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Le guerre dei bimbominkia

Star Wars il risveglio della forza (Star Wars Episode VII The Force Awakens - 2016)


  • genere: Fantascienza
  • regia: J.J. Abhrams
  • interpreti: Harrison Ford, Daisy Ridley, Adam Driver, John Boyega, Carrie Fisher
  • produzione: Twenty Century Fox

GIUDIZIO: Inesistente

In due parole

Acuta operazione di marketing sopratutto cerebrale che si è concretizzata nelle infinite diatribe, del tutto inutili, tra pro e contro e che ha raggiunto lo scopo prefisso: trasformare in un successo commerciale un film che non c'è.

Recensione

C'è qualcosa che puzza nella galassia... Sarà paranoia, ma ne parliamo alla fine della recensione.

Guerre Stellari, quando uscì nel lontano 1977, invase l'immaginario collettivo con una forza (quella di Obi Wan?) dirompente; trasformò l'industria del cinema e fu capace di infondere speranza in generazioni disilluse che sarebbe poi sfociata negli anni successivi nell'edonismo reganiano. Fece tutto questo nonostante la sua ingenuità di fondo, una storia lineare e semplice e una recitazione piatta come un foglio di cartavelina.

Si trattava di una favola nel senso stretto del termine ed ebbe successo per vari motivi: nessuno aveva mai visto nulla di simile, la fantascienza era concepita in un modo molto diverso prima di Star Wars, il concetto di "universo sporco" creato da Lucas rappresentava una novità assoluta; il film inoltre contiene tutti i maggiori archetipi trattati in modo intelligente e quindi funzionali nel creare l'identificazione con il pubblico. Ma il fattore più importante sta proprio dietro al suo creatore: George Lucas che all'epoca era un giovane regista che odiava il sistema degli studios, si sentiva frustrato e  possedeva un animo ribelle con il sogno di cambiare le cose. Questo è lo spirito che nel film traspare in ogni sequenza e che il pubblico ha recepito abbracciandolo e innamorandosene.

E se il secondo film, girato dall'insegnante di cinema (Irvin Kershner) di un Lucas già impegnato a capitalizzare e far fruttare il successo del primo e a prodursi in autonomia il nuovo episodio, lasciava sperare in uno sviluppo positivo della saga, già il terzo capitolo riempito di pupazzetti di peluche mostrava tutti i limiti dell'operazione. Scomparso l'animo ribelle restava soltanto la grande ingenuità e non è certo un caso che al momento di realizzare la seconda trilogia di Prequel, Lucas, ormai miliardario e a capo lui stesso di un sistema di corporation che aveva voluto combattere, abbia fallito cinematograficamente con tre film onestamente orribili che sono serviti soltanto da vetrine per vendere le nuove tecnologie CGI sviluppate dalla Lucas che avrebbero invaso il cinema del nuovo millennio.

Questa breve premessa è importante per capire di cosa parla questo nuovo episodio con il quale la Disney mira a recuperare il patrimonio speso per comperare il marchio "Star Wars".

Se "l'Impero" del film di Lucas era l'espressione di quel sistema che da giovane ribelle lui odiava, in questa nuova pellicola, è lo stesso sistema che ha preso le redini rifilandoci un film che parla di buoni sentimenti... La differenza, piuttosto ipocrita, si sente.

Il risveglio della forza è pensato a tavolino in ogni dettaglio; come indubbiamente sanno fare gli americani, hanno vivisezionato l'opera di Lucas chiedendosi dove e come migliorarla. Riproporre le idee vincenti del primo film, incorporandole con le nuove tecnologie e un reggimento di artisti esperti in ogni settore sulla carta funziona, ma chi si occupa di arte sa bene che analisi e razionalità non creano capolavori, e che non basta certo il manuale con le regole del perfetto sceneggiatore o regista per fare un bel film; la dove c'era la visione e la spinta di uno solo contro tutti, qui c'è un'intera industria di marketing al lavoro.

Ritroviamo quindi l'universo arrugginito, il Millennium Falcon, Han Solo, la "cantina" fumosa e puzzolente, una nuova Morte Nera e altri innumerevoli ammiccamenti al film originale che hanno fatto giustamente pensare a un rifacimento più che a un vero nuovo episodio, ma emergono aspetti importanti:

I personaggi sono bidimensionali come sul primo film ma essendo del tutto assente l'ispirazione e la visione di Lucas, la differenza pesa come un macigno. Harrison Ford, anche se all'epoca era convinto di girare una boiata, trapassava lo schermo con la sua personalità e l'inamidato Luke o l'imbarazzante Leia, scivolavano in modo piuttosto indolore nella favola perfetta sostenuta anche dalle prove attoriali non trascurabili di Peter Cushing e Alec Guinnes, per la serie: la classe non è acqua.

Ma in questo caso abbiamo l'espressione di quella megacorporation che sta dietro al film: Un super pilota, eroico bianco e bello, un rinnegato nero. Perchè non dimentichiamolo, Finn sta dalla parte dei buoni ma è un traditore dell'impero, e poteva tradire un bianco di bell'aspetto? No, meglio metterci un nero. E infine la protagonista femminile perchè si sà, oggi è tutto in versione: "Politically Correct", come da ordini aziendali anche se tutto sommato è l'unico personaggio che in parte funziona.

Trama ricalcata sul primo film, storia stracolma di buchi modello groviera che invece di colmare le lacune preferisce perdersi in continue sequenze di azione che dopo i primi venti minuti hanno già devastato le balle a qualsiasi sano di mente che non scambia il cinema per uno sparatutto della playstation; continui deja-vu con il primo film che dopo un'ora non assomigliano più a delle citazioni ma assumono il più inquietante aspetto di veri e propri plagi dovuti alla mancanza di idee.

In tutto questo scopriamo il nuovo cattivo del film: Kylo Ren, un personaggio: vorrei ma non posso... Vorrebbe cioè emulare il suo idolo Darth Vader, ma è solo un bimbetto represso e non ci riesce. In teoria il film dovrebbe farci vedere una personalità complessa e tormentata che a causa di un procedere per tappe forzate e ritmi vertiginosi risulta però ben poco credibile e più simile alla bidimensionale mentalità di un bimbominkia.

L'apice lo raggiunge quando si toglie la maschera e ci ritroviamo davanti alla versione "orrida" di John Travolta alias Tony Manero ne: "La Febbre del Sabato Sera". Mancava soltanto l'attacco di "Saturday Night Fever" dei Bee Gees e il quadro era completo.

Per finire, se anche il primo film non brillava per dialoghi particolarmente ispirati, ma comunque funzionali, nel nuovo film si sono disseminate battutine da bimbetti dementi in ogni occasione inopportuna e questa alla fine è la summa di ciò che resta: un film fatto, tarato studiato per dei dodicenni. Ma non dodicenni qualsiasi, devono essere rigorosamente: Bimbominkia.

E qui veniamo alla considerazione iniziale: c'è qualcosa che puzza in queste operazioni, perchè un conto è raccontare una favola che faccia sognare grandi e piccini, una cosa diversa è tarare un prodotto sull'indicatore: "dementi", e poi, grazie all'imenso potere dell'industria e della propaganda, farlo ingoiare a tutti. Questo tipo di operazione ha un nome diverso, si tratta di plasmare le menti appiattendo il livello critico a quello desiderato.

Il problema è che non si tratta soltanto di Guerre Stellari, se per caso qualcuno non se ne fosse accorto, Hollywood da alcuni anni sta rifacendo praticamente tutti i suoi film, il numero di remake, reboot etc. non si conta più, e ogni nuova versione viene spogliata di qualsiasi elemento rivoluzionario o anche solo provocatorio o positivo posseduto dall'originale per venire adattata nei caratteri dei personaggi, nella trama, nelle vicende, al nuovo pensiero globalista di stampo nazista.

Il cinema sembra essersi rimesso in moto come macchina di propaganda per scolarizzare le nuove generazioni, dove l'arma più efficace verso mentalità non più abituate a riflettere è quella di nascondere i pensieri più oscuri sotto montagne di buonismo superficiale targato mulino bianco.

L'impero, che nel nuovo film rinasce dalle sue ceneri (il mito della fenice alla rovescia) diventando il: "Primo Ordine", perde quella connotazione legata strettamente al nazismo che era palpabile nel primo film; si tratta di un male più generico, con meno personalità, forse perchè ci sono proprio loro a gestire questo nuovo prodotto?

 

Il rinnegato nero

Ritratto di Dusty

Un super pilota, eroico bianco e bello, un rinnegato nero. Perchè non dimentichiamolo, Finn sta dalla parte dei buoni ma è un traditore dell'impero, e poteva tradire un bianco di bell'aspetto?

Scusa, ma se invece avessero messo un bianco non si sarebbe potuto dire (forse più giustamente), che il rinnegato non potesse essere nero per far sì che il film fosse politically correct?

L'allusione è sottile; il

Ritratto di Il Proiezionista

L'allusione è sottile; il personaggio di Finn rappresenta una guardia d'assalto imperiale che fino a ieri ha ammazzato la gente inerme (l'inizio del film mostra proprio una strage di innocenti perpetrata dalle guardie imperiali), e che improvvisamente ha una crisi di coscienza che lo porta a tradire diventando un fuggitivo e un rinnegato. Finn non partecipa al massacro e fin da quando ci viene presentato fa sempre la cosa giusta quindi è uno dei tre eroi del film. In questo senso è perfettamente inserito nel politically correct: eroe nero, terzo protagonista di Star Wars.

Resta il fatto che dei tre è l'unico che ha macchie nel passato essendo stato un servitore delle forze più abbiette, mentre gli altri due sono comunque dei puri (e sono entrambi bianchi). E mentre il pilota è mosso dai più alti ideali e l'eroina è una venditrice di rifiuti che aspira a una vita migliore e più elevata (gli ideali del sogno americano), Finn deve in qualche modo riparare a ciò che era e deve capire ciò che sarà.

La scelta come attore appare politicamente corretta ma realmente ipocrita come da tradizione Disney. Basta ricordare solo per un momento il cartone animato Lilo e Stich: nelle intenzioni dalla parte del popolo hawaiano, vuole ridare dignità a una razza sfruttata in modo indecente dalla stessa multinazionale che ha fatto il film.

Il rinnegato nero

Ritratto di Dusty

Continua a non tornarmi qualcosa nel tuo discorso: sono d'accordo che il nero che passa ai "buoni" sia politically correct, ma che vuol dire che non poteva essere bianco di bell'aspetto?

Kylo Ren è bianco e di bell'aspetto e tradisce persino il padre uccidendolo, mi sembra ben peggio, no?

Non ho detto che non poteva

Ritratto di Il Proiezionista

Non ho detto che non poteva essere bianco o bello. L'attore mica è brutto, parlavo di canoni di bellezza di razza quando mi riferivo al pilota che rappresenta il concetto di bellezza maschile del tipico americano bianco, si tratta di uno standard che la propaganda vende da sempre, il ragazzone tutto muscoli e famiglia, bello, Marine ed eroe. Si tratta di una figura stereotipata.

Ciò che ho sottolineato a proposito del protagonista Finn invece, l'idea cioè di prendere un attore nero che superficialmente è molto politically correct, di fatto è uno degli eroi del film, ma in realtà, la sua figura rivela quale sia sempre l'immagine che bisogna avere dei neri: gente inaffidabile che tradisce.

Tutto questo è sintomatico nel cinema americano anche se in passato era più esplicito e ora è diventato più sottotraccia ma ti basta vedere anche The Butler: http://ilporticodipinto.it/content/il-cinema-al-servizio-del-padrone per renderti conto come ci sia la volontà di rovesciare i concetti; io giro un film tutto dalla parte dei neri per restituire dignità etc. etc. ma in realtà sto comunicando l'esatto opposto.

Credo che uno dei film più critici verso questo ideale che è radicato nella cultura fin da quando gli attori bianchi si dipingevano di nero e si facevano i labbroni rossi scimmiottando i neri sia non a caso una pellicola di Spike Lee: http://www.imdb.com/title/tt0215545/?ref_=nm_flmg_dr_39

Riguardo invece a questa tua considerazione:

Kylo Ren è bianco e di bell'aspetto e tradisce persino il padre uccidendolo, mi sembra ben peggio, no?

No, perchè qui si parla di tutt'altro; il mito dell'uccisione del proprio padre è entrato a far parte della moderna psicologia grazie a Freud, puoi farti un'idea qui: http://www.igorvitale.org/2015/01/11/la-relazione-padre-figlio-secondo-f... e anche qui: http://www.sciacchitano.it/Psicanalisti/Freud/Godelier%20Uccisione%20del...

Essendo trattato come un archetipo in grado di influenzare emotivamente il pubblico lo ritroviamo in molti film dato il suo valore simbolico.

Il problema semmai in questo caso è un'altro: negli ultimi anni sembra essere quasi una costante, è presente in molti film e la cosa puzza perchè attraverso l'utilizzo di questa metafora/archetipo, sembra si voglia comunicare la necessità di tagliare le proprie radici per ottenere un futuro migliore.

Non ho approfondito la questione ma il fatto che si ritrovano sempre più spesso certi schemi mi lascia pensare ai soliti messaggi trasversali che ormai sembrano lo standard per questo tipo di produzioni.

Il tradimento

Ritratto di Dusty

Ciò che ho sottolineato a proposito del protagonista Finn invece, l'idea cioè di prendere un attore nero che superficialmente è molto politically correct, di fatto è uno degli eroi del film, ma in realtà, la sua figura rivela quale sia sempre l'immagine che bisogna avere dei neri: gente inaffidabile che tradisce.

Quindi, secondo te il tradimento è negativo a prescindere, anche quando questo rappresenta un taglio con il passato violento ed autoritario, e primo passo verso un percorso migliore?

Meglio un soldato che non tradisce il proprio padrone e che continua ad uccidere gente inerme in nome dell'autorità che gli è stata data, o colui che defeziona perché capisce che è grazie a lui che i capi esercitano la loro oppressione sui deboli?

 

No, perchè qui si parla di tutt'altro; il mito dell'uccisione del proprio padre è entrato a far parte della moderna psicologia grazie a Freud

Mi stai quindi dicendo che il negro che tradisce l'impero cattivo per andare con i buoni trasmette una immagine inaffidabile, mentre il figlio bianco cattivo che uccide il padre bravo trasmette una immagine positiva, perché Freud ha detto che è giusto così.

Mah.

Quindi, secondo te il

Ritratto di Il Proiezionista

Quindi, secondo te il tradimento è negativo a prescindere...

Meglio un soldato che non tradisce il proprio padrone...

"Secondo me" è un assunto errato, non ho espresso la mia opinione in merito al concetto di "Tradimento". Mi sembra inoltre di aver scritto chiaramente che Finn ha una crisi di coscienza, è di fatto uno degli eroi del film e ti dirò di più: se uno volesse, potrebbe pure vederci nella sua figura lo schiavo che si ribella al padrone.

Ciò di cui ho parlato, è l'ipocrisia di queste scelte molto "politically correct", se eviti di prendere la trama come riferimento, perchè in ogni prodotto anche di pura propaganda i buoni agiscono sempre per il bene ma questa è la facciata, non certo il messaggio, non si può evitare di notare come dei tre eroi l'unico traditore sia il negro. Poco importa che lo faccia per una giusta causa, l'importante è la percezione che deve essere trasmessa a pelle, o meglio: l'associazione immagine/concetto. Ed è per questo motivo che ti ho citato tutta la storia cinematografica in cui i negri sono sempre stati dipinti con determinati stereotipi. Il film di Spike Lee è esemplare nel far comprendere certe dinamiche.

Posso essere più esplicito con un esempio diretto: No-Global è un termine inventato dalla televisione e dalla stampa italiana come contrazione del termine: Rete No Global Forum. Il termine è stato utilizzato per riunire tutte quelle entità, singoli, gruppi organizzati o associazioni non governative che a prescindere dal credo politico condividevano un pensiero critico all'attuale sistema economico. Un'etichettatura che è servita a rendere tutti uguali dove c'erano in realtà enormi differenze.

Il punto però è un altro: L'uso dell'immagine: Uomo incapucciato e violento associato al termine: No Global, ha creato un modello tale che adesso tutte le volte che uno sente il termine "No Global", l'immagine che gli si forma nella testa è quella di del violento mascherato che distrugge le cose.

Mi stai quindi dicendo che il negro che tradisce l'impero cattivo per andare con i buoni trasmette una immagine inaffidabile, mentre il figlio bianco cattivo che uccide il padre bravo trasmette una immagine positiva, perché Freud ha detto che è giusto così.

Non ho assolutamente detto questo

Mah.

Esatto... Mah...

 

Il rinnegato nero

Ritratto di Dusty

non si può evitare di notare come dei tre eroi l'unico traditore sia il negro. Poco importa che lo faccia per una giusta causa

Non so, probabilmente dipende dalla sensibilità o della consapevolezza dello spettatore: sinceramente della causa che porta una persona a ribellarsi a me importa tantissimo, e se la ribellione non esistesse, ogni volta che si instaura un regime questo durerebbe in eterno.

Il fatto è che certe persone sono abbastanza fortunate da nascere e crescere fuori da un certo ambiente (gli altri due protagonisti), e quindi chiaramente non hanno bisogno di tradire nessuno: possono già fare quello che gli pare, non hanno giurato fedeltà a nessuno: sono in un certo senso dei privilegiati (da un punto di vista morale).

Finn invece (si suppone, ma cmq è un discorso generale) vive all'interno di un sistema che non gli da scelta: la sua strada, così come quella di tutti i suoi compari, è già tracciata per il fatto di nascerci dentro. Solo una ribellione nei confronti del padrone può farlo diventare libero.

E di certo non è una strada semplice: come ben sappiamo, i primi ad ostacolarlo saranno proprio gli altri schiavi come lui, e la sua scelta lo porta ad essere un emarginato perdendo ogni appoggio che prima gli permetteva di vivere "senza pensieri".

Per cui, la cosa che tu dai per scontata, io la vedo in maniera diametralmente opposta, e questo dovrebbe essere sufficiente ad evitare di ritenerla scontata, la cosa.

L'analisi che hai fatto si

Ritratto di Il Proiezionista

L'analisi che hai fatto si riferisce valori morali e concetti che una persona può o meno avere riguardo la vita reale. Ma qui si sta parlando di un film, anzi no, di una produzione che coinvolge tutta una serie di azioni che provengono da disparate esigenze.

Non puoi dirmi che l'impero americano è buono solo perchè nei film di guerra gli americani combattono i nazisti. Ho fatto questo parallelo per sottolineare il fatto che stai parlando di una cosa diversa.

Ad esempio, John Wayne nel film: il giorno più lungo, interpreta un capitano che combatte i nazisti e recita battute o fa azioni nel film che ovviamente fanno pensare al pubblico a una persona ispirata che ha agito in modo giusto seguendo alti ideali che tutti condividono. Se però ti fai un'analisi un attimo più profonda scopri che non sono l'attore era uno dell'estrema destra, ma che la stessa produzione che mostrava questi ideali era la prima a non applicarli con i suoi stessi dipendenti, e che il film, in ultima analisi era un'opera di propaganda in cui venivano veicolati tutta una serie di messaggi che alla fine oltre a riportare una versione storica distorta di quanto accadde, erano tesi a esaltare l'immagine dell'impero americano.

E' di questo che parlo quando metto in evidenza le storture del film. L'immagine del negro stereotipata è stata creata durante il corso degli anni e la gente ce l'ha ormai in testa perfino qui in italia, dove è sufficiente non sapere nulla ma vedere soltanto un colore diverso per iniziare a parlare di: Sfaccendati, Hanno un cattivo odore, sono pigri, etc. Ripeto quindi che a livello emotivo non certo sul piano razionale, l'accostamento immagine/concetto (nero/traditore) non fa altro che rafforzare idee preconcette che sono state costruite in anni. Ovvio che nessuno ci pensa razionalmente e infatti non è di questo che si occupa la propaganda. Ma come ho detto in precedenza chiedi a chiunque la prima immagine che gli si forma nella mente quando sente il termine: No-Global.

Non si tratta affatto di avere due visioni differenti dove io do per scontata una cosa che tu vedi in modo diametralmente opposto. Io semplicemente rilevo l'utilizzo consapevole di certi meccanismi. Ti ho portato innumerevoli esempi anche di altri film per rendere più chiaro il concetto.

Non dimenticare inoltre che gli alti concetti che hai espresso nel tuo ultimo post vengono veicolati da un'azienda che rappresenta in tutto e per tutto l'esatto opposto nel mondo reale; non a caso ti avevo fatto l'esempio di Lilo & Stich che mostra in tutta la sua feroce lucidità questa ipocrisia.

Il rinnegato nero

Ritratto di Dusty

Sono d'accordo, ma mentre io ti ho fatto una puntualizzazione precisa su di un passaggio del tuo testo, tu mi hai risposto parlando in generale senza prendere in considerazione la mia obiezione.

In altre parole la tua tesi è che ciò che passa è il contrario di ciò che viene rappresentato per via della propaganda che c'è attorno al tema. In tal senso quindi, si potrebbe dire che un regista ha perso in partenza, per cui qualunque cosa farà, ci sarà modo di interpretarla al contario.

Ricordo che la tua tesi è "il rinnegato nero dell'impero che passa ai buoni è un traditore, e quindi tende a vedere i neri come poco affidabili, ma contemporaneamente se un bianco cattivo tradisce il padre uccidendolo questo associazione non avviene perché Freud spiega che questo è un bene".

In altre parole mi chiedo: mettiamo che avessero voluto dare una immagine positiva dei neri e negativa dei bianchi, cosa avrebbe dovuto fare? Usare un rinnegato bianco di bell'aspetto come traditore dell'impero, ed un brutto nero come figlio che uccide il padre?

Sono d'accordo, ma mentre io

Ritratto di Il Proiezionista

Sono d'accordo, ma mentre io ti ho fatto una puntualizzazione precisa su di un passaggio del tuo testo, tu mi hai risposto parlando in generale senza prendere in considerazione la mia obiezione.

No assolutamente, tu hai puntualizzato un passaggio del mio testo dando per scontato che si trattasse di una "mia" interpretazione. Io ti ho risposto in termini generali nel tentativo di farti vedere che si tratta di un Modus Operandi del cinema o meglio, di concetti radicati in un certo tipo di cultura.

In altre parole la tua tesi è che ciò che passa è il contrario di ciò che viene rappresentato per via della propaganda che c'è attorno al tema. In tal senso quindi, si potrebbe dire che un regista ha perso in partenza, per cui qualunque cosa farà, ci sarà modo di interpretarla al contario.

Ti prego di dirmi dovrei avrei espresso una tesi che prevede che ciò che passa è il contrario di ciò che viene rappresentato. Se la metti giù a questo modo non è esatto e fornisci un'idea distorta di quanto ho affermato. Rimaniamo nello specifico senza generalizzare: ho fatto notare che combinazione l'unico traditore del gruppo (ininfluente che sia traditore per buona o cattiva causa, parlo del traditore come figura percepita a livello di archetipo) è nero.

Perchè ho fatto notare questo? Perchè il cinema procede per "immagini" e "modelli", e specialmente questo tipo di cinema dove i personaggi non sono sfacettati, non hanno psicologie complesse e sono rappresentati per assoluti. Nel cinema l'immagine è ovviamente componente fondamentale. Il colore, è un'altra componente assolutamente "fondamentale" di cui il pubblico non ha percezione (non ha percezione cioè di come venga usato e manipolato al fine di creare un determinato stato emotivo o di amplificare i concetti espressi con le immagini) anche se ciò che riceve a livello subliminale è determinante.

Nel Film: Malcolm X, esiste una sequenza in cui un carcerato per aiutare Malcolm a prendere consapevolezza della sua situazione di nero sottomesso, gli legge il dizionario della lingua anglosassone alla voce: Bianco e Nero; gli fa notare come nella cultura stessa anglossassone sia radicato il concetto che ha reso schiavi i neri: Alla voce nero infatti si legge tra l'altro: oscuro, negativo, etc. Mentre alla voce bianco si legge: puro, luminoso, etc.

Darth Vader è totalmente nero e impersona il male assoluto. Nota ad esempio il duello finale ne: "L'Impero colpisce ancora" dove la "palette" di colori scelta per il confronto tra Luke e suo padre (nuovamente il tema dell'uccisione del padre) ha una dominante nera e rossa, due colori che emotivamente trasmettono tutta la forza del male contro cui sta combattendo Luke.

Molti commenti di persone che hanno visto il film: "Rango", esprimevano il fatto che potevano percepire la calura oppressiva del deserto, il senso di cado bruciante. Ciò è dovuto alla scelta dei colori usati nel film che trasmettono effettivamente tutto questo.

Riassumendo: non si tratta di dire come hai affermato che il regista ha perso in partenza qualsiasi scelta faccia. Si tratta semplicemente di capire i meccanismi, i clichè, gli stereotipi che vengono utilizzati nel cinema. Ora è probabile che il regista possa anche non aver pensato a questo (ho qualche dubbio ma concediamo il beneficio della buona fede). quando ha scelto l'attore che avrebbe interpretato Finn. Ma trattandosi di uno stereotipo talmente inserito nella cultura stessa (come mostra il dizionario letto su Malcolm X) è inevitabile che l'associazione: "Immagine/Concetto" che ho tentato di spiegare nei post precedenti con altri esempi, abbia il suo effetto rafforzando un certo tipo di immagine stereotipata che si ha dei neri. Il tutto prende più forza dal fatto che in questo genere di film come ho detto, i personaggi non sono sfacettati ma sono piatti così come la trama. E' come il negro di interstellar che è il prescelto a rimanere in attesa dei compagni solo per anni ad ammazzarsi di pippe. Il "si padrone" è sintomatico nel cinema americano così come la figura del nero inaffidabile.

Se vogliamo parlare di razzismo l'inganno è duplice perchè il nero aiuta il proprio padrone sognando di essere un bianco, facendo le cose che fanno i bianchi, volendo essere un eroe che però ricalca il modello di eroe concepito dai bianchi. Ma qui entriamo in un discorso molto ampio e sarebbe utile conosce la filmografia di Spike Lee e anche alcuni libri della cultura nera per comprendere meglio tutte le implicazioni di certi stereotipi.

Ricordo che la tua tesi è "il rinnegato nero dell'impero che passa ai buoni è un traditore, e quindi tende a vedere i neri come poco affidabili, ma contemporaneamente se un bianco cattivo tradisce il padre uccidendolo questo associazione non avviene perché Freud spiega che questo è un bene"

No, non è la mia tesi. Spero di averlo chiarito e di aver chiarito cosa ho detto con le parole scritte qui sopra. Per quanto riguarda la seconda parte relativa a Kylo Ren ho detto semplicemente che si tratta di una cosa diversa e cioè del tema simbolico dell'uccisione del proprio padre che in questi ultimi anni stranamente vedo rappresentata dappertutto, dalle fiabe ai racconti più adulti. E' ovviamente uno degli archetipi a cui tutte le persone reagiscono in modo automatico, portato in auge da Freud anche se la connotazione che ne da lui non mi convince fino in fondo ma di fatto è un tema potente che viviamo tutti nella nostra vita. Ma non ho ben capito per quale motivo oggi vada così per la maggiore al cinema. Mi viene da pensare che ci sia una qualche volontà di tagliare le radici per innestare nuovi concetti morali. Questa si è una mia idea.

In altre parole mi chiedo: mettiamo che avessero voluto dare una immagine positiva dei neri e negativa dei bianchi, cosa avrebbe dovuto fare? Usare un rinnegato bianco di bell'aspetto come traditore dell'impero, ed un brutto nero come figlio che uccide il padre?

Kylo Ren non entra nel gioco razziale perchè lui è il male e investe appunto un ruolo diverso. Perchè invece non invertire semplicemente i ruoli dei due eroi? Il pilota un nero e il rinnegato il bellone bianco? In questo caso avremmo avuto da subito il pilota della resistenza e figura di riferimento per i ribelli come un nero. E l'altra figura eroica, il rinnegato che ha la crisci di coscienza, che tradisce l'impero perchè comprende quale sia la cosa giusta da fare e capisce dove sta la giustizia, come il bianco bello e perfetto (che sarebbe più in linea come ex soldato dell'impero). E' come se un film che mostra il tradimento di un nazista nella seconda guerra mondiale, invece di metterci il prototipo del soldato tedesco: biondo, alto, occhi azzurri, fisico perfetto, pura razza ariana, ci mettessero un marocchino della Vermacht.

Quindi avrei visto un'operazione più onesta se avessero inserito i ruoli invertiti, in questo caso, la percezione emotiva sarebbe stata diversa riguardo il rinnegato, perchè il pubblico avrebbe recepito che a tradire era l'esempio più alto dell'espressione di quell'impero. Cioè un personaggio che rappresenta l'ideale stesso dell'impero che improvvisamente va contro e diserta. La forza simbolica sarebbe stata determinante e molto diversa perchè avrebbe messo psicologicamente in superiorità il nero che ha qualcosa da insegnare alla razza perfetta e dominatrice dell'impero, il bellone bianco.

Il rinnegato nero

Ritratto di Dusty

Quindi avrei visto un'operazione più onesta se avessero inserito i ruoli invertiti, in questo caso, la percezione emotiva sarebbe stata diversa riguardo il rinnegato

Ok, è questo il punto a cui volevo arrivare e che dicevo dall'inizio: stesso ruolo, ma diverso protagonista, diversa interpretazione.

Il razzismo è quindi intrinseco nell'osservatore perché fa cambiare l'interpretazione.

Ok, è questo il punto a cui

Ritratto di Il Proiezionista

Ok, è questo il punto a cui volevo arrivare e che dicevo dall'inizio: stesso ruolo, ma diverso protagonista, diversa interpretazione.Il razzismo è quindi intrinseco nell'osservatore perché fa cambiare l'interpretazione.

Ho perso tempo nel tentativo di essere esaustivo per chiarire i tuoi dubbi, nella mia spiegazione mi sono riferito sia all'aspetto culturale che a quello narrativo, perchè nella narrazione esistono figure, archetipi, simboli che vengono utilizzati in determinati ambiti e in determinati modi per trasmettere concetti precisi, così come esiste un retroterra culturale che non può essere ignorato e tutto quello che riesci a dire è:

Il razzismo è quindi intrinseco nell'osservatore perché fa cambiare l'interpretazione?

Il voler ignorare tutto ciò che ho scritto e che non fa certo parte di una mia idea per arrivare a un'affermazione superficiale e autorefenziale mi sembra scarsamente rispettoso del tuo interlocutore; visti i numerosi esempi citati avresti potuto almeno approfondire l'argomento se non ti è chiaro. Libri sulle tecniche narrative, sulle figure archetipe e sulla percezione della cultura nera negli Stati Uniti ce ne sono, così come i film che ne parlano.

dal tuo tagliare corto con questa frase pare invece ti stia soltanto a cuore dimostrare che la recensione parte da un razzismo intrinseco nell'osservatore che cambia l'interpretazione della storia. Un modo per dire che non so di cosa scrivo; avresti potuto esprimerlo più chiaramente e fin dall'inizio.

Il rinnegato nero

Ritratto di Dusty

Non so, a me pare che non vuoi seguire le semplici parole che dico, e devi il discorso parlando di tutt'altro.

Probabilmente possiamo riassumere tutto qui, tornando a monte tu dici:

di fatto è uno degli eroi del film, ma in realtà, la sua figura rivela quale sia sempre l'immagine che bisogna avere dei neri: gente inaffidabile che tradisce.

 

Quello che sostengo è che il messaggio che passa dipende dal "ricevente", per me ad esempio è non ambiguamente positivo per il motivo che ho espresso dopo: colui che si ribella allo status quo avendo tutto da perdere, è l'unico vero eroe, quello senza il cui sacrificio non c'è evoluzione nella società.

Per te invece passa il messaggio che è inaffidabile e tradisce, addirittura passa il messaggio che i neri in generale, come categoria, lo sono.

Il punto che sto cercando di fare è appunto questo: il messaggio che passa dipende appunto da quanto la propaganda abbia condizionato la mente della persona che interpreta i fatti e l'hai confermato in maniera diretta dicendo che "Quindi avrei visto un'operazione più onesta se avessero inserito i ruoli invertiti": stesso ruolo, diversa persona, diversa interpretazione, addirittura ribaltata.

L'errore è quello di identificare una categoria di persone con un individuo: nella fattispecie "se Finn è nero e si comporta in un certo modo allora tutti i neri sono in un certo modo".

Questo è il primo enorme successo della propaganda, quello di creare squadre, noi contro loro, neri contro bianchi, americani contro italiani, etc. Non ci sono neri e bianchi, ci sono solo persone, individui autonomi.

Il corretto modo di vedere è che se X è un eroe, gli altri neri (o bianchi) non c'entrano proprio niente. Le sue scelte non dipendono da quelle degli altri (anzi, chi si ribella si distacca e quindi differenza proprio dal suo gruppo).

...a me pare che non vuoi

Ritratto di Il Proiezionista

...a me pare che non vuoi seguire le semplici parole che dico, e devi il discorso parlando di tutt'altro...

A me pare di aver sempre risposto in modo esauriente ai tuoi dubbi, se poi non ti interessa prendere in considerazione le mie risposte non posso farci niente...

...Quello che sostengo è che il messaggio che passa dipende dal "ricevente", per me ad esempio è non ambiguamente positivo per il motivo che ho espresso dopo... Per te invece passa il messaggio che è inaffidabile e tradisce...

L'errore che fai è quello di rapportare a te stesso, cioè a quello che ricevi tu, il senso del film. Un film non viene fatto per te ma per un vasto pubblico. Non puoi ignorare come ti ho già detto il substrato culturale nè tutti i precedenti che se non esistessero e stessimo parlando di un singolo caso si potrebbe anche aprire una riflessione su possibili interpretazioni/implicazioni.

Qui stiamo parlando di 100 anni di cinema, e di storia della propaganda al cinema e di percezione insita nella cultura delle masse. Stiamo inoltre parlando di archetipi e stereotipi, non puoi semplicemente ignorare tutto soltanto perchè tu ricevi un determinato messaggio. Che ti ricordo è un messaggio comunque superficiale e diretto ma non è quello che ci interessa in questo contesto perchè a noi interessano i messaggi trasversali, quelli diretti cioè alla pancia e non alla mente razionale. Speravo che i numerosi esempi che ho portato e le varie argomentazioni avessero chiarito questo aspetto.

Ripeto che l'associazione: concetto/immagine o colore/concetto, non è mai casuale. Gli studi sulla percezione che vengono fatti a livello di immagine e colori sono alla base di tutte le campagne in cui viene utilizzato il mezzo videoludico. Il fatto che tu sia libero da certe influenze perchè abituato a riflettere in termini differenti e in qualche modo immune da certe forme/concetto è irrilevante ai fini di un certo tipo di operazione che viene diretta a una massa di persone.

Ciò che però puoi capire a livello razionale è piuttosto semplice ed esplicito e si tratta di una cosa oggettiva è questo: il male è rappresentato con determinati colori, in particolare sono dominanti: nero e rosso. Guerre stellari utilizza maggiormente il più classico, cioè il nero. questo è un dato oggettivo. Il nero richiama anche le uniformi delle SS etc. E' un archetipo forte che viene immediatamente percepito dal pubblico. Il nero è oscuro, impuro, come da dizionario. Poi c'è il concetto dell'impero: anche qui ci sono richiami espliciti come la superiorità della razza; ad esempio non è un caso che ne: la guerra dei Cloni, veniva utilizato un modello da clonare per creare un esercito; tutti ugualmente forti, prestanti etc. Le truppe d'assalto imperiale rappresentano una elite, devono rispondere a determinati requisiti: "non sei un pò basso per appartenere alle truppe d'assalto?" dice Leia a Luke travestito nel primo film.

In questo contesto un soldato nero è un'anomalia. Anche i tedeschi si servivano di truppe Ebree o di altre nazioni ma erano comunque percepiti come rinnegati, non erano puri, servivano soltanto in un dato momento.

Se io voglio trasmettere un messaggio come quello che intendi tu e voglio renderlo forte, devo utilizzare un'archetipo che incarni perfettamente il simbolo di quell'impero e che renda quindi la ribellione (il tradimento) una vera presa di coscienza senza ombre. Per farlo utilizzerò il simbolo di quell'impero, un uomo che rappresenti la superiorità razziale che sia il simbolo stesso di quel nuovo ordine e Finn non può esserlo perchè non incarna gli ideali di quell'impero che viene descritto con pennellate fin troppo esplicite e chiare.

Quindi non mi accusare di parlare d'altro perchè ti sto invitando a prendere in considerazione tutto il retroterra che sta dietro a questo tipo di operazioni senza fermarti all'apparenza di un singolo messaggio piuttosto semplice da recepire che è poi quello che arriva per primo: Finn è un eroe e rinnega i cattivi.

Il corretto modo di vedere è che se X è un eroe, gli altri neri (o bianchi) non c'entrano proprio niente.

Questo è il modo corretto di vedere, certo, ma che c'entra? Non è questo il caso e ci sono 100 anni di storia del cinema a dimostrartelo. Mica le ho inventate io le questioni razziali, o le descrizioni sui dizionari, o le ricerche psicologiche sull'emotività legata ai colori agli archetipi etc. Questo fa parte della nostra cultura e della nostra società. Negli anni 70 mio padre lavorava in fabbrica con operai comunisti, lui non era di destra, era socialista, però gli piaceva vestirsi di nero. Dovette rinunciare perchè rischiò di essere picchiato perchè recepito come fascista a causa del colore dei vestiti. E' solo un piccolo esempio, ma mi serve a farti capire che le persone reagiscono emotivamente a messaggi visivi.

Ci sono schemi ricorrenti che puoi analizzare come ti ho detto, una lunga storia che puoi studiare e approfondire, se poi non ti interessa farlo non è giusto però che tu pretenda di accusare me di essere vittima della propaganda o di parlare di tutt'altro.

Ottimo

Ritratto di Calvero

Bella recensione, che poi purtroppo, non poteva neanche essere una recensione; siamo talmente lontani da tutto ciò che di buono poteva darci il cinema, che si è costretti a discutere di come le cose siano morte.

Vorrei aggiungere una questione sul nero, il personaggio Finn. Non entro precisamente nel discorso tra Dusty e il Proiezionista, perché rischierei di fare solo casino. Lo prendo da un'altra prospettiva.

Per l'esperienza di studi sulla psicologia mie personali, e per la passione del mondo della celluloide, io sostengo, e lo riporto in maniera grezza, così magari riesco a essere più preciso, quanto segue:

- dico che un film razzista a questo modo, nei confronti dei neri - nella fantascienza, era un po' che non si vedeva. Ritengo che quel che rimane a giocare nell'inconscio del pubblico riguardi ancora più tristemente la condizione di questo personaggio: - uno stupido sfigato a cui viene concesso - per compassione - di poter giocare insieme agli Dei. 

Mi spiego.

Un nero, ovviamente, non poteva non essere inserito nel gruppo principale dei protagonisti. Questo non serve approfondirlo. Il personaggio non sa cosa vuole e, di fatto, rappresenta coloro che meglio possono essere soggiogati. 

Il personaggio di Finn è sbussolato, stordito, inferiore e se riesce, quando riesce, è perché è simpatico e appassionato. Gli viene concesso di ambire alla Dama bianca. Gli viene concesso di usare la spada laser, così come a un maggiordomo in occasioni speciali, di fare conversazione col suo padrone. Ma sempre maggiordomo rimane. Va avanti per testardaggine, come un mulo; questa di fatto è l'intelligenza datagli dal copione e così si definisce in tutta la pellicola; e il dono di avergli dato una coscienza buona, ci mancherebbe, è il minimo sindacale che ogni essere vivente può abbracciare. 

La questione cruciale a mio avviso è questa: il personaggio positivo e carismatico dice chi è migliore di un altro, quando questo carattere/personaggio ha la facoltà di poter essere un eletto. Di fatto questo è il punto.

Non solo. Dirò di più. Al fine di propagandare un'idea di superiorità, è relativo se un protagonista appartiene al bene o al male. Poiché un eletto, per quanto si dedichi alla parte oscura (così usiamo il linguaggio del film), potrà sempre tornare alla luce: poiché eletto e superiore. L'importante è che sia un essere che trascenda la realtà e in qualche modo la plasmi. Questo il punto vitale nell'identificazione del pubblico. Mentre il nero, qui, per l'ennesima volta, è il pretesto di turno; e quando si "eleva" ed è positivo, quello che ha raggiunto è meramente questo:

- poter avere l'onore di scortare e sostenere chi deve arrivare in alto. Gli è concesso di partecipare a giochi di cui non sapeva e non ci capisce una beata mazza, e che comunque non appartengono al suo rango; e  sempre dal basso in alto deve osservare gli eventi. E quando al pubblico si rivela essere un personaggio positivo,  importante eccetera, ecco che semplicemente ha raggiunto lo stadio di avere una buona coscienza. Se gli va bene, un gregario d'eccellenza.

Credo si debba riflettere anche sul come e sul perché i cosiddetti CATTIVI, per quanto siano spietati, sono comunque la faccia della medesima medaglia. Una medaglia che ha in sé comunque l'eccellenza.

Il nero, invece, comunque non appartiene a quella medaglia. Non ne è degno. A prescindere. Non fa parte di nessuna faccia.

 

 

Hai colto nel segno Calvero,

Ritratto di Il Proiezionista

Hai colto nel segno Calvero, Finn  è il maggiordomo, anche quando salva la padrona ed è impacciato nel maneggiare una spada laser; mentre lei, l'eletta, pur senza addestramento è già a suo agio e sicura nel combattere.

In uno dei post precedenti sottolineavo il fatto che è significativo che a Finn non sia stato dato il ruolo del pilota eroe e leader della resistenza. Perchè appunto sarebbe stato percepito come un leader, un eroe senza macchia.

Se ci fai caso, nonostante Finn sia molto più presente e protagonista di Poe che appare per un tempo molto più ridotto sullo schermo, la  differenza tra le due figure è significativa. Poe viene percepito immediatamente come eroe e Leader, mentre la vicenda di Finn si snoda tra quello che hai detto tu: la sua goffaggine e la ricerca di un ideale, e i servigi che volontariamente o involontariamente rende ai buoni tutti d'un pezzo.

Considerato che finn faceva parte delle truppe imperiali, la sua goffaggine non è giustificata. Tu parli giustamente di razzismo e il parallelo con Lilo & Stitch è stato immediato nell'ipocrisia di operazioni simili. D'altra parte abbiamo il maggiordomo del presidente recensito su questo blog come esempio o il nero di interstellar come altro esempio recente.

Spike Lee si è sempre battuto per questo e chi conosce la sua filmografia lo sa, ciò che lui ha sottolineato è come il sistema abbia conquistato il cervello dei neri. La figura del nero inaffidabile e malavitoso che si concretizza nei neri orgogliosi di essere "Gangsta" impersonando quindi quello stereotipo che gli è stato affibiato. Un pò come quello che dichiara di essere orgoglioso di essere complottista. O ancora il nero che imita il modello bianco lisciandosi i capelli o rifacendosi il naso.

Quando James Brown nel 1968 cantò: Say it loud I'm black and I'm proud, si tirò addosso le ire di tutti quelli che fino a quel momento lo avevano sostenuto facendolo diventare ricco e famoso, ma considerandolo sempre come il servetto dei bianchi.

Il cervello dei neri

Ritratto di Dusty

ciò che lui ha sottolineato è come il sistema abbia conquistato il cervello dei neri

Il fatto stesso di vedere un nero come rappresentante addirittura di tutti i neri della Terra è talmente marchiato a fuoco in questo modo di ragionare che dimostra come non sia possibile ragionare "out of the box".

Se si vuole cercare di combattere le persone che grazie alla propaganda plasmano il mondo in cui abitano le nostre idee, la prima cosa da fare è uscire dalle regole che hanno creato per farci ragionare all'interno di esse. Non c'è speranza di trovare una soluzione al suo interno, si perde in partenza. Sarebbe come cercare di combattere il sistema democratico "dal di dentro".

L'unico modo è uscirne, e farlo vuol dire smettere di date per scontato tutto ciò che hanno costruito: la trappola che hanno creato continua a funzionare grazie al fatto che diamo per scontato che funzioni.

Uno, cento, un milione di neri (o di bianchi) che si comportano in un certo modo non parlano o si comportano a nome di tutti gli altri, esattamente come il vostro modo di fare e comportarvi non rappresenta me. Un miliardo di altri bianchi non rappresenta né me, né la mia individualità più di quanto lo faccia un miliardo di neri o gialli.

Pensare altrimenti, e ragionare altrimenti vuol dire fare il gioco di chi vuole che ci comportiamo e consideriamo in classi che devono essere divise invece che essere persone che devono imparare ad agire e pensare in maniera autonoma, scevre dal bagaglio culturale che ci è stato imposto durante la nostra vita.

Ogni persona che vuole affrancarsi dagli stereotipi che plasmano la propria mente deve percorrere individualmente questa via e raggiungere questa consapevolezza e dubito che alcun film ci aiuterà a farlo.

Il fatto stesso di vedere un

Ritratto di Il Proiezionista

Il fatto stesso di vedere un nero come rappresentante addirittura di tutti i neri della Terra è talmente marchiato a fuoco in questo modo di ragionare...

Insisti nell'attribuirmi concetti che non ho espresso; trovo inoltre il tuo continuo spostare il tema del dibattere dal concetto di: "cinema e propaganda/retroterra culturale/questione razziale", a: "Proiezionista vittima di interpretazioni e propaganda", molto pregiudizievole e slegato dalla recensione del film.

Stai cioè cercando di dimostrare che ho scritto cazzate puntando sul fatto che io sarei vittima della propaganda che denuncio. Il fatto che determinati stereotipi narrativi esistano, così come le altre figure narrative e gli archetipi che fanno parte delle basi per qualsiasi scrittore e che hanno significati ben precisi inseriti in altrettanti precisi contesti, sembra non sfiorarti e non meritare la tua considerazione dato che non rispondi mai nel merito delle argomentazioni che ti ho portato cercando "altri" argomenti su cui spostare il discorso perchè intervenga a favore delle tue considerazioni.

Ritengo di essere stato esauriente e credo che il numero di post miei e tuoi qui sopra sia sufficiente a permettere la creazione di un'opinione in chi legge.

Per il resto credo che Calvero ti abbia risposto in modo altrettanto esauriente.

Il rinnegato nero

Ritratto di Dusty

Insisti nell'attribuirmi concetti che non ho espresso

Veramente io non critico la recensione (che condivido, film pietoso), ma cercavo di analizzare proprio una frase che avevi detto te, e quindi il mio commento era un tentativo di ragionare su di una cosa a margine.

Il concetto che hai espresso è che la figura di Finn, del ribelle che fa la cosa giusta, la trovo intrinsecamente positiva (e mi pare che anche tu concordi), ma se invece la interpreta un nero, allora diventa negativa perché invece di passare il giusto concetto di ribellione dal padrone cattivo, passa quello del tradimento.

Sono del tutto consapevole che una serie di personaggi sfruttino gli architipi per veicolare la loro visione (del resto ognuno veicola la propria), l'osservazione che volevo fare è che siccome non posso cambiare quello che fanno gli altri, posso invece cambiare il mio modo di vedere le cose, e cercare di essere più neutro.

In tal senso, se mi fanno vedere un Finn ribelle che dovrebbe associare i neri al tradimento, alla faccia del regista me ne fotto allegramente ed invece considero il personaggio positivo, se poi questo non avviene per gli altri sono ancora più contento perché vuol dire che sono riuscito ad essere meno dipendente dagli stereotipi che funzionano con tutti.

Quello che intendo è che le critiche di Calvero su Finn personaggio pasticcione etc sono perfettamente condivisibili, ma le annovero nell'insieme di un film con una trama ridicola, dal valore nullo, dove tutto dipende dalla casualità degli avvenimenti, senza nessun valore.

Cioè il giudizio del film viene prima del giudizio dei concetti trasmessi, ed essendo il primo ridicolo, il secondo cambia (per me) completamente di significato.

Diverso sarebbe stato se invece il film e la storia fosse stata di altro livello: in tal caso avrei probabilmente valutato le cose molto diversamente.

Capisco che possa essere un modo non convenzionale di procedere, ma tanté, non posso fare a meno di valutare il giudizio di qualcuno in base alla valutazione che ho di esso.

...Il concetto che hai

Ritratto di Il Proiezionista

...Il concetto che hai espresso è che la figura di Finn, del ribelle che fa la cosa giusta... ma se invece la interpreta un nero, allora diventa negativa perché invece di passare il giusto concetto di ribellione dal padrone cattivo, passa quello del tradimento...

Devi considerare che non si tratta di uno spostamento di ruoli casuale. Sicuramente la cosa più ragionevole in una situazione "normale" sarebbe quella di pensare che chi interpreta Finn è stato scelto semplicemente per la sua bravura o predisposizione per la parte, non certo per il colore. Il fatto però che esista un retroterra culturale tutt'ora presente in america e non solo nel sud (il film Crash ad esempio pone lo stesso problema nella civile e multirazziale New York dove essere neri è ancora motivo sufficiente per venire umiliati nonostante l'alta posizione sociale e professionale) che si esprime attraverso una lunga storia cinematografica in cui metafore, archetipi e trucchi narrativi sono oggettivamente utilizzati per veicolare determinate immagini; posso ricordarti la più banale di tutte? I film di Cowboy, dove i vaccari erano il simbolo della civiltà e gli indiani erano i selvaggi stupratori e veri "orchi neri". Ci sono cresciute generazioni con questo stereotipo.

Il problema è che oggi questo tipo di propaganda si è fatto più sottile perchè si basa su una serie di assunti che ormai la maggior parte delle persone ha interiorizzato in anni di propaganda precedente e uno di questi sono tutta una serie di pregiudizi sui neri.

Nel 1971, quando Jewinson decise di girare Jesus Christ Superstar, era terribilmente combattuto dal prendere Carl Anderson, il cantante Nero come protagonista nella parte di Giuda Iscariota. Giuda, nome che diventa un insulto (sei un Giuda) identificato come il traditore, interpretato da un nero e Cristo il prototipo del bianco biondo e puro dei dipinti del 700. Fu un problema non da poco perchè Jewinson non voleva saperne di veicolare messaggi sbagliati con questo tipo di associazioni. Anderson volle la parte a tutti i costi (le sue doti vocali lo rendevano assolutamente unico e irrinunciabile) e riuscì a convincere il regista che avrebbe trasmesso semplicemente la sua identità di uomo e non quella razziale. Dato che anche Neeley che interpretava Cristo era un fuoriclasse con una voce incredibile, Jewinson decise di sfruttare la somiglianza con l'iconografia classica come mezzo per andare contro quella visione perchè il suo Cristo sarebbe stato mal digerito dai fondamentalisti. L'operazione direi che è riuscita ma io non posso fare a meno di pensare che lo stupore del regista convinto che il film sarebbe stato fortemente criticato dagli ambienti ecclesiastici scoprendo invece che fu apprezzato, non trovasse una motivazione proprio nei suoi timori. E cioè che alla fine, in certi ambienti, passò l'idea del Cristo Biondo e del traditore nero. Questa è una mia idea personale ma ho potuto vedere quanto forte può essere l'associazione di un'immagine nella fissazione di un concetto. E il cinema in questo è maestro.

Cioè il giudizio del film viene prima del giudizio dei concetti trasmessi, ed essendo il primo ridicolo, il secondo cambia (per me) completamente di significato.

Ma la recensione serve a evidenziare una volontà che sta dietro a una determinata operazione, non è certo fissata su ciò che tu percepisci o sul tuo modo di ragionare rispetto a questo tipo di prodotti. Purtroppo anche chi trova il film brutto (non certo la maggior parte del pubblico) fa fatica a notare questo tipo di associazioni.

Faccio un esempio: vedo un film bruttissimo e malfatto sui fatti di Genova e del G8... quindi considero nullo il film ma non mi accorgo che anche lì viene data per scontata l'associazione dell'immagine: Uomo mascherato di nero che distrugge tutto con il termine NO-Global. Cioè ricevo anche da questo film come da anni da tutti i media questo tipo di immagine. Posso quindi pensare che il film sia un cesso, che non rispecchi la realtà etc. Ma mi viene continuamente mostrata questa associazione e ogni volta che sentirò il termine No-Global la prima immagine a formarsi nella mia testa sarà quella dell'uomo nero con la mazza in mano.

Questo è il senso di tali operazioni e la veicolazione subdola di certi messaggi.

Quindi io capisco il tuo discorso, ma tu non puoi non comprendere che esista questo tipo di strategia, che venga applicata in modo volontario e consapevole perchè esiste la volontà di rafforzare certe immagini/concetto che già sono radicate.

Accetto che tu mi dica che in te non fanno effetto per X e X motivi, ma questo non vuol dire negare che siano presenti o che abbiano effetto sulla stragrande maggioranza delle persone. Il problema è che a prescindere dal fatto che io e te consideriamo Guerre Stellari il risveglio della Forza una macchietta da bimbominkia, è un evento mondiale che farà parte della storia del cinema e come tale viene trattato anche dalla critica tutta e da chiunque si occupa di cinema. Questo significa che si tratta di un evento che farà tendenza e avrà un impatto sulla cultura popolare.

Non so

Ritratto di Calvero

Capisco Dusty cosa stai (e mi stai) dicendo. Però, scusa, non vedo come poter dare un giudizio critico così come lo intendi tu, senza che questo alla fine non mi obbligherebbe allora a fregarmene a prescindere.

Cioè, voglio dire, quello che dici ha senso, ma non lo ha nel momento in cui i fattori e la "ricetta" che rilevi (e conseguentemente riveli) all'interno di un costrutto  (poiché in realtà di questo si parla, neanche più di film in sé) sono stati identificati e tratteggiati, indi riconosciuti: svelati. Mi spiego? spero di sì.

Cioè, la dico in un altro modo ancora - per non risultare ambiguo.

Ovvio che, come dici, uno o cento milioni di bianchi necessariemente non mi rappresentano, così come io non rappresento Te. E va bene. Ma il problema della propaganda nel cinema: - è che questa funziona - e non in ragione di un nostro ipotetico assoggettamento a un determinato retaggio; ma funziona perché tale bombardamento smetterà di radere al suolo, solo quando smetteranno di bombardare.

La critica che ho fatto e quello che io ho dedotto (se non mi sono sbagliato) non riguarda solo questo nero di nome FINN ma è una Legge, prima ancora che una regola. Cambia solo vestito ma è sempre la stessa. Così nella celluloide e non solo nella celluloide, video musicali compresi.

Se tu mi dicessi che questi film andrebbero boicottati, allora è un discorso; ma se mi dici che in sostanza siamo noi a vederci quello che vogliamo vederci, allora ti dico di No. Perché il messaggio è quello e quella la sua funzione sottesa.

Perché è quello il mantra. Tu mi dirai/chiederai: - tutto ciò anche se è un nero soltanto, su miliardi di neri che sono su questo pianeta? Allora ti rispondo di Sì. Perché la questione è simbolica, Dusty. Ecco perché. Quindi trascende. Così come l'archetipo ci riguarda universalmente se pur tratta di una sola specifica "rappresentazione/figura".

 

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