Skip to main content

Aggregatore di feed

BREAKING THE FOURTH MONOPOLY – PART 1 OF 2

Deep Politics Monitor - Dom, 09/02/2014 - 18:51
From Greatestinstruments: “The evolution of this centralized society was as logical as every other work of nature. When force reached the stage where it expressed itself exclusively through money, the governing class ceased to be chosen because they were valiant or eloquent, artistic, learned, or devout, and were selected solely because they had the faculty of acquiring and keeping wealth.” –

Il tranquillo lavoro dell'avvocato

Luogocomune.net - Dom, 09/02/2014 - 17:07
di Paolo Franceschetti

Notte tra il 1° e il 2 giugno 2005, a Nereto. L’avvocato Libero Masi, noto nella zona perché presidente di Slow Food Abruzzo, viene ritrovato cadavere in casa, smembrato a colpi di ascia insieme alla moglie. Ai cadaveri mancano i denti. Il paesino è un tipico borgo abruzzese, con pochissimi abitanti, in cui è quasi impossibile muoversi senza essere notati, eppure il colpevole non verrà mai trovato. La magistratura apporrà addirittura il segreto di stato sul fascicolo.

Secondo la migliore tradizione giudiziaria non solo italiana, a un certo punto emerge un reo confesso; si chiama Massimo Bosco, è il solito sfigato, drogato, barbone, analfabeta (stesso copione che troviamo in Olindo e Rosa, come i ragazzi delle Bestie di Satana, come Michele Misseri, come i compagni di merende nel Mostro di Firenze), che si autoaccusa del delitto. La sua versione è talmente strampalata che questa volta i giudici non credono all’autoaccusa e lasciano libero il reo confesso; costui, trasferitosi a Castiglion Fibocchi, verrà poi a sua volta assassinato il 14 novembre 2013 a colpi di pietra e bastoni da due barboni, ufficialmente per un posto in tenda, ma più probabilmente per mettere a tacere un testimone che un giorno o l’altro avrebbe potuto raccontare chi e perché lo aveva istruito a “confessare”.

Luglio 2007. Si suicida l’avvocato Corso Bovio nel suo studio, sparandosi con una 357. Nessuno crede al suicidio, ma ovviamente gli inquirenti concludono subito per un suicidio, mettendo una pietra tombale alla possibilità di cercare la verità.

Aprile 2009. Viene “suicidato” l’avvocato Balzano Prota, ...

Snowden Docs: British Spies Used Sex and 'Dirty Tricks'

Deep Politics Monitor - Dom, 09/02/2014 - 15:34
From NBCnews: BY MATTHEW COLE, RICHARD ESPOSITO, MARK SCHONE AND GLENN GREENWALD, SPECIAL CONTRIBUTOR British spies have developed “dirty tricks” for use against nations, hackers, terror groups, suspected criminals and arms dealers that include releasing computer viruses, spying on journalists and diplomats, jamming phones and computers, and using sex to lure targets into “honey traps.”

Commenti liberi

Luogocomune.net - Sab, 08/02/2014 - 09:53
Commenti e segnalazioni degli utenti sulle notizie più recenti.

When Conventional Success Is No Longer Possible, Degrowth And The Black Market Beckon

Deep Politics Monitor - Sab, 08/02/2014 - 06:24
From ZeroHedge, 02/07/2014 by Charles Hugh-Smith of OfTwoMinds blog,   "Phantom economies tend to give rise to gray and black markets in proportion to the deviance of the phantom economy from reality." College graduates around the world are discovering that getting a university diploma no longer guarantees the conventional success story of a secure job and a life of ever-rising

Causa ed effetto in economia: Come verrà staccata la spina

Freedonia - Ven, 07/02/2014 - 11:13




di Francesco Simoncelli


Il 2014 si appresta ad essere un anno molto interessante dal punto di vista economico. Sia in Italia che all'estero sono in moto una serie di eventi che possono decretare da un momento all'altro la fine dell'esperimento socialista/pianificatore in cui siamo totalmente immersi da circa 100 anni. Il fattore che catalizza la maggior parte delle attenzioni è senza dubbio la manipolazione del prezzo dell'oro, che negli ultimi due anni si è fatta più evidente permettendo un costante deflusso di metallo giallo da ovest verso est.

Ci sono ancora individui ed investitori che credono fermamente nell'onniscenza dei pianificatori centrali e restano scettici su una possibile manipolazione "cosciente." Peccato per loro che i continui scandali finanziari, di cui i media mainstream si trovano a parlare, rappresentano un'arma a doppio taglio per la loro credibilità: certo, fungono da sotterfugio per i loro privilegi ma una volta che viene scoperto il vaso di vermi si insinua il dubbio nell'elettore medio. Tale dubbio non può che essere foriero di cambiamenti.

Pensate al Libor. Non ci resta che piangere? Non ci resta che imparare.



TEORIE CONCORRENTI

L'instabilità economica a cui assistiamo ancora oggi viene associata a fluttuazioni cicliche all'interno del mercato mondiale. Oppure ad un particolare evento catalizzatore (es. crollo azionario, aumenti verticali del prezzo del petrolio, catastrofi atmosferiche,ecc.) che funge da shock e che va a perturbare a cascata il resto degli indicatori economici. Questa, potremmo dire, è la spiegazione popolare alle crisi che spesso si ripetono nel corso della storia. Capite benissimo che come "spiegazione" è alquanto lacunosa. Intervengono quindi le scuole di pensiero economico che dicono la loro. Secondo i Keynesiani le crisi sono causate da perturbazioni all'interno della domanda aggregata, ovvero, nella relazione tra consumi, investimenti e spesa pubblica. Se questa domanda cala improvvisamente, cala anche il flusso di reddito che i produttori di beni e servizi dovrebbero ricevere o si suppone avrebbero dovuto ricevere in assenza di tale calo.

Avendo meno incassi a disposizione, i produttori sono costretti a ridurre il compenso dato ai propri lavoratori i quali, a loro volta, fanno resistenza ad un simile scenario rendendo i salari viscosi. Di fronte a questa resistenza i datori di lavoro sono obbligati a scegliere tra due vie: licenziamento o fallimento. Entrambi gli esisti causano ulteriori depressioni nella domanda aggregata, che infine deve sperare nell'aumento della spesa pubblica (per compensare gli altri due parametri in declino) e nell'inflazione monetaria (per far diminuire i salari reali) affinché, secondo i Keynesiani, l'economia possa tornare su binari sostenibili.

Parallelamente alla teoria Keynesiana del ciclo economico, dal punto di vista macroeconomico, c'è quella monetarista la quale punta gli occhi sull'aggregato monetario: la crescita dell'offerta di moneta rappresenta un fattore importante quando si cerca di determinare la causa di una recessione. Milton Friedman, infatti, era il principale sostenitore di questa tesi e consigliò ai banchieri centrali di far salire l'offerta di moneta ad un tasso tra il 3% ed il 5%. Un aumento eccesivo dell'offerta di moneta avrebbe causato inflazione, mentre un rallentamento eccessivo avrebbe causato una flessione dell'economia.

Friedman è famoso per aver sostenuto che tra il 1929 ed il 1932 la Grande Depressione ebbe "carta bianca" perché la Federal Reserve non inflazionò abbastanza l'offerta di moneta. La tesi monetarista divenne famosa nellla stagflazione degli anni '70 quando Volcker, l'allora presidente della FED, invertì la politica espansiva della banca centrale americana facendo finire il paese in recessione ma fornendogli una boccata d'aria dagli eccessi degli anni precedenti.

Il problema principale che subito salta all'occhio in entrambie le teorie è uno: giustificazione dell'esistenza di un manipolatore centrale. C'è una sorta di sfiducia nel libero mercato, e la convinzione che ci sia bisogno di regolatori che indichino la giusta via da seguire. Giusta? Sbagliata? Non si sa. Sappiamo solo che questa interferenza di questi manipolatori centrali non ha affatto aiutato l'economia a risollevarsi. Si è proseguito sempre di più verso una via che richiedeva più interventi, ma i problemi sono tutti lì, rimandati solamente nel tempo.

La sfiducia di entrambe le teorie nell'unità individuale è evidente nella trattazione dell'ambiente economico secondo aggregati. Infatti si parla di domanda aggregata, di aggregati monetari, di flussi di rendita, e si tralasciano fattori microeconomici che invece hanno un ruolo fondamentale nella vita degli attori economici: i tassi di interesse.



LA TEORIA AUSTRIACA DEL CICLO ECONOMICO

La Scuola Austriaca tiene in grande considerazione l'importanza dei tassi di interesse nell'analisi dei cicli economici. Sono delle variabili cruciali che informano l'ambiente economico di come si stanno muovendo le cose tra le varie azioni degli attori economici, determinano di conseguenza la preferenza temporale di questi ultimi (ad esempio, se la produzione si sta concentrando sul presente o sul futuro). E questo punto è in netto contrasto con il punto di vista di Friedman, il quale non conferiva ai tassi di interesse una particolare importanza poiché sosteneva che i produttori si concentrassero su altri fattori (es. domanda, stato generale dell'economia, guadagni previsti, ecc.) e che il loro influenzamento attraverso la politica monetaria non generava grandi distorsioni.

Scopriamo perché hanno una rilevanza fondamentale, al contrario di quanto sosteneva Friedman. La teoria Austriaca del ciclo economico si basa principalmente sulla descrizione di come determinati interventi di un operatore centrale possano generare distorsioni a cascata che incanalano l'economia verso binari insostenibili. Nel caso specifico, il cosiddetto "operatore centrale" è la banca centrale. Essa può intervenire nell'economia in tre modi: operazioni di mercato aperto (es. aumenta l'offerta di moneta attraverso l'acquisto di titoli di stato con operazioni definitive o di riacquisto a termine), tasso di riferimento ufficiale, riserve legali (es. depositi che le banche devono per legge tenere in cassa).

Il conseguente aumento dell'offerta di moneta spinge al ribasso il tasso di interesse reale, a segnalazione del fatto che ci sono più fondi mutuabili a disposizione. Non appena l'ambiente economico viene a conoscenza di questa informazione, gli imprenditori corrono per prendere in prestito nuovo denaro ad un prezzo basso rispetto a prima e si impegnano in progetti di lungo termine più ambiziosi (es. ambiziosi nel senso che sarebbero stati scartati se il tasso di interesse fosse stato più alto in assenza di manipolazione artificiale).




E' cruciale comprendere il ruolo che il tasso di interesse ha nella vita economica degli individui. Questi ultimi, infatti, prendono decisioni influenzate pesantemente dalla linea temporale e in base a considerazioni soggettive agiscono di conseguenza. La formazione di tassi di interesse individuali si somma alle interazioni che i vari attori economici intraprendono tra di loro, generando un tasso di interesse naturale che segnala la tendenza media del consumo e del risparmio. Il mercato del tempo racchiude in sé tutta la struttura produttiva della società, non solo il mercato dei prestiti; è una bussola con la quale consumatori ed imprenditori interagiscono senza mai incontrarsi. E' il miracolo del mercato.

La presenza di nuovi fondi mutuabili, dal punto di vista degli imprenditori, segnala loro la volontà degli individui di risparmiare e quindi spostano la produzione più avanti nel tempo. Tale produzione futura è sostenibile solo se siamo in presenza di un risparmio reale, se deriva da un'espansione artificiale della moneta assistiamo ad un falso segnale che indurrà in errore parecchi attori economici. Prendiamo ad esempio la bolla immobiliare scoppiata nel 2007. Dal 2001 al 2004 la FED ha influenzato al ribasso il tasso di interesse del denaro, generando nell'economia più ampia un senso di euforia dettato dal credito a buon mercato. In questo modo indebitarsi risultava più semplice (es. rata dei mutui al di sotto degli affitti) e parecchie persone si sono lasciate catturare dalla tentazione di comprare o ristrutturare la propria casa.

Si pensava che i prezzi delle case sarebbero saliti per sempre, facendo sentire un idiota chi rimaneva ai margini. Sono state costruite case che in realtà nessuno avrebbe voluto se i tassi non fossero stati manipolati al ribasso, e ciò ha indotto i costruttori ed i lavoratori nel settore edile a cavalcare la bolla erigendo asset inutili. In retrospettiva, sono risultati inutili. Ma durante il periodo euforico non lo sapevano, anzi tali progetti (nonostante fossero tanto audaci quanto rischiosi) non erano affatto definiti improduttivi.

Le risorse della società vengono fagocitate da cattedrali nel deserto, mentre anche aziende già consolidate decidono di espandere la propria produzione data la disponibilità di credito a buon mercato. Non a caso questo periodo viene definito "euforico": aumenta il consumo (facendo più debiti), diminuisce la disoccupazione (canalizzando la manodopera in settori insostenibili), la borsa vola.

La frenesia di cavalcare la bolla da parte degli attori economici crea una serie di pericolose distorsioni a catena che risultano davvero allarmanti. Ad esempio in Cina i costruttori edili per cavalcare la bolla hanno eretto strutture fatiscenti. Negli USA sono spuntati intermediari finanziari che hanno attratto poveri fessi nella trappola del debito e hanno passato al povero demente di turno la patata bollente (es. titoli garantiti da ipoteca), sperando di sbarazzarsene prima che scoppiasse la bolla o sperando nell'intervento della banca centrale. AIG, Fannie Mae e Freddie Mac sono stati ben lieti di aver visto avverarsi la seconda opzione. In questo panorama il risparmio viene depresso depletando progressivamente il bacino delle risorse reali, canalizzando i risparmiatori in terreni rischiosi (facendosi raggirare da promesse esorbitanti nel mercato azionario o facendosi appioppare titoli tossici) e generando le basi per quello che sarà il successivo scoppio della bolla.

Perché? Perché non esistono pasti gratis. I nuovi fondi creati artificialmente da un ente centrale invadono progressivamente, seppur lentamente, l'economia più ampia operando una pressione al rialzo sui prezzi. All'inizio questa pressione sarà confinata a quei mercati dove vengono incanalati inizialmente tali fondi (es. azionario e immoibliare), poi invaderà il resto dell'economia fino ai beni di consumo. Nonostante l'aumento dei salari monetari, quelli reali rimangono al palo impoverendo coloro che ricevono per ultimi (o non lo ricevono affatto) il nuovo denaro creato del nulla.

Infine, la banca centrale ha due modi per porre fine ai malanni dell'economia: smettere di gonfiare l'offerta di moneta generando una recessione, o continuare a gonfiare l'offerta di moneta decretando la morte della valuta che gestisce. La crisi che segue la prima scelta deve essere benvenuta dagli attori economici, perché pone rimedio allo sconquasso generato dal credito facile nella catena inter-temporale consumo/produzione.



I VASI DI VERMI

Le varie crisi e recessioni di cui abbiamo sentito parlare sui canali d'informazione mainstream e di cui abbiamo avuto esperienza, sono figlie di espansioni monetarie artificiali attuate o per mascherare un problema precedente o per migliorare qualche numero in pressenza di una leggera flessione. O semplicemente per evitare una bancarotta imminente, rendendola più colossale in futuro.

Nella maggior parte dei casi, invece di permettere una sana pulizia del mercato con l'eliminazione di quegli investimenti improduttivi che se perseguiti dreneranno solamente ulteriori risorse, la classe dirigente ha preferito imboccare quella strada che prevede più della stessa cosa: sistemare temporaneamente gli effetti senza mai rivolgersi alle cause. Questa seconda opzione, adesso come adesso, richiederebbe un sacrificio ed un dolore economico più intenso rispetto a quello che sarebbe stato sopportato cinque anni fa. La mole di errori accumulati è enorme. Pensate all'Eurozona.




Il mercato obbligazionario europeo è in coma, tenuto in piedi solo dall'intervento del comparto bancario commerciale (sostenuto dalla banca centrale) il quale a sua volta è finanziato dallo stesso zombie che sta sostenendo: lo stato. Ma diversamente da quanto si dice in Basilea III, i bond statali non sono affatto sicuri. L'attuale assetto imbastito dai pianificatori centrali, nonostante abbia dato fiato ad un continente alla deriva, continua ad erodere l'economia dall'interno. Perché? Perché gli invesitmenti improduttivi drenano solamente risorse, ed è per questo che devono essere liquidati.




Pensate all'Argentina ed al Venezuela. Due disastri annunciati, soprattutto a seguito delle continue svalutazioni monetarie operate da amministratori politici imbecilli ed incapaci di comprendere causa-effetto in economia. Su questo blog si è parlato molto dell'Argentina, circa due anni fa scrivevo un articolo prevedendo un suo futuro tracollo. Dopo il default per i tango bond, i mercati dei capitali esteri sono diventati diffidenti nei confronti degli argenti come "buoni pagatori." Allora il duo Kirchner-Del Pont ha pensato "bene" di svalutare allegramente il peso per rendere competitivo il paese sul panorama estero.

Per un po' ha funzionato, o perlomeno fino a quando esistevano riserve di dollari nelle casse della banca centrale. Giusto il tempo di attirare nella rete i soliti fessi che guardavano al "nuovo miracolo economico argentino" come ad un modello da imitare. Quando qualcuno tentava di farli ragionare diventavano cani idrofobi additando le motivazioni più strampalate a sostegno delle loro ridicole tesi. Ora ci avviciniamo alla resa dei conti.

Non scordiamoci della Cina, i cui sforzi con la stampante monetaria hanno sorpassato quelli delle quattro banche centrali più importanti del mondo. E non scordiamoci del Giappone. Guardate il tasso di cambio tra il dollaro e lo yen negli ultimi due anni.




Il quantitative easing è stata una strategia più volte intrapresa dal governo nipponico, ma non ha mai dato risultati concreti. Sin dalla fine degli anni '80 il Giappone ha tentato di "rivitalizzare" la propria economica attraverso stimoli monetari, generando una serie di recessioni che hanno parzialmente ripulito il mercato giapponese. Ma il problema non è nella domanda, bensì nell'offerta. La classe dirigente giapponese ha sempre perseguito un metodo intervenstista nella politica industriale del paese, incanalando risorse verso particolari settori e posti di lavoro. Invece di comprendere come la politica delle Keiretsu fosse fallimentare ed improduttiva nel lungo termine, la classe dirigente ha continuato a gettare risorse perseguendo tale modello industriale ed impedendo una riallocazione dell'offerta (sia di manodopera che delle risorse stesse) verso settori più economicamente sostenibili.

L'esperimento di Shinzo Abe si sfracellerà contro un muro, i segnali ci sono tutti. L'unica cosa che fatto rimanere a galla il Giappone fino ad ora è stato l'approvvigionamento di energia a basso costo grazie al nucleare (ma i rischi sono ben noti). Se ancora siete scettici, cliccate su questo link per vedere un'infografica dell'Abenomics e del perché fallirà.



DUE CAMPANELLI D'ALLARME

La struttura delle economie appena descritte è un chiaro segnale. Immaginate tutte queste economie alla deriva come tante luci, una dopo l'altra, a formare una grande scritta: Grande Default. I pianificatori centrali stanno facendo i salti mortali per cercare di ritardare quanto più possibile un simile esito. Sanno cosa accadrà in quel momento. Quel che li spaventa è non sapere cosa accadrà dopo, se ancora attraverso le loro menzogne riusciranno a fare presa sugli elettori e sugli investitori. Se riusciranno a far ingoiare a coloro che soffriranno un dolore economico indicibile il boccone amaro: promesse infrante. Ungheria e Polonia saranno il banco di prova.

Un altro banco di prova sarà il mercato dell'oro. La maggior parte degli investitori predilige la carta rispetto al metallo fisico. Preferisce giocare con la leva e fare un sacco di bei bigliettoni senza considerare il bene sottostante al contratto futures. Ad un certo punto, però, gli stessi investitori si accorgeranno che per il loro portafoglio starà meglio se al suo interno ci sarà la voce "oro fisico." In quei frangenti in cui una certa economia sperimenta una pesante inflazione, gli speculatori cambiano le loro preferenze cercando protezione piuttosto che speculazione.

Nel 2011 L'Università del Texas ci ha dimostrato di come sia veritiero un simile scenario, e nonostante lo rimandi nel tempo la banca centrale dovrà decidere quale sarà il fato dell'economia che influenza: recessione o inflazione di massa. Sappiamo che il Comex continua a sanguinare, ed una serie di richieste di delivery affonderanno quello che rimane di affidabile in tale istituzione e nelle promesse dei pianificatori centrali. All'aumentare del prezzo dell'oro inizierà ad essere anche chiara un'altra cosa: la banca centrale sta perdendo il controlo.



CONCLUSIONE

La maggior parte delle teorie mainstream tenta di dare una spiegazione delle crisi ricorrenti concentradosi sugli effetti. A differenza di queste la Scuola Austriaca si concentra sulle cause. La teoria Austriaca del ciclo economico ci dice che non c'è scampo quando è stato avviato un boom artificiale: recessione o inflazione dei prezzi. Distorcendo i tassi di interesse, la banca centrale distorce anche le decisioni degli attori economici i quali agiranno in base alle nuove condizioni. Ciò comporta decisioni errate ed investimenti improduttivi.

Una volta che la banca centrale smette di creare nuova moneta, o ne rallenta l'emissione, si apre la strada ad una recessione la quale permette al mercato di purgarsi dagli errori del passato. Se invece persiste a voler stampare moneta, causerà la distruzione della valuta da essa manipolata.

I raid nei fondi pensione o la rottura del mercato dell'oro fiat, o entrambi, saranno gli inneschi dell'ultima corsa che il mercato concederà alle banche centrali.


Lampedusa: imposto il silenzio governativo?

Luogocomune.net - Ven, 07/02/2014 - 10:20
Bisogna leggere la BBC, per sapere quello che succede in Italia?

A quanto pare sì.

Sembra infatti che la notizia di oltre 1100 migranti salvati dalla nostra guardia costiera al largo di Lampedusa sia sufficientemente importante da raggiungere la homepage di una delle più importanti testate giornalistiche mondiali (la notizia era sulla home della BBC ieri 6 febbraio, con tanto di video), mentre in Italia è passata totalmente sotto silenzio.

1100 migranti abbandonati al largo, e recuperati su otto zattere diverse, non sono una notizia da poco. [...]

La pianificazione centrale e la degenerazione dell’istruzione

Von Mises Italia - Ven, 07/02/2014 - 08:00

In Italia, come in altri paesi europei, il settore dell’istruzione ha sempre subito una notevole influenza da parte dello Stato. Sin dalla riforma Gentile del governo Mussolini, non si è smesso di assistere ad ondate di coercizione e politicizzazione del sistema educativo. L’Italia non è la sola, ma è in condizioni peggiori di tanti altri paesi in questo ambito; in ogni caso, la degradazione del concetto di“educazione” all’interno delle tradizionali istituzioni (scuola e università) continua a livello mondiale, con pochissime eccezioni. Quello che chiamiamo oggi Ministero dell’Istruzione, è un’esaltazione, una “deificazione” di un semplice e crudo organo politico, dove vi lavorano delle persone in carne e ossa. Per politicizzazione intendo la crescente influenza dello Stato in materia d’istruzione. La politicizzazione ha luogo tramite la centralizzazione di funzioni tradizionalmente tipiche della famiglia e delle istituzioni direttamente controllate da essa e tramite l’estensione delle regole, degli standard e dei controlli decisi dal Ministero. Chiaramente quest’azione ha delle conseguenze, sia a livello di istituzioni locali, sia nell’ambito della responsabilità individuale. La domanda che dovrebbe sorgere in modo spontaneo è la seguente: tali interventi regolatori, che diminuiscono la libertà e la responsabilità delle istituzioni locali, delle famiglie e degli stessi bambini/ studenti, sono giusti e apportano benefici? Per rispondere, analizzeremo le implicazioni della centralizzazione delle decisioni e delle regole di funzionamento e di organizzazione delle scuole nelle mani di un unico Organo Superiore – Il Ministero dell’Istruzione [1] – e gli effetti generali sul bambino.

Coercizione o libertà?

Le materie di studio a scuola, dove sono raggruppati 20-30 bambini per classe, sono decise in modo arbitrario, non tenendo conto, ovviamente, delle capacità e delle aspirazioni di ciascuno, e nemmeno delle esigenze famigliari. E’ ovviamente impossibile farlo a livello centrale, nel cosiddetto Ministero dell’Istruzione. Dirò di più, è impossibile prendere una decisione giusta per tutti anche se si rimane ad un livello ben più basso, a livello di scuola o di classe.  Anche le materie per gli esami di maturità sono selezionate in maniera del tutto arbitraria, a seconda della volontà dei burocrati del Ministero. Si decidono 3-4 materie, a cui tutti i bambini devono conformarsi e per cui devono “divorare” i libri relativi per passare gli esami. Conformarsi a criteri politici nell’ambito dell’istruzione, come anche in altri ambiti, per ottenere l’accreditamento dello Stato, è tipico dei regimi totalitari. Non può essere questo il fine dell’istruzione. Il fine deve essere la conoscenza [2], conoscenza con la quale l’individuo si distingue dai suoi simili, conoscenza che costui deve utilizzare a beneficio degli altri (imprese, scuole, organizzazioni, associazioni e individui), conoscenza che viene scambiata o impartita gratuitamente in modo volontario [3] a quelli che la apprezzano e ne hanno veramente bisogno, conoscenza per quale l’individuo stesso viene apprezzato nel corso della sua vita. Di certo il fine non deve essere l’accreditamento da parte dello Stato.

Un altro aspetto importante che attiene alla crescita è sicuramente la scoperta delle relazioni causali tra i mezzi a disposizione e le possibili azioni per il raggiungimento di determinati fini, per la soddisfazione dei bisogni e per il miglioramento della propria personalità. Se un bambino (ma anche un adulto, di solito un politico), non li comprende, non agisce in corrispondenza ad esse, perché non ha la capacità di avvalersi dei mezzi disponibili per il suo “bene” e quello degli altri. E’ inutile il ricorso alla violenza o alla coercizione per l’imposizione di un modello predeterminato (a cui l’individuo non abbia aderito volontariamente) di studio, scolarizzazione o sviluppo. Il bambino può e deve scoprirlo, può costruirlo da solo, se aiutato e non forzato in questo senso. Aiutare il bambino a capire o, meglio, insegnarli ad imparare autonomamente: questo deve essere uno degli obiettivi principali degli insegnanti e pedagogisti. Di certo non la memorizzazione meccanica dei concetti.

Studiare e capire quel che si studia, è estremamente importante, sia chiaro, ma nel percorso educativo, per lo sviluppo armonico del bambino, egli deve innamorarsi della scoperta, tanto a scuola, quanto al di fuori di essa. Sono veri eroi gli studenti che si diplomano, mandando giù concetti “senza masticarli”, perché, attualmente, molto spesso, questi sono imposti con la forza. Peccato che dopo 12 o 13 anni di scuola moltissimi giungono (senza capirlo) ad essere semplicemente vittime del sistema, senza passioni e senza obiettivi chiari nella vita. Il piacere per lo studio, per la conoscenza e per la propria crescita e prosperità NON si stimola e NON passa attraverso la coercizione. Ma è proprio questo quel che cerca di fare il Ministero dell’Istruzione.

E’ necessario che anche i burocrati si facciano un serio esame di coscienza e si domandino:

- i mezzi impiegati sono compatibili con la natura del bambino (dell’uomo) e l’obiettivo educativo a lungo termine?

- i metodi coercitivi sono corretti ed efficienti per lo sviluppo naturale e la realizzazione di un bambino?

-  le realtà istituzionali, le scuole, le norme e gli standard predisposti da un unico organismo statale sono adatti al raggiungimento di molteplici aspirazioni di studio individuali?

Le stesse domande se le possono porre anche i genitori, perché, essenzialmente, il ragionamento non è diverso. E se riescono ad intravedere le gravi lacune del sistema scolastico attuale, in relazione al fine dello sviluppo dell’individuo/ bambino a lungo termine, allora è il tempo di pensare ad alternative. Le alternative non mancano e sono più che valide, se paragonate con la scuola tradizionale. L’homeschooling può essere una di queste. Qui potete vedere di cosa si tratta. Allo stesso modo può esserlo l’e-learning, cioè scuole o istituzioni che fanno dei corsi online, in diretta, a distanza. Il Mises Istitute ne è un esempio eloquente. Cambia totalmente non solo l’approccio dell’insegnante, ma anche del diretto interessato. Si passa ad un apprendimento attivo, in cui è l’individuo (o la sua famiglia) che decide cosa e quando studiare. E’ chiaro che è complicato liberarsi dalle abitudini, dagli ostacoli mentali, che imprigionano il cervello umano, perché rappresentano l’habitat più conosciuto, la zona di conforto, e l’uomo ha paura di uscire da questa [4]. Finora sono pochi i coraggiosi (almeno in Italia) che hanno fatto eccezione alla regola, intesa come forma di apprendimento nella scuola tradizionale. Solo quelli che hanno anteposto le proprie passioni ed i propri valori gli insegnamenti che vengono impartiti in maniera arbitraria e coercitiva a scuola (pubblica o privata, poco importa, in quanto gestite entrambe con criteri non molto dissimili nel contenuto). Non menzionerò qui le vicende dei vari intellettuali e uomini di cultura, i quali, una volta abbandonata la scuola (anche se non hanno mai smesso di imparare) per seguire i propri interessi e le proprie passioni, sono diventati degli esperti o addirittura geni (anche se magari lo erano già) riconosciuti in tutto il mondo. La curiosità è essenziale. Stimolare la curiosità nel bambino, è una delle altre cose di cui dev’essere responsabile qualsiasi famiglia o istituzione che intenda “istruire”. Altrimenti ci si riduce alla scolarizzazione forzata. E la colpa non è dei bambini; loro sono curiosi di natura, ma la coercizione e l’imposizione di regole rigide del processo di crescita bloccano totalmente la curiosità che i bambini posseggono da piccoli, i bambini “PERCHÉ”, li chiamo io. Nel nome della standardizzazione e dell’egualitarismo, vengono sacrificate le caratteristiche e le inclinazioni naturali che sono molto diverse da individuo a individuo. Non è questa una grande ingiustizia? Aristotele scriveva: “La peggior forma di diseguaglianza è quando si cerca di rendere le cose ineguali uguali”. Grottesco, ma i sistemi centralizzati attuali di pianficazione dell’istruzione provano a fare proprio questo. Questo video rende molto bene l’idea.

Allora uniformità o diversità?

Il reverendo George Harris, in “Inequality and Progress” si esprimeva così:

La caratteristica principale dei selvaggi è l’uniformità. Le principali distinzioni sono di sesso, altezza, dimensioni e forza. I selvaggi… o pensano allo stesso modo o non pensano, e conversano quindi in monosillabi. Non vi è, in pratica, nessuna varietà, solo orde di uomini, donne, e bambini. Il passo successivo, dove vi sono i barbari, è caratterizzato da una più grande varietà di funzioni. C’è una qualche divisione del lavoro, qualche scambio di pensiero, migliori leader, più coltivazione dell’intelletto e dell’estetica. Lo stadio più elevato si raggiunge con la civilizzazione, che mostra la più grande forma di specializzazione. Distinte funzioni diventano numerose. Le attività meccaniche, commerciali, educative scientifiche, politiche e artistiche si moltiplicano. Le società primitive sono caratterizzate dall’eguaglianza; le società avanzate sono invece segnate dall’ineguaglianza e dalla varietà. Come si scende di stadio, monotonia; come andiamo su, varietà. Come si va giù, le persone sono maggiormente uguali; come andiamo su, le persone sono maggiormente diverse. Sembra che cercare l’eguaglianza porti al declino verso condizioni primitive, e che la varietà consista invece nell’avanzare verso stadi di civilizzazioni più alti…”

La conclusione dovrebbe essere evidente. Uno dei più grandi filosofi del XX secolo, Murray Rothbard, in “Education Free and Compulsory” [5], scriveva così:

“Lo studio è importante! Ma nella nostra epoca, con così tanti ambiti di studio disponibili, deve essere prerogativa del governo centrale o dei burocrati “COSA” deve essere studiato? La decentralizzazione è la risposta senza diritto di replica a qualsiasi autorità centrale.”

Chiesa come ambiente educativo

Se un individuo è sottoposto, a scuola, all’uniformizzazione del suo percorso educativo quasi come se fosse un prodotto in una fabbrica o in una catena di montaggio, potete immaginare le conseguenze in altri contesti educativi dell’imposizione delle stesse regole rigide, delle metodologie d’insegnamento e dei metodi d’apprendimento e di esaminazione?

Per esempio, facendo un esercizio di immaginazione, si può pensare al caso di un fedele, che va in chiesa per apprendere la legge di Dio e per avvicinarsi di più ad Esso. O qualcuno ribatterà che è diverso? Che questo non lo prepara per la vita? In ogni caso, si tratta sempre di assimilare dei concetti e di apprendere in maniera attiva gli insegnamenti del parroco; è questo il punto che verrà trattato. Si può assumere che l’individuo voglia imparare attivamente gli insegnamenti religiosi per un miglior sviluppo non solo psichico e spirituale, ma anche intellettuale. Ed è uguale nella scuola. Cambia solo il fine ultimo, ma il metodo d’azione – l’apprendere, imparare – non cambia. L’individuo (o la sua famiglia) crede e valuta nel tempo con la poca conoscenza datagli (da Dio o dalla natura) che, tra tutte le alternative possibili in quel momento, la via più breve per raggiungere Dio passi tramite la chiesa, mentre nel caso del percorso istruttivo [6] passi tramite la scuola.

Non fare del male agli altri è un insegnamento universale. Viene impartito sia a scuola, che in chiesa. Qualcuno potrebbe chiedersi quali siano le conseguenze di un’azione che danneggia gli altri, oppure se è vero che fare del male porti al deterioramento della qualità della vita e delle relazioni con gli altri. Nel tentare di rispondere a questa domanda, ecco che si avrebbe una crescita intellettuale (ma non solo) in entrambi i contesti, poiché si imparerebbero delle leggi e delle verità universali. Nel caso specifico, per esempio, con un ragionamento deduttivo, arriviamo alla seguente verità: il fare del male è incompatibile con lo sviluppo armonico della società e dell’individuo. Tutto questo per dire che cosa? Per dire che la chiesa può rappresentare benissimo un mezzo per l’individuo che intende sviluppare le sue capacità intellettuali, così come può esserlo anche la scuola. Tutto dipende da come sono ordinati i fini individuali e dalla scoperta dei mezzi adatti per raggiungerli. Se il primo fine è imparare, i mezzi sono pressoché infiniti e potrebbero benissimo esistere più mezzi per raggiungere lo stesso fine.

Ritorniamo alla questione iniziale. Cosa diventerebbe l’educazione in chiesa, se si pianificasse a livello centrale come devono comportarsi i fedeli, quanto devono stare in chiesa o quanto devono pregare, quali preghiere leggere e quali imparare a memoria (quelle per “accarezzare” l’anima o per “rafforzare” lo spirito), in che ordine, ed un’altra serie di regole tipiche della scuola? L’azione umana dev’essere libera e stimolata dal desiderio naturale di avvicinarsi a Dio? Oppure l’azione umana non dev’essere un’espressione della volontà umana che sceglie di aderire a credenze, regole e principi, quanto piuttosto un’azione coercitiva e violenta da parte dell’Autorità Centrale Ecclesiastica? Fede tramite la violenza? E per quanto riguarda l’educazione?

Cosa sarebbe la fede, se fosse controllato minuziosamente il rispetto da parte degli uomini e dei parroci dell’ordine pianificato dall’Autorità Centrale nel proseguimento del percorso verso Dio? E se in un tempo limitato l’individuo dovesse imparare alla perfezione il Vangelo secondo Luca dedicando per questo tutte le risorse ed il tempo a sua disposizione, tralasciando in questo modo lo studio necessario richiesto ai fini di un esame degli altri Vangeli, il risultato dell’esame pronunciato dall’Autorità Centrale dovrebbe decretare la sua “insufficienza”? Significherebbe che è un fallito, che quindi dev’essere obbligato a frequentare per un altro anno l’ambiente ecclesiastico per assimilare il Vangelo? L’uomo non impara finché vive, oppure lo studio assume solo il carattere di “qui e ora”? Cosa succederebbe se anche al secondo anno questo uomo dovesse seguire la voce interiore e preferisse approfondire un altro testo religioso, più utile nel suo cammino alla ricerca di Dio? L’uomo dovrebbe sacrificare il suo tempo e il suo sentimento di vicinanza a Dio, per seguire la strada pianificata dagli altri? Cosa deve valutare di più, l’’essere vicino a Dio o il compiacere alle regole scelte da altri per avvicinarsi a questo? La libertà di scelta è fondamentale per la sopravvivenza stessa della fede e della verità.

La libertà di scelta

La strada verso Dio attraverso la chiesa e la strada verso la vita adulta attraverso la scuola sono in realtà molto simili. Sono sempre dei mezzi che si impiegano per raggiungere determinati fini. Ed il miglior mezzo, o strada, per ciascuno in particolare non può conoscerlo l’Uomo o qualsiasi altra Autorità Centrale condotta da uomini, e di conseguenza non può essere deciso da questi. Anzi, può essere indicato da chiunque, ma è l’individuo colui che deve avere l’ultima parola nel decidere di aderire o crearsi la propria strada attraverso un azione deliberata. E più progetti ci sono, meglio è.

Perché se sbaglia l’Autorità Centrale nel tracciare il percorso, le conseguenze negative colpiscono tutti quelli che sono stati obbligati a seguirlo e ne patiscono in tanti. Pioniere (giovane iscritto all’organizzazione giovanile comunista, ndt), fascista e nazista non si nasce, ma lo si diventa tramite indottrinamento forzato da parte un Organo Centrale. Nulla è casuale. Ideologie e concezioni inumane non sopravvivono senza il ricorso alla violenza. Sì, anche l’istruzione può essere una forma di violenza, se l’individuo (o la sua famiglia, se è un bambino) è privato del diritto di scegliere il mezzo, cioè la forma di istruzione che preferisce. Nei regimi totalitari è certamente privato di questo. Esistono materie e libri proibiti e materie obbligatorie. Esistono uniformità e “verità” diffuse dal Partito tramite il Ministero dell’Istruzione. Come risultato, il bambino impara a cercare la verità nell’opinione della maggioranza o in quella del insegnante delegato dal Ministero, piuttosto che tramite la propria ricerca indipendente o l’intelligenza del migliore in quel campo. [7] Esiste la solidarietà forzata (dallo Stato), un ossimoro che, dopo decine d’anni d’indottrinamento, oggi viene considerato la normalità dalla maggior parte dei cittadini. Gli errori commessi dall’Autorità Centrale sono gravi ed inevitabili, soprattutto adesso, in un mondo in continua evoluzione, dove le condizioni tecnologiche, le risorse e le competenze richieste dal mercato del lavoro stanno cambiando e si diversificano praticamente ogni anno. E l’uniformità del sistema artificialmente concepito non si accorda con la diversità della realtà. Sono dei veri eroi i bambini che riescono a resistere al sistema e, nel frattempo, a proseguire e sviluppare le proprie passioni e competenze, che li rendono diversi dagli altri, valorizzando in tal modo la propria personalità e arricchendo il mondo con essa.

Se un progetto [8] tra tanti altri è sbagliato, grazie alla concorrenza tra idee e percorsi, ognuno ha almeno una possibilità di scegliere il meglio da queste, essendo limitato l’impatto negativo su tutti. Questo crea un incentivo assolutamente naturale alla scelta e ala combinazione di progetti che apportano le conseguenze maggiormente benefiche sia a livello individuale, che a livello collettivo. Ciò che di solito si propone di fare il cosiddetto Ministero della Pubblica Istruzione. Ma la diversificazione naturale dei percorsi sulla base della libera scelta individuale è irraggiungibile da un’autorità centrale. La centralizzazione implica standardizzazione ed uniformità. La centralizzazione comporta la limitazione delle capacità e dei talenti altamente diversificati e peculiari per ciascun individuo. La centralizzazione implica la tortura del bambino nel tentativo di adattarlo al letto di Procuste.

La soluzione

Per evitare la perpetuazione della degenerazione dell’educazione, è necessario salvare il nonconformismo, nello spirito della logica e del buon senso. Perché la violenza non è la via. Ma la violenza [9] è l’unico strumento del Ministero dell’Istruzione. Strumento che viene utilizzato indiscriminatamente, anche se, al fine del bene ai bambini e agli studenti, i funzionari ministeriali desiderano un futuro migliore per il proprio paese, o almeno così dicono. Pretendono che i bambini diano il meglio di loro nel periodo di tempo da loro deciso, come se fossero macchine, che possono essere aggiustate tramite ”riforme” per aumentare la loro efficienza ed efficacia. Questa è l’essenza delle riforme nel settore dell’istruzione. Si cambiano le modalità di tortura, magari anche il letto di Procuste, ma non si lascia la libertà di scelta.

Nei paesi dell’Est, la presunzione di saper pianificare non si limita all’istruzione strettamente scolastica o universitaria, ma si estende ad una sfera ben più vasta della vita umana, utilizzando a tal fine il nome di Ministero dell’Educazione. Ma il Ministero non ha idea di cosa significhi l’educazione per un bambino. Nessun essere umano è in grado di sapere cos’è l’educazione in tutte le sue forme, per cui il Ministero dell’Educazione, già solo nella sua denominazione, è eccessivo. Comunque sia, tutti i ministeri che intendono assumere un peso significativo nelle scelte di studio, educazione e crescita di un individuo, dovrebbero cambiare il loro nome con uno più appropriato, del tipo “Ministero della scolarizzazione standardizzata secondo criteri arbitrari.” Suona più vicino alla realtà, non è vero? Il significato della parola “educazione” è molto più ampio, ed è indescrivibile l’arroganza mostrata da quest’istituzione, che si occupa del “buon svolgimento”dell’educazione dei bambini. Suggerisco questo video per un’esemplificazione di entrambi i concetti.

Traduzione di Nicolai Suhaci

Adattamento a cura di Tommaso Segre

Tratto e rimaneggiato da http://elibertare.com/reforma-educatiei-sau-cum-se-deformeaza-o-generatie

Note

[1] Ministero dell’Educazione nei paesi dell’Est.

[2] Sarebbe interessante interrogarsi sulla natura filosofica e su altri aspetti della conoscenza in quanto tale, ma non è questo l’obiettivo del presente articolo.

[3] Accentuazione del carattere volontario e non impositivo dell’azione di proliferazione della conoscenza.

[4] L’analogia tra lavoratori dipendenti, che ricercano del cosidetto “posto fisso” e lavoratori autonomi o imprenditori, dovrebbe rendere molto il senso di questa rigidità al cambiamento, specialmente in Italia. Nel sondaggio della GEM per il 2012 si può osservare meglio questa condizione di immobilità caratteristica dell’Italia. Per una ricerca delle cause, diffidate delle conclusioni dei ricercatori empiristi, che nella maggior parte dei casi sono incapaci di arrivare alle cause ultime del fenomeno. In un articolo del “Sole 24Ore”, per esempio, si cercano di esporre le ragioni di tali ricercatori: Gli esperti consultati dalla ricerca indicano soprattutto la difficoltà di ottenere finanziamenti, ma anche la scarsità di politiche e programmi pubblici di supporto all’imprenditorialità”. Ma da cos’è poi data la difficoltà di ottenere i finanziamenti? Per non parlare degli incentivi politici all’imprenditorialità, che non sono altro che assurdità. Le opportunità così come gli incentivi devono derivare necessariamente dal mercato. E’ proprio la mancanza dell’intervento statale il vero incentivo delle persone a migliorare la propria vita, soddisfacendo i bisogni degli altri tramite l’attività d’impresa.

[5] Il libro (66 pag) “Education Free and Compulsory” si trova gratuitamente qui.

[6] Il fine ultimo potrebbe essere la ricerca della verità oppure, più semplicemente, acquisire delle conoscenze per un lavoro dignitoso, oppure compiacere alla famiglia ecc.

[7] Rothbard M., Education Free & Compulsory, pag 61.

[8] Dove per progetto s’intende l’organizzazione di un percorso di crescita, studio ed educazione.

[9] Per violenza s’intende l’imposizione di regole arbitrarie, da parte di un’autorità centrale, incompatibili lo sviluppo naturale di un bambino.

 

Join the discussion and post a comment

Il caso Stamina - LIVE

Luogocomune.net - Gio, 06/02/2014 - 21:30
Avviso: venerdì sera (oggi) ore 21 LIVE di tommix73 (Tommaso Minniti) sul caso Stamina.

Partecipano: Prof. Davide Vannoni, Dott. Marino Andolina, Guido Ponta, padre di Sofia, Andrea Sciarretta, padre di Noemi.

Per vederlo aprire il canale Youtube di tommix73 alle ore 21.

http://www.youtube.com/watch?v=JzDJqnorhm0



(Gli utenti potranno commentare qui dopo la trasmissione).

Ragionamento umano ed economia a priori

Freedonia - Gio, 06/02/2014 - 11:24




di David Gordon


Jason Brennan, coi suoi post su Bleeding Heart Libertarians, ha reso un grande servigio ai sostenitori di un'economia a priori nello stile di Mises e Rothbard, anche se questo non credo fosse esattamente il suo scopo.[1] Infatti fa di tutto per dimostrare che un'economia a priori è insostenibile.

Racconta di una conversazione con qualcuno che definisce "Tizio Austriaco." Brennan ha chiesto al Tizio Austriaco, sostenitore di un'economia a priori, come considererebbe le azioni irrazionali studiate dall'economia comportamentale. (Esempi comprendono il "bias di conferma" e il "framing.") In risposta, il Tizio ha detto che questi sono esempi di comportamento e non di azione: la vera azione è razionale. Brennan commenta giustamente che il Tizio era incappato nella fallacia del Nessun Vero Scozzese. Pretendeva di parlare di azione, così come questa nozione è intesa normalmente. Di fronte ad un controesempio, il Tizio ha spostato l'argomento sull'azione "vera."

Brennan liquida il Tizio Austriaco, ma quest'ultimo ha fatto una falsa dichiarazione sull'economia Austriaca. Mises rifiuta esplicitamente il fatto che gli attori non facciano mai errori nei loro ragionamenti. Quando dice che ogni azione è razionale, intende qualcosa di molto meno controverso: un attore considera alcuni mezzi idonei per raggiungere il fine che desidera; potrebbe sbagliarsi, ma pensa il contrario.

Mises dice: "E' un fatto che la ragione umana non sia infallibile e che l'uomo molto spesso sbaglia nella scelta e nell'applicazione dei mezzi. Un'azione inadatta resta a corto di aspettative. E' contraria allo scopo, ma è razionale, cioè, è il risultato di una deliberazione ragionevole — anche se difettosa — ed un tentativo — anche se un tentativo inconcludente — per raggiungere un obiettivo preciso."[2]

Brennan, se non sbaglio, potrebbe rispondere che non ho capito il suo punto. Ha inteso la risposta del Tizio Austriaco come l'esempio di una tesi generale. Anche se quell'esempio non è adeguato, la tesi generale rimane buona. Se Mises afferma qualcosa sull'azione, tale affermazione può essere intesa in due modi. Se si tratta di una affermazione sulle azioni nel mondo, secondo la nostra normale concezione di azione, allora si tratta di un'affermazione empirica. Possiamo scoprire se l'affermazione è vera solo attraverso l'osservazione. Non possiamo sapere se è vera a priori. In base a tale proposizione possiamo costruire una particolare affermazione veritiera sull'azione, ma in questo caso finiremmo nella fallacia del "Nessun Vero Scozzese." In conclusione non potremmo scoprire la natura del mondo reale, riflettendoci semplicemente sopra.

È così? Brennan non ci ha dato alcun motivo per pensarla in questo modo. Mises non intende parlare di un concetto artificioso di "azione," costruito per rendere veritiere le sue affermazioni. Egli intende parlare delle azioni nel modo in cui siamo soliti interpretarle: possiamo ottenere la conoscenza delle azioni riflettendoci sopra. Abbiamo una conoscenza a priori che si applica al mondo.

Brennan cos'ha da dire contro? Per quanto ne so, niente. Si limita ad affermare la propria posizione contrastante. Mises dice che abbiamo una conoscenza a priori dell'azione; e Brennan risponde di no.

Molti filosofi sarebbero d'accordo con Brennan circa l'a priori. Infatti alcuni filosofi, ad esempio W.V.O. Quine e Michael Devitt, vanno oltre e rifiutano del tutto l'a priori. Ma lo status dell'a priori, tra chi ne accetta l'esistenza, è un argomento controverso ed il punto di vista che ne ha Brennan non è affatto l'unico. Solo per citare alcuni pensatori noti: Tyler Burge, Christopher Peacocke, Laurence Bonjour, Alvin Plantinga e David Chalmers sostengono un punto di vista molto più robusto sulla portata di una conoscenza a priori rispetto a Brennan.

Certo, parlare di questi filosofi non basta per dimostrare che Brennan ha torto, e non intendo difendere un punto di vista personale dell'a priori. Però non è affatto assurdo credere che abbiamo una conoscenza a priori svincolata dalle semplici definizioni dei concetti, ed a sostegno di questa tesi ecco un paio di affermazioni a priori che ci forniscono la conoscenza del mondo reale: (1) Qualcosa esiste; (2) io ora esisto [lo dico io]; (3) io so che 2+2 = 4 [lo dico io ora].

Il mio scopo qui è un pò più limitato. Voglio sottolineare che se Brennan vuole rifiutare il carattere a priori dell'economia, non gli basta negare che una tale conoscenza sia possibile. Deve sostenere che questo punto di vista sia anche adottato; e questo, per quanto ne so, non è accaduto.

Ho detto all'inizio che Brennan ha reso un grande servigio ai sostenitori dell'a priori in economia: ha suggerito un ottimo modo per valutare le affermazioni a priori sull'azione. Se ci sono controesempi a queste affermazioni, e la persona a cui sono rivolti poi risponde finendo nella fallacia del "Nessun Vero Scozzese," si ha una buona ragione per pensare che l'affermazione iniziale è sbagliata. Questo test non è in alcun modo dipendente dall'accettare il punto di vista di Brennan su una conoscenza a priori.

A giudicare da questo test, cosa possiamo dire sull'a priori dell'economia Austriaca? Gli economisti Austriaci rispondono ai controesempi facendo ricorso alla fallacia del "Nessun Vero Scozzese"? Quando gli economisti Austriaci dicono, ad esempio, che due individui non prenderebbero parte ad uno scambio se ognuno di loro non ne trarrebbe beneficio, è questo il caso in cui "scambio" e "beneficio" vengono utilizzati in senso speciale per immunizzare la frase dai controesempi? Non penso. Questi termini vengono utilizzati in modo perfettamente normale, e l'affermazione Austriaca è che la frase sullo scambio è nota per essere vera a priori. Cosa ci dovrebbe essere di sbagliato in questa affermazione Austriaca? Ancora una volta, quando Mises dice: "Non esiste alcuna operazione raziocinante che potrebbe portare dalla valutazione di una determinata quantità o numero di cose alla determinazione del valore di un numero maggiore o minore delle stesse,"[3] non sta avanzando né un'affermazione empirica né usa le parole in un qualche senso speciale. Sta affermando una verità a priori sulla valutazione, un processo del mondo reale.

Brennan non ci ha dato motivo di pensare che gli economisti Austriaci finiscano nella fallacia del "Nessun Vero Scozzese." Men che meno ha giustificato la tesi che il perseguimento di una conoscenza a priori del mondo reale sia una ricerca inutile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


___________________________________________________________________________________

Note

[1] Il più importante di questi articoli è qui: http://bleedingheartlibertarians.com/2013/10/extreme-austrian-apriorism-as-the-no-true-scotsman-fallacy/

[2] Azione Umana (Auburn, Ala.: Mises Institute, 1998), p. 20. Molti economisti neoclassici hanno criteri più rigidi rispetto a Mises quando si parla di razionalità. Di solito vengono usati per mostrare che i consumatori ed i produttori in un libero mercato agiscono irrazionalmente, e lo stato viene chiamato in causa per porre rimedio a questi presunti problemi.

[3] Ibid., p. 122.

___________________________________________________________________________________


Spy Agency Engaged In Internet “False Flag” Attacks

Deep Politics Monitor - Mer, 05/02/2014 - 22:41
From Washington's Blog Spy Agency “Masqueraded As An Enemy In A ‘False Flag’ Operation” We’ve warned since 2009 (and see this) that the government could be launching cyber “false flag attacks” in order to justify a crackdown on the Internet and discredit web activists. A new report from NBC News – based on documents leaked by Edward Snowden – appear to confirm our fears, documenting that

Argentine Banking System Archives Destroyed By Deadly Fire

Deep Politics Monitor - Mer, 05/02/2014 - 21:17
From ZeroHedge, 02/05/2014 While we are sure it is a very sad coincidence, on the day when Argentina decrees limits on the FX positions banks can hold and the Argentine Central Bank's reserves accounting is questioned publically, a massive fire - killing 9 people - has destroyed a warehouse archiving banking system documents. As The Washington Post reports, the fire at the Iron Mountain

Cattolici: disertate le chiese!

Luogocomune.net - Mer, 05/02/2014 - 20:40
Joseph Ratzinger se n'è andato, ma i suoi crimini rimangono. E il suo successore, il "francescano" tutto-parole-e-niente-azione, non sembra certo avere fretta di fare piazza pulita.

Ma ora è arrivato un rapporto dell'ONU, tanto severo quanto improvviso, a smuovere le acque dello stagno di letame in cui galleggia la Chiesa cattolica ormai da troppi anni. Questo rapporto denuncia apertamente la complicità sistematica dei vertici della Chiesa nel proteggere i preti pedofili in ogni parte del mondo, ed invita il Vaticano ad allontanare immediatamente tutti i preti che si sono resi colpevoli di questo reato.

Per tutta risposta la Chiesa ha detto che "il rapporto verrà esaminato", ma che comunque l'"interferenza" da parte dei suoi autori non è gradita in Vaticano.

Questa gente è seriamente convinta di essere al di sopra della legge, e sarebbe davvero ora che qualcuno gli spiegasse chiaramente che le cose non stanno così. Ma chi sarà mai in grado di farlo? Non certo i nostri politicuzzi baciapile, [...]

I grafici del prezzo dell'argento ed altri fattori ci dicono che è il momento di comprare #2

Freedonia - Mer, 05/02/2014 - 11:16




da The Daily Reckoning


"Las Lagrimas de la Luna" potrebbe raggiungere i $500/oz nei prossimi anni. Questa espressione è quella con cui gli antichi Incas del Perù facevano riferimento all'argento... "Lacrime dalla luna." Anche se la produzione di argento è globalmente molto diffusa, il piccolo Perù è il più grande produttore mondiale di argento. Tuttavia, molte compagnie minerarie contribuiscono alla produzione di argento mondiale.



Ecco le 20 Compagnie Produttrici d'Argento Più Grandi del Mondo







Riserve d'Argento per Paese

Le riserve d'argento mondiali sono stimate a circa 530,000 tonnellate. I paesi con le maggiori riserve d'argento sono il Perù (120,000 tonnellate), la Polonia (85,000), il Cile (70,000) e l'Australia (69,000). Negli ultimi dieci anni c'è stato un costante aumento della produzione miniera d'argento. Anche se le compagnie minerarie hanno estratto sempre più argento, la produzione mineraria non riesce a soddisfare la domanda. Pertanto questa lacuna deve essere chiusa riutilizzando gli scarti dell'argento. Tuttavia il riciclaggio dell'argento è un'operazione difficile da effettuare, per tre ragioni. In primo luogo, la quantità di argento usata in alcune applicazioni è molto piccola. In secondo luogo, altre applicazioni che contengono argento (come i pannelli solari) hanno una lunga durata. In terzo luogo, una grande quantità di argento in computer, telefoni cellulari e televisori viene scartata.



Caratteristiche della Domanda d'Argento

In base all'area geografica, gli Stati Uniti sono il più grande consumatore di argento. Sono anche il più grande consumatore di gioielli in argento. Negli ultimi due anni la domanda d'argento sotto forma di gioielli è rimasta forte; e poiché l'oro faceva registrare prezzi elevati, i consumatori hanno cercato altre opzioni. Altri grandi consumatori d'argento sono Cina, Giappone, India e Germania.





Storia del Prezzo dell'Argento

Ecco il trend di lungo termine dei prezzi dell'argento.




L'argento è ben al di sotto del suo prezzo nominale record di $50 nel 1980. E se facciamo riferimento al livello d'inflazione registrato dal governo, il prezzo salta a $135. E se si utilizzano i numeri dell'inflazione REALE, come fa Shadowstats, i prezzi reali dell'argento aggiustati all'inflazione così come calcolata nel 1980 farebbero schizzare il contatore a $450! L'argento è una risorsa preziosa e in riduzione – e quando si guarda al prezzo di abitazioni, automobili, istruzione, cibo, energia, tasse, assicurazioni negli anni '80, è folle pensare che l'argento sia così a buon mercato. Soprattutto quando il suo utilizzo è salito alle stelle sin da quel periodo. Ora è usato su larga scala nel settore della tecnologia e si dice addirittura che possa curare il cancro. (Fonte: SilverShield)



INCOMBE IL TARGET DI PREZZO A $500




Sono abbastanza vecchio da ricordare quando l'argento stava a $1.39/oz (dal 1940 al 1960). E quando il mondo degli investimenti ha "scoperto" il metallo bianco... è andato alle stelle da $1.39 a quasi $50 (intra-day).

Dal 1964 fino al 1980 l'argento ha goduto di un gran bel periodo..... in tale lasso di tempo l'argento è salito quasi del 3,500% (es. salito di 36 volte!)... un 34% CAGR. Se vedremo un déjà (grazie Yogi Berra), la "fenice" d'argento supererà i $700/oz. Gli scettici potrebbero chiedersi: è possibile?

Io DICO DI SI' per diversi motivi:

  • Se è successo prima, può accadere di nuovo.
  • Non esisteva ancora Internet in quel periodo. OGGI il marketing internazionale istantaneo rende molto più facile la diffusione globale di idee ed informazioni.
  • La storia ci ricorda che nel 1980 solo il 5% degli investitori globali er a sotto forma di metalli preziosi. Inoltre, gli esperti di metalli preziosi hanno recentemente affermato che oggi solo l'1-2% degli investitori globali possiede metalli preziosi. E anche se non ne sono certo, ho il sospetto che la maggior parte degli investitori attuali possiede ORO PIUTTOSTO CHE ARGENTO. Tutto questo può cambiare attraverso un marketing di massa su Internet per educare e illuminare i miliardi di investitori internazionali ignoranti sull'argento.
  • Il grandioso piano socialista del presidente Obama finanziato da un debito pubblico arrivato a $17 BILIONI (che salirà a $22 BILIONI nel momento in cui lascerà la Casa Bianca) costringerà la FED a svalutare drasticamente il dollaro al fine di aggirare un default per il debito nazionale.
  • Piani pensione, Assicurazioni e Bank Trust Depts. si stanno lentamente accorgendo della spettacolare performance degli investimenti in argento rispetto agli investimenti fiat.... cioè azioni, obbligazioni e contante. Mi dilungherò sui dettagli nella parte 3.
  • E poi c'è l'insaziabile domanda di Cina e India, con quasi 2.5 miliardi di abitanti.

Qui ci sono alcuni fatti sul perché il metallo bianco arriverà di nuovo a forgiare prestazioni record di prezzo:

  • L'insaziabile domanda di India e Cina per il metallo bianco continua a crescere
  • Il rapporto annuale consumo/produzione mostra deficit pesanti
  • A differenza dell'oro... l'argento viene consumato nell'uso industriale e medicale
  • La produzione mineraria mondiale di argento segna un patetico 2.8% CAGR nel corso degli ultimi 10 anni
  • La domanda di investimento per il metallo bianco andrà alle stelle... una volta terminato l'attuale consolidamento
  • Il contagio della svalutazione monetaria dilagherà presto in tutto il mondo, sparando in alto i prezzi di tutti i metalli preziosi
  • Le vendite di monete d'argento coniate negli USA sono ai massimi di sempre... nonostante la recente correzione di valore
  • Il Messico sta attualmente pensando di rendere l'ARGENTO la moneta nazionale... al posto del pèso fiat
  • Un numero crescente di stati è alla ricerca di monete d'argento e d'oro
  • Utah e Arizona hanno recentemente riconosciuto l'argento e l'oro come monete a corso legale. Inoltre anche altri stati stanno considerando di rendere l'oro e l'argento moneta legale: Montana, Colorado, Idaho, Indiana, New Hampshire, Georgia, Washington, Minnesota, Tennessee e Virginia.

In base a tutti i criteri e le motivazioni qui sopra, stimo prudenzialmente che l'argento potrebbe superare i $500/oz entro il 2020.


http://johnnycloaca.blogspot.it/2014/02/i-grafici-del-prezzo-dellargento-ed.html


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La gioia della libertà

Von Mises Italia - Mer, 05/02/2014 - 08:30

Un collega mi ha  confidato che qui, presso il Cato Institute, siamo sempre troppo negativi: passiamo troppo tempo ad occuparci delle rapine perpetrate dallo Stato, anziché dei benefici generati dalla libertà, includendo anche “la gioia della libertà”, come l’ha denominata David Henderson.
Questo può essere probabilmente vero per il mio libro, “The Politics of Freedom”.

Quindi, per iniziare bene il nuovo anno,  mi riprometto ora di parlare di libertà, e non di politica.
A volte, i libertari e i loro stessi detrattori, discutendo su quale tipologia di regole siano necessarie per garantire l’armonia sociale, dimenticano quanta parte della nostra vita sia caratterizzata dalla libertà. Ogni giorno effettuiamo migliaia di scelte, e poniamo in essere migliaia di interazioni con gli altri, senza necessità di costrizione alcuna. Questa, a ben vedere, è una potente dimostrazione della centralità della libertà nella nostra vita, nonché della capacità degli individui interagenti di creare pace e ordine in assenza di una pianificazione centrale.

Non è facile definire cosa sia la libertà. Leonard Read ebbe a dire, <<la libertà è l’assenza di vincoli, escogitati e imposti dall’uomo, volti a frapporsi alla liberazione dell’energia creativa>>. Hayek si riferisce alla libertà  come ad  <<uno stato in cui ognuno può usare la sua conoscenza per il perseguimento dei  propri personalissimi scopi>>.
Tom G. Palmer ha preso invece molto a cuore  questa descrizione fornita da John Locke:

Il fine della legge non è abolire o restringere, ma preservare ed accrescere la Libertà: perché in tutti i luoghi dove sia dato riscontrare degli esseri viventi suscettibili di originare le leggi, dove non c’è legge non c’è libertà. Perché la libertà consiste nell’essere liberi dalla costrizione e dalla violenza altrui, il che non può darsi laddove non c’è legge. Ma la libertà non consiste, come ci è stato sempre detto, nel poter fare esattamente quello che si vuole (perché, in tal caso, come mai potrebbe essere libero, colui che è arbitrariamente soggetto al capriccio di altri individui?) La libertà si sostanzia invece nella possibilità, per chiunque, di disporre e organizzare liberamente, come meglio gli aggrada, sé stesso, le proprie azioni, i propri beni e tutto ciò che gli spetta, nei limiti delle leggi cui sottostà;  e, pertanto, essa postula il non essere soggetto all’arbitraria volontà altrui, bensì il seguire liberamente la propria. (Second Treatise on Government, sec. 57; curato da Palmer, in Realizing Freedom).

In altre parole, una persona libera non è “soggetta all’arbitraria volontà altrui”, ed è pienamente sovrana ed indipendente nel fare ciò che vuole con la propria persona e le proprie risorse. Ma si può disporre di queste libertà se e solo se la legge è intesa a proteggere la nostra libertà, al pari di quella di tutti gli altri.

Tuttavia, nel definire la nozione di libertà, possiamo certamente riconoscerne i suoi aspetti caratterizzanti. Libertà significa rispetto dell’autonomia morale di ogni persona, la quale, a sua volta, deve essere riconosciuta come proprietaria esclusiva della propria esistenza, nonché come assolutamente libera di intraprendere le decisioni importanti che la concernono.
È la libertà a dar senso alla nostra vita; anzi, ci permette di attribuirle un significato che è del tutto nostro, per definire cosa sia realmente importante per noi.

Il magistrato Antonin Scalia ha deriso il suo collega Anthony Kennedy per aver scritto: <<al cuore della libertà vi è il diritto di determinare il proprio personalissimo concetto di esistenza, del suo valore, nonché quello dell’universo e del mistero dell’esistenza umana>>.  Qualunque giudizio si possa esprimere (e a prescindere da quale possa essere la sua rilevanza nell’ambito della giurisprudenza  costituzionale), trattasi di elementi che compongono e costituiscono la nozione di libertà.
Ed è così che ognuno di noi dovrebbe essere libero di pensare, di parlare, di scrivere, di creare, di contrarre matrimonio, di mangiare, di bere e fumare, di avviare e gestire un’impresa, di associarsi con altri come più e meglio lo aggrada. La libertà, in buona sostanza, è il fondamento della nostra capacità di costruire l’esistenza a nostra immagine e somiglianza.
Parimenti, sono egualmente desiderabili le conseguenze sociali della libertà. Perché essa conduce all’armonia sociale. Sicuramente si assiste ad una conflittualità contenuta in seno ad un contesto di poche e trascurabili regole specifiche, suscettibili di imporci come dovremmo vivere – in termini di classe o di casta, di religione, di modi di vestire, di stili di vita o di istruzione.

La libertà economica postula che le persone siano libere di produrre e scambiare con gli altri. I prezzi liberamente negoziati e concordati veicolano informazioni essenziali a tutti gli attori economici circa quello che la gente desidera, nonché circa ciò che può essere realizzato nella maniera più efficiente possibile. Come Henry Hazlitt ha ben messo in evidenza, affinché un ordine economico possa funzione, i prezzi devono essere liberi di “rivelare la verità”. Una economia libera assicura agli individui i giusti incentivi per inventare, innovare e produrre più beni e servizi che vanno a beneficio dell’intera società. Ciò significa che si realizzerà una maggior soddisfazione di un maggior numero di bisogni, un più elevato standard di vita per tutti, unitamente ad una maggiore crescita economica.
Ed è proprio questo processo che, in appena 250 anni di storia di libertà economica, ci ha affrancati dal lavoro massacrante e da una breve aspettativa di vita –  prerogative queste che si prefiguravano come la sorte naturale ed immutabile dell’umanità, da tempo immemorabile –  garantendoci l’odierna abbondanza, che siamo soliti scorgere intorno a noi, in più parti e più parti del mondo (sebbene quelle parti non siano ancora sufficienti).

Il video del cantante country Brad Paisley, “Welcome to the Future”, mette bene in evidenza tutto ciò. È un inno al commercio, alla tecnologia, ad un vita realizzata, al cambiamento sociale e alla diversità culturale. (Il video è persino più chiaro della stessa canzone. A tal proposito, può essere utile vedere anche il suo “American Saturday Night”, una celebrazione del libero scambio e dell’immigrazione).

I nostri avi non erano certo meno intelligenti di noi. Allora, che cosa è cambiato da allora? La libertà!

Un sistema politico informato alla libertà ci dà la possibilità di impiegare i nostri talenti e di cooperare con gli altri per creare e produrre, avvalendosi del supporto di pochi, semplici istituti, intesi a preservare i nostri diritti. E quei semplici fondamenti – i diritti di proprietà, il rule of law, il divieto di ricorrere all’aggressione – rendono possibile l’invenzione, l’innovazione ed il progresso nei commerci, nella tecnologia, e negli stili di vita. Quando libertari [miniarchici, ndt] propugnano lo Stato minimo, stiamo semplicemente difendendo la libertà e il progresso che da essa promana.

Articolo di David Boaz su Cato Institute

Traduzione di Cristian Merlo

Join the discussion and post a comment

Corruption cost in EU equals its annual budget

Deep Politics Monitor - Mar, 04/02/2014 - 22:27
'Breathtaking': Corruption cost in EU equals its annual budget by RT Corruption in the EU costs the economy 120 billion euro per year - equivalent to the EU's annual budget, EU Home Affairs Commissioner Cecilia Malmstroem said when presenting a new report, adding that "there are no corruption-free zones in Europe."  READ MORE: http://on.rt.com/7fxowy

Le vere casalinghe di Wall Street

Luogocomune.net - Mar, 04/02/2014 - 20:36

Guardate un po' chi guadagna dai piani di salvataggio.
di Matt Taibbi, apparso sull'edizione del 28 Aprile 2011 della rivista americana Rolling Stone.

L'America possiede due bilanci nazionali, uno ufficiale e uno segreto. Quello ufficiale è pubblico ed è oggetto di molti dibattiti:i soldi entrano tramite le tasse ed escono sotto forma di aerei militari, agenti della DEA (agenzia federale antidroga), sussidi per l'agricoltura e l'assistenza sanitaria oltre che a pensioni e indennizzi per quella minaccia selvaggia socialista rappresentata dai tutti i dipendenti pubblici, sindacalizzati, di cui i repubblicani sono soliti lamentarsi. Secondo una famosa leggenda, gli stati uniti hanno finito i soldi e sono talmente indebitati che tra 40 anni i nostri pronipoti dovranno lavorare anche nei fine settimana per pagare le spese mediche degli impiegati dell'IRS (l'agenzia delle entrate americana), della SEC e del DOE che quest'anno entreranno in pensionamento.

Perché Wall Street non è ancora in carcere?

Molti Americani sono al corrente di quel bilancio. Quello che non sanno è che esiste un altro bilancio, all'incirca della stessa portata,che viene mantenuto completamente segreto. Dopo il crollo finanziario del 2008 è cresciuto a dimensioni mostruose, per colpa degli interventi del governo con l'intento sbloccare i mercati del credito, distribuendo migliaia di miliardi alle banche e ai fondi speculativi privati. Grazie ad una pletora di piani di salvataggio contorti e dai nomi composti da acronimi incomprensibili, il bilancio segreto ha raggiunto dimensioni talmente grandi da poterlo paragonare a quello ufficiale: un fiume di denaro che scorre dalla Federal Reserve (o più brevemente Fed,la banca centrale americana) verso destinatari che non sono scelti nè dal presidente nè dal Congresso, bensì distribuito da vari funzionari della Fed con metodologie apparentemente senza senso nè criterio.

In seguito ad un atto del Congresso che ha obbligato la Fed ad aprire i suoi registri del periodo dei "salvataggi", questo bilancio non ufficiale diventò per la prima volta, almeno in parte, di dominio pubblico.

Fate attenzione al cartello delle banche centrali

Freedonia - Mar, 04/02/2014 - 11:19




di Thorsten Polleit


L'Annuncio

Il 31 ottobre 2013 le banche centrali più importanti del mondo hanno fatto un annuncio importante: avrebbero reso permanenti gli "swap di liquidità" che fino ad adesso erano stati temporanei. La dichiarazione ufficiale recita:

"La Banca del Canada, la Banca d'Inghilterra, la Banca del Giappone, la Banca Centrale Europea, la Federal Reserve e la Banca Nazionale Svizzera hanno annunciato Giovedi che i loro accordi bilaterali e temporani sugli swap di liquidità sono stati resi permanenti, cioè, tali accordi rimarranno in vigore fino a nuovo avviso."

Le linee di swap hanno una lunga tradizione nel settore bancario centrale. Dal 1960 al 1998, per esempio, la FED istituì linee di swap con diverse banche centrali. Lo scopo era quello di fornire dollari alle banche centrali di tutto il mondo per interventi sul mercato FX. L'ultimo giro di swap di liquidità, però, ha uno scopo piuttosto differente.

Gli attuali swap di liquidità permettono ad ogni banca centrale di prestare la propria valuta ad altre banche centrali. Ad esempio, la BCE potrebbe prestare euro alla Banca del Giappone ed alla Banca d'Inghilterra.

Per di più, ogni banca centrale potrebbe prendere in prestito le valute di tutte le altre banche centrali. Ad esempio, la BCE prende in prestito dollari canadesi dalla Banca del Canada e franchi svizzeri dalla Banca Nazionale Svizzera.



Cosa Sono gli "Swap di Liquidità"?

Cerchiamo di capire quello che rappresenta uno swap di liquidità tra banche centrali. Tanto per cominciare, uno swap di liquidità implica due operazioni ("gambe").

  1. Quando la Banca Centrale Europea (BCE) attinge alla sua linea di swap con la Federal Reserve (FED), vende la propria moneta (l'euro) alla FED in cambio di dollari forniti da quest'ultima (al tasso di cambio prevalente).

  2. Allo stesso tempo, la BCE si impegna a riacquistare gli euro in una data futura (al tasso di cambio iniziale), mentre la FED si impegna a riacquistare i dollari.

La BCE è autorizzata a prestare i dollari alle banche commerciali (o alle aziende oppure ad altre istituzioni) nella sua giurisdizione. Il giorno della scadenza dello swap, la BCE paga gli interessi alla FED pari a quelli che ha guadagnato dal suo prestito di dollari. La FED non paga alcun interesse sugli euro che acquisisce dallo swap, si impegna a tenerli presso la BCE invece di prestarli o investirli.

Non vi è alcun rischio di cambio con lo swap. Ma c'è un rischio di credito. La BCE, o più precisamente il contribuente nella zona euro, si carica del rischio di credito derivante dal prestito di dollari a, diciamo, banche europee. Il contribuente americano è esposto ad un rischio di credito nei confronti della BCE.

Finora l'apertura a linee di swap di liquidità in dollari è stato abbastanza bassa. È stato raggiunto il numero massimo di $572 miliardi nel dicembre 2008, un momento di tensione sui mercati finanziari a seguito del fallimento della banca d'affari Lehman Brothers nel settembre dello stesso anno.





Il Significato Economico

Ricorrendo agli swap di liquidità, le banche centrali creerebbero "dal nulla" ulteriori quantità di denaro fiat attraverso l'acquisto di un'altra valuta fiat anch'essa creata "dal nulla."

E' come due falsari che falsificano entrambi la propria valuta per acquistare quella dell'altro. Oltre alle carenze economiche ed etiche per quanto riguarda il denaro fiat, gli swap di liquidità comportano anche altri effetti importanti.

Rendere permanenti gli swap di liquidità va incontro alle esigenze finanziarie delle banche commerciali che operano a livello internazionale. Molte di loro si basano su finanziamenti in valuta estera. Senza l'accesso alla valuta estera a condizioni favorevoli, alcune potrebbero anche andare in default.

Senza un "assicurazione contro l'insolvenza" generosamente fornita dalle banche centrali, gli investitori non sarebbero più disposti a prestare denaro alle banche, almeno non per scadenze più lunghe a tassi di interesse molto bassi.

Swap di liquidità permanenti riducono l'avversione al rischio degli investitori e di conseguenza i tassi di prestito sul mercato, non solo per il finanziamento a breve ma anche per quello a lungo termine. Aiutano le banche commerciali a riguadagnare l'accesso ai fondi esteri a condizioni più favorevoli.

Questo, a sua volta, fa in modo che il sistema a denaro fiat non crolli a causa dell'insolvenza delle banche nazionali per il proprio debito estero. Gettare "un'ancora di salvezza monetaria" ha conseguenze di vasta portata.

Le banche centrali impegnate con swap di liquidità permanenti perdono l'autorità sulla quantità di moneta nazionale. D'ora in poi quest'ultima potrebbe essere fortemente influenzata dalle esigenze di finanziamento estero delle banche commerciali che operano a livello internazionale.

La globalizzazione del sistema bancario è avvenuta sotto la supremazia del dollaro. La politica della FED è quindi diventata sempre più importante per le banche di tutto il mondo, in modo che quest'ultime spingano sempre di più le loro banche centrali a seguire la FED.

Swap di liquidità permanenti subordineranno sempre di più le politiche monetarie nazionali al dominio della FED. Le banche centrali di tutto il mondo cercheranno di emulare sempre di più la politica monetaria della FED.



Peggiorare le Cose

Ludwig von Mises (1881 – 1973) riconobbe i pericoli che si annidavano nella formazione di un cartello bancario o (e questo è il caso ancora più estremo) di un'unica autorità di politica monetaria mondiale: "[Una volta] che la molteplicità delle banche che emettono credito viene sostituita da una singola Banca Mondiale, non ci sarà più alcun limite all'emissione dei mezzi fiduciari."

Infatti, una volta che la concorrenza tra le monete nazionali fiat viene ridotta o eliminata del tutto, aumentano notevolmente le possibilità di avere una politica di alta inflazione, mentre gli investitori ed i risparmiatori vengono lasciati senza nessuna strategia di uscita o via di fuga.

Mises conosceva anche l'origine politico-economica dell'inflazione: "L'inflazione è il complemento fiscale dello statalismo arbitrario. Si tratta di un ingranaggio nel complesso delle politiche e delle istituzioni che porta gradualmente verso il totalitarismo."

La decisione di rendere permanenti gli swap di liquidità è un buon esempio della tendenza politica sottostante, vale a dire, una molteplicità di monopoli nazionali sul denaro fiat viene soppiantata da una moneta fiat politicamente centralizzata.

Gli swap di liquidità sono solo un altro passo su questa via. Non ci vuole molto a capire che un tale sistema monetario fiat totalmente centralizzato sarà peggiore di un sistema con monete nazionali fiat in concorrenza.

Magnificherà i mali del denaro fiat, vale a dire, l'investimento improduttivo, l'inflazione, i cicli di boom/bust e, in particolare, la crescita dello stato e l'erosione della libertà individuale; un sistema con una moneta fiat mondiale e centralizzata distruggerà molto più efficacemente la società libera.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


I grafici del prezzo dell'argento ed altri fattori ci dicono che è il momento di comprare #1

Freedonia - Lun, 03/02/2014 - 11:08




da The Daily Reckoning


La parola ebraica che sta per argento è la stessa che viene usata in modo intercambiabile per Denaro nella Torah e nell'Antico Testamento: argento = Kesef ( כסף ), che significa anche denaro.

Inoltre in tutti i paesi ispanici la parola che sta per denaro è la stessa che sta per argento: PLATA.

Sin dal 1000 a.C. ad oggi, la parola ARGENTO è stata sinonimo di DENARO nella maggior parte dei paesi del mondo. Ulteriore testimonianza ci arriva dal genio del mercato azionario degli anni '20, il quale aveva ragione sul denaro quando diceva: "ARGENTO e ORO hanno funzionato sin dai tempi di Alessandro... Quando qualcosa vale per duemila anni, non credo che sia un caso o una teoria sbagliata." -- Bernard Baruch, un vincitore nel 1929 e dopo



La Storia dell'Argento Sterling

L'argento è stato estratto per la prima volta all'incirca nel 3000 a.C. in Anatolia (Turchia). Questi primi filoni erano una risorsa preziosa per le civiltà che fiorirono nel Vicino Oriente, a Creta e nella Grecia antica. Più tardi, la Spagna divenne la capitale della produzione di argento. Le miniere spagnole erano il principale fornitore dell'Impero Romano ed una componente essenziale del commercio lungo le vie delle spezie asiatiche.

Tuttavia, nessun singolo evento nella storia dell'argento oscura l'importanza della scoperta del Nuovo Mondo nel 1492 da parte di Cristoforo Colombo. Questa scoperta epocale, e gli anni che ne seguirono, reinventarono il ruolo dell'argento in tutto il mondo.

La conquista spagnola del Nuovo Mondo portò l'estrazione dell'argento ad un livello che eclissava radicalmente tutto ciò che era avvenuto prima. Tra il 1500 ed il 1800, la Bolivia, il Perù e il Messico rappresentavano oltre l'85% della produzione mondiale e del commercio. La maggior parte dell'argento, però, venne rubato alla civiltà Inca in Perù. Nel corso del 1500 gli spagnoli presero (cioè rubarono) 16,000,000 kg di argento del Perù, che utilizzarono con arroganza per finanziare la conquista di tutta l'Europa.



I Principali Produttori di Argento

Le miniere d'argento sono molto diffuse nei paesi di tutto il mondo, dal Sud America all'Asia e all'Africa. Il metallo bianco guadagna valore sia come metallo prezioso utilizzato per fare gioielli e monete, e sia come metallo industriale utilizzato in telefoni cellulari e pannelli solari. Quello che alcuni investitori potrebbero trovare interessante, è che l'argento è prodotto in larga parte come un sottoprodotto di metallo; viene estratto insieme ad altre materie prime come rame, piombo e zinco, piuttosto che essere una produzione primaria.


(Fonte: The Silver Istitute)

Tuttavia nel 2013 il Perù è diventato il più grande produttore mondiale di argento, evento dovuto principalmente ad una diminuzione della produzione in Messico.



Consumo Crescente

La domanda di argento è tremendamente in aumento nell'uso industriale, nelle applicazioni mediche e negli investimenti (soprattutto speculativi). Inoltre l'argento viene consumato per il 90% e poi finisce nelle discariche... a differenza dell'oro.

La maggior parte delle persone non è consapevole dell'importanza vitale che gioca l'argento nella tua vita di tutti i giorni. Il consumo mondiale non è mai stato così alto, e per una buona ragione. Ecco un breve elenco di alcuni usi importanti dell'argento:

  • Gioielli
  • Dispositivi elettronici
  • Batterie all'ossido d'argento
  • Decorazioni
  • Filtrazione dell'acqua e usi medici
  • Pannelli solari


La Domanda di ARGENTO Supera la Produzione Mineraria

Il deficit crescente Domanda/Produzione sarà indubbiamente il carburante per i PREZZI DELL'ARGENTO verso livelli da record, dato che la DOMANDA D'ARGENTO SUPERA LA PRODUZIONE MINERARIA:




L'ABC dell'economia impone che quando la domanda supera di gran lunga l'offerta annuale (creando disavanzi annuali), il prezzo della merce deve inevitabilmente crescere.



Tutti i Fattori Fondamentali finora descritti Proiettano l'Argento Verso Lidi di Prezzo Più Alti

Qanto detto ci porta alla questione di quanto in alto potrebbero andare i prezzi dell'argento nei prossimi anni, sulla base storica dell'Analisi Tecnica. Il seguente grafico dei prezzi dell'argento, che va dal 1974 ad oggi, ci fornisce spunti sorprendenti per una proiezione di prezzo. Il grafico ci mostra la classica Formazione a "Tazza col Manico" di lungo termine che copre poco più di tre decenni.




L'obiettivo teorico di prezzo di questa gigante Formazione a "Tazza col Manico" porterebbe l'argento verso i $100/oz nei prossimi 1-3 anni... con l'orizzonte temporale dipendente dalla volatilità.

INOLTRE, il parere di questo analista è che l'argento potrebbe superare di gran lunga i $100 sulla base di fattori su cui mi dilungherò nelle parti 2 e 3.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte II

Von Mises Italia - Lun, 03/02/2014 - 07:00

Seconda parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

* * *

I cattolici e l’economia austriaca

Inutile dire che in tutto ciò si ravvisano molti elementi che i cattolici dovrebbero trovare congeniali. L’approccio austriaco all’economia rifiuta lo scientismo che si è insinuato in tante discipline e, a dire il vero, praticamente in tutta l’economia; invece, gli esponenti di questa Scuola insistono su una metodologia che rispetti l’unicità dell’uomo come creatura dotata di libero arbitrio. Inoltre essi postulano l’esistenza di un universo ordinato che la ragione, correttamente esercitata, è in grado di comprendere. E rifiutano l’argomentazione secondo cui l’unico tipo di conoscenza significativa è quella derivata dall’induzione e dalla ricerca empirica proprie del metodo scientifico.

Purtroppo capita spesso che quanti proclamano a gran voce la loro opposizione all’Economia austriaca e sostengono con più insistenza la sua incompatibilità con il Cattolicesimo sono proprio coloro che ne sanno di meno. Non molto tempo fa, ad esempio, John Sharpe, direttore di una casa editrice specializzata in libri sulla dottrina sociale cattolica, ha descritto «questa infatuazione per l’Economia austriaca» come «uno strano fenomeno fra i cattolici». È quasi certo che quando fece tale affermazione non aveva letto praticamente niente di Mises o di Rothbard. Tuttavia, si è sentito qualificato a concludere:

Molti critici del distributismo citano ripetutamente le parole di Murray Rothbard, di Ludwig von Mises e di altri esponenti della Scuola austriaca a difesa della loro posizione [...] Gli economisti austriaci non erano altro che dei liberali che seguivano da vicino i Fisiocrati francesi e gli Economisti politici liberali inglesi. Si opponevano al socialismo non perché esso viola la legge naturale come viene insegnata dalla vera filosofia e confermata dalla Rivelazione, ma perché è meno efficace nel produrre la ricchezza materiale di quanto non sia il libero mercato.22

Nessuno che avesse mai letto qualcosa di Mises, o specialmente di Rothbard, avrebbe potuto fare un commento del genere. Non troviamo nell’autore la minima conoscenza delle idee basilari della Scuola austriaca di economia, per non parlare della distinzione fra questa Scuola e quella di Chicago (quest’ultima pone effettivamente grande enfasi sull’“efficienza” economica). San Tommaso d’Aquino si prendeva il disturbo di comprendere le argomentazioni dei suoi oppositori per poterli confutare meglio. Egli diede prova di altrettanta benevolenza anche quando ebbe a che fare con le argomentazioni di eretici dichiarati. Sicuramente abbiamo il diritto di aspettarci che i nostri amici cattolici, prima di lanciare simili attacchi, si rendano parimenti edotti sull’argomento del contendere.

Mises, naturalmente, indicò quali erano le inefficienze del socialismo, ma il motivo per cui questo dovrebbe renderlo sospetto è tutt’altro che chiaro: persino Aristotele accennò implicitamente all’inefficienza del socialismo quando parlò della maggiore cura che dedichiamo a un bene che ci appartiene. L’accento posto dagli economisti sull’“efficienza economica” viene citato abitualmente come prova del loro scarso senso etico – non sanno che nella vita esiste qualcosa di più importante dell’efficienza pura e semplice? Eppure indubbiamente l’efficienza rappresenta un valore. Significa semplicemente evitare lo spreco. Ogni ipotesi di gestione delle cose della terra da parte dell’uomo deve inevitabilmente includere la preoccupazione di evitare lo spreco. Come lo storico Ralph Raico ha fatto osservare, è positivo che i capitalisti del XVIII secolo fossero tanto impegnati in materia di taglio dei costi e di efficienza come sostengono i loro recensori dei nostri giorni, dal momento che in una società povera come la loro ogni spreco si verificava a spese del benessere della grande massa della popolazione.

Inoltre, l’argomentazione economica di Mises contro il socialismo andava ben oltre la pura questione dell’efficienza nell’accezione in cui quel termine è comunemente inteso. La sua demolizione intellettuale del socialismo rappresenta un lavoro di tale genialità che è difficile immaginare come un cattolico intelligente possa liquidarlo semplicemente come un prodotto del “liberalismo” che non è degno della sua attenzione.

Il problema del calcolo socialista

L’argomentazione di Mises si potrebbe spiegare come segue. L’esistenza di un prezzo nominale per i mezzi di produzione – le materie prime, i macchinari, lo stabilimento vero e proprio e simili – permette agli imprenditori di calcolare profitti e perdite. Un’azienda ottiene un profitto se vendendo il suo prodotto ricava più di quanto spende per gli input che entrano a far parte del suo ciclo di produzione. Il profitto è la spia che dice all’azienda se ha impiegato risorse in conformità con i desiderî dei consumatori, prendendo materie prime valutate meno e trasformandole in prodotti finiti cui i consumatori danno maggior valore – e che apprezzano più dell’uso di quelle materie prime in processi di produzione alternativi.23 Questi dati aiutano gli imprenditori nel loro compito di valutare le situazioni a venire e di portare avanti piani di produzione che si conformino a quello che sarà il livello dei prezzi futuri da loro previsto.

In un’economia naturale, inoltre, abbiamo a che fare con input e output intrinsecamente non misurabili – per esempio, non esiste un modo non arbitrario di paragonare legno e gomma. I prezzi nominali permettono di quantificare beni non misurabili nei termini di un’unità comune, ossia di un’unità monetaria (che, idealmente, rappresenta un certo peso in oro), rendendo così possibile il calcolo economico. Inoltre, quasi ogni bene è passibile di una miriade di impieghi, e potrebbe essere usato in molte diverse linee di produzione e in combinazione con molti potenziali fattori di produzione complementari. I prezzi nominali tendono a indirizzare questi fattori di produzione verso quegli impieghi nei quali si avverte più urgentemente il loro bisogno.

Immaginiamo, ad esempio, il caso di un produttore di apparecchi stereofonici. Per l’involucro di uno stereo potrebbe essere usata una vasta gamma di materiali, dalla plastica al platino. Dal momento che è relativamente raro, il platino ha un prezzo elevato – il che dice agli imprenditori che, se stessero progettando di usare il platino, farebbero meglio a utilizzarlo per qualcosa di molto importante per non correre il rischio di sottrarlo a qualche altra industria per la quale esso rappresenta uno dei pochi materiali in grado di rendere redditizio il processo di produzione.24 L’alto prezzo del platino, un prezzo che il produttore di stereo quasi certamente non può permettersi di pagare, è una conseguenza del fatto che il platino è richiesto con maggiore urgenza in altri settori dell’economia, e la sua redditività in questi ultimi consente a chi lo usa di far salire il prezzo a un punto tale per cui non è più praticabile per un fabbricante di stereo entrare in competizione per approvvigionarsi di questa materia prima difficile da reperire.

Il produttore di stereo con tutta probabilità non sa esattamente perché il prezzo del platino è così alto, o quale altro uso importante questo materiale possa avere nell’economia tanto da farne salire il prezzo al punto da sottrarlo a lui. Tutto quello che sa è che il platino è costoso – e perciò adatta il suo piano di produzione di conseguenza. Deciderà di usare altri materiali, come la plastica, il cui uso è reso più praticabile e conveniente dalla maggiore abbondanza e/o dalla minore esigenza avvertita in altri settori. Ogni giorno vengono prese moltissime decisioni di questo tipo nel campo della produzione con l’aiuto del sistema dei prezzi e senza che i produttori coinvolti sappiano qualcosa delle condizioni economiche generali che determinano i prezzi stessi.

Ora, i prezzi sono il risultato della continua interazione fra acquirenti e venditori che si scambiano la rispettiva proprietà privata. Ma se è lo Stato a possedere tutti i mezzi di produzione tale scambio non avviene, e quindi il processo che in un sistema capitalistico dà origine ai prezzi in questo caso semplicemente non esiste. Così, senza proprietà privata dei mezzi di produzione non vi possono essere prezzi per i beni capitale, e senza questi prezzi un comitato di pianificazione socialista si trova a brancolare letteralmente nel buio quando deve allocare le risorse.25 I pianificatori centrali debbono confrontarsi con l’«impossibilità di [...] eseguire il calcolo del computo di profitti e perdite nel socialismo puro, che, a sua volta, rende loro impossibile effettuare le valutazioni imprenditoriali necessarie per dare significato ai profitti e alle perdite, e quindi per allocare razionalmente i fattori di produzione».26 Come ha osservato Murray Rothbard: «È precisamente questo ruolo centrale e vitale dell’imprenditore che fa le sue valutazioni, spinto dal desiderio di ricavare profitti ed evitare perdite, che non può essere svolto dal comitato di pianificazione socialista, per mancanza di un mercato dei mezzi di produzione. Senza tale mercato non esistono prezzi nominali autentici, e quindi l’imprenditore non ha elementi per calcolare e valutare in termini monetari cardinali.»27

In assenza di prezzi, il comitato di pianificazione socialista non dispone di uno strumento razionale per scegliere fra i modi praticamente illimitati in cui impiegare i vari fattori di produzione a sua disposizione. Di fronte a una scelta fra due semplici processi di produzione, uno che impiega dieci unità di acciaio e nove unità di gomma e l’altro che impiega nove unità di acciaio e dieci unità di gomma, i pianificatori socialisti non hanno modo di sapere qual è più efficace – cioè quale comporta un utilizzo più economico delle risorse rispetto agli usi alternativi al cui servizio quelle stesse risorse avrebbero potuto essere allocate. Per questa industria è meno dispendioso in termini economici globali usare il processo che richiede l’unità supplementare di acciaio o quello che richiede l’unità supplementare di gomma? Senza poter esprimere il valore di queste risorse attraverso un’unità comune (dollari, per esempio), non c’è modo in cui si possano fare razionalmente dei paragoni nel processo di valutazione imprenditoriale. Senza un sistema di prezzi non esiste modo di sapere se c’è urgentemente bisogno di una particolare risorsa in un settore o in un altro, o se l’impiego di questa risorsa nell’industria A rappresenta una netta perdita per l’economia, dal momento che potrebbe essere usata più efficacemente e razionalmente nell’industria B. L’industria B non ha modo di stornare risorse da settori in cui di queste si ha meno urgentemente bisogno, come invece le aziende che usavano il platino nell’esempio precedente erano in grado di stornare quella materia prima sottraendola ai produttori di apparecchi stereo.

Se questo problema esiste anche nel caso di processi di produzione relativamente semplici, possiamo immaginare cosa ne sarebbe di un’intera economia gestita in questo modo. Invece di dover decidere fra due processi, uno dei quali usa più acciaio e l’altro più gomma, immaginiamo la pianificazione di un’intera economia in cui occorre decidere tra una combinazione praticamente infinita di fattori di produzione, con centinaia di migliaia di variabili per ogni singola industria. In questo caso è inevitabile che l’intera economia venga gestita senza prendere minimamente in considerazione l’allocazione razionale delle risorse, dal momento che non esiste un meccanismo per eseguire questa allocazione. Ogni singola industria sarà quindi gestita in maniera inefficace e dispendiosa.

La grande intuizione di Mises andò ben oltre le tradizionali argomentazioni contro il socialismo. Erano in molti ad aver capito che si sarebbe verificato un problema di incentivi in un regime socialista, sistema organizzato secondo lo slogan marxista: «da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità». In questo sistema un lavoratore particolarmente abile non ottiene speciali vantaggi dalla sua maggiore produttività; sarà semplicemente gravato di una quota di produzione maggiore per il futuro. È invece molto incentivata l’opzione di [auto]emarginarsi dall’economia ed enfatizzare le proprie “necessità”. Mises ha dimostrato che, anche se questo problema si potesse risolvere e se fosse possibile modificare in qualche modo la natura umana, il socialismo rimarrebbe sempre una catastrofe.

Un altro studioso ha riassunto bene il problema:

Dato, pertanto, l’infinito numero di rapporti di complementarietà e sostituibilità che esiste contemporaneamente fra i vari tipi di risorse produttive, una singola mente umana – anche se fosse miracolosamente dotata di completa e accurata conoscenza delle quantità e qualità dei fattori di produzione disponibili, delle tecniche più progredite per combinare e trasformare questi fattori in beni di consumo, e della scala di valori attribuita da ciascun individuo ai beni di consumo – sarebbe assolutamente incapace di determinare lo schema ottimale di allocazione delle risorse, o persino di stabilire se un determinato progetto si rivelerà assurdamente e distruttivamente antieconomico.28

Quindi, anche se si potesse disporre di tutte le informazioni di base, il calcolo economico sarebbe ancora impossibile per la mancanza di un metodo che consentisse agli imprenditori che guardano al futuro di paragonare il valore e il costo delle possibili linee d’azione.

Ovviamente non si tratta qui della classica argomentazione secondo cui il capitalismo è più efficiente del socialismo. La posizione di Mises è ben più significativa e profonda. Consideriamo, ad esempio, come questo autore descrive la scelta che la società deve effettuare tra l’adottare il socialismo o il capitalismo:

Il socialismo non può essere realizzato perché è al di sopra della capacità umana stabilirlo come sistema sociale. La scelta è tra il capitalismo e il caos. Colui che sceglie tra un bicchiere di latte e un bicchiere di soluzione di cianuro di potassio, non sceglie tra due bevande; sceglie tra la vita e la morte. Una società che sceglie tra capitalismo e socialismo non sceglie tra due sistemi sociali; sceglie tra la cooperazione sociale e la sua disintegrazione. Il socialismo non è un’alternativa al capitalismo; è l’alternativa a ogni sistema in cui gli uomini possono vivere come esseri umani. Sottolineare questo punto è compito dell’economia come è compito della biologia e della chimica insegnare che il cianuro di potassio non è un nutrimento ma un veleno mortale.29

Sicuramente c’è abbastanza spazio nella visione cattolica del mondo perché la genialità di Mises trovi posto fra le ragioni per cui un cattolico dovrebbe opporsi al socialismo. In passato, un certo numero di filosofi cattolici ha criticato alcuni sistemi filosofici che considerava sbagliati, affermando che la loro logica conseguenza era uno scetticismo evidentemente assurdo e che si contraddiceva da solo.30 In egual maniera, dal momento che il socialismo conduce allo sfascio della società, e dal momento che il benessere della società è ovviamente necessario per la prosperità dell’umanità, si potrebbe concludere che va anche rifiutato, o almeno considerato con profondo sospetto, qualsiasi sistema economico che tenda verso il socialismo.

Tuttavia, le critiche mosse da Mises al socialismo andavano ben oltre i suoi limiti economici; egli dimostrò anche come questo sistema minacciasse i fondamenti sociali e morali della società. In Socialismo (1922) l’economista austriaco avverte che i «progetti per trasformare i rapporti tra i due sessi hanno proceduto di pari passo con i piani per la socializzazione dei mezzi di produzione [...] Assieme alla proprietà privata deve anche scomparire il matrimonio».31 I socialisti, prosegue Mises, hanno sfruttato la lotta sostenuta da alcuni uomini per tenere a bada l’istinto sessuale per prospettare una società in cui una simile lotta non sarebbe più necessaria. «C’era tanto più da aspettarselo in quanto molti riformatori sono stati dei nevrotici, vittime di un infelice sviluppo dell’istinto sessuale.»32

Dopo una difesa vigorosa del matrimonio, Mises muove una critica al femminismo. «“Abolendo” il matrimonio, non si renderebbe la donna né più libera né più felice; le si toglierebbe solo il contenuto essenziale della sua vita, e in cambio non le si offrirebbe niente.»33 Il femminismo, quando «attacca le istituzioni della vita sociale con la speranza di essere così in grado di rimuovere le barriere naturali», dimostra di essere «un figlio spirituale del socialismo. È infatti caratteristica del socialismo scoprire nelle istituzioni sociali l’origine di fatti di natura inalterabili, e pretendere, riformando queste istituzioni, di riformare la natura».34 Un’altra ragione ancora per opporsi al socialismo è, secondo Mises, che esso trascina con sé la rivoluzione sociale. Non occorre sottolineare che questa è una posizione molto diversa da quella che gli viene attribuita dal critico sunnominato, stando alla quale il grande economista austriaco si opponeva al socialismo semplicemente perché era economicamente meno efficiente.

Austria vs Chicago

Asserire che Murray Rothbard era contrario al socialismo per la sua inefficienza non potrebbe essere più lontano dalla verità. Infatti Rothbard è autore di un ben noto articolo intitolato «The Myth of Efficiency», nel quale mette in dubbio l’utilità analitica del concetto stesso di efficienza così come era stato interpretato dalla corrente neoclassica.35 Molta parte della sua carriera è stata dedicata a smascherare l’ingiustizia del socialismo e a dimostrare la fondatezza morale della proprietà privata; egli infatti ha rifiutato esplicitamente la funzione utilitarista del libero mercato.36 Era così impegnato sulla questione della giustizia, che si trovò spesso in contrasto con la cosiddetta Scuola di economia di Chicago, una scuola di pensiero collegata all’Università di Chicago le cui credenziali in materia di libero mercato Rothbard mise seriamente in discussione.

L’esempio classico della posizione giuridica ed economica della Scuola di Chicago, secondo la famosa descrizione datane da Ronald Coase, è quello del treno dal quale scaturiscono scintille che incendiano il raccolto di un contadino. (L’esempio risale al periodo precedente l’introduzione dei motori diesel.) A sostenere le spese di questo danno dovranno essere o il contadino o il treno. Sulla base della responsabilità assoluta, naturalmente, il contadino ha diritto alla proprietà in questione e quindi alla facoltà di goderne i frutti indisturbato. Il treno dovrebbe risarcirlo del danno subìto, o dotarsi di un qualche meccanismo che blocchi le scintille. Ma la Scuola di Chicago giunge a una conclusione basata sulla pura efficienza economica: il giudice dovrebbe pronunciarsi in modo tale da massimizzare la ricchezza globale.37

La Scuola austriaca ha contestato l’approccio della Scuola di Chicago su basi sia positive che normative. In primo luogo, ha evidenziato le difficoltà inerenti ogni tentativo di misurare l’efficienza senza incappare in raffronti di utilità di tipo interpersonale. Nel caso di scambi puramente volontari, possiamo essere certi che, ex ante, l’utile ricavato da ognuna delle parti in causa aumenta, visto che altrimenti lo scambio non avverrebbe. L’unico modo in cui si potrebbe giudicare “efficiente” un risultato imposto, sarebbe se sotto il profilo filosofico (per non parlare di quello morale) fosse legittimo sostenere che le perdite causate a una delle parti sono più che compensate dai guadagni ricevuti dall’altra e/o dalla società nel suo insieme. Dal momento che l’utilità è intrinsecamente soggettiva e incommensurabile, tali affermazioni non sono ammissibili.38

Alcuni economisti austriaci si sono anche dimostrati scettici nei confronti dell’affermazione di Coase secondo cui sarebbe desiderabile che i tribunali «fossero consapevoli delle conseguenze economiche delle loro decisioni «fino a quando ciò è possibile senza creare troppa incertezza del diritto».39 Fatto sta che adottare la linea di condotta di decidere una controversia sulla base della massimizzazione della ricchezza sociale invece che sulla base molto più diretta (e giusta) della responsabilità assoluta per i danni causati alla proprietà privata non fa che indebolire la sicurezza e la prevedibilità che un regime fondato sulla proprietà privata dovrebbe fornire, e rende la programmazione individuale molto più precaria e incerta.40 In questo modo si creerà inevitabilmente “incertezza del diritto”.

La cosa più importante da dire, comunque, è che gli economisti che appartengono alla tradizione austriaca hanno mosso una profonda critica morale all’intero approccio di Coase, sostenendo che non si dovrebbero compromettere i diritti di proprietà in nome di un qualsivoglia calcolo di massimizzazione della ricchezza, e che si dovrebbe rispettare la regola della responsabilità assoluta.41 (Gli esponenti di questa Scuola muovono tali critiche in veste di filosofi morali e non di economisti, un punto, questo, su cui torneremo quando parleremo dell’economia come scienza libera da giudizi di valore). Walter Block ha detto che è «dannoso e perverso violare quei diritti di proprietà che ci sono sommamente cari e preziosi nel tentativo sconsiderato di massimizzare il valore monetario di produzione».42

Non debbono esserci equivoci: gli economisti di Chicago dicono proprio questo. Nell’articolo originale in cui delineava questo approccio, Coase ha formulato il problema come segue:

Il problema viene comunemente pensato nel modo seguente: A infligge un danno a B, e ciò che deve essere deciso è come si dovrebbe porre un freno ad A. Ma questo è sbagliato, perché si sta trattando un problema di natura simmetrica. Evitare il danno a B significherebbe infliggere un danno ad A. La vera domanda da porre è: si dovrebbe permettere ad A di danneggiare B, o si dovrebbe permettere a B di danneggiare A? La questione è quella di evitare il più grave tra i danni. 43

Per rendersi conto di quanto Coase afferma, immaginiamo che il treno del nostro precedente esempio sia A e il contadino sia B. Il modo tradizionale di guardare alla questione, dice Coase, è quello di considerare il treno interamente responsabile dei danni causati al raccolto del contadino. Ma la “vera domanda da porre”, egli insiste, è se si dovrebbe permettere al treno di danneggiare il contadino (appiccando il fuoco al suo raccolto) o se si dovrebbe permettere al contadino di danneggiare il treno (chiedendogli l’installazione di un meccanismo che blocchi le scintille o il risarcimento dei danni subìti dall’incendio del raccolto). Bisogna evitare il “più grave tra i danni”, incoraggiando in un caso come questo i giudici a pronunciarsi dopo aver valutato le conseguenze economiche per la società nel suo complesso. A difesa di Coase, l’economista di Chicago Harold Demsetz afferma che «l’efficienza sembra non essere soltanto uno dei tanti criteri alla base del modo in cui concepiamo definizioni eticamente corrette dei diritti di proprietà privata, ma essere invece un criterio estremamente importante. Risulta difficile persino definire in modo non ambiguo qualsiasi altro criterio atto a stabilire cosa è etico [e cosa non lo è]».44 Ecco un’analisi dell’efficienza veramente estrema.

Il concetto di responsabilità assoluta sostenuto dagli Austriaci non prevede che la parte che subisce il danno venga legittimata al risarcimento quali che siano le circostanze. Sarebbe sicuramente assurdo se un tizio costruisse una casa nei pressi di una pista d’atterraggio e pretendesse dall’aeroporto il rispetto del suo diritto a vivere senza un rumore eccessivo. In un caso come questo Rothbard propone l’uso del concetto di “servitù”, in base al quale l’aeroporto, essendo sorto in quell’area prima degli altri edifici, ha diritto a una servitù di rumore corrispondente al livello di quello prodotto dalle normali operazioni che caratterizzano la sua attività. Un’emissione di rumore fino a questo livello non sarebbe perseguibile legalmente da parte di chi è arrivato dopo in quella zona. In senso lockiano, all’aeroporto verrebbe concesso il diritto di emettere un certo livello di rumore, che potremmo chiamare un diritto di servitù all’emissione di rumore. Se l’aeroporto non dovesse rispettare il diritto acquisito con questa servitù e cominciasse ad emettere rumori più forti, allora si potrebbe ordinare all’aeroporto di sospendere e desistere, ovvero si potrebbe concedere un risarcimento ai nuovi arrivati. È chiaro che nessuna di queste analisi ha nulla a che vedere con l’“efficienza”.45 Esse hanno invece a che fare col mantenimento di un ordine legale basato sul principio e sulla giustizia.

Il punto su cui voglio insistere è che non sono gli economisti austriaci a indicare “l’efficienza economica” come valore supremo. Il modo “austriaco” di considerare la legge e l’economia di Rothbard non ha assolutamente niente a che vedere con l’efficienza e tutto a che vedere con la giustizia. Mai in tutta la sua carriera egli ha suggerito, sia pure lontanamente, che un modo alternativo di concepire la situazione potesse essere accettabile. Anche l’opposizione di Rothbard al socialismo poggia su presupposti morali. Purtroppo, un commentatore che ha la pretesa di dire ai cattolici quali economisti possono ammirare e quali no, informa i suoi lettori che Rothbard aveva a cuore soltanto l’efficienza. Questa affermazione non si avvicina alla posizione di Rothbard neanche quanto basta per essere definita una caricatura.

L’impegno coerente di Rothbard nei confronti della giustizia dovrebbe anche mettere a tacere una volta per tutte i fraintendimenti circa la visione austriaca dell’economia come scienza libera da giudizi di valore: il fatto che, secondo gli esponenti di questa Scuola, l’economia fosse una scienza libera da giudizi di valore non ha mai comportato che, in quanto uomini e non economisti, essi considerassero la politica economica come un argomento che li lasciava indifferenti. Come ha detto lo stesso Rothbard:

Concludo che non possiamo prendere decisioni in merito a una politica per la vita pubblica, [public policy], alla legge sugli illeciti civili, ai diritti o alle responsabilità sulla base dell’efficienza o della minimizzazione dei costi. Ma se escludiamo entrambi, allora su cosa ci baseremo? La risposta è che solo i principî etici possono servire come criteri per le nostre decisioni. L’efficienza non può mai servire come base per l’etica; al contrario, l’etica deve fungere da guida e da pietra di paragone per ogni valutazione dell’efficienza. L’etica è la cosa fondamentale. Nel campo della legge e della politica per la vita pubblica [...] la considerazione etica fondamentale è quel concetto che “non osa pronunciare il proprio nome” – il concetto di giustizia.46

Torneremo in séguito sull’argomento dell’economia come scienza libera da giudizi di valore.

 

(Vai all’introduzione, parte I)
(Vai all’introduzione, parte II)
(Vai all’introduzione, parte III)
(Vai al capitolo I, parte I)

 

NOTE:

22  John Sharpe, Liberal Economics vs Catholic Truth, seattlecatholic.com, 3 novembre 2002, 4 novembre 2002.

23  Anche se non è fondamentale alla mia argomentazione, per amore di chiarezza andrebbe sottolineato che la definizione di profitto data dalla Scuola austriaca è diversa da quella del linguaggio corrente che ho usato nella mia discussione sul calcolo socialista. Secondo la Scuola austriaca, il profitto esiste soltanto quando i proventi di un’azienda superano quelli che questa avrebbe ottenuto dai correnti tassi d’interesse. Questi proventi sovrabbondanti sono soltanto effimeri, in quanto incoraggiano l’espansione nell’impresa redditizia di nuovi venuti, sino a quando il fenomeno del profitto si avvicina nuovamente allo zero.

24  Come sostiene Jeffrey Herbener «Questi prezzi fanno in modo che le diverse unità dei fattori [di produzione] diventino adeguate, e quindi permettono agli imprenditori di allocare in modo efficace questi fattori attraverso tutta la produzione dei beni di consumo.» Jeffrey M. Herbener, «Calculation and the Question of Arithmetic», in Review of Austrian Economics, 9, 1, 1996, p. 154.

25  Ludwig von Mises, Il calcolo economico nello Stato socialista, in AA.VV., Pianificazione economica collettivistica, Einaudi, Torino 1946.

26  J.M. Herbener, «Calculation and the Question of Arithmetic», cit., p.153.

27  Murray N. Rothbard, «The End of Socialism and the Calculation Debate Revisited», in Review of Austrian Economics, 5, 2, 1991, p. 66. Corsivo nell’originale.

28  Joseph T. Salerno, «Postscript», in L. von Mises, Economic Calculation in the Socialist Commonwealth, Ludwig von Mises Institute, Auburn 1990, p. 53

29  L. von Mises, L’azione umana, cit., p. 651. Corsivo nell’originale.

30  Vedere, per esempio, Celestine N. Bittle, Reality and the Mind: Epistemology, Bruce Publishing Co., New York 1936, p. 61.

31  Ludwig von Mises, Socialismo. Analisi economica e sociologica, a cura di Dario Antiseri, Rusconi, Milano 1990, p. 111.

32  Ibid., p. 112.

33  Ibid., p.131. Vedere anche J.A. Tucker e L.H. Rockwell, 
Jr., «The Cultural Thought of Ludwig von Mises», in 
Journal of Libertarian Studies, 10, autunno 1991, pp. 23-52.

34  Ibid., p. 126.

35  Vedere Murray N. Rothbard, «The Myth of Efficiency», 
in Time, Uncertainty, and Disequilibrium, Mario Rizzo (a cura di), Lexington Books, Lexington 1979, pp.90-95; ristampato in M.N. Rothbard, The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Gloucester 1997, pp.266-273. L’articolo è stato pubblicato anche in francese nel 1991. La numerazione delle pagine è tratta da The Logic of Action. Per approfondire Rothbard, il concetto di efficienza e la Scuola austriaca, vedere E.C. Pasour Jr., «Economic Efficiency and Public Policy», in Man, Economy, and Liberty: Essays in Honor of Murray N. Rothbard, W. Block e L. H. Rockwell, Jr. (a cura di), Ludwig von Mises Institute, Auburn 1988, pp.110-124.

36  Murray N. Rothbard, L’etica della libertà, trad. it. di L.M. Bassani, Liberibri, Macerata 1996, pp. 201-213.

37  Il fondamentale articolo di Ronald Coase, «Il problema del costo sociale» è pubblicato in Impresa, mercato e diritto, trad. it. di M. Marchesi, Il Mulino, Bologna 1995. La questione è un po’ più complicata di così, ma non avrebbe senso dedicare ulteriore spazio a quello che è soltanto un punto secondario della mia argomentazione. Questa è in breve la posizione della Scuola di Chicago.

38  Rothbard aveva già chiarito questo punto anni prima che Coase pubblicasse il suo articolo. Vedere Murray N. Rothbard, «Toward a Reconstruction of Utility and Welfare Economics», in On Freedom and Free Enterprise: Essays in Honor of Ludwig von Mises, Mary Sennholz (a cura di), D. Van Nostrand, Princeton 1956, pp.224-262; vedere anche Edward Stringham, «Kaldor-Hicks Efficiency and the Problem of Central Planning», in Quarterly Journal of Austrian Economics, 4, estate 2001, pp.41-50.

39  R. Coase, «Il problema del costo sociale», cit., p.223.

40  Gary North, «Undermining Property Rights: Coase and Becker», in Journal of Libertarian Studies, 16, autunno 2002, pp.75-100, in particolare pp.84-85; Walter Block, «Coase and Demsetz on Private Property Rights», in Journal of Libertarian Studies, 1, primavera 1977, p.114.

41  Murray N. Rothbard, «Law, Property Rights, and Air Pollution», in Cato Journal, 2, primavera 1982, pp.55-99; ristampato in idem, The Logic of Action Two: Applications and Criticism from the Austrian School, Edward Elgar, Gloucester 1997, pp. 121-170. Sulla distinzione tra la Scuola austriaca e quella di Chicago a questo proposito, è utile e interessante il dibattito tra H. Demsetz (della Scuola di Chicago) e W. Block (della Scuola austriaca): W. Block, «Coase and Demsetz on Private Property Rights», cit., pp.111-115; H. Demsetz, «Ethics and Efficiency in Property Rights Systems», in Rizzo (a cura di), Time, Uncertainty, and Disequilibrium, pp.97-125; W. Block, «Ethics, Efficiency, Coasian Property Rights, and Psychic Income: A Reply to Demsetz», in Review of Austrian Economics, 8, 2, 1995, pp.61-125; H. Demsetz, «Block’s Erroneous Interpretations», in Review of Austrian Economics, 10, 2, 1997, pp.101-109; W. Block, «Private-Property Rights, Erroneous Interpretations, Morality, and Economics: Reply to Demsetz», in Quarterly Journal of Austrian Economics, 3, primavera 2000, pp. 63-78.

42  W. Block, «Coase and Demsetz on Private Property Rights», cit., p.115.

43  R. Coase, «Il problema del costo sociale», cit., p.200.

44  H. Demsetz, «Ethics and Efficiency in Property Rights 
Systems», cit., p.109.

45  Vedere M. N. Rothbard, «Law, Property Rights, and Air 
Pollution», cit., p.145ss.

46  M.N. Rothbard, «The Myth of Efficiency», cit., p.273. 
Corsivo nell’originale.

Join the discussion and post a comment

Condividi contenuti