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Basilea III fallirà, soprattutto perché non è necessaria

Freedonia - Mar, 11/02/2014 - 11:15




di Patrick Barron


La settimana scorsa ho "frequentato" un webinar online sui nuovi requisiti di liquidità per le banche dettati da Basilea III. Ero lì per avere un'idea generale di quanto sarebbe stato difficile comprendere le nuove normative e la loro conformazione. Inoltre, ho voluto valutare il probabile impatto di Basilea III sui costi e sugli utili operativi delle banche.

Andiamo dritti al punto. Queste normative sono estremamente complicate, a mio avviso quasi incomprensibili. La narrazione delle quarantacinque diapositive conteneva molti caveat e certe disposizioni erano poco chiare e/o ancora irrisolte, in attesa di commenti dal settore prima della pubblicazione finale.

Questo webinar non era incentrato sui requisiti patrimoniali, che furono affrontati da Basilea I nel 1988 e di nuovo da Basilea II nel 2004, ma sui requisiti di liquidità. Considerando che il capitale della banca è visto come la garanzia ultima di pagamento delle sue passività, semmai si dovessero deteriorare i suoi attivi, la liquidità rappresenta la capacità di una banca di soddisfare rapidamente le richieste di rimborso immediato dei depositi. Sì gente, cosa succede se c'è una corsa agli sportelli bancari vecchio stile e tutti vogliono indietro i loro soldi? La banca può onorare i suoi obblighi... non domani, o la prossima settimana, o il mese prossimo... ma oggi? Basilea III tenta di creare un quadro di riferimento affinché le banche possano valutare rapidamente la liquidità degli asset a breve termine in relazione alle passività a breve termine, ed impostare rapporti minimi di liquidità. Se visto in questo contesto, un economista Austriaco capisce subito che Basilea III sta cercando di compensare la debolezza della riserva frazionaria ed il mix tra depositi e prestiti.

La riserva frazionaria permette alle banche di creare denaro dal nulla attraverso i prestiti. Quando una banca ottiene nuove riserve, per esempio da un nuovo deposito, il suo conto di riserva presso la FED viene aumentato per l'intero importo del suddetto deposito. La banca deve mantenere solo una frazione del deposito sotto forma di riserve presso la FED. Supponiamo che il coefficiente di riserva sia il dieci per cento e la banca riceva un nuovo deposito da diecimila dollari. La banca deve mantenere solo un migliaio di dollari in riserve rispetto a questo deposito. Anche se può tranquillamente prestare solo novemila dei diecimila totali, il sistema bancario nel suo complesso può prestarne centomila, il reciproco del coefficiente di riserva moltiplicato la nuova riserva. (1/10% tasso di riserva X $10,000 in nuove riserve = $100,000 aumento complessivo in denaro fiat)

Il coefficiente di riserva "effettivo" di oggi non è il dieci per cento, ma poco più dell'uno per cento! (Le riserve richieste che ammontano a $120 miliardi supportano i $10.819 miliardi di M2, la misura del denaro più ampia.) Prima del 2008 le riserve in eccesso erano minime nel sistema bancario -- molto raramente superavano i due miliardi di dollari -- invece a seguito dei programmi di allentamento quantitativo della FED, il sistema bancario detiene attualmente $2.214 miliardi in riserve in eccesso. Queste rappresentano un potenziale aumento dell'offerta di moneta, poiché non appena le banche cercheranno di massimizzare i loro profitti attraverso un aumento dei prestiti, esse si trasformeranno in riserva obbligatoria. Questo processo può richiedere un po' di tempo, ma non vi è alcun motivo per cui il sistema bancario debba mantenere riserve in eccesso.

Piramidare nuova moneta in cima ad un piccolo rapporto di riserva, provoca uno squilibrio nella struttura temporale della produzione. Un tasso di interesse più basso fa lievitare i prestiti e fa sembrare praticabili quelli che invece sono investimenti improduttivi. La maggior parte sono investimenti di lungo termine per i quali il costo del denaro è un fattore importante. Dal momento che questi investimenti di lungo termine non sono finanziati da un vero e proprio aumento del risparmio, non ci sono risorse reali per il loro completamento. Alla fine saranno liquidati. A quel punto l'intera piramide di nuova moneta crollerà sulle banche sotto forma di perdite sui crediti. Le banche finiscono per ritrovarsi asset "illiquidi" con cui onorare i loro depositi.

Si noti che Basilea III non affronta il problema centrale: il capitale è stato distrutto dalla creazione di moneta fiat, la quale è finita in quelle fasi della struttura di produzione che non diventeranno mai redditizie. Questo capitale, sui libri delle banche sotto forma di prestiti bancari a lungo termine, non può essere utilizzato per soddisfare le onerose norme di liquidità di Basilea III, perché non esiste più. Le regole di Basilea III attaccano il sintomo e non la causa della malattia -- espansione monetaria fiat. Tuttavia, possiamo essere certi che i politici ed i burocrati escogiteranno Basilea IV!

L'unica protezione contro le piramidi di denaro e il loro successivo collasso è una moneta sonante, coperta al cento per cento da riserve. Questo requisito si applicherebbe alle banconote, ai gettoni monetari ed ai depositi bancari. Quello che noi oggi chiamiamo sistema bancario è una fusione di deposit banking e loan/investment banking. Murray N. Rothbard descrisse tale sistema decenni fa ne Il Mistero dell'Attività Bancaria. Il deposit banking consiste nella custodia delle riserve e nella produzione di sistemi di trasferimento di denaro efficienti, pagamenti automatizzati della stanza di compensazione, cartamoneta, gettoni monetari, ecc. Nessuno di questi sistemi è denaro di per sé; sono mezzi fiduciari che rappresentano le riserve detenute presso la banca. I depositi della banca cono coperti al cento per cento da riserve, anche per quel che riguarda conti correnti e banconote. I clienti pagano una tassa per il deposito ed i servizi di trasferimento di denaro. Le riserve reali non possono essere distrutte, quindi il denaro vero non può essere distrutto e non può causare piramidi di denaro soggette al crollo. Con una moneta sonante, la sola regolamentazione di liquidità necessaria è che la banca conservi sempre le riserve al cento per cento per sostenere i suoi mezzi fiduciari. Questo è il lavoro di una società di revisione, non il lavoro di un'azienda di consulenza bancaria.

Per quei clienti che desiderano impiegare i loro fondi in eccesso per guadagnare un ritorno di interesse, il lato prestito/investimento della banca funge da intermediario; cioè, il depositante presta i suoi fondi in eccesso al banchiere il quale li ri-presta ad un tasso di interesse abbastanza alto da pagare il costo dei suoi servizi, l'interesse al depositante ed un accantonamento per possibili rischi sui crediti. Il depositante della banca, che ora si è trasformato in un investitore, non ha alcuna garanzia della restituzione dei suoi fondi (a parte la dimensione del conto capitale del banchiere e la sua reputazione nel concedere buoni prestiti). Il banchiere che vuole prestare denaro necessita di pratica nella gestione di attivi/passivi, assicurandosi che i suoi prestiti maturino secondo lo stesso schema dei suoi depositi. I clienti della banca non possono ritirare il proprio capitale fino la fine del termine concordato, a meno che il banchiere si offra di farlo a fronte di una penale.

Il punto importante è che quando il denaro viene trasferito dal conto di deposito al conto di prestito e successivamente al cliente, non viene creato denaro dal nulla. L'offerta di moneta rimane la stessa; l'unica cosa che è cambiata è la sua proprietà temporanea. Non c'è bisogno di Basilea III. Non c'è bisogno di norme bancarie speciali e nessun bisogno di regolatori. Il settore bancario diventerebbe semplicemente l'ennesimo business soggetto al diritto commerciale. Se i controllori scoprissero che il deposito non viene coperto al cento per cento da riserve, il banchiere sarebbe soggetto a procedimento penale per frode ed alla confisca dei suoi beni personali per onorare i suoi obblighi di deposito. Non ci può essere alcuna garanzia della piena restituzione del denaro, così come nessuno può garantire che un bond o un'azione manterranno il proprio valore.

Il sistema bancario delineato da Rothbard elimina l'inflazione monetaria ed i cicli boom/bust insieme alle spese intrinseche di una grande quantità di norme non necessarie. I tassi di interesse sui prestiti scenderebbero a seguito della scomparsa delle spese operative bancarie e delle perdite sui crediti. Il denaro sonante ridurrebbe l'attuale premio inflazionistico sui prestiti bancari necessario per compensare il loro rimborso in denaro svalutato. I banchieri potrebbero concentrarsi sul loro business cercando buoni clienti piuttosto che soddisfacendo le esigenze delle autorità di regolamentazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Sardegna: "L'alternativa c'è"

Luogocomune.net - Lun, 10/02/2014 - 17:10
Non è abitudine di luogocomune di concedere il proprio spazio alla propaganda politica, ma nel caso dell'amico e "fratello di battaglia" Pino Cabras (e nel caso della Sardegna) sento di poter fare un'eccezione.


Spendere denaro come un pirata somalo

Freedonia - Lun, 10/02/2014 - 11:21




di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


E' sorprendente notare come quante persone mi interrompano sgarbatamente per dire: "Hey! Stia zitto per un minuto, sempre a ripetere come la lurida Federal Reserve stia creando così tanto denaro da condannarci ad un orribile crollo inflazionistico... invece mi dica se ci vuole le patatine fritte insieme all'hamburger."

D'altra parte, nessuno mi ha mai chiesto: "Va bene, vediamo quanto sei intelligente nel risolvere questo caos economico, signor So Tutto."

Forse non lo chiedono mai perché in qualche modo sanno che purtroppo è impossibile; sicuramente ne è all'oscuro quell'adolescente che non riesce a ricordare che NON ci voglio il formaggio sul mio hamburger, e che mi chiede per tre fottute volte: "Ci vuoi del formaggio insieme?" Ed ogni volta gli dico: "No, NON ce lo voglio."

E poi quando prendo il mio dannato hamburger, ci trovo il formaggio!

E la verità è che mi piacerebbe tanto trovare la soluzione al problema economico dei livelli pazzeschi di debito; scoprire un modo meraviglioso per seppellire sotto una montagna quel debito impagabile e poi — puff! — il debito è sparito! Whee!

E poi — oh, giorno glorioso! — senza debiti, tutti potremmo riprendere da dove avevamo lasciato, contraendo prestiti e spendendo sconsideratamente come se non ci fosse un domani, come la pioggia di primavera che scivola sui primi petali dei fiori; un modo poetico e garbato per dire: "come dei grassi maiali golosi, di solito con qualcosa di unto tra le dita e la barba."

Consumo senza fine! Bella storia! Più bella della scena in cui salto oltre il bancone e afferro per il collo quella mezza sega di cuoco, tirando indietro il pugno chiuso e urlando: "Hey, schiappa! Vuoi che prima ci spalmi un po' di FORMAGGIO su queste nocche?"

Per calmarmi da ciò che ora è conosciuto come l'Incidente Formaggioso del Mogambo (IFM), e mentre toglievo il maledetto formaggio dal mio dannato hamburger, mi sforzavo di pensare ad una prospettiva più piacevole: trovare questo Santo Graal dell'economia. Mi deliziavo nell'immaginare la sorpresa sui volti idioti di tutti quando avrebbero saputo che io, conosciuto come lo Stupido Mogambo Cretino (SMC), alla fine sarei riuscito a trovarlo! Il tipo più intelligente che sia mai esistito!

E se sono il tipo più furbo che sia mai vissuto, contrariamente alle aspettative di tutti coloro che sanno quanto sono idiota, allora forse è anche arrivato il momento di riesaminare alcune altre idee sbagliate su di me, come quella di "Peggior Padre del Mondo," "Peggior Marito del Mondo" e "Peggior Dipendente del Mondo"... solo perché alcune persone odiose continuano a darmi stupide tazze da caffè con sopra queste scritte.

In realtà il mio improvviso interesse per questo obiettivo ritenuto finora impossibile, è stato acceso da un grafico interessante di Andy Smith della LBMA Rome, che mostra il calo di valore del dollaro sin dal 1969 in relazione al calo del denario romano nel 70 d.C. (che come avrete intuito, nonostante una differenza di 1,900 anni, è finito molto male con il suo potere d'acquisto sprofondato sempre più in giù fino a quando non è scomparso di colpo).

Tuttavia la cosa che mi ha davvero colpito è stato il forte aumento a metà del grafico, in cui si mostrava il valore del denario sotto Tito. E' salito! Wow!

Forse, solo forse, esisteva un modo per invertire la svalutazione monetaria! Forse questo Tito lo scoprì e tutti gli altri l'avevano sempre ignorato! Sarà sicuramente così!

Emozionato, ho subito fatto una piccola ricerca su questo Imperatore Tito, già pensando a come avrei utilizzato queste informazioni per risolvere i fastidiosi grattacapi innescati dalle bancarotte. Stavo già pregustando il momento in cui sarei diventato ricco e famoso, pensando allegramente a tutte le automobili ed i palazzi che avrei comprato ed a tutte le belle donne che mi sarebbero ronzate intorno portandomi gustosi cibi da mangiare (fritti, cioccolato o dolci), o forse a come avrei fondato la mia band... avevo già in mente canzoni di successo (canzone campione: "Trascinate la Federal Reserve in strada e sputatele in un occhio! P-tui!") con messaggi subliminali del tipo: "Alzatevi e prendete d'assalto la lurida Federal Reserve riportando gli Stati Uniti ad un gold standard! E comprate più copie possibili di questo album! Molte altre ancora!"

Ebbene, quando sembrava che la ricerca su Tito stesse dando buoni risultati, salta fuori che fu noto per una "sontuosa spesa pubblica," cosa che mi ha fatto alzare le sopracciglia a tal punto da farmi venire un crampo doloroso sulla fronte e da farmi dimenticare per pochi secondi come avessi il cuore in gola per la paura di quel solito disastro che si abbatte su qualsiasi paese demente che cerca di implementare questa stupida spazzatura Keynesiana/spesa a deficit/debito.

E' proprio per questo che il mondo sta facendo questa fine!

Così, nonostante la mia certezza che la suddetta stupida spazzatura Keynesiana/spesa a deficit non può assolutamente funzionare e che chiunque la pensi diversamente è un idiota (per non parlare del fatto che Siamo Fottuti Alla Grande (SFAG)), ero inaspettatamente ottimista!

Voglio dire, "sontuosa spesa pubblica" e "valore crescente della moneta" non si sentono spesso pronunciati nella stessa frase! Anzi mai!

Sempre più eccitato e curioso, ho continuato febbrilmente a leggere per scoprire come Tito avesse gestito questa impresa finora considerata impossibile! Pensavo: "Come può essere che nessuno non l'abbia mai notato?"

Solo più tardi, in una parte apparentemente non correlata alla suo biografia, scopriamo che tutto cominciò quando l'imperatore Vespasiano "incaricò Tito di portare avanti la guerra giudaica. La sua campagna, in cui si presume morirono 1,000,000 di ebrei, culminò con la cattura e la distruzione di Gerusalemme."

La solita vecchia storia: deruba i tuoi vicini in modo da poter pagare i tuoi conti, evita cause legali fastidiose uccidendo le persone derubate, utilizza il denaro per pagare alcuni debiti (cosa che paradossalmente rafforza temporaneamente la valuta) e poi continua a svilire la moneta creandone sempre di più.

Incrementare sconsideratamente l'offerta di moneta è una cosa che si paga con prezzi inevitabilmente più alti.

Per esempio, un articolo sul The Economist ha rilevato che tra il 2005 ed il 2012 sono stati versati circa $400 milioni ai pirati somali, i quali si impadroniscono dei cargo e quindi chiedono riscatti. Si tratta di un ampliamento di circa il 40% del loro PIL!

Citando un locale, il risultato di tutto questo denaro che ha invaso l'economia somala è stato il seguente: "Con la pirateria tutto è diventato sempre più costoso."

Dopo aver svilito alla follia il vecchio scellino somalo alla fine degli anni '80 e nei primi anni '90, hanno smesso di stamparli nel 1992 ed ora competono diverse valute per essere utilizzate nelle transazioni.

Stranamente (e per dimostrare che il potere d'acquisto di una moneta dipende dalla sua offerta) l'offerta di moneta di quei vecchi scellini è rimasta costante, ed ora hanno riacquistato un po' di potere d'acquisto! Incredibile!

Con il governo americano che ancora spende a deficit per pompare, pompare, pompare sempre più denaro nell'economia (grazie all'orrida Federal Reserve che crea nuova moneta solo per questo scopo), ci aspetta un'orribile inflazione dei prezzi mentre il dollaro continua a sprofondare nell'inutilità.

E non fatemi parlare del crollo inflazionistico, o di quanto mi costino gli hamburger in questi giorni con McDonald's che ha demolito il suo Dollar Menu poiché i suoi costi stanno aumentando così tanto da non poter più fare soldi con qualcosa venduta ad un dollaro.

Così i miei deliziosi sogni ad occhi aperti per risolvere i Grandi Problemi Economici (GPE) sono andati in frantumi, ho mangiato uno schifoso hamburger costoso, ho gettato un melenso pezzo di formaggio e l'inflazione dei prezzi continua a cavalcare perché la lurida Federal Reserve prosegue a creare denaro.

Fortunatamente, ora che ho ri-scoperto al 100% che siamo condannati ad un collasso inflazionistico, posso solo tornare a concentrarmi sull'Unica Cosa Vera (UCV): 2,500 anni di storia hanno dimostrato che comprare oro e argento quando la valuta viene svilita è una mossa vincente. Infatti, non ha mai fallito!

E dal momento che è così facile e veloce, si ha un sacco di tempo extra con cui divertirsi (per esempio, il golf) quando si raggiunge l'apice dell'investimento: acquisizione a prezzi stracciati di una favolosa fortuna futura mentre ve ne state tranquillamente spaparanzati in giardino dove qualcun altro falcia l'erba, vi versa la birra, vi pulisce; e né la famiglia, né il vostro capo né i creditori arrabbiati potranno darvi fastidio (se vi ricordate di spegnere il telefono)!

Whee! Questa roba dell'investire è facile!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte III

Von Mises Italia - Lun, 10/02/2014 - 07:00

Terza parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

* * *

Legge economica

Lo stesso individuo che purtroppo liquida Mises e Rothbard prosegue condannando la posizione austriaca sulla legge economica. La «crociata originale austriaca», scrive Sharpe, «doveva difendere la validità della “legge” economica contro la Scuola storica tedesca di economia, la quale sosteneva che tali leggi erano un parto della fantasia. Ma le “leggi” di cui parlava la Scuola austriaca non hanno assolutamente niente a che vedere con la Legge naturale del realismo filosofico e con la Fede cattolica».47

È difficile comprendere cosa Sharpe intende dire quando afferma che le leggi economiche degli Austriaci non hanno «niente a che vedere con la Legge naturale del realismo filosofico e con la Fede cattolica». Forse vuole banalmente dire che la legge sull’utilità marginale decrescente, per esempio, non ha niente a che fare direttamente con la fede cattolica. È certamente vero, ma lo stesso può dirsi di molte cose di valore temporale. Inoltre, le leggi economiche derivano da un assioma che si può facilmente far risalire a san Tommaso. In ogni caso non c’è sicuramente niente di sbagliato nello studiare una varietà di argomenti, sia che abbiano o no direttamente a che fare con la fede.

Forse, d’altra parte, Sharpe intende che le leggi economiche della Scuola austriaca, e il metodo filosofico dal quale esse derivano, sono in effetti in qualche modo antagonistiche rispetto alla fede cattolica o incompatibili con essa. L’aspetto più paradossale di tale attacco è che le più diffuse critiche mosse a Mises vengono proprio da pensatori “moderni” che lo considerano troppo scolastico. Come spiega David Gordon: «Si deve largamente all’influenza della logica positivista sulla filosofia americana se la maggior parte degli economisti americani rifiuta la prasseologia. Essi considerano il metodo di Mises come antiquato e scolastico, e quindi presumibilmente non in linea con i dettami della filosofia scientifica.»48 Allo stesso modo Sam Bostaph afferma che il Methodenstreit è stato soprattutto una battaglia fra il nominalismo humiano e il neoscolasticismo e l’aristotelismo del XIX secolo.49 Dal punto di vista filosofico, quindi, le leggi dell’economia in quanto derivate dalla prasseologia hanno in effetti molto a che fare con il realismo filosofico e la fede cattolica.50

È molto significativo che Richard Weaver, uno dei grandi pensatori del rinascimento intellettuale conservatore del secondo dopoguerra, considerasse la prasseologia un approccio sostanzialmente conservatore al pensiero economico. Il conservatore, dice Weaver, accetta la realtà com’è. Resiste all’invito a riorganizzare la natura umana o la struttura della realtà intorno a lui. Riconosce l’esistenza dei limiti umani che pongono confini a ciò che è possibile realizzare in questo mondo. La prasseologia, egli scrive, non è che un prolungamento di queste intuizioni. Essa ci insegna «come funzionano le cose, data la loro natura essenziale». È, pertanto, non solo presunzione ma follia cercare di interferire con i meccanismi della prasseologia. Se ne fa uso, questo sì, allo stesso modo che un seguace di Bacone fa uso della natura obbedendole. La grande differenza è che si individua l’obiettivo; si riconoscono le leggi che regolano le questioni umane. Dal momento che il conservatore e il libertario sono convinti che queste leggi non possano essere eliminate dalla creazione di un’Utopia, essi sono entrambi conservatori del mondo reale.51

Per questo motivo, i veri economisti spesso non sono stati amati dai capi di Stato. Mises una volta ha scritto che l’economista «non può mai essere il favorito di autocrati e demagoghi. Per essi egli è soltanto il menagramo e quanto più sono intimamente convinti della fondatezza delle loro obiezioni tanto più lo odiano».

I principi e le maggioranze democratiche sono ebbri di potere. Essi ammettono con riluttanza di essere soggetti alle leggi della natura. Ma rigettano ogni nozione di legge economica. Non sono essi i legislatori supremi? Non hanno essi il potere di schiacciare qualsiasi oppositore? Nessun capo militare è disposto a riconoscere altri limiti all’infuori di quelli impostigli da una forza armata superiore. Scribi servili sono sempre disposti ad assecondare tale compiacenza, esponendone appropriate dottrine. Essi chiamano “storia economica” le loro infondate presunzioni. Infatti, la storia economica è un lungo elenco di politiche governative fallite perché tracciate con pacchiana trascuranza delle leggi economiche.52

Abbiamo già visto esempi di leggi economiche, dalle curve della domanda e dell’offerta alla legge sull’utilità marginale decrescente. Se ne potrebbero citare molte altre, alcune delle quali sono immediatamente evidenti persino a quanti non hanno alcuna preparazione economica (per esempio, che la produzione sarà maggiore quando due persone si specializzano e traggono vantaggio dalla divisione del lavoro, anziché rimanere isolate in una produzione autarchica). Un aumento nella domanda di un bene tenderà a far lievitare il suo prezzo a un livello più alto di quello che avrebbe raggiunto altrimenti. Una maggiore disponibilità di un bene tenderà a far scendere il suo prezzo a un livello più basso di quello che avrebbe raggiunto altrimenti. Un incremento della quantità di moneta tenderà a far salire i prezzi a un livello più alto di quanto sarebbe avvenuto in assenza di questa ulteriore moneta.53 Nessuna di queste affermazioni sembra incompatibile con la fede cattolica o addirittura ad essa ostile. E se il nostro critico intendeva semplicemente dire che queste leggi non hanno niente a che fare direttamente con la fede, non è affatto chiaro per quale motivo un cattolico o chiunque altro non debba desiderare di imparare da esse o prendere decisioni economiche informate sulla base della conoscenza che esse forniscono.

Va benissimo dire che la legge economica è «fondamentalmente subordinata alla legge morale», e che l’uomo non dovrebbe essere «schiacciato da una legge economica astratta e razionalistica, allo stesso modo in cui è schiacciato dalla legge di gravità quando si trova sotto un masso che precipita!»54 Ma se la legge economica esiste, allora non ha senso dire che essa deve essere subordinata alla legge morale più di quanto ne avrebbe sostenere che debbono esserle subordinate le leggi fisiche. Se esistono, esistono. La legge economica non può in alcun modo essere contraddetta dalla legge morale. La legge morale ci dice quello che dovremmo fare. La legge economica, invece, è puramente descrittiva e necessariamente amorale, non avendo niente a che fare con la moralità.

Ogni ragionevole applicazione della legge morale alle circostanze concrete deve tenere in considerazione tutti gli elementi di quelle circostanze. La legge economica è uno di questi elementi, piaccia o non piaccia ai suoi oppositori. Se la legge economica ci dice che la conseguenza dell’equo canone sarà la contrazione dell’offerta di edilizia abitativa per l’affitto (in paragone all’offerta di edilizia abitativa per l’affitto che avremmo avuto in assenza di equo canone), è assolutamente senza senso affermare che questa legge economica deve essere subordinata alla legge morale. È un dato di realtà. Chi prende le decisioni politiche e pensa di subordinare la legge economica alla legge morale quando impone l’equo canone senza tener conto del consiglio degli economisti, andrà incontro a una grandissima delusione.

Quello che probabilmente accade nel caso in questione è che il nostro critico, conoscendo poco gli autori di cui parla, semplicemente presume di sapere cosa intende la Scuola austriaca per legge economica quando in realtà non lo sa. Non ha ovviamente senso dire che la legge sull’utilità marginale decrescente dovrebbe essere subordinata alla legge morale, o affermare che la legge economica secondo cui un’economia di divisione del lavoro produrrà più ricchezza materiale di una in cui manca la specializzazione dei compiti dovrebbe essere subordinata alla legge morale. L’unico caso in cui i commenti del nostro critico potrebbero avere senso è se credesse che il concetto di “legge economica” comporti dichiarazioni normative (cioè dotate di valore), anziché dichiarazioni esclusivamente positive (cioè fattuali). Ma non esiste assolutamente nulla nel corpo delle leggi economiche derivate dalla prasseologia che comporti affermazioni normative. Per esempio, se un uomo vuole vivere in relativo isolamento dai suoi simili, rifiutando i vantaggi materiali della divisione internazionale del lavoro per ricercare quella che considera una forma più appagante e umana di esistenza vivendo in campagna in maniera autosufficiente, né Mises personalmente né gli economisti austriaci in generale hanno niente da ridire sulla sua decisione. Tutto quello che gli economisti possono fare è descrivergli le conseguenze economiche di quella decisione. Possono dirgli che se non accetta la divisione del lavoro possiederà meno ricchezza materiale di quanta ne possiederebbe nel caso opposto. Ma se quell’individuo è consapevole di questo, ed è disposto a sacrificare la ricchezza materiale per perseguire quella che è la sua visione di una vita soddisfacente, non c’è niente altro che gli economisti in quanto tali possono dirgli.

L’economia: una scienza libera da giudizi di valore?

Questo punto ci conduce ad un altro dibattuto argomento riguardante l’economia: la sua natura di scienza libera da giudizi di valore. Si possono citare molte fonti a favore dell’idea che l’economia dovrebbe essere subordinata all’etica, o che il concetto dell’economia come di una scienza completamente autonoma è un’innovazione materialistica e liberale, che un cattolico non può accettare.55 Anche in questo caso, tuttavia, questa obiezione distorce la reale natura dell’economia come scienza.

L’economia è una disciplina che fa i conti con la realtà dell’insufficienza delle risorse nel mondo e che dimostra all’uomo, una volta stabiliti i suoi obiettivi, come questi ultimi possono o non possono essere realizzati. Così, se il nostro obiettivo è migliorare le condizioni dei meno abbienti, l’economia può dirci se un salario minimo di 25 dollari l’ora realizzerà o non realizzerà questo obiettivo. L’economia, quindi, non presume di dirci quali dovrebbero essere i nostri obiettivi. Né tenta di affermare, essendo “libera da giudizi di valore”, che tutti i valori si equivalgono, o che la morale non è importante, o che l’unica cosa che conta è il denaro. Si limita a delineare semplicemente i confini del suo oggetto: è una scienza il cui scopo è quello di servirsi della ragione umana per scoprire come l’individuo può raggiungere i suoi obiettivi. Quali dovrebbero essere questi obiettivi è materia su cui debbono pronunciarsi la teologia e la filosofia morale. Padre James Sadowsky, gesuita e professore emerito di filosofia all’Università di Fordham, lo ha ben spiegato quando ha affermato che l’etica è prescrittiva mentre l’economia è descrittiva. «L’economia», ha detto, «indica gli effetti probabili di certe [scelte] politiche, mentre l’etica stabilisce ciò che si dovrebbe fare.»56 Si tratta di due cose ben distinte.

Ogni disciplina accademica, pur fornendo il suo contributo alla conoscenza, necessariamente detiene una quantità limitata di verità con la quale illuminarci. I cattolici hanno giustamente lamentato che da troppo tempo gli studiosi delle scienze naturali hanno trascurato questo principio sostenendo che, poiché studiano fenomeni osservabili, i fenomeni osservabili sono tutto ciò che esiste. Inoltre, mentre gli scienziati possono dirci cosa è scientificamente possibile o come si potrebbe realizzare un certo obiettivo scientifico, non possono proprio dirci niente, in quanto scienziati, circa la moralità di questi stessi obiettivi (per esempio, dovremmo sottoporre ad analisi la clonazione umana?).

Quindi, come dovrebbe fare ogni vera scienza, l’economia giustamente riconosce i suoi limiti. Dice ancora Rothbard:

[Gli] economisti sono da tempo impegnati in ciò che George Stigler, in un altro contesto, ha chiamato “imperialismo intellettuale”. Noi economisti dovremmo abituarci all’idea che non tutti gli aspetti della vita possono essere inclusi nella nostra disciplina. Una lezione dolorosa, senza dubbio, ma compensata dal sapere che può far bene alle nostre anime renderci conto dei nostri limiti – nonché, forse, imparare qualcosa sull’etica e sulla giustizia.57

In quanto uomini, è ovvio, gli economisti possono e dovrebbero prendere posizioni morali a favore di questa o quella proposta. Mises certamente lo ha fatto. Rothbard, suo grande discepolo, ha scritto di lui: «La scienza economica può essere libera da giudizi di valore, ma gli uomini non possono mai esserlo, e Ludwig von Mises non si sottrasse mai alle sue responsabilità di uomo.»58

Inevitabilmente, i valori dell’economista influenzeranno gli argomenti ai quali egli dedica la sua attenzione. Così è improbabile che un cristiano ben informato trascorra il suo tempo a cercare di escogitare il modo più efficace per svalutare l’unità monetaria. Al contrario, sarebbe suo interesse scoprire come dare vita a un’economia in cui non fosse possibile alcuna inflazione prodotta dal governo.59 Ma, come spiega Rothbard, «il fatto indiscusso che i valori e l’etica sono importanti nel veicolare l’interesse degli scienziati verso problemi specifici non incide sul fatto che le leggi e le discipline di una scienza siano libere da giudizi di valore».60

I critici di questo approccio abitualmente sostengono che separare l’etica dall’economia è in qualche modo anticristiano, e che tale “compartimentalizzazione”, che si presume artificiale, sia un tipico errore dei tempi moderni.61 Questa critica fa acqua. Da un punto di vista retorico è di grande effetto chiedere l’inclusione di una dimensione morale nella scienza economica; ma quale parte esattamente avrebbe questa “dimensione morale” nel metodo economico viene raramente spiegato. È l’analisi delle curve della domanda e dell’offerta che ha bisogno di un correttivo morale? O il modo in cui gli economisti intendono la complementarietà della struttura del capitale? È la loro analisi degli effetti economici dell’inflazione che ha bisogno di una dimensione morale? In quest’ultimo caso, le conseguenze dell’inflazione in realtà hanno importanti implicazioni morali in relazione alla scelta della politica da adottare, come mostrerò nel capitolo III; ma come potrebbe necessitare di una dimensione morale l’analisi tecnica di queste conseguenze?

Entriamo nei dettagli: cosa esattamente si sostituirebbe a una scienza dell’economia libera da giudizi di valore? Gli economisti dovrebbero dire: «dal momento che un’aliquota d’imposta del 90% sarebbe immorale, non studieremo neanche quali sarebbero le sue conseguenze»? Se quanti si oppongono a un’analisi economica libera da giudizi di valore vengono così inchiodati, la loro posizione si disintegra nell’incoerenza.

Shawn Ritenour, difendendo la Wertfreiheit (avalutatività) contro i suoi critici, correttamente osserva: «Non è chiaro se la scelta del metodo corretto dipenda dal giudizio di valore. Più probabilmente dipende dalle opinioni degli economisti circa la natura della realtà. La convinzione che gli esseri umani agiscono non è un giudizio di valore, ma un’opinione riguardante la natura dell’uomo. Il fatto che, ceteris paribus, se la domanda di un bene aumenta, il suo prezzo farà lo stesso, non dipende dai valori dell’economista. È una deduzione che discende dall’assioma che gli esseri umani agiscono con uno scopo.»62 L’analisi di un economista, come il professor Ritenour giustamente afferma, è corretta o errata, e non morale o immorale.

L’economista, pertanto, può descriverci le conseguenze inevitabili dell’aumento di una tariffa, ma non può dirci se dovremmo preoccuparci di più di proteggere i posti di lavoro nelle industrie nazionali, o dell’abbassamento del livello di vita e del conseguente aumento dei prezzi a carico dei consumatori. Descrivere le conseguenze della caduta di una cassaforte da un edificio di dieci piani è un compito qualitativamente diverso da quello di dire se dovremmo far cadere una cassaforte sulla testa di qualcuno oppure no; proprio come descrivere gli effetti di elevate aliquote marginali d’imposta sul reddito è qualitativamente diverso dall’essere favorevoli o contrari alla loro applicazione. Allo stesso modo, la fisica nucleare può dirci come costruire un missile nucleare, ma non può dirci nulla sulle circostanze, seppure ce ne sono, in cui sarebbe moralmente lecito usarne uno. Tale questione è, a dir poco, almeno altrettanto importante da un punto di vista etico di qualsiasi decisione economica che chiunque di noi prenderà mai; eppure, chi è pronto a criticare un’economia libera da giudizi di valore si astiene dal giudicare negativamente gli scienziati nucleari perché non sono anche dei moralisti. Se ci aspettiamo che gli esponenti di qualunque disciplina siano dei filosofi morali dilettanti, oltre ad essere dei professionisti nel loro campo, ci ritroveremo con un sacco di consigli morali perfettamente inutili elargiti da persone prive della preparazione necessaria per esprimere tali pareri.

Se l’economia è una scienza, allora come scienza le deve essere riconosciuta la sua autonomia. Ecco perché Benjamin Rogge una volta ha chiesto:

Cosa possiamo trovare nella Bibbia circa la correttezza etica dell’affermazione che due più due è uguale a quattro? Cosa ci dicono le encicliche papali sull’esattezza della legge di Boyle secondo cui, a parità di altri fattori, il volume di un gas ideale varia inversamente alla sua pressione? Secondo la dottrina cristiana è giusto che un atomo di idrogeno contenga tre isotopi mentre un atomo di fluoro ne contiene solo due? Oppure, per parlare dell’argomento di questo libro, è cristiano o non cristiano per una curva dell’offerta essere negativamente decrescente verso destra?

Parliamo ora in generale: cosa ha a che fare il cristianesimo con gli interrogativi di una qualsiasi scienza pura? Affinché non si crei nessuna suspense, risponderò immediatamente. La risposta è: “Niente, assolutamente niente.” Non può esistere una scienza economica cristiana più di quanto possa esistere una scienza matematica cristiana.63

Questo non equivale, naturalmente, a sostenere che è inaccettabile esprimere giudizi morali sull’uso che qualcuno fa della sua ricchezza. Possiamo giustamente esprimere disapprovazione morale nei confronti di colui che spreca la sua ricchezza quando i suoi dipendenti fanno assegnamento su di lui. Possiamo criticare qualcuno per la mancanza di generosità che dimostra, nonostante la ricchezza che ha accumulato. Quando diciamo che l’economia deve essere libera da giudizi di valore, stiamo parlando solo di analisi economica; non stiamo dicendo che nessuno può mai esprimere un giudizio di valore sull’uso che qualcun altro fa delle sue risorse economiche.

La critica della Wertfreiheit nella scienza economica evidenzia anche una insufficiente conoscenza del sistema universitario medievale, e in particolare del modo in cui gli studiosi medievali si dedicavano alla filosofia naturale. All’università di Parigi, per esempio, nel XIII secolo venne fatta una chiara distinzione tra filosofia naturale (essenzialmente le scienze fisiche) da una parte e teologia dall’altra; e i maestri delle arti di Parigi riuscirono con successo a conquistare autonomia per la loro disciplina.64 Secondo Edward Grant, uno dei grandi storici della scienza medievale, «anche se i maestri di teologia che scrissero trattati sulla filosofia naturale avrebbero potuto introdurre la teologia nella loro filosofia naturale, raramente lo fecero, scegliendo invece di confinare le questioni teologiche ai trattati teologici».65 «Ci si aspettava [dai filosofi naturali nelle facoltà delle arti] che si astenessero dall’introdurre la teologia e questioni di fede nella filosofia naturale.»66 Erano considerate discipline separate, e ci si attendeva che i professionisti delle due branche del sapere rispettassero tale separazione. Questo modo di procedere non veniva generalmente condannato come “compartimentalizzazione”.

Consideriamo il caso di Alberto Magno, grande maestro di san Tommaso, a cui venne insistentemente chiesto dai suoi confratelli domenicani di «scrivere per loro un libro sulla fisica, che contenesse un’esposizione completa della scienza e della natura e li mettesse in grado di comprendere con cognizione di causa i libri di Aristotele».67 Affinché non si aspettassero di trovare nel suo libro una mescolanza di concetti teologici e filosofia naturale, Alberto respinse esplicitamente l’eventualità, dal momento che tali questioni «non possono in alcun modo essere conosciute per mezzo di argomenti derivati dalla natura». Egli spiegò:

Perseguendo quello che abbiamo in mente, noi consideriamo ciò che si deve definire “fisica” più come qualcosa che concorda con l’opinione dei peripatetici che come qualcosa che potremmo voler derivare dalla nostra conoscenza [...] perché, se per caso dovessimo avere un’opinione tutta nostra, questa sarebbe da noi enunciata (a Dio piacendo) in opere teologiche e non in testi di fisica.68

Quando gli fu chiesto, verso la fine della sua vita, perché non aveva inserito più spesso argomenti di fede nella sua opera espositiva della filosofia naturale, san Tommaso replicò: «Non vedo cosa l’interpretazione di un testo di Aristotele abbia a che fare con l’insegnamento della fede.» Secondo Vernon Bourke, san Tommaso non pensava che «gli fosse richiesto di far parlare Aristotele come un cristiano», e sicuramente «credeva che un commento accademico su Aristotele fosse un’opera a parte, che non doveva essere confusa con l’apologetica o la teologia».69

Sicuramente, anche l’economia è un’opera a parte. E proprio come i maestri delle università medievali erano capaci di distinguere tra la filosofia naturale da una parte e la teologia dall’altra, dovrebbe essere ugualmente possibile, se essa ha la dignità di una scienza a pieno titolo, concepire l’economia come un campo di studio parimenti distinto dalla teologia. Tale distinzione, fatta all’interno dell’università medievale con la separazione tra filosofia naturale e teologia, non è ovviamente la creazione nefanda di un liberalismo anticattolico. San Tommaso fece una famosa distinzione fra la conoscenza raggiungibile per mezzo della sola ragione, la conoscenza raggiungibile per mezzo della ragione e conosciuta anche dalla fede, e la conoscenza raggiungibile solo per mezzo della fede (per esempio, i misteri soprannaturali come la Trinità). L’economia e le sue leggi appartengono alla categoria della conoscenza che è raggiungibile per mezzo della sola ragione.

Avendo spiegato e difeso i fondamenti e la natura di scienza libera da giudizi di valore dell’economia, possiamo dedicarci alla discussione di specifici argomenti economici.

 

(Vai all’introduzione, parte I)
(Vai all’introduzione, parte II)
(Vai all’introduzione, parte III)
(Vai al capitolo I, parte I)
(Vai al capitolo I, parte II)

 

NOTE:

47  J. Sharpe, «Liberal Economics vs Catholic Truth», cit. 
Corsivo nell’originale.

48  D. Gordon, Philosophical Origins, cit., pp.32-33. Corsivo 
mio.

49  La Scuola storica tedesca, scrive Bostaph, «era fondamen
talmente improntata al nominalismo di Hume, mentre si comprende meglio Carl Menger se lo si inquadra nel contesto aristotelico/neo-scolastico del XIX secolo». Samuel Bostaph, «The Methodenstreit», in The Elgar Companion to Austrian Economics, Peter J. Boettke (a cura di), Edward Elgar, Cheltenham 1994, p.460.

50  Come conclude David Gordon, «l’Economia austriaca e una filosofia realistica sembrano fatte l’una per l’altra». D. Gordon, Philosophical Origins, cit., p.41.

51  Richard M. Weaver, «Conservatism and Libertarianism: The Common Ground», in In Defense of Tradition: The Shorter Essays of Richard M. Weaver, Ted J. Smith III (a cura di), Liberty Fund, Indianapolis 2000, p.480.

52  L. von Mises, L’azione umana, cit., pp.64-65.

53  J. Hülsmann, «Facts and Counterfactuals in Economic Law», cit., pp.72-73, 76-78. In questi ultimi casi parliamo di tendenze (o, per usare un termine misesiano adattato da Hülsmann, di leggi “della probabilità”) anziché di leggi esatte. Ad esempio, se la maggiore disponibilità di un bene porterà a un abbassamento del prezzo del bene stesso maggiore di quanto non sarebbe stato altrimenti, ciò dipende dalla scala di valori degli individui. Tuttavia, poiché la maggiore offerta è destinata a scopi considerati meno urgenti, si verifica una forte tendenza alla diminuzione dei prezzi dal momento che le persone saranno portate a soddisfare i loro bisogni di minor valore soltanto a prezzi più bassi.

54  J. Sharpe, «Liberal Economics vs Catholic Truth», cit.

55  Per esempio, T. J. Flaherty, «Economics without Ethics», 
in America, 14 gennaio 1922, p.300; e J. Sharpe, «Liberal 
Economics vs Catholic Truth», cit.

56  Lucia Santa Cruz,«Etica y Capitalismo: Entrevista a James 
Sadowsky, S.J.», in El Mercurio, 22 novembre 1987.

57  M.N. Rothbard, «The Myth of Efficiency», cit., p.273.

58  Murray N. Rothbard, «Mises and the Role of the Eco
nomist in Public Policy», in The Meaning of Ludwig von Mises: Contributions in Economics, Sociology, Epistemology, and Political Philosophy, J. M. Herbener (a cura di), Kluwer, Boston 1993, p.207.

59  Gary North, An Introduction to Christian Economics, Craig Press, Nutley 1976, pp.xi-xii.

60  M.N. Rothbard, The Logic of Action One, cit., p.80.

61  Questa pretesa fu sostenuta, ad esempio, nella corrispondenza personale intercorsa con D.E. Rockett, autore del voluminoso opuscolo Modern Capitalism: A ChristianAgrarian Critique (2000), e da John Sharpe in un articolo 
comparso su <SeattleCatholic.com>.

62  Shawn Ritenour, «Praxeology as Christian Economics», 
relazione presentata alla conferenza Christianity and Economics presso la Baylor University, 7-9 novembre, 2002.

63  Benjamin Rogge, Can Capitalism Survive?, Liberty Fund, Indianapolis 1979. Padre J. Sadowsky sottolinea che non esiste «nulla negli articoli di fede, nulla nel contenuto della rivelazione» che spieghi in quale modo si potrebbe affrontare meglio la povertà. «Non esiste soluzione rivelata al problema della povertà, proprio come non esiste una terapia rivelata per il cancro. Esattamente come non esiste un farmaco rivelato, così non esiste un’economia rivelata.» Padre J. Sadowsky, The Christian Response to Poverty, 
The Social Affairs Unit, Londra 1985, p.3.

64  Edward Grant, Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto religioso, istituzionale e intellettuale, trad. it. di 
A. Serafini, Einaudi, Torino 2001.

65  Edward Grant, God and Reason in the Middle Ages, Cambridge University Press, Cambridge 2001, p.186.

66  Ibid., p.184.

67  E. Grant, Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto religioso, istituzione e intellettuale, cit. p.260.

68  E. Grant, God and Reason in the Middle Ages, cit., p.192. Corsivo nell’originale. Il punto di vista di Alberto secondo cui la teologia dovrebbe interferire il meno possibile nella filosofia naturale è enunciato in moltissime sue dichiarazioni. Parlando a proposito della ingenerabilità e incorruttibilità del cielo, afferma: «Esiste un’altra opinione, quella di Platone, secondo cui il cielo è derivato dalla causa prima attraverso la creazione dal nulla, e questa opinione è condivisa da tre fedi, quella ebraica, quella cristiana e quella saracena. Tutte affermano che il cielo è stato generato, ma non da qualcosa. Tuttavia non è importante che noi si discuta in questo contesto di tale opinione.» Ibid., 
p.192. Corsivo mio.

69  Ibid., pp.196-197. Corsivo mio.

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BREAKING THE FOURTH MONOPOLY – PART 1 OF 2

Deep Politics Monitor - Dom, 09/02/2014 - 18:51
From Greatestinstruments: “The evolution of this centralized society was as logical as every other work of nature. When force reached the stage where it expressed itself exclusively through money, the governing class ceased to be chosen because they were valiant or eloquent, artistic, learned, or devout, and were selected solely because they had the faculty of acquiring and keeping wealth.” –

Il tranquillo lavoro dell&#039;avvocato

Luogocomune.net - Dom, 09/02/2014 - 17:07
di Paolo Franceschetti

Notte tra il 1° e il 2 giugno 2005, a Nereto. L’avvocato Libero Masi, noto nella zona perché presidente di Slow Food Abruzzo, viene ritrovato cadavere in casa, smembrato a colpi di ascia insieme alla moglie. Ai cadaveri mancano i denti. Il paesino è un tipico borgo abruzzese, con pochissimi abitanti, in cui è quasi impossibile muoversi senza essere notati, eppure il colpevole non verrà mai trovato. La magistratura apporrà addirittura il segreto di stato sul fascicolo.

Secondo la migliore tradizione giudiziaria non solo italiana, a un certo punto emerge un reo confesso; si chiama Massimo Bosco, è il solito sfigato, drogato, barbone, analfabeta (stesso copione che troviamo in Olindo e Rosa, come i ragazzi delle Bestie di Satana, come Michele Misseri, come i compagni di merende nel Mostro di Firenze), che si autoaccusa del delitto. La sua versione è talmente strampalata che questa volta i giudici non credono all’autoaccusa e lasciano libero il reo confesso; costui, trasferitosi a Castiglion Fibocchi, verrà poi a sua volta assassinato il 14 novembre 2013 a colpi di pietra e bastoni da due barboni, ufficialmente per un posto in tenda, ma più probabilmente per mettere a tacere un testimone che un giorno o l’altro avrebbe potuto raccontare chi e perché lo aveva istruito a “confessare”.

Luglio 2007. Si suicida l’avvocato Corso Bovio nel suo studio, sparandosi con una 357. Nessuno crede al suicidio, ma ovviamente gli inquirenti concludono subito per un suicidio, mettendo una pietra tombale alla possibilità di cercare la verità.

Aprile 2009. Viene “suicidato” l’avvocato Balzano Prota, ...

Snowden Docs: British Spies Used Sex and 'Dirty Tricks'

Deep Politics Monitor - Dom, 09/02/2014 - 15:34
From NBCnews: BY MATTHEW COLE, RICHARD ESPOSITO, MARK SCHONE AND GLENN GREENWALD, SPECIAL CONTRIBUTOR British spies have developed “dirty tricks” for use against nations, hackers, terror groups, suspected criminals and arms dealers that include releasing computer viruses, spying on journalists and diplomats, jamming phones and computers, and using sex to lure targets into “honey traps.”

Commenti liberi

Luogocomune.net - Sab, 08/02/2014 - 09:53
Commenti e segnalazioni degli utenti sulle notizie più recenti.

When Conventional Success Is No Longer Possible, Degrowth And The Black Market Beckon

Deep Politics Monitor - Sab, 08/02/2014 - 06:24
From ZeroHedge, 02/07/2014 by Charles Hugh-Smith of OfTwoMinds blog,   "Phantom economies tend to give rise to gray and black markets in proportion to the deviance of the phantom economy from reality." College graduates around the world are discovering that getting a university diploma no longer guarantees the conventional success story of a secure job and a life of ever-rising

Causa ed effetto in economia: Come verrà staccata la spina

Freedonia - Ven, 07/02/2014 - 11:13




di Francesco Simoncelli


Il 2014 si appresta ad essere un anno molto interessante dal punto di vista economico. Sia in Italia che all'estero sono in moto una serie di eventi che possono decretare da un momento all'altro la fine dell'esperimento socialista/pianificatore in cui siamo totalmente immersi da circa 100 anni. Il fattore che catalizza la maggior parte delle attenzioni è senza dubbio la manipolazione del prezzo dell'oro, che negli ultimi due anni si è fatta più evidente permettendo un costante deflusso di metallo giallo da ovest verso est.

Ci sono ancora individui ed investitori che credono fermamente nell'onniscenza dei pianificatori centrali e restano scettici su una possibile manipolazione "cosciente." Peccato per loro che i continui scandali finanziari, di cui i media mainstream si trovano a parlare, rappresentano un'arma a doppio taglio per la loro credibilità: certo, fungono da sotterfugio per i loro privilegi ma una volta che viene scoperto il vaso di vermi si insinua il dubbio nell'elettore medio. Tale dubbio non può che essere foriero di cambiamenti.

Pensate al Libor. Non ci resta che piangere? Non ci resta che imparare.



TEORIE CONCORRENTI

L'instabilità economica a cui assistiamo ancora oggi viene associata a fluttuazioni cicliche all'interno del mercato mondiale. Oppure ad un particolare evento catalizzatore (es. crollo azionario, aumenti verticali del prezzo del petrolio, catastrofi atmosferiche,ecc.) che funge da shock e che va a perturbare a cascata il resto degli indicatori economici. Questa, potremmo dire, è la spiegazione popolare alle crisi che spesso si ripetono nel corso della storia. Capite benissimo che come "spiegazione" è alquanto lacunosa. Intervengono quindi le scuole di pensiero economico che dicono la loro. Secondo i Keynesiani le crisi sono causate da perturbazioni all'interno della domanda aggregata, ovvero, nella relazione tra consumi, investimenti e spesa pubblica. Se questa domanda cala improvvisamente, cala anche il flusso di reddito che i produttori di beni e servizi dovrebbero ricevere o si suppone avrebbero dovuto ricevere in assenza di tale calo.

Avendo meno incassi a disposizione, i produttori sono costretti a ridurre il compenso dato ai propri lavoratori i quali, a loro volta, fanno resistenza ad un simile scenario rendendo i salari viscosi. Di fronte a questa resistenza i datori di lavoro sono obbligati a scegliere tra due vie: licenziamento o fallimento. Entrambi gli esisti causano ulteriori depressioni nella domanda aggregata, che infine deve sperare nell'aumento della spesa pubblica (per compensare gli altri due parametri in declino) e nell'inflazione monetaria (per far diminuire i salari reali) affinché, secondo i Keynesiani, l'economia possa tornare su binari sostenibili.

Parallelamente alla teoria Keynesiana del ciclo economico, dal punto di vista macroeconomico, c'è quella monetarista la quale punta gli occhi sull'aggregato monetario: la crescita dell'offerta di moneta rappresenta un fattore importante quando si cerca di determinare la causa di una recessione. Milton Friedman, infatti, era il principale sostenitore di questa tesi e consigliò ai banchieri centrali di far salire l'offerta di moneta ad un tasso tra il 3% ed il 5%. Un aumento eccesivo dell'offerta di moneta avrebbe causato inflazione, mentre un rallentamento eccessivo avrebbe causato una flessione dell'economia.

Friedman è famoso per aver sostenuto che tra il 1929 ed il 1932 la Grande Depressione ebbe "carta bianca" perché la Federal Reserve non inflazionò abbastanza l'offerta di moneta. La tesi monetarista divenne famosa nellla stagflazione degli anni '70 quando Volcker, l'allora presidente della FED, invertì la politica espansiva della banca centrale americana facendo finire il paese in recessione ma fornendogli una boccata d'aria dagli eccessi degli anni precedenti.

Il problema principale che subito salta all'occhio in entrambie le teorie è uno: giustificazione dell'esistenza di un manipolatore centrale. C'è una sorta di sfiducia nel libero mercato, e la convinzione che ci sia bisogno di regolatori che indichino la giusta via da seguire. Giusta? Sbagliata? Non si sa. Sappiamo solo che questa interferenza di questi manipolatori centrali non ha affatto aiutato l'economia a risollevarsi. Si è proseguito sempre di più verso una via che richiedeva più interventi, ma i problemi sono tutti lì, rimandati solamente nel tempo.

La sfiducia di entrambe le teorie nell'unità individuale è evidente nella trattazione dell'ambiente economico secondo aggregati. Infatti si parla di domanda aggregata, di aggregati monetari, di flussi di rendita, e si tralasciano fattori microeconomici che invece hanno un ruolo fondamentale nella vita degli attori economici: i tassi di interesse.



LA TEORIA AUSTRIACA DEL CICLO ECONOMICO

La Scuola Austriaca tiene in grande considerazione l'importanza dei tassi di interesse nell'analisi dei cicli economici. Sono delle variabili cruciali che informano l'ambiente economico di come si stanno muovendo le cose tra le varie azioni degli attori economici, determinano di conseguenza la preferenza temporale di questi ultimi (ad esempio, se la produzione si sta concentrando sul presente o sul futuro). E questo punto è in netto contrasto con il punto di vista di Friedman, il quale non conferiva ai tassi di interesse una particolare importanza poiché sosteneva che i produttori si concentrassero su altri fattori (es. domanda, stato generale dell'economia, guadagni previsti, ecc.) e che il loro influenzamento attraverso la politica monetaria non generava grandi distorsioni.

Scopriamo perché hanno una rilevanza fondamentale, al contrario di quanto sosteneva Friedman. La teoria Austriaca del ciclo economico si basa principalmente sulla descrizione di come determinati interventi di un operatore centrale possano generare distorsioni a cascata che incanalano l'economia verso binari insostenibili. Nel caso specifico, il cosiddetto "operatore centrale" è la banca centrale. Essa può intervenire nell'economia in tre modi: operazioni di mercato aperto (es. aumenta l'offerta di moneta attraverso l'acquisto di titoli di stato con operazioni definitive o di riacquisto a termine), tasso di riferimento ufficiale, riserve legali (es. depositi che le banche devono per legge tenere in cassa).

Il conseguente aumento dell'offerta di moneta spinge al ribasso il tasso di interesse reale, a segnalazione del fatto che ci sono più fondi mutuabili a disposizione. Non appena l'ambiente economico viene a conoscenza di questa informazione, gli imprenditori corrono per prendere in prestito nuovo denaro ad un prezzo basso rispetto a prima e si impegnano in progetti di lungo termine più ambiziosi (es. ambiziosi nel senso che sarebbero stati scartati se il tasso di interesse fosse stato più alto in assenza di manipolazione artificiale).




E' cruciale comprendere il ruolo che il tasso di interesse ha nella vita economica degli individui. Questi ultimi, infatti, prendono decisioni influenzate pesantemente dalla linea temporale e in base a considerazioni soggettive agiscono di conseguenza. La formazione di tassi di interesse individuali si somma alle interazioni che i vari attori economici intraprendono tra di loro, generando un tasso di interesse naturale che segnala la tendenza media del consumo e del risparmio. Il mercato del tempo racchiude in sé tutta la struttura produttiva della società, non solo il mercato dei prestiti; è una bussola con la quale consumatori ed imprenditori interagiscono senza mai incontrarsi. E' il miracolo del mercato.

La presenza di nuovi fondi mutuabili, dal punto di vista degli imprenditori, segnala loro la volontà degli individui di risparmiare e quindi spostano la produzione più avanti nel tempo. Tale produzione futura è sostenibile solo se siamo in presenza di un risparmio reale, se deriva da un'espansione artificiale della moneta assistiamo ad un falso segnale che indurrà in errore parecchi attori economici. Prendiamo ad esempio la bolla immobiliare scoppiata nel 2007. Dal 2001 al 2004 la FED ha influenzato al ribasso il tasso di interesse del denaro, generando nell'economia più ampia un senso di euforia dettato dal credito a buon mercato. In questo modo indebitarsi risultava più semplice (es. rata dei mutui al di sotto degli affitti) e parecchie persone si sono lasciate catturare dalla tentazione di comprare o ristrutturare la propria casa.

Si pensava che i prezzi delle case sarebbero saliti per sempre, facendo sentire un idiota chi rimaneva ai margini. Sono state costruite case che in realtà nessuno avrebbe voluto se i tassi non fossero stati manipolati al ribasso, e ciò ha indotto i costruttori ed i lavoratori nel settore edile a cavalcare la bolla erigendo asset inutili. In retrospettiva, sono risultati inutili. Ma durante il periodo euforico non lo sapevano, anzi tali progetti (nonostante fossero tanto audaci quanto rischiosi) non erano affatto definiti improduttivi.

Le risorse della società vengono fagocitate da cattedrali nel deserto, mentre anche aziende già consolidate decidono di espandere la propria produzione data la disponibilità di credito a buon mercato. Non a caso questo periodo viene definito "euforico": aumenta il consumo (facendo più debiti), diminuisce la disoccupazione (canalizzando la manodopera in settori insostenibili), la borsa vola.

La frenesia di cavalcare la bolla da parte degli attori economici crea una serie di pericolose distorsioni a catena che risultano davvero allarmanti. Ad esempio in Cina i costruttori edili per cavalcare la bolla hanno eretto strutture fatiscenti. Negli USA sono spuntati intermediari finanziari che hanno attratto poveri fessi nella trappola del debito e hanno passato al povero demente di turno la patata bollente (es. titoli garantiti da ipoteca), sperando di sbarazzarsene prima che scoppiasse la bolla o sperando nell'intervento della banca centrale. AIG, Fannie Mae e Freddie Mac sono stati ben lieti di aver visto avverarsi la seconda opzione. In questo panorama il risparmio viene depresso depletando progressivamente il bacino delle risorse reali, canalizzando i risparmiatori in terreni rischiosi (facendosi raggirare da promesse esorbitanti nel mercato azionario o facendosi appioppare titoli tossici) e generando le basi per quello che sarà il successivo scoppio della bolla.

Perché? Perché non esistono pasti gratis. I nuovi fondi creati artificialmente da un ente centrale invadono progressivamente, seppur lentamente, l'economia più ampia operando una pressione al rialzo sui prezzi. All'inizio questa pressione sarà confinata a quei mercati dove vengono incanalati inizialmente tali fondi (es. azionario e immoibliare), poi invaderà il resto dell'economia fino ai beni di consumo. Nonostante l'aumento dei salari monetari, quelli reali rimangono al palo impoverendo coloro che ricevono per ultimi (o non lo ricevono affatto) il nuovo denaro creato del nulla.

Infine, la banca centrale ha due modi per porre fine ai malanni dell'economia: smettere di gonfiare l'offerta di moneta generando una recessione, o continuare a gonfiare l'offerta di moneta decretando la morte della valuta che gestisce. La crisi che segue la prima scelta deve essere benvenuta dagli attori economici, perché pone rimedio allo sconquasso generato dal credito facile nella catena inter-temporale consumo/produzione.



I VASI DI VERMI

Le varie crisi e recessioni di cui abbiamo sentito parlare sui canali d'informazione mainstream e di cui abbiamo avuto esperienza, sono figlie di espansioni monetarie artificiali attuate o per mascherare un problema precedente o per migliorare qualche numero in pressenza di una leggera flessione. O semplicemente per evitare una bancarotta imminente, rendendola più colossale in futuro.

Nella maggior parte dei casi, invece di permettere una sana pulizia del mercato con l'eliminazione di quegli investimenti improduttivi che se perseguiti dreneranno solamente ulteriori risorse, la classe dirigente ha preferito imboccare quella strada che prevede più della stessa cosa: sistemare temporaneamente gli effetti senza mai rivolgersi alle cause. Questa seconda opzione, adesso come adesso, richiederebbe un sacrificio ed un dolore economico più intenso rispetto a quello che sarebbe stato sopportato cinque anni fa. La mole di errori accumulati è enorme. Pensate all'Eurozona.




Il mercato obbligazionario europeo è in coma, tenuto in piedi solo dall'intervento del comparto bancario commerciale (sostenuto dalla banca centrale) il quale a sua volta è finanziato dallo stesso zombie che sta sostenendo: lo stato. Ma diversamente da quanto si dice in Basilea III, i bond statali non sono affatto sicuri. L'attuale assetto imbastito dai pianificatori centrali, nonostante abbia dato fiato ad un continente alla deriva, continua ad erodere l'economia dall'interno. Perché? Perché gli invesitmenti improduttivi drenano solamente risorse, ed è per questo che devono essere liquidati.




Pensate all'Argentina ed al Venezuela. Due disastri annunciati, soprattutto a seguito delle continue svalutazioni monetarie operate da amministratori politici imbecilli ed incapaci di comprendere causa-effetto in economia. Su questo blog si è parlato molto dell'Argentina, circa due anni fa scrivevo un articolo prevedendo un suo futuro tracollo. Dopo il default per i tango bond, i mercati dei capitali esteri sono diventati diffidenti nei confronti degli argenti come "buoni pagatori." Allora il duo Kirchner-Del Pont ha pensato "bene" di svalutare allegramente il peso per rendere competitivo il paese sul panorama estero.

Per un po' ha funzionato, o perlomeno fino a quando esistevano riserve di dollari nelle casse della banca centrale. Giusto il tempo di attirare nella rete i soliti fessi che guardavano al "nuovo miracolo economico argentino" come ad un modello da imitare. Quando qualcuno tentava di farli ragionare diventavano cani idrofobi additando le motivazioni più strampalate a sostegno delle loro ridicole tesi. Ora ci avviciniamo alla resa dei conti.

Non scordiamoci della Cina, i cui sforzi con la stampante monetaria hanno sorpassato quelli delle quattro banche centrali più importanti del mondo. E non scordiamoci del Giappone. Guardate il tasso di cambio tra il dollaro e lo yen negli ultimi due anni.




Il quantitative easing è stata una strategia più volte intrapresa dal governo nipponico, ma non ha mai dato risultati concreti. Sin dalla fine degli anni '80 il Giappone ha tentato di "rivitalizzare" la propria economica attraverso stimoli monetari, generando una serie di recessioni che hanno parzialmente ripulito il mercato giapponese. Ma il problema non è nella domanda, bensì nell'offerta. La classe dirigente giapponese ha sempre perseguito un metodo intervenstista nella politica industriale del paese, incanalando risorse verso particolari settori e posti di lavoro. Invece di comprendere come la politica delle Keiretsu fosse fallimentare ed improduttiva nel lungo termine, la classe dirigente ha continuato a gettare risorse perseguendo tale modello industriale ed impedendo una riallocazione dell'offerta (sia di manodopera che delle risorse stesse) verso settori più economicamente sostenibili.

L'esperimento di Shinzo Abe si sfracellerà contro un muro, i segnali ci sono tutti. L'unica cosa che fatto rimanere a galla il Giappone fino ad ora è stato l'approvvigionamento di energia a basso costo grazie al nucleare (ma i rischi sono ben noti). Se ancora siete scettici, cliccate su questo link per vedere un'infografica dell'Abenomics e del perché fallirà.



DUE CAMPANELLI D'ALLARME

La struttura delle economie appena descritte è un chiaro segnale. Immaginate tutte queste economie alla deriva come tante luci, una dopo l'altra, a formare una grande scritta: Grande Default. I pianificatori centrali stanno facendo i salti mortali per cercare di ritardare quanto più possibile un simile esito. Sanno cosa accadrà in quel momento. Quel che li spaventa è non sapere cosa accadrà dopo, se ancora attraverso le loro menzogne riusciranno a fare presa sugli elettori e sugli investitori. Se riusciranno a far ingoiare a coloro che soffriranno un dolore economico indicibile il boccone amaro: promesse infrante. Ungheria e Polonia saranno il banco di prova.

Un altro banco di prova sarà il mercato dell'oro. La maggior parte degli investitori predilige la carta rispetto al metallo fisico. Preferisce giocare con la leva e fare un sacco di bei bigliettoni senza considerare il bene sottostante al contratto futures. Ad un certo punto, però, gli stessi investitori si accorgeranno che per il loro portafoglio starà meglio se al suo interno ci sarà la voce "oro fisico." In quei frangenti in cui una certa economia sperimenta una pesante inflazione, gli speculatori cambiano le loro preferenze cercando protezione piuttosto che speculazione.

Nel 2011 L'Università del Texas ci ha dimostrato di come sia veritiero un simile scenario, e nonostante lo rimandi nel tempo la banca centrale dovrà decidere quale sarà il fato dell'economia che influenza: recessione o inflazione di massa. Sappiamo che il Comex continua a sanguinare, ed una serie di richieste di delivery affonderanno quello che rimane di affidabile in tale istituzione e nelle promesse dei pianificatori centrali. All'aumentare del prezzo dell'oro inizierà ad essere anche chiara un'altra cosa: la banca centrale sta perdendo il controlo.



CONCLUSIONE

La maggior parte delle teorie mainstream tenta di dare una spiegazione delle crisi ricorrenti concentradosi sugli effetti. A differenza di queste la Scuola Austriaca si concentra sulle cause. La teoria Austriaca del ciclo economico ci dice che non c'è scampo quando è stato avviato un boom artificiale: recessione o inflazione dei prezzi. Distorcendo i tassi di interesse, la banca centrale distorce anche le decisioni degli attori economici i quali agiranno in base alle nuove condizioni. Ciò comporta decisioni errate ed investimenti improduttivi.

Una volta che la banca centrale smette di creare nuova moneta, o ne rallenta l'emissione, si apre la strada ad una recessione la quale permette al mercato di purgarsi dagli errori del passato. Se invece persiste a voler stampare moneta, causerà la distruzione della valuta da essa manipolata.

I raid nei fondi pensione o la rottura del mercato dell'oro fiat, o entrambi, saranno gli inneschi dell'ultima corsa che il mercato concederà alle banche centrali.


Lampedusa: imposto il silenzio governativo?

Luogocomune.net - Ven, 07/02/2014 - 10:20
Bisogna leggere la BBC, per sapere quello che succede in Italia?

A quanto pare sì.

Sembra infatti che la notizia di oltre 1100 migranti salvati dalla nostra guardia costiera al largo di Lampedusa sia sufficientemente importante da raggiungere la homepage di una delle più importanti testate giornalistiche mondiali (la notizia era sulla home della BBC ieri 6 febbraio, con tanto di video), mentre in Italia è passata totalmente sotto silenzio.

1100 migranti abbandonati al largo, e recuperati su otto zattere diverse, non sono una notizia da poco. [...]

La pianificazione centrale e la degenerazione dell’istruzione

Von Mises Italia - Ven, 07/02/2014 - 08:00

In Italia, come in altri paesi europei, il settore dell’istruzione ha sempre subito una notevole influenza da parte dello Stato. Sin dalla riforma Gentile del governo Mussolini, non si è smesso di assistere ad ondate di coercizione e politicizzazione del sistema educativo. L’Italia non è la sola, ma è in condizioni peggiori di tanti altri paesi in questo ambito; in ogni caso, la degradazione del concetto di“educazione” all’interno delle tradizionali istituzioni (scuola e università) continua a livello mondiale, con pochissime eccezioni. Quello che chiamiamo oggi Ministero dell’Istruzione, è un’esaltazione, una “deificazione” di un semplice e crudo organo politico, dove vi lavorano delle persone in carne e ossa. Per politicizzazione intendo la crescente influenza dello Stato in materia d’istruzione. La politicizzazione ha luogo tramite la centralizzazione di funzioni tradizionalmente tipiche della famiglia e delle istituzioni direttamente controllate da essa e tramite l’estensione delle regole, degli standard e dei controlli decisi dal Ministero. Chiaramente quest’azione ha delle conseguenze, sia a livello di istituzioni locali, sia nell’ambito della responsabilità individuale. La domanda che dovrebbe sorgere in modo spontaneo è la seguente: tali interventi regolatori, che diminuiscono la libertà e la responsabilità delle istituzioni locali, delle famiglie e degli stessi bambini/ studenti, sono giusti e apportano benefici? Per rispondere, analizzeremo le implicazioni della centralizzazione delle decisioni e delle regole di funzionamento e di organizzazione delle scuole nelle mani di un unico Organo Superiore – Il Ministero dell’Istruzione [1] – e gli effetti generali sul bambino.

Coercizione o libertà?

Le materie di studio a scuola, dove sono raggruppati 20-30 bambini per classe, sono decise in modo arbitrario, non tenendo conto, ovviamente, delle capacità e delle aspirazioni di ciascuno, e nemmeno delle esigenze famigliari. E’ ovviamente impossibile farlo a livello centrale, nel cosiddetto Ministero dell’Istruzione. Dirò di più, è impossibile prendere una decisione giusta per tutti anche se si rimane ad un livello ben più basso, a livello di scuola o di classe.  Anche le materie per gli esami di maturità sono selezionate in maniera del tutto arbitraria, a seconda della volontà dei burocrati del Ministero. Si decidono 3-4 materie, a cui tutti i bambini devono conformarsi e per cui devono “divorare” i libri relativi per passare gli esami. Conformarsi a criteri politici nell’ambito dell’istruzione, come anche in altri ambiti, per ottenere l’accreditamento dello Stato, è tipico dei regimi totalitari. Non può essere questo il fine dell’istruzione. Il fine deve essere la conoscenza [2], conoscenza con la quale l’individuo si distingue dai suoi simili, conoscenza che costui deve utilizzare a beneficio degli altri (imprese, scuole, organizzazioni, associazioni e individui), conoscenza che viene scambiata o impartita gratuitamente in modo volontario [3] a quelli che la apprezzano e ne hanno veramente bisogno, conoscenza per quale l’individuo stesso viene apprezzato nel corso della sua vita. Di certo il fine non deve essere l’accreditamento da parte dello Stato.

Un altro aspetto importante che attiene alla crescita è sicuramente la scoperta delle relazioni causali tra i mezzi a disposizione e le possibili azioni per il raggiungimento di determinati fini, per la soddisfazione dei bisogni e per il miglioramento della propria personalità. Se un bambino (ma anche un adulto, di solito un politico), non li comprende, non agisce in corrispondenza ad esse, perché non ha la capacità di avvalersi dei mezzi disponibili per il suo “bene” e quello degli altri. E’ inutile il ricorso alla violenza o alla coercizione per l’imposizione di un modello predeterminato (a cui l’individuo non abbia aderito volontariamente) di studio, scolarizzazione o sviluppo. Il bambino può e deve scoprirlo, può costruirlo da solo, se aiutato e non forzato in questo senso. Aiutare il bambino a capire o, meglio, insegnarli ad imparare autonomamente: questo deve essere uno degli obiettivi principali degli insegnanti e pedagogisti. Di certo non la memorizzazione meccanica dei concetti.

Studiare e capire quel che si studia, è estremamente importante, sia chiaro, ma nel percorso educativo, per lo sviluppo armonico del bambino, egli deve innamorarsi della scoperta, tanto a scuola, quanto al di fuori di essa. Sono veri eroi gli studenti che si diplomano, mandando giù concetti “senza masticarli”, perché, attualmente, molto spesso, questi sono imposti con la forza. Peccato che dopo 12 o 13 anni di scuola moltissimi giungono (senza capirlo) ad essere semplicemente vittime del sistema, senza passioni e senza obiettivi chiari nella vita. Il piacere per lo studio, per la conoscenza e per la propria crescita e prosperità NON si stimola e NON passa attraverso la coercizione. Ma è proprio questo quel che cerca di fare il Ministero dell’Istruzione.

E’ necessario che anche i burocrati si facciano un serio esame di coscienza e si domandino:

- i mezzi impiegati sono compatibili con la natura del bambino (dell’uomo) e l’obiettivo educativo a lungo termine?

- i metodi coercitivi sono corretti ed efficienti per lo sviluppo naturale e la realizzazione di un bambino?

-  le realtà istituzionali, le scuole, le norme e gli standard predisposti da un unico organismo statale sono adatti al raggiungimento di molteplici aspirazioni di studio individuali?

Le stesse domande se le possono porre anche i genitori, perché, essenzialmente, il ragionamento non è diverso. E se riescono ad intravedere le gravi lacune del sistema scolastico attuale, in relazione al fine dello sviluppo dell’individuo/ bambino a lungo termine, allora è il tempo di pensare ad alternative. Le alternative non mancano e sono più che valide, se paragonate con la scuola tradizionale. L’homeschooling può essere una di queste. Qui potete vedere di cosa si tratta. Allo stesso modo può esserlo l’e-learning, cioè scuole o istituzioni che fanno dei corsi online, in diretta, a distanza. Il Mises Istitute ne è un esempio eloquente. Cambia totalmente non solo l’approccio dell’insegnante, ma anche del diretto interessato. Si passa ad un apprendimento attivo, in cui è l’individuo (o la sua famiglia) che decide cosa e quando studiare. E’ chiaro che è complicato liberarsi dalle abitudini, dagli ostacoli mentali, che imprigionano il cervello umano, perché rappresentano l’habitat più conosciuto, la zona di conforto, e l’uomo ha paura di uscire da questa [4]. Finora sono pochi i coraggiosi (almeno in Italia) che hanno fatto eccezione alla regola, intesa come forma di apprendimento nella scuola tradizionale. Solo quelli che hanno anteposto le proprie passioni ed i propri valori gli insegnamenti che vengono impartiti in maniera arbitraria e coercitiva a scuola (pubblica o privata, poco importa, in quanto gestite entrambe con criteri non molto dissimili nel contenuto). Non menzionerò qui le vicende dei vari intellettuali e uomini di cultura, i quali, una volta abbandonata la scuola (anche se non hanno mai smesso di imparare) per seguire i propri interessi e le proprie passioni, sono diventati degli esperti o addirittura geni (anche se magari lo erano già) riconosciuti in tutto il mondo. La curiosità è essenziale. Stimolare la curiosità nel bambino, è una delle altre cose di cui dev’essere responsabile qualsiasi famiglia o istituzione che intenda “istruire”. Altrimenti ci si riduce alla scolarizzazione forzata. E la colpa non è dei bambini; loro sono curiosi di natura, ma la coercizione e l’imposizione di regole rigide del processo di crescita bloccano totalmente la curiosità che i bambini posseggono da piccoli, i bambini “PERCHÉ”, li chiamo io. Nel nome della standardizzazione e dell’egualitarismo, vengono sacrificate le caratteristiche e le inclinazioni naturali che sono molto diverse da individuo a individuo. Non è questa una grande ingiustizia? Aristotele scriveva: “La peggior forma di diseguaglianza è quando si cerca di rendere le cose ineguali uguali”. Grottesco, ma i sistemi centralizzati attuali di pianficazione dell’istruzione provano a fare proprio questo. Questo video rende molto bene l’idea.

Allora uniformità o diversità?

Il reverendo George Harris, in “Inequality and Progress” si esprimeva così:

La caratteristica principale dei selvaggi è l’uniformità. Le principali distinzioni sono di sesso, altezza, dimensioni e forza. I selvaggi… o pensano allo stesso modo o non pensano, e conversano quindi in monosillabi. Non vi è, in pratica, nessuna varietà, solo orde di uomini, donne, e bambini. Il passo successivo, dove vi sono i barbari, è caratterizzato da una più grande varietà di funzioni. C’è una qualche divisione del lavoro, qualche scambio di pensiero, migliori leader, più coltivazione dell’intelletto e dell’estetica. Lo stadio più elevato si raggiunge con la civilizzazione, che mostra la più grande forma di specializzazione. Distinte funzioni diventano numerose. Le attività meccaniche, commerciali, educative scientifiche, politiche e artistiche si moltiplicano. Le società primitive sono caratterizzate dall’eguaglianza; le società avanzate sono invece segnate dall’ineguaglianza e dalla varietà. Come si scende di stadio, monotonia; come andiamo su, varietà. Come si va giù, le persone sono maggiormente uguali; come andiamo su, le persone sono maggiormente diverse. Sembra che cercare l’eguaglianza porti al declino verso condizioni primitive, e che la varietà consista invece nell’avanzare verso stadi di civilizzazioni più alti…”

La conclusione dovrebbe essere evidente. Uno dei più grandi filosofi del XX secolo, Murray Rothbard, in “Education Free and Compulsory” [5], scriveva così:

“Lo studio è importante! Ma nella nostra epoca, con così tanti ambiti di studio disponibili, deve essere prerogativa del governo centrale o dei burocrati “COSA” deve essere studiato? La decentralizzazione è la risposta senza diritto di replica a qualsiasi autorità centrale.”

Chiesa come ambiente educativo

Se un individuo è sottoposto, a scuola, all’uniformizzazione del suo percorso educativo quasi come se fosse un prodotto in una fabbrica o in una catena di montaggio, potete immaginare le conseguenze in altri contesti educativi dell’imposizione delle stesse regole rigide, delle metodologie d’insegnamento e dei metodi d’apprendimento e di esaminazione?

Per esempio, facendo un esercizio di immaginazione, si può pensare al caso di un fedele, che va in chiesa per apprendere la legge di Dio e per avvicinarsi di più ad Esso. O qualcuno ribatterà che è diverso? Che questo non lo prepara per la vita? In ogni caso, si tratta sempre di assimilare dei concetti e di apprendere in maniera attiva gli insegnamenti del parroco; è questo il punto che verrà trattato. Si può assumere che l’individuo voglia imparare attivamente gli insegnamenti religiosi per un miglior sviluppo non solo psichico e spirituale, ma anche intellettuale. Ed è uguale nella scuola. Cambia solo il fine ultimo, ma il metodo d’azione – l’apprendere, imparare – non cambia. L’individuo (o la sua famiglia) crede e valuta nel tempo con la poca conoscenza datagli (da Dio o dalla natura) che, tra tutte le alternative possibili in quel momento, la via più breve per raggiungere Dio passi tramite la chiesa, mentre nel caso del percorso istruttivo [6] passi tramite la scuola.

Non fare del male agli altri è un insegnamento universale. Viene impartito sia a scuola, che in chiesa. Qualcuno potrebbe chiedersi quali siano le conseguenze di un’azione che danneggia gli altri, oppure se è vero che fare del male porti al deterioramento della qualità della vita e delle relazioni con gli altri. Nel tentare di rispondere a questa domanda, ecco che si avrebbe una crescita intellettuale (ma non solo) in entrambi i contesti, poiché si imparerebbero delle leggi e delle verità universali. Nel caso specifico, per esempio, con un ragionamento deduttivo, arriviamo alla seguente verità: il fare del male è incompatibile con lo sviluppo armonico della società e dell’individuo. Tutto questo per dire che cosa? Per dire che la chiesa può rappresentare benissimo un mezzo per l’individuo che intende sviluppare le sue capacità intellettuali, così come può esserlo anche la scuola. Tutto dipende da come sono ordinati i fini individuali e dalla scoperta dei mezzi adatti per raggiungerli. Se il primo fine è imparare, i mezzi sono pressoché infiniti e potrebbero benissimo esistere più mezzi per raggiungere lo stesso fine.

Ritorniamo alla questione iniziale. Cosa diventerebbe l’educazione in chiesa, se si pianificasse a livello centrale come devono comportarsi i fedeli, quanto devono stare in chiesa o quanto devono pregare, quali preghiere leggere e quali imparare a memoria (quelle per “accarezzare” l’anima o per “rafforzare” lo spirito), in che ordine, ed un’altra serie di regole tipiche della scuola? L’azione umana dev’essere libera e stimolata dal desiderio naturale di avvicinarsi a Dio? Oppure l’azione umana non dev’essere un’espressione della volontà umana che sceglie di aderire a credenze, regole e principi, quanto piuttosto un’azione coercitiva e violenta da parte dell’Autorità Centrale Ecclesiastica? Fede tramite la violenza? E per quanto riguarda l’educazione?

Cosa sarebbe la fede, se fosse controllato minuziosamente il rispetto da parte degli uomini e dei parroci dell’ordine pianificato dall’Autorità Centrale nel proseguimento del percorso verso Dio? E se in un tempo limitato l’individuo dovesse imparare alla perfezione il Vangelo secondo Luca dedicando per questo tutte le risorse ed il tempo a sua disposizione, tralasciando in questo modo lo studio necessario richiesto ai fini di un esame degli altri Vangeli, il risultato dell’esame pronunciato dall’Autorità Centrale dovrebbe decretare la sua “insufficienza”? Significherebbe che è un fallito, che quindi dev’essere obbligato a frequentare per un altro anno l’ambiente ecclesiastico per assimilare il Vangelo? L’uomo non impara finché vive, oppure lo studio assume solo il carattere di “qui e ora”? Cosa succederebbe se anche al secondo anno questo uomo dovesse seguire la voce interiore e preferisse approfondire un altro testo religioso, più utile nel suo cammino alla ricerca di Dio? L’uomo dovrebbe sacrificare il suo tempo e il suo sentimento di vicinanza a Dio, per seguire la strada pianificata dagli altri? Cosa deve valutare di più, l’’essere vicino a Dio o il compiacere alle regole scelte da altri per avvicinarsi a questo? La libertà di scelta è fondamentale per la sopravvivenza stessa della fede e della verità.

La libertà di scelta

La strada verso Dio attraverso la chiesa e la strada verso la vita adulta attraverso la scuola sono in realtà molto simili. Sono sempre dei mezzi che si impiegano per raggiungere determinati fini. Ed il miglior mezzo, o strada, per ciascuno in particolare non può conoscerlo l’Uomo o qualsiasi altra Autorità Centrale condotta da uomini, e di conseguenza non può essere deciso da questi. Anzi, può essere indicato da chiunque, ma è l’individuo colui che deve avere l’ultima parola nel decidere di aderire o crearsi la propria strada attraverso un azione deliberata. E più progetti ci sono, meglio è.

Perché se sbaglia l’Autorità Centrale nel tracciare il percorso, le conseguenze negative colpiscono tutti quelli che sono stati obbligati a seguirlo e ne patiscono in tanti. Pioniere (giovane iscritto all’organizzazione giovanile comunista, ndt), fascista e nazista non si nasce, ma lo si diventa tramite indottrinamento forzato da parte un Organo Centrale. Nulla è casuale. Ideologie e concezioni inumane non sopravvivono senza il ricorso alla violenza. Sì, anche l’istruzione può essere una forma di violenza, se l’individuo (o la sua famiglia, se è un bambino) è privato del diritto di scegliere il mezzo, cioè la forma di istruzione che preferisce. Nei regimi totalitari è certamente privato di questo. Esistono materie e libri proibiti e materie obbligatorie. Esistono uniformità e “verità” diffuse dal Partito tramite il Ministero dell’Istruzione. Come risultato, il bambino impara a cercare la verità nell’opinione della maggioranza o in quella del insegnante delegato dal Ministero, piuttosto che tramite la propria ricerca indipendente o l’intelligenza del migliore in quel campo. [7] Esiste la solidarietà forzata (dallo Stato), un ossimoro che, dopo decine d’anni d’indottrinamento, oggi viene considerato la normalità dalla maggior parte dei cittadini. Gli errori commessi dall’Autorità Centrale sono gravi ed inevitabili, soprattutto adesso, in un mondo in continua evoluzione, dove le condizioni tecnologiche, le risorse e le competenze richieste dal mercato del lavoro stanno cambiando e si diversificano praticamente ogni anno. E l’uniformità del sistema artificialmente concepito non si accorda con la diversità della realtà. Sono dei veri eroi i bambini che riescono a resistere al sistema e, nel frattempo, a proseguire e sviluppare le proprie passioni e competenze, che li rendono diversi dagli altri, valorizzando in tal modo la propria personalità e arricchendo il mondo con essa.

Se un progetto [8] tra tanti altri è sbagliato, grazie alla concorrenza tra idee e percorsi, ognuno ha almeno una possibilità di scegliere il meglio da queste, essendo limitato l’impatto negativo su tutti. Questo crea un incentivo assolutamente naturale alla scelta e ala combinazione di progetti che apportano le conseguenze maggiormente benefiche sia a livello individuale, che a livello collettivo. Ciò che di solito si propone di fare il cosiddetto Ministero della Pubblica Istruzione. Ma la diversificazione naturale dei percorsi sulla base della libera scelta individuale è irraggiungibile da un’autorità centrale. La centralizzazione implica standardizzazione ed uniformità. La centralizzazione comporta la limitazione delle capacità e dei talenti altamente diversificati e peculiari per ciascun individuo. La centralizzazione implica la tortura del bambino nel tentativo di adattarlo al letto di Procuste.

La soluzione

Per evitare la perpetuazione della degenerazione dell’educazione, è necessario salvare il nonconformismo, nello spirito della logica e del buon senso. Perché la violenza non è la via. Ma la violenza [9] è l’unico strumento del Ministero dell’Istruzione. Strumento che viene utilizzato indiscriminatamente, anche se, al fine del bene ai bambini e agli studenti, i funzionari ministeriali desiderano un futuro migliore per il proprio paese, o almeno così dicono. Pretendono che i bambini diano il meglio di loro nel periodo di tempo da loro deciso, come se fossero macchine, che possono essere aggiustate tramite ”riforme” per aumentare la loro efficienza ed efficacia. Questa è l’essenza delle riforme nel settore dell’istruzione. Si cambiano le modalità di tortura, magari anche il letto di Procuste, ma non si lascia la libertà di scelta.

Nei paesi dell’Est, la presunzione di saper pianificare non si limita all’istruzione strettamente scolastica o universitaria, ma si estende ad una sfera ben più vasta della vita umana, utilizzando a tal fine il nome di Ministero dell’Educazione. Ma il Ministero non ha idea di cosa significhi l’educazione per un bambino. Nessun essere umano è in grado di sapere cos’è l’educazione in tutte le sue forme, per cui il Ministero dell’Educazione, già solo nella sua denominazione, è eccessivo. Comunque sia, tutti i ministeri che intendono assumere un peso significativo nelle scelte di studio, educazione e crescita di un individuo, dovrebbero cambiare il loro nome con uno più appropriato, del tipo “Ministero della scolarizzazione standardizzata secondo criteri arbitrari.” Suona più vicino alla realtà, non è vero? Il significato della parola “educazione” è molto più ampio, ed è indescrivibile l’arroganza mostrata da quest’istituzione, che si occupa del “buon svolgimento”dell’educazione dei bambini. Suggerisco questo video per un’esemplificazione di entrambi i concetti.

Traduzione di Nicolai Suhaci

Adattamento a cura di Tommaso Segre

Tratto e rimaneggiato da http://elibertare.com/reforma-educatiei-sau-cum-se-deformeaza-o-generatie

Note

[1] Ministero dell’Educazione nei paesi dell’Est.

[2] Sarebbe interessante interrogarsi sulla natura filosofica e su altri aspetti della conoscenza in quanto tale, ma non è questo l’obiettivo del presente articolo.

[3] Accentuazione del carattere volontario e non impositivo dell’azione di proliferazione della conoscenza.

[4] L’analogia tra lavoratori dipendenti, che ricercano del cosidetto “posto fisso” e lavoratori autonomi o imprenditori, dovrebbe rendere molto il senso di questa rigidità al cambiamento, specialmente in Italia. Nel sondaggio della GEM per il 2012 si può osservare meglio questa condizione di immobilità caratteristica dell’Italia. Per una ricerca delle cause, diffidate delle conclusioni dei ricercatori empiristi, che nella maggior parte dei casi sono incapaci di arrivare alle cause ultime del fenomeno. In un articolo del “Sole 24Ore”, per esempio, si cercano di esporre le ragioni di tali ricercatori: Gli esperti consultati dalla ricerca indicano soprattutto la difficoltà di ottenere finanziamenti, ma anche la scarsità di politiche e programmi pubblici di supporto all’imprenditorialità”. Ma da cos’è poi data la difficoltà di ottenere i finanziamenti? Per non parlare degli incentivi politici all’imprenditorialità, che non sono altro che assurdità. Le opportunità così come gli incentivi devono derivare necessariamente dal mercato. E’ proprio la mancanza dell’intervento statale il vero incentivo delle persone a migliorare la propria vita, soddisfacendo i bisogni degli altri tramite l’attività d’impresa.

[5] Il libro (66 pag) “Education Free and Compulsory” si trova gratuitamente qui.

[6] Il fine ultimo potrebbe essere la ricerca della verità oppure, più semplicemente, acquisire delle conoscenze per un lavoro dignitoso, oppure compiacere alla famiglia ecc.

[7] Rothbard M., Education Free & Compulsory, pag 61.

[8] Dove per progetto s’intende l’organizzazione di un percorso di crescita, studio ed educazione.

[9] Per violenza s’intende l’imposizione di regole arbitrarie, da parte di un’autorità centrale, incompatibili lo sviluppo naturale di un bambino.

 

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Il caso Stamina - LIVE

Luogocomune.net - Gio, 06/02/2014 - 21:30
Avviso: venerdì sera (oggi) ore 21 LIVE di tommix73 (Tommaso Minniti) sul caso Stamina.

Partecipano: Prof. Davide Vannoni, Dott. Marino Andolina, Guido Ponta, padre di Sofia, Andrea Sciarretta, padre di Noemi.

Per vederlo aprire il canale Youtube di tommix73 alle ore 21.

http://www.youtube.com/watch?v=JzDJqnorhm0



(Gli utenti potranno commentare qui dopo la trasmissione).

Ragionamento umano ed economia a priori

Freedonia - Gio, 06/02/2014 - 11:24




di David Gordon


Jason Brennan, coi suoi post su Bleeding Heart Libertarians, ha reso un grande servigio ai sostenitori di un'economia a priori nello stile di Mises e Rothbard, anche se questo non credo fosse esattamente il suo scopo.[1] Infatti fa di tutto per dimostrare che un'economia a priori è insostenibile.

Racconta di una conversazione con qualcuno che definisce "Tizio Austriaco." Brennan ha chiesto al Tizio Austriaco, sostenitore di un'economia a priori, come considererebbe le azioni irrazionali studiate dall'economia comportamentale. (Esempi comprendono il "bias di conferma" e il "framing.") In risposta, il Tizio ha detto che questi sono esempi di comportamento e non di azione: la vera azione è razionale. Brennan commenta giustamente che il Tizio era incappato nella fallacia del Nessun Vero Scozzese. Pretendeva di parlare di azione, così come questa nozione è intesa normalmente. Di fronte ad un controesempio, il Tizio ha spostato l'argomento sull'azione "vera."

Brennan liquida il Tizio Austriaco, ma quest'ultimo ha fatto una falsa dichiarazione sull'economia Austriaca. Mises rifiuta esplicitamente il fatto che gli attori non facciano mai errori nei loro ragionamenti. Quando dice che ogni azione è razionale, intende qualcosa di molto meno controverso: un attore considera alcuni mezzi idonei per raggiungere il fine che desidera; potrebbe sbagliarsi, ma pensa il contrario.

Mises dice: "E' un fatto che la ragione umana non sia infallibile e che l'uomo molto spesso sbaglia nella scelta e nell'applicazione dei mezzi. Un'azione inadatta resta a corto di aspettative. E' contraria allo scopo, ma è razionale, cioè, è il risultato di una deliberazione ragionevole — anche se difettosa — ed un tentativo — anche se un tentativo inconcludente — per raggiungere un obiettivo preciso."[2]

Brennan, se non sbaglio, potrebbe rispondere che non ho capito il suo punto. Ha inteso la risposta del Tizio Austriaco come l'esempio di una tesi generale. Anche se quell'esempio non è adeguato, la tesi generale rimane buona. Se Mises afferma qualcosa sull'azione, tale affermazione può essere intesa in due modi. Se si tratta di una affermazione sulle azioni nel mondo, secondo la nostra normale concezione di azione, allora si tratta di un'affermazione empirica. Possiamo scoprire se l'affermazione è vera solo attraverso l'osservazione. Non possiamo sapere se è vera a priori. In base a tale proposizione possiamo costruire una particolare affermazione veritiera sull'azione, ma in questo caso finiremmo nella fallacia del "Nessun Vero Scozzese." In conclusione non potremmo scoprire la natura del mondo reale, riflettendoci semplicemente sopra.

È così? Brennan non ci ha dato alcun motivo per pensarla in questo modo. Mises non intende parlare di un concetto artificioso di "azione," costruito per rendere veritiere le sue affermazioni. Egli intende parlare delle azioni nel modo in cui siamo soliti interpretarle: possiamo ottenere la conoscenza delle azioni riflettendoci sopra. Abbiamo una conoscenza a priori che si applica al mondo.

Brennan cos'ha da dire contro? Per quanto ne so, niente. Si limita ad affermare la propria posizione contrastante. Mises dice che abbiamo una conoscenza a priori dell'azione; e Brennan risponde di no.

Molti filosofi sarebbero d'accordo con Brennan circa l'a priori. Infatti alcuni filosofi, ad esempio W.V.O. Quine e Michael Devitt, vanno oltre e rifiutano del tutto l'a priori. Ma lo status dell'a priori, tra chi ne accetta l'esistenza, è un argomento controverso ed il punto di vista che ne ha Brennan non è affatto l'unico. Solo per citare alcuni pensatori noti: Tyler Burge, Christopher Peacocke, Laurence Bonjour, Alvin Plantinga e David Chalmers sostengono un punto di vista molto più robusto sulla portata di una conoscenza a priori rispetto a Brennan.

Certo, parlare di questi filosofi non basta per dimostrare che Brennan ha torto, e non intendo difendere un punto di vista personale dell'a priori. Però non è affatto assurdo credere che abbiamo una conoscenza a priori svincolata dalle semplici definizioni dei concetti, ed a sostegno di questa tesi ecco un paio di affermazioni a priori che ci forniscono la conoscenza del mondo reale: (1) Qualcosa esiste; (2) io ora esisto [lo dico io]; (3) io so che 2+2 = 4 [lo dico io ora].

Il mio scopo qui è un pò più limitato. Voglio sottolineare che se Brennan vuole rifiutare il carattere a priori dell'economia, non gli basta negare che una tale conoscenza sia possibile. Deve sostenere che questo punto di vista sia anche adottato; e questo, per quanto ne so, non è accaduto.

Ho detto all'inizio che Brennan ha reso un grande servigio ai sostenitori dell'a priori in economia: ha suggerito un ottimo modo per valutare le affermazioni a priori sull'azione. Se ci sono controesempi a queste affermazioni, e la persona a cui sono rivolti poi risponde finendo nella fallacia del "Nessun Vero Scozzese," si ha una buona ragione per pensare che l'affermazione iniziale è sbagliata. Questo test non è in alcun modo dipendente dall'accettare il punto di vista di Brennan su una conoscenza a priori.

A giudicare da questo test, cosa possiamo dire sull'a priori dell'economia Austriaca? Gli economisti Austriaci rispondono ai controesempi facendo ricorso alla fallacia del "Nessun Vero Scozzese"? Quando gli economisti Austriaci dicono, ad esempio, che due individui non prenderebbero parte ad uno scambio se ognuno di loro non ne trarrebbe beneficio, è questo il caso in cui "scambio" e "beneficio" vengono utilizzati in senso speciale per immunizzare la frase dai controesempi? Non penso. Questi termini vengono utilizzati in modo perfettamente normale, e l'affermazione Austriaca è che la frase sullo scambio è nota per essere vera a priori. Cosa ci dovrebbe essere di sbagliato in questa affermazione Austriaca? Ancora una volta, quando Mises dice: "Non esiste alcuna operazione raziocinante che potrebbe portare dalla valutazione di una determinata quantità o numero di cose alla determinazione del valore di un numero maggiore o minore delle stesse,"[3] non sta avanzando né un'affermazione empirica né usa le parole in un qualche senso speciale. Sta affermando una verità a priori sulla valutazione, un processo del mondo reale.

Brennan non ci ha dato motivo di pensare che gli economisti Austriaci finiscano nella fallacia del "Nessun Vero Scozzese." Men che meno ha giustificato la tesi che il perseguimento di una conoscenza a priori del mondo reale sia una ricerca inutile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Il più importante di questi articoli è qui: http://bleedingheartlibertarians.com/2013/10/extreme-austrian-apriorism-as-the-no-true-scotsman-fallacy/

[2] Azione Umana (Auburn, Ala.: Mises Institute, 1998), p. 20. Molti economisti neoclassici hanno criteri più rigidi rispetto a Mises quando si parla di razionalità. Di solito vengono usati per mostrare che i consumatori ed i produttori in un libero mercato agiscono irrazionalmente, e lo stato viene chiamato in causa per porre rimedio a questi presunti problemi.

[3] Ibid., p. 122.

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Spy Agency Engaged In Internet “False Flag” Attacks

Deep Politics Monitor - Mer, 05/02/2014 - 22:41
From Washington's Blog Spy Agency “Masqueraded As An Enemy In A ‘False Flag’ Operation” We’ve warned since 2009 (and see this) that the government could be launching cyber “false flag attacks” in order to justify a crackdown on the Internet and discredit web activists. A new report from NBC News – based on documents leaked by Edward Snowden – appear to confirm our fears, documenting that

Argentine Banking System Archives Destroyed By Deadly Fire

Deep Politics Monitor - Mer, 05/02/2014 - 21:17
From ZeroHedge, 02/05/2014 While we are sure it is a very sad coincidence, on the day when Argentina decrees limits on the FX positions banks can hold and the Argentine Central Bank's reserves accounting is questioned publically, a massive fire - killing 9 people - has destroyed a warehouse archiving banking system documents. As The Washington Post reports, the fire at the Iron Mountain

Cattolici: disertate le chiese!

Luogocomune.net - Mer, 05/02/2014 - 20:40
Joseph Ratzinger se n'è andato, ma i suoi crimini rimangono. E il suo successore, il "francescano" tutto-parole-e-niente-azione, non sembra certo avere fretta di fare piazza pulita.

Ma ora è arrivato un rapporto dell'ONU, tanto severo quanto improvviso, a smuovere le acque dello stagno di letame in cui galleggia la Chiesa cattolica ormai da troppi anni. Questo rapporto denuncia apertamente la complicità sistematica dei vertici della Chiesa nel proteggere i preti pedofili in ogni parte del mondo, ed invita il Vaticano ad allontanare immediatamente tutti i preti che si sono resi colpevoli di questo reato.

Per tutta risposta la Chiesa ha detto che "il rapporto verrà esaminato", ma che comunque l'"interferenza" da parte dei suoi autori non è gradita in Vaticano.

Questa gente è seriamente convinta di essere al di sopra della legge, e sarebbe davvero ora che qualcuno gli spiegasse chiaramente che le cose non stanno così. Ma chi sarà mai in grado di farlo? Non certo i nostri politicuzzi baciapile, [...]

I grafici del prezzo dell'argento ed altri fattori ci dicono che è il momento di comprare #2

Freedonia - Mer, 05/02/2014 - 11:16




da The Daily Reckoning


"Las Lagrimas de la Luna" potrebbe raggiungere i $500/oz nei prossimi anni. Questa espressione è quella con cui gli antichi Incas del Perù facevano riferimento all'argento... "Lacrime dalla luna." Anche se la produzione di argento è globalmente molto diffusa, il piccolo Perù è il più grande produttore mondiale di argento. Tuttavia, molte compagnie minerarie contribuiscono alla produzione di argento mondiale.



Ecco le 20 Compagnie Produttrici d'Argento Più Grandi del Mondo







Riserve d'Argento per Paese

Le riserve d'argento mondiali sono stimate a circa 530,000 tonnellate. I paesi con le maggiori riserve d'argento sono il Perù (120,000 tonnellate), la Polonia (85,000), il Cile (70,000) e l'Australia (69,000). Negli ultimi dieci anni c'è stato un costante aumento della produzione miniera d'argento. Anche se le compagnie minerarie hanno estratto sempre più argento, la produzione mineraria non riesce a soddisfare la domanda. Pertanto questa lacuna deve essere chiusa riutilizzando gli scarti dell'argento. Tuttavia il riciclaggio dell'argento è un'operazione difficile da effettuare, per tre ragioni. In primo luogo, la quantità di argento usata in alcune applicazioni è molto piccola. In secondo luogo, altre applicazioni che contengono argento (come i pannelli solari) hanno una lunga durata. In terzo luogo, una grande quantità di argento in computer, telefoni cellulari e televisori viene scartata.



Caratteristiche della Domanda d'Argento

In base all'area geografica, gli Stati Uniti sono il più grande consumatore di argento. Sono anche il più grande consumatore di gioielli in argento. Negli ultimi due anni la domanda d'argento sotto forma di gioielli è rimasta forte; e poiché l'oro faceva registrare prezzi elevati, i consumatori hanno cercato altre opzioni. Altri grandi consumatori d'argento sono Cina, Giappone, India e Germania.





Storia del Prezzo dell'Argento

Ecco il trend di lungo termine dei prezzi dell'argento.




L'argento è ben al di sotto del suo prezzo nominale record di $50 nel 1980. E se facciamo riferimento al livello d'inflazione registrato dal governo, il prezzo salta a $135. E se si utilizzano i numeri dell'inflazione REALE, come fa Shadowstats, i prezzi reali dell'argento aggiustati all'inflazione così come calcolata nel 1980 farebbero schizzare il contatore a $450! L'argento è una risorsa preziosa e in riduzione – e quando si guarda al prezzo di abitazioni, automobili, istruzione, cibo, energia, tasse, assicurazioni negli anni '80, è folle pensare che l'argento sia così a buon mercato. Soprattutto quando il suo utilizzo è salito alle stelle sin da quel periodo. Ora è usato su larga scala nel settore della tecnologia e si dice addirittura che possa curare il cancro. (Fonte: SilverShield)



INCOMBE IL TARGET DI PREZZO A $500




Sono abbastanza vecchio da ricordare quando l'argento stava a $1.39/oz (dal 1940 al 1960). E quando il mondo degli investimenti ha "scoperto" il metallo bianco... è andato alle stelle da $1.39 a quasi $50 (intra-day).

Dal 1964 fino al 1980 l'argento ha goduto di un gran bel periodo..... in tale lasso di tempo l'argento è salito quasi del 3,500% (es. salito di 36 volte!)... un 34% CAGR. Se vedremo un déjà (grazie Yogi Berra), la "fenice" d'argento supererà i $700/oz. Gli scettici potrebbero chiedersi: è possibile?

Io DICO DI SI' per diversi motivi:

  • Se è successo prima, può accadere di nuovo.
  • Non esisteva ancora Internet in quel periodo. OGGI il marketing internazionale istantaneo rende molto più facile la diffusione globale di idee ed informazioni.
  • La storia ci ricorda che nel 1980 solo il 5% degli investitori globali er a sotto forma di metalli preziosi. Inoltre, gli esperti di metalli preziosi hanno recentemente affermato che oggi solo l'1-2% degli investitori globali possiede metalli preziosi. E anche se non ne sono certo, ho il sospetto che la maggior parte degli investitori attuali possiede ORO PIUTTOSTO CHE ARGENTO. Tutto questo può cambiare attraverso un marketing di massa su Internet per educare e illuminare i miliardi di investitori internazionali ignoranti sull'argento.
  • Il grandioso piano socialista del presidente Obama finanziato da un debito pubblico arrivato a $17 BILIONI (che salirà a $22 BILIONI nel momento in cui lascerà la Casa Bianca) costringerà la FED a svalutare drasticamente il dollaro al fine di aggirare un default per il debito nazionale.
  • Piani pensione, Assicurazioni e Bank Trust Depts. si stanno lentamente accorgendo della spettacolare performance degli investimenti in argento rispetto agli investimenti fiat.... cioè azioni, obbligazioni e contante. Mi dilungherò sui dettagli nella parte 3.
  • E poi c'è l'insaziabile domanda di Cina e India, con quasi 2.5 miliardi di abitanti.

Qui ci sono alcuni fatti sul perché il metallo bianco arriverà di nuovo a forgiare prestazioni record di prezzo:

  • L'insaziabile domanda di India e Cina per il metallo bianco continua a crescere
  • Il rapporto annuale consumo/produzione mostra deficit pesanti
  • A differenza dell'oro... l'argento viene consumato nell'uso industriale e medicale
  • La produzione mineraria mondiale di argento segna un patetico 2.8% CAGR nel corso degli ultimi 10 anni
  • La domanda di investimento per il metallo bianco andrà alle stelle... una volta terminato l'attuale consolidamento
  • Il contagio della svalutazione monetaria dilagherà presto in tutto il mondo, sparando in alto i prezzi di tutti i metalli preziosi
  • Le vendite di monete d'argento coniate negli USA sono ai massimi di sempre... nonostante la recente correzione di valore
  • Il Messico sta attualmente pensando di rendere l'ARGENTO la moneta nazionale... al posto del pèso fiat
  • Un numero crescente di stati è alla ricerca di monete d'argento e d'oro
  • Utah e Arizona hanno recentemente riconosciuto l'argento e l'oro come monete a corso legale. Inoltre anche altri stati stanno considerando di rendere l'oro e l'argento moneta legale: Montana, Colorado, Idaho, Indiana, New Hampshire, Georgia, Washington, Minnesota, Tennessee e Virginia.

In base a tutti i criteri e le motivazioni qui sopra, stimo prudenzialmente che l'argento potrebbe superare i $500/oz entro il 2020.


http://johnnycloaca.blogspot.it/2014/02/i-grafici-del-prezzo-dellargento-ed.html


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La gioia della libertà

Von Mises Italia - Mer, 05/02/2014 - 08:30

Un collega mi ha  confidato che qui, presso il Cato Institute, siamo sempre troppo negativi: passiamo troppo tempo ad occuparci delle rapine perpetrate dallo Stato, anziché dei benefici generati dalla libertà, includendo anche “la gioia della libertà”, come l’ha denominata David Henderson.
Questo può essere probabilmente vero per il mio libro, “The Politics of Freedom”.

Quindi, per iniziare bene il nuovo anno,  mi riprometto ora di parlare di libertà, e non di politica.
A volte, i libertari e i loro stessi detrattori, discutendo su quale tipologia di regole siano necessarie per garantire l’armonia sociale, dimenticano quanta parte della nostra vita sia caratterizzata dalla libertà. Ogni giorno effettuiamo migliaia di scelte, e poniamo in essere migliaia di interazioni con gli altri, senza necessità di costrizione alcuna. Questa, a ben vedere, è una potente dimostrazione della centralità della libertà nella nostra vita, nonché della capacità degli individui interagenti di creare pace e ordine in assenza di una pianificazione centrale.

Non è facile definire cosa sia la libertà. Leonard Read ebbe a dire, <<la libertà è l’assenza di vincoli, escogitati e imposti dall’uomo, volti a frapporsi alla liberazione dell’energia creativa>>. Hayek si riferisce alla libertà  come ad  <<uno stato in cui ognuno può usare la sua conoscenza per il perseguimento dei  propri personalissimi scopi>>.
Tom G. Palmer ha preso invece molto a cuore  questa descrizione fornita da John Locke:

Il fine della legge non è abolire o restringere, ma preservare ed accrescere la Libertà: perché in tutti i luoghi dove sia dato riscontrare degli esseri viventi suscettibili di originare le leggi, dove non c’è legge non c’è libertà. Perché la libertà consiste nell’essere liberi dalla costrizione e dalla violenza altrui, il che non può darsi laddove non c’è legge. Ma la libertà non consiste, come ci è stato sempre detto, nel poter fare esattamente quello che si vuole (perché, in tal caso, come mai potrebbe essere libero, colui che è arbitrariamente soggetto al capriccio di altri individui?) La libertà si sostanzia invece nella possibilità, per chiunque, di disporre e organizzare liberamente, come meglio gli aggrada, sé stesso, le proprie azioni, i propri beni e tutto ciò che gli spetta, nei limiti delle leggi cui sottostà;  e, pertanto, essa postula il non essere soggetto all’arbitraria volontà altrui, bensì il seguire liberamente la propria. (Second Treatise on Government, sec. 57; curato da Palmer, in Realizing Freedom).

In altre parole, una persona libera non è “soggetta all’arbitraria volontà altrui”, ed è pienamente sovrana ed indipendente nel fare ciò che vuole con la propria persona e le proprie risorse. Ma si può disporre di queste libertà se e solo se la legge è intesa a proteggere la nostra libertà, al pari di quella di tutti gli altri.

Tuttavia, nel definire la nozione di libertà, possiamo certamente riconoscerne i suoi aspetti caratterizzanti. Libertà significa rispetto dell’autonomia morale di ogni persona, la quale, a sua volta, deve essere riconosciuta come proprietaria esclusiva della propria esistenza, nonché come assolutamente libera di intraprendere le decisioni importanti che la concernono.
È la libertà a dar senso alla nostra vita; anzi, ci permette di attribuirle un significato che è del tutto nostro, per definire cosa sia realmente importante per noi.

Il magistrato Antonin Scalia ha deriso il suo collega Anthony Kennedy per aver scritto: <<al cuore della libertà vi è il diritto di determinare il proprio personalissimo concetto di esistenza, del suo valore, nonché quello dell’universo e del mistero dell’esistenza umana>>.  Qualunque giudizio si possa esprimere (e a prescindere da quale possa essere la sua rilevanza nell’ambito della giurisprudenza  costituzionale), trattasi di elementi che compongono e costituiscono la nozione di libertà.
Ed è così che ognuno di noi dovrebbe essere libero di pensare, di parlare, di scrivere, di creare, di contrarre matrimonio, di mangiare, di bere e fumare, di avviare e gestire un’impresa, di associarsi con altri come più e meglio lo aggrada. La libertà, in buona sostanza, è il fondamento della nostra capacità di costruire l’esistenza a nostra immagine e somiglianza.
Parimenti, sono egualmente desiderabili le conseguenze sociali della libertà. Perché essa conduce all’armonia sociale. Sicuramente si assiste ad una conflittualità contenuta in seno ad un contesto di poche e trascurabili regole specifiche, suscettibili di imporci come dovremmo vivere – in termini di classe o di casta, di religione, di modi di vestire, di stili di vita o di istruzione.

La libertà economica postula che le persone siano libere di produrre e scambiare con gli altri. I prezzi liberamente negoziati e concordati veicolano informazioni essenziali a tutti gli attori economici circa quello che la gente desidera, nonché circa ciò che può essere realizzato nella maniera più efficiente possibile. Come Henry Hazlitt ha ben messo in evidenza, affinché un ordine economico possa funzione, i prezzi devono essere liberi di “rivelare la verità”. Una economia libera assicura agli individui i giusti incentivi per inventare, innovare e produrre più beni e servizi che vanno a beneficio dell’intera società. Ciò significa che si realizzerà una maggior soddisfazione di un maggior numero di bisogni, un più elevato standard di vita per tutti, unitamente ad una maggiore crescita economica.
Ed è proprio questo processo che, in appena 250 anni di storia di libertà economica, ci ha affrancati dal lavoro massacrante e da una breve aspettativa di vita –  prerogative queste che si prefiguravano come la sorte naturale ed immutabile dell’umanità, da tempo immemorabile –  garantendoci l’odierna abbondanza, che siamo soliti scorgere intorno a noi, in più parti e più parti del mondo (sebbene quelle parti non siano ancora sufficienti).

Il video del cantante country Brad Paisley, “Welcome to the Future”, mette bene in evidenza tutto ciò. È un inno al commercio, alla tecnologia, ad un vita realizzata, al cambiamento sociale e alla diversità culturale. (Il video è persino più chiaro della stessa canzone. A tal proposito, può essere utile vedere anche il suo “American Saturday Night”, una celebrazione del libero scambio e dell’immigrazione).

I nostri avi non erano certo meno intelligenti di noi. Allora, che cosa è cambiato da allora? La libertà!

Un sistema politico informato alla libertà ci dà la possibilità di impiegare i nostri talenti e di cooperare con gli altri per creare e produrre, avvalendosi del supporto di pochi, semplici istituti, intesi a preservare i nostri diritti. E quei semplici fondamenti – i diritti di proprietà, il rule of law, il divieto di ricorrere all’aggressione – rendono possibile l’invenzione, l’innovazione ed il progresso nei commerci, nella tecnologia, e negli stili di vita. Quando libertari [miniarchici, ndt] propugnano lo Stato minimo, stiamo semplicemente difendendo la libertà e il progresso che da essa promana.

Articolo di David Boaz su Cato Institute

Traduzione di Cristian Merlo

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Corruption cost in EU equals its annual budget

Deep Politics Monitor - Mar, 04/02/2014 - 22:27
'Breathtaking': Corruption cost in EU equals its annual budget by RT Corruption in the EU costs the economy 120 billion euro per year - equivalent to the EU's annual budget, EU Home Affairs Commissioner Cecilia Malmstroem said when presenting a new report, adding that "there are no corruption-free zones in Europe."  READ MORE: http://on.rt.com/7fxowy
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