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Systemic Breakdown & Economic Collapse Guaranteed | Jim Willie

Deep Politics Monitor - Mar, 04/11/2014 - 21:49
Published on Nov 4, 2014 Part 2:

"Eterna" - Documentario sulla crisi economica

Luogocomune.net - Mar, 04/11/2014 - 19:00
L'amico Aldo Oliva mi ha chiesto questo spazio, che gli offro volentieri.

Gentili amici e lettori di Luogocomune.net,

Mi chiamo Aldo Oliva. Alcuni di voi mi conosceranno già, sono un blogger, un giornalista, da un paio d'anni curo, insieme a Roberto Roverselli, un blog sociale e giornalistico, chiamato Inthenews.it. E da qualche anno ho avuto il piacere e anche la fortuna umana di conoscere, parlare, intervistare, Massimo Mazzucco, con il quale ho un rapporto di stima reciproca, e che spesso, essendo io un ragazzo di meno di 29 anni (e all'epoca molti di meno), mi è stato di aiuto per consigli inerenti il mondo del web e dei documentari. Soprattutto ho capito che potevo anche io, giovane giornalista senza grossi mezzi e senza grande esperienza, essere in grado di “creare” un progetto mio, importante. Perché le idee erano le cose che contavano davvero, nonché i fatti, i documenti, le testimonianze. Massimo, pur non curando il progetto che in questa lettera vi presento, mi ha dato uno sprone per potermi cimentare in quello che io ho sempre considerato un sogno: realizzare un documentario di forte impatto sociale, e fortemente divulgativo.

Da pochissimi mesi abbiamo portato a termine un “progetto” sulla crisi economica, chiamato ETERNA. Eterna è il nome del film-documentario della durata di circa due ore, ...

La ragione per cui il QE vive ancora

Freedonia - Mar, 04/11/2014 - 11:16
E' incredibile, eppure è la realtà. Lo zio Ben continua a pontificare la correttezza delle sue azioni quando si parla di QE. Potete leggere il suo delirio qui. Facciamo un po' di mente locale. Sin dalla crisi Lehman sono stati iniettati circa $3.5 bilioni nell'economia da parte della FED, i quali hanno aiutato i bilanci disastrati del settore bancario commerciale finendo per la maggior parte in riserve in eccesso presso la FED stessa. Il fatto che siano rimasti intrappolati nel circuito finanziario non cambia il fatto che sia una frode. Il QE consiste nell'acquisto di T-bond sul mercato secondario e l'accredito sulle banche primary dealer di nuove linee di credito. Ciò ha fornito allo stato la possibilità di poter trovare un "finanziatore" sempre disponibile a sovvenzionare i suoi programmi di spesa. O, come si sosteneva, finché l'economia non si sarebbe ripresa e fosse tornata a "camminare sulle sue gambe". Questo significa che tutto ciò che lo stato ha acquistato con tali finanziamenti. lo ha sottratto coattamente dall'economia di mercato che lo avrebbe utilizzato in maniera diversa e secondo i voleri degli attori di mercato. In questo modo non ha fatto altro che allocare malamente le risorse di cui si è appropriato con l'inganno. (Es. student loans, auto loans, green energy bubble, ecc.) Quest'ultima cosa trova riscontro nelle parole stesse dello zio Ben:
«[...] Inoltre, la minore offerta di Treasury e di MBS ha indotto molti investitori a privilegiare altri tipi di titoli, come le obbligazioni societarie, spingendone al rialzo il prezzo, e al ribasso il rendimento. Per effetto complessivo di tali dinamiche, si è registrata una diminuzione dei rendimenti di una vasta gamma di titoli. Come al solito, un calo dei tassi d'interessi produce un effetto di stimolo all'economia.»
In altre parole, si compiace di aver dato origine a nuove bolle e aver reflazionato il mercato immobiliare. Creando un mercato artificiale per quei titoli monetizzati da parte della FED, i banchieri centrali hanno fatto in modo che entità altamente dannose per una conduzione sana degli affari economici restassero in piedi a drenare risorse reali dall'economia. Abbassando artificialmente il livello dei rendimenti dei T-bond è stato inviato in tutto il panorama economico il falso segnale che tali titoli fossero sicuri (Es. Basilea III) e potessero essere utilizzati come garanzia per altre operazioni. L'inflazione abnorme dei prezzi degli asset ci indica come alcune operazioni finanziarie (Es. Reverse repos, leverage buybacks, LBO, ecc.) siano state utilizzate per scommettere nel mercato azionario e su titoli più tossici (Es. Junk bond) alla ricerca di rendimenti decenti. La ripresa che si osserva negli Stati Uniti è di natura nominale, o di facciata, e non reale. E' trainata da un mercato azionario drogato di denaro. E' trainata da una reflazione della bolla immobiliare. E' trainata dall'incipienza del breve termine di proteggersi dall'incertezza dell'euro (è per questo che il dollaro è attraente come non mai ultimamente). E' sostenibile? No. Perché? Perché fonda le sue basi sul presupposto che le attività in bolla possano dare l'illusione di ricchezza reale, quando invece sono consumatrici di ricchezza.
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di Bill Bonner


QE, non ti conoscevamo abbastanza...

Prendendo cappotto e cappello dall'attaccapanni, esci in punta di piedi cercando di non far scendere nemmeno una lacrima.

Il Dow è salito di nuovo sopra i 17,000 punti ieri, vicino al suo massimo storico. L'aumento dei prezzi azionari dovrebbe abbassare il nervosismo durante la riunione del FOMC. Dovrebbe permettere ai banchieri centrali di lasciar morire in pace il loro programma di emergenza di acquisti obbligazionari.

Il Financial Times ha annunciato la fine del QE ancor prima che accadesse. Lunedì scorso potevamo leggere: “RIP QE: The quiet death of a radical US monetary policy.”

Ma la FED deve stare attenta. Se annuncia che il QE è veramente morto e sepolto, è probabile che emergeranno alcune scene spiacevoli dove il mercato azionario sarà teatro di pianti e lamenti. Gli investitori percepiscono un profondo senso di perdita.

Il problema con la morte è che è permanente. Un morto rimane morto. E se gli investitori ritengono che il QE non potrà mai risorgere, potranno sentirsi scoraggiati. O perfino traditi.

Ricordate, la banca centrale era il fulcro della festa. Sono state le banche centrali a portare l'alcol... che negli ultimi cinque anni ha alimentato la grande corsa dei prezzi delle azioni negli Stati Uniti.

Se il QE è storia, molto probabilmente lo è anche il mercato toro di Wall Street. La festa è finita. I prezzi delle azioni sono suscettibili ad una contrazione e a ritornare da dove sono venuti.

La FED ha già dato la sua parola che, sebbene il QE abbia esalato il suo ultimo respiro, la sua prole continuerà a vivere.

La FED non venderà le obbligazioni nel suo bilancio da $4.5 bilioni... non lo restringerà né lo farà morire per cause naturali.

Nel normale corso degli eventi, questi bond maturerebbero e poi — come tutti noi — scomparirebbero. Ma Janet Yellen ci dice che utilizzerà i fondi delle obbligazioni in scadenza per acquistare le nuove emissioni. In altre parole, continuerà ad assorbire nuovi bond, contribuendo a mantenere un tetto sui rendimenti.

Dubitiamo che sarà sufficiente...

Un'economia che dipende dal debito, ne ha bisogno sempre di più affinché questo stato di cose possa andare avanti. La prima volta che si pompa un sacco di credito nelle vene di un'economia, si ha una sensazione di euforia. Solo più tardi cominciano gli spasmi.

Al crescere del debito, per l'economia diventa più difficile prosperare. Poiché le risorse necessarie per il futuro sono già state rivendicate dal passato.

Tassi di interesse ultra bassi mascherano il problema e rinviano la resa dei conti, ma non possono farlo per sempre. Un uomo che compra una tazza di caffè oggi, ha creato sulla sua carta di credito un obbligo che gli mangerà parte del suo reddito di domani.

Se ignora l'interesse su quel debito e lo lascia crescere, potrebbe dover pagare quella tazza di caffè per 10 o 20 anni.

L'inesorabilità del debito è stata esplorata in una serie di studi economici. Secondo Van Hoisington e Hunt Lacy di Hoisington Investment Management:

Il tasso di crescita di un paese perderà circa il 25% del suo ritmo di crescita normale, quando il debito totale raggiungerà un livello "critico" del 250%-275% del PIL. Attualmente quello degli Stati Uniti è del 334%.
Se si accende un prestito per investire in un'impresa produttiva, il flusso di reddito che si riceve può essere sufficiente da ripagare il debito e generare anche un profitto.

Ma se si contrae un prestito — per l'Obamacare... per la guerra in Medio Oriente... o per i bonus di Wall Street — non si è in una posizione migliore per ripagare il debito; si è in una posizione peggiore.

Questa è la conclusione di una relazione piuttosto corposa scritta da un quartetto di dottorati di ricerca che lavora per l'International Center for Monetary and Banking Studies.

La loro relazione — "Deleveraging? What Deleveraging?" — ci mostra che il carico di debito del mondo sta ancora aumentando. Ci dice anche che "un livello eccessivo di indebitamento comporta rischi sia acuti sia cronici."

Nulla di sorprendente...

Ma aggiungeteci una crescita lenta, e avrete un "ciclo vizioso" in cui non si può ripagare il debito. Le autorità cercano di stimolare la crescita. Strizzano l'occhio ai deficit... e ai tassi di interesse più bassi per incoraggiare i prestiti... credono che queste cose ci permetteranno di "liberarci dal debito."

Invece abbiamo solo scavato un buca più profonda — aumentando il rischio di default, di depressione e di deflazione.

È per questo che non saremmo in grado di ricoprire la tomba del QE. Potrebbe non essere del tutto morto.

E all'arrivo del primo allarme sulle prime pagine dei giornali — che il mercato azionario sta precipitando... o l'economia sta affondando — è probabile che assisteremo ad una resurrezione.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Matteo Renzi e il vuoto pneumatico

Luogocomune.net - Lun, 03/11/2014 - 11:50
Nell'arco di sei mesi dalla sua elezione a capo del governo, Matteo Renzi è riuscito a creare un completo vuoto pneumatico intorno a sè, nei mezzi di comunicazione di massa.

Non si tratta di un fenomeno da prendere alla leggera, perché può rappresentare la premessa per una totale perdita di capacità di giudizio - già di per se molto scarsa - del popolo italiano.

A furia di parlare, parlare e parlare; a furia di (fingere di) prendersela con tutto e con tutti; a furia di dire tutto e il contrario di tutto, Matteo Renzi è riuscito a conquistare il 99% dello spazio televisivo dedicato all'informazione, sia pubblico che privato.

Ormai non è più importante "che cosa" pensi Renzi dell'Europa, delle banche oppure dei sindacati. Ormai l'unica cosa che conta è che "Renzi pensa" qualcosa.

Il fatto stesso di "dire" è diventato più importante di ciò che viene detto. Grazie a questa totale occupazione dello spazio mediatico - che è poi lo spazio mentale per la maggioranza degli italiani - Renzi sta riuscendo a dare l'impressione che gli altri partiti non esistano più. Questa impressione deriva dal fatto che Renzi riesca ormai con grande abilità a dire tutto e il contrario di tutto, ...

Il picco del debito: perché gli stampatori keynesiani sono al capolinea

Freedonia - Lun, 03/11/2014 - 11:07




di David Stockman


Bloomberg riporta un articolo oggi in cui si parla dell'ultimo schema di Draghi per risollevare le economie socialiste europee: un nuovo ciclo di espansione monetaria chiamato TLTRO — un finanziamento quadriennale da $1.3 bilioni a costo zero alle banche europee, a condizione che concedano prestiti. Utilizzando aneddoti presi dalla situazione spagnola, il pezzo mette involontariamente in evidenza tutto ciò che c'è di sbagliato con la stampa di denaro da parte della banca centrale, la quale sta estirpando quasi ovunque nel mondo ogni briciolo di onestà finanziaria.

Da un lato, il primo giro di TLTRO è stato pari a soli $100 miliardi rispetto ai $200 miliardi previsti. Sembra che le banche spagnole, come le loro omologhe negli altri paesi europei, non stiano sperimentando nessun aumento di domanda tra le piccole e medie imprese per nuovi prestiti.

Molte piccole e medie imprese sono diffidenti nei confronti delle offerte presentate dalle banche commerciali, mentre il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, si prepara a pompare più denaro nel sistema finanziario per aumentare i prezzi e stimolare la crescita. La reticenza in Spagna suggerisce che la domanda di credito può essere tanto un problema quanto l'offerta.

In Spagna, il flusso mensile dei nuovi prestiti fino a €1 milione per un anno — un tipo di credito utilizzato in genere dalle piccole e medie imprese — è ancora sotto di due terzi rispetto al picco del 2007, secondo i dati della Banca di Spagna.
Dall'altro lato, il debito sovrano della Spagna è aumentato a livelli pazzeschi — con il decennale che ieri ha toccato un rendimento del 2.11% (rispetto al 7%+ solo 24 mesi fa). La spiegazione di questi sviluppi paralleli è che gli speculatori (soprattutto hedge fund) nel debito sovrano periferico, non si preoccupano se l'espansione delle economie dell'area Euro (che è implicita alla strategia mirata di Draghi) sia sostenibile o no; si lamentano che la "T" nel LTRO mirato non è sufficiente. Chiedono che la BCE acquisti a titolo definitivo il debito sovrano — insomma, quello che ha fatto finora la FED. Questo è il motivo per cui stanno facendo front-running alla BCE e stanno acquistando bond spagnoli. Si tratta di una formula brevettata, e gli hedge fund vi hanno ricavato ricchezze favolose per molti anni.

Ma i banchieri centrali non sono capri espiatori — sono solo dipendenti pubblici stupidi che cercano di sfornare occupazione e crescita dall'unico strumento che hanno. Cioè, acquistano debito pubblico e altri asset finanziari nella speranza che il flusso di liquidità nei mercati finanziari e il prezzo ribassato del denaro e del debito, incoraggerà più prestiti e una maggiore crescita. Questo è l'assioma fondamentale della diabolica alleanza tra speculatori finanziari e burocrati della banca centrale.

Detto in modo diverso, il caso spagnolo è solo un'altra prova che le banche centrali stanno camminando sul filo del rasoio; cioè, pompare aggressivamente ed incessantemente denaro nei mercati finanziari, non farà altro che gonfiare i prezzi degli asset senza nessuna espansione per il settore commerciale. Ma, come sempre accade con le bolle finanziarie create dalla banca centrale, i beneficiari sono felici di intascare i lauti compensi, mentre i burocrati accumulano errori su errori — fingendo di non notare le distorsioni finanziarie, i cattivi investimenti e i prezzi distorti.

Certo, Draghi è uno degli elementi meno folli nel panorama odierno delle banche centrali. Ma sicuramente anche questa marionetta si farà qualche domanda sul rendimento del decennale spagnolo al 2%. Dopo tutto, in Spagna non è cambiato quasi nulla dalla crisi fiscale ed economica del 2012. Il tasso di disoccupazione della nazione è ancora superiore al 20%, la produzione nazionale è ancora il 7% al di sotto di sei anni fa e l'impennata del debito pubblico raggiungerà presto il 100% del PIL.





Inoltre, la Spagna deve ancora raccogliere i cocci di un'industria delle costruzioni alla deriva, il suo governo è guidato da sciocchi corrotti che credono nelle proprie menzogne su di una fantomatica "ripresa" e la sua provincia più prospera è prossima alla secessione.





Inutile dire che Draghi e i suoi compari a Francoforte, non si sono accorti che sono stati raggirati dai carry trader che hanno accumulato debito periferico sin dal "whatever it takes" del presidente della BCE. E' solo una questione di tempo prima che la rivolta tedesca inneschi una resa dei conti. Quando diventerà chiaro che la Germania avrà posto il veto (una volta per tutte) sull'ingurgitamento di debito pubblico da parte della BCE, ci sarà da ridere. La corsa violenta degli speculatori per mollare il debito spagnolo, italiano, portoghese, ecc. rappresenterà il giorno dell'infamia per la BCE e per il settore bancario centrale in generale.

Ma in attesa di ciò, ci si potrebbe anche chiedere perché i burocrati che gestiscono le banche centrali sembrano credere che la capacità delle famiglie e delle imprese di portare debito sia virtualmente illimitata — che non esista una cosa come il "picco del debito" o una legge dei rendimenti decrescenti per quanto riguarda l'impatto del debito cumulativo sull'attività economica. L'articolo di Bloomberg rileva che lo stock totale dei prestiti (sopra $1 milione) alle imprese spagnole è di quasi €470 miliardi, o il 25% al di sotto del record del 2008 (€1.87 bilioni). L'implicazione è che ci sia bisogno di maggiori prestiti per raggiungere una "ripresa" — l'esatto obiettivo dietro il programma di Draghi.

Ma come mostrato di seguito, tale presupposto ignora la storia di ciò che è accaduto prima — la prosperità temporanea fino alla crisi finanziaria del 2008, è stata un trucco keynesiano una tantum che ha utilizzato i bilanci liberi e li ha ingolfati. Il risultato è stato una collisione, un "picco del debito" che ha cambiato radicalmente le dinamiche macroeconomiche.

Nel caso del debito commerciale non finanziario spagnolo, per esempio, il saldo è salito di un fattore 4X durante il boom immobiliare novennale che ha preceduto il bust. Circa un quarto di quel debito insostenibile è stato liquidato sin dal 2009, ma anche così il debito aziendale è cresciuto ad un CAGR dell'8.0% sin dal 2000 — un tasso significativamente più alto rispetto al tasso di crescita del PIL nominale (3.5%) durante lo stesso periodo.




Allo stesso modo, il debito delle famiglie è quasi raddoppiato in percentuale del PIL nel boom settennale prima della crisi finanziaria. Il debito delle famiglie ha fatto una leggera marcia indietro, ma rispetto alle serie storiche e al resto del mondo è ancora insostenibilmente alto. L'idea che ci possa essere ulteriore spazio per una robusta ripresa dell'indebitamento delle famiglie, è semplicemente sbagliata. Infatti il debito delle famiglie spagnole, oggi, è pari a $14 bilioni se calcolato secondo il PIL degli Stati Uniti — un livello che è superiore del 20% rispetto al peso insostenibile ancora trascinato dalle famiglie negli Stati Uniti.




Inutile dire che la Spagna rappresenta un microcosmo di una condizione presente in tutto il mondo, in base alla quale le stampanti monetarie delle banche centrali stanno rombando contro il picco del debito. Come mostrato nel grafico qui sotto, al di fuori della Germania la malattia del debito è stata universale. Dal 1999 al 2008 il rapporto della leva finanziaria per tutte le economie industriali tranne la Germania — cioè, il credito pubblico e privato in rapporto al PIL — è salito dal 260% al 390% del PIL. Tale onere è pari a circa $50 bilioni.

E tutto ciò malgrado tutte le chiacchiere ufficiali su come le varie economie hanno smaltito la sbornia — i dati mettono in chiaro che non è accaduto nulla del genere. Grazie alla massiccia espansione dei rapporti di indebitamento e del debito pubblico sin dal 2009, il credito complessivo è ora salito al 430% del PIL in tutto il mondo industrializzato tranne la Germania. Quindici anni fa questa cifra era inimmaginabile.




Tuttavia le banche centrali hanno continuato a spingersi oltre. Al volgere del secolo, le sei banche centrali principali avevano un bilancio combinato di $2 bilioni. Oggi questa cifra è salita a $16 bilioni ed è quindi otto volte più grande, che paragonata alla crescita del PIL mondiale è il doppio.




Tutte le principali economie sono sature di debito. Di conseguenza l'espansione del bilancio della banca centrale ha perso del tutto la sua magia keynesiana. Ora il grande mare di liquidità alimenta i carry trade dei giocatori d'azzardo, i quali si ingozzano con qualsiasi asset generi un rendimento o guadagno di capitale di breve periodo, e finanziano queste posizioni con opzioni a buon mercato e pronti contro termine.

Ma ecco la cosa più ovvia: le banche centrali non possono normalizzare i tassi di interesse — cioè, consentire ai mercati monetari di salire al di sopra dello zero — senza scatenare un violento sconvolgimento dei carry trade su cui è costruita la massiccia inflazione degli asset di oggi. Dall'altra parte non possono più stimolare la crescita del PIL, perché il canale dell'espansione del credito verso le famiglie e le imprese è bloccato dalla realtà del picco del debito.

Così finiscono come il patetico Mario Draghi — che cerca di conficcare chiodi quadrati in fori rotondi, senza preoccuparsi della conflagrazione finanziaria in agguato proprio dietro l'angolo. Sì, l'era della stampa di denaro keynesiana è finita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/



Commenti liberi

Luogocomune.net - Sab, 01/11/2014 - 17:49
Segnalazioni e commenti degli utenti sulle notizie più recenti.

(In preparazione nuovo video sulle missioni Apollo).

Il rompicapo dell'area Euro: Cos'è cambiato negli ultimi 4 anni?

Freedonia - Ven, 31/10/2014 - 11:14




di Francesco Simoncelli


[La seguente è una versione estesa di quella apparsa originalmente sul magazine online The Fielder.]


Cosa è cambiato in Europa, dal punto di vista economico, rispetto a 4 anni fa? Non c'è bisogno che la risposta arrivi così presto, perché sarebbe come invogliare il lettore a pensarla come lo scrittore che sta mettendo insieme questo pezzo. Facciamo mente locale, quindi, e cerchiamo di considerare i vari fatti e i vari fattori che hanno concorso finora a caratterizzare questo periodo di 48 mesi. Negli ultimi tempi si è riacceso il fuoco greco, portando un leggero panico nei mercati europei. La reazione istintiva degli investitori è stata quella di abbandonare i lidi ellenici e rifugiarsi nei bond tedeschi e nel dollaro USA. La minaccia di un tapering da parte della FED e il coacervo di opinioni all'interno della UE, hanno condotto a fare "call" al bluff del "whatever it takes" di Draghi. Quella promessa di due anni fa è ormai bella che andata, perché ciò che viene richiesto al presidente della BCE è un QE che rivolga le sue attenzioni al debito sovrano delle nazioni europee. La bolla dei titoli di stato europei esige ulteriore controllo, e il denaro dei contribuenti del nord Europa non durerà per sempre. Francia e Italia hanno fatto sapere a tutti gli altri stati membri dell'UE, di voler aumentare il loro deficit. Non possono tagliare le spese: politicamente inaccettabile. Non possono tagliare considerevolmente le tasse: finanziariamente inaccettabile. Qual è l'unica opzione rimasta? Prendere in prestito. E con la FED intenzionata a rallentare la quantità di denaro immessa nel sistema finanziario, cosa che sin dalla fine del secondo LTRO ha tenuto a galla i paesi dell'Eurozona, le attività in bolla sono finite sotto pressione.

In pochi istanti quei problemi che parevano sopiti, si sono risvegliati repentinamente mandando nel panico la BCE. Dapprima ha ritirato la volontà di monetizzare i titoli ABS per riservarsi tempo per riflettere, poi ha di nuovo re-introdotto la volontà di acquistarli. In quel momento di panico abbiamo potuto osservare cosa accadrà quando la perdita del controllo sarà totale, a causa delle continue macchinazioni manipolatrici che hanno distorto inevitabilmente i fondamentali e i segnali di mercato. Ormai, l'unico motivo per cui c'è un mercato per i titoli di stato europei è che ci si aspetta una loro monetizzazione da parte della BCE. Si vuole ritornare al periodo pre-2010, quando le cose sembravano andare alla grande nella netta presunzione di aver sovvertito una volta per tutte le leggi dell'economia. Indebitarsi sembrava la via verso l'El Dorado. Sembrava che i bilanci potessero contenere passività superiori agli attivi senza temere una ritorsione dei creditori. Sembrava che i pasti gratis fossero divenuti davvero reali. Lo stato ha, quindi, sfruttato il momento e ha gozzovigliato con qualcosa che riteneva una "risorsa" (tanto per non usare la parola "ricchezza" come farebbero gli sciroccati propugnatori della MMT). Ma come si può solo lontanamente considerare "ricchezza" qualcosa che sin da David Ricardo è considerata un fardello insopportabile? Infatti, si presuppone a priori che la spesa dello stato sia una manna dal cielo per gli attori economici, i quali, assuefatti alla possibilità di accedere facilmente al credito, accorrono in massa ad usufruirne. A parità di condizioni, quando qualcosa abbonda ne verrà rischiesto di più. Il problema con questa presunta "riccheza" dello stato è che diminuisce l'utilità marginale dei fondi elargiti, creando nel contempo investimenti improduttivi in vari settori (Es. stundet loans, auto loans, bolla green energy, cartolarizzazioni varie, ecc.) Si presuppone ingenuamente che la ricchezza reale equivalga a quella creata dal nulla. E quest?ultima dovrebbe essere considerata per ciò che è, ossia nulla, basando tale considerazione sul buon senso prima ancora che sullo studio della scienza economica. Se invece di identificare la ricchezza di un sistema economico con i beni e servizi prodotti in quel sistema si considera ricchezza il denaro speso per acquistarli, la confusione e le errate conclusioni sono inevitabili.

Durante l'espansione monetaria mostrata nel grafico qui sotto, i tassi d'interesse sui bond del governo greco calarono e si avvicinarono ai rendimenti di quelli tedeschi. Di conseguenza i costi marginali dei deficit furono ridotti. I tassi d'interesse furono abbassati artificialmente. La Grecia ha sperimentato diversi default nel ventesimo secolo e ha conosciuto alti tassi d'inflazione e alti deficit (come anche un deficit cronico della bilancia commerciale). Ciononostante fu in grado di indebitarsi a quasi gli stessi tassi della Germania, un paese con una storia fiscale conservatrice e un'impressionante eccedenza della bilancia commerciale. Le banche hanno comprato i bond greci perché sapevano che la BCE avrebbe accettato questi bond come garanzia collaterale per nuovi prestiti. C'era una domanda per questi bond greci perché il tasso d'interesse pagato alla BCE era più basso rispetto all'interesse che le banche ricevevano dal governo greco. Senza l'accettazione dei bond greci da parte della BCE come garanzia collaterale per i suoi prestiti, la Grecia avrebbe dovuto pagare tassi d'interesse molto più alti. Infatti il governo greco è stato salvato o sostenuto per lungo tempo dal resto dell'UME in una cosiddetta tragedia dei beni comuni. I costi dei deficit della Grecia furono parzialmente spostati ad altri paesi dell'UME. La BCE creò nuovi euro, accettando i bond greci come garanzia collaterale. I debiti greci vennero così monetizzati. Il governo greco spese il denaro che ricevette dalla vendita dei bond per vincere ed incrementare il supporto politico tra la sua popolazione. Quando i prezzi iniziarono a salire in Grecia, il denaro andò verso altri paesi, facendo aumentare i prezzi nel resto dell'UME. Negli altri stati membri, le persone videro i loro costi d'acquisto aumentare più velocemente rispetto alle loro entrate. Questo meccanismo implicava una redistribuzione in favore della Grecia. Il governo greco veniva salvato dal resto dell'Unione Monetaria Europea in un trasferimento costante del potere d'acquisto.




La crisi economica che ne è scaturita è dovuta, quindi, ad una espansione monetaria artificiale la quale ha alimentato un'esuberanza all'interno dei vari paesi della zona euro. Il denaro non ha trovato distribuzione uniforme tra i paesi dell'Europa, ma ha avuto un impatto sproporzionato sui paesi periferici (Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia) i cui aggregati monetari sono cresciuti ad un ritmo molto più rapido rispetto a Francia e Germania (almeno 3-4 volte tanto). Ciò ha alimentato attività distruttrici di ricchezza (o bolle) le quali hanno costretto ad un intervento positivo il governo dei vari paesi PIIGS: al debito privato è subentrato quello pubblico, cercando di controbilanciare l'effetto negativo a seguito dello scoppio delle suddette bolle. Sono stati inaugurati i cosiddetti shovel ready project (tanto cari a Keynes) per far subentrare lo stato a gamba tesa nel mercato e congelare il ciclo economico, evitando che andasse ad intaccare quelle entità politicamente schermate (es. TBTF). Le banche commerciali e lo stato sono due zoppi che si tengono ad una stampella: i contribuenti.

Ciò che è accaduto, quindi, è che all'aumentare del deficit e del debito pubblico, si sono sottratte risorse reali dall'economia di mercato andando a creare un ambiente manipolato in cui il crowding out dello stato ha precluso una sana rotazione economica che avrebbe sostituito attività distruttrici di ricchezza e avrebbe redistribuito le risorse verso quelle entità che le avrebbero messe a disposizione dei desideri più urgenti degli attori di mercato. Il debito pubblico esiste, contrariamente a coloro che si stracciano le vesti per asserire il contrario, ed è responsabile per la crisi in cui langue l'Italia. E' da irresponsabili sminuire il fatto che il debito pubblico sia passato da €1.671 miliardi nel 2008 a €2.174 miliardi di oggi utilizzando trucchetti statistici come il deflatore del PIL.



IL MERCATO SCAMBIA INFORMAZIONI, NON NUMERI

In questo modo si pensa che, attraverso l'uso di formule e modelli matematici, è possibile inquadrare la situazione nella sua accezione generale e comprendere come proseguire nell'azione di reindirizzamento dei mercati. Ma se falliscono questi modelli? Di chi è la colpa? La presunzione di alcuni economisti è tale da attribuire il fallimento al mercato stesso. In questo modo si può affermare che le condizioni di efficienza Parietana siano desiderabili e che sia necessario ristabilirle tramite l’intervento pubblico. Ma davvero l’efficienza è una situazione controllabile? Se, per esempio, ho bisogno di un determinato bene io valuto (secondo le mie preferenze) tutte le caratteristiche che dispone. Ognuno di noi dispone di un set di valori in base al quale categorizziamo l'utilità degli oggetti osservati. L’efficienza è una misura definibile soltanto riguardo alla soggettività. Non può esistere metodo per valutare l’efficienza di una qualunque scelta che valga per tutti.

Ma senza la ricerca del profitto come fa un'azienda a raggiungere l'efficienza, la soddisfazione dei consumatori? Il fatto che esistano dei profitti in un dato settore è un segnale che dice agli imprenditori che conviene entrare in quel particolare segmento di mercato. Il profitto è un segnale che invoglia a spostare le risorse degli imprenditori da settori con rendimenti bassi a settori con rendimenti alti. Se non esistesse il profitto, le scelte imprenditoriali non potrebbero essere mai compiute razionalmente, perché agli imprenditori mancherebbe il dato conoscitivo fondamentale. Ma la teoria del fallimento del mercato presuppone un equilibrio statico a cui agognare per livellare in qualche modo gli errori insiti nel mercato stesso. Presuppone un mercato è composto da individui che conoscono tutto: tutte le tecniche produttive, i prezzi dei fattori, mentre i consumatori hanno informazioni perfette su prezzi e caratteristiche dei prodotti. Se l’informazione è meno che perfetta siamo in un caso di fallimento del mercato, che va corretto tramite l’azione pubblica. Si adottano modelli matematici che presumibilmente debbano orientare l'azione degli individui, ma se falliscono è colpa del mercato.

La realtà di tutti giorni, invece, suggerisce che l’informazione non è mai un asset completamente pubblico, e ognuno di noi è depositario esclusivo di qualche rilevante frammento di informazione. L’informazione asimmetrica, essa è importante dal punto di vista analitico ma non costituisce un presupposto sufficiente per affermare che rappresenti un caso di fallimento del mercato. L’attività di coordinamento dei mercati è una delle funzioni più importanti dell’imprenditorialità. Israel Kirzner ha definito l’imprenditorialità come "prontezza di riflessi", ovvero, la capacità di vigilare i mercati, con particolare attenzione alle nuove possibilità di scambio. Se l’informazione fosse distribuita perfettamente tra tutte le parti, invece, non ci sarebbe alcun incentivo a scambiare, perché tutti sarebbero dotati delle stesse preferenze. Lo scambio economico è anche uno scambio di informazioni. Se non fossimo dotati di informazioni differenti sulle varie opzioni che derivano dalle scelte, non esisterebbe scambio. Torniamo per un attimo al 2007. Gli individui sono esseri fondamentalmente razionali. Gestiscono budget mensili. Stimano di quanto hanno bisogno per affrontare il mese, poi si assicurano di non finire in rosso. Pensare che le persone non agiscano in questo modo, nel complesso, significa crederle sciocche. Non lo sono. Prendono decisioni razionali calcolando le variabili, non fanno cose autodistruttive (almeno in tendenza). Non sono drogate dal debito. Ragionano in base a cosa significa indebitarsi, e ottengono i loro scopi provando a mescolare informazione (oggettiva) e conoscenza (soggettiva).

Secondo il National Bureau of Economic Research, la recessione è iniziata a fine dicembre 2007. Gli individui si adattano in base al panorama economico. Le famiglie sapevano quello che gli economisti non-Austriaci non sapevano nel quarto trimestre del 2007: una recessione era imminente. Era tempo di tagliare il debito in modo da ridurne il carico da ripagare. Le famiglie hanno intrapreso un'azione difensiva prima delle corporazioni.




Sono stupide? No. Si fidano troppo? Si. L'hanno capito troppo tardi? Sì. Cosa hanno appreso? Che le banche centrali non sono loro amiche.





COS'E' CAMBIATO IN EUROPA?

Credo che ora si possa rispondere a questa domanda senza timore di poter influenzare la mente del lettore. Fondamentalmente niente. Si sta agendo testardamente come nel periodo pre-crisi 2010, sfruttando l'unica cosa che la pianificazione sa fare meglio: espandersi. Questo vuol dire più tasse. Questo vuol dire più ingerenza. Questo vuol dire più della stessa cosa. La Francia e l'Italia continuano a sbraitare per aumentare il loro deficit. Perché? Perché credono nel credo keynesiano: se i deficit finora non hanno aiutato a superare la recessione, allora deficit più grandi compiranno questo miracolo. La BCE viene invitata a seguire le stesse linee, sebbene dovrà presto implementare un QE riguardante anche il debito sovrano dei vari stati europei. Abbiamo visto come l panico di qualche settimana fa gli investitori si siano protetti scaricando pattume obbligazionario statale e comprando dollari USA. La minaccia di un tapering ha messo pressione alla gozzoviglia di credito facile di cui hanno goduto questi personaggi (Es. hedge fund, banche commerciali, fondi pensione, ecc.).

Finora è stata la FED che ha permesso all'Europa di rimanere a galla. Il carry trade instaurato tra il denaro quasi gratis che ricevono coloro nelle cui mani finisce per prima, e l'abbassamento di quei rendimenti in cui è finito tale denaro, rappresenta un meccanismo artificiale che continua a sopravvivere sulle spalle di un bacino dei risparmi reali in continua regressione. Infatti, il canale del credito utilizzato dalle banche centrali finora è rotto.




Le imprese e le famiglie devono continuare a sgonfiare i loro bilanci gravati da debiti pregressi, mentre le banche commerciali sono consapevoli del rischio che correrebbero a prestare fondi a loro pari. Il rischio di insolvenza è falsato da segnali di mercato drogati dai pianificatori centrali. Il deleveraging che finora la popolazione europea ha dovuto sciropparsi è stato invalidato dal supporto di investimenti improduttivi: settore statale e settore bancario commerciale. Gli ultimi stress test hanno di nuovo messo in evidenza tale realtà. Il gennaio scorso mettevo in guardia di come MPS, ad esempio, non fosse nient'altro che un'attività decotta in continua necessità di denaro per sopravvivere: http://thefielder.net/13/01/2014/monte-dei-paschi-e-al-capolinea/

Nonostante ciò il comparto bancario commerciale crede di poter continuare a poter tenere aperti i battenti. Nonostante ciò l'apparato statale crede di poter continuare a tenere aperti i battenti. Ovvero, finché potrà andare avanti la barca, andrà avanti. Finché il barattolo potrà essere calciato verrà calciato. Ma con tutte le falle che si ritrova, dubito che possa durare per molto; e l'ultima legge di stabilità italiana ne è la prova. Voglio dire: tagli di spesa inesistenti, TFR in busta paga così da essere tassato, aumento accise sulla benzina, aumento dell'IVA, frottole sulle agevolazioni per neo-assunti (se le imprese continuano ad essere vessate burocraticamente e fiscalmente, perché assumere in primo luogo?), tassazione rendite (e con questo si parla di fondi pensione che vedono aumentarla dall'11.5% al 20% del risultato annuale di gestione), ecc.

L'unica nota positiva è il taglio dell'IRAP sul costo del lavoro, ma suona più come un beffa in mezzo a questa valle di spine. Ma non ci dovremmo sorprendere di disegni di legge simili. Sono il frutto degli anni in cui si pensava spensieratamente a voler vivere senza curarsi del futuro. Si è deciso di voler prendere in prestito dal futuro sempre più fondi, ed ora abbiamo per le mani il risultato: la progressiva disintegrazione del tessuto sociale e produttivo. Stiamo scoprendo sulla nostra pelle quanto sia vero quello che diceva Milton Friedman anni fa: non esistono pasti gratis. Tutto quello che si pensava fosse un diritto, tutto quello che si pensava fosse una elargizione sacrosante da parte dello stato, tutto quello che si è fatto per sostenere l'insostenibile, ora chiede il pedaggio. La Grecia non ha più futuro da cui prendere in prestito. La Spagna non ha più futuro da cui prendere in prestito. Il Portogallo non ha più futuro da cui prendere in prestito. Quando anche la Francia non avrà più futuro da cui prendere in prestito, potremmo suonare le campane a morto dell'Eurozona. Per il momento la Germania e gli altri paesi del nord Europa forniscono le garanzie, ma non durerà per sempre. Per ogni scelta, c'è sempre un prezzo da pagare.


Giornalista tedesco accusa i servizi segreti di manipolare le notizie

Luogocomune.net - Gio, 30/10/2014 - 22:10


Traduzione: “Sono giornalista da 25 anni circa, da sempre indotto, educato e costretto a mentire e a non dire il vero al mio pubblico, ma ora da qualche mese, vedendo come i media tedeschi ed americani cercano di indurre la gente a fare la guerra in Europa, a fare la guerra alla Russia, ho deciso che non ci sto, non ci sto a manipolare la gente in questo modo, a fare propaganda contro la Russia. In passato io e i miei colleghi siamo stati corrotti per tradire il pubblico non solo nel mio paese ma ovunque in Europa. La ragioni per cui ho scritto questo libro è che ho una grande paura di una guerra in Europa e non voglio trovarmi di nuovo a vivere in questa situazione.

Le guerre non nascono mai da sole, c'è sempre dietro una serie di persone che danno la spinta in quel senso, e non sono solo politici, ma anche giornalisti; ho scritto quindi come nel passato abbiamo tradito i lettori con gli orientamenti guerrafondai, non ne voglio più sapere, ...

“Piena fiducia e credito” e altre illusioni

Freedonia - Gio, 30/10/2014 - 11:08




di Gary North


Circa la metà di tutti gli americani riceve sussidi governativi di un tipo o di un altro.

Secondo alcuni conservatori ciò rappresenterà la fine della Repubblica americana, la campana a morto della resistenza al welfare state. Non sarà così. E' esattamente il contrario: il segno dell'alta marea del welfare state americano. Perché? Perché gli elettori americani tempo fa hanno tracciato una linea nella sabbia su quanta tassazione sono disposti a tollerare. L'unico modo in cui il governo federale può mantenere il suo attuale livello di spesa, è attraverso l'indebitamento. Quando i finanziatori finalmente chiuderanno i loro portafogli per la vecchia bacucca più spendacciona al mondo -- il governo degli Stati Uniti -- l'esperimento della massiccia redistribuzione della ricchezza attraverso il governo si concluderà in un Grande Default.



PIENA FIDUCIA E CREDITO

La vecchia bacucca ha una frase preferita: "La piena fiducia e credito degli Stati Uniti." Questo significa una cosa precisa: la capacità del governo di estrarre ricchezza con la forza dai residenti negli Stati Uniti. Perché milioni di persone credono in questa frase e aprono i loro portafogli a questo debitore chiaramente fuori controllo? Perché i suoi difensori -- keynesiani, monetaristi, supply-siders -- affermano che non potrà mai ripagare i suoi debiti, né sarà mai forzata a farlo?

A parte gli economisti della Scuola Austriaca, quale scuola accademica ha chiesto un ritorno al 1836 -- il primo e l'ultimo anno in cui il governo degli Stati Uniti non doveva niente a nessuno?

Il governo degli Stati Uniti non può estrarre molta ricchezza supplementare dagli americani. Solo se diventano più ricchi, Washington può diventare più dissoluto. Ecco la grande ironia: è sempre andata così. Il presupposto che Washington possa estrarre ricchezza secondo la propria volontà, è una delle tante illusioni di economisti accademici e membri del Congresso. Questa ipotesi è stata da tempo confutata da varie prove storiche. La politica del debito federale punta ad un tetto permanente su quanto gli elettori sono disposti sborsare in tasse aggiuntive. Gli elettori sono indifferenti a quanto spende Washington. Si rifiutano semplicemente di pagare al posto suo.

Ormai dovrebbe essere chiaro che gli americani non tollereranno tasse federali superiori al 20% circa del PIL. Questo è stato vero fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Anche con il livello di tassazione più elevato, nel 1944, il tasso non superò il 21%.


http://www.usgovernmentrevenue.com/revenue_history

Mettiamola in un altro modo: il governo non può avere accesso all'80% del PIL attraverso la tassazione diretta. Questa è la cosa più vicina ad una legge politica infrangibile.

Lo stato e la fiscalità locale non possono estrarre più del 13% della ricchezza dagli americani.


http://taxfoundation.org/article/short-history-government-taxing-and-spending-united-states

Conclusione: gli americani tratterranno i due terzi del PIL nei loro redditi. E' una cosa andata avanti per così tanto tempo che potremmo anche considerarla come una legge della politica.

Ora guardiamo le categorie di spesa del governo federale. Sono quasi tutte non discrezionali. In altre parole, sono bloccate.




La sorpresa nel breve periodo saranno i tassi di interesse. Il governo federale ha venduto un sacco di debito, e quando i tassi saliranno, perché saliranno quasi senza preavviso, il bilancio federale verrà seriamente intaccato. Non importa il debito che è dovuto direttamente al Federal Reserve System, perché ogni anno a gennaio la Federal Reserve restituisce retroattivamente la maggior parte del denaro al Tesoro. L'elefante nella stanza è il debito detenuto dal pubblico, il che significa dalle banche centrali estere; un rendimento del tasso di interesse al 6% creerebbe immediatamente una crisi di bilancio. Questa è spesa non discrezionale, ma può cambiare senza preavviso in un brevissimo periodo di tempo.

Le altre spese sono praticamente fissate in una percentuale del bilancio federale. Possono essere giostrate, ma non cambiano molto nel breve periodo.

Circa il 17% del deficit federale è soggetto a macchinazioni politiche: spesa discrezionale. Non è una grande percentuale. I politici passano tutto il loro tempo urlando, gridando e cercando di ottenere i voti per approvare nuovi programmi che dovranno essere finanziati da quel 17%.

L'era dei grandi programmi federali è finita.

L'unico modo in cui il governo federale può aumentare in modo significativo la sua spesa è attraverso ulteriore debito. Questo è quello che sta facendo. La popolazione non lo ostacola. La popolazione sa che non dovrà mai ripagare il debito, quindi perché gli elettori dovrebbero preoccuparsi di ostacolarlo? La popolazione, metà della quale ha il sussidio di disoccupazione, vuole mettere le mani sui soldi adesso, perché sono disponibili adesso. Potrebbero non essere disponibili domani. "Finché ci sono meglio prenderli" è l'atteggiamento della popolazione.



IL DEBITO FEDERALE DA' ASSUEFAZIONE

Il problema, naturalmente, è che il debito federale dà assuefazione. Il governo non può smettere di avere deficit giganteschi. Dal punto di vista politico, George W. Bush ha di recente impostato il modello, anche se il vero responsabile fu Ronald Reagan. Non importa chi l'ha fatto, la realtà è questa: il governo federale è dipendente dai deficit di bilancio. E' politicamente impossibile arrestare questo processo. L'abbiamo già testato. Siamo ben oltre il punto di non ritorno per azzerare il deficit federale, figuriamoci finire in eccedenza, cosa che sarebbe necessaria per estinguere il debito.

Praticamente tutti gli economisti e praticamente tutti i politici sono d'accordo su questo punto: non ci sarà mai un rimborso del debito federale. Non vi è alcun tentativo, e nessuna ideologia a sostegno, di ridurre il debito federale a zero in modo ordinato. In altre parole, dal punto di vista ideologico e da un punto di vista morale, abbiamo perso questa guerra molto tempo fa. Praticamente l'abbiamo persa nel 1837. Dal 1836 non abbiamo più avuto un governo federale senza debiti.

Se non siamo riusciti a vincere questa guerra sotto Martin Van Buren, che ha condiviso con Grover Cleveland il titolo di "presidente di un governo limitato", non ci riusciremo oggi.

Eppure sarà vinta. Non c'è ideologia a sostegno di una riduzione ordinata del debito federale. Questo garantisce una riduzione disordinata.



IL GRANDE DEFAULT

Il fatto che la metà della popolazione americana abbia il sussidio di disoccupazione è semplicemente una garanzia che ci sarà un Grande Default. I politici non possono scongiurare una cosa del genere. E' politicamente inarrestabile. Le passività fuori bilancio, cioè le passività non finanziate, non possono essere coperte. Sono nella gamma dei $200 bilioni. Pertanto, ci sarà un default. Ma questo non sarà la fine della Repubblica americana; sarà il suo restauro.

La bancarotta a livello federale non sarà la fine della Repubblica americana. Non vedo il motivo per cui sia difficile da comprendere. Sarà la base per un rinnovato decentramento, e quindi un ritorno a qualcosa di simile al mondo prima del New Deal. Se saremo in grado di convincere la popolazione a conoscere il Federal Reserve Act, ritorneremo allo stato della repubblica prima del 1913. Sarà il giorno della liberazione.

Le vittime ingenue che dipendono dai sussidi del governo federale soffriranno enormemente. Affronteranno una resa dei conti. La realtà fiscale cadrà su di loro come un macigno. Ma questa non sarà la fine della Repubblica americana. Sarà un annuncio sul conto bancario dell'impero americano: "Fondi insufficienti". Invece per coloro che hanno il sussidio di disoccupazione sarà: "Scusa tanto, Charlie."

Il governo federale non può approvare alcun nuovo piano di spesa importante. Non ha più un soldo, può solo prendere in prestito. Quando i tassi di interesse finalmente si invertiranno e risaliranno, i soldi in più che avrà il governo, presi in prestito dalla Federal Reserve, dovranno essere utilizzati per pagare gli interessi ai detentori di debito federale (a parte quello posseduto dalla Federal Reserve). Se ci sarà denaro extra nelle casse federali, non finirà in nuovi programmi federali. Andrà a persone che hanno prestato i soldi al governo. L'alternativa è un default palese. Ma questo poi porrà fine al grande inganno. Porrà fine alla diffusa fiducia nella frase ridicola e inverosimile "La piena fiducia e credito del governo degli Stati Uniti."



CONCLUSIONE

Ora siamo nella fase finale dell'illusione keynesiana. Stiamo spendendo come se non ci fosse un domani, ma questo ci condurrà alla bancarotta e non alla prosperità. Stiamo prendendo in prestito per ripagare il debito.

A livello nazionale, il governo federale ha firmato un mutuo "backward-walking". Rappresenta un mutuo in cui il proprietario della casa non riesce a pagare abbastanza al mese per ridurlo. Non riesce a stare al passo col capitale e con gli interessi. Quello che non riesce a pagare ogni mese viene aggiunto al capitale. Allo stesso modo il governo non sta ripagando il debito sulle sue passività non finanziate. Invece le sta ingigantendo, omettendo di ripagare l'importo dovuto: il capitale. Ad un certo punto chi ha sottoscritto un mutuo "backward-walking" verrà pignorato. Si scaverà una fossa da cui non avrà scampo. Ma dal momento che i creditori non possono pignorare il governo federale, resteranno con una pila di IOU in mano: "Piena fiducia e credito, scemi!"

Nessun gruppo ha creduto alla "piena fiducia e credito" con più impegno e adulazione degli economisti accademici. Hanno messo in gioco la loro reputazione e la loro influenza in base a questa frase. Individualmente e collettivamente, hanno scommesso la fattoria sui mutui "backward-walking" dell'Occidente, nazione dopo nazione. Hanno creduto in un mondo senza pignoramenti. C'hanno creduto anche i politici. C'hanno creduto anche gli elettori. Oltre alla "piena fiducia e credito", hanno adottato il suo inevitabile corollario politico: "Calciare il barattolo".

Keynes respinse le preoccupazioni circa l'inevitabile risultato statistico di un tale mutuo: il default. Ci scherzò su: "Nel lungo periodo siamo tutti morti." In un epitaffio davvero ingenuo, difese l'espressione "calciare il barattolo" trasformandola in "calciare il secchio".

Keynes aveva torto. Nel lungo periodo non siamo tutti morti, il keynesismo lo sarà invece. "Fondi insufficienti".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


La morte del minarchismo

Freedonia - Mer, 29/10/2014 - 11:10




di Jeffrey Tucker


Per quanto incredibile che sia, la borghesia sembra rivoltarsi contro la polizia. Sulla scia di Ferguson, i sondaggi dicono che circa la metà di noi non si fida più di loro. Ovviamente i neri sono già avanti su questo argomento, essendo stati maltrattati dalla polizia per molti decenni. Ma a quanto pare anche i bianchi stanno recuperando, costruendo una sorta di consenso.

Non ho mai pensato che avrei visto questo giorno.

Perché è importante? Non si tratta solo di budget della polizia o la necessità di riforme. Non si tratta nemmeno di chi pagherà il prezzo politico. Lo status della polizia è legato alla percezione di valore conferito all'intero settore pubblico. La polizia è stata a lungo percepita come la funzione più essenziale e insostituibile dello stato. Questa percezione è ora messa in discussione dall'opinione pubblica, e a ciò si unisce un cambiamento nell'opinione intellettuale che si sta sviluppando da decenni.

Quello che c'è in gioco è il fondamento dell'ordine pubblico così come lo conosciamo. Se il governo non può fare la cosa giusta, se la polizia compie il contrario di quello che si prefigge di ottenere, se sta intaccando la nostra sicurezza piuttosto che raffozzarla, non solo abbiamo l'obbligo di lanciare una rivoluzione ideologica, ma un autentico punto di svolta nella storia della politica.

Il potere della polizia ha spinto e spinto per decenni: più potere, più personale, più armi. Anche se l'opinione pubblica si è rivoltata contro tanti altri "servizi" offerti dallo stato, non vi è stato alcun passo indietro per quanto riguarda la polizia. I politici non ottengono la carica pubblica promettendo di limitare il potere di polizia; il suo aumento ha tradizionalmente portato applausi. Dov'è il limite? Nessuno l'ha ancora scoperto.

Se questo cambia, i risultati potrebbero essere epici.

Facciamo un passo indietro e poniamoci una domanda fondamentale: perché è necessario lo stato? Perché dobbiamo pagare tutte queste tasse? Perché dobbiamo sempre rivolgerci al suo potere? Perché dobbiamo adorare i suoi leader e rendere omaggio a coloro che muoiono per questo apparato e crescere i nostri figli affinché adorino la sua storia e le sue opere? Qual è il punto di questo gigantesco aggeggio che vive in mezzo a noi e a nostre spese?

Queste domande sono al centro della filosofia della politica, dell'economia e dell'ordine sociale. Il modo in cui si risponde a queste domande, determina il tipo di mondo in cui vorremmo vivere.

Molte persone vorrebbero che lo stato facesse quello che passa loro in mente: dovrebbe proteggere l'ambiente, provvedere al reddito in età avanzata, andare in guerra contro i cattivi, fermare la discriminazione, aiutare il consumatore, regolare i mercati finanziari, migliorare l'ambiente morale. Lo stato è già impegnato in tutte queste cose e c'è un collegio elettorale per ognuna di loro.

Ma sapete cosa? Dobbiamo distinguere tra funzioni essenziali e non dello stato. Quelli elencati qui sopra sono lussi, non cose essenziali. Le radici dello stato moderno che risalgono all'epoca dei Lumi — XVIII secolo — postulano che la funzione dello stato sia quella di garantire la sicurezza della persona e della sua proprietà. La sintesi più famosa di questo punto di vista ci arriva da Thomas Jefferson attraverso John Locke: "Per proteggere questi diritti, gli Uomini hanno istitutito i Governi, derivando i loro giusti poteri dal consenso dei governati."

Questo è tutto. Questo è il fondamento. Dovrebbe essere un "guardiano notturno" e questa dovrebbe essere la ragione della sua esistenza.

Se si guarda alla politica con attenzione, è possibile constatare che i leader politici ricorrono a questa sensibilità "minarchista" ogni volta che vogliono aumentare il proprio potere. Possono sempre contare sul fatto che le persone sono convinte di mettere la loro vita nelle mani di chi la proteggerà dal male. Questa convinzione è stata così radicata nella mente occidentale, che raramente qualcuno si interroga sui limiti di un tale potere.

Questo è il motivo per cui il 9/11 è stato un vantaggio per il governo federale. Sembrava dimostrare che avessimo un problema serio con la sicurezza e che quindi il governo fosse ancora necessario ed essenziale per la salvaguardia della nostra vita.

I commenti dopo quell'evento attaccarono direttamente il libertarismo per essere duro con lo stato. I crimini del 9/11 sono stati utilizzati per rimarcare come il potere di polizia dello stato non può essere imposto con altri mezzi, ma solo tramite l'apparato coercitivo del settore pubblico.

E' una questione seria. Perché la sicurezza non può essere fornita nello stesso modo in cui vengono fornite alla società le scarpe, i software e le bibite? Perché il mercato non dovrebbe essere il fornitore migliore e più efficiente per quanto riguarda la nostra sicurezza?

Ci sono un sacco di motivazioni, ma tutte sembrano perire quando si parla di sicurezza; essa, a quanto pare, deve essere fornita dal settore pubblico, perché lo stato può fare cose che invece il settore privato non può fare. Questa è la ragione per cui dobbiamo sacrificare la nostra libertà e la nostra proprietà. E' una necessità filosofica e tecnologica.

Se si guarda indietro agli ultimi 300 anni prima della metà del XX secolo, troviamo solo una manciata di pensatori che credevano che la sicurezza potesse essere esternalizzata dall'autorità pubblica agli imprenditori privati. Uno di loro era Gustave de Molinari, radicale francese del XIX secolo che colse il punto centrale: ci fidiamo del mercato per la maggior parte delle cose essenziali nella nostra vita, quindi perché non fidarci anche per la cosa più essenziale di tutte? Se il mercato ha dei meccanismi che lo rendono superiore allo stato, cosa c'è di così magico nella sicurezza che la rende tutta questa grande eccezione?

Ma anche tra i sostenitori francesi del laissez-faire era solo. Il resto della scuola liberale classica era unita: lo stato dovrebbe essere rigorosamente limitato, ma deve fornire quei servizi legati alla sicurezza. Aprendo a questa eccezione, e nonostante la loro genuina convinzione che la società potesse funzionare senza imposizioni dall'alto, i vecchi liberali fornirono involontariamente ai teppisti e ai despoti ciò che stavano cercando: un tema controverso che separava il desiderio di libertà dalla gestione della cosa pubblica.

Pensate alla politica nella vostra comunità locale nel corso degli ultimi venti anni. Ogni volta che il governo locale ha bisogno di raccogliere fondi, quale scusa viene avanzata? Rimpinguare le forze di polizia per fermare il crimine. L'istruzione è la scusa di riserva, ma solo la sicurezza può sempre contare sul sostegno della maggioranza. La persona media potrebbe non credere di essere prigioniera di Locke e Jefferson, i grandi profeti del minarchismo, invece è così. Le persone sono state disposte a mettere mano al portafoglio ogni qual volta c'era di mezzo la sicurezza.

Ma qualcosa è cambiato. Il governo federale ha spalato miliardi in finanziamenti e armi per la polizia locale. E' diventata una forza completamente militarizzata. Invece di aiutarci e di garantire i nostri diritti, ci minaccia e ce li porta via. Nessuno è felice di vedere le luci blu nello specchietto retrovisore. L'era del poliziotto-cittadino, l'estensione di ciò che siamo e ciò che desideriamo dal servizio pubblico, è finita.

Ora abbiamo smartphone e Youtube. Chiunque può spiare i poliziotti e inchiodarli alle loro responsabilità. Stiamo gradualmente scoprendo la grande verità. E' irrilevante se l'abuso di potere della polizia su questa scala è nuovo o se stiamo scoprendo solo ora quello che è sempre stato vero, ci sarà un punto di svolta. Una volta che la nebbia si dissipa e vediamo la realtà per quello che è, non possiamo più tornare indietro.

La sicurezza non è la funzione più essenziale dello stato; è la più pericolosa, proprio quello che non dovremmo mai concedere per non perdere la nostra libertà. Il guardiano notturno è la più grande minaccia che abbiamo di fronte, perché esso impugna la pistola e può premere il grilletto semmai dovessimo decidere di fuggire.

Permettere alle forze di polizia di essere l'eccezione ad un ordine sociale volontario, è come permettere ad una cellula tumorale di invadere liberamente il corpo di una persona. Una volta che lo invade, non può essere contenuta. Deve essere uccisa affinché la persona possa sopravvivere.

Questo è il motivo per cui lo scetticismo, o anche un'opposizione, nei confronti della polizia è molto importante. Nel caso in cui si diffondesse il dubbio, il terreno sotto i nostri piedi si sgretolerà. Se svanisce la convinzione che lo stato non può nemmeno svolgere le sue funzioni più "essenziali" a nostro beneficio, anche il resto dei servizi che fornisce verrà messo in discussione.

Viviamo in tempi di disincanto radicale nei confronti dello stato. Il suo stato sociale, la sua guerra alla droga, le sue istituzioni educative, le sue infrastrutture energetiche e di trasporto, la sua politica monetaria, le sue guerre e le normative, i suoi tribunali e le carceri — nessuna di queste cose mantiene le proprie promesse. I costi superano i benefici. E ora anche la polizia rappresenta un salasso per il contribuente, se non addirittura una minaccia? Credo proprio di sì.

Se qualcuno pensa che questo non rappresenti un cambio di paradigma, lui o lei non sta prestando attenzione. Una volta che le persone si renderanno conto che quelli di cui ci siamo fidati affinché ci proteggessero sono in realtà la più grande minaccia che abbiamo di fronte, la teoria e l'era del minarchismo arriverà alla fine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Il tempo tornerà indietro

Von Mises Italia - Mer, 29/10/2014 - 08:00

Time Will Run Back è un romanzo molto particolare. E non solo perché, pubblicato nel 1951, è stato poi riedito nel ’66 con un finale cambiato.1 Né per il fatto che l’autore, Henry Hazlitt, lo ha munito di una Prefazione, altra rara avis nella narrativa. E neppure perché, ivi, egli dichiara esplicitamente di aver voluto scrivere un libro “a tesi”, per mostrare che, se il capitalismo non esistesse, se ne venisse addirittura persa la memoria, sarebbe necessario reinventarlo. No, la sua vera particolarità sta nel modo in cui la tesi in questione viene presentata.

Di primo acchito, il testo rientra in pieno nella letteratura distopica: la storia ha inizio nell’anno 2100, o piuttosto, 282 Dopo Marx.2 Il calendario è mutato, perché il mondo intero, ormai da un secolo, vive sotto il tallone del comunismo sovietico; ha preso il nome di Wonworld, che l’A. non spiega e che, forse, nelle menti dei conquistatori andava inteso in senso attivo – Mondo che ha vinto, s’intende sui nemici dell’umanità - ma è, a tutti gli effetti, un Mondo Sconfitto, vittima del socialismo reale e del potere assoluto.

A Mosca, Sua Supremazia Stalenin, Dittatore di Wonworld, rivede il figlio, Peter Uldanov,3 dopo dieci anni in cui il ragazzo è stato allevato dalla madre, ora defunta, su una piccola isola delle Bermuda, completamente isolato dal resto del mondo, istruito soltanto nelle materie che non hanno nulla a che fare con il comunismo. Quindi, grazie ad una squadra di ottimi precettori, Peter padroneggia materie che vanno dalla matematica alla musica – anzi, vorrebbe dedicarsi al pianoforte e nutre una profonda passione per Mozart – ma non sa nulla di filosofia, politica, economia o storia. Quest’ultima materia, per la verità, è decisamente poco nota, perché, dopo la conquista del mondo, i comunisti hanno distrutto ogni traccia del passato e bruciato tutti i libri, tranne le opere di Marx e di pochi altri autori, sicché ben scarsa memoria resta dell’Età Oscura, quella che ha preceduto Adam Smith, e degli eventi successivi si è tramandata una versione strettamente funzionale a dimostrare l’ineluttabilità del trionfo del marxismo.

Tuttavia, l’istruzione del figlio non è la preoccupazione principale del dittatore, almeno non in sé e per sé. Stalenin è stato colpito da un infarto e i medici lo hanno messo in guardia sulla probabilità che si ripeta, magari in forma di ictus che lo lascerà paralizzato. Sa che gli resta poco tempo e che, se morisse, il suo successore – Bolshekov, il n. 2 del Politburo, dove i numeri indicano appunto la linea di successione – eliminerebbe Peter all’istante. Affinché il giovane viva, è indispensabile che conquisti, in tempi rapidissimi, una posizione politica propria, inattaccabile.

La formazione di Peter ai princìpi del marxismo viene dapprima affidata proprio a Bolshekov, poi al n. 3 del Politburo, l’americano Adams;4 nel giro di pochi mesi, Peter stesso entra a far parte dell’organismo supremo. Stalenin è colpito da un ictus che lo lascia quasi incapace di parlare, ma, grazie ad un nastro preregistrato e prontamente trasmesso via radio, il figlio può agire come suo Delegato. Bolshekov, che già complottava per eliminare il dittatore, raddoppia i propri sforzi, si innesca una lotta per il potere che non risparmia neppure gli attentati e di cui, tuttavia, Peter sembra quasi non curarsi affatto.5 A parte una sottotrama romantica con appropriati esiti tragici, ciò che davvero lo preoccupa, e di cui discute costantemente con Adams (suo principale alleato in politica, perché sa di non potere, in quanto americano, aspirare alla carica suprema ed è certo, d’altra parte, che Bolshekov, se la ottenesse, lo eliminerebbe all’istante), è come riuscire a far funzionare il sistema produttivo, come evitare che gli errori nella pianificazione centrale facciano sprecare risorse nella produzione di beni in eccesso quando altri, magari anche essenziali, vengono a mancare, o che non si riesca a completare una casa perché manca un chiodo. Ci sarà pure un modo per realizzare l’ideale “Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”!

Dopo lunga riflessione, egli, agendo come Delegato di Stalenin e mirando a realizzare almeno la seconda parte di tale massima, introduce la possibilità, per i cittadini, di scambiare i buoni di razioni, che sono nominativi ed emessi per i singoli beni; in breve, si sviluppa un vero e proprio mercato, dove i buoni per le sigarette acquisiscono un ruolo monetario. La possibilità di scambio viene, quindi, estesa anche ai beni stessi, ma Peter – sempre nel corso di lunghe discussioni con Adams – sta già ragionando sul problema successivo: come sfruttare l’informazione ora disponibile sui veri bisogni dei consumatori, per fare in modo che il sistema produttivo vi si adatti? Studia studia, il ragazzo si convince della necessità di stabilire la proprietà privata dei mezzi di produzione; ma Bolshekov, venuto a conoscenza delle bozze del relativo documento programmatico, decide di passare al colpo di mano: elimina Stalenin, mentre Peter e Adams sfuggono per un soffio alla cattura, riuscendo anche a diffondere un altro messaggio, preregistrato dal dittatore proprio per il caso di morte, in cui nomina successore il figlio;6 Bolshekov è comandante dell’Esercito e della Marina, ma Peter ha conservato il controllo diretto dell’Aeronautica, che gli resta fedele; può così fuggire, con l’intera arma aerea, nell’emisfero occidentale, nel continente americano – che lo accoglie a braccia aperte, ansioso di scrollarsi di dosso quello che anta percepisce come un dominio russo – e prepararsi alla guerra. Preparazione cui è indispensabile l’efficienza del sistema produttivo: ragione di più per mettere in atto l’esperimento di privatizzazione.

Tralascio, ovviamente, il seguito e la conclusione della lotta tra le forze di Wonworld e il continente che Peter, insediato “a Washington, in un edificio vecchio, decrepito e puzzolente che qualcuno, evidentemente dotato di un ottimo senso dellironia, aveva a suo tempo battezzato la Casa Bianca” (p. 129), decide di chiamare Freeworld. Vengo, piuttosto, all’accennata particolarità del testo, che è poi il motivo per cui ho scelto di recensirlo per i lettori del Mises Italia.

Henry Hazlitt è stato un ottimo giornalista e un divulgatore impareggiabile; doti che, però, segnano anche i limiti del suo romanzo. In effetti, si potrebbe quasi revocarne in dubbio l’appartenenza al genere narrativo: la maggior parte del testo consiste in discussioni sui problemi economici, che proseguono di capitolo in capitolo e riescono – occorre darne atto all’autore – a non riuscire affatto noiose… però vanno, ovviamente, a discapito dell’azione, della trama e dell’approfondimento dei personaggi. Quest’ultimo, forse, è proprio il punto più dolente. Come Peter, del tutto digiuno di formazione economica, possa aver sviluppato subito, o quasi, una capacità di penetrazione dei relativi argomenti che gli permette di contestare le fallacie della dottrina dominante resta non spiegato, a meno che non si reputino sufficienti mere doti naturali;7 non spiegata resta anche la passione per la libertà, che lo porta, già nel suo primo giorno a Mosca, a sostenere che tutti dovrebbero poter leggere tutto; e, sotto altro profilo, non troviamo traccia neanche della difficoltà di abituarsi a vivere nel formicaio moscovita dopo dieci anni su un’isola pressoché deserta (il suo problema principale con Mosca sembra lo squallore urbano). Con tutto questo, si badi bene, i personaggi non sono affatto mere personificazioni di ideali astratti: soprattutto Peter e Stalenin appaiono ben delineati… ma, appunto, non approfonditi. Resta in ombra perfino il dissidio che ha allontanato i genitori di Peter.8 Insomma, se l’intento di Hazlitt era trasmettere le verità economiche più importanti sotto forma di romanzo, in modo che potessero penetrare nel grande pubblico, non vi è riuscito: soltanto chi nutra una profonda passione per l’economia, sufficiente per appassionarsi alle discussioni teoriche, può riuscire a leggere il testo.

Ma, d’altro canto, i dialoghi tra Peter e Adams sono autentici capolavori. Sia per lo stile, sempre vivace e chiaro; sia, soprattutto, per la concatenazione mirabile con cui, passo dopo passo, i problemi concreti derivanti dall’impossibilità del calcolo economico nel socialismo reale portano, attraverso la discussione di tutti i possibili rimedi, alla riscoperta dell’economia di mercato come unica soluzione possibile. Avrebbero, forse, meritato di formare un volume a sé stante: sebbene i personaggi del romanzo vi emergano comunque in tutta la loro individualità - passioni, interessi ed entusiasmi, giudizi di valore… - l’integrazione con la narrativa non può dirsi riuscita. Ma ne ha sofferto solo quest’ultima, che, se solo avesse potuto disporre di spazio e cure adeguate, sarebbe potuta essere una distopia eccellente, a giudicare dall’ottima resa dell’atmosfera plumbea che la minaccia costante della brutalità arbitraria e sfrenata fa gravare su Wonworld. Anche così, il romanzo, in quanto romanzo, offre autentiche perle;9 ma il motivo per cui raccomando caldamente la lettura del libro è la serie dei dialoghi. Impossibile tentarne una sintesi, sia per la mole degli argomenti sia perché non si tratta di nulla di nuovo o di ignoto ai lettori del sito (manca solo la teoria del ciclo): nessun riassunto potrebbe renderne il gusto, né invogliare alla lettura.

In conclusione, però, vorrei osservare altresì che, soprattutto nella seconda edizione, il messaggio dell’opera è un messaggio di speranza: il finale è stato cambiato proprio per rafforzarlo. Non importa fino a che punto possa sembrarci perduta la causa della libertà, o minacciosa l’avanzata del socialismo sotto le sue mille maschere: fermo il dovere di opporvisi e lottare hic et nunc, resta vero che perfino nell’ipotesi peggiore, perfino se il mondo intero smarrisse anche la memoria del libero mercato e della libertà stessa, l’uomo non avrebbe comunque persa la capacità di riconquistarli.

Guido Ferro Canale

Note

1 La seconda edizione, disponibile su mises.org, è quella su cui mi sono basato per preparare la recensione.

2 Marx è fatto oggetto di una vera e propria divinizzazione: quello che sembra un inno nazionale esemplato sul God save the King si intitola Marx save the Dictator.

3 Wonworld parla ormai una lingua sola, il Marxanto, inventato di sana pianta in modo che i termini avessero, tutti, solo il significato che devono avere secondo le teorie di Marx (p.es., “verità” è “ciò che è utile alla causa comunista”); tuttavia, i nomi propri di persona si sono conservati, così il fatto che un ragazzo russo si chiami Peter e non Piotr sembra un artificio narrativo volto a cattivargli, da subito, la simpatia del lettore americano.

4 Il cui nome, sia detto per inciso, è Thomas Jefferson; ma le sue idee sarebbero piaciute molto più ad Alexander Hamilton…

5 Hazlitt riesce a creare una notevole suspence, ma non a spiegare in maniera convincente come Peter, quando Adams gli racconta di essere appena sfuggito ad un attentato, possa riprendere comunque a discutere di economia; in effetti, l’incredulità del suo interlocutore non risolve quest’interrogativo, ma semmai lo rimarca.

6 Peter dovrebbe assumere il nome di Stalenin II, ma, fuorché in quella stessa trasmissione radiofonica, non glielo vediamo usare mai; e conserva anche il titolo di Your Highness, spettante ai membri del Politburo, ricusando di farsi chiamare Your Supremacy. Tuttavia, non vediamo traccia di particolari riforme politiche che sconfessino esplicitamente l’ancien régime.

7 Ma l’inverosimiglianza massima, a mio avviso, è raggiunta quando Peter, in un modo che aveva completamente dimenticato il concetto stesso di moneta, si prefigura correttamente gli effetti della deflazione improvvisa sul sistema produttivo.

8 Veniamo a sapere soltanto che, secondo la madre, il vero marxismo-leninismo non avrebbe dovuto prevedere purghe cruente; ma quale fosse la sua interpretazione di tale dottrina e quanto essa possa aver comunque influito nella formazione del figlio (che pure, si ripete costantemente nel testo, di simili argomenti è rimasto del tutto digiuno) resta oscuro e ignoto.

9 A parte una buona dose di umorismo o la vicenda della carestia nel Kansas, dove, in una discussione assolutamente surreale, il direttore di una fattoria collettiva prova a spiegare perché, da mesi, non funzioni neanche un trattore (pag. 53), mi sembra degna di nota l’osservazione che, a Wonworld, non erano i commessi a ringraziare i clienti, ma il contrario: bisognava mostrare gratitudine ai commissari alla produzione, per aver prodotto i beni razionati.

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A che punto è l'E-Cat?

Luogocomune.net - Mar, 28/10/2014 - 18:26
[Una serie di aggiornamenti sull'E-Cat di Andrea Rossi]

E' uscito all'inizio di Ottobre un importante report sul cosiddetto reattore E-Cat, firmato da 6 professori delle Università di Bologna, di Uppsala e del Royal Institute of Technology di Stoccolma. Il COP (Coefficient over Performance) accertato è ampiamente superiore a 3, cioè il dispositivo genera più del triplo dell'energia necessaria per tenerlo in funzione e soprattutto la densità di energia è largamente superiore a qualsiasi reazione chimica possibile.

Come sottolineano gli stessi scienziati nel rapporto sembra quindi ormai chiaro che qualche fenomeno nucleare, del tipo fusione fredda/LENR ma ancora non chiaramente compreso, sia stato in qualche modo innescato e messo sotto controllo in maniera riproducibile e soprattutto economicamente molto vantaggiosa. A ulteriore conferma di ciò sono presenti nel report anche i risultati delle analisi isotopiche sul "combustibile" e sulle "ceneri" della reazione, firmati da altri ricercatori di altre Università, che certificano una volta per tutte la presenza di trasmutazioni nucleari (cambiamenti nelle percentuali isotopiche e cioè in ultima analisi risultanti da reazioni nucleari) nel reattore E-Cat. Il test si è svolto in un laboratorio di Lugano in Svizzera, a partire da Marzo 2014, dove un reattore E-cat ad alta temperatura è stato acceso e testato per 32 giorni ininterrottamente. Per questo motivo il report viene comunemente denominato Lugano Report.

Murray Rothbard, 1; Jim Willie, 0

Freedonia - Mar, 28/10/2014 - 11:25




di Gary North


Un anno fa Jim Willie ha commesso un grosso errore. Ha dato dell'imbecille a Murray Rothbard.

Non ha menzionato Rothbard per nome. Era troppo intelligente per farlo. Ha semplicemente respinto la descrizione di Rothbard su come funziona il Federal Reserve System. Jim Willie credeva di saperlo meglio.

L'ho avvertito del suo errore, ma mi ha ignorato. Mi ha liquidato come un imbecille. Un sacco di persone l'hanno fatto, ma non è mai saggio dare dell'imbecille a Murray Rothbard.

Chi è Jim Willie? E' uno statistico. Ha un dottorato di ricerca ed è un gold bug. Pubblica una bollettino informativo chiamato The Golden Jackass.

Ecco come è cominciato tutto questo.



"IL CROLLO IMMINENTE DEL MERCATO DEI T-BOND!!!!"

Il 25 settembre 2013 ha rilasciato un annuncio sorprendente.

Il default del mercato obbligazionario americano è in corso, evento che fa parte del rifiuto globale di usare il dollaro USA. Naturalmente i residenti all'interno della cupola degli Stati Uniti non se ne stanno accorgendo, dal momento che lo percepiscono solo come valuta locale.
Ha detto di avere accesso a quelle che potremmo definire informazioni privilegiate.

Di recente mi è stato spiegato un fatto da un punto di vista insolito; la fonte è affidabile poiché ha un amico banchiere. Il mercato obbligazionario si è trasformato in un'arena di Flash Trading all'interno del consorzio bancario affinché i prezzi delle obbligazioni rimangano costanti. Questo è uno sviluppo esplosivo, indicativo di prezzi delle obbligazioni sovrane insostenibilmente alti e tenuti così da vendite interne alle stesse banche della Federal Reserve.
E' un fenomeno quando si tratta di sottolineature, grassetto, corsivo, punti esclamativi e lettere maiuscole.

Poi ha continuato.

Due settimane fa ho ricevuto una nota straordinaria da un collega fidato. Potrebbe essere importante in modi ancora sconosciuti. Il mercato obbligazioni americano è rotto, e il dollaro USA non può essere difeso. La nota recita: "Sabato ho parlato con un vecchio amico che ora lavora come Executive Officer presso la Regulatory Division della Federal Reserve di Dallas. L'essenza della conversazione era questa: giovedì pomeriggio [5 settembre] c'è stata una teleconferenza tra tutte le banche Federal Reserve regionali. L'oggetto di questa teleconferenza di emergenza erano i Rendimenti dei T-bond USA. In questo incontro si è discusso anche del basso capitale della Federal Reserve, e di come non potevano più permettersi di difendere il dollaro USA. A tutte le banche Federal Reserve regionali è stato ordinato di scaricare il maggior numero di titoli di stato americani e titoli coperti da ipoteca, anche se avessero dovuto venderli in perdita, in modo da fornire liquidità immediata anche a scapito del capitale! Alla fine venerdì sera è stata venduta una tranche di T-bond al di sopra dei prezzi di mercato a diverse banche commerciali facenti riferimento alla Federal Reserve, proprio per ridurne i rendimenti! È possibile visualizzare questa vendita sul grafico del decennale americano." Grandi notizie! Panico! Arena obbligazionaria insostenibile! Il Flash Trading ha colpito le obbligazioni statali!
Questo è quella che il Dr. Willie definirebbe Grande Notizia!!!

Ma si era appena riscaldato.

Più importante, ABBIAMO APPENA ASSISTITO ALL'INIZIO DI UN FLASH TRADING SUI BOND AMERICANI!! Verrà lanciato un grande programma di vendita per sostenerne disperatamente il prezzo, proprio come con le azioni NYSE ed il Trading attraverso gli Algoritmi.
Il 27 settembre, ho risposto a questo articolo. L'ho postato sul mio sito scrivendo quanto segue.

Raramente ho visto qualcosa di così ovviamente sbagliato. Vede il mercato obbligazionario completamente al rovescio. L'errore è totale. Considerate questo.

A tutte le banche Federal Reserve regionali è stato ordinato di scaricare tutti i bond del tesoro americano e tutti i titoli coperti da ipoteca che potevano scaricare, anche se li avessero venduti in perdita, in modo da fornire liquidità immediata anche a scapito del capitale!
Quando una banca centrale vende un qualunque asset nel suo bilancio, riduce la liquidità. Il denaro digitale utilizzato dall'acquirente per acquistare l'asset viene tolto dall'economia. La vendita dell'asset restringe il suo bilancio. Willie qui sta parlando di banche regionali Federal Reserve. Questa è la base della piramide rovesciata degli attivi bancari.

La vendita di asset da parte di una banca Federal Reserve ha un effetto  deflazionistico. Chiunque abbia letto il materiale più elementare su come funziona il settore bancario centrale dovrebbe saperlo.


COSA DISSE ROTHBARD?

A questo punto, ho deciso di giocare il mio asso nella manica: Murray Rothbard. Ho continuato:

Un articolo di Murray Rothbard descrive il processo in dettaglio. E conclude:

Se la FED acquista un qualsiasi asset, quindi, aumenterà immediatamente l'offerta di moneta della nazione; e, in poche settimane, aumenterà del multiplo che le banche sono autorizzate a piramidare in cima alle loro nuove riserve. Se vende un qualsiasi asset (in genere titoli di stato USA), si avrà l'effetto inverso. In un primo momento l'offerta di moneta della nazione diminuirà di quel perciso importo costituito dalla vendita di obbligazioni; e in poche settimane diminuirà di un certo multiplo, diciamo dieci volte suddetto importo.
Di solito, nei circoli gold bug, è sufficiente citare Rothbard. Ma ho voluto assicurarmi che fosse chiaro cosa stessi citando. Così, ho continuato.

Se vendete un asset, questa azione tende a ridurre il suo prezzo: maggiore offerta, stessa domanda ===> prezzo ridotto (per convincere qualcuno a comprare). Questo è l'ABC dell'economia. Con i bond minore è il prezzo, maggiore è il rendimento. Sono relazioni inverse. Ecco un riassunto da Investopedia, un sito convenzionale sugli investimenti di base.

Il rapporto tra rendimento/prezzo può essere riassunto come segue: quando il prezzo sale, il rendimento scende e viceversa. Tecnicamente, si direbbe che il prezzo dell'obbligazione e la sua resa sono inversamente proporzionali.http://www.investopedia.com/university/bonds/bonds3.asp
Quindi la vendita di bond da parte delle banche Federal Reserve ne farebbe salire il rendimento. Ma non secondo l'economia di Jim Willie.

Venerdì scorso una tranche di buoni del Tesoro è stata venduta al di sopra dei prezzi di mercato a diverse banche Federal Reserve per ridurne la resa!

In primo luogo, perché le banche FED regionali dovrebbero pagare alla FED un prezzo superiore al mercato? Questa significa "comprare ai massimi". Merita una spiegazione. Non ne offre nessuna.

In secondo luogo, l'effetto di tale vendita potrebbe ridurre la base monetaria, che è una politica deflazionistica. Che autorità possiedono questi banchieri delle FED regionali che li autorizzava a contrastare la politica QE3 del FOMC? Quando hanno ricevuto questa autorità?
Poi ho tratto una conclusione.

In breve, Jim Willie non sa di che cosa sta parlando. Ha capito alla rovescia l'economia del mercato obbligazionario. Ha letteralmente capito alla rovescia l'economia della Federal Reserve: le banche FED regionali gestiscono la politica monetaria nazionale. Poi aggiunge punti esclamativi per provare tutto ciò. [...]

Usa la sua comprensione del tutto imprecisa del mercato obbligazionario, più alcune informazioni altamente improbabili, per trarre questa conclusione:

Infatti il QEternità sarà espanso, e nei prossimi mesi assisteremo all'acquisto del doppio del volume dei bond del Tesoro. Le nazioni straniere si diversificheranno dalle loro obbligazioni del Tesoro americano tenute in riserva e le società straniere le scaricheranno a titolo definitivo, in quello che sarà il più grande voto di sfiducia verso i banchieri USA-UK nella storia moderna. La FED deve assorbire l'offerta. Le alternative sono veramente orrende.
Allora ho fatto anch'io una previsione altamente specifica: "La mia previsione: nei prossimi 12 mesi non accadrà niente di tutto questo."

I 12 mesi sono ormai trascorsi. C'è stata una crisi nel mercato dei decennali americani? No. C'era un qualche segno di una tale crisi un anno fa? No.

Date un'occhiata al grafico dei tassi dei T-bond. Si sono spostati in su di un punto percentuale negli ultimi 12 mesi, ma sono ancora il 50% di quello che erano nel 2007. Eppure il panico non è arrivato nel giugno 2007. Tutti i mercati erano in piena espansione. Chiunque abbia comprato T-bond quel mese è seduto su un lauto profitto. Il valore di mercato delle obbligazioni si muove in modo inverso rispetto al tasso di interesse (rendimento).




Gli eventi previsti da (1) "una fonte affidabile", che aveva (2) "un amico banchiere", che (3) aveva inviato una nota ad un "collega fidato" non hanno mai avuto luogo. Non potevano aver avuto luogo, dato il controllo del FOMC sulla base monetaria. L'intero scenario è pura fantasia. Il grassetto, le sottolineature e i punti esclamativi non lo rendono meno fantasioso.

Contrariamente a Jim Willie, il mercato dei T-Bond è vivo e vegeto.



JIM WILLIE RISPONDE

Jim Willie ha pubblicato un feroce attacco su di me il 3 ottobre del 2013.

Una confutazione è necessaria. L'intera discussione analitica, la difesa dei punti di vista, l'esposizione dei mercati corrotti e l'intrigante psicologia umana per quanto riguarda le previsioni, sono tutte cose dimostrate. Per molte persone rappresentano spunti di riflessione interessanti. Per altri potrebbero essere divertenti. Per pochi potrebbero essere di cattivo gusto. Gary North sembra proprio un apologeta finanziario tradizionale, piuttosto che un avvocato della moneta sonante. I suoi giorni presso il Lew Rockwell Institute sono finiti. Sembra un uomo confuso con una comprensione limitata sia del sistema finanziario sia dell'evoluzione del mercato, e nonostante ciò ha avanzato una critica superficiale alla mia recente prospettiva sul mercato obbligazionario americano. Data la sua capacità analitica estremamente insignificante e la visione fioca, entrambe appesantite da una spiccata cecità percettiva, da qui in poi mi riferirò a lui come Signor Sottosopra. Niente di personale, ma è difficile rispettare attacchi incredibilmente poco profondi senza riconoscere l'avverazione delle mie previsioni passate. Sottosopra è sicuramente un brav'uomo, è semplicemente un cattivo analista. Il suo saggio recente riguardo il Flash Trading e il Tesoro americano, era un assalto vergognoso senza capo né coda. Era un articolo estremamente insignificante. Il trading ad alta frequenza, noto anche come Flash Trading, non è non il tipico capitale a rischio ma si tratta di un palese controllo dei prezzi che produce un falso aumento dei prezzi degli asset. Golden Jackass possiede una lunga storia come team builder. Il signor Sottosopra non è in nessun team, non è più nel team di Rockwell. Ha scelto di andare per conto proprio. Lasciate che questo articolo funga da confutazione e che getti un po' più di luce sul falso mercato obbligazionario americano, che rappresenta la più grande bolla speculativa della storia umana, non solo della storia moderna. Supera la bolla immobiliare e dei mutui che si è formata un decennio fa, se non per volume ma per portata, in quanto è cucita in tutto il sistema bancario globale.
Nella sua confutazione non ha affatto postato un link al mio articolo. Non mi ha affatto citato direttamente. Così nessuno dei suoi lettori ha potuto rintracciare il mio articolo.

Ho risposto lo stesso giorno. Potete leggere la mia risposta qui: http://www.garynorth.com/public/11623.cfm

Poi ha alzato la posta. Ha fatto queste previsioni.

     A. Caduta della Casa di Saud, fine del regime saudita (sta succedendo)
     B. Morte del Petro-Dollaro, esercito statunitense dispiegato nel Golfo Persico (sta succedendo)
     C. Vendita globale di obbligazioni americane, rispedite al mittente (sta succedendo)
     D. Tre grandi banche a rischio fallimento: Barclays, Citigroup, Deutsche Bank (sta succedendo)
     E. Divisione del dollaro americano in una versione interna ed estera
     F. Il piano di acquisto di bond della FED (QE) raddoppierà di volume, e niente tapering
     G. Arrivo di Gold Trade Settlement con intermediari, inizio in Oriente
     H. Metamorfosi della banca dei BRICS in una Gold Trade Central Bank
     I. L'inflazione dei prezzi impatta l'economia statunitense a seguito di un rifiuto del dollaro

http://news.goldseek.com/GoldenJackass/1380830580.php
Niente di tutto questo è accaduto.

Niente di tutto questo sta accadendo.

Questa è la lista di predizioni più sgangherata che abbia mai visto. C'è qualcosa di maestoso a riguardo.

Ha un dono: il tocco di Mida al contrario.



CONCLUSIONE

Permettetemi di ribadire quello che ho scritto un anno fa, esattamente come l'ho scritto. Jim Willie non sa di cosa sta parlando.

Ecco una regola empirica: è ​​possibile ignorare qualsiasi gold bug che sminuisce Murray Rothbard definendolo un ignorante per quanto riguarda la Federal Reserve.

Il Dr. Willie ha avuto l'opportunità di ravvedersi. Invece, come ho intitolato la mia confutazione, "Jim Willie scava una buca più profonda."

Il mio suggerimento: quando vi trovate in una buca, smettete di scavare.

Chiunque può fare una brutta previsione. Ma quando la si fa, basandola sulla premessa che Murray Rothbard non abbia capito il Federal Reserve System, ci si espone ad un rischio molto elevato di fare la figura dello sciocco quando la previsione non si materializzerà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


La cittadella dell'establishment — il Council on Foreign Relations — spaccia la favoletta del denaro lanciato dagli elicotteri

Freedonia - Lun, 27/10/2014 - 11:12
I media mainstream continuano a raccontare la favoletta della ripresa globale, trainata presumibilmente dagli Stati Uniti, tra le altre cose, e non si accorgono di varie anomalie presenti in questo folle mercato. Una su tutte è il trend del prezzo dell'oro, che dal settembre di due anni fa è totalmente sconnesso dalle sconsideratezze dei pianificatori centrali americani. Potreste pensare che le banche centrali vogliano disfarsi di questa "reliquia barbarica", e invece negli ultimi 12 anni è successo tutto il contrario. E infine, la colossale bolla delle obbligazioni statali alimentata dalle banche centrali e da tutti quegli istituti finanziari (ad es. hedge fund, fondi pensione, banche commerciali) che hanno goduto della generosità monetaria dei pianificatori centrali monetari. Ora aspettiamo il 30 novembre: il referendum svizzero sull'oro. In sé e per sé non rappresenterà un modo per tornare al gold standard, bensì un modo per vendicarsi dei tanti torti subiti da parte degli americani (uno su tutti l'aver dovuto svelare il segreto bancario sui conti di soggetti americani). Forse non succederà niente di eccezionalmente eclatante, ma tutti i cambiamenti avvengono al margine e questo evento può contribuire "involontariamente" a mettere l'ennesimo chiodo nella bara del denaro fiat; non l'ultimo ovviamente, però...
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di David Stockman


Gente, correte al riparo. C'è una folle mania finanziaria che si sta sviluppando nell'esuberanza irrazionale del mercato azionario, ma, in realtà, le favole che alimentano l'attuale bolla finanziaria non hanno un lieto fine. Vale a dire, uno "sgancio di denaro dagli elicotteri" su Main Street.

Giusto. La sconnessione celebrale keynesiana ha infettato così profondamente Wall Street/Washington che la vecchia signora dell'establishment, il Council on Foreign Relations, ha prestato le pagine della sua prestigiosa rivista, Foreign Affairs, alla seguente mondezza intellettuale:

È passato abbastanza tempo affinché i politici americani — così come le loro controparti in altri paesi sviluppati — prendano in considerazione la metafora di Friedman dello sgancio di denaro dagli elicotteri [...]. Piuttosto che cercare di stimolare la spesa del settore privato attraverso acquisti di asset o cambiamenti dei tassi di interesse, le banche centrali, come la FED, dovrebbero consegnare i contanti direttamente ai consumatori. Questa politica consentirebbe alle banche centrali di consegnare una certa quantità di denaro nelle mani delle famiglie. Il governo potrebbe distribuire denaro equamente a tutte le famiglie o, meglio ancora, focalizzarsi sull'80% più basso dello strato sociale in termini di reddito. Rivolgersi a coloro che guadagnano meno, avrebbe due vantaggi principali. Per prima cosa, le famiglie a basso reddito sono più inclini a consumare, in modo che si possa dare maggiore impulso alla spesa. E poi, la politica dovrebbe compensare le crescenti disuguaglianze di reddito.
Effettivamente sono andato a controllare, e, no, il braccio editoriale del Council on Foreign Relations non è stato violato dagli scrittori di The Onion. Questa follia monetaria è vera!

Peggio ancora, queste chiacchiere da immaturi si basano su un presunto ragionamento economico e su presunti cambiamenti strutturali nelle economie moderne, i quali spingono le persone di tutto il mondo a non consumare ed a risparmiare. Da qui la necessità di lasciar cadere soldi dal cielo in modo che i cittadini spendano un pomeriggio a settimana a raccoglierli ed i restanti giorni a perdersi in un'orgia di consumi.

Beh, questo è quello che dicono gli autori di questo pezzo — un professore di scienze politiche della Brown e un bandito della beltway di Washington DC. Dal momento che la loro tesi di una "mancanza di consumo" nega completamente ogni fatto conosciuto circa le economie moderne, la loro "analisi" deve essere citata testualmente:

Tre tendenze spiegano il perché. In primo luogo, l'innovazione tecnologica ha fatto scendere i prezzi al consumo e la globalizzazione ha impedito ai salari di salire. In secondo luogo, il panico finanziario degli ultimi decenni ha incoraggiato molte economie a basso reddito ad aumentare il risparmio — sotto forma di riserve monetarie — come forma di assicurazione. Ciò significa che stanno spendendo molto meno di quanto potrebbero, ammazzando quegli investimenti in settori quali le infrastrutture e la difesa che danno lavoro e fanno salire i prezzi. Infine, in tutto il mondo sviluppato, l'aumento della speranza di vita ha portato alcuni privati ​​cittadini a concentrarsi sul risparmio per il lungo termine (si pensi al Giappone). Di conseguenza, gli adulti di mezza età e gli anziani hanno iniziato a spendere meno in beni e servizi.
Va bene, "pensiamo al Giappone" ed esploriamo la tesi della sovrabbondanza di risparmio. Per caso il grafico di seguito suggerisce che il robusto tasso di crescita pre-1990 del Giappone — che gli autori lodano — sia scomparso nel corso degli ultimi due decenni a causa dell'aumento del tasso di risparmio?

In realtà, è precipitato dal 20% durante il periodo di massimo splendore del Giappone al 3% attuale (come negli Stati Uniti). Peggio ancora, questo si è verificato durante gli anni del declino prima che il Giappone cominciasse a trasformarsi in una colonia di pensionati. Cioè, invece di costruire un gruzzolo per i loro anni da brizzolati, negli ultimi tempi le famiglie giapponesi hanno speso quasi tutto quello che avevano guadagnato.

Il drastico calo del tasso di crescita del PIL reale giapponese, dal 4-7% negli anni del boom pre-1990 ad appena l'1% nel corso degli ultimi due decenni, non è stato causato da un "eccesso di risparmio". Anche l'esame più superficiale dei dati rimarca tale verità.




Né il Giappone rappresenta un caso isolato tra le economie sviluppate. La condizione in cui languono gli Stati Uniti è praticamente la stessa. Il tasso di risparmio delle famiglie durante il periodo pre-1980, e prima che l'epoca della stampa di denaro del trio Greenspan-Bernanke-Yellen prendesse pieno vigore, è sempre stato superiore al 10% del reddito disponibile. Come mostrato di seguito, è caduto nella zona 3-6% alla fine degli anni '90.

Come in Giappone, quindi, i baby boomer americani hanno speso quasi tutto quello che hanno guadagnato nei loro anni più produttivi. Di conseguenza, neanche il forte calo del tasso di crescita del PIL reale USA — dal 3-4% pre-1980 all'1.8% durante gli ultimi 14 anni — è dovuto ad un "eccesso di risparmio".




La "teoria dell'eccesso di risparmio" è all'incontrario quando parliamo di Giappone, Stati Uniti ed Europa. Tutte queste società stanno diventando vecchie. Il vero problema è che hanno ecceduto coi consumi durante la festa del debito sponsorizzata dal settore bancario centrale negli ultimi 30 anni. Di conseguenza, il vero colpevole dell'assassinio della crescita reale è il "picco del debito" delle famiglie, delle aziende e del governo, non una perversa mancanza di spesa.

Infatti, nel corso dei decenni che hanno portato alla crisi finanziaria, i rapporti di leva delle famiglie e delle aziende sono aumentati costantemente, il che significa che la spesa per i consumi è stata finanziata dal reddito guadagnato e dai fondi presi in prestito nei mercati delle carte di credito, dei mutui e del credito al consumo. Ma la conseguente orgia di consumi si è rivelata un trucco economico una tantum.

Di conseguenza, il canale dell'espansione del credito in cui fluisce lo stimolo monetario è ormai rotto. L'enorme espansione dei bilanci dalle maggiori banche centrali è stata deviata nel canale del gioco d'azzardo finanziario, dove alimenta l'inflazione dei prezzi degli asset e non i lavori, la produzione e le imprese di Main Street.

Detto diversamente, la mancata crescita nel mondo sviluppato non è dovuta al sotto-consumo e ad una "domanda aggregata" insufficiente. Il PIL di queste economie sta crescendo "solo" dell'1-2% l'anno perché anche la produzione e la produttività stanno languendo in questo stesso range. Ma questo è un problema relativo all'offerta — tasse alte, oneri del debito alti, ostacoli normativi alle imprese e vasta finanziarizzazione delle economie sviluppate a causa delle distorsioni delle banche centrali nei mercati finanziari.

Il denaro scorre inondando poderosamente il casinò di Wall Street, dove sta portando alle stelle il prezzo degli asset finanziari. In questo ambiente, il lavoro non può competere con il debito, e così viene liquidato al margine al fine di generare un flusso di cassa incrementale per pagare gli interessi. Allo stesso modo, gli investimenti in attività produttive non possono competere con la spinta di breve periodo nei prezzi delle azioni generata dal massiccio riacquisto delle azioni societarie.

Alla fine della giornata, ironia della sorte, l'elicottero che sgancia denaro — quello attualmente sganciato sui mercati finanziari — è il vero problema. Indirizzare la flotta su Main Street è, ovviamente, nient'altro che pura pazzia.

Il vero problema è il troppo debito — banche centrali keynesiane che manipolano i tassi di interesse e la conseguente lotta per rendimenti decenti che ha permesso agli stati di prendere in prestito denaro e spenderlo a tassi insostenibili. Ora il conto deve essere pagato, e deve essere riacquisita quella crescita che è stata rubata al futuro durante gli anni della bolla.




Infatti, quando i dati degli Stati Uniti sul grafico qui sopra vengono controllati più da vicino, il raggiungimento di un picco del debito è nettamente evidente. Ed il background demolisce ulteriormente la tesi degli autori citata sopra.

Essi sostengono che da un lato i contadini nelle risaie e nelle fabbriche della Cina hanno risparmiato troppo e dall'altro hanno spinto in basso il prezzo del lavoro, provocando la stagnazione dei salari nel mondo sviluppato ed una diminuzione nella spesa per consumi delle famiglie a Chicago ed a Parigi.

Questa è davvero mondezza keynesiana. Il rapporto crescente tra debito degli Stati Uniti e reddito nazionale illustrato di seguito, è stato attivato dalla FED e dalla sua vasta espansione delle passività in dollari che hanno finanziato $8 bilioni di deficit delle partite correnti sin dalla fine degli anni '70. Gli Stati Uniti hanno esportato l'inflazionamento del dollaro, e le banche centrali mercantiliste in Cina, Giappone, Corea del Sud ed altrove in Asia e nel mondo hanno comprato questo afflusso di dollari per ancorare le loro valute ed alimentare le loro politiche di sviluppo a base di esportazioni.

Di conseguenza, le enormi "riserve valutarie" del mondo non significavano un eccesso di risparmio genuino, ma solamente un'abbondanza di denaro fiat. E la manodopera a basso costo che avrebbe soppresso il consumo degli Stati Uniti, non è stato altro che il contraccolpo dovuto ad una spesa interna sconsiderata attraverso il debito a buon mercato e l'emissione di un flusso massiccio e continuo di dollari nel mercato mondiale.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://johnnycloaca.blogspot.it/


Le interferenze coercitive – III parte

Von Mises Italia - Lun, 27/10/2014 - 08:00

Esternalità negative

Per le esternalità negative (es. inquinamento) sono state individuate tre soluzioni: regolazione diretta (es. si impone all’acciaieria di filtrare i fumi), tassazione (somma pari al danno causato: “tasse sulle emissioni” o “tasse di Pigou”)[1], azioni collettive (si consente ai cittadini coinvolti di citare in giudizio l’impresa inquinante per i danni).

L’analisi di Pigou era basata sulla misurabilità dell’utilità e sulla comparazione fra le utilità di individui diversi, per cui sarebbe possibile da parte di un soggetto esterno migliorare il benessere dell’intero sistema economico. Ma le utilità non sono misurabili e confrontabili; le preferenze si “rivelano” solo con le azioni e le scelte dei singoli, e il loro benessere non può essere dedotto da formule matematiche.

Per le esternalità negative, la soluzione di mercato più efficiente è l’iniziativa del danneggiato (richiesta di risarcimento dei danni), anche attraverso le azioni collettive.

In materia ambientale invece la politica oggi dominante è quella del divieto introdotto attraverso la legislazione. Ad esempio, le norme di conservazione delle risorse non rinnovabili (es. petrolio, la terra del demanio): l’effetto è la restrizione della produzione presente a vantaggio di quella futura e l’utilizzazione di risorse riproducibili (es. gli alberi) al posto di quelle razionate. Vengono violate le preferenze temporali degli individui, aumentando i risparmi e gli investimenti rispetto al consumo. Inoltre, la riduzione di offerta di terra consente ai proprietari delle altre terre di aumentare il prezzo. Si ritiene che i privati non siano lungimiranti, mentre lo Stato sì: ma non è vero, perché il valore presente della terra posseduta dall’imprenditore dipende dai redditi futuri attesi ed egli ha quindi interesse a curare la sua risorsa, non a sfruttarla in maniera intensiva.

Modifica coercitiva dei consumi 

Un altro intervento che causa una modifica nell’allocazione delle risorse è rappresentato dalle misure volte a indirizzare i consumi delle persone. L’intervento può essere rivolto a proibire o contenere il consumo di alcuni beni (è il caso più frequente) o a incentivarlo. Esempi del primo tipo sono le restrizioni su droghe, alcool, tabacco, farmaci, bibite, videopoker, beni provenienti dall’estero. I motivi con cui vengono giustificati tali interventi sono due: il perseguimento di politiche paternalistiche (molti individui non sono responsabili o razionali e danneggerebbero se stessi) e il contrasto delle esternalità negative (ad esempio l’incidente provocato dall’automobilista ubriaco). Gli strumenti sono: proibizione totale tramite la legislazione; imposte indirette; prescrizione medica; obbligo di rivolgersi al notaio per il trasferimento di un bene (es. appartamento, automobile); il protezionismo nel commercio internazionale.

In base alle preferenze personali (criterio delle preferenze dimostrate), si può dire con certezza che il consumatore dopo l’interferenza sta peggio, perché può consumare quantità inferiori di quelle desiderate o deve pagare un prezzo maggiore per il bene. In particolare si riduce sicuramente il benessere dei consumatori responsabili, la netta maggioranza dei consumatori; per cui i costi dell’intervento risultano superiori ai ricavi. [2]

I critici dell’intervento sostengono che i consumi sono indirizzati nella maniera migliore dal mercato, che possiede uno standard razionale: i più alti redditi monetari (tra cui i profitti); infatti ciò significa aver soddisfatto al massimo grado i consumatori[3].

Esempi di interventi volti a favorire il consumo di un determinato bene sono le deduzioni di imposta per le spese effettuate, ad esempio per il mutuo per la casa, o le aliquote di imposta indiretta basse sui libri scolastici, o i contributi alla rottamazione della vecchia automobile per acquistarne una nuova.

Restrizioni della produzione

Consiste nel divieto di produrre un bene o un servizio, o nella riduzione delle quantità vendibili del bene. A volte sono associati a divieti o restrizioni nel consumo (v. supra). Esempi del primo tipo sono il divieto di vendere liquori o droghe; esempi del secondo il razionamento, le quote di produzione in agricoltura, i limiti alla durata del tempo di lavoro, i limiti all’età lavorativa, la fissazione degli orari degli esercizi commerciali, le licenze, i brevetti, i limiti all’accesso alle professioni, i limiti alla concentrazione spaziale di alcuni esercizi commerciali (farmacie, panetterie), i limiti alla vendita di alcuni beni in alcuni esercizi commerciali (es. i farmaci nei supermercati), i divieti di commistioni fra banche e imprese, le leggi antitrust.

Le restrizioni alla produzione in ultima istanza sono una diversione delle risorse da un settore a un altro. È evidente che i controlli sulle quantità prodotte danneggiano tutte le parti coinvolte nello scambio: l’acquirente è costretto a rinunciare a soddisfazioni che valuta di più, cioè ai suoi desideri più urgenti, e riceve soddisfazioni che valuta di meno; il produttore, a cui viene impedito di guadagnare in quel settore, deve adeguarsi a guadagni più bassi in un altro settore.

Un effetto in genere è la formazione di mercati “neri”; ma, a causa dell’illegalità, le quantità offerte sono comunque inferiori a quelle che si sarebbero realizzate in un mercato legale, e il prezzo sul mercato nero è più alto per compensare il produttore dei rischi connessi con la violazione della legge. Inoltre l’illegalità ostacola il processo di distribuzione delle informazioni ai consumatori (es. attraverso la pubblicità).

Restrizioni parziali alla produzione

Legislazione pro lavoro: il limite alle ore giornaliere di lavoro riduce la produzione totale e dunque il tenore di vita anche dei lavoratori. Nei paesi più arretrati, in cui la produttività del lavoro è molto più bassa, i danni per quei lavoratori sono ancora maggiori (è lo stesso motivo per cui in quei paesi gli stessi genitori desiderano il lavoro infantile). Il fatto che il tenore di vita del lavoratore medio americano sia incomparabilmente più soddisfacente di quello del lavoratore medio cinese non è una conquista del governo e delle leggi, ma dipende dal fatto che il capitale investito per ogni impiegato è molto maggiore che in Cina e conseguentemente che la produttività marginale del lavoro è molto più alta.

Divieto del lavoro minorile: il reddito delle famiglie con figli viene arbitrariamente ridotto; aumenta la quota di popolazione che consuma soltanto e dunque il tenore di vita complessivo si riduce. Restringendosi l’offerta di lavoro aumentano i saggi di salario. Nei paesi meno sviluppati le famiglie non hanno redditi tali da potersi permettere il mantenimento e l’istruzione dei figli fino all’età di 14 o 16 anni, come avviene nei paesi più ricchi.

Licenze (es. tassisti): solo alcuni possono offrire il bene o il servizio; in caso di assegnazione di monopoli, solo uno. Restringono l’offerta di lavoro e di imprese. Il pagamento della licenza impedisce l’ingresso di coloro che hanno piccole disponibilità di capitale iniziale.

Privilegi – Anziché introdurre la proibizione assoluta lo Stato a volte assegna la produzione di un dato bene in monopolio ad una sola impresa. Con gli effetti noti del monopolio (prezzi più alti). Esempi di privilegi monopolistici sono molte delle restrizioni parziali elencate sopra (es. le licenze assegnano solo ad alcuni il diritto di produrre un bene o offrire un servizio).[4]

Brevetti: non sono una protezione dei diritti di proprietà, ma un privilegio monopolistico garantito dallo Stato al primo scopritore di un determinato tipo di invenzione. Nel libero mercato un’invenzione può essere protetta senza brevetti: se ad una persona vengono rubati da casa un progetto o un nuovo bene egli è già protetto dalla norma che vieta il furto.

Le misure restrittive avvantaggiano sempre qualcuno, danneggiando tutti gli altri. Tuttavia nel lungo andare tale vantaggio scompare, perché il settore privilegiato richiama nuovi imprenditori, la cui competizione tende a eliminare il guadagno specifico del privilegio. In generale, la situazione creatasi è meno efficiente, perché alcune risorse si sono indirizzate verso un settore a più bassa produttività, in cui i ricavi sono mantenuti artificialmente alti dal dazio.

Informazione asimmetrica  

È la situazione in cui una delle parti coinvolte nello scambio non ha (o ha meno) informazioni dell’altra parte relativamente al bene o al servizio acquistato. Esempi: sostanze contenute nei beni alimentari[5] o nei farmaci, malattie del soggetto che stipula un’assicurazione sulla vita, stile di vita del soggetto che sottoscrive un’assicurazione sanitaria, pubblicità ingannevole. In questa categoria possono essere comprese tutte le situazioni in cui lo stato interviene per la “tutela dei consumatori”; i quali, non avendo – o avendo meno – conoscenze sui beni acquistati rispetto a chi li ha prodotti, potrebbero essere preda di produttori con pochi scrupoli. Schematizzando, il presupposto su cui si fonda l’intervento è che 1) il regolatore è in grado di far emergere le informazioni mentre l’interazione fra privati no; 2) il modo sicuro e corretto per realizzare un bene o servizio (la qualità) è definibile a tavolino. L’intervento pubblico prevalentemente è incentrato sulle regolamentazioni; ad esempio, controlli e vincoli per la sicurezza e salubrità dei prodotti.

Critiche – Le interazioni fra privati, cioè il mercato, sono in grado di garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti. In particolare, proprio la demonizzata “ricerca del profitto”: un’impresa che produce beni dannosi si rovina il nome e non vende più, compromettendo ricavi e profitti. Inoltre, se un individuo ha venduto cibo diverso da ciò che è indicato sull’etichetta o adulterato, è punibile per frode e, nel secondo caso, per lesioni.[6] Infine i concorrenti o associazioni di consumatori possono segnalare o denunciare comportamenti scorretti o informazioni pubblicitarie ingannevoli.

Il fatto che un individuo perderebbe troppo tempo ed energie per conoscere le caratteristiche di ciascun prodotto conduce i fautori della regolamentazione pubblica a ipotizzare come unica alternativa l’ingerenza dei funzionari statali, che svolgerebbero invece tale attività a tempo pieno. La prima parte dell’obiezione è vera, ma la funzione di controllo e informazione può essere svolta benissimo da associazioni private, come già oggi avviene. Si svilupperebbero ancora di più servizi di assicurazione, associazioni che effettuano analisi di laboratorio sugli alimenti, riviste[7] e siti web con valutazioni dei prodotti[8] (internet ha inferto un duro colpo alle asimmetrie informative in ogni campo[9]).

Per quanto riguarda il punto 2), “qualità” è una caratteristica soggettiva e la valutano i consumatori sul mercato. Tra l’altro, ogni individuo ha un proprio trade-off fra prezzo e qualità. Così come per la sicurezza, che non è un valore assoluto, ma viene continuamente confrontata con altri aspetti: probabilmente non ci sarebbero più incidenti automobilistici se tutti fossero costretti ad andare a 10 k/h, ma nessuno propone una misura del genere. Gli individui hanno atteggiamenti diversi rispetto al rischio. Il mercato è capace di assecondare il trade-off che ciascuna persona desidera fra sicurezza e costo del bene. Infatti alcuni imprenditori, per garantire standard di sicurezza superiori, avranno costi superiori, e dunque il bene avrà un prezzo più alto; i consumatori che gradiscono questa maggiore sicurezza (coloro cioè che valutano i miglioramenti nella sicurezza di più dell’incremento di prezzo) acquisteranno il bene.

L’imposizione statale indiscriminata attuata attraverso la legislazione elimina dalla produzione i produttori che lo Stato giudica di bassa qualità, quindi riduce l’offerta e la concorrenza e fa aumentare i prezzi (danneggiando così soprattutto i meno abbienti).[10]

A volte un impedimento introdotto per garantire la sicurezza sotto un certo aspetto riduce la sicurezza in un altro.[11]

Inoltre, la monopolizzazione della decisione da parte del regolatore pubblico diminuisce l’incentivo del consumatore a essere attento rispetto al bene o al servizio che sta acquistando.

Nel caso di asimmetria informativa fra assicurato malato e compagnia di assicurazione non c’è alcun intervento statale che possa riequilibrare la situazione; è sufficiente l’incentivo della compagnia, che potrebbe richiedere determinate analisi all’interlocutore prima della stipulazione del contratto.[12]

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

Link alla prima parte

Link alla seconda parte

[1] In Italia, così come in altri paesi, le eco-tasse non vengono introdotte su singoli produttori inquinanti ma sui settori: ad esempio sulla benzina, sul bollo, sulla bolletta elettrica, sui consumi di carbone e gas metano, sull’immatricolazione dell’automobile e della motocicletta, sui sacchetti di plastica, sulle pile, sugli oli lubrificanti, sugli imballaggi, sui materiali per costruzioni, sui biglietti aerei, sui rifiuti. In Italia nel 2012 la somma incassata da queste tasse è stata pari a 44 miliardi di euro; tuttavia solo l’1% di questa cifra è stata destinata ad azioni di risanamento ambientale (sistemazione idrogeologica, disinquinamento dell’aria), il resto è stato destinato a coperture finanziarie che non hanno alcuna attinenza con l’ambiente.

[2] L’economia non si occupa dei problemi etici e non può dire se tali politiche paternalistiche siano buone o cattive. Qui si esamina solo la catallassi dell’interventismo, in base alla quale si può illustrare soltanto se un dato intervento consegua o no i fini prefissati. Facendo solo un cenno alla questione etica, come detto molti sostengono che è “realistico” fare ciò, perché altrimenti gli individui danneggerebbero se stessi. Tuttavia, una volta ammesso il principio si rischia il piano inclinato (slippery slope), perché risulta difficile sul piano logico obiettare a imposizioni ulteriori: se è in causa il benessere fisico delle persone, perché non imporre anche l’attività fisica o le diete? E perché limitare l’intervento alla protezione del fisico, e non estenderlo all’anima e alla mente, impedendo di leggere libri cattivi, vedere cattive commedie o cattivi dipinti e così via? Se si abolisce la libertà dell’uomo a stabilire il proprio consumo, gli si tolgono tutte le libertà.

[3] L’intervento volto a modificare i consumi in alcuni casi è giustificato attraverso la cosiddetta “teoria del sentiero obbligato”: un prodotto o una soluzione migliore nel mercato non si affermerebbe perché un individuo singolo o un piccolo produttore non può imporre la soluzione migliore – il costo da sostenere per passare alla soluzione migliore è troppo alto. Ad esempio, si scopre che è più efficiente guidare a sinistra anziché a destra; tuttavia nessun privato può cambiare la soluzione esistente guidando a sinistra. È necessario che lo Stato imponga il cambiamento di regola. Dunque il mercato non riuscirebbe a pervenire alla soluzione migliore. Un esempio di ciò sarebbe il sistema operativo Windows rispetto a Macintosh: il prodotto migliore è il secondo, ma si è affermato il primo. Ciò avverrebbe perché nel mondo dell’alta tecnologia, a differenza delle vecchie industrie manifatturiere, il profitto marginale per un’impresa aumenta con ciascun cliente addizionale; ogni Windows in più venduto comporta un costo via via minore per Microsoft, mentre aggiunge un ammontare crescente al valore di Windows. La “teoria economica dei profitti crescenti” conclude che a causa di questo vantaggio, ottenuto grazie alla dimensione, l’impresa affermata sul mercato schiaccia i nuovi arrivati, che sono spesso portatori di prodotti migliori. Il sistema economico si “blocca” su un sentiero che non è il migliore.

Il primo errore in questo argomento è che non esiste alcun criterio oggettivo per stabilire se una tecnologia è “migliore per la società”, al di fuori dei profitti e delle perdite degli imprenditori che hanno scelto quella tecnologia. In secondo luogo non è vero che il mercato non scalza un’impresa affermata: ad esempio il sistema VHS sostituì il sistema Betamax della Sony come standard delle videocassette.

 

[4] In generale il corporativismo privilegia gli interessi dei produttori a scapito di quelli dei consumatori.

[5] Questo argomento è utilizzato anche per legittimare politiche protezionistiche. Ad esempio, l’Unione Europea introduce vaghi e cangianti “standard di qualità” sui prodotti importabili nell’area. Per proteggere i consumatori europei dalle aflatossine, micotossine prodotte da specie fungine, vengono vietate le importazioni di cereali e frutta secca da molti paesi africani. Il danno per gli esportatori africani è stato calcolato in 650 milioni di dollari all’anno, con una riduzione delle esportazioni pari al 64% (dati 2011). La Banca mondiale ha stimato che tale politica previene soltanto un decesso su un miliardo di persone all’anno.

[6] Il sito di aste eBay è un esempio mirabile della capacità dei meccanismi di mercato di garantire sicurezza e fronteggiare i comportamenti truffaldini o sleali. Il successo di questo mercato telematico è determinato in grande misura dalla trasmissione delle informazioni sulla reputazione dei venditori e dei compratori. Prima di un acquisto il compratore può informarsi sul venditore guardando la percentuale di feedback positivi che ha ricevuto dagli acquirenti precedenti. La stessa forma di controllo è riservata al compratore, che, se con reputazione di cattivo pagatore, non troverà chi è disposto a vendergli beni; o il venditore si cautelerà con modalità particolari della transazione (es. pagamento anticipato). Queste informazioni, inoltre, non sono date una volta per tutte, ma aumentano transazione dopo transazione, cioè con l’ampliarsi della dimensione del mercato.

[7] Ad esempio “Quattroruote” per le automobili.

[8] Oltre al già menzionato eBay, altri esempi sono “TripAdvisor” per gli alberghi e i ristoranti, “Wine Spectator” per i vini.

[9] Grazie al telefono cellulare e a internet molti agricoltori africani possono conoscere i prezzi delle loro derrate su mercati anche molto lontani, scardinando così il potere degli intermediari, che offrivano loro prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli di rivendita.

[10] «Per rendersi conto delle ripercussioni che hanno tali regolamentazioni ‘protettive’, si immagini che un governo decida di proibire la vendita di qualunque veicolo con caratteristiche qualitative inferiori ad una Mercedes. Ciò non garantirebbe forse a ciascuno di guidare sempre la migliore e più sicura delle automobili? Non proprio: dopo il decreto continuerebbero a circolare principalmente solo le automobili di coloro che possono permettersi il prezzo di una Mercedes». F. Karsten, K. Beckman, Oltre la democrazia, Usemlab, Massa, 2012, pp. 62-63. Un altro esempio di regolamentazione che provoca aumenti di prezzi è costituita dai lunghi tempi imposti per la sperimentazione dei farmaci: «essa rende anche la vita impossibile alle piccole aziende, che non sono in grado di mantenere il livello di capitalizzazione necessario per far fronte ad un’attesa di dieci anni prima che i prodotti possano cominciare a generare qualche ricavo. Tutto ciò riduce la concorrenza a vantaggio delle grandi imprese farmaceutiche, consentendo loro di far pagare prezzi più alti. È bizzarro che gli stati democratici operino così bene per favorire gli interessi dei potenti a spese del normale consumatore». J. Narveson, You and the State: A Short Introduction to Political Philosophy, Rowman & Littlefield, New York, 2008, p. 150.

[11] Negli anni Settanta del Novecento l’economista Sam Peltzman produsse una ricerca che evidenziava come l’introduzione di alcuni standard di sicurezza nelle automobili (cinture, piantone dello sterzo e parabrezza ad assorbimento d’urto) avesse indotto una guida più veloce e più rischiosa. La mortalità dei passeggeri per incidente stradale si era ridotta, ma era aumentata quella dei pedoni, dei ciclisti e dei motociclisti, ovviamente non protetti dai sistemi introdotti nelle automobili. I guidatori, percependo un abbassamento del rischio, assunsero comportamenti alla guida più imprudenti, determinando aumenti di fatalità a carico dei “non passeggeri”. Un altro esempio di spostamento del rischio causato dalla regolamentazione è il seguente: alcuni anni fa negli Stati Uniti fu imposta l’eliminazione del cordoncino che stringe il cappuccio delle giacche per bambini, perché un bambino aveva rischiato di soffocare; ma questa misura può provocare una polmonite perché non ci si può riparare dal freddo e dal vento forti.

[12] Un caso in cui l’asimmetria informativa diventa addirittura reato è l’insider trading (trattare titoli possedendo informazioni riservate). Ma l’argomento che la conoscenza, se non distribuita in maniera omogenea fra tutte le persone, possa rendere un’azione illegittima, potenzialmente può impedire qualsiasi transazione di mercato. Una persona che ha acquistato un ombrello perché ha visto una trasmissione meteo avrebbe acquisito un illecito vantaggio su tutti coloro che non hanno visto la stessa trasmissione, dunque sarebbe colpevole; il che è un’assurdità.

 

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MH-17: La storia sconosciuta

Luogocomune.net - Dom, 26/10/2014 - 16:50
Dal documentario di RTV "MH-17: The Untold Story" emergono diverse informazioni interessanti sull'abbattimento del volo della Malaysian Airlines. Fra queste, segnaliamo:

1) Diversi testimoni hanno visto un secondo aereo allontanarsi dalla zona dopo l'abbattimento del Boeing (esattamente com'era accaduto per UA93).

2) Subito dopo l'abbattimento qualcuno ha cambiato i dati delle prestazioni del Sukoi su Wikipedia e sulle pagine del registro aeronautico tedesco, per far apparire impossibile che il caccia potesse raggiungere una quota di 10.000 metri.

3) Un test fatto dai russi mostra come i fori sulla fusoliera del Boeing siano compatibili con quelli causati dai proiettili da 30 mm montati sui Sukoi in dotazione all'aviazione ucraina.



Fonte Pandora TV

Keep Hodling In The Crypto World - Bitcoins Still Going Perfectly Logarithmic

Deep Politics Monitor - Sab, 25/10/2014 - 17:00
More info here: Logarithmic (non-linear) regression - Bitcoin estimated value

“We’re in the End Game Now” — Jim Willie

Deep Politics Monitor - Sab, 25/10/2014 - 13:32
from Perpetual Assets: Perpetual Assets interviews Jim Willie editor of The Hat Trick Letter on Golden Jackass.com “We are a raped and pillaged nation exploited and colonized with hidden control strings and deep cables. The only way to get out of it is to go back to a gold standard.” – Jim Willie Join our hour plus discussion about toxic versus honest infrastructure. Jim rattles off a

Propaganda: se la conosci la eviti

Luogocomune.net - Ven, 24/10/2014 - 20:20
di Federico Povoleri

Che ci piaccia o no tutti, nessuno escluso, siamo condizionati dalla propaganda, e molto spesso quelle che consideriamo le nostre opinioni ci sono state in realtà costruite addosso da altri. I nostri atteggiamenti e il nostro modo di vedere le cose sono spesso il frutto di una manipolazione incessante, di cui non abbiamo alcuna percezione cosciente.

La propaganda non è, come molti credono, qualcosa di vago e indefinito, ma si tratta di una vera e propria scienza, con leggi e regole ben scandite. Un manuale di istruzioni, che applicato scrupolosamente fa girare il motore. Una guida che, seguita passo passo, fa ottenere le migliori prestazioni da quel motore.

E colui che ha scritto quel manuale, che viene scientificamente applicato a tutt'oggi, è considerato uno dei 100 uomini più influenti del XX secolo, anche se pochissimi lo conoscono.

Stiamo parlando di Edward Bernays, il nipote di Sigmund Freud emigrato a New York verso la fine del 1800. Di origine ebraica, Bernays fu amico di Franklin Roosevelt e della First Lady, ...

Lo stato, la moltitudine, l'individuo

Freedonia - Ven, 24/10/2014 - 10:00




di Francesco Simoncelli


La parte più difficile da accettare nell'odierna situazione economica è il fatto che qualcuno possa essere salvato a scapito di qualcun altro. Si creano delle "scappatoie" attraverso le quali alcuni diventano più uguali degli altri, generando invidia e risentimento nel resto della popolazione. L'essere umano è suscettibile a tutto ciò che vede, tende costantemente a sorvolare sui significati reconditi dei fenomeni che circondano le sue azioni. L'abbandono ad una serie di sentimenti negativi nei confronti di coloro che reputano più "fortunati" crea un incentivo a fare di tutto per distruggere le "fortune" degli altri. Non ci serve volare troppo con la fantasia per sottolineare come si possa essere proni ad inficiare la propria condizione pur di veder affondare coloro che odiamo o di cui siamo invidiosi. E' normale. E' umano. Fa parte di quell'indole umana che caratterizza la dualità del nostro essere.

Non dovremmo sorprenderci se qualcuno invoca a gran voce un particolare evento attraverso il quale pochi beneficiano a scapito di molti. Dovremmo, invece, trarre le dovute conclusioni e chiederci: Perché?

L'umanità del "cadere in errore" fa parte di quel comparto teorico noto a noi Austriaci come prasseologia. L'azione umana, si dice comunemente, che sia "razionale"; ma questo giudizio potrebbe intorbidire l'impianto teorico che vogliamo veicolare ai nostri lettori. Quindi possiamo tranquillamente affermare, senza ledere la soggettività di nessuno, che l'azione umana è implicitamente propositiva. In questo modo possiamo garantire la neutralità dell'azione umana nel suo modo di svolgimento. Essa, quindi, svolge un ruolo importante nella vita delle persone, perché permette loro di soddisfare quei bisogni che il loro set di valori richiede di più. Tali desideri, inoltre, vengono spronati qualora gli individui si trovano davanti a degli incentivi. Non ci interessa la natura di questi incentivi, sappiamo che essi stimolano l'agire umano in base alla loro suadenza e capacità persuasiva. La loro natura stimolatoria è innata.

L'individuo cede abbastanza velocemente alla loro offerta, perché essi tendono a migliorare significativamente la sua condizione senza introdurre alcuna sanzione negativa agli occhi di coloro che li valutano. "E' un affare!", si suole dire. Utilizzando l'impianto teorico prasseologico, possiamo studiare come la natura degli impulsi esterni all'essere umano, possa indurlo verso lidi felici e verso lidi inaspettatamente poco felici. Questo perché non ci possiamo estraniare dalle leggi della natura; infatti l'essere umano tende a non nuocere a sé stesso, bensì a migliorare la sua condizione. Questo è vero perché basta solo il pensiero di un simile atto per affermare la vita e quindi esserne parte attiva. Discernere ciò che ci conviene da quello che non ci conviene rappresenta l'essenza basilare della nostra storia e di quello che siamo diventati.

Da qui l'impianto da teorico diventa pratico, perché noi in quanto essere umani abbiamo la facoltà di raggiungere e separare ciò che è dannoso da ciò che è buono. Ragionare permette all'individuo di arrivare a certe verità che prima ignorava. Tale facoltà è la quintessenza del suo essere essere umano. In questo caso specifico il ragionamento deve indurci a riflettere con una certa intensità sulle eventuali conseguenze non viste. Non è, ovviamente, un'imposizione teorica. In effetti la natura della teoria Austriaca si limita semplicemente ad osservare le situazioni che circondano l'essere umano, e a trarne i dovuti insegnamenti. Il ruolo dell'economista, infatti, è quello di semplice osservatore esterno, colui che osserva agire gli individui dalla finestra della loro casa e si limita a prendere appunti.

Vorrei aggiungere un piccolo tassello: per lui è possibile ticchettare alla finestra affinché possa scongiurare un evento particolarmente dannoso. D'altronde non è quello che facciamo noi studiosi Austriaci quando mettiamo in guardia dalle eventuali ripercussioni negative quanto uno stato interviene positivamente nelle vite degli individui? Nei nostri discorsi non mettiamo forse in guardia dai pericoli che si annidano in alcune forme particolari di mercato? Non c'è nulla di male ad agire in questo modo, diffondiamo una informazione che la maggior parte degli individui ancora ignora. E' vera? Probabilmente sì. La certezza possiamo ricavarla dall'apodittismo su cui si fonda il ragionamento a priori. Non solo, ma l'assioma su cui fa spesso leva rappresenta il pilastro su cui si erge la libertà individuale: il principio di non aggressione.

In questo modo vengono forniti agli individui strumenti di cui prima ignorava l'esistenza. E' normale che sia così, l'asimmetria di informazioni nel mercato è il presupposto attraverso il quale gli uomini, mediante la cooperazione sociale, riescono a sopravvivere e prosperare. La condivisione di tale conoscenza permette a tutti di entrarne in possesso e avere un punto di riferimento qualora dovessero affrontare la necessità di doverne usufruire. Per avere le idee chiare, immaginate di dover mangiare un fungo di cui, però, non ne conoscete l'effettiva tossicità. E' lecito che possiate ignorare un avvertimento di stare in guardia, ma ovviamente ci penserete attentamente prima di ingurgitarlo e se riterrete opportuno approfondire la questione, di certo farete le opportune ricerche. L'economista, quindi, non è qualcuno che possiede una conoscenza onniscente, è semplicemente qualcuno che studiando le interazioni umane e la struttura economica, ne deriva le dovute conseguenze. Non c'è nulla di magico qui, è attraverso il ragionamento che possiamo conoscere la realtà.

Le prove empiriche, sebbene rappresentino un supporto più che adeguato ad una determinata tesi, non sono affatto determinanti per avallare una qualsiasi tesi economica. Non si tratta di esperimenti di fisica, qui abbiamo a che fare con la volubilità dell'azione umana. In questo contesto, quindi, l'incentivo a cui possiamo trovarci davanti non equivale affatto ad una opportunità priva di ripercussioni gravi. Certo, potremmo starcene in disparte e guardare il nostro individuo nell'esempio di prima morire a causa dell'avvelenamento da funghi, oppure potremmo starcene in disparte e assistere al bust a seguito di un boom artificiale, ma questo solleva una domanda: Perché sbracciarsi prima dello scoppio di una bolla? Perché vari autori Austriaci hanno avvertito prima del 2007 l'inevitabile scoppio di una bolla immobiliare?

Sebbene a seguito di un crollo emergano le opportunità di riallocare le risorse scarse secondo i criteri di un mercato privo di vincoli, rientra nelll'agire umano avvertire i propri simili di un pericolo. Come abbiamo detto prima, ognuno di noi possiede l'accesso a diversi tipi di informazione e tale privilegio permette a determinati individui di elevare il proprio standard di vita al di sopra di quello degli altri. E' giusto che sia così, il possesso di informazioni speciali grazie al proprio ragionamento e alle proprie conoscenze sviluppate dall'ambiente circostante, gli permette di raggiungere una posizione di vantaggio legittimamente acquisita. Ma ce la fa da solo? E' possibile che chiunque di noi possa farcela da solo a realizzare i propri obiettivi? E' necessario condividere tale conoscenza per fare in modo di svilupparla al meglio grazie alla collaborazione dei propri simili. Infatti, è stata proprio la cooperazione umana che ha permesso al genere umano di sopravvivere nel corso della storia e raggiungere il suo status attuale. Senza la divisione del lavoro, non saremmo arrivati a questo punto. Quindi la condivisione delle informazioni permette al genere umano nel suo insieme di elevare il proprio standard di vita; si tratta pur sempre di uno scambio: io ti concedo di avere parte del successo generato dalla mia idea, in cambio del tuo aiuto. La meraviglia del mercato è il possibile miglioramento di quell'idea originale, elevandola ad un livello superiore grazie alla conoscenza di qualche altro attore economico. In The Use of Knowledge in Society, Hayek rimarcava la differenza tra informazione e conoscenza e la loro importanza nei processi di mercato. Senza proprietà privata non esistono prezzi sani, e senza di essi non esiste informazione; la conoscenza, invece, è un concetto qualitativo (piuttosto che quantitativo come l'informazione, poiché essa può essere parziale). L'imprenditorialità è qualcosa che si impara attraverso la propria esperienza ed il proprio piglio creativo, e non può essere trasmesso o insegnato al primo che passa. La pianificazione centrale crede di poterli manipolare entrambi. Così facendo è come se creasse una macchina senza freni (imprenditori) ed una strada senza segnali (prezzi).

Di conseguenza, ognuno di noi è importante per il successo del genere umano nel suo complesso, stimolando in noi quell'istinto scolpito nella nostra indole da migliaia di anni di evoluzione: la salvaguardia del prossimo. Scrive Rothbard ne L'Etica della Libertà:

[...] Il regime di pura libertà -- la società libertaria -- può essere descritto come una società nella quale nessun titolo di proprietà viene "distribuito" da chi non ne è titolare; una società, in breve, in cui nessuno può molestare o violare la proprietà di un uomo -- della sua stessa persona o di beni materiali -- o interferire con essa. Ma questo significa che la libertà assoluta, in senso sociale, può essere goduta non solo da un Crusoe isolato, ma anche da qualunque membro della società, per quanto essa possa essere complesso o avanzata. Infatti se, come accade per Crusoe, la proprietà "naturale" (della persona e di beni) di ciascuno è libera da invasioni o molestie da parte di altri, tutti godono della più assoluta libertà. E naturalmente, trovandosi in una società di scambi volontari, ciascuno può godere della libertà assoluta non in un isolamento robinsoniano, ma in un ambiente di civiltà, armonia, socialità e di produttività enormemente maggiore grazie agli scambi di proprietà con il prossimo. Di conseguenza, non è necessario che la perdita della libertà sia il prezzo che dobbiamo pagare per l'avvento della civiltà; tutti gli uomini nascono liberi e non dovrebbero mai essere messi in catene. L'uomo può raggiungere la libertà e la prosperità, la libertà e la civiltà.
Il ragionamento a priori secondo cui un'economia pianificata darà origine ad una sequenza crescente di errori, rappresenta un avvertimento per tutti coloro che decidono di entrare in affari con lo stato. Certo, ce ne sono di incentivi per percorrere suddetta strada, ma se si guarda con maggiore attenzione si scopre il tranello: perdono la sfida col lungo termine. Si trasformano nell'unica cosa che sa consegnare lo stato: promesse vuote.

Non c'è bisogno, quindi, di essere una moltitudine per abbattere quei privilegi che fino ad oggi hanno caratterizzato il capitalismo clientelare, basta che il singolo individuo dedichi una parte maggiore della sua vita a ragionare ed a ricorrere al buon senso. Consigli che, a quanto pare, al giorno d'oggi non attecchiscono riducendo il ruolo degli attori di mercato a delle semplici comparse nell'economia di cui fanno parte. Delle figure eteree capaci solamente si tendere la mano e richiedere che lo stato faccia il resto. Coloro come il sottoscritto, ad esempio, che invitano a togliere dalle equazioni di presunta prosperità il ricorso allo stato, vengono trattati alla stregua di untori e affamatori. La pubblica gogna recita come accusa che noi, sedicenti amanti della libertà, vorremmo invece privare il popolo di tutte quelle bellezze e di tutta quella cornucopia che lo stato, nel corso, del tempo ha fornito con tanta solerzia. Saremmo noi, quindi, agnelli travestiti da lupi, che con il nostro messaggio vorremmo distruggere la quintessenza e l'apice a cui è arrivata la società con così tanti sforzi e sacrifici.

Uno dei punti controversi su cui si sta discutendo con una certa vivacità negli ultimi tempi, rappresenta la crescita dei propri figli. Negli ultimi anni è diventato abbastanza "gravoso" allevare i propri figli. Dalle interviste fornite dai media mainstream, la maggior parte degli individui si lamenta che lo stato non investe sufficienti risorse nella famiglia. Sebbene la seguente affermazione possa farmi sembrare un "orco" uscito dalle peggiori favole per bambini, mi domando: Perché mai dovrebbe sovvenzionare una qualsiasi area della nostra vita? E in secondo luogo: Anche se per assurdo dovesse, chi paga?

Prima che qualche lettore pronunci epiteti coloriti, è lecito far notare una realtà passata in secondo piano: nonostante tutti i finanziamenti ricevuti fino ad ora dalle famiglie, le nascite sono ugualmente diminuite. Forse è possibile scorgere una certa tendenza qui. Ma al di là di queste statistiche, perché bisognerebbe sovvenzionare le famiglie e non i single? Anche loro sono essere umani con pari diritti e doveri, perché non dovrebbero ricevere un bonus per il loro status sociale? Quale dovrebbe essere lo scopo del sovvenzionamento, aiutare le famiglie o incentivare la nascita di famiglie artificiali per succhiare risorse da questa folle idea dei finanziamenti? Questo significherebbe, infatti, un aumento dei controlli. Questo significherebbe un aumento della burocrazia. E, capite benissimo, che in realtà è proprio questo lo scopo delle sovvenzioni: un aumento della burocrazia. Cosa implica sempre un aumento della burocrazia? Un aumento delle tasse. Ma se i fondi servono in larga parte per sostenere il sistema dei controlli, quanto della torta fiscale destinata alle famiglie arriverà davvero nelle loro mani? Poca.

L'espansione della burocrazia segue per filo e per segno la legge di Parkinson, e in questo modo resiste ad ogni taglio di bilancio. E' quello che teme di più, quindi farà di tutto pur di giustificare la sua presenza e la sua essenzialità. Lo stato, di conseguenza, accamperà scuse per impedire un taglio delle sue uscite sventolando il feticcio delle "spese pubbliche" per sostenere quante più aree fondamentali della nostra vita. Scrisse Frederic Bastiat:

Quando le tasse sono oggetto di discussione, si dovrebbero dimostrare la loro utilità con spiegazioni tese alla radice della questione, non da questa sfortunata affermazione: «Le spese pubbliche sostengono le classi lavoratrici». Questa affermazione nasconde il fatto importante, che le spese pubbliche sempre sostituiscono le spese private, e che quindi portiamo i mezzi di sussistenza ad un operaio, invece di un altro, non aggiungendo nulla alla quota della classe operaia nel suo insieme. I vostri argomenti sono abbastanza alla moda, ma sono troppo assurdi per essere giustificati razionalmente.
Utilizzando la sua stessa metodologia chiediamoci: Cosa non si vede? Non si vede come la riscossione di tributi non è altro che la distruzione dei desideri di quegli individui a cui vengono sottratti i fondi dagli esattori delle tasse e che ora dovranno mettere da parte altri fondi per soddisfare le loro esigenze (sempre che lo stato li lasci in pace, cosa che, come suggerirebbe Lysander Spooner, non accade mai). Quindi le loro necessità verranno sempre rimandate nel tempo, ed in cambio otterranno servizi che non hanno chiesto... anche perché, chi di voi asseconderebbe un cuoco che, facendo irruzione in casa vostra e cucinandovi una pietanza che non gradite, pretenderebbe di essere pagato per il servizio svolto?

A lungo andare queste distorsioni si sedimentano e diventano ingestibili. I pianificatori centrali perdono il controllo. Per restare in gioco alzano la posta. Si impegnano in promesse più grandi (pensate a quante volte avete sentito fino ad ora che "l'anno prossimo arriverà la ripresa"). Il loro voler ipotecare il futuro, sta rimestando in quei rimasugli di ricchezza che questo paese ha ancora da offrire. La soluzione a questa manifesta violenza contro la libertà, non è una risposta corale di aiuto, ma una richiesta di poter gestire in piena autonomia la propria vita. Ci sarebbe mancanza di fondi? Perché mai? Pensate al sostituto d'imposta (o anche chiamato "ritenuta d'acconto"). Pensate a quanti soldi rimarrebbero nelle vostre mani. Sareste voi a gestire i fondi, e niente più intermediari. Ciò richiede due cose: responsabilità e maturità. Si presume che siate degli adulti, si presume che siate in pieno possesso di queste capacità cruciali. Quindi, la prossima volta che vi verrà chiesto cosa lo stato può fare per voi, declinate gentilmente l'invito e rispondete: "Stare il più lontano dal mio portafoglio."


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