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Spegnete la televisione: stanno schiavizzando l’umanità con una nuova tecnologia bellica made in USA

Luogocomune.net - Mar, 09/12/2014 - 09:10
di Gianni Lannes

Di mezzo ci sono le ESSE ESSE, ma i nazisti questa volta non c'entrano, bensì criminali più pericolosi e subdoli che già quasi controllano economicamente il globo. Il tema è un altro tabù, strettamente interconnesso all'aerosolterapia bellica realizzata in gran parte del mondo dal governo degli Stati Uniti d'America, a base di scie chimiche imbottite di sostanze tossiche, come ad esempio il bario che rende l'aria più elettroconduttiva.

Si chiama in gergo tecnico “Sistema di Gamma Acustica Silenziosa (SSSS)”. Così magari non dice niente ai più. Ma se aggiungiamo l’espressione trasmissione tv digitale, qualcuno ricorderà la fretta per espanderla. Chi non rammenta la premura che hanno avuto anche in Italia, nel far sì che in un arco di tempo breve il segnale digitale raggiungesse ogni regione dello Stivale?

Per il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America è il “Sistema di gamma acustica silenziosa, chiamato Squad (squadra, sezione). Nel settore privato questa tecnologia è denominata sistema silenzioso di presentazione subliminale (Silent Subliminal Presentation System).

In materia vengono usati nomi ingannevoli come parlare… cervello… subliminale… silenziosa (Speak Brain Silent Subliminals) per i prodotti basati su SSSS. In qualsiasi modo chiamiate questa tecnologia, SSSS usa un programma subliminale che emette delle onde a frequenze molto alte e potenti (Ultra High Frequency) UHF, inserendo dei messaggi direttamente nel subconscio umano.

E’ stato perfezionato due decenni fa dal Dipartimento della Difesa U.S.A. ...

Il vostro “panem et circenses” personale

Freedonia - Lun, 08/12/2014 - 11:16




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Per diverse settimane la tragica anima del Mogambo è stata turbata da lievi perturbazioni nella Forza, tanto per usare una vecchia metafora di Star Wars, le quali hanno portato in primo piano la questione interessante di come se la caverebbe una spada laser Jedi contro un paio di mitragliatrici calibro .50.

Oltre a riflettere su questo tipo di questioni profondamente filosofiche, era la solita situazione "È tutto tranquillo... è tutto troppo tranquillo...", dove ci si guarda sempre le spalle e si intravedono nemici in agguato in ogni ombra. Ogni nervo, muscolo e pelo del corpo è teso, il che non fa che dimostrare il suddetto punto.

Per esempio, ho iniziato a rilevare strane vibrazioni quando ho letto quello che gente come Paul Krugman dice su Janet Yellen & Co. per quanto riguarda la politica monetaria.

E quando li chiamo per farmi spiegare come mai sono i soliti Terrestri idioti che non capiscono di economia, mi riagganciano in faccia!

Voglio dire, dico chiaramente alla segretaria che io sono il Favoloso e Geniale Mogambo (FGM) e che chiamo per farmi spiegare come mai la loro idea keynesiana del Quantitative Easing non sia stata altro che un grande, grosso e schifoso fallimento; inoltre mi piacerebbe sapere che cosa hanno intenzione di proporre dopo per quanto riguarda la politica monetaria, ed è meglio che NON sia più quello stupido Quantitative Easing, poiché sono pronto a chiarire nel dettaglio quanto debbano essere idioti a credere che l'inflazionamento della massa monetaria (e anche l'aumento del debito) possa funzionare. Voglio dire, che possibilità ha di funzionare? Una su un milione? Una su un zilione? Eppure si vorrebbe continuare su questa strada per molto tempo ancora!

Ma, ahimè, non riesco a farlo capire a nessuno. Mai! Anche dopo che spiego chiaramente alla segretaria chi sono, il Favoloso e Geniale Mogambo (FGM), e perché sto chiamando nella speranza di velocizzare le cose.

Anche riformulare l'analisi di sopra, attraverso le osservazioni di un Junior Mogambo Ranger (JMR), non dà, purtroppo, alcun risultato.

Così, esausto e confuso, vengo lasciato con un senso di terrore crescente, cosa che si addice alla situazione.

Tuttavia sapevo istintivamente che stava accadendo qualcosa di GROSSO, poiché la fronte corrugata e gli spasmi del mio corpo mi dicevano di abbandonarmi ad un frenetico acquisto di oro, argento e armamenti difensivi.

E con il cuore in gola e il corpo ricoperto da sudori freddi, mi rendevo improvvisamente conto che il motivo per cui non mi rispondevano POTEVA essere solo uno: credevano davvero che il colossale tentativo dalla Federal Reserve di stampare denaro per uscire dalla crisi fosse il modo giusto, favoloso, miracoloso, glorioso di agire. Anche se 2,500 anni di storia economica, una triste storia in cui uno stato dopo l'altro è finito in bancarotta, dimostrano il contrario.

Dato che io sono il già citato Favoloso e Geniale Mogambo (FGM), ho sempre saputo che il fine ultimo della grottesca espansione dell'offerta di moneta era quello di espandere le dimensioni dello stato per far rivivere, in un modo o nell'altro, le famigerate politiche di "panem et circenses" dell'antica Roma: le masse, impoverite da aumenti dei prezzi, falcidiate da un governo oppressivo e da condizioni di vita pessime, vengono placate dallo stato che dà loro cibo e intrattenimento, una politica disastrosa che porta sempre a Cose Molto Molto Brutte (CMMB).

Quindi ero più paranoico e cinico del solito.

Sentimenti amplificati dalla lettura di un articolo su Zerohedge dal titolo agghiacciante: "It Begins?" Quando l'ho visto mi è parso di sentir urlare spiriti irrequieti e ululare lupi famelici in lontananza, i quali si avvicinavano sempre di più. Sempre di più.

"It Begins?", mi dispiace dirlo, non è il titolo di un nuovo film horror in cui vengono spiattellati su tutto lo schermo litri di sangue e proiettili di ogni calibro, in cui ci sono esplosioni di fuoco, inseguimenti ad alta velocità e orde di zombie mutanti che per lo più sembrano bellissime modelle in lingerie, solo meno vestite.

Invece "It Begins?" si riferisce ad un articolo della rivista Foreign Affairs, scritto da Mark Blyth e Eric Lonergan del Council on Foreign Relations, cosa che è abbastanza inquietante di per sé.

L'essenza dell'articolo è questa: "Stampare di meno ma trasferire di più: perché le banche centrali dovrebbero dare i soldi direttamente al popolo." Accidenti!

Per risparmiare la fatica di strofinarvi gli occhi per la completa incredulità, andiamo direttamente al punto: "Piuttosto che cercare di stimolare la spesa del settore privato attraverso l'acquisto di asset o cambiamenti nei tassi di interesse, le banche centrali, come la FED, dovrebbero consegnare il denaro direttamente ai consumatori."

Lanciare denaro dai grattacieli! E' panem et circenses a palate! "Ecco un po' di soldi per comprare cibo e intrattenimento!" Wow!

Gli autori, che hanno torto su tante cose importanti in questo articolo, hanno comunque assolutamente ragione quando dicono: "A breve termine tali trasferimenti di denaro potrebbero rimettere in moto l'economia"!!!

I tre punti esclamativi conclusivi sono stati aggiunti da me in modo da conferire un accento chiaramente drammatico alla cosa, per assicurarmi che voi capiate che milioni di consumatori che spendono improvvisamente un sacco di nuovo denaro farebbero di sicuro riprendere l'economia!! Wow! Che boom che ne uscirebbe!

La parte più ridicola è quando hanno detto che dare denaro alle persone "non causerebbe inflazione dannosa, e pochi dubbi sul fatto che funzionerebbe. L'unica vera domanda è perché nessun governo c'abbia provato." Hahahaha!

Ve l'avevo detto che avevano torto su alcune cose e qui ce ne sono tre in una sola volta, perché, in primo luogo, è certo che CAUSEREBBE inflazione, ma viene definita "dannosa".

E, contrariamente alla ridicola conclusione degli autori, nessuno dubita che funzionerebbe! Nessuno! Un sacco di nuovi capitali scaricati in un'economia NON avvierebbero un boom? Hahahaha!

E la ragione per cui nessun governo c'ha provato è perché E' Dannatamente Stupido (EDS), poiché "Nessun governo che ha lanciato soldi alla popolazione è durato abbastanza a lungo da poterlo raccontare."

Gli autori pensavano di essere così intelligenti da anticipare l'obiezione dello Sgradevole Mogambo Contrario (SGC): "Un'inflazione terrificante è garantita, idioti, e la povera gente diverrebbe sempre più povera e affamata, e tutti se la prenderebbero coi propri figli che piangerebbero per la fame, per il freddo e per la pioggia, e tutto degenererebbe quando le persone scatenerebbero un caos per le strade, e ben presto non si potrebbe più comprare una buona pizza nel raggio di chilometri."

Invece di sgattaiolare via per la vergogna e per il mio disprezzo, perseverano nel rendersi ridicoli: "Altri critici avvertono che lanciare denaro dagli elicotteri potrebbe causare inflazione. I trasferimenti, tuttavia, sarebbero uno strumento flessibile. I banchieri centrali potrebbero decollare ogni volta che lo riterrebbero opportuno e aumentare i tassi di interesse per compensare eventuali effetti inflazionistici." Hahahahahahaha!

I banchieri centrali potrebbero lanciare sempre più denaro "ogni volta che lo riterrebbero opportuno"... ma se qualche tempo dopo la FED dovesse ritenere "opportuno" smettere di lanciare denaro e, quindi, causare un rallentamento economico, rischiando una deflazione dei prezzi degli asset con un leverage di 100 a 1? Hahahaha! Come direbbero i Monty Python: "Tira l'altra leva!"

Alzare i tassi di interesse per sterilizzare in qualche modo uno tsunami di denaro contante? Mi preoccuperei dei tassi di interesse se ricevessi sempre più denaro e l'inflazione dei prezzi stesse ruggendo? Hahaha! Che fessi!

Ma a parte gli scherzi e la stupidità, qualcuno si sta aspettando un po' di nuove entrate? No perché Chuck Butler di EverBank riferisce che "il credito al consumo (leggi indebitamento) a luglio è cresciuto di $26 miliardi, e la cifra di giugno è stata rivista al rialzo ($18.8 miliardi) rispetto a quella pubblicata in precedenza ($17.2 miliardi)."

Lui, come me, lo caratterizza così: "Roba da matti, come se il 2008 non fosse mai accaduto! Cosa diavolo sta succedendo qui? Possibile che nessuno impari mai?"

Dave Gonigam, direttore di The 5 min. Forecast, seziona quella cifra: "Rispetto al totale, $5.4 miliardi sono costituiti da carte di credito — un impulso inedito durante la 'ripresa economica' anemica di questi ultimi cinque anni."

"Dei restanti $20.6 miliardi, la maggior parte è costituita da prestiti per comprare auto e prestiti agli studenti."

Queste persone hanno improvvisamente posti di lavoro per spiegare le loro spese folli? No. In realtà, ancora meno persone hanno un lavoro.

E se volete un po' di cattive notizie sul fronte dell'occupazione, oltre alle solite storie sconvolgenti su un tasso di disoccupazione alto e di come i lavori stanno scomparendo più velocemente di una pizza in una partita del Super Bowl, il pamphlet intitolato "Pocket World in Figures" della rivista The Economist ha una tabella dal titolo “Largest Manufacturing Output” che mette gli Stati Uniti in cima alla lista, a $1,771 miliardi.

Questo ci conferisce un misero vantaggio di $14 miliardi rispetto alla Cina. La situazione si aggrava se si guarda alla tabella successiva nella sezione “Largest Services Output”: gli Stati Uniti sono ancora al primo posto, a $10,574 miliardi, mentre il secondo posto è detenuto dal Giappone con $3,904 miliardi e il terzo dalla Cina con $3,172 miliardi.

In breve, tutti quei lavoratori statunitensi nel settore dei servizi sono impiegati per produrre qualcosa. Probabilmente tutto ciò ha qualcosa a che fare con il nostro deficit commerciale da $40 miliardi al mese! Hahaha!

Ma a parte il deficit commerciale, questi "servizi" e la bizzarria di lanciare denaro alla gente ci porterà quasi certamente ad una nuova politica fiscale che li giustificherà entrambi dal momento che il comportamento che una volta era considerato idiota e suicida, ora è considerato l'unica via d'uscita. Qualcuno ha detto "nuova guerra"? Se la storia è una guida, non ci sarà da sorprendersi.

E quando il governo inizierà a distribuire tutti quei soldi, e spenderli verrà elevato a dovere patriottico, sarà tempo di prendere i pop-corn!

E se questa cosa del "dare i soldi direttamente alle persone" avrà anche una vaga speranza di essere implementata, allora sarete lieti di avere un po' di tempo per accumulare un sacco di oro e argento durante la Grande Festa Monetaria (GFM) che sicuramente ne seguirà, e se avrete un altro po' di tempo per pensare e sognare ad occhi aperti scoprirete che i loro prezzi schizzeranno in alto a causa della calamità inflazionistica della sopra citata Grande Festa Monetaria (GFM). Tutto il resto è cenere e mal di cuore. Poesia!

Whee! Questa roba dell'investire è facile!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


TOTAL MADNESS: Reckless Congress Just ‘Declared War’ On Russia, Ron Paul Warns

Deep Politics Monitor - Dom, 07/12/2014 - 23:40
from ZeroHedge: Yesterday the US House passed what I consider to be one of the worst pieces of legislation ever. H. Res. 758 was billed as a resolution “strongly condemning the actions of the Russian Federation, under President Vladimir Putin, which has carried out a policy of aggression against neighboring countries aimed at political and economic domination.” In fact, the bill was 16 pages

Il Rock, tra l'illusione della libertà e le ombre del sistema

Luogocomune.net - Dom, 07/12/2014 - 18:49
di Music Band

Il canale di condivisione video più famoso del mondo: Youtube, brulica di filmati realizzati da giovani adolescenti che si divertono a scovare messaggi subliminali e simbologie esoteriche o massoniche celate all'interno dei videoclip musicali degli artisti più gettonati del momento.

E' diventata quasi una moda o una mania; ognuno di questi video manca peraltro di qualsiasi argomentazione su ciò che espone limitandosi a mostrare le “scoperte” dell'autore in un susseguirsi di titoli sensazionalistici che evidenziano la convinzione di chi li produce, di aver capito cosa sta succedendo nel mondo: “Ecco le prove che tal dei tali è massone” “Tizio Caio e Sempronio adorano lucifero” “il nuovo ordine mondiale è alle porte” etc. etc. etc.

In realtà è proprio vero che moltissimi video musicali in modo alquanto sfacciato e sempre meno celato esibiscono una quantità impressionante di simbologie di stampo esoterico e di messaggi più o meno trasversali o subliminali di vario genere; ma non sarà che le rigide regole del marketing, accortesi delle nuove tendenze ci stiano marciando sopra? Le Star del Rock che affollano radio, tv, cinema e dischi di oggi sono preconfezionate e colorate come i cibi del supermercato; marionette del marketing sono trasgressive perché viene loro ordinato di esserlo in una pianificazione minuziosa che produce Hit da centro commerciale (per parafrasare Bill Hicks) e idoli finti con la stessa frequenza e gli stessi effetti devastanti delle “bombe d'acqua” sempre più frequenti. I ribelli del Rock sono stati inglobati nel sistema, riplasmati e usati per ogni occasione esattamente come lo stereotipo del comunista che improvvisamente si ritrova ad essere uno yuppie [1]; un colletto bianco con abiti firmati, telefonino e l'ideologia finita sotto alle scarpe di dolce&gabbana (il minuscolo è d'obbligo).

I nostalgici rimpiangono i “ribelli” antisistema degli anni 60 e 70 ma viene da chiedersi se l'esplosione Rock degli anni 60 ha davvero rappresentato una volontà di cambiamento e ribellione al sistema che è stata poi repressa in modo efficace, ...

La vaccinazione antinfluenzale: facciamo chiarezza

Luogocomune.net - Sab, 06/12/2014 - 09:10
I recenti casi di cronaca, legati ai vaccini trivalenti stagionali, fanno emergere l’esigenza di una riflessione che sia esclusivamente basata sui dati di fatto.

Come ogni autunno, anche quest’anno è partita la campagna di sensibilizzazione della popolazione al fine di convincerla della necessità di una copertura vaccinale più ampia possibile.

La campagna si basa fondamentalmente sul proposito di impressionare i cittadini con cifre epidemiologiche di grande impatto: 8.000 decessi all’anno, nella sola Italia, per complicanze legate all’influenza.

Gli stessi dati terrorizzanti sono stati riproposti negli ultimi giorni tanto dalle società scientifiche (esempio QUI) che dai mass media (esempio QUI).

Questa cifra è ubiquitaria nei siti ed è estrapolata da una pagina web di EpiCentro, il portale dell’epidemiologia della sanità pubblica curato dall’Istituto Superiore della Sanità (QUI). Il dato però non è referenziato bibliograficamente.

Anche il Ministero della Salute , tramite le raccomandazioni emanate per la stagione in corso (QUI) dice: ”Le epidemie influenzali annuali sono associate a elevata morbosità e mortalità. Il Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) stima che in media circa 40.000 persone muoiano prematuramente ogni anno a causa dell’influenza nell'UE. Il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli con condizioni cliniche croniche di base”. Anche questa affermazione non trova riscontro in un preciso riferimento bibliografico.

Ma prendiamo l’affermazione per veritiera e facciamo due conti. [...]

The Biggest Bubble in History is About to Pop

Deep Politics Monitor - Ven, 05/12/2014 - 17:34
From Zero Hedge: If you are an investor, your big concern should not be about what to stocks… but what happens when the bond bubble goes bust. For 30+ years, Western countries have been papering over the decline in living standards by issuing debt. In its simplest rendering, sovereign nations spent more than they could collect in taxes, so they issued debt (borrowed money) to fund their various

GSIB: calciare il barattolo diventa sempre più insidioso

Freedonia - Ven, 05/12/2014 - 11:11




di Francesco Simoncelli


Le notizie degli ultimi giorni ci forniscono una moltitudine di esempi di come in realtà i burocrati finanziati dalle tasse altro non sono che bugiardi patentati. Ovvero, quando i nodi arrivano al pettine raddoppiano la promessa che avevano fatto in precedenza e si rivolgono alla popolazione (simbolicamente) affinché essa capisca perché è necessario un cambio di rotta. Esso viene annunciato con questa formula: "La situazione è critica, ma se agiamo ora è possibile invertirla." Non si inverte mai. Non è mai accaduto. Coloro che pretendono di avere una sorta di preveggenza azzardano una previsione, ubriacati dalla loro teoria presumibilmente solida. Inutile dire che fanno la figura degli sciroccati una volta che gli avvenimenti dimostrano il contrario di quello che avevano previsto. E' accaduto a Keynes quando nel 1927 disse: "Non avremo più alcun crash nei nostri tempi." E' accaduto a Irving Fisher nel 1928: "Ci potrà essere una lieve recessione, ma niente di paragonabile ad un crash", e nel 1929: "Il mercato azionario pare aver raggiunto quello che è a tutti gli effetti un plateau permanente. Prevedo che il mercato azionario andrà più in alto nelle prossime settimane." Sebbene le loro teorie sarebbero dovute finire nella pattumiera della storia, sono sfuggite a questo destino.

Roosevelt riabilitò Keynes. Friedman, più in là, avrebbe riabilitato Fisher. Al giorno d'oggi abbiamo i vari Martin Wolf e Paul Krugman che pretendono un attivismo oltremisura delle banche centrali. Secondo il loro punto di vista basterebbe essenzialmente questo per smorzare gli "spiriti animali" degli individui e permettere al settore pubblico di colmare il gap della domanda aggregata. Con un semplice schiocco di dita la stagflazione di oggi si trasformerebbe in un periodo di crescita sostenibile senza paragoni. A tal proposito Draghi pare aver scelto di percorrere questa via. Sebbene nessuno l'abbia votato, verrà rotto un patto che sembrava inossidabile circa 14 anni fa. Lo zio Mario è seriamente intenzionato a comprare bond statali, smantellando l'attuale sistema che li considera principalmente delle garanzie ai prestiti che concede la BCE. Si è pronti a fare sul serio. Stavolta è diverso. O almeno così ci viene detto.

Sebbene il QE sia stato un fallimento in Giappone e negli USA, adesso ci proverà Draghi. Gli stress test in realtà sono andati male, ma ovviamente questo non si poteva dirlo palesemente. Soprattutto ora che la FED ha temporaneamente messo in pausa il proprio QE. Perché? Perché il boom petrolifero sul suolo americano ha concesso una tregua e perché l'Europa è in condizioni peggiori. Ma come ancora esistono istituti TBTF (Es. troppo grandi per fallire) negli Stati Uniti, in Europa abbiamo le GSIB (Es. banche importanti a livello globale e a livello sistemico). Questo significa che la generosità della FED finora ha costituito una grande manna per entrambe queste figure.





L'Abenomics sotto steroidi da sola non basta, la BCE non può più restare a bordo campo. La BCE, infatti, ha potuto sgonfiare il proprio bilancio a seguito dell'opportunità garantita dalla FED, la quale ha permesso ai GSIB di ripagare le due tranche di LTRO precedenti. Ciò non ha avuto alcuna influenza sui bilanci di tali istituti, i quali sono stati gravati ulteriormente da investimenti improduttivi a seguito dei loro gioco d'azzardo nel mercato azionario alla ricerca di rendimenti decenti con cui chiudere l'anno in positivo. In un panorama di fondamentali di mercato annacquati, il mercato azionario non è altro che una gigantesca bolla in attesa di scoppiare. La maggior parte del denaro creato dalle banche centrali, infatti, oltre a finire in riserve in eccesso ha infiammato una delle bolle più grandi della storia: quella nel mercato obbligazionario statale. La seconda più grande è quella nel mercato azionario. Main Street, invece, è rimasto sostanzialmente a secco.




C'è poca volontà da parte delle persone di prendere in prestito, e c'è poca volontà delle banche di prestare denaro data l'incertezza nel panorama economico, i fondamentali annacquati e i loro bilanci disastrati.




L'intenzione della BCE, quindi, è quella di salvaguardare questi istituti attraverso l'acquisto di titoli emessi dai GSIB, così da iniettare denaro nelle loro riserve in modo che possano dare una parvenza di stabilità attraverso la conformazione ai rapporti di capitale. Ciò consente un gearing maggiore. Ciò consente un azzardo morale maggiore attraverso scommesse più azzardate. Ciò consente ad entità improduttive di sopravvivere nonostante il parere negativo dell'economia di mercato. Ma un bail-in per un istituto simile è inverosimile in pratica, perché senza la promessa di un bailout e di un pieno appoggio della banca centrale la probabilità di un contagio sistemico mondiale è una cosa certa. Questo significa che l'ultima ruota del carro, i depositanti, saranno fregati due volte. Le cose potrebbero sfuggire di mano senza che nessuno se ne accorga.

Quello che stiamo osservando ora è un cambio della guardia: le principali banche centrali del mondo devono sincronizzare le loro azioni affinché possano fornire all'attuale mercato una parvenza di stabilità. Questo significa che calceranno il barattolo, perché le misure che si vogliono perseguire in Europa non sono altro che una serie di puntelli atti a sorreggere bilanci di istituti GSIB che rappresentano delle vere e proprie bombe ad orologeria.



"CIRCOLARE, NON C'E' NIENTE DA GUARDARE QUI! VA TUTTO BENE!"

La FED ha smesso temporaneamente il suo QE perché lo spettacolo ora è concentrato principalmente su un'Europa moribonda. Ma gli USA non sono affatto "guariti". La stampa mainstream è concentrata sul PIL e sull'occupazione di nuovo ruggente. Ciò non perturba il mantra fornito dalla gilda accademica: "Non agitare le acque." Inoltre, veicola un altro mantra caro alla gilda accademica e all'establishment keynesiano: "I deficit aiutano a superare una recessione." Davvero? Credo che sarò ritenuto "scortese" per quello che ho da dire.

I rallegramenti si sono susseguiti viralmente alla notizia che il tasso di disoccupazione USA fosse sceso al 5.8%, un risultato presumibilmente attribuibile alle politiche della banca centrale e ai suoi sforzi per stabilizzare l'ambiente economico. Può darsi. Come al solito, però, non si distinguono i dettagli e si tende, seguendo ciecamente la teoria sgangherata keynesiana, a considerare superiori gli aggregati. Infatti se guardiamo le cifre del BLS scopriremo che da 7 anni a questa parte i lavori full-time hanno fatto la fine del dodo, lasciando un mondo praticamente incerto sul fronte del lavoro per quelle leve che si affacciano per la prima volta in tale contesto. I part-time sono spuntati in ogni dove. Per non parlare degli scoraggiati i quali hanno deciso di tirare i remi in barca e coloro che si accontentano delle elargizioni del welfare statunitense.




I numeri in questione non indicano una ripresa sostenibile, bensì un'economia che sta dilapidando risorse materiali e risorse umane attraverso l'inflazionamento di vecchie e nuove bolle. Le cifre positive sventolate nel PIL rappresentano una crescita nominale guidata principalmente da una gigantesca bolla nel settore azionario e nel settore obbligazionario. Infatti non ci sono investimenti. C'è ridondanza degli investimenti. Non c'è innovazione, c'è stagnazione tecnologica. I profitti sono legati saldamente ad una euforia artificiale.



Senza un lavoro a tempo pieno, il quale spesso remunera il soggetto con paghe alte e costanti, le nuove leve saranno costrette ad arrancare durante la loro vita ricorrendo alla propria famiglia per sopravvivere. Questi nuclei sono ancora schiacciati dal peso dell'euforia del passato che, sebbene abbiano tentato di alleviarla riducendo la loro esposizione al debito, non riescono a scrollarsi di dosso a causa del panorama economico distorto nei fondamentali. La nebbia della propaganda mainstream vuole una ripresa dei consumi, nuovo indebitamento, vivere secondo quell'illusione di poter spendere soldi che non si hanno senza conseguenza alcuna. Questa illusione è entrata nella mente degli individui sin dal 1971: "Se può farlo lo stato, perché non posso farlo io?" Quindi nonostante il lavoro part-time, si può sfruttare la solvibilità dei propri genitori per accendere nuove linee di credito e accedere a quella vita a cui loro hanno potuto godere tempo addietro. Hanno lavorato duro sia per loro che per i loro figli, pensano che debbano concedere il meglio per loro e che il futuro aggiusterà ogni cosa. Non hanno una visione chiara del futuro a causa di segnali discordanti. Commettono errori.

Gli stessi errori commessi da coloro che espongono i propri stipendi per pagare le rate del mutuo. Gli hedge fund, finanziati dalla generosità della FED, hanno iniziato a rastrellare quante più abitazioni possibili e hanno fatto raggiungere un fondo alla bolla scoppiata nel 2008; essendo amanti dei carry trade stabili, si sono lanciati in una nuova attività "buy to rent". Dato che la maggior parte delle persone negli USA non può permettersi una casa di proprietà, come denotano anche i bassi livelli dei first home buyer, le hanno affittate. Questo ha permesso loro di creare un nuovo tipo di cartolarizzazione non più fondato sui mutui, bensì sui flussi di pagamento degli affitti. Ma con un panorama occupazionale come quello sopra descritto, quanto è sostenibile questa catena?

In realtà non lo è, e se le stesse regole applicate al settore privato per quanto riguarda la bancarotta fossero applicate anche a TBTF, GSIB e settore pubblico, a quest'ora i media mainstream starebbero parlando di come lo zio Sam sia destinato a schiantarsi a terra con un fragore assordante.




Questo trend continuerà su questi binari. Tagliare la spesa? Politicamente inaccettabile. Tagliare le tasse? Fiscalmente suicida. Cosa si farà? Più della stessa cosa. Più deficit. Più burocrazia. Più denaro gratis. Questo significa che sebbene il QE sia stato temporaneamente sospeso, il mercato azionario ai livelli attuali non può fare a meno degli interventi della banca centrale per restare a galla. Gli investimenti improduttivi che hanno generato questa euforia non ne potranno fare a meno. Perché? Perché i $2.5 bilioni di riserve in eccesso create per sostenere artificialmente i TBTF sono ancora tutte lì. Drenare quelle risorse significherebbe esporre il sistema bancario commerciale alle forze di mercato, significherebbe accettare le conseguenze dell'azzardo morale, significherebbe ammettere che la FED rappresenta in realtà un cartello costituito da banche e settore statale. I continui interventi della FED nell'economia di mercato hanno affossato un sano price discovery e un mark-to-market dei titoli commerciati giornalmente. Non solo, ma hanno svilito l'unità monetaria che tutti usano per scambiare.




Nonostante la FED sia riuscita a fare in modo che la maggior parte del denaro creato sin dalla prima campagna di QE rimanesse intrappolato nel circuito finanziario, generando una tremenda inflazione dei prezzi negli asset, piccole porzioni sono riuscite a raggiungere l'economia più ampia sconquassando gli standard di vita di coloro nelle cui mani il denaro di nuova creazione è arrivato per ultimo o non è arrivato affatto. Sin da quando la FED ha aperto i battenti, non ha fatto altro che salvaguardare gli interessi di gruppi con interessi particolari lasciando al proprio destino funesto il resto della società. Infatti, se guardate il grafico qui sopra, il dollaro ha perso circa il 98% del suo potere d'acquisto sin da quando è stato approvato il Federal Reserve Act.

Questo è il vero segnale di mercato che ci comunica come il sistema monetario fiat stia implodendo.



DA OVEST A EST

Stati Uniti ed Europa non sono soli nella loro dipartita finanziaria. La politica del calcio al barattolo è diventata globale. La Cina, diversamente dai Paesi occidentali, ha accumulato una quantità di oro fisico a ritmi fuori da ogni cosa vista finora. Perché? Non credo per un ritorno al gold standard (o al limite, qualcosa di lontanamente simile). Credo che quando i nodi verranno al pettine gli hard asset faranno la differenza, soprattutto in un mondo ormai soffocato in uno tsunami di moneta fiat. Anche l'oro è stato trascinato nell'irrazionalità cartacea, i mercati dei futures strabordano di contratti onorati in cartamoenta piuttosto che con l'asset sottostante. Anche qui è stata usata la riserva frazionaria, con lo stesso oro presente nelle bullion bank che è stato messo a garanzia di più e più contratti alla volta. La strategia cinese, e più in generale quella dell'Asia, è prepararsi ad un soft landing rispetto all'hard landing che attende l'Occidente.

Sicuramente avrete sentito parlare di shadow banking, ovvero, quelle operazioni portate avanti dal settore bancario commerciale tenute fuori dai bilanci ufficiali. In questo modo il ricorso alla leva può essere maggiore (fino a 40 volte il patrimonio investito), sebbene la banca in questione non godrà di una linea di credito da parte della banca centrale (o perlomeno, non subito). Ebbene sin dal 2008 il settore bancario ombra della Cina è quadruplicato.




La maggior parte di questo credito è andato a sovvenzionare progetti improduttivi ed enormi sprechi di capitale, portando l'economia cinese su un sentiero pericoloso. Mentre la banca centrale era occupata a stampare yuan per tenere basso il tasso di cambio rispetto al dollaro, sono emersi una serie di prodotti finanziari sempre più rischiosi dato il panorama lacunoso di investimenti con rendimenti positivi. Un esempio specifico sono i wealth management products. Essi rendono più dei depositi bancari, ma vengono erroneamente considerati tanto "sicuri" quanto gli stessi depositi bancari. Le istituzioni che li emettono incanalano i fondi ricevuti in settori la cui capacità è satura (Es. settore immobiliare). Non solo, ma la maggior parte degli istituti di credito che li emette lo fa per ripagare i vecchi debiti e spesso sono conteggiati off-budget.




A coronare questa situazione esplosiva, c'è il fatto che la maturità di questi prodotti finanziari si sta assottigliando nel tempo. Sette anni fa solo una piccola parte di WMP maturava prima di 90 giorni e la maggior parte aveva scadenza superiori all'anno. Oggi la situazione si è totalmente ribaltata. E' un grande schema di Ponzi. Come schematizza David Stockman:

[...] In due decenni la Cina ha costruito una grande economia di Ponzi che è marcia fino al midollo. Ha 1.5 miliardi di tonnellate di acciaio, ma un "volume di vendita" di meno della metà — cioè, la domanda di acciaio per automobili, elettrodomestici ed edfici una volta che svanirà l'attuale sbronza per la costruzione di cattedrali nel deserto. Lo stesso vale per le sue industrie nel settore del cemento, le costruzioni navali, quelle solari ed il settore dell'alluminio — per non parlare dei 70 milioni di appartamenti di lusso vuoti e le vaste distese di autostrade, ferrovie veloci, aeroporti, centri commerciali e nuove città.

In breve, la gigantesca bolla del credito cinese rappresenta il più grande malinvestment delle varie risorse economiche — manodopera, materie prime e beni strumentali. In effetti i porcili nelle campagne sono stati riempiti di rame e i quartieri urbani rimpinzati di vetro e cemento; accorgimenti che non rendono nulla, ma in questo schema di Ponzi cinese ognuno di essi è diventato "garanzia" per altri "prestiti."

La Cina si è diretta verso i confini economici del pianeta — in quelle che potremmo definire Terre Monetarie Sconosciute — il quale si basa sul principio circolare del prestito, della costruzione e di altri prestiti. In sostanza, si tratta di una gigante re-hypothecation dove il "debito" di uno diventa "l'attivo" di un altro.

Così i governi locali si ritrovano magri introiti, ma enormi debiti basati sulla sopravvalutazione delle terre. Gli imprenditori minerari affrontano un crollo dei prezzi e dei ricavi, ma allo stesso tempo anche un'impennata a doppia cifra dei tassi di interesse sui prestiti bancari ombra garantiti da riserve di carbone sopravvalutate. I cantieri navali non hanno ordini, ma enormi debiti garantiti dalla costruzione di nuove baie. Gli speculatori hanno collateralizzato enormi scorte di rame e di ferro a prezzi che stanno già diventando storia antica.

La Cina è sulla cuspide della più grande margin call della storia. Una volta che i valori degli asset inizieranno a declinare, le sue piramidi di debito si ritroveranno esposte a fallimenti e crolli. Indubbiamente il governo lotterà per mantenere viva la prosperità attraverso la stampante, forse ci riuscirà per un altro mese o trimestre, ma si stanno formando crepe ovunque perché la frenesia del credito è stata troppo estrema.
E' per questo motivo che sta accumulando oro. Sono convinto che lo stia facendo per attutire in qualche modo il tonfo che la sua economia dovrà sopportare per liberarsi da tutti questi errori economici. Utilizzando quanto più oro possibile per proteggersi contro la tempesta incipiente, ha intenzione di catturare due piccioni con una fava: uscire meglio delle altre nazioni dalla prossima crisi finanziaria (sottraendo quanto più oro dall'Occidente) e sostituire al dollaro lo yuan come moneta di riserva globale. Dopo aver stipulato accordi commerciali da onorare in yuan con altre grandi nazioni mondiali, ultimamente è toccato anche al Qatar e al Canada. La lenta marcia della de-dollarizzazione prosegue inesorabile. Come riporta questo articolo della CBC, l'accordo tra Cina e Canada permetterà alle due nazioni di commerciare attraverso lo yuan e il dollaro canadese, togliendo di mezzo qualsiasi intermediario (Es. il dollaro USA). In tutto il mondo, lo yuan sta diventando la valuta per il commercio, per gli investimenti e per il risparmio. Che agli USA piaccia o no, il futuro si sta dirigendo verso Oriente perché il resto del mondo vuole emanciparsi dal dollaro.




E con il Giappone che ha deciso di distruggere quel che rimane della sua economia attraverso una Abenomics sotto steroidi, l'intero sistema monetario fiat è diretto verso una brutta fine. Sebbene Giappone ed Europa rappresentino due cadaveri che sembrano vivi solo perché i pianificatori centrali li ricoprono di incensi odorati per farne sparire la puzza, anche l'economia USA versa nelle stesse condizioni. Lo zio Sam utilizza semplicemente un profumo più forte. Ma la sua capacità di calciare il barattolo lungo la strada sta diventando sempre più difficile dati gli eventi di cui veniamo a conoscenza ogni giorno. i vari accordi commerciali stipulati dalla Cina sono uno di questi eventi. Un altro, ad esempio, è la quantità abnorme di oro posseduta dalla PBoC e potrebbe non essere un azzardo affermare che ormai essa detiene più oro di tutti al mondo. Guarda caso la stessa posizione in cui si trovarono gli USA alla fine della seconda guerra mondiale. In tutti questi anni la Cina ha comprato oro dall'Occidente, riducendo nel tempo la quantità di oro fluttuante necessaria a coprire i contratti futures nei mercati a termine. Tale oro è stato impiegato più e più volte in diversi contratti e qualora dovesse essere preferito al denaro fiat, il castello di carte del Comex diventerebbe un vago ricordo.

E' probabile, secondo me, una nuova Bretton Woods sotto l'egida della Cina, ma l'oro rimarrà comunque de-monetizzato. Si baserà sulle promesse dello stato di onorare i propri impegni. Una parodia di gold coin standard. Una pantomima. Un teatro kabuki. Resterà solo da vedere se gli USA si faranno da parte senza scalciare, oppure prima del loro "canto del cigno" scateneranno qualche guerra per non affermare che ormai è da tempo che Fort Knox è vuoto.



CONCLUSIONE

C'è una realtà là fuori che sta diventando sempre più chiara anche ai più scettici: se si fornisce denaro gratis ad un'entità prossima alla bancarotta, non si fa altro che finanziare l'insostenibilità. L'attivismo delle banche centrali crea pachidermi inefficienti necessitanti di una dose di risorse crescenti per sopravvivere. Tali risorse vengono sottratte dall'economia più ampia che non può più utilizzarle per progetti d'investimento sostenibili, ovvero, in accordo coi desideri degli attori di mercato. Le politiche anticicliche delle banche centrali non faranno altro che acuire il dolore economico: se verranno portate fino all'estremo, sviliranno totalmente l'unità monetaria; se verranno arrestate, porteranno ad una recessione. Non c'è scampo.

Qualsiasi tentativo di aggirare l'inevitabile pulizia del mercato finirà per ritorcersi contro i banchieri centrali. Credono di poter aggirare le leggi dell'economia per sempre. Si sbagliano.

Non esistono pasti gratis. Chiunque pensi il contrario o è uno sciocco, oppure crede alle favole.


Interlibertarians 2014: banche e moneta, di F. Simoncelli

Von Mises Italia - Ven, 05/12/2014 - 07:00

La recente edizione di Interlibertarians 2014, svoltasi domenica scorsa a Lugano, è stata incentrata sul tema Banche & Moneta ed ha visto, tra gli altri, la partecipazione attiva di Francesco Simoncelli a nome dell’associazione Ludwig von mises Italia.

Presentiamo di seguito la sua esposizione, incentrata su una panoramica delle cause storiche dell’ascesa e sviluppo del sistema a banca centrale nel periodo tra la fine del XIX secolo e quella fatidica data dell’agosto 1971, quando l’ultimo pallido ricordo di standard aureo fu spazzato da Richard Nixon per aprire le porte ad una nuova epoca di più sfrontato inflazionismo.

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Chi si rivede! Massimo Carminati

Luogocomune.net - Gio, 04/12/2014 - 18:12
di Aldo Giannuli

Vecchia conoscenza per chiunque si occupi di eversione nera, Massimo Carminati: dalle imprese dei Nar a quelle della Banda della Magliana, così nei casi degli omicidi Pecorelli, Fausto e Iaio, Pugliese, nel depistaggio per la strage di Bologna, nella rapina alla Chase Manhattan Bank dell’Eur, nella “strana” vicenda del deposito d’armi presso la sede di via Liszt del Ministero della Sanità, il suo nome torna sempre.

Spesso è stato imputato, ma alla fine se l’è sempre cavata e con assoluzioni con formula piena (Pecorelli, depistaggi Bologna, Fausto e Iaio). Per altri casi (ad esempio il furto al caveau della Banca di Roma, nel Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio, a Roma) e per uno degli scandali del calcio scommesse è ancora indagato.

L’unica condanna seria (10 anni) se la beccò nel secondo grado del processo alla Banda della Magliana iniziato nel 1995. Nella maggior parte del tempo è stato sempre libero ed instancabile… Oggi lo rivediamo ancora al centro di uno dei grandi scandali capitolini: tutto in regola. Sarà, ma ho il dubbio che anche questa volta riuscirà a passare indenne. Staremo a vedere.

Certo che uno come lui ha sempre avuto le spalle coperte; lo si trova nelle vicende più scabrose, ...

Un commento sull'esito del referendum svizzero

Freedonia - Gio, 04/12/2014 - 11:11
La Svizzera ha sempre attratto gli investitori per la sua natura conservatrice nel campo della politica monetaria. Questo fenomeno ha visto un'inversione all'inizio degli anni 2000, quando il paese elvetico ha commesso lo stesso errore madornale di Gordon Brown: vendere oro. L'inversione è stata completata nel 2011: corsa al ribasso insieme all'euro. Il recente risultato del referendum sull'oro è la prova che la componente interventista e distorsiva dell'economia mista prende sempre il sopravvento. Alla conferenza Interlibertarians, incentrata proprio su questo argomento e tenutasi il 30 novembre scorso a Lugano, ho illustrato il modo in cui si formano le economie miste e le conseguenze nel voler seguire fino in fondo i dettami ad esse connessi: http://www.movimentolibertario.com/2014/12/banche-centrali-e-oro/
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di Frank Hollenbeck


Il referendum svizzero se n'è andato così com'è venuto: in silenzio. C'è stato molto rumore per nulla. Anche se fosse passato, l'iniziativa non avrebbe avuto alcun impatto reale sulla capacità della Banca Nazionale Svizzera di stampare denaro o condurre la sua politica monetaria.

La BNS sta difendendo un minimo di prezzo tra il franco svizzero (1.2) e l'euro. Legando la propria valuta a quella europea, la BNS ha sostanzialmente scelto di seguire la politica monetaria allentata dei suoi vicini. Ha acquistato euro stampando franchi svizzeri, poi ha rimandato i primi nell'offerta di moneta europea acquistando titoli di stato europei. A questo proposito la BNS potrebbe anche aver usato gli euro per acquistare dollari e poi oro. In entrambi i casi, gli euro o i dollari sono ritornati sul mercato e di conseguenza l'azione svizzera non influenza le rispettive offerte di moneta. Dobbiamo tenere a mente che i tassi di cambio sono determinati dalle differenze nei ritmi di crescita monetaria e dall'anticipazione di queste differenze.

Il governo svizzero e la BNS erano contrari all'iniziativa referendaria. Ciò non dovrebbe sorprendervi, anche perché è usanza dello stato quella di utilizzare tattiche di paura per giustificare i propri furti.

La BNS ha affermato che il referendum avrebbe ostacolato la sua flessibilità nell'affrontare una crisi di liquidità o un'inflazione galoppante. Dal momento che non avrebbe potuto vendere il proprio oro, la BNS sosteneva che avrebbe faticato a fornire liquidità in caso di crisi bancaria. Naturalmente intendeva una limitata capacità di espandere il proprio bilancio, affermazione che in realtà è una sciocchezza. Non c'è niente che possa fermare una banca centrale dallo stampare denaro fiat per fornire liquidità e stamparne ancora di più per comprare oro.

La BNS sosteneva, inoltre, che se avesse dovuto vendere asset sul suo bilancio per combattere l'inflazione, l'impossibilità di vendere il 20% del suo patrimonio avrebbe limitato il suo spazio di manovra. Questa affermazione è più sciocca di quella precedente. Non c'era nulla nei quesiti referendari che avrebbe limitato la capacità della BNS di vendere il restante 80% dei suoi asset. Il 20% è un minimo, non un massimo! Inoltre non dobbiamo mai dimenticare che l'inflazione è un fenomeno monetario. La banca centrale chiede flessibilità per gestire un problema creato dalla sua stessa flessibilità.

Inoltre tra il 1936 e il 2000 il bilancio della BNS era per il 40% costituito da oro. Questo vincolo ha in qualche modo inficiato la sua politica monetaria? Sin dal 1914 il franco svizzero ha perso il 90% del suo valore rispetto all'oro. In che modo, quindi, l'attuale minimo patrimoniale avrebbe intaccato lo spazio di manovra della banca centrale? Una lettura superficiale della stampa finanziaria avrebbe evidenziato chiaramente che non sarebbe accaduto nulla di quanto propagandato.

Nonostante tutto il rumore, la Svizzera non sarebbe tornata ad un gold standard. Quest'ultimo, infatti, impedirebbe ad uno stato di usare la stampante monetaria per finanziare la spesa pubblica. Una caratteristica fondamentale di un vero gold standard prevede che i singoli individui possano convertire la cartamoneta in oro ad un prezzo fisso. Senza questa funzione il gold standard sarebbe simile a quella parodia chiamata sistema di Bretton Woods, il quale fallì rapidamente perché non impediva agli stati di creare più banconote dell'oro esistente.

Anche se l'iniziativa referendaria avrebbe fatto poco per limitare la BNS, si trattava di un passo nella giusta direzione: simile al tentativo di Ron Paul di revisionare la Federal Reserve. Ma il referendum ha sottolineato un punto importante: il sentimento pubblico percepisce che c'è qualcosa di marcio in Danimarca! Ogni dollaro, euro, yen, che stampano le banche centrali, rappresenta una tassa sui saldi di cassa. Una tassa nessuno per cui nessuno ha votato. E' un furto. Anche se i banchieri centrali possono partecipare a pranzi lussuosi con i loro abiti di Armani, essi non sono altro che contraffattori. L'unica differenza tra loro e il tipo che stampa denaro nella sua cantina è che non temono una retata della polizia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Mercati liberi: Beni a basso costo, maggiore ricchezza, lavori migliori

Freedonia - Mer, 03/12/2014 - 11:13




di Gary North


La questione è stata sollevata su uno dei forum riguardo il futuro della produzione negli Stati Uniti.

Iniziamo col dare la risposta osservando il seguente grafico sulla produzione mondiale. Non ci sono solo gli Stati Uniti; c'è l'Europa occidentale, il Giappone e il mondo intero. Come potete vedere, il contributo della manifattura alla produzione economica totale è diminuito costantemente nel corso degli ultimi 40 anni. Se il grafico fosse tornato indietro di altri 40 anni, avremmo visto lo stesso tipo di pendenza. E' un fenomeno mondiale. E' un fenomeno irreversibile. Ha accompagnato l'estensione della crescita economica mondiale nel terzo mondo, in particolare in Asia.


http://www.uschamberfoundation.org/blog/post/manufacturing-s-declining-share-gdp-global-phenomenon-and-it-s-something-celebrate/34261

Ci sono persone che si lamentano di come la manifattura abbia diminuito la sua presenza percentuale nel prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Ciò accade perché non hanno familiarità con il fenomeno mondiale. Non capiscono che la crescita economica è accompagnata da un declino del settore manifatturiero.



IL CUORE DELLA RICCHEZZA MODERNA

Il cuore della ricchezza non è la manifattura; il cuore della ricchezza è la conoscenza applicata per ridurre la percentuale totale della produzione manifatturiera nell'economia globale, e per aumentare la ricchezza delle masse attraverso i servizi. Questi servizi possono essere digitali. Possono essere personali. Ma non si basano sulla produzione manifatturiera.

Il mio amico Bill Myers ama ripetere questo motto: "Vendi elettroni, non atomi." E' una grande frase. Non vendete pezzi di roba; vendete idee, intrattenimento, efficienza e tutto quello che può ridurre il costo delle materie prime, il costo del capitale e il costo di produzione. Tagliare i costi; ridurre i prezzi; diventare ricchi.

Questo è il motivo per cui la produzione manifatturiera sarà sempre più gestita da macchine che sono controllate da programmi informatici. Questo libera l'umanità dalle fatiche della vita.

Per secoli, e anche millenni, i genitori hanno tentato di far entrare i loro figli in qualche gilda dimodoché non avrebbero dovuto fare un lavoro fisico. Quello che vogliono praticamente tutti i genitori per i loro figli, è esattamente ciò che il mercato libero ha fornito in tutto il mondo. Eppure ci sono persone che si lamentano del declino della produzione manifatturiera in percentuale dell'economia globale. Questo declino è stato una delle più grandi benedizioni del mondo moderno, una risposta alle preghiere millenarie dei genitori; eppure ci sono persone che credono onestamente che l'America stia rimanendo indietro, perché la percentuale dell'economia americana ricoperta dalla produzione manifatturiera è costantemente in calo.

Ciò che gli individui vogliono per i loro figli, a volte non lo vogliono per l'economia globale. Si vuole che i propri figli non finiscano a fare un duro lavoro manuale, e poi ci si lamenta del declino del numero di posti di lavoro in tale campo. Chi ragiona in questo modo soffre di dissonanza cognitiva.

In tutto il mondo le nazioni industriali hanno esternalizzato la produzione manifatturiera in nazioni straniere che sono povere, e l'hanno affidata a macchine e programmi informatici che non si preoccupano del lavoro duro. I lavori vengono svolti meglio che mai da poveri in paesi stranieri e da robot che stanno diventando sempre più efficienti grazie alle migliori tecniche di produzione e ad una migliore programmazione informatica.

In ogni fase di questo processo ci sono stati i luddisti che si sono lamentati della sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine. La frase "sabotaggio" deriva dalla parola francese che sta per scarpa. I lavoratori che perdevano il posto di lavoro gettavano le scarpe nei macchinari per romperli. L'uso della coercizione contro i proprietari di imprese.

Ogni fase nel corso degli ultimi 200 anni in cui le macchine hanno sostituito il lavoro umano, è stata caratterizzata da uno straordinario aumento della produzione e anche da uno straordinario aumento della ricchezza pro-capite. Il nostro mondo è completamente diverso dal mondo del 1800, e la ragione è stata lo sostituzione di lavoratori con capitale minimo con lavoratori con una quantità crescente di capitale. Sono stati sostituiti da lavoratori con strumenti migliori. Questi strumenti migliorano ogni giorno che passa, e sempre più lavoratori vengono sostituiti. Si muovono verso nuove aree di servizio. Questa è stata la storia della trasformazione del mondo nel corso degli ultimi 200 anni. Viviamo in un posto migliore. Perché adesso le persone si preoccupano del fatto che le macchine e i programmi informatici continueranno a sostituire i lavoratori in molti campi? Questo è ciò che è avvenuto per due secoli. Perché dovremmo aspettarci che si fermi adesso?



LA CURVA ECONOMICA ESPONENZIALE

Ciò che c'è di diverso ora, è questo: il processo di crescita sta diventando esponenziale. La domanda ora è questa: gli accordi sociali che hanno prevalso negli ultimi 200 anni continueranno a prevalere per i prossimi 200 anni? In altre parole, le istituzioni sociali che sono state costrette a cambiare su larga scala nel corso degli ultimi due secoli, sopravviveranno alla transizione verso un mondo completamente diverso nei prossimi due secoli?

La velocità del cambiamento economico sta accelerando, come accade sempre quando si ha a che fare con le ultime fasi di una curva esponenziale. La legge di Moore e la legge di Metcalfe si sono unite per trasformare il mondo negli ultimi 40 anni. Tale disposizione non subirà un'inversione. Al contrario, accelererà. Stiamo visualizzando la legge dei rendimenti acceleranti. La legge di Moore ci dice che il numero di circuiti su un chip raddoppia ogni anno o -- al massimo -- ogni 18 mesi. Il cuore di questo processo è il costo calante delle informazioni digitali. La legge di Metcalfe si riferisce al valore sempre maggiore delle informazioni, poiché il numero di partecipanti aumenta in un sistema di comunicazione. Pensate al "FAX". Poi pensate a "Facebook".

Non c'è niente di nuovo in questo processo di crescita composto. E' andato avanti per oltre due secoli. La novità è l'arrivo di una crescita economica esponenziale. La percentuale del tasso di variazione può rimanere la stessa, o addirittura calare un po', ma a causa della grande base economica a cui ora si applica suddetto tasso, il cambiamento sociale necessario per tenere il passo con il cambiamento economico sembra essere in ritardo. Non esiste un concetto equivalente alla legge di Moore nel campo delle relazioni sociali. Le tradizioni sono dure a morire; le aziende che non tengono il passo con l'evoluzione tecnologica muoiono abbastanza facilmente.

Dovrebbe essere ovvio ormai che l'istituzione che sta per essere sostituita è lo stato-nazione occidentale. E' burocratico e non è efficiente. Ha fatto promesse economiche agli elettori che non può assolutamente mantenere. Subirà un massiccio calo della legittimità. Eppure la legittimità è il fondamento della politica moderna. Nel corso della storia è stato il fondamento di ogni politica. Al declinare della legittimità dello stato-nazione moderno, insieme con la sua performance economica, emergeranno nuovi assetti istituzionali che lo sostituiranno. Il problema è che non sappiamo quali saranno. Il fatto fondamentale delle istituzioni sociali è questo: non possono essere progettate con successo secondo un modello top-down. Emergono sempre dalla competizione e dallo scambio, fenomeni che prevalgono all'interno della società nel suo complesso. Non possono essere sviluppati dalle commissioni.



CONCLUSIONE

Non c'è alcun dubbio che la produzione come l'abbiamo conosciuta sta per essere radicalmente trasformata dalla stampa 3-D. Non c'è modo di cambiarlo. Non vi è alcun modo per invertirlo. E' una cosa che è destinata ad accelerare. Ci condurrà verso un enorme decentramento. Ci condurrà verso un'epoca di creatività nel campo della produzione manifatturiera mai vista prima. Questo sarà il risultato del decentramento, dell'informatizzazione e della stampa 3-D.

C'è solo un accordo sociale che può far fronte a questo processo: il mercato libero. Si basa su segnali di prezzo per coordinare gli sforzi. Il sistema di feedback profitti/perdite in un'economia monetaria è ciò che mobilita la migliore informazione disponibile. Nessuna commissione governativa è in grado di competere in un mercato aperto con le informazioni decentrate che scaturiscono dalla volontà di profitto degli individui.

Chi vorrà far parte della produzione manifatturiera entrerà in un campo in cui i lavoratori qualificati saranno ben pagati, ma saranno sotto pressione per tenere il passo con il ritmo della tecnologia. Coloro che non terranno il passo, saranno scalzati dalla competizione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Jim Willie ~ No Prisoners in The Global Money War

Deep Politics Monitor - Mer, 03/12/2014 - 09:47
Published on Dec 2, 2014

L’Azione Umana: il paragrafo mancante

Von Mises Italia - Mer, 03/12/2014 - 07:00

Publichiamo la parte mancante dal paragrafo 6, capitolo XXVII, dell’edizione italiana del 1959 de L’Azione Umana di Ludwig von Mises.
Punto centrale dell’esposizione consiste nel riconoscere la corruzione come fenomeno imprescindibile dal sistema statale: abituati infatti ad intenderla come evento isolato di funzionari deviati, e dunque concausa della deriva dell’impianto democratico, dimentichiamo spesso come essa invece abbracci una casistica assai più larga e sistematica di comportamenti arbitrari ed illegittimi, anche quando operati nel pieno rispetto della normativa vigente. In un regime interventista la corruzione è infatti implicita nell’esercizio della funzione, non nella decisione particolare del funzionario.

 

* * *

La corruzione

 

Un’analisi sull’interventismo sarebbe del tutto incompleta senza un riferimento al fenomeno della corruzione.

Difficilmente l’interferenza dello stato nei processi di mercato, come subita dal cittadino coinvolto, potrebbe essere etichettata come qualcosa di diverso da una sequenza di confische o elargizioni. E’ la norma che ciascun individuo, isolato o come elemento di una categoria, possa essere arricchito solo a spese di altri individui o categorie; in molti casi, tuttavia, il danno imposto a un gruppo non viene affatto bilanciato dal beneficio assegnato ad altri.

Non esiste alcuna via su cui si possa esercitare in modo legittimo e morale il tremendo potere che l’interventismo mette nelle mani di parlamenti e governi. Gli apologeti dell’interventismo si illudono di poter sostituire la discrezionalità illimitata di un legislatore sommamente saggio e disnteressato, con una corte di burocrati infaticabili e scrupolosi al seguito, a quelle che essi etichettano come conseguenze “socialmente deleterie” della proprietà e degli interessi privati. Ai loro occhi, l’uomo comune è un fanciullo indifeso in urgente bisogno di un guardiano paterno per proteggerlo dalle astuzie dei malintenzionati. In nome di una più “elevata e nobile” idea di giustizia, essi rigettano qualunque nozione storica di legge e legalità: tutto ciò che essi compiono è sempre giusto poiché va a danno di chi, egoisticamente, vuol trattenere per sè quanto agli occhi di tale superiore concetto di giustizia dovrebbe appartenere ad altri.

I concetti di altruismo ed egoismo, assoggettati a tale logica distorta, sono contraddittori e privi di senso: come si è detto, infatti, ogni azione mira al perseguimento di uno stato di cose che benefici l’attore economico più di quello in cui egli si troverebbe se non avesse intrapreso la data azione. Ogni azione è perciò da considerarsi egoistica. Chi si adopera per sfamare dei bambini agisce dietro aspettativa di ricavarne un beneficio futuro, oppure perché valorizza la propria soddisfazione in seguito a un tale dono più di quanto avrebbe fatto nello spendere la stessa somma in altri beni. Il politico, dunque, agisce sempre in modo egoistico sia quando sostiene un provvedimento assai popolare, al solo fine di avvantaggiarsi per l’elezione ad una carica, sia quando procede a testa bassa nel realizzare un progetto impopolare della cui utilità è però convinto, precludendosi così quei vantaggi di cui avrebbe potuto godere se solo avesse tradito le proprie idee.

Nel gergo anticapitalista le parole egoista ed altruista sono usate per etichettare le persone attraverso la lente di una dottrina che considera la parità di richezza e stipendio come l’unica naturale e giusta condizione sociale, che marchia come sfruttatore chiunque guadagni più della media e che condanna l’attività imprenditoriale in quanto deleteria per il benessere collettivo. Gestire un’attività, dipendere direttamente dall’approvazione o rifiuto del consumatore verso le proprie azioni, sollecitare la preferenza degli acquirenti e ricavarne profitti qualora si riesca a servirli meglio della concorrenza è, dal punto di vista dell’ideologia dominante, egoista e vergognoso. Solo quelli a libro paga dello stato meritano il titolo di altruisti e nobili.

Sfortunatamente, politici e burocrati non hanno nulla di angelico: imparano ben presto come le loro decisioni siano in grado di influenzare il settore produttivo con ingenti perdite o, alle volte, enormi vantaggi. Certamente vi sono burocrati che rifiutano le tangenti, tuttavia ve ne sono altri sempre disposti ad approfittare di ogni “affare sicuro” che permetta loro di spartirsi i proventi coi beneficiari del loro favore.

In molte branche amministrative del complesso interventista, il favoritismo semplicemente non può essere evitato. Si prenda ad esempio il caso delle licenze d’importazione o esportazione: poiché la pratica di rilascio comporta un costo fisso per lo spedizioniere, quale criterio applica lo stato per scremare i benficiari dai respinti? Non ve ne è infatti uno oggettivo o neutrale, a disposizione del decisore, per evitare favoritismi e parzialità. Che tale dinamica poi coinvolga il passaggio di mano di bustarelle non ha davvero importanza: lo scandalo resta, anche nel caso in cui la licenza sia assegnata a chi abbia portato o si ritiene possa apportare un vantaggio d’altro tipo (ad esempio, tramite il voto) a coloro da cui dipende la decisione.

La corruzione è effetto ineludibile dell’interventismo. Lasciamo agli storici ed agli studiosi di legge di occuparsi dei problemi ad essa connessi*.

 

* E’ consuetudine oggi appoggiare l’ideale delle rivoluzioni comuniste denunciando come corrotti i regimi non comunisti oggetto dell’attacco. Fu così che si cercò di giustificare l’iniziale approvazione di parte della stampa ed alcuni parlamentari staunitensi, ai comunisti cinesi prima e a quelli cubani poi, etichettando come corrotti i regimi di Chiang Kai-shek e Batista. Tuttavia, da questo punto di vista, qualunque rivoluzione comunista contro un governo non pienamente devoto al laissez-faire appare del tutto giustificata.

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"Podemos": un curioso deja-vu

Luogocomune.net - Mar, 02/12/2014 - 19:20
Intervista a Rafael Palacios, attivista spagnolo, sul movimento politico "Podemos". (Cliccare sulla freccia per ascoltare l'intervista).





TRADUZIONE:

M.M.: Stiamo parlando con Rafael Palacios, attivista madrileno e amico da molti anni. Rafael, raccontaci qualcosa del movimento "Podemos", perché qui in Italia non sappiamo praticamente nulla di loro.

R.P.: Come dicevo prima, è una questione molto complessa. Comunque, l'origine di "Podemos" è nel Movimiento 15-M, quello di due o tre anni fa, che iniziò dalla Puerta del Sol e che a sorpresa si estese e divenne un movimento di moltitudine, con manifestazioni che arrivavano a milioni di persone, ma poi scomparve. Lo si potrebbe interpretare come il risveglio di uno spettro sociale di gente che è stata esclusa dal sistema, che è stata travolta dalla crisi e non aveva la possibilità di andarsene di casa - molta gente ha dovuto andare a lavorare all'estero. Potremmo dire che si tratta di un pubblico, nella maggioranza, al di sotto dei quarant'anni, ma anche di gente "di recupero", che viene dalla sinistra, una sinistra che li ha delusi. C'è un parallelismo con il fenomeno di Beppe Grillo e del Movimento Cinque Stelle in Italia, nel senso che raccoglie tutta questa gente che è scontenta del sistema attuale, e cerca di intercettarla con il superamento della dicotomia fra sinistra e destra, anche se chiaramente provengono da sinistra. Attualmente i sondaggi li danno come vincitori, ...

La strada verso lo Zimbabwe è lastricata di buone intenzioni dei banchieri centrali

Freedonia - Mar, 02/12/2014 - 11:13


Oggi ci occuperemo della presunta lungimiranza dei banchieri centrali leggendo due articoli strettamente correlati. Uno di Bill Bonner che tratterà il tema da un punto di vista generale parlando di come Europa e Giappone stanno impostando il loro futuro economico, e l'altro di David Stockman che invece si scaglierà contro l'ultima follia partorita dall'establishment europeo: il piano Juncker.

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di Bill Bonner


Quando si parla di politica ed economia scopriamo di vivere in un mondo di fantasia.

I pianificatori centrali sostengono di poter migliorare la nostra economia. Fingiamo di crederci.

Una banca centrale ha mai contribuito con un solo centesimo, una peseta, uno zloty o una frazione di una qualsiasi valuta a migliorare la ricchezza del mondo?

Non che noi sappiamo.
Ma in tutto il mondo i banchieri centrali fingono di sudare e faticare a nome del genere umano — correggendo... aggiustando... annullando le decisioni di uomini e donne onesti che svolgono le loro attività quotidiane.

I tassi di interesse sono troppo alti! L'inflazione è troppo bassa! Non c'è abbastanza domanda! Troppo risparmio! Sono onniscienti e onnipotenti.

In Giappone — ora di nuovo in recessione — il primo ministro Shinzo Abe è decollato per una missione kamikaze. Vittoria o morte! O rilanciare l'economia nipponica... o la ucciderà!

Abe potrebbe riuscirci, ma siamo sicuri della nostra scommessa: non ce la farà.

Il nostro nuovo Commercio del Decennio — comprare azioni giapponesi e vendere titoli di stato giapponesi — punta a catturare il disastro.

Abe e il suo folle co-pilota presso la Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, si sono allacciati le cinture. Stanno per decollare... creando una quantità incredibile di nuova moneta e credito.

L'economia giapponese la desidera e vi dipende. Ma quando si sparge la voce che lo stato non è in grado di ripagare i propri debiti, è sicuro che dietro l'angolo ci siano guai.

Gli investitori scaricano titoli di stato giapponesi, lasciando la Banca del Giappone come l'unica fonte di finanziamento dei deficit statali.

Questo metterà il Giappone più o meno nella stessa situazione in cui si trovava lo Zimbabwe nei primi anni 2000... e l'Argentina negli anni '80. Le azioni saliranno, mentre gli investitori cercheranno sicurezza in asset produttivi. Le obbligazioni e lo yen crolleranno.

E in Europa Bloomberg riporta:

Mario Draghi ha rafforzato il suo impegno di stimolare l'area dell'Euro dicendo che la Banca Centrale Europea non può risparmiare colpi nella sua lotta per rilanciare l'economia.

"Faremo quello che dobbiamo per aumentare l'inflazione e le aspettative di inflazione il più velocemente possibile, come richiede il nostro duplice mandato", ha detto il presidente della BCE in una conferenza a Francoforte. Alcune aspettative di inflazione "sono in calo a livelli che riterrei troppo bassi", ha detto.

"Draghi sta inviando un chiaro segnale che è in arrivo un maggiore stimolo", ha detto Lena Komileva, capo economista presso G Plus Economics Ltd. a Londra. "Se le attuali misure della BCE si dimostrassero deludenti e le aspettative di inflazione non riusciranno a riprendersi, la BCE agirà per espandere il QE."
Nel Vecchio Mondo la gente si aspetta prezzi stabili.

"E cosa ci sarebbe di male?" sentiamo chiederci.

Ma è un problema, come dice il suo capo banchiere. "Eccessivamente bassa" è come Draghi descrive la paura della popolazione nei confronti dell'inflazione. Ha giurato di fare qualcosa al riguardo.

Cosa?

La stessa cosa che stanno facendo i giapponesi!

Nel Nuovo Mondo l'economia reale continua a peggiorare. Ma il mercato azionario va a gonfie vele come una mongolfiera in cartone animato per bambini.

La FED ha spento il gas al QE. Ma ha la mano sulla valvola, pronta ad attivare i getti non appena i prezzi scenderanno.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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di David Stockman


La disperazione e la frode dell'apparato keynesiano diviene sempre più stupefacente di giorno in giorno. A quanto pare gli azzeccagarbugli di Bruxelles annunceranno presto un nuovo bazooka da $400 miliardi per svegliare l'economia europea dal suo letargo. Questo nuovo "stimolo" dovrebbe migliorare tutti i tipi di infrastrutture e di investimenti privati che presumibilmente sono rimasti bloccati per mancanza di capitali a basso costo nei mercati privati.

Stanno scherzando? Grazie al bluff di Draghi ("whatever it takes") e agli hedge fund (che sono andati all-in facendo front running alla campagna di acquisto di bond da patrte della BCE), da questa mattina il governo corrotto e fallito della Spagna può prendere in prestito tutti i soldi di cui potrebbe necessitare per le infrastrutture a quasi il 2.0% per dieci anni. E qualsiasi esportatore tedesco o costruttore di macchine potrà prendere in prestito ad un piccolo spread rispetto ai decennali tedeschi, che sono commerciati a 73 punti base. Qualunque sia l'intenzione o lo scopo, gli stati di ogni tipo e le imprese ragionevolmente sane in gran parte dell'Europa potranno accedere ai capitali ai tassi repressi dalle banche centrali, cosa che equivale a denaro gratuito.

E, tuttavia, questi stolti vogliono portare il carbone a Newcastle. Beh, la realtà è peggiore di così perché non solo Newcastle non ha bisogno di carbone, ma l'imminente "Piano Juncker" non porterà affatto nuovo carbone!

In realtà, non un centesimo dei $400 miliardi è in possesso dell'UE: è tutta leva finanziaria e gioco delle tre carte. Così, non avendo notato che la maggior parte degli stati che compongono l'Unione Europea è già in bancarotta, i burocrati di Bruxelles prevedono di evocare questo nuovo "stimolo" con un rapporto di 15:1. Vale a dire, l'attuale "capitale"di $375 miliardi in nuovi finanziamenti UE ammonta a soli $26 miliardi.

Ma aspettate. L'UE è evidentemente in bancarotta, quindi dove prenderebbe i $26 miliardi di "capitali"? Inutile dire che un Tesoro vuoto non ha mai fermato i burocrati keynesiane dal dispensare l'elisir magico dello "stimolo" monetario.

Così scopriamo che i $20 miliardi di "capitali" nel Piano Juncker saranno composti da "garanzie" degli stati membri, non contanti in mano. E i restanti $6 miliardi saranno composti da fondi già esistenti nella Banca Europea per gli Investimenti (BEI) — denaro che è disponibile nel bilancio della BEI perché "garantito" dagli stessi stati membri in bancarotta, i quali non hanno un centesimo da inviare a Bruxelles.

E' un cane che si morde la coda, e non porta a niente.

Secondo un articolo di Bloomberg i $400 miliardi di stimolo saranno utilizzati per "seminare gli investimenti nelle infrastrutture" e "condividere i rischi di nuovi progetti con gli investitori privati".

Vediamo. Davvero i burocrati doppiogiochisti di Bruxelles ritengono che il continente necessiti di ulteriori infrastrutture pubbliche e che questa mancanza spieghi la stagnazione in Europa? Dopo tutto, i paesi periferici non solo sono sepolti nel debito, ma negli ultimi due decenni sono stati inondati anche da ogni sorta di autostrade, trasporti pubblici e altre strutture pubbliche che i fondi comunitari e i loro bilanci pubblici gonfiati potevano acquistare.

La Spagna ha strade di prima classe che percorrono tutta la penisola, per esempio, ma il suo problema è la mancanza di camion carichi che le utilizzino. Lo stesso vale per l'Italia, che ha strade splendide, stazioni ferroviarie, aeroporti e porti marittimi dalle Alpi fino alla punta dello stivale, ma un'economia che è soffocata da tasse, burocrazia e corruzione. Né si può dire che il sistema ferroviario ad alta velocità francese, le autostrade della Germania o i canali e le dighe dell'Olanda sono stati trascurati.

In effetti, una parte sostanziale della crisi del debito sovrano in Europa è dovuta al fatto che l'apparato politico keynesiano è stato assolutamente dissoluto nella costruzione di infrastrutture di proprietà pubblica o sovvenzionate per favorire i capitalisti clientelari. Allora perché Bruxelles si sente costretto a lanciare un gigantesco gioco delle tre carte destinato a finanziare infrastrutture ancora più insostenibili?

La stessa domanda vale per gli investimenti privati. L'idea stessa che le economie europee soffrano di una capacità di produzione privata "sottotono" è davvero risibile. Quello che in realtà si è verificato dopo la metà degli anni '90, a seguito della piena attuazione del mercato unico e della moneta unica, è stato uno tsunami di prestiti e investimenti privati.

Tra il 1996 e il 2011, per esempio, i prestiti bancari al settore privato sono quasi triplicati, marciando ad un tasso composto del 7.0% e saltando dal 55% del PIL al 95% nel corso dello stesso periodo. Ciò, tra l'altro, non include le migliaia di miliardi supplementari (in euro e in dollari) che le imprese situate nella Comunità Europea hanno raccolto nei mercati mediante le obbligazioni.




Il plateau raggiunto sin da allora non è dovuto alla scarsità di capitale o ai mutuatari tenuti fuori dal mercato da tassi di interesse troppo alti. No, il problema è che ci sono pochi mutuatari degni di credito rimasti che abbiano effettivamente bisogno di fondi per progetti che genereranno ritorni redditizi.




In breve, il "Piano Juncker" è solo un altro capitolo della finanziarizzazione sponsorizzata dallo stato che ha effettivamente aggravato il malessere economico dell'Europa. Il vero problema è l'economia statalista — cioè, i sussidi dello stato sociale, il dirigismo e la finanziarizzazione.

L'Europa ha una disoccupazione alta, una crescita fuori dai radar e debiti travolgenti perché i costi del lavoro sono troppo elevati a causa di leggi statali assurde, livelli brutali di tassazione sui salari, sindacati e inattività sovvenzionata. Allo stesso modo, l'impresa, la produttività e l'innovazione sono vanificati da un triplo strato di interferenze burocratiche a livello locale, nazionale ed europeo... una cosa che farebbe addirittura impallidire i capitalisti rossi di Pechino.

Detto in altro modo, ciò che resta del capitalismo europeo deve essere liberato dalla mano oppressiva dello stato. Ma la crisi della crescita, dell'occupazione e del debito, generata da una fede cieca nell'economia keynesiana, sta spingendo la Comunità Europea a fare l'opposto di quello che dovrebbe fare. Invece di rimuovere gli ostacoli alla prosperità, le burocrazie di Bruxelles stanno aumentando la rigidità distruttiva della centralizzazione.

Inutile dire che quest'ultimo gioco delle tre carte da $400 miliardi è solo l'ennesimo monumento al feticismo keynesiano per i numeri, il quale corrode la prosperità capitalistica nel mondo. Quando lo stato cerca di microgestire l'economia attraverso le manovre fiscali e l'intervento della banca centrale, esso finisce per confondere la creazione sostenibile di ricchezza reale con i numeri inutili del PIL. In effetti, la prima non può essere affatto generata o controllata dallo stato; è impossibile da pianificare ed è il risultato di azioni di milioni di produttori, consumatori, risparmiatori, investitori, innovatori e imprenditori nell'economia reale.

Molto tempo fa Keynes stesso ricordò, forse involontariamente, la profonda differenza tra il PIL e la ricchezza. Se volessimo un numero più alto di PIL — che misura la spesa, e non la ricchezza — i governi dovrebbero distribuire cucchiai in modo che milioni di cittadini possano scavare buche e altri milioni possano riempirle. Sembrerebbe che gli uomini a Bruxelles stiano cercando di implementare la versione moderna di questa teoria.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Sulla scia dell'Hormegeddon

Freedonia - Lun, 01/12/2014 - 11:09




di Bill Bonner


L'hormegeddon (tale parola è stata creata da Bonner prendendo ispirazione da Horme, spirito dell'antica mitologia greca, NDT) è un fenomeno moderno. E' diventato una realtà solo dopo l'avvento della civiltà. Senza la civiltà, non ci sono masse. Senza le masse, non ci sono movimenti di massa, illusioni di massa, rivolte di massa ed epidemie di massa.

Tutti i fenomeni di massa funzionano in modo simile alla malattia. Passando da una persona all'altra in grandi gruppi, i batteri infettivi si moltiplicano e mutano. Quelli uccisi dagli antibiotici e dagli anticorpi naturali muoiono. Quelli che non sono uccisi continuano ad adeguarsi e continuano ad evolversi.

Senza il contatto frequente con il nemico, l'obiettivo diventa debole e vulnerabile. Nel corso del tempo, più le persone hanno successo nel difendersi — evitando le invasioni di batteri mortali — più diventano suscettibili al prossimo invasore.

All'indebolimento delle difese, il rapporto rischio/rendimento — per il potenziale invasore — migliora. Più il bersagio ha avuto successo a resistere all'invasione, più diventerà irresistibile per l'invasore.

Questa intuizione ci pone in una cornice mentale estremamente cinica e pessimista. Il progresso nella vita umana sembra impossibile. Più le persone diventano civili, più sono tentate dalla barbarie. Immaginate, per esempio, una comunità talmente civile da non avere serrature agli armadietti dei liquori e mercanti che lasciano i loro beni incustoditi sui marciapiedi, mentre i poliziotti nel pomeriggio si fanno una dormita. Chi potrebbe resistere alla tentazione di rubare?

E' vero che la cooperazione si basa sulla fiducia, e alti livelli di fiducia portano benefici ad una società: riducono i costi di transazione mentre incoraggiano la specializzazione e il commercio. Ma questo aumenta solo i premi per chi vorrebbe infrangere la legge. All'aumentare del rapporto rischio/rendimento, barare diventa più attraente.

Immaginate una città nel Medioevo, circondata da forti mura di pietra. Tale città poteva diventare ricca con lo scambio e col commercio — attività di cooperazione che producono un profitto da accumulare. Le pareti in pietra, presidiate da soldati esperti, avrebbero tenuto a bada i nemici.

Migliori erano le difese, più a lungo i commercianti e i produttori della città potevano portare avanti i loro affari senza essere molestati. E più ricchezza potevano accumulare. Ma questa crescita avrebbe potuto spronare i nemici. Il costo dell' attacco — armi, soldati mercenari, armature, vettovaglie e così via — poteva rimanere lo stesso, ma la ricompensa sarebbe aumentata sotto forma di un miglior ritorno sugli investimenti.

Allo stesso tempo, la città, non subendo attacchi da decenni, sarebbe diventata compiacente. Avrebbe potuto ignorare le sue difese e trascurare il pagamento dei propri soldati. "Perché sopportare il costo della protezione quando è chiaramente inutile?" si potevano chiedere i padri della città. Questo, naturalmente, avrebbe fatto abbassare il costo di un attacco ostile... e tentare ulteriormente il potenziale invasore.

Nel mondo sviluppato di oggi, possiamo osservare questa tentazione in forme molto meno minacciose — assistenza medica gratuita per gli anziani, pagamenti di invalidità per le persone obese, agenzie governative che fingono di "fare del bene", e così via. La possiamo osservare in forme meno benigne — droni, spionaggio, calpestamento dell'habeas corpus, guerre estere, ecc.

Il ciclo della civiltà lo possiamo ritrovare anche nel mercato obbligazionario. La cooperazione e la fiducia nel progreso della civiltà producono rendimenti positivi netti ... e il calo dei rendimenti dell'interesse. Non si tratta solo di speculazione.

Secondo “History of Interest Rates” di Sidney Homer e Richard Sylla, i tassi di interesse del XIV e XV oscillavano tra il 10% e il 25% nei Paesi Bassi e tra il 15% e il 20% in Francia. Al progredire della civiltà, i tassi di interesse sono scesi — nel XX secolo negli Stati Uniti oscillavano tra il 3% e il 4%.

Ma questo grande progresso, avendo fatto scendere i rendimenti degli interesse nel corso dei secoli, non era un affare a quote costanti. Era ciclico. Ogni volta che i tassi scendevano "troppo in basso", troppo denaro veniva prestato ad un numero eccessivo di mutuatari marginali.

La regola civile è semplice: quando si prende in prestito denaro, bisogna ripagarlo. Ma le famiglie andavano troppo oltre. I creditori trascuravano la debolezza dei bilanci dei loro debitori. I mutuatari tendevano a sopravvalutare la loro solidità finanziaria. Gli imprenditori intraprendevano progetti troppo ambiziosi. I mercanti ipervendevano. Le bancarotte aumentavano. E il tasso di rendimento reale scendeva non appena la fiducia cedeva il passo alla paura (di perdere denaro).

Alta cooperazione = alta tentazione. Al margine, dove si svolgono tutte le cose importanti della vita, gli standard di prestito lassisti portano i mutuatari a chiedere prestiti che non possono rimborsare. Il desiderio di ottenere privilegi, status e flussi di reddito travolge il rispetto dei protocolli di cooperazione che hanno portato a rendimenti positivi.

Appaiono nuovi "valori" che sembrano giustificare una deroga alle regole originali. Fiducia in sé stessi, tolleranza e indipendenza, per esempio, vengono sostituiti da equità, sicurezza e assistenza sanitaria universale. Tuttavia si noterà ancora una netta distinzione tra i vecchi valori e quelli nuovi.

Essi riflettono un cambiamento di atteggiamento: dall'assunzione di rischi all'evitare i rischi, dalla costruzione del patrimonio alla tutela del patrimonio e dal laissez-faire al controllo centralizzato. Possono anche essere espressi come diritti di diverso tipo. I primi sono i diritti di fare qualcosa per sé stessi. I secondi sono i diritti di costringere qualcun altro a fare qualcosa per voi. I primi richiedono cooperazione. I secondi richiedono solo paura e violenza.

Senza la cooperazione civile, l'hormegeddon non sarebbe possibile. Le imprese collettive su grande scala hanno bisogno della ricchezza e dell'organizzazione delle società civili. Tali società diventano civili perché evitano i benefici di breve termine della violenza favorendo, invece, i benefici di lungo termine della cooperazione.

Il loro successo genera il fallimento, la fiducia genera il parassitismo aggressivo e vediamo un ritorno alla violenza. Sotto la scure del rispetto dei nuovi diritti, il ritorno sugli investimenti scende. Poi l'élite-zombie diventa spietata nei suoi sforzi di proteggere i propri guadagni.

Lo stato è il giocatore chiave in questo processo. Come abbiamo visto, è sempre e ovunque un istituto reazionario che favorisce gli interessi del passato e del presente (che rappresentano un serbatoio di voti, cotributi, tradimenti) rispetto a quelli del futuro (non avvenuto, sconosciuto, impotente e innocuo). Ma sulla scia dell'hormegeddon, lo stato diventa un vero e proprio mostro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


L’edizione italiana de L’Azione Umana di Ludwig von Mises: un caso editoriale da Paese arretrato

Von Mises Italia - Lun, 01/12/2014 - 08:00

In seguito alle numerose richieste inoltrate dai lettori per informarsi sull’esistenza di una versione in lingua italiana de L’Azione Umana, e data la rilevanza che il tema trattato detiene per l’associazione, riproponiamo con piacere l’ottimo studio comparativo del Prof. Alessandro Vitale, docente presso l’Università di Milano, sulla versione originale del capolavoro di Mises e le sfortunate vicende della trasposizione italiana. Il brano è stato publicato in anteprima venerdì scorso, sul sito del Movimento Libertario, ma era inizialmente inteso all’esposizione orale durante la conferenza di Interlibertarians tenutasi a Lugano nella giornata di ieri.

Come omaggio ai lettori e ringraziamento al Prof. Vitale, questo mercoledì 3 dicembre il Mises Italia pubblicherà anche la traduzione italiana del paragrafo mancante dal capitolo XXVII, a titolo La corruzione.

 

Premessa

Se qualcuno nutrisse ancora dubbi sul fatto che l’Italia è stata ed è ancora un Paese culturalmente arretrato, potrebbe fugarli definitivamente soffermandosi non solo sugli innumerevoli casi di opere scientifiche, letterarie, storiche, giuridiche, politiche ed economiche che sono state pubblicate con ritardi di trenta o quarant’anni – quando non di mezzo secolo – e spesso strappate all’emarginazione solo da valenti e coraggiosi studiosi (basterebbe pensare al caso emblematico di Bruno Leoni), ma soprattutto su quei casi (molto più frequenti di quanto non si creda) di testi di immenso valore, dati alle stampe svogliatamente, per coprire vuoti troppo macroscopici e poi lasciati languire nella loro obsolescenza, in polverosi scaffali inaccessibili di biblioteche invecchiate e raramente aggiornate.

In gran parte questo è accaduto nel Novecento non solo nei Paesi autoritari o totalitari, come quelli di socialismo reale – nei quali opere di notevole importanza, sfuggite alla censura e tradotte nella prima edizione, non venivano più aggiornate, finivano nel dimenticatoio e diventavano introvabili o, se ci si ricordava della loro esistenza, venivano confinate in armadi chiusi e inaccessibili nelle grandi biblioteche – ma anche nei Paesi occidentali più attardati e poco rispettosi dell’evoluzione culturale mondiale, soprattutto perché privi di una comunità scientifica degna di questo nome, che sappia dibattere e far progredire la conoscenza. Fra i primi e i secondi vi è stata solo una differenza di grado e spesso il risultato è stato pressoché identico.

L’Italia, presentata per decenni come Paese “garante della libera circolazione delle opere letterarie e scientifiche” – a differenza di quanto accadeva nel blocco politico-militare sovietizzato – nonostante le apparenze ha continuato a manifestare, dal secondo dopoguerra a oggi, caratteristiche inquietanti in tutto simili a quelle dei Paesi di socialismo reale. In questo Paese però, più che l’opera di burocrati e censori della cultura ha pesato, in termini di obsolescenza e di muffa intellettuale e accademica, quella delle case editrici e di una schiera sterminata di conformisti “intellettuali organici”, di partito o di movimenti politico-sociali.

Il destino della traduzione italiana (1959) del capolavoro di Ludwig von Mises (1881-1973), Human Action[1] (1949) è paradigmatico in questo senso, data la straordinaria importanza del Trattato. Pubblicata alla fine degli anni Quaranta, quest’opera era stata elaborata sulla base del precedente Nationalökonomie, Theorie des Handelns und Wirtschaftens (1940) – mantenendone, quasi dieci anni dopo, la struttura generale e riscrivendone il contenuto – da quello che può essere definito senza ombra di dubbio – alla luce di quanto accaduto nel corso dell’intero secolo scorso – il più grande economista del Novecento, ma al contempo anche uno dei più grandi scienziati sociali di tutti i tempi. Human Action è stata tradotta in italiano nel 1959 per i tipi della Utet di Torino e rimane ancora oggi, dopo una recente ristampa a bassa tiratura, a cura delle Edizioni Il Sole 24 ore (2010), l’unica traduzione disponibile in lingua italiana, di fatto solo nelle biblioteche universitarie – essendo ormai esaurita nelle librerie.

Come ormai noto, quest’opera nella sua originale formulazione in lingua inglese, è stata il primo trattato generale di qualsiasi tradizione economica – e non solo di quella Austriaca dell’economia dai tempi della Prima guerra mondiale – capace di racchiudere un sistema integrale di pensiero economico coerente, al punto da abbracciare l’intera teoria economica, sviluppata sulla base delle implicazioni logicamente stringenti, dedotte dagli stabili assiomi dell’azione dell’uomo che agisce con fini e obiettivi nel mondo reale. Un’opera di capitale importanza, nonostante gli innumerevoli detrattori, che ha subito in questo Paese un trattamento e un destino a dir poco scandalosi.

 

  1. L’edizione italiana de L’Azione umana: un prodotto editoriale distorto e obsoleto.

 

Da tempo si sa che l’edizione del 1959 de L’Azione Umana, l’unica disponibile in italiano, è una versione raffazzonata e quanto mai sciatta di quella pietra miliare delle scienze economiche e sociali. Quanto più l’originale consente di comprendere un’infinità di fenomeni cruciali per la nostra vita – dal crollo dei sistemi amministrati di socialismo reale, alle conseguenze distruttive dell’interventismo statale in economia, al ciclo economico e alle crisi – tanto più la traduzione si mostra del tutto inaffidabile, densa di errori e a tratti confusa e illeggibile. I termini usati, ad esempio, inducono spesso in errore. Per citare uno dei casi più gravi, government viene tradotto sempre con “governo” e non con “Stato”. Questo provoca confusione: da una parte fra la natura contingente e variabile delle azioni e delle decisioni politiche e, dall’altra, la realtà strutturale e permanente dell’azione dell’apparato statale e delle sue conseguenze nella pratica dilagante dell’interventismo. Soprattutto, però, essendo stata condotta sulla prima edizione, la traduzione del 1959 è priva delle aggiunte inserite nelle edizioni successive[2], alcune delle quali di capitale importanza, soprattutto per la vicenda di questo Paese.

La traduzione del 1959 è stata stampata a cura, con introduzione e traduzione di Tullio Bagiotti. Già la breve parte introduttiva di quell’economista dell’Università di Padova e assistente di Giovanni Demaria all’Università Bocconi di Milano, del tutto inadeguata (per usare un eufemismo) a questo capolavoro, presenta tratti riduttivi, superficiali e persino calunniosi. Non solo Bagiotti – spingendosi ben oltre la marginalizzazione di Mises e l’esclusione di quest’ultimo dall’economia mainstream – ironizza sul senso del titolo del Trattato, probabilmente non comprendendone il significato più profondo, ma lascia intendere che quell’opera, basata su una presunta metodologia fatta di certezze apodittiche intransigenti che conducono a una «perfetta circolarità», è figlia di una polemica politica innervata di ideologia anti-marxista che ne rispecchia l’impostazione di fondo, soltanto capovolgendola. Quella breve presentazione, sarcastica e a tratti sibillina, che sorvola allegramente, senza discuterlo, sul valore scientifico dell’opera di Mises[3], sembra riecheggiare, anche se in forma più garbata, le ben note denigratorie definizioni che Marx diede dell’opera e della figura di Frédéric Bastiat: entrambi giudizi risibili a fronte dell’evoluzione della teoria e della realtà economica, che si sono incaricate nel corso del tempo di dimostrare del tutto prive di fondamento anche le superficiali note introduttive del Bagiotti, che non facevano alcun cenno al significato pionieristico del lavoro misesiano sulla moneta, sulla teoria del ciclo economico, sulla teoria del capitale, sul lungo dibattito sull’economia di piano (e sull’impossibilità del calcolo economico nei sistemi socialisti), sulla devastazione prodotta da interventismo e statalismo integrale.[4] Su quella presentazione tuttavia non vale nemmeno la pena di soffermarsi. Quelle paginette rimarranno – per coloro che sono stati e saranno in grado di comprendere il valore scientifico di altezza siderale dell’opera di Mises – un classico esempio della serietà scientifica delle nostre Accademie e di come siano stati e continuino a essere trattati in questo Paese innumerevoli studiosi e scienziati di straordinario valore e di altezza siderale, troppo di frequente ridotti a caricature.

Fin qui nulla di nuovo o di poco noto. Quello che non è stato ancora notato adeguatamente è che la traduzione del 1949 in lingua italiana dell’opera di Mises è rimasta quella condotta sulla prima edizione, senza che nessuno (compresa la Casa Editrice) si accorgesse della necessità pubblicare gli aggiornamenti o di dare alle stampe edizioni successive che tenessero conto delle aggiunte, pubblicate in lingua inglese, in particolare nella Seconda e nella Terza Edizione del Trattato.

 

  1. Corruption: il “paragrafo mancante” del capitolo XXVII, Parte Sesta (The Hampered Market Economy – L’economia vincolata).

 

A parte le aggiunte di ampie sezioni in capitoli sparsi, piuttosto rilevanti[5], il vuoto più grave dell’edizione italiana del 1959 è rappresentato dall’intero sottoparagrafo intitolato Corruption, aggiunto nella Terza edizione del Trattato, in lingua inglese, alla fine del paragrafo 6 (Direct Government Interference with Consumption)[6] del capitolo XXVII (The Government and the Market)[7], della Parte sesta (The Hampered Market Economy).[8] Questo sottoparagrafo è stato aggiunto da Mises, in quanto, come da lui dichiarato proprio nelle prime righe di questa parte mancante nell’edizione italiana, l’analisi dell’interventismo statale non è completa senza quella della corruzione. Nel sottoparagrafo Mises sviluppa in modo tagliente la teoria, già delineata in particolare nel capitolo X di Human Action, nel quale aveva contrapposto la cooperazione basata sul contratto (relazione simmetrica) a quella “politica”, basata invece sul comando e sulla subordinazione (relazione asimmetrica)[9], dalla quale deriva la contrapposizione logica fra società basate sullo scambio volontario e società basate sui vincoli egemonici. Una contrapposizione di enorme importanza, delineata anche in Socialism[10], che coincide sia con la teoria di Buno Leoni della contrapposizione fra rapporto politico (egemonico, ossia di potere e “disproduttivo”) e rapporto economico-produttivo (basato su relazioni di complementarietà e di reciprocità)[11], sia con quella di Gianfranco Miglio, presa ripetutamente di mira da alcuni political scientist nostrani (senza riuscire a smontarla), della “doppia obbligazione”: “obbligazione politica” e “obbligazione contratto-scambio”.

Nelle società dominate dai vincoli egemonici, il ruolo dei politici e dei burocrati è destinata a dilagare e a diventare dominante. Parallelamente si sviluppa la corruzione, come insieme di tentativi di influire, in un crescente bellum omnium contra omnes, sulla decisione politica in modo da ottenere, in un gioco a somma zero[12], vantaggi e sovvenzioni, privilegi, concessioni e rendite politiche e per volgere a proprio vantaggio, usando mezzi politici (cioè “non-economici” o “anti-economici”) per acquisire ricchezze, vantaggi e benefici di ogni genere.[13] Queste azioni, derivanti proprio dal dilagare dei vincoli egemonici, comprese le interferenze statali nel consumo, vengono espulse da Mises dall’ambito della catallaxy, in quanto ad essa senza ombra di dubbio estranee (extraeconomiche). È evidente che se tutto dipende da chi detiene il potere, tenderà a dilagare anche una lotta senza quartiere per influenzare chi comanda.

L’analisi di Mises procede con estrema profondità, delineando, in quel brillante e sintetico sottoparagafo, una teoria stringente, costellata di deduzioni taglienti, quali: «Non ci sono azioni d’interferenza statale nel mercato che, considerate dal punto di vista dei cittadini interessati, non possano essere qualificate che come confische come doni». Oppure: «Non esiste un modo giusto ed equo di esercitare l’enorme potere che l’interventismo mette nelle mani del legislatore e del potere esecutivo». La discrezionalità nell’allocazione delle risorse (rendite politiche) con criteri politici arbitrari appare in questo paragrafo in tutta la sua crudezza e realtà.[14] Da questa deriva che il presunto “disinteresse” di politici, legislatori e burocrati nell’azione interventista legittimata dal mito del “bene pubblico” è una chimera, non corrisponde affatto a “una più alta e più nobile idea di giustizia” e paralizza invece gli effetti della cooperazione umana, assoggettando ad esproprio e a paralisi l’azione imprenditoriale, presentata come opera di “sfruttatori” contraria al commune bonum, visto come una forzata uguaglianza di ricchezze e di reddito quale “unica condizione naturale ed equa della società”. Mises in questa parte, mancante nel testo italiano, non solo smonta definitivamente la nozione corrente e infondata di “sfruttamento economico”, ma smaschera anche la pretesa di altruismo e di “socialità” dell’azione pervasiva dei governanti e dei loro aiutanti, che sono, come dice, sul libro paga dello Stato. Quello che va sotto tale pretesa, infatti, è un rovesciamento della realtà: partecipare al mercato e ottenere un profitto dipendente dalla capacità di soddisfare meglio di altri concorrenti il consumatore, è considerato “egoista” e “vergognoso” dall’ideologia della burocrazia, mentre solo coloro che fanno parte del vasto entourage degli uomini che impersonano lo Stato e che da questa organizzazione dipendono, sono considerati nobili e altruisti. La realtà è invece che proprio l’interventismo consente all’egoismo politico-burocratico il suo massimo dispiegamento. Non solo questo mira a generare, con le sue pretese paternalistiche di livellamento egualitario, continua conflittualità[15], ma è anche fonte di vantaggi in termini di risorse e di potere.

Il capolavoro di Mises contenuto in questo sottoparagrafo è infatti quello di mettere a nudo la realtà delle democrazie contemporanee, innervate di interventismo, per i vantaggi che ne traggono le classi politico-burocratiche. Favoritismo e rendite politiche, non guadagnate sul mercato, sono connaturate all’interventismo (e del protezionismo, della concessione di licenze governative, di favori, ecc.): lo sorreggono, in una spasmodica corsa ad essere tra i beneficiari (i tax-consumers) piuttosto che tra le vittime (tax-payers) della relazione di dominio.[16] La corruzione in tal modo è consustanziale all’interventismo statale nell’economia. Come scrive qui Mises, con realismo politico: «Corruption is a regular effect of interventionism».[17] Le licenze particolari date a persone dalle quali ci si aspetta rendano favori o servizi in cambio, finiscono legate a rendite materiali da corruzione e/o al voto di scambio. Politici e burocrati, infatti, cercheranno di servirsi di ogni occasione sicura per entrare in contatto con coloro per i quali le loro decisioni sono vantaggiose, sfruttandole a loro volta a proprio vantaggio. Tutta la cooperazione sociale di mercato finisce così per saltare. Infatti è evidente che in un prevalente rapporto egemonico la vita dei cittadini dipende sempre più dal potere politico e si trasformerà in lotta contro tutti gli altri per guadagnarne i favori e influenzare coloro che emettono i comandi nella forma di legislazione. Anziché dedicare i propri sforzi a sviluppare la propri creatività imprenditoriale (o la ricerca scientifica), così, volta a soddisfare al meglio possibile i bisogni degli altri, essi si impegneranno in un vasto processo corruttivo per influenzare gli ordini, le leggi e la distribuzione della ricchezza o anche, in casi estremi, per cercare di difendersi dall’interventismo e dalla dilagante legislazione, prodotta a catena da uomini che, pur non partecipando né al processo di produzione né a quello di scambio impongono tutto a coloro che di quello vivono. Corruzione, spesa pubblica, voto di scambio (in democrazie nelle quali per l’individuo o il piccolo gruppo non c’è alcuna possibilità di disobbedire alla volontà della maggioranza), devastante pervertimento del concetto stesso di “giustizia”[18], politiche redistributive e dilagare della burocrazia appaiono in questo sottoparagrafo di Human Action strettamente collegate, in una sintesi che non ha paragoni. I corollari di questo meccanismo sono innumerevoli: l’emergere di una società sbilanciata dal prevalere del rapporto “egemonico” (politico, di comando-obbedienza), nella quale contano solo le relazioni personali con chi comanda e in cui la corruzione è premiata, trasformando l’onestà e la vita del proprio lavoro in un martirio. Infatti, coloro che possono avere accesso alla rappresentanza politica (gruppi di pressione) o ai vertici della burocrazia per guadagnare favori al di fuori della competizione di mercato (e del merito oggettivamente riconosciuto), saranno stimolati a cercare di influenzarle, per non rimanere esclusi da un gioco del genere, a differenza di tutti gli altri che sono indotti a comportarsi in questo modo. Tuttavia, in una società siffatta, la proprietà sarà anche precaria, poiché sarà ottenuta grazie ai più forti; anche i più deboli non godranno di alcuna protezione in merito a questo diritto, che diventa una precaria attribuzione legale. Le basi della cooperazione sociale saranno così destinate a saltare.

 

  1. Un’edizione da macero e due paradossi.

 

L’edizione italiana del 1959 de L’Azione Umana, per quanto rappresenti una versione della prima edizione americana, è un testo che va sostituito al più presto con un’edizione completa e accurata nella traduzione (il più possibile fedele all’originale) e, cosa che non dovrebbe mai accadere ai libri, può essere tranquillamente mandata al macero. Questo caso editoriale, infatti, rappresenta con ogni evidenza un grave macigno nella cultura scientifica italiana. Generazioni di studenti che possono essere venuti in contatto, per un puro, fortunato caso (data l’esclusione sistematica delle opere della Scuola Austriaca dall’insegnamento mainstream nelle Accademie italiane fino a oggi – ma questa non rappresenta un’eccezione nel panorama europeo continentale), con quella traduzione de L’Azione umana, hanno potuto leggere l’opera in questa versione mal presentata, disastrata dal punto di vista linguistico e soprattutto non aggiornata, ignorando il fatto che le edizioni successive alla prima erano diverse, più ricche e dotate di sviluppi cruciali. Va anche considerato il fatto che, fino alla fine degli anni Novanta, ossia con l’avvento di internet e del mercato librario on-line (con la parziale, ancora timida ripresa di una “globalizzazione” post-guerra fredda), procurarsi i testi originali era molto difficile. Oggi la situazione è cambiata, ma rimangono ancora emblematici, a fronte di questa traduzione, due paradossi.

Il primo è che – dato che forse ancora pochi, a parte gli studiosi, hanno potuto leggere le aggiunte alla Seconda e Terza Edizione – il caso del sottoparagrafo mancante Corruption rappresenta un vuoto particolarmente grave per l’Italia. Oltre a fornire la descrizione e la spiegazione di una logica conseguenza dei sistemi di socialismo reale (a lungo descritti in questo Paese come portatori di una fantomatica “giustizia sociale”, ma finiti tutti nelle pastoie di una corruzione materiale e morale sconfinata e nella devastazione della cooperazione sociale, esistente invece in epoche precedenti alla statalizzazione integrale nei Paesi che li hanno sperimentati) [19], infatti, quella parte mancante va al cuore di uno dei principali problemi di questo Paese, che sta annegando a causa dell’interventismo: la corruzione e il dilagare delle rendite politiche, in uno scenario di lotta, sempre più all’ultimo sangue, fra bande parassitarie che si spartiscono il “bottino” derivante dalla tassazione e dalla regolamentazione e che aspirano a mettere le mani su settori sempre più ampi delle attività umane controllate e regolamentate dallo Stato e dalla sua debordante legislazione. Per non parlare della corruzione insita nel voto di scambio. Con l’ulteriore “sotto-paradosso” che in un momento di crisi dovuta soprattutto all’interventismo dello Stato, la gente continua a incolpare il mercato e a invocare ancor più interventi e regolamentazione, trasformando politici e burocrati in salvatori: una soluzione con ogni evidenza letale, delle cui conseguenze si finirà per accorgersi troppo tardi.

Il secondo paradosso, che sfiora l’umorismo, è il fatto che – contrariamente a questo vuoto tutto italiano – in Russia, il Paese europeo più devastato dallo statalismo integrale, dall’economia amministrata e dalle utopie criminali del Novecento e oggi in una fase di lampante restaurazione politica, accompagnata da un rigurgito di censura, esiste già dal 2005 un’eccellente traduzione[20] dell’opera principale di Mises, condotta sulla base della Terza Edizione americana. Il luogo di pubblicazione è la città di Cheljabinsk, in Siberia, nella quale sono stati pubblicati in traduzione russa un’infinità di testi della tradizione liberale classica, della Scuola Austriaca dell’economia e del libertarismo contemporaneo. La cosa non sorprende, in quanto Cheljabinsk è un’altamente dinamica città mercantile storica, che ebbe un rapido sviluppo nel primo decennio del Novecento – l’epoca di maggior fioritura dell’Impero Russo – e che si è sviluppata in forma simile ad alcune città americane: per questo è stata anche definita “la Chicago d’oltre Urali”. Quello siberiano in generale, del resto, è sempre stato un ambito culturale diverso (e più libero) rispetto a quello della Russia europea.[21] Nella bella edizione russa di Human Action figurano un accurato glossario dei termini, un repertorio dei giudizi più anticonformisti sull’opera di Mises, un dettagliato dizionario biografico e un minuzioso indice degli argomenti e dei sotto-argomenti. Inoltre, sul piano linguistico i termini-chiave sono tradotti correttamente (government con gosudarstvo; the hampered market economy con deformirovannaja rynochnaja ekonomika, ecc.) e vi figura anche l’importante sottoparagrafo korrupcija[22], di enorme rilevanza per un Paese che vede fra i suoi più gravi problemi, ereditati dal periodo sovietico, proprio quello della corruzione, che impedisce il ritorno a livelli che pur erano stati raggiunti dall’economia pre-rivoluzionaria. La traduzione della Terza Edizione americana (Contemporary Books, Chicago 1996) è condotta con accuratezza, dedizione, utilizzando al massimo l’infinita plasticità della lingua russa per rendere al meglio i termini scientifici originali, dimostrando con ogni evidenza un rispetto e un attaccamento quasi affettivo all’opera di Mises e rivitalizzando in tal modo una gloriosa tradizione prerivoluzionaria nello studio dell’economia, che aveva visto non a caso (accanto a quella, comunque la si consideri, di levatura mondiale dei Tugan-Baranovsky, Dmitrjev, Kondratjev, Slutskij, ecc.), l’eccezionale opera di Boris Brutzkus[23], l’economista che parallelamente e indipendentemente da Mises sviluppò la teoria dell’impossibilità del calcolo economico in un’“economia” socialista.

 

Conclusioni.

 

Senza un’edizione aggiornata e completa di uno dei maggiori capolavori di tutti i tempi della teoria economica e delle scienze sociali, appare molto difficile pensare a un Paese in grado di ragionare e di confrontarsi su questioni chiave, che soprattutto lo riguardano direttamente, come quelle omesse nell’edizione della Utet. Quella del 1959 era un’edizione stampata controvoglia, per coprire un vuoto che sarebbe apparso troppo macroscopico. In un’epoca nella quale sta maturando la rivolta[24] contro la chiusura dei programmi universitari e di dottorato verso scuole di pensiero censurate e/o considerate “inferiori” dal mainstream accademico – acritico e fondato su modelli di pensiero e di comportamento umano irrealistici, incapaci di spiegare fenomeni decisivi, in quanto arroccati su teorie sorpassate, statiche e amorfe – un’edizione come quella italiana di Human Action appare ancor più intollerabile. L’opera di Mises in salsa italiana potrebbe essere considerata come una delle tante incappate in una semplice disavventura editoriale. Il grave sta nel fatto che non si è trattato di questo. La vicenda di quell’edizione è invece dipesa da una pianificata e proterva politica culturale di marginalizzazione (come senza dubbio dimostrano le paginette introduttive), a tutto favore di programmi di ricerca dominanti, di un insegnamento ortodosso infarcito di stordenti e arcane formule matematiche e orientato da gruppi di “intellettuali di corte”, volto a frenare o a scoraggiare la possibilità di avvicinarsi seriamente e con una strumentazione adeguata a teorie differenti (e in grado di spiegare i fenomeni: basta pensare al collasso del socialismo reale o a quello dell’economia accademica di fronte alla crisi corrente) rispetto a quelle prevalenti. Quella traduzione dimostra che Mises ha subito un trattamento inaccettabile in questo Paese, non diversamente da quello di tanti altri scienziati (Leoni, Miglio, ecc.) e che rende inevitabilmente quanto mai attuale, particolarmente oggi e per quanto visto sopra, il monito di Frédéric Bastiat: «Quando la ragione pubblica smarrita onora ciò che è spregevole, disprezza ciò che è onorevole, punisce la virtù e ricompensa il vizio, incoraggia ciò che nuoce e scoraggia ciò che è utile, applaudisce alla menzogna e soffoca il vero sotto l’indifferenza o l’insulto, una nazione volge le spalle al progresso e non vi può essere ricondotta se non dalle terribili lezioni delle catastrofi».[25]

Alessandro Vitale

[1] L. von Mises, Human Action. A Treatise on Economics, New Heaven, Yale University Press, 1949.

[2] Per un quadro completo delle cancellature dalla prima edizione e delle importanti aggiunte alle edizioni successive a quella del 1949, si veda L. von Mises Human Action. A Treatise on Economics, The Scholar’s Edition, The Ludwig von Mises Institute, Auburn Alabama 1998, pag. xxii.

[3] Come aveva notato nel 2003 Lorenzo Infantino, «È come se Bagiotti avesse voluto porre su Mises (e sulla stessa opera introdotta) una pietra tombale». L. Infantino, Ludwig von Mises e le scienze sociali del ventesimo secolo, in: L. Infantino, N. Iannello (cur.), Ludwig von Mises e le scienze sociali nella grande Vienna, Rubbettino 2004, pp. 10-12.

[4] L. Infantino, Ludwig von Mises e le scienze sociali del ventesimo secolo, cit., p.12.

[5] L. von Mises Human Action. A Treatise on Economics, The Scholar’s Edition, The Ludwig von Mises Institute, Auburn Alabama 1998, Ibidem.

[6] Pag. 732 della Quarta Edizione (Wilkes & Fox, 1996), che riproduce la Terza Edizione (1966), pubblicata dalla Henry Regnery Company – Yale University Press.

[7] Pag. 716 della Quarta Edizione.

[8] Ibidem, pag. 716. The hampered market economy viene tradotto nell’edizione italiana, ricavata dalla prima edizione, con “L’economia vincolata”, mentre il senso dell’aggettivo andrebbe reso più correttamente con “intralciata”, “ostacolata”, “deformata”, “bloccata”, in quanto il termine inglese indica un vero e proprio impedimento al suo funzionamento, fino a trasformarla in qualcosa di diverso, ossia in un sistema “anti-economico” o “non-economico”. Cfr. The Concise Oxford Dictionary of English Etymology, Oxford University Press, 1996.

[9] Per una rapida individuazione, si veda l’antologia di G. Vestuti (a cura di), Il realismo politico di Ludwig von Mises e di Friedrich von Hayek, Giuffré, Milano 1989, pp.159-162.

[10] «L’accrescimento delle richezze può essere ottenuto o attraverso lo scambio, che è l’unico metodo possibile in un’economia capitalistica, o attraverso atti di violenza ed esplicite richieste, come in una società militaristica, dove il più forte ottiene con la forza, il più debole chiedendo». L. von Mises, Socialismo (1922), Rusconi, Milano 1989, p. 415.

[11] B. Leoni, Lezioni di dottrina dello Stato, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2004, pp.165-169 e soprattutto 260-267.

[12] Mises scrive: «As a rule, one individual or a group of individuals is enriched at the expenses of other individuals or groups of individuals. But in many cases, the harm done to some peoples does not correspond to any advantage for other people». Quarta Edizione di Human Action, (Wilkes & Fox, 1996), pag. 734.

[13] Miglio ha introdotto negli anni Sessanta nella politologia scientifica il termine di “rendita politica”, che non è altro che una garanzia politica materiale di beni e vantaggi nella loro forma più concreta, fornendone una teoria e una tipologia (in gran parte corrispondente a quella di Mises) taglienti come un rasoio. Cfr. G. Miglio, Lezioni di Politica, vol. 2. Scienza della Politica, Il Mulino, Bologna 2011, pp. 320-361. Naturalmente la dinamica della corruzione coincide in larga parte con quella descritta da Mises.

[14] Nell’analisi di Miglio l’allocazione delle risorse occupa una parte centrale nell’analisi della rendita politica. È il titolare del potere che con atti arbitrari (che ostacolano la razionalità economica) è in grado di decidere sulla distribuzione del “bottino politico” conquistato al di fuori dell’uso di “mezzi economici” e addirittura di usarlo nella lotta politica. Quanto più il mercato sarà compresso, tanto più vi sarà spazio per la rendita politica. G. Miglio, Lezioni di politica, cit., p. 329.

[15] I costi delle rendite politiche saranno scaricati sui “cittadini vinti” in questa lotta di accaparramento di risorse pubbliche.

[16] C. Lottieri, Le ragioni del diritto. Libertà individuale e ordine giuridico nel pensiero di Bruno Leoni. Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006, p. 239.

[17] Human Action, Quarta Edizione, (Wilkes & Fox, 1996), pag. 736. Inutile aggiungere che questo coincide con e spiega anche cosa intendeva Bastiat con la famosa affermazione:«Lo Stato è la grande finzione in cui ognuno tenta di vivere alle spalle di tutti gli altri». Coincide inoltre con la scoperta di Leoni dell’analogia fra economia pianificata e legislazione e con la sua realistica constatazione che nell’ordine statuale e delle moderne democrazie sia inevitabile una guerra legale di tutti contro tutti, condotta per mezzo della legislazione e della rappresentanza politica. B. Leoni, Decisioni politiche e regole di maggioranza (1960), ora in: Idem, Scritti di scienza politica e teoria del diritto, Rubbettino-Facco, Soveria Mannelli 2009, pp. 123-137; B. Leoni, La libertà e la legge (1961), Rubbettino, Soveria Mannelli 1994, p. 23.

[18] Del resto, le politiche pubbliche finalizzate alla realizzazione della c.d. “giustizia sociale” devastano la sicurezza giuridica, provocando una corruzione dilagante.

[19] La spiegazione teorica di queste conseguenze era già presente, come noto, in L. von Mises, Die Gemeinwirtschaft (1932, 2a ed.) (Socialism: An Economic and Sociological Analysis, Liberty Fund, Indianapolis, 1981; trad, it.: Rusconi, Milano 1990).

[20] L. von Mises, Chelovecheskaja dejatel’nost’. Traktat po ekonomicheskoj teorii, Sozium, Cheljabinsk, 2005.

[21] Mi permetto di rimandare per questo a A. Vitale, Noi e l’Europa Orientale “extracomunitaria”: un incontro frenato e gli ostacoli alla libertà delle popolazioni europee. In: AA.VV., La nostra libertà e le altre culture. Scontro o incontro nell’Europa del futuro, Regione Friuli-Venezia Giulia, Associazione culturale Carlo Cattaneo, Pordenone 2004, pp. 53-93; A. Vitale, La “Slavia Ortodossa” e la politica internazionale. Questioni di geopolitica e di geocultura. In: AA.VV. I due polmoni dell’Europa. Est e Ovest alla prova dell’integrazione. Rimini 2001. (Atti dell’Università d’Estate – S. Marino) pp. 89-105.

[22] L. von Mises, Chelovecheskaja dejatel’nost’, cit, pp. 688-689.

[23] Su questo studioso si veda, oltre a B. Brutzkus, Economic Planning in Soviet Russia, Routledge, London 1935, anche, fra molti altri, D. R. Steele, From Marx to Mises, Post-capitalist Society and the Challenge of Economic Calculation, Open Court Publishing Company, La Salle, Illinois1992 e J.M. Kovács, M. Tardos, Reform and Transformation in Eastern Europe. Soviet Type Economics on the Threshold of Change, Routledge, London-New York 1992.

[24] Si veda ad es. l’autentica rivolta avvenuta fra studenti e docenti dell’Università di Manchester, ma anche in altre prestigiose istituzioni, contro una scienza economica che non ha avuto niente da dire in merito alla crisi mondiale attuale. Sebbene orientata anche al recupero del post-keynesismo e prevalentemente alla critica radicale del paradigma neoclassico, viene menzionata come scuola con la quale è necessario confrontarsi anche la Scuola Austriaca. Cfr. http://www.post-crasheconomics.com/

[25] F. Bastiat, Armonie economiche, Utet, Torino 1954, p. 595.

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Ohibò: il sale cura il cancro

Luogocomune.net - Dom, 30/11/2014 - 19:50
di Federico Giovannini

Se vi dicessero che con delle iniezioni di sale si può sconfiggere il cancro, ci credereste? Ovviamente no.

Invece un articolo del Daily Mail di oggi si intitola proprio così: "Iniezione di sale 'uccide le cellule cancerogene' portandole all'auto-distruzione."

L'articolo cita la ricerca del Professor Philip Gale, dell'Università di Southampton dove hanno condotto degli approfonditi studi in cui avrebbero dimostrato di poter uccidere le cellule tumorali con il sale da cucina.

"Abbiamo scoperto che possiamo indurre la morte della cellula con il sale", ha dichiarato il professore.

Secondo Gale, all'Università starebbero sviluppando una molecola in grado di circondare il sodio per farlo entrare nelle membrane cellulari in modo da innescare l'apoptosi cellulare, ovvero la morte della cellula tumorale.

Ma scusate - viene da chiedersi - perchè allora non fare delle infusioni di cloruro di sodio (sale da cucina) direttamente nei tumori? ...

Jim Willie: Strengthening US Dollar Killing Global Economy

Deep Politics Monitor - Sab, 29/11/2014 - 12:57
Published on Nov 28, 2014

Financial Terrorists On The Road—–Krugman And Rogoff Peddling Toxic Advice

Deep Politics Monitor - Sab, 29/11/2014 - 12:55
From Economic Policy Journal,  NOVEMBER 28, 2014 By David Stockman Here are a couple of reasons why Keynesian economists are truly a menace in today’s bubble ridden and debt-impaled world. It seems that both Harvard’s Kenneth Rogoff and Princeton’s Paul Krugman are on the global advice circuit, peddling what amounts to sheer snake oil to desperate politicians and policy-makers who have
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