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La rivoluzione scolastica di Ron Paul

Von Mises Italia - Ven, 02/01/2015 - 09:00

Ron Paul, Illustre Consigliere del Mises Institute, ha recentemente rilasciato il suo nuovo libro La rivoluzione scolastica: una nuova risposta al nostro malridotto sistema educativo. Il Dottor Paul ha parlato con noi del suo nuovo libro e come la decentralizzazione, la competizione, e l’istruzione on-line stiano rivoluzionando l’educazione.

Mises Institute: I suoi libri in passato hanno affrontato problemi come la moneta metallica, la proprietà privata, e il sistema delle banche centrali. Perché ora sta rivolgendo la sua attenzione all’educazione?

Ron Paul: La gente durante le campagne presidenziali ha parlato di una Rivoluzione di Ron Paul. Ma senza una rivoluzione nell’educazione non ci può essere nessuna Rivoluzione. Se le persone arrivano ad imparare la filosofia della libertà solo attraverso rappresentazioni satiriche, se proprio giungono ad impararla, e non vengono mai esposti agli economisti Austriaci, sarà difficile o impossibile sostenere nel lungo termine il nostro attuale slancio.

Non mi fraintenda: sono elettrizzato dai nostri progressi e sono più ottimista di quanto non sia mai stato. Ma per il lungo termine, sono preoccupato che tutto questo eccitamento possa svanire se non esista l’infrastruttura per mantenerlo. E questo significa che non possiamo ignorare l’educazione.

MI: Come descriverebbe la sua educazione? Come lo Stato ha cambiato il modo in cui siamo educati oggi rispetto ad allora?

RP: Io ero piuttosto felice della mia educazione. Ho frequentato una scuola pubblica, sì, ma sinceramente era circa tanto valida quanto un’istituzione governativa può essere: avevamo un completo controllo locale, nessuna pedagogia alla moda ma ridicola ci era stata imposta, e gli studenti venivano da famiglie con solide origini. Avevamo i nostri piantagrane, ma, davvero, nessuna delle patologie che incontriamo così spesso oggi.

MI: Lei cita Leonard Read più di una volta nel suo libro. Come ha formato i suoi punti di vista sull’educazione e la libertà?

RP: Da Leonard Read, che ho molto ammirato, ho preso un impegno ad educare il pubblico ai principi della libertà in ogni occasione. Leonard non avrebbe potuto immaginare le opportunità che avremmo avuto oggi – con internet, l’insegnamento a casa, e la straordinaria combinazione dei due.

MI: Le risorse online per l’educazione stanno rendendo più facile per le persone educarsi ed educare gli altri?

RP: Questo è metterla in modo blando! Avere le grandi opere dei grandi pensatori della nostra tradizione, più articoli, discorsi, libri, e materiale di ogni genere a portata di mano, semplicemente mi meraviglia. Anche senza un curriculum organizzato per guidare qualcuno, chiunque sia bramoso di conoscenza la troverà. Questo è il modo in cui molte persone finiscono con lo scoprire l’Istituto Mises, non è vero?

Sto gestendo un mucchio di progetti in questi giorni. Per certi versi, sono più occupato di quando ero in Congresso. Ma cosa ci può essere di più importante che toccare con mano le grandi idee della libertà, che cambiano la vita di future generazioni, e dare a questi studenti l’educazione che lei ed io avremmo solo potuto sognare?

Tuttavia, il curriculum che ho progettato (RonPaulCurriculum.com), e a cui faccio riferimento nel libro, è più che solo storia ed economia. È matematica e scienze, è letteratura, è scrittura, è capacità di parlare in pubblico, è imparare come iniziare la propria attività, e, soprattutto, è imparare come imparare. Tutte queste sono abilità che serviranno bene una giovane persona. Se un numero considerevole di giovani persone libertarie ha queste abilità, credo che le cose comincino a cambiare.

MI: Come può la competizione nell’educazione fornire una migliore esperienza per gli studenti?

RP: Allo stesso modo in cui la competizione in qualsiasi cosa fornisce una migliore esperienza per i consumatori. La competizione nell’educazione sarà particolarmente feroce. Se le scuole governative stanno spendendo tra i 10000 $ ai 15000 $ all’anno per studente, ed io posso dare agli studenti una migliore educazione per, diciamo, 750 $, come potrà il loro modello commerciale sopravvivere? Per inerzia, certamente, ma con i bilanci statale e locali sotto un crescente sforzo, come può durare a lungo l’attuale modello nel campo dell’educazione?

MI: Nel libro lei è chiaramente in favore dell’educazione a casa. Ma quando viene il momento di andare all’università, non avranno bisogno gli studenti di un qualche certificato formale rilasciato da una scuola accreditata?

RP: In questi giorni, con l’educazione domestica sempre più convenzionale, e con le competenze accademiche di così tanti ragazzi educati a casa non più messe seriamente in dubbio, le università sono meno severe su questo. Qualcuno con buoni risultati ai test standard, o che ottiene crediti universitari tramite gli esami CLEP (NdT: College Level Examination Program, ovvero Programma di Esami di Livello Universitario), ha dimostrato i meriti sia del suo curriculum sia suoi personali. Il mio personale curriculum di educazione a casa, il Ron Paul Curriculum, pone il superamento degli esami CLEP come una priorità. Questo è un fiore all’occhiello per lo studente, e sono una montagna di soldi nei portafogli dei genitori quando uno studente può saltare corsi, o addirittura intere classi.

MI: Nonostante tutta questa crescita dell’educazione a casa, la maggior parte degli studenti continua ad andare in scuole pubbliche. Dunque, è possibile fare la differenza con così tanti che ancora ricevono un’educazione convenzionale indirizzata dallo Stato?

RP: Non abbiamo bisogno di convincere tutti. La maggior parte delle persone non hanno alcun interesse nelle questioni che guidano lei e me. Dobbiamo persuadere una minoranza dedicata. Dobbiamo raggiungere i leader intellettuali di domani dalle nostre fila. Se anche il 5 percento del pubblico americano fosse veramente pratico dei grandi pensatori e classici della filosofia della libertà, sarebbe una situazione molto, molto diversa.

Inoltre, ricordi che la trasmissione di notizie ed informazioni sta diventando decentralizzata. Uno non deve più essere parte dei mezzi della classe dirigente per ricevere ascolto o addirittura essere seguito. Sto cercando di allenare le prossime generazioni di libertari a prendere questo ruolo. In questo modo possiamo avere un’influenza spropositata rispetto al numero che siamo.

Un’ultima cosa, se posso: penso che molti genitori che gradiscono l’idea dell’educazione a casa manchino di confidenza nel farlo. Questa è una paura comprensibile. Pochi genitori si sentono a loro agio all’idea di rispondere ai lori figli a domande di calcolo e fisica. In La rivoluzione scolastica spiego perché questo problema non debba essere insuperabile. I genitori possono dare ai loro figli un’educazione eccellente senza che siano loro ad insegnare la gran parte delle materie ai livelli più alti, o senza assumere insegnanti costosi.

Stiamo vivendo in un periodo di rapidi cambiamenti, in così tante aree della vita. Il modo di educare può essere il più importante di questi cambiamenti. Dobbiamo essere in anticipo. Questo è il motivo per cui ho scritto questo libro.

Intervista a Ron Paul su Mises.org

Traduzione di Adriano Gualandi

Adattamento a cura di Giovanni Barone

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Che brutto Capodanno

Luogocomune.net - Gio, 01/01/2015 - 18:30
Oggi, 1° gennaio 2015, ho passato una giornata orribile.

Inizialmente, ho voluto attribuire il mio malumore al discorso di ieri sera di Giorgio Napolitano: un discorso talmente vuoto, talmente insignificante, talmente irritante per la sua pochezza da far pensare ad una sofisticata ed intenzionale presa per il culo.

Ma poi mi sono reso conto che da lui non avrei dovuto aspettarmi niente di diverso, per cui non potevo certamente usare il discorso del presidente come capro espiatorio per il mio malumore.

Ho pensato allora che la colpa fosse del discorso di Beppe Grillo: il famoso "controdiscorso" di fine anno, tanto annunciato e tanto atteso, che avrebbe dovuto fare pelo e contropelo alla versione istituzionale della nostra realtà, e che invece si è rivelato ancora più vuoto, insignificante e inutile di quello di Napolitano.

Ma poi mi sono reso conto che anche da Beppe Grillo non avrei dovuto aspettarmi niente di diverso. Ormai lui il suo percorso lo ha fatto, le cose che doveva dire le ha dette, e la strada da seguire ce l'ha indicata. Non è quindi giusto aspettarsi che arrivi ancora da lui quella luce che dovrebbe guidarci verso un futuro migliore.

Dopo ore di amari rimasticamenti, ho finalmente capito la natura del mio malessere: è la triste realizzazione che gli italiani sembrano ormai aver accettato la situazione attuale ...

Perché l'anarchia?

Freedonia - Mer, 31/12/2014 - 11:12




di Daniel Krawisz


Anarchia, i Pregiudizi

Lo stato è definito come un'organizzazione che rivendica un diritto ultimo su tutti i servizi all'interno di un determinato territorio e il diritto di difendere questo monopolio con la forza. Gli statalisti sono persone che credono sia nei diritti rivendicati dallo stato sia nella necessità di uno stato. Anarchia significa apolidia e gli anarchici credono che gli stati siano indesiderabili ed eticamente ingiustificati.[1]

Anarchia non vuol dire caos o barbarie: anche se gli anarchici comprendono un gruppo molto eterogeneo e non posso assolutamente negare che ci siano anarchici che sostengono la violenza, la schiacciante maggioranza di anarchici crede che l'anarchia promuova la pace e la cooperazione, a differenza dello statalismo. La maggior parte degli anarchici direbbe che Hobbes è colpevole di una falsa premessa quando descrive lo stato di natura come "una guerra di tutti contro tutti."[2] Perché le persone in questo stato di natura avrebbero aspettato così a lungo prima di cercare sicurezza, tanto da finire letteralmente in guerra l'uno contro l'altro? Sicuramente ci deve essere stato un periodo precedente in cui sono vissuti abbastanza lontani e possedevano abbastanza terra per sé stessi da non aver particolarmente bisogno di sicurezza.

La descrizione di Hobbes non si adatta tanto ad una società in cui non è mai esistito alcuno stato, ma piuttosto ad una in cui uno stato è crollato e ha lasciato un vuoto nei servizi che in precedenza aveva monopolizzato. La stessa falsa premessa è stata promulgata nel corso dei secoli sin da quando Hobbes la rese popolare. Gli statalisti non l'hanno esaminata in maniera critica e hanno ignorato gli appelli degli anarchici.[3] Eppure è solo a causa del monopolio dello stato se può venire a crearsi un tale vuoto: se questi servizi fossero forniti da diverse organizzazioni, nessuna delle quali in possesso di un monopolio territoriale, il crollo di una qualsiasi di esse non comporterebbe alcun vuoto di potere o scoppio di violenza. Le organizzazioni rimanenti sarebbero pronte ad espandersi e a riempire i vuoti.




Alle persone viene detto che lo stato di natura è terribile, ma nessuno ha la possibilità di provare questa affermazione rivendicando un certo territorio e dichiarandolo paese indipendente.[4] Ma cos'è lo stato di natura?

Tutti quei racconti che dovrebbero dimostrare l'orrore dell'anarchia, come la Somalia, possono essere spiegati facilmente come ulteriori problemi dello statalismo: se uno stato fallisce, allora il caos risultante non dovrebbe essere visto come una conseguenza della libertà (a nessuno era stata data l'opportunità di creare istituzioni alternative) ma come una debolezza intrinseca del monopolio stesso.[5] La tesi dello stato di natura si è protratta così a lungo perché quando le persone hanno paura smettono di pensare. Visto che lo stato è costruito in modo tale che il suo crollo significhi caos, ne deriva che l'apolidia in sé non è il problema.

Quando si immagina la formazione della società, come un graduale accrescimento, persona dopo persona (o tribù dopo tribù), allora l'intero problema assume un carattere diverso. In primo luogo, in nessun punto del processo si può affermare che vi sia un vuoto di potere. Una volta che due persone iniziano a vivere abbastanza vicino l'una all'altra, facendo emergere la necessità di un accordo tra di loro, esse possono stipularlo senza che uno ricopra il ruolo di padrone o senza legarsi ad un'alleanza eterna. Al crescere della società, le strutture informali possono diventare più formali, ma non c'è alcun motivo affinché emerga necessariamente un monopolio territoriale.

In secondo luogo, non è sufficiente giustificare l'esistenza di organizzazioni atte alla sicurezza definendole come il semplice soddisfacimento di un bisogno, ma bisogna inserirle nello stesso insieme di regole da cui emergono tutte le organizzazioni umane. La società non può contare su regole che sono applicabili solo retroattivamente. Nessuno saprebbe cosa potrebbe o non potrebbe fare, e per cosa potrebbe essere punito il giorno successivo. Nessuno potrebbe fare piani per il futuro, e quindi non ci sarebbe alcun modo per essere certi di beneficiare dalla cooperazione. Purtroppo questi sono i tipi di regole che si applicano alle organizzazioni politiche in un panorama statalista. Riconoscere un certo bisogno, diciamo per una via di comunicazione, non giustifica l'improvviso inserimento involontario di un intero popolo in un unico insieme collettivo gigante. Che oggi la gente la pensi in modo diverso riguardo alle attività statali, rappresenta una comprensione che lo stato esiste al di fuori del regno dell'imprenditorialità umana. Un'azione che un giorno potrebbe portare alla creazione di uno stato e a fornire i servizi necessari di giustizia e sicurezza, può essere giustificata solo retroattivamente. Se il tentativo ha esito positivo, verrà considerata una rivoluzione gloriosa; ma se fallisce, si parlerà solo di tradimenti, terrorismo o criminalità organizzata.

Una società anarchica, quindi, deve essere pensata come a qualcosa che viene costruito poco a poco, pezzo dopo pezzo, e in cui nessuna persona o organizzazione può pretendere regole uniche per sé stessa.



L'Ingiustizia dello Stato

In circostanze ordinarie, quando due persone discutono per il controllo di qualcosa, non si dichiarano guerra ma piuttosto presentano argomenti. Le ragioni della controversia sono semplici: ognuno desidera una sorta di controllo esclusivo su un determinato oggetto. Se uno di loro non lo volesse, allora cederebbe semplicemente la proprietà all'altro. Tuttavia queste ragioni sono sufficienti per risolvere la controversia, perché quando entrambi dicono "lo voglio", si distinguono da un qualsiasi osservatore imparziale. E' prevedibile che cercheranno di sovvertire i fatti a proprio vantaggio e che una considerazione astratta della giustizia non è nel loro interesse; invece tenteranno di sostenere le loro rivendicazioni mediante l'applicazione di teorie astratte in modo da non apparire come di parte. Le regole devono essere imparziali — devono trattare tutti allo stesso modo. I fatti storici, d'altra parte, sono imparziali. Qualcuno può presentare dei fatti che lo riguardano, senza farlo apparire di parte.

Qualcuno che vuole giustificarsi davanti alla società dopo un atto ingiusto, non si limita ad argomentare contro la giustizia stessa e a sostenere che la forza è l'unica via. Invece propone una teoria secondo la quale le sue azioni sono giustificate. Se un invasore convince tutti gli altri che lui è il legittimo proprietario della proprietà invasa, allora sarà l'attuale proprietario a venire sfrattato. Anche gli stati cercano di giustificare il loro potere di monopolio con una teoria. Tuttavia c'è sempre qualcosa di sbagliato nelle loro teorie — finiscono sempre col proporre qualcosa che non avrebbe senso se la gente comune o le organizzazioni cercassero di adottarle.

La discussione fin qui evidenzia tre caratteristiche della giustizia con cui la maggior parte delle persone sarebbe d'accordo: il suo scopo è quello di scoraggiare o prevenire la violenza; il suo metodo è quello di applicare regole universali astratte a situazioni concrete; e l'applicazione delle sue norme dipende da fatti oggettivi piuttosto che da asserzioni mendaci. Tutti i tentativi di giustificare lo stato vìolano come minimo uno di questi tre principi. Comportano un appello alla violenza, privilegi speciali, o bugie sui fatti storici. Queste sono le insidie dello statalismo.

Come mentono gli statalisti? Si dice che i primi stati siano stati istituiti dagli dei. Il privilegio del re era la capacità di eseguire rituali in grado di placarli.[6] I re medievali giustificavano la loro posizione di dominio e la loro superiorità rivendicando un diritto divino che derivava da Dio stesso e linee familiari riconducibili alle classi alte dell'antica Roma. Usiamo non sequitor simili e storie assurde per giustificare gli stati di oggi. Ad esempio, raccontiamo storie di un "contratto sociale" costruito su un "tacito consenso." Questo contratto immaginario include tutti sin dalla nascita, anche se nessuno l'ha effettivamente firmato. E' stato creato in un ipotetico "stato di natura" che non si è mai verificato.[7] Questa storia può anche non essere inverosimile, ma è una forma di mitologia tanto quanto quella in cui Atena giura fedeltà a Zeus.

Nessuno crede per davvero che sia esistito uno stato di natura in cui è stato redatto il contratto sociale. Questo mito è una bugia: viene utilizzata per sostenere che le persone abbiano dato il loro consenso alla creazione dello stato. In poche parole, la gente non ha dato il proprio consenso alla creazione dello stato. La teoria del contratto sociale tenta semplicemente di dipingere l'alternativa allo statalismo come qualcosa di così indesiderabile che nessuno dovrebbe preferire; e poi, in virtù di ciò, sostiene che le persone abbiano dato il loro consenso. Tale consenso è cambiato in qualcosa di più simile all'obbedienza passiva. Questo è come dire che uno stupro è consensuale perché la vittima non resiste attivamente per paura che la situazione possa peggiorare. Anche se si potesse dimostrare che le alternative alla statalismo fossero tutte peggiori, tutto ciò continuerebbe a non aver nulla a che fare con il consenso dei popoli.

"Potete sempre andarvene!" solgono ripetere gli statalisti. Prima di tutto, questo non è sempre vero. In secondo luogo, c'è la questione della giustificazione dello stato. Se lo stato non è giustificato nel potere che esercita, allora è lo stato che sta violando i miei diritti ed è lo stato che dovrebbe andarsene. Dire "potete sempre andarvene" non è diverso dal dire che una persona, la cui casa viene improvvisamente occupata da soldati, potrebbe andarsene e trasferirsi in una casa diversa (un'altra anch'essa occupata da un gruppo di soldati). Il mito del contratto sociale non è altro che una minaccia.

La bugia del consenso dei popoli è collegata alla menzogna che lo stato è l'agente del popolo. Tutti gli stati moderni propugnano questa affermazione. Nel caso di un dittatore, c'è un solo uomo che sostiene di parlare a nome del popolo. In un sistema elettorale, vi è una serie di norme procedurali che dovrebbero rappresentare il modo con cui il popolo esprime i suoi desideri. Tuttavia, si può essere l'agente di un'altra persona se per entrambe le parti ci sono vantaggi. Un'organizzazione non può essere l'agente di quegli individui dai quali sottrae unilateralmente fondi attraverso la tassazione. Se i suoi contribuenti morissero tutti o se diventassero così poveri da non essere più in grado di supportarlo, lo stato ne rimarrebbe di certo danneggiato. Quindi lo stato è l'agente delle persone nella misura in cui è improbabile che le possa uccidere tutte o impoverirle tutte — solo quelle con cui può farla franca.

E' così che mente lo stato. Che dire dei privilegi speciali? Qui ci troviamo di fronte ad un caso in cui due cose sono empiricamente indistinguibili, ma si sostiene che meritino un trattamento diverso in base alla loro identità. Ad esempio, se una persona dice che può uccidere chiunque voglia, mentre tutti gli altri non possono, o se qualcuno dice che si dovrebbe credere ad una storia esclusivamente per sentito dire, ma bisogna basarsi su elementi di prova per tutto il resto, abbiamo a che fare con casi di privilegi speciali. Lo statalismo si basa sui privilegi speciali perché giudica le azioni e i diritti in modo diverso a seconda dei casi, quando in realtà non ci sarebbe alcuna differenza empirica a contraddistinguerli.

Alle persone viene insegnato fin dalla più tenera età a non mettere in discussione la natura dello stato in cui sono nati, sia essa una dittatura o una democrazia, e a denunciare coloro che cercano inutilmente di ribellarsi. Tuttavia, per loro dovrebbe essere abbastanza facile immaginare una storia alternativa: le ribellioni falliscono o hanno successo. In tal caso, bisognerebbe ammettere che verrebbero insegnate lezioni diverse e le varie azioni verrebbero trattate come legittime o traditrici rispetto al presente. Ad esempio, se la ribellione americano fosse fallita, i membri del Congresso Continentale oggi sarebbero visti come dei pazzi, dei cospiratori. Se la Confederazione si fosse difesa con successo, allora Jefferson Davis e Robert E. Lee sarebbero stati considerati eroi e Abraham Lincoln sarebbe stato considerato un tiranno.




Lo standard oggettivo, attraverso il quale viene giudicata la creazione di uno stato, è il successo. Questo standard può essere applicato solo retroattivamente, quindi dal punto di vista di coloro che lo vivono (che non hanno il vantaggio di conoscere il loro futuro) è assolutamente relativistico. Tutte le altre tesi a sostegno di un particolare stato sono argomenti ad-hoc e destinati ad arrivare ad una conclusione scontata.

Anche se gli argomenti astratti sul contratto sociale potrebbero stabilire la necessità di un monopolista unico sulla legislazione, sulla polizia, sui tribunali e sulla difesa nazionale, rappresentano un non sequitor per passare da una descrizione astratta di uno stato alla conclusione che qualsiasi organizzazione statale attuale è legittima. Anche se ci può essere una nazione e un popolo, non ci deve essere necessariamente un leader. Immaginate una nazione con due stati democratici, ognuno dei quali accetta i voti di tutta la popolazione, approva leggi indipendenti, in cui si indicono elezioni contemporaneamente e ognuno sostiene di essere il vero stato. Secondo la teoria standard dello stato, non c'è modo per risolvere la questione se non attraverso una guerra, che è una giustificazione post hoc. Allo stesso modo, potrei pure dire che i Boy Scout d'America o della Berkshire Hathaway dovrebbero essere i giusti monopolisti e che l'organizzazione che governa attualmente è un impostore. Il fatto che i governi attuali siano conformi all'idea di uno stato, non offre loro una giustificazione etica per ricoprire tale posizione. Questa situazione è simile a quella in cui le persone di varie religioni usano gli argomenti astratti per tentare di dimostrare l'esistenza di Dio, e quindi suppongono che la loro religione sia quella giusta senza distinzione per le altre.

Inoltre le azioni necessarie alla creazione di uno stato sarebbero indistinguibili (secondo una qualsiasi verifica empirica) dalle azioni necessarie per creare un'organizzazione mafiosa. Immaginate un'organizzazione mafiosa che stabilisce un racket di protezione in un quartiere. La mafia ha un incentivo a proteggere le persone contro la micro-criminalità, perché non vuole concorrenza. Vuole che le attività nel suo dominio restino in buone condizioni, in modo che ci siano un sacco di soldi da intascare. Quindi è probabile che la mafia offra un servizio di protezione. Sarebbe razionale se le persone in quel territorio dicessero che quei padroni fossero preferibili all'incertezza che potrebbe derivare se tale organizzazione venisse annullata; ma questo non significa che non siano oppresse. Supponiamo ora che la mafia indìca un'elezione su chi sarà il prossimo padrino. Naturalmente nessuno dei candidati può dire che porrà fine al racket della protezione o scioglierà la mafia. Sarebbe razionale se le persone votassero per qualsiasi candidato sembrasse il meno opprimente, ma neanche questo potrebbe giustificare tale organizzazione; tutto questo significa che il popolo oppresso ha conferito una certa indulgenza a questi loschi figuri.

Ora supponiamo che la mafia cominci a spendere un po' dei suoi soldi (derivanti dal racket della protezione) per cose benefiche, come scuole e rifugi per i senzatetto. Semmai dovesse fallire le cose andrebbero peggio. Anche se le persone smascherano questo trucco, sarebbe difficile resistere dal diventare sempre più dipendenti. Il popolo direbbe: "Sono già stato costretto ad entrare in questo sistema, quindi perché non dovrei cercare di ricavarne quel che posso?"

Questa situazione è tanto diversa dal moderno stato democratico? Solo a parole. Proviamo a sostituire alcune parole: stato al posto di mafia, presidente al posto di padrino e fisco al posto di racket della protezione. Tutte le misure intraprese da questa ipotetica organizzazione mafiosa possono essere spiegate come un mezzo affinché dei banditi possano radicare la propria posizione di comando attraverso il racket della protezione; quindi perché la democrazia e i programmi sociali dovrebbero essere considerati benevoli e benefici quando messi in atto da uno stato?

Si noti che non esiste un problema simile con le organizzazioni private come le imprese, i club, o le comuni. Ognuno di questi esiste secondo le proprie regole, perché tutti quelli che vi sono coinvolti decidono, a proprio vantaggio, di seguire quelle regole. Se qualcuno decidesse che tali norme non rientrassero più nel proprio interesse, allora potrebbe smettere di seguirle e l'organizzazione si ridurrebbe fino all'osso.

L'unico modo che hanno gli stati per sottrarsi dallo special pleading, oltre a ricorrere alle bugie, è dichiarare la loro vittoria sule alternative ipotetiche. Questo è un appello alla violenza, il che significa equiparare la giustizia alla vittoria. Un'organizzazione governativa si distingue dalle altre per il fatto che ha potere su di loro e ha sconfitto con successo i suoi rivali. L'espressione "il potere conferisce i diritti" è generalmente intesa come una teoria grottesca e immorale, così gli statalisti usano sotterfugi intellettuali per nascondere il fatto che questo rappresenta il fondamento della loro teoria.

Tutti gli stati moderni esistono perché un piccolo gruppo di persone ha stabilito un nuovo ordine su un certo territorio e ha sfruttato una struttura di potere esistente per imporrlo alle altre persone. Sì, le persone possono anche aver votato un tale ordine, ma l'elezione stessa è stata imposta. Qualcuno ha scelto di essere vincolato per sempre alla decisione che gli è stata offerta? E per quanto riguarda le persone che non hanno votato? Come si può vincolarle alla decisione?

Perché è necessario preoccuparsi di un crimine che è accaduto tanto tempo fa? Se è vero che lo stato non ha giustificazioni per esistere ed è fondato sul crimine, allora tale crimine viene ancora commesso. Se lo stato non ha il diritto di rivendicare la proprietà sul suo territorio, allora ogni suo atto rappresenta un'altra invasione. La fiscalità e la regolamentazione sono estorsioni. La detenzione e la reclusione sono schiavitù. La guerra è un omicidio di massa.

La nostra naturale avversione alla violenza e la nostra comprensione intuitiva, vengono scavalcate facendo appello al senso di colpa e alla paura. Alle persone viene detto, senza prove, che dovrebbero temere tutte le alternative allo statalismo poiché irrimediabilmente violente. Viene anche detto loro che la violenza è inevitabile perché gli esseri umani sono intrinsecamente malvagi. La violenza dello stato è necessaria perché le persone hanno bisogno di padroni potenti affinché siano tenute sotto controllo. Lo stato è la maledizione del peccato originale. Naturalmente questo non ha senso perché lo stato è gestito da esseri umani e non da angeli, così tutto il male che ritroviamo nella natura umana senza costrizioni dovremmo ritrovarlo nello stato stesso e nel modo in cui tratta i suoi sudditi.

Lo stato fa ricorso alla violenza raccontando ai suoi sudditi che il suo regno è inevitabile. Se non potesse governare, il potere verrebbe preso da qualche altra banda. Quindi è meglio lasciare le cose come stanno. Come ho detto sopra, è razionale che le persone si sottomettano ad un oppressore se temono qualcosa di più del cosiddetto ordine stabilito, ma non è razionale che dicano che l'oppressore è giusto e che acconsentano al suo governo. Piuttosto si dovrebbe dire che lo stato è cattivo, ingiusto e, nonostante i doni che elargisce e i privilegi che concede, un nemico e un invasore.

E' impossibile difendere lo stato senza cadere in una di queste tre fallacie. La violenza e le minacce di violenza sono le ragioni storiche per cui alcuni stati esistono e altri hanno fallito. Se in generale non si vuole dire che la violenza è giustificata, si dovrebbero guardare quelle prove empiriche nella storia che hanno creato gli stati e che possono essere definite universalmente applicabili a tutti gli esseri umani. Tuttavia, questo è impossibile. Non c'è differenza empirica tra chi tenta di creare uno stato dalle ceneri di un fallimento precedente, e chi cerca di creare un'organizzazione mafiosa. Se non si vuole dire che alcuni stati sono giustificati e altri no, allora l'unica soluzione è quella di mentire sulla storia.



La Società Volontaria

C'è un altro argomento statalista a cui mi vorrei rivolgere. Qualsiasi tesi secondo cui non può esistere un'alternativa praticabile allo statalismo, soffre di una mancanza di immaginazione. Sebbene non sia possibile immaginare ogni modello di produzione alternativo per la giustizia e la deterrenza della criminalità, sostenere che non ne possa esistere nessuno è solo dogma, non una prova. E non c'è modo di fornirne una se non permettere alle persone di secedere individualmente e testarlo da sé. Il fatto che questo non venga permesso è la prova stessa che lo stato non può permettersi che qualcuno metta alla prova i suoi dogmi.

Non pretendo di sapere esattamente come verrebbero forniti questi servizi, ma sono stati proposti alcuni modelli di business molto plausibili.[8] Tuttavia, il punto essenziale è che le istituzioni che scoraggiano la criminalità non hanno bisogno di monopolio. In realtà non potrebbero essere monopolisti, perché non ci sarebbe nessuno a scoraggiarli. Invece se la società fosse organizzata più come una rete che come una gerarchia, ognuno avrebbe un po' più di potere su tutti gli altri in determinate circostanze.

L'anarchismo è il rifiuto di una particolare idea e non è allineato ad una qualsiasi visione del mondo o ideologia. L'anarchia è abbastanza aperta da concedere alle persone diversi modi di vivere, laddove lo statalismo implica necessariamente l'imposizione di determinate norme su determinati gruppi. Ci sono anarchici che amano le cooperative e anarchici che amano l'iniziativa individuale dei lavoratori. Ci sono anarchici religiosi e anarchici atei. Ci sono anarchici hippie e anarchici yuppie.

Purtroppo per la maggior parte delle persone la realtà del potere è più interessante della conclusione logica di un argomento etico. Le persone diventano anarchiche perché credono nell'idea astratta di giustizia piuttosto che nello spettacolo suggestivo di coloro che sostengono di impugnarla, e credono nella propria capacità di pensare in modo indipendente piuttosto che nelle ideologie presentate delle autorità. E allora diventano anarchiche quando si rendono conto quali sono gli errori alla base di tutte le azioni dello stato e della sua stessa esistenza. Per essere un anarchico, quindi, è sufficiente respingere le bugie, le fallacie logiche e la conquista violenta come giustificazione legale. L'anarchismo non è estremismo: è semplicemente corretto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


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Note

[1] Qui uso il termine anarchismo per includere tutte le filosofie politiche che si oppongono allo stato. Tuttavia ci sono alcuen considerazioni da fare. Di norma gli anarchici si oppongono sia ad una giustifiazione per l'esistenza di uno stato sia ad una sua necessità. Ma teoricamente ci potrebbe essere un anarchico che si oppone solo ad una delle due opzioni sopracitate. Io, sinceramente, non ho mai incotnrato un esempio del genere. Esistono sia anarco-capitalisti che anarco-socialisti, così come molte altre correnti di anarchismo. Tuttavia gli anarco-socialisti potrebbero dire che gli anarco-capitalisti non sono anarchici “veri”, quindi il termine anarchico si dovrebbe fare riferimento solo a loro. Questo è un argomento ostico perché i due gruppi sono molto più affini di quanto possa sembrare, ed è sciocco voler trasformare una parola che significa ‘nessun governo’ in qualcosa che significa ‘niente profitti o saggi salariali volontari’.

[2] Si veda Hobbes, T., Leviathan or the Matter, Forme, & Power of a Common-wealth Ecclestical and Civill, Gutenberg.org. Vi consiglio di leggere questo libro. Resterete esterrefatti per quanto è illogico e per come è scritto male. Non ci sono più scuse oggi per prendere seriamente Hobbes.

[3] Si veda Rawls, J., A Theory of Justice, Belknap Press of Harvard University Press, 30 Settembre 1999 e Epstein, R., Principles For A Free Society: Reconciling Individual Liberty With The Common Good, Basic Books, 13 Ottobre 2002. Rappresentano due grandi lavori sullo statalismo, uno da una prospettiva di sinistra e l'altro da una libertaria. Entrambi i libri hanno in comune il tentativo di giustificare lo stato da un punto di vista funzionale e non affrontano i problemi etici riguardo la creazione dello stato.

[4] Si veda Murphy, R., “But Wouldn’t the Warlords Take Over?”, Mises Daily, 7 Luglio 2005 per una confutazione eccellente della tesi riguardante i signori della guerra.

[5] Si veda Notten, M., The Law of the Somalis: A Stable Foundation for Economic Development in the Horn of Africa, The Red Sea Press Inc., 27 Novembre 2005 per una diversa interpretazione dei problemi della Somalia rispetto a quella presentata dai media mainstream.

[6] Si veda Trigger, B., Understanding Early Civilizations: A Comparative Study, Cambridge University Press, 16 Aprile 2007 per una discussione profondamente anti-statalista di un certo numero di antiche civiltà, includente anche meravigliose riflessioni sulla religione e sulla politica.

[7] Epstein, in particolare, fa un lavoro eccezionale nel rendere tutto ciò solido e plausibile. Epstein, 2002.

[8] Per esempi a tal proposito si veda Guillory, G., Tinsley, P., “The Role of Subscription-Based Patrol and Restitution in the Future of Liberty”, vol. 1, no. 12, Libertarian Papers, 2009 per quanto riguarda modelli di produzione di libero mercato concernenti la polizia e la protezione, e Block, W., The Privatization of Roads and Highways, Ludwig von Mises Institute, 2 Novembre 2012 per modelli di produzione di libero mercato concernenti le strade.

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Previsioni 2015

Luogocomune.net - Mar, 30/12/2014 - 12:52
Come sarà il 2015?

Invitiamo gli utenti a fare delle previsioni sull'anno che viene.

Che cosa succederà nella politica italiana? Chi sarà il nuovo presidente della repubblica? Il governo Renzi arriverà a fine anno? Ci saranno elezioni anticipate? Berlusconi tornerà in pista? Ci sarà una spaccatura nella sinistra? (Altro...) E che cosa non succederà, invece, fra le cose che dovrebbero succedere?

Che cosa succederà in politica estera? Come si evolverà la crisi fra Occidente e Russia? Quali altri potenziali focolai potranno esplodere in vere e proprie crisi internazionali? La Grecia uscirà dall'Euro? (Altro...) E che cosa non succederà, invece, fra le cose che dovrebbero succedere?

Wildcard: riesci a prevedere un evento particolare, del tutto inaspettato, che caratterizzerà le cronache del prossimo anno?

(Chi le azzecca tutte vince una iscrizione gratuita al CICAP e una cena con Piero Angela).

Il veleno al cuore della macroeconomia

Freedonia - Mar, 30/12/2014 - 11:15
«Non vi sono imposte che non tendano a diminuire la capacità di accumulazione. Tutte le imposte ricadono o sul capitale o sul reddito. Se intaccano il capitale riducono in proporzione il fondo la cui entità determina l’entità dell’industria produttiva; se ricadono sul reddito diminuiscono l’accumulazione o costringono i contribuenti a risparmiare l’ammontare dell’imposta e a diminuire in misura corrispondente il loro precedente consumo. [...] I governi non dovrebbero mai imporre tributi che gravino inevitabilmente sul capitale perché così facendo essi intaccano i fondi destinati alla sussistenza dei lavoratori e diminuiscono la produzione futura del paese.»

-- David Ricardo, Principi di Economia
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di Frank Hollenbeck


Mario Draghi, in uno dei suoi ultimi discorsi, ha spronato i governi ad allentare le misure di austerità in modo da stimolare la domanda aggregata (un ossimoro). Il presidente del FMI, Christine Lagarde, di recente ha esortato la BCE affinché prosegua la sua politica monetaria allentata fino a quando la domanda aggregata non si riprenderà. Il segretario del Tesoro USA, Jack Lew, per anni ha suggerito che il governo intervenisse per aumentare la domanda aggregata. A sua volta ha tenuto conferenze in Germania, Giappone e Cina sulla necessità di incoraggiare la domanda. E' triste che tale assurdità sia costantemente promossa da alcune delle persone più influenti al mondo, tra cui molti economisti, e che continui a servire come base per la teoria macroeconomica contemporanea.

Questo indottrinamento didattico sulla domanda aggregata è simile alle credenze del passato, come il sole che girava intorno alla terra.

Non abbiamo bisogno di rilanciare la domanda. Il motivo per cui lavoriamo, produciamo, è quello di consumare; non c'è mai una mancanza di domanda. La funzione primaria dei prezzi è quella di razionare la produzione rispetto ad un insaziabile desiderio di consumare. Come disse Ricardo nel 1820: "Gli uomini sbagliano nella loro produzione; non vi è carenza di domanda."

Un buon macroeconomista non avrebbe mai detto che la domanda aggregata è un problema in una economia basata sul baratto. Tuttavia, gli economisti che insegnano macroeconomia, o i politici o i giornalisti che seguono i loro corsi, continuano ad essere confusi. Anche Keynes nella sua critica della Legge di Say non voleva capire il caso del baratto. Nella sua teoria generale, riporta una citazione di Mill:

Supponiamo in primo luogo che la quantità di merci prodotte non sia maggiore di quello che la comunità sarebbe felice di consumare: in questo caso, è possibile  che ci possa essere una carenza di domanda per mancanza dei mezzi di pagamento? Coloro che la pensano così non hanno considerato la natura del mezzo di pagamento. Si tratta semplicemente di merci. I mezzi di pagamento di ogni persona sono costituiti da ciò che egli stesso possiede. Tutti i venditori sono inevitabilmente acquirenti ex vi termini. Se potessimo raddoppiare improvvisamente le forze produttive del paese, raddoppieremmo l'offerta di merci in tutti i mercati; ma raddoppieremmo anche il potere d'acquisto. Ognuno porterebbe una domanda doppia: chiunque sarebbe in grado di acquistare due volte tanto, perché ognuno avrebbe due volte tanto da offrire in cambio. – Mill, “Principles of Political Economy” Libro III, capitolo XIV, §2
Keynes poi conclude che il raddoppio della produzione non raddoppierà necessariamente la domanda, in quanto ci potrebbe essere una mancata corrispondenza tra domanda e offerta creando risorse inattive (disoccupazione). Questa è stata un'affermazione ambigua poiché Keynes omise convenientemente le frasi successive di Mill:

E' probabile, infatti, che ora ci sarebbe una sovrabbondanza di certe cose. Anche se la comunità raddoppiasse volentieri il suo consumo aggregato, avrebbe già tanto quanto desidera e preferirebbe fare altro piuttosto che raddoppiare il consumo; ad esempio, esercitare il suo potere d'acquisto incrementato per qualche cosa di nuovo. Se accadrà ciò, l'offerta si adatterà di conseguenza e i valori delle cose continueranno a conformarsi al loro costo di produzione.
Diamo uno sguardo più da vicino al baratto con un semplice esempio.

Supponiamo di avere un'isola, con Robinson Crusoe come suo unico abitante. Ha tessuto alcune reti e passa le sue giornate a pescare. Ora supponiamo che voi arriviate in barca sull'altro lato dell'isola. Dopo aver preso familiarità con l'ambiente circostante, visitate l'isola e incontrate Robinson, che ha molti pesci ad essiccarsi sotto il sole estivo. Siete molto affamati poiché non avete mangiato da molti giorni, pertanto desiderate ardentemente il pesce di Robinson. Ma a parte la natura altruistica iniziale di Robinson, non vi darà un pesce fino a quando non avrete qualcosa da offrire in cambio. In altre parole, è necessario dare prima di poter avere.

E' vero che non potete produrre qualunque cosa vogliate, infatti è necessario che produciate ciò che vuole Robinson. Non è possibile soddisfare la sua domanda finché non fornite l'offerta, la giusta offerta

Questa è la versione più semplice della legge di Say, secondo cui "l'offerta crea la domanda", o, più precisamente, "l'offerta giusta costituisce la domanda". Questa legge è al centro della polemica tra gli economisti che sostengono l'intervento diretto del governo nell'economia e quelli contrari. I keynesiani credono che l'unica cosa importante è la domanda; ma nell'esempio l'unica cosa importante è che avete fame. Gli economisti classici ritengono importante l'offerta giusta; Robinson vuole qualcosa in cambio per il suo pesce.

Ora supponiamo che Robinson si impegni a pescare più pesce di quanto ne possa consumare in cambio delle noci di cocco che voi volete raccogliere. Se nessuno dei gusti cambia, allora la nostra semplice economia può continuare per sempre secondo questo equilibrio. Non c'è disoccupazione o risorse inutilizzate. Naturalmente nella vita reale i gusti cambiano, e l'offerta viene costantemente riadattata generando risorse temporaneamente inattive e disoccupazione transitoria, il tutto per soddisfare una struttura della domanda di beni e servizi in continua evoluzione. Questa "struttura di desideri" in continua evoluzione guida i cambiamenti dell'offerta.

Supponiamo che, un giorno, Robinson decida che le noci di cocco non gli piacciono più. Qual è la soluzione? Ricordate, l'unico motivo per cui Robinson pescherebbe più pesci è per scambiarli con altri beni e servizi. Non ha perso la domanda, è cambiata solamente l'offerta giusta al prezzo giusto per soddisfare la sua domanda.

Abbiamo un problema di domanda insufficiente per le noci di cocco? Se il governo sequestrasse i pesci di Robinson Crusoe per acquistare le noci di cocco da voi, ciò colmerebbe la lacuna nella domanda di noci di cocco? Qualsiasi persona ragionevole direbbe di "NO" – da qui la stupidità delle discussioni economiche circa un output gap, o le politiche della domanda per raggiungere il PIL potenziale. Inoltre, Robinson Crusoe probabilmente pescherebbe di meno poiché ora sarebbe costretto a condividere i frutti del suo lavoro con il governo. Come individuo, voi inizialmente stareste meglio, ma lo standard di vita a livello sociale sarebbe ridotto, in quanto si produce meno pesce e noci di cocco che nessuno vuole. Le azioni del governo hanno distorto la produzione che sarebbe invece prevalsa in un mercato libero.

Il muratore che era pieno di lavoro negli anni del boom immobiliare, deve trovare un altro lavoro (su una piattaforma petrolifera ad esempio, lavorando per uno stipendio ancora più alto). Estendere l'indennità di disoccupazione ritarda solamente l'aggiustamento necessario. Le attuali politiche governative sono incentrate sulla reflazione, tra le altre cose, di un boom edilizio. Questa è una strategia talmente sbagliata come quella di stimolare una domanda per le noci di cocco.

Lo stesso vale se il governo interferisce con le variazioni dei prezzi relativi (deflazione), o con tagli salariali reali accettati da entrambi ridefinendo un rapporto diverso tra pesce e noci di cocco.

La soluzione ovvia è quella di trovare qualcos'altro che Robinson voglia in cambio del suo pesce (ad esempio, il mango). Il capitale che avete creato arrampicandovi sugli alberi di cocco, potrebbe non essere utilizzato nuovamente e potreste rimanere temporaneamente disoccupati. Ma le politiche di redistribuzione del governo per colmare una lacuna temporanea della domanda di noci di cocco, non sono la soluzione.

Dobbiamo ricordare una realtà fondamentale dell'economia: abbiamo una quantità limitata di risorse per produrre una quantità limitata di beni e servizi in modo da soddisfare un desiderio infinito di consumarli. Siamo in grado di ottenere più merci e servizi in futuro se oggi sacrifichiamo le risorse, e il consumo attuale, per costruire i beni di capitale.

Robinson Crusoe pescherà più pesce se la fame lo costringerà a costruire una rete. Deve rinunciare al consumo attuale per godere di un maggiore consumo in futuro. Non pescherà più pesce facendo semplicemente aumentare la fame o la domanda di pesce.

Né la politica monetaria né quella fiscale creeranno risorse o capitale. Pertanto, a prescindere dagli effetti della riallocazione di breve termine, non miglioreranno la sorte dell'uomo medio. Il buon senso impone che né la contraffazione legale né la tassazione aumenteranno gli standard di vita.

Che dire della domanda aggregata in un'economia monetaria invece di una semplice con il baratto? Keynes evidenziò un possibile problema nella sua Teoria Generale. Eppure, dalla sua analisi, una mancanza di domanda aggregata risulta preoccupante solo in un'economia monetaria, quando la popolazione aumenta significativamente i propri saldi di cassa (risparmio) e i prezzi in ingresso e in uscita diventano viscosi. (Vedi la spiegazione qui) Non solo questo è un caso particolare, ma rappresenta una situazione che non può avverarsi (gli economisti classici consideravano il risparmio poco importante e le sue variazioni ancor meno).

Questo feticcio della domanda aggregata, dove mettiamo assieme la domanda di Ferrari con la domanda di mele, è il veleno al cuore della teoria macroeconomica. Il problema non è mai una domanda aggregata, ma un'offerta non allineata con la domanda.

Oggi dobbiamo cambiare la direzione delle politiche economiche, se vogliamo evitare un disastro. La soluzione non è quella di risolvere un problema immaginario con la domanda, ma di concentrarsi su un settore privato libero di fornire l'offerta giusta al prezzo giusto. Dobbiamo concentrarci su politiche che liberino le risorse, in modo da consentire al settore privato, attraverso il profitto, di fornire i beni e i servizi che la società vuole.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


La politica moderna: Un voto per una promessa convincente

Freedonia - Lun, 29/12/2014 - 11:15




di Bill Bonner


«La cosa migliore degli esseri umani è che si possono incasellare in modo davvero ordinato.» -- Frank Underwood, House of Cards


Questa mattina, prima che partissimo per New York, c'erano circa 20 camion parcheggiati nella piazza di fronte al nostro edificio a Baltimora. I conducenti vestiti di nero stavano scaricando scatole, cavi, altoparlanti e gru di sollevamento... riempiendo i marciapiedi con attrezzature di ogni genere.

"Cosa sta succedendo?", abbiamo chiesto in ufficio.

"Stanno girando la serie TV House of Cards. Si suppone che sia ambientata a Washington, e qui sembra proprio Washington. Ed è molto più economico e più facile girare qui. "

I personaggi dello show — politici, giornalisti e faccendieri di Washington e burocrati di Capitol Hill — sono senza scrupoli, opportunisti, spietati, malevoli e indecenti. Abbiamo dovuto smettere di guardare; era troppo simile alla vita reale. Solo che la maggior parte delle persone che ricopre queste parti nella vita reale non è così intelligente, ardita o attraente.

Quando avevamo 10 anni la nostra insegnante ci diceva che ognuno di noi poteva diventare presidente. Ci guardavamo l'un l'altro e ci interrogavamo su chi potesse diventarlo. Ma ora, a vedere chi viene eletto, crediamo che avesse ragione.

Nessun impedimento — morale o intellettuale — rappresenta uno svantaggio tale da impedire di essere eletti. Nessun personaggio che sbaglia, non importa quanto sia grave lo sbaglio, ha la strada sbarrata al Campidoglio o alla State House. Una mancanza di fascino, intelligenza o umorismo non impedisce una carriera di successo in politica.

Hubert Humphrey fece notare che l'unica cosa che si frapponeva tra lui e la presidenza era un battito cardiaco. Ma anche tale battito rappresenta un vero e proprio requisito.

Naturalmente questo è anche l'unico requisito per votare...

Ogni mezzo scemo e cesellatore ha il suffragio. In una democrazia funzionante le persone con un interesse personale nell'esito elettorale dovrebbero essere esonerate. Hanno un un conflitto di interessi: tra ciò che è bene per loro e ciò che è bene per tutti gli altri.

Questo è ancora il protocollo per i gruppi civili, siano essi consigli d'amministrazione o sagrestie della chiesa. Le persone che hanno un amico nelle elezioni "dichiarano un particolare interesse" e si defilano fino a quando la votazione non è finita. Ma nella politica moderna ognuno può votare, non importa quanti amici si scannino per la poltrona.

E indovinate un po'? Votano per i propri interessi.

Questa è la conclusione di Jason Weeden, avvocato e ricercatore di psicologia, e Robert Kurzban, professore di psicologia presso l'Università della Pennsylvania. Hanno scritto un libro sull'argomento, The Hidden Agenda of the Political Mind.

Weeden e Kurzban hanno scritto sul New York Times:

La maggior parte delle persone non è ideologicamente pura e non deriva le proprie opinioni da ideologie e principi astratti. Le persone sono influenzate dagli effetti delle politiche su sé stesse, le loro famiglie e le loro reti sociali. Le loro opinioni, insomma, sono spesso basate su interessi personali. [...]

E' altamente probabile che i disoccupati richiederanno un'indennità di disoccupazione maggiorata rispetto alle persone che lavorano a tempo pieno. E' altamente probabile che gli afro-americani saranno sostenitori di azioni interventiste e dell'aiuto del governo nei confronti degli afro-americani. E' altamente probabile che i ricchi uomini bianchi si opporranno alla redistribuzione del reddito.
Che cosa vi aspettate da un tale governo? Tutti fanno finta di agire per il bene del Paese — politici ed elettori allo stesso modo — e sono tutti alla ricerca del numero uno.

I giornali hanno riferito che martedì è stato un grande giorno per i repubblicani. Ma è stata una giornata più grande per gli zombie. Stati rossi... stati blu... gli zombie hanno vinto in tutto il mondo. Come sapete, gli zombie non producono; prendono dai produttori. La politica è il loro metodo di scelta.

L'altro ieri abbiamo spiegato come i giovani vengono messi da parte. Col passare del tempo sempre più gruppi con interessi particolari troveranno il modo di usare lo stato per tenere fuori i nuovi concorrenti. I giovani sono sempre nuovi. Sono tagliati fuori.

Non ci sono posti di lavoro perché l'economia non cresce. Sin dal 2000 l'economia statunitense è cresciuta ad un tasso medio di appena l'1.8% l'anno — solo la metà del tasso medio nella seconda metà del XX secolo.

Uno dei motivi per cui l'economia non cresce è perché le persone anziane hanno già rivendicato troppa produzione. I costi del debito e del welfare deprimono la crescita. Ed è difficile avviare un'impresa, perché i vecchietti hanno impantanato la concorrenza con ostacoli insormontabili per i nuovi entranti — regolamenti, licenze, certificazioni, assicurazioni, tasse e normativa sul lavoro.

I vecchi compensano la loro mancanza di energia e fantasia con la perfidia e l'astuzia. Di solito hanno i candidati in tasca prima del giorno delle elezioni.

Gli anziani hanno accumulato beni e privilegi. Votano per le persone che promettono di aiutarli a conservare quello che hanno ottenuto. E il più intelligente di loro scommette direttamente sul candidato.

Ecco come Mitch McConnell ha raccolto $31 milioni per la sua campagna di ri-elezione. Il Blackstone Group, ad esempio, è stato il suo più grande collaboratore. Ha investito su di lui $227,000. Wall Street ha versato $2.1 milioni. Il settore assicurativo ha dato a McConnell altri $1.2 milioni.

Che ritorno si aspettavano sul loro investimento? Non lo sappiamo. Ma il CEO del Blackstone Group, Stephen Schwarzman — 67 anni — è sicuramente in attesa di qualcosa.

La distruzione creativa può attendere. McConnell, 72 anni, ha esortato gli elettori a sostenere i repubblicani alle ultime elezioni in modo da "porre fine al gridlock". Questo era l'equivalente dell'appello fraudolento del presidente Obama a sostenere il "cambiamento".

Ma il cambiamento è l'ultima cosa che ognuno di loro vuole offrire. Sono in cima; vogliono rimanere lì.

I primi cinque sostenitori del senatore McConnell, oltre a Blackstone, includono altre due società di Wall Street, JPMorgan Chase e Elliott Management, e due colossi dell'assistenza sanitaria, Humana e Kindred Healthcare.

Insieme hanno investito quasi mezzo milione di dollari. Il ritorno sul capitale investito deve essere enorme. Una singola mossa ben assestata da McConnell e i suoi compari potrebbe far guadagnare miliardi a queste aziende.

Di sorprendente, per noi almeno, c'è che il settore della sicurezza è stato un attore secondario. Secondo OpenSecrets.org, ha investito solo $23 milioni per comprare i candidati alle elezioni di medio termine.

Ma il settore della sicurezza fa un buon lavoro per spaventare gli elettori, e ha un tale ascendente su Capitol Hill da non aver bisogno di comprare i candidati. Sono già comprati e pagati.

La maggior parte degli elettori prende le proprie decisioni come investitori — basate sulla paura, l'avidità e l'interesse personale. Temono Ebola, l'ISIS e i drogati. E vogliono pillole gratis, una pensione migliore di quella che potevano permettersi e TV via cavo a buon mercato.

Votano per chi fa le promesse più convincenti. Quest'anno sono stati i repubblicani.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Economia internazionale

Von Mises Italia - Lun, 29/12/2014 - 09:00

Gli economisti hanno dedicato alla “teoria del commercio internazionale” un’attenzione superiore alla sua effettiva importanza analitica; infatti essa non è altro che l’analisi del libero mercato applicata ad un’area geograficamente più vasta. Si commercia perché esiste, ed è conveniente, la divisione del lavoro, e di conseguenza lo scambio.

 Cause del commercio internazionale: 1) diverse condizioni di produzione: i paesi hanno dotazioni di risorse naturali diverse; 2) economie di scala: è conveniente estendere il volume della produzione, e dunque conquistare mercati esteri, per ridurre i costi; 3) differenze di gusti: anche se le condizioni di produzione fossero uguali ovunque, i gusti delle popolazioni sono diversi.

Dal ‘500 al ‘700 il mercantilismo è la dottrina economica dominante: sostiene politiche protezionistiche per conseguire avanzi nella bilancia dei pagamenti, che si traducono in aumenti degli stock di oro e argento. A partire dalla seconda metà del ‘700 inizia la reazione teorica a tale dottrina, per merito di David Hume ed Adam Smith.

  1. Smith: ogni paese deve specializzarsi nelle produzioni in cui ha costi assoluti minori rispetto agli altri paesi.
  2. Ricardo-Torrens, “teorema dei costi comparati”: anche se un paese è svantaggiato in tutte le produzioni, è conveniente che si specializzi nella produzione in cui ha un vantaggio comparativamente maggiore o anche uno svantaggio comparativamente minore, e scambiare. [1]
  3. Marshall, introducendo le curve di comportamento, determina anche la ragione di scambio.
  4. Teoria di Hecksher-Ohlin: importanza delle differenze nella dotazione dei fattori produttivi.
  5. Teoria del ciclo del prodotto (Vernon, Hirsch).

Bilancia dei pagamenti: registrazione di tutte le transazioni effettuate in un dato periodo di tempo fra i residenti del paese che compie la rilevazione e i residenti degli altri paesi. È divisa in 4 sezioni: 1) partite correnti, che comprende: esportazioni e importazioni di beni (bilancia commerciale); partite invisibili (perché non passano materialmente la frontiera) comprendenti esportazioni e importazioni di servizi (es. proventi del turismo, noli marittimi per merci e passeggeri, premi di assicurazione, servizi di trasporto, redditi da lavoro [redditi di residenti per prestazioni fatte all’estero e viceversa], redditi da capitale [interessi e profitti su investimenti], commissioni bancarie, brevetti industriali); trasferimenti unilaterali, che sono flussi finanziari senza contropartita (es. rimesse degli emigrati, aiuti internazionali, riparazioni di guerra); 2) movimenti di capitale, che include le variazioni della posizione debitoria e creditoria dei residenti verso i non residenti, sia pubblici che privati; es.: investimenti diretti, volti ad acquisire un controllo durevole su un’impresa, investimenti di portafoglio (azioni, obbligazioni, titoli di proprietà immobiliare), crediti commerciali, prestiti. A questo punto si tira la linea; 3) i movimenti monetari misurano l’attività delle istituzioni monetarie per far fronte all’avanzo o al disavanzo, che si traducono nelle variazioni delle riserve di liquidità (oro, valute convertibili, dsp, operazioni con il FMI, attività e passività verso l’estero delle aziende di credito); 4) errori ed omissioni: registra eventuali discordanze fra poste attive e passive dovute a inesattezze di registrazione, movimenti illegali ecc.

Se si applica il metodo individualistico, si evidenziano i limiti del valore euristico dell’aggregato “bilancia dei pagamenti” (e dei vincoli che in nome del suo equilibrio vengono imposti ai sistemi economici). Calcolare il valore degli scambi effettuati fra due paesi diversi non è altro che calcolare la somma degli scambi effettuati da individui che si trovano in una data porzione di territorio con individui che si trovano in un’altra porzione di territorio. Poiché alla lunga un individuo non può consumare più di quanto produce, applicando il metodo compositivo si deduce che tutti gli individui di un determinato territorio non possono per lungo tempo consumare più di quanto producono, e importare più di quanto esportano. Sono gli aggiustamenti inevitabili dell’economia a generare l’equilibrio delle bilance dei pagamenti, individuali e collettive. Il senso comune contemporaneo, invece, giudica “buone” le esportazioni e “cattive” le importazioni, e invoca interventi di riequilibrio in caso di disavanzo.

L’arbitrarietà della bilancia dei pagamenti è illustrata dal fatto che nessuno si preoccupa della bilancia dei pagamenti fra, ad esempio, Roma e Napoli, non vi sono funzionari che registrano gli scambi fra questi due insiemi di residenti, e ciò solo perché si trovano all’interno del confine dello stato italiano.

Il protezionismo

Il protezionismo si consegue attraverso tre strumenti: tariffe (o dazi) doganali[2], quote (o contingenti) e normative restrittive o discriminatorie (con l’argomento, o pretesto, della salubrità e sicurezza dei consumatori). Il primo incide sul prezzo, aumentandolo di una data percentuale, che è il dazio; il secondo è un limite quantitativo, il numero di beni importati che non può essere superato; così come il terzo, sebbene non fissi esplicitamente un valore numerico.

Il protezionismo è immorale, perché vieta ad alcuni individui, discriminati per aree territoriali, di intraprendere scambi volontari, e inefficiente, perché impedisce che le risorse si dirigano dove sono maggiormente richieste. L’inefficienza del protezionismo è evidente se si pone mente al fatto che la divisione del lavoro, e lo scambio che ne consegue, è la condizione più efficiente. Se la divisione del lavoro e lo scambio è efficiente a livello di uno Stato, sarà ancora più efficiente a livello mondiale. Il libero scambio fra nazioni non è altro che un’applicazione del principio generale della specializzazione, del vantaggio comparato e dello scambio fra individui[3].

Con il protezionismo i consumatori sono danneggiati perché sono costretti o ad acquistare prodotti di minor qualità o a pagare prezzi più alti, che servono a sussidiare produttori inefficienti (o meno efficienti dei produttori esteri).

Applicando la reductio ad absurdum emerge l’infondatezza dell’argomento protezionista: se si invoca l’introduzione di dazi doganali ritenendo che questi difendano efficacemente la produzione e l’occupazione interna ad un singolo Stato, per coerenza bisognerebbe accettare anche un protezionismo a livello regionale o locale. Infatti, se è vero che il protezionismo internazionale può rendere un intero paese, come ad esempio l’Italia, prospero, allora dev’essere altrettanto vero che il protezionismo interregionale renderà prosperi la Lombardia, il Lazio o la Campania; e, all’interno di ciascuna di queste regioni, grazie ad un protezionismo municipale, le singole città. Se gli argomenti protezionistici fossero corretti, costituirebbero un vero e proprio atto d’accusa nei confronti di tutti gli scambi, difendendo implicitamente la tesi secondo la quale ciascuno sarebbe più prospero e forte se non commerciasse con alcuno e rimanesse in una condizione di isolamento autosufficiente. Se l’autosufficienza invocata dai protezionisti a livello di una data comunità venisse applicata a livello individuale non vi sarebbe più divisione del lavoro e il tenore di vita delle persone crollerebbe a livelli primitivi. È vero che le restrizioni a livello di nazione non sono così afflittive come quelli ipoteticamente imposti a un individuo, ma la differenza è solamente di grado, non di genere; l’esempio dimostra che la restrizione a livello di nazione rende la situazione meno efficiente rispetto a una restrizione a livello di continente, che a sua volta è meno efficiente dell’assenza totale di restrizioni a livello mondiale.

Si tenga presente che il libero commercio per un paese è vantaggioso anche se gli altri paesi con cui commercia attuano politiche protezionistiche nei suoi confronti: infatti i residenti in quel paese acquisterebbero i beni esteri desiderati, e non sarebbero costretti a sprecare risorse per produrre quei beni.

L’argomento dell’“industria nascente”: il dazio protegge temporaneamente un dato settore, finché quelle imprese “apprendono” come diventare efficienti; nel lungo periodo dunque verrebbe garantita una maggior concorrenza. Ma chi lo dice che sicuramente le imprese protette diventeranno competitive? Se il capitale privato non investe in quel settore vuol dire che gli investimenti non sono profittevoli. Dunque l’effetto è un danno immediato per il consumatore grazie ai più alti prezzi e un danno indiretto perché si determina una diversione artificiale delle risorse verso un settore che non è quello che soddisfa i desideri più urgenti dei consumatori.

L’argomento della disoccupazione interna: si perdono posti di lavoro all’interno nelle produzioni che subiscono la concorrenza estera. Ma la legge della divisione del lavoro insegna che le risorse disoccupate saranno sollecitate a produrre beni e servizi diversi da quelli prodotti, in maniera più efficiente, all’estero, e dunque la ricchezza complessiva crescerà. I danneggiati dal dazio sono: i consumatori, i produttori del paese estero (più meritevoli perché più efficienti), i produttori interni di beni che i consumatori avrebbero acquistato se non avessero dovuto destinare le risorse (in più) all’acquisto del bene con prezzo più alto e i produttori di beni interni che i consumatori del paese estero avrebbero comprato se avessero avuto a disposizione il reddito derivante dall’esportazione. Inoltre le risorse (lavoro, materie prime ecc.) si indirizzano verso la produzione del bene protetto e vengono distolte dalle produzioni in cui sarebbero state impiegate se ai consumatori venisse lasciata la libera scelta; dunque c’è un impiego meno efficiente delle risorse. Non ci si deve concentrare solo sui posti di lavoro creati nel settore protetto (ciò che si vede), ma anche su quelli distrutti in altri settori (ciò che non si vede).

Dumping: vendere sottocosto deve rappresentare una libertà del produttore. Tra l’altro vantaggiosa per il consumatore.

Se un paese pratica aiuti all’esportazione, il paese che importa ne trae ugualmente vantaggio e non dovrebbe lamentarsene come invece avviene in base all’argomento delle ‘pari condizioni’ (level playing field), perché le importazioni avvengono a prezzo più basso e ciò consente di indirizzare i fattori produttivi verso produzioni diverse da quelle oggetto di importazione.

Una politica protezionistica determina quasi sempre un atteggiamento di rappresaglia da parte dei paesi penalizzati, dunque danneggia anche le esportazioni del paese che la pratica (per non parlare delle tensioni che possono sfociare in conflitti bellici)[4].

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

Note

 

[1] Esempi.

Vantaggio assoluto. Due paesi, Inghilterra e Portogallo; il primo ha un vantaggio nella produzione di grano, il secondo di vino. Se non commerciano e si mantengono autarchici producono in un anno rispettivamente 500 tonnellate di grano e 15 litri di vino e 25 tonnellate di grano e 400 litri di vino. Assumendo per semplicità che questi due beni possano essere sommati, il pil inglese sarà pari a 515 e quello portoghese a 425, per un totale di 940. Se invece i due paesi si specializzano nella produzione in cui hanno un vantaggio, impiegando in essa tutte le risorse (che prima erano equiripartite nella produzione di due beni), raddoppiano la produzione, per un pil totale di 1800 (tabella 1).

grano vino pil Inghilterra 500 15 515 Portogallo 25 400 425 no scambi 525 415 940 scambi 1000 800 1800

Tabella 1

Vantaggio comparato. Anche se l’Inghilterra è più efficiente in entrambe le produzioni, la specializzazione e lo scambio restano vantaggiosi. L’Inghilterra ha un vantaggio comparativamente maggiore nella produzione di vino, perché ne produce il 76,9% in più rispetto al Portogallo (115 contro 65), mentre produce solo l’11,1% in più di grano (400 contro 360). Dunque all’Inghilterra conviene specializzarsi nella produzione di vino e al Portogallo nella produzione di grano, il che porterà a un pil complessivo di 950 anziché 940 (tabella 2).

 

grano vino pil Inghilterra 400 115 515 Portogallo 360 65 425 no scambi 760 180 940 scambi 720 230 950

Tabella 2

Un altro modo di esemplificare il medesimo teorema, evidenziando i costi, è il seguente. Il sistema economico dei due paesi, Inghilterra e Portogallo, è formato da 10 lavoratori, che lavorano per un anno. Il costo di una unità dei due beni, grano e vino, è espresso in termini di attività lavorativa svolta da un lavoratore: nell’esempio della tabella 3, per produrre una unità di grano in Inghilterra sono necessari 4 lavoratori (come detto, la giornata lavorativa è una sola), in Portogallo 6. E rispettivamente 9 lavoratori e 3 per produrre 1 unità di vino.

 

grano vino Inghilterra 4 9 Portogallo 6 3

Tabella 3

Se i 10 lavoratori inglesi dovessero produrre entrambi i beni, essi riuscirebbero a produrre 1 unità di grano e 0,66 unità di vino. Infatti 4 lavoratori sarebbero impegnati a produrre 1 unità di grano, gli altri 6 sarebbero occupati a produrre vino, ma, poiché per produrre 1 unità di vino sono necessari 9 lavoratori, quei 6 riuscirebbero a produrre solo i 2/3 di 1, cioè 0,66. Seguendo lo stesso ragionamento si arriva alla conclusione che i portoghesi otterrebbero 1 di grano e 1,33 di vino.

Se gli inglesi si applicassero soltanto alla produzione di grano, nella quale hanno un costo assoluto minore, otterrebbero 2,5 unità. Se i portoghesi si concentrassero soltanto sulla produzione di vino, nella quale hanno un costo assoluto minore, otterrebbero 3,33 unità. Ai due paesi conviene specializzarsi nella produzione in cui sono più efficienti, cioè in cui hanno un costo assoluto minore, e scambiare. Supponiamo che il rapporto di scambio fra i due beni sia di 1 a 1, cioè che il prezzo dei due beni sul mercato sia identico. Gli inglesi potrebbero cedere 1 unità di grano, ottenendo in cambio 1 unità di vino. In questo modo stanno meglio rispetto all’ipotesi autarchica, perché dispongono di 1,5 di grano e 1 di vino, mentre nell’ipotesi autarchica otterrebbero, come abbiamo visto, 1 di grano e 0,66 di vino. I portoghesi potrebbero cedere 1 unità di vino, ottenendo in cambio 1 unità di grano. Anch’essi stanno meglio rispetto all’ipotesi autarchica, perché dispongono di 1 di grano e 2,33 di vino, mentre nell’ipotesi autarchica otterrebbero 1 di grano e 1,33 di vino. È quindi dimostrata la superiorità della divisione del lavoro e dello scambio.

Questa teoria è valida anche nel caso in cui un paese sia superiore all’altro nella produzione di entrambi i beni, ma il paese svantaggiato ha uno svantaggio minore nella produzione di un bene (comparati i costi, si vede che il rapporto fra i costi dei due beni all’interno di ciascun paese, è diverso: nell’esempio della tabella 4, in Inghilterra è pari a 4/9 = 0,44, in Portogallo a 6/10 = 0,6).

 

grano vino Inghilterra 4 9 Portogallo 6 10

Tabella 4

Se i 10 lavoratori inglesi dovessero produrre entrambi i beni, essi riuscirebbero a produrre 1 unità di grano e 0,66 unità di vino; i portoghesi otterrebbero 1 di grano e 0,40 di vino.

Se gli inglesi si applicassero soltanto alla produzione di grano, nella quale hanno un costo comparativamente minore, otterrebbero 2,5 unità. Se i portoghesi si concentrassero soltanto sulla produzione di vino, nella quale hanno uno svantaggio comparativamente minore, otterrebbero 1 unità. Anche in questo caso ai due paesi conviene specializzarsi in una produzione e scambiare. Supponiamo che il rapporto di scambio sia 1 a 2, cioè che il prezzo del vino sia doppio di quello del grano. Gli inglesi, per ottenere 0,66 di vino, devono cedere 1,32 unità di grano; resterebbero quindi con 2,5 – 1,32 = 1,18. Dunque stanno meglio del caso in cui avessero scelto l’autarchia; infatti ora dispongono di 1,18 di grano e 0,66 di vino, mentre con la scelta autarchica disporrebbero di 1 di grano e 0,66 di vino. I portoghesi per ottenere 1 unità di grano danno in cambio 0,50 unità di vino; ora restano con 1 – 0,50 = 0,50 di vino. Anch’essi stanno meglio dell’ipotesi autarchica, perché ora hanno 1 di grano e 0,50 di vino, altrimenti disporrebbero di 1 di grano e 0,40 di vino.

 

[2] Nel 1950 in tutto il mondo le tariffe medie (esclusa l’agricoltura) rappresentavano il 40% del prezzo; nel 2000 il 5%.

[3] «Restringere le importazioni di automobili dal Giappone per “creare posti di lavoro” per i lavoratori americani a Detroit è insensato come la situazione in cui un individuo si rifiuti di andare dal dentista per “creare lavoro” per sua moglie, in modo che sia lei a effettuare la pulizia dei denti e a controllarne le carie». R.P. Murphy, Lessons for the Young Economist, Mises Institute, Auburn, Al, 2010, p. 290.

[4] M.N. Rothbard, The Dangerous Nonsense of Protectionism, monografia per il Mises Institute, successivamente presentata con il titolo Protectionism and the Destruction of Prosperity, 1986. In italiano Protezionismo e distruzione della prosperità, in La libertà dei libertari, Rubbettino, Soveria Mannelli (Cz), 2000, pp. 101-116; pubblicato con il titolo Il nuovo protezionismo e con diversa traduzione in H. Disney (a cura di), No al protezionismo!, IBL, Rubbettino-Facco, Soveria Mannelli (Cz)-Treviglio (Bg), 2004.

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"La Tossiemia, causa primaria di malattia"

Luogocomune.net - Dom, 28/12/2014 - 22:10
di Bycho

Con questo titolo, nella prima metà del secolo scorso, il dottor John Henry Tilden dava alle stampe un libricino che, indagato e sperimentato oggi, dovrebbe regalare non pochi grattacapi a mal dissuasi lettori, esperti luminari e guaritori di qualsivoglia estrazione.

Persona integerrima, "scienziato" coscienzioso e dissidente per vocazione, Tilden ha riportato in poche pagine il significato più profondo di quello che dovrebbe essere l'indirizzo di indagine per chiunque volesse oggi provare a comprendere cosa significa stare in salute, ancor prima che doversi dimenare nell'oggettiva giustezza del diventar malati.

Non che abbia scoperto nulla di nuovo sotto il sole, ma è a lui dovuto il merito di aver nuovamente acceso i riflettori in epoca recente su verità sperimentate e dimenticate troppo spesso nella storia dell'uomo. Quell'uomo che sapeva già ai tempi di Ippocrate e di Pitagora, ma anche fra gli antichi Egizi e chi li ha preceduti a ritroso sino agli albori dei tempi umani.

La valida medicina è oggi chiusa in un cantuccio con pretesti troppo colpevolmente offensivi finanche nei confronti degli stessi pretestuosi, prima ancora che in quelli dei meritevoli ricercatori e di tutti i mancati, semicolpevoli fruitori. E' la stessa medicina che oggi possiede etichette quali alternativa, naturale, facoltativa et similia, che un tempo veniva considerata l'unica arte medica degna di tale nome.

Se volessimo ora trovare ciò che potrebbe e dovrebbe essere prepotentemente facoltativo, ...

Lo strano effetto del Natale

Luogocomune.net - Sab, 27/12/2014 - 10:40
A Natale ci si sente tutti più buoni, questo lo sappiamo. A Natale nessuno litiga. A Natale ti viene voglia di abbracciare il tuo vicino o anche lo sconosciuto che passa per strada, e provi persino una sensazione di calore verso il tuo più acerrimo nemico.

Si potrebbe pensare che questo "effetto Natale" sia il risultato della società consumistica, che a furia di martellarci con il buonismo natalizio è riuscita a condizionare i nostri sentimenti verso gli altri.

Ma non è così, c'è qualcosa di molto più profondo che scatta dentro di noi nei giorni di Natale.

Un esempio clamoroso è quello che accadde durante il Natale del 1914, lungo il fronte di guerra tra Francia e Germania (con i francesi combattevano anche gli inglesi). Come tutti sanno, la Prima Guerra Mondiale fu una guerra di trincea. Due serpenti infiniti scavati nel fango, uno di fronte all'altro, spesso a poche decine di metri di distanza fra di loro. E dentro quei serpenti vivevano per mesi interi uomini di nazioni diverse, che passavano il tempo ciascuno a cercare di uccidere chi gli stava di fronte.

Lontani dalle proprie famiglie, con il freddo che arrivava fino dentro le ossa, con gli abiti perennemente intrisi di umidità, ...

Russia: il gigante assopito

Luogocomune.net - Gio, 25/12/2014 - 19:34
di PK89

Stando agli ultimi eventi geopolitici, la scissione tra Est ed Ovest non era poi così del tutto sanata come volevano farci credere all’indomani della caduta del muro di Berlino. Nel corso degli ultimi mesi abbiamo assistito ad una sequenza impressionante di eventi che a più livelli mettono sotto pressione il Gigante (assopito?) Russo.

Politici e diretti, come il caso Siria, la guerra in Ucraina, sino al nuovo attrito tra Turchia e Cipro[1], con un inasprimento di toni e sanzioni dal macabro vecchio gusto da guerra fredda, ma il gigante se pur in letargo non è un nemico da prendere con troppa leggerezza e un affronto su un unico fronte potrebbe rivelarsi parecchio doloroso, e l’attacco non può non passare dal filo della spada economica e dall’isolamento.

In questo contesto di tensione politica, alcune straordinarie circostanze economiche che “sfortunatamente” hanno delle importanti ripercussioni sull’economia russa, possono suonare come un forte campanello d’allarme, in quanto potrebbero essere azioni pilotate verso un ulteriore grave isolamento, che potrebbe portare ad una reazione della superpotenza militare russa.

Occorre una premessa: L’economia del gigante euro-asiatico è fortemente legata all’esportazione di materie prime energetiche che rappresentano i tre quarti della voce esportazioni sulla bilancia commerciale (i due terzi sono rappresentati soltanto dal petrolio), ed è molto debole su settori chiave come la produzione agricola, manifatturiera, o come la componentistica elettronica e tecnologie industriali ove importa addirittura l’80%.

Andando con ordine è possibile tracciare una serie di circostanze che hanno colpito pesantemente le ricchezze dei russi e della Russia, ...

Il sine qua non per una libertà duratura

Freedonia - Mer, 24/12/2014 - 11:14
Prima della pausa natalizia voglio presentarvi un testo che si adatta molto a questo periodo, soprattutto dal punto di vista religioso. La traduzione di oggi non è mia, ma di Giampiero Giancipoli il quale mi ha chiesto se avesse potuto presentarla qui. Dopo averla letta, non ho potuto fare a meno di rispondere affermativamente. In questa lettura capirete come mai Gary North è ed è stato un assiduo studioso della Bibbia: nonostante la sua accezione comunemente intesa nella fera religiosa, questo libro ha molto da dirci anche da un punto di vista economico. Sono convinto che se coloro che la predicano qui da noi (o nel mondo in generale) avessero spiegato i contenuti secondo questa chiave di lettura, il nostro mondo ora sarebbe un posto totalmente diverso. La visione mistico-religiosa che ne sarebbe trasudata, avrebbe impresso nella mente degli individui quel percorso di vita che nessun lavaggio del cervello scolastico avrebbe potuto cancellare. In questo saggio troverete una critica esauriente all'apparato che più oggi ostacola la nostra libertà individuale: lo stato. In questo saggio apprendiamo come esso sia impuro, malevolo e diabolico, corrompendo tutto ciò che raggiunge coi suoi tentacoli. Una visione chiara e imperturbabile fissata nella mente degli individui permette di vedere le sbarre della prigione in cui siamo rinchiusi, fornendoci di conseguenza gli strumenti per uscirvi e non ritornarci mai più. E' raro raggiungere un livello simile di chiarezza. Gli Apache aveva la loro, ad esempio. Furono sterminati per questo motivo. Oggi il testo biblico viene scimmiottato a destra e a manca da sedicenti conoscitori della materia (tra cui il Papa stesso) e da una popolazione ignara di come esso potrebbe cambiare le loro vite se si degnassero per davvero di leggere i fondamenti su cui è fondata la religione a cui, almeno a parole, dicono di appartenere.
Dopo questa breve introduzione vi invito a leggere attentamente questo scritto, e inoltre auguro a tutti i lettori di Freedonia un buon Natale e buone feste. Poi se lo spirito del Natale fosse davvero prorompente in voi, potreste appagarlo cliccando sul pulsante "Donazione" qui di fianco sulla colonna di destra nel riquadro "Sostieni Freedonia". Un sostegno materiale, oltre che psicologico, per il lavoro svolto su queste pagine. Grazie.
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di John W. Robbins


[Nota dell'editore: Questo saggio è apparso per la prima volta in “A Man of Principle: Essays in Honor of Hans F. Sennholz, the Festschrift”[1] per il professore di economia del Dr. Robbins al Grove City College, che il Dr. Robbins co-editò nel 1992. In seguito è stato pubblicato in “Freedom and Capitalism: Essays on Christian Politics and Economics” (The Trinity Foundation, 2006).]

[Nota del Traduttore: Hans F. Sennholz, è un esponente contemporaneo poco noto, ma non per questo meno importante della Scuola Austriaca di Economia. Joe Salerno, vice direttore del Von Mises Institute, di lui dice: “ ... scrive in modo così chiaro su una vasta gamma di argomenti da correre il rischio di subire la stessa sorte di Say e Bastiat.”]


Hans Sennholz è un grande difensore della libertà e della libera impresa molto più di molti dei suoi insegnanti, dei suoi studenti e dei suoi colleghi. La ragione è semplice, anche se poco menzionata nella buona società: una difesa logicamente competente di una società libera richiede informazione divinamente rivelata, ogni altra difesa non riesce nello scopo. Sennholz, praticamente da solo tra i più illustri economisti della libera impresa, fonda la sua difesa di una società libera sulla Rivelazione.



Difese Inadeguate

Esistono quattro metodi principali per difendere una società libera: Economia, Legge Naturale, Utilitarismo e Rivelazione Biblica. In questo saggio, sottolineerò brevemente alcune delle fallacie nei primi tre metodi, cominciando con l'economia.

Economia. Una difesa competente della libertà e della libera impresa non può basarsi sull'economia Austriaca, o sulla scuola di Chicago, o sull'economia Keynesiana, o su qualunque altro sistema economico. La ragione è piuttosto semplice: Wertfreiheit.[2]  L'economia è una scienza priva di valori, e per questo non può essere sorgente degli stessi. Come la fisica, l'economia descrive (o si prefigge di descrivere) ciò che è e non ciò che deve essere. Un economista qua economista, anche (o specialmente) se fosse il più puro Austriaco, non può logicamente affermare che mercati liberi, la prosperità e l'aumento della produttività siano cose buone, o che il controllo dei prezzi, la penuria di beni, la  disoccupazione siano cose cattive, al più egli può solo illustrare le conseguenze dei mercati liberi o del controllo dei prezzi. Un economista Austriaco non può logicamente dire che John Maynard Keynes si sbagliasse a preferire il breve termine al lungo termine. Un economista non può neanche affermare che l'economia stessa sia cosa buona. L'economia non può instaurare alcun valore, neppure il proprio. Un economista qua economista non può fare affermazioni etiche di alcun genere. Può, tuttavia, dare consiglio tecnico, e migliore l'economista, migliore il consiglio. Se un governatore volesse impoverire un popolo, farebbe bene a dar ascolto ai suoi consiglieri Austriaci: sarebbero perfettamente in grado di consigliarlo al meglio per riuscire nell'intento.

Utilitarismo. Siccome l'economia è una scienza descrittiva, coloro che sono interessati a difendere una società libera devono trovare altrove i mezzi di difesa. Ludwig von Mises scelse l'Utilitarismo. È stata una bizzarra scelta per un rifugiato dal totalitarismo, perché se c'è un regime politico che l'Utilitarismo potrebbe giustificare, questo è senza dubbio il totalitarismo.

Il "maggior bene per il maggior numero di persone" è uno slogan che è stato usato nel ventesimo secolo per giustificare ogni genere di depredazioni e assassinii (a quel tempo) politicamente corretti. Ma l'Utilitarismo, anche se si propone di offrire una guida etica, è eticamente un fallimento, non può fornire alcuna guida perché i calcoli di piaceri e sofferenze che richiede sono semplicemente impossibili.[3] L'Utilitarismo poi commette la stessa fallacia logica naturalista, perché il fatto che gli uomini sono motivati ad agire dal dolore e dal piacere non implica che per questo debbano farlo.

Legge Naturale. Altri studenti di Mises hanno scelto qualche forma di legge naturale come base per la loro difesa di una società libera. Ma la legge naturale, che sia nella forma Aristotelica, Stoica, Tomistica o Lockeana, riposa su un errore logico del primo ordine, evidenziato per la prima volta da David Hume: la Legge Naturale viola la regola logica che stabilisce che le conclusioni di un argomento non possono contenere più delle premesse.

John Locke, senza volerlo illustrò la fallacia naturalista quando scrisse che gli uomini nello stato di natura "... essendo tutti uguali e indipendenti, nessuno dovrebbe recar danno alla vita, alla salute, alla libertà e ai possessi di un altro."[4] Se le premesse di un argomento sono descrittive (come nell'affermazione di Locke), anche la conclusione deve essere descrittiva. Il dovrebbe non può essere derivato dall'essendo. (NdT: Nell'agosto 2013 Piero Ostellino, in un suo magistrale articolo sulla legge contro l'omofobia apparso sul Corriere della Sera, ci ricordava che sono stati propri gli scettici scozzesi come David Hume a insegnarci che possiamo spremere la realtà quanto vogliamo senza che ne sortirà mai una sola goccia di principio morale.[5])

È stato il Marchese de Sade colui che più di ogni altro ben illustrò cosa succede quando si cerca di fondare l'etica sulla natura. Non sorprende quindi che la legge naturale sia stata usata dai vari giusnaturalisti per giungere a conclusioni su questioni come diritti delle donne, dei bambini e degli animali; schiavitù, aborto, infanticidio e matrimonio. La Legge Naturale, non essendo scritta, è molto simile alla plastilina, che si può usare per “giustificare” qualunque conclusione si preferisca.[6] Ma di fatto, essa non giustifica alcuna azione e non offre alcuna guida etica. La Legge Naturale non è una difesa logicamente competente di una società libera.



Una Difesa Logicamente Competente

In contrasto con i suoi colleghi laicisti, Sennholz fonda la sua difesa di una libera società sull'informazione rivelata da Dio. In questo, egli ha dimostrato molta più perspicacia della maggior parte degli apologeti contemporanei della libertà. Nel suo libro del 1987, Debts and Deficits, scrisse:

Una riforma [politica ed economica]... dovrebbe restaurare l'armonia degli interessi e ribadire gli standard morali. Dovrebbe ricostruire l'ordine economico sull'antico fondamento dell'Ottavo Comandamento: Tu non ruberai,[7] e del Decimo: Tu non bramerai ciò che è del tuo prossimo.[8]
In un dibattito sulla Previdenza Sociale, scrisse:

[...] ai figli di un operaio in pensione andrebbe data un'opportunità per contribuire al sostegno dei loro genitori. Come i genitori sono responsabili dei loro figli, così sono i figli responsabili dei loro genitori. Nessun sistema di Previdenza Sociale dovrebbe ignorare questa legge morale e Comandamento Biblico.[9]
Sennholz usa il racconto di Cristo del Buon Samaritano per evidenziare un altro punto:

Soccorritore e benefattore del povero e sventurato, il Buon Samaritano fascia le ferite, accudisce il malato, e lo aiuta a rimettersi in piedi. Non fa ricorso ai programmi governativi che fanno della povertà una permanente istituzione sociale che gioca un ruolo centrale nella politica. Non è a favore di una tassazione progressiva, né è alle dipendenze degli amministratori che sperperano buona parte dei fondi stanziati per la povertà, o politici pauperisti  che emanano leggi sul salario minimo,  che conferiscono potere ai sindacati, o qualunque altro privilegio di questo genere. Essere d'aiuto significa offrire una amichevole mano a una persona bisognosa. È uno sforzo e un sacrificio personale.[10]
In uno dei suoi più recenti lavori, Three Economic Commandments, Sennholz afferma che:

Entrambi i sistemi economici [capitalismo e socialismo] riposano sul fondamento di un ordine etico che fornisce le riposte a domande come: Perché e quando una azione economica è chiamata "buona" o "cattiva", "giusta" o "sbagliata"? Che standard di condotta è accettabile e raccomandabile oppure disgustoso e ripugnante? Che virtù c'è nella vita economica?

L'ordine di mercato, o capitalismo, trova le sue risposte nel codice morale Giudaico-Cristiano. La proprietà privata nella produzione è saldamente fondata sui Dieci Comandamenti, in particolare è ovviamente basata sull'Ottavo: Tu non ruberai. Il sistema della proprietà privata è anche costruito sulla solida base del Sesto Comandamento: Tu non assassinerai, che include ogni forma di coercizione e violenza [...]. Per poter scambiare liberamente beni e  servizi, le parti in contratto non devono ingannarsi a vicenda. Non devono cioè dare falsa testimonianza, che è il Nono Comandamento del Decalogo.[11]
Queste citazioni dagli scritti di Sennholz, e ce ne sono molte altre, insegnano chiaramente che è l'informazione rivelata nella Bibbia a formare la base per il capitalismo e la libertà.

È scopo di questo saggio fare un sommario di alcune informazioni Bibliche sulla natura, la potenza e i limiti del governo, nello specifico, sul ruolo che il governo debba giocare nell'emissione di moneta, nel sistema bancario e negli affari esteri.



La Repubblica Ebraica

L'Antico Testamento, in particolare il Primo Libro di Samuele, è il più antico testo esistente sulla libertà politica. Assenti dalle sue pagine sono il comunismo di Platone, il fascismo di Aristotele e il totalitarismo democratico di Rousseau. Scritto intorno al 1,000 a.C., il  Primo Libro di  Samuele può essere considerato il primo manuale di teoria politica repubblicana.

Dio istituì un governo esemplare nell'antico Israele, ed è il solo governo per cui diede regole esplicite. Mentre alcune di quelle regole si applicavano solamente all'antico Israele, le città rifugio per esempio, altre si applicano a tutti i governi. Le norme giuridiche di Israele si sono estinte con quella nazione, ma è comunque possibile discernere dei principi generali nelle leggi vetero-testamentarie che possono essere applicate ai governi moderni.

La forma di governo che Dio istituì in Israele fu una repubblica. La nazione era divisa in dodici tribù, un po' come gli Stati Uniti sono divisi in cinquanta stati. Ciascuna tribù aveva il proprio territorio e i propri confini, ciascuna aveva il suo governo locale, e l'intera nazione aveva un governo nazionale. Non c'era re, e non c'era alcun potente governo centrale. Il governo consisteva principalmente di giudici, non c'erano legislature a creare nuove leggi ogni anno, solo giudici a risolvere dispute secondo le leggi che Dio aveva già dato.[12] Non c'era esercito permanente, non c'era servizio di leva, nessun servizio nazionale. L'educazione non era funzione del governo ma dei genitori, delle scuole, e della sinagoga. La carità (oggi diremmo solidarietà, NdT) era un affare privato. Le tasse erano estremamente basse. Il denaro, oro e argento, era fornito privatamente dai mercanti, e non dal governo.

La cosa notevole di questo sistema politico è che apparentemente era unico in tempi antichi, almeno in medio oriente. E fu proprio questa unicità a creare malcontento e attirare ostilità durante il tempo del profeta Samuele. Il popolo di Israele si ribellò contro il loro modello di governo. La storia è raccontata in 1 Samuele 8:1-18.

ORA, quando Samuele fu divenuto vecchio, costituì i suoi figliuoli Giudici ad Israele. E il nome del suo figliuolo primogenito era Ioel, e il nome del suo secondo era Abia; essi erano giudici in Beerseba.  Ma i suoi figliuoli non camminarono nelle sue vie, anzi  andarono dietro al guadagno disonesto,  prendevano tangenti, e pervertivano la giustizia.

Allora tutti gli Anziani d’Israele si adunarono insieme, e vennero a Samuele in Rama, e gli dissero:  “Ecco, tu sei divenuto vecchio, e i tuoi figliuoli non camminano nelle tue vie; ora dunque costituisci sopra noi un re che ci giudichi, come hanno tutte le altre nazioni.”  E la cosa dispiacque a Samuele, quando dissero: Dacci un re che ci giudichi. Così Samuele pregò il SIGNORE.  E il SIGNORE disse a Samuele: Dà ascolto alla voce del popolo, in tutto ciò che essi ti diranno,  perché essi non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni sopra loro. [...]

Ora dunque dà ascolto alla loro voce; ma tuttavia avvertili solennemente, e mostra loro il comportamento del re che regnerà sopra loro.

E Samuele riportò tutte le parole del Signore al popolo, che gli chiedeva un re.  E disse: Questo sarà il comportamento del re che regnerà sopra voi: Egli prenderà i vostri figliuoli, e li metterà sopra i suoi carri, e fra i suoi cavalieri, ed alcuni di loro correranno davanti al suo carro. Li prenderà  per costituirseli capitani di migliaia, e capitani di cinquantine; per arare i suoi campi, per fare  il suo raccolto, e per fabbricare le sue armi e l'equipaggiamento dei suoi carri.

Egli prenderà anche le vostre figliuole per profumiere, cuoche, e panettiere.  Prenderà  anche il meglio dei vostri campi delle vostre vigne, e i vostri migliori uliveti e li donerà ai suoi ufficiali.  Egli prenderà le decime delle vostre sementi,  delle vostre vigne, e le donerà ai suoi ufficiali e ai suoi servitori. Prenderà i vostri servi e le vostre serve, il fiore dei vostri giovani e i vostri asini, e li adopererà per il suo lavoro.  Egli prenderà la decima delle vostre greggi  e voi gli sarete servi.  E in quel giorno voi griderete a causa del vostro re, che avete scelto; ma il SIGNORE in quel giorno non vi ascolterà.
Nonostante questo dettagliato ed esplicito avvertimento da parte di Dio, il popolo di Israele si ostinò nella richiesta di un re "come tutte le altre nazioni". Perciò Dio istruì Samuele a dar loro quello che volevano. In termini Agostiniani, un grosso governo è sia risultato sia causa del peccato.

L'avvertimento contro la monarchia rende chiaro che Dio disprezza tutte le monarchie terrene: il popolo di Israele rigettò Dio come il loro re invisibile a favore di un re umano e visibile. Questo racconto rende altresì evidente che i re umani e i potenti governi fungono da sostituti di Dio: essi sono idoli di un popolo ribelle.

I versi successivi ripetono la disapprovazione di Dio per la monarchia:

Ma oggi voi avete rigettato l’Iddio vostro, che vi ha salvati da tutte le vostre avversità e tribolazioni; e gli avete detto: No, costituisci un re sopra noi! (1 Sam. 10:19)

Non è oggi il raccolto del grano? Io invocherò  il SIGNORE, ed egli farà tuonare e piovere; perché sappiate e vediate che la malvagità che avete commesso alla vista del SIGNORE, chiedendovi un re, è grande. Samuele così invocò al SIGNORE; e il SIGNORE fece tuonare e piovere in quel giorno; e tutto il popolo temette grandemente il SIGNORE e Samuele. E tutto il popolo disse a Samuele: Prega il SIGNORE Iddio tuo per i tuoi servitori, che noi non moriamo; perché noi abbiamo sopraggiunto a tutti i nostri peccati questo male, d’averci chiesto un re. (1 Sam. 12:17-19)
Ma l'avvertimento di Dio era diretto a molto più della monarchia: era una messa in guardia contro un grande governo in generale, un avviso di ciò che avviene quando il modello di governo divino, una repubblica di poteri limitati, viene accantonato. Così invece dei governatori a essere servi dei popolo, è il popolo a diventare servo dei governatori. C'è un'eco di Primo Samuele nel Nuovo Testamento:

C'era anche rivalità fra di loro [i discepoli di Cristo] su chi di loro doveva essere considerato il maggiore. Ed Egli rispose loro: I re dei Gentili esercitano dominio su di loro, e quelli che esercitano autorità su di loro sono chiamati “benefattori”. Ma voi non sarete così, colui è più grande fra di voi sia come il più giovane, e colui che è capo come colui che serve. (Luca 22:24-26)
La nozione Americana che il governo dovrebbe essere il servo del popolo e non signoreggiarlo, può essere ricondotta direttamente a 1 Samuele 8 e Luca 22.



Prendere

Nell'avvertimento che Dio dà agli Israeliti tramite il profeta Samuele, egli usa la parola "prenderà" sei volte. La monarchia, il potente governo centrale richiesto dal popolo, sarà un governo tirannico. Il re prenderà:

[...] i loro figli e figlie, i loro migliori campi, vigne e uliveti; un decimo del grano e delle vendemmie, le loro serve e servi, il fiore dei loro giovani e i loro asini; un decimo dei greggi e le persone stesse per essere i suoi servi.
Tramite questo avviso possiamo capire più chiaramente gli aspetti della Repubblica Ebraica, perché nessuno di questi malanni da cui Dio mise in guardia gli Israeliti la caratterizzava. Quello di Samuele è il primo racconto storico che contiene un'analisi dettagliata dell'arrogante potenza del big government, e spiega il potere di tale governo come risultato della rivolta contro Dio e contro il modello di governo divinamente rivelato.

Notate che il popolo d'Israele richiese un cambiamento nella forma di governo a causa della corruzione tra i figli di Samuele, che Samuele aveva imprudentemente stabilito come giudici. Piuttosto che eliminare gli ufficiali corrotti, come avrebbero dovuto fare, se la presero con la forma stessa di governo e scambiarono la loro singolare repubblica con il sistema pagano della monarchia.

Quel re che così tanto pretesero avrebbe preso per sé i loro figli, li avrebbe presi per i suoi carri, per correre davanti ai suoi carri, per essere capitani nel suo esercito e per lavorare per lui producendo cibo e fabbricando armi. La differenza principale tra la Repubblica Ebraica e la successiva monarchia era ciò che in seguito è stato chiamato complesso militare-industriale. Lo sviluppo di questa struttura sarebbe iniziato con la leva obbligatoria e il servizio nazionale, perché il re avrebbe avuto bisogno di una gran quantità di lavoro a buon mercato per sostenere la sua macchina di guerra.

Le reclute sarebbero state al servizio del re. Alcuni avrebbero lavorato a stretto contatto con lui, altri avrebbero fatto parte del suo entourage personale e della guardia di palazzo. Un esercito permanente sarebbe stato implementato per la prima volta, ci sarebbero stati capitani di migliaia e capitani di cinquantine. I carri, che a quel tempo erano armi d'offesa, sarebbero stati aggiunti per la prima volta alla forza di difesa di Israele. Altre reclute avrebbero lavorato per mandare avanti questa macchina militare, prendendosi cura delle messi nei campi che il re aveva preso dal popolo, mietendo i raccolti per l'esercito e la burocrazia, costruendo armi di guerra ed equipaggiamenti per i carri del re.

Il primo avvertimento che Dio dà agli Israeliti che richiedevano un re è un avvertimento contro il militarismo del re. Il militarismo non è una caratteristica esclusiva delle monarchie, ma è un tratto di tutti i governi imponenti, sia che si facciano chiamare monarchie, democrazie popolari o stati assistenziali. La leva militare, l'esercito permanente, fabbriche di armi, una estesa burocrazia  governativa, grandi fattorie governative, tutte queste cose erano assenti dalla Repubblica Ebraica, ed erano tutte disapprovate da Dio.

Ma questo complesso militare-industriale-agricolo sarebbe stata soltanto la prima delle oppressioni che il re avrebbe imposto al popolo. Avrebbe anche costretto i loro figli a servirlo, prendendosi anche le loro figlie. Avrebbero rifocillato le sue truppe, la sua burocrazia i suoi artigiani armaioli, e appagato i suoi appetiti personali: Egli prenderà anche le vostre figliuole per profumiere, cuoche, e panettiere. L'arruolamento di entrambi, figli e figlie per il servizio del re sarebbe stata la versione monarchica del servizio nazionale.

Il lavoro obbligatorio, tuttavia, non sarebbe bastato per sostenere il nuovo governo centrale. Esistono tre fattori di produzione, e il re se ne sarebbe appropriato di tutti: lavoro, terre e capitale, questi ultimi due nella forma di campi, vigneti, oliveti e messi. Il Dominio Eminente il diritto del governatore di requisire la proprietà privata per uso pubblico divenne, per la prima volta, una politica del governo dell'antico Israele.

E dopo che il re ebbe requisito tutta questa proprietà dal popolo di Israele, l'avrebbe data ai suoi cortigiani: “Egli prenderà la decima delle vostre sementi, delle vostre vigne e la darà ai suoi ufficiali e ai suoi servi” (1 Samuele 8:15). Oggi potremmo chiamare una tale politica “programma di trasferimento”, “redistribuzione della ricchezza”, o  citando Bastiat, furto legalizzato. Ma è quest'ultima frase a essere la più accurata, perché Dio riteneva queste azioni del re come violazioni dell'Ottavo Comandamento, “Tu non ruberai”.

Ma il re, Dio avverte, prenderà ancor di più. Oltre ai loro figli, alla terra e al capitale, egli prenderà i loro servi, i figli di questi, e persino i loro animali da fattoria,  “e li metterà al lavoro per sé”. E quando questo imponente programma di lavoro obbligatorio e di tassazione è infine operativo, Dio continua, “voi sarete i suoi servi. E voi griderete in quel giorno a causa del re che vi siete scelti, e il SIGNORE non vi ascolterà in quel giorno”. Il genere di governo che Dio aveva creato per l'antico Israele, un governo nel quale i governatori erano i servi dei governati, sarebbe stato mutato nella forma pagana del governo nel quale i governanti avrebbero esercitato dominio sul popolo.

Nel suo dettagliato avvertimento agli antichi Israeliti, Dio indica, mediante contrasto, il genere di cose che si suppone i governatori non debbano fare:

  1. Usare lavoro obbligatorio, sia per i loro eserciti, burocrazie ed edifici.
  2. Stabilire eserciti permanenti.
  3. Stabilire infrastrutture produttive governative.
  4. Redistribuire la povertà.
  5. Imporre tasse superiori al dieci percento.
  6. Nazionalizzare i mezzi di produzione.

Da questo avvertimento possiamo vedere quanto gli Stati Uniti si siano allontanati dal modello Biblico. Le tasse sono ben più elevate del dieci percento, essendo prossime al quaranta percento [nel 1992 e negli USA,  NdT]. Il governo anche se non recluta nessuno al momento, iscrive giovani uomini alle liste di leva, e si arroga il diritto a costringerli al servizio in ogni momento. Abbiamo un enorme esercito permanente di due milioni e seicentomila militari. C'è una burocrazia se possibile ancor più grande, per non parlare delle burocrazie dei singoli stati. Messi insieme sono un totale di quasi venti milioni di persone che lavorano per lo stato locale e i governi federali. Il governo possiede fabbriche, centrali elettriche e un terzo del territorio negli Stati Uniti. Più della metà del bilancio federale consiste in programmi di trasferimento con i quali il governo prende la proprietà dai contribuenti e la consegna alle categorie assistite. Il nostro genere di governo, in breve, è quello dal quale Dio mise in guardia gli antichi Israeliti [figuriamoci quello italiano! NdT].



La Costituzione Ebraica

Mentre 1 Samuele 8 fissa i limiti del potere del governo un maniera negativa mettendo in guardia contro le conseguenze del rigetto di una repubblica e dell'instaurare di una monarchia, Esodo 21-23 ed altri passaggi importanti stabiliscono i limiti del potere del governo in altro modo, ovvero indicando ai governatori cosa è permesso e richiesto loro di fare. Nell'esaminare questi capitoli si rimane colpiti dalla preponderanza di leggi sugli affari interni e domestici. Ci sono leggi sull'assassinio, sull'uccisione accidentale, sequestro di persona, aggressione e insulto dei genitori, negligenza, furto, abuso, seduzione e stupro, stregoneria, idolatria, menzogna, corruzione e il trattamento degli stranieri. Poco viene detto riguardo alle relazioni commerciali o affari esteri.

Questa scarsità di informazioni è in sé stessa importante. Significa prima di tutto che la Repubblica Ebraica doveva principalmente preoccuparsi delle faccende interne, e non dell'interventismo estero o economico. Insomma doveva farsi gli affari propri. La propria occupazione era di vegliare che la giustizia fosse stabilita entro i suoi confini. I giudici della repubblica non dovevano preoccuparsi di instaurare governi simili altrove, magari negli stati vicini, né di cercare di rimediare alle enormi ingiustizie che dovevano compiersi quotidianamente nelle nazioni pagane che circondavano la repubblica. I confini di Israele erano i limiti della giurisdizione della repubblica. E anche nell'ambito di quei confini, il governo non doveva impicciarsi delle regolamentazioni commerciali, il suo interesse principale nel commercio era quello di punire pesi e misure fraudolente.



Lo Stato e il Denaro

Nel suo libro Honest Money, The Biblical Blueprint for Money and Banking,[13] Gary North evidenzia un punto eccellente: “Non c'è nulla nella Bibbia che indichi che oro e argento divennero denaro metallico perché Abramo, Mosè, Davide o qualunque altro leader politico abbia annunciato un giorno: "Da ora in poi, l'oro sarà moneta!" [...] Lo stato non ha creato la moneta”.[14] Ed è proprio così. La Bibbia è il più antico e affidabile libro di storia che abbiamo, e non c'è nulla in essa che indichi che lo stato abbia in origine creato il denaro. Al contrario, l'evidenza è che il denaro si sia originato nel mercato, quando i mercanti offrivano le loro monete e i loro pesi di metallo negli scambi commerciali.

Quelli che pensano che l'uso di oro e  argento come moneta si sia evoluto relativamente tardi nella storia dell'umanità, potrebbero imparare qualcosa dalla storia di Abramo. Circa duemila anni prima di Cristo, egli pagò un campo pesando 400 sicli d'argento. Ciò viene narrato in Genesi 23.[15]

Onestà. Da questo esempio di Abramo vediamo che nella Bibbia il denaro è un peso di metallo. I talenti erano determinati pesi d'argento. Ora questo fatto storico non richiede che il denaro moderno debba essere per forza un peso d'argento o di metallo. Ma ci conduce a un altro importante insegnamento della Bibbia sul denaro. Se il denaro consiste in pesi, e per tutta la storia è stato generalmente così, allora la moneta deve essere un pezzo omogeneo, meno di un peso onesto costituisce frode. Ci sono diversi passaggi su questo punto nella Bibbia:

Voi non commetterete ingiustizia nel giudizio, né nella misura di spazio, né in peso, né in misura di contenuto. Voi avrete bilance, giuste,  pesi giusti, giusto efa e giusto hin.[16] Io sono il SIGNORE vostro Dio, che vi ho tratti fuori dal paese d'Egitto. (Levitico 19:35-36)

La bilancia falsa è un abominio al SIGNORE, ma il giusto peso è il suo diletto. (Proverbi 11:1).

Pesi diversi sono una abominazione al SIGNORE; e una falsa bilancia non è cosa buona (Proverbi 20:23).

Non avrai nella tua borsa pesi differenti, uno grande e uno piccolo. Non avrai in casa tua misure differenti, una grande e una piccola. Ma tu avrai un peso perfetto e giusto e una perfetta e giusta misura tu avrai, affinché i tuoi giorni siano prolungati nella terra che il SIGNORE tuo Dio ti dà. (Deuteronomio 25:13-15)
Ogni uso di pesi fraudolenti era soggetto alle pene imposte per il furto, almeno la doppia restituzione, e in caso di recidiva l'infliggimento della pena ultima. La disonestà nei pesi fraudolenti è un caso del più generale principio che stabilisce che nessuna cosa debba essere snaturata.

Riserva Frazionaria. Se il denaro moderno non consiste in pesi di metallo, e non c'è infatti bisogno che sia così, esso tuttavia non deve essere snaturato o travisato. Il requisito Biblico non è per denaro metallico e 100% di riserva d'oro, ma per l'onestà. Fin tanto ché il denaro cartaceo privato (non governativo) non viene snaturato dai suoi possessori, è perfettamente accettabile. Il denaro cartaceo governativo, al contrario, è sempre sbagliato, anche se garantito da oro e argento, perché il governo non ha alcuna autorità di stampare denaro.

Retribuzione, non Controllo. C'è un altro principio oltre all'onestà dietro queste regole. Sembra proprio che non ci fosse alcun controllo di polizia nell'antico Israele: venditori e acquirenti e i loro agenti erano essi stessi responsabili di assicurarsi di non venire imbrogliati, e se veniva scoperta a commetter frode, una persona sarebbe stata soggetta a pesanti punizioni. La legge Biblica segue il principio di punire i delinquenti piuttosto che cercare di controllare tutti nella speranza di prevenire il crimine. Questa è la ragione per cui l'apostolo Paolo in Romani 13 scrive che lo scopo del governo civile è di punire i criminali.

Corso legale. Un'altra cosa che deriva dal ruolo ristretto Biblico del governo  riguardo al denaro e all'attività bancaria è l'assenza di leggi sul corso legale. Voglio chiarire cosa intendo per “corso legale”, perché sembrerebbe avere almeno due significati differenti. Naturalmente, se un governo deve  esigere  tasse o pagamenti di qualche tipo, deve specificare forme accettabili di pagamento. Questo è un significato di “corso legale”. Nei primi anni della repubblica Americana questo problema venne risolto dal governo pubblicando una lista di merci con le quali avrebbe accettato un pagamento. Non limitava il pagamento a una sola forma di moneta, ma pubblicava un'estesa lista di mezzi accettabili di pagamento. La costituzionalità di questa forma di corso legale non è mai stata messa in discussione.

Ma esiste un altro significato per la frase “corso legale”. In genere significa che un creditore è obbligato ad accettare qualunque cosa il governo abbia decretato essere valuta come pagamento per debiti pendenti. Ogni banconota della Federal Reserve riporta le parole “Questa banconota ha corso legale per ogni debito pubblico e privato” . Non fa differenza se il creditore abbia un contratto che richieda il pagamento con qualcos'altro, perché di regola i tribunali non dispongono una specifica applicazione di un contratto. Forse una volta lo facevano, ma oggi un creditore è obbligato ad accettare la carta governativa come pagamento.

Non c'è alcun supporto nella Bibbia per questo genere di corso legale. Piuttosto, cristallina implicazione è che le parti in contratto possono stabilirne i termini purché non siano di per sé illegali, e con l'onere che questi vengano da esse rispettati. La Bibbia elogia l'uomo che fa una promessa e la mantiene, quand'anche dovesse soffrire perdite nel mantenerla, e condanna l'uomo che è inadempiente in affari, o che cerca di sostituire qualcosa di valore inferiore a ciò che aveva promesso di consegnare. Le leggi sul corso legale sono forme istituzionalizzate di inadempienza sui debiti.

Mammon. Infine, c'è un'altro aspetto del denaro nella Bibbia che dovremmo considerare; il denaro come Mammon. Tutti sanno che la Bibbia condanna con forza Mammon, e molta gente  equipara Mammon con il denaro. Ma le due non sono la stessa cosa, Mammon è il denaro adorato, ed è per questo che Cristo disse “Non potete servire Dio e Mammon”. Mammon è il denaro trasformato in un idolo: anche le cose più benefiche possono diventare strumenti di distruzione se vengono riguardate per più di quello che si dovrebbe. La Bibbia condanna tutte le forme di idolatria, compresa l'idolatria del denaro. Ayn Rand non comprese questo quando scrisse i suoi libri, ma forse ne ha una migliore comprensione adesso.[17]

Questa concezione Biblica del denaro e dell'attività bancaria è rispecchiata nel libro del Dr. Sennholz del 1986, Money and Freedom, nel quale promuove il ripudio delle leggi sul corso forzoso e così conclude:

La moneta sana e la libera attività bancaria non sono impossibili, sono semplicemente illegali. Questa è la ragione per cui il denaro deve essere deregolamentato [...]. In un sistema libero, il denaro e l'industria bancaria posso creare valute sane e oneste, proprio come le altre industrie possono provvedere efficienti e affidabili prodotti.[18]


Lo Stato e la Politica Estera

Ogni seria discussione della politica estera dell'antico Israele deve trattare diversi argomenti:  trattati, alleanze, diplomazia, colonialismo, spionaggio e guerra. Discuterò qui brevemente di ognuno essi.

Trattati. In Esodo 23:20-33 c'è un comando esplicito a Israele di non fare trattati con le nazioni di Canaan: “Tu non farai alcun patto con loro, né con i loro dei” (verso 32). Dio intendeva distruggere quelle nazioni e non voleva che Israele fraternizzasse con loro. Questo comando non implica che tutti i trattati siano sbagliati, solo che lo era per Israele nel farli con le nazioni che Dio stava per distruggere. Era un comando inteso solo per l'antico Israele.

Tuttavia, quando si stipulano trattati, questi devono essere osservati, anche se si viene raggirati nel raggiungimento dell'accordo. Un trattato negoziato da Giosuè con i Gabaoniti fu il risultato del suo mancato rispetto delle istruzioni ricevute da Dio (“Gli uomini di Israele... non chiesero consiglio al SIGNORE”, Giosuè 9:14) e Giosuè fu così ingannato dagli astuti Gabaoniti. Comunque sia, dato che gli Israeliti avevano fatto un giuramento, furono obbligati a mantenerlo:

“Ma i figli d'Israele non li colpirono [i Gabaoniti] perché i capi della congregazione glie l'avevano giurato per il SIGNORE Dio di Israele. E tutta la congregazione mormorò contro i capi. Allora tutti i capi dissero alla congregazione, Noi glie l'abbiamo giurato per il SIGNORE Dio d'Israele, ora perciò non possiamo toccarli” [Giosuè 9:18-19]
Alleanze. Il comando di Dio all'antico Israele di non stipulare trattati con i suoi vicini solleva tuttavia la questione della legittimità della stipula dei trattati e della formazione di alleanze.  Sulle alleanze, la Bibbia sembra parlare abbastanza chiaro:

Guai a coloro che scendono in Egitto per soccorso, e si appoggiano sui cavalli, e  confidano nei carri, perché sono molti; e nei cavalieri, perchè sono molto forti; e non riguardano al Santo d'Israele, né cercano il SIGNORE!

Ora gli Egiziani sono uomini, e non Dio; ed i loro cavalli sono carne, e non spirito. Quando il Signore stenderà la sua mano; colui che aiuta inciamperà, e l'aiutato cadrà; e tutti saranno consumati insieme [Isaia 31:1,3]
Questa sembra essere una condanna generale  delle alleanze e della fiducia negli eserciti e nelle armi. La Bibbia disapprova alleanze politiche e militari perché sono atti di fede nelle armi e nei soldati e non in Dio, e scoraggia i trattati perché sono accordi seri che devono essere rispettati costi quel che costi.

Diplomazia. Nella Bibbia il limite nei contatti tra governi è così restrittivo che ambasciate e missioni diplomatiche permanenti non erano autorizzate alla Repubblica Ebraica. Piuttosto, quando sorgeva necessità, un emissario era inviato per lo scopo specifico di consegnare un messaggio o discutere un problema. Per esempio, dopo che gli Israeliti uscirono dall'Egitto, Mosè inviò emissari al re d'Edom chiedendo il permesso di passare per Edom.

“Ti prego, lascia che passiamo per  il tuo paese; noi non passeremo i per campi, né per  le vigne, e non berremo l'acqua dei pozzi; cammineremo per la strada reale, e non svolteremo né a destra né a sinistra, finchè avremo passati i tuoi confini” [Numeri 20:17].
Il re di Edom respinse la richiesta di Mosè, e “così Edom rifiutò di dare a Israele passaggio attraverso i suoi confini, perciò Israele si ritrasse  da lui”. (verso 21).

Ci sono due cose che andrebbero notate in questo racconto: l'uso di emissari per specifiche e inevitabili negoziazioni, e il rifiuto di Mosè, come leader del popolo scelto di Dio di attraversare il confine di Edom senza il permesso degli Edomiti.

Anche quando l'antico Israele era una monarchia, sembra che non avesse ambasciatori in giro: “Ora Hiram Re di Tiro mandò i suoi servi a Salomone, perché aveva udito che lo avevano unto Re al posto di suo padre, e  Hiram era sempre stato amico di Davide” (1 Re 5:1,2). Anche tra amici, Hiram e Davide, a quanto pare non c'erano ambasciatori permanenti. Il Re Hiram aveva aiutato Davide a costruire la sua casa, eppure mandò dei messaggeri a Salomone. Non c'erano ambasciatori permanenti neanche sotto la monarchia.

Non c'erano disposizioni per ambasciatori residenti e ambasciate nel governo esemplare della Repubblica Ebraica, e neanche la monarchia, apparentemente, non aveva spinto la sua ingerenza negli affari esteri al punto di inviare e accogliere rappresentanti permanenti.

Spionaggio. Una questione collegata alla politica estera riguarda le spie, perché forse la funzione predominante delle ambasciate moderne (e forse ogni volta se n'è fatto uso) è quella dello spionaggio. L'antico Israele usò spie, ma solo durante la guerra e per brevi periodi di tempo. Proprio come non c'era esercito permanente, allo stesso modo non c'erano eserciti permanenti di spie e diplomatici. Dio commandò a Mosè di “mandare uomini a spiare la terra di Canaan”, uno da ciascuna tribù (Numeri 13:2). Dieci di quelle spie non servirono a  nulla, solo due furono utili, e io sospetto che questa è la proporzione che sia valsa sempre sull'efficienza delle spie. Mosè invito spie anche a Jazer (Numeri 21:32), una città Cananea. Giosuè mandò due spie a Gerico (Giosuè 2:1).

Parte, e forse tutto, di questo spionaggio era comandato da Dio, ma non ci viene detto che tutto era compiuto all'espresso comando di Dio. Ma lo spiare era una pratica usata esclusivamente durante il tempo di guerra. Spiare altre nazioni non era una pratica normale in tempo di pace né della repubblica, né della monarchia. Risulta chiaro che spiare i governi vicini durante il tempo di pace, costituisce una forma proibita di intervento estero, anche di più che il mantenere le ambasciate che albergano spie. È traballante l'argomento che sostiene che il  comando di Dio a Mosè giustifichi l'uso regolare di spie, perché quel comando era molto specifico: spiate la terra di Canaan. Lo spionaggio, tranne che in tempo di guerra, non è una funzione propria del governo.

Colonialismo. Nel diciannovesimo secolo lo slogan “l'onere dell'uomo bianco” è stato usato per giustificare le politiche coloniali delle nazioni europee. A causa della sua superiore cultura, superiore intelligenza, razza e istruzione, o almeno così si diceva, l'uomo bianco ha l'onere di governare le razze inferiori. L'antico Israele, al contrario, non aveva alcun dovere di signoreggiare sulle nazioni ottenebrate del mondo. La politica estera di Dio, perfino quando fondava uno stato politico nel Medio Oriente, era molto limitata nei suoi scopi.

E così doveva essere: un governo di limitati poteri nazionali deve essere anche un governo di limitati poteri internazionali. Gli appropriati scopi della politica estera non possono andar oltre quelli del governo in generale: la sicurezza e la libertà del territorio e delle persone all'interno dei suoi confini. Israele, pur essendo la sola nazione specialmente scelta da Dio, non aveva alcuna autorità di liberare l'Egitto dai Faraoni. E se l'antico Israele non aveva tale autorità, pur avendo avuto comandi specifici da Dio e avendo occupato un posto unico nella storia umana, tanto meno la hanno le nazioni moderne.

Guerra. Dio comandò agli antichi Israeliti in tempi diversi sia di astenersi dalla guerra che di attaccare certe nazioni. In Deuteronomio 2:5 Dio dice: “Non immischiatevi con loro [i figli di Esaù che vivevano in Seir], perché Io non vi darò nulla del loro paese, nemmeno un impronta di terra... voi comprerete cibo da loro con denaro perché possiate mangiare e comprerete anche acqua da loro con  denaro perché possiate bere... non molestare Moab né contendete con loro in battaglia, perché Io non vi darò nulla del loro paese” (Versi 5,6,9). Non sono vietate relazioni commerciali stabili, sono vietate piuttosto relazioni politiche e militari permanenti. I confini furono istituiti con lo scopo di separare fra di loro i governatori e non le persone.

Da tutte queste considerazioni risulta chiaro che sono le persone, e non i governatori, a giocare il ruolo principale nelle relazioni estere. I governatori hanno il compito di risolvere le dispute mediante negoziazioni se possibile, e tramite guerra se necessario e giustificabile. La regola è quindi libero commercio e libertà di movimento tra le nazioni; la norma è l'assenza sia di ambasciatori residenti che di spie.

In politica estera, il ruolo del governo nell'antico Israele non era di rendere il mondo o anche solo il Medio Oriente un luogo adatto alla teocrazia. La nazione doveva semplicemente occupare il paese che Dio gli aveva dato. Se Dio non avesse comandato loro di farlo in così specifici dettagli, essi non avrebbero avuto alcuna autorità ad agire come fecero.



Conclusione

Non è alla Repubblica di Platone, né alla Politica di Aristotele, né  tanto meno alle città-stato greche o alla Città e l'Impero di Roma, e men che mai ai codici di Hammurabi o di Solone, che dobbiamo rivolgerci per trovare un modello di buon governo e una difesa competente di una società libera, ma alla Bibbia e alla Repubblica Ebraica. Essendo la Bibbia informazione divinamente rivelata, ci fornisce dei principi necessari per difendere una società libera.


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Note

[1] Una recensione del libro da parte di Joseph Salerno: https://www.mises.org/journals/rae/pdf/R62_5.PDF

[2] Assenza di valori, neutralità etica.

[3] È rilevante il fatto che Von Mises, il genio economico che evidenziò l'impossibilità del calcolo economico sotto il socialismo, accettò l'Utilitarismo e la possibilità del calcolo edonistico. Il calcolo Utilitaristico è, se possibile, ancor più assurdo del calcolo economico socialista. Si veda anche Gordon H. Clark, A Christian View of Men and Things ; Religion, Reason and Revelation; e Thales to Dewey: A History of Philosophy per trovare alcune distruttive analisi dell'Utilitarismo e di altri sistemi etici.

[4] Due Trattati sul Governo. http://bfp.sp.unipi.it/classici/locketwo/ar01s03.html#id2558366. Locke cerca di salvare il suo ragionamento facendo appello alle Scritture.  I moderni giusnaturalisti, generalmente, non fanno questo tentativo.

[5] http://archiviostorico.corriere.it/2013/agosto/03/Gli_errori_della_legge_anti_co_0_20130803_bf05295a-fbff-11e2-a8b4-642bc7e0ec80.shtml

[6] Il recente rinnovato interesse per la legge naturale è degno di nota: non solo fa a pugni con David Hume e la logica, esso ignora Charles Darwin e  la biologia. Se si accetta qualche forma di teoria dell'evoluzione (come fanno molti giusnaturalisti), si adotta giocoforza una concezione della natura che insidia la teoria della legge naturale:  la Natura e le sue leggi sono in continuo cambiamento.

[7] Nota del Traduttore. Ho preferito seguire la forma inglese Thou shalt not che esalta l'applicazione individuale dei Dieci Comandamenti, che invece è attutita nell'imperativo all'infinito italiano Non fare, non dire, etc.

[8] Hans F. Sennholz, Debts and Deficits, 164, 44.

[9] Sennholz, 166.

[10] Sennholz, 44-45.

[11] Sennholz, Three Economic Commandments, 1-2.

[12] Si veda Bruno Leoni, La Libertà e la Legge.

[13] http://www.garynorth.com/public/512.cfm

[14] Ibid. pag. 22

[15] È bizzarro ma non sorprendente che gli economisti laicisti facciano riferimento alle favole riguardo all'origine del denaro mentre ignorano un libro di storia affidabile come la Bibbia.

[16] Antiche misura di capacità ebraiche. L'efa misurava sostanze solide come farina e granaglie e corrispondeva a circa 33 litri, l'him misurava liquidi e corrispondeva a circa 5 litri.

[17] NdT: Robbins fa  riferimento all'Elogio del Denaro della Rand ne La rivolta di Atlante. http://libertyfighter.wordpress.com/2013/05/16/elogio-del-denaro-repost/

[18] Hans F. Sennholz, Money and Freedom, 83.

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Perché essere ottimisti

Von Mises Italia - Mer, 24/12/2014 - 08:00

Questo articolo è adattato da un discorso rilasciato al Costa Mesa Mises Circle 2014, “Society Without the State,” tenuto l’8 novembre 2014.

Vi ho promesso un po’ di ottimismo per oggi. Forse uno dei libertari più ottimisti di sempre è stato Murray Rothbard, un felice intellettuale guerriero se mai ce ne è stato uno. Ed egli era molto entusiasta riguardo alla rivoluzione delle idee libertarie perché aveva compreso fondamentalmente che la libertà è l’unica maniera per organizzare la società che sia compatibile con la natura e l’azione umane. Ed era questo ottimismo, questa inamovibile fede nel fatto che siamo nel giusto e che gli statalisti siano in torto, che lo ha guidato alla creazione di uno sbalorditivo lavoro in difesa della libertà personale. Ora, fatemi sottolineare il fatto che Rothbard, nonostante la sua reputazione di irremovibile intellettuale, vedeva i suoi sforzi come pragmatici, non utopici. Egli aveva compreso piuttosto chiaramente che l’utopia è l’elemento caratteristico dei campioni intellettuali dello Stato, non dei detrattori dello Stato. Egli aveva compreso che l’utopia e lo statalismo, e non la libertà, avevano prodotto i grandi mostri e le grandi guerre del ventesimo secolo.

Più di tutto, egli aveva compreso che i veri utopisti sono i pianificatori centrali che credono di poter prevalere sulla natura umana ed indirizzare gli attori umani come bestiame. Per citare Murray: “L’uomo che pone tutte le armi e tutto il potere decisionale nelle mani di un governo centrale e poi dice ‘autolimitati'; costui è il vero utopista poco pratico.” Agli occhi di Rothbard un mondo libertario sarebbe un mondo migliore, non perfetto. Dunque, mentre la nostra rivoluzione è di fatto intellettuale, è anche ottimista e pragmatica. Dovremmo parlare di libertà in termini di principi fondamentali, e come questi principi operano per una migliore società precisamente perché essi sono in accordo con l’innato desiderio umano per la libertà. Lasciamo che gli statalisti spieghino i loro grandi schemi, mentre noi offriamo una visione realistica di un mondo organizzato intorno alla società civile e ai mercati.

Ora, tutti quelli tra noi che sono menti-libere hanno sentito almeno una versione dell’accusa di essere “irrealistici”: “Oh, il libertarianismo sarebbe stupendo ma è irrealistico,” dicono. L’anarco-capitalismo è una cosa di cui parlare in una discussione in un dormitorio o durante una conferenza di filosofia, ma tale società è troppo poco pratica ed idealistica per il mondo reale. Gli Stati sono esistiti da quando ci sono le società umane, non ti libererai mai di loro. Qualcuno potrebbe addirittura arrivare ad affermare che un mercato esiste per i “servizi” del governo, vedendo come gli Stati sembrino costantemente spuntare nella storia dell’umanità.

Ma esaminiamo questo punto. Se credi che lo Stato sia dannoso piuttosto che un benefattore; se credi che lo Stato minacci i diritti individuali e i diritti di proprietà, piuttosto che proteggerli; se credi che lo Stato diminuisca le nostre possibilità per raggiungere pace e prosperità; se credi, insomma, che lo Stato sia una forza immensa per il male nella nostra società, una forza che ci rende tutti quanti molto più poveri, perché mai sarebbe irrealistico lavorare per la sua eliminazione?

Notate che l’accusa di essere irrealistici, poco pratici, o eccessivamente idealisti non è mai applicata alla medicina o alla prevenzione dei crimini. Nessuno dice ai ricercatori contro il cancro “dovreste essere più realistici, il cancro e le infezioni esisteranno sempre. Perché non lavorate invece per rendere meno grave il comune raffreddore?” Nessuno dice ad un investigatore “Oh, il crimine organizzato e la violenza sono parte della natura umana, è inutile cercare di prevenirli. Forse dovresti concentrarti sul ridurre i furti di biciclette.”

Dunque, perché dovremmo essere dispiaciuti o timidi o meno che completamente ottimisti nella nostra battaglia contro lo Stato? Non dovremmo. Come il ricercatore contro il cancro, come chi combatte il crimine, dovremmo essere audaci, dovremmo essere ottimisti, e dovremmo essere vigorosi nella nostra opposizione al governo. Noi dovremmo essere certi del successo finale della nostra missione, così come Murray Rothbard lo era.

Sono ottimista perché lo Stato è fiscalmente insostenibile

Rimane assodato che vinceremo. Lo Stato, almeno così come è attualmente costituito negli Stati Uniti e nella maggior parte delle nazioni occidentali, sta morendo sotto il peso della sua assoluta insostenibilità fiscale.

Sono curioso di sapere se qualcuno di voi ha mai sentito di Herbert Stein. Forse conoscete Ben Stein da “Win Ben Stein’s Money” e Ferris Bueller’s Day Off. Herbert Stein era suo padre. Herbert Stein era un economista, e presidente del Council of Ecnomic Advisors, una sorta di squadra di supporto per i presidenti Richard Nixon e Gerald Ford. Non è il mio tipo di economista, ed era solo vagamente in favore del liberto mercato, ma era pur sempre un economista. E apparentemente un uomo interessante: nei suoi ultimi anni scrisse brevemente un’anonima rubrica di consigli per Slate e giornali stampati, dal titolo “Dear Prudence” (“Cara Prudenza”).

Herbert Stein se ne uscì con la sua propria legge, nota come legge di Herbert Stein. Essa dice che: “Se qualcosa non può andare avanti in eterno, si fermerà.” Sembra semplice. L’ha usata per descrivere gli andamenti economici come il bilancio dei deficit nei pagamenti. Egli intendeva dire che non serviva alcun programma per fermare qualcosa che si sarebbe fermata da sola, qualcosa che non sarebbe potuta essere sostenuta. E, chiaramente, il governo degli Stati Uniti, il più grande e potente governo che sia mai esistito, non può essere sostenuto. Non in un senso fiscale. Impossibile, non c’è modo.

Non stiamo parlando semplicemente dei 17 bilioni di dollari di debito in buoni del Tesoro che il governo federale deve ai suoi creditori. Stiamo parlando della non sostenibilità ad un livello assai più grande. L’economista Laurence Kotlikoff usa un concetto noto sotto il nome di buco fiscale, che è molto più preciso, e molto più sconfortante, del rilevamento del debito del Tesoro. Il buco fiscale in sostanza misura il valore attuale delle future entrate tramite le tasse, contro il valore attuale delle future obbligazioni governative. Dunque, non solo il debito dei titoli di stato, ma anche la previdenza sociale, medica, i programmi assistenziali, etc. E Kotlikoff ha tirato fuori un buco fiscale di più di 200 BILIONI di dollari. Fatemelo ripetere: 200 BILIONI di dollari. Ora, non abbiamo tempo oggi di discutere i dettagli della situazione fiscale del governo federale, e come sia stato calcolato questo buco fiscale. Ma rimane certo che la realtà è ampiamente peggiore di quanto chiunque nel governo o nella stampa che segue l’opinione più diffusa ammetterà.

Capite che non c’è nessuna volontà politica a Washington di tagliare le voci costose come la previdenza sociale, medica, i sussidi pubblici per il welfare, e alla difesa. Nessuna. Ricordate le grida durante i dibattiti sul sequestro? Assistite allo sdegno quando il Congresso semplicemente considera tagli al tasso di crescita di certi programmi! Non c’è nessuna volontà politica a Washington di contrastare l’aumento esorbitante delle tasse, che non aiuterebbe comunque. La politica non risolverà questo problema. La realtà fiscale del nostro governo federale non può essere sistemata, né politicamente né economicamente. Non possiamo risolvere questo problema. I numeri dietro al buco fiscale di Kotlikoff semplicemente non possono essere vinti, ma solo rimandati – ed ulteriormente peggiorati – da un’espansione monetaria senza fine.

Può sembrare quasi divertente, ma questa realtà ci dà motivo di essere ottimisti. Sappiamo che la situazione attuale non può durare, così – in quanto persone orientate alla libertà – abbiamo la straordinaria opportunità di riconoscere tutto ciò, ed iniziare a costruire il futuro. Non dobbiamo lavorare con la delusione che tutto continuerà come al solito, che il sistema funzionerà se solo lo riformassimo o tentassimo di aggiustarlo o eleggessimo le persone giuste. Noi possiamo essere onesti e riconoscere che la democrazia non funziona, non può funzionare, e prima sarà esposta al fallimento e meglio sarà. Noi dovremmo celebrare questa comprensione, perché non può avvenire nessun progresso verso la libertà finché non comprendiamo la realtà e i problemi a portata di mano.

Sono ottimista perché lo Stato è intellettualmente insostenibile

Ma abbiamo una più profonda e più soddisfacente ragione per essere ottimisti. Lo Stato non è solo fiscalmente insostenibile, è anche intellettualmente insostenibile. Dovremmo essere ottimisti perché stiamo vivendo all’inizio di quello che Hans-Hermann Hoppe chiama una rivoluzione “basso-alto”. Basso-alto perché parte dall’individuo e da un livello iper-locale. Basso-alto perché poggia su di una radicale decentralizzazione e secessione politica. Basso-alto perché scavalca le strutture di potere e le politiche tradizionali. Basso-alto perché scavalca le scuole statali, gli intellettuali statali, così come i mezzi di comunicazione statali.

I governanti, e le classi politiche che li mantengono, stanno affrontando una rivoluzione di idee non violenta che era difficilmente immaginabile solo venti anni fa. E questa rivoluzione colpirà al cuore di quell’unica vera risorsa di questi Stati: la loro legittimità agli occhi di coloro che loro governerebbero. La rivoluzione basso-alto è basata su individui informati che sempre più non hanno bisogno di élite, siano esse politiche, accademiche o scientifiche, che gestiscano le loro vite. È basata sul riconoscimento che gli schemi governativi nazionale e globale hanno fallito nel risolvere, o anche solo affrontare, enormi problemi strutturali come la fame, le cure mediche, l’energia e lo sviluppo economico. È basata su una radicale decentralizzazione, politica e non solo, perché la vasta diversità di interessi degli individui richiede la fine di editti governativi alto-basso e del bullismo del 51 percento dell’elettorato.

Questo può succedere – e sta accadendo – addirittura senza necessariamente una tacita accettazione o comprensione della libertà da parte della maggioranza delle persone. Essi semplicemente vedono con i loro occhi che lo Stato non funziona, quindi naturalmente cercano un’altra strada. Penso che questo sia specialmente vero per la generazione Y, che non è particolarmente libertaria ma comunque pur sempre profondamente diffidente nei confronti del governo.

La tecnologia gioca un ruolo enorme in questa rivoluzione basso-alto. La tecnologia ci ha dato l’abilità di trovare compagni di viaggio ovunque nel mondo, e di confrontare appunti riguardo a quello che i nostri aspiranti governatori stanno facendo. È stato preso il monopolio sul mercato delle idee e portato via dagli sbocchi dei mezzi di comunicazione tradizionali. Essa ha abbassato enormemente il costo di imparare e di acquistare conoscenza. È stato letteralmente portato il vasto magazzino della conoscenza umana sulla punta delle nostre dita! I governi passeranno un periodo terribilmente difficile nel tenere tutte queste informazioni, per non menzionare le idee di libertà, lontane dalle persone che sono sempre più connesse ed affamate di una vita migliore.

Potremmo dire che la frittata è fatta. Per essere assolutamente chiaro: la tecnologia non è un’ideologia. E la tecnologia è usata dallo Stato, così come è usata contro di esso. Immaginate Edgar Hoover con l’apparato dell’NSA di oggi disponibile per lui! E la tecnologia non può mai cambiare le scelte fondamentali prima di noi: libertà o statalismo. Non c’è nessuna “terza via”. Gli esseri umani trattano l’un l’altro volontariamente, attraverso la società civile e i mercati, oppure trattano l’un l’altro usando la costrizione, attraverso il crimine o il governo. I mezzi economici o i mezzi politici, l’antica scelta rimane la stessa.

Ma il libero e virtualmente istantaneo flusso di informazioni ha radicalmente trasformato il mondo. Ai governanti piace parlare di democrazia. Bene, stanno per capirla bene e profondamente. La vera democrazia, dove le persone votano mostrando il loro dissenso, votano coi loro portafogli, ed i loro apparecchi telefonici, attraversando i confini.

Sono ottimista che questa interconnessione globale porrà una grossa minaccia per la possibilità di sopravvivenza di molti Stati-nazione, e conseguentemente per le loro classi politiche reggenti. Le persone sono ora connesse da idee, interessi, valori condivisi, commercio e non solo dalla geografia e dalla nazionalità. Infatti, l’importanza della geografia e della nazionalità si sta riducendo giorno dopo giorno.

Forse la più grande eredità della rivoluzione della rete sarà la rovina dei sistemi educativi statali. Le unioni di insegnanti, scuole schifose e obbligatorie, burocrazie amministrative enormi, bizzarre pensioni, e studenti terribili che fanno debiti chiedendo prestiti, sono chiaramente insostenibili. Le scuole governative chiaramente costano troppo ed insegnano troppo poco riguardo a cose importanti, come linguaggi classici, scienze e matematica rigorose, abilità di mercato, e gestione del denaro. Quello che insegnano è spesso dannoso e statalista – l’assortimento completo degli studi della vittima.

La libertà non è possibile in una società riempita di persone male educate ed indottrinate dallo Stato. Quindi la necessità per la separazione dell’educazione e lo Stato non è mai stata così grande, ed è alla nostra portata. La rivoluzione dell’educazione in rete, ancora nella sua infanzia, renderà l’apprendimento meno costoso, più facile, più efficiente, e – la cosa più importante – responsabile. L’educazione basata sul mercato produrrà risultati concreti – l’antitesi dell’educazione governativa. Dovremmo tutti essere felici di assistere allo sgretolarsi del modello educativo dello Stato.

Tutti questi felici sviluppi avranno luogo seguendo il loro ritmo, alcune volte velocemente – come per il crollo della precedente Unione Sovietica – ed altre lentamente. C’è una grande ragione per essere ottimisti che questa rivoluzione basso-alto possa aver luogo inesorabilmente, ed in modo non violento. Non ci sono garanzie, ovviamente, e ci possiamo aspettare che gli interessi politici reagiscano violentemente con la minaccia. Ma molti di questi movimenti tellurici sono già sulla loro strada, ed uno ha un’idea del fatto che il potere sta scorrendo via dalle classi politiche, lentamente ma inesorabilmente. Gli Stati e gli statalisti stanno perdendo il loro più grande bene: la legittimazione.

Ma nessuno di questi modi di appassire della legittimità dello Stato dovrebbe sorprenderci. Proprio come Mises in conclusione spiegò l’impossibilità del socialismo come sistema economico, il grande economista spagnolo Jesús Huerta de Soto ed altri fanno il punto dell’impossibilità dello statalismo come sistema sociale, legale e politico. Come spiega Huerta de Soto, è semplicemente impossibile intellettualmente difendere uno Stato centrale coercitivo con un monopolio sull’aggressione. Tale Stato non può raggiungere i suoi obiettivi, esattamente come i pianificatori di un’economia centrale non possono conoscere il prezzo da dare ad un chilogrammo di farina o il numero di automobili da produrre. L’enorme volume di informazione che sarebbe necessario ad uno Stato omnicomprensivo è troppo disperso, troppo tacito, troppo rapidamente mutevole, e troppo distorto quando comandato dallo Stato piuttosto che ricevuto dal mercato.

Signore e signori, non è la libertà ad essere impossibile: è lo statalismo.

Conclusioni

Personalmente, non mi interessa se ti definisci conservatore, costituzionalista, liberale classico, libertario, miniarchico, anarco-capitalista, progressista, o qualsiasi altra cosa – questo messaggio è per te. Tutto ciò che conta è che tu riconosca e sia d’accordo sul fatto che lo Stato è fuori controllo, anche se solo in un’area, come le leggi sulla droga o la politica estera – possiamo affinare i dettagli in seguito! Siamo così lontani da ciò che chiunque in questa stanza si figura come una società libera che molte di queste etichette e differenze sembrano quantomeno trascurabili.

Murray Rothbard usò una metafora del treno della libertà che penso si applichi piuttosto bene oggi; in realtà lui la prese in prestito dal defunto Gene Burns, che è stato per anni un fenomenale conduttore radiofonico a San Francisco.

La metafora del treno della libertà per costruire un movimento è molto semplice: se vuoi più libertà, unisciti a noi. Sali sul treno. Puoi scendere quando vuoi. Forse sei in favore del 60 percento delle nostre idee, o l’80 percento, o il 90, o quello che è. Unisciti a noi, e facciamo tanta strada insieme quanta vuoi, e scendi quando vuoi. Come ho detto precedentemente, siamo così lontani da ciò che chiunque in questa stanza considera una società libera che difficilmente dovremmo preoccuparci di ciò adesso. Facciamo solamente in modo che il treno si muova nella direzione giusta! Mi piace davvero questa metafora; è di sicuro meglio che chiuderci in noi stessi in strette scatole.

Quindi, per concludere, voglio incoraggiarti ad abbracciare una strategia ottimista per la libertà. Comprendi che semplicemente non dobbiamo convincere tutti, e nemmeno la maggioranza delle persone, del fatto che la libertà sia migliore. Di certo non dobbiamo convincere i nostri oppositori. Oggi, giusto come nell’America coloniale durante la nostra rivoluzione, la maggior parte delle persone è indecisa.

Come il conduttore radiofonico Herman Cain ha detto recentemente ad un radioascoltatore, possiamo salvare solo coloro che vogliono essere salvati. Decisamente troppo spesso lasciamo agli statalisti la struttura del dibattito. Decisamente troppo spesso le persone con una mentalità-libera sono definite da ciò che opponiamo – il governo – piuttosto che da ciò che proponiamo: la libertà.

Dunque, proponi la libertà, e perora la causa dell’ottimismo. Dopotutto, nonostante lo Stato e le sue depredazioni, conduciamo ancora vite magnifiche comparate a quelle di virtualmente qualsiasi essere umano che abbia camminato su questa Terra – re e regine inclusi. Se lasciamo che lo Stato ci renda infelici o pessimisti riguardo al nostro futuro, avremo fallito non solo per i nostri figli e nipoti, ma anche per i nostri antenati.

Grazie.

Articolo di Jeff Deist su Bastiat.Mises.org

Traduzione di Adriano Gualandi

Adattamento a cura di Giovanni Barone

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Commenti liberi

Luogocomune.net - Mar, 23/12/2014 - 23:20



(Commenti liberi)

Il ruggito della tigre

Freedonia - Mar, 23/12/2014 - 11:10




di Francesco Simoncelli


Nel libro A Tiger by the Tail, che rappresenta una raccolta dei migliori scritti di F. A. Hayek, viene utilizzata questa metafora per rappresentare quello che sono le banche centrali nella loro essenza. Attraverso le loro politiche tentano di direzionare a piacimento le sorti del libero mercato, pensando scioccamente che se un domatore riesce a prendere una tigre per la coda allora avrà il pieno controllo dell'animale. L'animale, invece, va dove vuole e per un po' questo coincide con la volontà del domatore. Quest'ultimo si illude di aver sottomesso l'animale, e non considera come un bivio sulla strada che sta percorrendo insieme al felino rappresenti la fine della sua illusione. Infatti, qualora l'animale dovesse prendere una strada alternativa e in contrasto con quella del domatore, il nostro sfortunato protagonista finirebbe per essere divorato dalla tigre a seguito dei continui strattonamenti della coda.

Allo stesso modo, i banchieri centrali credono di poter condurre i loro affari perturbando insistentemente l'ambiente di mercato, pensando che in questo modo tutto andrà secondo i piani. Per un po' le cose vanno così, ma infine gli aggiustamenti in accordo con i desideri degli individui emergono prorompenti, e non possono essere che esauditi pena un dolore maggiore.



NUOVE BOLLE, VECCHIA STRATEGIA

Sin dallo scoppio della bolla delle dot-com abbiamo potuto osservare come la FED, ad esempio, abbia perseguito una strategia di boom/bust ciclica per permettere ad un'economia pianificata di poter sopravvivere. Suddetta bolla, infatti, è stata sostituita dalla bolla immobiliare che ha permesso ai banchieri centrali di comprare tempo e far credere all'opinione pubblica di aver calmato la tigre. Nel 2008 si è verificato un nuovo bust, stavolta più travolgente del precedente, poiché la banca centrale americana è stata costretta a ricorrere a misure di politica monetaria senza precedenti nella sua storia economica. In questo modo non solo si è provato spasmodicamente a tenere a galla quelle realtà che più hanno sofferto durante la crisi, ma nel frattempo si è anche provato a gonfiare nuove bolle in modo da incanalare le cosiddette "risorse inattive" verso tali settori. Un palliativo.

Ci sono riusciti. Dopo il tonfo del settore immobiliare, il denaro quasi gratis elargito dai banchieri centrali ha permesso a determinate entità, come gli hedge fund, di imbastire un enorme carry trade tra questo flusso di denaro, le abitazioni pignorate comprate a quattro soldi e gli affitti. Sono stati concepiti tutta una serie di nuovi prodotti finanziari in grado di resuscitare un settore necessitante una pulizia. Invece sono intervenuti i banchieri centrali con le loro cosiddette politiche anticicliche e hanno smorzato questa pulizia poiché avrebbe intaccatto quelle entità protette dal suo cartello. Ho discusso di questo argomento qui: http://johnnycloaca.blogspot.it/2014/12/gsib-calciare-il-barattolo-diventa.html






L'interruzione di suddetta pulizia ha permesso l'emersione di nuovi errori i quali hanno alimentato nuove bolle. E' stata reflazionata la bolla immobiliare, è stata alimentata una nuova bolla azionaria per permettere alle attività improduttive di staccare nuovi profitti da titoli sempre più tossici ed è stata gonfiata una nuova bolla nel settore petrolifero. C'è una tale euforia in quest'ultimo settore che si sente parlare di come gli Stati Uniti siano diventati la nuova Arabia Saudita, in grado di esportare quantità crescenti di oro nero e permettere una discesa dei deficit. Guardiamo il quadro generale. Se davvero il prezzo del petrolio scenderà a $40/bbl. (cosa molto probabile, anche perché il prezzo nel 2000 era di $20/bbl. e nel 2008 era a $30/bbl.) questo significa che tutti gli investimenti di capitale fatti dalle varie industrie di questo settore andranno sotto pressione, questo significa che tutti i posti di lavoro creati negli ultimi anni nel settore petrolifero saranno a rischio, questo significa che questa gigantesca bolla era basata sul presupposto falso che il prezzo del petrolio sarebbe rimasto perennemente a $80-100/bbl.

Ora che la FED sta mettendo il freno alle sue politiche espansionistiche e ha annunciato di voler aumentare i tassi di interesse il prossimo anno, i potenziali investimenti improduttivi nel settore dell'olio di scisto dovranno essere liquidati a causa di una mancanza di fondi a buon mercato con cui mantenerli a galla. La mania dietro il sostegno del prezzo del petrolio ad un'altezza diversa da quella del mercato verrà smascherata dalla volontà della FED di far scoppiare questa bolla.




Cosa accadrà all'economia americana? La stessa cosa che è accaduta tutte le altre volte: una recessione. Tutti quei posti di lavoro che fino ad ora sono stati creati nel settore energetico verranno liquiditati, perché sono state assunzioni basate su una falsa espansione dell'attività produttiva. L'illusione di sostenibilità ha tenuto vivi questi posti di lavoro, ma la realtà necessita di una loro liquidazione perché economicamente inutili; ma quasi sicuramente molte di queste famiglie avranno fatto progetti per il futuro, cosa che implica una casa, un mutuo, beni durevoli, ecc. Tutto ciò verrebbe spazzato via, perché basato su basi economiche insostenibili, e la bolla nel settore petrolifero non farebbe altro che mettere pressione ad altre bolle, come quella delle cartolarizzazioni del flusso degli affitti nel mercato azionario, la bolla dei prestiti studenteschi, la bolla dei mutui per le automobili, la bolla dei titoli di stato USA, ecc. Verrebbe a cadere un castello di carte che si regge solamente sulla capacità della banca centrale di calciare il barattolo ancora una volta.

Ma come avrete capito, questo barattolo cresce in maniera spropositata ad ogni calcio. Finirà per essere incalciabile.

La cosa peggiore è che un sacco di banche commerciali ha finanziato un sacco di compagnie petrolifere, sono stati concessi parecchi fondi mutuabili ad attività che li avrebbero scaricati in investimenti improduttivi. Quindi se il prezzo del petrolio dovesse continuare a scendere raggiungendo una soglia critica per questi prestiti, essi diventeranno automaticamente irripagabili e andranno a rimpinguare la mole già grande di NPL in pancia ai TBTF. Il loro bilanciò di contrarrà e, in assenza di aiuti super partes, andranno in bancarotta. Stesso discorso per tutti quegli investitori che sono stati risucchiati in questo business, la loro sorte è la stessa di tutti coloro che si sono lasciati trasportare dall'euforia. E come accade per ogni recessione, la riallocazione delle risorse umane e materiali tende a riportare un minimo di salubrità in un mercato intossicato dalle manipolazioni dei banchieri centrali. I tassi di interesse aumenteranno perché falliranno quelle entità sostenute artificialmente, e non perché sarà la banca centrale a deciderlo. Ricordate, la FED non sa dove andrà la tigre.

Ma cosa è accaduto a seguito della bolla immobiliare? I tassi di interesse sono stati abbassati a livelli talmente bassi che una cosa del genere non si era mai vista nella storia dell'economia. Questo perché la FED, attraverso i vari giri di quantitative easing, ha aiutato i protetti dal suo cartello a rimanere in attività. E' stata una mossa contro la volontà del mercato di pulire gli errori del passato, e tale mossa non ha fatto altro che portare a conseguenze più estreme, come le bolle che abbiamo visto nei grafici precedenti. Alla prossima recessione, cosa potrà fare la FED? Di certo non potrà abbassare ulteriormente i tassi di interesse visto che già sono allo zero. L'unica soluzione è l'inaugurazione del fantomatico QE4. Ma questo significa ulteriore crowding out di risorse materiali e umane verso settori alimentati artificialmente, significa sprechi di risorse, significa scavarsi la buca senza accorgersene. In realtà i banchieri centrali ne sono consapevoli, ma sono in trappola: appena lasceranno la coda della tigre verranno sbranati, se continueranno a strattonarla verranno sbranati. Qual'è la prova? Le riserve in eccesso sono ancora tutte lì.

L'interconnessio delle varie bolle ha come referenti ultimi lo stato e le banche commerciali, e il compito ufficioso del settore bancario centrale è quello di salvaguardare queste due entità. A qualsiasi costo. Gli errori continueranno ad accumularsi. Le bolle continueranno a gonfiarsi. Mentre il deleveraging verrà assorbito in totale dalla popolazione in generale. I banchieri centrali credono di poter utilizzare questo cuscinetto in modo indefinito, non è così. La mole degli errori accumulati nel tempo è così grande che sta indebolendo progressivamente il panorama economico in cui gli attori svolgono i loro affari.





Janet Yellen, se terrà fede a quanto detto, dovrà operare la più grande politica restrittiva mai vista nella storia economica degli Stati Uniti, più acre rispetto a quella di Volcker tra il 1979 e il 1982. La recessione risultante sarà devastante, considerando tutte le bolle finora gonfiate. E' molto probabile che non lascerà che accada, quindi farà quello che la FED ha fatto sin dal 2008: inflazionerà. Il prezzo del petrolio tornerà a salire, il dollaro tornerà a scendere e Main Street continuerà a soffrire per i cattivi investimenti altrui. Alla fine, è la stessa cosa che vediamo ripetersi ogni volta che all'orizzonte si prospetta una recessione: più interventismo. E' accaduto con Greenspan. E' accaduto con Bernanke. Accadrà con la Yellen. I primi due sono riusciti a farla franca, lasciando la patata bollente al prossimo sventurato di turno. Ora è il turno della Yellen, con Greenspan che invece concede interviste a tutto campo ammettendo il proprio fallimento e addirittura consigliando agli investitori di comprare oro.

Ai banchieri centrali non interessa il libero mercato. Sono stati messi lì per un motivo. Faranno la loro parte. Ignoreranno, quindi, i segnali di mercato. Ignoreranno, quindi, gli insegnamenti e gli avvertimenti della Scuola Austriaca. Faranno affidamento esclusivo a quello che hanno imparato durante la loro carriera accademica: se qualcosa non ha funzionato finora, allora più della stessa cosa funzionerà. Questo è l'ABC del keynesismo. Questa è la via verso il fallimento.



ANDARE ALLA CIECA

Il 17 aprile dell'anno scorso il Financial Times ha pubblicato un articolo dal titolo "Central bankers say they are flying blind". Non poteva scegliere un titolo più appropriato. Il contenuto di quell'articolo rappresenta una delle critiche più azzeccate all'establishment bancario centrale proveniente da un quotidiano mainstream. Il ricorso alle misure "non convenzionali" non rappresenta altro che un tentativo disperato di tenere insieme i pezzi di un sistema monetario decrepito. Come è già stato scritto in un articolo precedente, l'attuale politica della FED e delle altre banche centrali non ha uno scopo e un obiettivo predefinito; è stata scelta questa strada letteralmente per caso. Funziona? Bene, allora verrà continuata. Non funziona? Bene, si proverà qualcos'altro. Non c'è un piano definito. Non c'è previsione del futuro, nonostante si voglia far credere il contrario con la cosiddetta forward guidance. Non ci sono gli strumenti adatti nelle mani dei banchieri centrali per fare davvero quello che dicono. Non li hanno mai avuti.

Prima sono stati tirati quasi allo zero i tassi di interesse e ogni anno sin dal 2008 la fine di tale politica è sempre stata rimandata nel tempo. "Fin quanto è necessario" recitano i comunicati stampa della FED e della BCE. Non contenti della loro manifesta incompetenza, hanno iniziato a puntare il dito sulle stime del PIL. "Quest'anno si è chiuso con cifre deludenti, ma dal prossimo le cose cambieranno." Sono sei anni che non cambiano affatto: http://johnnycloaca.blogspot.com/2014/10/il-rompicapo-dellarea-euro-cose.html

Visto che anche questo esperimento faceva trasudare tutta la loro incompetenza e impotenza, i banchieri centrali hanno iniziato a parlare di monitorare il tasso di inflazione (dei prezzi). Quale tasso? Non quello reale, bensì quello manipolato ad hoc dagli istituti di statistica. Infatti dopo averli ripuliti di tutti quegli asset di cui necessitiamo realmente ed averli compressi in un aggregato più ampio, si sventolano cifre prossime agli allarmi di deflazione. Ma visto che le persone stanno affrontando la situazione inversa, hanno ripiegato sulla disoccupazione. Anche qui, numeri record che segnalano un tasso di disoccupazione tra la popolazione tra i più alti di sempre, per non parlare degli scoraggiati e di coloro che sono usciti dalla forza lavoro affindadosi alla carità dello stato. Tra tutte queste misure abbiamo avuto il QE1, il QE2, il QE3 (in doppia salsa), il LTRO, il LTRO2, il TLTRO, l'OMT, l'Operazione Twist, il TARP, il Tapering, i meccanismi di salvataggio intra-europei, bail-in, bail-out, e quant'altro. Niente di tutto questo ha funzionato.

L'ultima trovata in ordine cronologico è il cosiddetto Piano Juncker. L'essenza di tale piano può essere riassunta in tre parole: shovel-ready project. E' tutto fumo. E' keynesismo modellato per i tempi moderni. Si è sbandierato ai quattro venti di come tale piano comprendesse nientemeno che €315 miliardi. Non era vero. Diversamente dagli squilli di tromba dei media mainstream mi sono preso la briga di verificare. La commissione parte con un budget di €8 miliardi, i quali fungono da garanzia per il doppio di tale cifra. Qual è il potere di leva dietro questa "magia"? Il fatto che gli investimenti che saranno finanziati con gli €8 miliardi non falliranno tutti in una volta, quindi si può garantire per una cifra maggiore di quella che si ha a disposizione. La Banca degli Investimenti Europea aggiunge a questi numeri altri €5 miliardi. Potenzialmente, saremmo arrivati a €21 miliardi. A questo punto la BIE potrebbe emettere bond per raccogliere fino ad un totale di €60 miliardi. Il potere di leva qui aumenterebbe, anche perché ci sarebbe da domandarsi chi tra i vari stati in bancarotta comprerebbe tali obbligazioni. Ah, certo, molto probabilmente lo zio Mario... non credo proprio che suddetti bond possano rientrare nel piano di Maastricht.

A questo punto verrebbe tirato in ballo il settore privato affinché aiuti l'UE ad arrivare ai fatidici €315 miliardi. Stiamo parlando di un leverage di 1:40 quasi.

Supponiamo che la BIE voglia investire in un progetto congiunto tra Francia e Italia da €10 miliardi. Il capitale di base dell'investimento sarà, ad esempio, di €2 miliardi mentre il resto dovrà sovvenzionarlo il settore privato. Quei soldi messi dalla BIE serviranno solamente come "prima linea" nel caso di perdite e per attrarre gli investimenti privati. Quale garanzia ci sarà che l'investimento sarà produttivo? Nessuna. Anzi, date le basi con cui viene finanziato molto probabilmente fallirà. Il problema, che ancora non è stato compreso dai pianificatori centrali, è che la crisi attuale non è ciclica, bensì strutturale. Affonda le sue radici nel sistema stesso che si vuole salvare. Le contorsioni e gli accapigliamenti per salvare a tutti i costi questa Europa rappresentano le cause stesse del fallimento. La fiducia degli eurocrati, purtroppo, è nei modelli DSGE keynesiani, non nel libero mercato.

I modelli dei banchieri centrali e dei pianificatori centrali presuppongono una situazione di equilibrio, statica. La realtà è totalmente diversa.



TUTTI CONTRO TUTTI

Sebbene le principali banche centrali del mondo si stiano coordinando per stampare denaro e tenere ancora un po' in piedi l'attuale sistema economico, lo scopo dietro questa strategia è quella solita nenia mercantilista che maschera con una patina di virtù tale azione scellerata. Sin dal 2010, infatti, la guerra valutaria tra i vari Paesi del mondo si è intensificata ad un ritmo pauroso, soprattutto dopo l'ultima decisione della BoJ di mettere sotto steroidi il proprio quantitative easing. In questo modo si tenta di svalutare la propria divisa per stimolare temporaneamente le vendite all'estero. I consumatori esteri non possono far altro che rallegrarsi per questi regali. Se la prima cosa a cui avete pensato è una sovvenzione, lo avete fatto perché questa è realmente una sovvenzione. Il consumatore estero viene letteralmente pagato per acquistare merce a prezzo scontato.

Immaginiamo che in Europa e negli Stati Uniti un cappotto costi rispettivamente €100 e $100. In queste condizioni non ci sarebbe alcun incentivo a scegliere l'uno o l'altro cappotto, il consumatore sceglierebbe quello migliore dal proprio punto di vista. Molto probabilmente basandosi su fattori estetici. Immaginiamo, quindi, che la FED dia il via ad una campagna di svalutazione del dollaro, a seguito della quale il costo di una giacca negli Stati Uniti cala a $50. In questo modo l'incentivo del prezzo induce il consumatore europeo a prediligere il prodotto USA perché in questo modo può acquistare, da un giorno all'altro, un prodotto in più rispetto al prezzo pre-svalutazione. Il settore dell'export, quindi, vede aumentare significativamente le proprie vendite e la cosa richiama in tale settore una quantità maggiore di risorse materiali e risorse umane. Infatti, il paravento che spesso i pianificatori centrali adottano per giustificare una pratica tale è quella della creazione di posti di lavoro. Se ci limitiamo ad osservare ciò che si vede, essi hanno ragione. Ma cos'è che, invece, non si vede?

A fronte di una divisa svalutata, i costi delle importazioni salgono. Tutti quei materiali di cui hanno bisogno le industrie in patria lievitano di prezzo e, col passare del tempo, anche i fattori di produzione all'interno della filiera dell'export iniziano ad aumentare di prezzo annullando, de facto, il vantaggio competitivo iniziale. Si torna al punto di partenza, ma il paese che ha svalutato la propria divisa si ritroverà con costi maggiorati in patria e una minore presenza di beni da cui attingere per soddisfare la domanda dei clienti interni. Una crescita genuina delle esportazioni può avvenire solo a fronte di una presenza di capitali supportati da una rete di risparmi reali. Negli ultimi dieci anni la Germania, ad esempio, ha visto la propria popolazione privilegiare il risparmio rispetto al consumo e questo ha consentito al Paese di sfruttare un bacino di capitali superiori i quali, a loro volta, hanno spronato una produzione maggiore. Aumentando quantità e qualità dei suoi prodotti, la Germania ha potuto aumentare le sue esportazioni. Diversamente da quello che, invece, è accaduto nella periferia dell'Eurozona: tasse e deficit statali hanno falciato il risparmio. Ora la soluzione "geniale" degli spandaccioni progressisti è quella di tassare la Germania affinché gli sprechi di quelle nazioni dalle mani bucate vengano foraggiati. Giammai viene considerata l'altra soluzione: liberare il risparmio da tasse e dal crowding out dei deficit statali. Ciò che sostengono gli spendaccioni progressisti è paradossale: sbraitano contro la capacità altrui per giustificare la loro incapacità.

Quella a cui stiamo assistendo oggi è la cosiddetta "race to debase", poiché mancando ai banchieri centrali punti di riferimento concreti nell'economia non possono far altro che cercare di fregare silenziosamente il prossimo in modo da guadagnare ulteriore tempo. E' questo uno dei motivi principali per cui non c'è ripresa. E' questo il motivo per cui la ridondanza degli investimenti sta sfornando prodotti inutili e il Baltic Dry Index continua a languire in territori bassissimi. In questo contesto il dollaro continua a rafforzarsi, anche se è più corretto dire che sono le altre valute che stanno declinando. I mercati, infatti, si aspettano che i tassi di interesse negli Stati Uniti tornino a salire a seguito della promessa della Yellen e che il Giappone e l'Europa continuino a stampar denaro. I nipponici lo stanno già facendo, e a ritmi pazzeschi, mentre invece si aspettano che Draghi implementi un QE a tutti gli effetti. (Seppure in modo contorto, la monetizzazione del debito degli stati europei da parte della BCE c'è, c'è stata e ci sarà: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-12-10/dove-sono-finiti-soldi-bce-due-terzi-banche-italiane-li-hanno-messi-btp-164249.shtml )

La FED alzerà i tassi l'anno prossimo? Non credo proprio. E anche se ci proverà, tutto ciò che accadrà sarà l'avvento di una nuova recessione. Perché? Perché l'altezza dei tassi di interesse dovrebbe essere decisa dal libero mercato, non dai banchieri centrali. Recessione che, tra l'altro, si acuirà trasformandosi in una depressione non appena le varie bolle presenti sul territorio statunitense inizieranno a risentire di un panorama economico che troncherà la loro fonte di sovvenzionamento primaria: denaro fiat quasi gratis e tassi di interesse ultra bassi. I bei tempi finiranno. Poi i banchieri centrali torneranno ad ergersi a "salvatori" delle valute. Salvarle da cosa? Il libero mercato. Ciò non impedirà al dolore economico di farsi strada nel panorama economico. La fede nei banchieri centrali e nella banca centrale come stabilizzatore dei mercati sarà messa alla prova, frantumandosi in mille pezzi.



CONCLUSIONE

L'obiettivo delle banche centrali è quello di tenere in piedi il teatro Kabuki della crescita economica attraverso le bolle. Le trame economiche attraverso le quali ha cercato di raggiungere suddetto scopo attraversano tutta una serie di bolle che scoppieranno se davvero la decisione sarà quella di lasciar aumentare i tassi di interesse il prossimo anno. La bolla in prima linea è quello dell'olio di scisto, che a seguito del calo del prezzo del petrolio dopo il Tapering intaccherà i finanziamenti coi quali fino ad ora le grandi aziende in questo settore hanno portato avanti i loro affari. I pericoli insiti nello stimolo monetario delle banche centrali metterà pressione alle obbligazioni spazzatura che sin dal 2010 le aziende petrolifere hanno emesso. Ammontano a circa $550 miliardi. Una ad una, tutte le bolle gonfiate fino ad ora e su cui è stata basata la crescita nominale di oggi, scoppieranno. Non credo che lo lasceranno accadere. La FED riprenderà ad intervenire, portando a livelli assurdi l'interferenza nel mercato.

Sono convinto che il futuro non avrà come protagonista il denaro fiat. La Cina l'ha intuito. Si sta allontanando dal dollaro. Al giorno d'oggi le corse agli sportelli vengono fatte da dietro un computer. I titoli di stato vengono lasciati maturare e non vengono rinnovati. Al giorno d'oggi la Cina è il più grande estrattore d'oro, non esporta oro e ha consigliato alla propria popolazione di acquistare oro. E' molto probabile che nel futuro prossimo vedremo un renmimbi agganciato all'oro per permettere alla Cina di avviare un soft landing per i suoi errori rispetto all'hard landing che l'Occidente sperimenterà.

I banchieri centrali occidentali sono in lizza per ricevere il premio "Darwin Award" per la stupidità con cui stanno facendo cadere nell'oblio le valute da loro supervisionate: credono di poter costringere la tigre (libero mercato) che stanno cavalcando ad andare dove vogliono loro. Verranno divorati.


Le fasce di Van chi?

Luogocomune.net - Lun, 22/12/2014 - 22:30

Vendere, vendere, vendere... La follia dei banchieri centrali ha raggiunto vette epiche

Freedonia - Lun, 22/12/2014 - 11:11




di David Stockman


Il sistema finanziario globale è in frantumi. Ovunque nel mondo la fantomatica crescita si sta raffreddando, gli investimenti vacillano, il commercio rallenta, c'è una grande capacità industriale in eccesso, c'è un picco del debito privato, i bilanci pubblici sono al collasso, ci sono guerre valutarie, il conflitto politico-militare si sta intensificando e c'è una disconnessione senza precedenti tra economie sature di debito e mercati finanziari irrazionalmente esuberanti.

Eppure due banche centrali hanno promesso maggiore eroina monetaria e, presto, l'indice S&P 500 raggiungerà i 2070. Cioè, i robo-trader hanno gonfiato il rapporto PE del suo paniere di aziende con sede negli USA di circa venti volte i guadagni segnalati.

E questi guadagni rappresentano sicuramente un pericolo in un mondo in cui il Giappone sta colando a picco, il castello di carte della Cina è al collasso, l'Europa sta affondando in una tripla recessione e la falsa ripresa negli USA sarà presto smentita per il 5° anno consecutivo. Quindi va da sé che se esistesse un "price discovery" nel casinò di Wall Street, il tasso di capitalizzazione di questi guadagni palesemente taroccati (ossia, gonfiati grazie a riacquisti di massa) sarebbe decisamente meno esuberante.

In realtà non è cambiato nulla per quanto riguarda lo stato precario del mondo. Tranne... tranne che lo zio Mario ha fatto l'ennesima promessa vuota — questa volta farà qualsiasi cosa "per aumentare il più velocemente possibile l'inflazione e le aspettative di inflazione"; e, quasi contemporaneamente, i compagni disperati a Pechino assestavano un'altra forte gomitata nello stomaco dei risparmiatori cinesi, abbassando il tasso di deposito di 25 punti base, al 2.75%.

Vediamo. Può essere vero che la crescita europea stia vacillando perché non c'è abbastanza inflazione? Il boom immobiliare e finanziario cinese si sta raffreddando rapidamente perché la Banca Popolare Cinese (PBoC) è stata troppo avara?

La risposta è ovviamente un NO risonante. Allora perché le azioni dovrebbero salire sulla base di due annunci che non possono assolutamente alleviare la recessione in Europa o il crollo degli investimenti in Cina?

Non può trattarsi solo di dati discutibili. Oggi il PIL reale dell'Europa non è superiore a quello nel terzo trimestre del 2006. E' evidente come il rallentamento temporaneo dell'inflazione al consumo (a causa dei prezzi del petrolio in calo e dell'impatto transitorio dei tassi di cambio) non possa spiegare questa lunga tendenza verso il nulla.




Infatti, durante questo stesso periodo l'ICP dell'Europa è aumentato di quasi il 20%. Dove sta scritto o è stato provato che un'inflazione media al 2% annuo generi una crescita economica? Non c'è uno straccio di prova per tale proposizione — quindi l'impegno di Draghi nel voler raggiungere questa fatidica cifra per salari e conti bancari delle famiglie europee, non significa necessariamente una maggiore crescita, più profitti e più capitalizzazione di mercato dell'S&P.




In effetti, l'intero clamore per la "deflazione" e l'impegno di Draghi a fare tutto il necessario per aumentare in fretta l'inflazione, ha a che fare con un "allarme" transitorio degli ultimi 12-18 mesi nell'indice dei prezzi. Ma questa è la prima volta che un cambiamento nel ciclo globale delle materie prime e nel tasso di cambio dell'euro causa un tonfo temporaneo dell'andamento dei prezzi al consumo? I dati storici gridano "No".




In realtà, l'unico modo in cui l'indebolimento dell'inflazione può impattare sulla crescita di breve periodo del PIL reale è se i consumatori aumentassero nettamente il loro tasso di risparmio, in attesa di prezzi più bassi. Questa è l'affermazione banale degli stampatori folli keynesiani, ma dove sono le prove? Dopo un temporaneo aumento del tasso di risparmio personale in Europa durante la Grande Depressione, esso è regredito alla sua recente media storica ed è rimasto piatto, anche se i tassi di inflazione hanno decelerato sin dal 2012.




No, il problema in Europa non è troppo poca inflazione nel breve periodo; il problema sono i livelli impressionanti delle tasse, il debito pubblico e il dirigismo interventista che rappresenta un ostacolo permanente e debilitante per la crescita. Draghi ha già portato a zero i tassi di deposito della BCE, e le conseguenze ora si stanno diffondendo rapidamente a imprese e consumatori attraverso il sistema bancario. Chi finanzierà questa montagna di debito pubblico a rendimenti reali negativi, quando il fast money è sbucato fuori dalla BCE andando ad abbassare il valore dell'euro?




Allo stesso modo, il segnale della notte scorsa dalla Cina era un avvertimento per correre ai ripari. La Stapmante Popolare della Cina è rimasta accesa giorno e notte in tutto questo secolo, e sin dal 2000 ha ampliato il proprio bilancio di nove volte. Ora anche i suoi padroni del capitalismo rosso a Pechino sanno che tutto ciò ha alimentato livelli abnormi di costruzioni edili, investimenti improduttivi e speculazione immobiliare da capogiro in tutto il paese. Il fatto che abbiano dovuto aprire ancora una volta il rubinetto monetario è la prova che non possono fare a meno della stampante monetaria, e che un duro atterraggio è solo una questione di tempo.




La strada che sta percorrendo la Cina è monitorata dal canarino nelle miniere di ferro. Come quasi tutto il resto, la sua industria siderurgica è massicciamente sovradimensionata. Ha 1.1 bilioni tonnellate di capacità, ma circa 600 miliardi tonnellate di domanda sostenibile. Detto in altro modo, la capacità di acciaio in eccesso è superiore alla produzione combinata di Stati Uniti, Giappone ed Europa messi insieme. Di conseguenza, quando la sua bolla immobiliare scoppierà, il mercato mondiale sarà inondato di acciaio a basso costo e ogni sorta di prodotto legato ad esso, tra cui le automobili. Durante l'anno in corso, la Cina esporterà più acciaio rispetto a quello che produrrà l'industria statunitense.




In breve, c'è una marea di deflazione industriale in arrivo a causa di due decenni di repressione finanziaria alimentata dalle banche centrali di tutto il mondo. Ciò, a sua volta, scatenerà una corsa al ribasso per le banche centrali — una corsa già in atto dato che il Giappone sta scavando la fossa allo yen. Presto il resto dell'Asia orientale — e soprattutto la Cina — dovrà unirsi alla corsa o scoprirà quanto velocemente le sue economie basate sull'export coleranno a picco.

Poi toccherà ai manovratori disperati della BCE, poiché anche la macchina dell'export tedesca vacillerà di fronte alla crollo della crescita in Cina e alle svalutazioni competitive in tutto il mondo. Detto in altro modo, gli annunci delle banche centrali di ieri sera erano il segnale di partenza per un'implosione monetaria che presto scuoterà i mercati finanziari e la produzione reale, il commercio, l'occupazione e il reddito a livello mondiale.

Qualcuno dovrebbe riprogrammare gli algoritmi. In caso contrario, uno di questi giorni strapperanno un titolo di giornale in cui ci sarà scritto a caratteri cubitali: "Vendere, vendere... vendere."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Wicksell e il processo cumulativo

Von Mises Italia - Lun, 22/12/2014 - 08:00

[Pubblicato originariamente sul blog LaRibellioneDelleMasse]

E’ un luogo comune della letteratura critica su Hayek far risalire le origini della sua teoria del ciclo economico al modello che Wicksell descrive in “Interest and Price”, quello che viene definito processo cumulativo. Nel momento in cui, dopo l’assegnazione del premio nobel nel 1974, tornarono sotto i riflettori le tesi austriache, alcuni interpretarono Hayek come un neo-wickselliano: “Sia la formulazione svedese (n.a. ci si riferisce a Erik Lindahl, Gunnar Myrdal, e Erik Lundberg) che quella austriaca del ciclo economico, possono a buona ragione esser lette come interpretazioni neo-wickselliane del ciclo”.1

Vale la pena di notare, in via preliminare, che Wicksell con questo modello non cerca di costruire una teoria delle fluttuazioni cicliche: quello che egli mette al centro del modello è il movimento del livello generale dei prezzi in certi intervalli di tempo più o meno lunghi. Per quanto gran parte del libro sia dedicato alla teoria del capitale, che riprende e sviluppa la teoria di Böhm-Bawerk, nel modello di processo cumulativo tutto questo viene messo da parte; per come è strutturato il modello non v’è spazio per analisi sul cambiamento della struttura produttiva; le analisi che egli stesso aveva compiuto relativamente alle conseguenze di un aumento del risparmio disponibile sul livello del tasso di interesse di mercato, e di questo sulla lunghezza della struttura produttiva, vengono qui del tutto messe da parte.

Wicksell stesso avverserà duramente i primi tentativi di Mises, nella “Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione (1912)” di applicare il proprio modello alle fluttuazioni economiche. E questo per un motivo semplice: per lui il ciclo non dipende da fattori monetari, ma fattori reali.

Per Wicksell ciò “che caratterizza le moderne economie, rispetto a questo ipotetico stato stazionario, è soprattutto il rapido aumento della popolazione ed il conseguente aumento della domanda di beni di consumo. Per soddisfare quest’ultima è necessario un altrettanto costante sviluppo della produzione”.2 Il problema è che si verifica un disallineamento tra il saggio di crescita della popolazione, con conseguente crescita nella domanda dei beni di consumo, e il ritmo con cui aumenta la produzione. A causa dei rendimenti marginali decrescenti, anche quando tutta la forza lavoro trova occupazione, l’apporto che questa può dare alla produzione è minore di quel che servirebbe: “Per contrastare la legge dei rendimenti decrescenti, conseguenza della limitatezza delle risorse naturali, occorrono scoperte e invenzioni, miglioramenti tecnici e commerciali, nuovi metodi produttivi ma è nella natura delle cose che le grandi scoperte ed invenzioni debbano avvenire in maniera sporadica”.3 Per Wicksell all’origine del fenomeno ciclico vi è appunto questo scollamento, questa mancanza di sincronia tra produzione e domanda di beni di consumo.

In “Interest and Price” Wicksell considera una economia di puro credito, in cui le banche, libere da qualsiasi obbligo di riserva obbligatoria, adeguano automaticamente la loro offerta di credito alla domanda di prestiti da parte delle imprese, mantenendo il saggio di interesse sui prestiti concessi ad un livello costante. Wicksell ipotizza l’esistenza di un saggio di interesse naturale, che riflette le forze reali all’opera nel sistema. Se, per un qualsiasi motivo, si verifica una variazione nel livello del saggio naturale (variazione nelle preferenze, un cambiamento nella tecnologia disponibile ecc), stante la fissità del saggio monetario, si verifica una discrepanza tra il livello dei due saggi di interesse. La differenza tra il saggio monetario, che rappresenta quanto le imprese dovranno ridare alle banche per il prestito, ed il saggio naturale, che, oltre a quanto già detto, in equilibrio rappresenta il saggio di profitto medio, “diviene il motore di un processo inflazionistico che si autoriproduce fin tanto che permane la divergenza tra i due saggi”4. Il modello di Wicksell è costruito esplicitamente al fine di chiarire le cause del processo di variazione del livello dei prezzi ed i meccanismi attraverso cui si riproduce o si arresta; il modello “nella sua incisiva semplicità, è costruito sulla base di ipotesi che hanno il preciso scopo di isolare il fenomeno in esame”.5

“Ad un certo punto, per un qualsiasi motivo (ad esempio perché la produttività del lavoro è aumentata e il tasso naturale è cresciuto o perché le banche vogliono espandere il credito) il tasso di interesse monetario è fissato al di sotto del livello di quello reale, cioè si determina i<r.

All’inizio del nuovo periodo di produzione, poiché il livello dei prezzi non è ancora cambiato, gli imprenditori richiedono il consueto finanziamento K per pagare come sempre i salari wN. […]Gli imprenditori debbono infatti restituire un debito, aumentato degli interessi, pari a K(1+i), ma la produzione in loro possesso ha un valore maggiore, cioè è pari a pC(1+r), con pC=K. E’ chiaro che è sorto un extraprofitto di cui si appropriano gli imprenditori dato dalla differenza tra i due tassi.

Chiamando E questo extraprofitto, si ha: E= K(r-i) “6

A tal punto è chiaro che l’esistenza di tale extra-profitto spinge gli imprenditori a cercare di espandere le loro attività produttive, aumentando gli investimenti nella produzione. Le banche, dal canto loro, non hanno problemi ad accogliere la richiesta di nuovi finanziamenti che ritornano loro indietro sotto forma di nuovi depositi. Stante il fatto che in questo modello siamo in una situazione di pieno impiego, non è possibile aumentare facilmente la produzione, e la maggior domanda in termini di beni e in termini di lavoro si scarica sostanzialmente sui prezzi, generando un processo inflattivo.

Wicksell mette in evidenza che le banche non sono in alcun modo obbligate a portare i tassi monetari al livello del tasso naturale; e questo fa si che il processo inflattivo possa andar avanti anche a lungo.

Torniamo allora ad evidenziare come, per quanto Hayek nella prima lezione di Prezzi e Produzione apprezzi il contributo di Wicksell, “quello che io definirei il quarto dei principali stadi del progresso della teoria monetaria è stato in parte costruito sulle fondamenta poste da Wicksell”7, in realtà è fortemente criticato su un punto: nel modello cumulativo l’espansione monetaria fa variare solo il livello generale dei prezzi: i finanziamenti forniti dalle banche agli imprenditori non fanno cambiare le scelte delle tecniche produttive, e la struttura rimane inalterata. Per Hayek è invece centrale andare ad indagare come l’espansione monetaria vada a modificare i prezzi relativi, e quindi incentivi gli imprenditori a produrre un bene piuttosto che un altro, a produrre beni consumo piuttosto che beni di produzione “basta riflettere perché appaia ovvio che quasi ogni cambiamento nella quantità di moneta, qualunque sia la sua influenza sul livello dei prezzi, deve sempre influenzare i prezzi relativi. E poiché non vi può essere dubbio che siano i prezzi relativi a determinare volume e direzione della produzione, quasi ogni cambiamento nella quantità di moneta deve necessariamente influenzare anche la produzione”8.

Wicksell era però consapevole di quanto le ipotesi da lui adottate fossero lontane dalla realtà, e che nella pratica il movimento dei prezzi descritto si sovrappone ad altri movimenti, indipendenti, dei salari di natura dissimile se non opposta. E non manca di indicare, seppur in modo fuggevole, la via da seguire qualora le ipotesi venissero rilassate. In un passo di “Interessi e Prezzi” infatti dice “è nel potere delle istituzioni creditizie, che agiscono in cooperazione con gli imprenditori, di determinare l’orientamento della produzione e conseguentemente il periodo d’investimento del capitale […] nella realtà concreta, come risultato di una facilitazione nelle condizioni del credito la produzione tenderà ad essere modificata in modo tale che la lunghezza media del periodo d’investimento del capitale risulterà accresciuta”.9

Ma oltre questi pochi cenni Wicksell non spinge la propria analisi. Ed è’ certamente merito di Hayek, come fa notare Marina Colonna, l’aver richiamato l’attenzione sui pochi passi che Wicksell dedica all’influenza del credito sulla produzione. Ma tale strada era ancora tutta da percorrere, ed a farlo sarà lo stesso Hayek.

Siamo ora pronti per analizzare la teoria del ciclo di Hayek.

Gabriele Manzo

Note

1Wagner R.E., 2007, Knut Wicksell and Contemporary Political Economy, pg 16 (traduzione dall’inglese)

2Baron H, 2007, La Teoria del Ciclo di Hayek, pg 6

3Baron H, 2007, La Teoria del Ciclo di Hayek, pg 6

4Colonna, M 1990, Introduzione a “Prezzi e Produzione:Il dibattito sulla moneta “pg XXXIII

5Colonna, M 1990, Introduzione a “Prezzi e Produzione:Il dibattito sulla moneta “pg XXXIII

6Perri, S, Dispense di Microeconomia 2010/2011: Knut Wicksell: la moneta e l’economia creditizia, il

tasso naturale e il tasso monetario di interesse, pg 12

7Hayek, F A, 1990, Prezzi e Produzione, pg 31

8Hayek, F A, 1990, Prezzi e Produzione, pg 32

9Wicksell K, Interessi e Prezzi, pg 295

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How the CIA Launched the «Financial Pearl Harbor» Attacks on Russia and Venezuela

Deep Politics Monitor - Dom, 21/12/2014 - 22:16
From StrategicCulture: By Wayne MADSEN | 20.12.2014 | 00:00 Central Intelligence Agency director John Brennan's long familiarity with Saudi Arabia, owing to the time he spent there as the CIA station chief in Riyadh in the 1990s and his knowledge of Saudi oil operations, has paid off. Petroleum industry insiders claim that Brennan's agents inside Saudi Aramco convinced the firm's management

Una decisione giusta per motivi sbagliati

Luogocomune.net - Ven, 19/12/2014 - 11:40
Nella sua prima campagna presidenziale - nel 2008 - Barack Obama aveva promesso una normalizzazione delle relazioni con Cuba. Oggi, sei anni dopo, il presidente - ormai una vera e propria "anatra zoppa" senza più l’appoggio della Camera e, da Gennaio, neppure del Senato - decide di mantenere la sua promessa. Cosa c'è sotto?

di Piero Cammerinesi

La nuova politica annunciata nei confronti di Cuba prevede cambiamenti significativi, tra cui l’instaurazione di relazioni diplomatiche e la rimozione di Cuba dalla lista degli stati promotori del terrorismo, nonché - questione ben più significativa - la ripresa di relazioni commerciali.

Come mai questa svolta, visto che Obama non ha mantenuto altre promesse importanti, come la chiusura di Guantanamo o la fine delle guerre di aggressione in Asia?

Il punto è che Obama sta facendo una scelta giusta ma per motivi sbagliati.

In realtà la scelta di abbandonare la politica di guerra fredda nei confronti di Cuba non avrebbe dovuto essere disgiunta dall’ammissione che tale politica è stata immorale e illegale.

Ora, nella logica del peggiore presidente della storia americana il motivo principale di questo storico cambiamento di prospettiva sarebbe il fatto che le sanzioni "non hanno funzionato”.

Dunque Obama, invece di prendere atto che le sanzioni sono state un errore morale e legale e dunque sospenderne l’attuazione, ...
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