli Stati Uniti voluta da Hamilton, ed era un difensore della moneta metallica. È questo tipo di libertarismo e pensiero affine al libero mercato, a detta di Gordon, ad essere la causa dell’attuale crisi.

Ciò che tutta questa convulsa idolatria dimostra è come il mito di Alexander Hamilton rappresenti, in realtà, la prima pietra del sistema americano del capitalismo clientelare finanziato da un enorme debito pubblico e dalla contraffazione legalizzata tramite il sistema bancario centrale. È questo sistema la vera causa dell’attuale crisi – contrariamente ai falsi proclami emessi da Forbes.com e dal Wall Street Journal.

Noi viviamo nella “repubblica di Hamilton”, come ha affermato orgogliosamente lo scrittore Michael Lind. Una volta, George Will scrisse che agli americani può piacere citare Jefferson, ma viviamo nel paese di Hamilton. Tutto vero, ma “non è tutto oro quel che luccica”, come invece  personaggi del calibro di Lind, Will ed altri vorrebbero farci credere. Anzi, semmai vale l’esatto contrario, come argomento nel mio nuovo libro “Hamilton’s Curse: How Jefferson’s Archenemy Betrayed the American Revolution — And What It Means for America Today.”.

Il vero Hamilton

Hamilton era il leader intellettuale del gruppo di uomini che, al tempo dei Padri Fondatori, miravano ad importare in America il sistema di governo mercantilista ed imperialista di stampo britannico. Fintanto che essi si trovarono dalla parte dei “pagatori” del mercantilismo e imperialismo britannici, essi si opposero e  combatterono persino una guerra contro di essi. Ma stare dal lato di chi “raccoglie” era tutta un’altra cosa. È una pacchia essere il re, come direbbe Mel Brooks.

Fu Hamilton a coniare la frase “il sistema americano” per descrivere la sua politica economica di welfare corporativo, tariffe protezioniste, banca centrale e grande debito pubblico, sebbene i suoi discendenti politici, il partito Whig di Henry Clay, resero celebre lo slogan. Hamilton non era ben istruito circa l’economia dei suoi tempi, come affermato da scrittori quali John Steele Gordon. A differenza di Jefferson ,che aveva letto, compreso e supportato le idee economiche di libero mercato di Adam Smith, David Ricardo, Jean-Baptiste Say (invitato da Jefferson all’università della Virginia), Richard Cantillon e Turgot (un busto che lo raffigura si trova ancora all’ingresso della residenza del Monticello), Hamilton  le ignorava o ne era completamente all’oscuro. Al contrario, egli incarnò i miti e le superstizioni mercantiliste inventati dagli apologeti dello Stato mercantilista britannico, quali Sir James Steuart.

Hamilton caldeggiò la causa di un grande debito pubblico – dallo stesso definito “una benedizione pubblica” – non per accreditare governo degli Stati Uniti né per finanziare qualsivoglia progetto particolare di opere pubbliche, bensì per l’idea machiavellica di legare gli interessi dei più facoltosi allo Stato: egli credeva che, essendo detentori di obbligazioni governative, si sarebbero supportati tutti i suoi grandiosi piani per una pesante tassazione ed un governo molto più invasivo di quello a cui si faceva riferimento nella Costituzione. Aveva ragione. Costoro, insieme alle banche di investimento di Wall Street che avevano immesso sul mercato le obbligazioni governative, hanno sempre fornito un supporto politico effettivo alla causa di un più grande governo e tasse più pesanti. Questo è il motivo per cui le banche di investimento di Wall Street si trovavano in prima linea a caldeggiare le immissioni di liquidità, amministrate da un compagno di merende delle loro banche di investimento, il Segretario del Tesoro Paulson.

Hamilton sostenne un grande esercito permanente non perché temesse un’invasione da parte della Francia o dell’Inghilterra, ma perché capì che i monarchi europei avevano usato tali eserciti per intimidire i loro stessi cittadini quando si doveva procedere alla riscossione delle tasse. A riprova di ciò, basti pensare che Hamilton  guidò personalmente qualcosa come 15000 coscritti in Pennsylvania dell’Ovest (con George Washington) allo scopo di reprimere la famosa rivolta del whiskey. Egli fu infine messo in carica dell’intera spedizione e radunò due dozzine di oppositori alla tassa, pretendendone l’impiccagione. Tuttavia, questi vennero tutti assolti da George Washington, provocando in Hamilton un sommo dispiacere.

In una pubblicazione intitolata “Una storia della banca centrale in America” (“A History of Central Banking in America”), la Fed etichetta orgogliosamente Hamilton quale suo padre fondatore, vantandosi delle abilità di quest’ultimo al punto da fargli ricoprire persino la carica di presidente della Fed. La First Bank degli Stati Uniti, a cui si opposero Jefferson e Madison, causò il 72 percento di inflazione nei suoi primi cinque anni di operatività, come scrisse Murray Rothbard in A History of Money and Banking in the United States. Nel 1811 non le fu rinnovato il mandato, venendo tuttavia “riesumata” dal Congresso nel 1817, creando il primo ciclo di boom-and-bust americano, che portò al Panico del 1819 – titolo di un altro dei grandi lavori di Rothbard sulla storia economica americana.

Dopo aver generato per anni corruzione politica ed instabilità economica, la banca di Hamilton vide la fine dei suoi giorni negli anni ’40 del XIX secolo, per merito del presidente Andrew Jackson, il quale diede vita al ventennio che va sotto il nome di era del “free banking”. Il sistema bancario centrale di stampo hamiltoniano fu riportato in auge una volta ancora negli anni ’60 dello stesso secolo con i National Currency Acts. Questo è un importante motivo per cui alcuni storici hanno etichettato i decenni del dopoguerra (NdT: guerra di secessione, o, meglio, guerra per l’indipendenza del Sud, come specificato nell’articolo “Il vero Lincoln e le bugie di Spielberg, I parte, di Damiano Mondini) come un periodo di “egemonia hamiltoniana”.

Quando Anna Shwartz, Micheal Bordo e Peter Rappaport esaminarono, in una pubblicazione accademica, questo precursore della Fed, conclusero che quella fu un’era caratterizzata da “instabilità monetarie e cicliche, quattro “corse agli sportelli” bancari, frequenti crisi della borsa ed altre anomalie finanziarie” (cfr. il paper in Claudia Goldin ed., Strategic Factors in Nineteenth-Century Economic Growth). Naturalmente, la risposta del governo a tutto questo panico economico ed instabilità causati dal sistema bancario centralizzato fu di creare un sistema bancario ancora più centralizzato con il Federal Reserve Act.

Hamilton è forse meglio conosciuto tra gli economisti per il suo Report on Manufactures. William Graham Sumner, nella sua biografia su Hamilton del 1905, affermò che il report di Hamilton sosteneva “il vecchio sistema del mercantilismo di scuola inglese, rigirato ed aggiustato alla situazione degli Stati Uniti”. Thomas Jeffesron scrisse inoltre che gli “schemi” di Hamilton per il protezionismo, il welfare corporativo ed il sistema bancario centrale erano “i mezzi con cui il corrotto sistema di governo britannico poteva essere introdotto negli Stati Uniti”: aveva ragione.

Sumner scrisse che la reputazione di Hamilton di grande esperto di economia e finanza è stata enormemente esagerata; aggiungendo, inoltre, che il pensiero economico di Hamilton era caratterizzato da “confusione e contraddizioni” e lo stesso era “offuscato dalle nebbie del mercantilismo”. Sfortunatamente per noi, notò Sumner, tutte le cattive idee di Hamilton “fornirono un arsenale ben accolto dai politici” che gli succedettero.

All’assemblea costituente Hamilton propose di istituire un presidente permanente che avrebbe potuto incaricare tutti i governatori degli Stati e dotato di potere di veto su tutte le legislazioni statali. I suoi oppositori, correttamente, interpretarono tale proposta come un’anticamera della monarchia e, peggio ancora, una monarchia basata sul mercantilismo. La ragione per consolidare tutto il potere politico prima nel governo centrale e poi nelle mani di un solo uomo – il presidente permanente – andava ricercata nell’idea di un impero mercantilista americano, pianificato centralmente e controllato senza troppi oppositori, come i manifestanti contro le tasse o i liberoscambisti che risiedevano nei vari Stati. Hamilton (e i suoi eredi politici) compresero che una uniformità nazionale forzata è l’unica strada percorribile in cui tale schema di pianificazione centrale avrebbe potuto funzionare. I socialisti del XX secolo lo compresero altrettanto bene.

Il mercantilismo di Hamilton è essenzialmente il sistema economico e politico sotto il quale gli americani hanno vissuto per diverse generazioni fino ad oggi: un presidente – come un re – che governa per mezzo di “ordini esecutivi” ed ignora qualsiasi vincolo costituzionale ai suoi poteri*; dei governi statali più simili a marionette nelle mani del governo centrale; un welfare corporativo fuori controllo, specialmente alla luce del più recente oltraggio, il plutocrate progetto di legge per il salvataggio di Wall Street; un debito nazionale di 10 mila miliardi di dollari (70 miliardi di dollari, se si considerano le passività del governo non finanziate); un perpetuo ciclo di boom-and-bust causato dagli pseudo maghi di Oz pianificatori centrali della Fed; una costante aggressione militare in giro per il mondo che sembra solo favorire appaltatori della difesa ed altri beneficiari dell’apparato militare; e più di metà della popolazione comprata con sussidi di ogni genere immaginabile per supportare la crescita senza fine dello Stato. Questa è la maledizione di Hamilton scagliata sugli Stati Uniti, una maledizione che deve essere esorcizzata se si vuole avere una qualsivoglia speranza di resuscitare la prosperità e la libertà americane.

Articolo di Thomas J. DiLorenzo su Mises.org

Traduzione di Adriano Gualandi

Adattamento a cura di Antonio Francesco Gravina

Note

Si fa riferimento qui alla Costituzione degli Stati Uniti. Essa, infatti, è nata cercando di limitare il potere dello Stato (http://catallaxyinstitute.wordpress.com/2013/08/09/obama-le-disuguaglianze-e-lidea-stessa-dellamerica/). La costituzione italiana è invece intrisa di positivismo giuridico, come nota Giovanni Birindelli nei suoi articoli (p.e., http://catallaxyinstitute.wordpress.com/2013/07/11/la-cultura-del-privilegio-non-e-altro-che-la-cultura-della-legalita/)

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Was the Shootdown of the Passenger Jet Over Ukraine a False Flag?

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Nigel Farage: "I mean it’s like good old Soviet times”

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Sprechi, Sprechi e Null'altro

Freedonia - Ven, 18/07/2014 - 10:09




di Francesco Simoncelli


Prendere spunto dalle situazioni che circondano la nostra vita è quella fonte inesauribile di ispirazione che permette ai prasseologi di occuparsi delle azioni umane che caratterizzano la nostra società. Sicuramente, o per meglio dire, quasi sicuramente, la prerogativa di qualsiasi essere umano è quella di massimizzare quelle due componenti che più ha a cuore: tempo ed efficienza. Non è certo un capriccio. Nel corso dei secoli la volontà umana è stata caratterizzata dalla necessità di soddisfare i propri desideri. Raggiungere questo scopo ha permesso di dare i natali a tutte quelle migliorie che hanno scandito il progresso ed il successo del genere umano. Consentire la realizzazione e proteggere tale processo è stata una delle priorità degli individui.

Infatti, se una determinata cosa o percorso ha la tendenza a migliorare la nostra vita, perché abbandonarlo o sabotarlo? In questo processo l'efficienza ed il tempo giocano un ruolo predominante: minore è il tempo impiegato nella realizzazione di quei prodotti che andranno a soddisfare i desideri degli individui, maggiore sarà la remunerazione e la probabilità di progredire nel campo in questione. Maggiore sarà l'efficienza con cui verranno realizzati quegli elementi che andranno a soddisfare i desideri degli individui, maggiore sarà il grado di specializzazione con cui verranno creati e minore sarà la possibilità di incappare in errori.

In questo contesto il calcolo economico scevro da influenze destabilizzanti, rappresenta un imperativo imprescindibile da cui partire. Tutti gli strumenti insiti nel suo corretto svolgimento, devono essere puramente accompagnati da fondamentali economici veicolanti segnali di mercato il più vicino possibili alla realtà. Di conseguenza il fallimento non è un evento da cui rifuggire ad ogni costo, bensì un monito di fronte al quale cercare di operare nel modo più affine possibile a ciò che desiderano le forze di mercato.

Cercare di mantenere in una vita artificiale entità in disaccordo con le forze di mercato, costringe un'allocazione errata delle risorse scarse presenti sul mercato. La vita artificiale presuppone, infatti, la preclusione di risorse di capitale ed umane nelle mani di quelle attività che più soddisferebbero i desideri degli individui o che sarebbero nate a seguito della scomparsa di quelle fallite.

L'apparato statale, purtroppo per noi, rappresenta il più grande elargitore di vita artificiale a fini clientelari. Sebbene possano esistere degli investimenti presumibilmente produttivi con una certezza quasi tangente alla sicurezza, poiché presi in alta considerazione dalla maggior parte delle persone la maggior parte del tempo, lo stato è riuscito a trasformare anch'essi in un'orgia di azzardo morale e spese sconsiderate. L'apparato statale tende ad essere un predatore il più silenzioso possibile, ed è ben noto per non fare prigionieri. E' alla stregua di un coyote affamato: quando non trova di che cibarsi, inizia a mangiare sé stesso. Non fidatevi dei riformatori, nessuno potrà mai riformare quella grande regola enunciata da Frederic Bastiat: "Lo stato è quella grande illusione dove tutti cercano di vivere a spese di tutti."

Infatti lo stato è riuscito a corrompere il sistema sanitario a tal punto, da renderlo uno dei più grandi pachidermi burocratici/clientelari/spendaccioni che sia mai esistito. Insieme alla Previdenza Sociale, il SSN sarà l'innesco per la detonazione finale di tutti gli errori finora commessi e mai corretti. In Italia le spese del sistema sanitario ammontano a circa €100 miliardi annui, con una spesa pro-capite che ammonta a circa €1,800. Un esborso non indifferente se pensate alla qualità che viene resa al contribuente (per non parlare delle spese aggiuntive che bisogna sopportare quando ci si rivolge al settore privato). Negli anni l'aumento perenne dei costi sanitari ha rappresentato un fardello gravoso sulle spalle del contribuente, il quale è stato soverchiato dalla comparsa di una selva intricata di nuove tasse facenti riferimento al SSN.

In questo periodo stiamo raggiungendo a passi spediti il punto di saturazione, con debiti irrimediabilmente impagabili ed una propaganda incentrata sulla levitazione della spesa sanitaria. Da investimento potenzialmente proficuo, la sanità è diventata una dolina per le risorse scarse che vi vengono convogliate, assicurando all'apparato statale quel "vizio" a cui ha ceduto per tutto questo tempo: prendere in prestito a lungo termine e spendere a breve termine.

Ma se le soluzione che sono state calate costantemente dall'alto hanno dato prove di essere dei fallimenti sequenziali, per non provare l'opposto? Perché concentrarsi sempre e comunque nel fare la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso? Lo stato sottomette l'efficienza ai suoi scopi clientelari, e questo significa che mette in secondo piano anche le cure erogate. Non bisogna gridare allo scandalo davanti al fallimento, né richiedere maggiore presenza dell'ingerenza statale, bensì prendere atto di come le scelte del passato siano state sbagliate e ritornare in carreggiata permettendo alle risorse (materiali ed umane) di andare laddove se ne richiede la presenza più urgentemente. La via da intraprendere per migliorare il settore sanitario, è senza dubbio quella che passa da una deregolamentazione del settore sanitario/medico e dall'abolizione delle restrizioni che frenano l'ingresso di nuove figure in questo mercato.

A questo proposito mi piacerebbe portare come esempio il caso della Germania. Negli ultimi 20 anni il modello tedesco ha prediletto una struttura di erogazione del servizio sanitario orientata al settore privato, dove la ricerca del profitto ha stimolato un accrescimento dell'efficienza, della qualità ed un controllo dei costi. Sebbene sappiamo sin dal 1776, anno in cui Adam Smith pubblicò The Wealth of Nations, che la ricchezza delle nazioni si basa sul libero commercio e su tasse basse, e non su opere finanziate dal clientelismo dello stato, siamo un popolo lento ad apprendere: nel campo sanitario, in Italia solo il 25% di tutte le prestazioni viene fornita da privati.

In Germania esistono circa circa 2,100 ospedali i quali si possono dividere in tre categorie: privati a scopo di lucro, privati non a scopo di lucro, pubblici. Dando per scontato la comprensione della natura di questi ultimi, i primi due fanno riferimento a strutture totalmente private (gli ospedali non a scopo di lucro sono spesso posseduti da organizzazioni religiose). Il sistema di finanziamento passa attraverso un canale duplice: per le infrastrutture c'è l'erogazione di fondi prelevati dalla fiscalità generale, mentre i costi operativi sono sovvenzionati dai singoli pazienti. Sebbene il sistema si appoggi ancora allo stato, il ruolo di quest'ultimo non è preponderante come ci si aspetterebbe, lasciando al paziente la facoltà di scelta sul dove essere curato. In questo modo gli ospedali devono competere per ottenere la fiducia e la rispettabilità dei pazienti, altrimenti finirebbero in bancarotta. Quindi lo spazio per gli errori è davvero ristretto, e farne uno significherebbe intraprendere successivamente un duro percorso di riabilitazione agli occhi dei consumatori delle prestazioni mediche.

Il settore privato ha accettato la sfida e negli ultimi decenni si è mosso per aumentare l'efficienza nelle prestazioni mediche, mentre il settore pubblico, a causa delle sue inefficienze intrinseche, è stato costretto a cedere il passo. Di conseguenza non ha potuto far altro che privatizzare (o privatizzare almeno in parte) quegli istituti sanitari che in precedenza aveva sotto la sua ala. Negli ultimi 20 anni il numero degli ospedali a scopo di lucro è pressoché raddoppiato, mentre quelli pubblici sono dimezzati. E tutto ciò non ne ha inficiato la qualità del servizio, poiché è sottoposto a regole stringenti sulla trasparenza. La loro ricerca del profitto, quindi, permette di soddisfare adeguatamente il volere principale di quei consumatori che si rivolgono a questi ospedali privati: curare il paziente. L'esempio tedesco vuole semplicemente mostrare al lettore come la competitività, la soddisfazione dei desideri degli consumatori ed il libero accordo tra attori economici genera prosperità all'interno della società.

Chiunque voglia mettere le mani sulla sanità per permettere un cambiamento dovrebbe tener nota della Germania e di come il laissez-faire produca quell'agognato benessere di cui i pianificatori centrali amano riempirsi la bocca... ma solo a parole. Essi, invece, tendono a difendere strutture di produzione che garantiscano ai loro protetti un privilegio a scapito del resto della popolazione e soprattutto a spese del contribuente. Difendono queste posizioni di privilegio sventolando il feticcio del duro lavoro immesso da coloro che operano nell'attività in questione. Illustrano scenari apocalittici in cui il servizio offerto scomparirebbe magicamente dalla faccia della terra, come se coloro che fino al giorno prima lo svolgevano di colpo facessero tabula rasa delle proprie competenze e conoscenze.

Nel 1871 Carl Menger pubblicò il libro Principi di Economia, in cui smentiva tutti quegli economisti neoclassici (tra cui Marx) che ritenevano il lavoro come la quintessenza del valore di un determinato bene o servizio. I pianificatori centrali hanno pensato che, essendo la sanità una componente altamente importante nella vita degli individui, potevano gozzovigliare a loro piacimento in questo settore senza conseguenze significative. Non è così. Perché? Perché non esistono pasti gratis ed il valore non è qualcosa di oggettivo e misurabile. Le persone cambiano idea. Quando i consumatori tolgono il loro voto (es. denaro) da questa o quella attività e smettono di finanziarla, il suo destino è segnato se non riesce a reinventarsi ed a soddisfare i loro desideri. Che si tratti di pianificazione centrale o libero mercato, le forze di mercato sono inesorabili. In un modo o in un altro prevalgono sempre, facendo emergere "vincitori" e "vinti".

Lasciarle agire senza ostacoli non comporta conseguenze negative per la società, ma solo per coloro che non soddisfano i desideri degl iattori economici o commettono errori su errori di calcolo economico. Se invece le si tenta di arginare, le conseguenze per tutta la società saranno tanto ampie quanto più si è tentato di sopprimerle.


Il ciclo naturale: IV parte

Von Mises Italia - Ven, 18/07/2014 - 08:00

IV. Le aspettative come ponte ‘austriaco’: imprenditorialità e imitazione in Schumpeter

 

Il percorso intellettuale ed umano di Joseph A. Schumpeter è sicuramente tra i più interessanti nell’ambito della storia del pensiero economico. Gli studiosi si sono soffermati, non certo a torto, soprattutto sugli elementi di discountinuità tra il suo pensiero e la tradizione austriaca[24], enfatizzando invece le sue affinità con la riflessione tedesca. Noi invece cercheremo di far emergere alcuni elementi dell’analisi schumpeteriana in grado di completare, piuttosto che di contraddire, la teoria austriaca del ciclo economico. Per far ciò non possiamo tenere conto semplicemente dell’analisi ciclica sviluppata in Schumpeter (1939, 1964); è invece necessario risalire ad alcuni punti chiavi evidenziati in Schumpeter (1911).

L’elaborazione di una compiuta analisi del ciclo economico è un processo che si compie in Schumpeter in trent’anni di riflessione teorica. Sin dalla giovinezza egli ha a cuore la preoccupazione di sviluppare una teoria in grado di interpretare i processi economici reali tipici della dinamica capitalistica. Ma nella sua opera centrale della giovinezza, Theorie (1911)[25], l’accento non è ancora sulla dinamica ciclica. Egli si concentra sugli elementi in grado di generare sviluppo[26], ovvero «lo spontaneo ed improvviso mutamento nei canali del flusso, la perturbazione dell’equilibrio che altera e sposta lo stato di equilibrio precedentemente esistente»[27]. Ed egli individua nella funzione imprenditoriale, generatrice di innovazione, l’elemento chiave per lo sviluppo. Lo sviluppo generato da innovazioni sarà poi il fulcro della sua analisi ciclica nel 1939[28].

Lo sviluppo è il fatto essenziale della realtà capitalistica; ma da cosa esso è messo in moto? Da un’innovazione, intesa in senso più ampio di quello che generalmente noi attribuiamo a questo termine; l’innovazione è l’introduzione, discontinua, di «nuove combinazioni»[29]. L’innovazione non implica un cambiamento tecnologico in senso stretto, così come non implica necessariamente lo sfruttamento di risorse inutilizzate. Ma, se l’innovazione è il fattore che permette lo scaturire dello sviluppo, due soggetti fondamentali permettono all’innovazione stessa di divenire in essere; essi sono l’imprenditore e il banchiere. In particolare, l’imprenditore non è colui che inventa, non è necessariamente uno scienziato, ma colui che vede la possibilità di applicazione dell’invenzione al processo produttivo, permettendo dunque all’invenzione stessa di farsi innovazione (l’invenzione, di per sé, potrebbe essere assolutamente irrilevante ai fini dello sfruttamento economico).  Il banchiere, invece, è colui che permette all’imprenditore di ottenere i mezzi per la realizzazione dell’innovazione, avendo egli la funzione fondamentale di creare potere d’acquisto.

Tra Theorie e Business Cycles Schumpeter effettua un profondo cammino teorico e metodologico. Pur tenendo fermi alcuni punti saldi dell’elaborazione teorica precedente, egli matura una visione più complessa, in cui il ruolo delle innovazioni si svincola dall’azione imprenditoriale, vista l’evoluzione oligopolistica del sistema capitalistico, e diviene l’elemento centrale della dinamica ciclica.

Per Schumpeter l’andamento ondulatorio (ciclo) è la forma che lo sviluppo economico assume nell’era del capitalismo. Ma, presupponendo di partire da un qualsiasi punto di equilibrio statico, cosa mette in moto l’andamento ciclico? Schumpeter individua cause esterne e cause interne al sistema economico; a proposito delle prime (guerre, terremoti, ecc.) l’economista non può dire nulla, mentre le seconde sono proprio le innovazioni, che, essendo un elemento tipicamente economico, possono finire sotto la lente dello scienziato economico[30]. Schumpeter delinea la sua teoria del ciclo economico attraverso tre approssimazioni.

Per quanto riguarda la prima, supponiamo di partire da una situazione di perfetto equilibrio statico, in cui valgano le ipotesi di concorrenza perfetta, di costanza della popolazione, di assenza di risparmi e tutto il necessario per rispondere ai requisiti del flusso circolare[31] (una situazione di equilibrio siffatta è chiamata da Schumpeter «norma teorica»[32]). Si assume anche che, nel modello della società capitalistica, vi saranno sempre possibilità di nuove combinazioni e persone capaci e disposte a realizzarle (la motivazione è costituita dalla prospettiva del profitto).

Certuni, dunque, progettano e realizzano, più o meno celermente, dei piani di innovazione, associati con varie anticipazioni di profitto, e si predispongono per affrontare gli ostacoli connessi con cose nuove e sconosciute […] supponiamo che quell’uomo trovi una nuova impresa, costituisca un nuovo impianto e commissioni nuove attrezzature alle imprese esistenti. Quanto ai fondi necessari, se li fa prestare dalle banche. Ritira poi il denaro dal saldo monetario così ottenuto, sia per rilasciare assegni a coloro che gli forniscono merci e servizi, sia per disporre del liquido occorrente a pagare queste forniture. […] egli distoglie dalle precedenti destinazioni le quantità di beni di cui ha bisogno proprio mediante la sua domanda di beni d’investimento. Altri imprenditori lo seguono, e dopo di essi altri ancora in numero crescente, sulla strada dell’innovazione, che diventa sempre più facile per quelli che vengono dopo, grazie all’accumularsi delle esperienze e alla scomparsa degli ostacoli[33].

Cosa osserviamo nell’esplicarsi di quanto sopra esposto? In primo luogo, Schumpeter suppone che gli imprenditori spendano subito i loro depositi, eccetto una riserva minima. Secondo, non essendovi all’inizio risorse inutilizzate (per l’ipotesi del flusso circolare), i prezzi dei fattori di produzione aumenteranno, e così anche i redditi monetari e il tasso di interesse. Terzo, anche le entrate aumenteranno, in corrispondenza con le spese degli imprenditori in beni d’investimento, con quelle dei lavoratori, momentaneamente impiegati ad un salario più elevato, e con quelle di coloro che ricevono tutti quei maggiori pagamenti[34]. Tuttavia, fino a questo punto, è lecito supporre che ancora non ci sia un aumento della produzione[35]. Ciò è quanto accade fino a quando comincia a funzionare l’impianto del primo imprenditore[36].

Allora il quadro cambia. Le nuove merci – e cioè i nuovi beni di consumo – entrano nel mercato. Se tutto procede secondo le previsioni, vengono portate via immediatamente, proprio a quei prezzi ai quali l’imprenditore si aspettava di venderle […] Un flusso di entrate affluirà sul conto dell’imprenditore, a un saggio sufficiente per ripagare, nel corso della vita utile dell’impianto e delle attrezzature inizialmente acquistate, il debito totale contratto, più gli interessi, e per lasciare un profitto all’imprenditore. […] le nuove imprese, entrando in funzione una dopo l’altra e immettendo i loro prodotti nel mercato dei beni di consumo, aumentano la produzione totale dei beni di consumo […][37].

Tali nuove merci, secondo Schumpeter, entrano nel mercato ad un ritmo troppo sostenuto per essere assorbite senza scosse. In particolare, sono le vecchie imprese, le inseguitrici, che hanno davanti a loro diversi scenari possibili, non prospettabili secondo una regola fissa: alcune si inseriscono in nuovi scenari, altre muoiono non potendosi adattare, altre ancora cercano una razionalizzazione[38]. Tuttavia, anche il vantaggio competitivo dell’impresa trainante tende a smorzarsi, visto che, via via che i prodotti entrano sul mercato e i rimborsi dei debiti aumentano quantitativamente d’importanza, l’attività imprenditoriale tende a diminuire fino a scomparire del tutto[39]. Appena la spinta imprenditoriale cessa di agire, il che allontana il sistema dalla sua precedente zona di equilibrio, il sistema s’imbarca in una lotta verso un nuovo equilibrio. Vediamo quindi il primo delinearsi di uno schema ciclico[40].

Guardandone la struttura, si vede l’immagine di un particolare processo nel tempo, che evidenzia le relazioni funzionali tra le sue parti costitutive e che è autosufficiente sotto il profilo logico. Inoltre, questo processo di cambiamento o evoluzione economica procede per unità, separate una dall’altra da zone di equilibrio.
Ciascuna di queste unità, a sua volta, consiste di due diverse fasi, durante la prima delle quali il sistema si allontana da una posizione di equilibrio sotto la spinta dell’attività imprenditoriale, mentre durante la seconda si avvicina a un’altra posizione di equilibrio. Ciascuna di queste due fasi è caratterizzata da una particolare sequenza di fenomeni. E’ sufficiente che il lettore pensi a quali sono questi fenomeni, per scoprire che sono esattamente esprimibili con i termini «prosperità» e «recessione»: nel suo funzionamento, il nostro modello riproduce proprio la sequenza di eventi osservati nel corso di quelle fluttuazioni della vita economica, che sono chiamate cicli economici e che, nel linguaggio dei diagrammi, presentano l’immagine di un movimento ondulatorio e oscillatorio, sia in valore assoluto che nei saggi di variazione[41].

Alcune importanti osservazioni discendono da questo primo abbozzo:

-  il progresso rende instabile il meccanismo economico e lo fa muovere secondo un andamento ciclico[42];

-  la prosperità e la recessione non coincidono con i connotati di benessere e miseria che normalmente gli vengono attribuiti; la prosperità, inoltre, è un allontanamento da una situazione di equilibrio, mentre la recessione è un riavvicinamento; ciò appare distante da quanto normalmente inteso[43];

-   nulla nello schema indica un qualche tipo di conclusione circa la regolarità dei cicli; la durata dipende per lo più dall’intensità dell’innovazione, pertanto il processo ciclico è strutturalmente irregolare[44].

Ecco invece il ragionamento che ci conduce all’analisi del ciclo di seconda approssimazione. Se le innovazioni sono incorporate in nuovi impianti e attrezzature, la spesa per beni di consumo aumenterà almeno tanto in fretta quanto la spesa in beni d’investimento. Entrambe si espanderanno partendo da quei punti del sistema su cui avevano esercitato il primo impatto e creeranno quell’insieme di situazioni economiche, cui diamo il nome di prosperità. Di qui il registrarsi di due fenomeni: primo, le vecchie imprese reagiranno a questa situazione e, secondo, numerose di esse vi speculeranno. Coloro che vogliono approfittare della situazione, speculando, agiranno assumendo che i saggi di cambiamento da loro osservati debbano continuare all’infinito; tale atteggiamento anticiperà la prosperità, provocando un boom[45]. In tal modo il credito non sarà limitato ai soli imprenditori e saranno creati depositi per finanziare la generale espansione: ogni prestito ne fa sorgere un altro, così come inizia una successione di aumenti nei prezzi. A questo punto entrano nel quadro quelle transazioni che, per diventare possibili, presuppongono un incremento, effettivo o atteso, dei prezzi. Si ha così, nel processo ciclico, l’insinuarsi di un’ondata secondaria, i cui effetti si sovrappongono a quelli dell’ondata primaria[46]. Le conseguenza della nuova ondata sono anche più visibili delle prime, giacché è più facile osservare l’incendio in espansione che la torcia che l’ha appiccato. A causa di questa difficoltà, spesso si individua nella speculazione la causa del ciclo, mentre si trascura l’innovazione che l’ha provocata, proprio perché di più difficile individuazione[47].

Anche nella prosperità secondaria la rottura è indotta da una svolta del processo sottostante. Qualsiasi stato di prosperità, per quanto idealmente limitato ai processi primari essenziali, comporta un periodo di fallimenti che, oltre a eliminare le imprese obsolete al di là di qualsiasi possibilità di riadattamento, determina anche un doloroso processo di riaggiustamento dei prezzi, delle quantità e dei valori, via via che emerge la cornice di un nuovo sistema di equilibrio[48]. Nella prosperità secondaria prendono forma anche iniziative azzardate, fraudolente, o comunque sfortunate, che non reggeranno alla prova della recessione (imprenditori definiti imitatori e speculatori, coloro che semplicemente seguono la situazione di cambiamento). La posizione speculativa comporta molti elementi insostenibili, che il deterioramento anche minimo del valore degli altri elementi collaterali farà cadere. Quindi buona parte degli affari correnti e degli investimenti subiranno una perdita appena i prezzi cadono, come essi faranno senz’altro in virtù del processo primario. Anche una parte della struttura debitoria crollerà. Se a prevalere in questo caso sono panico e crisi, diventano necessari ulteriori aggiustamenti: i valori cadono e ogni caduta porta con sé un’ulteriore caduta. Per un certo periodo l’aspettativa pessimistica può giocare un ruolo decisivo, anche se poi non regge se non suffragata da elementi oggettivi[49].

Va dunque delineandosi uno schema ciclico a quattro fasi (ricordiamo che nella prima approssimazione trovavamo solo prosperità e recessione): prosperità, recessione, depressione, ripresa:

Ogni volta che assume un significato quantitativamente rilevante, questa categoria di fatti [l’ondata secondaria, N.d.A.] ha un’influenza determinante sul nostro schema. Finché non ne abbiamo tenuto conto, si avevano solo due fasi – «prosperità» e «recessione» – in ogni unità del processo ciclico. Ma ora noi vediamo che, sotto la spinta dell’ondata secondaria e della speculazione al ribasso da essa indotta, il nostro processo, probabilmente, ma non necessariamente, oltrepasserà (di regola, ma può anche rimanervi al di sotto) la zona d’equilibrio verso la quale stava muovendo. E attraverserà una nuova fase, che non c’era nella prima approssimazione, e che sarà definita con il termine di «liquidazione abnorme», per via del fatto che si ha una revisione verso il basso dei valori e una caduta delle operazioni, le quali si riducono – spesso in modo casuale – al di sotto del livello di equilibrio. Mentre durante la recessione c’è un meccanismo che cerca di portare il sistema verso l’equilibrio, ora si sviluppa un nuovo squilibrio: il sistema si allontana di nuovo dalla zona di equilibrio, come faceva nel periodo di prosperità, ma sotto l’influenza di una diversa spinta. Riserviamo a questa fase il termine «depressione». Quando la depressione ha seguito il suo corso, il sistema comincia a riprendere la sua strada verso una nuova zona di equilibrio. Questa è la nostra quarta fase, che chiameremo «ripresa» o «recupero». Ricomincia allora l’espansione fino ai valori d’equilibrio[50].

Abbandonando l’ipotesi che l’innovazione osservata sia la prima della storia, dobbiamo concludere che ogni fase ciclica attualmente osservabile, e storicamente collocabile, porta con sé gli effetti delle ondate precedenti e influenza quelle successive.

La terza approssimazione scaturisce dalla constatazione che le innovazioni siano alla radice delle fluttuazioni cicliche rende impossibile pensare che esse formino un unico movimento ondulatorio, perché i periodi di gestazione e di assorbimento degli effetti da parte del sistema economico non sono di solito eguali per tutte le innovazioni intraprese in qualsiasi momento[51].

Ai nostri scopi è fondamentale enfatizzare l’elemento caratteristico della prosperità secondaria: le imitazioni e il loro ruolo nel gonfiare ulteriormente il processo di crescita. Come riconosciuto da Lachmann (1986, p. 15), forse il più schumpeteriano degli austriaci, un «competitive process taking place within the market for a good consists typically of two phases, and in it the factors of innovation and imitation may be isolated as iterative elements»[52]. La fase espansiva del ciclo è sempre caratterizzata dall’allungamento della struttura della produzione, allungamento che avviene a causa di investimenti solitamente legati ad uno specifico settore dei beni di capitale, quello a cui sono legati le crescenti aspettative di profitto, a loro volta stimolate da una certa politica del credito o dal mutamento delle preferenze temporali. Il successo dei primi investimenti, quando il processo di liquidazione ancora non è all’orizzonte, modifica le informazioni e le aspettative di molti altri soggetti, attraendo imitatori, i cui investimenti aggiuntivi, finanziati solitamente dal credito, contribuiscono ad intensificare la magnitudo dell’espansione.

 

Articolo di Carmelo Ferlito

Link alla prima parte

Link alla seconda parte

Link alla terza parte

Note

[24] Si pensi semplicemente al fatto che Schumpeter, nel 1925, ottiene la cattedra all’Università di Bonn a spese di Mises e grazie all’amicizia con Spiethoff. «Bonn conquered!» è l’espressione giubilante che Schumpeter telegrafa alla fidanzata. Si veda Nasar (2011, p. 271).

[25] Schumpeter (1911).

[26] Lo sviluppo nella visione schumpeteriana va distinto assolutamente dalla crescita, che può verificarsi anche in stato stazionario, in quanto contraddistinta da assenza di mutamenti strutturali. Si veda a tal proposito anche Lachmann (1940, p. 271).

[27] Schumpeter (1911, p. 66).

[28] Schumpeter (1964; 1939).

[29]  Per un elenco completo delle innovazioni contemplate dall’economista austriaco si veda Schumpeter (1911, p. 68).

[30] Schumpeter (1964, pp. 96-97).

[31] Schumpeter (1964, p. 161).

[32] Schumpeter (1964, pp. 62-70).

[33] Schumpeter (1964, p. 161).

[34] Schumpeter (1964, p. 162).

[35] Schumpeter (1964, p. 163).

[36] Schumpeter (1964, p. 163).

[37] Schumpeter (1964, pp. 163-164).

[38] Schumpeter (1964, p. 165).

[39] Schumpeter (1964, p. 166).

[40] Schumpeter (1964, p. 170).

[41] Schumpeter (1964, pp. 170-171).

[42] Schumpeter (1964, p. 170).

[43] Schumpeter (1964, p. 174).

[44] Schumpeter (1964, p. 175).

[45 Schumpeter (1964, p. 177).

[46] Schumpeter (1964, p. 178).

[47] Schumpeter (1964, p. 178).

[48] Schumpeter (1964, p. 180).

[49] Schumpeter (1964, p. 181).

[50] Schumpeter (1964, pp. 181-182).

[51] Schumpeter (1964, pp. 195-196).

[52] Si veda anche Lewin (1997, p. 15).

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"L'F-35 è un bidone", parola di esperto

Luogocomune.net - Gio, 17/07/2014 - 12:50
Intervista a Pierre Sprey, esperto aeronautico e progettista dell'F-16.



Testo dell'intervista:

D.: Lei ha definito l'F-35 "un bidone".

R.: Assolutamente. E' un bidone. E' essenzialmente un pessimo aereo, perchè è un aereo costruito sulla base di un'idea stupida. Nel momento stesso in cui provi a progettare un aereo multi-missione hai già fallito. Nel momento in cui cerchi di costruire un aereo che faccia supporto ravvicinato, combattimenti aria-aria, bombardamenti di interdizione profonda, e che voglia compiere una lista quasi illimitata di compiti tecnologici, hai già fallito. Non otterrai mai un buon aereo, otterrai un catafalco tecnologico che porterà a un fallimento dietro l'altro. [...]

Jim Willie: Germany Pivoting East

Deep Politics Monitor - Gio, 17/07/2014 - 12:39
From GoldEagle,  July 16, 2014 By Jim Willie It is finally happening in full view, in unmistakable manner, in a way that the awake, the aware, and the conscious can perceive in alarming stunning terms. The central force of Europe, the industrial juggernaut, the stable core, has begun to pivot East. The Germans have had enough, fed up with destructive US activities of all kinds. For the last few

“Sovranità monetaria”: parole in codice per “keynesismo nazionale”

Freedonia - Gio, 17/07/2014 - 10:07




di Gary North


Una delle frasi più perverse che possiamo sentire oggi tra i conservatori ed i sostenitori del libero mercato, è questa: "sovranità monetaria". Ogni volta che leggete o sentite le parole "sovranità monetaria", pensate al "Federal Reserve System".

Oggi qualsiasi difesa della sovranità monetaria, è una difesa del Federal Reserve System e di un sistema monetario fiat gestito dal governo federale: biglietti verdi. E' sia Janet Yellen sia Ellen Brown. In entrambi i casi, è keynesismo.

Non vedo alcuna ragione per sostenere la sovranità monetaria, a meno che non siate molto precisi e dite che la sovranità monetaria significa sovranità esclusiva del libero mercato, il che significa niente licenze statali per le banche -- locali, statali, nazionali o internazionali. Questo non è ciò che la maggior parte delle persone intende con sovranità monetaria, né è ciò che la maggior parte delle persone capisce quando ascolta le parole "sovranità monetaria".



NIENTE SOVRANITA' MONETARIA IN MANO ALLO STATO

C'è stato un tempo, nella storia di questa nazione, in cui non esisteva alcuna sovranità monetaria. Questo era prima della Rivoluzione Americana. Sotto il monopolio della Banca d'Inghilterra, i governi coloniali non erano autorizzati a rilasciare le proprie valute fiat. Benjamin Franklin fu un grande promotore del denaro fiat, ma non fu mai in grado di veder realizzato il suo piano, perché l'Impero Britannico non concedeva questa sovranità ai governi coloniali. Questo era un vantaggio enorme per le persone che vivevano sotto il dominio britannico in Nord America. Nessun governo statale poteva costringerle ad adottare denaro di carta. Non esisteva il corso legale nelle colonie britanniche.

Il sistema monetario era completamente nelle mani delle piccole banche locali e del governo della Spagna. La valuta principale in Nord America era il dollaro d'argento spagnolo. L'articolo di Wikipedia è molto buono, e lo consiglio. Abbiamo dimenticato che cosa fosse la libertà monetaria.

Il real da 8 (noto anche come pezzo da otto o dollaro spagnolo; in spagnolo real de a ocho, peso de ocho o dólar español; in inglese eight real coin, piece of eight o Spanish dollar) è una moneta d'argento, dal valore di otto real, che fu coniata nell'Impero spagnolo dopo una riforma della monetazione nel 1497. Ebbe corso legale negli Stati Uniti fino all'emissione dell'Act del Congresso che abolì la pratica nel 1857. A causa dell'ampia diffusione in Europa, nelle Americhe e nell'Estremo Oriente, divenne la prima moneta mondiale verso la fine del XVIII secolo. Molte monete in circolazione, come dollaro canadese, dollaro statunitense e lo yuan cinese, come la maggior parte delle monete dell'America Latina e il peso filippino erano inizialmente basati sulle monete da 8 real.

Il termine peso era usato in spagnolo per indicare questa moneta e divenne la base per molte delle monete delle ex-colonie spagnole, tra cui i peso di Argentina, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Domenicana, Ecuador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Paraguay, Filippine, Porto Rico, San Salvador, Uruguay e Venezuela.
Apprendiamo anche questo: "Il Coniage Act del 1792 creò la Zecca degli Stati Uniti, ma i primi dollari non erano così popolari come i dollari spagnoli, i quali erano più pesanti ed erano fatti di argento più fine."

In altre parole, la base economica di questa nazione si fondava principalmente su una valuta estera. Non c'è stata sovranità monetaria in Nord America fino a quando il Congresso non iniziò a stampare moneta nel 1777, cosa che portò alla prima ed unica iperinflazione nella storia americana. Quando il Congresso affermò la sovranità monetaria nel 1777, fu il passo preliminare per distruggere il sistema monetario. Era il classico esempio di sovranità monetaria federale.

Subito dopo la seconda ratificazione della Costituzione -- la prima venne ratificata nel 1781 -- Alexander Hamilton promosse la Banca degli Stati Uniti come banca centrale controllata a livello nazionale. Questo fu il secondo grande esperimento di sovranità monetaria nella storia degli Stati Uniti. Il primo fu il sistema monetario fiat della rivoluzione. Durò 20 anni: 1791-1811. Nel 1811 non venne rinnovato l'atto costitutivo. Nel 1816 iniziò il terzo esperimento: la Seconda Banca degli Stati Uniti, che durò fino al 1836 quando il presidente Jackson terminò la sovranità monetaria delegata ad un'organizzazione bancaria privata. Questa grande lotta politica ebbe luogo nel 1832, e Jackson sconfisse le forze di Henry Clay quando pose il veto sul rinnovo dell'atto costitutivo della Seconda Banca degli Stati Uniti. Quindi non esistette sovranità monetaria fino al 1913, quando un immigrato tedesco di nome Paul Warburg si alleò con le forze dei Morgan e dei Rockefeller per promuovere l'atto costitutivo della Federal Reserve. Fu il più grande periodo di crescita economica nella storia americana. Fu il periodo di maggiore libertà economica nella storia. Il cuore, la mente e l'anima di quella libertà erano legate a questo fatto centrale: non vi era alcuna sovranità monetaria nazionale negli Stati Uniti. C'erano le banche. Non esisteva alcuna banca centrale. C'erano monete d'oro e d'argento emesse dalla zecca, ma potevano essere usate anche altre monete.

Questa era l'epoca del gold standard internazionale. Non esisteva sovranità monetaria internazionale.

Esisteva sovranità monetaria statale, la quale fu un errore enorme. Se non fosse esistita alcuna sovranità monetaria statale, allora avremmo avuto una vera moneta di libero mercato, che è ciò che Ludwig von Mises raccomandò nel suo libro, La Teoria della Moneta e del Credito. Il suo grande avversario fu Irving Fisher, economista di Yale, che invece promuoveva una moneta nazionale fiat. Fisher era un grande difensore del settore bancario centrale. Vinse il dibattito, ma non riuscì mai a raggiungere il suo obiettivo: riserva al 100% per le banche commerciali. Era l'imbonitore accademico di Warburg, dei Rockefeller e dei Morgan.

Nel 1913, verso la fine del mese di dicembre, gli Stati Uniti ingoiarono forzatamente la sovranità monetaria federale: il Federal Reserve System. Gli americani non hanno mai più avuto libertà nel campo monetario. Il motivo è chiaro: la sovranità monetaria federale.



INTERNAZIONALISMO MONETARIO

Il gold standard è rimasto internazionale fino alla fine del XIX secolo. Non era controllato dai governi nazionali. Incorporava la sovranità monetaria, ed è per questo che era odiato da tutti i difensori del denaro fiat. Viene ancora odiato. I difensori del denaro fiat cercano la sovranità monetaria nazionale e disprezzano quella internazionale: il gold standard. Lo considerano come un freno alla manipolazione keynesiana dell'economia. Hanno ragione. Ecco perché Nixon abolì le sue ultime tracce il 15 Agosto 1971. Lo aveva annunciato il 4 gennaio 1971: "Ora sono un keynesiano." Potete scommetterci che lo fosse -- soprattutto negli affari monetari. Lo dimostrò il 15 agosto.

Oggi assistiamo ad una versione fiat money dell'internazionalismo monetario. Si sta cercando di convertire la sovranità della banca centrale nella sovranità internazionale della banca centrale. Ci sono banchieri centrali che vogliono un cartello internazionale paragonabile a quello nazionale, il quale è rappresentato dal Federal Reserve System. Ci sono 7,000 banche commerciali negli Stati Uniti, ed i pianificatori monetari centrali preferirebbero il modello canadese, che porterebbe il numero delle banche a circa una dozzina, con il conseguente predominio delle quattro o cinque più importanti. Questo può essere fatto solo con la sovranità monetaria federale.

E' iniziato con la sovranità monetaria statale. E' continuato con la sovranità monetaria federale. Ora, si suppone, si concluderà con la sovranità monetaria internazionale. Ogni passo è peggiore di quello precedente.

La soluzione, teoricamente e moralmente, alla sovranità monetaria è il free banking. Questo è ciò che Mises raccomandò nel 1912. Ciò significa che i banchieri, i quali non si fidano l'uno dell'altro, ricoprono il ruolo di agenti economici della popolazione. I banchieri generano corse agli sportelli delle altre banche richiedendo il rimborso, in monete d'argento o d'oro, di quelle ricevute di deposito emesse da altre banche commerciali.



I CARTELLI BANCARI

Fintanto che le grandi banche non possono costituire un cartello a livello statale, che è quello che cercano sempre di fare, la sovranità monetaria viene conservata nel libero mercato, non nello stato. I banchieri commerciali vogliono sempre la sovranità monetaria statale, perché non vogliono corse agli sportelli nei confronti delle grandi quantità di ricevute di deposito che in realtà non possiedono nei loro caveau. Vogliono un cartello autorizzato dallo stato per proteggersi dagli altri banchieri. In primo luogo, c'è lo stato che autorizza le banche ad operare. In secondo luogo, subentra la licenza federale. In terzo luogo, c'è un trasferimento di sovranità monetaria federale ad una banca centrale privata, che viene creata per proteggere le grandi banche commerciali. Infine, c'è il tentativo di trasferire la sovranità monetaria ad un cartello bancario internazionale.

Il problema con tutte queste sciocchezze è il concetto di sovranità statale sul denaro. Non c'è nulla nell'etica o nella teoria economica che possa giustificare la sovranità monetaria statale. L'autorizzazione statale è sempre il tentativo dei banchieri commerciali, che cercano di formare un cartello, di tenere fuori i vari concorrenti e di stabilire tassi di rendimento superiori a quelli di mercato per coloro all'interno del cartello bancario. I banchieri commerciali difendono sempre la sovranità monetaria statale perché vogliono tenere fuori i nuovi concorrenti, ed usano lo stato per ottenere un oligopolio sulla popolazione.

Più e più e più volte vediamo che i conservatori, nonostante le buone intenzioni, si ritrovano a promuovere questo sistema di intervento statale negli affari monetari. Questa è una richiesta di keynesismo pura e semplice. Significa contraffazione della banca centrale -- fiat money -- per comprare il debito del governo federale, il quale va in deficit per cercare di controllare l'economia. Questa pratica viene difesa come una sorta di diritto naturale del governo civile. Non esiste un diritto simile. Si tratta semplicemente di una intrusione dello stato nel libero mercato, sempre in nome del consumatore e sempre gestita dai banchieri commerciali (soprattutto dai grandi banchieri commerciali che tentano di stabilire un cartello per se stessi e che usano l'intervento dello stato per mantenere fuori i concorrenti).

Questa situazione è andata avanti per così tanto tempo che oggi è stata metabolizzata ed inglobata nel pensiero della popolazione, la quale non appena sente le parole "sovranità monetaria" pensa ad una difesa contro la "sovranità monetaria internazionale". In realtà è un attacco all'idea di un libero mercato nel settore bancario. E' keynesismo nazionale contro keynesismo internazionale.

I conservatori americani sono stati nella tasca del Federal Reserve System per così tanto tempo da credere onestamente che una difesa della sovranità monetaria, che per un secolo è stata una difesa politica del Federal Reserve System, sia una sorta di dovere patriottico degli americani. Non è così.



CONCLUSIONE

Per favore non usate le parole "sovranità monetaria" senza usare anche le parole "nessuna licenza statale per le banche". Se non lo fate, diventerete un utile idiota del Federal Reserve System. La Federal Reserve ha tutti gli utili idioti di cui ha bisogno nel Congresso, nei media e nelle università. Non aumentatene il numero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Child abusers in the Home Office: Amid the growing furore over a cover-up of a paedophile ring at the heart of Westminster, an expose of the true extent of the scandal

Deep Politics Monitor - Mer, 16/07/2014 - 16:03
By Guy Adams Deep inside the British Library, on the shelves of a ‘restricted’ section off-limits to casual visitors, lies a little-known book called The Betrayal Of Youth. Published in 1986, with a print run of just a few hundred copies, the £7.99 paperback has the dry, unprovocative appearance of a piece of academic literature. Peer beneath its yellowing cover, however, and you will soon

2008 Meltdown Revisited-There’s No Solution-Egon von Greyerz

Deep Politics Monitor - Mer, 16/07/2014 - 14:57
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BRICS Announce $100 Billion Reserve To Bypass Fed, Developed World Central Banks

Deep Politics Monitor - Mer, 16/07/2014 - 12:47
From ZeroHedge, 07/15/2014 As we suggested last night, the anti-dollar alliance among the BRICS has successfully created a so-called "mini-IMF" since the BRICS are clearly furious with the IMF as it stands currently: this is what the world's developing nations just said on this topic "We remain disappointed and seriously concerned with the current non-implementation of the 2010 International

La fase terminale di una gigantesca bolla del credito

Freedonia - Mer, 16/07/2014 - 10:15
Come ho ripetuto più volte, l'innesco della prossima crisi saranno i fallimenti aziendali. Eventi apparentemente di poco conto, che invece metteranno a dura prova il recalcitrante esperimento monetario che va avanti da 100 anni ormai. L'ho detto per l'Europa, ma vale anche per gli USA. Le nenie tedianti di una ripresa dietro l'angolo si sono sfracellate ancora una volta contro il muro della realtà: nel primo trimestre di quest'anno il PIL USA è sceso del 2.9%. Tutte le menzogne vomitate dai media mainstream su una ripresa sostenibile, annunciavano solamente il tentativo goffo dei banchieri centrali di riparare l'economia mondiale col nastro adesivo. Hanno drogato l'economia con tassi di interesse ridicolmente bassi, inviando informazioni errate in tutto il panorama economico. Agendo in questo modo non si veicolano altro che errori. Ad oggi le corporazioni, grazie ai proventi che riescono ad incamerare grazie alla falsa fiducia nel mercato obbligazionario, stanno facendo incetta di azioni. Il circuito finanziario è un grande casinò a cui hanno accesso solo determinati individui, di certo non è aperto alla gente comune. Quest'ultima è quella a cui viene lasciato il cerino in mano. I pezzi grossi cercheranno di calcolare il momento in cui uscire e lasciare la patata bollente al prossimo fesso di turno (di solito è quasi sempre il contribuente). E' andata così nel 2007 e andrà così anche la prossima volta. La tempistica sarà tutto. Fatevi trovare pronti, perché non è una questione di "se" bensì una questione di "quando".
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di Byron King


"Il mondo è entrato nella fase terminale di una gigantesca bolla del credito e degli asset?"

Tale domanda ha aperto la stimolante relazione del noto commentatore economico Marc Faber alla conferenza Wolrd War D in Australia, a cui ho partecipato e discusso. Questo era solo l'inizio. Il suo messaggio era come minimo preoccupante, per non dire altro.

Ma ho un modo migliore per descriverlo.

Fase terminale? Se questo non attrae la vostra attenzione, nient'altro potrà farlo. "Il panico non distrugge il capitale", ha continuato Faber, citando un principio classico della Scuola Austriaca. "Rivela la misura in cui è già stato distrutto dalle decisioni sbagliate."

Ancora peggio, secondo Faber la maggior parte di coloro che hanno preso "cattive decisioni" — i banchieri centrali, i politici, i burocrati senza volto ed i privilegiati nel ramo aziendale — non pagano alcun prezzo per i loro errori. Uno di questi giorni, andranno in pensione e vivranno comodamente ... o almeno così pensano.

Tra questi c'è la Federal Reserve. Presumibilmente ricopre il ruolo di banca centrale "indipendente". Ma la FED marcia ad un ritmo dettato dal governo degli Stati Uniti. Anno dopo anno, la FED immette liquidità in modo che il Dipartimento del Tesoro possa firmare assegni a fronte di un budget fuori controllo approvato dal Congresso, inondando il mondo di dollari.

Cioè, la FED stampa mucchi di denaro per pagare livelli esplosivi di spesa federale. Il grafico che segue ci mostra la base monetaria degli Stati Uniti sin dal 1920.




Come illustra questo grafico, la politica monetaria degli Stati Uniti è stata espansionista sin dal 1960. Abbiamo a che fare con un problema multigenerazionale che ora è sistemico. Cioè, "tanta spesa" è così che funziona. E' diventata parte del DNA nazionale, per così dire.

Dove ci porterà? Beh, per Faber, le cose "andranno a fuoco, ad un certo punto." Poi ha aggiunto seccamente: "Sarà un evento spiacevole."

Guardando indietro, l'economia statunitense pre-1960 non necessitava di grandi quantità di nuovo denaro per funzionare. In passato, l'economia statunitense funzionava abbastanza bene. Ad esempio, negli anni '60 potevate acquistare una nuova auto per circa $2,000, al contrario dei $30,000 che ce ne vogliono oggi. La retta di Harvard era di $2,000 alla fine degli anni '60, rispetto ai $50,000 di oggi. Nessuno nota un certo trend inflazionistico?

Si noti, inoltre, che anche durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale — gli anni '40 — la spesa pubblica non ha portato ad un'espansione permanente della base monetaria. Non era così che si agiva allora.

Allora qual è il problema attuale? Perché far crescere l'offerta di moneta? Perché sin dal 1960 il governo federale ha continuamente richiesto più e più fondi ogni anno, oltre al prelievo fiscale, per bilanciare i suoi conti.

Guardatela in un altro modo. "Governare significa scegliere", disse il Primo Ministro britannico Margaret Thatcher. Ma oggi il governo non sceglie; finanzia praticamente tutto ciò che può generare consenso politico.

In altre parole, la grande questione del nostro tempo — la versione moderna di "Roma brucia", per così dire — è come pagare per il Big Government e il suo welfare state, più la sua controparte "warfare state". "Entrambi sono i riflessi dell'arroganza politica all'interno della classe politica. Dimenticatevi della formula "In God We Trust". Il motto moderno è: "Noi governiamo perché possiamo."

Triste a dirsi, il Big Government riflette un ethos politico che crede con fervore nel gravare il futuro con debito impagabile del passato. Ad esempio, una volta ho sentito che il senatore Edward Kennedy diceva: "Noi non saremo qui per affrontare il problema", quando gli venne chiesto di parlare del debito nazionale degli Stati Uniti. "Qualcun altro si ritroverà per le mani questa gatta da pelare", aggiunse.

Ancora peggio, quelli di noi ancora tra i vivi devono vedersela col decollo dell'offerta di moneta statunitense dopo il crollo del 2008. Come è evidente dal grafico di sopra, questa esplosione della base monetaria riflette i salvataggi federali di banche, stati, città e gruppi politici privilegiati, oltre ad altre spese post-crash. Erano i politici, i burocrati ed i banchieri che facevano il proverbiale "qualcosa" di fronte ad un disastro totale. Abbiamo speso i soldi, e siamo ancora nei guai. Ora che cosa accadrà?

Non è difficile concludere che il sistema monetario degli Stati Uniti sia crollato catastroficamente nel 2008, innescato dalla crisi dei mutui subprime. Cioè, nel 2008 gran parte dell'economia degli Stati Uniti — e l'economia globale — era legata alla bolla ipotecaria/finanziaria. Questa bolla è stata gonfiata dalla politica del governo degli Stati Uniti: espandere l'offerta di moneta e lasciare che le persone, le imprese ed altri enti governativi prendessero in prestito fondi, sebbene non avessero alcuna possibilità di rimborsarli.

La bolla dei mutui è scoppiata improvvisamente nell'autunno del 2008. Incolpate Lehman Bros., se volete, ma c'è qualcosa di più. L'intero sistema finanziario basato sul dollaro era sul punto di capitolare. Nel 2008 ho sentito dire all'ex-Segretario del Tesoro Paul O'Neill che gli americani avrebbero potuto svegliarsi una mattina e scoprire che gli "sportelli bancomat in tutto il paese non funzionano." Più di recente, nel 2013, ho sentito dire all'ex-presidente George W. Bush che "stava per scatenarsi l'inferno. "

Quindi cosa ha fatto la FED? Ha aperto i rubinetti della liquidità, ha fissato i tassi di interesse ad una spanna sopra lo zero per cento e ha chiarito che la politica monetaria allentata sarebbe durata a tempo indeterminato. Infatti, con i livelli crescenti del debito federale, per la FED è diventato quasi impossibile alzare i tassi di interesse, per timore che la spesa possa sopraffare rapidamente la capacità del governo di far fronte ai propri obblighi.

Nel frattempo, dopo il 2008, il Dipartimento del Tesoro e la FED hanno cominciato a monetizzare i titoli di stato tramite il quantitative easing (QE). In un certo senso, secondo Faber, questa strategia rappresenta la campana a morto del dollaro. Cioè, è la prima fase dell'iperinflazione monetaria. Naturalmente, non l'abbiamo ancora vista... o l'avremmo saputo — carriole piene di valuta e cose simili.

E' giusto chiedersi se questa nuova generosità della FED — maggiore liquidità e bassi tassi di interesse — abbia realizzato qualcosa. Dopo tutto, le ali sono ancora attaccate al velivolo, giusto? Non si è scatenato l'inferno come temeva l'ex-presidente Bush.

Guardandoci intorno, abbiamo ancora un'economia e sembra funzionare. Avete ancora soldi in banca. Acquistate generi alimentari presso i negozi e riempite il serbatoio della vostra auto al distributore di benzina, giusto? Quando le cose vanno male in altre parti del mondo — Ucraina o simili — il denaro ritorna negli Stati Uniti e il dollaro si rafforza, giusto? Beh, sì... ma per quanto tempo?

"Il problema con l'offerta di moneta gonfiata", afferma Faber, "è sapere dove finisce. Non tutto il denaro rialza tutti i prezzi e gli asset nello stesso tempo... I prezzi aumentano in modo differenziato." In altre parole, dice Faber, ciò che accade dipende dai tempi e dalle circostanze.

Ad esempio, l'aumento dell'offerta di moneta può creare una bolla in uno o più parametri chiave quali salari, energia, cibo, altre materie prime, immobili, obbligazioni, azioni, arte "da collezione" e molto altro. A volte, non si sa davvero dove possa trovarsi la prossima bolla fino a quando non è pronta a scoppiare. Tecnologia? Rette del college? Pensioni comunali? Anche la Cina potrebbe innescare un crollo, ora che il Regno di Mezzo ha gonfiato una bolla del credito attraverso il leverage delle esportazioni; questo ha generato città e magazzini pieni di di rame a sostegno di prestiti in sofferenza.

A questo punto, consideriamo quello che l'offerta di moneta ha fatto al prezzo dell'oro. Quando si parla di oro, la FED non lavora da sola. Cioè, le banche centrali di tutto il mondo coordinano le rispettive politiche monetarie. I risultati si riflettono nel prezzo dell'oro, che agisce come una sorta di barometro monetario.

Ecco un grafico che confronta gli sforzi combinati di Stati Uniti, Gran Bretagna, Europa e Giappone nella creazione di denaro rispetto all'oro sin dal 2001.




Negli ultimi 14 anni il continuo aumento dei prezzi dell'oro ha seguito l'offerta di moneta, riflettendo un consenso nell'investimento globale — certamente tra coloro che acquistavano oro — secondo cui l'offerta di moneta stava crescendo troppo in fretta. Molti dollari-sterline-euro-yen si sono spostati nel metallo giallo, per preservare la ricchezza e cavalcare l'onda. Anche dopo il recente pullback dei prezzi dell'oro è chiaro che, più o meno, l'oro segue l'offerta di moneta.

Qual è la fonte della domanda per l'oro? I gold bug, giusto? In termini di quantità, qualche acquisto è ancora concluso da parte di, diciamo, persone come voi — o acquisti molto più grandi da parte di individui molto ricchi. La domanda per l'oro proviene anche da fondi e istituzioni rispettabili, inclusi nomi risonanti come Northwest Mutual Life Insurance Co. e l'Università del Texas.

Negli ultimi dieci anni, più e più oro è finito nelle banche centrali, come ad esempio in quelle di Cina e Russia, passando dal Medio Oriente e altrove. Il recente calo dei prezzi dell'oro è solamente una pausa nel lungo schema delle cose. Il pullback permette il ribilanciamento delle riserve auree mondiali, mentre gli investitori di tutto il mondo attendono altre notizie circa la politica monetaria degli Stati Uniti. Date al processo un po' di tempo...

Da qui, dove potrebbe arrivare l'oro? Rispetto ai livelli attuali a $1,300 l'oncia, il prezzo dell'oro potrebbe muoversi verso i $2,000 grazie ad una semplice notizia riguardante la sua "offerta" (come un crollo minerario in Sud Africa, per non parlare di un annuncio importante sui numeri delle riserve d'oro da parte, per esempio, della banca centrale della Cina). Rispetto a tutti i problemi economici che ha la Cina, accumulare oro non è uno di essi.

Alcuni gold bug credono che l'oro potrebbe poi arrivare a $5,000 o $10,000 l'oncia (con l'argento che arriverebbe a $200 o $400 l'oncia). Ancora una volta, dategli tempo. Uno dei motivi principali per esser rialzisti è che prima o poi le banche centrali di tutto il mondo avranno bisogno di più oro quando smetteranno di aver fiducia nei dollari — per non parlare dei titoli di stato degli Stati Uniti — come fonte di preservazione della ricchezza.

Infatti, nelle giuste circostanze (o nelle circostanze sbagliate, a seconda del vostro punto di vista) i titolari esteri di dollari potrebbero decidere di vendere le obbligazioni americane e comprare oro in modo da mettere in sicurezza i propri sistemi bancari. Alla fine, come ha sottolineato Marc Faber e come ho sostenuto più e più volte anch'io, l'oro è un asset chiave per la conservazione della ricchezza nel lungo periodo. Il dollaro soffre da decenni a causa di errori monetari vari. D'altra parte, l'oro è un hard-asset di lungo termine con cui preservare la ricchezza.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il cibo e l’arte del commercio

Von Mises Italia - Mer, 16/07/2014 - 08:00

Una delle mie attività preferite per occupare il tempo libero è quella di navigare sulla pagina internet della galleria d’arte, che fornisce splendide copie di “antichi maestri” d’arte dall’XI al XIX secolo. Non sono un critico d’arte, ma mi piace ciò che queste opere dicono riguardo alle epoche e alla società in cui esse apparvero. I dipinti presentati in questo sito sono di santi, peccatori, nobili e contadini – e la maggior parte delle scene sono prese dalla mitologia antica e dalla Bibbia.

I dipinti in passato erano beni di lusso, quindi non sorprende che la maggior parte di essi rappresenti scene che non hanno nulla a che fare con la vita dell’80-90 percento della popolazione. Solo in rari casi vediamo scene che caratterizzarono la vita di chiunque. Tra queste, ci sono quelle molte dozzine che raffigurano ambientazioni commerciali, come quella usata nell’intestazione dei Libertarian Papers.

Ci sono diversi tipi generali di scene di commercio: navi che trasportano pesci nel porto, le nature morte di beni che vengono commerciati, le scene di grandi mercati e le dispense. Essi offrono una speciale emozione a qualsiasi amante del commercio. Questa è la vita in condizioni normali. Questi sono i mezzi di sostentamento. Questo – e non il lusso dei re e degli aristocratici privilegiati – è il modo in cui le persone comuni si sono create il loro spazio nel corso della loro vita.

Il principale soggetto è, ovviamente, il cibo. È il primo livello che riguarda ogni società di ogni periodo storico in qualsiasi luogo. Poi vengono i vestiti e le dimore. Infine, giunge nuovamente il cibo.

Mises, in Liberty and Property, descrisse correttamente lo stato della persona comune dell’era precapitalistica:

Il numero di persone per cui c’erano lavori regolari nell’agricoltura, nelle arti e nell’artigianato era limitato. A queste condizioni, più di un uomo, per usare le parole di Malthus, doveva scoprire che “al poderoso banchetto della natura lui non è incluso” e che “ella gli dice di stare lontano”. Ma, ciò nonostante, alcuni di questi emarginati riuscirono a sopravvivere, generarono bambini e fecero disperatamente crescere sempre più il numero dei poveri”.

E, come Nathan Rosenberg nota in How the West Grew Rich, la vita medievale in realtà non era organizzata in castelli, cattedrali e città, era organizzata nelle aree rurali, in baracche ed in luoghi con un approvvigionamento di cibo affidabile. Questo è il motivo per cui la gran parte della popolazione era in qualche modo coinvolta sia nell’agricoltura che nelle occupazioni, ad essa legate, di trasporto dei prodotti da un luogo all’altro.

La monumentale raccolta in tre volumi di Fernand Braudel su Civilization and Capitalism, descrive lo sviluppo del cibo, dall’origine dei tempi fino all’avvento del capitalismo, come la graduale sostituzione dei cereali (che rappresentavano un progresso rispetto alla caccia ed alla raccolta) con carne di qualsiasi tipo. La carne era costosa ed era un modo “inefficiente” di usare la terra; la sua disponibilità commerciale era un lusso possibile solo dopo che tutti gli altri bisogni erano stati soddisfatti.

Fu l’accesso alla carne come ad una varietà aggiunta che definì il progresso di per sé, delineandone le classi sociali e  originando i comportamenti come li conosciamo. Prima dei secoli XVI e XVII, una dieta senza carne era la realtà quotidiana all’incirca per chiunque, tranne che per le persone ricche e con conoscenze: zuppe d’avena, ogni giorno, per sempre.

Dunque, con il capitalismo arrivò una cosa sorprendente: la possibilità di accedere ad una diversità di cibi per chiunque. Il cibo era il simbolo e la concretezza della prosperità; significava una bella vita, sicurezza, salute e felicità. Il cibo era la principale ragione per cui le persone lavoravano. Molto di ciò che veniva venduto e comprato era diretto dal produttore al suo consumatore finale. Il cibo era qualsiasi cosa tranne che una certezza. Un cattivo raccolto poteva significare stenti, fame, inedia e morte. Questa era la causa di ciò che Rosenberg chiama la “fondamentale precarietà della vita medievale”.

Ma non appena la società divenne più ricca nel XV secolo, questo problema cominciò a sparire. Il progresso materiale significò, soprattutto, reperibilità e costanza nell’approvvigionamento di cibo. Un’impresa capace di rendere il cibo accessibile a chiunque in un mercato locale aveva tutte le ragioni di essere orgogliosa. Metteva insieme i cacciatori, gli agricoltori e gli altri produttori, comprava i loro beni, e li immetteva sul mercato.

La crescita della prosperità in Europa dal tardo Medioevo all’industrializzazione su vasta scala nel XVIII secolo fece più che dare ai lavoratori e ai contadini un barlume di speranza. Essa iniziò il lungo processo di universale accesso al cibo, e non solo quello che fosse stato cacciato o raccolto nei dintorni di dove si viveva, ma una vasta gamma di scelta. Tutto ciò era nuovo e fantastico.

Era il risultato della crescita del commercio, della persistenza della pace, della sicurezza nei diritti di proprietà, e del graduale sviluppo di capitale nel tempo. Questo era il periodo in cui l’intera civilizzazione cominciò in Europa a scivolare fuori dall’insicurezza e dalla precarietà della vita, entrando in ciò che noi diamo per scontato nel mondo moderno.

Da nessuna parte agli inizi del XVII secolo il cibo era più abbondante che nelle Fiandre, nella regione al nord del Belgio. Così il pittore fiammingo Frans Snyders (1579–1657) si appassionò nell’offrire scene vivide di mercati e delle loro vendite di cibo.

Frans Snyders (1579-1657), Natura morta con gioco della morte, frutta e verdura in un mercato (1614)

Oggi guardiamo questi dipinti con l’esperienza di Walmart e di molti altri supermercati, dei ristoranti fast-food e dei minimarket che si trovano a pochi minuti da qualsiasi posto in cui ci troviamo, per non menzionare i refrigeratori e i congelatori elettrici presenti in tutte le nostre case, persino nelle stanze da letto. Perdiamo, così, il messaggio essenziale, che era completamente incentrato sulla grande sorpresa del Rinascimento: la progressiva affermazione di un sistema economico che offriva a tutte le persone ciò che una volta era disponibile solo ai re e all’aristocrazia. Questi quadri hanno dipinto una prosperità impensabile, un’abbondanza paradisiaca, una ricchezza inimmaginabile.

Oggi, in un’era in cui tutto è confezionato e trattato (che è come vogliamo le cose), questi quadri piuttosto ci mettono in guardia con i loro dettagli evocativi di cose a cui per la maggior parte non piace pensare!

In particolare, è preoccupante considerare che nessuno dei cibi raffigurati in tali quadri potrebbe durare a lungo. Doveva essere mangiato immediatamente, forse congelato sottoterra in una tenuta, bollito in una zuppa o salato. È facile dimenticare che il trasporto di carne per lunghe distanze divenne possibile in modo affidabile verso la fine del XIX secolo e normale per chiunque solo nel XX secolo. Infatti, l’inscatolamento e la conservazione della carne in un modo che fosse gradevole ebbe una svolta con Spam, inventata da Hormel Foods nel 1937.

Di nuovo, è tutto dato per scontato oggi. Se vogliamo del cibo – carne, grano, verdure o qualsiasi altra cosa – ci basta andare al negozio e comprarlo. Questo è l’apice di secoli di progresso capitalista, ma nel XVI secolo tale accesso al cibo era completamente nuovo e degno di rilievo – e valeva la pena pubblicizzarlo come orgoglio della nazione. E così questo impresario era molto orgoglioso di mostrare ciò da lui acquistato per potere essere venduto nel mercato aperto.

“Dal pescivendolo”, quadro dello stesso pittore, probabilmente arreca disturbo ai nostri occhi – ma non a quelli del tempo. Qui c’è la vera incarnazione della nuova civilizzazione che si apriva davanti ai suoi occhi. Civilizzazione che veniva dalle barche che potevano stare a lungo in mare aperto e condividere i loro utili con le persone comuni nei mercati pubblici di questo porto cittadino, che, di conseguenza, comprensibilmente viveva una vasta immigrazione dalla Germania e dall’Inghilterra.

Questa roba doveva essere ottima il mattino successivo alla pesca notturna, ma immaginate quale doveva essere l’odore alle 4 di pomeriggio!

Frans Snyders (1579-1657), Dal pescivendolo (c. 1616)

Il ragionamento è valido anche per la frutta esotica che poteva ora essere trasportata per grandi distanze. In “Bancarella di frutta”, vediamo immagini impensabili, precedentemente, in Europa. Questo dipinto in particolare fu commissionato da Jacques van Ophem, potente rappresentate dell’amministrazione dell’Arciduca Albert e dell’Infanta Isabella – i vicere di Spagna nel sud dei Paesi Bassi. Pensate a ciò come ad un modo per vantarsi o farsi pubblicità, un modo per dire “la nostra prosperità è straordinaria”.

Frans Snyders (1579-1657), Bancarella di frutta, (1618-1621)

E, ovviamente, lo scopo del mercato era di mantenere la merce per il consumatore finale, così in questo periodo sono comuni anche dipinti dove vengono raffigurate dispense. Questa era l’opulenza del capitalismo – decisamente degna di nota nella storia del mondo, la vera immagine della civilizzazione in crescita.

Qualsiasi sorta di schema interpretativo è stato usato per comprendere i riferimenti degli oggetti e dei colori in “La dispensa”, ma la spiegazione più semplice è in realtà la più convincente. Essa dice: abbiamo un sacco di cibo!

Frans Snyders (1579-1657), La dispensa (c. 1620)

La disponibilità di cibo significava più che salute e crescita demografica. Essa ha contribuito a modificare il modo in cui ci comportiamo e pensiamo. History of Private Life di Ariès prova che  “le buone maniere” a tavola, così come leconosciamo oggi, giunsero solo nel XVII secolo, quando passammo dal mangiare in comune con le nostre mani al mangiare individualmente servendoci con forchette, coltelli e cucchiai. Insieme a questo cambiamento, venne lo sviluppo di un elaborato rituale di cosa fare e cosa non fare.

Una spassosa sezione di questo libro documenta una controversia che attraversa tutta l’Europa riguardo al modo migliore di mangiare il pane. Dovrebbe essere tagliato con un coltello o spezzato con le mani? Opinioni e mode ondeggiarono da una direzione all’altra per più di cent’anni.

Finalmente, la disputa venne risolta nel XIX secolo: in Francia (ed in gran parte dell’Europa) e negli Stati Uniti, il pane dovrebbe essere spezzato con le proprie mani. E perché? Questo era il tributo che l’aristocrazia avrebbe pagato per fingere una sorta di semplicità di spirito. E così rimane oggi. Comunque, nei Paesi Bassi, il pane è ancora comunemente tagliato con il coltello e mangiato con la forchetta – forse perché questa era probabilmente la prima regione dove l’abbondanza di cibo offuscò le distinzioni tra le classi.

Le persone moderne sono ridicolmente schizzinose riguardo al mangiare. Ognuno ha una teoria ed una dieta speciale. Dall’avvento della portata individuale all’avvento della dieta individuale fatta di tutto e niente, non importa quanto specifica, tutto nel giro di quattro secoli.

Ancora più incredibilmente, quando preghiamo di “darci oggi il nostro pane quotidiano”, non crediamo sul serio che ci possa essere negato. Piuttosto l’opposto. La lamentela più comune oggi è che abbiamo davvero troppo cibo: facciamo pasti completi troppo spesso, il cibo può essere conservato per fin troppo tempo e qualsiasi cosa mangiamo è così lavorata e pulita che ci chiediamo se per caso non dovremmo tornare più vicini alla natura in un qualche modo basilare.

In contrasto con i dipinti mostrati sopra, noi siamo imbarazzati ed auto-disgustati riguardo al nostro cibo.

È un gradevole problema con cui confrontarsi. Dobbiamo tutto ciò al capitalismo.

Articolo di Jeffrey Tucker su Mises.org

Traduzione di Adriano Gualandi

Adattamento a cura di Giovanni Barone

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Il castello di carte della banca centrale europea

Freedonia - Mar, 15/07/2014 - 10:11
«Quando chiedete lumi sulla crisi dei debiti sovrani al chief investment officer di Allianz, preparatevi a sentire una risposta che avete già sentito. "I problemi fondamentali non sono stati risolti, e tutti lo sanno," ha detto Maximilian Zimmerer a Bloomberg. "La crisi della zona euro non è finita." Mentre lo stimolo straordinario della Banca Centrale Europea ha incoraggiato gli investitori ad ingozzarsi di bond degli stati europei, secondo Zimmerer, il quale è responsabile di €556 miliardi ($757 miliardi) in una delle compagnie assicurative più grandi d'Europa, questa presunta soluzione non rappresenta un rimedio sufficiente. I paesi europei continuano ad accumulare debiti, e questo significa problemi nel futuro prossimo. Come ha ricordato Zimmerer, quando le azioni e le obbligazioni delle istituzioni finanziarie portoghesi sono di recente finite sotto pressione, agli investitori è stato dato un promemoria sulla volatilità della crisi dei debiti sovrani iniziata nel 2009. Nel mezzo di una quattro giorni di crisi, i rendimenti dei decennali portoghesi sono saliti di 279 punti base rispetto alla loro controparte tedesca, il differenziale più marcato sin dallo scorso 18 marzo. "C'è solo un paese il cui livello di debito lo scorso anno è risultato inferiore a quello del 2012 e questo può solo significare che la crisi del debito non è finita," ha detto Zimmerer il 9 luglio. "Se i livelli di debito non scenderanno i nostri problemi si faranno sempre più asfissianti, questo è certo."»

-- Portugal Smolders as Allianz Says Crisis Isn't Over, Eshe Nelson, Bloomberg, 11 luglio 2014
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di Frank Hollenbeck


La Banca Centrale Europea (BCE) di recente ha imposto tassi negativi sui depositi e sta preparando una forma di quantitative easing (QE) per acquistare titoli coperti da asset, obbligazioni societarie o forse obbligazioni. Questa politica può sembrare sorprendente. Perché la BCE vorrebbe costringere le banche a concedere prestiti non performanti, o prendere in considerazione l'attuazione di una politica di quantitative easing la quale è stata chiaramente un fallimento totale (con ovvie conseguenze indesiderate) sia negli Stati Uniti sia in Giappone? La risposta si trova altrove. Con la scusa di evitare la deflazione o la "lowflation", la BCE è, in realtà, in preda al panico e sta cercando di salvarsi dalla scure del boia. Il settore bancario europeo e la sua schiera di giornalisti, sostengono all'unanimità questa prospettiva di un furto continuo tramite la svalutazione. Sono eccitati alla prospettiva di un aumento dei prezzi degli asset, di redditi bancari più alti (ingiustificati dai fondamentali) e dal massiccio trasferimento di reddito e di ricchezza dai non abbienti ai ricchi.

L'Europa è un incidente annunciato. Poco è stato fatto per arginare l'ingolfamento dei settori pubblici. In quasi tutti i paesi europei la spesa pubblica è aumentata sin dal 2008. I rapporti debito/PIL continuano ad aumentare e molti paesi hanno sforato la soglia del 100%. I tassi di crescita del PIL avrebbero dovuto superare il 3% solo per stabilizzare questi rapporti. La soglia di deficit del 3% è priva di significato quando la crescita economica è in gran parte bloccata. Fatta eccezione per la Germania, la crescita nella zona euro è stata praticamente inesistente. La crescita italiana sin dal 1990 è stata in media meno dell'1%. Tali obiettivi di deficit sono un'illusione di sostenibilità e, in realtà, garantiscono semplicemente una morte lenta.

La cosiddetta austerità attuata in Europa è stata pingue di massicci aumenti delle imposte sul settore privato, costringendolo a sopportare il peso di quello che è sempre stato un problema del settore pubblico. Naturalmente, questa è una politica molto miope. Ai livelli fiscali correnti, aumentare le tasse alla fine si rivelerà controproducente. Tali aumenti fiscali possono aumentare i ricavi nel brevissimo termine, ma avranno conseguenze devastanti più avanti nel tempo. Implementare un tax rate marginale al 75%, come in Francia, può gonfiare le entrate fiscali quest'anno, ma probabilmente costringerà la vostra base imponibile a trovare pascoli verdi altrove. Vauban nel 1707 riteneva che la “dîme royale” (la decima reale) non dovesse superare il 30%. La curva di Laffer probabilmente ha un tax rate marginale massimo al di sotto del 30%. Eppure anche un tax rate pesante al 30% è di gran lunga auspicabile rispetto al carico fiscale di oggi in tutti i paesi europei.

Sotto le attuali condizioni economiche e politiche, una rottura dell'euro è quasi una conclusione scontata. Invece di lasciare che questo accada, la BCE, nel tentativo di salvare se stessa, preferisce rischiare di distruggere il valore dell'euro (cosa che si suppone dovrebbe proteggere) creando enormi distorsioni dei prezzi ed allocazioni errate e sperando che il quantitative easing possa risolvere magicamente i profondi problemi strutturali radicati nell'Europa.

Mario Draghi considera il suo commento del luglio 2012, "all'interno del nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto il necessario per preservare l'EURO; e, credetemi, sarà sufficiente", una delle sue azioni politiche di maggior successo. Purtroppo per lui, si sbagliava. Il suo commento ha portato ad un calo dei tassi di interesse in tutta Europa, cosa che ha alleviato la pressione sul blocco meridionale dei paesi europei nell'adottare riforme strutturali significative. I mercati finanziari sono ormai totalmente dipendenti dalle conseguenze non intenzionali di questo commento che ora viene chiamato “bluff di Draghi”.

I tassi di interesse in Europa sono ormai totalmente distorti. Essi sono i prezzi più importanti in un'economia e riflettono le scelte di consumo intertemporali della società ed i rischi di default insiti in un'economia capitalista. Distorcere i tassi di interesse vuol dire distorcere tutti gli altri prezzi, causando un divario sempre crescente tra ciò che la società vuole che sia prodotto e ciò che viene effettivamente prodotto. Più questa distorsione va avanti, maggiore sarà il suddetto divario, e più a lungo durerà l'aggiustamento necessario per riallineare la produzione più vicino a ciò che la società vuole davvero.

Inoltre, tutto ciò ha solo aumentato il sentimento anti-europeo. Le recenti elezioni europee hanno visto un rafforzamento dei movimenti euroscettici. Prima del commento di Draghi, le riforme strutturali sarebbero state estremamente difficili, ma fattibili. Oggi, l'ambiente politico è molto meno favorevole ad approvare tali riforme, seppur essenziali.

L'Europa è un treno in corsa il cui futuro la porterà in un burrone. La BCE ne è ben consapevole, ed è anche consapevole della fragilità politica dell'Europa. E non è cieca alle pressioni politiche, come quella di Berlusconi nel 2012 quando auspicava che l'Italia potesse avere una stampante. Il blocco meridionale dell'Europa, come ha fatto in precedenza, sceglierà sempre la strada più facile (che passa attraverso la svalutazione). La conseguenza di questa scelta, naturalmente, è la distruzione completa della funzione di allocazione dei prezzi. E' difficile immaginare una Germania disposta ad andare avanti in questo modo, data la sua passata esperienza con l'iperinflazione.

Quasi tutti gli episodi di iperinflazione seguono un percorso simile. C'è una breve ripresa dell'attività economica che diventa sempre più breve, poi c'è bisogno di un'espansione monetaria esponenzialmente crescente, fino a quando il denaro non perde sia la sua funzione di mezzo di scambio sia la sua funzione di riserva di valore. L'attività economica si arresta e sono necessari decenni per ripristinare il capitale, l'industria, il commercio ed il credito ai livelli pre-iperinflazione.

La Germania e altri paesi affini farebbero meglio a riflettere sul vero scopo delle azioni attuali della BCE. Meglio contrastare le azioni ora con il rischio di una rottura dell'Euro, piuttosto che avere a che fare con una rottura dopo ed affrontare anche gli effetti distorsivi della stampa di denaro una volta che prenderà piede.

Invece di lasciar accadere questa inevitabile rottura, l'attuale politica della BCE è quella di far affondare tutta la nave se questo salverà temporaneamente la situazione. Questo è un perfetto esempio dell'aforisma di Robert Burn “The best laid schemes o’ mice an’ men.” La BCE è stata istituita per essere una banca centrale indipendente, il cui scopo era quello di ridurre le pressioni politiche in materia di politica monetaria. Eppure tale indipendenza non ha protetto la politica monetaria dagli interessi personali degli individui che la gestiscono. Quando si tratta di BCE o, se è per questo, di qualsiasi altra banca centrale, gli interessi personali di chi gestisce la politica monetaria vinceranno sempre sugli interessi pubblici molto più grandi!

La BCE finirà per morire, ma solo dopo enormi sofferenze. Sembra che la gente non riesca ad imparare dal passato. L'unica strada per la stabilità economica di lungo termine e la prosperità, è basata sul denaro stabile divorziato da qualsiasi interferenza dello stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


MASSIVE $1 Trillion EU Stimulus! Will You Get Any?

Deep Politics Monitor - Lun, 14/07/2014 - 22:48
From TheMoneyGPS: The European Central Bank has modelled the economic effects of buying 1 trillion euros ($1.37 trillion) of securities as part of a quantitative easing (QE) programme Draghi Seen Delivering $1 Trillion Free Lunch to Banks unprecedented stimulus measures that the ECB announced after its June 5 policy meeting, including a negative deposit rate and an extension of unlimited
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