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Globalists Unveil Socialist-backed New World Tax Regime

Deep Politics Monitor - Mar, 18/02/2014 - 07:43
From The New American,  17 February 2014 by  Alex Newman As various tax-funded international institutions explicitly outline plans to plunder humanity’s wealth to prop up governments drowning in odious debts, the Organization for Economic Cooperation and Development (OECD) last week officially unveiled a new socialist-backed plot to create

L'importanza della legge di Say

Freedonia - Lun, 17/02/2014 - 11:08




di Alasdair Macleod


Immaginate i clienti di GoldMoney che si ritrovano a leggere commenti molto rilevanti su oro ed economia, e poi diano addosso alla legge di Say. La sua importanza potrebbe non essere immediatamente evidente.

Jean-Baptiste Say era un imprenditore ed economista francese ventenne quando la Bastiglia venne presa d'assalto e ne seguì la rivoluzione francese. Mentre il terrore scatenato dalla rivoluzione è ciò che ricordiamo dalle lezioni di storia, quello che è meno noto sono le difficoltà finanziarie che affrontò la Francia fino a quel fatidico anno: una combinazione di pesante debito pubblico e grande deficit finanziario. Negli anni che seguirono la Francia subì un inevitabile crollo della valuta.

È in questo contesto che Say concluse che per capire il commercio si dovrebbe ignorare il denaro, perché le persone fabbricano prodotti per acquisire altri prodotti, o "i prodotti sono pagati con i prodotti." E scrisse anche che "il denaro svolge solo una funzione temporanea in questo doppio scambio; e quando la transazione viene finalmente chiusa, ci sarà sempre quel tipo di prodotto che è stato scambiato per un altro."

Questa è stata la saggezza convenzionale fino alla depressione degli anni '30, quando Keynes contestò l'affermazione che "l'offerta crea la propria domanda." Keynes la liquidò dicendo che la legge di Say "è equivalente alla proposizione secondo cui non esiste alcun ostacolo alla piena occupazione" (General Theory). Ricordate, questo venne scritto dopo la disoccupazione di massa vissuta nella Grande Depressione. Keynes continuò scrivendo che il consumo dipendeva "dalla caratteristica psicologica della comunità, che chiameremo propensione al consumo." In altre parole, l'attività economica dipende dagli spiriti animali.

Si può immediatamente osservare un conflitto: Say, affermando che un'economia potesse funzionare con e senza denaro, sapeva che la vita sarebbe continuata anche senza denaro, sebbene l'assenza di una moenta affidabile sarebbe risultata scomoda. Per lui il denaro era solo un facilitatore delle transazioni. Per Keynes, il denaro era importante perché dà ai governi un mezzo per stimolare la domanda. La legge di Say è l'essenza del libero mercato, mentre il Keynesismo è la base su cui poggia l'intervento dello stato.

L'esperienza degli ultimi cinque anni con enormi deficit di bilancio e tassi di interesse a zero, ha dimostrato il fallimento dell'approccio Keynesiano: nessuno può affermare che tentare di far rivivere i nostri spiriti animali sia stato un successo. Ed un semplice secondo di ragionamento ci informa dell'illogicità di stimolare la domanda dei consumatori e ignorare la produzione.

Purtroppo tutta questa spesa per gli spiriti animali immateriali è andata avanti sin dal 1930, e ha portato ad un indebitamento soffocante dei governi e del settore privato. L'inflazione della moneta e del credito bancario è considerata sempre di più come il mezzo per rinviare una riconciliazione del debito che può portare solo a fallimenti diffusi. Seguendo politiche economiche che ignoravano la verità della legge di Say, molti governi ed i loro cittadini sono finiti in una trappola del debito da cui non c'è scampo.

La legge di Say verrà testata nuovamente se il valore della moenta colerà a picco, rispecchiando gli ultimi cinque anni di politiche monetarie. Dopo tutto, egli costruì la sua osservazione a seguito dell'iperinflazione francese del 1796. Ma se la legge di Say risulterà vera ancora una volta, potremmo almeno trarre conforto che c'è vita economica dopo la morte monetaria.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte I

Von Mises Italia - Lun, 17/02/2014 - 07:00

Prima parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

* * *

III. Moneta e Banca

Nessun discorso sull’economia sarebbe completo se non prendesse in considerazione il denaro e il sistema bancario. L’argomento è particolarmente importante per i nostri scopi, non soltanto perché ovviamente il denaro è alla base di qualunque economia che sia progredita oltre il livello più primitivo, ma anche perché esiste molta confusione al proposito anche tra individui ragionevolmente istruiti. Malgrado i teologi tardoscolastici avessero ben afferrato i concetti di denaro e inflazione, alcuni scrittori cattolici più recenti, ancora oggi oggetto di ammirazione da parte di alcuni cattolici tradizionalisti, hanno presentato suggerimenti per una riforma monetaria che se venisse attuata avrebbe conseguenze devastanti. È molto probabile che sul tema della moneta siano state formulate teorie più eccentriche di quanto sia mai stato fatto per qualunque altro argomento economico.

Per l’introduzione del denaro non è stato necessario alcun intervento dello Stato né alcuna direttiva centralizzata. Il denaro esiste grazie all’intervento della ragione, che permette all’uomo di riconoscere i vantaggi che gli derivano quando un bene estremamente negoziabile diventa un mezzo di scambio: esso riduce considerevolmente gli ostacoli insiti in un sistema basato sul baratto che si frappongono a un commercio reciprocamente vantaggioso, facilitando così un’acquisizione molto più snella dei vari beni di cui si abbisogna.

Sono ben noti i limiti e le difficoltà di un’economia basata sul baratto – ossia di un’economia in cui i beni e i servizi vengono scambiati direttamente e non attraverso un mezzo di scambio. Nel sistema basato sul baratto, perché possa avvenire una qualunque transazione occorre quella che gli economisti definiscono una duplice coincidenza di bisogni. Una persona che cercasse due uova strapazzate ma fosse in grado di offrire in cambio soltanto un frisbee, dovrebbe trovare un’altra persona che non soltanto disponesse di due uova strapazzate, ma che desiderasse scambiarle con un frisbee.

Esistono inoltre molte transazioni che non possono proprio avvenire attraverso il baratto. Una persona che possedesse unicamente uno splendido castello avrebbe delle difficoltà ad acquistare una pagnotta di pane, a meno che non trovasse un fornaio disposto ad accettare in cambio una decimilionesima parte del castello.

Gli uomini che vivevano in un’economia basata sul baratto non ci misero molto a capire che le loro transazioni sarebbero state facilitate dall’introduzione di uno o più beni intermedi. Se la persona A sa che la persona B, che possiede la cosa che A vuole, è disposta ad accettare in cambio qualcosa che A può procurarsi, A può scambiare il suo bene intermedio e ottenere quello che vuole.

È seguendo questa linea di pensiero che alla fine è emerso un mezzo di scambio comune. Gli attori economici si sono resi conto che, individuando un bene pressoché universalmente ambìto dalla società, potevano effettuare le loro transazioni in maniera molto più efficiente e con maggior successo. Supponiamo che una determinata comunità stabilisca che quel bene è rappresentato dalle conchiglie. A questo punto, invece di avere un uomo senza guanti che possiede cinquanta matite alla vana ricerca di un altro uomo che non soltanto possiede un paio di guanti ma è disposto a scambiarli con cinquanta matite, il proprietario delle matite acquisterà conchiglie e le userà per comprare i guanti.

Quale sarà il bene che assumerà la funzione di denaro dipende in qualche misura dalle circostanze. È noto che nei campi di prigionia le sigarette sono state spesso usate spontaneamente come denaro, dal momento che in quelle situazioni esse soddisfacevano l’esigenza di avere un mezzo di scambio. In quel caso è decisamente evidente che la valuta non era stata imposta dallo Stato; è entrata in uso come conseguenza del fatto che i detenuti hanno razionalmente afferrato l’esigenza di disporre di un meccanismo in grado di migliorare il loro benessere materiale.

Nel mondo occidentale, come denaro sono stati utilizzati l’oro e l’argento.1 Questi metalli possiedono le qualità indispensabili a un mezzo di scambio: non si deteriorano, sono trasportabili, la loro unità di peso ha un certo valore (a differenza della spazzatura, ad esempio, o degli stuzzicadenti), e sono divisibili. Inoltre, sono anche universalmente molto ambìti.

Il termine moneta-merce si riferisce a un mezzo di scambio che è un bene commerciale o rappresenta un titolo per ottenere questo bene. Di conseguenza, se in un’economia di questo genere viene usata la cartamoneta, questa è convertibile su richiesta nel bene su cui la stessa cartamoneta si basa – ad esempio l’oro – e si limita a funzionare come un sostituto più pratico di questo stesso bene. Questo è un concetto molto importante: la cartamoneta non è denaro, ma un surrogato del denaro. Con il termine moneta a corso forzoso ci riferiamo invece a un mezzo di scambio che non è un bene o un prodotto di qualche genere, e non costituisce titolo per ottenere questo bene.2 Si tratta semplicemente di carta inconvertibile. (E naturalmente è questo il sistema attualmente vigente.)

Una volta che un determinato bene – in questo contesto ci riferiremo all’oro – ha acquisito la fisionomia di denaro, il sistema bancario non è lontano. Sono già state scritte eccellenti analisi del sistema bancario dal punto di vista della Scuola austriaca, quindi la presente trattazione sarà relativamente breve.3

Il sistema bancario

Inevitabilmente esisteranno individui che vorranno mettere al sicuro una parte di quanto possiedono. Ai fini della nostra trattazione immaginiamo che la banca sia stata all’origine un deposito di denaro, nata allo scopo di tenere al sicuro il denaro della gente. Il depositante affidava il suo oro al banchiere, e in cambio gli veniva rilasciata una ricevuta, o biglietto di banca, che in qualunque momento poteva riconvertire nell’oro da lui depositato. Col passare del tempo le persone hanno cominciato a rendersi conto che è più comodo usare i biglietti di banca come valuta invece di riconvertirli in oro ogni volta che vogliono fare un acquisto. Questi biglietti sono altrettanto buoni dell’oro, se così vogliamo dire, e sino a quando gli utenti avranno fiducia nella solidità della banca che li emette, circoleranno come contante. (Concettualmente sarebbe la stessa cosa se la banca, invece di rilasciare queste ricevute al depositante gli aprisse un conto corrente. In questo modo il depositante emetterebbe assegni sulla base dei suoi depositi presso la banca stessa.)4 Questi depositanti non otterrebbero gli interessi maturati sui loro conti correnti; al contrario, dovrebbero pagare al banchiere le spese di deposito.

Il tipo di banca che abbiamo appena descritto è completamente solvibile. È in grado di fare fronte a vista a tutti i suoi impegni. Se tutti i depositanti volessero ritirare contemporaneamente dalla banca il proprio oro, la banca non avrebbe difficoltà ad accontentarli.

La situazione cambia quando viene introdotta una pratica chiamata sistema bancario a riserve frazionarie.5 Quando le persone hanno cominciato a usare i biglietti di banca come denaro, per i banchieri è diventato molto facile cercare di guadagnare profitti illeciti stampando biglietti che non avevano alle spalle il corrispettivo in oro per poi darli in prestito, ricavando un guadagno nel momento in cui questi prestiti venivano rimborsati con gli interessi. Ovviamente le passività di queste banche sono assai superiori alle riserve auree di cui dispongono per soddisfare qualunque richiesta di conversione dovessero ricevere, ma questi istituti ritengono improbabile che tutti i depositanti facciano contemporaneamente richiesta di riavere indietro il loro oro. Accantonano quindi una riserva proporzionale d’oro per fare fronte alle modeste richieste di conversione che sembrano caratterizzare le normali situazioni commerciali.

In un sistema bancario libero e competitivo, l’ammontare dei profitti che una banca può guadagnare in questo modo è molto limitato. Supponiamo che la banca A inizi a praticare il sistema bancario a riserve frazionarie, emettendo più biglietti di quanti ne potrebbe convertire nell’oro depositato nei suoi sotterranei. Tra i clienti della banca A questi biglietti circolano liberamente come moneta (sino a quando la clientela continua ad avere fiducia nella fondamentale solidità della banca stessa.) Ma non appena un cliente della banca A acquista qualcosa dal cliente di un’altra banca, la banca A si trova potenzialmente in difficoltà. Quando la persona che ha ricevuto una banconota della banca A la deposita nella sua banca, la banca B, quest’ultima (che se ne fa ben poco di un pezzo di carta della banca A) si reca presso la banca A e chiede la conversione del biglietto in moneta metallica (moneta forte – ossia il metallo prezioso). Quanto più frequentemente questo si verifica, tanto più le riserve frazionarie auree della banca A cominceranno a scarseggiare e diminuirà la sua capacità di emettere biglietti di banca. Non appena la banca A si rivela incapace di convertire in oro uno dei suoi biglietti di banca, deve chiudere i battenti. È per questo motivo che, senza un sostegno governativo di qualche tipo, un sistema bancario a riserve frazionarie non può diventare troppo diffuso – continue richieste di conversione, assommate al timore di non essere capace di farvi fronte, scoraggerebbero una banca dal provare a inflazionare la sua emissione di banconote.

È a questo punto che entra in scena la Banca centrale. In precedenza, come abbiamo visto, le singole banche che praticavano il sistema a riserve frazionarie dovevano confrontarsi sia col problema di una possibile perdita di fiducia nella banca con conseguenti massicce richieste di conversione (il cosiddetto “assalto agli sportelli”), sia con le richieste presentate regolarmente da altre banche e dai clienti di altre banche per la conversione dei biglietti in moneta metallica. «Per superare questo ostacolo», spiega Hans-Hermann Hoppe, «nella fase successiva lo Stato deve monopolizzare il sistema bancario o costringere le banche in competizione tra loro ad aderire a un cartello sotto la tutela della sua Banca centrale. Una volta a capo di un sistema bancario monopolizzato o riunito in un cartello, lo Stato può mandare ad effetto quel processo coordinato e congiunto di contraffazione dell’intero sistema bancario che evita questo rischio.»6

La Banca centrale chiaramente gode del monopolio dell’emissione delle banconote: nessun altro istituto può più far circolare biglietti di banca. In un regime di sistema bancario centralizzato, quindi, le singole banche non sono autorizzate a far aumentare la massa monetaria emettendo i propri biglietti. Quello che possono ancora fare, invece, è aumentare la massa monetaria concedendo finanziamenti sotto forma di conti correnti sui quali chi contrae il prestito può emettere assegni. In questo modo le banche che intraprendono la strada delle riserve frazionarie concedono finanziamenti non sotto forma di contanti emessi al prestatore, ma sotto forma di conti correnti che la banca può creare a volontà. In conformità al principio del sistema bancario a riserve frazionarie, una frazione di questi depositi in conto corrente è coperta dalle banconote della Federal Reserve (ossia contanti) che la banca ha depositati sul suo conto presso la Federal Reserve; ma nella stragrande maggioranza dei casi non c’è alcuna copertura.

In un sistema di questo tipo non esiste il problema che una banca possa chiedere la conversione in oro dei biglietti di un’altra banca, dal momento che, tanto per cominciare, a nessuna singola banca viene consentito di emettere i propri biglietti. Tuttavia, sembra esistere un problema analogo, quello di una banca che chieda di convertire in contanti l’assegno di un’altra banca. (Il problema non esiste se un cliente della banca A compila un assegno e lo dà a un altro cliente della banca A, dal momento che quando quest’ultimo deposita l’assegno la banca A riequilibra la situazione dei conti dei due clienti.) Se un cliente della banca A emette un assegno, e il beneficiario di quell’assegno lo deposita nella banca B, quest’ultima banca naturalmente presenterà l’assegno alla banca A chiedendo il corrispettivo in contanti. (Non è positivo per la banca B tenere in giro un assegno della banca A.) Se questo succede con una certa frequenza, la banca A si trova nei guai.

Per vedere come questo problema viene risolto da un sistema basato sulla Banca centrale dobbiamo prima capire qualcosa del modo in cui la Federal Reserve e le banche che ne fanno parte interagiscono tra loro. La legge obbliga tutte le banche di credito ordinario a diventare membri della Federal Reserve. Oggi che non esiste più metallo prezioso a garantire la nostra moneta, i rapporti tra la Federal Reserve e le singole banche funzionano in questo modo: dal momento che la singola banca non è autorizzata a stampare moneta, quando si trova a dover far fronte a numerose richieste di conversione in contanti dei depositi di conto corrente deve rivolgersi alla Federal Reserve per avere il contante, e per ottenerlo deve attingere al suo saldo di conto presso la Reserve.7 (Richieste per importi non molto elevati possono essere soddisfatte attingendo al contante disponibile nel caveau della banca.) Inoltre la Federal Reserve stabilisce la quota di riserva obbligatoria per le singole banche, decidendo la percentuale minima di biglietti di banca della Federal Reserve che gli istituti debbono avere a disposizione per fare fronte alle richieste di contante da parte dei depositanti. Diciamo quindi che se il rapporto della riserva è il 10%, sul suo conto presso la Federal Reserve la banca in questione deve avere almeno un dollaro per ogni dieci dollari di passività create sotto forma di depositi di conto corrente. L’ammontare di questa riserva serve a determinare qual è il tasso a cui le banche provocherebbero un’inflazione, dal momento che la loro voglia di profitto generalmente le porterà a dare in prestito importi pari al limite loro consentito, tenendo di riserva soltanto la quota richiesta dalla Federal Reserve.

Torniamo ora alla banca A e alla banca B, e spieghiamo per quale motivo la presenza della Banca centrale serve fondamentalmente a eliminare il problema dell’interferenza di un banca con la politica inflazionistica di un altro istituto attraverso la richiesta di conversione in contante dei suoi assegni. La Banca centrale, pompando moneta nell’economia (argomento approfondito più avanti) consente all’intero sistema bancario di inflazionare insieme, usando le banconote della Federal Reserve come riserve frazionarie. Come spiega Rothbard:

In un sistema di free banking, l’inflazione prodotta da una qualsiasi banca conduce immediatamente a domande di conversione da parte delle altre banche, dal momento che la clientela di ciascuna banca è molto esigua. Ma la Banca centrale, trasferendo riserve in tutte le banche, fa in modo che esse possano espandere tutte insieme, e ad un tasso uniforme. Se tutte le banche espandono, allora non sussiste un problema di rimborso di una banca ad un’altra, e per ogni banca la propria clientela è realmente l’intero paese. In breve, i limiti all’espansione bancaria sono incommensurabilmente allargati, dalla clientela di ciascuna banca a quella dell’intero sistema bancario.8

In quale modo questo processo elimina il problema della richiesta di conversione da una banca a un’altra? Se tutte le banche vedranno aumentare le loro riserve frazionarie come risultato dell’immissione di moneta nell’economia da parte della Federal Reserve, inflazioneranno tutte questa nuova valuta allo stesso tasso (così come determinato dal requisito voluto dalla Federal Reserve).9 Come risultato, le varie conversioni in contanti tenderanno, al netto, ad annullarsi l’una con l’altra. Questo è uno dei motivi per cui una Banca centrale è tanto insidiosa: elimina quelle restrizioni che in un mercato libero contrasterebbero una sostanziale inflazione del credito da parte delle banche.

Questo significa naturalmente che nessuna banca può inflazionare a lungo oltre il tasso voluto dalla Federal Reserve, benché anche in questo caso sia disponibile un aiuto sotto forma di mercato dei fondi federali. Le banche che si trovano a dover affrontare difficoltà a breve termine possono ottenere un prestito dalle banche che hanno un surplus di riserve frazionarie. In casi estremi (soprattutto nel caso di grossi istituti), persino la Federal Reserve si farà avanti subentrando come “prestatore di ultima istanza” e fornendo riserve frazionarie alla banca in difficoltà, o attraverso un prestito di riserve frazionarie, o acquistando parte del suo attivo.10

Il problema ultimo da prendere in considerazione è come fa in primis la Federal Reserve ad aumentare l’emissione di moneta. Non lo fa stampando denaro contante e mettendolo in circolazione, ma soprattutto attraverso quelle che sono chiamate operazioni di mercato aperto, grazie alle quali la Federal Reserve acquista attività, di solito sotto forma di titoli di Stato. La cosa funziona in questo modo: la Federal Reserve acquista, diciamo, un miliardo di dollari di titoli di Stato da un operatore commerciale, come Goldman Sachs. Questo operatore commerciale, che entra così in possesso di un assegno per un miliardo di dollari emesso dalla Federal Reserve, deposita questo assegno nella propria banca. (Singoli individui e istituti diversi dalle banche non possono avere conti correnti presso la Federal Reserve, quindi l’assegno della Federal Reserve deve essere depositato in una banca di credito ordinario.)

Dal momento che nell’attuale regime monetario le banche possono beneficiare legalmente e senza correre rischi del sistema bancario a riserve frazionarie, la banca che riceve l’assegno da Goldman Sachs – che chiameremo banca A – non si limiterà a tenere presso di sé il denaro, ma depositerà l’assegno presso la Federal Reserve, facendo così salire di un miliardo di dollari il conto corrente che ha presso di essa. Di solito le banche non tengono di riserva più contante del quantitativo richiesto dalla Federal Reserve come quota di riserva bancaria, quindi la banca A, con questa fresca iniezione di riserve frazionarie, si troverà probabilmente ad avere riserve frazionarie superiori a quelle richieste dalla Federal Reserve. In questo caso essa userà il nuovo miliardo di dollari di riserve frazionarie come base su cui inflazionare ulteriormente.

Tanto per cominciare, dov’è che la Federal Reserve si procura il denaro per comprare il miliardo di dollari di titoli di Stato? Crea questo denaro dal nulla. Si limita a emettere un assegno su se stessa e lo spende.11 In questo modo le banche centrali diventano produttrici di denaro, e pertanto più simili a cercatori d’oro che non a istituti bancari nel senso stretto del termine.

La Federal Reserve, quindi, è in ogni senso un falsificatore legalmente privilegiato, e per giunta detiene il monopolio di questa falsificazione. E si è comportata proprio come la nostra conoscenza della natura umana ci avrebbe portato ad attenderci da un’istituzione dotata del privilegio monopolistico di falsificare: ha stampato una stupefacente quantità di denaro. Da quando è stata istituita la Federal Reserve nel 1913, il dollaro ha perso circa il 95% del suo valore.

Eppure la Federal Reserve riesce ancora a convincere l’opinione pubblica di essere un istituto importante nella lotta contro l’inflazione; invece, attraverso il suo massiccio incrementare l’emissione di moneta è proprio all’origine dell’erosione del valore del dollaro. È per questo motivo che gli economisti austriaci sono a favore sia dello standard aureo sia della totale abolizione del sistema della Federal Reserve. Ed è lo stesso motivo per cui molti esponenti della Scuola austriaca sono a favore di un sistema bancario con riserve frazionarie del 100%, in cui le banche debbano per legge garantire tutti i depositi a vista, dollaro su dollaro, con la moneta metallica conservata nei loro caveau. Quelle banche che violassero questo principio fondamentale di onestà sarebbero costrette a dichiarare bancarotta non appena non fossero più in grado di fare fronte a una legittima richiesta di conversione – proprio come avverrebbe a una lavanderia a secco che non potesse restituire su richiesta del cliente gli abiti che le sono stati consegnati, o il titolare di un deposito che non fosse in grado di restituire gli oggetti che gli sono stati affidati.

Dobbiamo introdurre un altro elemento nella nostra analisi degli aspetti economici e morali dei vari regimi monetari. Una delle grandi innovazioni della teoria monetaria di Mises è stata il suo cosiddetto teorema della regressione. (Ho relegato il teorema in una nota, perché alcuni lettori potrebbero trovarlo troppo tecnico.)12 Ciò che occorre rilevare in questo contesto sono le sue conseguenze, dal momento che il teorema della regressione di Mises contiene implicazioni importanti circa l’introduzione della valuta a corso forzoso. Uno dei principali concetti impliciti nel teorema è che un bene, per circolare come denaro, deve prima possedere valore d’uso. Ossia, a parte il suo valore come mezzo di scambio (in altre parole, il suo valore di scambio), deve avere valore in se stesso. (Il grande teologo scolastico Jean Buridan aveva già anticipato questo punto nel XIV secolo, sostenendo che a fungere da moneta doveva essere una materia prima utile sul mercato, che avesse originariamente valore per scopi non monetari.)13 Menger aveva già evidenziato come la moneta potesse essere costituita da una materia prima (le nostre precedenti analisi di questo processo si ispiravano effettivamente a Menger), ma Mises ha dimostrato che essa doveva svilupparsi in questo modo.

La conclusione che si può trarre da queste affermazioni è clamorosa: la valuta a corso forzoso non può essere introdotta volontariamente in un mercato veramente libero. Al contrario, essa deve essere introdotta con la coercizione, attraverso una massiccia azione di confisca da parte dello Stato delle scorte della materia prima per la quale la cartamoneta era servita come sostituto presso la popolazione. E in effetti la valuta a corso forzoso circolante negli Stati Uniti, dopo l’abbandono voluto da Franklin Roosevelt dello standard aureo nel 1933, è stata introdotta proprio attraverso quel genere di confisca che è implicito nel teorema della regressione. A quell’epoca, quando effettuavano normali transazioni, le persone si erano abituate alla comodità di usare come sostituto dell’oro la cartamoneta, che poteva essere riconvertita nel metallo prezioso in qualsiasi momento. La gente non accettava quindi la cartamoneta per il suo valore d’uso, che era inesistente, ma per il suo valore di scambio – in senso letterale la cartamoneta valeva come l’oro.

Una volta che la cartamoneta è entrata in circolazione come sostituto convertibile dell’oro, e la popolazione si è abituata a usarla, ecco creato lo scenario adatto per una confisca da parte dello Stato dell’oro detenuto dai privati, lasciando in circolazione soltanto cartamoneta a corso forzoso – che continua a circolare per forza d’abitudine ma che in quanto carta senza valore non sarebbe mai diventata all’origine un mezzo di scambio.14 Questo è quanto avvenne nel 1933, quando la popolazione fu costretta a consegnare il proprio oro. Da quel momento in poi, la valuta cartacea non sarebbe più stata convertibile in nulla.

(Vai all’introduzione, parte I)
(Vai all’introduzione, parte II)
(Vai all’introduzione, parte III)
(Vai al capitolo I, parte I)
(Vai al capitolo I, parte II)
(Vai al capitolo I, parte III)

NOTE:

1  Inutile dire che non è l’oro in sé che costituisce un’attrattiva per i sostenitori dello standard aureo; è piuttosto l’idea di una moneta-merce a risultare attraente. Sembra quasi superfluo puntualizzarlo, se non fosse che alcuni critici suggeriscono che i sostenitori dello standard aureo danno all’oro un valore di “feticcio”. Pertanto quando parlo dell’assoluta necessità di uno standard aureo o dell’oro come unica moneta onesta, non intendo essere preso alla lettera. Non sto escludendo la possibilità che qualche altro bene possa essere usato al posto dell’oro in circostanze diverse, né sto sostenendo che soltanto l’oro può essere una moneta onesta. Sto parlando dei pregi di un “commodity standard” in generale, che nella storia del moderno Occidente sembra essere stato quasi sempre sinonimo di oro.

2  Prendo in prestito questa definizione da Hans-Hermann Hoppe, «How Is Fiat Money Possible? – or, The Devolution of Money and Credit», in Review of Austrian Economics 7, 2, 1994, p. 49.

3  Vedere al riguardo: Murray N. Rothbard, The Mystery of Banking, Richardson & Snyder, New York 1983; idem, Lo Stato Falsario. Ecco cosa i governi hanno fatto ai nostri soldi, Leonardo Facco Editore, Treviglio 2005; idem, The Case against the Fed, Ludwig von Mises Institute, Auburn 1994; Hans-Hermann Hoppe, «Banking, Nation States, and International Politics: A Sociological Reconstruction of the Present Economic Order», in The Economics and Ethics of Private Property, Kluwer Academic Publishers, Boston 1993, pp. 61-92.

4  Per importanti differenze tra le due, vedere M.N. Rothbard, The Case against the Fed, cit., pp.55-58.

5  Questa descrizione dell’evoluzione del sistema bancario è la base teorica che spiega la comparsa di numerosi fenomeni bancari moderni, e non un resoconto rigorosamente storico.

6  H.-H. Hoppe, The Economics and Ethics of Private Property, cit., p.72.

7  Quando lo standard aureo era ancora in vigore, veniva anche richiesto alle banche affiliate di immagazzinare le loro riserve frazionarie auree presso la Federal Reserve e di rimborsare i loro depositi a vista con biglietti della Federal Reserve. A loro volta questi biglietti erano teoricamente convertibili in oro, ma grazie al prestigio della copertura governativa, i vari vantaggi ad essi attribuiti (ad esempio il loro essere la moneta a corso legale), la richiesta di conversione in oro diminuiva sempre più. (E in ogni caso la Federal Reserve stessa praticava un sistema bancario a riserve frazionarie proporzionali, e non possedeva oro in quantità sufficiente ad onorare tutte le sue passività.)

8  M.N. Rothbard, Lo Stato falsario, cit., pp.60-61.

9  È importante comprendere che una banca in possesso di un assegno della Federal Reserve non estende immediatamente il credito nella misura consentita dal requisito voluto dalla riserva. Pertanto, se il rapporto della riserva è il 20%, la banca che lo riceve non trasforma immediatamente 1 miliardo di dollari di riserve frazionarie in 5 miliardi di dollari di nuovi prestiti (che equivarrebbe a tenere di riserva il 20% della nuova moneta). Invece di espandersi del 500%, come avverrebbe in questo caso, le banche si espandono di meno 1 rispetto a quanto richiesto dalla Riserva, ossia in questo caso dell’80%. Il risultato aggregato, tuttavia, dopo che questo credito aggiuntivo si è fatto strada attraverso il sistema bancario e le banche subentranti hanno prestato l’80% delle loro nuove riserve frazionarie, è che l’iniezione iniziale di 1 miliardo di dollari finisce per diventare un’espansione del credito pari a 5 miliardi di dollari. Al termine del processo, inoltre, le banche sono riuscite a riportare le loro riserve frazionarie a quel 20% richiesto dalla legge, quando vengono onorate, da una banca a un’altra e a un’altra ancora lungo il processo di espansione, le conversioni in contanti dell’80% della nuova moneta data in prestito. Per conoscere meglio questo processo, vedere M.N. Roth
bard, Lo Stato falsario, cit.

10  M.N. Rothbard, Mystery of Banking, cit., p.135.

11  L’intero processo viene spiegato con maggiore abbondan
za di dettagli in M.N. Rothbard, Mystery of Banking, cit., pp. 127-149, oltre che in Lo Stato falsario, cit., e in The Case against the Fed, cit., pp.29-69.

12  Il problema che Mises voleva risolvere era il seguente: la posizione occupata dal denaro nella scala dei valori di un individuo è determinata dal potere di acquisto che aveva ieri; ma quel potere d’acquisto è a sua volta determinato dal valore del denaro. Mises spiegò il modo di interrompere questo circolo vizioso. Anche se il valore che oggi ha il denaro dipende dal valore che aveva ieri, e il valore di ieri dipendeva dal valore del giorno prima, l’andare indietro nel tempo non è un processo senza fine. Termina l’ultimo giorno dell’economia di baratto, l’ultimo giorno in cui il valore del bene che veniva usato come moneta venne valutato esclusivamente per l’uso che se ne poteva fare e non per il suo valore di scambio. (Naturalmente, i termini “ieri” e “ultimo giorno” non vanno intesi come periodi di 24 ore; ogni volta che vengono usati, essi si riferiscono all’unità temporale interessata che è prasseologicamente rilevante.) Il teorema della regressione viene spiegato da Ludwig von Mises in La teoria della moneta e dei mezzi di circolazione, trad.it. L. Berti, ESI, Napoli 1999; vedere anche M.N. Rothbard, Man, Economy, and State, cit., pp.231-237.

13  Lo scolastico del XV secolo Gabriel Biel sosteneva la stessa cosa. M.N. Rothbard, An Austrian Perspective on the History of Economic Thought, vol.1, Economic Thought before Adam Smith, cit., pp.73-74, 89-90.

14  Vedere M.N. Rothbard, Lo Stato falsario, cit. Il libro di Rothbard, un vero classico, merita di essere letto attentamente. Qui mi riferisco semplicemente alla sua osservazione fondamentale (p. 74) secondo cui l’introduzione della cartamoneta come sostituto del denaro convertibile in oro, se da un lato è teoricamente ineccepibile, nella pratica prepara il terreno all’abbandono del “commodity standard” abituando il pubblico ad usare la cartamoneta e disabituandolo progressivamente all’interazione diretta con il metallo prezioso.

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MORE ON THE EPIDEMIC OF “SUICIDED” BANKSTERS…

Deep Politics Monitor - Dom, 16/02/2014 - 14:29
by Joseph P. Farrell, February 16, 2014  Well it was bound to happen sooner or later folks… one simply cannot have a “suicide” of five bankers (and rumors of a suspicious death of a reporter as well)in as many weeks – one by “nail gun” – without people eventually catching another whiff of that foul odor emanating from the granite halls and green topped-tabled boardrooms of crony crapitalism

NSA Inks Landmark Deal to Share Information With Central Banks

Deep Politics Monitor - Sab, 15/02/2014 - 17:55
From MarketOracle, Dec 09, 2013 By: David Hague   Dear reader put away your charts and graphs. Forget about fundamental and technical analysis. Ignore financial statements and trends. The extraordinary agreement to share information between the National Security Agency [NSA], a host of European, Russian, Canadian and Chinese spy agencies and the world's Central

Commenti liberi

Luogocomune.net - Sab, 15/02/2014 - 11:22
Commenti e segnalazioni degli utenti sulle notizie più recenti.

L'epico scoppio della bolla obbligazionaria

Freedonia - Ven, 14/02/2014 - 11:10
Dopo Alessandria, Napoli si avvicina al default. Nonostante continuino imperterrite le voci che vogliono una fievole ripresa quest'anno, la maggior parte degli indicatori economici segnalano il contrario. Differentemente dalla  tragica situazione in cui languono i PIIGS, i rendimenti obbligazionari di tali nazioni perseguono nella loro discesa ed il settore bancario pare addirittura stabilizzato. Quanto sono credibili? Poco, data la possibilità di manipolarli. Quando il pattume nascosto sotto il tappeto eploderà in faccia agli Eurocrati, coloro in possesso di bond dei PIIGS si ritroveranno per le mani grandi perdite. Chi li detiene in maggior parte? Il settore bancario europeo. Cinque anni di recessione e nulla è cambiato, solo rimandato nel tempo. L'Irlanda ha spostato i suoi fardelli sul settore pubblico, facendo leva sul settore dell'export pompato da USA e Inghilterra. La Grecia ha tirato un sospiro di sollievo per il settore turitistico, il quale è rimasto a galla "grazie" ai tumulti in Egitto e Tunisia; ma dall'altra parte le importazioni sono crollate e la disoccupazione è alta. L'economia greca si è contratta del 25% e pare che tale processo non voglia arrestarsi. E il Portogallo? Vi sembrano queste le misure da adottare con una presunta ripresa dietro l'angolo? E con la Francia a crescita zero, chiudono il sipario Spagna e Italia con un tasso di disoccupazione mostruoso e cifre legate all'emigrazione fuori controllo (meta preferita l'Inghilterra). E' questa la solvibilità di cui si fanno forti gli Eurocrati? I problemi di debito sono irrisolvibili... se non attraverso un default. Questo significa che le promesse verranno infrante e gli investitori/contribuenti pagheranno un prezzo davvero salato.
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di Graham Summers


Negli anni '60 ogni nuovo $1 di debito acquistava quasi $1 in crescita del PIL. Negli anni '70 questa statistica è iniziata a diminuire mentre il debito continuava a salire. Quando siamo arrivati negli anni '80 e '90, ogni nuovo $1 di debito acquistava solo $0.30-$0.50 in crescita del PIL. E oggi, ogni nuovo $1 di debito compra solo $0.10 in crescita del PIL (al meglio).

In altre parole, la crescita degli ultimi tre decenni, ma soprattutto degli ultimi 5-10 anni, è stata guidata da una quantità di debito sempre maggiore. Questo è il motivo per cui la FED è così preoccupata per i tassi di interesse.

Potete vederlo dal grafico qui sotto. Ci mostra il mercato del credito totale diviso il PIL. Come si può vedere a partire dai primi anni '80, l'ammontare di debito nel sistema è aumentato vertiginosamente. Abbiamo avuto solo un breve periodo di deleveraging, durante il 2007-2009.




Bernanke non ha avuto lo stomaco per questo tipo di deleveraging. Il motivo è semplice: coloro che hanno accumulato grandi ricchezze grazie a questo sistema, sono molto incentivati ad andare avanti.

Bernanke non parla di voi o di me, ma di Goldman Sachs o JP Morgan e della maggior parte della ricchezza di Wall Street degli ultimi 30 anni (crescita del credito). Eliminate la leva finanziaria e la politica monetaria facile, ed un sacco di persone molto "ricche" improvvisamente non saranno così ricche.

Lasciatemene parlare in termini di crescita di posti di lavoro reali (creati dalle start-up) rispetto alla "crescita dei posti di lavoro" negli ultimi cinque anni.

Secondo il National Bureau of Economic Research, le start-up rappresentano quasi tutta la creazione di occupazione negli Stati Uniti (lavori totali guadagnati meno i lavori totali persi). E le start-up più piccole hanno una prospettiva molto diversa riguardo al debito rispetto alle grandi imprese più consolidate.

Il motivo è abbastanza semplice. Quando un piccolo imprenditore accende un prestito, di solito pone il patrimonio personale come garanzia (una casa, un'auto o qualche altra cosa). Di conseguenza il peso del debito porta con sé la possibilità reale di perdere qualcosa di grande valore. E così il debito viene visto con sospetto.

Questo è in netto contrasto con una grande impresa, che può impegnare le garanzie in possesso dell'azienda stessa (non beni personali) e sentirsi quindi più propensa ad utilizzare l'indebitamento con la leva finanziaria. In questo modo il QE e le altre politiche monetarie accomodanti della FED favoriscono le imprese più grandi piuttosto che i veri motori della creazione dei posti di lavoro: le piccole imprese e le start-up.

Per questo motivo le politiche della FED, non importa quale sia la retorica utilizzata, sono a favore del mercato azionario piuttosto che per quello dell'economia reale. Vale a dire, vanno a vantaggio di quelle imprese che possono accedere più facilmente alle finestre di credito con tassi di interesse vicini allo zero rispetto a quelle aziende che hanno più probabilità di generare posti di lavoro: le piccole imprese e le start-up.

Questo è il motivo per cui la crescita dei posti di lavoro rimane anemica, mentre il mercato azionario ha raggiunto nuovi massimi storici. Questo è il motivo per cui in un primo momento i grandi investitori come Bill Gross hanno applaudito le politiche della FED (quando il deleveraging stava per spazzarlo via nel 2008), ma poi vi si sono rivoltati contro negli ultimi anni (es. mossa politica). Questo è il motivo per cui il QE è così pericoloso, perché aumenta la concentrazione della ricchezza e distrugge la classe media.

Tipi come Warren Buffett e Larry Ellison di Oracle possono usufruire dei tassi di interesse bassi per sfruttare la leva finanziaria, acquisendo più asset (che possono produrre reddito) ponendo quelli in loro possesso come garanzia (Ellison comunemente "presta" azioni di Oracle alle banche in cambio di prestiti bancari).

Il debito a buon mercato è utile per loro perché il rischio marginale è piccolo rispetto a quello di un normale investitore che dovrebbe porre un asset necessario (es. la sua casa) come garanzia per un prestito.

Questo sistema funzionerà fino a quando il debito rimarrà a buon mercato. Tuttavia, negli ultimi 12 mesi la FED ha definitivamente superato il punto di non ritorno con le sue politiche. E' solo una questione di tempo prima che questa bolla del debito scoppi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


I genitori o lo Stato?

Von Mises Italia - Ven, 14/02/2014 - 08:00

Il problema principale nel settore dell’istruzione (soprattutto quello obbligatorio, ma anche vale per molti altri ambiti) – come suggerisce il titolo – ruota intorno alla domanda: chi dovrebbe decidere, in ultima istanza, se, cosa, quanto, con quali mezzi, sotto la guida di chi, ecc. dovrebbero studiare i bambini? La risposta oggi in voga è piuttosto chiara: lo Stato. Se qualche genitore si sente offeso da quello che dico, lo invito a provare ad apportare cambiamenti nei curricula delle materie che i bambini studiano a scuola, o addirittura a ritirare il bambino dal sistema pubblico di istruzione per educarlo esclusivamente per conto proprio. Se nel primo caso non farà altro che sbattere contro il vero decisore (lo Stato), tramite l’organo competente (Ministero della Pubblica Istruzione) – che, al massimo, può tentare di influenzare -, nel secondo caso potrebbe benissimo finire in prigione o perdere la potestà sui bambini per negligenza.

L’opinione dominante dimostra che, di fatto, solo nell’illegalità i genitori possono ancora riparare i danni causati dal settore pubblico. Altrimenti, l’aspetto peggiore è che sono costretti a far passare i loro bambini attraverso le forche caudine degli esami imposti con decreto, necessarie per accedere legalmente ai più alti livelli di privilegi salariali o di monopolio in rami tipici come quelli degli avvocati, notai, ufficiali dello stato civile, ecc.

Dietro l’indignazione degli uomini per bene, i quali potrebbero rispondere aspramente che mi dimentico dei bambini poveri, senza alcuna opportunità e possibilità, penso si nasconda una fiducia incomprensibile nelle buone intenzioni e nella piena responsabilità delle autorità pubbliche. Potrei chiamare questa la “visione dello Stato angelico e infallibile”. O meglio: statolatria. Le stesse persone che, quando agiscono privatamente, si considerano non responsabili e non abbastanza competenti per risolvere i problemi nell’educare i propri figli (ed eventualmente anche quelli degli altri), diventano magicamente – con il semplice passaggio al servizio dello Stato – degli angeli onniscienti e onnipotenti. Ciò che mi irrita di più è il fatto che la differenza specifica tra i due casi sembra essere fondamentalmente la capacità di usare la forza senza conseguenze per colui che la usa. Non importa se sei un genitore, magari sei inadeguato ed irresponsabile; non importa se sei un imprenditore privato nel settore dell’istruzione, magari sei avido o ti rivolgi solo ai ricchi che possono permettersi l’istruzione più costosa; non importa se sei un’azienda privata che certifica la qualità dell’istruzione, magari non sei imparziale, sei corrotta o “corruttibile”; non importa se sei un insegnante privato, magari insegni solo cose insensate o sei interessato solo ai soldi; ma se sei un ministro dell’istruzione, un ispettore o occupi altre posizioni simili a queste, “pubbliche”, quindi onorevoli, per te tutto è possibile, “tutto quello che vuoi tu ed il tuo buon Signore (Dio)”.

Trovo strano che ogni volta che chiedo a qualcuno come è apparsa l’istruzione pubblica e “gratuita”, mi trovo di fronte un esercizio di storia a priori attraverso il quale il mio interlocutore, guidato da buone intenzioni, cerca di immaginare quali sarebbero state le ragioni per le quali sarebbe  ricorso a tale soluzione, esponendo argomenti quali l’uguaglianza di opportunità, l’alfabetizzazione , ecc. D’altro canto, tuttavia, una precisa ricostruzione storica sfaterebbe rapidamente il mito: originariamente l’istruzione pubblica era, quasi ovunque (in Prussia, Francia, USA, Inghilterra o in Italia), un programma volto alla creazione di buoni “cittadini”. Cioè fedeli allo Stato, contribuenti che paghino le tasse, pronti al martirio per i leader delle forze armate, docili etc. Penso spesso che una qualsiasi donna per bene di ieri o di oggi, che dovrebbe essere sgravata dal sistema pubblico di istruzione dal difficile compito (per il quale non è in grado) di educare la prole, avrebbe cacciato fuori di casa con la scopa pedagogisti come Dewey o Horace Mann, non appena avesse  sentito le loro idee progressiste, dal  sapore protestante, su come i bambini dovrebbero essere educati in gruppo.

Cosa fare? Penso che gli unici che possano essere ragionevolmente ed autenticamente interessati al bene dei bambini siano i loro genitori. Quindi è a loro che deve essere restituita la piena sovranità in materia di istruzione. Non al parlamento, non al ministero, né a nessun comitato o a vari ispettori. E questo equivale certamente alla libertà d’impresa nel settore dell’istruzione (scuole private, imprenditori, insegnanti e certificatori privati ​​in concorso). Per i poveri, scuole di fondazioni caritatevoli o umanitarie (private), chiese e monasteri.

Immagino già la preoccupazione dei gradualisti pragmatici che si chiedono cosa si possa fare “qui e adesso” per migliorare la qualità dell’istruzione. Non è che da domani smantelliamo il Ministero della Pubblica Instruzione! Parafrasando William Lloyd Garrison, feroce avversario della schiavitù nell’ America del XIX secolo, non dico che verrà abolito un domani, ma che dovrebbe sparire già oggi. Ora – tenendo sempre a mente l’obiettivo principale, l’autentica privatizzazione dell’istruzione – ci sono passi più corti che possono essere compiuti: ad esempio, la libertà di educare i giovani a casa (homeschooling, nel mondo anglosassone), ovviamente con relativa esenzione dalle tasse (non utilizzo il sistema pubblico, quindi non pago più quella frazione di imposte). Tuttavia l’elemento più importante di qualsiasi strategia di riforma dell’istruzione rimane l’istituzione di una vera alternativa al di fuori del sistema pubblico. Perché invano si dà via libera alla scuola privata, se si richiede la certificazione presso un ente pubblico. Un po’ più sottile, ma sempre istruzione pubblica è.

Traduzione di Nicolai Suhaci

Adattamento a cura di Tommaso Segre

Articolo originale di Vlad Topan, tradotto e adattato da http://mises.ro/405/.

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Il "miracolo" di Matteo Renzi

Luogocomune.net - Gio, 13/02/2014 - 19:40
Matteo Renzi è riuscito a compiere un miracolo: è riuscito a farmi restare simpatico persino Enrico Letta.

E guardate che ce ne vuole! Eppure di fronte alla arroganza, alla presunzione e alla pomposeria di questo imbonitore da circo la misura e la regolatezza di Enrico Letta diventano addirittura accattivanti.

Ma Renzi rappresenta qualcosa di più di uno sbruffone che fa goal a porta vuota: rappresenta la nuova dimensione della politica-linguaggio, l'ultimo stadio della cancrena che sta portando l'Italia dritto nella tomba: Renzi ha capito che non basta più fare soltanto finta di voler cambiare le cose, per restare a galla, ma che è molto più efficace - oggi - fare finta di lamentarsi perchè altri fanno soltanto finta di voler cambiare le cose.

In altre parole, di fronte ad una classe politica logora e spenta, che continua a ripetere le solite formule vuote di sempre, ...

Europe Considers Wholesale Savings Confiscation, Enforced Redistribution

Deep Politics Monitor - Gio, 13/02/2014 - 17:05
From ZeroHedge, 02/12/2014 At first we thought Reuters had been punk'd in its article titled "EU executive sees personal savings used to plug long-term financing gap" which disclosed the latest leaked proposal by the European Commission, but after several hours without a retraction, we realized that the story is sadly true. Sadly, because everything that we warned about in "There May Be Only

Guerra valutaria = Suicidio valutario

Freedonia - Gio, 13/02/2014 - 11:21




di Patrick Barron


Quella che i media chiamano una "guerra valutaria," quando le nazioni si impegnano in svalutazioni monetarie competitive al fine di aumentare le esportazioni, rappresenta davvero un "suicidio valutario." Sono convinte erroneamente che indebolire la propria moneta migliorerà la competitività dei prodotti sui mercati mondiali e porterà ad una ripresa guidata dalle esportazioni. Mentre si interviene per fornire quantità crescenti della propria valuta in cambio di quella degli stranieri, un paese si aspetta che le sue industrie esportatrici beneficieranno di un aumento delle vendite, le quali stimoleranno il resto dell'economia. E' per questo motivo che ci capita spesso di leggere di come un paese cerchi di "stimolare l'export per crescere."

Gli economisti mainstream di tutto il mondo ritengono che questa tattica esporti anche la disoccupazione ai propri partner commerciali, inondandoli di merci a basso costo e distruggendo la produzione interna e l'occupazione. Pertanto chiedono ai loro paesi di impegnarsi in misure reciproche. Di recente Martin Wolfe sul Financial Times di Londra e Paul Krugman sul New York Times, hanno accusato i partner commerciali dei loro rispettivi paesi di impegnarsi in questa politica denominata "frega il prossimo" e raccomandano che l'Inghilterra e gli Stati Uniti entrino in questa cosiddetta "guerra valutaria" per indebolire ulteriormente la sterlina e il dollaro.

Sono colpito dalla somiglianza di questa tesi delle guerra valutaria con quella di accordi commerciali reciproci. Questi ultimi presuppongono che le barriere commerciali nei confronti di merci straniere siano una manna per i produttori nazionali. Pertanto bisogna negoziare una riduzione delle barriere commerciali, altrimenti il paese che si rifiuta di abbassarle ne risulterà avvantaggiato: aumenterà le esportazioni verso quei paesi che riducono le loro barriere commerciali (senza accettare un aumento delle importazioni che potrebbero minacciare le industrie nazionali ed i posti di lavoro). Questa teoria mercantilista non muore mai, proprio perché ci sono sempre industrie e lavoratori che cercano favori speciali dal governo a spese del resto della società. Gli economisti la chiamano "ricerca di rendita."



Un Trasferimento di Ricchezza ed una Sovvenzione agli Stranieri

Come ho spiegato in Davvero la Soluzione è Svalutare?, inflazionare la propria valuta trasferisce semplicemente la ricchezza all'interno del paese da settori non connessi all'esportazione a settori connessi all'esportazione, fornendo sussidi agli acquirenti stranieri.

Si prega di notare una cosa: è impossibile fare in modo che gli stranieri paghino contro la loro volontà per la ripresa economica di un'altra nazione. Al contrario, svalutare la propria moneta è una manna per gli stranieri che acquistano beni meno costosi. Gli stranieri avranno più soldi dei loro partner commerciali, trasformando in un vero affare quei beni che in precedenza erano costosi, almeno fino a quando i prezzi non aumenteranno.

Col tempo la nazione che indebolisce la propria moneta scoprirà di avere "inflazione importata" piuttosto che disoccupazione esportata, da qui si capisce l'espressione "fregare il prossimo" di Wolfe e Krugman.

All'inizio della svalutazione monetaria il settore delle esportazioni sarà in grado di acquistare i fattori di produzione ai prezzi attuali, quindi aspettatevi che i suoi membri favoriscano la svalutazione della moneta. Alla fine la valuta percolerà nell'economia più ampia e causerà un aumento dei prezzi. A questo punto il settore delle esportazioni sarà costretto ad aumentare i prezzi. Aspettatevi che invochi un altro giro di interventi monetari sui mercati delle valute estere per portare la moneta ad un nuovo minimo rispetto a quelle dei suoi partner commerciali.

Naturalmente, se un paese può intervenire per abbassare il valore della sua moneta, altri paesi possono fare lo stesso. Così la Banca Centrale Europea vuole abbassare il valore dell'euro rispetto al dollaro, dal momento che la FED si è impegnata in diversi programmi di quantitative easing. La scorsa estate gli svizzeri hanno ceduto alla svalutazione monetaria, poiché la loro moneta solida era molto richiesta e tale domanda ne aveva spinto in alto il valore (rendendo di conseguenza più costose le esportazioni). Ultimamente il capo della banca centrale australiana ha fatto capire che il settore minerario del paese ha bisogno di un dollaro australiano più economico per aumentare le esportazioni. Benvenuti nella versione moderna della guerra valutaria, ovvero, del suicidio valutario.



La Germania Può Sventare il Suicidio Valutario

C'è un paese che parla contro questa follia -- la Germania. Ma la Germania non ha il controllo della propria moneta. Ha dato via il suo amato marco per l'euro, una condizione presumibilmente richiesta dai francesi per approvare la riunificazione tedesca dopo la caduta del muro di Berlino. Le preoccupazioni della Germania sulle conseguenze dell'inflazione sono più che giustificate. La grande iperinflazione nei primi anni del 1920 ha distrutto la classe media ed è vista come un importante contributo alla nascita del fascismo.

Come paese sovrano, la Germania ha tutto il diritto di lasciare l'Unione Monetaria Europea e ripristinare il marco. Preferirei che facesse un ulteriore passo in avanti e legasse il nuovo marco alle sue riserve auree. Se dovesse accadere una cosa simile, il mondo monetario cambierebbe molto rapidamente... per il meglio. Altri paesi dell'UME probabilmente adotterebbero il marco come moneta legale, piuttosto che ripristinare le proprie valute, aumentando così il fascino del marco come valuta di riserva.

All'aumentare della domanda per il marco, la domanda per il dollaro e l'euro diminuirebbe. La FED e la BCE sarebbero costrette ad abbandonare le loro politiche inflazionistiche per evitare il massiccio rimpatrio di dollari ed euro, cosa che causerebbe aumenti dei prezzi inaccettabili.

In altre parole, un marco sonante potrebbe innescare una cascata di azioni virtuose: questa Occasione d'Oro non dovrebbee essere sprecata. Può essere l'unico mezzo non coercitivo per impedire il collasso totale della principali valute del mondo a causa delle svalutazioni competitive definite guerre valutarie, o per meglio dire, suicidi valutari.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Jim Willie Bombshell Interview

Deep Politics Monitor - Mer, 12/02/2014 - 22:12
Will Lehr of https://www.perpetualassets.com/ is joined by Jim Willie of http://www.goldenjackass.com/In this hour and a half interview we discuss Current Events, International Monetary Analysis, Capital Controls, Asset Confiscation and more…

Errori Grossolani: Bill Gross di Pimco su produttività, tasse e colpa

Freedonia - Mer, 12/02/2014 - 11:16




di Gary North


Remnant Review

Bill Gross è un uomo molto ricco. Gestisce Pimco, il più grande fondo obbligazionario del mondo.

E' un Keynesiano come la maggior parte dei multi-miliardari americani. Crede nel potere economico/creativo dello stato. Ha capito come lo stato influenza i mercati attraverso il potere, e lui ne ha approfittato enormemente.

A novembre ha scritto un lungo articolo a favore di tasse più alte per i ricchi. Visto che mi accingo a smontare le sue argomentazioni, una alla volta, ho deciso di riportare integralmente il suo pensiero. Il lettore merita di capire l'intero argomento prima che io lo dissezioni.

Avendo beneficiato enormemente della leva sul capitale fin dall'inizio della mia carriera ed avendo condiviso una percentuale decrescente del mio reddito (attraverso un carico fiscale inferiore) grazie ai presidenti Reagan e Bush, ora mi ritrovo con le mie inclinazioni intellettuali che si stanno spostando a favore della classe operaia. Spesso dico a mia moglie Sue che si tratta probabilmente di un fenomeno generato dalla figura di Kennedy. Essendo diventato ricco a scapito dei lavoratori, si instilla un senso di colpa e comincio a provare pena per i meno abbienti. Se la vostra reazione immediata è di annuire su e giù, allora prendetevi la briga di leggere il mio pensiero. Vorrei chiedere ai vari Paperoni del mondo, che con tanta veemenza criticano ciò che considerano controproducente (es. una tassazione definita paralizzante per quelle persone che navigano tra utili societari da record e guadagni personali gargantueschi), di prendere in considerazione quanto segue: invece di affrontare la riforma fiscale dal punto di vista di quell'1% che paga un'enorme percentuale delle imposte sul reddito, pensate a quanto reddito nazionale avete avuto il privilegio di intascare. Negli Stati Uniti la quota di reddito totale lordo spettante all'1% è più che raddoppiata, passando dal 10% nel 1970 al 20% di oggi. Ammettete che voi, io e gli altri nel magnifico "1%" siamo cresciuti in una età d'oro del credito, dove chi ha preso in prestito denaro o pagato le tasse per ampliare le attività finanziarie ha avuto molte più possibilità di avere successo rispetto a quelli che hanno usato le mani per vivere. Sì, so che molti di voi (gente ricca) ha lavorato duro come ho fatto io, e siete sopravvissuti ed avete prosperato dove gli altri hanno fallito. Un sistema economico equo dovrebbe sempre prevedere la possibilità di avere successo. Congratulazioni. Fumate quel sigaro, godetevi quel Chateau Lafite del 1989. Ma poi dovrete riconoscere la vostra fortuna (o almeno la maggior parte di voi) di essere nati negli anni '40, '50 o '60, di essere entrati nella forza lavoro a 25 anni e di aver avuto il privilegio di cavalcare un boom del credito negli ultimi tre decenni. "Non l'avete fatto voi," come ha detto il presidente Obama, non avete creato voi quell'onda di credito. L'avete cavalcata. Ed ora è il momento di sganciare e condividere alcune delle vostre fortune pagando più tasse o favorire una riforma fiscale che stimoli la crescita economica e l'occupazione, invece di pensare solo a fare profitti. Sarete ancora in grado di partecipare a quelle serate di beneficenza e dimostrare la vostra benevolenza ed il vostro carattere filantropico al pubblico. Non vi resta che firmare assegni un po' più piccoli. Zio Paperone si lamentava ma poi nuotava in quella valanga di denaro, e avrebbe potuto farlo lo stesso anche se avesse diminuito il volume di quel denaro. Se siete nell'1% privilegiato, dovreste agire di conseguenza ed essere disposti a sostenere maggiori imposte sulle attività finanziarie, e certamente permettere il riaggiustamento delle plusvalenze alle aliquote attuali delle imposte sui redditi. Stanley Druckenmiller e Warren Buffett hanno sostenuto proposte simili di recente. L'era di tassare di meno il "capitale" rispetto al "lavoro" dovrebbe finire.
Questa tesi ha senso dal punto di vista economico? Solo per i Keynesiani. Ha un senso morale? Solo per quelle persone che hanno riscritto il settimo comandamento: "Non rubare, a meno che non hai la maggioranza dei voti."



1. KENNEDY RACCOMANDO' UN TAGLIO DELLE TASSE

Inizia con una confessione personale.

Avendo beneficiato enormemente della leva sul capitale fin dall'inizio della mia carriera ed avendo condiviso una percentuale decrescente del mio reddito (attraverso un carico fiscale inferiore) grazie ai presidenti Reagan e Bush, ora mi ritrovo con le mie inclinazioni intellettuali che si stanno spostando a favore della classe operaia. Spesso dico a mia moglie Sue che si tratta probabilmente di un fenomeno generato dalla figura di Kennedy. Essendo diventato ricco a scapito dei lavoratori, si instilla un senso di colpa e comincio a provare pena per i meno abbienti.
Vediamo di discutere il fenomeno generato dalla figura di Kennedy. In un suo discorso del 1963, Kennedy annunciò il suo impegno a ridurre la tassazione sul reddito dello scaglione sociale più alto. Voleva che l'aliquota massima venisse tagliata dal 91% al 65%. Lyndon Johnson firmò la legge, la quale la tagliò fino al 70%.

L'aliquota massima era al 73% nel 1921. Venne ridotta fino al 25% nel 1925. Venne spinta fino al 63% da Herbert Hoover nel 1932 come misura anti-depressione. Fallì. L'economia colò a picco fino a raggiungere il fondo nel 1933. Nel 1936 Roosevelt la spinse al 79%. Arrivò al 94% nel 1944. Venne tagliata al 91% nel 1946, dove rimase fino al 1964. (Http://bit.ly/TaxRatesHistory)



2. LA POLITICA DEL SACCHEGGIO

Gross poi confessa la sua colpa.

Essendo diventato ricco a scapito dei lavoratori, si instilla un senso di colpa e comincio a provare pena per i meno abbienti.
La frase chiave è "a scapito dei lavoratori." Come ha fatto a diventare ricco a scapito dei lavoratori? E quali sarebbero questi "lavoratori"? Non lo dice.

Le aliquote dell'imposta sul reddito sono più basse per il lavoratore medio rispetto a Gross. Circa il 47% dei lavoratori non paga l' imposta sul reddito. Pagano le tasse sulla Previdenza Sociale, così come i loro datori di lavoro. Ma il totale è sotto il 15% del reddito lordo. Quindi come si fa a creare un gioco a somma zero, in cui una classe di reddito trae profitto a spese di un'altra?

Le classi sono aggregati statistici e concettuali. In qualsiasi società diversi gruppi traggono profitti variabili. Così anche gli individui. La produttività è diversa. I guadagni sono diversi. In un mercato libero, sono i clienti che decidono con quali persone fare affari. I clienti mantengono la loro autorità sul processo di produzione, perché decidono chi vince ("lo compro") e chi perde ("Mi dispiace, Charlie").

Tassare i produttori di successo a tariffe superiori è un intervento diretto da parte dello stato. Riduce l'autorità economica dei clienti. Sostituisce l'autorità economica dello stato a quella dei clienti. Lo stato dice: "Stiamo ponendo il veto sulle decisioni dei clienti le quali decretano chi sarà ricompensato per aver soddisfatto i loro desideri. Tasseremo di più quei produttori con cui i clienti preferiscono fare affari, in modo da dare un vantaggio ai produttori i cui clienti li considerano meno soddisfacenti."

La domanda chiave per determinare chi trae profitto a spese dei chi, è questa: Un gruppo usa la forza politica per estrarre ricchezza da altri gruppi ad un tasso maggiore rispetto ad altri gruppi? Cioè: le regole del codice fiscale sono strutturate per ferire gruppi specifici? La risposta è sì. Ciò è insito nella politica moderna. Non c'è nazione con un flat tax rate. Il principio biblico della decima -- il 10% degli aumenti del reddito per tutti i membri di una chiesa -- viene violato da ogni governo. Le classi più povere votano in blocco per imporre tax rate più elevati per quelli al di sopra del loro reddito. Questa è la politica di questo comandamento: "Non rubare, a meno che non hai la maggioranza dei voti."

Questo è quello che raccomanda Gross: tassazione graduale, definita "progressiva" dai politici Progressisti. Si presenta come un rappresentante dei super-ricchi per promuovere tasse più alte per i ricchi. Segue le orme di due plutocrati: Herbert Hoover e Franklin Roosevelt.

La tassazione graduale è la politica del saccheggio. E' un furto attraverso le urne elettorali. Si tratta di una violazione dello stato di diritto. Si tratta di una violazione dell'uguaglianza di fronte alla legge. Si tratta di due pesi e due misure. Ed è universale.

Se accettate la politica del saccheggio, Gross si congratula con voi. "Se la vostra reazione immediata è di annuire su e giù, allora prendetevi la briga di leggere il mio pensiero." Quello che vi aspetta, invece, è un grande carico di sensi di colpa. Avete accettato quel principio Progressista secondo cui il potere politico deve essere utilizzato per estrarre ricchezza dai ricchi.

Tra l'altro, il trionfo universale della politica del saccheggio ha portato più eguaglianza economica o meno? Se avete risposto "meno," datevi un'auto-pacca sulle spalle in segno di vittoria intellettuale. O, come il professor Walter Williams ama dire, mettetevi al primo banco.

Conclusione: i super-ricchi sanno come mungere il sistema politico. Se volete ridurre la loro capacità di farlo, riducete il potere della politica nell'economia. Ma Gross vuole aumentare il potere della politica. Oppure, come ha detto un altro abile manipolatore, "Non mi buttare in quel cespuglio di rovi."



3. IL SUCCESSO COME PRIVILEGIO ACCORDATO DALLO STATO

Poi continua.

Vorrei chiedere ai vari Paperoni del mondo, che con tanta veemenza criticano ciò che considerano controproducente (es. una tassazione definita paralizzante per quelli che navigano tra utili societari da record e guadagni personali gargantueschi), di prendere in considerazione quanto segue: invece di affrontare la riforma fiscale dal punto di vista di quell'1% che paga un'enorme percentuale delle imposte sul reddito, pensate a quanto reddito nazionale avete avuto il privilegio di intascare.
In primo luogo, non ho mai sentito nessuno nell'1% parlare di "tassazione paralizzante per i ricchi." Gross sta sostituendo la retorica alla logica -- un tradizionale segno di una mancanza di prove.

Dice ai suoi coetanei finanziari di considerare il loro reddito come un privilegio. Ma chi ha concesso questo privilegio? Se la risposta è i "clienti," allora perché chiamare i politici affinché interferiscano con l'autorità dei clienti? D'altra parte, se la risposta è "lo stato," allora la soluzione è quella di abrogare tutte quelle leggi che concedono tali privilegi. La risposta è il ripristino dello stato di diritto. La risposta è "un peso e una misura." La risposta è nel Levitico 19:15: "Non commetterete iniquità, nel giudicare; non avrai riguardo alla persona del povero, né tributerai speciale onore alla persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia."

Perché lo stato dovrebbe estrarre più ricchezza da gente ricca per mangiarsela esso stesso? Come questo possa andare a beneficio dei clienti resta un mistero... Come è possibile che la ricchezza depredata dallo stato può ridurre il senso di colpa di coloro "privilegiati" con un reddito alto?

La società non ha bisogno di una riduzione del senso di colpa per mezzo di tasse più alte ai ricchi. La società ha bisogno di una riforma legale che riduca lo stato e riduca anche i suoi tentativi di ridistribuire la ricchezza attraverso la coercizione.

Il compito dei riformatori politici non dovrebbe essere quello di ridurre la colpa psicologica dei ricchi. Il compito dei riformatori politici dovrebbe essere quello di ridurre la politica del saccheggio, che è stata utilizzata da avvocati, commercialisti e lobbisti assoldati dai super-ricchi per creare il moderno sistema di plutocrazia finanziato dallo stato.

Qual è la natura di questo privilegio accordato dallo stato? Gross ne identifica correttamente un aspetto: il credito. Ma non dice come funziona. Funziona attraverso la riserva frazionaria, che è protetta dal sistema delle banche centrali: un privilegio concesso dal governo ai banchieri.

Negli Stati Uniti la quota di reddito totale lordo spettante all'1% è più che raddoppiata, passando dal 10% nel 1970 al 20% di oggi. Ammettete che voi, io e gli altri nel magnifico "1%" siamo cresciuti in una età d'oro del credito, dove chi ha preso in prestito denaro o pagato le tasse per ampliare le attività finanziarie ha avuto molte più possibilità di avere successo rispetto a quelli che hanno usato le mani per vivere.
La soluzione negli Stati Uniti non è costituita da aliquote più alte per i ricchi. La soluzione è una sola legge: il Federal Reserve Act del 1913 è abolito, insieme a tutta la legislazione che modifica questa legge.



4. DAL PRIVILEGIO ALLA FORTUNA

Gross sposta l'argomento dal privilegio alla fortuna. Questo è lo stratagemma standard di quasi tutti i moderni difensori di una tassazione più elevata. La ricchezza non viene dalla scelta del cliente. Proviene dalla fortuna. Pertanto lo stato può porre il veto sulle scelte dei clienti, e non ci saranno conseguenze economiche negative.

Sì, so che molti di voi (gente ricca) ha lavorato duro come ho fatto io, e siete sopravvissuti ed avete prosperato dove gli altri hanno fallito. Un sistema economico equo dovrebbe sempre prevedere la possibilità di avere successo. Congratulazioni. Fumate quel sigaro, godetevi quel Chateau Lafite del 1989. Ma poi dovrete riconoscere la vostra fortuna (o almeno la maggior parte di voi) di essere nati negli anni '40, '50 o '60, di essere entrati nella forza lavoro a 25 anni e di aver avuto il privilegio di cavalcare un boom del credito negli ultimi tre decenni. "Non l'avete fatto voi," come ha detto il presidente Obama, non avete creato voi quell'onda di credito. L'avete cavalcata.
Che cosa ha creato quell'onda? La riserva frazionaria. Cosa l'ha resa equivalente alla Waimea Bay? Richard Nixon, che abolì unilateralmente le ultime tracce del gold exchange standard il 15 agosto 1971. Poi la Federal Reserve ha preso le redini della situazione, non più trattenuta dal requisito legale di vendere oro ai governi stranieri ed alle banche centrali estere a $35 l'oncia.



5. SGANCIATE!

Qui arriviamo al culmine della sua presentazione.

Ed ora è il momento di sganciare e condividere alcune delle vostre fortune pagando più tasse o favorire una riforma fiscale che stimoli la crescita economica e l'occupazione, invece di pensare solo a fare profitti. Sarete ancora in grado di partecipare a quelle serate di beneficenza e dimostrare la vostra benevolenza ed il vostro carattere filantropico al pubblico. Non vi resta che firmare assegni un po' più piccoli.
Quindi la loro ricchezza è stata creata dal privilegio, dalla fortuna e dal credito. E' stata creata dalla "fortuna benevola." Quindi lo stato è pronto a prendere più soldi. Questo "stimola la crescita economica e l'occupazione."

Come?

Cosa stimola l'occupazione (il che significa un aumento del reddito in cambio di servizi)? Ecco un breve elenco: aumento degli investimenti di capitale, strumenti migliori, formazione migliore, maggiore libertà. Come fa uno stato a contribuire ad uno qualsiasi di questi fattori di produzione? Questo è ciò che deve dimostrare. Ma non menziona neppure l'esistenza del problema intellettuale. Si limita a presupporre che lo stato contribuisca alla crescita economica e all'occupazione. Come ho detto, è un Keynesiano.



6. COSA AVREBBE FATTO ZIO PAPERONE?

Gross conclude la sua presentazione così.

Zio Paperone si lamentava ma poi nuotava in quella valanga di denaro, e avrebbe potuto farlo lo stesso anche se avesse diminuito il volume di quel denaro. Se siete nell'1% privilegiato, dovreste agire di conseguenza ed essere disposti a sostenere maggiori imposte sulle attività finanziarie, e certamente permettere il riaggiustamento delle plusvalenze alle aliquote attuali delle imposte sui redditi. Stanley Druckenmiller e Warren Buffett hanno sostenuto proposte simili di recente. L'era di tassare di meno il "capitale" rispetto al "lavoro" dovrebbe finire.
A differenza di Bill Gross, io conosco Zio Paperone. E' un mio amico.

Davvero.

Vic Lockman è un fumettista professionista. Per anni ha scritto i dialoghi nei fumetti di Zio Paperone. Non disegnava le versioni definitive dei fumetti, ma disegnava i riquadri e scriveva il testo.

Vic ha scritto un meraviglioso fumetto sul Federal Reserve System, The Official Counterfeiter. La prima edizione uscì nel 1969. L'edizione del 1974 è online. E' qui: http://scripturalscrutinydotcom.files.wordpress.com/2012/01/the-official-counterfeiter-biblical-economics.pdf. Zio Paperone capisce che le tasse sulle plusvalenze riducono la creazione di capitale. Questo a sua volta riduce la produttività dei lavoratori. Questo a sua volta riduce il reddito dei lavoratori.

E se tutti gli utili aziendali potessero essere re-investiti senza alcuna sanzione fiscale? Quando il denaro verrebbe versato a titolo di dividendo, sarebbe tassato come reddito ordinario. Ma finché gli azionisti lo re-investirebbero, potrebbero comprare e vendere senza penalità. Sarebbe come un IRA. I beni potrebbero accumularsi nel tempo senza penalità. Solo quando un bene d'investimento verrebbe venduto e il denaro depositato in un conto bancario personale, allora sarebbe tassato.

A Bill Gross e Warren Buffett non piace questa idea. Terrebbe troppo capitale lontano dallo stato. Verrebbe utilizzato per creare posti di lavoro. Verrebbe usato per aumentare le possibilità di scelta dei clienti.



CONCLUSIONI

Bill Gross è un Keynesiano. E' rappresentativo di tutti i Keynesiani. Pensa che lo stato sia economicamente produttivo.

E' anche pieno di sensi di colpa. Favorisce quindi uno stato espanso per ridurre quella colpevolezza.

Nel 1981 ho assunto David Chilton per scrivere un manoscritto affinché venisse confutato questo presunto senso di colpa. L'ho intitolato Productive Christians in an Age of Guilt-Manipulators. E' gratuitamente disponibile online qui.

Non prestate alcuna attenzione al masochismo di Bill Gross. E' come quei tipi che si flagellano nelle piazze. Ma nel suo caso, non sta frustando se stesso. Chiede ai ricchi di incoraggiare gli elettori affinché cedano la frusta allo stato.

Spero che gli elettori non sentiranno mai parlare di Bill Gross. Spero proprio che i suoi coetanei non lo prendano sul serio. La fornitura di fruste dello stato è già troppo grande. Se Gross vuole questo per se, saranno affari suoi. Io preferisco evitare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Come lo Stato distrugge la cooperazione sociale

Von Mises Italia - Mer, 12/02/2014 - 08:00

Molti dei nostri attuali problemi economici, per i quali i politici non sanno far altro che addossare la colpa alla “troppa libertà” e ai mercati in genere, si configurano in realtà come gli effetti di lungo periodo di politiche interventiste volte ad enfatizzare esclusivamente l’oggi rispetto al domani, quello che si vede in luogo di  ciò che non si vede, per via dei costi nascosti o differiti nel tempo. In particolare, le nostre sventure economiche rifletterebbero l’incrollabile assegnamento che il governo fa sulla coercizione, le cui esiziali conseguenze si dispiegano nel tempo,  contrastando  il processo di cooperazione volontaria, passibile di produrre benefici duraturi e costanti.

La cooperazione volontaria che ha luogo nel mercato tende ad espandersi semplicemente perché, quanto più i venditori devono far fronte a un aumento della domanda, tanto più sono incentivati a servire al meglio gli acquirenti, offrendo loro prodotti rinnovati. Parimenti, quanto più gli acquirenti devono far seguito ad un aumento dell’offerta, tanto più vengono scoperti i migliori impieghi per le risorse scarse. Cioè a dire, quando si forniscono a dei soggetti interagenti dei buoni incentivi per cooperare volontariamente sul mercato, costoro, nel corso del tempo, scopriranno e attueranno dei modi sempre più efficaci per relazionarsi in maniera sinergica, sviluppando le logiche collaborative ed i mutui vantaggi che ne scaturiscono.

Quanto si va dicendo lo vediamo realizzato pressoché ovunque nel mondo dell’informatica e dell’  hi-tech: ambiti in cui la convenienza, la potenza di calcolo e la capacità dei dispositivi aumentano costantemente, ad un tasso di innovazione molto più elevato rispetto a qualsiasi altro fenomeno registrato negli anni precedenti.

Al contrario, quando lo Stato ricorre alla coercizione, incentiva sia gli acquirenti che i venditori ad agire contrariamente a quello che, in un libera economia, corrisponderebbe al loro interesse personale. Nel corso del tempo, coloro che si sarebbero altrimenti prodigati per soddisfare le esigenze dei propri partner commerciali, pensano a reagire alle misure coercitive  poste in atto dallo Stato, formulando più alternative possibili per tentare di eludere gli oneri imposti. In una tale situazione, va da sé, la cooperazione sociale si contrae.

La tassazione (inclusi il ricorso all’indebitamento, che costituisce nientedimeno che tassazione differita), i sussidi, e  i mandati costituiscono  – tutti assieme- un esempio lampante di come la coercizione stia progressivamente prendendo il sopravvento, minando la collaborazione sociale.  Per esempio, quando lo Stato aumenta le tasse sui redditi guadagnati dai soggetti che hanno realizzato transazioni commerciali mutualmente vantaggiose, coloro che forniscono quei vantaggi guadagneranno costantemente in minor misura, nel corso del tempo. In tutta risposta, gli agenti oppressi dalle nuove tasse saranno incoraggiati a fare sempre meno per soddisfare le esigenze altrui, prodigandosi maggiormente per eludere l’imposizione.

Inoltre, quando il governo demanda ai datori di lavoro la responsabilità di erogare benefici “gratuiti”, pagando direttamente per essi, i datori limiteranno di conseguenza altre forme di remunerazione, che molti lavoratori avrebbero invece apprezzato assai più rispetto agli stessi benefici imposti dall’alto. O ancora, i datori di lavoro si troveranno semplicemente ad assumere meno lavoratori. Questo fenomeno possiamo già riscontrarlo con il varo delle misure previste dall’Obamacare, le quali hanno sicuramente innalzato il costo del lavoro per i datori. Di conseguenza, questi ultimi hanno reagito tagliando posti e ore di lavoro (i mandati non si applicano per i lavoratori che sono impiegati per meno di trenta ore settimanali), o comprimendo altre voci correlate alla paga dei dipendenti, compresa la formazione “on- the-job”, che costituisce un meccanismo fondamentale attraverso il quale i lavoratori possono apprendere un mestiere che li conduca al successo.

Prezzi calmierati, quali il blocco dei fitti, e  prezzi imposti, come il salario minimo, illustrano per giunta la crescente erosione, operata dalla coercizione, a danno della cooperazione sociale. In risposta a tali provvedimenti, le persone sempre più spesso trovano il sistema per non agire in contrasto con il proprio interesse personale, il che comporta un minor grado di interazione cooperativa con gli altri. Come ebbe modo di osservare Friedrich Hayek, <<qualsiasi tentativo di controllare i prezzi o le quantità di beni particolari priva la concorrenza della sua prerogativa di realizzare un efficace coordinamento degli sforzi individuali>>.

Quando il governo impone dei canoni di affitto artificialmente bassi, si riducono gli incentivi dei proprietari nel continuare a mettere a disposizione immobili da affittare. Col trascorrere del tempo, vengono costruite meno unità abitative (fenomeno che si è invariabilmente verificato in costanza di ogni provvedimento di blocco dei fitti) ed i proprietari escogitano degli utilizzi alternativi per abbandonare il mercato degli alloggi in affitto. Ciò si concretizza attraverso una serie di meccanismi, tra i quali possiamo annoverare le cosiddette “conversioni condominiali”, con le quali si provvede a rimuovere l’unità abitativa dallo stock  degli immobili disponibili, ai fini di eludere le restrizioni imposte per l’affitto,  senza però sfrondarla dai finanziamenti ipotecari. I proprietari potrebbero anche reagire al provvedimento autoritativo riducendo la manutenzione e la conservazione di quelle unità, per le quali il prezzo imposto genera un ritorno economico del tutto improduttivo. Il risultato finale si traduce in un minor grado di cooperazione sociale e nel deterioramento, a lungo termine, del patrimonio edilizio esistente.

Ancora, quando il governo impone un prezzo artificialmente alto per l’impiego di lavoratori scarsamente qualificati, come avviene in presenza di salario minimo, esso riduce gli incentivi dei datori di lavoro per assumere tale tipologia di lavoratori nei processi produttivi. Nel corso del tempo, i datori di lavoro escogitano delle soluzioni alternative per risparmiare sull’impiego di fattori resi artificialmente scarsi, riducendo l’occupazione attraverso la modifica dei processi produttivi e degli stessi prodotti, sostituendo il capitale al lavoro, contraendo la produzione, delocalizzando gli insediamenti produttivi, ed in genere facendo sempre meno ricorso ai lavoratori meno qualificati. Per esempio, la risposta  dell’industria della ristorazione all’imposizione del salario minimo è consistita nella conversione della formula tradizionale in attività a buffet, le quali sicuramente richiedono l’impiego di un minor numero di lavoratori, ampliando la gamma dei menu che prevedono cibi cotti lentamente (essenzialmente sostituendo le pentole adatte ai lavoratori) e i dispensatori di bibite self-service.  Parimenti, quanto più alto è il prezzo di un lavoratore rispetto a quello di un computer, tanto più i datori di lavoro tenderanno a sostituire le macchine alle risorse umane.

Inoltre, la costante prospettiva di cambiamenti infiniti e arbitrari - impattanti le dinamiche di tassazione e regolamentazione, oltre che quelle di altre forme di coercizione -  acuisce oltremodo i rischi insiti nella scoperta di nuove ed innovative strategie cooperative, suscettibili di generare opportunità di “guadagno”  [e di creare valore per gli individui interagenti, ndt].

E poiché la coercizione, nel tempo, moltiplica gli sforzi orientati  ad evaderla, sempre più risorse vengono drenate per assicurare e rafforzare la sua tenuta, sottraendole dagli impieghi produttivi,  in violazione dei principi di equità (proprio perché il processo di rafforzamento  è di per sé selettivo e discriminante):  inutile dire che tutto ciò può essere giustificato solo in costanza di accordi volontari.

Dato che vi sono ben pochi ambiti in cui si riscontri la necessità della coercizione per promuovere la cooperazione sociale, vi sono ben poche aree in cui lo Stato  sia in grado di favorirla. Al contrario, l’ipertrofica espansione dello Stato al di là di tali confini ha minato le dinamiche cooperative ed infranto la giustizia.  E nonostante ciò, da tanti parti si auspica un ancor più accentuato livello di intrusione per risolvere i problemi. Ecco perché l’intuizione di Ludwig von Mises , secondo cui <<coloro che richiedono con sempre maggior insistenza l’interferenza dello Stato si stanno prodigando, in ultima analisi,  per più costrizione e meno libertà>> è di fondamentale importanza ed è oltremodo inquietante tutt’oggi. Qualsiasi espansione del perimetro operativo dello Stato riduce la libertà e limita lo sviluppo della cooperazione sociale, che sarebbe altrimenti emersa, con effetti che precipitano progressivamente nel tempo.

Articolo di Gary Galles su Mises.org

Traduzione di Cristian Merlo

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Metodo Ruffini: Intervista a Paolo Ruffini

Luogocomune.net - Mar, 11/02/2014 - 21:20


Contenuti dell'intervista: In cosa consiste il "metodo Ruffini" - Analogie con il metodo Simoncini per il trattamento esterno - Risposte alle critiche più comuni - Ipoclorito panacea universale? - Preclusione da parte della scienza ufficiale - Prove "incontrovertibili"? - La Dichiarazione di Helsinki - Testimonianza di Federico sull'Herpes labiale - Il meccanismo della recidiva virale - Micosi - Candida - Onicomicosi - Valore delle testimonianze scritte e di quelle in video - I microbi (piede diabetico infetto) - Resistenza dei medici al cambiamento - Infezioni da staffilococco aureus - Due pesi e due misure - Marijuana per la sclerosi multipla - Disponibilità delle informazioni in rete - Potenziale nell'Africa equatoriale - Parassiti e protozoi - Larva migrans cutanea - Scabbia - Uso veterinario - Urticanti (meduse, vespe, api, ortiche) - Dracunculosi - La difficoltà di raccogliere testimonianze - Appello alle persone guarite.

NOTA: I due video inseriti nell'intervista (la "rimozione dei nei") non fanno parte delle normali applicazioni [...]

Basilea III fallirà, soprattutto perché non è necessaria

Freedonia - Mar, 11/02/2014 - 11:15




di Patrick Barron


La settimana scorsa ho "frequentato" un webinar online sui nuovi requisiti di liquidità per le banche dettati da Basilea III. Ero lì per avere un'idea generale di quanto sarebbe stato difficile comprendere le nuove normative e la loro conformazione. Inoltre, ho voluto valutare il probabile impatto di Basilea III sui costi e sugli utili operativi delle banche.

Andiamo dritti al punto. Queste normative sono estremamente complicate, a mio avviso quasi incomprensibili. La narrazione delle quarantacinque diapositive conteneva molti caveat e certe disposizioni erano poco chiare e/o ancora irrisolte, in attesa di commenti dal settore prima della pubblicazione finale.

Questo webinar non era incentrato sui requisiti patrimoniali, che furono affrontati da Basilea I nel 1988 e di nuovo da Basilea II nel 2004, ma sui requisiti di liquidità. Considerando che il capitale della banca è visto come la garanzia ultima di pagamento delle sue passività, semmai si dovessero deteriorare i suoi attivi, la liquidità rappresenta la capacità di una banca di soddisfare rapidamente le richieste di rimborso immediato dei depositi. Sì gente, cosa succede se c'è una corsa agli sportelli bancari vecchio stile e tutti vogliono indietro i loro soldi? La banca può onorare i suoi obblighi... non domani, o la prossima settimana, o il mese prossimo... ma oggi? Basilea III tenta di creare un quadro di riferimento affinché le banche possano valutare rapidamente la liquidità degli asset a breve termine in relazione alle passività a breve termine, ed impostare rapporti minimi di liquidità. Se visto in questo contesto, un economista Austriaco capisce subito che Basilea III sta cercando di compensare la debolezza della riserva frazionaria ed il mix tra depositi e prestiti.

La riserva frazionaria permette alle banche di creare denaro dal nulla attraverso i prestiti. Quando una banca ottiene nuove riserve, per esempio da un nuovo deposito, il suo conto di riserva presso la FED viene aumentato per l'intero importo del suddetto deposito. La banca deve mantenere solo una frazione del deposito sotto forma di riserve presso la FED. Supponiamo che il coefficiente di riserva sia il dieci per cento e la banca riceva un nuovo deposito da diecimila dollari. La banca deve mantenere solo un migliaio di dollari in riserve rispetto a questo deposito. Anche se può tranquillamente prestare solo novemila dei diecimila totali, il sistema bancario nel suo complesso può prestarne centomila, il reciproco del coefficiente di riserva moltiplicato la nuova riserva. (1/10% tasso di riserva X $10,000 in nuove riserve = $100,000 aumento complessivo in denaro fiat)

Il coefficiente di riserva "effettivo" di oggi non è il dieci per cento, ma poco più dell'uno per cento! (Le riserve richieste che ammontano a $120 miliardi supportano i $10.819 miliardi di M2, la misura del denaro più ampia.) Prima del 2008 le riserve in eccesso erano minime nel sistema bancario -- molto raramente superavano i due miliardi di dollari -- invece a seguito dei programmi di allentamento quantitativo della FED, il sistema bancario detiene attualmente $2.214 miliardi in riserve in eccesso. Queste rappresentano un potenziale aumento dell'offerta di moneta, poiché non appena le banche cercheranno di massimizzare i loro profitti attraverso un aumento dei prestiti, esse si trasformeranno in riserva obbligatoria. Questo processo può richiedere un po' di tempo, ma non vi è alcun motivo per cui il sistema bancario debba mantenere riserve in eccesso.

Piramidare nuova moneta in cima ad un piccolo rapporto di riserva, provoca uno squilibrio nella struttura temporale della produzione. Un tasso di interesse più basso fa lievitare i prestiti e fa sembrare praticabili quelli che invece sono investimenti improduttivi. La maggior parte sono investimenti di lungo termine per i quali il costo del denaro è un fattore importante. Dal momento che questi investimenti di lungo termine non sono finanziati da un vero e proprio aumento del risparmio, non ci sono risorse reali per il loro completamento. Alla fine saranno liquidati. A quel punto l'intera piramide di nuova moneta crollerà sulle banche sotto forma di perdite sui crediti. Le banche finiscono per ritrovarsi asset "illiquidi" con cui onorare i loro depositi.

Si noti che Basilea III non affronta il problema centrale: il capitale è stato distrutto dalla creazione di moneta fiat, la quale è finita in quelle fasi della struttura di produzione che non diventeranno mai redditizie. Questo capitale, sui libri delle banche sotto forma di prestiti bancari a lungo termine, non può essere utilizzato per soddisfare le onerose norme di liquidità di Basilea III, perché non esiste più. Le regole di Basilea III attaccano il sintomo e non la causa della malattia -- espansione monetaria fiat. Tuttavia, possiamo essere certi che i politici ed i burocrati escogiteranno Basilea IV!

L'unica protezione contro le piramidi di denaro e il loro successivo collasso è una moneta sonante, coperta al cento per cento da riserve. Questo requisito si applicherebbe alle banconote, ai gettoni monetari ed ai depositi bancari. Quello che noi oggi chiamiamo sistema bancario è una fusione di deposit banking e loan/investment banking. Murray N. Rothbard descrisse tale sistema decenni fa ne Il Mistero dell'Attività Bancaria. Il deposit banking consiste nella custodia delle riserve e nella produzione di sistemi di trasferimento di denaro efficienti, pagamenti automatizzati della stanza di compensazione, cartamoneta, gettoni monetari, ecc. Nessuno di questi sistemi è denaro di per sé; sono mezzi fiduciari che rappresentano le riserve detenute presso la banca. I depositi della banca cono coperti al cento per cento da riserve, anche per quel che riguarda conti correnti e banconote. I clienti pagano una tassa per il deposito ed i servizi di trasferimento di denaro. Le riserve reali non possono essere distrutte, quindi il denaro vero non può essere distrutto e non può causare piramidi di denaro soggette al crollo. Con una moneta sonante, la sola regolamentazione di liquidità necessaria è che la banca conservi sempre le riserve al cento per cento per sostenere i suoi mezzi fiduciari. Questo è il lavoro di una società di revisione, non il lavoro di un'azienda di consulenza bancaria.

Per quei clienti che desiderano impiegare i loro fondi in eccesso per guadagnare un ritorno di interesse, il lato prestito/investimento della banca funge da intermediario; cioè, il depositante presta i suoi fondi in eccesso al banchiere il quale li ri-presta ad un tasso di interesse abbastanza alto da pagare il costo dei suoi servizi, l'interesse al depositante ed un accantonamento per possibili rischi sui crediti. Il depositante della banca, che ora si è trasformato in un investitore, non ha alcuna garanzia della restituzione dei suoi fondi (a parte la dimensione del conto capitale del banchiere e la sua reputazione nel concedere buoni prestiti). Il banchiere che vuole prestare denaro necessita di pratica nella gestione di attivi/passivi, assicurandosi che i suoi prestiti maturino secondo lo stesso schema dei suoi depositi. I clienti della banca non possono ritirare il proprio capitale fino la fine del termine concordato, a meno che il banchiere si offra di farlo a fronte di una penale.

Il punto importante è che quando il denaro viene trasferito dal conto di deposito al conto di prestito e successivamente al cliente, non viene creato denaro dal nulla. L'offerta di moneta rimane la stessa; l'unica cosa che è cambiata è la sua proprietà temporanea. Non c'è bisogno di Basilea III. Non c'è bisogno di norme bancarie speciali e nessun bisogno di regolatori. Il settore bancario diventerebbe semplicemente l'ennesimo business soggetto al diritto commerciale. Se i controllori scoprissero che il deposito non viene coperto al cento per cento da riserve, il banchiere sarebbe soggetto a procedimento penale per frode ed alla confisca dei suoi beni personali per onorare i suoi obblighi di deposito. Non ci può essere alcuna garanzia della piena restituzione del denaro, così come nessuno può garantire che un bond o un'azione manterranno il proprio valore.

Il sistema bancario delineato da Rothbard elimina l'inflazione monetaria ed i cicli boom/bust insieme alle spese intrinseche di una grande quantità di norme non necessarie. I tassi di interesse sui prestiti scenderebbero a seguito della scomparsa delle spese operative bancarie e delle perdite sui crediti. Il denaro sonante ridurrebbe l'attuale premio inflazionistico sui prestiti bancari necessario per compensare il loro rimborso in denaro svalutato. I banchieri potrebbero concentrarsi sul loro business cercando buoni clienti piuttosto che soddisfacendo le esigenze delle autorità di regolamentazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Sardegna: &quot;L&#039;alternativa c&#039;è&quot;

Luogocomune.net - Lun, 10/02/2014 - 17:10
Non è abitudine di luogocomune di concedere il proprio spazio alla propaganda politica, ma nel caso dell'amico e "fratello di battaglia" Pino Cabras (e nel caso della Sardegna) sento di poter fare un'eccezione.


Spendere denaro come un pirata somalo

Freedonia - Lun, 10/02/2014 - 11:21




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


E' sorprendente notare come quante persone mi interrompano sgarbatamente per dire: "Hey! Stia zitto per un minuto, sempre a ripetere come la lurida Federal Reserve stia creando così tanto denaro da condannarci ad un orribile crollo inflazionistico... invece mi dica se ci vuole le patatine fritte insieme all'hamburger."

D'altra parte, nessuno mi ha mai chiesto: "Va bene, vediamo quanto sei intelligente nel risolvere questo caos economico, signor So Tutto."

Forse non lo chiedono mai perché in qualche modo sanno che purtroppo è impossibile; sicuramente ne è all'oscuro quell'adolescente che non riesce a ricordare che NON ci voglio il formaggio sul mio hamburger, e che mi chiede per tre fottute volte: "Ci vuoi del formaggio insieme?" Ed ogni volta gli dico: "No, NON ce lo voglio."

E poi quando prendo il mio dannato hamburger, ci trovo il formaggio!

E la verità è che mi piacerebbe tanto trovare la soluzione al problema economico dei livelli pazzeschi di debito; scoprire un modo meraviglioso per seppellire sotto una montagna quel debito impagabile e poi — puff! — il debito è sparito! Whee!

E poi — oh, giorno glorioso! — senza debiti, tutti potremmo riprendere da dove avevamo lasciato, contraendo prestiti e spendendo sconsideratamente come se non ci fosse un domani, come la pioggia di primavera che scivola sui primi petali dei fiori; un modo poetico e garbato per dire: "come dei grassi maiali golosi, di solito con qualcosa di unto tra le dita e la barba."

Consumo senza fine! Bella storia! Più bella della scena in cui salto oltre il bancone e afferro per il collo quella mezza sega di cuoco, tirando indietro il pugno chiuso e urlando: "Hey, schiappa! Vuoi che prima ci spalmi un po' di FORMAGGIO su queste nocche?"

Per calmarmi da ciò che ora è conosciuto come l'Incidente Formaggioso del Mogambo (IFM), e mentre toglievo il maledetto formaggio dal mio dannato hamburger, mi sforzavo di pensare ad una prospettiva più piacevole: trovare questo Santo Graal dell'economia. Mi deliziavo nell'immaginare la sorpresa sui volti idioti di tutti quando avrebbero saputo che io, conosciuto come lo Stupido Mogambo Cretino (SMC), alla fine sarei riuscito a trovarlo! Il tipo più intelligente che sia mai esistito!

E se sono il tipo più furbo che sia mai vissuto, contrariamente alle aspettative di tutti coloro che sanno quanto sono idiota, allora forse è anche arrivato il momento di riesaminare alcune altre idee sbagliate su di me, come quella di "Peggior Padre del Mondo," "Peggior Marito del Mondo" e "Peggior Dipendente del Mondo"... solo perché alcune persone odiose continuano a darmi stupide tazze da caffè con sopra queste scritte.

In realtà il mio improvviso interesse per questo obiettivo ritenuto finora impossibile, è stato acceso da un grafico interessante di Andy Smith della LBMA Rome, che mostra il calo di valore del dollaro sin dal 1969 in relazione al calo del denario romano nel 70 d.C. (che come avrete intuito, nonostante una differenza di 1,900 anni, è finito molto male con il suo potere d'acquisto sprofondato sempre più in giù fino a quando non è scomparso di colpo).

Tuttavia la cosa che mi ha davvero colpito è stato il forte aumento a metà del grafico, in cui si mostrava il valore del denario sotto Tito. E' salito! Wow!

Forse, solo forse, esisteva un modo per invertire la svalutazione monetaria! Forse questo Tito lo scoprì e tutti gli altri l'avevano sempre ignorato! Sarà sicuramente così!

Emozionato, ho subito fatto una piccola ricerca su questo Imperatore Tito, già pensando a come avrei utilizzato queste informazioni per risolvere i fastidiosi grattacapi innescati dalle bancarotte. Stavo già pregustando il momento in cui sarei diventato ricco e famoso, pensando allegramente a tutte le automobili ed i palazzi che avrei comprato ed a tutte le belle donne che mi sarebbero ronzate intorno portandomi gustosi cibi da mangiare (fritti, cioccolato o dolci), o forse a come avrei fondato la mia band... avevo già in mente canzoni di successo (canzone campione: "Trascinate la Federal Reserve in strada e sputatele in un occhio! P-tui!") con messaggi subliminali del tipo: "Alzatevi e prendete d'assalto la lurida Federal Reserve riportando gli Stati Uniti ad un gold standard! E comprate più copie possibili di questo album! Molte altre ancora!"

Ebbene, quando sembrava che la ricerca su Tito stesse dando buoni risultati, salta fuori che fu noto per una "sontuosa spesa pubblica," cosa che mi ha fatto alzare le sopracciglia a tal punto da farmi venire un crampo doloroso sulla fronte e da farmi dimenticare per pochi secondi come avessi il cuore in gola per la paura di quel solito disastro che si abbatte su qualsiasi paese demente che cerca di implementare questa stupida spazzatura Keynesiana/spesa a deficit/debito.

E' proprio per questo che il mondo sta facendo questa fine!

Così, nonostante la mia certezza che la suddetta stupida spazzatura Keynesiana/spesa a deficit non può assolutamente funzionare e che chiunque la pensi diversamente è un idiota (per non parlare del fatto che Siamo Fottuti Alla Grande (SFAG)), ero inaspettatamente ottimista!

Voglio dire, "sontuosa spesa pubblica" e "valore crescente della moneta" non si sentono spesso pronunciati nella stessa frase! Anzi mai!

Sempre più eccitato e curioso, ho continuato febbrilmente a leggere per scoprire come Tito avesse gestito questa impresa finora considerata impossibile! Pensavo: "Come può essere che nessuno non l'abbia mai notato?"

Solo più tardi, in una parte apparentemente non correlata alla suo biografia, scopriamo che tutto cominciò quando l'imperatore Vespasiano "incaricò Tito di portare avanti la guerra giudaica. La sua campagna, in cui si presume morirono 1,000,000 di ebrei, culminò con la cattura e la distruzione di Gerusalemme."

La solita vecchia storia: deruba i tuoi vicini in modo da poter pagare i tuoi conti, evita cause legali fastidiose uccidendo le persone derubate, utilizza il denaro per pagare alcuni debiti (cosa che paradossalmente rafforza temporaneamente la valuta) e poi continua a svilire la moneta creandone sempre di più.

Incrementare sconsideratamente l'offerta di moneta è una cosa che si paga con prezzi inevitabilmente più alti.

Per esempio, un articolo sul The Economist ha rilevato che tra il 2005 ed il 2012 sono stati versati circa $400 milioni ai pirati somali, i quali si impadroniscono dei cargo e quindi chiedono riscatti. Si tratta di un ampliamento di circa il 40% del loro PIL!

Citando un locale, il risultato di tutto questo denaro che ha invaso l'economia somala è stato il seguente: "Con la pirateria tutto è diventato sempre più costoso."

Dopo aver svilito alla follia il vecchio scellino somalo alla fine degli anni '80 e nei primi anni '90, hanno smesso di stamparli nel 1992 ed ora competono diverse valute per essere utilizzate nelle transazioni.

Stranamente (e per dimostrare che il potere d'acquisto di una moneta dipende dalla sua offerta) l'offerta di moneta di quei vecchi scellini è rimasta costante, ed ora hanno riacquistato un po' di potere d'acquisto! Incredibile!

Con il governo americano che ancora spende a deficit per pompare, pompare, pompare sempre più denaro nell'economia (grazie all'orrida Federal Reserve che crea nuova moneta solo per questo scopo), ci aspetta un'orribile inflazione dei prezzi mentre il dollaro continua a sprofondare nell'inutilità.

E non fatemi parlare del crollo inflazionistico, o di quanto mi costino gli hamburger in questi giorni con McDonald's che ha demolito il suo Dollar Menu poiché i suoi costi stanno aumentando così tanto da non poter più fare soldi con qualcosa venduta ad un dollaro.

Così i miei deliziosi sogni ad occhi aperti per risolvere i Grandi Problemi Economici (GPE) sono andati in frantumi, ho mangiato uno schifoso hamburger costoso, ho gettato un melenso pezzo di formaggio e l'inflazione dei prezzi continua a cavalcare perché la lurida Federal Reserve prosegue a creare denaro.

Fortunatamente, ora che ho ri-scoperto al 100% che siamo condannati ad un collasso inflazionistico, posso solo tornare a concentrarmi sull'Unica Cosa Vera (UCV): 2,500 anni di storia hanno dimostrato che comprare oro e argento quando la valuta viene svilita è una mossa vincente. Infatti, non ha mai fallito!

E dal momento che è così facile e veloce, si ha un sacco di tempo extra con cui divertirsi (per esempio, il golf) quando si raggiunge l'apice dell'investimento: acquisizione a prezzi stracciati di una favolosa fortuna futura mentre ve ne state tranquillamente spaparanzati in giardino dove qualcun altro falcia l'erba, vi versa la birra, vi pulisce; e né la famiglia, né il vostro capo né i creditori arrabbiati potranno darvi fastidio (se vi ricordate di spegnere il telefono)!

Whee! Questa roba dell'investire è facile!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte III

Von Mises Italia - Lun, 10/02/2014 - 07:00

Terza parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

* * *

Legge economica

Lo stesso individuo che purtroppo liquida Mises e Rothbard prosegue condannando la posizione austriaca sulla legge economica. La «crociata originale austriaca», scrive Sharpe, «doveva difendere la validità della “legge” economica contro la Scuola storica tedesca di economia, la quale sosteneva che tali leggi erano un parto della fantasia. Ma le “leggi” di cui parlava la Scuola austriaca non hanno assolutamente niente a che vedere con la Legge naturale del realismo filosofico e con la Fede cattolica».47

È difficile comprendere cosa Sharpe intende dire quando afferma che le leggi economiche degli Austriaci non hanno «niente a che vedere con la Legge naturale del realismo filosofico e con la Fede cattolica». Forse vuole banalmente dire che la legge sull’utilità marginale decrescente, per esempio, non ha niente a che fare direttamente con la fede cattolica. È certamente vero, ma lo stesso può dirsi di molte cose di valore temporale. Inoltre, le leggi economiche derivano da un assioma che si può facilmente far risalire a san Tommaso. In ogni caso non c’è sicuramente niente di sbagliato nello studiare una varietà di argomenti, sia che abbiano o no direttamente a che fare con la fede.

Forse, d’altra parte, Sharpe intende che le leggi economiche della Scuola austriaca, e il metodo filosofico dal quale esse derivano, sono in effetti in qualche modo antagonistiche rispetto alla fede cattolica o incompatibili con essa. L’aspetto più paradossale di tale attacco è che le più diffuse critiche mosse a Mises vengono proprio da pensatori “moderni” che lo considerano troppo scolastico. Come spiega David Gordon: «Si deve largamente all’influenza della logica positivista sulla filosofia americana se la maggior parte degli economisti americani rifiuta la prasseologia. Essi considerano il metodo di Mises come antiquato e scolastico, e quindi presumibilmente non in linea con i dettami della filosofia scientifica.»48 Allo stesso modo Sam Bostaph afferma che il Methodenstreit è stato soprattutto una battaglia fra il nominalismo humiano e il neoscolasticismo e l’aristotelismo del XIX secolo.49 Dal punto di vista filosofico, quindi, le leggi dell’economia in quanto derivate dalla prasseologia hanno in effetti molto a che fare con il realismo filosofico e la fede cattolica.50

È molto significativo che Richard Weaver, uno dei grandi pensatori del rinascimento intellettuale conservatore del secondo dopoguerra, considerasse la prasseologia un approccio sostanzialmente conservatore al pensiero economico. Il conservatore, dice Weaver, accetta la realtà com’è. Resiste all’invito a riorganizzare la natura umana o la struttura della realtà intorno a lui. Riconosce l’esistenza dei limiti umani che pongono confini a ciò che è possibile realizzare in questo mondo. La prasseologia, egli scrive, non è che un prolungamento di queste intuizioni. Essa ci insegna «come funzionano le cose, data la loro natura essenziale». È, pertanto, non solo presunzione ma follia cercare di interferire con i meccanismi della prasseologia. Se ne fa uso, questo sì, allo stesso modo che un seguace di Bacone fa uso della natura obbedendole. La grande differenza è che si individua l’obiettivo; si riconoscono le leggi che regolano le questioni umane. Dal momento che il conservatore e il libertario sono convinti che queste leggi non possano essere eliminate dalla creazione di un’Utopia, essi sono entrambi conservatori del mondo reale.51

Per questo motivo, i veri economisti spesso non sono stati amati dai capi di Stato. Mises una volta ha scritto che l’economista «non può mai essere il favorito di autocrati e demagoghi. Per essi egli è soltanto il menagramo e quanto più sono intimamente convinti della fondatezza delle loro obiezioni tanto più lo odiano».

I principi e le maggioranze democratiche sono ebbri di potere. Essi ammettono con riluttanza di essere soggetti alle leggi della natura. Ma rigettano ogni nozione di legge economica. Non sono essi i legislatori supremi? Non hanno essi il potere di schiacciare qualsiasi oppositore? Nessun capo militare è disposto a riconoscere altri limiti all’infuori di quelli impostigli da una forza armata superiore. Scribi servili sono sempre disposti ad assecondare tale compiacenza, esponendone appropriate dottrine. Essi chiamano “storia economica” le loro infondate presunzioni. Infatti, la storia economica è un lungo elenco di politiche governative fallite perché tracciate con pacchiana trascuranza delle leggi economiche.52

Abbiamo già visto esempi di leggi economiche, dalle curve della domanda e dell’offerta alla legge sull’utilità marginale decrescente. Se ne potrebbero citare molte altre, alcune delle quali sono immediatamente evidenti persino a quanti non hanno alcuna preparazione economica (per esempio, che la produzione sarà maggiore quando due persone si specializzano e traggono vantaggio dalla divisione del lavoro, anziché rimanere isolate in una produzione autarchica). Un aumento nella domanda di un bene tenderà a far lievitare il suo prezzo a un livello più alto di quello che avrebbe raggiunto altrimenti. Una maggiore disponibilità di un bene tenderà a far scendere il suo prezzo a un livello più basso di quello che avrebbe raggiunto altrimenti. Un incremento della quantità di moneta tenderà a far salire i prezzi a un livello più alto di quanto sarebbe avvenuto in assenza di questa ulteriore moneta.53 Nessuna di queste affermazioni sembra incompatibile con la fede cattolica o addirittura ad essa ostile. E se il nostro critico intendeva semplicemente dire che queste leggi non hanno niente a che fare direttamente con la fede, non è affatto chiaro per quale motivo un cattolico o chiunque altro non debba desiderare di imparare da esse o prendere decisioni economiche informate sulla base della conoscenza che esse forniscono.

Va benissimo dire che la legge economica è «fondamentalmente subordinata alla legge morale», e che l’uomo non dovrebbe essere «schiacciato da una legge economica astratta e razionalistica, allo stesso modo in cui è schiacciato dalla legge di gravità quando si trova sotto un masso che precipita!»54 Ma se la legge economica esiste, allora non ha senso dire che essa deve essere subordinata alla legge morale più di quanto ne avrebbe sostenere che debbono esserle subordinate le leggi fisiche. Se esistono, esistono. La legge economica non può in alcun modo essere contraddetta dalla legge morale. La legge morale ci dice quello che dovremmo fare. La legge economica, invece, è puramente descrittiva e necessariamente amorale, non avendo niente a che fare con la moralità.

Ogni ragionevole applicazione della legge morale alle circostanze concrete deve tenere in considerazione tutti gli elementi di quelle circostanze. La legge economica è uno di questi elementi, piaccia o non piaccia ai suoi oppositori. Se la legge economica ci dice che la conseguenza dell’equo canone sarà la contrazione dell’offerta di edilizia abitativa per l’affitto (in paragone all’offerta di edilizia abitativa per l’affitto che avremmo avuto in assenza di equo canone), è assolutamente senza senso affermare che questa legge economica deve essere subordinata alla legge morale. È un dato di realtà. Chi prende le decisioni politiche e pensa di subordinare la legge economica alla legge morale quando impone l’equo canone senza tener conto del consiglio degli economisti, andrà incontro a una grandissima delusione.

Quello che probabilmente accade nel caso in questione è che il nostro critico, conoscendo poco gli autori di cui parla, semplicemente presume di sapere cosa intende la Scuola austriaca per legge economica quando in realtà non lo sa. Non ha ovviamente senso dire che la legge sull’utilità marginale decrescente dovrebbe essere subordinata alla legge morale, o affermare che la legge economica secondo cui un’economia di divisione del lavoro produrrà più ricchezza materiale di una in cui manca la specializzazione dei compiti dovrebbe essere subordinata alla legge morale. L’unico caso in cui i commenti del nostro critico potrebbero avere senso è se credesse che il concetto di “legge economica” comporti dichiarazioni normative (cioè dotate di valore), anziché dichiarazioni esclusivamente positive (cioè fattuali). Ma non esiste assolutamente nulla nel corpo delle leggi economiche derivate dalla prasseologia che comporti affermazioni normative. Per esempio, se un uomo vuole vivere in relativo isolamento dai suoi simili, rifiutando i vantaggi materiali della divisione internazionale del lavoro per ricercare quella che considera una forma più appagante e umana di esistenza vivendo in campagna in maniera autosufficiente, né Mises personalmente né gli economisti austriaci in generale hanno niente da ridire sulla sua decisione. Tutto quello che gli economisti possono fare è descrivergli le conseguenze economiche di quella decisione. Possono dirgli che se non accetta la divisione del lavoro possiederà meno ricchezza materiale di quanta ne possiederebbe nel caso opposto. Ma se quell’individuo è consapevole di questo, ed è disposto a sacrificare la ricchezza materiale per perseguire quella che è la sua visione di una vita soddisfacente, non c’è niente altro che gli economisti in quanto tali possono dirgli.

L’economia: una scienza libera da giudizi di valore?

Questo punto ci conduce ad un altro dibattuto argomento riguardante l’economia: la sua natura di scienza libera da giudizi di valore. Si possono citare molte fonti a favore dell’idea che l’economia dovrebbe essere subordinata all’etica, o che il concetto dell’economia come di una scienza completamente autonoma è un’innovazione materialistica e liberale, che un cattolico non può accettare.55 Anche in questo caso, tuttavia, questa obiezione distorce la reale natura dell’economia come scienza.

L’economia è una disciplina che fa i conti con la realtà dell’insufficienza delle risorse nel mondo e che dimostra all’uomo, una volta stabiliti i suoi obiettivi, come questi ultimi possono o non possono essere realizzati. Così, se il nostro obiettivo è migliorare le condizioni dei meno abbienti, l’economia può dirci se un salario minimo di 25 dollari l’ora realizzerà o non realizzerà questo obiettivo. L’economia, quindi, non presume di dirci quali dovrebbero essere i nostri obiettivi. Né tenta di affermare, essendo “libera da giudizi di valore”, che tutti i valori si equivalgono, o che la morale non è importante, o che l’unica cosa che conta è il denaro. Si limita a delineare semplicemente i confini del suo oggetto: è una scienza il cui scopo è quello di servirsi della ragione umana per scoprire come l’individuo può raggiungere i suoi obiettivi. Quali dovrebbero essere questi obiettivi è materia su cui debbono pronunciarsi la teologia e la filosofia morale. Padre James Sadowsky, gesuita e professore emerito di filosofia all’Università di Fordham, lo ha ben spiegato quando ha affermato che l’etica è prescrittiva mentre l’economia è descrittiva. «L’economia», ha detto, «indica gli effetti probabili di certe [scelte] politiche, mentre l’etica stabilisce ciò che si dovrebbe fare.»56 Si tratta di due cose ben distinte.

Ogni disciplina accademica, pur fornendo il suo contributo alla conoscenza, necessariamente detiene una quantità limitata di verità con la quale illuminarci. I cattolici hanno giustamente lamentato che da troppo tempo gli studiosi delle scienze naturali hanno trascurato questo principio sostenendo che, poiché studiano fenomeni osservabili, i fenomeni osservabili sono tutto ciò che esiste. Inoltre, mentre gli scienziati possono dirci cosa è scientificamente possibile o come si potrebbe realizzare un certo obiettivo scientifico, non possono proprio dirci niente, in quanto scienziati, circa la moralità di questi stessi obiettivi (per esempio, dovremmo sottoporre ad analisi la clonazione umana?).

Quindi, come dovrebbe fare ogni vera scienza, l’economia giustamente riconosce i suoi limiti. Dice ancora Rothbard:

[Gli] economisti sono da tempo impegnati in ciò che George Stigler, in un altro contesto, ha chiamato “imperialismo intellettuale”. Noi economisti dovremmo abituarci all’idea che non tutti gli aspetti della vita possono essere inclusi nella nostra disciplina. Una lezione dolorosa, senza dubbio, ma compensata dal sapere che può far bene alle nostre anime renderci conto dei nostri limiti – nonché, forse, imparare qualcosa sull’etica e sulla giustizia.57

In quanto uomini, è ovvio, gli economisti possono e dovrebbero prendere posizioni morali a favore di questa o quella proposta. Mises certamente lo ha fatto. Rothbard, suo grande discepolo, ha scritto di lui: «La scienza economica può essere libera da giudizi di valore, ma gli uomini non possono mai esserlo, e Ludwig von Mises non si sottrasse mai alle sue responsabilità di uomo.»58

Inevitabilmente, i valori dell’economista influenzeranno gli argomenti ai quali egli dedica la sua attenzione. Così è improbabile che un cristiano ben informato trascorra il suo tempo a cercare di escogitare il modo più efficace per svalutare l’unità monetaria. Al contrario, sarebbe suo interesse scoprire come dare vita a un’economia in cui non fosse possibile alcuna inflazione prodotta dal governo.59 Ma, come spiega Rothbard, «il fatto indiscusso che i valori e l’etica sono importanti nel veicolare l’interesse degli scienziati verso problemi specifici non incide sul fatto che le leggi e le discipline di una scienza siano libere da giudizi di valore».60

I critici di questo approccio abitualmente sostengono che separare l’etica dall’economia è in qualche modo anticristiano, e che tale “compartimentalizzazione”, che si presume artificiale, sia un tipico errore dei tempi moderni.61 Questa critica fa acqua. Da un punto di vista retorico è di grande effetto chiedere l’inclusione di una dimensione morale nella scienza economica; ma quale parte esattamente avrebbe questa “dimensione morale” nel metodo economico viene raramente spiegato. È l’analisi delle curve della domanda e dell’offerta che ha bisogno di un correttivo morale? O il modo in cui gli economisti intendono la complementarietà della struttura del capitale? È la loro analisi degli effetti economici dell’inflazione che ha bisogno di una dimensione morale? In quest’ultimo caso, le conseguenze dell’inflazione in realtà hanno importanti implicazioni morali in relazione alla scelta della politica da adottare, come mostrerò nel capitolo III; ma come potrebbe necessitare di una dimensione morale l’analisi tecnica di queste conseguenze?

Entriamo nei dettagli: cosa esattamente si sostituirebbe a una scienza dell’economia libera da giudizi di valore? Gli economisti dovrebbero dire: «dal momento che un’aliquota d’imposta del 90% sarebbe immorale, non studieremo neanche quali sarebbero le sue conseguenze»? Se quanti si oppongono a un’analisi economica libera da giudizi di valore vengono così inchiodati, la loro posizione si disintegra nell’incoerenza.

Shawn Ritenour, difendendo la Wertfreiheit (avalutatività) contro i suoi critici, correttamente osserva: «Non è chiaro se la scelta del metodo corretto dipenda dal giudizio di valore. Più probabilmente dipende dalle opinioni degli economisti circa la natura della realtà. La convinzione che gli esseri umani agiscono non è un giudizio di valore, ma un’opinione riguardante la natura dell’uomo. Il fatto che, ceteris paribus, se la domanda di un bene aumenta, il suo prezzo farà lo stesso, non dipende dai valori dell’economista. È una deduzione che discende dall’assioma che gli esseri umani agiscono con uno scopo.»62 L’analisi di un economista, come il professor Ritenour giustamente afferma, è corretta o errata, e non morale o immorale.

L’economista, pertanto, può descriverci le conseguenze inevitabili dell’aumento di una tariffa, ma non può dirci se dovremmo preoccuparci di più di proteggere i posti di lavoro nelle industrie nazionali, o dell’abbassamento del livello di vita e del conseguente aumento dei prezzi a carico dei consumatori. Descrivere le conseguenze della caduta di una cassaforte da un edificio di dieci piani è un compito qualitativamente diverso da quello di dire se dovremmo far cadere una cassaforte sulla testa di qualcuno oppure no; proprio come descrivere gli effetti di elevate aliquote marginali d’imposta sul reddito è qualitativamente diverso dall’essere favorevoli o contrari alla loro applicazione. Allo stesso modo, la fisica nucleare può dirci come costruire un missile nucleare, ma non può dirci nulla sulle circostanze, seppure ce ne sono, in cui sarebbe moralmente lecito usarne uno. Tale questione è, a dir poco, almeno altrettanto importante da un punto di vista etico di qualsiasi decisione economica che chiunque di noi prenderà mai; eppure, chi è pronto a criticare un’economia libera da giudizi di valore si astiene dal giudicare negativamente gli scienziati nucleari perché non sono anche dei moralisti. Se ci aspettiamo che gli esponenti di qualunque disciplina siano dei filosofi morali dilettanti, oltre ad essere dei professionisti nel loro campo, ci ritroveremo con un sacco di consigli morali perfettamente inutili elargiti da persone prive della preparazione necessaria per esprimere tali pareri.

Se l’economia è una scienza, allora come scienza le deve essere riconosciuta la sua autonomia. Ecco perché Benjamin Rogge una volta ha chiesto:

Cosa possiamo trovare nella Bibbia circa la correttezza etica dell’affermazione che due più due è uguale a quattro? Cosa ci dicono le encicliche papali sull’esattezza della legge di Boyle secondo cui, a parità di altri fattori, il volume di un gas ideale varia inversamente alla sua pressione? Secondo la dottrina cristiana è giusto che un atomo di idrogeno contenga tre isotopi mentre un atomo di fluoro ne contiene solo due? Oppure, per parlare dell’argomento di questo libro, è cristiano o non cristiano per una curva dell’offerta essere negativamente decrescente verso destra?

Parliamo ora in generale: cosa ha a che fare il cristianesimo con gli interrogativi di una qualsiasi scienza pura? Affinché non si crei nessuna suspense, risponderò immediatamente. La risposta è: “Niente, assolutamente niente.” Non può esistere una scienza economica cristiana più di quanto possa esistere una scienza matematica cristiana.63

Questo non equivale, naturalmente, a sostenere che è inaccettabile esprimere giudizi morali sull’uso che qualcuno fa della sua ricchezza. Possiamo giustamente esprimere disapprovazione morale nei confronti di colui che spreca la sua ricchezza quando i suoi dipendenti fanno assegnamento su di lui. Possiamo criticare qualcuno per la mancanza di generosità che dimostra, nonostante la ricchezza che ha accumulato. Quando diciamo che l’economia deve essere libera da giudizi di valore, stiamo parlando solo di analisi economica; non stiamo dicendo che nessuno può mai esprimere un giudizio di valore sull’uso che qualcun altro fa delle sue risorse economiche.

La critica della Wertfreiheit nella scienza economica evidenzia anche una insufficiente conoscenza del sistema universitario medievale, e in particolare del modo in cui gli studiosi medievali si dedicavano alla filosofia naturale. All’università di Parigi, per esempio, nel XIII secolo venne fatta una chiara distinzione tra filosofia naturale (essenzialmente le scienze fisiche) da una parte e teologia dall’altra; e i maestri delle arti di Parigi riuscirono con successo a conquistare autonomia per la loro disciplina.64 Secondo Edward Grant, uno dei grandi storici della scienza medievale, «anche se i maestri di teologia che scrissero trattati sulla filosofia naturale avrebbero potuto introdurre la teologia nella loro filosofia naturale, raramente lo fecero, scegliendo invece di confinare le questioni teologiche ai trattati teologici».65 «Ci si aspettava [dai filosofi naturali nelle facoltà delle arti] che si astenessero dall’introdurre la teologia e questioni di fede nella filosofia naturale.»66 Erano considerate discipline separate, e ci si attendeva che i professionisti delle due branche del sapere rispettassero tale separazione. Questo modo di procedere non veniva generalmente condannato come “compartimentalizzazione”.

Consideriamo il caso di Alberto Magno, grande maestro di san Tommaso, a cui venne insistentemente chiesto dai suoi confratelli domenicani di «scrivere per loro un libro sulla fisica, che contenesse un’esposizione completa della scienza e della natura e li mettesse in grado di comprendere con cognizione di causa i libri di Aristotele».67 Affinché non si aspettassero di trovare nel suo libro una mescolanza di concetti teologici e filosofia naturale, Alberto respinse esplicitamente l’eventualità, dal momento che tali questioni «non possono in alcun modo essere conosciute per mezzo di argomenti derivati dalla natura». Egli spiegò:

Perseguendo quello che abbiamo in mente, noi consideriamo ciò che si deve definire “fisica” più come qualcosa che concorda con l’opinione dei peripatetici che come qualcosa che potremmo voler derivare dalla nostra conoscenza [...] perché, se per caso dovessimo avere un’opinione tutta nostra, questa sarebbe da noi enunciata (a Dio piacendo) in opere teologiche e non in testi di fisica.68

Quando gli fu chiesto, verso la fine della sua vita, perché non aveva inserito più spesso argomenti di fede nella sua opera espositiva della filosofia naturale, san Tommaso replicò: «Non vedo cosa l’interpretazione di un testo di Aristotele abbia a che fare con l’insegnamento della fede.» Secondo Vernon Bourke, san Tommaso non pensava che «gli fosse richiesto di far parlare Aristotele come un cristiano», e sicuramente «credeva che un commento accademico su Aristotele fosse un’opera a parte, che non doveva essere confusa con l’apologetica o la teologia».69

Sicuramente, anche l’economia è un’opera a parte. E proprio come i maestri delle università medievali erano capaci di distinguere tra la filosofia naturale da una parte e la teologia dall’altra, dovrebbe essere ugualmente possibile, se essa ha la dignità di una scienza a pieno titolo, concepire l’economia come un campo di studio parimenti distinto dalla teologia. Tale distinzione, fatta all’interno dell’università medievale con la separazione tra filosofia naturale e teologia, non è ovviamente la creazione nefanda di un liberalismo anticattolico. San Tommaso fece una famosa distinzione fra la conoscenza raggiungibile per mezzo della sola ragione, la conoscenza raggiungibile per mezzo della ragione e conosciuta anche dalla fede, e la conoscenza raggiungibile solo per mezzo della fede (per esempio, i misteri soprannaturali come la Trinità). L’economia e le sue leggi appartengono alla categoria della conoscenza che è raggiungibile per mezzo della sola ragione.

Avendo spiegato e difeso i fondamenti e la natura di scienza libera da giudizi di valore dell’economia, possiamo dedicarci alla discussione di specifici argomenti economici.

 

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(Vai all’introduzione, parte II)
(Vai all’introduzione, parte III)
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(Vai al capitolo I, parte II)

 

NOTE:

47  J. Sharpe, «Liberal Economics vs Catholic Truth», cit. 
Corsivo nell’originale.

48  D. Gordon, Philosophical Origins, cit., pp.32-33. Corsivo 
mio.

49  La Scuola storica tedesca, scrive Bostaph, «era fondamen
talmente improntata al nominalismo di Hume, mentre si comprende meglio Carl Menger se lo si inquadra nel contesto aristotelico/neo-scolastico del XIX secolo». Samuel Bostaph, «The Methodenstreit», in The Elgar Companion to Austrian Economics, Peter J. Boettke (a cura di), Edward Elgar, Cheltenham 1994, p.460.

50  Come conclude David Gordon, «l’Economia austriaca e una filosofia realistica sembrano fatte l’una per l’altra». D. Gordon, Philosophical Origins, cit., p.41.

51  Richard M. Weaver, «Conservatism and Libertarianism: The Common Ground», in In Defense of Tradition: The Shorter Essays of Richard M. Weaver, Ted J. Smith III (a cura di), Liberty Fund, Indianapolis 2000, p.480.

52  L. von Mises, L’azione umana, cit., pp.64-65.

53  J. Hülsmann, «Facts and Counterfactuals in Economic Law», cit., pp.72-73, 76-78. In questi ultimi casi parliamo di tendenze (o, per usare un termine misesiano adattato da Hülsmann, di leggi “della probabilità”) anziché di leggi esatte. Ad esempio, se la maggiore disponibilità di un bene porterà a un abbassamento del prezzo del bene stesso maggiore di quanto non sarebbe stato altrimenti, ciò dipende dalla scala di valori degli individui. Tuttavia, poiché la maggiore offerta è destinata a scopi considerati meno urgenti, si verifica una forte tendenza alla diminuzione dei prezzi dal momento che le persone saranno portate a soddisfare i loro bisogni di minor valore soltanto a prezzi più bassi.

54  J. Sharpe, «Liberal Economics vs Catholic Truth», cit.

55  Per esempio, T. J. Flaherty, «Economics without Ethics», 
in America, 14 gennaio 1922, p.300; e J. Sharpe, «Liberal 
Economics vs Catholic Truth», cit.

56  Lucia Santa Cruz,«Etica y Capitalismo: Entrevista a James 
Sadowsky, S.J.», in El Mercurio, 22 novembre 1987.

57  M.N. Rothbard, «The Myth of Efficiency», cit., p.273.

58  Murray N. Rothbard, «Mises and the Role of the Eco
nomist in Public Policy», in The Meaning of Ludwig von Mises: Contributions in Economics, Sociology, Epistemology, and Political Philosophy, J. M. Herbener (a cura di), Kluwer, Boston 1993, p.207.

59  Gary North, An Introduction to Christian Economics, Craig Press, Nutley 1976, pp.xi-xii.

60  M.N. Rothbard, The Logic of Action One, cit., p.80.

61  Questa pretesa fu sostenuta, ad esempio, nella corrispondenza personale intercorsa con D.E. Rockett, autore del voluminoso opuscolo Modern Capitalism: A ChristianAgrarian Critique (2000), e da John Sharpe in un articolo 
comparso su <SeattleCatholic.com>.

62  Shawn Ritenour, «Praxeology as Christian Economics», 
relazione presentata alla conferenza Christianity and Economics presso la Baylor University, 7-9 novembre, 2002.

63  Benjamin Rogge, Can Capitalism Survive?, Liberty Fund, Indianapolis 1979. Padre J. Sadowsky sottolinea che non esiste «nulla negli articoli di fede, nulla nel contenuto della rivelazione» che spieghi in quale modo si potrebbe affrontare meglio la povertà. «Non esiste soluzione rivelata al problema della povertà, proprio come non esiste una terapia rivelata per il cancro. Esattamente come non esiste un farmaco rivelato, così non esiste un’economia rivelata.» Padre J. Sadowsky, The Christian Response to Poverty, 
The Social Affairs Unit, Londra 1985, p.3.

64  Edward Grant, Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto religioso, istituzionale e intellettuale, trad. it. di 
A. Serafini, Einaudi, Torino 2001.

65  Edward Grant, God and Reason in the Middle Ages, Cambridge University Press, Cambridge 2001, p.186.

66  Ibid., p.184.

67  E. Grant, Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto religioso, istituzione e intellettuale, cit. p.260.

68  E. Grant, God and Reason in the Middle Ages, cit., p.192. Corsivo nell’originale. Il punto di vista di Alberto secondo cui la teologia dovrebbe interferire il meno possibile nella filosofia naturale è enunciato in moltissime sue dichiarazioni. Parlando a proposito della ingenerabilità e incorruttibilità del cielo, afferma: «Esiste un’altra opinione, quella di Platone, secondo cui il cielo è derivato dalla causa prima attraverso la creazione dal nulla, e questa opinione è condivisa da tre fedi, quella ebraica, quella cristiana e quella saracena. Tutte affermano che il cielo è stato generato, ma non da qualcosa. Tuttavia non è importante che noi si discuta in questo contesto di tale opinione.» Ibid., 
p.192. Corsivo mio.

69  Ibid., pp.196-197. Corsivo mio.

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