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Il modello di debito cinese crea un rischio di stagnazione

Freedonia - Mer, 04/03/2026 - 11:04

Una delle tecniche finanziarie che la Cina ha copiato dall'Occidente è stata quella dell'esternalizzazione dei debiti. È stato così che è riuscita a nascondere sotto il proverbiale tappeto il pompaggio delle passività per mantenere in piedi una macchina di crescita altrimenti insostenibile. La Belt and Road Initiative ha finanziato progetti infrastrutturali su larga scala in Asia, Africa e America Latina attraverso prestiti garantiti dallo stato, rendendo la Cina il principale creditore bilaterale al mondo. A sua difesa il Partito Comunista Cinese avanza 4 tesi per negare che la BRI sia una trappola del debito: molti Paesi in via di sviluppo devono di più ai creditori occidentali; gli aumenti dei tassi di interesse americani hanno causato i loro problemi di debito; la svalutazione della valuta e il rallentamento dell'economia globale sono il vero problema; la Cina raramente confisca beni ai Paesi che non sono in grado di rimborsarli. La prima difesa del PCC è matematicamente vera in alcuni casi, ma fuorviante. Sebbene i prestiti cinesi possano rappresentare meno della metà del debito totale di un Paese, queste nazioni avevano già un rating creditizio estremamente basso ed erano considerate troppo rischiose per i creditori tradizionali. Pechino è diventata il prestatore di ultima istanza perché i creditori responsabili se n'erano andati. La seconda tesi è altrettanto fuorviante. I Paesi che continuano a indebitarsi pesantemente nonostante i rating bassi lo fanno sapendo che il rifinanziamento diventerà più costoso con l'aumento dei tassi globali. I creditori responsabili tengono conto di questo rischio e si ritirano quando i debitori si avvicinano a livelli di debito insostenibili. La Cina ignora tutto ciò, continuando a erogare prestiti e rendendo inevitabile il default. Anche la terza tesi crolla sotto attento esame. Le recessioni e le fluttuazioni dei tassi di cambio sono rischi prevedibili che devono essere valutati prima di indebitarsi. Molti Paesi nella Belt and Road Initiative hanno valute deboli e parzialmente convertibili, ma devono rimborsare i loro prestiti in dollari. Con il rafforzamento di questi ultimi, i costi del servizio del debito aumentano, prosciugando le riserve nazionali e aggravando la crisi economica. Questa non è colpa dell'Occidente, né il risultato della politica monetaria statunitense, soprattutto perché la maggior parte dei prestiti della BRI sono denominati in dollari. La quarta tesi significa aggravare la dipendenza dalla Cina. Uno studio di AidData, Banca Mondiale, Harvard Kennedy School e Kiel Institute ha rilevato che a fine 2021 la Cina aveva effettuato 128 operazioni di salvataggio per un totale di $240 miliardi in 22 Paesi, segnando un netto passaggio dal finanziamento delle infrastrutture ai prestiti di salvataggio di emergenza. Nel 2010 meno del 5% dei prestiti esteri della Cina era destinato a debitori in difficoltà; nel 2022 questa percentuale era salita al 60%. Questi salvataggi smascherano anche l'ipocrisia di Pechino: mentre il PCC accusa l'Occidente di tassi di interesse predatori, i salvataggi cinesi medi prevedono un tasso di interesse di circa il 5%, più del doppio del 2% standard dell'FMI. Al 1° ottobre 2025, nonostante i tassi di interesse americani più elevati, il tasso di prestito sui DSP dell'FMI si attestava solo al 3,41%, significativamente inferiore a quello che la Cina applica alle nazioni in difficoltà. Per proteggere il proprio sistema bancario, il regime cinese utilizza sempre più la rete globale di linee di swap della Banca Popolare Cinese, la quale ha fornito oltre $170 miliardi in liquidità a breve termine alle banche centrali estere. Questi prestiti, spesso etichettati come “temporanei”, vengono regolarmente rinnovati per anni, consentendo ai governi di nascondere la loro reale esposizione debitoria, poiché le norme internazionali in materia di rendicontazione escludono le passività a breve termine. Questa pratica ha creato enormi “debiti nascosti”, stimati da AidData a circa $385 miliardi nel 2021, e la cifra è probabilmente molto più alta oggi, poiché sono in scadenza più prestiti e pochi sono stati rimborsati negli anni successivi. La reale portata del debito della Belt and Road potrebbe essere molto peggiore di quanto suggeriscano i dati ufficiali.

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di Daniel Lacalle

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-modello-di-debito-cinese-crea)

Gli ultimi dati sulla finanza sociale provenienti dalla Cina mostrano un'economia che fa sempre più affidamento sul debito pubblico, mentre la domanda di credito privata rimane debole. La forza del settore tecnologico cinese e delle sue aziende esportatrici  offre ampio margine di manovra, tuttavia dietro la debole domanda di credito del settore privato si celano un evidente rallentamento economico, riconosciuto dal governo cinese anche, modelli di consumo difficili da sostenere, un significativo problema di sovraccapacità produttiva e la gravità della crisi immobiliare.

L'attuale modello economico, incentrato sul raggiungimento di una crescita economica reale del 5%, richiede dosi maggiori di debito per ottenere incrementi di crescita che però man mano diventano sempre più contenuti, in particolare per quanto riguarda la crescita del settore produttivo. Il governo cinese si è concentrato sulla riduzione del debito e degli squilibri di sovraccapacità produttiva, riorientando al contempo le esportazioni e il sistema finanziario per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense; tuttavia la sfida principale per l'economia cinese rimane quella di stimolare la domanda dei consumatori, nonostante i tagli dei tassi e l'allentamento delle condizioni finanziarie.

Per comprendere l'intensità del debito nel modello cinese, dobbiamo tornare al 2000 e osservare l'accelerazione del flusso di debito, non solo lo stock attuale. A quel tempo la crescita del PIL reale si aggirava intorno all'8-9%, quindi ogni punto percentuale di crescita corrispondeva a circa 13-16 punti di debito/PIL. Il debito pubblico era molto basso, intorno al 25% del PIL, e la maggior parte della leva finanziaria era concentrata nel settore delle imprese statali, con un modesto debito delle famiglie. La Cina è stata in grado di far registrare una crescita quasi a due cifre con un rapporto debito/PIL non finanziario totale di poco superiore al 120%.

Nel 2023 il debito del settore non finanziario era salito a circa il 285% del PIL, più che raddoppiato rispetto al livello del 2000. Secondo l'Accademia cinese delle scienze sociali, i think tank e i commentatori ufficiali cinesi il “macro leverage ratio” si sarebbe avvicinato al 300% del PIL entro il 2025. Il macro leverage ratio è aumentato di 11,8 punti percentuali, raggiungendo il 302,3% nel 2025, superando l'aumento di 10,1 punti registrato nel 2024.

Nello stesso periodo la tendenza alla crescita del PIL reale ha rallentato a circa il 4-5%, quindi ogni punto percentuale di crescita richiede ora circa 60-75 punti di debito sul PIL, più di tre volte il debito per punto di crescita richiesto negli anni 2000. Inoltre proviene principalmente dal debito pubblico.

A gennaio 2026 il finanziamento sociale aggregato è aumentato di 7.220 miliardi di yuan, un valore significativamente superiore a quello dello stesso mese del 2025 e superiore alle aspettative dei mercati, in linea con una crescita annua del PIL del 5% e una maggiore partecipazione del settore pubblico. Il finanziamento sociale ha raggiunto i 449.110 miliardi di yuan a fine gennaio, con un aumento dell'8,2% su base annua, mentre M2 è aumentata del 9%.

I nuovi prestiti bancari in yuan sono stati pari a 4.700 miliardi di yuan, circa 420 miliardi in meno rispetto all'anno precedente e significativamente al di sotto delle aspettative, a dimostrazione della debole domanda di credito del settore privato e dell'approccio prudente dei clienti e delle imprese cinesi all'aumento del debito. I prestiti in renmimbi si sono attestati a 276.620 miliardi di yuan, in aumento solo del 6,1% su base annua, nettamente al di sotto del ritmo complessivo di crescita dei finanziamenti e della moneta.

In Cina il motore della crescita del credito non sono più le famiglie e le imprese private, bensì il governo e le aziende statali.

Il problema immobiliare, poi, ha avuto un impatto sulle famiglie cinesi in diversi modi. Non solo la maggior parte di loro ha visto diminuire il valore delle proprie case, ma molte famiglie hanno investito nei rendimenti dei titoli commerciali degli sviluppatori immobiliari, il che ha causato ingenti perdite e persino l'azzeramento dei risparmi per molti. Inoltre, nonostante l'eccesso di offerta di case, i prezzi non sono scesi abbastanza da giustificare una domanda adeguata di nuovi mutui, poiché l'accessibilità economica rimane un problema e la tradizionale prudenza dei cittadini cinesi in termini di consumi e prestiti si aggiunge alle altre criticità.

Pechino prevede di emettere 4.400 miliardi di yuan in obbligazioni speciali degli enti locali nel 2025, 500 miliardi in più rispetto al 2024, con l'obiettivo di stimolare gli investimenti pubblici e una “politica fiscale proattiva”, sapendo che aumentare le tasse sarebbe estremamente negativo per la crescita e i consumi.

Si prevede che nel 2025 gli enti locali emetteranno obbligazioni per un valore superiore a 10.000 miliardi di yuan, tra rifinanziamenti, obbligazioni generali e nuove obbligazioni speciali.

Il governo cinese sa di poter gestire un debito maggiore, ma è anche consapevole della debolezza degli investimenti e della spesa delle famiglie, e riconosce che un aumento consistente delle tasse sarebbe controproducente. Tuttavia, per evitare una futura stagnazione causata dal debito, è necessario concentrarsi sulla produttività.

Il bilancio ufficiale prevede un deficit del 4% per il 2025. Tuttavia, una volta consolidate tutte le voci di bilancio, compresi i fondi governativi, le obbligazioni speciali e gli strumenti fuori bilancio, questo deficit fiscale effettivo nel 2025 si avvicinerà al 9%, in aumento rispetto al 7,7% del 2024, secondo Rhodium Group e J.P. Morgan. La Cina fa sempre più affidamento su prestiti nascosti o quasi fiscali per sostenere la sua crescita.

Con finanziamenti sociali in circolazione che ora si aggirano intorno ai 449.00 miliardi di yuan e una crescita reale intorno al 4-5%, ogni punto percentuale di PIL incrementale è sempre più legato a uno stock di debito molto più elevato rispetto a un decennio fa. Questa intensità creditizia crescente potrebbe impedire un rallentamento significativo, ma potrebbe altresì creare una sfida fiscale significativa in futuro. Il modello cinese richiede un'elevata crescita e una bassa tassazione; qualsiasi modifica al sistema fiscale avrà effetti negativi.

Per anni le amministrazioni locali hanno fatto affidamento sulla vendita di terreni per lo sviluppo immobiliare e riscuotere le entrate fiscali. Pertanto l'impatto negativo del settore immobiliare sull'economia e sulla sostenibilità fiscale è evidente. Gli investimenti nello sviluppo immobiliare sono diminuiti del 13,9% su base annua nei primi tre trimestri del 2025, con gli investimenti residenziali in calo del 12,9%, il calo più netto sin dal 2021 secondo i dati ufficiali. Sia gli investimenti che le vendite immobiliari hanno fatto registrare cali a due cifre nel 2024, e gli analisti prevedono un ulteriore calo degli investimenti immobiliari dell'11% e un calo delle vendite del 7,5% nel 2025, secondo la Reuters, con ulteriori cali nel 2026 prima di stabilizzarsi solo nel 2027... se ciò avverrà con la stessa rapidità delle stime ufficiali, ovviamente.

Il settore immobiliare, un tempo motore fondamentale della crescita economica e delle entrate fiscali, assorbe nuovo credito per stabilizzare i propri conti senza stimolare la crescita o creare un effetto moltiplicatore.

Inoltre l'utilizzo della capacità produttiva industriale cinese si è attestato al 74,9% alla fine del 2025, ben al di sotto del picco del 78,4% raggiunto nel 2021. L'eccesso di capacità produttiva è evidente nei settori dell'acciaio, dell'automotive, dei chip e in settori come la tecnologia verde, dove l'espansione ha superato la domanda interna ed estera. Pertanto gli indici dei responsabili degli acquisti mostrano una debolezza dei nuovi ordini e della domanda estera, mentre fallimenti e insolvenze sono aumentati, sebbene non a livelli tali da indicare una crisi finanziaria.

L'economia cinese deve migliorare la sicurezza degli investitori e del diritto, e consentire alla crisi immobiliare di concretizzarsi pienamente per vedere il tipo di crescita economica produttiva di cui ha bisogno per evitare aumenti molto più consistenti del debito. In caso contrario il rischio di stagnazione aumenterà, soprattutto sulla scia della scarsa crescita demografica, del permanere della sovraccapacità produttiva e del crescente numero di immobili invenduti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Should Libertarians Celebrate “Operation Epic Fury”?

Lew Rockwell Institute - Mer, 04/03/2026 - 00:22

That of course is the idiotic name the neocons have given to their latest invasion of a Middle East country by the U.S./Israeli armies. Javier Milei immediately joined with his fellow Zionist neocons to “celebrate” the invasion. Those of us who knew Murray Rothbard can just hear him shouting that Milei’s “celebration” is “Monstrous!” Milei should change the name of his dog from Rothbard to say, Lindsey (Graham), McCain, or perhaps Sean (Hannity) or Marc (Levin).

Milei is what Ryan McMaken calls a “micro-libertarian.” He sounds like a libertarian when talking about such things as price controls or legalizing prostitution, but acts oblivious to the ancient truth that “war is the health of the state” as he cheerleads for the ongoing Israeli/US. genocide being perpetrated in Gaza and now “operation epic fury.”

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L'UE prepara un'emissione di eurobond da €4.000 miliardi mentre la Russia punta a ritornare al dollaro

Freedonia - Mar, 03/03/2026 - 11:06

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lue-prepara-unemissione-di-eurobond)

L'Unione Europea si sta muovendo con decisione verso l'introduzione degli Eurobond. Al vertice dell'UE al Castello di Alden Biesen in Belgio, numerosi segnali hanno suggerito che il piano multimiliardario di Draghi potrebbe presto vedere la luce. Allo stesso tempo, dal punto di vista geopolitico, un possibile ritorno della Russia sulle scene mondiali sta emergendo come un nuovo problema per Bruxelles.

La capacità di analizzare gli errori e valutare razionalmente percorsi d'azione realistici appartiene, in termini evoluzionistici, alla nostra conditio humana. L'esperienza ci insegna: chi sbatte ripetutamente la testa contro lo stesso muro di mattoni potrebbe non essere il modello di leadership adatto alla situazione. Il mal di testa dovrebbe essere inteso come un segnale d'allarme, non come una motivazione per le prossime iterazioni. Questa osservazione preliminare serve a evidenziare un problema fondamentale nell'Europa odierna.

Le nostre élite politiche stanno conducendo un esperimento socialista sul campo: si scagliano ripetutamente contro lo stesso muro – quello dell'economia europea, delle sue imprese e di circa 450 milioni di cittadini – senza lasciarsi scoraggiare da fallimenti persistenti o da forti mal di testa.

Si potrebbe supporre che si tratti di una struttura estremamente complessa. Dal punto di vista dei decisori politici europei, tuttavia, appare principalmente come una sfida da affrontare con gli strumenti fallaci della pianificazione centralizzata e di un'ignoranza ostinata.

Abbiamo potuto valutare le condizioni di questa “testa” collettiva in Belgio, durante il vertice UE. La cerchia ristretta di Bruxelles, che ruota attorno alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, insieme ai suoi due alfieri politici Emmanuel Macron e Friedrich Merz, aveva diagnosticato il problema in anticipo: l'economia dell'UE manca di competitività. Cina e Stati Uniti hanno fatto passi da gigante dal punto di vista tecnologico e hanno l'audacia di posizionarsi diametralmente opposti all'ideologia europea del controllo centralizzato e della trasformazione verde. Le due superpotenze si rifiutano categoricamente di sbattere la testa contro il muro delle illusioni europee: altrove la CO₂ aiuta le piante a crescere e le mandrie a pascolare, mentre qui viene etichettata come deliberata devastazione del paesaggio.

Al contrario, si sono mossi per deregolamentare radicalmente i loro mercati. I cinesi lo hanno fatto prima; gli americani ora stanno seguendo a pieno ritmo, abbracciando ciò che appare evolutivamente valido: affidare nuovamente il tessuto sociale ai mercati, agli individui e al principio di responsabilità personale.

Valori meritocratici, una rinascita della cultura borghese, forse persino la religione: l'Europa non ne vuole sapere. Qui tutto rimane woke, attentamente controllato dal supremo censore di Bruxelles. Proprio il giorno ddel sopraccitato vertice il Parlamento europeo ha dichiarato che una donna trans è una donna, punto e basta.

Auch die CDU-/CSU-Gruppe im EU-Parlament hat heute nahezu geschlossen dafür gestimmt, „Transfrauen“ in jeder Hinsicht als Frauen anzuerkennen, und ausdrücklich gefordert, ihnen den Zugang zu Frauenhäusern zu gewähren. ???????? Nur Jens Gieseke hat sich der Stimme enthalten. ???????? https://t.co/r8O5Q6391l

— R. Eder-Kirsch ???? (@EderKirsch) February 12, 2026

Tanti saluti al cosiddetto “ordine basato sulle regole” e ai valori europei. Un ordine che potrebbe essere fondato su molti fattori, ma a quanto pare non sulla ragione e sulla realtà biologica. L'Europa si atteggia a post-illuminista, al di là dei limiti del buon senso.

Torniamo al vertice e alla questione di come risolvere il dilemma economico dell'Eurozona. Una vecchia conoscenza, l'ex-primo ministro italiano ed ex-presidente della BCE, Mario Draghi, ha presentato il progetto per una presunta rinascita dell'Europa due anni fa e potrebbe ora definire il quadro d'azione dell'UE.

Per stemperare la suspense: il club del debito europeo probabilmente sceglierà lo stesso vecchio muro per il suo prossimo atto, dimostrando ancora una volta il suo scetticismo nei confronti del progresso cognitivo. Se Bruxelles ricorresse al piano Draghi nella sua crisi economica, verrebbe attivato un pacchetto di debito da mille miliardi di euro: credito pubblico progettato per catapultare il continente in tecnologie verdi, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali e persino tecnologia militare al livello dei suoi rivali geopolitici entro il 2030.

Il quadro finanziario delineato da Draghi è enorme: in cinque anni €800 miliardi all'anno confluirebbero negli Eurobond, a meno che qualche politico ragionevole non riesca a fermare questa rischiosa impresa. €800 miliardi corrispondono a circa il 5% del PIL dell'UE. Questo ulteriore indebitamento, da solo, alle condizioni attuali, aumenterebbe il debito totale degli stati membri di circa il 25%.

Una scommessa fiscale la cui fase di test si è già verificata durante l'emissione di obbligazioni NextGenerationEU nell'era del Covid, con un volume pressoché identico. Sono stati raccolti €750 miliardi e alla fine la Banca Centrale Europea ha dovuto assorbirne gran parte. La domanda di debito europeo appare tiepida; da allora il denaro è confluito nei bilanci del welfare dell'Europa meridionale e in progetti verdi di prestigio.

Bruxelles deve letteralmente piantare i suoi fari politici nel paesaggio, in modo che anche l'ultimo cittadino dell'UE ricordi chi ha trasformato lo scenario culturale in una sorta di distopia hollywoodiana piena di parchi eolici.

Ricorderete Mario Draghi: un tempo primo ministro tecnocratico – ovvero non eletto – dell'Italia, e prima ancora ideatore del programma OMT (Outright Monetary Transactions), lo strumento che durante la crisi del debito del 2012 ha consentito alla BCE di acquistare un numero illimitato di bond di stati europei in difficoltà per regolarne i rendimenti. “Whatever it takes”, dichiarò all'epoca il pomposo Draghi – e ora la sua artiglieria fiscale potrebbe di nuovo colpire problemi le cui cause risiedono meno nella sfera monetaria e più nel tessuto microeconomico e nel clima culturale delle nostre società.

Queste difficoltà non saranno risolte attraverso una macrogestione statale finanziata dal debito. Ciò che manca è lo spirito imprenditoriale. Il continente è eccessivamente regolamentato, i mercati dei capitali sono compromessi e l'apparato statale europeo, in continua crescita, consuma ingenti somme di denaro. Il settore privato fatica a sviluppare modelli di business sostenibili, mentre gli oneri amministrativi e gli appetiti fiscali continuano ad aumentare.

La crisi energetica autoinflitta, nata dalla frenesia della trasformazione verde, è solo uno dei tanti cappi che si stringono attorno al collo dei cittadini dell'UE. Un apparato statale ancor più ipertrofico non allenterebbe questi cappi, li stringerebbe. Su questo non ci sono dubbi.

Per la Germania l'introduzione simultanea degli Eurobond insieme alla manovra Draghi segnerebbe la fine di ogni residua speranza di stabilità fiscale. La strada scelta dall'attuale governo aumenterebbe il debito pubblico di almeno il 5% annuo. Sommando la quota proporzionale di debito in euro di nuova emissione della Germania, si può già prevedere che entro il 2030 la Germania potrebbe facilmente superare il 110% del rapporto debito/PIL.

In altre parole: d'ora in poi lo stato sociale verrebbe finanziato direttamente dalla stampa di denaro.

Il Cancelliere Friedrich Merz ha dimostrato di apprezzare l'unità al vertice con il Presidente francese Emmanuel Macron. Come spesso accade, hanno concordato sulle questioni decisive, ha spiegato Merz, condividendo un senso di urgenza: l'Europa deve agire ora e tornare competitiva, soprattutto nell'industria.

Proprio il settore più gravemente danneggiato dalle stesse politiche ora supervisionate dal cancelliere: imposte più elevate sulla CO₂, legislazione sulle catene di approvvigionamento e una politica energetica che riduce l'ambizione industriale.

Alla fine si è trattato del solito folklore da vertice, niente di più.

Una regola “Compra europeo” dovrebbe guidare la strada, con catene di approvvigionamento più saldamente incentrate in Europa. Ci si potrebbe chiedere come questo continente povero di risorse intenda realizzare tali ambizioni. Soprattutto nel commercio internazionale e nella politica verso la Russia – proprio dove sarebbero disponibili risorse abbondanti e accessibili – l'Europa ha ampiamente abbandonato una valutazione obiettiva. Nei confronti del suo acerrimo nemico, la Russia, una delle nazioni più ricche di risorse al mondo, l'Europa rimane trincerata in uno status di sfida massima.

Il pre-vertice in vista dell'incontro di marzo offre i primi indizi che il finanziamento congiunto del debito potrebbe effettivamente diventare una questione seria. Il Primo Ministro italiano, Giorgia Meloni, con un debito pari a circa il 130% del PIL nella patria del prestito congiunto, potrebbe trovare l'idea di una responsabilità condivisa, in particolare da parte del contribuente tedesco, non del tutto sgradevole.

Mentre Bruxelles danza attorno al vitello d'oro del programma di trasformazione verde e cerca di guadagnare tempo con massicci programmi di debito e pseudo-riforme, dietro le quinte potrebbero verificarsi sviluppi decisivi.

Secondo un memorandum interno del Cremlino visionato da Bloomberg, la Russia starebbe valutando un ritorno al sistema di pagamento in dollari. Dopo anni di sanzioni europee, embarghi americani ed esclusione dallo SWIFT, una simile mossa rappresenterebbe uno shock geopolitico di prim'ordine, isolando ulteriormente l'Unione Europea e alimentando tendenze secessioniste, in particolare nell'Europa orientale.

Il promemoria delinea diverse aree di interessi russo-americani sovrapposti: la cooperazione in materia di energia e materie prime, nonché la possibile integrazione di strumenti finanziari basati sul dollaro nel sistema bancario russo. La Reuters ha confermato l'esistenza di un canale di contatto tra Washington e Mosca.

Sullo sfondo di un'attività sempre più coordinata tra i tre principali attori mondiali – Stati Uniti, Cina e Russia – la strategia di Bruxelles appare sotto una luce diversa. Forse questo spiega i suoi sforzi per cercare partnership strategiche con classici stati in bilico geopolitico come l'India o il blocco del MERCOSUR.

C'è una cosa che accomuna le tre grandi potenze: i rapporti sempre più tesi con Bruxelles e le principali capitali dell'Unione Europea.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Tucker on Operation Epstein Fury

Lew Rockwell Institute - Lun, 02/03/2026 - 22:16

Israel’s war and what it means. pic.twitter.com/P9D7UGq40W

— Tucker Carlson (@TuckerCarlson) March 2, 2026

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Rothbard at 100

Lew Rockwell Institute - Lun, 02/03/2026 - 13:03

Today, March 2, would have been Murray Rothbard’s 100th birthday. Rothbard’s intellectual heir, Hans-Hermann Hoppe, has published on his Property and Freedom Society Web sit a tribute to his mentor that includes twenty new essays and much more.

Hans is widely regarded all over the world as Rothbard’s most important intellectual heir and his closest disciple. He was a close collaborator and personal friend for many years, and Hans described Murray as “the greatest social theorist of the 20th century.” Hans’s book Democracy: The God That Failed is a major extension of Rothbard’s anarcho-libertarianism. Nothing else comes close. The twenty brand new essays here are a heartfelt tribute to the great Murray Rothbard, his personality, his achievements, and his impact on the world of ideas.

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Sentenza “shock” della Corte Suprema sui dazi? I timori di un rimborso da $200 miliardi sono esagerati

Freedonia - Lun, 02/03/2026 - 11:12

Voglio aggiungere maggiore contesto al pezzo di oggi di Lacalle, il quale si occupa degli aspetti più tecnici della faccenda. Io mi occuperò degli aspetti più strategici e geopolitici. Infatti Bruxelles è stata tutto un fermento sin dalla Conferenza di Monaco e il discorso di Rubio. Ricordate Mitt Romney? Era diventato senatore dallo Utah per i Repubblicani. Non faceva mancare un voto al proprio partito di appartenenza... fino a quando, però, non bisognava votare per le cose importanti. Lì c'era la defezione. Vediamo questo pattern ripetersi oggi anche con politici come Massie, il quale adotta lo stesso modello usando il feticcio dei “principi”. La costruzione di personaggi del genere e il loro inserimento in particolari contesti rientra nella categoria di asset legati all'intelligence, perché non si può essere talmente tanto strategicamente stupidi a meno che non sia esattamente questa la strategia di fondo. Allora si capisce che l'asset in questione è eterodiretto da qualcun altro. Questo discorso è sovrapponibile alla condotta di John Roberts, ad esempio, membro della Corte Suprema, il quale ha deluso la nazione quando c'era più bisogno di lui. Che sia un asset della cricca di Davos credo ci siano pochi dubbi a riguardo. Trump sapeva benissimo che la strada che ha percorso avrebbe causato qualche grattacapo giuridico, ma l'ha fatto perché era quella più veloce, politicamente ed economicamente, per bruciare le tappe e agire come maglio idraulico contro gli avversari degli USA. Le opzioni che ha adesso Trump sono altrettanto efficaci, ma più lente. Cui prodest? Chi trae beneficio dalla decisione della Corte Suprema? A chi stanno più a cuore i flussi di capitali mondiali in questo momento? Gli Stati Uniti vengono danneggiati e di certo non sono gli “ebrei” a guadagnarci. Chi ci guadagna sono City di Londra e Bruxelles, disperati per congelare il flusso dei capitali mondiali e impedire che lascino in massa i loro confini. Due cose mi sono subito saltate all'occhio di fronte a quella che sembrava una vittoria della cricca di Davos in questa battaglia: la sentenza della Corte Suprema è avvenuta a mercati cinesi chiusi e oro/argento hanno chiuso al rialzo. Non proprio un segnale di sfiducia nei confronti dei mercati americani, soprattutto perché Trump ha fatto in un anno più di quello che hanno fatto i precedenti presidenti sin da Reagan. Il grado di cambiamento dietro le quinte è enorme a livello di Dipartimenti e burocrazia: vi basti pensare, ad esempio, come SEC e CFTC adesso agiscano sotto l'Office of Management and Budget e non più come organi indipendenti (lo smantellamento della dottrina Chevron è stata cruciale per impedire alle burocrazie statunitensi di vivere di “vita propria” senza alcun meccanismo di “pesi e contrappesi”); lo stesso dicasi per la riorganizzazione di Tulsi Gabbard a livello di servizi di intelligence. Tutti questi sistemi, tutte queste burocrazie sono avversi al cambiamento e facilmente recrutabili come cavalli di Troia. Faranno di tutto per rallentare il processo di rimodellamento, America First, portato avanti dall'amministrazione Trump. Come avete già avuto modo di leggere in altri due pezzi pubblicati in precedenza, “Da qui in avanti il gioco diventa più pericoloso” e “Senza esclusione di colpi: dinamiche geopolitiche ed economiche scremate dal rumore di fondo”, la guerra tra Stati Uniti e cricca di Davos/City di Londra sta scalando marcia. Per quanto possa sembrare sconfortante la sentenza della Corte Suprema riguardo i dazi, c'è un'altra questione forse ancora più importante dei dazi che addirittura potrebbe far cadere la necessità di far approvare il SAVE Act: la revisione del Voting Right Act.

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di Daniel Lacalle

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/sentenza-shock-della-corte-suprema)

La reazione dei mercati alla sentenza della Corte Suprema sui dazi ha esagerato gli aspetti negativi e ignora le opzioni dell'amministrazione Trump.

I mercati stanno reagendo in modo scomposto alle notizie sul buco finanziario da $175-200 miliardi nei presunti rimborsi. Tuttavia la sentenza della Corte Suprema apre un processo lungo, stretto e ciononostante gestibile, non un'imminente crisi fiscale.

Nei giorni successivi all'annullamento dei dazi imposti da Trump, molti analisti hanno trasformato una complessa sentenza legale in una storia semplice, affermando che Washington avrebbe presto dovuto rimborsare fino a $200 miliardi. I premi di rischio sui titoli del Tesoro sono aumentati, oro e argento sono saliti alle stelle e alcuni commentatori hanno lanciato l'allarme per un imminente shock nel bilancio statunitense che avrebbe fatto impennare il debito pubblico.

La sentenza della Corte Suprema implica che il Dipartimento del Tesoro sia tenuto a rimborsare ogni dollaro riscosso dall'introduzione di questi dazi? La realtà è molto più complessa.

L'amministrazione statunitense ha molte opzioni per mantenere la sua politica commerciale.

La Corte Suprema non dichiara illegali nessuno degli accordi commerciali concordati, né i meccanismi dei dazi. Le amministrazioni Biden, Obama, Bush e Clinton hanno tutte implementato dazi in passato. Inoltre se un Paese decidesse di rifiutare gli accordi firmati, il che è improbabile, l'amministrazione può utilizzare la Sezione 122 del Trade Act del 1974 per imporre dazi al 10% per 150 giorni, come già annunciato. Questa sottosezione consente dazi o supplementi all'importazione in caso di emergenza legata alla bilancia dei pagamenti. Inoltre la Sezione 338 del Tariff Act del 1930 consente dazi fino al 50% sui Paesi che discriminano il commercio statunitense, mentre la Sezione 232 utilizza le indagini del Dipartimento del Commercio per imporre dazi su prodotti specifici e la Sezione 301 prende di mira Paesi e settori dopo le indagini dell'USTR su pratiche irragionevoli.

Tutte le amministrazioni precedenti hanno utilizzato questi meccanismi in passato. Biden, infatti, ha mantenuto tutti i dazi imposti dalla prima amministrazione Trump.

Quando esaminiamo la decisione della Corte Suprema, ci rendiamo conto che l'attenzione è rivolta più al modo in cui sono stati annunciati i dazi piuttosto che ai meccanismi delle controversie commerciali e dei dazi stessi.

Il rischio di un rimborso esiste, ma i tempi sono lunghi, l'importo effettivo è probabilmente molto inferiore a $200 miliardi e l'economia statunitense può facilmente assorbirlo. Infatti l'esito della sentenza della Corte Suprema potrebbe non comportare alcuna modifica agli accordi commerciali esistenti.

L'opinione pubblica ha scritto ampiamente lamentandosi dei dazi di Trump. Tuttavia non ho letto nulla sul sistema CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) dell'UE, un gigantesco schema costellato di dazi progettato solo per aumentare i prezzi. Il CBAM è il sistema più protezionistico visto nel commercio globale da anni, nascosto dietro la scusa della “anidride carbonica” per imporre un sistema fiscale mostruoso.

I dazi non sono un'invenzione di Trump; sono la norma nel commercio globale. Gli attuali accordi commerciali si sono dimostrati positivi per il commercio mondiale, la crescita e tutte le parti coinvolte. Annullare questi accordi sarebbe estremamente negativo per tutte le nazioni esportatrici. Inoltre un dazio globale del 10% ai sensi della Sezione 122 potrebbe fruttare $300-400 miliardi all'anno, rispetto agli attuali introiti doganali di oltre $200 miliardi nel 2025 e $77 miliardi nel 2024.

I Paesi che hanno firmato accordi commerciali con gli Stati Uniti dovrebbero essere prudenti nel non violare gli accordi esistenti, poiché i nuovi dazi doganali, successivi alla sentenza della Corte Suprema, aumenterebbero e nessuna nuova amministrazione cambierebbe la situazione, come è successo con Biden.

La Corte Suprema ha stabilito che l'uso specifico dei poteri di emergenza (IEEPA) per imporre determinati dazi è illegale, ma non ha emesso un ordine di rimborso di quelli riscossi.

Secondo gli avvocati commercialisti, la sentenza apre la strada a possibili contestazioni, ma non significa che il governo federale debba restituire ogni dollaro. C'è un'enorme differenza tra stabilire che una misura era illegale e ottenere un rimborso da parte di tutti gli importatori interessati.

Solo gli esportatori che hanno preservato i propri diritti, tra cui proteste, sospensioni della liquidazione e dichiarazioni presentate tempestivamente, possono realisticamente richiedere rimborsi. La maggior parte delle aziende probabilmente sceglierà di non adire le vie legali. Inoltre gran parte della filiera ha già assorbito il costo dei dazi, il che offre scarsi incentivi a contestarli.

Solo una piccola parte delle aziende ha intentato cause in precedenti controversie commerciali e un gruppo ancora più piccolo ha recuperato l'intero importo versato. Non si tratta di un rimborso fiscale universale; si tratta di un processo complesso e legalmente impegnativo a cui molte aziende hanno già perso l'opportunità di accedere.

Esiste un'enorme differenza tra l'importo totale dei dazi riscossi, circa $200 miliardi, gli importi legalmente rivendicabili e depositati, e i rimborsi dopo contenziosi, accordi e dinieghi.

Per gli esportatori tentare di rivendicare i dazi riscossi potrebbe rappresentare una sfida legale ardua e una decisione commerciale rischiosa, poiché potrebbe comportare perdite superiori alle loro richieste.

I casi torneranno ora alla Corte del Commercio Internazionale e ai tribunali di grado inferiore. Ogni richiesta dovrà essere elaborata, discussa e decisa, e saranno possibili ricorsi. Le controversie commerciali e doganali possono durare anni. Ciò che alcune banche considerano una cifra importante (un rimborso da $200 miliardi) si trasformerà probabilmente in un costo fiscale netto molto più basso, probabilmente inesistente. Inoltre molte di queste aziende correranno probabilmente il rischio di perdere l'accesso al redditizio mercato statunitense durante il lungo e complesso processo di contenzioso.

Anche se il rimborso netto fosse di $100-150 miliardi, suddiviso in tre-cinque anni, si tratterebbe in media di $20-50 miliardi all'anno. In termini di bilancio federale, una cifra irrisoria.

Con un PIL di oltre $30.000 miliardi, anche un rimborso da $150 miliardi equivarrebbe ad appena lo 0,5% della produzione statunitense. Inoltre l'imposizione di un dazio globale del 10% genererebbe, secondo le stime, oltre $300 miliardi all'anno, ovvero il 50% in più rispetto all'importo dichiarato dai giornali come possibile rimborso.

Nel frattempo l'economia statunitense si sta rafforzando, con il PIL del settore privato nel quarto trimestre in aumento del 2,4% grazie a consumi e investimenti robusti, mentre la spesa pubblica sta diminuendo, il che sottrae un punto percentuale al PIL ma è una decisione politica per controllare il debito e i deficit; l'inflazione sta diminuendo e la creazione di posti di lavoro sta accelerando, con il settore manifatturiero in espansione.

Gli investitori potrebbero temere l'incertezza giuridica in merito alle politiche commerciali, ma non un rimborso una tantum. Nonostante si parli di un buco da $200 miliardi, il vero rischio è un periodo prolungato di controversie legali, mutevoli misure tariffarie e confusione nei dati commerciali, non un precipizio fiscale. Per questo motivo credo che i partner commerciali preferiranno mantenere gli accordi esistenti piuttosto che intraprendere un lungo e doloroso contenzioso che potrebbe concludersi con un aumento dei dazi per gli esportatori.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Decadentismo europeo/inglese & Rinascimento americano/giapponese

Freedonia - Ven, 27/02/2026 - 11:11

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/decadentismo-europeoinglese-and-rinascimento)

Nell'era moderna un impero non si estende più controllando fisicamente un territorio, bensì controllando il flusso dei capitali. Gli inglesi lo sanno bene. Controllare i binari lungo cui corrono capitali e soldi. Questo a sua volta significa costruire una struttura di fiducia nell'ombra tramite intermediari, società di clearing, società di assicurazioni, ecc. e con essa controllare il movimento dei beni fisici tramite i mercati dei futures. Vengono altresì coltivate connessioni e privilegi che maturano nel tempo. C'è quindi bisogno di controllare fisicamente i possessori delle proprietà e dei titoli di proprietà? No. E cosa sono le CBDC se non la digitalizzazione dei sopraccitati binari? E qui diventa più chiaro il motivo per cui Bitcoin adesso è sotto attacco, dato che il prezzo è solo uno show secondario rispetto al potenziale inattaccabile rappresentato dalla tecnologia sottostante.

Ma se non si smantella la rete di privilegi nel sottobosco e non si blocca il flusso, ciò che importa davvero, questa storia continuerà a ripetersi. Ecco perché Bessent ha ragione quando parla dell'urgenza di approvare il CLARITY Act: cambiare definitivamente il flusso con cui si muovono i dollari sottrarrà capacità di manipolazione a quei player, come Bruxelles e la City di Londra, che stanno lottando con unghie e denti per mantenere i loro privilegi acquisiti. La “buona notizia” è che tali privilegi si reggevano sul furto ai danni degli USA e questi ultimi sono determinati a mettere fine a questa storia. A questo corre parallelo il passaggio del SAVE Act, il quale permetterebbe delle elezioni degne di un Paese civile. A quel punto basterebbe mettere gli agenti ICE a ogni seggio affinché gli immigrati illegali non possano votare e i Democratici non vinceranno... nonostante tutti i soldi che Soros senior e junior possano spendere a riguardo.

Infatti il singolo e più importante obiettivo dell'amministrazione Trump, ora, è quello di ridurre ai minimi termini il sistema attuale che ha reso gli americani il capro espiatorio per tutti i mali del mondo e che ha sottratto loro capacità produttiva/ricchezza reale. Una delle fonti di ansia nel movimento MAGA è stata Steve Bannon, ad esempio, e non è un caso che tramite gli Epstein file abbiamo compreso che lui e i suoi programmi erano un cavallo di Troia. Dopo essere cresciuto mediaticamente grazie a Breitbart e Andrew Breitbart è stato uno dei catalizzatori delle critiche “interne” all'amministrazione Trump per non avere eseguito arresti, per non essere stato abbastanza incisivo, di rischiare di perdere le elezioni di medio termine, ecc. Lo scopo di gente come Bannon e di tutti coloro che sono orbitati attorno a lui e al suo programma era, ed è, quello di raffreddare quell'entusiasmo che ha accolto positivamente l'elezione di Trump. E per estensione raffreddare l'entusiasmo per altri riformatori come Milei, Orban, Fico. In questo modo diventa più facile disinnescarne altri come Norwaki in Polonia e Rupert Lowe in Inghilterra.

????Argentina's Milei and Hungary's Orban were having a good time in the back. https://t.co/URfLLQluMC pic.twitter.com/kkGUuR0uVM

— NEXTA (@nexta_tv) February 19, 2026

Ancora una volta tutte le strade conducono a(lla City di) Londra, la fonte di questa destabilizzazione cronica. E non importa se prima conducevano ad Amsterdam, Venezia e Roma, adesso la fonte di quel potere è lì e l'amministrazione Trump vuole impedire che si ricicli altrove (come ha tentato di fare a Pechino e ora sta tentando di fare a Dubai). Il modo più efficace che ha per contingentarlo è dichiarare indipendenza dall'Europa e presentarsi come vero punto di stabilità per il resto del mondo: ciò a sua volta cambierà come agiranno Russia e Cina, come si organizzerà il Medio Oriente, cambierà il Sud-est asiatico e l'Africa, cambierà soprattutto l'America Latina.

Guardare all'evoluzione della curva dei rendimenti tra Italia, Francia e Germania (i tre pilastri su cui si regge l'UE) spiega molto degli andamenti geopolitici ed economici. Senza il bisogno dei commenti della stampa generalista. I rendimenti tedeschi continuano a salire e quelli sul front-end sono ormai sovrapponibili; il punto interessante di adesso è che il trentennale italiano ha superato quello francese, quest'ultimo più rischioso del primo. Ecco perché Macron è diventato irrequieto nelle ultime settimane parlando di usare lo strumento di “anti-coercizione” europeo nei confronti degli USA e quindi alleviare le pressioni al rialzo sull'euro, permettendo quindi di compensare col suo indebolimento i dazi, la linea di politica americana “dollaro debole-oro forte” e proteggere i rendimenti obbligazionari europei. Ma questo assetto non servirebbe a molto: prezzi dell'energia più alti. La trappola “dollaro debole-tassi alti” che ha prosciugato lentamente il mercato degli eurodollari e ha permesso la stretta di accordi commerciali a Trump, adesso si invertirà continuando a tenere alta la pressione sull'Europa man mano anche che il Giappone normalizzerà la sua politica monetaria.

Alla fine dell'anno i tassi giapponesi e americani probabilmente convergeranno, eliminando quella fonte di finanziamenti gratis con cui l'Europa ha potuto sfornare pasti gratis, rendere ipertrofici gli Stati sociali e credere che l'iper-regolamentazione fosse un modello di business percorribile nonostante la desertificazione industriale incalzante. Sostituire il carry trade sullo yen e quella masnada di ONG sul territorio americano (inclusa l'uscita dall'OMS, dall'IPCC, ecc.) che facevano fluire dollari all'estero con la ZIRP della Svizzera è imbarazzante. Un disperato tentativo di guadagnare tempo mentre l'UE si trova davanti una decisione: accettare i termini della resa o far saltare in aria il tabellone di gioco.

Come in una partita di GO, Trump sta muovendo le sue pedine per guadagnare territorio e se questo significa stringere accordi con quatarini, siriani, lasciar “sfogare” Israele, abbattere il mondo “basato sulle regole” (inglesi) e ripulire il volto dell'Iran agli occhi del mondo (togliendo dall'equazione il cosiddetto “asse del male” e la minaccia nucleare) in modo da appianare le tensioni territoriali e settarie, e quindi risparmiare tempo e denaro con cui ricostruire l'America, allora tutto ciò è qualcosa che val la pena sostenere. La maggior parte delle persone ancora non riesce a comprendere questi obiettivi perché non ha la minima idea di come scorrono denaro e influenze. Il mondo degli intermediari, che lo stesso Epstein ha contribuito a costruire, è quello che ha alimentato la macchina della City di Londra grazie alla quale sono state combattute guerre mondiali. Trump, con la sua strategia, ha nel mirino “eserciti” e infrastrutture che avrebbero scatenato l'ennesima iterazione bellica mondiale con cui abbattere gli enormi debiti accumulati finora e ripetere di nuovo il ciclo. Se si guarda al modo in cui operano geopolitica e mondo finanziario, intricati tra loro, si capisce altresì che non importa chi sia pubblicamente al comando, per l'oligarchia di Davos è importante che sia essa a tirare le fila dietro le quinte. Per quanto si possano etichettare con la fantascienza i libri di Neal Stephenson, The Baroque Cycle, spiega accuratamente i natali del mondo moderno dalla creazione della Banca d'Inghilterra.

Le iterazioni di questi cicli hanno raggiunto il loro picco massimo e offrono il fianco a una correzione. Martin Armstrong parla di cicli che durano 300 anni circa, evoluzioni di sistemi a guida pubblica o privata. Stiamo vivendo uno di questi avvicendamenti.

Nessuna sorpresa quihttps://t.co/kwvl72NvLO

— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) February 19, 2026

Infatti, come spesso ripetuto, bisogna guardare a quello che Trump fa, non quello che dice. La maggior parte delle sue esternazioni sono “teatro”. Per l'appunto non c'è alcuna invasione dell'Iran, non c'è alcuna guerra cinetica contro Russia e Cina, il governo venezuelano è quello di prima fatto salvo “l'uccello che deve cantare”. E cos'altro era il rilascio degli Epstein file se non un altro tipo di “uccello che deve cantare”? Vedete, sono dell'idea che l'anno scorso quando Trump fece visita al re Carlo, presentò i termini della resa alla City di Londra: il loro ruolo nel processo decisionale internazionale sarebbe stato ridimensionato, in ritorno si sarebbero tenuti tutte le loro ricchezze e privilegi acquisiti fino a quel momento. La stessa offerta è stata presentata alla cricca di Davos il mese scorso dal discorso di Trump al forum mondiale nella stessa città e da Rubio alla Conferenza di Monaco. Gli Epstein file hanno scagionato Trump dalle accuse che venivano mosse contro di lui, mentre invece stanno mettendo nei guai gente facente riferimento a “middle management” e “upper management” che rappresentano le linee lungo cui corre il potere di intermediazione di City di Londra/cricca di Davos.

La fine degli Hannover-Coburgo e il ripristino della discendenza reale inglese, soprattutto se William succederà a suo padre anzitempohttps://t.co/8hFIR3y6cR

— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) February 19, 2026

In questa nuova schermaglia nell'ambito più grande della partita di GO sia l'amministrazione Trump che gli avversari vogliono cavalcare la narrativa degli Epstein file per portare acqua al loro mulino. Essendo la mole di informazioni gigantesca, non è una bolla che si sgonfierà tanto presto. I termini della resa sono ancora validi, dato che parecchi documenti sono ancora parzialmente oscurati, ma l'esposizione di ulteriori intermediari non significa altro che escalation. Quest'ultima già resa chiara dalla ridicola audizione tenuta da quell'asset estero Massie contro Pam Bondi. Non una gran prova quella di quest'ultima, ciononostante il suo compito è decisamente arduo nel ripulire il Dipartimento di Giustizia e in suddetta audizione aveva ragione quando ha sottolineato che Massie aveva impostato la sua tesi sfruttando la fallacia della domanda complessa. Così come la sua critica all'intervento chirurgico in Venezuela, lamentando uno scavalcamento del Congresso in merito a dichiarazioni di guerra. Si dimenticava che operazioni simili sono nel potere esclusivo del Presidente degli Stati Uniti? Certo che no.

Previsione? No, chiara strategia di un asset in mani estere che finora ha usato il proverbiale "virtue signaling" per spacciarsi per quello che in realtà non è.https://t.co/N1r0Ik8Zsg

— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) February 21, 2026

La realtà è che per quanto i numeri del Congresso dicano che l'amministrazione Trump abbia una maggioranza al Senato e alla Camera, ce l'ha solo in quest'ultima... ed è lieve. Ecco perché far passare il SAVE Act è fondamentale così come vincere le elezioni di medio termine, altrimenti ci vorrà un solo giorno dopo la tornata elettorale affinché il Congresso proceda con l'impeachment di Trump. La decisione della Corte Suprema in merito ai dazi è solo un assaggio di questo esito. Il team di Trump è perfetto? Ovviamente no. È buono per questa guerra? Sì. Pam Bondi è stata sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica, Kash Patel è stato sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica, Tulsi Gabbard è stata sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica. Quest'ultima è tenuta apposta nell'ombra dallo stesso Trump e non ne parla quasi mai: il DNI è un potente strumento nelle mani dell'amministrazione Trump per smembrare la piovra dello Stato profondo e la presenza della Gabbard a Fulton era nientemeno un guanto di sfida.

"Effective immediately, all National Security TARIFFS, Section 232 and existing Section 301 TARIFFS, remain in place, and in full force and effect. Today I will sign an Order to impose a 10% GLOBAL TARIFF, under Section 122, over and above our normal TARIFFS already being… pic.twitter.com/B3bv5f5KW1

— The White House (@WhiteHouse) February 20, 2026

Stiamo parlando di una partita molto lunga e per usare la metafora del baseball siamo solo al terzo inning. Alla battuta si avvicendano i vari atleti e, a volte, bisogna lasciar agire l'avversario per cercare di “prevedere” le mosse successive. Hanno provato ad attaccare il mercato obbligazionario sovrano americano e hanno fallito; hanno provato ad attaccare il mercato dell'argento e hanno fallito; stanno provando ad attaccare Bitcoin, ma non fanno altro che spostarlo in mani più forti. Ancora una volta, il nodo gordiano sono i flussi; ecco perché i dazi fanno molto male al portafoglio della cricca di Davos e c'è una narrativa feroce contro di essi.

A proposito di flussi, una delle conseguenze della rimozione di Maduro è quella del controllo sui flussi di petrolio dal Venezuela. Ora sono gli Stati Uniti a manovrare il rubinetto energetico di Caracas. Questo significa che il petrolio continuerà a scorrere verso Pechino, ma quel tanto che basta affinché siano soddisfatte le esigenze industriali; gli approvvigionamenti non saranno più tali da permettergli di costruire una riserva strategica nazionale o alimentare una guerra contro Washington. I tentacoli inglesi ancora raggiungono la Cina e il recente colpo di stato fallito ne è la prova, ma oltre a ciò il timore della Cina è un'inversione dei ruoli con la Russia: se prima quest'ultima era un partner subordinato, com'erano consapevoli anche i russi e affermarono all'indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, ora la Cina dipenderà molto di più dalle importazioni di energia russe. Questo a sua volta significa anche che la Russia, oltre a ottenere un vantaggio geopolitico, ottiene indirettamente una motivazione per avvicinarsi di più alle posizioni americane nella chiusura del conflitto in Ucraina.

In Iran ci sono come minimo tre fazioni sul suo territorio. Una di queste è l'IRGC, decisamente supportata dagli inglesi. Il cosiddetto “asse del male” (es. Hamas, Hezbollah, IRGC, ecc.) in Medio Oriente era finanziato tramite fondi e passaporti, per muoversi nel mondo, provenienti dal Venezuela. Con l'esfiltrazione di Maduro l'amministrazione Trump ha tagliato questa importante fonte di approvvigionamento, alimentando al contempo le proteste di piazza a Teheran e le pressioni dei curdi a nord del Paese. Gli inglesi, famosi per la loro tattica “divide et impera”, vogliono altresì rimuovere la fazione religiosa al comando, ormai diventata un asset in rapido deprezzamento, e sostituirla con il loro fantoccio Pahlavi. Ripristinare lo Sha, la cui rimozione fu un'operazione dell'MI6 (i servizi di intelligence francesi entrarono in gioco dopo... Khamenei partì con un volo da Parigi). Per quanto l'operazione americana in Venezuela possa aver smosso le acque in Iran, gli effetti secondari e terziari sono i benvenuti perché tolgono capacità di minaccia a un Paese che da sempre ha mosso le sue intimidazioni nei confronti di Israele per creare ad hoc instabilità nella regione per il tornaconto inglese.

Oltre agli USA, chi riesce rafforzato da questo assetto in evoluzione in Medio Oriente è la Russia. La Cina, infatti, otterrà petrolio venezuelano alle condizioni americane e se ne vorrà di più dovrà rivolgersi esclusivamente alla Russia ora, ribaltando la situazione di subordinazione precedente. Un favore indiretto, nonché conciliazione e buona volontà americane, per motivare la Russia a terminare le ostilità in Ucraina. Ciò permetterebbe alla Russia anche di riconvertire il suo tessuto industriale concentrato adesso sullo sforzo bellico, generando un asse commerciale tra USA, Russia e Giappone in grado di spezzare il retaggio obsoleto del XIX secolo con cui inglesi ed europei avevano venduto il loro eccezionalismo commerciale.

L'incubo degli inglesi sin da quando Mackinder ha formulato la sua tesi geopolitica dell'isola del mondo: un canale di connessione nello stretto di Bering tra USA e Russia, sabotato a più riprese da Londra nel corso della storia. pic.twitter.com/AvENqQR6Qu

— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 12, 2026

Il Nikkei è sui 57.000 e molto presto arriverà ai 60.000 sulla scia della certezza politica, mentre la BOJ può tranquillamente lasciar salire il back-end della curva dei rendimenti perché puntellato dal suo portafoglio di azioni. Con una maggioranza di 2/3 alla Camera, essa può neutralizzare il potere di veto del Senato: questa stabilità politica permetterà, entro 6 mesi, di riaprire i rapporti con la Russia e terminare le ostilità recalcitranti sin dalla Seconda guerra mondiale. Questo a sua volta significa che, sulla scia della fine del carry trade sullo yen, i tassi di riferimento tra USA e Giappone si allineeranno (~2%) facendo fronte unico contro la City di Londra. Quest'ultima, infatti, ha perso un nodo di instabilità economica da propagare nel resto del mondo, oltre a una diminuzione del propellente finanziario con cui alimentare manipolazione di valute, obbligazioni, ecc. Quando l'arbitraggio tra dollari, yen e relativi tassi di entrambi i Paesi scomparirà, sparirà anche il mondo disegnato da Werner nel suo famoso libro e l'incubo di Mackinder diventerà realtà.

Non esiste solo il livello geopolitico ed economico, poi, ma anche quello sociale. Una società in salute è anche una società produttiva, ecco perché è stato necessario ribaltare la piramide alimentare negli USA. Questo ha permesso altresì di stoppare i finanziamenti pubblici a tutte quelle società nel campo dei cibi ultraprocessati e infatti la Doritos, ad esempio, ha dovuto abbassare i prezzi del 15%. Come lei anche altre, riscoprendo qualcosa che prima con i “food stamp” avevano scordato che esistesse: la concorrenza. Questo a sua volta significa la possibilità di diminuire la platea di idonei all'Obamacare, programma messo in piedi per tenere al guinzaglio Fannie/Freddie e ostracizzare la classe media dalla creazione di ricchezza reale. L'abbattimento sistematico delle fondamenta che rendevano "eccezionale" gli USA hanno permesso di convogliare i capitali altrove, laddove non erano fisiologicamente meglio serviti, ma in mancanza di alternative scorrevano in tal modo.

Capite adesso come mai ogni Dipartimento toccato dall'amministrazione Trump fa parte di un disegno più ampio per ricapitalizzare gli USA a ogni livello. Ribaltare la piramide alimentare permetterà agli americani di ritrovare un po' di salute in più, questo a sua volta significherà meno peso sul sistema sanitario, questo a sua volta significherà giustificare lo smantellamento dell'Obamacare, questo a sua volta significherà liberare Fannie/Freddie da costi esorbitanti che ne impediscono il debutto fuori dall'alveo pubblico, questo a sua volta significherà condizioni immobiliari migliori per la classe media (es. mutui trentennali a tasso fisso), questo a sua volta significherà prosperità per la classe media su solide basi economiche e sociali, questo a sua volta significherà maggiore spazio di manovra interno per abbattere i fardelli di debito, questo a sua volta significherà controllo sul back-end della curva dei rendimenti americana (esito propedeutico per evitare ulteriori attacchi al mercato dei titoli di stato americani).

Gli Epstein file, inoltre, ci hanno fornito la prova definitiva che Powell non è mai stato a bordo della cricca di Davos, mentre invece quest'ultima aveva reclutato parte del movimento MAGA e deputati del Congresso al seguito per remare contro l'indipendenza degli USA. Se da un lato c'era la stampa che premeva sullo spauracchio russo, dall'altra c'erano i Bannon e coloro che vi orbitavano attorno (es. Ted Cruz, Marjorie Taylor Greene, Tucker Carlson, Mark Mitchell, ecc.) che invece sventolavano lo spauracchio cinese, oltre a tutta una serie di altre critiche come “non ci sono arresti”, “i giovani vengono radicalizzati” e “Trump perderà le elezioni di medio termine”. I narcisisti sono fenomenali nell'instillare “pulsanti emotivi” nella testa delle persone e poi premerli in caso di necessità. E questo ci suggerisce anche l'importanza delle riforme dell'amministrazione Trump in termini dei flussi di capitali internamente ed esternamente. Per parecchio tempo è circolata la narrazione secondo cui vivevamo in un sistema basato sul petrodollaro, quando in realtà si trattava di un sistema giuridico basato sulla fiducia nel sottobosco tra banche, istituti di credito vari e società di assicurazione. Questo è la cricca di Davos; questo è la City di Londra. E questo a sua volta significa che, se necessario, potrebbero saltare in aria bombe a orologeria finanziarie in stile Archegos... Bank of America, a tal proposito, è una banca che ancora adesso “si rifiuta” di bilanciare il proprio bilancio per quanto riguarda i derivati...

BofA e Citigroup saranno l'extrema ratio nell'arsenale della City di Londra. Saranno usate come usò AIG nel 2008. Ecco perché le 2 banche negli ultimi 7 anni non hanno ripulito i loro bilanci dalla masnada di derivati in loro possesso.

Qual è il messaggio che la stampa europea sta facendo passare adesso? Negli Stati Uniti regna l'incertezza, tra Epstein file, scandali in Minnesota, elezioni di medio termine in avvicinamento, ecc. L'obiettivo di chi coordina questo attacco è congelare i mercati dei capitali, far apparire gli USA in una condizioni apparentemente instabile rispetto a quella che è veramente. Come avrete notato, nel momento in cui il Giappone ha stabilizzato la questione politica tramite le elezioni i capitali sono volati lì (smorzando le voci di coloro che ancora raccontano la favoletta che Ueda abbia “perso il controllo”). Nel frattempo l'UE guadagna tempo per imbastire un sistema di “ingabbiamento finanziario” per quanto resta dei capitali in questo continente.

Visto che l'UE e l'euro si romperanno prima che possa entrare pienamente in scena un euro digitale, vengono inaspriti i controlli di capitali per arraffare l'arraffabile. Da questo panopticon finanziario si sfugge solo con #Bitcoin, dato che l'UE è una dittatura da Terzo Mondo. https://t.co/oick16ev0n

— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) February 14, 2026

Qual è quel catalizzatore che permetterà agli USA di apparire stabili, senza alcun ragionevole dubbio contrario, dal punto di vista socio-economico anche agli occhi più scettici e che scatenerà un'uscita furiosa di capitali dall'Europa? Perché è a questo che si sta preparando l'UE, ecco perché gente come Draghi e Letta parlano di “urgenza” e “tempi stretti”. Qual è quindi? La Corte Suprema americana. In particolare, il suo parere sui dazi imposti da Trump. Ritardare questa decisione ha permesso all'UE di guadagnare tempo nel percorso di erezione di barriere ai capitali. Ma è altresì un'arma a doppio taglio: il tempo passato ha aumentato la difficoltà per quanto riguarda inversione di accordi commerciali stretti e flussi di denaro coinvolti. Quando questo ostacolo giuridico vedrà una soluzione stabile, coloro che gestiscono asset per conto terzi realizzeranno che il nuovo sistema americano è qui per restare. Sarà a quel punto che i fund manager europei in Lussemburgo, ad esempio, e altrove si guarderanno negli occhi e tireranno la spoletta.


CONCLUSIONE

Ciò che sta prendendo forma negli USA, almeno nel medio termine, è quel sistema di capacità produttiva che venne delineato da Alexander Hamilton e che intesse una relazione di partnership pubblico-privato. Nel suo vortice finiranno gli asset digitali, oro/argento, il ribilanciamento delle linee commerciali, ecc. Un sistema che non si intromette nelle opportunità che la classe media può cogliere per migliorare la propria capacità produttiva, in opposizione al falso binomio rivoluzione dei lavoratori e soldi a pioggia ai poveri o iperfinanziarizzazione degli asset ed élite che gestiscono tutto dall'alto. La via verso la ricchezza è il laissez-faire, la possibilità in mano alla classe media di avere solide basi al suo attivo per potere pensare esclusivamente a come migliorare le proprie condizioni economiche e, per estensione, quelle del resto della società. Bitcoin e oro hanno ovviamente un ruolo in tutto questo: limitare l'abuso che può accadere quando il credito è in espansione. Il credito non è una cosa negativa, così come non lo è il debito; è l'iperfinanziarizzazione del debito e la rimozione del collaterale dal debito il problema, elemento che permette agli “intermediari” di succhiare i profitti nel processo di creazione di ricchezza reale. È qui che si sono inseriti la cricca di Davos/City di Londra, la loro concentrazione di potere è avvenuta grazie al posizionamento strategico tra produttore e consumatore. Quando il potere si concentra negli intermediari, la classe media perde. E per mantenere i loro privilegi cosa fanno gli intermediari? Mettono le classi sociali una contro l'altra. Nel frattempo rubano, oltre alla capacità produttiva, anche asset reali con cui poi resettare il sistema quando si arriva a un punto di saturazione critico.

Il super potere della City di Londra, in forza della sua autonomia giuridica, è quello di apporre la stessa garanzia per comprare diversi asset: comprare un titolo del Tesoro USA, apporlo come garanzia per diventare titolari di un bond giapponese, apporre il bond giapponese per comprare azioni, apporre le azioni per ritornare all'inizio di questa catena. Benvenuti nel carry trade infinito. Stessa cosa con qualche migliaia di dollari e all'improvviso ecco comparire dal nulla derivati per milioni di dollari con cui comprare elezioni o muovere le probabilità su Polymarket. No i mercati non sempre hanno ragione, la liquidità è cruciale. C'è una ragione per cui non esiste un'architettura strutturata di opzioni sul BIST 100 turco, mentre invece esiste per il DJIA.

Tra l'altro qual è una delle caratteristiche che ha reso popolare Bitcoin? Il superamento della necessità degli intermediari. Ed eccovi servita una delle motivazioni strategiche sufficienti a spiegare l'attenzione dell'amministrazione Trump su Bitcoin.

I metalli preziosi sono arrivati a cifre che solo qualche anno fa ci saremmo sognati, così come Bitcoin. Anzi, quelle cifre avrebbero comportato gravi dislocazioni sociali anche, soprattutto nell'immaginario di coloro che prevedevano gravi conseguenze sulla scia di salite così ripide. Ciononostante l'economia statunitense sta reagendo bene; non ha risolto tutti i suoi problemi, ma tiene botta. Il Giappone anche, se si guardano le risposte dei mercati azionari e obbligazionari. La concentrazione su asset credibili, affidabili e tangibili, nonché il potenziale di crescita annesso alle prospettive di policy implementate e da implementare, sta premiando americani e giapponesi con la fiducia dei mercati.

L'effimero, l'evanescente, l'ectoplasmatico, o per meglio dire l'iperfinanziarizzazione delle economie europee, è ciò che ha perso di credibilità. In particolar modo ora che gli USA hanno dato una svolta alla loro linea di politica. Ci provarono nel 1971, quella di Nixon fu una mossa difensiva per impedire che l'oro continuasse a scorrere dalle casse statunitensi a quelle europee. Venne “ricompensato” con lo scandalo Watergate. Ma se andiamo indietro nel tempo ci sono stati altri presidenti che hanno segnato la complicità di una parte degli Stati Uniti col piano di espropriazione e devastazione della nazione, come ad esempio Wilson e Johnson. L'eurodollaro ha rappresentato il manifesto di questa espropriazione, lo strumento per eccellenza: nonostante la mossa difensiva di Nixon nel sostituire l'oro con i titoli del Tesoro americani, l'impostazione del prezzo del dollaro era determinato altrove. E questo ha fatto proseguire il deflusso di ricchezza reale dalla nazione a vantaggio di Bruxelles e City di Londra.

Il motivo per cui i mercati, adesso, stanno credendo alla narrazione secondo cui gli USA possono cavarsela è che sono in grado di usare l'aumento dei prezzi di asset duri come base; hanno la capacità di resistere a questi venti contrari e nonostante tutto sfruttare questa opportunità per recuperare il terreno perso. Il personale fa la linea di politica, come si suol dire, e guardando ai protagonisti attuali (es. Bessent, Miran, Warsh) la scommessa di un successo dell'amministrazione Trump nei suoi intenti non è solo probabile ma allettante.


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I burattinai

Freedonia - Gio, 26/02/2026 - 11:04

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Roberto Rios

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-burattinai)

Per quattro mesi i trader di crittovalute hanno assistito allo stesso film ogni mattina: Bitcoin sale durante la notte, durante le sessioni asiatiche ed europee, guadagna slancio e poi crolla intorno alle 10:00 ora orientale, all'apertura del mercato azionario statunitense. Centinaia di milioni di dollari in posizioni lunghe a leva liquidati e guadagni notturni cancellati.

I trader iniziarono a impostare delle sveglie per questo evento e lo chiamano adesso “Slam delle 10 del mattino”.

$BTC has been consistently dumping ~2-3% within minutes of the US cash open (10 a.m. ET) almost every trading day since early November. Many traders point to Jane Street’s massive $2.5B+ position in BlackRock’s IBIT as the likely driver: engineered liquidity sweeps to accumulate… pic.twitter.com/jvk7wcBApz

— Whale Factor (@WhaleFactor) December 9, 2025

Oggi? Silenzio, nessun crollo. Bitcoin ha superato i $66.300 mentre l'indice Fear & Greed si attestava a 11: paura estrema. Oltre $323 milioni in posizioni a leva sono stati liquidati, ma questa volta sono stati gli short a essere stati schiacciati, non i long.

Il tempismo non è scontato. Due giorni fa l'amministratore fallimentare di Terraform Labs, Todd Snyder, ha intentato una causa di 83 pagine presso il tribunale federale di Manhattan contro Jane Street Group, accusando l'azienda di insider trading, front-running e manipolazione del mercato durante il crollo da $40 miliardi di Terra/Luna. La stessa Jane Street che la crypto community su Twitter ha passato mesi ad indicare come l'artefice della soppressione quotidiana di Bitcoin alle 10 del mattino.

Il rapporto tra Jane Street e Terraform risale al 2018. L'attività è aumentata nel 2022, quando Bryce Pratt, un ex-stagista di Terraform entrato in Jane Street nel settembre 2021, avrebbe creato una chat di gruppo privata intitolata “Bryces Secret” con un ingegnere software di Terraform e il responsabile dello sviluppo aziendale. La causa definisce questo un canale secondario per informazioni materiali non pubbliche.

7 maggio 2022: Terraform ritirò segretamente 150 milioni di UST da Curve3pool, il principale pool di liquidità a supporto dell'ancoraggio col dollaro. Nessun annuncio pubblico. Nel giro di dieci minuti un wallet presumibilmente collegato a Jane Street prelevò altri 85 milioni di UST dallo stesso pool: $235 milioni prelevati in dieci minuti. I comuni trader non ricevettero alcun preavviso.

Il prelievo combinato distrusse quella pool, UST perse l'ancoraggio, LUNA venne iperinflazionato da oltre $80 a $0 in pochi giorni e $40-50 miliardi vennero bruciati. Il contagio si propagò a Three Arrows Capital e Voyager Digital, e contribuì alla reazione a catena che poi fece crollare FTX.

Il 9 maggio, con l'accelerazione del disancoraggio, Pratt inviò un messaggio di gruppo ai rappresentanti di Do Kwon e Jane Street, esprimendo interesse a fare offerte su Luna o Bitcoin. Kwon rispose che il co-fondatore di Jump Trading, Bill DiSomma, avrebbe dovuto contattarli in merito a una raccolta fondi per Terraform. Più che un'offerta di salvataggio, quella sembrava un'azienda che si posizionava tenendo tutte le carte in mano.

I procuratori di Manhattan hanno esaminato le chat di Telegram tra Jump, Jane Street e Alameda in merito a un progetto di salvataggio in UST. Nel dicembre 2025 Snyder ha intentato una causa separata da $4 miliardi contro Jump Trading, sostenendo che avrebbero “sfruttato attivamente” Terraform tramite un accordo segreto prima di ritirare il supporto. Jump sarebbe presente nella nuova denuncia contro Jane Street, accusata di aver divulgato informazioni privilegiate.

La causa non mette in discussione la colpevolezza di Kwon, ma se Jane Street, sapendo che il crollo era imminente, abbia sfruttato il vantaggio interno per trarre profitto prima del crollo da $40 miliardi e del successivo contagio.

L'autorità di regolamentazione dei titoli azionari indiana l'ha esclusa dai mercati lo scorso luglio per aver manipolato l'indice Bank Nifty. La stessa Jane Street che funge da principale partecipante autorizzato e market maker per IBIT di BlackRock, il più grande ETF spot su Bitcoin al mondo.

Un insider su Twitter, specializzato in crittovalute, ha affermato che Jane Street è stata costretta a bloccare i suoi algoritmi di trading. Jane Street ha definito le accuse “affermazioni infondate e opportunistiche”, ma il video racconta una storia diversa. Come ha osservato Coinpedia, la pressione di vendita delle 10 del mattino si è interrotta il giorno dopo l'archiviazione della causa, e Bitcoin ha fatto registrare un'impennata.

Questo non è un dato isolato. È un filo conduttore di un modello che si estende su tre continenti, diverse classi di asset e buona parte di un decennio, da una singola azienda che ha generato oltre $10 miliardi di ricavi netti dal trading in un solo trimestre.

Tiriamo le fila adesso.

La maggior parte delle persone al di fuori del mondo della finanza non ha mai sentito parlare di Jane Street. È una scelta intenzionale.

Non siamo al pari di Goldman Sachs, con gli amministratori delegati che fanno servizi sulla CNBC e stringono la mano ai senatori. Jane Street opera al 250 di Vesey Street, nella Lower Manhattan, senza un amministratore delegato, senza una gerarchia standard, senza un volto pubblico. L'azienda funziona come una “comune anarchica”, governata da 30-40 dirigenti che insieme gestiscono una macchina che genera più ricavi dal trading della maggior parte delle blue chip di Wall Street.

I numeri sono impressionanti. Nel 2024 $20,5 miliardi di ricavi netti dal trading, $13 miliardi di utile netto, superando sia l'intero trading desk di Bank of America che di Citigroup. Poi è arrivato il 2025: solo nel secondo trimestre un record di $10,1 miliardi, superando tutte le principali banche di Wall Street, inclusa JPMorgan, con $8,9 miliardi; terzo trimestre: altri $6,83 miliardi.

Nei tre trimestri precedenti $24 miliardi all'inizio dell'anno, superando il record dell'intero 2024. Jane Street impiega circa 3.000 persone; JPMorgan ne impiega oltre 300.000. Il calcolo del fatturato per dipendente è quasi incomprensibile.

Fondata nel 1999 da quattro ex-trader di Susquehanna, Jane Street ha iniziato a negoziare ADR prima di espandersi in ETF, obbligazioni, futures, materie prime e opzioni. Nel 2024 la società rappresentava il 41% del volume totale di scambi di ETF obbligazionari negli Stati Uniti ed era negoziata in oltre 200 sedi in 45 Paesi.

La rete di ex-studenti ci racconta una storia. Sam Bankman-Fried ha lavorato presso Jane Street fino al 2017 prima di fondare Alameda Research e FTX, fallite per una frode da $32 miliardi. Anche Caroline Ellison, amministratrice delegata di Alameda, proveniva da Jane Street.

Sam Bankman-Fried convogliò persino $400 milioni da Alameda a Modulo Capital, un hedge fund fondato da due ex-trader di Jane Street. La società non era direttamente coinvolta nella frode di FTX, ma è servita da scuola di perfezionamento per chi ha poi causato danni catastrofici nei mercati delle crittovalute.

Quando BlackRock presentò la domanda S-1 per un ETF spot su Bitcoin alla fine del 2023, due nomi comparvero come partecipanti autorizzati: JPMorgan Securities e Jane Street.

I partecipanti autorizzati sono le uniche entità che possono creare e riscattare azioni ETF. Si collocano tra il mercato spot di Bitcoin e i miliardi che fluiscono attraverso IBIT. Ogni paniere richiede la consegna di circa 22,72 bitcoin. L'account payable era l'impianto idraulico.

Il documento 13F di Jane Street del quarto trimestre 2025 ha rivelato 20,3 milioni di azioni in IBIT (circa $790 milioni), dopo aver aggiunto 7,1 milioni in azioni ($276 milioni) solo nel quarto trimestre. Al picco di esposizione, quasi $2,5 miliardi in IBIT. Un documento 13F mostra solo alcune posizioni azionarie lunghe, non rivela posizioni corte, portafogli di opzioni, o coperture future. Come ha affermato l'analista Nik Bhatia: Jane Street possiede IBIT in modo che possa “scrivere opzioni, fare arbitraggio e fare tutto ciò che un trading quantitativo fa per fare soldi velocemente”.

BREAKING: Jane Street bought 7,105,206 $IBIT shares worth $276 million in Q4 2025.

It now holds 20,315,780 IBIT shares worth $790 million.

This is the same entity rumoured to be behind the daily “10 AM” manipulation to push Bitcoin prices lower. pic.twitter.com/NFC5r5hHUn

— Bull Theory (@BullTheoryio) February 17, 2026

Il ruolo di account payable offre a Jane Street visibilità in tempo reale sui flussi di creazione e rimborso, la possibilità di effettuare arbitraggi tra spot BTC e ETF NAV, e la capacità strutturale di influenzare il prezzo nell'ora di maggiore liquidità della giornata di negoziazione.

Si tratta dello stesso vantaggio strutturale che i market maker degli ETF sull'oro sfruttano da anni; la differenza è che il trading 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e l'ambiente a leva finanziaria estrema di Bitcoin rendono il potenziale di sfruttamento ancora maggiore.

(Nota: Coinbase Custody è il vero custode dei bitcoin per IBIT. Jane Street non ne detiene, ma in quanto account payable e principale market maker, non ne ha bisogno... controlla il flusso. È la differenza tra possedere il caveau e possedere l'unica strada per raggiungere il caveau.)

Quando BlackRock ha lanciato IBIT, il mondo delle crittovalute ha celebrato l'adozione istituzionale.

Ciò che non avevano considerato era ciò che caratterizza l'infrastruttura istituzionale: partecipanti autorizzati, market maker e desk HFT che operano simultaneamente su spot, futures, ETF e opzioni. La stessa categoria di aziende che per decenni è stata scoperta a manipolare oro, argento, tassi di interesse e indici azionari, ora è al centro della determinazione del prezzo di Bitcoin.

Da novembre 2025 a gennaio 2026 gli ETF spot su Bitcoin hanno perso circa $6,18 miliardi in capitale netto, la più lunga serie di deflussi sostenuti dal lancio. Il patrimonio gestito totale è diminuito del 30,5% da gennaio, passando da circa $117 miliardi a $81,3 miliardi. Il costo medio di base per i detentori di ETF si attesta intorno ai $90.200; con BTC a metà dei $60.000, praticamente tutti gli acquirenti di ETF sono in difficoltà. Questo dovrebbe essere un anno rialzista, un anno dopo l'halving. L'oro è sopra i $5.000, l'argento è in forte crescita e le banche centrali stanno accumulando asset durevoli a un ritmo record. Bitcoin dovrebbe partecipare a questo andamento.

Il fatto che non lo stia facendo, mentre l'entità con il maggior potere strutturale sulla determinazione dei prezzi è accusata di manipolazione in tre giurisdizioni, ci dice qualcosa di fondamentale sulla nostra posizione nel ciclo.

L'oro è stato soppresso per decenni tramite il London Gold Pool e le vendite allo scoperto delle bullion bank. La divisione metalli preziosi di JP Morgan è stata condannata a otto anni di reato di spoofing, cosa che ha portato alla reclusione dei suoi responsabili di Global Precious Metals e Gold Trading rispettivamente a uno e due anni. Il fallimento della soppressione ha causato violenti riprezzi.

Dopo il crollo del London Gold Pool nel 1968, l'oro balzò da $35 a $850 in dodici anni. Quando la moderna repressione si è incrinata nel 2024, l'oro è passato da $2.060 a oltre $5.000 in meno di due anni. Più lunga è la repressione, più violenta è la rivalutazione in tutti i mercati e in tutti i periodi.

Poi c'è MicroStrategy. Nello stesso documento del quarto trimestre Jane Street ha incrementato le partecipazioni in MSTR del 473%, accumulando 951.187 azioni (circa $121 milioni), mentre BlackRock e Vanguard disinvestivano. MSTR funge da proxy Bitcoin con leva finanziaria, detenendo oltre 717.000 BTC. Perché vendere Bitcoin all'apertura della borsa ogni mattina, accumulando al contempo una posizione long con leva finanziaria sullo stesso asset?

Jane Street has been aggressively accumulating $MSTR over the past few months.

In fact, the quantitative trading giant increased its stake by 473% and now owns 7.3% of Strategy’s outstanding shares.

Let that sink in.

This is the same firm many believe has played a major role…

— Satoxis (@satoxis) February 25, 2026

La risposta ha senso solo se è possibile influenzare il prezzo di ingresso.

A partire da novembre 2025 circa, i trader hanno documentato un andamento quasi giornaliero: Bitcoin in rialzo durante le sessioni asiatiche ed europee, per poi essere schiacciato entro 30-60 minuti dall'apertura del mercato statunitense.

This whole 10am slam everyday thing is wild pic.twitter.com/C6P18Lyl4H

— fejau (@fejau_inc) September 11, 2024

Nel dicembre 2025 BTC è sceso da circa $89.700 a $87.700 in pochi minuti dall'apertura, liquidando $171 milioni in posizioni lunghe con leva finanziaria. Il 12 dicembre BTC è sceso di $2.000 in 35 minuti, bruciando $40 miliardi dalla sua capitalizzazione di mercato.

Ma prendiamo in considerazione la meccanica. Bitcoin è scambiato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, mentre IBIT è scambiato solo negli orari degli Stati Uniti.

Ciò crea una finestra giornaliera in cui l'ETF deve “recuperare” i movimenti spot overnight. Se un partecipante autorizzato conosce i flussi, può vendere in modo aggressivo all'apertura, attivare stop-loss e liquidazioni sull'intero complesso di posizioni lunghe con leva finanziaria (oltre $93,5 miliardi di open interest sui futures su crittovalute questa settimana), riacquistare a un prezzo inferiore, eseguire ordini di creazione al prezzo ribassato e intascare la differenza. Un calo del 2% liquida centinaia di milioni di dollari. Per un'azienda con un bilancio come quello di Jane Street, pianificare un tal calo in un momento prevedibile è routine.

Bitcoin ora è a $68.400.

Lo “slam delle 10 del mattino” non è arrivato oggi.

La pressione di vendita potrebbe aver appena perso il suo partecipante più importante.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Davvero gli americani pagano il 96% dei dazi?

Freedonia - Mer, 25/02/2026 - 11:10

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Daniel Lacalle

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/davvero-gli-americani-pagano-il-96)

Il Congressional Budget Office ha rivisto le sue stime e afferma che gli aumenti dei dazi in vigore dal 6 gennaio 2025 al 15 novembre 2025 ridurranno il deficit primario degli Stati Uniti di $2.500 miliardi in 11 anni, se mantenuti in vigore nel periodo 2025-2035. Le entrate dai dazi sono aumentate a $90 miliardi tra ottobre e dicembre 2025, rispetto ai $20 miliardi fatti registrare nello stesso periodo del 2024, però l'inflazione annua è in realtà inferiore.

L'inflazione negli Stati Uniti non è salita al 5-6%, come alcune banche d'investimento avevano previsto in seguito all'annuncio dei dazi. Infatti l'indice dei prezzi al consumo annuo, l'indice PCE e i prezzi all'importazione riportati dalle dogane e dagli uffici di frontiera non mostrano alcun aumento percepibile dell'inflazione annua e sono certamente molto lontani dalle stime di consenso.

Secondo gli ultimi dati del Bureau of Labor Statistics, l'indice dei prezzi al consumo su base annua negli Stati Uniti si è attestato al 2,7% a dicembre, con un incremento mensile dello 0,3%. I principali fattori trainanti dell'inflazione sono l'edilizia abitativa e i servizi, che non hanno nulla a che fare con i dazi. L'inflazione di fondo (IPC esclusi alimentari ed energia) si è attestata al 2,6% su base annua a dicembre, con un incremento mensile di solo lo 0,2%, il livello più basso negli ultimi quattro anni. L'inflazione di fondo si è stabilizzata intorno al 2,6%, ben al di sotto di quanto temuto qualche mese fa, rafforzando la percezione che le pressioni di fondo si stiano attenuando, nonostante i servizi rimangano relativamente “caldi”.

L'indice dei prezzi all'importazione negli Stati Uniti è aumentato dello 0,4% nel periodo settembre-novembre 2025, con un aumento dello 0,7% su base annua per le importazioni non energetiche. Per quanto riguarda le componenti delle importazioni, i prezzi dalla Cina sono diminuiti del 3,6% su base annua a novembre, mentre quelli dal Giappone sono aumentati del 2,6% e quelli dall'UE sono diminuiti dello 0,1%. I prezzi doganali all'importazione stanno diminuendo, soprattutto dai Paesi che devono affrontare dazi più elevati.

Inoltre i prezzi all'esportazione degli Stati Uniti sono aumentati dello 0,5% nel periodo settembre-novembre 2025, soprattutto per i prodotti agricoli e i veicoli a motore.

Secondo il BLS, i prezzi all'importazione sono aumentati solo dello 0,1% nei dodici mesi terminati a novembre, mentre i prezzi all'esportazione sono aumentati del 3,3%. Poiché questi dati escludono i dazi, mostrano che le pressioni inflazionistiche non provengono né dai prodotti importati, né dai dazi.

Se sia i prezzi all'importazione che quelli all'esportazione aumentano, ma i prezzi all'importazione si muovono a malapena, l'effetto dei dazi viene assorbito lungo tutte le catene di approvvigionamento, in particolare in quelle località con la maggiore capacità in eccesso. In altre parole esportatori, distributori, trasporti e magazzinaggio assorbono la maggior parte dei dazi, perché il costo del capitale circolante per gli elementi delle catene con maggiore capacità in eccesso rende impossibile il trasferimento dei dazi al consumatore.

Nonostante ciò, leggerete studi di Cavallo o del Kiel Institute che affermano il contrario. Le stime di Alberto Cavallo utilizzano gennaio 2024 come limite per il calcolo del trend pre-dazi. Tuttavia, dopo una brutale impennata inflazionistica nel 2021-2024, l'ultimo anno appare artificialmente “disinflazionistico”. Se si esamina la serie 2021-2024, la tendenza è di una continua disinflazione. L'andamento dell'inflazione nel 2025 è inferiore a quello degli anni di Biden, anche nei diciotto mesi che hanno portato all'allentamento della politica monetaria della FED e ai tagli dei tassi.

La Federal Reserve Bank di Atlanta ha pubblicato che le aziende prevedono che i loro costi aumenteranno solo del 2% nel prossimo anno, in calo rispetto al 2,2% di dicembre, il livello più basso nell'era post-pandemica.

Lo studio del Kiel Institute, intitolato “America's own goal: Americans pay almost entirely for Trump's tariffs”, è opinabile per diverse ragioni tecniche e identificative. Economisti come Stephen Moore ed E. J. Antoni hanno evidenziato alcune ipotesi sorprendenti, e John Carney ha scritto ampiamente sui principali bias statistici soprattutto nel pezzo “Debunking the myth that Americans are paying 96% of tariffs”, concludendo: “Non dimostra che il 96% dei costi ricada sugli americani, non dimostra che i consumatori paghino prezzi più alti e certamente non dimostra che i dazi siano un autogol”.

Il fattore più sorprendente è che il Kiel Institute attribuisce quasi l'intero andamento dei prezzi negli Stati Uniti ai dazi, ignorando che lo stesso trend è simile o addirittura più marcato nel Regno Unito, in Paesi dell'Unione Europea come la Spagna, o in Giappone. Se gli esportatori statunitensi aumentano i prezzi fino a tre volte più velocemente per le stesse categorie rispetto a coloro che esportano negli Stati Uniti, il fattore esplicativo delle variazioni dei prezzi in America non sono i dazi, ma ha molto più a che fare con altri fattori, oltre al diffuso deterioramento del potere d'acquisto delle valute nei Paesi analizzati.

Il risultato chiave dietro il titolo che circola sui media – secondo cui gli esportatori assorbono il 4% dei dazi e gli Stati Uniti il ​​96% – si basa su un coefficiente di circa -0,039 con un errore standard di 0,024, significativo solo al livello del 10%, mostrando una stima molto rumorosa nonostante i 25,6 milioni di osservazioni, spiega Carney. Con un tale livello di imprecisione, l'intervallo di confidenza implicito stesso consente un assorbimento da parte degli esportatori compreso tra lo 0% e il 9%, quindi presentare il “4%” come una cifra precisa crea un'illusione di accuratezza che i dati non supportano.

Inoltre lo studio interpreta l'aumento dei prezzi medi all'importazione come prova del trasferimento dei dazi, ma ignora che le importazioni totali (in valore e volume) diminuiscono del 28%, con l'uscita dal mercato dei fornitori a basso costo. Se i prodotti economici scompaiono e rimangono solo quelli di fascia medio-alta, il prezzo medio aumenta, anche se la realtà mostra che i prezzi all'interno di ciascuna categoria non sono aumentati, come si evince dai dati doganali e dai dati sui consumatori finali. Pertanto il cambiamento nel mix di qualità può essere scambiato per un aumento dei prezzi “dovuto ai dazi”.

I dazi vengono applicati a livelli molto disaggregati (HS8/HS10), ma lo studio del Kiel lavora con dati a livello HS6, molto più aggregati, secondo Carney. Ciò impone l'utilizzo di un'aliquota tariffaria media per prodotti con dazi effettivi molto diversi o addirittura senza. Questa misurazione inadeguata (come variabile esplicativa) introduce un errore che distorce i coefficienti verso lo zero, rendendo più facile “trovare” una piccola risposta dei prezzi e reinterpretarla come prova che quasi tutto il costo ricade sugli Stati Uniti. Se la stessa analisi viene effettuata per prodotti non energetici nel Regno Unito, in Giappone, in Germania, in Spagna o in Francia, ad esempio, sembrerebbe che i dazi vengano pagati contemporaneamente dagli americani e da tutti gli stranieri, il che è ovviamente assurdo. Se sia i beni soggetti a dazi che quelli non soggetti a essi mostrano aumenti nei valori unitari, il confronto differenziale viene artificialmente ridotto.

Anche se le stime sui prezzi all'importazione fossero corrette, lo studio presuppone, senza prove, che il 96% venga trasferito ai consumatori, senza analizzare i prezzi al dettaglio, i margini aziendali, o la distribuzione dell'incidenza lungo le catene di approvvigionamento.

L'affermazione che si tratti fondamentalmente di una “tassa sui consumi” trasferita al 96% agli americani viene presentata come una conclusione empirica, quando in realtà si tratta di un'estrapolazione personale priva di un supporto statistico diretto, conclude Carney.

Se le conclusioni della relazione – basate su diverse ipotesi estreme – fossero corrette, allora l'inflazione annua, l'inflazione di fondo e l'indice PCE statunitense sarebbero più che raddoppiati rispetto ai livelli pubblicati. Lo studio presuppone che tutti gli aumenti dei prezzi siano spiegati dai dazi, ignorando la tendenza al rialzo dei prezzi individuali e dei panieri nei Paesi esportatori. Se i prezzi delle esportazioni statunitensi aumentano tre volte più velocemente dei prezzi delle importazioni, e ancora di più se analizzati categoria per categoria, è chiaro che gli esportatori verso gli Stati Uniti non stanno trasferendo i dazi sui prezzi finali. Quando i prezzi delle importazioni dall'UE diminuiscono e il calo dei prezzi in Cina è così significativo, è anche un segnale di allentamento della pressione inflazionistica, non il contrario.

Inoltre ignorando il fatto che le categorie più “inflazionistiche” nei dati statunitensi sono i servizi, che non sono soggetti a pressioni commerciali, l'analisi giunge a conclusioni azzardate e solleva più dubbi che certezze. Inoltre dovremmo assistere a margini crescenti e prezzi più bassi tra gli esportatori che vendono negli Stati Uniti, ma è accaduto il contrario.

Anche nel rapporto del Kiel Institute si afferma che gli esportatori hanno in gran parte mantenuto i prezzi in dollari pre-dazi, il che rappresenta una riduzione a parità di dollari, considerando l'indebolimento del dollaro statunitense nel 2025 rispetto alle valute degli esportatori. Inoltre lo studio afferma che i loro margini unitari negli Stati Uniti non sono aumentati e che hanno accettato volumi inferiori e perso quote di mercato. Se gli americani hanno consumato di più, come indicano i dati, e i prezzi non sono aumentati a dollari costanti, mentre gli esportatori hanno perso quote di mercato e i loro profitti non sono migliorati, il rapporto riconosce che le variazioni di prezzo non possono essere attribuite ai dazi, bensì a molti altri fattori in una situazione commerciale complessa.

I dazi rimarranno un argomento di dibattito per molto tempo, e gli studi sono sempre preziosi, ma l'evidenza – quasi un anno dopo – è che le componenti dei dati sull'inflazione non mostrano una sua persistenza (un fenomeno che si verifica in tutti i Paesi comparabili) a causa dai dazi. Con il livello di capacità in eccesso esistente nel sistema di esportazione globale, è chiaro che le catene di approvvigionamento assorbono i costi dei dazi laddove il potere di determinazione dei prezzi è più debole.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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I Paesi Bassi tassano i guadagni non realizzati: le ruberie dell'UE e le relative implicazioni mondiali

Freedonia - Mar, 24/02/2026 - 11:01

Quello della BCE è un piano monco e per questo destinato a fallire. Per quanto i contribuenti europei adesso verranno vessati ancor di più, assaggiando la medicina amara che hanno assaggiato fino al 2022 le loro controparti americane, non sono un collaterale profondo. Rispetto al bacino di ricchezza reale e il “full faith and credit” americano non dureranno un decimo di quanto sono durati gli USA nel canalizzare tempo e risorse per far sopravvivere l'esperimento super socialista europeo. Il piano originale era quello di continuare a usare la FED come salvagente del mondo e far confluire capitali mondiali in UE, unica isola “sicura” rimasta per essi. Poi andare in default per i debiti enormi degli stati europei ed emettere “perpetual bond”. Intrappolando obbligazionisti e altri finanziatori i problemi pensionistici e di altra natura economica sarebbero stati “risolti” (o perlomeno rimandati molto avanti nel tempo). Quello a cui assistiamo adesso è la risposta della fazione “più dura” della cricca di Davos ai termini della resa presentati da Trump a Davos e Rubio a Monaco: se devono perdere poteri e privilegi, faranno terra bruciata intorno a loro. Questa strategia la si vede chiaramente in diversi parametri, come ad esempio la quota dell'Europa sul PIL globale, la quale è scesa dal 25% nel 1990 a circa il 14% di oggi, o le difficoltà demografiche e l'erosione della competitività industriale. Recenti simulazioni di guerra, poi, hanno evidenziato una vulnerabilità che deve essere letta in questo modo: l'Europa è disarmata (perché anche in questo campo usava gli USA come proxy). Quest'ultimo fatto sarà usato dalla cricca di Davos a suo vantaggio per perorare la causa degli eurobond e chiudere finalmente la trappola dell'haircut sui propri debiti. Ecco spiegato il motivo per cui gli indici azionari europei non danno segni di stress finanziario a differenza del mercato obbligazionario: il DAX, ad esempio, è salito perché i capitali restanti in Europa sono volati nell'azionario, temendo forti tensioni nell'obbligazionario. Ma i guadagni, la ricchezza e l'imprenditoria sono adesso il nemico all'interno dell'UE come leggeremo nella traduzione di oggi, e finché i capitali rimarranno in Europa avranno una vulnerabilità strutturale e cronica ai controlli di capitale e all'esproprio tramite il fisco.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-paesi-bassi-tassano-i-guadagni)

Una tempesta fiscale sta arrivando nei Paesi Bassi. Con la potenziale introduzione di un'imposta sulle plusvalenze non realizzate, l'Aia è destinata a diventare un banco di prova per il trasferimento sistematico di ricchezza dal settore privato allo stato. A tutti i livelli di governo l'Unione Europea si sta trasformando sempre più in un sistema parassitario aggressivo.

In tutta l'UE si sta intensificando uno scontro tra il settore pubblico e quello privato. A marzo entrambe le camere del parlamento olandese decideranno sull'introduzione di un'imposta annuale sulle plusvalenze non realizzate. D'ora in poi tutti gli aumenti di valore, dagli immobili alle azioni, dalle obbligazioni alle crittovalute, rientreranno in questo quadro fiscale.

Questa mossa accelera significativamente l'estrazione di capitali dal settore privato, costituendo una violazione delle regole politiche. Redditi e patrimoni già tassati verrebbero nuovamente colpiti sulla base di guadagni ipotetici, ostacolando gravemente l'accumulo di ricchezza privata.

Il sostegno a questa misura abbraccia sia i partiti di destra che di sinistra. Riflette una sorta di logica fiscale a ferro di cavallo, in previsione di una grave crisi finanziaria nazionale.

Per l'UE nel suo complesso, questo è disastroso. Il fatto che una nazione con un rapporto debito/PIL di appena il 46% e nuovi prestiti pari a poco più del 2% del PIL dichiari di fatto guerra al capitale privato segnala profonde distorsioni economiche in una delle economie più prospere d'Europa. Viene spontaneo chiedersi: se questo accade nei Paesi Bassi, cosa ci dice del resto dell'Unione Europea?


La fine dell'economia produttiva

Uno sguardo al settore manifatturiero dell'Eurozona suggerisce che si stanno addensando nuvole nere. La deindustrializzazione in Germania, la più grande base industriale d'Europa, è iniziata nel 2018 e da allora ha subito un'accelerazione, con una massiccia fuga di capitali. Ciò che vale per la Germania vale ancora di più per le fragili economie periferiche europee.

Per decenni l'economia europea si è spostata da modelli produttivi a modelli finanziari e basati sulla rendita di ricchezza. Con l'avanzare della finanziarizzazione, la produzione e la creazione di valore si sono sempre più trasferite all'estero. Questo rispecchia un processo che gli Stati Uniti hanno attraversato per decenni e che hanno tentato di invertire con la presidenza di Donald Trump.

Gli stati europei non vedono via d'uscita dalla spirale di morte economica creata dall'espansione degli Stati sociali, dalle migrazioni incontrollate e dalla lenta contrazione della produttività industriale di base. I politici stanno guadagnando tempo attraverso l'espropriazione dei risparmi dei cittadini per eludere la crescente pressione riformista.

Quando la pazienza della società raggiungerà un punto di svolta, l'Europa potrebbe assistere a scene simili a quelle che si stanno verificando attualmente negli Stati Uniti, dove il governo ha di fatto dichiarato guerra all'immigrazione illegale nel mezzo di una battaglia difensiva guidata dalla stampa e coordinata da forze di estrema sinistra, media globalisti e fondazioni straniere.

La domanda urgente per l'Europa è: per quanto tempo le popolazioni autoctone tollereranno l'assalto finanziario dello stato senza chiedere le conseguenti riforme in materia di migrazione e welfare?

Diversi stati dell'UE applicano già imposte progressive sulle successioni e sulle donazioni. La Norvegia ha di recente introdotto un'imposta patrimoniale di circa l'1% sui patrimoni superiori a €160.000 a persona, suscitando scalpore in una delle nazioni più ricche d'Europa. La Spagna applica un'imposta patrimoniale progressiva fino al 3,5%, oltre a un'imposta solidale sul patrimonio per i patrimoni superiori a €3 milioni: “solidarietà”, un termine politico usato per giustificare retoricamente l'espropriazione tramite il fisco.

Questa espropriazione è imminente. I partiti della coalizione hanno trascorso l'ultimo anno a gettare le basi per una massiccia espansione delle imposte di successione. Sarebbe imprudente escludere che la Corte Costituzionale tedesca, influenzata politicamente, approvi in ​​futuro un'imposta nazionale sul patrimonio.


Costruire l'economia pianificata

La Germania sta guidando l'Europa verso il socialismo. La formazione del capitale e le strutture familiari indipendenti, che potrebbero costituire una potente opposizione sociale, sono sempre più disprezzate dalle élite politiche.

Non si può più negarlo: il modello economico dell'UE e la spinta maniacale a trasformarlo in un'economia pianificata tramite l'ossessione per il verde riflettono il panico crescente a Bruxelles, Berlino e Parigi. Ogni tentativo di mascherare il collasso economico con il debito fallisce: i danni collaterali delle economie “artificiali” verdi e pianificate a livello centrale si insinuano nella consapevolezza pubblica.

La difficile situazione economica delle nazioni più deboli dell'Europa meridionale non ha certo bisogno di essere approfondita. È noto che l'Eurozona ha fallito come unione monetaria nel tentativo di integrare economie con produttività estremamente divergenti, come Germania e Grecia.

Ora le crepe sono visibili e gli stati stanno difendendo il loro potere attraverso l'estrazione sistematica di capitali privati. L'Europa è sulla difensiva.


L'Europa negli Stati Uniti

Ovunque il modello europeo sia stato adattato, la classe politica impiega strumenti simili. L'elezione del socialista Zohran Mamdani a sindaco di New York City lo scorso anno ha attirato l'attenzione. La sua vittoria è stata alimentata dall'insediamento di migranti musulmani, una linea di politica perseguita consapevolmente, e dall'alleanza con l'establishment della sinistra finanziaria, la quale ha orchestrato una campagna elettorale di successo.

Con l'elezione di Mamdani, ingenti capitali sono ora, letteralmente, intrappolati. Chi non riesce a trasferirsi si trova ad affrontare una tassazione massiccia. Mamdani, che si è impegnato in una campagna elettorale a favore del trasporto pubblico gratuito, del tetto agli affitti e dei mercati pubblici, ha annunciato l'intenzione di colmare un deficit di bilancio da $10 miliardi con un'imposta patrimoniale.

New York è ora il fulcro della campagna elettorale del Partito Democratico, posizionata al centro della rinascita conservatrice avviata dalla deregolamentazione e dai tagli fiscali di Donald Trump.

In California, lo stato americano più europeista, è stato introdotto il “Billionaire Tax Act”, con il governatore Gavin Newsom che ha pianificato un'imposta una tantum del 5% sui patrimoni superiori a $1 miliardo. L'emigrazione dal Golden State è già iniziata, insieme a decine di migliaia di posti di lavoro trasferiti altrove. La miopia di questa linea di politica è superata solo dalla sua infantile aggressività.

In tutto il mondo resta fondamentale preservare i centri economici che difendono i principi di mercato e l'accumulo di ricchezza privata, i portatori della fiaccola della civiltà. Nel frattempo la discesa dell'UE nella barbarie socialista sembra pressoché inevitabile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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US Citizen Executed by Israeli Settlers as Israel Aims to Further Control the West Bank

Lew Rockwell Institute - Mar, 24/02/2026 - 03:01

Nasrallah Abu Siyam, a 19-year-old Palestinian-American man, was executed by illegal Israeli settlers in the West Bank on Wednesday.  Abu Siyam was among about 30 residents of Mukhmas who were trying to stop armed illegal settlers from stealing their goats.  Israeli settlers shot at least three of the villagers, including Abu Siyam.

The US State Department said it was aware of the death of a US citizen and was “carefully monitoring the situation”.  Secretary of State Marco Rubio will not do anything about the murder of Abu Siyam because he supports whatever Israel decides to do to the Palestinians.

Israel fails to prosecute illegal settlers for attacking Palestinians because Israel wants make life as difficult as possible for the Palestinians.  Israel also wants to expel the Palestinians from the West Bank to make way for more illegal settlements on stolen land.  Last week, Finance Minister Bezalel Smotrich, who called for a pogrom in the West Bank village of Huwara in 2023, called for the “migration” of Palestinians from the West Bank.

Additionally last week, The Times of Israel reported that Israel, “enabled the registration of broad swaths of land in the West Bank as state land available for Israeli development.”  In conclusion, this would facilitate Israel’s ability to develop more illegal settlements on stolen land.

The post US Citizen Executed by Israeli Settlers as Israel Aims to Further Control the West Bank appeared first on LewRockwell.

Nessuna recessione globale nel 2026, ma continua il periodo di scarsa crescita

Freedonia - Lun, 23/02/2026 - 11:08

Se la traduzione di oggi si occupa degli aspetti prettamente economici dello stato dell'arte del mondo, questo cappello invece vuole occuparsi degli aspetti geopolitici soprattutto sulla scia della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Inutile dire che le “mediazioni” sono iniziate a Davos, nel momento in cui Trump ha ribadito il nuovo ruolo degli USA nel mondo. La fine della cosiddetta Pax Americana e del “mondo basato sulle regole” (inglesi) ha segnato il passaggio alla proverbiale “Power politics”: tutto ciò che danneggia il proprio Paese verrà abbattuto senza mezzi termini. Questo ovviamente è quello che la stampa generalista vuole veicolare al pubblico, la realtà è che significa ben altro: smantellare le incrostazioni dello Stato profondo che, facenti riferimento altrove, sabotavano la nazione per conto terzi. Per chi facesse fatica a comprendere di che natura siano queste “incrostazioni”, gli basti prendere in considerazione la recente vicenda Cloudflare e i recenti sabotaggi ferroviari. Esempi locali, ma che dovrebbero dare un'idea di cosa stiamo parlando. La controparte negli USA, ad esempio, e l'ultima in ordine cronologico, è rappresentata dai disordini sociali in Minnesota. Cellule dormienti attivate da una rete sotterranea di tentacoli che fanno riferimento in prima istanza ai Democratici americani e più in profondità a quegli oligarchi che etichettiamo come cricca di Davos. Il messaggio nelle ultime iterazioni pubbliche da parte delle cariche politiche americane è quello di una “mediazione” con la fazione moderata nella cricca di Davos. Infatti il tono di Rubio nel suo discorso a Monaco è stato più accomodante di quello di Vance l'anno scorso, a sottolineare la ferma intenzione degli USA a non essere più il salvagente di percorsi adottati altrove e fatti ingoiare a forza agli americani. In questo contesto si inseriscono anche gli Epstein file parzialmente desecretati, ennesima offerta di resa presentata agli avversari oltreoceano. Quelli di Trump a Davos e Rubio a Monaco sono appelli a una collaborazione alla pari, diretti alla fazione moderata della cricca di Davos. Poi c'è la fazione “più dura” che invece ha intenzione di proseguire lungo i binari del Grande Reset senza risparmiare colpi da infliggere agli USA perché incapace di razionalizzare la fine dell'esperimento super socialista europeo. Tale incapacità è dettata soprattutto dal fatto che essi stessi dovranno pagare in termini di ridimensionamento di sfere d'influenza e privilegi/potere acquisiti. In quest'ottica si legge ad esempio l'uscita di scena stizzita dalla platea di Davos da parte della Lagarde, ad esempio; altrettanto in quest'ottica si legge il piano eversivo della Commissione europea di voler creare un 28° regime nell'UE. Dagli inglesi agli europei, dalla corona inglese alla classe dirigente europea, i termini della resa a firma americana sono stati presentati... la prossima mossa in questo grande gioco di GO passa agli avversari degli USA adesso.

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di Daniel Lacalle

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/nessuna-recessione-globale-nel-2026)

Le stime dell'FMI per il 2026 non mostrano segnali di recessione, tuttavia l'economia globale rimane in un periodo di scarsa crescita, elevato debito, inflazione persistente e bassa produttività.

Forse non ci sarà una recessione, ma i cittadini si sentono più poveri poiché i salari reali netti diminuiscono nella maggior parte delle economie, rimanendo al di sotto dei livelli pre-pandemici. Perché? Perché nella maggior parte delle economie sviluppate, la crescita del PIL è gonfiata dalla spesa pubblica, il che significa un debito elevato, seguito da un aumento delle tasse che danneggia investimenti e produttività.

L'FMI ha dovuto rivedere le sue stime per gli Stati Uniti, più che raddoppiandole rispetto alle aspettative per l'inizio del 2025, mentre l'Argentina supera nettamente sia le medie globali che quelle regionali.

La crescita del PIL globale è prevista al 3,3% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, leggermente al di sopra delle proiezioni di ottobre 2025 e sostanzialmente in linea con i livelli del 2025.


Gli Stati Uniti superano le altre economie avanzate

La sorpresa positiva riguarda gli Stati Uniti. Si prevede che le economie avanzate cresceranno di circa l'1,8% nel 2026 e dell'1,7% nel 2027 grazie ai dati statunitensi più elevati, mentre i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo raggiungeranno rispettivamente circa il 4,2% e il 4,1%, nonostante un rallentamento in Cina.

L'FMI la definisce “crescita resiliente”, dopo un anno di avvertimenti sui rischi. Ciò è sorprendente, perché molti analisti sottolineano che dovremmo preoccuparci quando suddetta istituzione inizia a dare messaggi rialzisti.

Nonostante i commenti ironici, l'FMI mette in guardia dai bassi livelli di sviluppo economico nelle principali economie.

I principali motori della forza economica provengono dagli investimenti legati all'intelligenza artificiale, dalle condizioni finanziarie accomodanti e dalla flessibilità del settore privato, componenti che compensano l'impatto negativo del rischio geopolitico e dei negoziati commerciali.

L'FMI si è chiaramente sbagliato riguardo le stime sull'economia statunitense pubblicate l'anno scorso.

Ora prevede una crescita degli Stati Uniti del 2,4% nel 2026, un'altra importante revisione al rialzo rispetto alle previsioni di ottobre 2025, considerando dati più solidi del previsto e un forte impulso derivante dalla spesa in conto capitale legata all'intelligenza artificiale (es. data center, chip, infrastrutture digitali).

Per il 2027 si prevede che la crescita degli Stati Uniti si attesterà intorno al 2,0%, restando comunque al di sopra della media delle economie avanzate.

Gli Stati Uniti saranno l'unica economia del G7 a sfuggire alla stagnazione nel 2025-2027 e a superare tutti i principali Paesi concorrenti con una minore immigrazione, tasse più basse e una riduzione della spesa pubblica, mentre i gli altri, Germania, Giappone, Francia, Regno Unito e Canada, continuano a mascherare la recessione nel settore privato con una maggiore spesa pubblica e un'immigrazione in aumento.

L'FMI non ha ammesso il suo errore nell'ipotizzare la stagnazione e l'inflazione elevata a causa dei dazi e preferisce spiegare i miglioramenti evidenziando i tassi di interesse più bassi, un continuo sostegno fiscale e investimenti nel comparto tecnologico.

Non è importante. La realtà è che gli Stati Uniti hanno smentito tutti i seminatori di panico e i catastrofisti, trasformandosi in uno dei principali motori della domanda globale in questa tornata di previsioni.


Argentina: crescita superiore alle medie globali e regionali

L'FMI prevede che l'Argentina crescerà di circa il 4% sia nel 2026 che nel 2027, nettamente al di sopra del tasso mondiale del 3,3% e significativamente al di sopra delle previsioni dell'America Latina del 2,2% nel 2026 e del 2,7% nel 2027.

Ciò avviene dopo un'espansione stimata del 4,5% nel 2025, a seguito di una contrazione dell'1,3% nel 2024. Il Fondo monetario internazionale collega esplicitamente questa impressionante traiettoria alle politiche del presidente Milei e ai recenti sforzi di stabilizzazione macroeconomica.

L'Argentina passa da un andamento cronico delle performance al ribasso a un andamento nettamente superiore nella stima di base dell'FMI, soprattutto alla luce delle deboli prospettive per Messico e Brasile.

Le linee di politica lato dell’offerta, l’attenzione al settore privato e l’abbandono dell’interventismo nel settore energetico sono tra i fattori che rendono gli Stati Uniti e l’Argentina le “sacche di forza” che consentono alla crescita globale di mantenersi intorno al 3,3% nonostante la stagnazione dell’area Euro e dell’America Latina.


Bassa crescita in Europa

Per l'area Euro l'FMI indica una crescita moderata, ma in graduale miglioramento. Tuttavia gran parte di questa crescita deriva dal crescente debito della Germania.

Si prevede che il PIL reale aumenterà dell'1,3% nel 2026 e dell'1,4% nel 2027, una leggera revisione al rialzo rispetto alle previsioni di ottobre 2025 e in linea con le proiezioni della BCE stessa.

Ciononostante non possiamo dimenticare che questa crescita economica avviene nel bel mezzo del  piano di stimolo Next Generation EU e dei tagli dei tassi.

Si prevede che la Germania si riprenderà dalla quasi stagnazione, raggiungendo l'1,1% nel 2026 e l'1,5% nel 2027, solo grazie a un programma di spesa pubblica e di indebitamento più che discutibile.

Si prevede che la Francia non registrerà una crescita reale, pari a circa l'1,0% e l'1,2%, trainata solo dalla spesa pubblica.

Il messaggio dell'FMI è che, rispetto agli Stati Uniti, l'area Euro rimane una regione a bassa crescita, limitata da una debole produttività e da una regolamentazione e una tassazione eccessive.

Per il Regno Unito l'FMI mantiene una previsione ottimistica di crescita dell'1,3% nel 2026 e dell'1,5% nel 2027. Si dice che, dopo gli Stati Uniti, Regno Unito e Canada siano le economie del G7 in più rapida crescita.

Ciò ci ricorda che le linee di politica incentrate sulle emissioni zero, tasse elevate e uno stato troppo esigente sono la ricetta per la stagnazione.

Secondo l'FMI il Canada dovrebbe crescere solo dell'1,4% all'anno nel 2026 e nel 2027. Il Giappone farà registrare una crescita solo dello 0,7% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, nonostante anni di spesa pubblica per i cosiddetti stimoli.

In Asia l'FMI concentra la sua attenzione sul rallentamento cinese, compensato dalla forza dell'India.

Si prevede che la Cina crescerà del 4,5% nel 2026 e del 4,0% nel 2027, più lentamente rispetto alla crescita al 5% nel 2025. Tuttavia resta uno dei principali motori dell'espansione globale, nonostante i continui venti contrari che il settore immobiliare deve affrontare.

L'India rimane la grande economia in più rapida crescita secondo le previsioni dell'FMI, intorno al 6% sia nel 2026 che nel 2027, trainata dalla domanda interna. Secondo l'FMI, inoltre, l'India è la nazione con il beta più alto in Asia.

Il Fondo monetario internazionale dovrebbe riprendere le raccomandazioni sulla sostenibilità economica e ricordare ai vari governi che le economie orientate all'offerta e al mercato, concentrate sul rafforzamento del settore privato, sono i motori di cui l'economia mondiale ha bisogno, e che la costante espansione del settore pubblico ostacola la crescita e crea debolezza finanziaria.

Potremmo non avere una recessione, ma la debolezza delle economie sviluppate ed emergenti è ingiustificata e il principale responsabile è l'interventismo statale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Tutti si stanno concentrando sulla cosa sbagliata

Freedonia - Ven, 20/02/2026 - 11:12

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Michael Nicoletos

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/tutti-si-stanno-concentrando-sulla)

Settimana affascinante.

Affascinante perché ora sappiamo chi il presidente Donald Trump ha nominato come prossimo presidente della Federal Reserve: Kevin Warsh.

I mercati non se lo aspettavano. Molti investitori erano posizionati in attesa di quella che i trader chiamano una “colomba”, qualcuno incline a tagliare i tassi in modo aggressivo e a mantenere la liquidità disponibile. Invece si sono imbattuti in qualcuno con una consolidata reputazione di “falco”. Le azioni sono crollate dopo l'annuncio; i rendimenti dei titoli del Tesoro sono saliti; i metalli preziosi sono crollati; il dollaro si è rafforzato.

Ma se avete prestato attenzione, davvero attenzione, a ciò che questa amministrazione ha effettivamente detto e fatto, questa nomina non dovrebbe sorprendere nessuno.

Infatti ritengo che sia una delle decisioni di politica economica più coerenti e consequenziali degli ultimi decenni. E credo che sia molto positiva per l'economia statunitense, per le aziende statunitensi e per i mercati statunitensi.

Lasciatemi spiegare in parole semplici.


La storia “Falco & Colomba” non coglie il punto

La prima reazione dei mercati a qualsiasi notizia della FED è sempre quella di classificarla in due categorie: falco e colomba. Questa definizione è comoda, ma è anche incompleta.

Warsh non è qui per abbassare i tassi a comando, né per mantenerli alti per puro rigore. Rappresenta una filosofia fondamentalmente diversa su come dovrebbe essere gestita l'economia statunitense, una filosofia che ci è sotto gli occhi da oltre un anno, se solo la gente si prendesse la briga di guardare.

Questa nomina rappresenta un cambio di passo, un cambiamento nel modo in cui i policymaker concepiscono la crescita, l'inflazione e il ruolo della FED nei mercati. Pensate alle persone sedute al tavolo.

Scott Bessent, Segretario del Tesoro, ha sostenuto che l'economia deve abbandonare la liquidità trainata da Wall Street e tornare al credito trainato da Main Street. Ha affermato chiaramente che l'era della FED come motore principale dei mercati finanziari deve finire.

Stephen Miran, governatore della Federal Reserve, ha tenuto due discorsi epocali che insieme costituiscono il modello più chiaro di ciò che ci aspetta. In uno ha affrontato la regolamentazione bancaria e il bilancio della FED; nell'altro, a cui ho assistito ad Atene, ha sostenuto che la deregolamentazione è deflazionistica. Due discorsi, due diversi tipi di regolamentazione. Stesso obiettivo: tassi più bassi, un impatto minore della FED e una crescita più rapida. Analizzerò entrambi in dettaglio di seguito.

Kevin Warsh ha trascorso anni alla Hoover Institution sostenendo che il bilancio della FED è ipertrofico e che il quantitative easing ha distorto i mercati. Ha descritto la crescita trainata dal QE come un “effetto zucchero”, temporaneo e in definitiva malsano; ha auspicato un “cambio di passo” alla FED.

Non si tratta di tre nomine casuali. Si tratta di un quadro coordinato con profonde implicazioni sulla gestione dell'economia statunitense negli anni a venire.


Il vecchio metodo: mettere il carro davanti ai buoi

Per capire perché questo cambiamento è importante, bisogna prima capire cosa sta sostituendo.

Per quasi quindici anni l'approccio dominante alla gestione economica è stato più o meno questo: la FED acquista enormi quantità di titoli del Tesoro e titoli garantiti da ipoteca (quantitative easing), inondando il sistema finanziario di riserve. Questo fa salire i prezzi degli asset: azioni, obbligazioni e immobili. Chi possiede questi asset si sente più ricco. Grazie a questo “effetto ricchezza”, spende di più. E poiché circa il 70% del PIL statunitense è costituito da consumi, l'economia cresce.

Sulla carta, sembra logico. In pratica, è stato come mettere il carro davanti ai buoi.

Il 10% più ricco degli americani, che detiene la stragrande maggioranza degli asset finanziari, ha avuto risultati eccezionali. L'altro 90%, il lavoratore medio, il piccolo imprenditore, chi cerca di acquistare la prima casa, è rimasto in gran parte indietro. La crescita salariale è stata anemica, la disuguaglianza si è ampliata, gli immobili sono diventati inaccessibili e abbiamo assistito a ogni sorta di macroanomalia: una crescita persistentemente bassa nonostante la massiccia espansione monetaria, una disconnessione tra i prezzi degli asset finanziari e l'economia reale e un sistema finanziario che ha incanalato la liquidità verso la speculazione piuttosto che verso gli investimenti produttivi.

Era il vecchio metodo e non funzionava per Main Street.


Ritorno alle origini: oltre la FED, potenziare il sistema bancario

Il nuovo approccio è fondamentalmente diverso. Invece di affidarsi al bilancio della FED per iniettare liquidità dall'alto verso il basso, l'idea è quella di utilizzare il sistema bancario per incanalare il credito dal basso verso l'alto.

Riformare la regolamentazione bancaria in modo che le banche statunitensi abbiano una maggiore capacità di bilancio. Le banche concedono più credito alle imprese e ai consumatori, prestiti per case, attrezzature, espansione e capitale circolante. Questo credito confluisce nell'economia reale, creando posti di lavoro e finanziando gli investimenti. La crescita economica traina gli utili aziendali. I mercati salgono non perché la FED acquista obbligazioni, ma perché l'economia sottostante è realmente più forte.

Questo è il punto in cui i buoi passano davanti al carro. Prima la crescita, poi i guadagni sui mercati.

La differenza fondamentale è che il credito che fluisce attraverso il sistema bancario ha un effetto moltiplicatore molto più elevato rispetto al QE. Quando una banca concede un prestito a un'azienda che assume dieci persone, queste dieci persone guadagnano, pagano le tasse, spendono nei negozi locali e generano attività che si ripercuotono a cascata. Quando la FED acquista un titolo del Tesoro da un Primary dealer, il denaro finisce spesso parcheggiato nelle riserve o riciclato in asset finanziari. La trasmissione a Main Street è debole e indiretta.

Ecco perché Scott Bessent, Stephen Miran e Kevin Warsh non sono contrari a Wall Street. Vogliono che i mercati vadano bene, ma capiscono che i mercati costruiti su un'economia in genuina crescita sono molto più sostenibili di quelli puntellati dagli acquisti delle banche centrali.


Una FED più piccola richiede un bilancio privato più grande

Passiamo ora all'impianto idraulico finanziario, la parte che la maggior parte dei commenti ignora.

Il bilancio della Federal Reserve è composto da attivi e passivi. Quando la FED detiene più titoli del Tesoro e titoli garantiti da ipoteca, il sistema bancario detiene più riserve presso la FED. Quando quest'ultima detiene meno titoli, il sistema bancario detiene meno riserve e il settore privato deve intervenire per assorbire più debito pubblico.

Non è possibile ridurre l'impatto della FED se non si aumenta anche la capacità del settore privato di detenere debito pubblico e di fornire liquidità sul mercato monetario.

La FED ha ridotto il suo bilancio da circa $8.900 miliardi, al picco del 2022, a circa $6.500 miliardi a fine 2025, una riduzione di oltre $2.200 miliardi. In percentuale del PIL, le partecipazioni azionarie della FED sono diminuite dal 33% a circa il 20%. Si tratta di un vero progresso, ma si tratta comunque di una cifra enorme rispetto agli standard storici, e per ridurla significativamente è necessario che qualcun altro intervenga come acquirente.

La stessa FED ha riconosciuto un compromesso fondamentale: un bilancio più piccolo, tassi di interesse a breve termine stabili e un intervento minimo sul mercato non possono essere conseguiti simultaneamente. Si possono scegliere due opzioni. Gli economisti lo chiamano il “trilemma del bilancio”.

Quando i titoli della stampa inquadrano la richiesta di Warsh di un “bilancio della FED più piccolo” come una stretta monetaria aggressiva, stanno dando un'interpretazione limitata e fuorviante. Ciò che Warsh in realtà sostiene è un pacchetto: ridurre l'impatto della FED e contemporaneamente espandere la capacità del settore privato di assorbire ciò che essa lascia andare. Questa non è una stretta, è una trasformazione strutturale del funzionamento della liquidità.


Il Supplementary Leverage Ratio: il collo di bottiglia di cui nessuno parla

È qui che la candidatura conta davvero ed è qui che si verifica il vero e proprio confronto tra tutto ciò che ho descritto sopra.

Il Supplementary Leverage Ratio, o SLR, è una norma patrimoniale introdotta nell'ambito della revisione normativa post-2008. Si tratta di un vincolo netto di “capitale rispetto all'esposizione totale” che, a differenza delle normative ponderate per il rischio, non distingue tra asset rischiosi e quelli privi di rischio.

Ciò significa che i titoli del Tesoro USA, garantiti dal full faith and credit del governo degli Stati Uniti, e le riserve detenute presso la Federal Reserve, consumano la stessa capacità di leva finanziaria di un prestito aziendale rischioso.

Allo stesso tempo, le norme sulla liquidità post-crisi, il Liquidity Coverage Ratio (LCR), spingono le banche a detenere grandi quantità di “asset liquidi di alta qualità”. In pratica ciò significa grandi quantità di titoli del Tesoro e riserve.

Richiediamo alle banche di detenere questi asset per liquidità, per poi penalizzarle se detengono gli stessi asset in base alle regole sulla leva finanziaria. È come se vi dicessero che dovete portare sempre con voi un ombrello e poi vi multassero ogni volta che vi vedono con un ombrello.

Questa contraddizione non è teorica. Nell'aprile 2020 le autorità di regolamentazione hanno temporaneamente escluso i titoli del Tesoro americani e le riserve dal calcolo dell'SLR per alleviare le tensioni sul mercato dei titoli del Tesoro. Funzionò: le banche assorbirono i titoli del Tesoro senza stress. Quando l'esenzione è stata rimossa nel marzo 2021, le banche hanno ridotto i depositi per rimanere entro i limiti di leva finanziaria, la liquidità è confluita nei fondi del mercato monetario e la linea di credito reverse repo della FED è aumentata oltre i $2.000 miliardi, una conseguenza diretta del ritorno della contraddizione normativa.

Il governatore della FED, Miran, lo ha esposto nel suo discorso del novembre 2025 intitolato “Il predominio normativo del bilancio della Federal Reserve”. La sua tesi: la dimensione del bilancio della FED non è principalmente una scelta di politica monetaria; è una conseguenza del quadro normativo. Le banche sono costrette a detenere ingenti riserve perché la regolamentazione lo impone e poiché le banche hanno bisogno di quelle riserve, la FED non può ridurle senza causare stress.

Come ha affermato: “Mentre ridimensioniamo correttamente le normative, spero che ciò ci consenta di ridurre ulteriormente le dimensioni del bilancio, allentando la morsa del predominio normativo”.


Cosa si ottiene realmente esentando i titoli del Tesoro

Se i titoli del Tesoro e le riserve vengono esclusi dal denominatore SLR, accadono simultaneamente diverse cose.

Le banche possono detenere più titoli del Tesoro senza consumare capacità di leva finanziaria. Il sistema bancario privato può intervenire come acquirente quando la FED si fa da parte come venditore; la transizione da un mercato dei titoli del Tesoro dominato dalla FED a uno intermediato privatamente diventa possibile.

Le banche liberano spazio nei bilanci per i prestiti. La capacità che era stata bloccata contro attivi sicuri può essere ridistribuita nel credito, a imprese, consumatori e comunità. Questo è il canale diretto dalla riforma normativa alla finanza pubblica.

Il costo del denaro per il governo federale diminuisce. Una migliore intermediazione del Tesoro sul mercato si traduce in rendimenti più bassi. Bessent ha sostenuto che questo potrebbe far risparmiare “decine di punti base”. Su un debito nazionale superiore a $36.000 miliardi, anche pochi punti base si traducono in decine di miliardi di risparmi annuali sugli interessi per i contribuenti.

Il rischio di disfunzioni nel mercato dei titoli del Tesoro diminuisce. Miran ha descritto l'esenzione come un “piccolo prezzo da pagare per prevenire potenziali disfunzioni” nel mercato finanziario più importante al mondo, evitando che si ripetano il blocco dei titoli del Tesoro del marzo 2020 o la crisi dei Gilt britannici.

Con Warsh alla FED, allineato con Scott Bessent al Tesoro e basandosi sul lavoro intellettuale di Stephen Miran, la riforma dell'SLR non è solo probabile; è praticamente certa.


Perché i timori di inflazione sono esagerati

So cosa molti di voi stanno pensando: “Tutto questo sembra fantastico, Michael, ma che dire dell'inflazione? Se si tagliano i tassi, si deregolamenta e si espande il credito bancario, i prezzi non saliranno alle stelle?”

A fine gennaio 2026 il tasso di inflazione a 10 anni era di circa il 2,36% e il tasso atteso a 5 anni era di circa il 2,19%. Questi non sono i numeri di un mercato che urla “anni '70”; suggeriscono che le aspettative di inflazione rimangono ben ancorate.

Ma al di là di quanto ci dice il mercato obbligazionario, credo che gli investitori stiano sottovalutando due enormi forze deflazionistiche strutturali. Come ho scritto in precedenti pubblicazioni, non tutta l'inflazione è uguale e non può essere trattata allo stesso modo. Queste due forze sono distinte, strutturali e potenti.


Forza deflazionistica n°1: la Cina

Ho scritto molto sulla Cina (si veda ad esempio Il Giappone non sta perdendo il controllo) e il quadro non è roseo.

La Cina sta affrontando gravi dislocazioni interne: una crisi immobiliare che ha spazzato via migliaia di miliardi in ricchezza delle famiglie, un crollo demografico in accelerazione, un eccesso di credito dovuto ad anni di prestiti diretti dallo stato e un settore manifatturiero che produce molto più di quanto la domanda interna possa assorbire. La massa monetaria M2 della Cina è più del doppio di quella degli Stati Uniti, eppure la sua economia è solo circa due terzi delle dimensioni di quest'ultima. L'eccesso di capacità inonda i mercati globali di beni a basso costo e, con i dazi statunitensi che limitano le tradizionali rotte di esportazione, tale surplus viene venduto a prezzi scontati ovunque.

Non si tratta di un fenomeno temporaneo: è strutturale e rappresenta una potente forza disinflazionistica, in particolare attraverso lo scambio di beni e le catene di approvvigionamento.


Forza deflazionistica n°2: l'intelligenza artificiale

Sì, la spesa per l'intelligenza artificiale è enorme in questo momento. Centinaia di miliardi di dollari confluiscono in chip, data center, infrastrutture energetiche e addestramento di modelli. Questa spesa è denaro reale e, nel breve termine, concentra risorse, energia e capitali in un unico settore, il che può apparire inflazionistico.

Ma i guadagni di produttività derivanti dall'intelligenza artificiale, una volta adottati su larga scala, saranno profondamente deflazionistici. Quando un compito che richiedeva dieci persone può essere svolto da due, quando una ricerca che richiedeva settimane può essere svolta in poche ore e quando la programmazione che richiedeva team numerosi può essere accelerata di un ordine di grandezza, il costo della fornitura di beni e servizi diminuisce drasticamente.

Stiamo già vedendo i primi risultati: nel terzo trimestre del 2025 la produttività delle imprese non agricole statunitensi è aumentata a un tasso annuo del 4,9% e il costo del lavoro unitario è diminuito dell'1,9%. Gli economisti hanno esplicitamente collegato questa impennata all'aumento degli investimenti nell'intelligenza artificiale.

E se il tasso di adozione dell'IA è più rapido di quanto i mercati si aspettino, e credo che lo sia, allora le pressioni deflazionistiche saranno maggiori e arriveranno prima di quanto chiunque stia attualmente stimando. La curva di adozione non è graduale, è ripida, e ogni ondata spinge i costi verso il basso.


Schumpeter aveva la risposta 100 anni fa

È qui che la teoria economica e gli eventi attuali si allineano magnificamente.

Nella Teoria dello Sviluppo Economico Joseph Schumpeter descrisse un modello che si sta verificando proprio davanti ai nostri occhi. Sosteneva che gli innovatori necessitano di nuovo potere d'acquisto per sottrarre risorse al flusso economico esistente. Le banche forniscono questo potere espandendo il credito, il che può far salire temporaneamente i prezzi. Schumpeter definì questo fenomeno “inflazione creditizia”.

Ma, cosa fondamentale, sosteneva che se l'iniziativa innovativa ha successo, l'economia si ritrova con beni più numerosi e di migliore qualità. Il credito viene ripagato e la pressione iniziale sui prezzi non è permanente. Andò anche oltre: quando l'innovazione ha davvero successo, il risultato non è affatto inflazione, ma deflazione, perché i nuovi beni e la nuova efficienza compensano ampiamente il precedente aumento del potere d'acquisto.

Le centinaia di miliardi spesi in infrastrutture di intelligenza artificiale in questo momento? Questa è l'inflazione del credito di Schumpeter, il costo iniziale per costruire nuova capacità produttiva. Quali guadagni di produttività seguiranno? Questa è la deflazione di Schumpeter, il guadagno quando l'investimento avrà successo.

È proprio per questo che la nomina di Kevin Warsh è perfetta: ha criticato esplicitamente la FED per aver sottovalutato come la crescita della produttività, potenziata dall'intelligenza artificiale, possa tenere sotto controllo l'inflazione; crede che la vera prosperità derivi dall'innovazione e dagli investimenti di capitale, non dalla stampa di denaro da parte della banca centrale. Schumpeter avrebbe approvato.

I mercati stanno valutando la fase di spesa, non hanno ancora iniziato a valutare la fase di produttività. È in questo divario che risiede l'opportunità.


Deregolamentazione: la forza deflazionistica che nessuno sta prendendo in considerazione

Qualche settimana fa mi trovavo ad Atene quando il governatore Stephen Miran ha pronunciato il suo secondo discorso storico, questa volta al Delphi Economic Forum tenutosi presso la National Gallery – Alexandros Soutsos Museum. L'ambasciatrice statunitense, Kimberly Guilfoyle, lo ha presentato come “una delle menti economiche più brillanti” che sta plasmando il dibattito sulla politica monetaria a Washington.

La sua tesi: le implicazioni della deregolamentazione per l'offerta di denaro e per la politica monetaria.

Miran ha tracciato un parallelo diretto tra la ripresa della Grecia, resa possibile solo dopo dolorose riforme di deregolamentazione, tra cui la liberalizzazione dei mercati dei prodotti, l'alleggerimento degli oneri per le licenze, l'apertura di professioni soggette a restrizioni e la privatizzazione di aeroporti e porti, e ciò che gli Stati Uniti stanno intraprendendo ora. Ha definito la svolta della Grecia “fantastica” e ha affermato che il Paese ha “illuminato il cammino e ci ha mostrato la via”.

La sua tesi principale: la deregolamentazione è uno shock positivo lato dell'offerta. Aumenta la produttività, aumenta la concorrenza, espande la capacità economica ed esercita una pressione al ribasso sui prezzi. In termini economici standard, è deflazionistica. E citando un importante articolo accademico del 2014, ha sostenuto che se la banca centrale ignora questo effetto deflazionistico, rischia di rendere la politica monetaria troppo restrittiva e di causare una contrazione inutile. La risposta corretta a uno shock da deregolamentazione è tagliare i tassi di interesse.

Miran ha discusso l'ordine esecutivo dell'amministrazione Trump, “Liberare la prosperità attraverso la deregolamentazione”, che prevede che per ogni nuova norma adottata, dieci vengano abolite. Sulla base del ritmo di riduzione della normativa nel 2025, ha stimato che il 30% delle restrizioni normative previste dal Codice dei Regolamenti Federali potrebbe essere eliminato entro il 2030.

Il suo calcolo: questa deregolamentazione potrebbe ridurre il livello dei prezzi al consumo di circa mezzo punto percentuale all'anno per tutto suddetto periodo.

In un mondo in cui la FED è indecisa se l'inflazione sia al 2,7%, o al 2,5%, un freno annuale prolungato di mezzo punto percentuale dovuto alla deregolamentazione è enorme. Cambia l'intero calcolo della politica monetaria; eppure quasi nessuno sul mercato lo sta modellando.


La vera strategia: crescere per uscire dai debiti

Facciamo un passo indietro e osserviamo il quadro generale.

Gli Stati Uniti hanno un debito pubblico superiore a $36.000 miliardi. Il pagamento degli interessi è ormai una delle voci più consistenti del bilancio federale. Agli attuali tassi di interesse, questa situazione non è sostenibile se la crescita rimane debole.

Ci sono solo pochi modi per uscire da un problema di debito così grande: inflazionare (il che distrugge il potere d'acquisto e, nel caso degli Stati Uniti, non funziona perché i contributi pensionistici sono legati all'inflazione), dichiarare inadempienza (il che distrugge il sistema finanziario), imporre l'austerità (il che distrugge la crescita), o crescere economicamente per uscirne.

L'amministrazione Trump ha chiaramente scelto la quarta opzione: uscire dal pantano del debito attraverso la crescita economica.

Ogni leva politica che sta utilizzando è finalizzata a una deregolamentazione per aumentare la produzione potenziale, riformare il reddito disponibile per abbassare il costo del debito pubblico, investire nell'intelligenza artificiale per stimolare guadagni di produttività generazionale e tassi più bassi, giustificati dagli impulsi deflazionistici descritti sopra, per ridurre il costo del servizio del debito esistente.

Il calcolo è semplice: se la crescita del PIL nominale supera il tasso di interesse sul debito, il rapporto debito/PIL diminuisce nel tempo. Questo schema è progettato per aumentare il numeratore riducendo al contempo l'effetto di trascinamento del denominatore.

Questa non è ideologia, è aritmetica.


Il cambiamento davanti ai nostri occhi

Mettendo insieme tutti questi pezzi, quello che si ottiene è, a mio avviso, il cambiamento più significativo nella politica economica e macroeconomica degli Stati Uniti degli ultimi 20 anni. Forse di più.

Un passaggio dalla gestione della domanda all'espansione dell'offerta, dallo stimolo della spesa attraverso denaro facile alla rimozione dei vincoli sulla produttività, sulla concorrenza e sulla capacità produttiva.

Un passaggio dal bilancio della FED come principale motore di liquidità all'intermediazione privata, lasciando che banche commerciali e mercati facciano ciò per cui sono stati concepiti.

Il riconoscimento che sistemare i problemi a livello di idraulica finanziaria, SLR, la liquidità del mercato del Tesoro e i requisiti di riserva può avere conseguenze tanto importanti quanto modificare il tasso di riferimento.

E un apparato politico, il Dipartimento del Tesoro, la FED, il quadro intellettuale che, per la prima volta da molto tempo, sono allineati attorno a un unico insieme coerente di principi.


Cosa significa tutto questo per i mercati

Se questa svolta dovesse proseguire, le implicazioni sarebbero significative.

La crescita degli Stati Uniti dovrebbe sovraperformare. Non quella guidata da denaro facile e inflazione degli asset, ma quella radicata nell'aumento della produttività, negli investimenti di capitale e nell'espansione del credito attraverso il sistema bancario. Questo tipo di crescita è più duratura, più ampiamente condivisa e, in definitiva, più incisiva per gli utili aziendali.

Il premio inflazionistico incorporato nei tassi a lungo termine potrebbe rivelarsi eccessivo. Tra la deflazione cinese, la produttività dell'intelligenza artificiale e l'impatto deflazionistico della deregolamentazione, le tesi strutturali a favore di un'inflazione persistentemente elevata sono più deboli di quanto si creda. Le aspettative di inflazione nel mercato obbligazionario lo stanno già suggerendo.

Gli Stati Uniti stanno acquisendo un vantaggio competitivo che nessun'altra grande economia può attualmente eguagliare: leadership nel campo dell'intelligenza artificiale, riforma della regolamentazione, abbondanza di energia e un sistema bancario sul punto di essere liberato da regole contraddittorie.

Il costo del capitale dovrebbe scendere, ma in modo più sano. Non attraverso la stampa di moneta, bensì attraverso un migliore funzionamento del mercato, una minore pressione normativa e le naturali forze disinflazionistiche della tecnologia.

Niente di tutto ciò significa che il percorso sarà liscio come l'olio. La conferma di Warsh da parte del Senato potrebbe incontrare degli ostacoli. I dettagli della politica saranno oggetto di dibattito, i mercati attraverseranno momenti di incertezza, ma la direzione del percorso diventa più chiara di settimana in settimana.


Conclusione

A volte i cambiamenti più critici avvengono quando tutti guardano la cosa sbagliata.

Il mercato era concentrato sulla questione se il prossimo presidente della FED sarebbe stato una colomba o un falco. Era la domanda sbagliata.

La domanda giusta è: questa amministrazione ha una visione di come dovrebbe funzionare l'economia e ha le persone per realizzarla? Con Scott Bessent al Dipartimento del Tesoro, il modello di Stephen Miran integrato nell'apparato politico e ora Kevin Warsh alla FED, la risposta è sì.

Il mercato voleva una colomba, quello che potrebbe aver ottenuto è qualcosa di molto meglio: un quadro di riferimento che renda tassi più bassi compatibili con una maggiore produttività, un impatto minore della FED sui mercati, e una crescita duratura e su larga scala.

Prestate molta attenzione, perché tutto questo è davvero importante.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


Come inquadrare le società Bitcoin Treasury: il dilemma di un bitcoiner nell'era della speculazione dilagante

Freedonia - Gio, 19/02/2026 - 11:01

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Joakim Book

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-inquadrare-le-societa-bitcoin)

Strategy, Michael Saylor e MSTR hanno conquistato Wall Street. Con grande disappunto di molti, le aziende quotate e le persone in giacca e cravatta sono arrivate: i bitcoin detenuti dalle aziende sotto forma di società Bitcoin Treasury sono ipnotici da guardare. Hanno catturato più o meno la mente di tutti, compresa la mia.

È l'ultima moda sui mercati finanziari mondiali, celebrata da una ristretta cerchia di esperti di Bitcoin e addetti ai lavori, ma odiata dai tradizionalisti che non riescono a capire perché qualcuno, per non parlare di un'azienda, possa volere Bitcoin. Ogni crittopodcaster ha collaborato con una o più società Bitcoin Treasury in veste di investitori o consulenti... o, per dirla senza mezzi termini: come addetti al marketing che si spacciano per sistemi di consegna al dettaglio.

Negli ultimi mesi, ho trascorso centinaia di ore a indagare sulle società Bitcoin Treasury. Ho letto relazioni e spiegazioni, articoli rialzisti e descrizioni approfondite; ho riflettuto a fondo sulla logica del mercato finanziario che le sostiene; ho curato articoli eccellenti che promuovevano le ragioni a favore delle società Bitcoin Treasury e supervisionato argomentazioni altrettanto eccellenti contro di esse.

In qualche modo sono persino caduto preda di loro; non mi oppongo più in modo così aggressivo come ho espresso in un articolo del giugno 2025 e che, tra l'altro, è stato presentato a Michael Saylor su Fox Business.

Beautiful, @FoxBusiness @saylor @Strategy pic.twitter.com/GnhLt6gWF2

— Joakim Book (@joakimbook) August 4, 2025

Ecco cosa ho imparato da tutto questo.


Cosa dovrebbe fare un bitcoiner sano, normale e regolare?

Il modo più semplice per gestire le società Bitcoin Treasury e i bitcoin finanziarizzati è semplicemente ignorare tutto. Prima dell'Illuminismo: tagliare la legna, custodire Bitcoin in autocustodia; Dopo l'Illuminismo: tagliare la legna, custodire Bitcoin in autocustodia. Solo il tempo ci dirà se questi veicoli finanziari, carichi di bitcoin avvolti in un'etichetta aziendale e amministratori delegati dalla voce sommessa, avranno successo o saranno spazzati via in modo spettacolare.

Ma in materia di denaro e finanza (e di economia in senso più ampio), di solito non esiste una scelta piacevole e neutrale, nessuna non-azione; i miei soldi e i miei risparmi devono andare da qualche parte, la mia attenzione e il mio lavoro devono essere concentrati su qualcosa. Nuove società Bitcoin Treasury spuntano fuori ogni settimana; raccolte fondi o acquisti aggressivi vengono annunciati quotidianamente.  In questo ambito avere un'opinione diventa inevitabile; averne una buona e ben informata sembra quasi un imperativo morale.

???? Week 32 - Bitcoin Treasury Strategy Updates ????

???? Aug 4-10 saw 53 announcements - ~5k BTC

- 6 new treasuries launched with 1,039.79 BTC
- 8 future treasuries announcements, ~$145m worth
- 24 companies added 3,923 BTC
- 7 plans to buy more BTC, many millions worth
- 8… pic.twitter.com/xkRfOu4GWU

— NLNico (@btcNLNico) August 11, 2025

Dopo aver trascorso anni ad addentrarmi nei meandri dell'economia monetaria, della storia finanziaria e ora della selvaggia frontiera finanziaria di Bitcoin, il percorso intellettuale da percorrere qui è piuttosto stretto. Da un lato promette una corsia preferenziale verso il futuro iperbitcoinizzato che tutti immaginiamo, con gli statuti aziendali che non fanno altro che amplificare i miei sat lungo il percorso; dall'altro una fogna di ingegneria finanziaria e un alveare di mania speculativa che sta rapidamente mettendo in fila i bitcoiner per vedere i loro contributi fiat riutilizzati come rendimenti in Bitcoin.

$MSTR trades at a premium to Bitcoin NAV due to Credit Amplification, an Options Advantage, Passive Flows, and superior Institutional Access that equity and credit instruments provide compared to commodities. pic.twitter.com/AYQlytS4ID

— Michael Saylor (@saylor) August 13, 2025


Perché un bitcoiner dovrebbe collaborare con queste aziende?

Uno dei motivi è la leva finanziaria. Da tipico millennial, non ho una casa di proprietà e quindi non ho facile accesso a debiti a basso costo (in pratica, l'unica ragione per possedere una casa).

Posso porre come garanzia le mie coin tramite, ad esempio, Firefish (al 6-9% di TAEG), oppure attingere alle mie carte di credito (rispettivamente all'11% e al 19%). Queste condizioni non sono ottimali; hanno un prezzo elevato, un capitale piuttosto ridotto e non sono economiche. Anche se il CAGR di Bitcoin si attestasse al 30-60%, si tratterebbe di periodi di tempo più lunghi, non mensili o annuali, che è la cadenza con cui devo gestire questo tipo di debito.

Al contrario Strategy e MARA emettono debito convertibile allo 0%. Queste passività scadono tra sei anni e ammontano a un importo nell'ordine delle nove cifre. Pierre Rochard, durante un dibattito con Jim Chanos, ha affermato:

La possibilità di accedere ai termini di cui dispone Saylor [...] non è accessibile a coloro che detengono Bitcoin in cold storage.

Per la maggior parte dei bitcoiner salire su questo treno si sta rivelando troppo allettante per resistere...  anche se è necessario cedere il controllo e la proprietà, e inoltre pagare un premio considerevole rispetto alla propria attuale scorta di bitcoin per il privilegio di possedere alcune di queste azioni.

Come meccanismo di leva finanziaria, la conversione di Saylor in azioni privilegiate sembra molto più costosa (pagare un interesse dell'8-10% equivale a raggiungere la mia capacità di indebitamento), ma sono molto più sicure.

Le azioni privilegiate tutelano l'azienda stessa, poiché eliminano il rischio di richieste di margine o di fallimenti alimentati dal debito, e le conferiscono una flessibilità senza precedenti. Le azioni privilegiate forniscono una valvola di sfogo, poiché Strategy può scegliere di non pagare i dividendi, ad esempio, per STRD; fare lo stesso per STRF costa “solo” una penale dell'1% in futuro. In caso di necessità, e senza troppe implicazioni per l'azienda stessa, Strategy può persino sospendere il pagamento per gli altri (a rischio di azzerare il portafoglio degli obbligazionisti e di far arrabbiare parecchie persone).

$MSTR is basically unbreakable.

As long as BTC grows faster than the preferred yield (>10%), Strategy can keep stacking and issuing more preferreds.

If BTC hits 30% ARR like Saylor predicts, $MSTR will become one of the biggest companies in the world.

If BTC slows to 15%…

— BTC Optioneer (@BTCoptioneer) August 6, 2025

Ecco il paradosso: mentre questa è una leva finanziaria per Strategy, che spinge sempre più denaro altrui a riversarsi in Bitcoin e a riempire le proprie riserve, non è una leva per i (nuovi) azionisti di MSTR.

Per citare la risposta di Jim Chanos a Rochard nel sopraccitato dibattito: lo scopo della leva finanziaria è avere più di $1 di esposizione. Se acquisto MSTR a un mNAV di 1,5, e Strategy stessa ha un leverage ratio di circa il 20%, non sto andando a leva! (1/1,5 x 1,2 = 0,8). Pertanto per ogni dollaro che investo in MSTR, ottengo circa 80 centesimi di esposizione a Bitcoin. E la società, di cui quella quota è una parte, deve comunque pagare più o meno quanto pago ai miei finanziatori per il piacere di usare i soldi di qualcun altro.

I calcoli per la maggior parte delle altre società Bitcoin Treasury peggiorano ulteriormente, soprattutto a causa del loro mNAV eccessivo. Voi siete il rendimento che le società Bitcoin Treasury stanno inseguendo. Quando investiamo in queste società, giochiamo con le valute fiat. E lo facciamo in modo direttamente proporzionale al costo del mNAV. Me lo sono chiesto molte volte: 

Come può un bitcoin, avvolto in uno statuto aziendale, valere improvvisamente il doppio, il triplo o addirittura dieci volte il prezzo più liquido, osservabile e ovviamente indiscutibile del pianeta?

Infatti:

“Quale estrema trasformazione in termini di valore aggiunto subisce la nostra coin arancione nel momento in cui la prendete sotto le vostre ali finanziariamente indebitate e promettete di emettere debito, azioni privilegiate e azioni proprie contro di essa?”, sentiamo sussurrare debolmente il fantasma di Satoshi.

La grande scoperta di Strategy, che ormai tutti stanno copiando a perdifiato, è che avvolgere un bitcoin in un guscio aziendale, applicarvi una leva finanziaria e venderlo a Wall Street in qualche modo fa sì che lo stesso bitcoin valga multipli del suo effettivo prezzo di mercato.

Gran parte della conversazione finisce lì, con i giornalisti impegnati a liquidare la questione come una moda passeggera o una bolla; secondo l'ipotesi del mercato efficiente, o semplicemente secondo il buon senso, nulla dovrebbe essere scambiato a un prezzo superiore a quello dell'unica cosa che detiene.

Non basta. Elenchiamo alcune valide ragioni per cui le azioni corporative, che non fanno altro che acquisire bitcoin, dovrebbero valere più dei bitcoin che detengono:

  1. Deposito. L'autocustodia è più facile di quanto si pensi, ma molte persone la evitano ancora a favore degli ETF. Un'ulteriore strana ragione sono gli attacchi di alto profilo ai bitcoiner in tutto il mondo; sarebbe ragionevole pagare una sorta di premio per consentire a qualcun altro di conservare i propri bitcoin. Non possono attaccare le mie azioni MSTR. Saylor sembra sapere il fatto suo (anche se la custodia con Coinbase ha fatto storcere il naso a qualcuno), quindi “conserviamo” i nostri bitcoin presso la sua azienda. 10%.

  2. Futures. Il valore di un bitcoin nel futuro è superiore a quello attuale. In qualsiasi momento gli azionisti ricevono acquisti non annunciati di azioni proprie, ma non sono ancora di dominio pubblico. Ogni volta che si acquistano azioni, si è a conoscenza solo di accordi o acquisizioni non ancora resi pubblici... ma sappiamo tutti, e possiamo prevedere, che le azioni dovrebbero essere scambiate a un prezzo leggermente superiore a quello attuale: si negoziano sempre azioni sulla base di informazioni attuali, sapendo benissimo che ci sono fattori dietro le quinte che si traducono in un valore maggiore. Questo presumibilmente merita un premio, il 5%, ad esempio, per Strategy; molto di più per quelle piccole e aggressive.

  3. Arbitraggio normativo. Guardate, dicono i tori, c'è tutto questo denaro là fuori, che vorrebbe disperatamente comprare bitcoin ma non gli è permesso. Non ci credo proprio: non molte persone o istituzioni sono entusiaste di Bitcoin, e anche se lo fossero, qualunque premio vorremmo attribuire a questo ostacolo normativo imposto dalla tassazione e dai 401(k), esso decadrà con il tempo e l'adozione. Gli stessi incentivi finanziari e le stesse leggi di gravità che giustificano l'operato delle società Bitcoin Treasury lavorano anche per minare gli stessi ostacoli normativi che danno loro valore in primo luogo. 20%. (Per alcuni, come Metaplanet in Giappone, dove gli investitori in bitcoin devono affrontare imposte eccessive sulle plusvalenze, quel premio di arbitraggio vale di più.)

  4. Generico. Probabilmente mi sfugge qualche ulteriore motivo (alcune di queste aziende hanno anche attività residuali nel mondo reale) per cui una borsa di bitcoin dovrebbe valere più dei bitcoin al suo interno... quindi aggiungiamo un altro 20%.

Somma:  10+5+20+20 fa 55... e, per comodità, più o meno dove si trovava MSTR quando ho messo insieme per la prima volta queste giustificazioni. A un prezzo di Bitcoin di $122.500, i 628.791 BTC nel bilancio di Strategy valevano circa $77 miliardi, ma la capitalizzazione di mercato dell'azienda era di $110 miliardi (~ 45% di premio).

$MSTR trades at a premium to Bitcoin NAV due to Credit Amplification, an Options Advantage, Passive Flows, and superior Institutional Access that equity and credit instruments provide compared to commodities. pic.twitter.com/AYQlytS4ID

— Michael Saylor (@saylor) August 13, 2025


Strategy è una banca: la visione economica

Non il tipo che accetta depositi (in bitcoin) ed emette mutui (in bitcoin), ma di un altro tipo, più profondamente economico.

Si può pensare al sistema bancario come a uno dei meccanismi di condivisione del rischio nella società. L'istituto bancario eroga prestiti ad alcune imprese rischiose e i mercati dei capitali – di cui il sistema bancario è parte – distribuiscono i livelli di rischio che ne derivano.

Una banca, economicamente parlando, è un'istituzione che si assume questo rischio avendo a disposizione informazioni riservate sulle entità coinvolte; distribuisce un piccolo rendimento garantito al creditore, mentre essa stessa trae profitto da ogni iniziativa di successo, anche se non tanto quanto il proprietario del capitale azionario stesso. Se la banca riesce in questo intento, ovvero se in media sceglie iniziative di successo e guadagna più interessi sui prestiti di quanto paga agli investitori, realizza profitti per sé stessa.

Questo è ciò che sta facendo Strategy, sfruttando la zona inesplorata tra il mondo di Bitcoin e quello delle valute fiat.

Gli istituti finanziari, i fondi pensione, o i pensionati rappresentano la componente finanziaria della struttura. “Depositano” denaro in Strategy, con rendimenti e condizioni determinati dalla specifica tranche scelta (STRK, STRD, STRF, STRC o azioni ordinarie MSTR).

La banca investe questi fondi in asset: Strategy si colloca nel mezzo, garantendo i pagamenti a queste entità economiche prevedendo che gli asset pagheranno più degli interessi dichiarati sui “depositi bancari”. Piuttosto che una banca che presta su mutui, carte di credito e alle piccole imprese, il lato “prestiti” di Strategy è costituito da un singolo cliente: l'asset con le migliori performance al mondo. Ciò che Strategy sta facendo è fare la scommessa (molto sensata) che Bitcoin aumenterà in dollari più velocemente dell'8-10% che deve pagare alle istituzioni finanziarie tradizionali per il privilegio di utilizzare il loro denaro.

Qualsiasi studente delle medie dotato di calcolatrice può immaginare che se si chiede un prestito al 10% annuo per detenere un bene che si apprezza del 40% annuo, si possono ottenere infinite ricchezze.

Naturalmente Bitcoin non ha un rendimento del 40% annuo. Se così fosse, per usare le parole di Michael Saylor, Warren Buffett avrebbe fatto incetta di bitcoin molto tempo fa:

Se Bitcoin non fosse volatile, le persone con più soldi di voi, più potere di voi, vi avrebbero scavalcato per averlo; non avreste potuto copmprare neanche un satoshi... Nel momento in cui diventa del tutto prevedibile, Warren Buffet dirà “oh sì; abbiamo capito; abbiamo appena comprato tutti i bitcoin”... e la vostra opportunità è persa.

Tutto ciò che Strategy deve garantire è che il finanziamento non la mandi in bancarotta; che l'emissione sia sotto il suo controllo e la sua discrezione; che i pagamenti dei dividendi siano sufficientemente conservativi rispetto al capitale netto detenuto (ad esempio, Bitcoin); e, cosa più importante, che le passività non siano richiamabili al punto da costringere la società a vendere bitcoin in momenti inopportuni.

In sostanza Saylor ha creato un veicolo estremamente adatto a superare le crisi più estreme. Persino cali dell'80% di Bitcoin – il  peggiore del suo genere, ed è certamente opinabile se si ripeteranno, date le dimensioni e la disponibilità pubblica dell'asset – non soffocheranno l'azienda. La chiave per uno schema Ponzi di successo è che il denaro continui a scorrere. Più precisamente Strategy è simile a uno schema Ponzi nel suo finanziamento (a differenza dei classici schemi Ponzi fraudolenti, Saylor non sta gestendo una frode; le ottiche si sovrappongono e nessuno viene truffato... non volontariamente, comunque).

So why “Ponzi adjacent”?

Because the optics overlap:

- Premium over net BTC value (MNAV > 1)

- Growth loop thrives on new capital

- BTC price appreciation is the oxygen

But Jeff’s point is that the structure is different: actual assets, transparent SEC filings, no obligation…

— David Peterson (@DavidJPete) August 13, 2025

Ciò che né i giornalisti, né i sostenitori di Bitcoin, scettici nei confronti delle società Bitcoin Treasury, hanno ben formulato è come questi schemi falliscano. L'economista Josh Hendrickson delinea con precisione gli ostacoli rilevanti: “Se i mercati sono segmentati e ci si aspetta che il prezzo continui a registrare un rapido apprezzamento, il valore attuale scontato di una futura liquidazione potrebbe superare il valore di liquidazione corrente. Se il titolo viene venduto al suo valore di liquidazione corrente, è sottovalutato”. E:

Ciò che MicroStrategy ha fatto è trasformarsi in una banca Bitcoin emettendo passività denominate in dollari e acquistando bitcoin. L'azienda è esplicitamente impegnata in ingegneria finanziaria per sfruttare l'arbitraggio normativo.

Il modello di Strategy, ma ancor più gli altri imitatori, dati i rispettivi fossati giurisdizionali, possono quindi rompersi se:

  1. Gli investitori si sbagliano sulla futura traiettoria di Bitcoin;

  2. Viene allentato qualunque mandato, norma fiscale e ostacolo legale che attualmente impedisce agli investitori di acquistare direttamente bitcoin.

L'effetto volano, così soprannominato dai bitcoiner, è la capacità di sfruttare l'arbitraggio normativo, che, a sua volta, “dipende dal mantenimento da parte degli investitori dell'aspettativa che Bitcoin varrà considerevolmente di più in futuro”, tanto per usare le parole di Hendrickson.

Gli azionisti e gli acquirenti delle azioni privilegiate non saranno contenti in caso di mancato pagamento del dividendo. Gli stessi azionisti di MSTR saranno scontenti se il dividendo verrà diluito solo per soddisfare gli obbligazionisti, o peggio, se pagheranno gli interessi sulle azioni privilegiate. E allora? Questo ancora non comprometterebbe Strategy.

Ciò che distruggerà il modello è la scomparsa di ostacoli tra trading e Bitcoin. Sono gli ostacoli normativi che hanno spinto così tante di queste aziende in avanti, trasformandole in ponti finanziari tra il nuovo e il vecchio mondo, spingendole ad aspirare capitali improduttivi e a basso rendimento da tutto il mondo e a convogliarli in Bitcoin.

Se i gestori di fondi, i dipartimenti di tesoreria o i family office accumulassero sistematicamente bitcoin invece di vari prodotti Strategy (o titoli che imitano quelli di Strategy, a seconda dei casi in diverse parti del mondo), scomparirebbe la ragione principale per cui esistono le società Bitcoin Treasury.

La loro esistenza, in breve, dipende dall'inerzia del sistema attuale. Dipende, in modo cruciale, dal fatto che i fondi famigliari e i fondi pensione, i fondi sovrani e gli investitori tradizionali non si occupino di calcolare l'effettiva esposizione a Bitcoin (oltre a una leva finanziaria sicura e conservativa). Se non lo fanno, e preferiscono invece pagare il 50% in più per il privilegio, allora...  sì, i modelli di business delle società Bitcoin Treasury saranno sostenibili per sempre.


Cos’altro potrebbe andare storto?

Esiste certamente un rischio di custodia per Strategy, con le coin in vari strumenti di custodia e in soluzioni che sono intenzionalmente mantenute piuttosto opache. Cosa succede all’attività di Strategy se, ad esempio, Coinbase fallisce? O peggio, nuovi venti politici portano con sé confisca e/o parametri di tassazione aggressiva?

È pacifico che si tratti di rischi estremi, ma pur sempre di rischi.

E – è quasi banale sottolinearlo – se Bitcoin in qualche modo fallisce, ovviamente anche Strategy fallisce. Se Bitcoin rimanesse per sempre una stablecoin da $118.000, l’uso opportunistico dell’abbondante capitale finanziario da parte di Strategy diventerebbe quasi opinabile, e verrebbe trattata come il sacco di bitcoin che la maggior parte dei giornalisti e molti analisti pensano che sia, oltre al fatto che la sua crescita straordinaria evaporerebbe.

E penso che questo sia ciò che faccia inciampare tanti giornalisti e analisti quando osservano questo fenomeno delle società Bitcoin Treasury: se non riuscite a vedere come o perché Bitcoin potrebbe avere valore o utilizzo, per non parlare di un posto nel futuro del mondo del denaro e della finanza, allora una società impegnata ad acquisire quanti più bitcoin possibili non ha alcun senso.

Se vedete un utilizzo e un futuro per Bitcoin, il suo prezzo in continua crescita rispetto al denaro fiat in costante calo, un veicolo aziendale dedicato ad acquisirne di più manipolando i flussi di denaro dei mercati dei capitali diventa tutta un'altra proposta.


Copertura o FOMO: e se mi sbagliassi?

L'umiltà intellettuale ci costringe a renderci conto che forse, solo forse, abbiamo sbagliato qualcosa.

Le mani di diamante vengono continuamente forgiate... e le mie rimangono piuttosto deboli. Di solito mi preoccupa molto quando il prezzo di Bitcoin crolla bruscamente (è l'improvviso estremo e credo che sia un grosso problema... e trovo difficile spiegarlo anche a posteriori). Agisco in modo sconsiderato, mi scaglio – e non di rado mi ritrovo a usare la filosofia “si vive una volta sola” con i soldi dell'affitto o altre riserve di denaro che non dovrebbero essere investite in Bitcoin.

Durante mercati rialzisti questo tipo di comportamento di solito funziona a mio vantaggio... ma un giorno non succederà più. Morgen Rochard, in una delle sue infinite apparizioni nel circuito dei podcast Bitcoin, ha ribadito questo punto (a volte dico che Morgen mi ha, paradossalmente, convinto a detenere meno bitcoin di quanti ne abbia... dormire sonni tranquilli, essere stoico di fronte alle oscillazioni dei prezzi, ecc. ecc.)

Più imparo su Strategy, più apprezzo i suoi numerosi prodotti specifici. Ha un certo senso possedere, ad esempio, STRC per liquidità a breve termine e STRK per un'esposizione contenuta a Bitcoin con flusso di cassa. STRK, finanziariamente parlando, è come detenere Bitcoin due volte più distanti finanziariamente; le oscillazioni a breve termine del prezzo sarebbero molto meno estreme e mi garantirebbe un po' di reddito aggiuntivo derivante da valute fiat.

Dato che il mio patrimonio netto e i miei impegni professionali sono per lo più legati a Bitcoin e correlati al prezzo di Bitcoin, avere una quota leggermente inferiore del mio patrimonio netto in quest'area “tutto in uno” ha senso.


Perché invece non detenere liquidità in un conto di risparmio ad alto rendimento?

Ottima domanda. Due motivi: innanzitutto non rendono molto... 4,05% sul mio conto in dollari “ad alto rendimento”. Il prodotto equivalente di Saylor, STRC, punta a un tasso centinaia di punti base superiore; e STRK, che a medio termine si avvicina a Bitcoin stesso, scontato o amplificato dalle variazioni dell'mNAV di MSTR, attualmente rende oltre il 7%. In secondo luogo, conoscendomi, sono abbastanza sicuro che investirò la mia liquidità in Bitcoin al primo segno di un crollo significativo dei prezzi; detenere STRC o STRK in un conto di intermediazione almeno alzerebbe le barriere a questo tipo di comportamento imprudente.

You only really need to own two assets now.

Bitcoin and $STRC.

Financial planning got a whole lot easier.

— James Van Straten (@btcjvs) August 9, 2025


Coperture... coperture ovunque

Dato che sono già strutturalmente short sul denaro fiat – considerando l'attacco speculativo originale, detengo debito e Bitcoin, quindi sono long con leva finanziaria – ha senso... respiro profondo... diversificare, solo un po'!

Di solito massimizzo il contributo pensionistico che la mafia locale della mia giurisdizione mi obbliga a versare. I fondi all'interno di quell'involucro autorizzato investono ampiamente in azioni e obbligazioni (circa il 75% in proporzione); rispetto a qualsiasi tipo di confronto con Bitcoin, questi hanno prestazioni pessime, ma nel caso in cui – per qualche ragione inimmaginabile – mi sbagliassi su tutta questa storia della stampa di denaro e della fine di un'era da parte delle banche centrali, almeno non morirò di fame in vecchiaia.

I think of that contribution as

1) tax minimisation (I hate the gov profoundly, suffer enormous displeasure at every cent forked over)
2) A form of hedge in case I'm big-time wrong on this orange revolution (my work, employment,and net worth is already heavily dominated by BTC)

— Joakim Book (@joakimbook) June 28, 2025

In secondo luogo, contribuire comporta enormi vantaggi fiscali: massimizzando il contributo, ottengo subito circa 1,5 volte la somma versata. Sebbene questi fondi aggiuntivi saranno superati dal tasso di crescita annuo composto (CAGR) di Bitcoin di circa il 40% in meno di due anni, comportano anche vantaggi sui mutui esentasse; se un giorno volessi comprarmi una casa una vera shitcoin, potrei usare questo gruzzolo di denaro per l'occasione.

Il costo di opportunità di Bitcoin è reale e, nel tempo, piuttosto debilitante, ma non è una questione di convinzione. La praticità del mondo reale è fondamentale: fa un'enorme differenza per come vivete la vostra vita se l'iperbitcoinizzazione avviene in una settimana o in cento anni.

Cosa c'entra tutto questo con le società Bitcoin Treasury?!

Molto: perché la mentalità di copertura del “e se mi sbagliassi” prevale anche qui.

Nonostante tutte le chiacchiere e i gerghi fantasiosi, tutte le nuove metriche e i sogni futuristici sulla luna, non riesco ancora a capire perché un bitcoin, se avvolto in uno statuto aziendale, dovrebbe valere più di un bitcoin. Sì, sì, valore attuale netto della crescita futura, rendimento, arbitraggio di capitale, attacco speculativo e scommessa sul sistema bancario iperbitcoinizzato, ma... davvero?!

OK, e se mi sbagliassi? Molte persone di cui mi fido nel settore Bitcoin garantiscono queste cose – sempre di più, a quanto pare – e c'è una certa logica in tutto questo. Leva finanziaria a basso costo, attacchi speculativi, attingere (leggi: ingannare) a pool di denaro fiat da far confluire in Bitcoin.

...quindi di recente ho avuto una FOMO (Fear of Missing Out) su due società Bitcoin Treasury: due prodotti di Strategy (MSTR e STRK) e la piccola new entry svedese H100.


È bello avere di nuovo azioni...

Dieci anni fa o più, possedevo molte azioni – portafogli ampi e ben diversificati, monitorati meticolosamente. Da anni ormai, e per ovvie ragioni, non ne ho più.

Ho scelto i prodotti di Strategy perché sono i meno folli finanziariamente in questo settore; il secondo perché avevo facile accesso tramite i miei vecchi conti bancari nordici e non avevo intenzione di preoccuparmi di trovare un broker conveniente, firmare documenti e trasferire fondi, per poter magari giocare con qualche centinaio di dollari di bitcoin. C'è già abbastanza burocrazia ridicola al mondo.

Nella remota possibilità che queste cose portino a qualcosa, Strategy sarà lì, a gestire lo spettacolo: MSTR è “Bitcoin amplificato”, come dice il loro marketing. Dato che la maggior parte dei miei risparmi sono vestiti di arancione e la mia vita professionale è di un arancione intenso, ancora una volta, questo tipo di diversificazione ha senso (inoltre il NAV medio di MSTR si sta rapidamente avvicinando a uno... 1,42 mentre scrivo).

Con le parole di Emil Sandstedt che mi risuonano nelle orecchie – capisco di essere io il rendimento in BTC che cercano – ma con un rendimento in BTC del 25% circa e una leva finanziaria del 20% (sicura) tramite le opzioni e le obbligazioni convertibili, tornerò a un'esposizione equilibrata più o meno in questo periodo l'anno prossimo: i miei circa $150 in azioni MSTR attualmente forniscono circa $120 di esposizione a Bitcoin; sono felice di aggiungere $30 extra all'impero finanziario che Saylor sta costruendo (e alla potenziale crescita dei bitcoin per azione).

Poi c'è H100. Anche in questo caso il mNAV era piuttosto accettabile per un operatore piccolo, agile, in rapida evoluzione e con una giurisdizione dominante unica – a 2,73, ehm – ma il suo basso tasso di giorni di copertura mi fa pensare che non verrò fregato più di tanto.

We have a new leader in the Days to Cover mNAV race - H100!

Nice work @Sanderandersenn and @adam3us https://t.co/ohrVvzpxoX pic.twitter.com/cNVjjIVsS5

— mNAV.com (@BitcoinPowerLaw) June 16, 2025

La mia prima consapevolezza dopo averne acquistate un po': avevo dimenticato quanto fosse divertente!

Improvvisamente mi sono ritrovato a monitorare i prezzi di diversi asset invece di uno solo. Improvvisamente mi sono ritrovato finanziariamente in combutta con aziende reali che fanno cose reali (...più o meno, comunque), invece che con il denaro più portatile, globale e facilmente accessibile che ci sia mai stato. Psicologicamente mi sono sentito parte di qualcosa – investito nell'impresa, nell'attacco speculativo e nel progetto di costruzione della curva dei rendimenti di Bitcoin che sono le società Bitcoin Treasury. Che emozione!

Seconda consapevolezza: Bitcoin ha stravolto ha chiarito il significato di proprietà.

Nessuno di questi strumenti è mio; sono avvolti in strati di custodia autorizzata. Posso venderli con la semplice pressione di un pulsante (dalle nove alle cinque, dal lunedì al venerdì...), ma vedo quel valore solo se:

  1. la società di intermediazione collabora;
  2. la banca che riceve il pagamento collabora;
  3. il governo non blocca le transazioni.

È un gradino peggio di quanto Knut Svanholm osserva in modo elegante nel libro Bitcoin: The Inverse of Clown World:

Una banca è simile a un portafoglio multi-firma 2 su 3 in cui voi, la banca e il governo detiene una chiave ciascuno. In altre parole, il denaro in banca non è veramente vostro, né è veramente denaro.


...o non è così bello avere delle fiches?

Mi sono subito ricordato di quanto sia poco trasparente, ridicolo e burocratico l'incubo della “proprietà” azionaria. Dopo aver trasferito fondi al broker il mese scorso, aver trovato STRK e aver premuto “acquista”, ho ricevuto un messaggio di errore: “Questo titolo non è disponibile per te”.

A quanto pare non ero idoneo a detenere titoli americani tramite quel broker.

Gli asset finanziari sono così poco trasparenti e così maledettamente pieni di autorizzazioni che i promemoria di questa obsoleta tecnologia del valore non finidcono mai di arrivare. Ovviamente ci sono voluti un giorno o due affinché quell'“investimento” scendesse dell'11%, ricordandomi che non so ancora nulla di valutazione equa o di tempistiche di mercato (d'altra parte Bitcoin ha vomitato il 5% dal suo andamento di stablecoin a $118.000 sin di allora, quindi il costo di opportunità è stato piuttosto contenuto).

La situazione è peggiorata quando mi sono addentrato nel fango di livello inferiore delle società Bitcoin Treasury: le due penny stock svedesi che hanno fatto rumore, H100 e K33 (ho dovuto comprare qualcosa con i soldi destinati a STRK), sono crollate all'istante del 10% e del 20% rispettivamente, dal momento in cui le ho toccate. Che esperimento!

Per parafrasare un vecchio adagio di Wall Street, un idiota e i suoi sat vengono presto separati... e l'idiota qui presente non ha nemmeno niente di nuovo e scintillante da mostrare perché – notizia dell'ultimo minuto! – le azioni sono custodite e immateriali! Risiedono nel database di una società di brokeraggio e, per estensione, in un registro aziendale da qualche parte. Non sono fisiche... e non sono nemmeno veramente mie! Non posso spenderle, spostarle, eseguirne il backup o recuperarle in un portafoglio diverso. Sono bloccate dove sono, titoli morti tanto per usare la famosa espressione di Adam Smith riguardo al denaro.

Invece ho accantonato altri fondi fiat nella mia app bancaria abituale e ho acquistato d'impulso MARA (MSTR è disponibile lì, ma non altri strumenti strategici); mentre MARA emette azioni e debito convertibile per accumulare sat come l'ennesima società Bitcoin Treasury, almeno ha un'attività operativa sottostante (il mining) – e il suo mNAV è intorno a 1, quindi non pago un premio per la loro strategia di arbitraggio sul mercato finanziario e sul costo del capitale.


Come, e dico COME, possono fallire le società Bitcoin Treasury?

«C'è una reale possibilità che ci troviamo di fronte a un ciclo di espansione e contrazione in stile dot-com in questo mondo azionario pubblico.»

Danny Knowles, 28 maggio, “What Bitcoin Did

Strategy è a prova di bomba.

Come ha illustrato la domanda di Lyn Alden nella conference call sui risultati del secondo trimestre di Strategy, anche con un calo dell'80% di Bitcoin Strategy se la caverà bene. L'azienda si trovava in una posizione peggiore durante il mercato ribassista del 2022, quando i suoi bitcoin erano direttamente legati a prestiti a margine e garanzie per il debito bancario. Non è così nel 2026, quando le azioni privilegiate la fanno da padrone.

Al di là dell'occasionale ossessione di analisti o giornalisti della finanza tradizionale per l'mNAV, o del perché un'azienda dovrebbe essere valutata al di sopra dei bitcoin che detiene, e del tarlo dentro e fuori Bitcoin rispetto all'utilizzo del debito per acquisirne di più, Strategy è incredibilmente finanziata in modo conservativo. L'azienda detiene Bitcoin per un valore di circa $77 miliardi; il debito convertibile ammonta a circa $5 miliardi ($8 miliardi, in realtà, ma alcuni di questi sono deep in the money e vengono scambiati come azioni, non come debito, a questo punto). Ci sono poco più di $6 miliardi di azioni privilegiate in circolazione tra STRK, STRD, STRF e STRC (questo porta la società a un indebitamento di circa il 15%, il che significa che Bitcoin dovrebbe scendere di oltre l'85% affinché la società abbia problemi di solvibilità).

Un altro scenario problematico è l'esaurimento del capitale del mercato monetario tradizionale. La capacità di Strategy di sovraperformare Bitcoin generandone di più per azione dipende da una combinazione di un costo del capitale più basso/sicuro (o migliori condizioni sul suo debito), o dallo sfruttamento del mNAV superiore a 1 (immediatamente accrescitivo poiché consente a Saylor di acquistare Bitcoin a sconto). In assenza di ciò – ad esempio, nessuno acquista le emissioni della società e il capitale finanziario fluisce altrove; la stampa di moneta si interrompe; i tassi di interesse sui titoli di stato (più sicuri?) aumentano vertiginosamente, ecc. – non vedo come l'mNAV di Strategy non possa semplicemente tornare a 1.

Infine c'è un rischio di custodia specifico per Strategy. Essendo il principale operatore in circolazione, con circa il 3% dell'offerta totale, i rischi di “honeypot” abbondano (questo probabilmente non sarà un problema per le società più piccole, distribuite in giurisdizioni molto diverse). Strategy conserva la sua gigantesca pila di coin in custodia presso Coinbase, con soluzioni volutamente poco trasparenti.

Cosa succederà all'attività di Strategy se Coinbase fallisse? O peggio, nuovi venti politici porteranno confische e/o metriche fiscali aggressive? Sono domande legittime, ma comportano comunque rischi estremi molto ampi. Dobbiamo davvero preoccuparcene così tanto?

Se le società Bitcoin Treasury siano qui per portare Bitcoin al centro dei mercati dei capitali globali, o se tutto questo finirà in un disastro, non lo sappiamo ancora.


Considerazioni conclusive: Svendita? La teoria dello schema Ponzi vi ha dato alla testa?

Mi sono svenduto intellettualmente? Sono uno schiavo delle grandi aziende? Le riflessioni di David Bailey – e il fatto che Nakamoto vagamente affiliato a Bitcoin Magazine tramite proprietà condivisa e servizi di marketing – mi hanno contagiato ora che NAKA si sta fondendo con KindlyMD e può scatenare appieno il suo “schema Ponzi”?

Innanzitutto sarebbe un profondo tradimento dell'integrità giornalistica e – mi dice il nostro consulente legale interno – illegale utilizzare una piattaforma mediatica per pompare titoli di proprietà del suo proprietario (anche se nell'era Trump, chi può dirlo?). Ma di certo non farei il mio lavoro se non indagassi seriamente sui pro e i contro di queste entità che spuntano come funghi ovunque.

In secondo luogo, e a dimostrazione della mia scarsa convinzione in tutto questo: detengo più o meno la stessa quantità di azioni di società Bitcoin Treasury che ho in wallet Lightning per lo zapping e le spese di convenienza – ergo, non molto.

In terzo luogo, per la massima trasparenza (di nuovo, su consiglio del nostro avvocato), ecco l'esperienza dettagliata fino ad oggi (nota: calcolata ai prezzi precedenti ai commenti di ieri del Segretario al Tesoro Scott Bessent che hanno fatto scendere tutti questi prezzi).

well, at least now we know how much the "gov-is-gonna-pump-our-bags" was worth. The net discounted value of U.S. gov MAYBE buying bitcoin was... checks notes...

...a few thousand bucks.

Oh well. https://t.co/5M5wrfXMDL pic.twitter.com/4o3je9lCDA

— Joakim Book (@joakimbook) August 14, 2025

Alcune cose saltano subito all'occhio.

  1. Scegliete attentamente le vostre società Bitcoin Treasury: H100 e Sander Andersen sembrano piuttosto dedite allo sforzo di stacking e continuano a salire nella lista delle società Bitcoin Treasury. Per ora i mercati finanziari premiano tali società per i loro sforzi. Al contrario, il team di K33 si muove molto più lentamente e l'esperienza del prezzo delle loro azioni dal primo lancio mesi fa è stata una classica crescita a breve termine, prima di tornare gradualmente ai livelli di partenza. MARA e Strategy si aggirano intorno ai livelli a cui si sono mantenute per mesi.

  2. Il mio incredibile extra-rendimento di circa il 5% rispetto a Bitcoin è troppo esiguo per preoccuparmene, e una tantum è una fortuna. Su periodi più lunghi la situazione potrebbe cambiare... ma onestamente, non preoccupatevi.

  3. Probabilmente mi stancherò presto di quest'ultima moda dell'ingegneria finanziaria fiat. C'è divertimento nel detenere asset tradizionali, autorizzati e limitati dal brokeraggio... ma fino a un certo punto.

Cada il mondo, feste o disastri, gloria o lacrime... sembra molto più facile continuare a tagliare la legna e accumulare sat in cold storage piuttosto che preoccuparsi di uno qualsiasi di questi titoli su Bitcoin.

La febbre per le Bitcoin Treasury è alle stelle a Wall Street e tra i fanatici di Bitcoin. Forse la finanziarizzazione di Bitcoin è alle porte... ma onestamente, credo che me ne starò alla larga.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Il primo ministro spagnolo cerca di coprire la corruzione con la censura

Freedonia - Mer, 18/02/2026 - 11:14

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Daniel Lacalle

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-primo-ministro-spagnolo-cerca)

Il Primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, è apparso a un vertice insieme ai leader autocratici e antidemocratici di Georgia e Burundi per parlare di protezione dei cittadini e democrazia. Affascinante e molto rivelatore.

Il presidente parla di proteggere i minori dai danni dei social network e lancia invettive contro i presunti tecno-oligarchi. Tuttavia le prove dimostrano che dietro il presunto “nobile” intento di proteggere i minori, si cela un programma che include l'introduzione di identità digitali, controllo biometrico per tutti e la censura preventiva accompagnata dalla sorveglianza statale.

È ovvio a tutti che l'obiettivo è quello di mettere a tacere la stampa indipendente.

Se la legge sul controllo digitale fosse stata introdotta nel 2018, gli scandali di corruzione che hanno coinvolto il governo socialista non sarebbero mai venuti alla luce. Koldo García, accusato di appropriazione indebita, sarebbe ancora oggi membro del consiglio di amministrazione della compagnia ferroviaria pubblica Renfe; José Luis Ábalos, indagato per vari scandali di corruzione, sarebbe ancora ministro; Salazar, indagato per violenza sessuale, sarebbe un socialista esemplare; Delcy Rodríguez, esponente della dittatura venezuelana, sarebbe una visitatrice VIP; il numero due del Partito Socialista, Santos Cerdán, sarebbe ancora “Super Santos”. Per Sánchez tutti questi casi erano “disinformazione” e “fake news” provenienti dall'“estrema destra”, non dimenticatelo.

Se davvero si preoccupasse degli adolescenti, non li condannerebbe alla disoccupazione e alla rovina e darebbe maggiore responsabilità ai genitori, sulla base della libertà. Ma vuole vietare l'accesso ai social perché l'obiettivo è mettere a tacere i dissidenti.

Non sorprende che le sue parole siano state accolte con enorme entusiasmo da milionari come Alex, figlio di George Soros, o dai difensori della censura e della propaganda che vedono il loro sogno di ingegneria sociale e di controllo svanire in questi giorni.

Questa inquisizione non si era forse spostata su Bluesky, con l'intento di porre fine a X e stabilire la vera maggioranza sociale? Trattano Bluesky come se fosse un'organizzazione non governativa.

Curiosamente quelli che Sánchez chiama tecno-oligarchi non lo disturbano se servono i suoi interessi. Elon Musk, quando si è schierato con i Democratici, era un esempio globale. Sánchez ha corteggiato Soros, Gates, Fink e chiunque potesse per anni. Se qualcuno ha usato i social per diffondere odio, divisione, polarizzazione e disinformazione, sono stati il ​​suo governo e i suoi partner di estrema sinistra. Tuttavia è importante notare che il suo obiettivo non è quello di limitare l'accesso dei giovani ai messaggi di propaganda comunista, bensì impedire loro di votare per la destra. Gli adolescenti possono scegliere cosa votare solo se scelgono di votare a sinistra. Quando i comunisti si rendono conto che i giovani non sono di alcuna utilità per loro, usano un altro strumento di ingegneria sociale: la regolarizzazione di massa degli immigrati irregolari.

Sanchez mente sulla politica migratoria, ingannando deliberatamente l'opinione pubblica sulla regolarizzazione degli immigrati clandestini nel Paese con il più alto tasso di disoccupazione dell'area Euro. Questa tattica funge da forma di ingegneria sociale e di controllo, simile alla sua strategia di protezione digitale, anziché basarsi su una logica economica.

Questa non è solidarietà. L'obiettivo è creare una sottoclasse dipendente, comprare voti e gonfiare il PIL attraverso l'immigrazione, motivo per cui, secondo l'FMI, si prevede che il PIL pro capite della Spagna aumenterà solo dell'1,1% dal 2017 al 2026, con una disoccupazione “ufficiale” del 10% (14% reale). Questo ritarda tutti coloro che cercano di entrare legalmente e scarica gli enormi costi e le sfide sociali sui contribuenti.

Intrappolato dalla corruzione e dalla disastrosa gestione delle infrastrutture e dei servizi pubblici, Sánchez lancia l'ennesima operazione fumogena per cercare di mettere a tacere le opinioni indipendenti.

La realtà? I suoi progetti di propaganda socialista di punta sono falliti, TikTok non li ha aiutati a vincere le elezioni e la libertà avanza. Questo è ciò che li preoccupa.

L'estrema sinistra percepisce X come una minaccia, eppure nessuna delle sue critiche menziona TikTok. Uno è libero, l'altro è controllato da una dittatura. Affascinante.

La sinistra ama i social e i miliardari quando servono al suo scopo di controllo.

Basti pensare a quanto fossero entusiasti di Davos qualche anno fa. Ciò che li infastidisce è la libertà e la diversità di opinioni. Inoltre ciò che li riempie di rabbia è il fatto che la comunità Grok smantelli la loro propaganda nella sezione delle note.

Se Musk definisce Sánchez un traditore e un tiranno, secondo l'estrema sinistra si tratta di un grave insulto contro un presidente eletto e contro la Spagna, ma se i socialisti e l'estrema sinistra definiscono il presidente eletto degli Stati Uniti o dell'Argentina un assassino, un dittatore, un fascista, un nazista, un terrorista e un razzista, ciò è fantastico e normale.

La prova dell'indipendenza e della pluralità di X è che ogni volta che apro l'app vedo post di sostenitori dei socialisti, che non seguo né cerco.

Tutta questa crisi è l'ennesimo esempio della maestria di Sánchez nell'applicare gli 11 principi della propaganda, in particolare quello del nemico unico e del rovesciamento: demonizzare un presunto nemico onnipotente per presentarsi come vittima e salvatore, accusare tutti gli altri di essere colpevoli di corruzione e negligenza, puntando il dito contro gli altri per coprire i problemi del suo governo.

Ogni volta che scandali o negligenza nella gestione delle infrastrutture mettono sotto accusa il governo spagnolo, Sanchez crea una cortina fumogena e applica i principali principi della propaganda per distogliere l'attenzione. La sua tattica preferita è quella di selezionare un “nemico speciale” da diffamare. Il governo di estrema sinistra ha persino inventato una falsa “minaccia di bomba” per dipingere Sanchez sia come vittima che come salvatore, per rimanere al potere a qualsiasi costo. Sanchez ha preso di mira vari gruppi per diffamarli, tra cui aziende tecnologiche, aziende energetiche, banche, supermercati, social, stampa indipendente, nazioni specifiche e qualsiasi avversario politico, oltre alla tattica preferita del governo di estrema sinistra: la promozione dell'antisemitismo. Sceglietene uno, distogliete l'attenzione, andate avanti.

Un uomo incapace di vincere le elezioni si presenta come la voce della maggioranza. È a dir poco ridicolo, soprattutto quando è tenuto in ostaggio dalle minoranze che lo mantengono al potere e quest'ultimo è l'unica cosa che gli interessa. Ecco perché cerca la censura a tutti i costi, per mettere a tacere la maggioranza che non gli piace.

Sánchez vuole creare uno stato di sorveglianza e censura in Spagna con il pretesto della “protezione” digitale. A tutta la stampa filo-Sánchez che difende questo oltraggio alla libertà di espressione, forse pensando che essere commissari politici possa essere un vantaggio, vorrei ricordare che le purghe arrivano dopo.

Se ritenete che sostenere i capricci totalitari di Sánchez vi sarà vantaggioso, ricordate che le azioni che considerate accettabili quando le compie “la vostra parte” possono essere usate anche dalla parte opposta contro di voi.

Disinformazione e polarizzazione possono esserci anche in una società libera, ma tali rischi sono certi al 100% quando l'informazione è controllata dallo stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Quei cicli di mercato che potrebbero guidare i rendimenti nel 2026

Freedonia - Mar, 17/02/2026 - 11:10

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/quei-cicli-di-mercato-che-potrebbero)

I cicli di mercato sono di nuovo al centro della narrazione sugli investimenti mentre avanziamo nel 2026. L'ottimismo è consueto, con gli utili che hanno retto nel 2025, l'economia che ha evitato la recessione e le grandi aziende tecnologiche che hanno sostenuto gli indici. Mentre andiamo avanti nel 2026, con le valutazioni estese, il margine di errore si è ridotto. Sebbene gli analisti siano molto ottimisti per quest'anno, le ipotesi di un altro anno positivo si basano fortemente sui modelli storici.

Iniziamo con il ciclo presidenziale. I cicli di mercato legati al calendario presidenziale suggeriscono che il secondo anno di una nuova amministrazione è spesso più lento. Dal 1948 il terzo e il quarto anno di mandato presidenziale hanno prodotto i rendimenti più consistenti, mentre il secondo anno, ovvero l'anno post-elettorale, ha mostrato performance più deboli, con guadagni modesti e percentuali di vittoria inferiori. I dati sono riportati di seguito e, sebbene il 2025 abbia fatto registrare un andamento superiore alle medie storiche, il 2026 potrebbe non essere altrettanto fortunato.

Dal 1871 i mercati hanno fatto registrare guadagni in 30 di quegli anni, con perdite solo in 18, con un tasso di vincita di circa il 62%. Pur essendo migliore del lancio di una moneta, è ben al di sotto del tasso di vincita degli anni tre e quattro. Un altro potenziale ostacolo per i mercati nel 2026 sono le elezioni di medio termine che potrebbero potenzialmente comportare un cambio di controllo alla Camera o al Senato, con conseguente e ulteriore stallo a Washington.

Vale la pena notare che dal 1948 si sono verificati sette casi di perdite durante il secondo anno del ciclo presidenziale. Due di queste perdite si sono verificate in sequenza durante le ultime due amministrazioni, nel 2018 e nel 2022. Tuttavia le azioni hanno, in media, fatto registrare performance migliori durante i cicli di mercato rialzista rispetto a quelli ribassista. Il grafico seguente illustra il rendimento medio dei mercati durante i cicli di mercato rialzista e ribassista durante il secondo anno di un mandato presidenziale.

Con un “win ratio” del 62%, la stampa si è affrettata a dare per scontato che il mercato rialzista sarebbe continuato senza sosta. Tuttavia c'è una probabilità del 38% che si verifichi un mercato ribassista, il che non è da sottovalutare. Inoltre, dati gli attuali problemi di durata, entità e valutazione associati ai mercati, non bisogna dare per scontata l'assenza di eventuali sorprese.


Anno 6 del ciclo decennale

Poi c'è il trend decennale. I cicli di mercato costruiti attorno ai cambiamenti decennali mostrano che il sesto anno di ogni decennio tende a sottoperformare. Infatti solo il settimo e il decimo anno presentano rendimenti più deboli. Mentre il 2025, il quinto anno del ciclo, ha fatto registrare una performance in linea con le medie storiche, gli anni 6 e 7 (2026 e 2027) suggeriscono una certa cautela. I rendimenti medi sono rispettivamente del 4% e dell'1,2%, con un rapporto vincite/perdite appena migliore del “lancio di una moneta”.

Possiamo valutare ulteriormente il rischio potenziale esaminando la variazione media dei mercati per anno del ciclo decennale. Come notato, mentre il 2025 ha fatto registrare un andamento vicino ai valori storici, il rischio di un anno con rendimenti inferiori nel 2026 sembra essere elevato.

Sebbene i cicli presidenziali e decennali non garantiscano rendimenti inferiori o negativi nel 2026, l'analisi suggerisce che gli investitori dovrebbero almeno esercitare cautela nella gestione del rischio. Con valutazioni elevate, elevata propensione al rischio e alla speculazione, e un sentiment molto rialzista, il rischio di delusione è qualcosa da tenere in considerazione.

• Un rialzo dei tassi di interesse che va a incidre sulla redditività aziendale;

• L'inflazione che aumenta costringendo la Federal Reserve a sospendere i tagli dei tassi;

• Un rallentamento economico, o una lieve recessione, che provoca un calo degli utili futuri;

• Un evento finanziario o creditizio che determina una rivalutazione delle valutazioni di mercato.

Il concetto è chiaro. L'attuale scenario riflette il rallentamento dei tassi di crescita degli utili, la leva finanziaria dei consumatori e, sebbene l'inflazione sia in calo, la situazione rimane rigida. La Federal Reserve è intrappolata tra una crescita debole e prezzi elevati. Scommettere su un altro anno positivo senza riconoscere il peso di questi cicli di mercato è un'ipotesi pericolosa.

I cicli non dettano la direzione del mercato, ma plasmano la psicologia degli investitori, e quando entrambi i cicli primari del mercato suggeriscono cautela, non è il momento di essere aggressivi.


Il rischio “tecnico” dell’inversione

I cicli di mercato funzionano perché rivelano il comportamento degli investitori. Le fasi rialziste sono guidate dall'ottimismo, dalla liquidità e dalla crescita degli utili. Le fasi ribassiste sono una conseguenza quando le aspettative superano la realtà. In questo momento, siamo sull'orlo di questo cambiamento. Il rapporto CAPE Shiller si attesta ben al di sopra della sua media di lungo termine e i prezzi di mercato superano ampiamente i profitti. Questo è un segnale, non un rumore. I cicli di mercato hanno sempre corretto questo tipo di divergenza. Nel 1999, l'ultima volta che abbiamo assistito a una simile disconnessione, il risultato è stato una correzione ripida e dolorosa.

Quel che è peggio è che la crescita degli utili nel 2025 si è appoggiata su ostacoli noti: tagli ai costi, ingegneria finanziaria e riduzione dei salari. I margini hanno retto, ma la crescita dei ricavi no. Ora i salari dei consumatori stanno scendendo, con conseguente rallentamento della spesa, e le previsioni future vengono riviste al ribasso. Questa non è una situazione in linea con l'ottimismo insito nei prezzi correnti. Ad esempio, le previsioni per il 2026 di Bank of America lo prevedono chiaramente: i loro analisti prevedono una domanda dei consumatori più debole e un rischio al ribasso per gli utili. BNP Paribas, invece, è più ottimista, stimando l'indice S&P 500 a 7.500, ma anche loro ammettono che ciò dipenderà dal forte slancio economico e dal calo dei tassi.

È qui che i cicli di mercato tornano al centro dell'attenzione. Ogni grafico a lungo termine illustra la stessa lezione: quando le valutazioni superano i fondamentali, l'inversione è inevitabile. Non è sempre immediata; raramente è ovvia, ma è costante. E il 2026 si preannuncia come un banco di prova per capire se questa volta sarà diverso, oppure no.

Nel settembre 2021 scrissi:

Una fase di melting-up del mercato è entusiasmante finché dura. Durante tali fasi, gli investitori razionalizzano il motivo per cui “questa volta è diverso”. Iniziano ad assumere una leva finanziaria eccessiva per cercare di capitalizzare sul rapido rialzo dei prezzi e i fondamentali passano in secondo piano rispetto allo slancio dei prezzi. Le fasi di melting-up sono tutte una questione di “psicologia”. Dal punto di vista storico qualunque sia stato il catalizzatore che ha innescato la disattenzione al rischio, si riflette facilmente nella corrispondente impennata di prezzi e valutazioni. Il grafico seguente mostra le deviazioni a lungo termine in termini di forza relativa, deviazioni e valutazioni. I precedenti periodi di “melting-up” dovrebbero essere facili da individuare se confrontati con l'attuale rialzo.

Naturalmente, appena tre mesi dopo, il mercato ha iniziato una correzione di nove mesi che ha ridotto di circa il 25% i prezzi degli asset prima di toccare il fondo nell'ottobre 2022.

Il grafico è stato aggiornato fino alla fine del 2025. Vale la pena notare che i prezzi si stanno nuovamente discostando dalla media di lungo termine, le valutazioni sono aumentate e la forza relativa è in calo. Inoltre gli investitori stanno assumendo un rischio speculativo e una leva finanziaria crescenti, proprio come nel 2021. Le aspettative sugli utili aziendali, linfa vitale delle performance dei mercati, appaiono eccessivamente ambiziose e gli analisti prevedono un altro aumento a due cifre degli utili per l'anno, un dato ben al di sopra dei trend storici. Tuttavia queste proiezioni potrebbero non essere in linea con la realtà economica, soprattutto se la domanda dei consumatori dovesse indebolirsi, l'economia globale dovesse rallentare ulteriormente, o le pressioni sui costi persistessero.

Il grafico qui sotto utilizza dati trimestrali, quindi è lento a evolversi. Vale la pena notare che il mercato attuale si discosta significativamente dalla sua media di lungo termine, con i livelli di valutazione tanto alti quasi quanto il picco massimo. Mentre molti affermano che “questa volta è diverso”, l'analisi a lungo termine suggerisce che probabilmente non è così.

Nel 2025 la crescita effettiva degli utili è stata inferiore alle previsioni iniziali, pur rimanendo complessivamente solida. Tuttavia gran parte della performance del mercato nel 2025 è stata trainata dall'espansione delle valutazioni piuttosto che dalla crescita fondamentale degli utili. Se questo andamento continua, il rischio di una correzione aumenta. Con tutti gli “esperti” che attualmente prevedono tassi di crescita economica e di utili superiori alla media, gli investitori dovrebbero considerare di mantenere una maggiore attenzione al rischio. Come discusso nel pezzo Le 10 regole illustrate di Bob Farrell:

Regola n°9: quando tutti gli esperti e le previsioni sono d’accordo, succederà qualcos’altro.Sembra certamente un rischio da tenere in considerazione mentre avanziamo nel nuovo anno.

Gli investitori farebbero bene ad affrontare questa fase del ciclo di mercato con disciplina. La scelta è vostra.

Andate dietro ai rendimenti e probabilmente finirete per pagarne le conseguenze. Gestite il rischio e sarete ancora in gioco quando inizierà la prossima vera fase rialzista.


Come posizionarsi nel 2026 per i cicli di mercato

Sono sempre reticente a discutere di un approccio più “avverso al rischio” nei mercati. Questo perché gli investitori in genere interpretano tali commenti come “vendere tutto e rimanere liquidi”.

Sebbene il 2026 presenti le sue sfide, la soluzione non è abbandonare del tutto i mercati. Al contrario, gli investitori possono adottare misure concrete per affrontare queste incertezze.

Niente di quanto discusso finora significa che il prossimo “mercato ribassista” sia già in agguato.  I dati suggeriscono che essere eccessivamente aggressivi, assumersi rischi eccessivi e aumentare la leva finanziaria potrebbero non produrre il risultato desiderato. Poiché i mercati eccessivamente rialzisti sono principalmente una funzione psicologica, possono persistere più a lungo e estendersi più di quanto la logica preveda. La necessità di “terminare” una tale fase è un evento esogeno che modifica la psicologia da rialzista a ribassista. È in questo momento che si verifica la corsa verso le uscite e i prezzi possono scendere molto rapidamente, pertanto gli investitori hanno bisogno di linee guida. La vera sfida è mantenere i guadagni quando inevitabilmente si verificano delle correzioni.

Posizionarsi per il 2026 significa rispettare la nostra attuale posizione di mercato. Non è il momento di puntare su titoli ad alto beta o su storie speculative. È il momento di gestire il rischio, preservare il capitale e concentrarsi sulla qualità. Con i cicli di mercato presidenziali e decennali che segnalano rendimenti inferiori alla media, la prudenza è più preziosa delle previsioni.

  1. Aumentare i livelli di stop-loss fino ai livelli di supporto correnti per ogni posizione: fornisce punti di uscita identificabili quando il mercato inverte la rotta.

  2. Coprire i portafogli contro cali significativi del mercato: asset non correlati, posizioni short sul mercato, opzioni put su indici.

  3. Realizzare profitti nelle posizioni che hanno generato grandi profitti: ribilanciare posizioni ipercomprate o estese per catturare i guadagni, ma continuare a partecipare all'avanzamento.

  4. Vendere ai ritardatari e ai perdenti: se qualcosa non funziona durante una fase di rialzo del mercato, molto probabilmente non funzionerà durante un calo generalizzato; è meglio eliminare il rischio in anticipo.

  5. Raccogliere liquidità e ribilanciare i portafogli per raggiungere le ponderazioni desiderate: ribilanciare regolarmente il rischio aiuta a mitigare in qualche modo i rischi nascosti.

Notate che non c'è scritto: “Vendere tutto e rimanere liquidi”.

Investire nel 2026 richiederà un mix di ottimismo e cautela. Con il rallentamento della crescita economica, le incertezze sulla politica fiscale, le sfide globali, un sentiment eccessivamente fiducioso e le ambiziose aspettative sugli utili, gli investitori hanno numerose ragioni per approcciare i mercati con cautela. Arriverà il momento di raccogliere livelli significativi di liquidità. Una buona strategia di gestione del portafoglio garantirà che l'esposizione diminuisca e i livelli di liquidità aumentino quando inizieranno le vendite.

La cosa più importante da ricordare è che i cicli di mercato non riguardano la tempistica esatta. Riguardano la comprensione del ritmo della psicologia degli investitori, dei flussi di capitale e dei trend fondamentali. Il 2026 suggerisce cautela. Mantenete liquidità, mantenete le coperture e non dimenticate: ogni ciclo di mercato prima o poi si resetta. Il vostro compito è essere ancora in piedi quando succede.

Come direbbe Larry David:

Non dovete essere dei geni, basta non essere degli scemi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Il “monopolio” cinese sulle terre rare e perché i mercati lo spezzeranno

Freedonia - Lun, 16/02/2026 - 11:10

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Walter Donway

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-monopolio-cinese-sulle-terre-rare)

Con il recente annuncio di un accordo commerciale con la Cina, la Casa Bianca intendeva rassicurare i mercati, i produttori e le forze armate sul fatto che la Cina non avrebbe interrotto le linee di approvvigionamento di “terre rare” verso gli Stati Uniti. Tra le altre concessioni Pechino si è impegnata a evitare di limitare le esportazioni di terre rare e altre risorse minerarie critiche, essenziali per la produzione avanzata, l'energia pulita “verde” e i moderni sistemi d'arma. L'accordo è stato descritto come una vittoria per la forza economica e la sicurezza nazionale americane, ma la necessità stessa di una tale promessa rivela una scomoda verità: gli Stati Uniti, da tempo la principale potenza industriale mondiale, sono diventati dipendenti dalla benevolenza di un rivale strategico per materiali centrali per la loro economia e la loro difesa.

Questa dipendenza non è nata dalla scarsità di terre rare. Non sono affatto scarse, né è nata perché la Cina da sola possiede la capacità tecnica di estrarle o raffinarle. È nata da una lunga catena di decisioni economiche e politiche – prese in gran parte in società libere – che hanno portato alla concentrazione della produzione in un Paese disposto ad accettare costi che altri non avrebbero accettato.

Capire come ciò sia accaduto è essenziale per comprendere perché l'apparente monopolio della Cina sia molto meno “coercitivo” e molto meno duraturo di quanto sembri.


Non sono rare, bensì difficili da processare

Le terre rare sono un gruppo di diciassette metalli, per lo più nella prima riga sotto la tavola periodica principale nella serie dei lantanidi (elementi 57-71), più Scandio (Sc, #21) e Ittrio (Y, #39), che condividono proprietà simili e si trovano negli stessi giacimenti dei lantanidi. Sono “metalli di transizione” con caratteristiche magnetiche e fluorescenti distintive. Il primo fu identificato nel 1787 e nel 1947 erano stati identificati tutti (“Terre” è un termine arcaico per gli ossidi, la forma in cui si trovano questi elementi).

Pensate a questi elementi non come materiali sfusi, ma come spezie metallurgiche, utilizzate in piccole quantità per produrre notevoli miglioramenti nelle prestazioni. Aggiungete il neodimio al ferro e al boro e otterrete il magnete permanente più potente conosciuto; aggiungete l'ittrio alle leghe per turbine e i motori a reazione possono tollerare temperature straordinarie. L'europio rende possibili gli schermi moderni; il terbio consente motori elettrici efficienti; il samario rafforza i sistemi di guida e i sensori.

Nonostante il loro nome, le terre rare sono molto diffuse. Giacimenti significativi esistono negli Stati Uniti, in Australia, in Brasile, in India e altrove. Ciò che le rende rare non è la loro scarsità, ma la loro lavorazione. Il problema è che sono chimicamente quasi identiche, quindi come si possono ideare processi leggermente diversi per separarle? Più in generale sono chimicamente ostinate – ad esempio, spesso mescolate a materiali radioattivi e richiedono decine, a volte più di cento, fasi di separazione e purificazione. Ogni fase consuma energia e produce rifiuti tossici, rendendo la raffinazione delle terre rare uno dei processi metallurgici più dannosi per l'ambiente nell'economia moderna.

Il nocciolo della questione è semplice: estrarre terre rare è fattibile, lavorarle in modo pulito e su larga scala è difficile, costoso e politicamente rischioso.


Come la Cina ha costruito il suo predominio

L'ascesa della Cina al predominio nel settore delle terre rare non è stata né accidentale, né inevitabile. A partire dagli anni '80, e accelerando negli anni '90 e 2000, la dittatura monopartitica cinese ha scelto deliberatamente di investire molto nell'estrazione e nella capacità di lavorazione. Lo ha fatto in condizioni di un'economia pianificata nettamente diversa da quelle occidentali. I controlli ambientali erano lassisti o scarsamente applicati; l'opposizione locale aveva scarso peso; il sostegno statale assorbiva le perdite e incoraggiava la specializzazione a lungo termine.

Il risultato è stata la leadership a un prezzo pagato in gran parte dalle comunità e dagli ecosistemi cinesi. Nella Mongolia Interna, la più grande regione estrattiva di terre rare al mondo, i bacini di decantazione tossici e l'acqua contaminata sono diventati tristemente noti. I lavoratori hanno sofferto di gravi problemi di salute a causa dell'esposizione cronica a polveri tossiche, metalli pesanti e materiali radioattivi. C'erano – e ci sono – alti tassi di malattie respiratorie, ossee e di altro tipo, aggravati dalla devastazione ambientale e dalle condizioni di lavoro in un'industria altamente inquinante. Questi costi, tuttavia, pagati dai lavoratori e dalle comunità vicine per decenni, si sono tradotti in prezzi globali più bassi. I produttori occidentali ne hanno beneficiato con l'elettronica di consumo che è diventata più economica e i motori elettrici sono diventati più piccoli ed efficienti. Aziende come Apple hanno potuto integrare magneti in terre rare nei loro prodotti perché il costo marginale era basso. I magneti realizzati in leghe di terre rare come il neodimio, le più resistenti in termini di peso che conosciamo, producono quel “clic” soddisfacente e deciso quando il portatile si chiude – e trovano impiego in veicoli elettrici, telefoni e sistemi di difesa.

Nel tempo i mercati si sono adattati razionalmente a questi segnali di prezzo. Gli impianti di lavorazione occidentali hanno chiuso. Gli Stati Uniti, un tempo un importante produttore, hanno lasciato che la loro capacità di separazione svanisse. Anche quando le terre rare venivano estratte in California o in Australia, l'output veniva spedito in Cina per la raffinazione. All'inizio degli anni 2020 la Cina rappresentava circa il 70% dell'estrazione globale di terre rare e oltre il 90% della lavorazione e della produzione di metalli finiti.

Questa concentrazione non è stata causata dall'indifferenza del laissez-faire, è stata dovuta anche a una regolamentazione asimmetrica. I governi occidentali hanno imposto rigidi controlli sull'inquinamento e pesanti responsabilità, aumentando i costi interni, mentre la Cina ha tollerato i danni ambientali e umani alla ricerca di un vantaggio strategico. I mercati hanno reagito ai prezzi e alle regole così come esistevano, e la produzione si è spostata – nel tempo – dove era più economico e facile operare, anche quando tale facilità era creata politicamente. In questo senso il dominio della Cina è stato mediato dal mercato, ma orchestrato politicamente.

Infatti per anni alcuni analisti avevano messo in guardia sul fatto che la tolleranza della Cina per i danni ambientali e gli investimenti diretti dallo stato si sarebbero tradotti in una leva strategica. Tra questi Jack Lifton della Technology Metals Research, Dudley Kingsnorth della Industrial Minerals Company of Australia e ricercatori del Congressional Research Service e della RAND Corporation: avvertimenti recepiti ma ampiamente ignorati all'epoca.


Dalla specializzazione alla vulnerabilità

Per anni questa situazione è sembrata stabile. Le terre rare vengono utilizzate in quantità sorprendentemente ridotte, anche su larga scala, e il mercato globale complessivo è modesto, paragonabile in valore al mercato nordamericano dell'avocado. Le carenze erano rare, i prezzi tendevano generalmente al ribasso. Le catene di approvvigionamento sono diventate iperspecializzate, ottimizzate in base ai costi piuttosto che alla resilienza.

Le implicazioni strategiche erano visibili, ma facili da ignorare sia per gli imprenditori che per i politici, finché la Cina non ha iniziato a mettere alla prova la propria influenza.

Nel 2010, durante una disputa diplomatica con il Giappone, le esportazioni cinesi di terre rare subirono un improvviso rallentamento. I prezzi salirono alle stelle e ne seguì il panico. Sebbene la Cina negasse di aver imposto un embargo formale, il messaggio era inequivocabile.

Un decennio dopo, nel contesto delle crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti – intensificate dal brusco passaggio dell'amministrazione Trump dal libero scambio alla glorificazione dei dazi – Pechino ha reso più chiare le sue intenzioni: i controlli sulle esportazioni sono stati inaspriti, i requisiti per le licenze sono stati ampliati e sono state imposte restrizioni alle tecnologie di lavorazione delle terre rare.

L'anno scorso la Cina ha etichettato apertamente le terre rare come una risorsa strategica, che poteva essere trasformata in un'arma in risposta a dazi, sanzioni o pressioni militari. I rischi non potevano più essere ignorati: i moderni sistemi di difesa dipendono fortemente dalle terre rare. Un caccia F-35 contiene centinaia di chili di terre rare; missili, radar, satelliti e sistemi di comunicazione sicuri si basano tutti su magneti e leghe specializzati per i quali non esistono facili sostituti.

E il 2026 ripropone lo scomodo dilemma. Gli Stati Uniti hanno le risorse, il capitale e le competenze tecniche per ricostruire la capacità produttiva interna, ma non in tempi rapidi. Ci vogliono anni per ottenere autorizzazioni e costruire gli impianti di lavorazione; la manodopera qualificata deve essere formata, le catene di approvvigionamento devono essere riorganizzate. Nel breve termine la dipendenza è rimasta. L'improvvisa guerra commerciale di Trump, presentata da Pechino come l'ennesimo affronto alla redenzione a lungo promessa dalla Cina dal suo “secolo di umiliazione”, ha acuito il confronto tra quello che il Partito Comunista Cinese percepisce come un Regno di Mezzo in ripresa e un'egemonia in declino.

Tutto ciò contribuisce a spiegare l'ansia della Casa Bianca di ottenere garanzie dalla Cina. L'accordo ha fatto guadagnare tempo, non ha risolto il problema.


I monopoli coercitivi sono fragili

Si sarebbe tentati di descrivere la posizione della Cina come un fallimento del mercato o un monopolio naturale. Nessuna delle due descrizioni è del tutto corretta. Il dominio della Cina è meglio comprensibile come un monopolio coercitivo, sostenuto non da efficienze insormontabili, ma da asimmetrie politiche e normative. Esiste perché l'economia pianificata di un Paese ha accettato costi ambientali e sociali che altri hanno rifiutato, e perché i governi di altri Paesi hanno limitato la produzione interna senza tenere pienamente conto delle conseguenze strategiche.

I monopoli coercitivi sono intrinsecamente instabili. Persistono solo finché i costi di ingresso superano i rischi percepiti di dipendenza. Una volta che questo equilibrio si sposta, il monopolio inizia a erodersi. Le azioni della Cina stessa stanno ora accelerando questo cambiamento.

Le restrizioni all'esportazione e i nuovi sistemi di licenze aumentano i prezzi e introducono incertezza imprenditoriale. Questi effetti sono dolorosi nel breve termine, ma attivano anche potenti forze contrarie. Prezzi più elevati rendono economicamente redditizie le forniture alternative, un'offerta inaffidabile rende preziosa la diversificazione, il rischio strategico diventa qualcosa che investitori e produttori sono disposti a pagare per evitarlo. Questa è la logica di mercato a cui la Cina non può sfuggire. Stringendo la presa, Pechino invita gli altri ad allentarla.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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China Buys Gold & Dumps Dollars

Lew Rockwell Institute - Ven, 13/02/2026 - 18:39

Gold has been universal international money for thousands of years for many reasons; primarily because no government can control or counterfeit it. Naturally, some governments hate these natural restrictions. They want to spend money without restraint; and want to counterfeit their way to world domination. Alas, the United States took the latter road after WWII. The dollar became a weapon used against the rest of the world (and United States citizens). Times are changing though … and fast!

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Senza esclusione di colpi: dinamiche geopolitiche ed economiche scremate dal rumore di fondo

Freedonia - Ven, 13/02/2026 - 11:10

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/senza-esclusione-di-colpi-dinamiche)

Così come gli USA stanno riguadagnando il controllo sul rubinetto dei flussi di dollari all'estero, insieme alla Cina stanno sostituendo le vecchie potenze industriali (UE e UK) nel controllo del rubinetto dell'energia. Nell'attuale assetto mondiale le potenze del XVIII secolo sono anacronistiche. Questo significa a sua volta che la Cina continuerà ad avere accesso al petrolio venezuelano, ma ai termini degli USA: non nelle quantità per costruire una riserva strategica ed eventualmente essere in grado di muovere guerra. E questo rappresenterà una svolta nella guerra in Ucraina, permettendo ai russi di non essere più i subordinati dei cinesi. Gli effetti a cascata li avete già osservati con la ritirata di Carney, con tanto di coda tra le gambe, quando aveva ventilato l'idea di aprire le porte commerciali canadesi alla Cina. Se poi i tre stati sulla costa occidentale del Canada secederanno e aderiranno agli USA, allora i globalisti si potranno tenere il resto di questa nazione allo sfascio.

Ricordate poi la presunta tesi della stampa generalista e dei canali di informazione alternativa secondo cui Trump e Powell sarebbero ai ferri corti? Ennesimo esempio, questo, che Powell e Trump invece sono in sintonia. La dichiarazione di Powell fa eco a quella di Trump secondo cui se i Dem dovessero prevalere alle elezioni di medio termine, accadrebbero “cose brutte”. Ovvero lassismo fiscale, stop ai tagli alla spesa pubblica e annacquamento dell'attuale sinergia tra Dipartimento del Tesoro e Federal Reserve. Per capire, prendiamo come esempio la Apple. Ha talmente tanti soldi da potersi comprare il mondo, ciononostante emette corporate debt per finanziarsi. Perché? Per mantenere alto il suo rating di credito e perché a volte è più economico seguire questo schema quando gli interessi sono ridicoli. Sovrapponete questo esempio al bilancio degli Stati Uniti. Immaginate il modello di finanziamento degli USA allo stesso modo: nonostante la nazione incassi tanto denaro, viene emesso nuovo debito per mantenere alto il rating di credito e mantenere il mercato dei titoli di stato come asset di riserva, oltre a tenerlo liquido. Per questo motivo, anche, Powell ha cestinato l'inflation targeting al 2%, in netto contrasto col proverbiale doppio mandato originale della FED. Altrimenti non avrebbe potuto tenere alti i tassi d'interesse di riferimento, ridare slancio al mercato dei titoli sovrani americani e far abbassare i rendimenti di tali titoli.

Tutte le dichiarazioni fatte finora, tutte le linee di politica perseguite a livello fiscale e monetario, tutte le leggi sulle stablecoin, tutti i dazi, tutte le attenzioni sul mercato immobiliare convergono verso un'unica strada: la ricapitalizzazione delle piccole/medie banche, la ricapitalizzazione della classe media e la riforma della FED alle sue azioni pre-1935 (supporto al commercial paper market interno, impostazione del valore nominale del dollaro all'estero e cessione della supervisione del mercato dei titoli di stato americani). La tokenizzazione dei titoli di stato americani, oltre a far entrare questi asset nel mondo digitale di domani e semplificarne flussi/gestione, nasconde un obiettivo ben più critico: riformare e rimpicciolire il ruolo della FED nell'economia. Per chi non se ne fosse accorto, stiamo già percorrendo la strada “End the FED”, ma ai termini degli USA, fatta con criterio e senza aprire il fianco a un takeover ostile da parte di banche centrali estere. Infatti il caos del 2008, in retrospettiva, non è stato altro che un tentativo (riuscito) di prendere il completo controllo della curva dei rendimenti americana e dei tassi di riferimento. Questo tentativo ebbe origine con l'evoluzione del mercato dell'eurodollaro e formalizzato con gli Accordi del Plaza da cui nacque poi il LIBOR. La demolizione controllata di Bear Stearns e successivamente Lehman Brothers furono l'innesco per stringere la presa ancora di più su un sistema che stava andando fuori controllo data la quantità di leva finanziaria caricata in esso nel corso del tempo.

La discesa negli inferi della ZIRP e l'impostazione del carry trade sullo yen erano dispositivi pratici per prendere il controllo sul front-end della curva dei rendimenti americana; la nazionalizzazione di Fannie/Freddie, e il salvataggio di AIG, la presa di controllo sul back-end della curva dei rendimenti americana. Obama, Bernanke, Yellen... tutti figuranti il cui unico compito era canalizzare ricchezza reale dagli USA e trasferirla all'estero mentre si faceva collassare il mercato americano. Tutta la regolamentazione bancaria approvata sin dal 2008, come il Dodd-Frank Act, è servita a nazionalizzare l'accesso alla ricchezza reale da parte della classe media americana, mentre Obama ha fatto impennare i costi della sanità e offuscato la prevedibilità imprenditoriale nei mercati dei capitali industriali. Questo a sua volta ha distrutto tutte quelle fonti da cui la classe media riusciva a prosperare, con la ZIRP che ha fatto lievitare inflazione dei prezzi e tutte quelle forme di indebitamento dall'auto, all'università fino alla casa. Ma la devastazione più importante è avvenuta a livello di mutui trentennali a tasso fisso.

Parallelamente a questa rapina ce n'era un'altra: quella tramite il carry trade sullo yen. Il Giappone, dal punto di vista storico, ha avuto il “permesso” di svilupparsi industrialmente perché in questo modo forniva un sistema di supporto al rapporto di leva da implementare nel mercato dell'eurodollaro. Inutile dire che questa architettura è ciò che fondamentalmente ha tenuto in piedi finora gli Stati sociali ipertrofici europei e allungato i tentacoli finanziari della City di Londra. Il suo smantellamento è iniziato con l'avvento del SOFR e il passo indietro del protetto di Kuroda quando lui ha lasciato la carica di governatore della BOJ. Poi Ueda, dopo un inizio di mandato in sordina, inizia a rialzare i tassi di riferimento giapponesi nell'agosto 2024. Banca d'Inghilterra, BCE e Banca del Canada sono costrette a vendere posizioni seguendo la normalizzazione della politica monetaria giapponese, concentrandosi principalmente sulla vendita di titoli del Tesoro americani: gli asset più liquidi, la principale fonte di dollari e la principale fonte di pressione ricattatoria a loro disposizione. Infatti nel secondo trimestre dell'anno scorso la curva dei rendimenti americana sale di 60 punti base mentre quella giapponese scende di 80 punti base.

Nonostante le “profezie di sventura” sull'esito della normalizzazione giapponese, Ueda raggiunge i 75 punti base nei tassi di riferimento della BOJ senza “rompere niente” e gli Stati Uniti vedono man mano abbassarsi i tassi di rendimento dei loro titoli di stato. Poi nel 2025 Bessent e Trump avviano un'operazione “dollaro debole” e si spostano sul mercato del metallo giallo per “mettere sotto pressione” la LBMA. Ciò va avanti fino al giorno esatto in cui la Von der Leyen fa visita a Trump in Scozia per stringere infine un accordo commerciale; da lì in poi il pair EUR/USD si muove lungo una banda ristretta, ma il pair EUR/YEN continua invece a salire. La pressione sull'Europa rimane e quest'anno mi aspetto che Ueda continui a rialzare i tassi della BOJ fino al 2%, mentre il carry trade dell'UE con il franco svizzero risulterà un patetico surrogato rispetto a quello con lo yen. Nonostante la BNS sia tornata al limite zero dei tassi di riferimento, l'economia svizzera non è affatto profonda quanto quella giapponese. Questo a sua volta significa che è la BCE quella che sarà costretta a tornare al limite zero dei suoi tassi di riferimento per tenere in piedi il continente.

Quello che vogliono gli USA ora è che il valore dell'oro in dollari salga. Perché? Perché sono la prima nazione al mondo per possedimento d'oro e ciò compensa il loro lato dei passivi, oltre a riportare a livelli sostenibili i rapporti di leva interna. Attualmente questi ultimi sono di 6:1 e dovranno scendere come minimo della metà (semmai dovessero arrivare a 1:1, come immaginava il compianto Jim Sinclair, ciò significherebbe oro a $20.000 l'oncia, argento a $400 l'oncia e Bitcoin a $1 milione). E infatti questa dinamica non inficerà affatto il ruolo del dollaro. Anzi... Tether infatti ha dato vita a USAT, una stablecoin che circolerà solo negli USA per rendere più liquida l'economia intera. Queste due cose si traducono in uno abbandono del finanziamento tramite il debito di matrice inglese e uno spostamento verso un sistema di capacità produttiva americana. E con USAT la proprietà del debito americano viene trasferita dai possessori esterni a quelli interni; senza dimenticare gli hard asset sul bilancio di Tether.

Parallelamente a ciò corre il Project Vault annunciato lo scorso 2 febbraio, quello che è a tutti gli effetti un fondo sovrano americano la cui missione è quello di ampliare gli attivi della nazione attraverso i metalli coinvolti nell'operazione. Project Vault sarà capitalizzato attraverso un modello di finanziamento misto: circa $2 miliardi saranno forniti da partecipanti del settore privato, mentre $10 miliardi saranno erogati come prestito dalla U.S. Export-Import Bank. La struttura è degna di nota in quanto istituisce una riserva centralizzata e accessibile privatamente, senza richiedere ai produttori di registrare individualmente le scorte nei propri bilanci. Funzionerà invece come una riserva comune, disponibile ai partecipanti secondo termini contrattuali predefiniti. L'amministrazione Trump ha concepito Project Vault come un analogo industriale della Riserva Petrolifera Strategica, adattato a un contesto di supply chain in cui la Cina è il principale produttore e trasformatore di terre rare e altre risorse minerarie essenziali. La riserva si concentrerà su terre rare e altri metalli come gallio e cobalto, materiali utilizzati nei settori aerospaziale, elettronico, dei sistemi energetici e della tecnologia di consumo. Questi input sono parte integrante di prodotti che vanno dai motori a reazione agli smartphone.

Aggregando la domanda e coordinando gli approvvigionamenti, il progetto mira a ridurre l'esposizione a improvvisi picchi di prezzo, mantenendo al contempo l'accesso fisico durante i periodi di stress geopolitico o logistico. Project Vault integra gli sforzi degli Stati Uniti per espandere la produzione e la capacità di lavorazione dei metalli a livello nazionale ed è inoltre in linea con gli accordi bilaterali e multilaterali già annunciati con Australia, Giappone e Malesia. Questo progetto rappresenta un cambiamento nel modo in cui gli Stati Uniti affrontano i materiali strategici, come discusso lo scorso dicembre quando venne presentato l'NSS. E qui si inserisce anche la recente dichiarazione di Vance secondo cui alcuni metalli etichettati come “critici” per la linea di politica dell'amministrazione Trump vedranno impostato un price floor.

Parallelamente a nessuno interessa se l'euro sale, perché qualunque valuta prima di implodere sale molto in valore.

La cricca di Davos, in questa fase di transizione, non ha intenzione di cedere il proprio potere di leva sulle istituzioni mondiali. O perlomeno la sua fazione “hardcore”. Non conoscono limiti alla propria “forza di persuasione” per rimanere laddove sono arrivati, faranno quindi di tutto. Come inserisce questo comportamento nei fatti accaduti a Minneapolis e soprattutto come si opera una de-escalation? Alla cricca di Davos non importa quante persone moriranno, così come non interessa alla piovra Dem. Sono psicopatici senza morale, quindi faranno in modo che ci siano più morti possibile; tutto in nome della loro causa. Di conseguenza quando accadono cose come quelle in Minnesota c'è l'amministrazione Trump che guarda i fatti accadere e si deve ingegnare per percorrere la strada della de-escalation e rinforzare le istituzioni della società civile, senza superare la linea rossa dell'esercito per le strade. In qualsiasi momento avrebbe potuto chiamare in ballo l'Insurrection Act. Ma che messaggio avrebbe lanciato? Debolezza, fatto che poi sarebbe stato propriamente strumentalizzato per rinforzare la narrativa del “fascismo in America”.

E ovviamente non è questo il modo per arrivare alla fonte della corruzione, senza contare che il Minnesota è stato protagonista di queste vicende per il suo particolare tipo di socialismo/comunismo (Minnesota Farmer-Labor Party) e per la sua geografia (vicinanza al Canada). Il modo è quello di seguire il denaro e il sentiero conduce al riciclaggio di denaro tramite le banche canadesi.

L'ICE è stato usato strategicamente da Trump per spingere al limite la situazione in Minnesota, adesso che è inverno, perché si sarebbe trasformato nell'epicentro delle proteste a livello nazionale (con molta probabilità a giugno). Solo così è potuto scoppiare tutto il bubbone di Minneapolis (soldi fantasma ai somali, chat di Signal, ecc.). Poi domenica 25 gennaio è arrivato il fallito colpo di stato della fazione di Davos in Cina (Hu Jintao) ed è iniziata la de-escalation con Walz che è tornato nei ranghi e i numeri di agenti ICE diminuiti nello stato. Carney, una settimana prima, era andato in visita a Pechino e successivamente ha fatto il gradasso a Davos contro Trump... piuttosto singolare se non ci fosse il sospetto che fosse a conoscenza del colpo di stato sopraccitato. C'è tutto questo dietro il presunto “passo indietro” di Trump.

Suddetto sospetto, poi, è stato ulteriormente rafforzato nel momento in cui è arrivato lo sciacquone sui prezzi dei metalli. Questa è una guerra senza esclusioni di colpi. Le raffinerie, a causa della backwardation, non riescono a stare dietro agli ordini e sono state costrette a sospendere gli ordini. I rivenditori, poi, non riescono a ottenere nuove linee di credito da ALCUNE banche in particolare. Dopo le emorragie subite l'anno scorso dalla LBMA, non poteva permettersi di vedere chiudere gennaio con oro sopra i $5000 l'oncia e l'argento sopra i $100. In sintesi, si tratta di un tentativo di restringere artificialmente l'offerta fisica per demoralizzare le persone, dato che stiamo parlando di un'offerta sintetica di contratti nell'ordine dei 20,000 per ogni oncia di metallo che ha. Questo significa aumentare i requisiti di margine, manipolare il prezzo il giorno della scadenza di suddetti contratti, precludere le linee di credito affinché non si abbia altra scelta che vendere metallo fisico e vendere Bitcoin per coprire le proprie posizioni. I rallentamenti delle raffinerie sono la scusa perfetta affinché le barre della LBMA non vengano consegnate, perché altrimenti devono essere allegate al saldo del contratto e una volta chiuso quest'ultimo gli asset sottostanti devono essere ricalcolati mark-to-market. Ciò a sua volta significa mutazione dei tassi dei prestiti e delle operazioni di re-hypothecation. Dopo il rally dell'argento, in particolar modo, i buchi di bilancio sarebbero stati consistenti (facendomi pensare che chi ha voluto coprire i propri short sono banche americane come Citigroup, BofA e NY Mellon).

Sul lato metallo giallo, lasciate stare inflazione, tassi d'interesse o altro quando si tratta di capire quale sarà la prossima mossa dell'oro. Il metallo giallo si muove in base allo stress geopolitico. L'ultima lateralizzazione, infatti, c'è stata durante la tregua tra Iran e Israele. Senza contare i rendimenti obbligazionari (es. Germania, Regno Unito, ecc.) che segnalano una crisi del debito sovrano che ribolle. Come ultimo elemento possiamo aggiungerci i controlli di capitali che vengono eretti in Europa per impedire a quanto poco rimane dei flussi finanziari sul continente di lasciarlo. Chiaramente il mercato dell'oro non può essere ridotto a una spiegazione così ristretta, ma elementi come questi sono i driver che JP Morgan probabilmente ha attenzionato per impostare la sua previsione di $6.300 l'oncia entro fine anno. Il cosiddetto “triangolo della morte” per i metalli preziosi si è rotto. Ormai l'unica a tentare di manipolare i flussi rimane la LBMA, a corto di metallo fisico. Più andrà avanti questo drenaggio, più le tensioni geopolitiche e i disordini sociali per le strade aumenteranno.

????The LBMA's December silver stock report was overstated (for the 3rd month in a row) by at least 1,575 tonnes.

From the chart (quoted below), India imported:

~70 metric tons from the UK (London/LBMA)
~80 metric tons from China (SGE/SFE)
~110 metric tons from Switzerland (could… https://t.co/tw3cGS7BLz

— pmbug (@pmbug) February 3, 2026

Infatti non è un caso che la scorsa settimana l'Arabia Saudita abbia (presumibilmente) dato luce verde all'Iran di attaccare le basi militari sul suo territorio. O per meglio dire gli inglesi hanno fatto sapere tramite terze parti che è necessaria questa escalation? Nessuna nazione è un sistema monolitico. Qui c'è una lotta nel sottobosco dell'Iran tra ayatollah, IRGC, religiosi e militari, affinché tutto cambi per non cambiare niente. Strategia inglese, se dovesse tornare Pahlavi. L'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di smantellare il cosiddetto “asse del male”, ovvero tutte quelle influenze inglesi che da decenni creano consapevolmente il caos in Medio Oriente e servono per i loro scopi geopolitici. Se ci pensate è piuttosto “curioso” che da quando Trump ha iniziato a stringere accordi commerciali e sponsorizzare accordi di pace in tuta la penisola arabica e nel Sud-est asiatico, Cina e Russia non abbiano fatto altro che rimanere a guardare. Certo le dichiarazioni di rito sulla stampa non sono mancate, ma formalmente sono rimaste a guardare. Finché la cricca di Davos aveva il controllo sul destino degli USA, questi erano destinati a un suicidio ritualistico. I cinesi stavano approfittando della situazione, avendo operazioni in Canada e sulla costa occidentale americana... oltre ad avere un piede nel Partito Democratico.

Ciononostante adesso vengono trattati come rivali, non nemici. E hanno rispetto di questo. Infatti non hanno messo becco, nell'effettivo, nemmeno nel repulisti americano in Sud America e più di recente nel Canale di Panama. Lo stesso vale per la Russia, dove Putin ha ribadito in recenti dichiarazioni che non interverrebbe in un eventuale scontro tra Iran e Stati Uniti, anzi è disposto a mediare con Teheran per fargli abbassare i toni, e ha indirettamente lasciato intendere che un attacco di Israele non genererebbe alcun intervento russo in rappresaglia (affermando che sarebbe sciocco bombardare siti nucleari dedicati all'energia).


CONCLUSIONE

Canada, Groenlandia, Canale di Panama: si tratta di serrare i ranghi sull'emisfero occidentale (una vera linea di politica America Fortress) e ripudiare l'NDAA del 2022. Non più la preparazione, quindi, di una guerra su due fronti contro Russia e Cina, bensì la creazione di una roccaforte in un tutto l'emisfero americano dal nord al sud America. “Strano”, infatti, che il pezzo del WSJ non vada a fondo sulle importazioni di fentanyl da Vancouver per conto cinese, sui cartelli a Caracas che riciclavano denaro della droga per conto russo, ecc. L'obiettivo degli USA è quello di buttare fuori dall'emisfero americano i colonizzatori europei e trattare con rispetto i propri rivali. Questo a sua volta significa che se, ad esempio, alcune frange della CIA smettono di lavorare insieme all'MI6 a Hong Kong per destabilizzare la Cina, allora è molto probabile che essa smetta di effettuare operazioni simili negli Stati Uniti (col fentanyl e il suo surrogato sintetico, le mire sul Canale di Panama, ecc.).

Se poi si esegue un semplice esercizio, ruotando il mappamondo e prendendo come riferimento il Pacifico, l'isolazionismo di cui parla il WSJ è propaganda europea/inglese per mascherare la loro progressiva irrilevanza. Stesso discorso per Brasile, India e Sud Africa: colonie europeo/inglese tenute in piedi da cricca di Davos/City di Londra per mantenere la loro influenza nei cosiddetti BRICS. Non si tratta di potenze de facto o aspiranti tali, ma colonie usate per motivi geopolitici e di destabilizzazione (es. immigrazione indiana, profluvio di permessi H1-B, ecc.). Togliete BIS ai BRICS, aggiungete A, e avrete il vero assetto mondiale emergente: America, Russia e Cina.

Inutile dire che chi sta rimanendo indietro su tutto è l'UE. L'uragano di censura europea è il sintomo di un'altra malattia: l'UE continua a rimandare lo scontro con la realtà, ovvero cambiare il suo modello di business anacronistico basato sulla colonizzazione e l'estrazione di risorse. Quando Trump ha parlato a Davos di Europa come partner importante per gli USA, si stava riferendo a tutti quegli oligarchi che sono spuntati fuori da questo “modello di business” e che hanno “skin in the game” nel vecchio sistema. Una proposta di accordo, i termini della resa più che altro, come presentati anche a Carlo III la scorsa estate, affinché possano avere ancora un ruolo di spicco nel nuovo assetto mondiale in evoluzione. Se tali oligarchi avranno la meglio sulla fazione “hardcore” è ancora da vedere.

Ciononostante il sopraccitato tsunami di censura, iper-regolamentazione e contrazione economica sembrano non creare alcun effetto a livello di esperienza di prima mano. Sembra tutto come ieri, perché preoccuparsi quindi? Ma i processi lavorano in background e quando si vedono i risultati macroscopici è ormai troppo tardi per un'inversione. Nel frattempo la maggior parte degli europei vive dissociata dalla realtà, in un mondo parallelo costruito nelle loro teste e abbellito dalla stampa generalista. Tutto sommato le cose procedono abbastanza bene, qualche criticità in più rispetto al giorno precedente... ma chi non si adatta? Questo stato di auto-suggestione è quello che io descrissi nel capitolo finale, “La favola dei semi”, del mio primo libro. Non c'è più creazione di ricchezza reale in Europa, solo una continua e progressiva erosione del bacino esistente. La capacità di generazione della ricchezza è già distrutta, la produttività della ricchezza è azzerata e rimane solo l'erosione del patrimonio accumulato.

L'unico esito possibile per questa situazione è un incontro ravvicinato un muro di solidi mattoni e la sincronizzazione con la realtà: l'UE non può sopravvivere a sé stessa e nemmeno l'euro. E su una cosa potete star certi: l'euro si romperà.... male.


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