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blog di Calvero

Vuoi sapere la verità? Affidati all'algoritmo.

Al più noto esperto di cybersicurezza in Italia nonché amico e consigliere di Matteo Renzi (così ce lo presenta una testata giornalistica nazionale) è stato chiesto come bisognerà comportarsi per contrastare l'orda di pericolosi «divulgatori di bufale On Line» che spopolano sulla Rete. Tema ultrascottante, questo, ormai cruciale per i "Governi" che avendo a cuore la nostra salute, le nostre libertà e, attenzione, la verità, non possono tergiversare, insomma... è ora di basta; ne va della nostra sicurezza. E quale piano si vuole attuare per arginare questo inammissibile fenomeno?

Cose che succedono solo alla fine dell'anno

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Oggi è la vigilia. Siamo al Trentuno. Giornata carica di Sole. Un pomeriggio dall'aria tagliente. Esco per un caffè ed entrando in un locale del posto, noto una tipa interessante seduta nell'angolo, lì - stranamente da sola, che legge, assorta.

Mai vista prima d'ora.

Non mi sembra sia della zona. Spio il libro che ha tra le mani. Di Lawrence. Già posso trarre qualche considerazione interessante. Alza gli occhi che incontrano i miei. Dura un secondo, più un famoso nanosecondo; quel nanosecondo che le donne ti dedicano, quasi fossero infastidite.

Fini, Grillo, Travaglio - e il giornalismo che non fa i conti con sé stesso

A Fucecchio (Firenze), dalle mani del Presidente onorario dell'Accademia della Crusca, il giornalista Massimo Fini ha ricevuto il 'premio Indro Montanelli' alla carriera. Sul palco, il giornalista Marco Travaglio ha commentato quegli stralci che meglio rappresentano il lavoro corrosivo [ma non cinico] di un giornalista, cronista, editorialista che nella sua carriera ha scritto per oltre cento testate.

A rendere ancora più viva e interessante la premiazione, fresca di pochi giorni, è stata la presenza di Beppe Grillo che, salito sul palco, ha voluto omaggiare Fini sia a titolo di amicizia e sia in nome della stima che ha nei suoi confronti, ma anche per sottolineare quello che lui pensa in merito all'ordine dei giornalisti.

Contro i romanticoni, questo e altro

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La considerazione che vede l'uomo quale 'essere finito', tendere [o meglio: che vuole tendersi] all'infinito, è di per sé la più intrigante e, ritengo, la più importante questione filosofica - così insita nell'animo umano, al punto che ravvisabile in tutto ciò, è la grande scissione tra 'uomini e uomini'.

Uomini di un tipo, uomini di un altro.

Gli sconosciuti

Domani avvenne

Ho due amici (e non l'amico dello zio di mio cugino), dicevo; ho due amici, giovani, intraprendenti, dinamici, che stanno cercando di coniugare cosa significa essere "eremiti" con una vita "selvaggia" (le virgolette sono ben pesate) nei rifugi montani e non solo. Si nutrono con poco e sperimentando l'economia mensile con pochissimi euro e rifornimenti iper-mega-oculati; e fanno in modo di rendere un servizio realmente civile. Loro e i loro due cani. Vivono per i rifugi. Cercando di resistere sin vicino le stagioni più rigide; s'inseriscono nella natura cercando di viverla al meglio. Praticano meditazione e arti marziali. Sono ragazzo e ragazza (morosi). Si propongono per i Comuni della zona montana, e di verificare che le strutture non vengano maltrattate (riportando varie ed eventuali: - negligenze [alle istituzioni e uffici deputati s'intende]; così come i disservizi non meno di quanto ciò che risulta efficiente, ci mancherebbe). Fanno brevi riprese video-amatoriali per rendere conto "giornalisticamente" del loro impegno attraverso i Social.

 
Vi dico come li ho conosciuti, magari qualcuno può esserne incuriosito.
 

La dimensione interna

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Quando mia madre stette male, ma male veramente, cose che neanche ho il sentimento di voler rielaborare per evitarne la pena, ricordo che la mattina dopo, guardandomi allo specchio, vi erano tre/quattro peli bianchi della barba che il giorno prima - proprio quelli - erano neri e, dall'angolo esterno degli occhi, una nuova, precisa, e piccola ruga scendeva sicura di sé sulla mia faccia. 

Final Fantasy, la chemio e le terapie invasive

Si riaccendono le luci in sala. Mi alzo dalla poltrona e mi chiedo perché mai avessi scelto 'sto film assurdo. Butto un'occhiataccia ai titoli di coda e m’incammino verso l'uscita del cinema, più disilluso di un Puffo cui Puffetta ha appena detto di no.

Era il 2001. Per fortuna un po’ mi conoscevo e qualcosa mi diceva che c'era altro da focalizzare e, avuto il tempo necessario di ridimensionare la faccenda, capii che la mia incazzatura aveva le sue sante ragioni, ma non tutte. Questo fece sì di trattenermi dal buttare tutto nel dimenticatoio.

Final Fantasy - The spirits within, è un film completamente in CGI ma non è il classico cartone animato. Il fotorealismo delle animazioni e dei personaggi (quella volta rivoluzionario), sollevò un vespaio di polemiche nel mondo dello Star System Hollywoodiano, poiché si parlava per la prima volta di attori virtuali che avrebbero e/o potevano sostituire quelli reali. Capirai che scandalo. Avesse funzionato, ci saremmo risparmiati un bel po di "attori" che tuttora possono darsi all'ippica. Ma andiamo avanti. La pellicola racconta una storia complessa, per giunta drammatica e, neanche a dirlo, di fantascienza. Un film che possiede più livelli tematici, e con significati degni di nota ben al di là delle apparenze.

Cose che cambiano la vita

Girava uno scherzetto tempo fa, una di quelle cose che servono a fare i burloni e che non hanno la pretesa di far ridere. Lo scherzetto prevede che tu, mettendo il dito indice davanti a colui che vuoi canzonare, proprio davanti al suo naso, affermi semplicemente: - dimmi cosa vedi. La cosa è talmente ridicola nella sua pretesa che per farti contento tutti staranno al gioco e diranno: - un dito. A quel punto guardi la vittima, guardi gli altri amici lì vicino e con aria superiore, alla "James Bond", concludi: - Allora mi sono nascosto bene!

Un casco, un trattore e l'ordine di non ballare. Tre storielle di passaggio.

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Preso dallo sconforto generale di una realtà che sempre meno posso digerire e senza che essa nemmeno si prenda la briga di digerirmi, mi viene naturale svicolare verso temi particolari; meno grandi, meno importanti (almeno all'apparenza) sì da considerare le cose più vicine, quelle meno teoriche, meno astruse e che ogni tanto mi (ci?) toccano.

La riflessione è nata tra prati verdi e trattori rossi, grazie a una scampagnata fatta insieme ai miei questa primavera. Passando una giornata lieta ho potuto riscoprire il cosiddetto sapore di una genuinità tanto pregna di significato, quanto oggi sfuggente e quindi, mosso dal principio che le cose belle non bisogna perdere occasione di condividerle, sono a scriverne. Anche se, inevitabilmente, con la stessa forza vengono a dirmi cosa avrebbe bisogno di una revisione. 

ZATOICHI - la furia degli Dèi

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Nella mitologia greca vi era una Dea chiamata Nemesi che, in qualche modo, potrebbe essere erroneamente accomunata con quella romana della Giustizia. Interessante notare come la Dea Nemesi non cavalchi gli stessi principi Giuridici di quella romana. Infatti, basti sapere che la famosa benda sugli occhi, simbolo d’imparzialità, non le riguarda. Questi concetti diverranno utili per comprendere la storia di Zatoichi. Non solo utili, ma anche affascinanti, giacché il nostro eroe è paradossalmente cieco.

Ancora più curioso è studiare questi aspetti, sapendo come la maggior parte della Critica cinematografica, che concede a Kitano non pochi e sperticati apprezzamenti, si sia fatta sfuggire questa magnifica metafora che accomuna nell’anima e nello spirito, culture così distanti da quella occidentale.

L'autunno e la macchina del tempo

Lo schiaffo di aria umida che mi sono beccato in faccia, appena fuori la porta di casa, d’istinto mi ha fatto guardare in alto e lì, silenzioso, l’autunno comandava. Pochissime le stelle. Il freddo mi ha ricordato i suoi imperativi tra il blu della sera, la nebbiolina color piombo e le goccioline tremanti sulle carrozzerie delle macchine. Tra me e me, la prima riflessione del dopocena – “che dev’essere, però: da dietro i vetri, il freddo è meno freddo”. La seconda non l’ho tenuta per me e l’ho pensata a voce alta - “ma dove cazzo andiamo con ‘sto tempo??” …

… e infatti, belli belli, io e mio fratello, s’è optato per rimanere in zona; magari ficcarci in qualche Bar qui vicino, al calduccio, limitarsi a una chiacchera, vedere un po’ di gente, e bersi un prodotto (come diciamo in gergo).

Gesù come il Viagra - ovvero come mandare l'anima in pillole.

Quando il viagra fu messo in commercio, per ragioni che non credo serva spiegare, fu un successo mondiale e il suo nome finì prepotentemente nel nostro linguaggio comune. La casa farmaucetica si guardò bene di non lasciare che la sigla del composto "UK-92480" rimanesse sulla confezione per la vendita; né, tantomeno, sì azzardò a ridicolizzare il prodotto trovandogli un nome che ricordasse stupidamente il suo scopo ...

Runaway Train

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Ci sono pellicole che finiscono nel famoso dimenticatoio e questo, sinceramente, non mi dispiace sempre. Non so bene perché, ma è come se un film cui tieni e sei affezionato rimanesse in un cantuccio, al riparo da sguardi occasionali. Un piccolo tesoro da riscoprire al momento opportuno.

Runaway Train prima di finire nel dimenticatoio, non era un film passato in sordina, si sappia. Le tre candidature agli Oscar, così come le altre tre ai Golden Globe nell”86 (di cui una trasformatasi in premio per l’attore protagonista) ci dicono certo qualcosa.

Call of Duty: Ghosts - Sesso, bugie e videogiochi

Quando si parla di blockbuster, in genere la prima cosa che salta alla mente è il cinema. Ci sono film che entrano talmente di prepotenza nelle liste dei successi ai botteghini, che ci lasciano allibiti per le cifre considerevoli degli incassi che ottengono...

... ma a stravolgere la consapevolezza riguardo i soldi che l'industria dell'intrattenimento riesce a muovere, è quanto sta avvenendo con un videogioco. Ciò che può permetterci di usare termini quale GARGANTUESCO senza andare sopra le righe, riguarda anche il tempo necessario che è servito per ottenere simili e allucinati traguardi. In ventiquattro ore (24) il videogioco che dà il titolo a questo articolo ha incassato soltanto UN MILIARDO di dollari.

L'insostenibile leggerezza della stupidità

Da quando, grazie a un Test, ho scoperto di essere nettamente inferiore alla media riguardo all’intelligenza sono passati molti anni e, nel tempo trascorso, mai una volta, dico una, che questa notizia abbia potuto levare entusiasmo ai miei propositi, né mi ha portato a sentirmi di impegnarmi di più. Manco per niente. Che poi non significa che io sia rimasto indifferente alla cosa o la rimuova per non pagare il dazio. Semplicemente non mi dà noia, però mi riguarda. Trovo sia un tassello affascinante.

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