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blog di Calvero

Seduci e distruggi

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Non era ancora il 2000 quando Paul Thomas Anderson [PT d’ora in poi] mise mano alla sua sceneggiatura e iniziò a trasformarla nel film che avrebbe lasciato un segno indelebile nell’arte del linguaggio cinematografico e, in maniera inversamente proporzionale, relativamente considerato dal grande pubblico.

Nel 1999, il negativo di una pellicola per il cinema costava ai produttori 1,20 dollari ogni trenta centimetri e anche se i 25.000 dollari spesi per ogni giorno di riprese (si parla soltanto della pellicola) porteranno a inevitabili pressioni durante la lavorazione, le intenzioni del regista, tanto “presuntuose” quanto ineludibili per un film che sarebbe durato più di tre ore, saranno sostanzialmente rispettate.

Le impronte digitali diventano digitali

Non che vorremmo stupirci quando parliamo di tecnologia, di quello che da qualche tempo è il futuro a noi così vicino. Secoli addietro per l’uomo della strada, il progresso e le sue tecnologie realizzatesi “chissà come” avevano tempi più dilatati prima che potessero inserirsi nella vita di tutti i giorni. Prima che qualcosa divenisse “cosa di tutti”, più stadi dovevano essere superati.

L’uomo sogna, si sa, e ricordando forse il più grande, quello di volare, pensiamo ad esempio a come quell’idea cominciò ad apparire meno impossibile via via che sotto le nostre mani nuovi congegni, materiali e idee davano sostanza ai progetti, alle ipotesi, alle teorie … ed ecco che la “magia” in qualche modo diventava realtà; magari un’intuizione, magari la ricerca di una vita, qualche volta per sbaglio. 

"Distrazioni" e cortometraggi

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Il Divertissement inteso da Blaise Pascal, indagava il divertimento non propriamente inteso come momento di gioco goliardico, come momento di Festa, anche quello del "lasciarsi andare", bensì lo criticava negativamente come fosse (e forse lo è) una fuga elegante da ciò che crucialmente dovrebbe riguardarci; dalle nostre paure, debolezze e condizioni. Insomma un alibi, un modo per distrarci e illuderci o peggio, illudere. 

L'ultimo film e il Dracula incompreso

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Quando, ormai famosissimo, il cineasta italo americano Francis Ford Coppola volle realizzare il suo Dracula, proprio come fece per Il Padrino (in originale insieme al nome di Mario Puzo), tenne a sottolineare al pubblico tutto, anche per questa Produzione, la paternità dell'opera. Quella di Bram Stoker.

Forse non tutti sanno che il romanzo gotico Dracula è scritto sotto forma di stralci di diari e scambi epistolari avvenuti (sempre secondo il romazo) tra i protagonisti della più che nota vicenda di paura; che vede rivelare al mondo l'oscuro personaggio del realmente esitito Mister Vlad III, trasfigurato da Stoker nel Conte tra i più famosi dell'immaginario fantastico. Lettere, diari, ma anche telegrammi che, tutti insieme, formano il corpus immaginario di quello che è probabilmente il romanzo del terrore par excellence di tutti i tempi.

Iron Man contro il 9/11

 

Sono rimasto spiazzato. Partito per andare al Cinema avevo già la consapevolezza di quale tipo di spettacolo "pirotecnico" e "americanata" sarei andato a vedere. Non avevo neanche dubbi sul fatto che Iron Man 3 non mi avrebbe deluso. Non mi avrebbe deluso, voglio dire, giacché Genere, personaggi e supereroe sentivo che avrebbero materializzato uno spettacolo che garantiva quel tipo di divertimento che cercavo.

Il mondo dei più

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Si discute sempre più in questi giorni della Rete in Rete e si crea una falsa consapevolezza tra gli utenti, come se gli stessi utenti fossero in rappresentanza del mondo lì fuori, come se le deduzioni e le riflessioni per quanto precise, per quanto valide, possano riguardare i più. Poi c'è qualcosa che si nomina tanto, spesso e volentieri e, come tutte le cose che vengono date per scontate, appunto perché risapute, si sfugge alla sua verità profonda. Parliamo del popolino. Parliamo di una maledizione che dà la misura perpetua all'umana condizione. Non se ne discute adeguatamente quando servirebbe, se non per usare il suo significato stereotipato come qualcosa da contrapporre a qualcos'altro, qualcosa che sì, ok, esiste, però i fatti "dicono così e dicono colà"; tante teorie lo abbraciano, lo sfiorano, lo considerano malamente o non lo considerano; conti, elucubrazioni, intellettualismi, politiche senza fine che fanno sempre i conti senza l'oste: il popolino: - pateticamene ignorante, mollemente insensibile, morbosomante omologato, meramente immeritevole, intellettualmente scadente, scandalosamente infantile; dalla memoria a brevissimo termine, parcellizzatore, inconsciamente nocivo e, finché non è il suo culo ad essere bruciato, ipocritamente accomodato in mille vie di fuga dalle sue responsabilità sotto ogni nome e delega.

"Fenomenologia Grillo"

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Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro.

-- Charlie Chaplin

 

Una storiella racconta che nella Tribù Pellerossa un bambino si avvicina al Grande Capo e in maniera insolente chiede:

-  Grande Capo, ma chi è che sceglie i nomi nella nostra tribù, i nostri genitori?

-  No ragazzo.

-  Chi allora?

La Psicopolizia è tra noi, in nome della memoria

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Lo Stato promuove lo sviluppo della cultura, così recita la Costituzione. Della «cultura» per la maggiore si ha (o si vorrebbe riconoscergli) un valore positivo; un concetto che vuole vederla come modello di accrescimento e, appunto, di sviluppo; personale come collettivo. E anche il termine «sviluppo» sembra volerci dare significati positivi, qualcosa che ci rimanda all'essere dinamicamente attivi, in crescendo, vivificando e non ottenebrando la libertà di pensiero. 

In maniera inquietante si deve prendere atto invece che i significati e i valori che volevano inneggiare alla nostra libertà, alla nostra crescita, stanno precipitando verso l'oblio del fascismo o del dispotismo che dir si voglia, quello bieco, obliquo, insomma quello vestito in Frac; quello più pericoloso che in nome di un Proclama carico di millantata dignità coglie l'occasione per travestirsi da "baluardo" della memoria. Ed ecco che la cultura che poggia le sue radici anche nello studio della Storia, si trasfigura: dalla cultura si arriva al Culto. Così, come in un cappio che man mano chiude l'ampio respiro che la cultura dovrebbe avere, l'etimo torna ad altri indizi, come quelli di «coltivazione»; dal latino - colere, cioè coltivare. Wikipedia:  l'utilizzo di tale termine è stato poi esteso a quei comportamenti che imponevano una "cura verso gli dei", da cui il termine "culto".

Indagine sul Pensiero e sul Mito

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Fu Aristotele a rendersi conto che la filosofia poté venire riconosciuta tale a partire da Talete (640 - 547 a.C.) figlio illustre di quella che fu la città di Mileto, fucìna e scintilla di un “mondo” a venire. Così, partendo da questi luoghi e personaggi che non sarebbe stupido definire leggendari, la cosa che ora preme elaborare si sposterà velocemente nelle Ere insieme a queste informazioni antiche per innovarsi in una migliore presa di coscienza di quell’Esercizio che tutto pone al suo cospetto, la cui forza viaggia in maniera inversamente proporzionale a quanto debitamente lo si indaga. Questi è - Il Potere.

Baldie Barbie

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"Bald is Beautiful": Pelata è bello.

Quello che si vuole analizzare in questa affermazione che viene dagli USA, dove è nato un caso interessante riguardo il “politicamente corretto”, si relaziona ad una questione più che delicata. Riguarda i tumori che colpiscono le bambine e uno dei giocattoli più famosi al mondo:

«Parola dell’icona di bellezza per eccellenza per il mondo delle bambine: la Barbie. La splendida bambola dalla folta chioma, che le piccole di decine di generazioni hanno spazzolato per ore e ore, adesso è completamente calva. La Mattel ha infatti deciso di realizzare un esemplare di Barbie senza capelli. L’iniziativa è nata a supporto di una campagna che è stata voluta da delle mamme (e promossa tramite Facebook) per aiutare le piccole che stanno combattendo contro il cancro o che sono colpite da alopecia. Una pagina, quella sul Social Network, che vanta già oltre 150mila "mi piace".»

A rincarare la dose di questo “politicamente corretto” ci pensa il sempreverde Vaticano, così da un altra notizia è possibile apprendere che:

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