Skip to main content

Aggregatore di feed

Il sabato del villaggio

Luogocomune.net - Sab, 14/06/2014 - 08:40
L'italietta vien dalla campagna
in sul calar del sole, reggendo il tricolore.
E reca in mano amuleti d'ogni sorta, onde,
siccome suole, ogni quattr'anni a sperar
nella vittoria ella si appresta.

Siede con i vicini a tifar l'italianuccio,
con l'occhio fisso sul televisore,
e novellando vien del suo buon tempo,
quando Rossi Cabrini e Scirea
dell'alemanno fecero scempio.

Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
sperando di evitare i rigori maledetti.

Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.

[...]

America's Covert Re-Invasion of Iraq

Deep Politics Monitor - Ven, 13/06/2014 - 15:39
Image: ISIS clearly did not materialize spontaneously within Iraq, it hasclearly redeployed from its NATO-sponsored destruction of Syria tonorthern Iraq, perhaps in an attempt to justify a NATO incursion and thecreation of a buffer zone straddling Syrian, Iraqi, and even possiblyIranian territory with the goal of targeting Iran directly with ISIS.   June 13, 2014 (Tony Cartalucci - LD) -

[Pork - Fail] The U.S. Spent $3 Million On Boats For Landlocked Afghanistan

Deep Politics Monitor - Ven, 13/06/2014 - 15:23
washingtonpost.com It gets worse: Not a single boat has arrived in Afghanistan, even though the purchase was made in 2010. Oh, and it works out to be more than $375,000 per boat. Similar boats in the United States are typically sold for about $50,000.

Crepe strutturali #1

Freedonia - Ven, 13/06/2014 - 10:14




di Francesco Simoncelli


«Oggi ci sono uomini considerati dei grandi economisti, che disdegnano il risparmio e raccomandano la spesa sconsiderata su scala nazionale come modo per raggiungere la prosperità; e quando qualcuno evidenzia quali saranno le conseguenze di lungo periodo di queste politiche, replicano in modo poco serio, come farebbe un padre premuroso con un figliol prodigo: "Nel lungo periodo siamo tutti morti." E tali bazzecole diventano dotti epigrammi e saggezza convenzionale.»

~ Henry Hazlitt, Economics in One Lesson


E' passato un bel po' da quando non abbiamo fatto un bel riassunto della situazione economica globale, quindi oggi ci appresteremo a rimediare a questa mancanza. Ce ne andremo in giro per il mondo ed analizzeremo le debolezze strutturali insite nelle economie mondiali di oggi. Cercheremo soprattutto di capire come venga propagandata una ripresa fasulla dei mercati, quando invece tutti i problemi del sistema attuale ancora languono irrisolti. Prima di iniziare vorrei esporre qualche concetto che ancora sfugge alla maggior parte delle persone sulla nascita del capitalismo, sulle sue "regole" e sulla sua evoluzione.



C'ERA UNA VOLTA IL CAPITALISMO DI LIBERO MERCATO

Concentratevi e fate mente locale. Ora, pensate al termine capitalismo e associate ad esso tutto ciò che vi viene in mente nei prossimi 30 secondi. E' un margine di tempo adeguato per consentire al lettore di richiamare tutti i possibili luoghi comuni su questo sistema produttivo. Esattamente, perché diversamente da quello che si può pensare d'acchito, il capitalismo non è un sistema "politico"... diversamente dal socialismo. Sono, quindi, pronto a scommettere che la maggior parte dei lettori si è lasciata trascinare nel vortice della nebulosità che circonda l'ordine capitalistico. In questo modo vengono messe nello stesso calderone anche società ed imprese aiutate artificialmente da una cerchia ristretta di individui, i quali per mantenere in piedi il sistema clientelare di cui sono protettori non disdegnano di ricorrere ai mezzi politici per entrare in possesso delle risorse di cui necessitano.

Il sociologo Franz Oppenheimer fu colui il quale utilizzò questa terminologia per evidenziare la differenza tra uno scambio volontario e uno scambio forzato. Nel corso della storia, gli individui hanno potuto scambiare i frutti del proprio lavoro in due modi: attraverso i mezzi economici e attraverso i mezzi politici. Gli individui, usando i mezzi economici, entrano in contatto per scambiare beni o servizi in modo pacifico. Il mezzo economico, infatti, prevede che le parti in causa siano d’accordo volontariamente nello scambiare gli oggetti che possiedono. Parallelamente ai mezzi economici esistono i mezzi politici, ossia quegli scambi in cui una parte in causa costringe un’altra a compiere uno scambio. Così, le interazioni tra gli individui non sono più volontarie, bensì spinte attraverso la forza.

Non è un caso che si parli di mezzi economici quando si fa riferimento allo scambio volontario, proprio perché il mercato è il luogo nel quale si incontrano gli individui per soddisfare i loro bisogni attraverso lo scambio stesso. Non è compito di questo saggio sondare le varie situazioni che possono scaturire da uno scambio di mercato, quindi ci limiteremo a dire che gli individui traggono maggior profitto dallo scambio pacifico piuttosto che dalle situazioni di conflitto. Il termine capitalismo deriva sostanzialmente da una parola indo-europea e andava a descrivere un determinato numero di capi di bestiame (capitale attraverso il quale i relativi possessori potevano sopravvivere). Il primo ad usare la parola capitalismo nella storia letteraria fu un certo William Thackeray, il quale amava scrivere storie strappa-lacrime sulle condizioni degli operai nelle fabbriche (senza preoccuparsi delle realtà, tra l'altro). Il termine venne in seguito affibbiato a quei mercanti che tentavano di entrare nelle classi aristocratiche.

Nonostante fosse un termine utilizzato per descrivere un metodo di produzione per allocare risorse, fu Marx che gli conferì una connotazione negativa allargando il suo significato alla società ed alle teorie economiche. Estremizzando e facendo confusione sulle letture di Adam Smith, trasformò quel termine: un modo di allocare risorse in base alla proprietà privata dei mezzi di produzione divenne il fine ultimo degli uomini che possiedono capitale. La strada sarebbe stata tutta in discesa da qui in poi: da Max Weber che criticò Marx e il termine capitalismo, a Fisher, a Keynes, a Friedman e compagnia cantante. Così come pochi hanno letto Il Capitale di Marx, lo stesso è accaduto per la General Theory, e la confusione partorita da uno si è protratta nel tempo dando vita ad un potente mezzo propagandistico con cui fare un minestrone. La semantica ha fatto il suo lavoro ed i pianificatori centrali hanno preso possesso, attraverso il sotterfugio, del timone della barca. Provate a leggere L'Azione Umana di Mises, non troverete menzione del termine "capitalismo", solo una distinzione tra economia di mercato e di economia pianificata.

Le forze di mercato, sebbene ostacolate progressivamente dall'invadenza della pianificazione centrale, hanno cercato di direzionare in modo sano la produzione all'interno della società. L'economia, infatti, è composta dalle azioni dei singoli individui, la cui mutevolezza non ne permette il completo imbrigliamento. E' stata l'economia di mercato a liberare la società dalla piaga della schiavitù; è stata l'economia di mercato a liberare gli uomini comuni dalla scarsità di cibo; è stata l'economia di mercato, attraverso l'industrializzazione, a concedere agli uomini comuni quegli agi che in passato potevano permettersi solo i nobili; ecc.

E' stato grazie a figure come quelle di Mises, Hayek e Rothbard se si è potuto fare di nuovo chiarezza sul termine capitalismo: la libertà degli individui negli scambi e nel possedere diritti di proprietà. Disse Mises: “Una società che sceglie tra capitalismo e socialismo, non sta scegliendo tra due sistemi sociali; sta scegliendo tra cooperazione sociale e la disintegrazione della società.” Disse Hayek: “La preservazione di quello che è conosciuto come sistema capitalistico, ovvero, il sistema del libero mercato e della proprietà privata dei mezzi di produzione, rappresenta una condizione essenziale per la sopravvivenza dell'umanità.” Disse Rothbard: “Il capitalismo di libero mercato è una rete di scambi volontari e liberi in cui i produttori lavorano, creano e scambiano le loro merci per quelle di altri ad un certo prezzo.”

I meccanismi insiti nel sistema capitalistico (es. profitti/perdite, domanda/offerta, costi/benefici) sono gli strumenti in mano agli imprenditori affinché possano individuare quei settori poco sfruttati e quindi creare determinati elementi maggiormente voluti dalla popolazione. Il loro successo, infatti, è determinato dalla soddisfazione dei consumatori, i quali rappresentano i re indiscussi in un'economia di mercato. Il loro giudizio è "spietato". Coloro che finiscono fuori mercato devono adattarsi e reinventarsi oppure perire e finire nel dimenticatoio. E' questa la sanzione suprema che permette una rete onesta di scambi volontari. La produzione genera la domanda attraverso la quale le imprese possono prosperare e quindi avvantaggiare anche l'intera società. L'allocazione corretta dei risparmi reali (i quali rappresentano un flusso), permette a questo stato di cose di continuare e generare un costante miglioramento delle condizioni di vita.

C'è quindi differenza tra una libera impresa e una direzionata da un ente di pianificazione centrale come lo stato.



CAPITALISMO CLIENTELARE, OGGI

Quando oggi si pensa al capitalismo, si pensa prevalentemente a grandi gruppi finanziari, grandi banche, grandi catene commerciali, ecc. L'uso spregiativo che ne viene fatto, tende ad essere utilizzato dalle persone per etichettare negativamente determinate entità presenti sul mercato. Non c'è un particolare distinguo tra coloro che sono riusciti ad arricchirsi servendo gli altri e coloro che si sono arricchiti depredando gli altri. Sono tutti fatti della stessa pasta, a quanto pare. In questo modo l'immaginario collettivo fa del male anche a sé stesso, perché in questo calderone di confusione va a finirci anche la libera impresa, considerata alla stregua di una pratica selvaggia e disumanizzante.

Come è stato detto prima, il capitalismo fa riferimento a quel sistema di produzione in cui c'è libertà di scambio e di possesso dei diritti di proprietà: come fanno, quindi, ad essere soddisfatti pienamente questi requisiti quando sulla scena economica esiste un apparato coercitivo e monopolistico quale il sistema statale? Non lo sono. Esso parassita continuamente il tessuto produttivo di una nazione, succhiandone la linfa vitale attraverso la sua redistribuzione arbitraria della ricchezza. Forgiandosi dell'onnipotenza di sapere dove allocare meglio le risorse scarse, finisce quasi sempre per incappare in errori i quali vengono sostenuti perché rappresentano la fonte del privilegio e della sopravvivenza dello stato stesso. Il sistema quindi è semi-libero e all'aumentare degli errori aumenta anche l'ingerenza dello stato nell'economia.

Le tasse sono un modo mediante il quale si manifesta materialmente questa ingerenza. L'altro è l'inflazione dei prezzi a seguito di un aumento della massa monetaria. Perché agisce in maniera così fraudolenta? Perché esso rappresenta un investimento improduttivo. L’apparato statale è incapace di produrre, perché non sa operare un calcolo economico: quindi deve prendere altrove (distruggendo lavori) e spendere laddove ritiene arbitrariamente più proficuo. Come ben descritto in Planning for Freedom di Ludwig von Mises, esso ha bisogno di controllare porzioni crescenti del mercato al fine di garantire la propria sopravvivenza. Passo dopo passo, ci si avvicina ad un’economia di comando, dove ogni prezzo e ogni informazione finiscono per esser controllati dai pianificatori centrali. L’insostenibilità di lungo termine di quest’assetto è palese. La storia ci ha fornito un esempio: il crollo del muro di Berlino e il suicidio del partito comunista in Russia. Sebbene negli anni passati fosse ancora possibile ammortizzare gli squilibri causati dalle interferenze statali grazie ad una forte presenza delle forze di mercato, oggi il crescendo di manipolazioni ha raggiunto picchi assurdi.

Tale propensione alla follia può essere sottolineata dando uno sguardo ai livelli dei tassi di interesse storicamente bassi supervisionati dalla FED. Sebbene siano passati ben cinque anni dall'inizio ufficiale della crisi economica, lo zio Sam langue ancora in un limbo economico di sofferenza. Continuando a distorcere i fondamentali dell'economia, tiene in vita attività fallite spacciate per artificialmente sane. La FED non può più astenersi ormai, il grado di dipendenza dalle sue azioni va ben oltre quello che abbiamo visto finora nella storia economica del mondo. Questo significa che non ci sarà più nessun Paul Volcker in grado di vendere di nuovo il bluff di una FED in grado di avere ben saldo il controllo della situazione. Stavolta sono andati oltre. Hanno varcato definitivamente la soglia tra interferenza ed interventismo diretto. Purtroppo, era ineluttabile un simile esito.

Pianificatori centrali come il "Maestro" Greenspan sono figure da additare per il recente sconquasso economico. Malgrado la creazione della FED sia l'evento principe su cui scaricare le colpe, la spinta finale verso il baratro è stata data da mister Alan. Una delle più grandi bolle immobiliari è scoppiata a causa delle sue azioni sconsiderate, e nonostante si continuasse a ripetere di come sia impossibile prevedere lo "scoppio di una bolla", gli alti funzionari della FED hanno persino negato la sua presenza nell'ottennio 1994-2006. I prezzi degli immobili negli Stati Uniti, in questo lasso di tempo, sono aumentati per 111 mesi consecutivi. Questa aberrazione non solo ha trascinato gli USA in un inferno economico/finanziario, ma anche altri paesi i quali hanno portato avanti azioni di politica monetaria simile per stare al passo con gli stampatori folli presso l'Eccles Building. Un esempio su tutti è la Cina mercantilista, la quale ha stampato denaro ingolfando il bilancio della propria banca centrale gravandolo di titoli del Tesoro USA e MBS di Fannie/Freddie. Ma di questo parleremo più avanti.

Così 96 mesi dopo il picco della bolla immobiliare Bernanke/Greenspan, ci sono ancora 20 milioni di famiglie sommerse e carenti di equity con cui uscire dal pantano fangoso accumulato negli anni dalla FED. Infatti pignoramenti e costi esorbitanti dei mutui a cui si sono legati, hanno tagliato le gambe alla classe media impedendo a coloro che ne fanno parte di prosperare quel tanto che bastava da cambiare casa e comprarne una migliore (permettendo, di conseguenza, ai cosiddetti first time buyer di entrare nel mercato e comprare la loro prima casa ad un prezzo accessibile). Quel che resta sono lande desolate di immobili vuoti ed una massa di individui che cerca di avere un tetto sopra la testa andando in affitto. E qui entrano in gioco altri due esiti della pianificazione monetaria centrale: l'effetto redistributivo top-down della stampante monetaria, l'azzardo morale delle entità sovvenzionate artificialmente dal denaro gratis.

L'Effetto Cantillon dell'inflazionismo monetario premia coloro che ricevono per primi il denaro fresco di stampa. Coloro che lo ricevono per ultimi, o non lo ricevono affatto, vengono derubati silenziosamente del potere d'acquisto dei soldi nel loro protafoglio. L'allentamento monetario con cui ha gozzovigliato il duo Greenspan/Bernanke, e che ora sta portando avanti la Yellen, ha sostanzialmente generato questo effetto sostenendo a spese di tutta la popolazione quelle entità che nel 2008 sarebbero dovute scomparire a seguito di una sana pulizia del mercato. Lehman Brothers è stata solamente l'agnello sacrificale per giustificare agli occhi della popolazione più interventismo, sventolando più volte davanti al suo naso il feticcio "velenoso" della deflazione dei prezzi.




La popolazione viene danneggiata in molti modi da una politica inflazionista, come ad esempio un mercato del lavoro debole, salari reali in declino e scoraggiamento del risparmio.




Inutile dire, quindi, che i vincitori sono i grandi debitori e quelle attività privilegiate: lo stato, le grandi corporazioni e le grandi banche d'affari. Tutte le promesse di un futuro più roseo, che passava attraverso un presenza più forte della banca centrale nell'economia e un maggiore regolamentazione dei mercati, sono state puntualmente disattese. La lenta agonia della classe media è tutto ciò che rimane. Coloro che hanno potuto continuare ad operare contrariamente alle forze di mercato hanno beneficiato di ingenti infusioni di liquidità, e l'hanno parcheggiata presso i depositi della FED. Solo una piccola porzione ha invaso l'economia più ampia, altrimenti avremmo assistito ad una catastrofe economico/finanziaria di proporzioni bibliche. Il bello di questa storia è che ci sono addirittura giornalisti di caratura mondiale che spingono per uno scenario simile. Uno di questi, ad esempio, è Martin Wolf. In questo suo editoriale sul FT sprona le banche centrali a fare di più, e ad inondare l'economia più ampia di denaro gratis invocando la cosiddetta "eutanasia del rentier". Questa è la classica logica keynesiana: risolvere i problemi con debito ed una maggiore espansione monetaria.

Grazie a questo elisir, la classe media non ha più un futuro... soprattutto se si pensa che è anche sotterrata sotto una pila irripagabile di debiti studenteschi. E che fa il Congresso? Cerca di allentare ulteriormente la concessione del credito! Non bastava il fiasco immobiliare, alla popolazione viene venduta un'immagine dell'economia completamente distorta pretendendo che un ammontare di $1.1 bilioni di debiti non esistano.




Considerato lo stato decadente del mercato del lavoro e le condizioni salariali della classe media sopra descritte, quali conseguenze avranno sulla produzione americana? Sarà erosa pezzo dopo pezzo. "Quando qualcosa non può più andare avanti, si fermerà" diceva Herbert Stein. Infine, come per aggiungere la ciliegina sulla torta, il comparto bancario continua a ingozzarsi di pattume obbligazionario/azionario alla disperata ricerca di rendimenti decenti in questo panorama distorto. I loro bilanci sono ancora disastrati e rappresentando un investimento improduttivo che doveva essere pultio dall'azione delle forze di mercato cinque anni fa, la sua sopravvivenza continua a drenare risorse dall'economia più ampia. Le distorsioni operate dalla banca centrale per mantenerlo artificialmente in vita hanno rotto il sistema di price discovery e di ponderazione del rischio. In questo modo proseguono alla cieca alla ricerca di "investimenti" redditizi per nascondere quanto più a lungo possibile la cancrena della loro esistenza. Questo le conduce a fagocitare asset di dubbia qualità ed a crearne altrettanti di dubbia qualità, aumentando la mole di errori all'interno del tessuto economico.

In questo preciso istante la "finanza creativa" ha partorito altri abomini, e dopo le cartolarizzazioni dei mutui della precedente bolla immobiliare adesso si sta dilettando a cartolarizzare il flusso degli affitti. Quanto potrà durare questa situazione data la descrizione sopra fornita della classe media statunitense? Nella loro ottica questa domanda non si pone, perché finché ci sarà la FED che elargirà denaro praticamente gratis potranno continuare ad agire sconsideratamente comprando qualsiasi asset a prezzo nominale, gonfiandone il valore e facendo sembrare tutta rosa e fiori una situazione che in realtà marcisce nel profondo. In questo articolo del WSJ potete leggere nel dettaglio di come funziona l'indebitamento a leva del settore bancario centrale e del pattume che ingloba. L'ultima volta non è finita bene, e nemmeno la prossima.



IL LIMBO EUROPEO

Giovedì scorso è stato il giorno dello zio Mario, in cui la maggior parte dei commentatori economici e dei trader si aspettava un sostanzioso cambio di marcia da parte della BCE. Sin dall'ultimo LTRO, la banca di Francoforte è rimasta passivamente alla porta cercando di sgonfiare il proprio bilancio e sterilizzando quegli asset inglobati durante i picchi neri della crisi europea. Una mossa astuta per far credere ai mercati di avere la situazione sotto controllo e di aver implementato una "exit strategy" da percorsi non convenzionali. Il bluff non è durato molto perché il pattume obbligazionario è stato riparcheggiato nei bilanci della banche commerciali, e questi bilanci sono un'orgia di artifizi contabili. Sembra quasi che si stiano sforzando per profumare un cadavere in modo da affermare senza ombra di dubbi che sia vivo.

Quindi è arrivato il discorso del "whatever it takes" ma in questo modo lo zio Mario ha solo fatto una cosa: comprato tempo. Ha semplicemente fornito una garanzia a sostegno delle attività del comparto bancario europeo, la liquidità ce l'ha messa la FED ed altre banche centrali del mondo che hanno acquistato le obbligazioni statali dei paesi europei.




Il settore bancario centrale è un cartello, ed ognuno dei suoi componenti dipende dall'altro. Grazie alla "generosità" altrui l'Europa è rimasta in piedi fino ad ora, ma ciò non basta perché gli investimenti improduttivi che dovevano essere eliminati alla comparsa della crisi sono rimasti tutti là: settore bancario comemrciale e obbligazioni statali. Continuano a drenare risorse, sono una dolina per le risorse nell'economia più ampia. Si pensa ingenuamente che anche stavolta si possa schivare il proiettile fatale, ma si è ormai andati troppo oltre. Il deleveraging artificiale imposto su Main Street non farà altro che condannarlo ad una lenta agonia costituita da un rallentamento industriale, produttivo e creativo, a vantaggio di entità incancrenite che ancora spasimano per conservare il loro "corpo" recalcitrante. Sono funzionali al sistema. Danno una parvenza di trasparenza. Da intermediario tra mutuatario e prestatore, il settore bancario commerciale si è trasformato in hub per una serie infinita di privilegi e sotterfugi finanziari.

L'ultima prova in ordine cronologico è rappresentata proprio dal discorso dello zio Mario. Nella sua relazione finale ha affermato con sarebbe cambiato il panorama in base alle sue nuove disposizioni "rivoluzionari" e "determinanti". Un altro bluff con cui cerca ancora di guadagnare tempo, quindi guardatevi bene dai titoli sensazionalistici dei giornali. Infatti i trader continuano ad andare long sull'EURUSD. Già a gennaio le banche commerciali avevano ripagato €450 miliardi dei prestiti LTRO consentendo il riassorbimento delle riserve in eccesso, quindi il tasso negativo sui depositi presso la BCE non le tange.




Il taglio del tasso benchmark è uno specchietto per le allodole, perché in realtà l'ambiente economico resta ancora incline ad essere avverso al prestito. Le banche commerciali hanno ancora bilanci disastrati e le persone sono scoraggiate a fare impresa. L'unica nota di cui tenere conto è la volonta di monetizzare i titoli del mercato ABS. Detto in altre parole, tentare di aggirare i vincoli della BCE per quanto riguarda le obbligazioni statali ed acquistare titoli emessi dalle banche commerciali a valore nominale (mentre queste ultime continuano ad ingozzarsi di titoli di stato europei). Questi tipi di asset sono risultati in calo sin dall'inizio della crisi mondiale e per una ragione ben solida: la tossicità legata all'azzardo morale di cui sono forieri ha quasi disintegrato l'economia mondiale.




Tornare a gonfiare il valore di questi asset ha il solo scopo di far apparire più solidi i bilanci delle banche commerciali. In questo modo si prenderebbero due piccioni con una fava: si terebbe in piedi un comparto bancario decotto, il quale a sua volta continuerebbe a riempirsi di titoli di stato europei. Nessun conseguenza apparente? Nessun problema. Lo stato continuerebbe a spendere e continuerebbe a distruggere quei lavori e quelle imprese a cui sottrae risorse. La vera miccia che farà scoppiare il barilotto di polvere da sparo europeo saranno proprio i default aziendali. Ne abbiamo prova qui in Italia. La desertificazione produttiva e industriale nel nostro paese è impressionante, ma lo stato non può tirarsi indietro pena il suo fallimento immediato. In questo modo lo si rimanda solamente nel tempo, ma ad un prezzo più salato. Quando arriverà quel giorno, perché quel giorno è sicuro che arriverà, la BCE deciderà di intervenire attivamente. La reputazione della Germania è quella che ha salvato fino ad ora le sorti dell'Europa, e la sua inossidabile reticenza ad un QE è quella che ha alimentato questa reputazione. Questo nell'ottica di poter trovare un modo per sistemare i problemi nell'eurozona, ma fino ad ora tutto è fallito proprio perché le forze di mercato spingono per una recessione.

Però nonostante con la bocca la Merkel dicesse "no, no" con gli occhi diceva "sì, sì", visto quanto il paese teutonico ha "investito" nell'Europa meridionale. Così, di fronte ad un'imminente crisi che rischierà di buttare l'intera eurozona nel baratro la Germania non farà obiezioni ad un QE. La BCE seguirà la via già tracciata dallo zio Ben e da Abe, andando a creare caterve di soldi digitali per tenere a galla una nave che affonda. Per un semplice motivo: i risparmi reali, i quali permettono una crescita sana dell'economia e in accordo con le forze di mercato, non si possono creare dal nulla. Guardate, ad esempio, le orribili cifre a cui è arrivato il BDI (una sorta di termometro della produzione industriale mondiale).

Scrive David Stockman in merito alla questione ABS:

[...] Il mercato ABCP non è un luogo dove i mutuatari commerciali o i consumatori possono trovare una nuova fonte di credito al di fuori del sistema bancario. Si tratta invece di un'arena di ingegneria finanziaria in cui le banche avranno la possibilità di spuntare falsi profitti attraverso un espediente contabile noto come "gain-on-sale". Ciò significa che quando i crediti esigibili sulle carte di credito o i prestiti alle piccole imprese sono "raggruppati" dalle banche commerciali (che li emettono) e venduti in canali fuori bilancio (sotto forma di ABCP), i profitti possono essere incassati immediatamente. Infatti la tecnologia moderna consente di considerare come profitto lo strisciamento della carta di credito nel nanosecondo in cui accade, e la contabilità tradizionale consente di accreditare profitti da un prestito per automobili (7 anni emesso al 110% del valore del veicolo) non appena la macchina esce fuori dal lotto del rivenditore.

La pistola fumante dell'attuale manovra della BCE è contenuta nell'andamento del mercato statunitense ABCP. Nel periodo precedente alla crisi del 2008 ha raggiunto un picco di $1,200 miliardi, ma sin da allora è scomparso. Ora ammonta a $250 miliardi, 80% sotto il picco del luglio 2007.
Come si può notare, nonostatne il gergo finanziario, l'unico strumento in mano alle banche centrali è sempre lo stesso: fare la stessa cosa all'infinito e aspettarsi risultati diversi. E' per questo che vengono inventate scuse puerili come la presunta "lowflation". E' per questo che niente è stato aggiustato in Europa. E' per questo che niente potrà essere aggiustato da qualsiasi misura partorita da una banca centrale.




[Cliccate qui per leggere la seconda parte di questo saggio: http://johnnycloaca.blogspot.com/2014/06/crepe-strutturali-2.html ]


Il Pianificatore (ovvero: L’Ingegnere, Terza ed ultima Parte)

Von Mises Italia - Ven, 13/06/2014 - 08:00

Si conclude così questa raccolta di scritti, apparsa per la prima volta su The Counter-Revolution of Science. Speriamo, come sempre, di aver suscitato un qualcosa in Voi, una scintilla che Vi spinga ad andare avanti, a ricercare, a conoscere, a non accettare. Come il nostro motto recita, infatti, Tu ne cede malis, sed contra audentior ito. Buona lettura! [NdR]

È questo conflitto con un forte istinto umano, notevolmente rinforzato nella persona dello scienziato e dell’ingegnere, a rendere l’insegnamento delle scienze morali così poco apprezzato. Come Bertrand Russell ha ben descritto,

il piacere della costruzione pianificata è uno delle motivazioni più potenti negli uomini che uniscono l’intelligenza all’energia; qualsiasi cosa possa essere costruita secondo un piano, un tale uomo tenterà di costruirla… il desiderio di creare non è in sé idealistico poiché è una forma di amore del potere e, dato che il potere di creare esiste, ci saranno uomini desiderosi di usare questo potere anche se la natura, senza bisogno d’aiuto, fornisse un risultato migliore di quelli che possono essere determinati con una deliberata intenzione. [1]

Questa dichiarazione si trova, tuttavia, all’inizio di un capitolo significativamente intitolato “Società Create Artificialmente,” nel quale Russell stesso sembra sostenere queste tendenze argomentando che “nessuna società può essere considerata come completamente scientifica a meno che sia stata creata deliberatamente con una determinata struttura per compiere determinati scopi.” [2] Così come questa dichiarazione sarà compresa dalla maggior parte dei lettori, esprime brevemente quella filosofia scientista che per mezzo dei suoi promotori ha fatto di più per generare l’attuale tendenza verso il socialismo di tutti i conflitti fra interessi economici che, benché sollevino un problema, non indicano necessariamente una particolare soluzione. Per la maggior parte delle guide intellettuali del movimento socialista, almeno, è probabilmente vero dire che sono socialisti perché il socialismo appare loro come A. Bebel, capo del movimento democratico sociale tedesco, lo definì sessant’anni fa, ovvero “scienza applicata in chiara consapevolezza e con completa comprensione di tutti i campi dell’attività umana.” [3]

La prova che il programma del socialismo realmente deriva da questo genere di filosofia scientista deve essere riservata a studi storici dettagliati. Attualmente la nostra preoccupazione è pricipalmente di mostrare in che misura l’errore intellettuale puro in questo campo può interessare profondamente tutti gli aspetti dell’umanità.

Quello che la gente così poco disposta a rinunciare a qualsiasi potere di controllo cosciente sembra non poter comprendere, è che questa rinuncia di potere cosciente, potere che deve sempre essere potere dell’uomo su altri uomini, è per la società nell’insieme soltanto una rassegnazione apparente, un’auto-negazione su cui gli individui sono invitati ad esercitarsi per aumentare i poteri della specie, per liberare la conoscenza e le energie degli innumerevoli individui che potrebbero non essere mai utilizzati in una società diretta coscientemente dall’alto. La grande sfortuna della nostra generazione è che la direzione che è stata data ai suoi interessi per mezzo dello stupefacente progresso delle scienze naturali non è una direzione che li aiuti nella comprensione del più grande processo di cui noi individui siamo soltanto una parte o nell’apprezzamento di come contribuiamo costantemente ad uno sforzo comune senza dirigerlo o obbedire ad ordini altrui. Vedere questo richiede un genere di sforzo intellettuale di un carattere diverso da quello necessario per il controllo delle cose materiali, uno sforzo in cui la formazione tradizionale in “studi umanistici” ha dato almeno una certa pratica, ma al quale i tipi ora predominanti di educazione sembrano preparare sempre meno.

Più la nostra civilizzazione tecnica avanza e più, quindi, lo studio delle cose come distinte dallo studio degli uomini e delle loro idee si qualifica per le posizioni più importanti ed influenti, e più significativo diventa il solco che separa due diversi tipi di mente: una rappresentata dall’uomo la cui ambizione suprema è di far girare il mondo attorno a lui in una enorme macchina, ogni cui parte, al suo premere un tasto, si muove secondo il suo disegno; e l’altro rappresentato dall’uomo il cui interesse principale è lo sviluppo della mente umana in tutte le sue funzioni, che nello studio della storia o della letteratura, dell’arte o della legge, ha imparato a vedere gli individui come componenti di un processo in cui il suo contributo non è diretto ma spontaneo e dove contribuisce alla creazione di qualcosa più grande di lui o di quanto qualunque altra singola mente potrà mai progettare.

È questa consapevolezza di far parte di un processo sociale, e del modo in cui i diversi sforzi interagiscono, che la sola formazione scientifica o tecnologica sembra così deprecabilmente non riuscire a trasmettere. Non sorprende che molte delle menti più attive fra quelle in tal modo addestrate presto o tardi reagiscano violentemente contro le mancanze della loro formazione e sviluppino una passione per l’imposizione alla società dell’ordine che non possono trovare con i mezzi di cui hanno familiarità.

Conclusione

In conclusione è forse desiderabile ricordare al lettore una volta di più che tutto quello che abbiamo detto qui è diretto soltanto contro un uso sbagliato della scienza, non contro lo scienziato nello speciale campo di sua competenza, ma contro l’applicazione delle sue abitudini mentali nei campi in cui non è competente. Non c’è conflitto fra le nostre conclusioni e quelle della scienza legittima.

La lezione principale a cui siamo arrivati è effettivamente la stessa che uno degli allievi più acuti del metodo scientifico ha tratto da un’indagine in tutti i campi di conoscenza: è che “la grande lezione di umiltà che la scienza ci insegna, che non potremo mai essere onnipotenti o onniscienti, è la stessa di tutte le grandi religioni: l’uomo non è e non sarà mai il dio di fronte al quale si deve piegare. “[4]

Di Friedrich von Hayek

Tradotto da Flavio Tibaldi

Tratto da La Voce del Gongoro

Link Alla Seconda Parte

___________________________

Note

[1] The Scientific Outlook, 1931, P. 211.

[2] Ibid., p. 211. Il passaggio citato potrebbe essere interpretato in un senso inconfutabile se “determinati scopi” è inteso non riferito a particolari risultati predeterminati ma come capacità di fornire ciò che gli individui desiderano in un qualunque momento – cioè, se ad essere progettato è un macchinario che può servire molti fini e non ha bisogno a sua volta di essere orientato “coscientemente” verso un fine particolare.

[3] A. Bebel, Die Frau und der Sozialismus, 13a ed., 1892, p. 376. ”Der Sozialismus ist die mit klarem Bewusstsein and mit voller Erkenntnis auf alle Gebiete menschlicher Taetigkeit angewandte Wissenschaft.” Cfr. anche Socialismo e Scienza Positiva di E. Ferri (trad. dall’edizione italiana del 1894). Il primo a vedere chiaramente questo collegamento sembra essere M. Ferraz, Socialisme, Naturalisme et Positivisme, Parigi, 1877.

[4] M.R. Cohen, Reason e Nature, 1931, P. 449. È significativo che uno dei membri principali del movimento di cui ci preoccupiamo, il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, abbia scelto esplicitamente il principio opposto, homo homini Deus, come sua massima guida.

Join the discussion and post a comment

O ti evolvi, o ti spacco la faccia

Luogocomune.net - Gio, 12/06/2014 - 20:10
"Una nuova teoria suggerisce che i nostri progenitori maschi abbiano sviluppato robuste strutture facciali come difesa contro le scazzottate."

Esordisce così un articolo della BBC, che cita una ricerca scientifica nella quale si sostiene che lo sviluppo di una robusta mandibola negli umani maschi sia stato il risultato "di una violenta competizione per conquistarsi le femmine e le risorse disponibili."

Come è noto - sostengono questi scienziati - negli scontri a mani nude fra i maschi è spesso l'osso mandibolare a restare spezzato, e "siccome senza mandibola non si può mangiare", ecco che l'evoluzione ha lentamente messo da parte tutti quelli con la mandibola più debole, finendo per "selezionare" per la sopravvivenza splendidi esemplari mascelluti, come ad esempio Primo Carnera.

In altre parole Primo Carnera, con il suo mandibolone, dovrebbe ringraziare una lunga serie di antenati che sono riusciti a sopravvivere alle mille scazzottate del corso dei millenni, grazie appunto ad una mandibola più grossa del normale.

Naturalmente, non proveremo nemmeno per un attimo ad affrontare seriamente una tesi così ridicola, ...

JIM WILLIE: BRICS GOLD CENTRAL BANK OUTPOST

Deep Politics Monitor - Gio, 12/06/2014 - 10:47
By Jim Willie, GoldenJackass.com - 11 June 2014 While the West has been mesmerized by the chaos in Ukraine, surely to become an implosion site, while attention has been directed on the Negative Interest Rate Policy coming into view, surely to become the norm for banker skimming on yields, while focus has been on Spain's royalty in abdication, surely a change of the dark nobility guard, the

Il problema con l'empirismo

Freedonia - Gio, 12/06/2014 - 10:18
«[...] Ossessione numeri -- Dietro alle verifiche ci sono enormi interessi economici: il dato del recupero dell’imposta serve a molti. Sia ai politici che ai finanzieri. Nella Guardia di Finanza il raggiungimento degli obiettivi legittima l’ottenimento dei premi incentivanti e gli stipendi stellari dei generali, che sono decine: uno per provincia, più uno per regione. [...]
Indietro non si torna -- A fine anno i generali chiedono il dato dell’imposta evasa constatata e lo confrontano con quello dell’anno prima. Il risultato non può essere inferiore a quello di 12 mesi prima. Se il dato scende bisogna dar conto al reparto centrale di Roma del perché si siano recuperati meno soldi e il comandante del reparto periferico rischia di vedersi bloccare la carriera. Per questo le nostre verifiche proseguono anche di fronte a evidenti illogicità. I nostri ufficiali parlano solo di numeri e quando hanno sentore di un risultato, magari per una previsione affrettata di un ispettore, corrono dai loro superiori anticipando che da quella verifica potrà venir fuori un certo risultato: a quel punto non si può più tornare indietro. Il verbale diventa subito una statistica, una voce acquisita e ufficiale di reddito non dichiarato. Quando si prospetta un ventaglio di possibilità per risolvere una contestazione si concentrano le energie sempre su quella che porta il risultato più alto. Che sarebbe poco grave se fosse la strada giusta. Ma spesso non lo è. Per la Finanza quello che conta è il dio numero. Il nostro unico problema è come tirarlo fuori.»

~ Confessioni di un finanziere: "Incasso tangenti per lo Stato", Libero, 27 aprile 2014.
___________________________________________________________________________________


di James E. Miller


L'aforisma di Mark Twain, "ci sono le bugie, le dannate bugie, e le statistiche", ha il privilegio di essere usato molto spesso e mai abbastanza. Tale detto viene sfoderato quando si ha a che fare con persone che sono troppo ottuse per capire cosa succede oltre il loro naso. Sono quelli che fingono scetticismo, ma accettano avidamente qualunque evidenza empirica a sostegno del loro dogma.

Questi criminali contro l'intelletto sono in larga parte statistici, vale a dire gli economisti. Passano le loro giornate in attesa di avventarsi sui loro detrattori, non appena entrano in possesso di qualche dato che giustifica il loro collettivismo. La disoccupazione si è spostata lentamente in su? C'è bisogno di maggiori stimoli statali! La disoccupazione scende leggermente? Grazie al cielo Washington sta spendendo così tanti soldi da dare un posto di lavoro alle persone!

Il punto è che ogni dato può essere preso ed infilato in un discorso in modo da soddisfare un particolare percorso politico. Le statistiche del governo spesso forniscono un pot-pourri di finzioni facilmente modellabili. E poiché i fatti e le cifre provengono direttamente dalla bocca dello stato, sono spesso considerati come vangelo. Chi la pensa diversamente – che i burocrati potrebbero avere i propri motivi per falsificare le informazioni – è considerato come uno sciocco che gira con la carta stagnola in testa.

L'eccezione si ha quando un qualche funzionario pubblico canaglia viene colto a falsificare le statistiche per scopi politici.

Il New York Post, un giornale non proprio noto per il suo orgoglio nel dare notizie accurate, ha riportato di recente la storia di come il Census Bureau sapesse della manipolazione del rapporto sull'occupazione avvenuta durante la corsa alle elezioni del 2012. Pochi mesi prima che l'America confermasse Obama allo Studio Ovale, il tasso di disoccupazione nazionale scese dall'8.1% al 7.8%. Non rappresentava una diminuzione significativa, ma i mezzobusti l'hanno fatta passare come tale. Il NyPo – che si basa su una "fonte affidabile" ma sconosciuta – sostiene che la cifra è stata intenzionalmente falsificata.

Inutile dire che affermazioni basate su un'origine anonima non sono le più credibili delle fonti. Anche l'uomo della strada si guarda bene dal credere a fonti anonime. Vuole delle prove a sostegno, e non solo il sentito dire.

Il report del NyPo potrebbe essere tutto fumo e niente arrosto, ma non è lontano dal regno delle possibilità. I lavoratori nel settore pubblico hanno tutto l'interesse a mantenere i loro posti di lavoro. Nel 2010 Julius Buckmon, dipendente del Census Department, è stato licenziato per aver falsificato alcuni risultati. Sostiene di averlo fatto perché arrivarono ordini dall'alto.

Inoltre, il metodo ufficiale che usa lo stato per misurare la disoccupazione è già abbastanza opaco. I lavoratori presso il Bureau of Labor Statistics chiamano le famiglie e si informano sulle condizioni di lavoro degli abitanti. Non attaccano gli intervistati ad una macchina della verità. Il tutto si basa sull'affidabilità dell'imbranato comune. E anche quando i dati vengono raccolti, i media utilizzano la misura meno rigorosa sulla disoccupazione, nota come U3, per i titoli dei loro articoli. Tale misura non tiene conto dei lavoratori scoraggiati, i quali sono gettati nello scaglione U6 insieme ai lavoratori part-time in cerca di un lavoro a tempo pieno. Così il biochimico che lava i piatti nel ristorante locale, mentre ogni mattina visiona gli annunci in cerca di una nuova posizione, viene lasciato fuori. Fin dall'inizio della depressione America cinque anni fa, il tasso di disoccupazione U6 non è riuscito a scendere sotto le due cifre. Ma evidenziando solo i numeri da "prima pagina", il presidente ed i suoi burocrati buttano una luce su un quadro altrimenti buio.




La manipolazione dei dati da parte del governo non è una novità. Per decenni Stalin trasse in inganno gli economisti occidentali con rapporti errati sulla crescita economica nel suo paradiso comunista. Nel 1989 Paul Samuelson, senza dubbio il più influente economista accademico della fine del XX secolo, scrisse nel suo famoso libro: "l'economia sovietica è la prova che, contrariamente a quanto molti scettici avevano creduto in precedenza, l'economia socialista può funzionare e persino prosperare". Due anni dopo, l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si è disintegrata. Non è mai stato pubblicato nessun mea culpa.

Nonostante le carenze filosofiche dell'empirismo, la società considera i dati come un feticcio. La ragione è semplice: i numeri e le statistiche non solo ci sollevano dal dover proporre argomentazioni coerenti, rendono più facile non pensare.

Questo è il problema con lo scientismo radicale e l'empirismo in generale: l'idea che la logica non sia necessaria per interpretare le informazioni e comprendere appieno il mondo circostante. Le statistiche e le cifre sono modellabili. Possono essere utilizzate per supportare il laissez faire, lo statalismo, l'interventismo, o qualsiasi altro "-ismo" che vi viene in mente.

I dati sono inutili senza una solida teoria per interpretarli. Altrimenti può anche trattarsi di un foglio con numeri a caso. Eppure i positivisti empirici sono pronti a respingere l'idea che le cose possono essere dimostrate senza prove osservabili. Come si chiese Murray Rothbard nel suo saggio “In Defense of Extreme Apriorism”:

Qual è stata finora la "prova" vantata degli empiristi, se non una proposizione oscura in bella vista?
Un approccio fatto solo di prove empiriche è destinato a morire sul manto della metodologia popolare. Qualunque cosa possono mostrare i dati, può essere facilmente spiegata con vuote pontificazioni ed ipotesi controfattuali. Gli aderenti allo scientismo vengono lasciati balbettanti nella loro logica incoerente. In sostanza, nessuna conferma fattuale convincerà i veri credenti nell'empirismo positivo. Parlano bene della verifica sensoriale, ma non hanno una scusa per il loro canone.

Non è paranoico affermare che i burocrati del governo distorcerebbero i numeri per assicurarsi che il loro cavaliere in armatura scintillante resti alla Casa Bianca. Nonostante quello che vorrebbero farci credere Nancy Pelosi, Paul Krugman e il consiglio editoriale del New York Times, i dipendenti pubblici non sono boy scout con distintivi di merito. Sono altrettanto egoisti e conniventi come i trader di Wall Street.

Questa è la lezione più importante da ricordare: i politici ed i loro scagnozzi pagati indebitamente mentono. Vi venderanno un macinino, non rispetteranno i patti, sguinzaglieranno le banche contro di voi e quindi richiederanno la vostra fedeltà eterna. Tutto quello che dicono deve essere preso con le pinze, compresi i rapporti mensili.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


German man locked up in insane asylum over HVB bank allegations may have been telling the truth

Deep Politics Monitor - Mer, 11/06/2014 - 20:29
by Stacy Herbert via maxkeiser.com Stacy Summary: I have to say, I’ve reported on many banking scandals, but this may be one of the more scandalous of them! How very 20th century. German man locked up in insane asylum over HVB bank allegations may have been telling the truth A German man committed to a high-security psychiatric hospital after being accused of fabricating a story of

All'interno del mito della “lowflation”: Una disquisizione sull'inflazione vista e non vista

Freedonia - Mer, 11/06/2014 - 10:04




di David Stockman


Dopo che l'altro giorno ho pagato le mie bollette, continuavo a pensare ai costi del riscaldamento e delle utenze elettriche — l'inverno è stato insolitamente duro qui a New York, come in gran parte della nazione. Ma poi ho notato un resoconto di un mezzobusto di CNS News.com che conteneva alcuni grafici storici sui prezzi delle utenze, e mi sono ricordato che questo inverno ha portato con sé qualcos'altro: i costi delle utenze di casa e del carburante sono aumentati ad un ritmo incessante per più di un decennio.

Infatti, nonostante il peso modesto (5%) attribuito alle utenze e al carburante nel paniere dei prezzi del BLS, ci sono poche famiglie in America che sono sfuggite alla loro ascesa implacabile. L'americano medio non considererebbe questi costi come una componente banale del proprio indice del costo della vita, né esprimerebbe sollievo se tutto rimanesse perfetto sul fronte dell'inflazione — dal momento che questi rialzi nelle utenze e nel carburante sono stati compensati dal calo dei prezzi dell'iPad e dagli aggiustamenti edonici del prezzo della loro berlina da $40,000.

Il fatto è che l'indice dei prezzi dell'energia elettrica è aumentato del 5.3% negli ultimi 12 mesi e ha raggiunto il livello più alto di tutti i tempi. Ma ho capito. Ciò non conta come "inflazione" perché non si trova nella misurazione preferita dalla FED — il deflatore PCE senza cibo ed energia. E sì, c'è un punto nell'indice in cui si parla della volatilità di breve periodo di quelle componenti legate alle commodity, come il prezzo a Kwh della vostra utenza locale.

Diamine, il prezzo dell'energia è anche stagionale — in aumento in primavera, con un picco in estate per l'aria condizionata e poi un calo in autunno-inverno. Quest'ultimo, presumibilmente, è già stato preso in considerazione negli squilibri stagionali del BLS. Ma possiamo affermare che su una base di breve periodo (un paio di trimestri o anche anni), vi è probabilmente un sacco di "rumore" nei prezzi dell'energia elettrica.

Quando si arriva ad un lasso di tempo di un decennio, però, le cose cambiano. Già nel 2004-05 il governo disse che il prezzo medio dell'energia elettrica era 9.0 centesimi/Kwh, rispetto ai 13.5 centesimi registrati la scorsa settimana. Facendo due conti, è un tasso di crescita composto del 4.5% in oltre un decennio. E non è rumore. E' un segnale. E' inflazione.




Nell'articolo sulla tendenza al rialzo delle bollette, CNSNews.com ha effettivamente citato i numeri di marzo dell'indice e dell'anno prima, non solo il delta mensile. E poi ha aggiunto il danno alla beffa, mettendo il rialzo dell'utenza elettrica nel contesto globale del trend dei prezzi dell'energia:

L'indice destagionalizzato dei prezzi dell'elettricità del BLS è salito a 209.341 a marzo, il numero più alto che mai; un rialzo di 10.537 punti o del 5.3% da 198.804 del marzo 2013.... Negli ultimi 12 mesi l'indice energetico è aumentato dello 0.4%, con l'indice del gas naturale in aumento del 16.4%, l'indice dell'energia elettrica in aumento del 5.3% e l'indice dell'olio combustibile in aumento del 2.1%. Questi aumenti hanno più che compensato un calo del 4.7% nell'indice dei carburanti.
E' normale che sorgano alcune domande. Per prima cosa, data l'entità della variazione dell'indice dell'energia elettrica e di quello a doppia cifra anno/anno del gas, balza alla mente qualcosa di diverso dai prezzi in calo degli iPad. Eppure la stampa finanziaria ha banalizzato all'inverosimile i dati economici registrati, concentrandosi esclusivamente sui "delta" mensili (tanto che il nostro politburo monetario se l'è cavata con tesi ridicole come la "lowflation"). Le tendenze che confutano questa assurdità sono in realtà proprio lì, in bella vista — ma anche il pubblico attento è raro che le riconosca.

Questo saggio si prefigge di fornire la prova schiacciante che durante il decennio in cui i banchieri centrali hanno ragliato sulla "deflazione", in realtà c'è stata inflazione. Si prefigge anche di fornire prove sulla complicità delle statistiche governative: utilizzare l'inflazione che non si vede (vale a dire "imputata") per diluire e oscurare l'inflazione che si vede (cioè i costi delle utenze).

La precedente citazione da CSN News potrebbe essere intesa come se negli ultimi dodici mesi l'inflazione fosse stata ben contenuta — nel mondo dell'energia. Mentre i prezzi dell'energia elettrica e del gas naturale hanno ruggito verso l'alto, la debolezza di prodotti basati sul greggio — olio combustibile e benzina — ha compensato quasi del tutto gli aumenti. Sembrerebbe quasi che non ci sia niente da vedere qui. Solo più "rumore" da lasciare ai calcoli degli esperti nell'Eccles Building.

Non esattamente. Avere una certa prospettiva storica è sempre un buon punto di partenza. Altrimenti si potrebbe finire come la FED, la quale cerca futilmente di valutare la vasta effusione del rumore a breve termine proveniente da un'economia post-industriale da $17 bilioni. Infatti i dati "in entrata" sono così pieni di stime, imputazioni, squilibri stagionali e successive revisioni, da essere quasi privi di significato.

E la prova di ciò è nelle trascrizioni delle riunioni della FED — rilasciate con un ritardo di 5 anni. Le trascrizioni mostrano che nei punti di svolta di un ciclo economico e finanziario, il politburo monetario agisce sostanzialmente alla cieca — come lo era in primavera, estate e inizio autunno del 2008. Ancora più importante, i dati "in entrata" citati con una certa autorità da molti partecipanti del FOMC per quanto riguarda le componenti del PIL, dell'occupazione, dell'inflazione e di altri trend macroeconomici, sono spesso introvabili nei dei dati ufficiali attuali — essendo stati rivisti nel frattempo.

Quindi partendo con una prospettiva di 100 anni sui prezzi dell'energia elettrica, il grafico qui sotto rende chiaro il quadro più ampio: l'ascesa dei keynesiani nel settore bancario centrale dopo l'agosto 1971 è associata ad un'inflazione persistente, non ad una deflazione. Così, tra il 1913 e il 1960, i prezzi dell'energia elettrica negli Stati Uniti erano piatti — non c'era affatto un trend inflazionistico.

Non casualmente tale epoca si concluse con l'assalto Johnson-Nixon alla rettitudine fiscale e alla moneta sonante. Infatti sin dall'arrivo ufficiale della discrezione della banca centrale nel 1971 — cioè, una moneta ancorata ai capricci del FOMC — è esistita una distorsione inflazionistica sistematica nei prezzi delle utenze.




Ma c'è di più. Il giugno 1997 è la data in cui la FED di Greenspan andò all-in nella sua politica di manomissione infinita del mercato finanziario. In quel frangente la FED aveva trascorso alcuni mesi a contemplare quel famoso avvertimento di Greenspan "sull'esuberanza irrazionale" e aveva fatto un mezzo tentativo di rallentare la mandria di Wall Street spingendo in su i tassi di interesse. Dopo una reazione decisamente negativa, invece, i tassi furono abbassati nel giugno 1997 e l'Eccles Building non guardò mai più indietro.

Durante i successivi 17 anni il bilancio della FED sarebbe esploso da $400 miliardi ai $4.5 bilioni di oggi. Dieci volte tanto.

Ancora più importante, ricordiamo che durante la maggior parte di questo periodo la FED ha condotto battaglie ricorrenti contro una "deflazione" incombente o solo immaginaria. Eppure, come mostra il grafico qui sotto, l'aumento medio del CPI è stato del 2.3%/anno in quel periodo; e, giustamente, non c'è nulla di escluso da quel numero perché ogni singolo cittadino americano ha mangiato e ha avuto bisogno di riscaldamento e carburante durante quei 17 anni.

Ma ecco il punto. Per quanto riguarda la parte di inflazione che è "vista", come in una bolletta mensile, il tasso di incremento è stato molto superiore al 3.5% annuo. Per coloro che pensano che questo tipo di inflazione "moderata" sia una cosa salutare, considerate ciò che un dollaro risparmiato oggi varrebbe dopo 30 anni di lavoro sotto un ritmo di inflazione del 3.5%. Risposta: 35 centesimi.

Insomma, non una sola delle 115 milioni di famiglie americane — affittuari, proprietari e debitori — può sfuggire alla bolletta mensile dell'energia elettrica. $200 al mese non sono bazzecole, e il trend del 3.5% degli ultimi 17 anni ha appena accelerato al 5.3%. E questo è successo proprio mentre viene annunciata la "lowflation."




Tale tendenza inflazionistica pluridecennale, non è affatto un'esclusiva dei prezzi dell'energia elettrica. Considerate la benzina, che è lievemente calata di prezzo negli ultimi trimestri ma il cui trend non lascia alcun dubbio.

Nel corso degli ultimi diciassette anni, i prezzi della benzina al dettaglio sono aumentati di 6.5% CAGR e quasi del 6.0% negli ultimi nove anni. Nonostante i prezzi del petrolio siano saliti alle stelle dopo il settembre 2007 e successivamente sono diminuiti dopo il picco di $150/bbl nel 2008, i prezzi della benzina sono aumentati ad un tasso del 3.0% sin dall'inizio della crisi finanziaria.

Quindi non lasciate che le recenti linee al ribasso nel grafico qui sotto turbino il politburo monetario. Le persone che viaggiano in macchina hanno sperimentato un'inflazione costante, mentre i pompieri della FED gridavano di dover scongiurare la deflazione.




OK, c'erano alcune persone nel campus di Princeton che non avevano un'auto e andavano in bicicletta o a piedi. Ma avevano bisogno di combustibile per il riscaldamento in inverno e non c'era niente di disinflazionistico in questa spesa — soprattutto per le 10 milioni di famiglie che si riscaldano.

Negli ultimi 17 anni l'indice è salito ad un ritmo annuo dell'11%; e del 6% CAGR dal 2007. Il fatto che non sperimentiamo un picco del petrolio come a metà 2008, è solo una "magra consolazione". Un bene essenziale che costava circa $0.50 a gallone quando Bernanke ha iniziato a delirare sul pericolo della "deflazione" nel 2002, ora costa $3.00.




Sì, durante lunghi periodi di tempo, la maggior parte delle persone mangia e beve. Evidentemente non c'è nulla di deflazionistico, o disinflazionistico o benigno nel sotto-indice del BLS degli alimenti e delle bevande. E' aumentato del 2.4% l'anno durante i 17 anni in cui Greenspan ha buttato la disciplina monetaria fuori dall'Eccles Building; e del 2.0% l'anno da quando Bernanke ha dichiarato guerra alla deflazione alla fine del 2007.

Inoltre non vi è nulla in quella curva crescente che possa suggerire un improvviso calo negli ultimi trimestri. Durante i 12 trimestri terminanti a marzo 2014, i prezzi alimentari e delle bevande sono aumentati ad un tasso annuo del 2.2%.




L'osservazione qui sopra ci porta ad un ovvio corollario. Se riscaldate qualcosa, dovete affittarla o possederla. Per le 40 milioni di famiglie che affittano il loro castello, non c'è stato niente di deflazionistico per lungo tempo. Negli ultimi 17 anni gli affitti sono aumentati ad un tasso composto del 3.0%. E non vi è alcun segno di un rallentamento significativo. Gli affitti sono aumentati del 2.8% nei dodici mesi fino a marzo di quest'anno, e del 2.7% l'anno precedente.




Rimangono 75 milioni di famiglie che possiedono le proprie case, e secondo il BLS per loro il tasso di inflazione è stato molto più benigno. Ne terremo sicuramente nota, ma vale la pena notare che se la casa è di proprietà o in affitto, ci sono sempre i costi per il sistema fognario, la raccolta dei rifiuti e le riparazioni.

Secondo il BLS non c'è stato alcun segno di deflazione in una qualsiasi di queste categorie. Il costo per il sistema fognario e la raccolta dei rifiuti, ad esempio, è raddoppiato sin da quando Greenspan ha avuto il suo momento di esuberanza irrazionale. Ciò equivale ad un tasso di incremento annuo del 4.5% nella vita di ogni giorno. Per quanto riguarda le riparazioni, il CAGR è aumentato del 4.8% l'anno dal 1997. E in nessuna di queste categorie vi è stata alcuna decelerazione significativa.





Questo ci porta ai fitti figurativi (owners equivalent rent, OER) — per cui possiamo notare tre cose. In primo luogo, contano per il 25% del CPI. In secondo luogo, comprendono il 40% dell'inflazione visibile secondo l'Eccles Building — vale a dire, il CPI meno cose come cibo ed energia. E, infine, sono calcolati mediante una metodologia che può essere descritta solo come una farsa burocratica.

Ogni mese viene chiesto a diverse migliaia di intervistati che possiedono case, e probabilmente desidererebbero affittarle, che cosa si sarebbero aspettati di guadagnare mensilmente se avessero affittato la loro proprietà.

Evidentemente non ne hanno idea — e nemmeno il Dipartimento del Commercio che conduce l'indagine o il BLS che elabora i dati. E si presuppone che i dati grezzi provengano veramente dagli intervistati, e non da dipendenti del Census Bureau che a fine mese si affrettano per arrivare alla loro quota di interviste. Alcune fughe di notizie recenti si sono concentrate esattamente su questo punto.

Eppure anche se vengono misurati in maniera dubbia, vi è stata inflazione significativa negli OER nel corso degli ultimi 17 anni: 2.4% annuo per l'esattezza. Questa cifra è misteriosamente rallentata all'1.7% l'anno dal 2007, ma anche tale tasso non si qualificherebbe come deflazione. Gli OER raddoppierebbero ogni 40 anni a tale tasso.




Ma negli ultimi 17 anni i prezzi delle case, misurati dal Case-Shiller repeat sales index, sono aumentati ad un tasso annuo del 5.2%, il doppio degli OER. E questo nonostante il boom del settore immobiliare e del successivo bust.




Senza dubbio qualche stregone della FED suggerirà di non farsi turbare da questo enorme divario tra i prezzi delle case e degli OER. Nella sua saggezza, la FED ha represso radicalmente il tasso benchmark del Tesoro, il che significa che i costi per i proprietari di abitazioni sono diminuiti drasticamente. Quindi, sì, il fatto che nel corso degli ultimi 17 anni il prezzo delle abitazioni sia salito a 2x rispetto al tasso dei fitti figurativi, ha senso!

Inutile dire che ora che i tassi di interesse stanno cominciando a normalizzarsi, anche il costo della proprietà — cioè, gli OER — inizierà ad accelerare. Evidentemente i combattenti della deflazione nell'Eccles Building non si aspettano tutto ciò — forse perché hanno un posto in prima fila nella fabbrica statale dove vengono sfornati i dati sugli OER.

C'è una componente del CPI che ha sperimentato un'autentica deflazione sin dal 1990 — e cioè i beni soggetti a quella riduzione del costo del lavoro che ha portato allo svuotamento delle risaie dell'Asia orientale. Pertanto l'indice che comprende i mobili per la casa, gli elettrodomestici, gli arredi, gli strumenti e le forniture — che ha un peso del 4% nel CPI — è leggermente diminuito sin dal 1997.




Lo stesso vale per l'abbigliamento e le scarpe che rappresentano un altro 3.5% del CPI. Eppure gli articoli per la casa sono diminuiti ad un ritmo cumulativo del 2% negli ultimi 17 anni e l'abbigliamento e le scarpe del 4%. Questi cali modesti sono benvenuti, ma diventano insignificanti rispetto ai rialzi cumulativi del 50-100% dei beni e servizi sopra evidenziati.

E il calo dei prezzi dei beni commerciabili non ha nemmeno cominciato a controbilanciare l'aumento invisibile dei costi medici, dell'istruzione e di altri servizi.

Il politburo monetario ha veramente raggiunto un punto di disperazione. Pur di far rimanere in gioco i grandi player di Wall Street, mantiene i tassi del mercato monetario a zero e si sforza di mantenere intatti i carry trade nel mondo degli affari. Ma 7 anni di ZIRP sono stati talmente inutili che richiedono l'invenzione di una gigantesca menzogna — il mito dell'assurda "lowflation" — per mantenere attiva la stampante monetaria nel seminterrato dell'Eccles Building.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli


JIM WILLIE: JAPAN, SAUDIS, & GERMANY WILL TURN AGAINST US, JOIN RUSSIAN ALLIANCE!

Deep Politics Monitor - Mer, 11/06/2014 - 09:50
Podcast: Play in new window | Download In Part 2 of his most EXPLOSIVE interview ever, Hat Trick Letter editor Jim Willie was on fire, dropping numerous new BOMBSHELLS for SD listeners: Dead Petro-Dollar Event Coming- Saudis set to announce the acceptance of ANY CURRENCY for oil, ALL OPEC Nations to Follow!! US Economy in Free-fall- stark evidence screaming full collapse ahead as monetary

Oro, pace e prosperità – parte III

Von Mises Italia - Mer, 11/06/2014 - 07:00

Terza di cinque puntate con la traduzione integrale del trattato Gold, Peace and Prosperity di Ron Paul.

* * *

IL DADO E’ TRATTO

 Con la morte del Dollaro è arrivato il tempo di istituire un sistema monetario affidabile. E’ il momento storico ad richiederlo e pure la sopravvivenza del nostro ordine economico e politico.

L’impresa non sarebbe ardua se, per una volta almeno, ignorassimo quelle pressioni politiche da gruppi di interesse le cui richieste sono soddisfatte dall’inflazione valutaria. Questa, che sia a beneficio di qualche grande impresa, di banchieri, burocrati, appaltatori monopolisti o politici di carriera, deve trovare fine. Come sottolineò Henry Hazlitt, la soluzione non è difficile: “Per fermare l’inflazione [dei prezzi] dobbiamo fermare l’inflazione [di valuta].”

Per invertire il corso suicida della nostra economia dobbiamo comprendere i motivi di chi sostiene l’inflazione.

Molti industriali, banchieri, sindacalisti, politici e professori sono cresciuti amando l’inflazione poiché in essa hanno visto lo strumento per realizzare i propri fini: a volte per motivi puramente materialistici, altre per sete di potere. In entrambi i casi il loro comportamento è stato immorale.

La pressione politica ad inflazionare è la principale ragione dell’espansione continua dell’offerta valutaria. La cosiddetta ‘monetizzazione del debito’ federale, per cui la Federal Reserve trasforma in denaro i titoli di Stato del governo, è una soluzione politicamente molto facile e conveniente per pagare i debiti accumulati dal Congresso senza dover ricorrere ad aumenti di tasse che, senza dubbio, provocherebbero rivolte.

Tutti in parlamento parlano di pareggio del bilancio ma pochi votano regolarmente per ottenerlo: ciascun parlamentare spera sempre che siano i progetti di qualche collega ad essere tagliati, non i propri. Di recente mi è capitato di assistere allo spettacolo di un deputato conservatore intento a votare una legge di spesa in lavori pubblici; sapendo che quei soldi sarebbero dovuti venire o da nuove tasse o dalla stampa di nuova valuta, gli chiesi come sarebbe riuscito ad ottenerli. “Sì, so bene che sarà terribile…”, egli rispose, “ma uno di questi giorni potrei aver bisogno di agevolazioni edilizie per il mio collegio elettorale”. Si potrebbe pensare che siano soltanto quelli di sinistra ad avere le tasche bucate, ma è sconsolante osservare persone che dovrebbero conoscere la realtà approvare sussidi all’agricoltura o alle imprese, proprio mentre manifestano il proprio orrore verso il C.E.T.A.[9] Senza un cambio radicale di paradigma il bilancio non sarà mai in pareggio, le stampanti continueranno a funzionare, il Dollaro verrà svalutato ancor più ed i prezzi, come naturale conseguenza, continueranno a crescere senza sosta.

LA COLPA E’ DEGLI IMPRENDITORI?

 Alcuni sostengono che a causare inflazione sia il profitto degli imprenditori ma i profitti, in un mercato spontaneo, sono solo indicazione dell’efficienza nel servizio al consumatore. I profitti legittimi non provocano in alcun modo inflazione.

Tuttavia, le richieste di ‘denaro facile’ da parte delle grandi imprese sono certamente tra le cause dell’espansione valutaria. Alan Greenspan, ad esempio, affermò che il contributo più significativo alla nostra inflazione dei prezzi sia dovuto all’espansione del credito per fornire più di 600 miliardi di dollari in prestiti garantiti dalla Federal Reserve al settore produttivo.

Studiando l’entità dell’inflazione dal 1970 e dei deficit federali nel periodo in cui vennero monetizzati, cioè in cui si stamparono dollari dal nulla per ripagarli, scoprii alcune cifre spaventose. Sembra che solo il 20% dell’espansione di offerta valutaria sia stata destinata a coprire il deficit; il restante 80% andò a ‘stimolare’ l’economia tramite prestiti ai settori delle grandi banche e imprese. Qualunque ne sia il motivo, questi settori senza dubbio hanno beneficiato dalla svalutazione del Dollaro.

LA COLPA E’ DELLE BANCHE?

Le grosse banche, tra le maggiori sostenitrici della valuta a corso forzoso, hanno di certo beneficiato dall’inflazione: a far lievitare i loro ‘profitti’ è stato il ruolo di intermediarie tra governo e grandi imprese nel gestire tutti i nuovi soldi stampati. I banchieri internazionali sono stati ben lieti di svolgere questa funzione.

Le banche hanno inoltre il privilegio di poter creare valuta in forma di scritture contabili, cioè di saldi di deposito a vista creati dal nulla: accade ogni volta in cui aprono una linea di credito ad un cliente, dal quale poi esigono degli interessi. Gran parte della valuta in circolazione consiste di saldi di deposito a vista creati dal settore bancario.

Se a molti porta rovina, ad alcuni l’inflazione assegna dei vantaggi in quanto trasferisce ricchezza da una categoria di persone ad un altra. Sebbene il processo non sia esente da una certa componente di casualità, esso procede principalmente dalla classe media e dei più indigenti verso la classe politica, i banchieri e le grandi imprese. Questa è la dinamica immorale che va fermata.

LA COLPA E’ DEI SINDACATI?

I sindacati sono spesso accusati di provocare inflazione, tuttavia non è loro il privilegio di creare valuta o credito dal nulla e dunque non possiamo ritenerli diretti responsabili. Ciononostante, esattamente come le grandi imprese esercitano pressioni sul governo affinché inflazioni, così fanno i sindacati per rafforzare la propria posizione di monopolio salariale. Un buon esempio è il credito concesso dal governo in soccorso a Chrysler, tramite finanziamento ai suoi impiegati di un salario doppio rispetto alla media del settore industriale. I sindacati però, al pari delle imprese, possono fare pressioni per una maggior inflazione soltanto quando il meccanismo inflazionistico è già in piedi e funzionante; una valuta a copertura aurea intera renderebbe tutto ciò impossibile.

INFLAZIONE E CICLI ECONOMICI

I cicli economici, secondo Marx connaturati al capitalismo, sono in realtà provocati dall’inflazione operata dai governi. “Nuova valuta è emessa dal sistema bancario dietro protezione di un governo”, afferma il Dr. Murray Rothbard, “per poi essere prestata al comparto produttivo. Agli imprenditori questi nuovi fondi appaiono come investimenti genuini frutto di risparmio volontario, come accadrebbe in un libero mercato, tuttavia non è così. La nuova valuta è impiegata dagli imprenditori in vari progetti e trasmessa a dipendenti ed altri fattori produttivi in forma di salari e prezzi. Mentre questa nuova valuta filtra nei vari strati dell’economia, il mercato tende a ristabilirsi sui precedenti livelli di proporzione tra consumo e risparmio [10]. In breve, in una società dove la gente sia solita trattenere dal consumo immediato un 20% della propria busta paga a scopo di investimento, per spendere invece il resto, il nuovo credito bancario creato dal nulla si aggiungerebbe a tale percentuale facendo sembrare maggiore l’entità del risparmio complessivo della società. Mano a mano che la nuova valuta si diffonde nell’economia, alterando il livello dei prezzi, la proporzione 20-80% viene ristabilita e molti investimenti si rivelano per quello che sono: uno spreco. Il credito inflazionistico ha distorto il mercato e sviato gli imprenditori; la liquidazione degli investimenti azzardati dovuti all’espansione inflazionistica costituisce la fase di depressione del ciclo economico”.

L’espansione dell’offerta valutaria agisce inoltre riducendo i tassi di interesse, i quali a propria volta incoraggiano ulteriori malinvestimenti.

Gli economisti interventisti contestano superficialmente l’idea che possa esservi crescita economica in una società di libero mercato, definendola ‘teoria delle briciole ai poveri’. Invece è proprio l’inflazione che, prima lentamente poi in modo fulminante, sparge miseria economica tra gli indigenti, la classe media e i lavoratori mentre arricchisce i privilegiati. E’ questa la dinamica ‘dall’alto verso il basso’ che davvero meriti condanna da chiunque abbia a cuore il tema della povertà.

“Un aumento dell’offerta valutaria non conferisce alcun beneficio sociale di sorta”, afferma il Dr. Hans Sennholz, “riesce soltanto a redistribuire ricchezza e potere d’acquisto, sviare e danneggiare il settore produttivo oltre a rappresentare, in sé e per sé, una potente arma di conflitto sociale.”

Chiunque riceva la nuova valuta per primo avrà i maggiori benefici, tuttavia i settori economici così privilegiati inizieranno a dipendere dalle ulteriori iniezioni di credito e saranno perciò incentivati a formare potenti gruppi di pressione decisi a mantenere i propri privilegi tramite attività di lobby verso il governo. E’ così che l’inflazione incoraggia il conflitto all’interno di una società: dividendola in fazioni rivali intente a conservare privilegi l’una a danno dell’altra.

(Vai alla Parte I)
(Vai alla Parte II)

 

NOTE:

[9] C.E.T.A.: Comprehensive Employment and Training Act, legge federale statunitense del 1973, volta ad abbattere la disoccupazione tramite l’istituzione di programmi d’addestramento ed assunzione nel settore pubblico. [NdT]

[10]  Si presti attenzione alla differenza che, nel gergo della scienza economica,  corre tra risparmio ed accumulo: il risparmio è quel flusso di denaro sottratto al consumo immediato e incanalato in investimenti (ad es.: il saldo di un conto bancario vincolato). L’accumulo è quello stock di denaro che giace inutilizzato (ad es.: i proverbiali soldi nascosti sotto il materasso). [NdT]

Join the discussion and post a comment

END of U.S. Economic Dominance & DEATH OF THE DOLLAR Update

Deep Politics Monitor - Mar, 10/06/2014 - 17:53
from whygoldandsilver·:

La questione morale

Luogocomune.net - Mar, 10/06/2014 - 10:30
Viene il voltastomaco a sentire i recenti commenti dei piddini sullo scandalo del MOSE. Di fronte ad una vergogna nazionale, nella quale è emerso chiaramente un sistema di collusione complesso e sofisticato - che implicava ovviamente tutti i partiti, compreso il loro - il massimo che è riuscito a dire Renzi è stato "Chi ruba deve essere allontanato dalla politica".

Pensate, colto in contropiede dalle notizie esplosive che arrivavano da Venezia il nostro furbetto di periferia non ha nemmeno detto "ci ruba deve andare in galera" - che sarebbe il minimo che ci si aspetta da un presidente del consiglio - ha detto semplicemente che chi viene preso a rubare "non gioca più".

Come a dire "continuate pure a rubare, ma state attenti a non farvi beccare, altrimenti ci tocca buttarvi fuori". Questo dimostra che per il PD di Renzi la "questione morale" - come tutto il resto, peraltro - è solo una questione di facciata.

Ma non è nemmeno questo il vero problema. Il vero problema è che Renzi e Company non potevano non sapere ...

Un paese possiede le chiavi del mercato dell'oro

Freedonia - Mar, 10/06/2014 - 10:11
E' probabile che l'occidente continuerà a resistere nell'apprendimento delle lezioni offerte dalla storia. Sono convinto che essa si ripeta per far notare anche a quegli individui con un QI davvero minuscolo, dove sbagliano. E' probabile, quindi, che l'occidente continuerà a resistere nell'apprendimento delle lezioni offerte dalla scuola austriaca. Questo significa che il flusso di oro che percorre la strada da ovest ad est, continuerà nel futuro prossimo. Nonostante le svalutazioni competitive imperverseranno più intensamente nelle nostre economie, l'oro ancora non verrà considerato un asset degno di essere acquistato per proteggersi in modo adeguato. In oriente è "tradizione" che avvenga una scelta simile, sanno come "votare" in caso di azioni sconsiderate. In occiente, invece, ci si affida ai modelli tecnici e ai numeri per gestire il proprio patrimonio. Gli stop-loss negli investimenti in oro da parte di quegli investitori "spaventati" dal costante crollo del prezzo del emtallo giallo, li hanno convinti a vendere le loro posizioni a favore di cartamoneta. Non c'è una teoria di fondo quando si parla di investimenti, si agisce in base a modelli statistici. Quanto valgono questi modelli che prendono in considerazione riferimenti numerici ampiamente manipolati dalle banche centrali?
___________________________________________________________________________________


di Frank Holmes


L'anno scorso la domanda di oro del settore privato in Cina ha raggiunto un livello record di 1,132 tonnellate, e secondo il World Gold Council (WGC) la nazione asiatica potrebbe facilmente dominare il mercato dell'oro, in quanto prevede una domanda crescente fino al 20% entro il 2017.

Questa proiezione del WGC ci conferma ciò che ho scritto in precedenza: l'amore della Cina per il metallo giallo rimane robusto. Stiamo assistendo alla trasformazione di questo paese in una potenza economica, e ora, nel più grande mercato mondiale dell'oro!

Penso che sia importante che gli investitori riconoscano i principali fattori alla base di questa crescita enorme...


1. Una nuova classe media ha più soldi da spendere.

Nonostante tutti i numeri grandiosi che vediamo nel mercato dell'oro della Cina, la nazione asiatica non è sempre stata la "gallina dalle uova d'oro". Nella relazione recente del WGC, China’s Gold Market: Progress and Prospects, apprendiamo che solo negli ultimi anni la Cina ha visto l'ascesa di una classe media supportata da redditi più alti. Ad esempio, Shenzhen è attualmente una città con più di 10 milioni di persone, la quale rappresenta il 70% della fabbricazione di gioielli della Cina. 30 anni fa, però, era solo una piccola città di circa 330,000 persone, il che significa che a quel tempo la domanda dei consumatori per l'oro era minima.

Negli ultimi 10 anni, tuttavia, è emersa una nuova classe media ed i consumatori hanno sfruttato la loro nuova ricchezza. Mentre il PIL ha cominciato a salire, la gente ha incrementato l'acquisto di gioielli e monete d'oro. Oltre ad una maggiore spesa per questi elementi, è progredita anche la domanda di investimenti per il metallo giallo poiché la popolazione cercava una protezione contro l'inflazione.


2. I gioielli sono ancora il motore della domanda.

La relazione del WGC ribadisce anche l'attuale potere del Love Trade, uno dei due principali driver dell'oro insieme con il Fear Trade, riguardo all'affinità culturale per il metallo prezioso in particolare in Asia, India e Medio Oriente. I consumatori continuano ad acquistare gioielli d'oro e monete anno dopo anno, e la domanda aumenta in sintonia con i regali per le feste e le celebrazioni religiose.

Come si può vedere nel grafico qui sotto, dal 2004 il volume dei gioielli d'oro consumato in Cina è triplicato. Per di più, nel 2013 la Cina ha superato l'India come il più grande consumatore e produttore di gioielli al mondo. Secondo un recente articolo di Reuters, le vendite di gioielli d'oro in India sono rallentate del 10% da quando lo scorso anno sono state imposte restrizioni alle importazioni – un probabile fattore che ha fatto guadagnare il primato alla Cina.




3. La domanda industriale è sempre più importante.

Sebbene non così forte come la domanda per i gioielli d'oro, la crescita del PIL cinese ha aumentato anche la domanda industriale di oro. Il WGC dice che l'elettronica è la fonte predominante di questa domanda industriale. L'oro è utilizzato in cellulari, computer, circuiti e di recente anche l'industria automobilistica ha visto un aumento della domanda per il metallo giallo.

L'oro può sembrare una scelta costosa quando si assemblano le parti dei cellulari o i connettori degli airbag nei veicoli, ma come afferma la relazione: "Anche se i produttori stanno sempre cercando di ridurre il costo dei componenti e sostituire l'oro con alternative a basso costo, questo non può essere fatto quando in primo piano ci sono le prestazioni ottimali e, soprattutto, i problemi di sicurezza."

Nella nostra presentazione, The Many Uses of Gold, spieghiamo altri modi in cui viene utilizzato l'oro; non solo per le esigenze industriali, ma anche per i progressi medici e tecnologici.


4. La Cina si sta allontanando dal dollaro statunitense.

Quando si tratta di riserve in valuta estera, quelle della Cina ammontavano a $3.8 bilioni nel 2013, un forte aumento a partire dalla metà degli anni '90 come si può vedere dal grafico qui sotto. Ci sono diverse sfide che attendono il sistema monetario della nazione asiatica; il sistema multi-valuta, che include il renminbi e il dollaro, non è facile da gestire.

Ma in che modo le riserve cinesi in valuta estera ed i problemi monetari possono essere un driver per la domanda di oro?




Tanto per cominciare, secondo il WGC, la crescita delle riserve della Cina (implicita al surplus delle partite correnti del paese) ha visto una predominanza di dollari USA. La Cina ha usato il dollaro per comprare titoli di stato americani, ma dopo la crisi finanziaria globale e l'inizio del quantitative easing (QE), la Cina ha iniziato ad allontanarsi dalla sua esposizione al dollaro.

In un recente articolo del Casey Research, anche Bud Conrad è intervenuto sul declino dello status di riserva del dollaro in paesi stranieri come la Cina: "Nel 2000 il dollaro rappresentava il 55% di tutte le riserve di valuta estera. In 14 anni quel numero è sceso al 33%. Entro il 2020, secondo le mie previsioni, scenderà al 20%. A quel punto anche altre grandi economie del mondo non avranno bisogno di dollari per il commercio internazionale."

Credo che la politica del governo sia uno dei componenti chiave di questo cambiamento, e all'insorgere di sfide fiscali e geopolitiche tra i due paesi, non c'è da meravigliarsi che la Cina voglia allontanarsi dal dollaro e, quindi, diversificare in oro. L'oro è un hard asset, cosa che lo rende una scelta valutaria privilegiata per la Cina. Per quanto riguarda l'oro, la relazione del WGC afferma addirittura che: "Non può essere creato dal nulla secondo i capricci delle banche centrali. Né può essere manipolato a beneficio del suo emettitore."

Quindi a cosa sta pensando la Cina?

Forse la Banca Popolare Cinese sta amplificando le sue riserve d'oro per diversificarsi dal dollaro, ma rimane una domanda: quanto oro ha la Cina?

Come ha riportato Mineweb la scorsa settimana, la Cina considera Pechino uno scalo importante per un'importazione aggiuntiva di oro, un chiaro indicatore che ulteriore metallo giallo troverà la sua strada nel paese. La Cina non rilascia numeri ufficiali sulle sue importazioni di oro, così Pechino rappresenterà una fonte di dati non ufficiale. Invece di riferire il proprio traffico di oro, altri paesi segnalano i propri dati sulle esportazioni di oro alla Cina. Hong Kong ci permette di comprendere meglio le riserve auree della Cina, e a febbraio ho scritto di come la Svizzera abbia pubblicato per la prima volta sin dal 1980 i dati sul commercio di oro. Solo attraverso queste relazioni possiamo dedurre la quantità di oro che la Cina detiene veramente.




Alla fine non importa l'esatta quantità di oro che possiede la Cina, questo paese è un buon esempio di come i driver della sua domanda siano rimasti invariati. Le persone in tutto il mondo reagiscono con preoccupazione alle politiche statali che possono svalutare la moneta, guardando così all'oro con una certa attrazione. Al fiorire delle economie, la gente avrà più soldi da spendere in oro. Continuerà anche il Love Trade; finchè ci saranno celebrazioni culturali e tradizioni religiose, i consumatori acquisteranno regali sotto forma di metallo giallo.

E' importante seguire il denaro, o in questo caso l'oro, per vedere come la gente di tutto il mondo reagisce a questa merce rara. Guardate al futuro, e scoprirete se la Cina riuscirà a tenere le chiavi del mercato dell'oro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Ucraina: la strage censurata

Luogocomune.net - Lun, 09/06/2014 - 11:30
I "democratici" dell'Ucraina usano bombe a grappolo sui civili delle zone orientali.



Fonte: Pandora TV

Il modo ovvio di combattere l'inflazione dei prezzi alimentari

Freedonia - Lun, 09/06/2014 - 10:10





di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


I ragazzi sono improvvisamente diventati grandi esperti in materia di "disparità di reddito" da quando è diventata la questione du jour ultimamente, e stanno piagnucolando ad alta voce sul perché io abbia ​​soldi da spendere e loro no, cosa che ritengono assolutamente ingiusta.

Come al solito, non sono rimasti impressionati da un padre amorevole (me) che spendeva pò del suo tempo prezioso per spiegare gentilmente quel perché: sono andato a scuola, ho trovato un posto di lavoro e ho risparmiato senza cadere preda di capricci egoistici di una massa di adolescenti idioti.

E si sono STIZZITI quando ho ripetuto loro che la causa della disuguaglianza dei redditi è da ritrovarsi nella malvagia Federal Reserve che ha creato (e ancora crea!) enormi quantitativi di denaro, il quale è finito nelle mani di chi è in grado di prenderlo in prestito dalle banche e acquistare un diluvio di titoli di stato, il che significa che i ricchi si riprendono i soldi più gli interessi.

Questa spiegazione è stata accolta con i soliti gemiti e lamenti adolescenziali, che posso succintamente parafrasare come: "Oh, no! Non la Solita Vecchia Solfa (SVS) circa la Federal Reserve e la sua creazione di denaro che ha alimentato l'inflazione dei prezzi nella ricchezza dei ricchi, nel prezzo di cibo ed energia, nella miseria della povera gente, e bla bla bla ne abbiamo abbastanza, quindi stai zitto, orribile vecchio avaro! Ti odiamo così tanto che non possiamo nemmeno cominciare a dirti quanto ti odiamo!"

Ovviamente volevano più di una semplice spiegazione. Ma cosa potevo dire?

Riconoscendo subito l'occasione, ho sviluppato il famoso Big Bucks Method (BBM), un manuale prezioso su come anche voi potete diventare un membro dell'uno per cento più ricco e possedere la maggior parte della ricchezza del mondo.

In sostanza, l'unica parte difficile è il primo passo, ovvero, acquisire un sacco di denaro. Abbastanza da impressionare la banca. Circa un milione di dollari dovrebbe andar bene. Dal momento che le obbligazioni del Tesoro sono considerate "sicure" e le banche sono così disperate per prestare denaro, dovreste essere in grado di scambiare i titoli per qualche dollaro ad un tasso di interesse ridicolmente basso.

Poi la settimana successiva, e ogni settimana seguente (a quanto pare per sempre), la spesa a deficit dello stato dovrà vendere oceani di obbligazioni per ottenere più dollari da spendere e per pagare i relativi interessi.

Quindi, da intelligenti ricconi quali dovrete diventare, seguirete questo esempio prendendo in prestito un paio di milioni di dollari dalla banca e utilizzerete gli spiccioli in tasca per acquistare le nuove obbligazioni. Ora avrete più bond, tutti paganti un interesse!

Poi voi ed i vostri amiconi corrotti nel ramo finanziario sognerete i derivati più intricati per sfruttare quel mucchio di obbligazioni: prendere in prestito più soldi dalle banche più e più volte, scambiare titoli più e più volte con una leva finanziaria a livelli folli ed intascare enormi commissioni ad ogni passo mentre le inevitabili perdite verranno scaricate sui contribuenti attraverso le banche, le quali necessiteranno di enormi salvataggi da parte della malvagia Federal Reserve che creerà più denaro per reflazionare il tutto.

Infine, la matematica imprescindibile insita nella crescita esponenziale farà sì, in teoria, che un giorno arriverete a possedere tutti i soldi del mondo!

Naturalmente la parte più difficile è sempre quella iniziale: mettere le mani su $1 milione in modo da usare il famoso Big Bucks Method (BBM) e diventare ricchi, ricchi, ricchi ed avere tutti i soldi del mondo.

In primo luogo, devo centellinare ogni acquisto e tagliare le spese per le stravaganze stupide, come auto sportive sgargianti e cavalli da polo per i ragazzi, come ho dovuto spiegare loro pazientemente e gentilmente innumerevoli volte ("Quale parte di NO non capite, idioti?")

Così mi ritrovo lì, in piedi e in fila alla cassa del supermercato, mentre penso a mille modi per diventare disgustosamente ricco; e tra l'altro sono anche di cattivo umore, perché i miei biscotti preferiti NON sono stati inclusi nell'offerta "prendi due, paghi uno" e invece sono circondato da altri biscotti schifosi che non varebbe la pena mangiare NEANCHE gratis!

Mi sono ridotto a questo triste, triste stato di avarizia parsimoniosa a causa dell'inflazione dei prezzi, poiché quei biscotti veramente buoni costano quasi 50 centesimi in più. E per un tipo come me che può facilmente sedersi e mangiarne metà pacco senza bere neanche una goccia d'acqua nel frattempo, per poi completare l'opera, questo significa risparmiare una caterva di soldi.

E, mi dispiace dirlo, non andrà meglio, poiché da Bloomberg.com apprendiamo la notizia angosciante che "i prezzi mondiali del cibo sono aumentati del 2.6% a febbraio, il più grande salto in 19 mesi, come ha riferito la Food & Agriculture Organization delle Nazioni Unite sottolineando che sono saliti i prezzi dell'olio da cucina, dei cereali, dei latticini e dello zucchero."

All'inizio ho pensato che questa misurazione facesse riferimento all'inflazione dei prezzi da febbraio a febbraio, vale a dire, nell'arco di tempo di un anno. E invece no. Si trattava di un solo mese! Un Solo Dannato Mese (USDM)!

Questa notizia orribile, per quelli di noi che non sono folli economisti keynesiani o malati di mente, rappresenta Una Pessima Notizia (UPN), che di solito porta ad una maggiore creazione di liquidità da parte della Federal Reserve e di conseguenza a Notizie Pessime Pessime (NPP), prima che questo ciclo si spiralizzi e vada fuori controllo. Arrivati a quel punto saremo di fronte a quello che Ludwig von Mises definiva "il crollo finale."

Io se potessi lo ridefinirei Il Collasso Finale (ICF), ma poi dovrei sopportare quelli che mi ripeterebbero come io l'abbia rubato da Mises, perché ai loro occhi apparirei come uno stupido che non ha mai avuto un pensiero originale e tutti (compresi i ragazzi, vedi sopra) mi odierebbero.

Quindi vorrei denominarlo la Grande Supernova Finanziaria (GSF), dove i prezzi di cibo ed energia esploderanno in un'enorme palla di fuoco uccidendo tutto e tutti, mentre il debito, il credito, i prezzi degli asset e la ricchezza finiranno in un "buco nero," scomparendo per sempre in un vasto nulla senza nome che, naturalmente, si chiama lo Spaventoso Vuoto Senza Speranza (SVSS).

Questa inflazione dei prezzi dovrebbe essere fonte di scandalo in una cittadinanza istruita. I notiziari della sera dovrebbero essere pieni di immagini in cui la gente, munita di torce fiammeggianti e forconi, strepita contro la malvagia Federal Reserve che ha scatenato l'inflazione dei prezzi che ci sta uccidendo, contro il perfido Congresso che l'ha permesso (e provocato mediante la spesa a deficit!) e contro la maledetta Corte Suprema che sotto Franklin Delano Roosevelt escluse la possibilità che SOLO "l'oro e l'argento" fossero forme di denaro (come invece indica la Costituzione degli Stati Uniti), autorizzando quindi un'espansione dell'offerta di denaro fiat che è stata la fonte di tutti questi dannati problemi!

E mentre i telegiornali della sera non riportano alcun video scioccante di sconvolgimenti sociali e disordini di massa, e i giornali si limitano solo a sporadiche segnalazioni ("Sciroccato del Luogo Crea Scompiglio" con il sottotitolo "Afferma che la Federal Reserve ci Abbia Condannati Tutti"), è solo una questione di tempo prima che arrivino scenari simili.

Ed è anche solo una questione di tempo prima che l'oro e l'argento salgano di prezzo, come la storia ci ha dimostrato alla fine di lunghi periodi di espansione dell'offerta di moneta.

Ci troviamo in QUEL periodo. E' SEMPRE accaduto. Non è evidente che bisogna precipitarsi ad acquistare oro e argento?

In breve, è il momento giusto, è sempre accaduto ed è ovvio. Ed è per questo che vi unirete felicemente a me nell'esclamare: " Whee! Questa roba dell'investire è facile!"

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Disunione monetaria europea. Ma è davvero un male?

Von Mises Italia - Lun, 09/06/2014 - 08:00

Disunione monetaria europea. Ma è davvero un male?

 Un interessante articolo di Marcello De Cecco – La moneta unica che sale fa paura all’Europa del sud ma non alla Germania, pag. 3 con richiamo in prima – attira l’attenzione sia sui fattori di politica monetaria che favoriscono il rafforzamento dell’euro, sia sulle sue conseguenze per la bilancia commerciale. In teoria, i Paesi esportatori dovrebbero risentire del cambio elevato; in pratica, “si è venuta a creare una contraddizione pericolosa all’interno dell’Unione, che si dovrebbe ripercuotere ancor di più di quel che già non sia avvenuto, tra gli interessi dell’economia tedesca e quelli delle economie periferiche della Uem.”: la Germania ha da tempo delocalizzato la produzione della componentistica nel centro Europa, quindi il prezzo all’esportazione dei prodotti finiti può essere facilmente abbassato per compensare la rivalutazione, perché il medesimo movimento del cambio fa calare, nello stesso tempo, i costi di produzione. E anche quelli di finanziamento, dato che l’afflusso di capitali finanziari riduce i tassi di interesse. “Infine, l’euro alto vuol dire prezzi contenuti delle materie prime e dei prodotti agricoli importati e questo tiene bassi prezzi e salari”. Diverso il discorso per i Paesi del Sud, che non hanno delocalizzato nello stesso modo, “un po’ per mancanza di respiro industriale, un po’ perché [le loro industrie] producono [anch'esse] parti per le industrie tedesche”. Dal canto suo, la Francia, “pur soffrendo per l’euro alto, esporta beni ad alto contenuto di tecnologia e non è in concorrenza con la Mitteleuropa che fornisce la Germania”; inoltre, punta “a salvaguardare il proprio merito di credito allineandolo a quello tedesco, che vuol dire che le banche francesi e lo stato francese possono finanziarsi vantaggiosamente sui mercati internazionali.”, quindi la sua posizione, nel corso delle discussioni in ambito UE/BCE, è sempre allineata con quella tedesca.

Spiace che l’articolista finisca per appiattire quest’analisi sulla solita contrappoizione “noi/Germania”, mentre le sue considerazioni sul peso dei capitali cinesi sulla finanza internazionali, pur degne di attenzione, non sono attinenti al nostro tema. E’ un vero peccato, perchè disponeva di tutti i pezzi del puzzle. Se solo li avesse saputi mettere insieme…

Cominciamo dall’inizio. In generale, le industrie francesi e tedesche si concentrano su processi produttivi ad alta intensità di capitale. Processi che, per definizione, richiedono tempi di completamento più lunghi e, pertanto, vanno finanziati con prestiti a medio-lungo termine: questo accentua, per un verso, l’importanza relativa del tasso di interesse per le scelte imprenditoriale e, per altro, il potenziale distorsivo della manipolazione del tasso stesso. Inoltre, i processi in discorso, articolati su una pluralità di stadi, richiedono sia materie prime sia beni intermedi, il che rende praticabile la delocalizzazione per questi ultimi, anche in previsione di un trend valutario di lungo periodo come quello descritto. Sotto questo profilo, quindi, la convergenza franco-tedesca è dettata da fattori concreti, diversi dalla mera convenienza di Stato e banche.

Nondimeno, quest’ultima va pur sempre additata come il primum movens delle politiche nazionali, europee ed internazionali. Non per nulla, è il vero pilastro dell’Unione monetaria (diversamente da quanto sembra assumere il pur esimio articolista): le banche francesi e tedesche hanno macinato profitti con il carry trade sui prestiti nei Paesi del Sud, il cui sistema bancario, a sua volta, ha tratto beneficio da afflussi di capitali che non si sarebbero verificati affatto, senza l’apparente venir meno del rischio sovrano legato alla garanzia politica implicita nell’euro. Per quanto riguarda gli Stati, la riduzione degli interessi sul debito pubblico ha prolungato l’agonia di bilanci insostenibili e, soprattutto, le carriere di un’intera classe politica; è vero che i tassi sui Bund sono saliti con l’ingresso nell’euro, ma gli esportatori tedeschi hanno ottenuto una valuta più debole del marco, l’eliminazione del rischio di cambio e, soprattutto, la fine delle svalutazioni competitive. E le banche sono sempre contente quando i loro clienti prosperano, perché così possono spingerli a indebitarsi di più.

Manca completamente, nell’articolo in commento, il tema dei prezzi relativi e delle distorsioni conseguenti alla politica monetaria, o ai movimenti di capitali finanziari. Non per caso: l’Autore non conosce, o non condivide, la teoria Austriaca del ciclo. La quale ammonisce che la prosperità di oggi, in Germania, con ogni probabilità getta i semi della crisi di domani, mentre la crisi nel Sud Europa, se non fosse contrastata con tanto impegno, porrebbe termine a situazioni insostenibili, ricreando le condizioni per la prosperità duratura.

Manca, inoltre, un’analisi meno indulgente con i Paesi del Sud: il loro problema non è una semplice “mancanza di respiro industriale”, ma, semmai, una storica concentrazione in settori a bassa intensità di capitale, con un export sussidiato dalle svalutazioni competitive, a spese del resto della nazione. E su tale struttura produttiva hanno influito, nel corso dei decenni se non dei secoli, sia il peso di un Fisco rapace, sia una lunga tradizione di indebitamento pubblico, che ha drenato risparmi verso un settore statale decisamente sovradimensionato (il caso estremo è la Grecia; ma il Portogallo segue a ruota; e dell’Italia taccio). In simili condizioni, l’afflusso di capitali indotto dall’euro ha fatto gonfiare la “bolla” soprattutto in termini di eccesso di consumi, deficit commerciale e cattivi investimenti in settori tradizionali come l’immobiliare o le autovetture.

Peraltro, l’”effetto Ricardo” ha colpito sia nell’Europa del Sud sia in Germania: la diffusione endemica della c.d. “precarietà”, con un mercato del lavoro molto segmentato tra ipergarantiti e non tutelati, vede anche molti tedeschi cercar di sbarcare il lunario con i mini-job, che non offrono un salario sufficiente. Non disponendo di informazioni sufficienti in proposito, posso soltanto supporre che, anche in Germania, gli effetti distorsivi dell’inflazione concentrino gli investimenti nei settori ad alta intensità di capitale, dove appaiono più convenienti, mentre per gli altri (che comprendono, ad esempio, tutte o quasi tutte le imprese al dettaglio) la minor convenienza relativa ad investire in macchinari e innovazione ha portato ad un progressivo calo della produttività – e quindi dei costi massimi sostenibili – connesso ad un ricorso eccessivo alla forza-lavoro; inoltre, l’instabilità crescente del sistema economico rende sempre più difficile programmare un’attività imprenditoriale con carattere di stabilità. L’insieme di questi fattori fa sì che le imprese scarichino sui lavoratori, o almeno su alcune fasce, buona parte del rischio imprenditoriale e anche dell’incertezza, tramite contratti “mordi e fuggi”. Questo non è un bene: l’impresa, in condizioni fisiologiche, è una forma di cooperazione sociale, al pari del mercato. Ma la colpa non è dell’avido capitalista speculatore: l’avidità c’era anche prima! Si assumeva a tempo indeterminato, e si investiva in capitale reale, perché conveniva. Oggi, la distorsione del sistema produttivo è arrivata al punto di rendere non più conveniente quella che dovrebbe essere la normalità.

(Parentesi. Tempo indeterminato non dovrebbe comunque significare impossibilità di licenziare, o comunque di modificare i contratti se le cose vanno meno bene del previsto; lo strumento dei contratti di solidarietà non è nato per caso e consentirebbe una gestione non coercitiva delle crisi d’impresa, se non fosse che la politica monetaria, impedendo la deflazione, impedisce altresì che un taglio al salario nominale possa lasciar invariato, o quasi, quello reale).

All’interno di ogni Paese ci sono “i sommersi e i salvati” dall’inflazione, dall’euro, dalla crisi. Qualcuno vince, qualcuno perde. A volte si tratta di gruppi individuabili e anche dotati di una certa coscienza di classe: politici, banchieri, esportatori (ma già la categoria degli industriali, sotto questo profilo, non è omogenea). Ma il più delle volte non è così, perchè l’impatto della redistribuzione monetaria è percepito in misura diversa da ciascuno, secondo la propria valutazione soggettiva del potere d’acquisto.

Si badi che questo è vero per qualsiasi cartamoneta a corso forzoso, sia essa statale o sovranazionale.

Ma allora non basta dire – sebbene sia indubbiamente vero – che l’Eurozona non è adatta ad un’unione valutaria perchè le economie dei Paesi aderenti non sono omogenee: queste disomogeneità esistono e persistono anche all’interno dei singoli Stati; solo, su scala più vasta esse risultano più evidenti e meno gestibili. Perché ogni Stato, tradizionalmente, avvantaggia certi gruppi a scapito di altri, che però, ormai, vi si sono assuefatti: così, l’”interesse nazionale” dell’Italia è generalmente inteso come interesse di tutti (sic!) a incentivare gli esportatori tramite svalutazioni competitive, pagate dal resto della nazione. Che, tuttavia, non se ne lamenterebbe affatto.

Se così stanno le cose, allora il giudizio corrente sulla Uem dev’essere ribaltato. Laddove l’Europa si muove davvero unita – cioè nello sfruttamento del monopolio sulla cartamoneta e negli sforzi per costruire un sistema bancario su scala continentale, che possa, quindi, emettere ancor più mezi fiduciari – è inevitabile e, oserei dire, salutare una condanna senza appello. Ma la disunione da tutti lamentata, la contrapposizione di interessi tra Stati, o meglio, tra i gruppi che ciascuno Stato vorrebbe favorire, forse non è affatto un male. Forse è un bene. Dopotutto, rende espliciti giochi che prima passavano inosservati… e, soprattutto, attira l’attenzione sugli effetti Cantillon. La crisi sta facendo saltare l’illusione di un “interesse nazionale” unitario: potrebbe davvero emergere, nella percezione comune, la consapevolezza che tra Uem e monopolio statale sulla cartamoneta vi è solo una differenza di grado. A quel punto, forse i più si batteranno per prendere il controllo della macchina e decidere verso chi indirizzarne i benefici (è il caso dei “signoraggisti”); e almeno la lotta di classe del nostro tempo diverrebbe esplicita. Inoltre, qualcuno dovrà pur arrivare al passo successivo: se il popolo è una “comunità di interessi”, allora lo Stato nazionale non può rappresentarlo; posto pure che i diversi interessi non debbano condurre all’individuazione di popoli diversi, sarà possibile comporli in armonia solo se ciascun gruppo – omogeneo – può scegliere la moneta più adatta alle proprie esigenze. E la libertà monetaria farebbe il suo ingresso nell’agone politico.

Insomma, viva la Uem, perché è votata al suicidio! E perché il corso forzoso potrebbe essere una vittima collaterale.

Guido Ferro Canale

Join the discussion and post a comment

Phone-to-phone payments already bringing massive changes to Kenya

Deep Politics Monitor - Lun, 09/06/2014 - 07:24
 by Thomas H. Greco via Beyond Money Try to imagine what your life would be like if you had no bank account, no credit or debit cards, and no cash, and on top of that, you lived in a country where poverty, crime, and corruption were rampant. I’ve never been there, but by many reports Kenya is just such a place. How do people cope? As in other places, like India and Thailand, that I 
Condividi contenuti