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FBI: Terrore fatto in casa

Luogocomune.net - Ven, 06/06/2014 - 23:00
L'attentato al World Trade Center del '93 fu organizzato e gestito direttamente dall'FBI. (Questo è un argomento che non ho potuto inserire nel film, per motivi di spazio).


Come una banca centrale modella l'economia

Freedonia - Ven, 06/06/2014 - 10:09




di David Stockman


Tra i tanti mali che spuntano in serie dalla macchina delle bolle presso l'Eccles Building c'è il ciclo boom e bust tra i cosiddetti "asset rischiosi."

Questo non è libero mercato. Sotto un regime di tassi di interesse onesti e price discovery (cioè, in assenza di una banca centrale) non sarebbe mai esistita la legione di miliardari dotcom della bolla Greenspan, né i multi-miliardari che sono usciti in tempo prima che la bolla immobiliare della FED scoppiasse nel 2007-2008. E le decine di milioni di investitori retail, che sono stati attirati in queste manie dalla remota possibilità di diventare ricchi, non sarebbero stati separati da quasi tutti i loro risparmi.

Quando le banche centrali trasformano i mercati monetari ed i mercati dei capitali in un'orgia di carry trade, il risultato è di per sé una massiccia perdita di ricchezza nazionale e di efficienza nella produzione economica. Ecco perché il capitale e altre risorse economiche sono state letteralmente sprecate e allocate malamente in inutili speculazioni sul mercato secondario. Ad esempio, ora ci sono più di un bilione di dollari in asset gestiti dai cosiddetti "fondi di fondi."

Questi ultimi incamerano diversi punti percentuali di profitto su quel 20% che gli hedge fund sottostanti portano a casa grazie alle loro vincite nel casinò della banca centrale. Eppure non forniscono alcun valore economico aggiunto basato sul libero mercato — a parte fornire consigli ai propri clienti facoltosi su quali hedge fund riusciranno a vincere nelle settimane o trimestri successivi.

E così, vivendo alla grande grazie a queste rendite non acquisite, i gestori e proprietari di fondi dei fondi — artefatti della finanziarizzazione — consumano i servizi di resort, grandi chef e commercialisti che non sarebbero richiesti in un libera mercato. Nei mercati onesti non ci potrebbero mai essere abbastanza profitti con i cosiddetti "asset rischiosi", tali da assorbire la stratificazione che esiste oggi nel casinò di Wall Street.

Al contrario, in un libero mercato sarebbero precluse le principali caratteristiche della macchina delle bolle della FED. Non esisterebbero i giochi d'azzardo risultanti dalla speculazione di breve periodo in asset rischiosi (finanziati principalmente dalla ZIRP, da pronti contro termine a basso costo e da altri tipi di finanziamenti), perché non esisterebbero mercati monetari disposti ad offrire un'assurdità economica come denaro gratis per sette anni consecutivi. Non esisterebbe nemmeno l'abietto saccheggio di quei poveracci che vengono attirati in queste manie speculative, perché il "pompa e sgonfia" cronico non potrebbe sopravvivere nei mercati onesti.

Tuttavia, in assenza degli equilibri e delle sanzioni del libero mercato, questi casinò abilitati dalla banca centrale non si limitano a generare cicli di boom e bust per caso — lo fanno cronicamente e in modo prevedibile. Con i livelli di fiducia crescenti che si sono susseguiti nei cicli economici a partire dai primi anni '90, una classe di speculatori professionisti ha imparato a prevedere quasi perfettamente le manovre del nostro politburo monetario.

Di conseguenza essi non esitano a cavalcare la bolla fino a quando non vedono spegnersi le luci presso l'Eccles Building, né esitano ad immergersi di nuovo nella carneficina post-crollo quando la FED riapre i rubinetti, come ha fatto durante l'inverno del 2008-2009. Ciò che è emerge è una festa permanente della speculazione, dove gli stessi "asset rischiosi" vengono commerciati più e più volte quando queste grandi bolle finanziarie si gonfiano, scoppiano e si gonfiano di nuovo.

L'esempio numero uno in questo momento potrebbe essere lo stipendio annuale da $119 milioni del trentenne Jimmy Levin, guadagnato di recente mediante la negoziazione del "credito strutturato" presso l'Ochs-Ziff Capital Management. Durante l'anno in questione, le sue vincite hanno apparentemente superato del 25% i $94 milioni totali che guadagnano gli amministratori delegati delle 6 grandi banche degli Stati Uniti — vale a dire, i capitalisti clientelari che gestiscono JPM, BAC, GS, MS, C e WFC.

Ma quando si eliminano gli eufemismi, diventa chiaro che la sorprendente vittoria del giovane Levin non è riconducibile all'invenzione di qualcosa di unico e utile (come, ad esempio, il software desktop di Bill Gates). No, la manna è arrivata perché è stato tanto audace quanto fortunato a rimanere in prossimità della FED mentre si "rituffava per la terza volta" nei titoli tossici subprime.

Nel corso del 2012 il team di speculatori di Levin ha staccato un profitto da $2.0 miliardi con una scommessa di breve termine su circa $7.5 miliardi di prestiti e obbligazioni in sofferenza — soprattutto i resti fumanti di CDO subprime e MBS. In qualità di capo del gruppo, la quota di Levin è stata quindi di $119 milioni e questo magnifico risultato è stato veramente una passerella nel mondo dei ricchi.

Sembra che solo pochi anni addietro Jimmy avesse fatto un buon lavoro nell'insegnare al figlio del co-fondatore, Daniel Och, come fare sci d'acqua al campo estivo. Levin poi si è laureato in "informatica" a Harvard, ha ottenuto un lavoro da stagista presso la società che lo ha lanciato e, infine, l'arrivo definitivo alla Ochs-Ziff Capital Management — dove si è presentata l'ennesima mania dei subprime. E poi Levin è finito tra lo 0.0001% dei possessori di ricchezza, dove sicuramente non c'è più Horatio Alger.

Ecco il punto. In un mercato libero e onesto, non ci sarebbe una Ochs-Ziff Capital Management con $40 miliardi di fiches del casinò. Non ci sarebbero state le decine di miliardi di asset finanziari al collasso, che girerebbero per le strade di Wall Street in attesa che qualcuno li raccolga al momento propizio prevedendo le mosse della FED.

Allo stesso modo, in un mercato onesto nessuno sano di mente avrebbe scommesso $7.5 miliardi utilizzando un'alta leva finanziaria e protezioni minime. E a nessun trentenne sarebbe stato dato il permesso di chiudere gli occhi e scommettere il ranch, come ha apparentemente fatto Levin, su una "ripresa immobiliare" basata su una nuvola di parole del politburo monetario e sul suo eco nella stampa finanziaria.

In breve, il capitalismo di libero mercato non presuppone uno scambio di qualcosa per niente.

Il casinò della banca centrale che ha dato origine alla fortuna di Levin, ha anche partorito un figlio ancora più nocivo: vale a dire, una cultura della pretesa tra i giocatori del casinò che alimenta il saccheggio di tutto il paese. Così oggi si fa avanti un certo Vincent Viola, fondatore della ditta Virtue Financial, che pretende $100 milioni ai contribuenti sfortunati della Florida — uno stato che potrebbe anche essere etichettato come la ground zero della macchina delle bolle presso la FED.

Sembra che solo pochi mesi fa Viola abbia acquistato una squadra di hockey della Florida per $750 milioni — nonostante il fatto che essa perdesse circa $25 milioni l'anno. Inutile dire che, durante i 5 anni in cui stava costruendo la Virtue Financial, Viola — benedetto dalla casualità di un nome di famiglia veramente risonante — non aveva molta esperienza quando si trattava di perdere denaro. Secondo i suoi modelli IPO, Virtue Financial è risultata redditizia 1,277 giorni su 1,278 sotto la sua gestione.

Questo è un tasso di vincita dello 0.9992175.

Solo nel casinò delle bolle dello zio Ben!

Il punto è semplice. Una volta nessun magnate capitalista avrebbe avuto la faccia tosta di chiedere che i contribuenti finanziassero i suoi cavalli da polo e i suoi giocatori. Quindi aggiungete la cultura nociva della pretesa e la corruzione politica, alla lista dei mali che hanno creato i nostri pianificatori centrali monetari.

Persone come Vincent Viola dovrebbero far indignare i veri credenti nella libertà e nella libera impresa!

La cosa peggiore è che la storia Vince Viola è solo l'ultima in ordine cronologico.

Un altro esempio di questo tipo di saccheggio ci arriva dal salvataggio clientelare della General Motors: ricattando la Casa Bianca, i tipi dalle dita veloci hanno mietuto miliardi dai titoli scoppiati della suddetta società automobilistica in bancarotta. Da The Great Deformation: The Corruption of Capitalism In America, pp. 662-665:

Delphi era composta da ex-divisioni — radiatori, assali, illuminazione, interni — che alla fine degli anni '90 erano state tolte a GM dagli investment banker, i quali sostenevano che tale soluzione avrebbe reso GM più "concentrata" e "gestibile". In verità, Delphi era una discarica per $10 miliardi di debito di GM, oneri pensionistici ed obblighi legati all'assistenza sanitaria, così come per decine di stabilimenti UAW irrimediabilmente non redditizi e altri miliardi di passività nascoste.

Non sorprende che Delphi sia andata a sbattere, entrando nel Chapter 11 nell'autunno del 2005. Che questa società fosse destinata ad essere la bestia da soma di GM, diviene evidente dai dati finanziari riportati nei suoi sei anni di esistenza come società indipendente. Durante questo periodo le sue vendite (il cui destinatario pincipale era GM) ammontavano a $165 miliardi, ma fece registrare una perdita netta cumulata di $6 miliardi e generò un flusso di cassa operativo negativo. Infatti, gravata dal costo di una manodopera a $60 l'ora rispetto alla concorrenza exra-sindacato di $15 l'ora, è stata tenuta in vita da uno schema di di Ponzi intra-industriale: Delphi si ingolfava (per conto di GM) di cattivo credito commerciale e GM strapagava le parti vendute da Delphi.

Inutile dire che Delphi ha rappresentato un disastro economico che non aveva alcuna prospettiva di un'onesta riabilitazione, ma sotto la pressione di GM e UAW è rimasta impantanata nel tribunale fallimentare per i quattro anni successivi. Nel frattempo ha continuato a sopportare miliardi di debiti di GM, e in ultima analisi è stata in grado di emergere dal Chapter 11 solo perché la task force della Casa Bianca ha ritenuto opportuno pompare miliardi di soldi dei contribuenti nel suo cadavere (come parte del salvataggio di GM).

Il primo effetto di questo terribile abuso di potere statale, è stato più posti di lavoro a $60 l'ora a Saginaw, Michigan, e pochi a $15 l'ora non sindacalizzati in Tennessee e Alabama. Ma il vero male del salvataggio giace nella sua castigazione della disciplina del libero mercato e nel forte messaggio trasmesso dalla Casa Bianca: il fallimento non ha più importanza. Anche gli zombie come Delphi potrebbero essere risparmiati, purché il capitalismo clientelare rimanga vivo e vegeto a Washington.

In realtà Delphi doveva essere liquidata, dovevano essere messe all'asta le sue poche operazioni vitali e dovevano essere chiuse le sue decine di stabilimenti UAW non competitivi ed obsoleti. Dovevano essere cancellati i miliardi di crediti commerciali che aveva stupidamente esteso a GM, e soprattutto non dovevano essere pagati per intero dai contribuenti. Eppure questo assalto al mercato libero è stato solo uno dei mali che provenivano dai salvataggi del settore automobilistico.

Dopo che Delphi è stata inutilmente rianimata con $13 miliardi di denaro dei contribuenti, una banda di hedge fund predoni è stata in grado di guadagnare $4 miliardi da questa azienda che, in presenza di un libero mercato e del diritto fallimentare, non avrebbe mai più visto la luce una volta finita nel Chapter 11.

Infatti uno degli investitori, un cosiddetto fondo avvoltoio di nome Elliot Capital, sembra aver realizzato un guadagno del 4,400%, o $1.3 miliardi, sul suo investimento in Delphi, la quale è stata nazionalizzata con una IPO nell'autunno 2011.

I particolari di questo caso puzzano di capitalismo clientelare. Illuminano chiaramente come il ciclo boom/bust della FED inondi iniquamente di ricchezze l'1% della popolazione. Secondo i rapporti presentati alla SEC, Elliot Capital ha acquisito la sua posizione in Delphi per $0.67 ad azione nel bel mezzo del crollo dell'industria automobilistica (mentre GM e Delphi erano ancora in pieno Chapter 11). Due anni più tardi ha avuto la fortuna di vendere azioni al pubblico a $22 l'una.

L'archiviazione del caso non ha tenuto conto che nel frattempo Elliot Capital ed i suoi complici avevano ottenuto il controllo del fallimento della Delphi acquistando i cosiddetti "titoli fulcro" a pochi centesimi l'uno. Poi hanno minacciato di paralizzare GM non spedendo alcune parti insostituibili, come gli ingranaggi dello sterzo: GM possedeva tecnicamente l'attrezzatura, ma era fisicamente ostaggio degli stabilimenti della Delphi.

Inutile dire che in una procedura fallimentare normale, un giudice sarebbe piombato sulla Elliot Capital come una tonnellata di mattoni; un giudice duro avrebbe potuto anche far scattare arresti. Ma secondo le regole ad hoc del capitalismo clientelare, la legge conta poco e il modus operandi passa attraverso lo scrutinio della politica. Ciò significava che gli hedge fund erano letteralmente in grado di usare le maniere forti sulla Casa Bianca affinché fornisse un piano di salvataggio da $13 miliardi alla Delphi. Anche lo zar del settore automobilistico, Steve Rattner, anch'egli impegnato alacremente a spennare i contribuenti, ha descritto la posizione degli hedge fund come una "richiesta di estorsione da parte di pirati barbareschi".

Le vincite della Elliot Capital rappresentano una lezione oscena sul modo in cui il capitalismo clientelare e la stampante della FED distorcono il libero mercato. Senza il trasferimento fiscale di quei $13 miliardi, la Delphi non sarebbe mai scampata alla bancarotta; e senza la marea di liquidità proveniente dall'Eccles Building, non ci sarebbe stato alcun mercato in cui scaricare l'IPO della Delphi.

Oltre alla Elliot Capital anche altri avvoltoi hanno potuto godere di lauti pasti. In particolare, un hedge fund chiamato Silver Point (in stretta connessione con Goldman Sachs) ha ottenuto un profitto da $900 milioni, e questo non era un risultato atipico: rappresenta uno degli speculatori più abili nei prestiti in sofferenza e nelle obbligazioni in crisi che sono stati miracolosamente riportati in vita dal diluvio di denaro della FED.

Un altro grande vincitore è stato il fondo di John Paulson. Questa volta il suo più grande affare l'ha fatto sul contribuente americano, e il guadagno è stato di $2.6 miliardi. Ma la manna più eclatante è arrivata per Third Point Capital, il cui guadagno è stato di $400 milioni. Questo hedge fund è gestito da Daniel Loeb, il quale era stato un sostenitore di Obama nel 2008, ma che poi lo ha attaccato per averlo ingiustamente incluso nell'1%.

Potreste pensare che qui abbiamo a che fare con un caso di rivolta contro la mano che ti nutre... Nonostante Loeb non abbia abbassato i toni della sua critica alla "guerra di classe" di Obama, ha finanziato la raccolta fondi di Romney contribuendo con $500,000 per la campagna del GOP.

In tal modo, Loeb ha aiutato a chiarire perché il capitalismo clientelare è così nocivo e pervasivo. Si è scoperto che un altro vincitore di guadagni faraonici sulla carcassa della Delphi, è stato un oppositore alacre del piano di salvataggio per GM; cioè, l'autore di un celebre articolo pubblicato sul New York Times intitolato “Let Detroit Go Bankrupt”.

La facilità con cui gli avvoltoi hanno intascato i loro miliardi da questo raid nel Tesoro degli Stati Uniti, è evidente dalle vincite di Mitt Romney che ammontano a $15 milioni. In base alla tempistica di questa saga, sembra che questa pioggia di soldi sia arrivata mentre Romney sfoderava la sua retorica anti-Big Government per la successiva campagna presidenziale.

Va da sé che con amici come questi, il libero mercato non ha bisogno di nemici. Ancora più importante, sotto la repressione finanziaria e le politiche della FED che coccolano Wall Street, il libero mercato non esiste più. E' stato sostituito da un ciclo continuo e distruttivo di boom-bust proveniente dalle depredazioni monetarie della banca centrale.

Nel processo di inflazionamento delle azioni, della leva finanziaria e della speculazione, la FED perderà il controllo, trasformando i mercati finanziari in campi di sterminio economico. Con le sue manovre di reflazione, favorisce un raccolto di tale portata per i capitalisti clientelari che una cosa del genere è impensabile in un libero mercato. Questa è la fine della politica monetaria di Greenspan e dell'affermazione fallace che le bolle non possono essere previste, ma solo lasciate scoppiare. Questo è il modo in cui l'1% si riprende.
Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Il Mercante (ovvero: L’ingegnere, II Parte)

Von Mises Italia - Ven, 06/06/2014 - 08:00

Prima di procedere a considerare l’importanza di questa concezione di un’organizzazione razionale della società, sarà utile completare l’abbozzo della mentalità tipica dell’ingegnere con un abbozzo ancora più breve delle funzioni del mercante o del commerciante. Questo non solo deluciderà ulteriormente la natura del problema dell’utilizzazione della conoscenza dispersa fra molte persone, ma contribuisce inoltre a spiegare l’avversione che non solo l’ingegnere, ma la nostra generazione tutta mostra per ogni attività commerciale e la generale preferenza che è accordata oggi alla “produzione” rispetto ad attività definite, confondendo alquanto, come “distribuzione.”

Rispetto al lavoro dell’ingegnere, quello del commerciante è, in un senso, molto più “sociale,” cioè intrecciato con le libere attività delle persone. Egli rende possibile un passo in avanti verso la soddisfazione ora di un fine, ora di un altro, e difficilmente si preoccuperà mai dell’intero processo che serve un’esigenza finale. Ciò che lo interessa non è il raggiungimento di un particolare risultato finale dell’intero processo a cui partecipa, ma il migliore uso dei particolari mezzi di sua conoscenza.

La sua speciale conoscenza è quasi interamente la conoscenza delle circostanze particolari di tempo o luogo o, forse, una tecnica di accertamento di quelle circostanze in un dato campo. Ma benchè questa conoscenza non sia di un genere che può essere formulato nelle proposte generiche o acquistato una volta per tutte, e comunque, in un’era scientifica, è per quel motivo considerata come conoscenza di un genere inferiore, è per ogni scopo pratico meno importante della conoscenza scientifica.

E mentre è forse immaginabile che ogni conoscenza teorica potrebbe essere raccolta nelle teste di pochi esperti ed essere così messa a disposizione di una singola autorità centrale, è questa conoscenza del particolare, delle circostanze momentanee del momento e delle condizioni locali, che non esisterà mai in altro modo che dispersa fra molte persone. La conoscenza di quando un materiale o una macchina particolare possono essere utilizzati più efficacemente, o dove possono essere ottenuti più rapidamente o più economicamente, è abbastanza importante per la soluzione di un’operazione particolare quanto la conoscenza di quale sia il materiale o la macchina migliore per lo scopo. Il genere precedente di conoscenza ha poco a che fare con le proprietà permanenti di categorie di oggetti che l’ingegnere studia, ma è la conoscenza di una particolare situazione umana. Ed è come persona la cui funzione è di tenere conto di questi fatti che il commerciante entrerà costantemente in conflitto con gli ideali dell’ingegnere, con i cui programmi interferisce provocando quindi la sua avversione. [1]

Il problema di assicurare un uso efficiente delle nostre risorse è così in gran parte il problema di come questa conoscenza delle particolari circostanze del momento possa essere utilizzata al meglio; e il compito che impone al progettista di un ordine razionale della società è di trovare un metodo con cui questa conoscenza ampiamente dispersa possa essere raccolta nel modo migliore. Fa una Petitio Principii, come succede di solito, per descrivere questo compito come efficace utilizzo delle risorse “disponibili” per soddisfare i bisogni “esistenti”. Nè le risorse “disponibili” nè i bisogni “esistenti” sono fatti obbiettivi come quelli di cui l’ingegnere si occupa nel suo campo limitato: non possono mai essere direttamente conosciuti in tutti i dettagli rilevanti per un singolo corpo di progettazione. Le risorse ed i bisogni esistono per scopi pratici soltanto attraverso qualcuno che li conosca, e sarà conosciuto infinitamente di più da tutte le persone insieme di quanto può essere noto all’autorità competente. [2]

Il mercato

Una soluzione di successo non può quindi essere basata su di un’autorità che si occupa direttamente di fatti obbiettivi, ma dev’essere basata su un metodo di utilizzazione della conoscenza dispersa fra tutti i membri della società, conoscenza di cui in qualsiasi caso particolare l’autorità centrale non saprà solitamente né chi la possiede né se esista affatto. Non può quindi essere utilizzata coscientemente integrandola in un tutto coerente, ma soltanto attraverso un certo meccanismo che delegherà le particolari decisioni a coloro che la possiedono, e che per quello scopo li rifornirà di informazioni sulla situazione generale così come gli permetterà di fare il miglior uso delle sole circostanze particolari che conoscono.

Questa è precisamente la funzione che i vari “mercati” espletano. Benché ogni loro parte conosca soltanto un piccolo settore di tutte le possibili fonti di rifornimento o degli usi di un prodotto, tuttavia, direttamente o indirettamente, le parti sono così interconnesse che i prezzi registrano i risultati netti rilevanti di tutti i cambiamenti che interessino domanda od offerta. [3] È come uno strumento per la comunicazione a tutti gli interessati ad un particolare prodotto delle relative informazioni, in forma ridotta e condensata, poiché i mercati ed i prezzi devono essere visti se vogliamo capire la loro funzione. Aiutano ad utilizzare la conoscenza di molte persone senza il bisogno in primo luogo di raccoglierla in un singolo corpo e rendono quindi possibile quella combinazione di decentralizzazione delle decisioni e di aggiustamento reciproco di queste decisioni che troviamo in un sistema competitivo.

Nel puntare ad un risultato che deve essere basato, non su un singolo corpo di conoscenza integrata o di ragionamento collegato che il progettista possiede, ma sulla conoscenza separata di molte persone, l’operazione dell’organizzazione sociale differisce fondamentalmente da quella dell’organizzazione di risorse materiali date. Il fatto che nessuna mente può conoscere più di una frazione di ciò che è noto a tutte le menti individuali pone dei limiti a quanto la direzione cosciente può migliorare i risultati di processi sociali inconsci. L’uomo non ha progettato deliberatamente questo processo ed ha cominciato a capirlo soltanto molto tempo dopo che questo si fu sviluppato. Ma che qualcosa che non solo non fa affidamento sul controllo intenzionale per il proprio funzionamento, ma che neppure è stato progettato deliberatamente, potrebbe determinare risultati desiderabili, che non potremmo determinare in altro modo, è una conclusione che lo scienziato naturale sembra trovare difficile da accettare.

È perché le scienze morali tendono a mostrarci queste limitazioni al nostro controllo cosciente, laddove il progresso delle scienze naturali estende costantemente il suo campo, che lo scienziato naturale si trova così frequentemente in rivolta contro l’insegnamento delle scienze morali. L’economia, in particolare, dopo essere stata condannata per aver impiegato metodi diversi da quelli dello scienziato naturale, si trova doppiamente condannata perché sostiene di mostrare i limiti della tecnica con cui gli scienziati naturali estendono continuamente la nostra conquista e padronanza della natura.

Di Friedrich von Hayek

Tradotto da Flavio Tibaldi

Tratto da La Voce del Gongoro

Link Alla Prima Parte

Link Alla Terza ed Ultima Parte [Attivo dalla settimana prossima, NdR]

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Note

[1] Cfr. su questi problemi il mio saggio ”The Use of Knowledge in Society,” American Economic Review, XXXV, no. 4 (settembre 1945), ristampato in Individualism and Economic Order, Chicago, 1948, pp. 77-91.

[2] È importante ricordarsi a questo proposito che gli aggregati statistici sui quali spesso si suggerisce che l’autorità centrale potrebbe contare per le sue decisioni, sono sempre arrivati mediante un intenzionale disinteresse delle circostanze particolari di tempo e luogo.

[3] Cfr. a questo proposito la discussione indicativa sul problema in Goldwanderungen di K. F. Mayer,, Jena, 1935, pp. 66-68 ed anche l’articolo “Economia e Conoscenza” del presente autore in Economica, febbraio 1937, ristampato in Individualism and Economic Order, Chicago, 1948, pp. 33-56.

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Una barriera mentale per la libertà?

Freedonia - Gio, 05/06/2014 - 10:17




di James E. Miller


E' possibile convincere gli altri dei benefici della libertà? Può l'uomo-massa convincersi che lo stato impedisce la sua prosperità?

Ho i miei dubbi. Lo stato promette una fuga dalle fatiche della vita. Fornisce anche un mezzo affinché le persone si sentano parte di qualcosa di superiore rispetto a loro. E, naturalmente, c'è sempre l'incentivo monetario a sostenere un welfare state generoso.

Oltre a ciò, perché sembra così difficile convincere i nostri amici, vicini, colleghi e collaboratori della moralità insita nei diritti di proprietà? Walter Block sospetta che siamo biologicamente predisposti ad essere contrari alla libertà. Data la mia convinzione del diritto naturale di essere sub specie aeternitatis, non sono d'accordo col suo punto di vista. L'uomo è stato fatto per essere libero. Non tutti riescono a capirlo. I politici con un minuscolo QI lo dimostrano. Ma la verità è lì, affinché possiamo coglierla e seguirla.

Esiste quindi una spiegazione migliore sul perché il divario tra governanti e governati non mostra segni di diminuzione? In un recente post sul blog del New York Times, Ross Douthat esplora la dicotomia tra la visione laicista e creazionista. A parere di Douthat, la mente moderna, che è stata invasa da un eccesso di scientismo mescolato ad incredulità, non è costruita per gestire i miracoli. Cita l'esperienza del regista olandese Paul Verhoeven, che, dopo aver avuto un'esperienza mistica in una chiesa pentecostale, ha negato la percezione corporea di quello che aveva sentito. Verhoeven dice di "aver sentito fisicamente [...] la discesa dello Spirito Santo" e il suo cuore andare "a fuoco." Invece di abbracciare l'esperienza, l'ha evitata. Come direbbe Groucho Marx, ha optato per la sua nozione preconcetta di verità invece di credere ai suoi "occhi."

Prendendo spunto dal lavoro del filosofo britannico Charles Taylor, Douthat sostiene che l'esperienza di Verhoeven è stata respinta dalla sua stessa mentalità. Questa barriera auto-imposta agisce come una rete per catturare tutto ciò che potrebbe contraddire la propria visione del mondo. Anche se Verhoeven avesse subito un vero e proprio miracolo, non ci avrebbe creduto lo stesso. Non sarebbe stato disposto a viaggiare così in profondità lungo il percorso della considerazione. Nella sua mente, la laicità è troppo radicata. Tutta la sua percezione era governata da una forza troppo potente per essere superata. La fragilità di questo muro dipende da Verhoeven; e da tutti gli individui.

Nel suo libro A Secular Age, il sopra citato Taylor scrisse:

Affrontiamo grandi difficoltà quando le nostre menti si trovano a dover fronteggiare eventi simili, e ci sforziamo rapidamente di raggiungere spiegazioni intra-psichice, in termini di illusioni, proiezioni e simili. Ma una cosa che sembra chiara, è che l'io coinvolto nell'esperienza è sostanzialmente diverso in questi mondi e nel nostro.
L'antipatia, o anche la riluttanza, ad accettare ciò che è reale ha caratterizzato molte delle tragedie della storia. I dittatori che uccidono milioni di persone senza alcun pensiero; il burocrate statale che calpesta un imprenditore senza pensare al valore perduto; gli amoralisti che parlano eloquentemente di fare la cosa giusta; il soldato che sfonda la porta di una casa e rende orfani i bambini, mentre ripete a sé stesso che è tutto per la libertà – questi tipi di individui intraprendono una guerra nella loro testa contro la coscienza. L'erroneità delle loro azioni è evidente. Invece di farvi fronte, le razionalizzano con un senso perverso di giustizia ed erroneità.

I tipi di sinistra, in genere, hanno uno di questi due problemi: o perseguono sordidamente l'autorità o credono infantilmente nella bontà dei loro sforzi.

Per gli ingenui c'è ancora speranza di ravvedersi. Presumibilmente hanno solo le migliori intenzioni. Per loro lo stato è uno strumento per la prosperità, invece che un corpo contundente di oppressione. Da qui la loro approvazione per le iniziative statali. Ma se si dimostra loro che la regolamentazione statale ostacola la creazione di ricchezza reale, forse il fronte della libertà si ritroverebbe alcune nuove reclute.

Coloro che usano lo stato solo per il loro tornaconto, sono una causa persa. Sanno bene che quello che stanno facendo è sbagliato. Li preoccupa poco. Lo stato si muove sempre verso più potenza e più controllo. Coloro al comando raramente vogliono diminuire i loro poteri. Ogni incentivo dice loro "fai di più." Ogni volta che la moralità cerca di farsi strada nella loro coscienza, deve essere oscurata.

Rod Dreher scrive che se la mentalità secolare continua ad agire come baluardo contro ogni tipo di prova divina, presto potrebbe essere impossibile far rivivere una comprensione religiosa di massa. Come egli osserva: "Dopo aver perso la capacità di percepire la realtà spirituale, in circostanze normali non sarà più possibile riconquistarla [...]."

Quanto alla libertà le circostanze possono essere altrettanto terribili, almeno nei paesi occidentali, dove l'influenza dei liberali classici come John Locke e Thomas Jefferson è più forte. Oltre un secolo di indottrinamento progressivo ha trasformato le scuole da luoghi di apprendimento in fabbriche di robot. Lo stato fornisce più servizi rispetto al passato. Qualora uno qualsiasi di questi dovesse deficitare del controllo statale, molti non riuscirebbero ad immaginare come il settore privato potrebbe gestirli.

Se la libertà ha la possibilità di influenzare qualcuno, è quella persona che fa del suo meglio per evitare la politica. Le loro menti potrebbero non essere così sensibili alla propaganda filo-statale. Quel muro mentale può non essere così forte; potrebbe essere facile da sgretolare.

Il grande compito dei libertari, o dei fautori dell'economia sonante, non è necessariamente diffondere le idee. Questo è un passo necessario, naturalmente. Le teste dure sono il vero ostacolo da superare. Si può predicare il messaggio della legge, della proprietà e dei diritti per tutto il giorno e la notte; se qualcuno non è in grado di cogliere la sistematicità con cui le cose si incastrano per formare un insieme logico, allora stareste parlando al vento. Infrangere un pregiudizio epistemologico non è facile. Tuttavia, deve essere fatto. Se non ha successo, e l'intervento dello stato progressista rimane la norma, allora la libertà potrebbe benissimo estinguersi.

Questo è un pensiero terribile. Ma i pensieri terribili sono l'acqua fredda sulla calda compiacenza.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Scienza economica e metodo austriaco – Prefazione

Von Mises Italia - Mer, 04/06/2014 - 18:41

Con grande piacere, riceviamo e pubblichiamo dalla libreria San Giorgio la prefazione, curata da Piero Vernaglione, alla traduzione italiana di Economic Science and Austrian Method di Hans Hermann Hoppe.

PREFAZIONE

Hans-Hermann Hoppe è uno dei massimi esponenti della teoria libertaria contemporanea. La sua versione anarco-individualista del libertarismo non rappresenta solo un’impostazione radicale nell’ambito del pensiero politico, ma anche una sfida al dominante modello positivista-empirista degli specialismi disciplinari. Evocando, più o meno consapevolmente, l’archetipo rinascimentale dell’unitarietà dei saperi, Hoppe propone l’ardito progetto di un’epistemologia che non rimanga circoscritta al proprio ambito disciplinare, ma che rappresenti anche il fondamento dei contenuti filosofico-politici.

Dei tre saggi qui tradotti per la prima volta in Italia, i primi due derivano da interventi svolti alla “Advanced Instructional Conference on Austrian Economics” organizzata dal Ludwig von Mises Institute e tenutasi nel giugno del 1987 all’università di Stanford; il terzo fu scritto nel 1993. Essi racchiudono complessivamente tutti gli elementi che costituiscono l’elaborata epistemologia di Hoppe. Relativamente alla quale, l’approfondimento del metodo aprioristico della prasseologia di Ludwig von Mises costituisce un tassello di un più ampio schema dottrinale.

Il primo scritto riassume i fondamenti della prasseologia: l’assioma dell’azione, con le relative categorie, e la successiva deduzione delle leggi economiche, equiparate alle kantiane ‘proposizioni sintetiche a priori’. Il secondo saggio si concentra sulle critiche al metodo empirico nelle scienze sociali e sulle indebite commistioni fra teoria e storia.

Il terzo saggio, oltre a ricapitolare la controversia fra metodo Austriaco e metodo sperimentale, contiene l’importante novità proposta da Hoppe: la prasseologia come fondamento dell’epistemologia. Accanto all’assioma dell’azione viene posto un secondo assioma, mutuato da Karl O. Apel: l’“a priori dell’argomentazione”. Tale assioma afferma che qualsiasi questione relativa a ciò che è giusto o ingiusto, vero o falso, valido o non valido, sorge ed è decidibile solo se gli individui possono scambiarsi asserzioni. Le idee stesse di giustizia, verità o validità, i loro fondamenti, la loro applicazione a tutti i campi del sapere, possono definirsi ed eventualmente affermarsi solo nell’ambito di una discussione. Tale assioma è vero a priori in quanto chiunque lo negasse farebbe ciò attraverso un’affermazione, confermando automaticamente la validità dell’assioma. Non si può affermare che non si possono fare affermazioni. La “trappola” logica escogitata dall’autore consiste nell’evidenziare la contraddittorietà insita nella negazione di uno strumento che si utilizza, e che non si può non utilizzare. Il metodo è del tipo “legge di contraddizione”: l’atto di negare la legge presuppone la sua validità.

Per l’a priori dell’argomentazione non è possibile una ulteriore dimostrazione: è un punto di partenza assoluto, non si può trovare un argomento antecedente che lo fondi. E, come per l’assioma dell’azione, la sua conoscenza non deriva dall’osservazione ma dalla riflessione. I due assiomi, dell’azione e dell’argomentazione, sono intimamente correlati, ma non è possibile stabilire una rigida relazione gerarchica fra i due. È vero infatti che l’argomentare rappresenta una sottoclasse dell’azione; ma l’identificazione dell’azione è possibile solo grazie all’argomentare.

Il riconoscimento dei vincoli prasseologici sulla struttura della conoscenza ha un’implicazione importante, e notevolmente eterodossa rispetto al razionalismo tradizionale ereditato da Leibniz e Kant: non vi è scissione fra categorie mentali e struttura della realtà, e dunque è salvata la tesi razionalista circa la possibilità di proposizioni vere a priori sul mondo reale. Il che riafferma, in contrapposizione al programma di ricerca empirista-positivista, l’assunto razionalista secondo il quale le leggi della logica – a partire da quella proposizionale: “e”, “o”, “se-allora” – sono leggi della realtà e non mere convenzioni verbali.

Sebbene lo sviluppo finale di tale impianto non sia esplicitamente contenuto in tale saggio, è opportuno accennare agli esiti filosofico-politici del percorso di Hoppe. Dal concetto chiave dell’argomentare, del confronto dialettico, con metodo assiomatico-deduttivo, il medesimo della prasseologia, vengono ricavate alcune conclusioni inconfutabili. Infatti, l’argomentare in sé costringe il soggetto protagonista ad accettare alcune verità per il solo fatto di discutere; perché l’azione del discutere incorpora delle precondizioni irrinunciabili, che non possono essere negate dall’attore, dal momento che la loro veridicità è già implicata nel fatto stesso di produrre un argomento. È questa conseguenza fondamentale dell’a priori dell’argomentazione che consente ad Hoppe di derivare, sempre a priori, le proposizioni vere, tra cui i princìpi etici che definiscono i vincoli nel campo della filosofia politica. Autoproprietà, proprietà sui beni fisici, principio di appropriazione originaria, assioma di non-aggressione e tutti gli altri elementi che costituiscono la teoria libertaria vengono edificati sul fondamento epistemologico ora esplicitato.

Ma c’è di più. Andando oltre l’orizzonte metodologico di autori libertari pur caratterizzati da un fondazionismo “forte”, come ad esempio Murray N. Rothbard, Hoppe non limita la prasseologia alla natura avalutativa assegnatale dalla Scuola Austriaca di economia. Non solo utilizza il criterio delle “preferenza rivelate” e l’ottimalità paretiana per asserire la superiorità del libero mercato in termini di utilità, ma compie un’operazione epistemologicamente ancora più azzardata per i canoni moderni: salda economia politica e filosofia politica, dunque elemento descrittivo ed elemento normativo, attraverso il concetto di proprietà privata. La scarsità delle risorse impone l’assegnazione di diritti di controllo esclusivo – diritti di proprietà – sui beni, per evitare conflitti. La proprietà diventa così un concetto normativo, nel senso che nasce dalla stipulazione di regole di condotta (norme) relative alle risorse scarse, così da consentire un’interazione sociale non conflittuale.

Non è chi non veda l’ambizione, oltre all’eterodossia, dell’intero progetto intellettuale di Hoppe, che si contrappone naturaliter anche al relativismo dominante nelle tradizioni di ricerca contemporanee. L’impostazione deontologica austrolibertaria rappresenta, a differenza di queste, una trincea molto più sicura a difesa della libertà individuale.

Piero Vernaglione

Scienza economica e metodo austriaco

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Nestlé: Acqua per tutti? Ma stiamo scherzando?

Luogocomune.net - Mer, 04/06/2014 - 17:37
(Prima di leggere l'articolo consigliamo di guardare il video: è materiale per un trattato di psichiatria [M.M.]).

Intervista all'amministratore delegato della Nestlé Peter Brabeck, apparsa nel documentario "We Feed the World":



di Franco Fracassi

Pensate, ci sono al mondo dei pericolosi estremisti che pensano che l'acqua sia un bene a cui tutti devono avere libero accesso. C'è anche chi pensa che i cosiddetti cibi Bio siano buoni e facciano bene. Ma sono, per l'appunto, estremisti. Non dovrete preoccuparvi, la Nestlé è qui per proteggervi da loro, vendendo cibi ogm e dando un valore commerciale all'acqua. Così ragiona Peter Brabeck. Ne è talmente convinto che non ha avuto problemi a dirlo apertamente in un'intervista video. Ah, dimenticavo, il signor Brabeck è un uomo d'affari austriaco, nonché amministratore delegato della multinazionale svizzera Nestlé.

Ecco il Brabeck pensiero: «Oramai si pensa che tutto ciò che è naturale è buono. È un grosso cambiamento. Perché poco tempo fa ci insegnavano che la natura è senza pietà. L'uomo oramai è capace di gestire gli equilibri naturali. Ma a dispetto di tutto questo, una dottrina si espande e installa l'idea che tutto quello che viene dalla natura è buono. I prodotti Bio, per esempio. Non ci sarebbe niente di meglio. I prodotti Bio non sono i migliori. Dopo quindici anni di consumo di alimenti geneticamente modificati nessuna malattia è apparsa fino ad ora. Ma in Europa ci preoccupiamo di quello che potrebbe accadere. Nuotiamo in piena ipocrisia». [...]

La truffa finanziaria di cui si innamora ogni americano

Freedonia - Mer, 04/06/2014 - 10:13




di Bill Bonner


L'economia viene chiamata la "scienza triste," anche se a volte vengono usati aggettivi più forti come truffaldina e ingannatrice. L'economia è triste, ma non è una scienza.

Nella migliore delle ipotesi si tratta semplicemente di voyeurismo — fare capolino davanti le finestre della gente mentre bada ai propri affari e cercare di capire cosa stia facendo. Nel peggiore dei casi, si tratta di una teoria pomposa che cerca di migliorare gli stupidi.

Dubitiamo che siate particolarmente interessati all'economia, cari lettori. Noi non lo siamo. Ma non possiamo resistere ad una buona commedia... o ad una buona occasione per farci una risata. Osserviamo economisti e politici nel modo in cui i bambini osservano i clown; non vediamo l'ora che qualcuno gli dia una botta in testa, o che inciampino e cadano a terra.

Ma ciò che è divertente è anche istruttivo. I pagliacci sono anche persone, dopo tutto. Non sono forse parte della vita umana... dell'organizzazione umana... e dell'economia umana?

Ognuno di essi è guidato dalle stesse cose che guidano tutti gli altri. Vogliono potere... gloria... denaro. Ma come si ottengono? Guardando politici ed economisti, possiamo imparare qualcosa su noi stessi?

Uno dei tanti concetti riguardanti politici ed economisti, è che sono in qualche modo fuori dal comune. Sono divini, o almeno così fanno finta di essere, non avendo nessun'altra ambizione se non quella di rendere il mondo un posto migliore.

Né bere, né mangiare, né falsa testimonianza. Non sono attratti da alcun guadagno materiale... e non conoscono la lussuria — salvo per il miglioramento di tutta l'umanità. Approvano leggi... emanano codici e regolamenti... muovono queste leve e ne attivano altre — come se fossero i padroni di tutto il genere umano piuttosto che essere semplici componenti al suo interno.

Dal momento che sono una spanna al di sopra di tutti, non sono soggetti alle normali tentazioni. Il resto di noi trascorre tutta la propria vita come animali — bramando profitti, amici, status sociale, orgoglio, amore e denaro come i procioni bramano un secchio della spazzatura senza coperchio. A meno di non essere chiusi in gabbia, chissà cosa faremo?

Ecco perché la stampa scandalistica — soprattutto in Gran Bretagna — ama le storie di ministri del governo che hanno relazioni con le loro segretarie o evadono le loro imposte sul reddito.

A chi non piace vedere l'ipocrisia rivelata in pubblico? E' come se il re stesso fosse stato sorpreso con i pantaloni abbassati; noi a bocca aperta... mentre vediamo che lui è umano, proprio come noi.

Ma grazie a Dio ci sono i leader! I pensatori! I teorici con i loro "ismi " ed il loro recinti... pronti non solo ad impedire di ferirci l'un l'altro, ma anche a darci un senso di scopo morale.

Non è sufficiente aspirare alla felicità a modo proprio, dobbiamo Liberare la ragioe dei Sudeti! Abolire la povertà ! Rendere il Mondo Sicuro per la Democrazia! Noi dobbiamo realizzare il nostro destino... e fornire lebensraum (spazio vitale) al popolo tedesco! Piena occupazione! Un salario minimo! Non lasciare indietro nessuno!

Ricordiamo queste cose soltanto per ridere.

Nel XX secolo John Maynard Keynes se ne uscì con una nuova idea di economia. Ai politici piacque molto; Keynes spiegò loro come avrebbero potuto intromettersi su larga scala negli affari privati — e, naturalmente, per migliorare le cose.

Keynes sosteneva che quando l'offerta di denaro subiva una contrazione, uno stato avrebbe potuto superare una recessione estendendo più credito... spendendolo poi per compensare la spesa mancante di consumatori e imprenditori.

Keynes suggerì, capricciosamente, di nascondere bottiglie di denaro in tutta la città, in modo che i ragazzi le avrebbero potute trovare, spendere i soldi al loro interno e rilanciare l'economia.

La nuova idea prese piede. Presto gli economisti iniziarono a consigliare a tutti i principali governi come attuare il nuovo "ismo." Non sembrò importare a nessuno che il nuovo sistema fosse una frode. Da dove sarebbe uscito questo nuovo denaro? E che cosa fece pensare che il giudizio (spendere o risparmiare) degli economisti avesse più senso di quello di un qualsiasi altro individuo?

Tutti quello che hanno fatto i keynesiani è stato sostituire le loro ipotesi alle opinioni economiche di milioni di cittadini comuni. Avevano fatto ricorso a quello che Franz Oppenheimer definì "mezzi politici," invece di lasciare che i "mezzi economici" facessero il loro corso.

Gli economisti hanno voluto ciò che tutti vogliono — potere, prestigio, donne (tranne lo stesso Keynes, che preferiva gli uomini). E ci sono solo due modi per ottenere ciò che si vuole nella vita, caro lettore. Ci sono i mezzi onesti e quelli disonesti.

Ci sono i mezzi economici, e ci sono i mezzi politici. C'è la persuasione... e c'è la forza. Ci sono i modi civili... e quelli barbari.

L'economista è innocuo fintanto che rimane a guardare dalla finestra. Ma quando si impegna a convincere la gente affinché faccia quello che lui vuole — offrendo denaro non suo... frodandoli con tassi di interesse artificialmente bassi... o stampando denaro che non è sostenuto da qualcosa con valore reale (ad esempio l'oro)... passa al lato oscuro. Ha abbracciato i mezzi politici per ottenere ciò che vuole. È diventato un asino.

I "miglioramenti" keynesiani vennero applicati negli anni '20 — quando l'allora governatore della FED, Ben Strong, decise di dare all'economia un piccolo "coup de whiskey" — e poi negli anni '30 quando il mercato azionario si stava riprendendo dalla sbornia.

Come prevedibile i risultati furono disastrosi. E arrivarono altri economisti con le proprie cattive idee. Rari erano gli uomini, come Robert Lucas e Murray Rothbard, che sottolineavano come non si potessero migliorare i risultati economici con i mezzi politici.

Se un'assemblea nazionale potesse rendere ricche le persone approvando leggi, saremmo tutti miliardari, perché le assemblee hanno approvato una moltitudine di leggi e sembrano in grado di emanare qualsiasi atto legislativo proposto loro. Se le leggi potessero rendere ricche le persone, sarebbero spuntati da qualche parte gli editti magici — semplicemente per caso.

Ma invece di renderle più ricche, ogni legge le rende un pò più povere. Ogni volta vengono utilizzati i mezzi politici per interferire con la sfera privata (la quale permette alle persone di ottenere ciò che vogliono).

Un uomo produce scarpe. Un altro coltiva patate. Il coltivatore di patate va dal calzolaio per comprare un paio di scarpe. Deve scambiare due sacchi di patate per un paio di mocassini.

Ma poi si presentano i ficcanaso e gli dicono che deve chiedere tre sacchi... in modo che possa pagarne uno in "tasse" per i ficcanaso stessi. E poi deve montare un sistema di allarme nel suo negozio, acquistare un elmetto, pagare il salario minimo al suo aiutante e compilare i moduli per tutti i tipi di scopi lodevoli. Quando il coltivatore di patate si presenterà finalmente dal ciabattino, scoprirà che le scarpe costeranno sette sacchi di patate!

Questo è proprio quello che deve far pagare per avere i due sacchi di prima. "No, grazie," dice l'uomo delle patate, "A questo prezzo non posso permettermi un paio di scarpe."

Ciò di cui ha bisogno il coltivatore di patate, dicono gli economisti, sono più soldi! L'offerta di moneta non è riuscita a tenere il passo, aggiungono. Ecco perché hanno spronato lo stato ad istituire la Federal Reserve; volevano una moneta-fantoccio che si fosse conformata ai loro piani.

L'oro va bene, dissero, ma è anti-sociale. Resiste ai nuovi "ismi" e si mette di traverso per il finanziamento di nuovi programmi sociali. E' positivamente recalcitrante!

Ovviamente quando ci troviamo di fronte ad una guerra o ad un Grande Scopo Nazionale, abbiamo bisogno di denaro che sia pronto all'uso senza fare storie. L'oro è titubante. L'oro esita. L'oro è riluttante e reticente. L'oro va bene come moneta privata. Ma quello che ci serve è una fonte di finanziamento pubblico... una valuta nazionale espandibile e flessibile... denaro politico con cui poter lavorare. Abbiamo bisogno di un dollaro che non sia legato all'oro.

In tanti anni, sin dalla creazione del Federal Reserve System come banca centrale americana, l'oro è rimasto fermo ed immobile come sempre. Un'oncia di oggi acquista circa la stessa quantità di beni e servizi di quanti ne acquistava nel 1913.

Ma il dollaro è andato a braccetto con ogni lugubre piano politico apparso sulla scena mondiale — la guerra in Europa, il New Deal, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda, la guerra del Vietnam, la guerra alla povertà, la guerra all'analfabetismo, il New Frontier, la Great Society, la previdenza sociale, il Medicare, il Medicaid, la guerra in Iraq, la Guerra al Terrore — la lista è lunga e sordida.

Indovinate quanto vale un dollaro oggi rispetto a quanto valeva nel 1913? Cinque centesimi.

Il keynesismo è una frode. La teoria supply-side è una truffa. Il dollaro è una truffa. Sono stati sviluppati da persone con buone intenzioni. Ma questi buoni propositi non solo hanno lastricato la strada per l'inferno, l'hanno anche lucidata. Non ha senso frenare. Una volta partiti non ci si può più fermare.

In questo momento gli Stati Uniti stanno scivolando in una sorta di Inferno. Mezzo secolo di inganni ha prodotto una nazione che è pronta a credere a qualsiasi cosa... ed a seguire qualsiasi cosa... a condizione che si prometta di farli diventare ricchi.

Resteranno molto delusi quando scopriranno che tutti i mezzi politici su cui contavano — il denaro farlocco, le leggi, le normative e le guerre — li avranno resi più poveri. In quel momento avremo davvero bisogno di gabbie...

"Niente in natura è malvagio," disse Marco Aurelio. Keynes era umano. Anche Adolf Hitler era un uomo, una parte della natura stessa. E l'Impero del Male non è stato creato da uomini, uomini che — come economisti e politici — hanno seguito i propri impulsi naturali?

Adolf potrebbe aver commesso errori. Ma lo fece con le migliori intenzioni: pensava di poter creare un mondo migliore. E aveva tutte le "ragioni" per farlo. Avrebbe potuto parlare tutto il giorno; "dimostrando" che il suo piano era il modo migliore di procedere.

Non che non ci fossero argomenti dall'altro lato. Cosa dovevano fare le persone intelligenti?

Le persone hanno discusso in merito al keynesismo per molti anni. Ogni lato ha buoni punti. Uno era convincente; l'altro era persuasivo. E' come una coppia che litiga in tribunale per il divorzio — il marito ha dimenticato di portare fuori la spazzatura e ha fatto cadere un vaso; la moglie lo ha investito con l'auto di famiglia. "Non l'ho visto," dice.

Cosa dovrebbe pensare un osservatore?

La logica qui non può essere d'aiuto. Entrambe le parti hanno buoni punti. Tutto quello che può fare l'osservatore è ripiegare sul suo profondo senso di giusto e sbagliato... e buon gusto. "Non avrebbe dovuto investirlo."

"Ama l'uomo, odia il peccato," dicono i predicatori battisti. Un punto di vista utile. Non ha senso odiare Adolf, Josef, Osama... John Maynard... o un altro qualsiasi delle migliaia di clown che ci intrattengono, ci infastidiscono e ci uccidono.

Sono lo stesso creature di Dio, proprio come il resto di noi. Quello che hanno fatto di sbagliato è quello che fanno sempre di sbagliato... tutti hanno fatto ricorso a mezzi politici per ottenere ciò che volevano.

Non odiamoli; speriamo solo che ottengano ciò che si meritano.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Oro, pace e prosperità – parte II

Von Mises Italia - Mer, 04/06/2014 - 07:00

Seconda di cinque puntate con la traduzione integrale del trattato Gold, Peace and Prosperity di Ron Paul.

* * *

COME LA NOSTRA MONETA E’ STATA DISTRUTTA

La transizione degli Stati Uniti dal gold coin standard ad un sistema regolamentato di valuta a corso forzoso è stata lenta e incostante, ma avvenne come risultato di una decisione deliberata del Congresso. Gran parte degli intellettuali nel corso degli ultimi cinquant’anni non ha sfidato questo cambiamento; invece, lo ha applaudito. Sono lontani i giorni di quei Padri Fondatori che, nel Mint Act del 1792, decretarono la pena di morte per qualunque ufficiale o dipendente della Zecca avesse svalutato il conio degli Stati Uniti.

“Senza quel meccanismo di controllo automatico insito nello standard aureo”, scrisse il Prof. William Quirk nella New Republic, “le amministrazioni Nixon e Carter riuscirono, in un periodo sorprendentemente breve, a trasformare l’un tempo potente Dollaro in banconota del Monopoli.”

Fortunatamente per noi ed i nostri figli, una riforma del sistema monetario può avvenire velocemente e col minimo disordine, se solo fossimo pronti ad accettare quei fondamenti di una società libera che permetterebbero a un nuovo sistema monetario di funzionare e ad una economia da tempo violentata di ristabilirsi prontamente. Di seguito una breve storia del nostro declino monetario.

1. IL GOLD COIN STANDARD [5]
Il gold coin standard, sebbene adottato in modo imperfetto, permise nel XIX secolo una eccezionale crescita economica accompagnata da un calo dei prezzi. Nel corso dei sessantasette anni dall’abolizione dello standard aureo l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 625%; nei sessantasette anni precedenti il 1913 invece, sotto l’imperfetto gold coin standard, esso crebbe soltanto del 10%. Nel Manifesto Comunista del 1848 Karl Marx spronava la “centralizzazione del credito nelle mani dello Stato, tramite una banca nazionale a capitale pubblico e monopolio esclusivo.” Sessantacinque anni dopo gli U.S.A. ne seguirono il consiglio ed approvarono il Federal Reserve Act del 1913. Quasi un secolo prima Daniel Webster criticò aspramente una siffatta banca centrale:

“Che tipo di istituzione è mai questa? Sembra meno una banca di un dipartimento del governo: proprio il dipartimento della valuta cartacea… Ogni qualvolta delle banconote non sono convertibili in oro e argento secondo la volontà del possessore, il loro valore diviene inferiore a quello dell’oro e dell’argento. Tutti gli esperimenti di questo tipo sono giunti allo stesso risultato: è una realtà così evidente, ed a tal punto universalmente accettata, che sarebbe una perdita di tempo soffermarvisi oltre. La svalutazione potrà non essere percepita nei primi giorni, o settimane, in cui avviene; sarà poi riconosciuta come aumento dell’offerta monetaria, per essere subita infine come aumento dei prezzi al consumo. Il mezzo di scambio impiegato in una società dedita al commercio deve essere tale da costituire il mezzo circolante anche in altre società analoghe, o comunque prestarsi ad essere convertito nel secondo senza perdite. Non solo deve potersi usare nei pagamenti tra i componenti della stessa società e nazione, ma anche compensare lo sbilancio commerciale tra differenti nazioni. Deve avere valore all’estero tanto quanto entro i confini ed essere in grado di risolvere i debiti tanto domestici quanto esteri. Solo i metalli preziosi possono assolvere questa funzione; essi soltanto, perciò, sono moneta e qualunque altra cosa che funga da moneta dovrà intendersi soltanto come loro rappresentante, sempre pronta ad essere convertita in metallo su richiesta del possessore… Sarebbe del tutto imperdonabile se, dopo tanta esperienza ed altra ancora di fronte a noi, continuassimo a sostenere un sistema che comporti inevitabilmente tutta quella teoria di miserabili artifizi di finanza distorta ed insolvibilità dei conti pubblici, tra cui il deprezzamento della valuta cartacea e le leggi di corso forzoso, il cui capolinea è la totale bancarotta.”

2. IL GOLD BULLION STANDARD [6]
Sebbene il nesso causale rimase incompreso per decenni, fu proprio il Federal Reserve Act a rendere possibile la massiccia inflazione valutaria indispensabile al finanziamento del tragico ingresso U.S.A. nella I Guerra Mondiale. La depressione del 1921 ne fu il corollario.

Un’inflazione ancor maggiore da parte della Federal Reserve negli anni ’20, combinata ad un interventismo economico di entrambe le amministrazioni democratica e repubblicana, provocarono il crash del 1929 trascinandolo nella Grande Depressione degli anni ’30.

Con quella legge del 1913 si autorizzava una copertura aurea del 40% soltanto delle banconote della Federal Reserve e di appena il 35% dei depositi delle banche commerciali presso la prima. Il solo fatto che la copertura aurea non fosse pari al 100% dell’offerta valutaria era prova di come i banchieri centrali stessero pianificando ulteriore inflazione.

Se un paese avviasse un’inflazione valutaria in regime di standard aureo, l’oro fluirebbe fuori dalle casse del Tesoro limitando lo spazio di manovra del governo. Poiché un vero standard aureo dà a ciascuno di noi il potere di arginare i tentativi del governo di inflazionare, controllare l’economia, fare deficit e ingaggiare guerre dissennate, i pianificatori centrali dovettero abbattere la fondamentale libertà statunitense di possedere oro. Ciò fu fatto grazie al Gold Reserve Act del 1934, con cui si rendeva fuorilegge la proprietà privata di oro e l’uso della clausola d’oro nei contratti, oltre ad abolire il gold coin standard per sostituirlo con uno artificiale basato sul lingotto e destinato a durare appena dieci anni.

Dal 1933 il Dollaro ha perso più del 93% del proprio potere d’acquisto in termini di oro. Sebbene molti, persino negli anni ’30, avessero predetto come l’abbandono di una valuta redimibile avrebbe portato a stagnazione economica, il gold bullion standard rappresentò soltanto un primo passo nella direzione sbagliata: le inevitabili conseguenze dovevano ancora manifestarsi.

Poiché era interesse di politici assetati di potere la distruzione di quel sistema che dava alla persona comune, non a loro, il controllo sul sistema monetario, essi non si fecero attendere nello sposare le tesi inflazionistiche di certi intellettuali. Come risultato, detto sistema fu da loro consegnato nelle mani di banchieri e burocrati, oltre alle proprie.

“Il Sistema di Federal Reserve fu introdotto”, afferma il Prof. Paul Samuelson, “contro la forte opposizione dei banchieri.”
Invero, la Fed fu istituita dietro pressioni della American Bankers Association e dei maggiori banchieri del paese, tra cui J.P. Morgan e Paul Warburg, per proteggere il settore bancario dai fallimenti e fornire una valuta “più elastica”. In altre parole, per promuovere inflazione valutaria a beneficio di banchieri e grandi imprese. Questi ultimi erano altresì attivi nel promuovere ‘riforme bancarie’ attraverso la National Civic Federation, l’organizzazione del commercio delle grandi imprese. Tra i contrari alla Fed, come nota Richard Johns, fu la National Association of Manufacturers, al tempo composta soprattutto da piccoli imprenditori. Nelle parole del presidente di una grossa compagnia ferroviaria citato da Johns, la Federal Reserve era necessaria per fornire “un controllo intelligente sulla situazione del credito, tramite un consiglio di illustri banchieri sotto la supervisione del governo.”
“Non vi è mezzo più sottile e sicuro, per stravolgere le fondamenta di una società, del corromperne la valuta” scrisse Keynes nel 1919. “Il processo mette in moto ogni legge economica nella sua accezione distruttiva e lo fa in un modo che manco un uomo su un milione potrà diagnosticare.”

L’istituzione del gold bullion standard non fu di per sè la causa della distruzione del sistema monetario, ma piantò molti dei semi che la provocarono. Proibire la proprietà privata di oro e rendere illegale la clausola d’oro nei contratti non solo rappresentava una violazione dei diritti costituzionali, ma eliminava anche l’ultimo baluardo del pubblico a protezione da governi inaffidabili e spendaccioni.

Gran parte degli statunitensi si piegò alla confisca dell’oro ed al maggior interventismo del governo nell’economia. Il Prof. Murray Rothbard scrisse: “Tra i motivi per cui nel 1933 al governo riuscì così facile la confisca dell’oro fu che, a quel tempo, la propaganda di regime tanto si era impegnata da fare in modo che soltanto in pochi stessero davvero usando monete d’oro nella vita quotidiana. Non adoperando più oro, i più pensarono che non ne avrebbero sentito la mancanza. Questa dovrebbe servire come lezione per tutti: se riuscissimo a tornare ad un vero standard aureo, sarebbe necessario lo sforzo per abituare il pubblico ad un uso quotidiano.”

Quel sistema di Stato sociale e corporativo, a cui era necessaria l’eliminazione di ogni tipo di standard aureo, era saldo al potere già entro la fine degli anni ’30. Pochi decenni dopo, la sua crescita unita a campagne militari oltreconfine avrebbe richiesto l’abolizione totale di ogni vincolo sulla classe politica e sul suo potere di stampare valuta indiscriminatamente.

Dopo la II Guerra Mondiale gli U.S.A. restavano una nazione ricca, soprattutto rispetto a quelle spazzate dalla guerra, e l’oro continuò a fluire entro i suoi confini fino al 1948. Ciò accadde non grazie, ma nonostante le politiche monetarie del governo: la rimozione dei controlli sull’economia tipici del periodo bellico, l’assenza di buona parte delle regolamentazioni e tasse che oggi ci schiacciano, unitamente al taglio del 75% sulla spesa del governo federale portarono ad una crescita reale laddove altri paesi rimasero più o meno stabili.

L’enorme quantità d’oro accumulata presso il Tesoro U.S.A. di allora fornì un’eccellente opportunità per il ritorno ad un gold coin standard: ciò avrebbe evitato tutte quelle successive inflazioni che tanto gravemente hanno minato la nostra libertà e prosperità, come a quel tempo puntalizzò il deputato Howard Buffett del Nebraska. Fu proprio questi ad abbozzare il disegno di legge per reintrodurlo, ma la proposta restò ignorata.
I nostri leader scelsero invece di riunirsi a Bretton Woods per stringere un accordo con banchieri esteri e, così facendo, mettere gli Stati Uniti sul sentiero del disastro.

3. IL GOLD EXCHANGE STANDARD [7]
La rifoma monetaria pianificata a Bretton Woods, New Hampshire, nel luglio 1944 voleva essere permanente. Durò appena 27 anni.
Harry Dexter White, direttore del reparto ricerche monetarie del Tesoro, presenziò quale rappresentante del governo U.S.A. (e fu più tardi riconosciuto come membro di alto livello del Partito Comunista).

A questa conferenza finanziaria delle Nazioni Unite il gold bullion standard fu alterato in quanto non consentiva la distruzione monetaria ad un passo sufficientemente rapido. Benché salutato come un miglioramento, il nuovo sistema fu soltanto un trucco per istituzionalizzare un’inflazione a lungo termine e l’ulteriore trasferimento di potere nelle mani di politici e banchieri. Fu anche il mezzo per finanziare la recente politica estera interventista: gonfiando il credito e stampando valuta dal nulla. Inoltre, l’instabilità politica e le distorsioni economiche interne dovevano essere ridotte esportando fuori confine gran parte dell’inflazione.

Quarantaquattro paesi sottoscrissero l’istituzione di una Banca Mondiale e di un Fondo Monetario Internazionale che iniziarono ad operare nel 1946, sotto il ‘nuovo’ gold exchange standard. Ciò permise al Dollaro, millantato come ‘buono quanto l’oro’ di scalzare quest’ultimo dal ruolo di valuta di riserva internazionale.

Il fine dichiarato del nuovo sistema fu “il mantenimento della stabilità nei cambi e lo stimolo dell’attività economica mondiale”, nient’altro che un Sistema di Federal Reserve su scala internazionale. Il Dollaro, quotato a 1/35 di oncia d’oro, era divenuto corso legale in pagamento di qualunque debito tra paesi.

Il piano sembrò fattibile a molti, soprattutto perché gli U.S.A. possedevano più di 700 milioni di once d’oro: ben il 75% di tutto il metallo giallo detenuto dai governi del mondo. Ciò che i sostenitori non compresero fu la natura dei politici e di altri personaggi assetati di potere: l’azione umana di rado segue le ricette dei libri di economia degli interventisti.

In conseguenza di tale accordo l’oro smise di fluire da e verso gli U.S.A. a saldo delle differenze nella bilancia commerciale, eliminando così una caratteristica essenziale di un sano sistema economico.
I nostri esperti avrebbero dovuto saperlo: il gold exchange standard era già stato sperimentato in passato: nel 1922 un’analoga farsa fu escogitata alla Conferenza di Genova, nel disperato tentativo di nascondere gli effetti negativi dell’inflazione, senza tuttavia riuscire a fermarla. L’accordo prevedeva che Dollaro e Sterlina fossero accettate come valuta di riserva e considerate alla stregua di oro.

La Conferenza di Genova in nessun modo riuscì a impedire la disperazione e le sofferenze che giunsero con la depressione degli anni ’30. Dollari e sterline venivano stampati e poi prestati, restando però entro i confini dei paesi d’origine nonostante fossero iscritti negli attivi di bilancio di banche centrali estere, e da queste usati come base su cui inflazionare la propria valuta, ‘sterilizzandone’ così l’inflazione. Quando nel 1929 questa instabile piramide di credito crollò, subentrò la Grande Depressione. Jacques Rueff, nel suo mirabile The Monetary Sin of the West, descrive i pericoli del gold exchange standard: “L’interminabile circuito di dollari e sterline tra i paesi europei e quelli oltremare, da cui provenivano, ridusse il sistema monetario internazionale ad un mero gioco delle tre carte.” La cosa non è diversa da quanto accaduto col riciclaggio dei soldi del petrolio arabo che, da New York, finivano ai paesi del III mondo, poi di nuovo ai paesi arabi in pagamento del petrolio etc., in un sistema di controllo valutario a corso forzoso.

Il fatto che la più recente versione del gold exchange standard sia durata più di quella degli anni ’20, e che la raffazzonata politica monetaria ne abbia ritardato l’esito inevitabile, non dovrebbe illuderci: le modalità di liquidazione finale del debito potranno differire da quelle degli anni ’30, ma non essere evitate. Temo che il ritardo e il grado di sofisticatezza odierni nell’inflazionare porteranno solo a stravolgimenti economici più grandi e nefasti, probabilmente in forma di totale svalutazione con inflazione galoppante, a meno che non torniamo ad un sistema monetario sano.

Per poter funzionare il gold exchange standard avrebbe richiesto che il soggetto responsabile del Dollaro si rifiutasse di aumentarne l’offerta. A nessuno può essere affidata una simile responsabilità: la tentazione di creare nuova moneta è sempre troppo grande.

Anche se i governi continuano ad affermare di star creando ricchezza a beneficio dei meno fortunati, una breve indagine rende evidente come nessuna ricchezza possa mai prodursi tramite moltiplicazione di unità valutarie. Con l’inflazione la ricchezza può soltanto essere trasferita, non creata, e di solito ciò avviene dai più poveri ai più potenti.

Quando si avviò deliberatamente l’espansione monetaria per ‘stimolare’ l’economia domestica e finanziare i deficit della bilancia commerciale, la disintegrazione del gold exchange standard fu soltanto questione di tempo. Nessuno poteva predirne la data esatta ma, nel giorno della firma del trattato, Henry Hazlitt ed il deputato Howard Buffett indicarono con precisione quali sarebbero stati i risultati. L’obiettivo di Bretton Woods, suggerì Hazlitt nel 1944, è “di rendere il ricorso all’inflazione semplice, poco visibile e soprattutto rispettabile”.

Serve molto tempo, persino in caso di forte espansione valutaria, per convincere il mondo che un paese con più di 700 milioni di once d’oro possa arrivare al punto da non riuscire più a far fronte ai propri obblighi valutari. L’affermazione per cui la potenza industriale statunitense sarebbe stata in grado di sorreggere il Dollaro si rivelò inconsistente il giorno in cui le cambiali su oro furono impugnate.
La posizione sempre più debole del Dollaro rimase celata per gran parte degli anni ’50, ma negli anni ’60 divenne ovvia a tutti. Si applicarono delle pezze ai buchi del sistema, con effetto puramente temporaneo.

Le riserve di oro che la Federal Reserve manteneva a copertura delle banconote inflazionate erano calate, nel 1945, dal 35% al 25%. Pur di protrarre la frode dell’inflazione, si restò a guardare fino a che nel 1968 tale percentuale si ridusse a zero; già nel 1965 il requisito di riserva in oro era stato revocato per le passività a vista della Federal Reserve. Le aste di oro del Tesoro, il sistema di quotazioni dell’oro ‘a due velocità’ e lo strumento della ‘riserva aurea’ internazionale non poterono nulla per ristabilire l’ordine valutario o ridare confidenza in un Dollaro in declino, tranne per periodi di tempo miseramente brevi. Nessuna soluzione funzionò poiché nessun governo può violare le leggi dell’azione umana e dell’economia [8]: semplicemente, non si può affidare ai politici la gestione monetaria. Il sistema di Bretton Woods morì, alla veneranda età di 27 anni, il 15 agosto 1971 quando il Presidente Nixon chiuse la ‘finestra sull’oro’ e si rifiutò di riscattare in metallo i dollari detenuti dai paesi esteri. La strada dell’inflazione galoppante fu aperta, con gran gioia di burocrati, politici, banchieri internazionali, grandi imprese e qualche sindacalista. Era nata l’epoca delle valute a corso forzoso irredimibili.

4. LO STANDARD A VALUTA IRREDIMIBILE
Com’era da aspettarsi, questo ‘nuovo’ standard (di fatto, antico quanto l’Assignat francese o il Continentale statunitense) ispirò scarsa fiducia nella comunità internazionale. Gran parte degli statunitensi, sfortunatamente, lo ignorò. Sparuti gruppi di sostenitori della moneta-merce furono i soli a impegnarsi per promuovere l’ordine in campo monetario, ma restarono giocoforza estranei all’estabilishment. Quanti beneficiavano dall’inflazione non avrebbero certo ripudiato quel sistema corrotto che aveva dato loro ricchezza e potere.

Quando Nixon dichiarò che i detentori esteri di dollari non avrebbero più potuto redimerli in oro il gold exchange standard subì una fine impietosa. Esso rese possibile il finanziamento della guerra in Vietnam e della Grande Società, oltre a un’ondata di malinvestimenti nel settore produttivo. Il peggio tuttavia doveva ancora arrivare.

Il Dollaro morì il 15 agosto 1971: a partire da questa data perse del tutto quell’indipendenza un tempo accordatale dai mercati esteri. Col Dollaro divenuto una semplice valuta irredimibile a corso forzoso, le nuove regole in campo valutario aprirono la strada ad ulteriore inflazione, instabilità economica ed alla totale perdita di confidenza nella divisa statunitense. Quando il prezzo dell’oro triplicò nel giro di un anno, gli effetti di tanta sfiducia apparvero evidenti; nel nostro quotidiano assisteremmo ad un aumento altrettanto diffuso e rapido dei prezzi al consumo nel caso in cui la perdita di confidenza nel Dollaro toccasse la proverbiale casalinga media. Ciò accadrà prima o poi: forse nel futuro prossimo, nonostante nessuno conosca la data precisa.

Gli Accordi Smithsonian, seguiti alla chiusura della finestra sull’oro, furono addirittura peggiori dei precedenti e destinati a fallire in un tempo ancor più breve.
Dal 1971 il prezzo dell’oro in dollari è aumentato più di venti volte tanto; l’indice dei prezzi al consumo è salito del 79%, l’aggregato monetario M1 del 63%, quello M2 del 102% e il deficit nella bilancia commerciale del 1.146%. Tutto ciò testimonia un’epoca in cui ancora si crede che la ricchezza possa venirci incontro senza alcuno sforzo produttivo.
Come scrisse Samuel Johnson in The Rambler, “L’errore diffuso dell’umanità è il non voler accettare le condizioni che portano al benessere”. Molti sono schiacciati dallo scontro tra etica del lavoro e dello Stato sociale, tra moneta onesta e disonesta, tra realtà e fantasia.

(Vai alla Parte I)

 

NOTE:

[5] Con l’espressione gold coin standard si intende quel sistema monetario in cui l’unità di riferimento è una quantità fissa di massa d’oro. Esso è caratterizzato da libera circolazione sia di monete d’oro che di banconote d’emissione privata, quest’ultime con funzione di ricevuta su oro e pagabili a vista al portatore. [NdT]

[6] Con gold bullion standard si intende quel sistema monetario in cui la valuta nazionale, per legge, può essere riscattata soltanto in lingotti d’oro ad un cambio fisso stabilito dal governo. Il gold bullion standard di fatto pose fine all’uso di monete d’oro negli scambi quotidiani del pubblico, relegando il metallo a una funzione di riserva nei caveau delle banche centrali e commerciali. [NdT]

[7] Con gold exchange standard si intende quel sistema monetario imposto da numerosi governi occidentali a ulteriore restrizione del precedente: a poter redimere il Dollaro U.S.A. in lingotti d’oro, ad un cambio fisso stabilito dal governo federale, restavano ormai solo i governi e le banche centrali estere. [NdT]

[8] A quarant’anni di distanza la lezione non è stata ancora appresa: stiamo infatti assistendo ad un progressivo impoverimento delle società in paesi inflazionisti e indebitati, quali l’Italia, tramite un’emorragia di oro simile a quella occorsa tra U.S.A. e Francia negli anni ’60. [NdT]

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China and India consuming more gold than the world mines

Deep Politics Monitor - Mar, 03/06/2014 - 10:32
by Lawrence Williams, MineWeb.com  In opening last week’s precious metals forum in London, Bloomberg Industries Global Head of Metals and Mining, Ken Hoffman, kicked off with some of the latest stats which showed that China and India between them are consuming more gold than the world is actually mining. The Bloomberg figures suggested that China was consuming gold at a rate of 5.15 million

Silver Prices at Historic Disparity with Fundamental Reality

Deep Politics Monitor - Mar, 03/06/2014 - 10:22
by Andrew Hoffman, MilesFranklin.com:  In last week’s “Greatest (Manipulated) Disconnect of All Time,” we discussed how Western financial markets have never been so dissociated with reality; certainly not in our lifetimes, and perhaps ever.  With global economic activity plunging – whilst debt, inflation, unemployment and social unrest surge TPTB have resorted to history’s most aggressive,

La BCE è sotto pressione affinché abbandoni la sua strategia di politica “superiore”

Freedonia - Mar, 03/06/2014 - 10:09

Giovedì sarà un giorno davvero interessante, almeno dal punto di vista dei mercati europei. Lo zio Mario terrà la sua classica conferenza stampa, e sebbene ci si aspetti un ulteriore taglio dei tassi di interesse di riferimento, alcuni attendono anche una sorta di QE "made in UE". Insomma, la crisi ancora attanaglia la zona Euro, proprio perché niente è stato risolto fino ad ora; si è solo guadagnato tempo in attesa di un miracolo. Ora "tutti" si aspettano che questo miracolo sia dispensato dallo zio Mario... in un modo o nell'altro. Fino ad ora il suo bluff ha fatto credere ai mercati che sarebbe stato disposto ad intervenire sedutastante in caso di necessità, quindi i mercati hanno continuato ad operare "forti" di questa promessa. Il problema è che stiamo parlando del comparto bancario, uno degli investimenti improduttivi più grandi di sempre che sarebeb dovuto esplodere tra il 2008 ed il 2010. La sua esistenza non fa altro che generare instabilità perché drena risorse dall'economia più ampia. Il settore bancario centrale, con il suo aiuto a banche comemrciali e stati, sostiene artificialmente quei titoli importanti per suddette entità: obbligazioni statali, MBS, ecc. Gonfiando il valore di questi asset si dà una parvenza di solidità a coloro che li possiedono, abbassandone quindi il rendimento e generando una lotta per ritorni decenti in un ambiente economico ostile al prestito. I lrischio non viene prezzato adeguatamente, e si fa più semplice incappare in nuovi errori. Fino ad ora la BCE è riuscita ad astenersi dall'ufficializzare un QE proprio, ma ha continuato ad espandere "silenziosamente" l'offerta di moneta grazie soprattutto agli aiuti provenienti dalla FED. Una cosa è certa: ci si aspetta un cambiamento netto nella politica della BCE. E Draghi sembra intenzionato ad accontentare tutti senza scontentare nessuno (es. i tedeschi). Probabilmente non si chiamerà QE, ma nell'ombra c'è necessità che si faccia qualcosa. Le banche commerciali ne hanno bisogno, la loro fame di rendimenti necessita di ulteriori distorsioni e prezzi gonfiati artificialmente. Il cartello bancario centrale non si tirerà indietro. In un modo o nell'altro terranno vivo l'ottovolante del boom-bust.
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di Detlev Schlichter


La Banca Centrale Europea è sotto pressione. L'inflazione nella zona euro è allo 0.7%, ma come ha dichiarato Ben Bernanke, non siamo mai sicuri se queste cose vengono misurate correttamente. Quindi tutto quello che sappiamo, è che la zona euro potrebbe già trovarsi in una mite deflazione.

Questa non dovrebbe essere una sorpresa. Per un certo periodo di tempo la zona euro ha praticamente avuto una crescita zero dell'offerta monetaria ed una crescita zero dell'offerta dei prestiti. Come riportato oggi, ad aprile la crescita dell'aggregato monetario M3 è scesa dello 0.8% annuo. Sempre ad aprile i prestiti al settore privato sono scesi dell'1.8% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Questa situazione è andata avanti per qualche tempo, come mostrato in questi grafici:




Naturalmente la brigata dell'allentamento monetario è in subbuglio. Il manager miliardario David Tepper ha detto che la BCE è "rimasta molto, molto indietro." Martin Wolf chiede "un altro bazooka" e Ambrose Evans-Pritchard sospetta da tempo che la BCE sia sotto il controllo di una congrega fedele all'hard money, la quale gestisce l'intera economia da dietro le quinte.



La BCE è controllata da alcuni veterani estremisti della Bundesbank?

Beh, io per primo lo spero ma comunque ne dubito.

A mio avviso la politica della BCE è stata la più sensata (o forse dovrei dire, la meno irresponsabile) tra quelle delle altre banche centrali principali. Certo, sostengo che solo il denaro completamente apolitico e anelastico sia adatto ad un'economia di mercato (o ad un'economia di libero mercato in generale); e sostengo anche che il denaro fiat elastico, qualsiasi forma di politica monetaria (intervento persistente sulla moneta e nel settore bancario) e quindi le stesse banche centrali, non abbiano posto nel capitalismo di libero mercato. Non sono amico delle banche centrali, ma so che non scompariranno molto presto. Quindi se bisogna ancora tenersi i banchieri centrali, ci sono tipi ben peggiori del vecchio e burbero Helmut Schlesinger. Secondo i miei parametri, l'inattività è una virtù per un banchiere centrale. Se Evans-Pritchard ha ragione ed esiste una rete di bocconiani sostenitori dell'hard money, di spagnoli ispirati dalla scuola austriaca e di vecchi dirigenti della Bundesbank da qualche parte nelle viscere della burocrazia europea ed essa costituisce un muro ideologico contro lo stimolo alla Krugman, io dico mettete nelle loro mani tutte le decisioni!

Un periodo di scarsa crescita monetaria, o anche contrazione moderata e prolungata, non solo non dovrebbe essere una sorpresa dopo un boom del credito artificiale che ha portato ad un grande bust, dovrebbe essere eminentemente ragionevole e completamente raccomandabile.

I grafici qui sopra non solo illustrano la crescita piatta del credito e, quindi, dell'aggregato monetario più ampio sin dal 2009, ma anche la forte crescita del credito bancario nel periodo precedente alla crisi. Pensavo che dopo il 2009 la maggior parte delle persone avrebbe convenuto che un periodo di deleveraging e una riparazione dei bilanci bancari fossero inevitabili. Non è chiaro quello che stiamo vedendo adesso?

Non vedo alcuna ragione per sostenere una politica attiva di disinflazione o deflazione, ma se il sano ridimensionamento del sistema bancario europeo debba portare ad un periodo di prezzi moderatamente in calo, così sia. L'obiettivo della BCE di un'inflazione al 2% è stupido perché può essere realizzato solo con la creazione di credito bancario, i cui pericoli dovrebbero essere evidenti dopo il recente ciclo di boom-bust. Ma questo obiettivo sembra particolarmente controproducente in un momento in cui la riparazione dei bilanci bancari dovrebbe essere l'obiettivo primario.

La crisi finanziaria non è stato un atto di Dio o una forza della natura, e da qualunque lato la si voglia guardare, i prestiti sconsiderati hanno giocato un ruolo importante; i prestiti sconsiderati generosamente finanziati dalle banche centrali. Le banche spagnole, italiane, francesi, tedesche, greche – sembravano tutte dei morti viventi nel 2009, e molte lo sono tuttora. Dormirei meglio se da domani la BCE iniziasse a pompare miliardi nel sistema bancario incoraggiando i banchieri a tornare alle loro vecchie abitudini? Dovrebbe rassicurarmi il fatto che ingenti somme di liquidità attraverserebbero il sistema alla ricerca di un altro Fred Goodwin che le mettesse a "buon uso"?

Per inciso, va sottolineato che una scarsa crescita del credito, o addirittura leggermente negativa, non vuol dire che nessuno sta contraendo prestiti; le banche stanno semplicemente concedendo un minor numero di prestiti rispetto a quelli che vengono rimborsati dai mutuatari esistenti.

Naturalmente l'assenza di crescita monetaria favorisce rigidità strutturali di cui la zona euro è pingue, per non parlare di mercati del lavoro ingessati, una spesa pubblica insostenibile e un debito soverchiante. Ricorrere a strategie simili non và nemmeno vicino a risolvere i problemi, e l'élite politica paralizzata ha a lungo considerato di affrontarli commettendo un potenziale suicidio politico. Il rischio di una nuova crisi è alto, ma la colpa non sarà della banca centrale.



La politica: Germania vs. Francia

Il progetto Euro dipende dall'asse Germania-Francia e può essere considerato come una guerra fredda tra le élite politiche delle due nazioni, le quali hanno le loro diverse opinioni sulla politica economica. Per l'élite francese l'euro è sempre stato un veicolo per rompere l'egemonia tedesca, la quale era rappresentata dal marco e dall'onnipotente (ma rigida) Bundesbank. Una volta sparito il DM e nuetralizzata la Bundesbank, il puritanesimo monetario tedesco doveva essere passé, poiché una burocrazia francesse avrebbe gestito lo spettacolo europeo ed infuso il tutto con un certo vigore gallico.

Qualche anno fa era un'idea diffusa: la Francia avrebbe comandato il blocco anti-austerità del Mediterraneo contro la Germania. Sembra un lontano ricordo ormai.

L'élite politica francese è interamente screditata e sembra in uno stato di completo disordine. Alle elezioni europee della scorsa settimana gli sfidanti anti-euro della Merkel, Alternative für Deutschland, hanno ottenuto il 7%; l'ala più a destra della Francia e completamente anti-euro, Front National, il 25%.

I media parlano di una reazione populista alle elezioni. Molti potrebbero aver pensato che Hollande con il suo socialismo "eat-the-rich" potesse essere il volto del nuovo populismo europeo, ma in realtà non lo era (Ed Miliband, prendete nota.) In ogni caso, Hollande è politicamente un morto che cammina, mentre la Merkel regna sovrana in Europa. Potrebbe non voler esagerare con l'austerità, ma spingerà ancora per riforme strutturali e una austerità "moderata" nella zona euro. Una Germania politicamente ed economicamente (abbastanza) forte, riduce al margine la pressione sulla BCE.

In qualsiasi modo la si pensi, la Germania è attualmente il rifugio della stabilità in Europa: basso tasso di disoccupazione, nessun deficit significativo, crescita piuttosto solida e stabilità politica fino alla noia. (Nel lungo termine rimango pessimista sui fondamentali tedeschi. Questa osservazione è un'istantanea e fondata unicamente su una base relativa.)



I tedeschi e la BCE

Il binomio Draghi-BCE non è popolare tra l'elite politica tedesca. I tedeschi sono scettici per quanto riguarda il quantitative easing e molti condividono le riserve della Corte costituzionale tedesca, la quale ha suggerito che tali politiche potrebbero essere considerate finanziamenti agli stati attraverso la stampa di denaro (ovviamente!). Né il famoso “whatever it takes” di Draghi per salvare l'euro è popolare tra il governo tedesco (e la Bundesbank), anche se tutti sono felici che fino ad ora abbia funzionato. E' semplicemente una fortuna che i mercati non abbiano testato la risolutezza di Draghi. Anche se la BCE cedesse alle pressioni ed iniziasse ad espandere l'offerta di moneta, a mio parere qualsiasi QE su larga scala è improbabile per il momento.



Pensieri finali

Cosa significa tutto questo? – Non lo so (e ovviamente potrei sbagliarmi), ma credo quanto segue:

La prossima settimana la BCE taglierà ulteriormente i tassi di interesse, ma non sarà annunciato alcun QE per il momento. Penso che la BCE implementerà pronti contro termine a tassi negativi, prima di adottare un QE su larga scala. Questa mossa è stata ampiamente prevista. Penso che l'impatto sui mercati valutari e sui mercati in generale sarà lieve. Non rappresenta un punto di svolta.

A differenza del pensiero mainstream, non credo che questa sia una politica migliore di quella che è in atto ora. Preferisco la politica della BCE a quella della FED, quindi qualsiasi movimento verso una strategia in stile FED non otterrà la mia benedizione (anche se non credo che importi a qualcuno).

Gli aggregati monetari degli Stati Uniti (tra cui le metriche del credito) si stanno espandendo, poiché sembra che sia stata la FED ad innescare una ripresa con l'allentamento monetario, cosa che porterà problemi nel lungo periodo (vecchia storia). Ma non adesso. Non vedo un grande deragliamento dell'economia nel breve periodo (le ultime parole famose). Nei prossimi mesi probabilmente si intensificherà la discussione sul quando la FED e la Banca d'Inghilterra restringeranno i loro bilanci. La BCE è fuori sincronia con le altre banche centrali. Il taglio dei tassi della settimana prossima potrebbe essere l'ultimo – almeno fino a quando non si materializzeranno altri problemi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Jim Willie: U.S. Dollar is TOXIC - Gold Standard Necessary | (Ep. 2)

Deep Politics Monitor - Lun, 02/06/2014 - 18:10
from FinanceAndLiberty, Jun 2, 2014: This is part 2, start with part 1: http://bit.ly/Willie_1

UKIP: "Allarme siam razzisti!"

Luogocomune.net - Lun, 02/06/2014 - 11:20
A sentire i media italiani, sembra destare una grande preoccupazione il fatto chi il partito di Nigel Farage - possibile futuro alleato dei 5 Stelle in Europa - sia "omofobo e razzista".

O forse il vero problema è un altro?

Intervento di Nigel Farage (UKIP) all'Europarlamento:

(C'è un errore nei sottotitoli: a 0:26 la traduzione non è "Noi nel Regno Unito" ma "Noi nell'UKIP") .

Intervento all'Europarlamento di Godfrey Bloom (UKIP):


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