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Il ciclo naturale: II parte

Von Mises Italia - Ven, 04/07/2014 - 08:00

II. Preferenze e tasso di interesse. L’impalcatura della ABCT

 

Il ruolo delle aspettative è cruciale per la nostra analisi. Ma dobbiamo arrivarci gradualmente, a partire da alcuni elementi tradizionali della teoria economica austriaca. Si tratta delle preferenze temporali e della struttura intertemporale della produzione.

Secondo la legge della preferenza temporale, «l’uomo, nella sua scala di valori e a parità di circostanze, attribuisce sempre una maggiore importanza ai beni presenti rispetto a quelli futuri»[7]; da questo assunto, la scuola austriaca arriva ad una definizione di tasso di interesse in radicale opposizione con quella della teoria dominante (‘costo del denaro’). Possiamo infatti definire «il tasso o tipo d’interesse [come] il prezzo di mercato dei beni presenti in funzione dei beni futuri»[8]. È quindi limitante e profondamente sbagliato definire il tasso di interesse come il costo del denaro. Avvicinandoci maggiormente ad una concezione medievale, osserviamo come la grandezza normalmente chiamata i è più legata al concetto di tempo che a quello di denaro. Il mercato dei capitali è solo un particolare mercato di beni, in cui l’azione del tasso di interesse è maggiormente manifesta all’occhio comune, ma non è l’unico. In tale mercato particolare, l’offerta – i venditori – è rappresentata dai consumatori, coloro che dispongono di beni presenti e sono disposti a rinunciarvi in una qualche misura, appunto definita dal tasso[9]. Una delle forme in cui tale rinuncia si manifesta è il risparmio; i consumatori rinunciano a denaro presente in funzione di denaro futuro; offrono quindi denaro sul mercato. Da chi è costituita la domanda? Dagli imprenditori, che hanno bisogno di moneta oggi per realizzare i propri progetti industriali. Pertanto, per il mercato dei capitali il tasso di interesse naturale è quel particolare tasso che permette all’offerta (risparmio dei consumatori) di incontrare la domanda (investimenti degli imprenditori).

Ma la legge della preferenza temporale non vale sul solo mercato dei capitali. Essa va estesa all’intero sistema economico, in cui, dunque, il tasso naturale è quel tasso di equilibrio che riflette le preferenze temporali degli agenti economici. Ovviamente, si tratta di un livello teorico, un punto cui tendere. Il tasso monetario, invece, è quello che, nei sistemi economici contemporanei, è fissato d’imperio dalle autorità monetarie.

Hayek (1933, p. 449) dice che un

saggio di interesse di equilibrio potrebbe allora essere definito come un saggio che garantisse la corrispondenza fra le intenzioni dei consumatori e le intenzioni degli imprenditori; e con un saggio costante di risparmio questo sarebbe il saggio d’interesse a cui si perviene in un mercato in cui l’offerta di capitale monetario è di ammontare esattamente uguale al risparmio corrente.

Il mercato dei capitali, tanto enfatizzato dalla teoria dominante nel momento in cui si discute di tasso di interesse, dunque, è solo uno tra i tanti mercati. È invece possibile definire un tasso di interesse del sistema economico, che misura la più generale struttura delle preferenze temporali. Nel caso dei consumatori, esso definisce la relazione tra consumo e risparmio. Nel caso degli imprenditori, legati agli investimenti, esso misura la propensione al futuro, cioè il desiderio di impegnarsi in progetti a lungo termine nel settore dei beni di investimento, rendendo la struttura della produzione più circolare e il periodo di produzione più lungo, rispetto ad investimenti in beni di consumo e investimenti a più veloce ciclo di realizzo.

In un sistema future-oriented, i consumatori sono maggiormente orientati al risparmio, favorendo l’accumulazione di fondi prestabili che possono essere utilizzati dagli imprenditori in progetti a lungo-termine. Una società present-oriented, al contrario, presenta una maggiore propensione al consumo dal lato dei consumatori, mentre gli investitori non allungano il processo produttivo. Possono sussistere situazioni di equilibrio sia in un sistema ad alta preferenza temporale che nel caso contrario. Non è l’ammontare di uno degli aggregati a definire l’equilibrio, ma la possibilità per le preferenze temporali di incontrarsi attraverso il libero esercizio della funzione imprenditoriale che ogni soggetto esercita quando si relaziona con gli altri soggetti nel processo di soddisfazione di bisogni di diversa natura.

Il livello di equilibrio di una combinazione di preferenze temporali è misurato dal tasso di interesse naturale, cui corrisponde a sua volta una ben determinata struttura del processo produttivo. L’elemento chiave che, alimentando una modifica della struttura intertemporale della produzione, genera un ciclo di espansione e crisi è dato da un cambiamento nel livello del tasso naturale. Secondo la tradizionale visione austriaca, se la matuzione del tasso di interesse naturale riflette un cambiamento delle preferenze temporali, ciò genera un ciclo espansivo positivo, cui non farà seguito una dolorosa crisi (e noi cercheremo di dimostrare che invece una crisi di riaggiustamento è inevitabile). Al contrario, se il tasso, invece che essere naturale e stabilirsi per l’interazione nel libero mercato dell’azione imprenditoriale di diversi individui, è fissato da autorità centrali di pianificazione (tasso monetario), che seguono precetti di politica monetaria o motivazioni politiche, il ciclo espansivo che sarà seguito da un’espansione monetaria produrrà una crisi. Infatti, non vi sarà stata nessuna modifica nel tasso naturale, nessun cambiamento nelle preferenze temporali; la generata modifica della struttura della produzione sarà il risultato di un falso segnale, la manipolazione del tasso monetario generata dalle autorità monetarie.

È dunque cruciale studiare se e come il sistema bancario e le banche centrali agiscono sul tasso monetario, che svolge un ruolo guida, ‘di segnale’, per la definizione delle preferenze temporali degli individui: spesa vs. risparmio per i risparmiatori e beni di consumo vs. beni di investimento per gli imprenditori. In un certo qual modo, possiamo dire che per l’azione delle autorità monetarie gli attori non sono liberi di scoprire liberamente quale sarebbe il tasso naturale, perché sono orientati a guardare ciò che è definito dalle banche centrali.

La politica monetaria è neutrale se «non fa altro che fungere da intermediaria tra risparmiatori e investitori. Se la politica è neutrale, variazioni nell’offerta del credito sono guidate da variazioni nell’offerta del risparmio programmato»[10]. Il che vale a dire che una crescita dei prestiti per investimenti può generare un boom sostenibile solo se essa sarà fondata sull’aumento di risparmio, cioè su maggiori risorse realmente disponibili per gli investitori, capitale reale e non virtuale. Infatti, una situazione di tal sorta corrisponderebbe ad un mutamento della struttura delle preferenze temporali.

L’effetto diretto di una diminuzione delle preferenze temporali è una diminuzione del tasso di interesse sui prestiti e un aumento della quantità dei prestiti offerti. Questo risultato richiede solo che le forze correttive del mercato prevalgano nel mercato dei prestiti. […] Il cambiamento delle preferenze temporali sta semplicemente a significare che l’imprenditore sta svolgendo il suo compito in presenza di un tasso di interesse più basso e di una maggiore disponibilità di credito. Tutto ciò che va detto a questo punto sulla capacità degli imprenditori di adattarsi con successo a queste mutate condizioni del credito è che le forze auto-correttive sono al lavoro: quegli imprenditori che realmente si adattano con successo tenderanno a fare profitti e quindi gestiranno una maggiore quantità di risorse, mentre coloro che non lo faranno tenderanno a subire perdite e quindi perderanno il controllo delle risorse[11].

Al contrario, se il credito viene aumentato in modo artificioso, si creano le premesse per un’espansione malsana, fondata su investimenti errati degli imprenditori, che mettono in atto investimenti sbagliati (malinvestimenti) perché guidati da un prezzo, un tasso, che non riflette la struttura delle preferenze temporali. Il boom malsano sarà seguito necessariamente da una recessione. E, proprio come accade nella fase attuale, «i cicli degli investimenti generalmente finiscono in una crisi creditizia con una simultanea e improvvisa “crisi” finanziaria per molte imprese»[12].

In che modo una siffatta sproporzione tra tasso naturale e tasso monetario può generarsi? In due modi. O il tasso monetario viene spinto da qualcuno al di sotto di quello naturale oppure quest’ultimo si innalza al di sopra del primo. La prima situazione è forse la più facile da immaginare ed è quella normalmente presa in esame da Mises; la banca centrale gioca con il tasso di interesse, credendo nell’automatismo secondo il quale un basso tasso, favorendo gli investimenti, può stimolare un’economia stagnante; in questo l’autorità monetaria è sostenuta di solito da una disinvolta politica del credito da parte degli istituti bancari, che spingono sull’acceleratore creando immensi pacchetti di prestiti-spazzatura, che poi mettono sul mercato, cartolarizzano, cercando di incamerare lauti guadagni e di uscire dal gioco prima che sia troppo tardi. È vero che una tale azione combinata può creare crescita economica, ma virtuale, cui seguirà una recessione violenta, proprio come sta succedendo oggi. È il tipico errore che si manifesta nella teoria economica monetarista.

Vi è però una seconda possibilità, che può presentarsi da sola o combinata a quanto appena visto. Il tasso naturale si spinge al di sopra di quello monetario; è la novità teorica introdotta da Hayek[13]. La situazione è generata da positive aspettative di profitto. Se gli imprenditori, la cui dinamica psicologica è fondamentale in ogni processo economico, sono pervasi da un sentiment positivo, cioè sono convinti di poter iniziare progetti industriali profittevoli, hanno ottime aspettative di profitto, saranno spinti a chiedere maggiore denaro a credito per poter iniziare processi produttivi più lunghi. Hanno dunque mutato le loro preferenze temporali perché essi sono divenuti più future-oriented. Il tasso naturale sale, nel tentativo del processo di mercato di attirare nuovo risparmio per riequilibrare il mutamento delle preferenze temporali, per ora intervenuto solo dal lato degli imprenditori, mentre l’offerta di risparmio non è mutata. In questo caso le banche centrali dovrebbero immediatamente alzare il tasso ufficiale, per allinearlo con la modifica unilaterale della preferenza temporale (sono solo gli imprenditori a domandare più credito, mentre non è cresciuta l’offerta, il risparmio). Così facendo, l’altra parte del mercato, i consumatori, saranno indotti a risparmiare di più, apportando sul mercato le risorse monetarie aggiuntive in grado di incontrare l’accresciuta domanda degli imprenditori e quindi permettendo la partenza di un ciclo di investimenti sanamente fondato. Ciò permette di vedere come un ciclo espansivo possa essere innescato anche a tassi crescenti e non solo in presenza di un basso saggio di interesse. Se invece il riallineamento del tasso monetario rispetto a quello naturale non avviene, cioè ancora il tasso monetario è tenuto artificialmente basso, anche in questo caso si aprirà un ciclo espansivo cui seguirà una depressione.

Articolo di Carmelo Ferlito Link alla prima parte

Note

[7] Huerta de Soto (2000, p. 102).

[8] Huerta de Soto (2000, p. 102).

[9] Huerta de Soto (2000, pp. 102-103).

[10] O’Driscoll e Rizzo (1985, p. 352).

[11] O’Driscoll e Rizzo (1985, p. 317).

[12] O’Driscoll e Rizzo (1985, p. 363).

[13] Cfr. Hayek (1929, p. 147).

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Hidden Factor To Systematic Failure

Deep Politics Monitor - Gio, 03/07/2014 - 21:19
From GoldEagle, July 4, 2014By Jim WillieThe most amusing question asked of the Jackass by clients and other people is when the system is going to break down. My usual answer is 2008, which causes a strange reaction, since a past date. Then they are given a tactful tongue lashing that they have failed to notice, detect, or discern properly the failed system in front of their noses. Further

Lettera ad un malato di mente

Luogocomune.net - Gio, 03/07/2014 - 19:00
"Non è facendo rinchiudere il proprio vicino che ci si può convincere del proprio buon senso." (Dostoevskij)

di Paolo Franceschetti

Oggi un mio assistito, Andrea, considerato malato psichiatrico, mi ha domandato: “Paolo, ma secondo te io sono un malato psichiatrico, sono matto?” E una lettrice, Luce, mi ha domandato: “Ma come fai a reggere all’orrore di cui ti occupi, delitti rituali, ecc.?”

Le due domande sono correlate, perché riguardano il concetto di malattia mentale e di normalità.

Iniziamo dalla seconda domanda. Come faccio a resistere?

All’inizio in effetti ero terrorizzato dal fenomeno degli omicidi rituali; Mostro di Firenze, Bestie di Satana… una scia di morti in cui i colpevoli, persone in colletti bianchi, attribuivano la colpa a persone normali, distruggendo intere famiglie, solo per ragioni politiche, esoteriche, e criminali.

Poi però, avendo a che fare con i cosiddetti sani, ho trovato persone che non vogliono capire, persone che ritengono assurdo che i ragazzi coinvolti nella vicenda delle Bestie di Satana siano innocenti perché “i giornali hanno detto che…”, che ritengono impossibile che gli assassini nei delitti del Mostro di Firenze siano un magistrato, un giornalista, un farmacista, un medico, un ambasciatore, un poliziotto, ecc. Perché lo ritengono impossibile? Perché “i giornali hanno detto che….” [...]

L'impossibilità dei tassi di interesse negativi

Freedonia - Gio, 03/07/2014 - 10:09
La paura irrazionale per la deflazione è uno di quei baubau sventolato davanti i nasi delle persone affinché cedano alle pretese dei pianificatori centrali. Lungo il corso della storia del XX secolo, ad esempio, questa strategia ha permesso di invadere segmenti crescenti della libertà individuale. Sebbene la realtà dica qualcosa di diverso, manipolare la semantica e torcere dati statistici rimane la strategia preferita degli spacciatori di fumo. Stranamente l'inflazione nei prezzi degli asset passa quasi sempre in sordina. Sin dal primo giro di quantitative easing dello zio Ben, il mercato azionario e quello obbligazionario hanno iniziato la loro ascesa verso record storici gonfiati artificialmente. Anche l'Europa ne ha risentito, e si è adeguata alla situazione assecondando lo zio Sam. Il carry trade che ne è emerso (prendere in prestito denaro a costo zero per riversarlo, principalmente, in obbligazioni e azioni) ha persmesso alle banche comemrciali di schivare il proiettile fatale. Arrivati a questo punto, dove la situazione richiede dosi crescenti di interventismo nell'economia per essere sostenuta, lo zio Mario pensa che pungolando le banche con tassi negativi sui loro depositi presso la BCE, egli le possa spronare a concedere più credito per spronare una nuova euforia farlocca. Andate a pagina 221 della relazione annuale della Banca d'Italia e osservate la tabella che vi troverete, in questo modo capirete perché questa è un'opzione non percorribile. La disconnessione delle informazioni veicolate dai prezzi in un ambiente monetario stabile, ha generato il caos economico di cui siamo testimoni e le banche centrali ne hanno grande colpa.
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di James E. Miller


I banchieri centrali devono essere davvero disperati. Dopo il vano tentativo di rilanciare l'economia globale attraverso la sincronizzazione en masse della stampa di denaro, stanno rilanciando per l'ennesima volta la stessa politica fallimentare. Ora non è più sufficiente creare un'offerta di moneta infinita. Il popolino deve essere punito per aver avuto il coraggio di risparmiare denaro nei propri conti bancari. I tassi di interesse possono anche trovarsi ad un punto straordinariamente basso, ma è il momento di portarli più in basso.

I maniaci europei della pianificazione stanno suonando la carica, con la Banca Centrale Europea che di recente ha annunciato una serie di misure per abbassare dallo 0% al -0.1% il tasso sui depositi delle banche. Proprio così; la BCE vuole far pagare le banche qualora decidano di stipare i loro soldi nel caveau della banca centrale. L'obiettivo è invogliare le banche a prestare denaro, piuttosto che lasciarlo parcheggiato all'interno di un deposito. Dopo tutto, la BCE sta comprando titoli di stato dagli stessi istituti finanziari. Sarebbe un peccato non spingere questi soldi nell'economia. In questo modo, verrà somministrata agli spiriti animali una dose di eccitanti ed inizieranno a consumare allo stesso ritmo pre-crisi. Questa è la teoria, comunque.

Come al solito, gli appassionati della stampante monetaria stanno celebrando la mossa. James Pethokoukis dell'American Enterprise Institute applaude alle "intenzioni" di questa strategia. Bill Gross di PIMCO ritiene che ci sia bisogno di un'azione aggressiva per aumentare l'inflazione dei prezzi. Le principali agenzie di stampa stanno descrivendo la manovra della BCE come una "politica di tassi di interesse negativi." La frase viene sballottata in giro e richiama qualcosa che potrebbe avere conseguenze interessanti.

E' raro i media possano vantare una solida conoscenza dei principi economici, quindi ci si dovrebbe chiedere: esiste davvero qualcosa come un tasso di interesse negativo? È davvero possibile modificare il costo del denaro in modo che sia essenzialmente gratuito?

Ripensateci. La regola economica secondo cui non esistono pasti gratis è ancora vera, anche in un ambiente con tassi di interesse "negativi". Non esiste denaro gratuito. Prenderlo in prestito non sarà mai a costo zero. Qualcuno deve sempre pagare.

Per decenni le banche centrali hanno distorto il pensiero su cosa sia realmente il tasso di interesse. Manipolare il costo del denaro è il modus operandi di una banca centrale. La missione è quella di influenzare il comportamento umano attraverso il monopolio sulla produzione di denaro, e non garantire una fluttuazione regolare tra chi vuole consumare subito e chi vuole rinviare per il futuro.

Come tutti i prezzi, i tassi di interesse servono come mezzo per allocare razionalmente i beni in base alle preferenze dei consumatori. Nel caso dell'interesse, tale preferenza si riflette nel desiderio di agire nel presente piuttosto che nel futuro. Ludwig von Mises definì questo concetto "preferenza temporale", la quale è un "requisito categorico dell'azione umana". Nessun sofisma può cambiare il fatto che la gente preferisce beni e servizi ora, piuttosto che in futuro. Come disse Mises: "l'atto di gratificare un desiderio implica che la sua soddisfazione nel presente sia preferibile ad una futura."

I tassi di interesse devono essere sempre positivi per riflettere lo sconto dei beni futuri rispetto agli stessi beni presenti. E' una verità fondamentale che non può essere confutata attraverso la creazione infinita di denaro. Ma, come sottolinea l'economista Pater Tenebrarum, i tassi di interesse di mercato possono includere elementi come "i premi di rischio, i premi dei prezzi ed i profitti." In senso nominale, talvolta i tassi di interesse possono riflettere una preferenza negativa. Ma ciò non smentisce questa legge inviolabile: i beni presenti sono preferibili a quelli futuri.

E' un po' un inganno definire la nuova politica della BCE "tassi di interesse negativi", poiché suggerisce che una regola fondamentale dell'economia può essere ribaltata se esiste abbastanza volontà politica da aggiustare l'economia. Sin dalla crisi finanziaria del 2008, gli economisti ed i sapientoni di tutti i tipi hanno sollecitato sforzi più aggressivi da parte delle banche centrali del mondo. La Federal Reserve e la Banca Centrale Europea erano i bersagli principali di tale incoraggiamento (fallendo nell'ampliare l'offerta di moneta ad un livello tale da mettere a tacere i loro critici). Certo, migliaia di miliardi di dollari e di euro sono stati creati dal nulla. E sì, le banche sono più che mai piene di liquidità. Ma la disoccupazione rimane incredibilmente alta e l'economia non ha ancora raggiunto un livello di crescita tale da soddisfare i pianificatori centrali.

Far pagare quelle banche che mantengono il denaro a bordo campo, è un disperato tentativo di scuotere le forze di mercato. Ma dal momento che gli effetti inflazionistici sono sempre effimeri, questo è più che altro un gioco psicologico. Lo scopo della banca centrale è quello di spremere le economie attraverso la creazione di un "effetto ricchezza". Se le persone si sentono più ricche, perché gli oneri finanziari sono in calo ed i prezzi degli asset sono in aumento – a causa di una iniezione di moneta che spinge i prezzi in su – allora è probabile che spenderanno di più. E' tutto un circolo virtuoso, fino a quando non crolla.

Non esiste qualcosa come un tasso di interesse negativo, in quanto è un'impossibilità logica. Siamo stati nutriti dalla propaganda: elicotteri che sganciano sacchi di soldi. Il punto di questa politica è far pagare una tassa alle banche in modo che le stesse la passino ai clienti. In questo modo, le persone sarebbero più riluttanti a mettere i loro soldi in conti di deposito o in conti di risparmio. Se debbono pagare un prezzo per il deposito, invece di ricevere un interesse, saranno più propense ad abbuffarsi presso il negozio locale. La filosofia alla base dei tassi di interesse "negativi" è quella di incoraggiare la spesa. E' una visione miope del mondo, e una perfettamente sintetizzata dal motto di Keynes: "Nel lungo periodo siamo tutti morti."

La creazione della prosperità economica non è l'unico ordine del giorno dei pianificatori centrali keynesiani. Il loro obiettivo primario è quello di piegare la realtà con le parole e le azioni. E' completamente utopico e non può essere fatto; ma questo non scoraggerà gli ingegneri sociali che spingono pulsanti presso la banca centrale. Diranno alla popolazione che la prosperità è a portata di mano, mentre inonderanno l'economia con cartastraccia. Solo alcuni traggono vantaggio da questa farsa, ma è abbastanza per placare le masse per un breve periodo. Nel frattempo, l'economia continua il suo giro sulle montagne russe della distorsione causata dagli ingegneri monetari che presumono di sapere di più di quanto sappiano realmente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


I consumatori sono i re in un'econmia di libero mercato

Freedonia - Mer, 02/07/2014 - 10:16




di Christopher Westley


Uno dei miei economisti preferiti nella storia del pensiero economico è il grande austriaco Carl Menger (1840-1921). Mentre la corrente principale della professione economica riconosce a Menger il suo contributo alla rivoluzione marginalista del 1870, lo ignora perché il suo quadro teorico non si presta a prescrizioni di linee di politica. In un'epoca in cui la professione economica viene in gran parte considerata come una branca ombra dello stato, i pensatori come Menger (e coloro che lavorano nella sua tradizione) non vengono esaltati o studiati nello stesso modo riservato a pensatori come Irving Fisher, John Maynard Keynes, Milton Friedman o Paul Krugman.

Questo è vero se non altro perché lo stato tende a non finanziare universitari o scuole di pensiero economico che non promuovono il suo ruolo centrale nell'economia o che non forniscono giustificazioni economiche alle sue interferenze con le forze di mercato. In assenza di tale contesto, il monetarismo della scuola di Chicago o il keynesismo della Ivy League avrebbero avuto molto meno rilievo nella scienza economica.

Il quadro teorico di Menger si differenzia dalle moderne interpretazioni economiche, perché ha rappresentato il culmine dello sviluppo del pensiero economico in era pre-Progressista, già sbocciato nel corso dei secoli soprattutto in Europa continentale con i pensatori scolastici del Medioevo e con i liberali francesi come Turgot, Cantillon e Say. Queste persone potrebbero anche aver studiato economia seguendo le Scienze Morali del XIX secolo, ma il loro slancio in tal campo era principalmente dovuto al desiderio umano di capire meglio il mondo e le leggi naturali che lo governano. Il loro interesse era per l'economia in quanto economia, e non semplicemente come strumento politico per far apparire lo stato più scientifico, efficiente, o benigno. (In realtà è l'esatto opposto.)

Quindi per studiare l'economia come scienza, soprattutto in un'epoca in cui sembra regnare una certa confusione su tale materia, non è una cattiva idea iniziare da Carl Menger.

Menger nacque in Galizia, una regione allora austriaca ma che ora è in Polonia, da una famiglia benestante con radici in Boemia. Durante le pause dagli studi presso le Università di Praga e Vienna, Menger lavorava come giornalista finanziario e sviluppò un certo talento per la scrittura di romanzi e commedie che venivano serializzate sui giornali.

Fu durante il suo lavoro di giornalista che Menger notò l'importanza delle discrepanze tra le dottrine economiche classiche sui fenomeni di mercato e quelle della sua epoca di cui si occupò nel corso della sua professione. Subito dopo aver ricevuto la laurea in legge presso l'Università di Cracovia nell'agosto del 1867, Menger intraprese lo studio formale dell'economia politica nel tentativo di comprendere meglio e risolvere queste discrepanze — uno sforzo che lo portò alla pubblicazione di Principi di Economia nel 1871.

Mentre Menger riconobbe che gli economisti classici avevano dato un contributo significativo allo sviluppo della teoria economica, credeva che uno dei loro difetti principali si ritrovasse nelle loro analisi del consumatore, una lacuna che è stata ampliata dalla loro enfasi sulla teoria del valore-lavoro e la loro teoria rudimentale dei prezzi (secondo cui i prezzi erano fenomeni derivanti in gran parte dal calcolo economico di uomini d'affari). Il contributo principale di Menger con il suo Principi, è stato quello di inserire il primato dei consumatori nella determinazione del valore e (per estensione) del prezzo, non solo sul mercato ma in tutte le attività economiche.

L'approccio mengeriano, che oggi chiamiamo scienza della prasseologia, ha sottolineato l'importanza dell'azione umana individuale derivante dal desiderio di soddisfare le esigenze personali e dal rapporto di questi bisogni con il mondo esterno. Avere un bisogno ed essere consapevoli che il mondo esterno possiede alcune caratteristiche che permettono all'individuo di soddisfarle, fornisce la base per l'azione umana logica e la valutazione soggettiva di beni e servizi. Menger ha inoltre osservato che al cambiamento della nostra conoscenza rispetto al mondo esterno, cambiano anche le esigenze individuali. Gli sforzi per soddisfare i bisogni sentiti, presuppongono il riconoscimento delle relazioni di causa/effetto che forniscono la base per tutte le azioni umane.

Si noti come quanto detto sia del tutto irrilevante per gli aderenti alla scuola keynesiana o di Chicago. La differenza principale è che entrambe le scuole visualizzano la singola persona (o attore) come un oggetto che deve essere manipolato in nome del successo delle linee di politica. Per i Chicagoboys questo successo si basa sui risultati di mercato che sono più vicini ai loro ideali preconcetti di efficienza del mercato; mentre per i keynesiani questo successo si basa sul raggiungimento dei livelli arbitrari di occupazione di breve periodo, i quali si ottengono penalizzando il risparmio e il consumo gratificante. Per entrambe le scuole la persona umana è un ingranaggio in una macchina economica che deve essere costretta ad agire in modi che facciano funzionare i loro sistemi. Tale è il punto di vista moderno — le sue radici si ritrovano nell'Era Progressista — ed è in contrasto con la storia dell'economia da Aristotele fino a Menger (e non solo attraverso coloro che hanno sviluppato il sistema di Menger).

Ma nel 1870 Menger applicò coraggiosamente le sue implicazioni alla determinazione del valore. Egli osservò che dal momento che le merci sono esterne alla persona umana e riconosciute soggettivamente come in possesso di qualità che consentono la soddisfazione di un certo bisogno, potrebbero essere differenziate in beni di ordine diverso. In Principi scrisse che esistono i beni d'ordine primario, come i beni che consumiamo per soddisfare i bisogni. Questi sono i classici beni di consumo.

I beni d'ordine secondario sono beni necessari per produrre i beni di ordine primario; mentre una macchina può essere un bene d'ordine primario che va a soddisfare una necessità per il trasporto, i beni d'ordine secondario includerebbero il vetro, la gomma, il cromo e tutti gli altri input che compongono la macchina. I beni d'ordine terziario sono tutti quei beni che sono necessari per produrre i beni d'ordine secondario, e così via, con forme più complesse di produzione e caratterizzate da ordini più distanti di produzione.

Tuttavia i valori di tutti i beni di qualsiasi ordine derivano dal desiderio iniziale del singolo individuo di soddisfare una necessità sentita, quindi la gomma non ha valore in sé o grazie al lavoro necessario per la sua produzione, ma a causa del desiderio umano iniziale per il trasporto. Questa comprensione dei beni è in netto contrasto con l'idea dei neoclassici, secondo cui il valore dei fattori economici fa riferimento alla loro utilità tecnica nella produzione. La teoria del valore di Menger rappresenta un'espansione della legge di Say, secondo cui l'offerta crea la propria domanda, ed è la giusta risposta teorica agli sciroccati monetari (al tempo di Menger così come a quegli di oggi) che non vedono differenza tra capitale diretto dallo stato e capitale ideato e diretto dal settore privato.

In verità, il capitale creato dal governo soddisfa le esigenze delle classi politiche e gli interessi clientelari ad esso collegati, mentre il capitale diretto dal settore privato mira alla soddisfazione del consumatore.

Senza l'influenza dello stato nello sviluppo del pensiero economico del XX secolo, è probabile che oggi Menger sarebbe conosciuto come un importante economista che corresse le carenze della scuola classica; e soprattutto non sarebbe mai stato necessario che l'economia classica si fosse suddivisa in varie scuole neoclassiche, caratterizzate da strumenti di indagine adeguati alle scienze fisiche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Ma quanto sono stupidi questi palestinesi

Luogocomune.net - Mer, 02/07/2014 - 10:00
Ci risiamo. Ogni volta che in Palestina si allenta la tensione e viene fatto un passo avanti verso la pace, ecco che i palestinesi si inventano qualcosa di tremendo per tirarsi la zappa sui piedi e scatenare contro sè stessi le ire di Israele.

Era successo nel 2005, mentre Sharon si recava a Washington per discutere la roadmap di pace in Medio Oriente. Proprio mentre lui era in volo per gli USA, gli stupidi palestinesi decisero di far saltare in aria una pizzeria a Tel Aviv, "obbligando" il primo ministro israeliano a tornare immediatamente a casa, e rimandando a tempo indeterminato le trattative sulla roadmap.

Era successo nel 2008, quando gli israeliani avevano deciso di restituire ai palestinesi il controllo di Gaza. Per tutta risposta Hamas, ebbra di felicità, non trovò di meglio che mettersi a lanciare razzi contro Israele, scatenando una feroce ritorsione dell'IDF sulle proprie famigle di innocenti.

E' successo un mese fa. Dopo aver finalmente raggiunto un accordo con Fatah - la fazione moderata dei Palestinesi - ...

A World Tax is Close to Implementation

Deep Politics Monitor - Mer, 02/07/2014 - 09:36
...The globalist world tax plan is pushed under the guise of catching the "tax cheats" that invest over seas-mostly the rich it is argued-so the rest of us naively assume that it will not impact us. We are told that tax evasion is a global problem so we need an IRS-type world organization to catch the "cheats" but to do this we first need the sharing of the financial records of all people with

Finance and real economy keep going in opposite directions

Deep Politics Monitor - Mer, 02/07/2014 - 09:34
Notes From Underground: BIS Warns About “Euphoric” Markets How the Fed Has Helped the 1%

Quello di secessione: un diritto fondamentale!

Von Mises Italia - Mer, 02/07/2014 - 08:00

Qual è il Paese più piccolo del mondo? Monaco? Certo che no.

Malta?  Assolutamente troppo grande.

Anche la Città del Vaticano, sebbene conti solo una popolazione di 770 persone,  risulta essere enorme a confronto.

Si chiama Sealand, fondata e governata da Paddy Roy Bates, un uomo straordinario che si è spento questa settimana all’età di 91 anni [lo scritto originario risale al 13 ottobre 2012, ndt]. Egli fu l’originale radio operatore pirata e il Principe di Sealand, una minuscola chiatta collocata sei miglia al largo della costa orientale della Gran Bretagna, al di fuori dunque dalle acque territoriali del Regno Unito.

Dalla nazione di sua invezione, Bates mise in onda Radio Essex nel 1965 e nel 1966, diffondendo musica rock in un’epoca in cui la BBC non si mostrava certo tenera con quel genere, e in generale mostrando al mondo come comunicare oltre i confini di quanto la legge permettesse.
Stiamo parlando di un vero e proprio antesignano, di un uomo che tracciò la strada verso l’internet dei giorni nostri. A quei tempi, bisognava avere un gran coraggio ed essere dei visionari per realizzare quello che fece. Bates si separò effettivamente dallo Stato nazionale per stabilirne uno proprio, al fine di garantire la propria libertà di espressione e di fornire un contributo concreto agli standard di vita del periodo.

La sua nuova nazione aveva una costituzione, una bandiera, un inno, e riuscì anche a sviluppare un commercio attivo nell’emissione di passaporti (pare ne siano stati rilasciati 150.000!). Il motto nazionale: E Mare Libertas. Dal mare, la libertà. In qualità di principe auto-nominatosi, una volta venne anche arrestato dalle corti britanniche, ma i giudici dovettero archiviare il caso, in quanto la  sua chiatta era al di fuori delle acque territoriali del Regno Unito. Egli si guadagnò la sua libertà attraverso una pratica seria e tanto impegno.

Leggendolo attraverso un’intervista del 2011 con il figlio Michael, ci accorgiamo di trovarci di fronte non ad una persona stramba, bensì alla quintessenza del genio imprenditoriale: un vero e proprio lascito. Ad esempio, non avevo proprio idea che Sealand fosse rappresentata in centinaia di eventi sportivi internazionali! Questo perché gli atleti di tutto il mondo hanno manifestato la volontà di farne parte in occasione di eventi di scherma, di minigolf, e anche di calcio.

Sealand possiede anche la sua moneta.
Non sono frottole. So quello che probabilmente state pensando: “voglio ottenere subito la cittadinanza!”  Bene, in questo caso, potreste andare sul sito internet dedicato ed acquistare il titolo che più vi aggrada:  Lord,  Lady, Barone, Baronessa, Conte o Contessa. Questa è la massima espressione del capitalismo: la commercializzazione dei privilegi reali!

È certamente difficile per noi immaginare a quali difficoltà si dovette far fronte all’epoca in cui Sealand fu fondata. Al giorno d’oggi, chiunque di noi potrebbe trasmettere qualsiasi cosa in ogni dove, semplicemente connettendosi con uno smartphone ed utilizzando un software di podcasting adeguato. Non ci soffermiamo nemmeno a pensare. Diamo per scontato il fatto che esista un diritto ad essere ascoltati e ad impiegare qualsivoglia mezzo tecnologico che sia funzionale alla causa. Basta che lo si voglia, e potrei trasmettere in diretta dal mio ufficio, mostrandovi tutto quello che accade in tempo reale (presumendo che a voi interessi veramente vedere quale tipo di caffè sto sorseggiando in questo momento).
Ma allora non era considerato così automatico che gli individui avessero il diritto di trasmettere solo quello che andava loro a genio. La televisione e la radio erano monopoli statali. Gli Stati ne controllavano i contenuti. Niente che non fosse stato preventivamente approvato si sarebbe mai potuto captare sulle onde radio. Ci sono voluti pionieri come il Principe Bates per indicarci la strada e dimostrarci che il mondo non sarebbe comunque andato in pezzi se anche la gente avesse potuto dire o ascoltare cose non autorizzate dallo Stato.

Siamo così riusciti a superare le nostre fobie circa la diffusione di trasmissioni pirata – ognuno è, per così dire, un soggetto emittente pirata al giorno d’oggi, e ciononostante l’umanità ancora sopravvive – ma possiamo dire lo stesso dell’altra questione sottesa a questa vicenda, senz’altro di più ampia portata?  Ci riferiamo, naturalmente, al tema della secessione politica.  Questo e nient’altro è ciò che Bates fu costretto a mettere in atto per spingere il mondo un passetto o due più avanti. Ma al giorno d’oggi, la gente indietreggia spaventata al solo sentir nominare la parola “secessione”.

Ma per qual motivo? Se i costi di essere governati superano di gran lunga i suoi benefici, perché mai le associazioni e gli individui dovrebbero essere costretti a mantenere un legame con i loro governanti?

Se lo Stato è davvero così convinto che i suoi servizi, dallo stesso erogati, siano semplicemente essenziali per il nostro benessere, perché non mettersi alla prova e lasciare che le persone possano liberamente scegliere ed esercitare il diritto di uscita, qualora le stesse considerino i costi troppo gravosi?

Del resto, è proprio quello che facciamo quotidianamente con un gamma di altri servizi. Supponiamo di aver stipulato un contratto per un servizio di disinfestazione per casa nostra, e che detto servizio funzioni bene per un determinato periodo di tempo. Poi, all’improvviso, gli insetti iniziano a proliferare un po’dappertutto. Chiamiamo il nostro addetto all’intervento, ma questi non si presenta. E non risponde nemmeno alla nostra chiamata. La situazione ben presto precipita. Concediamo comunque alla società il beneficio del dubbio. Ma a un certo punto,  gettiamo la spugna e risolviamo il contratto. Se un numero sufficiente di persone si comporta in questo modo, i bilanci della società cominciano a soffrire. E pertanto questa o si dà una regolata, oppure ben presto verrà estromessa dal mercato.

Dovremmo riservare lo stesso trattamento anche per lo Stato. Con il sistema attuale, che non ci permette di annullare il contratto  - anzi no, è ancora peggio, visto che non esiste alcun contratto! – lo Stato non ha alcun incentivo per migliorare l’erogazione dei suoi servizi. Continuerà a succhiarci soldi, restando del tutto insensibile alle proteste. Cerchiamo di risolvere il contratto, ma nessuno presta ascolto. Questa situazione non sarebbe nemmeno lontanamente concepibile nell’ambito delle relazioni commerciali, ma è quella a cui dobbiamo quotidianamente sottostare quando abbiamo a che fare con il settore pubblico.

I vecchi liberali classici, e tra questi il più famoso Thomas Jefferson, fecero del diritto di secessione  una questione di diritti umani. Le persone non dovrebbero essere costrette in relazioni con il governo che non siano funzionali ai loro interessi. Ma, nella fattispecie, si riscontra un problema anche di carattere pratico. Abbiamo bisogno di qualche strumento che ci consenta di tenere sotto controllo il potere dello Stato. E niente sembra funzionare. Abbiamo provato con le costituzioni. Abbiamo provato con dei meccanismi di controlli e bilanciamenti incrociati. Abbiamo provato introducendo il voto praticamente su ogni questione. Ma non c’è nulla da fare. Per cui, il diritto di elaborare e di tentare altre soluzioni al fine di preservare la libertà umana potrebbe funzionare proprio dove tutto il resto ha fallito.
Anche se la secessione non conseguisse questo obiettivo, essa consente comunque di realizzarne un altro, di fondamentale importanza. Secedendo, ci sbarazzeremmo del problema di pagare per un servizio che non corrisponde certo al suo costo! Un obiettivo che, da solo, concorre alla causa della salvaguardia della dignità umana.

Questo significa che dovremmo andare a vivere su una chiatta in mezzo all’oceano? Se scegliessimo di farlo, nulla da obiettare. Ma la tecnologia digitale ha effettivamente compiuto passi da giganti nel consentirci di abbattere le barriere fisiche che ci separano. Oggi abbiamo la possibilità di beneficiare di interazioni  reciprocamente produttive con persone provenienti da tutto il mondo. Stiamo tutti scoprendo che abbiamo molto più in comune gli uni con gli altri in quanto persone, rispetto a quanto si possa averlo con i nostri governi. Siamo in grado di operare e di lavorare con questo modello e, se ci è consentito farlo, di realizzare la secessione senza nemmeno staccarci dalla nostra sedia.

Da un punto di vista tecnologico, il progetto è più realizzabile che mai. Nella pratica, le persone si stanno prodigando per conseguire la secessione in svariati modi al giorno d’oggi – ovvero, detto altrimenti, esse hanno ingaggiato una lotta per togliersi il giogo dal collo.  Le leggi degli Stati sono diventate talmente gravose e ridicolmente ingombranti che miliardi di persone in tutto il mondo hanno deciso di  muoversi, con l’intento di creare qualcosa di valore per se stesse, arricchendo la propria esistenza. Questa costituisce una sicura forma di secessione.

Le secessioni hanno costituito una parte importante della storia della libertà. Le persone che rompono con l’esistente conferiscono un nuovo inizio alla libertà. Questo è ciò che è successo quando è terminata la morsa mortale dell’Unione Sovietica. Ed è quello che accadde nel 1776 quando si venne a determinare la nuova nazione chiamata  “Stati Uniti”.
L’unico problema con la secessione è che l’idea viene raramente presa in considerazione.

Come è fantastico che il Sud abbia dichiarato la propria secessione dall’Unione, così anche agli Stati della Confederazione si sarebbe dovuto consentire di separarsi dal nuovo governo centrale e, allo stesso modo, agli schiavi di liberarsi dai loro padroni. Il diritto di secessione è un diritto individuale.
Potrebbe accadere anche oggi. Abbiamo ancora tanto da imparare dalla vita di quel grande uomo che è stato Paddy Roy Bates. Ha anticipato i tempi. Egli ci ha mostrato come nel mondo fisico fosse possibile realizzare ciò che è concepibile nel mondo digitale. Certo: lo hanno definito “pirata”.  I governi sono sempre dietro la china. Egli è stato veramente un pioniere e un profeta del mondo a venire.

 

Articolo di Jeffrey Tucker su Laissez Faire

Traduzione di Cristian Merlo

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The World’s Cheapest Asset

Deep Politics Monitor - Mar, 01/07/2014 - 21:44
by Andy Hoffman, Miles Franklin:  For the past week, my “spider senses” have been tingling – as something tells me the window to own the “world’s cheapest asset” may shortly be closing.  No, this is not a “market timing” call.  To the contrary, given the 100% rigged nature of today’s financial “markets,” traditional tools have limited short-term usefulness; and thus, we simply focus on the

Facebook's Psychological Experiments Connected to Department of Defense Research on Civil Unrest

Deep Politics Monitor - Mar, 01/07/2014 - 21:36
From SCGupdates, 01.Jul.2014 It turns out that one of the researchers who ran Facebook's recent psychological experiments received funding from the U.S. Department of Defense to study the contagion of ideas There has been quite a bit of chatter this past week after it was revealed that a recent Facebook outage was the result of a psychological experiment that the company conducted on

Before Shooting in Iraq, a Warning on Blackwater

Deep Politics Monitor - Mar, 01/07/2014 - 21:10
[this is telling on who's (not) in charge]: Just weeks before Blackwater guards fatally shot 17 civilians at Baghdad’s Nisour Square in 2007, the State Department began investigating the security contractor’s operations in Iraq. But the inquiry was abandoned after Blackwater’s top manager there issued a threat: “that he could kill” the government’s chief investigator and “no one could or would

Chinese Gold Bullion Firms Defrauded Beijing Of US$15 billion

Deep Politics Monitor - Mar, 01/07/2014 - 12:32
from China Topix, June 30, 2014:  China’s National Audit Office’s has reported that Chinese bullion companies using falsified gold transactions have defrauded the government of US$15 billion (CNY94 billion). It said the widespread fraud involved 25 bullion processing companies across China that also made an illegal profit of US$145 million. Western analysts, however, believe the extent of

L'orribile minaccia di Draghi: “Abbiamo finito? Certo che no!”

Freedonia - Mar, 01/07/2014 - 10:15




di David Stockman


L'ultima conferenza stampa della BCE equivaleva ad una farsa monetaria. Come può un qualsiasi adulto credere che un taglio di 10 bps dei tassi di riferimento (da un livello già microscopico di 25 bps) possa cambiare una situazione economica che sta già gemendo sotto il peso di $60 bilioni di debito pubblico e privato?

Qual è esattamente il punto dei tassi negativi sui fondi bancari depositati presso la BCE quando non ci sarà mai alcun acquirente? Dopo tutto, le banche europee hanno parcheggi alternativi in cui stipare il contante. Come può un nuovo acronimo, chiamato TLTRO, nascondere il fatto che sia essenzialmente un nuovo programma di prestiti gratuiti? Come indicato da questo nuovo atto della BCE, verranno spostati alcuni fondi dal settore ipotecario, obbligazionario o da altri scopi speculativi e saranno incanalati in finanziamenti definiti "produttivi". E poi si ripartirà dal "via", dove i privilegiati raccoglieranno alcuni fondi TLTRO delle BCE e ritireranno il proprio premio per tutto il fastidio.

Questo sciocco giochetto, infatti, è l'opera di keynesiani disperati a Francoforte che abbracciano due proposizioni che sono inequivocabilmente e palesemente sbagliate. Vale a dire, che l'economia dell'area euro stia annaspando a causa di un piccolo calo nel credito non finanziario e che la "bassa inflazione" sia il grande ostacolo che impedisce alle ruote del credito e del commercio di girare ad un ritmo più soddisfacente.

In verità, la zona euro ha sperimentato un'esplosione della crescita del credito bancario nel settore privato non finanziario. Come mostrato di seguito, i prestiti bancari totali sono cresciuti ad un CAGR del 7.5% durante i 10 anni prima dell'inizio della crisi finanziaria nel 2008. Durante quei giorni felici non c'era ovviamente niente di sbagliato con il credito bancario — soprattutto in considerazione del fatto che nel corso dello stesso decennio il PIL della zona euro è cresciuto soltanto ad un CAGR del 4.4%. Espresso in termini di dollari assoluti, il guadagno confina con una frenesia nel prestito. Durante suddetto decennio, il debito non finanziario totale nella zona euro è cresciuto dell'equivalente di $7 bilioni — vale a dire, di un importo pari all'intero portfolio di crediti del sistema bancario degli Stati Uniti alla vigilia della crisi.

Quindi quello che è successo non è altro che il modello DM universale. I bilanci dei mutuatari erano drammaticamente sottoposti a leva finanziaria — con il credito non finanziario che è passato dal 77% del PIL nel 1998 al 104% un decennio più tardi. Ma quello che è successo dopo è comunque conforme al modello, cioè il settore economico delle famiglie dell'area dell'euro ha raggiunto il picco di indebitamento nel periodo pre-crisi finanziaria, il che significa che sin da allora i rapporti di leva non si sono mossi.

Così, durante i quattro anni successivi finiti all'inizio del 2012 — a pochi mesi prima del "whatever it takes" di Draghi — il credito non finanziario nella zona euro è cresciuto meno dell'1% annuo, e il rapporto di leva è rimasto incatenato a circa il 105% del PIL. Inoltre, questo rallentamento del 90% nel tasso di crescita del credito non aveva nulla a che fare con l'attuale sciocchezza di una bassa inflazione. Nel decennio prima della crisi finanziaria, il CPI dell'area euro è aumentato ad un tasso del 2.1% annuo, e durante i quattro anni post-crisi ad un tasso annuo dell'1.8%.

Sicuramente non è stata una riduzione di 30 bp nel tasso di inflazione al consumo che ha portato ad un brusco arresto la crescita dei prestiti. E' stato il fatto che i bilanci delle famiglie e delle imprese nella zona euro erano decotti. Questo è stato particolarmente vero nei paesi periferici dove la festa dei prestiti pre-crisi è stata decisamente sconsiderata. In breve, il problema era il picco del debito, non la bassa inflazione.

La prova che mette il chiodo nella bara la ritroviamo dall'inizio del 2012. Durante tale periodo di 27 mesi il CPI è aumentato da 113.5 a 118.3 — vale a dire, ad un tasso annuo del 2.0% — nonostante tutte le lamentele insistenti su un'inflazione inferiore all'1% nel corso degli ultimi mesi. Nel frattempo, il debito non finanziario totale è sceso di circa il 3% — anche se rimane vicino al picco del 102% del PIL dell'area euro.

Nel mondo keynesiano dove tutto è un flusso, e le condizioni patrimoniali non importano, i responsabili politici continuano a martellare sul chiodo dei tassi di interesse quando la crescita economica rallenta o è marginalmente negativa. Così facendo, tendono ad afferrare qualsiasi condizione transitoria e la trasformano in una foglia di fico per giustificare i loro sforzi febbrili per evocare più elisir di debito.

Ma dovrebbero rispondere a questo quesito. Se i bilanci non contano e la bassa inflazione è come un posto di blocco, perché il debito non finanziario è cresciuto ad un tasso annuo del 7.5% con un CPI al 2.1% durante il 1998-2008, ma si è ridotto del 3% nel 2012-2014 quando il CPI ha avanzato ad un ritmo del 2.0%? La risposta ovvia è che i bilanci completamente ingolfati possono essere sfruttati solo una volta, e la festa del debito è finita sei anni fa.

Infatti poco meno di €10 bilioni di debiti non finanziari totali, è una cifra quasi identica a quella del 2008. Sin da allora, tuttavia, la sbornia post-festa del debito ha lasciato un'impronta indelebile, ma i burocrati incompetenti e keynesiani che dominano la politica di Bruxelles e Francoforte non riescono a vederla.

La realtà è che nella zona euro il PIL ha smesso di crescere perché l'onere complessivo del debito e le tasse hanno arrestato il motore della crescita. Così, tra il 1° trimestre 2008 e il 1° trimestre 2014, il PIL nominale è cresciuto soltanto ad un tasso annuo dello 0.7% — una sciocchezza rispetto alla crescita del 4.4% durante il decennio precedente alla crisi finanziaria.

Allo stesso tempo, l'idea che l'Europa abbia troppo poca inflazione nel CPI è assurda, come dovrebbe essere evidente dal grafico qui sotto. Come si suol dire, la linea dell'indice del CPI sale in basso a sinistra fino in alto a destra, e raramente ha perso un colpo in due decenni consecutivi. Di conseguenza, dall'inizio del 2008 il CPI dell'area euro è salito ad un CAGR dell'1.9%. Questo è il target più vicino possibile a quello della BCE (appena al di sotto del 2.0%).





Ma rappresenta anche un promemoria del vero problema europeo. Il PIL reale è ancora al di sotto del livello pre-crisi, perché su una base tendenziale l'inflazione è in aumento più rapidamente del PIL nominale. Di conseguenza, cercando di stimolare una maggiore inflazione, Draghi e la sua banda di geni monetari non farebbe altro che ampliare il divario tra inflazione/PIL nominale, e quindi aggravare il problema della crescita reale!

L'intera proposizione secondo cui più inflazione porterà ad un maggiore indebitamento, è semplicemente sbagliata in condizioni di debito ai massimi livelli. Draghi e compagnia stanno solo spingendo a tutto gas sul pedale del debito keynesiano.




Ironia della sorte, l'unica ragione per cui l'area dell'euro sta subendo un rallentamento momentaneo nel suo trend inflazionistico, è che i giocatori d'azzardo finanziari hanno fatto "call" al bluff di Draghi di metà 2012. Dovrebbe essere evidente, ormai, quale piega abbia preso la festa del sistema finanziario globale durante la nostra epoca di pianificazione centrale monetaria, di brutale repressione finanziaria e di disconnessione tra i prezzi degli asset e il rischio.

Di conseguenza, il gioco d'azzardo ha rastrellato il debito sovrano fortemente scontato della periferia  dell'Europa e non si è più guardato indietro. Gli acquisti hanno generato altri acquisti tra i player; e l'aumento dei prezzi del debito ha spinto le banche commerciali a caricarsi delle emissioni sovrane delle proprie nazioni.

Inutile dire che è stato l'afflusso di denaro dell'azzardo morale che ha condotto il debito spagnolo e italiano da rendimenti superiori al 7% a rendimenti inferiori al 3% (senza alcun cambiamento nei fondamentali macro e fiscali sottostanti), oppure che ha permesso la "ri-apertura" del mercato del debito greco sotto il 5%, cosa che ha anche causato un repentino e persistente aumento del tasso di cambio dell'euro — spingendolo su del 10% mentre si dipanava il cosiddetto miracolo di Draghi. Nel radunare i player, Draghi ha anche importato un carro carico di pressione deflazionistica di breve periodo.

L'economia della zona euro è rimasta al palo sin dalla crisi finanziaria del 2008. Gli errori sottostanti si sono accumulati per 50 anni con l'aumento della forte pressione fiscale, la forte dipendenza dal welfare state e il capitalismo clientelare della moderna banca centrale.

Ora Draghi & Co. hanno abbracciato il compito futile di forzare più debito nei bilanci che sono saturi e più inflazione in un'economia che si sta contraendo in termini reali. Ma l'unica cosa in cui forse possono avere successo, è creare un'altra corsa sull'euro — la quale farebbe sparire i player globali e farebbe crollare il prezzo del debito sovrano in tutta la periferia dell'euro.

Alla fine, però, forse i keynesiani di Francoforte faranno qualcosa di utile. Cioè, scateneranno un'altra crisi che potrà finalmente mettere fuori gioco l'euro.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli


L'autoaffondamento dei governi europei in seno alla UE

Luogocomune.net - Lun, 30/06/2014 - 18:50
I governi europei, su pressione di Washington, nominano una volgare spia USA a capo della Comissione. Ecco chi gestirà l'agenda del patto transatlantico.

di Thierry Meyssan

Mentre la stampa europea saluta la nomina di Jean Claude Juncker alla presidenza della Commissione Europea come "un progresso democratico", Thierry Meyssan denuncia l'autoaffondamento della sovranità dei governi europei, sotto la pressione di Washington, e la nomina di una volgare spia degli Stati Uniti.

È un autentico autoaffondamento quello al quale i governi europei sembrano essersi voluti consegnare il 27 Giugno 2014: il Consiglio dei capi di Stato e di governo ha convalidato la nomina di Jean Claude Juncker quale presidente della Commissione Europea, in ragione del fatto che il suo partito (il partito Popolare Europeo) è arrivato primo in occasione delle elezioni del Parlamento Europeo.

Di conseguenza, il prossimo presidente della Commissione sarà l'unica personalità eletta dall'insieme dei cittadini dell'Unione, ...

Soluzioni per gli investimenti in un'epoca di follia monetaria

Freedonia - Lun, 30/06/2014 - 10:00




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Sempre più spesso vengo pungolato dalle critiche che mi ricordano come io sia pigro (pensiero solitamente formulato come "pigro schifoso") perché non mi piace lavorare in generale e come IO sia diventato effettivamente ostile a lavorare.

Ok, ammetto che avrei potuto essere una persona migliore in molti, molti modi, e che sono diventato sempre più strano e paranoico sin dal 1987, la "data dell'infamia" in cui il demone dall'inferno, noto come Alan Greenspan, divenne presidente della Federal Reserve e diede vita a questa folle inflazione dell'offerta di moneta.

In conseguenza di ciò, i miei rapporti con la carriera e con la famiglia sono peggiorati in quanto entrambi mi hanno sempre perseguitato affinché "mi presentassi sul dannato posto di lavoro," esercitassi le mie "responsabilità familiari" e agissi come un vero "padre" invece di comportarmi come un vecchio paranoico che è terrorizzato dall'inflazione dell'offerta di moneta perché si traduce in un'inflazione rovinosa dei prezzi, e bla, bla, bla siamo dannatamente fregati.

Il fatto triste è che sono spaventato a morte perché TUTTO quello che mi interessa è la mia sopravvivenza personale, salvare me stesso dall'orribile crollo dell'economia, delle banche, degli asset e del potere d'acquisto del dollaro. Tutti e tutto verranno devastati dall'inflazione dei prezzi causata dall'inflazione omicida dell'offerta di moneta ordita dalla malvagia Federal Reserve, la quale ha gonfiato ormai una moltitudine di bolle nelle azioni, nelle obbligazioni, negli immobili, nel debito privato, nel debito studentesco e nell'enorme, suicida, folle, scandaloso deficit di spesa del governo federale! Incredibile!

Paralizzato dalla paura, potete sicuramente capire perché io sia preda di un'isteria paranoica e di un odio ribollente, sentimenti a cui il mio capo sembra immune: "Basta con questa storia dell'oro, dell'argento e del petrolio, pensa a lavorare invece!" Dovrebbe supplicarmi in ginocchio: "Dicci che ci ami! Per favore! Dicci che ci ami!"

Dopo aver chiuso le porte con una doppia mandata, impostato l'allarme su "Risposta Letale Massima" e sceso nel confortevole ripostiglio sotto le scale, uno ritrova una certa armonia in un ambiente simile poiché lascia che la paranoia scemi in serenità; effetto coadiuvato da un sacco di tempo per mangiare burritos, bere birra e pensare a certe cose. Cose come: "Che diavolo è questo tanfo?" (I miei calzini.)

Avendo avuto successo nella risoluzione di quel mistero, ho rivolto la mia attenzione alla domanda successiva: "Come è possibile che siamo stati così, così, Così Dannatamente Stupidi (CDS) da ignorare le glorie della scuola austriaca (basate sul capitalismo, sulla libera impresa e su un'offerta di moneta stabile) e invece ci siamo auto-distrutti con la stupidità keynesiana (basata su debiti soverchianti, deficit di spesa abnormi e una quantità di moneta in continua espansione)?"

Voglio dire, a COSA stavamo pensando mentre mandavamo tutto a puttane?

A questo proposito, nel corso degli ultime settimane il Junior Mogambo Ranger (JMR) Phil S. mi ha mandato diversi articoli sulla terrificante cornucopia di ormoni e sostanze chimiche nella nostra acqua, nel cibo che mangiamo e nell'aria che respiriamo; per non parlare della grande invasione di specie esotiche di piante e animali, qualcosa di cui certamente preoccuparsi oltre all'Armageddon economico che piomberà su di noi.

Poi c'è la recente scoperta che, quasi incredibilmente, il comportamento viene ereditato nel proprio DNA! Stupefacente! Questo significa che se siete un coniuge pigro e un genitore sotto lo standard, oppure un dipendente inutile e stupido, allora anche i vostri figli lo saranno! Oops! Peccato per loro!

E ora abbiamo la nuova scienza dell'epigenetica, cioè "controllo genetico mediente fattori diversi dalla sequenza del DNA," come gli inquinanti di cui sopra e un milione di altre cose che vanno ad alterare il vostro DNA, cosa che a sua volta modificherà il vostro comportamento in modo imprevedibile! Oddio! Non se ne esce!

Ora, come noterete dallo sguardo inorridito sul mio viso impietrito, sono più depresso e folle di paura che (gulp!) mai! Che mai! E anche molto, molto più paranoico!

Ma questa roba genetica non solo spiega il comportamento bizzarro che vedo intorno a me, ma anche il perché la maggioranza delle persone non si stia affrettando a comprare oro e argento in preda al terrore. Il loro DNA è talmente danneggiato che ormai sono troppo stupidi!

Ma, ripeto, ci vuole un Particolare Tipo Di Stupido (PTDS) per rendersi conto che dopo migliaia di anni non è cambiato nulla in economia. Denaro, debiti, interessi, tasse e regolamentazione del governo sono sempre esistiti. Niente di nuovo.

E quando si scopre che il fallimento e la rovina economica si ripresentano ogni volta che l'offerta di moneta viene ampliata artificialmente, allora un Particolare Tipo di Stupido (TSDS) diventa una cosa tangibile con ogni nuovo dollaro creato dalla malvagia Federal Reserve.

Già sento le vostre suppliche. "Oh, guai a noi! Aiutaci, Meraviglioso E Saggio Mogambo (MESM), la cui brillante intelligenza economica illumina l'intero settore della galassia! Quindi dicci, maestro sublime e MESM assoluto, deve esistere per forza un Particolare Tipo Di Genio (PTDG) baciato dal karma per mettere le cose a posto!"

Tanto per cominciare, per parafrasare Leslie Nielsen nel film Airplane!, "Smettila di chiamarmi Shirley!"

Per quanto riguarda un PTDG, gioite perché io, come sottolinea la MESM del paragrafo precedente, sono qui per rispondere alle vostre preghiere!

Come mostra CHIARAMENTE la storia, quelle persone che in questo momento stanno comprando oro, argento e petrolio rappresenteranno quel Particolare Tipo Di Genio (PTDG) che cavalcherà l'inevitabile salita dell'oro e dell'argento.

Quando accadrà? Facile! Dopo che tutto il resto sarà andato a ramengo!

Semplice. Elegante. Quindi: "Whee! Questa roba dell'investire è facile!"

Beh, forse non così piacevole, ma, devo ammetterlo, facile!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Una laurea non farà di te un milionario

Von Mises Italia - Lun, 30/06/2014 - 08:00

Di questi tempi, sta diventando sostanzialmente meno difficile convincere la gente che l’università non sia un modo sicuro per avere una buona vita. Persino Paul Krugman ha concesso che “non è più vero che l’essere in possesso di una laurea garantisca che tu avrai un buon lavoro”. Si può dire di nuovo: il 53 percento dei neo-laureati è o senza lavoro o sottoutilizzato. Sfortunatamente, i miti sono duri a morire. Molte persone ancora credono a ciò che Hilary Clinton una volta disse, “si stima che i laureati in possesso di una laurea breve guadagnino all’incirca un milione di dollari in più [rispetto a chi ha un diploma di maturità]”. Questo può suonare convincente, ma questa cifra – basata su un resoconto del Census Bureau – è circa tanto vera quanto rilevante.

Dopo tutto, non è vero che le persone più alacri ed intelligenti tendono maggiormente ad andare all’università? Questa non è una discussione che mette in contrapposizione natura e cultura, i fattori dietro a queste qualità non sono correlati con la discussione in questione. Se uno ammette, comunque, che i più ambiziosi e talentuosi vanno all’università in maggior proporzione rispetto ai loro pari, la signora Clinton avrebbe allora dovuto dire che “si stima che i più alacri ed intelligenti guadagnino all’incirca un milione di dollari in più dei loro pari”. Ritengo che i giornalisti non abbiano bisogno di essere fermati.

Per un motivo, la stima del Census Bureau include chi guadagna molto come gli amministratori delegati, che distorcono la media verso l’alto. Sebbene alcuni, come Mark Zuckerberg e Bill Gates, non si siano laureati, molti lo fecero. Questo è il motivo per cui è meglio usare la mediana (il numero centrale del data set) piuttosto che la media. È anche il motivo per cui Hilary Clinton ed altri che ripetono questa notiziola non lo fanno.

Inoltre, solo perché le persone più intelligenti vanno all’università non significa che dovrebbero. Essi potrebbero guadagnare più soldi, ma ciò di cui entrano in possesso è più importante di ciò che fanno. L’opinionista di finanza Jack Hough ha creato uno scenario ipotetico molto illuminante con due persone, una che sceglie l’università e l’altra che entra nel mondo del lavoro dopo la maturità. Hough poi usa il costo medio dell’università così come i dati dello U.S. Census Bureau per il reddito medio dei laureati e non laureati, aggiustati per l’età. Egli assume che entrambi risparmino ed investano il 5% del loro reddito annuo. All’età di 65 anni, che aspetto ha il guadagno netto dei due?

- Laureato: 400.000 $

- Diplomato: 1.300.000 $

Quando uno pensa al solito racconto università contro non università, esso diventa davvero assurdo. Infatti, chi, precisamente, stiamo comparando? Non stiamo solo mettendo a confronto Jane-avvocato con Joe-carpentiere, ma stiamo anche comparando gli analisti finanziari con i disabili mentali, gli ingegneri civili con i drogati, gli architetti con chi chiede le elemosina, i direttori di mercato con gli immigrati che possono a malapena parlare inglese e i professori universitari con criminali recidivi (i cui guadagni, ad ogni modo, sono raramente riportati). Molte di queste persone inguaiate non hanno un diploma di maturità, ma è scioccante come di questi tempi esse tirino i ragazzi dentro questo sistema. Circa il 50 per cento dei diplomati a Detroit è analfabeta di ritorno e le cose non vanno meglio per il Paese nel suo complesso. E qualcosa mi dice che questi particolari non laureati abbiano bisogno di qualcosa di diverso che quattro anni di bevute e studi di filosofia Lockeiana (beh, più probabilmente Marxista).

Potrebbe senza dubbio essere una buona cosa ottenere una laurea. Se uno vuole essere un contabile, un ingegnere o un dottore una laurea è richiesta. E quei lavori hanno stipendi molto alti. Ma uno può davvero aspettarsi di guadagnare un sacco con un titolo in sociologia o studi etnico-militari sulle donne africane nel Medioevo? Più o meno, gli unici lavori che questi titoli aiutano ad ottenere, in un modo o nell’altro più del “hey, si sono laureati”, sono lavori per insegnare sociologia o studi etnico-militari sulle donne africane nel Medioevo. E ciò richiede, inoltre, un titolo avanzato (ovvero, altri soldi sprecati).

Come se non bastasse, una laurea non garantisce un reddito particolarmente alto. CBS News fece girare un articolo sui 20 titoli di laurea peggio pagati. Il peggiore era studi dell’infanzia e della famiglia, con un salario medio di partenza di 29.500$ e, a metà carriera, di 38.400$. Storia dell’arte chiudeva la lista dei 20 con una media di partenza di 39.400$ e a metà carriera di 57.100$. Altre lauree nel mezzo includevano educazione elementare, arti culinarie, studi religiosi, nutrizione e musica.

Questi sono salari decenti, ma valgono i costi monetari e di opportunità? Con le tante informazioni ottenibili tramite internet, molte abilità possono essere conseguite da soli. Alternative all’università come l’impresa e programmi di apprendistato sono spesso ignorati. Infatti, gli apprendisti tipicamente vengono pagati per il loro lavoro mentre stanno imparando. Le paghe annue medie di un idraulico e di un elettricista sono 52.959$ e 53.030$ rispettivamente. Queste sono migliori rispetto a molte medie di chi ha conseguito una laurea e arrivano senza alcun debito.

E quel debito sta diventando sempre più grande dato che le rette universitarie continuano a crescere. Negli ultimi cinque anni, la retta è cresciuta il 24 percento più dell’inflazione. Includendo i libri, le ripetizioni, il trasporto ed altri costi, gli studenti delle università del loro stesso Stato, nel 2013, hanno pagato una media di 17.860$ per un anno (gli studenti che sono andati ad una università in uno Stato diverso da quello natale hanno pagato considerevolmente di più). E nonostante tutto ciò, molti studenti addirittura non finiscono. In accordo con lo US News & World Report,

Studi hanno mostrato che le università senza test di ingresso rilasciano il titolo, in media, al 35% dei loro studenti, mentre le scuole più competitive laureano l’88%. Il tasso del 97% di laureati nei quattro anni detenuto da Harvard non dovrebbe essere così sorprendente … [d'altro canto] il tasso dell’università del Texas del Sud era del 12%.

Il 12% è semplicemente ridicolo, ma il 35% per scuole senza test di ammissione è un risultato altrettanto negativo. Persino l’88% valido per le scuole competitive lascia un 12% dei loro studenti senza titolo, ma pieno di debiti.

Dato tutto ciò, non può sorprendere che i tassi di insolvenza sui prestiti a studenti (che non possono essere spazzati via in bancarotta) sembrano essere più alti di quello che viene tipicamente riportato. In accordo con The Chronicle,

Uno su cinque dei prestiti governativi che sono entrati in restituzione nel 1995 è stato insoluto. Il tasso di insolvenza è più alto per prestiti fatti a studenti del secondo anno universitario e ancora più alto, raggiungendo il 40%, per quelli che frequentano istituti privati …

Il “tasso di default di gruppo” ufficiale del governo, che misura la percentuale di coloro che ricevono denaro in prestito e che sono inadempienti nel restituire tale denaro nei primi due anni di restituzione, è usato per penalizzare le università con alti tassi, misconosce i costi a lungo termine delle insolvenze, catturando solo i risvolti positivi dei prestiti che eventualmente non vengono ripagati …

L’università è una buona scelta per alcune persone. Se vuoi lavorare in un campo che ha salari potenzialmente alti (ingegneria, medicina, amministrazione, etc.) o davvero ti piace una certa materia e vuoi dedicare la tua carriera ad essa, anche se potrebbe non essere la miglior scelta dal punto di vista economico, vai pure. Ma non andare all’università solo perché, come Colin Hanks afferma in Orange County, “è ciò che si fa dopo le superiori!”

Articolo di Andrew Syrios su Mises.org

Traduzione di Adriano Gualandi

Adattamento a cura di Giovanni Barone

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Collapse of Democracy in Europe

Deep Politics Monitor - Dom, 29/06/2014 - 09:11
From Martin Armstrong, June 28, 2014 [quote]: This is what we see underway here in Europe. They are pushing even Basel IV that will be the usurpation of all control to the Bank of International Settlements and the IMF. They fear massive bank failures and sovereign debt failures and they are not prepared to reform the monetary system for fear of a loss of power. Therefore, they are seeking to

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Luogocomune.net - Sab, 28/06/2014 - 21:49
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