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Lo studio dell'Azione Umana nella tradizione della Scuola Austriaca
Aggiornato: 55 min 57 sec fa

Cripto-anarchia ed imprenditoria libertaria – Capitolo 3: L’applicazione al soldo della libertà

Ven, 12/02/2016 - 09:31

Senza dubbio il più grande esempio di comunità libera che può essere creata utilizzando la crittografia è Bitcoin, la moneta digitale inventata da Satoshi Nakamoto, la cui vera identità rimane sconosciuta. Bitcoin utilizza tutti i principi che ho descritto nei capitoli precedenti. Si basa su software libero e utilizza la crittografia a chiave pubblica per stabilire identità e garantire la validità dei messaggi inoltrati.

Bitcoin è un tipo di denaro digitale peer-to-peer, indipendente da banche e governo. Per una spiegazione dettagliata di come funziona Bitcoin, il paper originale di Satoshi è molto facile da comprendere. Ogni persona ha uno o più wallet contenenti la chiave pubblica. Il software di Bitcoin può costruire messaggi firmati dalla chiave privata di un wallet, il quale dice che una certa quantità di bitcoin viene trasferita ad un altro wallet.

La storia di tutte le transazioni di bitcoin è memorizzata in una banca dati accessibile al pubblico chiamata blockchain. Essa è duplicata su molti computer. La quantità di bitcoin che contiene un wallet è conosciuta leggendo la blockchain. E’ così che Bitcoin utilizza il sistema di reputazione che ho descritto in precedenza. La storia precedente del wallet determina di cosa è capace. Se vengono spesi tutti i bitcoin al suo interno, non se ne possono spendere di più.

Pertanto, la crittografia assicura che i bitcoin si comportino come merci fisiche scarse, anche se sono semplicemente cifre in un computer. Nessun nuovo bitcoin può essere creato, perché non potrebbero essere ricondotti ad una storia valida nella blockchain. Le transazioni non possono essere contraffatte perché richiedono una firma digitale da parte del portafoglio che li spende.

La blockchain viene generata da un processo progettato per garantire che vi sia sempre un consenso nella storia delle transazioni. La preoccupazione è che è possibile realizzare due o più operazioni che sono singolarmente valide, ma che sono incompatibili tra di loro. Per esempio, supponiamo che qualcuno abbia almeno un bitcoin, ma meno di due, e performi due operazioni in cui spende contemporaneamente un bitcoin in entrambe. Tutti devono accordarsi su quale operazione vada accettata e quale rifiutata.

Questo viene fatto rendendo più difficile la generazione dei blocchi, richiedendo la loro conformazione a certe regole arbitrarie. In cambio di spese di transazione e bitcoin senza proprietari, le persone cercano con i loro computer di generare nuovi blocchi. Una volta che viene creato, ha la priorità ed è difficile produrre un blocco concorrente. Il creatore del blocco decide quali operazioni ci debbano finire dentro. Al crescere della blockchain, diventa esponenzialmente più difficile produrre una catena concorrente che si dirami in un dato momento nel passato.

Bitcoin non è anonimo come si potrebbe desiderare. Anche se non si può dimostrare chi possieda un dato wallet, è possibile scansionare la blockchain per cercare indizi su come collegare un wallet ad una persona. Questo è lo svantaggio più significativo di Bitcoin. Tuttavia, un eventuale aggioranamento chiamato Zerocoin consentirebbe un notevole miglioramento dell’anonimato.

C’è disputa tra gli economisti Austriaci se Bitcoin sia realmente adatto, o anche possibile, come denaro. Tuttavia, i critici di Bitcoin sono semplicemente ignoranti. Il loro amore per l’oro supera la loro oggettività. Non tenterò un’analisi economica di Bitcoin, ma gli scrittori Austriaci come Peter Šurda e Konrad Graf hanno dimostrato con grande chiarezza che Bitcoin è perfettamente buono come moneta, e non verrebbe violata alcuna legge economica se dovesse diventare denaro.

 

Andare oltre

Bitcoin è un enorme miglioramento rispetto a PayPal, alle carte di credito, alle banche, ed è persino superiore all’oro in molti modi. Può essere teletrasportato immediatamente in qualsiasi parte del mondo senza fare affidamento su qualsiasi istituzione diversa da un network di computer. Un wallet, adeguatamente protetto, non può essere rubato. Le banche sono obsolete. E’ più difficile creare nuovi Bitcoin che creare oro. Sarebbe possibile creare una macchina che sforni oro con reazioni nucleari. Sarebbe molto più difficile convincere la comunità Bitcoin ad accettare un cambiamento del loro software che permetterebbe l’inflazionamento della valuta. Bitcoin è potenzialmente, e credo molto probabilmente, una delle più grandi invenzioni della storia. Combatte esattamente dalla parte dei libertari.

Se Bitcoin diventerà denaro, il controllo del governo sulla moneta finirà. Non ci saranno più banche con cui gli stati potranno entrare in collusione. L’età oscura dell’inflazione sarà finita. Anche se Bitcoin ha solo quattro anni, ha già scosso i mercati mondiali. Quasi tutto ciò che viene venduto online può essere acquistato con i bitcoin. Gli argentini e gli iraniani li usano per sfuggire ai controlli sui capitali. I regolatori degli Stati Uniti sono apertamente derisi in televisione quando dicono di volerli regolamentare. La sua crescita è già sorprendente, e nel tempo diventerà solo più utile. E’ come il Blob. Nessuno può fermarlo.

Il mercato nero sta fiorendo ad un livello che sarebbe sembrato impossibile pochi anni fa. Facendo affidamento su Bitcoin e Tor, il sito Silk Road ospita un mercato di contrabbando. Non deve nascondere la sua esistenza. Questo sito rimane aperto sfidando la guerra alla droga. Lo stato non può scoprire dove è ospitato. Il suo conto in banca non può essere congelato.

Questo è il mondo in cui viviamo, e Bitcoin lo sta cambiando. Sfida lo status quo di tutto il mondo. Questo è ciò che è possibile con la crittografia. Eppure Bitcoin è solo un’applicazione di quello che ho descritto nel Capitolo 1. Bitcoin non è solo un forum online con emoticon segrete o qualcosa del genere. Si tratta di una comunità costituita da vita reale e di una merce reale, nonostante sia costruito su un protocollo di crittografia ed alcuni software che implementa. E’ possibile fare molto di più. Ogni comunità che si fonda sulla crittografia potrebbe essere potente come Bitcoin. Tutto quello che serve è una nuova applicazione.

La rete Bitcoin ci fornisce un esempio di legislazione libertaria. Il protocollo Bitcoin è una legge a cui bisogna conformarsi se si vuole interagire con la rete Bitcoin. In caso contrario, la rete non lo accetterà. Il suo autore non è un rappresentante eletto, ma un genio anonimo che ha semplicemente lasciato che la sua proposta venisse accettata.

In quanto a strategia libertaria, dovremmo convincere le persone ad utilizzare la crittografia. Potremmo farlo creando nuovi prodotti crittografici e facendo in modo che la gente li ami. Più le persone si abituano all’idea di una comunità crittografica, più la richiederanno. Più la otterranno, meno potenti saranno gli oppressori. Abbiamo bisogno di un mercato azionario della crittografia. Abbiamo bisogno di un sistema di crittografia per la risoluzione dei contratti. Abbiamo bisogno di un sistema di rating della crittografia. Abbiamo bisogno di un network della crittografia. Tutti questi sogni sono possibili, e tanti altri vanno oltre la mia immaginazione. Nessuno richiede la vittoria di elezioni, ma ognuno potrebbe cambiare il mondo.

 

Articolo di Daniel Krawisz, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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Cripto-anarchia ed imprenditoria libertaria – Capitolo 2: La crittografia a chiave pubblica

Mer, 10/02/2016 - 09:23

La crittografia a chiave pubblica è il più grande strumento di libertà mai concepito. La sua scoperta è rivoluzionaria. Prima di questa, tutta la crittografia era solo hacking. E’ stata sviluppata nel 1973 da Ellis, Cocks e Williamson del CGHQ nel Regno Unito, ma questo lavoro non è stato classificato fino al 1997. È stata sviluppata in maniera indipendente nel 1976 da Rivest, Shamir e Adleman del MIT. Il loro lavoro è stato pubblicato, anche se protetto da un brevetto fino al 2000. Infine è diventata di libero utilizzo.

Per capirla, però, sarà necessario andare oltre le basi della crittografia a chiave simmetrica, che è il tipo di crittografia con cui abbiamo intuitivamente familiarità (il tipo che è esistito fin dall’antichità). Una volta che vengono compresi i limiti della crittografia a chiave simmetrica, allora crittografia a chiave pubblica vi sembrerà una magia.

Iniziamo a pensare ad una semplice cifra di sostituzione. Ciò significa che il messaggio è una stringa di testo e la cifratura consiste nel sostituire ogni lettera con una diversa. Ad esempio, riuscite a risolvere il seguente codice?

JHBYEUXRBLPDWJXOBELNEHNTBFYDJHBWDCYUWJWLNUUWZBDJXLYERWRJRWEIBBCWEGJHBWDOYEBXWEJHBWDYSECYLIBJRUXRNEMBDRCYYEBD

Possiamo notare due cose. In primo luogo, questo algoritmo è insicuro. Indipendentemente da come siano sostituite le lettere, sarebbe facile da decifrare, soprattutto con un computer. Abbiamo bisogno di qualcosa di molto più complicato per creare un messaggio che sia abbastanza segreto. Ancora più importante, essere a conoscenza della sequenza di sostituzione delle lettere è sufficiente sia per decrittografare che per cifrare un messaggio. E’, infatti, impossibile sapere come crittografare un messaggio senza conoscere simultaneamente il modo per decodificarlo.

Questa è l’essenza della crittografia a chiave simmetrica: è impossibile sapere come crittografare un messaggio senza sapere come decifrarlo, e viceversa. Questo porta a problemi reale. Se, per esempio, il mio nemico entra in possesso di uno dei miei messaggi segreti e riesce a decifrarlo, non solo sarebbe in grado di leggere il resto dei miei messaggi ma addirittura farne di nuovi, forse per ingannare me ed i miei amici.

Ma c’è un problema ancora più grande. Perché se l’unica crittografia che conosciamo è la cifratura a chiave simmetrica, allora non ci si può mandare affatto dei messaggi. Due confederati (persone che si vogliono scrivere in maniera sicura ma che non si sono messi già d’accordo su di una chiave comune) non hanno modo di parlare tra di loro per stabilire un protocollo segreto, senza che un intruso carpisca tutte le informazioni. Dobbiamo avere un mezzo di comunicazione già sicuro per definire un codice a chiave simmetrica! Ma se ce l’avessimo, allora il problema sarebbe già risolto.

La crittografia a chiave simmetrica è quindi veramente utile solo per tenere al sicuro i vostri segreti. Nel momento in cui si lascia che qualcun altro la conosca, viene creata una falla di sicurezza. Non sapete chi potrebbe essere in ascolto, e non sapete chi altro può rubare il segreto dal confederato.

 

Crittografia a Chiave Asimettrica

Pensiamo a come migliorare il codice di sostituzione. Uno dei trucchi più evidenti che potremmo provare è quello di sostituire le lettere in blocchi di due piuttosto che individualmente. Ad esempio, AA potrebbe diventare QF e BB potrebbe diventare LV. Questo sarebbe molto più sicuro anche se ancora facilmente scopribile con l’aiuto di un computer. Potremmo allora provare a sostituire le lettere in blocchi di tre o quattro. Alla fine raggiungeremmo un punto in cui sarebbe impossibile anche per un computer scoprirla in un tempo ragionevole.

Tuttavia il problema di questo metodo è che maggiore è il blocco che usiamo, più grande è la lista di sostituzioni. Un blocco di due richiede 26^2==676 sostituzioni. Un blocco di tre richiederebbe 17,576 sostituzioni, ed un blocco da quattro ne richiederebbe quasi mezzo milione. Un computer non potrebbe scoprire un tale codice, ma comunicare un tale elenco non sarebbe affatto pratico.

Invece, potremmo tentare di inventare un algoritmo che estragga casualmente un blocco di quattro lettere in un modo che sarebbe molto difficile da indovinare, ma che può ancora essere descritto con un breve messaggio. Questo apre veramente nuove possibilità: dato che un codice di sostituzione è dato semplicemente come un elenco delle sostituzioni, è intrinsecamente un algoritmo a chiave simmetrica. Considerando che se un codice è dato come un algoritmo, e se l’insieme di sostituzioni da esso definite è così enorme che non può essere elencato, allora le proprietà dell’algoritmo possono modificare le proprietà del codice.

Ad esempio, supponiamo che siete in grado di progettare un algoritmo che può essere eseguito in una frazione di secondo ma per il relativo algoritmo inverso ci vorrebbero milioni di anni. Se foste in possesso di una cosa del genere, potreste spiegarlo in modo sicuro a chiunque e senza paura che il messaggio possa essere decifrato. Non è molto utile perché nessuno, nemmeno io o i miei amici, potrebbe decifrare i messaggi! Comunque è interessante.

Tuttavia, esiste un aggiornamento che rende utile questa idea. Supponiamo che ci siano due algoritmi che siano inversi l’uno rispetto all’altro. Entrambi sono veloci e molto lenti da invertire. Un algoritmo può essere usato per cifrare e l’altro per decifrare. Tengo segreto l’algoritmo di decrittazione ma lascio che i miei amici vedano l’algoritmo di crittografia. Ora mi possono inviare messaggi, ma solo io posso leggerli e non ho dato via segreti che mi possano compromettere. In realtà, posso lasciare che anche i miei nemici possano vedere l’algoritmo di crittografia. Non possono farci nulla se non mandarmi messaggi.

L’aggiornamento finale è che ognuno di noi abbia due algoritmi: uno segreto e l’altro pubblico. Come possiamo scoprire così tanti algoritmi? Tipicamente esiste una classe di algoritmi, ciascuno dei quali è specificato da un numero o chiave. Quindi ognuno di noi ha una chiave pubblica ed una privata. Questa è la crittografia a chiave pubblica.

Ora le due persone possono comunicare in modo sicuro, anche se non si trovano su un canale sicuro. Un nemico può anche origliare, ma non capirà nulla di quello che ci diciamo dopo che ci siamo scambiati le chiavi pubbliche.

 

Costruire Comunità con la Crittografia a Chiave Pubblica

La magia della crittografia a chiave pubblica è che dà alle persone la possibilità di dimostrare di avere un segreto senza rivelarlo. Pensate a quanto possa suonare paradossale. Ma ora è abbastanza facile da capire. Se volessi verificare la vostra identità, vi manderei semplicemente un messaggio cifrato con la chiave pubblica e vi chiederei di dirmi quello che il messaggio contiene. Solo il titolare della chiave privata può rispondere correttamente alla domanda.

Questo potrà sembrarci poco intuitivo, perché la nostra tecnologia non si basa su di essa. Il fatto che usiamo ancora oggi queste tecnologie primitive (come le carte di credito che hanno il proprio numero stampato in bella vista, o le forme di identificazione come i numeri della previdenza sociale) è obsoleto. Sono obsoleti da decenni. Non c’è alcuna ragione per cui dobbiate mostrare la vostra password o il vostro numero di identità a qualcuno.

Il motivo per cui la crittografia a chiave pubblica è così potente per l’individuo, è che dimostrate la vostra identità solo con il vostro consenso. Una chiave privata non è come una carta d’identità che può essere richiesta in qualsiasi momento e portata via in caso di necessità. Potete scegliere in quali gruppi far parte e potete mantenere segreta la vostra appartenenza.

C’è un piccolo problema. Se vi è una terza parte che si intrufola quando scambiate le chiavi pubbliche, può vedere quali chiavi vengono scambiate. Anche se non vede che dimostrate la vostra identità, non potrebbe supporre che la chiave pubblica possa corrispondere alla chiave privata? E’ un problema facilmente risolvibile perché la chiave che si utilizza per l’autenticazione non deve essere la stessa per quella utilizzata per stabilire un canale sicuro. È anche possibile generare una nuova chiave in modo casuale ad ogni conversazione e quindi autenticarsi con la vostra chiave privata.

C’è di più. Se si utilizza l’algoritmo privato su un messaggio cifrato con l’algoritmo pubblico, riuscite lo stesso a decifrare il messaggio originale. Dato che i due algoritmi sono inversi, potreste anche usare il vostro algoritmo privato su un messaggio non criptato per ottenere un messaggio criptato che può essere decifrato solo dal vostro algoritmo pubblico. Il risultato è un messaggio cifrato che è veramente il mio. Questa è l’idea alla base di una firma digitale.

L’utilizzo di una firma digitale può servire alla comunità per alcuni tipi di comunicazioni, per qualunque cosa ritenga importante come stabilire la reputazione dei suoi membri. I messaggi possono essere firmati digitalmente da più persone, in modo che possano essere considerati come contratti o registrazioni di uno scambio. La storia di ogni membro può essere pubblica ed indelebile.

Una vera e propria firma digitale è un po’ più complicata di quello che finora ho descritto qui. Normalmente non si cifrerebbe un intero messaggio, ma lo si farebbe solo per una parte del messaggio. Il messaggio viene inviato con il suo hash cifrato. L’effetto è lo stesso perché il messaggio è ancora indelebilmente legato al mittente.

Una comunità che unisce il segreto della crittografia, l’autenticazione a chiave pubblica e la firma digitale è una comunità volontaria legata insieme da contratti e dalla reputazione. Non richiede alcuna autorità centrale, perché i documenti di cui si avvale per stabilire la reputazione possono essere memorizzati su diversi computer. Quindi è resistente agli attacchi dello stato. L’esilio è l’unica punizione che la comunità ha a sua disposizione.

Questo è il libertarismo. E’ esattamente ciò che i libertari hanno sempre agognato. Se vogliamo che la gente si abitui all’idea che possiamo mettere da parte lo stato e che la libertà di associazione e la privacy sono inerenti alla natura della realtà, tutto quello che dobbiamo fare è costruire una comunità crittografica. Non c’è bisogno di parlare in termini astratti con quelle persone che non vogliono ascoltare. Basta costruire le reti e le persone ne saranno attratte. Una volta che le persone ci si abituano, saranno loro a richiederle.

C’è un altro servizio che le persone potrebbero desiderare e che non ho previsto: l’anonimato. Un intruso non può sapere quello che state dicendo, ma potrebbe comunque sapere che voi ne siete membri. Forse una spia può diventare membro e cercare di legare una persona nella vita reale ad una chiave pubblica. Idealmente, potreste voler evitare che le vostre comunicazioni vengano legate ad una certa comunità. L’anonimato è un po’ più complicato da prevedere, ma può essere raggiunto con i servizi come quelli forniti da TOR. Non voglio andare più in dettaglio su ciò che è possibile, ma basti dire che è possibile costruire molto di più sulla struttura di base che ho descritto qui.

 

Articolo di Daniel Krawisz, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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Cripto-anarchia ed imprenditoria libertaria – Capitolo 1: La strategia

Lun, 08/02/2016 - 09:20

La libertà è una ideologia per tutti. Ne beneficiano tutte le persone ed i gruppi i cui obiettivi non richiedono l’oppressione. Tutte le obiezioni alla libertà hanno semplicemente stimolato più immaginari in cui sono possibili organizzazioni volontarie e hanno mostrato chiaramente quanto siano migliori nel fornire servizi originariamente pensati per essere erogati dallo stato. I movimenti una volta credevano di essere del tutto incompatibili con il libertarismo, come il femminismo e l’ambientalismo, ora invece hanno ramificazioni che si rifanno al pensiero libertario. La libertà è un collante universale.

Eppure le persone non ascoltano. L’ideale di libertà è troppo astratto per loro: la maggior parte delle persone ha bisogno di sperimentarla prima di poterla desiderare. Per esempio, quando venne inventato Napster, improvvisamente le persone di tutto il mondo poterono ignorare l’oppressione dei diritti d’autore. Assaggiarono la libertà e il sapore era dolce. Dopo averla sperimentata, non ci avrebbero rinunciato.

L’obiettivo dell’imprenditore libertario è di dare agli altri quel gusto, non influenzandoli con la politica ma rendendo la politica irrilevante. Si tratta di costruire beni strumentali per l’agorismo, in modo che possa essere portato alle masse. Ciò richiede un approccio di principio che è più circoscritto rispetto all’assioma di non aggressione ma senza contraddirlo. Vi è di più per essere preoccupati se una organizzazione è volontaria: due forme di organizzazione possono essere altrettanto volontarie ma diseguali nella loro vulnerabilità agli attacchi dello stato.

Ad esempio, supponiamo che la gente in una comunità voglia adorare una impresa i cui servizi richiedano la consegna di terre ed armi nelle sue mani. Tale sistema potrebbe, in teoria, rimanere del tutto volontario, ma solo un pazzo potrebbe pensare che sia probabile. Tale impresa sarebbe facilmente corruttibile, o trasformandosi in uno stato oppure accordandosi con uno stato esistente. Non ci sono motivi per criticare tale impresa in base a motivi strettamente libertari, ma nel momento in cui inizierebbe a comportarsi in modo coercitivo, potrebbe essere troppo tardi. Considerando che l’imprenditore libertario dovrebbe opporvisi sin dall’inizio, diverrebbe urgente sviluppare un modello di business alternativo affinché competa con questo.

L’imprenditore libertario dovrebbe individuare quei settori con il maggior livello di rischio e cercare di trasformarli in qualcosa di meno rischioso. Ci sono tre modi in cui un settore può essere rischioso. In primo luogo, se lo stato ne trarrebbe particolarmente vantaggio nel controllarlo. Ci sono alcuni settori che allo stato piacciono più di altri: la polizia, l’istruzione e il trasporto sono particolarmente rischiosi. In secondo luogo, se il settore è particolarmente centralizzato, lo stato deve solo entrare in collusione con i suoi più grandi giocatori al fine di prenderne il controllo. In terzo luogo, se il settore funziona in modo da promuovere la dipendenza dei clienti. Se è troppo scomodo passare da una azienda all’altra, allora le persone saranno inclini a rimanere dipendenti da essa nonostante vengano danneggiate.

Se un’idea imprenditoriale vuole trovare spazio, deve essere attraente per le persone che non si preoccupano dello stato. E’ inaccettabile proporre che la gente smetta semplicemente di mettere i soldi nelle banche e che commerci solo in monete d’oro, come fecero sia Rothbard che Mises. L’imprenditoria libertaria deve aumentare la divisione del lavoro e ridurre il rischio. Malgrado il successo del movimento homeschooling, non potrà mai contestare direttamente il controllo delle scuole pubbliche sui bambini. Un’idea che promuove l’atomismo rende tutti più poveri. Non è un gioco da ragazzi, ed alla fine è anche controproducente. I solitari non hanno alcuna possibilità contro lo stato.

La strategia, quindi, è quella di promuovere il decentramento consentendo alle persone di coordinarsi tra loro mediante un sistema condiviso di regole o tradizioni, piuttosto che attraverso un mediatore. Promuovere l’indipendenza da particolari organizzazioni attraverso la promozione di una maggiore dipendenza dalle reti e dalla società nel suo complesso.

 

Cripto-Anarchia

Il movimento cripto-anarchico, che sin dall’inizio si è basato sulla teoria anarco-capitalista, può essere riassunto dalla constatazione che la crittografia ci offre una grande opportunità per diffondere il gusto della libertà. La cripto-anarchia non è una branca della teoria libertaria, ma una strategia libertaria. Si tratta di un quadro per l’azione. Gli strumenti crittografici che abbiamo oggi sono economici, potenti e profondamente individualisti. Nessuno può puntare una pistola ad un’equazione. Il software crittografico funzionerà secondo le regole della matematica, indipendentemente dalle direttive dello stato. Finché è possibile distribuire il software della crittografia, quest’ultimo è in grado di mostrare la libertà alle persone.

La crittografia deve essere pensata in primo luogo come una comunità — non uno strumento di segretezza. C’è sempre qualcosa che è segreto, ma non deve essere un messaggio. Invece, può funzionare un po’ come una chiave di un’auto: la sua forma è arbitraria e senza senso, ma il suo modello è associato ad una serratura di una macchina che non può partire senza. Una macchina bloccata dalla chiave non può essere accesa.

La crittografia promuove l’indipendenza riducendo la necessità di fare affidamento sulla forza fisica per la difesa. E’ facile costruire una chiave [crittografica, NdT] che non potrebbe essere spezzata da un computer grande quanto la Terra anche se utilizzato per milioni di anni. Questo blocca lo stato fuori dalla azioni che richiedono la chiave. La crittografia promuove il decentramento riducendo la necessità di coordinarsi tramite terzi. Un protocollo ben scritto è sufficiente per consentire alle persone di collaborare ed attenersi al loro obblighi.

In una democrazia, nessuna visione individuale può cambiare il mondo. Ecco perché la politica è inadeguata per i libertari. Dall’altra parte, nel libero mercato, un imprenditore può cambiare il mondo. Ecco dove i libertari sono a loro agio. Con la crittografia, un inventore libertario può creare un’intera società libertaria.

 

Articolo di Daniel Krawisz, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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La Banca Centrale Europea è in procinto d’implementare un maggiore pompaggio monetario

Ven, 05/02/2016 - 09:59

Il 21 gennaio 2016 il presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha affermato che il Consiglio Direttivo potrebbe approvare più stimoli nella sua prossima riunione a marzo. Il Presidente della BCE è del parere che lo stimolo monetario intrapreso dalla banca centrale sin dal giugno 2014, abbia rafforzato la resistenza dell’area Euro ai recenti shock economici globali. Il tasso di crescita annuale del bilancio della BCE (pompaggio monetario) è passato da -8.5% a dicembre 2014 al 31.3% a dicembre 2015, mentre il tasso di riferimento della BCE è stato pari ad un minimo record dello 0.05%.

Ciononostante il presidente della BCE sostiene che finora la banca centrale non è riuscita a portare il tasso d’inflazione verso il suo obiettivo del 2%.

Secondo Draghi un fattore importante alla base di ciò, è il forte calo del prezzo del petrolio. Il tasso di crescita annuale dell’IPC è stato pari allo 0.2% a dicembre.

Secondo il nostro modello, il tasso di crescita potrebbe scendere a -0.1% a dicembre di quest’anno. Entro dicembre del prossimo anno prevediamo uno 0.8%. Sulla base di ciò, è molto probabile che la BCE rafforzerà ulteriormente il ritmo del pompaggio monetario.

Un forte rimbalzo nella dinamica di crescita della nostra misura monetaria per l’Eurozona (AMS), fa ben sperare per l’attività economica in termini di produzione industriale nei prossimi mesi (vedi grafico). La posizione monetaria allentata della BCE si manifesta nel rafforzamento del momento di crescita dell’AMS europea, con il tasso di crescita annua passato dal 6.5% a novembre del 2014 al 13% a novembre 2015.

Suggeriamo che un ulteriore rafforzamento del pompaggio monetaria da parte della BCE, non farà altro che rafforzare ulteriormente le varie bolle — attività che consumano ricchezza. La maggior parte degli economisti e commentatori mainstream considera il pompaggio monetario una politica corretta per mantenere “in salute” l’economia. Secondo loro un aumento della massa monetaria significa un aumento della domanda di beni e servizi, e attraverso il famoso moltiplicatore keynesiano, un rafforzamento dell’attività economica in generale — cioè, la domanda crea l’offerta. Suggeriamo che questo modo di pensare sia errato, poiché un aumento dell’offerta di moneta mette sempre in moto uno scambio di nulla per qualcosa. Le stesse dinamiche generate da un contraffattore monetario.

Mentre i pensatori mainstream probabilmente si opporrebbero alla contraffazione monetaria, sono pienamente solidali con il pompaggio monetario da parte della banca centrale, il quale è identico alle pratiche di un falsario — impoverimento dei creatori di ricchezza.

Questa cosa può andare avanti fino a quando il bacino della ricchezza reale è ancora in crescita, ma una volta che inizia a ristagnare o diminuire nessun pompaggio può aumentare l’attività economica in generale — scompare l’ammontare di finanziamenti reali per supportare le attività in bolla.

 

Articolo di Frank Shostak, tradotto da Francesco Simoncelli.

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Non abbiate timore della deflazione

Mer, 03/02/2016 - 09:24

Non dobbiamo avere paura della deflazione. Dovremmo amarla tanto quanto le nostre libertà. – Jörg Guido Hülsmann

 

La deflazione è stata spesso citata dalla stampa come un fenomeno negativo nella diffusione di bitcoin. Ad esempio, il famoso economista Keynesiano Paul Krugman ha ridicolizzato la criptomoneta bitcoin dicendo: “rafforza la tesi contro un nuovo gold standard – perché dimostra quanto sarebbe vulnerabile rispetto all’accumulo di denaro, alla deflazione e alla depressione”

Krugman non potrebbe avere più torto. La deflazione non è un problema nel sistema monetario tradizionale e non sarà un problema nell’economia bitcoin.

Mentre oltre il 99% dei 21 milioni di bitcoin sarà estratto entro il 2031, avrà fine la lieve inflazione ed avrà inizio un periodo di non-inflazione. Anche se l’offerta della moneta crittografica sarà relativamente statica, ad eccezione delle monete perse definitivamente, lo considererò un fenomeno monetario legato alla deflazione dato che l’aumento del valore unitario dei bitcoin corrisponderà ai numéraires politici, e il suo effetto sul prezzo sarà considerato deflazionistico.

Contrariamente all’insistenza del settore bancario centrale e della classe politica, secondo cui la deflazione deve essere evitata a tutti i costi, un’economia con una unità monetaria che aumenta di valore nel tempo offre notevoli vantaggi economici: ad esempio, tassi di interesse vicino allo zero ed una crescente domanda attraverso prezzi più bassi. Diamo un’occhiata ad alcune osservazioni.

In risposta ad un articolo sul The Economist, Doug Casey fa notare che “in un’economia di libero mercato, senza banche centrali e senza riserva frazionaria, inflazione e deflazione come eventi cronici non sono realmente possibili.” Casey dice:

La deflazione è in realtà un bene, perché i prezzi calano e il denaro diventa più prezioso; quindi la deflazione incoraggia le persone a risparmiare. La deflazione premia il risparmiatore prudente e punisce il mutuatario dissoluto. Il modo in cui una società, nelle sue singole componenti individuali, può diventare ricca è quello di produrre più di quanto consuma. In altre parole, col risparmio, non con i prestiti. E in deflazione, quando il denaro diventa sempre più prezioso, tutti vogliono i soldi. Vogliono risparmiare. Nell’inflazione invece, vogliono sbarazzarsi del denaro. Vogliono consumare. Vogliono spendere. Ma non si diventa ricchi attraverso spesa e consumo; si diventa ricchi con la produzione e il risparmio.

Jörg Guido Hülsmann è un economista tedesco e autore di Deflation and Liberty, una monografia importante che demolisce il mito dell’intervento monetario per prevenire gli effetti purificanti della deflazione. Hülsmann scrive:

La deflazione non è intrinsecamente cattiva, ed è un fatto ben lungi dall’essere evidente perché una politica monetaria saggia non dovrebbe cercare di evitarla, o attenuarne gli effetti a qualsiasi costo. La deflazione crea un gran numero di perdenti, e molti di questi sono persone che non sono state abbastanza sagge da anticiparla. Ma la deflazione crea anche molti vincitori, e punisce tanti “imprenditori politici” che avevano prosperato grazie alle loro connessioni con coloro che controllano la produzione di moneta fiat.

La deflazione mette un freno – almeno un freno temporaneo – all’ulteriore concentrazione e consolidamento del potere nelle mani del governo federale e, in particolare, nel ramo esecutivo. Attenua la crescita dello stato sociale, a meno che non conduca direttamente alla sua implosione definitiva. In breve, la deflazione è una sorta di grande forza liberatrice. Non solo sgonfia il sistema monetario gonfiato artificialmente, riporta l’intera società a contatto con il mondo reale perché distrugge la base economica degli ingegneri sociali e della propaganda di stato.

L’ex-Presidente del Mises Institute, Doug French, scrive nel saggio In difesa di deflazione:

I prezzi più bassi aumentano la domanda; non la riducono o la ritardano. Ecco perchè sempre più persone possiedono TV a schermo piatto, telefoni cellulari e computer: i prezzi di questi beni sono scesi e le persone con redditi più bassi possono permetterseli. E ci sono più persone con redditi bassi rispetto a quelle con redditi alti.

In A Plea for (Mild) Deflation, George Selgin distingue giustamente tra deflazione maligna (spiacevole effetto secondario degli investimenti improduttivi alimentati da una banca centrale) e deflazione benigna (il risultato di un aumento della produttività):

La Grande Depressione assestò un colpo (quasi) fatale al buon senso riguardo i prezzi ed il livello dei prezzi. Una nuova generazione di economisti divenne così ossessionata nell’evitare la deflazione maligna, che dimenticò quella benigna. I seguaci di Keynes sostenevano politiche inflazionistiche, che sin da allora sono state la norma. Avendo pagato penitenza per la Grande Depressione, avendo anche sofferto sei decenni di inflazione, è giunto il momento di far rivivere la vecchia logica riguardante i potenziali benefici della deflazione.

Ricordare le potenzialità di una deflazione benigna potrebbe avere un effetto salutare sul pensiero dei banchieri centrali del mondo. Superare la paura del calo dei prezzi, li incoraggerà ad affrontare il flagello mondiale rappresentato dall’inflazione. Ma questo è solo l’inizio. Una volta che si apprezza pieanmente la possibilità di una deflazione benigna, l’inflazione a zero sarà considerata come una politica eccessivamente espansiva — cioè, come un trampolino di lancio sulla strada per qualcosa di meglio.

Non temete la deflazione. In definitiva, il mercato raggiungerà un equilibrio tra investimenti e risparmi perché in assenza di tale equilibrio evaporeranno i vantaggi di una strategia incentrata solo sul risparmio. Una corretta crescita economica, attraverso solidi investimenti, porterà ad una deflazione guidata dalla produzione.

 

Articolo di Jon Matonis, tradotto da Francesco Simoncelli.

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Chi era Gottfried Dietze?

Lun, 01/02/2016 - 09:10

Gottfried Dietze è morto nel luglio del 2006 dopo aver insegnato per 50 anni alla Johns Hopkins University, a Baltimora, negli Stati Uniti d’America. Nella maggior parte del suo lavoro si era concentrato sul principio di legalità, sulla divisione dei poteri, sul sindacato giurisdizionale di legittimità, sui diritti di proprietà. Era autore di uno studio classico dei Federalist Papers.

Gottfried Dietze era nato in Germania, in Prussia, all’inizio degli anni Venti. Venuto alla luce nel periodo immediatamente successivo alla Grande Guerra, Dietze fu testimone del collasso della Repubblica di Weimar, dell’ascesa al potere di Hitler, della II° Guerra mondiale e della tragedia dell’Olocausto.

Dopo la guerra gli fu assegnata una borsa di studio per iscriversi al dottorato ad Harvard, ma trascorso un anno lasciò l’ateneo per trasferirsi all’università di Princeton, dove alla fine ricevette il dottorato per una dissertazione che sarebbe diventata più tardi The Federalist – il più autorevole scritto di Dietze.

The Federalist fu accolto estremamente bene quando venne pubblicato per la prima volta nel 1960. Fairfield, in una recensione apparsa nel Journal of Politics, lodò Dietze per la sua lucidità, ed elogiò l’opera per la sua “simmetria, precisione e profondità” (1961:152). Più tardi Scalan recensì il libro di Dietze per la Review of Politics e, oltre a lodarlo per i suoi meriti di studioso, aggiunse che «le sue conclusioni qui, dichiaratamente “non democratiche”, “non-popolari” e anche “pessimistiche”, dovrebbero essere lette da chiunque abbia interesse per il futuro della democrazia costituzionale negli Stati Uniti d’America» (1961:431). Quarant’anni dopo la sua pubblicazione, e dopo sette fortunate ristampe, la monografia di Dietze è ancora ampiamente letta, discussa e citata.

Gli altri libri di Dietze sono stati accolti con varia fortuna. Il suo Ueber die Formulierung der Menchsrechte(1956) – il titolo potrebbe essere tradotto “Riguardo alla formulazione dei diritti umani” – o il suo Two Concepts of the Rule of Law (1973) hanno ricevuto magnifiche recensioni. Altre opere, come In Defense of Property (1963), Youth, University, and Democracy (1970) o Liberalism Proper and Proper Liberalism (1987), sono state accolte con meno entusiasmo, se non apertamente criticate, per via della loro tendenza conservatrice.

Ma Dietze non era un conservatore, era piuttosto un vecchio liberale, o – per usare l’espressione che Montanelli aveva coniato per Prezzolini – un anarchico conservatore. Lasciateci spiegare che cosa intendiamo con il termine “conservatorismo anarchico”.

I lettori che hanno familiarità con The Constitution of Liberty di Hayek, probabilmente ricordano che nel suo libro Hayek discute due distinti tipi di liberalismo. C’è una corrente continentale del liberalismo a cui stanno a cuore le libertà positive. E ce n’è una anglosassone a cui premono invece le libertà negative. Il liberalismo di Dietze, come quello di Hayek, era interessato alla libertà negativa, che è la libertà dalla coercizione, la libertà di dire no. La componente anarchica del conservatorismo anarchico di Dietze derivava dal suo impegno per la libertà negativa.

Come il suo amico Hayek, anche Dietze era tuttavia molto preoccupato della libertà assoluta e della democrazia assoluta. Per entrambi, la libertà dovrebbe essere ristretta, controllata, “costituita”- da cui il titolo ‘Costituzione della libertà’ del già citato scritto di Hayek. Dietze giudicava la libertà assoluta e la democrazia assoluta un pericolo per le libertà negative dell’individuo. Riteneva che le

libertà individuali – le libertà negative – potessero essere minacciate dal governo ma che potessero essere ugualmente minacciate dagli individui. Per questo motivo per Dietze era necessario proteggere l’individuo non solo dallo Stato ma anche dagli altri individui. Gli individui dovrebbero essere liberi ma la loro libertà deve essere “costituita”.

Nel suo saggio “State Justice and the Just State”, pubblicato in Two Concepts of the Rule of Law, Dietze sosteneva che uno dei principali problemi della democrazia liberale è “l’inopportuna permissività che trascina verso l’anarchia sotto il governo pluralista di una società atomizzata in cui ognuno può comportarsi bene o male secondo il principio, tel est mon plaisir” (p. 54). Questo non è ciò che un ordine liberale democratico dovrebbe essere.

Per Dietze, in un ordine liberale democratico propriamente inteso, le libertà positive dell’individuo e il potere dello Stato dovrebbero essere entrambi limitati dalla legge. La legge è ciò che protegge la libertà negativa di un individuo dall’essere violata (o negata) sia dallo Stato sia dagli altri individui. Per Dietze essa e’ l’elemento più importante di un ordine democratico liberale e non sorprende che il principio di legalità sia uno degli argomenti a cui Dietze ha dedicato la maggior parte della sua attenzione di studioso.

Contro Kelsen e i giuspositivisti, che avevano sostenuto che ciò che rende giuste le leggi è il fatto che esse sono leggi e che qualsiasi legge lo Stato emani è una legge statale e come tale dovrebbe essere obbedita, Dietze argomentava che il formalismo giuspositivista aveva creato la condizione per la nascita di qualsiasi regime dittatoriale e per la violazione dei diritti individuali.

Di qui, nel sottolineare l’importanza del principio di legalità per l’esistenza e la sopravvivenza di un ordine democratico liberale, Dietze enfatizzava la concezione giusnaturalistica della legge. Ciò significa che nel principio di legalità quel che importa non è semplicemente se una legge sia stata formalmente promulgata o no ma se questa legge sia giusta o no. L’espressione inglese rule of law (principio di legalità) corrisponde all’espressione tedesca Rechtsstaat. In Germania, la parola Recht non corrisponde semplicemente alla parola law (lex in latino), ma ha anche il significato del termine right (jus in latino). Se mettiamo insieme i pezzi, possiamo comprendere ora che cosa significa Rechtsstaat per Dietze: il dominio del diritto/della legge giusta.

L’impegno di Dietze per la legge giusta e la sua avversione al formalismo giuridico non sorprendono. Dietze era cresciuto nella Repubblica di Weimar prima e sotto il regime di Hitler dopo – doveva avere circa dieci anni quando Hitler prese il potere. Il formalismo di Kelsen giustificava il governo, le decisioni e le azioni di Hitler. Per tutto il tempo che Hitler fu al potere, e le leggi furono promulgate come leggi dello Stato, esso era uno Stato caratterizzato dal principio di legalità e quindi rappresentava un ordinamento statuale basato sulla legge. Ma per Dietze è sempre stato molto chiaro che il governo di Hitler cosi’ come lo stato nazista non avevano niente a che fare con il Rechtsstaat in quanto le leggi di Hitler non erano né rette né giuste. Di qui segue percio’ che il regime hitleriano non era caratterizzato dal principio della legge giusta e non poteva pertanto essere considerato uno stato di diritto.

Dietze ha trascorso cinquant’anni di insegnamento alla Johns Hopkins University, cercando di spiegare ai suoi studenti perché le leggi debbano essere giuste, perché la libertà negativa debba essere protetta, perché la libertà positiva possa a volte dover essere limitata, perché il sindacato giurisdizionale di legittimità rappresenti una protezione contro l’abuso di potere e le leggi ingiuste e perché esso sia una parte integrale del principio di legalità.

Dietze trovava sempre modo di rallegrarsi del tempo trascorso alla Hopkins malgrado fosse abbastanza isolato sia sul piano umano che intellettuale. Una volta mi raccontò che gli era stata offerta una cattedra universitaria a Berlino. “Perchè non l’hai accettata?” gli chiesi. “Perché qui io sono un

imperatore” disse e prima che io potessi chiedergli altro, aggiunse: “ qui sono sempre stato libero”.

Amava la sua libertà e non era mai sceso a compromessi. Dopo aver tenuto la sua riunione annuale a Barcellona, la Mont Pelerin Society aveva fissato il meeting successivo nella città di Berlino. Dietze suggerì allora di dedicare alcune sessioni dei lavori a Kant, dato che si era in suolo tedesco, ma la sua proposta fu bocciata perchè, gli fu detto, “non c’è posto per Kant qui”. Al che Dietze replicò: “ Se non c’è posto per Kant qui, non c’è posto neanche per me ”.

Con la sua scomparsa alcuni di noi hanno perso un professore, altri un collega, ed altri ancora un amico. Ma tutti noi abbiamo perso un uomo libero.

 

Bibliografia scelta

Ueber die Formulierung der Menschrechte, Berlin, Duncker & Humblot, 1956.

The Federalist, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1960.

In Defense of Property, Chicago, H. Regnery Co., 1963.

Youth, University and Democracy, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1970.

Two Concepts of the Rule of Law, Indianapolis, Liberty Fund, 1973.

Liberalism Proper and Proper Liberalism, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1985.

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Valute del futuro

Ven, 29/01/2016 - 09:33

Molte persone si lamentano del controllo dello stato sulla moneta, ma solo pochi fanno qualcosa al riguardo. Non sto parlando dei movimenti “audit the FED,” e così via. Sto parlando di una vera innovazione che ponga fine al pugno di ferro dello stato sul sistema monetario.

Ad alcuni di noi vecchi potrebbe far piacere ritornare ai giorni in cui si davano dollari d’argento per un bicchiere di whisky, ma le nuove generazioni per il loro Negroni pagano con moneta virtuale. Per servire questo mercato, è apparso spontaneamente un nuovo mondo di valute virtuali.

In un dibattito, Mitt Romney ha detto: “Non potrete avere gente che apre banche nel proprio garage e conceda prestiti.”

Davvero? Alcune persone stanno pensando proprio a questo e proseguono anche nel creare nuove unità di conto. Potreste pensare che queste persone siano pazze. Dopo tutto, per essere denaro vero e proprio, una moneta deve avere un valore non monetario, un alto valore per unità di peso, un’offerta abbastanza stabile ed essere divisibile, durevole, riconoscibile ed omogenea. Oro e argento soddisfano queste richieste perfettamente. Ma questo significa che qualcos’altro (o una serie di cose) non possa?

Il denaro si sviluppa come bene più commerciabile che a sua volta viene utilizzato per il commercio indiretto. Storicamente, questo ruolo è stato ricoperto da oro e argento. Tuttavia, gli stati hanno lavorato duramente per demonetizzare l’oro e l’argento (con imposte sui metalli preziosi e le leggi del corso legale). E mentre alcune persone giurano di conservare la loro ricchezza in oro e argento, rispetto a tutte le altre attività finanziarie, la percentuale di portafogli investiti in metalli preziosi è solo l’1%.

L’idea che lo stato possa presto ri-presentare la sua moneta in oro, quando l’unico modo per cui i governi federali possono restare sul mercato è grazie ad una stampante, è ingenua. I governi hanno sempre manipolato e continueranno a manipolare il valore delle loro valute fino a farlo coincidere col valore della carta. Può richiedere decenni, secoli, ma alla fine accadrà.

La risposta alla questione della valuta potrebbe non essere quella di riformare il governo, ma rivolgersi al libero genio imprenditoriale per risolvere il problema e creare un prodotto di qualità. Lo stato impone un sacco di restrizioni, ed ogni nuova innovazione incontra la sua resistenza. Gli imprenditori perseverano. Tuttavia, questa è una zona particolarmente rischiosa. Ci sono imprenditori in carcere per aver osato competere con lo Stato.

Nel 2009, un programmatore Giapponese “Satoshi Nakamoto” (non è il suo vero nome) ha progettato e messo in pratica Bitcoin. Non è per deboli di cuore. Si è dimostrato altamente volatile. Ma si è anche dimostrato molto utile in un’era digitale.

Alcune persone nella comunità del libero mercato non sanno cosa pensare di Bitcoin e lo hanno respinto. Dicono che non possa esistere alcuna moneta che prima non abbia avuto una radice in beni fisici.

Questo perché, come Robert Murphy ha riassunto Ludwig von Mises, “Siamo in grado di rintracciare il potere d’acquisto del denaro a ritroso nel tempo fino a raggiungere il punto in cui la gente l’ha fatto emergere da una condizione di baratto. E in questo punto, il potere d’acquisto del denaro-merce può essere spiegato allo stesso modo in cui si spiega il valore di scambio di una merce.”

Gli oppositori sostengono che Bitcoin non abbia mai avuto un valore non-monetario come merce. Per questo viene respinto senza pensarci su. Tuttavia, Mises costruì il suo “teorema della regressione” sul lavoro di Carl Menger, il padre dell’economia Austriaca e del valore soggettivo.

Secondo Menger, gli individui economizzatori cercano costantemente di migliorare la loro vita attraverso il commercio. Questi individui scambiano beni meno commerciabili per beni più commerciabili. Ciò che rende i beni più commerciabili, sottolinea Menger, è l’usanza in un luogo in particolare.

“Ma le prestazioni effettive delle operazioni di scambio di questo tipo presuppongono una conoscenza degli interessi delle persone fisiche economizzatrici,” scrive Menger. Ma Menger continua a spiegare che non tutti gli individui acquisiscono questa conoscenza in una sola volta. Un piccolo numero di persone riconosce la commerciabilità di talune merci prima della maggior parte degli altri.

Questi potrebbero essere considerati imprenditori valutari. Anticipano i bisogni e le esigenze dei consumatori, e come accade con qualsiasi altro bene o servizio, questi imprenditori hanno riconosciuto i beni più vendibili prima della maggioranza delle persone.

“Dal momento che non c’è modo migliore in cui gli uomini possono essere illuminati sui loro interessi economici che osservare il successo economico di coloro che utilizzano i mezzi giusti per raggiungere i loro fini, è evidente che la nascita del denaro è stata promossa dall’accettazione economicamente redditizia, e a lungo praticata, di prodotti eminentemente vendibili in cambio di tutti gli altri da parte delle persone economizzatrici più esigenti e capaci.”

Ad esempio, il bestiame era (un tempo) il bene più vendibile ed era quindi considerato denaro. Anche se il bestiame sembra ingombrante, i Greci e gli Arabi erano entrambi conformi allo standard del bestiame. Questa moneta aveva quattro gambe che potevano muoversi, e l’erba era ovunque, quindi l’alimentazione non era costosa.

Ma poi la divisione del lavoro portò alla formazione delle città, e la praticità del denaro-bestiame finì. Il bestiame non era più sufficientemente commerciabile da essere denaro. Il bestiame aveva ancora valore, ma, “Cessò di essere la più vendibile delle merci, la forma economica di denaro, e, infine, cessò di essere denaro del tutto,” spiega Menger.

Poi ebbe inizio l’uso di metalli come moneta: Rame, ottone e ferro, e poi argento e oro.

Ma Menger si affrettò a sottolineare che le varie merci servivano come denaro in luoghi diversi.

“Così il denaro si presenta a noi, nelle sue forme particolari a livello locale e temporale, non come il risultato di un accordo, di una costrizione legislativa, o del puro caso, ma come il prodotto naturale delle differenze delle situazioni economiche dei diversi popoli nello stesso lasso di tempo, o delle stesse persone in diversi periodi della loro storia.”

Così, mentre le persone sostengono che il denaro debba essere questo o quello, o debba provenire da qui, o evolversi da lì, Menger, il padre della scuola Austriaca, sembra lasciarlo al mercato. Quando il denaro diventa antieconomico da usare, perde la sua commerciabilità e cessa di essere denaro. Emergono altri beni commerciabili come denaro. E’ successo nel corso della storia e probabilmente continuerà ad accadere, nonostante il governo voglia congelare il mondo nelle cose di suo gradimento.

Il che ci riporta a Bitcoin, quello che la Banca Centrale Europea (BCE) chiama nella sua ultima relazione “la moneta virtuale di maggior successo — e probabilmente più controversa — fino ad oggi.”

Ironia della sorte, mentre alcuni economisti stanno ridicolizzando Bitcoin, la BCE dedica una parte della sua lunga relazione all’idea che la scuola Austriaca fornisca le radici teoriche per la moneta virtuale. Nella relazione viene spiegata la teoria del ciclo economico di Mises, Hayek e Bohm-Bawerk e viene menzionato Denationalisation of Money dello stesso Hayek.

Gli autori della relazione indicano che i sostenitori di Bitcoin considerano la moneta virtuale come punto di partenza per porre fine ai monopoli centrali monetari. Come gli Austriaci, criticano la riserva frazionaria del sistema bancario e considerano lo schema di Bitcoin ispirato al gold standard classico.

I Bitcoin vengono già utilizzati a livello mondiale. Possono essere scambiati per tutti i tipi di prodotti, materiali e virtuali. I Bitcoin sono divisibili a otto cifre decimali, e quindi possono essere utilizzati in qualsiasi dimensione o per qualsiasi tipo di operazione.

I Bitcoin non sono correlati ad una valuta del governo e non esiste una stanza di compensazione centrale o un’autorità monetaria. Il suo tasso di cambio è determinato dalla domanda e dall’offerta attraverso le diverse piattaforme di scambio che operano in tempo reale. Bitcoin si basa su un peer-to-peer decentralizzato. Non ci sono istituzioni finanziarie. Sono gli utilizzatori di Bitcoin che si prendono cura di questi compiti.

L’ulteriore offerta di Bitcoin può essere creata solo da “minatori” che risolvono specifici problemi matematici. Ci sono circa 10 milioni di Bitcoin attualmente esistenti, e di più saranno rilasciati fino a un totale di 21 milioni entro l’anno 2140. Secondo il creatore di Bitcoin (chiunque egli sia), l’estrazione di Bitcoin prevede incentivi:

“Se un avido è in grado di assemblare una maggiore potenza della CPU rispetto a tutti i nodi onesti, dovrebbe scegliere se utilizzarla per truffare le persone rubando sui pagamenti, oppure utilizzarla per generare nuove monete. Dovrebbe considerare più redditizio seguire le regole del gioco, poiché queste lo favoriscono nel trovare nuove monete rispetto a tutti gli altri messi insieme, piuttosto che indebolire il sistema e la validità della propria ricchezza.”

La relazione della BCE spiega che l’offerta di Bitcoin è stata progettata per crescere in modo prevedibile. “Gli algoritmi da risolvere (cioè, i nuovi blocchi da scoprire) per ricevere Bitcoin appena creati diventano sempre più complessi (sono necessarie più risorse di calcolo).”

Questo costante aumento dell’offerta è per evitare l’inflazione (diminuzione del valore dei Bitcoin) ed i cicli economici causati quando le autorità monetarie espandono rapidamente le offerte di moneta.

Bitcoin è diventata la valuta del mercato nero online. Per esempio, The Silk Road (l’equivalente di Amazon nel commercio illegale di droga a cui si può accedere solo attraverso reti private che utilizzano il servizio di criptazione dell’IP chiamato Tor) accetta solo pagamenti in Bitcoin. Tuttavia, come sottolinea la relazione della BCE, ci sono solo circa 10,000 utenti Bitcoin, e il mercato è illiquido e immaturo.

Allora perché la BCE si interessa a Bitcoin e alle altre valute virtuali? I banchieri centrali sono preoccupati del fatto che non sono regolamentati o non sono sotto attenta osservazione, che possano rappresentare una minaccia per le autorità pubbliche e che possano avere un impatto negativo sulla reputazione delle banche centrali.

Allo stesso tempo, la relazione puntualizza che “questi sistemi possono avere aspetti positivi in termini di innovazione finanziaria e possono fornire ai consumatori alternative di pagamento.”

La relazione dice che i grandi attori sulla scena dei servizi finanziari stanno acquistando aziende nello spazio dei pagamenti virtuali. VISA ha acquisito PlaySpan Inc., una società con una piattaforma di pagamento che gestisce transazioni per beni digitali.

American Express (Amex) ha acquistato Sometrics, una società “che aiuta i produttori di videogiochi a stabilire valute virtuali e […] pianifica di costruire una piattaforma per valute virtuali in altri settori, approfittando delle sue relazioni mercantili.”

Ciò spiegherebbe la mossa di American Express come fornitore di carte di credito prepagate. Gli esperti del settore bancario sono arrabbiati con Amex e Wal-Mart (anch’esso sta offrendo le carte prepagate) perché questi conti prepagati ammonterebbe a depositi non assicurati, secondo Andrew Kahr, che ha scritto un pezzo graffiante sulla questione per American Banker.

Kahr attacca l’idea con questa analogia:

“Per offrire “prezzi scontati” ancora più bassi, Wal-Mart dovrebbe affittare edifici fatiscenti che non soddisfano le leggi anti-incendio e quelle sulla costruzione — e proporre offerte ancora migliori ai consumatori? E perché Walmart dovrebbe onorare il diritto nazionale al salario minimo non più di quanto Amex onori gli statuti bancari statali? Con Bluebird, Amex vìola già il Holding Bank Company Act e molti statui bancari statali.”

Kahr sta dicendo che il settore bancario regolamentato e a riserva frazionaria è sicuro e solido, mentre le carte prepagate fornite da grandi compagnie come American Express e Wal-Mart sono uno stratagemma per truffare i consumatori. Il fatto è che, nel caso di IndyMac, i clienti in preda al panico hanno costretto le autorità di regolamentazione a chiudere S&L con il ritiro di solo il 7% degli enormi depositi. Stessa cosa per WaMu e Wachovia quando i regolatori hanno progettato le vendite di tali banche che stavano subendo assalti agli sportelli. I sostenitori di Bitcoin, a differenza del pubblico in generale, sono ben consapevoli della fragilità del settore bancario a riserva frazionaria.

Forse quello di cui il settore bancario ha veramente paura è che gli Amex ed i Wal-Mart del mondo creino le proprie valute e i propri sistemi bancari. Da anni Wal-Mart ha cercato di ottenere l’approvazione per aprire una banca, ed i banchieri sono riusciti ad impedirgli di fare loro concorrenza.

Tuttavia, le carte di credito prepagate potrebbero essere solo il primo passo verso una valuta emessa proprio da Wal-Mart — i Mart — che inizialmente potrebbe essere utilizzata solo per gli acquisti in negozi Wal-Mart. Ma nel tempo, non è difficile immaginare che i Mart possano essere commercializzati in tutta la città e facilmente convertiti in dollari, pesos, Yuan, o in altre valute dove Wal-Mart ha i negozi.

I governi stanno distruggendo le loro valute, e le aziende lo sanno. Gli imprenditori non rimarranno fermi a teorizzare. Stanno facendo qualcosa. Riconoscono un’opportunità di mercato. Il settore bancario se ne accorge. Nel frattempo Mr. Kahr conclude il suo articolo richiedendo di porre fine a tutti i depositi non assicurati: “In caso contrario, potremmo avere pagamenti non regolamentati di Facebook o Google, anche di PayPal, diventando rapidamente altamente vulnerabili e TBTF. (In realtà potrebbero essere gestiti da qualcuno che indossa una felpa con cappuccio, senza nemmeno una cravatta o una camicia bianca!)”

Qui a LFB, non sappiamo quale sarà il denaro di domani. Cifre e algoritmi di computer? Monete d’argento e oro con inciso sopra qualcuno che indossa una felpa con cappuccio, forse? Quello che sappiamo per certo è che tifiamo per gli imprenditori intraprendenti che spodestano il governo dal business monetario. Tenete d’occhio questo spazio.

 

Articolo di Doug French, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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Lo scarica-barile della Fed: incolpare la Cina e il petrolio

Mer, 27/01/2016 - 09:03

La recente azione del mercato ha fatto emergere alcune ipotesi che sono o del tutto sbagliate o altamente fuorvianti. Ad esempio, per quanto riguarda la recente catastrofe nei mercati dei capitali, s’è fatta strada una dicotomia particolarmente insistente che vuole spiegarne la causa.

Ci sono alcuni che, facendo eco ai titoli dei giornali, sono pronti a puntare il dito contro il petrolio e la Cina. Ciononostante ci sono altri che puntano il dito contro la Fed per aver “rialzato i tassi troppo presto.” Secondo questi ultimi essendo “l’inflazione totalmente sotto controllo”, era ridicolo che la Fed sentisse il bisogno di “rialzare i tassi d’interesse . Entrambe queste posizioni tendono ad esprimere angoscia per il “dollaro forte”.

Entrambe queste posizioni non comprendono la causa del problema. Tanto per cominciare, è ridicolo accusare il petrolio per il calo dei mercati quando c’è bisogno in prima istanza di spiegare perché il petrolio stesso stia calando. E’ del tutto insoddisfacente spiegare qualcosa descrivendolo. Funziona bene per i titoli dei giornali e per scaricare le colpe reali, ma bisogna imparare a guardare più in profondità. Non ci si può aspettare d’impressionare nessuno spiegando che l’aereo sta precipitando perché non sta più volando. Qual è la causa del calo del prezzo del petrolio? Questa è la vera domanda.

Inoltre, nemmeno la “tesi Cina” non spiega nulla. Ci si limita ad osservare una correlazione nei mercati e quindi è molto conveniente dare la colpa “agli altri”. L’economia della Cina e degli Stati Uniti s’influenzano a vicenda, soprattutto nella nostra epoca di valute fiat fluttuanti. Ma alla fine sia la Cina sia gli Stati Uniti — anzi il mondo intero — vengono trascinati giù da azioni passate compiute dalle rispettive banche centrali, più nello specifico dall’illusione di prosperità attraverso l’espansione monetaria e del credito.

Questo ci porta al secondo tema: biasimare la Fed per aver operato un “rialzo dei tassi” troppo presto. Cioè, ci sono un buon numero di persone che sostengono che se la Fed non avesse mai annunciato la volontà d’effettuare aumenti minuscoli del tasso dei fondi federali, non avremmo assistito ai recenti tonfi dei mercati. Dicono cose come “l’inflazione non è mai stata una minaccia, per cui la Fed è stata irresponsabile ad alzare i tassi.”

 

Inflazione dell’Offerta Monetaria & “Inflazione” dei Prezzi

Intorno a questo argomento c’è molta confusione. In primo luogo, bisogna sottolineare costantemente che il significato d’inflazione, contrariamente a quanto sostiene il pensiero popolare, è aumento dell’offerta di moneta, non “aumento dei prezzi.” Il motivo per cui la Fed e i suoi sostenitori preferiscono la voce “aumento dei prezzi”, è perché in questo modo possono oscurare la causa principale della nostra attuale condizione economica. Si allontana la colpa dalla Fed e la si dà ad altre “forze di mercato”, invitando la banca centrale ad andare in soccorso piuttosto che ad essere oggetto di gravi sospetti. Infatti, come scrisse Mises (pagina 420 dell’Azione Umana):

Ciò che molte persone oggi chiamano inflazione o deflazione non rappresenta più il grande aumento o diminuzione dell’offerta di moneta, ma le sue conseguenze inesorabili: la tendenza generale verso un aumento o un calo dei prezzi delle materie prime e dei saggi salariali. Questa innovazione non è affatto innocua. Svolge un ruolo importante nel fomentare le tendenze popolari verso l’inflazionismo.

Prima di tutto non esiste più alcun termine per indicare ciò che soleva indicare l’inflazione. E’ impossibile combattere una politica a cui non è possibile assegnare un nome. […]

Il secondo male è che coloro che s’impegnano nel tentativo inutile e senza speranza di combattere le conseguenze inevitabili dell’inflazione — l’aumento dei prezzi — mascherano i loro sforzi sotto le false vesti di una lotta contro l’inflazione stessa. Invece ne combattono solo i sintomi, fingendo di combattere alla radice le cause del male. Dato che non comprendono la relazione causale tra l’aumento della quantità di moneta da un lato e l’aumento dei prezzi dall’altro, non fanno altro che peggiorare le cose.

L’aumento dei prezzi può essere il risultato dell’inflazione, ma non è di per sé l’inflazione. In realtà negli ultimi dieci anni l’inflazione è stata molto alta a causa del QE della Fed e di altri programmi di politica monetaria. In secondo luogo, non dovrebbe mai essere ignorato che “l’aumento dei prezzi” può essere facilmente ritrovato anche nei mercati dei capitali. Non ci vuole un guru degli investimenti per osservare i livelli impressionanti a cui sono arrivati i vari indici di mercato. Se grattiamo di più la superficie, potremmo notare i prezzi assurdi delle azioni più alte in valore: Facebook, Amazon, Apple, e così via.

 

Dove Sono Finiti Tutti Quei Soldi

Ancora più importante, però, è il fatto che gran parte del denaro di nuova creazione non è nemmeno andato ad alimentare una “inflazione [dei prezzi al consumo] diffusa” a causa della struttura bancaria post-crisi. Infatti Jeffrey Snider, tra gli altri, ha sostenuto che è letteralmente impossibile ottenere “inflazione dei prezzi” come risultato diretto del QE a causa del modo in cui il denaro entra attualmente nel sistema. “L’inflazione dei prezzi” dovrebbe fuoriuscire dalle azioni delle singole banche, le quali sono caute circa le loro pratiche di prestito al consumo. Pertanto la Fed non sta creando “inflazione dei prezzi”, ma qualcosa di molto peggio: cattiva allocazione del capitale.

Coloro che vogliono che i tassi d’interesse vengano continuamente soppressi in modo da incoraggiare l’attività economica, non si rendono nemmeno conto che è proprio questa la causa delle bolle, e non di un’attività economica produttiva.

In base al modello pre-crisi incentrato sulla riserva frazionaria, ci sarebbero stati un sacco d’investimenti improduttivi a causa delle banche che creavano nuovi prestiti. Ma ora il denaro non viene creato dalle banche commerciali, ma soprattutto dalla Fed stessa. Il che significa che, usando le parole di David Stockman, il nuovo denaro viene semplicemente rovesciato nei canyon di Wall Street e spinge in alto i prezzi delle azioni e delle obbligazioni piuttosto che raggiungere “l’economia reale”.

 

La Bolla Prolunga Solamente il Problema

Contrariamente a quelli che incolpano la Fed per aver fatto crashare il mercato azionario a causa del suo “rialzo dei tassi” (argomento affrontato da Joe Salerno qui), vogliamo sottolineare che questa azione non farà altro che evidenziare errori commessi in precedenza. In altre parole, non c’è nulla di lodevole in un mercato azionario sostenuto artificialmente. Non abbiamo alcun interesse a prolungare la bolla, perché essa è il nemico di un’economia sana. Il crollo dei mercati azionari rivela dove si sono formate le bolle e come sia illusorio il nostro presunto benessere. E questo è esattamente ciò che l’ex-presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, ha dichiarato in un’intervista alla CNBC, quando ha confessato: “Abbiamo spronato un enorme rally nel mercato per creare un effetto ricchezza”.

E così, l’espansione monetaria deve inevitabilmente terminare. Fisher stesso ha ammesso: “[…] ed ora è probabile un periodo di disagio per metabolizzare gli eccessi.” Ciò che è stato gonfiato deve infine sgonfiarsi. Questo è l’unico modo affinché un’economia possa riprendersi: il credito artificiale dev’essere liquidato. Purtroppo è un processo doloroso.

Questa è la vera causa della recente calamità. Il dollaro si sta “rafforzando” in virtù dello sfilacciamento del nostro sistema di creditizio. In altre parole, il cosiddetto “dollaro forte” è soltanto un lato della medaglia di un sistema bancario al collasso. Non si deve presumere che il dollaro stia diventando più solido; non è così. Ma se un giorno volessimo tornare ad una moenta sonante, dovremmo affrotnare la realtà dei fatti.

E lo stesso discorso vale anche per il petrolio: dopo essere stato elevato fin verso il cielo dagli imbrogli monetari della Fed, sta vivendo il suo bust inevitabile. L’illusione svanisce.

Purtroppo la Fed è una mina vagante, quindi vedremo se intenderà lasciare recuperare i mercati, o se continuerà il ciclo perpetuo di creazione di moneta. Il mio consiglio per la Fed non è né di “rialzare i tassi”, né di abbassarli. Ma piuttosto di lasciarli andare e lasciare che il mercato si corregga. Di correzioni ce ne sono un sacco davanti a noi.

 

Articolo di C. Jay Engel, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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Far West: l’epoca libertaria della storia americana

Ven, 22/01/2016 - 09:09

di Guglielmo Piombini

 

1. AI CONFINI DELL’ANARCHIA

Il Far West americano del secolo scorso ha rappresentato uno degli esempi di maggior successo di società senza Stato. Nella storia ci sono stati numerosi casi di società prive di un’autorità centrale – si pensi alle tante tribù primitive, all’Islanda medioevale, o all’Irlanda celtica: tutte però erano caratterizzate da un arretrato livello tecnologico e da un limitato sviluppo commerciale. La singolarità del Far West consiste nell’essere una società “moderna” che ha prosperato per decenni in condizioni molto vicine a quelle del modello anarco-capitalista, cioè senza bisogno di uno Stato, e in un’atmosfera di quasi assoluto laissez-faire capitalistico.

Il processo di centralizzazione e di rafforzamento del governo federale che seguì alla guerra civile del 1861-65 non riuscì ad ingabbiare l’impetuoso movimento demografico verso l’Ovest, perché le vaste terre vergini che si aprivano alla colonizzazione rimanevano materialmente al di fuori d’ogni possibilità di controllo da parte del potere centrale. Di conseguenza, l’espansione della Frontiera fu un grandioso ordine spontaneo che si sviluppò, senza alcuna pianificazione governativa, per opera di una miriade di pionieri isolati, famiglie autosufficienti e comunità autogovernate.

Ma non fu solo l’esistenza della Frontiera e delle terre libere a generare questo potente individualismo; al contrario, furono lo spirito d’indipendenza della gente comune e le idee politiche diffusesi con la guerra d’Indipendenza (quelle di Jefferson, di Paine e dei rivoluzionari radicali) che caratterizzarono in senso radicalmente libertario l’epopea del West. I pionieri, ha scritto Frederick Jackson Turner nel suo famoso saggio sulla Frontiera americana, erano “idealisti sociali” che fondavano le loro aspirazioni sulla fiducia nell’uomo comune e sulla prontezza a venire ad accordi, senza l’intervento di un despota paternalistico o di una classe che esercitasse il suo controllo. Se gli uomini del West non fossero stati animati da questi principi la colonizzazione della Frontiera avrebbe assunto quasi sicuramente un carattere del tutto diverso. La terra libera e fertile non sarebbe mai stata sufficiente: bastava osservare il contrasto con l’America Latina. Niente infatti avrebbe potuto escludere la possibilità che si radicassero nei territori dell’Ovest istituzioni sociali autoritarie simili a quelle del Sudamerica, dove un forte potere centrale (quello spagnolo) pianificò il processo di colonizzazione con l’intento preciso di sottoporre tutto a suo controllo, trasferendo nel nuovo mondo il proprio modello centralistico-burocratico, con il risultato di soffocare la società civile e condannare il continente alla stagnazione e all’arretratezza.

2. IL NON COSÌ SELVAGGIO VECCHIO WEST

La rappresentazione dell’Ovest americano del diciannovesimo secolo come esempio di libertà e prosperità sembra però scontrarsi con la sua popolare immagine di luogo dominato dalla brutalità e dalla legge del più forte. Nella storiografia tradizionale e nel linguaggio comune “Far West” è sinonimo di assenza di leggi e di regole, cioè di “anarchia”, e il suo carattere “selvaggio” viene spesso contrapposto alla pace e all’ordine garantiti dalle istituzioni statali. La visione della Frontiera come regno della violenza, rafforzata da decenni di stereotipi cinematografici, ha goduto fino a qualche decennio fa di ampio consenso tra gli storici, ma negli ultimi tempi questo mito è andato largamente ridimensionandosi grazie alle ricerche di una nuova generazione di studiosi, i quali hanno ribaltato gran parte delle vecchie credenze sul “selvaggio West”. Anche se i pionieri, gli allevatori, i minatori o gli avventurieri muovevano verso l’Ovest molto più rapidamente degli organi federali incaricati di far applicare la legge, questo non significava affatto che la frontiera fosse senza-legge. L’ordine veniva garantito infatti per la maggior parte da sistemi di giustizia e sicurezza privati, che funzionarono a lungo e diedero buona prova di sè.

Gli storici William Davis e Russell Pritchard hanno chiarito che “il West non era, come spesso è stato dipinto, una regione pullulante di fuorilegge e di crimini violenti”: “Malgrado la reputazione acquisita e l’immagine di sè che volle dare durante la sua epoca di splendore, il West fu più pacifico che violento, più costruttivo che dedito alla rovina. Per ogni giorno di scontro armato fra rossi e bianchi, per ogni sparatoria o rapina, per ogni catastrofe che l’uomo e la natura rovesciarono su quei territori e sui loro abitanti, si susseguirono decine, forse centinaia, di giorni e di settimane di pace. La vita di tutti sulla frontiera era basata in realtà sulla fatica e sul lavoro, e solitudine e monotonia caratterizzavano quell’esistenza ben più dell’avventura eccitante che tanti si aspettavano”. Pochi inoltre sanno che “le grandi città dell’est ebbero una percentuale di crimini molto maggiore del West” dato che “nelle città di frontiera di dimensioni abbastanza estese da possedere una qualche forma di difesa legale, venivano compiuti crimini in genere di poco peso. Il 40% degli arresti avveniva per ubriachezza e un altro 20 % per cattiva condotta; la prostituzione – dove era fuorilegge – ne spiegava un altro 10%. Inoltre, a quanto pare, la percentuale di violenza esercitata contro persone specifiche nel XIX secolo non superò quella che si sarebbe verificata nel XX!

Anche per lo storico Roger McGrath “certe nozioni tanto diffuse sulla violenza e sulla mancanza di leggi e giustizia nel Vecchio West…non sono altro che un mito”. William C. Holden, che ha studiato gli avvenimenti della Frontiera texana dal 1875 al 1890, ha rilevato come molti tipi di delitti fossero semplicemente inesistenti. I furti con scasso e le rapine a case e negozi (eccetto le banche) erano più unici che rari. Le porte delle abitazioni non erano chiuse a chiave, e l’ospitalità era molto diffusa, con ciò indicando che i cittadini avevano tutto sommato poca paura delle aggressioni. Talvolta si verificano delle sparatorie, ma in genere erano giudicate dalla popolazione “scontri leali”. Anche le rapine a treni e diligenze vanno considerate come episodi isolati, che causavano poche o nulle preoccupazioni alla gente comune. Un altro studioso, W. Eugene Hollon, ritiene che la Frontiera del West fosse un posto molto più civilizzato, pacifico e sicuro dell’America attuale, e giudica miracoloso il modo ordinato con cui venne colonizzata l’ultima e la più vasta regione di frontiera degli Stati Uniti. Simili sono le osservazioni di Frank Prassel, secondo cui in generale un abitante dell’Ovest “godeva probabilmente di maggior sicurezza sia nella persona che nella proprietà di quanta ne godessero gli abitanti dei centri urbani dell’Est suoi contemporanei”.

 

3. UN ESPERIMENTO AMERICANO DI ANARCO-CAPITALISMO

I motivi per cui la pace e l’ordine regnavano nella Frontiera malgrado l’assenza di istituzioni governative centralizzate è stata spiegata dagli storici dell’economia Terry Andersson e P.J. Hill in un brillante saggio, nel quale i due autori osservano che “il West di questo periodo viene spesso percepito come un luogo di grande caos e poco rispetto per la proprietà o la vita. Le nostre ricerche indicano che le cose non stavano così; i diritti di proprietà erano protetti e l’ordine civile prevaleva ovunque. Le agenzie private fornivano le basi necessarie per una società ordinata nella quale la proprietà era tutelata e i conflitti risolti. Queste agenzie non potevano essere qualificate come autorità governative perché il più delle volte non detenevano un monopolio legale nel mantenimento dell’ordine. Esse presto scoprirono che gli scontri a fuoco rappresentavano un modo molto costoso per risolvere le dispute, e per questo favorirono l’affermarsi di metodi meno costosi (arbitrati, tribunali). In breve…una caratterizzazione del West americano come caotico è da considerarsi scorretta”.

I teorici della dottrina libertaria, e in particolare quelli appartenenti alla corrente più rigorosa, gli anarco-capitalisti, hanno da tempo ravvisato nelle inefficienze e nelle violazioni delle libertà derivanti dall’esistenza di monopoli legali coercitivi l’origine di gran parte dei problemi che affliggono le società. Per studiosi anarco-capitalisti come Murray N. Rothbard o David Friedman è del tutto logico pensare che ogni problema d’insicurezza personale e di insufficienza della giustizia abbia origine nel carattere non concorrenziale con cui queste attività vengono tradizionalmente svolte dallo Stato. La privatizzazione e liberalizzazione dei servizi di protezione e di giustizia renderebbe questi settori infinitamente più produttivi di quanto lo siano ora, proprio come in ogni altra industria o servizio. “O questo è logico e vero – scrisse nel secolo scorso l’economista Gustave de Molinari – o i principi su cui si fonda la scienza economica non sono principi”, essendo del tutto notorio che la concorrenza è, dal punto di vista del consumatore, superiore al monopolio: “Ma qual è la ragione dell’eccezione introdotta a proposito della sicurezza? Per quale ragione speciale la produzione della sicurezza non può essere abbandonata alla libera concorrenza? Perché deve essere sottomessa a un altro principio e organizzata in virtù di un altro sistema?”.

La privatizzazione di tribunali, polizia e difesa nazionale viene spesso contestata con l’argomento secondo cui le agenzie private di sicurezza sarebbero costantemente in guerra fra di loro. Due sono le repliche principali a questa obiezione: da una parte, le guerre interstatuali attuali sono ben più devastanti dei conflitti tra organismi privati; dall’altra, è nell’interesse delle agenzie di protezione (che, in quanto imprese private, perseguono il profitto) limitare al massimo i conflitti onde evitare possibili perdite, escogitando mezzi pacifici di risoluzione delle controversie. In molti suoi episodi la storia del Far West ha confermato pienamente questi assunti.

Che la monopolizzazione della forza in capo ad un unico soggetto, lo Stato, abbia assicurato all’umanità l’ordine e la pace è infatti tutto da dimostrare: l’accresciuta possibilità di concentrare armi, uomini e risorse finanziarie in maniera coattiva (attraverso le imposte e la coscrizione obbligatoria) rende invece lo Stato estremamente più pericoloso, sia all’interno che verso l’esterno, di qualsiasi altra organizzazione politica immaginabile. Il Leviatano statale, che secondo Hobbes avrebbe dovuto mantenere la pace tra gli uomini, si è rivelato in realtà il più feroce assassino di tutti i tempi: è stato calcolato che nel XX secolo gli Stati hanno ammazzato 170 milioni di persone civili, e fatto morire 40 milioni di soldati nelle guerre da loro scatenate.

Niente di tutto questo è paragonabile con le scaramucce, le sparatorie e i piccoli scontri così enfatizzati dai film western: la Frontiera americana, che non conobbe le guerre sanguinose o le feroci repressioni scatenate da un potere centralizzato (in quanto assente), può non a torto essere considerata un’oasi di relativa tranquillità in un mondo costantemente minacciato dalla violenza su larga scala degli Stati. Il Far West conobbe al massimo faide tra clan rivali, ma mai guerre civili: le più gravi tra quelle scoppiate nel West, le cosiddette “Guerre dei pascoli” della Contea di Lincoln nel 1878 e della Contea di Johnson nel 1892, non videro in azione mai più di cinquanta uomini per parte, e i morti furono solo poche decine. Non ci sono paragoni, quindi, con le seicentoventimila (!) vittime della guerra civile interstatuale tra nordisti e sudisti, combattuta nelle più statalizzate regioni dell’Est.

Il Far West americano può essere considerato allora del tutto correttamente come l’esempio storico più vicino al tipo di società immaginata dai teorici dell’anarco-capitalismo, in quanto: a) non esisteva un autorità centralizzata dotata del monopolio della violenza, essendo il governo federale impossibilitato il più delle volte ad intervenire perché troppo distante; b) i servizi di protezione e di giustizia venivano svolti quasi esclusivamente da individui, agenzie o comunità private; c) vigeva un ordinamento giuridico essenzialmente individualistico, da tutti riconosciuto come valido, fondato sul rispetto dei diritti personali e di proprietà; d) il sistema economico era basato sulle regole del puro laissez-faire capitalistico, e cioè: libertà di iniziativa economica, libertà di contratto, di scambio e di associazione, libera concorrenza, generalizzazione della proprietà privata.

Vediamo ora in quali modi i cittadini del West si autogovernavano e assicuravano, al di fuori delle istituzioni governative, l’ordine pubblico, la giustizia e la punizione dei criminali.

 

4. PROTEZIONE E GIUSTIZIA PRIVATA NEL FAR WEST

La ricchezza e la creatività della società civile del West è testimoniata dalle sue straordinarie capacità di risolvere ogni genere di problema attraverso l’associazione volontaria. Non a caso una delle cose che rimase più impressa a tutti i primi viaggiatori negli Stati Uniti (basti ricordare Tocqueville) fu la capacità degli americani di unirsi per un fine comune senza l’intervento di istituzioni statali. L’abbattimento dei tronchi, l’erezione della dimora, le opere caritatevoli, il raduno religioso o politico all’aria aperta, l’organizzazione dei campi minerari, i vigilantes, le società degli allevatori di bestiame, i patti tra gentiluomini: l’America riusciva a fare con le libere associazioni e gli accordi privati, senza bisogno di riconoscimenti ufficiali e sanzioni burocratiche, molte cose che nel Vecchio Mondo venivano fatte solo con l’intervento e la costrizione del governo.

Nelle terre dell’ovest si sviluppò così, in sostituzione del codice legale dell’Est, le cui norme erano del tutto inadeguate, un sistema di consuetudini e norme dal contenuto fondamentalmente libertario (basate sulla reciprocità, sulla lealtà, sull’onestà, il buonsenso) noto come “Legge del West”, il quale veniva solitamente rispettato. Proprio perché nella Frontiera le leggi erano costituite da accordi e norme non scritte riguardanti il comportamento da tenere in presenza di particolari necessità sconosciute agli abitanti dell’Est, questi ultimi vedevano a torto l’Ovest come un paese senza leggi, e ad avallare tale opinione contribuirono i giornali dell’epoca, i quali tendevano ad esagerare le descrizioni degli aspetti o avvenimenti del West. In verità, come abbiamo detto, la violenza non imperava nel territorio del West: i morti ammazzati, nel periodo compreso tra gli anni 1875 e 1885, furono molto pochi, rarissimi i duelli e altrettanto rari gli assassinati dalle Colt. I fuorilegge, i pistoleri e i banditi costituivano solo uno sparuto gruppo della popolazione complessiva.

La figura più nota di garante della legge nel West era lo sceriffo, il quale veniva scelto a volte in base a un accordo tra i cittadini più influenti, altre volte con vere e proprie elezioni, per un determinato periodo di tempo. La sua non era quindi una carica federale, né poteva essere definita pubblica in senso stretto, poiché egli era assunto con un normale contratto privatistico dagli abitanti di un paese, e poteva essere revocato in qualsiasi momento qualora non si fosse rivelato all’altezza del compito. Il tran tran giornaliero degli sceriffi era molto diverso da quello che appare nei film western. Molti funzionari di polizia non spararono mai un colpo nell’esercizio delle loro funzioni. Rarissimi erano anche i duelli, perché uno sceriffo cercava in genere di affrontare i fuorilegge più pericolosi con una forza preponderante, assieme ai propri aiutanti, cercando di agire di sorpresa allo scopo di evitare sparatorie nelle strade. La prudenza delle forze di polizia e la corrispondente riluttanza dei desperados a combattere contro agenti pronti e ben armati è testimoniata dal fatto che nelle più turbolente città durante tutta l’epoca d’oro del bestiame (Abilene, Dodge City, Ellsworth, Caldwell) si registrarono solo sedici uccisioni nel corso di sfide tra “marshall” e fuorilegge. “Anche se ancora oggi che la realtà storica è ben nota, i giornali non fanno altro che paragonare i tempi attuali a quelli del Far West – scrive Viviana Zarbo – probabilmente gli sceriffi ebbero meno da fare che oggi la polizia”.

Il lavoro degli sceriffi, che di solito rinunciavano a inseguire i fuorilegge fuori dal territorio della loro giurisdizione, era continuato dai cacciatori di taglie, i cosiddetti bounty killers, professionisti privati che vivevano con il ricavato delle taglie ricevute per ogni bandito preso “vivo o morto”, che con ostinata efficienza quasi sempre riuscivano a catturare in tempi minimi.

Altre due tipiche istituzioni private del West incaricate di svolgere servizi di protezione e di sicurezza furono i comitati di vigilanza e le agenzie investigative. L’esperienza dei vigilantes nacque nei primi campi minerari della California e del Colorado, dove gli uomini si riunivano in consiglio, stabilivano i codici di condotta e incaricavano alcuni di loro di farli osservare. Nel 1851, due anni dopo l’inizio della corsa all’oro, un’istituzione di questo tipo, nota col nome di Vigilance Committee, venne creata a San Francisco dai cittadini più rispettabili della città, dopo che il corpo pubblico di polizia si era dimostrato assolutamente incapace di mantenere l’ordine. A dispetto delle paure iniziali sulla possibilità che questo comitato privato di cittadini debordasse dai suoi poteri e favorisse la giustizia sommaria, il successo della sua azione nei cento giorni di attività fu sensazionale sotto tutti i punti di vista. Il Vigilance Committee, che comprendeva oltre seicento cittadini, tra cui banchieri, uomini d’affari e commercianti locali, nel corso del 1851 fece arrestare complessivamente 91 persone, e 4 di queste furono impiccate; altre 35 furono inviate nelle carceri o consegnate alle autorità federali, mentre tutte le altre vennero rilasciate in quanto assolte per mancanza o insufficienza di prove.

Questi numeri dimostrano meglio di ogni altra cosa la moderazione e il rispetto delle procedure che ispirò tutta l’azione del Comitato, perché mai si verificarono linciaggi, impiccagioni di massa o esecuzioni nelle strade. Il crimine declinò così rapidamente che, almeno nei pochi mesi d’attività dei Vigilantes, San Francisco divenne una normale, ordinata e sicura città. Una volta svolto il suo compito di ristabilimento dell’ordine nelle strade cittadine, il Comitato, lungi dal farsi sedurre dalla tentazione del potere, decise di sciogliersi. Negli anni successivi, quando l’amministrazione pubblica cittadina si rivelò nuovamente corrotta e inefficiente, numerose voci si levarono per invocare il ritorno dei vigorosi tempi del comitato di vigilanza.

Queste organizzazioni private di vigilanza si diffusero rapidamente anche in altre città del West (famosa fu quella costituita nel Montana nel 1863, che si comportò in maniera del tutto simile a quella di San Francisco). “Le voci sui linciaggi e sulle esecuzioni sommarie eseguite dalla folla hanno attribuito a questi comitati una fama sinistra – scrivono Davis e Pritchard – ma nella realtà la maggior parte agirono in perfetto accordo con la legge e senza violenze gratuite. Si può insomma affermare che essi si mossero di concerto con i tribunali, lasciando il processo e la pena ai giudici. E anche quando agirono come agenti polizia, avvocati e giudici, i vigilantes non inflissero quasi mai pene più severe di quelle dei tribunali regolari. In alcune situazioni, poi, i tribunali erano troppo lontani, corrotti o inefficienti per essere convocati. In breve, i vigilantes agivano alla periferia degli istituti di applicazione della legge formale – quando ne esisteva uno – e raramente al di fuori di essi”.

Accanto agli sceriffi, ai bounty killer e ai vigilantes, un ruolo importante nel mantenimento del rispetto della legge nel Far West venne svolto anche dalle agenzie private di investigazione. La più famosa di tutte fu senz’altro la Pinkerton Detective Agency, di cui molti investigatori operarono nel West. “Non puoi fare un passo senza imbatterti nella Pinkerton”: questa frase, conosciuta dappertutto, testimonia il prestigio acquisito nella sua attività dall’agenzia. L’utilizzo di tecniche per quei tempi innovative, come la creazione di fascicoli continuamente aggiornati su tutti i criminali ricercati, che venivano archiviati solo dopo la cattura o la certezza della loro morte, permise all’Agenzia Pinkerton di cogliere grossi successi. Molti famosi banditi, come Butch Cassidy (capo della banda del “mucchio selvaggio”), Jesse James e i Dalton, furono catturati grazie al contributo determinante di questi poliziotti privati.

Lungi dall’apparire come un paradiso dei fuorilegge, il Far West fu un luogo in cui le persone e le proprietà erano efficacemente protette da istituzioni private, e la punizione dei criminali implacabile. A differenza di oggi anche i più piccoli reati venivano spesso puniti, e nessuno dei delinquenti più pericolosi riuscì mai a farla franca. Nel West la vita per i fuorilegge non fu certo facile. Le bande dei James, degli Younger, dei Dalton, dei Reno, dei Clanton, fecero tutte una brutta fine. “Quali che fossero state le speranze iniziali di avventure romantiche, quando questi uomini si dedicarono concretamente alla professione di rapinatori la trovarono poco affascinante, deprimente e inevitabilmente pericolosa. Scoprirono che di solito la carriera si concludeva con un inseguimento spesso mortale, scarso guadagno e vita breve”.

 

5. LA FRONTIERA FUTURA È NELLO SPAZIO

Contrariamente ad ogni distorta raffigurazione il Far West americano rappresentò quindi il luogo della Terra in cui, nel secolo scorso, maggiori erano le possibilità per gli individui di vivere indisturbati e fare fortuna, perché al riparo da ogni irregimentazione e spoliazione statale. L’Ovest americano era il posto che conosceva il massimo sviluppo economico e demografico del pianeta, nel quale la gente, invece di fuggire terrorizzata dall’anarchia dilagante, si riversava a milioni, con ogni mezzo disponibile e sopportando ogni genere di rischio! Questo fatto sembra in insanabile contraddizione con tutta quella letteratura celebrativa dell’autorità statuale che enfatizza il carattere violento e selvaggio del vecchio West. Le decisioni reali ed effettive delle persone costituiscono da sempre, al di là delle statistiche, il dato più sicuro per valutare la superiorità o l’inferiorità di determinati sistemi sociali su altri. Più che le affermazioni orali o le manifestazioni di desiderio contano i fatti, cioè le azioni effettivamente compiute. Le enormi masse di coloni che sfuggivano dai propri soffocanti Stati d’origine “votavano con i piedi”, in maniera plebiscitaria, a favore dell’esperimento anarco-capitalista in atto nella Frontiera americana.

Un interessante parallelo storico può essere fatto con l’esperienza del “miracolo” europeo, alla cui base un numero sempre maggiore di studiosi vi individua l’”anarchia feudale” e il pluralismo politico medioevale. Grazie alla sua frammentazione politica l’Europa è riuscita a sottrarsi al tremendo destino di stagnazione e oppressione burocratica cui invece andarono incontro i popoli orientali, schiacciati dalla totale concentrazione del potere politico, economico, religioso e culturale messo in piedi dalla dispotica “megamacchina” imperiale. La dispersione del potere che caratterizzò l’Europa medioevale fu la molla dello sviluppo che le permise di non imboccare la strada dei cinesi, degli indiani, dei russi, dei persiani, degli arabi, degli incas o degli aztechi, e di surclassarli sul piano del progresso tecnologico. La competizione tra le diverse unità politiche imponeva delle politiche non ostili ai cambiamenti economici. Nessun sovrano da solo poteva capricciosamente piegare ai suoi scopi le attività commerciali, perché se le imposte di un certo stato erano troppo gravose, seguiva una rapida emigrazione di capitali, innovazioni e attività commerciali in paesi dove gli affari costavano meno. Di conseguenza nell’Europa occidentale il comportamento regolato dal mercato conservò una libertà d’azione molto maggiore di quella comune alle altri parti del mondo civilizzato.

L’equazione decentralizzazione = libertà individuale = prosperità non è stata però solo all’origine del miracolo europeo, ma anche di quello nordamericano. Così come l’anarchia feudale e il successivo ordine pluralistico medievale, permettendo lo scatenarsi senza limite dell’inventiva della società civile, spiegano la straordinaria crescita della ricchezza e della potenza europea nei secoli successivi, allo stesso modo “l’ordine anarchico” con cui venne colonizzata la vastissima Frontiera americana del secolo scorso ha posto le basi del successo economico e politico degli Stati Uniti nel XIX, XX e probabilmente anche XXI secolo. L’irruzione incontrollabile di una massa di uomini liberi nelle terre vergini realizzò l’esautoramento dello Stato da parte della società civile, cioè l’opposto di quanto si verificherà con la rivoluzione bolscevica, impedendo così il soffocamento dell’ordine spontaneo da parte di un governo federale che si era già fin troppo pericolosamente accentrato dopo la guerra di secessione. Il Far West rappresentò quindi un luogo aperto alle sperimentazioni di ogni tipo, dove chiunque, se solo ne avesse avuto il coraggio e l’energia, poteva recarsi per divorziare dallo Stato d’appartenenza e realizzare la propria “secessione individuale”. Solo dopo l’esperienza anarco-capitalista della Frontiera, che evitò definitivamente il pericolo di un’involuzione “latino-americana” a nord del Rio Grande, gli Stati Uniti si posero all’avanguardia del mondo civilizzato.

Per concludere, la Frontiera fu una terra incredibilmente più tranquilla, fattiva, laboriosa e ordinata di quello che generalmente si pensa. L’uso dispregiativo del termine “Far West”, come abbiamo visto, merita di essere abbandonato, perché il “Selvaggio Ovest” ha dato all’umanità un esempio di ordine spontaneo unico nella storia, capitalista e anarchico, coronato da un grandioso successo. Il ricordo glorioso di quella frontiera di libertà esercita ancora oggi una tale nostalgia, che gli uomini politici dell’America contemporanea in cerca di consenso si appellano spesso ad una Nuova Frontiera, non solo ideale – si pensi ai nuovi orizzonti della ricerca spaziale e alla possibilità della colonizzazione di nuovi pianeti – capace di suscitare nei propri cittadini le stesse energie dell’antica. Se lo spirito libertario del Far West tornerà a fiorire in un’umanità che sta uscendo dal coma profondo di un secolo dominato dagli ideali opposti dello statalismo e del collettivismo, allora nessuna di queste nuove conquiste potrà essergli preclusa.

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L’economia Austriaca è più di un’economia di libero mercato

Mer, 20/01/2016 - 09:07

Gli economisti Austriaci sono noti per il sostegno del libero mercato e la critica dell’intervento statale. Infatti molte persone pensano erroneamente che l’economia Austriaca non sia altro che una difesa radicale del libero mercato, sebbene sia un modello per studiare l’azione umana e le sue implicazioni sociali.

Ciononostante è spesso possibile avvistare conclusioni di libero mercato sullo sfondo dei lavori Austriaci, e questo fa emergere importanti domande su come le implicazioni di politica possano influenzare lo sviluppo della teoria. Ad esempio, è possibile che la necessità di giustificare le politiche di libero mercato distorca la ricerca Austriaca? Questa è la tesi sostenuta in una nuova raccolta di saggi curata da Guinevere Nell, intitolata Austrian Theory & Economic Organization: Reaching Beyond Free Market Boundaries.

Nell sostiene che gli economisti Austriaci contemporanei si concentrino sul fare ricerche che arriveranno a “conclusioni imperative di libero mercato.” Così, secondo Nell, il loro lavoro è più ideologico che metodologico, e ogni ricerca che mette in discussione l’ortodossia del libero mercato viene evitata e respinta.

Secondo Nell lo status quo Austriaco deve cedere il passo ad un approccio all’economia più imparziale, soprattutto nell’organizzazione della teoria. Naturalmente non tutti i collaboratori di questo libro condividono le sue opinioni. Tuttavia la maggior parte dei capitoli sono coerenti con il suo obiettivo di sviluppare idee Austriache senza preoccuparsi di renderle adatte a conclusioni di libero mercato.

In pratica tutto si riduce a proporre diverse proposizioni che gli Austriaci potrebbero considerare controverse. Ci sono variazioni sui temi di base, ma le idee di base sono le seguenti:

  1. il libero mercato produce gravi problemi sociali ed economici,
  2. il governo (ad esempio, il socialismo di mercato) può essere una valida forma d’ordine spontaneo, e
  3. il governo può migliorare i risultati del mercato, soprattutto per quanto riguarda la giustizia sociale.

 

Non sono convinto che il libro riesca a difendere qualsiasi di queste proposizioni. Prima di spiegare questa valutazione, però, vorrei sottolineare che questo è solo un breve riassunto di alcuni problemi che ho notato durante la lettura del suddetto libro. Per una discussione più completa sui suoi meriti e le mancanze, la mia recensione intera (con ulteriori riferimenti) è qui.

La premessa di base del libro mi sembra viziata, perché non credo proprio che esistano confini dell’eponimo libero mercato, e se esistessero, non vedo come la ricerca Austriaca possa averne sofferto. Non mi oppongo a porre domande su questo tipo di parzialità, perché il compiacimento e la parzialità sono minacce reali e costanti per la ricerca accademica. Tuttavia credo che sia ragionevole aspettarsi che le proposizioni di parzialità siano supportate da elementi concreti e, inoltre, che i critici siano in grado di spiegare chiaramente, e nel dettaglio, come suddetta parzialità possa ostacolare lo sviluppo della ricerca attuale.

Purtroppo gli autori in questo volume offrono pochi esempi di parzialità nei confronti del libero mercato che indeboliscono la ricerca, e quando compaiono, sono sbagliani. Ad esempio, un autore sostiene che Mises e Rothbard non fossero in grado di discutere dell’utilità e di benessere economico, mentre un altro suggerisce che le cooperative e le altre forme d’organizzazione orizzontali non possono essere spiegate da un approccio Austriaco. Una letteratura di base mostra che queste affermazioni sono infondate.

Questo mi porta ad un altro tema importante presente nel libro: le forme alternative d’organizzazione economica. Diversi capitoli criticano le società tradizionali e propongono la loro sostituzione con cooperative e altre organizzazioni “democratiche”. Sono d’accordo sul fatto che questi sono argomenti da esplorare, com’è anche chiaro che in una società libera il ruolo della forma societaria sarebbe, per lo meno, notevolmente ridotto. Se gli autori si fossero limitati a discutere di tali problemi, avrei avuto poche obiezioni da fare. Purtroppo alcuni di loro si sono spinti oltre, sostenendo che forme alternative d’organizzazione rappresenterebbero soluzioni ai problemi del libero mercato che gli economisti Austriaci non possono o non vogliono riconoscere.

In particolare diversi capitoli sembrano suggerire che l’economia Austriaca non sia altro che l’elogio della tradizione aziendale gerarchica che massimizza il profitto. Questa affermazione è semplicemente sconcertante, e non sorprende se gli autori non la sostengono con prove serie. Ancora peggio, la maggior parte dei capitoli ignorano il contributo Austriaco più prezioso per teoria dell’organizzazione: l’opera di Mises sul calcolo economico. Mises non solo ha fornito la critica definitiva alla pianificazione centrale; il suo lavoro è anche vitale per mostrare se una qualsiasi forma di produzione — dall’anarchia di mercato al socialismo totalitario — funzionerà in pratica. Queste forme includono le cooperative, le imprese sociali, e molte altre.

Purtroppo gli errori d’omissione e di commissione sono sparsi in tutto il libro. Affermazioni non supportate e prove mancanti sono comuni, così come dare la colpa al mercato per gli errori della politica pubblica. Ci sono anche allusioni vecchie e stravecchie ad Hayek e alla Grande Cospirazione Neoliberista™. Tali osservazioni indicano chiaramente che i capitoli più critici nei confronti dell’economia Austriaca sono in realtà quelli che hanno meno familiarità con essa.

Fortunatamente alcuni capitoli — a mio avviso quelli di maggior successo — sostengono il punto di vista che Nell contesta. Questi saggi sono presentati come una sorta di punto di riferimento per misurare i capitoli più controversi, ma mostrano egregiamente perché non c’è molto da temere che l’economia Austriaca sia irrimediabilmente influenzata dall’ideologia del libero mercato.

Ad esempio, il capitolo di Randall Holcombe offre una bella panoramica del concetto d’ordine spontaneo e spiega perché i metodi top-down per migliorare questi ordini sono destinati al fallimento. Allo stesso modo, Per Bylund offre un saggio di ricerca sulla necessità della gerarchia nelle aziende di mercato. Ed Stringham e Caleb Miles rivedono le prove storiche e antropologiche sull’origine degli stati. Mostrano in modo convincente che, contrariamente alla credenza comune, gli stati non sono emersi da una sorta di contratto sociale, ma attraverso una combinazione di forza e persuasione.

Tuttavia ciascuno di questi documenti va contro la motivazione generale del libro, così come il suo contributo più ambizioso; se non altro mettono in evidenza il valore e la necessità della tradizione Austriaca, e la rilevanza cruciale di economisti come Mises.

 

Articolo di Matt McCaffrey, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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L’economia cristiana in una lezione

Lun, 18/01/2016 - 09:22

[La seguente è la “Prefazione all’edizione italiana” dell’ultimo libro di Gary North, Christian Economics in One Lesson. Per acquistare l’ebook completo della traduzione in italiano cliccate su questo link.]

 

L’economia moderna è pregna di quello che potremmo definire “pragmatismo economico”. Ovvero, se qualcosa funziona dal punto di vista empirico, allora funzionerà per sempre. Questa massima viene sostenuta dalla maggior parte della popolazione, nonché dall’establishment accademico e politico. Non esiste alcuna teoria a sostegno di questo punto di vista, solo la praticità di un sistema che riesce a protrarsi tanto a lungo da convincere chicchessia che tutto continuerà ad andare così. Non c’è modo di convincere tali persone della proposizione errata delle loro convinzioni, anche se intorno a loro non ci sarà altro che devastazione economica, continueranno a chiedere penitenti una dose maggiore di quello che credevano fosse un percorso risolutivo “nella pratica”.

Cosa ci vuole affinché cambino idea? Un crollo tonante dell’economia. Una discontinuità talmente monumentale nell’attuale pratica economica, da incitare gli attori di mercato a riconsiderare le loro posizioni riguardo l’economia. Infatti la maggior parte delle persone aderisce all’economia keynesiana anche senza saperlo. Anche se non ha mai letto nulla di teoria economica, ha una propensione a seguire il pensiero keynesiano. Perché? Due parole: pasti gratis.

La promessa di una vita all’insegna di grandi ricchezze guadagnate col minimo sforzo, stimola la maggior parte degli individui a cedere parte delle loro libertà personali a favore di un politburo monetario in grado, presumibilmente, di direzionare l’intera economia verso lidi di maggiore prosperità e nel contempo sganciare una valanga di pasti gratis. Sicurezze in ogni dove, certezze dietro ogni angolo, e più nessuna responsabilità. È questa la promessa del politburo monetario. È una promessa vuota. È la promessa presente in qualsiasi schema di Ponzi.

Non tutti abbandoneranno le vecchie abitudini di cadere vittima di simili promesse, ma di certo staranno più attenti. Dopo essere rimasti scottati una volta, sarà più difficile che la seconda cadranno nello stesso tranello. Cosa può facilitare loro il compito? Un promemoria sempre a disposizione. Di che tipo? Economico? Soprattutto. Ma non basta. Perché? Perché il messaggio dell’economia non è tanto potente come quello etico. Quest’ultimo chiama in causa la singola persona. La mette di fronte ai propri sbagli. La mette di fronte ai propri difetti morali.

Per molto tempo l’etica è stata distaccata dalla materia economica, poiché si pensava che potesse inficiare la rigidità degli enunciati in essa contenuti. Si pensava che potesse intorbidire i dettami sapienti e oggettivi elencati dalle prescrizioni economiche. Nel seguente libro, invece, torneremo ad apprezzare la congiunzione tra etica ed economia. Vedremo come entrambe lavorino in sinergia per permettere agli individui d’agire lungo linee economiche corrette. Vedremo come entrambe lavorino per fornire agli individui un quadro analitico e comportamentale coerente e potente. Infatti, in questo libro non troverete grafici o equazioni. Non si ha alcun bisogno di arzigogoli econometrici per comprendere come sia eticamente sbagliato infilare le proprie mani nei portafogli altrui.

Questo libro non solo vi permette di comprendere l’economia in una sola lezione, ma vi permette di comprendere come affiancarvi una teoria etica coerente. Il tutto, ovviamente, in una sola lezione. È questa l’idea rivoluzionaria di Gary North: fare quello che Hazlitt non riuscì a fare nel 1946, ovvero, insegnare l’economia insieme ad una teoria etica coerente in una sola lezione. Hazlitt, infatti, pensava che sarebbe bastato sottolineare gli errori economici che fino a quel momento avevano condotto l’umanità verso lidi molto pericolosi. Pensava che indicare laddove si stesse sbagliando sarebbe stato sufficiente affinché il grande pubblico avesse riconsiderato i principi keynesiani che sin dal 1936 avevano goduto di un successo straordinario. Non bastò e il suo libro venne ignorato. Perché? Perché la teoria era stata enunciata 10 anni prima e quello ormai era il tempo del pragmatismo. Nessuno aveva più intenzione di riconsiderare la teoria. Le promesse erano già state fatte ed erano allettanti. Perché abbandonarle quando potevano essere ancora soddisfatte nonostante ci fosse qualcuno che ne metteva in dubbio la realizzazione?

Ecco il nodo cruciale. È proprio quest’ultima domanda a cui Hazlitt non riuscì a dare risposta e che lasciò annegare nell’oblio la sua opera. Il suo libro, sebbene fosse economicamente coerente e analiticamente perfetto, non spingeva la maggior parte della popolazione a riconsiderare le proprie posizioni. Il loro orecchio era teso verso le promesse dello stato e del suo potere salvifico. Il suo messaggio era eticamente superiore. Sebbene fosse un’etica sbagliata, la sua apparente legittimità e plausibilità è stata accettata a braccia aperte dal grande pubblico.

Ora questo messaggio sta gettando la maschera e si sta rivelando per la mostruosità che è. In poche parole, Hazlitt aveva ragione. Ma ci saremmo potuti evitare questi decenni bui se, oltre al messaggio economico, Hazlitt avesse inserito nel suo manoscritto anche un messaggio etico. Il problema fondamentale con il libro di Hazlitt è che si rivolgeva ad un pubblico in particolare, ben istruito, e questo lo portò ad abbandonare la componente etica poiché accademicamente irrilevante. Fu un grande errore, perché ciò non gli permise di scorgere il vero nemico: la pianificazione economica statale.

Il messaggio etico dello stato era potente: è legittimo infilare la propria mano nel portafoglio altrui se questo porta ad un bene superiore. Il libro di Hazlitt non si prefiggeva d’essere latore di un’etica coerente col proprio messaggio economico, quindi le sue tesi non sono riuscite a permeare le menti della maggior parte delle persone che ritenevano plausibilmente accettabile il compromesso etico dello stato. Nessuno lo metteva in dubbio. L’economia, infatti, riteneva l’etica neutrale dal suo punto di vista. Quindi perché preoccuparsene?

Questo libro cerca di correggere l’errore di Hazlitt, fornendo ai lettore principi economici ed etici totalmente coerenti e sani. Quando infine il credo keynesiano di una salvezza economica attraverso lo stato verrà fatto a pezzi dalla bancarotta del sistema pensionistico, si creerà un vuoto sia di teoria che di pratica nel mondo delle idee. Questo vuoto sarà colmato solo se il messaggio di coloro che intendono riempirlo sarà sufficientemente potente e coerente. Visto che gli economisti Austriaci stanno mettendo in guardia la popolazione da molto tempo circa i difetti dell’economia keynesiana, otterranno gran parte delle attenzioni. Questo libro, quindi, intende essere il riferimento principale di suddetto nuovo inizio, poiché fornisce adeguati strumenti economici ed etici per tutti coloro che finiranno col mettere inevitabilmente in discussione i principi economici keynesiani e i principi etici dello stato.

Quando gli assegni del governo non verranno più mandati nella cassetta delle lettere delle varie persone, ci sarà un ripensamento generale sul ruolo dello stato e di come la filosofia dei pasti gratis sia in realtà una bufala. Quando le promesse verranno infrante, le persone deluse e arrabbiate andranno alla ricerca di una nuova teoria sulla quale fare affidamento. Ne avranno bisogno. Non solo per avere una visione più chiara di quello che accadrà, ma soprattutto per lenire il dolore dell’aver fatto la figura degli sciocchi dato che c’erano diversi scrittori che avvertivano di tal esito. La domanda è: a chi si rivolgeranno?

Di sicuro non a coloro che li avranno delusi. Statalisti e keynesiani possono scordarsi, stavolta, di godere del cosiddetto free ride. Chi raccoglierà i pezzi? Più nello specifico, chi raccoglierà i prezzi nel proprio paese, nella propria città, nella propria regione? È praticamente certo che le reazioni saranno diverse e nuove teorie spunteranno fuori, ansiose d’essere prese come modello di riferimento. La maggior parte di queste sicuramente tenderanno a concentrarsi su come evitare i danni dovuti al collasso dell’attuale sistema economico, o al minimo, come schivarne la maggior parte. Il pragmatismo economico sarà fatto a pezzi in tal processo, lasciando la sperimentazione di nuovi modelli sostitutivi.

Di certo la pianificazione statale centrale avrà grossi problemi a far rispettare i suoi dettami e spunteranno varie sacche di resistenza alla sua influenza. È per questo che è cruciale avere quante più persone possibili istruite nei principi della teoria economica Austriaca supportati da una visione etica ben chiara e coerente. Un piccolo drappello di tali persone in ogni comunità garantirà alle tesi Austriache di diffondersi più rapidamente e di instillare nella popolazione confusa un senso etico sano e genuino. Non sarà così facile, perché le alternative al modello prevalente ci metteranno tempo per guadagnarsi la fiducia di coloro che sono stati delusi. Ma se il messaggio economico ed etico saranno entrambi potenti, si può stare certi che non verranno respinti. E questo libro offre ai lettori un messaggio etico ed economico potente.

Una volta letto entrerete anche voi, cari lettori, a far parte del suddetto drappello d’individui il cui compito sarà quello d’istruire i futuri delusi dall’attuale sistema economico/sociale.

Sarà un lungo e lento processo d’istruzione, ma alla fine darà i suoi frutti. Essere ottimisti richiede tempo e pazienza, ma alla fine porta alla vittoria; mentre invece è facile cadere vittime del pessimismo, e la sconfitta sarà la meta finale sicura.

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La bolla dei prestiti per automobili è pronta a scoppiare?

Ven, 15/01/2016 - 09:32

Martedì scorso abbiamo appreso che nel 2015 sono stati venduti oltre diciassette milioni di veicoli, un record nella storia degli Stati Uniti.

Mentre i media mainstream sostengono che questo record sia stato raggiunto grazie ad un miglioramento dell’economia degli Stati Uniti, ancora una volta non sono riusciti a capire una questione fondamentale: l’espansione del credito.

Quando i tassi d’interesse sono mantenuti artificialmente bassi, gli individui sono indotti in errore e spendono più di quanto nelle loro reali possibilità. Col senno di poi, scoprono che i loro errori di giudizio hanno sconvolto il loro benessere finanziario.

Questa è una lezione che il paese avrebbe dovuto imparare sin dalla crisi dei mutui subprime nel 2008. L’eccessiva creazione di credito ha portato troppi individui a comprare case, costruire case e investire nel settore immobiliare. Questo aumento artificiale della domanda ha portato ad un’impennata temporanea dei prezzi, con conseguenti pignoramenti di oltre quattro milioni di case e la scomparsa di oltre nove milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.

Invece di imparare dagli errori del passato, la Federal Reserve ha incrementato le sue politiche espansionistiche. Dal 2009 l’offerta di moneta è aumentata di quattro mila miliardi, mentre il tasso dei fondi federali è rimasto pari o vicino allo zero per cento. Di conseguenza la bolla immobiliare è stata sostituita con diverse altre bolle, compresa quella nell’industria automobilistica.

Sin dal 2009 le case automobilistiche hanno approfittato degli oneri finanziari a buon mercato per aumentare la produzione dei veicoli di oltre il 100 per cento:

 

Fonte: OICA

 

Al fine di maggiorare gli acquisti di veicoli, sin dalla recessione del 2008 queste aziende hanno incentivato i consumatori con offerte difficili da rifiutare, come ad esempio i famigerati “liar loan” e i “no-money down loan”. Solo lo scorso anno le concessionarie hanno aumentato del 14 per cento la spesa per gli incentivi sulle vendite, e ora gli avvisi nei loro esercizi proclamano orgogliosamente l’accettazione di qualsiasi tipo di prestito – “No Credit. Bad Credit. All Credit. 100 Percent Approval.” Di conseguenza sin dal 2009 i prestiti per automobili sono aumentati di quasi $80 miliardi, molti dei quali sono stati concessi ad individui con rating di credito pessimi. Oggi quasi il 20 per cento di tutti i prestiti per automobili sono concessi ad individui con rating di credito inferiori a 620:

 

Fonte: New York Fed

 

Non solo sono stati generati più prestiti per automobili, ma ne è anche aumentata la durata. Ora la durata media dei prestiti è sessantasette mesi (cioè 5.58 anni) per le auto nuove e sessantadue mesi (cioè 5.16 anni) per le auto usate. Entrambi sono numeri da record.

I prezzi medi delle transazioni per le auto nuove e usate sono a loro livelli da record. I prezzi delle auto usate sono aumentati di quasi il 25 per cento sin dal 2009, mentre i prezzi delle auto nuove sono aumentati di oltre il 15 per cento. Questi aumenti sono stati causati in parte dalla crescente domanda di auto generata dall’impennata dei prestiti per automobili. La ragione principale, tuttavia, è che i consumatori – sfruttando l’accessibilità al credito a basso costo – hanno acquistato tipi di vetture con carrozzerie più costose. Questo trend sta seguendo quello della bolla immobiliare quando all’inizio del 2007 la dimensione media di una casa unifamiliare nuova era salito a 2,272 piedi quadrati.

Tutti siamo a conoscenza del risultato finale della Grande Recessione – prezzi elevati, milioni di case pignorate e disoccupazione rampante. Poi crollò la domanda per le abitazioni e, in ultima analisi, i prezzi delle case scesero del 20 per cento ogni mese.

La bolla delle automobili deve ancora scoppiare, ma i suoi effetti negativi stanno già cominciando ad apparire. Le insolvenze sui prestiti per automobili sono aumentate di quasi il 120 per cento, da poco più dell’1 per cento nel 2010 al 2.62 per cento nel 2014. Dato che le automobili subiscono un rapido deprezzamento, questo numero è destinato a salire. Con il tempo questi prestiti a sei, sette e otto anni dovranno essere ripagati per intero, e molti di questi veicoli non varranno più nulla – i costi di manutenzione e quelli dei prestiti inizieranno a superare il valore delle vetture.

Secondo il Center for Responsible Lending, uno ogni sei mutuatari sta già affrontando spese di recupero. Se i default aumenteranno nettamente nei prossimi anni, come proiettato, il mercato verrà inondato di auto usate ed i loro prezzi scenderanno, quasi certamente, in misura significativa.

In un’epoca in cui la partecipazione alla forza lavoro è al suo livello più basso sin dal 1977 – e in un momento in cui i salari reali stanno aumentando meno di quanto aumentavano negli anni ’80 – è indispensabile che la Federal Reserve smetta di fuorviare gli individui, i quali vengono indotti a fare investimenti irrazionali. L’economia è troppo fragile per continuare a sopportare questi cicli economici senza fine. Gli economisti, i politici e la popolazione in generale, devono imparare dalla storia economica in modo da comprendere che favorire il debito a discapito della parsimonia non è vantaggioso per il benessere finanziario del paese. In caso contrario, negli anni a venire ci saranno più bolle, più investimenti improduttivi e più mal di testa economici.

 

Articolo di Tommy Behnke, traduzione di Francesco Simoncelli.

 

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La posizione peculiare ed unica dell’economia

Mer, 13/01/2016 - 10:10

La Singolarità dell’Economia

Ciò che assegna all’economia la sua posizione peculiare ed unica tanto nell’orbita della conoscenza pura che nell’utilizzazione pratica della conoscenza è il fatto che i suoi particolari teoremi non siano suscettibili a verifica o smentita sulla base dell’esperienza. Naturalmente, una misura suggerita dal sano ragionamento economico produce gli effetti attesi, e misure suggerite da fallaci ragionamenti economici mancano i fini perseguiti. Ma tale esperienza è ancora sempre esperienza storica, cioè esperienza di fenomeni complessi. Essa non può mai, com’è stato rilevato, provare o riprovare un teorema particolare. L’applicazione di teoremi economici spuri porta a conseguenze indesiderate. Ma questi effetti non hanno mai la forza di convinzione indiscutibile che presentano i fatti sperimentali nel campo delle scienze naturali. La misura ultima della correttezza o scorrettezza di un teorema economico è soltanto la ragione senza l’ausilio dell’esperienza.

La funesta importanza di questo stato di cose è ch’esso impedisce alla mente ingenua di riconoscere la realtà delle cose trattate dall’ economia. Agli occhi dell’uomo, “reale” è tutto ciò ch’egli non può alterare e alla cui esistenza deve adeguare la sua azione se vuole raggiungere i suoi fini. La conoscenza della realtà è una triste esperienza. Essa mostra i limiti alla soddisfazione dei desideri individuali. Soltanto con riluttanza l’uomo si rassegna ad ammettere che vi sono cose, cioè l’intero complesso di tutte le relazioni causali fra gli eventi, che i pii desideri non possono alterare. Però l’esperienza sensibile parla un linguaggio facilmente percepibile. È inutile discutere gli esperimenti. La realtà dei fatti sperimentalmente accertati non può essere contestata.

Ma nel campo della conoscenza prasseologica nè il successo, nè l’insuccesso parlano un linguaggio distinto comprensibile a tutti. L’esperienza derivata esclusivamente dai fenomeni complessi non impedisce di sconfinare in interpretazioni basate su riflessioni troppo soggettive. La propensione dell’ingenuo ad attribuire onnipotenza ai suoi pensieri, quantunque confusi e contraddittori, non è mai manifestamente e in modo non ambiguo smentita dall’esperienza. L’economista non può mai refutare i cocciuti e i ciarlatani dell’economia nel modo in cui il medico confuta l’empirico e il ciarlatano. La storia parla soltanto alla gente che sa interpretarla sulla base di corrette teorie.

 

Economia ed Opinione Pubblica

L’importanza di questa differenza epistemologica fondamentale diventa chiara quando ci si rende conto che l’utilizzazione pratica dei principii economici presuppone la loro approvazione da parte dell’opinione pubblica. Nell’economia di mercato la realizzazione di innovazioni tecnologiche non richiede altro che la conoscenza della loro ragionevolezza da parte di uno o di pochi spiriti illuminati. Nè la stupidità, nè l’incapacità di una parte delle masse possono arrestare i pionieri del progresso. Non v’è bisogno per essi di ottenere l’approvazione a priori della gente inerte. Sono liberi di impegnarsi nei loro progetti anche se tutti gli altri li deridono. Successivamente, quando prodotti nuovi, migliori e più convenienti appaiono sul mercato, questi schernitori lotteranno per arrivare primi ad acquistarli. Comunque stupido possa essere, l’uomo sa come distinguere la differenza tra scarpe a buon mercato e scarpe care, e apprezzare l’utilità dei prodotti nuovi.

Ma è differente nel campo dell’organizzazione sociale e delle politiche economiche. Qui le migliori teorie sono inutili se non sostenute dall’opinione pubblica. Esse non possono tradursi in pratica se non appoggiate dalla maggioranza. Qualunque sia il sistema di governo, non è possibile governare a lungo una nazione sulla base di dottrine che discordano dall’opinione pubblica. In definitiva la filosofia della maggioranza prevale. A lungo andare non esiste un sistema impopolare di governo. La differenza tra democrazia e dispotismo non influenza il risultato finale. Essa si riferisce soltanto al metodo col quale è realizzato l’adattamento del sistema di governo all’ideologia sostenuta dall’opinione pubblica. Gli autocrati popolari possono essere detronizzati soltanto da una sollevazione rivoluzionaria, mentre i governanti democratici impopolari sono pacificamente eliminati alla successiva elezione.

La supremazia dell’opinione pubblica non determina soltanto la posizione singolare che l’economia occupa nel complesso del pensiero e della conoscenza. Essa determina l’intero processo della storia umana. Le discussioni tradizionali relative all’importanza dell’individuo nella storia non colpiscono nel segno. Ogni cosa pensata, fatta e realizzata è realizzazione di individui. Le nuove idee e le innovazioni sono sempre realizzazioni di uomini non comuni. Ma questi grandi uomini non possono riuscire ad adattare le posizioni sociali ai loro piani se non convincono l’opinione pubblica.

La prosperità della società umana dipende da due fattori : la capacità intellettuale di uomini eccezionali a concepire sane teorie economiche e sociali e l’abilità di altri uomini a rendere queste ideologie gradite alla maggioranza.

 

Articolo di Ludwig von Mises, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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L’interferenza diretta dello stato col consumo

Lun, 11/01/2016 - 10:02

Nell’indagare i problemi economici dell’interventismo non dobbiamo occuparci delle iniziative del governo il cui scopo è quello di influenzare immediatamente la scelta dei consumatori sui beni di consumo. Ogni atto di interferenza del governo con le imprese deve indirettamente incidere sul consumo. Visto che l’interferenza del governo altera i dati del mercato, deve anche modificare le valutazioni ed il comportamento dei consumatori. Ma se l’obiettivo del governo è solo quello di costringere i consumatori a consumare direttamente merci diverse da quelle che avrebbero consumato in assenza del decreto del governo, non emergono problemi particolari da sottoporre al controllo da parte dell’economia. E’ fuor di dubbio che un apparato di polizia forte e spietato ha il potere di far rispettare tali decreti.

Nel trattare con le scelte dei consumatori non chiediamo quali siano i motivi che hanno indotto un uomo a comprare a e non b. Ci limitiamo a studiare quali effetti si generano dal comportamento concreto dei consumatori sulla determinazione dei prezzi del mercato e di conseguenza sulla produzione. Questi effetti non dipendono dalle considerazioni che hanno portato le persone a comprare a e non b; ma dipendono solamente dalle azioni dell’acquisto e dell’astensione dall’acquisto. E’ irrilevante per la determinazione dei prezzi delle maschere antigas se la gente le compra di sua spontanea volontà o perché il governo forza tutti ad avere una maschera antigas. Ciò che conta solamente è la dimensione della domanda.

I governi, che sono desiderosi di mantenere una parvenza di libertà anche quando la limitano, mascherano la loro interferenza con il consumo diretto sotto il manto dell’interferenza nelle imprese. Lo scopo del proibizionismo Americano era quello di evitare che i singoli residenti del paese bevessero le bevande alcoliche. Ma la legge ipocritamente non rese illegale il bere, e non lo penalizzò. Proibì semplicemente la fabbricazione, la vendita e il trasporto di bevande alcoliche, le transazioni commerciali che precedono l’atto del bere. L’idea era che la gente indulgeva nel vizio di bere solo perché gli uomini d’affari senza scrupoli prevalevano su di loro. Era, tuttavia, evidente che l’obiettivo del divieto era quello di invadere la libertà degli individui di spendere i loro dollari e di godere della propria vita secondo il loro giudizio. Le restrizioni imposte alle attività servivano solo per questo fine.

I problemi coinvolti nella diretta interferenza del governo con i consumi non sono problemi catallattici. Vanno ben oltre lo scopo della catallattica e riguardano questioni fondamentali della vita umana e dell’organizzazione sociale. Se è vero che il governo deriva la sua autorità da Dio ed è raccomandato dalla Provvidenza per agire come custode del popolo ignorante e stupido, allora è certamente il suo compito quello di irreggimentare ogni aspetto della condotta del soggetto. Il sovrano mandato da Dio sa meglio cosa è bene per i suoi sottoposti di quanto essi stessi sappiano. E’ suo dovere proteggerli contro il danno che infliggerebbero a se stessi, se lasciati soli.

I sedicenti “realisti” non riescono a riconoscere l’immensa importanza dei principi implicati. Sostengono che non vogliono affrontare la questione su quello che, dicono, è un punto di vista filosofico ed accademico. Il loro approccio è, secondo loro, esclusivamente guidato da considerazioni di ordine pratico. E’ un fatto, dicono, che alcune persone danneggiano se stesse e le loro famiglie innocenti attraverso il consumo di stupefacenti. Solo i dottrinari potrebbero essere così dogmatici da opporsi alla regolamentazione del governo del traffico di droga. I suoi effetti benefici non possono essere contestati.

Tuttavia, non è così semplice. Oppio e morfina sono certamente delle droghe pericolose. Ma una volta ammesso il principio che è dovere del governo quello di proteggere l’individuo contro la sua stupidità, non possono essere avanzate serie obiezioni contro ulteriori abusi. Un buon esempio potrebbe essere il divieto di alcol e nicotina. E perché limitare la provvidenza benevola del governo alla sola protezione del corpo di un individuo? Il danno che un uomo può infliggere alla sua mente e all’anima non è più disastroso di quello fisico? Perché non impedirgli di leggere libri brutti e guardare film brutti, di osservare quadri e statue brutti, e di ascoltare musica brutta? Certamente, il male arrecato da pessime ideologie è molto più pernicioso, sia per l’individuo e che per l’intera società, di quello arrecato dagli stupefacenti.

Questi timori non sono solo dei fantasmi immaginari che terrorizzano i dottrinari solitari. Il fatto è che nessun governo paterno, antico o moderno, non si è mai tirato indietro dall’irreggimentare le menti dei suoi sudditi, le credenze e le opinioni. Se si elimina la libertà dell’uomo di determinare il proprio consumo, gli si toglie tutta la libertà. Gli ingenui sostenitori dell’intervenstismo del governo nei consumi si illudono quando trascurano quello che chiamano con disprezzo l’aspetto filosofico del problema. Sostengono involontariamente atteggiamenti come la censura, l’inquisizione, l’intolleranza religiosa e la persecuzione dei dissidenti.

 

Articolo di Ludwig von Mises, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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La morte delle banche e il futuro del denaro

Ven, 08/01/2016 - 09:57

Il Cancelliere Inglese George Osborne ed il Governatore della Banca d’Inghilterra Mervin King hanno annunciato la settimana scorsa un altro round di misure di stimolo fiscale e monetario, comprese misure per facilitare il finanziamento delle banche e consentire loro di estendere più prestiti.

Se con queste misure si sperava di infondere fiducia, esse devono essere classificate come un fallimento. Abbiamo finora vissuto diversi anni con politiche monetarie espansionistiche persistenti e senza precedenti, e giri occasionali di QE, e dubito che ancora un’altra dose della stessa medicina causerà grande eccitazione. Inoltre, gli osservatori devono essere piuttosto confusi su quali sono i nostri problemi più urgenti. Non abbiamo avuto una vera crisi bancaria nel Regno Unito nel 2008 perché le banche erano troppo estese e in disperato bisogno di risanamento dei bilanci? Non è urgente ed inevitabile un periodo di sdebitamento e di ricostruzione dei coefficienti patrimoniali? Non dimentichiamo che il governo è ancora un proprietario di maggioranza di RBS e detiene una larga fetta di Lloyds-TSB. Se le banche sono ancora tenute artificialmente in vita grazie ai contribuenti ed alla banca centrale, è saggio spronarle ad espandere di nuovo i propri bilanci e creare più credito per “stimolare” la crescita?

La stessa confusione esiste in materia di politica fiscale. La crisi della Grecia non è un duro avvertimento a tutti gli altri mutuatari sovrani là fuori, che sono ugualmente e senza eccezioni su un pendio scivoloso verso l’Armageddon fiscale, che è giunto il momento di una drastica riduzione della spesa e di una fondamentale riforma fiscale? Se la Banca d’Inghilterra o il governo si assumono il rischio di credito nelle ultime misure aggiuntive, allora il contribuente è in una situazione difficile.

Niente di tutto questo infonderà fiducia, non nell’economia e non nelle banche, e certamente non nella politica. Il quotidiano Britannico “The Independent” titolava: “King preme il pulsante del panico,” cosa che io considero una descrizione piuttosto appropriata.

 

Le banche sono dinosauri parastatali

Una cosa è ormai chiara anche all’osservatore più distratto: le banche non sono imprese capitalistiche. Nella loro attuale incarnazione hanno poco a che fare con il libero mercato e non c’è posto per questo. Oscillano costantemente tra due posizioni: Un momento sono un protettorato dello stato in disperato bisogno di sostegno da parte della stampa dello stato o dei fondi dei contribuenti illimitati, dove, in assenza di tale sostegno, ci troveremmo presumibilmente di fronte alla temuta ricaduta sociale di un totale collasso finanziario; un momento dopo sono un comodo strumento per la politica dello stato, affinché quest’ultimo venga alimentato con riserve bancarie ampie e con bassi tassi di interesse per creare ancora più credito a buon mercato e favorire la fabbricazione di una certa crescita artificiale. O le banche sono le regine permanenti del sistema monetario fiat, o sono leve convenienti per i pianificatori centrali macro-economici. In ogni caso, le imprese capitalistiche hanno un aspetto diverso.

Le banche centrali e le moderne banche a denaro fiat sono semplicemente una macchia sul sistema capitalista. Affinché il capitalismo operi agevolmente devono, in ultima analisi, essere rimosse. Credo che la logica di fondo del capitalismo funzionerà in questa direzione. Personalmente, credo che il tentativo di “riformare” il sistema attuale è uno spreco di tempo e di energia. E’ particolarmente disdicevole per i libertari poiché corrono il rischio di essere infettati con i ceppi dello statalismo che corrono attraverso il sistema. Sostituiamo questo sistema con qualcosa di meglio. Con un sistema monetario basato sul mercato.

Quando e come esattamente il sistema attuale finirà, nessuno può dirlo. Credo che siamo nell’inning finale. In tutto il mondo, tutte le principali banche centrali hanno ora fissato i tassi di interesse a zero o vicino allo zero ed utilizzano i propri bilanci in un disperato tentativo di evitare che i loro sistemi bancari fortemente indebitati si contraggano o collassino potenzialmente. Se pensate che tutto questo è solo temporaneo e che passerà senza intoppi quando l’economia finalmente si “riprenderà”, allora siete probabilmente sotto farmaci, o avete dato ascolto per troppo tempo agli economisti mainstream che sono, nella maggior parte dei casi, felici di operare come apologeti del sistema attuale.

Credo ancora nella possibilità che, ad un certo punto, qualcuno spingerà l’acceleratore monetario a tavoletta; l’ultimo QE che spingerà il sistema giù dal burrone. Questo sarà il momento in cui i banchieri centrali scopriranno – e lo scopriranno nel modo più difficile – che la loro capacità di stampare denaro fiat può anche essere illimitata, ma che la fiducia della popolazione in questa moneta fiat non lo è di certo. L’intero sistema salterà in aria come una palla di fuoco iperinflazionata, il che è stata la fine della maggior parte degli esperimenti precedenti con sistemi a denaro fiat totali, tutti gli altri si sono conclusi con un ritorno volontario alla moneta-merce prima che la popolazione perdesse la totale fiducia nel sistema. E la prospettiva di un ritorno volontario ed ufficiale ad un gold standard sembra minima al momento. Tuttavia, questo non è l’argomento di questo saggio.

 

Il futuro del denaro

Spesso mi viene chiesto, che cosa verrà dopo dopo che il sistema attuale sarà crollato? Dovremo tornare al baratto? – No. Ovviamente, una moderna economia capitalistica ha bisogno di un sistema monetario funzionante. La mia speranza è che dalle ceneri del sistema attuale sorga un nuovo sistema monetario che sia interamente privato e non gestito dagli stati – e che non abbia la diabolica alleanza stato-banca al suo interno, un’alleanza che esiste in opposizione a tutto ciò che il libero mercato rappresenta. Nessuno può dire di preciso a che cosa assomiglierà questo nuovo sistema. La sua forma e caratteristiche saranno alla fine decisi dal mercato. In questo campo, come in altri, ci sono pochi limiti alla capacità inventiva ed all’ingegno umano. Ma possiamo già porre alcuni punti concettuali su un tale sistema, e dovremmo contemplare la perfezione di tale sistema ora, mentre il vecchio sistema è in agonia.

 

Un gold “standard” privato …

I sistemi monetari di libero mercato, in cui l’offerta di moneta è fuori dal controllo politico, è probabile che siano sistemi in cui il denaro è proprio una merce di quantità limitata e piuttosto anelastica. Sembra improbabile che un mercato completamente libero concederebbe a qualsiasi soggetto privato il diritto di produrre denaro (cartaceo o elettronico) secondo volontà e senza limiti. Il sistema attuale è insolito in questo senso e non è chiaramente una soluzione di libero mercato. Non è nemmeno sostenibile.

I candidati più ovvi sono l’oro e l’argento, che hanno operato come denaro per migliaia di anni. Potremmo immaginare un moderno sistema al cui centro ci sono aziende private che offrono l’immagazzinamento di oro ed argento, probabilmente in una varietà di giurisdizioni (Zurigo, Londra, Hong Kong, Vancouver). Intorno a questo nucleo di metallo monetario immagazzinato, un sistema finanziario è costruito affinché utilizzi le ultime tecnologie di informazione e di pagamento per facilitare i trasferimenti di proprietà in questa base monetaria in modo facile, sicuro e conveniente tra chi sceglie di partecipare a questo sistema (Sì, ci sarebbero carte di credito, bonifici e pagamenti internet o con telefonia mobile. Non ci sarebbero, tuttavia, riunioni del FOMC, nessun governatore della Banca d’Inghilterra che scrive lettere al Cancelliere, e nessuna politica monetaria!).

Queste compagnie che immagazzinano oro e argento sono imprese bancarie? — Beh, potrebbero diventare banche. In realtà, questo è come è iniziato il nostro sistema bancario attuale. Ma ci sono differenze importanti su cui dirò un paio di cose dopo. In ogni caso questo sarebbe denaro sonante, internazionale, privato ed apolitico. Sarebbe denaro capitalista.

 

… O Bitcoin

Un’altra soluzione potrebbe essere private denaro virtuale, come ad esempio Bitcoin.

Bitcoin è denaro immateriale, soldi su internet. Si tratta di un software.

Bitcoin può essere pensato come una merce crittografata. I singoli Bitcoin possono essere creati attraverso un processo che si chiama “mining”. Coinvolge una certa potenza di calcolo, ed il complesso algoritmo al centro di Bitcoin rende la creazione di ulteriori Bitcon più difficile (e più costosa) più Bitcoin ci sono già in esistenza. L’offerta complessiva di Bitcoin è limitata a 21 milioni di unità. Di nuovo, ciò è fissato dall’algoritmo, che non può essere alterato.

Così, la creazione di denaro Bitcoin è interamente privata, ma non gratuita e non è illimitata. La maggior parte delle persone, naturalmente, non “minerà” mai i Bitcoin, così come sotto il gold standard la maggior parte delle persone non minava l’oro. La gente acquisirà Bitcoin attraverso il commercio, attraverso lo scambio di beni e servizi per Bitcoin, quindi utilizzando i Bitcoin per le altre transazioni.

Bitcoin è una moneta forte. La sua offerta è anelastica, e non sotto il controllo di un organismo emittente. E’ “denaro” veramente capitalista ed internazionale – ovviamente ciò presuppone che la popolazione sia disposta ad usarlo come moneta.

Ci sono naturalmente una serie di domande che circondano Bitcoin che non possono essere trattate in questo saggio: E’ sicuro? L’algoritmo può essere modificato o danneggiato ed i Bitcoin, quindi, essere contraffatti? I “wallet” virtuali in cui sono archiviati i Bitcoin sono sicuri? – Queste sono domande per un esperto di sicurezza informatica o un crittografo, ed io non sono nessuno dei due. La mia tesi è concettuale. Il mio obiettivo non è quello di analizzare Bitcoin in quanto tale ma di ragionare sulle conseguenze di una moneta merce virtuale, che ritengo fattibile in linea di principio, e suppongo semplicemente – per amore della discussione – che Bitcoin è già la soluzione. Se questo sia vero, non lo posso dire. Lo deve decidere – ancora una volta – il mercato.

Però c’è una domanda per l’economista: Bitcoin potrebbe essere ampiamente accettato come moneta? Ciò non contraddirebbe il teorema della regressione di Mises, in cui si afferma che nessuna forma di denaro può nascere come un mezzo di scambio pronto; che qualunque sia la sostanza monetaria (o non-sostanza), deve avere avuto un qualche altro uso come merce prima del suo primo utilizzo come moneta. Il mio contro-argomento qui è il seguente: l’analogia è la banconota, che è nata non come una merce ma come uno strumento di pagamento, vale a dire, un credito nei confronti del proprio denaro che era l’oro o l’argento, all’epoca. Le banconote vennero inizialmente utilizzate come un modo più conveniente per trasferire la proprietà in oro o argento. Una volta che le banconote iniziarono a circolare ampiamente e vennero generalmente accettate come mezzi di scambio nel commercio, la copertura dell’oro potè essere eliminata e le banconote ancora continuarono a circolare come moneta. Erano diventate denaro.

Allo stesso modo, Bitcoin può essere pensato, inizialmente, come una tecnologia di pagamento, come un dispositivo comodo ed economico per trasferire la proprietà in denaro cartaceo dello stato. (I Bitcoin possono al momento essere scambiati per la cartamoneta a vari cambi.) Ma poiché l’offerta di Bitcoin è limitata mentre l’offerta di moneta cartacea dello stato si espande costantemente, il valore di cambio dei Bitcoin è destinato a salire. E ad un certo punto, i Bitcoin potrebbero iniziare ad essere commerciati come moneta.

Un sistema monetario costruito su denaro forte, internazionale ed apolitico, sia in forma di un sistema aureo privato sia in forma di Bitcoin, sarebbe un vero e proprio sistema capitalista, un sistema che facilita lo scambio libero e volontario tra soggetti privati e le imprese all’interno e attraverso le frontiere, un sistema che è stabile e fuori dal controllo politico. Ci sarebbero molti vantaggi per l’utente del denaro ma ci sarebbe un ruolo piccolo per le attuali banche, il che mostra in che misura le banche sono diventate una creatura dell’attuale sistema monetario fiat dello stato e di tutte le sue incongruenze.

 

Le banche traggono profitto dalla creazione di moneta

Le banche operano a riserva frazionaria (FRB), il che significa che prendono i depositi che dovrebbero essere sicuri e liquidi, e quindi pagano quel poco di interesse ai depositanti, e li usano per finanziare i prestiti che sono illiquidi e rischiosi, e quindi pagano alla banca un interesse elevato. Attraverso il processo della riserva frazionaria, le banche ampliano l’offerta di moneta nell’economia; diventano produttrici di denaro, il che è, ovviamente, redditizio. Molti economisti mainstream accolgono la FRB come un modo per espandere la moneta ed il credito e “stimolare” l’ulteriore crescita, ma come hanno argomentato in modo convincente la Scuola Valutaria in Gran Bretagna nel XIX secolo ed in particolare la Scuola Austriaca sotto Mises e Hayek nel XX secolo (e come spiego io in dettaglio su Paper Money Collapse – The Folly of Elastic Money and the Coming Monetary) questo processo non solo è rischioso per le banche individuali, è destabilizzante per l’economia nel suo complesso. Deve provocare cicli di boom-bust.

Non si può escludere che le banche potrebbero operare a FRB anche in un sistema aureo privato o con Bitcoin. Tuttavia, in assenza di un supporto mediante una banca centrale che funziona come prestatore di ultima istanza la FRB sarebbe molto limitata, in effetti. Sarebbe troppo pericoloso per le banche abbassare i loro coefficienti di riserva (almeno a livelli piuttosto bassi) poiché ciò aumenterebbe il rischio di una corsa agli sportelli bancari.

A volte mi hanno detto che sono troppo critico nei confronti delle banche centrali e dello stato, e che dovrei dirigere la mia ira verso le banche “private” ed “avide”, perché sono le banche “private” che creano tutti i soldi attraverso la FRB. Certo. Ma la FRB è solo possibile sulla scala in cui è stato condotta negli ultimi decenni perché le banche sono supportate – ed anche attivamente incoraggiate – nelle loro attività a FRB da una banca centrale che funge da prestatore di ultima istanza, in particolare dato il fatto che la banca centrale ha oggi il pieno ed illimitato controllo sulle riserve di denaro fiat della banca. In un sistema di denaro forte (oro o Bitcoin), anche se le banche stesse hanno avviato la loro banca centrale che funge da prestatore di ultima istanza, tale entità non potrebbe creare maggiori riserve auree o riserve di Bitcoin e quindi fornire supporto illimitato alle banche.

La FRB è particolarmente improbabile che si sviluppi in un’economia Bitcoin, in quanto non vi è alcuna necessità di un deposito, di servizi per la custodia e per il deposito, e di tutti i servizi che comportano il trasferimento delle materie prime del sistema monetario (siano esse oro o biglietti cartacei statali) in altre forme più convenienti di mezzi di scambio, come il denaro elettronico in grado di facilitare le transazioni a grandi distanze. Il proprietario dei Bitcoin ha un account che sia simile al suo account di posta elettronica. Egli lo gestisce da se ed immagazzina i suoi stessi Bitcoin. E Bitcoin è denaro che è già pronto all’utilizzo per qualsiasi operazione, in qualsiasi parte del mondo, semplicemente via internet. La banca come intermediario può essere bypassata. L’utente Bitcoin assume il controllo diretto del suo denaro. Può accedere ai propri Bitcoin ovunque, semplicemente tramite la carta SIM nel suo smartphone.

L’enorme crescita della FRB è stata resa possibile dalla difficoltà di trasferire in modo sicuro su lunghe distanze l’oro fisico o i biglietti cartacei fisici. Questo ha creato un potente incentivo a mettere il denaro fisico nelle banche, e una volta il denaro fisico era nelle banche diventava “riserve” da utilizzare per la creazione di ulteriori asset monetari.

La canalizzazione dei risparmi verso gli investimenti reali è molto importante, ma ricordate che la FRB è qualcosa di completamente diverso. Essa prevede la creazione di moneta e di credito senza alcun risparmio reale e volontario a sostenerli. La FRB non solo è inutile, è destabilizzante per l’economia nel suo complesso. Sotto il gold standard, ha creato cicli economici. Sotto il sistema di denaro fiat illimitato e delle banche centrali che fungono da prestatori di ultima istanza, ha creato il super-ciclo, che ora è nel suo doloroso stadio finale.

 

Le banche fanno soldi dai sistemi di pagamento

Quando di recente ho preso accordi per un viaggio in Africa ho trattato direttamente con gli operatori turistici locali, cosa che, oggi, può essere fatta facilmente ed economicamente con l’aiuto della posta elettronica, di internet e di skype. Eppure, quando si trattava di pagare i tour operator Africani ho dovuto passare attraverso un processo che non è cambiato molto dal 1950. Non solo erano coinvolte le banche Inglesi ed Africane, ma anche le banche di corrispondenza a New York. Questo ha richiesto tempo e, naturalmente, è costato denaro in forma di costi aggiuntivi.

Immaginate avremmo potuto usare l’oro o Bitcoin! Il pagamento sarebbe stato così facile e veloce come tutte le e-mail. Non ci sarebbe stato nessun tasso di cambio, e piccole commissioni (forse nel caso dell’oro) o nessuna commissione (nel caso di Bitcoin).

Un altro esempio: L’anno scorso ho dato un webinar al Ludwig von Mises Institute (LvMI). Il LvMI si trova ad Auburn, Alabama, ho condotto il seminario da casa mia a Londra, l’addetto tecnologico del LvMI sedeva a Taiwan, ed i partecipanti al seminario si trovavano in tutto il mondo. Tutto questo è ora possibile – a buon mercato, rapido e conveniente – grazie alla tecnologia. Eppure, quando il LvMI mi ha pagato l’onorario doveva passare attraverso alcune banche – di nuovo, banche di corrispondenza a New York – c’è voluto un po’ di tempo e costi aggiuntivi. E l’onorario dal LvMI è stato pagato in una valuta che non posso utilizzare direttamente nel mio paese.

 

Le banche fanno i soldi col nazionalismo monetario

Gli storici d’economia futuri avranno pietà di noi per aver lavorato in un mosaico globale strano ed inefficiente di valute cartacee locali – e per aver ingenuamente creduto che questo rappresentava l’apice del capitalismo moderno. Oggi, ogni governo vuole avere la propria moneta cartacea locale e la propria banca centrale locale, e gestire la propria politica monetaria (ovviamente, sulla base di monete fiat locali perfettamente elastiche). Questo è naturalmente un grande impedimento al commercio internazionale ed al libero flusso dei capitali.

Se voglio spendere i soldi che ho ottenuto dal LvMI e spenderli dove vivo (in Inghilterra), devo scambiare i dollari del LvMI per sterline. Posso farlo solo se trovo qualcuno che è disposto a prendere il lato opposto di tale operazione, qualcuno che è disposto a vendere sterline per dollari. L’esistenza di numerose monete re-introduce necessariamente un elemento di parziale baratto nel commercio basato sul denaro. Certo, il mercato fx giornaliero e multi-biliardario può fare al caso mio, ed in modo rapido ed economico, ma questo mercato è solo una soluzione di ripiego, un servizio molto sviluppato per affrontare nel miglior modo possibile le inefficienze del nazionalismo monetario. La soluzione migliore, più efficace e capitalista sarebbe quella di utilizzare lo stesso mezzo di scambio in tutto il mondo. Il gold standard era un sistema monetario molto superiore in questo senso. Passare dal gold standard internazionale ad un sistema con una moltitudine di valute cartacee gestite dallo stato significava regressione economica, non progresso.

Cento anni fa, si poteva prendere il treno da Londra a Mosca ed usare le stesse monete d’oro per tutto il percorso per il pagamento. Non c’era bisogno di cambiare i propri soldi nemmeno una volta. (Per inciso, non si aveva bisogno nemmeno di un passaporto!)

Il concetto di “economia nazionale” che ha bisogno di una “moneta nazionale” è sempre una finzione. Così anche l’idea che le economie funzionano meglio se il denaro, i tassi di interesse ed i tassi di cambio sono accuratamente manipolati dai burocrati locali. (Questa finzione è ancora diffusa da molti economisti che si guadagnano da vivere con questo sistema.) Il problema più grande con la politica monetaria è che non esiste una cosa come la politica monetaria. Ma nel mondo di oggi sempre più globalizzato, queste finzioni sono del tutto insostenibili. Il capitalismo trascende i confini, e quello di cui ha bisogno per prosperare è semplicemente denaro forte, apolitico e quindi internazionale. Denaro come strumento adatto all’interazione umana volontaria ed alla cooperazione, e non uno strumento per la politica.

Le banche traggono beneficio dall’attuale segregazione monetaria. Traggono costantemente profitto dal cambio di una moneta cartacea per un’altra e dai cambi in valuta estera. Le compagnie non finanziarie che operano a livello internazionale sono inevitabilmente costrette a speculare sui mercati valutari o a pagare per costose strategie di copertura (pagando di nuovo le banche per fornirli).

 

Le banche fanno i soldi con la speculazione

Non c’è, naturalmente, nulla di sbagliato con la speculazione in un libero mercato. Tuttavia, in un mercato veramente libero ci sarebbero poche possibilità di speculazione. Oggi il forte coinvolgimento dello stato nei mercati finanziari, l’esistenza di numerose monete di carta, il tutto gestito per uso domestico a fini politici, e la volatilità costante che viene generata dalla politica monetaria e fiscale creano grandi opportunità per la speculazione. Inoltre, il denaro facile che le banche centrali forniscono generosamente per sostenere la loro FRB sovra-estesa è utilizzato da molte banche per speculare negli asset finanziari, spesso anticipando la mossa successiva delle autorità monetarie con cui queste banche hanno un rapporto stretto. E in misura considerevole, le banche passano il denaro a basso costo dalle banche centrali ai clienti dei loro fondi speculativi.

Ricordate che subito dopo il crollo della Lehman, le banche d’investimento Goldman Sachs e Morgan Stanley, che in precedenza avevano evitato i depositi ed i servizi bancari al dettaglio ma erano sempre state pesantemente coinvolte nel commercio dei titoli, ottennero rapidamente le autorizzazioni bancarie al fine di beneficiare dalla rete di sicurezza che lo stato fornisce alle proprie banche.

 

Le banche canalizzano i risparmi negli investimenti

Sì, in qualche modo continuano a fare questo, e questa è davvero una funzione importante di intermediari finanziari. Tuttavia, gli asset manager possono fare la stessa cosa, e lo fanno senza mescolare questi servizi con la FRB e la creazione di denaro. In generale, il settore della gestione patrimoniale è molto più trasparente su come si alloca gli asset dei suoi clienti, ha una chiara responsabilità fiduciaria di questi asset, e non può usarli come “riserve”. Nell’economia aurea o di Bitcoin del futuro, sarete, ovviamente, liberi di destinare alcuni dei vostri soldi ad asset manager che gesticono gli investimenti per voi.

 

Conclusione

Sono stato troppo duro con le banche? – Forse. I banchieri, in loro difesa, diranno che non sono la fonte di tutte queste inefficienze, che semplicemente aiutano i loro clienti ad affrontare le inefficienze di un sistema monetario progettato e politicizzato dallo stato – e che raccolgono i risultati legittimi per l’aiuto fornito. – Va bene. In una certa misura, possono avere ragione. Ma è molto chiaro che la dimensione, i modelli di business, le fonti di redditività, ed i problemi delle banche moderne sono unicamente ed intimamente legati all’attuale sistema monetario cartaceo completamente elastico. Come ho cercato di mostrare, anche se il sistema monetario cartaceo fosse stato destinato a durare – e certamente non è così – le forze del capitalismo, la ricerca costante di soluzioni migliori, più efficienti e durature, insieme al progresso tecnologico, avrebbero posto enormi pressioni del mercato sull’attuale settore bancario negli anni successivi, in ogni caso. Ma dato che il nostro sistema attuale non è il risultato delle forze di mercato tanto per cominciare, che un sistema di monete elastiche e locali non è necessario, che è sub-ottimale, inefficiente, instabile, e insostenibile, e che è già nel suo stadio finale, ho pochi dubbi sul fatto che le banche moderne faranno la fine del dodo. Saranno nei prossimi decenni ciò che le industrie del carbone e dell’acciaio sono state nei decenni dal 1960 al 1990. Sono dinosauri parastatali, unite fino al midollo con la burocrazia e la politica, gonfie e dipendenti dal denaro a basso costo e dai contributi statali. Sono mature per la mietitura.

La fine del sistema monetario cartaceo offrirà grandi opportunità ad una nuova generazione di imprenditori moentari. In questo ruolo, potrei vedere imprese di immagazzinamento d’oro, aziende tecnologiche, fornitori di servizi di pagamento con Bitcoin e società di gestione degli asset. Se alcuni di questi uniscono le forze, le opportunità saranno grandi. Il mondo è pronto per un sistema monetario alternativo, e quando l’attuale sistema collasserà sotto il peso delle sue contraddizioni, ci sarà qualcosa lì che prenderà il suo posto.

L’attuale economia a denaro fiat è matura per una certa “distruzione creativa” Schumpeteriana.

Nel frattempo, la svalutazione della cartamoneta continua.

 

 

Articolo di Detlev Schlichter, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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Gli Stati Uniti si stanno dirigendo verso un bust economico?

Lun, 04/01/2016 - 09:48

Mercoledì 16 dicembre 2015 i funzionari della Federal Reserve Bank hanno innalzato il tasso dei federal funds, dallo 0.25% allo ​​0.5%, per la prima volta sin dal dicembre 2008. L’obiettivo sarebbe quello d’innalzarlo gradualmente al 1.25% entro il dicembre del prossimo anno.

I funzionari della FED hanno giustificato tale aumento dicendo che l’economia è abbastanza forte e può stare in piedi sulle proprie gambe. “La commissione ritiene che quest’anno vi sia stato un notevole miglioramento nelle condizioni del mercato del lavoro, ed è ragionevolmente fiduciosa che l’inflazione salirà nel medio termine al suo obiettivo del 2%”, ha riportato il comunicato stampa post-meeting della FED.

Vari indicatori economici chiave, quali la produzione industriale, non supportano questo ottimismo. Il tasso di crescita annuo della produzione è sceso a -1.2% a novembre, rispetto al 4.5% del novembre dello scorso anno. Secondo il nostro modello, tale tasso di crescita annuo potrebbe scendere a -3.4% entro il prossimo agosto.

Anche se il tasso di crescita annuale dell’IPC è salito allo 0.5% a novembre, rispetto allo 0.2% di ottobre. Secondo il nostro modello, è probabile che il tasso di crescita dell’IPC s’indebolirà visibilmente.

Il tasso di crescita annuo dovrebbe scendere a -0.1% ad aprile, prima di stabilizzarsi allo 0.1% a dicembre del prossimo anno.

Quindi, da questo punto di vista, i funzionari della FED non hanno le basi per restringere la loro posizione.

I funzionari della FED sono del parere che il tasso quasi a zero dei federal funds e il loro massiccia pompaggio monetario abbiano curato l’economia, la quale sembra essere in prossimità di un percorso di crescita economica stabile e di stabilità dei prezzi.

Secondo questo modo di pensare, il ruolo della politica monetaria è quello di fare in modo che l’economia sia indirizzata verso il “percorso corretto”.

Deviazioni dal “percorso corretto” si verificano a causa di vari shock, che sono spesso considerati di natura misteriosa. Suggeriamo che attualmente la FED stia seguendo il sentiero della FED di Greenspan, il quale è stato determinante nel mettere in moto la crisi economica del 2008.

Noi riteniamo che un fattore importante della crisi economica del 2008 sia stata la precedente politica monetaria allentata della FED, presieduta all’epoca da Alan Greenspan. Il tasso dei federal funds venne abbassato dal 6.5% nel dicembre 2000 al 1% a maggio 2004.

Questo abbassamento dei tassi d’interesse è stato determinante nello scatenare il boom economico, in particolare nel mercato immobiliare.

Inoltre i funzionari della FED sostenevano che l’aggressiva riduzione dei tassi d’interesse era stata necessaria per stabilizzare l’economia, cioè per portarla sulla “retta via”.

A giugno 2004 i funzionari della FED arrivarono alla conclusione che l’economia non aveva più bisogno d’aiuto e che poteva stare in piedi con le proprie gambe. Di conseguenza la banca centrale innalzò il tasso dei federal funds dello 0.25% a giugno 2004, al 1.25%. La FED adottò una politica d’innalzamento graduale dei tassi d’interesse fino a giugno 2006. Si noti che nel giugno 2006 l’obiettivo era stato fissato al 5.25%, da mantenere a tal livello fino all’agosto del 2007.

All’epoca la FED riteneva che un innalzamento graduale (di volta in volta dello 0.25%) del tasso d’interesse avrebbe evitato i cosiddetti venti contrari e avrebbe permesso ai funzionari della FED di controllare l’economia in modo più accurato verso un percorso di crescita economica stabile e di prezzi stabili . La crisi economica del 2008 mandò in frantumi tutto ciò.

Suggeriamo che le manipolazioni dei tassi d’interesse da parte della FED non possono portare l’economia verso un sentiero di stabilità e prosperità, ma al contrario innescano la minaccia dei cicli boom/bust.

Un abbassamento artificiale dei tassi d’interesse dà luogo a diverse attività che non riescono a sopravvivere senza la politica monetaria allentata della banca centrale.

Un basso tasso d’interesse, accompagnato da una crescita della massa monetaria, favorisce la deviazione di ricchezza reale dai creatori di ricchezza verso varie attività non produttive, o bolle. (Queste attività non possono sostenersi da sole e non sarebbero emerse in un contesto di libero mercato).

Il boom economico, che viene falsamente etichettato come prosperità economica, porta all’indebolimento del processo di creazione di ricchezza.

Ad un certo punto la banca centrale, che segue i vari indicatori economici per giustificare le manipolazioni dei tassi d’interesse, giunge alla conclusione che l’economia sta iniziando a deviare dal “percorso corretto”.

Di conseguenza viene invertita la posizione riguardo il tasso d’interesse. Ciò inizia ad indebolire la sopravvivenza delle varie bolle — s’insinua un bust economico.

L’entità del bust è influenzata dalla precedente posizione monetaria allentata e dallo stato del bacino della ricchezza reale. (Si noti che ciò che permette la crescita economica è il bacino della ricchezza reale, il quale finanzia le attività economiche).

Se il bacino della ricchezza reale è stagnante o in calo, allora indipendentemente dalla politica della FED l’economia non mostrerà una crescita economica generale.

Una posizione monetaria più ristretta riguardo il tasso d’interesse, insieme ad un bacino della ricchezza reale in restringimento, non solo indebolirà le bolle ma anche le attività buone, le quali non sono riuscite a prosperare a causa della mancanza di finanziamenti reali.

Col passare del tempo un atteggiamento monetario più ristretto eliminerà le bolle e lascerà più ricchezza reale a disposizione dei creatori di ricchezza, permettendo l’introduzione di diverse attività creatrici di ricchezza.

Noi supponiamo che la politica dei tassi d’interesse bassi promulgata dalla FED, oltre alle precedenti politiche monetarie allentate (durante l’era Greenspan), abbia gravemente indebolito il bacino della ricchezza reale e attualmente potrebbe languire in uno stato terribile.

Ciò aumenta la probabilità che l’eliminazione delle bolle, come risultato di una posizione più ristretta, sebbene sia un bene a lungo termine per i creatori di ricchezza, innescherà una grave crisi economica nel breve/medio termine.

 

Sommario & Conclusione

Suggeriamo che attualmente la FED stia seguendo il sentiero della FED di Greenspan, il quale è stato determinante nell’innescare la crisi economica del 2008.

Noi supponiamo che la politica dei tassi d’interesse bassi promulgata dalla FED, oltre alle precedenti politiche monetarie allentate (durante l’era Greenspan), abbia gravemente indebolito il bacino della ricchezza reale, e attualmente potrebbe languire in uno stato terribile.

Ciò aumenta la probabilità che l’eliminazione delle bolle, come risultato di una posizione più ristretta, sebbene sia un bene a lungo termine per i creatori di ricchezza, innescherà un bust economico nel breve/medio termine.

 

Articolo di Frank Shostak, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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Tassi d’interesse in un gold coin standard

Mer, 30/12/2015 - 10:30

Gli Americani stanno vivendo in un mondo di dissolutezza creata dalla banca centrale. Questo è stato vero sin dal 1914, quando la Federal Reserve ha aperto i battenti. Ma la più recente crisi economica creata dalle banche, iniziata nel Dicembre 2007, ha ricevuto più attenzioni che mai. Questo è principalmente il risultato della candidatura di Ron Paul nel 2007 per la nomina Repubblicana a Presidente. Ha avvertito che questa crisi sarebbe accaduta. Ha anche precisato le ragioni: la politica della Federal Reserve. Poi la crisi ha colpito.

La Federal Reserve ha perso la sua immunità dalle critiche nel 2008/2009. Non la riavrà mai. Ha anche perso la sua invisibilità. Il grande pubblico ha ormai una certa consapevolezza limitata della FED. La FED riceve un sacco di pubblicità negativa. Questo è uno sviluppo positivo.

Anche questo ha creato un problema. Alcuni dei critici della Federal Reserve propongono una soluzione peggiore alla stessa FED: la creazione di una banca centrale a moneta fiat che crea denaro dal nulla per pagare i progetti finanziati dal governo. Questi critici sostengono che questa banca gestita dal governo sarà in grado di offrire alle persone prestiti senza interessi, il che manterrà l’economia in funzione a pieno regime.

Questo è quello che John Maynard Keynes ha insegnato nella “General Theory of Employment, Interest, and Money” (1936). Keynes elogiò alcuni predecessori economicamente non sofisticati che proposero schemi per denaro creato dal governo senza interessi, compreso il fondatore del Credito Sociale, Major C.H. Douglas, e il contadino ed ex-economista della Repubblica Sovietica Bavarese del 1919 che durò solo una settimana, Silvio Gesell. Si riferiva a loro come parte del sottobosco economico, come del resto lo erano. Ho tenuto una conferenza su questo argomento. La potete ascoltare qui.

 

I GREENBACKER

Negli Stati Uniti, la componente più grande ed antica del sottobosco economico che promuove denaro fiat emesso dal governo è stato il movimento Greenback, così chiamato in onore della valuta dell’Unione nella Guerra Civile, non coperta da oro e stampata con inchiostro verde. I Greenbacker sono stati un movimento ideologico sin dal 1870. Hanno influenza sulle frange estreme di entrambi i circoli di Sinistra e di Destra – un risultato unico.

Ho scritto su queste persone per oltre 45 anni. Sono l’unica persona nella Scuola Austriaca che ha pubblicato critiche sulle loro posizioni. La prima l’ho scritta nel 1965, un saggio fatto circolare in ambiti privati. L’ho pubblicato nel mio libro: “An Introduction to Christian Economics” (1973). L’ho rivisto per aggiornarlo all’anno d’uscita del mini-libro pubblicato dal Mises Institute: Gertrude Coogan’s Bluff. Potete scaricarlo gratuitamente in PDF qui.

Miss Coogan fu la principale teorica del movimento Greenback nel 1930. I suoi libri sono ancora in stampa. Più recentemente, è stata sostituita da un avvocato, Ellen Brown. Ho sezionato il suo libro, The Web of Debt (2007), qui.

I Greenbacker odiano l’idea del gold standard, proprio come Keynes. Sostengono che il denaro fiat impedirà che accadano depresisoni, proprio come fece Keynes. Sostengono che il capitale – lo strumento della produzione – può essere ottenuto gratuitamente ad un tasso dello 0% l’anno, proprio come Keynes.

La cosa strana è questa: la maggior parte dei seguaci della posizione Greenback pensano di essere conservatori. Pensano a se stessi come difensori del libero mercato. Tuttavia, vedono tutte le banche possedute privatamente come un male economico. Si fidano del Congresso affinché crei una banca posseduta dal governo con il diritto legale di stampare qualunque quantità di moneta fiat vogliano i banchieri monopolisti protetti dal governo.

 

COSA C’E’ DI SBAGLIATO NELLA LORO POSIZIONE?

Non capiscono il motivo per cui ci sono tassi di interesse in ogni società. Considerano i pagamenti degli interessi come un immeritato pagamento ai banchieri. I banchieri, in quanto controllano i prestiti, stanno sfruttando le persone. Sono in grado di ottenere qualcosa (interessi) in cambio di niente (denaro fiat).

Andiamo al cuore della questione. Pongo questa domanda – la domanda che tutti gli economisti di libero mercato pongono ogni volta che trovano qualcuno che sostiene che chiunque può ottenere qualcosa in cambio di niente.

Se un venditore sta facendo pagare qualcosa in cambio di niente, perché un venditore concorrente non fa pagare un pò di meno?

Se una banca A fa pagare il 6%, perché una banca B non fa pagare il 5%? Se la banca B può realizzare un profitto facendo pagare il 5%, perché una banca C non può far pagare il 4, e così via, fino ad arrivare ad un tasso così basso a cui nessuno si lamenterebbe – nemmeno i Greenbacker. Capite l’idea?

Mettiamola in un altro modo: se qualcosa non vale davvero niente, come è possibile che qualcuno può farsi pagare qualcosa per essa?

Domanda semplice, no? Eppure non ho mai visto alcun Greenbacker ammettere sui giornali l’esistenza di questa minaccia concettuale nella sua teoria del sistema bancario. O non capiscono questo principio elementare della teoria economica, oppure non connettono la teoria economica generale col settore bancario.

Semmai incontrerete un difensore del Greenbackismo, chiedetegli di spiegarvi questo. Perché ci vuole una banca monopolista creata dal governo per offrire prestiti a tasso zero? Perché il libero mercato non può fornire una cosa simile?

Teoricamente, non c’è una risposta che sia coerente con la teoria della domanda e dell’offerta. Quando la persona comincia a borbottare, saprete che è frustrato. Non avete quindi bisogno di prestargli (o prestarle) attenzione.

Se vi risponde: “Beh, devi prima rispondere alla mia domanda”, replicate semplicemente: “Tu hai sollevato la questione. E’ quindi tua la responsabilità di spiegare come qualcosa che non vale niente possa avere un prezzo in un mercato libero. Perché la concorrenza tra i venditori non può abbassare il prezzo?”

Se lui/lei dice: “Perché ci sono restrizioni governative quando si entra in questo campo”, la persona si avvicina alla verità. La risposta corretta è questa: “Allora noi cittadini dovremmo esigere che il Congresso butti il governo federale fuori dal campo monetario e bancario. Dovresti smettere di invocare una banca del governo.”

Vedete quello che vi risponde. Il borbottio diventa un balbettio?

 

NIENTE PASTI GRATIS E NIENTE TEMPO GRATUITO

L’economista di libero mercato comincia di solito con il fatto della scarsità. E’ da qui che Adam Smith iniziò nel 1776. Egli osserva che alcune cose richiedono un prezzo. L’aria fresca che respiriamo è libera, ma quasi tutto il resto ha un prezzo. Perché? Perché, per usare le parole dell’economia di libero mercato: a costo zero, c’è una maggiore domanda rispetto all’offerta. Nell’enorme asta che ogni mercato rappresenta, ci sono più offerte d’acquisto a costo zero rispetto alle offerte di vendita.

Semplice, no? Ma è una legge universale? L’economista dice di si. È per questo che Keynes non era un economista. Disse che il capitale poteva in definitiva essere gratuito. Scrisse questo: “Ma sebbene ci possano essere ragioni intrinseche nella scarsità della terra, non vi sono ragioni intrinseche nella scarsità del capitale.” (General Theory, p. 376.) La considero la frase più assurda della storia della teoria economica. Nient’altro ci si avvicina.

Cosa c’è di sbagliato con la sua affermazione? Questo: il capitale è il prodotto della terra, più lavoro nel tempo. Se la terra ha una ragione intrinseca per essere scarsa, allora anche il capitale deve averne una. Ma Keynes nella General Theory non ragionava bene, il che è un altro modo per dire o che aveva perso la testa quando lo scrisse, oppure stava – utilizzando un delizioso detto del Sud – gettando fumo negli occhi. La maggior parte degli economisti getta fumo negli occhi.

In questo senso, ho rispetto dei Greenbacker. Non sono più fuori strada dei Keynesiani per quanto riguarda la loro teoria del capitale, ma non si fanno pagare un centesimo per andare nei college ad insegnare questa idea, ovviamente, svitata.

In primo luogo, un terreno produttivo deve essere pagato. Ci sono offerte d’acquisto concorrenti per possederlo. Quando compriamo un terreno, lo compriamo nella speranza di un flusso di servizi futuri. Oppure possiamo affittarli, i terreni. Chiamiamo il pagamento la “rendita”. Possiamo acquistare questi servizi futuri con l’acquisto di terreno o di materie prime.

In secondo luogo, la manodopera deve essere pagata. Ci sono offerte d’acquisto concorrenti per acquisirla. Nel mondo di oggi, affittiamo i servizi della manodpera. Ai tempi in cui la schiavitù era legale in Occidente, gli uomini potevano comprare questi servizi a vita ad un’asta di schiavi.

Ma per quanto riguarda il tempo? È gratuito?

Di tutte le risorse che non sono gratuite, il tempo è in cima alla lista. Il tempo è l’unica risorsa insostituibile. Questo è stato compreso in ogni cultura di ogni epoca. Penso che Ralph Stanley all’età di 73 anni l’abbia detto meglio per la mia generazione. (All’età di 84 anni, è ancora lì fuori a dirlo.)

In ogni economia, le materie prime richiedono un prezzo. Chiamiamo questi prezzi i “prezzi”. In ogni economia, i servizi della manodopera richiedono un prezzo. Chiamiamo questi servizi gli “stipendi”.

E quindi cosa dire del capitale? E’ prodotto dalla combinazione della terra e del lavoro nel corso del tempo. Richiede pertanto un prezzo. Ma qui, vi è un errore concettuale diffuso e fondamentale. La gente chiama il prezzo del capitale “interesse”. Perché è errato? Perché il prezzo del capitale è il risultato di terra (prezzi), lavoro (salari) e tempo (interesse). L'”interesse” dovrebbe essere applicato solo a ciò che noi paghiamo per il tempo. Non dovrebbe essere usato per identificare quello che paghiamo per il capitale.

La più chiara discussione che ho visto su questo argomento appare nel libro di Murray Rothbard, Man, Economy, and State (1962), Capitolo 7, Sezione 4. Discute quello che dobbiamo pagare per i fattori di produzione. Inizia con la discussione di un costrutto teorico che non esiste nella storia: un’economia perfettamente concorrenziale in cui non ci sono utili o perdite, perché ognuno conosce il futuro. In un tale mondo: “non esiste un reddito netto per i proprietari dei beni capitali, dal momento che i loro prezzi contengono i prezzi dei vari fattori che cooperano nella loro produzione. Essenzialmente, quindi, l’utile netto è attribuito solo ai proprietari dei fattori di terra e manodopera e ai capitalisti per il loro servizi “temporali””.

Fondamentale per l’economia Austriaca è l’idea che non ci può essere un’economia perfettamente concorrenziale. Tuttavia, come economisti, dobbiamo inizialmente escludere profitti/perdite (incertezza) al fine di raggiungere i concetti fondamentali economici associati ai prezzi dei fattori di produzione. Quando acquistiamo un bene capitale o un pezzo di terra, compriamo un flusso di servizi futuri (lo speriamo). Abbiamo sempre dato per scontato il valore futuro di questi servizi. Lasciate che vi offra un esempio. Se prometto di pagarvi un’oncia d’oro ogni anno per 30 anni, non mi offrirete 30 once in cambio di questa promessa scritta. Pensateci. Perché dovreste cedere 30 once d’oro oggi per ricevere 30 once tra 30 anni? Queste once future per voi non valgono tanto quanto quelle presenti. Quindi, vi offrite di comprare la mia promessa per molto meno di 30 once in anticipo. Questo sconto è il tasso di interesse. Influenza ogni promessa di pagamento. I suoi effetti non sono limitati al denaro.

A proposito, se non mi credete qui, vi proporrò questo accordo. Io o il mio patrimonio vi pagherà un’oncia d’oro alla fine di ogni anno per i prossimi 30 anni, al prezzo di 29 once d’oro in anticipo. Un vero affare!

Che c’è? Dite di non credere che sia un buon affare per voi? Perché no? Perché avete accettato la teoria della Scuola Austriaca dell’interesse. Ancora una volta, ecco la teoria. Il tasso di interesse è lo sconto che viene applicato da tutti gli attori economici razionali ad ogni flusso di reddito futuro.

Allora qual è la rendita? La rendita è il flusso delle entrate. Questo flusso a volte può essere acquistato offrendo contanti in anticipo. Un acquirente paga queste rendite future, ma sempre scontate. Anche in questo caso lo sconto è il tasso di interesse.

Quindi, non ci sono pasti gratis nella vita. Non vi è inoltre alcun terreno gratuito. Non esiste manodopera gratuita. Soprattutto, non esiste tempo gratuito. Il tempo stringe.

 

LA DOMANDA PREFERITA DEI GREENBACKER

Ho detto che i Greenbacker non hanno una risposta a questa domanda: “Se l’interesse è un pagamento di qualcosa in cambio di niente, perché la concorrenza non guida il tasso di interesse a zero?” La mia discussione dell’interesse come sconto per l’uso di risorse scarse nel tempo mostra perché l’interesse non è un pagamento di qualcosa in cambio di niente.

I Greenbacker hanno un paio di domande preferite da porre a quelli che dicono che i banchieri vengono pagati per servizi preziosi.

Come mai i banchieri vengono ripagati di più di quello che hanno prestato? Da dove salta fuori il denaro extra?

Il loro punto è che i banchieri vengono pagati qualcosa in cambio di niente. Ma questa domanda si applica più in profondità del mero sfruttamento. Come può spiegare la teoria economica questo pagamento extra?

Questa domanda è stata al centro della teoria di Karl Marx del capitalismo. Egli sosteneva che il pagamento extra ai capitalisti era il plusvalore derivante dallo sfruttamento della manodopera. E’ il valore ricevuto dai lavoratori al di sopra del valore pagato nei salari. L’economista Austriaco Eugen Bohm-Bawek rispose a questa domanda 130 anni fa. Disse che il pagamento ai capitalisti era dovuto per i servizi scarsi. Tutti i capitalisti sono costretti, nell’asta per i servizi della manodopera, a far salire il prezzo della manodopera (salari) fino al punto in cui i servizi della manodopera ricevono il pagamento completo.

Non è possibile conservare un pagamento extra – non dai lavoratori, non dai proprietari terrieri, non dai datori di lavoro, o dai banchieri. Perché no? A causa della regola infrangibile dell’asta del libero mercato: “l’offerta più alta vince.” (Se un aspirante venditore si rifiuta di vendere, si propone un’offerta più alta). Passo ora a rispondere alla domanda preferita dei Greenbacker.

Cominciamo semplicemente. Diciamo che viviamo in un gold coin standard. Non ci sono riserve frazionarie. Ogni ricevuta emessa dalla banca per un’oncia d’oro equivale ad un’oncia d’oro nel caveau.

Diciamo che il sistema bancario ha un totale di 100 milioni di once d’oro in deposito. Diciamo anche che i depositanti hanno prestato i soldi ai banchieri per un anno al 2%. Così, i banchieri vanno in cerca di mutuatari che sono disposti a pagare circa il 5%. (Scelgo questi numeri per un più facile calcolo.) Diciamo che li trovano.

I banchieri guardano i conti finanziari dei mutuatari. Questi mutuatari avranno un reddito sufficiente durante l’anno per ripagare i prestiti? I debitori riceveranno abbastanza oro in futuro al fine di ripagare i prestiti? Potrebbero essere in grado di vendere il proprio lavoro. Potrebbero essere in grado di vendere alcuni terreni. Forse arriverà un assegno per un’eredità. Ma i banchieri non faranno prestiti se non credono che saranno rimborsati con gli interessi.

Successivamente, i depositanti non possono ottenere legalmente i loro soldi indietro fino alla fine del termine di deposito. Non c’è riserva frazionaria. Se vogliono un tasso positivo di ritorno, devono lasciare che il banchiere presti i loro soldi in deposito durante il periodo di tempo specificato nel contratto di deposito. In caso contrario, dovrebbero pagare la banca per la conservazione sicura: servizi di deposito.

I banchieri comprano per il futuro 105 milioni d’once d’oro, prestando oggi 100 milioni d’once. Comprano quei 105 milioni d’oncie futuri ad uno sconto.

Caso per caso, prestito dopo prestito, l’insieme dei mutuatari offre di ripagare 105 milioni d’once d’oro nel corso dei 12 mesi successivi. I banchieri richiedono pagamenti mensili. I mutuatari sono d’accordo.

Così, i banchieri prestano i soldi. Il denaro arriva nei conti bancari dei debitori. Poi i mutuatari spendono questi soldi per tutto ciò che vogliono acquistare. Il denaro esce sottoforma di monete o di assegni o di pagamenti con carta di credito.

La proprietà di questo denaro si sposta da miglior offerente a miglior offerente. I mutuatari guadagnano soldi – i flussi di entrate – dalla spesa di questi clienti. I mutuatari poi iniziano a rimborsare le banche.

In un’economia di libero mercato dove non ci sono leggi a favore della riserva frazionaria, e dove le corse agli sportelli sono consentite dalla legge, c’è denaro in circolazione al di fuori delle banche. Sicuramente ce n’è oggi: la “valuta detenuta al di fuori delle banche”. Fa parte dell’offerta di denaro.

Come è possibile ripagare tutti questi prestiti? Da dove prendono il 5% in più? Con la vendita di più beni e servizi ad altre persone che fanno uso di monete d’oro per comprare oggetti. Alcune di queste monete d’oro possono essere tenute al di fuori del sistema bancario.

Ma cosa succede se i mutuatari scoprono che non possono più permettersi di farlo? Non possono guadagnare denaro extra al di fuori del sistema bancario. Non prenderanno in prestito al 5%. Si metteranno d’accordo solo a meno.

I banchieri troveranno un minor numero di acquirenti per prestiti al 5%. Dovranno prestare a tassi più bassi. Dovranno pagare di meno i depositanti.

I depositanti potrebbero ritirare i soldi delle banche. I soldi detenuti al di fuori delle banche aumenterebbero. I soldi in banca diminuirebbero. I possessori del denaro ritirato spenderebbero questi soldi. Ciò permetterebbe ai mutuatari di pagare il denaro extra ai banchieri.

D’altra parte, alcuni depositanti potrebbero accettare di venir pagati con meno interessi. Si potrebbe concordare fino a zero o un numero che ci si avvicini molto.

Perché dovrebbero cedere le loro monete d’oro alle banche allo 0%? Perché, in un’economia di libero mercato, la produzione di beni e servizi aumenta costantemente. Questa è stata la normalità fin dal 1800. La più grande domanda senza risposta della storia moderna è come iniziò questa crescita economica composta e dove: Gran Bretagna e Stati Uniti. Il mondo cambiò. La concorrenza tra i venditori riduce i prezzi monetari. Il prezzo reale dei beni diminuisce anche quando il prezzo monetario dei beni rimane lo stesso. Le persone diventano più ricche, anche se non hanno denaro extra.

Così, in un’economia di libero mercato, il denaro (monete d’oro) pagato dai debitori a creditori può non essere superiore al denaro preso in prestito – allo 0% – ma il reddito reale dei creditori aumenta. L’interesse viene ancora pagato ai creditori, ma è nascosto. Il tasso di interesse è lo stesso di quello del declino nei prezzi denominati in oro.

Vantaggio collaterale: nessuno paga le imposte sul reddito su questa ricchezza. Perché no? Perché il reddito in monete d’oro è lo stesso del deflusso.

Non è una bella cosa la deflazione nei prezzi?

Diciamo che un proprietario di monete d’oro va da un banchiere. “Ti pagherò per conservare le mie monete.” Il banchiere dice: “Bene. Ti costerà il 2% l’anno.” Il proprietario delle monete dice: “E’ troppo”. Il banchiere dice: “Ti dirò una cosa. Fammi prestare le monete, e rimetterò le monete dello stesso peso e spessore nel caveau in un anno. Ciò non ti costerà nulla.” Il proprietario delle monete dice: “Ma io non voglio fare soldi”. Il banchiere dice: “È vero, ma è anche vero che non pagherai alcuna imposta sul reddito L’oro entro un anno probabilmente varrà il 3% di più come potere d’acquisto. E ti preoccuperai meno dei ladri.”

Affare fatto? Affare fatto!

Gli uomini moderni sono ingannati dal tasso di interesse sopra lo zero ricevuto sul denaro dalle banche a riserva frazionaria in un’economia inflazionata nei prezzi. Questo distrae la loro attenzione dall’aspetto fondamentale delll’economia di libero mercato, vale a dire, il costante calo dei prezzi reali di beni e servizi.

 

CONCLUSIONE

Il Greenbacker vede l’inflazione nei prezzi che è causata dal sistema bancario a riserva frazionaria: l’inflazione monetaria. Cos’è la riserva frazionaria? Più ricevute di deposito per l’oro che oro stesso nel caveau. Egli si oppone saggiamente alla riserva frazionaria. Ma non fa il salto concettuale decisivo: immaginare quello a cui assomiglierà un sistema di prezzi, compresi i tassi di interesse, in un’economia a gold coin standard senza riserva frazionaria.

In un mondo capitalista in cui non c’è alcun aumento dell’offerta di moneta, ci sarebbero bassi tassi di interesse in un economia in espansione. Le banche potrebbero offrire – probabilmente li offrirebbero – prestiti allo 0% o leggermente superiori ai mutuatari, e offrirebbero anche tassi negativi di interesse – spese per il deposito d’oro – ai depositanti. Venderebbero l’oro immagazzinato e la gestione di servizi di contabilità.

Inconcepibile? Davvero? Avete dato un’occhiata a quello che la vostra banca vi pagherebbe per farvi depositare i vostri soldi? Guardate quello che il Tesoro degli Stati Uniti sta pagando: 0.01% l’anno per i buoni del Tesoro a 90 giorni. Se ciò può accadere in questa economia, può certamente accadere in un’economia a gold coin standard con prezzi in calo.

La domanda non è come le banche prestano denaro ad interesse e vengono ripagate con maggiore denaro. “Da dove è saltato fuori questo denaro extra?” La domanda piuttosto è quale sarà il potere d’acquisto futuro del denaro quando verrà restituito. Se i prezzi sono in calo, le banche saranno rimborsate in termini monetari esattamente quello che hanno prestato – e prospereranno.

I Greenbacker non lo capiscono. Voi spero di si.

 

Articolo di Gary North, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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Risparmio, commercio e la fatina della fiducia

Lun, 28/12/2015 - 09:25

Le negoziazioni dell’ultimo minuto sul tetto del debito hanno fatto scatenare i sapientoni. Nel mezzo di una terribile recessione, è tuttora in corso il contrasto tra l’analisi degli Austriaci e dei keynesiani. Gli Austriaci raccomandano le virtù del risparmio e dell’investimento, mentre i keynesiani predicano l’opposto. Le cose sono così sottosopra che in questo articolo mi tocca difendere il presidente Obama dalle frecciate di Paul Krugman.

 

Krugman all’Assalto di Obama

In una pubblicazione del suo blog di questa settimana, Krugman ha dapprima citato il presidente Obama dalla conferenza stampa sulle negoziazioni del budget:

Penso che se l’intero paese vedrà Washington agire responsabilmente, fare compromessi, affrontare il deficit ed il debito tra 10, 15, 20 anni, affinché ciò possa aiutare le imprese a sentirsi più fiduciose per investire in questo paese, gli investitori esteri potrebbero dire che l’America si è riorganizzata e potrebbero essere disposti ad investire. E ciò avrà un impatto positivo sulla crescita generale e sull’occupazione.

Sembra una retorica fatta di luoghi comuni. Chi potrebbe opporsi al presidente degli Stati Uniti che spiega che ci sono cattive conseguenze per la crescita economica se gli investitori considerano il paese come una repubblica delle banane, oppure (che è lo stesso) che ci sono conseguenze buone se gli investitori pensano che la crisi finanziaria a lungo termine sia stata risolta? La sola ragione per lamentarsi è che queste banalità sono fasulle; gli “statalisti” Repubblicani e Democratici a Washington organizzeranno al meglio un aggiustamento a breve termine che ci permetta di zoppicare fino alla prossima emergenza che sorgerà in pochi mesi.

Ah, ma il premio Nobel Paul Krugman è uno scrittore intelligente e se n’è uscito con alcune ragioni per lamentarsi della frase di Obama:

OK, così questa è la fatina della fiducia. Ma la cosa degli “investitori esteri” è in realtà peggiore. Pensateci: i tassi d’interesse degli Stati Uniti sono bassi; non c’è alcun crowding out; NON stiamo soffrendo di una scarsità di risparmi. Quindi se gli investitori esteri decidono di amarci, che succede? Il dollaro aumenterà di valore, il che ridurrà le esportazioni, il che porterà ad una riduzione dei lavori. Non suona familiare tutto ciò? E’ strettamente connesso alle ragioni per cui l’accumulo di dollari da parte dei cinesi danneggia inequivocabilmente l’economia degli Stati Uniti quando ci troviamo in una trappola della liquidità. E quello che abbiamo da poco appreso è che la Casa Bianca ancora non l’ha capito.

In questo breve passaggio, Krugman non solo contraddice l’analisi base Austriaca, ma nel suo trattamento degli stranieri egli fa pasticci anche con l’analisi Keynesiana. Tratterò ogni argomento separatamente.

 

La Fatina della Fiducia

La presa in giro di Krugman sulla “fatina della fiducia” è una gag che ritorna spesso sul suo blog. Secondo il punto di vista di Krugman, l’ovvio problema con il mondo dell’economia di oggi è un’insufficiente domanda aggregata. Le imprese non stanno assumendo lavoratori o investendo nelle loro operazioni perché le vendite sono deboli. Ma a causa di un debito che allunga le sue ombre sul settore privato, la spesa totale dei consumatori e delle imprese sarà depressa per un pò. Ecco perché tocca al governo riempire il vuoto attraverso l’estesa spesa a deficit.

Ma molti dirigenti ed analisti si discostano dalle raccomandazioni di Krugman. Pensano che i governi abbiano già provato enormi sforzi di “stimolo”, e che il mondo dell’economia sia ancora impantanato. Contrariamente a Krugman, questi invocatori di “austerità”[Scarica il PDF] raccomandano di frenare i deficit e propongono anche tagli alla spesa del governo. In modo da spiegare il perché in realtà l’austerità fiscale promuoverebbe la ripresa economica, i sostenitori dell’austerità spesso dicono che l’aggiustamento del budget a lungo termine ripristinerebbe la fiducia. Krugman pensa che ciò sia una teoria insensata per cui non esiste prova, ed è per questo che sta sfottendo con la “fatina della fiducia”.

Qui vediamo l’enorme vuoto tra l’analisi Austriaca e quella Keynesiana. Secondo gli Austriaci, una recessione era inevitabile perché le risorse reali di capitale furono allocate malamente durante gli anni della bolla immobiliare. Gli enormi interventi del governo e della FED sin da allora sono solo serviti a ritardare l’adattamento dell’economia alle nuove realtà.

Visto che tutti — incluso Krugman — ammettono che sia gli americani sia il governo stavano consumando troppo durante gli anni del boom immobiliare, gli Austriaci colcludono naturalmente che la soluzione sia di aumentare i risparmi e vivere entro i propri mezzi. Ciò non vale solo per le famiglie, ma anche per il governo. Non c’è niente di magico nella spesa del governo. Infatti, le risorse allocate tramite il processo politico probabilmente non soddisferanno le preferenze dei consumatori rispetto a quelle allocate tramite il processo di mercato.

Sull’argomento specifico della fatina della fiducia, Krugman è nei guai. Tanto per cominciare, è difficile vedere come il discorso della fiducia sia meno rigoroso rispetto alla famosa discussione degli “spiriti animali” di John Maynard Keynes quando si tratta di spiegare il business dell’investimento.

Anche più preoccupante per Krugman è che egli stesso ammette che gli investitori privati hanno agito secondo (presunti) miti degli economisti anti-Keynesiani. Durante il suo discorso su Keynes, Krugman ha alluso ad una banca d’investimento16 che faceva un’apologia delle proprie erronee previsioni sui tassi d’interesse (dove la cattiva previsione era colpa dell’aver ignorato l’analisi di Krugman). Diverse volte Krugman ha criticato Bill Gross di Pimco per aver detto che i tassi d’interesse aumenteranno a causa della fine del QE2, e Krugman spesso ridicolizza Peter Schiff ed altri che mettono in guardia per l’iperinflazione. Più in generale — e non ricordo se Krugman stesso abbia fatto ciò — i progressisti hanno preso in giro in trasmissioni radio i sostenitori dell’oro.

Krugman ed altri non possono avere entrambe le cose. Non può essere che il mondo sia:

  • pieno di imbecilli che perdono una barca di soldi dei loro clienti perché hanno ascoltato il consiglio di un economista della Scuola di Chicago o Austriaca, mentre
  • gli investitori non sono influenzati dalle loro paure per le politiche di Obama e Bernanke.

Krugman e gli altri Keynesiani devono scegliere una via e seguirla.

 

La Legge di Say

Inoltre, la “spiegazione” che il problema dell’economia è una mancanza di spesa fu demolita tempo fa da J.B. Say. Sebbene ci siano alcune complessità nell’analisi, proporrò ancora la classica saggezza della legge di Say contro gli eleganti modelli matematici che escono fuori da Princeton.

Questo è il contesto attuale per la discussione: proprio ora abbiamo un investimento delle imprese private molto basso, disoccupazione alta, bassa spesa al consumo e bassi tassi di crescita nella produzione totale. La proposta degli Austriaci è di rimuovere le catene dagli imprenditori e di smettere di interferire con i segnali che lanciano i prezzi nei mercati di capitale in modo che i problemi “reali” dell’economia possano essere aggiustati. Una volta che accadrà, le imprese inizieranno ad assumere di nuovo, la disoccupazione calerà, la produzione reale aumenterà e la spesa si prenderà cura di se stessa.

I Keynesiani negano che ci sia un qualsiasi “reale” problema strutturale. Ciò deriva dalla loro visione aggregata dell’economia, in cui la struttura di produzione non può essere distorta come può accadere nella teoria Austriaca. Invece, qualcuno come Paul Krugman vede lo stesso ammontare di trattori, immobili e lavoratori alla vigilia del bust come li vede il giorno dopo, quindi non può capire perché il “PIL reale” sia caduto del tutto. L’economia non deve tenere fede nel suo potenziale se non sforna cose tanto velocemente quanto (apparentemente) faceva durante il picco della bolla immobiliare. Il modello di Krugman non può letteralmente gestire la possibilità che l’economia fosse in una posizione insostenibile durante la bolla e che le politiche di Bernanke hanno solo reso le cose peggiori.

 

L’Investimento Estero E’ Dannoso?

Come ho detto all’inizio dell’articolo, quando Krugman ha diretto la sua attenzione dalla fatina della fiducia agli investitori esteri, egli in realtà ha ripudiato anche l’analisi Keynesiana standard. Ricordate che Obama ha detto che l’investimento estero negli Stati Uniti aiuterebbe la nostra economia. A questo Krugman ha replicato: “Quindi se gli investitori esteri decidono di amarci, che succede? Il dollaro aumenterà il suo valore, il che ridurrà le esportazioni, il che porterà ad una riduzione dei lavori.”

Aspettate un attimo. Krugman ci ha detto ripetutamente che il problema dell’economia mondiale proprio ora è che alcune persone vogliono risparmiare di più rispetto a quelle altre che vogliono investire (nello specifico, il tasso d’interesse determinato dalla domanda e dall’offerta di fondi prestabili: “vuole” essere negativo, ma ahimè ciò è impossibile e di conseguenza siamo impantanati con un eccesso di risparmi). Ecco perché Krugman pensa che sarebbe d’aiuto per gli Stati Uniti se la Cina smettesse di comprare così tanto debito del Tesoro.

Ma Obama (o piuttosto, i suoi autori dei discorsi) non stavano parlando solo degli investitori esteri che comprano IOU dallo zio Sam. Se qualcuno sta pensando di costruire, diciamo, un’industria automobilistica in un altro paese, egli esiterà se quel paese sta stampando denaro a tavoletta, oppure se dovesse aumentare vertiginosamente il tasso delle imposte sul reddito in pochi anni a causa del debito lievitante. Ma in questa incertezza, se i leader politici del paese concordano in tagli a lungo termini del budget e così via, allora l’investitore potrebbe stringere i denti e spendere i fondi.

Per ripetere, questo è esattamente quello che i Keynesiani dicono che debba accadere in modo che la ripresa economica divenga soddisfacente ed il governo lasci la scena gradualmente. L’investimento privato ha bisogno di espandersi. Ma Krugman è così ostile all’idea che le misure politiche di “destra” possano raggiungere questo risultato che si è spinto oltre criticando aspramente l’investimento estero di per sè negli Stati Uniti.

Anche in termini Keynesiani, l’investimento estero negli Stati Uniti sarebbe una cosa buona, come minimo se contribuisse direttamente a spese più alte. Per esempio, se un investitore giapponese volesse costruire un’industria automobilistica in South Carolina, avrebbe bisogno come prima cosa di vendere yen per dollari USA. Ciò spingerebbe in su il valore del dollaro e danneggerebbe le eportazioni nette degli USA (restando uguali le altre cose). E quindi? La disoccupazione diminuirebbe comunque ed i saggi salariali statunitensi aumenterebbero mentre l’investitore giapponese userebbe i suoi dollari per ingaggiare lavoratori americani per costruire la nuova industria ed iniziare le operazioni.

Per vedere il grande disegno, possiamo lasciar perdere il denaro per il momento. Supponiamo che l’investitore giapponese mandi letteralmente vestiti, cibo ed altri beni al di là dell’oceano a lavoratori statunitensi precedentemente disoccupati. In cambio di questi oggetti, i lavoratori statunitensi assemblerebbero la nuova industria a nome dell’uomo giapponese. In questo scenario, è vero che le importazioni statunitensi sarebbero aumentate, facendo così peggiorare il temuto “deficit della bilancia commerciale”. Ma i lavoratori precedentemente disoccupati che ora hanno guadagnato un pò di cibo, vestiti, ecc. probabilmente non vedrebbero problemi in un cambiamento delle statistiche commerciali.

 

Conclusione

Gli Austriaci hanno un approccio di buonsenso per i boom ed i bust. Dopo un periodo di enorme consumismo ed investimenti improduttivi, il rimedio appropriato per le famiglie è risparmiare e per le imprese investire in linee indicate da un tasso d’interesse giusto. Al contrario, i Keynesiani guidati da Paul Krugman criticano aspramente i risparmi e occasionalmente gettano via il bambino (es. gli investimenti) con tutta l’acqua sporca.

 

Articolo di Robert P. Murphy, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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La FED e la BCE: due vie, uno scopo

Mer, 23/12/2015 - 09:50

Sia la Federal Reserve (FED) che la Banca Centrale Europea (BCE) sono in possesso della stampante monetaria. Gestiscono la base monetaria. In cima alla produzione della base di denaro, il sistema della riserva frazionaria può produrre denaro dal nulla. Entrambe le banche centrali producono denaro in modo da finanziare i loro rispettivi governi. Come conseguenza della loro produzione di denaro, i prezzi saranno più alti rispetto a quanto sarebbero stati altrimenti. Tutti coloro che usano il denaro pagano indirettamente i deficit del governo attraverso una riduzione del potere d’acquisto e la ridotta qualità del loro denaro.

Mentre le funzioni della BCE e della FED (fornire liquidità al sistema bancario in tempi di crisi e finanziare il governo insieme al sistema bancario) sono le stesse, ci sono piccole differenze tra di loro. Nelle cosiddette operazioni di mercato aperto (un altro termine per la manipolazione attiva dell’offerta di denaro) le banche centrali producono o distruggono la base di denaro.

Ci sono due modi con cui le banche centrali possono produrre la base di denaro. Per tradizione, la FED usa l’approccio produzione di denaro ed acquisto (PMP). Normalmente, la FED produce denaro nei suoi computer e lo usa per comprare titoli di stato degli Stati Uniti dal sistema bancario. In cambio dei titoli di stato degli Stati Uniti, la FED crea denaro sul conto che le banche venditrici posseggono nella FED stessa.

La BCE, al contrario, usa l’approccio produzione di denaro e prestito (PML). Produce denaro e lo presta al sistema bancario per una settimana o tre mesi. La garanzia collaterale preferita per questi prestiti alle banche è rappresentata dai bond dei governi.[1] Come risultato del PMP e del PML, le banche ricevono nuova base di denaro. Detengono maggiori riserve nei loro conti alla banca centrale. Le riserve aggiuntive stanno a significare che ora possono espandere il credito e perfino creare ulteriore denaro.

Per i governi, il meccanismo funziona abbastanza bene. Di solito spendono di più di quello che ricevono in tasse, ovvero, incorrono in deficit. A nessuno piace pagare le tasse. Tuttavia, alla maggior parte degli elettori piace ricevere regali dai propri governi. La soluzione per i politici è semplice. Promettono regali agli elettori e li finanziano con i deficit piuttosto che con le tasse. Per pagare i deficit, i governi emettono biglietti di carta chiamati bond del governo come i titoli di stato degli Stati Uniti.

Un’enorme porzione dei titoli di stato è comprata dal sistema bancario, non solo perché il governo degli Stati Uniti è concepito come un debitore solvente, grazie alla sua capacità di usare la violenza per appropriarsi delle risorse, ma anche perché la FED compra i titoli di stato nelle sue operazioni di mercato aperto. La FED, pertanto, monetizza il deficit in un modo che non danneggia i politici

Ma cosa dire dell’interesse pagato per i titoli di stato? Il governo degli Stati Uniti deve pagare un interesse sui bond al nuovo proprietaro, la FED. La FED riceve l’interesse, cosa che aumenta il profitto della FED. Chi riceve il profitto della FED? La maggioranza dei profitti della FED è restituita al governo degli Stati Uniti alla fine dell’anno.

E cosa dire del capitale dei bond? Cosa accade quando il bond deve essere ripagato? Alla maturazione dei bond, il governo dovrebbe pagare i suoi possessori. Il trucco qui è quello di emettere un nuovo bond per pagare quello che matura. Così, i debiti non devono essere mai ripagati ma continuano ad essere monetizzati. La figura 1 mostra come la FED finanzia il deficit degli Stati Uniti:

 

Figura 1: Come la FED finanzia il governo degli Stati Uniti

 

La BCE finanzia i deficit in un modo più subdolo. Solo nella crisi dei debiti sovrani ha iniziato a comprare totalmente i bond dei governi. Normalmente, la BCE presta alle banche per una garanzia collaterale. Le banche comprano i bond del governo perché sanno che è la garanzia collaterale preferita dalla BCE. Offrendo alla BCE i bond come garanzia collaterale, le banche ricevono nuove riserve e possono epandere il credito. Visto che i bond del governo sono ancora posseduti dalle banche, i governi devono pagare l’interesse alle banche. Le banche, a loro volta, pagano l’interesse sui prestiti che ricevono dalla BCE, la quale restituisce i suoi profitti ai governi.

Così, il sistema è simile a quelo della FED, con la differenza che normalmente parte dei pagamenti dell’interesse fuoriesce dal sistema bancario che paga tassi d’interesse inferiori sui suoi prestiti rispetto a quello che riceve sui bond. Un’altra differenza importante è che ci potrebbe essere una redistribuzione tra i governi, se i governi dell’eurozona incorrono in deficit di grandezze diverse. Nel mio libro La Tragedia dell’Euro spiego che l’Eurosistema assomiglia ad una tragedia dei beni comuni. Diversi governi indipendenti possono usare un sistema bancario centrale per finanziare i loro deficit ed esternalizzare i costi sotto forma di perdita di potere d’acquisto dell’Euro per tutti coloro che usano la valuta. L’incentivo è di avere deficit maggiori rispetto agli altri governi dell’eurozona in modo da trarre profitto dalla redistribuzione monetaria. Il flusso di nuovo denaro è mostrato nella figura 2.

 

Figura 2: Come la BCE finanzia i governi dell’area Euro

 

E’ essenziale la differenza tra la manipolazione dell’offerta di denaro da parte della FED e della BCE? La FED compra totalmente i bond del governo, mentre la BCE li accetta come una garanzia collaterale per nuovi prestiti al sistema bancario. Economicamente, gli effetti sono identici. L’offerta di denaro aumenta quando la FED compra i bond del governo. Quando la BCE concede un prestito con i bond del governo usati come garanzia collaterale, l’offerta di denaro aumenta. Nel caso della FED, l’offerta di denaro aumenta finché la FED non vende i bond. Nel caso della BCE, l’offerta di denaro aumenta finché la BCE non fallisce nel rinegoziare (rinnovare) il suo prestito al sistema bancario.

Esiste una differenza legale. La FED integra i bond del governo nel suo bilancio. La BCE non fa così perché i bond rimangono legalmente una proprietà delle banche. Visto che la BCE non pubblica le garanzie collaterali fornite per i propri prestiti, non sappiamo quanti bond del governo Greco, per esempio, sono forniti come garanzia collaterale per i prestiti della BCE. La FED è più trasparente da questo punto di vista.

In entrambi i casi, vengono effettivamente monetizzati i deficit dei governi. Ciò vuol dire che la BCE stava salvando la Grecia anche prima del Maggio 2010. Non ha dovuto comprare completamente i bond Greci; ha solo dovuto accettarli come garanzia collaterale. Se la BCE non avesse accettato i bond Greci, i debiti Greci non avrebbero potuto accumularsi in tal quantità. Il governo Greco avrebbe dovuto andare in default molto prima.

Oltre a questa monetizzazione diretta, c’è un’altra monetizzazione che va avanti e che spesso viene trascurata. I partecipanti dei mercati sanno che le banche centrali comprano i bond dei governi e li accettano come garanzia collaterale preferita. Le banche comprano i bond dato il loro trattamento privilegiato che assicura loro un mercato liquido e spinge giù i rendimenti.

Sapendo che che c’è un mercato molto liquido nei bond del governo ed un’elevata domanda da parte delle banche, i fondi d’investimento, i fondi pensione, gli assicuratori e gli investitori privati comprano bond del governo. I bond del governo diventano molto liquidi e quasi utili come base monetaria. In molti casi, servono per creare base monetaria aggiuntiva. In altri casi sono utilizzati come riserva che può essere convertita in base monetaria se necessario. Come conseguenza, il nuovo denaro creato tramite l’espansione del credito finisce per comprare i bond del governo, monetizzando il debito indirettamente. (Un altro possessore principale di debiti del governo è rappresentato dalle banche centrali estere.)

Immaginate che il governo abbia un deficit ed emetta bond. Una parte è comprata dal sistema bancario ed usata per ottenere riserve aggiuntive dalla banca centrale, la quale compra i bond o garantisce nuovi prestiti, accettandoli come garanzia collaterale. Il sistema bancario usa le nuove riserve per espandere il credito e garantire nuovi prestiti, per esempio, all’industria edile. Con i nuovi prestiti, l’industria edile compra fattori di produzione e paga i suoi lavoratori. I lavoratori usano una parte del nuovo denaro per investire in fondi. I fondi d’investimento poi usano il nuovo denaro per acquisire i bond del governo. Così, c’è una monetizzazione indiretta. Parte del denaro creato dal sistema della riserva frazionaria finisce per comprare i bond del governo a causa del loro trattamento preferenziale da parte della banca centrle, ovvero, la sua monetizzazione diretta.

Il processo è mostrato nella figura 3:

 

 

Mentre a prima vista parrebbe un sistema intricato, uno che molti cittadini comuni falliscono nel comprendere, il sistema si riduce a quanto segue: il governo spende più di quello che riceve in tasse. La differenza viene finanziata dai suoi amici del sistema finanziario, situati alla banca centrale. La produzione di denaro sostiene i sogni dei politici, distruggendo in tal modo le valute. La popolazione paga attraverso un ridotto potere d’acquisto del denaro.

Per i governi è lo schema perfetto. I costi dei loro deficit sono esternalizzati a coloro che usano la valuta. Il debito non è mai pagato attraverso tasse impopolari ma semplicemente emettendo un pezzo di carta con su scritto: “bond del governo”.

 

Articolo di Philipp Bagus, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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Note

[1] Tradizionalmente le banche centrali hanno usato entrambi i modi per finanziare il debito del governo. La Federal Reserve in America pone enfasi sull’acquisto dei bond del governo nelle sue operazioni di mercato aperto. Accetta anche i bond del governo come garanzia collaterale negli accordi di ri-acquisto. Gli accordi di ri-acquisto ed altri prestiti in cui i bond del governo sono stati usati come garanzia collaterale sono aumentati d’importanza durante la crisi finanziaria del 2008. La Banca Centrale Europea, al contrario, ha posto più enfasi sull’accettazione dei bond del governo per i prestiti cartolarizzati nelle sue operazioni di prestito al sistema bancario. Solo durante la crisi dei debiti sovrani del 2010 la BCE ha iniziato a comprare completamente i bond dei governi. Sulle politiche di queste banche centrali all’inizio della crisi finanziaria, si veda Bagus e Howden (2009) e Bagus e Schiml (2010).

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Europa infranta, sogni infranti

Lun, 21/12/2015 - 09:36

L’Unione Monetaria Europea crollerà. Ciò sarà seguito da una disgregazione dell’Unione europea.

Questo fatto viene negato dai promotori del Nuovo Ordine Mondiale. L’hanno pianificato sin dalla fine della Prima Guerra Mondiale. Hanno tentato attivamente di attuarlo di nascosto sin dall’inizio degli anni ’50. Hanno utilizzato dei trattati per far approvare questa unificazione politica. Hanno usato l’unione economica come esca. Il gancio dell’unificazione politica è sempre stato annidato nell’esca.

La minaccia che affronta il NWO è che l’esca economica si è rivelata essere avvelenata. L’UEM è basata su una comune banca centrale ed una moneta fiat comune. Ma senza un sistema comune di governo, non ci può essere unione fiscale. Non ci può essere la pianificazione centrale attraverso il Keynesianismo.

Il nazionalismo intrinseco alla manipolazione fiscale Keynesiana ha portato alla crisi greca. L’UEM si basava su un’improbabile premessa: la saggezza dei banchieri commerciali dell’Europa, che avevano trascorso la loro carriera in mercati nazionali altamente regolamentati. Prima, i banchieri nelle grandi banche potevano contare sulle loro banche centrali nazionali affinché li salvassero. Ma, in questo nuovo ordine bancario mondiale, laBanca Centrale Europea non ha la flessibilità necessaria per salvare tutte le grandi banche nazionali che sono oggi in grande difficoltà. Ci sono i membri del consiglio della BCE, che fanno parte dell’asse Tedesco-olandese, che favorisce denaro ristretto e prezzi stabili. Il consiglio deve placarle in qualche modo. Questo riduce i tempi di risposta della BCE.

La Linea del Partito della UE e della BCE è che non c’è alcun problema che minaccia l’unità o una serie di problemi del governo centrale. Insistono dicendo che gli attuali problemi sono temporanei.

Abbiamo già sentito ripetere questa cosa.

 

LA CADUTA DEL COMUNISMO

Il più grande avvenimento della mia vita fu il suicidio dell’Unione Sovietica il 31 dicembre 1991. L’impero Comunista è andato a gambe all’aria senza colpo ferire. Gli alti ufficiali del Partito Comunista saccheggiarono i fondi del Partito e inviarono i soldi in conti bancari svizzeri. Poi privatizzarono i principali asset economici dello Stato in modo che loro ed i loro compari divenissero incredibilmente ricchi.

Il secondo più grande evento è stata la decisione di Deng Xiaoping nel 1978 di liberaralizzare l’agricoltura Cinese. Ciò condusse alla più rapida crescita economica della storia umana. Non accadde niente del genere a così tante persone. La crescita economica pro capite della Corea del Sud, dal 1950 al 1990, era grande, ma la Corea del Sud era una nazione molto più piccola.

Il comunismo era la più potente ideologia della tirannia nella storia dell’uomo. Ha fallito operativamente in URSS in meno di 75 anni. Ha fallito nella Cina Comunista in meno 30 anni.

Il nesso coi contanti ha sedotto l’avanguardia dei proletariato. L’inevitabile vittoria socialista è stata esposta come una gigantesca frode. La religione messianica del marxismo è affondata con le due navi Comuniste.

Oggi, l’esercito di professori di ruolo Marxisti nelle università Occidentali ha come loro modelli unici Cuba e la Corea del Nord. La foto satellitare delle due Coree – luci intense a sud, una luce nella parte nord – è l’epitaffio più potente che c’è per il Comunismo.

Ora si sta dispiegando un’altra vittoria della libertà sulla politica centralizzata. E ‘in atto nell’Europa Occidentale. E non sta per essere invertita. Il manifesto numero uno del Nuovo Mondo Ordine Mondiale – l’Unione Europea – ha cominciato a cadere a pezzi. Niente potrà invertire questo processo.

Ci sono alcuni in Occidente, che lo negheranno. Ci sono anche coloro che dal 1992 fino ad oggi insistono sul fatto che il crollo dell’URSS è stato in realtà un gigantesco inganno. I Comunisti sono ancora al comando, ci dicono. Queste persone non possono ammettere a se stesse che il Comunismo ha perso la battaglia. Come i Comunisti originali, credono nella sovranità assoluta del potere politico. Essi credono che l’Occidente non avrebbe potuto vincere, perché i Comunisti erano più bravi negli intrighi e nel potere militare. Ma l’Occidente ha vinto, perché i leader Comunisti hanno dato via il sogno di un mondo socialista ed hanno deciso di scegliere i soldi.

Lasciate che vi dica come sapevo che i Comunisti avevano fallito totalmente. In primo luogo, il nuovo governo Russo rinominò le grandi città coi loro nomi pre-Bolscevichi. Leningrado divenne San Pietroburgo. Stalin ribattezzò Volgagrad in Stalingrado nel 1925. Krusciov lo cambiò di nuovo nel 1961 come parte del suo programma di de-Stalinizzazione. Entrambi i cambiamenti rivelarono la natura della politica in Russia. I nomi delle città erano testimoni della potenza dominante. Ecco perché i cambiamenti di nome dopo il 1991 erano significativi.

In secondo luogo, folle di persone abbatterono le statue dei leader sovietici. Una delle statue che scomparvero è stata quella di Pavlik Morozov, il tredicenne che denunciò suo padre. Fu reso eroe da Stalin, dopo essere stato assassinato all’età di 15 anni. Fece giustiziare i parenti del ragazzo per il crimine, anche se tutti hanno negarono di averlo fatto. La storia Morozov fu insegnata ai bambini Sovietici fino alla fine del regime. La sua statua scomparve dal parco pubblico costruito in sua memoria.

Il crollo dell’Unione Sovietica non era un inganno. E’ stato reale. E’ avvenuto due decenni fa.

C’è un altro crollo incombente.

 

CROLLARE PER SFALDARSI

Lo ripeto di nuovo. Il crollo dell’Unione Monetaria Europea sarà seguita dallo sfaldamento dell’Unione Europea.

Lo SME sta crollando. A paio di giornalisti in Occidente lo stanno ora ammettendo. Nel complesso, tuttavia, la Linea di Partito dei media segue la Linea del Partito dei burocrati dell’UE: “La crisi in Grecia è un’aberrazione temporanea. Sarà risolta dalle politiche dell’UE, del FMI e della BCE.”

Il problema con la linea del Partito è che la Grecia continua a surriscaldarsi. I tassi d’interesse a breve termine sono oltre il 100%, indicando una perdita di fiducia da parte degli investitori nella capacità del governo Greco di effettuare pagamenti dell’interesse in euro. Se l’Unione europea, il FMI e la BCE avevano un piano per affrontare il problema di fondo in Grecia – la sua incapacità di incombente di effettuare pagamenti dell’interesse in euro – lo avrebbero attuato. Continuano ad annunciare prestiti-ponte provvisori. Questi “prestiti-ponte” sono in realtà prestiti-dolina. Tutti lo sanno, ma non investono di conseguenza. La violenza selvaggia dei volteggi dei mercati azionari Europei indicano che la speranza e la paura sono equilibrati, a differenza di qualsiasi bilancio di governo.

La speranza si degrada nella paura non appena realtà diviene chiara. Qual’è la realtà? Che le grandi banche Europee hanno comprato titoli di Stato Greci, perché presumevano che nessun membro dell’UEM si sarebbe tirato fuori come un modo per andare in default per il debito in euro. Ma è chiaro che questo è esattamente ciò che la Grecia farà. Il default è statisticamente inevitabile. La dolina è un pozzo senza fondo.

L’euro è stato il fiore all’occhiello dell’unificazione Europea, proprio come l’unificazione Europea è stato un manifesto del NWO per l’unificazione a livello mondiale, il sogno della Commissione Trilaterale. L’euro è stato fatto inghiottire ai banchieri centrali nazionali dell’Europa nel 1999. Avevano goduto di una considerevole autonomia. I politici nazionali si risentirono anche del fatto che non avrebbero più avuto grande influenza negli affari monetari interni. Avrebbero d’ora in poi dovuto convincere i banchieri della Banca Centrale Europea a seguire le politiche che avrebbero sostenuto le politiche del welfare nazionale.

Quel mondo è scomparso, ma ci sono i politici delle nazioni PIIGS a cui piacerebbe molto ripristinarlo. Vengono spintonati duramente dagli elettori per non seguire i programmi “d’austerità” che vengono fatti inghiottire a forza dal FMI e dalla BCE.

La Bibbia insegna: “Il ricco governa sul povero, ed il debitore è servo del creditore”(Proverbi 13:22). Ciò fa inquietare alquanto i debitori. La Bibbia dice anche: “L’empio prende a prestito e non rende” (Salmi 37:21a). Ciò fa uscire davvero fuori dai gangheri i debitori. “Questo è un insulto alla nostra integrità!” Poi, quando i loro governi annunciano tagli nella spesa interna, gli impiegati minacciati invadono le strade. “Ci dovete quello che avete promesso!”

In breve, gli elettori vogliono imporre l’austerità ai creditori. Non vogliono che i creditori impongano l’austerità sul welfare dei loro governi.

Alcuni gruppi di interesse stanno per essere truffati. La Linea di Partito dell’UE, della BCE, del FMI è che i dipendenti di paesi con un alto deficit stanno per essere truffati. La Linea di Partito dei sindacati Greci è che i burocrati della BCE, del FMI, dell’UE stanno per essere truffati. I politici delle nazioni PIIGS sostengono che nessuno sta per essere truffato se la BCE, il FMI e l’UE presteranno semplicemente più soldi per aiutarli ad andare avanti. I banchieri commerciali vogliono che l’UE e la BCE servano come prestatori di ultima istanza per le banche, in modo che, quando i PIIGS andranno in default, i banchieri non perderanno i loro bonus. Gli elettori in Germania non vogliono rimanere con un pugno di mosche in mano per il salvataggio dei PIIGS o delle banche. Gli investitori in titoli azionari Europei continuano a sembrare come Rodney King: “Non possono proprio andare tutti d’accordo?”

I promotori del Nuovo Ordine Mondiale stanno torcendo le loro mani e supplicano: “Abbiamo lavorato così duro per far passare in sordina questo accordo. Non abbiamo ancora finito con i nostri piani. Ora gli elettori stanno cercando di ucciderli. E non è giusto! ” Mi viene in mente una scena di un film che meglio descrive l’attuale situazione del NWO.

 

I PIANI MEGLIO PROGETTATI

Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo sullo sfaldamento dello SME. Mi è piaciuto il modo in cui ha iniziato:

Quando un giorno sarà scritta la storia dell’ascesa e della caduta dell’Europa occidentale nel dopoguerra, verrà ripartita in tre volumi. Diamogli un titolo: “Fatti Concreti”, “Comode Illusioni” e – il volume che ancora sta venendo scritto – “Frode”.

L’autore dice che il primo fatto concreto era la necessità militare del dopoguerra. Iniziò la Guerra Fredda.

Il fatto concreto successivo fu il denaro forte. Lo identifica correttamente come “il dono di Ludwig Erhard, autore delle riforme economiche che crearono il marco Tedesco, abolirono il controllo dei prezzi, e misero sotto controllo l’inflazione per generazioni “. Erhard era un discepolo di Wilhelm Roepke, il quale era un discepolo di Ludwig von Mises. A metà giugno del 1948, Erhard abolì unilateralmente l’intero sistema del controllo dei prezzi, la moneta a corso forzoso, ed il razionamento. Il giorno dopo – letteralmente – il “miracolo economico Tedesco” ebbe inizio.

L’autore continua: “Il terzo fatto concreto fu la creazione del mercato comune di Jean Monnet che diede all’Europa un’identità economica condivisa – non politica.” L’autore si sbaglia sull’ultimo punto: la frode. Monnet stava lavorando per l’unificazione politica sin da quando lui e Raymond Fosdick, agente di John D. Rockefeller, Jr., si sedettero insieme alla Conferenza di Pace di Versailles nel 1919. Nel 1919, Fosdick inviò una lettera a sua moglie. Le disse che lui e Monnet stavano lavorando quotidianamente per gettare le basi di “una struttura per un governo internazionale “[31 Luglio 1919; in Fosdick, ed. Letters on the League of Nations (Princeton, New Jersey: Princeton University Press, 1966), p. 18.] Fosdick tornò a New York nel 1920, dove prese la gestione della Fondazione Rockefeller per i successivi 30 anni.

Monnet era il leader del Nuovo Ordine Mondiale. Promosse l’unificazione politica avvolgendola nelle fasce dell’unificazione economica.

L’autore descrive accuratamente il suicidio dell’Europa Occidentale.

Nel 1965, la spesa pubblica come percentuale del PIL era in media del 28% in Europa Occidentale. Oggi è poco meno del 50%. Nel 1965, il tasso di fertilità in Germania era un sano 2,5 figli per madre. Oggi è un catastrofico 1,35. Durante gli anni del dopoguerra, la crescita annua del PIL in Europa era in media del 5,5%. Dopo il 1973, raramente superò il 2,3%. Nel 1973, gli Europei lavorarono 102 ore per ogni 100 lavorate da un Americano. Nel 2004 hanno lavorato solo 82 ore per ogni 100 di quelle Americane.

Egli sostiene che “E’ stato durante questo rallentamento generale che l’Europa è entrata nella fase dell’illusione comoda.” Un’illusione è stata l’aggiunta di nuovi membri nell’UE come modo per rivaleggiare con la produzione degli Stati Uniti. Un’altra illusione era la possibilità che di un nucleo centrale di punti di vista e di valori avrebbero unito la nuova collettività. Qui, è terribilmente ingenuo. Questa era stata l’affermazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sin dal principio, e della Società delle Nazioni in precedenza. Questo era il cuore della visione di Monnet. Non venne avviata nel 1973.

E c’era, infine, l’enorme illusione che l’Europa avesse il suo “modello”, distinto e superiore a quello Americano, che era immunizzato da quello più ampio delle correnti internazionali: la globalizzazione, l’slamismo, la demografia. Gli Europei amano le loro vacanze e pensavano che avessero diritto ad una lunga vacanza dalla storia.

Dannatamente giusto!

Poi elenca le frodi. In primo luogo, la Grecia è stata fatta entrare nell’Unione Monetaria Europea. Ma non era una frode. I critici negli anni ’90 hanno dichiarato che tutti le nazioni del Club Med sarebbero state in deficit. Hanno avvertito che l’euro non avrebbe retto.

Non c’era nessuna frode nel lasciare entrare i PIIGS. Questo era un fatto fondamentale per la visione di Monnet sin dal 1919. Doveva funzionare. Doveva assolutamente funzionare. E’ stato ordinato che dovesse funzionare. Questa è la religione del NWO.

I banchieri non-PIIGS pensavano che avrebbe funzionato. Si sono caricati del debito sovrano dei PIIGS.

Questo non era frode. Questa è stata la realizzazione di una religione profondamente politica. Questo è stato auto-inganno su scala continentale.

Eppure ha ragione su questo punto.

C’era la truffa dei cosiddetti criteri di Maastricht – regole fiscali che avrebbero dovuto servire per governare l’euro solo per essere rapidamente violate da Francia e Germania e poi cestinate tutte nell’attuale crisi. C’era la frode della Costituzione Europea, respinta dalla stragrande maggioranza dovunque fosse messa ai voti, solo per essere riveduta e imposta per decreto parlamentare.

Ciò che sta accadendo in Europa non è tanto una crisi bensì una rivelazione: un evento del tipo Madoff piuttosto che del tipo Lehman. Lo shock è che è uno shock. La Grecia non avrebbe mai davuta essere salvata e, prima o poi, andrà in default. Le banche che possiedono debito Greco saranno, prima o poi, ricapitalizzate. La ricapitalizzazione sarà a carico dei contribuenti Tedeschi, e li porterà – al più presto – al limite della loro pazienza. I Cinesi non correranno in aiuto: sanno che è meglio non buttare soldi verso ciò che non funziona.

E poi l’Italia sarà la prossima Grecia. La crisi dell’Europa giungerà sulle coste degli Stati Uniti e le sventure economiche dell’America giungeranno su quelle dell’Europa – uno tsunami bidirezionale.

Capisce che questa frode non li terrà insieme. C’è una ragione per questo.

L’ “unione fiscale” che viene messa in discussione non potrà mai avverarsi: gli elettori Tedeschi non la supporteranno, e neppure in qualsiasi altro paese che vuole mantenere l’indipendenza fiscale – l’attributo centrale della sovranità democratica.

Egli fa una previsione: “Ciò che verrà dopo è la distruzione del progetto Europeo”. Poi fa una valutazione: “Quello che i leader europei hanno fatto con questo progetto negli ultimi 30 e passa anni, non è una cosa del tutto negativa”. Io dico di no. E’ una cosa meravigliosa. E’, infatti, la cosa più grande che probabilmente accadrà nei primi due decenni del 21° secolo. E’ l’estensione dei due smembramenti del 20° secolo.

Ma arriverà ad un costo enorme. I disordini di Atene diventeranno quelli di Milano, di Madrid e di Marsiglia. Partiti dalla frangie guadagneranno maggiore influenza. Ritorneranno i posti di controllo ai confini. Le valute saranno resuscitate, poi svalutate. I paesi sceglieranno il decadimento al posto delle riforme. Si tratterà di un lunga e probabile maratona degli orrori.

 

CONCLUSIONE

Il prezzo dello sfaldamento della BCE, dell’UEM, e dell’UE sarà alto a causa delle frodi e delle convenienti illusioni che si sono consumate finora. Se gli elettori europei non avessero creato il welfare, se non avessero acconsentito ad una unica moneta fiat, ma avessero invece abolito tutte le banche centrali ed avessero permesso valute private in concorrenza, e se avessero abolito le tariffe e non avessero creato una mostruosità burocratica come le agenzie non governative con il potere di governo – il WTO ed i suoi pari – ci sarebbero stati bassi costi di transizione. Ma hanno ascoltato Monnet. Ora pagheranno il prezzo.

Così sarà anche per tutti i partner commerciali. Così sarà anche per le grandi banche Americane che hanno venduto assicurazioni sul default alle banche Europee.

 

Articolo di Gary North, tradotto da Francesco Simoncelli.

 

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