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Von Mises Italia

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Lo studio dell'Azione Umana nella tradizione della Scuola Austriaca
Aggiornato: 1 ora 53 min fa

Perché la gente commercia

Lun, 22/08/2016 - 09:14

“Che la propensione delle persone al commercio, al baratto ed allo scambio di una cosa per un’altra sia uno dei principi originari della natura umana, o che si tratti della conseguenza necessaria delle facoltà di ragionare e di parlare”, o quali altre cause inducano le persone a scambiare beni, è un quesito che Adam Smith ha lasciato senza risposta. Il grande pensatore osserva solo che è certo che la propensione al baratto ed allo scambio è comune a tutte le persone e non si ritrova in alcuna altra specie animale.

In primo luogo, al fine di chiarire il problema, si supponga che due agricoltori confinanti dispongano ciascuno di una grande abbondanza dello stesso tipo di orzo dopo un buon raccolto, e che non vi siano ostacoli a un effettivo scambio di quantità di orzo tra loro. In questo caso, i due agricoltori potrebbero dare libero sfogo alla propria propensione al commercio, e potrebbero scambiarsi tra loro cento staia o qualsiasi altra quantità di orzo. Anche se non vi è alcun motivo per cui essi dovrebbero astenersi dal commercio, nel caso in cui lo scambio di beni offra di per sé piacere ai partecipanti, credo che non vi sia alcun dubbio sul fatto che questi due individui rinunceranno a commerciare del tutto. Se essi dovessero tuttavia impegnarsi in questo tipo di scambio, rischierebbero di essere etichettati come pazzi dagli altri soggetti economici, proprio a causa di quel piacere che traggono da questo tipo di commercio fine a se stesso.

Supponiamo ora che un cacciatore abbia una grande abbondanza di pellicce e quindi di materiali per abbigliamento, ma solo una piccolissima scorta di prodotti alimentari. Il suo bisogno di abbigliamento è quindi pienamente soddisfatto, ma il suo bisogno di cibo lo è in misura insufficiente. Allo stesso tempo, un agricoltore nelle vicinanze è esattamente nella posizione opposta. Assumiamo anche che non ci siano barriere per uno scambio tra prodotti alimentari del cacciatore ed accessori per abbigliamento del contadino. È evidente che uno scambio di merci è ancora meno probabile in questo caso rispetto a quello precedentemente illustrato. Se il cacciatore deve scambiare una parte delle proprie già scarse provviste di cibo per una parte dell’altrettanto scarso inventario di pellicce del contadino, l’eccesso di abbigliamento per il cacciatore e di prodotti alimentari per il contadino aumenterebbe per entrambi in seguito allo scambio. Poiché le scorte di cibo per il cacciatore e di abbigliamento per il contadino erano già insufficienti, la posizione economica dei due commercianti verrebbe decisamente peggiorata. Nessuno può quindi sostenere che questi due individui avrebbero tratto beneficio da un tale scambio. Al contrario, è certo che entrambi – il cacciatore e l’agricoltore – avrebbero fortemente resistito di fronte ad un’offerta di scambio che avrebbe sicuramente ridotto il loro benessere, e forse anche messo a repentaglio la loro vita. Se uno scambio di questo tipo avesse tuttavia avuto luogo, le due persone non avrebbero avuto niente di più urgente da fare che annullarlo.

La propensione degli individui al commercio deve essere quindi spiegata da qualche altra ragione che non sia la il gradimento dello scambio in quanto tale. Se il commercio fosse un piacere a sé – quindi fine a se stesso – e non un’attività spesso laboriosa unita al rischio ed al sacrificio economico, non ci sarebbe alcun motivo per cui le persone non dovrebbero commerciare nei casi appena considerati e in migliaia di altri. Non ci sarebbe, infatti, alcun motivo per cui non dovrebbero continuare a commerciare fra loro per un numero illimitato di volte. Ma ovunque nella vita reale possiamo osservare che gli individui considerano attentamente ed in anticipo ogni scambio e che – ad un certo punto – si raggiunge un limite oltre il quale i due individui smettono comunque di commerciare.

Ora che abbiamo stabilito che per le persone lo scambio non è fine a se stesso – ed ancor meno un piacere di per sé – ci occuperemo di spiegare la natura e l’origine del commercio.

Per iniziare con il caso più semplice, supponiamo che due contadini, A e B, abbiano finora vissuto in un’isolata economia di sussistenza. Ma ora, dopo un raccolto insolitamente buono, l’agricoltore A ha così tanto grano che non è in grado, per quanto abbondantemente egli voglia soddisfare le esigenze proprie e della propria famiglia, di utilizzarlo tutto. L’agricoltore B, un vicino dell’agricoltore A, si presume abbia prodotto un ottimo vino nello stesso anno. Ma la sua cantina è ancora colma del prodotto degli anni precedenti, e siccome si ritrova in carenza di contenitori aggiuntivi, sta valutando l’ipotesi di buttare via una parte del vino delle annate precedenti ancora in deposito. Ognuno dei due agricoltori ha un eccesso di un prodotto ed una grave carenza dell’altro. Il contadino con un eccesso di grano deve rinunciare completamente al consumo di vino in quanto non ha vigneti; l’agricoltore con un eccesso di vino manca invece di prodotti alimentari. L’agricoltore A può lasciare che molte staia di grano marciscano sui suoi campi quando un barile di vino gli procurerebbe notevole soddisfazione. L’agricoltore B sta per distruggere non solo uno ma diversi fusti di vino, quando avrebbe beneficiato di qualche staia di grano in casa sua. Il primo agricoltore muore di sete e l’altro di fame, quando entrambi potrebbero trarre vantaggio dal grano che A sta lasciando marcire nei campi e dal vino che B ha deciso di buttare via. L’agricoltore A potrebbe ancora soddisfare la necessità di cibo sua e della sua famiglia nello stesso modo di prima ed allo stesso tempo gustarsi del vino; mentre l’agricoltore B potrebbe continuare a godere di vino a suo piacimento, senza patire la fame. È quindi evidente che ci troviamo di fronte ad un caso in cui, se il possesso di una certa quantità di prodotti di A potesse essere trasferito a B e se il possesso di una certa quantità di prodotti di B venisse trasferito ad A, le esigenze di entrambi gli individui sarebbero soddisfatte meglio di quanto avverrebbe in assenza di tale trasferimento reciproco.

Il caso appena presentato – in cui le esigenze di due persone potrebbero essere meglio soddisfatte grazie a un trasferimento reciproco di beni privi di valore per entrambi prima dello scambio, e quindi senza sacrificio economico da entrambe le parti – è particolarmente adatto ad illustrare chiaramente la natura del rapporto economico che dà vita al commercio. Ma analizzeremmo questo rapporto in maniera incompleta se dovessimo limitare la nostra attenzione ai casi in cui una persona in possesso di una quantità di un bene in misura maggiore rispetto al necessario soffre per la mancanza di un secondo prodotto, mentre un’altra persona ha un simile eccesso di questo secondo bene ed una carenza del primo. Il rapporto in questione può essere osservato anche nei casi meno evidenti in cui una persona possiede beni per cui determinate quantità hanno meno valore per lui che altre quantità di un altro bene posseduto da una seconda persona che si trova nella situazione opposta.

Supponiamo, ad esempio, che il primo dei due contadini non abbia raccolto tanto grano da potersi permettere di lasciarlo marcire sul campo senza sacrificare le proprie esigenze; e che il secondo non ha così tanto vino da sprecare buttandolo via senza danno simile per sé. Invece, ciascuno dei due agricoltori può utilizzare l’intera quantità del bene a sua disposizione in qualche modo utile a se stesso e alla sua famiglia. Il primo agricoltore può impiegare tutta la sua scorta di grano destinando utilmente la quantità rimanente – dopo aver soddisfatto le proprie esigenze più importanti – per l’ingrasso del suo bestiame. Il secondo fattore non ha tanto vino da doverne buttare via un po’, ma quanto basta per permettergli di distribuirne una porzione ai suoi sottoposti come ricompensa per un maggior lavoro. Così, anche se per l’agricoltore di grano una certa porzione del suo grano (uno staio, per esempio) e per il viticoltore una certa porzione del suo vino (un barile, per esempio) ha solo poco valore, presenta tuttavia un certo valore, dal momento che – direttamente o indirettamente – la soddisfazione di alcuni dei suoi bisogni dipende da quella parte di bene. Ma il fatto che una data quantità di grano, uno staio per esempio, ha un certo valore per il primo agricoltore non esclude affatto che una certa quantità di vino, un barile per esempio, possa avere per lui un valore superiore, come nel caso in cui il godimento tratto da un barile di vino abbia una maggiore importanza per lui che l’ingrasso del suo bestiame. Allo stesso modo per il secondo agricoltore, il fatto che un barile di vino abbia un certo valore per lui non esclude la possibilità che uno staio di grano può avere un valore superiore per lui, come sarebbe il caso in cui questo gli garantisse un’alimentazione più adeguata per se stesso e la sua famiglia, e forse anche per evitare di patire la fame.

La forma più generale del rapporto che dà vita al commercio tra esseri umani è quindi la seguente: un individuo A dispone di una certa quantità di un bene che ha per lui un valore soggettivo inferiore ad una data quantità di un altro bene in possesso di un altro individuo B che stima i valori degli stessi quantitativi di prodotto in maniera inversa, quindi la data quantità del secondo bene con un valore per lui inferiore a quello della quantità data del primo bene che è a disposizione del soggetto A. Assumiamo che la quantità del primo bene in possesso di A sia 10a, e la quantità del secondo bene in possesso di B sia 10b. Supponiamo inoltre che il valore della quantità 1a per A equivalga a W, e che il valore di 1b – sempre per A se dovesse impossessarsene – sia W + x; che il valore di 1b per B sia w, e che il valore di 1a per B – se egli dovesse ottenerlo – sia w + y. È evidente che A otterrebbe un valore di x e B otterrebbe un valore di y da un trasferimento di 1a da A a B e 1b da B ad A. In altre parole, dopo uno scambio A si troverebbe in una posizione tale da avere la propria ricchezza iniziale ed in aggiunta un bene di valore x; B si troverebbe nella posizione di possedere quanto possedeva prima più un bene di valore y.

Inoltre, se i due individui (a) riconoscono la situazione e (b) hanno effettivamente le facoltà per eseguire il trasferimento dei beni, esiste un rapporto che rende tra loro possibile – semplicemente tramite un accordo – soddisfare meglio o del tutto le proprie esigenze rispetto al caso in cui il rapporto non venga sfruttato.

Lo stesso principio che guida le persone nella loro attività economica in generale, che li porta a ricercare le cose utili che li circondano in natura ed a impossessarsene, che provoca in loro un interesse per il miglioramento della propria posizione economica, lo sforzo per soddisfare nel modo più completo possibile le proprie esigenze, li porta anche a ricercare attentamente questo tipo di relazione, ovunque la possano trovare ed a sfruttarla per soddisfare al meglio le proprie esigenze. Nella situazione appena descritta, quindi, i due individui faranno sì che il trasferimento di beni avvenga realmente. Lo sforzo di soddisfare nel modo più completo possibile le proprie esigenze è quindi la causa di tutti i fenomeni della vita economica che indichiamo con la parola “scambio”. Si noti che questo termine è usato nella nostra disciplina scientifica con un significato particolare e molto più ampio rispetto al linguaggio popolare e soprattutto giuridico. Perché in senso economico il termine include anche l’acquisto e la vendita, nonché tutti i trasferimenti parziali di beni economici (affitto, noleggio, prestito, ecc…) a fronte di un corrispettivo.

Riassumendo quanto finora detto in questa nostra ricerca, si ottengono i seguenti risultati. Quello che porta le persone a commerciare è lo stesso principio che le guida nella loro complessiva attività economica: è l’impegno a volersi assicurare la massima soddisfazione possibile delle proprie esigenze. La soddisfazione che le persone derivano da uno scambio economico di beni, equivale alla sensazione generale di piacere che provano quando qualche evento permette loro di fare un uso migliore dei propri mezzi per la soddisfazione delle proprie esigenze di quanto sarebbe altrimenti stato possibile. Ma i vantaggi di un trasferimento reciproco di beni dipendono, come abbiamo visto, da tre condizioni: (a) un individuo deve possedere una quantità di beni con un valore per lui inferiore a un’altra quantità di beni a disposizione di un altro individuo che valuta i beni in modo inverso; (b) i due individui devono aver riconosciuto questo rapporto; e (c) devono essere in grado di effettuare praticamente lo scambio di beni. La mancanza di una sola di queste condizioni significa che è assente un requisito essenziale per uno scambio economico e quindi che uno scambio di beni tra due individui è economicamente impossibile.

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